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Capitolo 1

Il paradigma della complessit

La complessit rifiuta di lasciarsi


definire in modo semplice e sbrigati-
vo. Esistono due poli della comples-
sit: un polo empirico, un polo logi-
co. Il polo empirico quello dei
disordini, dell'alea, dei grovigli, delle
inter-retro-azioni nei fenomeni. Il
polo logico quello della causalit
retroattiva, delle contraddizioni inag-
girabili a cui conduce la conoscenza
razionale-empirica, delle indecidibi-
lit in seno a dei sistemi logici, della
complessit dell'identit.
E. Morin, 2002
Il paradigma della complessit 25

La riflessione moriniana sulla complessit ha una genesi di


natura politico-sociale. Morin costretto a una severa autocritica
dagli esiti catastrofici della oggettivazione della filosofia marxiana
del materialismo storico nella realt socio-politica dell'Unione
Sovietica. Egli va alla ricerca delle motivazioni per cui ader allo
stalinismo, accett di piegare le ragioni e la morale individuali alle
esigenze dello sviluppo sociale e collettivo, e sottovalut i tratti
negativi dellideologia e della prassi staliniane (astuzia, terrore e
violenze), classificandoli come epifenomeni assolutamente neces-
sari per realizzare gli ideali universali della comunione e della fra-
tellanza tra i popoli.
E in questo processo di rimeditazione e rigenerazione dellespe-
rienza, che autoriflessivo e autocritico, Morin trasforma lespe-
rienza stessa in una nuova coscienza, che gli permetter un nuovo
cammino.
una lunga itineranza, scandita da riorganizzazioni progressive
del pensiero, le "riorganizzazioni genetiche", l'ultima delle quali, la
terza, a partire dal 1968, lo porter a quella filosofia della comples-
sit che egli stesso chiama "realismo complesso": un pensiero che
si alimenta del princpio di contraddizione, ma non si arresta alla
contraddizione, vive di essa e la trasferisce al pensiero, all'etica e
alla politica.
Non cerca soluzioni nel campo ideologico o socio-politico, avverte
che lerrore prevalentemente, se non essenzialmente, di natura
epistemologica, e nasce

da un modo mutilante di organizzazione della conoscenza,


incapace di riconoscere e di affermare la complessit del reale1.

Morin rompe con lassunto marxiano secondo cui la cultura


un fenomeno derivato della struttura economica della societ,
affermando lesistenza della noosfera o sfera delle idee come realt
immanente a ogni formazione economico-sociale. Essa sorta con
lumanit, gode di vita ed esistenza proprie, popolata da esseri
mentali (le idee) capaci di spingere l'uomo a gesti di straordinaria
grandezza, ma anche ad azioni irrazionali e di morte.

1 E. Morin, Teorie dell'evento, in A. Anselmo, Edgar Morin. Dal riduzioni-


smo alla Complessit, Armando Siciliano, Messina, 2000, p. 12.
26 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

Morin intuisce che non vi pu essere meccanica identificazione tra


luomo e la sua specifica collocazione di produttore. Lessere
uomo nel contempo sapiens e demens, l'effetto singolare dell'atti-
vit conoscitiva, critica, che si esercita anche sugli errori e le illu-
sioni, e per essere costruttiva deve sapere evitare il pericolo della
razionalizzazione che incombe continuamente sullattivit della
mente umana.
Afferma Morin che
Razionalizzazione
La razionalizzazione si crede razionale perch costituisce un
sistema logico perfetto, fondato sulla deduzione o sullinduzione,
ma si fonda su basi mutilate e false, e si chiude alla contestazione
degli argomenti e della verifica empirica2.

dallattivit razionalizzatrice che nasce l'idealismo, la presa


di possesso del reale da parte dellidea, che manipola e soggioga
l'ideatore, il sopravvento del mondo delle idee, la foresta dei
miti", che fa degenerare l'attivit di pensiero cio l'idealit neces-
saria a tradurre il reale in idea.
Il filosofo francese confessa in Autocritica di non essere sfuggito a
questo errore di razionalizzazione. Il marxismo gli apparve come

un sistema di idee che avrebbe potuto articolare le scienze del-


luomo con le scienze della natura e promuovere pertanto, attra-
verso lintegrazione delle conoscenze pi varie, la realizzazione di
un sapere globale3.

Fu posseduto a tal punto da questa idea-mito da fargli misconosce-


re i deliri, le crudelt, le violenze della forma politico-istituzionale
che assunse il marxismo nella Russia sovietica: lo stalinismo.
Per questa ragione Morin ritiene fondamentale una
Transizione
riorganizzazione della struttura stessa del sapere, a
epistemologica
partire da una nuova scienza antropo-sociale, che
si articoli sulla scienza della natura, dunque, in definitiva, una
transizione epistemologica: dal paradigma (perduto) riduzionista
2 E. Morin, I sette saperi necessari all'educazione del futuro, Cortina,
Milano, 2001, p. 29.
3 A. Anselmo, Edgar Morin. Dal riduzionismo alla Complessit, op. cit., p.
17.
Il paradigma della complessit 27

della scienza classica al paradigma della complessit, capace di


articolare la sfera antropo-sociale in quella biologica, ed entrambe
in quella fisica.
Progetto ambizioso quello del filosofo francese, che incontra note-
voli difficolt. Innanzitutto la necessit di un sapere enciclopedico,
poi labbandono del princpio di derivazione cartesiana della
disgiunzione come metodo conoscitivo e in ultimo laffermazione
di un nuovo princpio epistemologico: il collegamento opposto alla
disgiunzione, cio laffermazione del princpio di circolarit della
relazione physis-antropo-sociologia, che Morin stesso considera un
paradosso logico, per cui parla opportunamente di un

triplice muro: il muro enciclopedico, il muro epistemologico, il


muro logico4,

che tuttavia si prepara a superare nel passaggio dal pensiero all'a-


zione.

4 E. Morin, Il Metodo 5. La natura della natura, Cortina, Milano, 2001, p. 7.


28 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

1.1 La transizione epistemologica: ordine e disordine

Sar proprio dal mondo delle scienze della natura (fisica,


cosmologia e biologia), quello stesso che pretendeva di dettare alle
altre scienze i paradigmi epistemologici per l'indagine dei fatti e
dei fenomeni sociali, che arriveranno il cambiamento e la mutazio-
ne.
Molto opportunamente Annamaria Anselmo in Edgar Morin. Dal
Riduzionismo alla Complessit, parla di questo evento come di un
paradosso. Mentre da parte delle scienze sociali, infatti, si prende a
modello il metodo investigativo delle scienze della natura, in parti-
colare della fisica, e si cerca di estenderlo, con scopi predittivi, ad
ambiti ancora pi complessi del reale, come la sfera antropo-socia-
le, dallinterno stesso della fisica e della biologia emerge la critica
al teorema di investigazione riduzionista-meccanicistico-causali-
sta. Si realizza, in buona sostanza, quella che Thomas Kuhn chia-
ma crisi epistemologica, un mutamento di impostazione conosci-
tiva che sostituisce il vecchio paradigma col nuovo: la comparsa
del disordine nellordine cosmico della legge eterna ed universale,
che la modernit aveva a sua volta sostitutito alla Legge
dellEterno.

Il pilastro fisico dellOrdine era rosicchiato, minato dal secon-


do princpio. Il pilastro microfisico dellOrdine era crollato.
Lultimo e supremo pilastro, quello dellordine cosmologico, crolla
a sua volta. In ognuna delle tre scale in cui consideriamo
lUniverso, la scala macrocosmica, la scala microfisica, la scala
della nostra <<fascia intermedia>> fisica, spunta il disordine per
rivendicare audacemente il trono che occupava lOrdine5.

