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REGIONE.LAZIO.REGISTRO UFFICIALE.I.0551077.

13-09-2018

Comitato per la Tutela della Valle del Tevere

Spett.le
REGIONE LAZIO
Area Valutazione Impatto Ambientale
Viale del Tintoretto, 432
00142 – ROMA
Forano, 10 settembre 2018

Oggetto:
Comune di Ponzano Romano – Progetto Definitivo – IMPIANTO PER IL
COMPOSTAGGIO E DIGESTIONE ANAEROBICA DI RIFIUTI ORGANICI DA RACCOLTA
DIFFERENZIATA E DI NATURA AGRO-INDUSTRIALE CON PRODUZIONE DI
BIOMETANO ED ANIDRIDE CARBONICA

Osservazioni ai sensi dell’art. 27 bis comma 4 D.Lgs. 152/06 e s.m.i. all’Istanza


di Valutazione di Impatto Ambientale (Provvedimento autorizzatorio unico
regionale) alla documentazione fornita dalla società Sogliano Ambiente S.p.A. e in
particolare:
 Allegato A24 – Schede AIA - Relazione Vincoli sui vincoli urbanistici, ambientali e
territoriali. Maggio 2018
 Risposta alle integrazioni pervenute con note protocollo U.0364309.19-06-2018 e
U.0403189.05-07-2018 della Regione Lazio. Luglio 2018

Premessa:

La “Relazione Vincoli 2018” – Allegato A24 – Schede AIA, presentata nella


documentazione prodotta dalla Società Sogliano Ambiente S.p.A. analizza i vincoli
urbanistici, ambientali e territoriali presenti nell’area interessata dal progetto
dell’Impianto per il Compostaggio e Digestione anaerobica di rifiuti organici di raccolta
differenziata e di natura agro-industriale con produzione di biometano ed anidride
carbonica.

Ai sensi dell’art.27 bis comma 4 del D.Lgs. 152/06 è possibile produrre delle osservazioni
e delle valutazioni sugli effetti che il progetto può provocare.

Di seguito vengono analizzati alcuni punti della Relazione ed illustrate le osservazioni e


note con i rispettivi paragrafi e pagine di riferimento

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“Definizione del Progetto” (Rif. Paragrafo 2 pag.4):

Nella Definizione del Progetto della Relazione Vincoli A24 si legge:

“L’impianto prevede il trattamento integrato dei rifiuti organici attraverso la digestione


anaerobica e compostaggio, finalizzati alla produzione di biometano, da immettere nella
rete di distribuzione nazionale, oltre a compost di qualità, per la fertilizzazione organica e
l’ammendamento dei terreni agricoli.

L’impianto proposto permetterà di trattare una circa 130.000 t/a di cui 105.000 FORSU
e 25.000 t/a VERDE.
Con la produzione di:
- 3.136.000 Nmc/anno di biometano
- 31.824 tons/anno di compost di qualità”

Nella Relazione Tecnica E01 allegata agli elaborati del Progetto Definitivo – (Rif. Paragrafo
2 pag.10/11) si legge invece quanto segue:

“La presente relazione descrive l’impianto basato sul processo di digestione anaerobica di
rifiuti organici di natura agro-industriale prodotti raccolta differenziata con produzione di
compost di qualità, biometano da immettere nella rete di distribuzione nazionale e
recupero di CO2.

Il processo di trattamento previsto, si basa sulla digestione anaerobica del tipo "semi-
secco" modulare.
L’impianto proposto permetterà di trattare una circa 130.000 t/a di cui 105.000 FORSU
e 25.000 t/a VERDE.
Con la produzione di:
- 4.986.000 Nmc/anno di biometano
- 19.276 tons/anno di compost di qualità
- 4.986.000 Nmc/anno di CO2”

Nelle due relazioni non corrispondono i dati sulle quantità prodotte dall’Impianto
(evidenziati in giallo): infatti i dati della Relazione Vincoli (ripresi anche nella Relazione
Paesaggistica) indicano una produzione minore di biometano (3.136.000 Nmc/anno)
rispetto alla Relazione Tecnica (4.986.000 Nmc/anno) e una produzione maggiore di
compost: 31.824 tons/anno contro le 19.276 tons/anno della Relazione Tecnica.
Inoltre nella Relazione Vincoli e nella Relazione Paesaggistica non viene inserita la
produzione di CO2 che nella Relazione Tecnica è indicata in 4.986.000 Nmc/anno.

Non si comprende dunque quali siano i dati REALI della produzione, compreso la
potenza in KWh necessaria.

D’obbligo è ricordare che la combustione di biometano crea comunque delle emissioni


nell’atmosfera con soprattutto di CO2.

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“Il sito in esame” (Rif. Paragrafo 2.1, pag. 4):

Dall’immagine del contesto si può vedere come l’area interessata dal progetto ricada in
un territorio quasi completamente adibito a verde, in gran parte coltivato, in prossimità
del bacino del Fiume Tevere, non molto distante dalla Riserva del Tevere Farfa e dalla
Riserva naturale del Monte Soratte, aree sottoposte a tutela e con equilibri delicati da
mantenere e salvaguardare.

La prima osservazione è quindi che non risulta essere il luogo più adatto ad ospitare un
impianto della portata di 130.000 t/a (Rif. Pag. 4) che interessa un’area di oltre 6 ettari
(Rif. Pag. 9).

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In riferimento al DM 219 del 10/09/2010 Parte IV Capitolo 16, dove si definiscono i
criteri generali che devono guidare l’inserimento degli impianti FER nel paesaggio, e
ripreso nello stesso PER troviamo tra le varie prescrizioni:

1. Ricorso a criteri progettuali volti a ottenere il minor consumo possibile del territorio,
sfruttando al meglio le risorse energetiche disponibili.

2. Riutilizzo di aree già degradate da attività antropiche pregresse o in atto, tra cui siti
industriali, cave, discariche, siti contaminati (ai sensi della Parte quarta Titolo V,
DLgs. 152/2006) al fine di minimizzare le interferenze dirette e indirette
sull’ambiente legate all’occupazione del suolo e alla modificazione del suo utilizzo
a scopi produttivi.

3. Una progettazione legata alle specificità dell'area in cui viene realizzato


l'intervento; con riguardo alla localizzazione in aree agricole, assume rilevanza
l'integrazione dell'impianto nel contesto delle tradizioni agroalimentari locali e del
paesaggio rurale, sia per quanto attiene alla sua realizzazione che al suo esercizio.

