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III // FEBBRAIO 2011

N. 2 ANNO

MESI

DA BRESCIA E DAL MONDO

€ 1,00
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A N N O MESI DA BRESCIA E DAL MONDO € 1,00 IN CERCA PENSIERI DI
PENSIERI DI Marisa Tretti Clementoni Enrico Ghedi Mariateresa Vivaldini STRADE E QUARTIERI San Faustino
PENSIERI DI
Marisa Tretti Clementoni
Enrico Ghedi
Mariateresa Vivaldini
STRADE E QUARTIERI
San Faustino

Francesco Carpani Glisenti

HINTERLAND Ospitaletto VIAGGIO IN PROVINCIA Edolo Ponte di Legno-Tonale Temù
HINTERLAND
Ospitaletto
VIAGGIO IN PROVINCIA
Edolo
Ponte di Legno-Tonale
Temù
VIAGGIO IN PROVINCIA Edolo Ponte di Legno-Tonale Temù Vezza d’Oglio DI LAVORO QUALE FUTURO PER QUALE

Vezza d’Oglio

DI LAVORO

QUALE FUTURO PER QUALE BRESCIA ENERGIA: C’È IN GIOCO IL FUTURO

BRESCIA SOLO A: VERONA SIRMIONE CREMA
BRESCIA SOLO A: VERONA SIRMIONE CREMA
BRESCIA SOLO A: VERONA SIRMIONE CREMA

BRESCIA

SOLO A:

VERONA

SIRMIONE

BRESCIA SOLO A: VERONA SIRMIONE CREMA

CREMA

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DODICI MESI // FEBBRAIO 2011

IN QUESTO NUMERO

Editoriale 7 Meglio ripartire dalla gavetta 9 Prodotto & mercato 11

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Torbole Casaglia: un paese aperto alla sfida del reale

Viaggio in Provincia. L’alta Valle Camonica Edolo, Vezza d’Oglio, Temù, Ponte di Legno-Tonale

Energia: C’è in gioco il futuro dei nostri figli

Tu e il fisco

Pelo e contropelo

Intercultura: Viaggiare per imparare a vivere

Quel sipario nato da un Telaio bresciano

Aisla: Quella malattia per cui non resta che amare

Brescia by night

Qui & là

Gòi de cöntàla? Musica e poesia in “bressà”

Gentile Farmacista

Specchio delle mie brame

Videoteca

È successo

Mariateresa Vivaldini: L’opera più urgente? La manutenzione delle strade Francesco Carpani Glisenti: Gli italiani odiano l’organizzazione Marisa Tretti Clementoni: Il malato e i suoi diritti Enrico Ghedi: Rock is dead?

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23

A2A: Più forte o più grande? 27 Strategia d’impresa 32 Quale futuro per quale Brescia 35 Bacheca 43

In cerca di lavoro: Sfida o game over? (parte seconda) Strade e quartieri: San Faustino tra caldarroste e zucchero filato Hinterland: Ospitaletto tra urbanizzazione e melting pot

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Ospitaletto tra urbanizzazione e melting pot 45 55 65 MESI DODICI MESI Mensile di attualità, economia,

MESI

DODICI MESI

Mensile di attualità, economia, inchieste, opinioni e cultura da Brescia e dal mondo.

Febbraio 2011 Anno III - Numero 2 Rivista mensile - € 1,00

Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia tel 030.3758435 - fax 030.3758444 www.dodicimesi.com redazione@dodicimesi.com

Direttore Responsabile Roberto Barucco direzione@dodicimesi.com

Coordinamento Donatella Carè donatella.care@dodicimesi.com

Hanno collaborato Alice Aimo, Eva Alessandri, Giovanni Altuni, Luca Anni, Fiorenzo Bandirali, Roberto Barucco, Luce Bellori, Nicola Bendinelli, Livio Benassi, Esterino Benatti, Elizabeth Bertoli, Silvio Bettini, Paoloemilio Bonzio, Donatella Carè, Alessandra Cascio, Lodovico Cherubini, Alessandro Cheula, Paolo Cittadini, Mario Conserva, Enrico Filippini, Bruno Forza, Rolando Giambelli, Roberto Giulietti, Viola Ladi, Lucrezia Lombardi, Riccardo Maffei, Ferdinando Magnino, Sergio Masini, Enrico Mattinzoli, Cristina Minini, Giorgio Olla, Antonio Panigalli, Irene Panighetti, Luciano Ponzi, Massimo Portolani, Francesco Rastrelli, Federico Rossi, Massimo Rossi, Emanuele Salvi, Salvatore Scandurra, Alessandra Tonizzo.

Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana editore Sale’s Solutions srl Viale Duca degli Abruzzi,
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editore Sale’s Solutions srl Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia

Registrazione Tribunale di Brescia n. 52 del 24/11/2008

Impaginazione Sale’s Solutions srl

Fotografie Archivio Sale’s Solutions, Umberto Favretto Agenzia Reporter, Rolando Giambelli Il Fotogramma, Patrick
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Reporter, Rolando Giambelli Il Fotogramma, Patrick
Merighi Brescia in Vetrina, Cristina Minini
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tel 030.3758435 - fax 030.3758444
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MESI

FEBBRAIO 2011

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DITORIALe

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CHE NOTIzIE PORTI,

 
di ROBERTO BARUccO
di ROBERTO BARUccO

BUONE O CATTIVE?

 
“C yrano, che notiziepor- ti, cattive o buone?”. Santi Patroni che ormai non possono  

“C yrano, che

notiziepor-

ti, cattive o

buone?”.

Santi Patroni che ormai non possono

 

più parare le palle di piombo roven-

ti

che arrivano sulla città assediata?

Che carte ha, a livello economico,

Ci

perdoni Edmond Rostand

da giocare ancora la nostra Brescia?

se

l’attacco del pezzo rievoca

La qualità, l’eccellenza, le filiere, le reti. E come le trasformiamo in con- cretezza? Quali soluzioni, mentre le aree dell’economia da altre parti pro- grediscono e noi no? Record di cassa integrazione, record di chiusure. È febbraio, dicevamo poche righe fa. Le notizie, anche questo mese, arrivano. Una sequela di notizie. Cattive e buo- ne. Molte delle più drammatiche non

le guasconate dei cadetti, ma altro non poteva essere, feb- braio bussa alle porte d’una realtà che avrebbe grande bisogno dell’allegria scanzo- nata e beffarda racchiusa nel sorriso d’un Bergerac. Caval- chiamo l’onda della crisi, dei

fallimenti aziendali, dei frain-

tendimenti, delle speranze negate in un sistema che, se

un lato deve autoalimen-

da

si

possono esorcizzare solo a suon di

   

convegni o tavole rotonde. Solida- rietà e sodalità, morale, etica vivono opposte a competizione e modelli di

vita superati dai fatti, all’ombra di una rabbia sociale che monta, e non senza ragioni. È lo strascico dell’inverno, ci auguriamo, l’onda lunga dell’inverno.

tarsi, dall’altro deve giustificare se stes- so. In questa barca, dove il benessere collettivo deve prevalere sull’interesse personale, ci siamo tutti, in navigazione verso i 150 anni dell’Unità d’Italia. “Che notizie porti, cattive o buone?”. Notizie. Intanto che accade, qui in- torno, dove si lotta per la soprav-

E

adesso? San Faustino, dice la vec-

chia tradizione, è l’ultimo mercante di

neve. L’inverno va in archivio. Come

vivenza quotidiana, dove trecento aziende chiuse e fallite nel 2010 sono un bilancio da caporetto bresciana, dove i seicento e passa adempimenti annuali dell’impresa non stupiscono nemmeno più? Perché la rassegnazio- ne deve essere il prologo all’indiffe- renza, in una riedizione dell’“uomo qualunque” del secolo scorso? Ci sono ancora possibilità per cambiare, senza affidarsi solo all’intervento dei

il

2010, consegnato alle memorie

da un pezzo. Dice il buon Cyrano, il

nasuto, incompreso, disperato Cyra-

no, all’ultima toccata della sua lama, mentre lotta in piedi contro la morte che arriva, mentre guarda alla luna

e

si difende dai nemici peggiori, dal

pregiudizio, dalla stupidità: “Non si combatte solo per vincere. No, è assai più bello quando è inutile!”. Non è ancora inutile.

stupidità: “Non si combatte solo per vincere. No, è assai più bello quando è inutile!”. Non
stupidità: “Non si combatte solo per vincere. No, è assai più bello quando è inutile!”. Non
stupidità: “Non si combatte solo per vincere. No, è assai più bello quando è inutile!”. Non

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PINIONI 9 di ANTONIO PANIGALLI MEGLIO RIPARTIRE DALLA GAVETTA E RICOSTRUIRE VALORI GENUINI S econdo
PINIONI
9
di ANTONIO PANIGALLI
MEGLIO RIPARTIRE DALLA GAVETTA
E RICOSTRUIRE VALORI GENUINI
S
econdo uno degli ultimi studi
Istat di gennaio 2011, il tasso
di disoccupazione dei giovani
tra i 15 e i 24 anni ha raggiun-
Tra i vari paradossi, tutti connotanti le
anomalie del belpaese, “L’Italia è l’unico
Paese Europeo nel quale il tasso di disoc-
cupazione dei giovani laureati maschi è
Complice di questa particolare si-
tuazione, la difficoltà per i giovani di
trovare lavoro nonché di raggiungere
un’accettabile autonomia economica
to
il 28,9% (uno su tre!): si tratta del dato
maggiore di quello dei coetanei con un li-
vello di istruzione inferiore” Tutto dire!
Nel Rapporto “Italia 2020” vengono
e
siccome per la prima volta dall’ini-
più alto da un decennio, tanto incide la
crisi, ma anche poca passione, mancanza
zio degli anni Novanta, diminuisce il
di
entusiasmo e vizi socio-educativi fan-
no sicuramente la loro parte.
Nelle regioni del Mezzogiorno, secondo
riportate informazioni che dovrebbero
far riflettere: dopo tre anni dal diploma
l’83% dei giovani provenienti dagli isti-
il
dato fornito dall’Istat, l’inoccupazione
ha
toccato il picco del 43,6% per le don-
ne. Non viviamo nel bacino dei paesi che
tuti professionali e tecnici, hanno trovato
lavoro, mentre la percentuale decresce al
50% per i liceali e i giovani orientati alle
si
affacciano sul mediterraneo, noi sia-
mo quelli del Nord, ma, non c’è bisogno
materie tecniche “hanno maggiori pro-
babilità di avere retribuzioni più elevate”.
reddito disponibile in termini correnti
delle famiglie consumatrici e quindi
diminuisce anche la capacità/possi-
bilità delle famiglie di surrogarsi ad
ammortizzatore sociale, bisogna per
forza che nasca un impeto di rivalsa
dal basso e che tutti si diano più da
fare, con più umiltà e con maggiore
entusiasmo.
di
ulteriori dati per comprendere che
Nel resto d’Europa, invece, “la laurea
Il
rischio è che le economie cosiddette
il
problema rappresenta una piaga che
mese dopo mese accresce di dimensioni
rappresenta sempre e comunque un asset
valoriale vantaggioso”. Una delle conse-
e
di potenziale pericolosità sociale.
Nel 2010, il governatore della Banca
d’Italia, Mario Draghi, nelle sue consi-
derazioni finali dell’Assemblea annuale
dell’Istituto centrale, ha dedicato ampio
spazio a questo fenomeno. Viene deline-
ata una preoccupante situazione di lenta
guenze indotte dall’alto tasso di disoc-
cupazione è quello dell’aumento dei co-
siddetti “bamboccioni” (termine coniato
nell’ottobre del 2007 dall’allora ministro
dell’Economia, Tommaso Padoa-Schiop-
pa). Il fenomeno “bamboccioni” riguar-
da in particolar modo i maschi che in un
e
fragile ripresa e Draghi ha evidenziato
uno dei punti più cruciali per il nostro
Paese: “Una ripresa lenta accresce la pro-
babilità di una disoccupazione persisten-
te”. Questa condizione, specie se vissuta
caso su tre rinviano l’uscita dalla famiglia,
rispetto alle femmine che invece lo fanno
in un caso su cinque.
emergenti (la Cina anche nel 2010 ha
superato il 10% di Pil), la cosiddetta glo-
balizzazione e la digitalizzazione infor-
matica della cultura e della informazio-
ne abbattano definitivamente qualsiasi
barriera socio/protezionistica. Pensarci
per tempo è proprio d’obbligo.
Un buon approfondimento può essere
fatto visitando il sito: http://noi-italia.
istat.it/. Cento statistiche per com-
prendere davvero il paese nel quale si
vive.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA (FONTE ISTAT 2011)
nelle fasi iniziali della carriera lavorativa,
tende ad associarsi a retribuzioni succes-
sive permanentemente più basse”.
Renato Brunetta, ha giudicato “la disoc-
cupazione giovanile, in Italia, come una
malattia endemica che, non sempre è lega-
40
35
30
25
ta
alla congiuntura economica, ma, anche
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ad
altri fattori che sono parecchio condi-
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zionanti (dal cattivo funzionamento della
scuola agli ammortizzatori sociali che di
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2008
fatto danno più ai padri che ai figli, ecc.).
5
La
disoccupazione o inoccupazione giova-
0
2009
nile – sostiene Brunetta – “non è dunque
strettamente legata solo alla crisi economi-
ca
ma è anche un dato ed a volte un vizio,
strutturale dell’economia italiana”.
Nord-oves t
Nord-es t
Centro
Centro-nord
Mezzogiorno Italia

MESI

FEBBRAIO 2011

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12 UBRICA 11 di SILVIO BETTINI A SHANGHAI Quarta e ultima puntata. Termina con questa parte

UBRICA

11

di SILVIO BETTINI A SHANGHAI Quarta e ultima puntata. Termina con questa parte la narrazione
di SILVIO BETTINI
A SHANGHAI
Quarta e ultima puntata. Termina con
questa parte la narrazione dell’esperien-
za che Andrea Domeneghini, giovane
laureando in Bocconi, ha vissuto tra
Berkley e Shanghay durante un anno e
mezzo di studi all’estero.
merciale, che primeggia nel mondo in-
sieme a quelli di Rotterdam e Singapore,
oppure delle fabbriche nelle zone indu-
striali. Vi sono strutture e capannoni
enormi, nuovi e ben serviti da strade in
ottimo stato di manutenzione, il tutto, al
solito, in costante espansione. Durante
la
permanenza lavorativa che seguì la
S
hanghai è la città dei contrasti,
tipici dei processi di moder-
nizzazione spinta, ma è anche
città di antica coscienza, che
fine dei miei corsi, feci visita al centro
di
ricerca sull’energia solare di uno dei
discende dall’integrazione forzata con
le potenze coloniali europee: le cosid-
dette “concessioni” fatte dall’impero
alle flotte mercantili tedesche, inglesi e
francesi, le quali in realtà le esigevano a
suon di cannonate.
principali gruppi cinesi del settore (una
compagnia a maggioranza statale quo-
tata in borsa a Shanghai), allora in fase
di
ultimazione: un complesso enorme
in
cui sarebbero andati a lavorare circa
300 ingegneri, lì accanto stavano sor-
gendo altri due centri di ricerca. Visitai
Il
suo passato la rende la più occidentale
delle città cinesi, Hong Kong a parte. An-
cora oggi vi sono alcuni quartieri di chiara
improntaarchitettonicaoccidentaleesono
anche le linee di produzione di pannelli
fotovoltaici di un’azienda dello stesso
gruppo: la catena di montaggio veniva
movimentata a mano invece che con
moltissimi gli occidentali che a Shanghai
vivono mentre sempre più sono le coppie
miste che la scelgono per stabilirvisi.
Condensare la descrizione di questa me-
robot, ma la qualità dei macchinari usati
e degli ambienti nulla aveva da invidiare
alle
aziende occidentali. E, infatti, il pro-
tropoli abitata da 16 milioni di individui
dotto finale godeva delle più note certi-
ficazioni internazionali per la qualità.
è
impossibile. È innanzitutto la città del-
Ma
ecco un nuovo contrasto: mi venne
le merci, nel senso che è piena zeppa di
qualsiasi artefatto umano si possa imma-
ginare, dai palmari di ultimo grido ai gril-
svelato da un amico e collega ingegnere
italiano che da diversi anni vive e lavo-
ra
a Shanghai che questa azienda, come
li
da compagnia, in scatola, dai mercatini
tante altre in Cina, nascondeva diverse
del falso a quelli degli abiti su misura.
Ma è anche la città della concessione
francese; la Perla d’Oriente con i suoi
giardini sull’acqua e con gli anziani che
altre linee di produzione che
non possono ottenere la cer-
tificazione, ma che vengono
attivate, quando necessario, in
si
dedicano al Tai Chi nel parco il matti-
caso di picchi di domanda.
no presto. È il luogo prediletto dei nuovi
Ci
sono poi infinite periferie
ricchi cinesi, che costituiscono il primo
mercato del lusso mondiale, eppure è
una città dove si possono fare due pasti
spendendo un euro solo.
Shanghai è talmente vasta e popolata
che spesso, solo perché periferico, ci si
dimentica del suo enorme porto com-
residenziali, anch’esse piene
di
gente e di cose da compra-
re,
vedere, mangiare. Anche
qui i contrasti sono evidenti:
fuori dai moderni, innume-
revoli centri commerciali è
usuale imbattersi nei venditori

