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Marco Berti

PONTI TERMICI
IN EDILIZIA
TIPOLOGIE, MISURA, CALCOLO E CORREZIONE
V

INDICE

INTRODUZIONE......................................................................................................... p. 1

1. INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE....................... ˝ 3


1.1. Premessa....................................................................................................... ˝ 3
1.2. Involucro e grandezze di controllo............................................................... ˝ 4
1.3. Il trasporto del calore (o energia termica)..................................................... ˝ 5
1.4. Le resistenze (e conduttanze) termiche elementari....................................... ˝ 8
1.5. La resistenza (e trasmittanza) termica totale................................................. ˝ 18
1.6. Il coefficiente di scambio termico per trasmissione..................................... ˝ 23

2. MATERIALI ISOLANTI E MISURE NEI PONTI TERMICI........................ ˝ 27


2.1. Premessa....................................................................................................... ˝ 27
2.2. Sistemi d’isolamento (cenni)........................................................................ ˝ 30
2.3. I materiali isolanti......................................................................................... ˝ 31
2.4. Materiali isolanti di origine minerale........................................................... ˝ 34
2.5. Materiali isolanti sintetici............................................................................. ˝ 42
2.6. Materiali isolanti naturali di origine vegetale............................................... ˝ 45
2.7. Materiali isolanti naturali di origine animale................................................ ˝ 53
2.8. Pannelli isolanti sottovuoto........................................................................... ˝ 54
2.9. Misura e conoscenza sperimentale dei ponti termici.................................... ˝ 56

3. ANALISI E CORREZIONE DEI PONTI TERMICI........................................ ˝ 63


3.1. Premessa....................................................................................................... ˝ 63
3.2. Definizione e funzionamento dei ponti termici............................................ ˝ 64
3.3. Isoterme, flusso di calore e ponti termici...................................................... ˝ 66
3.4. Le dimensioni spaziali del flusso di calore................................................... ˝ 69
3.5. Le trasmittanze (e il trasporto di calore) nei ponti termici........................... ˝ 71
3.6. Funzionamento, correzione e controllo dei ponti termici............................. ˝ 74
3.7. Consigli pratici per la correzione dei ponti termici...................................... ˝ 81

4. CLASSIFICAZIONE, TIPOLOGIE
E CALCOLO DEI PONTI TERMICI................................................................. ˝ 96
4.1. Grandezze fondamentali............................................................................... ˝ 96
4.2. Ponti termici e perdite di calore.................................................................... ˝ 99
4.3. Tipologie e calcolo dei ponti termici............................................................ ˝ 105
4.4. Ponti e accoppiamento termico..................................................................... ˝ 118
VI PONTI TERMICI IN EDILIZIA

4.5. Ponti e scambio termico con ambienti non climatizzati............................... p. 126


4.6. Abaco descrittivo (semplificato) dei ponti termici....................................... ˝ 135
4.7. Applicazione numerica sul calcolo dei ponti termici................................... ˝ 145

5. UNITÀ ABITATIVA (SPERIMENTALE) E PONTI TERMICI....................... ˝ 150


5.1. Obiettivo....................................................................................................... ˝ 150
5.2. Descrizione dell’unità abitativa (o modulo)................................................. ˝ 150
5.3. Strutture di scambio termico con l’esterno................................................... ˝ 151
5.4. Anagrafica dei ponti termici......................................................................... ˝ 154
5.5. Calcolo dei ponti e degli accoppiamenti termici.......................................... ˝ 157
5.6. Ponti termici e flussi di calore...................................................................... ˝ 158

6. CONCLUSIONI..................................................................................................... ˝ 160

BIBLIOGRAFIA, NORMATIVA E RISORSE DI RETE........................................ ˝ 162


1

INTRODUZIONE

1.
Questo volume, che si presenta come una raccolta sintetica di informazioni relative ai nodi
(o giunti tecnologici) denominati ponti termici, è di fatto un piccolo compendio sulla materia, un
vademecum, un quadernetto (concreto) che si propone di dare – quantomeno – i punti essenziali
per il calcolo, la verifica e la correzione dei medesimi.

2.
Un ponte termico rappresenta una parte (o zona) d’involucro dove la resistenza termica ten-
de a valori prossimi allo zero – ovvero dove il calore si perde in abbondanza verso l’esterno – e
dove la temperatura superficiale interna dell’involucro è talvolta minore della temperatura
di formazione della rugiada.
Un ponte termico – inteso come struttura indesiderata – genera condizioni di instabilità
funzionale della parete, infatti, oltre all’incremento delle perdite d’energia per trasmissione,
determina la formazione di rugiada (o condensa) la quale:
1) imbibisce progressivamente la parete;
2) genera la formazione di muffe, distacchi d’intonaco, disgregazione di elementi strutturali
ecc.;
3) riduce ulteriormente la resistenza termica ed avvia un successivo ciclo di peggioramento
delle anomalie ora enumerate.
Un ponte termico – che è funzione dei materiali usati e delle geometrie d’involucro – è
pertanto una “patologia” che, pur essendo talvolta inevitabile, deve essere sempre e comun-
que corretta.
Nel testo daremo delle indicazioni di massima – ovvero degli schemi di principio – per il
controllo e la correzione dei ponti termici mediante l’impiego di opportuni strati isolanti.

3.
Il volume si compone di cinque capitoli.
Nel primo capitolo vengono definite le variabili che rappresentano e controllano il tra-
sporto di calore attraverso l’involucro edilizio: resistenza termica, conduttanza, conduttività,
trasmittanza termica unitaria ecc. – nonché vengono analizzati i coefficienti di accoppiamento
termico o di scambio termico per trasmissione.
Nel secondo capitolo viene data una classificazione e presentazione dei materiali isolanti,
con lo scopo di addivenire ad una conoscenza dei prodotti usati nell’isolamento termico in ge-
nerale e nella correzione dei ponti termici in particolare. Particolare attenzione viene data agli
isolanti cosiddetti sostenibili: componenti di origine vegetale e animale. Nel capitolo si danno
anche dei cenni sui sistemi di isolamento delle chiusure esterne e sulle modalità di misura
2 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

dei principali parametri termocinetici dell’involucro edilizio: resistenza e trasmittanza termica