4. La ricerca e la sperimentazione di soluzioni progettuali e componenti tecnologici


innovativi, volti ad ottenere una maggiore sostenibilità degli impianti e delle opere
connesse da un punto di vista dell'armonizzazione e del migliore inserimento degli
impianti stessi nel contesto storico, naturale e paesaggistico;

5. il coinvolgimento dei cittadini in un processo di comunicazione e informazione


preliminare all'autorizzazione e realizzazione degli impianti o di formazione per
personale e maestranze future;

6. Nell'autorizzare progetti localizzati in zone agricole caratterizzate da produzioni


agro-alimentari di qualità (produzioni biologiche, produzioni D.O.P., I.G.P., S.T.G.,
D.O.C., D.O.C.G., produzioni tradizionali) e/o di particolare pregio rispetto al
contesto paesaggistico-culturale, deve essere verificato che l'insediamento e
l'esercizio dell'impianto non comprometta o interferisca negativamente con le finalità
perseguite dalle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con
particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla
tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale.

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Dalla lettura di queste prescrizioni, analizzando il progetto e il suo iter, si possono


dedurre le seguenti osservazioni:
Rif. 1: Un’estensione di oltre 6 ettari in piena Valle del Tevere non ricade
nell’ottica di un minor consumo di territorio.
Rif. 2: Chiedere una variante di destinazione d’uso per un’area, attualmente
indicata da PRG come verde agricolo E1 (CDU Comune di Ponzano Prot. 3025 del
19/09/2017), in D1 aree per impianti di valorizzazione dei rifiuti con produzione di
biometano, con procedura di cui all’art.183 comma 15 del D.Lgs 50/16 “Finanza di
progetto”, non ricade nell’ottica di riutilizzare aree già degradate da attività antropiche
pregresse o in atto.

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Inoltre dall’esame del contesto territoriale non si evincono i requisiti citati nell’art. 183
comma 15 del D.Lgs 50/16 (lavori pubblici o di pubblica utilità) non esistendo nel
comune in esame o nei comuni circostanti un’emergenza rifiuti tale da giustificare un
impianto delle dimensioni del progetto presentato.

Rif. 3: Il progetto ricade in area agricola, ma non viene seguita l’indicazione di


dare rilevanza all’ integrazione dell'impianto nel contesto delle tradizioni agroalimentari
locali e del paesaggio rurale, sia per quanto attiene alla sua realizzazione che al suo
esercizio. Il notevole aumento del traffico veicolare di mezzi pesanti per il trasporto dei
rifiuti all’impianto dal casello dell’autostrada A1 rischia di aumentare l’inquinamento e il
deposito di polveri e metalli pesanti nelle aree agricole circostanti.

Rif. 4: La soluzione progettuale individuata non dimostra di essere ecosostenibile


né di armonizzare con il contesto in cui viene inserita, non possono essere delle parti
lasciate a verde a compensare il traffico degli automezzi pesanti.

Rif. 5: La cittadinanza non è stata né informata né coinvolta in nessuna delle fasi


che hanno portato alla redazione e alla presentazione del progetto. L’Amministrazione
Comunale di Ponzano Romano e la Sogliano Ambiente, benché invitati più volte ai diversi
incontri promossi dai Comitati, dai cittadini e dagli altri Amministratori locali, non
hanno mai partecipato, anzi hanno sempre mantenuto un atteggiamento di chiusura in
evidente contrasto con quanto stabilito dalla Legge108/2001 che riporta alla
Convenzione di Aarhus del 1998.

Rif. 6: Ci si trova in una zona agricola e di produzione agroalimentare di qualità


zona di produzione di Olio di Oliva D.O.P. e di allevamenti zootecnici di particolare
pregio: un progetto di queste dimensioni non può non compromettere o interferire con le
finalità perseguite dalle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con
particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela
della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale.

“Vincoli Urbanistico Territoriali” Rif. Paragrafo 3 da pag. 11:

Piano Territoriale Provinciale Generale della Provincia di Roma (PTPG) Rif. 3.1
pag.12:

Approvato con delibera del Consiglio Provinciale n.1 del 18 gennaio 2010, con l’obiettivo
generale di “costruire il territorio dell’area metropolitana”.

L’area in esame risulta inserita nelle APR – Aree protette regionali, le cui componenti
primarie sono in prevalenza vaste porzioni del sistema naturale, semi naturale, semi
naturale/agricolo, il reticolo idrografico, le aree di rispetto dei fiumi, dei laghi, della fascia
costiera e i sistemi forestali – con identificazione APR35 – Valle del Fiume Tevere.

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Il piano afferma (art. 28 delle NTA) che gli enti locali assumono in corrispondenza delle
componenti della Rete Ecologica Provinciale le categorie di intervento e gli usi compatibili
indicati nella tabella seguente, selezionando quelli ritenuti più idonei e tra loro coerenti.

Le categorie di intervento per le aree di connessione primaria sono:

1.Conservazione e gestione naturalistica (tutela, salvaguardia) (C.G.) comprende


azioni di tutela orientate alla conservazione delle risorse e dell’ambiente naturale e dei
relativi processi biocenotici; esclude qualsiasi tipo di trasformazione (morfologica,
infrastrutturale, edilizia) dallo stato dei luoghi e dagli equilibri ambientali raggiunti;
esclude l’apertura di nuove cave e l’ampliamento di quelle concesse, di scavi per prelievo
di inerti, di discariche pubbliche e di nuovi depositi di prodotti industriali e materiali, anche
se non modificano la morfologia dei luoghi

2.Riqualificazione/recupero ambientale (R.A.) azioni di tutela ed interventi volti alla


riqualificazione o al recupero di condizioni ambientali e di naturalità alterate da processi di
degrado. Sono consentiti interventi (modificazioni morfologiche, naturalistiche od opere
tecniche) che favoriscono la mitigazione dei fattori di degrado, il graduale recupero di
condizioni naturali o l’evoluzione progressiva verso tali condizioni.

3.Qualificazione valorizzazione (Q.V.) azioni di tutela ed interventi volti al


mantenimento od alla ricostituzione di valori ambientali e del paesaggio rurale in territori
prevalentemente agricoli dove detti valori, pur residuali o compromessi, sono ancora
presenti ed in condizioni favorevoli al ripristino.

4.Agro silvo-pastorali (U.A.): usi annessi alla manutenzione e presidio del territorio
rurale, mantenendone le forme consolidate di utilizzazione delle risorse naturali e di
coltivazione agricola del fondo, di allevamento e di insediamento ad esse connesso,
curando la conservazione delle componenti dei paesaggi rurali e dei beni storici.

5. Urbani locali (U.L.): usi relativi alla residenza agricola e alle attrezzature per
l’agricoltura, nonché usi compatibili del patrimonio edilizio esistente.

6.Servizi (U.S.): Attività di servizio pubblico o d’interesse pubblico, quali infrastrutture,


impianti tecnologici e per la produzione di energie rinnovabili e attrezzature di servizio
pubblico, necessitati da collocazione extraurbana, se compatibili.