PRODOTTO & MERCATO

DALLA VALLECAMONICA

ambulanti di cibarie con i quali trattare

il prezzo (a dire il vero, in Cina si tratta anche nel negozio). Va poi sfatato un mito: se è vero che molti cinesi sono dei gran lavoratori, alcuni lo sono molto meno, ma tutti co-

munque amano divertirsi, uscire a cena

con gli amici, andare al cinema oppure a ballare. Quindi ci sono i locali notturni,

i bar, i ristoranti, il divertimento e quar- tieri interi che accolgono centinaia di esibizioni di artisti cinesi che interpre- tano i cambiamenti in atto nella società e

nella cultura, e ogni tanto si permettono

qualche afflato, se non rivoluzionario quantomeno ribelle, spingendosi addi- rittura a ritrarre il vecchio Mao in pose

e situazioni che solo qualche anno fa sa-

rebbero costate care all’autore. Shanghai è insomma una realtà com-

plessa, dinamica e aperta a chi la voglia conoscere: il suo simbolo è per tutti questi motivi l’Expo. I prossimi dieci anni saranno probabilmente quelli del passaggio di consegne fra USA e Cina e noi, privilegiati osservatori europei, ab- biamo il dovere di capire, se ancora non lo avessimo fatto, cosa stiamo lasciando nel vecchio Far West e che volto avrà il

ringiovanito Vecchio Dragone.

fatto, cosa stiamo lasciando nel vecchio Far West e che volto avrà il ringiovanito Vecchio Dragone.

MESI

FEBBRAIO 2011

12

12 12 ENSIERI DI L’OPERA PIÙ URGENTE? LA MANUTENzIONE DELLE STRADE Intervista a Mariateresa Vivaldini ,

12

ENSIERI DI

L’OPERA PIÙ URGENTE?

LA MANUTENzIONE DELLE STRADE

Intervista a Mariateresa Vivaldini, Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Brescia.

di FEdERIcO ROSSI

l l bilancio della Provincia, ormai molto ridimensionato rispetto a qualche anno fa, sta modificando anche le risorse

del suo assessorato? Riesce a garanti- re comunque un adeguato livello di servizio e di sicurezza? “Il bilancio dell’assessorato è stato note- volmente ridotto. Dobbiamo comunque garantire la manutenzione delle strade:

siamo una delle migliori province in Italia per qualità e quantità di strade. Questo comporta ovviamente costi molto eleva- ti. Abbiamo stanziato 5 milioni nel 2010 per la manutenzione strade. Accanto a questa priorità interveniamo sulle prin-

cipali urgenze (frane, smottamenti, ecc.). Nel 2010 abbiamo utilizzato circa 6 milioni di euro. A causa del vincolo del patto di stabilità e del tasso di indebita- mento mutui (parte corrente), abbas- sato dal 15% all’8%, saremo costretti a rinviare diverse opere. Indispensabile, prima, sarà garantire le manutenzioni, le somme urgenze, e poi realizzare le opere che l’ente riterrà prioritarie”. Nell’immaginario collettivo, si ritene- va che le rotonde facilitassero il traffico ma fossero più pericolose rispetto alla regolazione semaforica degli incroci. Alla luce della sua esperienza su Bre- scia cosa ci può dire in proposito? “Le rotonde rallentano la velocità di picco ma aumentano la velocità media

di crociera e, a differenza del semaforo,

sono più sicure perché impongono al guidatore di rallentare. Diversamente,

il semaforo verde invita ad accelerare

aumentando la velocità di picco, su- perando i limiti consentiti dalla legge

e aumentando esponenzialmente la

pericolosità e il rischio di incidenti. I

dati statistici parlano chiaro: le roton-

de hanno contribuito alla diminuzione

del numero di morti. La Commissione Europea, i precedenti 10 anni, ha im- posto il dimezzamento dei morti sulle strade. In provincia di Brescia abbiamo rispettato le aspettative e il numero di morti è stato effettivamente dimezza- to. Dal 2010 al 2020 la Commissione Europea ripropone il raggiungimento

MESI

FEBBRAIO 2011

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12 “In via Volta, per migliorare la viabilità da nord , verrà realizzata una nuova rotatoria”.

“In via Volta, per migliorare la viabilità da nord, verrà realizzata una nuova rotatoria”.

dello stesso risultato: dimezzare i morti sulle strade (ci sono 100 morti al gior- no in Europa). In provincia di Brescia siamo a 81 morti nel 2010. A novem- bre, da sottolineare, non ci sono stati morti sulle strade bresciane. L’obiet- tivo dell’Assessorato è ovviamente raggiungere il valore “zero morti”. Per arrivare a questo importante obiettivo è necessario e indispensabile proseguire nell’eliminazione dei punti pericolo- si, nella sensibilizzazione della gente attraverso campagne pubblicitarie sui mezzi di comunicazione di massa, sulla formazione nelle scuole e attraverso i controlli previsti dalla legge”. La rotonda di via Volta (svincolo tan- genziale/autostrada Brescia centro)

di recente realizzazione si sta rivelan-

do un collo di bottiglia. Il suo assesso-

rato ha in previsione degli interventi per migliorare la viabilità? “Ci siamo già attivati. Per migliorare la viabilità da nord (uscendo dalla città) a breve verrà realizzata da Centro Pada- ne (società di cui la Provincia è socia di maggioranza) una nuova rotatoria tra quella del Luna Park e quella dell’in- gresso autostradale di Brescia centro. La rotonda sarà collegata con due bre-

Mariateresa Vivaldini è nata a Bre- scia nel 1967. Imprenditrice agricola, vive a Pavone del Mella dove ricopre la carica di Vicesindaco con deleghe al Bilancio, Personale e Agricoltura. Già Consigliere Provinciale a Palazzo Broletto, oggi è Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Brescia. Molto attiva nel sociale presiede di- verse associazioni e onlus presenti sul territorio della Bassa Bresciana.

telle per consentire l’accesso alla tan- genziale senza intasare la viabilità di chi entra o esce dall’autostrada. Per risol- vere il problema di chi proviene da sud, invece, il progetto prevede di far conti- nuare la tangenziale di San Zeno fino a collegarsi alla tangenziale sud all’altez- za dell’Alfa Acciai. Il costo del proget-

to è di circa 15 milioni di euro. È nelle

priorità dell’Assessorato trovare i fondi

per realizzarlo. In questo modo verreb- be alleggerito il traffico dal sedime della 45 bis, portandolo direttamente in tan- genziale, e migliorata notevolmente la viabilità che scorre attraverso la rotato- ria di Brescia centro”. Quali sono le opere che ritiene più ur- gente e strategico realizzare nel pros- simo futuro? “Ritengo alcune opere, pur non di com- petenza dell’Ente Provinciale, assolu- tamente strategiche per la provincia: la Brebemi, la SS42 Valle Camonica, l’au- tostrada della Valle Trompia e la Corda Molle (che finirà in primavera 2013). Ci sono poi altre opere che la Provincia di Brescia vorrebbe realizzare: la Barghe/ Idro è un’opera da 75 milioni. Di que- sti, 38 milioni sono finanziati dalla Pro- vincia Autonoma di Trento che ritiene

l’opera fondamentale per incentivare

il turismo. Altri 35 milioni dovrebbero arrivare dalla Regione Lombardia che

ha già dato 1,5 milioni per il progetto; i

restanti 2 milioni li metterà la Provincia

di

Brescia. Sono arrivati 31 milioni dal-

la

Società Brescia/Padova per il primo

stralcio relativo al potenziamento della bretella in uscita a Brescia Est che pre- vede di passare da 1 corsia per senso di marcia a 3, oltre alla corsia di emergen-

za. Il secondo stralcio, per il quale sono necessari altri 36 milioni di euro verrà realizzato in un secondo tempo e riguar-

da la realizzazione di un incrocio su tre

livelli. Questo potenziamento è estre-

mamente importante perché nel nodo

di Brescia Est convergono la Gardesana

occidentale, l’autostrada A4, la Goitese

e la Corda Molle (con 6 corsie). Senza

questo intervento si rischierebbe la for- mazione di un grosso ingorgo, un pun-

to critico nella viabilità bresciana. Per

quanto riguarda la bretella tra San Zeno

e la tangenziale sud sono stati richiesti

13

15 milioni alla Regione Lombardia tra le priorità dell’Ente. Nelle intenzioni dell’Assessorato ci sono poi numerose altre opere che consentirebbero una mi- gliore viabilità nei centri urbani miglio- rando la qualità della vita degli abitanti… Patto di stabilità permettendo!”. Ritiene necessaria la sopravvivenza

delle Province? Che vantaggi offre ri- spetto al delegare a Regioni e Comuni le attuali competenze delle Province? “Non sono favorevole all’abolizione delle province. Ritengo, infatti, che per realtà come Brescia, con i suoi 1.250.000 abitanti, l’ente provinciale sia indispensabile soprattutto a garan- zia della realizzazione e manutenzione delle infrastrutture. È vero però che in Italia ci sono territori dove, consi- derato il numero esiguo degli abitanti, l’esistenza di un ente provinciale non si giustifica. Si veda ad esempio il caso Sardegna: in tutta la regione ci sono poco più di 1.650.000 abitanti distri- buiti su 8 province”.

più di 1.650.000 abitanti distri- buiti su 8 province”. NUMERO DEI MORTI DOVUTI A INCIDENTI NELLA
più di 1.650.000 abitanti distri- buiti su 8 province”. NUMERO DEI MORTI DOVUTI A INCIDENTI NELLA
più di 1.650.000 abitanti distri- buiti su 8 province”. NUMERO DEI MORTI DOVUTI A INCIDENTI NELLA

NUMERO DEI MORTI DOVUTI A INCIDENTI NELLA PROVINCIA DI BRESCIA (1/1/2010 – 31/12/2010)

Pedoni

9

Biciclette

6

Ciclomotori

2

Scooter

4

Motociclette

16

Autovetture

41

Mezzi pesanti

3

TOTALE

81

ETÀ DEI MORTI

 

< 13

1

14

- 17

3

18

- 21

8

22

- 27

12

28

- 35

13

36

- 60

27

> 61

17

FASCE ORARIE DEGLI INCIDENTI

Fascia oraria mattutina (6 - 12)

15

Fascia oraria pomeridiana (12 - 17)

23

Ora di punta (17 - 19)

6

Fascia oraria serale (19 - 24)

14

Fascia oraria notturna (24 - 6)

11

Alcuni dati (orari) non sono reperibili.

MESI

FEBBRAIO 2011

C O L L E Z I O N E P A R A D
C O L L E Z I O N E P A R A D I S E
C A L V A G N A
C A L V A G N A

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ENSIERI DI

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GLI ITALIANI ODIANO

L’ORGANIzzAzIONE

A colloquio con Francesco carpani Glisenti, per due volte al vertice di Aib e per dieci anni presidente della Fondazione Berlucchi. Un ritratto amaro

di

una società incapace di rinnovarsi e con una classe dirigente avara di talenti.

La

via d’uscita? Puntare sulla scuola.

di dAVIdE BAccA

F rancesco Carpani Glisenti ci accoglie nella sua splendida casa di via Moretto. Da poche settimane ha lasciato la guida

della Fondazione Berlucchi, dopo aver coronato il sogno dell’amico di sempre, quel Guido Berlucchi a cui è stato intito- lato il Centro di radioterapia della Poliam- bulanza realizzato grazie al contributo della Fondazione. “Franceschino”, come

lo chiamano tutti, racconta con passione i

suoi anni alla guida di Aib (a lui si deve la costruzione della sede di via Cefalonia), le tensioni sindacali (“a quell’epoca c’erano

le Brigate Rosse”), i progetti industriali.

Ma nella sua voce si legge un retrogusto amaro per un Paese immobile, avaro di ta- lenti, dove il senso civico è un ricordo e i

problemi sempre gli stessi. Dopo 10 anni alla guida della Fonda-

zione Berlucchi ha lasciato il timone per “raggiunti limiti d’età”. Qual è il suo bilancio?

“I

risultati mi confortano. Tutto è nato

da

un’idea di Guido Berlucchi, che ci ha

purtroppo lasciato per una strana com- binazione, lo stesso giorno in cui rice- vemmo il documento formale di nascita della fondazione. Grazie al lavoro del Comitato tecnico scientifico ci siamo affermati come un punto di riferimento internazionale per la ricerca in campo oncologico. Il nostro obiettivo è tenerci

stretti i giovani più promettenti ed evita-

re

la famosa “fuga dei cervelli”. Si tratta

di

una goccia nel mare, ma credo signi-

ficativa. Quando poi si è presentata l’oc- casione della Poliambulanza l’abbiamo colta per due motivi: l’idea di intestare qualcosa di perenne a Guido e la possi- bilità di rendere Brescia leader in Italia per questo tipo di cure”. Lei ha detto: “Queste macchine le do- niamo a tutti, bresciani e non”. “Finora alcuni bresciani erano costret- ti ad andare a Cremona o Bergamo o non so dove per effettuare la terapia. Ora, con il Civile, la Poliambulanza e il

Sant’Anna, si potranno curare a casa e ci

sarà posto per altri. Lo può interpretare in tutti i modi: italiani e stranieri, ma an- che per le provincie limitrofe come per tutta l’Italia. Eviterei una cosa, però: le dietrologie. Non mi piacciono”. Lei per due volte (dal ’74 al ’78 e dall’’83 all’’85) è stato presidente di Aib, e prima ancora presidente nazio- nale dei meccanici di Confindustria. L’Italia le sembra un paese in declino? “In declino no, fermo sì. Faccio un esem- pio. Ai miei tempi un operaio costava a

un’azienda 3.000 lire ma in busta paga

Ai miei tempi un operaio costava a un’azienda 3.000 lire ma in busta paga Francesco Carpani

Francesco Carpani Glisenti.