Lorologio delluniverso si , dunque, inceppato, sostiene


Morin. Lordine che consentiva di unificare sotto la medesima
legge universale (la gravitazione) tutti i fenomeni terrestri e celesti,
si rompe. Una sacca di disordine genesico e organizzatore entra nel
cuore stesso dellordine fisico-meccanico: nella macro-fisica attra-
verso il princpio di degradazione dellenergia e i nuovi sviluppi
della termodinamica, a livello microfisico tramite la meccanica

5 Ivi, p. 42.
Il paradigma della complessit 29

quantistica di Planck e di Heisenberg, in cosmologia veicolate


dalle teorie dellespansione delluniverso messe in luce da Edwin
Powell Hubble.
Entropia e Fu Ludwig Boltzmann (1844-1906) ad annuncia-
termodinamica re la morte termica delluniverso, come conse-
guenza del secondo princpio della termodinamica
o dellirreversibilit dei fenomeni naturali, per cui la progressiva
dissipazione delle energie potenziali presenti nel sistema universo
porterebbe ad una crescita costante e continua di entropia, cio
alla degradazione totale dellenergia universale e alla totale inabi-
lit a svolgere lavoro.

Tutti i tentativi di salvare luniverso da questa morte termica


afferma Boltzmann - non hanno avuto successo. E per non suscita-
re aspettative che io non posso soddisfare, voglio dire subito che
anchio non far alcun tentativo del genere6.

Il fisico austriaco sviluppa la sua analisi a livello di sistema e di


organizzazione di micro-unit (le molecole di gas), ricorrendo ai
princpi della probabilit statistica. Se infatti laumento di calore
non altro che un aumento della agitazione termica delle molecole
e lenergia (termica) il movimento disordinato di queste moleco-
le, se ne deduce che ogni crescita di entropia corrisponde a una
crescita del disordine interno del sistema.
Disordine e Lentropia, dunque, introduce, secondo Morin, non
probabilit solo il princpio di degradazione energetica, bens
quelli ben pi importanti di disordine e di proba-
bilit, per cui il grado di disordine di un sistema collegato alla
crescita entropica. Inoltre, data laltissima configurazione del siste-
ma, si pu concludere che le configurazioni probabili sono proprio
quelle disordinate7.
6 L. Boltzmann, Modelli matematici fisica e filosofia, Universale Bollati
Boringhieri, Torino, 1999, p. 35.
7 Spieghiamo il concetto di ordine e come esso sia improbabile, ricorrendo
ad una simulazione. Consideriamo tre palline numerate in un sacchetto,
estraiamole una ad una, avremo sei possibili combinazioni cio 3!=1x2x3=6.
Distinguiamo come ordinata la sequenza 123, come disordinate tutte le altre:
213, 312, 132, 231, 321. La probabilit che esca la sequenza ordinata 123
di 1/6, che esca una disordinata di ben 5/6. Se aumentiamo le palline a 4,
30 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

Lentropia indica la direzione degli eventi ed contestualmente


tendenza e misura del disordine cui tendono tutti i sistemi o gli
esseri organizzati. E se, come dimostra Prigogine, dalla disorganiz-
zazione possono nascere ordine ed organizzazione ( il caso speci-
fico dei sistemi biologici), ci non contraddice affatto questo
princpio della termodinamica. Lorganizzazione dei sistemi biolo-
gici nasce a spese dellentropia dellambiente circostante.
Larticolazione, cio, tra sistemi chiusi e sistemi aperti porta a
concludere che la neghentropia (diminuzione di entropia) di un
sottosistema che si organizza a partire dal disordine, avviene a
spese dellentropia complessiva delluniverso, che aumenta.
Conclude Morin che una dimensione di degradazione e di disper-
sione connaturata alla natura, cos come nata e si sviluppata a
partire dalla catastrofe, e in ci risiede il princpio cosmologico di
complessit della physis:

luniverso un apprendista sistema che si sbriciola e si frazio-


na nello stesso momento in cui si costituisce, un processo che
attraverso le sue metamorfosi prolifera sotto forma di polisistemi e
di arcipelaghi di sistemi (le galassie, i sistemi solari), ma che per
questi tratti si trova privo di organizzazione sistemica dinsieme8.

Uno ad uno, secondo il filosofo francese, crollano dunque i


pilastri dellordine cosmico. Dopo il secondo princpio tocca alla
microfisica (latomo).
Meccanica
Accanto alla fisica classica, sorgono due nuove
quantistica
interpretazioni pi generali: la fisica quantistica e
la fisica relativistica. Luna valida per le piccole
dimensioni, laltra per le grandi velocit; dimensione e velocit
avremo 4!=1x2x3x4=24 possibili combinazioni. Se aumentiamo a 5 e poi a 6
avremo rispettivamente 120 e 720 combinazioni. Nel secondo caso avremo
1/24 di possibilit a fronte di 23/24. Al crescere della complessit del sistema
diminuiscono le possibilit di una configurazione ordinata. Situazione che
chiaramente applicabile ai gas, ove improbabile che miliardi di molecole,
naturalmente e senza intervento esterno, si trovino ad agire tutte nella mede-
sima direzione. La possibilit di avere spontaneamente una configurazione
ordinata non impossibile ma molto improbabile. I fenomeni naturali evol-
vono dallorganizzazione alla disorganizzazione, dallordine al disordine.
8 E. Morin, Il Metodo 5. La natura della natura, op. cit., p. 76.
Il paradigma della complessit 31

diventano le coordinate di applicazione delle teorie. La teoria clas-


sica newtoniana diventa un caso limite; essa pu essere validamen-
te applicata solo a grandi dimensioni e piccole velocit.
Sincaricher Max Planck (1858-1847) di dimostrare la disconti-
nuit della struttura atomica che Rutherford vedeva continua e
aveva assimilato a un piccolo sistema solare, con lintroduzione
del quanto di energia. Si introduce il concetto di fotone per spiega-
re la natura corpuscolare della luce, che va a integrare l'altra teoria,
quella ondulatoria.
La particella elementare gode di una doppia complessa "persona-
lit", si scompone e si indetermina: ora corpuscolo, ora onda.
Perde i suoi caratteri dordine (massa, localizzazione, stabilit,
regolarit) e diviene disordine, evento aleatorio. Per questo disor-
dine

completamente differente dal disordine connesso al secondo


princpio della termodinamica. Non un disordine di degradazio-
ne e di disorganizzazione. un disordine costitutivo che fa parte
necessariamente della physis, di ogni essere fisico. Fa parte ma
in che modo? dellordine e dellorganizzazione sebbene non sia
n ordine n organizzazione9.

Morin coglie in tutta la sua portata linteresse epistemologico


della meccanica quantistica. Se dal secondo princpio ci arriva il
concetto di disordine e di morte, la microfisica ci apporta il concet-
to di disordine genesico e di creazione, non pi come scarto del
reale ma in quanto parte costitutiva del suo tessuto connettivo.
Strutture grazie al lavoro di Ilya Prigogine (1917-2003),
dissipative fisico e chimico di origine russa, nel campo della
nuova termodinamica, che Morin pu sostenere la
tesi del carattere genesico delle devianze, delle perturbazioni e
della dissipazione. Organizzazione ed ordine, che danno vita alla
struttura, possono nascere da eventi aleatori, dal disordine e dalla
dissipazione di energia. Ecco introdotto, allora, il concetto di
struttura dissipativa.
I sistemi, sostiene Prigogine, scambiando energia con lambiente,
producono entropia, ma sono nel contempo capaci di auto-struttu-

9 Ivi, p. 40.
32 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

rarsi, acquisendo forme organizzative nuove. Dunque ordine e


disordine non sono solo elementi antagonisti, ma agiscono secondo
un princpio di complementariet, che d origine a un nuovo e pi
elevato livello di organizzazione.
In definitiva, secondo Morin, ordine e organizzazione possono
nascere dal disordine. Ci vale, anche e soprattutto, per i sistemi
viventi o "automi naturali".
Conclude Morin dunque che creazione, essere, organizzazione e
morte sono fenomeni intimamente connessi.
I vortici di Bnard (fisico francese), opportunamente richiamati da
Prigogine quale esempio di modello genesico di organizzazione da
disordine e instabilit, non sono di per s sufficienti a dimostrare la
tesi di Morin che sarebbe possibile

esplorare lidea di un universo che costituisce il suo ordine e la


sua organizzazione nella turbolenza, nellinstabilit, nella devian-
za, nellimprobabilit, nella dissipazione energetica10.