7.Ricreativi (U.R.): Attività sportive, ricreative e del tempo libero con spazi e attrezzature
specialistiche, compatibili con i contesti paesistici e ambientali.

8.Formativi (U.F.): Attività di fruizione culturale, di ricerca e per la formazione, connesse


all’attività agricola.

9.Turistico-ricettivi (U.T.): Attività turistiche-ricettive connesse con l’attività agricola, se


compatibili, finalizzate alla fruizione dei territori tutelati

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Relativamente all’Area Regione Protetta APR35 – Valle del Fiume Tevere, il Piano afferma
che (Art. 26 delle NTA) “in in sed
sede
e di formazione dei PUCG o di varianti agli strumenti
urbanistici vigenti, per le aree, di cui al comma precedente, nelle more dell’approvazione
del relativo atto istitutivo o integrativo, operano le norme relative alle componenti
ambientali del PTPG e della la REP”.

Esaminando quanto sopra, nella relazione oggetto della presente, la parte di cui al punto
6.Servizi (U.S.) è evidenziata a sottolineare come l’impianto proposto possa ricadere
nelle categorie di intervento elencate nel PTPG e più precisamente negli impianti
tecnologici e per la produzione di energie rinnovabili, tralasciando però l’ultima e
fondamentale prescrizione: “se compatibili”
compatibili”.

A una lettura più approfondita di tutte le altre categorie di intervento


intervento, volte al recupero,
alla riqualificazione e alla conservazione delle attività agricole e rurali, si può ipotizzare
come e un impianto insistente su una superficie di oltre sei ettari in quel contesto risulti
incompatibile con le finalità del piano in quanto
quanto, oltre a non offrire nessun valore
aggiunto alle attività presenti nell’area
nell’area, neanche risulta finalizzato alla destinazione d’uso
dei territori tutelati.

Va considerato che nello stesso territorio comunale è già presente un impianto per la
produzione di biogas a non molto distante dall’area individuata per il nuovo impianto,
impianto come
evidenziato nell’immagine
ll’immagine sottostante.

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Per quanto riguarda invece la difesa e la sicurezza del territorio e delle acque - Rischio
idraulico e rischio frane - (Rif. Tav. RT SAD 3.4) l’area in esame non è considerata a rischio
idraulico e/o a rischio frane, ma non si può fare a meno di notare che il limite di
esondazione del Fiume Tevere è a poche centinaia di metri, anche se non si è sotto
vincolo. L’ultima esondazione del fiume in più punti ha superato i limiti cartografici.

Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR) Rif. 3.2 pag.18:

Il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (PTPR) è stato adottato dalla Giunta


Regionale con atti n. 556 del 25 luglio 2007 e n. 1025 del 21 dicembre 2007, ai sensi
dell’art. 21, 22, 23 della legge regionale sul paesaggio n. 24/98. Il Piano, entrato in vigore

il 14 febbraio 2008, armonizza e uniforma tutti e 29 i piani territoriali paesistici


preesistenti PTP.

Il PTPR intende per paesaggio le parti del territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla
natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni nelle quali la tutela e
valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni
identitarie percepibili come indicato nell’art. 131 del Codice dei beni culturali e del
paesaggio D Lgs. 42/2004.

E’ lo strumento di pianificazione attraverso cui, nel Lazio, la Pubblica Amministrazione


disciplina le modalità di governo del paesaggio, indicando le relative azioni volte alla
conservazione, valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi.

Dall’esame del PTPR si evince che l’area di intervento rientra nel sistema ed ambito di
Paesaggio Naturale identificato come “Paesaggio naturale agrario", così definito (art. 22
delle norme del PTPR):
“Porzioni di territorio che conservano i caratteri tradizionali propri del paesaggio agrario e
sono caratterizzati anche dalla presenza di componenti naturali di elevato valore
paesistico. La tutela è volta conservazione integrale degli inquadramenti paesistici
mediante l’inibizione di iniziative di trasformazione territoriale e in linea subordinata alla
conservazione dei modi d’uso agricolo tradizionale”.

All’interno del sistema di Paesaggio naturale agrario, non è consentita la nuova


realizzazione di “Strutture produttive industriali” (Art. 22, Tab. B, Punto 4.4.2).
Per l’area è stata proposta una modifica del PTP vigente, come è possibile verificare anche
dallo stralcio della tavola D. Tale proposta (identificata con il n. 058080_P06e) è stata
respinta dalla Regione Lazio
(http://www.regione.lazio.it/ptpr/PTPRA/allegati/058080_P06e_6f.pdf)

Relativamente ai beni paesaggistici dallo stralcio della Tav. B del PTPR - Beni
paesaggistici - si osserva che l’area di interesse si trova all’interno delle Aree di notevole
interesse pubblico definite come Beni di Insieme – vaste località con valore estetico
tradizionale, bellezze panoramiche, identificata come il codice cd 058_147a - Valle del
Tevere. L’art. 8 delle NTA afferma che per i beni paesaggistici individuati si applica la
disciplina e di tutela e di uso degli ambiti di paesaggio e quindi del sistema di paesaggio
naturale agrario.

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L’art. 10 delle NTA afferma che per i progetti delle trasformazioni dei luoghi ricadenti nei
beni paesaggistici individuati risulta obbligatoria l’autorizzazione paesistica.

Una parte del sito ricade all’interno della fascia di rispetto delle distanze dell’autostrada
del Sole A1 inserita in un ambito prioritario per i progetti di conservazione, recupero,
gestione e valorizzazione del paesaggio regionale (TAV. C – Beni del patrimonio naturale e
culturale), in quanto definita come percorso panoramico. Dalla stessa tavola risulta
anche che il sito in esame fa parte dei Beni del patrimonio naturale introdotti come areali
nello schema regionale dei parchi.

Alla luce di quanto sopra, risulta quindi chiaro come i terreni identificati per
l’insediamento dell’impianto siano sottoposti a vincoli di diversa natura, posti a
salvaguardia del paesaggio e della natura agricola del territorio.

Piano Territoriale Paesistico – Ambito Territoriale n.4 – Valle del Tevere Rif. 3.2.1
pag. 28:

Con la L.R.24/98 sono stati contestualmente approvati i Piani Territoriali Paesistici (PTP)
in precedenza adottati limitatamente alle aree ed ai beni dichiarati di notevole interesse
pubblico ai sensi della 1497/39 (Decreti Ministeriali e provvedimenti regionali) e a quelli
sottoposti a vincolo paesistico ai sensi dell'articolo 1 della L.431/85: fasce costiere
marine, fasce costiere lacuali, corsi delle acque pubbliche, montagne sopra i 1200 m.t.
s.l.m., parchi e riserve naturali, aree boscate, aree delle università agrarie e di uso civico,
zone umide, aree di interesse archeologico.

