Sei sulla pagina 1di 21
Video-messaggio di Gianfranco Fini . Che dice e non dice e poi corregge. La crisi

Video-messaggio di Gianfranco Fini. Che dice e non dice e poi corregge. La crisi si avvita, il linguaggio pure

www.ilfattoquotidiano.it

y(7HC0D7*KSTKKQ( +"!=!#!#!}

UNA LUNGA INCOMPRENSIONE Pasolini fra Destra e Sinistra
UNA LUNGA
INCOMPRENSIONE
Pasolini fra Destra e Sinistra

Ve n e rd ì 19 novembre 2010 – Anno 2 – n° 299

Redazione: via Orazio n° 10 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

– 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230 UNA LUNGA INCOMPRENSIONE Pasolini
UNA LUNGA INCOMPRENSIONE Pasolini fra Destra e Sinistra
UNA LUNGA
INCOMPRENSIONE
Pasolini fra Destra e Sinistra

1,20 – Arretrati: 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

ARRAFFANO LE ULTIME POLTRONE

1 comma 1 Roma Aut. 114/2009 ARRAFFANO LE ULTIME POLTRONE Impazza il mercato delle vacche in

Impazza il mercato delle vacche in Parlamento. L’asta per l’acquisto di un deputato è schizzata fino a 2 milioni di euro Si offre pure Marco Pannella ma forse è solo una provocazione

Nervi a fior di pelle alla Camera tra la Mussolini e la Carfagna accusata di tramare con Bocchino. Intanto il governo nomina a tutto spiano:

Vegas alla Consob, Catricalà all’Energia

Udi Roberta Zunini

PARENTOPOLI:

NON SOLO BONDI

I l triplo salto carpiato telefonico realiz- zato dall’onorevole Repetti, compa- gna di Bondi, nel tentativo di spacciare al Fatto come buona e giusta l’assunzione del figlio Fabrizio al ministero della Cul- tura, bisogna aggiornare la lista delle ca- tegorie familiari proficue. pag. 5 z

Udi Luca Telese

U di Giorgio Meletti

a g . 5 z U di Luca Telese U di Giorgio Meletti “PER BERLUSCONI FAREI

“PER BERLUSCONI FAREI LA ESCORT”

I l signor Hood è tornato a sparare con le sue pistole, e il suo “canestro pieno di parole”, cantato da Francesco De Gregori,

ed eternato nella storia politica italiana da trent’anni di battaglie condotte con ogni

mezzo.

pag. 2 z

SPARTIZIONE

D’AUTHORITY

C ome nella Prima Repubblica. Il go- verno vara le nomine dei cinque

membri dell’Authority per l’energia elettrica e il gas, e la lista dei nomi rivela in automatico il suk tra mag- gioranza e opposizione che ha pre- ceduto le scelte. pag. 15 z

e opposizione che ha pre- ceduto le scelte. pag. 15 z RITORSIONI x Dopo “Vieni via

RITORSIONI x Dopo “Vieni via con me” e la denuncia dei legami tra ‘ndrangheta e Lega

IL “GIORNALE” APRE LA CACCIA A SAVIANO

Udi Lucia Annunziata PERCHÉ INVITOMARONI di C aro Direttore, domenica il mini- stro Maroni sarà
Udi Lucia Annunziata
PERCHÉ
INVITOMARONI
di
C aro Direttore, domenica il mini-
stro Maroni sarà ospite della mia
E
trasmissione In ½ ora, su Rai3. Non è
una compensazione per il mancato
invito a Vieni via con me –vista l’incom-
parabile “stazza” dei due program-
mi, sarebbe ben magra. pag. 22 z
il
se
Antonio Ingroia
Nel labirinto
degli dèi
Storie
di mafia
e di
antimafia

Feltri raccoglie firme contro l’autore

“Gomorra”.

su “Spazio

azzurro” parte

tam tam:

“Ringraziaci respiri ancora”

di Carlo Tecce

S montato concinque pagine de Il Giornale di famiglia, insultato

sul sito ufficiale del Pdl. Scrittore

e giornalista impegnato contro la

mafia. L’immagine di Roberto Sa-

vianoriunivadestraesinistra, poi

Maroni protesta per il monologo

a Vieni via con me.E l’immagine di Saviano raddoppia: buono a sini-

stra, cattivo a destra.

pag. 6 z

buono a sini- stra, cattivo a destra. p a g . 6 z Roberto Saviano (F

Roberto Saviano (F OTO L AP RESSE)

a g . 6 z Roberto Saviano (F OTO L A P RESSE ) n calciopoli

n

calciopoli

Aria di restaurazione alla Juventus Moggi già perdonato

Minà pag. 19 z

CATTIVERIE
CATTIVERIE

Termina la lunga latitanza di Antonio Iovine, boss dei casalesi. Era ricercato da lunedì sera www.spinoza.it

RIFIUTI x Napoli esplode

Tre bombe a Terzigno, ma la politica litiga ancora

Fierro, Iurillo pag. 9 z

SPECIALE IRPINIA x Trent’anni dopo

La scossa devastante e il grande affare

inser to pag. 11 - 12 - 13 - 14 z

Indro ci manchi

di Marco Travaglio

altra sera mi viene incontro una signora e mi dice: “Mi capita di pensare sempre più spesso a Indro Montanelli. A lei no?”. Anche a me, cara signora. Penso a lui ogni volta che apro il

Pompiere della Sera e al posto dei suoi editoriali trovo quelli di Panebianco, Ostellino, Galli della Loggia, Battista e, al posto della sua “Stanza”, trovo la rubrichina paracula di Sergio Romano (ieri questo ambasciatore da Ferrero Rocher assolveva Craxi e Andreotti dalle loro responsabilità sul debito pubblico, attribuendolo al destino cinico e baro). Penso a lui quando sento i campioni della “nuova destra” finiana scoprire con modico ritardo chi è l’uomo, anzi l’ometto che hanno servilmente servito per quasi vent’anni. Penso a lui quando leggo il Giornale da lui fondato e faccio il confronto con quel che è diventato (da ieri Feltri raccoglie firme non contro i camorristi, ma contro Saviano). Penso a lui quando vedo il Tg1 e sento dire che Minzolini è un giornalista. Penso a lui,

soprattutto, quando vedo all’opera questo centrosinistra che il grande Indro fu costretto a votare

e sostenere, causa B., negli ultimi 7 anni della sua vita.

Non mi riferisco agli elettori, che anche ai tempi del Montanelli anticomunista lo leggevano, magari di nascosto, apprezzando e invidiando la sua libertà totale e la sua scrittura meravigliosa. Mi riferisco ai partitocrati, intellettuali e artisti “organici” al seguito, i polli di batteria che han sempre cantato nel coro, i giullari di corte che negli anni ‘70 bazzicavano le Botteghe Oscure perché l’aria tirava da quella parte, poi quando il vento cambiò diventarono craxiani e poi berlusconiani o dalemiani (fa lo stesso, basta conservare i lauti contratti con Mediaset, Mondadori,

Einaudi, Medusa, Endemol), e ora tifano per il governo tecnico di unità nazionale per uscire dal berlusconismo senza vincitori né vinti, magari regalando un bel salvacondotto a B., ma sì, chissenefrega se corrompeva giudici o prendeva i soldi dalla mafia, pari e patta e un bacio sopra. Questi signorini col culetto sempre al caldo non hanno mai capito chi fosse Montanelli. Abituati a voltar gabbana un giorno sì e l’altro pure, pensarono che l’avesse voltata anche lui nel ‘94, quando ruppe con B. per una

questione di principio (il conflitto d’interessi): infatti

gli diedero subito il benvenuto nel club, accreditando

la leggenda della sua conversione alla sinistra in articulo

mortis. Non lo sfiorava neppure l’idea che fosse rimasto l’anarchico conservatore individualista di sempre, refrattario a ogni conformismo, corte e coro. Lo stesso che, fascista, lasciò il fascismo nel 1937, all’apogeo del regime, mentre tutti correvano a mettersi a vento, e pagò la rottura con due anni di galera e una condanna

a morte per mano nazifascista. Lo stesso che nel

dopoguerra denunciò il conformismo dell’antifascismo, quello che fece dire a Flaiano: “In

Italia esistono due fascismi: quello propriamente detto

e l’antifascismo”. Lo stesso che, prima firma del

Corriere, abbandonò il suo giornale che virava a sinistra per fondare un Giornale controcorrente. Lo stesso che, quando B. divenne suo editore e si legò a Craxi, prese

a bombardare Craxi. Lo stesso che, quando il suo

editore entrò in politica, rifiutò di trasformare il

Giornale in quel che poi è diventato e, a 85 anni, fondò

la Voce. Lo stesso che riconobbe sempre “un solo

padrone: il lettore”. L’altra sera gli autori di Vieni via con me han fatto leggere al povero Silvio Orlando una listarella di cose incredibili fra cui questa: “Che quelli

L’

di

sinistra fossero entusiasti prima di Montanelli e poi

di

Fini”. In realtà non c’è nulla di incredibile. Se a

sinistra molti simpatizzano per Fini è perché Fini (come prima Bossi) sta buttando giù B., mentre la sinistra l’ha sempre tenuto su. E se a sinistra molti simpatizzarono per Montanelli è perché ha detto, su B., cose che nessuno a sinistra ha mai osato dire. Non perché fosse diventato di sinistra. Ma perché era rimasto un uomo libero. Una cosa che questa sinistra non riesce neppure a immaginare.

pagina 2

pagina 2 Venerdì 19 novembre 2010 MERCATO PARLAMENTO L’ MERCATO PARLAMENTO Q uota 316. Sarebbe il
pagina 2 Venerdì 19 novembre 2010 MERCATO PARLAMENTO L’ MERCATO PARLAMENTO Q uota 316. Sarebbe il

Venerdì 19 novembre 2010

MERCATO PARLAMENTO

L’

MERCATO PARLAMENTO

Q uota 316. Sarebbe il massimo, per Berlusconi, riuscire a raggiungere anche alla Camera la

Obiettivo 316: i voti che il governo deve avere a Montecitorio

 

fila e raggiungere la quota di 311, un numero che darebbe una fiducia risicata ma che comunque consentirebbe di proseguire. È da vedere, però, quale sarà diventato, di qui a dicembre, il vero obiettivo del Cavaliere. Che al Senato, se anche lì la compravendita non farà miracoli, potrà contare su una maggioranza

di 161 senatori contro i 153 delle opposizioni, finiani compresi. Ma anche qui, dipenderà dal tempo; tra malpancisti pidiellini e finiani tormentati, sette “franchi tiratori” potrebbero fare la differenza. E cambiare inaspettatamente le carte in tavola.

Sul sito di Generazione Italia va online la guerra tra tifoserie Pdl

attesa si è cominciata a far sentire già da metà mattinata. Poi nel pomeriggio, prima che il videomessaggio di Gianfranco Fini

esclusione di colpi, con finiani e antifiniani del Pdl a menare fendenti. "Ma Fini si crede Bin Laden con questi videomessaggi?", domanda provocatoriamente Liberalconservatore, che dà voce all’‘opposizione’ che arriva da destra e trova ospitalità nel forum. “No; non è Bin Laden - replica Fabio - è che non ha una sua tv. O meglio, forse ne ha una in salotto, ma riceve solo, non trasmette”. Molto critico nei confronti di Fini è

l’intervento di Giovanni Bartoli che scrive: “Lo stile berlusconiano ormai è in lui. Poverino, si riduce al videomessaggio per raccattare consensi e cercar di

maggioranza assoluta, ma è ovvio che si tratta solo di una chimera. Con la compravendita, condotta senza tentennamenti da Daniela Santanchè, i berluscones contano di tenere strette le

venisse trasmesso, qualcuno si lamentava per l’impossibilità di collegarsi al sito di Futuro e Libertà. A cose fatte, dopo la comunicazione di 5 minuti fatta dal leader di Fli, nel forum di Generazione Italia, è partito il duello online tra le 'tifoserie”. Un rimpallo senza

disperdere le perdite. Otto deputati e due senatori già

di

rientro nel Pdl. Altri deputati pronti a votare no alla

sfiducia, cioè che vogliono mani libere. Chiudete pure

baracca. Ormai è finito il sogno”. “Fini - ribatte Gino -

S. N.

ha

tutta la mia fiducia”.

“PER B. SONO PRONTO ANCHE A FARE LA ESCORT”

Parola di Pannella. E i Radicali “minacciano” la fiducia al governo

di Luca Telese

I lsignorHoodètornatoaspa-

“canestro pieno di parole”,

cantato da Francesco De

rare con le sue pistole e il suo

il gruppo dei “volenterosi”, all’inse- gna dell’anatema (poi rivelatosi

futuristi incolombati - Polidori, Ca- tone, Massissa, Musso - che trabal-

fondato) “Quello vuole inciuciare

lano pensosi, mi si nota di più se vo-

con Berlusconi”. E poi leggi il cate-

to

o se non voto? I posti del governo

naccio dell’agenzia: “Siamo aperti

e

del sottogoverno sono davvero

al confronto con Bersani e Berlu- sconi”. Continui a restare incredu-

stati messi all’asta, ci sono cifre da capogiro che girano vorticasamen-

lo, ma poi leggi ancora: “Per ora i sei

te

per tutta la giornata nei capan-

parlamentari radicali non firmano

nelli del Transatlantico: “Offrono

la mozione di sfiducia”. Finisci di

anche200milaeuroperchicambia

casacca”, ti ripetono i finiani di pri- ma mattina, mentre tu ti chiedi do-

ve finisca la realtà e dove cominci la

leggenda. Asera200milaeurosono solo un buffetto: a qualcuno hanno promesso affari, cariche ed emolu- menti. Però la cosa che si staglia su tutto è l’auto-promozione dei radi- cali. Pannella si è messo di nuovo sul mercato, a tenerci li appesi per capire se si tratta di un bluff o di una cosa vera, è più forte di lui. Deve essere l’istinto del saltimbanco mattatore - che in li si sublima in ar-

te - a impedirgli di restare in dispar-

te: venderebbe l’anima per stare

Gregori, ed eternato nella storia

politica italiana da trent’anni di battaglie condotte con ogni mezzo. Il signor Hood è tornato

a sparare con le sue pistole nel

giorno in cui si dice che a Mon- tecitorio si possono pagare due

milioni di euro per un solo voto,

e ci sono quattro posti di sotto-

governo all’asta. Leggi il titolo del comunicato diffuso dalla

trincea di via di Torre Argentina,

e scopri che Marco Pannella ha

il solco con la spada: “Avremo la fi- ducia”, e “raggiungeremo quota 316”(i voti necessari per ottenereil via libera) con una vittoria che vie- ne promessa ad ogni costo, con l’o- norevole Angeli che viene strappa- to dalla solita Bounty-Daniela all’o-

chéavevainiziatoacinguettarecon diatonemicofiniano,ealtriquattro

lare questa ipotesi, nel partito che ha lapidato Daniele Capezzone per-

veste i panni della bounty killer a caccia di finiani. Ci mancava solo questo in questi giorni di crepusco- lo con Silvio Berlusconi che traccia

preparato l’ennesimo colpo di scena: “Il premier apra un dialo- go costruttivo con Radicali”. Ti chiedi come sia possibile venti-

leggere l’agenzia e pensi che ci mancava solo questo in un parla- mento che oscilla fra il dramma e la farsa, con Daniela Santanchè che

Illustrazione di Doriano: Montecitorio diventa un suk
Illustrazione di Doriano:
Montecitorio diventa un suk

sulla scena. Aveva proprio ragione De Gregori, eppure correva il lon-

tano anno 1975: “E che fosse un bandito negare non si può. Però non era il solo/ e che fosse un ban- dito, negare non si può”. Decidi di cercare Pannella dopo aver parlato con Rita Bernardini, la sua pretoria- na di sempre, la militante-militon- ta”indefessa, lavestaledel banchet- toreferendario: “C’èil comunicato. E non tormentateci con le vostre domande in politichese. Non lo avete forse letto? E’ inutile che pro-

viate a scrivere il finale del film mentre si stanno girando le prime

scene!”. E allora eccolo, il testo del comu- nicato, le frasi incriminate: “Di- venta sterile, caro presidente del Consiglio - dicono i radicali rivol- gendosi al premier – evitare quel- lo che ti sta accadendo in questi giorni per di più sempre più fre- quente”. A parole è un salvagen- te, ovvio. Ma la Bernardini, quan- do è in battaglia con Marco ne- gherebbe anche di essere viva:

“Ma dove sarebbe scritto che noi facciamo un accordo con il Cava- liere”. Allora vai in contropiede:

“Quindi non lo fate, posso scri-

verlo?”. La serranda si abbassa:

“Leggi il comunicato e non dare nulla per scontato”. E quindi po- treste votare anche la fiducia…“E

quindi ciao, click”. Eccolo, il co- municato, come al solito scritto

in pannellese puro: “Quando si ri-

conosce carattere e dignità di in- terlocutore politico al più antico

partito nato in Italia, e per unani- me riconoscimento responsabile

di grandi conquiste di diritti civili

nel nostro paese, che sia Bersani, Berlusconi, Bossi o Di Pietro….”, leggi e resti con il fiato appeso in attesa del verbo: “….noi ritenia-

mo non solamente utile ma anche necessario un dialogo costruttivo sull’immediato e sulle prospettive. Che si tratti di capi o vice-capi della maggioranza o dell’opposizione”. Il dialogo anche con la maggioranza. Ovvero la possibilità di votare. Allo- ra, prima di cercare Pannella, chia- mo Emma Bonino. Subito alza il ponte levatoio: “E’ tutto nel comu- nicato, è tutto sulle agenzie…”. Ma io voglio sentirlo da lei, domanda secca, potreste votare davvero la fi- ducia: Arriva l’invettiva stile Rosa nel pugno: “Siete tutti uguali voi giornalisti! Tutti tesi al cicaleggio

oligarchico, noioso, di palazzo. Alla chicchiera gossippara che nega le ragioni della politica!”. Quindi po- treste votare la fiducia? “Mi hai de- luso. In questi termini non posso continuare la conversazione, Ciao”. Clik (e due). Intanto il tam tam del palazzo celebra tutti i nomi dei fu- turisti che sono appesi al dubbio, come nella fiduca scorsa fu per i li- berldemcoratici della Melchiorre. Ti dicono che stia dubitando Con- solo. Si affanna in una smentita sulla sua “sofferenza” Giorgio Conte:

“Ho le idee chiare sulle mie decisio- ni. E sul percorso di Fli”. Avverte Francesco Rutelli: “Temo si stia sca- tenando un’indecorosa campagna acquisti, quindi il risultato per il 14 dicembre sarà tutt'altro che sconta- to”. E il ministro Sandro Bondi gioca con il pallottoliere. Se per esempio i Radicali non votassero l’asticela scenderebbe a quota 312. I radicali infatti sono sei: Beltrandi, Bernardi- ni, Mecacci, Turco, Farina, la Co- scioni e Zamparutti. E li hanno vo- tati gli elettori del Pd. Allora arrivi all’ultima telefonata, quella a Pan- nella. Checominciabenissimo: “Ma che cazzo di domande fai?”. Quelle che il vostro comunicato ispira:

“Non lo hai letto”. L’ho letto. “A sì? Lo hai letto? Sei sicuro di averlo ca- pito?”. Più o meno, dico. L’unica co- sa non chiara è se bluffate o fate sul serio. Allora per fortuna Pannella si arrabbia. “Noi dialoghiamo con tut- ti, è la nostra natura. Se hai capito quel comunicato sai che io potrei benissimo fare anche la escort di Berlusconi. Almeno sarebbe una trasgressione al vostro conformi- smo”. In fondo aveva ragione De Gregori, già nel 1975, quando gui- dava le sue note fra le pagine chiare le pagine scure: “Il signor Hood era un galantuomo/, sempre ispirato dal sole/ con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di paro- le”.

