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DEPURAZIONE BIOLOGICA

DELLE ACQUE

INQUINAMENTO DELLE ACQUE:


leffetto dello scarico nellambiente
di acque, di sostanze o di energie
tali da compromettere la salute umana,
da nuocere alle risorse dei viventi
e al sistema ecologico idrico
e da costituire ostacolo a qualsiasi
uso legittimo delle acque.

La lotta contro linquinamento stata avviata


allinizio degli anni 70 per rimediare ad
una situazione grave e preoccupante di
compromissione ambientale,
specialmente in alcune zone del territorio
italiano (danni principalmente al
patrimonio zootecnico ed agricolo e
problemi di inquinamento delle acque
superficiali e sotterranee e del suolo).

La lotta contro linquinamento, condotta


inizialmente mediante ladozione di rimedi a
valle del processo, quali la depurazione, ha
raggiunto risultati sicuramente positivi. Esaurita
questa fase, ci si progressivamente orientati
verso interventi sulle materie prime, sul ciclo
produttivo, sulle tecnologie (quindi a monte
delle emissioni inquinanti); poi con la
predisposizione e lattuazione di procedure
ottimizzate di progettazione e gestione degli
impianti, in cui la prevenzione dellinquinamento
fosse pienamente inserita.

Gradi dinquinamento delle acque


-

Grado naturale: quello che si verifica per


cause naturali.
Grado transitorio: quello in cui lacqua,
pur ricevendo dallesterno sostanze
inquinanti, presenta caratteristiche tali da
poter essere depurata naturalmente,
senza lintervento delluomo.
Grado permanente: quello in cui il
contenuto delle sostanze inquinanti tale
da non poter essere eliminato
naturalmente.

Gli inquinanti: aspetti fisici

Materiali in sospensione: materiali


sedimentabili e non sedimentabili.

Sostanze disciolte: sostanze


organiche ed inorganiche presenti in
proporzioni diverse.

Gli inquinanti: aspetti chimici


Le acque reflue domestiche sono costituite da:
99,9% acqua e sostanze solubili;
0,02-0,03% sostanze solide in sospensione.
Le acque reflue industriali contengono sostanze
organiche e inorganiche. Per esempio, macelli,
zuccherifici, cartiere e caseifici introducono sostanze
organiche; miniere e industrie metallurgiche
immettono acidi e sali di metalli e altri rifiuti inorganici.
I composti organici presenti nelle acque reflue sono
classificati come azotati e non azotati.
I principali composti azotati sono lurea, le ammine e
gli aminoacidi.
Le sostanze non azotate comprendono i carboidrati, i
lipidi e i saponi.

Gli inquinanti: aspetti biologici


Le sostanze organiche e inorganiche presenti nei reflui
possono essere classificate in funzione del livello di
biodegradabilit:
velocemente biodegradabile (monosaccaridi,
acidi grassi a basso peso molecolare,
aminoacidi e alcoli);
lentamente biodegradabile (sostanze che prima
di essere utilizzate necessitano di idrolisi:
rappresentano il 75% del substrato organico
totale .
La biodegradabilit funzione delle dimensioni delle
molecole e, quindi, della sedimentabilit, e della natura
organica o inorganica delle diverse sostanze.

TRATTAMENTO BIOLOGICO:
attivit metabolica e attivit tossica
Il trattamento biologico si basa sulla riduzione,
attraverso il metabolismo microbico, della
concentrazione delle sostanze inquinanti da
permettere il successivo sversamento degli
effluenti depurati nei corpi idrici naturali.
Molti inquinanti presenti nei reflui possono
esercitare attivit tossica nei riguardi dei
microrganismi, rallentando e determinando il
blocco dellattivit metabolica. Lattivit
tossica dipende, a sua volta, da molti fattori,
quali natura e concentrazione della sostanza,
temperatura, pH, tempi di contatto.

Le molecole responsabili di fenomeni di tossicit


possono essere classificate in:
Organiche, dotate di un certo grado di tossicit
se presenti ad alte concentrazioni, ma facilmente
biodegradabili a basse concentrazioni (fenoli,
chetoni, aldeidi, ecc.) ;
inorganiche, che possono fungere da fattori
nutrizionali se presenti a bassa concentrazione,
ma tossici ad alta concentrazione (ad esempio
oligoelementi, quali Na, Fe, Co, Mn, Ca, e sali
ammoniacali, potassici, fosforici);
ad attivit biologica, quali antibiotici o sostanze
inorganiche non degradabili, che sono in grado
di esplicare azione inibente anche a bassa
concentrazione (ad esempio metalli pesanti).