mediante il termoflussimetro; flusso di calore verso l’esterno mediante la termocamera a
raggi infrarossi.
Nel terzo capitolo viene introdotto in modo analitico il concetto di ponte termico: nodo
lineare, nodo puntuale, isoterme, trasmittanza termica lineica ecc.. Inoltre vengono proposte le
modalità di correzione dei ponti medesimi con la presentazione di alcuni schemi fondamentali
di messa in opera degli inserti isolanti e con l’indicazione dei modelli semplificati di calcolo.
Nel quarto capitolo viene ampiamente discussa e presentata la trasmittanza termica lineica
(o lineare), che è la variabile “centrale” degli abachi o atlanti dei ponti termici lineari. In parti-
colare vengono analizzate le tipologie fondamentali e viene proposto un atlante semplificato dei
nodi termici lineari.
Nel quinto capitolo viene proposto un esempio tratto dalla storia dell’architettura contempo-
ranea: il modulo abitativo in Weissenhof (Stoccarda) progettato nel 1927 dall’Architetto Walter
Gropius. L’esempio consiste nella selezione dei ponti termici lineari e nel loro calcolo attraverso
l’uso dell’abaco semplificato introdotto nel precedente capitolo 4. Di fatto per l’edificio – dopo
alcune ipotesi sulle tecnologie d’involucro – vengono calcolate le variabili fondamentali:
a) accoppiamento termico dell’involucro al netto dei nodi termici;
b) contributo alla perdita di calore dei ponti termici lineari;
c) accoppiamento termico dell’involucro al lordo dei nodi termici.
In ogni caso l’obiettivo dei capitoli dell’intero volume rimane la definizione, l’analisi e il
calcolo – mediante abachi, atlanti ecc. – della variabile denominata trasmittanza termica lineare
(o lineica) e la valutazione dell’incidenza dei ponti termici sulle perdite d’involucro.
Mi si consenta questa ulteriore digressione: il Vademecum (o Compendio) è stato concepito
per tecnici di “cantiere”, ovvero per progettisti “svelti” e orientati al mercato, i quali, nel risol-
vere i problemi inerenti il benessere interno e le perdite di energia, devono coniugare il tempo
d’intervento (dal progetto alla messa in opera) con la qualità della prestazione. Per far ciò i con-
sigli del testo sono proposti in modo pratico, facilmente comprensibile e senza tanti richiami a
modelli di matematica avanzata, a calcoli numerici che, quando necessari, dovranno esser fatti
con opportuni strumenti di elaborazione dei dati. In altre parole – come ho detto in un precedente
volume, il Breviario di energetica edile – pur nella completezza della trattazione, oppure, pur
nella incompletezza, ho sempre cercato di presentare gli argomenti secondo un rigore temperato
con l’obiettivo, ossia secondo il modello di chi, in cantiere, debba scegliere in tutta fretta lo spes-
sore di un certo materiale isolante.
Il testo, per quanto detto, è quindi corredato da numerosi esempi numerici, i quali avran-
no come principale scopo quello di far comprendere al meglio la parte pratica e teorica dei
ponti termici.
Il volume, infine, si propone con un approccio di tipo “sperimentale”. In altre parole, è un
piccolo compendio da guardare in modo critico, dove i concetti esposti sono ordinati come gli
attrezzi di una piccola e provvisoria officina da cantiere: pronti ad esser “ribaltati”, e quindi, fuor
di metafora, pronti ad esser rivisti e corretti, sempre alla ricerca di una migliore soluzione. Con
lo scopo finale di migliorare la nostra conoscenza, e, non ultimo, il cammino di questo piccolo
Compendio sui ponti termici.
Pertanto, l’autore si mette a completa disposizione di ognuno di voi, di ogni lettore, per
commenti, consigli, critiche e note, che diano luogo ad una “costruzione” più stabile e duratura.
3

CAPITOLO 1

INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE

1.1.  Premessa

1.
Per involucro – in senso generale – si intende il rivestimento di un volume, per lo più con
funzioni protettive.
In edilizia l’involucro è la struttura di confine, di separazione tra l’ambiente interno e il
mondo esterno.
Dal punto di vista energetico l’involucro svolge un ruolo di termoregolazione. L’involucro
è un sistema complesso, ed è un sistema aperto: scambia continuamente massa ed energia con
il mondo esterno (o ambiente). Dove per massa si intende l’aria (umida) che passa dall’interno
all’esterno, e per energia il calore circolante nella medesima direzione.
Il calore viene trasferito all’esterno mediante i processi di ventilazione e trasmissione attra-
verso l’involucro.
La perdita di calore per ventilazione è collegata ai ricambi d’aria: volontari (attraverso la
manovra dei serramenti) e involontari attraverso la permeabilità dei materiali che costituiscono
i componenti d’involucro. In sintesi – definito l’involucro come l’insieme dei componenti d’in-
terazione tra l’interno e l’esterno (strutture opache e strutture trasparenti) – abbiamo le seguenti
modalità di trasporto/perdita del calore:
–– Ventilazione: l’aria calda passa dall’interno (sorgente di calore) all’esterno (pozzo di
calore), trasferendo parte dell’energia termica all’ambiente. La ventilazione volontaria
(apertura/chiusura dei serramenti) dipende dal comportamento utente. La ventilazione
“involontaria” dipende dalla permeabilità dei materiali d’involucro ed è “comandata”
dalla differenza della pressione tra l’interno e l’esterno.
–– Trasmissione: il calore passa dall’ambiente interno all’ambiente esterno defluendo attra-
verso le strutture d’involucro. La trasmissione dipende dalla resistenza termica dei mate-
riali attraversati ed è “comandata” dalla differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno.
Di regola – nel patrimonio edilizio esistente e per involucri di classe energetica medio/bassa
– la perdita per ventilazione è di circa il 20÷30% della perdita complessiva, mentre la perdita per
trasmissione vale circa il 70÷80%.
Le “patologie” d’involucro (i cosiddetti ponti termici) incrementano le sole perdite per
trasmissione.

2.
Per chiarire ulteriormente notiamo quanto segue:
–– l’involucro è la superficie di separazione tra l’interno e l’esterno, ed è caratterizzato da
una resistenza termica;
4 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

–– un ponte termico – di cui daremo diverse e più rigorose definizioni nel seguito – è una zona
d’involucro dove la resistenza termica (altrove uniforme) diminuisce in modo signi-
ficativo, ovvero dove aumentano (e si concentrano) le perdite di calore per trasmissione;
–– le perdite di calore per trasmissione (attraverso l’involucro) sono “comandate” dal salto
termico: differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno. Il flusso di calore ha la direzio-
ne dalla temperatura maggiore (quella interna) alla temperatura minore (quella esterna);
–– la variabile di controllo del flusso di calore è la resistenza termica d’involucro. L’obiettivo
di una progettazione a regola d’arte è la ricerca di una resistenza termica tendenzialmente
costante con lo scopo dell’eliminazione (correzione) dei punti critici (i ponti termici).

1.2.  Involucro e grandezze di controllo

1.
Definizione:
–– Involucro edilizio (o sistema d’involucro): è un insieme di componenti che svolgono
prestazioni diverse finalizzate al fondamentale obiettivo della protezione e della stabilità
della forma. Dal punto di vista energetico, nello specifico studio dei ponti termici e della
trasmissione del calore, l’obiettivo fondamentale è la riduzione della complessiva perdita
di energia.
L’involucro è costituito da elementi opachi (chiusure verticali, orizzontali, ecc.) ed elementi
trasparenti (finestre, luci, ecc.).
La “patologia” dei ponti termici – quella che deve essere corretta secondo la progettazione e
l’intervento a regola d’arte – riguarda esclusivamente gli elementi opachi dell’involucro edilizio,
nonché il telaio del sistema serramento/infisso, dove per telaio si intende la parte in contatto con
la muratura del vano porta o finestra, ovvero in contatto con il controtelaio “annegato” nella
muratura medesima.
Nel funzionamento reale esistono anche i ponti termici del sistema serramento/infisso, i quali
sono corretti dal costruttore (il serramentista) del sistema medesimo.

