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A NTROPOLOGIA

CULTURALE (lezioni)

L'antropologia insegna ad accettare criticamente le differenze tra culture, specialmente


nell'ambito del conosciuto scontato, invitando alla conoscenza del pensiero dietro ai gesti
provenienti da culture differenti. Problemi legati alla traslazionalit e l'intercultura, come la
de-territorializzazione, vengono affrontati implicitamente con le proprie conoscenze di base
culturali.
Lo studio della visione del mondo adottata con i primi classici antropologici fu nei primi anni del
1900 con le monografie, curate da un'equipe di antropologi.

Sull'uso delle tecnologie l'antropologia ha un atteggiamento studiato:


L'antropologia tende ad una generalizzazione teorica con un livello superiore rispetto all'etnologia,
dove avviene una comparazione tra pi culture. L'antropologia come disciplina scientifica nasce nel
XIX secolo ma nasce gi a seguito del colonialismo, come necessit di relazionarsi con le
popolazioni dominate. Ma i primi contatti con le popolazioni primitive, per esempio da parte dei
primi missionari, ha portato ad uno stravolgimento delle loro abitudini, della concezione di giusto o
sbagliato, il concetto di pudore ecc.

L'identit un concetto flessibile che ha un nucleo stabile, quindi usiamo la parola noi facendo
riferimento a molte categorie.
Con l'etnocentrismo si sviluppa un atteggiamento valutativo che ci aiuta a delimitare i problemi con
le altre societ.
Secondo William Graham Sumner con concezione abbiamo il termine tecnico che descrive
l'etnocentrismo: il proprio gruppo al centro di ogni cosa, gli altri si categorizzano in base ad
esso, quindi un atteggiamento valutativo in giudizi ed azioni.
I punti su cui possiamo mediare sono quegli aspetti che possono essere accettati come in secondo
piano.

Screditato il concetto di razzismo biologico, oggi c' una base culturale su cui si imposta una
forma di razzismo.

Il rapporto con l'altro, iniziato con i primi viaggiatori con l'atteggiamento di interpretare lo
sconosciuto nei propri termini culturali. L'etnocentrismo sempre presente (noi voi)
nell'atteggiamento preso in base al contesto.
La percezione dell'altro si attiva sulle esperienze personali e sul nostro modello culturale,
accentuandosi sulla valutazione immediatamente visibile (es. colore della pelle), male dimensione
non entra in un modello biologico perch, a partire da un corpo biologico, il cervello che valuta e
seleziona cosa importante per il proprio gruppo sociale.

Il senso di appartenenza alla base del concetto di identit, anche se tale concetto criticato e
collegato al significato di cultura da parte dell'antropologia culturale.

La percezione emotiva viene categorizzata differentemente da cultura a cultura. Dal 1900 in poi
l'antropologia contemporanea cambiata considerevolmente:
la critica antropologica legata alla lingua, alla cultura e al territorio, ma nella realt non cos (es.
la gente emigra portando con se il proprio codice culturale appreso nel territorio d'origine), quindi il
concetto di territorio non inscindibile dalla cultura.
Imparare una lingua significa apprendere un modo di pensare (comportamenti, credenze ecc)

La dimensione del piano etnocentrico si fa allora pi forte e nella valutazione qualitativa si lega la
capacit di percepire che la valutazione interpretativa succede ad ognuno, insieme alle esperienze
personali.

Quindi l'etnocentrismo:

-Permette di conoscere i metodi di categorizzazione, cos da saper evitare i conflitti interculturali


-Si presenta come una valutazione di umanit su una base auto-attributiva, spesso esclusiva (es. noi
veri uomini significato di we noi wir)
-Rappresenta un modo di classificare e ordinare concettualmente, dove mettiamo gli altri in
determinate categorie delimitate dalla nostra societ
-Pone il nostro nucleo culturale come centro in base alle caratteristiche della diversit

L'essere umano deve essere sempre parte di un gruppo (es. I tattoo tribali pre-letterati, uguali per
tutti), rappresentando i costumi di un gruppo relativamente omogeneo, condividendo determinate
azioni, credo, riti ecc. diventando cos quel qualcuno che la societ vuole che siamo.

L'antropologia permette la conoscenza di societ differenti, come miglior modo per combattere
l'etnocentrismo che caratterizza ogni societ e di dare un giudizio critico sulla nostra cultura
attraverso la comparazione con le altre per aprirsi al dialogo del confronto e dell'acquisizione di
nuovi punti di vista, mettendo in discussione il nostro centralismo universale.

La societ deve spiegare cosa sono la vita e la morte, attraverso il proprio modello
comportamentale. La finalit che nello studiare ci che diverso da noi, prendiamo la
consapevolezza che esistono altri punti di vista e soluzioni ai problemi legati alla
sopravvivenza sul territorio.

L'antropologia culturale l'esplorazione della diversit umana nello spazio pi che nel tempo. E' lo
studio della societ e della cultura umana, la disciplina che interpreta e spiega le somiglianze e le
differenze culturali esistenti.

L'antropologo del periodo pre-antropologia culturale, fa da osservatore-partecipante, per un periodo


abbastanza lungo per imparare la lingua per poi tornare nella societ di partenza dove poi scriveva
l'etnografia studiata, cercando di analizzare i soggetti mantenendone le distanze.

L'interpretazione il modo pi occidentale di vedere le cose, applicando i propri codici


culturali (antropologia interpretativa, 1970).

Tramite un progetto di ricerca si fissava l'obiettivo dello studio di una cultura, raccogliendo
informazioni che permettono di effettuare delle analisi sulla base del contatto avuto con gli
informatori locali.

L'antropologia spiega perch si riconosca che le vite umane sono intrecci di relazione tra due
ambiti di conoscenza, dalla vita quotidiana alle credenze. Mentre l'antropologia culturale
studia le societ e le culture umane, ponendosi come disciplina che descrive, analizza,
interpreta e spiega le somiglianze e differenze sociali e culturali. Lo studio e l'interpretazione
della diversit culturale punta alla globalizzazione secondo due approcci: etnografico (lavoro
sul campo) e antropologico (comparazioni transculturali).
La condizione umana non pensabile se non in termini di organizzazione sociale, impossibile
pensare l'uomo singolo e solo (si pensa solo al plurale, poich ogni pensiero dell'uomo legato al
sociale). Il processo di costruzione della realt presente in ogni cultura.

Problemi e basi critiche di partenza durante lo studio antropologico

Ogni volta che c' il contatto tra due societ si mette in atto una selezione degli elementi che
rischino di far saltare l'equilibrio sociale e culturale, non assimilandoli.
Cos nasce qualcosa di nuovo che non pi ne l'uno ne l'altro (es.spanglish).
Le conoscenze antropologiche sono caratterizzate da due polarit: lo studio del particolare (dei
dettagli) e la riflessione sull'universale e sulle regolarit che accomunano tutti gli umani.

Lo sguardo da lontano (Levi-Strauss) con il quale nasce l'antropologia ben distante dallo
sguardo ravvicinato utilizzato per l'antropologia della contemporaneit, la quale individua
differenze interne in una cultura.

Il punto di vista culturale rappresenta le idee ed i comportamenti espressi dagli esseri umani in
tempi e luoghi distanti. L'insieme delle riflessioni che sono state condotte attorno a tali
comportamenti e idee si fonda sulla molteplicit delle differenze elaborate dagli uomini per dar
senso alla vita e al mondo. Rappresentando tale insieme, lo sguardo antropologico insegna a
dubitare di ci che riteniamo indubitabile. Indica che la potenzialit umana fornisce modi alternativi
per organizzare la vita ed esprimere il mondo. Le letture antropologiche educano a mettere in
dubbio i principi invalsi, predisponendoci al cambiamento. Si fa ricerca per scoprire come gli altri
popoli producano il loro mondo, analizzando come lo produciamo noi.

Evoluzionisti (fine '800) = affermano che tutti gli esseri umani sono uguali su gradini sociali
differenti (pensiero di svolta)

Nei termini del proprio schema di riferimento si interpreta l'esperienza, come le norme sociali
del proprio gruppo che ne influenzano la percezione e le valutazioni = non esiste una sola scala
di valori associabile a tutte le societ (Kluckhohn, 1964)

Conoscere una cultura 'altra' significa conoscere anche la propria, poich lo sforzo di
sradicare i presupposti delle norme sociali e morali implica un'alienazione, critica, da tutto ci
che scontato.
Non sempre per metterlo sotto tiro, ma per riconoscere la sua relativit culturale e storica
(Herzfled, 2003).
Il ch equivale a studiare la conoscenza dell'altro per arrivare alla conoscenza di s.

Lo studio dei primitivi ci aiuta a conoscere noi stessi. Lo specialista deve tener conto
dell'occhio come osservatore e osservato. L'antropologia pone l'uomo davanti ad uno specchio
immenso nel quale pu guardarsi nella sua infinita diversit (Kluckhohn, 1935).

L'etnografia insegna che la potenzialit umana favorisce mezzi alternativi per organizzare la vita e
modi alternativi di esprimere il mondo. L'alterit non rappresenta un'essenza, come qualit
intrinseca che certe popolazioni o certe culture portano inscritta in se stesse, ma deve essere
considerata come nozione relativa e congiunturale: si altro solo agli occhi di qualcuno. Quindi
sempre in relazione, in genere come dominazione-subordinazione, non dandone una definizione
sostanziale. Altro una categoria inventata che ha perso il suo significato.
Il substrato fisiologico usato al fine di ottenere un significante comprensibile anche dagli
altri membri della societ.

La creazione di un codice significativo di norme comportamentali, attraverso l'esperienza. Allo


stesso modo lo assimiliamo e apprendiamo ad usarlo attraverso un apprendimento implicito e un
sistema conoscitivo condiviso.

Il corpo a primo impatto la parte pi significativa poich esso la nostra pi diretta


esperienza e visione del mondo.

Studiare il piccolo dettaglio aiuta all'interpretazione di qualcosa di grande.

Mauss (1986):
Il corpo il primo e il pi naturale strumento dell'uomo. Senza parlare di strumento, il
primo e il pi naturale oggetto tecnico, e contemporaneamente, mezzo tecnico dell'uomo.
L'adattamento costante ad uno scopo fisico, meccanico e dinamico (es. quando beviamo) viene
perseguito attraverso una serie di atti collegati non semplicemente dall'individuo, ma da tutta
la societ di cui fa parte nel posto che vi occupa (produzione del codice normativo).

Il concetto di corpo legato ad una forte idea di individualit come se fossimo isolati dagli altri.
L'idea antropologicamente culturale mostra invece che nessuna societ ha un'idea di corpo
individuale ma come un prodotto che deve essere socialmente complementare (non possiamo
sottrarci a questo compito).

Mead (1962):
Si fa umanit prendendosi cura di essa. Questo l'unico modo per mantenerla creando nuovi
esseri umani: curandosi delle nuove generazioni educandole a preservare la loro umanit non
solo attraverso sacrifici, offerte e riti, ma anche con atti apparentemente insignificanti (es.
azioni abitualmente svolte che legano luomo alla sua umanit.

Burdieu: l'uomo dotato di schemi di azione e percezione sviluppati attraverso


l'incorporazione di strutture normative.

Tra gli anni '50 e '60 l'antropologia imposta una struttura accademica per concretizzare la disciplina
attraverso i mezzi della linguistica (Soussurre). Gli sviluppi spostano l'accento dallo studio sul
campo all'analisi in ambito sociale per un problema legato alla scrittura etnografica come scrittura
letteraria. La negoziazione di significato per innovare l'analisi, che va verso l'analisi semiotica
marcando un passaggio (anni '70 e '80) nel settore della critica letteraria come interpretazione
utilizzata poi con altri contenuti nelle differenti discipline.
Nel 1984 cambia il paradigma antropologico concretizzato nel
libro scrivere le culture dove si riuniscono le teorie volte a
superare i problemi emersi dalla cultura antropologica.
Si parte dalla scrittura per superare i limiti tra ricercatore e
soggetto studiato. L'obiettivo quindi quello di ripartire con le
esperienze di campo per rivedere lo studio mitologico e di
aggiornarsi in chiave post-moderna. Si rivede quindi il percorso
svolto dall'antropologia culturale, proprio perch cambiano i
contenuti.

CULTURA
La prima definizione del concetto di cultura espressa da Edward Burnett Tylor nel 1871:
Insieme complesso che include arte, morale, sociale, legge e qualunque altra capacit
acquisita dall'uomo in quanto membro della societ

Universale in quanto espressa da tutti, sociale perch relazionale, e appresa.

Secondo F. Boas la cultura pu essere definita come la totalit delle reazioni ed attivit
mentali e fisiche, caratterizzanti il comportamento di persone che integrano un gruppo
sociale, sia come collettivit che come individui, in rapporto al proprio ambiente, agli altri
gruppi, ai membri del gruppo stesso e ciascun individuo. Ci comprende anche i prodotti di
queste attivit ed il ruolo che esercitano nella vita dei gruppi (1911)

L'antropologia ha dei percorsi ben netti, offrendo della conoscenza. Ogni cosa pi assurda, se
collocata nel suo contesto, ha una spiegazione, proprio perch ogni cultura rappresenta un'isola.

Secondo Kluckhohn la cultura il modo di pensare, sentire, credere. E' il sapere del gruppo
immagazzinato (in ricordi di uomini, in libri ed oggetti) per il futuro. Noi studiamo i prodotti
di quest'attivit mentale: il comportamento palese, la lingua, i gesti e le attivit della gente,
oltre ai risultati tangibili di queste cose (1949).

La tecnica effettuata sul campo oggi appoggiata senza dare giudizi, poich secondo la critica
espressa da Geertz (1973), l'antropologo non pu che interpretare. Geertz fa parte della scuola
antropologica americana e del gruppo che nel 1984 cambia il paradigma antropologico.

Cultura come: E' un concetto semiotico:


Ritengo insieme al sociologo Max Weber, che l'uomo un animale nelle reti di significati che
lui stesso ha tessuto, crede che la cultura consista in queste reti e che perci la propria analisi
non sia anzitutto una scienza sperimentale in cerca di leggi, ma una scienza interpretativa in
cerca di significato

La cultura denota una scrittura di significati trasmessa storicamente, incarnati in simboli, in un


sistema di concezioni ereditate ed espresse in forme simboliche per mezzo delle quali gli uomini
comunicano, perpetuano e sviluppano la loro conoscenza e i loro atteggiamenti verso la vita (1987)

La socializzazione anticipatoria parte del lavoro svolto, si studia la lingua prima di partire e si
ascolta la testimonianza di chi gi emigrato.

Cultura come testo


In un periodo in cui la testualit va consultata e interpretata profondamente, la parentela tra
le immagini e i costumi potevano essere letti come testi o come se fossero analoghe a testi, con
la messa in atto di enunciati di particolari modi di essere al mondo (Geertz, 2001) (Es. di Bali)

Le critiche sul concetto di cultura si esprimono in concetti nodali:


1- la cultura appresa, acquisita nella vita sociali (siamo animali culturali)
2- il concetto di cultura inteso come qualcosa di altamente integrato, da affrontare come un 'tutto'
rimasto a lungo fortemente radicato in antropologia.

Ha raggiunto il suo culmine negli anni '60 e '70, generando per i primi dubbi su tale
premessa (Ulf Hannerz, 1992)

*si consiglia la visione del documentario Strangers abroad off the veranda (Takowski)

I limiti de concetto di post-modernismo da un lato sono state esasperate contraddicendo il concetto


di cultura, viste le forti critiche e il rinnegamento della finalit dell'antropologia. Proprio nel post-
modernismo stato de-costruito il concetto di cultura senza ricostruirlo. Per fare in modo che
l'insieme delle cose si tenga c' da capire che occorre un notevole sforzo, cos da eliminare dislivelli
sociali, sessuali e razziali. Il ch equivale nel riconoscere che la cultura cambia, esplicitando che
viene difficilmente tenuta insieme da quei punti che la costituiscono.

Hannerz:
La cultura sempre intesa come qualcosa che si d in pacchetti diversi, con una loro propria
integrit, e sono relativi a collettivit umane differenti appartenenti in genere a territori
specifici. Oggi, il mondo caratterizzato dalla mobilit e dalla mescolanza rendendo cos
evidente il fatto che i territori non possono veramente essere contenitori delle culture
Altrettanto problematica la conclusione che la cultura sia omogeneamente distribuita nella
collettivit, dal momento che salta agli occhi la diversit di esperienze e biografie tra i diversi
membri delle collettivit. stesse.

Inizialmente i primi gruppi migratori vengono visti positivamente, poi crescendo il numero scattano
i conflitti.

In merito al relativismo culturale di Bohas, Hannerz afferma che la cultura va studiata dall'interno
utilizzando il termine 'pacchetto' per definire la cultura.

*si consiglia la lettura del libro Modernit in polvere

Il problema centrale la mobilit che mette in incontro le diversit e che crea


automaticamente una mescolanza. Il territorio non pu pi essere studiato per una sola
cultura. Markus attraverso la ricerca multi-situata (1990) studia i luoghi di partenza e di
arrivo notando i cambiamenti durante il percorso. Ci equivale a dire che la cultura pu
essere modificata.

Alla base dello studio, insieme a lingua, cultura e territorio, c'era l'idea sbagliata di
omogeneizzazione culturale all'interno del gruppo, portando ad un cambio di approccio adottato
dagli antropologi: I ruoli, gli status e i generi non si sostengono pi viste le differenti categorie
gerarchiche o sessuali

*si consiglia la lettura dell'articolo di Marcel Mauss Il dono

La paura della scomparsa, o della modifica, delle culture pre-letterate ha portato alla corsa alla
documentazione.

Secondo F. Affergan avviene un cambiamento nel concetto di cultura:


Al di l delle critiche recenti cui questo concetto stato inevitabilmente sottoposto, si intende
un insieme dai contorni fluidi e mutevoli di manifestazioni e pratiche simboliche creatrici,
legate alle istituzioni e alle relazioni interattive che formano il tessuto sociale di una data
comunit (2005)

Per simbolizzazione si intende il senso che diamo a qualcosa in base al contesto


Aspetti attuali della cultura
1 - Capacit di simbolizzazione propria della specie umana
2 - Stato di inventivit e invenzione (tecnologia per costruire un'identit che vuole presentare)
3 - Entit sociale relativamente autonoma e complessa, non si pu pi avere un atteggiamento
all'interno di confini per evitare il giudizio negativo (si fatto un confronto tra societ semplice e
complessa) [teoria smentita]
4 - sistema collettivo di simboli, di segni e di significati propri a societ diverse, secondo delle
modalit di integrazioni differenti, processo alla base d'apprendimento per poter dare quei simboli
con pi significati relativi (es. l'ostia utilizzata per cucinare contrapposta all'ostia su un altare)

I diversi approcci teorici raggruppati dagli anni '60 e '70 sotto l'etichetta di antropologia simbolica
sono delle variazioni sul tema Bohasiano delle culture come sistemi simbolici.
Il processo di significazione appunto relativo perch universale (es. il rito, dove la condivisione
un elemento di unione per i suoi membri)

Viene fondato il funzionalismo da Malinowski (per funzionalismo intendiamo cibo, riparo e


riproduzione). Scrisse libri sulla sessualit dei selvaggi tramite l'osservazione compartecipe, per
riportare tramite il tab un interesse sociale per l'antropologia.