Una terza, grande rivoluzione nel pensiero necessaria per sup-


portare la complessit della posizione teoretica moriniana. Questa
rivoluzione giunge a Morin dalla nuova cosmologia.
la nuova Il vecchio universo, quello di Keplero, di Galileo,
cosmologia di Copernico e di Newton era un universo freddo e
chiuso nella sua legge eterna, fatta di misura, equi-
librio, ordine. Il nuovo universo, luniverso che parte da Hubble
(1889-1953), un cosmo di fuoco, di spreco, di squilibrio, di caos,
un universo policentrico, retto da ordine mischiato a disordine.
Lo scenario ipercomplesso di questo universo sono la disintegra-
zione organizzatrice della cosmogenesi, il gioco delle interazio-
ni relazionali, la dialettica tetralogica dei suoi termini (disordi-
ne, interazioni, ordine, organizzazione), la dialogica ordine/disor-
dine, il tempo complesso, il soggetto-concettore nel suo rapporto
con loggetto conosciuto.
Luniverso hubbleiano un universo in continua espansione e in
progressivo raffreddamento. Stelle e galassie si allontanano nello
spazio-tempo originato da una grande esplosione, il Big bang, frut-
to della singolarit aporetica iniziale: linfinit della densit e della

10 Ivi, p. 44.
Il paradigma della complessit 33

temperatura. La sintesi dei nuclei (microgenesi), la formazione


delle galassie (macrogenesi) e laccensione delle stelle sono il
risultato di un multiforme disordine, di una multiforme inegua-
glianza cosmogenetica: del calore, dei movimenti, delle turbolen-
ze, delle collisioni, delle rotture, delle esplosioni.
La Il Big bang, sostiene Morin, se da una parte evoca
Catastrofe lidea dellesplosione, dallaltra insufficiente a
spiegare la problematicit complessa della cosmo-
genesi. Egli preferisce parlare di catastrofe, prendendo il termine
a prestito dal matematico Ren Thom. La sostituzione dellidea di
Big bang con quella di catastrofe non solo un artificio linguistico.
Morin sottolinea come la catastrofe evochi, a differenza del Big
bang, lidea della rottura ma anche del cambiamento, e ci permetta
di cogliere, contemporaneamente, la disintegrazione e la genesi:

lidea di catastrofe, pur contenendo in s lidea di un evento


esplosivo, si identifica con linsieme del processo metamorfico
delle trasformazioni disintegatrici e creatrici. [] e questa cata-
strofe continua ancor oggi. Lidea di catastrofe inseparabile da
tutto il nostro universo11.

a partire dalla e nella disintegrazione che il cosmo auto-costrui-


sce la sua complessa struttura.
Dal disordine nasce, dunque, un nuovo ordine,
Interazioni secondo un gioco che Morin chiama delle intera-
zioni tra corpi, oggetti, fenomeni e sistemi, e que-
sto gioco interazionale si fa pi complesso nel passaggio dai singo-
li elementi al sistema.

Linterazione diventa cos la piattaforma girevole fra disordine,


ordine e organizzazione12.

Sono, perci, questi vincoli le leggi universali che conferiscono


coesione al nucleo atomico (la forza nucleare forte), stabilit alle
galassie (la forza gravitazionale), che connetteno gli elettroni ai
nuclei (le interazioni elettromagnetiche). Universali, sostiene

11 Ivi, p- 47.
12 Ivi, p. 56.
34 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

Morin, nel senso pieno del termine. Valide non al di fuori del
tempo e dello spazio, bens nel tempo-spazio originato dalla cata-
strofe, dunque, universali perch il loro campo di applicazione
questo universo:

allorigine delle leggi universali si trovano la singolarit del


cosmo e il suo carattere contingente! Tali leggi sono universali
proprio in questo senso singolare: valide esclusivamente per il
nostro universo. Un altro universo, nato in condizioni differenti,
obbedirebbe ad altre leggi13.

Ordine e Lordine e lorganizzazione nascono, dunque, dal


disordine disordine. Morin mutuandolo da von Foerster e dal
suo princpio order from noise, introduce il
princpio di organizzazione tramite il disordine, per dimostrare
come a partire da determinati vincoli (propriet di forma e costitu-
zione), attraverso interazioni selettive (interazioni nucleari, gravi-
tazionali, magnetiche, elettromagnetiche), eventi casuali (collisio-
ni, incontri, turbolenze), si co-produce disordine ma anche orga-
nizzazione, e questa, una volta prodotta, resiste a un gran numero
di spinte e disordini possibili.
Morin estende questa teoria cosmogenetica alla biologia e agli
esseri viventi e dimostra come levento improbabile ma necessario
alla morfogenesi la costituzione dellatomo di carbonio a partire
dalla collisione, in un tempo infinitamente piccolo, di un terzo
atomo di elio, che riunisce i primi due che si sfuggono. E anche
nellautoma vivente, una volta costituitosi per effetto del caso,
lorganizzazione diventa stabile e resistente al disordine.
Riepilogando si pu affermare che la physis si costituisce, si
dispiega e si organizza a partire dalla concorrenza/complementa-
riet ordine/disordine, attraverso lazione regolatrice delle intera-
zioni, nella catastrofe organizzatrice che Morin chiama caos:

Caos esattamente ci che inseparabile nel fenomeno bifron-


te tramite il quale lUniverso contemporaneamente, si disintegra e
si organizza, si disperde e si costituisce attorno a molti nuclei14.

13 Ivi, p. 54.
14 Ivi, pp. 62-63.
Il paradigma della complessit 35

Ma tutti e quattro gli elementi: disordine, interazioni, ordine, orga-


nizzazione non vanno ipostatizzati e letti singolarmente. Ciascuno
parte del tutto, ognuno assume rilevanza e funzione nellintera-
zione con laltro, sono termini contestualmente antagonisti e com-
plementari, la cui significanza strutturale e organizzativa, quindi,
formano un anello tetralogico.
Anello Ecco il princpio cosmologico immanente di tra-
tetralogico sformazione e organizzazione della physis, la-
nello tetralogico:
ordine - disordine - interazione - organizzazione.
Lordine non pi assoluto e ontologico come nello schema
interpretativo newtoniano, ma creato dalle condizioni singolari
delluniverso ed in divenire; esso, inoltre, in relazione dialogica
con il disordine. Il "princpio dialogico", sesto tra i princpi del
realismo complesso, mutuato dalla filosofia eraclitea dell'antagoni-
smo/complementariet della vita e della morte, per Morin una
categoria derivata dalla dialettica. Egli definisce dialogicit la con-
dizione simbiotica di due diverse logiche che si combattono, si
parassitano, si oppongono e si completano vicendevolmente.
Mentre, per, la dialettica fenomenica, il dialogo princpio di
relazione tra princpi, relazione al tempo stesso concorrenziale e
complementare, antagonista e incerta. Ogni teoria infatti, afferma
Morin,

Dovrebbe non basarsi sull'ordine o sul disordine come su un


pilastro ontologico o trascendente, ma produrre correlativamente
le nozioni di ordine, di disordine e di organizzazione15.

