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STORIA DELLA SCUOLA E

PROFESSIONALITA’ DOCENTE
TFA | Dott. Stefano Lentini | Università degli Studi di Catania
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI
STUDIO DELLA PEDAGOGIA
TFA | Dott. Stefano Lentini | Università degli Studi di Catania
• Cos’è la pedagogia?
• Cos’è la pedagogia?
La pedagogia è una scienza che studia le finalità, i metodi e i problemi
inerenti all'educazione dell'uomo. In definitiva la pedagogia è una
scienza che ha per oggetto l’educazione e la formazione dell’uomo.
La pedagogia come scienza
Nel definire l’architettura scientifica della pedagogia, dopo avere
affermato che la pedagogia studia l’educazione e la formazione
dell’uomo, chiariamo meglio l’oggetto di studio della pedagogia, ovvero:
- il processo formativo personale.
Se ci poniamo la domanda «Quale tipo di educazione orienta una
determinata teoria pedagogica/un modello pedagogico?», presupponiamo
la possibilità di influire sul processo formativo personale, modificandolo,
rispetto agli obiettivi di un particolare sistema sociale.
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
La pedagogia costruisce il proprio complesso ambito di ricerca attorno al
nesso individuo-società-cultura, che ha per «oggetti di interesse»:
 i soggetti della formazione (con le loro differenze di genere, di
collocazione sociale, di cultura);
 i tempi (infanzia, giovinezza, età adulta e vecchiaia);
 i luoghi (la famiglia, la scuola, le strutture culturali del tempo libero, i
sistemi dei media culturali).
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
a) I soggetti della formazione: differenze
• genere, legate alla specificità dell'essere uomo e dell'essere donna;
• individuali, biologiche e psicologiche, che fanno di ciascun individuo
un soggetto unico e irripetibile nel suo particolare stile cognitivo,
nelle modalità preferenziali adottate nell'elaborare le informazioni
e nell’organizzare le conoscenze;
• sociali, che vedono individui e gruppi fruire in misura ineguale dei
fondamentali diritti umani e civili. Tali disuguaglianze impegnano la
progettualità pedagogica - che ha il suo telos nell'ideale della
emancipazione e della liberazione;
• differenze etniche, linguistiche e culturali, legate alla molteplicità
delle forme di vita.
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
b) Le età della formazione. Il tempo della vita.
….La vita si caratterizza come un continuo processo di apprendimento e formazione…

• L'apprendimento e la formazione si propongono come processi di


modificazione del comportamento, di ristrutturazione delle proprie
mappe cognitive: processi permanenti di adeguamento trasformativo e
creativo alle molteplici condizioni dell'esistenza.
• Questo processo di cambiamento - intellettuale ma anche affettivo -
accompagna le diverse età dell'uomo, dalla vita intrauterina alla
vecchiaia..
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
c) I luoghi della formazione.
In quanto processo continuo, la formazione coinvolge l'intero corso della vita e, al
tempo stesso, investe - trasversalmente - i molteplici «luoghi» ove si realizzano i
processi di alfabetizzazione e della socializzazione. Si tratta di contesti differenziati,
ciascuno dei quali riveste un ruolo specifico e una originale funzione.
• La famiglia: luogo della socializzazione primaria, dei primi apprendimenti,
dell'avvio e del sostegno alla strutturazione dell'identità di base.
• La scuola: ambiente specifico della strutturazione formale dei processi di
insegnamento-apprendimento. Luogo più idoneo a favorire il passaggio (a livello
intellettuale) dal piano dell'«esperienza diretta» a quello della «riflessione
sistematica» sulle esperienze stesse. In tal modo, la scuola consente la
trasformazione della «conoscenza spontanea» in «conoscenza scientifica»
(attraverso l’acquisizione di un metodo).
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
c) I luoghi della formazione.
• Le istituzioni e le associazioni culturali e del tempo libero. Si tratta dei musei,
delle biblioteche, delle mediateche, dei campi-gioco, delle palestre, dei teatri e,
parallelamente, degli enti istituzionali e delle associazioni, private e pubbliche,
che gestiscono proprie diversificate attività (culturali, ludico-ricreative,sportive).
Correttamente definite e programmate, tali molteplici istituzioni formative
extrascolastiche possono assumere la funzione di vere e proprie «aule didattiche
decentrate»..
• Il sistema dei media culturali. È l'insieme degli strumenti culturali della
comunicazione sociale- mass media e self media, media tradizionali (cinema,
televisione, radio, telefono, ecc.) e media elettronici che contraddistingue la cultura
e la società contemporanea.
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
Ogni sistema sociale si caratterizza per una particolare
configurazione culturale:
L’antropologo britannico Edward Burnett Taylor nel 1871 pubblicò
il saggio Primitive Culture, in cui in apertura presentava la prima
e più importante definizione sistematica del concetto di cultura.

Taylor definì la cultura come il «complesso organizzato di significati, cioè


di valori, norme, credenze, atteggiamenti[…] propri di una collettività,
ed ancor meglio come quell’insieme complesso che include la conoscenza,
le credenze e l’arte, il costume, il diritto, le usanze, e ogni altra capacità e
abito acquisiti dall’uomo in quanto membro della società».
Come è possibile che ogni società riesca a mantenere in vita
una particolare cultura, differente rispetto alle altre?
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
Il controllo sociale
• Affinché venga garantito il rispetto delle norme, e mantenuto l’ordine,
la società possiede strumenti di controllo e manifestazioni di potere
che reprimono le devianze, consentendo alle diverse strutture di
procedere armonicamente:
«si tratta del ‘controllo sociale’, ovvero un meccanismo che
ha lo scopo di mantenere il consenso verso questi valori
comuni, e riconoscere come valide le regole che possono
essere o sono state violate»
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
Modalità per la realizzazione del Controllo sociale

• Modalità coercitive: le sanzioni (società dispotiche);

• Modalità non coercitive: che favoriscono un’adesione volontaria e


libera da parte dei membri della società (stati democratici).
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
Ė attraverso il proprio sistema formativo (formale,
informale, istituzionale o non), che ogni società
(democratica) prepara i propri membri a riprodurre
il sistema sociale: essi devono conformarsi ai
valori, alla morale, alle norme, agli obiettivi, ed
integrarsi al modello culturale in essa vigente.
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
Quali processi o meccanismi permettono il mantenimento di questo
complesso organizzato di significati (cultura) e permettono la necessaria
trasmissione dei valori, delle norme, delle credenze, etc. propri di una
collettività.