GLI AVVOCATI DEL CAIMANO:

VADE RETRO CONSULTA

Vogliono rinviare l’udienza sul legittimo impedimento

di Antonella Mascali

G li avvocati di Silvio Ber-

Niccolò Ghedini e il se-

lusconi, il deputato

natore Piero Longo, si

avviano a chiedere alla Corte costituzionale un rinvio del- l’udienza del 14 dicembre sul legittimo impedimento “ad premier e ministri”. Voci interne al Pdl dicono che lo faranno alla vigilia, il 13, con la motivazione della verifica di governo in Parlamento proprio nello stesso giorno e quindi con l’impossibilità di presenziare alla discussione

generale per difendere, as-

L’idea

di Ghedini e

Longo: c’è

la

verifica

di

governo,

non potremo essere in aula

sieme all’avvocato dello Sta- to, la legge che ha permesso finora di congelare i processi milanesi del presidente del Consiglio. Un rinvio che potrà essere al massimo di un paio di giorni e che non toglie dai possibili guai giudiziari e pure grossi, il loro assistito eccellente.

SE LA LEGGE dovesse es- sere ritenuta incostituziona- le, come i “lodi” Schifani e Alfano, per Berlusconi si ria- prono le porte del Tribunale e si avvicinerebbe la sentenza che teme di più: quella sulla corruzione del testimone Da- vid Mills. Anche se dovesse esserci il governo tecnico, Berlusconi finirà di nuovo sotto processo perché sareb- be solo un parlamentare. In- vece una conferma della leg- ge lo salverebbe in due casi:

se resterà in sella a Palazzo Chigi o fino alla conclusione della campagna elettorale e l’insediamento dell’eventua- le nuovo premier. Comunque la Corte è assolu- tamente decisa a tenere l’u- dienza il 14 o 15 dicembre, perché non c’è alcun motivo

legittimo che possa portare i giudici al rinvio di settimane. Se lo facesse, fa notare qual- cuno vicino al Palazzo della Consulta, sarebbe una scor- rettezza. E dunque o nel gior- no della verità per il governo o il giorno dopo, la Corte do- vrà affrontare la discussione su una legge con il timer (sca- de naturalmente nell’ottobre 2011) e che per i giudici dei processi Mills, Mediaset e Meditrade è incostituzionale rispetto agli articoli 3, sull’u- guaglianza dei cittadini e 138, che regolamenta la re- visione costituzionale delle norme. La decisione di rivol- gersi alla Corte verte in so- stanza su due punti: l’impos- sibilità per il giudice con la nuova normativa di verificare per un imputato premier o ministro la legittimità del- l’impedimento e l’indicazio- ne della Consulta al Parla- mento di dover approvare qualsiasi tipo di immunità so- lo con modifiche della Car- ta.

IL PRONUNCIAMEN- TO della Corte costituziona- le è probabile che sia a gen-

naio, a crisi politica definita.

E’ la linea della prudenza che

piace al Quirinale. Rispetto a ottobre 2009, quando è stato bocciato il lodo Alfano, no- nostante le pressioni della “P3”, ci sarà un nuovo com- ponente. Il suo nome lo co- nosceremo oggi, all’esito del ballottaggio in Cassazione. Prenderà il posto, ma solo co- me giudice, del presidente Francesco Amirante a cui succederà il 10 dicembre, quasi certamente, il vice pre- sidente Ugo De Siervo.

COME DA PREVISIO- NE, a contendersi il posto di giudice, il penalista Giorgio Lattanzi e il civilista Mario

Morelli. Ieri Lattanzi ha avuto 125 voti mentre Morelli 78. Il primo, curatore di codici pe- nali e di procedura penale commentati, è della corrente

di sinistra di magistratura de-

mocratica. Morelli è un auto- revole civilista, vicino alla corrente moderata di Unico-

st. Chiunque di loro andrà al-

la Consulta, si porta dietro la

fama di giudice rigoroso. Ben

distante dalla sub-cultura del-

le leggi ad personam.

“Puttani della politica” nella storia

UN VOTO PER UN SEGGIO O UN MUTUO

di Marco Palombi

“P uttani della politica”. Gianfranco Fini stigmatizzò così, era il 1999, il passag-

gio di Mastella e i quattro gatti cossighiani con Massimo D’Alema. Il riferimento era ai “sette puttani” (come da editoriale d’epoca de “Il Roma”, oggi edito da Italo Bocchino), ovvero quei monarchici che nel 1960 pas- sarono con la Dc di Silvio Gava togliendo la poltrona di sindaco di Napoli ad Achille Lauro. La compravendita, insomma, è antica come la politica italiana: lo stesso Mastella, per dire, nel 2008 affossò Romano Prodi con un discorso strappacuore in Senato e l’anno do- po si beccò come ricompensa un seggio al- l’Europarlamento per il Pdl. Quei mesi finali della scorsa legislatura, parlando di compra- vendite, furono un fuoco pirotecnico: la Pro- cura di Napoli ci aprì persino un’inchiesta con tanto di intercettazioni in cui il Cavaliere chie- deva a Saccà di far lavorare un’attricetta per- ché glielo aveva chiesto un senatore dell’U- nione. Ai senatori dell’Unione Giovanni Ran- dazzo e Willer Bordon, si seppe allora, of- frirono seggi, posti di sottogoverno e preben- de varie. Oggi, grazie all’inchiesta sulla P3, quello sce- nario carnascialesco s’è arricchito di parti- colari. Per il diniano Giuseppe Scalera, ha messo a verbale Arcangelo Martino davanti al pm Capaldo, l’ex assessore campano del Pdl Ernesto Sica parlò addirittura di finan-

ziamenti diretti tramite un imprenditore ami- co. In attesa di riscontri va ricordato che Ran- dazzo e Bordon alla fine votarono la fiducia a Prodi, Scalera invece si astenne (che per il

regolamento del Senato equivale al voto contrario) e il suo leader di riferimento, Lamberto Dini, scandì un bel “no”: oggi sono entrambi in Parlamento per il Pdl. Stessa legislatura, altra partita di gi- ro è quella dei due leghisti passati a Forza Italia. Il se- natore Albertino Gabana e il

deputato Marco Pottino, usciti dal Carroccio per que- stioni friulane, passarono al gruppo Misto votando qualche volta a favore del governo. Importante era recuperare il primo che a Palazzo Madama faceva la differenza, ma i due venivano via solo insieme: a fine 2007 Gabana e Potino si convertono al “berlusco- nismo” e adesso – trombati alle elezioni - hanno un bel contratto col gruppo del Pdl alla Camera (120 mila euro l’anno) pur facendosi vedere raramente a Roma. Altra classe Sergio De Gregorio, che passò nello spazio d’un mattino da Italia dei Valori al centrodestra in cambio della presidenza della commissione Difesa e di aiuti al suo “Movimento italiani nel mondo”. Una vecchia abitudine di Silvio Berlusconi questa, che in passato ha finanziato il partito della Mussolini, il Nuovo Psi di De Michelis, il Pri del buon Nucara, la Dc di Rotondi e fin la Federazione dei Verdi Verdi (sic). In questa legislatura lo stesso approccio lo ha tentato, con meno fortuna, Riccardo Villari: eletto nel Pd, fu per qualche tempo inamovibile pre- sidente della Vigilanza Rai per conto della maggioranza e oggi veleggia accorto verso il Pdl. Per venire ai giorni nostri non possono tacersi le grandi manovre di settembre: il dipietrista Antonio Razzi sostenne che gli emissari del Cavaliere gli offrirono di tutto per passare con loro: un seggio sicuro, un posto al governo e persino il pagamento di un mutuo da 150 mila euro. Evidentemente i prezzi sono aumentati: questa settimana un anonimo finiano ha confidato a “La Stampa” che a lui ne hanno offerti 500 mila. Ma nel frattempo l’asta è arrivata a 2 milioni di euro.

I CAMBIACASACCA Da Calearo, in fuga dal Pd. Ad Angeli, andata e ritorno nel Pdl

Calearo, in fuga dal Pd. Ad Angeli, andata e ritorno nel Pdl S e esistesse un
Calearo, in fuga dal Pd. Ad Angeli, andata e ritorno nel Pdl S e esistesse un

S e esistesse un ufficio dedi- cato ai cambi di casacca dei

parlamentari in questa legisla- tura ci sarebbe stata la fila. In realtà per cambiare gruppo basta scrivere una lettera alla Presidenza che poi annuncia la decisione in aula. Quelli che si fanno il mazzo, sem- mai, sono i traslocatori: in un caso come la creazione di Fu- turo e Libertà, per dire, biso- gna individuare gli uffici per il nuovo gruppo, arredarli, spo- stare personale, linee telefo- niche e faldoni. Una faticac- cia, ma d’altronde il parlamentare è eletto “senza vincoli di mandato”, dice la Costitu- zione: va dove lo porta il cuore, il cervello o qualunque altro organo. Alcuni, peraltro, non si limitano a spostarsi una volta: lo fanno e lo rifanno, quasi mai trovando pace. Ecco alcuni esempi.

I BOOMERANG Sono i due deputati So- uad Sbai e Giuseppe Angeli: entrambi eletti nel PdL, entrambi a luglio avevano seguito Gianfranco Fini e aderito a “Futuro e Libertà” per la grande affinità che li legava al leader. L’onorevole di origini marocchine non ha pe- rò resistito neanche due mesi con quei pe- ricolosi manettari di Italo Bocchino e Fabio Granata e, a fine settembre, è tornata a casa. Angeli invece, avendo una certa età, è più ri- flessivo e ci ha messo un mese e mezzo in più a capire che “quello che vedo non mi piace”. Nuova lettera alla Presidenza e ritorno nel PdL.

PENDENTI A DESTRA In lento ma co- stante avvicinamento al centrodestra sono

due deputati eletti nel Pd: Massimo Calearo e Bruno Cesario. Moderatissimi entrambi, han- no dovuto gettare la spugna vista la deriva estremista del Pd: giusto un anno fa hanno scritto la loro brava letterina e si sono accasati nel Misto. A gennaio, complice la stimolante presenza di altri transfughi democratici e di- pietristi, hanno deciso di dare vita ad un nuo- vo sottogruppo parlamentare: la componen- te del Misto “Alleanza per l’Italia”. Anche Ru- telli, però, non si è rivelato all’altezza e il 29 settembre Calearo e Cesario hanno lasciato la componente e cominciato a flirtare col go- verno.

I SUBENTRANTI. Deodato Scanderebe- ch è un esponente dell’Udc piemontese: era il primo dei non eletti sinché Vietti non è stato mandato al Csm. Era agosto e il nostro, che nel frattempo aveva litigato con Casini, s’è iscrit- to al gruppo del PdL. Tornato dalle ferie, però, non ha sopportato il rimorso: ha scritto la sua brava lettera ed è tornato coi centristi. Storia simile, ma senza ritorni, per Maurizio Gras- sano: subentrato al neogovernatore Cota, nel frattempo era stato espulso dalla Lega per una truffa aggravata ai danni del comune di Ales- sandria. È nel Misto e aspetta proposte.

LE TROTTOLE. Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti sono entrambi assai agitati. Partiti nel PdL, una volta arrivati nel gruppo Misto hanno cominciato ad entrare e uscire da com- ponenti dalle sigle impossibili. Sono in buona compagnia: Pri, Pli, Mpa, Iosud, tutte queste sigle si mischiano continuamente creando nuovi sottogruppi. Sarà per tutta questa con- fusione che Ricardo Antonio Merlo (Misto, poi Misto Liberaldemocratici-Maie) alla fine s’è accasato all’Udc.

m.pa.

alla fine s’è accasato all’Udc. m.pa. Rita Bernardini Giorgio Conte Giuseppe Consolo Emma Bonino

Rita Bernardini

alla fine s’è accasato all’Udc. m.pa. Rita Bernardini Giorgio Conte Giuseppe Consolo Emma Bonino IL NEW

Giorgio Conte

accasato all’Udc. m.pa. Rita Bernardini Giorgio Conte Giuseppe Consolo Emma Bonino IL NEW YORK TIMES CITA

Giuseppe Consolo

m.pa. Rita Bernardini Giorgio Conte Giuseppe Consolo Emma Bonino IL NEW YORK TIMES CITA “IL FATTO”

Emma Bonino

IL NEW YORK TIMES CITA “IL FATTO”

IL NEW YORK TIMES CITA “IL FATTO” L’HOUDINI ITALIANO FORSE NON CE LA FA “Q uesta

L’HOUDINI ITALIANO FORSE NON CE LA FA

“Q uesta volta l’Houdini della politica italiana

potrebbe non farcela”. Questo il titolo della corrispondenza da Roma del “New York Times” dedicato agli ultimi sviluppi della crisi di governo in Italia. Se “nel corso degli anni il premier Silvio Berlusconi ha stupito gli italiani sfoderando poteri alla Houdini per evitare le trappole politiche più insidiose e poi si è rimesso in piedi quando tutto era contro di lui”, “questa volta” per il

quotidiano americano più prestigioso nella crisi italiana “c’è qualcosa di decisamente diverso”. Ossia, è l’analisi del Nyt, anche “gli ex fedelissimi, gli stessi che non lo abbandonarono quando perse il potere nel 2006 (ma che sentono la debolezza politica come un cane fiuta la paura), hanno visibilmente iniziato a riposizionarsi per il prossimo capitolo, quando Mr Berlusconi sarà difficilmente il 'leading man', cioè il leader di riferimento”.

Scrive ancora il Nyt: “La scorsa

settimana,

Vittorio Feltri, da lungo tempo fedelissimo di Silvio Berlusconi

e direttore del

“Giornale”

(quotidiano del fratello di Berlusconi), ha rilasciato

un’intervista a un giornale rivale, in cui critica Berlusconi. “È stanco

e confuso, ha detto Feltri al ‘Fatto Quotidiano’”. Così il “New York Times” racconta l’Italia.

Così il “New York Times” racconta l’Italia. Fini sotto pressione si affida a un video:

Fini sotto pressione si affida a un video: “Responsabilità”

VA AVANTI L’ASSE COL QUIRINALE. MA INTANTO BOSSI PARLA DI VOTO. E LA CARFAGNA E LA MUSSOLINI LITIGANO ALLA CAMERA

di Sara Nicoli

R esponsabilità. Come l’altro giorno Napolita- no, ieri Gianfranco Fini ha mandato un mes-

saggio sempre più chiaro al Cavaliere: “In un mo- mento così grave per l’Italia – ecco uno dei pas- saggi del messaggio video del leader Fli ai mili- tanti – tutti devono affrontarlo all’insegna della massima responsabilità”. In “primis”proprio lui, il Caimano, che ha “l’onere e l’onore di gover- nare e deve onorare l’impegno preso attraverso un’agenda di governo”. Che, però, è cambiata negli ultimi due anni. C’è una crisi economica profonda in atto e portare il Paese alle urne solo perché non si è più “padroni” della maggioranza sarebbe, appunto, da irresponsabili. Dunque, Fi- ni come Napolitano invoca, da parte di Berlusco- ni, aperture per allontanare la corsa verso le urne

anticipate che aprirebbe scenari imprevedibili

prio destinato a cadere nel vuoto. Perché i ber-

delle elezioni. Che, dicono i suoi, Napolitano a

sul fronte della stabilità del sistema Italia. Da qui

luscones sostengono che il “governo del fare” in

quel punto non potrebbe negargli. Solo che al

al

13 insomma – si legge in filigrana nelle parole

realtà non abbia fatto nulla e sia in stallo. Se non

Quirinale l’hanno fatto trapelare con estrema

di

Fini – sarebbe più opportuno cominciare a ca-

sarà possibile proseguire, la colpa poi sarà solo

chiarezza; le proveremo tutte pur di non andare

ricarsi della soluzione di alcuni problemi del Pae-

del traditore Fini che “non ci ha dato tempo di

alle urne. E, infatti, il capo dello Stato lo ha ri-

se

piuttosto che pensare a come salvare la pelle

governare perché ha voluto staccare la spina”.

petuto anche ieri: “L’Italia – ha detto Napolitano

nell’ipotesi di una bocciatura del legittimo im- pedimento da parte della Consulta. Evitando – anche – di perdere tempo in una campagna ac-

Altro che responsabilità, dunque. Anche ieri, il Cavaliere ha ripetuto chiaro a Storace la solita litania: “O mi danno la fiducia oppure si vota”. A

– ha un innegabile bisogno di una prospettiva di medio e lungo termine”, auspicando che i nodi da sciogliere vengano valutati “in spirito di con-

quisti di deputati e senatori. Che sta aumentando

parere di Fini, sarà anche importante quello che

divisione e non con eccessi di contrapposizio-

la

tensione nelle aule come ha dimostrato il pe-

dirà Berlusconi in aula il 13 di dicembre. C’è in-

ne”. L’asse Fini-Napolitano, dunque, tenta di te-

sante scambio di battute tra la Mussolini e la Car- fagna, con la prima che ha urlato alla seconda “vergogna!”per il solo fatto di averla vista parlare con il finiano Bocchino al quale è legata da antica amicizia, congetturando su risvolti complottardi riguardanti la questione rifiuti a Napoli. Nervosismo a parte, il messaggio di Fini pare pro-

fatti il timore, diffuso tra le fila delle opposizioni, che il Caimano vada in aula a chiedere non il rin- novamento della fiducia, bensì il voto. E senza dimettersi. L’ipotesi, insomma, è che faccia un discorso elettorale per costringere il Parlamento tutto a sfiduciarlo in modo da consentirgli un passaggio al Quirinale di pura formalità sulla via

nere dritta la barra della crisi, ma dalle parti di Palazzo Grazioli si ascolta tutta un’altra sinfonia. Come dice Bossi: “È meglio andare a votare, non si può andare avanti con numeri risicati, poi ci pensa il popolo a raddrizzare il governo!”. Per chi pensa solo al potere personale, il senso dello Sta- to è una parola vuota.

pagina 4

pagina 4 Venerdì 19 novembre 2010 I MI MANDA PAPÀ Così viale Mazzini ha inglobato il

Venerdì 19 novembre 2010

I

MI MANDA PAPÀ

Così viale Mazzini ha inglobato il “piatto ghiotto”

l 20 ottobre il direttore generale della Rai ha portato in Cda e fatto approvare la fusione di Rai Trade

Infatti con la promozione delle proprietà intellettuali e la commercializzazione dei diritti del gruppo Rai, la Trade ha il compito di reperire risorse economiche, diverse da quelle tradizionali del canone e della raccolta pubblicitaria, operando su molteplici mercati internazionali. Dalle immagini dell’archivio fotografico, alle

colonne sonore, dai grandi eventi sportivi ai documentari, dal cinema all’entertainment, Rai Trade è il distributore esclusivo in Italia e all’estero dei diritti su tutta la produzione della Rai. Il valore della produzione del 2009 è stato di 79 milioni di euro con un risultato netto di 2,4 milioni di euro.

all’interno della “casa madre” Rai Corporate. Rai Trade, quindi, non sarà più indipendente ma legata alla Rai. Per l’azienda di viale Mazzini Rai Trade è un piatto ghiotto.