Il nuovo mondo che si dischiude alla post-modernit cessa di esse-


re newtoniano per divenire autenticamente shakespeariano. una
multi-rappresentazione, e vi si rappresenta la tragedia della predi-
zione del secondo princpio della termodinamica: la morte termica
delluniverso, ma nel contempo lepica dei processi di ordine e di
organizzazione strutturale che possono essere colti solo da un pen-
siero non disgiuntivo ma transdisciplinare.
Concetto Allentropia intesa nellaccezione moriniana di legge
di tempo cosmologica dobbiamo anche un contributo fonda-

15 Ivi, p. 90
36 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

mentale nella rivalutazione del concetto di tempo. Il concetto


classico riposa su due dogmi della scienza classica, che negano il
concetto di tempo in divenire: il princpio della reversibilit e
quello della riproducibilit.
Affermata la certezza dellirreversibilit dei fenomeni naturali,
dispiegatosi il paradigma della non riproducibilit degli esperimen-
ti in biologia e nelle scienze sociali, viene meno la nozione stessa
di tempo assoluto, cos come si cristallizzato in Newton. La
freccia del tempo non pi bi-direzionale, ma uni-direzionale.
Va dallordine al disordine, dallentropia minore a quella maggio-
re, dal passato al futuro senza ritorno.
Morin afferma la complessit del tempo, il tempo che scorre, il
tempo complesso che segna la storia in quanto la materia ha una
storia:

Il grande tempo del Divenire sincretico. []. Esso mischia in


s, in maniera diversa, questi tempi diversi nei suoi flussi e nei
suoi grovigli, []. La complessit del tempo reale sta in questo
ricco sincretismo. Tutti questi diversi tempi sono presenti, agisco-
no e interferiscono nellessere vivente e beninteso nelluomo: ogni
vivente, ogni uomo porta in s il tempo dellevento/accidente/cata-
strofe (la nascita, la morte), il tempo della disintegrazione (la
senescenza che, attraverso la morte conduce alla disintegrazione),
il tempo dello sviluppo organizzativo (lontogenesi dellindividuo),
il tempo della reiterazione (la ripetizione quotidiana, stagionale,
dei cicli, dei ritmi e dellattivit), il tempo della stabilizzazione
(omeostasi)16.

Soggetto Il passaggio graduale da un pensiero disgiuntivo ad un


conoscente pensiero contestuale, o, in altri termini, la transizione
da una scienza obiettiva ad una epistemica, pone irri-
mediabilmente il problema del rapporto conoscenza-conoscente
e conduce ad un altro dei temi fondamentali della teoria della com-
plessit: il tema del soggetto-conoscente, nel liguaggio moriniano,
soggetto-concettore.
Un tema che la scienza classica cartesiana e galileano-newtoniana
aveva esorcizzato, ricorrendo allespediente della conoscenza

16 Ivi, p. 98.
Il paradigma della complessit 37

obiettiva, come copia esatta e fedele della realt, che riposa su un


postulato filosofico che Wolfgang Pauli (1900-1958), fisico
austriaco, riferendosi alle note posizioni di Albert Einstein di rifiu-
to del princpio di indeterminazione, chiama

idea (o ideale) dell'osservatore distaccato17.

Principio di Lideale cartesiano della conoscibilit del reale


indeterminazione viene invalidato dal princpio dindetermina-
zione18 di Werner Heisenberg (1901-1976), e,
conseguenzialmente, vengono posti due princpi fondamentali

17AA. VV., Wolfgang Pauli fra fisica e filosofia, a cura di G. Gembillo e G.


Giordano, Armando Siciliano, Messina, 2001, p. 84.
18 Afferma Heisenberg in Principi di meccanica quantistica: La nostra
descrizione abituale della natura e particolarmente il pensiero di una rigorosa
Causalit negli eventi della natura riposano sullammissione che sia possibile
osservare il fenomeno senza influenzarlo in modo sensibile. [] Nella fisica
atomica tuttavia a ogni osservazione connessa in generale una perturbazio-
ne finita e fino ad un certo punto incontrollabile, cosa questa che era da
attendersi fin da principio nella fisica delle pi piccole unit esistenti. Poich
daltra parte ogni descrizione spazio-temporale di un evento fisico legata
ad unosservazione dellevento, ne segue che la descrizione spazio-temporale
degli eventi da un lato e la classica legge causale dallaltro, rappresentano
due aspetti complementari, escludendosi a vicenda, degli avvenimenti fisici.
in sostanza impossibile effettuare sperimentazioni nel campo sub-atomico,
senza alterare lo stato delle grandezze misurate. Sicch impossibile cono-
scere simultaneamente, nel corso di una determinazione sperimentale, i valo-
ri di due grandezze coniugate (la posizione e la sua quantit di moto prodotto
di massa per la velocit) di una particella sub-atomica", cit. in N.
Abbagnano, Dizionario di filosofia, Utet, Torino, 1993, pag. 122.
Efficacemente esemplifica Enzo Tiezzi il modello in Tempi storici e tempi
biologici, Garzanti, Milano, 1984, pag. 54: Supponiamo di volere determi-
nare la traiettoria e la velocit di un proiettile. Se si usano molti schermi
(perforati dal proiettile) che indicano la sua traiettoria nello spazio, si modifi-
cher la velocit dello stesso che alla fine risulter falsata. Con infiniti scher-
mi lerrore sulla traiettoria (coordinate) sar nullo, ma lerrore sulla velocit
sar elevatissimo. Viceversa con zero schermi lerrore sulla velocit sar
nullo, ma non si sapr niente sulla traiettoria.
38 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

della epistemologia della complessit: le conoscenze scientifiche


sono limitate e approssimate e lincertezza razionale un princpio
regolatore dellattivit conoscitiva.
Il princpio di indeterminazione pone, dunque, il problema del sog-
getto in termini nuovi:

Lassenza di un punto di vista oggettivo afferma Morin fa


allora sorgere la presenza del punto di vista soggettivo in ogni
visione del mondo19.

Il soggetto parte integrante del processo di conoscenza (princpio


settimo). La conoscenza ricostruzione della realt a partire dal
soggetto, situato nel tempo e nella cultura.
Ma la soggettivit di cui parla il filosofo francese non la soggetti-
vit degradata dei fantasmi degli idola baconiani, ma la coscien-
za dei limiti dellintelletto osservatore, che interrogandosi su s e
sulla realt fuori di s, sa rendere lincertezza fermento della cono-
scenza complessa, e scopre, cammin facendo, che

non solo lumanit a essere un sottoprodotto del divenire


cosmico, [ma] anche il cosmo un sotto-prodotto di un divenire
antropo-sociale20.

Il proposito di Morin , in definitiva, la ricerca delle nuove leggi


della natura (la natura della natura), la cui intellegibilit legata
alla capacit (un metodo) di cogliere le complesse articolazioni
Oggetto/Soggetto, Natura/Cultura, Physis/Societ.

19 E. Morin, Il Metodo 1. La natura della natura, op. cit., p. 100.


20 Ivi, p. 103.
Il paradigma della complessit 39

1.2 Dal disordine all'organizzazione

Il cuore della physis, come emerge dal mutamento del paradig-


ma epistemologico, l'organizzazione, che assente nella scienza
classica ma straordinariamente centrale nella nuova epistemologia.
La concezione della conoscenza tipica della scienza dell'ordine
portava inevitabilmente a sostenere un concetto di oggetto come
unit elementare, dotata di realt oggettiva, determinata dalle sue
qualit fisico-chimiche, posizione e velocit, massa ed energia,
leggi di relazione fra gli enti, e tralasciava il concetto di organizza-
zione che nasce, invece, dal princpio di interrelazione.
La svolta epistemologica conduce, invece, alla crisi del concet-
to di oggetto e alla sua sostituzione con quello di sistema.
Dalla termodinamica alla microfisica alla cosmologia, ovunque
emerge il princpio sistemico ed organizzazionale, come impian-
to fondamentale della natura. La cellula vivente, il nucleo dell'ato-
mo, il sole, le stelle e le galassie, ma anche le micro e le macro
organizzazioni sociali, costituiscono sistemi e poli-sistemi.
Neppure l'essere umano si sottrae a questo destino. La sua vera
natura di essere un sistema di cellule, dentro uno di molecole, a
sua volta interno a uno di atomi, organizzato nello spazio di inter-
relazione con gli altri sotto-sistemi del sistema sociale, all'interno
di un ecosistema naturale, dentro un sistema solare che interno, a
sua volta, a quello galattico.
Il sistema semplice chiamato oggetto solo una semplificazione
didattica:

Il sistema ha preso il posto dell'oggetto semplice e sostanziale,


e si oppone alla riduzione ai suoi elementi, la catena di sistemi di
sistemi spezza l'idea di oggetto chiuso e autosufficiente. I sistemi
sono sempre stati trattati come oggetti: d'ora in poi si tratta di
considerare gli oggetti come sistemi21.

