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Quindicinale Editrice ASD Ponte Tegorzo

Anno XLIV

10.03.2022
Numero

764

La notte buia dell’Europa - pag. 1


La demografia nel Basso Feltrino - pag. 2
Beata Suor Costanza Panas di Alano - pag. 4
Il “Giorno del Ricordo” delle vittime delle Foibe - pag. 6-7
Mille e non più mille - pag. 27
Chiuso in redazione il 28.02.2022 - Prossima chiusura il 21-03-2022
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1 ATTUALITÀ

La notte buia dell’Europa


di Cesare Turra
Le forze russe hanno invaso militarmente l’Ucraina. Non si è trattato di un attacco improvviso,
perché da diverse settimane le notizie concernenti l’ammassamento delle truppe russe ai con-
fini ucraini e le previsioni di un imminente attacco si sono incalzate quotidianamente. Dalla fine
del secondo conflitto mondiale, questa è la più grave crisi politico-militare che l’Europa occi-
dentale e il mondo intero affrontano, incapaci di adottare azioni efficaci per la cessazione della
guerra. In bocca ai politici nostrani e internazionali abbiamo sentito le consuete frasi ad effetto
di forte condanna all’azione della Russia, delle prospettate “sanzioni pesantissime senza precedenti”, della forte
unità di intenti tra i Paesi dell’Unione europea ecc. ecc., ma i fatti e gli stessi ritardi nell’accordarsi su quali san-
zioni adottare hanno messo in luce quanto l’Unione europea per acquistare una propria dignità politica e non solo
economica nel panorama mondiale abbia bisogno di una politica estera accentrata comune e di una difesa
militare europea capace di tutelarla dalle minacce che ne colpiscono gli interessi. Anche l’ONU, che nella sua
veste di organismo transnazionale dovrebbe essere il principale attore nella gestione delle crisi come quella in
corso, ha dimostrato di essere un’entità ectoplasmatica incapace di fornire risposte credibili e/o efficaci. Lo stes-
so presidente americano Biden, nella conferenza stampa del 24 febbraio, ci è sembrato particolarmente imba-
razzato e restio a fornire risposte ferme e chiare alle domande dei giornalisti sugli effetti delle sanzioni adottate e
sulla coesione con gli alleati internazionali, mettendo in evidenza le sue difficoltà nel gestire questa infelice situa-
zione sia per la propria debolezza politica interna sia per il peso dell’opinione pubblica statunitense, sempre me-
no favorevole a dispendiosi interventi militari nel mondo, indebolendo indirettamente le stesse radici della NATO,
che sulle forze militari statunitensi e sulla loro tecnologia e potenza bellica trae la propria principale ragione
d’essere. La Cina, da parte sua, osserva con molto interesse l’evolversi dei fatti, perché vista l’impotenza di rea-
zione dei Paesi occidentali, potrà a sua volta valutare la possibilità di invadere Taiwan, come da tempo minaccia,
certa che nessuna controazione efficace sarà adottata. Le sanzioni adottate dai Paesi occidentali rischiano di
non smuovere il presidente Putin dal proprio obiettivo, ma di colpire solo la popolazione della Russia che è a
sua volta scioccata dall’invasione ordinata dal proprio Presidente, come dimostrano le numerose manife-
stazioni di protesta dei cittadini russi nelle piazze delle principali città, prontamente represse dalla polizia con
l’arresto di oltre un migliaio di manifestanti. I gerarchi russi, quelli che hanno ideato, progettato e supportato
l’invasione, saranno toccati dalle sanzioni solo minimamente, in quanto i loro capitali sono ben custoditi, per in-
terposta persona o società di comodo, nelle banche e nelle compagnie finanziarie delle grandi capitali europee.
Di questa situazione di debolezza politica europea e statunitense e dei pesanti effetti che le contro-sanzioni russe
avrebbero per i Paesi europei il presidente Putin è ben consapevole: se chiudesse la fornitura del gas di cui
l’Europa e l’Italia in particolare (circa il 40% del proprio fabbisogno) ha necessità per l’energia indispensabile
all’operatività delle proprie industrie, imprese e famiglie, l’Europa si troverebbe all’improvviso ad affrontare una
delle più gravi crisi economiche della propria storia, spingendo alla povertà milioni di persone che ora godono di
un certo benessere. Anche qui vien fatto di chiedersi se non fosse stato possibile intervenire politicamente per
tempo con una graduale ma costante azione di riconversione delle fonti energetiche, riducendo la dipendenza
dall’estero, considerato che è dagli anni ‘90, con l’allora crisi del petrolio, che la situazione energetica del Paese
è nota. Il nostro è il paese del sole, dei torrenti che si formano nelle Alpi e negli Appennini, delle onde di quel ma-
re che circonda gran parte della penisola: tutte possibili fonti di energia pulita che, se ben pianificate e attuate nel
corso degli anni, forse non avrebbe risolto il nostro fabbisogno energetico, ma lo avrebbe sicuramente ridotto di
molto rendendoci meno dipendenti dall’estero e, ora, dai ricatti connessi ai conflitti come quello in corso in Ucrai-
na. Per fare un esempio “locale”, in località San Valentino a Quero, nei pressi del torrente Tegorzo, pochi anni fa
è stato ricostruito il mulino Banchieri la cui ruota, di nuova fabbricazione, ora svolge una funzione meramente
estetica: se fosse dotata di una opportuna dinamo non potrebbe produrre energia elettrica per sopperire in tutto o
in parte alle esigenze di illuminazione pubblica del nostro Comune? Sembra che questa fosse stata una delle
ipotesi quando venne ricostruito, ma abbandonata a causa delle pastoie burocratiche per il rilascio della neces-
saria concessione. E’ certo che il mulino Banchieri non risolverebbe il problema energetico del Paese, ma…
quanti sono in Italia i casi simili che la farraginosità della normativa e conseguenti pratiche burocratiche bloccano
sul nascere? Moltiplicato per le centinaia di migliaia di possibilità e situazioni presenti nella penisola, è facile rite-
nere che l’Italia non avrebbe il soffocante cappio della necessità energetica stretto attorno al collo, tanto da far
adombrare al Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel corso della relazione al Parlamento sulla crisi russo-
ucrainica, la possibilità di riaprire le centrali a carbone per fronteggiare la crisi energetica. In termini monetari ce
ne renderemo conto con le prossime fatture del gas e della luce, con gli aumenti del costo dei prodotti alimentari
(il grano duro ha subito un aumento del 100%) e di tutti gli altri beni, complice un’inflazione che sembra destinata
ad aumentare ulteriormente. Questo ci insegna che il mondo, per tecnologia e connessioni economiche e politi-
che, è diventato davvero piccolo e ogni Paese costituisce una trama armonica di un tessuto più ampio: se si tira
un filo da una parte, tutto il tessuto ne rimane stropicciato. Così la guerra a cui stiamo assistendo nella non lon-
tana Ucraina, mette in risalto come una risposta pronta e univoca a certe situazioni sia indispensabile non solo
per fornire supporto ai Paesi e alle popolazioni interessate, ma di riflesso anche a noi stessi. E mette in risalto
come la politica debba avere non solo delle tattiche di emergenza, come siamo abituati, ma anche strategie e
obiettivi di più ampio respiro rivolte ai traguardi che il Paese deve e vuole raggiungere.
2 ATTUALITÀ

La demografia nella Conca del Basso Feltrino


Quero Vas Alano di Piave Segusino
M F Tot M F Tot M F Tot

residenti al 31.12.2020 1564 1546 3.110 1334 1372 2706 916 914 1830
Nati 11 4 15 10 9 19 8 2 10
Morti 19 22 41 17 15 32 11 4 15
Saldo naturale -8 -18 -26 -7 -6 -13 -3 -2 -5
Immigrati 59 60 119 45 36 81 29 24 53
Emigrati 35 35 70 47 50 97 21 23 44
Saldo migratorio 24 25 49 -2 -14 -16 8 1 9
Incremento 16 7 23 -9 -20 -29 5 -1 4
Residenti al 31.12.2021 1580 1553 3.133 1325 1352 2677 921 913 1834
Stranieri al 31.12.2021 204 202 405 185 202 387 75 82 157
% stranieri 12,91 13 12,93 13,96 14,94 14,46 8,14 8,98 8,56
Nr cittadinanze nel 2021: Quero Vas: 8 Alano di Piave: 3 Segusino: 7

Quero Vas Alano di Piave Alano di Piave

Residenti e cittadinanze
(M.M.) Nelle tabelle che trovate qui sopra potete leggere la composizione delle
popolazioni dei due Comuni bellunesi della Conca. Per Quero Vas le diverse
cittadinanze e per Alano di Piave anche la suddivisione dei residenti fra le varie
località, come fatto nel numero scorso per Quero Vas. Un esercizio statistico che
troverà di sicuro qualche appassionato estimatore. Buona lettura.

La copertina
(M.M.) Non parliamo della foto, ma dei colori della copertina, ispirati alla bandiera
dell’Ucraina, per riflettere sull’importanza di saper risolvere i conflitti con il dialogo
piuttosto che grazie al ricorso alle armi, conclamato o strisciante che sia.
3 ATTUALITÀ

Le cittadinanze a Segusino
Fonte: anagrafe di Segusino
4 CRONACA

Beata Suor Costanza Panas di Alano


“Grande gioia per la Chiesa di Fabriano-Matelica che apprende la notizia della beatificazione di suor Costanza
Panas. Per la nostra diocesi e tutta la Chiesa questa notizia è un
grande dono che ci sprona a vivere questo segno provvidenziale
con gratitudine al Signore e verso il Santo Padre che ha autorizzato
la Congregazione delle cause dei Santi a promulgare il decreto ri-
guardante il miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile
Serva di Dio Maria Costanza Panas, Monaca professa delle Claris-
se Cappuccine del Monastero di Fabriano. La celebrazione della
beatificazione si svolgerà a Fabriano con data da destinarsi. Questa
bellissima notizia coincide con gli sforzi individuali e collettivi della
nostra comunità per risollevarsi da un periodo storicamente difficile
come è stato quello del dopoguerra per Madre Costanza sempre al
servizio dei più deboli”. (messaggio del vescovo di Fabriano)
Ricordiamo la storia della luminosa santità di Madre Costanza Panas. Nata il 5 gennaio 1896 a Alano di
Piave (Belluno). I genitori, a seguito dell’industrializzazione che tolse loro il lavoro artigianale, nel 1902 furono
costretti a emigrare negli USA e ad affidare Agnese allo zio don Angelo, cappellano a Asiago e poi arciprete a
Enego, fino al loro ritorno nel 1910. Fin dall’infanzia non si lascia trascinare dalla spensieratezza e, come lei
stessa ricorderà: «Ho sempre pensato che la vita è un compito da svolgere nel modo più serio; che è prepara-
zione a grandi cose». Educata dallo zio alla disciplina frequentò la scuola primaria delle Canossiane a Feltre e a
Vicenza per poi passare a Venezia nel collegio S. Alvise frequentando l’istituto statale Nicolò Tommaseo, dove,
nel 1913, si diploma maestra. Iniziò subito ad insegnare nella frazione Conetta del comune di Cona (Venezia).
Qui incontrò don Luigi Fritz, che l’accompagnò come direttore spirituale per tutta la vita. Allo stesso tempo iniziò
a scrivere un diario, nel quale racconta la sua maturazione spirituale, giungendo a fare il voto della penna: non
scrivere per il resto della vita che per Gesù e di Gesù. Dopo aver subito una forte e lunga opposizione in famiglia,
entrò nel monastero di Fabriano l’11.10.1917. Il 18.04.1918 Agnese Panas divenne suor Maria Costanza, ve-
stendo il saio di clarissa cappuccina. Il 19.05.1927, a 31 anni, è eletta Maestra delle novizie e il 22.06.1936 è
eletta Madre badessa, compito che svolgerà per 16 anni consecutivi fino al 1952. Per molti anni accolse le per-
sone che bussavano al monastero, prediligendo i sacerdoti, alcuni dei quali divennero suoi figli spirituali e allar-
gando l’apostolato attraverso la grata conventuale con una fitta corrispondenza. Accoglieva senza mai dare la
sensazione di fretta, dava tempo, ascoltava con interesse e consigliava con sicurezza donando serenità. E il tutto
senza darsi toni da maestra o da super donna, ma con una umanità piena. Così nelle sue lettere insegnava a
scoprire il senso di certe situazioni, specialmente dell’aridità o nelle oscurità, con quella finezza e affabilità di chi
ha esperienza di simili purificazioni e ha imparato a camminare nella pura fede. A coloro che andavano da lei in-
segnava il modo di mantenere la serenità e la pace in mezzo ai propri limiti e debolezze e ad avere comprensio-
ne con se stessi. Dopo un triennio di pausa, 1952-1955, la Serva di Dio viene nuovamente eletta badessa nel
1955, compito che le consorelle le rinnoveranno con votazioni pressoché all’unanimità fino alla morte, 1963. In
questi otto ultimi anni conclusivi della vita, tre dei quali trascorsi a letto a causa di un’artrite deformante, accom-
pagnata da una forte asma bronchiale e successivamente da flebite, crisi cardiache e nausea, viene eletta anche
nel Consiglio Federale delle Clarisse Cappuccine dell’Italia centrale. Il 28.05.1963 morì santamente, contornata
dalle sue consorelle accorse come il solito per ricevere gli ordini del giorno dalla badessa. Il 4.10.2016,
l’Ordinaria dei Cardinali della Congregazione delle Cause dei Santi, ha dato voto positivo riconoscendo le virtù
eroiche della Serva di Dio Maria Costanza Panas (1896-1963), clarissa cappuccina del Monastero di Fabriano. Il
10.10.2016 il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione della Cause de Santi a promulgare il rela-
tivo Decreto.
http://fabriano-matelica.it/blog/2022/02/18/comunicato-del-vescovo-sulla-beatificazione-della-venerabile-serva-di-
dio-costanza-panas/
Per la beatificazione, la Postulazione della Causa ha presentato all’esame della Congregazione l’asserita gua-
rigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, di una neonata da “grave sofferenza fetale da anemia
feto-natale ed emorragia cerebrale; insufficienza multiorgano”. L’evento accadde nel 1985 ad Ancona (Italia). La
piccola nacque a San Severino Marche (Macerata, Italia). Il decorso della gravidanza era stato regolare, ma alla
nascita il liquido amniotico risultò fortemente tinto di meconio. Il quadro clinico della neonata si presentò molto
grave, con insufficienza respiratoria, ipotonia muscolare ed emorragia cerebrale, elementi che, insieme
all’insufficienza multiorgano, facevano prevedere inevitabili sequele neurologiche in caso di sopravvivenza. I me-
dici decisero il trasferimento all’Ospedale “G. Salesi” di Ancona, nel Reparto di Rianimazione. Mentre la piccola
era quasi in fin di vita, i nonni materni, insieme alle Monache del Monastero delle Clarisse Cappuccine di Fabria-
no, invocarono l’intercessione della Venerabile Serva di Dio. Il 29.11.1985 le condizioni della neonata, inaspetta-
tamente, migliorarono fino alla risoluzione della principale sintomatologia, che avvenne il 7.12.1985. Negli anni
successivi non si manifestarono sequele neurologiche. L’invocazione alla Venerabile Serva di Dio fu univoca,
mentre la neonata era in Terapia Intensiva in condizioni molto gravi. Sussiste il nesso causale tra l’invocazione e
l’inattesa guarigione.
http://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/maria-costanza-panas-al-secolo-agnese-pacifica.html
5 CRONACA