LO STRANO “SACRIFICIO” DI RAI TRADE E LA POLTRONA AL FIGLIO DEL GIUDICE

Utili costanti, ma finisce in Rai Corporate: valzer di nomine

costanti, ma finisce in Rai Corporate: valzer di nomine di Malcom Pagani F atturava quasi 70

di Malcom Pagani

F atturava quasi 70 milioni di euro l'anno e promuo- veva le proprietà intel- lettuali della Rai com-

mercializzandone i diritti in tutta Europa. Era Rai Trade, nacque nel 1987 e a fine anno, sarà solo un ricordo. Una fusione im- provvisa, senza ragioni appa- renti, avvenuta nel cuore del- l'estate. Tre paginette di motivazioni laconiche datate 29 luglio in cui l'epitaffio decreta la fine dell'esperienza addebitando a Rai Trade: “La mancata rea- lizzazione di partnership in- dustriali, obiettivo che fu tra le ragioni all'origine della scelta di dotarsi di una entità legale autonoma, hanno in- dotto la Rai a sottoporre a un'attenta revisione l'utilità della scelta all'epoca compiu- ta”. Strano, perché negli ul- timi anni, durante l'ammini- strazione dell'ex capo del per- sonale Di Russo, la progres- sione degli utili era stata con- tinua e costante, il nome Rai portato in giro per il mondo che tra diritti sportivi e mu- sicali (nel solco del marchio Fonit Cetra) aveva ereditato e proseguito il lavoro della Sa- cis. (Una struttura editoriale di vendite estere, scomparsa dopo la fusione tra la stessa Sacis, Eri e Fonit Cetra). Tutto finito perché la casa ma- dre (la Rai) decide di incor- porare la controllata e di an- netterla alla direzione com- merciale. Contestualmente, nel silenzio (proteste solo dal- l'Idv) prende il via il ren- dèz-vous delle nomine. Rai Trade viene fusa in Rai Cor- porate e diventa una struttura della direzione commerciale.

SULLA POLTRONA di di- rettore da luglio, siede Luigi De Siervo, 42 anni, preceden- te occupazione in Rai Trade, alla commercializzazione dei canali tematici. Per quella pro- mozione, da sette anni, aspet- tava come Godot il vicediret-

da sette anni, aspet- tava come Godot il vicediret- Da sinistra seduti Ugo De Siervo e

Da sinistra seduti Ugo De Siervo e Carlo Nardello. Luigi De Siervo, in piedi con la camicia bianca

tore della Direzione Sviluppo e coordinamento commercia- le: Stefania Cinque, ora furi- bonda e in causa con la Rai. Sopra De Siervo, figlio di Ugo, giudice della Corte costituzio- nale dal 2002, tramava il re- gista dell’operazione. L’identi- kit è quello del vice direttore generale della Rai Gianfranco Comanducci con delega alla

direzione commerciale. Grande amico di Cesare Pre- viti e in ottimi rapporti con il suo capo, il direttore generale Mauro Masi, Comanducci avrebbe avallato la partita sen- za battere ciglio. Mentre De Siervo sale, altri scendono, de- pauperando carriere. Oltre a Stefania Cinque, sul carro dei perdenti stanzia in-

POSTI DA RICERCATORE

di Caterina Perniconi

C arriere pilotate. Posti as- segnati. Nepotismo. Quando si parla di Univer- sità queste sono le parole più ricorrenti. Ma a parte casi eclatanti e perseguiti

legalmente non era facile di- mostrare il meccanismo ri- petitivo che caratterizza i concorsi universitari in tut-

ti gli atenei d’Italia.

A smascherare la prassi dif-

fusa, la vittoria dei candidati interni e la facilità di “indo- vinare” il vincitore, c’è riu- scito il blog “Pronostica il

comodo un’altra antica cono- scenza dell’universo Rai. L’ex amministratore delegato di Rai Trade si chiama Carlo Nar- dello. I successi degli ultimi anni so- no anche attribuibili alla sua gestione, ma curiosamente, Nardello, invece di opporsi al- la fusione, non proferisce ver- bo e agevola il passaggio della sua creatura. Dietro il mistero brilla la promessa, ancora non mantenuta, di far diventare (dopo la fusione) il medesimo Nardello capo del personale al posto di Maurizio Flussi. La permanenza a Rai Trade a Nardello sta stretta e l’obiet- tivo dichiarato è rientrare a Viale Mazzini dalla porta prin- cipale. Quando non vede realizzarsi il desiderio, Nardello ha un’illu- minazione. Teme di essere sta- to usato e si agita, ma i giochi sembrano fatti. Fonti qualifica- te di Rai Trade sostengono che Nardello e De Siervo in realtà si assomiglino molto. Azienda- listi, ambiziosi, accentratori, non indifferenti all’era Masi e all’influenza di Berlusconi sul- le vicende Rai. Nardello infatti era stato il diretto responsabi- le al marketing di Deborah

Bergamini, da sempre una protetta del premier. Il clima a Rai Trade è quello che è. Incertezza, abbandono, scoramento. Nell’incubo personale i ruoli tendono a ribaltarsi e a Nar- dello tocca persino accompa- gnare De Siervo, il suo ex di- pendente trasformato in ca- po, con il padre giudice a Ve- nezia, per la Mostra del cine- ma. La foto in pagina docu- menta le soste congiunte al- l’Hotel Quattro Fontane, il quartier generale della Rai al Lido. Qui verità e ipotesi si confon- dono. Le stesse fonti ipotizzano che

Direttore da luglio è Luigi De Siervo, il padre è allaConsultache dovràvalutare il legittimo impedimento

De Siervo padre si sarebbe speso per assicurarsi che al fi- glio - l’altro è alla Protezione civile - fosse garantita la mas- sima carica alla direzione commerciale. Voci e illazioni tutte da dimostrare, messe in giro ad arte dai nemici in un momento delicato.

UNA TOLDA importante, quella di De Siervo jr. Tutto ciò accade mentre balla alla Con- sulta la valutazione di costitu- zionalità del legittimo impedi- mento. Una partita vitale per il berlusconismo, in cui il singo- lo voto è dirimente e capace di spostare la bilancia in un sen- so o nell’altro. De Siervo entrò alla Corte costituzionale come giudice, in quota centrosini- stra, nel 2002. Una lunga car- riera che prende il via nel 1965, con una laurea con lode in diritto costituzionale. Dal 1970 al 1974 è al Comitato re- gionale di controllo della Re- gione Toscana, dal 1986 al 1993 al Consiglio superiore della Pubblica amministrazio- ne, dal 1997 al 2001 all’auto- rità garante per la protezione dei dati personali. Negli ultimi anni, cuore e ragione si sareb- bero spostati a destra.

Un blog svela i vincitori

Concorsi universitari pilotati: ecco le prove

ricercatore”. Creato “quasi per scherzo, senza pensare

di diventare famoso” da An-

drea, un giovane studioso di

matematica che ha trasferi-

to il suo cervello all’estero

ma sogna di tornare nel no- stro paese, il blog è diven- tato un fenomeno indovi- nando oltre 100 pronostici e con altri 600 in attesa dei risultati. E diventando il ca-

pofila di molte altre inizia-

tive simili.

Prima era

un passatempo

“QUANDO stavo all’Uni- versità in Italia ero riuscito a prevedere i vincitori di molti concorsi –racconta Andrea –

in realtà fare i pronostici è un

passatempo informale molto diffuso, sia che il presunto

Chiunque può lasciare sul sito le sue previsioni e riportare gli esiti delle selezioni

vincitore lo meriti o meno. Sinceramente non pensavo

che quest’iniziativa sarebbe diventata così famosa, ma ora

l’ho presa molto sul serio per dimostrare quanto sono pre- vedibili e che la valutazione dei titoli non ha alcuna in- fluenza sui risultati”.

A dimostrazione di quest’ul-

tima tesi, Andrea denuncia

tre casi emblematici: uno av- venuto a Milano, uno a Roma

e uno in Calabria. I tre vinci-

tori, infatti, al momento del bando (e forse anche dopo) non possedevano il dottora- to di ricerca. Il primo, a Mi- lano, presentava solo due pubblicazioni, in collabora- zione col membro interno della Commissione. Il secon- do, a Roma, sfoggiava 4 pub-

blicazioni mentre i concor- renti arrivavano fino a 29, e

del terzo non è nemmeno possibile risalire alla sua pro- duzione scientifica. “Non solo non viene premia- to il merito – dice Andrea – ma è anche inutile cambiare

le regole perché comunque

vengono aggirate”. La solu- zione, per il creatore del blog, sarebbe quella “di far pagare le conseguenze delle assunzioni a chi le ha prese in carico”. Un sistema svizzero, quindi, con step continui di valutazione e blocco dei fi- nanziamenti per chi non rag- giunge i livelli previsti nei

contratti. “Bisognerebbe bloccare gli scatti stipendiali dei professori anche in base al rendimento delle persone
contratti. “Bisognerebbe
bloccare gli scatti stipendiali
dei professori anche in base
al rendimento delle persone
che hanno assunto – conclu-
de Andrea – solo così po-
tremmo ottenere dei risulta-
ti”.
so
da più persone. Come di-
re,
l’inghippo c’è ed è chiaro
a tutti. E Andrea è sicuro che
lo dimostreranno ancora me-
glio i vincitori dei prossimi
600 concorsi già pronostica-
ti sul blog.
Per ora sono stati pubblicati
solo i risultati di 36 concorsi,
ma nei prossimi giorni saran-
Un problema
di tutto il paese
PER ORA gli unici risultati
che Andrea ha ottenuto sono
quelli dei concorsi. Chiun-
que può inserire sul blog i
suoi pronostici e dimostrare
com’èandatadopo avervisto
l’esito delle prove. Su circa
160 concorsi sono stati 114 i
pronostici indovinati, e spes-
no svelati tutti gli altri, che Il
Fatto Quotidiano ha visto in an-
teprima. Per ora sono state ri-
spettate le previsioni di 15
concorsi banditi a La Sapien-
za
di Roma, 12 all’Università
di
Milano, 4 a Pavia, 4 a Par-
ma, 4 a Napoli, 3 a Catania.
Un cancro che attraversa tut-
ta la Penisola e che qualcuno
ha finalmente deciso di de-
nunciare.

NO LIMITS La Lega:

legge marziale per i ladri

C i sono ladri che si trasformano magicamente in ni- poti di Mubarak e altri che “andrebbero fucilati”.

Ieri, in una dichiarazione choc a un’emittente locale, il presidente della provincia di Treviso, Leonardo Mu- raro, ha parlato di “legge marziale” per i tre serbi fer- mati dalla polizia con refurtiva rubata nelle case al- luvionate del trevigiano. L’esponente leghista, all’attonito conduttore, ha riba- dito il concetto: “Sì, in questi casi sono per la pena di morte. In altri luoghi, in circostanze di analoga gravità, si applica la legge marziale. Io dico: si potrebbe fare anche qui”. Dimenticando di dire che i tre sciacalli, durante i furti, non hanno ammazzato nessuno.

Venerdì 19 novembre 2010

Venerdì 19 novembre 2010 pagina 5 MI MANDA PAPÀ L e proteste dei lavoratori del mondo

pagina 5

MI MANDA PAPÀ

L e proteste dei lavoratori del mondo del cinema per i tagli del Fus, sono iniziate nel chiuso del teatro Eliseo lo scorso 26

Lo spettacolo ancora in corteo dopo un mese di mobilitazioni

ottobre. I tagli previsti per il 2011 sui fondi destinati

dell’industria cinematografica italiana. Una folla composta da registi, produttori, sceneggiatori, attori, direttori della fotografia, montatori, fonici, costumisti, cineoperatori, doppiatori, che, insieme ai sindacati (Agis, Anica e Apt), aveva minacciato di boicottare il Festival Internazionale del Cinema di Roma occupando il “red carpet” dell'Auditorium il giorno dell’inaugurazione, prevista per giovedì 28 ottobre.

E così è stato. Due giorni prima della manifestazione sul tappeto rosso che aveva incuriosito anche le attrici di Hollywood come Keira Knight ed Eva Mendes, alla casa del cinema di Roma registi, attori, sceneggiatori, montatori e tutti coloro che lavorano nel dietro le quinte della produzione cinematografica, avevano dato vita a una trenta ore per la sopravvivenza del cinema italiano.

alla Cultura e allo Spettacolo in Italia hanno fatto esplodere la rabbia, che covava da tempo nel mondo della celluloide. Al teatro Eliseo erano presenti oltre 800 addetti ai lavori, riuniti per salvare le sorti

IL CINEMA PROCESSA BONDI

La protesta dei lavoratori in piazza e nell’arena di Annozero

di Federico Pontiggia

G li occhi verdi di Riccardo

Scamarcio irrompono nel-

l’arena di Annozero. Alle

sue spalle Fontana di Trevi

e moltissimi volti noti del grande schermo. “Il nostro settore gene- ra ricchezza, dà lavoro a 250 mila persone”spiega il noto attore, “la ricchezza che produce rispetto all’investimento del governo è grandissimo. Allora vorrei chie- dere al ministro Sandro Bondi perché non c’è una politica cul- turale e non vengono rinnovati gli sgravi fiscali per chi investe nel cinema?”. In America, spiega- no i lavoratori, ci sono addirittura 22 agevolazioni. “Accetto le critiche ma voglio ri- cordare che sono impegnato nel rinnovare le norme impostate da Francesco Rutelli. Ho subito ca- pito che era un provvedimento giusto. Vorremmo anche reinte- grare il Fondo unico per lo spet- tacolo ai livelli dell’anno scorso, ma ci sono pochi soldi e i tagli so- no in tutti i ministeri”. Insomma, è colpa di Tremonti. E questa non èstatal’unicaaccusadallaqualeil ministro si è dovuto difendere.

ministro si è dovuto difendere. Sul banco anche il lavoro al mi- nistero, ma dipendente dal

Sul banco anche il lavoro al mi- nistero, ma dipendente dal Cen- tro Sperimentale di Cinematogra- fia, del figlio della sua compagna, Manuela Repetti. Dopo la notizia data dal Fatto Quotidiano, ieri Pd e IdV hanno chiesto chiarimenti e invocato le dimissioni del mini- stro per l’incarico affidato a Fa- brizio Indaco. Paolo Sorrentino non ha dubbi:

“Almeno così Bondi si è ricorda- to di essere il titolare di un mi-

nistero. É la seconda volta in po- chi giorni: prima il crollo a Pom- pei, ora il nepotismo”.

SIGARO IN MANO, capelli spruzzati di pioggia e occhio vi- gile, il regista de Il Divo staziona di frontea Montecitorio, doveil mo- vimento “Tutti a casa” si è riunito prima di Annozero: “Una cassa di risonanza: la tv si è accorta del ci- nema, ed era ora”. Più consolidata, viceversa, l’at-

nema, ed era ora”. Più consolidata, viceversa, l’at- tenzione della stampa o, meglio, immagini, parrebbe una

tenzione della stampa o, meglio,

immagini, parrebbe una Palom-

Sopra, i manifestanti in piazza Montecitorio (FOTO ANSA) A sinistra, il ministro dei Beni

di

certa stampa: “Quando ho let-

bella rossa cardinalizia): insom-

culturali Sandro Bondi ad Annozero

to

il Fatto Quotidiano, ho apprezza-

ma, l’audiovisivo nostrano fa fi-

to

ste dell’onorevole Repetti: pen-

la grande creatività nelle rispo-

affilata di Age e Scarpelli. Ne avrei

di

sceneggiature se ne intende,

nalmente notizia, ma è al bivio, complice la Fontana di Trevi della

ché sui libri non tornerà solo il buon Indaco, la deputata Pd Emi-

savo fosse una commedia all’ita-

diretta con Santoro: Fellini o Ros-

lia

De Biasi chiede conto a Bondi

liana, che dietro ci fosse la penna

anche goduto, se tutto non fosse così triste”, commenta uno che

sellini, Dolce Vita o Italia Anno Zero? È ancora Rulli a fugare i dubbi: “Il clima sta cambiando, sono ottimista: siamo riusciti a

delle “ragioni che portano all’in- terruzione della convenzione con il Centro sperimentale di cinema-

tografia visto che il personale Eti si è sempre occupato di teatro”, ma

Stefano Rulli. E rivendica al mo- vimento il primato nel richiedere

comunicare che il nostro non è un settore residuale, ma fonda- mentale.

conl’annonuovodovrebbetraslo-

care dalle parti di Visconti e De Si-

le

dimissioni di Bondi: “Lo abbia-

ca. Un disegno arguto e malvagio?

mo fatto quattro volte, e sempre per lo stesso motivo: mancanza

DALL’OCCUPAZIONE del red carpet della Festa di Roma a

Non drammatizziamo, per Sorren- tino si tratta semplicemente di

di

no del fare. E pensare che il resto

competenze, altro che gover-

questa sera, sentiamo forte l’ap- poggio della gente”. Ma, ovvia-

battenti, perché “nei fatti il Fus –

“miopia sulle potenzialità econo- miche dell’audiovisivo e di deficit

dell’Europa concorda: il cinema

mente, non basta: lunedì 22 lo

di

intelligenza: la costruzione del-

è un settore strategico, economi- camente e nella costruzione di un’identità comune. Solo il valen-

spettacolo tricolore chiuderà i

lamenta Emilio Miceli,

la sudditanza la richiederebbe, questo governo non ce l’ha”.

te economista Tremonti non se

ne accorge, impegnato com’è a tagliare alla cieca? Strano, Berlu- sconi potrebbe insegnarli più di qualcosa al riguardo”. Mentre

RaiCinema festeggia il suo decen- nale e fa la festa a 01 Distribution,

cheverràridottaadivisioneinter-

na, scopriamo Moretti dare lezio-

ni di pallavolo agli alti prelati nel

suo Habemus Papam (dalle prime

segretario generale

Slc/Cgil – è tagliato del 36,6%, e sarà per il 2011 di 288 milioni di euro”. Non solo, men- tre a Piazza S. Croce in Gerusalemme la pro- messa di infelicità ri- guarda tutti gli interi-

nali in scadenza di con- tratto a fine anno, per-

Sorrentino:

“Così si è ricordato di essere ministro Per Pompei e il nepotismo”

“Tengo famiglia”, la parentopoli dilagante

NON SOLO REPETTI. SONO MOLTI I CASI IN CUI VENGONO SISTEMATI GLI EREDI, I COMPAGNI E GLI AMICI

di Roberta Zunini

D opo il triplo salto carpiato te- lefonico realizzato dall’onore-

vole Manuela Repetti, compagna del ministro della Cultura Sandro Bondi, nel tentativo di spacciare al Fatto Quotidiano come cosa buona e giusta l’assunzione del figlio Fabri- zio Indaco presso il ministero di- retto dal proprio compagno, biso- gna aggiornare la lista delle cate- gorie familiari proficue. È la volta dunque di “patrignopoli”. Sandro Bondi, patrigno in pectore di Fa- brizio Indaco non può non sapere che il figlio della compagna lavora alla direzione generale del cinema. Ma a quanto pare non è un pro- blema, né di opportunità né di al- tro. Anzi. Secondo la signora Re- petti, deputata del Pdl, non si trat- terebbe di favoritismo, bensì di as- segnazione debita di lavoro a un giovane che, nell’attesa di laurearsi in ritardo, “deve pur guadagnare qualcosa”. E non sarà certo un pro- blema se il giovane Indaco stia stu- diando da anni Architettura e non Storia del cinema. Per tutti coloro che invece, pur essendo già lau- reati, non hanno ancora trovato la- voro da nessuna parte, conviene mettersi l’animo in pace o convin- cere i genitori a lasciare i partner e cercarsene di nuovi, con cariche

ministeriali. Nell’attesa vanno sem- pre bene padri e suoceri con ca- riche pubbliche di vario genere. È

di ieri la notizia che Franco Pan-

zironi ha assunto all’Ama, l’azien-

da

capitolina di raccolta dei rifiuti,

il

marito della figlia, Armando

particolare del sindaco. Ieri, attra- verso un comunicato stampa, il Campidoglio ha sottolineato che

