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ANTROPOLOGIA IN SETTE PAROLE CHIAVE Riassunto del volume di Vincenzo Matera che prende in considerazione quelli che lui

ritiene concetti basilari dell'antropologia: incompletezza, cultura, comunicazione, identit, campo, intenzionalit e interazione. Per ciascun cardine, vengono fatti riferimenti agli studiosi che maggiormente se ne sono occupati.

Definizione di antropologia Antropologia = studio delluomo, il termine deriva da antropos : uomo + logos : studio, discorso Negli Stati Uniti, il paese dove gli studi antropologici si sono maggiormente consolidati e diffusi, esiste una suddivisione ormai classica dellantropologia in 4 discipline: -Lantropologia fisica (lo studio delle caratteristiche fisiche della specie umana) -Larcheologia (lo studio delle formazioni sociali e culturali del passato) -Lantropologia socio-culturale (lo studio delluomo in quanto animale sociale che si definisce cultura) -Lantropologia linguistica (lo studio delle relazioni fra la cultura e il linguaggio) In Italia invece, si sono maggiormente diffuse denominazioni come etnologia (lo studio degli usi e costumi di un popolo) e lantropologia culturale. linteresse verso lalterit universale, infatti in tutte le societ troviamo particolari modalit di entrare in relazione con altri popoli, da quello vicino a quello lontano. La diversit parte essenziale della nostra vita. Lantropologia una modalit storica particolarmente sofisticata di entrare in relazione con la diversit che una societ ha prodotto allorch si verificata una particolare congiuntura storica, sociale, economica, culturale, ideologica. Lantropologia culturale vuole studiare luomo in quanto animale sociale facendo riferimento alla lingua, ed in generale alla comunicazione. Gli antropologi culturali studiano linsieme delle relazioni tra gli individui membri di una comunit e delle trame pi ampie che guidano lazione delle persone nello spazio sociale, la visione del mondo, i sistemi cosmologici, e pi specificamente, religiosi, quellinsieme di rappresentazioni, pratiche, simboli, atteggiamenti, valori che hanno a che fare con limmagine delluomo, la tecnologia, leconomia. Gli antropologi linguisti studiano le interconnessioni fra il linguaggio e la cultura studiando luso sociale del linguaggio. Luomo complicato e pu essere studiato sotto moltissimi differenti aspetti, lantropologia infatti un campo di studio molto particolare e fluido caratterizzato da uno stile intellettuale particolare. Elemento centrale di questo stile intellettuale il confronto o comparazione tra tanti modi di vedere il mondo, le cose, se stessi e gli altri, in generale, fra tanti modi di vivere propri di specifiche comunit umane per mettere in risalto le differenze fra gli uomini. Fa parte del metodo antropologico una buona dose di relativismo, attaccarlo significa attaccare una disposizione intellettuale per la comprensione di altri modi d dare significato al mondo, adottarla significa diffidare di qualunque assolutismo

Figura dellantropologo visto nell800 come accentrino e bizzarro, la stessa scienza antropologica viene vista come una scienza dei rimasugli, di frontiera. Lantropologia non pu essere vista solo come studio della variabilit sociale e culturale ma come un progetto intellettuale teso a destabilizzare cio a smascherare ideologie , ad crescere la consapevolezza critica e storica e esorcizzare le paure. MARCUS E FISCHER = lantropologia sociale e culturale del 20esimo secolo ha promesso ai suoi lettori di illuminarli su due fronti: -Salvaguardare le forme culturali distintive di vita dalle conseguenze di un processo di omogeneizzazione su scala mondiale. -Usare le rappresentazioni di modelli culturali altri per riflettere autocriticamente sui nostri modelli di vita. Con le operazioni di rimozione e di erosione della storia si alimentano e si consolidano il senso di appartenenza e di identit del noi e il senso di esclusione e di estraneit nei confronti degli altri.