Attualmente sono stati redatti 29 Piani Territoriali Paesistici, di cui 14 per il Lazio e 15
per ambiti interni al Comune di Roma; i Piani sono stati tutti adottati con Deliberazione
di Giunta Regionale.

I Piani Territoriali Paesistici hanno il compito di tutelare il patrimonio paesistico-


ambientale della nazione “tenendo presenti tutti gli elementi (terreno, strade, vegetazione,
tipo e ubicazione dei fabbricati, ecc.) che concorrono a dare ad ogni località peculiari
caratteristiche paesistiche ed ambientali, comprese le testimonianze della presenza
dell’uomo nei segni della sua complessa e multiforme vicenda storica”.

La Regione Lazio ha previsto la suddivisione del proprio territorio in 14 ambiti; ai fini


dell’inquadramento territoriale del presente studio, l’area in cui si deve realizzare
l’impianto in oggetto ricade integralmente entro l’ambito territoriale n. 4 – Valle del
Tevere e in particolare nell’sub-Ambito G8 Grande ansa del Tevere.

Nella Relazione in esame e oggetto della presente, si afferma che, “come si evince dagli
stralci della tavole E/1 e E/3, l’area in oggetto, non è soggetta a vincoli e non rientra
nelle aree tutelate”.

Ora, lo stesso CDU n.12 del 19/09/2017 del Comune di Ponzano Prot.3025, afferma che:

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 I terreni selezionati per ospitare l’impianto sono assoggettati al Vincolo della Valle
del Tevere e sono classificati ai sensi del PTP n.4, come zona di trasformabilità
limitata.

 I terreni (identificati al Foglio 20 particella 38 e 39 Foglio 22 particella 28) sono


assoggettati al PTPR (e non al PTP) e sono classificati, nell’art.22 come Paesaggio
naturale, norme che prevalgono sulle disposizioni del PRG vigente.

 I terreni sono ricadenti in area dichiarata di notevole interesse pubblico ex L.


1497/39 e, ai sensi del D.G.R. n.10591/80 e n. 10310/90 imposto ai sensi
dell’art.136 del D. Lgs. 42/04, in area sottoposta a vincolo ai sensi dell’art. 134,
comma 1 lettera a D. Lgs. 42/04

Il Consiglio di Stato (Sez. IV, n.2691 del 29 maggio 2015) e successivamente la Regione
Lazio hanno determinato che in caso di diversa prescrizione tra PTP e PTPR si fa
riferimento a quanto stabilito nel PTPR.
Alla luce di quanto sopra, si può quindi dedurre che l’area in oggetto è soggetta a
vincoli ai sensi del PTPR e dell’artt. 134 e 136 del D.Lgs. 42/49.
La presenza nel sito di un piccolo impianto per la produzione di calcestruzzo, che
potrebbe far considerare l’area in esame come “già compromessa” (affermazione più volte
presente nelle varie relazioni che integrano la documentazione relativa all’impianto) non
corrisponde allo s.d.f., in quanto si tratta di un impianto temporaneo su una porzione di
area ceduta in locazione alla Romana Calcestruzzi S.p.A. che doveva essere bonificata
dalla medesima Società come da Contratto (Comune di Ponzano Romano, Rep.251 del
23/12/2005 art. 8 e art.9).
Si può quindi dedurre, alla luce di quanto sopra esposto, che la destinazione dell’area è di
tornare alla sua destinazione originaria a verde agricolo E1 e vincolata (come da
PRG e PTPR).
Si fa presente che l’area in esame è attigua al sito archeologico vincolato di Ramiano,
e la Sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV n. 399 del 2 febbraio 2016 in merito ai
Beni Ambientali. Rapporti tra vincolo paesaggistico e vincolo archeologico,
recita:
“L’apposizione del vincolo paesistico non è in alcun modo subordinata, in base alla
vigente normativa, alla preesistenza di un vincolo archeologico. Vincolo paesaggistico
e vincolo archeologico sono, infatti, funzionali all’attuazione di un diverso tipo di
tutela. Il vincolo archeologico è volto a realizzare la tutela dei beni riconosciuti di
interesse archeologico, il vincolo paesistico la tutela del territorio che li conserva. La
tutela paesaggistica delle zone di interesse archeologico ha carattere e contenuto
diversi rispetto al puntuale vincolo archeologico. Il paesaggio archeologico non va
confuso con il sito archeologico. Il paesaggio archeologico, non si propone di
conservare il singolo reperto emergente o sotterraneo, ma di salvaguardare la forma
del paesaggio che include il sito archeologico.

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Infatti, il paesaggio archeologico non si esaurisce nelle sole aree gravate direttamente
da vincoli archeologici, estendendosi normalmente al di là della porzione di territorio
direttamente interessata dalla presenza di reperti, in quanto include anche le aree
circostanti che costituiscono il contesto ambientale in cui le aree si inseriscono
connotando il relativo paesaggio. Pertanto, la circostanza che in una specifica
porzione di territorio rientrante nella perimetrazione della zona archeologica non
siano presenti reperti non determina l’esclusione della tutela paesaggistica della zona
di interesse archeologico, posto che tale regime protettivo si estende ad abbracciare
anche il contesto ambientale in cui i reperti si collocano e che riguarda reperti
collocati in altre prossime porzioni territoriali. Di conseguenza l’accertamento
dell’inesistenza di reperti, se vale ad escludere il vincolo ex lege di zona archeologica,
non può far venir meno il vincolo autonomamente imposto dalla Regione in sede di
adozione del P.T.P.R.”

ZPS e SIC Rif. 3.3 pag. 31:

Rete Natura 2000 trae origine dalla Direttiva dell'Unione Europea n. 43 del 1992
denominata "Habitat" finalizzata alla conservazione della diversità biologica presente nel
territorio dell'Unione stessa e, in particolare, alla tutela di una serie di habitat e di specie
animali e vegetali particolarmente rari.
La Direttiva in questione prevede che gli Stati dell'Unione Europea contribuiscano alla
costituzione della rete ecologica Natura 2000 in funzione della presenza e della
rappresentatività sul proprio territorio di questi ambienti e delle specie, individuando
aree di particolare pregio ambientale denominate Siti di Importanza Comunitaria (SIC),
ai quali vanno aggiunte le Zone di Protezione Speciale (ZPS), previste dalla Direttiva n.
409 del 1979, denominata "Uccelli".

Con Delibera della Giunta Regionale n. 2146 del 19/03/96 e s.m.i. la Regione Lazio
individua le ZPS e le SIC nel territorio regionale e, l’area in esame non è indicata né come
ZPS né come SIC.