Non dimenticare mai di afferrare il punto di vista di un popolo, comprendere il proprio


atteggiamento alla vita

Per comprendere una cultura bisogna essere in grado di decifrare il significato insito nei
caratteri propri e condivisi dai membri di una societ.

Abbiamo appreso culturalmente ed autonomamente a decifrare quelli propri della nostra cultura.
Ampliare questa capacit ad un'altra cultura lo stesso meccanismo messo in atto da parte di
entrambi i membri.

Jack Goody (1977)


La cultura in fondo un insieme di atti di comunicazione. Sono spesso altrettanto importanti
delle differenze nel mondo di produzione poich implicano sviluppi sia nell'accumulazione,
nell'analisi e nella creazione del sapere umano, sia nelle relazioni tra gli individui che ne sono
interessati

La cultura viene quindi considerata un insieme che si forma a partire dagli atti di comunicazione.
Per questo motivo sono importanti le differenze nel processo produttivo, poich queste saranno poi
trasportate nell'atto comunicativo e relazionale.
La comunicazione la matrice all'interno della quale sono incardinate le altre attivit umane.

Goffman: Comunicare significa costruire e mettere in scena una rappresentazione di se


stessi

L'aspetto antropologico della comunicazione consiste nella negoziazione di immagini nella


rappresentazione di noi stessi. Quando la rappresentazione dell'altro, la dimensione performativa
che necessita di essere convincente per raggiungere il proprio scopo.
Quando un individuo si trova in presenza di altre persone, queste cercano di ottenere
informazioni sul suo conto o di sfruttare le caratteristiche di lui gi conosciute, con il fine di
stabilire la giusta relazione.

Nella comunicazione ci muoviamo partendo da due basi:


1 Risorse semiotiche (mezzi comunicativi)
2 Canali sensoriali ( percezione, limitata)

L'importanza varia in base allo spazio, al tempo e alla societ.


La loro condivisione da parte dei partecipanti rende la comunicazione pi veloce e pi semplice.

Scuola di Palo Alto ('60)


Assiomi:
Non si pu non comunicare
Ogni elemento comunicativo ha sia un livello di contenuto sia uno relazionale (anche se
la relazione pi rilevante, poch in base ad essa decifriamo il contenuto
La natura della relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze
Gli esseri umani comunicano sia in modo digitale (o-o) che analogico (sia-sia), dove la
prima prevede un'astrazione di una comunicazione frammentaria e schematica non
sempre chiara, mentre la seconda prevede un'intuizione
Gli scambi comunicativi sono simmetri (stesso livello tra parlanti) o complementari
(livelli diversi)

La scuola, composta da diversi studiosi in campi diversi, intendono un modello di comunicazione


che si allontana da quello telegrafico definito da Shannon come un passaggio unidirezionale di
informazioni creatore di interferenze.

Si prova a spiegare il nuovo modello attraverso la metafora dell'orchestra:


La comunicazione non ha n un direttore interno (descrivibile solo da uno studio fatto dall'esterno)
d'orchestra n una partitura che lo regoli.

Essa prodotta dalla relazione spontanea e contemporanea dei partecipanti all'evento e degli
elementi caratterizzanti.

Definendo la comunicazione come un sistema a canali multipli dove non sono seguite delle regole
ben precise (volontariamente o involontariamente, come ad es. nella comunicazione non verbale),
dove l'attore vi partecipa quando vuole raggiungere un certo scopo.

Ci accade ugualmente nel modello orchestrale, il quale ha come scopo quello di vedere la
comunicazione come un FENOMENO SOCIALE NON ESTRAIBILE DALLA REALTA'

I segni sono definiti delle entit bifacciali (alla base di ogni simbolizzazione) della quale, in base al
processo di simbolizzazione della nostra cultura, analizziamo la facciata esteriore.
Per i semiologi i segni non acquistano senso se non attraverso le relazioni che li associano.
Attraverso tali relazioni attuiamo la simbolizzazione, creiamo un rapporto tra il substrato materiale
(significante) e il contenuto rappresentabile (significato). E' ci che vuole essere compreso dagli
antropologi al fine di comprendere l'organizzazione del mondo.

Simboli: segni che acquistano il loro significato attraverso diversi meccanismi che prevedono
un accordo sociale (convenzionalit) e trasmessi attraverso l'apprendimento (processo sociale
e non genetico).
Quindi un individuo di una determinata cultura pu relativamente scegliere quali simboli adottare
nell'apprendimento.
Es. le parole, segni il cui significato arbitrario e condiviso da una determinata societ, diventano
simboli in base al contesto, subendo una determinata codifica/decodifica.

Il significato di un simbolo deriva da un comune accordo in una societ e non vi alcun


motivo per cui lo abbia

E' proprio la mancanza di condivisione tra culture diverse che genera incomprensione.

La relazione tra significato, significante e contesto alla base della teoria linguistica e
semiotica.

La relazione di somiglianze e analogie tra simbolo e oggetto simbolizzato e la relazione tra simbolo
e ci che significa, dove c' un rapporto di reciproca indifferenza e arbitrariet, sono oggetto di
studio della linguistica e della semiotica.

Simbolo per Mircea Eliade (1998)


La funzione del simbolo quella di rilevare una realt (non presente naturalmente)
inaccessibile a qualsiasi altro mezzo di conoscenza.
La simbolizzazione di un elemento aggiunge ad un qualcosa di materiale un aspetto spirituale,
senza che questa nuova caratteristica ne annulli i valore concreto e specifico.

Il valore specifico non intacca i valori propri e immediati e tocca l'immaginazione culturale da cui
nasce il simbolo. L'immaginazione pu essere personale, poich scaturisce in una persona, o
collettiva, poich condivisa dai partecipanti ad una stessa cultura.

Il carattere flessibile, incompleto e indefinito di un simbolo controbilanciato dalla


redondance perfectionnante, per la quale i simboli (all'interno di miti o realt) si ripetono
continuamente, auto-chiarificandosi affermandosi.

Cos alcuni antropologi si interessano pi a ci che dicono i sistemi simbolici, come elaborazioni
culturali pi strutturate dal pensiero (miti), altri invece si sono soffermati alla traduzione pratica di
queste elaborazioni (riti).

Cultura e comunicazione
1 - La comunicazione il nucleo della cultura se non della vita stessa (E.T. Hall)
2 - Le connessioni tra comunicazione e cultura sono inestricabili perch la cultura comunica
(E. Leach)
3 - La cultura per l'antropoloia culturale produttrice di significati attraverso la trasmissione
della conoscenza

La seconda definizione spiega come sia impossibile dire dove inizia l'uno e finisce l'altro poich
sono indissolubili. I modelli della conoscenza, a prescindere dal livello, sono elementi che legano,
vista l'impossibilit di non comunicare. Equivale a dire che ci sono messaggi che inviamo
inconsapevolmente, messaggi che ci affermano di essere parte di un gruppo. Sia i gesti che il
linguaggio vengono significati dalla cultura.

La terza definizione indica che il modo attraverso il quale l'uomo traduce le conoscenze dei codici
acquisiti diverso da gruppo a gruppo, bench il processo sia sempre lo stesso.
Ci che studia l'antropologia della comunicazione ci che produce dei significati e in quali
situazioni contestualizzate. Segni e simboli possono avere significati e importanza diversi in base al
contesto (es. la differenza tra rito e quotidiano) che ci aiuta a codificare il significato giusto.

La comunicazione uno dei processi fondamentali della trasmissione e del mantenimento


della societ e dell'individuo. Per questo i cambiamenti sollecitati dalle nuove tecnologie
influenzano il modo di dare senso alla realt, al nostro corpo e al senso di appartenenza
culturale.

Si apprende grazie ad una trasmissione generazionale.


Apprendere = modificare con continui adeguamenti generazionali per aggiornare alcune conoscenze
(es. la tecnologia vista da un anziano e da un bambino)

La cultura flessibile per questo, ci smentisce il fatto che le societ pre-letterate vengano
considerate fisse (pensiero antropologico di 30-40 anni fa), collegato al punto di vista
evoluzionistico (quindi fino agli anni '50)

La tecnologia modifica i rapporti interni alla societ che portano all'isolamento (gli anziani appunto
per le tecnologie, o i poveri per il costo inaccessibile), oltre che modificano la cultura.
La propria specificit comunque fondamentale, ma adattandosi in base ai mezzi e al loro modo di
pensare.

La cultura quel sistema astratto complesso articolabile e analizzabile in


sistemi, sotto-sistemi, sotto-sotto-sistemi ecc. che provvede a fornire una griglia organizzativa
ed i vari strumenti per mantenere, trasmettere e promuovere (facilitando il cambiamento)
modelli di ordine socialmente approvati secondo un modello ideale predominante in un
determinato momento storico e sociale (relativo al gruppo cui si appartiene)

1900-1930
Non solo l'uomo prodotto di cultura, ma genera anche lui stesso cultura riadattata

Comunicazione Sigman
E' un processo plurimo nel quale i canali isolati, per ragioni euristiche, sono considerati come
dei contributi parziali all'insieme. Un processo interessante quello tramite il quale i
soggetti instaurano delle regole comuni per la creazione e la compressione del messaggio sulla
base di un sistema di regole comuni.

Senza un codice di negoziazione compatibile con l'altro, la comunicazione impossibile. E' il


fattore base a partire dal quale possibile una comunicazione interculturale.
Si instaurano delle regole comuni affinch il messaggio arrivi correttamente.

Comunicazione
Si intende sia i valori culturali, sia le rappresentazioni (le parole) e i simboli legati al
funzionamento della societ attuale/aperta/globale, sia l'insieme delle tecniche, della tv e dei
nuovi media, alle loro implicazioni economiche, sociali, culturali.

Posto e ruolo della comunicazione

Comprendere il posto ed il ruolo della


comunicazione in una societ significa
analizzare delle relazioni tra le tre
caratteristiche della comunicazione:
-Sistema tecnico (es. il telefono)
Il modello culturale dominante il contesto dove avviene la comunicazione (la doppia assenza dal
modello di partenza per mancanza e d'arrivo per mancanza di ruolo)

-Il progetto (dell'uso della comunicazione in un momento storico e in una societ) [superata con la
video-chiamata] che sottende l'organizzazione economica, tecnica e giuridica dell'insieme delle
tecniche della comunicazione.

Lo studio della comunicazione non quindi finalizzato solo agli scambi di messaggi.

L'antropologia considera la comunicazione anche come generazione di significati sociali


attraverso la trasmissione dei testi. La semiotica, un campo che ha visto tra i suoi pionieri
Pierce e De Saussure, si preoccupa di come la comunicazione definisca i significati
riproducendo i valori comuni e legando gli individui in relazioni sociali.

Noi non possiamo che interpretare, partendo dal testo scritto, alla comunicazione poich anche il
corpo un testo sul quale si iscrivono i simboli che abbiamo acquisito dalla societ

Cultura e linguaggio
Il tratto culturale forse pi sorprendente della nostra specie il linguaggio, cio il sistema di
simboli vocali arbitrari con il quale codifichiamo la nostra esperienza del mondo e degli altri.
Il linguaggio serve per parlare di tutte le aree della vita, dalle materiali alle spirituali ed
pertanto il veicolo principale di importanti informazioni culturali.
Il modo di essere al mondo (socialmente) si esprime col linguaggio. Immaginare una nuova
forma di linguaggio significa immaginare una nuova forma di vita (Wittgenstein).
Questo essere nel mondo un essere socialmente nel mondo poich senza la mediazione di
un'inter-soggettivit sociale non vi linguaggio, e quindi non una forma di vita culturale.
La cominucazione non solo un piano linguistico ma consente di constatare che i partecipanti
condividono il complicato sistema.

Ipotesi Sapir-Whorf
Per il primo il mondo strutturato tramite il linguaggio, per il secondo tramite la cultura.
Ogni linguaggio struttura il mondo in modo particolare.
I popoli che parlano lingue differenti guidano di fatto in universi di realt differenti, in senso
che le lingue determinano in un certo modo le percezioni sensoriali e le abitudini di pensiero.
Ognuno di noi dipende dalla propria lingua perch la lingua il modo di esprimere tutto ci
ce concerne la nostra societ, il mondo reale insomma per gran parte una constatazione
inconscia dovuta alle abitudini linguistiche del gruppo.

Ruolo del corpo


La linguaggio lo strumento col quale interagiamo con il mondo e il parlare l'attivit di
mediazione. Il controllo sui mezzi linguistici, dunque, si traduce spesso in un controllo sul
nostro rapporto col mondo, proprio come l'accettazione di alcune forme linguistiche e delle
regole per il loro uso ci costringono ad accettare e riprodurre modi particolari di essere-al-
mondo (Duranti, 2000)

Il linguaggio esplicita la forma scelta. Mary Douglas con le ripercussioni dal generale al particolare
in merito al controllo linguistico, ci dice che un'incisione sull'appartenenza del corpo con le
espressioni nella visione del mondo, restando comunque influenzabile.

Quindi la cultura interpretata come traduzione: captiamo dai sensi i segnali dall'ambiente,
decidendo da cultura a cultura quale sia il senso privilegiato da mettere in primo piano. Si tratta del
cosiddetto Sensorium in un ventaglio di possibilit.

L'incontro di linguaggi, segni nuovi e di appartenenze precedenti crea nuove identit per un
processo di fusione e di inter-scambio che non una semplice sommatoria, ma una sintesi
originale di diversi apporti culturali, ovvero ci che lo storico-etnologo cubano Fernando
Ortiz chiama nel 1940 transculturazione (equivalente della creolizzazione).
L'incontro con un'altra cultura differente crea nuove identit, cio un terzo noto, prodotto di
entrambi, dove il nuovo modello culturale corrisponde ad una nuova interpretazione del mondo,
organizzato strutturalmente dall'incisione dei modelli di partenza. Questo fenomeno stato
abbracciato come categoria in altri contesti come psichiatria, letteratura e antropologia.

Studiando diverse popolazioni gli antropologi hanno dimostrato che sempre presente la
risoluzione di un problema.

'Comunicare' un continuo richiamo alla complessit della capacit umana di relazionarsi


con altri uomini e con l'ambiente esterno, complessit che non consente di tracciare distinzioni
o di separare a priori dei canali privilegiati rispetto a dei canali accessori, di delineare delle
tipologie o rigide linea di consequenzialit.
Il concetto di comunicazione si dilata includendo la manipolazione dei corpi, performance
incorporate, arti e artefatti che compongono il contesto alla messa in gioco di competenze e
di aspettative.

Il corpo unisce natura e cultura (es. gli animisti in Africa). La


comunicazione va oltre come specifica la teoria Shannon nel passaggio dal linguaggio umano a
quello macchina.

L'antropologia ha una concezione del comunicare non


confinata a messaggi linguistici o cognitivi ma include anche
l'esperienza, l'emozione e il non-detto. Il comunicare raffigurato piuttosto
come un processo creativo, come il trasporto di dati o l'incontro di 'menti' e va oltre l'affanno
per l'informazione e per la rivoluzione dell'informazione tipiche in gran parte nelle
discussioni attuali (es. il buon senso corrisponde al non-detto).

La cultura viene definita come traduzione fatta dal ricercatore sul campo.

Tale concezione del comunicare comprende le diverse modalit dell'interazione umana, sia da
vicino che a distanza, attraverso odori, suoni, tatto, sguardi, movimenti e attraverso attivit
incorporate e oggetti materiali (Finnegan, 2009)
Elementi come teoria, pratica o sentimenti, vengono fissati nell'antropologia dalla tenera et,
incorporando qualcosa attraverso i sentimenti.

Il corpo tendente positivamente o negativamente al contatto in base al rapporto coinvolgente avuto


con la madre, attraverso parole (suoni positivi o negativi) e contatti (tatto positivo o negativo),
costituendo un'impronta di base.

In questa dimensione di comunicazione c' quindi la percezione sensoriale, il quale rappresenta un


altro modo di definire l'antropologia culturale.

L'antropologia per Ruth Finnegan un processo interattivo e dinamico


costituito dall'azione e dalle esperienze organizzate, intenzionali, reciprocamente influenzati e
riconoscibili. Tale processo viene creato in svariati modi dai partecipanti attivi nel loro mutuo
inter-connettersi (Finnegan, 2002)

L'analisi della comunicazione un rapporto inter-soggettivo con forme messe in atto


inconsapevolmente.

L'antropologia si oppone al predominio di forme di analisi della comunicazione che non intendono
attribuire alla comunicazione un livello secondario: ci sono altri modi di interpretare e tradurre.

La predominanza delle letture che recano il non-verbale o il corporeo, a elemento accessorio


nella costruzione del significato delle parole considerato prioritario rispetto al ruolo dei
sensi, della cinesica e della prossemica (l'uso dello spazio), delle emozioni e dei contesti
esperienziali.
Tale approccio possibile solo se si astrae e si decontestualizza la comunicazione (es. il
linguaggio del corpo dei candidati politici per rappresentare il proprio modello proposto).

Non a caso la prossemica uno dei primi modelli di comunicazione non-verbale rispetto allo
spazio.

L'antropologia un modo di pensare: con l'antropologia ci si rende conto della manipolazione


che gli esperti pubblicitari o di comunicazione applicano costantemente.
Il ruolo dell'antropologo affiancato dall'architetto finalizzato alla progettazione di spazi
sociali come le piazze, i quali cooperano realizzando il progetto in base alle abitudini culturali
(insieme allo studio del tempo).

La vista come codice sensoriale prevalente una costruzione ideologica. Esistono 8 modi di
intelligenza (9 secondo Gartner, includendo relative all'aspetto culturale). Il primato della vista parte
per nozioni (come ad es. il nesso tra osservazione-partecipante)

*si consiglia il libro Intelligenze Multiple

Sarebbe pi appropriato dire che tutte le culture umane fanno abbondantemente uso, in un
modo o nell'altro, della comunicazione visiva, anche se attorno ed insieme ad essa vi un
complesso di contesti e di forme nelle quali questo canale sensoriale usato.
Anche la storia ha il suo peso, ma i cambiamenti e la continuit sono multipli e situazionali e
non si avverano in un unico percorso evolutivo o in semplici opposizioni di culture o epoche.
Lo spazio spazio percepito da un analfabeta diverso da quello percepito da un soggetto
alfabetizzato (quindi l'alfabetizzazione modifica la percezione dello spazio). La vista alla base
della percezione per quanto riguarda la scrittura.
I confini percepiti dall'analfabeta non sono impostati sulla vista perch predilige l'udito (es. i
quartieri urbani in epoca medievale).

*si consiglia la lettura del libro di Caligari N leggere n scrivere

Corpo Le Breton
Vivere vuol dire ridurre il mondo al proprio corpo attraverso il simbolico che lo incarna.
L'esistenza dell'uomo infatti corporea poich il trattamento sociale e culturale di cui esso
l'oggetto, come le immagini che ne dicono lo spessore nascosto o i valori che lo distinguono
parlando anche della persona e delle variazioni che i suoi modi di esistere assumono in una
struttura sociale o nell'altra (1990)

La nostra percezione del mondo limitata: i sensi formano il modello su cosa importante in un
contesto particolare per esprimere la cultura. Vivendo in un gruppo umano impariamo tali processi.

