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il Ducato

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Mensile - 13 dicembre 2013 - Anno 23 - Numero 9 Ducato on line: ifg.uniurb.it

Periodico dellIstituto per la formazione al giornalismo di Urbino

STORIE

Io e questi anni terribili. Vivere in tempi di crisi


alle pagine 6 e 7

UNIVERSIT

Iscrizioni in aumento: buon segno


a pagina 8

REGIONE

Dov la ripresa?
LEDITORIALE

Profondo nero per il modello marchigiano


a pagina 12

MEDIA

Solo la Rete ci porter fuori dalla crisi


a pagina 16

l primo a vedere una luce in fondo al tunnel era stato, pi di un anno fa, lex Presidente del Consiglio Mario Monti. Il tunnel quello della crisi economica che sta soffocando aziende e famiglie. Ora il ministro Saccomanni che parla di altri bagliori sostenuto da Letta, che annuncia una ripresa a portata di mano sulla base di segnali macroeconomici che non si vedono e non si toccano. Purtroppo i numeri dicono il contrario. Bene che vada nel 2014 passeremo dalla recessione alla stagnazione. Le Agenzie di rating e il Fondo monetario internazionale parlano di un Pil (prodotto interno lordo) inchiodato allo 0.5% e le stesse previsioni del Governo, che indicano una crescita superiore all1%, sono state smentite dalla Corte dei Conti. Sembra di rivivere lo spassoso dialogo fra Mezzacapa (lo storico rivale di Tot e Peppi-

no) e i due contadini ai quali spiegava il clima milanese: A Milano quando c la nebbia non si vede. Perbacco e chi la vede questa nebbia?. Nessuno. Alla fine Tot chiede: Ma se i milanesi, quando c la nebbia, non vedono, come si fa a vedere che c la nebbia a Milano?. Altro che luce! In cinque anni il tasso di disoccupazione raddoppiato. I consumi crollati. Le tasse sono a livelli record. Sono aumentate le diseguaglianze sociali e la povert. Gli esperti ci dicono che dovremo abituarci a vivere con meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere pi poveri. Ecco la parola che fa paura: povert. Ma dovremo farci l'abitudine. Non siamo pi il

Unintera regione viaggia nella nebbia

calabrone che volava. Siamo a terra, schiacciati a terra. E forse dovremo restarci ancora per molti anni. Perfino questa nostra piccola regione, appartata e laboriosa, capace di inventarsi un proprio originalissimo modello produttivo (il modello marchigiano studiato e teorizzato dal prof. Fu) sta conoscendo un declino industriale senza precedenti. Il timore che non sia una crisi ciclica al termine della quale c sempre la risalita. Edmondo Berselli, nellultima pagina del suo libro LEconomia giusta drammaticamente lapidario: Basta illusione e propaganda. La ripresa non ci sar. Dobbiamo rassegnarci a un futuro meno opulento, a stili di vita pi

spartani? Qui a Urbino e nella Provincia ci sono i segnali di ripresa di cui parlano Letta e Saccomanni, oppure no? Questo numero del Ducato dedicato alla ripresa che c ma non si vede. I nostri giornalisti praticanti sono andati a cercare dati, testimonianze, indicazioni sulla realt del nostro territorio, dove per la verit la crisi stata meno devastante. Urbino non una citt industriale. Vive sul terziario e sul turismo (per la verit sfruttato solo in minima parte). LUniversit (che sta superando le recenti difficolt economiche e aumenta il numero degli iscritti) ha limitato e attenuato le conseguenze. Proponiamo insomma una radiografia sulla nostra realt produttiva. Il quadro che emerge non edificante. Ma alle soglie del Natale e del Nuovo anno lasciamoci almeno un filo di speranza. Auguri.

il Ducato

Cig record per 14 milioni e mezzo di ore

Marche, cosa resta di una regione felix


Industria, artigianato, terziario: la crisi ha colpito tutti i settori
MARIA GABRIELLA LANZA
cora fermo, spiega Recchia. Tra le province marchigiane, quella di Pesaro-Urbino presenta i dati peggiori con 4.837 lavoratori in cig in deroga, 1.063.196 ore e 1.213 aziende coinvolte per un totale di 8.912.645 euro. Da gennaio a maggio 2013 si registrato un aumento del 75% delle richieste. Secondo Carla Balducci, sindacalista della Cgil la nostra provincia era il fiore allocchiello della meccanica e del mobilificio ma da anni ormai molte aziende sopravvivono a fatica. A sommare le ore di Cig in tutti i settori e in tutta la Regione, c da farsi venire i brividi: il pi colpito quello dellartigianato: le ore di cig per gli artigiani marchigiani sono state 9.193. 861. Segue il terziario con 3.524.775 ore e lindustria con 1.810.099. Purtroppo non siamo in grado di dire cosa succeder nel 2014 continua Balducci - la realt che le risorse stanziate dal governo sono poche e linstabilit politica del nostro Paese rende tutto pi difficile. I lavoratori in cassa integrazione in deroga sono migliaia. La maggior parte di loro ha una famiglia con figli piccoli. Sopravvivono grazie alla pensione dei genitori ma una situazione che non potr continuare per sempre. Il rischio che prima o poi vengano licenziati. Secondo i dati Istat elaborati dalla Cna e dalla Confartigianato da ottobre 2012 a ottobre 2013 nelle Marche 19.000 persone hanno perso il posto di lavoro. Proprio come successo a Barbara Vegli, 45 anni: lavorava in una carpenteria a Pesaro, poi nel 2012 entrata in cassa integrazione in deroga e un anno dopo stata licenziata. Mio marito impiegato in una concessionaria. Anche lui da settembre in cig e da tre mesi non prende lo stipendio. Per noi stata unaltra tegola in testa. successo tutto in pochi mesi e ancora non ce ne rendiamo conto. Abbiamo due figli di 11 e 9 anni, racconta Barbara. Per ora ci aiutano i nostri genitori pensionati. La nostra pi grande paura che ci portino via la casa: abbiamo chiesto la sospensione del mutuo, ma prima o poi dovremo ricominciare a pagare. Possiamo solo sperare che le cose prima o poi vadano meglio. tutto quello che ci resta.

iciassettemila persone nelle Marche non prendono lo stipendio da luglio. Sono lesercito silenzioso dei cassa integrati in deroga: operai di piccole aziende, artigiani, agricoltori e impiegati che non rientrano nella cig ordinaria e che da cinque mesi non ricevono gli 800 euro mensili che gli spettano di diritto. La Regione non ha potuto pagare perch i soldi sono finiti. Cos, mentre sempre pi aziende fanno ricorso agli ammortizzatori sociali per non licenziare i loro dipendenti, questi ultimi si ritrovano a lavorare gratis. Alle Marche dovrebbero presto arrivare 10 milioni di euro ma temiamo che non siano sufficienti spiega Valter Recchia, responsabile lavoro di Cna, confederazione nazionale dellartigianato - siamo molto preoccupati. Secondo i nostri calcoli, se non vengono stanziati altri fondi non arriveremo alla fine dellanno. Il 28 novembre c stato un incontro tra la Regione Marche e tutte le parti sociali, ma non si concluso nulla e i lavoratori continuano a restare senza stipendio. Ad aumentare sono invece le richieste di cig in deroga. I dati aggiornati ad ottobre dellInps, lIstituto Nazionale di Previdenza Sociale, mostrano un quadro allarmante: nel primo trimestre 2012 sono state presentate dalle imprese 2.411 domande per 12.332 lavoratori. Nello stesso periodo del 2013, invece, le richieste sono stare 4.307 per 21.039 lavoratori. L82,3% in pi. Da gennaio a maggio 2013 le aziende che nelle Marche hanno chiesto questo tipo di ammortizzatore sociale sono state 4.402, mentre le ore di cassa integrazione hanno sfiorato i 4 milioni per un totale di 33 milioni di euro. I fondi stanziati hanno coperto le ore di Cig fino a maggio - continua Recchia solo a novembre i lavoratori hanno ricevuto lo stipendio del mese di giugno. LEbam, ente bilaterale artigiani Marche, si offerto di pagare il 20% delle ore richieste dalle imprese proprio perch la Regione temeva di non riuscire a coprirle. Ma tutto an-

Nella foto a lato un operaio a lavoro nel cantiere di Porta Santa Lucia In basso il signor Giovanni Aigotti

Giovanni, cassintegrato di 48 anni, confessa

S, sono un forcone
S
ono diventato un forcone perch non ne posso pi dopo tre anni di cassa integrazione in deroga. Giovanni, 48 anni, ha iniziato a lavorare nel cantiere navale di Fano quando era ancora un ragazzo. Una vita passata a rivestire di resina gli yacht, a costruire barche. Ogni mattina partiva da Urbino e tornava la sera tardi da sua moglie e sua figlia. Fino al 2011, quando il cantiere entra in crisi e mette tutti i suoi 180 dipendenti in cassa integrazione in deroga. Per Giovanni e la sua famiglia significa ridimensionare le spese, rinunciare alla pizza il sabato sera, alla vacanza di Ferragosto. Tutto sommato un sacrificio accettabile. Limportante avere ancora un lavoro, si ripete Giovanni. Poi, a gennaio 2013 la situazione peggiora: a lui e a tutti i suoi colleghi viene fatto un contratto di solidariet, met stipendio lo paga lazienda in base alle ore effettive di lavoro e laltra met lInps. Peccato per che lIstituto nazionale di previdenza sociale di soldi non ne ha pi e Giovanni e la sua famiglia si ritrovano a vivere con 400 euro al mese. da luglio che facciamo con fatica questa vita. Ormai mi chiamano per lavorare solo 10 giorni al mese, racconta Giovanni. Trascorro le mie giornate a casa, non posso neanche trovare un altro posto di lavoro: ho subito due interventi al cuore, ho unernia e sono invalido all 80%. Trovare un impiego per uno della mia et e nelle mie condizioni quasi impossibile. Mia moglie fino a qualche tempo fa faceva la pizzaiola in un locale a Montecchio, vicino ad Urbino, ma stata licenziata, continua Giovanni. Riusciamo ad andare avanti grazie alla pensione di mia madre che quando pu ci d una mano. umiliante, per, doverle chiedere aiuto. Cos, ormai da un anno e mezzo che non possiamo pi pagare laffitto di casa. A bbiamo paura di perdere la nostra abitazione, afferma con amarezza. Mia figlia ha 11 anni, capisce la situazione in cui ci troviamo ma sempre difficile dirle che non ci sono i soldi per il corso di pattinaggio o per la cena con le sue amichette. Questanno non so con quali soldi farle il regalo di Natale. arrabbiato Giovanni quando racconta la sua storia di cassa integrato in deroga: A questi politici, a questa classe dirigente, io non chiedo pi nulla. Dopo quasi tre anni di rinunce e sacrifici, ora pretendo che qualcosa cambi. Per questo entrato nel movimento dei forconi: insieme ad altri disoccupati e a giovani precari sceso in piazza a Urbino per far sentire la sua voce. Hanno piantato due stand, stampato dei volantini e appeso uno striscione Non ci rappresentate pi. Basta. Giovanni e tutti gli altri non si rassegnano anche se di promesse e di slogan urlati prima delle elezioni e poi subito dimenticati, ne hanno sentiti tanti. difficile mantenere viva la speranza. Per ora la nostra azienda ci ha detto che anche nel 2014 resteremo in cantiere, ma il timore di essere licenziati, di perdere quei pochi soldi che ci danno al mese c e non posso nasconderla. Non immagino il mio futuro: so che se le cose non migliorano, io e la mia famiglia non avremo un domani - dice Giovanni- quello che mi manca di pi non sono le cose materiali. Di quelle posso fare a meno, ormai sono abituato. Ci che fa pi male la sensazione di aver perso un po della mia dignit. Passo i giorni a giocare davanti al computer, a guardare la televisione e aspetto quei dieci giorni al mese in cui torno ad essere una persona normale, un lavoratore come lo ero qualche anno fa. Nessuno dovrebbe vivere cos. (m.g.l)

La famiglie in difcolt sopravvivono solo grazie ai risparmi accumulati dai nonni

CASSINTEGRATI
Osservatorio del Lavoro

Cinque anni e in duemila vanno a spasso


MARTA MANZO

I
I CONTI NON TORNANO
Nella provincia di Pesaro e Urbino il saldo tra assunzioni e cessazioni delle attivit lavorative ancora negativo. Qui a destra i dati Istat mostrano landamento nellultimo trimestre degli ultimi tre anni. Mel 2011 il disavanzo stato di 3.926 posti di lavoro, salito nel 2012 a 4.223. andato male anche questanno, con un saldo fermo a 3.301. A Urbino i settori pi colpiti sono gli stessi da anni: al primo posto si conferma il manifatturiero, seguito dallistruzione e dal turismo. Unico settore con saldo positivo stato quello dellagricoltura, con 12 posti in pi nel 2013.

