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Quindicinale Editrice ASD Ponte Tegorzo

Anno XLIII

15.12.2021
Numero

761

Presepio artistico di Segusino - pag. 1


Natale ad Alano - pag. 2-3
Il ritorno di Piero - pag. 4
Alano - Quero Vas: raccolta rifiuti 2022 - pag. 10-11-12-13-14
Notizie Alpine - pag. 15
Chiuso in redazione il 01.12.2021 - Prossima chiusura il 17-01-2022
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Tassa Pagata/Taxe Perçue/Ordinario - Autorizzazione Tribunale BL n. 8 del 18/11/80 - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - Aut. n° 0055/2021 del 15/01/2021 - Stampe in regime libero - DCB BL
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IL TORNADO Sede: Via Nazionale, 25 - 32031 FENER-ALANO di PIAVE (BL). DIRETTORE RESPONSABILE: Cesare Turra. DIRETTORE OPERATIVO: Mauro Mazzocco EDITORE ASD Ponte
Tegorzo, Via Nazionale, 25 - 32031 FENER-ALANO DI PIAVE. REDATTORI: Sandro Curto, Silvio Forcellini. COLLABORATORI: Alessandro Bagatella, Tristano Dal Canton, Ivan Dal Toè, Antonio
Deon, Foto Comaron, Fotocolor Resegati, Ermanno Geronazzo, Cristiano Mazzoni, Sergio Melchiori, Andrea Tolaini.
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gando direttamente ad uno dei nostri seguenti recapiti: BAR “DA RICCI” - Alano; BAR JOLE - Fener; CARTOLIBRERIA SCHIEVENIN ALBERTINA - Quero; ALESSANDRO BAGATELLA - Quero;
BAR “PIAVE” Carpen - LOCANDA SOLAGNA - Vas; ANTONIO DEON - Vas; BAR “BOLLICINE” - Scalon; BAZAR di A. Verri - Segusino.
1 LETTERE AL TORNADO

Presepio Artistico di Segusino, Natale 2021


a cura di Amici del Presepio, Segusino (TV)
Non sappiamo ancora se la situazione
pandemica ci consentirà di aprire il
Presepio Artistico di Segusino, giunto
in occasione del Natale 2021 alla sua
35a edizione, però noi (Amici del Pre-
sepio) ci speriamo e ci crediamo; tanto
che da fine agosto, nel rispetto delle
normative vigenti, stiamo lavorando
per potervi proporre anche quest’anno
una magica rappresentazione natalizia.
Il titolo di questa edizione è: “Mi curo
di te” che, inserito in questo periodo
storico particolare, potrebbe far pensa-
re ad un collegamento con la situazio-
ne pandemica mondiale… ma invece è
proprio quello che non vogliamo sia!
Il curarsi degli altri lo abbiamo scoper-
to, o meglio riscoperto durante i mesi
di lockdown quando molti volontari si
sono adoperati per aiutare i loro vicini di casa o i loro compaesani più deboli ad esempio nel fare la spesa o nel
procurare medicine, oppure tante altre piccole azioni che in tempo di “pace” non avrebbero avuto più di tanta rile-
vanza, ma che invece in tempo di pandemia hanno assunto un significato enorme per chi le riceveva: chi di noi -
da rinchiuso in casa- non ha avuto bisogno di qualcun altro per fare la spesa? o per un aiuto di qualsiasi altro ti-
po? …probabilmente un po’ tutti; e tutto questo ci ha pian piano fatto riscoprire quella solidarietà che c’era ai
tempi della povertà e che gli anni di ricchezza economica ha pian piano fatto sempre più scemare.
Il presepio 2021 raffigura alcune piccole storie di vita dove ogni persona in qualche modo “si cura dell’altro” attra-
verso azioni semplici, come quelle vissute durante il lockdown da pandemia, ma senza però riferimenti espliciti
alla pandemia stessa (… anche perché ormai già in troppe persone purtroppo ne parlano!).
Diversamente dalle passate edizioni, la Natività del Presepio Artistico di Segusino 2021 è immersa in
un’ambientazione un po’ inusuale rispetto al solito: lo scorcio che ospita Gesù Bambino richiama nello stile una
borgata dell’Umbria, ma con dei piccoli accorgimenti anche verso l’immancabile paesaggio veneto, in una sorta
di unione tra le due bellissime regioni italiane.
Ritorneranno a Segusino anche alcuni
presepi ed allestimenti di “Alla Scoperta
dei Presepi e dei Borghi di Segusino”,
sempre con la speranza che per il pe-
riodo Dicembre-Gennaio le normative
vigenti ne consentano la visita.
L’accesso al Presepio Artistico di Segu-
sino sarà regolamentato dall’esibizione
del documento previsto dalla legge in
vigore al momento del periodo di apertu-
ra (periodo che sarà da Natale fino al 6
febbraio 2022) inoltre le modalità di af-
flusso saranno regolamentate sempre in
base alle normative vigenti del periodo
(vi chiediamo comprensione per ogni di-
sagio causato o per ogni nostra richiesta
volta al rispetto delle regole che a nostra
volta ci sono imposte).
Per conoscere gli orari di apertura di vol-
ta in volta aggiornati consigliamo sempre di consultare il sito internet www.presepiosegusino.it (sez. orari) -in
quanto potranno subire variazioni anche durante il periodo di apertura- inoltre per rimanere aggiornati su tutte le
informazioni e novità vi inviti amo a seguire la pagina Facebook: Presepio Segusino.

Vi aspettiamo a Segusino, … in tanti, ma anche ben distanziati!

Buon Natale!
2 ATTUALITÀ
3 ATTUALITÀ
4 CRONACA
5 CRONACA

Per il querese Marco Bollotto


Tre serate da Jerry Scotti a “Caduta Libera”
(M.M.) Abbiamo chiesto a Marco di farci un breve resoconto della sua esperienza negli studi televisivi di Canale
5, alla trasmissione preserale “Caduta Libera”, condotta dal mitico Jerry Scotti. Alla prima serata la domanda su
un film di Fantozzi ne ha provocato la caduta e nella terza è incappato in una difficilissima domanda del nuovo
gioco 2021: “Giornalone”, che consiste nell’indovinare il titolo di un giornale del passato. Ma ecco il suo racconto.

