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Corso di energetica degli edifici

Impianti per il riscaldamento ambientale 1

Impianti di climatizzazione
Impianti di climatizzazione Impianti per il riscaldamento ambientale 2

Obiettivo di un impianto di climatizzazione destinato agli usi civili è


quello di mantenere e realizzare, nel corso di tutto l’anno ed in tutti gli
ambienti confinati:

• la temperatura desiderata
• un’umidità relativa accettabile
• un’adeguata purezza dell’aria ambientale
• un valore della velocità dell’aria

entro i limiti richiesti dal benessere degli occupanti.

Per determinare le caratteristiche di un impianto di climatizzazione è


necessario definire i parametri che influenzano le condizioni di benessere.
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Fissato il livello del metabolismo energetico dell’uomo ( funzione dell’attività


svolta), i parametri che influenzano le condizioni di benessere sono:

• resistenza termica dell’abbigliamento (non dipende dall’ambiente


ma dai suoi occupanti);

• la temperatura di bulbo asciutto dell’aria umida presente in ambiente; Tre


proprietà
• l’ umidità relativa dell’aria presente in ambiente; termofisiche
dell’aria

• la velocità media dell’aria umida presente in ambiente;

• la temperatura media radiante del locale:


– dipende dalla tipologia dell’involucro edilizio;
– dalle condizioni climatiche esterne;
– influenzata in misura maggiore o minore dal tipo di impianto di climatizzazione
e dalle sue condizioni di esercizio
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La finalità degli impianti di climatizzazione (secondo la UNI


10339/95) è il controllo delle tre proprietà termofisiche dell’aria
interna:

• temperatura;
• umidità relativa;
• velocità;
e garantire una buona qualità dell’aria in ambiente al fine di
assicurare condizioni di benessere.

Si parla di impianti di termoventilazione se manca il controllo


dell’umidità relativa e di impianti di ventilazione se manca
anche il controllo della temperatura.
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I principali componenti di un impianto di climatizzazione sono:

 Apparecchiature per la produzione dei fluidi termovettori caldo e freddo:

• gruppi frigo; il loro insieme costituisce


la “centrale termica” o
• caldaie; “centrale
• pompe di calore; termofrigorifera”

 Apparecchiature per il trattamento dell’aria:

• batterie per il riscaldamento e per il raffreddamento;


• umidificatori;
talvolta tutti accoppiati in un’unica apparecchiatura detta U.T.A. (Unità di
trattamento aria) o C.T.A. (Centrale di trattamento aria), o anche
condizionatore
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 Apparecchiature per la distribuzione dei fluidi termovettori:


• canali e ventilatori per l’aria;
• tubazioni e pompe per l’acqua.

 Unità terminali:
•bocchette; Terminali
• diffusori; aeraulici
•griglie di estrazione; terminali aeraulici

•radiatori: Terminali
•ventilconvettori ( fancoil); idraulici

•induttori.

 Organi di regolazione
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I vari tipi di impianti di condizionamento adottati possono essere


classificati in base al tipo di fluido termovettore che arriva in
ambiente.

In tal senso si possono distinguere:


• impianti a tutta aria, che impiegano l’aria come fluido vettore del
caldo e/o del freddo in ambiente;
• impianti misti (aria-acqua), impiegano l’aria e l’acqua come fluidi
vettori del caldo e/o del freddo in ambiente;
• impianti a tutta acqua, impiegano l’acqua come fluido vettore del
caldo e/o del freddo in ambiente;
• impianti a fluido refrigerante o ad espansione diretta.
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Impianti a tutt’aria

Negli ambienti è distribuita la sola aria trattata nell’U.T.A. ed inviata


mediante canali nei locali, in cui è immessa con opportuni terminali di
diffusione.
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Impianti a tutt’aria

U.T.A
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Impianti a tutt’aria
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Impianti a tutt’aria
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Impianti a tutt’aria
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Impianti misti aria-


acqua

In cui l’aria (“primaria”) è solo


aria esterna, in misura
strettamente necessaria alle
esigenze di rinnovo, mentre
l’acqua è inviata ad unità
terminali idrauliche presenti
nei locali.
Esempi: impianti a fan-coil ed
aria primaria, a radiatori ed
aria primaria, a pannelli
radianti ed aria primaria.
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Impianti misti aria-acqua

Stagione estiva:
L’aria, sufficientemente deumidificata nella centrale di
condizionamento, consente di ottenere buone condizioni di umidità
relativa, evitando la formazione di condensa sulle batterie delle unità
terminali.