l quinto anno di crisi consecutiva costa a Urbino quasi duemila lavoratori. A rivelarlo lanalisi dellOsservatorio provinciale del mercato del lavoro. Secondo i dati, le assunzioni registrate dal centro per limpiego della citt ducale a inizio dicembre sono state 8.099, a fronte delle oltre diecimila registrate nellanno precedente. Frena il lavoro in tutti settori, un trend che ricalca quello che sta accadendo in tutta la provincia. Entriamo nel dettaglio. A fronte delle oltre ottomila persone che sono state assunte, quasi altrettante sono tornate a casa. Nel 2013 sono state infatti 8.824 le cessazioni di attivit lavorativa, oltre 1300 in meno rispetto allanno precedente, quando avevano toccato quota 10.194. Un dato che pu sembrare positivo, ma che svela una realt pi cruda. dovuto allincapacit del mercato di trattenere i lavoratori - spiega Paolo Carloni, responsabile dellOsservatorio perch non ce la fa a dare lavoro a tutte queste persone. Che le assunzioni siano diminuite significa invece che sono stati sottoscritti meno contratti. Ci sono alcuni settori che sembrano soffrire di pi. Primo su tutti il manifatturiero, affondato ulteriormente negli ultimi dodici mesi: dai 2.055 assunti nel 2012, la discesa a picco arrivata ai 1.618 del 2013. Un primato che mina il tessuto imprenditoriale della provincia, da sempre fatto da piccolissime imprese che hanno retto tutta la vita economica. Il peso fiscale e la crisi - ancora Carloni - le hanno spazzate via come uno tsunami. Penso a tutte le fabbriche del distretto del mobile o ancora a quelle di cantieristica navale. In questi pochi anni sono colate a picco. Sono negativi anche i dati riferiti al commercio allingrosso e al dettaglio e alla riparazione di autoveicoli e motocicli. Qui le assunzioni si sono praticamente dimezzate: a fine 2013 sono solo 346, contro le oltre 600 registrate per ognuno dei due anni precedenti. Rimangono sostanzialmente invariate le assunzioni per un settore come quello di cave e miniere: nellultimo anno si sono persi dodici posti, passando dalle 34 assunzioni del 2012 alle 21 di questanno. Al ribasso anche il settore di istruzione e comunicazione, uno dei pi rilevanti bacini lavorativi per Urbino. Qui il 2013 ha mangiato 178 posti, passando dai 1762 assunti dellanno scorso ai 1584 di questanno. Se allinizio della crisi alcuni settori tenevano commenta Carloni - altri erano addirittura in controtendenza, primi tra tutti quello della ristorazione e quello turistico. Ora anche questi sono arrivati allo stremo. Infine va male anche sul fronte contratti, anche se si registrata una piccola inversione di rotta. LOsservatorio ha infatti notato una riduzione dei contratti flessibili, mentre aumentano gli accordi a tempo determinato. quello che noi chiamiamo effetto Fornero spiega ancora Carloni - i datori di lavoro percepiscono delle agevolazioni per questa formula, mentre per i progetti a chiamata ci sono molti svantaggi. Pur di accedere agli incentivi, le aziende assumono a tempo determinato, ma capita che lo facciano per tempi brevissimi. Parliamo di contratti anche di un mese. Tuttavia, continua anche la stipula di contratti a chiamata e a progetto nelle formule pi precarie e con tempi lavorativi sempre pi brevi, per cui perdere il lavoro continua a essere molto, troppo facile. Soltanto nel 2008 il tasso di disoccupazione nella provincia si attestava al 3,5%, un valore tutto sommato roseo. Oggi, secondo i dati forniti dallOsservatorio, siamo oltre gli otto punti percentuali. E le previsioni dicono che nel prossimo aprile si potrebbe toccare il 9%. Lunico fioco barlume sembra arrivare dal settore dellagricoltura, il solo, per questanno, a registrare un saldo leggermente positivo. Ma parliamo di piccoli numeri: soltanto 12 posti in pi rispetto allanno precedente, 61 rispetto al 2011.

il Ducato

Viaggio tra 100 negozi del centro: 25 sono stti, quattro stanno per chiudere

Sognando i conti in attivo


C chi, per sopravvivere, ha cambiato tutto, chi si arrende, chi spera che tornino i turisti americani
VIRGINIA DELLA SALA
con loro i negozi tradizionali: arrivato il tempo di trovare il modo di incentivare i turisti a venire a Urbino, creare una vera e propria cultura del turismo con gente preparate e capace. difficile riaprire il centro storico alle persone se i negozi si spostano tutti fuori le mura, dice Francesca, titolare di Trendy Casa. Vedo la piazza svuotarsi pian piano racconta mente addobba le vetrine per Natale e aspetto che qualcuno faccia qualcosa. I turisti di cui tutti parlano, qui ci sono solo destate. Per il resto dellanno, non si fa quasi nulla. Il turismo sognato quello degli americani che portavano i dollari, quello che cera quando promettendogli un cambio favorevole, riuscivo anche a vendergli qualche oggetto: cos Vittorio Marcucci, lorafo di via Raffaello che ha deciso di chiudere a maggio del 2014 dopo 54 anni e che ancora spera di trovare qualcuno che rilevi la sua attivit. Divieto di chiudere. Giuseppe Ugoccioni, detto Jack, un ex impiegato del Comune e non riesce a trattenersi: Si stava meglio quando si stava peggio dice infervorandosi per la chiusura del Koala, a pochi passi dalla bottega dellorafo Marcucci: con la liquidazione dei suoi oggetti di modernariato vintage, ceramica locale e antiquariato, il proprietario Antenisco Bartolucci riprender a viaggiare. Resta il paradosso di chi, invece, vorrebbe chiudere ma non ci riesce. Quasi un divieto: Per chiudere dovrei vendere tutto quello che ho in magazzino e in negozio: cornici, legno, vernici. E se pure non lo vendessi, comunque dovrei versare lIva spiega il titolare di Cornici Durante, al civico 99 di via Raffaello A questo punto, mi sacrifico e tiro avanti. Anche se, senza lavoro, dura. Antichit, in piazza della Repubblica, un negozio di antiquariato che da mesi espone il cartello Affittasi locale. Stiamo cercando di cedere lattivit o di affittare il locale, ma non ci riusciamo: Maria Catia De Angeli ha provato in tutti i modi a pubblicizzare la cessione del suo negozio, ma senza risultati. Il vecchio nuovo. Le vie duscita, a questo punto sono due: puntare sulla vendita online consigliata da Amicucci Bell Arti, che da via Mazzini diffonde la sua merce in tutto il mondo ( lunico modo che abbiamo per sopravvivere) oppure re-inventare di continuo anche il mestiere pi antico del mondo. Come fa Waletr Paolucci, titolare della Gelateria Romana di piazza della Repubblica. Con il gelato caldo e i waffel e le crepes, alla Romana il lavoro aumenta di anno in anno.

n viaggio per le strade del centro storico di Urbino per vedere e capire. Vedere i segni lasciati dalla crisi. Capire se ci sono segni di ripresa. Giorno dopo giorno, negozio dopo negozio, fino a contarne cento. E dei cento, trovarne chiusi e sfitti 25. Quattro stanno per chiudere. Gli altri sopravvivono, pochi contano su un bilancio in attivo. Tiene duro Extrabilia, in via Battisti al civico 16. Il frigorifero che un tempo ospitava prosciutti e formaggi, oggi pieno di articoli di magia e maschere:. Prima avevo un piccolo alimentari racconta il titolare, barba lunga e tshirt stampata poi con la crisi del settore dovuta alla nascita delle grandi catene di supermercati, ho cambiato completamente genere. Ora vivo solo grazie agli studenti, senza i quali dovrei chiudere e per i quali ho scelto questa attivit. Vivere di affitto. A pochi metri di distanza c il Bazar Di Paoli sopravvive dal 1982 con i suoi scaffali zeppi di oggetti di ogni tipo: minutaglie e chincaglierie che vanno dallidraulica ai piccoli elettrodomestici, dalle bombole del gas alle pentole. Il titolare Fabio Di Paola racconta che, come i suoi colleghi su quel lato di strada, fortunato: paghiamo un affitto ridotto, intorno ai 300 euro, allassociazione del Legato Albani che concede i locali dellomonimo palazzo. In via Mazzini, ad esempio, i proprietari speculano e guadagnano sugli affitti delle case e quindi non si fanno problemi a proporre locali di 35 metri quadrati a prezzi altissimi, come 800 o 900 euro al mese. un costo immenso per i piccoli negozi di un centro cittadino quasi vuoto. In via Mazzini ci sono sette locali commerciali sfitti: a fine novembre ha chiuso un negozio di abbigliamento, qualche mese prima i due punti vendita di sigarette elettroniche (durati meno di un anno). Al civico 37, un cartello giallo annuncia: Liquidazione totale per cessione attivit. In vetrina, profumi e prodotti di makeup. Alle spalle non pi di qualche anno di attivit. Ridateci i turisti. Se continua cos, lanno prossimo chiuderemo, saremo costretti. Paolo Foglietta ha aperto la sua gioielleria al civico 62 di via Veneto nel 1995 e mentre parla guarda le mensole illuminate del negozio, traboccanti doro e argento. I centri storici sono in crisi e

CENTRO STORICO
Allarmante il confronto 2013-2012

In un anno investimenti dimezzati


FEDERICA SALVATI
lla fine del quindicesimo secolo un artista ignoto dipinse un quadro intitolato La citt ideale che si pensa sia ispirato a Urbino. Forse al tempo lo era ma a distanza di 500 anni il titolo le si addice molto meno, almeno per quanto riguarda il commercio. Secondo i dati forniti dal Comune, infatti, nellultimo anno 20 attivit hanno chiuso le saracinesche e solo 9 hanno aperto, 7 sono stati i cambi gestione e i cambi di sede. Come dire che per ogni negozio che chiude ne apre mezzo. Il confronto col 2012 rende la situazione ancora pi allarmante: avevano chiuso 22 attivit ma ben 20 erano state rimpiazzate. In un solo anno si sono dimezzati gli imprenditori decisi ad investire a Urbino e sono aumentati quelli che hanno deciso di andarsene (se si considerano i cambi gestione, 26 attivit nel 2013 hanno abbandonato la citt ducale). Per quanto riguarda i pubblici esercizi (bar, ristoranti, pub) i numeri sono meno crudeli: nel 2012 sono state 2 le chiusure, 4 le aperture e un cambio gestione. Nel 2013 le nuove attivit sono state 2 e quelle che hanno cambiato gestione sono state 3. Secondo Egidio Cecchini, responsabile della Confcommercio di Urbino, il problema numerico non quello pi preoccupante, bisogna riflettere piuttosto sul dato qualitativo: Le attivit ci sono, magari sono state rimpiazzate, non una questione numerica. Il problema che alla fine il volume di affari e il volume occupazionale sono andati comunque a scemare. Il valore complessivo che avevano queste attivit oggi di meno". La tanto inflazionata crisi economica ha inciso nel declino del settore commerciale di Urbino ma ci sono anche problemi legati al territorio stesso. I commercianti del centro storico, per esempio, sono stati penalizzati dallintroduzione della Ztl che ha di fatto diminuito il passaggio di auto e motorini, quindi di potenziale clientela. Gi a marzo di questanno i commercianti lamentavano un calo del 20% delle vendite a causa dellintroduzione

Nella foto grande un negozio di via Battisti In alto Piazza della Repubblica A sinistra linsegna di un negozio stto

Bisogna scommettere sulla innovazione Riconquistare le strade del centro

Fermignano, lassalto dei supermercati

Le botteghe resistono
C
per bambini. La porta del la crostata oggi? Mio GIOVANNI RUGGIERO negozio resta chiusa per glio mi ha chiesto la poco tempo, il movimencrostata chiede una to c, anzi: Rispetto allo scorso Natale - dice la signora appena entrata nella bottega. Oggi titolare, nipote di chi ha fondato lattivit nita Franca, per chi ? Per Matteo? risponde siamo ripartiti col piede giusto, novembre da dietro il bancone la signora Anna, da 25 stato tremendo con tasse e Iva. Anche qui la anni nella sua bottega nel corso principale di clientela ha sempre pi spesso una certa et: Fermignano. Si sente di una razza in estinzione Sono le mamme che entrano e comprano per la signora Anna. Lavora in una di quelle bottelintera famiglia. Il clima tende allottimismo, ghe alimentari dove i clienti sono facce amirimanendo con i piedi per terra: Questanno che, conosce i loro nomi e quelli dei gli: Dieci siamo tornati a respirare. anni fa - dice la signora Anna - cerano quasi 20 La torre medievale in fondo al corso principale, botteghe come la mia, oggi siamo in sei e con in penombra, gli addobi di Natale non vanno viviamo con ben quattro supermercati. La oltre un grande abete davanti al Comune. Tra grande distribuzione, di anno in anno, ha un barbiere, una saracinesca abbassata e un risucchiato la clientela della bottega di Anna, fotografo, c un locale pieno di colori: A met soprattutto giovani coppie e studenti: Il piccotra una galleria e un negozio racconta lo negozio alimentari comodo per gli anziani Gianluca, il titolare oltre che autore di buona - dice Anna - Resistiamo grazie a chi vive intorparte dei quadri appesi alle pareti: Il corso si no a noi, i giovani sono sempre meno e preferista spopolando e le prospettive non mi semscono supermercati e discount. brano buone, se non fossi proprietario del mio Il Natale sembra ormai un periodo come un locale, per me sarebbe stato impossibile pagaaltro: Pacchi e cesti regalo sono obsoleti - dice re anche laftto e rimanere aperto. Nel suo Anna- Siamo qui mani in tasca ad aspettare locale Gianluca dipinge, crea prodotti di artiche le cose migliorino: di certo ci pieghiamo a gianato artistico e propone gli oggetti di design questa crisi, ma non ci spezziamo. fatti da altri che pi lo incuriosiscono: Mi sono Nella piazza del Comune c chi resiste da 50 diplomato allAccademia di Urbino, ho cominanni passando lattivit di generazione in ciato con una manciata di miei quadri, con il generazione. Dentro Corbucci 1954 c una tempo mi sono allargato: oggi sono convinto signora anziana entrata solo per salutare, ma che bisogna vendere anche su internet, ma poco prima una famiglia uscita con alcune non voglio passare ore davanti a uno schermo. buste piene di biancheria intima e un pigiama

delle nuove norme sul traffico in citt. Da quel giorno, con lestate di mezzo (periodo nero per Urbino perch gli studenti se ne vanno), la situazione solo peggiorata. Il problema del commercio a Urbino un discorso generale ma c' una difficolt in pi per il centro storico: i negozi piccoli, il costo degli affitti, la presenza di una classe imprenditoriale anziana fanno s che qui ci sia meno possibilit di investire e innovarsi - continua Cecchini -Bisogna valorizzare la realt in cui si vive non si pu pensare di restare sempre fermi. Bisogna riconquistare il centro storico e per farlo c s la necessit di valorizzare le tradizioni come luniversit ma c anche bisogno di innovarsi. Certi spazi che oggi non hanno pi possibilit di sviluppo devono essere riorientati verso attivit che hanno pi mercato. Una decina di anni fa Urbino era il polo commerciale di riferimento per tutto il territorio. Poi la realt del centro storico si un po mummificata e, soprattutto, sono cambiati gli interlocutori: Bisogna favorire il turismo spiega Cecchini non si pu star fermi in attesa che le cose tornino come prima. Ci sono imprenditori che sono riusciti a innovarsi ma quelli che continuano a rivolgersi soprattutto ai residenti e poco ai turisti e agli studenti sono destinati a soccombere. Il modo per uscirne, secondo il responsabile Confcommercio, lunione che, notoriamente, fa la forza: Bisogna mettersi insieme per creare unimmagine bella di Urbino. Organizzare un sistema virtuoso coinvolgendo tutti per cui un cliente va in un negozio, gli viene data una pergamena con i nomi di altri negozi con sconti e offerte cosicch clienti che non sarebbero mai andati in posto sono invogliati ad andarci. Un altro nodo cruciale per il futuro della citt lo sviluppo dei centri commerciali. Due anni fa stato inaugurato il Consorzio e sta per nascere il secondo polo commerciale a Porta Santa Lucia, vicinissimo al centro. Unoccasione o un problema? Noi stiamo promuovendo liniziativa doppio centro ossia il centro storico e i centri commerciali. Per il bene del commercio queste due realt, che di solito si contrappongono, devono imparare a stare insieme, conclude Cecchini.