Ogni promessa è un debito


di Alessandro Bagatella
Qualche anno fa, quando sua Eccellenza Mons. Giu-
seppe Andrich, Vescovo di Belluno-Feltre, andò a
Lourdes con gli ammalati, gli feci avere, tramite una
crocerossina di Carpen: Luisa Ferracin, per anni assi-
stente nei turni di notte, una mia poesia dedicata al
viaggio che stava per intraprendere. Il Vescovo l’ha
gradita e per ringraziamento mi ha spedito una cartoli-
na dalla grotta di Lourdes, prenotandosi il libro di poe-
sie qualora lo avessi stampato. Nei mesi scorsi il libro è
nato e, in considerazione della sua premura, gliene ho
fatto omaggio. E’ rimasto entusiasta della mia promes-
sa mantenuta e Sua Eccellenza, ora Vescovo Emerito,
ha voluto venire di persona a ringraziarmi e a visitare la
nostra Chiesa, ricca di storia. Assieme a Lui è stata re-
citata una preghiera per tutti gli abitanti del paese, con
un pensiero particolare agli anziani che, con sacrifici e
fatica, hanno saputo edificarla e per i fedeli che l’hanno
poi conservata per oltre cento anni.
Una preghiera è stata recitata con
fede anche per intercedere presso la
Madonna in questi delicati momenti,
cupi, che mostrano all’orizzonte nubi
di guerra, manifestando anche l’augurio che la chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena pos-
sa tornare nelle migliori condizioni per ospitare nuovamente i fedeli. Purtroppo don Alessio,
parroco di Quero, aveva un impegno per un funerale che gli ha impedito di partecipare
all’incontro, deciso per le vie brevi dal Vescovo Emerito Giuseppe Andrich. In foto: il Vescovo
in visita alla Chiesa di Santa Maria con Alessandro e Mauro, amico e collaboratore nella stesu-
ra del libro di poesie in dialetto, partecipe all’incontro con sua Eccellenza.
Biografia di Giuseppe Andrich. Vescovo di Belluno-Feltre dal 2004 al 2016, mons. Giuseppe Andrich nacque
a Canale d’Agordo il 28 marzo 1940, primo di cinque figli. La mamma, Cesira De Rocco ved. Andrich, è man-
cata il 17 gennaio 2017 all'età di 99 anni. Il papà Celso, un alpino che durante la guerra fu sul fronte francese e
poi in Grecia e Albania, è morto nel 1980. Dopo le scuole elementari a Canale, entrò nel Seminario di Feltre
dove frequentò le scuole medie; passò quindi per il ginnasio, liceo e teologia nel Seminario Gregoriano di Bel-
luno. Venne ordinato sacerdote da mons. Gioacchino Muccin in cattedrale a Belluno il 28 giugno 1965. Dal
1965 al 1967 fu cappellano di Castion; nel 1967 fu chiamato al Centro Giovanni XXIII per essere Assistente
della Gioventù di Azione Cattolica e in questo incarico rimase fino al 1977. Fu pure assistente del Movimento
Studenti, degli Universitari cattolici e del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica.
All’inizio degli anni ‘70, studiò presso il Pontificio Ateneo di Sant'Anselmo di Roma, conseguendo la licenza per
insegnare Liturgia nello studio teologico del Seminario, dove fu docente fin dal 1973. Dal 1967 fino al 1994,
salvo una breve interruzione, insegnò religione prima all’Istituto Professionale “A. Brustolon”, poi al Liceo
Scientifico e quindi – per 25 anni – all’Istituto Tecnico “G. Segato” di Belluno. Dal 1967 al 1989 animò i campi
scuola nella Casa di San Marco d’Auronzo, prima come assistente di Azione Cattolica e poi come responsabile
della pastorale giovanile diocesana. A San Marco continuò, anche dopo aver lasciato la pastorale giovanile,
l’animazione spirituale dei gruppi di volontariato delle varie attività per ragazzi e per disabili. Negli anni ‘70 è
stato direttore della commissione diocesana di comunicazioni sociali.
Nel 1977 il vescovo mons. Maffeo Ducoli lo nominò canonico arciprete della Cattedrale e vi rimase fino al 1982
quando divenne rettore del Seminario Gregoriano di Belluno. Nel gennaio 1996 è stato nominato direttore
dell’Ufficio diocesano per la Liturgia.
Nel 1998 il vescovo Pietro Brollo lo nominò vicario generale. Mons. Savio lo confermò vicario generale nel feb-
braio 2001 e, dopo la prematura morte del Vescovo, fu eletto dal Collegio dei Consultori Amministratore dioce-
sano (31 marzo 2004), nomina ratificata dalla Santa Sede il 6 aprile 2004.
Il 28 maggio 2004 papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Belluno-Feltre. Prese possesso della diocesi il
27 giugno del 2004 con l’ordinazione episcopale, avvenuta nella Basilica Cattedrale di Belluno per le mani del
card. Angelo Scola, patriarca di Venezia, e dei Vescovi conconsacranti mons. Pietro Brollo, arcivescovo di
Udine, e mons. Paolo Romeo, nunzio apostolico in Italia.
Il 10 febbraio 2016 papa Francesco accettò la sua rinuncia per i raggiunti limiti di età. Resse ancora la diocesi
come Amministratore apostolico, fino all'ingresso del suo successore, il 24 aprile 2016.
6 ATTUALITÀ

La testimonianza di Federica Haglich, la cui famiglia originaria di Lussinpiccolo fu accolta a Fener

Il “Giorno del Ricordo” delle vittime delle foibe


e di chi fu costretto all’esodo
di Silvio Forcellini
Oltre al “Giorno della Memoria” che il 27 gennaio ricorda
le vittime della Shoah, il 10 febbraio in tutta Italia si cele-
bra il “Giorno del Ricordo”, istituito con legge n. 92 del
30 marzo 2004 per non dimenticare le migliaia di italiani
(gli storici calcolano tra le cinquemila e le quindicimila
persone) massacrate in Istria, Dalmazia e Venezia-Giulia
tra il 1943 e il 1945 (e anche oltre). Uccisi dai militari titini
solo perché erano italiani. O, come ha meglio precisato
lo storico Raoul Pupo nell’orazione ufficiale pronunciata
il 10 febbraio 2019 nell’aula del consiglio regionale del
Friuli Venezia Giulia, «Non si è trattato di una politica di
eliminazione globale della presenza italiana, quanto piut-
tosto di una politica di distruzione dell’italianità adriatica,
così come si era storicamente configurata, perché giudicata incompatibile con le finalità del nuovo regime». Non
una vera e propria “pulizia etnica”, mista a odio politico e ideologico e mascherata da azione di guerra, ma poco
ci manca. O, anche, una sorta di vendetta contro i fascisti, autori a loro volta dell’invasione della Jugoslavia, di
precedenti crimini di guerra in terra slava e della forzata italianizzazione delle terre di confine. Nelle cavità carsi-
che chiamate foibe (nella foto sopra, l’imbocco di una di queste) vennero gettati ancora vivi, gli uni legati agli altri
con filo di ferro, uomini, donne, anziani e bambini che in quel periodo di grande confusione bellica si erano ritro-
vati in balia delle milizie di Tito. Il “Giorno del Ricordo” - la data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il
trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l’Istria, la Dalmazia e parte della Venezia Giulia - non è solo dedi-
cato alle vittime delle foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi italiani di origine giuliana, istriana, fiuma-
na e dalmata: ben 350mila costretti all’esodo, a lasciare case e ogni bene per fuggire con ogni mezzo in Italia
dove furono accolti.
Tra questi, anche la famiglia Haglich (formata dal papà Milan, la mamma
Maria e le due figlie Marisa e Federica). E proprio Federica Haglich, anche
quest’anno in una lettera al Gazzettino pubblicata in occasione del “Giorno
del Ricordo”, oltre a sottolineare i terribili giorni dell’esodo, ha voluto ricor-
dato che la sua famiglia fu accolta a Fener “con grande affetto”. Ricordi
d’infanzia che abbiamo già riproposto su queste pagine e dai quali sono
emersi poi tanti altri ricordi da parte dei nostri lettori, in particolare quelli di
Carla Franzoia e di Anna Elisa Bacchetti (fenerese trapiantata in Friuli con il
marito Lino Fabris). Anna Elisa ci fece avere addirittura una foto d’epoca (a
fianco) scattata a Fener davanti al portego ristrutturato solo qualche anno
dopo dal papà Severino Bacchetti per farne un magazzino per i formaggi,
quasi di fronte al bar di famiglia. In prima fila vi è Federica Haglich; al centro
Sisto Bacchetti, Anna Elisa Bacchetti e Marisa Haglich; dietro un’amica co-
mune, tal Fiammetta. Corredando il tutto con la notizia che gli Haglich abita-
vano allora nella casa poi acquistata dai compianti “Genio” e “Isetta” Dalla
Favera, nel cortile dove si affaccia anche l’abitazione del fratello Sisto.
La stessa Federica Haglich (in foto nella pagina
seguente) - della cui amicizia mi onoro - subito
dopo la pubblicazione di questa immagine sul
Tornado mi scrisse quanto segue, ricordando gli anni trascorsi a Fener:
«Caro Silvio, quanti ricordi hai fatto tornare a galla di quegli anni trascorsi felicemente
a Fener! Sono tutte immagini molto belle di spensieratezza vissuta in un paesino fatto
a misura d’uomo, dove tutti sono amici di tutti e tutti insieme pronti ad aiutare i più
deboli. Ricordo Annalisa e tutta la sua cara famiglia del bar da Sisto, la famiglia Fran-
zoia e in particolare Carla e la sua mamma che mi regalava la pallina di gelato
d’estate, il tabaccaio Canello, l’albergo in piazza dove andavamo a vedere la televi-
sione al giovedì sera quando trasmettevano “Lascia o raddoppia”, il meccanico Fer-
ruccio dove andavo - con la mancia ricevuta per qualche piccola cortesia - a prendere
la biciclettina a noleggio, l’asilo delle suore, la scuola di ricamo estiva, il catechismo
pomeridiano, la chiesa un po’ staccata dal paese e per raggiungerla dovevo fare mol-
ta attenzione per attraversare la strada, la mia prima Comunione e le lacrime di emozione di mia mamma perché
7 ATTUALITÀ

tutta sola, la mia scuola elementare, il Piave dove andavamo d’estate a rinfrescarci e una infinità di altri ricordi
bellissimi che mi faranno compagnia per tutta la vita. Grazie per tutto questo, non lo scorderò mai!».
E Federica Haglich mi inviò anche la foto di un carnevale fenerese in cui è ritratta (prima a sinistra) assieme a
Daniela Geronazzo (al centro) e, probabilmente, ad Anna Elisa Bacchetti (a destra). Di seguito, invece, il suo ar-
ticolo per il “Giorno del Ricordo” pubblicato sul Gazzettino il 10 febbraio 2022.

Il dovere di ricordare il sacrificio


degli italiani di Istria e Dalmazia
di Federica Haglich, esule di Lussinpiccolo
…«Per due mesi fummo ospitati nel campo profughi di Udine e da lì ci spostammo a Fener, nel Bellune-
se. La popolazione del posto ci accolse con grande affetto e per questo motivo ci sarà sempre un dolce
ricordo in fondo al mio cuore»…
Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo dell’Esodo e delle Foibe e per noi esuli è un
giorno di grande dolore e di profonda commozione. È un giorno che più di ogni altro ci
ricorda quella ferita nel nostro cuore e ce la fa sentire sanguinante come se fosse ap-
pena successa. Oggi non si deve scalfire il nostro dolore con discorsi pieni di nega-
zionismo o giustificazionismo. La verità della storia appartiene a chi l’ha vissuta e ne
è stato protagonista. Oggi si prega e si ricorda, si fa memoria e questo compito spetta
a noi esuli sopravvissuti a questa immane tragedia. Non possiamo permettere che si
neghi ciò che un popolo intero ha provato non solo in tempo di guerra ma anche per
molti anni dopo la fine della guerra. Voglio far conoscere a tutti voi la mia testimonian-
za principalmente per una questione affettiva. Lo devo ai miei genitori, al dolore sof-
ferto in quei lunghi silenzi che mai potrò dimenticare, un dolore stampato nei loro oc-
chi pieni di nostalgia per la loro terra perduta. Divulgando la loro storia voglio pagare
quel debito di riconoscenza per aver affrontato l’esodo e aver permesso a me e alle mie sorelle di vivere in un
paese libero. Quello che è successo in quelle terre meravigliose che mi hanno dato i natali ha dell’incredibile. Il
comandante supremo della ex Jugoslavia, il maresciallo Tito, aveva dato l’ordine di sopprimere in tutti i modi e
con qualsiasi mezzo gli italiani presenti in quei territori. Voleva dimostrare alla Commissione internazionale che
stava delineando i nuovi confini del dopoguerra, che quelle terre erano slave e che non c’era la presenza italiana.
Iniziò così la carneficina di un popolo mite, inerme, indifeso e totalmente abbandonato dalla madre Patria Italia.
Circa 15.000 furono le persone scomparse o torturate e poi uccise senza regolare processo oppure annegate in
mare o fatte sparire nelle terribili foibe. A guerra finita, nel resto d’Italia si festeggiava il 25 aprile la liberazione,
invece per noi Istriani, Fiumani e Dalmati iniziava la mattanza. La popolazione veniva svegliata di notte dai vio-
lenti colpi sul portone di casa dati con il calcio del fucile. I capi famiglia venivano prelevati e fatti sparire. Anche la
mia famiglia subì alcune perquisizioni notturne che fecero decidere mio padre che bisognava partire. Ottenuta fi-
nalmente l'opzione per andare in Italia, arriva il giorno dell’addio, forse per sempre dalla nostra isola, Lussino.
Era il 10 ottobre 1951. L'ultimo sguardo ai parenti che salutano sul molo e che forse non rivedremo più, la nave
che si allontana lentamente con il suo carico di dolore, il paese che scompare all’orizzonte… Inizia per noi
l’esilio!!! Non volevamo partire, non sapevamo dove andare, ma lì non potevamo più vivere da italiani. Per due
mesi fummo ospitati nel campo profughi di Udine e da lì ci spostammo a Fener, nel Bellunese. La popolazione
del posto ci accolse con grande affetto e per questo motivo ci sarà sempre un dolce ricordo in fondo al mio cuo-
re. Mia mamma soffriva di nostalgia e guardava ogni giorno le fredde acque del Piave perché le ricordavano
l’acqua del suo mare. Molto spesso la sentivo cantare «Vola colomba bianca vola, diglielo tu che tornerò». Era
una canzone di Nilla Pizzi che le dava la forza di sperare in un ritorno nella sua terra. I miei genitori ritornarono
per sempre a Lussino solo al termine della loro vita, in silenzio come tanti altri. Dopo cinque anni che eravamo a
Fener, ci raggiunse una lettera di mio nonno materno attraverso la quale venivamo a sapere del tentativo di fuga
di mio zio Gianni Zorovich di 30 anni assieme a due compagni Giovanni Karcic e Mario Filinich di 19 anni. Lui ci
chiedeva di scrivergli subito se avessimo avuto notizie di Gianni. Era il 10 maggio 1956, erano passati undici anni
dalla fine della guerra e l’Italia intera era in pieno boom economico. In Istria, Fiume e Dalmazia gli italiani rimasti
stavano provando la totale privazione della libertà e la miseria. Mio zio e i suoi amici avevano nel cuore tanti so-
gni e speranze. Ad attenderli nella baia di Lischi, invece, trovarono la feroce polizia di Tito che dopo averli pic-
chiati e denudati, li uccisero con un colpo di pistola alla testa. La barca che doveva portarli in Italia divenne la loro
bara e fu affondata con il suo triste carico. Nessuno per quarant’anni ha saputo dov’erano, tutti li hanno creduti
partiti e poi dispersi e annegati nell’Adriatico fino al ritrovamento casuale dei loro resti da parte di un subacqueo
tedesco. Ora riposano tutti assieme nel cimitero di San Martino e una grande lapide ricorda la loro tragica fine. Le
cicale cantano tutto il giorno per loro, ma nulla lenisce quel dolore. Ricordare il loro sacrificio è l’unico atto d'amo-
re in grado di restituire giustizia, rispetto e onore. E se un giorno vi capiterà di trascorrere le vostre vacanze a
Lussinpiccolo, andate a visitare il cimitero di San Martino, fermatevi davanti a quella tomba che si trova a 10 me-
tri dall’ingresso sulla destra e non dimenticate di dire a tutti: ERANO SOLO ITALIANI e onorare la memoria di un
italiano è dovere di tutti!
8 ATTUALITÀ

Chiusa la tratta Montebelluna Feltre dal 27.02 al 11.06 2022


segnalazione di Germano Susanetto
Arrivano, con la bella stagione, i cantieri di lavoro lungo la ferrovia.
Chiuderà la tratta Montebelluna Feltre dal 27 febbraio al 11 giugno
2022 per poi chiudere l’intera linea da Treviso a Belluno dal 11
giugno al 11 settembre 2022. In pratica, la tratta Montebelluna
2013 Feltre rimarrà chiusa dal 27 febbraio al 11 settembre. La
chiusura (dal 27/2 al 11/9) è necessaria per la sostituzione dei
ponti in ferro di Onigo (sul Brentella) e di Feltre (sulla Sonna), per
l’abbassamento delle gallerie di Montebelluna, di Barchet I, di Bar-
chet II e del Caminon. Sulla tratta Treviso Montebelluna, lavori di
getto dei basamenti in cemento per l’elettrificazione e manutenzio-
ne ai ponticelli. Sulla restante tratta da Feltre a Belluno avanza-
mento dei lavori di elettrificazione.
Nelle foto: i ponti di Onigo e Feltre allo stato attuale."

