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Davide Maccioni

PRONTUARIO
TECNICO: domande
e risposte

DEFINIZIONI E PARAMETRI URBANISTICI

ST: Superficie Territoriale o comparto (mq)

IT: Indice di Fabbricabilità territoriale (mc/mq) = Ved/ST

RU: Regolamento Urbanistico

N.T.A.: Norme di Attuazione

SF: Superficie Fondiaria o lotto (mq)

IF: Indice di Fabbricabilità fondiaria (mc/mq) = Ved/SF

Ved: Volume Edificabile (mc) Ved= SF x IF o ST x IT

SLP: Superficie Utile Lorda (mq) SLP = SF x Iuf o ST x Iut

Iuf: indice di unità fondiaria (mq/mq = numero puro) Iuf= SLP / SF

Iut: indice di unità territoriale (mq/mq = numero puro) Iut = SLP / ST

SUP: Superficie Utile Pavimento (mq)

Capacità Edificatoria di un Area: quantità edilizia max edificabile consentita


dall’applicazione dei parametri urbanistico - edilizi stabiliti

Comparto Urbanistico e/o zona di Recupero: porzione territorio


destinata per un intervento urbanistico, pubblico o privato, e può comprendere al suo
interno:

- Sup. per opere urbanizzazione primaria: strade pubbliche, verde pubblico e parking
pub

- Sup. per opere urbanizzazione secondaria: aree di istruzione, servizi di quartiere

- Sup. fondiaria: il lotto edificabile

Superficie Minima d’Intervento: sup. fondiaria minima (ogni Comune lo


definisce nel proprio R.E.)
SC: Superficie Coperta, cioè la proiezione orizzontale del fabbricato fuori terra (perimetro
esterno muratura) esclusi dal slip: gronde, terrazzi < 1,5 m

RC: Rapporto di Copertura (%) = SC/SF. All interno del N.T.A. del RU del comune viene
stabilito valore max in %

H: Altezza Massima (mt), copertura inclinata dall’intradosso della gronda al piano di


campagna, coperture piane dall’estradosso al p.c. o piano marciapiede

Hu: Altezza utile abitativa (mt), minimo 2,70 mt

SP: Superficie Permeabile (mq), consente assorbimento delle acque meteoriche senza
ricorso a sistemi di drenaggio e canalizzazioni. La realizzazione di nuovi edifici devono
garantire una SP pari almeno il 25% della SF di pertinenza.

D.M 1 aprile ’68, n. 1404 + C.C. + R.E. dice che:

DC: Distanza dai Confini, non inferiore ai 5 mt. Ridotto in caso di accodo interno

DF: Distanza tra Fabbricati, non inferiore ai 10 mt

DS: Distanza da Strade: L<7, D=5 mt, 7<L<15, D=7,5 mt, L>15, D= 10 mt.

D.M. 5/7/’75, Sup minime residenziali: 2,70 mt (sog, letto, cucina), 2,4 (taverna, garage,
cantina, disimpegno)

D.M. 5/7/’75 + R.E. : sup. aereoilluminanti min 1/8 sup. pavimento

LEGGE 122/’89 TOGNOLI: parcheggi, 1 mq ogni 10 mc di fabbricato e 1 parch. Disabile


ogni 50. Parch = 20 mq (compreso di spazio manovra )

D.M. 1444/’68 STANDARDS URBANISTICI :


Standard a abitante= 18 mq/ab :
9 mq/ab = Verde Pubblico

2,5 mq/ab = Parch. Pubblico

2,0 mq/ab = Servizi di Quartiere

4,5 mq/ab = Servizi d’istruzione

R=circa, strada pubblica

100mc/ab = 80 mc residenziale e 20 mc negozi o altro, Ved/100= n° abitanti da collocare

30 mq/ab = 25 residenziale e 5 mq negozi o altro.

TECNOLOGIA

1. A cosa servono i Pozzetti Ispezionabili?

I pozzetti ispezionabili facilitano le operazioni manutenzione e ispezione di un impianto


interrato. Si usano per impianti di Fognatura, acquedotti e cavidotti. Possono essere
costruiti in muratura o prefabbricati in c.a. con coperchi (carrabili o pedonali) in c.a. o
ghisa. Dimensioni varie e posti ogni 50 mt e ad ogni cambio di direzione.

Per fognature: pozzetti per acque piovane con griglia e vasca per sifone

Per Acquedotti: di depressione, per abbassare la pressione nelle tubazioni

Per Cavidotti: per infilare e sfilare cavi dalle tubature di protezione

2. Com’è fatta una Sezione stradale?


3. A cosa serve e com’è fatta un vespaio ?

È un intercapedine ventilata. Oggi viene realizzata mediante casseforme a perdere in


polipropilene riciclato, detti anche igloo, granchio o cupolex. Serve per impermeabilizzare
contro l umidità di risalita. Si crea un distacco tra il terreno e l edificio permettendo all’aria
di circolare e quindi di portar via l’umidità.

Permette il passaggio sotto la


soletta di cavi, tubazioni e
impianti. Queste ultime
pendenza >1,5 % e devono
raggiungere la fossa biologica.

Isola termicamente il nuovo


solaio sopra il vespaio che
dovrà rispettare determinati
requisiti di legge volti al

Risparmio energetico nota come legge 10. Altezza massima sarà di 80 cm e minima di 10
cm dalla cupola. Scelgo altezze inferiori con tasso di umidità basso e locale ben areato.

4. In base a quale criterio si determina la pendenza di un tetto?

La pendenza di una falda di copertura è data dal rapporto tra il dislivello compreso tra la
linea di gronda ed il colmo e la loro proiezione ortogonale. Tale rapporto si esprime in %.
La pendenza è determina sempre in relazione al tipo di prodotto usato che può essere un
manto di copertura a sovrapposizione fissa (tegole in laterizio) o variabile (lastre pian o
ondulate di metallo). Primo caso si individuano valori di pendenza minimi 30-35% al di
sotto non è garantita l ‘impermeabilità della copertura.

5. Com’è fatto un solaio di copertura praticabile e non ?

I solai di copertura praticabili e quelli non praticabili rientrano nella categoria delle
coperture Piane, in quanto hanno una pendenza minima per garantire lo smaltimento
delle acque meteoriche. A tal fine si deve realizzare sopra il solaio dell ultimo piano un
massetto in cls che abbia una pendenza del 2-3%. I massetti di pendenza realizzati con cls
alleggerito con funzione coibente, evitando di inserire il materiale isolante, ma lo spessore
non deve essere < 15 cm. Nel caso di copertura praticabile di realizza una pavimentazione
vera e propria fatta da uno strato di 4-5 cm su cui viene montato il pavimento, che copre la
permeabilizzazione del solaio. Per solaio non praticabile si può usare uno strato di ghiaia
di fiume lavata con spessore di 8-10 cm o si usano impermeabilizzazioni prefabbricate
autoprotette.

I Solai sono caratterizzati da:

LUCE: max distanza tra 2 appoggi consecutitvi;

CAMPATA: porzione di solaio compresa tra due appoggi;

ORDITURA: che rappresenta la direzione della struttura portante del solaio.

Per dimensionare un solaio è


fondamentale un’attenta analisi
dei carichi, con azioni diverse:
CARICHI PERMANENTI,
VARIABILI, ECCEZIONALI

6. In base a quale criterio si distinguono i pluviali di scarico per le coperture? Sezione.

I Pluviali dovranno essere dimensionati e posizionati in modo da garantire un efficace


drenaggio delle acque meteoriche. Un pluviale d 10-16 cm di diametro smaltisce l acqua
di una superficie 70 mq. Per la tenuta della copertura è fondamentale prevedere agli
imbarchi dei pluviali un ispessimento del materiale impermeabilizzante.
7. Com’è fatta la sezione di una parete di vetrocemento?

Materiale edile che permette di alzare pareti,


separare e dividere spazi senza rinunciare alla
luminosità dell’ambiente. Sono mattoncini
trasparenti che permettono il passaggio luce.
Sono mattoni composti da 2 formelle di vetro tra
le quali c’è una camera d’aria e legati tra loro da
dei giunti di c.a. rendono la parete resistente,
impermeabile e con ottime qualità isolanti.

8. Come si esegue il raccordo tra pavimento e quello del terrazzo? Per il terrazzo che tipo
di pavimento conviene usare?

Il Raccordo tra pavimento interno ed esterno si realizza inserendo tra i 2 una SOGLIA
(lastra piana lapidea) provvista di una battuta in corrispondenza dell’infisso a portafinestra
che collega gli ambienti della casa al terrazzo. La soglia deve trovarsi a livello del
pavimento interno, cioè a 3-4 cm al di sopra del pavimento esterno per evitare accumuli di
acqua. Per la pavimentazione del terrazzo, sempre leggermente inclinato, si preferiscono
materiali che garantiscono una buona resistenza a escursioni termiche con superficie
corrugata come il GRES, COTTO, KLINKER ecc.

9. Sezione verticale infisso a porta finestra


10. Come sono fatti i muri a cassetta?

Il muro a Cassetta è un sistema


di isolamento alternativo al
r i v e s t i m e n t o a Ca p p o tt o.
Formato da 2 pareti, separate
d a u n a c a m e ra d ’a r i a
(intercapedine) al cui interno
può essere inserito uno strato
isolante e la parete esterna >
parete interna. Parete est con
mattoni o blocchi forati o pieni,
disposti ad 1 o 2 teste, parete
int mattoni forati posti in foglio.

11. Com’e fatto l’INTONACO?

L’ Intonaco è l’ ultimo strato di rivestimento di un edificio e ha una funzione protettiva e


estetica. Che sia una nuova realizzazione o una ristrutturazione, è meglio capire che
intonaco usare per migliorare le performance dell’involucro. L’intonacato è una malta
ottenuta miscelando acqua, un legante minerale e un inerte. A questi componenti oggi si
aggiungono degli additivi, che permettono di intervenire e modificare le proprietà
dell’intonaco. L intonaco è posato in diversi strati (3) sovrapposti:

- RINZAFFO (rende + aderente l’intonaco al supporto)

- ARRICCIO (rende la sup + uniforme ed è resistente all’ acqua)

- INTONACHINO (strato visibile all’esterno con una gramolatura più fine e gradevole)

12. Come si realizza un elemento strutturale in c.a.?

Prevede prima di tutto la realizzazione delle Casseforme per contenere il getto di cls. Nei
sistemi tradizionali si usano casseforme di legno o metallo inutilizzabile, formati da
elementi bidimensionali di varie dimensioni che vengono montati in opera a seconda
della forma e delle dimensioni delle strutture da realizzare e che vengono tolte una volta
che il cls sia sufficientemente stagionato. Nei sistemi industrializzati si usano invece delle
casseforme a perdere, cioè pannelli di fibra di legno o schiume dure additive che formano
l involucro per formare la struttura. Influenti sono gli effetti dell’ambiente sul cls fresco, le
barre d’acciaio (tondini) devono essere ad aderenza migliorata e controllate per verificare
che siano prive di ruggine e le Staffe devono essere legate in modo che il telaio risulti
perfettamente squadrato.
13. Cos’è un infisso a “taglio termico” e a “guanto aperto”?

Gli infissi a “taglio termico” e a “ guanto aperto” sono particolari infissi, generalmente in
alluminio, atti a garantire una migliore tenuta nei confronti delle dispersioni termiche e a
risolvere il Problema del ponte termico in corrispondenza dei serramenti. Infatti la
guarnizione esterna usata nei serramenti normali non è sufficiente ad evitare inflitrazioni
d’aria e acqua all’interno. Nel caso di infissi a “guanto aperto” l’acqua eventualmente
penetrata all’interno viene drenata attraverso fori di scarico grazie ad un fenomeno di
equilibrio della pressione interna al profilato con quella esterna, che rende noto questo
tipo di infisso con il nome di “guanto a compensazione di pressione”. I profilati a “taglio
termico”, invece, si basano sul principio dell’interruzione della continuità del metallo
mediante l’inserimento di un opportuno materiale a bassa conducibilità termica in
corrispondenza di una camera interna al profilato.

14. Come si montano e di che materiale possono essere i controsoffitti?

Si definisce controsoffitto una struttura di tipo leggere, collegata all’intradosso del solaio
con funzioni di isolamento termico-acustico e/o di mascheramento di impianti e travature.
In genere sono costituiti da:

- struttura di sostegno (telaio in legno o metallo) fissata al soffitto o lungo le pareti


perimetrali;

- Una chiusura o schermatura, a seconda che sia pieno o grigliata. Ha una resistenza
meccanica, un elevato potere termocoibente, fonoassorbente e di durata. Fatto in
legno, gesso, cartongesso, fibre minerali, materiali plastici, metalli e laminati.

15. Che cosa s’intende per tecnologia “a Tunnel”?

È uno dei sistemi più evoluti nel settore delle casseforme industrializzate che necessitano
di attrezzature di cantiere complesse e costose tale da doverli usare per residenze dai 250
alloggi in su. I tunnel meccanici sono formati da una matrice piana in lamiera metallica a
forma di U rovesciata che sagoma e contiene il getto di cls. La lunghezza è di circa 2.5 mt e
di larghezza da 1,25 a 6 mt. Permette l uso di questa tecnica anche in zone sismiche. La
velocità di indurimento del getto viene assicurato sia dalla presenza di poca acqua
nell’impasto sia dal riscaldamento dei tunnel con stufe a gas e raggi infrarossi o ventilatori.

16. Quale deve essere la giusta esposizione di un edificio rispetto ai punti cardinali?

La collocazione dell’ edificio nell’aera interessata deve comportare un attenta valutazione


della sagoma e dell’altezza degli edifici circostanti, in relazione al percorso del sole in
inverno e in estate, al fine di individuare le zone d’ombra e le zone di massima insolazione.
Nei climi temperati l’orientamento da preferire è quello lungo l asse direzione EST-OVEST
(ASSE ELIOTERMICO), superfici vetrate a sud e piene a nord. In altre condizioni climatiche
può risultare vantaggioso posizionare l ‘edificio secondo direzioni diverse da quella
eliotermica. La progettazione e distribuzione spazi interni seguire la stessa logica per
garantire condizioni di comfort climatico. A nord solitamente tutti quegli ambienti che non
necessitano di particolare illuminazione come scale, corridoi, servizi, lasciando alle zone
giorno e spazi lavorativi gran parte del sviluppo lungo la facciata sud. Camera da letto
disposte sul lato sud-est, sud - ovest, le cucine ad est. Non disporre l’ingresso all azione
dei venti dominanti e proteggere la parete nord dall’azione del vento.

Nei primi del 900 La disposizione delle costruzioni lungo


l’asse eliotermico  come miglior soluzione per  uniformare i
valori termici e luminosi. Ad oggi viene confutata questa
teoria perché avrebbe benefici di confort termico dove le
facciate est-ovest vengono prese di striscio dai raggi solari
ma in estate il sole colpisce in modo più diretto le stesse
facciate causando un discomfort. Dal punto di vista
bioclimatico appare oggi di maggiore interesse, in generale
per quanto riguarda il  clima temperato italiano,
l’orientamento dell’asse principale degli edifici  secondo
la  direzione est–ovest, ovvero con la disposizione delle
facciate principali a sud e a nord, preoccupandosi di schermare adeguatamente le
componenti trasparenti a sud di modo che la radiazione solare possa penetrare in inverno
ed essere ostacolata in estate, come buona prassi per l’ottimizzazione dei guadagni termici
solari.

17. Cosa sono e a cosa servono i giunti di dilatazione ?

I giunti di dilatazione nelle strutture sono dei punti di distacco inseriti a distanze prefissate
(ogni 30 m) in relazione al tipo di materiale, per assecondare le dilatazione e le contrazioni
che i materiali subiscono in seguito ai fenomeni di escursioni termiche stagionali.

18. Proprietà dei materiali isolanti. In base a quali caratteristiche un materiale si definisce
isolante ?

Si devono distinguere gli ISOLANTI TERMICI DAGLI ACUSTICI, anche se in alcuni casi si
hanno i materiali che soddisfano entrambi i requisiti. Tutti i materiali che hanno un’Elevata
Resistenza Termica e quindi una scarsa capacità di trasmettere calore, si possono definire
termoisolanti. Allo stesso modo vale il concetto per tutti i materiali che hanno un Elevato
Potere Fonoassorbente, sono definiti Isolanti Acustici. La caratteristica di questi materiali
fonoassorbenti è di essere in grado di contenere una notevole quantità d’aria, sono elastici
e evitano loro stessi vibrazioni e quindi di diventare una fonte di rumore.
Materiali di ORIGINE:

- Minerale (fibre di vetro, roccia, vetro cellulare, argilla espansa)

- Sintetica (polistirene espanso, fibre di poliestere)

- Animale (lana di pecora)

- Riciclato (fibra di poliestere, fibre tessili, pet )

19. Dove si deve mettere la Barriera a Vapore e perchè?

La BARRIERA A VAPORE si trova all’interno degli elementi costruttivi perimetrali


(tamponature e solai) e serve a proteggere l’isolante dalle infiltrazioni di acqua dovute
all’eventuale formazione di Condensa negli strati interni. La posizione delle BV dipende
sempre dal flusso del calore e deve essere messa a ridosso dell’isolante dalla parte da cui
arriva l’aria calda nell’ambiente interno riscaldato. La funzione della BV è quella di ridurre
la traspirabilità del materiale isolante, va collocata tra lo strato isolante e l’ambiente interno
in modo tale da proteggere l’isolante dalla formazione di condensa che andrebbe ad
intaccare le sue capacità termoisolanti.

20. Qual’è il diagramma di Passaggio di una diatermica mediante una parete esterna ?

È il DIAGRAMMA DI GLASER. Nel periodo invernale gli elementi costruttivi dell’involucro


riscaldato sono interessati dal passaggio di calore, prodotto all’interno, verso l’ambiente
esterno caratterizzato da una temp più bassa. La trasmissione avviene tra i corpi solidi per
Conduzione, mentre tra corpi solidi e l’aria per Convezione e Irraggiamento. L’isolamento
fornito da una parere esterna sarà tanto + efficace quanto minori risulteranno i flussi
termici attraverso essa.
21. Che cosa è il Ponte Termico e come si risolve?

Il PONTE TERMICO non è altro che una zona locale dell’involucro termico, in cui si
manifesta una discontinuità tale che il flusso di calore tra l intento e esterno sia differente e
quasi sempre > rispetto al resto delle strutture, causando punti + freddi. Cause per la
discontinuità costruttive sono riscontrabili negli spigoli, tra parete e solaio o tra parete e
finestra, e il problema principale è la dispersione di calore dall’interno verso l’esterno, con
una forma di muffa e condensa, poliferano batteri con danno estetico e igienico. Per
evitare i PT bisogna coibentare in maniera perfetta le parti sporgenti di un edificio
(balconi, pilastri di congiunzione) e evitare l’interruzione dell’isolamento e controllare
mediante termocamera che la temp interna sia > di quella di Rugiada. Sono soluzioni i
CAPPOTTI TERMICI per esterni, interni e isolamento delle intercapedini.

22. Isolamento a Cappotto ?

Per isolamento a Cappotto si intende la tecnica di rivestire le pareti degli edifici di isolante
termico. Quando l’isolante è applicato all esterno della struttura, la tecnica di isolamento è
definita “cappotto esterno”, al contrario è definita “cappotto interno”.

Cappotto esterno: riduce dispersioni attraverso le pareti e elimina PT e < condensa superf,
non limita la superficie int., necessita di impalcature per installarlo, intervento costoso,
determina un aumento della volumetria, intervento sulla facciata;

Cappotto interno: riduce dispersioni termine e evita muffe, limita la super interna, dififcolta
di applicazione in alcune zone della casa, intervento meno costoso, non aumento di volum

I materiali scelti devono essere trascurabili e sono di origine sintetica/animale/minerale.

23. Dove si fanno passare normalmente i tubi dell’impianto di riscaldamento?

La rete di distribuzione di calore mediano acqua calda è realizzata con tubazioni in acciaio
coibentate. La posizione varia in base all’impianto scelto. Le reti di distribuzione sono:

- a colonne montanti, tubazione verticale e all’int pareti verticali perimetrali;

- A collettore complanare, prevede per ogni appartamento o unità da servire collettori di


distribuzione collegati alle colonne montanti e tubi sotto il pavimento.

- Orizzontale.

24. Quali sono e quali proprietà devono avere i materiali isolanti acustici?

I materiali con capacità fonoassorbente devono essere in grado di intrappolare l’energia di


vibrazione delle onde sonore e di dissiparla, trasformandola in calore, in modo tale che la
quantità sonora trasmessa sia < di quella assorbita. Le principali soluzioni usate per
aumentare l’assorbimento di rumore sono strati porosi, piastrelle acustiche, pannelli
vibranti ecc.

25. Qual’è lo schema statico di una capriata?

La CAPRIATA è un elemento architettonico, tradizionalmente realizzato con il legno,


formato da una travatura reticolare piana posta in verticale ed usata come elemento base
di una copertura a falde inclinate. La capriata ha il vantaggio di annullare le spinte
orizzontali grazie alla sua struttura triangolare nella quale l'elemento orizzontale (catena)
elide le spinte di quelli inclinati (puntoni). Ricevendo carichi solo nei nodi e se in questi gli
assi degli elementi convergono in uno stesso punto, è soggetta a sforzi di Trazione
(monaco o catena) o di Compressione (puntoni). Non si possono infatti tollerare azioni
orizzontali che non siano dovute al sisma, perché si creerebbe un effetto cumulativo
dannoso per la stabilità della struttura.

26. Che cosa è una Trave a Spessore?

Sono travi la cui altezza è compresa nello spessore del solaio e sono spesso usate negli
edifici di abitazione che non richiedono luci troppo elevate. Questo tipo di travi conviene
impiegarle in solai con soletta di cls, che collaborando con la trave, aumenta il momento
d’inerzia della sua sezione retta e diminuisce la sua difformità. Altezza travi non < 1/20
della luce massima e nel caso di maglie rettangolari, disporre la trave sul lato corto. Deve
essere più armata rispetto a una trave normale perché sottoposta a sollecitazioni maggiori,
se messa ruotata con la base di 20 cm che farebbe da altezza e l h 60 cm (di una luce di 6
mt) che ora farebbe da base.

Schema statico TRAVI PRINCIPALI E SECONDARIE


27. IL CLS peso specifico e Acciaio peso specifico?

Il CLS pesa circa 2300 kg/mc, con la Resistenza Caratteristica Cubica a 28 giorni di
maturazione (RCK) è compresa fra i 150-400 kg/cmq

L’ ACCIAIO pesa circa 7860 kg/mc e le sue resistenze variano in base al tipo di acciaio e i
più usati sono FE360, FE460, FE510.

28. Nel caso di Struttura Puntiforme (pilastri e travi) come si contrasta l’azione del vento ?

La funzione di CONTROVENTO può essere assolta con l’inserimento di nuclei irrigidenti


(blocchi scala e/o ascensore) ai quali verrà aggrappata l’intera maglia strutturale. Nel
contesto strutturale gli elementi di controventatura devono essere più simmetrici possibile
rispetto agli assi principali dell’edificio e unirsi con setti in c.a. divisori. In caso contrario
(condizioni sismiche) i nuclei stessi possono trasformarsi in “pivot” attorno ai quali può
avvenire l’avvitamento dei piani orizzontali.

Tipologie di Controventi Verticali

29. Principali tipi di Fondazioni?

Per erigere un edificio è indispensabile uno studio accurato della base di questo, ovvero le
FONDAZIONI, che sono elementi strutturali che hanno la funzione di ricevere i carichi
provenienti dalla sovrastruttura e diffonderli al suolo. Una volta analizzato il suolo si
sceglierà la tipologia più adatta a distribuire i carichi. Si dividono in:

FONDAZIONI DIRETTE (plinto, trave rovescia, platea)

FONDAZIONI INDIRETTE ( palo di fondazione, micropalo, fondazione ciclopica)

Le Fondazioni dirette sono le più comuni.

- A plinti: formato da un blocco in c.a. a forma di parallelepipedo, base quadrata o


rettangolare. Per assicurare un maggior legame tra i plinti vengono spesso collegati con
cordoli in c.a. In zone sismiche obbligo di collegare i plinti da un reticolato di travi per
evitare spostamenti orizzontali;

- A trave Rovescia: travi annegate nel


terreno che collegano tra di loro tutti i
p l i n t i d i f o n d a z i o n e . Fo r m a d i T
ROVESCIA, usato per i terreni con
c e d i m e n t i e n e l l a p ro g e t t a z i o n e
antisismica;

- A platea: usate con strutture particolari o con terreni deboli. Può essere considerato uno
sviluppo della fond a TRovescia con + la presenza di un solettone inferiore a cui spesso
si aggiungono nervatura ortogonali secondarie rispetto alle TR, per garantire un
ulteriore irrigidimento strutturale.

30. Schema strutturale di un edificio ?

Schema strutturale edificio con struttura in c.a. e


copertura muretti e tavelle, portanti del solaio
piano sottostante.

A livello statico l
arco è composto
dai conci che si
sostengono per
contrasto e
scaricano sui
Piedritti.
31. Cosa sono i TELAI?

Un TELAIO è una struttura costituta da elementi orizzontali e verticali che hanno il compito
di sopportare il peso dell’edificio e di scaricarlo nel suolo. È costituito da elementi
orizzontali e verticali (travi e pilastri). Sulle travi gravano i carichi diretti, poi sono trasmessi
alle estremità e ripartiti tra i pilastri che hanno il compito di scaricarli sulle fondazioni e di li
al terreno. È spesso previsto un sistema di Controvento del telaio per conferirgli maggiore
rigidezza nei confronti delle forze orizzontali (vento e sisma).

I Telai Semplici, assemblati, formano telai multipli che sono: piani o spaziali.

Strutture Piane: reticolari piane (travi reticolari)

Struttura Spaziali: reticolari spaziali, grigliati piani o curvi, a guscio, a setti

32. Cosa sono le Strutture Reticolari Piane?

Sono travi reticolari composte da aste orizzontali superiore inferiori, e aste verticali o
inclinate unite alle estremità dai nodi (cerniere), in modo da formare una maglia reticolare.
Le aste orizzontali superiori sono sollecitate a compressione (puntoni) e le inferiori a
trazione (tiranti), mentre le aste verticali o inclinate possono essere sollecitate a trazione e/
o a compressione, in base alla pozione impiegata. Le aste sono in acciaio o legno
lamellare e sono impiegate per realizzare coperture di notevole luce.

33. Cosa sono i LEGANTI?

I Leganti sono dei materiali che, in stato di polvere e miscelati con acqua, formano un
impasto di consistenza plastica; mediante reazioni chimiche irreversibili, si convertono in
un prodotto con adeguata resistenza meccanica e sono:
GESSI - CALCI - CEMENTI. Si suddividono in leganti Aerei (presa e indurimento in
presenza d aria) e Idraulici (presa e indurimento in presenza di acqua). Leganti aerei sono
GESSI E CALCI per murature portanti, e idraulici sono i CEMENTI COMUNI che hanno
resistenza minima a compressione dopo 28 giorni di stagionatura. Gli aggrappanti di un
cemento normale sono Ghiaia e Sabbia.

34. La composizione del CALCESTRUZZO (CLS)

Il CLS si ottiene impastando acqua, cemento, inerti fini e grossi assortiti. Indurimento entro
i 28 giorni. Per realizzare le ordinarie strutture in c.a gettate in opera, il cls può essere
prodotto in cantiere con la Betoniera. Per 1mc di cls sono:

- 0,400 mc di sabbia (inerte fino) + 0,800 mc ghiaia (inerte grosso) + 300 kg cemento +
150 l di acqua.

I CLS SPECIALI sono Normali + additivi, minerali, fibre. Fra i cls speciali è importante
ricordare il cls ALLEGGERITO, ottenuto sostituendo agli inerti tradizionali degli aggregati
sintetici come l’argilla espansa, per conferirgli caratteristiche isolanti termiche, resistenza al
fuoco, al gelo, ma è minore la resistenza a compressione.

35. Cosa è il MAGRONE ?

È un cls magro, realizzato con quantitativi ridotti di cemento. Lo usano come sotto
fondazione, per preparare un piano orizzontale e pulito su cui posizionano i ferri
d’armatura delle fondazioni, dopo aver scavato per circa 150 cm. Il Magrone è molto
importante anche per mantenere i ferri di fondazione distanti dal suolo per evitare il
contatto con umidità e relativi rischi di corrosione invisibile del ferro (iron).

36. Caratteristiche del Cemento Armato?

Si definisce come materiale da costruzione artificiale composto dall’ accoppiamento tra


CLS (resistente a compressione) + acciaio delle armature metalliche (resistenza a trazione).
Pregi: basso costo materie prime, no costo manutenzione nel breve periodo, buona
resistenza al fuoco, tempi brevi di realizzazione, realizza strutture di forme varie; Difetti:
notevole peso specifico, non recupero dei materiali, scarsa coibentazione termica/
acustica, difficolta d’intervento sui fabbricati esistenti. Elementi struttura in C.A. : elementi
verticali (pilastri), orizzontali (travi), solai. I Pilastri sopportano i carichi verticali che sono
centrati o eccentrici. Le Staffe inserite si oppongono al
rigonfiamento che ha il cls per effetto della compressione che
tende ad accorciarsi lungo l’asse. Le Travi sono gli elementi
orizzontali che sostengono i carichi trasmessi dai solai e dalle
pareti insistenti su di essi e si dividono in:

- travi appoggiate, incastrate e a sbalzo.


37. Uso del c.a. in vicinanza dal mare: Problematiche?

Nel caso degli edifici vicino alle zone marine vengono utilizzati dei Calcestruzzi con classi
di esposizione adeguate. L’esecuzione di una struttura in c.a. : 1. Costruzione casseforme
2. Preparazione e posa in opera dell’armatura 3. Getto del cls armato 4. Disarmo delle
cassaforme (se non sono a perdere). Per le strutture in c.a. la durabilità, legata
all’esposizione ambientale dell edificio, è in funzione del cls che protegge le armature
metalliche dai processi di corrosione provocati da agenti presenti nell’aria, nell acqua e nei
terreni. Per garantire una durabilità di 50 anni (opere ordinarie) e 100 anni (opere sensibili)
serve studiare la composizione del cls non solo alla funzione del RCK ma anche per la sua
eventuale manutenzione. Le strutture in c.a. a contatto con il mare sono molto vulnerabili in
quanto l’acqua salata è fonte di corrosione delle armature del cls. I sali marini creano la
cristallizzazione e ossidazione che provoca la fessurazione superficiale del cls, causando la
graduale corrosione e distacco del cls dalle armature.

38. Cosa è il c.a. Precompresso?

Sono tutti gli elementi in conglomerato cementizio che prima della fase di posa in opera
hanno subito un processo, tramite inserimento barre metalliche e la loro compressione, in
modo tale da avere un migliore comportamento a carichi maggiori. Il c.a precompresso,
risposto al c.a ordinario (luce max 6 m) può raggiungere luci oltre 12 m. Gli elementi in
c.a.p. seguono due metodi di produzione: armatura pre - tesa o post - tesa.

39. Rapporto luce/altezza di una trave a seconda dei materiali di composizione.

Un rapporto:

Acciaio bidimensionali con travi composite o reticolari 1/20
Travi tridimensionali reticolari 1/30

Travi di cemento 1/10 - 1/12

CLS precompresso 1/15 - 1/30

Acciaio monodimensionale 1/15

40. Qual è il rapporto luce/altezza di una trave in c.a.?

Il rapporto è in media di 1/10 -1/12.

41. Differenza tra trave normale e trave rovescia?

Per trave si intende un elemento strutturale atto a trasferire una sollecitazione trasversale al
proprio asse geometrico fino ai vincoli, che garantiscono l’ equilibrio esterno della trave e
sostiene i carichi trasmessi dal solaio alle pareti.

La trave rovescia è una trave che si trova nel sistema di fondazione di un edificio e serve
per collegare i pilastri tra di loro in modo di assicurare un miglior comportamento sismico.
(vedi anche domanda 29).
42. Differenza tra trave in c.a e Cordolo?

Il cordolo è un elemento costruttivo, parte di un moderno edificio, situato in


corrispondenza del perimetro del solaio per fare da tramite tra il solaio e la muratura
sottostante/sovrastante. Il cordolo ha la funzione di distribuire i carichi delle murature
soprastanti, ma anche di cucire fra di loro le murature, in modo tale che non si aprano
durante una sollecitazione come quella causata da un sisma. Invece le travi sono strutture
che collegano i pilastri tra di loro nella parte interna del solaio, quindi non sul perimetro di
esso.

43. Tipi di travi in Ferro?

I tipi di travi in ferro sono:

-  HEA /  HE / IPE / Travi a sezione chiusa: sezione rettangolare, sezione circolare e  Travi
a sezione aperta: travi a C, Travi a L.

Il FERRO ha il più altro rapporto resistenza - peso di qualsiasi altro materiale da


costruzione residenziale e residenze costruite con travi in ferro sono molto più sicure in
caso di terremoti. Sono facilmente modellabili, resistenti al fuoco e non richiedono
trattamenti chimici, non arrugginendosi. Solitamente le travi in ferro sono di 2 tipologie:
in GHISA e in FERRO BATTUTO. La Prima con ferro fuso che viene versato in uno stampo
e poi compresso, il secondo parte da un ferro normale riscaldato e modellato in seguito.

44. Differenze tra IPE e HE

La differenza tra le due travi è il rapporto tra altezza e larghezza. Le IPE sono più alte della
loro larghezza. Le HE hanno la stessa altezza/larghezza.

