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SISTEMI PER L EFFICIENZA ENERGETICA IMPIANTISTICA E L ECOLOGIA

TIPOLOGIA ELABORATO:

RACCOLTA DI SCHEDE TECNICHE

COMFORT

DISCOMFORT

PROGETTO:

14C 24C 14C 24C

Francesco Fulvi architettura sostenibile www.francescofulvi.it B.go Riccio da Parma 29 43121 Parma PR Tel. 0521.233621 Cell. 349.4942157 info@francescofulvi.it P .za San Giovanni in Monte 6 40124 Bologna BO Tel. 051.6569052 bologna@francescofulvi.it ing. Francesco Fulvi ing. Simona Bernardoni arch. Silvia Fecci ing. Marco Mosconi con arch. Roberta Orefici arch. Federica De Gregorio arch. Farah Morvan arch. Michele Sbarsi

Documento a cura di: arch. Roberta Orefici 06 Luglio 2012 N Documento: 002

STUDIO 4S FRANCESCO FULVI ARCHITETTURA SOSTENIBILE - www.francescofulvi.it Bologna - p.za San Giovanni in Monte 6 - 40124, (BO) Tel. 0516569052 Parma - b.go Riccio da Parma 29 - 43121, (PR) Tel. 0521233621 SISTEMI PER L EFFICIENZA ENERGETICA IMPIANTISTICA E L ECOLOGIA a cura di : arch. Roberta Orefici

INDICE

> Fonti EnErgEtichE E impianti pEr il risparmio EnErgEtico


1. i combustibili 1.1. I CombustIbIlI FossIlI 1.1.1. Olio Combustibile 1.1.2. Gas Metano 1.1.3. Gas di petrolio liquefatto (GPL) 1.1.4. Carbon fossile 1.2. le bIomasse 1.2.1. Legno 1.3. 1.2.2. Altre Biomasse I bIoCombustIbIlI 1.3.1. bIometano 1.3.2. bIoetanolo 1.3.3. bIodIesel l lIo dI Colza o l drogeno I 4.

3.4. 3.5.

3.6.

Il telerIsCaldamento 3.4.1. Teleraffrescamento le CaldaIe a bIomassa 3.5.1. Caldaie per Legname Spezzato 3.5.2. Caldaie per Legno Cippato 3.5.3. Caldaie a Pallet Il solare termICo 3.6.1. Impianti a Circolazione Naturale 3.6.2. Impianti a Circolazione Forzata 3.6.3. Collettori Solari

1.4. 1.5. 2.

i sistEmi di distribuzionE dEllEnErgia tErmica 2.1. Il rIsCaldamento a radIatorI 2.2. Il rIsCaldamento a PavImento 2.3. Il rIsCaldamento a Parete e soFFItto 2.4. l attIvazIone termICa delle masse 2.5. Il rIsCaldamento ad arIa 2.6. Il raFFresCamento Con sIstemI a suPerFICIe i sistEmi di produzionE E trasmissionE dEllEnErgia tErmica 3.1. la PomPa dI Calore 3.1.1. Pompa di Calore a Compressione 3.1.2. Pompa di Calore Reversibile 3.1.3. Pompa di Calore ad Assorbimento 3.2. le sorgentI dI energIa termICa sFruttabIlI Con le PomPe 3.2.1. Sorgente Aria 3.2.2. Sorgente Acqua 3.3. la PomPa dI Calore geotermICa 3.3.1. Sonde Orizzontali a Prato 3.3.2. Sonde Verticali (Acqua-Glicole) 3.3.3. Pali Energetici

i sistEmi di gEnErazionE dEllEnErgia ElEttrica 4.1. Il FotovoltaICo 4.1.1. Celle Solari 4.1.2. Tipologie di Impianti Fotovoltaici 4.1.3. Fotovoltaico Colorato 4.1.4. Vetri Solari (Fotovoltaico Integrato) 4.2. Il PICColo IdroelettrICo 4.2.1. Minidroelettrico 4.3. Il mInI e mICro eolICo 4.3.1. Minieolico 4.3.2. Microeolico i sistEmi di gEnErazionE dEllEnErgia ElEttrica, produzionE E trasmissionE dEllEnErgia tErmica 5.1. la CogenerazIone 5.1.1. Tecnologie di Cogenerazione 5.1.2. Microcogenerazione 5.2. la trIgenerazIone i sistEmi di raccolta E riciclo dEllE acquE 6.1. la gestIone sostenIbIlIe delle aCque meteorIChe 6.1.1. Recupero ed Utilizzo delle Acque Meteoriche 6.1.2. Contenimento dei Flussi delle Acque Meteoriche 6.1.3. Infiltrazione delle Acque Meteoriche 6.1.4. Immissione delle Acque Meteoriche in Acque Superficiali 6.2. I sIstemI dI FItodePurazIone delle aCque dI sCarICo

5.

3.

6.
dI

Calore

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7.

i sistEmi di raccolta E smaltimEnto dEi riFiuti 7.1. la raCColta dIFFerenzIata deI rIFIutI 7.2. I materIalI rICIClabIlI 7.2.1. Alluminio e Metallo 7.2.2. Carta, Cartone e Cartoncino 7.2.3. Plastica 7.2.4. Vetro 7.2.5. Organico 7.3. I materIalI non rICIClabIlI 7.3.1. Secco non Riciclabile 7.3.2. Rifiuti Ingombranti 7.3.3. Rifiuti Domestici Pericolosi 7.4. le modalIt dI raCColta dIFFerenzIata 7.5. Il ComPostaggIo i sistEmi di VEntilazionE 8.1. la ventIlazIone naturale 8.1.1. Sistemi di Ventilazione Naturale 8.2. la ventIlazIone Controllata 8.2.1. Impianti di Ventilazione Controllata la domotica pEr il controllo EnErgEtico

8.

9.

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1.

i combustibili

1.1. I CombustIbIlI FossIlI

01. Estrazione di combustibili fossili

Si definiscono fossili quei combustibili derivanti dalla trasformazione (carbogenesi), sviluppatasi in milioni di anni, di sostanze organiche, seppellitasi sottoterra nel corso delle ere geologiche, in forme molecolari via via pi stabili e ricche di carbonio. Appartengono a questo campo: - il petrolio e i suoi derivati - il carbone - il gas naturale I combustibili fossili, detti anche idrocarburi, rappresentano oggi la principale fonte energetica dellumanit. Queste sostanze sono infatti caratterizzate da un alto rapporto energia/volume, sono facilmente trasportabili e stoccabili e costano ancora relativamente poco. Per contro gli idrocarburi sono assai inquinanti e determinano un considerevole aumento di CO2 in atmosfera (una delle cause principali del surriscaldamento globale) . Infine bisogna sottilineare che i combustibili fossili sono fonti energetiche non rinnovabili, ed il loro utilizzo ai ritmi attuali ne pregiudica la disponibilit per le generazioni future. Questa caratteristica, alla luce dellesauribilit dei giacimenti attuali e a fronte di una sempre maggiore richiesta energetica a livello globale, determina continui aumenti del loro prezzo (basta pensare che il prezzo del barile di petrolio aumentato, dagli 11 dollari del 1998 gli attuali 80, di oltre il 700%).

02. Combustione di combustibili fossili

I CombustIbIlI
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1.1.1.

olIo CombustIbIle

1.1.3.

gas

dI

PetrolIo lIqueFatto (gPl)

un distillato pesante derivato dalla lavorazione del petrolio. La percentuale di olio combustibile che si ottiene dalla lavorazione del petrolio dipende dalla complessit della raffinazione e dal tipo di greggio utilizzato come materia prima. In Europa lolio combustibile viene classificato in base al contenuto di zolfo: percentuale < 1% zolfo, BTZ (bassa percentuale di zolfo); percentuale > 1% di zolfo, ATZ (alta percentuale di zolfo).

un sottoprodotto della raffinazione del petrolio, costituito da una miscela di idrocarburi alcani a basso peso specifico; presente sottoforma di gas ma viene liquefatto tramite compressione per favorirne il trasporto. un materiale molto infiammabile, in quanto essendo pi pesante dellaria atmosferica, tende a sostare in basso e a occupare cavit. Il GPL ha unelevata resa energetica e calorifica; la sua combustione produce anidride carbonica, acqua e ossidi di azoto. pi inquinante del metano.

1.1.2.

gas metano

1.1.4.

Carbon

FossIle

un idrocarburo semplice e un ottimo combustibile perch produce il maggior quantitativo di calore per massa unitaria. Dal 60% al 80 % delle emissioni mondiali di metano generata dalluomo, in particolare da discariche, attivit petrofilere, miniere di carbone ed agricoltura. La sua completa combustione produce anidride carbonica e acqua. Il metano un gas serra presente nellatmosfera terrestre in percentuali molto inferiori a quelle della CO2. importante sottolineare che la sua concentrazione aumentata del 150% negli ultimi mille anni. Il metano responsabile del 20% dellincremento delleffetto serra.

un prodotto di estrazione dalla terra, derivato dalla decomposizione e fossilizzazione di materia organica; composto principalmente da carbonio, idrocarburi e tracce di zolfo e metalli pesanti, a seconda del luogo di estrazione. Durante la combustione rilascia in atmosfera sostanze inquinanti, quali anidride carbonica, anidride solforosa (responsabile delle piogge acide). Il carbone una delle principali fonti di energia dellumanit. Nel 2010 circa il 40% dellenergia elettrica mondiale stata prodotta bruciando carbone, e le riserve accertate ammontavano ad almeno 300 anni di produzione. Dal carbone possibile ottenere altri tipi di combustibile, pi facilmente trasportabili e con un maggior rendimento, ma comunque inquinanti; i processi normalmente utilizzati per raffinarlo sono la gassificazione e la liquefazione.

I CombustIbIlI
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1.2. le bIomasse

Per biomassa sintende ogni sostanza organica derivante direttamente o indirettamente dalla fotosintesi clorofilliana. Mediante questo processo le piante assorbono dallambiente circostante anidride carbonica (CO2) e acqua, che vengono trasformate, con lapporto dellenergia solare e di sostanze nutrienti presenti nel terreno, in materiale organico utile alla crescita della pianta. In questo modo vengono fissate complessivamente circa 21011 tonnellate di carbonio allanno, con un contenuto energetico equivalente a 70 miliardi di tonnellate di petrolio, circa 10 volte lattuale fabbisogno energetico mondiale. Biomassa un termine che riunisce una gran quantit di materiali, di natura estremamente eterogenea. In forma generale, si pu dire che biomassa tutto ci che ha matrice organica, con esclusione dei materiali fossili (es. petrolio e carbone che esulano dallargomento in questione). Le pi importanti tipologie di biomassa sono residui forestali, scarti dellindustria di trasformazione del legno (trucioli, segatura, etc.), scarti delle aziende zootecniche, gli scarti mercatali, alghe e colture acquatiche e i rifiuti solidi urbani. La biomassa una fonte rinnovabile di energia, inoltre lanidride carbonica che libera durante la combustione pu essere riassorbita da altre piante nella fase di crescita, formando un ciclo a emissioni nulle.

03. Schema del ciclo delle biomasse

I CombustIbIlI
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> Il CIClo

della

bIomassa

1.2.1.

legno

Con laiuto dellenergia solare le piante producono sostanze organiche. L energia solare, assieme allacqua del sottosuolo, allanidride carbonica (CO2) e a ulteriori minerali e sostanze estratte dal suolo, genera nelle piante una trasformazione naturale di energia, producendo sostanze organiche e liberando ossigeno. L energia primaria pianta nata dallenergia solare presenta il vantaggio di essere immagazzinabile e rinnovabile. Questa energia accumulata pu essere sfruttata in vari modi. Il corpo umano per esempio sfrutta questenergia sotto forma di nutrizione. L organismo umano brucia il cibo assimilato con laiuto di ossigeno assorbito con il respiro. Con lespirazione viene liberata allambiente la CO2 come prodotto di combustione e il ciclo biologico del carbonio si chiude. Unulteriore processo naturale per chiudere il ciclo biologico rappresentato dalla decomposizione della biomassa. La scomposizione della biomassa avviene attraverso il processo di putrefazione durante il quale viene nuovamente liberata la CO2. L uomo pu sfruttare questo ciclo biologico anche attraverso una combustione accelerata della biomassa e utilizzare lenergia liberata con laiuto di mezzi tecnici, per esempio per riscaldare un edificio. Attraverso la combustione della biomassa si ha la decomposizione accelerata con la liberazione della CO2, ma con leffetto di utilizzo energetico ed il ciclo naturale si chiude ugualmente. Un argomento essenziale nello sfruttamento della biomassa rappresentato dal fatto che non avviene nessunulteriore produzione di CO2. L anidride carbonica liberata durante la combustione della biomassa corrisponde soltanto alla quantit della CO2 assorbita dallatmosfera dagli alberi o dalle piante nel corso della loro crescita.

Il legno ha rappresentato per secoli lunico combustibile impiegato dalluomo e solo negli ultimi 150 anni stato sostituito sempre di pi da risorse fossili come il carbone, il gas e il petrolio. Negli ultimi anni, per, questo combustibile vegetale sta riacquistando importanza, complici i continui rialzi di prezzo delle risorse fossili, come pure la progressiva riduzione della loro disponibilit. Un ritorno in auge favorito anche dal progresso tecnologico dei sistemi di riscaldamento, divenuti molto pi efficienti e pi pratici da utilizzare. La legna da ardere disponibile sul mercato in varie forme legname spezzato, cippato di legno o pellet ciascuna delle quali si presta a specifici impianti di riscaldamento e soddisfa esigenze di comfort diverse. La legna da ardere permette uno sfruttamento energetico sostenibile: essa, infatti, garantisce un bilancio neutrale delle emissioni di CO2 e quindi non alimenta leffetto serra. In sostanza, la quantit di anidride carbonica rilasciata dalla legna in fase di combustione viene compensata dalla quantit assorbita dagli alberi durante la crescita nel bosco. Va ricordato inoltre che la stessa quantit di CO2 verrebbe liberata comunque nellatmosfera, anche lasciando il legno a marcire naturalmente nelle foreste. Il potere calorifico del legno dipende essenzialmente da due fattori: il tenore idrico (quanta acqua contiene); il peso specifico.

I CombustIbIlI
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> legname sPezzato

> Pellet

Ad

oggi ancora il tipo di legno per la produzione di energia pi utilizzato. Il legname spezzato, per la maggior parte proveniente dalla silvicoltura, adatto per caldaie a legname spezzato, stufe, camini, cucine e pu essere acquistato in diverse misure di lunghezza a seconda del tipo di apparecchio termico utilizzato. Il legname spezzato pu essere bruciato in modo corretto soltanto se ben stagionato e essiccato allaria per almeno un paio danni in modo da avere un contenuto idrico inferiore al 20%.

un prodotto totalmente naturale derivato dalla seconda fase di lavorazione del legno (es. da falegnamerie). La composizione dei pellet definita da normativa. un materiale estremamente uniforme e con basso contenuto dacqua (<12%), ottenuto da poche e semplici lavorazioni meccaniche, attraverso le quali la segatura di legno finemente lavorata viene fatta passare attraverso una filiera e quindi trasformata in piccoli cilindri di varie misure ad elevata densit. Il grado di automazione degli impianti quasi comparabile alle caldaie a gas o gasolio: i pellet rappresentano quindi una validissima alternativa alle tradizionali fonti energetiche per il riscaldamento.

> CIPPato

dI

legno

Questa forma del legno quella che pi avvicina e mette in simbiosi il comparto agricolo-ambientale con quello energetico-tecnologico. Il cippato di legno altro non che legno di derivazione agricola-forestale, non particolarmente selezionato, proveniente da diradamenti boschivi, siepi campestri, residui di potature, scarti di lavorazione, smaltimento di rifiuti legnosi e quantaltro. Il cippato viene bruciato in caldaie appositamente costruite, sotto forma di scaglie o chips, piccoli pezzetti di legno macinato con apposite macchine agricole gi presenti nella meccanizzazione agricola (cippatrici). Adatto sia per usi residenziali (a partire da 18 kW) sia per usi industriali e centrali di teleriscaldamento (di potenza di 8 MW).

I CombustIbIlI
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1.2.2.
> bIogas

altre bIomasse

04. Estrazione di biogas da rifiuti urbani

Con il termine biogas si intende una miscela di vari tipi di gas prodotta dalla fermentazione batterica (in assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti, vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici, fanghi di depurazione, scarti dellagro-industria, etc. L intero processo vede la decomposizione del materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri, producendo anidride carbonica, idrogeno molecolare e soprattuto metano (dal 50% al 80%). Il biogas si forma spontaneamente nelle discariche. Tale gas deve essere captato per evitarne la diffusione nellambiente e pu essere utilizzato per la produzione di energia elettrica. A titolo di esempio, da una discarica di circa 1.000.000 metri3 che cresce di 60.000 m3 ogni anno, si possono estrarre quasi 5,5 milioni di metri3 di biogas allanno (oltre 600 m3 ogni ora). Sono state sviluppate tecnologie ed impianti specifici che, tramite lutilizzo di batteri in appositi fermentatori chiusi, sono in grado di estrarre grandi quantit di biogas dai rifiuti organici urbani (preferibilmente da raccolte differenziate) e dal letame prodotto dagli allevamenti intensivi, o anche dai fanghi di depurazione e dai residui dellagro-industria. Il biogas prodotto in questo processo pu essere quindi utilizzato per la combustione in caldaie da riscaldamento o per produrre energia elettrica e/o calore.

05. Estrazione di biogas da aziende zootecniche

I CombustIbIlI
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1.3. I bIoCombustIbIlI

1.3.2.

bIoetanolo

Appartine alla categoria dei combustibili alternativi quella classe di carburanti generalmente di origine vegetale, che potrebbero svincolarci dalla dipendenza dal petrolio e dai problemi ad esso connessi. Questi combustibili, per poter competere con altri prodotti, devono avere caratteristiche di reperibilit sul mercato, facilit di approvigionamento, costo ragionevole e compatibilit con i veicoli in circolazione e gli impianti per il riscaldamento. Lo svantaggio primario riconosciuto alla produzione di biocombustibili quello di togliere grandi porzioni di terreno agricolo alla coltivazioni di alimenti per gli uomini e di mangime per gli animali. Di conseguenza il prezzo dei generi alimentari di prima necessit aumenterebbe esponenzialmente. Un secondo ordine di considerazione che il rapporto tra energia necessaria per produrli e quella resasi disponibile non sempre favorevole.

L etanolo, o alcol etilico, lalcol che tutti conosciamo e che sta alla base delle bevande alcoliche. Il bioetanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce. Le materie prime agricole pi utilizzate per la produzione di questo alccol sono: canna da zucchero, cellulosa, tronco della pianta (abete rosso). In campo energetico il bioetanolo pu essere utilizzato come componente per benzine in percentuali fino al 40% senza modificare il motore, o anche puro nel Motore Flex. Inoltre possibile utilizzare il bioetanolo come combustibile allinterno di biocamini, sfruttandone il potere calorifico per scaldare gli ambienti.

1.3.1.

bIometano

1.3.3.

bIodIesel

I CombustIbIlI
10

Il termine biometano si riferisce a un biogas che ha subito un processo di raffinazione per arrivare ad una concentrazione di metano del 95% ed utilizzato come biocombustibile per veicoli a motore al pari del gas naturale (o metano fossile). Il biogas prodotto attraverso la decomposizione biologica della sostanza organica in assenza di ossigeno. Come abbiamo gi detto, il biogas grezzo pu essere bruciato per produrre calore o elettricit dopo aver subito minimi trattamenti di filtrazione e depurazione. Le principali materie prime utilizzabili per la produzione di biometano sono: refluo di fogna, reflui zootecnici, rifiuti alimentari di origine commerciale o domestica, rifiuti da giardinaggio e gestione del verde, produzioni agricole dedicate. Il biometano pu essere utilizzato negli stessi veicoli che impiegano comunemente il gas naturale o metano di origine fossile. In termini di emissioni dirette di CO2 il biometano emette il 20% in meno rispetto alla benzina e il 5% in meno rispetto al gasolio. Tuttavia, il vero vantaggio di questo biogas evidente quando si considera lintero ciclo di vita del combustibile e si prende atto che la CO2 emessa dalla combustione rinnovabile.

Contrariamente a quanto si crede comunemente, il biodiesel non un olio vegetale puro e semplice, bens il risultato di un processo chimico a partire da questi o altri componenti biologici. Si ottiene da semi di soia, girasole e colza per spremitura e transesterificazione con metanolo degli oli che si ottengono. I vantaggi che derivano dalluso del biodiesel sono molteplici: riduzione significativa delle emissioni di monossido di carbonio, azzeramento delle emissioni di zolfo, eliminazione dai fumi di scarico di anidride solforosa, riduzione fino al 70% del particolato e di idrocarburi incombusti, apporto pressoch nullo al bilancio delle emissioni di CO2 in atmosfera.