“Cosa c’è dentro la botola?”


di Marco Bollotto
Mi verrebbe da rispondere “Una cernia surgelata”, visto che questa è la domanda a
causa della quale vi sono caduto la prima volta.
Martedì 23 novembre molti amici, parenti, clien-
ti, non mi hanno visto entrare in casa loro con la
mia classica valigetta piena di polizze e quie-
tanze, bensì dal piccolo schermo, per cimen-
tarmi contro il campione che attualmente sta te-
nendo salda tra le sue mani la sorte del famoso
programma condotto da Jerry Scotti “Caduta Li-
bera” e tutti, nessuno escluso, mi hanno rivolto
subito dopo questa domanda. A parte la risposta, che qui non posso dare,
posso dire di essere stato trasportato in una bella avventura alla volta di
Cologno Monzese, partita con una telefonata ricevuta dalla produzione del
programma questa estate e continuata con le selezioni alle quali mi sono
sottoposto fino ad essere giudicato idoneo per la partecipazione dopo quasi
quattro mesi. Ad iscrivermi ci aveva pensato, a mia insaputa, mio fratello Andrea. Il mondo dello spettacolo è pro-
fessionale come me lo aspettavo, ma anche umano e semplice. La registrazione del programma non è artificiosa,
e sembra quasi di vivere in diretta le stesse
sensazioni che si percepiscono dall’altra par-
te dello schermo. Il montaggio è davvero ri-
dotto al minimo. Pochi tempi morti, poco
stress e invece tutti, dalle costumiste agli as-
sistenti di produzione e fino agli autori e al
mitico “Zio” Jerry disponibili e carini. A parte
la sfida, davvero emozionante soprattutto
nella prima puntata (nella seconda il cam-
pione non mi ha chiamato in gioco e nella
terza di sabato la domanda era davvero im-
possibile), mi hanno colpito la professionalità
e la bonarietà di Jerry Scotti, i tempi scanditi
con assoluta precisione, le ferree predisposi-
zioni anti Covid-19, ma soprattutto la platea
di concorrenti che ho conosciuto: molti ragazzi più giovani di me, di grande spessore e intelligenza e qualche
vecchietto che sapeva il fatto suo. E’ nato tra tutti gli sfidanti un certo cameratismo.
Qualcuno mi chiede perché io abbia voluto cimentarmi con questa sfida e io rispondo che non mi interessava la
notorietà, o l’idea di vincere qualcosa, ma aver vissuto una nuova esperienza che mi ha arricchito anche senza
aver portato a casa nessuna somma di denaro. E poi dopo tanti anni che mi reco periodicamente a Milano per
lavoro e che ci passo a fianco in tangenziale, ero curioso di vedere da dentro cosa avesse messo in piedi il “Ca-
valiere”. Davvero uno spettacolo! In foto: alcuni momenti delle puntate e, qui sotto, l’attimo della caduta
6 CRONACA

Campo: riaperto
il bar del Circolo ACLI
(S.C.) Dopo quasi due mesi di chiusura ha riaperto i battenti nella frazione di
Campo il bar del Circolo ACLI di Alano di Piave e Quero Vas. La gestione è stata
affidata a Elisa Pandolfo e Luiz Ferreira. Gli orari, ancora provvisori, prevedono
l’apertura dalle 7,00 alle 17,00 dal martedì al giovedì, dalle 7,30 alle 22,30 il ve-
nerdì, dalle 7,30 alle 17,00 il sabato e la domenica, giorno di chiusura il lunedì.

LETTERE AL TORNADO

Lettera anonima al presidente del Circolo


ACLI, la risposta di Nicola Doro
Caro Direttore del Tornado, ti ringrazio per avermi dato la possibilità di rispondere pubblicamente a quel vile per-
sonaggio che, in forma anonima, ha minacciato il sottoscritto, in qualità di Presidente del Circolo ACLI di Alano
Quero-Vas. A questa meschina persona vorrei ricordare quanto segue:

• Il sottoscritto, in qualità di presidente del Circolo ACLI ha sempre agito in conformità alla normativa di
legge vigente e quindi non ha nulla da temere.

• Il cosiddetto “Bar Acli” NON è un pubblico esercizio commerciale; è solo la sede del Circolo ACLI di Alano
Quero-Vas.

• Le ACLI sono una associazione nazionale “no profit”, riconosciuta come tale dallo Stato italiano. Lo Stato
a queste associazioni, senza scopi di lucro, permette di somministrare ai propri associati alimenti e bevande.

• Ogni anno dalle ACLI nazionali mi arriva il nullaosta (la licenza) per la somministrazione di alimenti e be-
vande. Questo documento assieme al certificato di affiliazione alle ACLI nazionali viene consegnato al Sindaco
di Alano di Piave.

• La somministrazione di alimenti e bevande è solo una delle tante iniziative organizzate dal Circolo.

• Ogni anno il presidente relaziona sull’andamento economico-finanziario del Circolo e tale documento vie-
ne approvato dall’Assemblea dei Soci. Quindi il sottoscritto non ha nulla da nascondere.

• Il Circolo ha voluto porre la sede a Campo proprio perché questo paese è privo di qualsiasi struttura pub-
blica socio-ricreativa. Per questo motivo l’anonimo, di cui sopra, dovrebbe vergognarsi e chiedere pubblicamente
scusa agli abitanti di Campo.

Ai tanti lettori del Tornado, invece, vorrei comunicare che al Circolo ACLI si accede liberamente con una tessera
e la sede di Campo è un luogo piacevole e democratico, dove passare qualche momento di sano relax.

Al Circolo ACLI si viene perché si può parlare liberamente.


Se non si sa, si può chiedere.
Se non ci sono risposte, si può approfondire l'argomento.
Se non si è della stessa idea, non si diventa nemici.
Impareremo a conoscerci.
Forse costruiremo rapporti di amicizia, un tessuto di buone relazioni.
Sicuramente non costruiremo barriere e non pronunceremo condanne.

Vi aspettiamo !!!
Il Presidente del Circolo ACLI di Alano Quero-Vas
Nicola Doro
7 CRONACA

La morte
di Paolo Bordignon
(S.C.) E’ deceduto nelle scorse settimane, dopo lunga malattia, l’alanese Paolo Bordi-
gnon, classe 1950, per molti anni stimato farmacista a Col San Martino. Originario di Ner-
vesa della Battaglia, dove si sono tenuti i funerali, si era trasferito a Colmirano dopo il ma-
trimonio con Rosanna Simioni. Alla famiglia le condoglianze della Redazione.

I 93 anni di
Corinna Zanella…
(S.C.) Lo scorso 15 novembre la nostra ab-
bonata Corinna Zanella ha festeggiato
l’importante traguardo dei 93 anni. Originaria
di Vas, dopo il matrimonio col popolare Nello
Zadro si è trasferita ad Alano dove ha gestito
per qualche decennio un negozio di alimenta-
ri in via Pontini. Nelle foto compare con una
delle due figlie, Irma, l’altra è Adele, e col ni-
pote Simone Nicola. Auguri Corinna e avanti
verso il secolo!

…e i 93
di Terzilo
Collavo
Tantissimi auguri a Ter-
zilo Collavo, di Alano
di Piave, che il 23 no-
vembre ha compiuto 93
anni, festeggiato dai fi-
gli Miriam, Ugo e Ser-
gio, dai nipoti Michele,
Simone, Sabrina, Ilaria,
Elisa e Davide, dai pro-
nipoti Manuel e Alex,
dalle nuore Betty, Ka-
tiuscia, e Alessandra,
dai generi Lucio e Mattia. Tantissimi auguri arrivano anche da Londra dal figlio Egidio e dalla nuora Melinda.

LETTERE AL TORNADO

Gli auguri della Sezione Fanti


di Alano-Quero Vas
Nel sopportare momenti difficili e preoccupanti, anche noi Fanti ci atteniamo alle normati-
ve governative. Poiché fiduciosi di tempi migliori, il Consiglio Sezionale coglie l’occasione
per inviare agli Associati/te e Famigliari, affettuosi voti augurali di un Buon Natale e di un
proficuo Anno Nuovo.

