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Penale Sent. Sez. 6 Num.

14425 Anno 2019


Presidente: PETRUZZELLIS ANNA
Relatore: ROSATI MARTINO
Data Udienza: 28/03/2019

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


SENTENZA

sul ricorso proposto da


JOVANOVIC Christophe, nato a Montreuil (Francia) il 02/06/1990,

avverso l'ordinanza emessa il 26/02/2019 dalla Corte di appello di Milano;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;


udita la relazione svolta dal Consigliere Martino Rosati;
udito il Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto Procuratore Generale,
Perla Lori, che ha concluso chiedendo l'annullamento dell'ordinanza con rinvio;

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 20 febbraio 2018, la Corte di appello di Milano,


ottenuto il consenso dell'interessato, in esecuzione del mandato di arresto
europeo emesso dal Tribunale di grande istanza di Parigi il 18 gennaio 2018,
disponeva la consegna di Jovanovic alle autorità francesi, tuttavia con la c.d.
clausola "a soddisfatta giustizia", a norma dell'art. 24, comma 1, legge n. 69 del
2005, trovandosi quegli sottoposto, all'epoca, a procedimento penale ed in stato
di custodia cautelare dinanzi all'autorità giudiziaria italiana.
1.1. Il 18 dicembre 2018, la Procura della Repubblica di Parigi ha emesso un
nuovo mandato d'arresto europeo nei confronti di costui, per gli stessi fatti e con
identica motivazione, in sostituzione del precedente, chiedendone altresì il
trasferimento temporaneo in Francia, per partecipare ad alcuni atti istruttori
relativi ai fatti oggetto del mandato d'arresto.
1.2. Le autorità giudiziarie italiane, competenti in relazione ai procedimenti
per l'espletamento dei quali la consegna in esecuzione del m.a.e. era stata
rinviata, hanno espresso parere favorevole al richiesto trasferimento
temporaneo.
1.3. Jovanovic, invece, non ha prestato il proprio consenso e si è altresì

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opposta la sua difesa.

2. La Corte di appello di Milano, con ordinanza del 26 febbraio scorso, ha


disposto la temporanea consegna di costui all'autorità giudiziaria francese, per la
durata di ventuno giorni e secondo le modalità espressamente indicate,
osservando, in risposta alle obiezioni mosse dalla difesa:
a) che l'art. 24, comma 2, legge n. 69 del 2005, non prevede la necessità
del consenso dell'interessato al trasferimento temporaneo;
b) che si tratta di disposizione speciale ed esclusiva, non potendo trovare
applicazione quelle di cui all'art. 726-quater, cod. proc. pen., in materia di
rogatorie internazionali passive, ed all'art. 16, d.lgs. n. 108 del 2017, in materia
di ordine d'indagine europeo, le quali richiedono, invece, tale consenso, ma
riguardano istituti differenti;
c) che l'utilizzo, per l'espletamento delle incombenze istruttorie in ragione
delle quali il trasferimento è stato richiesto, di strumenti alternativi e meno
invasivi, quali la rogatoria internazionale o la videoconferenza, è rimesso alla
scelta dell'autorità giudiziaria estera richiedente, non sindacabile da quella
italiana;
d) che la breve durata del trasferimento all'estero dello Jovanovic non si
presenta tale da comportare apprezzabile nocumento al nucleo familiare dello
stesso;
e) che il trasferimento ha durata certa e non vi sono ragioni per ipotizzare
che essa non verrà rispettata dall'autorità straniera.

3. Avverso tale decisione, ha proposto ricorso per cassazione la difesa


dell'interessato, chiedendone l'annullamento e deducendo, con un unico ed
articolato motivo, la violazione della disciplina di cui al d.lgs. n. 108 del 2017,
sulla base dei seguenti presupposti:

2
a) essa, in quanto successiva a quella della legge n. 69 del 2005 ed
afferente alla medesima materia, si sarebbe sostituita a quest'ultima: la quale,
dunque, risulterebbe - testuale, fg. 4 del ricorso - «non più attale e de facto
superata»;
b) pertanto, l'ulteriore mandato d'arresto emesso dal giudice francese
sarebbe nullo, poiché, anche in base alla sua normativa interna, quell'autorità
giudiziaria avrebbe dovuto emettere un ordine d'indagine europeo;
c) tale provvedimento, quindi, sarebbe contrario alle norme di legge francesi
attuative della direttiva europea in materia di o.e.i.;
d) il trasferimento dello Jovanovic, sì come disposto, violerebbe i diritti

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umani e vari princìpi dell'ordinamento giuridico italiano di rango costituzionale:
favor rei, favor libertatis, lealtà processuale, economia processuale.