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1.4. l lIo o

dI

Colza

L olio di colza si estrae dai semi dellomonima pianta (Brassica napus oleifera), che lo contengono in concentrazioni variabili dal 35 al 50%. L olio di colza venne utilizzato intorno al 1200 per lilluminazione delle strade nei paesi del nord Europa, mentre il suo uso alimentare si svilupp nella met del XIX secolo senza grandi successi a causa degli studi sugli effetti per la salute umana che non lo ritennero migliore di altri oli vegetali e lo relegarono a prodotto di qualit inferiore. Queste ricerche furono in seguito contestate. Per quanto riguarda luso dellolio di colza nei motori, largomento in questione molto delicato ed esistono diversi schieramenti a riguardo. La premessa criminosa la seguente: il motore Diesel, quando venne concepito alla fine dell800 dal suo inventore, fu pensato per funzionare con olii vegetali (in seguito sostituiti dallolio minerale detto gasolio), poich erano gli unici combustibili disponibili sul mercato. E i motori di oggi? Da una parte c chi sostiene che la maggioranza dei motori diesel capace di bruciare un qualsiasi olio vegetale. L unico problema tecnico sarebbe che lolio di colza leggermente piu denso del gasolio, e quindi potrebbe dare dei problemi allaccensione. Alcuni studi ritengono addirittura che lutilizzo di quest olio abbia una resa maggiore in confronto al diesel e che i motori durino pi a lungo. Per contro i grandi produttori di gasolio e le case automobilistiche contestano queste teorie, affermendo che luso dellolio di colza pu causare danni notevoli e molto costosi alle autovetture. Ma non tutto, lo Stato italiano considera tale utilizzo una truffa, cioe un reato: una pratica illegale per evasione delle accise. Dal punto di vista dellimpatto ambientale, lemissioni inquinanti dovute alla combustione di olio di colza sono praticamente pari a zero. Il bilancio del rilascio di CO2 in atmosfera nullo poich il quantitativo di anidride carbonica lo stesso che la pianta ha assorbito per crescere. Le misurazioni del tasso di zolfo sono del tutto trascurabili e le polveri sottili risultano dimezzate rispetto al diesel petrolifero.

06. Coltivazione di fiori di colza

07. Fiore di colza

I CombustIbIlI
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1.5. l drogeno I

08. L idrogeno: lenergia del futuro

il primo elemento chimico ed un vettore di energia. L idrogeno lelemento pi leggero e pi abbondante di tutto luniverso ma, sfortunatamente, non si trova allo stato puro sulla Terra, bens presente allo stato combinato con altri elementi chimici (es. acqua, idrocarburi etc.). Allo stato elementare, sulla Terra lidrogeno si presenta come un gas incolore, inodore e altamente infiammabile. Attualmente lidrogeno pu essere prodotto nei seguenti modi: dagli idrocarburi, ossia dalle fonti di energia fossili come il petrolio, il carbone e gas naturale; dallacqua tramite il processo di elettrolisi. In entrambi i casi ottenuto separando gli atomi di idrogeno (H) dagli atomi di carbonio (C), nel caso degli idrocarburi, o dagli atomi di ossigeno (O), nel caso dellacqua. La produzione dellidrogeno dagli idrocarburi la pi economica ma anche quella pi inquinante. La produzione dellidrogeno tramite elettrolisi pi pulita, in quanto pu essere realizzata utilizzando lelettricit delle fonti denergia rinnovabili, ma anche quella pi costosa. Le principali applicazioni dellidrogeno sono nellindustria chimica per produrre ammoniaca, per lidrogenazione degli oli naturali e come carburante nel settore aerospaziale. Grazie alla sua leggerezza era utilizzato anche come gas nei dirigibili della prima met del Novecento, ma essendo fortemente infiammabile luso dellidrogeno nei palloni aerostatici fu ben presto abbandonato. Negli anni 90 lidrogeno tornato in auge come possibile carburante alternativo nel settore dellautotrazione e della mobilit sostenibile. In questi ultimi anni, le industrie automoblistiche stanno investendo ingenti capitali su progetti di veicoli alimentati ad idrogeno. La macchina a idrogeno, in senso stretto, la macchina che utilizza lidrogeno come combustibile diretto (al posto della benzina). Ma lo svantaggio di questa soluzione che, un motore termico alimentato ad idrogeno, ha dei rendimenti basissimi, intorno al 7,5%,. L altra soluzione consiste nelle celle a combustibile. Le celle a combustibile sono dei trasformatori di energia chimica in energia elettrica. Questo processo di trasformazione, nelle attuali celle, pu avere un rendimento anche del 60%. L auto elettrica si potrebbe giovare dellimpiego delle celle a combustibile: attualmente si riusciti a ottenere valori di potenza specifica interessanti (1 kW/kg), con celle che al posto dellacqua in funzione di elettrolita utilizzano un polimero.

09. Schema di funzionamento delle celle a combustibile

I CombustIbIlI
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I problemi ancora da risolvere nellalimentzione ad idrogeno sono essenzialmente due: il basso rendimento energetico; serbatoi in grado di contenere il gas ad un pressione di 250 bar (questo comporta problemi sia in termini di sicurezza, che in termini di peso e ingombro). Per quanto riguarda gli effetti sullambiente, dalla reazione di idrogeno con ossigeno risulta teoricamente solo acqua demineralizzata e anche la sua combustione in motori e in turbine a gas produce emissioni inquinanti in quantit minime e trascurabili. Con la temperatura di combustione aumentano le emissioni di NOx in modo esponenziale, ma queste possono essere controllate con unadeguata regolazione della temperatura. Usando celle a combustibile che funzionano a bassa temperatura lemissione di sostanze inquinanti praticamente zero, ma anche le emissioni da celle a combustibile ad elevata temperatura sono fino a 100 volte minori rispetto a quelle prodotte da impianti convenzionali. Nonostante questa tecnologia sia ancora in fase di sperimentazione, lidrogeno, che ricordiamo non una fonte di energia bens un mezzo per accumularla (un portatore di energia), potr cambiare in futuro molti settori della nostra vita e, con la cella a combustibile, potrebbe rivoluzionare lintero sistema energetico, sia come combustibile nel traffico che come fornitore di energia per produrre elettricit e calore. In tutti questi settori, lidrogeno consente luso di fonti energetiche rinnovabili. Grazie allidrogeno prodotto con il sole, in futuro sar possibile cucinare o viaggiare con lenergia solare o eolica.

I CombustIbIlI
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2.

i sistEmi di distribuzionE dEllEnErgia tErmica

La trasmissione del calore riguarda tutti quei processi fisici nei quali una certa quantit di energia termica trasferita da un sistema ad un altro a causa di una differenza di temperatura. Tali processi avvengono secondo i principi della termodinamica: lenergia termica ceduta da un sistema deve essere uguale a quella ricevuta dallaltro; il calore passa dal corpo pi caldo a quello pi freddo. Il trasferiemnto del calore un fenomeno spontaneo che avviene tra un corpo caldo e un corpo freddo, fino a che i due corpi raggiungono la stessa temperatura, cio quella di equilibrio termico. Il corpo caldo trasferisce a quello freddo parte della sua energia termica e il trasferimento del calore pu avvenire per conduzione, per convenzione o per irraggiamento.
10. Trasmissione del colore per convezione, conduzione e irraggiamento

> ConduzIone

> ConvezIone

> IrraggIamento
11. Confronto stratificazione del calore tra riscaldamento a radiatori e riscaldmaneto a pavimento

I sIstemI
14

Con lirraggiamento il calore viene scambiato mediante emissione e conseguente assorbimento di radiazione elettromagnetica. Il corpo caldo emette radiazioni elettromagnetiche che vengono assorbite dal corpo pi freddo. Il calore scambiato in questo caso aumenta molto rapidamente con la differenza di temperatura. A differenza delle altre due modalit di scambio termico, lirraggiamento non richiede la presenza di un mezzo perch vi sia trasmissione di energia (pu avvenire anche nel vuoto).

dI

dIstrIbuzIone

La convezione si ha quando uno dei due corpi interessati dallo scambio termico un fluido (liquido o gas) e la trasmissione del calore pu essere associata ad un trasferimento di materia. In un fluido a temperatura non uniforme, per effetto combinato della differenza di temperatura e della velocit del fluido stesso, si generano continui movimenti delle particelle del fluido, con conseguente miscelazione, favorendo pertanto la trasmissione del calore dalle particelle pi calde a quelle pi fredde.

dellenergIa

termICa

Il trasferimento di calore per conduzione avviene tra corpi che vengono messi a contatto diretto. causato dalla differenza di temperatura tra i due corpi, che fa si che il corpo caldo ceda energia a quello freddo aumentandone la temperatura fino al raggiungimento dellequilibrio termico.

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2.1. Il rIsCaldamento

radIatorI

In questo tipo di impianti la trasmissione del calore dal radiatore allambiente avviene principalmente per convezione, e in minima parte per irraggiamento. Nel riscaldamento con radiatori il fluido riscaldante giunge ai corpi scaldanti attraverso la rete di distribuzione: quando la superficie dei radiatori si scalda il calore viene trasmesso allaria immediatamente circostante. L aria riscaldata tende a salire: il flusso verso lalto parte dal radiatore, si sposta lungo le pareti e lungo il soffitto, per poi ridiscendere in una zona pi fredda del locale. >> vantaggI: superfici relativamente ridotte per la cessione del calore; regolazione rapida della temperatura; bassa inerzia termica; costi globali abbastanza contenuti. >> svantaggI: temperatura elevata del fluido riscaldante; perdite termiche maggiori nella distribuzione del calore; circolazione eccessiva dellaria e stratificazione al soffitto; trasporto di polveri sottili che possono creare problemi respiratori; formazione di aloni scuri dietro ai radiatori (sempre a causa delle polveri).

12. Flusso dellaria per convezione con riscaldamento a radiatori

13. Radiatori

I sIstemI
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dIstrIbuzIone

dellenergIa

termICa

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2.2. Il rIsCaldamento

PavImento

Nel riscaldmaneto a pavimento il fluido riscaldante (acqua) viene pompato in tubazioni collocate nel massetto del pavimento. Il massetto e la superficie del pavimento si scaldano cedendo cos calore allambiente e alle persone. Ci avviene prevalentemente per irraggiamento, la componenete convettiva infatti trascurabile. >> vantaggI: calore trasmesso per irraggiamento; profilo verticale delle temperature costante: la temperatura pi alta vicina al pavimento e diminuisce salendo verso il soffitto (questa stratificazione si avvicina alle condizioni ideali di benessere termico); minori movimenti daria e quindi riduzione del trasporto di polveri; flessibile utilizzo dello spazio e nessuna limitazione sullarredamento; possibilit dimpiego di tecnologie quali caldaie a condensazione, pompe di calore e energia solare termica, data la temperatura di mandata dellacqua relativamente bassa. >> svantaggI: superfici ampie necessarie per trasmettere calore, quindi costi maggiori; difficilmente utilizzabile in ambienti con elevati carichi termici (edifici storici o scarsamente isolati termicamente); maggiore inerzia termica dellimpianto e minore flessibilit di regolazione.

14. Riscaldamento a pavimento

15. Stratificazione verticale delle temperature

I sIstemI
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dI

dIstrIbuzIone

dellenergIa

termICa

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2.3. Il rIsCaldamento

Parete

e a

soFFItto

Oltre al pavimento si possono utilizzare anche altre superfici per il riscaldamento. Anche in questi casi la trasmissione di calore avviene sostanzialmente per irraggiamento. Valgono pertanto le stesse considerazioni fatte per il riscaldamento a pavimento. >> vantaggI: frazione elevata del calore trasmesso per irraggiamento; profilo verticale delle temperature costante; minori movimenti daria e quindi riduzione del trasporto di polveri; flessibile utilizzo dello spazio nel riscaldamento a soffitto e nessuna limitazione sullarredamento; possibilit dimpiego di tecnologie quali caldaie a condensazione, pompe di calore e energia solare termica, data la temperatura di mandata dellacqua relativamente bassa. >> svantaggI: superfici ampie necessarie per trasmettere calore, quindi costi maggiori; difficilmente utilizzabile in ambienti con elevati carichi termici (edifici storici o scarsamente isolati termicamente); maggiore inerzia termica dellimpianto e minore flessibilit di regolazione; utilizzo meno flessibile dello spazio nel riscaldamento a parete e limitazione sullarredamento.

16. Riscaldamento a parete

17. Riscaldamento a soffitto

I sIstemI
17

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2.4. l ttIvazIone termICa a

delle

masse

L attivazione termica delle masse fa parte dei sistemi di riscaldamento a superficie. Anche in questo caso la trasmissione del calore avviene prevalentemente per irraggiamento, e possono essere fatte considerazioni analoghe a quelle del riscaldamento a pavimento. La differenza che le tubazioni sono collocate direttamente allinterno della struttura in calcestruzzo. L attivazione termica delle masse sfrutta, infatti, la soletta di calcestruzzo del solaio come scambiatore di calore: in estate viene raffreddato, in inverno riscaldato. Nelle tubazioni in estate circola acqua fredda che raffresca il solaio e quindi lambiente circostante; in inverno acqua calda (scaldata tramite un impianto di produzione del calore, come pannelli solari o pompe di calore) che riscalda lambiente. In estate il solaio viene raffrescato di notte e di giorno assorbe il calore presete nellambiente. >> vantaggI: frazione elevata del calore trasmesso per irraggiamento; profilo verticale delle temperature costante; minori movimenti daria e quindi riduzione del trasporto di polveri; flessibile utilizzo dello spazio e nessuna limitazione sullarredamento; impiego di tecnologie quali caldaie a condensazione, pompe di calore e energia solare termica data la temperatura di mandata dellacqua relativamente bassa; costi favolrevoli in confronto ad altri sistemi di riscaldamento a superficie; linerzia termica in raffrescamento consente un comportamento ottimale delledificio. >> svantaggI: lesecuzione deve essere coordinata con grande precisione; inerzia termica dellimpianto e minore flessibilit di regolazione; adatto solo alla copertura del carico termico base, necessita di un ulteriore sistema per i carichi di punta.

18. Attivazione delle masse: tubazioni fissate allarmatura del solaio

I sIstemI
18

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dIstrIbuzIone

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2.5. Il rIsCaldamento

ad

arIa

Gli impianti di condizionamento e riscaldamento ad aria sono sistemi volti a garantire il massimo comfort ambientale. Con limpiego di questi impianti si ha la possibilit di controllare la temperatura, regolare lumidit, filtrare laria e diffonderla uniformemente nel locale. Le condotte dellaria possono essere rivestite con materiale termoisolante o realizzate con pannelli pre-isolati, senza limiti costruttivi. >> vantaggI: non sono necessarie superfici scaldanti; bassa inerzia termica; immissione nei locali di aria pulita grazie ai filtri; controllo e regolazione di temperatura e umidit dellaria; possibile combinazione di aerazione controllata e riscaldamento. >> svantaggI: come sistema singolo indicato solo per carichi termici bassi; temperatura alta del fluido riscaldante; utilizzo di grandi spazi per la distribuzione del calore; volumi notevolmente pi grandi per trasportare la stessa quantit di calore rispetto al riscaldamento ad acqua (1000 volte maggiori); grandi movimenti daria e stratificazione dellaria calda in prossimit del soffitto.

19. Impianto di condizionamento e riscaldamento ad aria

I sIstemI
19

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dIstrIbuzIone

dellenergIa

termICa

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2.6. Il raFFresCamento

Con

sIstemI

suPerFICIe

Utilizzando come fluido acqua refrigerata, tutti i sistemi di riscaldamento a superfici possono essere utilizzati per rinfrescare gli ambienti nei mesi estivi e mantenere cos un clima gradevole anche in estate. >> vantaggI: utilizzo doppio di un singolo sistema, vantaggi nei costi dinstallazione; frazione elevata del freddo trasmesso per irraggiamento; raffrescamento statico; abbassamento della temperatura media radiante e perci ottimo comfort; profilo verticale delle temperature costante; minori movimenti daria e quindi riduzione del trasporto di polveri; flessibile utilizzo dello spazio e nessuna limitazione sullarredamento; raffrescamento libero possibile (con scambiatori daria nella notte e scambiatori daria nel terreno). >> svantaggI: manca labbattimento del calore latente; nessuna deumidificazione dellaria (non sufficientemente efficace per molte applicazioni e non particolarmente adatto a zone umide); costi di gestione pi elevati.

I sIstemI
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dIstrIbuzIone

dellenergIa

termICa

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3.

i sistEmi di produzionE E trasmissionE dEllEnErgia tErmica


dI

3.1. la PomPa

Calore

> Il CIClo FrIgorIFero

La pompa di calore una macchina che funziona secondo i principi del ciclo frigorifero. Questultimo un ciclo termodinamico che, attraverso lutilizzo di una forza motrice, traferisce energia termica da un fluido a temperatura pi bassa ad un altro a temperatura pi alta. A seconda del tipo di motore utilizzato si pu avere: ciclo frigorifero a compressione (alimentato a energia elettrica, meccanica o termica); ciclo frigorifero ad assorbimento (alimentato a bromuno di litio o ammoniaca). La pompa di calore ha come obiettivo quello di sottrarre calore ad una sorgente a temperatura pi bassa e trasferirlo ad un sistema a tempearatura pi elevato usato per riscaldare un ambiente. Nella scelta della pompa di calore occorre considerare: il coefficiente prestazionale (COP) definito dal rapporto tra energia termica prodotta e lavoro impiegato; e caratteristiche climatiche del luogo dove viene installata; le caratteristiche tipologiche delledificio; le condizioni di impiego. >>vantaggI: sistemi di tante misure, dal riscaldamento di una stanza a quello di pi appartementi; sistemi reversibili che possono essere usati sia per il riscaldamento che per il raffrescamento; lelettricit per il funzionamento pu venire da fonti rinnovabili; impiego di refrigeranti naturali che hanno un impatto ambientale nullo o molto basso; sistemi a alta efficienza e a bassi costi di esercizio. >>svantaggI: ampi spazi necessari nel caso la sorgente termica sia il suolo; calo di efficienza al diminuire della temperatura esterna nei sistemi che usano aria come sorgente di calore; alti costi iniziali; necessit di recuperare il refrigerante alla fine del ciclo di vita dellimpianto.

20. Schema del ciclo frigorifero

POMPA DI CALORE SERBATOIO DI ACCUMULO

21. Locale tecnico con pompa di calore e serbatoio di accumulo

I sIstemI
21

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.1.1.

PomPa

dI

Calore

ComPressIone

22. Pompa di calore a compressione

I sIstemI
22

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

La pompa di calore a compressione pu essere alimentata utilizzando un motore elettrico o un motore a combustione interna che produce energia meccanica. L energia termica assorbita dalla sorgente esterna attraverso levaPoratore. Questo scambio termico comporta levaporazione del fluido frigorigeno. Successivamente il vapore aspirato dal ComPressore, dove la sua pressione viene innalzata con ulteriore trasferimento di energia. Il vapore ad alta pressione entra nel Condensatore, passa alla fase liquida e cede allutenza lenergia prima ricevuta. Il circuito si chiude con la riduzione di pressione del fluido frigorigeno, che quindi di nuovo disponibile per levaporazione. Con questo processo il calore disponibile allutenza pari alla somma tra lenergia termica assorbita presso la sorgente e lenergia meccanica fornita dal compressore. L apporto energetico allutenza quindi ben superiore al consumo elettrico della macchina, che destinato principalmente allazionamento del compressore.

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3.1.2.

PomPa

dI

Calore reversIbIle

La pompa di calore pu essere anche di tipo reversibile e operare alternativamente in modalit di riscaldamento o raffrescamento. Questo reso possibile da una valvola che inverte il ciclo e i ruoli assunti dagli scambiatori sopra descritti: presso la sorgente avviene la condensazione e lo smaltimento del calore, mentre presso lo scambiatore dellutenza viene asportato il calore. Il funzionamento reversibile ideale per lo scambio di calore con il terreno in quanto sfrutta linerzia termica del terreno stesso, ossia la sua elevata capacit di accumulare calore.

> rIsCaldamento

assorbImento del Calore

CessIone del Calore rIsCaldamento radIante a bassa temPeratura rIsCaldamento a radIatorI o a termostrIsCe radIantI a soFFItto ventIlConvettorI rIsCaldamento ad arIa ed aerotermI

dallarIa

da aCqua dI Falda

da sonde geotermIChe

2,2 2 2

3 2,8 2,8

2,8 2,6 2,6

> raFFresCamento

Le prestazioni della pompa di calore per il raffrescamento sono definite dal coefficiente EER (energy efficiency ratio), ossia dal rapporto tra lEnergia Frigorifera prodotta e lEnergia elettrica impiegata.

I sIstemI
23

dI

ProduzIone

trasmIssIone

3,8

dllenergIa

Le prestazioni della pompa di calore per il riscaldamento sono definite dal coefficiente COP (coefficient of performance), ossia dal rapporto tra la quantit di Energia Termica prodotta e lEnergia elettrica impiegata. Minore il valore di questo coefficiente, maggiore sar la prestazione. Il coefficiente COP dipende dal salto termico che la pompa di calore deve superare e dalla sorgente di calore utilizzata per il riscaldamento.

termICa

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3.1.3.