2.
Le grandezze di controllo della prestazione energetica dell’involucro edilizio sono:
–– Calore disperso (Q): è la quantità di calore/energia termica che passa attraverso l’invo-
lucro. Si misura in (MJ).
–– Flusso di calore (Φ): è la quantità di calore/energia termica che passa nell’unità di tem-
po attraverso l’involucro. Si misura in (W).
–– Resistenza termica (R): è la difficoltà che un mezzo (solido, liquido o gassoso) oppone al
passaggio del flusso di calore. Maggiore è la resistenza termica minore è il flusso di calore
e viceversa. La resistenza termica non è una grandezza specifica (ovvero definita per l’u-
nità di volume di un materiale omogeneo) ma è una grandezza aspecifica, ovvero definita
per un corpo (o mezzo) comunque costituito (assemblato) e disomogeneo. In edilizia, ad
esempio, la resistenza termica è definita per l’involucro, che è disomogeneo e costituito
da strati sovrapposti di materiali diversi. Si misura in (m2K / W).
–– Conduttanza termica (C): è l’inverso della resistenza termica.
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 5

1
C=
R

Si misura in (W / m2K).
–– Conduttività (o conducibilità) termica (λ): è la facilità che un mezzo (solido, liquido o
gassoso) offre al passaggio del flusso di calore. Maggiore è la conduttività termica mag-
giore è il flusso di calore e viceversa. La conduttività termica è una grandezza specifica,
ovvero definita per l’unità di volume di un materiale omogeneo. In edilizia, ad esempio,
se la stratificazione (strati sovrapposti di materiali diversi) è rappresentata dalla resistenza
termica, il singolo strato (un solo materiale omogeneo) è rappresentato dalla conduttività
termica. Si misura in (m K / W).
Tra conduttività e conduttanza esiste la seguente differenza:
–– la conduttività termica (ad esempio per l’unità di volume di un mezzo omogeneo) rap-
presenta il flusso di calore (W) che attraversa l’unità di superficie (1 m2) del mezzo di
spessore unitario (1 m) quando è sottoposto al salto termico unitario (1 K = 1 °C);
–– la conduttanza termica (ad esempio per una stratificazione di spessore qualunque)
rappresenta il flusso di calore (W) che attraversa l’unità di superficie (1 m2) della stra-
tificazione – di spessore qualsiasi – quando è sottoposta al salto termico unitario (1 K
= 1 °C).

1.3.  Il trasporto del calore (o energia termica)

1.
Il trasporto di energia termica (calore) si realizza con una delle seguenti modalità, o con una
combinazione delle medesime:
–– Conduzione: avviene all’interno di un corpo solido per la presenza di un gradiente di
temperatura (ovvero di un salto termico). Il calore scorre dalle zone a temperatura mag-
giore a quelle a temperatura minore. Dal punto di vista microscopico la conduzione si
realizza attraverso il trasferimento di energia cinetica – mediante urti intermolecolari – da
una particella all’altra del solido. Per i mezzi solidi è la sola modalità di trasferimento.
Per i mezzi fluidi (stato liquido e gassoso) si realizza quando il fluido è privo di correnti,
altrimenti si accompagna alla convezione e all’irraggiamento.
–– Convezione: avviene per mescolamento di due masse fluide a temperatura diversa. La
convezione si realizza all’interno dei fluidi (liquidi e gas). Il movimento delle particelle
del fluido è determinato dalla differenza di densità che è prodotta dalla differenza di tem-
peratura (convezione naturale), ovvero con mezzi meccanici (convezione forzata).
–– Irraggiamento: ogni corpo solido, liquido o gassoso, emette – in ogni direzione dello
spazio – energia sotto forma di onde elettromagnetiche che incidono sugli altri corpi ma-
teriali e vengono in parte riflesse, in parte trasmesse oltre il corpo e nella rimanente parte
assorbite e trasformate in calore. Due corpi distanti – a differente temperatura, anche nel
vuoto, – si scambiano mutuamente energia radiante: il corpo “caldo” emette più energia
di quanta ne assorbe, viceversa avviene per il corpo “freddo”. Il corpo “caldo” funziona
da radiatore, il corpo “freddo” da assorbitore.
6 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

2.
La conduzione termica nei mezzi solidi è regolata dalla seguente relazione di Fourier:
Δθ
Φ = −λ A (1.1)
Δx
Dove:
–– Φ flusso di calore in (W);
–– λ conduttività termica in (W / mK);
–– A superficie attraversata normalmente dal flusso di calore in (m2);
–– Δθ salto termico in (K) o in (°C);
–– Δx spessore del mezzo attraversato in (m).

Nella 1.1 il segno meno (–) indica che all’aumentare di x (spazio/spessore percorso dal ca-
lore) diminuisce θ; in altre parole, il segno meno indica che il calore si propaga spontaneamente
nel senso delle temperature decrescenti.
La conduttività termica λ varia al variare del materiale. Dipende debolmente dalla tempera-
tura d’esercizio e – in modo significativo – dalle condizioni di umidità del materiale medesimo.
Infatti:
–– la conduttività aumenta all’aumentare della temperatura;
–– la conduttività è crescente al crescere dell’umidità contenuta nel materiale.

Annotazione
Il fatto che la conduttività aumenti con l’umidità del materiale è una criticità nel funzio-
namento dei ponti termici. Il fenomeno è infatti instabile e rende il ponte termico sempre più
critico, ovvero:
1) il ponte è una zona fredda dove (con buona probabilità) si accumula condensa;
2) il muro umido aumenta la propria conduttività termica;
3) il ponte diventa sempre più trasmissivo, ossia più critico;
4) il sistema tende a “collassare”, ovvero si crea umidità permanente, muffa, sgretolamento
e – in casi estremi – attacco corrosivo alle strutture con funzione portante.

⎛ kg ⎞ ⎛ W ⎞
Materiali Densità ⎜ ⎟ Conduttività ⎜ ⎟
⎝ m 3 ⎠ ⎝ mK ⎠
(a) Metallici
Mercurio 13.590 7,6
Piombo 11.340 35
Rame 8.900 380
Acciaio 7.800 60
Stagno 7.400 64
Zinco 7.200 110
Alluminio 2.800 200
(b) Da costruzione
[segue]
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 7

⎛ kg ⎞ ⎛ W ⎞
Materiali Densità ⎜ ⎟ Conduttività ⎜ ⎟
⎝ m 3 ⎠ ⎝ mK ⎠
Intonaco in cemento 2.200 1,4
Intonaco in calce-cemento 1.800 1
Intonaco in calce 1.600 0,8
Intonaco di gesso (calce/gesso) 1.500 0,7
Intonaco plastico per cappotto 1.200 0,9
Malta termoisolante (< 800 kg/m3) 800 0,28
Muratura in pietra naturale 2.600 2,3
Calcestruzzo armato 2.400 2,3
Calcestruzzo 1.800 1,6
Muratura in mattoni pieni 1.600 0,7
Muratura in mattoni forati 1.200 0,36
Calcestruzzo alleggerito con argilla espansa 1.100 0,45
Blocchi con argilla espansa 800 0,18
Blocchi cellulari autoclavati 800 0,24
Blocchi cellulari autoclavati 600 0,16
Blocchi cellulari autoclavati 500 0,14
Blocchi cellulari autoclavati 400 0,11
Vetro 2.500 0,8
Guaine di polietilene, bitume ecc. 1.700 0,26
Vetro acrilico 1.180 0,19
Acqua 1.000 0,6
Legno di latifoglie 800 0,18
Legno di conifere 500 0,13
(c) Isolanti
Argilla espansa 350 0,09
Paglia 340 0,09
Pannelli porosi in fibra di legno 190 0,045
Pannelli extraporosi in fibra di legno 130 0,04
Trucioli di legno 100 0,05
Vermiculite espansa 90 0,07
Sughero espanso 90 0,04
Fiocchi di cellulosa 50 0,04
Cotone 40 0,04
Polistirene estruso in lastre 35 0,035
Polietilene espanso in lastre 30 0,04
Poliuretano 30 0,03
Lana minerale 30 0,04
Materassino in lino 30 0,04
Canapa 25 0,045
[segue]
8 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

