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SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI (RSU) E RISCHI PER LA

SALUTE
Ferdinando LAGHI, Maria Paola MONTAGNA*
Divisione di Medicina Interna e *Laboratorio di Patologia Clinica, Ospedale “P.
Ferrari” Castrovillari - ASP Cosenza
Referente: Ferdinando Laghi, via dei glicini, 14 - 87012 Castrovillari, tel. 0981
46365 mail: f.laghi@tin.it

Premessa
Nella scala delle priorità delle metodiche di smaltimento dei RSU
unanimemente nota, e condivisa anche dalla Comunità Europea,
l’incenerimento e le discariche sono agli ultimi posti, precedute dalle politiche
di riduzione della produzione dei RSU e da quelle di recupero e riutilizzo dei
materiali post-consumo.
Nel nostro Paese, il problema dello smaltimento dei rifiuti ha acquistato una
“visibilità” e rilevanza mediatica assolutamente particolari, inversamente
proporzionale alla capacità di soluzione da parte degli Organismi preposti, per
diventare, infine, non più argomento tecnico ma campo di scontro politico-
giudiziario.
Uno degli aspetti che ha destato maggior interesse è quello legato
all’incenerimento dei RSU e, in misura minore, essendo comunque argomento
strettamente collegato al precedente, all’utilizzo di discariche, di servizio o
meno.
Un dato appare oggettivamente sconcertante sotto l’aspetto strettamente
tecnico-organizzativo, ed è che si parli dell’incenerimento come di una misura
adatta a fronteggiare la fase dell’emergenza rifiuti. Dimenticando che i tempi di
realizzazione di questi impianti, quando si concretizzino tutte le condizioni
(tecniche, logistiche, burocratico-amministrative, sociali) per un iter senza
difficoltà, sono di almeno 4-5 anni.
Chi vede nelle politiche di riduzione della produzione dei rifiuti e nella
Raccolta Differenziata (RD) una alternativa dicotomica alla pratica
dell’incenerimento, ne sottolinea l’immediata operatività ed efficacia, seppur
vincolata alla effettiva volontà e motivazione delle Pubbliche Amministrazioni
nel perseguirle.

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Sarebbe infine quantomeno riduttivo non ricordare come la questione dello
smaltimento dei rifiuti in Italia sia affetta da forti fenomeni distorsivi in ragione
degli enormi interessi economici, una quota non trascurabile dei quali illeciti,
che ruotano attorno ad essa.
Ma lo smaltimento dei materiali post-consumo, quale che siano le scelte
metodologiche adottate, è anche strettamente collegato all’argomento della
salute pubblica e, tra tutte, proprio l’incenerimento e le discariche di talquale
sono quelli che si ritiene abbiano il maggior impatto in questo campo.

Incenerimento dei RSU e rischi per la salute


Le tecnologie di incenerimento dei RSU possono riguardare varie frazioni dei
rifiuti, con eventuale pre-selezione delle materie dotate di maggiore potere
calorifico (in pratica plastica e carta) per la produzione di CDR (Combustibile
Derivante da Rifiuti), eventualmente “arricchito” per migliorarne la resa
energetica (CDR-Q).
Il recupero energetico è prassi ormai consolidata, rispetto all’incenerimento
puro e semplice, cosa questa che ha fatto coniare, per altro solo in Italia, il
neologismo “termovalorizzatore”. Solo una menzione alla bassa resa
energetica di questi impianti, economicamente incentivati, sempre soltanto in
Italia, con fondi statali (il famoso CIP6), cioè con una quota di risorse
economiche riservata alla produzione energetica da fonti rinnovabili, fatto
questo che ha dato origine ad accese polemiche.
Dal punto di vista dell’impatto sulla salute, bisogna ricordare come gli
inceneritori siano classificati “Industrie insalubri di classe I” (art.216 RD
1265/34; DM 5.9 /1994) e come il Legislatore ne abbia escluso la collocazione
in zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti ( D. lgs 228
del 18/05/2001)
Certamente, c’è da rilevare come le tecnologie attualmente in uso abbiano
certamente modificato la qualità delle emissioni dei moderni inceneritori, a
partire dalla riduzione delle emissioni delle diossine per m3. E’ però vero che
parallelamente è aumentata l’emissione della frazione più fine del particolato e
sono aumentati i m3 di fumi prodotti nell’unità di tempo, a motivo della
progressiva crescita della “taglia” degli inceneritori. Inoltre, gli stessi filtri

