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CORPO FORESTALE DELLO STATO

ISPETTORATO GENERALE
Ufficio Stampa

SCHEDA APPROFONDIMENTO

Le illegalità riscontrate dal personale del Corpo forestale dello Stato durante l’operazione
denominata “SPAZZATURA D’ORO CONNECTION” sono numerose. In particolare parliamo di
truffa milionaria per smaltimento illegale di rifiuti ai danni degli enti pubblici territoriali, titolari di
contratto con la GEST che svolge attraverso GESENU e TSA, in Umbria, il servizio per la gestione
integrata dei rifiuti. Tali servizi non venivano svolti ma attraverso artifizi e raggiri erano solo
simulati, e puntualmente fatturati e pagati dai Comuni.

I servizi non svolti riguardano:

1) l’omesso trattamento dei rifiuti nell’impianto di Ponte Rio


2) il mancato recupero della FOU nell’impianto di compostaggio di Pietramelina
3) la mancata biostabilizzazione della frazione umida (FORSU) nell’impianto a bioreattore di
Borgoglione
4) l’illecito smaltimento del percolato e del concentrato nelle due discariche.

Tali omissioni sono state rese possibili anche grazie alla collaborazione, in alcuni casi, di laboratori
di analisi compiacenti.

Il personale del NIPAF di Perugia ha iniziato nel 2013 una serie di indagini partite da alcune
denunce che documentavano gravi reati ambientali legati alla gestione illecita di rifiuti dei alcuni
impianti. Grazie ad intercettazioni telefoniche ed ambientali, telecamere nascoste di
videoregistrazioni, appostamenti e pedinamenti, successive perquisizioni e sequestri documentali ed
informatici, esame di documentazione e raccolta di numerose testimonianze e consulenze di CTU è
stato possibile portare alla luce non solo la truffa allo stato ma anche lo smaltimento illegale
effettivo dei rifiuti.

In particolare le ipotesi di reato emerse possono essere sintetizzate come segue:

• Impianto di compostaggio di Pietramelina (GESENU S.p.A.)

Le analisi dei quantitativi dei rifiuti in ingresso e in uscita e sull’ammendante prodotto (c.d. analisi
dei bilanci di massa), evidenziavano una ingiustificata sproporzione tra FOU (Frazione Organica
Umida proveniente da raccolta differenziata) in ingresso e compost prodotto. Ciò ha portato ad
accertare un articolato sistema finalizzato a simulare operazioni di recupero, non concretamente
effettuate, con la conseguenza reale di dover smaltire poi in discarica ingenti quantitativi di rifiuti
potenzialmente recuperabili (scarti secondari che in realtà erano la FOU non adeguatamente
composta). Tali elevati quantitativi di rifiuti ad alto contenuto di sostanza organica conferiti in
discarica comportano un aumento della produzione di percolato (rifiuto liquido originato
dall’infiltrazione di acqua nei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi) con conseguenti
implicazioni negative per l’ambiente e una maggiore spesa per la gestione della discarica. Il poco
compost prodotto e posto in vendita, tra l’altro, è risultato dagli accertamenti del Corpo forestale

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dello Stato, non rispettare i parametri di legge e pertanto si è ipotizzato il reato di frode in
commercio.

• Discarica di Borgogiglione (TSA S.p.A.)

Attraverso mirati servizi di appostamento la Forestale ha accertato l’illecita gestione di ingenti


quantitativi di rifiuti urbani ad alto contenuto di materiale organico (FORSU- Frazione Organica dei
Rifiuti Rio) che venivano smaltiti direttamente in discarica tradizionale, anziché nel bioretatore
dove sarebbe dovuta avvenire la biostabilizzazione di tali rifiuti organici, che veniva pertanto
omessa. In questo modo veniva vanificato anche il preventivo trattamento effettuato a Ponte Rio
(ovvero di separazione tra sottovaglio – cd frazione umida e sopravaglio-cd frazione secca). Il tutto
in violazione delle normative delle autorizzazioni e attraverso la falsificazione di registri di carico e
scarico rifiuti.

E’ stato proprio per ovviare alle ingenti spese di gestione del percolato e del concentrato (rifiuto
prodotto dall’impianto di trattamento del percolato che corrisponde in pratica a percolato fortemente
concentrato con alta concentrazione di inquinanti) che all’interno della discarica di Pietramelina
(Gsenu S. p.A.) e della discarica di Borgogiglione (TAS S.p.a.) sarebbe stata posta in essere
una gestione illecita del percolato e del concentrato. Nelle due discariche in esame, infatti, il
percolato prodotto doveva essere in parte smaltito presso depuratori esterni, in parte trattato in loco
attraverso impianti di “trattamento”. Il concentrato prodotto da questo trattamento, contenente tutti
gli inquinanti presenti in forma molto più concentrata (da 3 a 5 volte), sarebbe dovuto essere
smaltito presso impianti terzi. E’ stata accertata, invece, una gestione illecita di tali rifiuti che, in
violazioni alla normativa e alle autorizzazioni, sono stati smaltiti direttamente nel corpo di
discarica. E’stato inoltre accertato che il luogo di raccolta dei rifiuti presenta seri problemi di tenuta
per rottura del fondo.

• Impianto di selezione di Ponte Rio (Gesenu S.p.A.)

Le indagini svolte hanno consentito di ipotizzare che in tale impianto alcune tipologie di rifiuti
speciali subivano un trattamento non appropriato per permettere il cambio codice dell’originario
rifiuto nel codice CER 19.12.12 “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento
meccanico di rifiuti diversi da quelli di cui alla voce 19.12.11”. Per tale codice è , infatti, escluso il
rispetto del parametro analitico ed il conferimento diretto in discarica. In questo modo enormi
quantitativi di rifiuti speciali (pari a circa 124mila tonnellate) sono stati smaltiti illegalmente in
discarica attraverso un semplice cambio codice (cd “giro bolla” ) operato presso tale impianto.
Dall’analisi dei dati dei rifiuti gestiti nell’impianto è inoltre emerso che, in alcuni anni, il
trattamento di selezione dei rifiuti urbani indifferenziati è stato omesso con conseguente
smaltimento in discarica di rifiuti ricchi di materiale organico.

• F.lli Baldini

Un ulteriore importante filone delle indagini è incentrato sull’attività di smaltimento posta in essere
dalla F.lli Baldini S.r.l. Per tale ditta, che risulta iscritta in procedura semplificata per l’attività di
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recupero di imballaggi in carta e cartone e la messa in riserva di altre tipologie di rifiuti, nonché
autorizzata al trasporto di rifiuti, è stata ipotizzata una gestione illecita di ingenti quantità di rifiuti
classificati come imballaggi misti, che di fatto appartengono ad altre tipologie (non recuperabili).
Tali rifiuti simulando un’attività di recupero vengono inviati nello stesso modo in discarica con il
codice mutato in 19.12.12 per cui vige la deroga del parametro doc.

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