MESI

FEBBRAIO 2011

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16 ENSIERI DI Francesco Carpani Glisenti (a destra) con Giancarlo Dallera, presidente di Aib. se
16
ENSIERI DI
Francesco Carpani Glisenti
(a destra) con Giancarlo Dallera,
presidente di Aib.
se ne ritrovava solo 1.200; prendeva trop-
po poco e costava troppo per tutta una se-
rie di balzelli (c’era ancora il contributo
per il terremoto di Messina del 1908!).
Oggi è la stessa cosa, stiamo ancora di-
scutendo degli stessi problemi. Con un
aggravante, il livello della classe dirigente
è molto più basso. A destra come a sini-
stra. Purtroppo in giro di talenti e figure
di spessore ce ne sono poche”.
Non c’è anche un problema di ricam-
bio generazionale? Lei, in un ruolo
strategico della sua azienda, mette-
rebbe un 30enne oppure opterebbe
per l’esperienza di un 50enne?
“Sicuramente il 30enne. Io mi vanto di
essere stato un talent scout. Giancarlo
Dallera, attuale presidente di Aib, ha ini-
ziato con me. Mario Gibertoni l’ho fatto
ma è l’unica che ha fatto qualcosa di con-
creto dai tempi di Gentile. Se non par-
tiamo dalla scuola sarà difficile cambiare
questo Paese”.
tratto separato, lasciando per due anni
Confindustria. Già allora si discuteva su
come fare un contratto che andasse bene
per la grande industria e per la piccola
E la priorità del mondo dell’industria?
capo del personale quando aveva ancora i
calzoni corti. In Aib ho rinnovato l’appa-
rato con gente giovane, Italo Fenu alla di-
rezione, Enzo Vizzari ai rapporti esterni,
Francesco Di Vieto al sindacale”.
Eppure, in Italia, sono pochi i giovani
nei posti di comando…
“Purtroppo è così. Dovremmo imparare
dagli altri e invece, come sempre, siamo
immobili. Basta pensare alla politica dove
non c’è alcun ricambio. È una cosa vergo-
gnosa. Ha ragione Dallera quando parla
“Qui il vero problema è che non è mai
esistito un sistema Paese. Noi italiani
odiamo l’organizzazione. Penso a quan-
do gli industriali di Lumezzane andava-
no in giro per il mondo a vendere le loro
posate. Venivano quasi presi in giro,
non avevano alcun sostegno. Si era pro-
posto di accorpare nelle sedi diplomati-
che italiane all’estero tutti i servizi che
potevano essere utili a un imprenditore:
impresa. Come vede siamo sempre lì”.
Valletta guadagnava 20 volte un suo
operaio, Marchionne 450 volte. Le
sembra giusto?
“Giusto o non giusto è una legge di mer-
cato. Quanto guadagna Ibrahimovic? O
Ronaldo? È immorale? Forse sì, ma quel-
la è la loro tariffa. Quella di Marchionne,
poi, è una sfida epocale, si tratta del futu-
ro industriale di questo Paese”.
l’ambasciata, il consolato, la banca, l’Ice,
la Confindustria. Quello che da 50 anni
fa la Germania. Non se ne fece nulla”.
Perché siamo poco attrattivi per i ca-
pitali stranieri?
di disgusto, ma in me c’è un’amarezza in
più perché so che non posso tirarmi fuori
da questo giudizio. Io e la mia generazio-
ne non abbiamo ottenuto nulla: il senso
civico, lo spirito di servizio, il senso dello
Stato, tutte cose che sembrano essersi
perse. Un tempo quando una maestra
dava uno scappellotto a uno studente, a
casa ne arrivava un secondo; oggi sono i
genitori ad “aggredire” i docenti”.
Secondo lei quale dovrebbe essere la
priorità della politica?
“La scuola. Va riformata. La Gelmini ha
fatto un primo passo. Molti la criticano
“Oggi il livello della
classe dirigente è
molto più basso.
A destra come a
sinistra”.
“Ai posti di comando
metterei
“Il problema è complesso: c’è il costo
dell’energia, la lentezza della giustizia, la
rigidità dei sindacati, la mancanza di in-
frastrutture (basti pensare allo scandalo
dell’autostrada della Valtrompia!). In una
parola direi che manca l’ambiente, l’hu-
mus adeguato perché un imprenditore sia
messo nelle condizioni di operare bene”.
Ma lei oggi investirebbe all’estero o
nel suo Paese?
“In un mondo globalizzato bisogna in-
vestire dove conviene di più. Mi ricordo
quando a inizio anni ‘70 alcune aziende
della Valtrompia si trasferirono a Preval-
le. Fu uno shock, si disse: ‘Ecco, sono
andate via’. Noi siamo fatti così, attacca-
ti al campanile”.
Come giudica la vicenda di Mirafiori
Vicenda A2A, la fusione con Milano è
stata un errore o è stata gestita male?
“Partiamo da un dato: Asm doveva cre-
scere. Un matrimonio era quindi inevi-
tabile. Si è colta l’opportunità di Milano
ma si doveva sapere che, quando fai un
accordo con Milano, comandano loro.
Bisognava proteggersi per bene, cosa
che è stata fatta poco”.
Ultima domanda. Lei nel 2004 rega-
lò alla città la bandiera tricolore di un
e la strategia di Marchionne?
i trentenni e non
i cinquantenni”.
“Marchionne ha fatto semplicemente
l’interesse di Fiat: ‘Restiamo in Italia
solo a certe condizioni’. L’uscita dal
contratto nazionale, invece, è storia an-
tica. Già nel 1962 la Fiat fece un con-
suo antenato che aveva combattuto du-
rante le X Giornate; 150 anni fa si fece
l’Italia, quando si faranno gli italiani?
“Montanelli diceva che nemmeno la
lingua italiana riesce a unirci del tutto.
Credo avesse ragione”.

MESI

FEBBRAIO 2011

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TUTTA LA PALESTRA O LA PISCINA CHE VUOI:

TUTTA LA PALESTRA O LA PISCINA CHE VUOI: QUALITÀ MILLENNIUM. PREZZO BLINDATO.

QUALITÀ MILLENNIUM. PREZZO BLINDATO.

TUTTA LA PALESTRA O LA PISCINA CHE VUOI: QUALITÀ MILLENNIUM. PREZZO BLINDATO.
TUTTA LA PALESTRA O LA PISCINA CHE VUOI: QUALITÀ MILLENNIUM. PREZZO BLINDATO.
TUTTA LA PALESTRA O LA PISCINA CHE VUOI: QUALITÀ MILLENNIUM. PREZZO BLINDATO.

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ENSIERI DI

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Quali le reali necessità, oggi, in ambi- to sanitario?

“Il volontariato negli ospedali è un affare delicato, la preparazione è importantis- sima, mentre, molte volte, si rivela nulla. Il guaio, poi, si verifica quando queste persone, in accordo con alcune strutture, come ad esempio le case di riposo, si so- stituiscono agli infermieri: si creano così

delle situazioni sgradevoli, proprio a

IL MALATO

E I SUOI DIRITTI

A colloquio con Marisa Tretti clementoni, presidente del Movimento per i diritti del Malato.

di ALESSANdRA TONIzzO

“T utelare il diritto alla sa- lute del cittadino malato nel rispetto della sua di- gnità, libertà ed esigen-

ze umane e sociali”, è questa la mission del Movimento per i Diritti del Malato di Brescia. Nato nel 1987, grazie alla buo- na volontà di alcuni medici e persone di cultura attive tra Brescia e Desenzano, il Movimento, che si configura come movimento d’opinione, si pone come stimolo alle istituzioni nell’adempiere i propri obblighi, fornendo supporto tec- nico, legislativo e giuridico all’utente, al cittadino malato. Punto di partenza è la legge regionale 48 del 1988, indicante gli effettivi diritti dei cittadini, che ha fatto da spunto per la compilazione della Carta dei Diritti del Malato: una qua- rantina di articoli, stilati nel 1995 e ag- giornati nel 2003, che costituiscono un valido strumento per conoscere diritti e doveri in ambito sanitario. L’attività svolta dal Movimento è “vo- lontariato puro” ed ha come metodo la “politica dei piccoli passi”, estranea agli scontri forti e alle rotture, spiega la pre- sidente Marisa Tretti Clementoni. Un gruppo di 12 volontari che, seguendo orari precisi e regole da ufficio, fanno servizio d’ascolto all’Ospedale Civile, alla Poliambulanza, al Richiedei di Gus- sago e all’Ospedale Ronchettino, sede del movimento, fiancheggiati da una commissione medica, un nucleo per le iniziative culturali e il gruppo anziani handicap e psichiatria.

Qual è la sua visione del volontariato? “Il volontariato non deve essere la pezza per coprire le falle della struttura pubbli- ca, ma quel ‘di più’ da offrire ai cittadini. Il volontario, per definizione, è una per- sona che dà la sua disponibilità in manie- ra saltuaria, senza uno stretto rapporto di continuità. Per questo non dovrebbe tro- varsi a svolgere un servizio che invece do- vrebbe essere già garantito ai cittadini”.

un servizio che invece do- vrebbe essere già garantito ai cittadini”. Marisa Tretti Clementoni. MESI FEBBRAIO

Marisa Tretti Clementoni.

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12 20 ENSIERI DI causa dell’impreparazione di queste per- sone che, credendo di aiutare, possono invece

20

ENSIERI DI

causa dell’impreparazione di queste per- sone che, credendo di aiutare, possono invece fare danno. La mia opinione è che

ci sia estremo bisogno di professionisti”.

Cosa pensa del 5 per mille? “Per me non ha ragione d’esistere, e

noi, infatti, non ne abbiamo mai usufru- ito; non siamo onlus, ci avvaliamo solo dei locali pubblici, perché così prevede

la legge 48, inoltre ci autotassiamo”.

Quando un utente si rivolge a voi per- ché ritiene di aver subito un torto, cosa fate? “Lo supportiamo in tutto: cartella cli- nica, verifica documenti, commissione

tecnico scientifica sono i primi 3 steps.

Se quest’ultima ritiene che qualcosa non

abbia funzionato, nell’intervento o nella

terapia, consiglia il medico legale che va- luta gratuitamente, in primis, e poi, nel caso, emette la perizia. Ottenuta questa,

si può procedere con l’avvocato che,

solo sulla scorta dei documenti della pe- rizia medico legale, decide se procedere

o meno. Ma noi non facciamo mai azio-

ni penali, perché in realtà quello che ci

preme ottenere è il risarcimento”. Parliamo degli anziani, una delle tante “fasce deboli”. “Per loro ci siamo battuti molto in merito alle rette altissime delle RSA:

l’articolo 25 della legge sull’assisten-

za n. 328/200, e i decreti legislativi

109/1998 e 130/2000, stabiliscono che l’ospite deve pagare soltanto con il

suo reddito personale, che non ci si può rivolgere a parenti fino ad arrivare al ter- zo, quarto o quinto grado di parentela, come spesso succede, causando proble-

mi grossissimi alle famiglie. ll consiglie-

re regionale Margherita Peroni, davanti a

questo fatto, ha risposto che, di fronte a

leggi carenti di norme applicative (come

quelle sopraelencate), le stesse non van-

applicate: i nostri avvocati hanno pre-

smentito, perché la legge promulgata

ha comunque valore. È seguito un dibat-

tito conflittuale con l’assessore Maione, senza risvolti. Il Comune intima l’in- giunzione di pagamento ai parenti degli ospiti, i quali, anche se non dovrebbero pagare, spaventati, alla fine cedono”. Una necessità di stretta attualità che state affrontando? “Il disease morgening, la cosiddetta “fabbrica delle malattie”. È necessario

che qualcuno fermi i creatori di malattie

sto

no

e renda consapevoli i cittadini che non

devono farsi abbacinare dalle pubblicità

cittadini che non devono farsi abbacinare dalle pubblicità e da tutto ciò che le case farmaceutiche

e da tutto ciò che le case farmaceutiche sponsorizzano creando una sorta di

bisogno di salute che va al di là del ra- gionevole stato di buona salute. L’uso indiscriminato della farmacia, uno degli effetti del disease morgening, è molto pericoloso: invece che parlare con il proprio medico di famiglia si va in far- macia a farsi misurare pressione, densità

Benedetti siano i farmaci, ma

solo quando il nostro medico ce li con-

siglia dopo aver parlato con noi e capito

ossea ecc

il problema che ci affligge. Bisogna dire no all’automedicazione”.

Il Movimento come registra il rappor-

to paziente-medico curante durante le ospedalizzazioni? “Registriamo una mancanza di complian-

ce, che dovrebbe essere insegnata all’uni- versità, come umanizzazione dell’atto medico. Questo si collega al grosso pro- blema del consenso informato, che non

è un puro atto burocratico, ma è quello

strumento che consente al medico di rap- portarsi al cittadino mettendolo a cono- scenza di tutto l’iter curativo, a maggior ragione nell’intervento chirurgico. Pur- troppo c’è ancora un timore reverenzia- le, una delega in bianco verso il medico,

per giunta in un momento di fragilità. C’è

bisogno di fiducia reciproca”. La figura del medico di famiglia, tra esautorazione e delega. Ce ne parli. “Il medico di famiglia è basilare per la

struttura sanitaria, ma purtroppo esiste

“È necessario che qualcuno fermi i creatori di malattie e renda consapevoli i cittadini che non devono farsi abbacinare dalle

i cittadini che non devono farsi abbacinare dalle pubblicità ”. una sottocultura da entrambe le parti,

pubblicità”.

una sottocultura da entrambe le parti, me-

dico e paziente: il primo cerca di lavarsene le mani più rapidamente possibile, man- dando spesso il malato al pronto soccor-

so con troppa leggerezza. Il paziente, dal

suo canto, a volte aggira il medico, spesso

a causa della non reperibilità dello stesso. Ricordiamo che esiste una specifica con- venzione che stabilisce, tra le altre cose, proprio la rintracciabilità del medico di

famiglia, dalle ore 8 alle 20. Noi ci stiamo impegnando per far applicare il Contratto Collettivo di Lavoro dei medici di fami- glia, che sancisce proprio delle condotte

in merito, ed abbiamo predisposto un

Vademecum relativo ai compiti di questa categoria, nonché del pediatra”. Oggi è attiva la figura del case mana- ger, volta a sperimentare, implemen- tare e diffondere un nuovo sistema di assistenza al paziente: sarebbe un aiu- to in più per il malato.

“L’Infermiere Case Manager (Icm) è un

importante agente di cambiamento all’in- terno della struttura assistenziale, in par- ticolare nel delicato rapporto con i paren-

ti, fondamentale anche nel momento in

cui il degente non sia in grado di badare a

se stesso una volta dimesso. Esistono, in-

fatti, le dimissioni improprie: casi in cui il

paziente viene dimesso nell’impossibilità

di essere autosufficiente, sprovvisto di

assistenza. Come Movimento per i Diritti

del Malato, in questo caso ci siamo avvalsi

dell’esperienza della regione Piemonte,

la quale da tempo propone una lettera

d’opposizione alle dimissioni: i familiari della persona ricoverata possono quindi

compilare questo modulo, recuperabile presso le nostre sedi”. Che differenza c’è tra voi e il Tribuna- le del Malato di Roma? “Mentre il Tribunale del Malato manda

avanti tutte le richieste d’intervento, il Movimento per i Diritti del Malato ef- fettua una grande scrematura alla base:

su 130 casi l’anno, solo il 20% viene ac-

cettato e il 90% delle controversie viene risolto, senza ricorrere ai tribunali”. Ma in caso di soprusi veri e propri, a chi altri rivolgersi? “Esiste per questo anche l’ufficio rela- zioni con il pubblico, presente, per ob- bligo di legge, in ogni struttura”.

rela- zioni con il pubblico, presente, per ob- bligo di legge, in ogni struttura”. WWW. MOVIMENTODIRITTIMALATO.IT
rela- zioni con il pubblico, presente, per ob- bligo di legge, in ogni struttura”. WWW. MOVIMENTODIRITTIMALATO.IT
rela- zioni con il pubblico, presente, per ob- bligo di legge, in ogni struttura”. WWW. MOVIMENTODIRITTIMALATO.IT

WWW.MOVIMENTODIRITTIMALATO.IT

rela- zioni con il pubblico, presente, per ob- bligo di legge, in ogni struttura”. WWW. MOVIMENTODIRITTIMALATO.IT

MESI

FEBBRAIO 2011

A Brescia la mostra dell’anno!

