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Universita' degli Studi di Ferrara

Servizio Igiene , Sicurezza e Tutela Ambientale

Dispensa relativa al
corso di tutela
ambientale nella
gestione dei rifiuti

Facoltà Umanistiche

A cura del S.I.S.T.A.

1
Universita' degli Studi di Ferrara
Servizio Igiene , Sicurezza e Tutela Ambientale

Programma per il Corso di " Tutela ambientale nella gestione dei Rifiuti"
a)Principi in materia ambientale della C.E.
b)Principi in materia ambientale in Italia
c)Normativa inquinamento da rifiuti in Europa
d)Normativa inquinamento da rifiuti in Europa

-Introduzione
-Normativa e sua evoluzione
-La normativa Italiana antecedente il "Decreto Ronchi"
-La normativa comunitaria
-Decreto Ronchi, passaggio dal concetto di smaltimento a quello di gestione dei rifiui- priorità-
principio delle 4R
-La gestione degli imballaggi
-Esclusioni - Divieti di miscelazione, abbandono e deposito incontrollato
-La disciplina di particolari tipologie di rifiuti
-Il concetto di rifiuto- Produttore- detentore- gestione
-Classificazione dei rifiuti- nuova codifica CER
-La gestione dei rifiuti: il principio generale della gestione dei rifiui, il quadro interconnesso tra
raccolta, trasporto, recupero , smaltimento- i nuovi concetti di stoccaggio- la relazione tra la
gestione dei rifiuti ed il nuovo concetto di "Deposito temporaneo"- esclusione dalla gestione dei
rifiuti del Deposito temporaneo e rientro nel concetto di "ciclo produttivo"
-Il Deposito temporaneo- il principio generale del deposito temporaneo- le varie ipotesi del deposito
temporaneo
-Gli adempimenti burocratico-amministrativi, Registro di carico/scarico, formulario per il trasporto,
schede ADR, MUD
-Il sistema sanzionatorio
-Le attività presenti nell'Università, attività sanitarie, attività non sanitarie (strutture scientifiche e
strutture umanistiche)
-Rifiuti da strutture Umanistiche
-La raccolta differenziata: carta, vetro, plastica, toner ecc.
-Conferimento dei rifiuti pericolosi (allegato D al D.Lgs. 22/97)
-Conferimento dei rifiuti non pericolosi (Allegato A al D.Lgs. 22/97)
-Il Servizio Igiene Sicurezza e Tutela Ambientale dell'Università di Ferrara
-I compiti del Servizio Igiene Sicurezza e Tutela Ambientale
-Normativa di riferimento
-Conclusioni
-Bibliografia

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Principi in materia ambientale della Comunità Europea

1)Trattato di Roma istitutivo della Comunità Europea del 25/3/1957 . Vengono


inseriti riferimenti generici al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei
cittadini.

2)Art.25 Atto Unico Europeo del 17/2/86 Lussemburgo e 28/2/86 all'Aja (attuato
con l'art.2 della Legge 23/12/86 n°.909) :viene inserito un apposito titolo dedicato
all'ambiente. Negli artt. 130 R-S-T , vengono codificati i principi direttivi dell'azione
comunitaria quali l'azione preventiva e l'imputazione all'inquinatore dei costi del
risanamento ambientale "chi inquina paga".

3) Il Trattato di Maastricht del 7/2/1992 aggiunge agli obiettivi già fissati dall'Atto
Unico (protezione dell'ambiente e della salute , gestione razionale delle risorse)
quello della promozione , a livello internazionale , di misure idonee a fronteggiare i
problemi regionali e planetari dell'inquinamento.

Principi in materia ambientale in Italia:


(barriere contro l'inquinamento idrico , rumore , scempio urbanistico, il degrado del suolo)

1) Costituzione della Repubblica del 1947 - art.9 (tutela paesaggio) art. 32 (tutela
della salute) artt.2,3 e 5 (assicura al diritto all'ambiente una adeguata protezione)

2) Legge 615/66 (inquinamento atmosferico)

3) Codice civile art.844(immissioni) , Codice Penale artt.674(getto pericoloso di


cose) 635( Danneggiamento cose mobili ed immobili) ,659 (disturbo del riposo) ,
734 (distruzione e deturpamento bellezze naturali)

4) Legge 319/76 (cd. Legge Merli)

5) DPR 915/82 (rifiuti)

6) Decreto Galasso - D.L. 312/85 Da qui è partito l'incremento


esponenziale della normativa ambientale spesso
frammentata e scoordinata!

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Normativa inquinamento da rifiuti (liquidi , solidi )
In ITALIA
Legge 20/3/1941 n°.366 Rifiuti urbani + ospedalieri / principi sul
recupero / approcio al problema sotto l'aspetto
igienico-sanitario.
Nessun riferimento ai rifiuti industriali.
DPR 10/9/1982 n°.915 R.S.U. Speciali , Tossico-nocivi
Delibera Comitato Interministeriale 27/7/1984 Attuazione del DPR 915/82 - criteri di
assimibilità degli speciali agli R.S.U. , norme
tecniche su smaltimento in discarica ,
incenerimento , raccolta ,trasporto ospedalieri ,
classificazione dei rif. speciali in tossico-nocivi.
D.M. 25/5/1989 (abrogato) Rifiuti ospedalieri da qualificare come
D.M. 219 del 26/6/2000 - RIFIUTI Sanitari assimilabili agli urbani.
DECRETAZIONE D'URGENZA
Legge 29/10/1987 n°.441 Relativa ai R.S.U.
Legge 9/11/1988 n°.475 Relativa ai rifiuti industriali
Legge 10/2/1989 n°.45 Relativa ai rifiuti industriali e Ospedalieri
D.Lgs. 5/2/1997 n°.22 + D.Lgs.8/11/1997 n°.389 Attua le Dir. Ce in materia di rifiuti , rifiuti
Legge 9/12/1988 n°.426 (Ronchi , bis, Ter) pericolosi , imballaggi
Attuattivi del D.Lgs.22/97 D.M. 11/3/1998 n,141 norme per lo smaltimento
dei rifiuti in discarica
D.M. 1/4/1998 n°.145 Formulari tarsporto
D.M. 1/4/1998 n°.148 Registri c/s
D.M. 4/8/1998 n°.372 Riorganizzazione catasto
rifiuti e transcodifica codici CIR/CER
D.M. 25/10/1999 n°.471 Bonifiche siti inquinati
D.Lgs. 22/5/1999 n°.209 Smaltimento PCB

In EUROPA
Prime direttive ( da cui deriva DPR 915/82)
DIR. CEE 75/442 Rifiuti
DIR. CEE 76/403 PCB/PCT
DIR. CEE 78/319 Rifiuti Tossico-Nocivi

Ultime direttive (da cui deriva D.Lgs.22/97)


DIR CE 91/156 Rifiuti
DIR CE 91/689 Rifiuti pericolosi
DIR CE 94/62 Imballaggi

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Introduzione

I problemi legati ai rifiuti non sono una prerogativa tutta italiana, tutti i paesi
europei sono soggetti a tale problematica.
L'alta produzione sia di rifiuti urbani che di rifiuti industriali legata alla difficoltà di
un corretto smaltimento costituisce uno dei capitoli della crisi ambientale della
nostra società contemporanea.
In Italia si producono circa 26 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all'anno; più
dell'85% di questi vengono smaltiti in discarica, circa il 10% viene recuperato con la
raccolta differenziata, il resto viene trattato in impianti di incenerimento.
La produzione di rifiuti industriali si stima attorno ai 24 milioni di tonnellate
all'anno, di cui una buona parte è rappresentata dai rifiuti pericolosi ex tossico-
nocivi.
Il destino di questi rifiuti è molto più incerto di quello riservato ai rifiuti urbani.
E' stato stimato da Legambiente che la capacità di smaltimento legale di tali rifiuti
oscilla tra il 30 e il 40% di tutti i rifiuti prodotti, mentre nel corso degli ultimi anni si
è sviluppato un fiorente mercato parallelo gran parte del quale è nelle mani delle
cosiddette "ecomafie".
Un business assai redditizio che muove ogni anno migliaia di miliardi : in base a
stime contenute nel terzo rapporto di Legambiente sulle ecomafie, il business dello
smaltimento illegale dei rifiuti industriali supera i 6.000 miliardi all'anno e almeno
una ventina sono i clan criminali (facenti capo alla camorra, mafia, ndrangheta
calabrese) "specializzatisi" in questo settore.
Solo da poco tempo, grazie all'azione di denuncia svolta dalle associazioni
ambientaliste e alla pressione crescente delle popolazioni delle aree più coinvolte nel
fenomeno, l'attività delle ecomafie è entrata nel mirino delle forze dell'ordine e dello
stesso Parlamento, che ha istituito una Commissione d'inchiesta bicamerale sul ciclo
dei rifiuti ed è ormai diffusa l'idea che la questione rifiuti è anche oltre che
ambientale anche una questione di legalità nazionale.
Il problema della corretta gestione dei rifiuti è quindi di grande attualità e riveste
vitale importanza ai fini della tutela dell'ambiente e della salute pubblica.
Tale obiettivo non può essere disatteso e il suo valore assume particolare rilevanza
in ambito universitario, per la funzione formativa ed educativa che l'Università è
chiamata a svolgere.
La normativa attuale, inoltre, privilegiando la tutela della pubblica incolumità
impone comportamenti più rigorosi rispetto al passato ed attribuisce forti
responsabilità personali, da cui l'esigenza di una corretta e puntuale applicazione
delle relative norme.
Nell'Università peraltro le attività di ricerca vanno assumendo dimensioni notevoli
nel complesso, per quanto la loro distribuzione fra le varie strutture determini
l'impiego di quantitativi unitari in sé di modeste dimensioni.

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In questo contesto, considerata la complessità delle disposizioni normative, è stato
costituito con O.D. n. 95 del 31\03\98, presso l'Università di Ferrara, il Servizio per
l'Igiene Sicurezza e Tutela Ambientale (SISTA) con i compiti di:
A) Prevenzione e Protezione ( D.Lgs. 626/94)
B) Gestione dei rifiuti (D Lgs.22/97)
C) Coordinamento e controllo della movimentazione di materiali biologici, chimici,
radioattivi
D) Consulenza in materia di gestione degli stabulari.