Dario Panzironi si è dimesso da questo incarico il 9 novembre

scorso e solo successivamente, il

15 ne ha assunto un altro, come quadro, presso Eur Spa. Insomma il giovane Dario non ha un doppio incarico, come aveva denunciato De Luca. Resta il fatto che non sem- bra avere problemi a trovare un’oc-

cupazione: via un lavoro l’altro. Si- curamente avrà lasciato il prece- dente incarico da 64 mila euro l’an- no, per uno stipendio migliore. Non è male per un ventiquattren- ne. (Se le cose dovessero andargli male però potrà sempre chiedere un prestito al padre che guadagna bene grazie al suo doppio incarico:

oltre allo “stipendio” di ammini- stratore delegato, Franco Panziro- ni arrotonda a 545 mila euro annui con la presidenza della Multiservizi). Un’altra strada per ovviare alla disoccupazione però

potrebbe essere quella trovarsi la fidanzata giusta. Come aveva rac- contato Il Fatto Quotidia- no nel luglio scorso e ribadito a settembre da Report in una lunga in- chiesta filmata, il fidan-

Appetito. A smascherare la “saga dei Panzironi” - come è già stata

definita - è stato il consigliere del Pd, Athos De Luca. “Panzironi, non appena eletto amministratore de- legato dell’Ama – ha spiegato De Luca - si è subito dato da fare per sistemare in azienda il genero”. De Luca ha sottolineato che il dottor Panzironi è da tempo uomo del sin- daco Alemanno, almeno da quan-

do l’attuale primo cittadino era mi-

nistro dell'Agricoltura. E a testimo- niare questa vicinanza è l’assunzio- ne, avvenuta nel 2008 del figlio del- l’Ad di Ama, il ventiquattrenne Da- rio Panzironi, presso la segreteria

Nonappenainsediato

l’amministratoredelegato dell’AmaaRoma ha assunto il genero Il figlio lavora col sindaco

zato del ministro del Turismo Mi- chela Vittoria Brambilla ha tro- vato un buona occupazione all’Au- tomobile Club italiana, l’ente che gestisce il Gran Premio di Monza e un ingente patrimonio immobilia- re. Eros Maggioni, imprenditore e da anni compagno della ministra dalle chiome rosse e dalla scalata rapida, fu nominato nel Cda del- l’Aci, non appena la fidanzata-mi- nistro commissariò l’ente nel feb- braio scorso. Il ministro però fu ge- nerosa e si ricordò anche dei pa- renti degli altri. Per esempio di Ge- ronimo La Russa, primogenito del ministro della Difesa e di Mas- simo Ermolli, rampollo di Bruno, lobbista e finanziere di lungo cor- so, da sempre grande amico di Sil- vio Berlusconi. A Ermolli junior, la Brambilla affidò la carica di com- missario. Del resto il ministro del turismo, come ha recentemente ri- velato il Fatto Quotidiano, ama essere circondata anche in ambito profes- sionale dagli affetti più cari, come Giorgio Medail suo mentore ai tempi dei “misteri della notte” – la trasmissione che facevano assieme vent’anni fa per i canali berlusco- niani – e Dede Cavalleri, per anni potente capo delle produzioni Me- diaset. Ad entrambi, Michela Vit- toria ha assegnato incarichi diri- genziali all’interno del proprio mi-

incarichi diri- genziali all’interno del proprio mi- Saghe familiari Il ministro del Turismo, Michela Vittoria
incarichi diri- genziali all’interno del proprio mi- Saghe familiari Il ministro del Turismo, Michela Vittoria

Saghe familiari

Il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla e l’amministratore delegato dell’Ama, Franco Panzeroni (F OTO L A PRESSE)

nistero. Come dimenticare la ge- nerosità del neo pensionato Gui- do Bertolaso. La sua Protezione civile è stata un’isola felice dove la parola concorso pubblico era igno- ta. In compenso erano noti i padri, le madri e gli zii di molti di coloro che furono assunti e ancora lavo- rano. Numerosi i figli di magistrati, generali, nipoti di cardinali. Sotto la gestione Bertolaso il numero dei lavoratori passò dai 320 del 2004 agli 800 di oggi.

pagina 6

pagina 6 Venerdì 19 novembre 2010 LINCIAGGI M agenta, Cerro Maggiore, Cassano d’Adda, Pioltello, Sesto San

Venerdì 19 novembre 2010

LINCIAGGI

M agenta, Cerro Maggiore, Cassano d’Adda, Pioltello, Sesto San Giovanni,

   

edicola dedica un’inchiesta alla scalata della ’ndrangheta nel Nord. Nulla di penalmente rilevante, perché finora i giudici non vi hanno riscontrato ipotesi di reato. Ma i nomi che emergono sono di primo piano. Un maresciallo delle Fiamme Gialle intercettato dice: “Ieri sera mi sono visto

con Pino Galati

rimangono dei candidati in

alcuni paesi

abbiamo la possibilità di

L’Espresso:

“La ‘ndrangheta, la Lega e i piani per le liste”

Calabiago, Cassano Primo. “Bei collegi” dicono gli uomini delle ‘ndrine. Obiettivo elezioni provinciali a Milano. Un boccone da non perdere per infiltrare propri uomini nelle amministrazioni. L’espresso oggi in

candidare qualcuno noi?”. Galati è un parlamentare calabrese del Pdl. Ma l’operazione gravita “sulla moglie del Galati”, che come scrivono gli investigatori, “si identifica nell’onorevole Carolina Lussana, nata a Bergamo, eletta nelle liste della Lega Nord”.

SAVIANO, L’UNTORE PDL SCATENATO

Raccolta firme contro lo scrittore E il web azzurro si riempie di insulti

di Carlo Tecce

S montato con cinque pagine

sultato sul sito ufficiale del

de Il Giornale di famiglia, in-

Pdl. Scrittore e giornalista

impegnato contro la mafia. L’im- magine di Roberto Saviano riuni- va destra e sinistra, poi il ministro Roberto Maroni e il governo pro- testano (eufemismo) per il mo- nologo a Vieni via con me: Expo, ‘ndrangheta, Lega Nord. E così l'immagine di Saviano raddop- pia: buono a sinistra, cattivo a de- stra. Decine di offese su “Spazio azzurro”, il forum dei militanti del Pdl osservato dai curatori, al- meno a leggere il titolo: “Sinistra tolleranza: il meglio dei messaggi moderati”. Un assaggio: “Respira Saviano, tutto è finito bene. Ma- gari ringrazia il ministro Maroni che con la sua politica ti ha per-

messo di tirare il fiato, il grazie

Un navigatore fa il

napoletano, firma“Savianouom’

di cart’”. Possiamo tradurre:

“Guappo ‘e cartone” (bullo). Scrive: “Ma come fa Saviano a es- sere un idolo solo per avere scrit-

to un libro che ci ha sputtanato in tutto il mondo? La sinistra non ha nulla di meglio come icona?”. Fa- bius festeggia a suo modo la cat-

tura di ’o ninno:“Iovine l’hanno ar-

restato. Bravo Maroni. Quando arrestano Saviano&C?”. Andrei- na commenta l'intervista del mi- nistro dell'Interno a Matrix:

“Troppo signore Maroni nei con- fronti di Saviano, predicatore da salotti pseudo intellettuali. È il grosso difetto della dx, non ren- dere la pariglia”. Frequente il pa- ragone ministro-scrittore, un duellomediatico: “C’èun’abissa- le differenza tra Saviano e Maroni

non esiste

”.

Contro-campagna di Articolo 21 e Idv: 11mila firme a sostegno Protesta anche l’Fnsi

21 e Idv: 11mila firme a sostegno Protesta anche l’Fnsi Fango La prima pagina de Il

Fango La prima pagina de Il Giornale di ieri, con la raccolta firme contro Saviano

- gli fa eco un altro - il primo mette

i boss nei romanzi e si fa ricco e quelli godono, Maroni li mette in galera. Domanda: chi è più uti- le?”. Il Giornale ha pochi dubbi, lancia una raccolta di firme con- tro Saviano: “Che dà del mafioso al Nord”. “Ecco cosa pensa dav- veroloscrittoredei leghisti: ‘Raz- zisti e assassini’”. Non mancano i dettagli. Come aderire? “Fax, mail, sms. Indicareconchiarezza nome e cognomi”. Vittorio Feltri fa una sintesi dell’intervento di Saviano su Raitre: “Bla bla bla. Chi parla?”. La petizione è tra- puntata di articoli e articoli che

La petizione è tra- puntata di articoli e articoli che Roberto Saviano. In basso, il rettore

Roberto Saviano. In basso, il rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo (F OTO L AP RESSE)

ribaltano il profilo di Saviano: “Il

suo sogno: i leghisti sono assas- sini. In un articolo pubblicato (del 2003) per un progetto cul- turale milanese”. Lavoro d’archi- vio. Anche per il passato a Casal

di Principe: “Dalle accuse di sco-

piazzare alle amicizie imbaraz-

zanti: tutti i ko del pugile scrit- tore”. L’appendice spetta a Vitto- rio Sgarbi: “Racconta la sua visita

ai rifugi dei mafiosi, conserva un

atteggiamento drammatico ma non parla di mafia, non la denun- cia. Parla d’altro. Dov’è il suo co- raggio? Dov’è la sua minaccia alla mafia che lo insegue per uccider-

lo?”. La Federazione nazionale della stampa critica Il Giornale:

“Le posizioni diverse dei giornali sono sempre una ricchezza, ma inquietano le campagne contro

le persone, specie se – dice il se-

gretario, Franco Siddi – queste ri- schiano di non essere comprese da tutti come competizione di idee, ma come posizioni che ali- mentano la divaricazione cultu-

rale e sociale dal Paese”. Articolo 21 e il presidente Idv Antonio Di Pietro chiedono firme in favore

di Saviano. Ne raccolgono 11 mi-

lainpocheore. Baruffaadistanza tra Nichi Vendola e Roberto For-

migoni. “Non dimentichiamoci che oggi la regione più mafiosa è la Lombardia”, dice il governato- re pugliese. E il presidente lom- bardo replica: “Vendola deve

vergognarsi e dovrebbe ritirare questo insulto. La Lombardia è la regione più attaccata dalla mafia, dalla ‘ndrangheta, dalla camorra e dalla Sacra corona unita. Tutte realtà che Vendola conosce me- glio di me e meglio di qualunque cittadino lombardo”. Nella carti- na geografica, il sottosegretario

CarloGiovanardi aggiungel’Emi- lia Romagna: “Perché questi per- sonaggi non la citano mai?”.

RAI Masi fa i conti in tasca a Minzolini

L e spese di trasferta di Augusto Minzolini e i servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean sono

nella mani di Andrea Sassano, collaboratore di Mauro Masi e alto dirigente Rai. Sassano ha ricevuto mandato dal direttore generale in Consiglio di amministrazione: dovrà conteg- giare le fatture presentate dal direttorissimo e verificarne le motivazione. Poi c’è il capitolo pubblicità occulta: viale Mazzini ha commis- sionato a Vidierre, società esperta del settore, un controllo sulle apparizione al Tg1 dei rap- presentanti di Royal. Entro un mese al mas- simo, Sassano consegnerà la relazione a Masi:

l'ex squalo della Stampa rischia una sanzione, una restituzione dei soldi, una sospensione e nei casi più gravi il licenziamento. Non si fer- ma la polemica su Vieni via con me. Ieri Masi ha incontrato Paolo Ruffini, direttore di Raitre, insiste per la presenza in studio di Roberto Maroni, non accetta la soluzione del video of- ferta dallo stesso Ruffini. Il ministro dell'In- terno continua il suo giro televisivo: dopo Ma- trix, ecco Porta a Porta, l'Ultima Parola e In Mez- z'ora. L’ultima questione aperta in viale Maz- zini arriva dalla commissione di Vigilanza. Il presidente Sergio Zavoli aspettava l'intero Consiglio di amministrazione, ma la maggio- ranza ha disertato: “Tutte le lettere che mi so- no arrivate dai cinque consiglieri di maggio- ranza sono scritte in maniera tale da sembrare un’unica risposta e precisano solo di non po- ter prendere parte all’audizione. C'è una le- sione del diritto – aggiunge Zavoli – perché noi non siamo nella condizione di lavorare”. Poi una alla volta arrivano le precisazione dei con- sigliere del Pdl, Lega Nord e del “tecnico” An- gelo Maria Petroni. L’Idv con Nello Formisano chiede di “comunicare l’accaduto” ai presi- denti di Camera e Senato. Martedì prossimo toccherà al dg Masi. car.tec.

DOPO LE PRIMARIE DI MILANO

PROFUMO DI CENTRO. A TORINO IL PD SPERA NEL RETTORE

MILANO PROFUMO DI CENTRO. A TORINO IL PD SPERA NEL RETTORE di Stefano Caselli A nche

di Stefano Caselli

A nche a Torino il Pd punta al centro. Non sono basta-

ti, evidentemente, 18 anni di governo di centrosinistra (nel 2005 Sergio Chiampari- no superò addirittura il 65% dei consensi e della sua mag- gioranza oggi fa parte, accan- to a Pd, Idv e Moderati, anche Sinistra e Libertà) per neutra- lizzare i contraccolpi delle primarie di Milano e i possi- bili, nuovi scenari politici na- zionali. Il candidato sindaco del Partito democratico, do- po il vertice romano di mer- coledì tra il segretario Bersa- ni e i rappresentanti locali del partito, sarà quasi sicura- mente il rettore del Politec- nico Francesco Profumo. Il diretto interessato non ha an- cora sciolto la riserva ma a sa- lutarlo con entusiasmo sono

soprattutto i centristi, dal momento che il suo nome era stato indicato anche da Udc e Api e non è un mistero che il Rettore raccolga anche

i favori dell’area torinese di Futuro e Libertà. Torino, dunque, laboratorio per nuo-

vi scenari politici?

Ne è sicuro Gianni Vernetti, leader dei rutelliani in Pie- monte: “Profumo è la perso- na giusta ma ci vuole una nuova coalizione. Diciamo no a una coalizione che im-

barchi tutti, sì a una fondata

su due gambe: Pd e Terzo Po-

lo”. Alberto Goffi, segretario regionale dell’Udc, mette ad- dirittura in discussione le pri- marie: “Spero che il Pd non si avventuri nelle primarie che hanno fallito a Milano e che possono precludere l’allar- gamento a una coalizione più ampia di quello che è lo schieramento tradizionale del centrosinistra”. Ma sul- l’argomento il leader regio- nale del Pd Gianfranco Mor- gando è categorico: “Le pri- marie si faranno, questo è fuori discussione. Quanto a Profumo nulla è ancora deci- so, ma di sicuro da parte no- stra c’è un interesse concre- to”.

SE il rettore del “Poli” accet- terà l’investitura, sembra cer- ta l’uscita di scena di Piero Fassino, fino a pochi giorni fa

dato come candidato più pro- babile (e girerebbe un son- daggio interno che lo dareb- be vincente al primo turno) alla successione di Sergio Chiamparino. Secondo l’An- sa ieri mattina l’ex segretario dei Ds avrebbe avuto un’acce-

sa discussione nel cortile di Montecitorio con Bersani e D’Alema proprio sulla desi- gnazione di Profumo, defini- ta “un grave errore”. Una lite che Fassino smentisce cate- goricamente: “È un’invenzio- ne –sbotta al telefono –abbia- mo parlato d’altro, della crisi politica. Fin dal primo mo- mento in cui è stata avanzata a Francesco Profumo la candi- datura a sindaco ho espresso apprezzamento e sostegno, incoraggiandolo in più occa- sioni, ancora in queste ore, ad accogliere la proposta. Ho sempre lavorato per unire e non per dividere, la mia storia politica lo dimostra”. A sinistra crescono i malumo- ri. Qualora la scelta di Profu- mo fosse ufficializzata, è faci- le prevedere che non man- cherà un Pisapia torinese. Monica Cerutti, segretario re- gionale di Sinistra e Libertà, dichiara di non avere “nessu- na preclusione” nei confronti del rettore del Politecnico, ma lascia intendere che entro breve SeL farà il suo nome per la corsa a Palazzo di Città:

“Comunque – prosegue Ce-

rutti – non mi risulta che Fas- sino abbia deciso di molla- re”.

IN NETTO ribasso le quota- zioni degli outsider, tra cui l’ex presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio (area Margherita) e l’assesso- re comunale all’Ambiente Ro- berto Tricarico. Qualcosa di nuovo – e forse un nome – po- trebbe spuntare nei prossimi giorni dal gruppo che sta na- scendo intorno all’assessore al Bilancio (ex Pdci) Giangui- do Passoni, una “wikipedia per la sinistra torinese”, che coinvolge alcuni giovani con- siglieri comunali come Luca Cassano (capogruppo di ri- fondazione Comunista), Mar- co Grimaldi (SeL) e l’indipen- dente Francesco Salinas: “Bi- sogna riportare a sinistra il di- battito sul futuro della città – dichiara Salinas – fare nomi a scatola chiusa non serve a nessuno”. Altri invece, Rifon- dazione Comunista in testa, sosterrebbero volentieri la candidatura di Giorgio Airau- do, segretario regionale della Fiom, il quale però sembra aver declinato l’invito. Nemmeno a destra, intanto, c’è ancora un nome sicuro. Il più gettonato, per ora, è il gio- vane assessore regionale alla Cultura Michele Coppola, ma la partita, anche lì, è ancora tutta da giocare.

Venerdì 19 novembre 2010

Venerdì 19 novembre 2010 pagina 7 SPROFONDO SUD O tto giornalisti senza difesa. Sono quelli a

pagina 7

SPROFONDO SUD

O tto giornalisti senza difesa. Sono quelli a cui abbiamo dedicato la prima pagina del 21 ottobre. Otto

Scrivere in Calabria, i cronisti coraggio che nessuno difende

cronisti che ogni giorno raccontano la Calabria delle cosche e dei politici collusi. Prima vengono “blanditi”, poi “consigliati”, infine arrivano le minacce: telefonate nel cuore della notte, macchine bruciate, bottiglie

di benzina nel giardino, la testa mozzata di un pesce sull’uscio di casa, buste di proiettili che arrivano per posta. I loro nomi sono Lucio Musolino, 27 anni, Antonio Sisca, 64 anni, Antonino Monteleone, 25 anni, Ferdinando Piccolo, 23 anni, Peppe Baldessarro, 43 anni, Agostino Pantano, 37 anni, Angela Corica, 26 anni, Pietro Comito, 31 anni. Non sono i soli.

Ma abbiamo scelto la Calabria perché qui, scrivere, è un mestiere più difficile che altrove: non esistono pagine locali dei quotidiani nazionali. E quelli a tiratura regionale sono finanziati da gruppi imprenditoriali che hanno variegati interessi, molti dei quali dipendenti dalle scelte della politica.

“NON CI SERVONO EROI”

Rosaria Capacchione, giornalista sotto scorta Tra le minacce dei Casalesi e voglia di normalità

di Sandra Amurri

dei Casalesi e voglia di normalità di Sandra Amurri Rosaria Capacchione nella redazione de Il Mattino

Rosaria Capacchione nella redazione de Il Mattino (FOTO OLYCOM) In basso l’identikit di Michele Zagaria (FOTO ANSA)

Sciascia ha scritto cose vere? Il nome del capitano Bellodi era vero? No. Ma nessuno si è messo

a fare le pulci a Sciascia. Saviano

ha scritto un libro e grazie al suo

libro è passato un messaggio tal- mente forte da squarciare la cor-

tina di silenzio. Ti dico di più. Le minacce io le avevo avute molto prima di Gomorra: se ho la scorta

è perché mi è stata data sull’onda

di Saviano. Vedi io preferisco re-

stare ancorata ai fatti. Fino a 5 an-

ni fa nessuno sapeva chi fossero i

casalesi ora, come dici tu, in tut-

to il mondo sanno che non è una

banda di paese ma un’organizza- zione criminale pari a Cosa No-

stra. Questo è accaduto dopo Sa- viano. Punto.

Temi di finire anche tu nella macchina del fango?

ne

Chissà quanto ti condiziona la scorta

Mi rompe eccome. Se non ho vo-

glia di parlare al mattino, come

mi capita spesso, sono costretta

quanto meno a dire ‘buongior- no’. Se devo andare a comperare

un paio di mutande sono costret-

ta a condividerlo. Insomma una

bella rottura. Ma è il prezzo del gioco, a quanto pare.