Stagione invernale:
l’aria primaria viene opportunamente umidificata per mantenere
negli ambienti l’umidità relativa nei limiti di benessere.
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Impianti ad
acqua

Veicolano nei locali


solo acqua: talvolta
solo acqua calda in
inverno (è il caso
di impianti a
radiatori, a
pannelli radianti, a
termoconvettori,
ad aerotermi), altre
volte anche acqua
fredda in estate
(impianti a fan-
coil)
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Impianti a fluido frigorigeno (detti ad espansione diretta)

In cui il fluido termovettore è costituito direttamente dal fluido frigorigeno


che attraversa la macchina frigorifera/pompa di calore (esempi sono i
condizionatori monoblocco “da finestra” ed i condizionatori a due unità,
una interna ed una esterna al locale, anche detti “split system”.
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Condizioni di progetto
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Condizioni di progetto

b) condizioni microclimatiche da mantenere all’interno

 Stato termodinamico aria umida


 Velocità massima ammissibile aria (0.15 m/s UNI 10339)
 Minime portate di aria di rinnovo (UNI 1033)

c) proprietà termofisiche dell’involucro edilizio

 Trasmittanza termica unitaria per i componenti opachi (0.7 W/m2K)


e per componenti finestrati (3 W/m2K)
 Coefficiente di trasmissione del vetro alla radiazione solare
par i a 0.7
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Condizioni di progetto
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Condizioni di progetto
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Tipiche condizioni termoigrometriche di progetto


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Cenni sui carichi termici dei locali


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Cenni sui carichi termici dei locali


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Cenni sui carichi termici dei locali


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Cenni sui carichi termici dei locali


Carico termico latente
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Carico termico totale


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Carico termico totale


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Carico termico totale


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Apparecchi utilizzatori
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


Indipendentemente dalla tipologia di impianto utilizzato, gli ambienti vengono
riscaldati mediante corpi scaldanti che possono essere suddivisi in due tipologie
principali: radiatori e convettori.

I radiatori
I radiatori si costruiscono in ghisa, in acciaio, in alluminio e sue leghe.

Radiatori in alluminio Baisi (www.baisi.com) Radiatori in ghisa Baisi (www.baisi.com)


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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


I radiatori ed, in generale, i corpi scaldanti, vengono realizzati non solo rispondendo
ad esigenze tecniche (massimizzare superficie di scambio, ridurre il contenuto di
acqua), ma anche ad esigenze estetiche e di ingombro.

(www.irsap.it) (www.irsap.it)
(www.baisi.com)
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


I radiatori emettono parte del calore per
convezione e parte per radiazione. Per questo
motivo devono essere mantenuti liberi di
irradiare calore nell’ambiente e di godere di una
attività di circolazione dell’aria attorno ad essi.

• l’installazione sotto una mensola riduce l’emissione


del 4%;
• l’installazione in nicchia riduce l’emissione del 7 %;
• l’installazione dietro tendaggi riduce l’emissione del
30-40%.

L’installazione dietro copriradiatore non riduce


l’emissione a patto che si lascino adeguate
aperture in basso ed in alto in modo da creare un
tiraggio che permetta all’aria di lambire la
superficie del radiatore stesso.
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


I convettori
Il convettore è costituito da
una batteria di scambio
alettata che, lambita dall’aria
ambiente per convezione
naturale, permette il
riscaldamento dei locali.
Generalmente la batteria è
collocata in un mobiletto,
immediatamente sopra una
apertura di ingresso.
L’apertura superiore è
generalmente provvista di una
serranda di regolazione
dell’aria che, comandata da un
termostato sul convettore, può
interrompere l’erogazione di Convettore Aermec – Lo scambio termico avviene per convezione
calore. naturale e le temperature in gioco sono tali da evitare il fenomeno
della “tostatura” della polvere dell’aria scongiurando il problema
dell’annerimento delle pareti.
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