Sistema Ma cos' un sistema? si chiede Morin. Il sistema il


carattere fenomenico dell'organizzazione dei processi
di interazione fra le parti, che nell'organizzazione medesima assu-
mono le funzioni di interrelazione, per cui esso "un'unitas muli-

21 Ivi, p. 112.
40 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

plex", che possiede alcune caratteristiche fondamentali.


complesso perch coniuga unit e molteplicit; emergente
perch ha qualit nuove rispetto alle propriet delle singole parti;
sa organizzare la differenza, cio sa trasformare le diversit in
unit e contemporaneamente creare diversit dall'unit; sa organiz-
zare gli antagonismi.
l'emergere di propriet assolutamente nuove nel processo orga-
nizzazionale che porta all'unitas multiplex, e fa cogliere a Morin
che il princpio ologrammatico che regola il funzionamento
delle organizzazioni complesse. Se per il princpio sistemico

il tutto pi della somma delle parti" e nel contempo "il tutto


meno della somma delle parti", l'ologramma, invece, il princpio
per cui il tutto scritto nella singola parte, cos come ad esempio
"la societ presente in ogni individuo, nella sua interezza, attra-
verso il suo linguaggio, la sua cultura e le sue norme22.

L'emergenza perci ha carattere fenomenico, che deve essere


osservato.
Val la pena di soffermarsi sull'interessante applicazione del concet-
to di emergenza alla sfera antropologica: l'unitas multiplex uomo.
Egli afferma che la coscienza umana, prodotto delle interazioni
biologia/cultura, si manifesta in forma epifenomenica: superficiale
e profonda, fragile e resistente, appare e scompare, abbaglia e si
spegne. Tuttavia, se pu sembrare epifenomeno per l'altalenante
manifestazione tra opposti, essa, in realt, anche fenomeno prin-
cipale, perch legata alla pi straordinaria e globale qualit del cer-
vello: l'autoriflessione che permette il costituirsi dell'ego.
La coscienza , dunque, una

qualit dotata di potenzialit organizzatrici, in grado di retroa-


gire sull'essere stesso, di modificarlo, di svilupparlo23.

Da queste considerazioni Morin trae un princpio di interesse


metodologico generale: bisogna abbandonare una lettura di tipo
gerarchico del rapporto struttura/sovra-struttura, a favore di un'al-
22 E. Morin, La testa ben fatta. Riforma dell'insegnamento e riforma del
pensiero, op. cit., p. 97.
23 E. Morin, Il Metodo 1. La natura della natura, op. cit., p. 124.
Il paradigma della complessit 41

tra che ci consenta di leggere il feed-back organizzazionale in


quella forma complessa dalla quale emerge che la struttura e la
sovra-struttura sono, nel contempo, causa e ed effetto l'una dell'al-
tra.
Si tratta di un tema gi presente nel Morin di Il vivo del soggetto
(1969) e di Autocritica (1970). Il filosofo francese, nello sforzo
autocritico e autoriflessivo, rimprovera a Marx di avere una conce-
zione ristretta dell'uomo, mancando, in tal concezione, la dimen-
sione psicologica e di aver misconosciuto il ruolo decisivo dell'im-
maginario.
Dalla persona umana alla societ il passaggio conseguenziale.
Attraverso un articolato sillogismo, che investe i concetti di infra e
sovra-struttura, di scienza e tecnica, di forze produttive o sviluppo
tecnico-economico, di immaginario e sogno, evidenzia che

La tecnica, che rivoluziona le forze produttive e quindi la


societ intera, anche figlia dell'immaginazione24,

quindi della scienza, che per il suo rapporto dialettico con la tecni-
ca, non solo sovrastruttura, ma si situa nel cuore stesso dell'infra-
struttura.
La dialettica struttura-sovrastruttura non pu essere di tipo lineare.
Va complessificata:

Dobbiamo chiudere ad anello la dialettica ai due estremi, il


sogno e l'utensile25.

Morin sancisce, in tal modo, la irriducibilit della societ ai soli


rapporti di produzione economica. Si dichiara marxista in quanto
riconosce l'originalit di quel metodo critico che permette di
cogliere il nesso e i rapporti tra infrastrutture e divenire, ma certa-
mente non marxista, perch rifiuta il marxismo come sistema tota-
litario che pretende di imprigionare la realt in una concezione uni-
versale:

il materialismo storico non ha potuto evitare di minimizzare il

24 E. Morin, Autocritica, Moretti & Vitali, Bergamo, 19911, p. 202.


25 E. Morin, Il vivo del soggetto, Moretti & Vitali, Bergamo, 1998, p. 88.
42 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

problema stesso del rumore e del furore, delle follie, ecc., cio il
carattere profondamente nevrotico della storia umana; mostrando
che lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo determinato dai rapporti
di produzione, ha quasi dimenticato che i rapporti di produzione
sono anch'essi determinati dallo sfruttamento, cio da una struttu-
ra nevrotica dei rapporti tra uomo e uomo26.

Ma ritorniamo alla physis. Morin rileva un'altra caratteristica fon-


damentale del sistema. Esso regolato, come ha ben mostrato Von
Bertalanffy, dall'armonia e dal conflitto, dall'organizzazione e dal-
l'antiorganizzazione, dalla complementariet e dalla conflittualit.
Da ci ne deriva un altro princpio fondamentale della physis:

non vi organizzazione senza antiorganizzazione27.

Il sistema stella, ad esempio, il risultato organizzazionale di due


processi antagonistici: uno di natura implosiva al centro del siste-
ma, l'altro esplosivo che riguarda l'inviluppo della stella stessa.
Implosione del nucleo ed esplosione dell'inviluppo sono, dunque,
le cause dell'evolversi organizzazionale del sistema.
C' voluta la rivoluzione epistemologica delle scienze della natura
(microfisica, macrofisica, biologia molecolare, cibernetica) per
ripudiare il princpio di semplificazione, come modello conoscitivo
della realt, a favore dell'idea dell'antagonismo/complementariet,
come princpio di complessit del reale.
Questo princpio, gi affermato in filosofia da Eraclito, da Hegel,
da Marx e da Niccol Cusano, deve diventare il centro della nuova
scienza:

La complessit sorge dunque nel centro dell'Uno come relati-


vit, relazionalit, diversit, alterit, duplicit, ambiguit, incer-
tezza, antagonismo nel contempo, e nell'unione di queste nozioni
che sono complementari, concorrenti ed antagonistiche. Il sistema
l'essere complesso che pi, meno, altro da se stesso. nello
stesso tempo aperto e chiuso. Non vi organizzazione senza
antiorganizzazione. Non vi funzionamento senza disfunzione28.

26 E. Morin, Autocritica, Moretti & Vitali, Bergamo, 19911, pp. 202-203.


27 E. Morin, Il Metodo 1. La natura della natura, op. cit., p. 138.
28 Ivi, p. 169.
Il paradigma della complessit 43

1.3 La macchina e il vivente

Esseri- La physis popolata di famiglie di esseri-macchine


macchine (Morin ne individua quattro: il sole o archi-macchina,
le proto-macchine, le macchine cibernetiche, i viven-
ti), che partecipando della sua organizzazione ipercomplessa, l'ac-
crescono, la moltiplicano, la complessificano. Alla base di questo
processo vi sono la competenza organizzazionale e la capacit di
produrre trasformazione a partire dai materiali naturali. Morin
chiama poietici questi esseri, proprio per sottolineare la loro capa-
cit di produrre esistenza:

La macchina quindi un essere fisico prassico, capace cio di


effettuare le sue trasformazioni, produzioni o prestazioni in virt di
una competenza organizzazionale29.