Conoscenza pratica
In una serie di lavori dedicati all'elaborazione di una teoria sistematica della pratica, Pierre
Bourdieu ha tentato di mostrare come la conoscenza (piuttosto che essere importata dalla
mente nei contesti esperienziali) a sua volta generata all'interno di questi contesti nel corso
del reciproco coinvolgimento con gli altri nelle faccende ordinarie e quotidiane (Bourdieu
parte da qui per un modello di pensiero).

Quindi la dimensione chiaramente funzionale.

Egli ha in mente un tipo di conoscenza pratica che noi associamo con l'abilit
(che ogni cultura richiede), know-how che ci portiamo nel corpo e che notoriamente refrattario
alla condificazione in termini di sistemi di regole e rappresentazioni (quotidiane).

Le regole cambiano culturalmente ma il processo di formazione delle regole lo stesso (basti


pensare alla tecnica di allacciarsi le scarpe, o stirare, o rompere un uovo, appresi analogicamente in
ogni cultura).

Abilit come queste si sviluppano non attravero istruzioni formali ma attraverso performance
ripetute e spesso tacite di compiti che comportano posture e gesti specifici, cio ci che
Bourdieu chiama Hexis del corpo.
Un modo di camminare, espressioni del viso, il modo di sedere e di utilizzare utensili sono
compiti compresi nella pratica esperta ed insieme forniscono un orientamento nel mondo alla
persona (Bourdieu , 1972)

Tramite l'esempio acquisiamo queste capacit pratiche esperte e collegando questi piccoli elementi
si trovano processi culturali che arrivano alla nostra visione del mondo.

Habitus di Boudieu
E' il sociale incorporato perch attraverso il corpo, nel corpo e sul corpo che si inscrivono e
si percepiscono meglio i segni sociali di appartenenza. L'habitus visto come insieme di
disposizioni, aspirazioni e inclinazioni socialmente acquisite dall'ambiente in cui si vive ed
individualmente ancorato nella corporeit sotto forma di gusti (culinari, artistici, culturali,
sportivi).
Cio il modo attraverso il quale noi facciamo nostra la conoscenza del mondo (anche fisicamente).
La corporeit diventa la prima componente dell'habitus.

Quindi l'hexis la conoscenza tacita all'interno di un habitus,


che a sua volta all'interno di un'incorporazione dovuta allo
status sociale dell'ambiente in cui si vive (esplicitando forme
differenti).
Non seguendo il modello culturale si viene automaticamente posti ai margini della societ.

La struttura sociale segna la sua impronta sugli individui con leducazione dei bisogni e delle
attivit corporali attraverso il dominio di riflessi, di movimenti, di posture per esprimere
sentimenti ed emozioni: il substrato fisiologico utilizzato per lelaborazione di un significato
condivisibile da parte degli altri componenti della comunit culturale nella quale si vive. La
realt corporea, vivente e concreta appresa giornalmente nellesperienza immediata delle
nostre sensazioni, affetti e azioni personal.

Perch il sociale proietta le sue norme sul corpo: le norme influiscono gi dalla nascita, provocando
una serie di reazioni sociali (es. la speranza che il bimbo sia un maschio per la trasmissione del
cognome), quali i riflessi sul mercato (abbigliamento blu o rosa). Quindi l'arrivo di un nuovo nato
implica dei cambiamenti nella struttura sociale (es. i gradi di parentela che cambiano).
Il nome gioca un ruolo fondamentale, finch non stato scelto un nome del bambino non ne
riconosciuta l'esistenza all'interno della dimensione sociale (es. i paesi dove la mortalit infantile
elevata, assumendo una funzione difensiva in quelle famiglie che devono convivere con i lutti.). Le
norme sociali riguardano il tipo di parto, allattamento, ecc. vengono impresse sul corpo e sono
legate ai bisogni di cui il genitore provvede a soddisfare, trasmettendo dei significati al figlio che
successivamente apprender per imitazione.

Secondo ci si pu spiegare il processo dell'incorporazione in teoria e pratica:


Da piccoli atteggiamo il corpo in modo particolare; quel modo ha un significato sociale, attraverso
l'esperienza osserviamo chi ci sta intorno, incorporando (es. il sorriso una reazione umana).
La cosa fondamentale la conoscenza collettiva condivisa del significato.
Si definisce prestissimo nel soggetto una mappatura del corpo in base ai significati che esso veicola.
Tali norme caratteristiche vengono poste alla base di stereotipi (lettura esterna)

Perch il corpo? Perch ognuno ne ha esperienza diretta e contemporaneamente perch


rappresentazione di s e rappresentazione del mondo, ossia delle modalit elaborate da un
gruppo sociale per significare e, dunque, per costruire la propria interpretazione, la propria
visione del mondo. E perch consente di comprendere i diversi modelli che luomo ha
costruito pur condividendo uno stesso apparato biologico, il corpo, e unidentit struttura
cerebrale, il cervello.

L'antropologia si interessata al corpo perch ogni individuo ne ha l'esperienza diretta, ma anche


perch sul corpo si infonde tutto il mondo che conosciamo.
Quando una comunit si rappresenta, utilizza spesso la forma del corpo, imitata anche nelle
costruzioni di citt e villaggi, dove il cuore del villaggio rappresenta la zona rituale.
La facilitazione di relazione tra il proprio corpo e il corpo che rappresentiamo/riproduciamo
all'esterno con parole e immagini (abitazioni, edifici ecc.) caratterizza l'insieme delle conoscenze
che abbiamo, fino ad arrivare alla visione del mondo. Tutte queste norme fissano la relazione con'
l'ambiente sociale dove sono espresse.

Definizione di M. Mauss (1936): il corpo il primo e il pi naturale strumento delluomo. O,


pi esattamente, senza parlare di strumento, il corpo il primo e pi naturale oggetto tecnico
e, nello stesso tempo, mezzo tecnico, delluomo. Ladattamento costante a uno scopo fisico,
meccanico, chimico (quando beviamo, per esempio) viene perseguito attraverso una serie di
atti collegati non semplicemente dallindividuo, ma da tutta la sua educazione, da tutta la
societ di cui fa parte, nel posto che vi occupa.

Il discorso del passaggio dall'origine collettive delle norme, all'acquisizione sul corpo del singolo

Che cosa un corpo? In forte contrasto con il concetto del corpo come sede di una irriducibile
individualit, lantropologia culturale dimostra che nessuna societ umana guarda al corpo
come unentit di pensiero e di azione strettamente individuale. Il corpo visto, infatti, in
differenti culture come un prodotto semi-finito che deve essere socialmente completato da una
relazione con qualche cosa daltro.

Solitamente pensiamo al corpo come un'entit culturale (es. il tattoo in occidente il frutto di una
scelta individuale e non collettiva). Semi-finito significa che nasciamo come esseri biologici e
dobbiamo diventare umani grazie alle norme sociali che ci formano culturalmente, incorporandone
le conoscenze.

Diventare umani un compito a cui gli uomini non possono sottrarsi perch lumanit non
data e garantita biologicamente ma esige di essere costruita. I corpi biologici per diventare
esseri umani devono essere completati con la conoscenza, con i saperi espressi della cultura
di un gruppo sociale.

Corpo sociale = conoscenza culturale (cerebrale) + corpo biologico. Dove il primo elemento
insegna a come usare il secondo elemento dentro la dimensione simbolica. In questo processo il
ruolo metodologico consente di legare in modo evidente il corpo al gruppo cui appartiene.

F. Remotti che cita Mead (2000): E un fare umanit prendendosi cura di essa; un fare
esseri umani provando, ricercando e accudendo la loro umanit. Provando a modellare e
preservare la loro umanit non solo con offerte, sacrifici, proibizioni ma anche con atti forse
in apparenza pi significanti, badando cio ai minimi particolari del modo di comportarsi e
delle abitudini: il genere dei cibi, lora e i compagni dei pasti, i piatti in cui si mangia,
diventano talvolta elementi ai quali luomo sente legata la propria umanit.

Gli esseri umani impongono proibizioni per consentire la convivenza, chiedono la protezione divina
tramite sacrifici e altri gesti aparentemente insignificanti (es. il cibo che mangiano).
Le piccole abitudini che abbiamo le consideriamo naturali, quando invece sono culturali. Dato ci
facile dimostrare che esiste un unico processo di diventare umani ma esistono diverse possibilit di
sviluppo per diventarlo.

Fare umanit significa anche intervenire esteticamente sul corpo lasciandovi segni di
umanit e di bellezza. La bellezza una ricerca dellumanit. Nessun imperativo strumentale,
nessun bisogno di sopravvivenza, impone agli esseri umani di modellare il proprio corpo. (F.
Remotti) Se si tratta di inventare e costruire umanit, inevitabile che questa venga
incorporata, in-segnata sul corpo, ovvero che il corpo ne parli, ne sia la manifestazione
visibile, tangibile.
L'intervento sul corpo come ricerca della bellezza (inqualificabile, visti i vari modelli di bellezza
esistenti), si sviluppa scegliendo dei modelli da imprimere sul corpo tramite simboli caratteristici
come inserimenti/deformazioni assolutamente non necessari, ma abbracciati per esprimere la
propria condizione di esseri umani.

Habitus (Mauss, Bourdieu): la nozione di habitus, una rielaborazione di un concetto di


Marcel Mauss attuata da Pierre Bourdieu. Lhabitus un insieme di disposizioni, di
aspirazioni e di inclinazioni, socialmente acquisite a partire dalle condizioni oggettive di
esistenza, e individualmente ancorate nelle profondit psicologiche e fisiologiche della
corporeit sotto la forma comune di gusti (culinari, artistici, culturali, sportivi, ecc.). E per
questo che Bourdieu parla di Hexis corporale per segnalare la natura intimamente corporale
dellidentit sociale.

Bourdieu rielabora il concetto espresso da Mauss credendo che l'habitus sia legato anche allo status,
esprimendo con l'habitus corporale la nostra appartenenza

Bourdieu si sforzato di dimostrare che le azioni sono il prodotto di un senso pratico. Dotati
di schemi di percezione e di azione sviluppati attraverso lincorporazione delle strutture, i
soggetti possono manipolare le regole e le norme sociali e proporre delle strategie di azione.
Il corpo un rivelatore ideale di logiche sociali che lo oltrepassano.

Se incorporiamo tali conoscenze, incorporiamo il modo di recepire attraverso i sensi (la percezione
non un fattore prettamente biologico).
la nozione di habitus consente, dunque, di ripensare le connessioni con lattivit mentale il cui
percorso non va solo nel senso della mente allesperienza, ma anche in senso contrario. Questa
bi-direzionalit del processo conoscitivo influisce sui cambiamenti che continuamente
modificano le societ tra i quali anche quelli sensoriali e dellespressione dei sentimenti. (C.
Lutz, L. Abu-Lughod, 1990)

Se consideriamo solo la direzione in senso unilaterale impossibile concepire il cambiamento,


mentre notiamo che l'esperienza incide sulla mente, innescando un loop evolutivo.
E' esperienza che incide sulle norme

Avendo chiaro come ogni persona usi il proprio corpo in base a regole e norme culturali + possibile
affrontare un percorso che offre come alcuni aspetti antropologici fondamentali siano un'anticamera
basilare della comunicazione. In qualunque tipo di comunicazione interculturale c' l'inseparabilit
tra corpo e mente, i quali si influenzano reciprocamente. Attraverso il corpo l'espressione culturale
incide sia sull'aspetto biologico che sulla visione del mondo.

P.Bourdieu analizza la dimensione corporale delle pratiche


sociali. Il corpo esercita almeno una triplice funzione: di memoria, di apprendimento delle
abitudini di classe e di marcatore della posizione sociale. Egli individua due forme principali
di oggettivazione della memoria e della storia: una nelle istituzioni e laltra corpo. le due si
ricongiungono nel meccanismo di incarnazione delle istituzioni in alcuni corpi. Le norme del
corpo dipendono dai cambiamenti storici.

Bourdieu osserva le pratiche corporali inesplicitate (conoscenza tacita) che sono il risultato di
un'osservazione per imparare senza porre domande.

Il corpo svolge tre funzioni:


memoria
apprendimento delle abitudini della classe sociale
marcatore della funzione sociale

La comunicazione all'interno di una corporeit che si sta formando oggettiva. A livello biologico
si modifica l'uso del corpo spontaneo a seconda dei mutamenti generazionali e le istituzioni.
Quando il corpo coincide con le norme istituzionali abbiamo una incarnazione dell'espressione
culturale, quindi:

Lapproccio che prevede di considerare la cultura anche come processo corporeo consente di
formulare nuove domande, di rivisitare le conoscenze da un altro punto di vista. Csordas si
chiesto quali siano le forme di incorporazione, gli stili di oggettivazione corporea che una
societ imprime sul corpo, non solo simbolicamente. Lintento quello di capire meglio il
modo di azione delle pratiche culturali e dei processi sociali. La cultura, tramite il processo
corporeo, assume una funzione comunicativa. Lo scopo quello di comprendere il modo di
agire delle pratiche culturale e i processi sociali e come influenzino noi.

La cultura un processo corporeo inscindibile (che porta) alla comunicazione.


La modificazione dopo il colonialismo diventata pi forte e la sua flessibilit maggiore (esclusi i
perni culturali non negoziabili). Dentro i flussi di cambiamento si nota l'azione degli usi culturali
sul corpo a seconda del periodo storico.
Adottando Bourdieu Csordas si chiede quali siano le forme di incorporazione e come agiscono sui
soggetti.

Corpi decorati: nei corpi decorati si pu osservare una manifestazione diretta


dellincorporazione della cultura da parte dei suoi membri. La decorazione del corpo
simbolizza lappartenenza, lo status e il ruolo. Lo stile della pettinatura, la pittura corporale, i
tatuaggi, i piercing, lornamento e la scarificazione per esempio, informa sullet, il genere,
lessere in et da marito e la purezza rituale. I tatuaggi mediano, in Polinesia, tra persona,
maturazione sociale e la riproduzione della societ.

I messaggi dell'appartenenza si ricavano dopo un passaggio sociale, il che corrisponde all'incisione


della cultura sul corpo. L'espressione di normi culturali non pi solo teorico ma visibili e
comunicative deve avere alla base un contesto eccezionale che si differenzi dal quotidiano,
attraverso una esecuzione rituale

La Dama Bianca: Algeria. TASSIL NAJJER. Sito dINAOUANRHA nel Sahara algerino.
La Dama Bianca o la Dea con le corna rappresenta una figura che sta per iniziare a
correre o a danzare. Dei punti colorati sono ripartiti in disegni sinuosi sulle sue membra.
Pittura rupestre 6000 - 7000 a.C.

E' il pi antico esempio di pittura rupestre in Algeria, tale uso del corpo ancora presente in
Etiopia, rappresentando l'esigenza di trattare il corpo e intervenire. Quindi la pelle il confine tra
cultura e corpo, dove c' la dimostrazione di un ruolo sociale.

Uomo del Burkina Faso: per molti uomini in Africa Occidentale le scarificazioni sono una
forma di iniziazione tribale. Oggi sono pratiche con lame di rasoio. Il processo doloroso inizia
nel periodo della pubert (rito di iniziazione) e continua nellet adulta. Ogni trib ha i propri
disegni per i tatuaggi perch essi la differenziano e la distinguono da altri gruppi umani. I
segni che marcano il viso di questuomo indicano il suo villaggio e il suo clan e includono
elementi fortemente simbolici per tenere lontani gli spiriti maligni.

Pi gli interventi sono complessi, pi possono durare nel tempo.


Giappone, un membro della Yakuza: nella cultura mafiosa giapponese i membri della Yakuza
sono noti per i loro intricati tatuaggi, dal carattere mitico, che coprono tutto il corpo. Il
processo (oggi effettuato con pistole apposite) pu richiedere fino a due anni per essere
completato. I tatuaggi sono ammirati per il loro colore e i loro modelli.

Mente\corpo e genere: lelemento costante nel susseguirsi dei mutamenti storici la


costruzione del corpo: ci che non-corpo superiore, migliore, pi nobile, pi vicino a Dio;
ci che corpo peso, forte impedimento allauto-realizzazione. Se il corpo il termine
negativo, e se la donna il corpo, allora le donne sono tale negativit, qualunque cosa questa
possa essere: distrazione dalla conoscenza, seduzione che allontana da Dio, cedimento al
desiderio sessuale, violenza o atto daggressione, fallimento della volont e addirittura morte.

In ogni epoca messa in atto la costruzione culturale del corpo. Abbiamo la tendenza in occidente
di considerare di maggior rilievo nobiliare ci che non corporeo. Cio che corpo peso, quindi
negativo (possibile forma di peccato).
Quindi se la figura della donna rappresentata dalla bellezza del corpo, e se il corpo un elemento
negativo, allora il paradosso lampante poich il residuo di una visione del mondo che dava un
aspetto positivo alla mente, la quale era associata all'uomo.

Corpo e tecniche: parlare del corpo, non situarsi in un universo puramente individuale e,
come sottolinea M. Mauss, vi sono solo idiosincrasie sociali. Studiare il corpo dal
punto di vista delle tecniche attraverso le quali esso si
costruisce tentare di risolvere la frattura tra corporeit,
spirito e societ; e interessarsi a questi montaggi fisio-psico-sociologi di serie di atti
(Mauss), ci che ci permette di individuare quello che Mauss chiama luomo totale.

Parlare del corpo quindi non significa parlare dell'individuo. Per Mauss non esistono idiosincrasie
sociali, ma la societ porta a idiosincresie. Mente e corpo sono inscindibili, ma la separazione di
genere mentale passa attraverso il residuo di un concetto sopra il corpo che il prodotto di una
cultura.

La societ fornisce modi, mezzi e significati che il singolo apprende incondizionatamente


utilizzando mente e corpo, in base al luogo ed al tempo vissuto, modificandole in base alle
esigenze.
Come avviene dalla dimensione sociale/culturale all'inscrizione del corpo, svincolati dal codice (il
quale non incide) con vari atteggiamenti personali che ci differenziano dagli altri?

Incorporazione (Csordas, 1990): i processi attraverso i quali si attua la costruzione delluomo e


del corpo culturale, e dunque il completamento dellessere umano, sono quindi riassumibili in
queste due nozioni fortemente interrelate: incorporazione e habitus.
Lembodiment si riferisce alla fissazione di valori e disposizioni sociali nel corpo e sul corpo.
Interessa fenomeni quali luso caratteristico del corpo, lespressione degli affetti, la
dimensione delle forme di conoscenza o lelaborazione culturale dellesperienza sensoriale.

Finch non si apprende il linguaggio delle norme culturali non possiamo definirci umani sulla base
di Habitus. L'incorporazione nel suo termine di partenza embodiment si riferisce all'elaborazione
culturale.
Il paradigma dellincorporazione ha come caratteristica principale quella di far crollare il
dualismo tra mente e corpo, oltre che tra soggetto e oggetto. Inoltre, esso chiarisce una
dimensione importante del paradigma: si tratta di una dialettica tra lesperienza percettiva e
la pratica e i modelli culturali.