il Ducato

Il venditore di scarpe, gli artigiani, le botteghe storiche, lorafo. I racconti

Io e gli anni terribili


Giovanni Matarrese e il suo Passo passo Antenisco Bartolucci, titolare del Koala

Costretto a chiudere, Sono gli studenti la ricchezza di Urbino la citt senza identit

iovanni Matarrese viene da Napoli, ha 40 anni e da una decina vive ad Ancona. Nella vita vende scarpe cos come quattro generazioni della sua famiglia prima di lui. A novembre ha aperto Passo passo in via Vittorio Veneto nel centro storico di Urbino. Chi non riesce a lavorare con 15 mila studenti che dalla mattina alla sera passano davanti alla propria vetrina dovrebbe farsi qualche domanda dice Giovanni - Chi apre unattivit commerciale solo perch ha un piccolo capitale da investire non ha capito che come in ogni mestiere ci vuole preparazione e studio. Prima di piombare sulla citt ducale, il gruppo nel quale lavora Giovanni, una struttura di 80 persone con oltre 30 punti vendita sparsi in Italia, ha voluto vederci chiaro: Ci siamo affidati a uno studio commerciale per fare unindagine di mercato: abbiamo sopportato una spesa iniziale, ma questo ci ha permesso di fare un investimento mirato. Sono passati trenta giorni dallapertura nel centro storico urbinate e Giovanni ha gi di che essere soddisfatto: Le cose vanno molto bene e sto gi pensando di aprire un altro punto vendita l vicino completamente dedicato alla clientela giovanile. Lidea di fondo di andare incontro agli studenti universitari, spesso visti come un problema pi che una risorsa: Non capisco i commercianti che trattano con ostilit gli studenti, un fenomeno che ho notato in pi occasioni nel centro e che di sicuro non aiuta la propria attivit. la scelta quindi proprio di puntare sugli stu

denti, il pi delle volte con le tasche vuote, ma che di camminare hanno bisogno: Il periodo difficile per tutti, le famiglie fanno sacrifici per mantenere i propri figli fuori casa per studiare, ovvio - spiega Giovanni che i nostri prezzi non devono superare pi o meno le 100 euro se vogliamo portare clienti nel nostro locale. Il Natale si avvicina, per il commercio di solito un periodo di grande attivit, ma secondo limprenditore napoletano a guardare le strade del centro storico di Urbino sembra un periodo come un altro: Noi abbiamo addobbato la nostra vetrina per le feste, ma per le strade le decorazioni sono scarne e poco attraenti, non sono dettagli da poco - ricorda Giovanni - da dove vengo io la competizione commerciale forte, a Urbino temo che in tanti si siano seduti sugli allori di tempi passati. E opinione diffusa tra i commercianti di Urbino che la grande distribuzione sia tra le pi grandi minacce del commercio al dettaglio. Per Giovanni sono alibi che non reggono, anzi ne promuove lutilit proprio per la categoria: I locali in centro sono piccoli, noi siamo abituati ad almeno 1000 metri quadrati: un centro commerciale attaccato al centro come quello di porta Santa Lucia sar utile a chi vuole ingrandire la propria attivit, al Consorzio invece non investirei perch l i clienti bisogna sperare che ti raggiungano in auto, gli studenti si spostano a piedi e sono attirati da supermercati convenienti e assortiti: per mentalit sono abituato a pensare che la gente devo attirarla io nel mio negozio, non aspettare che vengano da me. (g.r.)

u un tavolo di legno una radio degli anni 50. Su una sedia una valigia da migrante dinizio Novecento. Su una scatola una pila di Topolino impolverati. Su una cassa c il modellino di un autobus ninja. Una donna entra, si guarda intorno. Prende in mano un violino Stainer di fine Ottocento, chiede il prezzo e lo posa. Poi vede una vecchia macchina da scrivere, la tocca, ne sfiora i tasti con le dita, chiede il prezzo e la compra. Star benissimo nel mio studio dice. Siamo al Koala, un negozio molto noto ad Urbino. Vende oggetti di artigianato artistico e vintage, a met strada tra antiquariato e arte. Adesso, dopo 27 anni di attivit, sta per chiudere: La colpa della crisi che fa aumentare le spese e ridurre le entrate dice il proprietario Antenisco Bartolucci. Bartolucci racconta la storia del negozio: Negli anni 80 avevo trentanni e viaggiavo per il mondo con un gruppo di amici. Tornavamo a casa con lo zaino pieno di oggetti darte provenienti da ogni parte del mondo. Nel 1986 decisi di venderli in un negozio a Urbino e iniziai con pezzi di artigianato peruviano. Allinizio i cittadini erano entusiasti. Per loro si trattava di oggetti nuovi e originali. Poi con il tempo ho iniziato a vendere anche cose pi vicine allidentit artistica della citt, come stampe di Urbino, porcellana locale e articoli darte. Il Koala si cos riempito di lampade, gioielli, sculture, strumenti musicali e mobilio antico. Il negozio sempre andato bene. Almeno fino al 2008. Da quel momento sono diminuite le entrate, la gente ha comprato sempre meno e anche pagare laffitto del locale diventato difficile, racconta Bartolucci.

A Urbino- spiega- la ripresa sembra allontanarsi soprattutto per i negozi tradizionali e per quelli legati a beni accessori. Il commercio in citt sta cambiando - continua Bartolucci aprono solo bar, pizzerie e gelaterie e chiudono barbieri, calzolai e artigiani. Ci si prende cura solo delle persone di passaggio. Degli studenti e non degli abitanti. Un tipo di commercio che Antenisco denisce take away. Mordi e fuggi perch soddisfa i bisogni temporanei delle persone. Antenisco precisa di essere contento che la citt si piena di studenti. Credo solo che non ci sia abbastanza per famiglie e bambini, dice. Bartolucci se la prende anche con lamministrazione comunale. Nel centro storico si rotto lequilibrio tra cittadini e ospiti. Urbino sta perdendo la sua identit. Non pi una citt darte. Non c attenzione al turismo e alle iniziative artistiche. Il centro storico non valorizzato con eventi culturali e darte. Chiuder il prossimo 31 dicembre: il negozio non vedr il nuovo anno. Cerco di liquidare tutto con sconti che partono dal 50%. Antenisco si guarda intorno, indica le ceramiche locali che lo circondano, le vetrinette, le casse, le collane antiche, i bracciali e libri. Sul sito www.cinesichecomprano.com, ci sono un annuncio e un prezzo di vendita per il Koala: 29mila euro per unattivit con bassi costi di gestione. Qualche riga pi gi, la descrizione tradotta in cinese. Cosa far adesso? si chiede Bartolucci: Ricomincer a viaggiare e a studiare arte. Non sar triste, perch tutte le cose hanno un inizio e una fine (v.d.s.)

LE STORIE

di chi combatte per tenere in vita la propria attivit. Ma non tutti ce la fanno

Vivere in tempo di crisi


Artigiani a lavoro nel centro storico Vittorio Marcucci, orafo di via Raffaello

A Natale la seconda vita Adesso nessuno vuole dei negozi rimasti vuoti avere la mia licenza

negozi chiusi e abbandonati riprendono vita: non pi simboli di una crisi economica che non ha risparmiato nessuno (tantomeno Urbino) ma luoghi di aggregazione e coinvolgimento. Sei tra i locali stti del centro citt si illuminano per le feste di Natale e ospitano artigiani che tengono laboratori di ceramica artistica e cultura, ceramica design, tessitura a mano e lavorazione di vetro di Murano; una seconda vita per quegli spazi inutilizzati iniziata domenica 8 dicembre e che durer no all8 gennaio. Liniziativa dellamministrazione comunale ed accolta ogni Natale con grande partecipazione dai cittadini e con favore dagli artigiani, per questo si ripete ormai da molti anni. I locali vuoti sono messi a disposizione da privati che, con la mediazione del Comune o della pro-Urbino o anche tramite un rapporto diretto con gli artigiani, li danno in aftto per un mese a prezzi concordati. Il ne principale di questo progetto far rivivere le strade di Urbino e riportare la gente in piazza, almeno durante le feste, aveva spiegato lassessore alla cultura Attilio Fini qualche giorno fa durante la presentazione del Natale a Urbino, iniziativa che prevede di valorizzare per un mese la citt con proposte come la Via dei Presepi e, appunto, i laboratori artigiani in citt. In effetti oggi Urbino sembra pi vitale: passando per il centro storico si possono osservare gli artigiani al lavoro nelle loro botteghe piene di colori e, in alcuni casi, i cittadini possono imparare praticamente il mestiere. Sono stati organizzati anche dei laboratori (come quello di ceramica) a misura

per i pi piccoli che possono cos divertirsi a creare le proprie opere darte. Gli artigiani sono felici di essere utili alla rinascita di Urbino e soddisfatti del rapporto che si creato con la citt: Siamo qui per far vedere alla gente di Urbino le nostre attivit e poter portare un po di vita nelle strade - spiega Giancarlo Toso, lunico artigiano veneto che da 15 anni torna per tenere un laboratorio di lavorazione del vetro di Murano e i cittadini ogni volta ci ricercano. Se io mancassi quasi si sentirebbero offesi perch loro mi hanno dato tanto e io torno ogni anno per dare a mia volta qualcosa. Mentre lavora il suo vetro preziosissimo con la maestria dei tempi antichi, Giancarlo Toso racconta il suo rapporto con la citt ducale che secondo lui molto simile a Venezia per larte e la storia e in cui, dopo 15 anni, si fatto molti amici. Solo per questo torna a Urbino, non di certo per il guadagno. Sulla crisi economica meglio sorvolare: Non parliamo di crisi dellartigianato perch se io dovessi farmi i conti tra i costi e i ricavi non farei nulla di tutto questo: tra il viaggio da Venezia con tutta lattrezzatura la seguito, il vitto e lalloggio a Urbino non ho praticamente nessun guadagno. Vengo qui per un fattore quasi di amore, solo perch amo questa citt. Ma come pu sopravvivere lartigianato ridiventando un punto di forza delleconomia della citt? Le persone non comprano pi gli oggetti che si trovano dappertutto e che sono tutti uguali conclude Toso ma qua da noi ci sono cose che non trovi da nessunaltra parte, sono tutte cose fatte a mano. Lartigianato deve vivere sulla differenza e sulla particolarit. (f.s.)

agari! Magari ci fosse qualcuno interessato a fare lorafo. Mia glia psicologa, mio glio avvocato. Non hanno voluto seguire le orme del padre. Io cerco ancora di vendere la mia licenza. Ma oggi i giovani hanno altri interessi. Non mi resta che chiudere. Vittorio Marcucci , orologiaio e orafo di Urbino da 54 anni, a maggio 2014 chiuder il suo storico negozio. Cos, i locali stti di via Raffaello diventeranno dieci. Vittorio ha 77 anni, due gli e due nipoti per i quali piange dallemozione. Da questa bottega ho visto scorrere la vita di Urbino degli ultimi cinquantanni racconta - Tantissime attivit hanno aperto e chiuso. Mercerie, negozi di abbigliamento, agenzie immobiliari, botteghe. Pensa un attimo e aggiunge: S, hanno chiuso davvero in tanti. Gli orologi a cuc del negozio suonano tutti insieme. Ricordo bene il giorno che ho iniziato a imparare il mestiere. Ero stato bocciato in seconda media e allora mio padre mi disse: Sai che c? Se non hai voglia di studiare, vai almeno a imparare il mestiere da un mio amico. Il suo maestro era molto conosciuto a Urbino, era un artigiano della vecchia scuola. La prima settimana ho guardato quello che faceva racconta Marcucci - Cercavo di capire a cosa servissero gli attrezzi e pulivo la bottega. Poi, dopo qualche giorno, il maestro mi regal 150 lire e mi disse questo non mica uno stipendio! solo un regalo perch come apprendista dovresti essere tu a pagare me per le cose che tinsegno. Una volta imparato il mestiere, Vittorio inizia ad aiutare lartigiano da casa. Il maestro mi aveva regalato gli strumenti.

