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Premessa

La comunicazione: un mosaico di significati Attualmente il termine "comunicazione" ha acquisito il senso generalizzato di trasferimento di dati e informazioni. Il trasferimento riguarda le risorse cognitive, emotive, valoriali, mappe e rappresentazioni della realt. La nozione di "comunicazione" rimanda ad una condivisione, ad un senso di comune protezione e rassicurazione all'interno di un complesso fortificato, al reciproco obbligo instaurato da un dono, al complesso vincolante di diritti e doveri che opera all'interno di una societ. In ogni caso, la necessit indiscutibile del comunicare non u essere astratta e nemmeno pensata al di fuori del sistema culturale e sociale. L'uomo e la cultura sono creatori e fruitori di rappresentazioni: "inventano" costantemente mappe, codici, criteri di classificazione, etc. La comunicazione anche la condizione attraverso la quale gli organismi biologici si garantiscono sopravvivenza, evoluzione: quella complessa rete di funzioni che provvede a mettere in connessione il sistema dal suo ambiente circostante, da ci che delimita il sistema stesso da quello che "sistema non ", e all'interno, permette lo scambio tra le sue diverse articolazioni.

2. Comunicare la cultura
Da una concezione autoreferenziale alla scoperta della diversit Il concetto di cultura risale addirittura alla latinit classica, trovando, secoli dopo, nel 1700, uno sbocco sostanziale in cui viene ripescato ed elaborato secondo la concezione propria del tempo. Secondo una classificazione nota distinguiamo tra: concezione "classica" o "umanistica" di cultura; "antropologica" o "moderna". La prima designa ci che originato da una selezione particolare di animo, pensiero, intelletto umano. Si riferisce ad un ideale educativo molto antico. L'individuo colto, letteralmente "coltivato" nell'intimo del suo animo, risulterebbe da un processo mediante cui educazione ed istruzione hanno cagionato l'assorbimento di taluni trati sociali e comportamentali tramutandoli in qualit personali. Un' ulteriore accelerazione avviene in et illuministica: finisci con il coincidere con l'idea stessa di civilit, in contrapposizione a quanto "barbaro", rozzo, incolto. La civilt: "quanto di meglio stato pensato e conosciuto dall'uomo". Di pari passo, nel diciottesimo secolo, la cultura si fa concetto relattivo e non pi assoluto. Ogni popolo diventa portatore di peculiarit solo a questo stesso ascrivibili. L'esistenza di una sola possibile forma di cultura un ideale illusorio e fittizio. proprio la cultura a creare la mirabile illusione, a far apparire come "naturale" ci che invece frutto di accurata selezione/arbitrio, e specularmente "bizzaro", innaturale, primitivo quanto invece stato prodotto da sistemi culturali diversi. Swift ne I viaggi di Gulliver e Montesquie ne Le lettere persiane giungono a ridicolizzare e sottoporre a pungente critica le abitudini e i costumi della propra cultura di appartenenza. Alla fine del 1700, in ambito tedesco, la cultura assume un'accezione "romantica".. viene a rappresentare lo spirito vitale del popolo produttore e portatore di questa stessa. Da ci scaturisce

l'interesse e la stima per una pluralit di forme di vita, costumi, norme, tradizioni. La nozione denominata "scientifica" di cultura appare in epoca piuttosto recente e dekve la sua formulazione all'antropologia. Scopo quello di riconoscere il valore intrinseco delle forme di organizzazione sociale di ogni popolo, con particolare rigurado ai costumi, le abitudini, le regole. Non casuale cha la prima formulazione "scientifica" coincida con il periodo in cui la scienza antropologica si sta costituendo sulla base dell'interesse per le popolazionei allora dette "primitive", cercando di dare un'organizzazione intellettuale al vastissimo materiale etnografico. Diversi sono i cointributi a tale definizione: Tylor, etnologo 1871; Darwin, L'origine della specie 1859; Spencer, Principi di Sociologia 1876; egli cerca di delineare, nell'alveo del paradigma evoluzionista, lo sviluppo delle relazioni domestiche e dei diversi tipi di istituzione: politiche, professionali...etc, ponendo cos le basi metodologiche ed interpretative della nuova scienza antropologica. Tylor adotta una prospettiva storico-evolutiva che lo guida nell'individuare nell'organizzazione sociale primitica la fase originaria dello sviluppo dell'umanit. Tutti i popoli infatti hanno attraversato questo momento storico, ma, mentre alcuni l'hanno oltrepassato altri si sono arrestati l. Appare chiara la concezione illuministica del processo storico evolutivo lineare: l'abbandono dell'originario stato di barbarie verso la civilit: "la cultura, o civilit, quell'insieme complesso che include conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsisi altra capacit e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una societ". Si rilevano alcuni nuclei fondamentali: cio che gli individui pensano; ci che gli individui fanno; i materiali che essi producono. Quindi la cultura si pu spiegare ricorrendo ad alcune specifiche dimensioni: soggettiva (valori, criteri normativi, ci che si pensa, si sente, etc.); oggettiva (memeoria collettiva, tradizione sedimentata nel tempo, precipitato di storia, mappa, eredit sociale, deposito del sapere, etc); descrittivo-cognitiva (credenze e rappresentazionei sociali, immagini del mondo e della realt); prescrittiva (limiti posti dal lecito e dall'illecito, la legge, le norme, il giusto e l'ingiusto, le ricompense e le sanzioni). Appare scontato che la comunicazione in tutti i suoi aspetti sia un elemento fondamentale di ci che chiamiamo "cultura". La cultura viene ad essere un complesso campo di condivisione creato dall'uomo, tanto da essere definita "umana", "condivisa", "appresa". Nonostante diversi primati non umani siano in grado di generare complessi campi sociali, non sembrano capaci di conseguire metarappresentazionei della mente dell'altro. I primati ragionano sui comportamento visibile degli altri e non sui loro eventuali stati mentali. La loro comunicazione di natura relazionale (richiestiva) e non; proposizionale (dichiarativa). La prima si basa sui sistemi non verbali di significazione e di segnalazione, efficace per avanzare e condividere bisogni, ma non in grado da fare condividere complesse dichiarazioni o affermazione.

Sebbene sia stata l'antropologia ad aver avviato gli studi di cultura, e di questa la sociologia sia stata debitrice, sussistono importanti differenze. La sociologia presta la sua analisi scinetifica alle trasformazioni sociali, politiche ed economiche fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, unite a vere e proprie rivoluzioni nel settore dei trasporti, delle telecomunicazioni, nelle dinamiche di emigrazione e immigrazione della societ in transizione. Se pure la nozione di societ sia concettualmente distinta da quella di cultura, accade che nella pratica discorsiva e data la complessit dei campi di interazione che coinvolgono entrambe, sia alquanto difficile e innaturale ttenersi ad una rigorsa separazione. La cultura ha una dimensione esperessiva, immateriale, simbolica, rappresentativa, lasciando alla societ la realizzazione di questa. Possiamo parlare di una comunit nei termini della sua cultura espressiva: modelli, aspetti espressivi, simboli. Oppure possiamo parlare di una comunit nei termini della sia struttura sociale: i suoi modelli di relazione tra i membri, le sue istituzioni, i suoi fattori politici economici. Per conoscere la comunit, il sociologo le deve comprendere entrambe. Quando la comunicazione il fondamento della cultura Gli studiosi che compongono la scuola di Toronto non possono essere definti "sociologi", per la loro analisi investe molto sul cambiamento sociale e culturale. La cultura la cariabile dipendente rispetto alle innovazioni tecniche e tecnologiche relative ai settori della comunicazione. Le tecnologie della comunicazione definiscono i cambiamenti inerenti a cultura e societ. Innis studia l'evoluzione storica della civilt umana collegandola al progressivo e differenziato sviluppo delle tecnologie della comunicazione, come portatitrici di un bias, una tendenza. Papiro e pergamena rappresentao tecnologie comunicative che hanno permesso lo sviluppo di costrutti politico-sociali diversi proprio perch diverso era il bias in esse contenuto: il papiro, leggero, trasportabile, in grado di supportare burocrazie che amministrano porzioni di territorio fisico assai estese, quindi funzionale all'organizzazione delle grandi civilt-impero dell'antichit. La pergamena, consentendo l'uso della penna d'oca e la possibilit di assemblare e cucire assieme i suoi fogli risulta essere un passo verso il libro rilegato. Una predisposizione che prediligie non pi la diffusione nello spazio, bens la permanenza nel tempo. Apertura ed espansione cedono il passo a conservazione, tradizione e chiusura sociale proprie del Medioevo. McLuhan fonda nel 1963 a Toronto il Center of Culture and Technology. Si concentra sui diversi passaggi che scandiscono la trasformazione della cultura orale ad alfabetica e all'avvento della stampa, dei media elettronici, confgurando tali evoluzioni alla stregua di vere e proprie "mutazioni antropologiche". Qualsiasi medium un prolungamento e amplificazione dei sensi: lo la scrittura come estensione della memoria umana, il telefono rispetto alla voce e all'udito, l'automobile e le limitate prestazioni di piedi e gambe. La cultura accettando la pratica di un determinato sistema di comunicazione ne metabolizzaz alcune caratteristiche, con la conseguenza di alterare o modificare la stessa comprensione e percezione della realt che i suoi membri hanno: "determinismo tecnologico", convinzione che siano proprio gli strumenti mediali ad esercitare un imprinting irriducibile sula morfologia culturale. La scrittura necessita di scomporre il pensieri in unit singole, disposte linearmente. Rispetto alla tradizione orale, la scrittura detribalizza, decollettivizza la societ. Si parcelizza in una moltitudine di pi singolarit. Traggono forza anche il diritto/dovere dell'unicit, dell'individualit,del pensare autonomamente con l'ausilio del raziocinio critico, dello scegliere

senza i vincoli. La stampa, estensione a sua volta della scrittura, ne amplifica gli effetti, permettendo l'avvio alla scienza moderna, l'analisi di un oggetto distinto dal soggetto osservante, la circolazione e la diffusione dei risultati derivanti da prove empiricamente definibili. I media elettrici ed elettronici, ultimo avamposto di una cultura definitivamente globalizzata e deterritorializzata, determinano, secondo la sua celebre metafora del "villaggio globale", la fine delle "grandi nazioni" e delle grandi ideologie. La vita sociale del pianeta, talmente estesa e dilatata nelle sue possibilit comunicative sino a comprimersi, appare simile, quasi ottemperando ad una "legge del ritorno", a quella esistente nel passato. La prospettiva inversa: i codici al servizio dell'organizzazione culturale Comunicazione e cultura si intrecciano in una relazione simbiotica. La cultura essa stessa generatrice di forme comunicative. Il tipo di comunicazione deve necessariamente passare attraverso il codice, anello di congiunzione. Rappresenta un tramite atto ad instaurare una relazione fra segno e significato. Un rapporto triangolare vincola fra loro gli elementi detti "simbolo", referente e referenza (esempio, parola fiore). La parola in quanto simbolo ricompresa all'interno di un sistema di assemblaggio segnico. L'oggetto in natura che conosciame, quello concreto, palpabile, visibile il referente. Non esiste pertanto nesssun legame che sgorghi naturalmente o universalmente fra la parola e l'oggetto concreto che questa identifica. Ci che rende insostituibile il rapporto arbitrario esistente tra il simbolo e referente l'idea che ciascuno di noi ha di cosa pu essere un fiore: il vertice, costituito dalla referenza, nel nostro caso il concetto, l'immagine mentale che si pu avere di un fiore. Il codice "un'insieme o repertorio di segni e regole interrelazionati di cui un soggetto pu disporre per la sua attivit comunicativa, che sostanzialmente consta nella trasmissione di conoscenza, emozioni, intenzioni ad un altro soggetto". La cultura influenza pesantemente sul codice. Vi sono un infinita di codici: presentativo, molto adatti al contesto della comunicazione interpersonale; essi includono il comportamento, la gestualit, l'atteggiamento; rappresentativi, usati per rappresentare il mondo fisico, a lora distinti in linguistici, logici, estetici; socio-culturali, insieme di regole che disciplinano il comportamento sociale mediante norme consuetudinarie o scritture (protocolli, rituali). Lungi dall'essere qualcosa di naturale. In realta, l'opportuno inserimento del codice in una data cultura pu essere pi facilmente esplicitato facendo ricorso a due grandi e celebri modalit di codifica: digitale, analogico. Il primo discreto, astratto; il secondo continuo, simultaneo. Il rischio di incorrere in due errori congiunti: necessit culturalmente costruita di opporre il codice digitale a quello analogico; datare la modalit digitale facendola apparire come un "prodotto dell'odierno", come se l'azione culturale si scienza e tecnologia fosse responsabile di una creazione tanto improvvisa quanto "magica". Da sempre l'umanit sviluppa forme di registrazione e fissazione nella memoria di informazioni, attraverso codici verbali, scritti e orali che denotano una tendenza alla digitalizzazione crecente. Tale codice rappresenta un involucro per una mole di informazioni che richiede sistemi immediati e gestibili di richiamo, quando necessario. Il bisogno di fissare immagini, emblemi, concetti, concatenzazioni logiche ha accompagnato il cammino dell'uomo. La storia della comunicazione si riduce in sostanza a scelte operate dalla

