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Riassunti di concetti e tematiche (ed.

1998)

SOCIOLOGIA CONCETTI E TEMATICHE parte 1 - la cultura 1. il concetto di cultura La cultura tutto ci che deve la sua creazione all'azione cosciente e tendenzialmente libera dell'uomo; costituita da valori, norme, simboli, segni, modelli di comportamento, definizioni, linguaggi, oggetti materiali. Spesso cultura sinonimo di societ, perch ogni societ ha culture diverse. La cultura la lente attraverso cui luomo guarda la realt. Ogni cultura un prodotto storico, in gran parte cumulato, in continua elaborazione. Si corre il rischio di giudicare le altre culture nei termini della propria, invece una cultura pu essere compresa solo sulla base dei suoi valori, nel suo contesto ( etnocentrismo vs relativismo culturale). Possiede pi dimensioni interdipendenti: 1. soggettiva: i modi di pensare, di credere dell'individuo che ne caratterizzano il comportamento e la personalit 2. oggettiva: deposito del sapere della collettivit, autonomo e costrittivo 3. riduzione della complessit: d un senso a ci che ci circonda di fronte alla complessit del reale 4. cognitiva: permette di acquisire conoscenze 5. prescrittiva: regola i rapporti tra individui di una collettivit attraverso valori e norme Elementi costitutivi: 1. simboli: mentre il segno rimanda a qualcosa di concreto, il simbolo rinvia a complessi significati (es. bilancia: inteso come oggetto in s o idea di giustizia; es. bandiera...) 2. linguaggio: veicolo e codice stabilizzatore di significati condivisi. Mezzo di comunicazione per eccellenza. Pu essere: verbale, scritto (questi due caratterizzati da complessit informativa e rapidit di trasmissione), mimico, gestuale 3. valori: insieme delle opinioni condivise su ci che ritenuto buono, giusto. Quello sociale un valore ampiamente condiviso. Differiscono per contenuto, intensit e grado di adesione. Si possono misurare in base all'entit delle sanzioni previste (es. rispetto dell'ambiente) 4. norme: prescrizioni di dover essere. Attuano i valori e regolano i comportamenti. Lo scostamento dalle norme definito atto deviante, che punito con una sanzione. Ci sono diversi intervalli di tolleranza (vedi curva di Gauss, pag.32). Ci sono norme d'uso, di costume, morali e di diritto, posizionate lungo un continuum da un minimo ad un massimo di sanzionabilit. Distinzioni tra cultura: 1. dominante: comune alla maggioranza subcultura: contraddistingue un gruppo sociale controcultura: contraddistingue un gruppo che si oppone alla cultura dominante (es. hippie) 2. materiale: gli oggetti, gli abiti, i manufatti... non materiale: scienze, valori, musica, religione, linguaggi...
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3. sostitutiva: elementi culturali che vengono cambiati nel tempo (scienze, mezzi di comunicazione...) non sostitutiva: elementi culturali che non vengono messi in disuso (musica, religione...) 4. implicita: appresa senza intenzione (socializzazione primaria, es. i primi anni di vita) esplicita: appresa intenzionalmente (socializzazione secondaria, es. una seconda lingua) 2. i processi culturali 1. comunicazione: forma di interazione in cui i soggetti mettono in comune dei significati mediante uno stesso linguaggio comunicazione verbale vs non verbale: la prima utilizza codici linguistici (es. conversazione, comunicazione testuale), la seconda non li utilizza (es. comportamento motorio-gestuale, mimico, intonazione) comunicazione interpersonale vs mediale: la prima si ha nella compresenza degli interlocutori (es. verbale e non verbale), la seconda non avviene in quel modo ma utilizza i canali di comunicazione (es. comunicazioni di massa). La comunicazione di massa era percepita come persuasiva e condizionante il pubblico, il quale era visto passivo ed indifeso; poi stata rivalutata poich si allontanata l'idea di passivit del pubblico, soprattutto tramite quella di interattivit (es. internet) 2. socializzazione: processo che assicura l'assimilazione della cultura da parte degli individui. Si distinguono due categorie di socializzazione: primaria, che consente l'acquisizione delle competenze sociali basilari che permettono di vivere in un determinato contesto sociale secondaria, che fornisce competenze particolari per operare all'interno di contesti particolari e per svolgere determinati ruoli. Tale processo caratterizzato da provvisoriet (continua condizione di apprendimento), multidirezionalit (diversi ruoli) e da volontariet (decide il soggetto). Agenzie di socializzazione sono la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari (es. adolescenti con gli stessi stili di