A Brescia la mostra dell’anno! Henri Matisse, Il lanciatore di coltelli (Jazz, tavola XV), 1947 -

Henri Matisse, Il lanciatore di coltelli (Jazz, tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010.

tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010. Museo di Santa Giulia -
tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010. Museo di Santa Giulia -
tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010. Museo di Santa Giulia -
tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010. Museo di Santa Giulia -
tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010. Museo di Santa Giulia -
tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010. Museo di Santa Giulia -
tavola XV), 1947 - © Succession H. Matisse by SIAE 2010. Museo di Santa Giulia -

Museo di Santa Giulia - 11 febbraio / 12 giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it

giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it Ministero degli Affari Esteri c on il
giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it Ministero degli Affari Esteri c on il

Ministero degli Affari Esteri

giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it Ministero degli Affari Esteri c on il

con il patrocinio di

giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it Ministero degli Affari Esteri c on il
giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it Ministero degli Affari Esteri c on il
giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it Ministero degli Affari Esteri c on il
giugno 2011 info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it Ministero degli Affari Esteri c on il

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ENSIERI DI

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ROCK IS DEAD?

Tra musica, lavoro, famiglia, passioni:

 

Enrico Ghedi, ex componente dei Timoria, si racconta.

 

di ALESSANdRA TONIzzO

è stata da sempre la loro sfida dichiarata, con un linguaggio basato sulla mesco- lanza di musica e arte figurativa, poesia, filosofia. Ogni membro della nota band ha preso la sua strada (Omar Pedrini e Francesco Renga tra gli altri), ed Enrico sta facendo il proprio “percorso di vita al contrario”: prima una passione che di- venta lavoro, la musica, la quale, adesso, ridiventa passione. Oggi Enrico lavora in un’azienda informatica bresciana, sul co- modino il suo racconto (In fondo mi as- somiglia, per l’Antologia tributo a Luigi Tenco del 2006, Non sono io il principe

azzurro), nel cassetto un progetto di cui

 

ci

parlerà. E mentre fuori scorre la vita

di

“una società alienata, in cui sono tutti

e rock è reazione, cultura che si fonda su modelli, eroi da seguire. Se oggi esiste con- fusione, disillusione, e tutto

perde importanza nel momento in cui lo dici. Se questo è vero, chiedersi “Rock is dead?” – il rock è forse morto? – è una domanda legittima. La fa a tutti noi En- rico Ghedi, tastierista e voce di quei Ti- moria che hanno creato la storia del rock italiano, facendolo diventare popolare:

S

delle star”, gli studenti vengono ancora a casa sua in pellegrinaggio per sfiorare i dischi d’oro e Viaggio senza vento vende costantemente dal ’93, noi ci sediamo al caldo a parlare di profezie, memorie e rassegnazioni. Cercando di capire quan-

è cambiato quel ragazzo che andava a

to

Milano a montare i palchi per le bands

inglesi, per carpire il segreto della gran- de musica, tornando in tempo al liceo

essere un international pop grup, infatti,

per il compito in classe delle 9.

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MESI

FEBBRAIO 2011

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24 ENSIERI DI Enrico Ghedi. Nella vita hai fatto di tutto: dal tastie- rista, al
24
ENSIERI DI
Enrico Ghedi.
Nella vita hai fatto di tutto: dal tastie-
rista, al caporedattore, al tecnico in-
formatico. Esiste un filo conduttore,
nelle tue esperienze?
“Le connessioni sono soprattutto le per-
sone. Non esiste ‘ho fatto questo e quello’,
per me, ma ‘io ho lavorato con’: questo è
l’importante. Del resto l’antropologia è da
sempre la mia passione, e mi rendo conto
che ancora oggi è lei che torna a incastrare
una vita fatta di cose ed esperienze. Per-
ché i dischi in sostanza sono feticismo,
sono morti viventi!”.
Quanto ti è rimasto addosso, di que-
sta “vendetta” (Timoria, in greco,
significa vendetta, ndr.), con cui hai
vissuto per 17 anni?
“Per me non esistono presente e pas-
sato, tutto è memoria, questa intervista
è già passato… Quello che è stato, che
ti ha fatto, è tutto lì, nella memoria, e
non puoi dimenticartene. Non ho mai
fatto niente da solo e i Timoria, se non
fossero stati quelle cinque persone, non
sarebbero stati nulla, non ci sarebbe
nessuno di loro artisticamente, e ognu-
no di noi, questo, lo sa”.
Come band siete stati dei precursori,
avete seminato anche per le genera-
zioni a venire. È innegabile una carica
profetica, nei vostri testi, che li rende
sempre vivi: penso a Sole spento, ad
esempio, che si adatta benissimo alla
sensazione di stasi che stanno vivendo
lo che stavamo facendo. Anche nella
musica, mio padre voleva i risultati
– diceva ‘se vuoi suonare, lo fai dav-
vero, niente cazzeggi’ –, e ricordo la
costante presenza dei genitori di tutto
il gruppo nell’esperienza dei Timoria.
La famiglia c’era, dava obiettivi, anche
se socialmente cominciava a sfaldarsi;
oggi in casa non c’è confronto, non si
parla, la famiglia oggi è finta, è uno
psicodramma”.
Quindi adesso è più difficile fare della
propria passione un mestiere, come
avete fatto voi.
“La determinazione era importantissima,
ed oggi non è più come una volta. Certo,
il panorama dello spettacolo è cambia-
to (internet, radio, programmi come X
Factor…), ma mentre noi, a vent’anni,
Dato il tuo contatto continuo con il
mondo dell’arte si può dire che hai
sviluppato un “occhio clinico” a ri-
guardo. Come vedi Brescia, il circui-
to delle grandi mostre, ciò che gravita
attorno ad arte e creatività?
“Penso che a Brescia l’arte sia vissuta in
maniera molto formale. Il fenomeno delle
grandi mostre nella nostra città permette
populisticamente a molte persone di ve-
dere cose che altrimenti non potrebbero
vedere, però mi ricorda i pellegrini che
vanno a Roma, a San Pietro: si va perché
ci si deve andare. Sarebbe bello visitare
anche i musei storici di Brescia, come la
Pinacoteca, respirare più arte, in genera-
le. Ricordo che ho organizzato, all’epoca
di America!, una mostra mercato sulla
le
generazioni più giovani. Ti ci ritro-
volevamo essere i nuovi Pink Floyd, i gio-
vi
ancora, in queste canzoni?
“Ne Il Guerriero si parlava profetica-
mente di ciò che sto vivendo io ora, nel
quotidiano: ad un certo punto le cose
finiscono e tu ti devi reinventare, ed è in
quel momento che diventi un ‘guerrie-
ro’. È solo facendo gli sbagli che ho fatto
che oggi posso vivere l’importanza di
cose come l’addormentare mia figlia alla
sera; sto imparando ad essere coerente.
Ed è proprio questo senso di sfida, del
ricominciare da capo, l’esperienza più
straordinaria della mia vita”.
Giovani di allora, giovani d’oggi: le
tue impressioni.
“Noi, figli degli anni ’60, eravamo
borghesi e, come tutti gli adolescenti
del mondo, coccolati, ma i nostri geni-
tori avevano fatto grandi sacrifici e ci
facevano capire l’importanza di quel-
vani musicisti di adesso suonano solo per
uscire di casa, forse per rassegnazione,
forse per consapevolezza”.
In un’intervista online hai detto
“nella musica è dovuta intervenire la
televisione per creare fenomeni mu-
sicali che possano finalmente vivere
di musica”. Ne abbiamo citato uno, X
Factor: cosa ne pensi?
“X Factor è un fenomeno agghiacciante:
libera editoria, in cui piccoli editori pre-
sentavano i loro stand, con workshop e
conferenze alle quali era presente anche
Matteo Guarnaccia, lo stesso che oggi
ha messo in piedi il museo a Milano sul
’900: era un’opportunità unica, eppure
di quei pellegrini migranti in America!,
pur passando da Brescia, alla mia mostra
si sono soffermati quattro gatti”.
prendono delle persone e gli fanno fare in
un mese quello che i musicisti veri hanno
maturato in vent’anni, facendoli salire
su un palco che dovrebbe essere sudato,
guadagnato. Poi, una volta lì, sbagliano,
poveretti, perché è come fossero stati al-
levati in fretta, ingozzati con i mangimi,
ed è difficile che trasmettano qualcosa.
Tutto è virtuale, surrogato ed infine de-
solante”.
Il tuo progetto nel cassetto.
“Sto realizzando un disco rock, senza
budget, grazie ai contributi degli amici
con cui ho collaborato (non solo musici-
sti, anche poeti), con il motto “chi vuol
venire venga”. Giulio Colosio è un allie-
vo che ha messo a disposizione lo studio,
Andrea Bellorini è alla chitarra, Matteo
Breschi alla batteria, io sono al basso e
alla tastiera. Per ora lavoriamo nel tem-
po libero, cerchiamo una voce, poi verrà
il momento dei fondi per la produzione:
ci crediamo”.

MESI

FEBBRAIO 2011

12

s

CONOMIA

27

A2A

MENO dEBITO PIÙ EdISON

A prescindere dal problema della gove-

rance sollevato da Giuliano Zuccoli, sono due i nodi da sciogliere nell’immediato futuro prima di affrontare eventuali pro- getti di sviluppo: la riduzione del debito

(4,5 miliardi di euro) e la soluzione del nodo Edison, dove A2A convive con il gigante francese Edf. Condizioni indi-

spensabili per recitare un ruolo di prota- gonista sul piano internazionale. Anche per tali ragioni il “superamento” di A2A,

se di questo si può parlare – dicono i po-

litici bresciani di maggioranza e di oppo- sizione – non può andare nel senso di un ritorno indietro ma nella direzione di un salto in avanti. Il cui secondo passo, dopo Edison, potrebbe essere la “multiutility del nord”. O si fa retromarcia o si è “con- dannati” a crescere. Tutti sono d’accordo sui limiti della fusione. Ma tutti conven- gono che non si può più tornare allo statu quo ante. Ammesso che rieditare la vec- chia e cara Asm non sia più possibile, ma visto che stare fermi sarebbe peggio, la

strada da battere è un salto di efficienza. “Il rischio di A2A – dice Paroli – non è che comandino i milanesi, ma che non comandi nessuno”. Non è confortate per i bresciani scopri-

re che A2A – la grande multiutility lom-

barda sortita tre anni fa dalla fusione tra

Asm di Brescia e Aem di Milano – è stata

plasmata dai milanesi a loro immagine

PIÙ FORTE O PIÙ GRANDE?

Arretramento, mantenimento, superamento. Sono tre, in buona sostanza, le posizioni a confronto: ritorno allo “statu quo ante”, conservazione dell’attuale situazione, allargamento a ovest e a sud nella prospettiva della “grande multiutility del Nord” tramite l’ingresso di realtà lombarde, piemontesi ed emiliane. Tre posizioni che si identificano in tre differenti opzioni: extra-istituzionale, centro destra, centro sinistra.

extra-istituzionale, centro destra, centro sinistra. di ALESSANdRO chEULA A nche Brescia, California del nord,

di ALESSANdRO chEULA

A nche Brescia, California

del nord, piccola Svizzera

nel diffuso marasma, isola

felice delle maggioranze

assolute nonché aperte ma all’occorren-

za quasi blindate, città di servoassistiti e

teleriscaldati con bilanci privati in utile

e rendiconti pubblici in pareggio, ha

dovuto fare i conti con il capriccio della

congiuntura. Questa volta non più ci- clica ma sistemica ovvero strutturale (si spera reversibile). Ragion per cui anche A2A, risultato della fusione tra Aem mi- lanese e Asm di Brescia – un tempo non lontano la municipalizzata più efficiente d’Italia – negli ultimi tre anni ha dovuto erogare oltre 500 milioni attinti alle ri- serve per far fronte alla fame di dividen- di degli azionisti privati e pubblici (in particolare i due soci di maggioranza, Brescia e Milano, che con quote parite- tiche del 27,5% ciascuna detengono il

55% delle azioni, quotate in Borsa circa

1

euro rispetto al valore di ingresso di

3

euro). Il che la dice lunga su un fatto

evidente: mentre Asm non ha mai avuto bisogno di vendere il patrimonio per sostenere gli utili, A2A per garantire i livelli di redditività ha dovuto alienare parte dell’argenteria. Con il risultato di scontentare tutti, indebolendo il valore del titolo e penalizzando i risparmiatori senza gratificare gli utenti, che al posto della “competizione globale” vedreb- bero più volentieri una “competizione locale” mirata a un miglioramento delle tariffe. Approccio forse semplicistico ma immediato e pertinente, nonostante “il discorso sia più complesso”, come dicono autorevoli addetti ai lavori.

pertinente, nonostante “il discorso sia più complesso”, come dicono autorevoli addetti ai lavori. MESI FEBBRAIO 2011

MESI

FEBBRAIO 2011

Esclusivista One Express per Brescia e Provincia corrier e ® CORRIERE FRANCO SECOND srl Sede
Esclusivista One Express per Brescia e Provincia corrier e ® CORRIERE FRANCO SECOND srl Sede
Esclusivista One Express per Brescia e Provincia corrier e ® CORRIERE FRANCO SECOND srl Sede

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• Depositi e pianificazioni logistiche

CAMBIA IL MODO DI TRASPORTARE LE TUE MERCI SU PALLET

12

12 CONOMIA 29 Qui a sinistra, Paolo Fontana. Sotto, il sindaco Adriano Paroli. tema degli investimenti

CONOMIA

29

Qui a sinistra, Paolo Fontana. Sotto, il sindaco Adriano Paroli.

tema degli investimenti e delle reti sul territorio. “Investiamo in Montenegro

proiettata alla dimensione continentale che a quella locale. Ma anche su questo

dice – ma dismettiamo le reti locali”.

terreno Brescia, dopo l’avvento della

E

l’indotto? “Quello bresciano è stato

nuova Giunta di centro-destra, ha recu-

strangolato”. Infine Edison. “Chi ha detto che noi non possiamo comprare

perato significative posizioni con l’azze- ramento dell’iniziale Consiglio di Sorve-

Edison con Linea Group, i piemontesi,

glianza e la sostituzione di Renzo Capra

i genovesi e gli emiliani? A me non in-

teressa entrare nel merito della gestione

tecnica di A2A, mi interessa invece veri-

ficare che le scelte di fondo e le linee di indirizzo programmatico siano fatte dal-

la politica”. Il problema non è solo salva-

guardare l’identità di A2A ma andare ol-

con Graziano Tarantini. Chi comanda in A2A? “Se i milanesi hanno comandato nella fase di start up – è la risposta di Pa- roli – oggi il vero rischio è un altro…”. Quale? “Che non comandi nessuno”.

Come dire una multiutility acefala, il cui vertice, pur ben rappresentato, non sia all’altezza della complessità dei proble-

s

e somiglianza, grazie al loro oggettivo

peso politico, nei primi decisivi 90 gior-

ni dalla sua nascita. Non che fosse cosa

del tutto ignota, ma venire a saperlo nero su bianco dal massimo rappresentante

di

uno dei due partner, nella fattispecie

il

sindaco di Brescia Adriano Paroli, è

quantomeno sorprendente. L’ammis- sione è stata fatta dallo stesso Paroli nel corso di uno stimolante confronto recentemente organizzato al Novotel da Popolarismo Europeo, associazione cul- turale presieduta da Paolo Fontana, sul tema “Il Comune di Brescia e le sue par- tecipate: quale futuro?”. A conferma di come la “questione” A2A sia diventata,

nell’agenda politica cittadina del prossi- mo biennio, uno dei nodi da sciogliere.

