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DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA DIPARTIMENTO DI

DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA IDRAULICA, AMBIENTALE, INGEGNERIA IDRAULICA,


CIVILE E AMBIENTALE INFRASTRUTTURE VIARIE, GEOTECNICA ED AMBIENTALE
UNIVERSITÀ DI CATANIA RILEVAMENTO UNIVERSITA’ DI NAPOLI
POLITECNICO DI MILANO FEDERICO II

DIPARTIMENTO AMBIENTE- DIPARTIMENTO DI


DIPARTIMENTO DI SANITÀ
SALUTE-SICUREZZA INGEGNERIA,
PUBBLICA
UNIVERSITÀ INSUBRIA UNIVERSITÀ DI FERRARA
UNIVERSITÀ DI FIRENZE

DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA DIPARTIMENTO DI DIPARTIMENTO DI


CIVILE E AMBIENTALE E INGEGNERIA CHIMICA INGEGNERIA CIVILE E
AEROSPAZIALE, UNIVERSITA’ DI NAPOLI AMBIENTALE, UNIVERSITÀ DI
UNIVERSITÀ DI PALERMO FEDERICO II FIRENZE

Workshop

Salvaguardia dei corpi idrici dalla


contaminazione da composti
xenobiotici: nuovi strumenti per
l'analisi, il controllo ed il
trattamento nelle acque reflue civili
ed industriali (PRIN 2007)
Sala Abete, ECOMONDO, Rimini
4 Novembre 2010
Rimozione chimico/fisica/biologica di composti xenobiotici di origine petrolifera
in acque ad elevata salinità

Rimozione chimico/fisica/biologica di
composti xenobiotici di origine petrolifera
in acque ad elevata salinità

G. Mancini*, E.Lanciotti**, M.G.Giustra*, A. Polizzi

* Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università


di Catania, Viale Andrea Doria 6, 95125 Catania, Italy
(E-mail: gmancini@dica.unict.it)

**Dipartimento di Sanità Pubblica, Università di Firenze,


Viale Andrea Doria 6, 95125 Catania, Italy
(E-mail: eudes.lanciotti@unifi.it)

Mancini, Lanciotti, Giustra, Polizzi


“Rimozione chimico/fisica/biologica di composti xenobiotici di origine
petrolifera in acque ad elevata salinità”

RIMOZIONE CHIMICO/FISICA/BIOLOGICA DI
COMPOSTI XENOBIOTICI DI ORIGINE
PETROLIFERA IN ACQUE AD ELEVATA
SALINITÀ
G. Mancini*, E.Lanciotti**, M.G.Giustra*, A. Polizzi
* Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università di Catania, Viale
Andrea Doria 6, 95125 Catania, Italy (E-mail: gmancini@dica.unict.it)
** Dipartimento di . Sanità Pubblica, Università di Firenze, Viale Andrea
Doria 6, 95125 Catania, Italy (E-mail: eudes.lanciotti@unifi.it)

Sommario. Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti liquidi


contaminati da idrocarburi vengono prodotti dal traffico navale,
essendo questi principalmente costituiti dalle acque di sentina e
dal lavaggio dei serbatoi delle petroliere. Il trattamento di tali
rifiuti costituisce un serio problema a livello mondiale a causa
della persistenza e accumulo di tali composti xenobiotici
nell’ambiente. Gli elevati livelli di salinità (fino a 25.000 p.p.m.)
e la concentrazione dei contaminanti limitano le possibilità di
smaltimento in fognatura e impongono lo scarico in mare. Ciò
implica il doversi riferire a limiti più severi per molti dei
parametri “sensibili”, come COD e idrocarburi. Nel presente
lavoro, che è inserito all’interno di un Progetto di Ricerca di
Interesse Nazionale (PRIN 2007) sono stati investigati diversi
trattamenti da attuare in serie su acque di lavaggio dei serbatoi
delle petroliere. In particolare il lavoro è stato incentrato sulla
conduzione di prove di Jar test per valutare l'efficienza del
trattamento di coagulazione e precipitazione sulle miscele
oleose, su prove in colonna di filtrazione su carboni attivi (CA) e
su prove di biorigenerazione off-line e on-line dei carboni attivi
saturi.