Ferrovie Arrugginite è un gruppo di ferrovieri, ex e semplici appassionati e curiosi che hanno in comune la pas-
sione del mondo ferroviario. L'associazione, nata ufficialmente nel 2018 ma in attività dal 2014, ha come mission:
 la preservazione, catalogazione, digitalizzazione di do-
cumenti con possibilità di consultazione;
 il restauro e la (ri)messa in funzione di apparecchiature
che fanno parte della (ormai) archeologia industriale fer-
roviaria;
 la promozione attraverso la pubblicazione di libri tematici
sulle varie stazioni, impianti o storie legate al mondo della
ferrovia;
 la promozione di dibattiti sull'attualità del TPL;
 l'organizzazione di varie mostre tematiche e della
BIENNALE FERROVIARIA EXPO.
Perché Ferrovie Arrugginite?
Il nome, nato sotto la stesura del libro "27+331 - Cornuda, la
sua stazione e altre storie", vuole essere un omaggio a tutte
quelle rotaie che, una volta erano il fulcro del boom economico,
ora si presentano arrugginite ed abbandonate a se stesse. In 140
pagine gli autori Alessandro Z. De Nardi e Samuele Trivellin ri-
percorrono la storia del treno tra le due città, da metà Ottocento
al 13 giugno 2021, so  ffermandosi in particolare sui lavori di elet-
trificazione degli ultimi anni e spiegando come e perché è  stata
realizzata. Non si è trattato semplicemente di mettere due fili, ma
di un intervento più ampio e complesso descritto anche con foto-
grafie e disegni, che ora permette il ritorno dei treni diretti tra Bel-
luno e Venezia. Prezzo: 15.00 Euro

Belluno Venezia andata e ritorno


Perché è stata costruita la ferrovia da Venezia a Belluno via Conegliano? Perché tra Vittorio Veneto e Ponte nel-
le Alpi si pensava al doppio binario? Perché si elettrifica una linea ferroviaria? Perché nel 2021 i treni elettrici so-
no arrivati a Belluno?
Le risposte a queste e ad altre curiosità sono contenute nel libro “Belluno Venezia andata e ritorno”, Zanetti Edi-
tore, scritto da Alessandro De Nardi e da Samuele Trivellin. In circa 140 pagine e con numerose illustrazioni si ri-
percorrono le vicende del treno tra le due città, da metà Ottocento fino ai giorni nostri.
9 ATTUALITÀ

Nel libro la storia più remota è trattata per cenni,


tuttavia non mancano informazioni finora inedite
su
Neltracciati
libro la estoria
stazioni. Contiene
più remota anche laper
è trattata ristampa
cenni,
dell’opuscolo pubblicato in
tuttavia non mancano informazioni finora inedite occasione
dell’inaugurazione
su tracciati e stazioni. della Vittorioanche
Contiene Veneto - Ponte
la ristampa
nelle Alpi.
dell’opuscolo E soprattutto
pubblicato in si parla
occasione
dell’elettrificazione dei binari delle
dell’inaugurazione della Vittorio Veneto - Ponte Ferrovie dello
Stato
nelle in Veneto,
Alpi. Edai primi interventi
soprattutto negli
si anni
parla
Cinquanta ai lavori da poco conclusi che
dell’elettrificazione dei binari delle Ferrovie dello hanno
permesso ai treni elettrici
Stato in Veneto, dai primi di muoversi
interventi tra Campo-
negli anni
sampiero
Cinquantae aiBassano
lavori dadelpoco
Grappa, tra Castelfranco
conclusi che hanno
Veneto
permesso e ai
Montebelluna
treni elettrici edi soprattutto
muoversi tra traCampo-
Cone-
gliano e Belluno. Non si è trattato
sampiero e Bassano del Grappa, tra Castelfrancosemplicemente
di mettere
Veneto due fili, ma di eunsoprattutto
e Montebelluna intervento più
tra ampio
Cone-
e complesso descritto anche con fotografie
gliano e Belluno. Non si è trattato semplicemente e di-
segni, che ora permette il ritorno dei
di mettere due fili, ma di un intervento più ampio treni diretti
tra Belluno e Venezia.
e complesso descritto anche con fotografie e di-
segni, che ora permette il ritorno dei treni diretti
Per ulteriori informazioni: https://www.ferroviearrugginite.it/index.php/libri
tra Belluno e Venezia.

Il ricavato sostiene le attività dell’Associazione Ferrovie Arrugginite.


Per ulteriori informazioni: https://www.ferroviearrugginite.it/index.php/libri
Il ricavato sostiene le attività dell’Associazione Ferrovie Arrugginite.
COME ERAVAMO
Ricordi di naia:
Ricordi
marzodi1970 naia:
marzo
di Alessandro 1970
Bagatella

Dalla caserma di Alessandro


Comando Bagatella
Venzone, di Udine, proviene la
fotografia che qui vedete, scattata nella caserma alpina
Dalla caserma Comando Venzone, di Udine, proviene la
cinquantadue anni fa.
fotografia che qui vedete, scattata nella caserma alpina
In prima fila si riconosce Walter Marcuzzi, il secondo
cinquantadue anni fa.
Capuana Aquileia, il terzo non è stato possibile ricono-
In prima fila si riconosce Walter Marcuzzi, il secondo
scerlo e il quarto è Pietro Parisotto, nostro fedele abbo-
Capuana Aquileia, il terzo non è stato possibile ricono-
nato, sempre pronto a far festa con il gruppo Alpini.
scerlo e il quarto è Pietro Parisotto, nostro fedele abbo-
nato, sempre pronto a far festa con il gruppo Alpini.

Detti “de na olta”


Detti “de na olta”
di Alessandro Bagatella
A Febraruz al frét a l é pedo de tut
di Alessandro Bagatella
Chi ol sunar aio, al lo semene in febraro
A Febraruz al frét a l é pedo de tut
Chi mal no fa, paura no l à.
Chi ol sunar aio, al lo semene in febraro
Chi no mé ol no mé merita.
Chi mal no fa, paura no l à.
Tuti i ani a Febraio se svóda anca al granaio
Chi no mé ol no mé merita.
Tuti i ani a Febraio se svóda anca al granaio
10 ASTERISCO

Nella scatola dei ricordi di Tersillo Collavo


di Jennifer Marie Collavo
In questo viaggio nella storia del nostro territorio, non poteva mancare un incontro con Tersillo Collavo; parlare
con lui è come scoperchiare una scatola del tempo che sembra non avere un fondo. All’inizio è un po’ sorpreso
nel vedere una telecamera puntata verso di sé ma la dimentica presto, abbandonandosi alla spontaneità dei suoi
racconti. D’altronde, uno come lui, nato nel lontano 1928 e che, da allora, ha vissuto le montagne ma ha anche
attraversato l’oceano, di storie da raccontare
ne ha accumulate parecchie.
“Eravamo una famiglia di contadini con una
quindicina di bestie; non pativamo la fame
perché avevamo il burro, il formaggio, il lat-
te, i maiali, le galline”. esordisce in italiano.
“In inverno si scendeva in paese con le be-
stie mentre dalla primavera all’autunno le
portavamo su in montagna. Quando siamo
diventati un po’ più grandi, abbiamo compra-
to la latteria, la Latteria Sociale”. Funzionava
in modo molto semplice: a ciascun socio ve-
niva assegnato un momento per portare il
latte dal proprio allevamento e preparare il
formaggio, che veniva poi custodito dalla lat-
teria per circa un mese. I soci, però, dove-
vano portare i propri attrezzi e la legna per
far scaldare l’acqua ma anche lavare i mac-
chinari, in particolare le caliere, disponibili in tre diverse misure in base ai quintali di latte portati. “Io sono andato
a scuola da casaro e per cinque o sei anni abbiamo avuto questa latteria”.
Dell’infanzia ricorda volentieri la scuola che era “là dove adesso c’è la casa di riposo. Ogni anno cambiavo mae-
stri, che erano severi ma si imparava. Se ndea tutti a pié a scola, anca quei che i stéa pì indentro de San Loren-
zo e i avéa tre chilometri de strada. Anca mì, quand’ère bocia, me mama me portea al magnar a mezzogiorno là
sul portel dele scole, se magnea insieme e poi ancora a scola dalle due alle quattro. Poi se venia in entro tor al
late e portarlo in latteria; alora no l’era nient, l’era diferente, ma ‘des tu ciapa paura! Niente luce né telefoni alora
bisognea rangiarse come se podea!”
Cresciuto con un fratello e una sorella, Tersillo ricorda quando “al papà a ne asséa ciapar su le vanzeie dele vit e
se féa i fasinèi e dopo noialtri ndion venderli ai forni e i soldi al ne i aséa par San Giuseppe. Par la sagra, se
ndéa su a Tessère, dove che ghe n’é stata anca la giostra e i vendéa carrobole, stracaganasse, fighét; no ghe
n’era tanti arte da comprar ma insoma, erion contenti lo stesso! Con le ragazze de qua se metion d’acordo che
ele le féa al panetton da magnar, se toléa an fiasco de vin in Val Morela e se ndea sul prà de Tessère”.
Tra i divertimenti di un tempo, per Tersillo, c’è innanzitutto la neve: “si facevano slitte, i gaglioni: si partiva da in
cima al paese e si andava giù verso Colmirano o fino al ponte del Tegorzo in dieci/dodici tutti col slittino insieme
e si correva. Veniva più neve di adesso”, commenta, mentre il suo sguardo si illumina al ricordo di quelle avven-
ture “Se venìa poca neve, se ciapéa na bot, se metéa al acqua e se springhéa così se féa giass”.
Ma per molti giovani di allora, il momento dei giochi dura poco. “Tanti i ndea a scaje, e quanti ghe n’é mort! Ho
vist le prime machine che le venìa in su a catar al fero e po’ i ciapea bei soldi. Se ndea su al luni e se venìa do al
sabo, quando che se féa tute fascine, se metéa entro tute le scaje, dopo se le lighéa co le sache. Dale montagne
qua, le se portéa in do tute a spale…se catéa na granata esplosa, le balete de piombo… La Monfenera l’era pie-
na de material e ghe n’era tanta gente in montagna! E così, allora no ghe n’era mia tanta esigenza come che ghe
n’é adès!” In seguito, quando sul paese calano la Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione tedesca, gli uomini
sono reclutati per “ndar tuti sot a la Todt. I tedeschi, par farte cenir in attività, che no tu fése al partigiano o contro
de lori, i ne avéa ciamà; noialtri se laoréa e i ne paghéa. No i era tanti schei ma l’era sempre qualcosa!”
Finita la guerra, cominciano poi le grandi emigrazioni: “in Belgio ghe n’é ndati tanti e ghe n’é mort tanti parché no
l’era an bel laoro. Dopo i a scominsià a ndar in Svizzera, in Germania… o anca su Milàn, Torino che ghe n’era
tante fabriche. Anca Campo e Alano, tuti che i ndea via e magari dopo i tornéa a Nadal, a Pasqua… Tute le case
nove che i a fat dopo, i le a fate co le migrazioni! Ma ades, mi no so se stion mejo o pèdo parché i fa na bela vita
ma mi no so che pì bela vita i posse far!”
Anche per Tersillo arriva, poi, il momento di fare le valigie: “il mondo è cambiato, ho chiuso la latteria e sono an-
dato in Canada con tutta la famiglia e là sono rimasto diciott’anni. I miei figli sono rientrati in Italia dopo undici an-
ni visto che, sopra la latteria, avevo costruito un appartamento; io invece sono rientrato sette anni dopo. Poi ho
lavorato come muratore e altri due anni a Busche come casaro finché non sono andato in pensione. Il Canada a
mia moglie non piaceva perché il clima era umido, allora li ho riportati a casa e alla fine sono stato contento per-
ché i figli hanno studiato meglio qua”. A lui, a dirla tutta, Vancouver piace “perché c’era il mare allora ogni tanto
andavamo giù a veder passare le navi da crociera verso l’Alaska”.
11 ASTERISCO

E come se la cavava con l’inglese? chiedo, per curiosità. “Eee, no véro véro ben, ma se se rangiava. Però, dico
la verità, sono andato che avevo quasi quarant’anni ma bisognerebbe andare prima” riconosce, e a noi lettori ed
ascoltatori non resta che ammirare Tersillo per aver avuto il coraggio di cambiare vita da adulto. “Ho lavorato in
una miniera ma come carpentiere allora andavo giù per controllare ma poi tornavo su, non era come per i mina-
tori. Là dove eravamo c’erano diverse famiglie italiane e ci si trovava perché ogni Stato aveva un club, un circolo,
allora si andava là, magari al sabato, e c’erano i giochi e si parlava di quello che capitava”.
E quando, dal Canada, voleva ricevere notizie dal suo paese di origine, “bisognéa che telefonese a Vancouver,
dopo i telefonéa a Milan, dopo i telefonéa a Venezia e dopo i telefonéa qua alora i te déa l’appuntamento par far-
lo e anca i altri i dovea èser là a spetar che ti tu ghe telefonése. Robe che dès, ogni sas che salta fora ghe n’e an
telefono!” commenta sorridendo.
Le comodità del giorno d’oggi non sembrano tentarlo troppo. Tersillo è una persona semplice, un amante della
montagna, della natura, anche per questo ha deciso di lasciare la casa in paese per ritirarsi “quaentro”, in località
“le Marche”. Ed è solo l’ennesima delle scelte coraggiose, puntualmente ripagata dal poter respirare “an poc
d’aria fresca” e dal sentire che “tuti quei che i vien qua entro i me dis: vegnerie anca mì!”.

Coltiviamo la memoria!
Appello di Jennifer Marie Collavo
In calce a questa seconda intervista di Jennifer lanciamo l’appello della stessa autrice, che si mette a disposi-
zione per raccogliere testimonianze, ricordi, memorie di persone dei nostri paesi. Jennifer, attraverso incontri
e interviste vuole mettere nero su bianco le esperienze di vita delle persone, in modo che il patrimonio costi-
tuito dal loro vissuto non vada disperso. Jennifer organizzerà i racconti di quanti vorranno condividere parte
della propria storia e, se saranno d’accordo, il tutto troverà ospitalità anche su questa pagine. Chi volesse
aderire a questo invito contatti Jennifer o lo faccia sapere alla redazione. Vi metteremo in contatto.

Un bel compleanno
(M.M.) Ricordiamo anche su queste pagine il
recente anniversario, e che anniversario, del-
la rivista di enigmistica per antonomasia: La
Settimana Enigmistica. Un successo che du-
ra da 90 anni e che anche noi del Tornado
abbiamo utilizzato come fonte ispiratrice. Vi
ricordate le copertine fatte a mo’ di parole
crociate? E i giochi proposti, talvolta,
all’interno di qualche numero? Complice è
anche la lettura di questa splendida pubbli-
cazione. Ricordiamo, infine, che anni fa sulla
Settimana Enigmistica una pagina era stata
dedicata a Quero con le parole crociate “Una
gita a…” ispirate al paese. Magari la ripropor-
remo in uno dei nostri prossimi numeri.
12 LETTERE AL TORNADO

Casa Sant’Antonio, centro servizi per anziani di Alano di Piave, cerca e trova una prima soluzione al grave pro-
blema della carenza di infermieri nelle strutture sociosanitarie in Veneto e in tutta Italia: sono arrivate tre infermie-
re ucraine, qualificate e con esperienza. La loro presenza accrescerà la qualità del servizio agli anziani e permet-
terà di dare respiro agli infermieri già in servizio, a cui Casa Sant’Antonio vuole rivolgere un grande
ringraziamento per l’impegno e l’abnegazione di questi due anni così duri.
Arrivano dall'Ucraina, sono laureate e con esperienza. In servizio da febbraio.