PomPa

dI

Calore

ad

assorbImento

La pompa di calore ad assorbimento utilizza energia termica come forza motrice. Questa tipologia di macchina serve esclusivamente per il raffrescamento. Il sistema basato su un gioco di concentrazioni, pressioni e temperature di soluzioni costituite dalla miscela di due liquidi. Esistono due cicli ad assorbimento, uno a bromuro di litio (per freddo fino a 5C) laltro ad ammoniaca (per freddo da 0C a -60C).

23. Pompa di calore ad assorbimento

I sIstemI
24

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.2. le sorgentI dI energIa termICa sFruttabIlI Con le PomPe dI Calore 3.2.1. sorgente arIa

24. Sorgenti di energia termica sfruttabili con le pompe di calore

25. Sorgente aria con cunicolo

I sIstemI
25

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

L aria esterna una fonte energetica illimitata e sempre disponibile: il suo impiego mediante una pompa di calore, oltre ad essere gratuito, non richiede nessun iter autorizzativo. Essa si presenta come una sorgente a temperatura variabile: si verificano infatti escursioni termiche giornaliere e, sul lungo periodo, variazioni di tipo stagionale. Nella progettazione di un impianto in pompa di calore importante tener conto di queste variazioni, attingendo ai valori di temperatura normalizzati per ogni localit geografica: temperatura minima e massima annuale, temperature medie mensili. Per sfruttare al meglio la sorgente aria esterna pu essere vantaggioso articolare limpianto termico in modo che la pompa di calore prelevi la portata daria di cui ha bisogno, non direttamente dallesterno bens da un ambiente termicamente pi favorito. A tale scopo si prestano i cunicoli che circondano i piani interrati delle abitazioni o i vespai areati: in questi cavedi il riparo offerto dalle strutture e lapporto termico dellabitazione e del terreno circostante, mantengono una temperatura pi alta in inverno e pi bassa in estate rispetto allambiente esterno. La circolazione dellaria attraverso questi spazi avviene per differenza di pressione ed favorita anche dalla pompa di calore che lavora in aspirazione: come risultato si ottiene aria in ingresso alla pompa di calore preriscaldata in inverno e preraffrescata in estate, a vantaggio dellefficienza dellintero impianto.

termICa

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3.2.2.

sorgente aCqua

> aCque

dI

> aCque suPerFICIalI

I sIstemI
26

Le acque superficiali (fiume, lago o bacino) presentano una maggiore instabilit termica rispetto alle acque di falda; ma grazie allinerzia termica dellacqua ed alle loro ingenti masse, sono comunque delle ottime sorgenti per pompe di calore di tipo acqua-acqua. Il mare costituisce la sorgente termica pi diffusa. Nei mari che bagnano lItalia la temperatura varia da un minimo di 10C in inverno ad un massimo di 25C in estate: lo sfruttamento di acque salate amplifica per i fenomeni di corrosione. Fiumi e laghi soffrono una instabilit pi elevata con temperature che passano da un minimo di 46C in inverno ad un massimo di 25C in estate. Con queste acque diminuiscono i problemi di corrosione ma aumentano quelli di filtraggio per via del contenuto di materiale in sospensione che deve essere intercettato prima che il fluido entri in contatto con la pompa di calore.

26. Pompe di calore con sorgente acqua

dI

ProduzIone

trasmIssIone

Le acque sotterranee sono una fonte di calore molto appropriata per le pompe di calore in quanto riescono a mantenere temperature costanti durante larco dellanno: 1015C in condizioni normali, 1525C in zone adiacenti a localit termali. La temperatura dellacqua di falda si attesta, in prossimit della superficie terrestre, alla temperatura media dellaria esterna e cresce con laumentare della profondit: se il punto di prelievo ad una profondit adeguata le variazioni termiche annuali sono trascurabili. I sistemi in pompa di calore acqua-acqua possono essere a circuito aperto, sfruttando in modo diretto lacqua di falda, oppure a circuito chiuso, con un fluido termovettore intermedio. Le applicazioni con circuito aperto richiedono la presenza di uno o pi pozzi per la captazione dellacqua e la sua restituzione in falda. Il prelievo di queste portate deve essere compatibile con i tempi di ricarica della falda e deve essere autorizzato dalle autorit locali. Particolare attenzione va prestata alla qualit delle acque prelevate per evitare imbrattamento e corrosione delle componenti della pompa di calore interessate dal transito. La valutazione preliminare delle acque non solo di tipo quantitativo dunque, in quanto sono indispensabili delle analisi di tipo chimico-fisico. Maggiore affidabilit garantita da impianti a scambio indiretto con uno scambiatore interposto tra la sorgente ed il circuito lato pompa di calore: si evitano in questo modo i problemi relativi alla qualit delle acque, ottenendo le stesse prestazioni di un circuito chiuso ma con un minore investimento iniziale.

Falda

Lo sfruttamento di acque superficiali pu avvenire in modo diretto facendo passare attraverso uno scambiatore intermedio lacqua della sorgente, oppure in modo indiretto sfruttando un circuito chiuso intermedio in cui circola un fluido termovettore. Nella maggior parte dei casi lutilizzo di tipo indiretto con il circuito chiuso in cui fluisce fluido glicolato che consente allimpianto di lavorare anche a temperature inferiori a 0C. Anche lutilizzo delle acque superficiali richiede una analisi della qualit delle acque ed una conseguente progettazione accurata dellintero sistema nonch il rispetto di un iter burocratico per lottenimento delle autorizzazioni necessarie. >>vantaggI: costo degli impianti relativamente limitato. >>svantaggI: le potenze specifiche possono essere elevate; problemi di autorizzazione, spesso problemi di insabbiamento; necessario conoscere la profondit della falda, la direzione del flusso, la stabilit del livello e la qualit delle acque.

dllenergIa

termICa

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3.3. la PomPa

dI

Calore geotermICa

> la sorgente geotermICa

> PomPa

dI

27. Energia geotermica

I sIstemI
27

La pompa di calore geotermica sfrutta il terreno come serbatoio termico. Le applicazioni geotermiche di tipo tradizionale prevedono un sistema di scambiatori in cui fluisce un fluido termovettore: in inverno la terra cede calore al fluido che a sua volta lo trasferisce alla pompa di calore. Lo scambio termico prolungato con il fluido termovettore pu produrre il raffreddamento del terreno: si pu invertire questo processo con il funzionamento estivo, facendo circolare nel terreno un fluido pi caldo derivante dai processi di raffrescamento. Il terreno viene usato in questo modo come serbatoio di stoccaggio in estate e serbatoio di prelievo in inverno. Per esigenze di raffrescamento non elevate, si pu bypassare la pompa di calore, usando la sola differenza di temperatura del terreno per ottenere le condizioni di comfort richieste in ambiente: si parla in questo caso di free-cooling con il quale possibile avere anche una significativa riduzione dei costi di gestione. Una prima classificazione degli impianti geotermici si basa sullentalpia (energia termica immagazzinata in una determinata massa): sistemi a bassa entalpia; sistemi alta entalpia. In riferimento ad un impianto geotermico si parla di sistema a bassa entalpia per i campi geotermici con temperature inferiori a 100 C; per temperature del fluido di lavoro superiori a 100 C si parla invece di alta entalpia: lutilizzo di un campo geotermico a bassa entalpia risulta molto pi agevole per via delle basse profondit in gioco.

Calore geotermICa

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

L energia geotermica quella immagazzinata nella crosta terrestre e pu essere estratta dalle pompe di calore attraverso dei sistemi di sonde. L energia geotermica la somma di due componenti principali: il calore proveniente dagli strati pi profondi della terra ed il calore proveniente dallambiente esterno originato dal sole. La temperatura del nucleo della terra pari a ca. 6000 C, la temperatura della crosta terrestre (spessa tra i 5 e i 50 km) di ca. 1200C. Il decadimento continuo di isotopi radioattivi naturali presenti allinterno della terra, genera energia termica eliminando il rischio che si esaurisca. Il calore ambiente che si origina dal sole influenza solo lo strato pi superficiale della crosta terrestre e perde di rilevanza gi oltre i 20 m di profondit. Oltre questa profondit la temperatura della terra si attesta intorno ai 1315C fino a circa 100 m: oltre questa profondit diviene influente il gradiente geotermico dovuto al calore proveniente dal centro della terra, con una crescita di temperatura di 30 C ogni 1000 m.

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> tIPologIe

SONDE VERTICALI SONDE GEOTERMICHE PER SISTEMI A BASSA ENTALPIA PALI ENERGETICI SONDE ORIZZONTALI

> dImensIonamento

I sIstemI
28

>>vantaggI il terreno fonte inesauribile di energia termica; il sottosuolo mantiene, in ogni stagione, una temperatura pressoch costante; la pompa di calore geotermica ha un coefficiente di effetto utile (COP) migliore di quelle che sfuttano laria esterna;

28. Gradiente termico del terreno

dI

ProduzIone

Nelle migliori condizioni del sottosuolo e nella miglior situazione di coibentazione dellinvolucro delledificio, una pompa di calore collegata ad una sonda geotermica inserita fino a circa 100 m di profondit estrae dal suolo una potenza termica sufficiente per riscaldare unabitazione di circa 100 mq. Lo spazio occupato da una pompa di calore come quello di un frigorifero; le dimensioni della macchina sono ridotte e pu essere installata in qualsiasi locale di servizio.

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

Per sistemi geotermici ad anello chiuso si intendono le tipologie impiantistiche atte allutilizzo del terreno come fonte rinnovabile denergia termica a bassa entalpia (temperature del suolo medio basse), attraverso scambiatori di calore verticali o orizzontali inseriti direttamente nel suolo. stato osservato come lampiezza della variazione stagionale di temperatura del suolo nei vari mesi dellanno diminuisce con laumentare della profondit e, oltre una certa quota, lampiezza delle variazioni si annulla. Per un terreno medio gi a 10 m di profondit si osserva che la temperatura varia di un solo grado nellarco dellanno, quindi ai fini impiantistici si pu gi considerare trascurabile. Scendendo ulteriormente fino a 1518 m tale variazione si annulla completamente e il terreno mantiene una temperatura assolutamente costante durante lanno. Questa caratteristica del suolo consente una costanza della temperatura della sorgente termica della pompa di calore, la quale quindi mantiene costante durante lintera stagione desercizio la sua efficienza energetica. Tale vantaggio sfruttabile a pieno nel caso dei sistemi costituiti da scambiatori di calore verticali (sonde geotermiche) e, in misura minore e variabile in funzione della profondit raggiunta, anche dai campi geotermici orizzontali. Nei mesi invernali il calore viene trasferito in superficie, viceversa in estate il calore in eccesso presente negli edifici viene dato al terreno. Questa operazione resa possibile dalle pompe di calore, motori che tutti noi conosciamo nella forma pi diffusa, rappresentata dal frigorifero.

possibilit di realizzare il free cooling, ossia il raffrescamento estivo, senza lausilio di macchine; se installati correttamente, costi accettabili degli impianti e buon ammortamento (1025 anni); impianti adatti ad edifici a basso consumo energetico; buon bilancio ambientale; le pompe di calore sono generalmente alimentate elettricamente. >>svantaggI: alti costi di installazione; spesso necessario integrare con altri sistemi di generazione dellenergia elettrica per lazionamento delle pompe di calore.

> FunzIonamento

La pompa di calore geotermica funziona come una normale pompa di calore, sfruttando il flusso di energia geotermica ca. 40 miliardi di kW (0,08 W/m2).

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3.3.1.

sonde orIzzonatlI

Prato

> CaratterIstIChe
ProFondIt dIstanza
dI Interramento:

11,5 m (20 cm sotto il limite di gelo) variabile in funzione del diametro (DN20-DN25) coltivazione a prato del terreno soprastante 2030 W/m2
sonde In PP (dn 25 o dn 32): solo rIsCaldamento: superficie di prato pari a 22.5 volte larea da riscaldare; anChe raFFresCamento: superficie di prato pari a 33,5 volte larea da riscaldare se previsto raffrescamento. sonde In strIsCe CaPIllarI Per geotermIa: solo rIsCaldamento: superficie di prato pari a 1,31,6 volte larea netta da riscaldare; anChe raFFresCamento: superficie di prato pari a 1,82,2 volte larea netta da riscaldare se previsto raffrescamento.

tubazIonI: terreno:

ColtIvazIone Potenza

restItuIta: dI

tIPologIa

sonde:

29. Pompa di calore geotermica con sonde orizzontali a prato

30. Installazione sonde orizzontali a prato

I sIstemI
29

>>svantaggI: costi dinstallazione delle sonde molto elevati; risente dellandamento della temperatura esterna; necessit di ampi spazi ed ombreggiamento.

dI

ProduzIone

>>vantaggI: sistema chiuso; pochi problemi a livello amministrativo; risparmio tra il 60% e l80% dei costi di esercizio rispetto allimpiego di fonti tradizionali; utilizzo di energia pulita e rinnovabile; ingombro limitato dellimpianto; facilit di gestione; impianto molto silenzioso; eliminazione di pericoli di incendio o di emissioni gassose poich non si ha a che fare con alcun tipo di combustibile (gas, petrolio o derivati).

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.3.2.

sonde vertICalI (aCqua-glICole)

> CaratterIstIChe
lunghezza dIstanza dIametro Potenza
dI PerForazIone:

30300 metri 810 metri DN32 - DN40 2070 W/m2


sonde In PP: solo rIsCaldamento: il rendimento di sonde a doppia U in PP in un terreno standard pari a 55,5 kW ogni 100 m di profondit; anChe raFFresCamento: bisogna utilizzare sonde di lunghezza maggiore perch la capacit termica del suolo in raffrescamento (max W/m) inferiore a quella di riscaldamento.

tra le sonde: usuale tubazIonI:

restItuIta:

rendImento:

>>svantaggI: costi di perforazione e dinstallazione delle sonde molto elevati; necessit di uno studio geologico specifico dellarea di progetto.
31. Schema funzionamento della pompa di calore geotermica con sonde verticali

(!) Prevedere sempre unadeguata distanza da fondazioni e case nella trivellazione di sonde verticali, onde evitare cedimenti o stiramenti termici del terreno.

I sIstemI
30

dI

ProduzIone

>>vantaggI: sistema chiuso; pochi problemi a livello amministrativo; risparmio tra il 60% e l80% dei costi di esercizio rispetto allimpiego di fonti tradizionali; utilizzo di energia pulita e rinnovabile; ingombro limitato dellimpianto; facilit di gestione; impianto molto silenzioso; eliminazione di pericoli di incendio o di emissioni gassose poich non si ha a che fare con alcun tipo di combustibile (gas, petrolio o derivati).

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.3.3.

PalI energetICI

> Cosa

sono

> CaratterIstIChe
lunghezza dIametro
PalI:

1030 metri 0,41,5 metri ogni palo contiene al suo interno un tubo o un fascio di tubi in polietilene (spesso a U doppi o quadrupli) il fluido termoconduttore (generalmente acqua) passa in un circuito chiuso tra i pali e la pompa di calore, scambiando calore col terreno
20100 W/m

PalI:

struttura:

Potenza

restItuIta:

32. Pali energetici

I sIstemI
31

dI

ProduzIone

FunzIonamento:

trasmIssIone

dllenergIa

Questa tecnologia, ancora poco diffusa, prevede di installare delle sonde geotermiche verticali in corrispondenza dei pali di fondazione della struttura, ed quindi applicabile solo ad edifici ancora da realizzare per cui sia stata espressamente prevista questa tipologia di impianto. La possibilit, di per s interessante, ancora poco sfruttata a causa dei costi di realizzazione dovuti ai materiali speciali da impiegare e al sovradimensionamento delle sonde, necessario in quanto, a differenza delle sonde verticali tradizionali, non possibile intervenire in caso di guasto essendo queste annegate nel calcestruzzo di fondazione delledificio. I pali di fondazione in calcestruzzo armato hanno, generalmente, un diametro di 0.41.5 m ed una lunghezza che pu variare da qualche metro fino a pi di 30 m. Allinterno di questi pali installato un tubo o un fascio di tubi in polietilene, spesso si tratta di U doppi o quadrupli, a seconda al diametro dei pali.Un fluido termoconduttore circola in un circuito chiuso tra i pali e la pompa di calore, al fine di poter scambiare calore con il terreno.

termICa

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>>vantaggI: sistema chiuso; pochi problemi a livello amministrativo; risparmio tra il 60% e l80% dei costi di esercizio rispetto allimpiego di fonti tradizionali; utilizzo di energia pulita e rinnovabile; ingombro limitato dellimpianto; facilit di gestione; impianto molto silenzioso; eliminazione di pericoli di incendio o di emissioni gassose poich non si ha a che fare con alcun tipo di combustibile (gas, petrolio o derivati). >>svantaggI: costi di perforazione e dinstallazione delle sonde molto elevati; necessit di uno studio geologico specifico dellarea di progetto.

I sIstemI
32

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.4. Il telerIsCaldamento

> Cos

33. Schematizzazione della rete del teleriscaldamento

34. Tubazioni del teleriscaldamento

(!) Il sistema realmente conveniente, sia per il riscaldamento che per la produzione di acqua calda sanitaria, per i centri abitati i cui edifici sono poco distanti tra loro.

I sIstemI
33

>>svantaggI: posa delle reti in zone gi realizzate; perdita di calore lungo le reti di distribuzione; corretta definizione della tariffa di acquisto.

dI

ProduzIone

>>vantaggI: impiego di tecnologie evolute a basso impatto ambientale; possibilit di utilizzare biomasse; riduzione delle emissioni di CO2, grazie al monitoraggio continuo, controllo e filtraggio dei fumi; maggior rendimento di produzione; riduzione dei pericoli legati alla produzione del calore; riduzione dei costi di manutenzione.

trasmIssIone

dllenergIa

Il teleriscaldamento un sistema di riscaldamento che consiste essenzialmente nella distribuzione, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate, di acqua calda, acqua surriscaldata o vapore (detti fluidi termovettori), provenienti da una centrale di produzione, alle abitazioni, con successivo ritorno dei suddetti alla centrale stessa. Le centrali di produzione sono spesso alimentate a biomassa ma anche con combustibili fossili; oppure pu essere utilizzato il calore proveniente dalla termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani. Nelle centrali a combustibili fossili o biomasse, limpianto dimensionato per produrre met della potenza massima di picco e, in assenza di guasti, durante lanno produce circa il 90% del calore totale prodotto. Ad essa affiancata una centrale termica di supporto, in grado di coprire da sola lintero carico di picco, che interviene quando la centrale di cogenerazione guasta o non riesce a coprire da sola la domanda. In questo modo, si riescono a raggiungere elevate efficienze di sfruttamento dellenergia primaria, fino all80%. Gli edifici vengono serviti da una stazione sotterranea, costituita da uno scambiatore di calore, che trasmette il calore allimpianto di riscaldamento. L energia termica viene contabilizzata da contatori simili a quelli dellenergia elettrica, permettendo allutente di pagare solamente il calore effettivamente consumato.

termICa

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> elementI CostItutIvI


centrale di produzione di energia termica; sistema di tubazioni pre-isolate sotterranee; scambiatore di calore; strumento di misurazione dei consumi

3.4.1.

teleraFFresCamento

L impianto di teleraffrescamento ha un funzionamento del tutto analogo al teleriscaldamento, solo che in questo caso nella centrale si produce acqua fredda che poi viene immessa nella rete di tubazioni per raffrescare gli edifici dei singoli utenti. Nelle zone alimentate da questi impianti si installa generalmente un sistema di distribuzione a quattro tubi, che permette di fornire parallelamente caldo e freddo (questo serve principalmente in estate per garantire, oltre al raffrescamento, la produzione di acqua calda sanitaria). necessaria anche in questo caso una stazione di consegna per scambiare calore e contabilizzare lenergia di raffrescamento consumata. >>vantaggI e svantaggI: I vantaggi sono gli stessi del teleriscaldamento, in pi si evita linstallazione di elementi di climatizzazione sui fronti degli edifici e si limita il disturbo acustico dovuto agli stessi.

35. Teleriscaldamento

> CogenerazIone

36. Sistema di distribuzione a quattro tubi nel teleraffrescamento

I sIstemI
34

dI

ProduzIone

Nelle centrali di teleriscaldamento si possono utilizzare tecnologie molto evolute per produrre il calore, come la CogenerazIone, ossia la produzione di energia elettrica e calore, o la trIgenerazIone, ossia la produzione di energia elettrica, calore e freddo per alimentare una rete di teleraffrescamento.Queste tecnologie permettono di impiegare i combustibili in modo molto pi efficiente e quindi permettono di ridurre le emissioni di CO2. Le centrali possono essere alimentate a pellet, cippato o legname spezzato, quindi con una fonte energetica rinnovabile; sono spesso associate a una caldaia a gas che garantisce il funzionamento dellimpianto in caso di mancanza della fonte energetica principale. La grande dimensione delle centrali consente anche di utilizzare tecnologie molto efficaci per il filtraggio ed il trattenimento dei fumi: si riducono cos al minimo le emissioni nocive ed anche il particolato.

trIgenerazIone

trasmIssIone

dllenergIa

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3.5. le CaldaIe a bIomassa

Come gi detto, Biomassa un termine che riunisce una gran quantit di materiali di natura estremamente eterogenea. In forma generale, si pu dire che biomassa tutto ci che ha matrice organica. Le caldaie a biomassa sono quelle che producono energia termica per mezzo della combustione di legname che pu essere: legname spezzato legno cippato pellet

3.5.1.