Modello societario/momento storico:


I meccanismi principali attraverso cui la cultura viene trasmessa per
riprodurre il sistema societario: la socializzazione e l’educazione.
• socializzazione;
• istruzione /educazione.
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
La socializzazione utile all’integrazione sociale
E’ un processo di trasmissione di sapere, e riguarda la dimensione
normativa.
• Processo attraverso il quale l’individuo diventa un essere
sociale e si integra, in modo più o meno completo in un
gruppo o in una comunità.
• Attraverso il processo della socializzazione la società produce e
riproduce uomini in grado di mantenere l’ordine esistente; essi
ricevono e trasmettono i valori del sistema o contesto culturale in cui
sono inseriti, delimitando uno spazio di normalità sociale che richiede
comportamenti conformi e non difformi, integrati e non conflittuali.
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
La trasmissione del sapere e l’integralità dell’educazione……
L’istruzione sapere tecnico
Fa riferimento all'ambito del cognitivo ed ai processi di acquisizione di conoscenze,
saperi e competenze.
L’educazione intervento di modifica
….l'apprendimento di qualsiasi conoscenza razionale non coinvolge soltanto la
dimensione intellettuale di ogni uomo, ma tocca sempre altre dimensioni: da quella
emotiva a quella espressiva, da quella operativa a quella sociale, da quella etica a
quella corporea.
Ogni intervento istruttivo, il più mirato alle conoscenze razionali più neutre, comporta
sempre effetti educativi personali che riguardano la formazione globale dell’individuo
(Condorcet).
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
E la formazione cos’è?
- La formazione è il risultato di processi
socializzazione, istruzione ed educazione.
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
Scuola: istituzione creata dalla società per rispondere in maniera
specifica, formale e organizzata alla trasmissione del sapere
ritenuto importante e significativo per ogni persona che appartiene alla
società stessa.
• Selezione del sapere utile…  al modello sociale vigente
• Organizzazione del sapere..  per gradi scolastici
• Verificare l’apprendimento….  per gli obiettivi stabiliti dalle
indicazioni nazionali e dal profilo
GLI AMBITI E GLI OGGETTI DI STUDIO DELLA PEDAGOGIA
Scuola
Per raggiungere i propri scopi la scuola si costituisce come un ambiente
artificiale, che realizza una debita distanza dall'ambiente naturale di vita
(caratterizzato dalla soddisfazione dei bisogni immediati, dall’agire
comune tipico della quotidianità), per intensificare, concentrare e
ottimizzare l'apprendimento di conoscenze (sapere) e di abilità (saper
fare) ritenute necessarie per assicurare ai giovani la partecipazione e lo
scambio sociale.
LE ORIGINI DELLA SCUOLA
Il significato storico e politico dei
sistemi d’istruzione.
• Istruzione per tutti?
• Quando nasce la scuola?
In assenza di tecnologie avanzate, la società sfrutta il
L’ANTICO EGITTO lavoro umano

Esiste una differenziazione sociale associata ad


una differenziazione dei ruoli lavorativi:
-lavoro intellettuale
- lavoro manuale
L’ANTICO EGITTO
Rapporto tra struttura sociale e processi formativi
FARAONE
Comanda: deve saper parlare in pubblico ed
essere un ottimo politico e stratega militare

MINISTRI DEL CULTO


Amministrano il culto: deve saper parlare in
pubblico e svolgere al meglio gli atti del culto
FUNZIONARI
Sanno leggere, scrivere e far di conto. Sapere
necessario per chi amministra uno Stato
DIFESA
Capacità atletica
ARTIGIANATO
Produzione di manufatti. Capacità tecniche
AGRICOLTURA
Produzione di cibo. Tecniche di coltivazione
Sono considerati attrezzi da lavoro parlanti. Non serve Sapere e/è potere.. Oggi?…Digital divide....
educarli
Nell’antica Grecia l'educazione tendeva a formare
uomini valorosi, guerrieri pronti a sacrificarsi per lo
PAÌDEIA CLASSICA Stato.

Schiavi. Eupatridi
Demos
Non serve educarli
Archai Rethor/Strategoi
Alcuni di loro sono Cultura del lavoro Capitale culturale Tradizione
Pedagoghi
La funzione di questo - un’alfabetizzazione di base
consisteva principalmente
per l’attività del voto nelle Diritto - Legge Poemi epici
nell'accompagnare il
padroncino a scuola, assemblee,
portandone i libri e le
tavolette, alla palestra, al -una preparazione ginnastica
passeggio, nonché al
teatro. A giudicare da
funzionale all’attività militare
alcune pitture vascolari
sembra che il pedagogo
-ed un’educazione musicale
non lasciasse il giovanetto per la partecipazione alle
durante le lezioni, ma vi funzioni sociali (feste, riti
assistesse con lui.
religiosi).
LA PAIDEIA CRISTIANA

Il Cristianesimo e la cultura cristiana


(dalla seconda metà del 400 d. C.)