vita), l'ambiente lavorativo e i mass media. anticipatoria, che interessa chi acquisisce i modelli di comportamento del gruppo a cui vorrebbe appartenere (vedi gruppo di riferimento) 3. interazioni quotidiane: da una parte le interazioni della vita quotidiana sono caratterizzate dall'abitudine, l'azione automatica e condizionata, ma dall'altra si configurano come indipendenti dagli schemi, dai modelli dominanti socialmente. Sono caratterizzate da un'elevata produzione simbolica spesso incomprensibile per l'osservatore esterno. Tale interazione prevalentemente di tipo faccia a faccia, ma sta crescendo quella tra soggetti e media, i quali danno spunti da utilizzare nelle interazioni con altri soggetti (es. il calcio). 3. le espressioni della cultura 1. le concezioni del mondo: permettono all'uomo di orientarsi, di comprendere la realt. Due fondamentali concezioni del mondo: - come universo, totalit del reale che risponde alle domande di senso - come ambiente della vita quotidiana, che risponde ai problemi di tutti i giorni Tale contrapposizione ricompare in quella tra concezione umanistico-spirituale della cultura (superiorit degli elementi ideali dell'esistenza e attenzione alle attivit elevate della mente) e concezione antropologica della cultura (sullo stesso piano gli elementi materiali ed ideali, attenzione ai prodotti dell'attivit umana). L'ideologia un tipo di
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concezione del mondo: il complesso di valori, credenze, opinioni condiviso dai membri di una classe o gruppo di interesse, la cui verificabilit empirica irrilevante. La cultura di massa quella specie di cultura popolare, non dotta che comunica messaggi standardizzati tramite i mezzi di comunicazione di massa (es. film, fumetti, canzoni...) la religione: consiste in un insieme di credenze (giudizi sulla realt del mondo trascendente) e riti (compimento e partecipazione di azioni compiute da entit soprannaturali) che riguardano le realt trascendenti il mondo empirico. Fornisce risposte alle domande di significato dell'esistenza dell'uomo; si caratterizza per la globalit dei suoi riferimenti; pu legittimare o delegittimare un ordine sociale. Durkheim fa coincidere la religione con la societ stessa. rappresentazioni e percezioni: le prime costituiscono il contenuto della coscienza collettiva e hanno carattere normativo; l'insieme delle rappresentazioni comuni ai membri di una collettivit costituiscono il nucleo del "fatto sociale". Le percezioni si riferiscono all'ambito della vita quotidiana in cui ciascuno percepisce l'altro per mezzo di tipizzazioni (forme percettive che danno un'immagine coerente e tendenzialmente inalterata, es. uomo in divisa) gli stili di vita: dal punto di vista verticale si sono basati su: - il modo di condotta di vita (ancin regime) - il consumo (societ borghese) - il capitale culturale a disposizione (societ dei consumi di massa) Ora si parla di estetizzazione della vita quotidiana, in cui gli stili di vita sono condizionati dai nuovi meccanismi pubblicitari (es. jogging nike). il diritto: permette il controllo e l'organizzazione della societ mediante la produzione ed applicazione di norme giuridiche, che compongono l'ordinamento giuridico. Il suo fine il mantenimento di un ordine sociale garantito dall'ordinamento giuridico e dallo Stato. l'arte e la scienza: l'arte intesa dalla sociologia in senso ampio come: - una specifica articolazione della cultura in senso umanistico-spirituale (rappresenta il mondo, esprime la soggettivit dell'autore e diverse realt) - un processo produttivo ( il prodotto di un artista, molte figure professionali concorrono alla sua distribuzione). L'arte ha rapporti speciali con il sistema scolastico e politico. La scienza l'attivit umana orientata a spiegare gli accadimenti del mondo empirico. parte 2 - le appartenenze

4. i tipi di appartenenza In un gruppo allinizio i rapporti sono fluidi, poi la ripetitivit dei comportamenti provoca la standardizzazione degli stessi e porta alla formazione delle appartenenze. Linterazione sociale il processo per il quale due soggetti, con campi psichici mutui e isomorfi (scambievoli e che tendono a cristallizzarsi in forme simili), agiscono tenendo conto delle azioni degli altri (es. la decisione di andare in discoteca vincolata ad una religione, una famiglia, un gruppo di amici). Le interazioni sociali tendono a stabilizzarsi fino a raggiungere la convinzione che una certa relazione sociale abbia un fondamento di legittimit. Si verifica cio un processo di istituzionalizzazione, il quale amplia la nostra capacit di agire perch crea le condizioni stabili della nostra azione.

