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Quindicinale Editrice ASD Ponte Tegorzo

Anno XLII

18.12.2020
Numero

746

APRIAMO LA PORTA AL 2021 CON L’AUGURIO DI


BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

L’anno che verrà e “Il Tornado” - pag. 1


Le regole anticovid per le feste - pag. 2-3
Riscoprite i nostri sentieri - pag. 4-5
Libri da asporto - pag. 7
Raccolta porta a porta 2021 - pag. 13-14-15-16
Chiuso in redazione il 09.12.2020 - Prossima chiusura il 18.01.2021
www.scribd.com/user/9297991/liberfree
Tassa pagata/Taxe Perçue/Ordinario Autorizzazione Tribunale BL n. 8 del 18/11/80Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 - (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DCB BL
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IL TORNADO Sede: Via Nazionale, 25 - 32031 FENER-ALANO di PIAVE (BL). DIRETTORE RESPONSABILE: Cesare Turra. DIRETTORE OPERATIVO: Mauro Mazzocco EDITORE ASD Ponte
Tegorzo, Via Nazionale, 25 - 32031 FENER-ALANO DI PIAVE. REDATTORI: Sandro Curto, Silvio Forcellini. COLLABORATORI: Alessandro Bagatella, Ivan Dal Toè, Antonio Deon, Foto Comaron,
Fotocolor Resegati, Ermanno Geronazzo, Cristiano Mazzoni, Sergio Melchiori, Andrea Tolaini.
ABBONAMENTI: ITALIA Abbonamento annuale (15 numeri)  25,00 ESTERO Abbonamento annuale (15 numeri)  50,00.
ISCRIZIONE ROC nr. 34495. Stampa c/o Gruppo DBS Rasai di Seren del Grappa (BL). L’ABBONAMENTO PUÒ ESSERE SOTTOSCRITTO O RINNOVATO NEI SEGUENTI MODI: 1- versando la
quota sul c/c postale n. 1051989067 intestato a ASD PONTE TEGORZO; 2- con bonifico sul c/c Banco Posta intestato a ASD PONTE TEGORZO, IBAN: IT 79 N 07601 12000 001051989067; 3- pa-
gando direttamente ad uno dei nostri seguenti recapiti: BAR “DA RICCI” - Alano; BAR JOLE - Fener; CARTOLIBRERIA SCHIEVENIN ALBERTINA - Quero; ALESSANDRO BAGATELLA - Quero;
BAR “PIAVE” Carpen - LOCANDA SOLAGNA - Vas; ANTONIO DEON - Vas; BAR “BOLLICINE” - Scalon; BAZAR di A. Verri - Segusino.
1 ATTUALITÀ

L’anno che verrà e “Il Tornado”


Parafrasando Garibaldi, sarà un periodo in cui “Qui si fa il giornale, o si muore”
(M.M.) Speriamo che il buon Giuseppe Garibaldi non si rivolti nella tomba, ma la situazione che andremo ad
affrontare con il prossimo anno si prefigura proprio come una dura battaglia per la sopravvivenza. Da attenti
lettori avrete già seguito le nostre attuali vicissitudini, con la scelta del nostro passato editore di passare la mano.
Sul nostro cammino abbiamo trovato il braccio teso dell’ASD-PONTE TEGORZO, che ci ha permesso di non
naufragare e di tentare di raggiungere un approdo sicuro per aggiustare scafo e vele e riprendere la navigazione
nel mare dell’editoria. Perdonate la metafora, ma rende l’idea di come ci siamo sentiti in questo 2020: alla deriva
in balia dei flutti, con l’impressione di non avere adeguata bussola per ripristinare la rotta. Già il cambio di editore
è cosa abbastanza traumatica, se poi aggiungete anche l’aver dovuto cercare un nuovo direttore editoriale,
trovato nell’amico Cesare Turra, che non ha esitato a mettersi a disposizione, e, infine, per non farci mancar
niente, la situazione pandemica che ha rivoluzionato modi e tempi di confezionamento del periodico, allora potete
ben immaginare il travaglio che abbiamo vissuto. Siccome i problemi non vengono mai soli, ma viaggiano in
buona e numerosa compagnia, ci siamo cimentati anche nel ginepraio burocratico per riallineare il profilo del
nostro quindicinale nei confronti del mondo dell’editoria, delle spedizioni e delle necessarie autorizzazioni
legislative. Un’impresa non da poco, risolta, almeno lo speriamo, in questo fine anno grazie alla disponibilità di
una funzionaria dell’azienda postale che, assieme al suo gruppo, ha guidato la transizione verso la nostra nuova
dimensione. L’operazione, ormai quasi conclusa, ci costerà parecchio anche in termini economici. Vi basti sapere
che il costo delle spedizioni del quindicinale lieviterà del 33,30%. Un vero e proprio salasso! Per rimediare a
questa imprevista emorragia finanziaria non avevamo molte possibilità di scelta. Abbiamo optato per la meno
dolorosa possibile: portare a quindici le uscite annuali del periodico, al posto delle attuali diciotto. Questo ci
dovrebbe consentire di poter ridurre le perdite, contando anche sulla possibilità di aumentare gli introiti
pubblicitari grazie a nuovi inserzionisti che vorranno utilizzare le nostre pagine come veicolo promozionale della
propria attività. Una scelta difficile, che entra in vigore dall’uscita di questo numero e che sarà applicata ai nuovi
abbonamenti ed ai nuovi rinnovi, mantenendo la validità di diciotto numeri per quelli non ancora scaduti. Inutile
dirvi che contiamo sul sostegno di voi tutti per proseguire questa avventura editoriale, lunga ormai più di
quarant’anni. Ci auguriamo di poterlo fare e anche di poter tornare al modo più tradizionale del confezionamento
del giornale, che adesso viene fatto con il telelavoro e contatti a distanza tra noi volontari di redazione.
2 ATTUALITÀ

Per le feste:
le regole anticovid nella circolare attuativa
da: https://www.interno.gov.it/it/notizie/circolare-prefetti-sulle-misure-dpcm-3-dicembre-2020
Viene innanzitutto ribadita la tripartizione territoriale secondo la quale, oltre alle misure generali di contenimento
del contagio, valevoli sull’intero territorio nazionale (area gialla), sono definite ulteriori più restrittive misure di
prevenzione e contrasto inerenti a progressivi scenari di gravità e livelli di rischio (area arancione e area rossa).
Nel fare rinvio a quanto già illustrato con circolare del 7 novembre u.s., in merito all’impianto regolatorio del citato
d.P.C.M. del 3 novembre 2020 e alle logiche ispiratrici della sua articolazione, di seguito si forniscono alcune
indicazioni in merito ai principali elementi innovativi introdotti dai provvedimenti di ultima pubblicazione.
Vigenza dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (art. 1, comma 1, del D.L. n. 158/2020).
L’articolo in epigrafe estende il limite massimo di vigenza dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri
attuativi delle norme emergenziali, elevandolo da trenta a cinquanta giorni.
É sulla base di questa previsione normativa che, all’art. 14 del d.P.C.M. del 3 dicembre 2020, il termine di
efficacia delle disposizioni in esso contenute è stato fissato al 15 gennaio 2021.
Spostamenti (art. 1, comma 2, del D.L. n. 158/2020 e art. 1, commi 3 e 4, del d.P.C.M. 3 dicembre 2020)
Nel perseguimento di una generale finalità di contenimento e limitazione delle occasioni di diffusione del
contagio, nel periodo temporale correlato alle festività natalizie, tradizionalmente caratterizzato, in condizioni di
normalità, da significativi spostamenti di persone sul territorio nazionale, l’art. 1, comma 2 del decreto-legge
n.158/2020 detta una normativa specifica in materia.
In particolare, dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 opera il divieto di spostamenti tra regioni o province
autonome diverse, indipendentemente dal rispettivo livello di rischio, salvo che non ricorrano comprovate
esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.
Nell’ambito del suddetto arco temporale, nei giorni 25 e 26 dicembre 2020 e 1° gennaio 2021, sono vietati, in
un’ottica più restrittiva, che tiene conto della maggiore propensione alla mobilità, anche gli spostamenti tra
comuni, restando ferme le stesse cause eccettuative
Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli
spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma. Nelle giornate del 25 e 26
dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, il suddetto divieto vige anche con riferimento alle seconde case ubicate in
altro comune.
Si evidenzia che tra le situazioni di necessità, per le quali resta fermo l’uso del modulo di autodichiarazione, può
farsi rientrare, a mero titolo di esempio, l’esigenza di raggiungere parenti, ovvero amici, non autosufficienti, allo
scopo di prestare ad essi assistenza, secondo quanto già chiarito in apposita FAQ pubblicata sul sito web del
Governo.
Si richiama inoltre l’attenzione sulla previsione di cui all’art. 1, comma 3, del citato d.P.C.M., che conferma la
vigenza del cosiddetto “coprifuoco” nella fascia oraria 22.00 – 5.00 e, per la sola giornata del 31 dicembre 2020,
ne prolunga la durata fino alle ore 7.00 del successivo 1° gennaio 2021.
Biblioteche e archivi (art. 1, comma 9, lett. r), del d.P.C.M. 3 dicembre 2020)
La disposizione in epigrafe, nel confermare la sospensione delle mostre e dei servizi di apertura al pubblico dei
musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, prevede l’apertura delle biblioteche, con la precisazione che i
relativi servizi sono offerti su prenotazione, nonché degli archivi, fermo restando il rispetto delle misure di
contenimento dell’emergenza epidemiologica.
Attività didattica in presenza; tavolo di coordinamento presso le Prefetture – UTG (art. 1, comma 9, lett.
s), del d.P.C.M. 3 dicembre 2020)
A parziale modifica della previgente disciplina, nell’articolo in esame si prevede che, con decorrenza dal 7
gennaio 2021, l’attività didattica in presenza sia garantita per il 75% della popolazione studentesca delle
istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado.
Attività commerciali al dettaglio (art. 1, comma 9, lett. ff) del d.P.C.M. 3 dicembre 2020)
La disposizione in commento introduce alcune significative novità rispetto alla previgente disciplina in materia.
Infatti, con una più dettagliata formulazione, viene precisato che nelle giornate prefestive e festive sono chiusi gli
esercizi commerciali presenti all’interno, oltre che dei mercati e dei centri commerciali, anche delle gallerie
commerciali, dei parchi commerciali, delle aggregazioni di esercizi commerciali e delle altre strutture ad essi
assimilabili. Viene inoltre ampliato l’ambito delle attività che restano consentite durante le suddette chiusure
festive e prefestive, rientrandovi ora anche i punti vendita di prodotti agricoli e florovivaistici. Un ulteriore profilo di
novità è riferito all’apertura degli esercizi commerciali al dettaglio, che nel periodo dal 4 dicembre 2020 al 6
gennaio 2021 è consentita fino alle ore 21.00, allo scopo di venire incontro alle esigenze di mobilità legate allo
shopping natalizio, diluendo in un maggior numero di ore l’accesso ai negozi.
3 ATTUALITÀ