Le competenze del Servizio di Igiene Sicurezza e Tutela Ambientale (SISTA) sono


le seguenti:
- Controllo della gestione con compiti di coordinamento, controllo e supervisione
in materia di autorizzazioni da parte delle competenti autorità nelle materie di
cui ai punti da A) a D), centralizzando, laddove necessario ed opportuno, taluni
servizi, quali ad esempio la sterilizzazione di materiali biologici, l'acquisto di
materiali sensibili o comunque sottoposti a specifiche discipline di legge:
stupefacenti o loro precursori, prodotti sottoposti a regimi fiscali particolari e
comunque sostanze di cui l'acquisto, la detenzione, l'utilizzo, la cessione, sono
regolati da precisa normativa. E' data facoltà al Servizio di accedere a tutte le
strutture universitarie, nonché alla documentazione custodita presso le stesse,
qualora ciò sia ritenuto utile ed opportuno all'espletamento dei compiti propri del
Servizio medesimo.
- Elaborazione dei piani di intervento con il compito di predisporre per ogni
Dipartimento o struttura i piani di adeguamento nelle materie di cui ai punti da
A) a D).
- Attuazione concreta dei predetti piani in accordo alle normative vigenti.
- Consulenza e proposizione ai direttori delle strutture nelle materie di cui ai punti
da A) a D).
- Organizzazione di tavoli permanenti od accordi di settore con le altre realtà
territoriali interessate.
Nell'ambito delle proprie attività, il SISTA può organizzare corsi di formazione per il
personale, ed anche promuovere la nascita di iniziative sul territorio, diffondendole e
promuovendole adeguatamente.
Il SISTA originariamente contava su personale per lo più afferente ad altre strutture
che al di fuori della normale attività svolgeva i compiti citati sopra, facendo capo ad
un responsabile (docente universitario).
Solo recentemente il personale è stato strutturato a tempo pieno, ed ora conta 4 unità
tecniche-amministrative, di cui 1 con compiti di segreteria e 3 che si occupano
rispettivamente di sicurezza e di gestione ambientale con particolare riferimento alla
gestione dei rifiuti.

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Capitolo 1

Paragrafo 1 - Normativa e sua evoluzione

La legislazione nazionale sui rifiuti è nata con il D.P.R. 915/82, recepimento di tre
direttive comunitarie (75/442 CEE, 76/403, 78/319), anche se si deve segnalare un
primo tentativo di disciplinare organicamente il settore con la legge 20/3/1941
n.366. Tale legge individuava la problematica dei rifiuti essenzialmente con un'ottica
di carattere sanitario, anche se furono apprezzabili alcune innovazioni che
riguardavano le attività di recupero.
Alla legge 915/82, concepita per regolamentare lo smaltimento dei rifiuti si sono in
seguito sovrapposte norme riguardanti la classificazione dei rifiuti, le forme di
riutilizzo, reimpiego, riciclaggio, i criteri per la combustione dei rifiuti, la raccolta
differenziata, la definizione di particolari categorie di rifiuti.
Sono inoltre intervenute le regioni che, sulla base delle competenze attribuite dal
DPR 915/82, hanno emanato leggi regionali per far fronte alle varie situazioni che si
andavano o che si erano create sul territorio.
A seguito di ciò ne è derivato un quadro normativo frammentato, disomogeneo
caratterizzato da assenza di procedure operative ed amministrative precise e chiare.
Tutto ciò ha avuto come conseguenza la mancata applicazione dei principi
comunitari e il fallimento nella realizzazione degli obiettivi di riduzione della
produzione di rifiuti e del flusso di rifiuti destinati allo smaltimento.
Inoltre l'Italia si è trovata indietro rispetto agli orientamenti che emergevano dalla
legislazione comunitaria dei primi anni '90 che inseriva novità di rilievo.
Questa situazione si è protratta fino all'emanazione del Decreto Legislativo 5/2/97 n.
22, cosiddetto "Decreto Ronchi" cioè del Ministro in carica che l'ha proposto.
Detto Decreto attua tre direttive comunitarie:
Direttiva n.156 del 1991, relativa ai rifiuti
Direttiva n. 689 del 1991, relativa ai rifiuti pericolosi
Direttiva n. 62 del 1994, relativa agli imballaggi

Il Decreto mira non solo ad adeguare la normativa italiana a quella comunitaria ma


soprattutto a ricostruire un quadro complessivo di riferimento.
Le Regioni sono infatti tenute ad adeguare le loro normative di settore alle nuove
disposizioni (art.1); sono poi abrogate tutte le norme individuate dal Decreto in
seguito alla sua entrata in vigore, questo nell'intento di semplificare il quadro
normativo e produrre un vero e proprio ricambio normativo (art.56).
Lo schema di seguito riassume l'evoluzione della normativa nazionale e comunitaria
sul tema rifiuti.

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Abrogata con il D.Lgs.22/97 Legge 366/41

DIR 75/442 CEE


DIR 76/403/CEE
DIR 78/319 CEE

DPR 915/82
Abrogato con il D.Lgs.22/97

Delibera Comitato Decreti d'urgenza Norme sul recupero


Interministeriale L. 29-10-87 n° 441 (RSU)
L. 09-11-88 n° 475 industriali
27/7/84 L. 10-02-89 n° 45 industr. + osped.

Parzialmente abrogati parzialmente abrogate

DIR 91/156 CEE


DIR 91/689 CEE
DIR 94/62 CEE

D.Lgs. 22/97

DECRETI ATTUATIVI

DM 5/2/98 DM 141/98 DM 145/98 DM 4/8/98 DPR


Recupero Smaltimen DM 148/98 n.372 27/4/99 N.
di to in Formulari e Riorganizza- 158 Tariffa
Rifiuti non discarica Registri di Zione catasto R.U.

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Paragrafo 1.1 - La normativa italiana antecedente il decreto Ronchi

Il D.Lgs. 22/97, all’art. 56, abroga alcune norme precedenti. Rimangono però in
vigore alcune disposizioni emanate in dipendenza di leggi ormai abrogate. E’ il caso
della delibera 27 luglio 1984, che continua ad essere applicata anche se emanata in
attuazione del DPR 915/82, ormai abrogato.
L’articolo 57 del D.Lgs. 22/97 stabilisce che “le norme regolamentari e tecniche che
disciplinano la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti restano in vigore fino
all’adozione delle specifiche norme adottate in attuazione del presente decreto. A tal
fine ogni riferimento ai rifiuti tossici e nocivi si deve intendere riferito ai rifiuti
pericolosi”. (Quindi le norme sono valide ai fini dello smaltimento, per
l’identificazione, invece, è da considerare l’allegato D del Decreto).

Paragrafo 1.2 - La normativa comunitaria

Il primo atto legislativo comunitario riguardante la questione rifiuti è stata la


Direttiva 75/442/CEE, sostanzialmente modificata dalla successiva Direttiva
91/689/CEE, che recepisce gli orientamenti introdotti dal Quinto Programma
d’Azione, varato il 15 dicembre 1992 per il periodo 1993-1997.

SCHEMA IMPIANTO NORMATIVO COMUNITARIO SULLA GESTIONE DEI


RIFIUTI
Direttive quadro DIR 75/442/CEE :rifiuti
DIR 78/319/CEE: rifiuti pericolosi
DIR 91/156/CEE :rifiuti
DIR 91/689/CEE: rifiuti pericolosi
Categorie speciali di rifiuti DIR 75/439/CEE, 87/101/CEE: oli usati
DIR 86/278/CEE: fanghi di depurazione
DIR 91/86/CEE, 93/86/CEE: batterie
DIR 94/62/CE: imballaggi
DIR 96/59/CE; PCB e PCT
DIR 76/403 Smaltimento PCB-PCT
Trasporto,import e export di rifiuti REG 93/259/CEE: spedizioni
transfrontaliere di rifiuti
Smaltimento DIR 89/429/CEE e DIR 89/369/CEE
:incenerimento dei rifiuti pericolosi
COM (97)105 :proposta sulle discariche
Direttiva sul controllo integrato DIR 96/61/CE :IPCC :Integrated
Pollution and prevention Control

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Paragrafo 2 - Decreto legislativo 5 febbraio 1997, n° 22 ("Decreto
Ronchi")

La principale novità introdotta dal D.Lgs 22/97 è il passaggio dal concetto di


"smaltimento" a quello di "gestione dei rifiuti".
Il Decreto definisce la gestione in diverse fasi, quali: la raccolta, il trasporto, il
recupero e lo smaltimento, e distingue nettamente le operazioni di smaltimento da
quelle di recupero.
Lo smaltimento risulta dunque una delle fasi della gestione dei rifiuti ed assume una
posizione residuale rispetto al recupero.
Dal decreto emergono inoltre nuovi principi quali:
- Il principio del "chi inquina paga": il costo dello smaltimento deve essere
sostenuto da chi produce i rifiuti.
-Il principio delle 4R: la gerarchia degli interventi deve rispondere a un preciso
ordine di priorità che vede al primo posto la riduzione delle quantità di rifiuti
prodotti e della loro pericolosità; il riuso; il riciclo diretto nei cicli produttivi; il
recupero di materia; il recupero di energia;
- La gestione dei rifiuti deve garantire un'elevata protezione dell'ambiente.
- E' attività di pubblico interesse.
- Si conforma ai principi di responsabilizzazione e cooperazione dei soggetti
coinvolti nella produzione, distribuzione, uso dei prodotti che generano rifiuti.
- Deve essere orientata a raggiungere il massimo grado di recupero di materia ed
energia.
- Deve assicurare una riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti.
Sono stati inoltre individuati strumenti al fine di agevolare le procedure per le
attività di recupero; infine all'interno del decreto trova adeguato spazio la tematica,
peraltro mai affrontata, della gestione degli imballaggi.
Fino all'entrata in vigore del "Decreto Ronchi" il sistema di gestione dei rifiuti ha
avuto come caratteristica l'assenza totale di pianificazioni organiche e l'affollamento
dei soggetti responsabili. La gestione dei rifiuti urbani è di competenza dei Comuni,
la gestione dei rifiuti industriali è di competenza dei produttori, gli uni e gli altri
operanti sotto il controllo delle autorità statali e regionali. Questa divisione di
competenze si ritrova all'interno del ciclo dei soli rifiuti urbani: la raccolta spetta al
Comune, la predisposizione dei siti di smaltimento alla Regione. Un equilibrio molto
precario, reso ancora più fragile dalla crescente opposizione delle popolazioni ad
ospitare impianti di smaltimento sul loro territorio, che ha finito di produrre la
grande contraddizione difficilmente superabile: da una parte la discarica è stata fino
ad oggi l'unica forma di smaltimento dei rifiuti, dall'altra la scelta di realizzare
nuove discariche espone gli amministratori a forti opposizioni sociali, con il rischio
di determinare in molte città e intere Regioni (vedi Regione Puglia, Campania e
Sicilia) condizioni di vera e propria "emergenza rifiuti".
Risulta sempre più evidente l'inefficacia della strategia basata solo sullo smaltimento
finale, sia per problemi ambientali ma anche per i costi crescenti che essa comporta
sia in termini economici che di consenso e legittimazione delle istituzioni.
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Con il Decreto Ronchi, l'Italia si è allineata agli altri paesi Europei per la gestione
dei rifiuti e metterà alla prova la capacità di innovazione e di riconversione del
sistema produttivo che comporta, concretamente, l'abbandono della "monocultura"
della discarica, ma anche il rifiuto dell'incenerimento massivo come sistema
alternativo alla discarica e invece una scelta prioritaria a favore del recupero, del
riuso, del riciclo.