Nell’immagine sottostante però, si vede che l’area in esame (indicata con la freccia nera) è
inserita tra due zone identificate come SIC, e cioè il Parco del Monte Soratte e la Riserva
Naturale del Tevere Farfa (indicate con le frecce azzurre) entrambe poco distanti dall’area
in esame.

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Alla luce di quanto sopra, è legittimamente ipotizzabile che un incremento delle emissioni
aeree, causate dall’aumento di traffico (192 autocarri al giorno per otto ore lavorative) e
da altri fattori connessi con l’attività propria dell’impianto, porterebbe delle conseguenze
negative sull’equilibrio ambientale del territorio, ricadenti inevitabilmente anche nei siti
limitrofi.

Piano di Tutela della Acque Rif. 3.4 pag. 32:


Approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 42 del 27 settembre 2007. Con DGR n.
819 del 28/12/2016 è stato adottato l'aggiornamento del PTAR in attuazione al
D.lgs.152/2006 e ss.mm.ii.
La finalità del Piano è perseguire “il mantenimento dell’integrità della risorsa idrica
compatibilmente con gli usi della risorsa stessa ai fini della qualità della vita e del
mantenimento delle attività socioeconomiche delle popolazioni del Lazio”.

Il Comune di Ponzano rientra all’interno dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere, in


particolare l’area in esame ricade nel bacino n° 12-13 Tevere-Medio Corso che ha una
superficie di 204.893 ettari.

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Relativamente alle
le tavole di piano contrassegnate dalla lettera E,, il sito in oggetto è
considerato, per quanto concerne le aree a specifica tutela come ome area sensibile;
sensibile per
quanto riguarda lo stato di Qualità
ualità del Bacino l'area ricade nella classe 4 Scadente
Scadente.

Questo significa che, essendo Bacino del Tevere un’area sensibile e lo stato di qualità
classificato come scadente, vanno proposte azioni valorizzazione e di bonifica
bonifica.

Il posizionamento di un impianto industriale come quello proposto potrebbe causare un


ulteriore peggioramento della qualità del Bacino, soprattutto in caso di eventuali
malfunzionamenti o incidenti
incidenti, poiché il progetto prevede inoltre di scaricare le acque
trattate nel Fosso
osso del Brecceto che sfocia nel Fiume Tevere.

In ultima analisi bisogna valutare se le attività


tà proprie dello stabilimento (rumori, calore
causato dalle emissioni, ecc.) andranno a modificare gli equilibri della fauna residente
nella zona in esame,, portando tra le conseguenze un decremento della popolazione degli
esemplari ivi presenti.

Nel Piano Gestione Rischio Alluvioni – Autorità del Bacino di Fiume Tevere,
Tevere il sito si
trova nella zonizzazione per aree omogenee come AO3 (Medio Tevere dal confine Lazio a
Castel Giubileo) dove sono previsti interventi di Riqualificazione e potenziamento
funzione naturale delle aree fluviali (RIQ_TEV_6/RIQ_TEV_7) con livello di priorità molto
alta e alta come si vede dall’estratto della tabella sottostante.

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Nello stesso PGRA i Comuni del bacino del Tevere che presentano una porzione del
proprio territorio interessata dalle aree a rischio R3 e R4 (alto) sono riportati
riportat nella tabella
seguente:

In rosso sono evidenziati,, oltre al comune di Ponzano Romano (dove ricade l’area in
esame) anche alcuni comuni confinanti.

Per questo ambito il PGRA dovrà comprendere misure necessarie ad assicurare maggiore
spazio ai fiumi, e prevedere ove possibile il mantenimento e/o il ripristino delle pianure
alluvionali, quali ambiti privilegiati per l’espansione delle piene e nel contempo per la
conservazione e protezione degli ecosistemi coerentemente con la Direttiva 2000/60/CE
e con il PGDAC al fine di prevenire e a ridurre i danni alla salute umana, all’ambiente, al
patrimonio culturale e all’attività
attività economica. (Preambolo 14 della Direttiva 2007/60/CE)
Il Piano deve anche comprendere la promozione di pratiche sostenibili di utilizzo del suolo,
il miglioramento di ritenzione delle acque nonché l’inondazione controllata di certe aree in
caso di fenomeno alluvionale. (Art. 7 della Direttiva 2007/60/CE)

Alcune delle direttive del PGRA sono:

 Obiettivi per l'ambiente

1. riduzione del rischio per le aree protette dagli effetti negativi dovuti a possibile
inquinamento in caso di eventi alluvionali;

2. mitigazione
itigazione degli effetti negativi per lo stato ecologico dei corpi idrici dovuti a
possibile inquinamento in caso di eventi alluvionali, con riguardo al
raggiungimento degli obiettivi ambientali di cui alla Direttiva 2000/60/CE.

 Obiettivi per il patrimonio culturale

1. Riduzione del rischio per il patrimonio costituito dai beni culturali, storici ed
architettonici esistenti;;

2. Mitigazione dei possibili danni dovuti ad eventi alluvionali sul sistema del
paesaggio

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Fondamentalmente nelle zone classificate R3 e R4 nel Piano le misure da attuare
riguardano principalmente:

 Misure di limitazione delle trasformazioni del suolo;

 Misure di conservazione delle capacità naturali e delle peculiarità ambientali;

 Misure di coordinamento con i PAI vigenti e con la pianificazione esistente (di


Bacino e di Distretto)

Nell’immagine superiore uno stralcio della mappa delle classi di pericolosità di alluvione
con in rosso delimitata l’area in esame. Si può vedere che la distanza con la zona
classificata P3 (elevata probabilità
probabilità-alluvioni frequenti) è molto esigua.

Anche nell’ottica
ell’ottica delle direttive del PGRA l’area in esame non risulta essere la più idonea
ad ospitare un Impianto per il Compostaggio e Digestione anaerobica di rifiuti organici di
raccolta differenziata e di natura agro agro-industriale
industriale con produzione di biometano ed
anidride carbonica di volume trattato di Rifiuti per circa 130.000 Tonnellate
nellate/anno.

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Piano risanamento della qualità dell’aria Rif.3.6 pag. 39:

Il Piano di risanamento della qualità dell’aria della Regione Lazio è stato approvato con
Deliberazione del Consiglio Regionale 10 dicembre 2009, n.66.
E’ uno strumento di pianificazione con il quale la Regione Lazio ha dato applicazione alla
direttiva 96/62/CE, direttiva madre “in materia di valutazione e di gestione della qualità
dell’aria ambiente” e alle successive direttive integrative.