INTRODUZIONE
Il trasporto marittimo di petrolio rappresenta la causa principale di
inquinamento marino, sia a causa di sversamenti accidentali che
intenzionali legati allo scarico delle acque di lavaggio delle cisterne
(slop), delle acque di zavorra e di sentina scaricate in mare dalle
petroliere ma anche dalle altre tipologie di navi. Questa problematica è
particolarmente significativa per il mare Mediterraneo, definito "Area
Speciale" ai sensi della Convenzione Internazionale MARPOL 73/78, la

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Rimozione chimico/fisica/biologica di composti xenobiotici di origine petrolifera
in acque ad elevata salinità

quale limita drasticamente lo scarico in mare di olio minerale e di miscele


oleose imponendone il trattamento. Dal punto di vista chimico, questi
rifiuti oleosi possono essere caratterizzati da una composizione
complessa contenendo sia olio (minerale o sintetico) che agenti
emulsionanti, inibitori di corrosione, battericidi e altri composti chimici
(Althers, 1998). Nelle slop, le contaminazioni più frequenti sono legate al
lavaggio di serbatoi contententi Gasolio o Diesel, miscela di idrocarburi
pochissimo solubili in acqua e quindi poco biodisponibili Non è quindi
facile individuare un unico processo di trattamento che possa rimuovere
completamente tutte le forme con le quali l’olio si presenta miscelato con
l’acqua ed altri inquinanti (Tomaszewska et al., 2005).
Mediante processi di adsorbimento su carboni attivi è comunque
possibile produrre effluenti di qualità elevata con concentrazioni di olio
inferiori ai 10 mg/L e valori molto bassi di sostanza organica disciolta
(U.S. Department of Defence, 2004).
Il GAC è spesso usato nel trattamento di acque potabili e acque
sotterranee per l’adsorbimento di composti chimici sintetici (SOCs). Di
fondamentale importanza risulta però la conoscenza delle caratteristiche
dei carboni, in relazione alla tipologia di acqua da trattare. Per la
progettazione dei sistemi di adsorbimento si rendono quindi necessari
studi su scala da banco e pilota (Newcombe, 1999; Karanfil et al., 1999).
Una volta che la colonna GAC è esausta, il GAC deve essere sostituito e
smaltito o riattivato chimicamente/termicamente. Sia la sostituzione e
smaltimento che la riattivazione del GAC sono processi particolarmente
costosi. Per ridurre i costi della la rigenerazione (Searvais et al., 1991),
sono state condotte numerose ricerche (Chudyk and Snoyink, 1984;
Speitel and DiGiano, 1987; Lin net al., 2001) che hanno investigato la
possibilità di usare trattamenti biologici combinati alle colonne GAC. Il
ricorso alla rigenerazione per biodegradazione, può allungare la vita utile
delle colonne GAC per alcune miscele di SOC che presentano
caratteristiche di parziale biodegradabilità. Tuttavia, a causa della natura
e della varietà degli idrocarburi presenti nei flussi di rifiuti contaminati, i
processi ad unità biologiche che sono stati usati per questo scopo, spesso
non hanno avuto il successo richiesto. Inoltre alcune categorie di acque
reflue, contaminate da composti xenobiotici e refrattari, mostrano
caratteristiche peculiari, (come nel caso dell’elevata salinità) tanto da
limitare o compromettere, nel peggior dei casi, l’opportunità di un
trattamento biologico in linea (Delmacija et al., 1996).
Da tempo è stata dimostrata la capacità dei microrganismi di degradare i
contaminanti organici nocivi a composti privi di tossicità e la possibilità

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petrolifera in acque ad elevata salinità”

di utilizzarli in impianti di trattamento di reflui industriali. Tali processi


sono basati sulla capacità di specifici microrganismi di metabolizzare
composti xenobiotici, mediante la produzione di specifici enzimi in
grado, nelle condizioni di lavoro in cui i microrganismi vengono a
trovarsi, di degradare i contaminanti di interesse, anche fino ai metaboliti
finali acqua ed anidride carbonica.
Nel presente lavoro sono stati investigati diversi trattamenti da attuare in
serie su acque di lavaggio dei serbatoi delle petroliere. La particolarità
dello studio condotto risiede nell’avere impiegato reflui reali e nel livello
di salinità estremamente elevato (fino a 24.000 p.p.m.) di queste acque.
In particolare il lavoro si è incentrato:
1) Sulla conduzione di prove su Jar test per valutare l'efficienza del
trattamento di coagulazione e precipitazione sulle miscele oleose.
2) Sulla scelta, tra tre differenti tipologie, del carbone attivo più adatto, al
processo di filtrazione delle acque studiate, tramite prove in colonna.
3) Sulla verifica sperimentale delle possibilità di biorigenerazione del
carbone attivo esausto.