GESTIONE RIFIUTI

PRINCIPI GENERALI
- La gestione dei rifiuti è attività di pubblico interesse e deve assicurare un
elevato livello di protezione ambientale e controlli efficaci.
- I rifiuti devono essere recuperati e smaltiti senza pericolo per la salute
dell'uomo e senza causare danni all'ambiente.
- La gestione dei rifiuti deve avvenire nel rispetto dei principi di
responsabilizzazione e cooperazione di tutti i soggetti coinvolti.

PRIORITA'

- Prioritaria è la prevenzione e la riduzione della produzione e


della pericolosità dei rifiuti.
- La gestione dei rifiuti viene suddivisa nelle fasi di raccolta,
trasporto, recupero e smaltimento.
- Il recupero è prioritario rispetto allo smaltimento.

RIDUZIONE della RECUPERO SMALTIMENTO


PRODUZIONE
Lista delle priorità: - Ha carattere residuale
- Sviluppo di tecnologie - Riutilizzo all'interno delle attività
pulite. - Riciclaggio di gestione.
- Produzione di ecoaudit, - Recupero come materia - Obiettivi primari:
analisi del ciclo di vita, prima riduzione e gestione
strumenti economici. - Recupero energetico da integrata.
- Sviluppo di prodotti eco- CDR
compatibili. - Recupero di energia dai
- Promozione di accordi e rifiuti tal quali.
contratti di programma. Il recupero viene
incentivato attraverso le
procedure semplificate.

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Obiettivi da raggiungere relativamente allo smaltimento

Riduzione massima della quantità di rifiuti da - Incentivi al recupero ( procedure


avviare allo smaltimento semplificate)
- Vincoli allo smaltimento

- Vincoli alla movimentazione dei rifiuti.


Riduzione della movimentazione dei rifiuti sul
- Organizzazione in ambiti territoriali ottimali
territorio
e loro autosufficienza per lo smaltimento dei
rifiuti urbani.

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Paragrafo 2.2 - La Gestione degli imballaggi

NUOVO SISTEMA DI
GESTIONE DEGLI
IMBALLAGGI

FINALITA'
Servizio pubblico: - Prevenzione alla fonte della quantità
organizzazione della e della pericolosità degli imballaggi.
raccolta differenziata. - Riduzione del flusso dei rifiuti da
Incentivazione della imballaggio destinati allo
restituzione degli smaltimento aumentando riutilizzo e Promozione di
imballaggi usati. riciclaggio. tecnologie pulite
- Obiettivi di raccolta differenziata.

Il costo della gestione degli imballaggi è a


carico di PRODUTTORI ed UTILIZZATORI

PRODUTTORI UTILIZZATORI

Riunione in Organizzazione
consorzi di filiera autonoma di raccolta,
riutilizzo, riciclaggio e
recupero

Adesione al CONAI

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Paragrafo 2.3 - Esclusioni

Dal Decreto Ronchi (art. 8) vengono esclusi espressamente dal campo di


applicazione:

Esclusioni Disciplinati da Note

Le emissioni in atmosfera DPR 203/88

I rifiuti radioattivi D.Lgs 230/95 e succ.modifiche

I rifiuti derivanti dallo DPR 128/59 e RD 1443/27


sfruttamento di cave e risorse
minerali

I seguenti rifiuti agricoli: Gli altri rifiuti agricoli


- le carogne (carcasse di rientrano invece nel campo di
animali morti) applicazione e sono classificati
- materie fecali ed altre come rifiuti speciali
sostanze naturali non
pericolose utilizzate
nell'attività agricola
- vegetali, terre e materiali
litoidi (pietre e rocce)
derivanti dalle normali
pratiche agricole (comprese
terre e residui derivanti
dalla pulizia dei prodotti
vegetali commestibili).
Le acque di scarico (tranne i Decreto Legislativo 152/99 e Pur rimanendo alcuni conflitti
rifiuti liquidi) succ. modifiche ed integrazioni tra la Legge 319/76 e il D.Lgs
(in precedenza Legge 319/76, 22/97, in linea generale è
cosiddetta Legge Merli) "scarico" il liquame che viene
convogliato in canalizzazioni,
mentre allo stesso si applicherà
il D.Lgs 22/97 per l'eventuale
deposito e trasporto
I materiali esplosivi in disuso RD 773/31, RD 635/40

Paragrafo 2.4 - Divieti

a) Divieto di miscelazione (art. 9)


b) Divieto di abbandono e di deposito incontrollato di rifiuti (art. 14)

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Paragrafo 3 - La disciplina di particolari tipologie di rifiuti

Il decreto Ronchi fa salve disposizioni specifiche particolari o complementari,


conformi ai principi del decreto, adottate in attuazione di direttive comunitarie che
disciplinano la gestione di particolari tipologie di rifiuti. Tali norma vanno intese
come discipline speciali, conformi tuttavia ai dettami del D.Lgs 22/97.

Smaltimento PCB Smaltimento Rifiuti Sanitari Pericolosi -art.45


D.Lgs. 22/5/99 n°. 209 (coordinato con D.Lgs.22/97 D.M. 219/2000
il D.Lgs.5/2/97 n°.22) Rischio infettivo - H9 (Allegato III Dir.91/689/CEE)
In precedenza: Allegato D al D.Lgs. 22/97
DPR 216 del 24/5/88 Smaltimento tramite Termodistruzione; se non esistono
impianti in discarica previa sterilizzazione - deve essere
D.M. (attuativo) 11/2/89
espressamente autorizzato dal Ministro dell'Ambiente,
della Sanità e dal Presidente della Regione.
Acque di "scarico"(art.8
D.Lgs.22/97)
D.Lgs. 11/5/99 n°.152 e succ. modifiche
In precedenza - Legge 319/76 (c.d. Legge Merli)
In precedenza Del. C.I. 27/7/84 (parzialmente
Le acque di scarico convogliabili in
canalizzazioni pur essendo rifiuti sono sottoposte applicabile)
ad una normativa ad hoc (Se depositate e D.M. 25/5/89 (abrogato)
trasportate si applicherà il D.Lgs.22/97) L. 19/2/89 n°.45 (abrogata)

R.C.A. (Rifiuti Contenenti Amianto) Gestione di pile ed accumulatori contenenti


D.Lgs. 257/92 (in vigore) sostanze pericolose
Prima di questo D.Lgs. Art.9/quinques della L. 475/88 (istituzione COBAT) in
D.Lgs.277/91 coordinamento con il D.Lgs.22/97
Applicabile ai fini dello smaltimento e D.M.(Regolamento attuativo) 20/11/97 n°.476
scelta della discarica Del. C.I. 27/7/84

OLI Usati
D.Lgs. 27/1/92 n°.95 in coordinamento con Gestione dei rifiuti Animali
il D.Lgs. 22/97 e D.Lgs.209/99 DPR 320/54(Regolamento Polizia Veterinaria)
D.Lgs. 508 del 14/12/1992
D.M. 26/3/94

Rifiuti Radioattivi
Beni durevoli- art.44 D.Lgs. 22/97 D.Lgs. 17/3/95 n°.230, D.Lgs.241/2000 , D.Lgs. 257/2001
Frigoriferi DPR 185/64 (parzialmente in vigore)
Televisori
Computer
Lavatrici

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DEFINIZIONI

1. Ai fini della corretta gestione dei rifiuti e della applicazione del presente Regolamento, e delle
procedure operative ad esso collegate, si intende per:

RIFIUTO1: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate dell'allegato A
del Testo aggiornato del D. Lgs. 5 febbraio 97, n.22 e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o
abbia l'obbligo di disfarsi.

PRODUTTORE: il dirigente od il responsabile della struttura in cui si svolge attività che


produce rifiuti.

DETENTORE: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che li detiene.

GESTIONE: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il


controllo di queste operazioni.

RACCOLTA: l'operazione di prelievo, di cernita e di raggruppamento dei rifiuti per il loro


trasporto.

RACCOLTA DIFFERENZIATA: la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni


merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al
riciclaggio ed al recupero da materia prima.

RACCOLTA FINALIZZATA: raccolta di frazioni omogenee di rifiuti speciali destinate ad


attività di recupero.

LUOGO DI PRODUZIONE DEI RIFIUTI: uno o più edifici o stabilimento o siti


infrastrutturali collegati tra loro all'interno di un'area delimitata in cui si svolgono le attività di
produzione dalle quali originano i rifiuti.

DEPOSITO TEMPORANEO: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta,


nel luogo in cui sono prodotti alle condizioni riportate nell'art.6 del Testo aggiornato del D.
Lgs. 5 febbraio 97, .22.