Ristorazione negli alberghi (art. 1, comma 9 lett. gg) del d.P.C.M. 3 dicembre 2020)
Con una specifica previsione contenuta nell’articolo in esame è stato stabilito che dalle ore 18.00 del 31
dicembre 2020 e fino alle ore 7.00 del 1° gennaio 2021, la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive
sarà consentita solo con servizio in camera. Resta pertanto preclusa, in quella giornata, ogni forma di
ristorazione negli appositi spazi comuni eventualmente presenti nelle suddette strutture.
Esercizi di somministrazione di alimenti e bevande situati in specifiche strutture (art. 1, comma 9, lett. hh)
del d.P.C.M. 3 dicembre 2020)
Rispetto alla precedente disciplina, il novero degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che restano
comunque aperti è stato esteso alle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo gli itinerari europei
E45 ed E55 e a quelle presenti nei porti e negli interporti.
Impianti nei comprensori sciistici (art. 1, comma 9, lett. oo) del d.P.C.M. 3 dicembre 2020)
La citata disposizione fa decorrere dal 7 gennaio 2021 l’apertura, per gli sciatori amatoriali, degli impianti nei
comprensori sciistici; tale apertura resta peraltro subordinata all’adozione di apposite linee guida da parte della
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico-scientifico, rivolte a evitare
aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti.
Ricordiamo, inoltre, che dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 sono vietate le crociere. È possibile andare
in vacanza all’estero (anche in località sciistiche), ma ci sono delle regole da seguire per il rientro. Le persone,
che hanno soggiornato o transitato, nei 14 giorni antecedenti l'ingresso in Italia, in Stati o territori indicati in
apposito documento allegato al Dpcm del 3 dicembre 2020, anche se asintomatiche, sono obbligate a
comunicare immediatamente il proprio ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione
dell'azienda sanitaria competente per territorio. Verranno, quindi, sottoposte a sorveglianza sanitaria e a
isolamento fiduciario per un periodo di 14 giorni presso l’abitazione o la dimora comunicata agli organi di
sorveglianza. Per queste persone è previsto lo spostamento dal luogo di ingresso o di sbarco nel territorio
nazionale alla propria abitazione o dimora esclusivamente attraverso un mezzo privato.

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4 ASTERISCO

La montagna in pillole
Riscoprire i nostri sentieri
di Tristano Dal Canton
La montagna è un’ottima occasione per mantenersi in
forma, ammirare panorami aggradanti, conoscere flora e
fauna, assaporare l’aria aperta. La montagna è anche ri-
scoprire la storia recente dei nostri genitori e nonni; senza
andare tanto indietro nel tempo, bastano anche 50 anni
per scoprire che le nostre montagne erano una delle p ri-
me fonti di sussistenza (fienagione, legna, frutti, selvaggi-
na) e dove oggi è tutto bosco un tempo erano prati sco-
scesi e rocce.
Un sentiero di cui avevo già sentito parlare (di cui le foto)
è quello dall’alta Val di Prada fino in Cilladon, usato un
tempo dai bambini della Valle laterale a quella di Schie-
venin per recarsi a scuola in Cilladon. In un tempo dove
prevale la teledidattica, sentire di alunni delle elementari
che ogni giorno si recavano da Prada a Cilladon lungo
sentiero in parte esposto, fa un po’ sorridere, ma anche
pensare. Pensare a quanto dura era per i nostri avi, e
quanto le nostre abitudini sono cambiate. Ora quel sentie-
ro, grazie ad un gruppo di volontari che si sono prestati al
faticoso recupero, è finalmente ben praticabile ed offre
scorci veramente belli sulla Valle di Prada, sovrastata dal
poderoso “Castel”.
Per avere maggiori dettagli, abbiamo intervistato Ma-
gali Schievenin, del gruppo volontari facenti campo base
presso il bar-H (sue le foto dei lavori eseguiti il 14 novem-
bre).
Ai lettori del Tornado il resoconto dell’attività in corso.
Si è evidenziata in questa estate 2020 appena trascorsa, in relazione anche alla sempre crescente frequentazio-
ne della Valle di Schievenin, la necessità di poter proporre dei percorsi (strade e sentieri) ai turisti, ma anche e
per primi ai residenti, per escursioni e passeggiate in valle piacevoli ed in sicurezza.
Esisteva in passato, quando la valle era abitata in tutti i suoi borghi, una fitta rete di sentieri e stradine che con-
sentivano la cura e la coltivazione delle aree anche più impervie per la sussistenza dei residenti. Negli ultimi de-
cenni, non più utilizzate, si sono andate pian piano perdendo. Ne rimangono le tracce dei sedimi (muretti a sec-
co, cippi, tratti battuti nel bosco ecc.).
Si tratta di un patrimonio storico naturalistico che permetterebbe, se reso fruibile, di valorizzare le bellezze del
territorio premessa allo sviluppo di un turismo sostenibile e di qualità in Schievenin ed in tutto il basso feltrino.
Il gruppo di volontari che si è attivato ha lo scopo di valutare le possibili azioni per promuovere la valorizzazione
della esistente rete dei sentieri tenendo conto della penuria di risorse sia economiche che umane.
5 ASTERISCO

Si è fatto un primo esame dei percorsi.


Quelli mappati e di competenza del CAI dovrebbero essere in capo a loro per la manutenzione e pulizia.
Quelli non in carico al CAI sono molti, impossibile pensare di intervenire su tutti; bisognerà quindi procedere per
gradi, si è deciso che: è importante attivarsi e partire con pochi percorsi che siano sempre ben tenuti e frequen-
tabili di diverse difficoltà per soddisfare le richieste e le possibilità di tutti (breve percorso facile per la passeggiata
pomeridiana o escursione giornaliera più impegnativa ma in sicurezza, ecc.)
Tra questi si sono scelti i seguenti tracciati:
Strada del Croset: da Prada alla strada che va in Malga Paoda. Il Comune mette a disposizione le risorse
per la prima pulizia della strada che si rileva essere molto impegnativa per la presenza di tronchi e piante.
Le successive manutenzioni di mantenimento verranno svolte dai volontari.
Collegamento Falladen – Sassumà: sentiero esistente va ripristinato in modo da creare un percorso ad
anello dalla Valle di Schievenin – Chiesa – Val di Falladen – Sassuma e rientro lungo la strada che scen-
de in valle.
Piccolo anello della Benedizione: già mappato nella cartina dei percorsi trekking della Unione Montana.
Percorso breve e facile ha bisogno di pulizia programmata.
Sentiero da Prada al Borgo di Cilladon: sentiero esistente va ripulito e poi manutentato, alternativa alla
strada più bassa per avere un accesso da Schievenin verso malga Paoda o comunque importante per
creare un anello ampio Valle di Schievenin, Cilladon, Quero e rientro a Schievenin.

Dal punto di vista operativo c’è già un piccolo gruppo di persone disponibili a partecipare ai lavori di pulizia.
È importante sottolineare a tutti che essendo il nostro un gruppo spontaneo, non organizzato in associazione,
non sono previste coperture assicurative. (Foto qui sopra e in apertura d’articolo di Tristano)
(prima puntata)
6 CRONACA

Alessandra Codemo e Mattia Minghini,


una coppia da 110 e lode in Medicina!
Un altro giorno speciale in casa Codemo: dopo la laurea sempre in Medicina e
chirurgia conseguita qualche settimana fa da Mattia Minghini, fidanzato di Ales-
sandra, con uno strepitoso 110 e lode e menzione d’onore, martedì 1° dicembre
è toccato ad Alessandra completare il suo corso di studi in Medicina e Chirurgia
presso l’Università di Ferrara. Una laurea “online” ai tempi del Covid-19, discus-
sa dal salotto di casa. Un percorso di formazione culminato per Alessandra Co-
demo, di Alano di Piave, con un sonoro 110 e lode discutendo una tesi speri-
mentale dal titolo: “Ideazione suicidaria nelle donne affette da disturbi del com-
portamento alimentare: uno studio caso - controllo”. Un percorso formativo dura-
to sei anni che ha richiesto tanto impegno, ma la forte motivazione e la profonda
tenacia hanno favorito la messa a frutto di un sogno coltivato fin da bambina. Un
traguardo che inorgoglisce il papà Michele, la mamma Mariacristina, il fratello
Antonio, i nonni Ladis e Camilla e la famiglia tutta. In un periodo difficile per tutto
il mondo, che vede il sistema sanitario in difficoltà a causa del permanere del
Covid-19, una mancanza di medici e personale sanitario, Alessandra e Mattia
sono risorse ancora più preziose che vanno ad
aggiungersi a tutto il nostro personale sanitario
che in questi mesi è impegnato in prima linea,
con enormi sacrifici. L’auspicio di amici e famigliari è che il risultato raggiunto
possa essere per loro un trampolino di lancio verso il futuro per un nuovo capitolo
della loro vita.

Auguri Davide!
(S.C.) E sono 90! Questo l’importante traguardo raggiunto lo scorso 22 novembre
dal nostro abbonato alanese Davide Carniello. Dato il periodo difficile, i festeg-
giamenti sono stati limitati ma la buonissima meringata ha aiutato a concludere
in...dolcezza con l’immancabile brindisi. Auguri dalla famiglia (Luisa, Paolo e Al-
berto) e dalla nostra redazione, e avanti verso il secolo.