Tre nuove infermiere in Casa Sant’Antonio,


per la qualità del servizio agli anziani
a cura della Fondazione Casa Sant’Antonio
ALANO DI PIAVE. Tre nuove infer-
miere, qualificate e con esperienza
sono arrivate in Casa Sant’Antonio
Abate: sono preziose per garantire
agli anziani l’assistenza di cui hanno
bisogno e per dare aiuto e respiro a
colleghe e colleghi che, come tutti gli
operatori del sociosanitario, sono sot-
to grande pressione dall’inizio della
pandemia. Le tre nuove infermiere
sono arrivate al centro servizi per an-
ziani di Alano di Piave a fine gennaio
dall’Ucraina. Si sono laureate in infermeria alle scuole mediche di Kiverci, nel nordovest dell’Ucraina, e Kolomyia,
nel sudovest, e da tempo lavorano come infermiere. Hanno un’età media di 45 anni. Iniziano a lavorare in Casa
Sant’Antonio Abate con il mese di febbraio. Inoltre, frequenteranno un corso di italiano, offerto dalla struttura.
Casa Sant'Antonio Abate le ha raggiunte, selezionate e assunte grazie alla collaborazione con Uneba Veneto,
l’associazione di categoria del non profit sociosanitario di cui l'ente di Alano fa parte.
L’arrivo delle infermiere ucraine è fondamentale perché Casa Sant’Antonio Abate da tempo, al pari di tantissime
altre strutture sociosanitarie in Veneto e in tutta Italia, soffre di carenza di infermieri. La pandemia ha aggravato
un problema già esistente. Secondo uno studio del professor Mastrillo dell’Università di Bologna diffuso anche da
Uneba Veneto, negli ultimi 20 anni le università hanno formato 100.000 infermieri in meno di quanti sarebbero
serviti, restando del 25% sotto il fabbisogno. E ora più che mai se ne vedono le conseguenze.
Le maggiori esigenze di assistenza degli anziani durante la pandemia, le quarantene e gli isolamenti del perso-
nale hanno reso assai duro il lavoro degli infermieri, come di tutto il personale delle strutture sociosanitarie. Le
nuove assunzioni di infermiere ucraine in questo periodo che è ancora di emergenza, dovrebbero alleggerire al-
meno un poco il carico di lavoro sulle infermiere e infermieri in servizio: a loro, come a tutto il personale, Casa
Sant'Antonio vuole rivolgere un grande ringraziamento per l’impegno e l’abnegazione di questi due anni così duri.

Per mamma Giuseppina, Beppina


di Maria Biz
Giuseppina, Beppina, è il tuo nome di battesimo. Da sempre ti chiamavano Beppina ma tu
preferivi essere chiamata Giuseppina. Mia cara buona nonnina, ora che ti sei trasferita in
un altro mondo e dimori nella casa del Signore, il nome di Giuseppina sarà sempre im-
presso nel mio cuore. Ti ricorderò sempre persona umile, semplice, donna amica. Ram-
mento il giorno del nostro primo incontro nella casa di tua figlia Lucia ai Faveri. Subito, a
prima vista, ci siamo scambiate benvenute occhiate, un caloroso sorriso, una stretta di
mano, un abbraccio che di certo ci assicurava una lunga sincera amicizia. Ricordo con no-
stalgia le ore trascorse assieme, momenti indimenticabili a giocare alle carte, briscola,
scopa, “cavacamisa”, tresette… La maggior parte delle volte vincevi tu, ma, quando suc-
cedeva a me, allora mi dicevi “è giusto così”, e intanto sprigionavi dalle labbra un caloroso
sorriso. Ad ogni intervallo Lucia ci offriva il thè, il caffè ed altre succulente bibite. Non
mancavano mai i dolcetti, per chiudere in bellezza la partita a carte. A parte tutto questo,
tu ancor giovane sposa sei rimasta sola e per voler di Dio il tuo compagno se lo portò con sé all'aldilà. Nel dolore
e nella disperazione, con cinque figli ancora in tenera età, orfani di padre, ti sei rimboccata le maniche e ti sei da-
ta da fare per lavorare, dare una migliore sistemazione, un sicuro avvenire ai tuoi cari figli. Una grande respon-
sabilità pesava sulle tue spalle, al dover portare avanti la famiglia. Di giorno ti occupavi dei bambini e di notte ti
13 LETTERE AL TORNADO

impegnavi ad eseguire lavori per le fabbriche ovvero cucivi maglie senza tregua. Dio solo lo sa quanto hai lavora-
to, sacrificato per la tua famiglia. La forza divina era in te, mentre il tuo sposo ti sorreggeva dal cielo, nei momenti
più critici di stanchezza e solitudine. Lui ti è sempre stato vicino e tu lo sentivi... Poche sono state le gioie durante
il percorso della tua vita, ma la SS. Madre Nostra ed il figlio Gesù hanno voluto darti una gioia più grande: Ange-
lo, tuo figlio, è diventato sacerdote della Chiesa cattolica cristiana. Questo, Giuseppina, è un dono, una soddisfa-
zione immensa di cui poche mamme possono gioire. Ma un altro dolore ha inflitto il tuo cuore, la tua giovane fi-
glia Luisa, gemella di Lucia, in poco tempo Dio se l’è portata via, e con lei il genero Roberto. Malgrado tutto
questo, sei rimasta abbastanza tranquilla, assistita dai figli Angelo, Lucia, Annamaria, Remigio e dai nipoti cari.
Ultimamente l’età era grande, a poco a poco le forze diminuivano. Dal passaggio da questa vita ad un’altra mi-
gliore, Giuseppina, hai chiuso gli occhi. Giorno e notte i tuoi figli ti hanno assistita, fino all’ultima ora della ma
permanenza terrena. Dolore immenso al cuore per la perdita della mamma. Arrivederci nonnina cara, è poco dirti
grazie, per la vita che ci hai donato, gli occhi per vederti, la bocca per chiamarti mamma. Tu hai saputo, con
amore, affrontare nel cammino della vita qualsiasi ostacolo e sostenere fino all’età maggiore i tuoi gioielli di figli e
vedere crescere i cari nipoti. Noi preghiamo per te e tu dal cielo ricordati di noi rimasti qui in terra ad aspettare il
fatale momento per venire con te e poterti riabbracciare con papà, Luisa, Roberto e tutti i cari parenti defunti av-
volti nello splendore di pace e serenità eterna. Ciao Giuseppina.
(dedicato a Giuseppina Puttin, 11 giugno 1926 - 28 gennaio 2022)

CRONACA

I Bengala Fire tornano al Birrificio di Quero


di Silvio Forcellini
Si erano esibiti, pressoché
sconosciuti, al Birrificio di
Quero nell’estate del 2019.
Da quel 2 agosto ad oggi,
grazie alla passione per la
musica, all’impegno e alle in-
dubbie qualità, bisogna dire
che ne hanno fatta di strada,
tanto da esibirsi persino sul
palco del Forum di Assago in
occasione della finalissima di
X Factor, svoltasi lo scorso
mese di dicembre. Loro sono
i trevigiani Bengala Fire, la
rock band di Cornuda che - sotto le ali di Manuel Agnelli (uno dei
quattro “giudici”, con Emma, Mika ed Hell Raton) - è stata protago-
nista del programma in onda su Sky piazzandosi al terzo posto as-
soluto. Ed è stata una piacevole sorpresa per Emil Bagatella e
Adriano Mondin, titolari del Birrificio, ricevere ai primi di febbraio la
visita di cortesia di Mattia “Mario” Mariuzzo, il frontman del gruppo,
Andrea “Orso” Orsella, Davide “Borto” Bortoletto e Alexander “Lex”
Puntel, tornati sul luogo dove si erano esibiti poco più di due anni fa. Nelle foto, i Bengala Fire in visita al Birrificio
di Quero e in concerto, a Quero e a Milano: insomma, dal palco del Birrificio a quello del Forum è stato un attimo!
14 ATTUALITÀ

"Per non dimenticare"


segnalazione di Agnese Merciani Ved. Rech

In occasione della celebrazione del 79° anniversario della battaglia di Nikolajewka e della “Giornata naziona-
le della memoria e del sacrificio alpino”, istituita per legge all’unanimità poco più di un anno fa e che coincide
simbolicamente proprio con la data del 26 gennaio, giorno in cui venne combattuta l’epica quanto tragica batta-
glia in terra di Russia, nel 1943, si sono stretti e raccolti in preghiera parenti e rappresentanti delle autorità e della
"Associazione Reduci di Russia" del feltrino. Nel raccoglimento della chiesa degli Angeli a Feltre è stata celebrata
una S. Messa ed esposto una commovente lettera dal fronte, per non dimenticare i ragazzi e gli uomini che, in-
viati in terra lontana, non hanno più fatto ritorno. Anche il nostro paese di Alano ha pagato un forte contributo alla
guerra e molti giovani soldati non sono più tornati dai propri cari e, in molti casi, di loro, ci resta solo il nome.

Nuovi orari covid point tamponi dal 1 marzo


L'ulteriore rallentamento epidemico registrato nei giorni scorsi consente un ri-
dimensionamento dell'offerta tamponi sul territorio, congruente con le basse
prenotazioni registrate.
Di seguito i nuovi orari di operatività dei Covid Point, attivi dal 1 marzo 2022:
 Paludi: dal lunedì alla domenica, dalle 8.30 alle 12.30
 Feltre: dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30
 Agordo: martedì - giovedì - sabato, dalle 8.30 alle 10.00
 Tai di Cadore: martedì - giovedì - sabato, dalle 13.30 alle 15.30
In questi orari saranno garantiti i tamponi "di sorveglianza" richiesti dall'Unità di Crisi e i tamponi prenotati dagli
utenti nel sito www.aulss1.veneto.it
Rimane per ora attivo dal lunedì al sabato, con orario 8 - 15, il punto tamponi in convenzione presso l'ospedale
Codivilla Putti di Cortina
Per informazioni di dettaglio e prenotazioni consultare il sito www.aulss1.veneto.it
Belluno, 22 febbraio 2022
15 COME ERAVAMO

Fener, dov’era l’ufficio postale nel 1957


a cura di Silvio Forcellini
Tutti sappiamo dove si trova l’ufficio postale a Fener: in via Dante Alighieri vicino allo “stop” che dà sulla rotatoria.
Pochi però ricordano dove si trovava in precedenza. In queste foto, scattate dal valdobbiadenese Giulio Dall’Armi
nel marzo del 1957 durante un funerale, uno scorcio del cortile adiacente al negozio di alimentari dei F.lli Forcel-
lini, sempre nell’attuale via Dante Alighieri, cortile un po’ cambiato da come lo vediamo oggi. Al suo interno, ben
visibile, anche l’ufficio postale fenerese, in una posizione diversa da dove si trova attualmente. Sempre lungo la
via, dove c’erano gli scalini, le serrande del negozio di barbiere e della macelleria. Oltre all’ufficio postale, a quei
tempi a Fener c’erano anche l’esattoria, in piazza presso la “vecchia” banca, e il dazio, nell'ufficio dove ha poi
trovato posto la sede della Pro Loco di Fener e del Tornado, di fronte alle attuali poste.

Accadde vent’anni fa
a cura di Sandro Curto
I GIORNI DEL VINO Ad Alano, per iniziativa del Gruppo Alpini “Valderoa” presieduto da Valentino Rech, si svol-
ge la prima edizione della mostra-assaggio di vini locali alla quale partecipano una cinquantina di espositori che
hanno messo a disposizione alcuni litri della propria produzione. Ad aprire la manifestazione un convegno dal ti-
tolo “La produzione del vino nella zona di Alano” tenuto dall’enologo locale Orazio Dal Canton. Vengono segnala-
ti per qualità i bianchi di Giovanni Codemo “Menoli”, Narciso Bozzato ed Edoardo Collavo e i rossi di Antonio e
Giovanni Pisan, Ettore Licini e Odorico Moret.
ASSOCIAZIONI DI ALANO L’inizio del 2002 vede alcune associazioni alanesi impegnate nel rinnovo delle cari-
che sociali. Sandro Costa viene nominato capo sezione dei donatori di sangue affiancato dalla vice Claudia Maz-
zier e dal segretario Giuseppe Dal Zuffo; la Famiglia Ex Emigranti conferma presidente Bruno Campana, con vi-
ce Onorina Peterle, segretario Antonio Spada e tesoriere Sergio Errrandi.

CRONACA
Notizie in breve
a cura di Sandro Curto
ANA FELTRE: MARIECH RICONFERMATO PRESIDENTE Stefano Mariech è stato rieletto presidente della se-
zione A.N.A. di Feltre che quest’anno festeggia il centesimo anniversario della fondazione. Insieme col presiden-
te, giunto al suo terzo mandato, l’assemblea generale, domenica 20 febbraio, ha nominato il nuovo consiglio che
rimarrà in carica nel triennio 2022/2024. A rappresentare la nostra zona il querese Claudio Dal Pos.
DECESSI Ancora molti i morti in questo periodo di fine inverno: a Quero Maria Roman vedova Specia di 79 anni,
Pietro Berton, classe 1924, Adriana Miuzzi vedova Biscuola di 85 anni, a Segusino Rina Zampese vedova Selle,
classe 1927, ad Alano Clelia Carelle vedova Spezia, classe 1923, Gugliemo Collavo di 79 anni, da una vita sim-
patica presenza in casa di riposo, Serenella Dal Zuffo vedova Bottegal di 54 anni, residente a Vicenza ma origi-
naria di Campo, Maria Angela Dal Zuffo in Frisan di 69 anni, Rosa Fernanda Grillo vedova Rizzotto Campana di
92 anni e Edda Milan vedova Rizzotto di 73 anni. Alle famiglie le condoglianze della Redazione.
COMUNICAZIONE DA PARTE DI TRENITALIA: Si comunica l'interruzione del tratto di linea ferroviaria Monte-
belluna-Feltre, comprendente la stazione di Alano-Fener-Valdobbiadene, dal 27 febbraio all'11 giugno. I treni
programmati saranno sostituiti dai bus. Sono sempre garantite le coincidenze già esistenti. Per la stazione di
Alano-Fener-Valdobbiadene il nuovo punto di fermata sarà nella piazzale esterno della stazione di Fener.
Per informazioni visitare il sito di Trenitalia oppure recarsi presso la stazione dove è affisso l'orario completo.
16 ATTUALITÀ