Sei nell’elenco di Newsweek delle donne che rompono gli stereotipi dell’Italia berlusco- niana. Non mi dire che ti la- scia indifferente.

No, mi fa ridere. Vuol dire che siamo rovinati. Non vorrei appa-

alla vita degli esseri umani.

quei soldi.

Come vorresti essere descrit- ta?

Come ero fino a tre anni fa: una

sconosciuta. Io sono una antite- levisiva, a casa non ho la tv. Quando mi invitano il più delle volte rispondo no. Le parole

scritte sono il mio mondo, mi ci

muovo meglio.

Essere donne e fare questo mestiere è più duro?

Ho cominciato quando non lo era. Oggi per le ragazze è più complicato. Mi raccontano che le aziende prima di assumere ti chiedono se hai intenzione di sposarti, di avere figli. Quando avevo io 20 anni era inammissi- bile. E se accadeva seguiva di si- curo uno sciopero.

I n tempi di protagonismo

sfrenato, di corpi femminili

sbandierati, intervistare una

donna, una collega, come

Rosaria Capacchione rincuora. Giornalista de Il Mattino di Napo-

li, Rosaria, autrice de L'Oro della Camorra, di minacce ne ha rice- vute a pacchi. Anche durante Spartacus, il maxi-processo alla criminalità organizzata campa- na, dai boss Francesco Bidognet-

ti e Antonio Iovine, arrestato l’al-

tro ieri. Ma solo da tre anni vive scortata. Non a caso, è accaduto dopo l’uscita di Gomorra di Savia- no: solo allora si sono accorti che anche lei rischiava la vita a causa delle sue inchieste. Tanti i premi

ricevuti, da quello intitolato a El- sa Morante per l’impegno civile,

a Paolo Borsellino, a Enzo Biagi.

Ma lei è rimasta una giornalista che fa solo il suo dovere. Candi- data come indipendente nel Pd ha portato a casa 75 mila prefe- renze, ma non il seggio al Parla- mento europeo perché, come

spiega, è stata lasciata sola dagli esponenti locali del partito.

Rosaria, partiamo dall’arre- sto di Antonio Iovine, a casa sua. Tu sei stata minacciata dal cugino e da sua moglie mentre presentavi il libro sul boss Setola. Che ne pensi?

Che se non l’avessero preso a ca- sa sua sarebbe stata una notizia:

avrebbe voluto dire che non po-

tevapiùcontaresulledovutepro-

tezione nella sua terra. Ora resta- no fuori due personaggi chiave:

Michele Zagaria, il boss impren- ditore della calcestruzzo e Mario Caterino condannato a 4 ergasto- li. Personalmente non penso nul-

rire retorica, ma qui non c’è bi- sogno di eroine ma di gente nor- male. Un eroe è sempre un buon

alibi: dispensa

dal fare il proprio

dovere, è un po’ come i santi.

Cosa desideri?

Vincere il Supere-

nalotto. Non avrei problemi a sapere come spendere tutti

Gomorra un’invenzione? Basta che se ne parli Nessuno si è mai messo a fare le pulci alla Piovra o a Sciascia

la, l’arresto di un boss non è un fatto personale, appunto, dicia- mo che quando vanno al loro po-

sto, in carcere, tornano ad essere esseri umani e finisce il mio inte- resse di cronista. Ho la sensazio- ne di aver umilmente contribuito a rimettere le cose a posto.

Dopo le affermazioni di Sa- viano a Vieni via con me si è mes- sa in moto la macchina del fango. Saviano è uno che co- pia, che inventa o è uno che ha fatto conoscere al mondo i casalesi?

Non mi piacciono le polemiche, non servono. Mi chiedo, quante persone si sono commosse per la morte del commissario Catta- ni della Piovra? Tantissime. Era una storia vera? No, ma era pos- sibile ed era raccontata bene.

E chi se ne importa. Io mica sono una persona di spettacolo, io so- no una giornalista.

Ognuno di noi fa i conti con la paura in modo diverso. Cos’è per te vivere minacciata?

Non è una ossessione, appartie-

SIDERNO Sequestrato centro commerciale della ‘ndrangheta

E ra il più grande centro commerciale della Locride, ed era di proprietà

della cosca Commisso. I Portici, ieri mattina è finito sotto sequestro, insie- me a beni per un valore di oltre 200 milioni di euro. L'operazione Crimine – condotta dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, dallo Sco e dal Commissariato di Si- derno – porta a casa un risultato im- portante nella lotta alla 'ndrangheta, dopo gli arresti che, nel luglio scorso, hanno visto finire in manette più di 300 persone tra Calabria e Lombardia. Tra i beni sequestrati ci sono appar- tamenti, terreni, denaro in contante e numerose attività, tra cui il centro

commerciale. All'interno della struttura si trovava una lavanderia – intestata a “u mastro” Giuseppe Commisso, indicato dagli in- vestigatori come il capo della cosca – che, secondo le intercettazioni am- bientali, era utilizzata per le riunioni in cui si decidevano le strategie del grup- po criminale e venivano attribuite le cariche al suo interno. Le intercettazioni nella lavanderia so- no state utilizzate anche nelle indagini che hanno portato all’operazione con- tro le cosche Cordì e Cataldo da cui è emerso un accordo tra i due gruppi criminali dopo una faida lunga 40 an- ni.

la guerra con Antonio Bardellino, Zagaria era già

un camorrista di livello, tanto da riuscire a rita-

gliarsi un ruolo indipendente, nel clan, attraver- so l’alleanza con Salvatore Beneduce e il narco- traffico con il Sudamerica, grazie ai contatti che il suo socio aveva ereditato proprio da Bardellino.

È

cidio eccellente, che scatena la faida, alla quale

non partecipa, però, proprio perché arrestato. E

la fuga dal blitz di Spartacus gli consente un be-

neficioinverso:restatraipochiuominiliberi,nel clan dei casalesi, il che accresce il suo potere e, con il successo della latitanza, anche il prestigio

e l’ascesa al comando. Nel 1993 viene arrestato

Francesco Bidognetti detto Cicciotto e’ mezzanot- te, nel 1998 viene arrestato Sandokan e quindi, negli anni successivi, i veri capi restano soltanto due: lui e Iovine. La mente più raffinata, la ca- morra più imprenditoriale e lungimirante, sotto l’aspetto finanziario, è però quella di Zagaria che, con il passare del tempo, tende sempre più a sganciarsi, a governare in proprio, fino a restare, oggi, il “capo dei capi”. E l’arresto di Iovine po- trebbe averne rafforzato il potere e il prestigio.

Zagaria ad ammazzare Vincenzo de Falco, omi-

Zagaria, l’ultima primula rossa tra omicidi, fughe e finanza

di Antonio Massari

O ra il “capo”è lui: Michele Zagaria. In realtà, lo era già prima dell’arresto di Antonio Iovine,

detto o’ ninno, con il quale i rapporti s’erano raf-

freddati già da tempo. Il carisma di Zagaria, al- l’interno della federazione dei “casalesi”, è sem- pre stato maggiore degli altri, ma adesso che gli altri vertici sono stati decapitati – prima di Io- vine è stato arrestato Nicola Schiavone, figlio di Francesco, detto Sandokan, mentre l’ala dei Bi- dognetti è alle corde da anni – ogni decisione passa da lui, 52enne, latitante da 15 anni. Non è detto che l’arresto di Iovine gli crei dei proble- mi. Anzi. Ora ha le mani più libere e già da anni, peraltro, Iovine non era più l’interlocutore d’un tempo. Aveva condiviso più responsabilità con Nicola Schiavone, negli ultimi anni, che con o’

ninno.

QUESTIONE DI SANGUE, rispetto, paren- tele: Nicola Schiavone era il figlio del boss più temuto e rispettato, un reggente di stirpe, oltre che di carattere. Arrestato anche lui, a giugno di

quest’anno. Potere e responsabilità: la federazio- ne dei casalesi esiste ancora e, nell’attesa che i vertici delle singole famiglie si riequilibrino, a Za- garia non tocca soltanto comandare, ma anche provvedere agli stipendi degli affiliati, alle esi- genze delle famiglie, alle parcelle per assistere i carcerati. Isoldi nongli mancano: i suoi interessi, soprattutto nel settore edilizio, spaziano dalla Campania all’Emilia Romagna, tanto che, nelle indagini degli scorsi anni, s’è scoperto che riu- sciva a influire persino sulla Italcementi. Il suo clan ha imposto il monopolio nella filiera del tra- sporto del latte, nel caser- tano, tanto che i suoi affi-

liati imponevano il pizzo alla Parmalat. Ma soprat- tutto: è riuscito a restare invisibile fino a oggi. Riservato, si circonda di persone discrete, non ama comparire e farsi no- tare. Un pentito ha rac- contato che persino i più alti in grado dei clan, per

incontrarlo, erano costretti a cambiare più volte auto, con i finestrini coperti da un telo, per non rendere riconoscibili i suoi covi. Non ha mogli, non ha figli, non ufficialmente almeno, e questo rende ancora più difficile penetrare la rete di complicità che protegge la sua fuga sin dal 1995. Divenne latitante per una manciata di giorni: ar- restato –per la seconda volta –nell’ottobre 1993, fu scarcerato a novembre del 1995, soltanto un mese prima del blitz che poi portò al maxi-pro- cesso Spartacus. Il blitz fu realizzato il 5 dicem- bre 1995: ma in quei pochi giorni, dopo la sua scarcerazione, Zagaria divenne irreperibile. Fi- no a oggi. Se quegli arresti fossero avvenuti qual- che settimana prima, per l’accusa di omicidio, che gli è costata l’ergastolo, avrebbe dovuto ri- sponderementreeragiàagli arresti domiciliari. E ora racconteremmo un’altra storia.

MA IL CARCERE è sempre stato fondamen- tale, nella costruzione del suo potere, perché gli ha consentito, per esempio, quando fu arrestato nel 1991, di sfuggire a una sanguinosa faida in- terna ai casalesi. Tre anni prima, quando scoppiò

faida in- terna ai casalesi. Tre anni prima, quando scoppiò È lui il “capo”, lo era

È lui il “capo”, lo era già prima dell’arresto di Iovine. E adesso ha ancor più le mani libere per “governare”

Venerdì 19 novembre 2010

Venerdì 19 novembre 2010 pagina 9 ITALIA SPROFONDA NAPOLI “SCOPPIA” MA LA POLITICA TROVA IL TEMPO

pagina 9

ITALIA SPROFONDA

NAPOLI “SCOPPIA” MA LA POLITICA TROVA IL TEMPO DI LITIGARE

Tonnellate di rifiuti per strada, emergenza peggiore del 2008 Castelli a Fitto: non vogliamo la monnezza dei napoletani come Saviano

Fitto: non vogliamo la monnezza dei napoletani come Saviano Napoli continua a riempirsi di rifiuti. Ieri
Fitto: non vogliamo la monnezza dei napoletani come Saviano Napoli continua a riempirsi di rifiuti. Ieri

Napoli continua a riempirsi di rifiuti. Ieri il Consiglio dei ministri ha stanziato 150 milioni di euro (F OTO A NSA)

di Enrico Fierro

D uemilaottocento tonnel- late di monnezza ammor- bano Napoli, dove pure la Madonna e il bambinello

dei presepi di San Gregorio Ar- meno hanno la mascherina per difendersi dai miasmi. Con Ter- zigno che rischia di esplodere di nuovo come nelle settimane passate. È emergenza rifiuti in Campania come nel 2008, forse peggio. “A Terzigno si prepara una notte molto calda”, dice in serata il questore Santi Giuffré. La cava Sari è stata riaperta, ri- prendono gli sversamenti. La tensione è alle stelle, soprattut- to dopo il ritrovamento di tre

bombe a mano “perfettamente funzionanti” in prossimità della discarica.

E LA POLITICA si dilania, an- che quando annuncia soluzioni per impedire che Napoli e la Campania sprofondino nel disa- stro ambientale. Mentre il mini- stro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, alla fine di una lun- ga riunione del Consiglio dei mi- nistri, chiedeva solidarietà alle altre regioni, “troviamo un ac- cordo per smaltire i rifiuti della Campania, un mese almeno, il tempo necessario per uscire dal- l’emergenza”, arrivava in tempo reale il no secco della Lega. “La proposta è irricevibile”, firmato

GRU di Brescia Espulsi due egiziani

“M immo è stato deportato”: sul sito dell’associazio- ne “Diritti per tutti” non si usano mezzi termini.

Ieri dall’aeroporto di Malpensa sono partiti due degli immigrati che avevano sostenuto la protesta sulla gru di Brescia. Reimpatriati, destinazione Egitto. Lo aveva an- nunciato ad un quotidiano egiziano il vice ministro degli Esteri del Cairo, secondo cui i due sarebbero stati riconosciuti come i capi della protesta culminata il 30 ottobre con la decisione di sei lavoratori immigrati di salire su una gru contro il mancato rilascio del per- messo di soggiorno e per chiedere di accedere alla sanatoria. Ieri a Malpensa un presidio del comitato

immigrati Milano sotto gli uffici della Egypt Air. Tutto si

è svolto senza incidenti.

Roberto Castelli. C’è aria di elezioni e ognuno pensa ai propri collegi elettorali. “Dopo due anni in cui abbiamo speso centinaia di milioni (circa 600 milioni solo per bruciare i ri- fiuti in Germania) e aperto disca- riche e termovalorizzatori ri- schiamo di precipitare di nuovo nel passato. Sappiamo qual è il vero retropensiero della società napoletana: noi produciamo ri- fiuti, ma altri se li devono accol- lare”. Castelli è senza freni, attac- ca il Pdl che in Campania gover- na la Regione e quattro province su cinque, parla di incapacità de- gli amministratori locali “passati e presenti” e non dimentica nep- pure l’odio della Lega per un “na- poletano” eccellente, lo scritto- re Roberto Saviano.

“I RIFIUTI puzzano? Non c'è problema, li mandiamo a quei somari del nord. Che ormai non sono soltanto somari ma anche, secondo il verbo del napoleta- nus maximus, pure mafiosi”. L’ordine del partito del Nord tra- smesso da Castelli è netto e chia- ro e riguarda anche i due presi- denti di Regione del Veneto, Zaia, e del Piemonte, Cota: nep- pure un sacchetto di monnezza made in Napoli deve varcare il Gargliano. Sull’emergenza rifiu- ti a Napoli si sta giocando una brutta partita politica. La crisi del 2008, con le tonnel- late di rifiuti per strada, i roghi e gli scontri, sommerse Bassolino e il centrosinistra, quella di oggi serve a regolare conti nella mag-

La calda notte di Terzigno Tornano i Tir e anche le bombe

di Vincenzo Iurillo

S ull’eterna emergenza rifiuti torna l’incubo degli scontri

di piazza. La miccia si è accesa

con l’avviso di garanzia al sin-

daco di Terzigno Mimì Auric- chio. La Procura di Nola lo in- daga per interruzione di pub- blico servizio per aver chiuso

la discarica Sari. I magistrati

contestano le conclusioni del- l’ordinanza che mettono in re-

lazione la discarica con l’inqui- namento delle falde acquifere. Sventolano recentissime anali-

si di Arpac e Asl in contrasto

con le valutazioni dei consu- lenti del Comune. Sta quindi per essere riaperto lo sversa- toio in uso ai 18 comuni del ve- suviano. E il questore Santi Giuffré ieri diceva di aspettarsi una “notte calda”.

La serata, intanto, è iniziata con il ritrovamento di tre bom- be a mano nei pressi della Sari, nascoste in una busta di plasti-

ca ai margini di una strada e non lontane da un punto di in- controdei comitati antidiscari- ca. “Sono state fatte brillare – dice il questore – avevano una grande potenzialità di attacco

nei nostri confronti. L’avviso di garanzia al sindaco forse vuole sottolineare che quell’ordi- nanza non era opportuna. E penso che a questo punto sia veramente pretestuoso conti-

nuare a dire no alla discarica”.

E AURICCHIO è pronto al dietrofront: “A me sta a cuore la salute dei cittadini, se la Procu- ra dice che non ci sono rischi, non ho motivo di mantenere in vigore il provvedimento”. E se a

Terzigno stanno per tornare ca- mionette e poliziotti in tenuta antisommossa per scortare il ri- tornodegli autocompattatori, a Napoli si rischia di rimanere stritolati nella monnezza. Im- pressionanti i cumuli di sac- chetti neri abbandonati sui marciapiedi, ben 2800 tonnel- late nel solo capoluogo. Muc- chi enormi nel centro storico, come non se ne vedevano dal gennaio 2008. Montagne di im- mondizia anche davanti Villa Rosebery, la residenza napole- tana del Capo dello Stato. E’ il caos. E l’affannosa corsa ai ri- medi potrebbe produrre toppe peggiori del buco. C’è il manager della società del settorerifiutichesottogaranzia di anonimato, regala la seguen- te riflessione: “Nel giorno in cui il governo Berlusconi de-

gioranza. Lo stesso Consiglio dei

ministri di ieri, che si è concluso con un decreto che affronta par- zialmente l’emergenza, è stato il teatro di uno scontro tra Lega e Pdl e tra governo e opposizione.

Il governo ha deciso di cancella-

re dall’elenco le discariche di An-

dretta (Avellino), Serre (Salerno)

e Cava Vitiello, lo sversatoio da 7

milioni di tonnellate di rifiuti a Terzigno, ha anche stanziato 150 milioni di euro alla Regione Cam- pania, ma la guerra è scoppiata sui due termovalorizzatori da co- struire a Napoli e a Salerno.

Il governo spinge perché le com-

petenze passino alle Province, il Pd è contrario, se ne occupino i Comuni. Per questo Pierluigi Bersani in mattinata ha fatto quello che il ministro Maroni ha giudicato “un atto irrituale”. A sorpresa ha salito le scale di Pa- lazzo Chigi dove era riunito il Consiglio dei ministri. Lì ha in-

contrato il responsabile del Vi-

Bersani è salito a Palazzo Chigi per dire no alle competenze alle Province Maroni: “Atto irrituale”

alle competenze alle Province Maroni: “Atto irrituale” creta che in Campania non c’è bisogno di discariche,

creta che in Campania non c’è bisogno di discariche, con qua- le credibilità il ministro Fitto convoca la conferenza Sta- to-Regioni per chiedere agli al- tri Governatori le loro discari- che per aiutare i napoletani?” Quindi non c’è da meravigliarsi se Puglia, Emilia e le regioni del Nord dicono no ai rifiuti cam- pani. Così si torna a giocare la carta dei viaggi della monnezza

minale. “Sono qui per dire no alla provincializzazione della raccol-

ta dei rifiuti, non è una soluzione

per l’emergenza, né per sottrar-

re il controllo della gestione del

ciclodeirifiutiallacriminalitàor-

ganizzata”. No alle Province, no

a Gigino Cesaro, presidente for- temente “in odore” e parlamen-

tare, esattamente come Edmon-

do Cirielli, deputato, presidente

della Provincia di Salerno e pre- sidente della commissione Dife-

sa della Camera. Proprio l’ince-

neritore di Salerno è il terreno di battaglia fra Pdl e Pd.

LA PROVINCIA di Cirielli lo

scorso 2 novembre ha pubblica-

to il bando di gara (un appalto a

base d’asta di 260 milioni per

300 mila tonnellate), il Comune

di De Luca ha replicato dura-

mente annunciando che l’area dove dovrà sorgere la struttura cambierà destinazione, da indu-

striale a commerciale. “Perché –

ha spiegato i sindaco-sceriffo di

Salerno – senza di noi non si fa niente. Qui rischiamo che altri portino rifiuti speciali”. Come è

finita? Che il presidente della Re- gione, Caldoro (Pdl), diventa commissario straordinario an- che per la realizzazione degli in- ceneritori. Quindi sembrerebbe che nessuno dei due contenden-

ti abbia vinto. No, perché nelle

pieghe del decreto c’è una frase, Caldoro è commissario, ma “fat- te salve le procedure già in esse- re”. Vale a dire che a Salerno si inizierà dall’appalto deciso dalla Provincia.