O quantomeno da affrontare.

SUPERARE LA dIcOTOMIA cON MILANO “Dobbiamo discutere sull’andamento di A2A, la cui conduzione ha creato enor- me malcontento”. L’affermazione è di Emilio Del Bono, esponente di spicco del Pd bresciano nonché sostenitore del “ripensamento” su A2A insieme ad Aldo Rebecchi e Claudio Bragaglio. Ma Del Bono pone un’altra priorità: il

Claudio Bragaglio. Ma Del Bono pone un’altra priorità: il Paroli: “Il rischio di A2A non è

Paroli: “Il rischio di A2A non è che comandino i milanesi, ma che non comandi nessuno”.

tre, focalizzandone la duplice vocazione ossia la sua caratterizzazione “glocale”,

come dire globale e locale ad un tem- po. Ossimoro suggestivo, ma allo stato

e locale ad un tem- po. Ossimoro suggestivo, ma allo stato Fontana: “La privatizzazione non deve

Fontana: “La privatizzazione non deve essere un dogma o un imperativo assoluto”.

dei fatti astratto, cui Paroli non inten- de indulgere preferendo insistere sulla

concretezza del presente. “Dobbiamo smettere di parlare di A2A in Consiglio comunale invece che in commissione

– dice il primo cittadino – il fatto è che le discussioni nell’organo consiliare,

di cui ho peraltro il massimo rispetto,

rischiano di essere spesso teoriche e fuorvianti, e spesso estemporanee, per

il semplice fatto che da A2A non si torna

indietro”. Anche se è lo stesso sindaco ad ammettere con franchezza che “nei

primi novanta giorni della fusione è stata Milano a plasmare A2A a sua immagine

e somiglianza”. Ma anche Paroli, pur

non parlando esplicitamente di “grande multiutility del Nord”, non esclude l’al- largamento degli attuali confini. “A2A è troppo importante per Brescia, per cui non intendiamo mollare la presa: Asm non tornerà più ma non escludo che po- trebbe tornare qualcosa di più grande”. Certo che la concezione milanese è “più multinazionale che territoriale”, più

mi che una grande realtà di servizi deve

saper gestire pena la perdita di competi- tività sul mercato.

PRIVATIzzARE cON GIUdIzIO

Le società partecipate dal Comune di Brescia sono 21, mentre circa 5.000 sono complessivamente quelle parte- cipate dai Comuni italiani. Nella fatti- specie di cui si parla, A2A è ovviamente

la più importante delle società parte-

cipate da Brescia. La legge statale che regola la materia non tiene conto delle diverse situazioni. Mentre a Nord le

ex municipalizzate sono spa che fanno

utili, nel Sud producono perdite. Ecco

perché, dice Paolo Fontana, presidente di Popolarismo europeo e in quanto tale

portavoce della società civile, la pri-

MESI

FEBBRAIO 2011

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CONOMIA

31

Del Bono: “Chi ha detto che noi non possiamo comprare

31 Del Bono: “Chi ha detto che noi non possiamo comprare vatizzazione non deve essere un

vatizzazione non deve essere un dogma

o un imperativo assoluto che va bene in

ogni circostanza. “Anche per l’evidente ragione – spiega Fontana – che il libe- rismo mercatista è stato sconvolto da una crisi la cui profondità e dilatazione ha riportato in auge lo statalismo”. Di parere contrario Achille Farina, con- sigliere comunale del PdL, secondo il quale “bisogna guardare al mercato: ho sempre visto con favore le privatizzazio- ni, anche se occorre valutare il caso per caso”. Ma la storia di Brescia è quella di un ente locale che ha sempre allargato il patrimonio dilatando progressivamente

ha sempre allargato il patrimonio dilatando progressivamente insomma, e solo se necessario. “Tutte la partecipate

insomma, e solo se necessario. “Tutte la partecipate bresciane sono utili – dice il primo cittadino – basti pensare all’Or- tomercato o alla Centrale del Latte,

tranne la San Filippo”. È la filosofia che sta alla base della “municipalizzazione”

di Omb, l’azienda privata produttrice di

sistemi per rifiuti urbani salvata dal falli- mento con 10 milioni di soldi municipa- li tramite Brescia Mobilità. Tutti discor-

si

validi ma che lasciano senza risposta

la

domanda di fondo: come superare la

dicotomia, leggi latente conflittualità, tra Brescia e Milano in vista di una go- vernance realmente bipartisan come il

Edison con Linea Group, i piemontesi, i genovesi e gli emiliani?”.

ca sta attaccando le municipalizzate. Il paradosso è che nel momento in cui si parla di federalismo non si fa nulla per difendere le municipalizzate, che delle autonomie locali sono da sempre l’em- blema più democratico e rappresenta- tivo”. La soluzione? “Privatizzare, cioè dismettere, selettivamente, e pubbliciz- zare altrettanto selettivamente”.

e pubbliciz- zare altrettanto selettivamente”. STATALISMO BEN TEMPERATO “Mi accusano di statalismo –

STATALISMO BEN TEMPERATO “Mi accusano di statalismo – osserva Pa- roli – ma si dimentica che a Brescia, con la consolidata e conclamata dimostra- zione di trasparenza da parte dell’ente pubblico, oggi più che mai ha senso che vi sia sul mercato un imprenditore pubblico: sono contrario ai monopoli statali, ma per lo stesso principio libera- le sono contro quelli privati”. Paroli ha ragione. Le privatizzazioni in Italia non sono sempre diventate altrettante libe- ralizzazioni, nel senso che dal monopo- lio e semimonopolio statale si è passati all’equivalente privato. Altro paradosso conseguente al patto di stabilità è il fat- to che il Comune capoluogo non possa spendere 100 milioni di liquidità di cui dispone. La filosofia di Paroli è affine a quella di Del Bono: prevedere possibili dismissioni ma evitare quelle importanti

l’area della municipalizzazione, forte di una capacità ed efficienza amministrati-

ve di tipo svizzero. Il fatto che oggi per la prima volta ci si trovi a discutere di priva- tizzazioni è un segno dei tempi. Per cui

si pone il problema della selezione: quali

società dismettere e quali no? Il patto di stabilità, coi suoi vincoli draconiani, im- pone all’occorrenza di vendere l’argen- teria. Saremo per ciò costretti a reperire risorse straordinarie? Può darsi che in un futuro relativamente vicino sia ne- cessario, per ragioni cogenti di bilancio, seguire la strada aperta da A2A. “Fino ad ora – dice Del Bono – abbiamo votato no alle privatizzazioni con l’escamotage che tutte sono funzionali alle finalità dell’ente pubblico, ma fino a quando? L’aggressione privatistica e mercatisti-

che possono impoverire il patrimonio municipale. Privatizzare con giudizio,

il patrimonio municipale. Privatizzare con giudizio, Rebecchi: “Per superare il dualismo Brescia-Milano occorre

Rebecchi: “Per superare il dualismo Brescia-Milano occorre una grande multiutility del Nord”.

capitale e quindi di reciproca utilità? Aldo Rebecchi del Pd ha la riposta pron- ta: “Andando oltre A2A con la grande multi utility del Nord”. Obiettivo che,

al di là del consenso non scontato tra i

possibili partner, presuppone un pas- saggio quasi obbligato: l’acquisizione

di Edison, tassello indispensabile per

realizzare quella grande realtà interre- gionale e multiprovinciale in grado di

competere sul mercato europeo delle utilities. Obiettivo encomiabile quanto fascinosamente suggestivo. Ma si di- mentica che, insieme al superamento della antinomia tra Milano e Brescia, sarà quest’ultima ad essere “superata” per sempre.

Brescia, sarà quest’ultima ad essere “superata” per sempre. A sinistra, Emilio Del Bono. A destra, Achille
Brescia, sarà quest’ultima ad essere “superata” per sempre. A sinistra, Emilio Del Bono. A destra, Achille
Brescia, sarà quest’ultima ad essere “superata” per sempre. A sinistra, Emilio Del Bono. A destra, Achille

A sinistra, Emilio Del Bono. A destra, Achille Farina.

MESI

FEBBRAIO 2011

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32 UBRICA STRATEGIA DI IMPRESA di MARIO cONSERVA L’INDUSTRIA DELLA FONDERIA SI INTERROGA D urante
32
UBRICA
STRATEGIA DI IMPRESA
di MARIO cONSERVA
L’INDUSTRIA DELLA FONDERIA
SI INTERROGA
D urante un recente in-
contro organizzato nel
bresciano dall’Amafond,
l’Associazione Italiana
può rivelarsi una scelta debole e perden-
te, se fine a se stessa; guardiamo piutto-
dei fornitori di macchine e prodotti per
fonderia, si è parlato dei nodi che da
tempo interessano il comparto in Italia
sto a quanto stanno facendo le imprese
della filiera in Germania, dove si è ribal-
tato il concetto, puntando sull’offerta
qualitativa. Con il patrimonio di cono-
ed in Europa. Dopo le contrazioni delle
produzioni registrate dalla fonderia dei
metalli nel 2009, oggi si guarda con
una certa trepidazione alle possibilità
La fonderia ha subito effetti partico-
larmente rilevanti da questa mutazione
strutturale, perché si tratta di un settore
mediamente caratterizzato in Europa da
costi del lavoro più alti, da condizioni
non sempre favorevoli per gli investi-
menti, da istituzioni che non sempre
vedono di buon occhio il manifatturie-
ro, infine da restrizioni per le norme an-
tinquinamento obiettivamente pesanti
per la competitività. Lo sbilanciamento
scenze del nostro sistema nazionale, la
via da percorrere è quella dell’innova-
zione e dell’allargamento della gamma
di offerta, migliorando non solo il pro-
dotto ma tutto quanto lo accompagna:
di
rilancio del settore. Come ha rilevato
Pietro Starita, presidente di Amafond,
delle condizioni operative ha offerto
un formidabile vantaggio alla fonderia
va
preso atto di un netto cambio di rot-
dei paesi low-cost, con effetti che per il
ta
nel 2010, con una evidente tendenza
momento appaiono di possibile lunga
al
meglio delle condizioni del mercato,
però nulla sarà più come prima, c’è sta-
to un cambiamento epocale articolato
su due elementi di base, il crollo del
sistema finanziario nord americano ed
europeo e il prepotente balzo in avanti
durata, ed è chiaro che tutto questo deve
far riflettere sui futuri approcci indu-
striali da assumere. Come ha sostenuto
nelle conclusioni dell’incontro Gabriele
Galante, past president di Amafond e
attuale chairman dell’associazione eu-
servizio, assistenza, condizioni di forni-
tura; senza trascurare le nicchie di pro-
dotto oppure le alternative geografiche,
soluzioni che a seconda dei casi possono
offrire interessanti opportunità.
C’è infine la delocalizzazione, uno dei
temi più caldi per il mondo della fonde-
ria, un tipo di evoluzione, o involuzione,
che da tempo interessa tutti i segmenti
della filiera, dai produttori di macchi-
di
sistemi economici sino a pochi anni
ropea dei costruttori di impianti di fon-
ne
e impianti alla produzione di getti e
fa
di secondo piano, la Cina, ma anche
India, Brasile, Corea ed estremo Orien-
deria Cemafon, il tema è come affronta-
re il nuovo mercato globale che oggi è
te
in genere; questi paesi hanno saputo
tesaurizzare le conoscenze tecnologiche
attinte dal mondo occidentale e le hanno
applicate a un’industria manifatturie-
completamente diverso da quello che
conoscevamo. Occorre pianificare con
lungimiranza le strategie, ad esempio,
la rincorsa dei prezzi al ribasso, spesso
componenti finiti. Il tempo dirà se sia
stato un errore di prospettiva accettare,
o subire, questa logica, talvolta fondata
solo su calcoli economici superficiali e
di
breve periodo; di sicuro i fenomeni
ra
che si pone oggi come fornitore del
mondo intero.
vista come la scelta obbligata per contra-
stare l’aggressività dei paesi emergenti,
innestati non sono reversibili, è chiaro
che i paesi ove si sono installate nuove
fonderie nucleate dall’Europa oppor-
installate nuove fonderie nucleate dall’Europa oppor- MESI FEBBRAIO 2011 ranno forti resistenze prima di rinuncia-

MESI

FEBBRAIO 2011

ranno forti resistenze prima di rinuncia-

re al valore aggiunto che ha significato

impulso di modernizzazione e di cresci-

ta economica e sociale.

Per concludere, non è del tutto chiaro quali potranno essere gli effetti di lungo periodo di questo straordinario cam- biamento industriale, sociale culturale; però è certo che il mondo della fonderia

in Europa è obbligato da subito a rive-

dere molte delle logiche e delle strate- gie produttive e commerciali sulle quali sono state impostate per anni consoli- date attività aziendali.

e delle strate- gie produttive e commerciali sulle quali sono state impostate per anni consoli- date
e delle strate- gie produttive e commerciali sulle quali sono state impostate per anni consoli- date
e delle strate- gie produttive e commerciali sulle quali sono state impostate per anni consoli- date
CONCERTI FEBBRAIO 2011 feste di laurea, e tutti i giovedì compleanno, spiedo bresciano addio al

CONCERTI FEBBRAIO 2011

CONCERTI FEBBRAIO 2011 feste di laurea, e tutti i giovedì compleanno, spiedo bresciano addio al nubilato
feste di laurea, e tutti i giovedì compleanno, spiedo bresciano addio al nubilato divertimento e
feste
di laurea,
e tutti
i
giovedì
compleanno,
spiedo
bresciano
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CONOMIA

35

QUALE FUTURO

PER QUALE BRESCIA

Aggregare, cooperare, interagire, unire. come dire solidarizzare, poiché la solidarietà è l’unica strada per guadare e guardare oltre la globalizzazione. Lo dice Bauman, grande sociologo della modernità; lo afferma Fitoussi, noto economista della globalità; lo dichiara Ulrich Beck, autorevole studioso delle criticità dell’attualità. Lo dicono importanti e autorevoli personalità bresciane. E lo diciamo pure noi: senza solidarietà siamo condannati a fornire risposte individuali, e le risposte individuali ai problemi generali non possono che essere perdenti.

ai problemi generali non possono che essere perdenti. di ALESSANdRO chEULA itinere. Ma non gratuite né

di ALESSANdRO chEULA

itinere. Ma non gratuite né peregrine

e soprattutto non oniriche. L’aspetto

più importante, inoltre, è che tali stra- tegie sono il segnale di una mutazione

in atto, un cambiamento non epocale

ma significativo, non antropologico

ma psicologico e culturale. Forse Bre- scia, da sempre vittima di un’anomalìa

o meglio dicotomìa che ne fa da una

parte un gigante economico e dall’al-

tra un nano politico, per la prima volta

nella sua storia tenta di uscire dalla

Q uella che segue è una bre-

sua minorità culturale per entrare nel-

ve quanto attendibile rico-

la

maggiorità politica. Diciamo forse

gnizione su alcune prossi- me scadenze dell’agenda politico-economica bre-

poiché il condizionale, trattandosi di una speranza, è d’obbligo. E tuttavia questa volta potrebbe essere qualcosa

sciana. Agenda le cui

di

più di una speranza trattandosi del-

operazioni hanno nomi e cognomi poiché

la

conferma di una raggiunta maturità

vedono protagonisti imprenditori e ope- ratori locali. Si tratta di programmi e pro-

all’altezza della modernità, ossia della consolidata continuità e complessi-

getti fattibili che vanno oltre l’ambito pro-

economica. Anche se è altrettanto

vinciale – quindi di respiro e dimensioni

obbligatorio ricordare che il progetto

nazionali – che riguardano l’industria, la

qualunque progetto di qualsiasi na-

banca, la finanza, la cultura e hanno come driver iniziative bresciane e come leader personalità bresciane.