MATERIALI E METODI
Materiali

Campionamento e caratterizzazione
Sono stati effettuati numerosi campionamenti e le relative
caratterizzazioni presso un deposito costiero di prodotti petroliferi, nel
porto di Augusta (Sicilia). Il primo di acque di lavaggio e di sentina. I
successivi, in quantità decisamente più cospicua, di sole acque di
lavaggio. Nel primo caso il pretrattamento delle acque è avvenuto in
laboratorio. Nei successivi, anche per effetto delle maggiori quantità
(800-1000 l a campionamento), direttamente nell’area portuale di
prelievo ed in particolare su chiatta galleggiante (Figura 1a). Il pre-
trattamento è consistito in una separazione della fase oleosa libera per
gravità (Figura 1b); Le acque sono state direttamente campionate dalle
bettoline di trasferimento dei prodotti petroliferi da navi petroliere e
conservate in cella frigorifera alla temperatura di 4°C, in modo da inibire
qualunque attività biologica. La caratterizzazione è avvenuta in
conformità con i metodi standard (APHA, 2005).

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Rimozione chimico/fisica/biologica di composti xenobiotici di origine petrolifera
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(a) (b)
Figura 1. Campionamento presso il porto di Augusta (a) e separazione degli oli
galleggianti (b).

Sperimentazione

Test di coagulazione e sedimentazione


Nel corso della campagna sperimentale è stato valutato l’abbattimento
degli Idrocarburi Totali e del COD residuo per effetto del pretrattamento
chimico-fisico. Inoltre è stata studiata la produzione di fanghi durante il
processo di pretrattamento ed i costi relativi al loro smaltimento. Le
acque prelevate sono state trattate attraverso prove su Jar test (Figura 2)
al fine di valutare l’efficienza del trattamento di coagulazione e
precipitazione sulle miscele oleose. Lo studio sulla coagulazione è stato
condotto attraverso l’uso di Jar test ed utilizzando come coagulante il
cloruro ferrico, noto per la sua efficacia in un intervallo piuttosto ampio
di pH. L’obiettivo di tale studio era quello di valutare le dosi ottimali di
coagulante e polielettrolita (Polidal A57) da aggiungere al refluo. Sono
state studiate varie dosi (tra 30 e 200 mg/L) per valori di pH naturali. Il
test è stato condotto riempiendo delle beute con 1500 ml di acqua reflua
da trattare, dopo aver misurato il pH, TPH, TOC e COD delle stesse. Le
acque presenti nelle beute sono state miscelate ad alta velocità (120 giri /
min) per 1 minuto quindi ad una velocità inferiore (40 giri/min) per 20
minuti. Raggiunti i venti minuti l’agitazione è stata interrota permettendo
ai fiocchi formatisi di stabilizzarsi e sedimentare. Successivamente sono
stati raccolti i campioni di surnatante e sottoposti ad analisi di pH, TPH,
TOC e COD in conformità con metodi standard (APHA, 2005).

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Figura 2. Apparato Jar Test.

Prove di filtrazione in colonna e saturazione GAC

Sulle acque di lavaggio dei serbatoi sono stati eseguiti test di


adsorbimento, su impianto bench scale (Figura 3) costituito da colonne
impaccate con carboni attivi granulari (30g). Sono state impiegate
colonne di 3 cm di diametro e 17 cm di lunghezza con un empty bed
contact time (EBCT) pari a 10 minuti ed un flusso compreso tra 13.3 e
16.7 ml/min.