Aspetti normativi
Il primo provvedimento legislativo a livello
nazionale la legge 319/76, nota come legge
Merli (compiti dello Stato e degli enti territoriali,
limiti di accettabilit degli scarichi, localizzazione e
modalit di prelievo del campione da analizzare,
tariffe e sanzioni).
Limiti della legge: attenzione rivolta agli scarichi
e non al corpo ricettore, la concentrazione degli
inquinanti e non la portata dello scarico e aver
preso in considerazione solo lacqua.
OBIETTIVO DI TIPO UTILITARISTICO
E NON ECOSISTEMICO

Questa prima legge stata oggetto di


integrazione fino alla stesura del
decreto legislativo 152/99, modificato
successivamente con la legge 258/2000
e il decreto legislativo 152/06.
La legge 152/99 include disposizioni sulla
tutela delle acque dallinquinamento
presenti in direttive CEE.

Classificazione acque reflue


Attualmente le acque reflue sono classificate come
segue:
Acque reflue domestiche, provenienti da
insediamenti di tipo residenziale e da servizi e
derivanti prevalentemente dal metabolismo
umano e da attivit domestiche;
Acque reflue industriali, scaricate da edifici o
installazioni in cui si svolgano attivit
commerciali o di produzione di beni, diverse
dalle acque reflue domestiche e dalle acque
meteoriche di dilavamento;
Acque reflue urbane, acque reflue domestiche o
miscuglio di acque reflue domestiche, di acque
reflue industriali ovvero meteoriche di
dilavamento convogliate in reti fognarie, anche
separate, e provenienti da agglomerato.

Indice di inquinamento
Il metodo pi usato per valutare il grado
di inquinamento di un corpo idrico
misura la richiesta di ossigeno del
campione di acqua, per determinare sia il
grado di inquinamento sia la quantit di
ossigeno che deve essere somministrata
allacqua per ripristinare loriginale
condizione di purezza.

- BOD (Biochemical Oxygen Demand): quantit di


ossigeno (mg/L) consumato dai batteri aerobi per mineralizzare
le sostanze organiche presenti nel campione; la
metabolizzazione completa avviene in 20 giorni a 20C, ma ai
fini pratici dellanalisi stato concordato un tempo di 5 giorni
(da cui le sigle BOD20 e BOD5), che corrisponde al consumo
del 70% dellossigeno disciolto in un litro di acqua alla
temperatura di 20C.

- COD (Chemical Oxygen Demand): quantit di


ossigeno (mg/L) necessaria per ossidare chimicamente le
sostanze presenti in un litro di acqua.

- AE (Abitante Equivalente): carico organico


biodegradabile di uno scarico; ha una grande importanza ai fini
del dimensionamento di un impianto di trattamento acque
reflue. Viene definito con modalit diverse: BOD5 pari a 60 g/d
o COD pari a 130 g/d o volume di scarico di 200 L / ab. * d.

- Ib (Indice di biodegradabilit): rapporto BOD/COD.

- Ivb (Velocit di biodegradabilit): rapporto BOD5/


BOD20.

Se Ib e Ivb sono > 0,5, il refluo inquinato seguir un


trattamento biologico; se Ib e Ivb < 0,5 il refluo seguir
un trattamento chimico.

Bilancio idrico
di un processo produttivo
Uno stabilimento produttivo pu essere visto come
una scatola con flussi di materia e di energia
in ingresso ed in uscita: il prodotto finito non
lunica corrente di materia in uscita dal
processo, essendo accompagnata da diversi
flussi secondari, che possono essere classificati
in emissioni gassose, acque di scarico, rifiuti
(solidi e/o liquidi) originati sia direttamente dal
processo produttivo, sia da operazioni di
depurazione delle emissioni gassose ed idriche.

Emissioni gassose

Depurazione

Materie prime e reagenti


Acqua

Processo
produttivo

Prodotto finito

Energia

Depurazione

Rifiuti solidi

Rifiuti solidi

Acque di scarico

CLASSIFICAZIONE DELLACQUA
WV
Effluente gassoso

In regime stazionario valida


lequazione di bilancio:
WT + WMi + WG = WV + WMu + WS

WT
Acqua di processo

WG
acqua formata

WMu
Materiale uscita

WMi
Materiale ingresso

WR
Acque riciclata

WS
Acque reflue

WE
Acque di scarico

Depurazione delle acque

I trattamenti di depurazione delle acque reflue hanno la


finalit generale di portare la qualit delle acque reflue a
definiti livelli di qualit, in funzione della destinazione
prevista. Tutti i trattamenti delle acque sono
riconducibili ad operazioni di separazione, per mezzo
delle quali gli inquinanti contenuti nelle acque reflue
sono, appunto, separati dalla corrente idrica che li
trasporta e concentrati in una diversa fase liquida e/o
solida, detta fanghi.
Gli impianti di trattamento devono assolvere ad alcune
funzioni fondamentali:
- Separazione dei materiali galleggianti e dei materiali in
sospensione;
- Precipitazione delle sostanze disciolte e successiva
separazione;
- Rimozione delle sostanze disciolte;
- Trasformazione delle sostanze biodegradabili;
- Igienizzazione.