I ventilconvettori
Costituiti da un ventilatore, da
una batteria di scambio di calore
e da un filtro, i ventilconvettori
sono macchine ideali per la
climatizzazione estiva ed il
riscaldamento invernale.
Alimentati con acqua calda
proveniente da una pompa di
calore o da una comunissima
caldaia forniscono il calore
necessario al riscaldamento dei
locali.
Ideato per lavorare in estate con
una piccola differenza di
temperatura con l’aria ambiente,
in inverno è necessario avere
contenute temperature della
batteria di scambio. Ventilconvettore prodotto da Baltur
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


Esempi di ventilconvettori
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


I convettori a battiscopa
Un sistema di riscaldamento molto usato
soprattutto nei Paesi nordici è quello a
battiscopa che è formato sostanzialmente da
un tubo di rame di circa 25mm di diametro,
posto nell'angolo tra il pavimento e la parete
più fredda, infilato in tante lamelle radianti,
distanti tra loro uno o due centimetri. La
striscia di parete dietro il tubo è isolata.
All'interno scorre acqua con temperatura che
va dai 50°C agli 80°C, idonea
all'accoppiamento con pannelli solari.
L'aria sale in strato laminare a contatto con la parete riscaldandola e riuscendo ad
ottenere una situazione di equilibrio termico all'altezza di un metro e mezzo – due. Si
evita in questo modo la dispersione di calore a livello del soffitto con la conseguenza
di un risparmio energetico di circa il 20%. La parete resterà più asciutta evitando la
formazione di muffe ed aumentando il potere di isolamento. Gli aspetti negativi sono
la lentezza di entrata in esercizio e la possibile formazione di campi elettromagnetici
su percorsi metallici con acqua corrente
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


Aerotermi
Gli aerotermi sono comunemente utilizzati
per il riscaldamento di ambienti industriali.
Sono costituiti da una batteria di tubi alettati
contenuti in una cassa: dietro la batteria vi è
un ventilatore che preleva aria dall’ambiente,
la spinge attraverso la batteria e la reimmette,
riscaldata, in ambiente.
Sul fronte della cassa sono generalmente
previste una serie di alette (deflettore) per
poter dirigere il getto di aria calda.
Gli aerotermi si prestano anche al rinnovo
dell’aria ambiente in quanto uno o più di essi
può prelevare l’aria direttamente dall’esterno. Nell’istallazione di questi apparecchi
vanno attentamente valutate la temperatura e la velocità dell’aria ai fini di garantire il
comfort termico, osservando le seguenti regole:
• temperatura massima di immissione: 35 °C;
• velocità dell’aria sulle persone: 4,5 m/s (26 °C); 5,5 (28 °C); 7,0 m/s (30 °C).
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


Pannelli radianti

Gli impianti di riscaldamento basati sui pannelli radianti a


parete e a pavimento forniscono comfort interno a bassi
consumi d'energia. Il calore proviene dal pavimento o dalle
pareti e si propaga soprattutto entro i due metri di altezza,
ovvero laddove serve. In questo modo la caldaia potrà
lavorare ad un minore impiego di energia per garantire lo
stesso livello di comfort.
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


Impianti di climatizzazione
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Apparecchi utilizzatori – Corpi scaldanti


Impianti di climatizzazione
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La distribuzione dell’acqua
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


• La distribuzione dell’acqua negli impianti civili avviene mediante sistemi di
tubazioni costituiti dal collegamento di testa di condotte aventi sezione circolare e
dimensioni normalizzate.
• I tubi commerciali sono cilindrici, cavi, di materiale e spessore diverso e possono
essere fra loro congiunti con differenti modalità.
• Nelle reti di tubazioni circola acqua a diversa temperatura.
• I materiali comunemente impiegati nei sistemi di tubazioni sono: acciaio nero,
acciaio zincato, rame e materie plastiche.
• Acciaio nero: lega Fe-C – UNI 8863 e 7287, UNI-ISO 4200 Coeff. di dilatazione
termica: 0.0125 mm/m°C.
• Acciaio zincato: spessore della zincatura compreso tra 0.15 e 0.20 mm.
• Rame: rame puro al 99.9% - UNI 5649 e 6507 - Coeff. di dilatazione termica: 0.0165
mm/m°C.
• Materiali plastici: PVC, polietilene, polipropilene, polibutene, UNI 7741, 7611, 7990,
8318, 9338 – Coeff. di dilatazione da 0.05 a 0.185 mm/m°C.
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