Il fine di Morin spiegare la vita, ma intende ancorare il suo con-


cetto di essere vivente alla physis; per questo prima di esaminare
tra i differenti tipi di macchine cerca ci che li unisce. E ci che
unisce le proto-macchine (il sole e le stelle), i motori selvaggi (vor-
tici e mulinelli), gli esseri viventi e le societ sono proprio i con-
cetti di lavoro, prassi, produzione e trasformazione.
L'essere vivente nasce, per il filosofo francese, dalla generale
famiglia delle macchine e, pur non riducendosi al concetto di mac-
china, tuttavia, esso comporta e ingloba in s l'idea di macchina e
tutte le sue caratteristiche.
La vita La vita , dunque, anch'essa un processo che Morin
chiama "poli-macchinale", che ha insieme i caratteri
della produzione e dell'auto-produzione. E il concetto Morin lo
estende anche alle interazioni tra individui, cio alla societ, che
nasce e si sviluppa da questo processo omeostatico di retroazioni e
regolazioni, con l'apparire della cultura, ma soprattutto con la
nascita del linguaggio:

la grande rivoluzione dell'ominidizzazione non soltanto la


cultura, la costituzione di questa macchina-linguaggio, dall'or-
ganizzazione estremamente complessa (la "doppia articolazione"

29 Ivi, p. 180.
44 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

fonetico/semantica), che, all'interno della macchina antropo-


sociale, totalmente e multiplamente ingranata a tutti i suoi proces-
si di comunicazione/organizzazione, necessaria alla sua esisten-
za come ai suoi sviluppi30.

Morin intende cos riabilitare il concetto di fisico, degradato dalla


scienza classica, senza cadere per nell'errore opposto: la riduzione
del bio-sociale al fisico. Anzi ribadisce fermamente tale irriducibi-
lit, sia pure in un nuovo quadro concettuale che lega il bio-sociale
al fisico, non per la comunanza della materia, bens sull'idea di
organizzazione attiva.
L'esame della genealogia logico-evolutiva delle macchine, con-
duce Morin a considerare, come ultimo prodotto, la macchina-
cibernetica. A quest'artefatto socio-antropologico manca la "gene-
rativit organizzazionale", che propria delle macchine fisiche,
biologiche e sociali, le sole capaci di auto-riprodursi, auto-riparar-
si, auto-generarsi. E dal confronto macchina fisico-bio-sociale e
artificiale sorge, in Morin, un nuovo concetto: il s. Scrive Morin:

E di colpo siamo indotti a far sorgere una nozione sconosciuta


nella macchina artificiale: essa ha essere, non ha s. Il s nasce
nella produzione e nell'organizzazione permanenti del suo proprio
essere31.

Morin arriva a stabilire le caratteristiche del vivente, singolo ed


associato, riesaminando il percorso logico-evolutivo che dalle
archi-macchine, attraverso il motore selvaggio conduce al vivente,
e da questo all'artefatto cibernetico. E introduce, in questo percorso
a ritroso, due importanti princpi: il princpio dell'anello ricorsivo
o ricorsione e il princpio di autonomia/dipendenza.
La ricorsione il quarto princpio guida: fondamento
Ricorsione della generativit delle macchine fisiche e bio-sociali.
Le proto-macchine fisiche (il sole, le stelle, i vortici e
i mulinelli), hanno la caratteristica della circolarit. La loro orga-
nizzazione e riorganizzazione un processo circolare, in cui gli
stati iniziali producono quelli finali, e questi ultimi quelli iniziali,
in un processo che ha caratteristiche genesiche (trasformazione

30 Ivi, p. 191.
31 Ivi, p. 207.
Il paradigma della complessit 45

dell'alea e del rumore in organizzazione attiva) e generative (pro-


duzione di s, di un nuovo essere).
Morin mutua il concetto di feedback o retroazione dalla ciber-
netica di Norbert Wiener (1894-1964), al quale si deve anche la
spiegazione in linguaggio cibernetico del concetto di omeostasi,
intesa come

l'insieme dei processi organici che agiscono per mantenere lo


stato stazionario (steady state) dell'organismo, nella sua morfolo-
gia e nelle sue condizioni interne, nonostante le perturbazioni
esterne32.

L'omeostasi introduce un'altra linea di differenziazione tra il


vivente e la macchina artificiale. Quest'ultima fatta
Omeostasi da materiali assai pi affidabili, resistenti, incangian-
ti, resiste alla degenerazione e si serve del "turnover
organizzazionale" per riparare la propria disorganizzazione.
La macchina vivente, al contrario, poco affidabile, fragile, insta-
bile e incostante, ma provvede da se stessa, a partire da questa
instabilit dei materiali, alla propria riorganizzazione, attraverso la
ricorsione omeostatica:

Vivere - afferma Morin - insieme processo di


corruzione/disorganizzazione e processo di fabbricazione/riorga-
nizzazione [] Quindi gli esseri-macchine producono la loro stes-
sa esistenza in e attraverso la riorganizzazione permanente33.

Il concetto di apertura o princpio di auto-eco-organizzazione,


che a Morin giunge dal biologo austriaco Ludwig
Apertura Von Bertalanffy, consente al filosofo francese di fare
un ulteriore progresso nella specificazione del termi-
ne vivente.
Gli organismi viventi, secondo il biologo austriaco, sono sistemi
aperti perch attingono continuamente materiale ed energia dal-
l'ambiente, e in questo senso sono strutture dissipative
(Prigogine).

32 Ivi, p. 222.
33 Ivi, pp. 224-226.
46 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

Come per le altre idee-guida, Morin, per, non assume tout-court il


concetto di apertura nella formulazione bertalanffyana, ma lo sot-
topone ad analisi critica. E attraverso questa giunge al concetto di
apertura sistemica e organizzazionale, ontologica ed esistenziale.
L'apertura d'ingresso indica a Morin l'eco-dipendenza degli esseri
dal proprio ambiente. Eco-dipendenza in termini di complessit bi-
direzionale: dall'essere all'ambiente e dall'ambiente all'essere.
L'apertura ha, dunque, una multidimensione. ecologica, orga-
nizzazionale, ma , anche, ontologica ed esistenziale:

L'apertura l'esistenza. L'esistenza contemporaneamente


immersione in un ambiente e distacco rispetto a tale ambiente.
[]. L'esistente l'essere che permane sotto la dipendenza conti-
nua di ci che lo circonda e/o di ci che lo nutre34.

Il concetto di apertura straordinariamente vitale per la episte-


mologia moriniana. Egli ne sottolinea la dimensione teorica e
logica. Teorica, in quanto realizza il radicamento ecologico del
vivente, conseguenza della relazione dialogica tra la teoria dell'or-
ganizzazione e la teoria termodinamica dei fenomeni dissipativi.
Logica, perch entra nel cuore stesso della metafisica classica e ne
scompagina i princpi fondamentali, introducendo il terzo escluso:
l'ambiente. Morin afferma infatti che

Il princpio del rapporto ecologico apre definitivamente il con-


cetto chiuso di identit che isola gli oggetti in un'autosufficienza,
escludendo tanto l'alterit quanto l'ambiente dal suo princpio.
L'essere eco-dipendente ha sempre una doppia identit perch
inserisce il suo ambiente nella zona pi profonda del suo princpio
di identit35.

Il princpio d'autonomia/dipendenza vale in generale per tutti gli


esseri, ma in modo specifico per gli esseri viventi,

che sviluppano la propria autonomia dipendendo dalla loro

34 Ivi, p. 237.
35 Ivi, p. 240.
Il paradigma della complessit 47

cultura, e per le societ, che si sviluppano dipendendo dal loro


ambiente geo-ecologico36.