Il Presidente Claudio Carelle


8 CRONACA

Pillole di Montagna – Riscoprire i nostri sentieri


Pulizia dei sentieri atavici: terza puntata
di Tristano Dal Canton
Troppo freddo in quota? Poco tempo a disposizione?
Neve e ghiaccio vi preoccupano? Allora non resta che
scegliere un comodo anello a km.0…Tra cave di pietra
abbandonate e sorgenti di acqua pura, si snoda un
percorso ad anello denominato “Sentiero della
benedizione” in valle di Schievenin.
Appena sistemato e messo in sicurezza dai volontari, è
ora percorribile e facile per tutti. Il tratto iniziale è
rappresentato dall’inizio del sentiero che porta alla grotta
di Lourdes, e corre parallelo alla sottostante mulattiera
che porta all’acquedotto. Poi esso prosegue fino a case
Caorera e tornando poi per la val Storta fino alla cava di
pietra.

COME ERAVAMO

Quero, i coscritti del 1927


segnalazione di Umberto Guerra

Due vecchie immagini in fotocopia per ricordare alcuni giovani coscritti queresi del 1927. Nelle foto, con la
fisarmonica, il padre di Umberto: Francesco Guerra. Dal fazzolettino attorno al collo si capisce che era un
incontro tra coscritti. Le foto son scattate in Piazza Marconi, a Quero, e si riconosce anche Duilio Specia.
Qualcuno riuscirà a dare un nome anche agli altri presenti, oltre che alle sorelle Collavo, gestrici, all’epoca, del
Bar Centrale. Confidiamo nella memoria e capacità di riconoscimento dei nostri abbonati!
9 CRONACA

28 e 29 Novembre. prima neve in vista


(M.M.) Cime imbiancate
tutt’intorno alla Conca.
Questo lo spettacolo
offerto ai residenti nelle
mattine dei due giorni
citati nel titolo.
Uno spettacolo mattutino
che si è rafforzato con le
precipitazioni del giorno e
della notte, soprattutto del
29, fissato dal clima
abbastanza rigido di fine
novembre.
Nelle foto due collage con
le vette fotografate di
primo mattino.

Raduno della famiglia Dal Canton (S’cios)


segnalazione di Claudio Dal Pos
C'era pioggia, quindi con l'umidità gli s’cios si muovono. Infatti eccoli, non tutti, a ritrovarsi in compagnia con
relativa cena a base di… “S’CIOS” ! (S’cios è il soprannome della famiglia alanese Dal Canton.
Tutti ricordano il Professor Iginio Dal Canton, Insegnante e Preside per tanti anni nelle locali scuole Medie.
10 LETTERE AL TORNADO

Dal 1° gennaio 2022


Quero Vas: cambia la modalità raccolta rifiuti
L’Amministrazione Comunale
Molte le novità relative al servizio di raccolta dei Rifiuti anche in Provincia di Belluno. Per attuare le normative
emanate negli ultimi anni il servizio dovrà essere organizzato e pianificato con nuove Modalità. I Comuni della
Provincia di Belluno hanno fatto un primo passo importante decidendo di gestire il ciclo dei rifiuti in maniera
diretta attraverso specifiche società di loro proprietà e giungere per rispettare l’obbligo di legge in tempi brevi ad
un unico soggetto gestore in tutta la Provincia.
Dal primo di gennaio 2022 nel Comune di Quero Vas farà il servizio la società Bellunum di cui è socio
unitamente ai Comuni di Belluno, Feltre, tutto l’Alpago, Seren del Grappa, Borgo Val Belluna, Limana, Santa
Giustina, San Gregorio nelle Alpi, Sospirolo.
A margine di questa breve presentazione viene presentato un riassunto della nuova modalità di raccolta che sarà
poi progressivamente integrata nel tempo.
La scelta di ritornare alle isole con campane di nuova concezione è stata determinata, per il nostro Comune,
principalmente per una questione di Costi. Il servizio porta a porta spinto, unica altra alternativa possibile, per la
particolare conformità del nostro territorio avrebbe avuto un costo molto maggiore ed in base alla normativa tutti i
costi che vengono sostenuti per il Servizio devono essere pagati dai cittadini e dalle imprese. Il nuovo ente
regolatore delle Tariffe, ARERA, che è lo stesso che fissa i prezzi di energia, gas, acqua ha infatti emanato uno
specifico provvedimento al quale tutti devono attenersi per determinare il costo complessivo del servizio. Tale
nuova modalità sta già di per se comportando per molti Comuni aumenti anche considerevoli, in alcuni casi oltre
il 50%.
Per il nostro Comune, grazie ad un oculata gestione anche negli anni scorsi, l’eventuale incremento dovrebbe
essere molto contenuto.
Come si vede dal volantino (pubblicato in altra parte del periodico - NdR) le isole saranno allestite in maniera più
razionale ed alcune anche accorpate. Il nuovo metodo, una volta a regime, avrà anche qualche vantaggio
operativo per i cittadini quale per esempio poter conferire nelle isole i rifiuti in qualsiasi giorno ed a qualsiasi ora.
Una volta a regime tutti i cittadini avranno una tessera che consente l’apertura delle campane e l’accesso
all’ecocentro. Per questi e altri aspetti operativi saranno fatti specifiche comunicazioni in seguito.
Sicuramente in fase di avvio ci potranno essere delle problematiche e pertanto siamo a chiedere la
collaborazione di tutti e, visti gli ottimi risultati conseguiti negli anni nella raccolta differenziata facciamo appello
affinché si continui sulla strada intrapresa e quindi vengano attuate modalità corrette di smaltimento.
Per qualsiasi necessità non esitate a contattare la società, i numeri sono riportati nel volantino citato o l’ufficio
tecnico Comunale, chiamando il nr. 0439.781811 (da lun. a sab. ore 9/12) scegliendo l’interno “Ufficio Tecnico”.

Alano: per la raccolta rifiuti nuova ditta incaricata


comunicato ai Cittadini pubblicato in Bacheca Alano
dall’Amministrazione Comunale
Il 31 dicembre termina il contratto in essere con la ditta Savno incaricata
della raccolta dei rifiuti nel Comune di Alano di Piave e dal 1° gennaio
subentrerà, sempre per lo stesso servizio, la ditta Valpe Ambiente Srl,
società a totale partecipazione pubblica, di cui il Comune di Alano è socio
avendo acquisito delle quote, già operativa in molti Comuni della Provincia.
Il modello rimane sempre il porta a porta, per cui i cittadini
non dovranno, al momento, variare la modalità di raccolta.
Il 2022 sarà un anno di transizione perché la ditta Valpe Ambiente Srl
subentrerà nella gestione del servizio raccolta effettivamente dal 2023 e ci
supporterà nei vari passaggi, anche con l’utenza, organizzando degli
incontri con la popolazione.
Questo è un passaggio obbligato per i comuni, in quanto la legge regionale
52/2012 ha istituito i Bacini territoriali per l’esercizio in forma associata delle
funzioni di organizzazione e controllo del ciclo di gestione integrata dei
rifiuti urbani a livello provinciale, tra cui il Consiglio di Bacino Dolomiti,
corrispondente alla provincia di Belluno.
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15 CRONACA