COME ERAVAMO

Accadde nel 2000


a cura di Sandro Curto
SILVIA ZANELLA: UNA STILISTA DI CASA NOSTRA Con questo titolo il Tornado n. 391 si occupa per la prima
volta di Silvia Zanella, ventiduenne di Caorera, che nel 2000 si piazza fra le prime dodici finaliste in un concorso
per giovani stilisti a Martina Franca, in provincia di Taranto, al quale avevano partecipato 600 candidati.
CESARE SIMIONI, UN LAVORO SOLIDALE Sempre nel numero 391 l’articolo di prima pagina è dedicato
all’incontro con l’alanese Cesare Simioni che racconta il suo lavoro in Brasile con l’A.V.S.I. di Milano (Associazio-
ne volontari per il servizio internazionale). Per la cronaca Cesare, nostro fedele abbonato, è tuttora operativo in
Brasile.
CRISTIANO MAZZONI SETTIMO AL CONCORSO “PERSONAGGIO DELL’ANNO” Il nostro collaboratore Cri-
stiano Mazzoni, all’epoca presidente della Piave Tegorzo, si classifica al settimo posto con 2.762 voti nel concor-
so indetto dal quotidiano “Corriere delle Alpi” per decretare il personaggio dell’anno 2000 in provincia di Belluno.
Al primo posto Deborah Gelisio, medaglia d’oro olimpica nel tiro a volo.
SCOPA: LA PRIMA VITTORIA DI CURTO-LICINI Il 28 dicembre 2000 l’inedita coppia formata da Sandro Curto
e Luigi Licini “Cene” si aggiudica la gara di scopa all’asso organizzata dal bar “Al Piazzol”, allora gestito dalla fa-
miglia Spada, per ricordare l’amico “Toni Tremili” battendo in finale Rino Dal Canton-Angelo Licini. Da allora la
coppia alanese ha disputato 89 gare vincendone 34 e piazzandosi 8 volte seconda e 12 terza.
PARTE IL PULMINO AUSER Alla presenza dei sindaci di Alano Codemo e di Quero Zanolla viene ufficialmente
presentato nel dicembre del 2000 il pulmino acquistato dall’AUSER grazie a contributi pubblici e privati, da utiliz-
zare per il trasporto solidale in zona.
7 ATTUALITÀ

Le
LeBiblioteche
Biblioteche di Alano Quero
QueroVasVas
accanto
accantoaavoi,
voi, anche
anche con i libri
libri da
da asporto!
asporto!
In questo
In questo annoanno cosìcosìdifficile,
difficile,leleBiblioteche
Bibliotechedidi Alano Alano ee Quero Vas Vas continuano
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Naturalmente continuiamo a rispettare ogni norma di prevenzione del covid19 compresa la quarantena dei libri
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8 CRONACA

Ladri in azione a Santa Maria


di Alessandro Bagatella
Nella notte fra il 26 e 27 novembre, ignoti malviventi hanno forzato le porte di un’abitazione, causando numerosi danni,
per impossessarsi di un bottino assai povero: un televisore con decoder e una bottiglia di limoncello. Un televisore co-
me quello rubato lo avrebbero potuto recuperare anche all’isola ecologica di Quero, riempiendone anzi un camion! En-
trando in cucina hanno trovato ed acceso una candela per spostarsi nelle camere e lì la candele deve essere caduta
sul pavimento. Fortunatamente si è evidentemente spenta senza provocare il possibile rogo che avrebbe compromes-
so tutta la casa. L’abitazione viene usata dai proprietari prevalentemente nel periodo estivo e, quindi, i malviventi sono
entrati sicuri di poter agire indisturbati. La gente del paese è rimasta molto colpita da questo atto vandalico e sta pen-
sando ad organizzarsi per evitare che possa riaccadere. Dell’episodio sono state messe al corrente le autorità compe-
tenti, affinché, durante i controlli notturni, non ci si dimentichi anche di fare qualche verifica a Santa Maria.

In ricordo di Giacomo
(M.M.) Ho chiesto a Donatella Bizzotto, alias Nella Botto Tadozzi, di poter condividere il suo racconto dedicato a
Giacomo Fantinel, apparso già in FB, per accompagnare la pagina fotografica che ho elaborato grazie alle
diverse foto che lo stesso Giacomo mi aveva lasciato scansionare in occasione di una delle sue varie visite in
Ufficio. Mostrava il suo libretto di fotografie con grande orgoglio e si capiva che esso era il suo tesoro di memorie,
di momenti belli vissuti fra la comunità e un segno che lo ancorava alla sua storia personale, ne definiva contorni,
metteva a fuoco il suo ruolo e lo collegava alla vita del paese, Quero, che lo ha avuto come cittadino da quando
aveva da poco superato l’adolescenza, complice un non fortunato destino. Di Giacomo ho memoria antica, tanto
che l’associazione della sua figura alla Casa di Riposo, la sua Casa, la sua Famiglia, era un automatismo al
quale era inutile cercare di sottrarsi. Giacomo lo incontravi spesso, talvolta casualmente, altre volte perché era lui
che ti veniva incontro, che ti avvicinava con il suo candore disarmante, che ti interrogava sul tuo momentaneo
impegno e poi ti parlava dei suoi parenti, del suo paese d’origine, legame cristallizzato ma pur sempre vivo nella
sua mente e nel suo cuore. C’è stato un periodo che guidava per le vie del paese un’insolita “vettura”, una
carriola che spingeva con un’alacrità che suscitava simpatia e curiosità. Chissà quali carichi intendeva
movimentare Giacomo. Me lo ricordo anche quando compariva in casa, all’improvviso, e scambiava due parole
per poi riprendere le sue lunghe passeggiate per le vie di Quero. Non si poteva non salutarlo con benevolenza ed
anche con gratitudine, perché, in fondo, la sua presenza era anche un segno di continuità nella nostra vita, un
ingrediente che serviva anche a noi per realizzare che tutto procedeva regolare, che ogni cosa era al suo posto.
La sua partenza priva, in qualche modo, il nostro panorama di relazioni e consuetudini di una componente
speciale ed anche se gli incontri potevano essere sporadici o casuali, sembrerà strano non salutarlo più mentre
percorre le vie del paese. Lo salutiamo ancora una volta con queste pagine di ricordo, nella speranza che
possano suscitare, in chi lo ha conosciuto, altre rimembranze da custodire, da conservare con affetto.

Fai buon viaggio


di Nella Botto Tadozzi
Avrà avuto poco più di una decina d’anni, Giacomo, quando venne accolto dalle suore
cottolenghine nella casa di riposo di Quero; nel suo bagaglio c’era una storia esistenziale
pesante, dolorosa: era morta sua mamma che non si era più ripresa dalla morte del marito - il
papà di Giacomo - mancato anni prima. Così la mente di Giacomo rimase nel limbo delle cose
sospese, perenne bambino, sempre cercando una figura femminile rassicurante come una
madre che si prendesse cura di lui. La trovò nelle Suore, che nel pieno spirito del loro santo
fondatore andarono oltre il principio dell’assistenza: lo accettarono, lo amarono, lo
rispettarono, lo educarono, lo protessero. La trovò nelle operatrici della Casa di Riposo fra le
più sensibili e gentili e nelle volontarie pazienti e amorevoli verso alcune delle quali Giacomo
ebbe una vera predilezione.
Molte persone in paese gli vollero bene, diverse famiglie gli aprirono le porte delle loro case;
lui cercò sempre di ricambiare le piccole attenzioni ricevute con atti gentili appresi per
imitazione come succede ai bambini.
Mamma! Dammela, quella carezza rimasta in sospeso, prima di andartene. Me la merito, ce la meritiamo. Vengo a
prenderla, vengo da te.
Non è stato l’unico, Giacomo, tra i Buoni Figli della famiglia cottolenghina di Quero: quando lui arrivò, c’era Piero,
sempre inappuntabile nel suo grembiule nero e così magro che Toni Resegati gli riempì le guance con due calotte di
mela in occasione di una foto per la carta d’identità; Olga, che quand’era di buonumore giocava con noi e ci ha lasciato
solo da qualche anno; Isabella, con quel suo grande sorriso monodente che metteva allegria anche ai più musoni. Tutti
loro, nella Casa di Riposo San Giuseppe (Benedetto Cottolengo), trovarono un ambiente non solo assistenziale ma
anche e soprattutto un luogo dove poter fare un’esperienza di amicizia, di relazione, dove anche la fragilità della vita
veniva condivisa senza farla sentire un peso, ma riconosciuta nella propria dignità.
9 CRONACA
10 LETTERE AL TORNADO