• L’acqua è da intendersi di acquedotto, incolore, inodore, insapore, alla temperatura
standard di 15°C

• solidificazione a 0°C, evaporazione a 100°C

• massa volumica (4°C) =1 kg/dm3

• calore specifico 4186 J/kgK

• conducibilità termica 0.586 W/mK

• viscosità cinematica (100°C) 0.295 106 m2/s


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Tubazioni
Negli impianti ad acqua calda o a vapore si impiegano di solito tubazioni in acciaio.
Nel caso di piccoli diametri si utilizza anche il rame e, per impianti individuali, si
utilizzano tubazioni in materiale plastico (polietilene UNI 9338, polibutilene).

Uno dei principali problemi relativi ai tubi metallici è dovuto alla dilatazione termica
(la dilatazione lineare dell’acciaio è pari a 0,012 mm/m °C, mentre nel rame è pari a
0,017 mm/m °C).

E’ necessario prevedere giunti di dilatazione, ad U oppure ad omega, realizzati con lo


stesso tubo, che permettano di assorbire le dilatazioni termiche dei materiali
rimanendo in campo elastico.

Qualora i tubi siano poggiati su sostegni è necessario calcolare la distanza tra i


sostegni in modo da contenere la deformazione del tubo stesso dovuta al proprio peso
più il peso del fluido termovettore.

I tubi correnti in locali non riscaldati devono essere necessariamente isolati (schiuma
poliuretanica rigida, resine, tubo esterno, polietilene,...).
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


• I sistemi di tubazioni a circuito aperto trasferiscono l’acqua dalla sorgente
all’utenza mettendola, in qualche punto del circuito, a contatto con l’atmosfera.

 I circuiti aperti possono essere: a pressione (se la pressione totale è fornita da un mezzo meccanico,
ad esempio le elettropompe), a caduta (se l’acqua proviene da un serbatoio sopraelevato rispetto
all’utenza), misti (se l’acqua viene pompata ai serbatoi di raccolta e quindi distribuita a caduta)

• In un circuito chiuso, l’acqua in circolazione è teoricamente sempre la stessa. Per


tale motivo sono necessarie tubazioni di andata e di ritorno.

 La rete di distribuzione è praticamente sempre un anello ed, a causa dei gradienti di temperatura
presenti, sarà sempre collegato ad un recipiente atto a contenere le conseguenti variazioni di volume
(vaso di espansione).

 Le reti di distribuzione. Che uniscono la sorgente energetica alle utenze mediante sistemi di
tubazioni nelle quali si muove acqua a circolazione forzata possono essere classificate in
distribuzione: i) monotubo, ii) a due tubi, iii) a tre tubi, iv) a quattro tubi.
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


Distribuzione monotubo

• Utilizzata generalmente negli impianti di riscaldamento di tipo autonomo.

• L’alimentazione in serie è ormai sostituita dal collegamento in derivazione.

• L’acqua che entra nel primo corpo scaldante è una parte della portata totale; l’acqua
che entra nel secondo terminale è, a sua volta, parte della portata totale, risultante
però dalla miscela tra l’acqua meno calda che esce dal precedente e quella parte che
ha proseguito nell’anello con la temperatura iniziale.

• Le alimentazioni successive dei terminali di uno stesso anello avvengono a


temperature sempre minori.
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


Distribuzione monotubo
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Sia per gli impianti misti che per quelli a sola acqua, la
distribuzione del fluido termovettore acqua ai terminali è
garantita dalle seguenti soluzioni tecnologiche:

•Distribuzione a due tubi


•Distribuzione a quattro tubi
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


Distribuzione a due tubi

• Tipologia più diffusa nel caso si voglia


trasferire ai terminali acqua calda o
refrigerata.