Notizie Alpine
a cura di Claudio Dal Pos
Nel mese di novembre il gruppo Alpini di Quero “Monte Cornella” ha effettuato varie iniziative.
Innanzitutto la ricorrenza del 4 novembre, festa dell'Unità d'Italia e delle Forze Armate. Malgrado l'imperversare
del maltempo, in concomitanza con tutti i gruppi alpini d'Italia,
davanti al monumento e poi alle lapidi dei caduti del municipio
si è tenuto un attimo di silenzio per ricordare i caduti e per
ricordare i cento anni della traslazione della salma del Milite
Ignoto presso l'altare della Patria a Roma.
Il 7 novembre, con le amministrazioni di Alano e QueroVas, si
è svolta la commemorazione ufficiale del 4 novembre a
Campo di Alano.
Sono state fatte, prima all'asilo, la castagnata per i piccoli e
anche per la vicina Casa di Riposo per i nostri anziani, poi
presso la scuola elementare. Entrambe molto sentite e
partecipate dai ragazzi e dagli insegnanti.
Da ultimo, presso il centro culturale, c'è stata la importante
riunione del consiglio della sezione A.N.A. Feltre, nel corso
della quale sono state tracciate le linee guida per le prossime
iniziative della sezione. Iniziative che vedranno coinvolti non
solo i gruppi alpini ma anche le nostre comunità.
Nelle foto vari scatti degli avvenimenti.
16 LETTERE AL TORNADO

Ricordi preziosi
a cura di Suora Caterina Toldo

Segusino da ben 116 anni ha un’istituzione educativa per l’infanzia


con la presenza delle suore di S. Francesco di Sales
Nella primavera-estate del 1905 l’allora Parroco di
Segusino, don Domenico Coppe, chiese alla nostra
Madre Serafina Camilli una suora maestra per dare ai
ragazzi del paese un’istruzione e un’educazione ade-
guata perché non c’era la scuola elementare. La Ma-
dre non solo diede la suora maestra, ma anche altre
due suore per i bambini più piccoli in età di asilo. Sen-
tendo questo, don Giuseppe Curto, arciprete di Luvi-
gnano, ma originario di Segusino, assieme alla sorella
Elisa mette a disposizione delle Suore la sua casa e
l’area dell’oratorio. Così il 12 dicembre 1905 le tre So-
relle, Suor Caterina Agostini, Suor Luigia Ferrari e
Suor Concetta Moscon, arrivano in questo bel paese
della pedemontana veneta, ultimo della provincia di
Treviso e confinante con quella di Belluno. Subito ini-
ziarono la loro opera dedicandosi ai bambini dell’asilo
e ai ragazzi per l’alfabetizzazione e istruzione elemen-
tare. A quel tempo a Segusino c’era una grande po-
vertà e le suore, come scrisse Monsignor Igino Morel-
lo nel libro “Le Salesie” del 1959, dice: “Le suore vive-
vano di quel poco che i segusinesi, già poveri, portavano loro”. Subito le suore parteciparono alla vita dei segusi-
nesi, condividendo con loro le gioie e le pene, i disagi e le aspettative. E quando scoppiò la 1a guerra mondiale,
che in questa zona del Piave fu particolarmente cruenta, esse sono
rimaste qui. La Madre Generale aveva detto loro che se volevano po-
tevano tornare a Padova in Casa Madre e così mettersi in salvo. Ma
loro hanno scelto di rimanere in paese vivendo assieme ai segusinesi
la triste esperienza non solo della guerra, ma anche quella del profu-
gato, camminando sempre a piedi, verso la terra vittoriese: Follina e
Fregona. Ritornate a Segusino finita la guerra, in mezzo alla devasta-
zione e alle rovine, le Sorelle ripresero la loro attività in servizio dei più
piccoli in asilo e Suor Concetta raccolse una schiera di bambini di di-
verse età e continuò la sua opera d’insegnante. E a questo proposito,
negli anni ’90, trovandomi a Segusino, ho avuto l’occasione di incon-
trare un signore anziano, nativo di Segusino, ma emigrato in Australia, il quale ritornando al suo paese venne a
far visita al “suo asilo”. Entrato in cortile, con grande emozione si fermò davanti al primo edificio della scuola e
nella sua memoria affiorarono i ricordi della sua fanciullezza… e mentre gli scendevano le lacrime mi disse: “Ve-
de suora, questa è stata la mia scuola, perché qui io ho imparato a leggere e a scrivere. Qui la Madre Concetta
mi ha insegnato tante cose belle e importanti per la vita, io non la potrò mai dimenticare, anche se sono passati
tanti anni. E non avendo lavagna, scriveva sui balconi, vede questi balconi? Sono stati importanti … Quanti bei
ricordi porto in cuore!”. Molte famiglie di Segusino trascorrevano buona parte dell’anno nella borgata di Milies,
dove avevano dei “casoni” con un po’ di prato e di bosco, a sette chilometri dal paese ad un’altitudine di 800 me-
tri. Vi andavano a falciare l’erba per le mucche e a tagliare la legna. Così nel maggio 1926 il parroco benedisse
un nuovo asilo a Milies che subito cominciò a funzionare con due suore di Segusino. Questo permetteva ai geni-
tori di lavorare tranquilli e i bambini erano numerosi. A quel tempo a Milies non c’era neppure l’acqua per le ne-
cessità umane per cui con i secchi portati a spalle con quell’asse di legno ricurvo (bigòl) scendevano alla borgata
di Stramare, ricca d’acqua, e se la portavano su per 3 km di salita… E anche di questo periodo ho avuto testimo-
nianze dirette da persone che hanno vissuto con le nostre suore. Eravamo sempre negli anni ’90 e andando a
trovare gli anziani per le case, più di qualche donna mi raccontava di quanti sacrifici avevano fatto in quel periodo
a Milies. In particolare una signora mi diceva che aveva sempre tanto freddo, e Suor Filomena le ha dato le sue
calze. E chissà quanti altri atti di carità, di compassione e comprensione avranno donato le suore! Hanno condi-
viso tutto con i fratelli e le sorelle con i quali vivevano, una quotidianità fatta di stenti e di privazioni. Il loro cuore
conteneva un amore così grande per Cristo da tradurlo in amore e in servizio ai fratelli. Papa Francesco durante
il suo pontificato, più volte ha invitato la Chiesa ad uscire per andare incontro ai fratelli più bisognosi, lì nei luoghi
dove si vive e si soffre, e far sentire loro la tenerezza e la maternità della Chiesa. Le nostre Sorelle sono state
delle “pioniere” al riguardo, ed è giusto e doveroso farne “memoria”, per suscitare in noi sentimenti di riconoscen-
za e di ringraziamento al Creatore per questo prezioso dono di Vita e di Amore. (in foto: l’Asilo ieri e oggi)
17 ASTERISCO