cultura sugli strumenti di rappresentazione. L'analogico, di tipologia logica superiore, inefficiente a fornire una piattaforma segnica che agevoli l'uomo nel suo lavoro di registrazione e trasmissione di informazioni importanti. Il disgeno , il pittogramma si rivela rappresentazione indatta a trasmettere pacchetti di informazionei strutturalmente concatenate. La storia della scritture si accoppia quindi alla necessit di ridurre ad un numero minimo i simboli da ricordare. Se molte persone possono riconoscere in una forma stilizzata di petalim foglie e stelo l'oggetto fiore, il concetto (il referente) se rappresentato sotto forma di pittogramma risulta assai meno comprensibile quando inserito in catene di significazione complesse. Non si utilizza solo un codice rispetto ad un altro. L'alba del silicio. "Essere digitali" nella societ dell'informazione Lo sviluppo della cultura occidentale (negli anni settanta, ha avuto una notevole spinta in riferimento alla concezione di tecniche digitali, in particolar modo quelle che rientrano nella denominazione Information Tecnology (IT). Negli anni sessanta e settanta vennero enfatizzate le direttrici evolutive nel passaggio da una societ industriale ad una post-industriale, complice l'ingresso del Personal Computer e delle linee di collegamento a distanza. Il privilegio accordato al settore dei servizi avrebbe condotto ad una gestione personalizzata e cosciente della vita dei cittadini fruitori. Gli studiosi della "Societ dell'informazione", esaltano la nuova concezione della conoscenza divenuta "valore-conoscenza". Il loro contributo porta a coniare nuove figure emergenti, il prosumer produttore e consumatore. Allo stesso livello concepiscono uno scenario globale in cui i conflitti sono attenuati: la politica finalmente uno strumento democratico. A distanza di quarant'anni spontaneo chiedersi cosa sia stato effettivamente realizzato. Le perplessit espresse da Lyon si collocano in un'area estesa di definizione: "il concetto di societ dell'informazione sembra soffrire di molti degli stessi sintomi che assillavano il postindustrialismo. Non sembra infatto realizzata l'ipotizzata societ del tempo libero,, basata su una automatizzazione delle attivit produttive, una vasta gamma di servizi, una cultura dell'automatizzazione e della libera espressione del s, una alta partecipazione politica e un forte orientamento alla qualit della vita". Da una societ digitale, dell'informazione, si passa all'ideale di persone che nell'"essere digitali" aderiscono appieno ad un cambiamento di livello superiore. "il modo migliore per apprezzare i vantaggi e le conseguenze dell'esser digitale di riflettere sulla differenza fra bit e atomi...". Un bit non ha colore, dimensioni o peso, e pu viaggiare alla velocit della luce. un modo di essere: si o no, vero o falso, su o gi, dentro o fuori, nero o bianco. La materia fatta di atomi. Ci appare liscia e compatta perch i singoli pezzi sono estremamente piccoli. Altrettanto avviene per un'immagine digitalizzata. Ma il mondo come lo percepiamo qualcosa di essenzialmente analogico. Niente si avvia o si ferma improvvisamente, o cambia dal bianco al nero; non pu essere a livello microsopico. Il "tiro alla fune" fra analogico e digitale si svolgerebbe esclusivamente sulla dimensione percepita; il modno macrodominato nan dalle leggi, ma dall'impressione della continuit; il mondo microorganizzato in modo inequivocabilmente da minuscoli e disgiunti frammenti. La vittoria del digitale spiazzante in entrambe le dimensioni. Scienza, conoscenza e sua conservazione Ma, corrisponde tutto questo ad un modo di pensare che realmente traduce il pensiero di ordine culturale, moderno, post-industriale, a cui si giunti? L'originalit introdotta dalla scienza di

Descartes e Newton riposa sul metodo. Essi hanno introdotto rigore e analiticit fra l'oggetto e il soggeto osservante. Nel ridurre la realt sensibile a piccoli pezzi singolarmente analizzazbili si tenta un'onesta opera di demisticismo, di strappare dunque l'insidioso velo di maya occultatore di verit. Sembrerebbe che dopo circa tre secoli l'unico cambiamento sia stato prodotto nel settore tecnicoinventivo delle comunicazionei, con l'affinamento di strumentazioni. L'inconsistenza del bit lo rende certamente assai adeguato a veicolare una moloe di informazioni sempre pi massiccia. Ma quale delle due modalit presenta maggiori fattori di criticit, rischi? Il bit ha certamente ridisegnato la geografia della socialit, della relazzione. assai efficacie nella produzione delle informazioni (word processor). Paga il suo tributo con il rischio di perdere tutto solo a causa di un capriccio della corrente. Paradossalmente. Lo spazio risparmiato nell'uso della tecnologia elettronica, a fronte del volume e del peso della carta stampata, non ci solleva affatto dall'onerre di produrre copie su copie. L'instabilit in agguato: il millenium bug, risoltosi nel millenium flop. Vi un ulteriore problema: quello della leggibilit e della compatibilit. I software pi vetusti non sono in grado di decodificare il contenuto informativo di supporti non compatibili. E lo stesso avviene con i prodotti pi recenti rispetto a informazioni registrate precedentemente. Si riproduce la stessa condizione di volatilit della parola orale. Si riporta qui un passo di Umberto Eco: "il libro sparir a causa dell comparsa di Intenet?". Con Intenet siamo tornati all'era alfabetica. Se avessimo pensato di essere entrati nella civilt delle immagini, ecco che il computer ci ha reintrodotti nella galassia di Gutemberg e tutti si ritrovano ormai costretti a leggere. Per leggere necessario un supporto. O il libro rester il supporto della lettura o ci sar qualcosa che rassomiglier a ci che il libro non ha mai smesso di essere, anche prima dell'invenzione della stampa. Il libro come il cucchiaio, il martello, la ruota. Una volta che li avete inventati non potete fare di meglio. Il libro forse evolver nelle sue componenti, forse le sue pagine non saranno pi carta. Ma rester quello che . Kuhn e una scienza cosiddetta "normale": "l'attivit nella quale la maggior parte degli scienziati spendono inevitabilmente quasi tutto il loro tempo, affermata sulla base della assunzione che la comunit scientifica sa cosa il mondo. Gran parte del successo dell'impresa deriva dalla volont della comunit di difendere quella assunzione. La scienza normale sopprime spesso novit fondamentali, perch esse sovvertono necessariamente i suoi imoegni basilari. Tuttavia, la novit non rimarr soppressa per molto tempo. La scienza normale va fuori strada. E allora cominciano quelle indagini straordinarie che finiscono col condurre la professione ad abbarcciare un nuovo insieme di impegni, i quali verranno a costituire la nuova base della pratica scientifica. Gli episodi straordinari sono le rivoluzioni scientifiche, elementi complementari che scuotono la tradizione. Ci sono due forze vitali per la soppravvivenza della cultura: una tesa a predisporre una base di strumenti metodologici inclini al consenso e al consolidamento; l'altra aparentemente invisibile, nascosta nelle pieghe dell'imprevedibilit degli eventi e dell'intuizione, pronta ad insinuarsi nell'oziosit della tradizione per sovvertirne le basi. Varela: "ogni epoca produce, attraverso le pratiche quotidiane e il linguaggio, una struttura immaginaria. La scienza una sezione di queste pratiche sociali, e le idee non sono che una dimensione di questa struttura immaginaria. La scienza riconosce a pieno la legittimit della ricerca sulla conoscenza stessa, ben oltre i tradizionali confini della psicologia. Inoltre, la conoscenza viene a trovarsi tangibilmente legata a quella tecnologia. Questa agisce da

amplificatore. Non si pu separare la scienza dalla tecnologia. Attraverso la tecnologia, l'esplorazione scientifica della mente fornisce la societ di uno specchio di se stessa senza precedenti. All'inzio del secolo la nuova visione della realt non fu facile da accettare per i fisici. L'esplorazione del mondo atomico e subatomico li mise in contatto con una realt strana e inaspettata. Il loro linguaggio e l'intero modo di pensare non erano adatti a descrivere i fenomeni atomici. Si rese necessario mutare lo studio degli ingranaggi della realt sensibile. Le paricelle subatomiche non sono "cose", ma interconnessioni fra cose. La nostra tendenza quella di ordinare questi sistemi, inseriti tutti all'interno di sistemi pi grandi, secondo uno schema geerarchico. Ma questa una rappresentazione umana. In natura ci sono solo reti dentro le reti. (digitale=sistema gerarchico; analogico= schemi reticolari). Concepire una rete, una relazione piuttosto che una sequenza di elementi compositivi: "la prima e pi ovvia propriet della rete la sua non-linearit: la rete si estende in tutte le direzioni". Le reti di comunicazionei possono generare anelli di retroazione, esse possono acquisire la capacit di regole se stesse. Lo schema della vita uno schema a rete capace di auto-organizzarsi. In ultima analisi, l'oggettivait scientifica risiede unicamente nella tradizione critica. oggettivo ci che, di volta in volta, viene ritenuto tale dalla comunit degli scienziati. L'oggettivit scientifica ha pertanto una base convenzionale. La scienza non prova esplora. Il culturale si fa "evidentemente naturale": un'illusione ben congegnata Il culturale possiede tuttavia una caratteristica basilare: i prodotti materiali e immateriali sono apparesi. Sostanzialmente "noi" conferiamo gli attributi della scontatezza all'ambiente in cui viviamo, in cui applichiamo delle regole di civile convivenza, instauriamo relazionei, condividiamo codici. Tutto ci potrebbe richiamare ad un approccio di tipo fenomenologico, ovvero la cultura tende ad astrarre e generalizzare i significati inizialmente presenti nei vissuti individuali concreti oppure considerare la realt come frutto di una costruzione sociale. La concezione sociologica di "realt" e di "conoscenza" si trova pressapoco a met stradfa tra quella dell'uomo della strada e qulla del filosofo. Il sociologo costretto a domandarsi se la differenza fra le diverse "realt" non possa esser spiegata in relazione alle differenze tra le varie societ. Ci che reale per un monaco tibetao pu non esserlo per un uomo d'affari americano. Ne deriva che particolari raggruppamenti di "realt" e di "conoscenza" appartengono a particolari contesti sociali. A che serve la cultura? L'uomo allo stesso tempo produttore e fruitore di cultura, un reale prosumer. La funzione della cultura ordine, sistemazione. Geertz: "la cultura vista meglio non come insieme di modelli concreti di comportamento, ma come una serie di meccanismi di controllo, progetti, prescrizioni, regolem istruzioni per orientare il comportamento". La presenza di regole condivise, se da un lato vincolano il nostro comportamento, dall'altro facilitano le nostre interrelazioni. La funzioni di assicurare la prevedibilit sociale viene tanto meglio assolta dalla cultura, quanto pi le regole appaiono naturali. In quanto riduzione di complessit, ogni forma di determinazione dei significati e delle regole non pu che essere che il prodotto di una scelta fatta in base alle esigenze di tipo contingente. Cultura e mappe mentali McLuhan e l'incidenza delle tecnologie: hanno un impatto rilevante non solo sul modo in cui l'uomo vive il suo ambiente, ma agiscono sulle percezioni di spazio e tempo determinando un imprinting da lui chiamato "estensione di consapevolezza". La causalit da lui ipotizzata conferiva un ruolo preminente alla tecnologia in quanto tale sulla