• Indifferentemente adottata sia negli


impianti unifamiliari che in quelli
centralizzati, dalla più modesta alla più
elevata estensione.

• Nel caso di elevate estensioni si


utilizzano impianti a la rete di
distribuzione (distribuzione orizzontale
e montanti o colonne) è sempre
costituita da una tubazione di mandata
ed una tubazione di ritorno, che
riconduce il fluido termovettore alla
centrale.
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


Distribuzione a due tubi

• Nel caso di impianti di modesta


estensione, la configurazione più
comune è a collettore (o a margherita).

• Esso è rappresentato da due collettori


(andata e ritorno) collegati da un lato
alla sorgente energetica e dall’altro ai
terminali.

• Il collegamento ai terminali è costituito


da tante coppie di tubi di andata e
ritorno quanti sono i terminali stessi,
aventi diametri diversi e passanti sotto
pavimento o sotto traccia.
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


Distribuzione a tre tubi

• E’ Attualmente abbandonata.

• E’ stata proposta (ed in alcuni casi applicata) ad impianti di condizionamento ad o


ventilconvettori, in cui l’alimentazione avveniva con due tubazioni distinte (una
per il caldo ed una per il freddo), ma con ritorno unico.

• Ogni terminale era dotato di elettrovalvola a tre vie che, comandata da un sensore
ambiente, sceglieva il “freddo” o il “caldo”.

• Le caratteristiche dell’impianto non compensavano il lieve risparmio di materiale.


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I circuiti di distribuzione dell’acqua


Distribuzione a quattrotubi
I terminali sono alimentati in ogni stagione con acqua calda e refrigerata in base alle necessità. La
portata di aria primaria viene calcolata per garantire il rinnovo con l’aria esterna e il controllo
dell’umidità; inoltre questa non ha il compito di annullare i carichi per trasmissione.

Consentono di raffreddare e riscaldare zone diverse.

L’aria primaria, immessa nelle condizioni di saturazione, mantiene per tutto l’anno condizioni
termoigrometriche costanti.

Inoltre non è necessario effettuare la commutazione stagionale, perché il riscaldamento degli


ambienti con carichi sensibili negativi nelle stagioni intermedie è effettuato dai ventilconvettori.
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I circuiti di distribuzione dell’acqua


Distribuzione a quattrotubi
Impianti di climatizzazione
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La distribuzione dell’aria
Impianti di climatizzazione Impianti per il riscaldamento ambientale 57

La distribuzione dell’aria.
Generalità

• La funzione delle condotte è quella di veicolare da e verso gli ambienti l’aria


“trattata” dalle apposite Unità di Trattamento Aria (UTA).

• Nell’ambito dei processi di ventilazione e climatizzazione, la distribuzione dell’aria


deve:
 assicurare la ventilazione dei locali sulla base dei quantitativi prestabiliti;
 assicurare la distribuzione dell’aria senza modificare i parametri termoigrometrici e la qualità
lungo il percorso dalla centrale ai terminali di distribuzione;
 assicurare limitatissime dispersioni e perdite di calore;
 limitare il rumore;
 mantenere le prestazioni desiderate per un lungo periodo (affidabilità).

• Il circuito di distribuzione dell’aria deve essere progettato e realizzato per ovviare


al fatto che le condotte possono essere sede di accumulo di polvere e batteri
compromettendo la salubrità degli ambienti climatizzati o ventilati.
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La distribuzione dell’aria.
Generalità

• Nel muoversi all’interno delle condotte l’aria incontra una certa resistenza per
attrito dovuta al contatto con le pareti ed alle turbolenze.

• Per consentire al fluido di muoversi con portata e velocità prestabilite è necessario


utilizzare un elettroventilatore e, quindi, consumare energia.

• La rete aeraulica deve essere dimensionate al fine di ridurre il consumo di energia:


 scegliendo il percorso più breve;
 riducendo al massimo le variazioni di sezione;
 scegliendo appropriate forme geometriche per i raccordi e le sezioni.

• Lo studio del moto dell’aria all’interno delle condotte costituisce pertanto la base
della progettazione dei sistemi aeraulici.
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La distribuzione dell’aria.