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adoperati per intercettare sostanze tossiche e particolato rappresentano un
problema sanitario per quanto riguarda il loro smaltimento.
Ma le fonti di inquinamento derivanti da un inceneritore non sono legate
soltanto all’emissione dei fumi, ma ai molteplici aspetti che ne caratterizzano il
funzionamento:
 GAS. Diossine, acido cloridrico, acido fluoridrico, ossidi di azoto, ossidi
di zolfo, monossido di carbonio, sono tra le principali emissioni
gassose degli inceneritori che possono avere impatto sulla salute. La
pericolosità non è in rapporto unicamente alla loro inalazione, ma alla
contaminazione delle catene alimentari (come nel caso delle diossine
il cui assorbimento corporeo è legato soltanto per il 10% alla
inalazione) con l’ingestione di queste sostanze anche da parte di
persone teoricamente non esposte ai fumi degli inceneritori.
 PARTICOLATO. L’aumento delle temperature di combustione
determina, da un lato, come detto, la riduzione della emissione (per
unità di fumi prodotti) di composti clorurati, come le diossine, ma un
aumento del particolato fine ed ultrafine (da 2,5 a 0,1 μ) rispetto al
quale non esistono attualmente in commercio filtri industriali di uso
comune.
Polveri di combustione sono anche le ceneri di fondo che rimangono
quale residuo, appunto, dell’incenerimento dei RSU. Le ceneri
derivanti dall’incenerimento rappresentano circa il 25-30% della
massa iniziale e il loro contenuto in metalli pesanti, determinato dai
processi di combustione, li trasforma in rifiuti pericolosi che richiedono
lo smaltimento in discariche dedicate.
 METALLI PESANTI. Arsenico, cromo, piombo, mercurio, cadmio sono
alcune tra le principali sostanze di questo tipo emesse non soltanto
nelle ceneri volanti ma, come ricordato al punto precedente, nelle
ceneri di fondo.
I metalli pesanti possono, al pari delle altre sostanze emesse dal
camino dell’inceneritore, combinarsi con il particolato fine ed ultrafine,
che svolge così funzione di carrier, per formare composti
particolarmente pericolosi per la salute umana.

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 EMISSIONI INCONTROLLATE. Le alte temperature e la composizione
variabile dei RSU determinano la formazione di centinaia di composti
non presenti né in natura né nei normali processi produttivi (leghe di
varia natura, ecc.) le cui ripercussioni sulla salute sono imprevedibili
per come imprevedibili risultano le emissioni di questo tipo.
 ACQUE DI LAVAGGIO. Sono le acque utilizzate nei processi produttivi
di un inceneritore che necessitano di opportuna depurazione, come
per altro previsto dalle leggi vigenti (DL 133/2005), in quanto
inquinate dalle sostanze con le quali vengono a contatto e che sono
state precedentemente illustrate.
 ALTRI RESIDUI. Si tratta di prodotti e sostanze derivanti da processi
non legati specificamente a questa tipologia di impianti ma la cui
pericolosità per la salute umana può essere influenzata dalla natura
dei materiali e dei processi di lavorazione tipici di un inceneritore.
Per come già in parte accennato la via di ingresso nell’organismo delle
sostanze prodotte da un inceneritore non è soltanto quella aerea, così come
neanche l’ingestione di cibi e/o liquidi variamente contaminati (catene
alimentari, interessamento di falde idriche, ecc.) esaurisce le ulteriori
possibilità. Un altro tramite è infatti rappresentato dalla cute che può essere a
sua volta interessata o con un danno diretto, da contatto, o come organo di
assorbimento delle sostanze tossiche. O con entrambe le modalità.
Nella seguente tabella, vengono illustrati gli effetti cancerogeni di alcune
sostanze emesse dagli inceneritori, secondo l’Agenzia Internazionale per la
Ricerca sul Cancro (IARC), di Lione, la cui autorevolezza nel settore è
assolutamente indiscussa.
Tab 1. Effetti cancerogeni delle sostanze emesse da un inceneritore,
secondo la IARC.
GRADO DI
AGENTE EVIDENZA EFFETTO CANCEROGENO
IARC
Arsenico 1 Pelle, polmoni, fegato, vescica, rene,
colon
Berillio 1 Polmone

Cadmio 1 Polmone, prostata

4
Cromo 1 Polmone

Nickel 1 Polmone

Mercurio 2b Polmone, pancreas, colon, prostata,


encefalo, rene
Piombo 2b Polmone, vescica, rene, tubo
gastroenterico
Benzene 1 Leucemie