Il concetto di apertura consente a Morin di dare una


Il S nuova definizione del concetto del S, che non pi
immobile e autosufficiente a se stesso, ma nasce dalla
dialettica apertura/chiusura, per cui pu essere definito come "la
chiusura originale e costituzionale degli esseri aperti". Ma poich
chiusura e apertura (s' detto) sono in rapporto dialogico e ricorsi-
vo (l'una produce l'altra e viceversa), il s dinamico ed autopoie-
tico, cio produce se stesso, ritorna, ricomincia, rinasce. Per questa
ragione, sostiene Morin, inficiato lo stesso princpio di identit,
che va letto in termini dinamici, in una logica ricorsiva in cui entra
il terzo escluso: il flusso energetico, il rapporto ecologico e l'altro.
Sul terreno del S Morin coglie le differenze sostanziali tra mac-
chine artificiali (che hanno autonomia prassica, esistenza debole,
ma sono sprovvisti del S) e macchine fisiche, le sole che hanno
pienezza d'essere, esistenza e s; la vita che aggiunge a queste
caratteristiche quella decisiva: il S come autoproduzione, autore-
ferenza che fa nascere il Me.
Il nuovo paradigma epistemologico che Morin sta costruendo, si
arricchisce di un nuovo e importante tema: il mai risolto rapporto
determinismo/finalismo.
Endo- Introducendo il concetto di endo-causalit, contrap-
causalit posto a quello di eso-causalit, il filosofo francese
intende chiudere con la tradizione del pensiero della
scienza classica e occidentale che ha eliminato dal suo seno il con-
cetto teleologico di finalit.
Ovviamente non nel senso dell'affermazione di una causalit (eso)
dalla venatura mistico-religiosa, esterna all'essere e all'esistenza,
bens dal punto di vista pi complesso di una causalit tutta interna
all'essere vivente, che lo differenzia dalla macchina artificiale.
Mentre questa, infatti, ha la sua "provvidenza" nel suo
concettore/progettista, che le conferisce ordine, organizzazione,
informazione e fini, l'altra macchina, quella vivente,

36 E. Morin, La testa ben fatta. Riforma dell'insegnamento e riforma del


pensiero, op. cit., p. 98.
48 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

uscita da uno stato inferiore dell'organizzazione fisica, senza


deus pro machina, n informazione, n programma37,

autopoietica anche in quanto ai fini.


Morin risolve l'antica disputa tra meccanicismo e
Teleonomia finalismo introducendo un nuovo princpio: la teleo-
nomia 38.

37 E. Morin, Il Metodo 1. La natura della natura, op. cit., p. 302.


38 Il termine Teleonomia si deve al biologo francese Jacques Monod
(1910-1976), premio Nobel per la fisiologia nel 1965. Nel suo importante
scritto Il caso e la necessit, (Mondadori, Milano, 1970, trad. di Anna Busi),
Monod dimostra che gli sviluppi recenti della biologia molecolare portano a
considerare gli esseri viventi "oggetti dotati di un progetto" e chiama que-
sta propriet interna teleonomia. La struttura stessa di un essere vivente,
secondo Monod, il risultato delle "interazioni morfogenetiche interne
all'oggetto medesimo". Quindi vi sarebbe un relazione di causalit in grado
di attualizzare uno stato futuro, a partire da uno presente (determinismo
interno). Ma questo stato futuro consiste nella riproduzione invariante,
cio nella trasmissione da una generazione all'altra dell'informazione che
permette la conservazione della normale struttura dell'individuo (informa-
zione teleonomica). In sintesi, si pu affermare che, secondo Monod, il pro-
getto di ogni cellula quello di dividersi in due, riproducendo e conservando
la forma strutturale.
Monod tenta, quindi, attraverso la biologia molecolare, una riconciliazione
dell'antitesi meccanicismo/finalismo sorta dal pensiero moderno di deriva-
zione cartesiano-galileana, che nega la possibilit di fondare la conoscenza
oggettiva sull'interpretazione delle cause finali di un fenomeno naturale.
Ma poich - sostiene Monod - incontestabile che gli esseri viventi realizza-
no nelle loro strutture un progetto teleonomico, si impone dimostrare sul
piano epistemologico, la conciliabilit dei due punti di vista.
Monod risolve il dualismo meccanicismo/finalismo introducendo una prio-
rit nel rapporto invarianza/teleonomia: "l'invarianza precede di necessit
la teleonomia", s da salvaguardare il postulato di oggettivit della scienza.
In sostanza le strutture viventi, gi dotate della propriet di invarianza, consi-
derata primaria, evolverebbero verso forme teleonomiche dal caso e dalle
perturbazioni.
Cos la teleonomia sarebbe una propriet secondaria e subentrante, derivata
dalla invarianza.
Il paradigma della complessit 49

La finalit intesa come rispondenza ad un fine, ovvero come


princpio organizzativo, non pu essere estirpata dal processo vita-
le: essa caratteristica irrinunciabile di ogni vivente. La biologia
ha reintrodotto il concetto di fine grazie agli apporti ricevuti dalla
cibernetica di Wiener, la quale ha fornito alla biologia molecolare
un apparato concettuale (codice, programma, informazione, comu-
nicazione, retroazione, controllo), grazie al quale oggi possibile
affermare che

l'essere vivente, la pi funzionale, la pi riccamente specializ-


zata, la pi finemente multiprogrammata delle macchine, proprio
per questo la macchina pi finalizzata a mete precise nelle sue
produzioni, nelle sue prestazioni, nei suoi comportamenti. Ma, in
quanto essere ed esistente, non finalizzabile nelle sue origini
prime e nelle sue mete globali; la doppia finalit del vivere indivi-
duale e del ciclo di riproduzione contrassegnata da un vuoto e
da un'incertezza39.

Ma il princpio teleonomico non esente da incertezza. Mentre

Sostenere, al contrario, come fanno tutte le filosofie animistiche e religiose,


che "l'invarianza protetta, l'ontogenesi guidata, l'evoluzione orientata,
da un principio teleonomico iniziale" contraddirrebbe il postulato dell'ogget-
tivit della scienza. Monod considera erronei tutti quei sistemi filosofici
(vitalismo, animismo, sistemi religiosi) che facendo della teleonomia "il
motore dell'evoluzione" contraddicono il postulato dell'oggettivit della
scienza.
Quanto all'altro decisivo problema dell'origine della vita, Monod contrasta
la tendenza umana a considerare necessarie e non contingenti tutte le cose
presenti nell'universo. La stessa biosfera e la vita, sono per il biologo france-
se l'esito unico ed irripetibile di un caso che relegato nel campo della proba-
bilit quasi nulla, si , invece, verificato: "Al momento attuale non abbiamo
alcun diritto di affermare, n di negare, che la vita sia apparsa una sola volta
sulla Terra e che, di conseguenza, prima che essa comparisse le sue possibi-
lit di esistenza erano pressoch nulle".
La comparsa della vita sulla terra considerata, dunque, evento unico ed irri-
petibile, e per questa ragione Monod nega che possa avere interesse nell'am-
bito della scienza classica.
39 E. Morin, Il Metodo 1. La natura della natura, op. cit., p. 306.
50 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

Monod utilizza il concetto di teleonomia, quale qualit secondaria


del progetto riproduttivo cellulare, per conciliare il punto di vista
meccanicistico con quello finalistico, Morin, pi complessamente,
introduce le due grandi finalit teleonomiche

vivere per sopravvivere, sopravvivere per vivere40

all'interno di un meta-concetto, che la endo-eso-causalit o cau-


salit complessa. Una causalit che se anche contiene una eso-cau-
salit fatta di determinismi, nasce nel vortice stesso dell'avventura
della vita, quindi immanente alla vita stessa e non risolve, ma
complessifica, il rapporto determinismo/finalismo.
Conclude Morin:

Per capire qualsiasi cosa nella vita, nella societ, nell'indivi-


duo, occorre fare appello al gioco complesso delle causalit inter-
ne ed esterne: gli eventi non sono teleguidati dalla logica dell'e-
sterno, e non sono pilotati da una logica a circuito chiuso41.