⎛ kg ⎞ ⎛ W ⎞
Materiali Densità ⎜ ⎟ Conduttività ⎜ ⎟
⎝ m 3 ⎠ ⎝ mK ⎠
Lana di pecora 25 0,04
Lana di vetro 20 0,04
Polistirene espanso in lastre 20 0,04
Aria 1,29 0,023

Tabella 1.1.  Conduttività termica dei materiali

3.
Una digressione sui materiali isolanti
Dal punto di vista strutturale i materiali isolanti sono fibrosi (granulari) o cellulari. Ovvero
sono costituiti da fibre, granuli o piccole cavità (le cellule) che contengono aria o gas. Un mezzo
isolante – guardando in tabella 1.1 – è quindi caratterizzato dall’avere una bassa densità, ed è
costituito da un miscuglio di molta aria e di poche parti solide, le quali sono finalizzate a dar
forma e stabilità all’isolante stesso. Il motivo della grande quantità d’aria – all’interno dei materia-
li isolanti – si individua sempre in tabella 1.1, dove l’aria è il mezzo a minore conduttività termica:

λa = 0,023 W
mK
Tutto questo non basta:
–– se le cellule (o cavità) dell’isolante sono troppo grandi, si attiva un moto convettivo
(all’interno delle cavità medesime) che aumenta il trasporto del calore ed anche la con-
duttività complessiva del corpo isolante.
In conclusione:
–– l’aumento della quantità d’aria deve esser fatto con tante piccole cavità, con lo scopo di
annullare la convezione e di trasportare il calore per sola conduzione, che sarà ulterior-
mente ridotta per la riduzione al minimo della parte solida.

1.4.  Le resistenze (e conduttanze) termiche elementari


Abbiamo definito la resistenza termica come l’opposizione al passaggio del calore: maggiore
è la resistenza, minori sono le perdite di calore verso l’esterno.
Il metodo di calcolo della resistenza termica è definito dalla norma UNI EN ISO 6946. In
questo testo apporteremo delle semplificazioni con lo scopo di essere “snelli” e comunque ri-
gorosi e coerenti alla pratica della progettazione, della diagnosi e della verifica. Per eventuali
ulteriori dettagli si rimanda alla norma medesima.
La resistenza termica è una quantità che definisce il comportamento termocinetico dell’invo-
lucro: dato un salto termico, all’aumentare della resistenza termica diminuisce il flusso di calore
passante.
L’involucro è una struttura complessa costituita da una sequenza di strati di materiali diversi.
Ne consegue:
1) ogni singolo strato avrà una propria resistenza;
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 9

2) la resistenza dell’intera struttura sarà la somma delle resistenze dei singoli strati.
Pertanto, dal punto di vista del calcolo della resistenza termica di un componente d’involucro
– costituito da diversi strati – abbiamo:
–– determinazione della resistenza termica per ognuno dei singoli strati omogenei (o appros-
simativamente omogenei) che costituiscono il componente;
–– determinazione della resistenza termica totale del componente come somma delle resi-
stenze dei singoli strati, ivi incluso l’effetto (quando significativo) delle resistenze termi-
che superficiali (ossia delle resistenze di contatto tra la superficie del componente e l’aria
interna ed esterna).

Resistenza termica di uno strato termicamente omogeneo

Definizione:
–– uno strato di materiale è termicamente omogeneo quando la sua conduttività termica (λ)
è costante in ogni punto dello strato medesimo.
La resistenza termica di uno strato termicamente omogeneo è data dalla seguente formula:

d
R= (1.2)
λ
Dove:
–– R resistenza termica in (m2K / W);
–– d spessore dello strato in (m);
–– λ conduttività termica in (W / mK).

Il flusso termico si considera normale alla struttura mono-strato. Nel caso di struttura verti-
cale (ad esempio una parete perimetrale) il flusso è orizzontale. Il trasporto di calore nello strato
è per conduzione (mezzo solido).

Resistenza termica di n strati termicamente omogenei

Definizione:
–– la resistenza termica complessiva (o resistenza somma) di n strati in serie (RΣ) è data dalla
somma delle singole resistenze termiche.
Per n strati abbiamo la seguente formula:

d1 d2 d
RΣ = ∑ Ri =R1 + R2 + ...Rn = + + ...+ n (1.3)
λ1 λ2 λn
Dove:
–– Ri resistenza termica del singolo strato.

Conduttanza termica di n strati termicamente omogenei

Definizione:
–– la conduttanza termica di un singolo strato (Ci) è l’inverso della resistenza dello strato
medesimo (Ri):
10 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

1
Ci =
Ri
Definizione:
–– la conduttanza termica di n strati in serie (CΣ) è l’inverso della resistenza somma degli n
strati. Per gli n strati abbiamo la seguente formula:

1
CΣ = (1.4)

Resistenza termica superficiale

1.
Definizione:
–– la resistenza termica superficiale è una grandezza che si oppone al passaggio di calore tra
un solido e un fluido e viceversa.
In edilizia – ad esempio nella parete perimetrale – la resistenza superficiale al passaggio
dell’energia termica riguarda due superfici distinte:
1) il passaggio di calore tra l’aria dell’ambiente confinato ed il paramento interno del muro
perimetrale;
2) il passaggio di calore tra il paramento esterno del muro perimetrale e l’aria esterna.
Nella situazione 1) parleremo di resistenza termica superficiale interna (Rsi). Nella situa-
zione 2) parleremo di resistenza termica superficiale esterna (Rse).
Nel caso della resistenza superficiale – stante il contatto tra un mezzo fluido con un mezzo
solido e viceversa – il trasporto di calore è per convezione e irraggiamento.
La resistenza termica superficiale è data dalla seguente tabella 1.2 (cfr. UNI EN ISO 6946):
Direzione del flusso termico
Ascendente Orizzontale Discendente
Rsi 0,10 0,13 0,17
Rse 0,04 0,04 0,04

Tabella 1.2.  Resistenze termiche superficiali (m2K / W)

2.
I valori di tabella rappresentano le resistenze superficiali per diverse condizioni di flusso
termico. In concreto abbiamo:
–– flusso orizzontale: il calore “scorre” in un piano orizzontale normale al piano della strut-
tura (cfr. fig. 1.1). Le resistenze sono quelle di figura (o tabella 1.2). Gli stessi valori si
assumono per un flusso inclinato di ± 30° rispetto al piano orizzontale;
–– flusso verticale ascendente: il calore “scorre” in un piano verticale normale al piano
della struttura (cfr. fig. 1.2). Le resistenze sono quelle di figura (o tabella 1.2). Gli stessi
valori si assumono per un flusso inclinato di ± 30° rispetto al piano verticale;
–– flusso verticale discendente: il calore “scorre” in un piano verticale normale al piano
della struttura (cfr. fig. 1.3). Le resistenze sono quelle di figura (o tabella 1.2). Gli stessi
valori si assumono per un flusso inclinato di ± 30° rispetto al piano verticale.
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 11

Figura 1.1.  Resistenze termiche superficiali a flusso orizzontale

Figura 1.2.  Resistenze termiche superficiali a flusso verticale ascendente

Figura 1.3.  Resistenze termiche superficiali a flusso verticale discendente

3.
Considerazioni sulla resistenza termica superficiale
La resistenza termica superficiale (Rs) è funzione del trasporto per convezione e per irraggia-
mento. In formula abbiamo:

1
Rs =
hc + hr

Dove:
12 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

–– hc coefficiente di convezione;
–– hr coefficiente di irraggiamento.