MESSA IN SICUREZZA: ogni intervento per il contenimento o isolamento definitivo della


fonte inquinante rispetto alle matrici ambientali circostanti.

1
I rifiuti sono classificati utilizzando i codici C.E.R. i quali sono composti da dei cifre le quali hanno i sottoindicati
significati:
1) La prima coppia di cifre (da 00 a 20) rappresenta la classe ed è individuata dalle diverse unità produttive
2) La seconda coppia di cifre (da 01 a 09) rappresenta la sottoclasse ed è individuata dai diversi processi produttivi;
3) La terza coppia di cifre (da 01 a 99) rappresenta la categoria ed è individuata in base alla specifica provenienza ed
alle caratteristiche. Tale categoria dà anche il nome al rifiuto.
Es.:

CODICE C.E.R. 070703 Solventi Organici Alogenati, Soluzioni di lavaggio Acque madri.
I. 07 rifiuti provenienti da processi chimici organici
II. 07 rifiuti da PFFU (produzione, formulazione, fornitura ed uso) di prodotti della chimica fine e prodotti
chimici non specificati altrimenti
III. 03 nome del rifiuto

16
SOSTANZE: gli elementi chimici ed i loro composti allo stato naturale o ottenuti mediante
lavorazioni industriali eventualmente contenenti gli additivi necessari alla loro immissione sul
mercato.

PREPARATI: i miscugli o le soluzioni composti da due o più sostanze.

SERVIZIO IGIENE, SICUREZZA E TUTELA AMBIENTALE: struttura operativa


dell'Università degli Studi di Ferrara, cui spettano i compiti previsti dalla Ordinanza
Direttoriale di Istituzione, n.95 del 31.03.1998.

IMBALLAGGIO O CONFEZIONE: il contenitore o il recipiente di qualsiasi tipo o


materiale nel quale la sostanza, il preparato o il rifiuto vengono contenuti o raccolti, ed il
relativo sistema di chiusura.

ETICHETTATURA: l'insieme delle indicazioni da riportare su apposita etichetta o


direttamente sull'imballaggio a mezzo stampa o rilievo o incisione.

AMBIENTE: acqua, aria, suolo, nonché il rapporto di tali elementi tra loro e con qualsiasi
organismo vivente

DISINFEZIONE: drastica riduzione dei microorganismi da ambienti, oggetti, superfici e parti


del corpo.

STERILIZZAZIONE: distruzione completa, con agenti chimici o fisici, di tutti i


microrganismi (patogeni e non patogeni) comprese le spore batteriche più resistenti. Presenti su
oggetti inanimati.

REFERENTE PERIFERICO: persona incaricata dal Responsabile di struttura della gestione


dei rapporti con il Servizio.

17
CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI
NON PERICOLOSI

PERICOLOSI (1) (NO DOMESTICI)


URBANI - PUNTO 20, ALLEGATO D-

NON PERICOLOSI
ORIGINE

SPECIALI
PERICOLOSI (ALLEGATO D)

(1) A QUESTI SI AGGIUNGONO QUELLI DI “QUALUNQUE NATURA O PROVENIENZA


GIACENTI SULLE STRADE ED AREE PUBBLICHE O SULLE STRADE ED AREE PRIVATE
COMUNQUE SOGGETTE AD USOPUBBLICO O SULLE SPIAGGE MARITTIME E LACUALI E
SULLE RIVE DEI CORSI D’ACQUA” (art 7, comma 2, lettera d)

18
CODICI C.E.R.

Il codice C.E.R. per la classificazione dei rifiuti è formato da


sei cifre non casualmente, ma perché ogni coppia di cifre ha
un significato ben preciso:
1) la prima coppia di cifre (che va da 00 a 20)
rappresenta la classe ed è individuata dalle diverse
attività produttive;
2) la seconda coppia di cifre ( che va da 01 a 09)
rappresenta la sottoclasse ed è individuata dai diversi
processi produttivi;
3) la terza coppia di cifre (che va da 01 a 99) rappresenta
la categoria ed è individuata in base alla specifica
provenienza ed alle caratteristiche, la categoria così
individuata dà anche il nome al rifiuto.

ESEMPIO

Nel CODICE C.E.R. 070703 Solventi Organici Alogenati,


Soluzioni di Lavaggio ed Acque
Madri

1) la prima coppia di cifre equivale a: rifiuti provenienti da processi


chimici organici;
2) la seconda coppia di cifre equivale a: rifiuti da PFFU di prodotti
della chimica fine e prodotti chimici non specificati altrimenti;
la terza coppia di cifre equivale al nome del rifiuto

19
Dispensa

La gestione dei rifiuti: il principio generale della gestione dei rifiuti

Con il D.Lgs. 22/97 e succ. modifiche (c.d. Decreto Ronchi) alle varie fasi della Gestione dei rifiuti
e' stata attribuita una propria identità diversamente da quanto avveniva con il DPR 915/82 dove
tutto era smaltimento ( raccolta, trasporto, smaltimento, recupero)con il risultato di fare diventare la
discarica l'elemento centrale e finale dell'eliminazione dei rifiuti non prevedendo alcuna
agevolazione per il Recupero dei rifiuti così facendo pochi intraprendevano il macchinoso e lungo
iter per l'approvazione degli impianti di recupero con il risultato che ancora oggi l'85% dei rifiuti
viene smaltito in discarica; oggi ogni fase ha la sua dignità quale la raccolta, trasporto, smaltimento
,recupero, con la priorità di favorire quest'ultimo anziché il conferimento dei rifiuti in discarica.
Nel D.Lgs.22/97 si dà una nuova definizione di STOCCAGGIO che è altra cosa del Deposito
Temporaneo ; infatti secondo la definizione di cui all'art.6 comma 1 lett.l) per STOCCAGGIO si
intende: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni de deposito preliminare di rifiuti di
cui al punto D15 dell'alegato B, nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa
in riserva di materiali di cui al punto R13 dell'allegato C.
Mentre il Deposito temporaneo non ricade nella Gestione dei rifiuti così definita dall'art.6 comma
1 lett.d) del D.Lgs. 22/97: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso
il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento
dopo la chiusura, ma rimane un elemento del CICLO PRODUTTIVO aziendale per cui non
servono autorizzazioni di sorta come invece servono per lo stoccaggio sopradescritto.
Infatti prendendo la definizione che l'art.6 comma 1 lett.m) dà del Deposito temporaneo si deduce
che lo stesso è: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui
sono prodotti alle seguenti condizioni:
1.- i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani,
policlorodibenzofenoli in quantità superiore a 2,5 ppm né policlorobifenile, policlorotrifenili in
quantità superiore a 25 ppm.
2.- i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento
con cadenza almeno bimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in
alternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 mc; il termine di
durata del deposito temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i
10mc nell'anno o se , indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in
stabilimenti localizzati nelle isole minori;
3.- i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di
smaltimento con cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero,
in alternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 20 mc; il termine
di durata del deposito temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i
20mc nell'anno o se , indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in
stabilimenti localizzati nelle isole minori
4.- il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle relative
norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito
delle sostanze pericolose in essi contenute;
5.- devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura dei rifiuti
pericolosi;

LUCIDO

20
La gestione dei rifiuti: il principio generale della gestione dei rifiuti

Il concetto di Gestione dei rifiuti (art.6 comma 1 lett.d)


la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste
operazioni, nonché il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura.

Raccolta: l'operazione di prelievo, di cernita e di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto.

Smaltimento: le operazioni previste nell'allegato B:


Allegato "B" - (Previsto dall’art. 5, comma 6)
Operazioni di smaltimento
NB: Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono
nella pratica. Ai sensi dell’articolo 2, i rifiuti devono essere smaltiti senza pericolo per la
salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio
all’ambiente:
D1 Deposito sul o nel suolo (ad es. discarica)
D2 Trattamento in ambiente terrestre (ad es. biodegradabile di rifiuti liquidi o fanghi nei
suoli)
D3 Iniezioni in profondità (ad es. iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole sali- ne o
faglie geologiche naturali)
D4 Lagunaggio (ad es. scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune, ecc.)
D5 Messa in discarica specialmente allestita (ad es. sistematizzazione in alveoli stagni
separati, ricoperti o isolati gli uni dagli altri e dall’ambiente)
D6 Scarico dei rifiuti solidi nell’ambiente idrico eccetto l’immersione
D7 Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino
D8 Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a
composti o a miscugli che vengono eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei
punti da D1 a D12.
D9 Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato che dia origine
a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punt- ti da D1
a D12 (ad es. evaporazione, essiccazione, ecc.)
D10 Incenerimento a terra
D11 Incenerimento in mare
D12 Deposito permanente (ad es. sistemazione di contenitori in una miniera , ecc.)
D13 Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12
D14 Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a
D13
D15 Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14
(escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti).

21
Recupero: le operazioni previste nell'allegato C:
ALLEGATO "C" (Previsto dall’art. 6, comma 1, lettera h))
Operazioni di recupero
NB: Il presente allegato intende elencare le operazioni di recupero come avvengono nella
pratica. Ai sensi dell’articolo 2, i rifiuti devono essere recuperati senza pericolo per la
salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio
all’ambiente.
R1 Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia
R2 Rigenerazione/recupero di solventi
R3 Riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le
operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche)
R4 Riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici
R5 Riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche
R6 Rigenerazione degli acidi o delle basi
R7 Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti
R8 Recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori
R9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli
R10 Spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia
R11 Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni indicate da R1 a R10.
R12 Scambio di rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni indicate da R1 a R11
R13 Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1
a R12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono
prodotti).