Il corpo da un punto di vista in poi (ossia quando la cultura diventa corporea) non pi oggetto
di studio ma soggetto, perch se il ridultato di un'incorporazione non pu essere considerato un
oggetto, permettendo che alcuni elementi culturali si evidenzino nelle norme adottate dal corpo
stesso, comprendendone il senso delle azioni.

Si deve pensare al corpo non come a un oggetto che buono da pensare ma


come a un soggetto che necessario sempre. Csordas afferma la rilevanza
della consapevolezza percettiva nello studio delle collettivit sociali. Egli introduce anche la
nozione di modi somatici di attenzione per descrivere i modi culturalmente elaborati di
partecipare a e con il proprio corpo in un ambiente che include anche la presenza incorporata
di altri.

Per completare il processo che ci influenza tutta la vita, le componenti sensoriali del nostro sistema
percettivo sono alla base della comunicazione interculturale.

Se la mente non limitata dalla pelle, come sostenne G. Bateson, ma piuttosto si estende
nellambiente lungo i molteplici sentieri del coinvolgimento sensoriale (Bateson 1973), cosi a sua
volta il corpo non unentit statica e isolata ma si d in movimento, subisce una crescita e uno
sviluppo continui secondo molteplici relazioni ambientali. Corpo e mente non sono cose separate
ma modi di descrivere la stessa cosa, o meglio, lo stesso processo, cio la stessa attivit
dellorganismo persona nel suo proprio ambiente. (Ingold, 2001)

Il superamento della distinzione tra corpo e mente aiuta a trovare un nuovo modo per formare i
significati attraverso la specifica simbolizzazione di una cultura.

Il corpo del nativo appare in moltissime descrizioni etnografiche sopratutto per far conoscere
allOccidente la diversit delle pratiche simboliche al quale sottoposto ( tatuaggi, piercing,
dischi dellorecchio, acconciature)

Il tema del corpo entra nelle descrizioni etnografiche ma non come elemento centrale, suscitando
curiosit. Con le testimonianze date dai racconti di viaggio, mancanti di notizie reali rimpiazzate
con l'immaginario, per evidenziare la separazione tra l'aspetto culturale civilizzato e l'aspetto
naturale del selvaggio.
Si mette in atto un'attivit culturale, grazie alla decodificazione del modello.
Esistono vari modelli di conoscenza per tentativi anche nelle societ pre-letterate.

Il modello di bellezza inqualificabile perch presente in ogni cultura, poich ogni essere umano
esprime la necessit di far corrispondere una certa qualit al bello.
Gli ambiti di conoscenza sono prodotto di un insieme.

E la ricerca condotta a Bali da Margaret Mead e Gregory Bateson


nel 1942 che diventa rilevante per il discorso sul corpo: essi si
sono chiesti in modo
esplicito come lindividuo interiorizzi i modelli culturali -
corporei, emotivi, sensoriali - della propria cultura. La conclusione alla
quale giungono, tra molte critiche, che
il corpo diviene sociale attraverso
un modellamento culturale che ha la sua origine nelle
rappresentazioni sociali della corporeit, ossia attraverso la
socializzazione individuale che nel corpo ha il suo asse
portante. (Balinese Character: a photographic analysis, New York, 1942)
Mauss si interess agli usi e costumi studiati sull'aspetto del corpo, mentre la ricerca successiva
stata di Bateson e Mead.
Se Mead si chiede quale processo crea l'identit oggi si chiede come si incorporano (il sensoriale, il
corporale e l'emotivo) i caratteri. Entrambi arrivano alla conclusione che il corpo diventa sociale
attraverso un modello educativo culturale.
L'uso della foto in antropologie stata impiegata per rispondere alle contestazioni emerse sulle
analisi presentate. Mead afferm che l'uso dei dati riportati non neutro per l'interpretazione.
L'alto numero di foto serviva a selezionare quei momenti culturali ritenuti pi importanti.

Il corpo culturale: se il corpo non mai un oggetto dato ma sempre una costruzione - una
realt costruita attraverso sistemi simbolici e razionali - queste rappresentazioni coniugano le
relazioni tra integrit corporale e alterazione, identit e alterit, prossimit e distanza. Da qui,
la messa in immagine del corpo rende visibili e leggibili i significati e le differenti
interpretazioni dei suoi modi di essere. Cos, il corpo dellaltro e la sua immagine sono uno dei
primi marcatori della distanza, dellalterit; per lantropologo, essi formano il referente
immediato dellidentit.

Se il corpo come una costruzione che la societ mette in atto sia con i simboli che con i processi
cognitivo-razionali, questi caratterizzano una prima fase di fissazione importante ma comunque
soggetta a variazioni: pi vicino il modello cultura pi facile imparare le nuove norme, e quindi
facilitare la comunicazione, perch il corpo culturale pu dare accesso a significati non legati a cosa
mostrano, che ne richiedono spiegazioni.

Il corpo dell'altro il primo segnale che ci viene comunicato da un punto di vista puramente visibile
o individuabile nei differenti modi d'uso del corpo: la differenza si percepisce sul corpo degli altri,
creando una barra che va eliminata.

Il corpo culturale perci il prodotto della compresenza attiva di un corpo


fisico e di unattivit mentale, di unintegrazione tra materialit e pensiero trasmessa da tutte le
societ ai propri membri attraverso lapprendimento di quel modello educativo che contiene tutti
i saperi e le pratiche considerate utili da ciascuna comunit. Per quanto concerne la parte
spirituale, mentale - quel che noi chiamiamo anima - da ricordare che tutte le culture ne
prevedono lesistenza come soffio o forza vitale, come entit impalpabile e invisibile che si
suppone esista dentro un corpo per renderlo vivo e per controllare le azioni. Dalle varie
credenze su questesistenza si snoda il percorso che va dalla vita alla morte e allaldil, agli dei
o gli antenati, alla formazione del corpo stesso.

Il corpo culturale attesta la compresenza di materialit e pensiero con tutti i saperi utili di una
societ (mente e corpo sono inscindibili) e tutte le culture prevedono l'esistenza dell'anima, la quale
viene denominata come un soffio impalpabile. L'aldil sempre visto come un posto positivo.

M. Foucault ha affermato che niente pi materiale, pi fisco, pi corporeo dellesercizio del


potere. Il corpo allora microfisica del potere politico globale dal cui influsso dipendono
sia il controllo sia la consapevolezza della corporeit che sono stati acquisiti solo grazie
allinteresse dimostrato dal potere stesso verso il corpo: il modello ideale, la forma fisica e le
posture sono il risultato di un lavoro che il potere ha esercitato a partire dalleducazione sul
corpo dei bambini e dai manuali sulle buone maniere sino alla comunicazione visiva proposta
dai mass media e da internet. Modelli di potere diversi privilegiano quindi modelli del corpo
differenti.

Il rapporto tra il corpo e potere avviene poich il potere una presenza sicura nelle societ, inciso
non solo attraverso il modello culturale giusto, ma anche attraverso la punizione e il dolore, come
micro-fisica del potere mondiale che non si pu evitare. Potere = Forza.
Il potere determina il modello culturale giusto e oggi il ruolo del potere tangibile pi facilmente
perch le notizie circolano pi facilmente.

Burdieu affermava che si pu agire contro una norme, attuando un modello.


I Modelli di poteri diversi privilegiano modelli del corpo differenti

Lespressione del potere sui corpi molteplice: essa pu infatti sfociare nella violenza, nello
sfruttamento fisico o essere veicolo di dominazione condivisa, fondata su rappresentazioni e
credenze comuni. Linterazione tra consenso e violenza , infatti, fondatrice di qualsiasi
relazione politica: non esiste potere senza una dissimmetria nei rapporti sociali (Balandier,
1967). Per questo il potere correla lorganizzazione sociale al controllo sui corpi della donna,
dellomosessuale, dello straniero, dellemarginato, del nemico.

L'espressione del potere sui corpi deve partire da una condivisione e accettazione. Chi non
condivide qualcosa, comunica il suo dissenso con il corpo.
Oggi la legge riconosce la diversit culturale, come la differenza d'abbigliamento (chi indossa gli
abiti tradizionali fuori dal proprio contesto lo fa per connotare una distanza presa dalla cultura
d'arrivo).
Senza una dissimetria sociale dovuta all'interazione tra consenso e violenza, non si esercita il potere

La societ individualista spinge i singoli verso una sempre maggiore autonomia nella
rappresentazione del corpo togliendo contemporaneamente i referenti tradizionali, religiosi,
sociali, istituzionali e simbolici che guidavano precedentemente la loro esistenza e a loro
identit. Cosi lasciati a se stessi, senza sapere a quale trascendenza attaccarsi, gli individui si
chiudono nella loro intimit investendo, in modo narcisistico, la loro materialit culturale.

Nella nostra societ, in quelle forme di incisione sul corpo, se


predomina la collettivit allora si incorpora, perch opporsi ad una forma esercitata
collettivamente si viene emarginati. Individualmente si esercita come se non fosse frutto di una
norma collettiva (ma secondo una risposta ponderata).
La societ individualista ha rotto tutti i legami con le istituzioni e la dimensione simbolica legata al
corpo (i simboli non sono pi collettivi ma personali).
Si rinnegano le norme di significato, ma non quella corporale.

Es. in una piccola societ dove mancano i servizi, la presenza di una collettivit necessaria per la
sopravvivenza.

Nelle nostre societ il corpo tende a divenire una materia prima da modellare secondo la
tendenza del momento. E ormai, per molti contemporanei, un accessorio della presenza, un
luogo di messa in scena del s. La volont di trasformare il proprio corpo diventata un luogo
comune. La versione moderna del dualismo diffuso della vita quotidiana oppone luomo al
proprio corpo, e non pi, come una volta, lanima al corpo.
Da ci che si vede si pu apparire diverso proprio grazie alla diffusione delle mode.
L'aspetto estetico quindi transnazionale. L'individualit come rottura con le norme sociale non
poi cos individuale. Corpo come luogo comune di messa in scena di s.

Percezione: Il
mondo non la scena davanti alla quale scorrono le
nostre azioni, bens lambito in cui si evidenziano. Noi viviamo
immersi in un ambiente che altro non se non ci che percepiamo.

Le percezioni sensoriali sono in prima istanza la proiezione dei


sono sempre una valutazione,
significati sul mondo:
unoperazione che delimita le frontiere, un pensiero in
atto sullininterrotto flusso sensoriale in cui luomo
immerso.
L'acquisizione attraverso la percezione sensoriale si continua a essere considerato naturale, quando
anche quello in realt culturale. Viviamo immersi in ci che percepiamo, i sensi filtrano (scelgono
cosa percepire) ci che ci sta intorno. La percezione non per un fatto biologico, ma un derivato
della proiezione dei significati sul mondo.
Il primo senso della societ dell'immagine la percezione visiva, affiancata dall'udito (per il vasto
panorama musicale).
Sono forme di auto-conferma sulle caratteristiche storiche prioritarie.
Nel modello educativo si incorpora una sensorialit che
agisce attraverso gli elementi prioritari.
Si richiede la necessit di selezionare una priorit sopra un modello (non possono agire i cinque
sensi contemporaneamente) che porta al flusso ininterrotto delle informazioni.
La societ ci offre il modello sensoriale (sensorium) pi adatto allo scambio di informazioni da
decodificare.

Il corpo culturale un filtro che regola lenorme quantit di stimoli che costantemente ci
raggiungono: non si tratta di un filtro neutro perch esso il risultato di una cernita operata
dalla cultura che lascia passare soltanto le percezioni ritenute importanti per quel modello di
onoscenza.

Il corpo culturale quello soggetto a incorporazione. Siamo abituati a pensare che l'attivit
percettiva sia biologica e che i sensi stabiliti come 5 siano presenti in tutte le societ.
Ci che viene ritenuto in un senso pu sfociare in un altro dentro un'atra societ.

Per comprendere l'interconnessione nell'organizzazione sensoriale, emotiva e corporea,


visione del mondo ecc. necessario l'intervento di una selezione da parte del modello di
riferimento che, se non avessimo, saremmo travolti dalle informazioni che ci impedirebbero di
comprendere il mondo.
In un mondo senza modello saremmo incapaci di comunicare per mancanza di condivisione. A
seconda dell'habitus abbiamo esperienze diverse, ma comunque condivisibili a livello di
contenuto.
Anche la sensorialit un continum che ci rende difficile tradurre in parole tutto ci che
agisce ma non dato una volta per sempre.
Si parla di due livelli, su uno l'incorporazione agisce visibilmente sul corpo, sull'altro invece
avviene inconsapevolmente. I sensi e le emozioni subiscono lo stesso processo. L'incorporazione
non neutra, ma il riflesso della cultura sul corpo di un individuo.
E' l'opera di un filtro per le percezioni sensoriali che si modificano nel tempo (sia a carattere
culturale che biologico). Ogni essere il risultato di questo processo e per comunicare usa una
struttura che d per scontata. (Es. Un'azione corporea pu essere fraintesa durante una
comunicazione interculturale).
Scambiando informazioni e significati durante un'azione culturale (antropologia dei sensi)

I sensi non sono finestre sul mondo, specchi che registrano le cose in modo indifferente
alle culture e alle sensibilit, bens essi sono filtri che trattengono nella loro rete soltanto ci
che lindividuo ha imparato a mettervi o ci che egli cerca, appunto, di identificare
mobilitando tutte le proprie risorse. Le cose non esistono in s, sono sempre investite da uno
sguardo, da un valore che le rende degne di essere percepite (Le Breton D., 2007). Non solo
c un ordine nei sensi, ma il sensorium presente in un gruppo umano ne esprime i valori
culturali.

I contenuti non sono uguali per tutti ma sono appresi, ci che percepiamo colorito culturalmente.
Si punta sul senso quando si cerca di intendere qualcosa poco chiaro.
La cultura ha definito un mondo che un uomo non riuscirebbe a realizzare da solo, perch non pu
vivere da solo. Condividere questi codici appresi tramite lo stesso modello culturale facilita la
comunicazione. Lo sguardo non neutro ha anche un valore su cui basa i propri principi.

Una persona non pu vivere da sola e la condivisione di queste percezioni sensoriali tramite lo
stesso modello aiuta e facilita la comunicazione. Applicato agli oggetti succede che la nostra
attenzione cadr su quegli oggetti a noi familiari, perch avviene un riconoscimento, e dopo
nascer la curiosit per gli altri oggetti. Ogni societ ha il proprio sensorium.

Applicato agli oggetti, la nostra attenzione si poser su quegli oggetti noti e quindi familiari. Non
c' un ordine sensoriale unico, ma pi sensorium che esprimono oltre a norme e regole, anche i
valori (tanti quanti sono le societ)
Sul piano visivo, che subito percepibile, c' una selezione che ne scredita il processo inteso come
neutro, poich si seleziona ci che importante su una scala di valori culturali.
Il carattere selettivo ritiene pertinente l'attributo di ci che osserviamo dove ci che avviene
biologicamente passa in secondo piano rispetto al piano cognitivo che d significato.
Quindi il sensorium altera la percezione della realt.

Un aspetto rilevante della percezione visiva, ad esempio, il suo carattere selettivo, ossia
scegliere, ritenere pertinenti alcuni attributi di ci che si vede e ignorare tutto ci che
senza interesse biologico, ma anche culturale. Non n a livello dellocchio, n a livello del
sistema nervoso che si possono avere differenti modi di vedere, ma a quello cognitivo.
Lorgano della vista locchio ma lo sguardo atto di previsione ed comandato da ci che
deve essere visto, vuole essere visto e dalle negazioni corrispondenti. La percezione influisce,
dunque, sulla rappresentazione della realt e della sua interpretazione.

Come impariamo a diventare membri di una societ? M. Mead


I sensi impiegati attraverso un percorso culturale ci danno quella specifica visione del mondo
fornito dalla societ. Si impara a definire ci che socialmente accettato. La necessit di avere delle
norme percettive non implica la staticit del modello, ma possono modificarsi. Si parla in un
contesto quotidiano dove i sensi si influenzano l'uno rispetto all'altro.
Sono i sensi - tutti insieme - che concorrono a rendere il mondo abitabile: essi sono
quindi alla base dellapprendimento che consente alla
singola persona di plasmare la propria percezione a
partire da quanto considerato significativo e utile
socialmente, innanzitutto nella pratica quotidiana,
delineando un percorso sensoriale privilegiato. I sensi sono
organizzati in un ordine gerarchico, il sensorium di Walter Ong che rispecchia il prevalere di
un senso sullaltro o, meglio, di una coppia di sensi, e dei rapporti che li collegano in modo
diverso nelle differenti culture oppure nel corso del tempo in una stessa cultura.

L'antropologia dei sensi che finalit ha?


Apprendere un modello sensoriale diverso implica la mancanza di quel senso di disagio, prodotto
quando ci avviciniamo ad un modello culturale diametralmente opposto al nostro.
Esistono norme apprese sul campo che hanno costi di tipo psicologico per l'apprendimento e
l'emotivit che l'esperienza produce. Fissandola emotivamente nella memoria esprimiamo la
continuit di ci che abbiamo vissuto, la quale rimane nel sottofondo affettivo dovuto alla
marcatura del sensorium.
Questo influenza la nostra visione del mondo sia in modo visibile che invisibile (l'immaginario nei
miti e nei riti prevedono una rappresentazione nella realt).
La ricerca del cibo familiare all'estero risulta come una proiezione della propria cultura, da cui
riparte una base etnocentrica.

Finalit: lantropologia dei sensi ha come propria finalit quella di comprendere quali siano le
implicazioni delle scelte effettuate da una popolazione rispetto alla gerarchia sensoriale e
come esse influiscano sul significato dato al mondo e alla persona. Si tratta ovunque sempre di
operazioni che stanno tra il reale e limmaginario, che influenzano lesperienza e il senso della
vita di una collettivit. Le caratteristiche degli altri culturali fanno sorridere o fanno sentire
superiori e questo vale anche quando siamo noi occidentali a essere gli altri, quelli che
vengono osservati.

I motivi per cui ci sembrano strani i modelli altrui sono:

I loro modelli sensoriali sono incredibili, perch ci illudiamo che siano uguali per tutti, e
invece...
Non riusciamo a pensare un'organizzazione che abbia una visione del mondo con altre
priorit percettive. (Es. scrittura in occidente e in oriente = percezioni del mondo differenti
che definiscono un modo di pensare)

I modelli sensoriali ed emotivi, e non solo, elaborati da altri gruppi umani paiono, ai nostri
occhi, incredibili per due motivi principali: il primo che siamo abituati a pensare, ancora
oggi, ai sensi come a elementi naturali totalmente avulsi da influenze culturali; il secondo
che non riusciamo proprio a immaginare unorganizzazione del mondo, un ordine di sensi che
non sia quello nostro basato sul predominio della vista e delludito del quale spesso ignoriamo
i risultati. A livello cognitivo, in occidente, lutilizzo prioritario della vista, che stato prodotto
dalla scrittura, ha condotto a un modo di pensare prevalentemente obiettivo, lineare, analitico
e frammentato.
A livello sociale ha prodotto la frammentazione come contrario della societ. Il singolo agisce sul
corpo a livello individuale e non collettivo con piccoli interventi che hanno portato influenze
psicologiche, anche nella finalit dei propri obiettivi nella vita, che un campo emotivo, non
separabile dal sensorium culturale.