Gruppo: insieme di persone che interagiscono tra loro su base regolare (si ripete nel tempo e si struttura secondo determinate regole). Ogni gruppo ha una propria ragione dessere (fini), razionalit (rapporto mezzi-fini) e struttura interna (gerarchia di ruoli). Nel gruppo ogni individuo agisce in base al ruolo assegnatogli (schema per linterazione che riduce linstabilit e lincertezza). La diade (due persone) lunit elementare: il gruppo dipende dalla permanenza di entrambi i membri; alta responsabilit personale. Nella triade cambiano il funzionamento ed i ruoli: pu esserci alleanza fra due contro il terzo o conflitto tra due arbitrato dal terzo). Nel gruppo pu essere richiesta unalta coincidenza tra fini individuali e collettivi (es. setta). Tipi di gruppi: primari: piccoli, rapporti faccia a faccia, intenso coinvolgimento (es. famiglia) secondari: grandi, relazioni impersonali e strumentali (es. impresa) formali: costituiti per uno scopo, sulla base di uno statuto informali: formati spontaneamente, manca un sistema di attribuzione dei ruoli aperti: partecipazione aperta a tutti chiusi: selettivi nel regolare le entrate dei membri di riferimento: gruppo al quale si vorrebbe appartenere (vedi socializzazione anticipatoria) Il senso di appartenenza la risorsa fondamentale: indebolita dalla molteplicit di gruppi a cui si pu appartenere; per rafforzarla ogni gruppo ha dei meccanismi di controllo e di integrazione. Lo sviluppo europeo segnato dal passaggio da comunit (Gemeinschaft) a societ (Gesellschaft, Tnnies): la prima un insieme di rapporti caratterizzato da alto grado di intimit personale, emotivit, impegno morale, coesione sociale e stabilit (es. famiglia); la seconda un insieme di rapporti basati su un alto grado di individualismo, impersonalit, contrattualismo (es. impresa capitalistica). La societ ha maggiore capacit di azione, pi libert ma caratterizzata da estraneamento ed atomizzazione.

5. le relazioni sociali e le istituzioni Le relazioni sociali sono un particolare tipo di interazione caratterizzato da un legame reciproco tra le parti e da un senso simbolico ed intenzionale. Le istituzioni rappresentano un insieme di regole, norme, modelli di comportamento socialmente rilevanti; regolano i comportamenti tramite norme e sanzioni; caratteristiche: realt esterna allindividuo, coercitiva, riconosciuta, permane nel tempo, legittimata a sanzionare. Associativit: capacit di dare vita a gruppi Sociabilit: capacit di dare vita a reti, ossia ad un insieme di relazioni tra persone Relazioni sociali e istituzioni permettono di comprendere le appartenenze sociali di un soggetto. Soggetti che presentano tratti di relazioni sociali ed istituzioni sociali, in riferimento ad associativit e sociabilit: famiglia: gruppo primario, chiuso, un istituzione sociale, muta e si adatta allambiente. E costituita da una relazione di coppia e una relazione di filiazione, oltre che relazioni affettive e personali. reti parentali, di vicinato e amicali: le prime due sono appartenenze ascritte, lultima elettiva. Relazioni affettive e personali. gruppi di volontariato: svolgono spontaneamente interventi in favore di chi si trova in difficolt; riconosciuti dalla 266/91. organizzazioni di terzo settore: volontariato organizzato, cooperative sociali (offrono servizi socio-sanitari ed educativi, riconosciute dalla 381/91), fondazioni (la finalit solidaristica vincola il patrimonio, non il frutto di un associazione di individui) e associazioni prosociali (separano enti e soci, offrono molti servizi sociali). Caratteristica istituzionale delle organizzazioni di terzo settore sono le azioni non profit svolte nel territorio che producono cambiamento ed innovazione. 