Classificazione dei trattamenti in


base alla sequenza
PRETRATTAMENTI E TRATTAMENTI
PRIMARI (o meccanici): grigliatura grossolana,
grigliatura fine, triturazione, equalizzazione e
omogeneizzazione, dissabbiatura, disoleazione,
preaerazione, neutralizzazione, flottazione,
sedimentazione.
TRATTAMENTI SECONDARI (o biologici):
fanghi attivi, filtri percolatori, biodischi, in lagune
aerate e non, digestione anaerobica.
TRATTAMENTI TERZIARI (o chimicofisici): coagulazione, precipitazione chimica,
disinfezione, flottazione, adsorbimento su carbone
attivo, scambio ionico, osmosi inversa,
neutralizzazione, ossidoriduzione.

Schema di un impianto di depurazione

1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.

Sollevamento dei liquami convogliati dal collettore per


inviarli alle fasi successive di trattamento.
Grigliatura.
Dissabbiatura e disoleatura.
Vasca di sedimentazione primaria. A questo punto
terminano i trattamenti meccanici i quali hanno
asportato circa 1/3 del carico organico.
Insufflazione di aria.
Vasca a fanghi attivi.
Vasca di sedimentazione finale.
Effluente depurato immesso nel corso di acqua
superficiale.
Vasca di aerazione (ricircolo dei fanghi).

Oltre ai processi meccanici e biologici risultano necessari


anche altri trattamenti che hanno lo scopo di limitare le
sostanze nutritive nello scarico finale.

TRATTAMENTI PRIMARI
Grigliatura

la prima operazione che si esegue in un


impianto di depurazione. Consente di eliminare
i solidi grossolani contenuti nei liquami in
ingresso: pezzi di legno, stracci, carta, rami,
contenitori di plastica, ecc., che potrebbero
intasare tubazioni e pompe.
La grigliatura avviene facendo passare il liquame
attraverso una griglia, che pu essere a barre, a
maglie, a piatti forati e di forma piatta, convessa
a tamburo, posta trasversalmente al canale di
arrivo; con questa operazione vengono
trattenute le materie ingombranti che
successivamente saranno eliminate
manualmente o automaticamente.

Caratteristica

Griglie a
pulizia manuale

Griglie a
pulizia meccanica

Dimensioni delle barre


- spessore (mm)
- profondit (mm)

5 15
25 75

5 15
25 75

Luce tra le barre (mm)

20 60

10 30

Velocit dellacqua a monte


della griglia (m/sec)

0.3 0.5

0.5 1

Triturazione
unoperazione di sminuzzamento delle
sostanze presenti nelle acque che le
riduce a dimensioni di pochi millimetri.
I trituratori, di norma macchine fornite di
coltelli, sono di solito posti dopo le griglie
per eliminare quelle sostanze che non
sono state trattenute dalle stesse.

Equalizzazione e
omogeneizzazione

Sono operazioni che consistono nel


raccogliere i reflui in apposite vasche di
accumulo, di capacit adeguata e
sufficiente ad assorbirne la variabilit delle
caratteristiche, per consentire che
limpianto possa essere alimentato con
portate e carichi costanti e accettabili
nel tempo.
Lequalizzazione loperazione di
regolazione delle portate, mentre
lomogeneizzazione loperazione di
regolazione dei carichi inquinanti.

Dissabbiatura

loperazione finalizzata alla separazione dei materiali solidi


inorganici con un peso specifico molto superiore a quello
dellacqua e delle sostanze organiche putrescibili e con
dimensione compresa normalmente tra 0,15 e 3 mm.
Generalmente i metodi di dissabbiatura utilizzati sono di due
tipi: per gravit (con sedimentazione dei materiali relativi) e
per centrifuga (con separazione di parti pesanti verso le
pareti esterne). Nei dissabbiatori lestrazione della sabbia
depositata sul fondo avviene con estrattori ad aria (air-lift)
oppure con pompe a vite.