Idrocarburi 2b Fegato, polmone, leucemie


policiclici
Cloroformio 2b Vescica, rene, encefalo, linfomi

Clorofenoli 2b Sarcomi tessuti molli, linfomi Hodgkin e


non Hodgkin
Tricloroetilene 2a Fegato, linfomi non Hodgkin

TCDD 1 Linfomi non Hodgkin, sarcomi

Se le patologie tumorali rappresentano forse gli aspetti più gravi e temuti


dei possibili rischi per la salute umana derivanti dall’incenerimento dei rifiuti,
essi non sono certamente gli unici. Infatti l’inquinamento aereo, cui le emissioni
degli inceneritori contribuiscono, provoca un aumento delle patologie
respiratorie di natura infiammatoria, così come pure in incremento appaiono
essere le malattie allergiche, principalmente su base inalatoria.
Ma l’apparato respiratorio non è il solo ad essere interessato dalle emissioni,
anche se svolge un ruolo cardine anche nel coinvolgimento degli altri organi ed
apparati.
E’ infatti attraverso le vie respiratorie che il particolato fine ed ultrafine –
quello di dimensioni inferiori ai 2,5 micron, ritenuto l’agente più pericoloso
dell’inquinamento atmosferico – raggiunge la corrente ematica dove penetra
attraversando la barriera alveolo capillare, veicolato dai macrofagi alveolari o
direttamente. Avendo comunque la capacità di trasportare, come carrier,
metalli pesanti, composti volatili organici, e altre sostanze pericolose per la
salute.
I danni determinati dal particolato possono perciò manifestarsi in ogni
organo ed apparato essendo ovviamente ogni tessuto raggiunto dalla
circolazione sanguigna. Ma anche le cellule alveolari ed endoteliali subiscono

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dei danni dal contatto con questi agenti, attraverso meccanismi quali lo stress
ossidativo - con produzione di radicali liberi e riduzione dei livelli di ossido
nitrico sul versante dell’endotelio vascolare - e la flogosi conseguente, con
aumento delle citochine infiammatorie e le modificazione, sempre in senso
flogistico, di numerosi parametri emato-chimici (fibrinogenemia, PCR, viscosità
ematica, ecc).
I meccanismi di azione e gli effetti del particolato sulle patologie
cardiovascolari sono sovrapponibili a quelli determinati da patologie croniche,
come il diabete e l’ipertensione arteriosa, o da cattive abitudini, come il fumo
di sigaretta: si va dalla progressione delle lesioni aterosclerotiche, alla
disfunzione endoteliale, all’attivazione delle piastrine, ai disturbi del ritmo
cardiaco per alterazione del sistema autonomico di controllo (anche se i più fini
meccanismi alla base delle aritmie non sono ancora del tutto note).

Discariche di RSU e rischi per la salute


Seppur certamente di minor impatto per la salute, rispetto agli impianti di
incenerimento, anche le discariche determinano dei rischi. Gli studi effettuati
riguardano, nella maggior parte dei casi, dati riferiti a discariche di rifiuti
tossico - nocivi: poche indagini hanno riguardato discariche di rifiuti solidi
urbani. Le evidenze maggiormente accreditate attengono a problematiche
relative ai neonati (malformazioni congenite e basso peso dei neonati)
Non vengono in questa sede prese in considerazione le discariche abusive
ed illegali, sia di RSU che di rifiuti industriali, che rappresentano invece, nella
realtà, un problema gravissimo di salute pubblica, come anche fatti di cronaca,
riportati dai mezzi di informazione, puntualmente dimostrano. Basti il
clamoroso esempio della Campania, dove la salute di intere popolazioni è stata
gravemente pregiudicata, con concomitanti, enormi danni al sistema
economico dell’intera regione, dall’illegale sversamento di RSU e rifiuti
industriali provenienti da ogni parte d’Italia.
La struttura di una discarica a norma prevede un fondo di argilla; un
isolamento plastico (geomembrana); uno strato di sabbia per l'assorbimento,
recupero e successivo trattamento del percolato; lo strato di rifiuti; un
successivo strato superiore di terra per la copertura e la crescita di piante; dei
camini di esalazione e recupero per il biogas.

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Attualmente la normativa vigente (Dlgs. 36/2003 - direttiva europea
99/31/CE) prevede tre tipologie di discarica:

Tab 2. Classificazione delle discariche.


Classificazione Classificazione attuale
precedente
Discarica di Ia categoria Discarica per rifiuti inerti
Discarica di II categoria –
a

tipo A Discarica per rifiuti non


Discarica di IIa categoria – pericolosi
tipo B
Discarica di IIa categoria –
tipo C
Discarica di IIIa categoria Discarica per rifiuti
pericolosi

I RSU vengono conferiti nelle discariche per rifiuti non pericolosi.