CaldaIe

Per

legname sPezzato

37. Caldaia per legname spezzato

I sIstemI
35

>>svantaggI: fabbisogno di spazio per lo stoccaggio del combustibile; alimentazione manuale dellimpianto; lavoro di pulizia (rimozione cenere dalla camera di combustione)

dI

ProduzIone

CaldaIa Per legname sPezzato: 1. Vano di riempimento 2. Camera di combustione ad alta temperatura con turbolatori 3. Immissione dellaria 4. Scambiatore termico 5. Ventilatore di tiraggio 6. Sonda Lamba 7. Comando e regolazione

Negli ultimi anni la tecnologia delle caldaie per legname spezzato si notevolmente evoluta, passando dai vecchi impianti caratterizzati da rese relativamente basse ed alti consumi, ad impianti con alte prestazioni e ben elaborati. >>vantaggI: basso costo del combustibile; investimento iniziale di media entit; bilancio emissioni CO2 pari a zero, perch rispettano il ciclo naturale dellanidride carbonica; sostengono leconomia locale.

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.5.2.

CaldaIe

Per

legno CIPPato

Il cippato rappresenta unaltra possibilit di utilizzare il legno come combustibile. Questo materiale permette di automatizzare quasi totalmente il processo di caricamento del combustibile e il processo di combustione, fornendo quindi agli utenti una comodit nellutilizzo paragonabile a quella delle caldaie a gas o a gasolio. Questo tipo di combustibile particolarmente adatto per caldaie di grandi dimensioni come, per esempio, centrali di riscaldamento. >>vantaggI: basso costo del combustibile; bilancio emissioni CO2 pari a zero, perch rispettano il ciclo naturale dellanidride carbonica; sostengono leconomia locale. >>svantaggI: investimento iniziale elevato (per piccoli impianti); fabbisogno di spazio per lo stoccaggio del combustibile; lavoro di pulizia (rimozione cenere dalla camera di combustione); occasionali problemi nel reperimento di legna asciutta; possibili problemi di manutenzione per caldaie di piccole dimensioni (queste caldaie sono pi adatte ad alimentare condomini o anche un piccolo sistema di teleriscaldamento).

38. Caldaia per legno cippato e pellet

I sIstemI
36

dI

ProduzIone

CaldaIa Per legno CIPPato e Pellet: 1. Scambiatore termico 2. Sistema di combustione 3. Saracinesca antincendio 4. Estrazione della cenere 5. Dispositivo di estrazione 6. Comando di regolazione 7. Coclea di alimentazione

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.5.3.

CaldaIe

Pellet

Gli impianti di riscaldamento a pellet sono sostanzialmente analoghi a quelli per legno cippato. La differenza fondamentale risiede invece nel materiale combustibile stesso, che presenta ununiformit pi elevata della pezzatura, del tenore idrico e quindi anche del potere calorifico. Ci comporta una migliore regolabilit, un minor pericolo di inceppamento del materiale combustibile e un trasporto pi facile dal silo. Le caldaie a pellet sono reperibili sul mercato anche in taglie di potenza molto piccole e sono quindi adatte per servire anche una casa singola a basso consumo energetico. >>vantaggI: basso costo del combustibile; investimento iniziale di media entit; bilancio emissioni CO2 pari a zero, perch rispettano il ciclo naturale dellanidride carbonica; facilit di trasporto del combustibile. >>svantaggI: fabbisogno di spazio per il silo; lavoro di pulizia (rimozione cenere dalla camera di combustione); esigenza di pellet di buona qualit.
CaldaIa a Pellet: 1. Scambiatore termico 2. Sistema di combustione 3. Estrazione della cenere 4. Saracinesca antincendio 5. Dispositivo di estrazione 6. Comando e regolazione

39. Caldaia a pellet

I sIstemI
37

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.6. Il solare termICo

Gli impianti solari termici sono dispositivi che permettono di catturare lenergia solare, immagazzinarla e usarla per il riscaldamento dellacqua sanitaria.

> FunzIonamento

40. Impianto solare termico

> utIlIzzo

>>vantaggI: fonte di energia rinnovabile ed inesauribile; sfruttabile su tutta la terra; disponibile per tutti, non crea dipendenza.
41. Collettore solare

I sIstemI
38

>>svantaggI: densit energetica ridotta (radiazione globale massima: circa 1000 W/m2); disponibilit non prevedibile a causa della variabilit delle condizioni meteorologiche;

dI

ProduzIone

trasmIssIone

Nellutilizzo del solare termico fondamentale ricordare: il corretto dimensionamento degli impianti solari; il corretto orientamento dei pannelli solari; la corretta inclinazione dei pannelli solari: - InClInazIone < 30: >> resa massima destate >> favorito lutilizzo estivo dellimpianto - InClInazIone = 60 >> resa massima invernale >> favorito lutilizzo invernale; adatto anche per il riscaldamento; che pu essere utilizzato solo per la produzione di acqua calda sanitaria; che pu essere utilizzato per integrare il riscaldamento.

dllenergIa

termICa

L energia solare riscalda lacqua passante allinterno dei collettori esposti alla luce del sole. L acqua viene poi pompata al boiler dellacqua sanitaria a cui cede calore tramite uno scambiatore di calore. Nei periodi in cui il calore prodotto dai collettori non sufficiente a riscaldare lacqua alla temperatura richiesta, il boiler pu essere alimentato anche da energia elettrica o da una caldaia. Questo ulteriore sistema di riscaldamento molto importante poich impedisce la formazione di legIonelle (microrganismi responsabili dela cosiddetta malattia del legionario).

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disponibilit dellenergia solare e necessit energetica in generale non seguono gli stessi andamenti temporali: per questo bisogna sempre prevedere degli accumuli; impatto visivo ed estetica discutibili (pu tuttavia essere migliorato in fase di progetto); scarsa potenza installabile (non si possono concentrare grandi potenze, e al massimo la potenza installata di circa 1kW/mq. Inoltre se non si ricorre a concentratori il fluido non arriva mai a temperature di 100C)

3.6.1.

ImPIantI

CIrColazIone naturale

42. Impianto a circolazione naturale con serbatoio di accumolo sopra il pannello

>>svantaggI: non si ha la garanzia di produzione di acqua calda sanitaria durante tutto il corso dellanno, a causa della mancanza di una caldaia di integrazione.

I sIstemI
39

>>vantaggI: meccanismo di funzionamento semplice; non consumano energia ausiliaria; sono adatti per casa di vacanza.

dI

ProduzIone

Gli impianti a circolazione naturale sfruttano il moto convettivo del liquido contenuto nei collettori per consentirne la circolazione allinterno del sistema collettore-scambiatore di calore (lacqua calda si dilata ed essendo pi leggera dellacqua fredda, in un circuito chiuso tende a salire). In questo caso il serbatoio di accumulo che contiene lo scambiatore di calore deve trovarsi pi in alto del pannello. Questo meccanismo permette la limitazione di integrazione di altre fonti ausiliarie per la produzione di acqua calda. La resa dei collettori in questi impianti inferiore rispetto agli impianti a circolazione forzata.

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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3.6.2.

ImPIantI

CIrColazIone Forzata

I sistemi a circolazione forzata utilizzano una pompa che fa circolare il fluido allinterno degli scambiatori e dei collettori quando la temperatura del fluido allinterno del collettore pi alta di quella allinterno del serbatoio di accumulo, che, in questo caso, si trova pi in basso dei collettori. Questa tecnologia combina il solare termico con una caldaia dintegrazione. Sono gli impainti pi diffusi in quanto permettono di sfruttare al massimo lenergia ricavata dal sole.

> FunzIonamento

43. Impianto a circolazione forzata con serbatoio di accumulo posto nel sottotetto

I sIstemI
40

>>svantaggI: i costi di investimento iniziali sono maggiori di un impianto che produce acqua calda sanitaria solamente con la caldaia; richiesto maggior spazio per limpianto di integrazione e per limpianto del boiler; la regolazione pi complessa.

dI

ProduzIone

>>vantaggI: la caldaia di integrazione rimane spenta durante tutto il periodo estivo: si evitano regimi di funzionamento molto parzializzati e si crea un periodo in cui possibile effettuare la pulizia ed eventuali manutenzioni straordinarie; durante il periodo estivo lacqua calda sanitaria viene prodotta esclusivamente con limpianto solare termico; nelle stagioni intermedie si pu utilizzare la caldaia di integrazione solamente per brevi periodi; con il sistema di riscaldamento a bassa temperatura (es. riscaldamento a pavimento) possibile integrare il riscaldamento con limpianto solare.

trasmIssIone

stagIone estIva: acqua calda sanitaria prodotta con impianto solare termico; caldaia di integrazione spenta. stagIone Invernale: acqua calda sanitaria prodotta con combinazione dellimpianto solare termico e caldaia di integrazione; caldaia di integrazione accesa per il riscaldamento ambientale. stagIonI IntermedIe: acqua calda sanitaria prodotta con impianto solare termico in combinazione con la caldaia di integrazione; riscaldamento ambientale effettuato grazie alla combinazione dellimpianto solare termico e della caldaia di integrazione.

dllenergIa

termICa

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3.6.3.

CollettorI solarI

> Collettore PIano

Sono costituiti da: una superficie di assorbimento metallica (in rame, alluminio o acciaio) che incorpora anche i tubi di passaggio del fluido vettore; una lastra in vetro o in plastica con buona trasparenza alle radiazioni emesse dal sole ed elevata opacit a quelle riflesse dalla superficie di assorbimento; un pannello di materiale isolante, posto sotto la superficie di assorbimento; un involucro di contenimento per proteggere i componenti e limitare le dispersioni termiche del pannello. I collettori piani possono produrre acqua calda fino a 9095 C, la resa diminuisce oltre i 6570 C. Non richiedono soluzioni duso complesse, hanno un buon rendimento e costi relativamente bassi. Per tali motivi sono i pannelli maggiormenet utilizzati negli impianti civili.

44. Collettore piano

I sIstemI
41

dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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> Collettore

Con

Sono costituiti da una serie di tubi in vetro sottovuoto allinterno dei quali sono poste le superfici di assorbimento a strisce. una tecnologia che consente di limitare le dispersioni termiche dei pannelli ed assicurare, pertanto, rendimenti pi elevati. I pannelli con tubi sottovuoto possono produrre acqua calda fino a 115120 C: queste temperature ne consentono un utilizzo anche in campo industriale, alimentare ed agricolo. I costi molto elevati sono il principale limite.

tubI sottovuoto

> Collettore

Sono costituiti da un assorbitore realizzato in materiale plastico. Riescono a produrre acqua calda fino a 4045 C. Per questo sono utilizzati prevalentemente per riscaldare piscine. Il principale vantaggio di questi pannelli il basso costo. Tra gli svantaggi c il basso rendimento con temperature esterne rigide e problemi di invecchiamento che dipendono sia dai materiali che dalla tecnologia utilizzata per produrli.

taPPeto dassorbImento

45. Collettore con tubi sottovuoto

46. Collettore a tappeto dassorbimento

I sIstemI
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dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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> dImensIonamento

grado dI CoPertura del FabbIsogno energetICo Per aCqua Calda sanItarIa = rapporto tra energia solare fornita dallimpianto solare ed energia necessaria per la produzione di acqua calda sanitaria; grado dI utIlIzzo dellImPIanto solare = rapporto tra energia solare fornita dallimpianto solare ed energia solare teoricamente disponibile. importante trovare un compromesso ottimizzato tra questi due valori.

I sIstemI
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dI

ProduzIone

trasmIssIone

dllenergIa

termICa

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4.

i sistEmi di gEnErazionE dEllEnErgia ElEttrica

4.1. Il FotovoltaICo

> Cos

Il processo fotovoltaico consente di generare direttamente corrente elettrica dallenergia raggiante del sole. Per ottenere questo si utilizzano celle solari costituite da materiali semiconduttori: questi hanno la capacit, se colpiti da onde elettromagnetiche (come ad esempio la luce del sole) di produrre subito una determinata tensione elettrica tra la superficie irradiata e quella non esposta. Inoltre, con il modulo fotovoltaico si pu trasformare in corrente elettrica non soltanto la radiazione solare diretta, ma anche parte della luce diffusa presente quando il cielo coperto. Un sistema fotovoltaico quindi schematizzabile come un blocco in cui entra la radiazione solare e da cui esce energia elettrica, secondo lo schema: luCe solare - FotovoltaICo - energIa elettrICa - utIlIzzatore

> ComPonentI

> dImensIonamento

47. Campo solare

I sIstemI
44

L impianto fotovoltaico fornisce unenergia quasi costante che viene immessa in maniera continua nella rete Enel finch c il sole. Il circuito solare pu essere considerato come un circuito a parte, poich la corrente elettrica che occorre per labitazione viene prelevata direttamente dallEnel: in questa maniera si ha a disposizione una potenza molto elevata (3 KW o pi) ogni volta che se ne ha bisogno. Un circuito solare di 1.2 kWp pu produrre energia sufficiente per coprire unabitazione con un consumo annuale di circa 2.000 KWh, quindi unabitazione di 3-4 persone con attenti consumi elettrici. Mentre per unabitazione dove i consumi non sono proprio oculati si pu pensare ad un impianto fotovoltaico da 22.4 kWp, ma in linea di massima non mai consigliato un impianto fotovoltaico da 3 kWp, in quanto in questo caso si rischierebbe di produrre inutilmente pi energia di quanta ne necessaria, e ad oggi lEnel non la pagherebbe, ma la terrebbe in credito per lanno successivo, con il rischio effettivamente di perderla.

dI

generazIone

dellenergIa

elettrICa

campo fotovoltaico; regolatore di carica; accomulatori; invertitore; utenze

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produzione annuale in Italia Nord Italia 1.100 - 1.300 kWh/anno Sud Italia 1.300-1.800 kWh/anno

4.1.1.

Celle solarI

Nello specifico, le dimensioni dellimpianto fotovoltaico vanno calcolate in base ai consumi elettrici attuali e previsti su base annua. Stimati i consumi e scelto il tipo di pannello fotovoltaico, possibile avere unidea dellingombro dellimpianto dalla tabella seguente:
potenza nominale 1 kWp 1 kWp 3 kWp 3 kWp tipo di pannello silicio mono o policristallino silicio amorfo silicio mono o policristallino silicio amorfo dimensione del pannello 8 mq 20 mq 24 mq 60 mq

Responsabile della trasformazione diretta della luce solare in corrente elettrica la cella solare (o cella fotovoltaica). Questo dispositivo costituito da uno strato di materiale semiconduttore fotosensibile, che ha subito particolari e complessi trattamenti tecnologici per renderlo adatto a generare energia elettrica. Questi materiali hanno propriet elettriche e fisiche a met tra i conduttori (ad esempio metalli) e i non conduttori (come legno, materie plastiche e ceramica). Per ottenere un buon rendimento delle celle solari molto importante utilizzare delle materie prime il pi pure possibili, tramite processi di purificazione molto difficili e costosi (ci determina lelevato costo delle celle solari).

> CostI

48. Cella solare

I sIstemI
45

dI

generazIone

Gli impianti fotovoltaici normalmente vengono venduti in base ai kW che producono in condizioni di irraggiamento ideale. Un impianto base quello da 1.2 kWp il quale produce, se installato nel nord Italia circa 1.3001.500 kWh/anno, mentre nel sud Italia 1.6002.000 kWh/ anno. Un impianto del genere costa circa 6.500 Euro iva, installazione e trasporto inclusi. Mentre un impianto da 2 kWp costa circa 9.000 Euro iva, installazione e trasporto inclusi.

dellenergIa

Com facilmente notabile i pannelli di silicio mono o policristallino presentano un rendimento maggiore rispetto ai pannelli in silicio amorfo e sono perfetti per quei tetti o giardini laddove lo spazio limitato. Se invece si ha a disposizione un tetto molto grande, si pu prendere in considerazione anche un pannello in silicio amorfo, che si adatta pi facilmente ad esigenze particolari. Per calcolare le dimensioni in base alla potenza nominale, una volta note le dimensioni del pannello riferito a 1 kWp basta moltiplicarlo per i kWp desiderati. Ad esempio, per calcolare le dimensioni di un impianto da 3 kWp bisogna semplicemente moltiplicare per tre il valore delle dimensioni del pannello attribuito a 1 kWp.

elettrICa

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> materIalI

Per la costruzione delle celle solari si usano materiali diversi, pi o meno sperimentati, che si distinguono per i costi di produzione e per il rendimento. Ad oggi il materiale semiconduttore maggiormente studiato il silicio. Le sue qualit sono state provate a sufficienza e il suo costo non troppo elevato. Il silicio pu presentarsi in forma amorfa, monocristallina o policristallina, con rendimenti e costi diversi. Un altro materiale sperimentato negli ultimi tempi per questo scopo e gi applicato larseniuro di gallio. Esso vanta un elevato potere di assorbimento della luce solare; la cella fotovoltaica pu quindi essere formata da uno strato sottilissimo. Altri materiali in fase di sperimentazione sono i composti di cadmio e selenio, di solfuro rameico e di solfuro di cadmio e altri semiconduttori.

materiale semiconduttore Silicio amorfo Silicio monocristallino Silicio policristallino Arseniuro di gallio Solfuro rameico - Solfuro di cadmio
49 - 50 - 51. Pannelli fotovoltaici (da sinistra in silicio amorfo, silicio monocristallino e silicio policristallino)

rendimento 5-7% 12 - 20 % 4 - 6% 25 - 30 % 5-9%

55. Rendimento delle celle con diversi materiali semiconduttori

> FunzIonamento

La luce solare incide sulla cella solare e la corrente foto-generata va ad accendere la lampadina. I fotoni della radiazione solare colpiscono la superficie anteriore della cella e penetrano al suo interno. Qui essi danno luogo alleffetto fotoelettrico: il fotone cede tutta la sua energia ad un elettrone, che si libera dai legami chimici e inizia a muoversi allinterno del materiale negli spazi interstiziali tra gli atomi. Il posto lasciato vuoto dallelettrone detto lacuna, si comporta come una carica positiva, per cui la scomparsa del fotone d sempre luogo alla creazione di una coppia di cariche libere, elettrone e lacuna. Poich allinterno della cella presente un campo elettrico voltaico, le cariche vengono avviate subito agli elettrodi di raccolta. Nel circuito esterno scorre una corrente, che va ad alimentare un carico. In definitiva, il flusso luminoso che incide sulla faccia anteriore della cella si trasforma in una corrente elettrica che fluisce nei contatti metallici verso il carico. Non ci sono parti meccaniche in movimento o fluidi in scorrimento. Quindi nessun tipo di emissioni chimiche e di rumore: niente inquinamento. Annotiamo subito che la densit della corrente elettrica foto-generata proporzionale alla densit della potenza della radiazione solare incidente.
52 - 53 - 54. Celle solari (da sinistra in silicio amorfo, silicio monocristallino e silicio policristallino)

I sIstemI
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dI

generazIone

dellenergIa

elettrICa

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4.1.2.

tIPologIe

dI ImPIantI

FotovoltaICI

Gli impianti fotovoltaici sono generalmente suddivisi in due grandi famiglie: impianti ad Isola (detti anche stand-alone): non sono connessi ad alcuna rete di distribuzione, per cui sfruttano direttamente sul posto lenergia elettrica prodotta; impianti In Parallelo (detti anche grId-ConneCt): sono impianti connessi ad una rete di distribuzione esistente e gestita da terzi.