Deposito temporaneo:
il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti alle
seguenti condizioni:
1.- i rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani,
policlorodibenzofenoli in quantità superiore a 2,5 ppm né policlorobifenile, policlorotrifenili in
quantità superiore a 25 ppm.
2.- i rifiuti pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento
con cadenza almeno bimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero, in
alternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 10 mc; il termine di
durata del deposito temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i
10mc nell'anno o se , indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in
stabilimenti localizzati nelle isole minori;
3.- i rifiuti non pericolosi devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di
smaltimento con cadenza almeno trimestrale indipendentemente dalle quantità in deposito, ovvero,
in alternativa, quando il quantitativo di rifiuti pericolosi in deposito raggiunge i 20 mc; il termine
di durata del deposito temporaneo è di un anno se il quantitativo di rifiuti in deposito non supera i
20mc nell'anno o se , indipendentemente dalle quantità, il deposito temporaneo è effettuato in
stabilimenti localizzati nelle isole minori
4.- il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle relative
norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito
delle sostanze pericolose in essi contenute;
5.- devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura dei rifiuti
pericolosi;

22
DEPOSITO TEMPORANEO: CONDIZIONI PER ESCLUSIONE DA AUTORIZZAZIONE

D 15 deposito R 13 messa in riserva di


DEPOSITO
preliminare prima di rifiuti per sottoporli ad
TEMPORANEO
una OPERAZIONE una OPERAZIONE DI
DI SMALTIMENTO RECUPERO
condizioni
-policlorodibenzodiossine
- policlorobifenili
- policlorodibenzofurani
- policlorotrifenili
- policlorodibenzofenoli
deposito non più di 25 ppm
non più di 2,5 ppm
- per tipi omogenei
.- rispetto norme
RIFIUTI NON RIFIUTI
PERICOLOSI PERICOLOSI

Rispetto norme tecniche


Se nell’anno < ISOLE relative a sostanze
20 mc MINORI pericolose contenute
Se nell’anno > 20
mc, in alternativa Rispetto norme su
ASPORTO
imballaggio ed etichettatura
ANNUALE
ASPORTO rifiuti pericolosi
Al A prescindere ANNUALE
raggiungime dalla quantità
Se nell’anno > 10
nto di 20 mc depositata
Se nell’anno mc, in alternativa
< 10 mc

Al raggiungimento A prescindere
ASPORTO di 10 mc dalla quantità
ANNUALE
ASPORTO
ASPORTO ASPORTO ASPORTO
TRIMESTRALE
IMMEDIATO IMMEDIATO BIMESTRALE
23
REGISTRI DI CARICO E SCARICO: OGGETTI OBBLIGATI

Imprese ed enti che


producono Chiunque effettua

Rifiuti pericolosi A titolo


professionale

Rifiuti non Raccolta e


pericolosi trasporto

Commercio ed
Da lavorazioni intermediazione
industriali

Operazioni di
Da lavorazioni recupero
artigianali

Operazioni di
smaltimento
con più di tre
dipendenti
REGISTRI DI
CARICO E
SCARICO
Rifiuti da
smaltimento e Non conferiti al
recupero, fanghi servizio pubblico
da
potabilizzazione/ Esclusi
depurazione/ IMPRENDITORI
trattamento acque NO rifiuti
AGRICOLI con
reflue, conferiti al
volume di affari
abbattimento fumi servizio
annuo < 15
pubblico
milioni

24
CICLO FORMULARIO PER IL TRASPORTO
-copia per
controfirma
-copia per TRASPORTATORE TRASPORTATORE trasportatore
trasportatore -copia per
-copia per destinatario
destinatario -copia da
-copia da restituire restituire al
al produttore/
detentore 1 2 produttore/
detentore
PRODUTTORE
PRODUTTORE O O DETENTORE
DETENTORE DESTINATARIO
DESTINATARIO copia produttore/
Copia per detentore
produttore/
detentore Compila, data e firma

TRASPORTATORE -copia per


TRASPORTATORE trasportatore
Copia per il -copia da
trasportatore restituire al
produttore/
Copia da restituire al detentore
produttore/ detentore
3 Copia per
4 Controfirma e
data in arrivo
produttore/
PRODUTTORE O detentore
DETENTORE DESTINATARIO
Copia per il destinatario
PRODUTTORE
Copia per DESTINATARIO O DETENTORE Copia per
produttore/ destinatario
detentore
25
CATASTO RIFIUTI: SOGGETTI OBBLIGATI

Imprese ed enti che Comuni, loro


producono Chiunque effettua consorzi, comunità
montane, aziende
speciali con finalità
di smaltimento
Rifiuti pericolosi A titolo rifiuti urbani e
professionale assimilati

Rifiuti non Raccolta e


pericolosi trasporto

Commercio ed
Da lavorazioni intermediazione
industriali

Operazioni di
Da lavorazioni recupero
artigianali

Operazioni di
smaltimento
con più di tre
dipendenti
DENUNCIA
AL CATASTO
Rifiuti da
smaltimento e Non conferiti al
recupero, fanghi servizio pubblico
da
potabilizzazione/ Esclusi
depurazione/ IMPRENDITORI
trattamento acque NO rifiuti
AGRICOLI con
reflue, conferiti al
volume di affari
abbattimento fumi servizio
annuo < 15
pubblico
milioni

26
Sanzioni
Soggetti Condotta Sanzioni e articoli
Chiunque (salvo imprese ed a)abbandono e deposito Sanzione amministrativa da
enti) incontrollato ( o in violazione di £.200.000 a 1.200.000 (se si
norme specifiche su imballaggi tratta di rifiuti non pericolosi e
e beni durevoli) di rifiuti sul non ingombranti , da £.50.000 a
suolo e nel suolo 300.000)
+ Artt. 50, comma 1 e 14,
b)immissione di rifiuti in acque comma 1-2; 43 comma 2 ; 44
superficiali o sotterranee comma 1 ; 46 comma 1 e 2
Titolari di imprese o a)abbandono e deposito RIFIUTI NON PERICOLOSI:
responsabili di enti incontrollato di rifiuti sul suolo arresto da 3 mesi a 1 anno o
e nel suolo ammenda da 5 a 50 milioni;
+ RIFIUTI PERICOLOSI
b)immissione di rifiuti in acque Arresto da 6 mesi a 2 anni e
superficiali o sotterranee ammenda da 5 a 50 milioni
(artt. 51, comma 2 e 14
comma 1-2)
Chiunque a)miscelazione di rifiuti non Arresto da 6 mesi a 2 anni e
consentita ammenda da 5 a 50 milioni
(artt.51 comma 5 e 9 comma
b)mancata separazione rifiuti 1)
miscelati arresto sino a 1 anno +
esecuzione
(artt. 50, comma 2 e 9 comma
3)
Chiunque Non ottemperanza ordinanza Arresto fino a 1 anno
sindaco per rimozione e (artt. 50 comma 2 e 14 comma
bonifica 3) + esecuzione
Chiunque Realizzazione o gestione di Arresto da 6 mesi a 2 anni e
discarica non autorizzata ammenda da 5 a 50 milioni
OVVERO
Per RIFIUTI PERICOLOSI
Arresto da 1 a 3 anni e
ammenda da 10 a 100 milioni
+ confisca e bonifica
(art.51 comma 3)
Chiunque effettua deposito Effettuazione con rischio per la Arresto da 3 mesi a 1 anno o
temporaneo presso il luogo di salute o oltre i 5 giorni (ovvero ammenda da 5 a 50 milioni
produzione di rifiuti sanitari 30 gg. Se entro 200 litri) OVVERO sanzione
pericolosi amministrativa da 5 a 30
milioni se entro 200 litri ( artt.
51, comma 6 e 45 ,comma1)
Chiunque Effettuazione di spedizioni di Ammenda da 3 a 50 milioni e
rifiuti di cui ad all. 2, 3, 4 Reg. arresto fino a 2 anni
Cee 259/93 in modo da AUMENTATA se sono
integrare traffico illecito RIFIUTI PERICOLOSI +
confisca mezzo di trasporto
(art. 53, comma 1 e 2)

27
CAPITOLO 2 - La Gestione nell'ambito Universitario

Paragrafo 1 - Rifiuti prodotti in ambito universitario

UNIVERSITÀ

ATTIVITÀ ATTIVITÀ NON


SANITARIE SANITARIE
art. 7 comma 3 lett. h art. 7 comma 3 lett. f

Rifiuti Rifiuti Rifiuti


speciali speciali radioattivi
assimilabili

Pericolosi Non pericolosi

Rifiuti a
Rifiuti a
rischio
rischio
chimico
infettivo
(Ex tossico
(sanitari)
nocivi)

28
Rifiuti da Strutture Umanistiche

Tipologie di rifiuti derivanti da strutture Umanistiche (Lettere,


Giurisprudenza, Economia ecc.)

Rifiuti urbani di cui Rifiuti speciali Rifiuti Speciali ai sensi


all'art.7 comma 2 del assimilati agli urbani ai dell'art. 7 comma 3 del
D.Lgs. 22/97 sensi dell'art. 7 comma D.Lgs. 22/97
2 D.Lgs.22/97 e dal
Regolamento
Comunale vigente

Pericolosi o Non
pericolosi come definito
Raccolta differenziata di dagli allegati "A" e "D"
Raccolta, trasporto , carta, vetro, lattine,pile,
smaltimento o del D.Lgs.22/97
toner, ecc. cosi' come
recupero a cura del definito dall'art.6 comma
Servizio pubblico 1 lett.f) del D.Lgs. 22/97

In genere i rifiuti speciali prodotti in tali strutture sono "non pericolosi" per il
tipo di attivita' che viene svolta all'interno di tali Strutture. Tali tipologie devono
essere conferite ad apposite ditte iscritte ai relativi albi delle ditte per la gestione
dei rifiuti ai fini o del RECUPERO (auspicato) o dello smaltimento in discarica.