Bollino Azzurro: premiata l’Ulss Dolomiti


Tra i 94 ospedali in Italia premiati oggi dalla Fondazione Osservatorio nazionale sulla
salute della donna e di genere, nel quadro della prima edizione del Bollino Azzur-
ro (2022-2023), c’è anche l’Ulss Dolomiti con l’ospedale di Feltre.
Cos’è il Bollino azzurro? Il riconoscimento viene assegnato agli ospedali che as-
sicurano un approccio professionale e interdisciplinare nei percorsi diagnostici e
terapeutici dedicati alle persone con tumore alla prostata.
Tra gli scopi del Bollino Azzurro vi è quello di segnalare le strutture che favoriscono un approccio multidisciplina-
re nel trattamento di questa malattia, attraverso trattamenti personalizzati e innovativi e tramite la collabo-
razione tra diversi specialisti, quali urologo, radioterapista, oncologo medico, patologo, radiologo, medico nu-
cleare, psicologo. Gli obiettivi: mi-
gliorare l’accessibilità ai servizi
erogati dai centri, potenziare il
livello di offerta terapeutica e
diagnostica, migliorare la quali-
tà della vita delle persone con
tumore alla prostata e promuo-
vere un’informazione consape-
vole tra la popolazione maschile
sui centri in grado di garantire
una migliore presa in carico del
paziente. In foto: la targa e
l’equipe multiprofessionale.
Gli ospedali che hanno aderito
all’iniziativa sono stati valutati da
una commissione multidisciplinare
di esperti istituita da Fondazione
Onda, fra cui figurano i nomi di Giario Conti, Segretario SIURO, Orazio Caffo, Direttore oncologia medica, APSS
Trento Presidio Ospedaliero S. Chiara e Rolando Maria D’Angelillo, Direttore U.O.C. Radioterapia del Diparti-
mento di Oncoematologia, Policlinico Tor Vergata di Roma. La partecipazione all’iniziativa era aperta a tutti gli
ospedali partendo da quelli del network Bollini Rosa di Fondazione Onda. La valutazione delle 155 strutture
ospedaliere candidate e la conseguente assegnazione del Bollino Azzurro si sono basate sulla compilazione di
un questionario di mappatura articolato su 10 domande, volte a misurare la qualità e la multidisciplinarità dei ser-
vizi. Tra queste, 5 fanno riferimento a requisiti definiti essenziali dalla commissione, ovvero: il numero medio di
nuovi casi di tumore alla prostata trattati dalla struttura che deve essere superiore a 100, l’offerta di un approccio
multidisciplinare per la gestione della malattia, il core team composto da urologo, oncologo medico e oncologo
radioterapista, a cui devono aggiungersi anatomo patologo e specialista in diagnostica per immagini. Infine, risul-
ta fondamentale la partecipazione a sessioni e programmi di aggiornamento in tema di tumore alla prostata. Sulla
base di questi criteri, 94 strutture hanno ottenuto il riconoscimento, tra cui, appunto, l’ospedale di Feltre.
Il Bollino Azzurro in Ulss Dolomiti: il riconoscimento di un lavoro di squadra
Il tumore prostatico è tra le neoplasie più frequenti nel maschio. Tuttavia è anche uno dei tumori con un indice di
sopravvivenza tra i più elevati, con un tasso a 10 anni del 90%. Un risultato ottenuto grazie alla diagnosi precoce
e al progresso delle terapie mediche, chirurgiche e radioterapiche.
L’incidenza dei tumori della prostata in provincia sembra assimilabile ai dati nazionali, in particolare al nord Italia,
ed è prossima ai 100 nuovi casi anno ogni 100.000 abitanti.
Fondamentale per la cura della malattia è la diagnosi precoce.
Inoltre, per casi particolari, in Ulss Dolomiti, attraverso una nuova tecnologia che consente la fusione delle imma-
gini della Risonanza Magnetica e dell’ecografia permettendo prelievi mirati e precisi durante la biopsia della pro-
stata, con il lavoro di squadra di urologo, radiologo e anatomo patologo, sono possibili diagnosi particolarmente
accurate (Fusion Biopsy).
Di fronte ad una neoplasia così frequente nonché biologicamente e clinicamente molto eterogenea, un approccio
multidisciplinare e multispecialistica è fondamentale: per il trattamento del tumore della prostata, infatti, le opzioni
di trattamento sono differenti e talvolta possono richiedere una combinazione di vari elementi.
Fondamentale, quindi, la presa in carico della persona dalla diagnosi all’intervento, alla successiva cura e al per-
corso di controllo da équipe multidisciplinari. In Ulss Dolomiti sono attivi i GOM Gruppi Oncologici Multidisciplinari
in cui gli specialisti coinvolti si confrontano sul caso, dal radiologo, all’urologo, al medico di anatomia patologica,
dall’oncologo al radioterapista, per trovare il percorso di cura migliore per quel specifico paziente.
Per una quota di pazienti con una malattia biologicamente poco aggressiva viene scelto un regime di sorveglian-
za attiva, che prevede controlli periodici per monitorare l’andamento della malattia.
17 ATTUALITÀ

«Ogni anno, circa 70-100 persone vengono sottoposte nel nostro ospedale a chirurgia di prostatectomia radicale.
Le tecniche chirurgiche utilizzate, anche grazie all’ausilio delle moderne tecnologie come la laparoscopia tridi-
mensionale o la tecnologia 4K, consentono una ampia conservazione delle strutture muscolari del pavimento
pelvico e delle terminazioni nervose. Questo si traduce in un più rapido recupero dall’intervento e una riduzione
dell’incidenza dell’incontinenza urinaria post-operatoria», spiega il direttore dell’Urologia di Feltre Roberto Bertol-
din «Inoltre le moderne tecniche radioterapiche, in combinazione o meno alla chirurgia, alla terapia ormonale, al-
la chemioterapia, ai nuovi farmaci disponibili, permettono una buona gestione anche dei pazienti con malattia
avanzata».
La radioterapia dell’Ulss Dolomiti, grazie a tecniche di erogazione modulata della dose abbinate a programmi di
trattamento guidato dalle immagini è all’avanguardia per i trattamenti del cancro della prostata, con l’erogazione di
alte dosi di radiazioni in sole 3-5 sedute. Questo si traduce in grossi vantaggi: la persona assistita può concludere
il ciclo di cure in breve tempo, limitando gli spostamenti e risparmiando tempo, oltre ad avere vantaggi terapeutici,
spiega Alessandro Magli, Direttore della Radioterapia di Belluno.
«La diagnosi e i trattamenti per le cure della neoplasia prostatica in Ulss Dolomiti risultano in linea con gli stan-
dard internazionali», commenta il direttore generale Maria Grazia Carraro. «Il riconoscimento del bollino azzurro
ci spinge ancora di più ad incentivare i percorsi multidisciplinari, imprescindibili per offrire il meglio delle cure ai
nostri assistiti: quando una persona ha una patologia oncologica nella nostra Ulss sa che sarà curata da equipe
multi professionali che si fanno carico a tutto tondo del problema sanitario, accompagnando la persona nel per-
corso diagnostico e terapeutico».
Belluno, 23 febbraio 2022

Associazione “Pro Loco”


32031 ALANO DI PIAVE
BELLUNO

A.P.S. – Iscritta Reg. Naz. Nr.56 del 29.10.2018 - e-mail: segreteria@prolocoalano.it

Tesseramento SOCI
SABATO 19 MARZO
c/o Piazzale don P. Codemo 
Ingresso Mercato   

ORE 09,00  12,00


*******************************************************

Tesseramento anno 2022 e UNPLI Card


E’ possibile rinnovare l’adesione e versare la quota associativa di € 10,00
anche presso Panificio Errandi
oppure contattando i membri del direttivo

Entra in PRO LOCO


Puoi fare qualcosa per il tuo paese, partecipare è importante
18 RALLY

La firma di Signor sul nuovo Colli Trevigiani


Battuto di misura il molisano Testa degno rivale, Carella al terzo posto
Cavaso del Tomba (TV), 20 febbraio 2022

Non sono mancate le sorprese al 18° Rally Colli Trevigiani, che ha segnato la ripartenza di una tradizione inter-
rotta nel 2009 per quello che in origine fu il Rally Montebelluna (1993). Ma alla fine, come da pronostico, non è
sfuggita la vittoria al trevigiano Marco Signor affiancato dal bellunese Patrick Bernardi su Skoda Fabia
R5/Rally 2 Sama Racing (tempo totale 33’04’’9), al termine di bel duello con il molisano Giuseppe Testa navi-
gato dal frusinate Emanuele Inglese, staccati di soli 6’’6, mentre i piacentini Andrea Carella e Luca Guglielmetti
hanno concluso terzi a 41’’9. Giù dal podio Paolo Benvenuti, quarto davanti a Carlo Colferai, Fabio Sandel, Gio-
vanni Toffano e Fabio Callegaro. Tutte Skoda Fabia le prime 8 vetture al traguardo, dominio logico dei turbocom-
pressori in salsa Ceca con uniche eccezioni gli esemplari condotti da Alessandro Bruschetta e Ilario Bondioni.
Stamane sulla prima di “Mostaccin”, Alex jet (recordman di vittorie con 4 sigilli) ha azzardato una traiettoria ad in-
gresso curva pizzicando un antitaglio con conseguente doppia foratura, mentre una foratura singola è costata al
bresciano un ritardo pesantissimo e incolmabile per le posizioni di vaglia. Rally che nel pomeriggio ha dovuto in-
cassare l’annullamento del secondo passaggio proprio su “Mostaccin” per motivi di sicurezza, causa degli animali
incustoditi a spasso in zona. Ma l’organizzazione del MotorGroup e la direzione gara hanno gestito al meglio la
situazione con percorso alternativo di trasferimento senza intoppi. A chiudere la top-ten Rudy Andriolo e Giaco-
mo Pasa, rispettivamente primo e secondo di Rally 4 su Peugeot 208. Tra gli altri vincitori di Classe, in evidenza
Christian De Gasperi (Super 1600), Roberto Scopel (A7), Davide Pasquali (Rally 5), Marco Fanton (A6) e Marco
Barzan (N2). Da segnalare l’ottimo debutto del diciottenne Marco Zanin su Renault Clio Rally 5, con tempi di ri-
lievo e grande disinvoltura tra le insidie del tracciato. Partiti in 64, all’arrivo 56 equipaggi.
Actualfoto. https://www.facebook.com/rallycollitrevigiani/?ref=page_internal

Video dei momenti salienti su: https://www.youtube.com/watch?v=0j62DpsHWsE


19 RALLY

Endurance e rally, XMotors Team verso Rijeka


a cura Ufficio Stampa XMotors Team
Nell'appuntamento endurance la scuderia di Maser è seconda di classe e quarta
assoluta con Stefan e Forner mentre Cunial e Menegon, sfortunati, chiudono quinti.
Nemmeno le tremende raffiche di vento, che hanno caratterizzato il weekend di Rijeka, non sono riuscite a fer-
mare le piccole Renault Twingo Cup di Xmotors Team, messe a disposizione da LEMA Racing, protagoniste di
una rocambolesca gara endurance, della durata di due ore, andata in scena Sabato scorso all'Autodrom Grobnik.
Quarta piazza assoluta, seconda con sgambetto della sorte sul finale nella categoria riservata alle vetture della
casa transalpina, per il presidente della scuderia di Maser, Francesco Stefan, in coppia con il suo braccio destro,
Matteo Forner, soddisfatti del proprio risultato finale. “Siamo partiti con il botto” – racconta Stefan (presidente
Xmotors Team) – “ed infatti, durante le qualifiche, siamo stati protagonisti di un cappottamento ed abbiamo ri-
schiato di non essere al via. Grazie al lavoro della nostra squadra siamo riusciti ad ottenere un buon quinto tem-
po in griglia. Siamo partiti con un passo regolare ed anche se non eravamo velocissimi, con la nostra Twingo si-
stemata alla buona, eravamo costanti. Sino all'ultima mezz'ora stavamo vincendo la nostra classe ma un'ultima
sosta, concomitante con una safety car, ci ha messo in seconda posizione. Non ho ben capito ancora il motivo di
questa decisione ma va comunque bene così.” Gara consistente per Xmotors 1 ma anche per i compag ni di co-
lori, Giacomo Cunial e Davide Menegon, su una vettura gemella,
sempre di LEMA Racing, iscritta con il nome Xmotors 2. Autore del-
la pole position l'equipaggio sfruttava al meglio il talento del pilota di
Possagno, vincitore del Supercorso Federale ACI del 2012 e suc-
cessivamente pilota di ACI Team Italia, viaggiando su ottimi tempi e
con il sedicenne compagno di abitacolo che non si tirava indietro.
Soltanto una svista costringeva i due ad accontentarsi del quinto di
classe ed ottavo assoluto. “Il valore di Cunial lo conosciamo tutti” –
aggiunge Stefan – “ma anche il nostro giovane Davide, a sedici an-
ni, si è confermato al livello degli altri top di categoria. A causa di
una dimenticanza nell'organizzazione non abbiamo fatto benzina
durante una sosta e questo ha penalizzato il risultato finale. Sono
comunque stati entrambi molto bravi e ne siamo orgogliosi.” Attesi protagonisti al via del successivo evento vali-
do per il Rally In Circuit Championship, in programma per la Domenica seguente, il duo composto da Stefan e
Forner, iscritto su una Skoda Fabia R5 di Motor Team con il numero tre sulle fiancate, decideva di non prendere
il via in seguito ai postumi dell'uscita di strada che li aveva visti protagonisti durante l'endurance.
“Il rally abbiamo deciso di non correrlo” – conclude Stefan – “perchè, prima di tutto, Matteo era bloccato al collo,
dopo l'incidente che lo aveva visto protagonista al Sa-
bato con la Twingo, e poi anche perchè le condizioni
meteo erano veramente pessime. Una giornata di ven-
to fortissimo ci avrebbe tolto ogni divertimento. Non
aveva alcun senso soffrire quindi non siamo partiti.”
immagini a cura di Sofrić Studio

CRONACA

San Valentino: una festa per tutti


A cura del Comitato San Valentino
Per il secondo anno la pandemia del covid 19 ha costret-
to il comitato ad adottare quelle scelte necessarie per
non perdere del tutto la ricorrenza tradizionale del 14
febbraio. Ci si è quindi attenuti alle direttive che in mate-
ria sanitaria erano in vigore. Certo che anche i compo-
nenti del Comitato erano amareggiati nel non poter pre-
disporre la ricorrenza come la tradizione voleva, ma con-
sapevoli di qualche lamentela, hanno scelto di poter fare
il possibile per non lasciar cadere la ricorrenza stessa.
Ma in tutto questo c'è anche qualcosa di positivo nel
senso che, rispetto al 2021, tutte le arance sono state di-
stribuite. Certamente ci si augura che con il 14 febbraio
del 2023 tutto si svolga per il meglio riprendendo in toto
la tradizionale ricorrenza e magari anche migliorarla.
20 LETTERE AL TORNADO

In ricordo della cara santola di Battesimo


In ricordo della
Clelia Carelle cara santola
(21.06.1923
Cara Santola Clelia,
di Battesimo
05.02.2022)
Clelia Carelle
alla tua (21.06.1923
morte quasi non credevo perché05.02.2022)
tu andavi sempre avanti e sembrava averti
sempre con noi.
Cara Santola Ti ho visto nella sofferenza, a letto, ma sempre con il cuore in pa-
Clelia,
ce; mi tendevi
alla tua morte quasile braccia e baciavi
non credevo contenta.
perché Bei ricordi
tu andavi sempre negli annie precedenti
avanti dove
sembrava averti
ad Uson, se passavo a casa tua, mi trattenevi e dovevi farmi conoscere
sempre con noi. Ti ho visto nella sofferenza, a letto, ma sempre con il cuore in pa- tutte le no-
vità! Anche il mio santolo Rino, quando c’era, era sempre allegro
ce; mi tendevi le braccia e baciavi contenta. Bei ricordi negli anni precedenti dove e scherzoso per-
ché mi voleva
ad Uson, contenta.
se passavo Sempre
a casa tua, mi
mi hai pensato
trattenevi e quando
e dovevi a conoscere
farmi Fener ho avuto i miei
tutte le no-
sei figli, ogni volta ti vedevo capitare lì, di sorpresa, con un regalino
vità! Anche il mio santolo Rino, quando c’era, era sempre allegro e scherzoso per- per ciascuno;
ero
ché molto contenta
mi voleva perché
contenta. il vederti
Sempre arzilla
mi hai e premurosa
pensato e quando miadava
Fenerforza e gioia
ho avuto as-
i miei
sieme. MI hai sempre detto che al mio Battesimo mio santolo Rino
sei figli, ogni volta ti vedevo capitare lì, di sorpresa, con un regalino per ciascuno; mi ha portato
dentro
ero moltola chiesa
contenta di Campo
perché ballando… Quanto
il vederti arzilla ci tengo a mi
e premurosa questo!, sono felicissima;
dava forza e gioia as-
pochi ne hanno la possibilità. Ho sempre pensato che la mia
sieme. MI hai sempre detto che al mio Battesimo mio santolo Rino mi ha portato forte propensione per
la musica ed il ballo fosse partita proprio da lì! Grazie santoli!
dentro la chiesa di Campo ballando… Quanto ci tengo a questo!, sono felicissima; Le parole mancano,
ma
pochiciòneche restalaèpossibilità.
hanno il dolce ricordo di una pensato
Ho sempre donna tenace,
che la forte, decisa,
mia forte sicura, di per
propensione cui
ho avuto ammirazione
la musica ed il ballo fosse ed anche
partitabisogno.
proprio da lì! Grazie santoli! Le parole mancano,
De Paoli Liberiana. 
ma ciò che resta è il dolce ricordo di una donna tenace, forte,De Paoli Liberiana
decisa, sicura, di cui
ho avuto ammirazione ed anche bisogno.