Immagine d’archivio dei precedenti scontri di Terzigno tra i cittadini e le forze dell’ordine (F OTO A NSA)

all’estero. Durante l’era Basso- lino partiva stipata nei treni in Germania.

STAVOLTA dovrebbe viaggia-

re in nave, verso la Spagna. Co-

me rivelato dal quotidiano Il Mat-

tino, si lavora a un accordo tra la Provincia di Napoli, la A2A (l’im- presachegestiscel’inceneritore

di Acerra) e un’impresa andalu-

sa. Obiettivo: conferire in Spa-

gna 20.000 tonnellate di frazio-

ne umida al mese al prezzo poco

modico di 140 euro a tonnellata,

comprensivo del trasporto. Co- sto totale mensile: 2 milioni e 800.000 euro. E così gli stir, libe- rati dall’umido che li ingolfa bloccandoli, dovrebbero torna-

re a tritovagliare a pieno regime.

Ma appare difficile chiudere l’in-

tesa entro poche settimane. Mentre bisogna fare presto.

La trattativa

dc

Amato: “Pesanti insistenze” per il 41 bis

di Giuseppe Lo Bianco

L e revoche dei decreti del 41 bis nelle carceri di

Secondigliano e Poggioreale? Vi furono “pressanti insistenze” del ministero dell'Interno. Le altre revoche di 140 decreti decise il 15 maggio ’93, all’indomani dell’attentato a Maurizio Costanzo? “Non ne ho ricordo”. La trattativa Stato-mafia? “Non ne ho mai sentito parlare”. Davanti ai pm di Palermo Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, l’ex direttore delle carceri Nicolò Amato pesca nella sua memoria per scandire le tappe di quella che i pm di Palermo e i colleghi di Firenze che indagarono sette anni fa considerano

l’oggetto del patto: il 41 bis. Amato è ritenuto un teste

importante, non solo per il ruolo istituzionale

ricoperto, ma per le nuove rivelazioni di Massimo Ciancimino, che ai

magistrati ha detto che l’ex direttore delle carceri, una volta tornato ad indossare la toga forense, venne segnalato come difensore al padre, din Vito, dal generale

Mario Mori. “All’epoca, (siamo a giugno del ‘93, ndr)

– ha detto Ciancimino jr –

mio padre era in carcere e il nome del legale da nominare

lo fece Mori a me e

all’avvocato Ghiron”.

S

ostituto al vertice del

Dap nel giugno del ‘93

Amato è stato sentito ieri mattina sul contenuto dell’interrogatorio reso da Mori al pm fiorentino della Dna Gabriele Chelazzi e sul documento con cui, a marzo del 1993, suggerì al ministro della Giustizia dell’epoca la revoca del carcere duro per i mafiosi. L’ex capo del Dap ha

ricordato ai magistrati che il suo documento fu preceduto da una riunione

del Comitato per l’Ordine e

la Sicurezza pubblica, al

Viminale, il 12 febbraio, in cui furono espresse, in particolare dall’allora capo della polizia Vincenzo Parisi, pesanti riserve sulla eccessiva durezza del 41 bis. Le sollecitazioni non avrebbero che confermato un convincimento dell’allora capo del Dap sul

carcere duro, da lui ritenuto uno strumento eccezionale

e necessariamente

temporaneo. Amato, dunque, ha sostenuto che nessun legame ci fu tra la

presunta trattativa tra Stato

e mafia, e il suo documento.

La

prossima settimana i pm

di

Palermo sentiranno l’ex

Guardasigilli Giovanni Conso che, a novembre del 1993, revocò il carcere

duro a 140 boss. L’11 novembre, davanti

all’Antimafia, l’ex ministro

ha

rivendicato l’autonomia

di

quella decisione

sostenendo di averla adottata “in solitudine” nell’intenzione di poter contribuire a far cessare la stagione delle stragi di

mafia inaugurata con l’eccidio di Capaci. E nel calendario di pm sono previsti altri interrogatori.

pagina 10

pagina 10 Venerdì 19 novembre 2010 ECONOMIA IL RISO SCOTTI ALL’ASSALTO DEI SOLDI PUBBLICI DELL’ENERGIA Solo

Venerdì 19 novembre 2010

ECONOMIA

pagina 10 Venerdì 19 novembre 2010 ECONOMIA IL RISO SCOTTI ALL’ASSALTO DEI SOLDI PUBBLICI DELL’ENERGIA Solo

IL RISO SCOTTI ALL’ASSALTO DEI SOLDI PUBBLICI DELL’ENERGIA

Solo gli arresti hanno bloccato una truffa decennale

di Vittorio Malagutti

Milano

P ossibile che un ente di Stato paghi per anni milioni e milioni di eu- ro a una grande azien-

da privata senza che questa ne abbia diritto? Peggio, che questi contributi pubblici siano ottenuti in cambio di un’attività potenzialmente dannosa per l’ambiente e la salute pubblica? E che, an- cora, l’ente in questione non si accorga di nulla prenden- do per buoni vecchi docu- menti senza verificare diret- tamente come stanno le co- se? Ebbene sì, nel mondo fa- tato dell’energia made in Ita- ly tutto questo è accaduto davvero. Lo sostiene la Pro- cura della Repubblica di Pa- via che due giorni fa ha chiu- so la prima parte di un’in- chiesta giudiziaria che ha portato all’arresto di sette persone tra cui 3 top mana- ger della Riso Scotti. Secon- do l’accusa, tra il 2005 e il

2009 il Gse, cioè il Gestore dei servizi elettrici, a con- trollo statale, ha indebita- mente versato almeno 21 milioni di euro nelle casse dell’azienda di Pavia famosa per le sue martellanti cam- pagne di spot con il tormen-

tone del “dottor Scotti”. I fi- nanziamenti pubblici sono stati erogati sulla base della legge cosiddetta Cip6 del

1992.

Quel tesoro

della lolla

FUNZIONA COSÌ: l’azien- da produce energia da fonti definite rinnovabili o assimila- te e lo Stato compra pagando un prezzo maggiorato. Ebbe- ne, dieci anni fa la Scotti ha co- struito un inceneritore per produrre elettricità brucian- do lo scarto di lavorazione del riso, cioè la lolla, che rientra nella categoria delle fonti assi- milate a quelle rinnovabili. La prima convenzione con il

Gse, che allora si chiamava Gr- tn, risale al 2002. Da allora, se- condo quanto risulta al Fatto quotidiano, il gruppo alimen- tare guidato da Angelo Dario Scotti ha ricevuto oltre 60 mi- lioni di euro come finanzia- mento pubblico Cip6. Secon- do le accuse dei magistrati, pe- rò, almeno un terzo di quei soldi sono stati incassati dall’a- zienda senza averne diritto.

Motivo? Semplice,con l’andar

del tempo la lolla, cioè il rifiu- to biologico e autorizzato, è stato sostituito da spazzatura ben diversa, che in alcuni casi conteneva sostanze tossiche

in misura ben superiore ai li-

miti fissati dalle autorizzazioni

rilasciate alla Scotti dalla pro- vincia di Pavia e dalla regione Lombardia.

A un certo punto, secondo i

calcoli dei tecnici del Corpo Forestale, l’inceneritore ha fi- nito per essere alimentato da una miscela composta per il 70 per cento da plastiche, un altro 20 per cento di legnami e solo per il 10 per cento da lol-

PUBBLICITÀ

L’AMNESIA DEI GIORNALI SUL DOTTOR SCOTTI

D ottor Scotti? E chi lo conosce? Un’ inchiesta della

magistratura sul traffico di rifiuti colpisce l’immagine di una delle più note aziende alimentari italiane, un marchio conosciuto

da milioni di telespettatori se non

altro per le martellanti campagne

di spot, e la grande stampa

nazionale come ti cucina la notizia? I giornali più diffusi del Paese scoprono all’unisono che lo spazio è poco, la giornata è densa

di notizie importanti e quindi ai

guai della Riso Scotti si può

pagina 27, mentre La Stampa dedica alla vicenda una ventina di righe in basso a pagina 21. Insomma, nessun clamore: una storia minima con spazi minimi. Eppure non si contano gli articoli che hanno raccontato la crescita a gran velocità del’azienda pavese. L’ultimo della serie, del 5 luglio scorso, pubblicato da Repubblica con un titolo che è tutto un programma: “Scotti dai chicchi ai bit: il riso punta al Web”. Niente rifiuti, quindi. Anche se, bilanci alla mano, è proprio la monnezza, bruciata nell’inceneritore e

trasformata in energia, a garantire buona parte dei profitti del gruppo Scotti. Ma, si sa, qualche volta i rifiuti non fanno notizia. Soprattutto quando sono associati

dedicare al massimo un articoletto

a

un’inchiesta giudiziaria che alza

di

poche righe. Ed ecco, allora,

il

velo su traffici che mettono a

che il Corriere della Sera confina

la vicenda in 12 righe a pagine 25

(pezzo più ampio solo nelle pagine locali) e la Repubblica spiega tutto in 14 righe a pagine 21, Il Sole 24 Ore invece parla di Scotti solo nelle notizie brevi di

rischio la salute pubblica. Quando poi l’azienda coinvolta investe ogni anno molti milioni in pubblicità, allora è proprio il caso di non sprecare spazio. Giù il sipario, il dottor Scotti esce di scena.

spazio. Giù il sipario, il dottor Scotti esce di scena. Lo storico testimonial del riso Gerry

Lo storico testimonial del riso Gerry Scotti forse questa volta non basterà a salvare l’immagine (F OTO A NSA)

la. Insomma, addio fonti rin- novabili (e assimilate). Quindi

lo Stato non avrebbe dovuto

pagare, dicono adesso i magi- strati. Anche perchè (rifiuti a parte) l’azienda pavese non avrebbe rispettato una serie di vincoli tecnici a suo tempo

prescritti dal gestore della re- te. Da qui l’accusa di truffa allo Stato formulata nei confronti

di tre manager arrestati mer-

coledì, tra cui il presidente della Scotti energia, Giorgio Radice. Così, se verranno confermate le accuse, l’azienda pavese po- trebbe essere costretta a resti-

tuire gli incentivi pubblici in- cassati indebitamente. Tutto questo grazie all’intervento della magistratura. E che cosa

ha fatto nel frattempo il Gse,

ovvero l’ente chiamato a vigi-

Gli ispettori del Gestore elettrico avevano bocciato gli impianti ma furono ignorati

lare, tra l’altro, sul rispetto di regole e autorizzazioni da par-

ratori respingono le conclu- sioni degli ispettori del Gse.

te

delle aziende che ricevono i

Niente da fare. “Si dichiara

soldi del Cip6? Risposta: il Gse

conclusa l’attività di verifica e

in

pratica non si è mosso fino

sopralluogo con esito negati-

al

14 maggio del 2009, quindi

vo”, si legge nelle carte ufficia-

quasi sette anni dopo la prima

per quella che viene definita

li.

Fermi tutti, allora. L’ente

convenzione siglata con la so-

pubblico blocca l’incenerito-

cietà di Pavia. Quel giorno una

re

e chiede all’azienda la resti-

squadra di tecnici ha bussato alla porta della Scotti energia

una “verifica ispettiva”.

tuzione del maltolto, cioè quei 21 milioni di incentivi in- debitamente incassati. E inve- ce no. Passano sette mesi e il

verifica ispettiva viene ribalta-

 

La denuncia (inutile) degli ispettori

Gse fa marcia indietro. Con una comunicazione datata 10 dicembre 2009 l’esito della

 

to.

Da negativo diventa positi-

GLI INVIATI del Gse non

vo.

Non è dato sapere per qua-

possono fare a meno di rileva-

re che l’inceneritore viene ali-

mentato con una miscela di ri- fiuti diversa dalla semplice lol- la. Non solo. Anche le caratte- ristiche dell’impianto, come emerge dalla verifica tecnica, non corrispondono a quelle fissate al momento della pri- ma convenzione del 2002, poi modificata, ma solo in piccola parte, nel 2004. L’impianto differisce “in maniera sostan- ziale”, recita testualmente il rapporto ispettivo. Riassu- mendo: i rifiuti sono fuori nor- ma. E anche l’inceneritore. I dirigenti della Scotti ovvia- mente protestano. Nel corso

di numerosi incontri il presi-

dente Radice e i suoi collabo-

le motivo i controllori abbia-

no cambiato idea tra maggio e dicembre. Sta di fatto che i contributi pubblici vengono confermati. Adesso però i magistrati sono

convinti che quei soldi sono il frutta di una gigantesca truffa

ai danni dello Stato. Sarà il pro-

cesso a stabilire se la procura ha ragione. Nel frattempo pe-

rò la Scotti energia è riuscita a

portare a termine l’ennesimo

trionfale bilancio della sua sto- ria. Il 2009 si è chiuso con 2,3 milioni di utili su 12,7 milioni

di ricavi. Quasi 20 euro di pro-

fitti ogni 100 di incassi. Un ri- sultato eccezionale. Grazie al-

la monnezza. E ai soldi di Sta-

to.

L’agricoltura chiede aiuto, dal governo solo spiccioli

DAL MINISTRO GALAN GRANDI PROMESSE E POCHI SOLDI AL CONVEGNO DEL FAI A BOLOGNA

di Chiara Paolin

nerentola dell’economia italiana in re- gina d’incassi. “Sos agricoltura” era il titolo del congresso organizzato ieri a Bologna da Fai, Wwf e Associazione agricoltura biodinamica proprio per spiegare che paesaggio, arte e cultura sono l'unico patrimonio capace di reggere - potenzialmente - le sfide del mercato globale. Tutto ciò nonostan-

te dati difficili. Nel giro di pochi anni le aziende agricole italiane si sono ridot- te del 27 per cento facendo passare il loro Pil dal 2,5 all'1,6 per cen- to, mentre la redditività del la- voro agricolo è calata del 26 per cento. Ma c’è dell’altro. Spiega Mauro Agnoletti, esperto di paesaggio rurale:

"La gente è convinta che il pro- blema sia l'urbanizzazione che mangia il verde. In parte è vero, ma il dramma vero è l'ab- bandono massiccio delle cam- pagne, specie in area collinare

Bologna

F are agricoltura oggi è una missione quasi impossibile. E anche la vicen-

da del riso Scotti lo dimostra: senza po- litiche adeguate, senza aiuti (e con- trolli) sistematici, il ricorso ad altri mezzi, leciti o meno, diventa una ten- tazione spesso irresistibile. Lo sanno bene quelli che se ne occupano tutti giorni cercando di trasformare la ce-

Nel giro di pochi anni il numero di aziende

agricole è crollato del 27 per cento, il peso sul Pil

dal 2,5 all’1,6 per cento

e montana. Lasciando che pascoli e

colture si trasformino in bosco non si

ottiene un bell'effetto naturale. Al contrario. L’abbandono del territorio genera instabilità idrogeologica, frane

e

un chiaro peggioramento estetico".

E

quindi? Servono soldi, investimenti.

Giulia Maria Crespi, presidente ono- raria del Fai, s’infervora: “Com’è pos- sibile che questi politici non capisca- no l’importanza dele campagne italia- ne? Ormai tutti fanno tutto ovunque,

se non salvaguardiamo in pieno la no-

stra specificità chi verrà più a visitar- ci?”.

IN REALTÀ i politici, ieri, non sono mancati. In prima fila il ministro del- l’Agricoltura Giancarlo Galan. Dietro

di lui Fabio Granata, Fli. In piedi, ritar-

datario ma con sorriso angelico, Fran- cesco Rutelli. Tutti e tre diligentemen-

te riuniti mentre parlava (in inglese) il

serissimo professore svizzero Urs Nig-

gli dell’università di Kassel: diagram- mi, Co2, produzioni insufficienti a sfa- mare la popolazione mondiale in cre- scita esponenziale. Ma quando è toc- cato a Galan, si è tornati alle vecchie

questioni italiche: “Tra Cipe e Consi-

glio dei ministri oggi sono riuscito a fa- re per l’agricoltura quello che non era stato fatto in due anni” ha esordito. Pla- tea cauta, i dettagli raccontano più mo- destamente di nuovi aiuti statali: 117 milioni per il settore irriguo e della bo-

nifica nel Sud, più altri 100 milioni sud- divisi tra gli aiuti ai produttori di zuc- chero (64), la filiera ovicaprina (4), alla pesca (15) e al biologico (7), il resto a nuovi sistemi di controllo del compar- to. Inoltre, la rimodulazione del finan- ziamento alle imprese agricole tramite

la Cassa Depositi e Prestiti. “Ma non so- no aiuti di Stato – ammonisce Galan – è finita l’epoca del ministero bancomat,

d’ora in poi solo piani davvero strate- gici. E comunque due milioni di azien-

de agricole sono troppe, bisogna con- centrare e consorziare. Mica possiamo produrre tutti lardo di Colonnata”. An- che Granata fa la sua lode regionalista:

“Finalmente in Sicilia abbiamo vino di alta qualità, e i 37 vitigni locali sono tor- nati a essere una risorsa. Questa è cul- tura che si mangia, caro Tremonti”.

E CHE SI FINANZIA col soldo pub- blico, perché il discorso torna inesora- bile al Consiglio dei ministri e tutti vo- gliono sapere l’ultima puntata sulle quo- te latte. Galan dondola la testa, poi sbot- ta: “Sentite. Mi sono trovato lì Calderoli, Bossi, il figlio di Bossi e Tremonti. Mi fan- no: ‘Ma siamo sicuri che in Europa non hanno sbagliato neanche una sanzione? Non puoi tornar lì e chiedere se fanno uno strappo?’. Non so più che dire. Per 116 allevatori che non vogliono pagar la multa dobbiamo beccarci una sanzione milionaria. Una follia, ma abbiamo ri- mandato il discorso di una settimana”.

Venerdì 19 novembre 2010

pagina 11

Venerdì 19 novembre 2010 pagina 11 La prima pagina de “Il Mattino” di Napoli di martedì
Venerdì 19 novembre 2010 pagina 11 La prima pagina de “Il Mattino” di Napoli di martedì
Venerdì 19 novembre 2010 pagina 11 La prima pagina de “Il Mattino” di Napoli di martedì
Venerdì 19 novembre 2010 pagina 11 La prima pagina de “Il Mattino” di Napoli di martedì
Venerdì 19 novembre 2010 pagina 11 La prima pagina de “Il Mattino” di Napoli di martedì
Venerdì 19 novembre 2010 pagina 11 La prima pagina de “Il Mattino” di Napoli di martedì

La prima pagina de “Il Mattino” di Napoli di martedì 25 novembre 1980 Sotto, il presidente della Repubblica, Sandro Pertini sui luoghi della catastrofe

a cura di Giampiero Calapà e Enrico Fierro

catastrofe a cura di Giampiero Calapà e Enrico Fierro 23 novembre 1980 19,32: scossa devastante Poi
catastrofe a cura di Giampiero Calapà e Enrico Fierro 23 novembre 1980 19,32: scossa devastante Poi

23 novembre 1980 19,32: scossa devastante Poi il grande affare della ricostruzione

scossa devastante Poi il grande affare della ricostruzione di Antonio Padellaro D omenica 23 novembre 1980.

di Antonio Padellaro

D

omenica 23 novembre 1980. Redazione romana del Corriere della Sera in piazza Montecito- rio. Un pomeriggio pigro con noi redattori di turno a sbircia- re dalle finestre lo shopping fe- stivo di via del Corso. L’istante sarà fissato alle 19 e 32. Il capo- redattore Roberto Martinelli, straordinario cronista giudizia- rio, fissa nella sua stanza il lam- padario di pessimo gusto che ha preso a dondolare come un pendolo fuori controllo. “Il ter- remoto”, grida e prima ancora che le agenzie comincino a bat- tere la notizia mi spinge fisica- mente fuori dalla porta: “Che cazzo stai a fare trovati una mac- china e parti”. Per dove lo saprò qualche minuto dopo quando con gli occhi fissi sulla telescri- vente dell’Ansa appare il primo flash sulla “forte scossa di ter- remoto con epicentro al confi- ne tra Campania e Basilicata”. Dubito che per il Corriere man- darmi in avanscoperta nelle zo- ne della catastrofe irpina sia sta- ta la scelta giusta potendo con- tare su un esercito di grandi in- viati (che infatti dal giorno do- po sarebbero stati schierati sul campo, onusti di gloria, come la guardia di Napoleone ad Au- sterlitz). Ma so perfettamente che è toccato a me perché il ca- so ha voluto che quella dome- nica fossi lì ad annoiarmi in re- dazione e perché sono saltato subito sulla “mia” di macchina divorato da una fame che ti prende alla gola (quel misto di ambizione, presunzione, vani- tà, incoscienza, libidine chia- mata giornalismo) senza nep- pure uno spazzolino. Inseguito dai latrati di un capo come non ne ho mai più conosciuti.