Fino al 1958 lho aiutato nel suo lavoro. Riparavo orologi, cambiavo ingranaggi, incidevo anelli. Poi sono partito per il militare. Lho fatto per due anni, no al 60. Quando sono rientrato in citt, ho aperto il negozio con mio fratello. Marcucci non crede nella ripresa, ma continua a sperare: Io spero ancora, spero in Renzi! dice ridendo. Poi torna serio: La crisi ha colpito tutti. Per devo ammettere che il ceto medio quello che soffre di pi. Prima le persone si trovavano ancora qualche soldo in tasca a ne mese. Magari decidevano di spenderli nel mio negozio. Oggi, invece, si fatica e anche a pagare le bollette. Chi acquisterebbe un orologio o un gioiello a cuor leggero?. Gioca con la fede e mostra lincisione che c dentro: questa lho fatta io dice orgoglioso. Poi, uno dopo laltro, indica sul bilancino di precisione i timbri lasciati dai funzionari di Stato: Negli anni 60 cerano molti controlli a sorpresa. Cercavano di scoprire chi imbrogliasse sul peso delloro. Vittorio prende una moneta da due centesimi e la mette sotto uno dei due piattini del bilancino. Lago della bilancia si sposta. Bastava tararla e cos potevi vendere meno oro a un prezzo pi alto. Da qualche decennio, per, non cos. bastato pagare una tassa e dei controlli neanche pi lombra dice. Marcucci consapevole dei tempi che cambiano. Chi verr in questo locale dopo di me, dovr cambiare tutto. giusto cos. Non sono daccordo con chi dice che si stava meglio prima. Basta un po damore. Basta avere la passione per le cose che si fanno. Basta amare la propria citt. Poi, ancora una volta pensieroso, aggiunge: Non c niente da fare, i tempi sono davvero cambiati!. (v.d.s.)

il Ducato

Carlo Bo in controtendenza: crescono gli iscritti

Torna la matricola Urbino si risveglia


Rimane il problema della ricerca: troppe ombre sui dipartimenti
FRANCESCO MORRONE
urante linaugurazione del 508 a n n o accademico dellUniversit Carlo Bo il rettore Stefano Pivato ha usato una metafora tanto originale quanto efficace per definire il nostro sistema universitario. Ha detto che il nostro senza dubbio un Paese fuori corso. Ma nello stesso momento in cui gli atenei e pi in generale il sistema dellistruzione italiano vanno incontro al buio dellincertezza, lUniversit di Urbino sembra viaggiare in direzione totalmente opposta. Dal 2009 ad oggi, infatti, in controtendenza con i dati a livello nazionale, lateneo ha registrato un aumento costante delle immatricolazioni: 400 in pi negli ultimi quattro anni. Tradotto in termini statistici, vuol dire che ogni anno cento studenti in pi hanno scelto Urbino per iniziare il loro percorso universitario. Quasi tutti i dipartimenti, ad eccezione di Scienze delluomo e Studi internazionali, hanno registrato un aumento degli iscritti, a sottolineare che il calo di studenti che faceva temere scenari apocalittici si finalmente arrestato. Ma se la vita sociale a Urbino era spenta da anni e adesso invece tornata a vivacizzarsi, lo si deve anche al drastico calo degli studenti fuori corso. Erano oltre 5 mila nel 2009, sono poco pi di duemila oggi, in pratica il 60% in meno rispetto a 4 anni fa. Difficile dire se questa diminuzione sia da attribuire a un maggior impegno nello studio o semplicemente al nuovo emendamento che prevede pi tasse per chi non si laurea nei tempi previsti. Resta il fatto che la diminuzione degli studenti fuori corso, insieme allaumento delle immatricolazioni, ha permesso una crescita della percentuale degli studenti frequentanti. E questo ha fatto s che le piazze e le vie della citt abbiano iniziato a ripopolarsi come non accadeva da anni. Bar, negozi e appartamenti, rispetto agli anni scorsi, sono ora pieni di ragazzi. Dal 2006, quando iniziato il processo di statalizzazione, ateneo e citt avevano vissuto anni difficili. In unindagine svolta due anni fa da Ilvo Diamanti emergeva come il 90% degli urbinati ritenesse che con la statalizzazione lUniversit avesse perso capacit di attrazione e vivacit culturale. La cosa interessante, per, era che proprio quel 90% riteneva anche che nel futuro questi aspetti sarebbero cambiati, in meglio. In altre parole i cittadini avevano fiducia nel futuro dellUniversit e delle ricadute sulla Citt. E come dimostrano i dati fin qui citati, avevano pienamente ragione. Anche la situazione economica dellateneo decisamente migliorata. Il risultato di gestione passato da meno 10,3 milioni nel 2009 a pi 5,7 milioni nel 2012 e il saldo tra utili e deficit, nel 2012, risulta attivo per 7,4 milioni. Tutto questo, in pratica, ha permesso allUniversit di ritornare a crescere, di chiamare nuovi docenti, bandire nuovi concorsi e superare le situazioni di precariato. Una rinascita completa, insomma, dopo anni di debiti e licenziamenti, se non fosse che dietro questi dati positivi si nascondono quelli sconfortanti sulla ricerca. Secondo lAnvur, lorgano nazionale di valutazione del sistema universitario, Urbino si trova agli ultimi posti per qualit della ricerca fra le universit medie. LAnvur ha analizzato tutte le pubblicazioni prodotte dallAteneo nel periodo compreso fra il 2004 e il 2010 con risultati pessimi per la gran parte dei dipartimenti. In altre parole, c chi in questi sei anni non ha presentato neanche un solo prodotto di ricerca, chi ne ha presentati meno di quelli attesi e chi ha presentato pubblicazioni ben al di sotto degli standard. Ma se da un lato il numero dei prodotti mancanti non era poi cos distante dalla media nazionale, dallaltro numerose erano le produzioni con un voto basso che comportavano una penalizzazione per lAteneo riducendone il punteggio finale. A dir la verit, i metodi di valutazione dellAnvur sono oggetto di critiche da gran parte della comunit accademica. I loro criteri, ad esempio, prendono in considerazione solo le pubblicazioni dei docenti strutturati, ignorando i ricercatori precari e gli strumenti bibliometrici utilizzati per decretare le produzioni migliori sono ritenuti dalla comunit scientifica poco adatti alle valutazioni puntuali. I dati dellAnvur si riferiscono a un periodo di grande crisi per la nostra universit, quello della statalizzazione afferma il responsabile dellufficio ricerca Fabrizio Maci ma se la stessa analisi relativa al periodo 2001-2003 vedeva Urbino ai primi posti in classifica significa che qualcosa negli ultimi anni andato storto. Tra le cause del disastro va anche considerato lesodo di oltre 100 docenti, fra i migliori dellUniversit, che durante la statalizzazione hanno progressivamente lasciato Urbino per trasferirsi in altri atenei, portandosi dietro le pubblicazioni che avevano partorito qui. Pubblicazioni eccellenti, che certamente avrebbero potuto risollevare la media delluniversit. Le criticit della ricerca hanno spinto il Senato accademico a nominare con decreto rettorale una commissione di tre esperti, uno per ogni macro-area dellateneo, con il compito di trovare delle soluzioni al problema e fornire un quadro di interventi. Abbiamo prodotto un documento di sintesi che ora al vaglio dei dipartimenti afferma il professor Flavio Vet r a n o c h e, i n s i e m e a l l a prof.ssa Lella Mazzoli e al professor Paolo Pascucci, compone la commissione istituita dalluniversit ma siamo fiduciosi che certi errori non si ripeteranno. Se qualcuno in 6 anni non stato in grado di produrre nulla, in futuro sar certamente estromesso dai finanziamenti.

Tutti i numeri della riscossa


Dipartimenti
Economia e politica Giurisprudenza Scienze biomolecolari Scienze della terra Scienze di base e fond. Scienze delluomo Scienze della comunic. Studi internazionali Al Al 17.10.2012 17.10.2013 355 174 1034 270 406 187 1.244 310 103 549 273 472 Variazione %

51 13 210 40 23 -69 9 -50

14,36 7,47 20,30 14,80 28,75 -11,17 3,41 -9,58

80
618 264 522

Tot. lauree triennali Tot. lauree magistrali Totale

3025 292 3.317

3.168 376 3.544

143 84 227

6,84

Fonte: Ufficio Relazioni Pubbliche, Universit di Urbino

UNIVERSIT
Il parere delleconomista Giancarlo Ferrero

Nella foto grande, studenti fuori dalla Facolt di Farmacia A destra il docente di economia Prof. Giancarlo Ferrero In basso, una calcolatrice simbolica, dove i conti non tornano pi

Non tempo di ripresa, n a Urbino n altrove


GIUSEPPINA AVOLA

rbino ha retto meglio di fronte alla crisi economica degli ultimi anni. Ma non si pu per questo definirla unisola felice. Perch non ancora tempo di ripresa. N in Italia, n a Urbino. questo il parere di Giancarlo Ferrero, docente di economia e prorettore vicario con delega al bilancio dellUniversit degli Studi di Urbino Carlo Bo. Quanto Urbino ha risentito della crisi? Leconomia urbinate, basandosi su servizi destinati alluniversit e al pubblico impiego, ha sofferto meno di altre citt Ma meno non vuol dire affatto. La capacit di spesa dei residenti si ridotta come nel resto dItalia: le famiglie sono colpite da una crescente tassazione, da stipendi che rimangono fermi e chi lavora nelle imprese subisce cassa integrazione o perdita di lavoro. Ha avvertito la crisi meno ma non un luogo isolato rispetto al resto del Paese. Universit e pubblica amministrazione hanno praticamente fatto da salvagente per la citt. S, perch a Urbino prevale lattivit nel terziario, sostenuta dalla domanda di questi due ambiti. La crescita di iscritti alluniversit un elemento trainante per le attivit commerciali della citt. Le immatricolazioni sono aumentate. Come mai? Credo che si possano indivi-

duare tre fattori determinanti: lofferta didattica, il costo della vita e i servizi per gli studenti. Evidentemente lofferta didattica risponde alle richieste del mercato. Poi, senza dubbio, nella scelta incide il minore costo della vita rispetto a citt quali Bologna e Parma. Infine, credo che in questa citt si studi meglio: c un rapporto pi stretto con i docenti e le classi sono composte da un numero di studenti inferiore rispetto ad altri grandi atenei. E in che modo la crescita del numero degli iscritti funge da traino per le attivit commerciali della citt? Nuovi bar, ristoranti e tavole calde hanno aperto nel centro storico, proprio perch pensati per gli studenti. Eppure il centro storico sembra morire giorno dopo giorno: sono tanti i negozi sfitti o prossimi alla chiusura. Direi, piuttosto, che il centro storico di Urbino si sta muovendo verso una qualificazione

Risparmiare, tagliare: gli studenti si fanno i conti in tasca

Sopravvivere no allultimissimo euro


F
VALERIA STRAMBI ra i tanti compiti dello studente fuori sede, in tempo di crisi, ce n uno a cui nessuno pu sottrarsi: tenere la contabilit di ogni singolo euro che esce dal portafoglio. Fare la spesa, acquistare i libri caldamente consigliati dal prof, pagare laffitto, barcamenarsi tra la bolletta della luce e quella del gas. Ma anche concedersi un aperitivo con gli amici e tornare a casa a salutare mamma almeno una volta al mese. La vita degli studenti una vera e propria corsa al risparmio, e labilit sta nellinventarsi ogni volta qualche nuovo escamotage per sopravvivere. Ma quanto cara Urbino? Secondo i giovani la citt di Federico da Montefeltro a met strada tra convenienza e scomodit. A Riccione si spende molto di pi dice Adele Casadei, romagnola trapiantata a Urbino tra le citt universitarie questa certamente una delle pi economiche. Pago 230 euro al mese per una doppia, mentre amici che studiano a Roma o Milano spendono 500 o 600 euro di affitto. Un po meno convinte sono Sara Ganimede e Tania Rodini, che dopo lunghe ricerche e dopo essersi imbattute in case fredde, rumorose e con il soffitto che rischiava di crollare, hanno trovato una sistemazione, non proprio ideale, al collegio delle suore: Le stanze non sono male raccontano le studentesse abbiamo due singole, ma spendiamo 330 euro al mese, decisamente troppo. Se avere un tetto sopra la testa sembra relativamente semplice, non vale lo stesso per i trasporti: Per andare a lezione ci muoviamo a piedi o in navetta, non c bisogno di prendere la metro o di aspettare ore in mezzo al traffico osserva Michele Magistrale, studente di Scienze motorie e originario di Ostuni, in Puglia per, se volessi tornare a casa per il weekend, potrei anche scordarmelo. Urbino isolata, devo prima raggiungere Pesaro con lautobus e poi ogni volta partono 60 euro di treno. La pensa cos anche Valentina Brunetti, che non viene da molto lontano. La sua famiglia di Castelfidardo, in provincia di Ancona: Da questanno tornare a casa mi costa quasi il triplo spiega Valentina prima spendevo 3,20 euro di autobus per Pesaro e 3 euro di regionale; ora invece lautobus ne costa 3,40 e pago 12 euro di treno. Tutto perch hanno ridotto i regionali e sono obbligata a prendere la Freccia. La giornata di un universitario diventa una piccola impresa anche in una citt apparentemente a misura di studente come Urbino. La mattina sveglia alle 7.30, colazione, non al bar perch anche un bicchiere dacqua pu costare dai 50 centesimi fino a un euro e poi dritti a lezione. Il momento del pranzo va studiato bene: non c tempo per tornare a casa e lunica opzione per non spendere una fortuna la mensa. Non esistono alternative, se vuoi un primo o un pasto caldo devi andare al ristorante racconta ancora Valentina e i prezzi sono assurdi. Altrimenti c la piadina o la crescia sfogliata al bar: per carit buonissime, ma mangiarle ogni giorno vuol dire dietologo e quindi palestra. Soldi, soldi e ancora soldi!. Il pomeriggio di nuovo a lezione, oppure a studiare in biblioteca. Chi vuole concedersi qualche ora di stacco pu optare per lo sport, ma iscriversi in palestra non costa meno di 50 euro al mese. La sera cinema o serata per locali (pochi), non prima dellaperitivo. In questo caso per Urbino una delle citt meno care: Lo spritz costa 3,50 euro e lo accompagnano sempre con pizzette e crostini, ci si potrebbe fare cena afferma Luca Santini mentre a casa mia, vicino Firenze, chiedono minimo 6 euro e non ti portano nemmeno due noccioline.