Aspettando Natale
Verrà la neve quest’anno per Natale.
Forse non qui in pianura, fiocchi bianchi accarezzeranno appena la collina di Rocca.
Ma so che lì, sotto le mie Prealpi, all’ombra della chiesa arcipretale, la neve imbiancherà tutte le cose.
Porterà allegria e memorie felici di una spensierata giovinezza,
trascorsa a slittare sui colli dei Secchi, tra i filari di uva spogli.
I piedi freddi e doloranti a causa del ghiaccio entrato negli stivali di gomma.
C’era tutto il candore e la dolcezza dei rumori attutiti
di piedini che correvano veloci sul sagrato, battaglie di palle di neve pagina
con cugini, amichetti e qualche adulto ancora bambino. di
Il vento con le sue folate gelide raffreddava il naso,
la grossa sciarpa di lana rossa, fatta a mano dalla nonna,
Loretta
sventolava al collo del pupazzo, armato di scopa di saggina, Secco
una carota per naso, due grossi bottoni neri per occhi, un pezzo di stoffa rossa per bocca.
Il suono della campana del vespro, anch’esso attutito dalla neve che cadeva,
ci diceva che si era fatta l’ora di tornare a casa.
Vicino alla stufa a legna ci aspettavano le calze asciutte,
come d’abitudine, avremmo potuto infilare un po’ i piedi nel forno caldo,
dove abbrustoliva il pane vecchio e cuocevano le mele.
La cena solita: minestra di porri e patate, formaggio e salame con radicchio.
La boule d’acqua calda e poi tutte sotto i caldi piumini,
la mamma e noi tre sorelle a scaldarci col calore dei nostri corpi.
Leggevamo una storia di Natale, quella dell’orfanella, che mi ha fatto piangere per anni,
e poi tutte a declinare i nostri desideri per Gesù bambino.
Per anni nei miei sogni c’era l’attesa di un Natale diverso,
una bicicletta rosa “simil graziella” vista nel negozio in piazza.
Quest'anno ho chiesto a Babbo Natale qualcosa che magari non sia proprio amore,
ma qualcosa di simile per tutti.

La me vigilia de Nadal
“Ei dito de no” così quela cadorina de me mare la me ha rispost quando che ghe ho domandà un novo Gesù
bambin par al me presepio. Ho piantà al muso, ma savee che l’era inutil insister co me mare, la era pì dura dele
so crode cadorine. Alora son andata do in fondo ai col dei sechi, in te la riva pì pusterna par catar muschio. L’era
ben giasà e sule ponte dei me ditin i ha scominsià a farse sentir i diaolin. Che mal che i fea, no servia tant sofiar-
ghe sora un pochet de fià cald, meio tornar a casa al caldet de la stua a legna. Ma avee ancora al muso, ghe
avee dita a tuta la fameia che volee un bambinel novo par al me presepiet. Intant che ho scominsià a meter do al
muschio, lè rivà me pare co la capana che l’avea fat lu, bela, de legn, co una gran cripia par meter al fen par al
bò e par el musset. Le è rivade anca le me sorele col scatolon dele statuine miste, un poche de legn, un poche
de ges. Al Gesù bambin l’era proprio brut e mi che ho dit che l’avrie mes dopo medanot. Intant che se fea al pre-
sepio, su una poltrona che n’era sentà me zio Berto, fradel de me nono, che el ne vardea. Mi, me pare e le me
sorele se provea intant la mesa granda, eron tuti in tel coro e quela note se avria cantà la mesa de medanot, la
prima par mi. Me mare, l’unica stonada dela fameia dala cusina dove che la broea su i piati la ne urlea: “tasè su
tosete che se drio dar fastidio a me barba Berto”. “No, no, lasele cantar” al rispondea lu, “le canta ben, no quant
me fradel Naneti, lu l’era al pì bravo de tuti”. Intant l’era rivada l’ora de sena. Al presepiet l’era pronto. Senza al
bambinel, nol ghe stea vero ben…uffa… L’era na sera freda, co poca neve giasada, el vent al te pelea le recie.
Al cielo però l’era na vera meraveia, un stramer de stele le lo rendea luminoso ,magico. Din Don Dan le campane
…..dai che andon presto, ghe voria provar meio el Gloria. La me prima mesa cantada de medanot. Avee ciapà
fred al dopomedodì in tei coi dei sechi e la me gola la era in fiame, me mare la me ha fat far un gargarismo co
l’acqua e aseo. La voce la me era tornada. Che emothion, che bel cantar col coro, cantee co tuta la voce che me
vegnia fora dale cane de la gola. A mesa finida, auguri co tuti amici e parenti, vicini e conoscenti. E infin tornon a
casa. Me mare e me nona le me ridea drio vardando al presepio sensa el fantolin. Al me muso ormai al tochea
par tera, nol me piasea…. e basta. Intant al lè rivà me pare ch’el se avea fermà a ber un’ombra de vin cald da
Resegati coi so amighi. Al me ha dat un baso su una marsela e al là tirà fora dala scarsela al pì bel bambinel che
mi avee mai vist. Ades sì che l’era festa par mi! L’era Nadal. Ho puià al Gesù bambin al so posto, in medo ala
Madona e a San Giuseppe. L’era de ceramica, una faccetta rosea …bella.
Ere la toseta pì felice e pì siora del mondo.
18 CRONACA

Al concorso fotografico Balestra di Arsiè


Primo premio per Settimo Rizzotto e Aldo Felici
Presentazione del concorso. Il concorso fotografico I Gioielli della Nostra Terra, aperto
a tutti, aveva come fine principale la rappresentazione degli aspetti naturalistici dei
territori. Attraverso queste rappresentazioni fotografiche si intende anche sensibilizzare
al rispetto dell’ambiente che ci circonda. https://www.balestragioielli.it/concorso-fotografico/
Il titolo “I Gioielli della Nostra Terra” nasce con l’obiettivo di sottolineare l’importanza che
anche le piccole cose che ci circondano hanno nella vita delle persone.

Settimo Rizzotto, di Quero, ha


ricevuto con sorpresa, nel giorno del
suo compleanno, il 12 novembre, la
notizia della vittoria al concorso
fotografico, sezione Macro. Non
c’era modo migliore per festeggiare
la ricorrenza. Fra sessanta
concorrenti e 196 foto complessive
iscritte al concorso, Settimo, con la
sua foto dal titolo “Particolare di
Canne palustri su pozza d'alpeggio“
ha meritato il posto d’onore. Questa
la motivazione dei giudici:
“Monocolore delicato, composizione
delle linee, macro minimalista
perfetto”.