Il coefficiente di convezione (hc) può essere interno od esterno. Il coefficiente di convezio-


ne interno (hci) vale come segue:
–– per flusso di calore ascendente: hci = 5,0 W / (m2 K ) ;
–– per flusso di calore orizzontale: hci = 2,5 W / (m2 K ) ;
–– per flusso di calore discendente: hci = 0,7 W / (m2 K ) .

Il coefficiente di convezione esterno (hce) è dato dalla seguente formula:


hce = 4 + 4v
Dove v è la velocità del vento (in prossimità della superficie) in m / s.
Il coefficiente di irraggiamento (hr), essendo una funzione della radiazione termica che si
trasmette anche nel vuoto, ha un unico valore che si applica sia alla superficie interna che a quella
esterna. Per un corpo nero il coefficiente (hro) è dato dalla seguente tabella 1.3.

Temperatura hro
(° C) W / (m2K)
– 10 4,1
0 4,6
10 5,1
20 5,7
30 6,3

Tabella 1.3.  Valori del coefficiente di irraggiamento (hro) del corpo nero

Per un corpo qualsiasi il coefficiente di irraggiamento (hr) è dato dalla seguente formula:
hr = εhro

Dove:
–– ε emissività superficiale del corpo (cfr. tabella 1.4);
–– hro coefficiente di irraggiamento del corpo nero (cfr. tabella 1.3).

Tipo di superficie Emissività Assorbimento radiazione solare


Corpo nero ideale 1 1
Specchio ideale 0 0
Acciaio lucidato 0,10
Acciaio ossidato 0,80
Alluminio lucidato 0,04 0,30
Alluminio ossidato 0,10
[segue]
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 13

Tipo di superficie Emissività Assorbimento radiazione solare


Ferro lucidato 0,07 0,45
Ferro ossidato, o ghisa 0,89 0,70
Ottone lucidato 0,04
Ottone satinato 0,20
Rame lucidato 0,04 0,40
Rame ossidato 0,80 0,80
Basalto 0,70
Bianco di zinco 0,95 0,18
Granito lucido 0,43
Marmo bianco liscio 0,56
Gesso 0,85
Intonaco bianco, o malta di calce 0,90
Muratura in mattoni, cemento e tegole 0,85 0,70
Lacca e smalti 0,89
Legno lucido 0,80
Vetro da finestra 0,94 0
Sabbia 0,75
Stoffe 0,77
Zinco e zincatura 0,29

Tabella 1.4.  Fattori di emissività e di assorbimento

Consigli d’uso delle resistenze termiche superficiali


Nella valutazione della resistenza complessiva di una struttura – quando è incerta la direzione
del flusso di calore – è consigliabile l’uso delle resistenze superficiali relative al flusso oriz-
zontale (cfr. tabella 1.2).

Resistenza termica delle intercapedini d’aria

1.
All’interno di una struttura, intesa come un “pacco” di strati di materiali diversi, possiamo
avere degli strati d’aria o intercapedini.
Lo strato d’aria – delimitato da due piani paralleli e ortogonali al flusso di calore – è un’in-
tercapedine allorquando si verificano le seguenti condizioni:
–– i piani paralleli (di confine dello strato) hanno un’emissività ≥ 0,8;
–– lo scambio d’aria con l’ambiente interno (quello confinato) è praticamente nullo;
–– lo spessore dello strato d’aria non è superiore al 10% delle altre due dimensioni dello
strato medesimo e comunque è sempre ≤ 0,3 m.
Dal punto di vista termocinetico abbiamo tre tipologie di intercapedini:
1) non ventilate;
2) debolmente ventilate;
3) fortemente ventilate.
14 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

2.
Intercapedine d’aria non ventilata
In questo caso l’intercapedine non ha scambi d’aria con l’ambiente esterno. Le resistenze
termiche sono date dai valori della seguente tabella 1.5 (cfr. UNI EN ISO 6946).

Spessore intercapedine d’aria Direzione del flusso termico (ϕ)


(mm) Ascendente Orizzontale Discendente
0 0,00 0,00 0,00
5 0,11 0,11 0,11
7 0,13 0,13 0,13
10 0,15 0,15 0,15
15 0,16 0,17 0,17
25 0,16 0,18 0,19
50 0,16 0,18 0,21
100 0,16 0,18 0,22
300 0,16 0,18 0,23
Nota: per intercapedini con spessore intermedio si procede con l’interpolazione lineare

Tabella 1.5.  Resistenza termica (m2K / W) di intercapedini d’aria


non ventilate – Superfici con emissività ≥ 0,8

3.
Intercapedine d’aria debolmente ventilata
Un’intercapedine è debolmente ventilata quando è limitato lo scambio d’aria con l’ambiente
esterno. Il valore della resistenza termica di un’intercapedine debolmente ventilata è pari alla metà
del valore corrispondente indicato in tabella 1.5 – con la seguente limitazione: la resistenza dell’in-
tercapedine più la resistenza della parte di parete verso l’esterno deve essere ≤ 0,15 m2K / V. Diver-
samente, si diminuisce la resistenza dell’intercapedine fino al rispetto della precedente condizione.

4.
Intercapedine d’aria fortemente ventilata
Un’intercapedine è fortemente ventilata quando è libero lo scambio d’aria con l’ambiente ester-
no. La resistenza termica di un’intercapedine ben ventilata è nulla. Come pure si considera nulla
la resistenza termica della struttura compresa tra l’intercapedine medesima e l’ambiente esterno.

5.
Esempio numerico: valutazione della resistenza termica d’intercapedine
Consideriamo la seguente figura 1.4.
Calcoliamo la resistenza termica degli strati 01 e 23:
d1 0,21 m2 K
R01 = = = 0,3
λ1 0,7 W

d3 0,07 m2 K
R23 = = = 0,1
λ3 0,7 W
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 15

Figura 1.4.  Muro perimetrale a tre strati

Per l’intercapedine abbiamo i seguenti casi:

–– Non ventilata: dalla tabella 1.5 – per flusso termico orizzontale – abbiamo:

m2 K
R12 = 0,15
W
–– Debolmente ventilata: si assume il 50% del corrispondente valore di tabella 1.5, in sin-
tesi abbiamo:

m2 K m2 K
R12
' = 0,15× 0,5 = 0,075
W W
La resistenza somma dello strato 13 vale:

m2 K m2 K
R13
' = R ' + R = 0,075+ 0,1 = 0,175
12 23 > 0,15
W W
Pertanto si procede a modificare la resistenza dell’intercapedine come segue. Poniamo:

m2 K m2 K
R13 = 0,15 ; R23 = 0,1
W W
Da cui discende il seguente e definitivo valore della resistenza d’intercapedine:

m2 K
R12 = R13 − R23 = 0,15− 0,1 = 0,05
W
–– Fortemente ventilata: abbiamo le seguenti resistenze:

m2 K m2 K
R12 = 0 ; R23 = 0
W W
Pertanto la resistenza del tratto 03 sarà pari alla resistenza del tratto 01 con l’aggiunta della
resistenza superficiale interna relativa al piano 1 (cfr. tabella 1.2):

m2 K
R03 = R01 + Rsi1 = 0,3+ 0,13 = 0,43
W
16 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

Resistenza termica di ambienti non riscaldati

1.
Consideriamo un ambiente non riscaldato e non isolato (ad esempio un sottotetto) a ridosso
di un ambiente climatizzato (ad esempio l’appartamento all’ultimo piano che confina con il sot-
totetto), in questo caso la resistenza termica dell’ambiente non riscaldato si considera in serie
con la resistenza dell’involucro climatizzato.