45. Cosa sono i CASSERI?

Sono le casseforme per il getto del cls armato. In sintesi è una “forma” adatta ad accogliere
e sostenere il getto durante il processo di press e di indurimento. Non devono subire
deformazioni per effetto della pressione esercitata dal c.a. allo stato fluido. Ci sono casseri
reimpiegabili (in legno grezzo, legno lavorato, compresso e lamiera d’acciaio) e a perdere
(materiale plastico rinforzato, pannelli di lana di legno, lamiere grecate e tavelloni.

46. Cosa si intende per INTERFERRO e COPRIFERRO?

Il copriferro è lo spessore minimo di calcestruzzo presente


tra l'armatura e il filo esterno dell'elemento strutturale, per
proteggerlo dall’aggressione degli agenti atmosferici.
L’ Interferro è la distanza tra le barre dentro l’elemento in
CLS.
47. Come si protegge il c.a in edifici vicino al mare?

Nel caso degli edifici vicino alle zone marine vengono utilizzati dei Calcestruzzi con classi
di esposizione adeguate oppure la soluzione al problema delle microfessurazioni infatti la
si trova nella protezione esterna delle superfici mediante trattamenti di rasamenti o cilci di
pitturazione, eseguiti con lo scopo di preservare le superfici esterne dalle aggressioni
inquinanti, dalle intemperie e dalle sostanze presenti in sito. Questa pellicola, impedendo l
alterazione del cls, ne prolunga la sua durata. In commercio ci sono vari prodotti per l
integrazione o rivestimento di cls, distinti in: prodotti a base cementizia e a base
polimerica. I primi per strati spessi fino a 10 cm e i secondi per strati sottili di rivestimento
da 1 a 2 mm.

48. Classificazione e resistenza dei terreni al fine della migliore scelta di fondazione ?

I terreni si dividono in base alla tessitura, inclinazione e reazione misurati in N/m2:

Terreni di riporto - 5N/m2 



Sabbia - 10-30N/m2 + Ghiaia 30-40N/m2 

Argilla consistente - nullo 

Argilla poco plastica - 4-15N/m2 

Argilla consistente- 30N/m2 

Roccia poco stratificata - 100N/m2 

Roccia compatta - 150N/m2 

Roccia dura - 300N/m2

L’elemento fondamentale per una corretta progettazione è l accertamento della natura dei
terreni. Le indagini si dividono in:

A) PRELIMINARI: acquisizione carte geologiche della zona e osservazione comportamento


costruzioni già esistenti;

B) Di LABORATORIO: analisi su campioni di terra raccolti in sito.

C) IN SITO: mediante prove di carico (accertamenti diretti) o con metodi sismici o elettrici.

49. Cosa è lo SCANNAFOSSO?

La funzione dello Scannafosso è di isolare le pareti di locali interrati e seminterrati dalla


trasmissione di umidità presente nel suolo e quindi di preservare gli ambienti da
condizioni di insalubrità, che potrebbe comportare la risalita capillare dell’umidità ai piani
superiori. In più funge da raccolta per l acqua piovana.
50. Differenza tra fondazioni dirette e indirette?

Se l'edificio è costituito da una struttura continua, cioè da murature portanti, allora anche
la fondazione sarà continua, presentandosi come un allargamento della sezione
trasversale del muro. Negli edifici storici 

fondazione continua era costituita da un muro vero e proprio, in mattoni o in pietra, di
sezione maggiore di quello portante. Nell'ambito dell'edilizia moderna, nella fondazione
diretta si prevede un cordolo in cemento armato prima dell'allargamento della sezione. La
sezione allargata è solitamente costituita da un getto di calcestruzzo, di solito (ma non
sempre) armato. Nella parte inferiore della fondazione, a contatto con il terreno, viene
posto uno strato di magrone contenente 100/150 kg cemento/m3 di cls, che è d'aiuto
nella fase di cantiere per la posa in opera del calcestruzzo armato perché questo permette
di livellare il terreno di getto e inoltre serve a distribuire ulteriormente i carichi del terreno
e ad isolare le strutture dall'umidità di contatto qualora l'impasto venga eseguito con
basso rapporto acqua/cemento e debitamente protetto con primer bituminoso e/o
bitume. Le fondazioni continue sono le più usate.

Le fondazioni indirette vengono praticate quando gli strati superficiali del terreno non
hanno una portanza sufficiente per sopportare il carico della struttura o nel caso in cui i
cedimenti previsti con le fondazioni dirette siano eccessivi. Il tipo più comune, nell'edilizia
storica, è il palo di legno di particolari essenze dure e resinose, tipo quercia, rovere, ecc.
eventualmente con la punta rinforzata in metallo, detta puntazza, conficcato nel terreno
attraverso battitura con speciali macchine dette battipalo, finché non raggiunge strati di
terreno solido oppure pensato per resistere mediante l'attrito laterale che si crea con il
terreno. Questa tecnologia, applicata ad esempio a Venezia, ha subìto un'evoluzione e
oggi esistono molte varietà di pali (di calcestruzzo o con parti metalliche) e diverse
tecniche di infissione: gettati in opera, prefabbricati, con o senza asportazione del terreno,
e anche con l'utilizzo di fanghi bentonitici o altri materiali speciali (polimerici) da utilizzare
in condizioni particolari, come in presenza di acqua o di terreno particolarmente coerente.

51. Cosa sono i diaframmi?

I diaframmi sono fondazioni particolari in cui tramite la betoniera vengono gettate quantità
di argilla e acqua molto liquida che permettono il riempimento delle fessure nel terreno e
facile introduzione dell’armatura per realizzare la struttura in CLS.

52. Cos’è l’analisi geodiagnostica?

L’analisi geodiagnostica è l’indagine che stabilisce la resistenza del suolo tramite lo studio
e prove che valutano le caratteristiche del terreno attraverso i metodi sismici e elettrici.

53. Spessore solaio latero - cemento?


Lo spessore medio del solaio in latero cemento è di 20- 25 cm con l Orditura del solaio:

54. Tipi di Solaio?

in getto di CLS / prefabbricato / in legno / lamiera grecata. Le tipologie costruttive


possono essere divise in:

- Solai per uso civile: luci < 7-8 m e sovraccarichi accidentali max di 600 kg/mq;

- Solai per uso industriale: grandi luci e/o sovraccarichi accidentali elevati

- Solai in legno.

I solai possono essere realizzati interamente in opera, parzialmente prefabbricati e


completati con getti di cls, totalmente prefabbricati ed armati con armatura lenta o
precompressa; sono sostenuti o da cordoli o da travi. Si ricorda che il Cordolo di cls
armato costituisce l ‘appoggio per il solaio e ha la funzione di distribuire
uniformemente i carichi su una muratura portante continua e non è soggetto a
flessione e collega solo i solai agli elementi portanti verticali continui. La Trave è un
elemento di cls armato che sorregge i solai e ha la funzione di trasmettere i carichi ai
pilastri ed è soggetta a sollecitazioni di flessione e taglio e in casi particolari anche di
torsione.

Solai per grandi luci sono usualmente solai in c.a., prefabbricati con elementi predalles e
sopra un getto di cemento. Ultimamente vengono usati anche i solai in x-lam o in acciaio
che hanno però dei spessori non indifferenti.

55. Differenze tra solaio di fondazione, intermedio, di copertura?

La differenza principale viene data proprio dalla funzione che ognuno di esso deve
svolgere e così di conseguenza si differiscono le caratteristiche. Il solaio di fondazione è il
più spesso di tutti a causa dell’isolamento contro terra che deve avere e dei carichi che
deve sopportare (di solito il piano terra viene usato a destinazione commerciale in edilizia
residenziale quindi con un carico maggiore di quello che si può trovare negli altri piani).

Il solaio intermedio sarà più sottile senza un isolamento termico, forse comprensivo di un
isolamento acustico.
Il solaio del tetto si divide in base al suo utilizzo (accessibile o meno, fruibile o meno) in
base a questo cambia lo spessore ma solitamente ha uno spessore inferiore rispetto a tutti
gli altri piani. L’isolamento che probabilmente è compreso nel

pacchetto può essere verso l’interno o verso l’esterno. In presenza di tetto giardino lo
spessore aumenta notevolmente in quanto il solaio deve sostenere il peso del terreno.

56. Tipi di SCALE?

Le diverse tipologie di scale sono:

scale dritte 

scale a 2 rampe 

scale a 3 rampe 

scale a 4 rampe 

scala a chiocciola, a tenaglia, di sicurezza

Le scale costituiscono l’elemento di collegamento


tra i livelli o piani dell’edificio. Scale dritte per
collegamenti di unifamiliari singole o aggregate
tipo duplex o triple senza obbligo di pianerottolo;
a 2 rampe parallele per collegamento di alloggi
in edifici plurifamiliari + pianerottolo interpiano
dopo 11 alzate. A 3 rampe per realizzare spazi
interni caratteristici di edifici di rappresentanza,
pubblici o di spettacolo; scale palladiane e scale a chiocciola diametro min 1,20 m.

57. Il rapporto pedata/alzata?

Il rapporto è calcolato tramite la formula 2a+ p= 62-64cm dove ovviamente l’alzata


massima non può essere maggiore di 20 cm (solitamente 16,5 cm). Larghezza rampa uso
civile >1,05 m, altre destinazioni > 1,20 m. Pedata profonda 30 cm circa.

58. Cosa è la Trave a Ginocchio? Scala a soletta rampante ?

La trave a ginocchio è una trave ad asse spezzato incastrata alle estremità delle strutture
orizzontali. Sono disposte lungo il perimetro della scala su cui sono incastrati i gradini, che
in questo caso sono portanti.

Scala a soletta rampante è una soletta piena in calcestruzzo armato ad asse spezzato
poggiante sulle strutture perimetrali, successivamente vengono realizzati i gradini in
laterizio sull’estradosso della soletta. I gradini non funzione portante.

59. Cosa sono i Tramezzi?

Sono delle infrastrutture edili costituite da pareti verticali che hanno la funzione di
suddividere in vani gli spazi interni di un edificio. Gli elementi costruttivi di un tramezzo si
differenziano in relazione al materiale e alla tecnologia usata e il loro spessore può variare
dai 4 cm in cartongesso ai 10 cm di blocchetti in laterizio. Nel caso la parete sia divisoria
tra unità immobiliari o tra appartamenti dovrà avere spessore di 25-30 cm che
garantiscono un buon isolamento acustico. Realizzato con conci o mattoni legati con malta
o da pannelli prefabbricati fissati a telai mobili e poi ricoperto con l’intonaco realizzato in
fasi:

- RINZAFFO , poi ABBOZZO e INTONACHINO o SCIALBATURA + PITTURA.

Tipi di intonaci: 

a base di calce 

a base di calce-cemento (prevalenza di calce idrata e poco cemento portland) 

a base di cemento-calce (prevalenza di cemento portland) 

a base di gesso 

a base di argilla.

60. Cosa è la TAMPONATURA A BLOCCHI?

Sono pareti composte da blocchi in laterizio o cls o argilla espansa caratterizzati da grandi
dimensioni (ad esempio 380*250*238 mm). Le pareti perimetrali portate, dette anche
Tamponature, sono proprie delle strutture puntiformi in c.a. o acciaio, con lo scopo di
delimitare e proteggere gli ambienti dalle condizioni climatiche. Spessori dai 30 ai 40 cm a
salire in rapporto ai materiali usati. Non hanno funzione portante ì, poiché sono sorrette
dai solai di ciascun piano.

61. Cosa significa “muro a una, due, tre, quattro teste”?

Una “testa” è il lato corto di un mattone in


laterizio, quando un muro è realizzato a “una
testa” vuol dire che il muro ha in spessore un solo
mattone di testa, due se la parete è a due teste,
tre se a tre teste.

62. Tipi di rivestimento di facciata.

Rivestimento con intonaco; rivestimento in lastre di materiale lapideo; rivestimento in


lastre di fibro-cemento; rivestimento in lastre metalliche; rivestimento in pannelli di legno; 

rivestimento in piastrelle; rivestimento in laterizio.
63. Muri a CASSETTA?

È un sistema di isolamento alternativo al Cappotto e ha


2 pareti (a tenuta stagna) separate da una camera d’aria
(intercapedine) al cui interno può essere inserito uno
strato di isolante. La parete esterna sarà più spessa e
pesante rispetto a quella interna. Parete esterna di
mattoni o blocchi pieno o forati disposti a 1 o 2 teste e
parete interna di solito mattoni forati posti in foglio

64. PARETE VENTILATA?

Parete perimetrale il cui rivestimento esterno è leggermente staccato dalla parete interna
in maniera tale da creare un’intercapedine lungo tutta l’altezza dell’edificio, all’interno della
quale i moti convettivi dell’aria favoriscono l’eliminazione del calore accumulato per
irraggiamento. Schematicamente la PV è composta da:

- monostrato di rivestimento esterno di lastre di vari materiali (pietra, laterizio, vetro ecc);

- Intercapedine d’aria;

- Strato isolante;

- Parete realizzata in blocchi p pannelli prefabbricati in c.a.

-Consente nel periodo estivo


u n ra ff re d d a m e n t o e n e l
periodo invernale la
ventilazione asciuga l umidità
accumulata evitando cosi
fenomeni di condensa.
Intercapedini spessore 2 - 5 cm
per consentire la circolazione
dell’aria , detta “EFFETTO
CAMINO” e ha vantaggi per il
risparmio energetico.

65. Cosa s intende per “CASA


PASSIVA” (PASSIVHAUS)?
È un particolare standard abitativo basato
sull’integrazione di materiali e tecnologie
che assicurano all’edificio un ELEVATA
QUALITA’ ABITATIVA ed una SENSIBILE
RIDUZIONE DEI CONSUMI ENERGETICI. È
un abitazione che assicura il benessere
termico senza alcun impianto di
riscaldamento convenzionale (caldaia,
termosifoni). La casa è detta PASSIVA,
quando la somma degli apporti passivi di
calore (apporti subiti) per irraggiamento
solare trasmessi attraverso le finestre e il
calore generato interamente dall’edificio
da elettrodomestici e dagli utenti stessi
sono quasi autosufficienti a compensare le perdite dell’involucro durante la stagione
fredda.

66. Differenza tra isolanti e impermeabilizzanti?

Impermeabilizzare significa isolare un luogo impedendo all’acqua di penetrarvi sia sotto


forma di pioggia che di umidità di risalita. L’impermeabilizzante è un materiale avente
funzione di impermeabilità e si posiziona dove c’è un rischio maggiore di infiltrazioni come
sul Tetto e nelle Fondazioni, in modo da contrastare la salita dell’acqua per capillarità. Essi
sono complomerati Bituminosi, guaine bituminose, membrane autoadesive a freddo,
asfalto a freddo, resine impermeabilizzanti.

Gli isolanti invece COIBENTANO, cioè isolano termicamente o acusticamente un luogo al


fine di migliorare la prestazione termica o acustica dell’ edificio.

67. Le coperture piane ?

Si definisce copertura piana l’elemento conclusivo di un edificio, realizzato per smaltire/


convogliare in modo idoneo le acque meteoriche, la cui pendenza per smaltire sarà tra 1
e 1.5 %. Come ogni elemento dell’involucro edilizio, definisce un diaframma fra una
condizione ambientale esterna e una interna. La CP appartiene a quell’architettura di
linguaggio contemporaneo che si afferma nell’ambito del Movimento Moderno. Infatti
grazie al c.a. diede possibilità di crescita al suo tempo e diede a Le Corbusier di inserire
nei suoi 5 punti ( il tetto giardino, oltre ai Pilotis, pianta libera, facciata libera e finestra a
nastro). A Walter Gropius di poter alleggerire le città e diffondere il verde sia sul suolo che
sul tetto degli edifici.

Nella copertura isolata, per spazi abitativi, avremo lo strato di tenuta dell’acqua posto al di
sopra dello strato isolante (imperm. sopra isolante) e il posizionamento di una barriera al
vapore per contrastare l azione di condensazione all’interno del materiale isolante. vi è
anche il “TETTO ROVESCIO” cioè strato impermeabile posto sotto lo strato isolante,
garantendo cosi una sua maggior durata (dello strato impermeabile). Copertura non
isolata (per capannoni e depositi) e copertura carrabile o tetto a giardino.

68. Pendenza dei Tetti a falda?

È definito un tetto inclinato quando il suo piano


si inclina rispetto all’orizzonte. Ad esempio si
dice che un ha una pendenza del 30% quando
per ogni metro misurato in orizzontale la sua
altezza aumenta di 30 cm.

La pendenza dei tetti a falda è relativa alla zona climatica in cui si vanno ad inserire:

Alta montagna dal 60% 



Zone alpine 50-60% 

Alto Appennino 45% 

Basso Appennino 35% 

Pianura Padana 35% 

Italia centrale 30-35% 

Italia meridionale 25% 


la pendenza varia anche a seconda della tipologia di elemento di finitura utilizzato:


Lamiera e similari 6-11% 

Tegole in cemento 13-23% 

Coppi marsigliesi o portoghesi 13-23% 

Pietra o scandole di legno 17-31% 

Coppi agganciati 20-36% 


69. Differenza tra TETTO CALDO E FREDDO?

Il tetto caldo viene definito tale perché isolato e non ventilato, perciò può essere definito
abitabile, nel caso in cui il tetto non sia isolato viene definito freddo. Tetto caldo può
essere realizzato con guaine bituminose o sintetiche, ma prevede sempre che l’isolante sia
posto sotto alla guaina che, se di tipo bituminoso, potrà essere stesso in aderenza, se di
tipo sintetico sarà sempre libera.

70. Differenza tra tetto “alla lombarda” e tetto “alla piemontese”.

Il tetto alla piemontese è costituito da travi inclinate (falsi puntoni) che poggiano sulle
pareti perimetrali e sulla parete di spina in corrispondenza del colmo. In assenza del muro
di spina, i falsi puntoni poggiano su una
trave di colmo che viene sostenuta da
pilastri. Il tetto alla lombarda è invece
costituito da terzere, disposte
orizzontalmente che poggiano su capriate
intervallate oppure su pareti trasversali
alla pianta dell'edificio.

71. TETTO A GIARDINO?


La realizzazione richiede cura nella sistemazione dello strato impermeabilizzante, nella sua
protezione e nella costruzione di strati di drenaggio che impediscono il ristagno dell
acqua. Per proteggere l’impermeabilizzazione dall’azione delle radici si pone una
membrana protettiva di alluminio o poliestere + additivo aggiunto nel bitume che blocca
lo sviluppo e la penetrazione delle radici. Inoltre viene creato superiormente uno strato
drenante minimo di 10 cm (ciottoli) e uno strato filtrante (tessuto-non tessuto) per evitare
la penetrazione verso il basso del terreno di coltura. Struttura spessa 80/100 cm.

72. Telaio e ControTelaio di un infisso?

Il ControTelaio è un elemento molto usato nel sistema serramentistico italiano. Chiamato


anche “falso telaio”, è l’elemento di connessione tra la muratura e l infisso. Consiste in
un’intelaiatura murata direttamente all’interno del vano finestra ed è invisibile una volta
installato. Il ControTelaio può essere in Legno o in Alluminio. Al CT viene poi fissato il
Telaio, cioè la cornice visibile dell’infisso, formato da una parte fissa, che sostiene l’intera
struttura della finestra, e una parte mobile, che sostiene le ante.

73. Quali sono i principali tipi di vetro e le loro caratteristiche?

1) VETRO TIRATO: ha ondulazioni dovute al passaggio della massa vetrosa tra i rulli;

2) VETRO FLOT(cristallo):ha le facce piane parallele e con doti di brillantezza e luminosità;

3) VETRI COLORATI E LAMINATI: ottenuti per colata e laminazione;

4) ATERMICI E RIFLETTENTI: intercettano e limitano la penetrazione del calore e della luce


solare;

5) CRISTALLI ATERMICI TEMPERATI: come il 4° ma con il processo di Tempra, una vera


precompressione che lo rende in grado di assorbire gli sforzi di trazione determinati
dallo choc termico (quando il vetro si riscalda al centro e i bordi incastrati rimangono
freddi e causa la rottura nei vetri atermici non temperati);

6) VETRI STRATIFICATI o ACCOPPIATI: composti da più strati uniti da un film di materiale


plastico (questo tipo di vetro garantisce un ottimo isolamento acustico);

7) VETRO CAMERA: 2 lastre separate da un distanziatore di alluminio, contenente un sale


disidratato che forma una camera in cui viene inserita aria secca o gas inerte. Il tutto
viene sigillato e avrà delle ottime prestazioni termo-acustiche;

8) VETRI BASSO EMISSIVI: rivestiti di ossidi metallici che, una volta depositati sul vetro, ne
rafforzano le proprietà di isolamento termico. Essi riducono gli scambi termici per
irraggiamento e per conduzione (contatto con l’aria). Hanno però il problema del
raffrescamento estivo, a cui si può avviare con elementi schermanti esterni (frangisole,
tende, veneziane);

9) VETRI SELETTIVI: controllano i raggi solari in modo da diminuire la trasmissione del


calore emesso all’interno degli ambienti, sono caratterizzati da un rivestimento di
ossido metallico selettivo sul vetro.

74. Pavimentazione interna e esterna?

Le pavimentazioni da interno devono conferire alle pareti interne il grado di finitura e


decorazione richiesto e devono essere resistenti alle aggressioni chimiche dei prodotti per
la pulizia. Si dividono in :

- pavimentazioni realizzate con semilavorati(materiale lapideo, ceramica, legno, moquette)

- Pavimentazioni gettate in opera (rivestimenti resinosi, cementi);

- Pavimentazioni con tecniche tradizionali ( alla veneziana, palladiane, mosaici).


Le pavimentazioni da esterno devono essere caratterizzate da proprietà tali da renderle
insensibili al gelo e avere proprietà antiscivolo e resistenti all’usura e sono scelti in base
alle caratteristiche dell’edificio, alle aggressioni atmosferiche e esigenze a carattere
estetico. Si dividono in:

- pavimentazioni di lastre e piastrelle (beda, porfidi, clinker);

- Pavimentazioni di cubetti (porfidi);

- Pavimentazioni di masselli di cls.

75. Quali tipi di impianti sono indispensabili per un edificio?

impianto elettrico; 

impianto idraulico; 

impianto di riscaldamento (gas) e raffrescamento (impianto di condizionamento); 

trattamento dei rifiuti; 

impianto antincendio; 

raccolta e trattamento acque reflue.

76. Cosa si intende per impianto idrico, elettrico, gas e delle acque reflue? 

L’impianto idrico è quello che consente la distribuzione dell’acqua all’interno
dell’abitazione nei bagni e nella cucina; l'impianto elettrico collega i conduttori al quadro
elettrico e all’ente distributore al fine di utilizzare l’elettricità all’interno dell'abitazione;
l'impianto del gas consente di portare il gas all’interno della cucina per uso domestico;
l’impianto delle acque reflue consente di smaltire le acque nere, grigie e bianche dalla
cucina e dai bagni.

77. Tipologia di impianti di sollevamento.

ascensori; 

montacarichi; 

piattaforme elevatrici; 

scale mobili; piani inclinati mobili; 

montascale.

78. Differenza tra ascensore con funzionamento oleodinamico ed elettrico.

Funzionamento oleodinamico: l’ascensore si sposta attraverso un pistone a cannocchiale


mosso dalla pressione del fluido in esso contenuto e generato da una pompa.
Funzionamento elettrico: l’ascensore si sposta attraverso delle funi dotate di un
contrappeso e movimentate da un motore elettrico.

79. Cos’è il vano corsa?

È lo spazio in cui si muove verticalmente la cabina dell’ascensore e che contiene tutti i


meccanismi per il suo funzionamento.
80. Quali sono gli elementi costruttivi di un impianto elettrico?

quadro elettrico; 

conduttori, tubi protettivi e cassette di derivazione; 

apparecchi di comando e punti di utilizzazione; 

impianto di messa a terra.

81. Qual è la potenza per gli impianti di civile abitazione?

La potenza per gli impianti di una civile abitazione si aggira intorno ai 3 kW.

82. Possono essere immessi nella fognatura comunale qualsiasi tipo di scarichi?

No, non devono essere scarichi inquinanti per esempio derivanti da attività industriali. Gli
scarichi particolarmente inquinanti vanno trattati e successivamente immessi in fognatura,
Oppure smaltiti con procedure apposite.

83. Che differenza passa tra una fossa biologica e un pozzo nero a tenuta?

La fossa biologica è una fossa interrata in cui si accumulano le acque nere e grigie senza
dover disporre di operazioni di depurazione, presenta due tubi, uno di entrata e uno di
uscita. Il pozzo nero è un serbatoio a tenuta stagna che deve essere regolarmente
svuotato.

84. Cos’è un pozzetto a dispersione?

Sono pozzi che hanno la funzione di disperdere le acque meteoriche nel terreno.

85. Cos’è la braga?

È un elemento di tubazione di scarico avente tre porte.

86. Cos’è un pozzetto sifonato?

I l Po z z e t t o s i f o n a t o p e r m e t t e d i
raccogliere eventuale materiale solido
all’interno del sifone. Questo può essere
facilmente smontato e pulito in modo da
evitare intasamenti. Inoltre Il sifone rimane
pieno d’acqua creando una barriera alla
risalita di odori dalla fornitura.
87. Cos’è la fossa settica tipo Imhoff?

La Fossa settica Imhoff viene utilizzata per il


trattamento delle acque nere in assenza della
fognatura. Le acque di scarico entrano nella
vasca che separa le parti solide dalle parti
liquide, attraverso processi di sedimentazione e
digestione delle sostanze solide vengono
trattenute all’interno della fossa che andrà
periodicamente pulita. L’acqua ripulita verrà poi
dispersa nel terreno.

88. Cos’è il sifone - Firenze?

Il Sifone Firenze è un tipo di sifone solitamente utilizzato


nel collegamento dei pluviali con la fognatura, questo
permette di ispezionare il collegamento ed eventualmente
pulire i materiali depositati ed evita la risalita di cattivi odori
dalla fognatura.

89. Come è fatta una sezione stradale? Una sezione stradale è composta da diversi
elementi.

Partendo dal basso: uno strato


di terra compattata, una base di
ghiaia stabilizzata con bitume,
un conglomerato bituminoso
più fine denominato blinder e
infine il tappeto di usura
realizzato con un conglomerato
bituminoso chiuso.
90. Cos’è il tessuto non tessuto e perché si utilizza?

Il tessuto non tessuto è un materiale che viene utilizzato in diverse applicazioni. Il suo
principale utilizzo è come strato separatore. Viene per esempio utilizzato a protezione di
guaine impermeabilizzanti o come separatore di diversi strati di terreno.

91. Come avviene lo smaltimento delle acque meteoriche?

Lo smaltimento delle acque meteoriche avviene attraverso un sistema di raccolta che


convogli l’acqua all’interno di tubazioni che permettono di convogliare l’acqua meteorica
alla fognatura a impianti di trattamento o a vasche di raccolta. In un tetto inclinato per
esempio l’acqua viene raccolta attraverso le grondaie che convogliano l’acqua nei pluviali
che a loro volta porteranno l’acqua a terra. In un piazzale invece l’acqua viene raccolta
attraverso caditoie o canaline installate direttamente all’interno della pavimentazione.

92. Che cos’è un pozzetto di prima pioggia?

Un pozzetto di prima pioggia permette di separare la pioggia che cade nei primi minuti di
una precipitazione dalla successiva. La prima pioggia infatti è la più inquinata perché lava
le superfici dagli inquinanti che si sono accumulati, separando la prima pioggia più
inquinata è possibile ridurre al minimo il funzionamento degli impianti di depurazione.

93. Che sezione hanno generalmente le tubazioni di scarico delle acque bianche e i
discendenti pluviali? I pluviali solitamente hanno un diametro di 100 mm.

94. Che cosa alimenta l’impianto di distribuzione del gas?

L’impianto di distribuzione gas in ambito domestico alimenta fornelli per la cucina o


caldaie a gas. In ambiti industriali può alimentare anche macchinari o impianti speciali.

95. Schematicamente come si può riepilogare un impianto per il gas?

Un impianto gas può essere così riepilogato: Rete di distribuzione, contatore, valvola di
chiusura generale, tubazione fino
all’utilizzatore (Fornello o caldaia),
prima dell’apparecchio da alimentare
viene installata una valvola di chiusura
per scollegare il singolo apparecchio.

Sulla tubazione di alimentazione


principale può essere installata
un’elettrovalvola comandata da
r i v e l at o re g a s c h e i n t e r ro m p e
automaticamente il gas in caso si
verifichi una perdita.
96. È obbligatorio il certificato di conformità per l'installazione di un nuovo apparecchio a
gas?

Si, per ogni nuovo impianto gas è necessaria una dichiarazione di conformità dell’impianto
alla regola dell’arte secondo il decreto ministeriale n.37 del 22/01/2008

97. Caratteristiche dell’impianto di riscaldamento.

Un impianto di riscaldamento è composto da un generatore che produce calore (caldaia,


pannelli solari, geotermico, pompa di calore, ecc.) e da elementi che diffondono il calore
negli ambienti (radiatori, ventil- convettori, pavimenti radianti, ecc), inoltre è presente un
sistema di regolazione che permette di controllare la temperatura degli ambienti riscaldati.

98. In base alle norme vigenti quale potenza massima può avere una caldaia da
riscaldamento per essere installata senza il preventivo nulla osta dei VV.F.?

Il generatore di calore se è a gas deve avere una potenzialità inferiore a 116 kW per non
essere soggetto al controllo dei VV.F. Sopra i 116 kW rientra nell’ attività 74 (Impianti per la
produzione di calore alimentati a combustibile solido, liquido o gassoso). Con potenzialità
superiori a 35 kW e inferiori a 116 kW è comunque necessario rispettare la regola tecnica
ma non si è soggetti al controllo dei VV.F. Inoltre con potenzialità superiori a 116 kW e
inferiori a 350 kW è sufficiente la SCIA VV.F mentre per potenzialità superiori a 350 kW è
necessario l’esame progetto, che deve essere approvato dal comando VV.F. e
successivamente deve essere presentata la SCIA VV.F.

99. Come può essere la distribuzione di un impianto centralizzato?

L’impianto di riscaldamento
centralizzato prevede un
generatore di calore comune a più
unità abitative. La distribuzione
avviene attraverso colonne
montanti solitamente in cui scorre
l’acqua riscaldata che andrà poi ad
alimentare gli elementi radianti
dei singoli alloggi. I nuovi impianti
di riscaldamento prevedono un
t e r m o s t at o a l l ’ i n t e r n o d e l l a
singola unità abitativa così da
poter regolare la temperatura
secondo le proprie esigenze.
100. Cos'è la caldaia a condensazione?

La caldaia a condensazione è una caldaia che permette di recuperare il calore latente


contenuto nei fumi di scarico che in una normale caldaia andrebbero dispersi in
atmosfera. Questo permette una maggior efficienza del sistema

101. La caldaia può in contemporanea produrre acqua calda sanitaria e acqua calda per il
circuito di riscaldamento?

Si, una caldaia può produrre sia acqua calda sanitaria che acqua calda per il
riscaldamento. Però una caldaia classica con impianto standard non può produrre
contemporaneamente acqua calda per due circuiti nello stesso momento. È possibile
produrre acqua calda per più circuiti contemporaneamente con impianti particolari
attraverso scambiatori di calore.

102. Dove si posizionano i radiatori del riscaldamento al fine di una ottimizzazione della
resa?

In passato i radiatori erano posizionati sotto le finestre per compensare lo scarso


isolamento di quest’ ultime, questo permetteva di compensare la sensazione di freddo che
si avvertiva in prossimità delle finestre. Questo però comporta un maggior dispendio di
energia in quanto parte del calore viene disperso all’esterno. Le case moderne con alti
livelli di isolamento permettono di posizionare i radiatori quasi in ogni posizione, è
comunque meglio posizionarli in pareti che non affacciano verso l’esterno per ridurre al
minimo la dispersione di calore verso l’esterno.

103. Dove si fanno passare normalmente i tubi dell’impianto di riscaldamento?

Solitamente le tubazioni del riscaldamento passano a parete o nel massetto, nei


condomini con impianti centralizzati si possono trovare cavedi in cui passano le tubazioni
del riscaldamento.

104. Cosa sono e Quali sono i vantaggi offerti dagli impianti a pannelli?

Un impianto fotovoltaico è un vero e proprio impianto elettrico formato dall’unione di vari


moduli fotovoltaici che sfruttano l’energia solare per generare energia elettrica.L’energia
viene quindi prodotta sfruttando l’azione dell’effetto fotovoltaico, generato attraverso
l’utilizzo di materiali che sono sensibili alla luce del sole (ad esempio, il silicio) e che, in
seguito a processi fisici, trasformano l’energia solare in energia elettrica. Già da questa
breve spiegazione si può intuire che l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici sia non
solo energia pulita, ma anche rinnovabile (energia green). Altri vantaggi sono il Risparmio
Economico, aumento del valore delle strutture dotate di pannelli solar e in più gli impianti
a pannelli radianti permettono di utilizzare una temperatura del liquido inferiore in quanto
aumenta la superficie radiante è quindi è sufficiente una temperatura inferiore per portare
l’ambiente ad una temperatura adeguata.
105. Caratteristiche di un impianto di condizionamento.

L’impianto di condizionamento può essere di diversi tipi: a pannelli radianti in cui circola
acqua fredda o ad aria in cui viene immessa aria fredda.

L’impianto ad aria prevede una pompa di calore che raffredda l’aria ed immette in
ambiente aria fresca mediante un ventilatore. Nell’impianto a pannelli radianti il liquido
contenuto nei pannelli viene raffreddato da un impianto frigorifero, i pannelli irradiano poi
l’ambiente rinfrescando l’aria.