L'editto di Jean Claude De Paoli Liberiana. 


LIBRI

L'editto di Jean Claude


A Trevignano, nell’ambito dell’iniziativa periodica “I martedì in villa”, si è tenuto
l’incontro con Nicoletta Virginia Nicoletti, il 22 febbraio scorso, per la presenta-
zione del suo libro “L'Editto di Jean Claude” (Piazza Editore, € 16,00). Manife-
A Trevignano, nell’ambito dell’iniziativa periodica “I martedì in villa”, si è tenuto
stazione organizzata con il patrocinio di: Rotary International distretto 2060 e
l’incontro con Nicoletta Virginia Nicoletti, il 22 febbraio scorso, per la presenta-
Sindacato Giornalisti del Veneto, Associazione trevigiana della stampa., oltre
zione del suo libro “L'Editto di Jean Claude” (Piazza Editore, € 16,00). Manife-
al sostegno di: Gallo Pubblicità e in collaborazione con Pro loco e Trattoria
stazione organizzata con il patrocinio di: Rotary International distretto 2060 e
Enoteca Schiavon
Sindacato Giornalisti del Veneto, Associazione trevigiana della stampa., oltre
Il libro è uno spaccato di vita proiettata su un futuro palpabile e quanto mai vi-
al sostegno di: Gallo Pubblicità e in collaborazione con Pro loco e Trattoria
cino per riflettere sul rapporto uomo-tecnologia.
Enoteca Schiavon
Un'analisi schietta, sagace e senza filtri della sfera emozionale umana nella
Il libro è uno spaccato di vita proiettata su un futuro palpabile e quanto mai vi-
sua magnifica complessità.
cino per riflettere sul rapporto uomo-tecnologia.
Anche una storia d'amore sfumata di giallo.
Un'analisi schietta, sagace e senza filtri della sfera emozionale umana nella
Nicoletta Virginia Nicoletti nasce a Feltre alla fine degli anni Sessanta. Do-
sua magnifica complessità.
po gli studi si dedica all’imprenditoria e per un lungo periodo viaggia attraverso
Anche una storia d'amore sfumata di giallo.
il mondo. Tra le sue mete preferite vi è il Messico e la California. Nel Golden
Nicoletta Virginia Nicoletti nasce a Feltre alla fine degli anni Sessanta. Do-
State, dove torna più volte a perfezionare contratti di lavoro, tra distese di filari,
po gli studi si dedica all’imprenditoria e per un lungo periodo viaggia attraverso
vizi latini e filosofia hi-tech, intercetta il suo habitat che le ispirerà una serie di
il mondo. Tra le sue mete preferite vi è il Messico e la California. Nel Golden
racconti inediti, tra questi “L’editto di Jean Claude”, la cui pubblicazione ne
State, dove torna più volte a perfezionare contratti di lavoro, tra distese di filari,
concretizza l’esordio come scrittrice.
vizi latini e filosofia hi-tech, intercetta il suo habitat che le ispirerà una serie di
Un romanzo ricco di spunti etico-filosofici, ironico, pieno di sorprese e colpi di
racconti inediti, tra questi “L’editto di Jean Claude”, la cui pubblicazione ne
scena, dalla felice e originale scrittura.
concretizza l’esordio come scrittrice.
Un romanzo ricco di spunti etico-filosofici, ironico, pieno di sorprese e colpi di
scena, dalla felice e originale scrittura.
MOSTRE
GRUPPO VALDEROA
21 ATTUALITÀ
Alano di Piave Sez. di Feltre
TESSERAMENTO 2022
GRUPPO VALDEROA
Alano di Piave Sez. di Feltre
Sono aperte
TESSERAMENTO
le iscrizioni 2022
ed il rinnovo della tessera
di socio ordinario e aggregato ANA
Sono aperte
le iscrizioni
COSA ed il rinnovo
DEVI FARE della tessera
PER ISCRIVERTI
di socio ordinario e aggregato ANA
SOCIO ORDINARIO
COSA DEVI FARE PER ISCRIVERTI
Devi contattare la Sezione o il gruppo alpino più vicino a te. All’atto dell’iscrizione dovrai dimostrare di
aver fatto parte delle Truppe Alpine mostrando il congedo o il foglio matricolare.
SOCIO ORDINARIO
AGGREGATO
Devi contattare la Sezione o il gruppo alpino più vicino a te. All’atto dell’iscrizione dovrai dimostrare di
aver
Devifatto parte delle
contattare Truppeo Alpine
la Sezione mostrando
il gruppo il congedo
alpino più o ile foglio
vicino a te matricolare.
fare richiesta per iscriverti come
Aggregato.
AGGREGATO
Maggiori informazioni su: https://ana-feltre.webnode.com
Devi contattare la Sezione o il gruppo alpino più vicino a te e fare richiesta per iscriverti come
Aggregato.
oppure puoi contattare il Capogruppo Valentino: 339-6836145
Maggiori informazioni su: https://ana-feltre.webnode.com
scrivi a: alanodipiave.feltre@ana.it
oppure puoi contattare il Capogruppo Valentino: 339-6836145
www.facebook.com/ANA-Alano-di-Piave
scrivi a: alanodipiave.feltre@ana.it
www.facebook.com/ANA-Alano-di-Piave
costo tessera € 22,00
costo tessera € 22,00

QueroVas
Quero Vas
Conil ilnuovo
Con nuovosistema
sistemadidi
raccolta
raccolta di rifiuti,sia
di rifiuti, siaplastica
plastica
vetro
vetro e lattine checarta,
e lattine che carta,
occorre un aiuto da parte dei
occorre un aiuto da parte dei
cittadini per evitare di
cittadinileper
intasare evitare
nuove di
campane. I
rifiuti vanno conferiti sciolti, I
intasare le nuove campane.
rifiuti vanno
senza chiuderli conferiti sciolti,
in sacchi.
senza chiuderli
L’indicazione è beninscritta
sacchi.
L’indicazione
sulle campane.èAnche ben scritta
per la
sulle campane. Anche perlela
carta occorre compattare
scatole di cartone.
carta occorre Basta un
compattare le
po’ di buona volontà!
scatole di cartone. Basta un
Inpo’ di buona
foto: volontà!
ecco come non
depositare i rifiuti nelle
In foto: ecco come non
campane
depositare i rifiuti nelle
campane
22 MUSICA

Ieri a Fener, oggi su Sky Arte


di Silvio Forcellini
Quando racconto ai più giovani chi è venuto a suonare a Fener negli anni
Novanta, spesso mi guardano increduli (forse pensando anche “ma che
stupidaggini mi sta dicendo questo!”)… Eppure, nel corso delle diciannove
edizioni del “Music Festival…a tutta birra”, organizzato dal circolo Arci “Li-
bero Pensiero” di Alano di Piave fino al 2001, sul palco fenerese del Parco
del Piave si sono effettivamente esibiti Casino Royale, Subsonica, Modena
City Ramblers, Negrita, Almamegretta, Mau Mau, Avion Travel, Timoria,
Pitura Freska, Africa Unite, Ustmamò, Blindosbarra, Scisma, Prozac+,
Estra, Statuto, Delta V, Latte e i suoi Derivati, Ray Gelato, Massimo Bubo-
la, Enzo Avitabile, Cristina Donà, Andy J. Forest, Fabio Treves, Rudy Riot-
ta (e chissà quanti ne dimentico)…
La sera di sabato 19 febbraio 2022, su Sky Arte, è andata in onda la prima
puntata di “My Generation”, programma incentrato sul panorama musicale
indipendente degli anni Novanta e dedicato a quei gruppi che hanno con-
tribuito a scriverne la storia (la maggior parte dei quali esibitasi a Fener
proprio in quegli anni - Negrita, Almamegretta, Timoria, Virginiana Miller,
Africa Unite, Massimo Volume, Modena City Ramblers - a dimostrazione
della bontà delle scelte degli organizzatori di allora). Una serie di dieci pun-
tate che raccontano quella folata di energia musicale che cambiò l’Italia,
permettendo così al pubblico di Sky Arte (tra cui, spero, molti lettori del
Tornado) di immergersi in un’epoca che ha lasciato il segno.
Questo il programma delle dieci puntate (in onda il sabato alle 20.15):
19 febbraio: NEGRITA / 26 febbraio: ALMAMEGRETTA / 05 marzo: TIMORIA / 12 marzo: VIRGINIANA MILLER /
19 marzo: AFRICA UNITE / 26 marzo: MASSIMO VOLUME / 02 aprile: MODENA CITY RAMBLERS / 09 aprile:
LA CRUS / 16 aprile: MARLENE KUNTZ / 23 aprile: PERTURBAZIONE.
E questo l’articolo di presentazione della serie, scritto dal critico musicale Ernesto Assante e intitolato “Un voca-
bolario alternativo consultato anche oggi”:
Oggi sembra che la musica italiana stia attraversando una fase di rivoluzione, con l'arrivo di una nuova genera-
zione che porta con sé nuovi suoni, nuove idee, nuove strutture musicali, una cultura giovanile che prende pos-
sesso della scena e la cambia. È già successo, in maniera diversa, negli anni Novanta, quando una generazione
diversa da quella dei cantautori che aveva dominato il decennio precedente, si smarcava dal mainstream, torna-
va a essere alternativa, indipendente, originale, deliberatamente artistica, volutamente rivoluzionaria. E i semi
della musica che oggi i giovanissimi portano sulle piattaforme e nel mondo digitale, sono stati gettati proprio
trent'anni fa, la lingua “indie”, in tutte le sue declinazioni, provava a inventare un nuovo vocabolario, disinteres-
sandosi in maniera diretta delle classifiche, del mercato, della radio, ma conquistando al tempo stesso, successi,
visibilità, forza, tale da restare nel tempo e proiettare la propria influenza sui tempi correnti. Era musica in movi-
mento, era reggae e dub, elettronica e hip hop, era rock e canzone, senza regole fisse, provando a mescolare
liberamente gli elementi. Era arte e intrattenimento, e conquistava lo spazio residuo di una cultura giovanile che
era uscita “provata” dagli anni Ottanta, dal riflusso, dall’”edonismo reaganiano”, dallo yuppismo, e si era rintanata
nei club, nei centri sociali, nelle radio libere, nei circuiti alternativi, ma era esplosa di nuovo con il grunge e la
techno, il trip hop, con mille affascinanti ipotesi sonore, frammentata, divisa, ma creativa e splendente. Una stra-
da diversa e separata dal “corso principale”, che porterà dritta alla rivoluzione dei nostri anni, con le necessarie e
inevitabili evoluzioni delle tecnologie, con la fine del disco, con l’avvento del digitale. Ritrovare quella musica,
quelle band, quei suoni e quell’entusiasmo è fondamentale, riscoprire la creatività e le idee di quegli anni impor-
tantissimo, per fare in modo che ogni suono, ogni ritmo, ogni melodia, abbia il suo giusto posto nella storia.
P.S. Nella foto, il volantino di presentazione del “Music Festival...a tutta birra” del 1995...
23 LIBRI

Carbonier: Il lavoro dei carbonai di Marziai


Il racconto dei testimoni. Sette interviste
raccolte nel giugno 1986
Trentasei anni fa l’autore trascorse un paio di giorni a Marziai, un
paesino della Valbelluna
incastonato fra il Piave e
i rilievi montuosi che si
affacciano sulla pianura
trevigiana, intervistando
un gruppo di carbonai.
Grazie alle testimonianze
raccolte, sono stati rico-
struiti nei dettagli la loro
vita e il loro lavoro e so-
no state individuate le lo-
calità in cui andavano a
fare il carbone: nel Bel-
lunese, in Italia e (soprat-
tutto) in Jugoslavia.
I carbonai, dall’inizio del-
la primavera alla fine
dell’autunno, si trasferi-
vano con tutta la famiglia
nei boschi, dove tagliavano la legna e la trasformavano in carbone con procedure tramandate di generazione in
generazione. Carbone indispensabile nelle città per cucinare e riscaldare, ma utilizzato anche in molte attività ar-
tigianali e paleoindustriali prima dell’avvento delle moderne fonti energetiche. Camillo Pavan è nato nel 1947 a
Treviso, dove vive. Costo e.book 2,60 euro

In rete i file audio delle interviste

Digitando i link sotto segnati è possibile navigare in rete trovando notizie sul libro e ascoltare i file audio messi a
disposizione da Camillo Pavan. Una bella testimonianza raccontata dalla viva voce dei protagonisti.
https://play.google.com/books/reader?id=811aEAAAQBAJ&pg=GBS.PP1&hl=it (libro su google book)
https://www.youtube.com/watch?v=cRtwLUNh6JQ (Mario Deon)
https://www.youtube.com/channel/UCt1DzKlVEP6EKS70NAEjhXA (interviste di Camillo Pavan)
24 ATTUALITÀ

Bando a sostegno delle attività produttive


della Provincia di Belluno - Anno 2022
Presentazione delle domande fino al 28 aprile 2022 ore 16,00
L’emergenza Covid ha colpito gravemente le attività pro-
duttive alterando tutte le dinamiche economiche in atto. Le
chiusure legate al lockdown e i nuovi comportamenti socia-
li hanno avuto conseguenze significative sugli equilibri
economici delle imprese, che nel contempo hanno dovuto
affrontare una maggiorazione dei costi per le necessarie
dotazioni di sicurezza e il ripensamento degli spazi dedica-
ti all’utenza. Con la delibera n. 7 del 22 luglio 2020 il Fon-
do Comuni Confinanti ha compiuto una prima ripartizione
di risorse volte al contrasto pandemico e al rilancio eco-
nomico. La Provincia, quindi, ha avviato un confronto con
le categorie per la definizione delle misura di sostegno at-
traverso il Fondo Welfare e Identità territoriale, che racco-
glie al Tavolo oltre alla Provincia, le associazioni di datoriali di Categoria Confartigianato, Confindustria, ASCOM,
APPIA, Confagricoltura, le rappresentanze sindacali CISL e CGIL con le proprie categorie di sindacati, il Consor-
zio Bim Piave, l’esecutivo della Conferenza dei Sindaci, la Diocesi di Belluno/Feltre, la Scuola. L’azione si è in-
quadrata fra gli interventi di sviluppo socio-economico del territorio, ed è dedicata alla sua ripresa e resilienza e
complessivamente al miglioramento delle condizioni che favoriscano la permanenza residenziale e produttiva, e
che contrastino lo spopolamento del territorio cui è strettamente correlato il fenomeno della desertificazione im-
prenditoriale e dei servizi.
Complessivamente le risorse messe a disposizione del Fondo comuni confinanti sono € 1.946.318,00, ai
quali si somma il finanziamento della Provincia di Belluno pari ad € 750.000,00 per un totale complessivo di €
2.696.318,00.
La misura prosegue l’impegno provinciale a sostenere la riqualificazione degli esercizi di vicinato quale primario
servizio di comunità, avviato con la pubblicazione dei relativi bandi negli anni anni 2019/2020 per promuoverne
l'ammodernamento e quindi il mantenimento/lo sviluppo di opportunità occupazionali di prossimità per i residenti,
quale elemento valoriale anche per la promozione del territorio e dell’offerta di servizi ai turisti. Nell’elaborazione
del sostegno si è ritenuto fondamentale mettere a sistema tutte le risorse disponibili coinvolgendo anche i Gal,
che avevano maturato disponibilità di risorse da dedicare a iniziative analoghe. In tal senso, rafforzando la colla-
borazione istituzionale, si è inteso differenziare per quanto consentito dal finanziamento le platee dei beneficiari,
per raggiungere il numero maggiore di potenziali beneficiari; la dimensione delle misure, impiegando il contributo
provinciale per gli interventi di minor rilevanza, e riservando invece alla misura dei Gal le iniziative economica-
mente più impegnative. Per l’attuazione progettuale provinciale si è rinnovata la collaborazione con la Camera di
Commercio di Treviso/Belluno con cui da tempo vi è uno stabile raccordo organizzativo, che valorizza la sinergia
di competenze degli enti, a cui si è affiancata Unioncamere, che ha maturato solide esperienze nella gestione dei
contributi regionali. Fra i 3 enti è stato stipulato un Accordo di programma, che ne rafforza la cooperazione, inte-
so a favorire la permanenza, l’insediamento, la resilienza e l’innovazione del sistema produttivo per la crescita
economica e finanziaria del territorio e la permanenza delle imprese in zone disagiate. È seguita poi la sottoscri-
zione di apposite convenzioni con Unioncamere a cui è stata affidata la gestione attuativa degli interventi.
Poiché il complesso della misura accede a finanziamenti diversi, sotto il profilo operativo saranno pubblicati a de-
correre dal 08/02/2022 n. 4 bandi distinti (scadenza presentazione domanda 28 aprile 2022 ore 16,00)
Si distinguono tuttavia 2 linee di finanziamento ognuna delle quali dedicata a un particolare set di attività identifi-
cate dal Codice Ateco, che a loro volta sono declinate in bandi operativi diversi a seconda dell’area di intervento
per distinzione territoriale. Le misure sono tuttavia analoghe. I bandi sono disponibili sul sito di UnionCamere Ve-
neto. La presentazione delle domande avviene in modalità telematica attraverso un portale dedicato all’iniziativa:
si invita pertanto a leggere attentamente i contenuti del bando di interesse e la guida per la presentazione delle
domande presenti nel sito di UnionCamere Veneto.
Per informazioni di natura giuridica ed interpretativa che riguardano il testo del bando, è possibile inviare le
richieste alla mail bandi@ven.camcom.it, specificando nell’oggetto il bando di riferimento.
Per l’assistenza sulla presentazione delle domande attraverso il portale di cui all’art. 8, l’assistenza è diretta-
mente raggiungibile attraverso il portale https://restart.infocamere.it/, cliccando sull’icona ? (punto di domanda) in
alto a destra oppure contattando il numero 049 -2015200.
https://www.provincia.belluno.it/myportal/P_BL/dettaglio/contenuto/bando-a-sostegno-delle-attivita-produttive-
della-provincia-di-belluno-anno-2022
25
LIBRI

Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I


Figlio di emigranti bellunesi
https://www.accademiabm.it/
Il corso, realizzato dalla Fondazione Papa Luciani di
Canale d’Agordo Onlus, con la collaborazione
dell’Associazione Bellunesi nel Mondo ed il contri-
buto della Regione Veneto ripercorre attraverso 10
lezioni della durata di circa 30 minuti l’una la storia
di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I.
Oltre ad esser stato un grande Papa, Albino Luciani
è stato prima di tutto un grande uomo, un esempio e
una figura importante della storia dell’epoca, per la
sua terra natìa, per il bellunese e per tutto il mondo
intero, che ancora oggi lo ama e ricorda con affetto.
Ci avvicineremo alle sue origini, ai suoi maestri, alla
sua famiglia, al suo percorso di crescita, per meglio
comprendere le radici del suo essere e le tappe si-
gnificative che hanno attraversato la sua vita.
Proporremo tra l’altro delle opere di approfondimento e studio, immagini di repertorio, alcune anche inedite, tratte
dagli archivi del centro studi della Fondazione e dagli allestimenti del Museo e della Casa natale di Papa Luciani,
oggi visitabili a Canale d’Agordo.
Affronteremo un viaggio più unico che raro, alla scoperta di fotografie, nozioni utili, testimonianze, ricordi, fatti ed
emozioni. La prematura scomparsa di Albino Luciani non ha, infatti, spento l’attenzione dei molti pellegrini e de-
voti che, attraverso questo corso, possono in pochi e semplici passi arrivare maggiormente preparati al tanto at-
teso giorno della sua beatificazione, in programma a Roma, domenica 4 settembre 2022.
Docenti: Claudia Tancon e Patrizio De Ventura
Corso realizzato grazie al contributo della Regione del Veneto
Contenuto del Corso
lezione 1 | Dalle Dolomiti al soglio di Pietro. le dolomiti di Albino Luciani
lezione 2 | Un figlio di emigranti: l’emigrazione agordina tra otto e novecento
lezione 3 | Anche il Papa ha una famiglia. gli affetti di Giovanni Paolo I
lezione 4 | I maestri del Papa: sguardo agli educatori del futuro sommo pontefice
lezione 5 | Albino diventa sacerdote
lezione 6 | Un vescovo nel turbine del concilio
lezione 7 | Un patriarca alle prese con la rivoluzione sociale
lezione 8 | Il Papa dei 34 giorni
lezione 9 | La morte del Papa
lezione 10 | L’eredità di Giovanni Paolo I
26 ATTUALITÀ

Trasfusionale: donate 3 poltrone dall’ADMO


Sono state consegnate in questi giorni
alla sede di Feltre della UOC di Medici-
na Trasfusionale dell'ULSS 1 Dolomiti 3
poltrone meccanizzate di ultima genera-
zione per donazioni di sangue e plasma,
grazie alla generosità dell'Associazione
Donatori di Midollo Osseo – ADMO Belluno (di recente confluita in
ADMO Veneto), da anni attiva sul nostro territorio per la promozio-
ne della donazione di cellule staminali emopoietiche (CSE), in

stretta collaborazione con il Trasfusionale


provinciale. La generosa offerta dimostra la
particolare sensibilità dell'Associazione a
tutte le tematiche relative alla donazione,
anche di sangue, e conferma il legame che
lega ADMO al territorio della Provincia e ai
suoi bisogni di salute. Ersilia Angela Barbo-
ne, direttore della UOC di Medicina Trasfu-
sionale aziendale, commenta: “Nel ringraziare ADMO Belluno per la generosa donazione di poltrone da prelievi
per donazioni di sangue e plasma per il Trasfusionale di Feltre, mi auguro che la collaborazione tra l'Associazio-
ne Donatori di Midollo Osseo e la UOC di Medicina Trasfusionale provinciale possa proseguire anche in futuro
come avvenuto finora, con reciproca stima e amicizia”. Feltre, 07 febbraio 2022

Il ritmo si segue a distanza: telecontrollo dei pacemaker


In ulss Dolomiti il controllo dei dispositivi cardiaci impiantabili avviene in remoto, facendo risparmiare tempo ai
pazienti e ai loro accompagnatori e ottimizzando le richieste di visite. Con il termine “monitoraggio remoto” si in-
tende la verifica periodica del funzionamento, dei parametri elettrici e degli eventi aritmici registrati dai dispositivi
cardiaci impiantabili (DCI), senza che il paziente sia fisicamente presente nell'ambulatorio. In ulss Dolomiti, i pa-
zienti portatori di DCI attualmente monitorati sono 920. L’attività di monitoraggio da remoto è iniziata nel 2018,
modificata e ampliata nel corso degli anni. Il monitoraggio in remoto permette al cardiologo di monitorare la fun-
zionalità dei dispositivi senza recarsi ogni volta in ospedale. Si riducono gli accessi negli ambulatori pur mante-
nendo comunque la sicurezza e la presa in carico grazie all’invio programmato di una serie automatica di dati al
cardiologo che li valuta. Inoltre, il monitoraggio da remoto consente l’invio istantaneo anche di eventuali allarmi
legati alla funzionalità elettrica del dispositivo, alla variazione della frequenza cardiaca o a eventi di modifica di al-
terazione del ritmo cardiaco come ad esempio tachicardia. Lo specialista a seconda della tipologia del paziente
può programmare una frequenza diversa dell’invio dei dati al fine di meglio monitorare le condizioni cliniche del
paziente. «Durante il periodo di pandemia, si è potuto spedire direttamente a casa del paziente il monitoraggio
remoto e tramite telefono aiutarli nell’installazione ed nell'effettuare la prima trasmissione manuale. Il monitorag-
gio remoto permette di limitare le visite e ridurre i costi sociali, tenuto conto che la maggior parte dei pazienti so-
no anziani, che l’80% è accompagnato da un familiare che deve assentarsi dal lavoro e che circa un terzo dei
pazienti sono ancora in attività lavorativa e devono prendere dei permessi», spiega il direttore della Cardiologia di
Feltre Aldo Bonso. «I principali benefici sono comunque quelli clinici determinati dal monitoraggio remoto, quali la
prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione atriale, la prevenzione delle ospedalizzazioni per scompenso
cardiaco e l’effetto favorevole sulla sopravvivenza, il riconoscimento precoce di malfunzionamenti». «Il monito-
raggio da remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili è una delle attività di telemedicina che si stanno ulteriormen-
te implementando, al fine di evitare al paziente e ai suoi familiari, spostamenti evitabili, mantenendo al tempo
stesso la miglior presa in carico da parte degli specialisti», rimarca il direttore generale Maria Grazia Carraro, «la
recente pandemia ci ha spinto a sviluppare ulteriormente modelli di cura innovativi con l’obiettivo di garantire si-
curezza e monitoraggio per il paziente grazie alla tecnologia oggi disponibile, mantenendo il contatto».
Feltre, 15 febbraio 2022
27 CRONACA

Nuova Sede Pensionati Fnp-Cisl a Quero


In Via Nazionale, fra il bar Cavallino e il bar Centrale
La Federazione Nazionale Pensionati(FNP) di Belluno-Treviso, ha deciso di aprire in collaborazione con il CAAF,
e la CISL una nuovo recapito a Quero, con l'ottica di essere più vicina ai propri associati ed ai cittadini di una va-
sta zona che va dal basso Feltrino all'alta Trevigiana.
Si potranno raccogliere le pratiche relative al CAAF e al Patronato INAS. Siamo consapevoli che la popolazione
anziana, sempre più numerosa, ha bisogno di servizi di prossimità, vicini a dove si abita, stante le difficoltà a
muoversi.
L'ormai necessaria documentazione digitale rischia di emarginare fasce sempre più ampie di cittadini che pertan-
to hanno necessità di trovare un aiuto qualificato e anche comodo per le loro esigenze burocratiche.
ORARI APERTURA

Lunedì dalle 9 alle 11


Giovedì dalle 9 alle 11
Venerdì dalle 9 alle 11
Il recapito è aperto da metà febbraio e
serve per prendere appuntamenti,
sbrigare pratiche inerenti l'attività del
CAF e del patronato Inas ed è aperto
alla cittadinanza.

ASTERISCO
Mille e non più mille
Fin quanti vorrete voi
(M.M.) Inutile negarlo, la crisi della stampa colpisce anche il nostro periodico che, fino a qualche tempo fa, aveva
opposto una bella resistenza al calo di lettori lamentato da quasi
tutto il panorama delle pubblicazioni su carta. Adesso registriamo
anche noi un significativo calo di abbonati e abbiamo da tempo
lasciato la quota di 1.250, raggiunta qualche anno fa. La nostra
prossima linea di resistenza è attestata appena sopra quota 1.000
e cercheremo di fare il possibile per mantenerla e tornare a risali-
re la china. La diffusione dell’informazione attraverso i mezzi elet-
tronici e la fruizione di notizie quasi in tempo reale, veicolate dai
canali social, sono fattori che rischiano di far arrancare le pubbli-
cazioni come la nostra, che oltre ai tempi normali di compilazione
scontano, ultimamente, anche ritardi nella distribuzione del servi-
zio postale. Si impone, dunque, uno sforzo da parte nostra per
battere strade nuove, scovando notizie ancora più interessanti e
offrire approfondimenti che l’immediatezza dei social non possono
offrire. Intanto l’invito è quello di continuare a sostenerci con gli
abbonamenti e diffondere la nostra pubblicazione, regalando, ma-
gari, l’abbonamento ad amici e/o parenti vicini e lontani. Il Torna-
do è un dono prezioso perché importante fonte di conoscenza e riflessione, che documenta la vita quotidiana del-
le nostre comunità; un regalo, quindi, che mantiene il suo valore nel tempo. Contiamo anche su di voi!
28 CRONACA

Sabato 19 febbraio, a conclusione del trittico di eventi relativi alla conclusione del restauro interno della chiesa
parrocchiale di Alano di Piave, si è tenuto il concerto con meditazioni, magistralmente guidato dal Maestro
Gianmartino Durighello, dal titolo:

Cantare il deserto - meditazioni in canto


con la partecipazione della Schola cantorum di Pedavena, i musicisti Cristiano De Agnoi – Walter Zancanaro
(trombe), Marco Galvan – Alessia De Barba - Gianni Giannelli (tromboni) Claudio Caretta (organo) con direttore il
maestro Paolo De Giacometti,
Questo il ricco programma: Pensieri e Meditazioni a cura di
Canto: - C. Monteverdi (1567-1643), Domine ad adjuvandum Gianmartino Durighello.
(dal Vespro della Beata Vergine) E’ stata una serata intensa e di
Prima meditazione: Rallegrati: Il Signore è con te! grande partecipazione, sia
Canto: - Ave maris stella (gregoriano)
musicale che spirituale, che ha
- Josquin Des Prez (1450 ca – 1521), Ave Maria
visto occupati la quasi totalità
- G. Durighello, Veni electa mea
- A. Gabrieli (1533-1586), Ave regina caelorum dei posti disponibili (limitati
Seconda meditazione: Perché mi hai abbandonato? causa disposizioni Covid19),
Canto: - J. Rheinberger (1839-1901), Stabat Mater (prima parte) con un pubblico attento ed
Terza meditazione: Non temere, ti coprirò con la mia ombra entusiasta grazie alla bravura
Canto: -J. Rheinberger (1839-1901), Stabat Mater (seconda parte) sia dei musicisti che del coro e,
- G. Durighello, Exsulta filia Sion naturalmente, delle intense
Quarta meditazione: Sii la mia luce riflessioni che Gianmartino ha
Canto: R. De Giacometti, Gaudens gaudebo saputo donare all’ascolto di tutti
R. Führer (1807-1861), Magnificat (da Vesper für Herrenfeste) i presenti.
Al termine, dopo l’intervento di
don Francesco, che ha ricordato come lo spirito si manifesti in tutte le modalità che l’umanità sa esprimere e
comprendere e come la musica sia una delle espressioni più alte di queste peculiarità, agli esecutori è stato
donato il volume realizzato dall’architetto Mauro Miuzzi a ricordo dell’intervento di restauro.
Ora sono aperte le donazioni per le offerte per contribuire alle spese sostenute per circa 213.000,00 € e in
parte finanziati dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) con i fondi dell’8x1000, con la somma di € 121.446,00,
e dal Comune di Alano di Piave con € 3.500,00 per il restauro del quadrante del campanile.Rimangono perciò a
carico della Parrocchia circa 88.000,00 €.
Dal prossimo mese riprenderanno inoltre i lavori alle facciate (nord e sud) a completamento dell’intervento
esterno, il cui costo complessivo è di € 40.232,75, grazie al Bonus Facciate.
A sostegno dei lavori per il restauro della Chiesa Parrocchiale di S. Antonio Abate è stata stipulata una
convenzione con Pro Loco Alano A.P.S. – Iscritta Reg. Naz. Nr.56 del 29.10.2018 – per la raccolta fondi
(crowdfunding) presso Unicredit – Fil. Fener su un conto corrente dedicato, intestato a:
Associazione Pro Loco Alano Di Piave
IBAN IT 73U 02008 6099 0000106262522
causale Donazione RESTAURO CHIESA ALANO

N.B. Questo canale consente la detrazione delle donazioni dalla propria Dichiarazione dei Redditi
Si ricorda che le donazioni alle APS godono di una detrazione specifica pari al 30%
Per le imprese la donazione è integralmente deducibile dal reddito con limiti molto elevati.

La foto a sinistra mostra la copertina del


libro curato dall’Architetto Mauro Miuzzi
che, come afferma nell’introduzione,
“presenta i risultati degli studi di progetto e
dei lavori di restauro della Chiesa
Parrocchiale San Antonio abate di Alano”.
...omissis...“La storia della Chiesa è anche
storia della Comunità della Parrocchia che
l’ha voluta, costruita e curata sino ad oggi”
...omissis... “La Chiesa ed il campanile
sono quindi diventati i segni distintivi del
paesaggio che gli emigranti individuavano
sulla strada del ritorno”.
Il libro è stato realizzato a testimonianza
dei lavori effettuati e anche per questo è
possibile richiederne copia in parrocchia.
E’ suggerita un’offerta.
29 COME ERAVAMO

Scatti del compianto Antonio Resegati


di Alessandro Bagatella
Gli scatti che propongo ai nostri lettori sono del compianto fotografo di Quero Antonio Resegati. Con la prima
ricordiamo il cinquantenario della fondazione dell’Asilo Infantile di Quero (1902 – 1952), struttura benemerita, che
ancor oggi, dopo lavori di adeguamento, svolge egregiamente il suo compito.