dimensione "cultura". Le conoscenze sulla funzionalit dei due emisferi cerebrali umani collocano nell'emisfero sinistro facolt di elaborazione razionale, analitica, astratta, discontinua; nel destro una competenza maggiormente intuitiva, relazionale, associativa, simultanea, gestltica, "analogica". L'apporccio percettivo prevede che gli emisferi si comportino differentemente nell'elaborazione delle informazioni visive rispetto alla propriet della frequenza spaziale misurata in cicli per grado di angolo visivo. L'emisfero destro, il codice di pertinenza detto "globale"; sinistro, codice di "dettaglio". L'emisfero sinistro pi analitico, particolarmente adeguato nell'organizzare le sequenze temporali; quello destro, coglie efficaciemente le relazioni spaziali ("il tempo a sinistra, lo spazio a destra"). Tutavia la necessit di cooperare congiuntamente rende l'azione dei due emisferi sinergica. Risulta che l'emisfero destro sia adatto all'attivazione simunltanea di significati multipli in riguardo a termini ambigui entro un enunciato; a quello sisnistro spetter poi il compito di selezionare il significato pi congruente a fronte dell'intero campo semantico. de Kerchkove ha proseguito i suoi studi fra tecnologie comunicative e mente umana. Egli ha formulato la teoria del brainframe, la "cornice" cerebrale determinata da reiterato uso della tecnologia, in particolar modo alfabetica, da lui ritenuta assai potente. Imparare a leggere e scrivere comporta un'influenza rilevante sul modo di pensare. Le grafie lette e scritte (scritture fonetiche) da sinistra a destra si presentao corredate di vocali, la cui presenza rende sequenziale l'insieme dei segni da decodificare: ne consegue che, grazie alla condizione fisiologica del chiasmo ottico che presiede alla coordinazione occhi-cervello, queste grafie ricevono attenzione dall'emisfero digitale (sinistro)(il quale analizza pezzo per pezzo). Per quanto riguarda l'arabo, l'ebraico e in genere nle scritture ad ideogramma, scritte e lette nella direzione opposta, l'assenza dell'insieme vocalico determina l'attivazione dell'emisfero destro, abile nel riconoscere le configurazioni. L'italiano , invece, pone in primo piano la temporizzazione e la sequenzializzazione, le due funzioni dell'emisfero sinistro. Nel lungo termine, ci ha portato a quella fiducia tipicamente occidentale nella razionalit e alla razionalizzazione di ogi esperienza. La capacit di leggere e scrivere si acquisisce di solito negli anni della crescita. Ci sono buone ragioni per sospettare che l'alfabeto influisca anche sull'organizzazione del nostro pensiero. (Linguaggio = software; alfabeto = programma pi potente e preciso). Maldonado esordisce affermando che la questione dell'identit personale stata legata alla questione della memoria. Si pu dire che il rapporto identit-memoria sia stato il passaggio obbligato per qualsiaasi tentativo di comprendere l'Identit dell'Io, la sua natura e i fattori che contribuiscono alla sua formazione, i suoi ricorrenti mutamenti e la sua relativa permanenza spazio temporale". Da non dimenticare per il forte ascendente che la pluralit dei ruoli ha sull'identit personale. La cultura, si diceva, alternativa al caos, guida, selezione, mappa, bussola, categorizzazione. Importante riflettere sul concetto di caos. Per motivi teorici necessario distinguere ora concettualmente la societ dalla cultura. La cultura il fondale sulla cui superficie si infrangono le onde delle decisioni, delle istituzioni, dei rapporti fra i membri, dei conflitti fra ideologie e gruppi di pressione. Gli individui sono immersi in un ambiente saturo di comunicazione, ma in che modo questa saturazione incontra, risponde e induce al tempo stesso della maturazione deggli stili cognitivi necessari? La comunicazione struttura la conoscenza e la conoscenza spesso conoscenza di qualcosa. Vale la pena riflettere se effettivamente l'esplosione comunicativa ad opera dei media, determini, o meglio ancora, influenzi processi cognitivi congruenti e adeguati alle nuove sfide ambientali. La Edwards ha delineato una tecnica che coniuga arte, creativit e percezione dominante. L'autrice

induce a percepire la realt attraverso lo sviluppo delle facolt proprie dell'emisfero destro: intuito, immaginazione, senso artistico. La reatl non mutata, cambiata solo la modalit di visione. Ci troviamo di fronte ad uno stile cognitivo che diventa stile comunicativo.

L'autoconservazione della cultura


La cultura registra se stessa Quando parliamo di cultura non sembra corrette parlare di evoluzione culturale bens di cambiamento strutturale: mofrogenesi. La culla della scrittura in Mesopotamia, allora abitata dai Sumero e gli Accadi. I primi segni scritti attestano l'esigenza di fissare informazioni alquanto pratiche, data l'impossibilit di archiviarle mnemonicamente: si tratta di elenchi di sacchi di grano e capi di bestiame. Grazie a delle tavolette si potuta apprendere l'evoluzioe della scrittura cuneiforme. I primi esempi appaiono come dei pittogrammi, disegni stilizzati di un qualche oggetto. Verso il 2900 a.C. I pittogrammi primitivi spariscono. Quelle regioni fluviali offrono in abbondanza argilla, come supporto su cui scrivere, e canne che si fanno strumento del cuneiforme. Tale scrittura gi astratta, ha perso molta analogia stilizzata. Il fonetismo irrompe. L'astuzia dei sumeri e degli egizi fu quello di utilizzare il rebus. Essi ebbero l'idea di servirsi di un pittogramma che deisignava non l'oggetto direttamente rappresentato ma un altro oggetto dal nome foneticamente simile. Una testa e un mento non hanno niente a che vedere con il corpo umano ma significano "testamento". I geroglifici egizi presentano una composizione di estetica in cui vengono giustapposti segni grafici, splendide decorazionei, rappresentazioni coloratissime. Trami l'elaborazione di un complesso sistema grafico, gli egizi si erano assicurati la capacit di esprimere qualunque cosa. Esso era costituito da tre segni: pittogrammi, disegni che rappresentano il loro referente fisico; fonogrammi, rappresentano suoni; i determintativi, segni che permettono di sapere di quale categoria di oggetti o di esseri vivi si tratta in quel conteto. Il Libro dei Morti attesta in numerorse strisce e frammenti una concezione magica della parola: ne corso della cerimonia funebre il libro viene letto dal sacerdote; il defunto viene sistemato nella sua tomba co n accanto le formule che gli consentono di lottare efficacemente contro le forze del male,, il serpente Apofi, il cui compito bloccare la sua rinascita. Le formule non sortiscono alcun effetteo se non vengono lette. In principio era il Verbo, l'incipit del Vangelo secondo Giovanni consacra la parola orale. L'oralit alla base di ogni azione significativa. I proverbi popolari forniscono una dimostrazione familiaree di questo stato di cose: Vox Dei, verba volant, scritpta moment. Un anno importante il 1455: Gutenberg, la nascita della stampa a caratteri mobili. La scrittura "parla"; la voce ascolta le culture escono dalla zona orale-aurale. Si pu sostenere che l'alfabeto fonetico fu la tecnologia che seerv a creare l'uomo civilizzato. La separazione degli individui, la continuit dello spazio e del tempo e l'uniformit dei codici sono le principali caratteristiche delle societ alfabete e civilizzate. Le culture tribali non ammettono la possibilit dell'individuo o del cittdino separato. Nella cultura cinese vengono usati carattteri non fonetici, e possono cos conservare quel ricco repertorio di percezionei generali e di esperienze profonde che tende a corrodersi nelle culture civilizzate dall'alfabeto fonetico. L'ideogramma una dissociazione analitica dei sensi e delle funzioni.

L'uomo orale apprendeva per osservazione , per imitazione, i suoi modelli di riferimento erano concreti; condivideva ci che era necessario sapere con il resto della comunit. Fileni propone cinque criteri base per distinguere quelle che egli chiama culture tendenzialmente analogiche (oralit) da quelle dette prevalentemente digitali (alfabetico): globalit:ambiti di conoscenza, relazione, istituzione, affettivit tendono a confluire l'uno nell'altro senza soluzione di continuit. Tutto insomma in relazione con tutto. Isole separate, dotate di autoreferenzailit, ma connesse in modo flessibile; relazione di continuit: esclusa dall'orizzonte conoscitivo, immaginativo e affettivo la barra di distinzione che oppone due concetti. Le diadi oppositive sono invece il prodotto maturo di una cncezione analitica, incline a soffermarsi di volta in volta solo su uno dei due termini. Classici esempi di binomi oppositivi creati dall'uomo alfabetico occidentale: individuo/societ, soggetto/oggetto, corpo/mente, natura/cultura. Ne consegue che la cultura prevalentemente digitale applica un paradigma analitico del tipo o questo.../o quello. Mentre la cultura (analogica) prevede sia questo/sia quello: l'individuo infatti non pu esserre contrapposto al gruppo perch proprio in sua virt che la sua esistenza trae senso; la fonte della norma: discende direttamente dalla consuetudine. Le norme non scritte traggono la loro forza in virt della quotidianit con cui sono applicate. Alfabetizzazione di massa: ci si ritrova a fronteggiare una miriade di leggi e leggine.; la memoria colletive: inscritta nel corpo comunitario. la colletttivit stassa con le sue regole, le tecniche, i manufatti, e tutto appreso per imitazione. Tende ad oggettivare la sua memoria portandola fuori dall'individuo, segmentandola, sezionandola, esponendola in musei, biblioteche. Il sapere non pi depositato nella mente e nel cuore di ognuno bens giace asetticamente in luoghi deputati alla sua conservazione e fruizione; monoliticit: marcata in una cultura non letterata. Si struttura in modo rindondante. compatta nelle sue sfere si senso e significazione, ma estremamente sesposta qualora perturbante ne mini le fondamenta. Essa chiusa dal punto di vista dell'organizzazione e incapace di ricomporsi di fronte ad una calamit. Un caso di questo genere colpira una cultura alfabetica, ma non riuscir ad annientarla, in quanto le piccole unit sintattiche che la compongono avranno la possibilit di provvedere al risanamento parziale e progressivamente totale dell'intero sistema. In una cultura di tipo orale non avrebbe avuto senso parlare di individualismo, dei diritti dell'uomo. Egli si trovava al centro di un complesso crocevia di diritti/doveri di natura parentale, lavorativa, economica, religiosa. Non avrebbe avuto senso parlare di autodeterminazione. L'uomo alfabetizzato impara da solo, legge, sceglie. un uomo solo e libero, apparentemente. McLuhan: "l'alfabetismo crea tipi d'individui assai pi semplici di quelli che si sviluppano normalmente nella complessa rete delle societ tribali e orali. L'uomo frammentato crea infatti l'omogeneo mondo occidentale. Il mondo interiore dell'uomo orale un groviglio di emozioni e sentimenti complessi che il pratico uomo occidentale ha da tempo corroso o eliminato a vantaggio dell'efficienza e della praticit. E la conquista della solitudine? Il protagonista dell'era alfabetica un uomo svincolato da tutta una serie di vincoli formali e sostanziali. L'uomo orale non viene lasciato solo o ancora meno decidere di stare da solo. Dall'uomo alfabetico emerge una figura alquanto algida. Dotato di un sapere accuatamente scelto e selezionato di cui l'approviggiona un'entit piuttosto astratta. Tutto intorno a lui sembra organizzato secondo una pianificazione razionale ed efficientista. Il valore d'uso stato sostituito con il valore di scambio, l'individuo non necessita cose in quanto tali. Tenta di inseririsi in una struttura articolata, composta da molti attori sociali all'interno della quale egli ricopre un ruolo indiretto. In cambio ottiene il denaro. Il mercato nella mente degli uomini. Simmel: "il tipo umano metropolitano sviluppa un organo che lo protegge dalle correnti minacciose

e dalle contraddizioni del suo ambiente. Reagisce con il cervello invece che con il cuore: predominio dell'intelligenza. La citt evidenza l'acquistabilit delle cose molto pi vivamente delle localit pi piccole. La citt la sede reale dell'atteggiamento blas. L'eccesso di stimoli, di sensorialit diffusa, costringono il suo abitante ad una sorta di arrocamento auto difensivo che Simmel chiama "riserbo". proprio la costrizione del venire a contatto con innumerevoli personoe sconosciute a generare l'atteggiamento blas: una sorta di indifferenza che rasenta il fastidio per una moltiplicazione accelerata di stimoli a cui l'uomo metropolitano non pu rispondere. Non come in una comunit ristretta, dove avrebbe potuto ricoprire un'identit certa. L'uomo dela metropoli insensibile per necessit: indifferenza, leggera avversione. l'antipatia che ci protegge dai pericoli della metropoli. L'indifferenza e la suggestionabilit indiscriminata. ovviamente un'altra faccia della libert il fatto che da nessuna parte ci si sente cos soitari e cos sperduti come nella folla metropolitana. La metropoli e la vita mentale, 1903 (saggio): a distanza di pi di cent'anni l'accostamento libertasolitudine costituisce ancora un'avanguardia antropologica. La metamorfosi della parola sino allo stato attuale Riepilogando: 1 FASE: l'oralit organizza la concezione mentale dell'individuo, influisce anche sulla produzione e struttura degli altri codici culturali. L'individuo orale inserito in un complesso sistema di rapporti familiari e parentali in cui predominano le cosddette "strutture elementari della parentela". 2 FASE: la diffusione della scrittura fonetica determina il passaggio da un ideale qualitativo ad uno quantitativo. Gradualmente si pongono le basi per l'avvio della scienza moderna. Si fa strada l'oggettivit della scienza e contemporaneamente la natura viene desacralizzata dalla cultura. Emerge l'ego come portatore di diritti. Ong descrive dettagliatamente quelli che denomina "gli stadi della parola". Primo stadio: la parola non documentata -Cultura orale Tale cultura ha una relazione con il tempo diversa dalla nostra. Non ha documenti. Ha una memoria. La storia nel suo complesso varia poco da una versione all'altra. Ma le parole variano sempre. Le tecniche mnemoniche si rendono necessarie nel caso di un'oralit primaria. Interessante notare che le stesse Scritture, nella cadenza simmetrica e nelle formule cinesiche recitative collaborano ad un sitema di rappresentazione mnemonica. Secondo stadio: la parola denaturata- Alfabeto e stampa Usare l'alfabeto implica che le parole possono venire sezionate in particelle spaziali chiamate lettere dell'alfabeto, le quali sono indipendenti. Il modello delle parole che risulta da questa invenzione alfabetica molto diverso dal monodo del suono. impossibile invertire il suono. Significato letterale: implica che il significato deve necessariamente essere chiaro e facilmente comprensibile. Poich le lettere sono cos chiare e distinte, il significato letterale deve essere los tesso. Ma un'impressione complessa una volta scritta non diventa pi chiara, n il suo significato pi semplice. Con l'avvento dell'elettronica, i media elettro-elettronici hanno generato una nuova impostazione dell'apparato sensoriale. Coinvolgendo la vista e l'udito, il suono ha riacquistato un rango prioritario: riproducibilit tecnica del visivo e del sonoro. Con la stampa l'unicit del testo come opera intellettuale viene soppiantata dalla possibilit di ottenre un numero pressoch infinito di copie esattamente uguali, con l'effetto di de-sacralizzare ulteriormente l'originalit del prodotto.