106. Cosa si intende per scavo a sezione obbligata o scavo ristretto o a sezione ristretta?

Uno scavo a sezione ristretta o obbligata è un tipo di scavo che permette di creare nel
terreno un vuoto per permettere la realizzazione di fondazioni, plinti, canalizzazioni o fossi.
Nello scavo a sezione obbligata solitamente il fondo dello scavo non è raggiungibile con
mezzi quindi l’escavatore rimane al piano 0 e il materiale scavato viene caricato al piano 0
e non sul fondo dello scavo.

107. Cosa è l’acciaio corten?

L’acciaio corten è un particolare tipo di acciaio che si auto protegge dalla corrosione.
Infatti si crea una patina passivante sullo strato superficiale del materiale, questo permette
di proteggere il materiale dalla corrosione. La patina che si crea su di esso ha un colore ed
un effetto caratteristico che lo contraddistingue da altri acciai.

108. Principi dell’architettura bio-ecologica.

L’architettura bioecologica si occupa principalmente del rapporto tra abitante edificio e


ambiente. L’obiettivo è migliorare il rapporto stesso tra l‘architettura e la vita.

109. Principi di bioarchitettura.

Molti dei principi progettuali alla base della bioarchitettura sono:

- Ottimizzare il Rapporto tra Edificio e Contesto;

- Privilegiare la Qualità della vita e il benessere psico-fisico del fruitore;

- Salvaguardare l’Ecosistema nel quale l’Edificio si inserisce.

- Ottimizzare l’impiego delle Risorse Naturali;

- Ridurre al minimo o annullare completamente le emissioni di sostanze inquinanti o di


gas serra;

- Progettare edifici flessibili e adattabili così che possano essere adattati nel tempo per
esempio con interventi di ampliamento o con cambi di destinazione d'uso;

- Privilegiare l’utilizzo di fonti rinnovabili;


- Utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili, che si rifanno alla cultura e ai materiali
locali.

110. Come sono classificati i sistemi per lo sfruttamento dell’energia solare?

I sistemi per lo sfruttamento sono principalmente divisi in sistemi attivi e sistemi passivi.

111. Cosa sono i sistemi passivi?

I sistemi passivi non richiedono impianti per il loro funzionamento, solitamente questi
sistemi utilizzano elementi dell’edificio per diminuire l’uso di energia. Un esempio sono le
serre solari, gli spazi buffer tra interno ed esterno.

112. Cosa sono i sistemi attivi?

I sistemi attivi prevedono invece l’utilizzo di impianti per il loro funzionamento, per
esempio collettori solari o pannelli fotovoltaici o ancora sistemi di ventilazione meccanica.

113. Cosa si intende con il termine “materiali sostenibili”?

I materiali sostenibili sono materiali che durante tutto il loro ciclo di vita, quindi dalla
produzione allo smaltimento, hanno un basso impatto ambientale. Sono quindi materiali
che richiedono poca energia e limitati prodotti chimici in fase di produzione, che possono
essere facilmente riciclabili alla fine del loro utilizzo.

114. Come si identifica un materiale ecologico e sostenibile?

Esistono diverse certificazioni che caratterizzano i materiali in base al loro impatto


ambientale, solitamente queste classificazioni valutano il “life cycle assessment” del
prodotto ovvero l’impatto dalla produzione fino allo smaltimento. Esistono diversi enti che
assegnano a vari prodotti una classe in base al loro impatto ambientale, per esempio
“Ecolabel” “LEED” “Itaca” ecc.

115. Inclinazione ottimale dei pannelli solari e dei pannelli fotovoltaici

L’esposizione ottimale per pannelli solari e fotovoltaici è l’esposizione Sud con


un’inclinazione, per le nostre latitudini, di 30-35°

116. Dimensionamento dei pannelli solari e dei pannelli fotovoltaici per un’utenza
domestica.

Per dimensionare un impianto fotovoltaico è necessario stimare i consumi degli utilizzatori,


solitamente un impianto da 3,5 kW è sufficiente per una famiglia di 4 persone, solitamente
7-9 mq di pannelli in silicio monocristallino producono 1kW. Mentre per i pannelli in silicio
policristallino servono 8-11 mq per produrre 1 kW. Anche per i pannelli solari è necessario
dimensionare l’impianto in base alle esigenze degli abitanti. Solitamente un impianto
solare con collettore di dimensioni pari a 4-6 mq è sufficiente per un accumulo di 300 l che
è sufficiente per le esigenze di una famiglia di 4 persone.

117. Cosa significa “abitare sostenibile”?

Abitare sostenibile significa vivere in edifici che hanno bassi consumi e che non hanno o
che hanno limitate emissioni di sostanze inquinanti o di gas serra. Il concetto di abitare
sostenibile non si limita all’idea di costruire edifici con materiali ecologici e ad alta
efficienza energetica. Significa anche indagare sulle svariate implicazioni dell’abitare sul
piano ambientale, economico, sociale, gestionale, ecc.  E’ importante che un edificio
garantisca il giusto comfort abitativo, assicurando il benessere fisico e mentale degli
occupanti e la possibilità di fruire agevolmente degli spazi. Allo stesso tempo deve
assicurare il rispetto dell’ecosistema, limitando gli impatti su di esso (emissioni inquinanti,
rifiuti, rumore, ecc.). Deve avere un ridotto fabbisogno energetico, non solo durante l’uso,
ma per tutto il suo ciclo di vita.  Abitare sostenibile significa dunque abitare in maniera
responsabile, assumendo atteggiamenti rispettosi dell’ambiente, utilizzando e gestendo le
risorse a disposizione in modo intelligente.

118. Spiegare con semplici concetti il significato di “sostenibilità”

Per sostenibilità ambientale si intende ridurre al minimo l’impatto delle proprie azioni
sull’ambiente. Esistono altri tipi di sostenibilità, per esempio la sostenibilità economica di
un progetto. Concentrandoci sulla sostenibilità ambientale, il concetto prevede che le
persone adottino comportamenti e abitudini volti a ridurre al minimo l’impatto
sull’ambiente quindi sia a livello di emissioni di sostanze inquinanti o di gas serra sia per
quanto riguarda il consumo di risorse.

119. Cosa significa progettare a emissioni 0?

Significa progettare edifici che non producano emissioni durante il loro funzionamento,
per esempio edifici solamente con alimentazione elettrica senza impianti a gas che
producono emissioni inquinanti.

120. Caratteristiche degli edifici ad energia “0”.

Gli edifici ad energia 0 sono progettati e costruiti per autoprodurre l’energia necessaria al
funzionamento. Il bilancio dell’energia consumata e quella prodotta è quindi pari a 0. La
progettazione e la realizzazione devono quindi prevedere la riduzione dell’energia
necessaria, quindi aumentare gli elementi isolanti per diminuire al minimo le dispersioni
energetiche, inoltre bisogna prevedere impianti per la produzione di energia che
soddisfino il fabbisogno energetico dell’edificio.

121. Le strutture a secco.

Le strutture a secco non prevedono l’utilizzo di elementi umidi che prevedono


maturazione tipo malte o calcestruzzo. Tutti gli elementi sono semplicemente assemblati in
opere per esempio strutture in xlam, strutture in carpenteria metallica o pareti in
cartongesso.

122. Differenze tra strutture a secco e in umido.

Le strutture a secco non prevedono l’utilizzo di malte o elementi gettati in opera. Tutti gli
elementi sono assemblati in opera. Le strutture in umido invece prevedono l’utilizzo di
malte o calcestruzzo elementi che devono quindi maturare per raggiungere le loro
caratteristiche meccaniche finali.

123. Muratura portante e terremoti.

Per quanto riguarda il comportamento delle murature portanti al sisma bisogna fare una
distinzione tra edifici in muratura storici e edifici recenti. Oggi infatti esistono tecnologie
per costruire edifici in muratura portante perfettamente rispondenti alle normative
antisismiche più stringenti. Ovviamente devono essere utilizzati tutta una serie di
accorgimenti, solitamente gli edifici in muratura portante devono prevedere una legatura
mediante armatura di tutta la muratura. Esistono varie tecniche e vari approcci ma in linea
generale è possibile costruire oggi un edificio antisismico in muratura portante. Gli edifici
storici in muratura portante invece presentano maggiori problemi. Le murature infatti
resistono bene nel proprio piano ma hanno una cattiva resistenza in direzione ortogonale
ad esso, per questo bisogna avere un effetto “scatola” così da avere una resistenza su tutti
e 4 i lati, cosa non sempre presente negli edifici storici. Inoltre altro problema delle
murature portanti storiche è che non sempre sono correttamente legate agli angoli e
quindi l’effetto scatola rigida viene a mancare in caso di terremoto permettendo alle
murature di dividersi le une dalle altre facilitando il ribaltamento delle stesse. Inoltre un
problema degli edifici storici è che spesso le murature sono sovraccaricate da cordoli o
tetti in cemento armato mal legati alla muratura che pur resistendo alle sollecitazioni
sismiche gravano sulla muratura portandola al collasso.

124. Protocollo di Kyoto.

Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale entrato in vigore nel 2005. Il protocollo


prevede la riduzione delle emissioni inquinanti e in particolare dei gas serra al fine di
limitare il surriscaldamento globale

125. Cos'è il teleriscaldamento?

Il teleriscaldamento è una rete di riscaldamento cittadina. Il teleriscaldamento prevede una


centrale in cui viene riscaldato un fluido, solitamente queste centrali sono impianti ad alta
efficienza o in alcuni casi attività che producono grandi quantità di calore che
diversamente verrebbero disperse, per esempio impianti di termovalorizzazione dei rifiuti.
Le centrali riscaldano un fluido che attraverso tubazioni sotterranee raggiunge gli
utilizzatori finali (Condomini, case, scuole, ecc.) qui grazie ad uno scambiatore di il calore
viene poi distribuito nelle singole unità. Sostanzialmente vengono eliminate tanti singoli
impianti termici e si crea una rete di riscaldamento cittadina. Questo permette una
maggiore efficienza in termini di emissioni di inquinanti.

URBANISTICA, EDILIZIA, NORMATIVA SPECIFICA

1. Cosa si intende con il termine “urbanistica”?

L'urbanistica è la disciplina che studia gli insediamenti sul territorio e che ne regolamenta
lo sviluppo e le trasformazioni, approfondendo le parti analitico- interpretative dei
processi di accrescimento insediativo, le proposte di controllo, regolamentazione e la
conoscenza dei meccanismi di intervento e dei processi decisionali.

2. Cosa si intende per “Analisi urbanistiche”?

Sono le analisi degli elementi che caratterizzano il più razionale assetto insediativo del
territorio e la forma dell'aggregato edilizio più idoneo alla vita comune. Queste analisi
esplicitano un quadro generale delle problematiche presenti sul territorio e che,
costituiscono un punto di partenza per orientare le scelte di trasformazione e gestione
della città. I risultati di queste analisi vengono riportate in norme giuridiche necessarie a
tutti coloro che operano nel complesso procedimento di formazione e attuazione degli
strumenti urbanistici.

3. Cosa si intende con il termine “pianificazione territoriale”?

È la disciplina che governa l'utilizzo del territorio e organizza lo sviluppo delle attività
antropiche svolte su di esso. Questa disciplina coinvolge gli aspetti architettonici,
ingegneristici e produttivi di un'area.

4. Differenze concettuali tra “urbanistica” e “pianificazione”.

L'urbanistica riguarda la realizzazione concreta e più efficace di un centro abitato,


complesso residenziale, produttivo o di altro genere in un determinato territorio; la
pianificazione invece regola l'utilizzo del territorio e le attività svolte al suo interno.

5. Qual è la prima legge italiana che contiene elementi di disciplina urbanistica?

La prima legge italiana che contiene elementi di disciplina urbanistica è la legge n° 2359
del 25 Giugno 1865.

6. Cosa dice la legge 2359 del 1865?

La legge 2359/1865 prevedeva, per i comuni con almeno 10.000 abitanti, la redazione di
un piano regolatore del nucleo urbano esistente che fornisse delle linee guida da seguire
durante la realizzazione di costruzioni e ricostruzioni, inoltre obbligava alla cessione
immediata al comune del terreno necessario alla costruzione delle strade pubbliche
previste dal piano di ampliamento.
7. Quali sono le prime città italiane a dotarsi di un P.R.G.?

Le prime città a dotarsi di un piano urbanistico sono state Napoli e Palermo (1885-1894)
ed erano per lo più piani parziali di risanamento; seguirono Milano e Bologna nel 1889 e
Torino nel 1908.

I primi PRG sono invece di Bologna (1919), Catania (1923), Palermo (1925), Ancona (1929),
Roma (1931).

8. Quali e quanti macro-periodi possono essere distinti in Italia nello sviluppo


urbanistico- edilizio?

In Italia possono essere riconosciuti circa 5 periodi, che non devono essere considerati
come singoli periodi differenti e indipendenti l’uno dall’altro, ma come una serie di eventi
e conseguenze concatenati che hanno portato alla legislazione urbanistica vigente nel
nostro paese. I periodi individuati sono i seguenti:

1. Il periodo successivo alla Rivoluzione industriale: grandi masse di popolazione si


concentrano nei primi anni dell’800 attorno ai luoghi del lavoro. Le condizioni
malsane della vita in periferia, le case ammassate, le baracche e la mancanza di ogni
servizio hanno dato inizio ad una serie di provvedimenti che hanno avuto grande
ripercussioni anche nell’urbanistica, come la creazione di regolamenti di igiene e
regolamenti edilizi. 


2. Il periodo compreso tra il 1870-1914: nell’Europa occidentale le città assumono le


caratteristiche delle metropoli; inoltre si forma la struttura urbana in cui ancora oggi
viviamo, infatti si creano i primi grandi parchi urbani, le reti di trasporto urbano e
metropolitano e i più importanti impianti tecnici a rete. In questo periodo si
affermano i principi dello “zoning mono funzionale”, in contraddizione con gli obiettivi
di sviluppo della città adottati nel 1900, lo zoning ha infatti causato la nascita dei
quartieri ghetto caratterizzati da una totale mancanza di caratteristiche funzionali. Da
ricordare sono anche i primi piani urbanistici e piani regolatori delle principali città
italiane (vedi risp. 6-7).

3. Il periodo tra due guerre mondiali: periodo in cui vengono attuati tutta una serie di
piani che avevano come obiettivo lo sfruttamento delle aree fabbricabili, a Roma e
Milano vengono approvati dei regolamenti edilizi (regolamenti d’ornato) per
l’innalzamento delle densità edilizie nelle zone di ricostruzione. Il regime fascista
redige un programma di nuove città e borghi che forniscono casa e terra da coltivare
alla classe proletaria. Gran parte della cultura urbanistica vigente in questo periodo fa
riferimento alla cultura razionalista e al concetto dell’existens minimun.
4. Il periodo della Seconda Guerra Mondiale: durante la guerra il Professor Testa redige
un testo di legge molto simile ai modelli stranieri più riformisti. Il risultato dell’iter
parlamentare è legge 1150/1942, molto avanzata sia giuridicamente che
tecnicamente, venne però applicata solo a partire dal decennio successivo.

5. il periodo dalla Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi: dagli anni Settanta si pone
l’attenzione sulle dinamiche della trasformazione territoriale ad ampia scala utile alla
pianificazione del territorio integrando e/o sostituendo la sola urbanistica. La
moderna cultura sulla pianificazione in Italia fa riferimento ai concetti maturati negli
ultimi decenni, sia a scala internazionale che nazionale; tutto ciò ha infatti portato a
norme specifiche inerenti l’impatto ambientale integrando l’approccio alla
pianificazione. Da ricordare è la prima Convenzione Europea del paesaggio
(Strasburgo, Ottobre 2000) dedicato al paesaggio europeo valutato nel suo insieme,
integrando sia i paesaggi considerati eccezionali che quelli più degradati. Questa
convenzione è entrata in vigore in Italia nel 2006.

9. Qual è la legge urbanistica fondamentale?

La legge urbanistica fondamentale è la legge 1150/1942.

10. Quali sono i principi basilari della legge 1150 del 1942?

La legge 1150/1942 si rifà a leggi straniere e regola interventi che vanno dalla
pianificazione a scala territoriale, al singolo intervento autorizzato in base al regolamento
edilizio.

11. Cosa è un comparto edilizio?

È un'unità fabbricabile con particolari modalità di costruzione, la sua funzione è


perequativa, ossia ha lo scopo di suddividere tra i proprietari i vantaggi e gli svantaggi
correlati all'attuazione di un piano esecutivo sull'area.

12. Differenze o rapporti tra le seguenti leggi: 1150/1942, 167/1962, 765/1967, 10/1977,
457/1978.

La legge 1150/1942 introduce un riordino in materia di pianificazione urbanistica, in


particolare affida ai comuni il compito di redigere i piani regolatori o i piani di
fabbricazione, introduce inoltre il piano territoriale di coordinamento per coordinare lo
sviluppo di grandi aree.

La legge 167/1962 promuove invece lo sviluppo dell’edilizia economica e popolare.

La legge 765/1967 più nota come legge “Ponte” introduce modifiche alla legge
urbanistica del 42 obbligando i comuni a dotarsi di PRG, molti comuni infatti ne erano
ancora sprovvisti, si cerca di porre rimedio allo sviluppo edilizio incontrollato limitando
l’edificazione. Infine prevede il la partecipazione del privato, che vuole realizzare una
nuova costruzione, alle spese di urbanizzazione che prima erano completamente a carico
dei comuni.

Infine la legge 457/1978 prevede un piano decennale per l’edilizia sovvenzionata e


convenzionata

13. Cosa introduce la legge 167 del 1962?

La legge 167/1962 introduce il PEEP, ossia il Piano Edilizia Economica e Popolare; è un


piano finalizzato all'acquisizione di aree per l'edificazione di complessi di edilizia
economica di carattere pubblico (edilizia agevolata ed edilizia sovvenzionata).

14. Quali sono le principali norme che si sono occupate dell’edilizia residenziale
pubblica?

L. 167/62_ PEEP e Piani di Zona: Acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica
popolare. I comuni con una popolazione maggiore di 50.000 ab. Sono obbligati a
predisporre un piano di zona da destinare ad alloggi di carattere economico e popolare
con annessi i relativi servizi. Le aree destinate a questo tipo di intervento non devono
essere né inferiori al 40%, né superiori al 70% di quelle necessarie a soddisfare il
fabbisogno complessivo di edilizia abitativa nel periodo considerato.

L. 847/64: legge che autorizza i comuni, e i loro consorzi, a contrarre mutui per
l'acquisizione delle aree per la realizzazione di case economiche e popolari, e delle
relative opere di urbanizzazione.

L. 865/71: il PEEP viene trasformato in ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) e stabilisce le


modalità di finanziamento ai comuni su scala nazionale attraverso il CER (Comitato Edilizia
Residenziale), che ha il compito di gestire i fondi stanziati dallo Stato a favore di enti
pubblici per interventi di Edilizia Economica e Popolare.

L. 247/74: Norme per "Accelerare i Programmi di Edilizia Residenziale".

L. 513/77: Norme tecniche per l'Edilizia Residenziale Pubblica, prescrizioni in merito a:


Altezza virtuale degli edifici; 

Altezza netta dei vani abitativi; 

Superficie utile degli alloggi (da min. 45 mq a max. 110 mq); 

Il 30% delle abitazioni deve consentire la rotazione giovani-anziani; 

Tipologie edilizie; 

Moduli strutturali; 

Canone minimo di locazione.
L. 457/78 Norme per l'edilizia residenziale _ PdR: modifica a 95 mq utili per il taglio
massimo degli alloggi per l'edilizia residenziale pubblica e definisce le norme generali per
il recupero del patrimonio edilizio esistente;

L. 179/92: modifica alla L. 457/78; le regioni possono riservare una quota di fondi per
l’edilizia agevolata e sovvenzionata da destinare alla realizzazione di interventi utili alla
risoluzione dei problemi legati alle abitazioni per particolari categorie sociali.

15. Come è usualmente definita la legge 765 del 1967? 



La L. 765/1967 viene usualmente definita Legge Ponte.

16. Quale legge è definita usualmente legge Ponte e perché? 



La legge 765/1967 viene definita usualmente “Ponte” perchè doveva essere una legge di
transizione verso una nuova riforma.

17. Quali sono gli elementi fondamentali della legge 765 del 1967? 

La legge 765/67 aveva tre obiettivi fondamentali:

- avviare un’estesa applicazione dei piani urbanistici e garantirne il rispetto;

- porre fine allo sviluppo edilizio incontrollato;

- ottenere la partecipazione da parte dei privati alle spese di urbanizzazione.

18. Principi introdotti dal d.m. 1444 del 1968. 



Il D.M. 1444/1968 introduce: GLI STANDARD URBANISTICI

La definizione di Zone Territoriali Omogenee; 



I rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali, e agli spazi pubblici
o riservati ad attività collettive, parcheggi e verde pubblico (definiti anche in base alle zone 

omogenee); 

i rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti produttivi, e agli spazi pubblici o
riservati ad attività collettive, parcheggi e verde pubblico (definiti anche in base alle zone
omogenee); 

Limiti riguardanti la densità edilizia, l’altezza degli edifici e la distanza tra i fabbricati.

19. Cosa sono gli standard urbanistici? 



Gli standard urbanistici indicano i massimi rapporti tra le aree destinate agli insediamenti e
gli spazi pubblici ad essi dedicati, quali: spazi per attività collettive, edilizia scolastica,
verde pubblico e parcheggi residenziali. Per quanto riguarda gli insediamenti produttivi e
commerciali gli standard urbanistici fanno riferimento alle aree verdi e i parcheggi.

20. Qual è la funzione degli standard urbanistici? 



Gli standard urbanistici hanno il compito di assicurare per ogni abitante la dotazione
minima di 18 mq di servizi che possono variare a seconda della posizione dell’area in
progetto (ad esempio 15 mq/ab. di servizi se si interviene vicino laghi, coste, ...) o a
seconda della grandezza del comune in cui si progetta (per i comuni con un numero di
abitanti minore di 10.000 le aree dedicate ai servizi devono essere di 12,5 mq/ab.)

18mq/ab: 9mq/ab verde pubbl + 2.5mq/ab parch pubbl + 2mq/ab servizi quartiere +
4.5mq/ab servizi istruzione.

21. Cosa si intende per standard generali e standard speciali? 



Gli standard urbanistici generali sono gli standard validi su tutto il territorio nazionale e
possono essere di tre tipi:

- per i comuni non dotati di Programma di fabbricazione o del PRG (suddivisione del
territorio in tre aree per distinguere il centro storico, le zone a scopo residenziale e le
zone per gli insediamenti produttivi, ad ogni area vengono assegnate differenti
limitazioni sulla sup. coperta, altezza, volume e distanze);

- per i comuni dotati di Programma di Fabbricazione o del PRG (limiti volumetrici e limiti
d’altezza);

- per i Piani Particolareggiati. e dell’area in cui sono collocati nel suo insieme; in questo
piano vengono distinte le parti recuperabili e non da sottoporre a ristrutturazione
edilizia.

Gli standard urb. speciali sono quelli differenziati a seconda del tipo di zona in cui è
suddiviso il territorio, sono stabiliti dal DM 1444/68 e riguardano la densità edilizia,
l’altezza dei fabbricati, i rapporti massimi, la distanza tra i fabbricati e le differenti distanze
dalle strade.

22. Nella formazione degli strumenti urbanistici, ai fini dell’osservanza degli standard
urbanistici negli insediamenti residenziali, per ogni abitante, quanti metri cubi e mq
occorre considerare?

Bisogna considerare 80 mc ad abitante maggiorati se necessario di una quota non


superiore a 20 mc per le destinazioni non strettamente residenziali, ma comunque
connessi alle residenze (30 mq = 25 abitante + 5 altre destinazioni)

23. Cosa prevede la legge 10 del 1977, detta anche legge Bucalossi?

Norme in materia di edificabilità dei suoli, questa legge stabilisce che il diritto
all’edificazione non è connesso alla proprietà del suolo, bensì spetta all’amministrazione
pubblica concederlo a fronte del pagamento di una tassa (oneri di concessione) calcolata
in percentuale sul totale del costo di costruzione. La concessione dura 3 anni, nel caso in
cui l’opera non venisse terminata entro i 3 anni la concessione deve essere nuovamente
richiesta e gli oneri nuovamente ripagati. I lavori devono iniziare entro 1 anno dal rilascio
della concessione; in via straordinaria gli oneri possono essere tradotti in opere di
interesse pubblico.

24. Cosa prevede la legge 457 del 1978?

La legge 457/1978, Norme per l'edilizia residenziale, questa legge in particolare si occupa
del recupero urbano dei centri storici attraverso la redazione dei Piani di Recupero,
previsto in caso di particolari esigenze di recupero urbanistico e/o edilizio e di iniziativa sia
pubblica che privata. Il PdR prevede un’accurata analisi dei singoli edifici e dell’area in cui
sono collocati nel suo insieme; in questo piano vengono distinte le parti recuperabili e non
da sottoporre a ristrutturazione edilizia.

25. Quante leggi sul condono edilizio sono state promulgate in Italia?

Le leggi promulgate in Italia sul Condono edilizio sono 3:

L.47/1985_ Primo condono edilizio; 



L.724/1994_ Secondo condono edilizio; 

L. 326/2003_ Terzo condono edilizio.

26. Cosa prevedono le leggi 47 del 1985, 724 del 1994 e legge 326 del 2004?

La L.47/85 prevede:

ottenimento di una mappa dell’edificato mediante fotogrammetria; 



il pagamento al comune di quella parte di entrate che al momento dell’abuso non sono 

state pagate; 

mettere ordine alla documentazione catastale; 

classificare gli abusi secondo il regime urbanistico vigente al momento dell’abuso; se 

l’abuso è recente la sanzione da pagare sarà più alta.

La L. 724/94 prevede che le opere ultimate entro il 31/12/93 sono sanabili nel caso in cui
non superino i 750 mc o il 30% dell’opera legittima ultimata; possono essere sanate anche
grandi opere mediante la presentazione di più domande da differenti soggetti. Il termine
di presentazione della domanda è il 31/03/95.

La L. 326/2003 prevede:

doppio limite di volumetria da sanare per le nuove costruzioni, 750 mc per domanda,
3.000 mc per edificio; 

il 30% della volumetria originaria o 750 mc per gli ampliamenti; 

esclusione della sanatoria per opere realizzate sul demanio marittimo, lacuale o fluviale; 

termine al 31/03/2004 per la presentazione della domanda di sanatoria; 

termine al 31/03/2003 per la data di ultimazione dei lavori. 

27. Cosa sono gli abusi edilizi?

Gli abusi edilizi sono interventi realizzati in assenza o difformità di una preventiva
autorizzazione.

28. Tipologie di abusi edilizi previsti dalla l. 47/85.

Opere realizzate senza concessione e totalmente abusive; 



Opere realizzate senza concessione ma conformi alle norme urbanistiche vigenti; 

Opere realizzate senza concessione ma conformi alle norme urbanistiche vigenti al
momento dell’abuso; 

Opere di ristrutturazione e cambio di destinazione d’uso; 

Opere di restauro e risanamento conservativo; 

Opere di restauro e risanamento conservativo in zona A; 

Opere di manutenzione straordinaria; 

Opere realizzate su aree demaniali o vincolate.

29. Cosa prevede la legge 122/89 detta Tognoli?

La legge Tognoli prevede la realizzazione di 1 mq di parcheggio ogni 10 mc di volume


residenziale. Con la legge Tognoli viene istituito il Piano Urbano Parcheggi e il concetto di
parcheggio pertinenziale alla residenza.

30. Qual è il significato di pertinenza per un’opera edilizia?

Un’opera di “pertinenza” è un’opera legata da un rapporto di strumentalità e


complementarietà rispetto alla costruzione principale. Essa non può essere utilizzata
autonomamente ed è caratterizzata da dimensioni modeste o comunque rapportate al
carattere di accessorietà.

31. Riguardo a cosa la legge Tognoli sostituisce la 765/1967 e la 1150/1942?

La legge Tognoli cambia i parametri per il dimensionamento dei parcheggi, da 1 mq ogni


20 mc di volume residenziale si passa a 1 mq ogni 10 mc.

32. Cosa sono i programmi complessi?

Negli anni ‘80 estese porzioni di territorio perdono la loro funzione e rimangono
inutilizzate o abbandonate. Gli interventi su queste aree sarebbero stati eccessivamente
costosi e poco remunerativi, inoltre avrebbero comportato varianti al PRG, nato sulla base
della Legge nazionale 1150/1942 che precisava che la destinazione d’uso era impressa ai
suoli (zonizzazione). Negli anni ‘90 la crescita delle “Città nelle città” ha evidenziato il
bisogno di investimenti di natura privata, oltreché pubblica. Nascono così i programmi
complessi, strumenti prima nazionali, poi regionali che si collocano a metà strada tra un
piano urbanistico tradizionale e un progetto edilizio.
Le caratteristiche principali dei programmi complessi sono:

durata breve; 

previsioni fattibili grazie a risorse pubbliche e private; 

ricorso al consenso delle varie parti in luogo dell’imposizione nei confronti della proprietà
privata; 

superamento della “mono funzionalità” dei luoghi; 

partecipazione tra pubblico e privato; 

esclusione dall’esproprio; 

impiego su aree già urbanizzate ma da riqualificare; 

concertazione attraverso previsioni progettuali fissati tra operatori locali e enti pubblici; 

operare in variante al PRG.

33. Cosa sono i piani paesistici?

Sono piani che hanno la finalità di tutelare e disciplinare le finalità e gli aspetti procedurali
relativi alle “bellezze d’insieme”, l’insieme delle cose immobili aventi valore estetico e
tradizionale, e le bellezze panoramiche. I piani paesistici sono rimasti inapplicati fino alla L.
431/85 o anche detta Legge Galasso.

34. Livelli di pianificazione in Italia.

I livelli di pianificazione in Italia sono 3:

Livello Territoriale;

Livello generale; 

Livello attuativo.

35. Tipologie di piani urbanistici

Piani quadro o territoriali:paesistico, coordinamento, sviluppo industriale, dei parchi,bacin

Piani Regolatori: PRG, PRintercomunali, Programma di Fabbricazione;

Piani Esecutivi e Attuativi: particolareggiato, lottizzazione, di recupero, di zona.

36. Cosa sono i piani quadro?

Il piano quadro è un elaborato che fissa obiettivi e linee guida per definire l’assetto del
territorio senza fissare obblighi precisi. È uno strumento che opera su area vasta (livello
regionale e provinciale). Attraverso i piani quadro si fanno ipotesi a grandi linee su:

mobilità; 

criteri per stabilire le destinazioni d’uso; 

localizzazione impianti di interesse primario; 

criteri di dimensionamento, proporzionamento e normazioni dei piani regolatori e
attuativi; 

direttive urbanistiche per la gestione del territorio; 

vincoli di inedificabilità.

37. Procedura di approvazione di un piano territoriale di coordinamento.

Adozione con delibera della giunta regionale; 



il piano viene trasmesso al Commissario di governo; 

pubblicazione alla segreteria della regione con successiva comunicazione pubblica
all’albo pretorio; 

nel frattempo vengono raccolte le osservazioni degli enti interessati;

vengono formulate controdeduzioni mediante delibera della giunta regionale; 



viene approvato con apposita legge del consiglio regionale, trasmesso al ministero dei
lavori 

pubblici per i controlli e depositato in ogni comune per visione; 

in ultimo viene pubblicato sul bollettino ufficiale della regione divenendo esecutivo.

38. Cos'è un piano territoriale di coordinamento provinciale?

È un piano che stabilisce gli indirizzi per lo sviluppo socio-economico della provincia, in
particolare:

determina le zone e i beni di interesse provinciale da adibire a particolare disciplina; 



include le direttive e/o le prescrizioni e/o i vincoli dei piani di settore; 

assegna le direttive per la stesura dei piani territoriali; 

fornisce indirizzi e criteri da adottare nei comuni; 

fornisce i sistemi di servizi e infrastrutture e per le opere pubbliche provinciali; 

determina prescrizioni e vincoli rispetto ai piani territoriali di settore ai livelli inferiori.

39. Cosa sono le Comunità montane?

Sono aree la cui altezza è superiore agli 800 m sul livello del mare e presentano particolari
caratteristiche morfologiche.

40. In cosa consistono le analisi urbanistiche?

Sono l’insieme di ricerche e analisi specializzate che esplicitano un quadro generale delle
problematiche sul territorio e che forniscono un punto di partenza per le scelte di
trasformazione e gestione della città. Le analisi urbanistiche forniscono elementi di
applicazione concreti alla pianificazione.
41. Tipi di analisi urbanistiche.

analisi urbanistiche ed edilizie; 



analisi della qualità urbana; 

analisi ambientali ed ecologiche; 

analisi della mobilità; 

valutazione del processo di piano; 

dati e informazioni statistiche; 

sintesi e restituzione delle analisi.

42. Cosa è un P.R.G. e che legge lo introduce?

È una tipologia di piano a livello generale che riguarda la totalità del territorio comunale
ed ha lo scopo di organizzare l’assetto comunale complessivo e regolarne le varie parti
secondo principi di corretta funzionalità e qualità formale, ponendosi come obiettivo lo
sviluppo del territorio. Il PRG venne introdotto dalla L. 1150/1942.

43. Quali sono i contenuti essenziali del P.R.G.?

mappa della rete delle infrastrutture e dei relativi impianti; 



la suddivisione del territorio in zone omogenee e le zone destinate all’espansione; 

le aree per edifici pubblici o di uso pubblico, le opere e gli impianti di uso collettivo; 

i vincoli da rispettare; 

le norme tecniche di attuazione.

44. Chi approva un P.R.G.?

Un PRG deve essere approvato dalla Regione.