• Con l'avvento del cristianesimo si trasforma il luogo dell'educazione ed


anche i suoi fini.
• La chiesa diviene il fulcro dell'educazione.
• La nuova struttura educativa elaborata dal cristianesimo fu il monastero,
luogo di formazione attraverso il lavoro e la contemplazione.
LA PAIDEIA CRISTIANA
- Tutto ciò che aveva a che fare con il leggere e con lo
scrivere si conchiudeva all’interno della Chiesa,
ovvero la cultura, a qualunque livello e grado, era
una prerogativa degli uomini di Chiesa.
- I monasteri sorsero in Occidente fin dal V secolo e si
diffusero in tutte le province dell’impero romano
come centri di vita ascetica, di preghiera, di
raccoglimento, ma anche di lavoro, studio ed
educazione, secondo la diffusissima regola
benedettina “ora et labora”.
La figura di Cristo «docente» nell’iconografia

La figura classica del filosofo


che insegna ai suoi uditori si
è totalmente cristianizzata: è
il Cristo docente, raffigurato
dapprima in figure a tutto
tondo, seduto col rotolo di
papiro nelle mani, poi
soprattutto in bassorilievi di
sarcofagi, nell’atto del suo
insegnamento, o della
“traditio legis”, cioè della
trasmissione della legge di
Dio.
IL MEDIOEVO: L’AUCTORITAS
Il princìpio che struttura tutto il
pensiero feudale è quello
dell’auctoritas, al quale seguirà
quello della traditio:
• la legittimazione dell’auctoritas (credibilità
per prestigio) dell’intellettuale ecclesiastico
derivò dalla sua appartenenza ad un mondo
cui il Dio vero aveva parlato, nel quale le Sacre
Scritture conservavano la sua Parola e nel
quale la Chiesa la tramandava attraverso la
tradizione dei suoi Padri e dei suoi Dottori.
• Clericus divenne – così – nel tempo, sinonimo
di letterato o alfabetizzato, mentre laicus
definì l’analfabeta, l’illetterato (Vegetti-
Alessio,1976).
IL MEDIOEVO: LA GERARCHIA DEI SAPERI
Nel Medioevo la cultura ha dei connotati
di forte unitarietà, con un'organizzazione
gerarchica che vede la teologia al vertice della
piramide e le arti, la cultura classica e la
scienza ai gradini inferiori, con una funzione
essenzialmente strumentale, secondo il principio
agostiniano della reductio artium ad
theologiam. Le arti e la cultura classica
forniscono cioè un insieme di nozioni e strumenti
fondamentali che agevola il cammino della
conoscenza nel suo accostamento alla vita
spirituale e alla teologia.
I saperi del Trivium e Quadrivium
- Trivium: i tre apprendimenti strumentali della grammatica, della dialettica e della retorica,

- Quadrivium: le quattro conoscenze concrete dell’aritmetica, della geometria, dell’astronomia e della


musica.
……Si legge e si scrive senza capire quello che si pronuncia o si tratteggia. E quanto al calcolo, lo si
farà o con gli abachi o con la digitalis computatio
LA MEDICINA
L’atteggiamento di ostilità verso
il lavoro manuale derivava dalla
visione del mondo greco-latino e
riposava nelle parole di Marco
Terenzio Varrone (letterato,
scrittore e militare 116-27 a.c.), il
quale, per descrivere le tipologie
di “mezzi” con i quali si lavorava
la terra, distingueva tra:
“strumenti parlanti, strumenti
semiparlanti, strumenti muti”.
Nelle società antiche la medicina era stata sempre a mezza via tra le disinteressate
attività intellettuali e le professionali attività manuali: una techne tra le altre, anche se
più ricca di cognizioni e più utile all’uomo. Una cheirurghia, un’operazione manuale,
un’arte dei subdoli, di cui diffidare.
LA FORMAZIONE DELLA DONNA E LA MEDICINA
«Il diavolo fece peccare Eva e lei sedusse Adamo». Etimologicamente la
stessa parola femmina, “fe et minus”, delinea che la donna ha meno
fede dell’uomo “Dunque, una donna cattiva per natura, che è più pronta a
dubitare della fede, è altrettanto pronta a rinnegarla, ed è questa la
caratteristica fondamentale delle streghe”. H. Institor, J. Sprenger, Il
martello delle streghe. La sessualità femminile nel ‘transfert degli
inquisitori, cit., p.91
La caccia alle streghe
Nella lettura critica proposta da J. Michelet, le donne, o le
streghe, sono considerate sagge e sapienti, si dedicano a compiti
di cura e guarigione, alleviano dolore con l’erboristeria, ed in
fondo oppongono l’empiria al fatalismo per reclamare il
cambiamento dello status quo.
Paracelso, nel 1527 a Basilea, ricordato per avere introdotto l'uso di sostanze minerali nella cura medica,
dichiarava di non sapere nulla, oltre a quanto appreso dalle streghe (dalle donne). Il suo libro sulle
Malattie delle donne, prima opera dedicata a questo soggetto, viene fuori dall’esperienza delle donne, le
streghe che ovunque erano levatrici. A quei tempi la donna non avrebbe mai ammesso un medico maschio
LA PAURA DELL’ANNO MILLE

L’auctoritas si sbaglia!
La paura della fine del mondo è
suscitata dall’interpretazione di
un passo dell’Apocalisse di San
Giovanni Evangelista, che parla
di mille anni per la fine dei
tempi e per il ritorno trionfante
del Salvatore.
Ma l’anno Mille passa e la
profezia non si avvera, e così
tutti poterono guardare con
rinnovata fiducia all’avvenire.
San Giovanni intento a scrivere l'Apocalisse, assistito da un angelo.
IL RINASCIMENTO

Dopo l’XI secolo, ad opera delle


Repubbliche marinare (Amalfi,
Genova, Pisa, Venezia, Ancona,
Gaeta, etc.), il commercio conosce
un notevole sviluppo grazie
all’intensificarsi dei rapporti con
l’Oriente, al quale segue un
processo di urbanizzazione, la
nascita delle città e lo sviluppo
dell’economia monetaria.
NUOVE TECNOLOGIE: - LAVORO + CIBO

Un contributo alla fase di forte


ripresa economica ed allo sviluppo
si deve a nuovi ritrovati tecnici che
permisero di ottenere migliori e più
abbondanti raccolti, provocando
una rivoluzione agricola. Erpice medievale.

Ferratura degli zoccoli Collare di spalla.