A livello sociale invece ha prodotto la spersonalizzazione, lindividualismo e una tendenza


verso la separazione dei sensi, degli stati emotivi e degli obiettivi. Il predominio da noi
riconosciuto alla vista, con la concomitante svalutazione degli altri sensi se non - come si
detto - ludito, facilita interpretazioni erronee dei comportamenti degli altri culturali, delle
loro conoscenze, dei loro prodotti materiali nonch dei simboli e dei significati a essi attribuiti.

Fino all'illuminismo la decodifica del mondo non era attribuibile al sociale, ma era privilegiata
dall'olfatto e non dalla vista (testo scritto)

E questo filtro culturale che decide quali percezioni sensoriali debbano passare e sollecitare
reazioni pratiche, emozioni e conoscenza condivisa. Per questo coloro che vivono in culture
differenti abitano mondi sensoriali differenti perch sono creati da un ordine gerarchico
diverso nel quale il senso privilegiato pu essere lolfatto o il tatto o un altro che ha uno
spettro e un nome diversi dai nostri, che non coincide con i cinque sensi che noi diamo per
scontato debbano essere presenti e condivisi da tutti gli esseri umani. Si vive, infatti, in un
mondo che costruito dalle percezioni sensoriali e dai significati che esse comunicano e
richiedono sempre una presa datto, una valutazione.

Il filtro culturale seleziona cosa poi passi per produrre azioni. Le emozioni possono avere
connotazioni diverse in base alla cultura in cui si esprimono.

Le variazioni culturali delluso dei sensi, presenti in societ differenti, si basano, evidente,
sulla comune struttura del corpo umano. Ed importante essere consapevoli che queste
percezioni non sono emotivamente asettiche perch nel momento stesso nel quale impariamo
qualche cosa ne coloriamo affettivamente il contenuto. Le ricerche degli antropologi,
effettuate sin negli interstizi pi lontani del mondo, hanno mostrato che il numero dei sensi
varia in societ diverse poich esistono sia modi differenti di individuare il numero e il ruolo
delle percezioni, sia di significare simbolicamente le informazioni che da esse provengono
poich attraverso una rete di nodi sensoriali interconnessi che gli esseri umani percepiscono
il mondo.

Tutti abbiamo lo stesso corpo. L'accentuazione dello stato emotivo non-neutro in maniera affettiva
(es. la memoria) ci che abbiamo vissuto in un certo grado emotivo influisce sulla costruzione del
ricordo (che reinterpretiamo da quel momento in poi in maniera parziale).
La modifica necessaria per essere accettata da quella persona nel momento in cui accaduta una
certa esperienza (in base al contesto in cui ci troviamo).
La modifica delle emozioni ufficializzata dalla societ permette l'accettazione (es. il natale)

La variabilit delle categorie culturali prodotte dalla percezione agiscono anche allinterno di
un singolo senso, per esempio quello del gusto: i cinesi distinguono cinque categorie (il dolce, il
salato, lamaro, lacido e lacre); gli Indiani sei (il dolce, lamaro, il salato, lacido, il piccante,
e lastringente). Nella Cina classica, il sistema di classificazione permetteva la
rappresentazione della totalit del mondo visibile e invisibile. I cinque sapori erano in stretto
rapporto con la successione dei Cinque Agenti (il legno, il fuoco, la terra, il metallo e lacqua).
Le categorie classificatorie non sono sempre presentate nello stesso ordine, tuttavia il gioco
delle corrispondenze resta identico. I sapori entrano in corrispondenza con i punti cardinali e
il centro, lo svolgersi delle stagioni, i colori, gli odori, la musica, i sentimenti, le viscere e con
essi linsieme della medicina tradizionale cinese.

Abbiamo all'interno di culture diverse delle percezioni di uno stesso senso organizzato
differentemente.

Per comprendere linterconnessione esistente tra organizzazione sensoriale, emotiva, ordine


del mondo e interpretazione personale importante essere consapevoli dellenorme quantit
di stimoli sensoriali che arrivano costantemente dallambiente al singolo. La persona non pu
prestare attenzione a tutte le sollecitazioni contemporaneamente perch non sarebbe in grado
di decodificarle e continuare ad agire nel mondo. Vi quindi il bisogno di selezionare tra le
informazioni e tra le percezioni da esse attivate. E la societ, la collettivit che fornisce una
selezione utile, quel filtro attorno al quale ha creato i codici per le decodifica di unesperienza
che culturalmente specializzata, ma disponibile al cambiamento, per rispondere al modificarsi
del contesto pi ampio nel quale ogni societ inserita.

La percezione allora collegata alla pi ampia costruzione della conoscenza del mondo. I cinque
sensi si mettono quindi in relazione con i cinque elementi, i punti cardinali ecc. con un continuo
rinvio.
Cogliere tale esigenza fa emergere come siano nate tali associazioni con i colori, le stagioni ecc.
E' pi facile capire il gioco di connessioni di conoscenze in ambiti diversi proprio perch si
presentano molto distanti da noi. La conoscenza dell'estraneo rende pi facile capirne il
funzionamento. Il ruolo della sensorialit visto da un altro punto di vista.

Comunicare un continuo richiamo alla complessit della capacit umana di relazionarsi


con altri uomini e con lambiente esterno, complessit che non consente di tracciare
distinzioni, di separare a priori canali privilegiati da canali accessori, di delineare tipologie, n
linee rigide di consequenzialit. Il concetto di comunicazione si dilata includendo la
manipolazione dei corpi, performance incorporate, arti e artefatti che compongono il
contesto alla messa in gioco di competenze e di aspettative.

Riprendendo il discorso sulla comunicazione: il contesto generale quello del vivere in una societ
che consente ad un gruppo umano di vivere insieme. La dimensione prevede la condivisione del
modello appreso dalla societ.
Quando si cambia il sensorium di una societ, o le norme comunicative, sappiamo che siamo di
fronte a una richiesta sociale che modifica le norme, in funzione di una esigenza. Essa non si
limita ad un cambiamento di tecnologie, ma anche ad un cambio del piano conoscitivo.
Molte modalit non sono quindi prevedibili, ma rispondono in base al contesto.
La comunicazione si esprime allora in uno spazio che non riguarda solo l'ambiente sociale, ma
anche quello naturale, la quale agisce in un contesto dove vi sono competenze (incorporate) e
aspettative (nei confronti degli interlocutori).

La comunicazione , per Ruth Finnegan, un processo interattivo e dinamico, costituito


dallazione e dalle esperienze organizzate, intenzionali, reciprocamente influenti e
riconoscibili, che vengono create in svariati modi da partecipanti attivi nel loro mutuo
interconnettersi. (Finnegan, 2002)

E' un processo che attraverso l'organizzazione del modello si adatta al contesto.


Sono intenzionali perch impossibile non comunicare (per il teorema di Palo Alto).
Influenti e riconoscibili perch le reazioni non verbali che non riconosciamo rendono complessa la
comunicazione. Reagendo costantemente all'interlocutore la comunicazione prende una forma che
il risultato nella base delle proprie esperienze.
La comunicazione interculturale pu essere definita come quella comunicazione che avviene
quando un messaggio prodotto da un membro di una certa cultura deve essere ricevuto,
interpretato e compreso da un altro individuo appartenente a una cultura diversa. Quando
competenze e comportamenti tra due interlocutori non sono conosciute su una base comune,
una stessa cultura di provenienza, lefficacia della comunicazione viene ridotta o, comunque ,
diviene pi difficile da ottenere. (I. Castiglioni, 1999)

La comunicazione interculturale ci mette in una situazione in cui sottovalutiamo la differenza


comunicativa, perch riteniamo poco importante sottolineare il fatto che l'interlocutore provenga da
una cultura differente. La comprensione va oltre l'interpretazione.

Scopo della comunicazione interculturale proprio quello di analizzare tali difficolt e di


aumentare e facilitare lefficacia della comunicazione tra culture. La presenza di esperienze
simili, di valori\idee\ideali condivisi rende certamente pi facile adeguare il nostro frame of
reference a quello del nostro interlocutore; pi i frame si discostano e maggiori saranno gli
aggiustamenti necessari affinch il messaggio possa essere compreso sulla base di significati
condivisi.

Lo scopo quello di analizzare le difficolt e aumentare l'efficacia della comunicazione.

L'antropologia, nata per analizzare le diversit tra le


culture, gioca un ruolo ben preciso, ricostruendo tutto il
modello culturale di arrivo con un forte supporto
metodologico. L'etnografia si basa sulla comunicazione (gli informatori vengono scelti su
una scala positiva personale).
La struttura di fondo condivisibile di una cultura, sommata al background di esperienze personali,
influenza la comunicazione.

Si definisce ricerca interculturale lo studio (della comunicazione, per esempio) di un evento


che implica linterazione tra persone di culture differenti. Molti ricercatori hanno adottato il
concetto di competenza - che si richiama alla sociolinguistica - per identificare in maniera
complessiva loggetto dei loro studi. Due dimensioni importanti del concetto di competenza
sono lefficacia e lappropriatezza.

La ricerca interculturale si concentra sulle diversit: alcuni usano il concetto di competenza che
quello dove si delimita il campo della ricerca.
Ha due dimensioni denominate efficacia e appropriatezza, usate da chi preferisce il concetto di
competenza in campo sociolinguistico.

Spesso lefficacia descritta come la valutazione dellabilit degli interlocutori nello scambio
interculturale di raggiungere i loro scopi. Lappropriatezza si riferisce a ci che ritenuto
adatto e appropriato in una data situazione allinterno di una particolare cultura. Altre
dimensioni della competenza possono riguardare labilit (o il sapere), le skill (o la
performance) e la chiarezza (o la comprensione).

L'efficacia una forma di abilit valutativa, efficace se gli interlocutori raggiungono lo scopo della
comunicazione. L'appropriatezza per l'interlocutore sapere cosa adatto alla situazione, e quindi
adeguato. Le altre dimensioni restano comunque influenti per migliorare la comunicazione.
La comunicazione interculturale analizza le difficolt e mira ad aumentare la mutua
comprensione tra i membri delle culture e a ridurre i fraintendimenti. Oggi si configura come
uninterazione dialogica, un processo di negoziazione.

La mutua comprensione: se non c' comprensione dall'altra parte, la comunicazione non


efficace.
L'antropologia si occupa di entrambe le parti (relazione bidirezionale).

Negoziazione: per negoziazione si intende un processo bidirezionale che vede il


fronteggiarsi di interessi diversi, che subisce aggiustamenti man mano che la reciproca
comprensione avanza, che comporta patteggiamenti e parziali rinunce allintegrit dei singoli
punti id vista, a favore di una valorizzazione di tutte le istanze in gioco e del raggiungimento
di punti di equilibrio che siano riconosciuti da tutte le parti coinvolte.

La negoziazione sta nel vedere l'opposizione di interessi e scopi diversi, ponendosi in modo in cui
entrambe le parti rinunciano a qualcosa senza perdere nulla d'identitario, religioso ecc.
Il rapporto costantemente costruito su una linea di condivisione, integrato da una costante
rinegoziazione, nonostante il costo che implica sul nostro egocentrismo ed etnocentrismo, come una
perdita di prestigio.
Questi patteggiamenti richiedono di mettersi in dubbio, di rinunciare alla propria centralit,
all'integrit dei proprio punti di vista, per valorizzarne altri comuni.

Negoziazione 2: tale processo (che si discosta dal modello comunicativo della trasmissione, nel
quale il punto di vista di chi trasmette non viene messo in gioco) non raggiunge mai un esito
definitivo, ma i punti di accordo via via stabiliti diventano il punto di partenza di nuovi processi
negoziali. (Giaccardi C., 2005)

Significa che il modello di trasmissione che non analizza il programma usato per la comunicazione,
ma solo il destinatario.

Le persone attivano strategie di costruzione dellidentit attraverso il mantenimento di confini


di tipo culturale o sociale, rispetto a una sorta di standard, che pu essere dato dal gruppo
culturale di appartenenza oppure dal gruppo sociale dominante al quale si aspira; la lingua e
le relazioni sociali sono due ingredienti importanti di questa costruzione. (Matera V., 2004)

Siamo in un contesto comunicativo, ricordandoci che siamo il risultato di un processo che ha


stabilito il nostro modello culturale.
Dobbiamo tenere in considerazione anche l'incorporazione di un modello che il riflesso di uno
status sociale. Questa affermazione dice che ci sono modalit esprimibili in contesti sociali, che
tramite il gioco della lingua ci pongono in un ruolo all'interno della comunicazione.

Il principio della negoziazione identitaria: i parlanti fanno scelte di codice per negoziare
lidentit in gioco nelle relazioni interpersonali. Si sceglie la forma del proprio contributo alla
comunicazione in modo che esprima linsieme dei diritti e doveri che si vuole mettere in gioco
in quel contesto e latteggiamento di apertura o chiusura verso linterlocutore.

La costruzione usa un codice incorporato, che tiene conto dello scopo e della propria posizione
rispetto alle altre parti (accettazione o rifiuto).
Da queste considerazioni emerge il legame fra il mondo in cui - entro il contesto sociale - si
organizza la circolazione dei significati e dei calici culturali e le pratiche sociali specifiche che
le persone usano quotidianamente per interagire. Dalle analisi delle pratiche di comunicazione
posso derivare importanti indicazioni sulle dinamiche indennitarie che si verificano
allinterno di contesti culturali complessi.

Questo quello che prevede l'antropologia.

La commutazione in codice luso che parlanti bilingue o


multilingue fanno di due o pi lunghe in un unico evento linguistico (speech event). Le
commutazioni possono verificarsi in occasione dei passaggi da un turno di parola al
successivo, ma si ritrovano anche nellambito di un unico turno e persino fra un costituente e
il successivo allinterno di singole frasi. La commutazione di codice, conosciuta anche come
code switching o alternanza linguistica, un termine linguistico che indica il passaggio da
una lingua ad unaltra o da un dialetto ad una lingua e viceversa, da parte di parlanti che
hanno pi di una lingua in comune e che scelgono una lingua o laltra, generalmente in base
allargomento di conversazione.

Tra negoziazione e commutazione non c' un divario assoluto. La commutazione pu essere una
negoziazione che avviene in una comunicazione (in linguistica parliamo di commutazione quando
c' l'inserimento di frasi in un'altra lingua nel discorso).

La commutazione del codice avviene sempre nellambito di uno stesso discorso e pu


riguardare solo poich frasi o addirittura una singola frase. Questo fenomeno presente
sopratutto nelle comunit o nelle famiglie bilingui. Per esempio, se i membri di una famiglia
sono appena immigrati in un paese in cui si parla una lingua diversa dalla loro lingua madre,
nella fase di apprendimento del nuovo codice, alterneranno continuamente le due lingue,
anche per mancanza di competenze linguistiche appropriate ad ogni contesto. Ad un certo
punto, con laumento delle abilit linguistiche la commutazione comincer a diminuire, non
essendo pi indispensabile a colmare le lacune linguistiche pi urgenti per la comunicazione.

Ma anche da un dialetto all'altro. Indica che c' un passaggio quando c' una condivisione del piano
linguistico.

La commutazione di codice, pertanto, al tempo stesso riflette e assume un ruolo costitutivo in


relazione ai processi sociali che si verificano in tali situazioni multilingue. Poich essa implica
la realizzazione di forme linguistiche discrete che possono essere registrate e trascritte, la sua
analisi suscettibile di portare alla luce processi di negoziazione sociale che altrimenti
resterebbero nascosti. (A. Duranti, 2001)

Non tanto la consistenza del cambio della lingua ad essere importante, ma lo di fatto che sia
stato avanzato tale passaggio da qualcuno.
Pu essere una dimostrazione di quale lingua sia ritenuta dominante in base alla situazione
comunicativa. Come pu essere anche una forma di esclusione, tramite un'acquisizione di potere
attraverso una lingua parlata solo da alcuni membri, che possono non essere la maggioranza
dominante. L'altro legame tra commutazione e negoziazione, consente di studiare i motivi che
portano qualcuno a modificare la lingua in un altro codice. Ci mostra i problemi di negoziazione.

Se definiamo la commutazione di codice in base alla sua forma esteriore - lalternarsi di codici
durante uno scambio linguistico - sullo sfondo rimane la diversit di pratiche e significati che
tale pratica comprende. La realizzazione, la forma, la distribuzione e i significati della
commutazione di codice variano nel passaggio da una comunit allaltra e persino allinterno
di singole comunit.

Si tratta di conformazioni leggibili che intese come messaggi non provengono dalla linguistica.
La commutazione di codice non verte su un contesto particolare ma si usa quando inizia una
negoziazione, costruendo un'immagine di noi in base all'utilit del contesto, per far capire il ruolo
assunto in quel momento. Decidiamo se essere dominanti, alla pari, o inferiori.
Goffman lo studia come un'interpretazione di un attore su un palcoscenico: non c' niente di
naturale-spontaneo ma tutto artificiale e costruito.
Diversi studi antropologici si interessano proprio di questo; la commutazione di codice in
relazione col posto che occupiamo, valutando il valore culturale (cio se vale la pena o no), sempre
legato alla scelta linguistica. In una societ ampia vi sar un grande uso di commutazione.
L'attribuzione di valore prevede una scelta del codice (es. il passaggio da una lingua a un'altra).
La commutazione di codice oltre alla lingua, cambia anche il ruolo, un segnale di apertura verso
una societ meno polarizzata.

Questo dipende dal fatto che i membri possano o meno accedere a ruoli sociali o ambiti
trasversali e che alcuni gruppi manifestino interessi relativi, di natura situazionale, a
mantenere i confini stabiliti o, allopposto, a stabilire nuovi equilibri di confine. La natura di
questi confini sociali, nonch le associazioni create socialmente fra questi ultimi e codici
particolari, sono correlate alle storie di specifiche relazioni sociali.

Esiste della realt una serie di norme importanti. La dimensione multiculturale-linguistica porta a
delle situazioni che portano a cambiamenti (es. le classi lavorative organizzate).
Il riferimento il legame ribadito dai ruoli sociali e le istituzioni.

Le teorie sulla comunicazione interculturale si concentrano:

1. sullefficacia comunicativa:
a) le teorie sulla convergenza culturale;
b) la teoria sullefficacia dei processi decisionali nei gruppi interculturali.

2. sullaccomodamento e adattamento reciproco tra cultura diverse:


a) la teoria sulla comunicazione-accomodamento;
b) la teoria delladattamento culturale;
c) la teoria-culturale.

3. sulla negoziazione o il management dellidentit:


a) la teoria del management dellidentit;
b) la teoria della negoziazione dellidentit;
c) la teoria dellidentit culturale.

4. le teorie focalizzate sui network comunicativi:


a) le teorie della competenza comunicativa outgroup;
b) la teoria dei network intraculturali versus interculturali;
c) la teoria dei network e dellacculturazione.