45. Iter di approvazione di un P.R.G.

Adozione con delibera da parte del consiglio comunale; 



deposito presso la segreteria comunale per 30 giorni; 

nei 30 giorni di deposito e nei successivi 30 giorni si raccolgono le osservazioni e le
opposizioni che vengono elencate in un protocollo; 

le osservazioni e le opposizioni vengono esaminate e sottoposte a controdeduzioni del
consiglio comunale; 

il PRG, corredato da tutte le precedenti osservazioni, viene inviato alla regione; 

gli uffici regionali formulano un parere consultivo obbligatorio; 

la regione approva o respinge il PRG, o può chiedere modifiche; 

se il PRG viene approvato viene data pubblicazione sulla gazzetta ufficiale o sul bollettino
ufficiale della regione. Il PRG entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione. 

46. Quale porzione del territorio comunale è considerata dal P.R.G.?

Il PRG considera la totalità del territorio comunale, sia per aree urbane e extraurbane.

47. Elaborati di un P.R.G.

elaborati preliminari di analisi e inquadramento; 



elaborati progettuali grafici (scala da 1:25.000 a 1:10.000 per il territorio comunale intero
da 1: 5.000 a 1:2.000 per le aree urbane); 

norme tecniche di attuazione (NTA); 

relazione tecnica generale.

48. Durata di un P.R.G.

Il PRG ha durata indeterminata fino a quando non entra in vigore un nuovo PRG o non
subisce una variante.

49. A cosa serve lo zoning?

Lo zoning serve a suddividere il territorio comunale in “zone”, ognuna con una differente
caratteristica a seconda della tipologia di attività presente o insediabile.

50. Programma di Fabbricazione. Quale legge lo introduce e in che cosa consiste?

Il programma di fabbricazione viene introdotto dalla legge 1150/42. Questo programma


veniva imposto ai piccoli comuni sprovvisti di PRG invitandoli alla formulazione di un
regolamento edilizio comunale e un programma versione più “leggera”. 

Il Programma impone le seguenti indicazioni:

51. Programma di Fabbricazione e Regolamento edilizio. Chi li predispone?

Il Programma di Fabbricazione e il Regolamento edilizio vengono predisposti dal consiglio


comune e devono essere approvati dalla Giunta Regionale.

52. Differenze tra un P.R.G. e un Programma di Fabbricazione

Il PdF è una versione ridotta del PRG. Si prendono cura principalmente delle stesse
funzioni ma rimane la differenza che il PdF ha meno formalità, vincoli e non possieda le
stesse caratteristiche tecniche e giuridico-procedurali del PRG.

53. Cosa sono le misure di salvaguardia in materia urbanistico-edilizia?

Sono una serie di misure sviluppate e elaborate con l'obiettivo di regolare e tutelare lo
sviluppo del territorio dopo l'adozione del PRG.
54. L’applicazione delle misure di salvaguardia è uno degli effetti dell’adozione del P.R.G.

Si, le misure di salvaguardia sono uno degli effetti dell'adozione del P.R.G. in quanto
sostiene il passaggio da un piano regolatore all’altro.

55. Per quali piani devono essere previste obbligatoriamente le misure di salvaguardia?

Le misure di salvaguardia sono obbligatoriamente previste per i piani regolatori che


possono compromettere i Piani Territoriali già in atto, che non vengono sovrascritti ma
rimangono in atto anche dopo il nuovo PRG.

56. Cosa sono le varianti al P.R.G.?

Le varianti al PRG sono varianti al piano vigente che possono essere parziali o totali.
Queste varianti non vanno a sostituire il piano preesistente ma vanno a collaborare sui
punti deboli e mancanti. Questa Coesistenza viene regolata dalle misure di salvaguardia.

57. Cosa sono i programmi pluriennali di attuazione (P.P.A.)?

I PPA sono programmi che riguardano specifiche aree del comune, già assoggettate al
PRG, e riguardano opere di urbanizzazione da realizzarsi in un lasso di tempo di 3-5 anni. Il
comune ipotizza e stimola tramite questi piani la realizzazione di opere di edificazione e
spera che privati possano unirsi in consorzio per realizzarle.

58. Iter di approvazione di un P.P.

L'iter di approvazione del PP è:

Redazione del PP; 



Adozione con delibera dal Consiglio Comunale; 

Affissione sull’albo pretorio per 30 giorni consecutivi; 

Raccolta delle osservazioni; 

Esaminazione e controdeduzioni; 

Approvazione regionale.

59. Quali sono i principali piani di attuazione?

I principali piani di attuazione sono:

PP (Piano Particolareggiato) 

PL (Piano di Lottizzazione) 

PEEP (Piano per l'Edilizia Economica Popolare) 

PdR (Piano di Recupero) 

PIP (Piano per gli Insediamenti Produttivi)
60. Elaborati di un Piano particolareggiato P.P. (detto anche piano particolareggiato di
esecuzione P.P.E.).

Stralcio del P.R.G. vigente riferito all'area interessata, scala 1:5000; 



Norme tecniche di attuazione; 

Rappresentazione planimetrica dello stato attuale, scala 1:5000; 

Progetto di piano particolareggiato redatto su mappa catastale, scala 1:500; 

Tavola della lottizzazione delle aree edificabili, scala 1:500; la tavola mostra i singoli lotti e 

specifica per ciascun lotto le potenzialità edificatorie; 

Norme tecniche di attuazione del P.P.; 

Elenco dei terreni da espropriare. Indicazione della superficie, proprietario e le rendite
catastali; 

La 1150/1942 prevedeva anche il piano finanziario con 2 scopi: riportare la stima
economica delle 

opere da eseguire e attestare la copertura finanziaria dell'ente pubblico; 

Relazione tecnica illustrativa; 

Dal 1967 con la legge ponte n° 765, tavola di verifica del rispetto degli standard
urbanistici.

61. Durata di un P.P.

La P.P. ha una durata di 10 anni.

62. Il P.P. è soggetto ad approvazione regionale?

Il P.P è soggetta ad approvazione dalla regione solo se costituisce variante a PRG, in caso
contrario l’approvazione è solo comunale.

63. Quali sono i rapporti tra il P.R.G. e il P.P.?

I P.P. spesso vengono utilizzati per attuare le previsioni del PRG stesso quando riguardano
aree private dove sono previste costruzioni.

64. A quale strumento urbanistico si deve conformare il P.P.?

Il P.P si deve confermare al PRG e ai compartimenti edilizi.

65. Quale è la conseguenza fondamentale sui suoli dell’approvazione P.P.?

La conseguenza fondamentale è l'espropriazione dei proprietari che non vogliono far


parte del consorzio per le opere previste dal PP. Come conseguenza si formano dei
comparti edificatori formati dal comune o dai proprietari riuniti in consorzio. I comparti
edificatori sono un istituto che ha come obiettivo l'attuazione del PP attraverso la
suddivisione dei terreni, edificati e non, in unità fabbricabili da trasformare secondo
specifiche regole.
66. Differenze tra un Piano Particolareggiato ed un Piano di lottizzazione

Il Piano Particolareggiato può essere di duplice valenza, quindi sia pubblico che privato, e
viene richiesto esclusivamente dal pubblico. Al contrario il Piano di Lottizzazione può
essere solo privato.

67. Elaborati di un P.L.

Stralcio del P.R.G. vigente riferito all'area interessata, scala 1:5000; 



Norme tecniche di attuazione; 

Rappresentazione planimetrica dello stato attuale, scala 1:5000; 

Progetto di piano di lottizzazione redatto su mappa catastale, scala 1:500; 

Tavola della lottizzazione delle aree edificabili, scala 1:500; la tavola mostra i singoli lotti e 

specifica per ciascun lotto le potenzialità edificatorie; 

Norme tecniche di attuazione del P.P.; 

Relazione tecnica illustrativa;

Dal 1967 con la legge ponte n° 765, tavola di verifica del rispetto degli standard
urbanistici. 

Lista con i nomi dei proprietari

68. Cosa è la convenzione?

La convenzione è un contratto che viene stipulato tra privati e pubblico in cui si


impegnano nell’uso edilizio di un'area, servizi e urbanizzazione.

69. Cosa sono le Società di Trasformazione Urbana?

Le Società di Trasformazione Urbana sono società generate dalla richiesta del comune,
con la partecipazione di almeno di 1 privato, in modo da poter mettere in attuazione i Piani
di lottizzazione previsti dal PRG.

70. Quale percentuale di proprietari di un comparto deve avere un consorzio per attuare
le previsioni di un P.R.G. tramite P.L.?

Deve contenere almeno di 75% dei proprietari, salvo diverse indicazioni regionali o
comunali, per essere attuati. I restanti vengono posti alla procedura di espropriazione.

71. L’approvazione di un P.L. comporta un vero e proprio diritto per i proprietari ad


edificare?

No, non comporta un vero diritto di proprietà essendo che devono soddisfare delle
richieste avanzate dal comune la quale in futuro deciderà di usufruire o cedere alle
richieste. Gli interventi previsti devono essere realizzati entro 10 anni dall’approvazione.
72. Cosa è un piano di zona?

I Piani di Zona sono piani esecutivi finalizzati all’acquisto e riqualificazione delle aree
dismesse per l‘edificazione di edifici residenziali economici di carattere pubblico.

73. Quale è la procedura di attuazione in un piano di zona?

La procedura di attuazione del piano di zona percorre lo stesso inter dei Piani
Particolareggiati con la differenza che rimane in deposito all’albo pretorio per solo 10
giorni. La tutela delle misure di salvaguardia ha la durata di 3 anni. 

fase di esproprio delle aree interessate;

fase di realizzazione delle opere di urbanizzazione;

fase di lottizzazione, il comune cede parte del terreno a cui non è interessato a terzi per 

l'edificazione e la suddivisione dell'area in lotti;

fase della cessione o cessazione: il comune può vendere tra il 20-40% della volumetria,
mentre la parte restante viene ceduta con diritto di superficie; cioè l'uso e la gestione d un
bene immobile in un lasso di tempo tra i 60 e i 99 anni; dopodiché il bene ritorna
proprietà del comune.

74. Cosa è un piano insediamenti produttivi (P.I.P.)?

Il PIP è un piano di iniziativa pubblica elaborato per la realizzazione e completamento


degli impianti industriali, artigianali e commerciali mediante la cessione del diritto di
proprietà o di superficie delle aree precedentemente espropriate.

75. Qual è il procedimento di formazione di un P.I.P.?

Adozione del comune 



Pubblicazione per 10 giorni 

Osservazioni in 20 giorni 

Controdeduzione e approvazione 

Esproprio delle aree 

Opere di urbanizzazione del Comune 

Suddivisione in lotti 

Cessazione (50% diritto di proprietà e 50% diritti di superficie)

76. Efficacia temporale di un P.I.P.

Un PIP ha un'efficacia di 10 anni.


77. Cos’è un piano di recupero (P.R.)?

Il Piano di Recupero, con durata di 10 anni, possono essere di iniziativa pubblica o privata.
Viene attuato tramite il PPA e riguarda le aree interessate da degrado e edilizio, urbanistico
e sociale-economico, riconosciuti come tali dal PRG.

78. Chi ha il compito di attuare i piani di recupero?

Il compito dell’attuazione dei Piani di Recupero è del comune tramite la giunta comunale o
PPA

79. Quali programmi complessi conosci? 



I piani complessi sono:

PRIU (Programma di Riqualificazione Urbana)

PRU (Programma di Recupero Urbano)

PRUSST (Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio) PII
(Programma Integrato di Intervento)

CdQ (Contratto di Quartiere)

STU (Società di Trasformazione Urbana)

PC (Piano Città)

81. Cosa sono i P.R.U.?

Il Programma di Recupero Urbano si indirizza sia ai privati che ai pubblici e riguarda


quartieri ospitanti edilizia residenziale pubblica che si trovano in stato di degrado.
Operando in variante al PRG agendo come migliorativo delle condizioni dei servizi
pubblici.

82. Cosa sono i P.R.U.S.S.T.?

Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio e tra i


programmi. Opera nelle zone di degrado per la riqualificazione, operando in deroga al
PRG. Il miglioramento della qualità di vita avviene tramite la costruzione di un'unica opera
pubblica puntuale che serva da punto focale per lo sviluppo dell'area. Queste opere
possono essere attrezzature collettive puntuali o a rete per lo sviluppo sostenibile del
territorio.

83. Cosa sono i contratti di quartiere?

I CdQ sono contratti predisposti a recuperare quartieri residenziali che sono sottoposti a
degrado, non solo edile ma anche sociale. Egli non può però variare direttamente le
previsioni del PRG.
84. Cosa sono i P.I.I.?

Questo strumento promuove la sinergia tra pubblico e privato ed è volto alla


riqualificazione di aree degradate costruite, già in costruzione o ancora non costruite.
Opera come una riqualificazione urbanistico, edilizie, ambientali in variante al PRG.

85. Cosa è l’accordo di programma?

Sono programmi di riqualificazione che per l’attuazione dei piani di riqualificazione


richiede l’approvazione di altri comuni, province e istituzioni regionali e altri enti pubblici.

86. Cosa è la conferenza dei servizi?

La conferenza dei servizi è una “riunione” che viene chiamata dalla Regione e tutte le
istituzioni amministrative interessate e responsabili per la valutazione degli accordi intro-
comunali.

87. Cosa è l’INU?

L’INU è l'Istituto Nazionale di Urbanistica.

88. Cosa prevede l’ipotesi di riforma urbanistica proposta dall’INU?

L’INU propone la sostituzione del PRG da due nuovi strumenti urbanistici che sono:

Limiti del sistema di pianificazione vigente 



Regole per una nuova legislazione urbanistica 

Nuove prospettive per la pianificazione comunale 

Il Piano Comunale Strutturale 

Il Piano Comunale Operativo 

Il Regolamento Urbanistico ; I contenuti evolutivi del Piano Urbanistico; 

La perequazione e il regime immobiliare

89. Cosa è la perequazione urbanistica?

Con il termine perequazione in urbanistica si intende il principio "la cui applicazione tende
ad ottenere due effetti concomitanti e speculari: la giustizia distributiva nei confronti dei
proprietari dei suoli chiamati ad usi urbani, e la formazione di, senza spese di esproprio, un
patrimonio pubblico di aree al servizio della collettività.

90. Differenze tra perequazione, compensazione ed incentivazione.

Perequazione e compensazione sono strumenti affini. 



Perequazione= pari trattamento delle unità immobiliari, può essere generalizzata (cioè di
tutte le aree urbane) o parziale (cioè applicata a specifici ambiti) 

Compensazione= riconoscimento di un diritto edificatorio per l'incentivazione della
riqualificazione dell'ambiente urbano e del paesaggio. 

Incentivazione= la pubblica amministrazione può incentivare la riqualificazione attraverso
bonus, cioè fornisce risorse utili alla realizzazione di un'opera.

91. Quali sono le differenze tra piano strutturale e piano operativo? 



Il Piano Strutturale viene co sviluppato dal comune, regione e provincia. Ha una durata tra i
10-15 anni. Detta delle linee guida sui comportamenti ambientali, insediativi e delle reti. 

Il piano Operativo è uno strumento attuativo del piano Strutturale e ha la durata di 5 anni.
Egli definisce interventi e la modalità di attuazione di tali.

92. Differenze tra urbanizzazioni primarie e secondarie.

L’urbanizzazione primaria sono:

Predisposizione allacciamenti Luce e Illuminazione pubblica; 



Predisposizione allacciamenti Gas; 

Costruzione Strade private; 

Aree verdi; 

Realizzazione rete fognaria. 


Urbanizzazione secondaria sono i servizi terziari:

gli asili nido; 



le scuole materne; 

le scuole dell’obbligo; 

i mercati di quartiere; 

le delegazioni comunali; 

le chiese ed altri edifici religiosi; 

gli impianti sportivi di quartiere; 

i centri sociali e le attrezzature culturali e sanitarie; 

le aree verdi di quartiere.

93. Cosa sono le zone omogenee?

Le zone omogenee sono le zone in cui viene suddiviso il territorio comunale in base alla
tipologia insediativa.

94. Che differenza c’è tra una zona A, una zona B, una zona C?

Zona A- aree del centro storico Zona B- aree di completamento Zona C- aree in
espansione
95. Come sono definite le aree agricole nelle zone omogenee?

Le aree agricole fanno parte della zona omogenea E.

96. Cosa sono le zone F?

Le zone F sono aree di attrezzature e servizi.

97. In quali zone omogenee si realizzano gli interventi produttivi?

Gli interventi produttivi fanno parte della zona D.

98. Caratteristiche e differenze tra standard urbanistici e edilizi.

Gli standard urbanistici sono generali e regolano gli indici fondiari e di densità insediativa.

Gli standard edilizi riguardano i rapporti degli spazi e volumi abitabili per ottimizzare il
benessere del vivere e l'accessibilità, visitabilità e adattabilità.

99. Differenze tra normativa nazionale e leggi regionali sugli standard urbanistici.

I standard nazionali sono generali e danno delle indicazioni di massa, invece quelle
regionali vanno a sovrascrivere quelle nazionali per completare e soddisfare le esigenze
regionali.

100. In cosa consistono i concetti di standard urbanistico quantitativo e standard


urbanistico qualitativo?

Gli aspetti quantitativi sono commisurati in base alle dimensioni delle attrezzature e
numero dei suoi fruitori.

Gli aspetti qualitativi variano non in base alla dimensione ma ad aspetti più complessi da
stabilire.

101. Principi di perequazione urbanistica.

l principio per il quale si cerca di incentivare i proprietari dei terreni di edificare in più 1
area quando è arrivato al limite permissibile dal coefficiente di edificabilità nell’area di sua
proprietà.

102. Testo unico edilizia: cosa regola.

Il testo Unico dell’Edilizia, attualmente il D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, regola tutte le attività
riguardanti l’edilizia in sé specificando titoli autorizzativi e i processi di approvazione.
103. Quali titoli edilizi e procedure regolano l’attività edilizia?

L'attività edilizia viene regolato da:

Licenza edilizia 

Concessione edilizia 

Autorizzazione edilizia 

Accertamento di conformità 

Permesso di Costruire

Segnalazione di certificato di inizio attività 



Certificato di inizio lavori asseverata 

Certificato di inizio lavori

104. Differenze tra oneri di urbanizzazione e costruzione.

Gli oneri di urbanizzazione sono gli oneri dovuti al comune per la costruzione di
acquedotti, linee elettriche, gas e strade predisposte per l’edificio in costruzione. 

Gli oneri di costruzione invece sono il 10% delle opere costruite tolti i costi del sistema
impiantistico, e sono dovuti al comune di appartenenza.

105. Procedimento del permesso di costruire.

il permesso di costruire è regolato dall'art. 20, d.P.R. n. 380 del 2001 e S.m.i. Le principali
fasi del provvedimento sono:

Presentazione della domanda, corredata da tutti i documenti, allo sportello unico 



entro 10 giorni viene designato il responsabile unico del procedimento (RUP) 

entro 30 giorni possono essere richieste integrazioni che deve essere presentata entro i
termini indicati nella richiesta di integrazioni. 

il Rap acquisisce eventuali pareri o atti di assenso da enti esterni ed entro 60/120 giorni
dalla presentazione della richiesta o dalla presentazione delle integrazioni e si esprime in
merito al permesso di costruire. 

Il permesso di costruire può essere accettato e quindi il permesso di costruire viene
rilasciato al richiedente oppure il Rup può richiedere motivate modifiche di modesta
entità. 

Nel caso in cui il Rup richieda modifiche al permesso di costruire il richiedente può
accettare le modifiche e integrare la documentazione recependo le modifiche. 

Il rilascio del permesso di costruire viene notificato al richiedente e pubblicato nell’albo
pretorio del comune. 

Viene pagato il contributo di costruzione (o almeno la 1a rata). 

Entro 1 anno deve essere presentata la comunicazione di inizio lavori 

Entro 3 anni deve essere presentata la comunicazione di fine lavori e il collaudo.

106. Cosa è l’asseverazione?

L’asseverazione è l’atto con cui il professionista certifica sotto la propria responsabilità che
un progetto edilizio, urbanistico, strutturale, ecc. rispetta tutta la normativa vigente in
materia.

107. Sanzioni in edilizia.

Le sanzioni in edilizia riguardano principalmente gli abusi edilizi, si commette un abuso


edilizio quando un intervento edilizio viene realizzato in totale o parziale difformità da
quanto dichiarato. In base alla gravità dell’abuso la sanzione può essere penale o
amministrativa. L’ammenda minima prevista per gli abusi meno gravi è di 516€, nel caso in
cui l’abuso non rispetti i parametri urbanistici previsti, o se la costruzione è completamente
abusiva può essere richiesto la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi a carico del
proprietario. Tutte le tipologie di sanzioni edilizie sono riportate nel Capo II del DPR
380/2011 e S.m.i.

108. Quale titolo edilizio avrebbe usato per le autorizzazioni del suo progetto?

Attività in edilizia libera;



CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata);

SCIA (segnalazione certificata di inizio attività);

SCIA alternativa al permesso di costruire;

PDC (permesso di costruire).

109. Cosa è il certificato di agibilità?

Il certificato di agibilità deve essere richiesto al comune entro 15 giorni dalla fine dei lavori.

L’agibilità certifica che l’immobile possiede le condizioni di sicurezza, igiene, salubrità,


risparmio energetico degli edifici e degli impianti siano realizzati secondo la normativa
vigente, certifica inoltre la conformità dell'opera al progetto presentato.

Art. 24 DPR 380/2011 e S.m.i.

110. Cosa è la denuncia dei cementi armati?

La denuncia dei cementi armati viene presentata allo sportello unico del comune prima
dell’inizio dei lavori strutturali e contiene il progetto delle strutture.

111. Cosa è la conferenza dei servizi?

La conferenza dei servizi può essere indetta dal RUP e ha lo scopo di facilitare
l’acquisizione da parte della pubblica amministrazione di pareri e nulla osta rilasciati dai
diversi enti (es. soprintendenza, paesaggistica, ecc.).
112. Quando viene indetta la conferenza dei servizi?

La conferenza dei servizi viene indetta al fine di velocizzare e semplificare le pratiche


amministrative e viene indetta quando è necessario acquisire più pareri da enti diversi.

113. Che tipo di vincoli conosce?

Esistono principalmente tre tipi di vincoli in edilizia: i vincoli ricognitivi, i vincoli urbanistici
e vincoli conformativi.

I vincoli ricognitivi nascono da un’esigenza proteggere particolari caratteristiche


dell’immobile o dell’area in cui si interviene. Per questo tipo di vincoli esistono specifiche
normative e sono soggetti a verifica, i principali vincoli possono quindi essere riassunti in:

R.D.L. n.3267 del 1923: aree sottoposte a vincolo per scopi idrogeologici. 

R.D.L. n.1089 del 1939: tutela delle cose, immobili e mobili, di interesse artistico, storico, 

archeologico ed etnografico. 

R.D.L. n.1497 del 1939: protezione delle bellezze naturali. 

D. Lgs 96/2005 art. 707 Codice della Navigazione: vincoli aeroportuali 

L. 431 del 1985 (Legge Galasso): tutela delle aree di particolare interesse ambientale.

Il vincolo urbanistico viene invece stabilito dai piani regolatori e limitano il godimento
della proprietà regolando le quantità edificabili, le altezze degli edifici ecc. 

I vincoli conformativi sono sovraordinati alle scelte di pianificazione territoriale e
urbanistica, sia di ente pubblico comunale che di livello superiore; derivano da norme,
regolamenti o provvedimenti sovraordinati. Essi non comportano la perdita definitiva della
proprietà privata, ma impongono limitazioni e condizioni restrittive agli interventi edilizi in
funzione degli obbiettivi di tutela dell’interesse pubblico (Es: vincolo paesaggistico,
forestale, idrogeologico, rischio idraulico, fascia elettrodotto, fasce di rispetto autostradale,
ferroviario, cimiteriale ecc).

114. Quali sono le principali leggi ambientali?

D.P.R. n.357 del 1997 - "Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa
alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna
selvatiche" che istituisce la rete europea Natura 2000; 

D.Lgs. n.42 del 2004 - "Codice dei beni culturali e del paesaggio"; 

D.Lgs. n.152 del 2006 - "Codice dell'ambiente" e Convenzione Europea del paesaggio.

115. Differenza tra la tutela dei beni immobili e paesaggistici?

I beni immobili sono tutelati in caso di vendita o ristrutturazione mentre i beni


paesaggistici sono tutelati rispetto a modifiche che possono stravolgere lo stato naturale o
caratteristico del luogo. 

116. Apposizione del vincolo su un bene immobile di proprietà pubblica e privata:
differenze.

Gli immobili pubblici sono tutelati se l’autore è morto o se la loro esecuzione risale a più di
70 anni. Se viene però dimostrato che non sussiste il valore artistico essi possono essere
alienati. Gli immobili privati sono tutelati nel caso in cui siano di particolare interesse
artistico e/o architettonico e l’interesse sia manifestato dal ministero.

117. Cosa è il nulla osta della Soprintendenza e a cosa serve?

Il nulla osta della Soprintendenza è necessario in caso di intervento su edificio vincolato.


Può limitare le modifiche ad un edificio e serve a tutelare il bene vincolato.

118. Mi parli dei piani paesaggistici.

I piani paesaggistici dividono il territorio in zone omogenee e attribuiscono a queste zone


diversi obiettivi ad esempio mantenimento delle caratteristiche paesaggistiche e delle
tipologie architettoniche del luogo (esempio tetti in pietra in paesi di montagna dove sono
tipici i tetti in pietra). Altri obiettivi possono essere la riqualificazione di aree degradate o la
salvaguardia paesaggistica attraverso il minor consumo di suolo.

119. Autorizzazioni richieste in caso di vincolo paesaggistico.

In caso di vincolo paesaggistica va presentata allo sportello unico la richiesta di


autorizzazione paesaggistica, o nei casi previsti l’autorizzazione paesaggistica semplificata.

120. Autorizzazione paesaggistica e autorizzazione paesaggistica semplificata.

Le autorizzazioni paesaggistiche si differenziano tra loro a seconda dell’entità


dell’intervento sottoposto alla Commissione di paesaggio, di conseguenza hanno iter e
tempistiche differenti.

L’autorizzazione paesaggistica semplificata può essere richiesta nel caso di piccoli
interventi, come per esempio un aumento della volumetria non eccedente il 10% del
volume della costruzione originaria oppure la realizzazione o la modifica di aperture in
facciata o sul tetto. La documentazione da presentare è anch’essa semplificata rispetto a
quella ordinaria e ha tempistiche di evasione di 60 giorni. La pratica viene gestita
dall’amministrazione competente, che nella maggior parte dei casi viene visionata dalla
commissione del paesaggio.

L’elenco completo degli interventi per cui può essere utilizzata l’autorizzazione semplificata
è contenuto nel DPR n°13 del 13/02/2017 Art.3 e allegato B.

L’autorizzazione paesaggistica ordinaria viene richiesta nei casi in cui gli interventi non si
rientrino in quelli elencati dell’allegato B. Durante la presentazione, la commissione di
paesaggio svolge le verifiche e gli accertamenti riguardo i danni ambientali e gli elementi
di mitigazione ritenuti necessari per l’ottenimento del parere. Questo parere viene
successivamente sottoposto (entro 40 giorni) alla soprintendenza competente; la
soprintendenza ha 45 giorni per concludere il procedimento (con la possibilità di
prolungarlo di 15 giorni per richiamare una conferenza di servizio) e dare il suo parere. La
commissione del paesaggio ha successivamente 20 giorni per recepire tale parere e
comunicarlo al richiedente. In totale l’iter ha una durata di 120 giorni.

121. Mi parli del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Il codice del paesaggio e dei beni culturali sono i principali riferimenti normativi in Italia. Il
loro fine è quello di tutelare il patrimonio culturale italiano, si riferisce a tutti gli aspetti del
patrimonio culturale come i beni mobili, i beni immobili, i beni paesaggistici il patrimonio
immateriale, ecc. Riferimento normativo D.lgs 42/2004.

122. Cosa è la Convenzione del paesaggio?

La convenzione del paesaggio è una convenzione europea adottata anche dal ministero
italiano. Da una definizione univoca di paesaggio e definisce politiche e obiettivi comuni
per la salvaguardia del territorio. Si prefissa di promuovere la protezione, la gestione e la
pianificazione dei paesaggi europei e di favorire la cooperazione europea.

E’ dedicato esclusivamente a spazi naturali, rurali, urbani e periurbani, e riconosce in egual
misura sia i paesaggi considerati eccezionali che quelli degradati. In Italia la convenzione è
stata adottata nel 2006.

123. Differenze tra VIA e VAS.

La VIA (valutazione impatto ambientale) valuta l’impatto di un’opera specifica sul territorio
e sull’ambiente (una nuova autostrada, una nuova ferrovia, ...). La VAS (valutazione
ambientale strategica) valuta gli impatti sull’ambiente derivanti dall’attuazione di piani e
programmi urbanistici.

124. Le bonifiche ambientali: quando sono obbligatorie?

Le bonifiche ambientali sono obbligatorie nel caso di siti industriali dismessi, discariche
abusive o aree soggette ad inquinamento.

125. Mi parli dell’esproprio.

L’esproprio è un istituto giuridico con cui la pubblica amministrazione può, con apposito
provvedimento, acquisire un’area, un terreno, un immobile indipendentemente dalla
volontà del proprietario. Il bene può essere acquisito per sé o per un soggetto terzo, al
proprietario viene riconosciuto un indennizzo proporzionato al valore del bene.
126. Quale nuovo istituto giuridico viene applicato, in alcune regioni che hanno legiferato
in tal senso, per evitare le procedure di esproprio?

Per evitare le procedure di esproprio si usano strumenti come la retrocessione che si


verifica quando per 10 anni nel terreno espropriato non vengono fatte nessun tipo di
costruzione. In quel caso il terreno ritorna al proprietario. La perequazione urbanistica è
uno strumento adottato da alcune regioni che promuovono tale istituto giuridico al fine di
evitare l’esproprio.

127. Cosa è la prevenzione incendi?

La prevenzione incendi comprende una seria misure preventive elaborate in fase


progettuale volte a garantire la sicurezza dell’edificio in caso di incendio.

128. Procedure per il rilascio del certificato di prevenzione incendi.

Le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi sono individuate nel D.P.R.


151/2011. Le singole attività soggette sono a loro volta divise in 3 categorie A, B e C. Le
attività in categoria A (attività più semplici) devono rispettare le regole tecniche, è prevista
una SCIA da presentare al comando VV.F. e un’asseverazione di conformità antincendio al
termine dei lavori, il comando verifica la documentazione e se non rileva carenze rilascia il
CPI senza effettuare il sopralluogo. Per le attività in categoria B e C è invece prevista la
valutazione preventiva del progetto antincendio, il progetto viene preventivamente
presentato al comando che approva il progetto, lo rifiuta o richiede misure integrative;
conclusi i lavori viene presentata una SCIA VV.F. e un’ asseverazione di conformità
antincendio, il comando verifica la documentazione e se non rileva carenze rilascia il CPI,
per le attività in categoria C il CPI viene rilasciato solo dopo il sopralluogo del funzionario
VV.F. che verifica la conformità e il rispetto di quanto dichiarato. Per le attività in categoria B
il sopralluogo è a discrezione del tecnico che esamina la pratica.

129. Differenze tra scale protette e scale a prova di fumo.

Una scala protetta è una scala in cui sono presenti delle porte tagliafuoco prima
dell’ingresso ai piani o ai comparti antincendio, l’incendio non si propaga quindi all’interno
della scala. Una scala a prova di fumo prevede dei filtri a prova di fumo tra la scala e il
comparto antincendio, è presente quindi un locale a prova di fumo con porte tagliafuoco
tra la scala e il comparto.

130. Differenza tra luogo sicuro statico e luogo sicuro dinamico.

Un luogo sicuro statico è un luogo adatto a contenere un certo numero persone in


sicurezza per un certo periodo di tempo (esempio un terrazzo scoperto), un luogo sicuro
dinamico è un luogo che consente un movimento ordinato e sicuro di persone (esempio
via di fuga).
131. Dove si misura l’altezza antincendio?

L’altezza antincendio solitamente viene misurata al parapetto del balcone o finestra


dell’ultimo piano abitabile, è infatti l’altezza massima che deve raggiungere l’autoscala dei
VV.F. per permettere l’ingresso dei pompieri in caso di intervento.

132. Che requisiti deve avere il progettista antincendio?

Il progettista antincendio deve aver frequentato con profitto il corso di formazione e deve
essere registrato nell’elenco del ministero dell’interno

133. Caratteristiche del corso per la progettazione antincendio.

Il corso prevede l’analisi della normativa antincendio, le procedure amministrative per


ottenere il CPI, caratteristiche della progettazione antincendio.

134. Esiste un albo particolare a cui sono iscritti i professionisti esperti in antincendio.

No, esiste un elenco del ministero dell’interno in cui sono iscritti i professionisti
antincendio.

135. Cosa è la certificazione energetica?

La certificazione energetica è obbligatoria in caso di vendita affitto o ristrutturazione


dell’immobile. Il certificato obbligatorio è l’APE (attestato di prestazione energetica) è
stima il consumo dell’unità immobiliare. Esistono poi certificazioni energetiche volontarie
come Casa Clima, LEED, PassivHause, ecc.

136. Requisiti del certificatore energetico.

Per essere certificatore energetico è necessario essere ingegnere o architetto abilitato,


oppure alcuni titoli di studio permettono l’accesso ad un corso di 80 ore che abilita al
rilascio di certificazioni energetiche. I certificatori non devono essere coinvolti nella
progettazione o nella realizzazione dell'edificio o nell'approvvigionamento dei materiali.

137. Normative sull’isolamento acustico.

la norma sull’isolamento acustico in edilizia è Il D.P.C.M. 5 dicembre 1997. Definisce


parametri in merito a isolamento dai rumori tra differenti unità immobiliari, dai rumori
esterni, dai rumori di calpestio e dai rumori degli impianti. Definisce inoltre tempo di
riverbero di aule scolastiche e palestre.