NUOVE TECNOLOGIE: - LAVORO + RICCHEZZA
Ma anche l’invenzione di
macchine per la macinazione dei
cereali o la battitura dei
metalli….in precedenza eseguiti a
mano, con ritmi molto lenti.
L’ECONOMIA DEI BORGHI NEL RINASCIMENTO

Un nuovo circolo economico:

- fiorisce il commercio;
- decadono i castelli;
- nascono i «borghi».
LE NUOVE VIE DEL COMMERCIO

L’ astrolabio per calcolare,


in modo approssimativo, la
posizione della nave, e la vela
«latina»
LE NUOVE VIE DEL COMMERCIO
La vela «latina» appare nel secolo IX, grazie agli arabi, e si diffonde rapidamente
in tutto il Mar Mediterraneo. Sostituisce la millenaria vela quadra, in uso sin
dall'età antica.
L’invenzione della stampa a caratteri mobili, ad
opera di Gutenberg nel 1445, rappresentava un
LA RIFORMA PROTESTANTE concreto elemento per l’accelerazione del
processo di laicizzazione della cultura.
La riforma protestante
Nel 1517, con la sua Riforma, Martin Lutero si propose di diffondere a
tutti il diritto allo studio, opponendosi alla decadenza della vita
monastica, segnata soprattutto dalla vendita delle indulgenze. Lutero
propose, almeno negli stati protestanti, l’abbandono del monastero a
favore di un’istruzione secondaria e superiore, guidata dal precettore
Melantone.

La controriforma (seconda metà del 1500)


La risposta della Chiesa non si fece attendere e sotto la fedele guida
dei Gesuiti, che fondarono numerosi collegi in tutta Europa, si avviò
quella Controriforma che riservò solamente ad una ristretta élite la
possibilità di studiare sia la religione che le scienze.
VERSO UNA LAICIZZAZIONE DELL’EDUCAZIONE
La nuova procedura computistica
introdotta in Italia, alla fine del
XII secolo, da Leonardo
Fibonacci, e diffusa un secolo
dopo da Paolo dell’Abaco,
poneva l’arte del calcolo alla
portata di tutti: ogni mercante,
degno di questo nome, possedeva
almeno una copia del Liber abaci
del Fibonacci.

LO ZERO: BELZEBù!
L’espansione dei mercati e la conseguente nascita della figura del mercante, rendevano la
numerazione romana scarsamente utilizzabile per calcoli che oggi un bambino delle elementari
potrebbe compiere in pochi minuti, e senza particolare sforzo. L’introduzione dello zero, che da
sola bastava a segnare un salto dalla decina alle centinaia, alle migliaia, etc. permetteva un
enorme guadagno di tempo, ed una maggiore precisione nel calcolo. La pratica computistica
dello zero, combinata all’utilizzo delle cifre indo-arabe, permetteva, in tal modo, di eliminare
l’antica numerazione romana, tanto cara alla Chiesa.
L’UNIVERSITÀ NON SI RINNOVA
La lezione universitaria
La Lectio, metodo attraverso il
quale si formava la classe
dirigente, essenzialmente si
fondava sull’apprendimento
mnemonico degli argomenti dettati
dal docente.
La lectio: consisteva nella lettura, seguita da commento, delle opere di alcuni auctores:
per l’insegnamento del trivio, Donato, Cicerone, Prisciano ecc.; per la filosofia,
Aristotele
La disputatio: ad una quaestio, seguiva un’obiezione, una risposta, ed una
determinatio. Infine si passava alla determinatio magistralis.
VERSO LA LAICIZZAZIONE DELL’EDUCAZIONE
L’esigenza della nascente
borghesia delle città veniva
a sostanziarsi nella lotta ai
vincoli derivanti dalle
questioni di carattere
teologico e confessionale, ai
limiti all’espansione dei
traffici e del commercio.

Ma anche e soprattutto al superamento di un modello


pedagogico troppo rigido, quello della Chiesa, che non
teneva conto delle innovazioni tecniche, delle scoperte
geografiche, dei progressi nella conoscenza astronomica e
geografica, anzi, piuttosto le osteggiava.
IL NUOVO METODO SCIENTIFICO
Galileo (1564 -1642) riduceva il tempo a spazio, e lo
spazio in leggi numeriche, trasformando la realtà in
geometria: costruiva un potente telescopio ed
ampliava la visione di Copernico, appena descritta
da Keplero(1561-1630). Il Nuncius Siderius (1610)
annunciava che la terra girava attorno al sole e che
nell’universo esistevano altri soli, mandando in
La nuova visione scientifica del mondo frantumi il mondo chiuso degli antichi piegato alla
mutava l’antica posizione assegnata lettura del mondo delle Sacre Scritture.
all’uomo dalla Provvidenza: se la terra La terrà non era più al centro dell’universo, sotto
non era più al centro dell’universo, l’occhio “meccanico” del telescopio di Galileo.
anche l’uomo cessava di essere il fine Posizione contrastata e prontamente considerata
ultimo della creazione divina, e diveniva eretica dalla Chiesa.
un piccolo fattore insignificante
nell’infinito universo.
IL NUOVO METODO SCIENTIFICO
All’astrattezza del metodo sillogistico-deduttivo della scienza
aristotelica, Bacone contrapponeva il metodo induttivo fondato
sull’esperienza (Novum Organum, 1620), mettendo in primo piano le
finalità pratiche del sapere. Con il Discorso sul Metodo (1637)
Cartesio immaginava un mondo dove tutto fosse meccanica, e dove
l’ordine rigoroso delle matematiche avesse rappresentato il modello
di un metodo da estendere ad ogni genere di conoscenze. Il
linguaggio della matematica, lingua della nuova scienza, permetteva
di esplorare meglio la realtà, collegandola direttamente alla vita ed
agli interessi immediati, della natura e della posizione che in essa
l’uomo aveva o poteva conquistarsi.