29
Paragrafo 5 - Raccolta differenziata dei rifiuti assimilabili agli urbani

Ai sensi degli articoli 18 e 21 del D.Lgs. 22/97, i Comuni hanno il compito, sulla
base di direttive statali, di procedere alla assimilazione di rifiuti speciali non
pericolosi ai RSU. Il Comune di Ferrara ha redatto il regolamento dell'assimilazione
sulla base dell'elenco dei rifiuti assimilabili agli urbani, contenuto nella delibera
27/07/84 attualmente ancora valida a tale scopo. Tra questi sono compresi la carta
ed il vetro.
Essendo l'università di Ferrara una forte produttrice di rifiuti di carta e vetro, molto
spesso le campane, poste nelle vicinanze delle diverse strutture, non sono sufficienti.
Di conseguenza, il SISTA, in seguito a sopralluoghi effettuati insieme all'azienda
municipalizzata di raccolta (AGEA) e di comune accordo con essa, ha fatto si che
fossero posti in diverse zone strategiche all'interno delle facoltà dei cassonetti dotati
di ruote da lt. 240 e/o lt. 120. Quindi in ogni struttura, il tecnico referente e
collaboratore del SISTA, ovviamente tra gli altri compiti, ha anche quello di
chiamare l'AGEA quando questi cassonetti sono pieni.
Sulla raccolta differenziata, però, non ci accontentiamo di questo risultato; è nostra
intenzione, infatti, intervenire a monte e cioè cominciare la raccolta differenziata nei
laboratori e negli uffici, dove ogni rifiuto dovrebbe essere gettato nel proprio cestino
specifico.
Chiaramente il progetto è di difficile attuazione in quanto comporterebbe:
1) un maggiore impegno della ditta delle pulizie, con un maggiore costo per
l'Università;
2) un grosso lavoro di informazione e formazione di tutto il personale docente, non
docente e degli studenti,
3) un ballottaggio per la definizione certa delle competenze sia manuali che di spesa.
È comunque un progetto interessante da perseguire, soprattutto in funzione del
progetto di TASSA o TARIFFA, che in questo caso potrebbe fare risparmiare cifre
importanti all'Ateneo Ferrarese.

30
Universita' degli Studi di Ferrara
Servizio Igiene , Sicurezza e Tutela Ambientale

RIFIUTI ASSIMILATI AGLI URBANI DA CONFERIRE ALLA RACCOLTA


DIFFERENZIATA

a- RIFIUTI DI CARTA, CARTONE E PRODOTTI DI CARTA

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.

Rifiuti di carta, cartone, cartoncino, imballaggi (esclusi i poliaccoppiati): refili, refili misti di
tipografia, carta da fotocopie, buste, stampa, quotidiani, illustrati, libri, opuscoli colorati, cataloghi,
cartone ondulato, fustellati di cartone cartone bianco multistrato, miscela di carte e cartoni di
diverse qualità, esclusa carta chimica.

Modalità di raccolta e gestione.

Il materiale cartaceo va immesso in contenitori appositamente predisposti (es. scatole,


cassettine), collocati nei locali individuati nelle diverse Strutture.
Il materiale di cui sopra, deve essere privo di ogni impurità (in particolare non deve essere
fonte di alcun rischio chimico e/o biologico ne per gli operatori nè per l'ambiente) e deve essere
costituito solo da carta pulita, così da poter essere inviato agli impianti di recupero senza costi
aggiuntivi dovuti alla selezione.
Il materiale cartaceo deve essere introdotto nei raccoglitori nella forma meno voluminosa
possibile, ossia senza appallottolarlo o accartocciarlo, anche per prevenire possibili principi
d’incendio.
I contenitori in cartone (generalmente scatole o scatoloni) vanno aperti, il loro volume di
ingombro va ridotto, quindi vanno introdotti nei raccoglitori per la carta o, se molto voluminosi,
vanno immessi direttamente nell'apposito cassonetto, a cura del personale della Struttura

Rifiuti diversi da quelli citati (scarti di alimenti, cellophane, ecc.) non possono essere immessi
nel raccoglitore per i rifiuti cartacei di cui sopra.

Il personale della Ditta appaltatrice di pulizie, come da accordi, curerà la raccolta di materiale
cartaceo e provvederà ad introdurlo negli appositi cassonetti, di cui ogni area universitaria è
dotata.
Il personale delle Strutture universitarie può utilizzare i cassonetti per la raccolta di materiale
cartaceo, anche autonomamente

ONERI PER IL PRODUTTORE

Adempimenti amministrativi: nessuno.

Economici: nessun onere aggiuntivo rispetto alla tariffa RSU.(salvo l'asporto di grosse quantità)

31
Universita' degli Studi di Ferrara
Servizio Igiene , Sicurezza e Tutela Ambientale

Figura 1 E ADESSO, DOVE SI


DEVE GETTARE?

E’ carta sporca di
prodotti chimici…
E’ bene informarsi, uhmm …. La
può darsi che sia un prossima volta
Rifiuto Speciale! ci si deve
ricordare di
usare i guanti!!!

E’ carta da E’ sporca, devo


riciclare, metterla qui
quindi va qui
Addetto ai rifiuti

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Universita' degli Studi di Ferrara
Servizio Igiene , Sicurezza e Tutela Ambientale

b- RIFIUTI DI PLASTICA, ESCLUSIVAMENTE BOTTIGLIE E FLACONI

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.

Per plastica riciclabile si intende il materiale costituente bottiglie e flaconi che abbiano
contenuto liquidi, con esclusione dei contenitori per fitofarmaci e per presidi medico-chirurgici.

Modalità di raccolta e gestione.

Le bottiglie ed i flaconi, che non abbiano contenuto liquidi pericolosi, devono essere
schiacciati e tappati, quindi vanno introdotti negli appositi cassonetti di cui ogni area universitaria,
che produce questa tipologia di rifiuti, è dotata.

I recipienti che avessero contenuto liquidi pericolosi devono essere accuratamente lavati, sì
da non costituire rischio alcuno per gli operatori e per l’ambiente, dopodicchè possono essere
introdotti nei cassonetti per la raccolta della plastica riciclabile.

La soluzione risultante dai lavaggi è essa stessa rifiuto speciale va quindi gestita
come si conviene alla sua specifica tipologia.

Se la pulizia accurata dei contenitori in plastica non fosse possibile e rimanessero residui di
sostanze pericolose al loro interno, il rifiuto nel suo complesso, contenitore-contenuto, va
classificato e smaltito come rifiuto speciale, tenendo conto delle caratteristiche chimico-fisiche e di
pericolosità della sostanza inquinante.

In fig. 2 è riportata una esemplificazione grafica che illustra, in sintesi, quanto sopra esposto.

ONERI PER IL PRODUTTORE

Adempimenti amministrativi: nessuno.

Economici: nessun onere aggiuntivo rispetto alla tariffa RSU.

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Figura 2

E’ riciclabile SOLO quella che


ha contenuto liquidi
E deve essere PULITA!!

Certo che se le bottiglie di


plastica non sono pulite, mi
conviene lavarle accuratamente,
così le potrò mettere nel
contenitore della raccolta
differenziata.

Addetto ai rifiuti

In funzione di ciò che la bottiglia


aveva contenuto e del solvente
utilizzato per pulirla, si potranno
produrre Rifiuti Speciali. E’
necessario documentarsi per
sapere come si devono classificare
ecc..

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c- RIFIUTI DI VETRI E LATTINE

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.

Contenitori, bottiglie, vetro di scarto, frammenti di vetro, rottami di vetro sia bianco che
colorato. Vetro di scarto con l’esclusione dei vetri da tubi raggio-catodici delle lampade a scarica
ed altri vetri contaminati da sostanze radioattive*. Sono inoltre esclusi i contenitori di sostanze o
preparati etichettati come pericolosi**, che non siano stati adeguatamente ed accuratamente lavati.
Lattine: lattine per bevande.

Modalità di raccolta e gestione.

Presso ogni Struttura, che abbia produzione di queste tipologie di rifiuti, deve essere
predisposto un congruo numero di contenitori, provvisti di coperchio, in cui effettuare una prima
raccolta; è’ opportuno che i contenitori siano di dimensioni contenute e dotati di manici, per
rendere più agevole la loro movimentazione.
Il personale della Struttura, periodicamente, provvederà ad immettere i rifiuti di vetro e lattine
nel contenitore principale, collocato nell’area di pertinenza.
I recipienti che avessero contenuto liquidi pericolosi devono essere accuratamente lavati, sì
da non costituire rischio alcuno per gli operatori e per l’ambiente, dopodicchè si possono introdurre
nei contenitori per la raccolta del vetro e delle lattine.
La soluzione risultante dai lavaggi è essa stessa rifiuto speciale e va quindi gestita
come si conviene alla sua specifica tipologia.
Se la pulizia accurata dei contenitori in vetro non fosse possibile e rimanessero residui di
sostanze pericolose al loro interno, il rifiuto nel suo complesso, contenitore-contenuto, va
classificato e smaltito come rifiuto speciale, tenendo conto delle caratteristiche chimico-fisiche e di
pericolosità della sostanza inquinante.

In fig. 3 è riportata una esemplificazione grafica che illustra, in sintesi, quanto sopra esposto.

ONERI PER IL PRODUTTORE

Adempimenti amministrativi: nessuno.

Economici: nessun onere aggiuntivo rispetto alla tariffa RSU.

* non radioattivo ai sensi del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230;


** pericolosi ai sensi della legge 29 maggio 1974, n. 256, Decreto del Presidente della Repubblica
24 novembre 1981, N.927 e successive modifiche e integrazioni.

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Figura 3

La bottiglia dell’alcool Etilico non dà


problemi, ma quelle dell’acido xyz
dovranno essere pulite per bene, visto
che nel contenitore ci va solo vetro…..
P U L I T O !!!!!”

A seconda di quello che la


bottiglia aveva contenuto in
precedenza e del solvente che
verrà utilizzato per pulirla, si
potranno produrre Rifiuti Speciali.
E’ opportuno documentarsi prima,
per sapere come si devono
classificare i liquidi di lavaggio.
BUON LAVORO!!!

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d- RIFIUTI DI METALLI, LEGNO, RIFIUTI DI PARCHI E GIARDINI, RIFIUTI


INGOMBRANTI, PILE, TUBI AL NEON

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.

Materiali in ferro, materiali in alluminio o altri metalli (fusti, involucri di prodotti chimici, scarti
metallici da officina ecc.) legname, cassette e mobilio, residui di potature, sfalci e foglie, rifiuti
ingombranti (no apparecchiature obsolete), pile, tubi al neon.

Modalità di raccolta e gestione.

E' prevista l’installazione di cassonetti o contenitori specifici riservati per alcune di queste
tipologie di rifiuti le quali vanno, comunque, tenute separate e conferite alla raccolta differenziata.
Presso la Struttura deve essere effettuata una prima raccolta, dopodicchè i rifiuti devono
essere consegnati nel cassonetto principale sito al P.Terra di ciascuna struttura.