> ImPIantI

56. Schema impianto fotovoltaico ad isola

> ImPIantI

In

57. Schema impianto fotovoltaico in parallelo

I sIstemI
47

Questi impianti vengono inseriti in parallelo alla rete elettrica pubblica. Quando limpianto fotovoltaico produce pi energia di quanta viene consumata dallutenza, lenergia eccedente viene immessa nella rete pubblica, contabilizzandola. Quando invece limpainto fotovoltaico non produce suffiecienti quantit di energia elettrica, questa viene prelevata dalla rete pubblica, di nuovo contabilizzandola. I principali componenti di un impianto fotovoltaico connesso alla rete sono: CamPo FotovoltaICo, deputato a raccogliere energia mediante moduli fotovoltaici disposti opportunamente a favore del sole;

Parallelo

dI

generazIone

dellenergIa

Questa famiglia al servizio di quelle utenze elettriche isolate da altre fonti energetiche che si riforniscono da un impianto fotovoltaico elettricamente isolato e autosufficiente. Per garantire la disponibilit di energia elettrica anche nei periodi e negli orari dove non c il sole, devono essere previsti degli accumulatori di corrente adeguati (batterie). I principali componenti di un impianto fotovoltaico a isola sono generalmente: CamPo FotovoltaICo, deputato a raccogliere energia mediante moduli fotovoltaici disposti opportunamente a favore del sole; regolatore dI CarICa, deputato a stabilizzare lenergia raccolta e a gestirla allinterno del sistema; batterIa dI aCCumulo, costituita da una o pi batterie ricaricabili opportunamente connesse (serie/parallelo) deputate a conservare la carica elettrica fornita dai moduli in presenza di sufficiente irraggiamento solare per permetterne un utilizzo differito da parte degli apparecchi elettrici utilizzatori; Inverter, deputato a convertire la tensione continua (DC) in uscita dal pannello (solitamente 12 o 24 volt) in una tensione alternata (AC) pi alta (in genere 110 o 230 volt per impianti fino a qualche kW, a 400 volt per impianti con potenze oltre i 5 kW).

ad Isola

elettrICa

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deputato a stabilizzare lenergia raccolta, a convertirla in corrente alternata e ad iniettarla in rete; quadrIstICa dI ProtezIone e Controllo, da situare in base alle normative vigenti tra linverter e la rete che questo alimenta; CavI dI ConnessIone, che devono presentare unadeguata resistenza ai raggi UV ed alle variazioni di temperatura.

Inverter,

> bIPv

58. BIPV applicato al manto di copertura

Una menzione a parte va al cosiddetto BIPV, acronimo di Building Integrated PhotoVoltaics, ovvero sistemi fotovoltaici architettonicamente integrati. L integrazione architettonica si ottiene posizionando il campo fotovoltaico dellimpianto allinterno del profilo stesso delledificio che lo accoglie. Le tecniche sono principalmente tre: sostituzione locale del manto di copertura (es. tegole o coppi) con un rivestimento idoneo a cui si sovrappone il campo fotovoltaico, in modo che questo risulti affogato nel manto di copertura; impiego di tecnologie idonee allintegrazione, come i film sottili; impiego di moduli fotovoltaici strutturali, ovvero che integrano la funzione di infisso, con o senza vetrocamera. I costi per ottenere un impianto BIPV sono pi alti rispetto a quello tradizionale, ma il risultato estetico talmente pregevole che la normativa stessa del Conto energia li tutela e valorizza, riconoscendo una tariffa incentivante sensibilmente pi elevata.

59. BIPV in un edificio di nuova costruzione

I sIstemI
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elettrICa

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4.1.3.

FotovoltaICo Colorato

> Cos

60. Pannelli fotovoltaici colorati

> CostI

I costi sono abbastanza contenuti e i pannelli possono essere installati anche in zone non in pieno sole.

61 - 62. Installazioni di pannelli fotovoltaici colorati in copertura

I sIstemI
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dI

generazIone

dellenergIa

elettrICa

Unimportante innovazione in questo settore rappresentata dal fotovoltaico colorato. Una vera rivoluzione che coniuga il risparmio energetico con larmonia delle linee architettoniche e del design. I pannelli fotovoltaici colorati sono il frutto di tecnologie sempre pi allavanguardia: vengono utilizzati coloranti organici, paste di biossido di titanio, nonch inchiostri con nanocristalli come il cadmio telluride che ha la caratteristica di assorbire al massimo la luce solare. Il blu, ovviamente, un colore che stato scelto perch capace di coniugare perfettamente rendimento, costi ed estetica, ma ora che il mercato diventato sempre pi esigente bene avere una certa diversificazione. I colori disponibili spaziano dal verde al porpora, tonalit che non possono certo passare inosservate. Perfetti per gli edifici sia pubblici sia privati, i pannelli colorati rispondono al desiderio di coniugare perfettamente lestetica con la funzionalit. Architettura e design diventano inscindibili e, attraverso luso di pannelli fotovoltaici colorati, si rispetta lambiente producendo energia pulita e si arricchisce la casa di un elemento piuttosto interessante. Queste nuove soluzioni sottolineano come il fotovoltaico stia continuando a sviluppare il settore della ricerca per garantire ai nuovi consumatori soluzioni innovative e anche divertenti.

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4.1.4.

vetrI solarI (FotovoltaICo Integrato)

> Cosa

sono

Altra importantissima innovazione in questo settore sono i vetri solari (o fotovoltaici). Allapparenza sembrano dei semplici vetri, ma in realt sono in grado di catturare la luce del sole producendo energia pulita. Si tratta di veri e propri pannelli trasparenti perch utilizzano il vetro come base, lasciando cos passare la luce e potendo ricoprire superfici vetrate come lucernari, tetti e facciate. L edificio guadagner in risparmio energetico e in illuminazione naturale e diventer produttore in proprio e in maniera autonoma di energia.

> FunzIonamento

63. Installazioni di vetri solari in un lucernario

64. Grattacielo rivestito con vetri solari

I costi sono abbastanaza contenuti e sono pari a circa la met di quelli per i tradizionali pannelli fotovoltaici (si parla di circa 2 euro per watt).

I sIstemI
50

> CostI

dI

generazIone

Inizialmente questi vetri non erano ritenuti adatti alle civili abitazioni perch non ancora perfettamente trasparenti, ma il progresso tecnologico ha permesso di eliminare lopacit e di ottenere un prodotto utile ed estremamente competitivo. Inoltre, sebbene svolga la sua stessa funzione, un vetro fotovoltaico non ha laspetto di un pannello fotovoltaico e per questo motivo non soggetto a limitazioni legate allintegrazione architettonica.

dellenergIa

I vetri fotovoltaici sono in grado di assorbire la luce grazie ad una speciale vernice trattata con gel di silicio amorfo che trasforma i pannelli in semiconduttori. Il gel pu essere applicato sia in uno strato interno ai doppi vetri che superficialmente e funziona come ottimizzatore per lassorbimento dei raggi, cos da mantenere un grado di trasparenza del vetro del 30% e favorire cos lilluminamento naturale. Vediamo nel dettaglio le due possibili applicazioni: aPPlICazIone In InterCaPedIne: quando il gel al silicio amorfo viene applicato nella vetrocamera, in grado di trasformare lenergia solare in energia elettrica producendo fino a 300 watt/mq. Per trasformare un vetro doppio in un vetro fotovoltaico, deve essere smontato, lintercapedine riempita di gel e poi dotato di due contatti elettrici, rimontato sulla finestra e connesso alla centralina. aPPlICazIone suPerFICIale: in assenza di intercapedine tra i due vetri, al gel al silicio amorfo viene sostituito un spray analogo per componenti, che in grado di generare fino a 100 watt/mq.

elettrICa

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> vetrI ColoratI

In linea con le sempre maggiori richieste di prodotti ed elementi tecnologici in grado di integrarsi perfettamente con le linee dellarchitettura contemporanea, stato sperimentato in Inghilterra il vetro solare colorato, che combina il colorante base delle celle fotovoltaiche a film sottile, con le applicazioni del vetro colorato foto sensibilizzato. Il vetro quindi capace di produrre energia. A dare vita ai vetri fotovoltaici colorati sono stati i ricercatori dellUniverist di Oxford, che hanno messo a punto una soluzione innovativa di vetro solare da applicare alle facciate dei grattacieli, che permetterebbe di realizzare superfici colorate di ogni tipo venendo incontro alle esigenze estetiche dei costruttori, senza rinunciare alla produzione di energia solare. Per la creazione dei vetri solari i ricercatori hanno pensato di stampare gli ossidi metallici, il colorante ed i polimeri direttamente sul vetro. In questo modo la luce solare reagisce direttamente con il colorante, creando una forma di corrente elettrica che si raccoglie in due terminali, esattamente come accade per le batterie standard.

65. Vetri solari colorati

I sIstemI
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4.2. Il PICColo IdroelettrICo

> Cos

Il termine Piccolo Idroelettrico (dallinglese small hydro) si riferisce a centrali elettriche, che oltre a sfruttare lenergia idroelettrica, sono caratterizzate dal fatto di avere una potenza installata ridotta, che comporta lutilizzo di strutture di dimensioni molto minori rispetto ad una diga normale, pi sicure, grazie al minore volume dacqua nel bacino, e che inoltre hanno un basso impatto ambientale e paesaggistico. Non esiste un limite mondialmente accettato per cui una centrale idroelettrica venga definita piccolo idroelettrico. Secondo lESHA (European Small Hydropower Association) tale limite considerato pari a 10 MW di potenza installata. Rispetto ai grandi impianti idroelettrici non necessaria una presenza pubblica. Anche imprese private una volta ottenute le necessarie autorizzazioni possono avviare unattivit legata allo sfruttamento di un piccolo corso dacqua per trarre energia elettrica da rivendere alloperatore della rete nazionale. Il sistema di business dellenergia distribuita tramite il minidroelettrico, infatti, simile a quello del fotovoltaico. A seconda della potenza prodotta dallimpianto, il piccolo idroelettrico pu essere ulteriormente suddiviso in: PICColo IdroelettrICo, per impianti da 1 MW a 10 MW; mInI IdroelettrICo, per impianti da 100 kW a 1 MW di potenza; mICro IdroelettrICo, impianti da 5 a 100 kW di potenza; PICo IdroelettrICo, impianti fino a 5 kW. Le piccole centrali idroelettriche possono essere connesse alla distribuzione elettrica convenzionale come sorgenti di energia rinnovabile a basso costo per limmissione in griglia. Alternativamente, piccoli progetti idroelettrici possono essere costruiti in aree isolate che potrebbe essere antieconomico servire con una linea elettrica ad alta tensione, oppure in aree dove non esiste una rete di distribuzione elettrica nazionale.

> dImensIonamento
66. Impianto piccolo idroelettrico

I sIstemI
52

Per definire la potenza che verr prodotta necessario conoscere la portata massima del corso dacqua, la velocit dellacqua e il salto. Esempio: portata di 25 l/s, salto 30 m = potenza elettrica 3,8 kW.

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>>vantaggI: investimenti iniziali contenuti e bassi costi di manutenzione; ridotto impatto ambientale; miglioramento delle condizioni idrogeologiche del territorio; contribuisce alla riduzione delleffetto serra, e quindi beneficia dei certificati verdi per la produzione di energia da fonti rinnovabili; metodologie di approvigionamento costante di energia elettrica. >>svantaggI: rischi per flora e fauna (sono necessarie adeguate misure di protezione per le specie ittiche); possibilit della diminuzione della risorsa idrica negli anni futuri; lungo iter autorizzativo (per impianti oltre i 20 kW di potenza necessario seguire un particolare iter autorizzativo, mentre al di sotto liter semplificato ma diverso in ogni regione).

> CostI

Il costo per la realizzazione di un impianto oscilla dagli 800 euro ai 15000 euro, rimanendo quindi in una fascia ragionevole se si pensa al suo prodotto in termini energetici e in termini di basso impatto ambientale.

4.2.1.

mInIdroelettrICo elettrICa

> FunzIonamento
67. Schema minidroelettrico

Un impianto minidroelettrico ha bisogno per il suo funzionamento di un flusso dacqua che sia abbastanza regolare e di un salto dacqua anche di pochi metri. Questi impianti utilizzano opportuni manufatti come canali di adduzione, piccole vasche di carico, condotte forzate, tubazioni di raccordo e altro. L impianto minidroelettrico preleva una porzione di acqua corrente che scendendo verso il basso fa girare una turbina in grado di produrre energia meccanica. Questultima permette la rotazione di un generatore che trasforma tale energia in

I sIstemI
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In particolare, il minidroelettrico utilizzato per la produzione di una potenza idroelettrica adeguata alle necessit sia di utenze isolate (piccole comunit locali, fattorie, singole famiglie, aree montane non servite dalla rete nazionale, piccole imprese), che utenze collegate alla rete. Al momento in Italia questo tipo di impianti beneficia di incentivi per la produzione di energia, con il meccanismo della tariffa unica per gli impianti che non superano 1 MW di potenza installata e con il meccanismo dei certificati verdi per gli impianti pi grandi.

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energia elettrica. L acqua dopo aver attraversato queste apparecchiature viene rimandata, pi a valle, nel corso dacqua da dove stata prelevata. Le turbine presenti sul mercato sono di numerose tipologie e sono in grado di essere adattate ad ogni tipo di corso dacqua, con il vantaggio di portare al massimo livello lo sfruttamento dellenergia idrica in relazione alla portata e al dislivello disponibili.

> ComPonentI

Per ogni centralina idroelettrica gli elementi costitutivi sono in linea di massima i seguenti: ComPonentI CIvIlI - opere di presa, di raccolta, di convogliamento e di restituzione dellacqua; turbIna IdraulICa - converte lenergia potenziale e cinetica in energia meccanica; generatore - dispositivo che permette la trasformazione dellenergia meccanica in elettrica; trasFormatore - macchina elettrica che alza la tensione in uscita dal generatore per renderlo compatibile con la rete elettrica pubblica; sIstemI dI Controllo - quadri elettrici, cablaggi, sistemi di comando e di telecontrollo.

68. Turbine Pelton

> turbIne

69. Turbine Banki

I sIstemI
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generazIone

dellenergIa

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Le turbine pi utilizzate sono: turbine Pelton: adatte per impianti con salto 20200 m e portate 0,5100 l/s, ad asse orizzontale o verticale. turbina Banki (a flussi incrociati): salti da 30300 m.

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4.3. Il mInI e mICro eolICo

> Cos

I sistemi eolici di piccola taglia, anche detti per semplicit minieolici, sfruttano la risorsa vento per produrre energia elettrica. Si d a questi sistemi il nome di mini per differenziarli dai grandi impianti che costituiscono le centrali eoliche, le cosiddette wind farm. Proprio per effetto delle ridotte dimensioni e della semplicit di installazione si adattano molto bene allinserimento presso insediamenti esistenti di privati e aziende. La scelta del punto ideale per linstallazione di un impianto eolico senzaltro legata alla disponibilit del terreno e, naturalmente, alla sua esposizione al vento. necessario collocare limpianto in una zona in cui la presenza e la velocit del vento siano pressoch costanti nel tempo: quindi opportuno effettuare uno studio anemometrico specifico o consultare lAtlante eolico e, nella fase dellinstallazione, occorre tenere conto della presenza di edifici, alberi e altri ostacoli che possano influenzare la distribuzione del vento. Le caratteristiche ottimali sono un terreno con pendenza compresa tra 6 e 16 e un vento di velocit maggiore di 5 m/s.

70. Utilizzo del minieolico

> ClassIFICazIone

taglia XS S

potenza elettrica erogata diametro rotore altezza palo applicazioni tipiche a velocit nominale qualche centinaio di watt 1 - 2 m da 1 kW a 6 kW 2-5m 2-6m 6-8m imbarcazioni, camper, piccole utenze isolate abitazioni, strutture commerciali e PMI, installazioni a terra o su tetto anche in ambito urbano, utenze isolate o connesse alla rete elettrica agriturismi, camping, villaggi, strutture commerciali, aziende agricole e PMI, per installazioni a terra e utenze connesse alla rete elettrica aziende agricole e PMI, per installazioni a terra e utenze connesse alla rete elettrica

da 6 kW a 60 kW

5 - 18 m

8 - 30 m

da 60 kW a 200kW

18 - 30 m

30 - 60 m

71. Schema impianto minieolico collegato alle rete elettrica pubblica

I sIstemI
55

dI

generazIone

dellenergIa

La seguente tabella fornisce una prima indicazione delle diverse tipologie di turbine eoliche classificate per potenza elettrica nominale e per applicazione:

elettrICa

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> tIPologIe

Oltre che per le dimensioni, possibile fare una distinzione degli impianti in base alla tecnologia impiegata: ImPIantI ad asse orIzzontale (bipala, tripala, multipala). Sono i pi diffusi, derivati dalla tecnologia delle grandi centrali eoliche. Il rotore disposto verticalmente e si orienta inseguendo la direzione del vento; ImPIantI ad asse vertICale. Il rotore si presenta in svariate forme e geometrie sulla base della soluzione tecnica individuata dal singolo produttore. Hanno caratteristiche interessanti in termini di robustezza e silenziosit anche se in genere sono pi costosi dei precedenti. >> vantaggI: fonte energetica inesauribile; assenza di qualsiasi tipo demissione inquinante; produzione costante di energia elettrica; costi contenuti; manutenzione ridotta. >> svantaggI: occupazione del suolo. Gli aerogeneratori e le opere a supporto (strade, cabine elettriche) rappresentano solo il 23% dello spazio necessario per installare un impianto eolico; impatto visivo, anche se gli impianti minieolici hanno un impatto minore e possono essere sistemati teoricamente ovunque; mancanza di un sistema incentivante e aspetti burocratici ed amministrativi non sempre incoraggianti.

72 - 73. Minieolico ad asse orizzontale e ad asse verticale

74 - 75. Microeolico ad asse orizzontale e ad asse verticale

I sIstemI
56

dI

generazIone

dellenergIa

elettrICa

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4.3.1.

mInIeolICo

4.3.2.

mICroeolICo

> CaratterIstIChe

Il cosiddetto minieolico fa riferimento ai seguenti valori: turbine di taglia fino ai 200 kW; connessione alla rete elettrica o applicazione isolata; generatori di altezza inferiore ai 40 m; diametro delle pale a partire da 0,5 m.

> CaratterIstIChe

Quando si parla di microeolico si fa riferimento ai micro generatori eolici di piccola taglia, aventi le seguenti caratteristiche: turbine di taglia fino ai 20 kW; impianti destinati esclusivamente allautoconsumo; generatori di altezza inferiore a 1,5 m; diametro delle pale inferiore ai 0,5 m. Tali impianti, considerate le dimensioni, sono destinati allalimentazione di utenze residenziali, agricole, industriali di piccole dimensioni. Un aspetto da valutare nellistallazione , sopratutto se si valuta linstallazione sul tetto delledificio, la eventuale rumorosit dellimpianto che potrebbe risultare fastidiosa.

> ComPonentI

I sIstemI
57

dI

generazIone

dellenergIa

Un sistema minieolico connesso alla rete elettrica costituito dai seguenti componenti: sostegno, generalmente costituito da un palo in acciaio infisso nel terreno (direttamente o pi spesso tramite fondazione in c.a.) o posto sulla sommit degli edifici. L altezza del palo correlato alla potenza dellimpianto e pu variare da un minimo di 2 metri (piccoli sistemi da qualche centinaia di watt di potenza) a oltre 50 metri per sistemi da 200 kW di potenza; turbIna, costituita a sua volta dal rotore (le pale) e dalla navicella che contiene gli organi meccanici di trasmissione del moto impresso dal rotore e il generatore elettrico; sIstema dI Controllo del generatore e Inverter, ovvero le apparecchiature elettroniche che gestiscono il funzionamento del sistema rotore-generatore in tutte le condizioni di vento e che consentono ladeguamento dellenergia elettrica prodotta alle caratteristiche della rete elettrica.

> ComPonentI

> CostI

Relativamente ai costi, per un impianto di 1020 kW, si aggirano introno ai 2.0003.000 Euro per kw installato. Gli incentivi dei quali pu beneficiare un impianto microeolico sono: lo scambio sul posto, la tariffa omnicomprensiva, il ritiro dedicato.

elettrICa

I componenti di un sistema microeolico sono sostanzialmente gli stessi gi visti per un impianto minieolico, di dimensioni ovviamente pi contenute.

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> Cos

>> vantaggI: possibilit di scambiare energia con la rete pubblica nazionale; risparmio energetico; funzionamento automatizzato; autonomia e sicurezza energetica. >> svantaggI: costi elevati per alcune applicazioni; scarsa conoscenza delle tecnologie; rischio di scarso utilizzo del calore in alcune applicazioni; ostacoli burocratici e amministrativi.

> alImentazIone

delle

76. Sistemi tradizionali e cogenerazione a confronto

I sIstemI
58

L energia elettrica prodotta con il cogeneratore pu essere ottenuta alimentando limpianto con fonti fossili: gas naturale gasolio; benzina. o con fonti rinnovabili: biocarburanti liquidi (olio vegetale, biodiesel, bioetanolo); biogas; biomasse legnose (legna da ardere, pellet, cippato). I cogeneratori alimentati a fonti rinnovabili, oltre ad avere diritto agli incentivi e alle agevolazioni previste per il risparmio di energia ottenuto, possono accedere anche agli incentivi erogati per lenergia elettrica prodotta con fonti rinnovabili.