Anche la saturazione del GAC è stata effettuata mediante filtrazione in


colonna a flusso continuo. Il carbone utilizzato nella fase di
biorigenerazione è stato il solo PicaHydro S23GAC (20-30 mesh). A
causa delle difficoltà incontrate nelle misura del COD, dovute all’elevata
salinità di queste acque, il TOC e stato prevalentemente utilizzato come
parametro indicatore delle contaminazione organica totale durante tutta la
durata degli esperimenti di saturazione del GAC e delle fasi di
biorigenerazione. Il GAC nelle colonne è stato quindi pre-equilibrato con
riferimento al TOC dell’acqua chiariflocculata per la successive fase di
biorigenerazione (70 mg/l).

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Rimozione chimico/fisica/biologica di composti xenobiotici di origine petrolifera
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Figura 3. Impianto bench scale.

Biorigenerazione

La fase di biorigenerazione ha previsto la conduzione di prove batch e


prove in continuo, mediante un impianto bench scale per verificare le
possibilità di biorigenerazione dei carboni attivi mediante l’aggiunta di
batteri appositamente acclimatati. In particolare è stata verificata la
possibilità di coltivare batteri che resistessero alle condizioni derivanti
dalla eccessiva salinità delle acque e dalla refrattarietà dei composti che si
intendeva demolire biologicamente. Questa fase è avvenuta con il
supporto ed in stretta collaborazione con l’unità di Firenze che ha
contribuito a verificare la sopravvivenza ed il comportamento delle
diverse miscele batteriche.
Sono state impiegate sia acque grezze che a diverso livello di trattamento
(chiariflocculata e chiariflocculata e filtrata su carboni attivi). Lo schema
del setup sperimentale per le prove in batch è riportato in Figura 4. Il
GAC da trattare è stato posto in due beute (10 g ciascuna), una per la
biorigenerazione con batteri, l’altra senza per il controllo. Occorre
osservare che trattandosi per le slop di acqua di mare in questa è
comunque presente la flora indigena, già peraltro acclimatata ai

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contaminati trattati. Ad ogni bottiglia sono stati aggiunti 500 ml di acqua


reflua e nutrienti. Il compartimento (batch) della biorignerazione è stato
inoculato con una coltura di Alcanivorax borkumensis, precedentemente
acclimatati. Il batch di controllo è stato impiegato per identificare il
desorbimento dei composti adsorbiti senza il contributo di microrganismi
selezionati. Tutte le brodocolture sono state incubate in termostato a
28°C, al buio e ossigenate mediante diffusori d’aria. Campioni di GAC,
sono stati prelevati prima e dopo la fase di biorigenerazione misurando il
livello di TPH nel GAC (EPA 3545A) mediante l’estrazione con
diclorometano in ASE (alta temperatura e pressione di estrazione).
Successivamente i campioni sono stati diluiti in soluzione di
diclorometano ed analizzati mediante GC/FID.

Gli effetti del processo di biorigenerazione sono stati valutati anche


direttamente sul GAC in colonna (on line) facendo attraversare la
soluzione batterica acclimatata e con aggiunta di nutrienti, all’interno
della colonna per 24 ore (Figura 5). La misura dell’efficacia del processo
è stata effettuata per confronto delle curve di adsorbimento del carbone
vergine e di quello biorigenerato.

Figura 4. Setup sperimentale di biorigenerazione

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in acque ad elevata salinità

Figura 5. Prova di biorigenerazione on-line

RISULTATI E DISCUSSIONE

Caratterizzazione
Ai fini delle conoscenza dei vari inquinanti presenti sono state condotte
diverse caratterizzazioni delle acque prelevate. Alcuni dei risultati
ottenuti sono riportati di seguito (Tabella 1 e Tabella 2). E’ possibile
rilevare come i parametri di maggior interesse da attenzionare ai fini del
rispetto dei limiti allo scarico in mare sono gli idrocarburi totali e il COD.