6. le organizzazioni formali Le organizzazioni formali sono collettivit formalmente costituite per il raggiungimento di scopi specifici. Formalmente costituite perch comprendono un insieme di regole e ruoli per rendere il comportamento pi prevedibile. Gli scopi sono prestabiliti, esplicitati e definiti. La loro realizzazione va al di l delle possibilit di azione dei singoli individui. La specificit dei fini e la formalizzazione della struttura distingue questa forma di appartenenza dalle altre. Hanno carattere strumentale. La nostra societ fondata sulle organizzazioni. A quelle tradizionali se ne sono aggiunte di nuove: imprese di pulizia, musei, biblioteche, gruppi sportivi Organizzazione formale: stabilisce compiti e procedure per raggiungere il fine prefissato; come la burocrazia (Weber la considera altamente efficiente). Organizzazione informale: ha aspetti che si evolvono in modo contingente. Aspetti informali delle organizzazioni: i partecipanti agiscono in base alle loro motivazioni, esigenze, interessi. Tre tipi di organizzazione: utilitaristiche (danno incentivi materiali, come le imprese), solidaristiche (incentivi immateriali sociali, come i circoli culturali) e normative (incentivi immateriali impliciti, ossia condividono scopi, come i partiti) si possono formare coalizioni e cricche, le quali perseguono scopi particolari o tutelano interessi specifici, o coalizioni trasversali, che raggruppano membri con la
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stessa professionalit (es. i medici). Inoltre il capo pu condizionare lagire del singolo (es. segretaria) lambiente condiziona lorganizzazione la quale un sistema aperto (es. Tennessee Valley Authority). Le organizzazioni tendono a trasformarsi, ad adattarsi alle situazioni, alle dinamiche collettive, spesso tramutandosi da mezzi a fini (molti lavorano per far sopravvivere lorganizzazione). Organizzazione formale ed informale coesistono e si influenzano reciprocamente. 7. i movimenti collettivi Insieme di individui che perseguono uno scopo comune tramite unazione collettiva spesso non istituzionalizzata che cerca di portare un cambiamento o di opporvisi. Per Alberoni il movimento nasce spontaneamente nella fase dello stato nascente e termina con lo stato istituzionale o della vita quotidiana (cristallizzazione dellazione). Di solito il movimento passa attraverso le fasi della rottura, dello scontro e dellinfluenza istituzionale, durante le quali richiesta una particolare leadership. Ogni movimento usa simboli che consentono di identificarlo e di trasmettere messaggi; nascono e si sviluppano in un contesto. I movimenti possono adottare tre strategie o forme di protesta collettiva: quella dei numeri (cortei, petizioni) quella del danno materiale (scioperi, boicottaggi) quella della testimonianza (veglie, fiaccolate, scioperi della fame) Tre concezioni dei movimenti: 1. espressione di interessi di classe, di un conflitto, diretta a provocare mutamenti radicali (Marx) 2. elemento di disturbo in un sistema composto da sottosistemi in equilibrio (Parsons) 3. gruppi che contribuiscono al mutamento nella struttura; tale concezione richiama lapproccio della mobilitazione delle risorse (attenzione alle risorse del gruppo) Secondo Cesareo, i nuovi movimenti si interessano di tematiche culturali pi che economiche; non richiedono lintervento dello Stato. Nellera della globalizzazione si pongono due questioni: - del senso dellazione collettiva, poich ci sono movimenti ispirati a logiche diverse - della capacit di operare trasformazioni, poich il contesto si allargato (es. Chernobyl) parte 3 - le differenze 8. la struttura sociale La struttura sociale consiste nei diversi gradi di differenziazione delle posizioni occupate dagli individui, ossia un sistema di posizioni differenziate. Esistono molteplici differenze nella societ. Un organigramma un insieme di posizioni sociali collegate ed ordinate gerarchicamente. Con