5. le teorie focalizzate su acculturazione e aggiustamento:


a) la teoria della comunicazione-acculturazione;
b) la teoria del management dellansiet\insicurezza;
c) la teoria di assimilazione della devianza e stati di alienazione.
Le teorie non hanno una vita lunghissima: la prima risale al 1935 con le tecniche del corpo di
Mauss. La domanda era su quali condizioni di base fossero affrontabili con un'introduzione teorica
di base. Il secondo gruppo tratta dell'adattamento di pi culture. Il terzo gruppo della gestione e la
negoziazione dell'identit. Il quarto gruppo affronta le teorie della competenza, la comprensione dei
significati e delle motivazioni. Nell'ultimo gruppo dove hanno origine determinate modalit di
visione del mondo.

Le teorie sullefficacia dei processi decisionali nei gruppi interculturali, dove diventano
rilevanti variabili quali il carattere individualista o collettivista delle culture. (Oetzel 1995)

Gli studi sull'efficacia hanno teorie che individuano l'esistenza di una comprensione reciproca,
illustrando la caratteristica antropologica

Le teorie che si concentrano sullefficacia comunicativa: le teorie sulla convergenza culturale,


secondo la quale, attraverso linterazione tra individui o gruppi, i partecipanti possono
avvicinarsi a una comprensione reciproca, pure senza mai raggiungerla completamente (la
convergenza pi essere prevista attraverso un modello tipo matematico). (Kincaid, 1979)

La societ individualista si contrappone alle societ tradizionali ed a quelle estetiche, collettiviste.


E' pi difficile modificare le regole piuttosto che nella societ individualista.

Le teorie che si focalizzano sullaccomodamento e adattamento reciproco tra culture diverse.


Si possono riconoscere tre filoni principali:

a) la teoria sulla comunicazione-accomodamento, che parte da alcuni studi


sullaccento (Giles 1973) e mostra come i parlanti utilizzino strategie
linguistiche per ottenere lapprovazione o per distinguersi nelle loro interazioni
con altri;
b) la terra delladattamento culturale (Ellingsworth 1988), che parte dalla
comunicazione interpersonale orientata a uno scopo e osserva che ladattamento
reciproco dei comunicanti favorisce un cambiamento delle prospettive culturali;
c) la teoria-culturale (Orbe 1997), focalizzata sulle interazioni tra membri sotto
rappresentati e membri dominanti entro un certo contesto sociale e sugli stili
comunicativi delle minoranze che prevalentemente si esprimono in sforzi di
assimilazione, di accomodamento o di separazione.

L'adattamento dipende dalla disponibilit delle persone. E' accettare i modelli percettivi sensoriali
provenienti dall'alto.

Le teorie focalizzate sulla negoziazione o il management dellidentit: le quali non si


concentrano su specifici comportamenti come le precedenti ma sui processi di adattamento
delle appartenenze. Appartengono a questo ambito:

a) la teoria del management dellidentit, basata sul lavoro di Erving Goffman


(1967) sulla rappresentazione di s;
b) la teoria della negoziazione dellidentit, secondo la quale pi sicura lauto-
identificazione di un individuo, pi egli o ella sar disponibile a interagire con
membri di altre culture (Ting-Toomey 1999);
c) la teoria dellidentit culturale, basata sullinterpretazione di come lidentit
culturali entrano in gioco nelle interazioni interculturali (Collier e Thomas
1988).
La scelta delle minoranze pu evidenziare la posizione di un gruppo di persone che possono essere
o refrattarie o favorevoli all'assimilazione. Significa entrare rispetto all'altro, con un'apertura che
implica una rinuncia per far partire la comunicazione laddove c' incomprensione.
La dimensione della comunicazione non verbale si realizza attraverso la gestualit e la cinesica,
come uso del corpo culturalmente trasmesso e incorporato. Diversificato si passa dall'abito al cibo,
dal tempo allo spazio.

Le teorie focalizzate sui network comunicativi: basate sul presupposto che il comportamento
sia influenzato dalle relazione degli individui piuttosto che da norme interiorizzate. Si possono
distinguere in questo ambito:

a) le teorie della competenza comunicativa outgroup (Kim 1986) secodo la quale


possedere la conoscenza di membri outgroup nel proprio network di relazioni
facilita la competenza comunicativa rispetto a membri di altre culture;
b) la teoria del network intraculturali versus interculturali (Yum 1988) che nota
una maggiore variet nei comportamenti di membri di culture diverse che entro
una stessa cultura;
c) la teoria dei network e dellacculturazione, che si concentra sul rapporto
network\immaginazione e osserva che i migranti tendono a legarsi agli
individui che sono rilevanti per la loro identit e che quando divengono integrati
in una comunit i loro network sociali cambiano (Smith 1999).

Sempre nel terzo gruppo, pi c' un solito senso di appartenenza e pi probabile l'incontro con
l'alterit. La teoria dell'identit culturale spiega che quest'ultima finisce dove inizia la negoziazione.
La situazione di comunicazione faccia a faccia richiede l'interpretazione della posizione presa
dall'altro, basata sulla valutazione culturale. Non si fonda sulla nozione di incorporazione (perch
pre-datata 1986), le reazioni degli individui risultano neutre.
Si distinguono le teorie sulle conoscenze che abbiamo nei confronti di gruppi esterni (outgroup). Se
conosciamo le persone saremo pi inclini rispetto all'estraneo.
L'insieme delle relazioni che contraddistinguono le relazioni interne al gruppo sono in opposizione
con quelle esterne. Dal cambiamento di persone che si frequentano cambia anche il network; la
resistenza dell'appartenenza (evidenziata dai comportamenti culturali) pi legata al concetto di
alterit.

Le teorie focalizzate su acculturazione e aggiustamento affrontano le dinamiche culturali


legate allimmigrazione. Si articolano in:

a) teoria della comunicazione-acculturazione, che vede acculturazione e


deculturazione come parte di un processo di adattamento cross-culturale, in cui
sia lo straniero che lambiente circostante sono impegnati in uno sforzo
congiunto (Kim 2001);
b) teoria del management dellansiet\insicurezza, vista dalla prospettiva dello
straniero che entra in un nuovo contesto e si trova impegnato in uno sforzo di
riduzione dellincertezza;
c) teoria di assimilazione della devianza e stati di alienazione, secondo la quale il
contesto di ricezione risponde con lassimilazione, lisolamento o il feedback
negativo allatteggiamento degli immigrati a seconda che esso sia di
assimilazione, di devianza o di separazione (McGuire e McDermott 1988).

Queste si concentrano, rispetto alle altre, perch sono specializzate.


L'acculturazione definisce gli incontri tra culture differenti e si oppone all'incolturazione, definita
dalla socializzazione degli umani secondo il proprio modello educativo.
Parlare di immigrazione significa affrontare le problematiche pi durature, dall'assimilazione in poi.
Una dimensione dove la comunicazione diventa un filone delle modalit d'apprendimento delle
regole del paese d'arrivo (in base al contesto socio-culturale e alle intenzioni del soggetto).
Tenere presente l'approfondimento psicoanalitico per agire nella comunicazione, dalle aspettative ai
modelli sensoriali, che si modificano, riversandosi sulla psiche dell'immigrato.

Il significato dei gesti.


Darwin pubblica l'anno dopo l'uscita dell'Origine Delle Specie, un libro riguardo le emozioni e la
gestualit, la quale attraversa i passaggi evoluzionali unilineari, su una ricerca di universalit in una
dimensione classificata in 6 forme di emozioni che per non sono riconosciute da tutti (gioia,
collera, paura, sorpresa, tristezza, disgusto). Ad ognuna corrispondono 6 livelli di movimento dei
muscoli facciali, totalmente condivisi per esprimere le emozioni. Tra gli antropologi che lo criticano
anche Leech, Mead, Rabat etc.

Bateson dice: difficile descrivere le espressioni come dei messaggi che non sono automatici.
Quando si studiano le diversit occorre vedere dove passano queste informazioni che
contribuiscono alla comunicazione.

L'attivit gestuale non legata prettamente alla parola. Si definisce cultura dei segni perch una
dimensione che va oltre il linguaggio, di modalit conoscitive.

Gli emblemi sono anche nelle categorie di Carpitella e Lomax, in una proposta di inventario di tali
gesti. Carpitella (1924-1990) stato uno storico delle tradizioni popolari, fondatore
dell'etnomusicologia in Italia e primo ad introdurre l'antropologia visiva che si apre alla cinetica.
Oltre ai documentari realizzati ha partecipato alle etnografie di De Martino collaborando.

Ci sono 8 parti del corpo catalogate: testa, faccia, spalle-tronco, braccia, mani, gambe, piedi e collo.
Nei rapporti inter-individuali troviamo gestualit delle mani differenziate in: sociali, bacchetta
(rafforzativi), emblemi (es. le manette), ideografici, spaziali, deittici (si indicano gli oggetti) e
regolatori.

Le vocali cinetiche della postura, nella classificazione della cinetica, come le braccia conserte, sono
un messaggio di auto-adattamento pi informativo che comunicativo. Ci ne comporta un
apprendimento a vista. Quindi si coglie a colpo d'occhio la simultaneit di vocali cinetiche (come la
rigidit del tronco in Barbagia). La dimensione e la distanza dal terreno un'altra dimensione
culturale (es. forma e altezza delle sedie).

Dal documentario di Carpitella si evince che il ritmo napoletano opposto a quello sardo: c' una
dimensione di imitazione tra contatto e non-contatto.

La CNV assume un ruolo fondamentale nella comunicazione interculturale perch quando


intervengono difficolt linguistiche, essa acquista un ruolo decisivo.
Per questo fondamentale conoscere le regole presenti nei vari contesti culturali.
Es. accavallare le gambe e mostrare la suola della scarpa all'interlocutore, come fanno molti
occidentali in atteggiamento informale, un insulto nel mondo arabo ed stato causa di gravi
incidenti diplomatici.
La comunicazione non verbale, quando non c' condivisione di una lingua, diventa molto
importante: la quantit di diversit pratiche durante la comunicazione talmente vasta che
impossibile coprirla per intero.
Abbiamo due modalit su cui riflettere, ampiezza e pertinenza.

Da un punto di vista della gamma delle espressioni facciali e della loro correlazione con
particolari stati d'animo, alcuni autori riconoscono la presenza di 'universali transculturali'.
La cultura tende a determinare il comportamento non verbale che rappresenta o esprime
simbolicamente specifici pensieri, sentimenti o stati d'animo di chi comunica. In questo caso,
ci che pu costituire un gesto di saluto in una cultura potrebbe rivelarsi un gesto osceno in
un'altra. O un gesto che considerato un segno affermativo pu significare altrove una
negazione o non avere alcun significato.

In tutta la vastit di espressioni c' sempre una scelta a monte, selezionata per la societ dove essa si
esprime. In questa gamma non si pu controllare totalmente ci che trasmettiamo con i gesti.

Dal punto di vista dell'ampiezza delle espressioni e della loro pertinenza nelle diverse
situazioni le variazioni tra culture sono invece considerevoli.
La cultura determina quando appropriato mostrare o comunicare diversi pensieri,
sentimenti o stati d'animo. E' infatti evidente nel caso delle emozioni rispetto a quali emozioni
possono essere mostrate, chi pu mostrarle e come possono essere mostrate.

Non basta usare il comportamento giusto, essere pertinenti estremamente difficile. Come ripetuto,
la cultura determina quanto e cosa comunicare, quindi si tratta di forma e contenuto. La domanda :
in quale situazione pertinente esternare le proprie emozioni?

La ricerca sulla comunicazione deve partire dalla domanda:


tra le migliaglie di comportamenti corporalmente possibili, quali sono quelli fissati dalla
cultura per costituire degli insiemi significativi?

Durante una ricerca sulla comunicazione opportuno identificare una rete che agisce sugli aspetti
biologici del corpo e che definisce la cultura.

Porre questo problema di una selezione e di una organizzazione del comportamento implica
l'adesione a un postulato : l'esistenza di codici di comportamento,
ossia di corpi di regole culturali che
selezionano e organizzano il comportamento
personale e interpersonale; regolano la sua appropriatezza al
contesto e dunque il significato.

E' fondamentale. Senza tale consapevolezza non potremmo individuare il comportamento


incorporato.

Posti di fronte a una data sequenza di segnali, la domanda da porsi : il significato sarebbe
modificato da un cambiamento dato nella sequenza o nel contesto?
E solo successivamente domandarsi cosa significano questi segnali.

Analizziamo una conversazione come sequenza di segni cui significato sia leggibile in base al
contesto.
Contesto
Nell'analisi della scuola di Palo Alto il contesto diviene elemento fondamentale per la
comprensione. La comunicazione diviene interazionale coinvolgendo i discorsi e i gesti di due
individui e permettendo di porre ogni segnale nel contesto dell'insieme degli altri segnali.
E' la relazione fra elementi che ha senso e acquista significato nel contesto in quanto atto
sociale. Il contesto l'unico capace di dare senso agli elementi.

E' la situazione che ci consente di leggere in modo chiaro. La comunicazione non pi vista come
emittente, messaggio e ricevente, ma diventa inter-relazionale (e qui entra in gioco lo studio della
relazione e non del singolo). Non solo, ma anche i discorsi dei gesti favoriscono un cambio di
approccio nell'analisi della comunicazione in tutte quelle modalit che esercitiamo
contemporaneamente. La situazione la base sociale.

L'analisi del contesto sostituisce quella del contenuto


della teoria lineare.
L'interdipendenza di questi codici che formano il sistema comportamentale, sono per lo pi
inconsci. Inoltre, vi l'emissione di messaggi non controllabili dalla nostra volont.
La partecipazione postula che le capacit cognitive siano in grado di gestire il recupero di
informazione e di predire l'azione altrui, abilit necessarie alla risoluzione dei problemi.

Dall'analisi del contenuto linguistico a una struttura della comunicazione, si supera la


comunicazione lineare vertendo sul contenuto.
La capacit di gestire le informazioni in entrata, riuscendo ad anticipare la sua prossima mossa fin
dove l'interlocutore vuole arrivare, si attiva grazie al neurone specchio.

E' un concetto accettato universalmente che nell'interazione faccia a faccia, quello che le
persone dicono l'uno all'altro, deve essere posto in relazione a quello che fanno con il loro
corpo e alla loro collocazione nello spazio.
Questo vuol dire che una delle grandi sfide nel rappresentare i gesti non soltanto riprodurre
un atteggiamento particolare o un movimento (il che pu essere fatto con una serie di disegni)
ma riuscire a mantenere visivamente chiara sulla pagina la connessione con il discorso.

Tutto in stretta relazione e determina le elaborazioni che ci permettono di comunicare.


E' difficile descrivere con le parole (che sono digitali e quindi frammentarie) il significato dei gesti
(analogici e continui).

L'esperienza insegna che il suono una delle componenti della nostra percezione fisiologica
dello spazio; il mio orecchio localizza la fonte di un rumore, e dunque fa corrispondere alle
voci altrettante posizioni rispetto a me che ascolto.
L'intensit con cui un rumore giunge al mio orecchio in funzione della distanza della fonte
che lo ha prodotto; e questa capacit dell'uomo, come per molti animali, una sorta di
ecogoniometro che continuamente scandaglia lo spazio intorno (Cadorna)

Sappiamo che il suono fondamentale per percepire i limiti dello spazio.

Abbassare la voce vuol dire accorciare le distanze con l'interlocutore, costringendolo a farsi
pi vicino escludendo gli altri.
Il volume della voce diviene un potente mezzo per creare intimit e ridurre lo spazio
interpersonale. La nostra percezione fonica dello spazio-suono pu riguardare una
determinata cultura.
La voce come strumento:
quando si abbassa implica intimit per riduzione dello spazio, e quindi astrazione, parallela ad un
isolamento nei confronti degli altri; quando si alza si vuole includere spazialmente chi distante.

In antropologia, importanti sono stati gli studi


sulla comunicazione avviati da V. Turner sulle
forme di trasmissione e comunicazione rituale,
per mezzo delle quali una comunit conserva,
promuove e ricostruisce i valori della
convivenza. Da questo punto di vista la
comunicazione non soltanto il modo per
mantenere la situazione attuale inalterata, ma
un processo dialettico alla ricerca di un
modello pi adeguato di significati condivisi.
Turner studia le modalit di trasmissione in ambito rituale. La finalit non solo il modo di
inalterare la comunicazione, ma di adeguarla col nucleo centrale che rappresenta la cultura.

Innovativo stato anche il lavoro di F. Goffman sulle interazioni tipiche della vita 'normale', il
quale ha svelato il sottile gioco drammatico, fatto di rituali e di cerimonie, in cui l'individuo
obbligato a costruire e difendere la propria identit.
il s... non qualcosa di organico che abbia una sua collocazione specifica, il cui principale
destino sia quello di nascere, maturare e morire; piuttosto un effetto drammaturgico che
emerge da una scena che viene rappresentata (Goffman, 1983).
In particolare la comunicazione un'interazione che segue degli schemi preorganizzati,
finalizzati alla sua regolazione, la violazione sistematica dei quali pu portare l'individuo alla
pazzia.

L'immagine legata ai valori sociali e morali, a forze ritenute pi forti rispetto ad altre.
Siamo una serie di identit diverse che si adattano in base alle norme richieste (assumiamo diversi
ruoli).

Una tematizzazione esplicita della comunicazione tra due culture avviene soltanto all'inizio
degli anni Sessanta con il modello semiotico dell'antropologo Edward T. Hall secondo il quale
l'interazione comunicativa viene accompagnata da indicatori allusivi (per es. il tono della
voce, espressioni del viso, vestiti, postura) che non sono soltanto portatori di informazioni di
carattere formale o tecnico, ma anche di informazioni velate, informal attitude che
erroneamente o non completamente interpretate, possono portare a fraintendimenti anche
gravi.

Edward T. Hall
Edward T. Hall studia la struttura dell'esperienza in quanto plasmata dalla cultura: cio
quell'insieme di esperienze profonde, comuni e imprecisate, che sono condivise dai membri di
una cultura, che vengono comunicate inconsapevolmente e costituiscono l'entroterra rispetto
a cui tutti gli altri eventi sono giudicati.

La prossemica, ossia lo studio dello spazio e del suo uso da parte di persone provenienti da una
stessa cultura, include tutte quelle caratteristiche che riguardano la comunicazione non verbale, gli
indicatori allusivi.

Prossemica
La prossemica studia che cosa sono lo spazio
personale e sociale e come l'uomo li percepisce.
prossemica il termine coniato da E. T. Hall per
le osservazioni e le teorie che concernono l'uso
dello spazio dell'uomo, inteso come una specifica
elaborazione della cultura.
E' dunque lo studio sull'uso dello spazio da parte dell'essere umano sullo spazio che
mantiene fra s e i suoi simili e che stabilisce intorno a s, a casa sua o in ufficio.

Propone un'analisi ampia che si basa sull'esperienza, apprendimento e la condivisione, che


costituiscono l'entroterra che usiamo per decodificare tutti gli eventi della vita (con l'incorporazione
di norme). Chiaramente il processo non univoco e possiamo apprendere altri modelli.