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Tabella 1. Risultati caratterizzazione slops e acque di sentina I campionamento

Limite acq.
Parametri
analizzati

fognatura
sentina 1

sentina 2

sentina 3
Unità di
misura

superf.
Limite
slop 1

slop 2
(D.Lgs (D.Lgs
152/06) 152/06)
pH - 6,75 6,96 7,12 7,85 7,13 5,5 – 9,5 5,5 – 9,5
COD mg/l 576 1742 2777 1148,4 1980 ≤ 500 ≤ 160
SS mg/l 120 148 103 100 196 ≤ 200 ≤ 80
Idrocar.
totali mg/l 170,4 111,8 64,5 26,3 51,7 ≤ 10 ≤5
Al mg/l - - - - - ≤2 ≤1
As mg/l 0,046 0,015 0,037 0,032 0,02 ≤ 0,5 ≤ 0,5
Cd mg/l 0,013 0,014 0,014 0,014 0,014 ≤ 0,02 ≤ 0,02
Cr mg/l 0,007 0,007 0,009 0,006 0,007 ≤4 ≤2
Fe mg/l 0,181 0,211 0,107 0,182 2,74 ≤4 ≤2
Mn mg/l 0,291 0,181 0,204 0,061 0,442 ≤4 ≤2
Ni mg/l 0,03 0,009 0,015 0,027 0,011 ≤4 ≤2
Pb mg/l 0,018 0,017 0,02 0,013 0,016 ≤ 0,3 ≤ 0,2
Cu mg/l 0,028 0,028 0,03 0,024 0,029 ≤ 0,4 ≤ 0,1
Se mg/l 0,004 0,015 - - 0,021 ≤ 0,03 ≤ 0,03
Sn mg/l 0,268 0,262 0,271 0,253 0,268 - ≤ 10
V mg/l 0,022 0,045 0,742 0,029 0,048 - -
Zn mg/l 20,6 6,42 0,119 0,048 1,33 ≤1 ≤ 0,5
Cloruri mg/l 17447 26297 728 11432 22700,8 ≤ 1200 ≤ 1200
Solfati mg/l 2074 3125,4 530 1378,4 2607,49 ≤ 1000 ≤ 1000
Nitriti mg/l - - - - - ≤ 0,6 ≤ 0,6
Nitrati mg/l - - 36,6 55,78 24,6 ≤ 30 ≤ 20
Tens.
Anionici mg/l - - 87,2 15,1 13,53 ≤4 ≤2

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Tabella 2. Risultati caratterizzazione slops e acque di sentina II e III


Limite normativa (D.Lgs
Unità di 152/06-scarico in acque
Parametro misura Valore superficiali)
pH - 7,5 5,5 – 9,5
COD mg/l 1110-2200 < 160
Solidi sospesi mg/l 26 < 80
Solidi totali
disciolti mg/l 55000
Idrocarburi
totali mg/l 50 <5
Al (alluminio) mg/l 0,044 <2
As (arsenico) mg/l 0,096 < 0,5
Cd (cadmio) mg/l 0,019 < 0,02
Cr (cromo
totale) mg/l 0,042 <2
Fe (ferro) mg/l 0,1 <2
Ni (nichel) mg/l 0,066 <2
Pb (piombo) mg/l 0,024 < 0,2
Cu (rame) mg/l 0,006 < 0,1
Sn (stagno) mg/l 0,001 < 10
Zn (zinco) mg/l 0,034 < 0,5
-1
Cloruri Cl mg/l 17760 < 1200*
Solfati SO4-2 mg/l 1970 < 1000*
Conducibilità mS/cm 107,5

Prove di coagulazione mediante Jar Test


I risultati sono stati quindi ottimizzati ai fini della rimozione degli
idrocarburi e del COD residuo. Dai primi risultati è stato verificato che,
per acque della tipologia considerata, il pretrattamento chimico-fisico di
chiariflocculazione si dimostra molto efficace per quanto riguarda
l’abbattimento degli Idrocarburi Totali (Figura 6), già ai bassi dosaggi (50
mg/l) di coagulante, con efficienze di rimozione del 94%. Pertanto si è
posta maggiormente l’attenzione verso l’altro parametro, riconosciuto
sensibile ai fini dello scarico a mare, ovvero il COD (superiore a 1000-

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1200 mg/l nelle acque investigate). Per quanto riguarda il COD il miglior
abbattimento (con efficienze di rimozione del 40%) si ottiene mediante
l’utilizzo di cloruro ferrico in dosi comprese tra 70 e 90 mg/l di FeCl3 e
con l’aggiunta di 5 mg/l di polielettrolita (Polidal A57). La dose ottimale
di cloruro ferrico considerando anche il contenimento della produzione di
fanghi (Figura 7) è stata di 70 mg/l più 5 ml di polielettrolita. Tale
dosaggio comporta il miglior compresso tra efficienza depurativa,
produzione di fanghi e relativi costi di trattamento (Figura 8).
L’aggiunta del polielettrolita, che è utile dal punto di vista
dell’abbattimento del COD, non comporta grandi differenze per quanto
riguarda la produzione di fanghi e la riduzione degli idrocarburi, visto
che, per quest’ultimo parametro, si è già sotto il limite di legge per lo
scarico, utilizzando il solo cloruro ferrico.