La distanza che discirmina lo spazio pubblico da quello privato si fa, nella fruizione del medium, sempre pi marcata: crescente miniaturizzazione degli apparati tecnici. Esempi: il telefono, il walkman sguito dallIpod sono strumenti che si adattano perfettamente alla corporeit e accompagnano le attivit quotidiane delle persone. Siamo duqneu giunti alla forma compita del digitale. Il digitale rappresenta vermanete un eccellente punto di arrivo per quanto riguarda la formulazione di uno strumento comunicativo dall'efficienza strategica e vitale? La risposta che ci sono delle conquiste ambivalenti. Ci non significa che lo scibile abbia troato un canale che rende ottimale la sua diffusione. Ma cosa si perso? La condizione volutiva delle nuove tecnologie modifica l'attitudine cognitiva che consente la formulazione di nuove idee. Lo strumento, infatti, plasma la "nuova conoscenza". A tal proposito Simone si chiede quale siano le forme di sapere che stiamo perdendo. Si apre cos la "Terza Fase": essa segnata dall'ingresso e dall'assimilazione nelle forme di interazione sociale di apparati come la tv e il computer da una prate, e sitemi come l'informatica e la telematica dall'altra. La quantit di nozioni possedute per tramite della lettura incredibilmente diminuita negli ultimi tre decenni. Si sanno molte cose semplicemente perch "viste" o "lette". Alla base sta un fatto nuovo: la creazione di un nuovo ordine dei sensi, la vista e l'udito sono ancora una volta scambiati di posto. Oggi tornata a dominare la vesione non-alfabetica. Chat: riabilitarsi del parlato come canale, chat lines. Sono rmai riproduzioni mimate di quella sorta di parlato.

La cultura come relazione


Il concetto di rete. Opportunit nel legame, rischio nel vuoto Ripartendo dalla Terza Faase di Simone. Non si propriamente sicuri de si tratta di reale "terza trasformazione". Si tratta di interrogarsi sulla natura del fenomeno e sui possibili sviluppi o derive di questo. In realt, si sta sperimentando la necessit di una comunicazione sotto alcuni aspetti nuova, soprattutto per l'uso sociale che di questi si fa. L'abitudine a sezionare la realt ha conosciuto aspetti controproducenti. Il "vedere digitale" si accollato le basi di una forma miniaturizzata del sapere. Tutto ci ha contribuito di certo alla costruzione dell'edificio della conoscenza ma ha spinto verso una sorta di impasse metodologico da cui necessario districarsi, pena l'affievolirsi di capacit interpretative. Barabasi ci fornisce una metafora: noi abbiamo smontato l'universo e non abbiamo idea di come rimetterlo assieme. Dopo aver speso miliardi, nell'ultimo secolo, per disassemblare la natura, ora ci rendiamo conto che non sappiamo andare avanti se non continuando a smontarla. Il riduzionaismo la forza che ha guidato gran parte della ricerca scientifica del XX secolo. Non ci siamo granch avvicinati alla comprensione della natura nel suo insieme. Il riassemblaggio si rilevato molto pi difficile. Ci accorgiamo ormai di vivere in un mondo piccolo, in cui ogni cosa collegata alle altre. Siamo arrivati a capire l'importanza delle reti. Fileni propone la necessit di ripensare la cultura in modo bi-emisferico, suggelando la necessit di allontanarsi da una distinta concezione delle modalit analogiche e digitali, emisfero destro e sinistro. Si tratta di ripensare il loro rapporto non in forma sinergica. "la cultura che si sta instaurando non prediligie e non necessit di una specializzazione univoca, non prevede una sola visione, un solo ideale bens una spinta che si sta muovendo verso un riequilibrio delle modalit con cui il nostro cervello, gli emisferi cerebrali, elabora le informazionei richiedendo esplicitamente un maggiore sviluppo dell'emisfero destro. Ipotizzo che la nuova societ delle reti richieda uno sviluppo paritario delle capacit sia analogiche che digitali per promuovere una cultura biemisferica: una cultura che propone come l'ideale in modo consapevole e pianificato una conoscenza di pratiche, tecniche e sociali, che necessitano di entrambe le propriet ed abilit di elaborazione dei due emisferi cerebrali per essere pienamente funzionali". Al massimo sviluppo attuale delle tecnologie digitalinon verrebbe sollecitata una necessit esclusiva

e preponderante di abilit cognitive corrispondenti. La richesta s'invertirebbe: al massimo del digitale si richeide il massimo dell'analogico. Si impone un ripensamento di modelli cognitivi improntati all'idea di relazione: rete, un complesso, un sistema in cui la viabilit sia disposta in un'architettura acefala, dove le connessionei si generano esponenzialmente e dove non esiste alcun genere di percorso obbligato. L'analisi di Castells ambiziosa e assai articolata, riprende la rete ma in modo nodale: attraverso di essa si snodano i percorsi di senso e non senso comunitario ed identitario. L'autore vede un modno in cui l'accelerazione dei cambiamenti fa s che ler persone trovino il punto di riferimento nell'identit primaria: etnica, religiosa, nazionale, come ancora di salvezza e stabilit. Ne deriva una frattura fondamentale tra uno strumentalismo universale ed astratto, e le logiche di appartenenza storicamente radicate. "Le nostre societ sono sempre pi strutturate attorno ad un'opposizione bipolare tra la rete e l'io". La schizofrenia fa da fondo ad una comunicazione sottoposta ad una pressione sempre maggiore nella consapevolezza che la ricerca dell'identit come principio organizzatiovo ha un potere pari almeno a quello del cambiamento tecnologico. Il ruolo pi importante di Internet nella strutturazione delle relazioni sociali il suo contributo al nuovo modello di socialit basato sull'individualismo. In realt, come dice Wellman: "i network sociali complessi sono sempre esistiti ma i recenti sviluppi tecnologici nelle comunicazioni hanno favorito il loro affermarsi come forma dominante di organizzazione sociale". Non Internet a creare un modello di individualismo in rete, ma lo sviluppo di Internet a fornire un supporto materiale adeguato per la diffusione dell'individualismo in rete come forma dominante di socialit. Tutto ci si pone su un versante ricco di posizioni antagoniste. Lvy, de Kerckhove e altri autori, tendono ad enfatizzare la connessione, la collaborazione, la sinergia delle competenze, dei valori, nel riconoscimento della propria identit proprio perch essa si riversa in un contenitore in cui altre identit vengono giustpposte in un sostrato di reciproco riconoscimente, confronto. Granieri sottolinea l'importanza dei social network, ambienti che connettono milioni di persone senza corpo, compongono una narrazione fatta di opinione, emozione, partecipazione, empatia, finendo cos con il rispecchiare tutta la complessit del sociale e della cultura che a questo genere di socialit presta il suo humus valoriale. La "socialit" prerogativa del network. Quindi la Rete e le sue diverse e ampie configurazioni di social network (facebook, second life, ms, wikipedia, twitter) si prestano ad essere delle vere e proprie agenzie di socializzazione. La zona grigia della socialit attraversata da un'inalienabile e vvacua superficialit che, in un ambiente come quello telematico, corrisponde ad un'imperdonabile scorrettezza nei confronti delle risorse infrastrutturali. La presenza attiva di milioni di individui presta il fianco alla possibilit di imbattersi in "mine vaganti", devianti vandalici della rete che trasformano la relazione proficua in dannosa ingerenza. Nel network entrato uno specchio fedele della societ, inclusi i delinquenti, i perversi e i satanici. Finora si considerata la rete come uno strumento tramite cui l'intelletto originale trova uno sbocco in grado di garantire una piattaforma aperta e condivisibile. L'abbiamo intesa ance come uno strumento stimolante e all'interno del quale le singolarit si muovono, agganciandosi nodo a nodo con il fondare percorsi di senso individuali. Per, ha delle propriet paralizzanti, per esempio l'uso del link: "il link mantiene il duplice carattere di elemento ormai ineliminabile delle interfacce dei media digitali che ha socializzato milioni di persone alla navigazione sulla Rete. Il link sembra esaurire l'intera esperienza della dimensione ipertestuale e rischia di ricondurla alla carica di "frammentazione" che pu esseere associata alla prassi di saltare da una pagina all'altra della rete, come si salta da un canale televisivo ad un altro. Interne permette di esprimere al tempo stesso il massimo della soggettivit e il massimo della socialit. Turke: l'individuo on-line ha la possibilit di essere multiplo e coerente allo steso tempo.

Fa di se stesso un'entit fluida ma fondata su soerenza e prospettivit morale. C' la necessit di instaurare una ragionata cultura dell'apprendimento telematico-relazionale. Granieri, nell'introdurre le figure dei "migranti" e dei "nativi": le persone nate nella seconda met del XX secolo apparterranno sempre alla prima categoria: i pioneri. Ma rimarranno sempre migranti, persone che si daranno una logica degli eventi in base a categorie esplicative retrostanti e paradigmi precedenti. Questi saranno sempre contrapposti ai nativi che non si domandano il perch di tale trasformazione semplicemente perch non hanno mai assistito a nessuna trasformazione e per i quali il mondo " come sembra". Tutto ci deriva da fattori sociali, dall'ambiente in cui si vive, dalla curiosit per il mondo circostante. Si rende quindi necessaria una revisione degli obiettivi educativi, in modo da ottenere ragazzini non solo familiarizzati alle tecnologie, ma alfabetizzabili medialmente, rendendoli a pineo titolo produttori e conversatori all'interno della cultura di rete. I media sono letti pi come minacce che come risorse. La maggior attenzione nei loro confronti rivolta ai pericoli della manipolazione piuttosto che alle possibilit di partecipazione. Collaborazione, sinergia e partecipazione sono le chiavi d'accesso. Secondo Tapscott e Williams, autori di Wikinomics, la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo, i tempi sono maturi per una vera era di partecipazioned in grado di schiudere prospettive culturali e redditizie allo stesso tempo. Myspace, YouTube, Linux e Wikipedia sono oggi i migliori esempi di collaborazione di massa. La rete come la cultura, come l'identit, sia questo sia quello. Villaggi globali e metropoli locali: contaminazione di culture o "splendido isolamento"? La "globalizzazione", un "termine-ombrello", termini che hanno la funzione di qualificare una variet disparata di fenomeni e un'ampia gamma di contesti. Il termine "globalizzazione" usato per indicare il fenomeno di crescita progressiva degli scambi a livello planetario il cui effetto finale si produrrebbe nella convergenza sia economica che culturale fra le diverse nazionalit. Giddens n da una sintentica definizione: la globalizzazione consterebbe ne "l'intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro localit distanto facendo in modo che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa". La vita sociale e culturale giunta ad una fase che estremizza le propriet: "modernit radicale", di cui il fenomeno globale si rende rappresentativo e dominante. Gemellata all'idea di globalizzazion infatti l'idea di localizzazione. A proposito, Robertson ha coniato il termine "glocalizzazione": la sinergia contemporanea che coinvolge l'aspetto locale e quello globale. Il globale e il locale sono piuttosto speculari: integrazione e radicamento, diffusione e appartenenza, condivisione e appropriazione sono aspetti di un'integrat di coscienza del "cittadino mondiale". Per Robertson la globalizzazione in atto e la globalizzazione appresa, riflessa dai mass-media, sono due aspetti dello stesso processo. Il locale deve essere compreso come un aspetto del globale. Globalizzazione significa anche l'unirsi, l'incontrarsi reciproco di culture locali. Essa investe altres dinamiche etniche e culturali, flussi migratori, contaminazione fra culture. Uno degli effetti l'urigidirsi di alcune identit, in un'ottica conservativa. Secondo Beck ci che rende veramente specifica la globalizzazione l'irreversibilit della globalit. Egli ne d otto ragioni: connessione globale dei mercati finanziari e il potere cresccente dei gruppi industriali transnazionali; la rivoluzione delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni; le rivendicazioni dei diritti umani; i flussi di immagine nella industria culturale globale;

la politica mondiale policentrica (declino del potere degli stati nazionali); discussione sulla povert globale; problema della distruzione dell'ambiente; la questione dei confini transculturali locali.