CentralI

dI

generazIone

dellenergIa

elettrICa, ProduzIone

Per cogenerazione si intende la produzione congiunta e contemporanea di energia elettrica e calore, da un impianto che utilizza ununica fonte energetica. La cogenerazione una tecnologia che pu dare un importante contributo in termini di benefici ambientali e di risparmio energetico. Rispetto alle centrali elettriche, la cogenerazione ha natura distribuita e si realizza mediante piccoli impianti. Si tratta quindi di impianti di dimensioni ridotte in grado di generare calore ed elettricit per grandi strutture (es. ospedali, alberghi, etc.) o piccoli centri urbani. La combustione nelle piccole centrali a cogenerazione raggiunge risparmi fino al 40% nellutilizzo delle fonti primarie di energia.

trasmIssIone

dellenergIa

termICa

5.

i sistEmi di gEnErazionE dEllEnErgia ElEttrica, produzionE E trasmissionE dEllEnErgia tErmica 5.1. la CogenerazIone

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> motorI

77. Motore a combustione interna

I sIstemI
59

>> svantaggI: funzionamento rumoroso; necessit di costante manutenzione; vibrazioni.

dI

generazIone

>> vantaggI: elevata affidabilit; costi di investimento limitati; buoni rendimenti elettrici; ideali per carichi variabili.

dellenergIa

I motori a combustione interna rappresentano attualmente il sistema di cogenerazione pi diffuso. Si tratta di motori simili a quelli utilizzati nelle automobili, ma adattati per un utilizzo stazionario e dotati di un sistema di recupero del calore. Sono disponibili in commercio in taglie che vanno da 1 kW fino a qualche MW di potenza elettrica. I motori a ciclo diesel utilizzano principalmente gasolio, biodiesel e olio vegetale, mentre quelli a ciclo otto funzionano soprattutto a gas naturale e biogas.

CombustIone Interna (mCI)

elettrICa, ProduzIone

I sistemi pi diffusi sono senza dubbio i motori a combustione interna, grazie alla semplicit impiantistica e ai prezzi dacquisto inferiori rispetto alle altre tecnologie. La ricerca, per, in continua evoluzione e molte altre opzioni tecnologiche stanno iniziando ad imporsi, guadagnando quote di mercato sempre pi importanti. Come conseguenza, i prezzi delle tecnologie pi innovative tendono ad abbassarsi; molte di queste, inoltre, presentano il vantaggio (economico ed ambientale) di poter utilizzare fonti o vettori rinnovabili di energia, come lidrogeno, la luce solare, le biomasse derivate dal legno.

trasmIssIone

Le diverse tecnologie di cogenerazione si distinguono in base al tipo di macchina o di motore utilizzato per la produzione di elettricit e calore; le principali sono: motori a combustione interna; motori stirling (a combustione esterna); microturbine a gas; celle a combustibile; turbogeneratori.

dellenergIa

termICa

5.1.1.

teCnologIe

dI

CogenerazIone

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>> svantaggI: costo elevato dinvestimento; dimensioni ingombranti.

>> svantaggI: costo elevato dinvestimento; prestazioni influenzate dalle condizioni ambientali.

78. Motore stirling

79. Microturbine a gas

I sIstemI
60

dI

generazIone

dellenergIa

elettrICa, ProduzIone

>> vantaggI: tecnologia con grandi potenzialit di sviluppo; funzionamento silenzioso e privo di vibrazioni (adatto ad edifici residenziali); lunga vita utile; scarsa manutenzione.

>> vantaggI: buoni rendimenti elettrici; buone prestazioni a carico parziale; emissioni ridotte; lunga vita utile; manutenzione limitata.

trasmIssIone

Questi motori, detti anche a combustione esterna, presentano caratteristiche tecniche uniche, che consentono di utilizzare qualsiasi fonte di calore o tipo di combustibile. A causa delle dimensioni relativamente ingombranti, la taglia massima di un motore stirling non supera di norma i 100 kW ed quindi ideale per piccoli impianti. L estrema silenziosit e lassenza di vibrazioni fanno di questo motore uno dei candidati pi promettenti per la diffusione su grande scala della microcogenerazione in ambito residenziale. I motori stirling presentano rendimenti complessivi (termico + elettrico) molto elevati, con valori attorno al 90%. Questo motore pu essere alimentato con qualsiasi combustibile tradizionale, ma anche col calore derivante dalla combustione di biomasse o dalla luce solare concentrata attraverso uno specchio parabolico.

Le microturbine a gas sono degli innovativi sistemi di generazione di calore ed elettricit. Sono caratterizzate da una grande compattezza e da elevati rendimenti elettrici e ottimi rendimenti termici, grazie alle alte temperature dei gas di scarico. Rispetto ad esempio ai motori a combustione interna, le microturbine hanno il vantaggio di avere basse emissioni inquinanti, un funzionamento silenzioso e ridotte vibrazioni. Le taglie hanno una gamma commerciale che va dai 30 e i 250 kW elettrici. Risultano quindi particolarmente adatte alla microcogenerazione. Come indica il nome stesso, le microturbine a gas normalmente sono alimentate a gas metano; ma sempre pi interessante risulta il ricorso a combustibili alternativi come il biogas, proveniente dalla digestione anearobica della biomassa.

dellenergIa

termICa

> motorI stIrlIng

> mICroturbIne

gas

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>> svantaggI: molte tecnologie ancora a livello pre-commerciale; costo elevato dinvestimento.

>> svantaggI: costo elevato dinvestimento.

80 - 81. Celle a combustibile

82. Turbogeneratori

I sIstemI
61

dI

generazIone

dellenergIa

elettrICa, ProduzIone

>> vantaggI: funzionamento con diversi tipi di combustibile; emissioni azzerate o comunque ridotte, in caso di utilizzo di idrogeno; alti rendimenti anche per i piccoli impianti; silenziosit e assenza di vibrazioni;

>> vantaggI: alta efficienza; lunga durata; elevata affidabilit; bassa manutenzione; funzionamento autonomo, senza operatore.

trasmIssIone

Le celle a combustibile (o fuel cells), possono essere considerate unevoluzione delle comuni batterie, e sono una delle tecnologie pi adatte alla cogenerazione di piccola taglia e alla microcogenerazione. Esse trasformano energia chimica direttamente in energia elettrica e calore, senza passare attraverso processi di combustione e senza utilizzare energia meccanica. Tutto il processo avviene senza alcun rumore o vibrazione; questo rende le celle a combustibile le macchine ideali per tutte le applicazioni, comprese quelle residenziali. Attualmente il principale combustibile utilizzato nelle fuel cells lidrogeno. Inoltre, attraverso particolari processi di reforming, combustibili come il gas naturale possono essere trasformati in gas ad alto contenuto di idrogeno e quindi utilizzati nelle celle a combustibile.

dellenergIa

I turbogeneratori, conosciuti anche come cogeneratori a ciclo Rankine, sono macchine particolarmente efficienti. Presentano infatti rendimenti elettrici netti di circa il 18% e termici intorno all80%, con unefficienza complessiva vicina al 100%. Sono la soluzione ideale per produrre calore ed elettricit in impianti di piccola e media taglia alimentati a biomassa, in particolare a cippato. La taglia minima commerciale, attorno ai 200 kW, e le notevoli dimensioni non li rendono ancora adatti per applicazioni microcogenerative di piccolissima taglia. Il calore necessario ad alimentare i turbogeneratori viene di norma fornito da biomassa legnosa, in particolare cippato. In alternativa alla biomassa, possibile prevedere collettori solari a concentrazione.

termICa

> Celle

ComustIbIle

> turbogeneratorI

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> teCnologIe

dIsPonIbIlI

Sul mercato sono disponibili diversi modelli di microcogeneratori, di taglia compresa tra 5 kW e 50 kW elettrici. Si tratta di macchine che presentano valori di rendimento elettrico compresi tipicamente tra il 22% e il 32%, e rendimenti complessivi (elettrico + termico) nellordine dell8590%. Dal punto di vista della tecnologia utilizzata, i microcogeneratori sono riconducibili a quattro tipologie: motori a combustione interna alimentati a gas; motori stirling a combustione esterna; microturbine a gas; microcogeneratori con celle a combustile.

> CostI

83. Microcogenerazione domestica

I sIstemI
62

dI

Non possibile fornire informazioni sui costi che siano valide per tutte le taglie e per le diverse tecnologie. In ogni caso, non si scende al di sotto dei 1.000 Euro/kW elettrico. Come per tutte le tecnologie avanzate, anche nel caso dei cogeneratori i costi specifici diminuiscono allaumentare della taglia.

generazIone

dellenergIa

elettrICa, ProduzIone

Allinterno del grande settore della cogenerazione, possibile individuare una sottofamiglia che identifica le macchine adatte alle applicazioni di piccolissima scala (ad esempio per il residenziale ma non solo): si tratta della microcogenerazione, cio della cogenerazione realizzata con cogeneratori di potenza elettrica inferiore ai 50 kW. La configurazione pi comune di un microcogeneratore consiste nellabbinamento tra un motore a combustione interna alimentato a gas, la cui energia meccanica viene trasformata in energia elettrica, e un sistema di recupero del calore di scarto per la produzione di energia termica. I microcogeneratori sono apparecchi tecnologicamente avanzati che svolgono contemporaneamente due funzioni: integrano o sostituiscono le caldaie per il riscaldamento; soddisfano in tutto o in parte le necessit di autoconsumo elettrico.

trasmIssIone

dellenergIa

termICa

5.1.2.

mICro-CogenerazIone

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> Cos

> PrInCIPalI

aPPlICazIonI

> mICro-trIgenerazIone

> vantaggI
84. Trigenerazione

energetICI ed eConomICI

I sIstemI
63

Rispetto a una generazione separata di elettricit, calore e freddo, la trigenerazione offre grandi risparmi energetici, valutabili mediamente intorno al 60%. Si tratta di risparmi che hanno ricadute positive, oltre che sulle bollette, anche sullintero sistema elettrico. In particolare il contributo della trigenerazione pu essere fondamentale per ridurre la domanda elettrica estiva e conseguire importanti risultati in termini di risparmio energetico e riduzione dei consumi.

dI

generazIone

Cos come si parla di microcogenerazione per cogeneratori di potenza elettrica inferiore ai 50 kW elettrici, allo stesso modo si pu parlare di microtrigenerazione nel momento in cui a questi impianti viene affiancata una macchina frigorifera per la produzione di freddo.

dellenergIa

Le utenze ideali di un impianto di trigenerazione sono quelle che presentano un fabbisogno di energia elettrica, termica e anche frigorifera. Le maggiori possibilit di applicazione ricadono soprattutto nel settore terziario, come ad esempio: uffici, ospedali, universit, centri polisportivi. Nel settore residenziale, la trigenerazione attualmente realizzabile soltanto in edifici di medie-grandi dimensioni. La trigenerazione trova applicazione anche nel settore industriale, specie nellagro-alimentare.

elettrICa, ProduzIone

La trigenerazione un efficiente sistema di produzione combinata di elettricit, calore e freddo da un unico impianto. Un trigeneratore un impianto di cogenerazione, a cui viene abbinata una macchina frigorifera, per produrre freddo sotto forma di acqua refrigerata, per il condizionamento degli edifici o per usi industriali. Rispetto alla sola produzione di calore ed elettricit, la trigenerazione consente di sfruttare pienamente le potenzialit dellimpianto anche in estate, quando viene meno lesigenza di riscaldamento. Questo scongiura uno dei maggiori punti deboli della cogenerazione, in particolare nelle applicazioni residenziali, che sta proprio nella difficolt o addirittura nellimpossibilit di sfruttare durante la stagione estiva tutto il calore prodotto.

trasmIssIone

dellenergIa

termICa

5.2. la trIgenerazIone

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6.

i sistEmi di raccolta E riciclo dEllE acquE


delle

6.1. la gestIone sostenIbIle

aCque meteorIChe

Di solito in natura solo una piccola parte dellacqua meteorica defluisce superficialmente. La maggior parte dellacqua evapora o viene assorbita dallo strato superficiale del suolo, da dove poi sinfiltra contribuendo allalimentazione della falda acquifera. Questo insieme di fenomeni costituisce il ciclo dellacqua in condizioni naturali. Si calcola che nel caso di superfici non pavimentate, con copertura vegetale, il deflusso superficiale , di regola, compreso fra lo 0% ed il 20% del totale della precipitazione. Nel caso invece di superfici impermeabilizzate, come ad es. tetti, pavimentazioni in asfalto o calcestruzzo, defluisce superficialmente oltre il 90% della pioggia. Rimane dunque unaliquota minima devaporazione e dalimentazione della falda. L impermeabilizzazione crescente del territorio dovuta allurbanizzazione comporta i seguenti effetti negativi: il regime dei corsi dacqua viene alterato; le fognature sono sovraccariche quando piove intensamente; i corsi dacqua vengono inquinati; lalimentazione della falda acquifera viene ridotta; il microclima peggiora; lo smaltimento delle acque meteoriche molto costoso. La gestione sostenibile delle acque meteoriche comporta evidenti vantaggi: il ciclo naturale dellacqua pu essere mantenuto quasi inalterato oppure essere ristabilito; la qualit di vita nelle zone urbanizzate pu essere influenzata positivamente. La gestione sostenibile comprende un insieme di possibili interventi dalla cui combinazione possono emergere scenari particolari di gestione. I principi chiave sono: 1. recupero ed utilizzo delle acque meteoriche; 2. contenimento dei deflussi delle acque meteoriche; 3. infiltrazione delle acque meteoriche; 4. immissione delle acque meteoriche in acque superficiali.

I sIstemI
64

dI

raCColta

rIClo

delle

aCque

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6.1.1.

reCuPero

ed

utIlIzzo

delle

aCque meteorIChe

In Italia il consumo medio giornaliero dacqua potabile pari a ca. 150 litri per persona: 45 litri per gli sciacquoni dei servizi igienici; 45 litri per la cura del corpo; 20 litri per cucinare e bere; 15 litri per la lavatrice; 10 litri per lavaggio stoviglie; 12 litri per lirrigazione dorti e giardini; 3 litri per lavori di pulizia. La raccolta e lutilizzo dellacqua meteorica consentono un risparmio dacqua potabile pregiata. L acqua meteorica adatta soprattutto per innaffiare il verde e per gli sciacquoni dei servizi igienici. Inoltre utilizzabile per la lavatrice, per la pulizia della casa o come acqua di raffreddamento. In questo modo sarebbe possibile utilizzare ca. 75 litri dacqua meteorica per persona al giorno al posto daltrettanta acqua potabile, arrivando ad un risparmio dacqua potabile del 50%.

> ComPonentI

85. Impianto di recupero e riutilizzo delle acque meteoriche

I sIstemI
65

Un impianto di riutilizzo dellacqua meteorica costituito dai seguenti componenti base: tubazioni pluviali; filtro per le tubazioni pluviali; filtro per il recupero dellacqua piovana; serbatoio di raccolta; centralina di pompaggio automatico per lirrigazione e lo scarico sanitario; tubo di aspirazione dal serbatorio; vasca di calma per accesso in cisterna; filtro sifone, valvola antiriflusso.

dI

raCColta

rIClo

delle

Un adeguato sistema impiantistico permette di recuperare le acque meteoriche, filtrate e raccolte da un sorbatoio, per essere utilizzate in un secondo momento per lirrigazione o per lo scarico dei sanitari. Per un recupero a basso costo pu essere sufficiente un piccolo serbatoio, ma questapplicazione limitata allutilizzo a scopo irriguo a causa della mancanza di filtro e pompa.

dI un ImPIanto dI

reCuPero

rIutIlIzzo

delle

aCque meteorIChe

aCque

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> FunzIonamento

L acqua meteorica proveniente dalla copertura, passa allinterno dei pluviali; viene filtrata eliminando le foglie che vengono espulse attraverso unapertura del filtro; viene filtrata da un secondo filtro antecedente il serbatoio; viene raccolta da un serbatoio, in cui un elemento sifone e una valvola antiriflusso controllano la quantit; la presenza di una centralina di pompaggio automatico permette lutilizzo dellacqua raccolta per lirrigazione e lo scarico sanitario.

86. Pavimentazione permeabile

6.1.2.

ContenImento

deI

FlussI

delle

aCqua meteorIChe

> PavImentazIonI

PermeabIlI

> tettI

verdI

87. Tetto verde

I sIstemI
66

I tetti verdi forniscono un utile contributo per mantenere il ciclo naturale dellacqua. A seconda della stratigrafia del tetto verde si possono trattenere fra il 30% ed il 90% delle acque meteoriche. Considerato leffetto depurativo del verde pensile, lacqua meteorica in eccesso pu essere immessa senza problemi in un impianto dinfiltrazione oppure in una canalizzazione.

dI

raCColta

rIClo

E possibile evitare o ridurre limpermeabilizzazione del suolo impiegando pavimentazioni permeabili, soprattutto quando luso delle superfici non necessita di rivestimenti molto resistenti. Ormai sono disponibili per molti impieghi idonei materiali permeabili per la pavimentazione delle superfici. Deve per essere verificato che il sottofondo e il sottosuolo abbiano una permeabilit sufficiente.

delle

aCque

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6.1.3.

InFIltrazIone

delle

aCque meteorIChe

6.1.4.

ImmIssIone

delle

aCque meteorIChe

In

aCque suPerFICIalI

La progettazione degli impianti dinfiltrazione deve tener conto soprattutto delle condizioni locali e delleventuale inquinamento delle acque meteoriche. Il suolo deve avere una permeabilit sufficiente. Deve essere garantito uno spessore di filtrazione almeno pari a 1 m prima che le acque raggiungano il livello medio massimo della falda acquifera. Esistono diverse possibilit tecniche per realizzare impianti dinfiltrazione per acque meteoriche. Si distingue tra: impianti dinfiltrazione superficiale; impianti sotterranei dinfiltrazione.

> InFIltrazIone

suPerFICIale

L infiltrazione superficiale avviene tramite immissione superficiale delle acque meteoriche in superfici piane, in fossi o in bacini. In questi casi di regola linfiltrazione avviene attraverso uno strato superficiale di terreno organico rinverdito che assicura una buona depurazione delle acque meteoriche. Per questo motivo dovrebbero essere impiegati, quanto possibile, sistemi dinfiltrazione superficiale attraverso terreno rinverdito.

L immissione delle acque meteoriche nelle acque superficiali dovrebbe, in linea generale, essere limitata al caso delle acque meteoriche con un grado dinquinamento considerevole. In tutti gli altri casi, limmissione in acque superficiali dovrebbe avvenire solamente in casi eccezionali e alle seguenti condizioni: sono state considerate tutte le possibilit per contenere il deflusso di acque meteoriche; non possibile il recupero e lutilizzo delle acque meteoriche (ad es. per le acque meteoriche stradali); linfiltrazione delle acque meteoriche non realizzabile tecnicamente oppure non sufficiente. Seguendo questi principi si pu ottenere un carico idraulico sensibilmente inferiore sulle reti fognarie e nel caso di nuove reti possono essere sufficienti fognature di dimensioni pi ridotte.

> InFIltrazIone

sotterranea

> sIstemI

CombInatI

Inoltre possono essere realizzati sistemi combinati dinfiltrazione, accoppiando i sistemi dinfiltrazione superficiale ai sistemi sotterranei dinfiltrazione. Si possono ad esempio realizzare fossi di dispersione con sottostanti trincee dinfiltrazione.

I sIstemI
67

dI

raCColta

rIClo

Nei sistemi sotterranei dinfiltrazione lacqua meteorica viene immessa in trincee dinfiltrazione o in pozzi perdenti. Questi sistemi hanno il vantaggio di avere un minore fabbisogno di superficie filtrante, per si perdono quasi tutti gli effetti depurativi perch non viene attraversato lo strato superficiale del terreno. Per questo motivo questi sistemi dovrebbero essere impiegati solamente per acque meteoriche poco inquinate, altrimenti dovrebbe essere previsto un pretrattamento delle stesse.

delle

aCque

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6.2. I sIstemI dI FItodePurazIone delle aCque dI sCarICo

> Cos

La fitodepurazione un sistema di depurazione delle acque reflue, sia domestiche che agro-industriali, che sfrutta un meccanismo naturale. Il principio quello tipico degli ambienti acquatici e delle zone umide, caratterizzato da specifiche interazioni tra suolo, batteri e piante. L acqua depurata viene poi utilizzata per lirrigazione e lo scarico dei sanitari.

> FunzIonamento

88. Sistema di fitodepurazione delle acque di scarico

La depurazione avviene mediante lazione combinata tra substrato ghiaioso, piante, refluo e microrganismi presenti. Le acque reflue necessitano di un trattamento primario di sedimentazione, perci vengono convogliate in un primo serbatoio (Imhoff); successivamente vengono indirizzate a una vasca di fitodepurazione, riempita di sabbia o ghiaia e coperta da piante acquatiche (macrofite). L ossigenazione delle piante e la presenza di batteri costituiscono il meccanismo di depurazione. Allinterno del letto di ghiaia, al passaggio delle acque reflue, si formano microrganismi che mettono in atto reazioni biochimiche di degradazione delle sostanze inquinanti. Il sistema funziona in assenza di energia aggiunta e quindi di parti elettromeccaniche. Ci permette di definire limpianto ecocompatibile. Gli impianti di fitodepurazione opportunamente dimensionati e realizzati consentono un abbattimento del carico organico del refluo in entrata superiore al 90%.