dellofferta: ristretta ma qualificata. L si concentrano bar e ristoranti. Le altre attivit si sono spostate nei centri commerciali, il Consorzio e il nuovo centro a porta di Santa Lucia. Non mi pare che ci sia una crisi cos significativa nel commercio. Oltre alleffetto positivo che luniversit ha nella vita economica di Urbino, ci sono settori che hanno patito meno la crisi? S. Molte imprese del settore meccanico hanno mostrato di saper reggere questo periodo storico. Come anche nel settore alimentare e della moda: qui ci sono imprese molto dinamiche che resistono e stanno nuovamente ottenendo tassi di crescita del fatturato. Sono state messe in campo delle strategie particolari per fronteggiare questa congiuntura economica? La crisi ha contribuito a rafforzare lorientamento delle imprese al mercato e a richiamare lattenzione verso il marketing, che la capacit di mettere in atto politiche per adeguarsi alle esigenze dei consumatori. Le imprese hanno puntato di pi, quindi, sulla pubblicit? Il marketing non pubblicit. capacit di creare valore e da questo punto di vista c davvero un grande impegno da parte delle imprese, che mostrano attenzione nei confronti dei nuovi clienti, ma anche verso le mutate esigenze dei clienti tradizionali. Unaltra caratteristica della citt ducale la capacit di fare cultura e di attirare il turismo I flussi turistici potrebbero essere in crescita. Urbino splendida ma una citt in cui i visitatori si fermano solo per un giorno. Si dovrebbe lavorare per farli rimanere il pi possibile, fare diventare Urbino un centro dal quale spostarsi verso altre localit. In un quadro simile si pu parlare quindi di stagnazione e non di ripresa? Purtroppo in questo momento non c nulla che sia in ripresa. ipotizzabile per il prossimo anno ma per ora no. Cosa propone per rilanciare leconomia di Urbino? Se riparte leconomia nazionale, riparte anche leconomia di Urbino. Perch il turismo, la produzione agroalimentare, labbigliamento - tutte specificit della zona - dipendono non tanto da Urbino ma dalla capacit di spesa degli italiani. Per questo ritengo che ragionare in unottica localista sia sbagliato. Urbino ha delle specificit grazie alle quali oggi salva . Il resto dipende dalleconomia nazionale. Ma intanto cosa si pu fare per iniziare la risalita? Se luniversit continua con questo trend positivo un bene. Gli imprenditori possono sviluppare innovazione, rivolgersi ai mercati esteri aggregandosi tra di loro e potenziare la loro capacit manageriale, puntando cos alla crescita.

il Ducato
URBINO PESARO JESI

169 dipendenti 15mila abitanti 1 su 887

748 dipendenti 94mila abitanti 1 su 1256

310 dipendenti 40mila abitanti 1 su 1290

Indebitamento in calo e avanzo di mezzo milione: la dieta stata dimagrante

Bilancio comunale in equilibrio


Risultati apprezzabili, nonostante il balletto su Imu, Tarsu, Tares, Tia e Tuc. Ora la stangata si chiama Iuc
SILVIA PASQUALOTTO

l comune di Urbino ha un bilancio sano. Lo dimostra dice lassessore Maria Clara Muci- il basso tasso di indebitamento (2,88%) e lavanzo di gestione dallo scorso anno di circa 572 mila euro. Una salute di ferro confermata anche da Cerved pa, il portale che fornisce valutazioni economico-finanziarie sulla salute delle pubbliche amministrazioni. Il Comune ha un equilibrio della parte corrente nella media, cos pure si legge- una buona autonomia finanziaria. Cos anche questanno lamministrazione ha preparato e approvato il bilancio di previsione in pareggio. Un pareggio raggiunto nonostante lincertezza delle entrate tributarie per i continui cambiamenti di rotta del governo: imu si, imu no, e poi tarsu, tia, tares, tuc, iuc. Una girandola di provvedimenti che ha lasciato per mesi i comuni nellincertezza su quali cifre mettere a bilancio. A rendere a ostacoli il pareggio di bilancio ci sono state poi la spending review che questanno ha imposto un taglio di 800 mila euro, la decurtazione di 600 mila euro al fondo di stabilit comunale (ex fondo sperimentale di riequilibrio) e infine il famoso patto di stabilit, croce di tutti i comuni italiani, che per il 2013 ha imposto il vincolo di 1.689.000 euro. Soldi questi che non possono essere spesi dai comuni ma che devono essere depositati alla tesoreria dello Stato come garanzia sul debito pubblico statale. Eppure, nonostante i tagli, i vincoli e le incertezze, il comune ha fatto quadrare i conti. I fondi per le spese e gli investimenti provengono - oltre che dalle tasse e dalle impostedalla vendita (che questanno ha fruttato solo 230 mila euro) di fabbricati e poderi, dal recupero dellevasione dellIci (circa 250 mila euro), dagli oneri di urbanizzazione ( . 356.362). E poi dai trasferimenti da parte dello Stato, della Regione e della Provincia che, anche se leggermente diminuiti rispetto agli anni scorsi, continuano a esserci. A portare il bilancio in pareggio dice lassessore Mucisono per anche i tagli che il Comune fa da s. Secondo il bilancio di previsione il comu-

ne ha ridotto dell11 per cento la spesa per lacquisto di beni di consumo e materie prime. Stiamo lavorando con gli uffici continua lassessore- per fare economia nella gestione ordinaria. Unattitudine al risparmio che secondo Muci contraddistingue da sempre il comune di Urbino come dimostra il fondo mai utilizzato per i gruppi consiliari: Ogni anno mettiamo nel bilancio di previsione 300 euro per ogni gruppo consiliare ma nessuno li ha mai spesi n nella maggioranza n nellopposizione. Stessa cosa conferma accade quando c da fare un regalo a qualche personalit che viene in visita nella citt: se regaliamo un mazzo di fiori lo paghiamo di tasca nostra, non con i soldi dellamministrazione. Ed cos che, grazie anche a quanto si risparmiato, la voce pi importante del bilancio, quella della spesa corrente rimasta negli anni pi o meno la stessa. Questa voce, per intenderci, costituisce il grosso delle spese su cui si regge lamministrazione pubblica e tutti i servizi da lei offerti: stipendi, materiale, manutenzione, bollette e via dicendo. Ed in questa voce che, se ci fossero, si vedrebbero

gli sprechi. Il comune di Urbino, lo certifica il report di Cerved, ha i conti in ordine eppure, nella scheda di valutazione c un bollino rosso. A non essere ottimale la spesa per il personale che viene definita molto sopra la media. Gli stipendi costano al Comune 6 milioni di euro, un terzo del totale della spesa corrente che ammonta a circa 18 milioni di euro. Bollino rosso quindi nonostante Urbino rispetti i limiti di legge che prescrivono che la spesa per il personale resti sotto il 50 per cento del bilancio comunale. Il peso del costo del personale nel nostro bilancio ha commentato lassessore Muci- pari al 34,55 per cento. Molto inferiore rispetto agli anni precedenti quando abbiamo toccato anche picchi del 40 per cento. Inferiore ma comunque alto: ad Urbino la proporzione tra il numero di abitanti e quello dei dipendenti del Comune tra le pi alte della regione: un dipendente comunale ogni ottantotto abitanti. A Pesaro c invece un dipendente ogni 126 abitanti, a Macerata siamo a quota 1 a 136 e a Jesi sono 129 gli abitanti che si devono spartire il povero impiegato comunale.

FAVORISCA PATENTE E LIBRETTO

Tra le entrate che ogni anno il Comune mette nel bilancio ci sono anche i proventi da sanzioni per violazioni al codice della strada o, pi comunemente, multe. Questa voce nel corso degli ultimi tre anni per drasticamente diminuita. Nel 2011 sono stati incassati 72.500 euro, scesi lanno seguente a 52.240 euro. Anche per il 2013 il comune di Urbino prevede multe in calo: solo 51.250 gli euro iscritti nel bilancio di previsione del 2014.

Nessun taglio agli stipendi (91.952 euro) dei 5 dirigenti

Le segrete buste paga del Municipio


irigenti dalle uova doro. Cos due anni fa Il Ducato aveva definito i dirigenti del comune di Urbino. Guadagnano in media aveva scritto nel nostro giornale 91.952 euro lanno. Oggi non cambiato niente. I cinque prendono ancora la retribuzione massima in tutte le voci dello stipendio: 43mila euro di base ai quali andava sommata la retribuzione di posizione. Una voce variabile perch lasciata alla discrezione del singolo Comune che pu assegnare una cifra che va da un minimo di 6 mila euro a un massimo di 40 in base allimportanza e alla responsabilit delle funzioni svolte dal dirigente. A Urbino, escluso un dirigente precario, tutti prendevano il massimo. Molto e soprattutto molto per tutti, malgrado la legge finanziaria 2006 prescriva di ridurre lincidenza percentuale delle posizioni dirigenziali in organici. Gli stipendi dei dirigenti (cos come quelli di tutto il personale) dovrebbero essere riportati per legge nel sito internet di ogni Comune italiano ma cos non per quello di Urbino. La sezione retribuzioni dei dirigenti per lanno 2013 infatti vuota (cos come non compare in homepage la sezione amministrazione trasparente che dovrebbe contenere questo e altri dati di pubblico interesse). E lo anche quella del 2012 e del 2011. Abbiamo chiesto chiarimenti allamministrazione e ci stato spiegato che i dati non sono stati aggiornati perch non si chiusa la trattativa 2011 per la retribu-

zione di risultato. Quella voce dello stipendio che li premia cio per la loro bravura. Nel 2010 erano stati promossi tutti con il massimo dei voti che, in termini economici, corrispondono a 8.194, 27 euro a testa. A valutarli ci pensava e ci penser il nucleo di valutazione assieme al sindaco e al segretario comunale che per, alla faccia del conflitto di interesse, uno dei cinque dirigenti. Tutte le altre voci di retribuzione, ci hanno confermato dal Comune, sono invariate. Nessun taglio, nessuna diminuzione dellincidenza quindi. Nellarticolo de Il Ducato del 2011 si metteva in relazione la spesa per i dirigenti con la parallela presenza di moltissime consulenze: Bravi ed efficienti si legge- ma non onnipotenti. Nello steso anno, dove i suoi dirigenti non sono arrivati il comune di Urbino ha dovuto invocare un aiuto esterno. Un aiuto che viene chiesto anche oggi: nel 2013 sono, infatti, state chieste consulenze per 106.675,49 euro. Dove non arrivano i dirigenti insomma arrivano le consulenze e dove nemmeno queste possono ci pensano le esternalizzazioni (cio i servizi dati in gestione al di fuori del Comune). Dal 2000 ad oggi sono andate via via aumentando: gestione dellacquedotto, dei rifiuti, trasporti, asili nido, tutto viene ormai gestito lontano da via Puccinotti numero 3. Ben poco sembrerebbe perci rimasto da fare ai cinque dirigenti di Urbino eppure, passano gli anni, cambiano le giunte, ma loro rimangono sempre l. (s.p.)

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CITT

Nuova Porta Santa Lucia pronta, ma manca ancora la rotatoria di accesso

Il gigante addormentato
Fine lavori in primavera. Diventer il terminal dei pullman. Corbucci: Cos riqualicheremo il Mercatale
AGNESE FIORETTI
arrivato un momento decisivo per il nuovo parcheggio Santa Lucia, in via Giuseppe Di Vittorio. arrivata la consegna del bene. Perch i lavori della ditta anconetana Torelli Dottori Spa sono ufcialmente terminati e la struttura pronta per la riconsegna alla Urbino Servizi, la societ che lha ottenuta in concessione dal Comune. Ma non per questo gli urbinati potranno gi parcheggiarvi le loro auto. Mancano la rotatoria per accedere al posteggio senza commettere infrazioni e due ascensori da 21 persone ciascuno. Il parcheggio, composto da 540 posti auto distribuiti in cinque piani, costato 11.831.970 euro e sar il nuovo terminal di tutti i pullman urbani ed extraurbani, fatta eccezione per quelli turistici. Cos riqualichiamo borgo Mercatale - spiega il sindaco di Urbino Franco Corbucci - che sar solo una fermata di passaggio. E se la consegna alla Urbino Servizi gi stata segnata nel calendario, lo stesso non si pu dire dellapertura, di cui al momento si conosce solo la stagione: Primavera 2014, promette il presidente di Urbino Servizi Giorgio Ubaldi. Ma non solo un terminal, perch lenorme struttura che affaccia sulle colline del Montefeltro ha altri quattro piani, 2500 metri quadri tutti di propriet della Torelli Dottori. Il sesto e il settimo ospiteranno esercizi commerciali, tra cui il primo negozio di elettronica in citt e una Coop. Nel chiacchiericcio cittadino lallarmismo si era subito diffuso: se i negozi chiudono e c gi il Consorzio, perch aprire un nuovo centro commerciale? In realt, non andata cos. Il bando con cui il Comune ha afdato Nuova Porta Santa Lucia alla Torelli Dottori risale al 2006, anno in cui la stessa azienda vinceva anche il bando per la costruzione del Consorzio. Due operazioni nate in contemporanea per aggirare la crisi, non una per azzoppare laltra, coordinate dallunica volont di accrescere il bacino di utenza della citt ducale. Con il nuovo terminal chi arriva a Urbino sar subito costretto a passare per il centro storico spiega Paolo Dottori, glio di Sauro che monitora lintero cantiere nascosto in un giubbotto arancione qui arriver una merceologia nuova, che non far concorrenza al Consorzio. Le scale mobili ancora nascoste da teloni bianchi collegano tra di loro tutti i nove piani, di cui gli ultimi due ospiteranno gli ufci e la ristorazio-

In alto gli archi del nuovo terminal. Sopra uno dei cantieri
ne. A sfamare i visitatori non ci sar nessuna catena stile McDonalds, ma piuttosto cresce e casciotte. Il parcheggio avr tariffe speciali per gli studenti, 150 posti in convenzione con il centro commerciale e coster 1,50 euro lora. Lultima sda resta la rotatoria da costruire in via di Giuseppe Di Vittorio, afdata alla Pretelli Srl per 230.000 euro . I lavori partiranno dopo Natale, mentre gli operai della Torelli Dottori completano le prove di vegetazione sul dorso di Nuova Porta Santa Lucia.