Aldo Felici, di Vas, ha vinto nella


sezione Paesaggio. Più di cento le
foto in gara per questa sezione del
concorso e Aldo ha conquistato il
primo posto con la fotografia che
vedete qui a lato, dal titolo: “Alba nel
bosco”. Nell’attribuire il premio, la
giuria ha espresso anche un giudizio
di merito, riassumendo nella
motivazione sotto esposta le ragioni
che hanno fatto preferire la foto di
Aldo.
“Foto evocativa, tecnica
indiscutibile, atmosfera e originalità
del paesaggio, ottima luce e
geometrie affascinanti”.
19 ATTUALITÀ
20 COME ERAVAMO

La bella Giò e l’Alpino dell’Africa


di Loretta Secco
La “Bella Giò”. Questo il soprannome cucito addosso a mia madre quando, lasciate le sue crode cadorine, spo-
sandosi era andata ad abitare in un piccolo paese del Basso Feltrino, dove la famiglia di mio padre possedeva
una casa e un pezzetto di terra sassosa. Giovanna. Per molti anni pensai che quello strano nomignolo derivasse
proprio dal nome che mia madre, Emma alla nascita, aveva acquisito all’età di un anno: ammalatasi di bronco-
polmonite nel freddo inverno cadorino del 1917. Fu salvata, dicono, dalle preghiere recitate da sua madre nella
chiesa di San Giovanni Battista, a Calalzo di Cadore. Da allora tutti l’avevano sempre chiamata così. Mio nonno
Pietro, bolognese d’origine, dopo la ferma da carabiniere decise di sposarsi e di stabilire la sua nuova famiglia
nel paese che aveva ospitato lui e il fratello, anche lui nell’arma. In soli dieci anni la nonna, donna forte cresciuta
nelle valli d’Alpago, gli diede otto figli: sei femmine e due maschi. Non c’era molto in casa, tranne le numerose
bocche da sfamare. Mio nonno per tirare avanti la famiglia pascolava le capre nella val D’Oten, in località Pracia-
de lan, dove aveva un “tabià” in cui viveva durante la stagione del pascolo. A quel tempo Jole era il nome più
comune dato alle pecore. E tutta la valle conosceva “Piero delle Jole” e la sua famiglia. Mia madre crebbe così
tra quei monti, un padre pastore e sette fratelli. Per tutti vi era tanto lavoro fin dalla più tenera età. Era solo una
ragazzina quando varcò per la prima volta le porte dell’occhialeria “Lozza”: tempi difficili per la giovane Emma
Giovanna. Molto lavoro e pochi divertimenti riempivano le sue giornate; rare le feste e i momenti d’ozio: al mas-
simo qualche festività comandata, come quella del patrono San Biagio, dove c’era la musica e si ballava. La vita
in montagna era allora molto più dura di quella di oggi. Il lavoro era manuale, il taglio dell’erba e della legna da
ardere; poi tutto era trasportato sulle gerle, in spalla, fino ai fienili. Una delle sorelle della mamma si era sposata
ed era andata ad abitare a Sottocastello di Pieve dove, finito il secondo conflitto mondiale, avevano avuto inizio i
lavori per la costruzione della diga che formò il lago del centro Cadore. Le baracche dove alloggiavano gli operai
delle varie imprese edili erano situate nei pressi del piccolo paese dove viveva la zia Milia, la sorella di mia ma-
dre. Fu lì che lei, andando in visita alla sorella, incontrò quel “fusto” di mio padre. Era un bell’uomo, biondo, alto,
simpatico. Gli occhi più azzurri che ricordo di aver mai visto. Era stato parecchio in Africa, tra guerra e prigionia,
nonostante fosse stato addestrato come alpino sciatore. Mi piaceva molto scherzare sull’amara ironia dello scia-
tore scelto finito tra le dune del deserto africano: “Alpino dell’Africa” lo chiamavo. Mia madre invece era mora,
non certo alta ma magra e ben proporzionata; i suoi piccoli occhi nerissimi emanavano una luce intensa, da gatta
incuriosita da tutto ciò che le succedeva attorno. Quel suo sguardo particolare e sincero rispettava la sua sempli-
ce e pur grande personalità, la fibra vigorosa forgiata dalla dura vita di montagna: quella stessa viva luce
d’intelletto che la accompagnò per tutta la vita, fino a novant’anni, quando il cancro se la portò via. Entrambi ave-
vano alle spalle grandi amori perduti. Mio padre, costretto alle armi dalla guerra d’Africa, era partito lasciando al
paese la sua amata: stanca di aspettarlo, la ragazza finì per sposare un altro. Fu un dardo al cuore del giovane
soldato, un vuoto d’anima mai più colmato. Mia madre era promessa a un giovane di Conegliano che millantava
benessere e ricchezza. Di un altro rango rispetto alla dignitosa povertà della casa di nonno Piero. Quando venne
il giorno di conoscere i futuri suoceri lui la portò a casa sua: la povertà che vi regnava era grande quanto la delu-
sione negli occhi di lei. Non poté mai perdonargli le bugie sulla sua presunta ricchezza, e neppure l’umiliazione
subita da lei e dalla sua famiglia dinanzi alle sue storie inventate: preferì rimanere sola e continuare a fare
l’operaia alla Lozza. Era, come del resto tutte le sue compagne di lavoro, segretamente innamorata del principe
Umberto di Savoia, e quell’illusione d’amore le bastava. Ora eccoli lì: mio padre e mia madre, due ragazzi non
giovanissimi, che s’incontrano in un paesello di montagna e si innamorano. E il fuoco della passione brucia nei
loro occhi, e la passione stessa alimenta il gioco del destino. Presto mia madre si trova incinta di mia sorella
Gianna. Il povero ma integerrimo Piero delle Iole dunque si infuria: inaudito che una delle sue bambine, a onore
del vero ormai trentunenne, si sposasse incinta. Tante le lacrime, copiose come l’acqua che scende d’estate alla
cascata delle Pile, dall’Antelao. Che disastro. Matrimonio alle sei del mattino. Niente campane, o fiori, in chiesa
anima viva: nemmeno le sorelle e i fratelli, ai quali l’intransigente nonno Piero aveva proibito la partecipazione.
Una vera vergogna per la famiglia. Dopo le silenti celebrazioni, i miei genitori pensarono di andare col treno a
Venezia a trascorrere qualche giorno di viaggio di nozze. Non aveva mai visto il mare, la mamma, ed era uno dei
suoi più grandi desideri. Non riuscì a vederlo allora: non vi era infatti un treno per Venezia e a stento raggiunsero
il paese di mio padre con mezzi di fortuna. Solo molti anni dopo, in occasione della visita di Papa Paolo Sesto a
Udine, Emma vide il mare. Il pullman fece una deviazione verso Grado e solo allora, lei vide il mare. Fu difficile la
sua vita nel Basso Feltrino: aspra l’accoglienza per quella donna arrivata già con una gravidanza avanzata. Tutte
sante quelle zie e cugine, tutte a chiacchierare sul matrimonio riparatore, su quella bambina nata dopo solo pochi
mesi dal matrimonio. Troppo buone quelle pie donne, anche quelle che avevano partorito bambini settimini dal
peso di quattro chili. E così cominciarono a chiamare mia madre “Bella Giò”. Non come diminutivo di Giovanna,
come sembrava in un primo momento, ma in segno di scherno, di disprezzo, verso il suo modo dolcissimo di par-
lare la sua lingua ladina. Nel dialetto del suo Cadore il pronome personale “Io” si dice infatti “giò”. Era veramente
bella mia madre, con quei colori scuri e gli occhi vivi e intelligenti che tutte le invidiavano. Ed era forte nello spirito
e nel fisico. E allora molte donne a canticchiarle la canzoncina la bella del Cadore, …..la colpa fu…..solo per
schernirla. Mio padre non avendo trovato lavoro al paese al ritorno dalla guerra, presa la valigia di cartone, legata
con lo spago cercò lavoro nei cantieri in giro per l’Italia. Una volta tentò di riunire la famiglia, in Val D’Aosta, in
Valgrisanche, ma a quell’altitudine faceva molto freddo e non c’erano scuole per le mie sorelle. Così mia madre,
21 COME ERAVAMO