In accordo con quanto prescritto dalla normativa persegue due obiettivi generali:

- il risanamento della qualità dell’aria nelle zone dove si sono superati i limiti previsti
dalla normativa o vi è un forte rischio di superamento,
- il mantenimento della qualità dell’aria nel restante territorio attraverso misure di
contenimento e di riduzione delle emissioni da traffico, industriali e diffuse, che portino a
conseguire il rispetto dei limiti imposti dalla normativa, ma anche a mantenere anzi a
migliorare la qualità dell’aria ambiente nelle aree del territorio dove non si rilevano
criticità.

La Relazione Vincoli riprende quanto segue in merito al Piano di Risanamento della


Qualità dell’Aria: “ai fini dell’attuazione delle misure del piano sono state individuate, nel
territorio regionale, tre zone differenziate da diversi livelli di criticità dell’aria ambiente:

L’area in esame è individuata come Zona C nel piano del 2009.

In tale territorio, anche se presenta livelli differenziati di qualità dell’aria, nel complesso
si ritiene poco probabile che si verifichino superamenti degli standard.
Per la gran parte dei comuni inseriti in questa zona sono stimati infatti valori degli
inquinanti tendenzialmente inferiori alla soglia di valutazione superiore.
Nel Piano sono comunque previste misure preventive anche per questi comuni al fine di
mantenere un buon livello di qualità dell’aria, ed in ogni caso l’indirizzo normativo
stabilisce di provvedere al fine di preservare la migliore qualità dell'aria ambiente
compatibile con lo sviluppo sostenibile.”

Le misure adottate dal Piano su tutto il territorio regionale per le zone A, B e C sono le
seguenti:

- Provvedimenti per la riduzione delle emissioni di impianti di combustione ad uso


civile;
- Provvedimenti per la riduzione delle emissioni di impianti di combustione ad uso
industriale;
- Provvedimenti per la riduzione delle emissioni diffuse;
- Controllo delle emissioni dei veicoli.

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Nella Relazione non viene però considerato quanto segue:
Con DGR n.563 del 15/09/2016 è stato aggiornato il quadro delle classificazioni con la
“Nuova Zonizzazione del territorio regionale e classificazione delle zone e agglomerati ai
fini della valutazione della qualità dell’aria ambiente in attuazione dell’art.3, dei commi 1
e 2 dell’art.4 e dei commi 2 e 5 dell’art.8 del Dlgs. 155/2010”
Nella figura seguente si vede che l’area (indicata dalle frecce) è passata alla Classe 2 che
corrisponde alla Zona B della precedente classificazione, a seguito delle nuove analisi
eseguite dall’ARPA LAZIO e allegate al DGR. Il Dlgs. 155/2010 art.4 comma 2 infatti
stabilisce che con cadenza quinquennale la classificazione va riesaminata.
La Classe 2 corrisponde a zone in cui si sono registrati superamenti del valore limite o
della soglia di valutazione superiore per almeno un inquinante, valutando un elevato
rischio di superamento del limite.

Dall’esame di quanto sopra si deduce che dal 2009 al 2016 la qualità dell’aria dell’area in
esame è peggiorata: a questo proposito va considerato che l’inserimento di un impianto
della portata di 130.000 tonnellate annue con il considerevole traffico giornaliero di mezzi
pesanti non risulta compatibile con le norme definite nel “Piano risanamento qualità
dell’aria”.

P.R.G. del Comune di Ponzano Romano Rif. 3.7 pag. 44:


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Secondo il Piano Regolatore Generale del Comune di Ponzano Romano, adottato con
Deliberazione di Consiglio Comunale n° 106 del 19.10.1974 e la 1° Variante Generale al
PRG, adottata con Deliberazione di Consiglio Comunale n° 5 del 18.01.1999, l’area in
esame è classificata come zona E2 – Verde agricolo Vincolato, come mostrato nella
figura seguente.

La Relazione in esame afferma che, secondo il Piano di gestione dei Rifiuti della
Regione Lazio, le aree agricole risultano adatte alla realizzazione di impianti simili a
quello in oggetto.

La prima osservazione è che il piano citato è del 2012 (Riferimento 14-3-2012 -


Supplemento ordinario n. 15 al BOLLETTINO UFFICIALE della Regione Lazio n. 10) e che
si è in attesa del Nuovo Piano dei Rifiuti della Regione Lazio che risponderà alle nuove
direttive in materia della Comunità Europea e del Ministero dell’Ambiente.

Allegato al progetto poi è stata inserita la Proposta di Variante Urbanistica, per


modificare la classificazione dell’area da agricola a zona - Produttiva industriale ai
sensi art. 29-quarter comma 11 del D.lgs. 152/06 e s.m.i., dove la futura eventuale
approvazione del progetto, da parte degli Enti competenti nel corso della Conferenza di
Servizi, indetta per l’ottenimento dell’autorizzazione integrata ambientale, comporterà
l’approvazione anche di detta variante e quindi la riclassificazione dell’area.

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Lo stesso piano introduce la Valutazione Ambientale Strategica VAS, intesa come
processo sistematico teso a valutare le conseguenze sul piano ambientale di iniziative di
piano, di programma o di politica, al fine di garantire che tali conseguenze siano incluse
a tutti gli effetti e affrontate in modo adeguato fin dalle prime fasi del processo
decisionale, parimenti alle considerazioni di ordine economico e sociale.
Da qui si deduce come la VAS sia uno strumento importante a servizio della realizzazione
concreta delle politiche
iche dello “sviluppo sostenibile”.

Di seguito alcuni estratti dal Piano Regionale dei Rifiuti(Riferimento 14-3-2012 -


Supplemento ordinario n. 15 al BOLLETTINO UFFICIALE della Regione Lazio n. 10
10):

E ancora:

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Nel 2016 il MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL
MARE ha emanato il Decreto n.266 del 29 dicembre 2016,, che contiene il regolamento
recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di
comunità di rifiuti organici che fissa uno specifico obiettivo, pari al 50% di preparazione
per il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti provenienti dai nuclei domestici e possibilmente di
altra origine, da raggiungere entro il 2020, e stabilisce i principi di autosufficienza e
prossimità nella gestione dei rifiuti
rifiuti.

L’obiettivo per un futuro sostenibile è quello di dotare le comunità di piccoli impianti,


dimensionati in base al quantitativo di rifiuto prodotto e soprattutto adiacenti ai centri
serviti.

Il territorio di Ponzano Romano, zzona di ubicazione dell’impianto,, insieme ai comuni


limitrofi presentano tutti popo
popolazioni di poche migliaia di abitanti, quindi questo progetto
risulta essere abbondantemente sovradimensionato rispetto al bacino di utenza, a meno
che non si pensi di ricevere rifiuti da altri comprensori, in antitesi con i principi di
autosufficienza e prossimità della gestione dei rifiuti.