MINIFURTI: SI CHIUDE UN OCCHIO


La crisi non ha cambiato soltanto le nostre preferenze alimentari ma anche il modo di fare la spesa. A Urbino, come nel resto dItalia, si entra nel supermercato soprattutto per approttare delle offerte. Ci si aggira tra gli scaffali alla ricerca del prodotto pi scontato. E una volta trovato, ne facciamo scorta. Sempre pi di rado sono prodotti freschi. Acquistiamo scatolame: pesce, carne, verdura che scadranno tra due o tre anni, quando si spera che la crisi sar un ricordo. Ma questa caccia allofferta rischia di sfavorire gli stessi commercianti. Alcuni hanno gi pensato di porre un limite al numero massimo di pezzi acquistabili da un singolo cliente. Cos il prodotto in saldo non nisce in pochi minuti e pi persone possono approttare dellofferta. E nemmeno a Urbino manca lo sconto delle cinque dita: cos chiamano il piccolo furto da supermercato perch bastano le dita di una mano per arraffare qualcosa e inlarlo nella tasca. Quando si tratta di un pacchetto di caramelle o di una bibita, si cerca di chiudere un occhio. Soprattutto se a farlo sono ragazzi o universitari. Sono loro infatti la clientela principale dei supermercati e quando destate lasciano Urbino per tornare a casa gli affari ne risentono. (t.c.)

Gli esercenti (con riserva) sono soddisfatti

Il Consorzio ce lha fatta


TOMMASO CHERICI

u Google Earth il Consorzio di Urbino non lo vedi. Le immagini satellitari risalgono al 2007. Allepoca lappalto era stato assegnato da pochi mesi alla Torelli Dottori, lazienda di Ancona che ha costruito anche il centro commerciale di Santa Lucia. Dopo quattro anni di lavori, nellaprile del 2012, apriva il Nuovo Consorzio. Un centro commerciale, il primo di Urbino, che ha rapidamente stravolto le dinamiche commerciali della citt. Molti negozi in centro hanno chiuso o si sono spostati qui. Ma un anno e mezzo dopo linaugurazione, il Consorzio deve essere ancora completato. Al secondo piano della struttura non sono le vetrine natalizie a catturare lattenzione ma un altro tipo di scritte: qui ci sar il tuo ufficio, qui aprir il tuo negozio. Perch al secondo piano sono soltanto quattro le attivit in affari e ancora si cerca qualcuno per riempire gli altri spazi. Qualcuno disposto ad aprire un negozio, o trasferire qui il suo ufficio prendendo in affitto il locale dalla ditta costruttrice, la Torelli Dottori, che

oltre ad affittare i locali, al Consorzio ha aperto quattro negozi. Bata, Coin, Golden Point e Smoll sono tutti di propriet dellazienda anconetana. Vendiamo bene ci raccontano i dipendenti la gente viene anche da fuori Urbino per comprare. C un clima ottimista nonostante nei vialetti del Consorzio difficilmente si sgomiti per entrare in un negozio. E nemmeno lapertura del nuovo centro commerciale di Santa Lucia spaventa i commercianti del Consorzio. Il proprietario lo stesso. Siamo fiduciosi che la Torelli Dottori non creer dei doppioni. L apriranno negozi che qui non ci sono. C per qualcuno che si preoccupa: Marta Farfalloni , insieme alla sorella, la titolare del supermercato Tigre Amico. Al centro commerciale di Santa Lucia aprir una Coop: Avr una superficie quasi quattro volte la nostra. La sua apertura sar un rischio per noi ma anche per i locali pi grandi. Ad aprile il nuovo centro commerciale sar pronto. Ma fino ad allora c tempo e modo per attirare persone al Consorzio. Ogni mese i gestori dei negozi si riuniscono per organizzare iniziative e spettacoli, dalla esibizione di sculture fatte con i lego alla gara di torte per Telethon.

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il Ducato

Quello marchigiano lascia solo macerie

E adesso tocca al nuovo modello


Artigianato, edilizia e indotto: qui la crisi ha colpito duramente
MARTA CIONCOLONI
duttive, ovvero venti cessazioni a fronte di sedici nuove registrazioni. I dati pi allarmanti riguardano tuttavia il settore edile. Alla voce costruzione edifici del rapporto di Infocamere troviamo venti industrie in meno, ancora peggio nella sezione lavori di costruzione specializzati dove le realt perse sono state ottantanove. A peggiorare lo sguardo sul futuro ci sono i dati che riguardano gli investimenti economici delle realt artigiane, le quali, paralizzate da una crisi che anno dopo anno ha consumato tutte le risorse a disposizione, sembrano non avere pi voglia di rischiare, cercando di tenersi stretto ci che rimasto. Sul totale delle imprese, quelle che nella prima parte dellanno hanno deciso di investire supera di poco il 3% e appena il 4% prevedeva di farlo nella seconda parte. Chiaramente tutto questo si trasferisce negativamente sulloccupazione, i contratti di lavoro e le assunzioni, ambiti dove la provincia di Pesaro e Urbino detiene un primato regionale preoccupante. E infatti larea con la pi alta domanda di cassa integrazione in deroga (CIG) nelle piccole imprese e nei settori artigiani. Numeri e dati che si materializzano in un proliferare di vetrine vuote, saracinesche abbassate e locali sfitti della citt ducale. La fotografia di un momento storico che per essere superato, come suggerisce la Cna di Urbino, dovr concentrare lo sguardo sugli esempi positivi. Secondo i dati forniti da Paola Travagliati, le attivit artigianali attive registrate nellurbinate sono oltre 450, un buon numero di resistenti se si considera lestensione relativa del territorio e della crisi economica. Urbino sta resistendoallurto - ha detto Roberto Annibali, presidente della Cna di Urbino e presidente di turno di Rete Imprese Italia - tant che il saldo tra aperture e cessazioni, per quanto riguarda le iscritte alla Cna, in pareggio.Per rivitalizzare le vie del centro e dare una spinta alla ripresa, le associazioni di categoria, con Rete Imprese, hanno avanzato una serie di proposte al Comune, come la creazione di una via degli artisti dove concentrare, attraverso incentivi e agevolazioni, la nascita di nuove realt artigianali. Potrebbe essere presa in considerazione ad esempio - dice Roberto Annibali, - lipotesi di una suddivisione in zone della citt con fasce di affitto calmierate rispetto al valore massimo di mercato. In pi, le associazioni hanno proposto di rafforzare il rapporto con il mondo dellistruzione. Abbiamo preso contatto con la Scuola del Libro di Urbino dice ancora Annibali - per rilevare, con unazione di orientamento, i bisogni di chi, in prossimit della conclusione degli studi, immaginano il loro futuro in attivit dimpresa nella citt di Urbino.

ipresa? Se vogliamo accostare la parola ripresa a un campo delleconomia della provincia di Pesaro e Urbino, questo non lartigianato. Non ancora almeno. I dati elaborati da Infocamere, la societ informatica delle Camere di Commercio italiane, parlano chiaro: da inizio anno, nella provincia marchigiana, hanno chiuso i battenti altre 943 imprese. Accostando questo nuovo dato a quello dello scorso anno, che registrava 1.153 cessazioni, il quadro generale parla ancora, innegabilmente, di crisi. In pi, secondo i dati elaborati dalla Cna delle Marche sempre per il territorio di Pesaro e Urbino, la percentuale delle piccole imprese in piedi con attivit produttiva in crescita non supera l8% e oltre la met delle totali, nello specifico il 60%, in condizioni di crescente difficolt. I settori che non sono riusciti ad agganciare la ripresa sono quelli che in passato hanno contribuito a una fase di forte sviluppo economico, andando a caratterizzare quello che era il mitico modello di sviluppo marchigiano. Parliamo in primis dellindustria del legno e dei mobili, che ha perso sedici aziende a fronte di sole cinque nuove aperture. Una tendenza peculiare di questo settore poi lalto fattore di polarizzazione tra miglioramento e peggioramento. In altre parole oltre il 15% in una situazione di profondo miglioramento, ma il 65% non sa pi come tenere testa alla crisi. C poi il comparto della fabbricazione di prodotti in metallo, con un saldo negativo di quattro realt pro-

Qualcuno si rovina, ma qualcuno si guadagna la giornata

Slot machine, la grande illlusione


una vecchietta che viene spesso a giocare alle slot racconta la barista del Caff degli archi in piazza della Repubblica e sappiamo che la sua situazione nanziaria non buona. Le diciamo di non buttare i soldi ma lei risponde che se gioca cinque euro e ne guadagna trenta, riesce almeno a fare la spesa. La crisi economica non ha fatto diminuire il fenomeno del gioco dazzardo. Nella provincia di Pesaro-Urbino, secondo dati Infocamere, nel terzo trimestre del 2013 sono venti le attivit commerciali legate a scommesse e lotterie. Nella sola citt ducale esistono due centri scommesse, oltre a numerose slot machine disseminate per i bar. Alcuni esercenti spiega Egidio Cecchini, segretario della Confcommercio hanno diminuito le slot allinterno dei locali perch attiravano clientela poco raccomanda-

bile. Ma non si riesce a eliminarle a meno di non considerare un certo danno economico: i gestori guadagnano tra l8 e il 10% del totale dei soldi giocati. Il 75% delle somme investite in queste macchine viene restituito in forma di vincita. Del restante 25%, pi della met va allo Stato, e inne viene

diviso tra gestori e societ concessionarie. Abbiamo ridotto il numero delle slot afferma una barista al Caff del Sole in via Mazzini perch cerano giocatori assidui che venivano a sperperare gli stipendi e litigavano se qualcuno osava prendere il posto mentre facevano bancomat. Gli affetti da ludopatia nella citt ducale corrispondono al prolo delineato dalla ricerca del Conagga, Coordinamento nazionale gruppi per giocatori dazzardo: persone con una scolarizzazione medio-bassa, disoccupati, precari o cassintegrati. Gli studenti che non rinunciano alla schedina frequentano, invece, i centri scommesse,In un mese dice il titolare del Caff degli angeli a Borgo Mercatale, che ospita 4 macchinette la gente di Urbino riesce a far fuori anche 5.000 euro: c la crisi, eppure c chi sta qui a perdere soldi. (g. a.)

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IL MODELLO SCOMPARSO

Crollano le imprese agricole: in sei anni ne sono sparite pi di 1300

Il grande freddo dei campi


Esportare, diversicare, rinnovare. Il neocontadino alla prova e intanto i giovani riscoprono la terra
TEODORA STEFANELLI
ltro che un grande prato verde. Gli affari nel settore agricolo della provincia di Pesaro e Urbino somigliano pi a una desolata campagna siberiana. Secondo unanalisi della Coldiretti le imprese agricole, iscritte alla Camera di Commercio provinciale, sono scese nel terzo trimestre 2013 a 5.897, segnando un calo del 3% rispetto allo stesso periodo dellanno precedente. Se si confronta il dato con il 2007 la diminuzione ancora pi evidente: -18 per cento, con poco pi di 1.300 imprese scomparse. Per uscire dalla crisi in cui si trovano le nostre aziendespiega il presidente della Coldiretti Marche, Giannalberto Luzi - bisogna puntare sul nuovo modello di agricoltura multifunzionale, premiando le aziende pi meritevoli. Questo genere di attivit agricola, al contrario di quella tradizionale, pu essere impiegata per scopi ambientali, sociali ed economici. Dalla manutenzione del verde, alla vendita diretta in azienda, alla produzione di energia alternativa, fino alla creazione delle fattorie didattiche - spiega Maurizio Romagnoli, coordinatore della Confederazione italiana agricoltori della zona di Urbino - il nuovo modello di agricoltura si pu usare in tantissimi settori. Se vero che la crisi nei campi ha tagliato posti di lavoro (nel 2012 la Coldiretti di Pesaro ha contato 1000 addetti in meno rispetto allanno precedente) altrettanto vero che molti giovani si sono rifugiati in campagna, attratti dalla possibilit di mangiare e di vendere i prodotti della terra. Allinterno della Cia - spiega Romagnoli abbiamo avuto un ricambio generazionale. Questanno ci sono state 45 nuove iscrizioni da parte di giovani agricoltori, che, a causa della crisi del manifatturiero, hanno deciso di comprare un pezzo di terra. Le nuove generazioni, quindi, tentano di guadagnarsi uno spazio nel verde Montefeltro, mentre i grandi produttori di vino, foraggi e cereali esportano i loro prodotti dalla provincia di Pesaro in tutto il mondo. Massimo Fiorani uno di questi. Titolare della Prometeo, unazienda di Canavaccio che da pi di venti anni produce ed esporta il farro negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito, dal 2007 pu produrre semente selezionata e certificata delle proprie variet. Il farro in America era un prodotto quasi sconosciuto spiega Fiorani - ora, invece, lo apprezzano molto e lo amano, soprattutto, la specialit del farro perlato e i derivati come il pane e la pasta.