Figura 6. Abbattimento degli idrocarburi per effetto del pretrattamento

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Figura 7. Abbattimento del COD per effetto del pretrattamento

Figura 6. Produzione di fanghi dal pretrattamento

Figura 8. Costi reagenti e smaltimento fango nel pretrattamento

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Prove di adsorbimento su GAC e biorigenerazione


Prove di affinamento mediante filtrazione su colonna con tre diversi
carboni attivi il Sicarb, il Picabiol2 e il Picahydro S23 hanno individuato
quest'ultimo come più idoneo per trattamenti di acque di questa
complessità. Le diverse prove (e il relativo dimensionamento delle
colonne) non sono state finalizzate ad ottenere il raggiungimento dei
limiti allo scarico ma a differenziare il comportamento dei diversi carboni
conseguendone la saturazione, necessaria per la successiva fase
sperimentale di biorigenerazione (Figura 10, Figura 11).

Figura 10. Abbattimento COD mediante filtrazione su colonna

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Dai primi risultati di acclimatazione alle acque da trattare, di un fango


proveniente da un impianto a fanghi attivi di tipo tradizionale è emerso
che la biomassa utilizzata soffriva eccessivamente (fino a morire) per
effetto dell’elevata salinità delle acque. Per tale ragione la fase successiva
di biorigenerazione ha visto impiegare sia specie alofile selezionate che
fango biologico proveniente da un impianto MBR che tratta acque di
falda ad elevata salinità. In particolare come specie da impiegare per
l’abbattimento degli idrocarburi presenti nei carboni attivi, individuata
sulla base di ricerche bibliografiche per la buona resistenza alle acque
salate, è stato scelto l’Alkanivorax borkumensis.
Nella fase di biorigenerazione in batch sono state analizzate sia le
concentrazioni degli idrocarburi presenti nelle acque sia le concentrazioni
degli idrocarburi adsorbiti sulla superficie dei carboni attivi al fine di
valutare l’efficienza del trattamento. La stessa prova è stata eseguita su 6
e 14 giorni, al fine di valutare gli effetti del trattamento al variare del
tempo di processo. Si è verificato come la quasi totalità dell’abbattimento
avvenga nei primi 6 giorni con la maggiore rimozione registrabile nelle
acque non trattate, grazie alla maggiore quantità di substrato a
disposizione dei microrganismi. Dalle analisi sulle concentrazioni degli
idrocarburi adsorbiti sulla superficie dei carboni è stata riscontrata, a
fronte di una concentrazione di idrocarburi pari a 83,7 mg/kg, a monte del
trattamento di biorigenerazione, una concentrazione dopo il trattamento
di 11 mg/kg già al sesto giorno, mantenutasi praticamente invariata al

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quattordicesimo e che corrisponde ad un abbattimento di circa l’80 %.


Quindi dalle analisi è emerso come il trattamento raggiunga la sua
massima efficacia entro i primi giorni e come sia inutile protrarlo
ulteriormente (Figura 9).