Val di Prada: da amare e rispettare


di Lara Piovesan
All'interno del massiccio del Grappa, conosciuto per la sua storia tramandata di generazione in generazione e la
sua solennità riconosciuta in tutta l'Italia, vi è una pic-
cola valle chiamata Val di Prada o Castel Prada, co-
me la chiamano i suoi pochi abitanti. Questi ultimi
l'hanno intitolata così per via di una sporgenza roc-
ciosa sulla sua sommità che sovrasta l'intera valle e
pare il castello perfetto per gli unici regnanti di questo
luogo: le aquile che puntualmente si mostrano ai loro
sudditi librandosi nell'aria senza alcuna legge della fi-
sica che le può vincolare al mondo terreno.
All'interno di questa valle quotidianamente si svolge
la vita delle poche famiglie che vi abitano, ma le ca-
sette di montagna sono numerose e alcune, purtrop-
po, vengono lasciate a sé stesse durante l'anno, per
essere occasionalmente spolverate nei mesi di va-
canza. Una di queste case è di mio padre, le Case
Bolenghini, forse una delle più antiche, che ha risistemato lui personalmente aggiungendo il suo tocco rispettoso
e particolare di un uomo che si è innamorato follemente di Val di Prada e ha deciso di tramandare questo amore
a me, sua figlia, che da quando aveva tre anni ha amato ogni singolo momento passato in questo posto magico.
A Castel Prada ho passato i momenti più felici della mia infanzia grazie anche ai miei genitori che mi inse-
gnavano il rispetto per quel luogo e per i suoi abitanti. Purtroppo negli ultimi anni sembra che la visione che ave-
vo della valle sia diventata un'utopia, poiché ora i prati verdi si sono tramutati in giardini recintati, mentre i sentieri
sono ostruiti da cumuli di rifiuti e rovi che
impediscono ai visitatori di poter accedere
alle meraviglie nascoste di Castel Prada.
Com'è possibile che in pochi anni tutto sia
andato in rovina? Forse le ostilità di città so-
no state portate in un luogo che non è adat-
to a loro, o forse la prepotenza e l'arroganza
hanno preso il sopravvento facendo marcire
gli animi delle persone; sta di fatto che la
valle sta soffrendo e questo penso che sia
visibile solamente agli individui che hanno
potuto vedere l'età dell'oro di questo luogo,
ma a chi lo vede ora e pensa che sia un po-
sto scialbo e dimenticato da tutti e che cre-
dono di poter trattare tutto e tutti come loro
proprietà voglio dire solo una cosa: siamo
tutti uomini e non possediamo nulla in que-
sta Terra che non sia di Dio soltanto.
In molti sono venuti alla Valle di Prada: visitatori, bracconieri, cacciatori, boscaioli, escursionisti, ciclisti ed esplo-
ratori, come mio padre, che si sono dimostrati umili e rispettosi abbastanza da entrare nel cuore dei montanari
che si sa, sono riservati e solitari, ma una volta che riesci a scaldare i loro animi si dimostrano gentili e affeziona-
ti. Di questi grandi gruppi che ho elencato purtroppo vi sono anche persone viziate e sconsiderate, che non rico-
noscono nulla se non i soldi, che non vedono nulla eccetto i beni materiali e che ormai vivono solamente per di-
mostrare agli altri che sono i migliori. Questi individui, evidentemente tristi delle loro vite monotone, cercano ogni
modo per potersi trastullare senza alcuna considerazione per gli altri e vengono in posti sperduti come Val di
Prada a fare i loro comodi.
Esattamente questa sera, il 22 novembre del 2020, sono venuta a conoscenza che la piccola fontana che mio
padre ha costruito con le sue mani per abbellire le storiche Case Bolenghini è stata rubata: strappata dal muro
con la ferocia e l'ingordigia che solo una persona priva di qualsiasi dignità può avere. Questa fontana che mio
padre aveva realizzato con un elmetto della seconda Guerra Mondiale era amata da tutta la gente rispettosa che
aveva l'onore di visitare la meraviglia che è Val di Prada, ma che la lasciava sempre così com'era, senza torcere
un rametto e senza buttare orrendi rifiuti, com'è invece di consuetudine per chi pensa che la montagna sia usa e
getta.
Purtroppo non scrivo questo articolo solamente per questo fatto, ma per l'ennesimo atto di vandalismo che colpi-
sce un posto che ha disperato bisogno di cure e attenzioni positive. Infatti, anni fa, un artista incredibile che ormai
ci ha lasciato, aveva realizzato delle meravigliose tavolette di terracotta raffiguranti la vita di San Francesco d'As-
11 LETTERE AL TORNADO

sisi, che aveva poi appeso sul muro della sua casa per poter condividere la sua arte anche con i visitatori della
valle. Ovviamente non sono durate molto, poiché dei ragazzini viziati, nell'età dell'adolescenza più ribelle e senza
alcun controllo delle loro vite da parte dei genitori apatici, hanno deciso di distruggerle con dei petardi e mandare
in frantumi ore di lavoro per il solo gusto di far esplodere qualche oggetto, giustamente non di loro proprietà.
So che questi atti di vandalismo come sono successi nel passato continueranno a succedere, ma spero che con
questo mio articolo la gente capisca che è necessario preservare posti come Val di Prada con il rispetto e l'umiltà
dei nostri antenati; non serve per forza fare grandi cose, anche solamente lasciare un fiore sul terreno e non pri-
varlo di un paesaggio meraviglioso è qualcosa. lo spero con tutto il cuore che le persone in futuro possano amare
Castel Parda come lo amo io e che riescano a vedere la meraviglia di questo luogo che può appartenere soltanto
al Re e alla Regina Aquile, alla volpe, ai caprioli, ai cervi e a tutta la fauna e la flora che la abita.

Circolo Auser “al Caminetto”


Iniziativa "La letterina
Circolo Auser “al per Babbo Natale"
Caminetto”
Iniziativa "La letterina per Babbo Natale"
di Ivana Bernardele
Anche se questo Natale sarà “particolare”, di il Ivana
nostro Bernardele
Circolo ha deciso comunque di continuare con questa
iniziativa rivolta ai più piccoli. Perché portiamo avanti
Anche se questo Natale sarà “particolare”, il nostro Circolo questa tradizione?
ha deciso comunque di continuare con questa
Iliniziativa
motivo rivolta
è che siamo convinti che la letterina alla quale si affidano
ai più piccoli. Perché portiamo avanti questa tradizione? desideri, sogni e buoni propositi, continua a
rappresentare, sia per i piccoli che per gli adulti, uno dei momenti più
Il motivo è che siamo convinti che la letterina alla quale si affidano desideri, belli dellasogni
tradizione natalizia.
e buoni propositi, continua a
rappresentare,
Due cassette sia per i piccoli
postali (una in cheAlano
per glidiadulti,
Piave unoe dei
unamomenti più belli
in Quero (come della tradizione
meglio natalizia.
descritto nei due volantini)
raccoglieranno
Due cassette le letterine
postali da inviare
(una al Polo
in Alano Nord. e una in Quero (come meglio descritto nei due volantini)
di Piave
raccoglieranno le letterine da inviare al Polo Nord.
A tutti quelli che scriveranno in tempo utile, sicuramente Babbo Natale risponderà. Probabilmente, visti i limiti di
A tutti quelli che
spostamento scriveranno
imposti in tempo
dal periodo utile, sicuramente
di emergenza, bisogneràBabbo Natale
aspettare risponderà.
un po' Probabilmente,
la risposta che comunquevisti i limiti E'
arriverà. di
spostamento imposti dal periodo di emergenza, bisognerà aspettare un po' la risposta che
quindi importante indicare nella letterina, con la massima precisione: nome, cognome e indirizzo.comunque arriverà. E'
quindi importante indicare nella letterina, con la massima precisione: nome, cognome e indirizzo. Buon Natale a tutti!
Buon Natale a tutti!
12 LETTERE AL TORNADO

Maria Spadarotto: il saluto delle nipoti


La zia Maria è stata per tutti noi un punto di riferimento, sempre presente con una parola buona ed un consiglio.
Oltre ad essere una zia, è stata una MAMMA, ci ha aiutati, supportati ed anche sopportati in alcune situazioni,
ma nonostante tutto ci è sempre stata vicina soprattutto con Cristian.
Ci teneva particolarmente all'insegnamento della lingua italiana e ci ha sempre corretto ed insegnato anche ulti-
mamente nonostante la sua età avanzata.
Due giorni prima di mancare Niccolò le ha recitato a memoria la fila-
strocca dell'A con l'H per avere conferma dalla zia di saperla bene e
lei, da maestra gli ha detto "Ricordati sempre Are-Ere-Ire l'H fan fuggi-
re, Ato-Ito-Uto l'H han sempre avuto!" Maestra fino alla fine.
Ha lasciato un vuoto incolmabile, era una tappa giornaliera per noi ni-
poti (dal più grande al più piccolo) passare in cucina da lei a racconta-
re le novità o solo per fare due parole.
Un esempio da seguire e una Maestra di vita.
Possiamo solo ringraziarla ed esserle infinitamente grati per tutto quel-
lo che ha fatto per noi.
Foto: da “L’Eco del Piave”(bollettino parrocchiale di Quero, 1985),
premiata per il servizio reso agli alunni ed alla scuola.
17 CRONACA

Le panchine rosse del Circolo Auser “al Caminetto”


di Ivana Bernardele
I diritti delle donne sono i diritti di tutti e vanno garantiti e ampliati
per costruire un mondo migliore. Anche se questo periodo difficile
limita le attività socio culturali, nel segno della lotta alla violenza
sulle donne, il nostro circolo ha voluto testimoniare l’attenzione a
questo orribile fenomeno condividendo il progetto T.A.C.I. -
PANCHINE ROSSE. T.A.C.I. (Teatro, Arte, Cultura, Inclusione
contro la violenza sulle donne) è un progetto della Regione
Veneto al quale ha aderito l’Auser Regionale a nome di tutti i vari
circoli presenti nel territorio. L’amministrazione comunale di Quero
Vas, dimostrando sensibilità per un tema così delicato, ci ha
fornito alcune vecchie panchine da dipingere di rosso (lavoro fatto
da alcuni nostri volontari che si sono sentiti per l’occasione quasi
“artisti”). La stessa, per dare la massima visibilità. ha pure scelto
di posizionare la prima di queste panchine in Piazza Marconi,
vicino all’ingresso del municipio. Il 25 novembre Quero ha
inaugurato la propria panchina rossa (Presto ne avrà una anche
Vas e una è stata messa in centro ad Alano di Piave).
L’amministrazione comunale era rappresentata dalle signore Ketty
Bavaresco (vicesindaco), Cristina Dalla Rosa (assessore) e
Sabina Mondin (consigliere) che hanno espresso la massima
attenzione verso un fenomeno che sta diventando sempre più
grave. La presidente del Circolo Auser Al Caminetto signora Carla
Franzoia ha spiegato che deve passare un messaggio che spinga
le persone a riflettere e dare, a chi sta subendo, il coraggio di
denunciare. Sulla targhetta che riporta i vari loghi è scritto il
numero d’emergenza 1522 (numero nazionale contro la
violenza sulle donne). Infine la signora Luisa Peccenini, a nome
della presidente provinciale, ha ribadito quanto sia importante
ottenere gli strumenti necessari per bloccare questi tragici eventi e
ha concluso leggendo una poesia che deve farci riflettere.
Nelle immagini, dall’alto: foto A: in rappresentanza del Comune di
Quero le signore Cristina Dalla Rosa, Sabina Mondin e Ketty
Bavaresco, la presidente del Circolo “Al Caminetto” signora Carla
Franzoia con la signora Luisa Peccenini, delegata Auser
Provinciale.
Foto B: Gigliola Canzi e Gino Curto
Foto C: Presenti distanziati; Foto D: Sulla panchina rossa un
tocco di
bianco
(fioreria
Emy)
Foto E: qui
a lato,
panchina di
Alano di
Piave
presidiata
dalle signore
Novella
Codemo
(Assessore),
Annalisa
Bertoncin,
Serenella
Bogana
(sindaco di
Alano di
Piave) e
Carla
Franzoia
18