Le possibili fonti di disagio o di veri e propri rischi per la salute, derivanti
dalla presenza di una discarica di RSU, sono diverse:
1. ESALAZIONI GASSOSE. É praticamente impossibile evitare l’emissione
di gas ed esalazioni mefitiche dai siti di stoccaggio dei RSU. Possono
derivarne nausea e altri disturbi, per gli abitanti residenti anche a
circa 2 km in linea d’aria dalla discarica.
La situazione diviene particolarmente grave nei mesi estivi quando i
fenomeni putrefattivi e fermentativi sono molto più marcati e quando
vi siano correnti eoliche ascendenti.
Eventuali fenomeni combustivi peggiorano di molto i rischi, liberando
sostanze tossiche e cancerogene.
2. INQUINAMENTO DELLE FALDE ACQUIFERE. . Il percolato prodotto dalla
componente organica dei RSU (idratato dalle precipitazioni
meteoriche) diventa particolarmente pericoloso anche per la presenza
di metalli pesanti presenti nei rifiuti (mercurio, piombo, zinco, cadmio)
che in tal modo vengono resi potenzialmente assimilabili dai sistemi
biologici e dall’uomo.
A questi va aggiunto un coacervo di sostanze organiche pericolose.

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La legge e la prassi impongono di impermeabilizzare le discariche (con
strati di argilla e di plastica); questa impermeabilizzante non
garantisce tuttavia una tenuta per tempi indefiniti, pertanto una
qualsiasi falla determina l’emissione di sostanze pericolose che,
filtrando nel terreno, possono raggiungere falde acquifere,
contaminandole, con i conseguenti rischi per la salute umana.
3. CONTAMINAZIONE DA PERCOLATO. Nelle zone limitrofe alla discarica
esiste la possibilità di efflusso di percolato per tracimazione dal livello
di impermeabilizzazione, nel caso di discariche ormai colme, oppure
fuoriuscita dello stesso da falle dello strato di impermeabilizzazione.
Esiste pertanto il rischio di un concomitante inquinamento di falde
acquifere e dei terreni circostanti alla sede della discarica, oppure
soltanto di questa seconda eventualità.
I rischi per la salute derivano, in questo caso, sia dalla frequentazione
dell’area circostante la discarica, sia dal possibile inquinamento di
prodotti agricoli con la conseguente contaminazione della catena
alimentare.
4. INQUINAMENTO DA AUTOVEICOLI. Il transito di autoveicoli destinati al
trasporto dei RSU (camion e autocompattatori) da e verso la discarica
determina disagi e rischi per la salute ascrivibili a:
a. Inquinamento acustico, maggiormente disturbante se notturno.
b. Polvere (soprattutto nei periodi siccitosi successivi alle piogge,
con sollevamento di polveri).
c. Gas di scarico emesso dagli autoveicoli.
d. Percolato sulle sedi stradali, da fuoriuscita dai mezzi di
trasporto.
5. PULLULAZIONE DI SPECIE PERICOLOSE. Alle discariche, comunemente,
si associa una pullulazione di specie biologiche pericolose per la salute
umana, sia direttamente (batteri e parassiti), sia per la presenza e la
moltiplicazione di ospiti intermedi e vettori (ratti, gabbiani, insetti).
Già uno studio su scala europea l’Eurohazcon, del 1998, ha
evidenziato un significativo aumento del rischio di anomalie congenite
non cromosomiche tra persone residenti entro 3 km dal sito di
discarica. Anche se gli studi non sono conclusivi sul rapporto causa-

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effetto, anche per il gran numero di variabili in causa, è importante
sottolineare che comunque si dovrebbero limitare l’incremento dei
fattori di rischio.
Per minimizzare l’impatto delle discariche sull'ambiente (aria, acqua, suolo e
sottosuolo) e i rischi per la salute,
durante l'intero "ciclo di vita" delle stesse è necessario limitare la quantità e la
pericolosità dei rifiuti destinati
alla discariche e attuare procedure adeguate di gestione e di controllo.

Conclusione
Lo smaltimento dei RSU, attraverso le pratiche dell’incenerimento e del
conferimento in discarica del talquale, appare inevitabilmente connesso con
rischi per la salute umana, oltre che con costi elevati e pericoli di infiltrazioni
malavitose.
Il perseguimento delle politiche di riduzione della produzione dei RSU,
unitamente al riutilizzo e recupero di materie prime seconde e al trattamento
della frazione residua, permette di riportare questi metodi in un ambito di
marginalità, coerentemente con le indicazioni della Comunità Europea, con un
conseguente beneficio complessivo per la salute umana, il risparmio
economico e la sicurezza sociale.

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