Tubi al neon; per questo tipo di rifiuto si raccomanda la resa alla Ditta che effettua la
manutenzione o il conferimento ad una ditta autorizzata allo smaltimento attraverso il Servizio
Igiene , Sicurezza e Tutela Ambientale.

Gli eventuali recipienti che avessero contenuto liquidi pericolosi devono essere
accuratamente lavati, sì da non costituire rischio alcuno per gli operatori e per l’ambiente, infine
possono essere conferiti alla raccolta differenziata.

La soluzione risultante dai lavaggi è essa stessa rifiuto speciale e va quindi gestita
come si conviene alla sua specifica tipologia.
Se la pulizia accurata dei contenitori non fosse possibile e rimanessero residui di sostanze
pericolose al loro interno, il rifiuto nel suo complesso, contenitore-contenuto, va classificato e
smaltito come rifiuto speciale, tenendo conto delle caratteristiche chimico-fisiche e di pericolosità
della sostanza inquinante.
In fig. 4 è riportata una esemplificazione grafica che illustra, in sintesi, quanto sopra esposto.

ONERI PER IL PRODUTTORE

Adempimenti amministrativi: Formulario art.15 D.Lgs.22/97


Economici: da verificare caso per caso in funzione della tipologia (speciale o meno) e della
quantità.

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Figura 4

E’ bene ricordare che


TUTTI I RIFIUTI VANNO
TENUTI SEPARATI.

Quando si vorranno smaltire, chiamare solo una ditta


autorizzata!!!

Si possono chiedere suggerimenti al


Servizio dell’Ateneo, segnalando il
problema mediante fax o e-mail

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e- RIFIUTO DI TONER

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.

Toner per stampa esaurito (comprese le cartucce).

Modalità di raccolta e gestione.

Premesso che si raccomanda vivamente la rigenerazione delle cartucce o la loro resa ai


fornitori, qualora si intendesse ricorrere allo smaltimento i rifiuti possono essere conferiti, alla
raccolta differenziata e successivamente prelevati da ditta autorizzata attivata dal Servizio Igiene ,
Sicurezza e Tutela Ambientale,

In fig. 5 è riportata una esemplificazione grafica che illustra, in sintesi, quanto sopra esposto.

ONERI PER IL PRODUTTORE

Adempimenti amministrativi: Formulario art.15 D.Lgs.22/97

Economici: nessun onere aggiuntivo rispetto alla tariffa RSU.

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Figura 5

SE POSSIBILE SI RACCOMANDA DI
RESTITUIRE TUTTO AL FORNITORE,
FACENDO ANCHE RIGENERARE LE
CARTUCCE

Se la resa non è possibile, i rifiuti di toner si


possono consegnare alla ditta autorizzata
allo smaltimento attivata dal Servizio

Si possono chiedere suggerimenti al


Servizio Igiene , Sicurezza e Tutela
Ambientale dell’Ateneo, segnalando il
problema mediante fax o e-mail.

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RIFIUTI ASSIMILATI AGLI URBANI MA NON SOGGETTI ALLA


RACCOLTA DIFFERENZIATA

a) ARTICOLI IN PLASTICA NON RICICLABILE

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.

Materiale in polipropilene “usa e getta” esente da qualsiasi contaminazione che potrebbe


essere fonte di rischio chimico o biologico, contenitori in plastica di prodotti solidi non pericolosi.

Modalità di raccolta e gestione.

I rifiuti, qualora abbiano i requisiti di non pericolosità di cui sopra, possono essere introdotti
nel cassonetto per i rifiuti solidi urbani generici.

I recipienti che avessero contenuto solidi pericolosi devono essere accuratamente lavati, sì
da non costituire rischio alcuno per gli operatori e per l’ambiente, dopodicchè si possono introdurre
nei cassonetti per i rifiuti solidi urbani generici.
La soluzione risultante dai lavaggi è essa stessa rifiuto e va quindi gestita
come si conviene alla sua specifica tipologia.(SPECIALE)
Se la pulizia accurata dei contenitori in plastica non fosse possibile e rimanessero residui di
sostanze pericolose al loro interno, il rifiuto nel suo complesso, contenitore-contenuto, va
classificato e smaltito come rifiuto speciale, tenendo conto delle caratteristiche chimico-fisiche
e di pericolosità della sostanza inquinante.

In fig. 6 è riportata una esemplificazione grafica che illustra, in sintesi, quanto sopra esposto.

ONERI PER IL PRODUTTORE

Adempimenti amministrativi: nessuno.

Economici: nessun onere aggiuntivo rispetto alla tariffa RSU.

Per eventuali altri rifiuti, non previsti nelle procedure sopra illustrate, contattare
preventivamente il Servizio Igiene , Sicurezza e Tutela Ambientale.

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Figura 6

Le bottiglie sono già state tutte


lavate e conferite alla raccolta
differenziata….rimangono le pipette
e tutto l’altro materiale in plastica…
Cosa se ne deve fare?

Se la plastica non è pulita è un Rifiuto


Speciale altrimenti…
se non c’è alcun rischio associato al rifiuto, la si
può gettare nel cestino!!!

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RIFIUTI SPECIALI

RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI (Fig.7)

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.

Sono tutti i rifiuti speciali compresi nell'elenco dei rifiuti pericolosi


(allegato D, previsto dall'art. 7, comma 4, del testo aggiornato del D.
Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22).
.

Estratto dell'art.9 del D.Lgs.22/97 e succ. modifiche ed integrazioni :


E' vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi di cui all'allegato G ovvero
Rifiuti Pericolosi con rifiuti non pericolosi.

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Figura 7

1. Codificare il rifiuto

2. Verificare se è inserito
nell’elenco dei “Pericolosi”

3. Informarsi sui rischi, manipolarlo


con precauzione, conservarlo in un
contenitore idoneo, etichettarlo con
cura

4. Quando lo si porterà nel locale predisposto per l’accumulo


temporaneo, controllare prima la compatibilità con gli altri prodotti
presenti

A cura del "Servizio" 6.Prima dello smaltimento si dovranno redigere i


5. Segnare l’operazione di moduli approntati dal Servizio e consegnati allo
“carico” sull’apposito
Registro.
stesso sui quali sarà evidenziato:
a) denominazione/descrizione del rifiuto;
b) Codice CER;
c) stato fisico;
d) caratteristiche di pericolo;
e) quantità (in litri o Kg).

A cura del Servizio A cura del Servizio


7. Quando il 8.Segnare
trasportatore verrà a l’operazione di
ritirare il rifiuto, gli si “scarico”
dovranno consegnare le sull’apposito
Registro

Sarà compito del Servizio CONSERVARE TUTTA


LA DOCUMENTAZIONE CON CURA, ANCHE
PERCHE’ SERVIRA’ PER COMPILARE IL
M.U.D., L’ANNO SUCCESSIVO .
I Referenti la useranno per il controllo divisione
spese di smaltimento A CARICO DELLA
STRUTTURA CHE SMALTISCE

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RIFIUTI SPECIALI NON PERICOLOSI (Fig.8)

Tipologia e caratteristiche del rifiuto.(es.apparecchiature fuori uso, soluzioni saline ,ecc)

Sono tutti i rifiuti speciali non compresi nell'elenco dei rifiuti pericolosi (allegato D,
previsto dall'art. 7, comma 4, del testo aggiornato del D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22) e presenti
nell'allegato A dello stesso D.Lgs.

La classificazione "non pericoloso", in ambito di Rifiuti, è riferita esclusivamente alla codifica


C.E.R., tuttavia, dal punto di vista dell'igiene e della sicurezza del lavoro è necessario conoscere la
composizione dei rifiuti (le sostanze o preparati che li compongono, che vi sono presenti o che
hanno dato origine al rifiuto), valutarne l'eventuale pericolosità, quindi adottare le misure e le
cautele idonee, durante le operazioni connesse con la loro manipolazione, raccolta, deposito
temporaneo ecc..

Estratto dell'art. 9 del D.Lgs.22/97 e succ. modifiche ed integrazioni:


E' vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi di cui all'allegato G ovvero
Rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi.

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Figura 8

1. Codificare il rifiuto e verificare che non sia inserito nell’elenco


dei “Pericolosi” deve far parte dell'allegato A ma non del D

2. Informarsi sui rischi,


manipolarlo con precauzione,
conservarlo in un contenitore
idoneo, etichettarlo con cura

3. Quando si trasferisce il rifiuto nel


locale predisposto per l’accumulo
temporaneo, controllare che la sua
collocazione sia compatibile con quella degli
altri prodotti presenti

4 Si dovrà compilare il modulo predisposto dal


Servizio in cui si dovranno segnalare:
4. Quando lo si vorrà smaltire a) denominazione/descrizione del rifiuto;
lo si dovrà contattare b) codice CER
preliminarmente il "Servizio" e
poi consegnare allo smaltitore c) stato fisico
autorizzato.Serve la presenza d) quantità (in litri o Kg).
di un addetto al Servizio al fine Il trasportatore passerà a ritirare il rifiuto.
di predisporre il formulario di
identificazione!

A cura del Servizio


5. Quando il trasportatore verrà a ritirare il Se rimane qualche
rifiuto, gli si dovranno consegnare le tre dubbio ci si può
copie, compilate, del formulario di
identificazione. rivolgere al
Servizio Igiene
Sicurezza e Tutela
Ambientale

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Paragrafo 2 - Servizio di Igiene Sicurezza e Tutela Ambientale


dell'Università di Ferrara

L'Università di Ferrara, sulla base della normativa citata, ha pensato di creare un


servizio centralizzato che potesse al contempo studiare l'evoluzione della materia e
trovare i sistemi applicativi più idonei alla propria realtà.
È nato così, con Decreto Rettorale del 12/07/96, il Servizio Smaltimento Rifiuti
Speciali e Tossico Nocivi, che di seguito, con O. D. n° 98 del 31/03/98, diventerà il
Servizio di Igiene Sicurezza e Tutela Ambientale (SISTA).
La scelta di centralizzare comporta un notevole impegno di studio, informazione,
proposizione, gestione e controllo, ma indubbiamente evita il rischio che, in una
realtà così eterogenea come l'Università, possano coesistere comportamenti diversi,
dovuti a cattive interpretazioni, disinformazione o addirittura disinteresse.
Le competenze del SISTA sono state illustrate nell'introduzione, ma il lavoro svolto,
relativamente alla sezione di Tutela Ambientale, si può riassumere con il seguente
schema:

Studio

Ricerca
bibliografica

Confronto
Gestione
ARPA di idee centralizzata
Altre di realtà
Università di interpre-
tazione
Comune
delle leggi
Provincia
Regione Consulenza al Informazione
personale al personale
Unione
industriali

Direttive
comportamentali
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Con il termine "Gestione centralizzata" intendiamo considerare:


1) l'aspetto logistico quale l'organizzazione delle movimentazioni dei rifiuti e la
regolamentazione per l'accesso ai depositi temporanei;
2) il coordinamento dei tecnici referenti delle diverse strutture, incaricati dai vari
responsabili per collaborare col SISTA;
3) gli adempimenti amministrativi e legislativi.

