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Civile Sent. Sez. 2 Num.

9159 Anno 2019


Presidente: GORJAN SERGIO
Relatore: CORRENTI VINCENZO
Data pubblicazione: 02/04/2019

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


SENTENZA

sul ricorso 14650-2017 proposto da:

POLI RINA, CAVOLI RITA, CAVOLI GIOVANNA, elettivamente

domiciliate in ROMA, VIA COSSERIA 2, presso lo studio

dell'avvocato ALFREDO PLACIDI, rappresentate e difese

dagli avvocati MARIA PAOLA MARANI, ALBERTO DELLA FONTANA;

- ricorrenti -

contro

SOLIGNANI ANNA MARIA, FONTANA GIANCARLO, elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA G. PISANELLI 2, presso lo studio

dell'avvocato STEFANO DI MEC, che li rappresenta e


difende unitamente all'avvocato FRANCO ZURLINI;

- controrícorrenti -

avverso la sentenza n. 958/2017 della CORTE D'APPELLO di

BOLOGNA, depositata il 12/04/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

udienza del 22/01/2019 dal Consigliere VINCENZO CORRENTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

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Generale CORRADO MISTRI che ha concluso per

l'inammissibilità e in subordine rigetto del ricorso;

udito l'Avvocato DI MEC Stefano, difensore dei resistenti

che si riporta agli atti.


FATTO E DIRITTO

Poli Rina, Cavoli Rita e Giovanna propongono ricorso per

cassazione, illustrato da due memorie, contro Fontana Giancarlo e

Solignani Anna Maria, che resistono con controricorso, illustrato da

memoria,i avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna del

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12.4.2017, che ha rigettato il loro appello ad ordinanza del

Tribunale di Modena, la quale aveva accertato e dichiarato che

l'immobile di proprietà Fontana e Solignani sito in Vignola Via

Vescovada 560 non era gravato da servitù di scarico di acque nere

a favore degli immobili delle convenute Poli e Cavoli, condannate

alle spese.

La Corte di appello, sul presupposto che oggetto della lite

era un tubo di scarico che divide la cucina dal soggiorno

nell'appartamento dei Fontana-Solignani e scarica il bagno

dell'appartamento superiore, di proprietà di Rina Poli e delle figlie,

chiamate in causa con la stessa domanda di negatoria servitutis

già accolta nei confronti dei danti causa , affermata la legittimità

del rito sommario e l'utilizzabilità della ctu non contestata, ha

statuito che l'essere lo scarico strutturalmente al servizio esclusivo

del bagno dell'appartamento del piano di sopra era elemento certo

per escludere che fosse parte condominiale ed era dato oggettivo

che il muro dentro il quale era lo scarico non fosse portante ed era

interno all'unità immobiliare degli appellati.

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Le ricorrenti denunziano: 1) violazione dell'art. 1117 cc per

l'esistenza di uno spazio, ricavato dall'originario costruttore,

destinato al passaggio di una pluralità di condotte poste al servizio

di distinti appartamento di proprietà di più condomini; 2) assoluto

difetto di motivazione; 3) nullità della sentenza per illogicità e

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contraddittorietà per la mancata ammissione della ctu e della

prova testimoniale nonché per violazione dell'art. 132 cpc e dei

principi del giusto processo.

Con ordinanza interlocutoria del 15.5.2018 della sesta

sezione la causa è stata rimessa alla pubblica udienza in mancanza

di evidenza decisoria in particolare per quanto attiene alla

sollevata questione della natura condominiale o meno dello

scarico.

Le generiche e plurime censure sono infondate.

La prima contesta il sostanziale accertamento in fatto

compiuto dalla sentenza che ha affermato, come sopra riportato,

essere lo scarico strutturalmente al servizio esclusivo del bagno

dell'appartamento del piano di sopra, elemento certo per escludere

che fosse parte condominiale , essendo dato oggettivo che il muro

dentro il quale era lo scarico non fosse portante e fosse interno

all'unità immobiliare degli appellati.

Il riferimento ad uno spazio ricavato dall'originario

costruttore è cosa diversa rispetto a quanto dice la sentenza ed in

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contrasto con la negatoria servitutis accolta nei confronti dei danti

causa.

Il secondo e terzo motivo trascurano che , ai sensi dell'art.

360 n. 5 cpc, come riformulato dall'art. 54 del d.l. 22.6.2012 n. 83

conv. in I. 134/2012, è ammissibile il motivo di ricorso solo per

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l'omesso esame di fatto decisivo.

Il nuovo testo dell'art. 360 n. 5 deve essere interpretato, alla luce

dei canoni di cui all'art. 12 delle preleggi, come riduzione al

minimo costituzionale del sindacato di legittimità sulla motivazione

con riferimento alla mancanza assoluta dei motivi, alla motivazione

apparente, al contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili,

alla motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, '

esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di motivazione

(Cass. 14324/15, S.U.8053/14).

La complessiva ratio decidendi sopra riportata non viene

congruamente attaccata.

Non è decisivo né il riferimento al capitolo di prova sulle spese di

spurgo né quello ad una colonna contenente altra condotta.

Donde il rigetto del ricorso e la condanna alle spese.

PER QUESTE RAGIONI

La Corte rigetta il ricorso, condanna le ricorrenti alle spese,

liquidate in euro 3200 , di cui 200 per esborsi, oltre accessori e

spese forfettarie nel 15%, dando atto dell'esistenza dei presupposti


ex dpr 115/2002 per il versamento dell'ulteriore contributo

unificato.

Così deciso in Roma il 22 gennaio 2019.

Il Consigliere estensore Il Rr idente

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