2.
Sottotetti
Nel caso di un ambiente climatizzato con soffitto piano ed isolato sormontato da un tetto
(eventualmente a falde inclinate), il comportamento del sottotetto si rappresenta con una resi-
stenza termica di uno strato termicamente omogeneo (Ru) .
La resistenza in serie (Ru), nel caso di varie tipologie di sottotetti, è data dalla seguente tabella
1.6, ricavata dalla UNI EN ISO 6946 e modificata in base all’esperienza sul campo.

Caratteristiche termocinetiche del tetto


1 Tetto a tegole (o lastre) non isolato – senza strati d’isolamento sotto le tegole 0,06
2 Tetto a tegole (o lastre) isolato – con strati d’isolamento sotto le tegole 0,2
Tetto a tegole (o lastre) isolato – caso 2 – con l’aggiunta di un rivestimento d’intra-
3 0,3
dosso a bassa emissività
Tetto a tegole (o lastre) isolato – con strati d’isolamento sotto le tegole e strati d’in-
4 0,3
tradosso
Nota: i valori di tabella comprendono la resistenza termica dell’intercapedine d’aria e la resistenza del tetto (manto e
struttura di copertura). Non comprendono la resistenza termica superficiale esterna (Rse).

Tabella 1.6.  Resistenza termica dei sottotetti

3.
Altri spazi non climatizzati
Un ambiente non climatizzato addossato ad un ambiente climatizzato, equivale alla seguente
resistenza termica in serie:

Ai
Ru = 0,09 + 0,4 (1.5)
Au

con il seguente vincolo:

Ru ≤ 0,5m2 K / W (1.6)

Dove:
–– Ru resistenza termica dell’ambiente non climatizzato (m2K / W);
–– Ai superficie di scambio termico tra l’ambiente interno (quello climatizzato) con l’am-
biente non climatizzato (m2);
–– Au superficie di scambio termico tra l’ambiente non climatizzato e l’esterno (m2).
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 17

4.
Esempio numerico: valutazione della resistenza termica di un ambiente non climatizzato
Consideriamo un ambiente non climatizzato (ad esempio un ripostiglio) addossato ad un
ambiente climatizzato (ad esempio un’abitazione).

Figura 1.5.  Resistenza termica in serie di un ambiente non climatizzato

In linea generale la resistenza complessiva (RΣ) – incontrata dal flusso di calore – è data dalla
somma delle resistenze in serie:
RΣ = R12 + R23 + R34
Dove:
–– R12 resistenza termica della stratificazione (1-2), relativa ad un mezzo solido ed al traspor-
to per sola conduzione;
–– R23 resistenza termica dell’ambiente non climatizzato (2-3), relativa ad un mezzo gassoso
ed al trasporto per conduzione e irraggiamento;
–– R34 resistenza termica della stratificazione (3-4), relativa ad un mezzo solido ed al traspor-
to per sola conduzione.
Alle suddette resistenze – per determinare la complessiva difficoltà nel trasporto del calore
(o resistenza totale) – bisogna aggiungere le resistenze superficiali di ingresso (paramento 1) e di
uscita (paramento 4), le quali si determinano come specificato in tabella 1.2.
Per determinare la resistenza del tratto (2-4), dati i seguenti valori (cfr. figura 1.5):
Ai = 5m × h Au = 10m × h
(dove h è l’altezza degli ambienti) dalla formula 1.5 abbiamo:

5× h m2 K
R24u = 0,09 + 0,4 = 0,29
10 × h W
che è congruente con il vincolo espresso dalla disequazione 1.6.
Se il muro dell’ambiente climatizzato è una struttura di 40 cm (mattoni pieni) con una con-
duttività λ = 0,7W / mK, la resistenza termica del muro medesimo vale:
18 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

d 0,4 m2 K
R12 = = = 0,57
λ 0,7 W

aggiungendo la resistenza termica dello “strato” ambiente non climatizzato abbiamo:

m2 K
RΣ = R12 + R24u = 0,57 + 0,29 = 0,86
W

Per avere la resistenza totale (che include gli scambi superficiali sul paramento 1 e sul para-
mento 4) bisogna sommare i valori di tabella 1.2:

m2 K
RT = Rsi + RΣ + Rse = 0,13+ 0,86 + 0,04 = 1,03
W

Annotazione
Le resistenze elementari interessano mezzi trasmissivi diversi, materiali vari e differenti
modalità di trasporto del calore. Le resistenze elementari si sommano per tratti più o meno
lunghi – o serie più o meno lunghe – che interessano parzialmente o totalmente un’intera stra-
tigrafia (o struttura). Nel caso di serie “incomplete” o parziali (che riguardano, ad esempio,
una parte degli strati che compongono una parete perimetrale) useremo la denominazione re-
sistenza complessiva o resistenza somma. Diversamente, nel caso di serie “complete” – con
la parete considerata nell’intero spessore, ivi inclusi gli scambi termici superficiali, – si parlerà
di resistenza totale.

1.5.  La resistenza (e trasmittanza) termica totale

Resistenza termica totale

1.
Definizione:
–– dato un componente piano per edilizia, costituito da un “pacco” di strati termicamente
omogenei (normali al flusso di calore) ciascuno di resistenza Ri, la resistenza termica
totale RT (che include il trasporto convettivo e radiativo delle superfici del componente)
è data dalla seguente formula:

RT = Rsi + ∑ Ri + Rse (1.7)

Dove:
–– Rsi resistenza termica superficiale interna in (m2K / W);
–– Rse resistenza termica superficiale esterna in (m2K / W);
–– Ri resistenza termica dello strato i-esimo (strati omogenei, intercapedini, ambienti non
climatizzati) in (m2K / W);
–– RT resistenza termica totale in (m2K / W).
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 19

2.
La (1.7) vale per componenti esterni. Nel caso di componenti interni (ad esempio divisori),
o di componenti di confine tra un ambiente climatizzato e un ambiente non climatizzato, la resi-
stenza superficiale d’ingresso è uguale alla resistenza superficiale di uscita e vale Rsi.
È altrettanto chiaro, come del resto fatto in precedenza, che i valori delle resistenze super-
ficiali si introducono per la determinazione della resistenza totale del componente, ovvero per
la determinazione del comportamento termocinetico del medesimo rispetto agli ambienti con i
quali interagisce.
Diversamente, per determinare la resistenza del componente da superficie a superficie (pre-
scindendo dall’interazione convettiva e radiativa con l’aria circostante), non si considerano le
resistenze superficiali.