Il Seicento fu il secolo del metodo e la personalità che rispecchiò


maggiormente questa posizione in ambito educativo fu Comenio
(1592-1670).
Egli considerò l'educazione come il mezzo per ideare un modello
universale di uomo virtuoso, cui affidare la riforma della società,
attraverso la pansofia, istruzione per tutti (pampadeia per tutta la
vita).
LE ORIGINI DELLA SCUOLA
• Nel Settecento si ebbe una maggiore
attenzione al tema educativo, divenuto
sempre più centrale nella vita sociale:
all'educazione venne delegata la funzione
di omologare classi e ceti sociali, e di
recuperare tutti i cittadini alla produttività
sociale.
• Si fece sempre più chiaro ed esplicito il
rapporto tra sapere e potere, e la figura
dell’intellettuale divenne centrale nel
passaggio dall’Ancien Regime all’età dei
lumi, con la duplice funzione di stimolare il
potere ai nuovi ideali illuministici e di far
convergere le masse verso il potere.
IL ‘700: LE ORIGINI DELLA SCUOLA
Grande prestigio continuava ad avere, ancora
nell’Ottocento, l'insegnamento dei Gesuiti, i cui
collegi erano organizzati secondo il modello della
Ratio studiorum, che pur nell'arretratezza della
cultura che essi proponevano, offrivano una significa
efficienza.
La battaglia contro i collegi è uno degli aspetti
salienti della pedagogia settecentesca:
• li si accusa di essere estranei alla formazione
dell'uomo-cittadino,
• di essere portatori di una cultura esclusivamente
umanistico-retorica e classicistica e quindi
antimoderna, di lasciare in ombra la scienza
moderna.
IL ‘700: LE ORIGINI DELLA SCUOLA
• Helvètius: l’educazione può tutto;
• Condorcet: educazione ed istruzione quali mezzi per ridurre le
disuguaglianze;
Helvètius
• Cesare Beccaria: dei delitti e delle pene;
• Gaetano Filangieri: istruzione gratuita, non uniforme e pubblica.
• Voltarie e Diderot: l’Enciclopedia

Beccaria
CULTURA – PEDAGOGIA - ECONOMIA
• Nell’ultimo capitolo del Tractatus theologico-politicus (1670) Spinoza rilevava come la prosperità
commerciale di Amsterdam fosse derivata dalla perfetta convivenza di uomini di ogni nazione e
religione, la cui principale preoccupazione, nelle attività economiche, non riguardava tanto il
dover affidare i propri beni a qualcuno appartenente a determinate sette o religioni, quanto la
preliminare verifica circa la loro onestà e soprattutto la buona condizione economica, unici
elementi utili di fronte alla legge.

• Atteggiamento ripreso, un sessantennio dopo, nelle Lettere inglesi ovvero lettere filosofiche
(1733-34), opera nella quale Voltaire, delineando un resoconto sulla situazione dell’Inghilterra,
scriveva che, alla borsa di Londra:
“il giudeo, il maomettano, e il cristiano trattano l’uno con l’altro come se fossero della
medesima religione, e non danno l’appellativo d’infedeli se non a coloro che fanno
bancarotta”
PROPOSTE PER UN NUOVO SISTEMA EDUCATIVO
• Nel corso del Settecento i collegi decadono
quantitativamente oltre che qualitativamente. I collegi sono
decaduti, poiché costano troppo, poiché sono estranei alla
cultura del tempo nel loro curriculum formativo. Accanto ai
collegi altra istituzione in crisi è l'Università, modellata ancora
secondo statuti medievali e spesso estranea al sapere
moderno.
• Si moltiplicano le proposte per un sistema educativo nelle mani
dello Stato: Condorcet, Lepeletier, Fourcroy, Lakanal
IL POSITIVISMO
-Il fenomeno del capitalismo;
- la costruzione di un mercato mondiale;
-dal modello religioso e da una spiegazione magica degli eventi
al metodo della spiegazione scientifica: il «provando e riprovando».

Nel corso dell’Ottocento si affermerò il positivismo, un movimento filosofico e culturale ispirato ad alcune idee
guida fondamentali riferite in genere alla esaltazione del progresso e del metodo scientifico (nasce in Francia
nella prima metà dell’800 e si diffonde nella seconda metà del secolo a livello europeo e mondiale).
Positivo:
- ciò che è reale, concreto, sperimentale, contrapponendosi a ciò che è astratto;
-ciò che è utile, efficace, produttivo in opposizione a ciò che è inutile.
LAPEDAOGIA SCIENTIFICA E SPERIMENTALE

La seconda metà dell’Ottocento vede la nascita della pedagogia scientifica e della


pedagogia sperimentale, che tendono a separarsi dalla filosofia per entrare in
contatto con le scienze positive che riguardano l’uomo (fisiologia, antropologia,
psicologia) e la società (sociologia, criminologia, etc.), rinnovandone i metodi ed i
contenuti, attraverso l’assunzione del paradigma scientifico, induttivo e
sperimentale, articolato in saperi fondati sui «fatti».
La pedagogia viene a rinnovarsi nel suo statuto epistemologico(scientifico) e nella
sua immagine di sapere interdisciplinare, assumendo il volto di disciplina fatta di
molte scienze.
LAPEDAOGIA SCIENTIFICA E SPERIMENTALE

Ricordiamo l’esperienza di Jean Marc Gaspard Itard (24 aprile 1775 – 5 luglio 1838)
un medico, pedagogista ed educatore francese, da molti considerato il padre-
fondatore della pedagogia speciale. Nel 1800, nominato medico della scuola per
sordomuti di Parigi, dedica la propria cura educativa a Victor, il giovane selvaggio
dell'Averyon, catturato nelle campagne francesi. Il medico si era posto l’obiettivo di
farlo parlare, e seppur non avesse raggiunto tale risultato, nelle sue memorie poneva
molto l'attenzione sui miglioramenti di Victor conseguiti sul piano sociale e affettivo.
L A P E DAO G I A S C I E N T I F I C A E S P E R I M E N TA L E
Durkheim elabora una teoria dell’educazione come socializzazione:
l’educazione in quanto apprendimento di tecniche, linguaggi e norme sociali
è una funzione fondamentale della società, che si organizza in istituzioni
specifiche, e viene gestita da professionisti specializzati (insegnanti). La
pedagogia è una teoria pratica, denominata sociologia dell’educazione, che
«studia i rapporti osservabili tra le diverse componenti di un sistema
educativo», quali l’ideologia, che lo orienta, i fini pedagogici che propone, la
sua organizzazione, la sua organizzazione, i contenuti culturali, il suo
funzionamento interno, la formazione degli insegnanti, ma che investe
anche il rapporto tra pedagogia e società, tra scuola e potere.

Dewey, sul versante della pedagogia sperimentale, fonda la «scuola


laboratorio», presso l’Università di Chicago nel 1896, (ma è molto noto per
aver approfondito il rapporto tra «educazione e democrazia»; Ebbinghaus
nel 1897 perfeziona il suo test per misurare le attitudini mentali degli
scolari.
L’ATTIVISMO PEDAGOGICO
 puerocentrismo;
 valorizzazione del “fare”;
 motivazione;
 centralità dello studio di ambiente;
 socializzazione;
 antiautoritarismo;
 antintellettualismo.