Alcune riflessioni sul metodo di contrasto


Violenza di genere
di Cesare Turra
Il 25 novembre si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza alla donna. Come ogni anno si sono scritti
articoli e trasmessi servizi televisivi e radiofonici sulla violenza di genere, nelle piazze dei nostri Comuni è stata
installata in questi giorni una panchina rossa commemorativa, a dimostrazione che il fenomeno è ancora ben vi-
vo nella nostra società. Nulla sembra cambiato rispetto alla situazione di una sette anni fa, quando mi occupai
del fenomeno per motivi di studio, e temo che poco o nulla cambierà in futuro se non si cambia l’approccio
metodologico utilizzato per contrastare il fenomeno. Per spiegare con una metafora, se si deve piantare un
chiodo si usa un martello e non un cacciavite, perché è il martello lo strumento pertinente al chiodo, mentre il
cacciavite lo è per avvitare/svitare una vite. Analogamente, il principale strumento che si invoca per debellare il
fenomeno delle violenza di genere continua ad essere quello del diritto penale che, essendo per sua natura
uno strumento di tipo repressivo in quanto interviene su fatti storici già accaduti per irrogare una pena, è del tut-
to inidoneo ad agire in via di prevenzione. La stessa “funzione dissuasiva” del diritto penale, in un fenomeno
che si caratterizza per una forte componente emotiva, ha una valenza molto relativa: quale pena può dissuadere
una persona che ne uccide un’altra e che immediatamente dopo si suicida o cerca di suicidarsi? Quale pena dis-
suade l’autore di un crimine quando poi è lui stesso a chiamare le forze dell’ordine per farsi arrestare, come ge-
sto liberatorio? Questa riflessione di tipo epistemologico sull’esito più grave della violenza di genere, l’omicidio,
non significa che il diritto e la norma penale siano inutili, ma semplicemente che essi rispondono a esigenze e
obiettivi repressivi diversi da quelli preventivi e di protezione della vittima, per i quali vanno invece assunti para-
digmi, teorie e modelli operativi del tutto differenti. La norma penale interviene necessariamente per punire
l’autore di un fatto previsto come reato che è già stato commesso, ma parallelamente devono essere adottati an-
che strumenti efficaci che possano prevenire la commissione del reato, tenuto conto che quest’ultimo, nella vio-
lenza di genere, spesso è l’ultimo elemento di un processo identificabile - e dunque prevenibile - nella relazione
tra le persone interessate. Lo stesso legislatore, d’altronde, nelle leggi attuative del Trattato di Istanbul del 2011,
sembra essere consapevole dei limiti della norma penale laddove, nel declinare il secondo livello di interventi at-
tuativi, si pone al di fuori del paradigma di tipo sanzionatorio e prevede l’adozione di un “piano d’azione straordi-
nario” con il quale intervenire nella formazione di operatori interessati e nell’educazione degli stessi autori di rea-
to, per creare un substrato culturale dal quale possa generarsi un atteggiamento rispettoso di tutti i generi.
Questo piano d’azione non è mai stato concretamente posto in essere o, se lo è stato, a distanza di anni non ha
sortito gli effetti che la normativa si poneva, visto che il tema della violenza di genere è ancora fortemente
d’attualità. Questo perché si continua a concentrarsi sui paradigmi sanzionatori del diritto penale, come le recenti
norme sul c.d. “codice rosso”, mentre se si vuole agire in via preventiva nella gestione di un conflitto si de-
vono adottare paradigmi di tipo narrativo, che è il campo conoscitivo in cui si muovono tutti i conflitti. Il campo
narrativo ha proprie regole metodologiche e interviene essenzialmente sulla relazione tra le parti coinvol-
te, stimolando le stesse al confronto e alla ricerca di soluzioni condivise, qualunque esse possano essere.
Il mediatore, che è il professionista della gestione dei conflitti, non è un giudice che deve accertare la commissio-
ne di un reato e applicare la conseguente pena, e le parti davanti a lui sono messe sullo stesso piano, senza
pregiudizi definitori come “reo”, “imputato”, “vittima” o altro; il mediatore non impone né propone alle parti solu-
zioni anche se può avere una propria idea o valutazione sul merito della controversia, perché sono le parti stes-
se, e solo loro, le migliori conoscitrici della controversia sottostante e, se ce ne sono, delle possibili soluzioni che
possono essere adottate, nonché degli aspetti della controversia su cui possono transigere e a quali condizioni
sono disposti a sottostare per raggiungere un accordo effettivo che poi si impegneranno a rispettare. Il mediato-
re, infatti, nella sua essenza è un esperto in comunicazione che, lavorando nell’ambito dei paradigmi di tipo nar-
rativo, stimola con domande e richieste di chiarimenti le parti al dialogo reciproco e rispettoso. Non è detto che
alla fine di una mediazione ben sviluppata le parti trovino un accordo, ma non è questo l’obiettivo di una buona
mediazione, perché questa ha successo anche se le parti, pur non accordandosi, cambiano il modo di rela-
zionarsi tra di loro, passando dalla gestione conflittuale e potenzialmente violenta dei loro dissapori ad una
gestione reciprocamente rispettosa e, per quanto possibile, collaborativa, che è il presupposto veramente
efficace, intervenendo sul “substrato culturale”, per la “prevenzione” della violenza di genere, nelle varie modalità
in cui questa si manifesta. Mediatori, ovviamente, non ci improvvisa, né sono sufficienti le cinquanta ore di corso
previste per la mediazione civile-commerciale, ma lo si diventa con un back-ground di tipo universitario, con lo
studio approfondito e costante dei presupposti scientifici del conflitto, con la conoscenza della normativa e dei
metodi di risoluzioni alternativa delle dispute (ADR - Alternative Dispute Resolution) e soprattutto con tanta, tanta
applicazione. E’ difficile dire perché la mediazione non sia decollata come efficace strumento di prevenzione an-
che della violenza di genere. Da un lato si può presumere per la mancanza di mediatori preparati come abbiamo
detto, dall’altro lato - per seguire la battuta di Giulio Andreotti che “a pensare male si fa peccato, ma si indovina” -
viene da pensare che anche attorno al fenomeno della violenza di genere si siano create delle nicchie di visibilità
e di interessi politico-economici che mal si conciliano con la ricerca di soluzioni preventive o con l’adozione di
metodi alternativi a quelli di tipo repressivo.
19 ASTERISCO

4 dicembre: nel ricordo di Santa Barbara


di Alessandro Bagatella
Le restrizioni dovute al particolare momento in cui imperversa la pandemia non hanno consentito il tradizio-
nale appuntamento per onorare e celebrare Santa Barbara, che conta molti fedeli nei nostri paesi in cui molti
abitanti, in passato, hanno avuto esperienze di lavoro proprio nelle miniere d’Italia e d’Europa. Voglio co-
munque riproporre una mia vecchia poesia scritta per una di quelle ricorrenze, assieme alla storia della San-
ta, tratta da un sito internet consultabile qui: http://www.enrosadira.it/santi/b/barbara.htm
Nonostante il padre Dioscuro, che la rinchiuse in una torre per
Santa Barbara impedirlo, Barbara divenne cristiana. Per questo motivo fu de-
nunciata dal prefetto Martiniano durante la persecuzione di
Oh Santa Barbara martire bela, Massimiano (III-IV sec.) e imprigionata a Nicomedia. Fu prima
de noi minatori tu se la stela, percossa con le verghe, quindi torturata col fuoco, subì quindi il
in te le gallerie e in tei pericoli, taglio delle mammelle e altri tormenti. Infine venne decapitata
per mano del padre, che la tradizione vuole incenerito subito
Oh Santa Barbara par sempre guidaci, dopo da un fulmine. Sempre la tradizione racconta che durante
Son minatori, pompieri, artiglieri e artificieri, la tortura le verghe con la quale il padre la picchiava si trasfor-
ma fioi toi, marono in piume di pavone, per cui la santa viene talvolta raffi-
Santa Barbara aiutene anca noi; gurata con questo simbolo. È invocata come protettrice contro i
fulmini e la morte improvvisa e protettrice degli artificieri, arti-
par le vedove tu se la consolatrice,
glieri, minatori, vigili del fuoco e carpentieri.
e de tuti noi la protetrice, Santa Barbara nacque a Nicomedia (oggi Ismit o Kocael in Tur-
par questo te invocon, chia) nel 273 d.C.. La sua vita riservata, intenta allo studio, al
e te chiedon protezion, lavoro e alla preghiera la definì come ragazza barbara, cioè non
Amen romana. Era una denominazione di disprezzo. E' questo il nome
a noi pervenuto da quello suo proprio. Tra il 286-287 Santa
04.11.2016 Alessandro Bagatella Barbara si trasferì presso la villa rustica di Scandriglia poiché il
padre Dioscoro, fanatico pagano, era un collaboratore dell'imperatore Massimiano Erculeo. Quest'ultimo gli ave-
va donato ricchi e vasti possedimenti in Sabina. Dioscoro fece costruire una torre per difendere e proteggere
Barbara durante le sue assenze. Il progetto originario prevedeva due finestre che diventarono tre (in riferimento
alla Croce) secondo il desiderio della ragazza. Fu costruita anche una bellissima vasca a forma di Croce. Sia la
finestra che la vasca non erano altro che i simboli del cristianesimo a cui la ragazza si era convertita. La tradizio-
ne afferma che proprio nella vasca Barbara ricevette il battesimo per la visione di San Giovanni Battista. La mani-
festazione di fede di Barbara provocò l'ira di Dioscoro; essa allora per sfuggire a quest'ultimo si nascose nel bo-
sco dopo aver danneggiato gran parte degli dei pagani della sua villa. La tradizione popolare scandrigliese
afferma che essa si rifugiava in una nicchia scavata all'interno di una roccia (dicitura indicata come riparo di San-
ta Barbara in località "le scalelle") e fu trovata per la delazione di un pastore lì presente. Dioscoro la consegnò al
prefetto Marciano con la denuncia di empietà verso gli dei e di adesione alla religione cristiana. Durante il pro-
cesso che iniziò il 2 dicembre 290 Barbara difese il proprio credo ed esortò Dioscoro, il prefetto ed i presenti a ri-
pudiare la religione pagana per abbracciare la Fede Cristiana: fu così torturata e graffiata mentre cantava le lodi
al Signore. Il giorno dopo aumentarono i tormenti mentre la Santa sopportava ogni prova col fuoco. Il 4 dicembre
letta la sentenza di morte Dioscoro prese la treccia dei capelli e vibrò il colpo di spada per decapitarla. Insieme a
Santa Barbara subì il martirio la sua amica Santa Giuliana, questo avvenne nella zona campestre indicata nei
codici antichi con una espressione generica "ad aram solis" o "in loco solis" (denominazione della zona costa del
sole oggi denominata Santa Barbara). Il cielo si oscurò e un fulmine colpì Dioscoro. La tradizione scandrigliese
invoca la Santa contro i fulmini, il fuoco, la morte improvvisa, il pericolo ecc. La tradizione inoltre affermava che la
treccia di Santa Barbara fosse visibile all'innocenza dei bambini alla sorgente omonima. Il nobile Valenzano curò
la sepoltura del corpo della Santa presso una fonte (sorgente di Santa Barbara) che diventò una meta di pellegri-
naggio per l'acqua miracolosa. Quando l'imperatore Costantino nel 313 consentì di rendere un culto esterno ai
martiri, i fedeli ornarono il sepolcro e di seguito vi costruirono un oratorio (che si ritiene del VI secolo). Nel secolo
IX decadde dal suo primitivo splendore e nel secolo X si poteva considerare abbandonato a seguito dell'invasio-
ne saracena. Passata l'invasione attorno all'anno 1000 fu eretta una chiesa completamente rifatta che esiste an-
cora oggi. Tra il 955 ed il 969 i reatini organizzarono una spedizione a Scandriglia (che oggi si trova in provincia
di Rieti) e dopo varie ricerche trovarono il suo corpo. Fu sottratto ai ricercatori di corpi santi e portato al sicuro
nella Cattedrale di Rieti dove ancora oggi riposa sotto l'altare maggiore. Santa Barbara è la patrona di Scandri-
glia e di Rieti. [Testo di Andrea Del Vescovo]
Il corpo di Santa Barbara si venera, dal 1009, nella chiesa veneziana di S. Giovanni Battista a Torcello. La reliquia del
cranio era custodita, prima in un busto di legno poi in uno di metallo, nella chiesa di S. Barbara dei Librari. Con la sop-
pressione della parrocchia di S. Barbara, avvenuta il 15 settembre 1594, l’insigne reliquia fu portata a San Lorenzo in
Damaso. Il reliquiario parte in argento, parte argento e bronzo dorato, è da attribuirsi alla prima metà del XVI secolo. Il
Diario Romano (1926) indica a S. Maria in Traspontina, nell’altare a lei dedicato, un frammento di un braccio. Alcune
reliquie non insigni di S. Barbara sono conservate, in un cofanetto del XII sec, nel Tesoro di S. Giovanni in Laterano.
[Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari] 
20 ATTUALITÀ

