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Civile Sent. Sez. 1 Num.

9108 Anno 2019


Presidente: SCHIRO' STEFANO
Relatore: LAMORGESE ANTONIO PIETRO
Data pubblicazione: 02/04/2019
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
23/1/2019 dal cons. LAMORGESE ANTONIO PIETRO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale PATRONE


IGNAZIO che ha concluso per il rigetto del ricorso.
RILEVATO CHE

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


Il Tribunale di Ancona, con decreto del 2 marzo 2018, ha rigettato le
domande proposte da Ikechuku Ik per il riconoscimento della
protezione internazionale e di quella umanitaria, ritenendo non
configurabili atti persecutori ai fini del riconoscimento dello status di
rifugiato, a norma degli artt. 7 ss. del d.lgs. n. 251 del 2007, né un
rischio di danno grave ai fini della protezione sussidiaria, a norma
dell'art. 14 del decreto legislativo citato, alla luce delle informazioni
acquisite da fonti istituzionali sulle condizioni di sicurezza del
Senegal, ritenute tranquillizzanti nella parte meridionale del Paese
dalla quale egli proveniva; né sussistevano condizioni di vulnerabilità
personale che giustificassero la concessione della protezione
umanitaria.
Il richiedente asilo ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un
motivo; il Ministero dell'interno non ha svolto attività difensiva.
CONSIDERATO CHE
il ricorso è inammissibile, ai sensi dell'art. 366 comma 1, n. 3, c.p.c.,
a causa della mancata esposizione dei fatti di causa, essendosi il
ricorrente limitato a riferire del diniego della protezione da parte della
Commissione territoriale e dell'esito negativo dell'impugnazione da
parte del tribunale, senza alcuna narrazione della vicenda sostanziale
che ha dato origine alla controversia;
il ricorso per cassazione deve contenere la chiara esposizione dei fatti

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di causa, dalla quale devono risultare le posizioni processuali delle
parti con l'indicazione degli atti con cui sono stati formulati causa
petendi e petitum, nonché degli argomenti dei giudici dei singoli
gradi, non potendo tutto questo ricavarsi da una faticosa o complessa
opera di distillazione del successivo coacervo espositivo dei singoli
motivi, perché tanto equivarrebbe a devolvere alla S.C. un'attività di
estrapolazione della materia del contendere, che è riservata invece al

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


ricorrente (Cass. n. 16628/2018);
una simile modalità non soddisfa quindi il requisito della esposizione
sommaria dei fatti, che deve garantire alla Corte di cassazione di
avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha
originato la controversia e del fatto processuale, senza dover
ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, come la stessa sentenza
impugnata (Cass. Sez. un n. 11653/2006);
l'unico motivo proposto, inoltre, è inammissibile perché del tutto
generico (in violazione del canone di specificità di cui all'art. 366, n. 4
e 6, c.p.c.), imputando al tribunale di avere «omesso di verificare la
veridicità dei fatti e la corrispondenza tra quanto detto in sede di
audizione dinanzi alla Commissione territoriale e nel ricorso di primo
grado» e di non essersi attivato «per il reperimento di documenti»;
non si deve provvedere sulle spese, non avendo il Ministero svolto
attività difensiva;
non è dovuto il raddoppio del contributo, essendo la parte ammessa
al patrocinio a spese dello Stato.
P.Q.M.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile.
Roma, 23 gennaio 2018.