Tra i teorici dell’attivismo ritroviamo


- Decroly(1871-1932), medico belga, che aprì a Bruxelles l’École dell’Ermitage, uno dei centri più famosi di
sperimentazione educativa, e che studiò a lungo la psiche infantile al fine di individualizzare il processo
formativo;
- Claparède(1873-1940), fondatore della «Scuola di Ginevra», introdusse i concetti di «educazione funzionale» e
di «scuola su misura»;
- Montessori, medico autrice del volume «Il metodo della pedagogia scientifica», il cui metodo pose l’accento
sulle attività senso-motorie del fanciullo, che vanno sviluppate attraverso esercizi di «vita pratica» e con un
materiale didattico scientificamente organizzato.
LA SCUOLA NEL NOVECENTO
Nel corso del Novecento la scuola in Europa occidentale e negli
Stati Uniti subì radicali processi di trasformazione e di
rinnovamento:
Il movimento di emancipazione delle masse popolari nelle
società occidentali contribuì alla realizzazione di un processo di
metamorfosi della scuola, istituzione secolarmente dedicata alla
formazione di una ristretta élite, che si trasformò in un sistema
d’istruzione di massa, accantonando con decisione l’aspetto
esclusivamente elitario dell’educazione.
LA SOCIETA’ ITALIANA:
ATTRAVERSO LE RIFORME
SCOLASTICHE
Corso di recupero| Dott. Stefano Lentini | Università degli Studi di Catania
LA SCUOLA ITALIANA: UN VIAGGIO NELLA STORIA
Nel periodo pre-unitario:
Il quadro dell’istruzione pubblica può essere suddiviso in
due grandi aree:
• 1)il Regno della Sardegna (Sardegna, Piemonte, Savoia e
Nizza, Genova e Liguria), quello Lombardo-Veneto ed il
Granducato di Toscana, nella quale durante la prima
metà dell’Ottocento si affermano varie spinte
rinnovatrici, con effetti rilevanti sul sistema scolastico,
che passano attraverso l’iniziativa di istituzioni private
e di gruppi di cittadini, sia attraverso quella dello Stato.
• 2) lo Stato pontificio ed il Regno delle Due Sicilie
(Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria
e Sicilia) nella quale la politica dei governanti è ispirata
da una dichiarata ostilità verso l’istruzione popolare e
da una sostanziale diffidenza per qualsiasi idea di
ammodernamento.
Dopo avere unificato l’Italia occorreva fare
gli italiani…. Massimo D’Azeglio(1798-1866)

La scuola

Obiettivo del nuovo


Stato era:
La
formazione di
una coscienza
nazionale
L’editoria

L’analfabetismo
Resistenze nella possibilità di diffondere l’istruzione

Istruire il popolo:
disordine sociale
Conservatorismo

Istruzione per tutti

Imprenditoria e
borghesia più
ricca del nord
Costituisce l'atto di nascita del sistema scolastico
La legge Casati 1859 italiano e, per certi versi, ne rappresenta tuttora
l'impalcatura fondamentale.
L'ordinamento degli studi : Difetti:
• l'istruzione superiore impartita nelle università, 1) Viene confermata ancora una volta
l'intenzione di privilegiare gli studi
• l'istruzione secondaria (classica, tecnica, normale), classici e superiori;
• l'istruzione elementare, gratuita ed articolata in 2) L’istruzione elementare presenta
due gradi, inferiore e superiore, della durata di due contenuti, troppo poveri ed incompleti
anni ciascuno. per garantire un'autonomia culturale di
base alla maggior parte degli allievi
appartenenti a ceti sociali svantaggiati;
3) L'art. 325 (comma 2) prescrive che sarà
il parroco ad esaminare «...gli allievi...
sopra l'istruzione religiosa»;
4) Piemontesizzazione del sud.

Una novità importante fu la scuola tecnico-professionale, dedicata a coloro


Obbligo scolastico: primo biennio
che intendevano specializzarsi nei commerci, nell’industria. Esse erano
divise in due gradi: le scuole tecniche triennali, e gli istituti tecnici con
discipline economico-tecniche approfondite tramite applicazioni pratiche.
La Legge Coppino - 1877
LA SCUOLA ITALIANA
Un ulteriore passo avanti venne registrato, poco più tardi, nel 1877, con
l'approvazione della legge Coppino, la quale finalmente stabiliva sanzioni
per chi avesse evaso l'obbligo scolastico …. Tuttavia una serie di
scappatoie, nella realtà, rendevano nullo lo sforzo di garantire a tutti i minori
in età dell'obbligo la frequenza scolastica per almeno un triennio, dai 6 ai 9
anni di età, e vanificavano i tentativi di aprire le porte della scuola
elementare alle classi subalterne.

Obbligo scolastico: tre anni


Il periodo fascista
LA SCUOLA ITALIANA
«Il governo fascista ha bisogno della
classe dirigente. Nella esperienza di questi
14 mesi io ho veduto che la classe
dirigente fascista non c'è. Non posso
improvvisare i funzionari in tutta
l'Amministrazione dello Stato. Ecco le L’esigenza di trasformazione
ragioni profonde della riforma Gentile: di più vera, intravista da
quella che io chiamo il più grande atto Mussolini, andava riposta
rivoluzionario osato dal Governo fascista nella severità che gli studi
dovessero finalmente
in questi mesi di potere». assumere..
Mussolini 1923.
Il periodo fascista
LA SCUOLA ITALIANA
Il primo compito del nuovo ministro (1922-
1924) fu quello di riportare l'ordine e la
disciplina nella scuola, adeguandosi così
anch'egli alla politica fascista del
"manganello" per convincere i recalcitranti
e stimolare i passivi.