Trasmittanza termica

1.
Definizione:
–– la trasmittanza termica è l’inverso della resistenza totale e rappresenta la facilità di tra-
smissione del calore attraverso il componente (o stratigrafia). In formula abbiamo:

1
U= (1.8)
RT
Dove:
–– RT resistenza termica totale in (m2K / W);
–– U trasmittanza termica in (W / m2K).

2.
La trasmittanza termica ha le stesse dimensioni fisiche della conduttanza: del resto sono
ambedue l’inverso di una resistenza. Dal punto di vista fisico – vista l’uguaglianza formale –
abbiamo le seguenti differenze:
–– la conduttanza termica è relativa ad un “pezzo” di componente edilizio. Ad esempio
ad alcuni strati di una parete perimetrale. La conduttanza termica rappresenta la facilità
di passaggio del calore in un “tratto” della struttura in esame, e non è necessariamente
rappresentativa del comportamento termocinetico dell’intero componente edilizio inse-
rito nel proprio ambiente di lavoro. Non solo, la conduttanza interessa esclusivamente
stratificazioni solide, ove si realizza il trasporto per sola conduzione;
–– la trasmittanza termica è relativa all’intero componente edilizio inserito nel proprio
ambiente di riferimento. La trasmittanza interessa stratificazioni solide e gassose ove si
realizza il trasporto per conduzione, convezione e irraggiamento. Ad esempio alla parete
perimetrale, alla parete divisoria ecc. e ad ogni componente edilizio in genere – inserito
nel proprio contesto di funzionamento – corrisponde una ed una sola resistenza totale ed
una ed una sola trasmittanza termica.

3.
Esempio numerico: struttura mono-strato
20 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

Figura 1.6.  Struttura con un singolo strato

La resistenza termica elementare – del singolo strato – è data dalla seguente formula:

d
R=
λ
Sostituendo i valori numerici tratti dalla figura 1.6 abbiamo: R = 0,4 = 1,11 m K .
2

0,36 W
La conduttanza del medesimo strato è l’inverso della resistenza:

1 1 W
C= = = 0,90
R 1,11 m2 K

La resistenza totale (cfr. formula 1.7) si ottiene aggiungendo alla resistenza di strato la
resistenza superficiale interna e la resistenza superficiale esterna. Dalla tabella 1.2 (per flusso
orizzontale) abbiamo:

m2K
RT = Rsi + R + Rse = 0,13+1,11+ 0,04 = 1,28
W

Osservazione
Non si definisce la conduttanza totale come l’inverso della relativa resistenza, in quanto,
mentre la conduttanza è relativa a fenomeni esclusivamente conduttivi (in mezzi solidi) o equi-
valenti, la resistenza totale è relativa a fenomeni conduttivi, convettivi e radiativi. In questo caso
– l’inverso della resistenza totale – si denota con il nome di trasmittanza termica.
La trasmittanza termica è l’inverso della resistenza totale (cfr. formula 1.8):

1 1 W
U= = = 0,78
RT 1,28 m2 K
La resistenza totale e la trasmittanza termica sono due variabili termocinetiche che rappre-
sentano il comportamento della struttura mono-strato di figura 1.6 inserita nel proprio ambiente
di funzionamento.

4.
Esempio numerico: struttura a due strati
La resistenza termica complessiva (o somma) – dei due strati – è data dalla seguente formula:
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 21

d1 d2
RΣ = +
λ1 λ2

Sostituendo i valori numerici tratti dalla figura 1.7 abbiamo: RΣ = 0,4 + 0,015 = 1,13 m K .
2

0,36 0,8 W

Figura 1.7.  Struttura a due strati

Si possono definire tre conduttanze:


1) la conduttanza della muratura in forati (C1);
2) la conduttanza dell’intonaco in calce (C2);
3) la conduttanza dei due strati in serie (CΣ).

λ1 0,36 W
C1 = = = 0,90
d1 0,4 m2 K
λ1 0,8 W
C1 = = = 53,3
d1 0,015 m2 K
1 1 W
CΣ = = = 0,88
RΣ 1,13 m2 K

La resistenza totale (cfr. formula 1.7) si ottiene aggiungendo alla resistenza complessiva dei
due strati la resistenza superficiale interna e la resistenza superficiale esterna. Dalla tabella 1.2
(per flusso orizzontale) abbiamo:

m2 K
RT = Rsi + RΣ + Rse = 0,13+1,13+ 0,04 = 1,3
W

La trasmittanza termica è l’inverso della resistenza totale (cfr. formula 1.8):

1 1 W
U= = = 0,78
RT 1,28 m2 K

La resistenza totale e la trasmittanza termica sono le due variabili termocinetiche che rap-
presentano il comportamento della struttura a due strati di figura 1.7 inserita nel proprio ambiente
di funzionamento.
22 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

5.
Altre formule per la trasmittanza termica
La trasmittanza termica si può definire come segue:
–– il flusso termico che attraversa l’unità di superficie di una struttura (di spessore qualsiasi)
quando è sottoposta ad un salto termico unitario.
Dal punto di vista quantitativo possiamo scrivere:
Φ
U= (1.9)
A× Δθ
⎛ ⎞
dove U è la trasmittanza termica della struttura con le seguenti dimensioni fisiche: ⎜ W ⎟ .
⎝ m ⋅ K ⎠
2

Combinando le relazioni (1.3), (1.7) e (1.8), abbiamo che la grandezza U è data dalla seguen-
te formula:
1
U= (1.10)
Rsi + ∑ Ri + Rse

Ovvero dipende dalle variabili che definiscono la stratigrafia: la resistenza superficiale inter-
na (Rsi) ed esterna (Rse) e le resistenze dei singoli strati (Ri).
Per completezza, e per evitare confusione nella lettura di testi e riviste tecniche, è bene pun-
tualizzare che la trasmittanza si scrive spesso con formule diverse rispetto alle precedenti 1.8
e 1.10. Di fatto, le variabili in gioco, assumono spesso altre denominazioni. In concreto, ad
esempio, le resistenze termiche superficiali (Rs) vengono sovente sostituite con i rispettivi valori
inversi: le adduttanze (α). Di conseguenza abbiamo l’adduttanza interna (αi) e quella esterna (αe),
legate alle resistenze superficiali dalle seguenti formule:

α i = 1 (1.11)
Rsi

αe = 1 (1.12)
Rse
Dalle equazioni (1.11) e (1.12), la precedente tabella 1.2 diventa la seguente tabella 1.7.

Direzione del flusso termico (Φ)


Ascendente Orizzontale Discendente
αi 10 7,69 5,88
αe 25 25 25

Tabella 1.7.  Adduttanze termiche superficiali (W / m2K)

Annotazione
–– È chiaro che, pur cambiando le quantità di rappresentazione del fenomeno, il processo di
trasmissione attraverso la superficie interna ed esterna di un muro perimetrale, o di un’al-
tra qualunque struttura, rimane perfettamente inalterato.
In sintesi, la trasmittanza termica della formula (1.10) – introducendo le adduttanze – e ricor-
dando la formula (1.2), diventa:
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 23

1
U=
1 d1 d2
+ + + ...+ 1
α i λ1 λ2 αe
1
Ovvero: U= (1.13)
1 + dk + 1
αi
∑λ α
k e
Dove:
–– U trasmittanza termica (W / m2K);
–– αi adduttanza interna (W / m2K);
–– αe adduttanza esterna (W / m2K);
–– dk spessore dello strato k-esimo (m);
–– λk conduttività del materiale costituente lo strato k-esimo (W / mK).