Agiscono sul piano della globalizzazione due forze distinte. "culturalmente questo "restringimento" della terra sembra dischiudere nuove opportunit, un aumento della complessit sociale che per si traduce anche in un pi elevato numero di opzioni a disposizione dei singoli. Questi processi di "individualizzazione" tendono a mettere in fibrillazione ogni legame. Anche alle attivit culturali viene sottratto il terreno vitale da cui hanno sempre avuto origine: de-socializzazione. Qualche riflessione sul concetto "scala" 4.3.1. Il registro micro-sistemico (prospettiva modulare, o "del frammento"; la scala compressa Sull'interazione globale-locale agisce una dimensione di tipo micro-sistemico. La valorizzazione del piccolo. All'interno di questa "prospettiva del frammento" emergono diverse analisi: l'instabilit conduce incertezza, il rischio una variabile connaturata a globalizzazione e modernit. Uno dei motori che spingono verso questo genere di appartenenza ristretta proprio la percezione diffusa e strisciante di un mondo "sotto attacco". Il nemico non ha identit e ci da temere. L'ansia diffusa otore incessante di un senso di smarrimento che non si pu nemmeno avvalere di una cornice linguistica. Beck ci ricorda che lo sfruttamento di alcune tecnologie scatenza conseguenze imprevedibili, incontrollabili e addirittura incomunicabili. Tuttavia, all'interno della prospettiva "micro" troviamo anche una identit forte e irriducibile, religiosa, nazionale, etnica, un riconoscimento che la spinta globale ha comunque indotto o stimolato. "Il catalogo delle identi disponibili cresce, diminuisce, muta, si ramifica e si sviluppa a mano a mano che nel mondo s'influisce la rete dei rapporti politici ed economici. Purtroppo l'opzione fondamentalista ha causato immani disastri: il mondo, in particolare alcune regioni sottoposte a tensioni laceranti che non accennano a ricomporsi, ha conosciuto una lunga e dolorosa rassegna di guerre civili, fondamentalismi religiosi, etnici, guerre fratricide, ma che in termini storico-sociali trovano una motivazione in qualit di derive irrazionali di un senso di privazione allocato in antichi contesti: vecchi dissapori irrisolti, lotte intestine. L'opzione fondamentalista proprio questa, il radicamneto di prospettive settarie chiuse, impermeabili, volte alla distruzione dell'alterit. Il bisogno di certezza, di sicurezza in un mondo troppo grande per essere adeguatamente compreso trova uno sbocco in una dimensione relazionale pi gestibile. Un fenomeno nuovo: il bisogno di comunit si ricerca sulla base di tratti nuovi. Collettivit trovano cemento nel individuare un nemico comune. Bauman continua a spiegare in cosa consista la "voglia di comunit". La sicurezza la condizione necessaria del dialogo tra culture. Oggi la comunit considerata e ricercata come riparo. Lo scopo passare da una "individualit de iure" ad un'"individualit de facto". L'erigere comunit fortificate contribuisce fortemente a render pi difficile, per non dire impossible, tale ricomposizione. Il registro macro-sistemico (prospettiva a buccia di coertura); la scala estesa Le relazioni che intercorrono a livello mondiale denotano una forte spinta all'omogeneit, al progetto comune, verso un processo standardizzante. L'aspetto maggiormente edificante enfatizza la convergenza, il dialogo, la relazione iclusiva, il confronto costruttivo, la ricerca di radici, denominatori comuni, valori universali da scorgersi ad esempio in tutte le religioni. La religione sta offrendo la sua opera di mediazione. Il convegno La religione nella societ

dell'incertezza. Per una convivenza solidale in una societ multi religiosa, tenutosi a settembre 2000. "Nella ricerca religiosa connaturata certo quella dell'assoluto, ma questa ricerca produce conseguenze disastrose quando si intreccia con obiettivi e finalit sociali e politiche. Ogni religione ha una sua identit culturale ed unica. Il rapporto religione-cultura inscindibile. Il multiculturalismo lo verifica oggi in modo evidente mostrando mai come prima d'ora la storicit delle relgioni e la particolarit delle societ di radicamento. La base del dialogo tra le religioni non pu non essere che multiculturale. "per conoscere Dio occorre conscere l'uomo" (Paolo VI). Pieterse propone il concetto di "ibridazione culturale", il rimescolamento delle varie culture. Tutto ci basato sul presupposto della differenza tra categorie, forme e convinzioni che rientrano nella miscela. Il rapporto pu essere ache descritto in termini di affermazionei di similarit. L'autore polemizza tra l'altro con lo scontro delle civilt ipotizzato da Huntington: l'assetto geopolitico planetario profondamente modificato all'indomani della Guerra Fredda bipolare: in questo nuovo mondo i conflitti pi profondi non saranno quelli tra classi sociali, tra ricchi e poveri, bens tra gruppi appartenenti ad entit culturali diverse. La costruzione geo-politica di Huntington appare alquanto bizzarra come pure nell'utilizzo di immagini eccessivamente standardizzate. Il "globe-trotter" culturale "Limmobilit, messa in atto durante tutta la modernit, mostra da ogni lato segni di cedimento.dicversi sono i vettori: hippies vagabondi, poeti, giovani sbandati, turisti. Quel che certo che la circolazione riprende. Niente pu arginarne il flusso. Dinamismo e fermento sono nella mente di tutti". Cos la libert dell'errante quella della persona che ricerca in maniera mistica "l'eperienza dell'essere". Questa libert necessita, sempre dell'aiuto dell'altro. Questa la vera caratteristica della libert errante: esprimere una personalit forte che acquista senso solo in seno a un gruppo fortemente compatto. La globalizzazione sarebbe allora sintomatica di un moto da luogo, prendere le distanze da..., piuttosto che di un percorso indecifrabile verso un qualche punto comune. Aug tratteggia il "non luogo", circostanza umana pi che dimora reale, inconsistente, ma a suo modo relazionale. Il luogo e il non-luogo: il primo non mai completamente cancellato; il secondo non si compie mai totalmente. Tuttavia i non-luoghi rappresentano un'epoca; le vie aeree, ferroviarie, autostradali, le grandi catene alberghiere, i grandi spazi commerciali, la complessa matassa di reti cablate o senza fili che mobilitano lo spazio extraterrestre ai fini di una comunicazione cos peculiare che spesso mette l'individuo in contatto solo con un'altra immagine di se stesso. Meyrowitz enfatizza il rapporto esistente tra i cambiamenti generati dai flussi comunicativi all'interno di un dato sistema informativo e i cambiamenti legati alle regole di spostamento territoriale e accesso ai luoghi. I media elettronici sembrano essere i responsabili di una situazione di squilibrio in cui il livello d'informazione che essi conferiscono a ciascun soggetto si scontra con una mobilit fisica vincolata. La dimensione sociale e le relazioni interpersonali ne risultano turbate. L'elaborazione di nuove forme di accesso fisico al fine di adeguare le configurazioni spaziali ai nuovi modelli di flusso comunicativo che si dimostrano capaci di far circolare un'enorme quantit di notizie a velocit impressionante. Ora una sistema informativo in perenne espansione trabocca oltre i limiti fissati dalle convenzioni sociali nei rapporti interpersonali. Si verifica quindi una profonda frattura che interessa il movimento fisico e il movimento informativo. I luoghi definivno la maggior parte dei sistemi di informazione. Ma i media elettronici hanno fatto un importante irruzione nelle situazioni un tempo definite in base alla collocazione fisica. Hanno portato a una dissociazione quasi totale tra collocazione fisica e collocazione sociale.

Si ha un'analogia quando Bauman parla di extraterritorialit del potere:"piuttosto che rendere omogenea la condizione umana, l'annullamento tecnologico delle distanze spazio-temporali tende a polarizzarla. Fa si che certi fattori generino comunit extraterritoriali, mentre priva il territorio del suo significato e della sua capacit di attribuire un'identit. Quando le distanze non significano pi niente, le localit, separate da distanzae, perdono anch'esse il loro significato. Questo fenomeno attribuisce ad alcuni una libert di creare significati. Il territorio fisico ha perso le caratteristiche di stabilit, non in grado di infondere sicurezza. Svincolato da ogni appartenenza, diventa un non-luogo storico, un non-luogo entro cui il dominio esercita il proprio potere di mobilit, un appezzamento chiuso invece per chi non pu decidere di allontanarsi. La globalizzazione non produce definizioni nette, tanto l'identit porta con s una dimensione fluida, mobile, incostante. Certamente sono in atto movimenti che attestano forme di separazione, chiusura segregante, come pure unione, simbiosi.

Uno degli aspetti costitutivi delle culture: il divenire religioso


Definire il campo di studi. I primi approcci La religione occupa un rango elevato nel rovero dei processi attinenti alla cultura. Attorno ad essa si coagula un senso di identit collettiva e pu costitutire altres un modello di differenziazione individuale. Nell'opzione che oppone il credere al non credere e nelle modalit comunicative attraverso cui si rende nota la propria fede si snoda tutta una serie di significati. Perch mai un insieme di pure credenze semi-tangibili dovrebbe condizionare in modo cos invasivo vita, politica, scelte umane, in ultima analisi la cultura? In primo luogo essa non va identificata nel monoteismo; non va sovrapposta alle prescrizioni morali che orientqno il comportamento dei credenti; non si preoccupa necessariamanete di spiegare l'origine del mondo; privo di fondo identificare la religione con il soprannaturale. Quando si parla del significato del termine religione consigliabile tener conto di alcune distinzioni: Aug la colloca diversamente rispetto alla magia, "in quanto egoista, pretende di forzare la natura e non fa riferimento a fivinit personificate, ma a potenze pi aninime". Gallino individua alcune llinee fondamentali che hanno orchestrato l'evoluzione della disciplina in grado di interpretare la modalit d'approccio assunta dalle scienze sociali nei confronti del caso religioso. Si ritiene pertanto che l'analisi sociologica parta da un numero limitato di constatazioni: in tutte le religioni allignia la rappresentazione di un ordine extra-sensoriale o sovrannaturale di esserei, potenze o valori non fruibili attraverso l'esperieneza comune ma attraverso dei rituali; tale ordine sovrannaturale conferisce un particolare significato all'ordine sociale esistente, fornendo delle interpretazioni di eventi collettivi, (individuali e fisici anche irrazionali, ingiusti, imprevedibili e dolorosi). Tali eventi vengono inquadrati in una cornice di legittimit e giustizia; i significati dettati da una religione all'ordine sociale e naturale, tendono comunque ad orientare la condotta del credente in tutte le parti particolari situazioni egli si trovi ad affrontare, costituendone l'asse morale.; attorno alle rappresentazioni religiose si organizzano varie forme di gruppo e associazione.