• La pedagogia gentiliana elimina materie e attività come la psicologia, il tirocinio, agraria, il


lavoro manuale; è importante che il maestro sappia di latino (insegnamento ritenuto
fondamentale) e sia "colto in generale" per poter trasmettere ai bambini le ideologie della
classe dominante. D'altra parte, per la concezione gentiliana, era importante che il maestro
sapesse affrontare la realtà scolastica con animo risoluto: il resto sarebbe venuto da sé.
• Il metodo d'insegnamento per i gentiliani era, in altre parole, secondario rispetto ai contenuti
e alle regole da impartire mediante la pratica dell'imitazione e la "pedagogia del modello".
La riforma Gentile - 1923
LA SCUOLA ITALIANA
Sul piano dei contenuti e dei metodi la riforma accentua la forbice del sistema
dualistico tra la scuola disinteressata per eccellenza e classicamente formativa
(ginnasio-liceo) e gli studi preparatori a mestieri e ad attività secondarie (scuole
tecniche e professionali). Questi ultimi non danno agli allievi che li frequentano
alcuna possibilità di mobilità e di passaggio ad altri campi e settori di studio; si
tratta di indirizzi scolastici chiusi al loro interno, che funzionano come "canne
d'organo", e finalizzati all'acquisizione di nozioni pratiche per i vari mestieri.

Il carattere accentuatamente selettivo della scuola secondaria doveva essere


garantito, nelle intenzioni del legislatore, anche dal meccanismo degli esami, i
quali avrebbero dovuto assumere il carattere di un vero e proprio sbarramento.
La riforma Gentile - 1923
LA SCUOLA ITALIANA
Il cambiamento di atteggiamento verso la Riforma Gentile
• il governo fascista si era reso conto di incontrare «...nel campo della scuola una resistenza ostinata e
coraggiosa»;
• i fascisti avevano verificato che la riforma conteneva molto di borghese e di liberale piuttosto che di
fascista.
I ritocchi alla riforma Gentile
• Nel 1925, con alcuni provvedimenti ad opera del ministro Pietro Fedele, mutarono la composizione delle
commissioni degli esami di maturità. Venne ridotto il numero dei docenti universitari, per favorire una
larga base di consenso al regime.
• Con Belluzzo, succedutogli nel luglio del 1928, si provvide a riordinare sotto le dipendenze del Ministero
della Pubblica Istruzione tutta l'istruzione tecnica e professionale, compresi quei settori che fino ad
allora erano stati alle dipendenze dei ministeri economici.
• Con Balbino il Ministero della Pubblica Istruzione divenne Ministero per l'Educazione Nazionale.
• Con la Carta della scuola di Bottai (1939), si «...propugnava l'ingresso delle masse nella scuola e quindi
l'avvento di una scuola popolare, con lo scopo di formare dei lavoratori “attivi e disciplinati” ma al
tempo stesso "contenti" dei limiti imposti dallo Stato»
La fascistizzazione della scuola: il Testo unico e le organizzazioni para-scolastiche.

• Il Testo unico del 5 febbraio, 1928 n. 577, a cui


fece seguito il Regolamento generale del 26
aprile dello stesso anno, n. 127;
• L’Opera Nazionale Balilla (1926) 8-14 anni:
«...doveva sostituire la scuola in quell'opera di
educazione fisica e morale di carattere
schiettamente fascista che la scuola non dava
garanzia di saper adempiere con perfetta
fedeltà al regime...»
• Gioventù Italiana del Littorio 14 -18 anni;
I Patti Lateranensi del 1929

• Con i Patti Lateranensi, stipulati l'11 febbraio del 1929, lo Stato fascista realizzò
l'obiettivo di rafforzare la propria posizione, procurandosi con alcune sostanziali
concessioni anche nel campo dell'istruzione scolastica un larghissimo consenso tra le
gerarchie cattoliche. Con quei patti l'Italia s'impegnava, infatti, a considerare
«fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica l'insegnamento della dottrina
cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica».
• L'insegnamento della religione fu esteso pertanto dalle elementari a tutta la scuola
secondaria.
Il secondo dopoguerra
LA SCUOLA ITALIANA
Washburne ed i programmi del 1943 e del 1945.
Il ventennio fascista aveva allontanato qualsiasi interesse, non solo per ricerche
psicosociologiche e pedagogiche di ambito diverso da quello voluto dal regime,
ma anche per tutta quella letteratura pedagogica che, venendo dall'estero,
potesse "inquinare"; ci si riferisce alle ricerche relative alle esperienze delle
"scuole nuove" e delle "scuole attive".
L'opera di Washburne e di Ferretti rappresenta «un tentativo decisamente
innovatore, per la finalità democratica e per l'esigenza di un insegnamento
individualizzato e socializzante, fondato sul bisogno infantile di attività e di
inventività».
Gli anni ’60-’70-’80
LA SCUOLA ITALIANA
• Nel 1962 venne approvata la legge n.1859 che istituì la scuola media statale unica per
tutti, secondo quanto prescritto dalla Costituzione.
• D.P.R.31 maggio 1974, n. 416 -Istituzione e riordinamento di organi
collegiali della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica.
L'istituzione degli organi collegiali (consiglio di interclasse o di classe,
collegio dei docenti, consiglio di circolo o di istituto, consiglio scolastico
distrettuale, consiglio scolastico provinciale, consiglio nazionale della
pubblica istruzione) ha lo scopo di realizzare «la partecipazione nella
gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che
interagisce con la più vasta comunità sociale e civica»
• Legittimazione pedagogica del "territorio" . Gli anni ’80: "stagione delle proposte",
che fa maturare l'idea e la pratica dell'educazione permanente, e che porta alla
legittimazione pedagogica, politico-istituzionale (ad esempio il Comune considerato
promotore di cultura e "cooperatore didattico"), curricolare didattica (l'ambiente è una
"aula didattica decentrata") del territorio.
Gli anni ‘90
LA SCUOLA ITALIANA
La parola chiave è Autonomia.
La legge Bassanini del 15/03/97 n.59 detta le norme relative all’attuazione
dell’autonomia scolastica finanziaria, organizzativa e didattica mutando, di fatto, il
volto della scuola italiana
• Con l'autonomia didattica si indica il principio della libertà d'insegnamento che si
articola nel potere del docente di scegliere metodologie, strumenti didattici e di
organizzazione dei modi e tempi d'insegnamento, consentendo un proficuo
apprendimento da parte degli studenti;
• l’autonomia scolastica determina due nuovi sistemi:
- Il POF di competenza delle scuole;
- Gli INDIRIZZI o INDICAZIONI NAZIONALI di competenza del ministero, che
sostituiscono i PROGRAMMI NAZIONALI
LA SCUOLA ITALIANA LA SCUOLA DOPO L’AUTONOMIA

Il Piano dell'Offerta Formativa (P.O.F.) è un atto pubblico che


presenta le scelte pedagogiche, organizzative e gestionali delle
scuole, esplicitando le finalità educative, gli obiettivi generali
relativi alle attività didattiche e le risorse previste per
realizzarli.