Idrocarburi nei carboni

90 83,7 83,7

80

70 t0 senza batteri

60 t1 batteri 6gg
t2 batteri 14gg
50
mg/l

40

30

20
11,5 11 10,8 9,56
10

0
CA+B+N CA

Figura 9. Abbattimento Idrocarburi mediante biorigenerazione


Una spiegazione del possibile abbattimento potrebbe essere individuato
nel gradiente di concentrazione tra il bulk liquido e la superficie del
carbone che potrebbe causare un desorbimento dei composti adsorbiti sui
carboni, successivamente comunque degradati in fase liquida,
meccanismo che è stato in parte confermato da analisi su quest’ultima.
Considerando i risultati ottenuti dal campione di controllo (senza specie
selezionata aggiunta) non è stato però possibile affermare che tale
efficienza di abbattimento sia imputabile alla sola specie batterica
inoculata. Questa potrebbe quindi derivare anche dall’azione di
microrganismi già presenti nelle acque utilizzate (di provenienza marina).
Sulla base dei risultati ottenuti con l’Alcanivorax nella fase di
biorigenerazione si può evidenziare la necessità di investigare altre
tipologie di microrganismi o lo sviluppo delle popolazione batterica
autoctona già presente nelle acque esaminate.
Per quanto riguarda il processo di biorigenerazione on-line, le Figure 10 e
11 mostrano un esempio delle curve di filtrazione dei carboni vergini e di
quelli biorigenerati ed indicano un certa capacità di ripristino della
capacità adsorbente dei carboni in seguito al processo di biorigenerazione
adottato.

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Figura 10. Abbattimento TOC mediante filtrazione su colonna

Figura 11. Capacità di adsorbimento dei carboni in seguito alla biorigenerazione

CONCLUSIONI

In questo lavoro sono stati riportati alcuni risultati di una ricerca, svolta
all’interno di un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale, e riguardante
i possibili trattamenti da applicare ai rifiuti liquidi da navigazione,

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contenenti contaminanti xenobiotici di origine prevalentemente


petrolifera. Le diverse attività descritte non sono state esenti da difficoltà,
alcune irrisolte. Alla già citata risicata informazione disponibile in
letteratura si sono accompagnate diverse difficoltà di natura sperimentale
che probabilmente forniscono una giustificazione della prima. In
particolare una problematica è maturata dalla necessità, visti gli elevati
volumi richiesti dalla sperimentazione (ordine delle diverse centinaia di
litri) di operare il pretrattamento delle acque direttamente in sito ed in
particolare in mare su chiatta galleggiante, cosa che ha comportato
maggiori difficoltà operative. Anche le prove di filtrazione
richiederebbero di essere eseguite in sito date le ingenti quantità richieste
e per tale motivo è stata ipotizzata la realizzazione di un impianto pilota
presso un deposito costiero. Probabilmente una della maggiori difficoltà è
stata quella di operare con un refluo reale e non sintetico che ha prodotto,
oltre alla già descritte difficoltà logistiche, diverse incertezze in tutti i
passaggi analitici condotti su queste miscele complesse, accentuate
dall’elevata salinità. Ciò si è manifestato in particolare nella conduzione
delle analisi del COD (uno dei due parametri sensibili oltre agli
idrocarburi, per le acque studiate), che pur operate in assoluta aderenza
alla metodica ufficiale non hanno sempre fornito risultati attendibili,
interpretabili e/o riproducibili. A fronte di tali difficoltà sono comunque
stati ottenuti risultati interessanti per il pretrattamento di coagulazione
che consente di abbattere gli idrocarburi totali al di sotto dei limiti di
legge, pur permanendo nel refluo concentrazioni rilevanti di COD in fase
prevalentemente disciolta. Le prove, a scala da banco, di biorigenerazione
dei carboni attivi utilizzati nel susseguente processo di affinamento
sembrano indicare la possibilità di ricorrere a questo processo per ridurre
gli ingenti costi di riattivazione termica, tuttavia appare necessario
trovare conferma dei risultati descritti attraverso una opportuna
sperimentazione a scala pilota.

Mancini, Lanciotti, Giustra, Polizzi


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Rimozione chimico/fisica/biologica di composti xenobiotici di origine petrolifera
in acque ad elevata salinità

RINGRAZIAMENTI

Il presente lavoro si inquadra nell’ambito del progetto “Salvaguardia dei


corpi idrici dalla contaminazione da composti xenobiotici: nuovi
strumenti per l'analisi, il controllo ed il trattamento nelle acque reflue
civili ed industriali” finanziato dal Ministero dell’Università e della
Ricerca Scientifica nell’ambito dei Progetti di Ricerca di Interesse
Nazionale (Anno finanziario 2007).

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“Rimozione chimico/fisica/biologica di composti xenobiotici di origine
petrolifera in acque ad elevata salinità”

34342 Bebek, Đstanbul, Turkey


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