Il nuovo Messale:
come cambia la Messa
testo pubblicato nei bollettini parrocchiali di Caorera-Segusino-Vas
Con la prima domenica di Avvento 2020 è stato introdotto il nuovo Messale. Si
tratta della terza versione in lingua italiana, dopo quella del 1973 e del 1983.
Cosa cambia? Prima di entrare nel vivo delle novità contenute in questa terza
edizione, così tanto attese da tutti, è bene illustrare il significato profondo del
rinnovamento liturgico inaugurato dal Concilio Vaticano II in relazione alla
celebrazione dell’eucaristia. Prima tra tutte la funzione peculiare del sacerdote
che dopo il Vaticano II è passato dal ruolo di unico celebrante all’essere
presidente, colui che presiede
l’assemblea. Questa novità del
Concilio ha inaugurato una
prospettiva del tutto nuova. Si è
passati dal prete “officiante” al
celebrante che guida
l’assemblea alla partecipazione.
Il sacerdote che presiede, infatti,
è chiamato a creare una
correlazione tra Cristo e
l’Assemblea. Da una parte egli
rappresenta Cristo che agisce
con la sua grazia, dall’altra “in
persona Christi” edifica la comunità nella quale Cristo stesso si fa presente
attraverso i sacramenti. “Celebrare significa rendere un luogo pieno di gente,
vuol dire costruire il corpo di Cristo radunandosi, riunendosi. In quest’ottica il
Messale ci fa fare l’esperienza profonda della Messa come atto comunitario.
Tutti stanno dentro l’azione rituale del Messale, perché la Messa è l’azione di
tutta la Chiesa.
Il Messale è un libro per tutta l’assemblea celebrante. Chi lo prende in mano
e ne sfoglia le pagine durante la celebrazione dell’Eucaristia è colui che la
presiede (il vescovo o il presbitero presidente). Ma chi mette in atto lo “spartito”
in esso contenuto è tutta l’assemblea, che riconosce nei testi e nei gesti
proposti dal Messale una via sicura per abbeverarsi alla sorgente della fede.
L’uscita del nuovo Messale Romano in lingua italiana (3ª edizione), in questo
senso è una sfida per le nostre comunità; per riscoprire questo dato
fondamentale, è una preziosa occasione anche per riprendere in mano alcuni
aspetti “non nuovi” della riforma conciliare ai quali forse finora non abbiamo
dato la dovuta considerazione. Si tratta di accogliere il nuovo libro liturgico
come uno stimolo per le nostre comunità a interrogarsi sul nostro modo di
celebrare: il Messale, offre non solo norme e testi liturgici ma il modello di
Chiesa, di comunità consegnatoci dal Vaticano II Cristo e la Chiesa sono i
soggetti del celebrare. La liturgia come partecipazione attiva è un concetto
dogmatico che cambia completamente il profilo ecclesiale: quando si celebra
l’Eucaristia, non c’è un solo ministro, ma ce n’è più di uno; tutti viviamo
un coinvolgimento comune. Perché tutta l’assemblea possa abbeverarsi alla
sorgente eucaristica, è necessario che alcuni si pongano al servizio di tutti
per predisporre il rito della Messa, in modo da rendere possibile una
partecipazione corale.
Il nuovo Messale Romano mantiene sostanzialmente invariata la struttura della
precedente edizione. Le novità più significative che si trovano nella terza
edizione del Messale Romano e che riguardano più da vicino l’assemblea si
trovano nel testo dell’Inno del Gloria e nella Preghiera del Signore, il Padre
Nostro. Nel Gloria il nuovo testo prevede le parole “E pace in terra agli
uomini, amati dal Signore” al posto di “E pace in terra agli uomini di buona
volontà” (in latino “et in terra pax homínibus bonae voluntátis“). Anche se il
latino parla chiaramente di “buona volontà” (bonae voluntátis) il cambio è dovuto
a una migliore traduzione del testo originale greco (come già effettuato dalla
nuova traduzione della Bibbia CEI del 2008). Difatti la formula del Gloria è
ripresa dal Vangelo di Luca scritto originalmente in greco (Lc 2,14, il canto degli
angeli dopo la nascita di Gesù). In questo modo si va alla fonte e non ci si limita a tradurre alla lettera la versione
21 ATTUALITÀ

latina. È invece oramai nota, dopo tante discussioni, la nuova traduzione della frase latina “et ne nos indúcas in
tentatiónem” alla fine della preghiera del Padre Nostro.
Non diremo più “Non ci indurre in tentazione” ma “Non abbandonarci alla tentazione“. Questa è la traduzione
che la CEI ha approvato con la traduzione della Bibbia del 2008. Dopo lunghi dibattiti e discussioni, i vescovi
hanno finalmente approvato questa soluzione introducendola nella liturgia eucaristica. Non si tratta di una
traduzione letterale del testo greco (che indica “portare verso” e quindi “indurre”) bensì di una forzatura motivata
da esigenze pastorali e teologiche. Per dirla con parole di papa Francesco, “dobbiamo escludere che sia Dio il
protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo”. Nel testo del Padre Nostro c’è un’altra
modifica, questa volta dovuta ad una corretta traduzione della versione latina: l’aggiunta della congiunzione
“anche” nella frase “Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Per quanto riguarda il Confiteor (“Confesso ... ") durante l'atto penitenziale, si è optato per un linguaggio
"inclusivo": dove si diceva "Confesso, a Dio onnipotente e a voi fratelli ... ", dovremo dire "Confesso a Dio
onnipotente e a voi, fratelli e sorelle... ". Il termine "sorelle" viene inserito anche in altre preghiere dove il
Celebrante diceva solamente "fratelli". Così nel ricordo dei defunti: "Ricordati anche dei nostri fratelli e sorelle
che si sono addormentati nella speranza della risurrezione". Un'altra novità importante riguarda l'atto
penitenziale. Non è più previsto l'uso dell'italiano "Signore pietà" e "Cristo pietà" ma, anche per l'assemblea, le
formule in lingua greca: "Kyrie, eléison" e "Christe, éleison". Anche l'invito del celebrante ai momento della
pace cambia leggermente. Non sentiremo più "Scambiatevi un segno di pace" ma "Scambiatevi la pace".
L'invito alla Comunione cambia l'ordine delle frasi: non più "Beati gli invitati... Ecco l’Agnello di Dio" ma "Ecco
l'Agnello di Dio ... Beati gli invitati alla cena dell’Agnello", per fedeltà al testo latino. Queste Sono le novità
più interessanti e facilmente riscontrabili che i fedeli troveranno nelle celebrazioni eucaristiche dal momento in cui
verrà adottato il nuovo Messale Romano. Ulteriori piccole modifiche si trovano in altre Preghiere eucaristiche,
prefazi e orazioni, ma è normale pensare che solo i fedeli più attenti e formati riusciranno ad accorgersene. Nella
presentazione al nuovo Messale i vescovi italiani invitano i pastori a studiare attentamente il testo per imparare
"l'arte di evangelizzare e di celebrare" e richiamano ogni presbitero alla responsabilità e alla fedeltà al testo
liturgico appena pubblicato affinché non ci si affranchi dall'autorità e dalla comunione con la Chiesa. Il principio
della fedeltà «che si traduce in un vivo senso dell'obbedienza, impegna ciascun ministro a non togliere o
aggiungere alcunché di propria iniziativa in materia liturgica».
Il sito dell’unità pastorale: http://www.chieseconcadelpiave.it/