CON A BORDO altri tre col- leghi, felici e disperati, arrivia- mo ad Avellino che è notte. La prefettura è un accampamento. I cellulari sono di là da venire e impossessarsi di un telefono di bachelite, anche a costo di fare a botte, è più importante di ciò che detti ai dimafonisti di Mila- no, straordinari correttori di pe- riodi strampalati. Ripartiamo al- l’alba e riusciamo a inerpicarci fino a Senerchia, uno dei tanti presepi che sul crinale dell’Ap- pennino giacciono accartoccia- ti come sotto l’urto di una tem- pesta atomica. Soccorsi zero. Solo un silenzio tombale rotto dalle grida dei sepolti vivi e dai lamenti di chi piange i morti. Poi, dappertutto, quell’odore dolciastro. Un frastuono di pale e di vento: a valle, sul campo

sportivo sta per atterrare l’eli- cottero di Sandro Pertini. Il va-

sto e solenne seguito presiden-

ziale sale per il corso del paese. Chi è ancora vivo sta aspettando medici, infermieri e vigili del fuoco per tirare fuori la gente da sotto le macerie. Vede invece sfilare scorte e alamari. Volano

insulti. Un sasso sfiora la testa di

un dignitario. Il Presidente che

è lì per portare una parola di conforto, per testimoniare la presenza dello Stato vede che le cose si mettono male. Il corteo fa dietrofront e quasi di corsa raggiunge l’elicottero che si alza in volo verso le più sicure retro- vie. Queste le mie prime ore del terremoto dell’Irpinia. Un rac- conto che proseguirà per setti- mane tra le rovine, per poi tra- sferirsi a Roma dove per anni

“Trovati un’auto e parti”, così il mio capo mi spinse fuori dopo il primo lancio dell’Ansa Poi le macerie e i fischi a Pertini

non si placherà la polemica sul- l’uso truffaldino e spesso dis- sennato delle enormi risorse stanziate per la ricostruzione.

LA TRAGICA giornata di Se- nerchia ebbe tuttavia un’appen- dice sgradevole. L’indomani, in- fatti, le cronache di noi inviati sul posto registrarono fedel- mente l’accaduto. “Fischiato

Pertini”, titolò il Corriere della Se- ra senza girarci intorno. La sera stessa, discorso a reti unificate

del capo dello Stato che si rivol-

ge a un paese sconvolto dal nu-

mero enorme di morti e feriti e dalla mostruosa inefficienza della macchina dei soccorsi. Pertini agita la pipa furibondo:

“Hanno scritto, nevvero, che le bravi genti irpine mi hanno fi- schiato. È falso perché mi hanno

invece accolto con tanti applau- si e tutto il loro calore”. L’appel- lo televisivo ebbe ascolti altissi-

mi e della contestazione al Pre-

sidente Buono nessuno osò più parlare. Anche sul Corriere non se ne fece più cenno. Potrà sembrare ingeneroso e forse anche assurdo che con la classe politica che ci ritroviamo

io abbia tirato fuori dal cassetto

un ricordo così poco encomia-

stico di un Presidente di cui gli Italiani sentono acuta e incol- mabile la nostalgia. Alla luce so- prattutto di certe indecenti pas- serelle tra le macerie de L’Aqui- la. Pertini merita certamente di riposare nel Pantheon degli eroi per le sue vastissime beneme- renze. Coraggioso. Onesto. Au- torevole, Simpatico, Popolaris- simo. Ma Buono Pertini proprio non lo è stato. Soprattutto con i giornalisti irriverenti.

TREMILA MORTI Irpinia, cronaca di un disastro italiano

non lo è stato. Soprattutto con i giornalisti irriverenti. TREMILA MORTI Irpinia, cronaca di un disastro

pagina 12

pagina 12 Venerdì 19 novembre 2010 SPECIALE IRPINIA SPECIALE IRPINIA Domenica sera sulle note di Casadei
pagina 12 Venerdì 19 novembre 2010 SPECIALE IRPINIA SPECIALE IRPINIA Domenica sera sulle note di Casadei

Venerdì 19 novembre 2010

SPECIALE IRPINIA

SPECIALE IRPINIA

Venerdì 19 novembre 2010 SPECIALE IRPINIA SPECIALE IRPINIA Domenica sera sulle note di Casadei Sono le

Domenica sera sulle note di Casadei

Sono le 19,32 del 23 novembre 1980, Avellino ascolta alla radio i “lisci” romagnoli: un boato sovrasta la musica di Raul Casadei. Nella foto, il recupero di una vittima tra le macerie. Gli edifici crollati alla fine saranno 600 mila, un intero pezzo d’Italia crollato su se stesso inghiotte le vite dei suoi abitanti. Dal Nord partono i volontari, gli “angeli” dei soccorsi

Dal Nord partono i volontari, gli “angeli” dei soccorsi Le tendopoli per chi ha perso tutto

Le tendopoli per chi ha perso tutto

Nel maggio del 1981 viene approvata la legge 219: prima grande truffa ai danni dei terremotati. I Comuni da ricostruire sono fissati a 360, ma tutti, sindaci, deputati di collegio, vogliono il “loro terremoto”. Così l’area del danno si estende presto a 600 Comuni terremotati, anche paesi in riva al mare che le macerie le hanno viste solo in tv

in riva al mare che le macerie le hanno viste solo in tv Un crimine di

Un crimine

di Stato

Nella foto, alcune persone osservano un edificio completamente distrutto, mentre un prete prega in una strada. Oggi, trent’anni dopo, nessuno si occupa più di un dolore che, spenti i fari dello scandalo, permane come sofferenza silenziosa. Mentre i giovani vanno via, scappano dal “vuoto” per andare nel “vuoto” che c’è altrove: la nuova emigrazione d’Italia

che c’è altrove: la nuova emigrazione d’Italia UN BOATO, 90 SECONDI DI TERRORE E 30 ANNI

UN BOATO, 90 SECONDI DI TERRORE E 30 ANNI DI SCANDALO

Dalle macerie del terremoto a quelle di una ricostruzione infinita

Gli uomini del soccorso trasportano una bara tra le strade d’Irpinia. Una delle 2.914 vittime
Gli uomini del soccorso
trasportano una bara
tra le strade d’Irpinia.
Una delle 2.914 vittime
del 23 novembre
di trent’anni fa (FOTO OLYCOM)

prefabbricati pesanti scendono in campo grandi imprese del Nord, come quella dei fratelli Volani, il faccendiere Francesco Pazienza e il boss Raffaele Cutolo. Qualcuno parla di tangenti destinate alla Dc e al senatore Nicola Mancino che reagisce sdegnato con una lettera alla procura di Avellino. Dopoanni

l’inchiesta finisceinuna bolla di sa- pone, come tutte le indagini sul

dopo terremoto. Nel 2002 si chiu- de l’ultimo grande processo, si pa- la di 32 miliardi (lire) di tangenti,

sottoaccusasonopotentidellapo-

litica come Paolo Cirino Pomici- no, Giulio Di Donato, costruttori e faccendieri. La prescrizione salva tutti. In nome del popolo italiano

nonc’ègiustiziaperitremilamorti del terremoto. Perché in Campa- nia in quegli anni c’è uno scandalo

nello scandalo, quello dei magi- strati-collaudatori: procuratori, presidenti di tribunali e corti d’ap- pello che incassano fino a 100 mi-

lioni di lire a collaudo. Gli stessi ri- sultati della Commissione d’in- chiesta presieduta da Oscar Luigi

Scalfaro(“unosgarboallaDc”,Ma-

stella), sono presto dimenticati.

Il sistema Pomicino-De Mita

IN PARLAMENTO la Democra- zia cristiana si astenne non condivi- dendole “valutazioni”della relazione finale.“Fuiodiatoperquellainchiesta e gli odi tuttora resistono”, confessò anni dopo Scalfaro. Odiato da Pomi- cino,delqualeerastatomessoanudo il sistema di relazioni con il gotha dei

costruttori napoletani, e da Ciriaco De Mita, per la parte che riguardava l’indagine sulla “Banca Popolare del-

l’Irpinia”. La Banca della Dc. “Tutti i parlamentaridellazonaappartenenti all’Olimponazionaledelpartitosono azionisti di questa banca”, denunciò in Commissione il parlamentare co- munista Michele D’Ambrosio, scom-

parsorecentemente,l’unicoveroop-

positore del “demitismo”. Come è fi- nita? Le grandi imprese del Nord han- no ripreso il loro posto pronte ad altri

affari e lavori (la ricostruzione de L’A- quila, il G8), i politici sono sempre lì. Ciriaco De Mita è padrone dell’Udc in Campania, suo nipote Giuseppe è vi- cepresidente della Giunta regionale; Clemente Mastella è pronto a diven- tare sindaco di Napoli, Cirino Pomi-

cinodettaancoralineeestrategiepo-

litiche.

QUEL SISMA, LA FORTUNA DI UNA CLASSE POLITICA

Sintesi perfetta del modello clientelare Dc

di Franco Arminio*

cento persone in un paese di ot-

ospedali costruiti non per dare

prendersi quasi un terzo dei sol-

tomila abitanti, queste persone

servizi alla gente, ma per forag-

di

che lo Stato stanziava per da-

lasciavano un vuoto minore ri-

giare la macchina del consenso.

re

la casa ai cittadini. Si è trattato

spetto a quello che io oggi de-

Una macchina che nella sua cie-

di

una truffa legalizzata a cui

finisco un esodo: l’esodo di cen-

ca

volontà di perpetrarsi non ha

hanno partecipato migliaia di

to persone dallo stesso paese ri-

colto e non coglie i mutamenti

persone.

dotto ormai a quattromila abi-

di

questa provincia. Mutamenti

Fa

pena vedere tanti anziani in

tanti. Una volta si andava via da paesi poveri, pieni di miseria, ma si andava via da una comunità in

che l’hanno trasformata in un piccolo inferno antropologico, dove le miserie dell’occidente s’incrociano con le miserie del-

case di quarantacinque metri di- stribuiti su tre piani, dove è un problema anche far scendere la bara. Spesso si tratta di donne

cui si sognava di tornare. Ades- so si va via dal vuoto per andare

l’Italietta del Cavaliere e con la mai risolta questione meridio-

coi figli emigrati e il marito al ci- mitero. Nessuno si occupa più

a stare definitivamente nel vuo-

nale.

di

questo dolore ora che sono

to che c’è altrove. La ricostru-

spenti i fari dello scandalo. C’è

zione post-terremoto vista da

OGGI VIVERE in Irpinia è

una sofferenza silenziosa, quo-

Nord è stata il lievito per un raz-

un’esperienza molto dolorosa.

tidiana, che il sistema mediatico

zismo mai veramente sopito. Vi-

Si

vive in paesi sparpagliati nel

non vuole e non sa attraversare.

sta da Sud, è stato il pretesto per

paesaggio, piccole città col bu-

Fa

notizia il mostro di Avetrana,

accelerare la rottamazione della

co al centro. Il progetto demo-

ma non l’anziano depresso nato

civiltà contadina. E adesso, do-

cristiano era tutto concepito

in

una strada con dieci case e

po aver esportato persone e im-

non sulla ricostruzione dei pae-

cento persone e che adesso si

portato mattoni, l’Irpinia è una

si,

ma sull’accontentare i singoli

ritrova a vivere in un luogo in

terra senza speranza, ancora av- vinta, ma allo stesso tempo sof-

cittadini. Bisogna riconoscere che proprio per questo atteg-

cui ci sono cento case e dieci persone. Ci vorrebbero politi-

focata da una classe politica che non riesce a immaginare il futu- ro. Una sorta di terra di nessu-

giamento le classi dirigenti di al- lora hanno goduto di un diffuso consenso. Tutti a dare la caccia

che d’avanguardia per riportare nuovi residenti nei paesi e inve- ce abbiamo una vecchia classe

no, nella quale diventa normale

al

contributo. Adesso quella sta-

dirigente, fatta di cadaveri che

*scrittore

concepire l’installazione di una mega-discarica o chiudere

gione è finita, la stagione che ha consentito ai progettisti di

non si lasciano inumare.

Tutti a dare

la

al contributo

per continuare

a godere

di un diffuso

consenso

caccia

Ventimila alloggi sorti nella cintura metropolitana, veri ghetti e degrado

sorti nella cintura metropolitana, veri ghetti e degrado TANGENTI 32 MILIARDI DI LIRE SECONDO L’ULTIMO PROCESSO

TANGENTI

32 MILIARDI DI LIRE SECONDO L’ULTIMO PROCESSO

UN SOLO CONDANNATO

ANTONIO FANTINI

EX GOVERNATORE (DC, OGGI UDEUR)

VITTIME

2.914 MORTI 9 MILA FERITI E 300 MILA SFOLLATI

DANNI

600 MILA EDIFICI DISTRUTTI

SPESA RISCOSTRUZIONE

PIÙ DI 32 MILIARDI DI EURO PER LA CORTE DEI CONTI (DATO 2008)

STRADE MILIARDARIE

A NAPOLI UN CHILOMETRO AL COSTO DI 35 MILIARDI DI LIRE

A NAPOLI UN CHILOMETRO AL COSTO DI 35 MILIARDI DI LIRE Avellino M i dà un

Avellino

M i dà un certo fastidio il ronzio assolutorio in- torno al trentennale del terremoto. Per rendere

giustizia a quel che accadde nel 1980 andrebbe innanzitutto ri- cordato che fu un crimine di Stato. In questi giorni assistere- mo a una serie di commemora- zioni in cui più che parlare di quei morti si dirà che le case ri- costruite non sono poi tanto brutte e che l’esperimento del- le industrie in montagna co- munque ha garantito molti po- sti di lavoro (senza ricordare che ogni posto è costato un mi- liardo e duecento milioni delle vecchie lire). La classe dirigen- te di allora usò il terremoto per continuare a fare la sola cosa che aveva sempre fatto: distri- buire denaro pubblico per as-

sicurarsi consenso elettorale, facendo leva sul miraggio di una vita più dignitosa. Quel modello è andato in crisi per- ché la Lega ha fatto chiudere i rubinetti della spesa e perché non si poteva andare avanti a costruire case all’infinito.

di Enrico Fierro

dini, povera gente. Succede co- me nella Firenze dell’alluvione, 1966, l’Italia dalle mille parlate si ritrovaunita.Esaràl’ultimavolta.

I volontari scavano tra le mace-

rie, soccorrono i vivi e seppelli- scono i morti. Ma non piacciono alla politica. Il cratere è dominio

dei signori della Dc, in Irpinia Ci-

riaco De Mita, Giuseppe Garga- ni, Salverino De Vito e Nicola

Mancino, nelle terre della Basili- cata Emilio Colombo, a Napoli

Becchi Collidà), la “Repubblica del terremoto” (Fausto Ibba, l’U- nità) arriva a contare quasi sette milioni di abitanti-beneficiari. Se-

condo l’ultima rilevazione della Corte dei Conti, datata 2008, quel terremoto è costato già 32 miliardi, 363 milioni 593 mila 779 euro, una cifra enorme nella quale “non sono comprese le ul- teriori somme messe a disposi- zione dalle regioni e dalle ammi- nistrazioni locali”. Nellaricostru-

za di Nicola Mancino, le altre nel

collegio di Carmelo Conte, fede- lissimo di Craxi. Si costruiscono 200 chilometri di strade che arri- vano a costare fino a 20 miliardi a chilometro.

Avellino

È domenica, Radio Alfa di Avellino trasmette i “lisci” del romagnolo Casadei. So- no le sette di sera e a Bal-

vano le vecchie con lo scialle ne-

ro sono in chiesa per la benedi-

zione serale. Qualcuna porta per mano i nipotini. È il 23 novem- bre del 1980, trentadue minuti dopolesettedellasera, lamusica

Grande affare per il Nord

NELNAPOLETANOsi proget-

tano raccordi e viadotti: i 10 chi- lometri dell’Asse Mediano costa-

no 28 miliardi a chilometro (prez-

zi anni Novanta), 35 miliardi un

di

Radio Alfa viene sovrastata da

Antonio Gava. Quei giovani,

zione c’è tutto.

un

boato. Un rumore sordo e in-

qualcheprofessore,glioperaive-

Un piano da 15 mila miliardi di lire

terminabile che rimarrà miraco- losamente impresso sui i nastri dei registratori. Al primo “tuo- no”le vecchie nella chiesa di Bal- vano si guardano atterrite. Non faranno in tempo a sentire il se-

condo boato. Moriranno tutte.

23 novembre di trent’anni fa, ore 19,32, il terremoto che schiac- ciò città e paesi dell’Irpinia, del Salernitano e della Basilicata con scosse tra il settimo e il nono gra- do della Scala Mercalli. Tremila morti, 9 mila feriti, 300 mila sen- zatetto, 600 mila edifici accar- tocciati. ‘O terremoto, che cancel- lava case e metteva a nudo l’ine- sistenza dello Stato, le satrapie politiche che dominavano quel pezzo di Sud, la fragilità di pove-

re economie. Crollano le case

dei centri storici, si piega il “mo- derno” ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, si sbriciolano i pa- lazzi di cemento disarmato. I morti e i vivi resteranno sotto le macerie per giorni interi. “Morti

da emarginati, da antichi clande-

stini della storia”, dirà Domeni-

co

Rea.

Il Presidente tra le macerie

SANDRO PERTINI visita il cra- tere ed è sconvolto: “Non vi sono stati soccorsi immediati. Ancora dalle macerie si levano gemiti, grida di disperazione dei vivi”. Clemente Mastella, allora porta- voce della Dc, lo attacca: “Non faccia il capo dell’opposizione”. Ma il Presidente partigiano è amato dagli italiani che raccolgo- no la sua indignazione e in cen- tinaiapartonoversoquelSudmai impresso sulle cartoline sole e mare. Paesi di montagna, conta-

nutidallefabbrichedelNordpor- per 20 mila nuovi alloggi nelle pe-

tano scompiglio, nelle tendopoli parlano con la gente, smuovono coscienze e organizzano prote- ste. Gli inviati dei giornali nazio- nali descrivono con crudezza la realtà, le classi dirigenti locali so-

Quando

Mastella

attaccò

Pertini:

“Non faccia

il capo della opposizione”

no sotto accusa. “I paesi-presepe – scrive Leonardo Sciascia su Il Mattino – votano, sono collegi elettorali: da mantenere così co- me sono, reticoli clientelari tra i più sicuri”. E vede lontano, lo scrittore siciliano. Perché sep- pelliti i morti, data una baracca ai vivi, si pensa alla ricostruzione. Maggio ‘81: approvata la legge 219, subito scatta la prima gran- de truffa a danno dei terremotati.