1.6.  Il coefficiente di scambio termico per trasmissione

1.
Il flusso termico è dato dalla formula 1.9 – ovvero:
Φ = UAΔθ
La relazione indica quanto segue:
–– il flusso di calore Φ (W) è proporzionale alla trasmittanza U (W / m2K), alla superficie di
scambio termico A (m2) ed al salto di temperatura Δθ (K).
Talvolta il flusso di calore si esprime come segue:
Φ = HT Δθ (1.14)

Dove:
–– Φ flusso di calore verso l’esterno (W);
–– Δθ salto termico in gradi assoluti (K) o centigradi (°C);
–– HT grandezza di proporzionalità tra il salto termico – forzante o causa del trasporto di
calore – e il flusso di energia. La grandezza HT è denominata coefficiente di scambio
termico per trasmissione (W / K).

In termini fisici abbiamo:


–– la trasmittanza termica che rappresenta il flusso termico che passa attraverso l’unità di
superficie sottoposta ad una differenza di temperatura unitaria;
–– il coefficiente di scambio termico per trasmissione che rappresenta il flusso termico che
passa attraverso l’intero involucro sottoposto ad una differenza di temperatura unitaria.
Pertanto, mentre la trasmittanza è una grandezza specifica – che riguarda l’unità di superfi-
cie che scambia calore con l’esterno – il coefficiente di scambio termico per trasmissione è una
grandezza aspecifica che è riferita all’intero involucro dell’edificio.

2.
Il coefficiente di scambio termico per trasmissione (HT) è dato dalla seguente somma:
24 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

HT = H D + H g + HU + H A (1.15)

Dove:
–– HD coefficiente di scambio termico per trasmissione diretta verso l’ambiente esterno
(W / K);
–– Hg coefficiente di scambio termico per trasmissione diretta verso il terreno (W / K);
–– HU coefficiente di scambio termico per trasmissione diretta verso gli ambienti non
climatizzati (W / K);
–– HA coefficiente di scambio termico per trasmissione diretta verso gli ambienti climatizzati
a temperatura diversa da quella di riferimento (W / K).

Dal punto di vista operativo la quantità più significativa per lo studio dei ponti termici è il
coefficiente di scambio termico per trasmissione diretta verso l’esterno (HD), ovvero è il coef-
ficiente che quantifica (per un salto termico unitario) la perdita di calore che si riversa diretta-
mente verso il mondo esterno.

Le perdite per trasmissione

1.
Sono le perdite di calore attraverso l’involucro per trasporto conduttivo, convettivo e radiati-
vo. Dal punto di vista quantitativo, se n sono le strutture che costituiscono l’involucro, – ciascuna
definita dalla trasmittanza Ui, dalla superficie di scambio termico Ai e dal salto termico Δθi, –
abbiamo il seguente valore della potenza dispersa:

Φ = ∑U i Ai ⋅ Δθ i (1.16)
i

Dove la sommatoria si intende estesa a tutti gli n elementi dell’involucro, e dove:


–– Φ potenza termica dispersa per trasmissione (o flusso) attraverso l’involucro (W);
–– Ui trasmittanza della i-esima struttura (W / m2K);
–– Ai superficie della i-esima struttura (m2);
–– Δθi salto termico (interno-esterno) che sollecita la i-esima struttura (K).

2.
Nella relazione 1.16 il salto termico varia in funzione del tipo di ambiente “esterno” che
confina con la i-esima struttura (o elemento d’involucro), in generale, ad ambienti confinanti
“esterni” climatizzati in modo differente corrispondono salti termici diversi.
Dal punto di vista quantitativo il salto termico è dato dalla seguente relazione:
Δθ i = θ i − θ e,i

Dove:
–– θi rappresenta la temperatura dell’aria interna;
–– θe,i rappresenta la temperatura dell’aria esterna, ovvero la temperatura dell’aria dell’am-
biente non climatizzato che confina con la i-esima struttura.
1.  INVOLUCRO EDILIZIO E TRASMISSIONE DEL CALORE 25

Per semplificare, dal punto di vista operativo, si preferisce usare un solo salto termico, de-
nominato:
Δθ = θ i − θ e (1.17)

Dove:
–– θe rappresenta la temperatura dell’aria esterna.

Pertanto, ove gli ambienti di confine abbiano una temperatura diversa da quella dell’aria
esterna, si utilizza un fattore (numero puro) correttivo:

Δθ i = Δθ ⋅ bT ,i (1.18)
Dove:
–– Δθi differenza di temperatura tra l’aria interna e l’aria dell’ambiente effettivamente con-
finante;
–– Δθ differenza di temperatura tra l’aria interna e l’aria esterna;
–– bT,i fattore correttivo del salto termico variabile al variare dell’i-esimo ambiente confinan-
te (cfr. tabella 1.8).

Ambiente confinante con la struttura Fattore di temperatura (bT,i)


Ambiente esterno 1,0
Sottotetto ventilato 1,0
Pilotis 1,0
Vespaio ventilato 0,9
Scantinato ventilato 0,9
Sottotetto non ventilato 0,7
Ambiente non riscaldato 0,6
Scantinato non ventilato 0,6
Terreno 0,5

Tabella 1.8.  Fattore correttivo della temperatura in funzione dei diversi ambienti confinanti

Da quanto detto, la relazione 1.16 diventa:

Φ = (∑U i Ai bT ,i ) ⋅ Δθ (1.19)
i

La quale – pur essendo sostanzialmente uguale alla 1.16 – se ne differenzia da un punto di


vista formale, rendendo più sintetica la presentazione dei campi di temperatura e dando la pos-
sibilità della definizione di un unico coefficiente di dispersione per tutto l’involucro, ovvero:
Φ = HT Δθ (1.20)
Da cui – tenendo conto della (1.19) – abbiamo:

HT = ∑U i Ai bT ,i (1.21)
i
26 PONTI TERMICI IN EDILIZIA

Dove:
–– HT è il coefficiente di dispersione termica per trasmissione dell’intero involucro (W /K)
soggetto ad un unico salto termico Δθ.

3.
Perdita di calore per trasmissione
Dalla relazione (1.20) moltiplicando per le ore che costituiscono l’intera stagione di riscal-
damento abbiamo:
QT = HT Δθ ⋅ 24nG
Dove:
–– QT energia dispersa dall’involucro per trasmissione (Wh);
–– nG numero dei giorni della stagione di riscaldamento.

Introducendo i gradi-giorno (GG = Δθ · nG), e moltiplicando per 10-3, abbiamo la seguente


perdita stagionale per trasmissione (kWh):

QT = 0,024 ⋅ HT ⋅ GG (1.22)

4.
Esempio numerico: calcolo (approssimato) della perdita per trasmissione
Consideriamo la struttura a due strati di figura 1.7 – la trasmittanza ivi calcolata è 0,78W /
m K. Ipotizzando che la superficie di scambio termico con l’esterno sia 15 m2, abbiamo:
2

H D = A×U = 15× 0,78 = 11,7W / K


Ammesso che la struttura sia localizzata in una zona con 2600GG la perdita per trasmissione
stagionale (periodo di riscaldamento) vale:
QT = 0,024 ⋅ HT ⋅ GG = 0,024 ×11,7 × 2600 = 730kWh
dove nella precedente relazione – per semplificare – abbiamo posto HT = HD.