Persone di culture diverse non solo parlano lingue diverse, ma, cosa anche pi importante,
abitano differenti mondi sensoriali. Il setaccio selettivo dei dati sensoriali lascia filtrare certe
notizie escludendone altre, cosicch l'esperienza quale percepita, attraverso una certa serie di
filtri sensoriali, disposti secondo i condizionamenti culturali, completamente diversa
dall'esperienza percepita da altri, di ambiente culturale differente (Hall E. T. 1999)

Tra lo spazio personale e lo spazio sociale (in base a come si percepiscono) corrono su entrambi i
piani tutti i tipi di comunicazione, classificando prima lo spazio e poi l'uso che se ne fa (spazio
preordinato o semiordinato)

Comunicazione interculturale
Che cosa accade quando persone di culture differenti si incontrano e si trovano mutualmente

La tesi di Hall che la comunicazione


coinvolte?

investa contemporaneamente diversi livelli di


coscienza, i quali si estendono dalla
consapevolezza pi piena all'inconscio.
Anzi, nella comunicazione le persone non si limitano assolutamente a rilanciarsi l'un l'altro la
palla della conversazione.
E' cambiata la modalit di studio della comunicazione, resa pi complessa (non solo linguistico,
non solo lineare ecc.) e oggi accettata da tutti.

Comunicazione non verbale: la comunicazione non verbale comprende la cinesica, la postura, i


gesti, lespressione del viso, le inflessioni della voce, la sequenza, il ritmo e la cadenza delle stesse
parole e i segni del contesto. Lambito della cultura non verbale (CNV) quindi molto ampio e
diversificato: indossare un vestito, offrire un cibo, arrivare in ritardo a un appuntamento, fare
un cenno di saluto, annuire col capo, stare a una certa distanza dallinterlocutore mentre si sta
conversando sono tutte forme di CNV.

Sin da quando Darwin si interess ai gesti umani in quanto fonte di interessanti ipotesi
sullevoluzione umana - Lespressione delle emozioni nelluomo e negli altri animali che usc
un anno dopo lOrigine delluomo, nel 1872 - gli antropologi, gli etologi umani e altri
scienziati sociali sono stati affascinati dalla questione delluniversalit, in opposizione alla
relativit culturale, dei gesti e delle espressioni. Secondo Darwin ci sono sei emozioni di base e
universali: gioia, collera, paura, sorpresa, tristezza, disgusto.

G. Bateson, ad esempio, in Epilogo 1936 a Naven - una etnografia degli Iatmul della Nuova
Guinea - si rammarica di essere stato costretto ad usare descrizioni vaghe e inadeguate del
comportamento espressivo o tono, come lui lo definisce, degli attori sociali: Fino a quando
non verranno concepite delle tecniche per una registrazione appropriata e per lanalisi della
postura umana, dei gesti, dellintonazione, del riso, ecc., dovremo accontentarci di bozzetti
giornalistici del tono del comportamento. (Bateson, 1988)

Lattivit gestuale funziona come comunicazione, che sia o no direttamente legata alla parola.
Accanto alla cultura (linguaggio) dei segni, che possiedono una grammatica e che possono
sostituirsi alla parola, vi sono dei linguaggi emblematici (Efron, 1942), insiemi di azioni
simboliche nelle quali il movimento possiede una significazione verbale specifica conosciuta
dalla maggior parte dei membri di un gruppo. La codificazione gestuale dellemblema pu
essere sia iconica (il movimento somiglia per certi versi a ci che vuole dire), sia totalmente
arbitraria. (Ekman)

Se gli emblemi partono esplicitamente da un linguaggio culturalmente codificato, i gesti di


accompagnamento dei linguaggio e i movimenti facciali, costituiscono uno strumento di
comunicazione estremamente efficace senza tuttavia che sia facile farne un inventario preciso.

Comunicazioni interculturali: gli studi ha rilevato tutta una serie di servomeccanismi,


delicatamente controllati e condizionati dallambiente culturale, che consentono alla vita una
regolare navigazione. Noi tutti siamo sensibili ai minimi cambiamenti nel comportamento
altrui, quando risponde a ci che stiamo dicendo o facendo. Nelle relazioni umane
internazionali e interculturali insorgono molte difficolt dovute alla mancanza di una corretta
interpretazione dei significati adombrati nella comunicazione.

Problemi nella comunicazione interculturale: esistono piccoli sistemi di organizzazione della


comunicazione in ambito socioculturale che vengono sottovalutati perch automatici e poco
evidenti (quando invece ci che consente il fluire della comunicazione).
E' fondamentale prestare attenzione all'altro: cogliere i messaggi e in caso di incomprensione
proporre di ripartire da capo. Poich nessuno consapevole di emettere tali segnali ancora pi
difficile controllarli.
E essenziale che noi impariamo a comprendere le comunicazioni silenziose proprio come
comprendiamo le parole dette o stampate: soltanto cosi entreremo in un vero e profondo
contatto con gli altri popoli, dentro e fuori i nostri confini nazionali.

Cos come la lingua, anche i gesti sono codici comunicativi.

Territorio: la condotta territoriale assolutamente determinata. I confini dei territori restano


sensibilmente costanti come i luoghi demandati ad attivit specifiche: dormire, mangiare, ecc.
Il territorio , in tutti i sensi della parola, una vera e propria estensione dellorganismo,
caratterizzata e delimitata da segnali visibili, vocali e olfattivi. Questo tipo di spazio in
prossemica definito spazio preordinato.

All'interno degli spazi culturali che gli uomini riempiono in dei cerchi, Hall definisce lo spazio
intimo, come inviolabile, organizzato in fasce che compongono una struttura a caratteristiche
speciali per ognuno. Ne un esempio la caratterista e l'uso delle porte chiuse contrapposto a quello
delle porte aperte (confini e non confini).
Immagini, odori e suoni contribuiscono muovendosi nella prossemica, facilitando la comunicazione
in base alla finalit.
I confini del territorio (es. nelle case di un tempo gli spazzi non avevano luoghi specifici per ogni
stanza, ma solo dopo gli anni 60) come lo sviluppo della societ, influenzano la nostra vita di tutti i
giorni nell'uso dello spazio. Il cambiamento sociale viene colto e le strutture si adattano al proprio
utilizzo, insieme alle relazioni che vi avvengono all'interno.
La dimensione spaziale ci da quindi informazioni reali sull'andamento delle relazioni. Il territorio
estensione del proprio organismo con tutte le caratteristiche legate al linguaggio del corpo, definito
come spazio pre-ordinato.

Spazio Preordinato: alla base dellorganizzazione delle attivit individuali e sociali:


abbraccia tutti gli aspetti pi appariscenti e quelli pi nascosti della vita delluomo su questa
terra, guidandone e condizionandone il comportamento. Gli edifici sono espressioni di schemi
preordinati, la configurazione del paesaggio, linterno della casa (soggiorno, sala da pranzo,
camera da letto, cucina). Es. sistema europeo basato sulle linee, strade con nome mentre
quello giapponese si fonda sui punti di intersezione per cui non sono le strade ad avere un
nome ma i loro punti di incontro. Le case sono numerate seguendo il tempo e quindi lanno
della costruzione.

La contrapposizione delle indicazioni degli spazi pubblici europei e giapponesi ad esempio: sono
due razionalit differenti (es. di spazio preordinato: l'uso dei numeri civici europei rispetto ai punti
di convergenza giapponesi che sono pi importanti dei singoli elementi presenti).

Spazio Semi-determinato: Humphry Osmond, un medico canadese, aveva notato che vi sono
degli spazi (ad es. le sale daspetto delle stazioni ferroviarie) che mantengono le persone
nellisolamento reciproco: egli li defin come spazi di fuga sociale. Altri spazi, invece, inducono
la gente a riunirsi: egli li defin di attrazione sociale (ad es. le terrasse con tavolini dei caff
francesi). Lo spazio semi-determinato quello che prevede unorganizzazione modificabile da
parte degli utenti: le sedie contro la parete che vengono spostate per formare piccoli cerchi di
persone che chiacchierano.

Lo spazio di fuga sociale invece prevede un vuoto attorno (Es. in autobus). Marc Heuget lo
definisce come non-luogo, ossia luogo dove non avviene nulla.
I non-luoghi devono essere collocati in uno spazio di surmodernit (come velocit di vita acquisita
che diminuisce i rapporti), luoghi nei quali non c' intenzione di comunicare.
Spazio Semi-determinato 2: i cinesi offrono esempi sui diversi usi dello spazio nelle varie
culture, giacch essi assegnano alla categoria dello spazio preordinato situazioni che gli
americani considerano soltanto semi determinato. Pare che, in una casa cinese, un ospite non
possa spostare una sedia, se non su invito del padrone di casa; fare altrimenti, sarebbe come
entrare in casa daltri e mettere tutto a soqquadro, spostando paraventi e mobili.

Due problemi nascono dal diverso significato attribuito allo spazio (pre-ordinato) in diverse culture.
Quello che per gli americani spazio semi-determinato per i cinesi pre-ordinato (e quindi
intoccabile).

Spazio Informale: riguarda le distanze che sono, in generale, stabilite secondo schemi
inconsapevoli. E. T. Hall ha definito questa categoria spazio informale, solo perch qui lo
spazio non predeterminato, prestabilito dagli oggetti, non certo perch esso manchi di forme
e strutture precise. Gli schemi dello spazio informale comprendono confini e tracciati distinti,
e significati cosi profondi, anche se inespressi, da costruire una parte essenziale della cultura.
Si basa su variazioni di campi sensoriali.

Lo spazio informale ha regole ma queste sono difficili da individuare, perch legato alla
percezione sensoriale. Lo spazio informale attraversato senza indicazioni precise, ma con
percezioni che ci guidano nel contesto.
Negli incontri interculturali importante sapere in quale spazio si svolger il colloquio.

LA PROSSEMICA

Le 4 distanze della prossemica: la fonte dinformazione usuale sulla distanza che separa due
persone la forza della voce. E. T. Hall e G. Tiger (linguista) hanno individuato quattro
distanze: intima, personale, sociale e pubblica (ognuna con le sue due fasi di vicinanza e
lontananza). La scelta di questi termini era influenzata dalla volont di fornire un filo
conduttore alla classificazione dei tipi di attivit e relazioni associati a ciascuna distanza, la
quale proprio per questo si collega nella mente delle persone a specifici inventari di relazioni e
attivit.

Le quattro distanze della prossemica, che a loro volta si dividono in un carattere positivo (+) e
negativo (-) sono differenziati per sfera intima, personale, sociale e pubblica,aiutano a capire la
situazione e le modalit di relazione delle persone.
La voce il primo elemento di misurazione delle distanze.

Un fattore decisivo nello stabilirsi di una certa distanza costituito da come le persone
sentono il reciproco rapporto in quella determinata situazione. La posizione che le persone
assumono nelle loro relazione spaziale indice dei loro rapporti sociali o dei sentimenti
reciproci, o delle due cose insieme. Usando se stessi come apparecchi di controllo e
registrazione dei mutevoli schemi degli apporti sensoriali, possibile identificare i nodi
strutturali del sistema del senso della distanza. In effetti, si identificano, una per una, le aeree
che compongono le serie costituenti le zone intima, personale, sociale e pubblica.

E' importante analizzare ci proprio perch a seconda di come si pongono ci dicono che tipo di
rapporto hanno le persone interpersonalmente. Possiamo collocare noi e gli altri, le misure ci danno
informazioni che valutiamo. Quando non c' distanza il sensorium ci da una valutazione sul ruolo
dello spazio.

Distanza Intima: nella distanza intima la presenza dellaltro evidente e pu talvolta esser
eccessivamente coinvolgente, a causa dellintensificarsi e ingigantirsi degli apporti sensoriali.
La vista (spesso deformata), lolfatto, il calore del corpo dellaltra persona, il rumore, lodore
e il sentire il respiro si combinano tutti nel segnalare lindubitabile immergersi in un altro
corpo.
Distanza Intima.
Fase di vicinanza: questa la distanza dellamplesso e della lotta, del conforto e della
protezione. Il contatto fisico o limminente possibilit del coinvolgimento fisico presente al
pi alto grado alla coscienza di ambedue le persone. Luso dei loro abituali strumenti di
ricezione della distanza molto ridotto, con leccezione dellolfatto e della sensazione del
calore, che sono entrambi acuiti.
Distanza Intima.
Fase di lontananza: (Distanza da cm 15 a cm 45) il capo, le cosce e le zone pelviche non si
toccano facilmente, ma le mani possono raggiungere e afferrare le estremit. La voce quasi
un sussurro. Pu essere colto il calore e lodore del respiro dellaltro; anche se diretto fuori
dal nostro viso. La dimensione o laumento di calore apportato dal corpo altrui comincia ad
essere avvertito da alcuni soggetti.

Distanza Personale: la distanza che separa fra loro convenientemente membri di una specie
che segue il principio del non-contatto. La si potrebbe pensare come una piccola sfera
protettiva o una bolla trasparente che un organismo mantiene fra s egli altri.
Distanza Personale.
Fase di vicinanza: (Distanza da cm 15 a cm 75) il senso cinestesico di prossimit deriva in
parte dalla presenza della possibilit di entrare in vario rapporto con laltro mediante le
estremit. A questa distanza, si pu trattenere o afferrare laltro. La distorsione della
percezione della fisionomia altrui non pi avvertito.
Distanza Personale.
Fase di lontananza: (Distanza da cm 75 a cm 120) Tenere qualcuno a distanza un modo di
indicare questa fase che si estende da una soglia appena oltre lintervallo che consente di
toccare facilmente laltro, a un limite in cui due persone possono toccarsi le dita allungando
ciascuno il braccio. Questo il confine del dominio fisico inteso nel suo senso pi proprio. La
forza della voce moderata. Nessun calore corporeo percepibile. A questa distanza pu
talvolta essere avvertito lodore del respiro.

Distanza Sociale: non c contatto fisico con laltro se non a patto di uno sforzo speciale. La
forza della voce normale. C poca differenza tra le fasi di vicinanza e lontananza e una
conversazione pu essere udita distintamente fino ad una distanza di pi di venti piedi.
Distanza Sociale.
Fase di vicinanza: (Distanza da 1.20 m a 2.10 m) a questa distanza si trattano gli affari
impersonali ed quella preferita dalle persone che lavorano insieme. Questa anche la
distanza abitualmente mantenuta negli incontri e nei convenevoli occasionali.
Distanza Sociale.
Fase di lontananza: (Distanza da 2.10 m a 3.50 m) gli affari e le conversazioni condotti a
questa distanza hanno un carattere pi formale. Le scrivanie negli uffici delle persone
importanti sono abbastanza larghe da tenere i visitatori alla fase di lontananza. Anche in un
ufficio con scrivanie di grandezza normale, la sedia dei visitatori lontana otto o nove piedi da
chi sta dietro la scrivania.

Spazi formalizzati sono luoghi dove le persone non hanno gestione.

Distanza Pubblica: parecchi importanti mutamenti sensoriali si verificano nel passaggio dalla
distanza personale e sociale a quella pubblica che nettamente al di l della sfera di
coinvolgimento.
Distanza Pubblica.
Fase di vicinanza: (Distanza da 3.50 m a 7.50 m) a tre metri e mezzo un individuo allerta pu
intraprendere unazione evasiva o difensiva se minacciato. Questa distanza pu anche
indicare una forma, seppure subliminale, di reazione di fuga. La voce alta ma non a pieno
volume.

Distanza Pubblica.
Fase di lontananza: (Distanza da 7.50 m in su) questa la distanza che pu essere
sperimentata in occasioni pubbliche: non solo la voce ma tutto deve essere esagerato e
amplificato. Molta parte non verbale della comunicazione punta sui gesti e sulla postura del
corpo. Inoltre, il tempo della voce si rallenta e si cadenza, le parole sono pronunciato in modo
pi distinto.

Modernit il polvere fissa un cambiamento importante nelle condizioni di vita, le migrazioni di


massa e la velocizzazione dei trasporti e della comunicazione. Uno dei problemi che emergono
posteriormente il cambiamento del tempo, ragione per cui c' una difficolt di prevedere il futuro.

Sul Futuro: I mezzi elettronici trasformano e offrono nuove risorse e nuove discipline per la
costruzione di soggetti e di mondi immaginari. Essi tendono ad integrare, sovvertire e
trasformare altre forme contestuali di alfabetizzazione. Pur mantenendo il senso della
distanza tra osservatore ed evento, questi media tuttavia spingono alla trasformazione del
discorso quotidiano, e sono contemporaneamente delle risorse per la sperimentazione di
costruzioni del s in tutti i tipi di societ, per tutti i tipi di persone. (A. Appadurai, 2001)

L'immaginario fa parte di tutte le culture (nel passato solo gli artisti ed i pazzi immaginavano la
realt)

La comparsa delle nuove tecnologiche modifica gli


spazi, i tempi, le modalit relazionali, i tipi di
comunicazione che pur continuano a convivere con gli
altri saperi di una cultura. Le diverse velocit che caratterizzano le
differenti societ nel mondo sono travolte da questa innovazione alla quale tutti eravamo
impreparati. Quanto pi aumenta la consapevolezza di vivere in un mondo globale tanto pi
difendiamo la nostra appartenenza locale. C uno scarto tra la velocit delle tecnologie
digitali e la lentezza dei cambiamenti dei modelli culturali e dei valori in essi presenti.

L'antropologia pu studiare le modificazioni e le richieste della societ: non si studia solo la


macchina ma anche i cambiamenti culturali che hanno portato, poich il legame tra tecniche,
individuo e societ inscindibile.
Anche spazio e tempo sono categorie inscindibili: le tecnologie hanno relazioni diverse con lo
spazio e con il tempo.

Cybersoazio e Cybercultura: il termine cyberspazio stato coniato da William


Gibson nel suo famoso romanzo di fantascienza Neuromante del 1984 e ha avuto successo
lo definisce come uno spazio, un
nellimmaginario collettivo. Lvy (1998)
nuovo contesto che si aperto con la rete di
comunicazioni prodotta dallinterconnessione mondiale
dei computer. Il simbolo di questo medium Internet. Egli ha usato la nozione di
cyberspazio per definire lenorme quantit di dati che circolavano, le persone che utilizzavano
la rete e che hanno contribuito alla sua crescita. Il cyberspazio oggi inteso come un territorio
di un nuovo sapere e di molteplici conoscenze.
Con cybercultura, egli ha
invece inteso il complesso di tecniche materiali e intellettuali,
di pratiche, di atteggiamenti, di modi di pensare e di valori che
sono espressi e sviluppati allinterno del cyberspazio. La
cybercultura un immenso ambito problematico che attende di trovare risposte che possono
essere costantemente dirottate dallimprevedibilit degli sviluppi tecnici e delle reazioni
collettive. Tra le forme sociali che vanno reinventate (Lvy, 1999) vi sono il rapporto con il
sapere, il lavoro, la democrazia e lo stato. Da un lato, la cybercultura la continuazione della
tradizione culturale europea e, dallaltro lato, trasforma il concetto antropologico di cultura.

Oggi non si parla pi della quantit ma anche del tipo di sapere che c' nella rete (ossia quasi tutto il
sapere umano).