Per capire tutto ci risulta utile il suggerimento di Cipriani: "La formula pi semplice per definire la sociologia della religione consiste nel dire che essa analizza la fenomenologia religiosa con l'ausilio degli strumenti teorici ed empirici che sono tipici della sociologia. Comte, Marx, Freud, Durkheim hanno interpretato l'essenza relgiosa significandola attraverso una naturale progressione evolutiva di tutte le societ; come l'epifenomeno di un sostrato puramente economico; derivante da problemi e patologie psichiche; come collante sociale. Comte ha come propostio quello di definitre le linee teoriche di una nuova scienza, la sociologia, in grado di formulare un'unica leggge di evoluzione e sviluppo. Si trattava pertanto di rendere valido il principio delle leggi evoluzionistiche per ogni geneere di societ. Da qui si arriva alla sua legge: legge dei tre stadi. Alla base di tale formula sta la convinzione che la vita, l'uomo, la societ, seguano necessariamente un trend di sviluppo evolutivo lineare, in cui ogni stadio rappresenta il punto di origine per l'ineluttabile accesso ad uno stadio diverso. La sequenza dei tre momenti evolutivi: tecnologico o fittizio; metafisico o astratto; positivo o scientifico, compiuta espressione delle potenzialit di scienza e tecnologia. Lo stadio tecnologico quello vissuto da un tipo di societ che intravede il proprio senso del sacro in una realt popolata da esseri irreali. "la spinta deterinata dal bisogno di una spiegazione unitaria e universale dei diversi aspetti del vivere umano e sociale. La religione o le religioni offrono agli uomini una spiegazione razionale, che soddisfa cio l'esigenza di avere una visione unitaria delle cose. Il limite? Gli uomini tendono a vedeere la presenza delle divinit in ogni manifestazione naturale e sociale (fittizio). Lo stadio successivo caratterizzato da una particolare evoluzione dell'insieme umano, tale che le attivit ultraterrene vengono soppiantate da categorie metafisiche e speculative. La ragione prima va ricercata sulla base di principi semplici presenti in natura. Lo schema della realt viene spostato: sull'ordine sociale dunque sintonizzato con quello, pi prossimo all'uomo, della natura. L'intelletto umano si appresta a compiere il passo decisivo: fase del sapere scientifico. "il progetto scientifico diventa una sintesi globale capaci di ricollegare tutti gli aspetti della realt, sia quelli razionali che quelli irrazionali: ci che resta della tradizione illuminista la fiducia nella scienza". L'analisi funzionalista la convinzione comtiana spiana la strada alla matrice funzionalista. La religione rappresenta un dispositivo il cui ruolo quello di creare consenso e ordine ed equilibrio all'interno del complesso e contradditorio tessuto sociale. Secondo Durkheim "la nozione di divinit ha giocato cos nella vit religiosa dei popoli un ruolo abbastanza analogo a quello dell'idea dei popoli un ruolo abbastanza analogo a quello dell'idea dell'io nella vita psichica degli individui: si tratta di un principio di unificazione e di raggruppamento. Cos come esistono fenomeni psichici non rapportabili necessariamente all'io, ci sono fenomeni religiosi che non sono collegati ad alcun dio. Possiamo parlare di relgioni atee, come nel caso del buddhismo o del jainismo. La religione assume il peso di matrice di norme e valori collettivi, crea una cosicneza sociale ed esplica uno scopo di natura coesiva. Mediante cerimonie e riti il gruppo afferma la propria solidariet. Per Durkheim l'idea di religione individuale non ha senso. La religone doppiamente espressiva del sociale: sociale per se stessa a causa dell'opposizione tra sacro e profano o delle istituzioni. Lo poi per il carattere stesso delle cose sacre che altrono non sono se non la rappresentazione idealizzata della realt sociale. Negli studi condotti da Durkheim nell'ambito della societ aborigene australiane, l'oggetto totemico

sacro in quanto "simbolo del gruppo stesso: esso rappresenta i valori fondamentali del gruppo o della comunit. La riverenza deriva in effetti dal rispetto che essi riservano ai valori sociali fondamentali. Nella religione l'oggetto del culto in realt la societ stessa. Aug riassume i tre criteri gi utilizzati da Durkheim che definiscono la religione: la religione un sistema, un insieme dunque organico. Rappresenta un sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre, sistemiche, in un'unica comunit. Se la sistematicit si perde, si avr a che fare con un culto, non con una religione; essa si riferisce a realt sacre. Le nozioni di mistero e di soprannaturale sono tardive. Le forze messe in gioco dal rituale sembrano perfettamente naturali. L'uomo primitivo non lo scorge affatto. Dovrebbe avere l'idea del suo contrario: ordine naturale. Per chi estraneo alla cultura scientifica, nulla al di fuori della natura; il frutto di una comunione morale. L'idea presa da Durkheim di divinit. Non presente in tutte le religioni. La diversit pu essere riassunta in due ordini di considerazioni : da una parte, vi sono religioni senza di e senza spiriti; dall'altra, anche presso religioni "deiste", vi sono riti completamente indipendenti dall'idea e dall'esistenza di di spiriti. Lo spirito mistico continua ad essere visto dal sociologo con occhio benevolo, fintantoch eso in grado di mitigare il conflitto sociale tra le classi umili e proletarie, in attesa di un nuovo ordine economico e morale. Si fa strada quindi un socialismo umanitario (Durkheim), deputato all'interpretazione della vita sociale in un'ottica non pi religiosa, bens marcatamente laica, politica ed educativa. Il senso religioso una potentissima matrice di simboli e assi categoriali in grado non soltanto di rendere ragione del quadro immaginativo del fedele istituendo una realt corrispondente ad una condizione di speranza-desiderio. In pi fornisce un efficacie conforto al fardello dei suoi timori esistenziali, cullandolo nella prospettiva di una vita esente dal dolore di cui ha esperienza. In ogni cultura la fede religiosa ristabilizza nell'equilibrio alcuni opposti concettuali (vita/non vita, colpa/premio) antropologicamente impossibli da risolvere. La religione istituisce una zona grigia: la coscienza del senso del sacro, codificata, decrivibile nei termini di quando-dove-perch-chi; retta da una cerchia di persone a questo deputate, con tempi e luighi a lei propri e simbologie. stato fatto notare che a fronte dell'unica possibile funzione manifesta svolta dalla religione (salvezza), almeno altre tre funzioni latenti entrano in discussione: far scaturire e coltivare sentimenti collettivi di un senso di unit sociale; potenziale giocato dalla religione nel cementare l'identit di individui e gruppi; qualit di strumento di espressione e regolamentazione delle emozioni di massa dalla forza distruttrice: il rituale religioso stimola in modo relativamente tranquillo alcuni generi di esternazioni emotive. La religione come sovrastruttura. "Alienazione" e falsa consapevolezza Il materialismo dialettico, schema della filosofia marxiana, impone che l'evoluzione sociale devva necessariamente dipendere dallo sviluppo della produzione economica, e che questa a sua volta generi un apparato di sovrastrutture ideologiche comprendente l'elemento della religiosit. La dialettica assume la dimostrazione che valori e verit sono relativi, prodotti sociali che acquistano corpo all'interno di una comunit. Secondo Marx tutte le cosiddette verit altro non sono che sostegni fittizi di una classe dominante. Egli non si occup mai vermante di indagare le "vie della religiosit" in modo specifico. La religione relegata al limbo della sovrastruttura culturale, specchio dei rapporti economici sottostanti. Nella societ di classe marxiana, "la gente crede ad una serie di cose che non sono obiettivamente corrette, ma rappresentano piuttosto una forma di "ideologia", il cui scopo quello di legittimare e mantenere il pieno controllo in mao a coloro che lo detengono. Serve a far capire alla gente quali sono i suoi veri interessi, procurandole cos una falsa consapevolezza". Per Marx: un oppio dei

popoli che mette a tacere lo scontento, focalizzando l'attenzione su un presunto mondo migliore. Lo sfruttamento delle classi subalterne, la falsa consapevolezza, sono concetti gemellati a quello di alienazione. Feuerbach a introdotto questo pensiero, per il quale la religione consiste di idee e valori prodotti dagli esseri umani nel corso del loro sviluppo culturale, ma erroneamente proiettati su forze e personificazioi divine. Gli uomini non comprendendo appieno l'origine e la creazione delle proprie norme comportamentali e sociali, non trovano miglior soluzione del tirare in ballo una sfera che rimanda al non-visibile, allo straordinario, in una parola, all'essenza divina. Gli uomini sono depositari di conoscenza, amore, solidariet, coscienza morale. A causa delle autorit politiche e culturali cui sono di fatto subordinati, non ono in grado di riconoscerle come attributi propri, proiettandoli prima sulla natura, e in un secondo tempo su di una potenza divina. Si produce alienazione qudno simboli e valori composti dall'uomo acquistano un'autonomia distinta, del tutto scollegata dalla sua sfera politica. Scopo della religione di fornire soddisfazionei immaginarie o fantastiche con l'obiettivo di sviare ogni sfor<o razionale diretto a raggiungere le vere soddisfazioni. Il Cristianesimo, distinguendo fra anima e corpo offre all'umanit una duplice vita. In quanto "oppio dei popoli", si concretizza nell'essere un agente soporifero che inibisce gli oppressi dall'intraprendere un qualsiasi sforzo teso al miglioramento delle loro sorti esistenziali. La delicatissima natura del rapporto religione.ideologia rende spesso arduo discernere parametri quanto pi possibile oggettivi di valutazioni, degni di uno studio sociologico onesto e accurato. Il riflesso dell'inconscio. La pratica religiosa come "nevrosi ossessiva universale" Freud interpreta la religione come il risultato di una proiezione dello stadio infantile della psiche umana. Gli attributi con i quali sono descritti gli dei di quasi tutte le religioni, e con particolare forza il Dio della religione giudaico-cristiana, non sono altro che gli attributi che il bambino avverte nel padre. La religione scaturisce dal complesso edipico e non che una forma di nevrosi ossessiva universale. Ma cos come il bambino singolo non pu portare a termine lo sviluppo culturale senza attraversare una fase pi o meno evidente di nevrosi, cos questa nevrosi colletiva dovrebbe ormai essere superata in presenza di una cultura capace di controllare in modi pi maturi le pulsioni asociali. Un tempo il dio-padre visse in carne ed ossa su questa terra ed esercit il suo dominio come capo supremo dell'orda umana primordiale fino a che i suoi figli, alleatisi assieme, non lo abbatteranno. Sorsero i primi vincoli sociali, le prime restrizioni morali e la pi antica forma di religione: il toteismo. Le religioni successive si sono sforzate di cancellare le tracce o di espiare quell'antico crimine proponendo soluzioni diverse per la lotta tra il padre e i figli, e dall'altra non hanno potuto evitare di ripetere in forme nuove l'eliminazione del padre. La conversione di nun individuo da una fase di incredulit a una piena adesione alla fede cristiana. L'idea di padre e quella di Dio non sono ancora molto lontane, la volont di anientre il padre pu da un lato farsi cosciente sotto forma di dubbi sull'esistenza di Dio e dall'altro volersi legittimare al cospetto della ragione sotto forma di sdegno per il maltrattamento subito dall'oggetto materno. Mma tipico del bambino giudicare come un maltrattamento quel che il padre fa con la madre nel rapporto sessuale: essendosi pienamente sottomesso alla volont del Dio-padre, il giovane diventati un credente e ha accettato tutto ci che fin dai tempi dell'infanzia gli stato onsegnato su Dio e Ges Cristo. Il taglio interpretativo propugnato e quello dell'analisi funzionalista che vede la religione come elelemento capace di arrecare coesione e mitigare le inevitabili forze disgreganti. Il senso del sacro si rivela (allo spirito ottocentesco), un palliativo, una cura immaginaria confezionata su misura per sanare disagi, ignoranza. il simulacro di quanto l'uomo non pu, non vuole, o non gli concesso di sapere e di conoscere. Rimane relegato nell'ambito del fittizio, del

primitivo, una sorta di funzione terapeutica. Per Freud alla base della formazione religiosa, oltre ad una non elaborata figura paterna, sta anche la repressione, la rinuncia a numerosi moti pulsionali. A questo stadio della ricerca il paradigma interpretativo soggiace due logiche diverse: devianza contro l'evoluzione mentale non patologica; proiezione e alienazione contro il riconoscimento dell'essenza morale, culturale, normativa dell'essere umano; Tutte queste interpretazioni si incontrano sul medesimo vertice: l'uomo, in tutta la sua bellezza e aberrazione e il mondo in cui egli vive, plasmato, ma dall'interno, a sua misura. Tecnologia e religiosit vengono appaiate secondo un rapporto inverso: ad una tecnologia crescente, sempre pi simbiotica nella vita di ognuno e invasiva nella concezione della realt, corrisponde un'involuzione religiosa ineluttabile. Gli studi sistemici. Religione e mutamento sociale Weber sceglie la sua chiave di lettura fra religione e cambiamento sociale. Lo spirito religioso secondo lui, non si pone necessariamente in qualit di forza sociale deputata a mantenere o conservare l'assetto istituzionale e simbolico. Nel celebre saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo egli fornisce una valida spiegazione in chiave religioso-calvinista del successo conseguito dallo schema economico di tipo capitalista. La sua analisi punta alla messa in correlazione del capitalismo e della religione calvinista con le sue predisponenti etiche. Alla luce del particolare binomio che associa la dottrina religiosa- della predestinazione e il comportamento rigorista adottato in questo mondo. In tal modo, non diponendo il credente calvinista di alcuna possibile verifica della salvezza ultramondana, si ritrova a compensare nei segni di successo (ricchezza e prosperit economica), l'alea impostagli dalla religione. Egli cos pu ravvisare nelle fortunate condizioni economiche la beatitudine forse riservatigli nell'aldil. La conduzione dei propri affari viene svolto con i medesimi assunti teorici etici e morali che ogni fede richiede. La razionalit dell'agire etico rpofondamente funzionale ad una certa tipologia dell'agire economico. Weber prende in considerazione diversi sistemi relgiosi, tra cui: il buddismo, l'induismo, il confucismo, taoismo, il giudaismo antico.. questi frapposer in virt dei rispettivi impianti etici, ostacoli allo sviluppo di una motivazione individuale diretta verso un agire economico affine a quello dell'imprenditoria occidentale. Ben diverso il caso degli schemi culturali orientali, che incentrano il senso dell'uomo non tanto su se stesso, o in un rapporto privilegiato con la divinit. L'essenza antropologica (l'uomo) viene incastonata come elemento centrale di un tutto organicop, un paradigma di fusione fra lo spirito umano e quello universale, da raggiungersi attraverso stadi successivi di liberazione verso la realizzazione di un Dio-Mondo onnicomprensivo. Le concezioni di peccato e di salvezza ultramondana indirizzano il credente monoteista puritano verso un contegno abbastanza definito; la sua condotta terrena si condiziona secondo parametri facilmente riconoscibili avetni come risorsa un autonomo ed efficiente spirito d'iniziativa nei confronti del mondo circostante. Weber definisce il cristianesimo una religione di salvezza incentrata sulla convinzione che gli esseri umani possano essere salvati purch scelgano la fede e seguano le sue prescrizioni morali. Importanti le nozioni di peccato e di salvezza. Queste generano una tensione e un dinamismo emozionale per lo pi assenti nelle relgioni orientali. In tal caso la religione codificata in qualit di motore per l'innovazione e il cambiamento.