differenziazione sociale sintende il processo mediante il quale le parti della collettivit acquisiscono identit sociali distinte. Pu essere inteso come: aumento della complessit sistemica della societ (Parsons) o come stratificazione sociale. La differenziazione si innesta su differenze preesistenti (genere, et, etnia) e richiama leterogeneit. La disuguaglianza sociale consiste nella ineguale ed ingiusta distribuzione di una risorsa sociale rilevante. Fattori di disuguaglianza sono ricchezza, prestigio, potere (riuniti nel concetto di status) ed istruzione. Prima degli anni 80 prevalevano gli status acquisiti su quelli ascritti, poi la tendenza si interrotta. Differenze e disuguaglianze si accumulano;
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bisogna tener conto di varie dimensioni che si combinano: genere, et, etnia, posizione di classe Le disuguaglianze sono connesse principalmente alleconomia e alla politica: nelleconomia, la divisione del lavoro una delle maggiori forme di differenziazione e stratificazione sociale; la divisione del lavoro determinata dallutilit della prestazione, dalla valutazione delloccupazione in base al prestigio e dal potere che regola laccesso alle professioni nella politica importante il potere, che consiste nella capacit di far valere la propria volont e nel controllo di risorse e mezzi. Importante la legittimit, che riconosce il diritto di comandare ad una autorit (vedi Weber e i tre tipi di legittimazione del potere). 9. larticolazione delle differenze Differenze ascritte vs acquisite: le prime sono ereditate per nascita, non si scelgono (es. genere, et, etnia); le seconde derivano dalle scelte, dal comportamento di un individuo (es. istruzione, occupazione, reddito). Nella societ moderna occidentale prevalgono quelle acquisite anche se quelle ascritte rimangono rilevanti (caso estremo, non riferibile alloccidente, il sistema indiano delle caste). Le differenze di etnia e di genere sono ascritte: le prime riguardano perlopi laccesso alle risorse e le seconde la divisione del lavoro. 1. differenze etniche Etnia: insieme di individui che condividono una comune origine geografica e di discendenza, una lingua e una cultura. Rischio delletnocentrismo: convinzione della superiorit del proprio gruppo rispetto agli altri. Il termine etnia preferibile a razza, il quale si riferisce ad un gruppo con comuni caratteri fisici, non diversi biologicamente dagli altri. Due meccanismi legati alle differenze etniche: - pregiudizio, ossia le opinioni, i giudizi verso i membri di un gruppo, frutto di un errata generalizzazione, si accompagna alla distanza sociale ed caratterizzata da una forte resistenza (es. tutte le nigeriane sono prostitute) - discriminazione, ossia i comportamenti che producono lesclusione di alcuni individui da alcune opportunit Rapporti fra minoranze etniche e societ ospite: processi integrativi (sono importanti le politiche integrative, che prevengono i conflitti): integrazione, implica il raggiungimento delle condizioni di vita della societ ospite, senza una completa conformit culturale (valorizza il pluralismo culturale) assimilazione, cio lo straniero interiorizza la cultura della societ ospite (abbandona la cultura dorigine) processi disintegrativi: stratificazione su basi etniche, segregazione in ghetti, discriminazione. 2. differenze di genere: indicano la diversa costruzione dellidentit maschile e femminile; non fanno riferimento ad una differenza biologica. A riguardo importante il ruolo del movimento femminile. 3. differenze di et: costruiscono categorie sociali soggette a diverse aspettative e caratterizzate da diversi accessi alle risorse. Variano a seconda del contesto (es. in una trib africana lanziano/a ha un ruolo importante). A riguardo importante il concetto di gap generazionale.