I gesti “verdi” degli Italiani


Notizia raccolta grazie all’Eco App
dell’Unione Montana Feltrina
La società specializzata in analisi di mercato Ubm Consulting nel
periodo 8-14 ottobre 2020 ha fatto un'indagine su quali sono i più
diffusi gesti green degli italiani. E' emerso che i più sensibili all'am-
biente sono le donne e gli anziani, mentre i più giovani e chi ha titoli
di studio più elevati sono più menefreghisti.
Vediamo i risultati per quanto riguarda 5 comportamenti green:
raccolta differenziata: l'83% degli intervistati la fa sempre
(donne 86% e ultra 55enni 90%);
luci spente nelle stanze in cui non c'è nessuno: il 75% degli
italiani lo fa sempre, il 19% spesso. Anche in questo caso le
donne (80%), gli over 55 (85%) e gli intervistati con bassa
scolarità (80%) sono i più diligenti;
lampadine a basso consumo energetico: le usa sempre il
66% e spesso il 25% con le donne a primeggiare raggiun-
gendo il 69%;
uso della sporta per la spesa: il 64% del campione lo fa
sempre e spesso il 26%. I meno diligenti sono i più giovani
con una percentuale che scende al 58% tra i 18-35 anni e
al 56% tra i 36-45 anni;
non sprecare l'acqua del rubinetto: il 55% del campione lo
fa sempre e spesso il 33% - le donne le più attente (58%) e
i meno giovani (il 63% degli over 55).
La App è scaricabile dal sito Playstore: https://play.google.com/store/apps/details?id=it.bl.umfecoapp&hl=it
22 CRONACA

Cambio “al vertice” al ristorante-pizzeria “La Rotonda”, di Quero Vas


Luigi Scuglia passa la mano al figlio Rudy
di Alessandro Bagatella
Luigino, è notizia di questi giorni, passa il testimone al figlio
Rudy; dopo tanti anni di sacrifici e di lavoro si godrà la meri-
tata pensione, affidando al figlio la conduzione del locale.
Ricordiamo che Luigino ha iniziato l’attività nel settore della
ristorazione giovanissimo, appena quindicenne, assieme ai
genitori Domenico e Adelina, cominciando come tutto fare,
cameriere e cuoco. Dal 1971 ha preso in mano la pizzeria e
come pizzaiolo è stato attivo fino al 1976. Nel 1980 la nuova
avventura come ristoratore, senza disdegnare di servire ai
tavoli. Al 1965 risale l’attività di gestione della parte discoteca e tutti ricordano la sala del liscio, frequentata da molti
giovani e meno giovani, sulle note musicali di tango, mazurche e molto altro. Un’esperienza durata, con soddisfazione,
fino all’anno 2000. Con il fratello Vincenzo è maturata poi la decisione di concentrarsi nella gestione della pizzeria-
ristorante, con locali rimessi a nuovo, con immutata attenzione verso i propri fedeli clienti, estimatori della pizza e dei
genuini menù proposti sia nel locale che da asporto. Al termine del periodo di formazione scolastica anche il figlio Rudy
è sceso in campo, affiancando il padre nel lavoro. Rudy ha maturato esperienza anche in altri locali rinomati ed ha pu-
re conseguito il diploma di sommelier, rendendolo un buon consigliere per gli avventori che vogliono abbinare il giusto
vino ai piatti proposti nel ristorante. A Rudy, che prende il posto del padre, i migliori auguri di uno splendido avvenire e
a Luigino i migliori auspici per una buona e meritata pensione, con l’impegno, però, di non abbandonare gli estimatori e
gli amici de “La Rotonda”.

Campagna Vaccinazione antinfluenzale 2020/2021


Aggiornamento
L’Ulss Dolomiti, attraverso il Dipartimento di Prevenzione ha completato la vaccina-
zione dei soggetti tra 60 e 64 anni che hanno aderito all’invito a vaccinarsi con speci-
fico appuntamento nelle sedi drive-in o al centro prelievi di Feltre. Ad oggi sono stati
effettuate 6.762 dosi di vaccino antinfluenzale nella fascia 60-64 anni, con una ade-
sione prossima al 50%.
I Medici di Medicina Generale stanno vaccinando le persone di età pari o superiore a 65 anni (con vaccino triva-
lente adiuvato), i soggetti affetti da patologie croniche, le donne gravide, gli addetti ai servizi essenziali (con vac-
cino quadrivalente). Ad oggi sono state consegnate ai Medici di Medicina Generale 43.792 dosi di vaccino, con
ampia prevalenza del vaccino trivalente adiuvato raccomandato per i soggetti ultrasessantacinquenni. Nei pros-
simi giorni sono previste ulteriori dosi di vaccino antinfluenzale che verranno distribuite ai medici di famiglia che
ne faranno richiesta.
La vaccinazione dei bambini da 6 mesi a 6 anni (fascia d’età con previsione di offerta attiva gratuita) è curata dai
pediatri di libera scelta. Ad oggi sono state consegnate 2.400 dosi di vaccino quadrivalente. nei prossimi giorni,
se necessario, saranno consegnati dosi di tale vaccino e un nuovo quantitativo di vaccino spray nasale indicato
per i soggetti fino a 18 anni.
«La campagna antinfluenzale 2020/2021 costituisce una delle strategie preventive di affiancamento delle
numerose attività di contrasto dell’epidemia Covid-19», sottolinea Sandro Cinquetti, direttore del dipartimento
di Prevenzione, «i primi dati di adesione raccolti informalmente dai medici di famiglia attestano buoni risultati di
questo importante intervento di immunizzazione attiva».
La campagna vaccinale proseguirà fino a tutto il mese di dicembre (generalmente l’influenza si presenta do-
po capodanno), sia con l’impegno della medicina di famiglia sia con eventuali sedute vaccinali speciali organizza-
te con l’ormai consolidato sistema drive-in dal Dipartimento di Prevenzione.
Belluno, 23 novembre 2020

Importante rinnovare col codice abbonato


(M.M.) E’ successo nuovamente. L’omonimia fra abbonati ha causato ancora un piccolo pasticcio
con l’attribuzione della estensione di abbonamento ad una persona che aveva lo stesso nome e cognome di
altro let-tore da poco espunto dalla lista dei fedelissimi. Dopo aver atteso invano il ripristino dell’invio è partita la
segnala-zione del disguido e in breve tempo siamo risaliti alla causa del problema: la mancanza del codice,
appunto, che ci consente di non sbagliare nel registrare la posizione degli abbonati. Da questa recentissima
esperienza la ne-cessità di ripetere l’annuncio: “portate con voi il codice abbonato per il rinnovo”. Ci sarà
utilissimo! Grazie!!!
23 ASTERISCO

Galleria Querese
di Marcello geom. Meneghin
(M.M.) Grazie al nostro appassionato lettore Marcello Meneghin, che vuole condividere con noi la sua recente
attività di ritrattista di persone che hanno attraversato la storia di Quero. Un esercizio di disegno che servirà per
stimolare la nostra memoria e far affiorare ricordi di tante persone con cui abbiamo condiviso periodi di vita.

Antoniazzi Renato: sindaco di Quero per 14 anni. Stefani Luigi: sindaco di Quero per 10 anni.
Spadarotto Maria: maestra a Quero per 26 anni e Bagatella Rinaldo: imprenditore, contribuì non poco
impegnata nel sociale e nella politica allo sviluppo di Quero
24 ATTUALITÀ
25 LETTERE AL TORNADO

L’economia di papa Francesco


Rianimare l’economia attribuendo un ruolo centrale alla persona
di Vincenzo Filetti
The economy of Francesco, l’evento realizzato su internet il tra il 19 e il 21 novembre scorso, ha riacceso i fari
sul modo in cui è concepita l’economia oggi. Papa Francesco ha affermato che occorre “rianimare” l’economia
cioè occorre attribuire un ruolo centrale alla persona, vera protagonista dei processi produttivi. L’economia, per
come si è strutturata a partire dalla rivoluzione industriale in poi, ha rappresentato la migliore forma di emancipa-
zione per alcuni privilegiati, a scapito di una gran massa di individui strappati alle loro comunità d’origine.
La lucida analisi condotta dal sociologo polacco Zygmunt Bauman evidenzia come le "masse" sono state strap-
pate alla vecchia e
rigida routine della
comunità rurale di
appartenenza per
essere compresse in
una nuova e rigida
routine della fabbrica.
Per poter indossare
“abiti” nuovi, gli aspi-
ranti lavoratori dove-
vano prima essere
trasformati in una
"massa". La guerra
dichiarata alla comunità è stata intrapresa nel nome della liberazione dell'individuo dall'inerzia della massa. Il ve-
ro obiettivo, però, era quello di smantellare il modello e il potere di definizione dei ruoli della comunità in modo
che gli appartenenti ad una comunità venissero privati della loro individualità e potessero essere plasmati come
massa lavoratrice.
Si è trattato di uno svuotamento dell’anima, quell’anima che invece per Papa Francesco è il nucleo stesso
dell’essere umano e il fondamento dell’esistenza e della società. In passato ci sono stati personaggi illuminati
che hanno tentato di rendere meno dolorosa e traumatica l’esperienza lavorativa della fabbrica allo scopo di
umanizzare il sistema di vita ruotante attorno ad essa. Ci riferiamo al cosiddetto socialista utopista (e imprendito-
re) Robert Owen che criticava l’ideologia liberale del mercato concorrenziale, affermatasi con la rivoluzione indu-
striale, prima ancora di Karl Marx. L’umanizzazione dell’economia proposta da Papa Francesco trova persino in
Immanuel Kant una sorta di precursore se pensiamo che, per il filosofo dell’illuminismo tedesco, le persone
vanno trattate sempre come fine e mai come mezzo. Il problema di fondo dell’economia disumanizzante è la
concezione strumentale della ragione che si è imposta ancor prima dell’illuminismo, grazie al pensiero “moderno”
dell’ultimo dei maghi ed i primo degli scienziati, cioè l’inglese Francesco Bacone. Secondo due illustri filosofi del
XX secolo, Max Horkheimer e Theodor Adorno, a loro volta molto critici verso la società industriale, Francesco
Bacon è l’artefice del concetto di sottomissione della natura da parte dell’uomo. Il "potere" che l'intelletto ha
nei confronti delle cose e dei "segreti" della natura è tale che riesce, nella visione baconiana, a distruggere certe
tradizioni legate al pensiero magico che contribuivano, nonostante tutto, a dare un senso all’esistenza umana.
L’eccessiva razionalizzazione dello studio scientifico della natura avrebbe disumanizzato il rapporto uomo-natura,
da secoli regolato in base a credenza magiche che hanno comunque generato una sorta di equilibrio perso poi
con l’industrializzazione della società occidentale. Bacone è il primo esponente consapevole del 'sapere' come
'potere' che l'economia borghese, nell'Inghilterra del XVII secolo, stava mettendo in atto proprio a scapito della
libera ricerca teorica, convertita in ricerca strumentale e materiale per fini sociali squisitamente utilitaristici. La
denuncia di Papa Francesco oggi può essere recepita se l’Occidente accetta di far autocritica e riconosce che
dal Seicento in poi, passando per la ragione illuministica, la ragione strumentale ha talmente razionalizzato l’or-
ganizzazione dell’esistenza umana sino a concepire un sistema economico in cui non c’è posto per l’anima,
ma per la performance, la prestazione, l’efficienza. In altre parole, nell’attuale forma di economia che ha le
sue radici sia nel pensiero strumentale di Bacone che nell’esasperazione del ruolo della ragione proposta dall’il-
luminismo, le persone sono mezzi e non fini. Non è un caso che il XX secolo abbia prodotto filosofie il cui focus
è l’aver cura degli altri, come sostiene Martin Heidegger, preoccupato della diffusione inarrestabile della civiltà
della tecnica in cui l’essere umano rischia di essere trattato come una cosa tra le cose. O filosofie che enfatizza-
no il senso della responsabilità verso “l’Altro” come quella di Levinas per cui, al di là di ogni organizzazione giuri-
dica, non ci si può sottrarre all’asimmetrica relazione con il volto dell’altro, vero metro di misura della nostra uma-
nità. Il monito di Francesco ha più di un motivo per esser accolto e compreso secondo diverse angolazioni
concettuali che convergono verso una concezione più umanizzante dell’economia che, come sostiene il Papa,
necessita davvero di essere ri-animata.
Immagine tratta da: https://francescoeconomy.org/it/
26 LETTERE AL TORNADO