138. Obblighi relativi all’acustica ambientale.

I riferimenti normativi per l’acustica ambientale sono i D. Lgs. n. 41/2017 e il D.Lgs. n.


42/2017 e definiscono i limiti acustici e le caratteristiche per il funzionamento delle
macchine ed attrezzature che operano all'aperto e l’inquinamento acustico prodotto dalle
infrastrutture di trasporto. L’obbligo di redazione di mappe per la valutazione dell’impatto
acustico e l’obbligo per i gestori di attività rumorose di mettere in atto misure per il
contenimento di emissioni sonore.

139. Norme sulle barriere architettoniche.

Le norme per l’abbattimento delle barriere architettoniche sono la legge 13 del 9 gennaio
1989 e il D.M. 236/89.

140. Cosa sono le barriere architettoniche?

Le barriere architettoniche sono ostacoli o impedimenti che non permettono a persone


con disabilità di fruire di determinati spazi.

141. Metodi di calcolo strutturale.

I metodi di calcolo strutturale principali sono:

Il metodo degli stati limite: prevede l'analisi degli stati limite cioè quelle condizioni
statiche che se superate, compromettono la funzionalità della struttura(stato limite di
esercizio) e i requisiti di resistenza (stato limite ultimo); 


il metodo delle tensioni ammissibili: dimensiona gli elementi della struttura in modo che le 

tensioni interne indotte dai carichi si mantengano al di sotto di determinate tensioni
ammissibili.

142. Norme antisismiche e classificazione del territorio.

L’Italia è divisa in 4 zone sismiche (dalla 4 bassa sismicità alla 1 alta sismicità).

Una prima classificazione delle zone sismiche è avvenuta nel 1975 con il D.M. 03/03/1975. 

L’ordinanza P.C.M. n. 3274 del 20 marzo 2003 obbliga gli enti locali a definire il rischio
sismico per ogni singolo comune e nel 2003 tutti i comuni sono classificati nelle 4
categorie principali. 

Successivamente le NTC2008 istituiscono l'obbligo di progettare le nuove costruzioni e
intervenire sulle esistenti con il metodo di calcolo semiprobabilistico agli stati limite e
tenendo conto dell'azione sismica tranne che in pochi casi in cui è ancora ammesso il
calcolo con il metodo delle tensioni ammissibili. Con le NTC2018 il metodo delle tensioni
ammissibili viene abbandonato in favore del calcolo semiprobabilistico agli stati limite e
tenendo conto dell'azione sismica.
143. Principali accorgimenti per la mitigazione del rischio sismico.

Alcuni accorgimenti per mitigare il rischio sismico sono l’utilizzo di dispositivi per smorzare
l’effetto delle sollecitazioni sismiche come isolanti elastomerici e oscillatori a pendolo.
Questi dispositivi isolano la struttura dal terreno e permettono all’edificio di vibrare in
modo differente rispetto al terreno. Gli isolanti e gli oscillatori vengono solitamente
applicati su pilastri al piano terreno e possono essere utilizzati anche per riqualificare
edifici esistenti. L’edificio inoltre deve essere progettato per avere un comportamento
scatolare, le strutture orizzontali devono essere rigide e resistenti in modo che le forze
sismiche si distribuiscono al meglio. È opportuno ridurre il più possibile la distanza tra il
baricentro delle masse e il baricentro delle rigidezze per limitare gli effetti torcenti. Le
fondazioni devono essere sufficientemente collegate, le staffe di armatura devono essere
opportunamente calcolate e devono avere un gancio antisismico lungo almeno 10 volte il
diametro della staffa. Infine i tamponamenti, i tramezzi e gli elementi ancorati devono
essere collegati con la parte strutturale ed eventualmente devono essere eventualmente
armate per evitare ribaltamenti durante il sisma.

144. Normativa sulle Opere Pubbliche.

Le principali norme per le opere pubbliche sono:

L. 2248/1865 rimasta in vigore fino al 1994 quando a seguito di “Tangentopoli” la


normativa sulle opere pubbliche è stata rivista; 


L. 109/94 Legge quadro Merloni; 



Codice degli appalti D.L. 163/2006 e regolamento attuativo del codice DPR 207/2010; 

D.L. 50/2016 in cui vengono recepite le direttive dell’unione europea per le concessioni e
gli appalti pubblici; 

Legge delega n.11/2016

145. Le figure professionali previste in un'opera pubblica.

le figure previste per un’opera pubblica sono diverse e in base al tipo di appalto possono
variare. 

Il RUP (responsabile unico del procedimento) svolge tutti i compiti relativi alle procedure
di affidamento previste dal presente codice degli appalti, vigilanza sulla corretta
esecuzione dei contratti, vigila sui tempi e supervisiona il D.L. e i direttori operativi. Può
essere considerato una sorta il project manager dell’opera pubblica. Art 31 d.lgs 50/2016. 

La stazione appaltante è l’ente per cui viene svolto il lavoro, il committente. Il progettista,
può essere diverso per le 3 fasi di progettazione. 

Il direttore dei lavori, vigila sull’impresa esecutrice affinché rispetti il progetto, effettua
periodicamente riunioni di cantiere in cui redige verbali e segnala eventuali irregolarità,
compila il giornale dei lavori. 

I direttori operativi, sono figure che supportano il direttore dei lavori per opere
specialistiche come impianti o strutture. 

L’impresa esecutrice è l’impresa principale che svolge le lavorazioni.

146. Il RUP.

Il RUP (responsabile unico del procedimento) svolge tutti i compiti relativi alle procedure
di affidamento previste dal presente codice degli appalti, vigila sulla corretta esecuzione
dei contratti, vigila sui tempi e supervisiona il D.L. e i direttori operativi. Può essere
considerato una sorta il project manager dell’opera pubblica. Art 31 d.lgs 50/2016.

147. Il programma triennale cosa è?

La programmazione triennale è la pianificazione degli appalti e della spesa pubblica


previsto per opere pubbliche di importo superiore ai 100.000 euro, per il triennio
successivo.

148. Cosa sono i servizi di ingegneria e architettura?

Le prestazioni di ingegneria e architettura possono essere affidate all’esterno secondo


varie procedure, è obbligatorio che le stazioni appaltanti utilizzino professionalità interne,
se adeguatamente strutturate, per interventi particolarmente rilevanti o per concorsi di
progettazione.

149. Modalità di affidamento dei servizi di architettura e ingegneria.

I servizi di ingegneria e architettura possono essere affidati secondo i seguenti criteri:

< 40.000€ con affidamento diretto 



> 40.000 € < 290.000€ con procedura negoziata con almeno 5 invitati 

> 290.000€ < 1.000.000€ con procedura aperta o ristretta 

 > 1.000.000€ procedura aperta o ristretta

150. Le fasi della progettazione di un'opera pubblica.

Le fasi di progettazione di un’opera pubblica sono 3: progetto di fattibilità tecnico ed


economica (ex preliminare), progetto definitivo e progetto esecutivo

151. Modalità di affidamento di un'opera pubblica.

Procedura aperta: prevede la possibilità ad ogni impresa, in possesso dei requisiti


necessari, di poter partecipare alla gara. 

Procedura ristretta: l’amministrazione pubblica invita un numero ristretto di imprese
selezionate che dovranno presentare un'offerta. 

Procedura integrata: la procedura integrata prevede non solo la realizzazione dei lavori
ma anche la progettazione. Solitamente i primi livelli di progettazione sono già definiti e
viene richiesto solamente la progettazione esecutiva. Questa procedura viene utilizzata
principalmente per opere complesse in cui l’impresa può definire il progetto esecutivo al
meglio rispetto alle lavorazioni da svolgere. 

Dialogo competitivo: l’amministrazione pubblica interpella più imprese e negozia
direttamente le condizioni. Solitamente questa procedura viene utilizzata per forniture o
lavori specializzati per cui esistono solamente poche imprese qualificate. 

Affidamento Diretto: per lavori o forniture sotto soglia ovvero sotto un certo importo è
possibile affidare direttamente l’incarico ad un’impresa senza alcuna gara.

Con l'entrata in vigore del Decreto-Legge 18 aprile 2019, n. 32 (c.d. Decreto Sblocca
Cantieri) convertito dalla Legge 14 giugno 2019, n. 55 sono stati introdotti i seguenti limiti
per l’affidamento degli appalti pubblici:

Fino a 40.000 euro: possibilità di affidamento diretto anche senza la consultazione di altri
operatori economici. 

Tra 40.000 e 150.000 euro: Affidamento diretto previa valutazione di almeno 3 offerte. 

Tra 150.000 e 350.000 euro: possibilità di procedura negoziata previa consultazione di 

almeno 10 operatori economici rispettando il principio di rotazione delle imprese, gli
operatori economici devono essere individuati da appositi elenchi o da indagini di
mercato. 

Tra 350.000 e 1.000.000 euro: possibilità di procedura negoziata previa consultazione di
almeno 15 operatori economici, anche in questo caso rispettando il principio di rotazione
delle imprese, gli operatori economici devono essere individuati da appositi elenchi o da
indagini di mercato. 

Oltre 1.000.000 euro: necessaria una procedura aperta o procedura aperta a concorso.

152. Mansioni del direttore dei lavori in un'opera pubblica.

Le mansioni del direttore dei lavori sono molteplici:

Verifica che i lavori rispettino il progetto esecutivo approvato dalla stazione appaltante. 

Redige i SAL (stato di avanzamento lavori) in cui certifica le opere già eseguite, questo
permette alla stazione appaltante di pagare le opere all’impresa durante l’avanzamento
del cantiere. 

Approva eventuali modifiche tecniche migliorative del progetto; 

Redige verbali di riunione e di eventuali ordini di servizio; 

Approva e campiona i materiali, dopo aver verificato che questi rispondano alle
prescrizioni del capitolato speciale d’appalto, che l’impresa propone di utilizzare per la
costruzione dell’opera; 

Rilascio i certificati di corretta posa in opera, di corretta esecuzione dei lavori o altri previsti
dalla legge

153. La contabilità dei lavori.

La contabilità dei lavori viene effettuata dal direttore dei lavori ed è il complesso di
operazioni che in un cantiere permettono di quantificare le opere già eseguite e lo stato di
avanzamento complessivo dell’opera. 

I documenti per il controllo della contabilità sono il giornale dei lavori in cui vengono
annotate giorno per giorno le lavorazioni svolte, il libretto delle misure in cui vengono
disegnati con le quote i lavori eseguiti e il registro di contabilità in cui settimanalmente i
dati contenuti nel libretto delle misure vengono aggiunti relativi prezzi unitari; pertanto,
attraverso questo documento, si determina il credito maturato dall'appaltatore

154. Cosa è la concessione di lavori pubblici? 



La concessione dei lavori pubblici è una modalità prevista dalla normativa e prevede la
progettazione e la realizzazione di un’opera pubblica o di pubblica utilità da parte di un
soggetto privato che diventa concessionario, in cambio lo stato concede al soggetto
privato la gestione del bene pubblico per un determinato tempo. Un esempio sono le
autostrade, realizzate da un soggetto privato concessionario e gestite dallo stesso per un
determinato periodo.

155. Cosa è la finanza di progetto?

La finanza di progetto si ha quando un ente pubblico realizza un’opera che si auto finanzia. 

Per esempio se gli uffici pubblici sono in sedi in affitto e poco efficienti l’amministrazione
può decidere di costruire una nuova sede propria e più efficiente, con i soldi risparmiati
dagli affitti e dalla maggior efficienza l’investimento si autofinanzia.
156. Cosa devono avere le imprese per partecipare ad un appalto pubblico?

Per poter partecipare ad appalti pubblici le imprese devono avere:

requisiti di idoneità professionale; 



capacità economica e finanziaria; 

capacità tecniche e professionali. 

Inoltre le società organismi di attestazione (SOA) devono verificare:

l'assenza di motivi di esclusione; 



la certificazione di sistema di qualità conforme alle norme europee e la normativa
nazionale; 

il possesso di certificazione del "rating d'impresa", che certifica i comportamenti delle
imprese negli appalti pubblici.

157. Cosa sono le SOA?

Le SOA sono Società Organismi di Attestazione che verificano i requisiti delle imprese.
L’attestato SOA è un attestato obbligatorio per partecipare a gare d’appalto. Certifica che
un’impresa ha le capacità necessarie per poter svolgere un determinato lavoro pubblico. 

L’attestato SOA è diviso in categorie e abilitano l’impresa a partecipare a lavori in diverse
fasce di importi.

158. Differenza tra opere generali e opere specializzate?

Le opere generali possono essere eseguite da imprese non qualificate in campi specifici
come per esempio lavori civili e industriali, stradali, ecc. Mentre per eseguire opere
specializzate l’impresa deve dimostrare di possedere le caratteristiche tecniche per
svolgere un’opera specifica ad esempio restauro di superfici decorate, strutture
prefabbricate in cemento armato, smaltimento e recupero di rifiuti ecc. 

Per poter eseguire lavori pubblici è necessario avere l’attestato SOA per la categoria
specifica. Esistono 13 categorie generali e 35 specifiche.

159. Cosa è l’ANAC?

L’ANAC è l’autorità nazionale anti corruzione che vigila sugli appalti pubblici.

160. Appalti pubblici nei beni culturali.

Gli appalti pubblici nei beni culturali sono normati dal DM 154/2017, sono previsti requisiti
stringenti per le imprese che partecipano a questo tipo di lavori. Le imprese devono
dimostrare di avere lavorato e lavorare principalmente per beni culturali. Inoltre richiede
maggiori competenze delle varie figure al fine di tutelare il bene.
161. Il contenzioso nelle opere pubbliche.

Il contenzioso è una controversia derivante dai diritti soggettivi derivanti dall’esecuzione


del contratto.

162. Accordo bonario - Transazione - Arbitrato. Cosa sono?

L’accordo bonario avviene quando l’impresa per giustificati motivi richiede la variazione
dal 5 al 15% dell’importo del contratto. L’impresa quindi scrive le proprie riserve sui
documenti contabili, le riserve vengono segnalate dal DL al RUP. Il Rup formula un accordo
che se accettato riconosciuta la differenza. Con la transazione prevede che l’accordo venga
risolto nominando un collegio tecnico. L’arbitrato è la risoluzione di un contenzioso
attraverso un collegio arbitrale dell’ANAC.

163. È obbligatorio il collaudo nelle opere pubbliche?

Nelle opere pubbliche è sempre obbligatorio il collaudo per opere il cui costo è superiore
a 1.000.000 di € per le opere al di sotto di tale cifra in alcuni casi è previsto che il collaudo
venga sostituito con il certificato di regolare esecuzione rilasciato dal direttore dei lavori.
PARTE SECONDA – PRATICA PROFESSIONALE DELL’ARCHITETTO

1. I campi di attività dell’architetto abilitato.

Le competenze deII‘architetto attribuite dal D.P.R. 328/2001 non sono cambiate rispetto
alle precedenti normative. Questo vale per le competenze storicamente comuni con altre
categorie e per quelle proprie solo aII’architetto. Per le prime il R.D. 2537/1925 all’art. 51
afferma che “formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di
architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad
esse relative”. In generale, tra le competenze deII’architetto abbiamo quindi:

Costruzioni civili di qualsiasi tipo e dimensione, sia nuove sia di recupero; 



Opere di urbanizzazione primaria (strade, fogne, pubblica illuminazione, il verde ecc)
quando strettamente connesse agli edifici;

Opere di urbanizzazione secondaria; 

Opere di impiantistica civile (esulano dalla competenza dell arch impianti
industriali);

Opere di urbanistica e pianificazione territoriale;

Le opere di edilizia civile (di comune competenza con ingegneri) sono le costruzioni
civili di qualsiasi tipo di dimensione e tipo, sia per nuove che di recupero salvo per
edifici di valore storico artistico (solo x architetti).

2) Differenze tra l’attività dell’architetto e quella dell’ingegnere.

Le differenze principali tra le attività dell’architetto e ingegnere sono: 



Tra le opere di edilizia civile sono escluse, quelle elencate dall’art. 51 del regio decreto,
per dall’attività da architetto poiché appartenenti esclusivamente alle competenze
dell’ingegnere: opere di edilizia primaria di speciale importanza e quindi non
riconoscibili come opere di edilizia civile (generalmente opere infrastrutturali);
esulano ancora nelle competenze dell arch gli impianti di depurazione e opere
idrauliche, opere ferroviarie e quelle stradali extraurbane e le macchine e impianti
industriali. 

Le opere di esclusiva competenza deII‘architetto sempre l'art. 52 del regio decreto afferma
che le opere di edilizia civile che presentano carattere artistico ed il restauro e il ripristino
degli edifici contemplati dalla L. 364/1909. per le antichità e le belle arti, sono di spettanza
della professione di architetto. In generale, tra le competenze esclusive deII’architetto
abbiamo: 

Gli interventi sugli immobili contemplati dalla legislazione in materia di beni culturali
(d.lgs. 42/2004); 

Le opere di edilizia civile che presentano carattere artistico.
3. La nuova figura dell’ingegnere-architetto.

L'Ingegnere -architetto è una figura nata attraverso una direttiva europea, di conseguenza
sono nati anche dei corsi universitari per la formazione di questa nuova figura.

4. Cos’è un ordine professionale?

L’Ordine è un'istituzione giuridica che svolge il compito di tutela dell’esercizio


professionale e di repressione degli abusi e delle irregolarità degli iscritti.

5. L’ordine degli architetti a quale ministero fa riferimento?

L’ordine degli architetti fa capo al Ministero della Giustizia.

6. L’ordine è una magistratura?

No, l’ordine non è una magistratura. Il CNAPPC è l’organo della magistratura.

7. Cosa cambia nell’Ordine degli architetti con il d.P.R. 328/2001?

Il dPR 328/01 ha introdotto una più marcata distinzione tra le diverse figure professionali:

pianificatore 

paesaggista 

conservatore 

architetto junior 

pianificatore junior 

queste nuove figure affiancano quella dell'architetto. 

Questo decreto non ha mutato però le competenze attribuite agli iscritti.

8. Struttura e compiti dell’Ordine degli architetti. 



La struttura dell’ordine è:

Presidente; Segretario; Tesoriere.



I compiti e competenze dell’ordine sono: 

Certificativa: l’iscrizione è obbligatoria per l’esercizio della professione. 

Consultiva: il consiglio si esprime su argomenti riguardanti la professione. 

Rappresentativa: il consiglio è eletto democraticamente pertanto rappresenta la totalità 

dell’ordine. 

Designativa: il consiglio ha il compito di designare tra gli iscritti all’ordine le terne di
professionisti per il coIIaudo, i nominativi per le commissioni degli esami di stato ecc. 

Tributaria: il consiglio riscuote la tassa di iscrizione all’albo. 

Tariffaria: il consiglio si esprime sulla liquidazione degli onorari degli iscritti in caso di
contenzioso. 

Tutelativa: il consiglio può denunciare alle autorità eventuali mancanze ed irregolarità
degli iscritti. 

Disciplinare: il consiglio di disciplina controlla il rispetto del codice deontologico.
9. Chi ha il compito di vistare una parcella e cosa significa ciò?

La parcella può essere visionata dall’ordine sotto richiesta (e pagamento) del committente
in caso in cui non sia convinto della offerta economica prescritta dal professionista
dell’ordine appartenente.

10. Quali sono le figure amministrative di un ordine professionale?

Le figure amministrative di un ordine sono: 



Consiglio dell’ordine; 

Presidente; 

Segretaria; 

Tesoriere; 

Avvocato dell’ordine.

11. Le norme deontologiche.

La professione di Architetto è espressione di cultura e tecnica che impone doveri nei


confronti della società, che storicamente ne ha riconosciuto il ruolo nelle trasformazioni
fisiche del territorio, nella valorizzazione e conservazione dei paesaggi, naturali e urbani,
del patrimonio storico e artistico e nella pianificazione della città e del territorio.Il codice
deontologico tutela il decoro della categoria quale patrimonio che l'architetto deve
preservare per un corretto rapporto con il committente e per mantenere la fiducia che la
società ripone nella sua figura professionale.

Il codice è strutturato in IX Titoli:

Principi generali; 

Doveri generali; 

Rapporti con l’ordine e il consiglio di disciplina; 

Rapporti esterni; 

Rapporti interni; 

Esercizio professionale; 

Potestà disciplinare; 

Sanzioni; 

Disposizioni transitorie e finali.

12. Quando sono cambiate e perché le norme deontologiche?

La riforma degli ordini professionali è avvenuta con il D.P.R. 137/2012 apportando alcune
modifiche anche aII’Ordine degli Architetti. Ogni provincia continua ad avere un ordine, a
patto che ci siano più di 25 iscritti. Gli iscritti all’ordine eleggono il Consiglio deII’Ordine,
che rimane in carica 4 anni.

La riforma degli ordini ha previsto novità soprattutto per quanto riguardo i procedimenti
disciplinari. Viene infatti istituito il Consiglio di Disciplina, i cui membri sono nominati dal
presidente del tribunale del circondario e devono essere diversi da quelli del Consiglio
deII‘Ordine. 

Le norme sono cambiate di nuovo il 01/01/2014 dopo l’aggiornamento dell’ordine con
l'aggiunta delle altre professioni (Conservatori, Paesaggisti e Pianificatori).

13. Quali sono i nuovi principi introdotti dalle norme deontologiche in vigore dal primo
gennaio 2014? 

I nuovi principi introdotti:

Fanno uso del D.p.r 328/2001 frazionando le professioni in 2 classi (A e B); 



Nuovo consiglio di disciplina; 

Nuovo metodo di calcolo prestazionale; 

Obbligo di aggiornamento professionale; 

Obbligo di assicurazione professionale; 

Possibilità di svolgere la professione all’estero.

14. Cosa introduce il d.P.R.137/2012, definito, la riforma delle professioni?

La riforma introduce l’istituzione dei consigli disciplinari.

15. Cosa sono i consigli di disciplina?

Il Consiglio disciplinare viene istituito presso il consiglio dell’Ordine e valuta le decisioni e


sanzioni delle questioni che riguardano gli iscritti all’albo e le infrazioni da loro fatte.

16. Come sono cambiate le sanzioni deontologiche?

Le sanzioni sono state divise in vari tipi in base al grado di gravità dell’atto. Multa,
sospensione e se il comportamento è recidivo si passa a sanzioni di livello superiore fino
alla radiazione dall'albo.

17. Il subentro ad un collega in un incarico nelle nuove norme deontologiche.

Nel momento del subentro di un altro collega in un progetto ci sono una serie di obblighi
che si dovrebbero rispettare: 

Il passaggio di tutta la documentazione; 

Contratto comprovato di scambio/ passaggio; 

Verifica dell'avvenuto pagamento del collega; 

Scambio del SAL.

18. La concorrenza sleale nelle nuove norme deontologiche.

La concorrenza sleale nelle norme deontologiche (rubare il lavoro al collega o il non


passaggio delle informazioni dovute). Tali atti possono essere denunciabili e perseguibili
presso il consiglio disciplinare.
19. Un esempio di comportamento deontologicamente scorretto.

Un comportamento scorretto è quello di parlare male di un collega o di prendere i meriti


di un lavoro condiviso con un altro collega.

20. Il conflitto di interessi nelle nuove norme deontologiche.

Molto spesso succede che ci vengono fatte proposte da committenti o altri committenti
che vanno in conflitto con la deontologia. In tale caso è meglio non accettare l’offerta e
optare per proteggere l'integrità professionale non solo propria ma anche dei colleghi.

21. Cosa è il CNA, oggi CNAPPC?

Il CNA è il Consiglio Nazionale degli Architetti.



Il CNAPPC è il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

22. Le tariffe professionali esistono ancora?

Le tariffe professionali non esistono più, sono state sostituite dal compenso professionale.

23. La cessazione e rinuncia ad un incarico nelle nuove norme deontologiche.

La cessazione o rinuncia di un incarico viene dettato dalle norme deontologiche. Essa


comprende il largo preavviso del committente e metterlo in condizione che non subisca
pregiudizio, dovrà prendere opportuni provvedimenti per non danneggiare i colleghi in
caso di incarico di gruppo, l’assistenza a trovare un altro professionista a cui affidare
l’incarico e chiudere i dovuti pagamenti.

24) Il principio dell’inadempimento in un incarico nelle nuove norme deontologiche.

Il non completamento di un servizio cause esterne o per mancanza di professionalità è


denunciabile presso il Consiglio dell’Ordine.

25) Le sanzioni disciplinari nelle nuove norme deontologiche.

Le sanzioni sono:

avviso/ avvertimento verbale

censura

sospensione temporanea

radiazione dall’albo
26. Competenze professionali dell’architetto iscritto alla sez. A settore Architettura.

Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A –settore


«architettura», ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 1, comma 2, restando
immutate le riserve e attribuzioni già stabilite dalla vigente normativa, le attività già
stabilite dalle disposizioni vigenti nazionali ed europee per la professione di
architetto, ed in particolare quelle che implicano l’uso di metodologie avanzate,
innovative o sperimentali.

27. Competenze professionali dell’architetto iscritto alla sez. A settore Pianificazione.

Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A – settore


«pianificazione territoriale»: 

la pianificazione del territorio, del paesaggio, dell’ambiente e della città; 

lo svolgimento e il coordinamento di analisi complesse e specialistiche delle strutture
urbane, territoriali, paesaggistiche e ambientali, il coordinamento e la gestione di attività
di valutazione ambientale e di fattibilità dei piani e dei progetti urbani e territoriali; 

strategie, politiche e progetti di trasformazione urbana e territoriale.

30. Competenze professionali dell’architetto iscritto alla sez. A settore Conservazione.

Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A – settore


«conservazione dei beni architettonici ed ambientali»: 

la diagnosi dei processi di degrado e dissesto dei beni architettonici e ambientali e
l'individuazione degli interventi e delle tecniche miranti alla loro conservazione.

31. Competenze professionali dell’architetto iscritto alla sez. A settore Paesaggistico.

Formano oggetto dell’attività professionale degli iscritti nella sezione A – settore


«paesaggistica»:

la progettazione e la direzione relative a giardini e parchi; 



la redazione di piani paesistici; 

il restauro di parchi e giardini storici, contemplati dalla legge 20 giugno 1909, n. 364, ad
esclusione delle loro componenti edilizie.

32. Quali sono le differenze tra computo metrico e computo metrico estimativo?

Il computo metrico è un mezzo utilizzato solo per effettuare il conteggio delle quantità di
materiali necessari per la realizzazione dell’opera. 

Il computo metrico estimativo fa un conteggio dei costi basato sulla quantità delle opere.
33. Compiti e responsabilità del Direttore dei Lavori. 

Il DL deve durante la sua carica: 

controllare regolarmente che le imprese abbiano il DURC; 

tiene conto di tutta la documentazione della contabilità comprensivo del rilascio e
elaborazione del SAL; 

interloquisce con le ditte tramite gli ordini di servizio; 

controlla quantità-qualità dei materiali proposti dalla ditta appaltatrice; 

Provvede insieme al CSFE la presentazione delle incongruenze al RUP.

34. Quali sono i documenti amministrativi del Direttore dei Lavori? 



I principali documenti amministrativi che il Direttore lavori è tenuto a redigere, sia per
opere pubbliche 

che private, sono:

Verbale di consegna del cantiere (riporta la data di decorrenza dei termini contrattuali
per l’esecuzione dell’opera); 

Certificato di inizio lavori (viene inviato al sindaco per la certificazione dell’inizio lavori,
rispetto al decorrere delle relative validità di procedura e dei titoli edilizi); 

Certificato di sospensione, ripresa e ultimazione dei lavori (determinazione dei tempi
di realizzazione dell’opera secondo quanto previsto dal contratto); 

Giornale dei lavori (resoconto dei lavori svolti in ogni giornata, viene tenuto dal DL o
dall’assistente, in tal caso il DL lo deve controllare e controfirmare); 

Ordine di servizio (documento emesso dal DL per chiamare alla disciplina l’impresa a
causa di gravi negligenze, rifiuto dei materiali, varianti o aggiunte all’esecuzione dell’opera,
...); 

Varianti (in caso di committenza privata, le varianti sono disciplinate dal contratto e
pattuite con trattative tra il DL e l'appaltatore).

35. Chi dà l’incarico al Direttore dei Lavori?

L’incarico viene affidato al DL dalla committenza e deve essere obbligatoriamente un


professionista iscritto all’albo.

36. Cosa è un SAL?

SAL è l’acronimo di “Stato Avanzamento Lavori”, è un documento di contabilità dei lavori


redatto dal DL in cui vengono riassunte tutte le lavorazioni eseguite dall’inizio dell’appalto
sino ad allora. Il SAL è ricavato dal registro di contabilità o dal sommario del registro
(entrambi documenti della contabilità dei lavori). 

Sulla base del SAL, il RUP (Responsabile Unico di Procedimento) rilascia il certificato di
pagamento della rata di acconto che viene inviato alla Stazione Appaltante in originale e in
due copie per l’emissione del mandato di pagamento. Ogni certificato di pagamento
emesso viene incluso nel registro di contabilità.
37. Quali sono le figure che ruotano intorno alla realizzazione di un’opera edilizia?
Committente: soggetto per la quale opera viene eseguita, nelle opere pubbliche è la
figura che ha potere decisionale e di spesa relativa all’amministrazione dell’appalto. 

Responsabile dei lavori: soggetto incaricato dalla committenza per la progettazione,
esecuzione o controllo dell’esecuzione dei lavori. Nei lavori pubblici è il RUP; 

Progettista: Architetto o ingegnere, geometra o perito edile; 

Calcolatore strutturale: Architetto o ingegnere incaricato della progettazione strutturale; 

Direttore lavori: professionista abilitato iscritto all’ordine che soprintende alla
realizzazione di un’opera edile con visite periodiche, emana ordini di servizio, verifica le
forniture e la corretta realizzazione delle opere strutturali, inoltre verifica l'adempimento
alle norme vigenti e il rispetto delle norme di sicurezza insieme al CSE (Coordinatore della
sicurezza in fase esecutiva). 

Assistente ai lavori: tecnico delegato alla direzione lavori; 

Direttore artistico: per opere di particolare rilievo architettonico, tecnico e artistico, il DL
può richiedere alla committenza di essere affiancato dal progettista dell’opera che non
avrà alcuna responsabilità tecnica in cantiere; 

Appaltatore: soggetto che si è aggiudicato l’appalto; 

Artigiani: lavoratori autonomi senza vincoli di subordinazione che collaborano alla
realizzazione dell’opera; 

Impresa affidataria: impresa titolare del contratto d’appalto con il committente, che può 

avvalersi di imprese subappaltatrici o lavoratori autonomi. Nel caso di consorzi di imprese 

l’impresa affidataria è quella individuata dal consorzio nell’atto di assegnazione dei lavori; 

Impresa esecutrice: è l’impresa che esegue l’opera; 

Coordinatore della sicurezza in fase progettuale: professionista abilitato, indicato dal 

committente o dal responsabile dei lavori, che redige il Piano di Sicurezza (PSC); 

Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione: come precedente, ma in fase
esecutiva del lavoro, ha il compito di proporre sospensioni dei lavori in caso di
inosservanze al piano o sospendere i lavori in caso di pericolo; 

Collaudatore: professionista iscritto all’albo da almeno 10 anni, non deve essere stato
coinvolto nei processi ideativi e realizzativi dell’opera. Addetto al collaudo strutturale.

38. Tipi di organizzazione del lavoro in cantiere.

Deriva da un vero e proprio progetto di cantiere, vengono indicate la disposizione dei vari
macchinari, il loro raggio d’azione, la localizzazione del deposito materiali, gli spazi di
lavorazione, i servizi logistici e direttivi, gli accessi e le vie di percorrenza interne. La
normativa prevede l’affissione di 2 cartelli, uno recante i nominativi degli attori partecipanti
all’opera e la data di inizio/fine lavori, mentre nel secondo vi sono elencati i divieti.
39. Differenze tra metodo Gantt e Pert.

Diagramma di Gant: è un sistema ad assi cartesiani che presenta sulle ascisse le


tempistiche in giorni e mesi, mentre sulle ordinate sono presenti le percentuali delle varie
fasi lavorative. 

Diagramma di Pert: determina le attività lavorative in cui sono indicate le date di inizio e
fine lavori e la successione delle varie lavorazioni. I collegamenti sono indicati con una
successione logica senza mai toccare più di una volta lo stesso evento.

40. Il d.lgs. 81/2008 (ex d.lgs. 626/1994 ed ex d.lgs. 494/1996).

Il d. lgs 81/2008 riguarda le “norme di sicurezza nei luoghi di lavoro”. Queste norme
rappresentano un testo unico in materia di sicurezza, è composto da 14 titoli:

principi comuni; 

luoghi di lavoro; 

uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione generale; 

cantieri temporanei e mobili; 

segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro; 

movimentazione manuale dei carichi; 

attrezzature munite di videoterminali; 

agenti fisici; 

sostanze pericolose; 

esposizione ad agenti biologici; 

10.bis protezione dalle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario; 

11. protezione da atmosfere esplosive;

12. disposizioni in materia penale di procedura penale; 13. norme transitorie e finali.

41. Cosa significa mettere in sicurezza un cantiere?

Vuol dire mettere in atto le misure generali per la protezione della salute e la sicurezza del
lavoratore. Le misure da mettere in atto sono:

valutazione dei rischi di salute e di sicurezza; 



eliminazione e/o riduzione dei rischi; 

priorità protezione collettiva rispetto a quella individuale; 

limitazione del numero di lavoratori esposti a rischio; 

utilizzo limitato di agenti chimici, fisici e biologici; 

protezione collettiva e individuale; 

misure di emergenza da attivare in caso di pericolo; 

utilizzo di segnali di avvertimento e di sicurezza; 

regolare manutenzione di ambienti con riguardo ai dispositivi di sicurezza; 

informazione, formazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori o dei loro
rappresentanti sulle questioni riguardanti la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro.
42. Esiste un T.U. sulla sicurezza in Italia?