Disoleazione
Consiste nel separare dalle acque tutti i materiali
pi leggeri dellacqua, quali oli, grassi,
sostanze vegetali, saponi, ecc..
Negli impianti ordinari le modeste quantit di
grassi che vi arrivano vengono in massima parte
trattenute dai paraschiume che si dispongono
allentrata delle vasche di sedimentazione, dove
vengono allontanate, insieme ad altre materie
solide leggere, mediante schiumarole.
Quando si tratta di separare grandi quantit di
grassi occorre prevedere appositi separatori a
valle delle griglie e dei dissabbiatori.

Sedimentazione

Con la sedimentazione si ha la deposizione sul


fondo del decantatore o sedimentatore delle
particelle solide aventi densit (S) maggiore
della densit dellacqua (L).

Se si considera una particella solida di volume Vs


e densit s immersa in un liquido in quiete, di
densit l (con s > l), inizialmente ferma
(velocit v=0 al tempo t=0), le forze alle quali
essa soggetta sono:
la forza di gravit, diretta verticalmente verso il
basso, pari a
P = Vs s g
la spinta idrostatica, o forza di Archimede,
diretta verticalmente verso lalto, pari a
H = Vs l g
La risultante di queste due forze, nelle ipotesi fatte,
diretta verticalmente verso il basso, ed pari a
R = VS (S - L) g

Con il moto della particella subentra una terza forza, la


forza di attrito del mezzo, diretta in senso contrario al
moto della particella e influenzata dalla forma e
dallestensione della particella, dalle caratteristiche del
fluido, dalla velocit della particella e dalla turbolenza
dellacqua. Nel momento in cui la somma delle due forze
rivolte verso lalto eguaglia la forza di gravit, la velocit
limite di sedimentazione (vs) :
vs = [g (S - L) d2] / 18
dove
vs la velocit limite di sedimentazione (m/sec);
g laccelerazione di gravit (9.81 m/sec2);
s, l sono le densit, rispettivamente, del solido
sospeso e del liquido (kg/m3);
d il diametro della particella (m);
la viscosit dinamica del liquido (Pa sec).

Essendo la velocit limite di sedimentazione


direttamente proporzionale al quadrato del
diametro della particella, la rimozione delle
particelle pi fini non pu essere eseguita
mediante sedimentazione (richiederebbe
tempi lunghissimi), ma si deve ricorrere ad
altri processi (chiariflocculazione).
I sedimentatori convenzionali sono costituiti
da vasche, circolari o rettangolari, con
fondo inclinato verso una zona dove il
fango sedimentato viene ad essere
convogliato e, successivamente, estratto.

Per il dimensionamento del sedimentatore, i


dati di progetto sono fondamentalmente la
portata di acqua da trattare (Q, m3/h) e la
dimensione minima delle particelle che si
vogliono separare, da cui la velocit di
sedimentazione vs (m/h).
Nel dimensionamento di un sedimentatore a vasca
parallelepipeda (larghezza a, altezza h,
lunghezza l), si deve tenere presente che si ha
sedimentazione se la particella solida pu
raggiungere il fondo del sedimentatore; se vt
la velocit dellacqua nel sedimentatore, si
deve avere:
vt / vs l / h
da cui si ricava:
vt (l / h) vs

La portata Q di acqua da trattare legata alla velocit ed


alle dimensioni del sedimentatore dalla relazione:
Q = h a vt
ovvero, sostituendo la precedente espressione di vt:
Q = a l vs = S vs
dove S la superficie orizzontale della vasca. Si pu,
quindi, ricavare lespressione della velocit di
sedimentazione vs:
vs = Q / S
da cui si nota che la velocit di sedimentazione delle
particelle dipende, oltre che dalla portata, solo dalla
superficie orizzontale della vasca e non dalla sua
profondit. Solitamente la profondit delle vasche di
decantazione 2-2.5 m.

TRATTAMENTI SECONDARI

Per la rimozione totale delle sostanze biodegradabili


disciolte o disperse sono necessari trattamenti
secondari, basati su reazioni metaboliche di
microrganismi che, per il proprio fabbisogno, utilizzano
le sostanze presenti nei reflui. Si formano aggregati o
fiocchi di sostanza organica e microrganismi la cui
dinamica di sviluppo dipende dalla natura e dalla
concentrazione delle sostanze presenti nei reflui, dalla
popolazione batterica, da parametri fisico-chimici, come
pH e temperatura, e da fattori impiantistici.