tura – è importantissimo sul piano del metodo prima ancora che del merito poiché infonde coesione e determina-

PROGETTI NAzIONALI È solo, ripetiamo, una sommaria ben- ché eloquente sintesi che concerne

zione anche al di là della sua effettiva realizzabilità. Ma è altrettanto perti- nente rammentare che qualunque pro- getto per diventare realtà ha bisogno

percorsi probabili e ipotesi realisti-

di

tre condizioni: un catalizzatore, la

che, alcune già “cantierate”, altre in fieri o in gestazione, altre ancora in

politica; un carburatore, la cultura; un contenitore, l’etica.

cONTRO LA dERIVA

cONTRO IL dEcLINO Franco Bettoni, presidente della Cdc, ha parlato recentemente alla nostra testata

della necessità di coniare un “simbolo” per Brescia, un “richiamo” che possa fungere da attrattiva a livello interna- zionale. Narcisa Brassesco, prefetto di

Brescia, ha dichiarato nel corso di un’in- tervista concessa a “12 Mesi” dell’op- portunità di elaborare una “idea guida” per la nostra provincia, aggregando Cavalieri del lavoro e i maggiori impren-

ditori bresciani per focalizzare quella “idea-forza” che possa fungere da traino

contro la crisi per la crescita. Gianfranco Dallera, presidente di Aib, insiste sulle

“occasioni da non perdere”, vale a dire

infrastrutture, innovazione, informazio- ne, internazionalizzazione. Per inciso, noi da tempo parliamo di una “consulta”

o una “costituente” capace di aggregare imprese, partiti, professioni, istituzioni

(più chiaramente: una alleanza operativa

tra imprese, banche, università e istitu-

zioni, ben oltre i dimenticati “Stati Ge- nerali” di corsiniana memoria). Quattro imprenditori bresciani, presi- denti di altrettante grandi associazioni industriali nazionali – Enrico Frigerio

di Assofond, Giuseppe Pasini di Fe-

deracciai, Sandro Bonomi di Anima e

Mario Bertoli di Assomet – stanno pen-

sando ad un’alleanza funzionale, una

MESI

FEBBRAIO 2011

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s

12

s 12 strategia comune, una più incisiva unità d’azione. Oggi per un obiettivo imme- diato –

strategia comune, una più incisiva unità d’azione. Oggi per un obiettivo imme- diato – ossia contare di più a livello di Confindustria al fine di riuscire ad espri- mere una rappresentanza industriale per il dopo-Marcegaglia onde evitare l’ipoteca (leggi candidatura presiden- ziale) delle grandi utilities energetiche come Terna (Cattaneo), Enel (Conti) e soprattutto Eni (Scaroni, il più papabi- le) – domani per fare di meglio sul ter- reno della competitività e della crescita del sistema-Paese nel suo insieme. Giuseppe Pasini (Feralpi), Giacomo Stabiumi ed Ettore Lonati (Alfa Acciai), Ruggero Brunori (Ferriere Valsabbia) e Andrea Pittini (Acciaierie Nord) si stan- no da tempo misurando e confrontando con un grande progetto che potrebbe dare alla siderurgia bresciana la leader- ship continentale (quella nazionale c’è già) nei prodotti lunghi. Ultima e imper- dibile occasione imposta anche dall’esi- genza di reagire e superare la crisi per garantire non solo la sopravvivenza ma le residue possibilità di sviluppo a una

sopravvivenza ma le residue possibilità di sviluppo a una “Un progetto per diventare realtà ha bisogno

“Un progetto per diventare realtà ha bisogno di tre condizioni: la politica, la cultura, l’etica”.

A sinistra, Enrico Frigerio, presidente di Assofond.

delle eccellenze storiche della manifattu-

ra bresciana razionalizzandone l’attuale

surplus produttivo (30-40% rispetto alla domanda), cosa possibile solo con un co- mando unificato. Ossia un’aggregazione

organica (fusione e/o incorporazione) per dare vita ad un’unica realtà industria-

le dalla formidabile e irripetibile disloca-

zione geoeconomica. Prendete la carta geografica dell’Europa: dalla Basilicata

con Siderpotenza per il Mezzogiorno e dalla Sicilia con l’Acciaieria Megara per l’emergente mercato del Maghreb in gra-

do di competere con la Turchia, a Brescia

(Lonato, Calvisano, Odolo) e Udine per

il crescente mercato dei Balcani su su

fino in Germania (Acciaieria di Riesa in

Sassonia) per rifornire il fiorente merca- to dell’Europa centro-orientale. Senza contare, dettaglio importantissimo, l’ap- provvigionamento della materia prima tramite il 20% detenuto in Germania da Alfa Acciai nella maggiore società euro- pea di raccolta e commercio del rottame

di

ferro. Un “kombinat”, insomma, che

va

dal Maghreb (in un futuro prossimo

forse anche l’Algeria dove Pasini sta pen-

CONOMIA

37

sando, progetto che risale ad ancor prima

della crisi, di realizzare un’acciaieria) al cuore dell’Europa centrale, in Germania, passando per Catania, Potenza, Brescia, Udine e la Sassonia. Senza contare, lo ripetiamo essendo un aspetto impor- tantissimo della possibile aggregazione,

l’approvvigionamento del rottame, che per l’acciaieria al forno elettrico è quanto

il petrolio per l’automobile.

dALLA BANcA ALLA FINANzA (dA SPINELLI A BAzOLI)

Ma non è finita. Franco Spinelli, docen-

te di economia monetaria, Aldo Bonomi,

uno dei vicepresidenti di Confindustria,

e Franco Ziliani, patron della maggiore

impresa italiana di spumante classico, stanno realizzando il “Credito Lombar- do-Veneto”, istituto di credito ordinario che intende giocare un ruolo intermedio

e interstiziale tra le grandi banche nazio-

nali o multinazionali e le piccole realtà cooperative locali. Giovanni Bazoli, pre-

sidente di Banca Intesa, del quale uscirà

a primavera un volume sulla sua trenten-

nale esperienza di banchiere a cura

Intesa, del quale uscirà a primavera un volume sulla sua trenten- nale esperienza di banchiere a

MESI

FEBBRAIO 2011

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GliGli espertiesperti

nell’allestimentonell’allestimento

didi festefeste ee fierefiere

s

12

s 12 di un docente della Cattolica di Milano, forse il maggiore carisma dopo Draghi nel

di un docente della Cattolica di Milano,

forse il maggiore carisma dopo Draghi nel mondo bancario italiano, parla da tempo della necessità di fecondare la re- altà bresciana operando concretamente su due versanti con due conseguenti strumenti: quello economico con Hopa (Mittel) e quello culturale con l’Accade- mia di cultura cattolica (non Accademia cattolica di cultura, a conferma di un approccio laico e interconfessionale al confronto culturale, affidata alla figlia Francesca, avvocato e membro del Cda dell’Editoriale Bresciana nonché pos- sibile candidata alle prossime elezioni comunali). Il versante economico di

tale strategia si fonda anche sul rilancio

di Hopa, ovviamente su basi diverse da

quelle del passato. La finanziaria fondata

da Chicco Gnutti oggi presieduta da An-

gelo Rovati, ex staff di Romano Prodi, e

diretta da Angelo Facchinetti, ex team di Gnutti, controllata fifty-fifty da Mittel ed Equinox, è lo strumento operativo con cui Mittel intende rimarcare a Brescia una nuova presenza. A tal fine la finan- ziaria milanese presieduta da Bazoli di- spone del controllo al 55% della Draco

di Mario Dora e Giuseppe Taini, grazie

a un patto parasociale nel quale sono sta-

te sindacate le quote della stessa Hopa,

quella di Alessandro Faustini (asfalti

e grandi opere) e di Luciano Marinelli

(Metra). La riorganizzazione degli asset della Draco prevede la gestione degli outlet in carico alla controllata Fashion District guidata da Facchinetti (uomo di Mittel) e degli immobili a Mario Dora.

Il secondo versante della rimonta (po-

tremmo dire di “marcatura del territo-

rio”) di Bazoli a Brescia è quello cultu- rale, che si concretizza nella creazione della Accademia di cultura, affidata alla figlia Francesca e al teologo Giacomo Canobbio in funzione anti-ciellina e anti-tarantiniana (Graziono Tarantini, ex presidente ma riconosciuto patron della Compagnia delle Opere, che ha in Giuseppe Camadini un dichiarato estimatore e sostenitore e in Adriano Paroli un attento continuatore). Anche qui si tratta di un’operazione culturale con ambizioni nazionali e connessioni internazionali (l’Accademia omonima di Monaco di Baviera). Per dire che anche qui la vista è lunga e, a differenza delle opere sociali di Camadini, le operazioni

culturali di Bazoli vogliono inscriversi in un orizzonte non provinciale e non angusto ma di ampio respiro e di lungo periodo. Come si conviene alla migliore cultura cattolica montiniana (e martinia- na) non integralista e non fondamenta- lista ma aperta al dialogo dentro e fuori il mondo cattolico e l’ecumene cristiano (il dialogo è infatti la finalità precipua della Accademia di cultura).

A2A E MULTIUTILITY

dEL NORd

Non c’è solo l’industria e la finanza. Nei possibili scenari deputati a disegnare il

futuro di A2A c’è anche, come hanno di- chiarato recentemente Adriano Paroli ed Emilio del Bono, la grande “Multiutility del Nord”. Probabilmente lo strumento non esclusivo ma decisivo per superare il dualismo Brescia-Milano, assorben-

done la latente conflittualità in un oriz- zonte più ampio in grado di rimuovere

CONOMIA

39

un oriz- zonte più ampio in grado di rimuovere CONOMIA 39 “ Quattro imprenditori bresciani stanno

Quattro imprenditori bresciani stanno pensando a una strategia comune”.

la dicotomia tra l’egemone peso politico meneghino e la vincente efficienza eco- nomica di Brescia. Torniamo alla domanda iniziale posta all’esordio delle nostre riflessioni. Per- ché una provincia che dà all’economia del Paese una decina di presidenti tra associazioni industriali, realtà bancarie- finanziarie, entità culturali ed enti mo- rali non riesce ad esprimere un’idea, un progetto, una strategia o un’iniziativa all’altezza delle sue ricchezze materia- li, dei suoi mezzi finanziari, delle sue risorse valoriali e della sua oggettiva forza socio-economica? Mancano i

mezzi o mancano le idee? O manca

socio-economica? Mancano i mezzi o mancano le idee? O manca Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai. MESI

Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai.

MESI

FEBBRAIO 2011

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12

“Perché una provincia come Brescia non riesce ad esprimere una strategia all’altezza della sua forza socio- economica?”.

all’altezza della sua forza socio- economica?”. la volontà di tradurre le risorse in idee? Forse qualcosa

la volontà di tradurre le risorse in idee?

Forse qualcosa sembra muoversi, alme- no a livello dei leader bresciani di alcune grandi organizzazioni imprenditoriali nazionali. Per ora sul piano delle rappre- sentanze di interessi, per contare di più

a livello di rappresentanza nazionale.

Ma potrebbe essere il primo passo verso

traguardi di natura più alta. A patto che

vi sia un disegno, poiché dagli interessi

dell’economia alle idee della politica,

e da queste agli ideali della cultura e ai

valori dell’etica il passo è lungo ma può diventare breve solo in presenza di un progetto collettivo e condiviso.

SOLIdARIETÀ E GLOBALITÀ C’è qualcosa di più vasto e di più alto della globalizzazione. Qualcosa che va oltre gli interessi dell’economia, le idee della politica e gli ideali della cultura. È

la solidarietà, ovvero i valori dell’etica.

Senza solidarietà, siamo costretti a dare risposte individuali, quindi perdenti,

costretti a dare risposte individuali, quindi perdenti, a problemi generali. Per un progetto all’altezza dei

a problemi generali. Per un progetto

all’altezza dei problemi e delle aspetta- tive occorre coalizzare quattro addendi:

l’economia, la politica, la cultura, l’etica. Ovvero gli interessi dell’economia, le

idee della politica, gli ideali della cultura

e i valori dell’etica. Quattro coefficienti

che sul piano programmatico si traduco- no in liberismo economico, riformismo

politico, progressismo culturale, solida- rismo sociale. Più chiaramente, significa

mettere insieme il profitto delle imprese (l’economia ovvero il liberismo econo- mico), il consenso dei partiti (la politica ovvero il riformismo politico), il meri-

to delle professioni (la cultura ovvero

il progressismo culturale) e il servizio

delle istituzioni (l’etica ovvero il solida-

rismo sociale). Quadratura del cerchio? Non bisogna mai

dimenticare che le borghesie produttive

sono sempre oggettivamente progressive

e propulsive, anche se soggettivamente

senza saperlo o senza volerlo. Per questo qualsiasi progetto di non angusto respiro deve saper coniugare i primordiali “ani- mal spirits”, cioè la prassi o dialettica (pulsione) degli interessi conflittuali del mercato, con la “best practice”, ossia l’epica o dinamica (passione) degli ideali

concorsuali della società e con il “poli- tically correct”, cioè l’etica o dialogica (ragione) dei valori consensuali nello Stato. Ebbene, la borghesia che a Bre- scia intende dare inizio a tale ambizioso disegno forse non manca, non è più ca- rente ma cosciente del proprio ruolo e della propria funzione. Non solo come si è visto sul piano economico, ma pure sul versante politico, sul terreno culturale e infine su quello morale.

TRA ANIMAL SPIRITS BEST PRAcTIcE E POLITcALLY cORREcT Marchionne ha spezzato il rapporto biunivoco che da Agnelli in poi, cioè da quarant’anni a questa parte, legava in un nesso indissolubile benché conflittuale gli “animal spirits” del mercato al “poli- tically correct” dello Stato. Rapporto che nemmeno la “marcia dei quarantamila”

A sinistra, Mario Bertoli,

presidente di Assomet.

A destra, Sandro Bonomi,

presidente di Anima.

CONOMIA

41

del l’ottobre 1980 era riuscito a spezza- re, costituendone invece una tempora- nea ma reversibile variabile. Ricordate il dibattito aperto una decina di anni or sono sulla stampa locale a proposito del “declino” dell’economia bresciana?