Formulari Registri di C/S Compilazione


MUD

Smaltimento

Carico nei depositi


temporanei di rifiuti
pericolosi / sanitari /
radioattivi

Smaltimento Approvvigionamento
rifiuti speciali materiale idoneo
non pericolosi
Gestione dei rifiuti
speciali pericolosi, non
pericolosi, assimilabili agli
urbani e radioattivi

Rapporti con
Raccolta
referenti
differenziata
strutture
universitarie
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Compiti del "Servizio"


-Tenuta del Registro di carico e scarico ai sensi del D.Lgs.22/97 e D.M. 1-4-98 n.148
-Compilazione dei formulari per il trasporto ai sensi dell'art. 15 D.L.gs. 22/97 e D.M. 1-4-98
n.145
-Compilazione del M.U.D. ai sensi dell'art. 11 del D.Lgs.22/97 e D.P.C.M. 31-3-1999
-Predisposizione scheda rifiuti da consegnare ai Referenti delle strutture.
-Consulenza su richiesta delle varie strutture

Compiti delle strutture (attraverso i Referenti)


-Comunicazione al Servizio , "attraverso le schede rifiuto" approntate dallo stesso Servizio , dei
rifiuti da smaltire.(Tipologia , C.E.R. , quantità , ecc.)

-Trasporto dei rifiuti nel Deposito temporaneo previa etichettatura.

-Mantenere i rapporti con il Servizio al fine di ottimizzazione del lavoro e lo scambio di notizie e
novità

-Rispetto della normativa relativa alla gestione dei rifiuti in ordine al divieto di abbandono e
divieto di miscelazione e corretta gestione dei rifiuti prodotti.

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Conclusioni

L'Università di Ferrara con la costituzione di questo Servizio (SISTA), ha voluto


imprimere una forte accelerazione ai processi gestionali in materia ambientale,
peraltro già affrontati precedentemente alla costituzione dello stesso, seppure in
modo non compiutamente organico.
Questa ed altre iniziative, si ritiene rappresentino una sostanziale innovazione
nell'ambito della Pubblica Amministrazione, dove è sempre difficile l'approccio
integrato ed organico alle nuove problematiche che via via si presentano.
Ciò anche in rapporto alle relazioni che il Servizio ha intrapreso con le realtà
istituzionali e produttive del territorio ad esempio con la costituzione
dell'Osservatorio Permanente sull'Ambiente (O.P.A.) a cui partecipano : Comune di
Ferrara, Provincia, A.R.P.A., Università di Ferrara, Unione Industriali, con lo scopo
di evitare frammentazioni o soluzioni a "compartimenti stagni".

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Bibliografia

- Gazzette ufficiali della Repubblica Italiana


- A. Cenci, Rifiuti: la nuova disciplina dal 2 marzo 1997, Ed. Finanze e Lavoro
- La nuova disciplina dei rifiuti sanitari. Materiale didattico a cura del Dott. G.
Finzi (Ospedale S. Orsola – Bologna), Bologna 1998
- La nuova disciplina dei rifiuti sanitari. Materiale didattico a cura del Dott. G.
Amendola. (Ed. Maggioli), Rimini 1998
- La nuova disciplina in materia di rifiuti. M. Pernice/M. Santoloci (Ed. Buffetti
editori), Roma 1997-1998
- I nuovi obblighi per gestione dei rifiuti. G. Amendola (Ed. Maggioli), Roma 1998
- Guida all’applicazione del D.Lgs 8/11/97 n° 389. M. Sanna. (Ed. Librerie dello
Stato), Roma 1997
- Relazione On. Franco Gherardini alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui
rifiuti, Roma 1998
- Deliberazione G.R. Emilia Romagna del 20/7/98 n° 1200
- Adozione del documento contenente indicazioni regionali del D.L. 22/97 in
materia di rifiuti approvato dalla conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle
Province autonome il 23-4-98
- Il Codice dei rifiuti a cura di Stefano Maglia e Massimo Modugno (Editrice la
Tribuna), Piacenza 1999
- GEA – gestione ed economia dell’ambiente a cura di Federambiente, Associazioni
Tecnici Italiani dell’Ambiente, Fise – Assoambiente (Ed. Maggioli), Roma
1998/99
- DossierAmbiente/ Rifiuti: esame del Decreto Ronchi e delle norme tecniche di
attuazione a cura di Stefano Maglia (Ed. Associazione Ambiente e Lavoro),
Milano 1999
- Guida pratica per la gestione dei rifiuti secondo il D.Lgs 22/97 a cura di Lara
Bacci e Michele Gori (Ed. EPC), Roma 1998
- Lo smaltimento dei rifiuti a cura di Carmelo Merano e Claudia Pasqualini Selsa
(Ed. Maggioli), Rimini 1997
- CD-Rom Legislazione Ambientale a cura della De Agostini Giuridica, Roma
1998/99
51
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- Gestione dei rifiuti. CD-Rom sullo stato del Decreto “Ronchi” a cura di ATIA con
il patrocinio di Federambiente, Roma 1999
- Manuale per l’attuazione del sistema comunitario di Ecogestione ed Audit
(EMAS) a cura dell’ANPA (Agenzia Nazionale per la protezione dell’ambiente),
Roma 1998
- I rifiuti nel XXI° secolo, il caso Italia tra Europa e Mediterraneo (Ed. Ambiente),
Milano 1999
- Che cos’è lo sviluppo sostenibile?, a cura di Enzo Tiezzi e Nadia Marchettini
(Donzelli Editore), Roma 1999
- Ricicla ’99. Rimini fiera 21-24 ottobre 1999. Atti dei seminari a cura di Luciano
Morselli (Maggioli Editore).
- 3° rapporto di Legambiente sulle ecomafie - conclusioni dei rapporti sulle
illegalità contro il territorio e l’ecosistema a cura del NOE dei Carabinieri, del
CFS, G di F, PS. Roma 1999
Bollettino di informazione normativa, Ed. Ambient

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DOCUMENTI DI RIFERIMENTO

1) DECRETO LEGISLATIVO 5 febbraio 1997, n.22.


Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli
imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.
2) Testo aggiornato del D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, recante “ Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui
rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggi”,
(pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 28 novembre 1997);
3) D. M. 25/05/1989 “individuazione dei rifiuti ospedalieri da qualificare come assimilabili ai rifiuti solidi
urbani”.
4) D. M. 1 aprile 1998 n. 145 “Regolamento recante la definizione del modello e dei contenuti del
formulario di accompagnamento dei rifiuti ai sensi degli artt. 15, 18 comma 2, lettera e), e comma 4 del
D. Lgs. n. 22/97.”
5) D. M. 1 aprile 1998 n. 148 “Regolamento recante approvazione del modello dei registri di carico e
scarico dei rifiuti ai sensi degli artt. 12, 18 comma 2, lettera m), e comma 4, del D. Lgs. n. 22/97.”
6) Circolare 4 agosto 1998, n. GAB/DEC/812/98. Circolare esplicativa sulla compilazione dei registri di
carico e scarico dei rifiuti e dei formulari di accompagnamento dei rifiuti trasportati individuati ,
rispettivamente, dal decreto ministeriale 1 aprile 1998, n. 145, e dal decreto ministeriale 1 aprile 1998, n.
148.
7) Legge 25 gennaio 1994 n. 70 “Norme per la semplificazione degli adempimenti in materia ambientale,
sanitaria e di sicurezza pubblica, nonché per l’attuazione del sistema di ecogestione e di audit
ambientale.”;
8) Circolare n. 3392 del 11/04/1996 “Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 luglio 1995 –
Modello unico di dichiarazione ambientale prevista dall’art.6 della legge 25 gennaio 1994 n. 70 –
Indicazioni per la corretta compilazione.”;
9) D. M. 4 agosto 1998, n. 372 “Regolamento recante norme sulla riorganizzazione del catasto dei rifiuti.”;
10) DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 10 SETTEMBRE 1982, N. 915.
Attuazione delle direttive (CEE) n. 75/442 relative ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei
policlorodifenili e dei policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi;
11) COMITATO INTERMINISTERIALE di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 10
settembre 1982, n. 915.
Disposizioni per la prima applicazione dell’art.4 del decreto del Presidente della Repubblica 10
settembre 1982, n. 915, concernente lo smaltimento dei rifiuti.
(Deliberazione 27 luglio 1984)
12) Legge n° 256 del 29 maggio 1974 “Classificazione e disciplina dell’imballaggio e dell’etichettatura delle
sostanze e dei preparati pericolosi.”;
13) D. P. R. 24 novembre 1981, n. 927 “Recepimento della direttiva del Consiglio delle Comunità europee n.
79/831/CEE del 18 settembre 1979, recante la sesta modifica della direttiva n. 67/548/CEE, relativa alla
classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi” e successive
modifiche ed integrazioni;
14) D. M. del 28/01/1992 “Classificazione e disciplina dell’imballaggio e dell’etichettatura dei preparati
pericolosi in attuazione delle direttive emanate dal Consiglio e dalla Commissione delle Comunità
europee.”;
15) Circolare n° 15 del 01/04/1992 “Indicazioni esplicative per l’applicazione del decreto ministeriale 28
gennaio 1992 concernente la classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi,”;
16) DECRETO 22 ottobre 1988, n. 457.

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