Non bisogna poi dimenticare che il Territorio Sabino è noto e conosciuto anche fuori dai
confini nazionali per la produzione di Olio di oliva DOP e di altri prodotti agroalimentari,
per il turismo culturale ed enogastronomico e per il suo paesaggio particolare,
particolare molto
simile a quello della Toscana e dell’Umbria.

Va seriamente analizzata l’eventualità che l’economia e gli equilibri locali potrebbero


subire notevoli danni dalla
la realizzazione di un impianto di produzione di biometano da
rifiuti umidi come quello proposto
proposto.

Classificazione Sismica (Rif. Paragrafo 3.8 pag.46)

In seguito alla riclassificazione sismica della Regione Lazio di cui alla DGR n. 387 del
2009, il territorio del Comune di Ponzano Romano è stato incluso nella zona di sismicità
2B, come mostrato nella seguente figura.

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Il rischio sismico è presente dunque, anche se non in maniera elevata. Le ultime attività
telluriche registrate nelle zone limitrofe ha causato il risentimento delle onde sismiche
anche nel Comune di Ponzano Romano, con danni ad alcuni immobili.

Un eventuale fenomeno sismico potrebbe danneggiare le vasche di fermentazione del


percolato con elevata possibilità di infiltrazioni nel sottosuolo e successivamente nelle
acque.

“Vincoli Ambientali”:

ATMOSFERA (Rif. Paragrafo 5 pagina 50)

Temperatura: Media annuale prossima ai 15°

Precipitazioni: Media annuale 967,74 mm – Va considerato che negli ultimi anni le


precipitazioni hanno assunto la caratteristica di nubifragi, con conseguenti allagamenti
nelle zone in piano di tutto il territorio comunale.

Anemometria e qualità dell’aria: La maggior parte dei venti hanno una intensità
compresa tra 1 e 10 nodi e tra 11 e 20 nodi, pochissimi i venti con una intensità
superiore ai 20 nodi.
Le calme di vento sono più frequenti nei mesi invernali, quando rappresentano circa il
75% dei dati e nei mesi estivi la calma scende a circa il 54%. – La zona è spesso soggetta
a fenomeni di nebbia persistente dovuta soprattutto alla calma di vento, che determina
una difficoltà nella dispersione degli scarichi nell’atmosfera.
Nell’immagine seguente si riporta l’analisi dell’olio d’oliva prodotto da un uliveto posto
nella zona circostante l’area in esame nel 2013, e già viene rilevata un’anomala ed
elevata concentrazione di metalli pesanti.

Della classificazione qualità dell’aria si è già parlato nei paragrafi precedenti.

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AMBIENTE IDRICO (Rif. Paragrafo 6 pag. 74):

Lineamenti idrografici: L'area in esame fa parte dell’Autorità di Bacino della Fiume


Tevere e presenta due fossi di incisione e al limitare dell’area il Fosso di Brecceto come si
vede nella figura seguente.

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L’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque regionale (PTAR) del 28/12/2016 ha
quale riferimento l’analisi delle pressioni e degli impatti nonch
nonché la valutazione dello stato
ambientale i corpi idrici individuati con D.G.R. n. 563 del 25/11/2011 e
tipizzati/caratterizzati ai sensi del DM 131/2008 e del D.lgs. 30/2009.

Si riportano degli stralci della cartografia con l’identificazione e classificazio


classificazione dell’area in
esame:

Carta dell’uso del suolo:

Si vede chiaramente come l’area in esame indicata con la freccia nera sia totalmente
superficie agricola.

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Carta dei Fattori di stato:

La zona indicata con la freccia nera e tutto il territorio circostante sono classificate come
“aree sensibili” e in più sono indicate una serie di sorgenti.

Obiettivi di qualità ambientale:

La zona in esame indicata dalla freccia è inserita nel piano con obiettivo
biettivo di miglioramento
della qualità ambientale da attuare entro il 2027
2027.

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Livelli di criticità territoriale:

La zona inserita nel cerchio, di cui fa parte anche l’area in esame presenta un livello di
criticità idrica tra media e alta.

Piano di investimento:

L’area interessata si trova all’interno del cerchio nero dove il valore dell’investimento è
inserito nella fascia massima 90 90-140M euro, che fa dedurre un numero cospicuo di
interventi importanti.

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Il 13 luglio 2016, l’Autorità di Bacino di Fiume Tevere ha istituito un Osservatorio


Permanente sugli Utilizzi Idrici in atto nel Distretto dell’Appennino Centrale che
attua un governo integrato a scala di bacino della risorsa idrica, in grado di
regolamentare i prelievi, coordinare gli utilizzi e proteggere i sistemi idrici naturali,
applicando il criterio fondamentale dell’unicità e integrità della risorsa idrica a livello di
bacino idrografico, attraverso l'istituzionalizzazione di un gruppo di tutti i soggetti
coinvolti nella gestione e utilizzazione della risorsa idrica nel bacino idrografico, la
definizione delle procedure ai fini del funzionamento ordinario, la costruzione di
strumenti tecnici di supporto alla gestione del bilancio idrico a scala di bacino (strumenti
di previsione a breve e lungo termine, soglie di criticità, scenari di evoluzione di evento).

Si deduce che anche da un punto di vista delle risorse idriche l’area in esame non è la
più indicata per ospitare un impianto come quello proposto.

SUOLO E SOTTOSUOLO (Rif. Paragrafo 7 pag. 78):

L’area in esame si colloca a circa 4,5 km dal centro del Comune di Ponzano Romano (RM)
in direzione circa NW nella frazione di Acquaforte, e ricade in un’ampia zona di raccordo
tra i rilievi collinari e la piana alluvionale del Fiume Tevere, collocandosi ad un altitudine
(valutata da rilievo topografico di dettaglio) compresa tra circa 50 e 30 metri s.l.m
(compresa tra circa 60 e 42 metri s.l.m. se valutata da CTR).
L’area di intervento, è inserita in un’ampia zona caratterizzata da modesta energia di
rilievo che con pendenze modeste digrada in direzione circa NE verso il Fiume Tevere, che
in questa zona defluisce con andamento meandriforme ad un’altitudine di circa 30 metri
s.l.m. (da CTR) e l’asse dell’alveo ordinario del Fiume Tevere dista dall’area di intervento
circa 1,0 km.

Nella relazione non si menzionano invece le distanze dagli altri centri abitati confinanti e
dal complesso dell’Outlet sito nel territorio di Sant’Oreste e attualmente interessato da
un Progetto di risanamento e rilancio.