I microrganismi seguono una curva di crescita classica


caratterizzata dalle seguenti fasi:
I.
latenza o adattamento alle condizioni di crescita
specifiche e alla sostanza organica presente;
II.
crescita esponenziale logaritmica, caratterizzata
dallabbondante presenza di composti prontamente
assimilabili e metabolizzabili;
III.
rallentamento della crescita, in cui lo sviluppo non
ha pi una dinamica esponenziale a causa
dellesaurimento dei composti facilmente
fermentescibili;
IV. crescita stazionaria, in cui il numero totale di cellule
rimane costante;
V.
autossidazione, in cui il numero di cellule diminuisce
a causa di fenomeni di senescenza e lisi.

Curva di crescita microbica e rimozione del BOD nei trattamenti biologici

Fattori che influenzano i trattamenti biologici


-

Temperatura. Gli impianti sono generalmente a


cielo aperto, per cui il processo subisce notevoli
sbalzi termici. La temperatura ottimale di esercizio
degli impianti 25-30 C.
Grado di miscelazione delle sostanze inquinanti.
pH. fondamentale che sia compreso nellintervallo
5-9. Loptimum si colloca tra 6 e 8, perch a questi
valori che la maggior parte dei microrganismi
generalmente vive e si sviluppa.
Disponibilit di nutrienti. Tutti i microrganismi
necessitano per lo sviluppo elementi fondamentali
quali C, N, P, S, e tracce di elementi quali Ca, K, Zn,
Fe, Mn, Mg, Cu, Co e vitamine e altri fattori di
crescita. Aggiunte di nutrienti (N, P, K, Fe, Mg, C,
vitamine) sono comunemente applicate. Rapporti
indicativi tra nutrienti aggiunti e contaminazione
presente suggeriscono BOD:N:P = 100:5:1.

- Presenza di sostanze tossiche. I reflui di origine


industriale contengono molto spesso metalli pesanti (Cr,
Ni, Cd, Cu, ecc.) che possono inibire la sintesi proteica. I
reflui di origine agricola possono spesso contenere
sostanze tossiche, quali insetticidi, erbicidi, fungicidi o
integratori alimentari e farmaci somministrati al
bestiame.
- Carico idraulico.
- Carico inquinante. Si valuta in termini di BOD5 e
dovrebbe essere compreso tra 250 e 500 ppm.
- Rapporto di ricircolo dei fanghi. il rapporto tra la
quantit di fanghi che viene ricircolata allinterno della
vasca di aerazione e la quantit totale dei liquami in
ingresso.
- Tenore di ossigeno. Le recenti esperienze
impiantistiche indicano livelli minimi di 1-2 mg di
ossigeno disciolto per litro dacqua.
- Luce.

Processi biologici di depurazione.

Letti o
filtri percolatori

I letti percolatori sono costituiti da una struttura cilindrica,


di altezza variabile da uno ad alcuni metri, riempita
con materiali lapidei inerti o con elementi multi celle
in plastica. La presenza del materiale di riempimento
consente di ottenere unelevata superficie, lasciando
contemporaneamente ampi spazi per la percolazione del
liquido. I reflui da trattare, dopo essere sottoposti a
sedimentazione primaria, vengono immersi dallalto e
sono aspersi da un braccio munito di ugelli sulle superfici
del materiale di riempimento, fino al fondo della vasca. In
questo percorso, tuttavia, lacqua non occupa
completamente lo spazio a disposizione tra gli inerti,
garantendo almeno negli strati pi superficiali la
circolazione dellaria. Infine, i reflui che percolano sul
fondo, ricche di micro particelle di biofilm e di batteri
che si staccano dalle superfici del materiale di
riempimento, sono trasferiti in un sedimentatore
secondario che separa lacqua dal fango.

Nella fase iniziale di attivazione di un letto


percolatore, con lo scorrimento delle acque
reflue sulla superficie delle pietre e dei manufatti
puliti, si comincia a formare una superficie
biologica ricca di batteri aerobi che pu
raggiungere uno spessore di 1-3 mm, capace
di adsorbire materiali organici trasportati dal
liquame. Nel tempo si forma un ispessimento
della pellicola, tanto che nella parte aderente al
supporto si forma uno strato nel quale
prevalgono fenomeni anaerobici.
Successivamente, poich le fermentazioni
anaerobiche producono prodotti gassosi, la
pellicola biologica si stacca dalla superficie
lasciandola libera per poter ricominciare un altro
ciclo.

I letti percolatori, oltre a presentare un


basso costo di esercizio, possono
sopportare una certa oscillazione di
concentrazione e composizione
dellacqua reflua. Presentano, per, il
difetto di attirare insetti ed emettere
cattivo odore, oltre a trovare limitazioni di
impiego a causa delle elevate aree
richieste per il trattamento.