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10. la stratificazione sociale Consiste nella distribuzione di individui o gruppi su una scala di posizioni sociali distinte in base al possesso di risorse socialmente rilevanti (prestigio, ricchezza, potere). Approcci: integrazionista (Durkheim, Parsons): visione armonica della stratificazione sociale secondo la quale gli individui accedono alla posizione sociale pi giusta per loro e per la societ. La divisione del lavoro porta gli individui a differenziarsi e ad aver bisogno del contribuito degli altri per soddisfare le proprie esigenze (solidariet organica, Durkheim). Tale visione stata sviluppata da Parsons: il sistema sociale un insieme integrato di status-ruoli, dove lo status indica la posizione sociale dellindividuo mentre il ruolo indica linsieme degli obblighi connessi allo status. E possibile una mobilit individuale (es. investendo nello studio). Tale approccio giustifica lesistenza delle disuguaglianze. conflittualista (Marx): la societ moderna si basa sullo sfruttamento del lavoro operaio da parte della classe borghese. Lunica mobilit sociale possibile quella collettiva, attraverso la rivoluzione. La fonte della stratificazione sociale sono i rapporti sociali nellambito della produzione. come fenomeno multiforme e complesso (Weber): nella stratificazione sociale sono importanti tanto i fattori economici (ricchezza) quanto quelli culturali e simbolici (prestigio e potere). Distingue tre tipi di stratificazione sociale: basato sulle classi economiche, sui ceti e sulla classe politica (lite). Le peculiarit della stratificazione italiana consistono nellinfluenza della famiglia sulle chance di vita dei giovani, nella scarsa mobilit sociale, nella diffusione della forza lavoro indipendente e nei forti contrasti socio-economici interni. Attualmente si assiste ad un aumento della stratificazione sociale cio ad un rafforzamento delle differenze sociali (vedi negli USA). Per alcuni questa accentuazione dovuta alla globalizzazione. 11. la mobilit sociale Consiste nel passaggio di un insieme di individui o gruppi sociali dai gradi pi bassi della stratificazione sociale a quelli pi alti e viceversa. In una societ immobile non c mobilit (es. societ castale dellIndia); in una societ mobile gli individui possono cambiare la loro posizione sociale. La mobilit determinata da istituzioni specifiche che variano a seconda della societ (es. esercito in una societ militare, la scuola in una industriale). La mobilit relativa ad una posizione sociale. Distinzione tra mobilit: orizzontale o verticale: in questultimo caso si distingue in ascendente (migliora lo status) o discendente (peggiora lo status) intragenerazionale o intergenerazionale (tra pi generazioni) occupazionale (riguarda gli occupati) o sociale (pi ampia) assoluta (aperta a tutta la popolazione) o relativa (riguarda determinati gruppi) Sono state effettuate ricerche sulla mobilit sociale (Glass, Blau e Duncan, Golthorpe); la pi importante tecnica per tali ricerche la survey, ossia lindagine campionaria statisticamente rappresentativa delluniverso. Dagli anni 50 listruzione apparsa la causa principale della mobilit sociale ascendente, ma ci impreciso poich le opportunit dipendono anche dallo status occupazionale e culturale dei genitori. parte 4 - il contesto
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12. le coordinate di tempo e di luogo Individuano lo scenario entro cui si collocano le azioni sociali ed i sistemi sociali. Lagire sociale condizionato dalle coordinate di tempo e di luogo, spesso definite come situazioni o contingenze. Contingenze temporali (alcune interpretazioni delle trasformazioni sociali nel tempo): 1. dicotomie: comunit-societ (Tnnies) e solidariet meccanica-solidariet organica (Durkheim), dove si sottolinea una frattura epocale 2. tricotomie: legge dei tre stadi (Comte) e feudalesimo-societ borghese-comunismo (materialismo storico di Marx), dove si individuano due fratture, due rivoluzioni 3. pi fasi temporali diverse: teorie dello sviluppo socio-economico (Turner); problema nel definire sviluppo Contingenze locali: la dimensione simbolica attribuita allo spazio si pu cogliere nei modi di comunicare in intimit o in pubblico. Gli spazi trasmettono messaggi (es. arredo di unabitazione o i quartieri etnici delle metropoli). Le migrazioni periodiche e il pendolarismo sono fenomeni che uniscono aspetti spaziali ad aspetti temporali. La globalizzazione riduce la variabilit spazio-temporale dei fenomeni sociali. Tali variabili sono generali (ogni realt sociale si colloca in un tempo e uno spazio) ma anche specifiche (possono riferirsi ad un contesto specifico). 