89. Impianto di fitodepurazione delle acque di scarico

I sIstemI
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dI

raCColta

vasca Imhoff (per le acque nere); degrassatore (per le acque saponose o di cucina); filtro; vasca di depurazione; piante acquatiche; pozzetto campioni.

rIClo

> elementI CostItutIvI

delle

aCque

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> tIPologIe

Le tecniche di fitodepurazione possono essere classificate in base alla prevalente forma di vita delle piante acquatiche che vi vengono utilizzate in: sistemi a microfite (alghe unicellulari); sistemi con macrofite galleggianti (presenza di piante acquatiche); sistemi con macrofite radicate sommerse; sistemi con macrofite radicate emergenti. Questi ultimi sistemi possono subire una ulteriore classificazione dipendente dal percorso idraulico delle acque reflue: sIstemI a Flusso suPerFICIale o lIbero (FWS - Free Water Surface): riproducono una zona palustre naturale in cui lacqua a diretto contatto con latmosfera. Sono costituiti da bacini di forma allungata e bassa profondit. sIstemI a Flusso sub-suPerFICIale o sommerso, a sua volta suddivisi in: - Flusso sommerso orIzzontale (SFS-h o HF: Subsurface Flow System-horizontal): i reflui da trattare attraversano le vasche in direzione orizzontale dallingresso fino allo scarico collocato sul lato opposto. L alimentazione continua e il livello del liquido nel serbatoio regolato dal sistema a sifone contenuto nel pozzetto di uscita. Il processo di depurazione dovuto: allazione diretta delle piante che sono in grado di mantenere ossigenato il substrato, assorbire sostanze nutrienti (nitriti, fosfati, etc.), fare da sostegno ai microrganismi ed avere funzione evapo-traspirante; allazione dei batteri bio-demolitori che colonizzano le radici. Questo sistema non consente leliminazione delle sostanze azotate (ammoniaca). - Flusso sommerso vertICale (SFS-v o VF: Subsurface Flow System-vertical): le acque di scarico da trattare fluiscono verticalmente nel letto assorbente e sono immesse nelle vasche con carico alternato irregolare (tramite pompe o sistemi a sifone). I reflui scorrono attraverso uno strato di ghiaia (zona insatura) e vengono stoccati sul fondo della vasca (zona satura) consentendo il processo di denitrificazione. Il livello dellacqua nel serbatoio, anche in questo caso, determinato dal sistema a sifone installato nel pozzetto di uscita. I sistemi di fitodepurazione per il trattamento delle acque reflue domestiche pi comunemente utilizzati sono quelli con macrofite radicate emergenti e tra questi quelli a flusso sommerso sono quelli che hanno avuto il maggior sviluppo.

90. Sistema a flusso superficiale

91. Sistema a flusso sommerso orizzontale

I sIstemI
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Si dimensiona limpianto in base alla quantit di refluo da depurare. Per calcolare la dimensione della vasca di depurazione necessario calcolre il numero di abitanti equivalenti, definiti dal D.lgs. 152/2006 come carico organico biodegradabile avente una richiesta di ossigeno a 5 giorni pari a 60 grammi di ossigeno al giorno e sono distinti in base alla destinazione duso degli edifici. Per una residenza si considera il numero effettivo degli abitanti. La superficie della vasca di depurazione deve essere di circa 3,754 mq per ogni abitante. Per una famiglia di 5 persone si installer una vasca di 20 mq.

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raCColta

> dImensIonamento

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> CostI

ImPIanto ImPIanto

a Flusso orIzzontale: a Flusso vertICale:

105,2 euro/mq escluse le fosse; 120,8 euro/mq escluse le fosse.

>> vantaggI: depurazione delle acque reflue in modo naturale; assenza di cattivi odori; bassi costi di gestione e manutenzione; possibilit di riutilizzo delle acque di scarico (irrigazione); impianti funzionanti anche per brevi periodi lanno; assenza di parti elettromeccaniche; lunga durata. >> svantaggI: costi dinstallazione.

92. Sistema a flusso sommerso verticale

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7. i sistEmi di raccolta E smaltimEnto dEi riFiuti 7.1. la raCColta dIFFerenzIata deI rIFIutI

La nostra Terra pi piccola di quanto possiamo pensare, ogni nazione, ogni popolo, ogni persona deve porsi coscientemente un limite allo spreco delle risorse e allinquinamento. Per raccolta differenziata dei rifiuti si intende un sistema di raccolta dei rifiuti solidi urbani che prevede, per ogni tipologia di rifiuto, una prima selezione da parte dei cittadini. necessario raccogliere i rifiuti in modo differenziato in quanto, i materiali immessi nelle discariche tradizionali sono spesso inquinanti (medicinali o pile esauste), fonte di materie prime (alluminio, carta, plastica e vetro), o utilizzabili per la produzione di humus (rifiuto organico). Per riciclaggio dei rifiuti si intende linsieme di strategie volte a recuperare materiali dai rifiuti per riutilizzarli invece di smaltirli. Possono essere riciclate materie prime, semilavorati, o materie di scarto derivanti da processi di lavorazione, da comunit di ogni genere (citt, organizzazioni, villaggi turistici, etc.), o da altri enti che producono materie di scarto che andrebbero altrimenti sprecate o gettate come rifiuti. Il riciclaggio previene lo spreco di materiali potenzialmente utili, riduce il consumo di materie prime, e riduce lutilizzo di energia, e conseguentemente lemissione di gas serra.

93. Raccolta differenziata

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smaltImento

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rIFIutI

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7.2. I materIalI rICIClabIlI

Smaltire correttamente i rifiuti ci aiuta a proteggere lambiente e noi stessi: si diminuisce il ricorso alle discariche e agli inceneritori, non si inquina, si salvano gli alberi e si recuperano materiali e risorse. I materiali riciclabili sono tutti i rifiuti che possono venire riutilizzati per produrre nuovi oggetti uguali allo scarto (vetro, carta, plastica, alluminio) oppure utilizzati per produrre nuovi materiali (legno, tessuti). I materiali che possono essere riciclati sono: alluminio e metallo; carta, acartone e cartoncino; plastica; vetro; organico (umido).

7.2.1.

allumInIo

metallo

94. Riciclaggio

>> Cosa non mettere: oggetti in alluminio diversi dagli imballaggi; posate e piccoli oggetti metallici; imballaggi anche vuoti che hanno contenuto sostanze pericolose (vanno conferiti nei centri di raccolta dei rifiuti pericolosi).

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dI

raCColta

>> Cosa mettere: lattine in alluminio; scatole e contenitori in latta per alimenti e prodotti per ligiene personale; tappi e coperchi metallici; carta stagnola, vaschette e pellicole di alluminio; bombolette spray esaurite; buste e sacchetti di patatine e surgelati;

smaltImento

Identificati dalla sigla AL per lalluminio e ACC per lacciaio, il riciclaggio di questi materiali consiste in un insieme di operazioni che vengono svolte sui rifiuti composti da alluminio e/o metallo per ottenere un nuovo materiale da reimmettere nei processi produttivi.

deI

rIFIutI

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7.2.2.

Carta, Cartone

CartonCIno

7.2.3.

PlastICa

Questi materiali sono contraddistinti dal simbolo CA. La carta fatta di cellulosa che viene estratta dal legno e da altri vegetali. Nel caso di carta riciclata, la cellulosa viene invece ricavata dalla carta della raccolta differenziata. Nel riciclaggio della carta vi sono procedure per leliminazione dellinchiostro (possibilmente non inquinanti o a bassissimo impatto ambientale) che devono essere applicate. Partendo dalla fibra del rifiuto cartaceo, circa il 95% viene trasformato in nuova carta. Il macero comporta quindi grandi risparmi energetici e idrici rispetto ad altre produzioni. La carta riciclata che non ha pi la consistenza sufficiente per produrre altra carta, pu essere ancora utilizzata come combustibile per produrre energia. >> Cosa mettere: giornali, riviste, fumetti, depliant pubblicitari, sacchetti per gli alimenti, per il pane, per la frutta, sacchetti di carta con maniglie e fogli di carta di ogni tipo e dimensione; imballaggi in cartone ondulato, come quelli di apparecchi televisivi o elettrodomestici, contenitori per frutta e verdura; confezioni e imballaggi in cartoncino come cartoni della pasta, del riso, dei cereali, tutte le fascette che avvolgono yogurt e succhi di frutta, le scatole delle scarpe, scatole dei detersivi, dei medicinali etc; >> Cosa non mettere: imballaggi con residui di cibo o terra perch generano cattivi odori, problemi igienici e contaminano la carta riciclabile; fazzoletti e tovaglioli di carta usati; scontrini e ricevute delle carte di credito perch sono fatti con carte termiche i cui componenti reagiscono al calore, creando problemi di riciclo; carta da forno e carta oleata (per esempio quella che contiene focacce, affettati e formaggi); carta sporca di sostanze velenose, come vernici o solventi; carta che stata esposta allacqua perch le sue fibre potrebbero essere state danneggiate.

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>> Cosa mettere: bottiglie di acqua, bibite, olio, succhi di frutta e latte; flaconi di detergenti per la casa e per la persona, detersivi e cosmetici; imballaggi delle confezioni di carta igienica e asciugatutto da cucina e quelli utilizzati per raggruppare le bottiglie di acqua e bibite; contenitori vari per alimenti per animali; coperchi di plastica; blister e contenitori rigidi e formati a sagoma come gusci delle pile, degli articoli di cancelleria e per il fai da te etc.; vaschette e confezioni in plastica trasparente per alimenti freschi come affettati formaggi, pasta fresca, frutta e verdura; contenitori per yogurt, creme di formaggio, gelati e dessert; vaschette di plastica porta-uova; rete per frutta e verdura; vaschette per alimenti e piccoli imballaggi in polistirolo; buste per il confezionamento dei capi di abbigliamento; film dimballaggio e film a bolle come quelli di elettrodomestici, mobili, confezioni regalo, articoli sportivi etc.; vasi per piante e fiori; cassette per prodotti ortofrutticoli e alimentari;

dI

raCColta

smaltImento

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rIFIutI

Essendo molto usata per gli imballaggi, la plastica uno dei principali componenti dei rifiuti solidi. Questo materiale non biodegradabile, infatti il suolo ci mette pi di mille anni per smaltirla; ed alcune tipologie di plastica quando bruciate sono tossiche: dunque fondamentale riciclarla quanto pi possibile. Teoricamente, tutti i tipi di plastica sono adatti al riciclaggio, a meno di contaminazioni che lo rendano sconveniente. Nei prodotti sicuramente riciclabili vi comunque il simbolo caratteristico (tre frecce a formare un triangolo) con allinterno il numero SPI (Society of the Plastics Industry) identificativo del polimero specifico (PE polietilene; PET polietilene tereftalato; PVC polivinilcloruro; PP polipropilene; PS polistirene o polistirolo; ecc.). Alcuni tipi di plastica sono inadatti al riciclaggio diretto: un tubetto di dentifricio non pu essere riciclato a causa della difficile rimozione interna del residuo di prodotto; e cos alcuni giocattoli, attaccapanni, custodie di CD. Dal 1 Maggio 2012 in seguito a vari accordi internazionali, anche piatti e bicchieri di plastica, possono essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica. In genere sono sicuramente differenziabili le resine termoplastiche, quali i contenitori per liquidi in plastica (contenitori di detersivi, bagnoschiuma e bottiglie) e tutti quelli definiti imballaggi.

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7.2.4.

vetro

sacchetti e buste di plastica; polistirolo da imballaggio. >> Cosa non mettere: giocattoli; custodie CD; cartellette e portadocumenti; canne per irrigazione; grucce appendiabiti; videocassette; accessori per auto, bici e moto; imballaggi per colle, vernici, solventi e sacchi per materiale edile; piccoli elettrodomestici, articoli casalinghi e complementi darredo.

Identificato dalla sigla VE, il vetro pu avere origine industriale, urbana o di altra natura. Tra i rifiuti industriali in vetro, suscettibili di riciclaggio, hanno una particolare collocazione giuridica gli scarti di produzione, cio quei prodotti in vetro (o loro frammenti) che non sono giudicati idonei alla distribuzione e sono generalmente riciclati nella sede stessa che li ha prodotti. I rifiuti urbani in vetro (principalmente imballaggi) vengono normalmente separati dagli altri rifiuti solidi urbani mediante la raccolta differenziata del vetro, e cio vengono conferiti in apposite campane dai cittadini, dalle attivit commerciali e di ristorazione, o ritirati attraverso appositi servizi di raccolta porta a porta. I rifiuti in vetro di origine ospedaliera sono soggetti a particolari limitazioni e verifiche. Il rottame di vetro depurato introdotto nel ciclo produttivo in una percentuale che va dal 10% del peso dellimpasto, fino a quasi sostituire le altre componenti primarie. Grazie alla sua natura pu essere rifuso infinite volte, consentendo un significativo risparmio energetico e di materie prime. Affinch il vetro raccolto possa essere riciclato in vetreria necessario sottoporlo a una preliminare operazione di selezione presso un impianto di trattamento specializzato. Il trattamento composto di varie operazioni di cernita (manuale o meccanica), frantumazione e vagliatura. Dopo il trattamento, il vetro viene trasportato nellimpianto di produzione (vetreria) dove viene fuso e diventa un nuovo contenitore. Finita questa fase, limballaggio di vetro viene portato negli impianti di imbottigliamento, dove vengono riempiti e tornano quindi alla rete distributiva. >> Cosa mettere: bottiglie di vetro di acqua, bibite, vino, latte, succhi di frutta, etc.; vasetti di alimenti sottolio, sottaceti, confetture, etc.; contenitori di vetro; bicchieri e vasi di vetro. >> Cosa non mettere: specchi; soprammobili; lampadine; tubi al neon; vetro in lastre come le finestre o i cristalli per autovetture; vetro pirex; occhiali.

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7.2.5.

organICo (umIdo)

7.3. I materIalI non rICIClabIlI

Chiamato anche umido, lorganico la frazione compostabile dei rifiuti domestici: scarti alimentari di orgine organica (frutta, verdura, caff, carne, uova, pesce, latticini, etc.); erba tagliata e foglie. L organico costituisce il 25%30% del totale dei rifiuti prodotti. Attualmente in Italia i residui organici sono smaltiti quasi totalmente in discarica. In discarica genera il cosiddetto biogas (metano) che talvolta utilizzato come fonte energetica, e il percolato cio il liquame che si raccoglie sul fondo della discarica. Le discariche hanno il fondo creato con fogli di PVC termosaldato che incanala il percolato verso il fondo dove viene raccolto e portato ad impianti di depurazione. L alternativa a tale processo sarebbe il trattamento in impianti di compostaggio e impianti di produzione di biogas. Gli impianti di compostaggio possono pretrattare il rifiuto prima di disporlo in discarica recuperando il metano ed evitando cos la formazione di percolato.

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I rifiuti che non possono essere riciclati sono: secco non riciclabile; rifiuti domestici pericolosi; rifiuti ingombranti.

raCColta

Per quanto riguarda i rifiuti che attualmente non sono riciclabili, bisogna innanzitutto osservare che essi rappresentano una minima percentuale rispetto al totale dei rifiuti prodotti. Se venissero applicati efficaci sistemi di raccolta differenziata il problema sarebbe notevolmente ridotto, tanto che sempre pi diffusa nellopinione pubblica lidea che gli inceneritori sarebbero inutili. Una valida alternativa ai sistemi di smaltimento (discariche e inceneritori) potrebbero essere i cosiddetti sistemi di trattamento meCCanICo bIologICo (TMB). Si tratta di impianti che, utilizzando tecnologie diverse e complementari, intervengono sul residuo non differenziabile per arrivare a recuperare anche le ultime frazioni utili sui quantitativi. Il TMB una tecnologia che, intervenendo sul residuo di una raccolta differenziata spinta, permette di ridurre ulteriormente questultimo fino al 70% e ad oggi gi applicata con successo in Germania, in Australia, ma anche nel nord Italia sebbene parzialmente. Non si tratta di una alternativa alla raccolta differenziata, ma costituisce un completamento dei sistemi di riduzione della produzione dei rifiuti allorigine e fornisce un sostegno al sistema di recupero differenziato spinto. Un impianto TMB in grado di estrarre frazioni riciclabili di vetro, plastiche dense, alluminio, acciaio, carta, cartone e pellicole di plastica. La frazione organica viene avviata a un trattamento anaerobico-aerobico, producendo biogas che alimenta limpianto stesso, producendo calore ed energia elettrica. Il quadro di emissioni di CO2 evitate non ha confronti con altre modalit di trattamento e di smaltimento. In tal modo il materiale conferito in discarica meno del 30% della frazione in ingresso allimpianto. Inoltre, leventuale collocazione in discarica di ci che non recuperabile dallimpianto riguarda rifiuti con potenzialit di percolazione ed emissione di odori molesti non paragonabili a discariche tradizionali. Infine, impossibile paragonare la elevata pericolosit delle ceneri residue (volanti e solide), derivanti da un inceneritore e da avviare a discarica speciale, con il materiale residuo uscente da un TMB che verrebbe avviato in una discarica per rifiuti urbani.

smaltImento

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7.3.1.

seCCon non rICIClabIle

7.3.2.

rIFIutI IngombrantI

Nel bidone del secco non riciclabile bisogna mettere tutti i rifiuti non pericolosi che non possono essere messi nella raccolta differenziata. >> Cosa mettere: contenitori e sacchetti accoppiati per alimenti come il sacchetto del caff; piatti bicchieri e posate di plastica sporchi; carta oleata o plastificata per affettati, formaggi e focacce; carta da forno; mozziconi di sigaretta; pannolini e assorbenti; lampadine; tetrapak (nei comuni in cui non ancora attiva la raccolta differenziata); penne, pennarelli e biro; sacchi per aspirapolvere; giocattoli e soprammobili non in plastica; cd, musicassette, videocassette e custodie; oggetti, tubi e guanti in gomma; spugne sintetiche; spazzolini, collant, lamette, siringhe e rasoi; abiti e scarpe non riutilizzabili; cotton fioc e salviette per il trucco. >> Cosa non mettere: ceramica, porcellana, terracotta e cristallo; oggetti in plastica; materiali riciclabili; rifiuti pericolosi come oli, pile e farmaci; beni durevoli; elettrodomestici in genere; calcinacci, sassi e materiali da demolizioni edili.

I rifiuti ingombranti devono essere necessariamente conferiti nelle piazzole ecologiche. Si suddividono in: rICIClabIlI: oggetti voluminosi in metallo, specchi e lastre di vetro, ramaglie e oggetti in plastica; non rICIClabIlI: materassi, poltrone, divani e tappeti; benI durevolI: frigoriferi, surgelatori, congelatori, condizionatori daria e stufe, televisori e computer, lavatrici e lavastoviglie.

7.3.3.

rIFIutI domestICI PerIColosI

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Sono sostanze molto inquinanti, dannose sia per luomo che per lambiente ed necessario raccoglierle separatamente dagli altri rifiuti. Spesso i raccoglitori per alcuni rifiuti pericolosi di origine domestica, come batterie esaurite e medicinali scaduti, si trovano vicino alle isole ecologiche o vicino a farmacie e rivenditori. Questi rifiuti comprendono: medicinali scaduti; pile e batterie esaurite; oli esausti da motore o da frittura e i loro contenitori; tubi al neon e lampade fluorescenti; solventi, vernici, inchiostri e relativi contenitori; acidi, rifiuti alcalini, prodotti fotochimici e relativi contenitori; pesticidi e relativi contenitori; bombolette spray che hanno contenuto sostanze pericolose.

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smaltImento

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7.4. le modalIt dI raCColta dIFFerenzIata

>> raCColta

In

Quando la raccolta differenziata viene condotta in strada, i cittadini devono conferire i loro rifiuti in contenitori presenti sulla strada. Differenziando la tipologia dei rifiuti, sono necessari anche diversi tipi di contenitori.

strada

>> raCColta Porta

Nella raccolta differenziata porta a porta, non sono i cittadini a portare i rifiuti nei cassonetti, ma sono gli incaricati del servizio che passano a domicilio a ritirarli. Per facilitare le operazioni, vengono spesso forniti alle famiglie bidoni o bidoncini.

Porta

>> raCColta multImaterIale


95. Contenitori per la raccolta differenziata in strada

La raccolta differenziata presuppone che in uno stesso contenitore o sacco vengano inseriti rifiuti omogenei (solo carta o solo plastica o solo vetro e cos via). Tuttavia, per comodit degli utenti, possibile abbinare prodotti facilmente separabili a valle (raccolta multimateriale): per esempio, vetro e metallo.

>> ColorI

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96. Contenitori per la raccolta differenziata porta a porta

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raCColta

A tuttoggi non c una standardizzazione del colore per la raccolta differenziata, cosa che alcuni ritengono di ostacolo per una corretta pratica della raccolta differenziata. Uno schema diffuso in vari comuni italiani il seguente: verde: vetro; verde scuro: vegetazione e potature; blu: carta; giallo: plastica, alluminio, metallo; marrone: rifiuti organici (parte umida); nero/grigio: rifiuti secchi non riciclabili.

ContenItorI

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7.5. Il ComPostaggIo

> Cos

Il compost, detto anche terricciato o composta, il risultato della decomposizione di sostanze organiche da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari: presenza di ossigeno ed equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nella trasformazione. Il compost ottenuto in 3/4 mesi (pi tempo in inverno, meno in estate) pu essere usato come fertilizzante per lorto o il giardino: infatti il terriccio reperibile in commercio prodotto con un compostaggio industriale, con rivoltamento meccanico, ma i procedimenti ed i risultati sono equivalenti. Il suo utilizzo, con lapporto di sostanza organica migliora la struttura del suolo e la biodisponibilit di elementi nutritivi.