E’ il Collegio dei docenti, che elabora il POF;


Il Dirigente scolastico attiva i necessari rapporti con il territorio coordinando tutte le azioni
interne all’istituto.
LE INDICAZIONI NAZIONALI
LA PROGETTAZIONE PEDAGOGICA
ALLA LUCE DELLE ULTIME RIFORME

Dal 2000 si sono avuti quattro testi contenenti


Indirizzi o Indicazioni: gli Indirizzi per l’attuazione del
curricolo del Ministro De Mauro (2000); le Indicazioni
per i Piani di studio Personalizzati del Ministro Moratti
(2003); le Indicazioni per il curricolo del Ministro
Fioroni (2007); le Indicazioni Nazionali dei Licei del
Ministro Gelmini.
LA PROGETTAZIONE PEDAGOGICA INDICAZIONI NAZIONALI
ALLA LUCE DELLE ULTIME RIFORME VS
PROGRAMMI
I Programmi di insegnamento guidavano l'azione concreta
dell'insegnante. Al punto che restavano costellati di scelte
metodologiche e didattiche anche spicciole.
Le Indicazioni nazionali predisposte dallo Stato possono
essere paragonate a magazzini che conservano e stipano in
appositi scaffali (disciplinari) gli ingredienti che non possono
mancare per cucinare il percorso formativo formale, non
formale e informale degli allievi.
LA PROGETTAZIONE PEDAGOGICA IL PECUP
ALLA LUCE DELLE ULTIME RIFORME
Il Profilo educativo, culturale e professionale per il primo ciclo di istruzione e per
il secondo ciclo di istruzione e di formazione, emanati dal Ministero
dell'Istruzione, sono documenti esterni alla scuola nei quali si rappresenta ciò
che un allievo dovrebbe sapere e fare per essere l'uomo e il cittadino che la
comunità nazionale si attende da lui, entro la fine del relativo ciclo.

L’attenzione di questi documenti viene rivolta alla persona: il carattere strumentale delle
conoscenze e delle abilità deve essere funzionale alla maturazione di un profilo personale(il
cittadino italiano). Il «che cosa» lo studente «deve sapere» (conoscenze) e «saper fare»
(abilità), è analiticamente precisato nelle Indicazioni nazionali.
LA PROGETTAZIONE PEDAGOGICA IL PECUP
ALLA LUCE DELLE ULTIME RIFORME
In questo senso, i Profili, attraverso lo studio e le attività scolastiche, e senza
separazioni fra cultura umanistica, scientifica e tecnica, intendono presentarsi come
uno strumento di garanzia per promuovere l'integralità della persona umana di ogni
allievo, e prepararlo ad affrontare la vita nella sua interezza.

Anche l'intervento più minuto e formale di matematica, infatti, è ricco di risonanze


storiche, geografiche, estetiche, espressive, letterarie, affettive, motorie, sociali, morali
e religiose che vanno colte, valorizzate e suggerite.
RIFORMA GELMINI
RIFORMA GELMINI – I LICEI
Lo Schema di regolamento recante “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi
specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei
piani degli studi previsti per i percorsi liceali ” di cui all’art. 10,comma 3, del D.P.R.
15 marzo 2010, n. 89 si compone dei seguenti documenti:
- Nota introduttiva alle Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di
apprendimento (Allegato A),
- Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento in
relazione alle attività e agli insegnamenti compresi nel piano degli studi
previsto per il liceo artistico (Allegato B), per il liceo classico (Allegato C), per il
liceo linguistico (Allegato D), per il liceo musicale e coreutico (Allegato E), per il
liceo scientifico e la sua opzione delle “scienze applicate” (Allegato F), per il
liceo delle Scienze umane e la sua opzione “economico-sociale” (Allegato G).
LA PROGETTAZIONE PEDAGOGICA OBIETTIVI SPECIFICI
ALLA LUCE DELLE ULTIME RIFORME DI APPRENDIMENTO
NEI LICEI
Per contrastare ed evitare i rischi della frammentazione e
della polarizzazione educativa e culturale nel sistema
educativo nazionale di istruzione e di formazione, le
Indicazioni nazionali esplicitano:
• Le linee generali e competenze
• gli «obiettivi specifici di apprendimento» (Osa)
LA PROGETTAZIONE PEDAGOGICA LINEE GUIDA DEGLI
ALLA LUCE DELLE ULTIME RIFORME ISTITUTI TECNICI
Nelle Linee guida degli Istituti Tecnici si trovano i riferimenti e gli
orientamenti a sostegno dell’autonomia delle istituzioni
scolastiche, ai fini della definizione del piano dell’offerta
formativa e dell’organizzazione del curricolo, ivi compresa
l’articolazione in competenze, abilità e conoscenze dei risultati di
apprendimento.
Parte integrante del documento dedicato al primo biennio è un
breve glossario per rendere il linguaggio utilizzato più
comprensibile.
LA PROGETTAZIONE PEDAGOGICA LINEE GUIDA DEGLI
ALLA LUCE DELLE ULTIME RIFORME ISTITUTI PROFESSIONALI
Nelle Linee guida degli Istituti Professionali si trovano i
riferimenti e gli orientamenti a sostegno dell’autonomia delle
istituzioni scolastiche, ai fini della definizione del piano
dell’offerta formativa e dell’organizzazione del curricolo, ivi
compresa l’articolazione in competenze, abilità e conoscenze dei
risultati di apprendimento.
Parte integrante del documento dedicato al primo biennio è un
breve glossario per rendere il linguaggio utilizzato più
comprensibile.