I Comuni da ricostruire nelle pri-

me stime sono 360, ma tutti, sin- daci, deputati di collegio, voglio- no il “loro terremoto”. Ci sono soldi da spartire, provvidenze, occasioni, l’area del danno si al- larga finoadarrivare a 600Comu- ni terremotati. Piccoli centri e grandi città, Napoli e Salerno, paesi in riva al mare che le mace- rie le hanno viste in tv. Nasce “l’e- conomia della catastrofe” (Ada

riferiedell’areametropolitanana-

chilometro della Circumvallazio-

ne

giovanile è al 52,8% e i suicidi,

poletana, voluto soprattutto dal

ne

Lago Patria. Imbrogli? No, “sor-

secondo un rapporto della Cisl,

Pci chegovernalacittà, eil grande

prese geologiche”, si giustifiche-

sono in aumento, 15 solo nei pri-

business della industrializzazione

ranno i tecnici. Un grande affare,

mi

mesi del 2010. Uno ogni 18

delle zone colpite. La grande illu-

soprattutto per le grandi imprese

giorni.

sione coltivata dai ras della Demo-

di

costruzione del Nord: sui 144

Ha

arricchito tanti il dopo-terremo-

crazia cristiana. Si promettono ot-

consorzi che lavorano alla rico-

to,

“le imprese del Nord , i tecnici

tomila posti di lavoro per venti

struzione solo 75 hanno radici

che

hanno preso dal 25 al 35%, qual-

aree industriali (8 nell’Avellinese,

campane o lucane. L’industrializ-

cosa come 12 mila miliardi di lire. E

4 nel Salernitano; otto in Basilica-

zazione, con i suoi contributi che

al

secondo posto metto i politici:

ta). Non c’è programmazione, né

coprono fino al 100% dell’investi-

hanno preso mediamente il 10%, al-

selezionedegliinvestimenti,ogni

mento, è un business per grandi

tri

5 miliardi. Poi vengono i camor-

potente targato Dc e Psi vuole il

gruppi (Ferrero, Tanzi, Zuegg) e

risti”: RoccoCaporale, unsociologo

“suo” polo industriale. E così na- sce un’area a Nusco, collegio di De Mita, una a pochi chilometri, a

per speculatori e avventurieri (si sono costruite fabbriche di bar- che in montagna).

americano studiò a lungo i flussi fi- nanziari della ricostruzione. “Le famiglie camorriste – scrive

Morra De Sanctis, paese di Peppi-

Percapirecomeèfinitabastafarsi

nel

1993 la Commissione antima-

noGargani, un’altra tra Lacedonia

un

giro per le zone del cratere tra

fia–diventanodellevereeproprie

e Bisaccia, collegio di Salverino

IrpiniaeBasilicata:quelleareeora

holding di imprese produttive capa-

De Vito, senatore e poi ministro

sono vuote, dei posti di lavoro

ci

di controllare l’economia del-

per il Mezzogiorno, una a San Mango del Calore, area di influen-

promessi ne resistono poche mi- gliaia. In Irpinia la disoccupazio-

l’intera regione”. Quando ad Avel- lino si decide di costruire mille

Quando ad Avel- lino si decide di costruire mille di Vincenzo Iurillo D ice l’archistar Vezio

di Vincenzo Iurillo

D ice l’archistar Vezio De Lucia che per una breve stagione

degli anni ’90 provò a riformare l’urbanistica partenopea insie- me alla prima giunta di Antonio Bassolino: “Il degrado di certi quartieri non dipende dalle leggi che hanno ispirato la loro co- struzione, ma dall’incuria e dalla mancata manutenzione”. Sarà anche vero, ma l’affermazione non scioglie il nodo della que- stione: perché la legge 219 del 1981, il piano straordinario di fabbricazione di 20 mila alloggi

ADESSOdavanti agli occhi ab-

biamo una provincia desolata

che ha tutti i problemi delle pro-

vince meridionali e in più si por- ta addosso un indelebile senso

di colpa per aver sciupato

un’occasione irripetibile. Non

fa molta notizia nei dibattiti te- levisivi, ma il Sud è tornato più che mai terra di emigrazione.

C’è una differenza: se una volta

andavano via in un anno due-

aCosì furono costra uiti i nuovi bronx di Napoli

Napoli

del post-terremoto affidato ai commissari di governo – il sin- daco di Napoli Maurizio Valenzi e i presidenti della giunta regio- nale della Campania – ha pro- dotto in tutta la cintura napo- letana quartieri-ghetto, fabbri- cati fatiscenti, piccoli bronx?

LE RISPOSTE possono esse- re diverse e in concorso. A co- minciare dalla fretta di ricostrui- re con il solo scopo di dividersi una torta di finanziamenti sem- pre più ampia. Passando per l’in- competenza e la superficialità dei progettisti. E delle ammini- strazioni comunali per le quali il

compito della ricostruzione si esauriva con gli alloggi, dimen- ticando servizi pubblici, trasporti, infrastrutture, presidi delle forze dell’ordine. Risultato finale: quar- tieri che scoraggiano in partenza ogni tipo di investimento. Eppure nella famigerata Scampia, la più grande piazza di spaccio di dro- ga a cielo aperto d’Europa, le ca- se della 219 sono tra le migliori di quel quartiere: blocchi bassi di edifici di 3 o 4 piani costruiti con accuratezza. “Ma privi di spazi collettivi attrezzati” si legge nel rapporto-Nehom a firma di Gio- vanni Laino e Daniela De Leo. Che ricordano che coi fondi della

219 vennero realizzate alcune attrezzature “che in diversi casi non vengono ultimate ed asse- gnate in tempi utili, essendo la- sciate quindi al vandalismo tep- pistico di ladri di componenti per l’edilizia e alle bande giovanili”. A Ponticelli, periferia est di Napoli, che con Barra e San Giovanni a Teduccio, “Il Triangolo della Mor- te”, il quadro si complica. Questo quartiere è cresciuto di oltre 20 mila abitanti, per lo più stipati nelle case comunali gestite dalla Romeo Immobiliare. Ovvero “di- stese di cemento, palazzoni pre- fabbricati con pareti in carton- gesso, obbrobri dell’architettura

popolare”, affermano in uno stu- dio Nazario Malandrino e Giu- liano. Secondo i due professio- nisti la 219 ha configurato Pon- ticelli “come il classico quartiere dormitorio, un non-luogo dall’i- dentità”.

GLI ANNI del post-terremo- to, scrivono, “monumentalizzan- do la casa popolare, hanno pro- dotto i demo-mostri: le aberra- zioni della democrazia. Dove la sostituzione di una batteria di ga- binetti, o la riparazione di un so- laio che perde, valga merito e fiducia al capopopolo di turno, che è capace di intercettare i bi-

sogni più efficacemente dell’Isti- tuzione con tutto il portato an- tropologico del Sistema (camor- ristico, ndr) descritto da Saviano in Gomorra: un microcosmo chiu- so che si riproduce da sé, si ri- conosce da sé, si autorizza da sé”. Lo stesso microcosmo ricrea- tosi, in tinte altrettanto fosche, nel Quadrilatero delle Carceri di Torre Annunziata, uno dei cla- morosi insuccessi della 219 nel napoletano, tra edifici ancora pe- ricolanti e una ricostruzione sommaria e incompletata. In compenso, il quartiere è diven- tato la roccaforte del clan camor- ristico dei Gionta.

pagina 14

pagina 14 Venerdì 19 novembre 2010 SPECIALE IRPINIA POTENZA rifugiati sotto la porta di ingresso ed

Venerdì 19 novembre 2010

SPECIALE IRPINIA

POTENZA

rifugiati sotto la porta di ingresso ed è stata la nostra salvezza: dietro di noi il pavimento collassava, davanti a noi vedevamo le scale che andavano in frantumi e l’androne che si riempiva di macerie dei piani superiori. Ricordo che mia nonna ha pregato tutto il tempo affinché il Signore prendesse lei e risparmiasse la vita a me e mia sorella. Ricordo le prime notti passate in macchina nel parcheggio degli autobus. Poi qualche giorno in campagna e diversi mesi in montagna, in albergo. Tutto sommato

e diversi mesi in montagna, in albergo. Tutto sommato BALVANO adeguatamente! Tornò indietro. E per questo

BALVANO

adeguatamente! Tornò indietro. E per questo ebbe salva la vita. Rimase nella cornice della porta d’ingresso: esattamente dove lo trovarono i vigili del fuoco ore dopo. Di quella casa alle pendici del castello rimase in piedi solo la cornice di legno di quella porta. La porta e mio nonno. Nient’altro. Oggi ho 39 anni, sono una ex terremotata (si diceva così: ti chiamavano “terremotato”), lavoro per un servizio informazioni che “aiuta” gli abruzzesi a orientarsi nel dopo sisma. E li sento fratelli. Molte cose sono uguali: il dolore

 

per aver perso tutto e la solidarietà del resto d’Italia (a Balvano nessuno ha dimenticato i trentini). Quante volte sentendo parlare di ricostruzione a L’Aquila penso alla trentennale ricostruzione dell’Irpinia, agli sciacalli e agli altri “animali”.

Angela Bovino, Balvano

Ve n t ’anni per riavere la casa

Siamo vicini agli amici de L’Aquila

C aro Direttore, avevo 5 anni. Stavo cenando a

L a leggenda familiare narra che mia nonna

casa dei miei nonni con mia sorella e mia nonna. All’inizio mia sorella pensava che fossi io a muoverle la sedia e si

 

Angela corse giù per le scale con la sorella e la nipote incinta, mentre mio nonno Carmine cercava di starle dietro. Lui perse le pantofole. Mio nonno - la “guardia” come ancora lo chiama mia zia Lina - non poteva scappare non vestito

 
   

fortunata, perché dopo un anno ci hanno assegnato l’alloggio popolare nel quale i miei genitori vivono tuttora. Ci sono invece voluti 20 anni per

ilfattoquotidiano.it Da oggi sul sito web del Fatto Quotidiano saranno pubblicate le versioni integrali di queste e altre testimonianze dei lettori

lamentava. La casa dei miei nonni era al primo piano

di

un vecchio palazzo a una

ventina di metri dal duomo

ricostruire la casa dei miei

di

Potenza. Ci siamo

la mia famiglia è stata

nonni.

Rocco Brandi, Potenza

    FIGLI DEL SISMA    
    FIGLI DEL SISMA    
   

FIGLI DEL SISMA

   
 

A scuola tra amianto e cartone

 

di Carlo Tecce

 

va resistito al terremoto. Non l’aveva-

 

Castelfranci (Avellino)

no buttata giù per i contributi. Nem- meno un’eventuale frode allo Stato aveva calmato gli eredi. La ricostruzio- ne già durava da anni, e mai per noi si sarebbe arrestata (o mai avrebbero arrestato chi la ostacolava). Le case popolari venivano su con lentezza, la gente era abituata a dormire nell’a- mianto, ignara di condividere il sonno con il carnefice. Per qualche metro in più di terrazzo e una lira in meno di canone, si attendeva volentieri due, tre, quattro anni. La casa, popolare o fuori sito che fosse, doveva avere il ga- rage: lì andava l’automobile, il simbolo degli ex poveracci, che nell’Ottanta avrebbero firmato cambiali per laluce elettrica pubblica, e adesso si conten- dono il barbecue più figo.

A sinistra, le macerie d’Irpinia. A destra, amici-nemici: Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco all’alba dell’Ulivo, 1996 (F OTO A NSA)

“Non abbiamo fallito del tutto l’Irpinia è migliorata”

GERARDO BIANCO: LUCI E OMBRE DELLA DC

 

M i dicevano che c’era la luna rossa, stormi di rondini im-

pazzite, un’afa che sembra- va estate. Quel giorno non

c’ero, il 23 novembre 1980. Ma anche se sono nato nell’85, l’ho sempre vis- suto. Vedevo, sopportavo, e non capi- vo. Non capivo perché abitassimo in sette in un appartamento con due stanze da letto, perché mia nonna do- vesse aprire e chiudere un armadio e stendersi dentro per la notte, perché le mie sorelle e mio fratello avessero studiato due anni in Toscana, perché quel campanile che si vedeva dalla fi- nestra, appena ristrutturato, avesse un piano in meno, il tetto slavato dalla pioggia e l’intonaco cadente. Non ca- pivo perché la mia scuola fosse di car- tone. La mia scuola materna, elemen- tare, media. Non mi lamentavo. C’era chi stava peggio, e di chi sta peggio, mi diceva nonna che dormiva in branda da vent’anni, “devi ricordarti quando ti senti in vena di lagne”.

 

Il paese riflette un’assenza, l’anima

chenonc’èpiù.Viai comignoli chesbuf- favano attorno al campanile, ai piedi della farmacia, sopra la scuole, attorno ai simboli che di un gruppo di famiglie fanno una comunità. Chi sta a valle, chi staamonte, chi staincentro. Enons’in- contrano mai. Perché la piazza è un lar- go immenso, e inutile. Il terremoto ave- va picchiato forte, aveva morso il tes- suto sociale, aveva creato mostri: im-

di Giampiero Calapà

to

case, ma ha spento gli animi.

tenere presente che i modelli mentali sono sempre perfetti,

mocristiano. Perché nonostan-

Dal punto di vista materiale, del-

te i mariuoli, i corrotti, i Pomi- cino, la Dc era un grande partito con una caratteristica fonda- mentale: la democrazia.

G erardo Bianco quel 23 no- vembre 1980 partì in auto nella notte da Roma, insie- me a Biagio Agnes. Il gior-

le

cose fatte, non si può trarre

purtroppo la realtà è ben più complicata. Ricordo che io nel- la Dc ero in minoranza. Potrei cavarmela dicendo: se la sono

un bilancio negativo. Parlo per l’Irpinia, diversa in meglio ri-

spetto a Napoli. Voglio ricorda-

Chi era, chi è, Ciriaco De Mi- ta?

 

no dopo era tra le macerie con il presidente Pertini. Bianco era il capogruppo della Democrazia cristiana, il più importante par- tito di governo, alla Camera. Og- gi, dopo trent’anni, non più de- putato dal 2008, rifiuta l’idea di uno scandalo nazionale sull’a- zione di quella classe dirigente:

re

che fino a quel momento, in

vista loro. Invece mi prendo an- che io la mia parte di luci e om- bre: sono stato, sono e sarò de-

 

La nostra casa gialla che tende

 

Irpinia non c’era nessuna idea di

Con lui la polemica dura da al- meno 40 anni. Uomo di grandi idee, ma ha amato troppo il po- tere. Mi considerava un “con- servatore trinariciuto”, poi lui è passato con Berlusconi. Io sono sempre rimasto nel centro-sini- stra (anche se quel trattino è lun- go da qui a Norimberga). Spero sempre si ravveda, perché la sua storia racconta altro. Voleva convincere me, padre fondato- re dell’Ulivo, a entrare nel Pd. Poi ha finito per vincere il suo demone di sempre: l’amore per il potere. Proprio per questo non escludo che adesso si rav- veda.

all’arancio, sopra la chiesa che aveva perso le campane, era angusta, otto- centesca, alta e stretta. Alessandro

sviluppo industriale.

Hanno costruito fabbriche di barche in montagna

 

che

giocava a pallone con me, proprio

 

A

Morra De Sanctis sì. Altrove

“Ciriaco De Mita? Uomo di grandi idee, ma vinto da un demone:

davanti alla chiesa, abitava in un pre- fabbricato di amianto con i genitori, il fratello maggiore e la sorella minore.

Due file sotto il cubo di Alessandro, c’e-

 

Come

una fabbrica di biciclette se è per questo. Certo, sono stati commessi errori, sono state fa- vorite aziende del Nord, da do- ve sono arrivati imprenditori

nellaviaGluck

“La ricostruzione? Il nostro vero fallimento non è quello materia-

ra

Vincenzo, più su c’era Nicola. De-

di

Celentano

cine di cubi, uguali: ingresso con cu-

le, si è fatto il possibile. Ma non siamo riusciti a costruire insie- me una coscienza civile. Questo sì, pesa anche sul mio passato”.

falliti. Gli sperperi ci sono stati, però contemporaneamente è successo anche altro. C’è stato sviluppo vero. Penso agli agritu- rismo, ai fondi per l’enologia, di- venuta fiore all’occhiello di quelle zone. E iniziative indu- striali riuscite non sono manca- te, come la Ferrero a Sant’Ange-

cina a vista, due stanze da letto, bagno con doccia. Erano divisi in villaggi, un paese sventrato che si sfarina in vil- laggi: Vadantico a sud, Sant’Eustachio a nord. Anch’io avevo il mio prefab- bricato, tra la piazza centrale e casa mia: era di legno, l’avevano donato i veneti, i misericordiosi veneti. Bello,

dove c’era

unafattoria,

Eppure, onorevole Bianco, è accertato un giro di tangenti pari a 32 miliardi di vecchie lire. E secondo la Corte dei conti, relazione del 2008, so-

l’amore per il potere”

adessoricambi

motorielavatrici

 

era

bello. Confortevole pure. Ci pren-

 

no stati spesi in trent’anni più di 32 miliardi.

La Corte dei conti dovrebbe va- lutare se il patrimonio ricostrui- to è di tanto inferiore ai soldi spesi. E badate bene, io non fui indulgente: criticai aspramente gli sprechi, anche in aula. Il dato vero, rispetto all’Irpinia, è che prima del terremoto c’erano ca-

se di pietra calce e paglia. Poi so- no sorte anche brutture archi- tettoniche, ma la vita abitativa è cambiata molto, senza dubbio in meglio.

lo

dei Lombardi.

devo lezioni di chitarra classica, e l’a- custicaerabuona: cassaarmonica, al- troché. Il pavimento era un po’ rial-

zato, e pavimento proprio non era:

 

prenditori edili conil pigliodel lombardo senza scrupoli, contadini con la mania del terzo bagno. Una follia. Come nella via Gluck di Celentano là dove c’era una

Ammetterà che c’era un si- stema di potere della Demo- crazia cristiana? De Mita, Mancino, Pomicino. Sistema costruito sull’uso della spesa pubblica: sente di averne fat- to parte? O di averlo contra- stato?

Parliamo di un sistema cliente- lare di tipo particolare. Appog- gio alle amministrazioni locali,

 
stato? Parliamo di un sistema cliente- lare di tipo particolare. Appog- gio alle amministrazioni locali,  
 

era

un pellicola marrone incisa a ret-

fattoria, adesso ci sono fabbriche di

tangoli che imitava le mattonelle di ce- ramica, uno strato di plastica per co- prire un asse di legno. Qual migliore rifugio per i topi? I topi di campagna, corpulenti e agili al contempo.

piaceva la Coca cola, in un bar la

Mi

cioccolato, ricambi di motori e lavatrici. I ragazzi che studiavano per diventare ragioniere o geometra, che sapevano miscelare il vino e raccogliere le olive, venivanospediti inplotoni alleindustrie:

un milione di lire al mese, sabato e do- menica liberi però. Un paese rurale di

ai

sindaci, che si legavano ai di-

vendevano a 500 lire al bicchiere. Ac- canto c’era il municipio, all’ingresso un

tremilaabitanti,cheparlavapocoema-

rigenti nazionali e trovavano punti di riferimento. Metodi di- scutibili? Sì. Anche di progres- so, però. Ricordate la lezione di Fiorentino Sullo, padre costi- tuente? Esercizi clientelari di potere, in cambio di fedeltà po- litica, per compiere grandi tra- sformazioni utili al Paese. Dopo trent’anni, è vero, ci sono anco- ra, anche in Irpinia, sacche di ir- risolto, di risolto male: bisogna

 

biliardino a cento lire. Piccoli residui di

le l’italiano e smerciava egregio vino e

un

passato che mi avevano racconta-

ancor più olio extravergine, veniva tra-