4. Dagli atti trasmessi in cancelleria dall'amministrazione penitenziaria,


risulta che, lo scorso 12 marzo, il trasferimento dello 3ovanovic è stato eseguito.

5. Il 27 marzo ha depositato memoria scritta in cancelleria la difesa


dell'interessato, lamentando l'illegittima esecuzione dell'ordinanza in pendenza
del ricorso avverso la stessa e chiedendo alla Corte di cassazione di "riconoscere
l'illegittimità" di tale provvedimento.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile, sotto diversi profili.

2. Lo è, innanzi tutto, perché il provvedimento emesso dalla Corte di appello


non è impugnabile.
2.1. La disciplina di riferimento, correttamente individuata da quella Corte, è
esclusivamente quella prevista dalla legge 22 aprile 2005, n. 69, in quanto
normativa speciale per il mandato d'arresto europeo. E, all'interno di questa, la
specifica regula iuris applicabile al caso concreto si rinviene nel comma secondo
dell'art. 24.
Non si trova, infatti, nell'ordinamento alcuna specifica disposizione
derogatoria, né è possibile inferire una sopravvenuta abrogazione di tale norma
- tacita, implicita o «de facto», per dirla con le parole della difesa ricorrente -
per effetto dell'introduzione della legge n. 108 del 2017, relativa all'ordine di
indagine europeo.

4■
2.2. I vari istituti disciplinano, invero, situazioni significativamente
divergenti.

3
Il trasferimento temporaneo all'estero, previsto dal citato art. 24,
presuppone una deliberazione di consegna dell'interessato già adottata, e
dunque la verifica, già positivamente compiuta da parte dello Stato richiesto,
della legittimità dell'atto emesso dall'autorità giudiziaria straniera: l'esecuzione
del quale, infatti, in tali casi, viene rinviata soltanto per soddisfare esigenze di
giustizia interna dello stesso Stato richiesto, e quindi esclusive di quest'ultimo, in
ossequio al generale principio di mutua e leale collaborazione tra Stati.
Nelle ipotesi, invece, di richieste di trasferimento temporaneo a fini
investigativi della persona detenuta, avanzate dall'autorità straniera tramite
rogatoria internazionale ovvero mediante ordine d'indagine europeo, e

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disciplinate, rispettivamente, dagli artt. 726-quater, cod. proc. pen., e 16, d.lgs.
n. 108 del 2017, l'iniziativa giudiziaria dello Stato richiedente non è preceduta da
alcuna delibazione da parte dello Stato richiesto: di qui, la necessità del
consenso dell'interessato e la previsione di ulteriori garanzie, al duplice fine di
assicurare un ragionevole equilibrio tra le analoghe, ma contrapposte, esigenze
dei due Stati, nonché di scongiurare l'eventualità di un'eccessiva compressione
dei diritti fondamentali dell'individuo. Il tutto, secondo un disciplinare che, con
lineare coerenza, l'ordinamento interno prevede, in termini sostanzialmente
analoghi, anche in materia di mandato d'arresto europeo, allorché si tratti di
decidere dell'esecuzione di esso (v. artt. 5 - 19, legge n. 69, cit.).
Da tanto consegue la fallacia della tesi difensiva, che invoca l'applicazione
delle norme di cui alla legge n. 108 del 2017, anziché di quelle sul m.a.e. -
perciò postulando, in particolare, la necessità del consenso dell'interessato al
trasferimento temporaneo all'estero - sul presupposto, invece dimostratosi
erroneo, della sostanziale identità delle situazioni disciplinate da quei testi
normativi.
2.3. Tanto precisato, è sufficiente rilevare che né il citato art. 24, né altra
norma delle legge n. 69 del 2005, prevedono la possibilità di esperire un
qualsivoglia mezzo di impugnazione avverso il provvedimento che autorizzi il
trasferimento temporaneo del detenuto, già raggiunto da mandato d'arresto
esecutivo ma non ancora eseguito.
Né, per le ragioni anzidette, l'assenza di una siffatta previsione può essere
intesa come una lacuna normativa, suscettibile di essere colmata per via
interpretativa, trovando invece il proprio antecedente logico e giustificativo nel
già avvenuto perfezionamento della procedura di delibazione ed esecuzione del
mandato d'arresto (peraltro, nel caso specifico, fondata sul consenso
validamente prestato dall'interessato, che costituisce un negozio unilaterale
recettizio, insuscettibile di revoca, esplicita o implicita: in questi termini, Sez. 2,