97. Compostaggio

> rIFIutI ComPostabIlI

98. Compostaggio in cumulo

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raCColta

I rifiuti organici che possono essere compostati si dividono in: rIFIutI umIdI: scarti vegetali, di giardino; avanzi di cucina; alimenti avariati; scarti di frutta e verdura; fondi di caff e filtri di the; lettiere biodegradabili di animali erbivori; salviette. rIFIutI seCChI: ramaglie; paglia; foglie secche; carta e cartoni non trattati; tessuti 100% naturali (lana, cotone, etc.); truciolo.

smaltImento

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> sIstemI

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99. Compostaggio in cassa

Il compostaggio domestico una procedura utilizzata per gestire in proprio la frazione organica dei rifiuti solidi urbani. I sistemi pi diffusi sono: Il Cumulo: adatto per chi possiede un giardino. Consiste nel fare un cumulo di materiale decomponibile. Garantisce una buona aerazione e facilit di rivoltamento. Il cumulo va utilizzato solo per gli scarti verdi perch quelli della cucina attirano gli animali. I problemi di questo metodo sono la dipendenza dalle condizioni atmosferiche e la visibilit del materiale. la Cassa: anche questo metodo adatto per coloro che possiedono un giardino. In questo caso le sostanze organiche vengono accumulate allinterno di una cassa che consente una buona aerazione e facilita il rivoltamento. Anche in questo caso bisogna prendere alcune precauzioni in caso di condizioni atomosferiche non ottimali e per limitare limpatto visivo della cassa. la buCa: come i due metodi precedenti, anche questo sistema adatto per chi possiede un pezzo di terra allaperto. Consiste nel sistemare il materiale decomponibile in buche del terreno. In questo caso i vantaggi sono che il materiale non si vede e non ci sono limiti di grandezza. Il problema laccumulo dacqua sul fondo e lo scarso scambio di ossigeno con lesterno: pi facile dunque che le porzioni inferiori del materiale depositato abbiano carenza di ossigeno, andando incontro a putrefazioni. Il ComPoster: un contenitore studiato per fare il compostaggio in piccoli giardini o se ci sono animali domestici perch nasconde e ripara il materiale. Esistono diverse soluzioni: dalleconomico fai-da-te (spesso costruito con materiali di recupero), ai composter prodotti industrialmente. Questi contenitori favoriscono lossigenazione e conservano il calore durante linverno. Tra i vantaggi c sicuramente loccultamento del materiale organico e lindipendenza dalle condizioni atmosferiche, nonch tempi di compostaggio ridotti. L unico svantaggio che occorre aerare mediante rivoltamenti.

ComPostaggIo domestICI

> ProCedImento

100. Compostaggio in buca

I sIstemI
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raccolta differenziata dei rifiuti organici; costituire due compostiere, di cui una sar in uso e laltra conterr il compost a riposo per circa 6 mesi per ognuna; accumulo della sostanza organica allinterno dei contenitori formando vari strati: dal fondo ramoscelli, foglie, carta, segatura, erba; aggiunta acqua e azoto e successiva copertura del materiale organico; quando il primo composter pieno si lascia a riposo per 6 mesi in modo che si attivi il processo di decomposizione; necessario periodicamente mescolare il compost in modo da garantirne una buona aerazione ed ossigenazione, fondamentali per la decomposizione di tutta la sostanza; bisogna assicurare un corretto isolamento dei sistemi di compostaggio dallambiente esterno (agenti atmosferici, temperature basse, etc.); dopo circa 3/4 mesi il compost pronto e pu essere utilizzato come fertilizzante per orti e giardini.

dI

raCColta

smaltImento

deI

rIFIutI

STUDIO 4S FRANCESCO FULVI ARCHITETTURA SOSTENIBILE - www.francescofulvi.it Bologna - p.za San Giovanni in Monte 6 - 40124, (BO) Tel. 0516569052 Parma - b.go Riccio da Parma 29 - 43121, (PR) Tel. 0521233621 SISTEMI PER L EFFICIENZA ENERGETICA IMPIANTISTICA E L ECOLOGIA a cura di : arch. Roberta Orefici

>> vantaggI: permette una significativa riduzione di peso e volume dei rifiuti solidi urbani che devono essere trasportati e smaltiti; garantisce la fertilit del suolo fornendo un fertilizzante naturale, utilizzabile nellorto, in giardino e per le piante in vaso; consente un risparmio economico limitando lacquisto di terricci, substrati e concimi organici; previene la produzione di inquinanti atmosferici che si genererebbero dalla combusione di questi scarti; permette di diminuire i costi di smaltimento, rallentare lesaurimento delle discariche e ridurre gli odori e il percolato da esse prodotti. >> svantaggI: cattivi odori e impatto visivo dellaccumulo del materiale organico (bisogna prevedere soluzioni e specifiche operazioni per ovviare a questi problemi).

> CostI

101. Compostaggio in composter

il prezzo di una compostiera varia a seconda di materiale, forma, dimensione e ditta produttrice. Per fare un esempio: compostiera della Bakker da 17 euro; compostiera della Verdemax da 90 euro.

102 - 103. Compostiere della Bakker e della Verdemax

I sIstemI
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raCColta

smaltImento

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rIFIutI

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8. i sistEmi di VEntilazionE 8.1. la ventIlazIone naturale

Per venitlazione naturale sintende il ricambio daria di un ambiente effettuato aprendo le finestre. In genere, in un ambiente residenziale, il ricambio medio daria per mantenere il comfort ed il benessere abitativo, compreso tra 0,4 0,7 volumi allora. Da un punto di vista bioclimatico la ventilazione naturale soddisfa un obiettivo primario: il raffrescamento degli ambienti, sia nelle abitazioni che nei luoghi di lavoro, durante i mesi estivi. La prima soluzione che si adotta normalmente quella di affidare ad un condizionatore il gravoso compito di mitigare la calura estiva, dimenticando che la ventilazione naturale il miglior metodo per ottenere benefici ambientali senza compromettere la salute e senza investire grosse somme di denaro. Infatti, la ventilazione naturale attiva una refrigerazione notturna delledificio che migliora il comfort termico, olfattivo e respiratorio di coloro che vivono nelledificio.

> dImensIonamento

Il D.M. 5 luglio 1975 definisce le superfici aeroilluminanti minime per garantire il sufficiente ricambio daria, ossia il dimensionamento minimo delle aperture esterne di un edificio. Per i locali abitabili (es. soggiorno, cucina, camere da letto) la superficie aeroilluminante minima deve essere almeno 1/8 della superficie pavimentata. >> vantaggI: avviene spontaneamente attraverso lapertura delle finestre; diminuzione del consumo di risorse; riduzione delle immissioni inquinanti.

104. Ricambi daria

> CostI

Essendo un sistema naturale, i costi sono nulli.

I sIstemI
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dI

ventIlazIone

>> svanatggI: sistema discontinuo; poco controllabile; in inverno favorisce il raffreddamento degli ambienti aumentando il consumo energetico per il riscaldamento; in generale consente lingresso di microorganismi e pollini.

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8.1.1.

sIstemI

dI

ventIlaIzone naturale

Affinch si generino flussi daria occorre che vi sia una differenza di pressione che pu essere dovuta a due fattori: differenza di temperatura tra interno ed esterno delledificio; differenza di pressione esercitata dal vento sulle facciate delledificio.

> sIstemI

105. Effetto camino con ventilazione naturale

I sistemi che si affidano al gradiente di temperatura sfruttano il movimento naturale dellaria allinterno di uno spazio chiuso, la quale riscaldandosi sale verso lalto. In questo caso vengono predisposte aperture sia in basso che alla sommit, rispettivamente per limmissione e lestrazione daria, ossia per favorire lefetto camino. Talvolta, al fine di favorire questo fenomeno ed avere un maggior tiraggio, si predispongono elementi edilizi o dispositivi tecnologici in grado di raffreddare laria proveniente dal basso (ad esempio, patii e zone dombra in genere, specchi dacqua e vegetzaione come serbatoi di aria fresca), o piuttosto di riscaldare quella in uscita (ad esempio, camere daria atte alla captazione della radiazione solare, nel caso del camino solare).

gradIente

dI

temPeratura

> sIstemI

Per il controllo della ventilazione derivante dalla pressione fisica del vento sullinvolucro edilizio si dovranno invece considerare principalmente la disposizione delle aperture in pianta e in alzato, insieme alle loro dimensioni, la distribuzione interna degli spazi e i dispositivi di chiusura e regolazione dei flussi daria. La migliore distribuzione daria per tutto ledificio si otterr con aperture disposte diagonalmente e quando non vi siano troppi ostacoli negli alloggi. Naturalmente, bene verificare che i due effetti (per temperatura e per pressione) non entrino in conflitto, ma piuttosto in sinergia. Occorrer quindi disporre le bucature secondo le correnti daria dominanti per evitare che laria smaltita per effetto camino venga nuovamente spinta allinterno.

gradIente

dI

PressIone

106. Messa in opera di sistema per la ventilazione naturale

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ventIlazIone

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8.2. la ventIlazIone Controllata

il ricambio daria di un ambiente effettuato meccanicamente attraverso lutilizzo di ventilatori che estraggono laria esausta dallambiente interno, e immettono aria proveniente dallesterno. Questo avviene senza lapertura di finestre o porte, tramite condotte di ventilazione forzata, collegate con gli ambienti interni da aspiratori (per la rimozione dellaria viziata o inquinata) e da diffusori (per limmissione di aria nuova). La presenza di uno scambiatore di calore, inserito tra il flusso daria proveniente dallesterno e quello che dallinterno fluisce verso lesterno, permette il riscaldamento e il raffrescamento dellaria in ingresso a seconda della stagione.

> elementI CostItutIvI

I principali elementi di cui si compone un impianto di ventilazione controllata sono: scambiatore di calore; macchina di ventilazione; tubazioni per lo scambio di aria dallinterno allesterno e viceversa; collettore di aspirazione. >> vantaggI: controllabile; mantiene un ricambio continuo; in inverno non si raffresca lambiente interno perch si riscalda laria in entrata; in estate laria in ingresso si raffresca sfruttando il terreno come scambiatore di calore; comfort igienico garantito sia dal ricambio continuo, che dalla presenza di filtri che evitano lingresso di pollini; comfort acustico migliorato, in quanto non necessario aprire le finestre; risparmio energetico del 70% del fabbisogno energetico per il riscaldamento. >> svantaggI: alto costo di investimento iniziale; oneri di gestione alti, dovuti al ricambio dei filtri e al costo dellenergia elettrica per limpianto.
107. Impianto di ventilazione controllata

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ventIlazIone

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> dImensIonamento

108. Scambiatore di calore: scambio in controflusso e a flussi incrociati

1. CanalI darIa: tubi di circa 6 cm di diametro dimensionati in base alla metratura e ai ricambi daria necessari; 2. dIstrIbuzIone dellarrIa: a soFFItto: pi vantaggioso perch in genere il soffitto libero da altri impianti; svantaggioso perch necessario controsoffittare. a PavImento: vantaggioso perch le tubazioni sono nascoste nel pacchetto di pavimentazione; svantaggioso perch il pacchetto di pavimentazione deve essere di almeno 1820 cm per consentire la sovrapposizione con altri impianti (riscaldamento, acqua calda sanitaria). Le riprese sono comunque poste a soffitto. nel solaIo: limpianto viene inserito nel pacchetto del solaio in fase di costruzione. 3. ImmIssIone dellarIa: laria esterna viene immessa nei locali soggetti alla permanenza di persone nel tempo (ad es. camere da letto, salotto); laria viziata viene estratta dai locali (in particolare laria di cucine e bagni carica di odori e vapori). Si devono prevedere delle griglie di aerazione tra i locali per garantire il reflusso daria, che vanno progettate appositamente. 4. Collettore dI aerazIone: in genere posto nel terreno, costituito da materiale plastico e liscio (lunghezza compresa tra i 2540 m e profondit di 1,5 m); necessario scaricare la condensa, va collocato lontano da strade e in luogo ombreggiato. 5. maCChIna dI ventIlazIone: recupera anche il calore dallaria viziata per trasferirlo a quella in ingresso; i requisiti necessari sono: un recupero termico del 7090%, un filtro in aspirazione e ripresa, motori elettrici immersi nel flusso daria, ventilatori con basse emissioni acustiche, recuperatore termico escludibile nel funzionamento estivo, isolamento termico e regolazione personalizzata della macchina (in genere grande come un pensile da cucina).

FunzIonamento

> sIstemI

dI

109. Recuperatore di calore: scambio ad accumulo di tipo rotativo e scambio ad accumulo di tipo statico con inversione dei flussi

Il recupero del calore negli impianti pu avvenire con sistemi diversi: 1. batterIe dI sCambIo termICo ad aCqua: sono caratterizzate da efficienze ridotte e devono essere previste dove non ammissibile il ricircolo daria; 2. sCambIatorI dI Calore: traferiscono calore tra flusso daria in aspirazione dallinterno al flusso daria di immissione: scambio di calore in controflusso (per piccole portate e rese fino a 90%); scambio a flussi incrociati (per rese del 5060%, con doppi scambiatori anche fino al 70%); 3. reCuPeratorI dI Calore: trasferiscono calore e umidit dal flusso daria in aspirazione al flusso daria di immissione: scambio ad accumulo di tipo rotativo (effificienze intorno al 75%); scambio ad accumulo di tipo statico con inversione dei flussi (recupero dumidit fino al 65%, efficienza oltre il 90%).

reCuPero termICo

allInterno deglI ImPIantI

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ventIlazIone

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> sIstemI

dI

batteria di post-riscaldamento; riscaldamento elettrico diretto; riscaldamento mediante pompa di calore.

dIstrIbuzIone

del

Calore

> sIstemI

insonorizzazione macchina; silenziatori nei canali daria; silenziatori nei collegamenti dei canali tra un vano e laltro.

antI-rumore

> l mIdIFICazIone u

L umidit ideale dellaria deve essere compresa tra il 40% e il 60%. In inverno lumidit relativa scende, in ambienti chiusi e ventilati, fino al 20%, perci necessario installare un impianto di umidificazione. Esistono tre sistemi di umidificazione: adIabatICa: lacqua evapora e sottrae calore allaria; un sistema ormai poco utilizzato per motivi igienici; a ComPressIone: lacqua viene vaporizzata ad alta pressione e spruzzata sottoforma di vapore; a vaPore: un sistema igienicamente pi salubre; lacqua viene evaporata elettricamente e iniettatta sottoforma di calore nel flusso daria di mandata.

> la deumIdIFICazIone

In estate, soprattutto in zone afose, con il raffrescamento dellaria aumenta lumidit relativa. La deumidificazione avviene: Per raFFresCamento dellarIa: portando la temperatura sotto il punto di rugiada, condensando quindi il vapore presente nel flusso. Dopo la deumidificazione laria deve essere di nuovo riscaldata per garantire il comfort termico. ad assorbImento: utilizzando sali igroscopici che assorbono lacqua presente nel flusso daria.

I sIstemI
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ventIlazIone

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8.2.1.

ImPIantI

dI

ventIlazIone Controllata

Esistono in commercio diverse macchine di ventilazione, che attraverso una gestione corretta, consentono un congruo risparmio rispetto agli impianti tradizionali. Gli impianti pi diffusi sono: impianti recuperativi; impianti a raffrescamento adiabatico indiretto ed elevato grado di recupero invernale.

> ImPIanto reCuPeratIvo

110. Esempio macchina di ventilazione con un recuperatore rotativo in grado di garantire un elevato recupero termico e dellumidit

funzionamento a compressore per il raffrescamento interno, con recupero di calore e umidit; uso prevalentemente invernale; recupero termico sensibile superiore al 90%; recupero umidit superiore al 60%; raffrescamento estivo con pompa di calore interna; applicazioni: uffici, palestre con uso saltuario.

> ImPIanto

a raFFresCamento

funzionamento con elevato recupero termico ma senza recupero dumidit; uso sia invernale che estivo; recupero termico sensibile superiore al 70%; recupero umidit pari a 0%; raffrescamento estivo dellaria di mandata tramite umidificazione dellaria espulsa con scambiatore di calore; applicazioni: sala conferenze, teatri, cinema, etc.

adIabatICo

Con

ComPressore Interno

111. Esempio di uno scambiatore di calore ad elevato grado di recupero

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ventIlazIone

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9.

la domotica pEr il controllo EnErgEtico

La domotica la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualit della vita nella casa e pi in generale negli ambienti antropizzati. Il termine domotica deriva dal latino domus che significa casa. Questa settore, fortemente interdisciplinare, richiede lapporto di molte tecnologie e professionalit, tra le quali ingegneria edile, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni ed informatica.

> FunzIonamento

I segnali digitali vengono trasmessi attraverso dei cavi per dati che permettono di ampliare e modificare il funzionamento del sistema. importante che siano trasmessi in modo standardizzato, al fine di poter gestire e controllare apparecchi e macchinari di diverse case produttrici. Il segnale pi diffuso e flessibile il BUS EIB (adottato da pi di 130 ditte produttrici). Questo sistema gestisce tutti gli impianti attraverso un sistema telefonico a fili. Sui cavi sono installati i dispositivi che controllano e gestiscono i diversi apparecchi. Il sistema viene programmato attraverso un software e pu essere modificato o aggiornato in qualsiasi momento.

> aPPlICazIonI:

la

112. Applicazioni della domotica

la domotICa
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Con casa intelligente si indica un ambiente domestico, opportunamente progettato e tecnologicamente attrezzato, il quale mette a disposizione dellutente tecnologie e sistemi che sono in grado di svolgere funzioni parzialmente autonome (secondo reazioni a parametri ambientali di natura fissa e prestabilita) o programmate dallutente o, recentemente, completamente autonome (secondo reazioni a parametri ambientali dirette da programmi dinamici che cio si creano o si migliorano in autoapprendimento). La casa intelligente pu essere controllata dallutilizzatore tramite opportune interfacce utente (come pulsanti, telecomando, touch screen, tastiere, riconoscimento vocale), che realizzano il contatto (invio di comandi e ricezione informazioni) con il sistema intelligente di controllo. Tra le principali applicazioni abbiamo: termoregolazione; controllo dellilluminazione; controllo avvolgibili; controllo degli accessi; comando vocale e riconoscimento facciale.

Casa IntellIgente

Per Il

Controllo energetICo

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113. Controlli remoti del sistema domotico

114. Esempio di interfaccia utente per il controllo del sistema domotico

la domotICa
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>> svantaggI: Costi iniziali leggermente pi elevati: gli impianti domotici hanno ovviamente prezzi pi alti rispetto quelli tradizionali. Specializzazione dei tecnici: per quanto la domotica sia in rapida espansione, molti tecnici tra installatori e progettisti non conoscono sufficientemente la materia. Disinformazione: non esiste ancora una cultura domotica radicata nellopinione pubblica. Pertanto sar compito del progettista o dellinstallatore informare il cliente di queste nuove tecnologie.

Per Il

Controllo energetICo

>> vantaggI: Flessibilit: il funzionamento di ogni singolo dispositivo domotico determinato dalla propria configurazione e non dal cablaggio. Per questo motivo possibile cambiare facilmente la configurazione del sistema sia in corso dopera sia in un secondo momento. Multifunzionalit: ogni dispositivo domotico pu svolgere contemporaneamente pi funzioni. Si viene cos a ridurre il numero dei dispositivi che sarebbero necessari in un impianto tradizionale. Cablaggio ridotto del 50%: i cavi sono limitati a prese e attuatori. Tutti gli altri collegamenti possono essere effettuati con cavi SELV o cavetti di piccola sezione. Versatile: la separazione tra dispositivo di comando e dispositivo dattuazione permette di posizionare i primi anche in zone non consentite con gli impianti tradizionali. Modificabile: in un sistema domotico integrato, una ridefinizione del funzionamento non implica necessariamente il rifacimento del lavoro gi eseguito. Per questo motivo i costi delle varianti in corso dopera sono assai contenuti. Maggiore sicurezza: la riduzione della complessit, del numero e della sezione del cablaggio riduce conseguentemente il carico infiammabile, con un miglioramento della sicurezza e una semplificazione delle misure antincendio. Ideale per ogni soluzione: limpianto domotico adatto alle nuove costruzioni, alle ristrutturazione e anche alle vecchie costruzioni. infatti possibile sfruttare il cablaggio esistente, modificandolo e integrandolo, per adattarlo alla funzione domotica. Implementazione: in ogni momento, anche a impianto ultimato, si possono aggiungere facilmente nuove funzionalit, senza necessit di cambiare dispositivi o rifare il cablaggio. Controllo remoto: un sistema domotico facilmente gestibile a distanza. Minori costi desercizio: ogni dispositivo utilizza le informazioni provenienti da altri dispositivi per autoregolarsi, economizzando al massimo i costi.