le mie sorelle e in seguito io, non vedemmo mio padre che una volta o due all’anno, per un periodo attorno a Na-
tale o per ferragosto, fino al suo pensionamento. Mia madre con la sua sete di giustizia lottò contro l’indifferenza
della suocera e le cattiverie delle persone gelose di lei. Lavorava al pari degli uomini ed essi la rispettavano. Con
un marito sempre via, lei riusciva a lavorare in una fabbrica di occhiali a Segusino, mandare avanti la piccola
campagna di mio padre, allevare tre mucche nella stalla, un gran pollaio di galline, galli, oche e altre colorate va-
rietà di animali da cortile. Accudiva nel frattempo anche le mie sorelle e la casa. Poi nacqui io e lei dovette lascia-
re il lavoro in fabbrica. Sostituì quel lavoro di tutta la giornata con uno che svolgeva solo il mattino, faceva le puli-
zie in casa del medico condotto del paese e poi in seguito in quella di un industriale che aveva messo in piedi la
prima fabbrica di lampadari del Basso Feltrino. Mi ricordo che cercava di non farci mancare niente ed era molto
orgogliosa quando a Pasqua e Natale riusciva a vestirci di nuovo tutte e tre noi figlie. Ci portava da Beppa, la sar-
ta del paese. Mia sorella Gianna, la più bella di noi tre, aveva ereditato i colori della mamma: possedeva vestiti e
soprabiti che la facevano sembrare una principessa in quel paese di poveri quali eravamo noi tutti, o quasi. Le
mie scarpette pasquali erano di vernice nera, sempre di un numero più grande, con la punta imbottita di cotone
perché non scappassero dai piedi. Ricordo che le consumavo sempre prima che calzassero perfettamente. Al
mattino mamma ci faceva le trecce, due bionde per me e Ivana e una grossa, nera corvina per i bellissimi capelli
di Gianna. Negli anni mamma si era fatta molte amiche a cui offriva il suo aiuto ogni volta che si accorgeva del lo-
ro bisogno. Mi resi conto che anche il fatto che non fosse mai sola o che a casa mia si guardasse la televisione
assieme ad altre famiglie, non era un caso, le persone la amavano. A mia madre piaceva l’estate. Quando non
c’erano lavori nei campi ci portava al Piave a divertirci nelle sue gelide acque; quando raramente mio padre era a
casa, andavano a ballare in piazza alle feste. La sua semplicità e la sua gioia di vivere avevano acuito l’invidia
del paese nei suoi confronti. Forse le donne vedevano in lei la persona che avrebbero voluto essere. Invidiavano
sia la sua fermezza nel mandar avanti la famiglia in assenza del marito, ma anche e soprattutto la tenerezza che
sapeva dare a noi figlie e a tante persone che frequentavano la nostra casa. Mi ricordo che nelle sere d’estate
quando si affittavano le stanze ai “Venessiani” e il cortile era pieno di bambini e di giovani , anche lei, quando po-
teva, partecipava ai giochi che facevamo: moscacieca, nascondino, saltare la corda. Nelle fredde sere d’inverno,
se non c’era papà a casa, ci mettevamo tutte e quattro nel lettone, sotto i piumini, lei ci leggeva i più bei racconti
per ragazzi, avviandoci alla passione per la lettura che lei non perse mai fino alla fine dei suoi giorni. Noi sorelle
avevamo molte amiche; per non farmi ammalare, visto che ero soggetta a frequenti episodi di tonsillite, lei ap-
pendeva per tutta la stagione fredda, un’altalena in cantina. Che gioia volare sopra le botti del vino, sfiorando le
soppresse appese ad asciugare. Credo, inoltre, che molte persone invidiassero la sua generosità; lei divideva
tutto con i poveri che incontrava nella sua vita. Nessuna persona senza mezzi andava via dalla nostra casa pri-
ma di aver mangiato con noi, dividendo la nostra tavola e il nostro cibo. Ero adolescente quando cominciavano a
passare per la nostra corte i primi “Vuccumprà”: a quei tempi vendevano solo tappeti. Mamma ci insegnò a non
avere paura di loro, ad accoglierli e a offrire loro un po’ di quello che avevamo. Ho un ricordo che tengo caro nel
cuore, un uomo chiamato “Cencione”. Il povero “Cencione”. Era un uomo grande e grosso come un gigante, dalla
forza enorme nel lavoro, ma dal cuore e l’intelletto di un bambino. Credo lo chiamassero così a causa del suo
abbigliamento povero e malandato. Lavorava nella campagna di mio zio che aveva terreni e un allevamento di
mucche. Faceva i lavori più pesanti grazie alla sua forza fisica. Tutto il parentado cercava di allontanarmi da lui,
di mettermi paura, ma mia madre mi lasciò seguirlo nei campi ed io mi divertivo con i suoi racconti sul suo amore
americano perduto, e con i suoi “ Oh yes, okay, tico, tico”. Mi ha sempre fatto sentire al sicuro. Mia madre mi ha
insegnato che bisogna andar oltre l’apparenza delle cose, che non si deve temere il diverso solo perché non è
come noi. Potrei parlare per giorni della cadorina che mi ha messo al mondo in quell’ottobre di vendemmia di tan-
ti anni fa. Lei e l’Alpino che aveva sposato mi hanno insegnato davvero che nascere in montagna, attraversare
mille difficoltà, patire freddo, fame, malattie e guerre, non rende certo deboli e indifesi ma forti e vigorosi di spiri-
to, sono stati capaci di insegnarci col loro esempio valori come la carità, la solidarietà, l’amore verso la famiglia e
quello universale, indiscriminato, verso chiunque bussi alla tua porta, senza importanza da quale parte del mon-
do provenga. Il Signore ama le montagne: lì fa nascere la gente migliore, ed io, che da montanari discendo,
quando sono in cima alle mie vette dolomitiche penso di essere più vicina a lui e ai miei cari che ho perduto ma
che porterò nel cuore fino alla fine della mia vita. Sono certa che vicino a Dio ci siano anche loro, la bella Giò e il
suo Alpino dell’Africa.