Sì è il d.lgs 81/2008 definito Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro.

43. Obblighi di redazione del PSC alla luce delle modifiche introdotte dal T.U. sulla
sicurezza.

Non è obbligatoria la nomina di un coordinatore alla sicurezza in fase progettuale per


lavori senza Permesso di costruire o di importo inferiore a 100.000 euro, in questo caso il
PSC (Piano Sicurezza e Coordinamento) viene redatto dal coordinatore in fase esecutiva
prima dell’inizio dei lavori. Il PSC deve essere redatto contestualmente alla progettazione
dell’opera.

43. Protocollo MIT (ministero infrastrutture e trasporti) per regole contenimento diffusione
COVID19 NEI CANTIERI - FASE2 del 14 marzo 2020

OBBLIGHI:

- Controllo temperatura corporea a chi accede;

- Rispetto distanza di sicurezza

- Uso di DPI (guanti, mascherine, tute ecc) e ove non è possibile, rispettare le distanze min
1 metro;

- Accesso dei fornitori esterni, se possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto restino a
bordo dei propri mezzi e non è concesso l’accesso ai locali chiusi comuni del cantiere
per nessun motivo. Per il carico e scarico merci il trasportatore deve rispettare la distanza
di 1 metro;

- Santificazione periodica degli spogliatoi e delle aree comuni e dei mezzi d’opera;

- Ventilazione continua dei locali comuni (mensa, spogliatoio ecc) e sosta ridotta
all’interno;

- Riorganizzazione del cantiere e del crono-programma delle lavorazioni attraverso la


turnazione dei lavoratori ai fini di diminuire i contatti;

- Esclusione penali ritardi.

44. Differenze di compiti tra il coordinatore alla sicurezza in fase di progettazione ed il


coordinatore alla sicurezza in fase di esecuzione.

Coordinatore alla sicurezza in fase progettuale, è incaricato dal committente o dal


responsabile dei lavori, durante la progettazione deve redigere il Piano di sicurezza e
Coordinamento e deve predisporre un fascicolo con le informazioni utili alla prevenzione
dai rischi. 

Coordinatore alla sicurezza in fase esecutiva, coordina la sicurezza durante i lavori e deve
avere gli stessi requisiti del coordinatore alla sicurezza in fase progettuale, non può essere
il titolare dell’impresa affidataria né un dipendente. Ha l’obbligo di:

mantenere l’applicazione delle disposizioni del piano di sicurezza; 



adeguare i piani in relazioni all’evoluzione dei lavori; 

sospendere singole lavorazioni; 

predisporre il PSC quando ne subentri l’obbligo.

45. Requisiti professionali dei coordinatori alla sicurezza.

Professionisti abilitati: Architetti sez. A e B, Ingegnere civile ambientale sez. A e B,


geometra, perito edile con i requisiti.

46. Cosa fa il d.l. se si avvede che in cantiere esistono dei pericoli per l’incolumità delle
persone?

In concomitanza con il coordinatore alla sicurezza può decidere di fermare il cantiere,


inoltre può redigere ordini di sicurezza che possono portare a delle sanzioni.

47. Se si infortuna un operaio in cantiere, cosa bisogna fare?

Ogni impresa, oltre a disporre di un medico competente, deve avere sempre presente in
cantiere almeno un operaio che abbia seguito un corso di primo soccorso.

In caso di infortunio si devono eseguire le indicazioni sul POS: 

osservare le funzioni vitali dell’infortunato con particolare attenzione a respiro e stato di
coscienza; 

applicare gli elementi di primo soccorso necessari con l’ausilio del kit di emergenza; 

portare l’infortunato al pronto soccorso o chiamare il numero di emergenza 112. Il datore
di lavoro è tenuto a segnalare ogni infortunio e comunicarlo all’INAIL.

48. Se gli operai non utilizzano l’elmetto o le scarpe antinfortunistiche, cosa deve fare il
CSE?

Coordinatore sicurezza in fase di Esecuzione, Può procedere con delle sanzioni o


adottare provvedimenti di sospensione dei lavori in relazione alla violazione.

49. Cosa è il PSC?

Il PSC è il Piano di sicurezza e coordinamento ed è specifico per ogni singolo cantiere. Il


PSC deve contenere almeno le seguenti indicazioni:

la descrizione dell’opera in cui viene indicato l’indirizzo del cantiere, una descrizione del
contesto in cui è inserito il progetto ed una descrizione sintetica dell’opera con particolare
attenzione alle scelte progettuali, architettoniche, strutturali e tecnologiche;

i soggetti coinvolti con i rispettivi compiti;
una relazione riguardante l’individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi rispetto l’area
e l’organizzazione del cantiere;


e scelte progettuali ed organizzative, le procedure e le misure preventive e protettive in


merito all’area del cantiere, alla sua organizzazione e alle varie lavorazioni;


le misure di prevenzione e i dispositivi di protezione individuale;


le misure di protezione relative all’uso comune da parte di più imprese e lavoratori


autonomi; le modalità di cooperazione e coordinamento fra datori di lavoro e tra questi ed
i lavoratori autonomi;


l’organizzazione prevista per il servizio di pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei


lavoratori, i riferimenti telefonici delle strutture sul territorio al servizio del pronto soccorso
e della prevenzione incendi;


la durata delle varie lavorazioni e delle fasi di lavoro che costituiscono il cronoprogramma
dei lavori espressa in uomini-giorno;


la stima dei costi della sicurezza.

Il PSC deve contenere inoltre tavole di progetto con indicati gli aspetti relativi alla
sicurezza.

50. Cosa è il POS?

Il POS è il Piano Operativo di Sicurezza, viene redatto dal datore di lavoro delle imprese
e vi sono riportate le informazioni sul cantiere e i rischi a cui sono sottoposti gli addetti
dell’impresa.

51. Cosa è il PSS?

Il PSS è il Piano Sostitutivo di sicurezza. Il PSS veniva consegnato dall’appaltatore


quando il PSC non era previsto ai sensi del d.lgs. 14 agosto 1996 n. 494. Il dPR 222/2003
stabiliva che il PSS avesse gli stessi documenti del PSC a parte la stima dei costi di
sicurezza, con il d. lgs. 52/2016 per gli appalti pubblici non si fa più alcun accenno al PSS.
52. Tipi di collaudo previsti.

I tipi di collaudi previsti sono:

collaudo statico; 

collaudo amministrativo; 

certificato di collaudo per le opere soggette a SCIA. 

Se l’importo dell’opera non supera i 200.000 € (500.000 € se il committente è pubblico) il
collaudo è sostituito dal certificato di regolare esecuzione emesso dal DL.

53. Norme che disciplinano il collaudo statico.

L. 5/11/1971 n. 1086; 

d.m. 30/05/1972 n. 9161. 

nessun edificio potrà avere il rilascio del certificato di agibilità dal comune senza il
certificato di collaudo statico con esito positivo.

54. Norme che disciplinano il collaudo amministrativo, detto anche collaudo generale
tecnico amministrativo. 

Le norme che disciplinano il collaudo amministrativo sono: 

Il codice degli appalti pubblici D. Lgs 12 aprile 2006; 

D.p.R. 5 ottobre 2010/ 5 novembre 1971 nr° 1086 

30 maggio 1972 nr° 9161

55. Rapporti tra collaudo statico e collaudo amministrativo.

Entrambi attestano che l’edificio sia stato eseguito secondo le peculiarità tecniche,
strutturali e normative fissate nel progetto e che gli standard qualitativi e quantitativi del
contratto d'appalto siano stati rispettati.

56. Procedura prevista per il collaudo statico.

Per procedere al collaudo statico si deve caricare la struttura con dei pesi equivalenti al
carico previsto per la struttura, in modo da verificare la realizzazione a regola d’arte della
struttura. In seguito ai risultati del collaudo si compilano i documenti necessari.

57. Caratteristiche del certificato di collaudo previsto dalla SCIA.

Viene definito “Certificato di Collaudo finale” ed è’ un atto redatto dal Direttore Lavori per
le opere realizzate con SCIA e che deve essere presentato con la Dichiarazione di fine
lavori e firmata dal proprietario allo sportello unico dell’edilizia.

58. Quando l’architetto può collaudare staticamente un’opera?

Un architetto può collaudare staticamente un’opera dopo 10 anni dall’iscrizione all’albo e


quando non è rientrato in nessun modo nei processi ideativi ed esecutivi dell’opera.
59. Documenti del collaudo statico.

I documenti del collaudo statico sono:

Processo verbale di visita, firmato anche dal Direttore Lavori, contiene tutte le
caratteristiche dell’opera, l'ammontare dell’appalto, la data di contratto, l’importo delle
somme approvate, le date dei processi, la data e l’importo del conto finale, la data di
nomina del collaudatore, i dati dei partecipanti al collaudo e tutti i rilievi e saggi con i
risultati conseguiti.

Relazione, in seguito alla visita e allo studio del capitolato, il collaudatore redige una
relazione sulla collaudabilità dell’opera.

Relazione segreta, inviata solo al committente, che può decidere o meno di condividerla, e
che contiene opinioni sulle domande e riserve avanzate all’impresa.

Certificato di collaudo, redatto per l’impresa che ha 20 giorni per fare domande e
deduzioni e senza le quali il collaudo si ritiene accettato.

60. Chi nomina il collaudatore?

Il collaudatore viene nominato dal committente, nel caso in cui il committente sia anche
esecutore dell’opera è l’Ordine degli Architetti o degli Ingegneri a fornire una terna di
professionisti tra cui scegliere.

61. Cos’è la terna?

Sono 3 nomi di professionisti proposti dall’ordine degli Architetti o degli Ingegneri, che
possono effettuare un parere/perizia/collaudo in casi in cui il committente è l'impresa che
esegue i lavori.

62. Come si effettua il collaudo statico?

Si fa caricando la struttura con pesi equivalenti al carico previsto per la struttura.

63. In cosa consistono le prove di collaudo?

Consistono nel verificare:

che le deformazioni aumentano proporzionalmente all’aumentare del carico; 



che la freccia elastica non sia superiore alla freccia di calcolo; 

che non vi siano rotture o cedimenti nella struttura a causa del carico.

64. Può un tecnico essere nominato collaudatore se ha partecipato al controllo e/o alla
progettazione dell’opera sottoposta a collaudo?

No, solo nel caso in cui egli non sia stato nominato il Direttore lavori può decidere di
procedere alle prove che in seguito il collaudatore potrà decidere di approvare o ripetere.
65. Cosa è il certificato di regolare esecuzione?

È un documento sostitutivo del certificato di collaudo e si può fare per opere private sotto
i 200.000 € o per opere pubbliche sotto i 500.000 €, va presentato allo sportello unico
insieme alla dichiarazione di fine lavori.

66. Cosa è il collaudo in corso d’opera?

Sono prove di carico sulle strutture o sui materiali fatte dal DL durante la realizzazione
dell’opera.

67. Il progettista può essere anche Direttore dei Lavori?

Si, il progettista può essere anche il direttore dei lavori.

68. È sempre obbligatorio il Direttore Lavori, nelle opere di edilizia civile?

Il direttore dei lavori è sempre obbligatorio per le opere pubbliche ma non lo è


nell’edilizia privata.

69. Le tariffe professionali per gli architetti esistono ancora?

Le tariffe professionali non esistono più e vengono sostituite dal compenso, ma tale
compenso non è vincolante e viene utilizzato principalmente come linee guida.

70. Sono ancora vigenti i minimi tariffari per ingegneri e architetti?

Le tariffe minime non sono più in vigore per effetto del decreto Bersani Decreto-Legge
4.7.2006 n.223. Pertanto il professionista può applicare tariffe inferiori ai minimi previsti.

71. In mancanza dei minimi tariffari per ingegneri e architetti, come si procede per
quantificare l’onorario?

L’onorario viene calcolato in base al servizio offerto utilizzando il d.m. 143/2013.

Tale d.m. consiste in:

CP= VxGxQxP

V=importo dell'opera

G= grado di complessità in base al tipo di opera

Q= tipologia di prestazione

P= parametro inversamente proporzionale all'importo dell'opera P= 0,03+10/V^0,4

72. Cosa introducono il d.m. 140/2012 e il d.m. 143/2013?

Il d.m. 140/2012 e il d.m. 143/2013 sono “regolamenti recanti determinazione dei


corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici
dei servizi relativi all'architettura ed all'ingegneria” e definiscono parametri specifici per il
calcolo dei compensi da mettere a base di gara.
73. Caratteristiche delle nuove modalità di calcolo degli onorari, introdotte dal d.m.
140/2012 e dal d.m. 143/2013.

Il compenso viene determinato in base a diversi parametri ovvero: il costo delle singole
categorie componenti l'opera, il grado di complessità delle prestazioni, la specificità della
prestazione distinto in base alle singole categorie

74. Delineare storicamente come il quadro tariffario per architetti ed ingegneri è variato
dal secondo dopoguerra ad oggi.

La tariffa definita dalla L.143/’49 e ss.mm. ii. è stato il riferimento fino agli anni 2000
utilizzato sia per gli incarichi pubblici sia per quelli privati, la norma prevedeva tariffe
minime inderogabili.

D.L. 4 luglio 2006, n. 223 convertito in Legge 4 agosto 2006, n. 248 le tariffe minime non
sono più inderogabili.

D.L. 24/01/2012 n.1 art.9 – convertito in Legge 24/03/2012 n.27 le tariffe minime vengono
definitivamente abrogate.

Per le opere pubbliche il compenso a base di gara viene calcolato secondo parametri
definiti dal d.m. 140/2012 e dal d.m. 143/2013.

75. Tipi di onorario.

Percentuale, vacazione, quantità, a discrezione.

76. Differenza tra gli onorari a percentuale, a vacazione, a discrezione, a quantità.

a percentuale, l’onorario viene calcolato in base all’importo dei lavori previsto. Il compenso
viene quindi definito sulla base del computo metrico estimativo e sul consuntivo delle
opere.

a vacazione, si calcola il tempo impiegato a produrre un progetto o un servizio. 


a quantità, si calcola l’onorario “a pezzo” es. un prezzo fisso per elaborato 


a discrezione, l’onorario viene calcolato basandosi su casi analoghi.

77. Cosa è e quando è dovuto il rimborso spese?

Il rimborso spese è dovuto quando il professionista anticipa spese che sono invece a
carico del committente.
78. Vi sono differenze tra i corrispettivi per le prestazioni professionali dei lavori pubblici e
dei lavori privati?

Nei lavori pubblici il prezzo che viene definito a base di gara viene calcolato in base al
grado di complessità delle opere e in base all’importo dei lavori previsto; il professionista
in fase di gara può applicare uno sconto che verrà poi applicato al prezzo a base di gara
(es. gare al massimo ribasso in cui vince il professionista che applica lo sconto maggiore). 

Nei lavori privati il professionista è libero di decidere l’importo per la propria prestazione.

79. Cosa prevedono per il calcolo di un onorario le nuove norme deontologiche? 



Le norme deontologiche prevedono che compensi “palesemente sottostimati rispetto
all’attività svolta, o l’assenza di compensi, viene considerata pratica anticoncorrenziale
scorretta e distorsiva dei normali equilibri di mercato e costituisce grave infrazione
disciplinare.”

80. Come si prepara una parcella professionale?

La parcella si prepara inserendo l’importo della prestazione precedentemente pattuito, si


inseriscono tutti i dati obbligatori e la si consegna al cliente.

81. Cos’è la notula? 



La notula o parcella è la contabilizzazione dei servizi svolti da un professionista.

82. Quali indicazioni devono essere presenti nella parcella (o notula)?

Le indicazioni obbligatorie sono: i dati del professionista, i dati del cliente, l’importo delle
prestazioni, la descrizione delle prestazioni svolte, la data di emissione, il numero
progressivo delle fatture emesse dal professionista nell'anno corrente, l’importo dell’iva
(se dovuta), l’importo di eventuali casse previdenziali, il totale dell’importo da pagare e il
regime fiscale del professionista.

83. Gli onorari per le prestazioni urbanistiche come si calcolano?

Il compenso per le opere urbanistiche si calcola come le altre opere pubbliche con la
seguente formula:

CP= ∑(V×G×Q×P) in cui CP è il compenso V=costo delle singole categorie componenti


l'opera, G, relativo alla complessità della prestazione e P = percentuale applicata al costo
delle singole categorie componenti l'opera.

84. Cosa è il disciplinare d’incarico?

Il disciplinare di incarico è un contratto con cui il committente incarica il professionista a


svolgere una determinata prestazione professionale, vengono definite tutte le clausole e le
condizioni.
85. Lettera d’incarico e disciplinare d’incarico sono la stessa cosa?

Per disciplinare si intende un contratto d’opera intellettuale, scritto fra le parti, con il quale
venga definito un rapporto prestazionale e le sue modalità.

La lettera d’incarico è il documento ufficiale che regola l’inizio della prestazione
professionale.

86. Cosa è l’INARCASSA?

L’inarcassa è la cassa previdenziale che eroga pensioni e servizi assistenziali per ingegneri
e architetti.

87. Tipi di catasto operanti in Italia.

I catasti operanti sono il catasto terreni e il catasto fabbricati.

88. Differenze tra catasto terreni e catasto fabbricati.

Il catasto terreni comprende i terreni e i fabbricati rurali, il catasto fabbricati comprende i


fabbricati urbani.

89. Cosa è l’estratto di mappa?

L’estratto di mappa, è un documento in cui sono riportati il numero di foglio e il numero


mappali su cui si trova l’edificio censito presso il Catasto Terreni. Sulla mappa sono
riportati: l’ubicazione, la forma, l’orientamento e i confini di un edificio.

90. Cosa è il DOCFA?

Il Docfa è un Software per la compilazione di documenti tecnici catastali.

91. Posso richiedere una visura catastale nelle province di Trento e Bolzano?

La visura per queste province non può essere richiesta dal sito dell’agenzia delle entrate
ma da un portale apposito.

92. Cosa è il catasto fondiario o tavolare?

Il catasto fondiario o tavolare è un catasto di origine tedesca ed è in vigore nelle provincie


di Trento e Bolzano

93. Differenza tra i gruppi A, B, C, D, E, F nella classificazione catastale italiana.

La differenza tra i seguenti gruppi è:

Il gruppo A è relativo a unità immobiliari; 



Gruppo B è relativo a immobili a uso collettivo: chiese, scuole, ospedali; 

Gruppo C edifici commerciali;
Gruppo D edifici speciali: alberghi, banche, fabbriche, posti barca, scuole private; 

Gruppo E destinazioni opere speciali: ponti, stazioni, recinti per esigenze pubbliche,
cimiteri, forti.

94. Differenza tra le categorie A1, A4, A10. 



La differenza tra i seguenti categorie è: 

Categoria A1: abitazioni signorili; 

Categoria A4: abitazioni popolari; 

Categoria A10: uffici e studi privati.

95. Differenza tra le categorie A2, B1, C3.

La differenza tra i seguenti categorie è:

Categoria A2: abitazioni civili; 



Categoria B1: collegi e convitti, ricoveri, orfanotrofi, ospizi, conventi, seminari, caserme; 

Categoria C3: laboratori per arti e mestieri.

96. Cosa rappresenta la rendita catastale?

La rendita catastale è un valore determinato dai valori locativi annui diviso i metri quadri
dell’immobile a cui si applica una riduzione. Il valore è la base per il calcolo delle imposte
sull’immobile.

97. Quali metodi di stima conosce?

I metodi di stima sono il confronto diretto in cui si valutano le vendite immobiliari di


fabbricati simili in zona a cui si applicano dei correttivi in base a condizioni diverse rispetto
all’immobile di riferimento. 

Capitalizzazione del reddito: Si basa sulla determinazione della capacità del fabbricato di
produrre un reddito nel futuro. 

Valore di trasformazione: il valore dell’immobile si ottiene sottraendo dal valore del
fabbricato ristrutturato i costi della ristrutturazione.

98. Come avviene la stima di un immobile? 



La stima avviene svolgendo un’analisi di mercato al fine di determinare un prezzo al metro
quadro, i dati possono essere raccolti anche attraverso l’osservatorio del mercato
immobiliare. Una volta ottenuto un valore al m quadro si moltiplica per la superficie e
risultato si attribuiscono deprezzamenti o incrementi di prezzo in base a diversi parametri
come: l’affaccio, tipo di riscaldamento, la prestazione energetica, l’anno di costruzione,
presenza di ascensore, ecc.
99. Cosa introduce la riforma del catasto, in relazione alla legge delega al governo n.
23/2014?

I punti principali della riforma del catasto prevedono: 



Metodo di calcolo per la rendita catastale calcolata a partire dal valore di locazione annuo,
fornito dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare. Il NUOVO CATASTO prevede
l’unificazione del valore patrimoniale al valore di mercato del fabbricato. Il valore mercato
al metro viene determinato in base ai dati forniti dall’osservazione del mercato immobiliare
e modificato in base a diversi parametri come: l’affaccio, tipo di riscaldamento, l’anno di
costruzione, ascensore, ecc. La riforma prevede inoltre il “Federalismo Catastale”, ovvero il
coinvolgimento dei Comuni nel fornire all’agenzia delle entrate i dati difficilmente
reperibili dall’agenzia stessa. Le commissioni censuarie inoltre dovranno avere
rappresentanti di categoria e degli stakeholder tra i propri membri.

PARTE “GRAFICA”

1. Cosa è un COMPARTO EDILIZIO?

Per comparto edilizio si intende un aggregato di aree confinanti formato, anche attraverso
la riunione di diverse proprietà, in vista della creazione di un complesso di carattere
unitario ovvero della trasformazione dei fabbricati esistenti su tali aree, in base a speciali
prescrizioni. Il comparto sarebbe LA SUPERFICIE TERRITORIALE in mq.

2. Cosa è un LOTTO EDIFICABILE?

Il lotto edificabile è uno spazio fisico che prescinde dal profilo dominicale (ben può, cioè, il
lotto edificabile essere formato da appezzamenti di terreno appartenenti a diversi
proprietari e perfino tra loro non contigui), individuandosi esclusivamente sulla base degli
indici edificatori previsti dalla normativa urbanistica. Solo con il rilascio della concessione
edilizia il lotto edificabile viene ad essere concretamente delimitato, con definizione delle
potenzialità edificatorie del fondo, unitariamente considerato, e determinazione della
cubatura ivi assentibile in relazione ai limiti imposti dalla normativa urbanistica”. Il lotto
sarebbe LA SUPERFICIE FONDIARIA in mq

3. Cosa è la Superficie Utile Lorda (SUL o SLP)?

Si definisce «superficie utile lorda» (Sul) la somma delle superfici di tutti i piani fuori
terra, seminterrati ed interrati. Non include lo spessore dei muri perimetrali e le
sporgenze esterne quali i balconi, terrazzi e simili con i lati aperti, porticati e passaggi
coperti ricavati all'interno della proiezione dell'edificio, intercapedini, sporgenze
ornamentali, spazi esterni di circolazione verticali e orizzontale, e altri elementi in funzione
del tipo di immobile e fabbricato). Trova applicazione, prevalentemente, nella stima di
edifici industriali, negozi, magazzini, nelle procedure di valutazione commerciale per
compravendite, per la determinazione dei costi di costruzione.

4. Cosa è l’INDICE FONDIARIO?

Si riferisce ad un singolo lotto e definisce, in sintesi, quanto sia possibile costruire su uno
specifico terreno. Come si calcola:
L’indice di fabbricabilità fondiario IF viene espresso con la formula mc/mq, rapporto tra
volume edificabile e superficie fondiaria del lotto su cui si intende costruire. IF= Ved/SF,
quindi il Volume Edificabile Ved= SF x IF (mc).

5. Cosa è l’INDICE TERRITORIALE?

Si riferisce ad un’ampia superficie da urbanizzare,  comprensiva degli spazi pubblici


destinati alle infrastrutture. Come si calcola:
l’Indice di fabbricabilità territoriale IT viene espresso con la formula mc/mq, rapporto tra il
volume edificabile e superficie territoriale. IF=Ved/ST.
Quindi il Ved= ST x IT (mc).

6. SVILUPPO TEMA URBANISTICO

Dati: ST= 10000mq (comparto), IT= 0,5 mc/mq, RC=30% di SF (rapporto copertura),
H= 7mt

Trovare: SF? Ved? RC? n° ab da insediare?


Ved = ST x IT= 5000 mc

Per il DM 1444/’68 (standard urbanistici 18mq/ab) e 100 mc/ab per abitante:


n° ab= 5000/100=50

ST= SF + STANDARD URBANISTICI + R (indice strada pubblica 7mq/ab), dove trovo SF


SF= ST - SU - R = 10000 mq - 350 mq - 900 mq= 8750 mq
RC = 30% di SF = 2625 mq

Nb: SU= 18 mq/ab = 900 mq


9mq/ab x 50 = 450 mq verde pubblico
2.5mq/ab x 50 = 125 mq parch pubblico
2mq/ab x 50 = 100 mq servizi quartiere
4,5mq/ab x 50 = 225 mq servizi istruzione
R= 7mq/ab x 50 = 350 mq strada pubblica
7. SVILUPPO TEMA RESIDENZIALE
caso 1:
Dati: SF = 2000 mq (lotto edificabile), IF=1,5 mc/mq, H=7 mt, RC= 30 % di SF

Trovare: Ved? RC?


Ved = SF x IF = 3000 mc
RC= 30 % di SF = 90 mq

caso 2:
SF = 2000 mq (lotto edificabile), Iuf = 0,35 (numero puro) , H=7 mt, RC= 30% di SF

Trovare: SUL? RC?


SUL = SF x Iuf = 700 mq di superficie utile lorda
RC = 30 % di SF = 90 mq

Nb: inserie
DM 1444/68 art.9 + R.E. per distacchi tra fabbricati, DM 1404 + Codice Civile + R.E.
per distacchi d strade urbane e da alberature di confine, R.E. + N.T.A. per calcolo
altezza massima fabbricati, DM 7/7/’75 per altezze minime ambienti e per le
SUPERFICI MINIME (+ L513/77 + L457/78 + L Regionali + NTA + RE) e per superfici
aereoilluminanti min 1/8 sup pavimento , Legge TOGNOLI 122/89 per parch (1 mq
ogni 10 mc e 1 parch disabili ogni 50) con dim parch: 5 x 2.5 o 5 x 3,5 (disabili),
Barriere Architettoniche
L 14/06/1989.

8. SVILUPPO TEMA RESIDENZIALE UNIFAMILIARE A SCHIERA

Dimensionamento in mc: 4/5 ab = 80 mc/ab x n° ab= VOLUME


Dimensionamento in mq: 4/5 ab = 25 mq/ab x n° ab = SUL

Ipotesi SUL = 200 mq


trovare n° ab da insediare? Ved ?
n° ab= 200 mq/ 25 mq = 8 ab
Ved = SUL x 3 (h piano)= 600 mc

9. SVILUPPO TEMA RESIDENZIALE BIFAMILIARE: edifico per 2 nuclei fam.


5/6 ab per edificio

Ved= 5 x 80 mc= 400 mc SUL = 5 x 25 mq= 125 mq

10. SVILUPPO EDIFICIO IN LINEA CON PT NEGOZI: fabbricato in linea servito almeno da
2 corpi scala
Dati: Ved= 10000 mc, H=9.5 m

Sviluppo dati:
Nei 10000 mc abbiamo: 80 mc/ab = 8000 mc per residenziale e 20 mc/ab = 2000 mc per
negozi.

Trovare: n° piani alloggi, n° edifici


n° pani alloggio= 8000 / 2000 = 4 piani alloggio .
(ipotizzando piano tipo da 25 ab = 2000 mc)
n° edifici = 2 perche abbiamo analizzato l altezza che è max 9.5 m

11. SVILUPPO DI VARIE UNITA’ DI VILLE A SCHIERA

Dati: SF = 100 X 50 = 5000 mq, IF = 1,5 mc/mq , Hmax= 6.5 m

Trovare quante unità abitative di tipo a schiera con 5 posti letto posso realizzare ?

Ved = SF x IF = 5000 x 1.5 = 7500 mc


(sappiamo che vanno 80 mc/ab e 20 mc per altre esigenze sempre legate al residenziale
come verde, posto auto)
80mc/ab x 5ab= 400 mc, dopo 7500/400 = 18 unità
n° tot abitanti ? n° ab tot da insediare: 18x5 =90 ab

Quindi avrò 18 villette da 400 mc e slip 125 mq circa di SUL (400/3,20), con 62,5 mq pt e
62,5 mq p1.

12. TAGLIO DEGLI ALLOGGI

DM del 1975: Monolocale x 1 persona = 28mq, x 2 persone = 36 mq di pavimento.


I primi 4 abitanti devono avere 14 mq = 4 x 14 mq= 56 mq di pavimento.
E di altri 10 mq per i successivi, es: 5 ab= 56 + 10 = 66 mq di pav e via disc.
45 mq = alloggio per coppia di giovani o anziani.
IN GENERALE:
MONOLCALI: 28 mq
BILOCALI: 38/45 mq
TRILOCALI: 50/60 mq
QUADRILOCALI e a salire: 70/80 mq a 90/95 mq.
65 mq: 4/5 persone / 85 mq: 6/7 persone ( un piano da 12/15 persone con 3 app distinti).
13. SVILUPPO TEMA PALAZZINA (taglio degli alloggi) (pt negozi, piani superiori
residenziale)
Dati: Ved= 4000 mc, Hmax= 9.5 mq
Trovare: n° palazzine da fare? n° piani per 12 ab?

SVILUPPO: ipotesi piano tipo palazzina per 12 abitanti


12ab x 80 mc= 960 mc e. 12ab x 25 mq = 300 mq SUL
Analisi altezza: dal piano terra (compreso di solaio): 0.20 + 3 + 0.30 + 2.7 + 0.30 + 2.7 +
0.30 = 9,50 mt

Ved 4000 mc di cui 80%( 3200 mc residenziale) e 20 % (800 mc di negozi).

n° piani x 12 ab = 3200 mc/960 mc = 3,3 piani per abitazione


n° piani x 10 ab = 3200 mc / 800 mc = 4 piani abitazione
Quindi avrò 4 piani /2 = 2 palazzine perché ho l h max da rispettare e l altezza volume è
dei soli p1 e p2 residenziali, quindi mi serviranno 2 palazzine.

14. SVILUPPO TEMA BALLATOIO


Edificio disposto su più livelli fuori terra i cui piani a partire dal p1 sono serviti da un
Ballatoio.

Dati: Ved = 4000 mc, Hmax= 9,80 mt (3 piani fuori terra)


Trovare n° ab?,

SVILUPPO:
n°ab = 4000 /100 mc= 40 ab
Ipotesi: pt simplex per 3 ab = 3 x 25 mq/ab = 75 mq pt
PT = 5 appartamenti x 75 mq = 375 mq (15 ab)
P1 = 25 ab x 25 mq = 625 mq
Verifica: 4000 mc —> 40 ab —> 1000 mq —> 375+625=1000 mq, avrò nel piano terra in un
appartamento 3 ab e nel duplex (p1 e p2) avrò 5 ab = 8 ab x 5 app = 40 ab.

ESEMPIO ESAME AVERSA: (residenziale)


Dati: Lotto = SF = 30 x 40 mq, IF=1,4 mc/mq, RC 40 %, Hmax 8 m, tetto piano, e distanza
dai confini come da normativa DM 1404/68 + Codice Civile + R.E.

Sviluppo: SF= 30x40=1200 mq, Ved = SFxIF= 1200 x 1,4= 1680 mc, RC= 40%SF= 480 mq.
SC(superficie coperta) = Ved/Hmax= 1680/8= 210 mq (di un solo piano)
SUL totale= 210 x 2 = 420 mq (due piani fuori terra)
La SC = 210 mq e quindi posso ipotizzare un dimensionamento dell ingombro edilizio con
larghezza=14 m e lunghezza 15 m.
Verifica agibilità per disabili (L 13/89 DM 236/’68), rampa per disabili 8% pendenza.
l = dislivello /8%= lunghezza in pianta delle rampa.
Bagno disabili 180x180.

NOZIONI DA SAPERE ASSOLUTAMENTE (DOMANDE A PRIMO IMPATTO):

DEONTOLOGIA e APPALTI PUBBLICI E TUTTO CIO CHE CONCERNE LA MATERIA

1. NORME DEONTOLOGICHE ?
Le NORME DEONTOLOGICHE, situate sul CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti
Pianificatori Paesaggisti Conservatori), contengono le norme di Comportamento di un
Professionista e al fine di garantire il rispetto dei valori di legalità e responsabilità sociale
per tutelare la dignità e il decoro della professione.
Il Professionista rende la sua opera per realizzare le esigenze del proprio Committente,
fornendo il sapere e l'assistenza tecnica necessari; promuove una trasformazione degli
spazi che tenga conto del patrimonio culturale e architettonico, salvaguardando gli
equilibri na- turali e garantendo la sicurezza delle persone e la quali- tà della vita
dell’utente finale, nell’ambito delle rispettive competenze.
Per poter svolgere al meglio il suo compito, il Professionista ha il dovere di conservare la
propria autonomia di giudizio e di difenderla da condizionamenti esterni di qualunque
natura. Con la sua firma, dichiara e rivendica la responsabilità, intellettuale e tecnica, della
prestazione espressa.
Il ruolo riconosciutogli dalla Società richiede che il Professionista curi la propria
formazione, conservando e accrescendo il sapere con particolare riferimento ai set- tori
nei quali è svolta l’attività, in modo da comprende- re l'ambiente, i luoghi e le relazioni
economiche, sociali e culturali.
Il Codice Deontologico è destinato a garantire il corretto svolgimento della professione e,
per il suo tramite, alla compiuta realizzazione del compito che la Società affida
all’Architetto, Pianificatore, Paesaggista, Conservatore, Architetto Iunior e Pianificatore
Iunior.