Weber pone l'accento sulla figura della leadership per il cambiamento sociale. Le crisi politiche, economiche costituiscono l'anima dello sviluppo delle societ. Il rapporto fra il leadeer e i suoi accoliti si inquandra nella spiegazione sociologica di una forma di dominio. Il processo pu avvenire attraverso tre modalit: in modo legale-razionale; tradizionale; carismatico. Oguana delle tre tipologie di acquisizione del potere sottende una figura che ne rappresetna il soggetto ideale: il sacerdote, lo stregone, il profeta il quale fonda la propria legittimazione su di un'aura a lui riconosciuta. Vengono appprofonfiti il ruolo e l'immagine del profeta. Quest'ultimo introduce l'evento dell'innovazione, insinua dubbi sul fronte etico, culturale, sulla gestione e l'organizzazione del potere. Un nuovo linguaggio per passaggio da un assetto di valori ad un altro tipo di leggge comunitaria: egli ricrea cos di volta in volta la societ. Il carisma un dono straordinario. Il nuovo contesto cagionato dalla figura carismatica si configura come un evento dotato di eccezionalit. Il venir meno della personalit carismatica pone la collettivit in una condizione difficile. Il delicato equilibrio fra tradizione e innovazione si ripresenta in tutta la sua pregnanza, nel momento in cui il catalizzatore dei processi indotti di mutamento sociale non esiste pi. Weber la routinizzazione del carisma come tappa obbligata affinch la societ accetti dei modelli attraverso cui vivere, sulla scia di una tradizione culturale ed intelletuale, che solo in virt di un'esperienza straordinaria stata plasmata. Pi comunemente avviene che siano proprio le istituzioni a ricevere nelle proprie mabi l'onere di conservare e rappresentare in qualche modo il potere carismatico del fondatore: Chiesa Cattolica nei confronti di Ges Cristo. Il carisma viene in qualche modo banalizzato e assorbito nella pratica quotidiana. L'ordine secolarizzante Casanova: lo studio delle relgioni un'interpretazione di taglio illuminista.: in tale ottica le relgioni primitive vengono pi o meno chiaramente configurate come un palliativo delegato a ristorare l'uomo di disagi esistenziali. Fra questi il senso di impotenza di fronte alle forze superiori della natura (naturismo); gli incerti tentativi nel comprendere la propria psiche (animismo); la necessit dei primi gruppi sociali di capire e rappresentare se stessi (toteismo). La tagliente critica di matrice illuminista si serve di tre distinte dimensioni esplicative: cognitiva avversa ad una qualsivoglia visone metafisica e soprannaturale del mondo; pratico-politca contro le istituzioni ecclesiastiche; soggettiva, ma anche estetica e morale contro l0idea stessa di Dio. Ci ha prodotto la fortunata teoria della secolarizzazione: ipotizzata perdita progressiva di prestigio della sfera religiosa all'interno delle complesse dinamiche della societ civile. Tutto ci sorretto da tre fenomeni diacronici: il processo di differenziazione funzionale; il declino generale della religiosit; la privazione delle religioni. La religione istituzionalizzata. L'orogine del termine secolarizzazione legata genericamente ad una qualsiasi sottrazione di un territorio o di un'istituzione al controllo ecclesiastico e la sua prima apparizione risale alla pace di Westfalia del 1648. tale concetto viene spiegato attraverso un doppia terminologia risalente all'Euorpa occidentale premoderna. In tale modello teologico venivano incluse due realt fra loro in opposizione. Vi era sancito un ferreo dualismo fra un mondo definibile come "questo mondo" e un

"mondo altro", dei cieli. La competenza nel dirimere leggi, valori, comportamenti era affidata a due sfere distinte: quella religiosa e quella secolare. Ognuna delle due possedeva il potere di legiferare, decidere, influenzare la condotta degli individui, rispettivamente della condotta "secolare" e di quella "spirituale". La secolarizzazione fa irruzione in un campo di competenze cos sottilmente divise. Con il processo di secolarizzazione accade che il muro, prima accettato ora si sgretola. La sfera religiosa, prima autonoma e in diverso modi sovrana, deve adattarsi o soccombere al nuovo ruolo padronale del saeculum in ascesa inarrestabile. La previsione pi comune constava del fatto che la maggior parte dei fenomeni religiosi mondiali non avrebbe retto al duro colpo inferto dal processo di modernizzazione. La secolarizzazione un processo complesso, ricco di sfaccettature e molteplici punti di vista. Uno di essi riguarda il seguito delle organizzazionei religiose, espresso dal numero di individui che fanno parte di una chiea o di altri gruppi religiosi e che partecipano alle funzioni ed altre cerimonie. Tutti i paesi hanno attraversato, stando a questo indicatore, un forte processo di secolarizzazione. Una seconda misura della secolarizzazione data dalla misura in cui le chiese e altre organizzazioni religiose conservano influenza sociale, ricchezza e prestigio. Le organizzazioni religiose hanno progressivamente perduto gran parte dell'influenza sociale e politica esercitata in precedenza. La fede e i valori. Dimensione della religiosit. Oggi le credenze religiose hanno una presa minore di quella che generalmente avevano nel mondo tradizionale. La maggior parte di noi semplicemente non avverte pi l'ambiente in cui vive come permeato da forze divine e spirituali. Weber: disincantamento del mondo. Prodotto dalle societ capitaliste con l'affermarsi: da un lato, della impresa moderna; dall'altro, con la costituzione degli Stati con apparati burocratici. Il processo di secolarizzazione avrebbe conosciuto una progressiva accelerazione a causa di quattro grandi classi di eventi riguardanti la sfera sociale, culturale, economica e religiosa: riforma protestante; la formazione dello stato moderno; lo sviluppo del capitalismo; la prima rivoluzione scientifica. In termini pi generali, la secolarizzazione stata studiata come un fenomeno afferente alla cultura, all'intervento "laicizzante" su diversi e molteplici contesti socio-culturali. Diverso , invece, il secolarismo: questo rappresenta, una vera e propria corrente ideologica che programmaticamente persegue l'obiettivo di liberare la societ da ogni sorta di influenza religiosa. Ricollocare l'esperienza del sacro nella modernit pluralista (secolarizzazione) E' difficile trattare la secolarizzazione come un fenomeno unitario. Willaime rileva che la teoria della secolarizzazione presenta ostacoli per un'analisi intellettuale serena e scevra da pregiudizi. Supporre l'esistenza di una presunta "et dell'oro"; identificare la religione con il relgioso istituzionalizzato; procedere attraverso un'identit semplicistica secondo la quale al processo di modernizzazione corrisponde una razionalit crescente. Un taglio interpretativo proviene da una concezione fenomenologica della religione, in cui essa verrebbe ad essere "un fenomeno peculiare dell'esistenza umana incentrato sulla nozione di un ordine non soltanto sovrannaturale, ma sacrale; la religione coincide con l'idea e con l'esperienza del sacro, idea ed esperienza che si manifestano storicamente in svariatissime forme". La potenza del religioso non viene in tal modo privata di prestigio o soggiogata a quanro accade

nella reale sfera economica e politica. La "religione" un fenomeno universale, immodificabile. La secolarizzazione va piuttosto intesa in questa luce, come una regressione o un allontamento da determinate specificazioni storiche di essa. Per esempio, la chiesa cattolica o le denominazioni protestanti, in direzione di forme pi astratte di esperienza religiosa. Il soggetto della religione rappresenta piuttosto la ricerca di una nuova divinizzazione. Un punto di partenza pu essere rappresentato dalle molteplici condizioni di disagio e incertezza che stili di vita svariatamente misti sono in grado di produrre nell'individuo. Pace nota che "l'affermarsi nelle moderno societ di forme di pluralismo culturale...mette in crisi tutte le istituzioni". Gli individui nella societ pluralistica tendono a farsi una propria religione: la religione quindi si privatizza. Gli esiti possibili sono due: da una religione visibile si passa a una religione invisibile; da una uniformit nei sistemi di credenza si passa a una situazione di pluralismo di universi simbolici pi o meno centrati sull'asse religioso. Berger parte dalla constatazione che, nelle complesse dinamiche socio-culturali che caratterizzano il vivere dell'uomo moderno, vi siano due spinte. Seguendo lo stile del pluralismo moderno, la religione rappresenta null'altro che un mondo fra altri mondi. Come contrappeso ala travagliata ricerca di una propria autorevolezza da parte dell'asse relgioso, sta la pressione alla secolarizzazione che si riduce nella difficolt ben esperita dall'uomo moderno, di modellare una qualsiaasi coscienza spirituale. Berger introduce un altro fattore di confronto: l'uomo e la sua atavica necessit che lo spinge a dare ordine a fatti, sensazioni, esperienze con cui entra in contatto. L'inclinazione antropologica a cercare ordine nel caos la seconda tensione in atto. Lo sforzo intellettuale dell'uomo moderno rivolto a recuperare e delineare correttamente quel che egli chiama il brusio degli angeli. Il futuro dell'istituzione religiosa non presenta secondo Berger tratti rassicuranti: costretta a fare i conti con l'irrefrenabile ondata secolarizzante all'opera da decenni, la religione non ha altra alternativa fuorch vanificare gli elementi soprannaturali in lei molteplici e depurare i suoi linguaggi, per comunicare tramite simbologie e significati atti a rappresentare null'altro che la sfera terrena. E questo rappresenta la disfatta della teologia e delle istituzioni, a favore di una politica di diffusione che poco di pi pu offrire ai bisogni dell'uomo, i confronto alle profane istituzioni rivali. Ma, intanto, in seno alla cultura secolarizzata continueranno ad esserci delle isole notevoli di soprannaturalismo. Alcune di esse saranno ritardi culturali, altre invece, nuovi gruppi miranti alla sua riscoperta, convergere in un discorso settario, di sub-culturale. Per quanto riguarda le grandi religioni istituzionalizzate, esse continueranno a perseguire un timido compromesso tra tradizionalismo e aggiornamento. La societ moderna all'individuo genera tiepido ma costante allontanamento da tutti questi contesti sociali in cui frantumato. L'oceano del relativismo culturale, ideologico e religioso ha pagato duramente il caos in cui ha gettato i suoi principali interessati. Nessuna religione riesce a proporsi come valida e credibile. L'uomo indeciso e insicuro. L'escamotage cui invece ricorre per fuoriscire la religiosit dalle pastoie del pluralismo e del relativismo culturale, mettere in rapporto la teologia con l'antropologia. Per segni della trascendenza intendo quei fenomeni riscontrabili nell'ambito della nostra realt naturale, ma che sembrano riferirisi ad un'altra realt. L'autore identifica nell'ordine alcune attivit miranti a risoprire ci che trascende l'azione ordinaria. Alla continua ricerca di senso e ordine, non vi atto umano in cui non sia dato di scorgere un cenno di trascendenza.