Perché proprio il torrione Bagalif?


Un mio caro amico mi provocò
con questa domanda quando gli
raccontai che stavo scrivendo un
romanzo ambientato in valle di
Schievenin. - ...non è poi così
impressionante. - Concluse.
Eppure io non avevo dubbi, Mar-
co, il protagonista, avrebbe cer-
cato le tanto agognate risposte
fra i pinnacoli calcarei nascosti
dalla vegetazione, e la sua sur-
reale avventura sarebbe iniziata
in quella valle che "passa del tut-
to inosservata ai turisti frettolosi, i
quali lasciano scivolare via le in-
dicazioni stradali sui fianchi delle
loro auto, percorrendo la statale
per raggiungere più blasonate località turistiche nelle vicine Dolomiti." Perché in fondo questi angoli sel-
vaggi, solitari ed isolati non sono solo il simbolo dei luoghi dell'animo
umano dentro i quali cercare le risposte, ma sono pragmatiche occa-
sioni che la natura ci concede per scorgere in quelle cime qualcosa
che vada oltre "a una semplice cornice per lo shopping" a cui invece
rischiano di essere sminuite le Pale della rinomata località. Sarà infat-
ti un incidente d'arrampicata sul torrione Bagalif che proietterà Marco
nella sua avventura, proprio perché "è difficile da scovare, si trova in
alto, isolato, sopra la valle. Solo le rocce sommitali fanno capolino fra
la vegetazione, come un velo naturale che lo mantiene al riparo dallo
sguardo indiscreto di chi non lo conosce. Non è una struttura rocciosa
particolarmente ampia, non presenta passaggi arditi o di grande inte-
resse tecnico, l’avvicinamento è faticoso e poco intuitivo. Si viene
quassù semplicemente per stare tranquilli ed evitare le masse che af-
follano le pareti a ridosso della strada di fondovalle. [...] Le nuove ge-
nerazioni, insomma, non sembravano mostrare interesse per un tor-
rione dall’anima selvaggia, caratteristica che in breve tempo lo fece
invece divenire la prima scelta di Marco."
Ad indicare la centralità del luogo il titolo provvisorio del romanzo era
proprio "Angeli sul torrione Bagalif", solo successivamente mi sono
indirizzato verso una scelta che avesse a che fare più con il significa-
to del libro che con i fatti narrati ed è quindi divenuto "Quell'unico
passo" ora proposto in crowdfunding dalla casa editrice bookabook. Se ho solleticato la vostra curiosità
navigate all'indirizzo: www.bookabook.it/libri/quellunico-passo dove troverete una scheda del libro con de-
gli approfondimenti e la possibilità di
contribuire alla campagna. Che cos'è il
crowdfunding? È molto semplice: la
casa editrice lo propone in prevendita
per cento giorni, se le copie prenotate
superano il goal stabilito il libro viene
pubblicato, altrimenti i soldi vengono
restituiti. Chi prenota il libro riceve co-
munque la bozza, può leggerla e so-
prattutto parlarne, parlarne, parlarne,
perché questo libro non è pubbliciz-
zato e non ha altra voce se non quel-
la dei suoi lettori. Ringrazio tutti fin
d'ora e, in particolare, Il Tornado che mi dà la possibilità di presentarmi ed il Centro Culturale “Bice Lazza-
ri” di Quero Vas, che, contingenze permettendo, mi ospiterà per incontrare il pubblico e spiegare il libro.

Ormai mancano appena due mesi alla conclusione della campagna quindi se vi va di
sostenere questo progetto affinché venga pubblicato, il momento è ora. Potete farlo
direttamente dal sito indicato, oppure scrivetemi all'indirizzo daniele.bello@zoho.com.
27 ASTERISCO

In Piemonte
In Piemonte parlano
parlano di
di noi!
noi!
(M.M.) Il nostro giornale lo scambiamo con gli amici della ProLoco di Caselle Torinese, che coordina il gruppo di
(M.M.) Il nostro giornale lo scambiamo con gli amici della ProLoco di Caselle Torinese, che coordina il gruppo di
periodici editi dalle ProLoco d’Italia. Nel numero di novembre abbiamo avuto, nuovamente, il piacere di trovarci
periodici editi dalle ProLoco d’Italia. Nel numero di novembre abbiamo avuto, nuovamente, il piacere di trovarci
fra le testate citate nella rassegna stampa curata da Paolo Ribaldone. A lui ed ai suoi collaboratori il nostro since-
fra le testate citate nella rassegna stampa curata da Paolo Ribaldone. A lui ed ai suoi collaboratori il nostro since-
ro ringraziamento per l’attenzione riservataci, testimoniata, a vostro beneficio, nella scansione sottoriportata.
ro ringraziamento per l’attenzione riservataci, testimoniata, a vostro beneficio, nella scansione sottoriportata.

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abbonamenti Eviterai di perdere qualche numero della rivista.
28 CUCINA

(M.M.) Riproponiamo un articolo apparso qualche anno fa proprio su queste pagine, sicuri di accontentare
più di un soddisfatto consumatore di questa prelibatezza culinaria bellunese. il Pastin, patrimonio che vie-
ne dal passato e vive di presente, come ben recita un pieghevole a suo tempo distribuito da Ascom Belluno
con il sostegno della Camera di Commercio e della Provincia.

Il pastìn, una preparazione carnea tipica del bellunese


L’Italia si sa, gode per tradizione di una miriade di prodotti alimentari tipici, legati cioè al territorio di produzione,
che molti Paesi del mondo le invidiano e tentano (finora con clamorosi insuccessi ) di imitare.
Oltre a soddisfare il palato del consumatore essi sono gradevoli testimonial di culture radicate ed antichissime,
l’espressione sensoriale dell’identità storica delle genti di ogni singola regione e provincia italiana che noi tutti,
molto gelosamente, dobbiamo salvaguardare e custodire. Il Pastìn, per buona parte dei Bellunesi, è uno di que-
sti prodotti. Veniva preparato nella stagione invernale, in concomitanza alla macellazione del maiale. Quasi
ogni famiglia, infatti, allevava il maiale per garantirsi durante tutto l’inverno una sufficiente scorta di proteine nobi-
li, indispensabili per superare i rigidi inverni montani.
Crudo o cotto sulla graticola a forma di palline più o meno schiacciate, il Pastìn, assieme all’immancabile
polenta costituiva un piatto alternativo di inizio inverno.
Il Pastin, lo dice la parola stessa, è la pasta del salame, un impasto carneo salato, particolarmente lavorato e
speziato a seconda delle usanze locali, solitamente destinato alla produzione di insaccati freschi e stagionati,
denominato dagli operatori del settore TASTASALE.
Nel Pastìn, infatti, a seconda della vallata in cui viene preparato, variano le percentuali delle due carni presenti
(suina e bovina), la percentuale di grasso (esclusivamente lardo suino), la percentuale di sale (cloruro di sodio),
la presenza o meno di alcune spezie ed aromi (pepe, pimento, etc.), del vino bianco e dell’aglio, ed il grado di
macinatura della pasta carnea.
Il fatto che sia un impasto carneo fresco, variamente condito e piuttosto manipolato, lo rende un prodotto molto
delicato, facilmente deperibile, sia da un punto di vista compositivo, ma soprattutto microbiologico, con eventuale
presenza e moltiplicazione di germi patogeni quali Salmonella, Listeria, Stafilococco, etc.. Per questo necessita
per la sua preparazione di carni di alta qualità, di rigide condizioni igieniche durante la sua preparazione, e di
temperature di refrigerazione vicine agli zero gradi per la sua conservazione.
Questo prodotto che un tempo veniva consumato esclusivamente nel periodo invernale, oggi viene preparato du-
rante tutto l’arco dell’anno e si trova in vendita sui banchi frigoriferi di molte macellerie delle nostre valli in tutte le
varianti di composizione citate.
Il Pastìn rientra nell’elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
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VIVAIO - PIANT E

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