Pier Lvy 1997: alcune domande emerse dalla sua analisi, con accanto delle linee di intervento
possibile, riguardavano le implicazioni culturali delle nuove tecnologie; i nuovi rapporti con il
sapere; i cambiamenti che dovevano essere previsti in campo educativo e in quello di
formazione; il mantenimento delle differenze linguistiche; i problemi dellesclusione sociale;
limpatto sulla democrazia. Da queste consapevolezze sono sorte delle domande sul ruolo e
sugli effetti culturali e sociali che limmissione diffusa di queste tecnologie stava e avrebbe
provocato nel tempo.

Sono apparsi problematici alcuni aspetti dei nuovi strumenti di comunicazione: la velocit
delle trasformazioni e dei ritmi del sapere; il sempre crescente numero di persone che hanno
accesso allinformazione tramite il computer e la producono; gli strumenti di conoscenza
presenti in internet e la loro influenza sulla formazione di nuove identit personali e di

che non si
relazioni interpersonali. Lanalisi di questi aspetti aveva reso evidente

trattava soltanto di una modificazione


tecnologica nel sistema di comunicazione; ma
che essa avrebbe trasformato i saperi della
societ occidentale nel suo complesso.
Riguardava soprattutto il sapere: ci sono 6 caratteristiche delle ricerche del fenomeno della
tecnologizzazione. Le preoccupazioni degli anni '90 erano:
1 timore di una nuova colonizzazione (negli USA le tecnologie nate per comunicare in caso di
invasione, evolute poi per dare aiuto reciproco).
2 I processi verso i quali si forma l'identit personale, l'accesso alle conoscenze per la formazione.
3 Cambiamento delle relazioni interpersonali .
4 Cosa e chi deve immettere in internet.
5 Aumento di disuguaglianze sociali: quando vi un aumento tecnologico qualcuno viene escluso.
6- La tecnologia non doveva una dipendenza commerciale.
La nascita di una democrazia diretta faceva pensare che le diverse culture potessero comprendersi di
pi, ma ci stato smentito.
L'unica lingua del cyberspazio era l'inglese, solo in seguito diventata multilinguistica.

Teoria delle intelligenze multiple: secondo la teoria di I.M., tutti gli essere umani possiedono
un certo numero di abilit cognitive relativamente indipendenti, ciascuna delle quali io
designo come unintelligenza a s. per varie ragioni ogni persona ha un profilo dintelligenza
diverso dalle altre, e questo dato oggettivo fonte di importanti conseguenze sia per la scuola
sia per il lavoro. Nellesporre la mia teoria delle intelligenze, scrive in veste di psicologo e
cercavo di capire come ogni intelligenza operasse allinterno del cervello (H. Gardner, 2006).

Ci sono nove intelligenze multiple: riguardano le capacit cognitive

Queste intelligenze possono essere pi correttamente immaginate non come abilit specifiche,
ma come mentalit complessive che possiamo coltivare nella scuola, nelle aziende e nelle
professioni. Ci che infatti mi sta a cuore non tanto di delineare il profilo delle singole
attivit percettive e cognitive che fanno da supporto a queste mentalit, quanto convincervi
della necessit di coltivare queste ultime e illustrare i modi migliori per farlo.

Howard Gardner Cinque chiavi per il futuro: il mondo del futuro - con i morti di ricerca,
robot e congegni informatici di vario tipo - esiger abilit che finora sono state soltanto
facoltative. Per presentarci allappuntamento nelle condizioni che esso richiede, dovremmo
cominciare fin da ora a coltivare queste abilit, questi tipi di intelligenze. A delle riflessioni
speculative sulla scienza, lantropologia, la scienza dellapprendimento e la neuropsicologia si
affianca il monito costante che nel descrivere la mente non ci si pu sottrarre a un esame dei
valori umani.

Intelligenza disciplinare: lintelligenza disciplinare governa perlomeno una forma di pensiero:


la modalit conoscitiva che caratterizza una particolare disciplina, un certo mestiere o una
certa professione. Numerosi studi hanno confermato che occorrono fino a dieci anni per
padroneggiare una disciplina. Lintelligenza disciplinare sa anche lavorare con costanza per
migliorare le capacit e la conoscenza: nel suo ambito altamente disciplinata. Chi non ha al
suo arco almeno una disciplina inevitabile che balli la musica degli altri.

Intelligenza sintetica: lintelligenza sintetica accoglie le informazioni da diverse fonti, le


comprende e le valuta obiettivamente, le combina della sintesi sia per altri. La capacit di
sintesi, preziosa a che in passato, diventa sempre pi cruciale via via che le informazioni si
moltiplicano a ritmi vertiginosi.

Intelligenza creativa: appoggiandosi alla disciplina e alla sintesi, lintelligenza creativa si


spinge sul terreno dellinnovazione. Propone nuove idee, pone interrogativi inconsueti, inventa
nuovi modi di pensare, fornisce risposte inaspettate. Queste innovazioni dovranno alla fine
essere accolte da consumatori preparati. Essendo agganciata a un terreno non ancora
governato da leggi, la mente creativa pu aspirare a superare di un passo anche i computer e i
robot pi sofisticati.

Intelligenza rispettosa: riconoscendo che oggi nessuno pu pi rinunciare alla propria nicchia
o al proprio spazio personale, lintelligenza rispettosa registra e accoglie con favore le
diversit che esistono tra i singoli individui e tra le comunit, si sforza di capire i diversi da
noi e di operare efficacemente con loro. In un mondo in cui tutti sono interconnessi,
lintolleranza e lassenza di rispetto sono opzioni non pi concepibili.
Intelligenza etica: Lintelligenza etica si sposta ad un livello pi astratto, rappresenta
lelemento chiave di chi si interroga sulla natura delloperare del singolo e sui bisogni e le
aspirazioni della societ, in altre parole, caratterizza lindividuo che comprende qual la
natura della sua relazione con il mondo e costruisce le sue azioni a partire da questa
consapevolezza. Gardner ritiene che l'intelligenza etica sia presente quando c' la
responsabilit delle proprie azioni, quindi la capacit di astrarre dal presente per poter
prevedere i risultati dell'agire e il desiderio di fare del bene alla comunit e non solo a se
stessi.

Le cinque intelligenze che ho appena presentato sono oggi le forme di intelligenza pi


apprezzate e ancor pi lo saranno in futuro. Esse governano tanto la sfera dei processi
cognitivi quanto quella delliniziativa umana: in questo senso esse sono globali, comprensive.
Possediamo qualche nozione su come coltivarle.

I NATIVI DIGITALI
Qualche riflessione generale su alcuni prodotti dalluso del web nei nativi digitali e sul
cambiamento delle modalit culturali di apprendere e di elaborare conoscenza.

Con internet si salta da una parte allaltra, con pensieri laterali ed complicatissimo
mantenere una qualsiasi continuit mentale con il singolo soggetto. Questo continuo passare
da unimmagine allaltra e da un testo a un altro, questa interruzione permanente, hanno reso
possibile alla nostra memoria a breve termine mantenere una qualsivoglia continuit,
rendendo inattuabile la formazione di uninteriorit dotata di spessore. (De Kerckhove, 2016)

Confrontando alcuni testi del linguista canadese allievo di McLuhan sui primi effetti che queste
tecnologie hanno sugli individui, insieme ai testi dell'autore di Aprire le menti e dell'autore del
Manifesto cyborg e il secondo io si tenta di prevedere come sar il futuro (citando Baumann) e
di prevenire i problemi che sono presenti oggi

La flessibilit dei percorsi sinaptici, ormai, ampiamente riconosciuta anche dagli scienziati e
dagli psicologi, i quali concordano nel dire che quando si utilizzano nuovi strumenti che
richiedono nuove strategie mentali avvengono cambiamenti neurali (daltronde unaltra
caratteristica del nostro cervello, insieme alla flessibilit, la velocit di adattamento alle
nuove situazioni).

Uno dei problemi riscontrabili su internet il mantenimento del pensiero, che va in


contrapposizione a seconda della cultura in cui si esprime.
Pur seguendo l'andamento dell'argomento trattato si percepisce tramite l'ipertesto una interruzione
della continuit del soggetto singolo. Si parla proprio di una frammentazione (dal post-modernismo)
di concetti.
L'enorme quantit reperibile in rete facilit la ricerca, ma a seconda della ricerca si sviluppa
parallelamente una memoria a lungo e breve termine. Se la ricerca lunga, le sinapsi avranno allora
un certo adattamento alle informazioni acquisite, proprio perch l'apprensione che offre internet
veloce, superficiale e frammentaria, provocando grazie alla flessibilit del cervello un adattamento
alle circostanze: quindi si trasforma producendo in un modo d'apprendimento alternativo rispetto al
modello classico della lettura e dell'imitazione.

Gary Small, Susan Bookheimer e Teena Moody, in una loro ricerca, hanno paragonato le
connessioni sintetiche locali fra due gruppi di persone: il primo senza alcuna esperienza della
rete e dei computer, il secondo con molta esperienza. Analizzando le routine sinaptiche si
riscontrato che, una volta acquisita una certa esperienza e competenza, le differenze tra i due
gruppi svanivano. Lesperimento ha mostrato che esiste una strutturazione nella mente che
corrisponde al coinvolgimento richiesto dalla tecnologia. Laspetto interessante che, una
volta acquisita, tale strutturazione non si perde: un certo firmware, una strutturazione
sinaptica che si acquisisce con la pratica, dura ben oltre la pratica stessa.

La ricerca di questi tre autori dimostra che una volta acquisita la strutturalizzazione del nuovo
metodo d'apprendimento, questa si mantiene e si rimodifica solo dopo un impegno paziente in
entrambe le modalit di conoscenza a lungo e breve termine.

La rivoluzione che stiamo vivendo investe molteplici aspetti, non solo il nostro modo di
pensare ma anche quello di sentire e di essere. Secondo De Kerckhove, Google non rende
stupidi. Nelle conversazioni con i miei studenti di dottorato, dice, ragioniamo spesso insieme
ponendoci delle domande senza usare Google per trovare le risposte. Nellera dei big data, le
risposte dipendono unicamente dalle domande. Meglio imparare a fare bene le domande che a
dare le risposte, bench giuste.

Il problema di fondo che oltre a cambiare il modo di cercare qualcosa, cambia tutto il modo di
relazionarsi con il mondo.
K. risponde alle considerazioni del libro google ci rende stupidi trovando dei punti positivi e dei
punti negativi prevenibili: l'uso inappropriato porta ad una mancanza di presa di coscienza oltre che
di apprendimento. Ci evitabile ponendo le giuste domande, grazie alla corretta attitudine di come
si utilizzi un motore di ricerca.

Tra gli effetti positivi riscontrati, si annoverano: 1. un incremento del senso di autonomia; 2.
una maggiore sensazione di potere individuale; 3. laumento dellautostima; 4. una maggiore
disponibilit al cambiamento.

Gli effetti positivi:


(1) l'utente si sente pi autonoma attraverso i circuiti, senza doversi relazionare ad un'altra
persona.
(2) Ognuno pu aggiornarsi senza l'indispensabilit d'apprendimento
(3) L'autostima non sempre presente in et giovanile, quindi si accresce
(4) Importantissimo per l'apertura di genere e il superamento di stereotipi

Tra gli effetti negativi, invece sono stati individuati: 1. La perdita e la riduzione delle
competenze convenzionali in passato date per scontate. Alcuni studi affermano, ad esempio,
che nei ragazzi si verifica la perdita dellabilit di riconoscere facilmente le persone incontrate
per caso nonch della capacit di cogliere i cambiamenti di espressione della fisionomia. 2. La
diminuzione delle competenze interpersonali dal vivo. La vita virtuale pi sviluppata di
quella reale e i ragazzi di oggi trascorrono il proprio tempo perlopi davanti a uno schermo,
tra Twitter, Facebook e Skype, piuttosto che in strada, giocando a pallone, come accadeva in
passato. 3. Lattenzione frammentata. le nostre attivit sono continuamente interrotte dal
telefonino e dai nostri impegni con qualche schermo; esiste dunque una tendenza ad
accumulare frammenti di vita in luogo di una continuit esperienza. Questultimo effetto ha
anche un nome: Nicholas Carr lo chiama switching cost: se una lettura viene continuamente
interrotta, il pensiero prova in continuazione a ritrovare il filo, ma pu farlo solo in modo
frammentario e superficiale.

Gli effetti negativi:


(1) Ossia di quelle apprese attraverso la scuola, oggi mancano le basi che consentivano di dare
per scontati alcuni concetti e quindi partire da un livello superiore
(2) Legato al primo, non tanto l'attivit ma lo stare insieme che va promosso
Si apprende senza riflessione profonda, perch navigare, tra documenti legati fra loro implica
altri sforzi mentali che non hanno nulla a che vedere con il processo della lettura in s: la
valutazione dei legami, la decisone di dove cliccare, ladattamento a formati diversi. Queste
attivit distorcono la concentrazione e riducono la comprensione.

L'attenzione frammentaria il terzo problema: si riesce a compiere un'attivit alla volta, ma con il
multitasking si velocizza il passaggio da un'attivit all'altra

Esiste, dunque, un modo di leggere e un modo di organizzare la conoscenza dentro la mente.


Quando guardiamo la televisione, per fare un altro esempio, c una totale aderenza del
contenuto della mente a quello dello schermo. Con internet i nostri processi mentali sarebbero
ulteriormente cambiati: si salta da un rubinetto allaltro, perdendosi in un caos; possiamo solo
trasferire una quantit minimale di dati provenienti da diversi rubinetti, anzich un flusso
continuo di informazioni.

Ci implica l'applicare alla mente degli sforzi laterali non dipendenti dal testo: le connessioni
ipertestuali ne sono un esempio.

Lintelligenza ipertestuale la capacit di conoscere le cose velocemente, quando servono;


un pensiero che condivide la conoscenza globale di internet attraverso uno schermo, ma
anche unintelligenza che in comunicazione ipertestuale con sempre pi oggetti di sempre
maggiore pertinenza (che io chiamo ipertinenza).

Esiste un modo di leggere e un modo di organizzare:


la mente si adatta ai contenuti con la televisione, mentre con internet si perde il controllo reale di
ci che cerchiamo; avviene che i dati trasferibili sono minimali, proprio perch il flusso
frammentato.

Il problema, secondo Sherry Turkle, non la navigazione quanto piuttosto labitudine di


accontentarsi di brandelli di informazione quando invece sarebbe meglio optare per una
narrazione pi sostenuta, del genere che si incontra con maggiore probabilit in un libro o in
un lungo articolo. Da qui la difficolt anche a sostenere un punto di vista poich mancano i
contenuti di base che gli studenti pensano di trovare prima o poi in internet. Labilit del
sapere le cose stata sostituita dal sapere come cercarle.

E' un aspetto positivo, ripetendo che esiste l'intelligenza ipertestuale come capacit di apprendere
velocemente nei nativi digitali, come anche il saper decidere quando occorre questa intelligenza,
denominata oggi ipertinenza

Un testo di H. Gardner sulle app si fonda sulla ricerca delle specificit che possono delineare
le caratteristiche dei giovani di oggi. I soggetti di questa ricerca sono i giovani di ceto medio e
medio-alto che vivono in societ ricche e sviluppate. I ricercatori non si sono occupati dei
giovani di ceto pi basso, n degli svantaggiati secondo un criterio economico, sociale o
demografico.

Secondo lei il problema l'abitudine di accontentarsi di brandelli di microinformazioni. Se


troviamo un lungo articolo leggibile in internet senza cambiare pagina, invece, viene stimolata
un'immaginazione che permette poi a ricerca completata di sostenere un punto di vista proprio.

Lidentit personale nellera delle app: le app che una persona ha sul proprio smartphone o
tablet sono una specie di impronta digitale - solo che, invece di essere un insieme di linee, la
combinazione degli interessi, delle abitudini e delle relazioni sociali che identifica una persona.
La nostra identit app dunque sfaccettata, altamente personalizzata, rivolta allesterno e
limitata dalle decisioni di programmazione prese da un app designer.

Dopo il suo testo sulle applicazioni sostiene che l'identit personale in questa era data proprio
dalle app scelte come una proiezione verso l'esterno: faccio vedere del mio telefono ci che voglio.

Le ricerche effettuate sinora hanno scoperto che, come suggerito dallimmagine stessa
dellapp, le identit dei giovani sono sempre pi delle identit confezionate. Cio, sono
sviluppate e presentate in modo da offrire unimmagine desiderabile - e decisamente positiva -
della persona in questione.

La costruzione non legata alla vita personale, ma a ci che utile e desiderabile

La confezione ha come conseguenza di ridurre al


minimo lattenzione per la dimensione interiore, per i
conflitti e le lotte interne, per la riflessione e i progetti
personali; e quando il ragazzo si avvicina alla maturit,
questa confezione scoraggia lassunzione di rischi di
qualunque genere. Il lato positivo che la gamma delle potenziali identit
accettabili si ampliata (essere nerd Ok; essere gay Ok). In generale, la vita in una societ
piena di app non solo influenza molti piccoli aspetti dellidentit di una persona, ma
incoraggia anche un senso del s confezionato. (Gardner H., 2014)

Il pericolo di essere confezionati il ridurre al minimo la dimensione interna, perch le scelte


adottate dall'utente allora potrebbero non essere le pi utili alle sue esigenze (se non alla fuga dai
propri problemi nella vita reale).
Si crea tra l'esperienza virtuale e reale una e vera e propria separazione di percezioni.
Nel processo di confezione c' qualcosa di incompiuto, dal momento che non siamo ancora
globalmente confezionati. Secondo lui, ci comporta ad una scarsa attenzione sui conflitti e le lotte
interne, i progetti sul futuro non reperibili sul web ecc.

La comunicazione su questi siti pi recenti anche


molto pi visiva, poich gli smartphone e la
connessione veloce rendono pi facile condividere
immagini e video. Il risultato di questi
cambiamenti che le persone sono molto pi
identificabili online e la loro vita online
maggiormente intrecciata a quella offline. Anzi, i
giovani fanno ben poca distinzione fra la loro
identit online e quella offline. (Gardner H., 2014)
Le potenziali identit accettabili aumentata, quindi siamo pi preparati ad affrontare il
cambiamento.

La metafora delle app ci aiuta a vedere dei cambiamenti che stiamo esplorando nelle identit
dei giovani: 1. un s sempre pi esteriorizzato e confezionato; 2. una crescente ansia e
avversione al rischio; 3. un ampliamento della gamma di identit accettabili, In quanto vi
accesso al mondo, le app possono ampliare la consapevolezza dei ragazzi e le loro possibilit di
accesso a esperienza e identit situate al di fuori del loro ambiente quotidiano. Che poi si
sappia approfittare o meno di queste opportunit resta una questione aperta.

La presenza delle immagini, le quali attirano l'attenzione molto pi delle parole, hanno stravolto
l'analisi del rapporto col proprio corpo. Si stravolge il modo in cui ci si vede, mostrandosi originali
con tentativi di rappresentazione alternativi (Es. le foto sul web).

Alla fine della sua ricerca, Gartner, giunge alla conclusione che l'immaginario di vite diverse sia
entrato nella realt, il quale legato alla coscienza che ci d il digitale.