13. il tempo Il tempo pi pervasivo (si riferisce a molti ambienti) e meno misurabile rispetto allo spazio. Tra la prospettiva filosofica (attenzione ai tempi individuali) e quella fisica (attenzione ai tempi naturali), la prospettiva sociologica privilegia il rapporto tra tempo e societ (tempo sociale o collettivo). La sociologia identifica il tempo come unistituzione sociale (Durkheim): importante la costruzione sociale del tempo (es. calendari, ora legale, ritmi di 24 ore). La societ occidentale sempre stata molto attenta allutilizzo del tempo: regola di San Benedetto, ripartizione tra tempo della preghiera e del lavoro invenzione dellorologio allinizio del XIV secolo. Lo considera una risorsa ed un vincolo; il tempo non adoperato tempo perduto. Tratti della cultura temporale nei sistemi industrializzati: concezione quantitativa del tempo, lineare, continua, economicistica, privilegia la velocit e la programmazione. 14. lo spazio Pu assumere un aspetto concreto (riguarda lesperienza) fatto di punti e distanze, e un significato astratto (riguarda la conoscenza). Per Simmel allaspetto concreto dello spazio si riferisce limportanza della densit di popolazione per la vita dei gruppi (una diade meno stabile di una triade). Per Park (scuola ecologica di Chicago) la vita di una citt influenzata da fattori spaziali come la distribuzione delle case: la vita in periferia implica conseguenze materiali e significati culturali. Distinguiamo: spazio fisico: illimitato, estensione delle tre dimensioni spazio sociale: strutturato, riflette in forme concrete i rapporti tra i membri di un gruppo Spazio fisico e sociale si trovano contemporaneamente in ogni fenomeno spazio-temporale (es. doppia valenza di distanza e di mobilit). spazio privato: livello micro, degli individui, spazi intimi e prossimi spazio pubblico: livello macro, dei grandi gruppi, spazi aperti
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Dicotomia di Habermas: mondo vitale (spazio privato): corrisponde allo spazio della vita quotidiana (es. famiglia) sistema sociale (spazio pubblico): insieme delle attivit impersonali, obiettivi antagonistici a quelli del mondo vitale Due funzioni dello spazio: identificazione: la propria individualit si costruisce in un determinato spazio socializzazione: permette lidentificazione con un gruppo sociale in un dato contesto spaziale Il luogo un piccolo spazio con contenuto profondo e significativo; caratterizza le nostre azioni (es. luoghi di pellegrinaggio). I non-luoghi sono spazi privi di identit, memoria poich sono standardizzati e riprodotti nel mondo (es. aeroporti intercontinentali). Rapporto spazio-agire sociale: lo spazio interferisce sul comportamento di relazione (fa da tramite tra attore e norme sociali) e sottolinea il carattere strutturato anzich casuale dellagire sociale (Giddens). 15. il territorio Lo studio del territorio implica quello degli insediamenti umani, che possono essere urbani o rurali. Quelli urbani (citt) sono un complesso di case strettamente confinanti, cos esteso da impedire la conoscenza personale. Esistono quattro requisiti perch siano definiti urbani: elevato numero di abitanti, elevata densit, forte attrazione economica (centralit), eterogeneit sociale. Lurbanizzazione il processo di concentrazione della popolazione nei centri urbani; inizia nel IV millennio a.C., poi con la rivoluzione industriale si forma la tipica citt industriale. Ora si verificano fenomeni di suburbanizzazione, con il decentramento delle attivit produttive, la preferenza per i sobborghi (ideali per le famiglie) e lo sviluppo delle tecnologie comunicative e delle reti di trasporto. I centri urbani si riciclano come nodi delle reti di comunicazione. Nei paesi poveri si verificano fenomeni inversi, ossia di sovraurbanizzazione, a causa dellabbandono delle campagne per cercare fortuna in citt (es. baraccopoli in Africa). Si ritiene plausibile lesistenza di un legame fra urbanizzazione e modernizzazione: entrambe emancipano luomo ma ne disgregano i legami di solidariet. I modelli urbani di vita causano patologie sociali come delinquenza o solitudine. Si possono legare gli stili di vita urbani alle relazioni societarie e quelli rurali alle relazioni comunitarie. 16. lambiente In generale lambiente ci che sta intorno (concetto olistico, ampio e globale). Lecosistema ambientale ci che sta intorno allorganizzazione sociale. Tra ambiente e societ c reciprocit, sono coesistenti ed interdipendenti: la deforestazione e linquinamento colpiscono sia lambiente che luomo; in rapporto allambiente bisogna quindi osservare fenomeni sociali macro. Oltre agli elementi fisici, nella definizione di ambiente sono compresi gli elementi simbolici e culturali (es. percezione dello spazio e delle risorse). Lecosistema umano, cio il rapporto ambiente-sistema sociale, si basa su quattro variabili: popolazione, organizzazione, ambiente e tecnologia. E un rapporto di reciproca causazione.