La seconda foto riprende uno scorcio di Via Nazionale, sempre a Quero. Sono ben riconoscibili il Bar Tabacchino
e gli ex-coloniali dei fratelli Favero, fra coloro che hanno dato un apporto fondamentale alla vita e sviluppo non
solo del centro paese, ma anche delle frazioni. Lungo Via Nazionale si vede parecchia gente, tanti bambini. Un
clima che mostra più fiducia nella vita, più di quella che si respira oggi…
30 ATTUALITÀ

Quaresima 2022
Il Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana
“Quando venne la pienezza del tempo (Gal 4,4)”
Carissimo, carissima,
la Quaresima di quest’anno porta con sé tante speranze insieme con le sofferenze, legate ancora alla pandemia
che l’intera umanità sta sperimentando ormai da oltre due anni. Per noi cristiani questi quaranta giorni, però, non
sono tanto l’occasione per rilevare i problemi quanto piuttosto per prepararci a vivere il mistero pasquale di Gesù,
morto e risorto. Sono giorni in cui possiamo convertirci ad un modo di stare nel mondo da persone già risorte con
Cristo (cfr. Col 3,1). La Chiesa come comunità e il singolo credente hanno la possibilità di rendere questo tempo
un “tempo pieno” (cfr. Gal 4,4), cioè pronto all’incontro personale con Gesù.
Questo messaggio, dunque, vi raggiunge come un invito a una triplice conversione, urgente e importante in que-
sta fase della storia, in particolare per le Chiese che si trovano in Italia: conversione all’ascolto, alla realtà e alla
spiritualità.
Conversione all’ascolto
La prima fase del Cammino sinodale ci consente di ascoltare ancora più da vicino le voci che risuonano dentro di
noi e nei nostri fratelli. Tra queste voci quelle dei bambini colpiscono con la loro efficace spontaneità: «Non mi ri-
cordo cosa c’era prima del Covid»; «Ho un solo desiderio: riabbracciare i miei nonni». Arrivano al cuore anche le
parole degli adolescenti: «Sto perdendo gli anni più belli della mia vita»; «Avevo atteso tanto di poter andare
all’università, ma adesso mi ritrovo sempre davanti a un computer». Le voci degli esperti, poi, sollecitano alla fi-
ducia nei confronti della scienza, pur rilevando quanto sia fallibile e perfettibile. Siamo raggiunti ancora dal grido
dei sanitari, che chiedono di essere aiutati con comportamenti responsabili. E, infine, risuonano le parole di alcu-
ni parroci, insieme con i loro catechisti e collaboratori pastorali, che vedono diminuite il numero delle attività e la
partecipazione del popolo, preoccupati di non riuscire a tornare ai livelli di prima, ma nello stesso tempo consa-
pevoli che non si deve semplicemente sognare un ritorno alla cosiddetta “normalità”.
Ascoltare in profondità tutte queste voci anzitutto fa bene alla Chiesa stessa. Sentiamo il bisogno di imparare ad
ascoltare in modo empatico, interpellati in prima persona ogni volta che un fratello si apre con noi. Nella Bibbia è
anzitutto Dio che ascolta il grido del suo popolo sofferente e si muove con compassione per la sua salvezza (cfr.
Es 3,7-9). Ma poi l’ascolto è l’imperativo rivolto al credente, che risuona anche sulla bocca di Gesù come il primo
e più grande dei comandamenti: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore» (Mc 12,29; cfr. Dt 6,4).
A questo tipo di ascolto la Scrittura lega direttamente l’amore verso i fratelli (cfr. Mc 12,31). Leggere, meditare e
pregare la Parola di Dio significa preparare il cuore ad amare senza limiti.
L’ascolto trasforma dunque anzitutto chi ascolta, scongiurando il rischio della supponenza e
dell’autoreferenzialità. Una Chiesa che ascolta è una Chiesa sensibile anche al soffio dello Spirito. In questo
senso, può essere utile riprendere quanto il Consiglio Episcopale Permanente scriveva nel messaggio agli opera-
tori pastorali, lo scorso settembre: «L’ascolto non è una semplice tecnica per rendere più efficace l’annuncio;
l’ascolto è esso stesso annuncio, perché trasmette all’altro un messaggio balsamico: “Tu per me sei importante,
meriti il mio tempo e la mia attenzione, sei portatore di esperienze e idee che mi provocano e mi aiutano a cre-
scere”. Ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli e delle sorelle vanno di pari passo. L’ascolto degli ultimi,
poi, è nella Chiesa particolarmente prezioso, poiché ripropone lo stile di Gesù, che prestava ascolto ai piccoli,
agli ammalati, alle donne, ai peccatori, ai poveri, agli esclusi».
Questa prima conversione implica un atteggiamento di apertura nei confronti della voce di Dio, che ci raggiunge
attraverso la Scrittura, i fratelli e gli eventi della vita. Quali ostacoli incontra ancora l’ascolto libero e sincero da
parte della Chiesa? Come possiamo migliorare nella Chiesa il modo di ascoltare?
Conversione alla realtà
«Quando venne la pienezza del tempo» (Gal 4,4). Con queste parole Paolo annuncia il mistero dell’incarnazione.
Il Dio cristiano è il Dio della storia: lo è a tal punto da decidere di incarnarsi in uno spazio e in un tempo precisi.
Impossibile dire cosa abbia visto Dio di particolare in quel tempo preciso tanto da eleggerlo come il momento
adatto per l’incarnazione. Di certo la presenza del Figlio di Dio tra noi è stata la prova definitiva di quanto la storia
degli uomini sia importante agli occhi del Padre.
L’epoca in cui Gesù è vissuto non si può certo definire l’età dell’oro: piuttosto la violenza, le guerre, la schiavitù,
le malattie e la morte erano molto più invasive e frequenti nella vita delle persone di quanto non lo siano oggi. In
quell’epoca e in quella terra si moriva certo di più e con maggiore drammatica facilità di quanto non avvenga og-
gi. Eppure in quel frangente della storia umana, nonostante le sue ombre, Dio ha visto e riconosciuto “la pienez-
za dei tempi”.
L’ancoraggio alla realtà storica caratterizza dunque la fede cristiana. Non cediamo alla tentazione di un passato
idealizzato o di un’attesa del futuro dal davanzale della finestra. È invece urgente l’obbedienza al presente, sen-
31 ATTUALITÀ

za lasciarsi vincere dalla paura che paralizza, dai rimpianti o dalle illusioni. L’atteggiamento del cristiano è quello
della perseveranza: «Se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» (Rm 8,25). Questa
perseveranza è il comportamento quotidiano del cristiano che sostiene il peso della storia (cfr. 2Cor 6,4), perso-
nale e comunitaria.
Nei primi mesi della pandemia abbiamo assistito a un sussulto di umanità, che ha favorito la carità e la fraternità.
Poi questo slancio iniziale è andato via via scemando, cedendo il passo alla stanchezza, alla sfiducia, al fatali-
smo, alla chiusura in se stessi, alla colpevolizzazione dell’altro e al disimpegno. Ma la fede non è una bacchetta
magica. Quando le soluzioni ai problemi richiedono percorsi lunghi, serve pazienza, la pazienza cristiana, che ri-
fugge da scorciatoie semplicistiche e consente di restare saldi nell’impegno per il bene di tutti e non per un van-
taggio egoistico o di parte. Non è stata forse questa “la pazienza di Cristo” (2Ts 3,5), che si è espressa in sommo
grado nel mistero pasquale? Non è stata forse questa la sua ferma volontà di amare l’umanità senza lamentarsi
e senza risparmiarsi (cfr. Gv 13,1)?
Come comunità cristiana, oltre che come singoli credenti, dobbiamo riappropriarci del tempo presente con pa-
zienza e restando aderenti alla realtà. Sentiamo quindi urgente il compito ecclesiale di educare alla verità, contri-
buendo a colmare il divario tra realtà e falsa percezione della realtà. In questo “scarto” tra la realtà e la sua per-
cezione si annida il germe dell’ignoranza, della paura e dell’intolleranza. Ma è questa la realtà che ci è data e che
siamo chiamati ad amare con perseveranza.
Questa seconda conversione riguarda allora l’impegno a documentarsi con serietà e libertà di mente e a soppor-
tare che ci siano problemi che non possono essere risolti in breve tempo e con poco sforzo. Quali rigide precom-
prensioni impediscono di lasciarsi convincere dalle novità che vengono dalla realtà? Di quanta pazienza è capa-
ce il cuore dei credenti nel costruire soluzioni per la vita delle persone e della società?
Conversione alla spiritualità
Restare fedeli alla realtà del tempo presente non equivale però a fermarsi alla superficie dei fatti né a legittimare
ogni situazione in corso. Si tratta piuttosto di cogliere “la pienezza del tempo” (Gal 4,4) ovvero di scorgere
l’azione dello Spirito, che rende ogni epoca un “tempo opportuno”.
L’epoca in cui Gesù ha vissuto è stata fondamentale per via della sua presenza all’interno della storia umana e,
in particolare, di chi entrava in contatto con lui. I suoi discepoli hanno continuato a vivere la loro vita in quel con-
testo storico, con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti: ma la sua compagnia ha modificato il modo di essere
nel mondo. Il Maestro di Nazaret ha insegnato loro a essere protagonisti di quel tempo attraverso la fede nel Pa-
dre misericordioso, la carità verso gli ultimi e la speranza in un rinnovamento interiore delle persone. Per i disce-
poli è stato Gesù a dare senso a un’epoca che altrimenti avrebbe avuto ben altri criteri umani per essere giudica-
ta.
Dopo la sua morte, dall’assenza fisica di Gesù è fiorita la vita eterna del Risorto e la presenza dello Spirito nella
Chiesa: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della
verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane
presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani» (Gv 14,16-18; cfr. At 2,1-13). Lo Spirito domanda al credente di
considerare ancora oggi la realtà in chiave pasquale, come ha testimoniato Gesù, e non come la vede il mondo.
Per il discepolo una sconfitta può essere una vittoria, una perdita una conquista. Cominciare a vivere la Pasqua,
che ci attende al termine del tempo di Quaresima, significa considerare la storia nell’ottica dell’amore, anche se
questo comporta di portare la croce propria e altrui (cfr. Mt 16,24; 27,32; Col 3,13; Ef 4,1-3).
Il Cammino sinodale sta facendo maturare nelle Chiese in Italia un modo nuovo di ascoltare la realtà per giudi-
carla in modo spirituale e produrre scelte più evangeliche. Lo Spirito infatti non aliena dalla storia: mentre radica
nel presente, spinge a cambiarlo in meglio. Per restare fedeli alla realtà e diventare al contempo costruttori di un
futuro migliore, si richiede una interiorizzazione profonda dello stile di Gesù, del suo sguardo spirituale, della sua
capacità di vedere ovunque occasioni per mostrare quanto è grande l’amore del Padre.
Per il cristiano questo non è semplicemente il tempo segnato dalle restrizioni dovute alla pandemia: è invece un
tempo dello Spirito, un tempo di pienezza, perché contiene opportunità di amore creativo che in nessun’altra
epoca storica si erano ancora presentate.
Forse non siamo abbastanza liberi di cuore da riconoscere queste opportunità di amore, perché frenati dalla pau-
ra o condizionati da aspettative irrealistiche. Mentre lo Spirito, invece, continua a lavorare come sempre. Quale
azione dello Spirito è possibile riconoscere in questo nostro tempo? Andando al di là dei meri fatti che accadono
nel nostro presente, quale lettura spirituale possiamo fare della nostra epoca, per progredire spiritualmente come
singoli e come comunità credente?

Roma, 11 febbraio 2022


Beata Vergine Maria di Lourdes
La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana
32 LIBRI

I miracoli di Val Morel


di Loris Curto
“I miracoli di Val Morel” è l’ultimo libro uscito ancora vivente lo scrittore Dino Buzzati (1906 – 1972). L’opera si
compone della riproduzione di trentanove quadri dipinti dallo stesso Buzzati, originariamente destinati ad una
mostra, ad illustrazione di altrettanti immaginari miracoli operati da Santa
Rita da Cascia, la santa dei casi impossibili. Per la pubblicazione in volume
Buzzati aggiunse dei testi che spiegavano i vari “miracoli”.
Buzzati aveva immaginato che i quadri raffigurassero degli ex voto custoditi
in un altrettanto immaginario santuario della Val Morel. La stessa
denominazione di Val Morel è fittizia, in quanto la reale località, che si trova
nei pressi di Belluno, si chiama Valmorel. Il libro ebbe una notevole
risonanza fra gli estimatori di
Buzzati, tanto che nel 1973 in
Valmorel fu costruito un
capitello dedicato a Santa Rita.
All’interno si trova una copia di
un dipinto di Buzzati che
raffigura la santa ed alcuni dei
suoi “miracoli”; l’originale del
dipinto è conservato nel
municipio di Limana.
Il capitello si trova al termine di
un itinerario che attraversa i luoghi dove lo
scrittore era solito passeggiare quando
soggiornava a Belluno.
Punto di partenza dell’itinerario è l'oratorio di San Nicolò in località Bribanet di Bribano,
per poi proseguire con la visita alla villa natale dello scrittore in località di San Pellegrino.
Entrati nel territorio comunale di Limana, si arriva a Giaon, da dove inizia il sentiero della
"Via Crucis", affiancato da 14 capitelli rappresentanti le tappe del calvario di Cristo. Sulla
sommità della collina sorge il piccolo ed antico santuario della Madonna di Parè, al quale
sono legate alcune leggende. Salendo lungo i contrafforti settentrionali delle Prealpi
Bellunesi, si arriva al capitello di Santa Rita. La vicina e panoramica distesa di Valpiana
di Valmorel costituisce il punto d'arrivo dell'itinerario.

I mille volti di Dino Buzzati


Quattro docenti della IULM raccontano il poliedrico artista nel cinquantenario della sua scomparsa
Narratore e romanziere, naturalmente. Ma anche giornalista, pittore, illustratore, drammaturgo... Dino Buzzati - di
cui è ricorso il 28 gennaio il cinquantenario dalla sua scomparsa - è una figura di artista "a tutto campo". Certo la
sua fama si deve soprattutto a quel romanzo straordinario, in cui l'attesa e il tempo sospeso si posano come una
coltre che ottunde le persone e le cose, che è “Il deserto dei Tartari”. Ma, per rimanere alla sua produzione
letteraria, oltre ai romanzi, tra i quali ci piace ricordare “Un amore”, è soprattutto nella forma breve del racconto
che Buzzati rivela una tensione che si addensa in narrazioni a volte di pochissime pagine, capaci di colpire il
lettore con il loro tono sospeso tra una realtà quasi dimessa e uno slancio verso il fantastico e l'onirico, descritti
però con una precisione e una lingua mai virtuosistiche.
L'esperienza come giornalista, prevalentemente di cronaca nera al "Corriere della Sera", l'attività pittorica mai
abbandonata, l'irruzione nel mondo del disegno con il Poema a fumetti, una graphic novel ante litteram, la
narrativa per l'infanzia con opere quali “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”: l'universo dell'artista milanese è
ricco e variegato e le sue opere non cessano di interrogarci, e di interrogarsi, anche oggi.
Per questo abbiamo chiesto a quattro docenti del nostro Ateneo di raccontarci ognuno un aspetto di questa
personalità artistica polimorfa. Silvia Zangrandi, professoressa di Letteratura italiana contemporanea, ha messo
in risalto l'assoluta modernità dell'opera dello scrittore bellunese, Paolo Giovannetti, professore di Letteratura
italiana, si sofferma sul profondo rapporto tra lo scrittore e la sua città, approfondendo in particolare proprio il
Poema a fumetti; Fabio Vittorini, professore di Letterature comparate, ci rivela il Buzzati fantastico, capace di
suscitare sottili inquietudini nel lettore; Riccardo Caccia, docente di Storia del cinema, ci parla dei film tratti dalle
sue opere, scegliendo in particolare un lungometraggio poco noto, ma che merita di essere riscoperto.
Guarda qui i video! https://www.iulm.it/it/news-ed-eventi/news/mille-volti-buzzati
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