ASTERISCO

La foto di copertina
(M.M.) Più che una foto è un gioco di lettere, pretesto per porgere a Voi tutti, Lettori, ed alle vostre famiglie gli
auguri della redazione per l’incipiente Natale e per l’arrivo del nuovo anno, dopo quelli, complicati, appena tra-
scorsi. Abbiamo un po’ “copiato” dalle combinazioni che Treccani propone sui suoi siti in rete, con griglie di lette-
re messe un po’ a caso, fra le quali compare una parola ben definita. Noi ci siamo spinti un pochino oltre, imbe-
vendo la nostra griglia dello spirito di pluralismo di cui tanto si parla in questo ultimo periodo, soprattutto in
politica economica. Noi lo vorremmo applicato alle relazioni sociali, ai rapporti fra persone e così, nella griglia,
potete scovare auguri in lingue diverse e parole attinenti al magico periodo di Natale e fine anno. Oltre all’Italiano
vi sono, più o meno celate, formule augurali in inglese, svedese, spagnolo, alsaziano, francese. A tutti: auguri!!!
22 CRONACA

Cima Grappa: si smantella la ex-Base Nato


di Alessandro Bagatella
E’ notizia di questi ultimi giorni l’inizio dei lavori di
smantellamento della ex Base Nato di Cima Grappa.
Dopo anni di sollecitazioni da parte di tanti ammini-
stratori comunali, tra i quali il sindaco di Seren del
Grappa Dario Scopel. è stato deliberato
l’abbattimento della ex caserma, costruita all’incirca
negli anni ’60 sull’onda dei timori generati dal clima
della guerra fredda, a difesa non solo dell’Italia, ma
dei tanti paesi che si riteneva essere nel mirino della
Russia. La demolizione è affidata alle Forze Armate e
le squadre che interverranno hanno anche il compito
di risanare l’area. Mi sono chiesto: perché abbatterla?
Non darla in gestione a qualche associazione o tra-
sformarla in sede di museo nazionale? Non spetta cer-
to a me dare consigli, ma vista la spesa necessaria per
le operazioni di smantellamento…. Negli scorsi anni è
toccata la stessa sorte agli Hangar, officine e altri sta-
bili, ritratti nella foto che ho scattato nel 2002 prima del
loro abbattimento. Posso, infine, aggiungere che, nelle
mie salite in solitaria a Cima Grappa, mi sono imbattu-
to in diretta testimonianza del degrado in cui versava-
no questi edifici. Una volta sono incappato in un radu-
no di naturisti, un centinaio di persone, proprio negli
hangar del Forcelletto. Uno spettacolo non proprio edi-
ficante.. Ne ho viste di tutti i colori! Quindi è forse me-
glio che si sia provveduto alla loro demolizione, per
non disonorare il Massiccio del Grappa, teatro di guer-
ra e testimone di numerosi Caduti di tutte le nazioni.

Green Pass rafforzato


in vigore dal 6 dicembre:
prenotazioni aperte
Dal 6 dicembre e fino al 15 gennaio anche in zona bianca per accedere a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione
al chiuso, feste e discoteche, cerimonie pubbliche si dovrà avere il green pass "rafforzato", cioè un green pass
di vaccinazione o di guarigione.
Chi possiede già un green pass per vaccinazione o guarigione non deve scaricare una nuova Certificazione.
Sarà l’App VerificaC19 a riconoscerne la validità.
Si ricorda che la Certificazione verde COVID-19 per vaccinazione (prima dose) viene generata automaticamente
dalla Piattaforma nazionale DGC dopo 12 giorni dalla somministrazione ed è valida dal 15° giorno dal vaccino
fino alla data della seconda dose.
Ogni Certificazione verde COVID-19 per le dosi successive alla prima, verrà rilasciata entro 48 ore dalla
somministrazione e, a partire dal 15 dicembre 2021, sarà valida per 9 mesi.

Si invitano i cittadini a verificare la validità del proprio Green Pass


ed, eventualmente, a prenotare la prima dose o la dose di rinforzo di
vaccino anti covid nel sito www.aulss1.veneto.it
Belluno, 29 novembre 2021
23 POESIE

Per Natale, un augurio… poetico


Vi offriamo
un’altra Al mondo, el Sogno
poesia
tratta dal Vórìe tegnìr tra le man sto mondo tragico,
libro del e colorarlo co n penèl magico.
nostro col- Vórìe ridarghe in abondanža
laboratore al color vért de la speranža.
Alessandro Bagatella. Al gial de la gelo∫ia, calarlo de tono,
Questa ve la offriamo
e dàrghé al color che sa de bèl e bono.
come augurio per le fe-
ste che stiamo per cele- Vórìe pénélar al cielo a destra e a manca,
brare e per propiziare e métérghe nel blù la nuvoléta bianca.
con buoni pensieri il Vórìe cancelar al nero de la guèra,
nuovo anno ormai alle e ridarghe al color de la tèra.
porte. Le parole, i desi- Vórìe fugar quel che a l é brut e mal
deri di Alessandro, e rénderghe an color natural.
espressi in rima dialetta-
Vórìe poder dipinger sui visi dei tósatèi,
le, siano anche i nostri,
per costruire, tutti as- e darghe an mondo co candidi sori∫i.
sieme, un mondo miglio- E po póderghe dir,
re, dai colori vivi della par vóaltri ghén é ancora an avenir.
speranza.

Con un’offerta di 10,00 € si potrà scorrere una parte del mon- Dove trovare il libro
do interpretato secondo il prisma di Alessandro, Edicola Quero
ridendo con lui o prendendo spunto dalle sue riflessioni Bar H Schievenin
sulla vita, l’ambiente, il ruolo del proprio passato. aperto Sabato/Domenica
Coperte le spese, il ricavato sarà devoluto in beneficenza Alessandro Bagatella
ATTUALITÀ

E’ possibile chiedere dal sito www.aulss1.veneto.it


al Centro Unico Prenotazioni un appuntamento te-
lefonico, inserendo nelle note le proprie preferenze
per il ricontatto. Gli operatori del CUP ricontatte-
ranno l’utente nella fascia oraria scelta e al numero
indicato per prenotare le prestazioni richieste. La
prenotazione dell’appuntamento telefonico mira a
facilitare il contatto con il CUP che si fa carico di
essere a disposizione del cittadino nel momento a
lui più idoneo, evitando così di richiamarlo durante
l’orario di lavoro o in un momento in cui non ha i
documenti richiesti per la prenotazione a portata di
mano.
24 COME ERAVAMO

Campo: Santa Barbara fine anni ‘50

(S.C.) Il 4 dicembre si festeggia Santa Barbara, patrona degli artiglieri, dei minatori e dei vigili del fuoco. Per la
frazione di Campo è sempre stata una ricorrenza particolare con festeggiamenti religiosi, messa e processione, e
altri più profani come i tradizionali “bigoi in salsa”. Nella foto che ci propone Luigino Rizzotto troviamo un momen-
to della processione del 1959 con la presenza di don Sebastiano Follador come sacerdote. Sono inoltre stati ri-
conosciuti Giacomo Mondin, Abramo Sisto Tessaro, Marcello Rizzotto e, dietro, Barberino Mondin.
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Pergelati
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Tel.: 0423 64373 - Fax: 0423 681757
347.8371557
Aperto da Lunedì a Venerdì
Via Feltrina, 15 - 31040 Pederobba (TV) dalle 14.00 alle 21.30
E-mail: officinabailo@virgilio.it Aperto da Lunedì a Venerdì
Tel.: 0423 64373 - Fax: 0423 681757 Sabato e Domenica
dalle 14.00 alle 21.30
E-mail: officinabailo@virgilio.it dalle 11.00 alle 21.30
Sabato e Domenica
CHIUSO IL MERCOLEDÌ
dalle 11.00 alle 21.30
CHIUSO IL MERCOLEDÌ
gioia.gelato.fener
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VIVAIO - PIANT E

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 di Mondin Duilio
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di Piasentin Bernardino enologo
Realizzazione e Manutenzione Giardini
di Piasentin Bernardino enologo
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Prati - Irrigazione - Potature
VINI IN BOTTIGLIA- GRAPPE - OLIO EVO - RISO
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