Biodischi
Limpianto costituito da una serie di dischi in polietilene
ruotanti lentamente attorno ad un albero alla velocit di
3 giri al minuto; i dischi possono essere in numero di
150-200, spessi 10-12 mm, di diametro di 3 m,
distanziati tra loro circa 20 cm.
Linsieme ravvicinato di dischi d origine ad un rullo
cilindrico che di norma immerso per il 40% nella
vasca, dove scorrono continuamente i reflui da depurare
e dove i microrganismi aerobi e anaerobi si sviluppano
ricoprendolo con una patina biologica attiva. In questa
soluzione impiantistica sono in movimento sia il liquame
sia i dischi e si ha il vantaggio di ottenere efficaci livelli
di abbattimento.

Impianti a fanghi attivi


Le parti essenziali di un impianto a fanghi attivi
sono una vasca di aerazione e una vasca di
sedimentazione finale.
La trasformazione delle materie disciolte in materie
sedimentabili, con la produzione di fiocchi,
leffetto pi appariscente del metodo; infatti,
essa permette, attraverso lassorbimento, la
separazione di una parte considerevole della
sostanza organica originaria, quindi la
chiarificazione con una diminuzione di
microrganismi nel liquame stesso.

I sistemi di aerazione dei reflui sottoposti a fanghi


attivi possono essere di due tipi:
ad aerazione meccanica della superficie di
contatto tra laria e lacqua, indotta attraverso la
formazione di minutissime goccioline di
acque reflue che vengono spruzzate
nellatmosfera, dove solubilizzano lossigeno per
poi ricadere nella massa liquida;
ad insufflazione di aria compressa, rilasciata
con opportuni diffusori (sparger) capaci di
liberare bollicine di diametro quanto pi piccolo
possibile, ma garantendo un adeguato
rimescolamento dei reflui e del fango attivo ed
evitando inconvenienti.

Lefficacia dellaerazione influenzata da vari


fattori:
la turbolenza del liquido, che ha un effetto
favorevole aumentando la superficie di contatto
gas-acqua;
la profondit di immissione dellaria o
dellossigeno, che ha un effetto favorevole
aumentando il tempo di contatto effettivo tra le
bollicine del gas e lacqua.
Il tempo di ritenzione nella vasca di aerazione si
aggira sulle 4-12 ore. La concentrazione del
fango deve essere 2-3 g/L e la si pu
controllare regolando la quantit di fango di
ricircolo, ossia del fango sedimentato che si
reimmette nella vasca di aerazione.

TRATTAMENTO FANGHI
Il trattamento dei fanghi residuali dei trattamenti biologici ha
sempre rappresentato un problema di difficile
risoluzione, sia dal punto di vista igienico sia da quello
economico. La loro natura ne richiede
lallontanamento o la trasformazione ma, poich il
trasporto allo stato naturale molto costoso, si
stati sempre indirizzati a determinare sistemi di
trattamento che permettessero di rendere innocui i
fanghi e, possibilmente, di trarne un utile che potesse
compensare almeno in parte le spese di esercizio degli
impianti stessi. A causa della sua elevata percentuale
di acqua e della sua tossicit, il fango biologico non
viene solitamente utilizzato direttamente come concime.

Il trattamento moderno riconosciuto


igienicamente idoneo ed economicamente
conveniente quello di digestione anaerobica,
ottenuto sfruttando lattivit di microrganismi
anaerobi contenuti nella massa stessa del
fango. Infatti, con la digestione anaerobica
vengono distrutti i microrganismi patogeni e il
fango digerito e stabilizzato pu essere
destinato come fertilizzante, qualora siano
soddisfatti i limiti della normativa vigente. La
digestione anaerobica conferisce una forte
riduzione del volume del fango originario,
lassenza di odori, una riduzione di tossicit
e dei tempi di essiccamento.

Il volume del fango digerito allincirca un decimo del


volume del fango originario. Il suo aspetto quello di
un terriccio poroso e leggero.
Il metodo pi comune, ma anche il meno efficace per
essiccare i fanghi, consiste nello spandimento su
appositi letti di essiccamento, costituiti da vari elementi
rettangolari, della larghezza massima di 4 m e di
lunghezza a piacere.
Quando si vuole assicurare una buona disidratazione dei
fanghi e si dispone di una superficie limitata, conviene
ricorrere a sistemi di filtropressatura o alla filtrazione
sotto vuoto.
Lultima fase del trattamento dei fanghi lo smaltimento
finale del residuo. Esistono varie possibilit di trattarlo:
in particolare pu essere incenerito, smaltito su terreni
agricoli oppure inviato alle discariche.