Dibattito non peregrino in quanto per- tinente ma forse troppo in anticipo sui tempi, considerato che allora poteva essere prematuro ed estemporaneo ri- spetto a un contesto al cui confronto quello di oggi appare di gran lunga più preoccupante e denso di incognite. Ep- pure, nonostante una crisi che ne giusti- ficherebbe ampiamente l’apertura, oggi non si assiste a un confronto pubblico

sui modi per rispondere alla crisi o sugli strumenti per superarne gli aspetti più drammatici. Invece di qualche doveroso scatto di fantasia, silenzio assoluto per non dire assordante. Niente di niente, né dalle associazioni imprenditoriali, né

da quelle sindacali, non dalle consocia- zioni politiche né da quelle istituziona- li, non dai circoli culturali e nemmeno dalle consorterie bancarie o finanziarie. Niente di paragonabile a quello che sta accadendo, ad esempio, in realtà come Milano, dove le migliori forze morali e culturali stanno reagendo ponendosi il problema della responsabilità sociale delle élite dirigenti e della loro funzione progressiva e propulsiva.

della responsabilità sociale delle élite dirigenti e della loro funzione progressiva e propulsiva. MESI FEBBRAIO 2011
della responsabilità sociale delle élite dirigenti e della loro funzione progressiva e propulsiva. MESI FEBBRAIO 2011
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MESI

FEBBRAIO 2011

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12

12 Green Metal, un marchio per le aziende che si migliorano La ricchezza industriale delle nostre

Green Metal, un marchio per le aziende che si migliorano La ricchezza industriale delle nostre valli ha richiesto il pa- La ricchezza industriale delle nostre valli ha richiesto il pa-

gamento di un prezzo ecologico altissimo, a carico dei nostri

fiumi, in cui sono finiti scarti industriali della peggior specie, da quelli delle cartiere a quelli delle aziende chimiche. Diversi enti e categorie, tra i quali

la

stria manifatturiera, hanno formato un Comitato per promuovere un mi- glior rapporto tra industrie e ambiente, attraverso un servizio che offre alle aziende una consulenza finanziata dallʼUnione Europea, per individuare

le

Le aziende che investono nella direzione tracciata dai consulenti potranno utilizzare il marchio Green Metal nelle proprie insegne. Solo poche imprese hanno aderito, a dispetto dei notevoli finanziamenti europei, che aspetta- no di essere indirizzati e che dureranno fino al 2012. Per informazioni:

Università degli Studi di Brescia, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e

Industriale, tel. 030.3715506, daniele.cantaboni@ing.unibs.it.

strategie attuabili nel campo ambientale e della sicurezza sul lavoro.

regione Lombardia e il comune di Lumezzane, città simbolo dellʼindu-

e il comune di Lumezzane, città simbolo dellʼindu- di Terme e Benessere Lʼuomo ha sempre ricercato
e il comune di Lumezzane, città simbolo dellʼindu- di Terme e Benessere Lʼuomo ha sempre ricercato

die il comune di Lumezzane, città simbolo dellʼindu- Terme e Benessere Lʼuomo ha sempre ricercato la

Terme e Benessere

Lʼuomo ha sempre ricercato la salute e il benessere nellʼac- qua. Questo è quanto emerso dallʼintroduzione al convegno

Francesco Rastrelli, presidente dellʼOrdine dei Farmacisti

della Provincia di Brescia, e Carmelo Scarcella, direttore generale dellʼAsl

di Brescia. Il convegno, dedicato a “Benessere. Tra mito e realtà, idee

moderne e nuove cultura”, organizzato in collaborazione con le Terme di Sirmione, si è svolto il 18 dicembre 2010 a Brescia. La stazione termale è un presidio medico a tutti gli effetti e ad alta efficacia in quanto con- corre a favorire il ristabilirsi dellʼomeostasi fisica e psichica. In stazione termale si recuperano motivazioni e incentivi determinanti per la precoce risoluzione delle patologie e degli stati invalidanti; vengono riscoperte anche le proprie esigenze di salute e di conseguenza la necessità della prevenzione, motivo per il quale gli interventi di educazione sanitaria hanno una particolare incisività.

di educazione sanitaria hanno una particolare incisività. Borse di studio offerte da QCom Al via il

Borse di studio offerte da QCom

Al via il concorso ”Internet e… il futuro in rete” rivolto agli

studenti delle classi quinte degli Istituti Tecnici Superiori

con indirizzo informatico-telecomunicazioni ed economico- aziendale delle province di Bergamo e Brescia, promosso da Qcom, operatore indipendente di telecomunicazioni su aziendale delle province di Bergamo e Brescia, promosso da Qcom, operatore indipendente di telecomunicazioni su rete fissa con sede a Treviglio. Le scuole coinvolte nel progetto hanno ricevuto il materiale informativo

necessario per coinvolgere e informare gli studenti. Inoltre, allʼinterno

Facebook, è stata creata una pagina web. Le iscrizioni sono

aperte sino al 28 febbraio 2011. Gli studenti hanno tempo fino al 30 aprile 2011 per inviare i loro elaborati. Una commis- sione composta tra gli altri da rappresentanti di Confindustria e degli Uffici Scolastici Provinciali di Brescia e Bergamo valuterà i lavori perve- nuti. Entro il 15 maggio 2011 i dirigenti degli istituti scolastici saranno informati sui i nominativi dei vincitori. Tutte le informazioni su www.

qcom.it/borsedistudio.html.

di

ACHeCA

Mattinzoli: un interlocutore unico e più equità sociale Superamento dellʼindividualismo e aggregazione “a tutti i co- sti”, con lʼobiettivo di creare “un unico interlocutore del mondo

delle imprese”, per potere contare di più, senza tuttavia fare scomparire le

singole i l realtà di appartenenza. Ma anche più tutele per i lavoratori auto-

nomi e a tempo determinato, in un sistema di welfare italiano che va rivisto

e che deve diventare più equo nellʼutilizzare e ridistribuire le risorse della

collettività. Questo in sintesi il messaggio lanciato Enrico Mattinzoli, presi-

dente dellʼAssociazione Artigiani di Brescia, in occasione del tradizionale incontro di inizio anno con la stampa, insieme ai vice presidenti Alberto Vidali (vicario) e Bortolo Agliardi e al direttore Paolo Gerardini. Su versante aggregazione, la speranza è che Rete Imprese Italia possa rafforzarsi e crescere, passando dallʼattuale unione a cinque, di Confcom- mercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani, a un accordo

a otto, che comprenda anche Assopadana, CdO e Fai. Sul fronte welfare,

invece, Mattinzoli ha ribadito la necessità di garantire lʼaccesso alla Cassa

integrazione in deroga anche ai lavoratori autonomi e ha annunciato una nuova iniziativa dellʼAssociazione, che si prepara a presentare una propo- sta di legge per creare un fondo di garanzia da utilizzare per le piccole imprese in difficoltà. Un fondo a cui i lavoratori autonomi contribuirebbero volontariamente, sulla base del reddito. I numeri dellʼAssociazione Artigiani

Nel corso del 2010, lʼAssociazione bresciana, attraverso ArtFidi Lombardia, ha concesso finanziamenti per 101,4 milioni di euro (di cui 40,7 per finanziare

la

1,1 come fondo Antiusura). Considerando lʼarea di credito della Lombardia, il

liquidità di cassa, 40,5 per investimenti, 18,9 per lʼoperazione Confiducia e

delle impre
delle impre

totale dei finanziamenti approvati ha raggiunto quota 180,7 milioni. Le aziende iscritte allʼAssociazione Artigiani di Brescia nel 2010 sono risul- tate 13.305, con una prevalenza di imprese dei servizi (3.958), di metal- meccanici (2.624), installatori (1.703) ed edili (16.41). Complessivamente,

il

Sul fronte dellʼattività, lʼorganizzazione di via Cefalonia ha messo a segno 12.321 pratiche nellʼarea assistenza normativa/amministrativa e registra-

to circa 3.500 partecipanti ai corsi di formazione organizzati nellʼanno.

numero dei dipendenti delle imprese associate è di 31.932.

43

dei dipendenti delle imprese associate è di 31.932. 43 Da sinistra Paolo Gerardini, Alberto Vidali, Enrico

Da sinistra Paolo Gerardini, Alberto Vidali, Enrico Mattinzoli e Bortolo Agliardi.

MESI

FEBBRAIO 2011

ESTRUSIONE - PRESSOCOLATA - FONDERIA - LAMINAZIONE - FINITURE - LAVORAZIONI MECCANICHE - SALDATURA -
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12

 

NCHIESTA

45

 

I giovani e il lavoro

SFIDA O GAME OVER?

 

La crisi come mostro inafferrabile e in continua trasformazione. Le difficoltà del mercato del lavoro e le responsabilità di chi non ha saputo guidare le nuove generazioni su binari di matura consapevolezza e concretezza. Il parere di alcuni esperti.

 

PARTE SECONDA

   

di MASSIMO ROSSI

mente incoraggianti, espressioni edul- corate da profetiche date di rinascita. Invece non è così. Il cammino della ri- presa è ancora lungo e fare previsioni è ancora azzardato. Come direbbe Spock, il celebre protagonista della fortunata serie di Star Trek, “eliminato l’impossi- bile ciò che resta, per quanto improba- bile, è la verità”. E una di queste verità è il problema del lavoro: una questio- ne che si spiega da sola con esempi di disarmante chiarezza. Il signor Gino, mio vicino di casa, anche stamane si è alzato unicamente per forza di consue- tudine, ma il suo incerto perlustrare gli anditi del cortile ha il tipico non so che del “pensionato per forza”: in realtà è uno dei tanti disoccupati senza facili speranze di “ripescaggio”. “Cercare lavoro alla mia età è come rimbalzare su

muri di gomma”, mi dice scoraggiato. E

 

se,

davvero, la proporzione “crisi ugua-

F

orse al ministro Tremonti piacciono i videogiochi. Al di là dell’innocente provoca- zione prendiamo atto della

le

disoccupazione” è la verità nuda e

cruda della situazione attuale, ben ven-

ga, a questo punto, la sincerità di chi, dall’alto dell’azione politica, può dare

“dissacrante” sincerità dello stesso Capo del Dicastero dell’Economia che proprio nei primi giorni del nuovo anno ha esordito con frasi che parlano di crisi non ancora terminata, di crisi simile a un videogioco per cui ucciso un mostro ecco presentarsene un altro (magari più temibile e pericoloso). E non c’è da meravigliarsi, in tal senso, se il discorso dello stesso Tremonti abbia involonta- riamente seminato zizzania (poi smen- tita) tra la maggioranza. Sì, poiché da quando siamo entrati nel vortice della crisi abbiamo sempre udito parole vaga-

un

autorevole giudizio sullo stato reale

delle cose. Ma che si fa, ora? Lasciamo

la

consolle del nostro videogioco per un

certo quanto prossimo “game over” o raccogliamo la sfida reinventandoci da nuovo con differenti strategie in grado

di

disorientare anche la macchina? Di

certo occorre compiere una svolta ra- dicale rispetto alla semplice analisi del problema. Forse dobbiamo iniziare a ragionare come se ci trovassimo dinanzi

a

un sinistro: non si osserva semplice-

mente la scena. Si chiamano i soccorsi,

si

s

agisce.

CRISI E MERCATO DEL LAVORO

MESI

FEBBRAIO 2011

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NCHIESTA

I giovani e il lavoro

OCCUPATI E DISOCCUPATI: LE STIME DELL’ISTAT

Secondo i dati provvisori diffusi a gennaio dall’Istat, a novembre 2010 in Italia si è toccato il picco più alto di disoccupazione giovanile con punte di poco inferiori al 29% (+0,9% rispetto a ottobre 2010; +2,4% rispetto a no- vembre 2009), a fronte di un tasso complessivo di disoccupazione sostan- zialmente stabile, pari all’8,7% (-0,1% rispetto al mese precedente; +0,4% rispetto a novembre 2009). Il numero di donne disoccupate è aumentato (+1,5% rispetto a ottobre 2010 e +5% rispetto a novembre 2009). Il nu- mero delle persone in cerca di occupazione risulta in diminuzione (-0,4%) rispetto a ottobre e in aumento (+5,3%) rispetto a novembre 2009. Il tasso di inattività, pari al 37,8%, è rimasto invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre 2009.

FAMIGLIA, ScUOLA, AzIENdA UN dIALOGO MANcATO

Arrivati a questo punto non resta che or- ganizzare questa congèrie di riflessioni,

di dati e di fatti in una serie di provoca-

zioni che piace sottoporre all’intelligen-

za di alcuni volti noti del panorama pro-

duttivo bresciano: professionisti delle imprese e del lavoro ai quali si è chiesto non solo un contributo analitico e inter- pretativo al problema occupazionale, ma anche una proiezione in termini ideali su quanto potenzialmente si potrebbe ope-

rare per un effettivo rilancio del mercato del lavoro. Dalle interviste si evince un unico comune denominatore: le piste

di lavoro vanno a parare in tutti i casi su

due elementi: in primo luogo vi è la que-

stione di una più robusta e auspicabile volontà politica in grado di sostenere con un programma concertato a livello

europeo l’impresa medio piccola che, senza dubbio, costituisce il tessuto pro- duttivo più “vascolarizzato” del nostro Paese. In secondo luogo vi è la scuola, chiamata in via urgente a colmare un gap

di competenze professionali troppo ob-

solete e inadeguate rispetto alle nuove tecnologie e alle nuove sfide del merca-

to internazionale. Una riflessione seria,

questa della scuola, poiché intimamente

legata al discorso della famiglia, l’altra grande incognita connessa al problema della disoccupazione giovanile. In che senso? È del 27 dicembre dello scorso anno un’interessante dichiarazione del ministro Sacconi che riporta, tra le ra- gioni dell’elevata disoccupazione tra i giovani in Italia, l’errato orientamento

ad opera di “cattivi maestri” e di “cattivi

genitori”, nonché una tendenziale svalu-

tazione del lavoro manuale e dell’istru- zione tecnica e professionale. I giovani, ha detto Sacconi, “sono particolarmente esposti alla disoccupazione, soprattutto perché pagano il conto di cattivi maestri

e qualche volta di cattivi genitori che li hanno condotti a competenze che non

sono richieste dal mercato del lavoro” (Roma, 27 dic., Apcom). In parole po- vere si torna a ribadire un concetto: per troppo tempo le famiglie hanno ritenuto l’istruzione liceale e il titolo accademi- co come gli unici in grado di conferire prestigio sociale ed economico ai pro- pri figli, mentre in realtà hanno allevato una generazione in molti casi senza né

arte né parte, giovani insufficienti sotto

il profilo professionale ed economico.

Ma attenzione: la strada non è sempre

e necessariamente un vicolo cieco. La

via d’uscita può chiamarsi “formazione continua e permanente” ossia la spe-

cializzazione ulteriore rispetto a quella secondaria acquisita sui banchi di scuo-

la in giovane età. Abilità e competenze

eterogenee possono essere procurate

in tempi diversi della vita. Quindi è vero

che gli studi possono dare molto, ma non tutto e non in un’unica soluzione. A conferma di ciò un fenomeno significati- vo: sono sempre più numerose le scuole della stessa Provincia bresciana che dalle

18 alle 23 della sera si animano di alunni “particolari”. Parliamo di padri e madri

di famiglia, occupati e disoccupati, gio-

vani già diplomati, anche laureati, titolari

di aziende, curiosi: tutti a caccia di nuove

competenze professionali più “immedia- tamente spendibili” per un mercato del lavoro orientato, ancora una volta, alle specialità artigianali e industriali con un occhio di riguardo alle nuove tecnolo- gie. Un modo, anche questo, per sfidare

la crisi e per dare a se stessi opportunità

diversamente recuperabili.

modo, anche questo, per sfidare la crisi e per dare a se stessi opportunità diversamente recuperabili.

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IntervIsta a enrIco MattInzolI PresIdente assocIazIone artIgIanI

Qualsiasi tipo di studio si sia fatto bisognerebbe orientarsi su quel- lo che il mercato del lavoro richiede.

Le statistiche inerenti il mondo del lavoro parlano di grave sofferenza per il popolo dei laureati, soprat- tutto per quelli della “riforma 3+2”, mentre pare che il settore artigia-

nale e industriale fatichi addirittura nel reperire le figure professionali più “tradizionali”. Lei è in grado di confermare questo dato? “È sicuramente vero che c’è una richiesta per figure professionali come fornai, pasticceri, installatori

di infissi, ecc., ma non mi spingerei a

definirla “abbondante”. Quella che

rileviamo tra le nostre imprese è una necessità distribuita e costante che non sta trovando soluzioni da diver-

si anni. In questa fase di crisi però il

contrasto con il resto del mondo del lavoro diventa più evidente e dun- que oggi la difficoltà ad assumere

per mancanza di candidati di un cer-

to

tipo ha una risonanza maggiore.

Si

tratta di figure professionali verso

cui non c’è più slancio e aspirazio- ne da parte dei giovani: professioni forse poco “appetibili” nella lista dei desideri per cui il numero di nuovi candidati è decisamente esi- guo. Questa la spiegazione ad una domanda da parte del settore arti- gianale che permane sempre insuffi- ciente nella risposta e che si pone in antitesi con un mercato del lavoro in generale standby”.