1.1 ORDINE E DEONTOLOGIA PROFESSIONALE


La tutela del titolo e della professione di architetto è protetta dallo Stato italiano con la L.
1395/1923. Sono proprie della professa. Di un arch e un ingegn le opere di edilizia civile,
rilievi e le operazioni di estimo. I beni immobili vincoli sono soggetti ai soli architetti. Il
D.P.R. 328/2001 ha cambiato la struttura degli ordini professionali e l’ordine architetti è
diventato l’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori e diviso in 2 sez:
SEZIONE A (lauree 5 anni, senior) e SEZIONE B (lauree 3 anni, junior).
1.2 Quali sono i nuovi principi introdotti dalle norme deontologiche in vigore dal primo
gennaio 2014? 

I nuovi principi introdotti:
Fanno uso del D.p.r 328/2001 frazionando le professioni in 2 classi (A e B); 

Nuovo consiglio di disciplina; 

Nuovo metodo di calcolo prestazionale; 

Obbligo di aggiornamento professionale; 

Obbligo di assicurazione professionale; 

Possibilità di svolgere la professione all’estero.

1.3 Differenza tra etica e deontologia?

“La parola ETICA deriva da “èthos” comportamento, modo di comportarsi. Si tratta di una
branca della filosofia che parla della scelta dell’uomo tra il bene e il male.
La parola DEONTOLOGIA deriva invece dalla parola greca "Δeω", (pron. Deo) che
significa "dovere”.
Al di la dei principi che possono essere seguiti o seguiti in parte, ci sono alcuni
comportamenti per i quali è doveroso comportarsi in un  certo modo. Alcune cose di
devono fare altre non si devono fare”.

4. Obblighi di Formazione
Tutti gli architetti iscritti all’Albo sono soggetti all’obbligatorietà formativa, con
l’esclusione di quelli al primo anno di iscrizione e di coloro che hanno compiuto il 70°anno
di età con almeno 20 anni di iscrizione al proprio Ordine. Sono previsti ESONERI
dall’obbligatorietà formativa, come da punto 7 delle Linee Guida del CNAPPC.l’obbligo di
aggiornamento professionale decorre dal 01 gennaio 2014.
Il 26 gennaio 2017: Il CNAPPC ha pubblicato le nuove linee guida per la formazione
architetti, dove sono elencate tutte  le regole in vigore sull’aggiornamento professionale
obbligatorio (documento completo in fondo all’articolo) con 60crediti tra 2017 e 2019.

5. Competenze professionali architetto SEZIONE A, architettura


Le competenze dell’architetto attribuite dal DPR 328/2001 non sono cambiate rispetto alle
precedenti normative. Vale per le competenze comuni ad altri categorie e per quelle
proprie solo all’architetto. Per le le prime il R.D 2537/1925 art.52 afferma che formano
materie comuni con l’ingegnere quali opere edilizia civile, rilievi geometrici e operazioni di
estimo. Tra le opere edilizie sono escluse quelle dell art. 51 del regio decreto poiché sono
esclusive dell’ingegnere (opere infrastrutturali). Tra le competenze dell’arch abbiamo:
- costruzioni civili sia nuove sia di recupero;
- Opere di urbanizzazione primaria;
- Opere di urbanizzazione secondaria;
- Opere di impiantistica civile
- Opere di urbanistica
Opere esclusive dell’arch sono nell art. 52 r.d per le opere edilizia civile di carattere
artistico e di restauro e ripristino di edifici contemplati dalla L.364/1909 per le antichità e
le belle arti.
Ricapitolando, l architetto iscritto all’ordine sezione A si concentra su:
Progettazione architettonica, restauro, consolidamento statico, direzione lavori,
coordinamento alla sicurezza (corso di 120 ore obbligatorio), progettazione antincendio
(corso abilitante obbligatorio), collaudo statico (dopo 10 anni di iscrizione all albo),
collaudo amministrativo per opere pubbliche (minimo 5 anni di iscrizione all albo),
arredamento, design, stime e perizie (CTU, consulente tecnico d ufficio e CTP, consulente
tecnico di parte).

6. Compiti specifici dell’architetto?


- Direttore dei Lavori: il DL si preoccupa che il lavoro venga svolto a regola d’arte. Fa
attuare le opere concordemente al progetto preliminare, definitivo ed esecutivo,
controllando periodicamente il cantiere e le forniture dei materiali. Fornisce la
liquidazione del saldo finale. Ha responsabilità tecniche, civili e penali.
- Impianto di cantiere e la sua organizzazione: elementi di organizzazione per la messa in
sicurezza dello stesso (disposizione recinzione, accessi, macchinari, cartelli ecc.).
- Norme di sicurezza nei luoghi di lavoro: il dlgs 81/2008 , modificato dal dlgs 106/2009
riordina la materia normativa di sicurezza nei luoghi di lavoro. Viene introdotto il DVR
(documento valutazione de rischio), il RSPP (responsabile servizio di prevenzione e
protezione);
- CSFP: coordinatore sicurezza in fase di progettazione;
- CSFE: coordinatore sicurezza in fase di esecuzione;
- Far applicare il PSC (piano di sicurezza e coordinamento);
- Redigere il POS (piano operativo di sicurezza)

6.1 SEGANALZINE CERTIFICATO DI AGIBILIA’ (SCA)?

Il certificato di agibilità è un documento che attesta la sussistenza delle condizioni di


sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico degli edifici. Viene richiesto dopo 15
giorni dalla fine dei lavori. Il certificato di agibilità viene rilasciato dal responsabile del
competente ufficio comunale per interventi di: NUOVA RICOSTRUZIONE -
RICOSTRUZIONI - SOPRAELEVAZIONI - AMPLIAMENTI GENERALI. Iter per rilascio:
1. domanda alla SUE entro 15 giorni dalla fine dei lavori, con richiesta di accatastamento,
dichiarazione di conformità; 2. SUE nomina il RUP entro 10 gg prima della presentazione
della domanda; 3. Il RUP controlla i documenti e rilascia il certificato entro 30 giorni; 4.
Passato questo termine si forma il silenzio-assenso se è favorevole il parere dell’ASL.
6.2. Cosa è la LETTERA D’INCARICO professionale 2020?

La Lettera d’Incarico è sostanzialmente un Documento redatto dal Professionista al fine di


garantire maggiore trasparenza nel rapporto con il cliente evitando cosi eventuali e futuri
contenzioni circa il pagamento della sua parcella. In poche parole ha l’obiettivo di fornire
al cliente - committente quante più informazioni possibili circa la natura dell’incarico
professionale e il dettaglio del preventivo per l’esecuzione dei lavori commissionati, con
indicazione del compenso base fisso per l esecuzione della propria prestazione
professionale + compenso orario che varerà in base al livello di impegno richiesto da
parte del professionista e il grado di complessità dell’opera da eseguire.

7. Cosa è un PROGETTO PRELIMINARE?


Il progetto preliminare è la prima rappresentazione dell’idea progettuale e per tanto ha il
compito di definire  le caratteristiche qualitative e funzionali delle opere, rendendone
evidenti gli elementi più significativi mediante un insieme  di documenti che,  in funzione
delle dimensioni economiche, della tipologia e categoria dell’intervento. Esso "stabilisce i
profili e le caratteristiche più significative degli elaborati dei successivi livelli di
progettazione" in funzione del tipo di intervento.
Esso si compone di vari elementi, la cui presenza è tuttavia lasciata a discrezione del
responsabile unico del procedimento, che ne valuta la necessità:
• relazione illustrativa;
• relazione tecnica;
• studio di prefattibilità ambientale;
• indagini geologiche, idrogeologiche ed archeologiche preliminari;
• planimetria generale e schemi grafici;
• prime indicazioni e disposizioni per la stesura dei piani di sicurezza;
• calcolo sommario della spesa.
Nel caso in cui il progetto debba essere posto a base di gara per concessioni di lavori
pubblici o appalti concorso dovrà contenere anche:
• relazioni e grafici relativi alle indagini necessarie (di natura geologica, geotecnica,
idrologica, idraulica e sismica);
• uno speciale capitolato prestazionale.
Se il progetto è posto a base di gara per l'affidamento di concessioni di lavori pubblici
dovrà essere corredato di piano economico e finanziario di massima.

7.1 Cosa è un PROGETTO DEFINITIVO?


Il progetto definitivo, redatto sulla base delle indicazioni del progetto preliminare
approvato, sviluppa gli elaborati grafici e descrittivi, nonché i relativicalcoli, ad un livello di
definizione tale da non generare  apprezzabili differenze tecniche e di costo  nella
successiva progettazione esecutiva;  in sintesi può arrivare a comporsi dei seguenti
elaborati :
–         relazione generale
–         relazioni tecniche e specialistiche
–         rilievi planoaltimetrici
–                  elaborati grafici  (piante, prospetti, sezioni, prospettive, assonometrie, in scala
adeguata)
–         calcoli delle strutture e degli impianti
–         progetto di monitoraggio ambientale
–         piano particellare rappresentativo della corrispondente situazione catastale
–         computo metrico estimativo e quadro economico
–         cronoprogramma delle lavorazioni necessarie a consegnare l’opera finita
–                 contratto di appalto e capitolato speciale di appalto delle opere per le imprese
esecutrici

7.2 Cosa è un PROGETTO ESECUTIVO?


Il progetto esecutivo costituisce la ingegnerizzazione di tutte le lavorazioni e, pertanto,
definisce compiutamente ed in ogni particolare architettonico, strutturale ed impiantistico
l’intervento da realizzare, inclusi i piani operativi di cantiere, i piani di approvvigionamenti,
nonché i calcoli e i grafici relativi alle opere provvisionali. Il progetto è redatto nel pieno
rispetto del progetto definitivo. Il progetto esecutivo è composto dai seguenti documenti:
–         relazione generale
–         relazioni specialistiche
–                  elaborati grafici comprensivi anche di quelli delle strutture, degli impianti e di
ripristino e miglioramento ambientale;
–         calcoli esecutivi delle strutture e degli impianti;
–         piani di manutenzione dell’opera e delle sue parti;
–         piani di sicurezza e di coordinamento;
–         computo metrico-estimativo.

8. COMPUTO METRICO ESTIMATIVO ?


Il computo metrico-estimativo del progetto esecutivo costituisce l’aggiornamento del
computo metrico-estimativo del progetto definitivo, per le sole parti d’opera computate a
misura che avessero subito modifiche, rispetto al progetto definitivo, a seguito di eventuali
indagini integrative ovvero per le parti di opera computate a corpo soggette a variazioni a
termini di contratto.Il computo metrico-estimativo viene redatto applicando alle quantità
delle lavorazioni i prezzi unitari riportati nell’elaborato «Elenco Prezzi unitari». In relazione
alle specifiche caratteristiche dell’intervento il computo metrico-estimativo può prevedere
le somme da accantonare per eventuali lavorazioni in economia, da prevedere nel
contratto d’appalto o da inserire nel quadro economico tra quelle a disposizione della
stazione appaltante.
8.1 Voci principali di un computo metrico relativo alla costruzione di un immobile.
Il computo metrico estimativo, noto anche con l'acronimo CME, è un documento
analitico in cui, come accennato, vengono definiti i costi di costruzione o di ristrutturazione
di un immobile. Si tratta, in sostanza, di una tabella in cui vengono indicati:
• il numero dei lavori
• la descrizione degli interventi stanza per stanza
• la dimensione di ogni ambiente (altezza, larghezza, lunghezza)
• l'entità delle opere da realizzare (muratura, finiture, abbattimenti, costruzioni ex novo)
Il tutto con i relativi costi voce per voce.
In termini contrattuali, il computo metrico estimativo interessa, parimenti, il progettista,
il committente e l’impresa perché tutti possono confrontarsi su uno stesso documento. 
Il computo metrico estimativo contiene, quindi, un elenco descrittivo delle seguenti voci:
• descrizioni dei lavori
• misure
• quantità
• prezzi unitari
• sconti
• Iva
Di fondamentale importanza, quando si compila un CME, la specificazione delle unità di
misura, la cura e la precisione nella misurazione degli ambienti e l'Iva.

9. Cosa è il PSC?
È IL PIANO DI SICUREZZA CANTIERE (ALLEGARE AGGIORNAMENTO Protocollo MIT
(ministero infrastrutture e trasporti) per regole contenimento diffusione COVID19 NEI
CANTIERI - FASE2 del 14 marzo 2020. Il PSC è obbligatorio quando nei cantieri sono
presenti più imprese che lavorano insieme ( sia per lavori pubblici che privati), oppure
quando si tratta di un’unica azienda affidataria che si avvale di altre imprese per
l’esecuzione (e, comunque, ha una presenza di lavoratori per giorno di lavoro superiore a
200) e presta però particolare attenzione anche ai rischi che non derivano direttamente
dalle attività svolte, come la presenza di linee aeree o condutture sotterranee o di veicoli
circolanti nell’area di cantiere.

Il PSC è costituito da una relazione tecnica che delinea le varie fasi operative del lavoro,
individuando le situazioni più a rischio e prevedendo azioni concrete (correlate alla
complessità dell’opera) per la messa in sicurezza del cantiere specifico; tale documento
deve essere allegato al contratto di appalto.

Il CSP (coordinatore della sicurezza in fase di progetto) redige il piano sicurezza cantiere
(PSC) che deve essere messo in pratica dal coordinatore della sicurezza in fase esecutiva
(CSE). Dopo c’è anche il responsabile dei servizi di prevenzione e protezione (RSPP) che
redige il documento unico dei rischi interferenziali (DUVRI). Il POS (piano operativo di
sicurezza) lo redige la ditta sulle direttive dei PSC prima di iniziare i lavori.
10. Cosa è il POS?

È IL PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA ed è la Certificazione fondamentale per la


gestione dell’attività lavorativa sui cantieri, il POS viene definito dall’articolo 89 del D.Lgs.
81/2008 come “il documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige, in
riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell'articolo 17 comma 1, lettera a)”.
Chi redige il POS è il Datore di Lavoro, ovvero il titolare dell’impresa che si occupa dei
lavori, senza distinzione tra impresa esecutrice o, eventualmente, subappaltatrice. Il Piano
Operativo di Sicurezza contiene: (norme più importanti)
- valutazione dei rischi;
- misure di prevenzione e protezione da adottare per contenere o eliminare il rischio;
- organizzazione della sicurezza globale dell’impresa circa le lavorazioni, le macchine e
le attrezzature; eventuali procedure richieste dal PSC (piano di sicurezza e
coordinamento).

10.1 CFP 120 ore?


Corso Coordinatore per la Sicurezza monte ore 120
Il Corso per Coordinatore per la Sicurezza nei cantieri, ai sensi D. Lgs. 81/08, Titolo IV,
Capo I Art. 98, è rivolto a professionisti e tecnici interessati a ricoprire la funzione di
Coordinatore per la Sicurezza nelle fasi di progettazione ed esecuzione, nel settore delle
Costruzioni. Obiettivo del corso CSE è quello di trasmettere, a tutti i partecipanti, le
competenze necessarie per un adeguato svolgimento della presente mansione, con
particolare riferimento alle tematiche inerenti la tutela della salute, dell'integrità e della
sicurezza dei lavoratori.
Il Corso per Coordinatore per la Sicurezza si rivolge a liberi professionisti e ai dipendenti
pubblici e privati iscritti presso Ordini e Albi Professionali e ha una durata di 120 ore. Al
termine del corso CSE, è previsto un esame finale, il cui superamento dà diritto al rilascio
di un attestato di partecipazione, entro un massimo di 24 ore.
La figura del coordinatore per la sicurezza è obbligatoria nei cantieri edili e nel settore
delle Costruzioni. Questi si occupa di rilevare, valutare e ridurre i fattori di rischio per i
lavoratori, mediante l'applicazione delle disposizioni previste dalla vigente normativa. Il
corso andrà, dunque, ad esaminare gli attuali riferimenti legislativi, a fornire una
preparazione completa riguardo alla documentazione (DVR, DUVRI) da produrre e ad
analizzare gli strumenti e le modalità (dai Dispositivi di Protezione Individuale all'uso dei
ponteggi) per garantire l'incolumità in cantiere.

11. TESTO UNICO DELL’EDILIZIA


Il 2001 è stato caratterizzato da 3 importanti D.lgs:
- la L.Costituzionale 18/10/2001 n.3 che ha disciplinato i rapporti Stato-Regione;
- Il D.P.R. 6/06/2001 n.380 (c.d T.U. edilizia);
- L. 21/12/2001 n.433 Legge Obiettivo o Lunardi.
Il T.U. dell edilizia (dpr 6/06/2001, n.380), è un testo unico che detta i principi fondamentali
e generali e le disposizioni per la disciplina dell’attività edilizia. Riguarda la materia
dell’edilizia attinente al controllo preventivo dell’attività edilizia, la vigilanza e le sanzioni
contro gli abusi. Il T.U. dell’ edilizia: -
- introduce il SUE: Sportello Unico dell’Edilizia;
- Aggiorna la classificazione degli interventi edilizi;
- Modifica i titoli abilitativi ed i relativi tempi procedurali.
È stata aggiornato, con l’ultima versione, dal d.lgs. 222/2016 e con integrazioni come:
- soppressione dell’autorizzazione edilizia;
- Soppressone dell’art. 26, l.47/1985;
- Istituzione di uno sportello unico;
- Definizione degli interventi edilizi;
- Nuova definizione dei titoli abilitativi e dei tempi per il rilascio e l’inizio lavori.

11.1 Definizione Interventi Edilizi


La definizione delle diverse tipologie di interventi, che costituisce la base per individuare il
titolo abilitativo necessario per eseguire legittimamente le opere, è definita dall DPR
380/2001; i vari interventi edilizi sono:
- interventi di manutenzione ordinaria (integrare o mantenere efficienza impianti esistenti)
- Interventi di manutenzione straordinaria (rinnovare o sostituire parti anche strutturali ecc)
- Interventi di restauro e di risanamento conservativo;
- Interventi di ristrutturazione edilizia;
- Interventi di nuova costruzione.

11.2 Definizioni dei nuovi titoli edilizi abilitativi: RIFORMA EDILIZIA DEL “DECRETO SCIA
1 e 2”
Con i DL del 30 giugno 2016, 126 (cd. SCIA 1 ) e del 25 novembre 2016, n. 222 ( SCIA 2) il
Governo ha provveduto a dare attuazione alla delega contenuta all’articolo 5 della Legge
124/2015.
Si tratta di provvedimenti importanti con i quali sono state introdotte alcune
semplificazioni volte a ridurre gli adempimenti burocratici e a semplificare le procedure
amministrative.
Di seguito un approfondimento delle misure contenute nei Decreti Legislativi alla luce
anche delle indicazioni fornite dal Dipartimento della Funzione Pubblica con la “Guida alle
nuove disposizioni in materia di SCIA e di individuazione dei regimi amministrativi”.

SCIA 1: Contiene la disciplina generale applicabile alle attività soggette a SCIA e le


modalità per la presentazione di segnalazioni o istanze alle pubbliche amministrazioni. Il
provvedimento è finalizzato a:
- ridurre gli adempimenti a carico degli interessati (attraverso ad esempio la
standardizzazione della modulistica, la pubblicazione sui siti delle pubbliche
amministrazione dei relativi documenti, l’introduzione della SCIA unica);
- restituire una maggiore garanzia e certezza alle segnalazioni e istanze presentate
attraverso il rilascio da parte della pubblica amministrazione di una ricevuta attestante
anche i termini entro i quali la stessa è tenuta a rispondere ovvero entri i quali si forma il
silenzio assenso.
SCIA 2: Il decreto Legislativo 25 novembre 2016, n. 222 (cd. Decreto Regimi amministrativi
o SCIA 2) completa il lavoro di semplificazione avviato con il Decreto legislativo 126/2016
(cd. SCIA 1) nonché con il Decreto Legislativo 127/2016 (riforma della conferenza di
servizi) ed interviene in maniera rilevante nella materia edilizia prevedendo molte
semplificazioni.11. In breve prevede:
- Riordino della normativa contenuta nel Dpr 380/2001 (TU edilizia): eliminazione della
comunicazione di lavori semplice (CIL) e ampliamento della categoria degli interventi
completamente liberi; sostituzionedella DIA in alternativa al permesso di costruire con la
Scia in alternativa al permesso di costruire; applicazione del regime della CILA per tutti
gli interventi che non ricadono tra quelli eseguibili in attività edilizia libera, SCIA e
permesso di costruire.
- Eliminazione del certificato di agibilità e previsione della SCIA per l’agibilità con
possibilità di utilizzare immediatamente l’immobile alla sua presentazione;
- Eliminazione della richiesta del parere dell’ASL (cd. parere igenico-sanitario) con la
previsione che la conformità del progetto alle norme igienico - sanitario sono sempre
asseverate dal tecnico e definizione entro l’11 marzo 2017 con decreto del Ministro della
salute, da adottarsi, previa intesa in Conferenza unificata, dei requisiti igienico-sanitari di
carattere prestazionale degli edifici;
- Mappatura delle attività oggetto di comunicazione, segnalazione, silenzio assenso o
titolo espresso con indicazione del relativo regime amministrativo (elencate nella tabella
A allegata al provvedimento);
- Adozione, entro il 9 febbraio 2017, di un glossario unico (che dovrebbe contenere
l’elenco delle principali opere edilizie con indicazione della categoria edilizia di
intervento a cui appartengono e del conseguente regime giuridico).
Sintesi :
(SCIA1):Pdc Super DIA alternativa Pdc SCIA DIA CILA CIL EDILIZA LIBERA
“PURA”
(SCIA2):Pdc Super SCIA alternativa Pdc SCIA CILA Commissione Avvio Lavori
EDLIZIA LIBERA “PURA”.
Nb: Pdc = permesso di costruire. DIA(denuncia inizio attività). CIL (comunicazione inizio
lavori)
11.3 TEMPISTICA SCIA
La Scia può essere presentata da:
◦ proprietario;
◦ comproprietario con l'assenso degli altri proprietari;
◦ usufruttuario o nudo proprietario;
Altri soggetti che vengono indicati all'interno dell'articolo specifico.
Nella pratica, i proprietari o i rappresentanti sono i richiedenti. Mentre, a depositare e
redigere la SCIA sarà il professionista delegato.
La SCIA è trasferibile, insieme all'immobile, ai successori o agli aventi causa.
La  SCIA ha una durata di 3 anni  dalla presentazione e, se i lavori non verranno ultimati
entro tale scadenza, non si potrà prorogare, ma dovrai presentare una nuova SCIA o CILA
per le opere non ultimate. Tale richiesta deve essere effettuata prima della scadenza dei
tre anni e deve essere motivata.

12. Cosa è la CILA?


CILA sta per Comunicazione Inizio Lavori Asseverata ed è una comunicazione da inviare
al Comune nel momento in cui inizi dei lavori di manutenzione straordinaria che non
modificano la struttura dell’edificio. Se effettui dei lavori che modificano strutturalmente
l’edificio allora devi presentare la SCIA, altrimenti basta la CILA.
La normativa che disciplina la CILA è contenuta nel Testo Unico Edilizia (DPR n. 380/2001)
precisamente all’art. 6 bis e il D. Lgs. n. 222/2016 all’art. 3.
La CILA è solo una comunicazione: ciò significa che puoi iniziare i lavori subito, già
dal giorno stesso in cui la effettui senza attendere alcuna autorizzazione!
Lavori che la richiedono: quando serve la CILA
Devi presentare la CILA al Comune se intendi effettuare uno dei seguenti lavori:
1. Manutenzione straordinaria che non causi la modifica strutturale dell’immobile;
2. Ristrutturazione lieve che non colpisca parti strutturali dell’immobile;
3. Opere di abbattimento barriere architettoniche con installazione di ascensori esterni
oppure con opere che modifichino la forma dell’immobile;
4. Lavori di ricerca sulle caratteristiche del terreno eseguite in zone interne al centro
edificato;
5. Movimenti di terra non legati ad attività agricole;
6. Costruzione di serre agricole con murature;
7. Costruzione di pertinenze minori non qualificabili come nuova costruzione oppure
con un volume minore del 20% dell’immobile principale.
Come hai potuto notare quindi, si tratta di lavori di straordinaria manutenzione, ma di tipo
“leggero”, lavori che non vanno a modificare la forma dell’edificio, e quindi il legislatore ha
deciso di evitare la SCIA (che invece va presentata per i lavori di manutenzione
straordinaria “pesanti”, come vedremo nell’ultimo paragrafo di questa guida).
Fonti: Legge n. 73/2010 e art. 30 del L.R. 18/83.
13. Cosa è la SCIA?
La SCIA (Segnalazione Certificata di inizio attività), che ha sostituito definitivamente la DIA
(denuncia inizio attività), è una comunicazione, da presentare all'amministrazione
comunale di riferimento, necessaria per poter porre in essere regolarmente gli
interventi di demolizione, restauro o ampliamento di immobili.  La sua disciplina,
contenuta negli articoli 22 e 23 del Testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia edilizia, è stata recentemente sottoposta a due importanti
interventi che ne hanno modificato in maniera incisiva i tratti: il cd. decreto Scia 1 (d.lgs. n.
126/2016) e il cd. decreto Scia 2 (d.lgs. n. 222/2016).
Nel dettaglio, gli interventi che necessitano della Scia sono i seguenti:
• interventi di manutenzione straordinaria che riguardano le parti strutturali
dell'edificio,
• interventi di restauro e di risanamento conservativo che riguardano le parti
strutturali dell'edificio,
• interventi di ristrutturazione edilizia diversi da quelli che  portano a un organismo
edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportano modifiche della
volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti; da quelli che, limitatamente agli
immobili compresi nelle zone omogenee A, comportano mutamenti della
destinazione d'uso e da quelli che comportano modificazioni della sagoma di
immobili sottoposti a vincoli.
Scia alternativa al permesso di costruire
In alcuni casi, la Scia può essere utilizzata per realizzare determinati interventi in alternativa
al permesso di costruire.
Tale possibilità, in particolare, riguarda:
• gli interventi di ristrutturazione edilizia che portano a un organismo edilizio in tutto
o in parte diverso dal precedente e che comportano modifiche della volumetria
complessiva degli edifici o dei prospetti; che, limitatamente agli immobili compresi
nelle zone omogenee A, comportano mutamenti della destinazione d'uso o che
comportano modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli;
• gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica che sono
disciplinati da piani attuativi nei quali sono contenute delle precise disposizioni
plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive che, in sede di approvazione o
ricognizione, siano stati dichiarati espressamente dal competente organo comunale;
• gli interventi di nuova costruzione.

13.1 SCIA in Sanatoria?


Esiste la SCIA in sanatoria in corso d’opera e la SCIA in sanatoria a opera ultimata. Per
la prima ci si riferisce a quella indicata dallo stesso articolo 37 comma 5, che ne ammette il
deposito “a sanatoria” quando l’intervento è in corso di esecuzione previo pagamento di
516 euro a titolo di sanzione. Questa SCIA in sanatoria “in corso d’opera” non prevede un
procedimento di verifica puntuale di doppia conformità come invece applicato per gli
accertamenti di conformità, piuttosto è soggetta alla normale procedura amministrativa
della SCIA ordinaria. Certo è che questa SCIA in sanatoria rappresenta di fatto
l’ammissione di un reato di abuso edilizio, di entità non grave, che nell’ordinamento del
T.U.E. è sanzionabile.
Per la seconda la cosa da sottolineare è che questa casistica non è automaticamente
prevista in tutte le regioni, piuttosto viene praticata in diverse modalità. Ad esempio Lazio
e Toscana prevedono rispettivamente la Scia in sanatoria e una specifica Attestazione di
conformità. Quantificata nella misura variabile da un minimo di 516 euro ad un massimo di
5.164 euro, stabilita dal responsabile del procedimento in relazione all’aumento di valore
dell’immobile valutato dall’agenzia del territorio.

14. Cosa è il DURC?


Il DURC è il Documento Unico di Regolarità Contributiva, cioè un certificato che serve
alle imprese, aziende e società per partecipare alla gara di Appalto e Subappalto dilatori
pubblici, per la stipula di contratti, di stati di avanzamento lavori e liquidazione finali e per i
lavori privati soggetti al rilascio della concessione edilizia. In poche parole il DURC non è
altro che un certificato che attesta che quella specifica impresa è in regola nei pagamento,
ha assolto tutti gli adempienti a fini previdenziali, assistenziali e assicurativi, e i tutti gli altri
obbligo previsti dalla normativa del Codice Degli Appalti modifiche alla L 241/1990 con
incidenza sulle procedure e titoli edilizi, decreti SCIA 1 e SCIA 2, semplificazioni
autorizzazione paesaggistica semplificata ecc.

15. PERMESSO DI COSTRUIRE IN DEROGA?


Il permesso di costruire (pdc) è rilasciato al proprietario dell’immobile, dal dirigente o
responsabile del competente ufficio comunale, in conformità degli strumenti urbanistici,
dei R.E. e della disciplina urbanistico-edilizia vigente. È irrevocabile ed è: oneroso (x nuova
costruzione o ristrutturazione edilizia con aumento di volume o slp), ridotto (x edilizia
convenzionata) e gratuito.
Con riferimento a quanto disposto nel dpr 380 /2001 all'articolo 15, il permesso di
costruire ha una validità di tre anni dall'inizio dei lavori, che devono essere iniziati entro
un anno dal rilascio del titolo. Il tema del permesso di costruire in deroga è sempre
attuale sia perché il richiedente escogita molteplici argomentazioni a giustificare la
tipologia edilizia necessaria a fronteggiare le proprie esigenze, sia per la vastità di norme,
decreti, circolari interpretative e  giurisprudenza di merito.
La norma di riferimento per la formazione e il rilascio del permesso di costruire in
deroga è l’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380
che prevede quanto segue:
– il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici generali è rilasciato
esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico, previa
deliberazione del consiglio comunale, nel rispetto comunque delle disposizioni contenute
nel decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (ora decreto legislativo n. 42 del 2004) e
delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia.

16. NUOVO CODICE APPALTI n.50 del 18 aprile 2016


Con l approvazione del DL 18 aprile 2016, n.50 e l attuazione delle direttive UE
2014/23/24/25 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici, si è
introdotta nel settore dei lavori pubblici (innovazione sui DL del 2006 e del DPR 2010)
l’ennesima innovazione normativa, con l’intenzione di:
- armonizzare la normativa in chiave comunitaria;
- Semplificare la materia;
- Mitigare le problematiche di corruzione che hanno caratterizzato anche negli ultimi anni
gli appalti con committente pubblico.
Il Nuovo Codice Appalti è composto da solo 220 art. + 12 linee guida da parte dell ANAC
(Autorità Nazionale Anticorruzione). Si tenga conto che i pilastri della riforma dovevano
essere:
- eliminazione del max ribasso assoluto, che invece ancora c’è per l81% degli appalti, cioè
quelli < 1.000.000 euro
- La nomina di commissari dell ANAC che avverrà solo per appalti >5.200.000 euro,
quindi il 95% degli appalti si aggiudicherà come prima.
Infatti la riforma sembra aver ottenuto solo maggiori dubbi e un rallentamento
nell’aggiudicazione dell appalto pubblico.

16. 1 QUADRO STORICO EVOLUZIONE NORMATIVA APPALTI PUBBLICI


17. Nuovo Codice Appalti Sblocca Cantieri
Lo Sblocca Cantieri cambia gli appalti. Introduce infatti: un nuovo regolamento, novità sul
minor prezzo, sull’appalto integrato e in altri campi.
Il Decreto Sblocca Cantieri del 17 giugno 2019, entra in vigore dal 19 aprile come
legge 14 giugno 2019, La riforma del Codice Appalti inizia proprio con il decreto “Sblocca
cantieri”, che contiene le prime modifiche necessarie a velocizzare l’avvio dei lavori e a far
ripartire quelli fermi.

17.1 CONTRATTO D’APPALTO?


Per “Contratto d’Appalto” si intende “il contratto con il quale una parte assume, con
organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di
un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro”. I contenuti sono:
Capitolato generale, capitolato speciale, elaborati grafici progettuali e le relazioni, elenco
dei prezzi unitari, piani di sicurezza, il cronoprogramma, polizze di garanzia.

17.2 Cosa è un capitolato?


Il capitolato d'appalto è un documento tecnico, in genere allegato ad un contratto di
appalto, a cui si fa riferimento per definire in quella sede le specifiche tecniche delle opere
che andranno ad eseguirsi per effetto del contratto stesso, di cui è solitamente parte
integrante.
Il documento contiene il dettaglio delle opere, delle modalità realizzative delle stesse, e
dei materiali che verranno utilizzati, o comunque requisiti reputati sufficienti per la corretta
esecuzione; in genere comprende anche un riferimento economico per ciascuna delle
voci contenute.