Lallevatore Urs Abderhalden nella sua fattoria di Monte Calende, a pochi chilometri da Urbino Nella pagina accanto un artigiano al lavoro

URS, IL FORMAGGIO A CHILOMETRO ZERO


Lallevatore Urs Abderhalden, originario di Zurigo, arrivato a Urbino nel 1978. Nella frazione di Monte Calende ha aperto il suo allevamento e, da allora, vive in un casolare con sua moglie Maya, le sue quattro glie, tre mucche, ventitr capre, alcuni vitelli e i capretti. Produce yogurt, formaggi caprini, caciotte e ricotte per i suoi clienti affezionati. Urs si pu denire un precursore del biologico: Andavo alle ere specializzate in questo settore - racconta - per farmi conoscere e crearmi un mercato. Sono sopravvissuto grazie a una decina di persone di Ancona che acquistavano i miei prodotti. Lallevatore svizzero anche il fondatore del gruppo Gas (gruppo di acquisto solidale) di Urbino, dove i partecipanti riettono sui consumi per comprare prodotti a chilometro zero. Parlando del futuro dellallevamento in Italia, Urs pessimista: Un giovane che vuole aprire un allevamento trova molte pi difcolt rispetto a venti anni fa. E difcile, se non impossibile, con tutte le spese che ci sono e il prezzo alto di acquisto della terra. (t.s.)

Erano un hobby. Ora autarchia alimentare

Gli orticelli scacciacrisi


E
se fosse un orto a salvare le famiglie dalla crisi? Prodotti sempre freschi, a chilometro zero e spese ridotte al minimo. Lidea ha solleticato molti, tant che a Urbino, nel 2013, ottanta famiglie italiane e straniere, hanno richiesto lassegnazione di un orto comunale. Lultimo bando, scaduto a maggio, prevedeva la concessione in comodato duso di 40 metri quadri di terra nelle zone di Canavaccio, Gadana e Ponte Armellina. Il problema, per, che non ci sono abbastanza soldi per bonicare le tre zone e prima di marzo nessuno potr coltivare pomodori e zucchine perch manca lacqua (che deve fornire Marche Multiservizi) e un sistema di recinzione per tenere lontani gli animali selvatici che danneggiano il raccolto. Abbiamo a disposizione solo 2000 euro dice Roberto Chicarella, dirigente comunale del settore affari generali e sociali - sono troppo pochi: dobbiamo dissodare il terreno, concimarlo e serve una cisterna grande per lirrigazione. Cos, aspettando nuovi fondi che dovrebbero arrivare nel 2014, il Comune ha deciso di posticipare il progetto prima della primavera. Nonostante le difcolt c chi la recinzione lha costruita da s e cos nella citt ducale, quattro anni fa, nato Orto Circuito. Un progetto ideato da alcune famiglie dellassociazione FuoriTana che hanno preso un terreno comunale in zona Varea per coltivare i prodotti della terra. Un hobby per giovani e meno giovani, ma anche un modo per arrotondare lo stipendio e la pensione, nonch un impegno da prendere seriamente. Facciamo dei turni dice Cherchi - cos da rendere il lavoro meno faticoso, soprattutto in estate quando il terreno deve essere sempre bagnato. La collaborazione la parola dordine nei progetti come quelli di Orto Circuito, sempre pi frequenti in tutta lItalia. In n dei conti un gioco spiega Jacopo Cherchi di Orto Circuito poi, se riusciamo anche a mangiare i nostri prodotti ben venga. (t.s.)

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il Ducato

Gli albergatori tornano a protestare: le iniziative turistiche sono troppo scarse

Natale, cari signori si chiude


Stanze vuote, riduzione del personale, contratti stagionali: nonostante tutto si vede la luce in fondo al tunnel
FEDERICO CAPEZZA
segretario cittadino di Confcommercio il problema che la citt non una realt turisticamente organizzata e presente sul mercato: prende quello che viene, immobile dal punto di vista amministrativo nel settore, non si attiva nel marketing. Urbino completamente ferma, non ha messo a punto strategie serie sul turismo. La candidatura sfumata a capitale europea della cultura 2019 stata comunque una grande opportunit: il punto per non solo farsi vedere, ma riuscire a concretizzare lofferta sul mercato. Marche e Montefeltro dice Gianluigi Campagna, presidente Assoturismo e titolare del Meridiana sono due brand che si stanno affermando. La Regione, per, deve fare di pi, come ad esempio trovare fondi europei per rinnovare le strutture e alzare la qualit: in questo momento di crisi, abbiamo bisogno di aiuto per investire. Come se non bastasse, paghiamo anche lisolamento di Urbino: se si portasse a termine il progetto della Fano-Grosseto potremmo triplicare gli arrivi. Sotto accusa anche la mancanza di eventi in citt nel periodo invernale: per gli albergatori, servono iniziative che portino gente a Urbino.

a questanno molti alberghi di Urbino hanno deciso di disertare il Natale e abbassare la saracinesca. Il motivo? Nella citt ducale, dove il turismo mordi e fuggi, non ci sono abbastanza visitatori nel periodo invernale, malgrado un leggero aumento di presenze nel corso dellultimo anno. A dirlo sono i dati della Regione Marche su arrivi e presenze a Urbino: quattro anni fa, i turisti che pernottavano negli hotel urbinati erano 62.579, mentre le presenze, il numero di notti vendute, erano pari a 127.395: questi indicatori sono scesi a 56.476 e 122.824 nel 2010, 56.248 e 116.660 nel 2011, fino a toccare il fondo a quota 50.885 arrivi e 104.520 presenze nel 2012. I dati del 2013, aggiornati a settembre, si attestano a 41.730 clienti e 87.558 notti vendute: nello stesso periodo dello scorso anno erano 41.131 e 81.353. Una piccola frenata allemorragia, ma non il segnale di uscita dalla crisi: Quello che conta il fatturato dice Antinisco Rossi, socio dellalbergo Nen il nostro in calo. Le motivazioni di queste maggiori affluenze potrebbero essere tante: dal calo delle tariffe a situazioni momentanee come la presenza del cantiere di Santa Lucia, che richiama operai e tecnici. Poi bisogna considerare laspetto occupazionale: adesso molti camerieri sono a chiamata e non pi dipendenti. Il lavoro, quando c, concentrato in pochi mesi: allafflusso turistico di agosto (7886 arrivi questanno) fa da contraltare il deserto di gennaio (solo 1516 clienti). Chiudo dal 19 dicembre al 13 gennaio annuncia Enzo Cecconi, titolare dellalbergo San Giovanni da qualche anno non lavoriamo pi a pieno regime. Il turismo solo di passaggio e a volte a settembre accogliamo gli studenti che si iscrivono alluniversit, magari accompagnati dai genitori. Dinverno viene qualche professore, ma non c quasi nessuno. Insomma, dov la ripresa? Per noi non c taglia corto Marco Papi dellhotel Tortorina un momento di stallo, di flessione del fatturato. Stiamo assistendo a giorni con zero clienti e quindi non ho bisogno di personale. Anchio penso di chiudere a Natale. Stiamo registrando una perdita dinteresse afferma Giulio Lonzi, consigliere di Confturismo e titolare dellhotel Raffaello abbiamo tagliato le tariffe per cercare di essere pi competitivi, ma al tempo stesso le tasse sono pi alte. Preoccupa poi il calo di turisti stranieri: Un terzo in meno rispetto al 2009 osserva Egidio Cecchini,

Enzo Cecconi e Tina Scialpi, titolari dellhotel San Giovanni

Prezzi stabili, iniziative: il teatro salvo

CRESCONO I LILLIPUT
Unisola di libri e dvd da poter consultare gratuitamente e prendere in prestito per educare i bambini alla cultura. questa lidea che ha dato vita alla sala di lettura Lilliput inaugurata il 21 aprile 2012 al Collegio Raffaello. Con circa cinquecento titoli, Lilliput ha registrato questanno quasi 900 ingressi. Una cifra importante se si considera che lisola letteraria no a settembre ha aperto due giorni a settimana (il luned e il gioved dalle 16 alle 19). Grazie alla Comunit montana dellAlto Metauro e alla collaborazione delle scuole, la sala ha potuto aggiungere un nuovo appuntamento. Da un paio di mesi infatti possibile consultare i materiali a disposizione anche il mercoled mattina, soprattutto per favorire i piccoli studenti delle scuole elementari e medie. Un presidio di democrazia cos lo denisce lassessora Lucia Pretelli. importante aggiunge educare i pi piccoli alla cultura. Solo in questo modo non saranno mai succubi della societ. (c.n.)

Il Sanzio resistente
I
di prosa e uno di l posto giusto dove GIOVANNA OLITA danza. Al termine trovare la ripresa il delle esibizioni i civico 76 di corso giovani possono discuterne con la comGiuseppe Garibaldi. Da 160 anni l si trova pagnia teatrale. Per Zio Vanja dice il teatro Sanzio che dallinaugurazione a Lucia Pretelli abbiamo avuto 100 ragazoggi sempre stato un simbolo di Urbino. zi e per gli altri due spettacoli in programI dati dimostrano il legame che unisce gli mazione (Avaro e Rosso) abbiamo gi 95 e urbinati a questo luogo storico: non102 prenotati. Fino a due anni fa ostante il periodo di crisi che sta vivendo aggiunge lassessore cerano dei bus che il teatro a livello nazionale, nella citt andavano a prendere i ragazzi a casa e li ducale il numero degli abbonati portavano a teatro, ora questo servizio aumentato dallanno scorso, passando da non esiste pi perch non possiamo 205 a 211. I primi due spettacoli della stasostenere la spesa. La scorsa stagione c gione 2013-2014 (Zio Vanja e Variazioni stato un calo di presenze proprio per linenigmatiche) hanno registrato il tutto terruzione del servizio navetta. esaurito (o quasi). I cittadini, nonostante Questanno per i numeri sono nuovala crisi partecipano sempre in numerosi mente cresciuti e in media partecipano alle attivit teatrali. Per non far allonta35 ragazzi in pi rispetto allanno scorso. nare il pubblico dal teatro dichiara lasUnaltra iniziativa riservata ai pi piccoli sessore alla cultura Lucia Pretelli non il teatro ragazzi che prevede tre spettaabbiamo aumentato i prezzi n degli coli la domenica pomeriggio. Il primo in abbonamenti n dei biglietti.In provinprogramma il 15 dicembre sar sulla cia i dati sono ben diversi: il numero degli musica, il secondo mostrer ai bambini spettacoli di prosa aumentato del 9,04% come realizzare uno spettacolo teatrale e salendo a quota 181 ma il numero degli il terzo appuntamento sar sulla danza. ingressi diminuito dell8,50%. Un calo In occasione dello spettacolo La traviata che si vericato anche nelle province di previsto per il prossimo 18 dicembre, cinAncona, Ascoli Piceno e Macerata. que allievi delle scuole di danza di Urbino Perch gli urbinati sono tanto appassioavranno la possibilit di esibirsi con la nati al teatro? Un elemento importante compagnia Artemis danza. la variet delle iniziative organizzate. Inne c la sezione La citt in scena dediOltre la prosa e il balletto ci sono anche cata al teatro dialettale. Tre spettacoli readelle sezioni riservate ai giovani e una lizzati interamente in dialetto urbinate. dedicata al teatro dialettale. Scuola di Queste esibizioni spiega Lucia Pretelli platea uniniziativa che coinvolge gli sono molto gradite dal pubblico, regiistituti superiori. Gli studenti hanno la striamo sempre il tutto esaurito. possibilit di partecipare a tre spettacoli