FITODEPURAZIONE
un sistema di trattamento di acque inquinate
mediante aree umide artificiali e naturali, dove
sono presenti piante, di regola progettati e
costruiti per riprodurre meccanismi naturali
auto depurativi, ma in un ambiente
maggiormente controllabile.
Tali sistemi richiedono una gestione semplice e
poco onerosa ed offrono rese depurative
elevate, con impatto ambientale e consumo
energetico nettamente ridotti, se paragonati
ad altri sistemi depurativi.

Stagni biologici o lagunaggio


Riproducono il processo di auto depurazione
attuato in natura dalle acque stagnanti. Il
sistema del lagunaggio si basa sulla capacit
auto depurante della microflora spontanea
presente nei liquami stessi in condizioni naturali
di stoccaggio in bacini, in genere realizzati in
terra battuta o impermeabilizzati con teli in PVC.
La richiesta di ampie aree per la realizzazione
delle lagune, la possibilit di diffusione di
cattivi odori, la proliferazione di insetti, la
lentezza dei processi sono alcuni dei limiti alla
diffusione di tali soluzioni depurative.

TRATTAMENTI TERZIARI
Tendono a eliminare le sostanze inquinanti non
biodegradabili disciolte nelle acque reflue, a
ridurre il carico organico prima che lo scarico
venga riversato nel corpo idrico recettore,
oppure a eliminare dalle acque eventuali
eccessive quantit di fosfati o sostanze
azotate residue, sebbene i reflui siano stati
sottoposti a trattamento biologico. Infine, sono
spesso utilizzati nelle industrie per il trattamento
parziale di acque gi usate in azienda in alcuni
processi produttivi, in modo da consentirne
nuovamente limpiego in fabbrica prima del loro
rilascio.

Filtrazione
La filtrazione un trattamento cosiddetto terziario, cui sono
sottoposte acque gi preventivamente chiarificate
mediante sedimentazione e chiariflocculazione allo
scopo di portare la qualit delle acque trattate a livelli tali
da rendere sicuro ed affidabile il trattamento successivo
di depurazione. Lacqua in uscita dal filtro
generalmente caratterizzata da una torbidit dello stesso
ordine di quella dellacqua potabile. In genere, i filtri a
sabbia in pressione assicurano unefficienza di
abbattimento del materiale particellato in sospensione
pari al 70-80%.

La filtrazione permette di intercettare le particelle solide


in sospensione nellacqua, ad opera di un mezzo
poroso, con pori di idonea dimensione.
I filtri pi comunemente usati sono del tipo a letto filtrante
granulare di sabbia o antracite, e possono operare per
gravit o sotto pressione. I primi sono costituiti da una
vasca a cielo aperto, sul fondo della quale installato un
idoneo sistema di drenaggio. Il mezzo filtrante
costituito da strati sovrapposti di materiale di
granulometria e peso specifico diversi. Dopo un certo
periodo di operazione, il filtro viene lavato per rimuovere
il materiale particellare in esso trattenuto. Ci viene
effettuato immettendo lacqua di lavaggio al di sotto dello
strato filtrante attraverso il sistema di drenaggio
(controlavaggio).
I filtri in pressione sono simili a quelli a gravit, ma il letto
filtrante realizzato allinterno di un contenitore chiuso,
tale da consentire il mantenimento di una pressione
sullacqua sovrastante lo strato filtrante. Il risultato una
maggiore velocit di filtrazione.

Flottazione

Consiste nel portare in superficie quelle sostanze


sospese che hanno una densit vicina a
quella dellacqua. Per favorire il fenomeno di
flottazione si possono utilizzare additivi chimici,
inorganici od organici, che agevolino la
formazione e la separazione di particelle
sospese in seguito a galleggiamento o
ladesione a micro bolle opportunamente
insufflate.

Adsorbimento su carbone attivo


Ladsorbimento la propriet di una sostanza
solida di fare aderire sulla propria
superficie sostanze gassose o disciolte in
un solvente. I migliori materiali adsorbenti
sono quelli porosi e dotati di una estesa
superficie di contatto. Tra i pi idonei vi
il carbone, che viene sottoposto a un
trattamento di attivazione, consistente
nel riscaldamento in presenza di adatti
reagenti (acido cloridrico, cloro, anidride
carbonica) e tendente a farne aumentare
la superficie ottenendo carbone attivo.
Quando il carbone si satura di sostanze
adsorbite e il suo potere adsorbente si
esaurisce, occorre procedere alla
rigenerazione con un moderato
riscaldamento in atmosfera.