Ricapitolando possiamo definire la vita un processo poli-mac-


chinale di tipo biologico, autopoietico e ricorsivo, eco-dipendente,
in cui il vivente emerge come coscienza di s e del mondo, con fini
di esistenza e di sopravvivenza che nascono nel vortice ricorsivo
del processo vitale stesso. Il processo evolve verso un'organizza-
zione che anch'essa ricorsiva e generativa, a spese dell'entropia
dell'ambiente, verso una neghentropia che si nutre di informazione.
Morin tenta di "chiudere" l'anello tetralogico esaminando il rap-
porto fondamentale neghentropia e informazione.
Il vivere, infatti, la produzione di neghentropia (organizzazione),
resa possibile dagli scambi energetici con l'ecosistema, la "fenote-
ca", sulla base dell'informazione iscritta nel DNA, la "genoteca".
Le proteine presenti nelle cellule si degradano continuamente ma
si ricostruiscono grazie all'azione dell'informazione contenuta nei
geni.
Siamo nella prospettiva biologica espressa da Marturana e Varela,
secondo la quale "vivere conoscere",

40 Ibidem.
41 Ivi, p. 313.
Il paradigma della complessit 51

i sistemi viventi sono sistemi cognitivi [] e il processo della


vita consiste in tutte le attivit coinvolte nella continua materializ-
zazione dello schema (autopoietico) di organizzazione di un siste-
ma in una struttura (dissipativa) fisica42.

Teoria complessa Se il vivente una macchina neghentropica e se


dell'informazione la neghentropia si nutre di informazione, va da
s che l'informazione parte integrante dell'or-
ganizzazione neghentropica.
Ma l'informazione di cui parla Morin alquanto diversa dal con-
cetto di informazione di Shannon, cui pure si ricollega.
L'informazione shannoniana, il bit, ha una carenza teorica dovuta
al fatto che: a) "insensata" cio priva di senso, b) privilegia la
quantit ma disconosce il princpio organizzativo dell'informazio-
ne, c) "degenerativa" nel senso entropico del termine.
Il fatto, poi, che l'informazione shannoniana possa evolvere in pro-
gramma nell'artefatto cibernetico e acquisire caratteristiche di
generativit organizzazionale (neghentropiche), non contrasta con
il princpio degenerativo, in quanto in una teoria complessa del-
l'informazione, (categoria alla quale la teoria shannoniana non
appartiene), entropia e neghentropia sono antagoniste e comple-
mentari.
Bisogna allora saltare il fossato, abbandonare l'ottica ristretta del-
l'informazione cibernetica-shanoniana, e introdurla nella vita,
come teoria complessa dell'informazione, a partire dalla doman-
da

da dove viene questo programma senza programmatore?43.

Le scoperte di Watson e Crick ci consegnano un codice, quello


genetico, che contiene in s tre princpi: il patrimonio genetico, il
princpio organizzatore e il princpio di riproduzione in un'uni-
co princpio, quello informazionale:

l'anello produttore-di-s si riorganizza estraendo dall'ambiente


gli elementi chimici di cui ha bisogno per sopravvivere e riprodu-

42 F. Capra, La rete della vita, BUR, Milano, 1997, p. 297.


43 E. Morin, Il Metodo 1. La natura della natura, op. cit., p. 364.
52 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

cendo le sue molecole che si degradano. Possiamo supporre che


ogni carenza o deviazione retroagisca sull'anello in un'onda d'al-
larme sino a che una molecola che reagisce specificamente a tale
deviazione o a tale carenza scatena una catalisi. Noi supponiamo
che in un primo stato del complesso regolatore-rigeneratore pre-
informazionale, le molecole cos reattive siano in siti stabili,
appoggiati su una grande scala di RNA. A partire da queste inte-
razioni: deviazione carenza (perturbazioni), stimolo, risposta (sca-
tenamento di una catalisi), si crea un processo ciclico
stimolo/risposta, in cui lo stimolo mediatizzato fa l'effetto di un
segnale per una molecola o un gruppo di molecole che risponde
con un altro segnale l'enzima, che scatena la fabbricazione44.
Cos, certe inter-retroazioni divengono comunicazionali.[]; si ha
inter-grammaticazione reciproca non appena (la base nel RNA)
diviene segnale per l'altro (l'enzima) e inversamente45.

Il genoma contenuto nel nucleo della cellula, nel DNA, diventa,


cos, "informazione generativa", indispensabile ai processi di rige-
nerazione e riproduzione della vita.
Certo la teoria non priva di buchi neri. Soprattutto a livello di
spiegazione/comprensione del passaggio dal prebiotico, al proto-
biotico e al biotico.
Ma queste aporie iniziali non possono pi scalfire la nuova realt
degli esseri viventi, che sono complessi sistemi comunicazionali,
dotati di un apparato cerebrale ipercomplesso, di un linguaggio a
doppia articolazione e di una struttura sociale geno-fenomenica: la
cultura.
in virt di queste caratteristiche, uniche nelle societ dei viventi,
che il complesso sistema biologico pu saldarsi con quello socio-
antropologico, dando vita alla noosfera.
L'informazione senza senso di Shannon diventa apparato noosferi-
co, fenomeno spirituale, universo ideale, teorico, filosofico, mitico,
onirico.
l'apparato generativo, quello neurocerebrale, responsabile di
memoria e computazione, che consente di trasformare l'informa-
zione in strategie organizzazionali.

44 Ivi, p. 372.
45 Ivi, pp. 371-372.
Il paradigma della complessit 53

Senza questo apparato non esisterebbe il complesso gioco


fisico/psichico che permette al soggetto di organizzare la cono-
scenza: la quale non il riflesso o la fotocopia del reale, ma la sua
traduzione in una cultura ed in una storia.
Morin identifica da una parte l'entropia con la mancanza di
informazione, un difetto o una carenza di conoscenza, e si chiede
se questa mancanza sia il riflesso del disordine del reale o rifletta,
invece, i limiti della mente umana; dall'altra intende la conoscenza
come un superamento del rumore (necessario) e della ridondanza
dell'informazione. Conoscenza resa possibile da un apparato con-
cettore: il soggetto.
Morin ritorna, dunque, al gi esaminato rapporto conoscenza/cono-
scente e al problema del soggetto nel processo conoscitivo.
il soggetto che traduce la physis in idee, "esseri noologici"
mediatori di questo complesso rapporto di traduzione del fisico in
psichico e viceversa. Per questa ragione il princpio generale della
teoria dell'informazione, o dell'equivalente teoria della conoscenza
un princpio dialogico e ricorsivo ad anello a doppio ingresso:
l'ingresso fisico fenomenico e l'ingresso antropo-sociale-informa-
zionale del soggetto/concettore.
Dove inizia e dove termina il circuito ricorsivo domanda mal
posta. La teoria della complessit esige domande complesse e non
riduzionistiche e lineari. Conoscenza fisica e conoscenza antropo-
sociale sono ricorsivamente retroattive, l'una richede l'altra e vice-
versa, l'altra retroagisce sull'una e viceversa, secondo uno schema
complesso autopoietico, in cui i caratteri fisico (organizzazione
materiale) e psichico (configurazione simbolica), non possono
essere scissi ma costituiscono un tutt'uno complesso che chiamia-
mo sapere.
L'impostazione paradigmatica shannoniana, che fa dell'informa-
zione una nozione informazionale e non organizzazionale, fun-
zionale, secondo Morin, al dominio sociale,

quello di un potere che monopolizza l'informazione generativa


e programma l'azione degli esecutori ridotti ai compiti energeti-
ci46.

46 Ivi, p. 417.
54 Complessit pedagogia educazione nel pensiero di Edgar Morin

Sicch, al vecchio hegeliano dominio padrone-schiavo, si sostiui-


sce un'altro dominio l'informazione-energia.
Ma l'informazione, intesa in senso aperto, conclude Morin, condu-
ce alla soglia del mistero, quel mistero che non pu misconoscere
due problemi fondamentali, sia per il mondo biologico, ma ancor
di pi per quello antropo-sociale: la possibilit dell'errore sempre
in agguato, e il dominio di un apparato che, scambiando l'informa-
zione per comunicazione e ammantandosi di razionalit e funzio-
nalit, giustifica il dominio e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.