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CULTURA E TURISMO

Per i musei cittadini nessuna recessione

Non si vive di solo pane anche la Cultura pu dar da mangiare


CHIARA NARDINOCCHI

ella citt ducale c stato un sussulto. I dati parlano infatti di un lieve miglioramento degli ingressi nei musei cittadini. Nel Museo della citt sono state circa 1300 le visite da giugno a novembre. Meglio anche al Museo dei gessi grazie allaffluenza di studenti dellaccademia di Belle arti e dei convegni che spesso si svolgono nei locali. Benino anche la casa di Raffaello che mantiene il numero di ingressi stabili, con un timido segno pi. Ma prima di tirare un sospiro di sollievo e brindare alla fine della crisi passer del tempo. Sono infatti molti i segni negativi che tendono a offuscare la ripresa. E quasi tutti sono legati ai fondi che servono a mantenere in vita larte. Lassessore alla Cultura Lucia Pretelli molto chiara: i tagli hanno ridotto brutalmente la capacit dellamministrazione di promuovere la cultura in citt. Con un organico ridotto allosso e un budget sacrificato a quelli che vengono definiti servizi primari, il Comune ha le mani legate. La risposta della cittadinanza alle iniziative afferma Pretelli positiva. Ma senza i fondi necessari per sviluppare le idee, non possiamo offrire quello che vorremmo. Ma vediamo nel dettaglio cosa accade in una delle istituzioni culturali pi importanti della citt: lAccademia Raffaello. Fondata nel 1869, lAccademia ha per iscopo di alimentare con opere e studi, in Urbino e fuori, lalto ideale di arte e di umanit che si irradia dal genio di Raffaello e di tutelare ed accrescere il decoro della Citt che gli dette i natali. Tanto per dare unidea, nei secoli sono stati soci dellAccademia la Regina Vittoria dInghilterra, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e tutti i Re dItalia da Vittorio Emanuele II in poi. Non solo teste coronate, ma anche letterati come Morris Moore, Rossini, Manzoni, Carducci, Pascoli e pi recentemente, nel 1990, anche il principe del Galles Carlo dInghilterra. Ma, nonostante i nomi altisonanti, il bilancio del prossimo anno molto lontano dagli standard che si potrebbero sospettare. Altro che ripresa, spulciando il bilancio sembra di essere in

pieno Medioevo. Il mecenate dellAccademia, e quindi della Casa di Raffaello e della biblioteca, la Cassa di Risparmio di Pesaro che questanno verser circa 15 mila euro a fronte dei 40 mila del passato. E insieme alla banca, anche lo Stato ha deciso di tagliare e di tutelare ed accrescere il decoro della Citt con uno stanziamento di soli 5 mila euro. Se a questi si uniscono circa 20 mila euro promessi, per ora, dalla Regione, non sorprende che il segretario dellAccademia Luciano Ceccarelli, allargando le braccia afferma che ormai si va avanti grazie alle offerte. Io dice - non percepisco compensi per quello che faccio. Ma i miei quattro collaboratori giusto che ricevano uno stipendio. Facendo un calcolo rapido, i 40 mila euro di stanziamenti bastano a malapena per pagare gli stipendi. Se si mette in conto un affitto da 1.500 euro al mese, la pubblicazione della rivista storica (che costa circa 7 mila euro) e le spese di gestione (altri 15 mila euro), viene il dubbio che qualcuno, forse la crisi stessa, abbia deciso di mettere in atto una damnatio memoriae verso il povero Raffaello che ha reso grande il ducato del Montefeltro. Un segnale allarmante che questanno, per la prima volta, lAccademia Raffaello ha dovuto cercare degli sponsor per stampare il tradizionale calendario. Il futuro incerto dice Ceccarelli quando me ne andr, sar difficile trovare qualcuno che, senza un compenso, si impegni a gestire lAccademia. Ma se i soldi bastano solo per coprire le spese primarie, come fa unente, unamministrazione o unaccademia come la Raffaello, a rivitalizzare la cultura e larte? Eppure la citt non si arrende. In questi giorni arrivata a Urbino la mostra di Marco Ceccarini alla Data. Un evento che ha in s una visione ottimistica del futuro e uno spazio, quello delle scuderie del Duca (anche noto come la Data), che potrebbe rilanciare la citt e proiettarla nel contemporaneo. Inoltre il 21 dicembre sar presentato nella casa di Raffaello il nuovo libro del genio francese Yves Bonnefoy. Una vitalit che si dovrebbe coltivare e proteggere in una citt che non vorrebbe mai vedere il suo pittore andare in giro in cerca di sponsor.

Il Cinema Ducale deserto, lavori in corso per passare al digitale e diversicare lofferta laddio denitivo alla pellicola In alto lopera Homo pavonis di Marco Ceccarini

In affanno le due sale cinema di Urbino

La speranza digitale
P
er scoprire dove si nasconde la crisi basta andare al Ducale o al Nuova Luce. I due cinema urbinati non stanno vivendo un bel periodo: il primo ha rischiato di chiudere per il calo drastico degli incassi, il secondo rimasto chiuso sei mesi per lavori. Ma la ripresa potrebbe arrivare con il passaggio al digitale che consentir di trasmettere concerti, opere liriche e film storici che a livello nazionale vengono proiettati per un solo giorno. Il Nuova Luce ha mandato in pensione la vecchia pellicola a giugno ma ha potuto riaprire solo lo scorso sabato perch ha dovuto affrontare ulteriori spese circa 20mila euro per linsonorizzazione della sala. Anche il Ducale ha deciso di passare al digitale per il 50% i costi verranno coperti dalla regione Marche per portare avanti lattivit. Questanno la situazione stata disastrosa afferma la signora Costantina di Tizio Tomassini, che assieme al marito e alla famiglia gestisce il Ducale ben al di sotto della sopravvivenza. I periodi tra gennaio e aprile e tra luglio e ottobre sono stati i peggiori. Neanche la temporanea chiusura del cinema concorrente ha portato vantaggi al Ducale. Per tutto il periodo estivo dice Costantina Di Tizio abbiamo abbassato il prezzo del biglietto di 1 euro e 50 centesimi, ma anche questo non ha fatto aumentare la clientela. La realt drammatica di Urbino non rispecchia quella provinciale. I dati sullattivit cinematografica pubblicati dalla Siae (societ italiana degli autori ed editori), mettono in evidenza come quello cinematografico sia uno dei pochi settori che ha registrato una discreta crescita. Nonostante il numero degli spettacoli 9.769 del primo semestre 2013 rimasto pi o meno costante rispetto al primo semestre 2012, il numero di ingressi nelle sale aumentato del 10,16% contando 283.984 presenze. Una piccola ripresa arrivata con il film di Checco Zalone Sole a catinelle che, come in tutta Italia, anche a Urbino ha riportato le persone al cinema. Ma il dato sembra preoccupare la titolare: Questo un film che fuori dallItalia nessuno andrebbe a vedere, se il livello culturale degli italiani non migliora, siamo spacciati. In primavera si era parlato di una probabile chiusura del cinema Ducale, ma la famiglia Di Tizio Tomassini ha cambiato idea anche grazie alla clientela affezionata che non vuole veder chiudere il cinema storico della citt. Se si dovessero ripresentare periodi come quelli vissuti questanno per non sar facile continuare. Nei giorni feriali dice Costantina Di Tizio con quattro spettacoli e due sale, abbiamo avuto venti persone in tutto; il sabato e la domenica, quando gli spettacoli erano 3-4 per sala, in media facevamo 70/80 persone. Solo alcuni film hanno fatto registrare un piccolo aumento di incassi nel corso dellanno. il caso di Iron Man 3, Il grande Gatsby, La migliore offerta, Il grande e potente Oz e Django unchained. Tutte pellicole che rientrano nella classifica Siae dei 10 film che hanno avuto maggior successo nel primo semestre del 2013. (g.o.)

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il Ducato

FUTURMEDIA

In arrivo 8 percorsi turistici interattivi per tutti: culturali, sportivi e scientici

La crisi avvolta nella Rete


Urbino a portata di smartphone, pronti settanta QRcode e unapplicazione anche per la Citt Ideale
MONICA GENERALI
ristoratori di aderire alliniziativa inserendo nelle loro vetrine plance informative in grado di fornire indicazioni sul locale. Per ora conclude Fini - hanno gi aderito venti commercianti. Non solo i vicoli di Urbino, tra qualche mese a scoprirsi social sar anche la Citt Ideale grazie ad un accordo firmato dallUniversit di Urbino, Bologna, Ancona e dalla Soprintendenza delle Marche che promuove la digitalizzazione di Palazzo Ducale. Il progetto realizzato, che per ora riguarda solo il famoso quadro rinascimentale, prevede anche una scansione laser di tutte le stanze, mobilie e opere darte del Duca Federico. Ma per vedere un perfetto fac-simile 3D bisogner aspettare lok alla richiesta di finanziamento del progetto da parte del ministero per i Beni artistici e culturali. Lidea nasce per valorizzare uno dei patrimoni culturali pi importanti della regione dice Maria Palazzi, Soprintendente ai beni storici e artistici delle Marche e per riavvicinare i giovani ai musei, grazie allutilizzo delle nuove tecnologie. Lapplicazione stata realizzata grazie al lavoro di Paolo Clini, docente dellUniversit Politecnica delle Marche, e permetter di scoprire particolari e curiosit di Palazzo Ducale con un semplice tocco sullo schermo di un tablet. Come ha spiegato lui stesso alla presentazione il procedimento molto semplice, una volta scaricata lapp baster inquadrare con il cellulare i dipinti rinascimentali per scoprire storie e informazioni sulle opere darte. Chiunque potr esplorare tramite uno smartphone, un quadro ad alta risoluzione e vedere dettagli nascosti che ad occhio nudo non si vedrebbero. Entusiasti del progetto in cantiere anche i rettori delle universit coinvolte: La strada da seguire quella della digitalizzazione e delle nuove tecnologie - dice il rettore dellUniversit di Urbino Stefano Pivatodobbiamo ridurre le distanze tra studenti e cultura. Quello che occorre trovare , dunque, un filo dunione tra i giovani artisti rinascimentali e i giovani che oggi guardano quei quadri e la via migliore per farlo in questo momento storico, il 2013, quella dei social network. Questo il loro linguaggio spiega Lella Mazzoli, direttrice del dipartimento di Comunicazione delluniversit di Urbino sono sicura che anche Benjamin si sarebbe innamorato dei social network. Vivere una citt deve essere un esperienza piacevole a 360 gradi, la stessa cosa vale per un museo. scritto anche sullo statuto dellICOM (International Concilium of Museum) dove viene citata come ultima parola enjoyment, divertimento. Urbino sembra essere quindi sulla strada giusta.

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: STEFANO PIVATO, Rettore dell'Universit di Urbino "Carlo Bo". Consiglieri: per l'Universit: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIUSEPPE PAIONI; per l'Ordine: NICOLA DI FRANCESCO, STEFANO FABRIZI, SIMONETTA MARFOGLIA; per la Regione Marche: JACOPO FRATTINI, PIETRO TABANELLI; per la Fnsi: GIOVANNI ROSSI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 http://ifg.uniurb.it/giornalismo; e-mail: redazioneifgurbino@gmail.com Direttore responsabile: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
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nintera citt rinascimentale racchiusa dentro un quadrato. Urbino si prepara allinvasione dei QRcode, speciali etichette simili ad un codice a barre leggibili tramite smartphone o tablet. Chi abita a Urbino li vede gi da qualche anno appiccicati ai monumenti della citt, in molti li hanno usati ma tanti altri si sono chiesti a che cosa servono. Il QRcode un linguaggio grafico tramite il quale si ricevono informazioni e curiosit del luogo su cui applicato ladesivo e tra qualche mese, chi passegger tra le vie rinascimentali, potr usarlo al posto di una guida turistica. In tutte le porte che si aprono nelle mura della citt verranno attivati dei speciali codici a barre ognuno di questi rappresenta un percorso turistico alternativo che il visitatore potr scegliere in base al suo gusto. In totale sono otto e ce n per tutti: medievale, rinascimentale, citt del 700, dedicata alle costruzioni volute da Papa Clemente XI, 800 in Urbino, luoghi della flagellazione a Urbino, percorso fotografico, scientifico e per i pi sportivi e spericolati c il tour in mountainbike per le salite del Montefeltro. in cantiere un ulteriore percorso chiamato il 900 in Urbino e sar interamente dedicato alle nuove costruzioni che hanno rivoluzionato la citt: dai collegi e Magistero di Via Saffi, ideati dallarchitetto Giancarlo De Carlo, al parcheggio sotterraneo di Borgo mercatale. Lidea nata per fa visitare la citt in modo diverso spiega lassessore al Turismo Attilio Fini - spesso chi viene a Urbino si limita a guardare solo i monumenti. Bisogna ricordarsi, invece, che una citt patrimonio dellUnesco non solo per questo. Ci sono tanti posti da apprezzare e grazie a queste speciali applicazioni vari luoghi potranno essere scoperti, raccontati e rispettati. Oltre ai QR presenti sulle porte ce ne saranno altri settanta sparsi per la citt, ognuno di loro narrer una storia che seguir il percorso turistico scelto. Il progetto, voluto dal Comune, lassessorato al Turismo, alla Cultura e allUrbanistica un modo (usando un paragone sportivo) per dare un calcio alla crisi mettendo la citt in rete. Quello dei QRcode dedicati a percorsi tematici un progetto che va ad arricchirne uno gi esistente da anni continua Attilio Fini - infatti in tutta la citt sono gi presenti circa cinquanta codici a barre interattivi che per si trovano solo su palazzi monumentali. Il nostro piano si allarga anche al commercio: insieme alluniversit di Informatica applicata, abbiamo proposto a negozianti e

Internet e i social network sono la medicina contro la crisi e la nuova frontiera per avvicinare i giovani allarte

TUTTI SUL CARRO DEL WEB

Facebook, Instagram, Tripadvisor: la ripresa sempre pi social e anche commercianti, albergatori e ristoratori di Urbino si stanno adeguando. Come? Semplice, portando in rete la loro attivit a costo zero, cercando di guadagnare nuovi mi piace, ovvero nuovi potenziali clienti. A Urbino, ad esempio, 60 tra ristoranti, agriturismi e locande, 13 alberghi , 27 bad & breakfast e 29 case vacanze sono iscritti a Tripadvisor. Il portale di viaggio pi grande del modo (come si legge del sito) altro non che un catalogo di recensioni e valutazioni fatte dagli stessi clienti che si sono fermati anche solo per una notte o per una cena nel locale registrato. Urbino nora ha totalizzato quasi 6000 recensioni, un buon risultato per una citt che ancora oggi immersa nel Rinascimento. A sorpresa anche la pagina Facebook ufciale del Comune risulta essere una delle pi cliccate se si considera il rapporto di mi piace con il numero di utenti che ne parlano. Quasi undicimila pollici alzati per cinquemila utenti che la seguono e vengono aggiornati su tutti gli eventi in programma in citt. La citt ducale si dimostra social anche su Instagram, il social network delle fotogra(m.g.) e. L hashtag #Urbino, infatti, compare pi di diciotto mila volte.