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Funzioni dellambiente: fonte di risorse e vincolo. Rappresenta un valore culturale diffuso: fattore di preoccupazione per la propria salute. 17. la globalizzazione E un processo in corso fatto di interconnessioni, caratterizzato da un elevato grado di complessit, incertezza (non si in grado di stabilirne i risultati) e ambiguit. La globalizzazione ha generato il concetto di network society, la quale travalica i confini nazionali. Il superamento dei confini nazionali a cui si assiste pu essere interpretato come: costituirsi del sistema mondo, ununitariet prodotta dallespansione delleconomia mondiale di tipo capitalista costituirsi di una rete di relazioni, una ragnatela globale caratterizzata dalla diversit Esiste anche una componente soggettiva indicata col termine globalismo: consiste nella percezione dei cambiamenti in corso in tutto il mondo attraverso limpiego delle nuove tecnologie (es. cellulari, internet, tv satellitare). La globalizzazione rimanda ad una vecchia questione, quella del rapporto tra universalismo e particolarismo, percepiti antitetici. Tale questione si riflette nel rapporto tra dimensione locale e globale: per risolvere il problema necessaria la loro progressiva interpenetrazione. Lo sviluppo sostenibile ci permette di rispondere ai bisogni delle generazioni attuali senza compromettere i bisogni delle generazioni future; sembra lunica strada di fronte ai problemi creati dalla globalizzazione. riassunto della prima parte del corso da parte del prof Cesareo, 28.01.2002 1. cultura e societ Non esiste societ umana senza cultura. La cultura , in senso antropologico, l'insieme dei valori, norme, modelli di comportamento, tecniche e conoscenze. La cultura la costruzione di rappresentazioni simboliche che danno significato all'agire umano: il soggetto attraverso il processo di socializzazione apprende, trasmette e crea cultura. Le pratiche di rappresentazione simbolica consistono nella costruzione e nell'apprendimento di significati e si concretizzano in due fasi: attribuire significato ad un oggetto (es. bandiera) riconoscere cosa simbolizza l'oggetto (es. nazione) Ogni organizzazione sociale possiede una cultura. 2. strumenti per la sopravvivenza della societ Tutte societ tendono alla sopravvivenza, quindi creano le condizioni per garantire la continuit tra una generazione e l'altra. Le nuove generazioni assicurano la continuit se apprendono la cultura della societ, la interiorizzano e sono capaci di trasmetterla. La continuit garantita da: - processo di socializzazione - controllo sociale 3. processo di socializzazione e controllo sociale Il processo di socializzazione la trasmissione di valori, norme, e sanzioni della societ, che garantiscono al soggetto l'inserimento al suo interno e l'assunzione di un ruolo. Esiste un nesso tra valori, norme, sanzioni. - valori: fini da perseguire intesi come giudizi morali sull'azione (es. valore della vita)
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- norme: prescrizioni di dover essere, specificazione dei valori in termini di comportamenti (es. non uccidere) - sanzioni: premi (positive) e punizioni (negative) che incentivano il comportamento secondo le norme e disincentivano il comportamento difforme dalle norme. Le norme sono i mezzi per raggiungere i fini e si distinguono: - norme formali: regole di comportamento istituzionalizzate (leggi); - norme informali: regole di comportamento condivise, ma non istituzionalizzate. Si distinguono sanzioni formali (es. prigionia) e sanzioni informali (es. emarginazione). Ogni societ prevede meccanismi di controllo sociale, poich gli individui, nonostante il processo di socializzazione, attivano comportamenti devianti rispetto alle norme. Per controllo sociale s'intende la prevenzione e la repressione della devianza. Esso viene esercitato da agenti istituzionalizzati (polizia, magistratura) e da ciascun individuo. Ogni essere umano oggetto e soggetto di controllo sociale.

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