“C’è una richiesta, anche se non abbondante, di figure professionali come fornai, pasticceri, installatori di infissi, ecc.

come fornai, pasticceri, installatori di infissi, ecc. ” Qual è, a tal proposito, la situazio- ne

Qual è, a tal proposito, la situazio- ne occupazionale a Brescia? “Da quello che vediamo esaminan-

do i dati forniti nelle ultime settima- ne dai nostri centri studi possiamo confermare quello che da sempre sappiamo. Ovvero che Brescia non solo rispecchia la tendenza naziona- le, ma spesso la anticipa di qualche mese ed è per questo che da tutta Italia ci guardano anche come pos- sibile laboratorio di nuove soluzioni

o strategie per l’uscita dalla crisi, e come banco di prova delle tendenze generali. Negli ultimi mesi del 2010

è calata la domanda di cassa integra- zione in deroga ma non solo: anche

molte delle ore chieste preventiva- mente in precedenza non sono state

utilizzate. Ovvero la situazione, per

le imprese artigiane, non è rosea né

tranquilla, non è ancora possibile

parlare compiutamente di ripresa,

ma va detto che la realtà è meno pe- sante di certe previsioni”. Scuola e formazione professionale:

uno degli errori più gravi sarebbe quello di aver considerato per trop- po tempo il lavoro artigianale e manuale come occupazione di serie

scuola e l’università italiane? condi-

che la gran parte dei ragazzi punti a un percorso di studi di alto livello, universitario. Il passo del lavoro è

B per cui famiglia, scuola e giovani

successivo: qualsiasi studio si sia fat-

hanno inseguito il miraggio liceale e

to

bisognerebbe orientarsi su quello

accademico come l’unica strada per la propria affermazione sociale ed

che il mercato del lavoro richiede. Sarebbe riduttivo pensare che chi

economica, mentre alla lunga que-

ha

conseguito un determinato titolo

sto calcolo si è rivelato alquanto

di

studio possa o debba trovare im-

fatale. come vede, in tal senso, la

vide il parere di chi le dipinge come troppo teoriche e per nulla o assai

piego solo in quel campo. Purtroppo succede, ma è una distorsione del sistema complessivo e una mancan-

culturale: quella cioè di accettare

za

poco professionalizzanti? “Il tema della formazione in generale

che anche dopo una laurea si faccia- no lavori considerati meno nobili.

della scuola in particolare è a mio avviso molto delicato e merita per questo una riflessione attenta. La

e

Con l’Associazione Artigiani siamo da anni impegnati al fianco dell’Uni- versità. Crediamo davvero che la

prima considerazione da fare è quel-

la relativa a una certa scollatura tra

le aspirazioni di studio di ragazzi e famiglie e la reale necessità del mon- do del lavoro. Ma questo credo vada letto in modo propositivo: è sicura- mente significativo e positivo il fatto

stretta collaborazione tra istituzioni

scolastiche e imprese sia decisiva e vantaggiosa per entrambi. I ragazzi che si avvicinano alle nostre aziende hanno un contatto diretto con le fi- gure professionali e il mondo della

produzione. I nostri imprenditori

NCHIESTA

I giovani e il lavoro

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allo stesso tempo contribuiscono a formare i lavoratori di domani, sug- gerendo aree di sviluppo e settori di interesse ma accogliendo anche all’interno vivacità intellettuale e brillantezza che possono tradursi in innovazioni in tempi brevi”. Formazione professionale e ap- prendistato: gli imprenditori si la- mentano dei carichi e degli oneri fi- scali per l’accettazione dei giovani in corso di formazione e i giovani spesso si lamentano dei contratti “capestro”: quali sono, dunque, i punti critici per un rilancio della formazione professionale a 360°? che cosa bisognerebbe cambiare in termini di legge per accontenta- re tutti un po’ di più? “Il fatto che il mondo del lavoro proponga inizialmente quasi esclu- sivamente contratti a tempo deter- minato è il sintomo evidente di una diffusa incertezza sul futuro, riflette la percezione di molti che sul doma-

ni le prospettive siano limitate e che

si debba quindi procedere un passo alla volta, navigando a vista e con i collaboratori che servono in quel momento. La politica e le istituzioni però potrebbero fare qualcosa di più per stimolare l’uscita da situazioni atipiche: la prima proposta potreb- be essere quella di prevedere una serie di agevolazioni fiscali della du- rata magari di un anno per quelle im- prese che trasformino un contratto a tempo determinato in uno a tempo

indeterminato, come si fece per l’ap- prendistato con la legge 56/87. Sul tema della formazione poi mi sento

di ribadire quanto già detto per la

scuola anche rispetto all’apprendi-

stato. Il contatto costante tra le di- verse realtà è fondamentale e per questo credo che anche una modifi-

ca legislativa che consenta la forma-

zione interna anche durante il perio- do obbligatorio dell’apprendistato sarebbe un buon passo avanti”.

Vuole suggerire alcune piste di la- voro per il futuro? “Parlare di tutto sarebbe molto lun- go. Mi permetto solo una puntualiz- zazione. È sicuramente importante che le istituzioni sostengano l’im-

prenditoria giovanile, coloro che no- nostante tutto hanno il coraggio di buttarsi. Ma non si possono dimenti- care le imprese artigiane, quelle che mediamente hanno 3-4 dipendenti

e che da anni resistono e tengono

duro per non licenziare, che fanno i conti con commesse altalenanti e ricapitalizzano di tasca propria per

non dover lasciare a casa i collabora-

tori e perdere dunque un patrimonio

di tutto un sistema produttivo. Saper

far sentire la vicinanza e il sostegno

delle istituzioni anche a chi è abitua- to a fare da solo e ora più che mai è

in difficoltà è un buon passo per non

perdere il patrimonio che ha fatto l’attuale forza del nostro sistema”.

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NCHIESTA

I giovani e il lavoro

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IntervIsta a FabrIzIo rIccI dIrIgente scolastIco del cFP dI clusane d’Iseo

crisi e disoccupazione giovanile. due parole d’ordine: formazione continua e permanente.

Professore, che cosa cambia, in- nanzitutto, in questi ultimi anni,

rata convinzione che gli ‘insufficienti’ debbano, per forza di cose, andare a

trend di crescita notevole: da 8 corsi inizialmente previsti, oggi siamo a 13

dal punto di vista dell’ordinamento

parare unicamente nella formazione

e

per l’anno prossimo la previsione è

scolastico in merito ai centri di For- mazione Professionale (cFP) e qua- li sono le conseguenze e le ricadute pratiche di tali cambiamenti? “Fino alla Riforma Moratti l’obbligo scolastico era da assolvere all’inter- no della “scuola di Stato” e non nei CFP, per intenderci, che fanno capo alla Regione Lombardia. Con la Rifor- ma Moratti, invece, questo distinguo viene a mancare per cui assistiamo ad una sempre più marcata coinci- denza dell’Istruzione professionale con la Formazione professionale. I ragazzi possono ora assolvere l’ob- bligo scolastico anche all’interno dei

professionale”. Quali sono i risultati della vostra offerta formativa in relazione a questi alunni spesso demotivati e fragili? “Viviamo, spesso, la riscoperta di questi ragazzi più “difficili” e diso- rientati nel momento in cui, per gli stessi, avvengono i primi successi in ambito lavorativo attraverso gli sta- ge aziendali: ragazzi che si trasfor- mano letteralmente nel recupero di un’autostima che sembrava perduta. Per questi casi più delicati e merite- voli di particolare considerazione vi è una personalizzazione del percorso.

di 15: il problema diviene, a questo punto unicamente strutturale: aule, laboratori, personale formatore”. Parliamo di crisi e di disoccupazio- ne, soprattutto giovanile: qual è il suo pensiero, al riguardo? che ruolo può assumere la formazione professionale, in tal senso? “Io userei al riguardo due parole d’ordine: formazione continua e permanente. Ogni sera questa strut- tura è un pullulare di gente adulta proveniente da aziende e da situa- zioni di disoccupazione. L’obiettivo per tutti rimane comunque uno e uno solo: aggiornamento e forma-

CFP. La conseguenza più diretta di

In

tal senso devo dire che i ‘numeri’

zione. Abbiamo persone che stan-

tali disposizioni è il cambiamento,

ci

danno ragione: il dato relativo alle

no letteralmente ‘ristrutturando’ le

socio-assistenziale o nel settore (ov-

all’interno delle nostre scuole, del target degli alunni: una popolazione scolastica in esponenziale aumen-

assunzioni entro l’anno dalla fine del percorso formativo è nettamente superiore rispetto alla tradizionale

loro competenze professionali, al- tre che ne stanno acquisendo delle nuove per dare a se stessi opportu-

to

senza, tuttavia, in casi frequenti,

scuola di Stato. I nostri ragazzi tro-

nità che al momento non hanno. A

le

motivazioni adeguate, l’impegno

vano lavoro presto e nel settore nel

chiunque diamo l’occasione di corsi

e

la consapevolezza di una scelta

quale si sono formati”.

brevi di aggiornamento o corsi per

non priva di difficoltà e sacrificio. Il rischio, insomma, è quello di creare degli inopportuni “salon de refusés” per coloro che, a torto, sono spesso classificati come ragazzi inadeguati

Un successo, dunque, che merita, dal punto di vista politico, una se- ria riflessione… “Sì, se non altro perché è la volon- tà politica a dettare la differenza in

acquisizione di obblighi di legge, corsi tipici di formazione in ambito

viamente) alberghiero e della risto- razione. L’offerta è davvero ampia

per lo studio e per qualsivoglia per- corso formativo. Insomma, vi è l’er-

questo senso. Volontà che dovrebbe tradursi in investimenti. Abbiamo un

diversificata. C’è solo l’imbarazzo della scelta”.

e

“CFP: i nostri ragazzi trovano lavoro presto e nel settore nel quale si sono formati”.

“CFP: i nostri ragazzi trovano lavoro presto e nel settore nel quale si sono formati”.

MESI

FEBBRAIO 2011

expo materiali tecnologie subfornitura PER L’INDUSTRIA DEI TR ASPOR TI 20-22 ottobre 2011 Fiera di

expo

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NCHIESTA

I giovani e il lavoro

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IntervIsta ad arIstIde PelI assessore ProvIncIale alla PubblIca IstruzIone e all’unIversItà

Nelle scuole professionali e tecniche del bresciano si è colmato il distacco tra “banchi e macchine” grazie agli stage e allo stretto collegamento scuola-lavoro.

Scuola, formazione professionale ed esigenze del mercato del lavo- ro: come cambia, negli anni, il qua- dro formativo professionale del sistema scolastico rispetto alle esi- genze attuali della produzione? La scuola italiana è in grado di suppor- tare i cambiamenti e le nuove sfide internazionali dei mercati? come si colloca, in tal senso, la formazione professionale a Brescia? “Le esigenze delle nostre imprese bresciane, piccole o grandi che siano, per quanto riguarda il personale di- pendente e dirigenziale sono sempre più orientate alla qualità e alla profes- sionalità, oltre che alla specificità e alla settorialità. È un’esigenza imposta in primis dai nuovi mercati e dalla con- correnza. Partirò, quindi, dall’aspetto lavorativo per arrivare a quello scola- stico e lo farò attraverso un esempio:

uno studente che si diplomava anche solo 25 anni fa non aveva alcuna diffi- coltà a trovare un posto di lavoro. La prima occupazione arrivava in tempi reali e anche cambiare lavoro era fa- cile, benché la tendenza fosse di pas- sare l’intera vita lavorativa nel medesi- mo posto con una scarsa flessibilità. Ai più capitava di essere contattati ben prima del termine del percorso sco- lastico. Oggi invece un neo-laureato, dopo aver spesso faticato a trovare un impiego, diventa pienamente pro- duttivo non prima di un paio d’anni di attività. In passato l’ambiente scola- stico e la relativa preparazione erano molto simili alla condizione lavorativa, così come la tecnologia insegnata a scuola era del tutto analoga a quella che si trovava sul posto di lavoro. La concorrenza dei prodotti era molto meno pressante e l’ambientamento in azienda e nel mondo del lavoro da parte di neolaureati e neodiplomati era immediata”. La scuola italiana è in grado di sup- portare i cambiamenti e le nuove sfide internazionali dei mercati?

“Ai giorni nostri gran parte del si- stema formativo non è in linea col mondo del lavoro. Il gap è dettato da più fattori. L’ingresso nel mer- cato mondiale di molti paesi dove

il costo del lavoro è bassissimo ha

determinato lo spostamento di di- verse produzioni all’estero. A Bre- scia, sino a poco tempo fa, la mag- gior parte degli impieghi richiedeva basse professionalità, attività che oggi si sono quasi tutte trasferite

nei paesi dell’est o asiatici. A noi

è rimasta soprattutto la tecnologia

avanzata, l’alta qualità, il marchio, il lusso, la specificità. Le nostre azien- de si sono dovute riqualificare e la tecnologia ha fatto passi da gigan- te. Questo atteggiamento è quanto

è mancato al mondo scolastico che

non si è mai adeguato, sia per quan- to il personale docente che per le strutture. È come se il mondo pro- duttivo avesse ingranato la quarta, mentre la scuola fosse rimasta in prima o in seconda. A mio avviso

la differente velocità tra le due re-

altà è dovuta in parte ad alcuni in- segnanti che non si sono aggiornati

e adeguati nella loro formazione e

in parte alle strutture tecnologiche delle scuole (a esempio i laboratori) che non rispecchiano più le esigen- ze del mercato lavorativo”.

“Le esigenze delle imprese bresciane per quanto riguarda il personale dipendente e dirigenziale sono sempre più orientate alla qualità e alla professionalità”.

più orientate alla qualità e alla professionalità ”. Qual è, in tal senso, la situazione bresciana

Qual è, in tal senso, la situazione

bresciana relativamente a scuola e formazione professionale? “Ci sono dei settori dove la scuo-

la prepara molto bene, come per esempio la ristorazione. Brescia, poi, in questo senso è un po’ un’ec- cellenza. Questo perché si è colta l’opportunità di collegare la forma- zione con le aziende: già da tempo la Provincia di Brescia attua questo intervento (ad esempio con l’azien- da Feralpi e col settore della risto- razione alberghiera, ma anche in scuole paritarie dove il privato ha investito molto e bene, vedi le mol- te scuole cattoliche o la Famiglia Lonati). Nelle scuole professionali e tecniche del bresciano si è colmato il distacco tra “banchi e macchine” grazie agli stage e allo stretto colle- gamento scuola-lavoro, nonché allo stesso ‘sistema Brescia’ che molti criticano, ma che molti di più auspi- cano e che nella scuola funziona”.

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TRADE E QUARTIERI

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SAN FAUSTINO

 

TRA CALDARROSTE E zUCCHERO FILATO

 

di BRUNO FORzA

patronale dei Santi Faustino e Giovita,

sempre più fitta e pressante c’è chi inizia

 

il

dna bresciano diventa visibile, udibile,

ad allungare mani furtive verso tasche e borsette altrui. Poi ci sono gli ambulan-

E

sistono luoghi speciali per

pochi e insignificanti per tan-

palpabile, fiutabile e gustabile. Sarà quel capitello romano o quel muretto sgreto-

ti

mobili, quelli per i quali è fiera tutto

ti,

di

altri che entrano nel cuore

lato su cui si appoggia una vecchietta che

l’anno, che stendono i loro teli bianchi

una moltitudine di persone

sussurra “Che strachèsa”. Oppure quella

a

terra appena fuori dal circuito tradi-

per non uscirne più. San Faustino è uno

candela che brilla nel silenzio della chie-

zionale. Anche loro sono già storia di un capitolo chiamato immigrazione iniziato

di