18. LA RELAZIONE TECNICA?


La redazione della relazione tecnica descrittiva per un progetto architettonico relativa ad
interventi di nuove costruzioni, manutenzioni, ristrutturazioni e restauro, rappresenta una
specifica fase dell’iter procedurale per la richiesta di un titolo edilizio. La relazione tecnica
descrittiva è un elaborato principale del progetto con cui illustrare le caratteristiche
funzionali dell’opera e individuare le principali criticità e le soluzioni da adottare. La R.T. è
articolata generalmente seguendo questo schema:
- Premessa;
- Descrizione dell’ area in cui è compreso l’immobile da edificare;
- Verifica conformità edilizio-urbanistica catastale;
- Descrizione dello stato dei luoghi;
- Descrizione del progetto in tutte le sue fasi;
- Dichiarazioni di ordine legislativo e normativo;
REGIME VICOLISTICO:

1. Il VINCOLO COSA è?
Il vincolo è una speciale limitazione del diritto di proprietà su determinati beni mobili e
immobili, priva o pubblica, poiché risultano essere d’interesse per la collettività. Il vincolo
non mette in discussione il diritto di proprietà ma lo limita. I vincoli possono essere di 3
tipi:
- Vincoli Ricognitivi: vincolo artistico, paesaggistico, idrogeologico ecc);
- Vincoli Conformativi: fasce di rispetto dalle autostrade, ferrovie, cimiteri ecc);
- Vincoli urbanistico-edilizi: azzonamenti, gli standard urbanistici, indici territoriali e
fondiari ecc)

1.1 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio D.Lgs 42/2004


Tale decreto riprende in parte il D.lgs 490/99 (T.U. dei beni culturali e ambientali),
adeguandolo e aggiornandolo. Con tale Codice lo Stato ha dato il via alla procedura di
verifica di sussistenza dell’interesse culturale: artistico, storico o archeologico che sia. Il
codice si articola nelle seguenti 5 parti:
1. Disposizioni Generali; 2. Beni Culturali; 3. Beni Paesaggistici; 4. Sanzioni; 5. Disp. transit.

1. 2 Tutela dei Beni Culturali Dlgs 22 gennaio 2004, n.42


Redatto per la tutela e la valorizzazione di un bene. Questo Dlgs 22/01/2004, n.42è
suddiviso in 5 parti:
1. Disposizioni generali; 2. beni culturali; 3. Beni paesaggistici; 4. Sanzioni; 5. Disposizioni
transitorie, abrogazioni ed entrata in vigore.

1.3 Tutela dei Beni Immobili


Sia pubblici che privati e quindi diverso regime giuridico (1. stato regione o 2. privato). Nel
1° caso, cioè di proprietà pubblica, sono comunque sottoposte a tutela tute le cose
immobili qualora sussistono 2 fattori: autore morto e esecuzione + di 70 anni.
Nel 2° caso, cioè proprietà privata, i beni immobili sono soggetti a tutela esclusivamente
nel caso in cui sia intervenuta la dichiarazione di interesse culturale da parte del Ministero.

1.3 Tutela dei Beni Paesaggistici nel dlgs 42/2004


Il territorio viene tutelato dallo Stato e dalle Regioni, le quali redigono i Piani Paesistici.
Questi suddividono il territorio in ambiti omogenei caratterizzati da diversi valori
paesaggistici. Vengo imposti:
- mantenimento delle caratteristiche;
- Previsione di linee guida di sviluppo urbanistico compatibili con il contesto;
- Recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposte a degrado.
In generale i Piani Paesistici difendono le aree e le fasce attorno a occasioni di bellezza
naturalistica. Per interventi in aree sottoposte a vincolo è obbligatoria l’autorizzazione
paesaggistica, rilasciata dal comune o dalla regione.

2 Codice dell’Ambiente D.lgs 152/2006


Il codice dell’Ambiente riordina l’apparato legislativo in materia di ambiente e si articola in:
1. DISPOSIZIONI COMUNI E PRINCIPI GENERALI; 2. PROCEDURA PER LA
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS), PER LA VALUTAZIONE IMPATTO
AMBIENTALE (VIA), PER AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE (AIA); 3.
DIFESA DEL SUOLO E LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE; 4. GESTIONE RIFIUTI E
BONIFICA SITI INQUINATI; 5. TUTELA DELL’ARIA; 6. TUTELA RISARCITORIA PER I
DANNI ALL’AMBIENTE.

2.1 Cosa è la VIA?


Valutazione Impatto Ambientale, è la valutazione delle possibili ripercussioni che una
singola opera urbanistico-edilizia particolarmente importante può avere sull’ambiente. Ci
sono opere soggette a VIA nazionale, altre VIA regionale. VIA nazionale:
- raffinerie petrolifere; centrali termiche, impianti nucleari, acciaierie, autostr
VIA regionale: impianti eolici, termici, stoccaggio petrolio, dighe ecc.

2.2 Cosa è la VAS?


Al contrario della VIA, la Valutazione Ambientale Strategica, valuta l’impatto di interi
Piani Urbanistici, offrendo una visione + ampia degli effetti d’insieme dovuti agli interventi
che i piasi stessi prevedono. La normativa prevede che le autorità a livello regionale e
locale approvano i piani da sottoporre a VAS, devono curare che questi siano stati
sottoposti alla valutazione ambientale ancora prima della loro adozione.

2.3 Cosa è l’AIA?


Autorizzazione Integrata Ambientale, a livello europeo è stato studiato un piano
strategico, il IPPC (Integrated Pollution Prevention and Controlo), per garantire la
mitigazione degli effetti prodotti sull’ambiente da alcune attività industriali. l’AIA ne è lo
strumento attuativo a livello italiano e lo scopo è:
- prevenire inquinamento usando le tecniche + evolute;
- Ridurre produzione rifiuti;
- Usare energia con il massimo dell’efficacia;
- Facilitare il ripristino del sito al momento della dismissione dell’attività produttiva.

3. Bonifiche Ambientali
La part IV del Codice dell’ambiente è dedicata alla gestione rifiuti e alla bonifica dei siti
inquinati. Con il termina Bonifica Ambientale si intende il recupero di un sito inquinato, sia
esso un insediamento industriale dismesso, una discarica abusiva o una qualunque altra
area soggetta a una qualunque forma di inquinamento.

4. Cosa è l’APE?
Dal 1/10/2015 sono entrati in vigore i decreti del Ministero dello sviluppo economico 26
giungo 2015 che completano il quadro normativo in materia di prestazioni energetiche. Il
decreto “linee guida per la Certificazione Energetica degli edifici” del D.L. 63/2013
contiene l ‘Attestazione della Prestazione Energetica (APE) degli edifici. Il nuovo APE
ha un ruolo di strumento di informazione e dovrà garantire, a livello nazionale, maggiori
informazioni riguardo l efficienza dell’edificio e degli impianti, con un più facile confronto
della qualità energetica di unità immobiliari differenti, orientando quindi il mercato verso
edifici con migliore qualità energetica. Le classe energetiche sono passate da 7 a 10, dalla
A4 (la migliore) alla G (peggiore). L’APE dovrà indicare le proposte per migliorare
l’efficienza energetica dell’edificio e info su incentivi di carattere finanziario per realizzarli. Il
certificatore dell’APE dovrà effettuare un sopralluogo presso l’edificio o l’unità immobiliare
oggetto di attestazione.

6. Cosa è l’AQE?
Attestato di Qualificazione Energetica, la cui disciplina è stata introdotta dal Dlgs
311/2006 e confermata dal D.L. 63/2013, svolge il ruolo di controllo “ex post” del
rispetto, in fase di costruzione o ristrutturazione degli edifici, delle prescrizioni volte a
migliorarne le prestazioni energetiche.

5. Involucro edilizio. Prestazioni energetiche.


Le prestazioni Energetiche di un involucro edilizio indicano il comportamento in uso
degli elementi costruttivi che costituiscono le “chiusure” (classe unità tecnologica secondo
la UNI 8290: 1981) di un edificio, rispetto a sollecitazioni indotte da azioni termiche e
idrometriche. Per termine “involucro edilizio” si intende un ambiente interno
(caratterizzato da condizioni climatico/ambientali). Le sue Prestazioni devono garantire il
comfort termico e idrometrico degli spazi confinanti e il contenimento dei consumi
energetici soddisfacendo questi requisiti:
- Ambientali: mantenimento temp. Aria interna tra i 20°- 22° C (uso di riscaldam) in
inverno e comfort termico in estate;
- Tecnologici: controllo fenomeno di condensa superficiale e interstiziale, controllo della
combinazione temp-umidita-ventilazione, resistenza termica ai fini del risparmio
energetico e del comfort ambientale interno.

NORMATIVE EDILIZIE COMUNALI


In Italia l’attività edilizia è disciplinata da normative nazionali e regionali a livello generale.
Poi esistono i regolamenti di dettaglio fissati dai Comuni che si occupano più da vicino
della parte esecutiva. I 3 strumenti principali sono: NTA, RE, RI
1. N.T.A (Norme Tecnica di Attuazione) del PRG
Le N.T.A. accompagnano obbligatoriamente ogni P.R.G. e sono costituite da un insieme di
disposizioni o regole che hanno valore di vincoli parziali o totali che il Comune fissa, con lo
scopo di disciplinare l’attuazione del piano urbanistico. Le N.T.A. sono contemplate dalla
legge n. 1150/1942, integrata dalla legge n.1187/1968 (legge Tampone). Le N.T.A. sono
generalmente divise in 3 parti:
- DISPOSIZIONI GENERALI: parametri urbanistici ed edilizi (altezze massime,
allineamenti e distacchi da rispettare ecc);
- PRESCRZIONI DI ATTUAZIONE: prescrivono norme per interventi particolari e per la
tutela dell’ambiente costruito e naturale e fissano gli standard urbanistici;
- PREVISIONI E PRESCRIZIONI circa l’azzonamento del territorio.

2. RE (Regolamento Edilizio)
Regolamenta attività edilizia dal punto di vista procedurale, estetico e sanitario. Definisce i
titoli abilitativi necessari per ogni intervento edilizio, la procedura da seguire, la
documentazione richiesta. Regolamenta inoltre le norme igieniche, i distacchi, le superfici
aero-illuminanti, le superfici minime ecc.

3. RI (Regolamento d’Igiene)
È uno dei primi strumenti di regolamentazione urbanistica di cui i Comuni si sono dotati,
addirittura prima dell’Unità d Italia (17/03/1861). Ormai tutti i suoi argomenti sono stati
assorbiti dal R.E..

4. Cosa è un PRG?:
È una tipologia di piano a livello generale che riguarda la totalità del territorio comunale
ed ha lo scopo di organizzare l’assetto comunale complessivo e regolarne le varie parti
secondo principi di corretta funzionalità e qualità formale, ponendosi come obiettivo lo
sviluppo del territorio. Il PRG venne introdotto dalla L. 1150/1942.

5. Quali sono i contenuti essenziali del P.R.G.?

Mappa della rete delle infrastrutture e dei relativi impianti; 



la suddivisione del territorio in zone omogenee e le zone destinate all’espansione; 

le aree per edifici pubblici o di uso pubblico, le opere e gli impianti di uso collettivo; 

i vincoli da rispettare; 

le norme tecniche di attuazione.

5.1 Chi approva un P.R.G.?

Un PRG deve essere approvato dalla Regione.


5.2 ITER di un PRG:

1. Adozione con delibera da parte del consiglio comunale; 



2. Deposito presso la segreteria comunale per 30 giorni; 

3. Nei 30 giorni di deposito e nei successivi 30 giorni si raccolgono le osservazioni e le
opposizioni che vengono elencate in un protocollo; 

4. Osservazioni e le opposizioni vengono esaminate e sottoposte a controdeduzioni del
consiglio comunale; 

5. Il PRG, corredato da tutte le precedenti osservazioni, viene inviato alla regione; 

6. Gli uffici regionali formulano un parere consultivo obbligatorio; 

7. La regione approva o respinge il PRG, o può chiedere modifiche; 

8. Se il PRG viene approvato viene data pubblicazione sulla gazzetta ufficiale o sul
bollettino ufficiale della regione. Il PRG entra in vigore il giorno successivo alla
pubblicazione.

6. Catasto Urbano e dei Terreni

Il catasto è il registro di tutti gli immobili presenti sul territorio nazionale (un terreno o un
fabbricato) . In Italia esistono due tipi di Catasto: dei Terreni, che registra tutti i beni
agricoli e i fabbricati rurali, e Edilizio Urbano, che registra tutti i fabbricati urbani. Il
catasto edilizio Urbano è il luogo dove sono archiviati i dati relativi a tutti i beni immobili
(edifici civili, industriali e commerciali) pubblici o privati presenti su un territorio. Istituito
nel 1962 il NCEU (nuovo catasto edilizio urbano) raccoglie dati come: esatta collocazione
geografica, dimensione immobile, destinazione d’uso e caratteristiche reddituali.

7. PIANO DI LOTTIZAZIONE

Strumento urbanistico di iniziativa privata che ha per ambito una porzione del territorio
comunale destinata all’edificazione ed è necessario per legge, ogni qualvolta si intenda
realizzare un intervento edilizio che comporti nuove opere di urbanizzazione. Il PL ha
efficacia 10 anni entro i quali devono essere realizzate le opere e effettuate le cessioni
previste. La procedura è sinteticamente regolata dalla L.1150/1942.

Deve contenere: mappa aerea soggetta di lottizzazione e evidenza singoli lotti, altimetria,
particelle catastali; mappa rete viaria; mappa aree verdi, relazione sui volumi edificabili e
relativo planivolumetrico con tipologia e destinazione d ‘uso di ciascun edificio; progetto
rete dei servizi (acqua, elettricità, gas, fognatura, telefono), schema della convenzione con
il comune per la realizzazione dell’opera.

7.1 ITER DI approvazione di un PL

Deliberazione della giunta comunale, l’esame della commissione consiliare competente,


cui segue la prima approvazione del consiglio comunale. Dopo il PL viene pubblicato
all’albo pretorio per 45 gg Durante i quali si accolgono le osservazioni dei cittadini e enti
interessati. Poi invito alla Regione e Provincia con espressione parere di un eventuale
sovrintendenza ai beni culturali se il sito è soggetto a vincolo paesaggistico. Una volta
approvato viene stipulata la convenzione e il PL diventa esecutivo.

8. Cosa è l’NTC 2018 (NORME TECNICHE DI COSTRUZIONE)?

Le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) per la legislazione italiana sono attualmente
definite nel decreto ministeriale 17 gennaio 2018 che dal 22 marzo 2018 sostituisce il
D.M. 14 gennaio 2008 che costituiva la precedente edizione delle NTC. Questa versione
delle Norme Tecniche si differenziano rispetto alla precedente versione del 2008,
soprattutto per la grande attenzione dedicata al tema del miglioramento sismico.
Al capitolo 2.4 (sicurezza e prestazioni attese vita nominale di progetto) viene introdotto il
concetto di Vita Nominale di progetto Vn inteso come n° di anni in cui l’opera deve
mantenere dei livelli prestazionali specifici con annessa manutenzione. Esempio:

- costruzioni temporanee e provvisorie: Vn = 10 anni

- Costruzioni con livelli prestazionali ordinari: Vn= 50 , elevati: Vn = 100 anni.

9. Periodo di Riferimento dell’azione sismica

Vr= Vn x Cu(valore coeff d’uso). Nelle NTC 2018 scompare la limitazione di 35 anni
come periodo minimo di riferimento per la valutazione dell’azione sismica. Questo
comporta valutazioni differenti del periodo di ritorno Tr per le costruzioni temporanee e
provvisorie.

9.1 Nuove Normative antisismiche


Le novità delle NTC 2018:
Tra le novità principali delle NTC 2018 vi è la semplificazione per l’adeguamento
antisismico degli edifici esistenti, che dovrà rispettare requisiti meno stringenti rispetto a
quelli che saranno applicati alle nuove costruzioni: in caso di cambio di destinazione
d’uso, è prevista una riduzione del 20% dei requisiti richiesti.
L’obiettivo è quello di consentire la realizzazione di interventi di ristrutturazione con costi
sostenibili e di facilitare l’accesso al sismabonus, la detrazione fiscale dal 50 all’85%
destinata all’adeguamento antisismico degli edifici.
Altra novità importante riguarda i materiali e i prodotti per uso strutturale: vengono
introdotti nuovi materiali, come i calcestruzzi fibrorinforzati, per promuovere l’utilizzo di
nuove tecnologie nelle costruzioni.

9.2 Cosa sono i SISMABONUS?


Rientra negli ECOBOUNS :
Aggiornamento del 20 maggio 2020. Pubblicato in Gazzetta il Decreto Rilancio. La novità
più grossa consiste nel fatto che la cessione del credito potrà essere seguita anche per
sismabonus oltre che per tutti gli altri interventi edilizi per i quali è prevista la detrazione
del 50%, per l’Ecobonus 65% (comprese le vecchie rate non ancora utilizzate), per il bonus
facciate e per gli interventi agevolabili al 110% con il Superbonus.

Superbonus – DL Rilancio, Articolo 121 – Cessione del credito valida per:


• Recupero patrimonio edilizio
• Efficienza energetica
• Misure antisismiche
• Recupero/restauro facciate (anche solo pulitura e tinteggiatura)
• Installazione impianti fotovoltaici
• Sismabonus 2020, Linee guida, Circolari

La Legge di Bilancio 2020 (e anche quella del 2019) non ha portato novità riguardanti il
Sismabonus, che già dal 2018 era stato prorogato fino al 2021. L’unico aggiornamento
riguarda la pubblicazione del D.M. n.24 del 9/1/2020, che modifica modifica il D.M. n.58
del 28/2/2017, e contiene le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle
costruzioni nonché le modalità per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati,
dell’efficacia degli interventi effettuati. Il tutto per estendere l’applicabilità delle
agevolazioni al caso di demolizione e ricostruzione di immobili.
La Legge di Bilancio 2018 aveva a suo tempo introdotto novità sulla cessione del credito
per il simabonus. L’agenzia delle Entrate, con la risoluzione 34/E/2018, aveva reso concreta
la possibilità di usare la detrazione. Anche nella Circolare 7/E, c’erano novità su come
applicare il Sismabonus. Leggi l’articolo sulle novità della 34/E e della 7/E.
(Per quanto riguarda le altre detrazioni per la casa, Bonus Ristrutturazioni, Ecobonus e
Bonus Mobili hanno ricevuto l’ok dal Governo anche per il 2020, con le stesse aliquote e
caratteristiche. C’è anche un nuovo Bonus, il Bonus facciate: leggi di cosa si tratta. Questi
quattro bonus sono tutti presenti nel testo della Legge di Bilancio 2020. Anche il Bonus
verde è stato prorogato.

PER REALIZZARE UN OPRA EDILIZIA

1. Le figure dell’edilizia –Tutti i ruoli necessari per la realizzazione di un’opera.


In questo articolo andremo a descrivere brevemente tutti i ruoli che ruotano attorno alla
realizzazione di un’opera edilizia, come per esempio una civile abitazione. Useremo, come
sempre, parole semplici e di facile comprensione in modo da favorire una più larga
comprensione delle principali figure dell’edilizia.
Bene, iniziamo!
Committente: Persona o società per la quale viene realizzata l’opera. In ambito pubblico,
è la figura con potere decisionale e di spesa in merito alla gestione dell’appalto.
Direttore dei lavori: Figura professionale che sovraintende la realizzazione dell’opera.
Normalmente è un professionista abilitato alla professione e iscritto all’ordine.
I suoi principali compiti sono:
• Emanare ordini di servizio;
• Verificare le forniture;
• Accertare il rispetto delle norme di sicurezza di concerto con il responsabile alla
sicurezza in fase di esecuzione;
• Controllare la corretta esecuzione dell’opera, nel rispetto delle norme vigenti;
• Effettuare visite periodiche.
Responsabile dei lavori: Persona, incaricata dal committente, per la progettazione, per
l’esecuzione o per il controllo dell’esecuzione dell’opera.
Nei lavori pubblici assume l’acronimo di RUP (responsabile unico del procedimento),
vedere il d.lgs. 81/2008. In ambito privato, in base al d.lgs.  106/2009, può essere il
committente o una persona da lui incaricata.
Assistente dei lavori: Persona delegata dalla direzione lavori, con particolari funzioni di
sorveglianza nel cantiere.
Appaltatore: Colui che si è aggiudicato l’appalto per la realizzazione dell’opera.
Calcolatore strutturale: Incaricato della progettazione delle strutture.
Artigiani: Lavoratori autonomi che partecipano alla realizzazione dell’opera.
Direttore di cantiere: Tecnico, nominato dall’ appaltatore, per l’organizzazione del
cantiere e dei lavori.
Progettista: Colui che ha il compito di progettare l’opera, può essere un ingegnere, un
architetto, un geometra e un perito. Nei limiti delle rispettive competenze.
Impresa affidataria: Impresa titolare del contratto di appalto con il committente, che si
può servire di imprese subappaltatrici o lavoratori autonomi.
Impresa esecutrice: Impresa che realizza materialmente l’opera o una parte di essa,
usando le proprie risorse umane o materiali.
Coordinatore della sicurezza in fase di progettazione: Professionista che redige il piano
di sicurezza (PSC). Viene incaricato dal committente o dal responsabile dei lavori.
Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione: Professionista incaricato del rispetto
del piano di sicurezza durante l’esecuzione dell’opera. Può proporre al committente la
sospensione dei lavori, qualora riscontri gravi in adempienze.
Collaudatore: Professionista addetto alla procedura di collaudo della struttura. Deve
essere iscritto all’ albo da almeno 10 anni e non deve aver partecipato in nessuna delle
varie fasi di progettazione, direzione ed esecuzioni lavori.

2. Cosa è un COLLAUDO STATTICO?


È la procedura finalizzata alla valutazione e giudizio sulle prestazioni delle opere e delle
componenti strutturali. In caso di esisto positivo, quindi l’immobile dal punto di vista
strutturale risulta “idoneo”, la procedura si conclude con l’emissione del CERTIFICATO DI
COLLAUDO. Il collaudo statico viene quasi sempre eseguito in corso d’opera. Il collaudo
statico è obbligatorio in caso di nuova costruzione, ampliamento o ristrutturazione
globale. Per l’esistenze invece il C.S. su interventi di adeguamento e miglioramento
sismico, dovrà essere effettuato a ultimazione delle strutture, dopodiché il Collaudatore ha
60 giorni per consegnare il collaudo. La parcella viene quantificata in % sul costo delle
opere.

ARCHITETTURA BIOCLIMATICA e BIM

1. Gli edifici Bioclimatici?


Se ne parla sempre più frequentemente durante convegni e nei bandi di concorso di
progettazione. Si scrive architettura bioclimatica, si legge manufatto ‘climaticamente
responsabile’. Dove sole, acqua, terreno e vegetazione vanno a braccetto per favorire un
nuovo approccio di architettura, capace di interagire con le dinamiche del clima e di
sfruttare le opportunità offerte dalla collocazione geografica degli edifici, puntando sul
risparmio energetico attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili.
I principi dell’architettura bioclimatica
Innanzitutto ci si preoccupa di controllare il microclima domestico, sfruttando gli elementi
naturali e studiando strategie ‘passive’ che servono a ottimizzare lo scambio termico fra gli
edifici e l’ambiente. Nell’ottica di una autosufficienza della casa in cui si vive, occorre avere
ben presente la localizzazione e l’orientamento dell’immobile, affinché quest’ultimo sia
congeniale ai cambiamenti stagionali.
Per intendersi, in inverno l’architettura bioclimatica deve favorire l’esposizione ai raggi
solari per riscaldare gli spazi interni giocando la carta dell’isolamento termico mentre in
estate occorre ombreggiare e favorire il più possibile la ventilazione naturale interna
dell’edificio. Utile per ridurre la spesa energetica legata al riscaldamento e al
raffreddamento, l’isolamento termico è il risultato di una tecnica di coibentazione grazie a
un cappotto termico installato sulle pareti (o, in alternativa, sulla soffitta e sugli infissi) e
realizzato con specifici materiali. Scegliendo l’architettura bioclimatica, con l’espressione
‘green building’ s’intende la pratica di edificare secondo processi ecologicamente
responsabili ed efficienti, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale, sociale ed
economico, cogliendo così tre tipologie di vantaggi. Vediamo quali sono:
 
Benefici ambientali
• Salvaguardia delle risorse naturali perché si  cerca di sfruttare gli apporti
energetici naturali in maniera passiva.
• Riduzione degli sprechi d’acqua  attraverso il riuso delle acque bianche/meteoriche
per gli scarichi dei water e per l’irrigazione del verde.
• Miglioramento delle qualità dell’aria interna grazie a scambi maggiori per il
passaggio d’aria.
Benefici sociali
• Aumento della qualità della vita attraverso soluzioni a basso impatto ambientale.
• Comfort abitativo grazie alla qualità dell’aria indoor e alla sensazione di benessere tra
le mura domestiche.
• Benessere dell’individuo perché viene regolato meglio l’equilibrio termico nelle
nostre case.
Benefici economici
• Diminuzione della bolletta energetica dimezzando la spesa energetica delle famiglie
e abbattere l’inquinamento di CO2 prodotto da riscaldamento, illuminazione e
climatizzazione.
• Diminuzione dei costi di gestione dell’immobile come conseguenza della riduzione
dei consumi. é
• Impulso alla green economy in termini di occupazione perché crea posti di lavoro per
i progettisti e per le aziende del settore
 
1.2 Esempi di architettura bioclimatica
Can Xomenu Rita, Formentera
L’architetto spagnolo Marià
Castelló Martínez ha
progettato una casa
b i o c l i m at i c a d i 7 0 m e t r i
quadrati sfruttando i venti,
l’esposizione al sole e l’acqua
piovana. L’intervento, concluso
n e l 2 0 1 6 , p re d i l i g e u n a
progettazione bioclimatica
pensata per sfruttare il
ricambio dell’aria regalando
temperature fresche in estate.

Villa B, Lione
Prototipo di architettura bioclimatica in legno che azzera i consumi energetici grazie alla
progettazione passiva e a un
efficace cappotto d’involucro.
Progettata dagli architetti di
Tectoniques, Villa B fu inaugurata
nel 2013 a pochi chilometri dal
centro di Lione. Un parallelepipedo
di legno orientato nord-sud che
sfrutta le caratteristiche naturali del
legno per abbattere le dispersioni
termiche.
Energy Box, L’Aquila
Ricostruire in modo
ecocompatibile dalle
macerie si può. Energy Box
è un intervento realizzato
nel 2013 dall’architetto
Pierluigi Bonomo che ha
consentito di rivestire in
pannelli di legno lamellare
C LT ( C ro s s L a m i n at e d
Timber) una vecchia
struttura in mattoni
danneggiata durante il
terremoto del 2009.
L’edificio è stato attrezzato con le tecnologie più moderne per la produzione di fonti
rinnovabili abbattendo i consumi energetici.

2. Cosa è il BIM?
Il Building Information Modeling è una metodologia (non un semplice software) che
consente ai professionisti dell’architettura, dell’ingegneria e delle costruzioni (AEC) di
generare un modello digitale contenente le informazioni sull’intero ciclo di vita dell’opera,
dal progetto alla costruzione fino alla sua demolizione e dismissione. Più che una
rappresentazione tridimensionale, con il BIM è possibile creare un modello informativo
dinamico, interdisciplinare e condiviso: il Digital Twin, il gemello digitale del progetto
che contiene dati sulla geometria, materiali, struttura portante, caratteristiche teoriche e
prestazioni energetiche, impianti, costi, sicurezza, manutenzione. In sintesi contiene in
sotto forma di informazioni le Fasi di un Processo Edilizio.

2.1 Le Fasi di un Processo Edilizio:


Per PROCESSO EDILIZIO s’intende l’”insieme delle fasi necessarie per la realizzazione di
un opera edilizia”.
Il Processo di Costruzione di un organismo edilizio può essere definito come un ciclo
produttivo che inizia ancor prima della fase di un opera, che inizia già dalla fase di
programmazione e pianificazione del territorio e si conclude con l’uso nel tempo
dell’opera, fino al momento in cui l’organismo edilizio realizzato non sarà più in grado di
svolgere le sue funzioni e dovrà essere dismesso.
Le fasi del processo edilizio sono “la sequenza organizzata di fasi” che portano dal
rilevamento delle esigenze della committente di un bene edilizio al loro soddisfacimento.
Le fasi sono:
- la Programmazione;
- la Progettazione;
- La Produzione;
- La Costruzione;
- La Gestione.
Gli obiettivi del Processo Edilizio:
- la qualità complessiva della realizzazione;
- La realizzazione in tempi definiti e ottimizzati;
- L’ottimizzazione dell’uso delle risorse impiegate
- L’economia della produzione e della gestione in relazione alle previsioni di mercato.

2.3 Gli operatori di un Processo Edilizio?


1. Finanziatori e investitori:i primi anticipano somme di denaro i secondi destinano
capitali al settore edilizio per trarne utili.
2. Pubblica amministrazione: organismi europei, nazionali, regionali e comunali.
3. Committenti: pubblici (stazione appaltante per edilizia pubblica) o privati.
4. Professionisti: Arch, Ingegn, Urbanisti, economisti, giuristi ecc
5. Industria: imprese, le aziende produttrici, i lavoratori.
6. Utenti.

3. Certificato di Prevenzione Incendi (CPI)


È un Attestato che certifica il rispetto della normativa prevenzione incendi, ossia certifica la
sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio. Il certificato è rilasciato dal comando
provinciale dei Vigili del Fuoco e ha validità 5 anni, dopodiché necessita il rinnovo.
L’elenco delle attività soggette a certificato è contenuto nel DPR 151/2011. È richiesto il
CPI per edifici di civile abitazione con H > di 24 mt. L’altezza incendio è la distanza dalla
quota di terra alla quota della soglia della finestra dell’ultimo piano abitabile/agibile; per
edifici civili con autorimessa di superficie >300m2 e la centrale termica se > 116KW.

4. Cosa sono gli ONERI DI CONCESSIONE EDILIZIA?


Sono un contributo che il cittadino deve versare al Comune quando intende realizzare
interventi, come la costruzione di un nuovo edificio, che comportino una trasformazione
del territorio. Essi sono stati introdotti dalla L.10/1977 (legge Bucalossi) che istruiti la
Concessione Edilizia e gli oneri si dividono in 2 parti:
- oneri di urbanizzazione;
- Costo di costruzione.
Il costo di costruzione è un contributo in % al costo dell’edilizia convenzionata.

5. SCALE DI RAPPRESENTAZIONE
es: Scala 1:100 = un oggetto che nella realtà è 1 metro sul disegno è 1 cm.
- Scala 1:10 (dettagli di particolari costruttivi);
- Scala 1:20 (dettagli e arredamento);
- Scala 1:50 (progetto esecutivo, layout arredamento);
- Scala 1:100 (progetto architettonico definitivo, + comunemente usata);
- Scala 1:200 (progetto preliminare, planimetrie catastali di immobili);
- Scala 1:500 (planimetria generale, piano particolareggiato e piani esecutivi);
- Scala 1:1000 (inquadramento urbano);
- Scala 1:2000 ( PRG)

n.b: Piano Particolareggiato è uno strumento di pianificazione territoriale usato in materia


di urbanistica in Italia.

ELENCO ACRONIMI:

URBANISITICA:

PRG: PIANO REGOLATORE GENERALE


PP: PIANO PARTICOLARGGIATO
PP: PIANO PAESISTICO
PQ: PIANO QUADRO
PPA: PROGRAMMI PLURIENNALI DI ATTUAZIONE
PL: PIANO DI LOTTUZZAZIONE
PIP: PIANO INSEDIAMENTO PRODUTTIVO
PR: PIANO DI RECUPERO
PRU: PIANO DI RECUPERO URBANO
PRUSST: PIANO DI RIQUALIFICAZIONE URBNA E DI SVILUPPO SOSTENIBILE DEL
TERRITORIO
CDQ: CONTRATTO DI QUARTIERE
INU: ISTITUTO NAZIONALE URBANISTICA
TU: TESTO UNICO
NTA: NORMATIVE TECNICHE DI ATTUAZIONE DEL PRG
NTC 2018: NORME TECNICHE DI COSTRUZIONE
RE: REGOLAMENTO EDILIZIO
RI: REGOLAMENDO D’IGIENE
VIA: VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE
VAS: VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA
AIA: AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE
APE: ATTESTAZIONE DELLA PRESTAZIONE ENERGETICA
AQE: ATTESTAZIONE DELLA QUALIFICAZIONE ENERGETICA
APPALTI E DEONTOLOGIA DELLA PROFESSIONE

CNA: CONSIGLIO NAZIOANLE ARCHITETTI


CNAPPC: CONSIGLIO NAZIONALE ARCHITETTI, PAESAGGISTI, PIANIFICATORI,
CONSERVATORI
DL: DIRETTORE LAVORI
SAL: STATO DI AVANZAMENTO LAVORI
CSE: COORDINATORE SICUREZZA IN FASE DI ESECUZIONE
CSP: COORDINATORE SICUREZZA IN FASE DI PROGETTAZIONE
PSC: PIANO DI SICUREZZA CANTIERI (COORDINAMENTO)
POS: PIANO OPERATIVO DI SICUREZZA
PSS: PIANO SOSTITUTIVO DI SICUREZZA
SCA: SEGNALAZIONE CERTIFICATO DI AGIBILITA’
CSP: COORDINATORE SICUREZZA CANTIERE
RSPP: RESPONSABILE SERVIZI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE
DUVRI: DOCUMENTO UNICO PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI DA INTERFERENZE
SCIA: SEGNALAZIONE CERTIFICATO INIZIO ATTIVITA’
CILA: COMUNICAZIONE INIZIO LAVORI ASSEVERATA
DURC: DOCUMENTO UNICO DI REGOLRITA’ CONTRIBUTIVA
PDC: PERMESSO DI COSTRUIRE
DIA: DENUNCIA INIZIO ATTIVITA’
CIL: COMUNICAZIONE INIZIO LAVORI
SOA: SOCIETA’ ORGANISMI DI ATTESTAZIONE (verifica requisiti imprese per appalti)
ANAC: AUTORITA’ NAZIONALI ANTI CORRUZIONE (vigilano gli appalti)
RUP: RESPONSABILE UNICO DEL PROCEDIMENTO (appalti)
BIM: BUILDING INFORMATION MODELING
CPI: CERTIFICATO PRECENZIONE INCENDI