Precipitazione chimica
Questo processo ha lo scopo di creare le
condizioni, mediante laggiunta di reagenti, per
cui gli elementi (ioni) in soluzione che si
vogliono abbattere formino composti insolubili
che precipitino.
Gli inquinanti controllati sono metalli (Al, Cd, Cr,
Fe, Mn, Ni, Pb, Cu, Se, Sn, Zn), fluoruri e
solfati in soluzione. Questi metalli sono
presenti in soluzione come ioni, in equilibrio, in
condizioni di saturazione, con il rispettivo
idrossido, che invece poco solubile.

Tale equilibrio pu essere espresso nel seguente


modo:
Men+ + nOH
Me (OH)n
Il primo termine rappresenta il metallo in soluzione,
come ione, mentre il terzo rappresenta il metallo
precipitato sotto forma del rispettivo idrossido,
poco solubile. Il prodotto di solubilit Ks dato
dallespressione:
Ks = [Men+] [OH-]n
dove:
[Men+] e [OH-] sono le concentrazioni delle
rispettive specie;
Ks il prodotto di solubilit ed una costante
(a temperatura costante) caratteristica di ciascun
idrossido.

Lobiettivo perseguito per la precipitazione chimica


quello di spostare il precedente equilibrio
verso destra, ovvero di ridurre la
concentrazione [Men+] del metallo in soluzione.
Tale obiettivo pu essere raggiunto
incrementando la concentrazione di ioni ossidrili
OH-, dunque, aumentando il pH dellacqua da
trattare. Si procede, quindi, aggiungendo e
miscelando accuratamente nelleffluente da
trattare un reagente alcalino, in modo da
innalzare il pH. Il reagente pi frequentemente
utilizzato lidrossido di calcio.
Il campo ottimale del pH, ai fini della
precipitazione dei metalli in esame, 8.5-10.

Chiariflocculazione

Legenda
1 - Arrivo acqua grezza
3 Motoriduttore
5 - Camera di floculazione primaria
7 - Acqua chiarificata
9 - Raccoglitore del fango

2 - Uscita acqua trattata


4 - Turbina di circolazione
6 - Camera di floculazione secondaria
8 - Ricircolo fango
10 - Uscita fanghi

Il processo di chiariflocculazione ha lobiettivo di creare le


condizioni per cui le particelle fini disperse
nellacqua, con velocit di sedimentazione
estremamente bassa, possono aggregarsi in modo da
formare fiocchi di dimensioni tali da poter
sedimentare in tempi tecnicamente accettabili.
Il processo di chiariflocculazione composto da tre fasi:

coagulazione, in cui si ha la destabilizzazione,


mediante opportuni agenti coagulanti, della
sospensione delle particelle fini disperse nellacqua, in
modo da favorirne laggregazione;

flocculazione, in cui si promuove, mediante opportuni


agenti flocculanti, laccrescimento degli aggregati di
particelle ottenuti;

sedimentazione finale dei fiocchi.

I coagulanti pi diffusi sono:


pH di impiego

Dosaggi (mg/l)

Cloruro ferrico
FeCl3

4 10

50 200

Solfato ferroso
FeSO4

>8

50 200

Solfato di alluminio
Al2(SO4)3

47

50 200

Policloruro di alluminio
AlCl3

59

100 400

Neutralizzazione

Il processo di neutralizzazione permette, mediante


aggiunta di acidi o basi, la correzione del pH
dellacqua, portandolo entro certi limiti fissati
dalla legge per lo scarico. Il parametro
controllato , quindi, il pH. La neutralizzazione
condotta aggiungendo alleffluente da trattare, a
seconda delle esigenze, sostanze alcaline (ad
esempio, latte di calce, soluzioni di idrossido
di sodio, di carbonato di sodio, ecc.) o acide
(ad esempio, soluzioni di acido solforico, di
acido cloridrico, ecc.). La miscelazione deve
essere molto accurata.

Disinfezione
Di norma, un trattamento previsto prima dello scarico
finale dei reflui e consiste nella riduzione della vitalit di
microrganismi indesiderati, per lo pi batteri di origine
fecale, patogeni per luomo e per lambiente. La
disinfezione si realizza attraverso luso di reagenti chimici
in forma gassosa (O3, Cl2) e liquidi (NaClO). Il metodo
pi diffuso la clorazione, dove laddizione di cloro, in
quantit idonee alle acque reflue, garantisce la perdita di
vitalit dei microrganismi in un tempo definito (ad
esempio 30 minuti). I dosaggi dei reagenti sono variabili e
dipendono dal tipo di impianto, dalla temperatura, dal
tempo di contatto, dalle caratteristiche delle acque, dai
microrganismi presenti. Un tenore di cloro residuo libero
di 0,5-1 ppm dopo un tempo di contatto di 10 minuti
assicura unefficace disinfezione dellacqua.