4
n. 4864 del 04/02/2016, Rv. 266378; Sez. 6, n. 45055 del 20/12/2010, Rv.
248968).
2.4. Sulla base di tali premesse, dev'essere ritenuta altresì corretta la scelta
della Corte distrettuale di rendere la propria pronuncia con "ordinanza" e non
mediante sentenza, non trattandosi di decisione sulla richiesta di esecuzione del
mandato - per la quale tal ultima forma è espressamente richiesta dall'art. 17,
legge n. 69, cit. - e non essendo prevista altra forma specifica: così che la
disciplina di riferimento non può essere che quella generale, di cui agli artt. 125
e 127 del codice di rito, che tale veste formale assegnano ai provvedimenti resi
all'esito di procedimento camerale, laddove la legge non disponga altrimenti.

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3. A differenti conclusioni non può nemmeno condurre la circostanza per cui
l'autorità giudiziaria francese, pur disponendo di un mandato d'arresto esecutivo,
ne abbia emesso uno nuovo, per ottenere il trasferimento temporaneo dello
Jovanovic a fini istruttorii.
In primo luogo, perché, che di ulteriore mandato si sia effettivamente
trattato e non di una mera richiesta, come invece sarebbe stato sufficiente, si
legge soltanto in un passaggio della motivazione dell'ordinanza della Corte di
appello, non rinvenendosi tale atto giudiziario straniero nel fascicolo processuale
posto a disposizione di questa Corte.
Ma, in ogni caso, anche in presenza di un nuovo mandato, non essendo
necessario l'esperimento di una siffatta procedura, esso avrebbe rappresentato,
all'evidenza, una scelta di maggior garanzia per le ragioni dell'interessato e di
ulteriore rispetto per le prerogative dello Stato destinatario, alla quale non può
ricollegarsi l'effetto - che finirebbe per risultare paradossale - di porre nel nulla il
mandato precedente e la relativa deliberazione di esecuzione, ancorché
temporaneamente sospesa fino "a soddisfatta giustizia".

4. Quand'anche l'ordinanza della Corte territoriale, in linea astratta, fosse


impugnabile, il ricorso risulterebbe comunque inammissibile, a norma dell'art.
591, comma 1, lett. a), cod. proc. pen..
Infatti, l'avvenuta esecuzione del trasferimento, con l'effettuata consegna
dell'interessato all'autorità straniera, ha determinato, all'evidenza, una
sopravvenuta carenza d'interesse del proponente alla trattazione del ricorso.

5. L'inammissibilità del ricorso comporta obbligatoriamente - ai sensi


dell'art. 616, cod. proc. pen. - la condanna del proponente alle spese del
procedimento ed al pagamento di una somma in favore della cassa delle
ammende, non ravvisandosi una sua assenza di colpa nella determinazione della

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causa d'inammissibilità (vds. Corte Cost., sent. n. 186 del 13 giugno 2000).
Detta somma, considerando la manifesta assenza di pregio degli argomenti
addotti, va fissata in duemila euro.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle


spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
ammende.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 22, comma 5, legge

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n. 69/2005.
Così deciso il 28/03/2019.