La tensione ineliminabile verso il soprannaturale si ritrova sulle compagnie delle esperienze comuni e abituali di cui nessuno pu negare l'esistenza e la continua intrusione. "Il prluralismo moderno crea inquietudini e tensioni, alle quali si pu sfuggire soltanto imboccando direzioni opposte. Una conduce a una falsa certezza, l'altra a un atteggiamento di rinuncia a ogni possibile accesso alla verit. Nell'ambito della religione sono proprio i gruppi che offrono la certezza, che insistono su dottrine rigide e che esigono comportamenti difficili ad attrarre un gran numero di persone. Al polo opposto c' l'altra via di fuga in qualche forma di nichilismo o di totale relativismo. Una terza via indicata da Gellner: egli propone la scelta intellettuale dal razionalismo illuminista (fondamentalismo razionalista). Negli aspetti di contrasto se si mettono a confronto l'approccio fondamentalista e quello relativista si nota "fermezza, semplicit e intellegibilit" che finiscono col rendere alla sua dotttirna una certa dignit. La "moderna" esperienza religiosa: desiderio sospeso fra organizzata razionalit sociale e smarrimento individuale Un secondo approccio alla fenomenologia religiosa viene identificato da Pace come filone neoweberiano. "La secolarizzazione considerata come un processo oggettivo di perdita di plausibilit delle chiese e in genere del significato della sfera del sacro per gli individui.questi ultimi, sentono meno il richiamo alla relgione e cos, in una parte di essi, si fa strada l'idea che non sia necessaria compiere nessuna scelta di tipo religioso. Wilson passa a scardinare la validit di statis religioso nella societ attuale. La soiet contemporanea, nelle sue manifestazioni culturali, compresa la religione, sempre pi pluralista. Anche la funzione che vedeva nella religione un catalizzatore di identit collettiva viene non di poco ridimensionata. L'organizzazione dello stato pluralista tale che quest'ultimo affidei le proprie fonti di identit e legittimazione non a variabili religiose o a etiche sacrali; il sistema politicosociale moderno forgiato in una veste e in un'inclinazione prettamente secolare, dove l'avanzamento razionale di tecnica , economia e tecnologia ha compresso lo spazio della religione. Anche il potenziale emotivo viene gestito senza la necessit di ricorrere ad un pregnante contesto sacro-rituale. Secondo Wilson, l'allontanamento dell'autorit religiosa dalle logiche di funzionamento pratico della societ moderna, si spiega con il semplice fatto che le funzioni latenti della relgione sono state rese manifeste. Il controllo meccanico, quello digital, hanno sostituito il lungo e faticoso processo secondo cui un soggetto impara ad autoregolarsi e autodisciplinarsi in nome di affeermazioni moralmente date. Tuttavia: precisione, comodit, impersonalit e astrazione non riescono a colmare l'abisso dell'insoddisfazione umana e l'intero impianto razional-dipendente rischia di cedere sotto l'insostenibile peso di un arido efficientismo. La rassicurazione psicologica, il senso di appartenenza ad una comunit solidale, un processo di socializzazione sostenuto da medesimi ideali, sono elemtnei in grado di render ragione del suo ruolo religioso. Alla ricerca di un ruolo convincente da attribuire allo spirito religioso nella problematica societ occidentale odierna, risulta interessante l'analisi di Casanova. Egli argomenta una duplice tendenza in atto nel mondo moderno: una prima spinta verso un profondo individualismo, inteso a cogliere l'importanza dell'esistenza privata di ciascuno, e a salvaguardare l'integrit. Cos acquistano valore assoluto non oltanto i diritti inalienabili dell'individui, ma quell'insieme di comportamenti volti ad una piena presa di possesso nella gestione dell'io individuale; la seconda spinta in atto viene spiegata nella tensione sempre pi marcata verso la sfera di ci che pubblico, nella necessit dunque di conquistare una credibilit pubblica, la cui legittimit sia fuori discussione. La secolarizzazione aveva spinto la Chiesa lontano dai luoghi di potere, dalle funzioni sociali. La religione si trov costretta a ritirarsi dallo stato secolare moderno per trovare accoglienza nelle sfere private di nuova istituzione. Il sodalizio con lo Stato si rilevato un'alleanza pi nociva che

realmente vantaggiosa. Oggi l'istituzione ecclesiastica tenta di rientrare a titolo pieno in societ, senza mediatori ma attraverso l'individualit di ciascuno dei suoi fedeli. La religione si "deprivatizza" all'rch si assume il compito di proteggere non solo la propria libert, ma tutte le libert e i diritti, in particolare il diritto fondamentale che la societ civile e democratica ha di esistere contro uno stato assolutista e autoritario. Casanova sottopone i validi procesi di democratizzazione indotti dalla Chiesa cattolica in Spagna, Polonia e Brasile. L'aggiornamento cattolico degli anni Sessanta culminato con il Concilio Vaticano II ridefin lo status pubblico della Chiesa, da istituzione centrata sullo Stato a istituzione centrata sulla societ, determinando la deprivatizzazione: il processo mediante il quale la relgione abbandona il posto che le stato assegnato nella sfera privata ed entra nella sfera pubblica, per prendereparte al processo di contestazione, legittimazione discorsiva e ridefinizione dei confini. Per essete l'unica fiduciaria della cultura e della memoria collettiva di un popolo (caso polacco); per farsi garante di diritti politici e civili (caso spagnolo); per rincorrere il cuorer e l'anima della religiosit popolare in antagonismo al regime politicp (caso brasiliano). Dunque la Chiesa cattolica giunta ad accettare la leggitimit della tendenza strutturale alla secolarizzazione. Ma facendo proprio il diritto di libert relgiosa in qualit di diritto umano universale. Nell'argomentazione inaugurata dal filone socio-biologico, si pu intravedere un parziale ritorno alla prospettiva che identifica nella religione una risposta codificata e strutturata sulla base di fragilit ataviche dell'esistenza umana. Acquaviva fonda il suo approccio sociologico su alcuni comprovati nessi che coinvolgono l'esperienza religiosa. Essa pare essere legata a tre esigenze/disagi fondamentali: l'ansia; presenza-paura della morte che genera un'ansia biologicamente fondata; capacit-possibilit di dotare di senso il mondo circostante. La tensione vrso il religioso diventa cos il prodotto di un meccanismo di sublimazione che riguarda suddette esigenze e incertezze psicologiche. Il meccanismo di sublimazione dei temi come la morte e la sessualit. La strategia psicosociale di carattere relgioso funziona tanto meglio in una struttura sociale in cui il senso della morte e la forza dell'eros possono essere efficacemente imbrigliati nelle maglie dei valori condivisi della collettivit. Nelle societ attuali il senso della morte, della sua ineluttabilit, presente ma si delinea con i tratti di un evento lontano e meno pressante. "Nella nostra societ l'allontanarsi della morte dalla sfera del probabile nella maggior parte della vita e la liberazione dell'eros favoriscono la secolarizzazione della societ, l'uscita della religione dalle strutture istituzionali e un indebolimento della presenza della religione e dell'esperinza religiosa". Il bisogno di attribuire senso, valore al proprio destino sopravvive e si dirige su di un soggetto diverso da Dio. Si trasferisce parzialmente sulla certezza incarnata dal pensiero scientifico tecnologico. Si forma un nuovo sistema di valori in parte basato sulla scienza. Come ogni societ esiste una religiosit naturale che in questo caso tende a diventare dominante e si compatta con sistemi di vlori che emergono dalle trasformazioni sociali, scientifiche, tecniche, culturali di cui ho parlato". Conclusioni. Un credere al plurale: il caso italiano e francese Ci non significa affatto che sia diminuita l'intensit del credere, tutt'altro. Si riscontra una adesione emotiva. Molte sono le variabili che hanno favorito una situazione di policentrismo relgioso. Tante domande, tante organizzazioni che danno possibili risposte. La Chiesa ha perso il monopolio etico. Il credente riveste molteplici ruooli. In virt di tale frammentazione non le sufficiente deporre la propria scala valoriale ed etica entro un'unica dimensione. Lo scollamento fra credente e istituzione una tendenza assodata, ma il senso di appartenenza ad una comunit non messo in discussione.

La religione all'interno della societ si fa "nascosta", "implicita". In Italia la moltiplicazione dei dubbi in materia etica (aborto, eutanasia), ingengneria genetica) ha creato una divergenza profonda di risposta a fronte di una comune ammissione di adesione alla religione di maggioranza. la ben nota metafora del supermercato dei beni di salvezza, in presenza di una frammentazione istituzionale e di un corrispondente pluralismo culturale, esiste per l'individuo la possibilit e la necessit di rivolgersi all'una o all'altra produzione culturale disponibile, prenddendo brani di soluzioni adeguate al caso in oggetto, per ricomporle in una unit, specifica di ciascun individuo. In modo particolare nel campo della bioetica, si creata una situazione in ccui l'autorit in materia frammentata fra una moltitudine di soggetti di cui l'autorit religiosa rappresenta solo un possibile riferimento. La tensione alla soluzione proviene da pi parti, anche dagli esperit stessi che si trovano tutti in una posizione di debolezza in quanto devono rendicontare alla popolazione. Guizzardi parla di esperto-saggio: egli forma ibrida tra "esperto e scienziato selezionato per rappresentanza, e allo steso tempo "esperto e saggio" legittimato veicolare le soluzioni frutto di compromesso. Il policentrismo etico delinea un compleso rapporto di negoziazione fra l'apparato tecnicoscientifico, le istituzioni (comitati etici), l'autorit relgiosa e infine la societ civile non-esperta. In ogni caso, lo studio sul pluralismo morale e relgioso degli italiani attesta che non c' mai stata una vera corrente unificatrice, fatta eccezione per il ruolo giocato proprio dalla religione cattolica. "L'Italia continua a rappresentarsi come una societ relativamente omogenea dal punto di vista religioso. Tuttavia l'unamismo cattolico degli italiani cela una pluralit di modi di intendere il senso di appartenenza alla chiesa: la formula dell'unit nella diversit. Paradossalmente la religione cattolica ha donatoagli italiani il senso di una comune identit di appartenenza. Il caso francese e l'approvazione della legge sulla laicit del 2004. l'articolo 1 recita: "Nelle scuole, nei collegi e nei licei pubblici, i segni e gli abiti che manifestano ostensibilmente l'appartenenza religiosa degli allievi, sono vietati". L'elaborazione della lacit francese un caso emblematico di come uno stato europeo abbia metabolizzato il peso religioso. La formula di Davie "credere senza appartenere". Si crede sempre ma non si sa esattamnte a che cosa. La conclusione che nell'odierna Europa occidentale la laicizzazione delle istituzioni pubbliche non parallela ad una secolarizzazione delle scelte private. Le grandi religioni sono custodi della memoria e relatrici di simboli condivisi. Esse meritano l'appoggio dei poteri publici perch costituiscono una parte fondamentale della tradizione e dell'identit dell'Europa: il Cristianesimo diventa la religione civile dell'Unione Europea base etica ed identitaria. Secondo Hervieu-Lger stiamo assistendo alla terza fase della storia della secolarizzazione in Francia: nella prima, la secolarizzazione imposta dallo Stato e la Chiesa oppone resistenza denunciando i mali della modernit: l'istituzione religiosa criticata ma si genera culto dello Stato modellato sulla Chiesa, assumendone i caratteri; la Chiesa comincia a sottolineare la comune origine della Francia cattolica e di quella laicista; esse procedono assieme; la terza fase della secolarizzazione inizia negli anni '60 (1968). la laicit entra in crisi e con essa una Chiesa ad essa legata. Il declino della Francia rurale, la crisi della famiglia monogamica ed eterosessuale, la negazione di settori della ricerca, l'omosessualit, l'aborto, la bioetica, la fecondazione assistita, l'eutanasia; il declino generale di tutte le istituzioni. Nella terza fase, la crisi della laicit fa si che essa perda le sue caratteristiche originarie di ordine morale e asuo modo spirituale fondato su valori condivisi.

La separazione allla francese stata pensata soprattutto per proteggere lo Stato contro l'espansione possibile della Chiesa. Negli Stati Uniti la libert delle comuit religiose che il principio di separazione intende garantire contro l'invadenza dello Stato. L'islam: si invitano i musulmani di Francia a dotarsi di istanze rappresentative stabilizzando un Islam francese acclimato alla regola del gioco repubblicano. In teoria la Repubblica non riconosce alcuna religione. In pratica tolleera e favorisce quelle poche disposte a corrispondere un certo modello. La Laicit francese fondata sulla partnership tra Stato e religioni disposte all'adesione repubblicana. Tutto ci entrato in crisi generando reazioni ansiose che trovano un obiettivo e un capro espiatorio nelle sette. Le sette sono buone in quanto contraddicono il paradigma evolutivo secolarizzante, ma cattive in quanto emblema di incapacit della Chiesa cattolica a riguadagnare il terreno perduto. La teoria dell'economia religiosa postula che l'offerta crea la sua domanda e una vigorosa concorrenza si risolfe in una maggior presenza di persone religiose, se lo Stato non interviene a creare oligopoli. Secondo questa teoria a vincere non il lassismo religioso bens confessioni esigenti di consegnare un'identit forte. Una cosa sembra essere certa: l'eclissi del sacro non mai avvenuta e non pare nemmeno all'orizzonte. Un mondo compresso fra flussi di notizie, di persone, di idee non pu trovare una soluzione unica ma adattarsi ad un dialogo che non solo contempli molti linguaggi, ma sperabilmente un codice comune. La fede rappresenta, in quest'ottica, un veicolo di lacerazione ma anche di ricomposizione del tessuto culturale.