Nella foto sotto vengono evidenziate tali distanze, comprese tra gli 800 e i 3.500 metri

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Conclusioni:

In subordine a quanto sopra espresso e premesso che:

 due sono le principali tipologie di inquinamento legate alla produzione di biogas


e/o biometano da FORSU: l’inquinamento delle falde acquifere e l’inquinamento
dell’aria (cattivi odori, fumi, aerosol) nei pressi degli impianti;

 che fenomeni di inquinamento si sono verificati sia all’estero che in Italia, spesso
come conseguenza di manutenzione dell’impianto effettuata con superficialità o in
seguito a difetti costruttivi tali da determinare danni a carico della collettività e del
territorio circostante;

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 che l’area in cui sorgerà l’impianto è un’area agricola definita di pregio e grande
rilevanza ambientale, e non si tratta come asserisce nel progetto Sogliano
Ambiente di un territorio già compromesso;

 che vi è la presenza di corsi d’acqua e di sorgenti appartenenti al reticolo


idrografico minore nelle adiacenze del sito individuato per la costruzione
dell’impianto, inseriti in un quadro di complesse relazioni con lo stesso Fiume
Tevere che si palesano effetti negativi soprattutto in caso di esondazioni;

 che viene proposto un impianto a ciclo integrato di digestione e compostaggio che,


per le sue dimensioni, richiede una Autorizzazione Integrata Ambientale e,
pertanto, l’azienda proponente è implicitamente obbligata a fornire uno studio di
impatto olfattivo veritiero che permetta di valutare il suo reale impatto sul territorio;

 che il DLgs 183/2017 (attuazione della direttiva UE 2015/2193 del Parlamento


Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle
emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione
medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che
producono emissioni nell’atmosfera) ha introdotto un nuovo articolo nel testo unico
ambientale (parte V relativa alla tutela della qualità dell’aria e alla disciplina delle
emissioni aeriformi), e precisamente l’art. 272/bis, il quale dispone che la normativa
regionale o le autorizzazioni possono prevedere misure per la prevenzione e la
limitazione delle emissioni odorigine (quod ante) a tutti gli impianti ed alle attività
che producono emissioni in atmosfera, e possono introdurre valori limite di
emissione espressi in concentrazione (µg/m3) per le stesse sostanze;

 che relativamente alla localizzazione dell’impianto, si rilevano i commi 3, 7 dell’art


21 del D.lgs 387/2003. In particolare l’art 3 prevede che “La costruzione e
l’esercizio degli impianti ...omissis… nonché le opere connesse e le infrastrutture
indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad
una autorizzazione unica …omissis… rilasciata nel rispetto delle normative vigenti
in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-
artistico…”. All’art. 7 si cita espressamente che: “…omissis… Nell'ubicazione si
dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con
particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla
tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di
cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18
maggio 2001, n. 228, articolo 14.”

 che a tutela degli Ambiti Agricoli di rilevanza paesaggistica si richiede di:


a) Conservare e riqualificare le sistemazioni agrarie tradizionali e le tessiture del
paesaggio agrario quale fattore di identità culturale;
b) Salvaguardare la leggibilità dell’orizzonte del paesaggio agrario e tutelare la
percezione visiva degli elementi di connotazione storica e paesistica presenti;
c) Conservare, nell’utilizzo agricolo, i caratteri salienti della trama infrastrutturale
agricola;
d) Garantire la funzionalità e l’efficienza della rete irrigua e della vegetazione
ripariale;

 che le amministrazioni pubbliche coinvolte nel processo hanno sin qui agito in
palese violazione della L.108/2001, che impone la partecipazione del pubblico ai
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processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale e che le attività
suscettibili di produrre effetti pregiudizievoli sull’ambiente siano precedute, nella
fase iniziale del processo decisionale da un’informazione adeguata, come stabilito
nella Convenzione di Aarhus 25 giugno 1998;

 che nel progetto presentato dalla Sogliano Ambiente si è sottovalutato l’impatto


ambientale e viabilistico relativo ai mezzi di trasporto (tipologie, numero e
frequenza) da e per l'impianto - in quanto è stato solo fornito il numero di
autocarri che porteranno il rifiuto da trattare-

 che sempre per quanto riguarda l’aspetto viabilistico è necessario valutare a priori
la quantità di azoto presente nel compost in uscita dall’impianto onde valutare la
quantità di terreni interessati al suo spandimento e quantificare anche il traffico
veicolare derivante da tale attività, normalmente effettuata con carri agricoli
trainati da trattori, che hanno mediamente una capacità utile che va da circa 30 a
circa 70 mc in funzione dei vari modelli. Ciò comporta, dato un peso specifico del
materiale in uscita di circa 350-400 kg/mc e data una produzione dichiarata di
19.276 tons/anno la necessità di effettuare circa oltre 1000 viaggi/anno in uscita
dall’impianto (e altrettanti in ingresso con i carri vuoti).

 che va inoltre considerato che nell’iter del progetto presentato:

1. siano valutate misure più restrittive alla luce di quanto individuato dai piani e
programmi di qualità dell'aria previsti dalla vigente normativa in riferimento alle
criticità ambientali e sanitarie.
2. siano regolamentati i periodi di malfunzionamento e arresto degli impianti.
3. nel caso di emissione di sostanza classificate come cancerogene e tossiche per
l’organismo umano, siano stabilite prescrizioni volte a consentire la stima delle
quantità di sostanze che possono essere emesse durante i periodi in cui
potrebbero verificarsi anomalie o guasti o durante gli altri periodi transitori e se
sono stati fissati appositi valori limite di emissione, riferiti a tali periodi, espressi
come flussi di massa annuali.
4. siano previste, per il monitoraggio delle emissioni anche odorigene di competenza
del gestore, l'esecuzione di misure periodiche basate su metodi discontinui o
l'utilizzo di sistemi di monitoraggio basati su metodi in continuo.
5. sia individuata, nel caso si verificasse un'anomalia o un guasto tale da non
permettere il rispetto di valori limite di emissione, l'autorità competente che deve
essere informata entro le otto ore successive tale da poter disporre nell’immediato
la riduzione o la cessazione delle attività o altre prescrizioni di salute pubblica e
ambientale.

 che va tenuto in considerazione e palesemente esplicitato nel procedimento


autorizzativo il reato da applicare se si accerta una difformità tra i valori misurati
e i valori limite prescritti, sulla base di metodi di campionamento e di analisi o di
sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni;

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Alla luce di quanto esposto si ritiene doveroso suggerire i principi di “precauzione” e
“prevenzione” al fine di impegnare gli Enti coinvolti nel processo autorizzativo a far
proprie le osservazioni sopra esposte e rigettare pertanto la richiesta così come è stata
formulata, in quanto l’area individuata non è idonea, alla luce di tutte le osservazioni
esposte nella presente, ad ospitare un impianto industriale come quello proposto.

La presente relazione è stata redatta da:


Dott. Arch.
Simona Balducci
Comitato Tutela Valle del Tevere

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