Paleontologia umana La paleontologia umana lo studio delle sequenze evolutive delluomo successive alla sua separazione dagli altri gruppi di primati. Gli ominidi sono linsieme dei rappresentanti della specie uomo e hanno origine comune e piuttosto recente: dai 4 ai 6 milioni di anni fa. E bene chiarire prima di tutto che nelluomo si fondono due componenti diverse : -La componente organica= ereditaria e naturale ed comune alluomo ed ad altre specie animali e vegetali -La componente culturale= ambientale nel senso che si trasmette socialmente attraverso la tradizione e lapprendimento. Ciascuna responsabile di caratteristiche diverse e rispondente a meccanismi differenti ES. la capacit di volare negli uccelli si pu ricondurre a un processo di sviluppo organico, ha consentito alla specie di adattarsi a mutate condizioni ecologiche, entrata nel suo patrimonio genetico ed stata trasmessa in linea diretta alle generazioni successive. La capacit di volare, nelluomo, si riconduce invece ad un processo tecnico ed artificiale. La differenza nei due processi, quello di sviluppo organico e quello di innovazione tecnologica, spiega il fatto che la nozione di evoluzione, sia una nozione ambigua, che provoca fraintendimenti se utilizzata con riferimento alla storia delluomo. La storia delluomo molto di pi che una semplice evoluzione di materia organica. Luomo rispetto alle grandi scimmie, ha 3 caratteristiche: -la faccia corta e dotata di una dentatura ridotta adatta ad un regime onnivoro.

-la postura eretta, tale da assicurare lequilibrio del tronco -il cervello ha raggiunto il volume di 1.450 cm cubi, ed inoltre molto pi complesso

Tappe dello sviluppo dell'uomo Lominide si distingue dallo scimpanz per la postura eretta e la locomozione bipede(cammina solo su 2 piedi). Gli australopitechi dovevano essere ominidi di piccola statura , circa 1 m. 1,20 m., bipedi e dotati di una struttura eretta e con dentatura ridotta (esempio :Lucy) Lhomo habilis ha una derivazione dallaustralopiteco, la sua principale caratteristica un aumentato volume del cervello. Lhomo erectus ha un cervello ancora + sviluppato, ed una statura + grande circa 1,65-1,70 m. la grande innovazione tecnologica di homo erectus stata il fuoco. Circa 400.000 anni fa si stabilizzava la morfologia dellhomo sapiens, dal cranio celebrale elevato, arrotondato e voluminoso. In Europa, invece, si origin un evoluzione indipendente e particolare a partire da 350.000 anni fa e fino a 100.000 anni fa con luomo di Neanderthal, che conosceva il fuoco, si cibava oltre che di vegetali anche di prodotti della caccia e della pesca, che seppelliva i propri morti, accompagnandoli con oggetti e offerte. Da allora, lumanit conta una sola specie: lhomo sapiens sapiens. La dimensione genetica e quella anatomica, la dimensione pratica, quella sociologica, la dimensione celebrale e quella ecologica, la dimensione culturale, si intrecciano profondamente e altrettanto profondamente formano luomo attraverso una vera e propria rivoluzione della vita. La caccia e il fuoco dunque sono 2 potenti fattori di socializzazione: -la caccia = richiede cooperazione, crea legami affettivi tra uomini che hanno affrontato insieme grandi pericoli, porta alla solidariet tra una classe di uguali, la caccia spinge gli uomini allesterno, -il fuoco = crea un luogo sicuro, al quale tornare, che ospita le donne e i bambini. Si origina cos una differenziazione di tipo sociologico basata su una divisione dei compiti, tra la classe dei maschi e il gruppo delle donne che presto sar sancita sul piano culturale. A questa nuova complessit sociale corrisponde un aumento delle esigenze comunicative in quanto la caccia richiede di scambiarsi informazioni complesse, il linguaggio legato anche alla necessit di dire qualcosa a qualcuno, viene creato un sistema di suono libero. La societ dei primati caratterizzata dallinsieme di comportamenti naturali, innati, in cui sono centrali il principio dellapprendimento per imitazione e il principio della dominazione gerarchica. La societ degli ominidi ha bisogno di regole codificate, che stabilizzano i modi di agire non innati. Questo insieme di informazioni strutturate in norme costituiscono la cultura che rappresenta un principio che risponde allesigenza vitale per la prosecuzione del gruppo, di istruire ogni individuo attraverso lapprendimento in modo che sia in grado d riprodurre le medesime dinamiche sociali. LUOMO il nostro oggetto di studio perch particolare, non perch meglio equipaggiato, pi forte o pi dotato dalla natura rispetto agli animali, ma, al contrario, perch incompiuto e carente ? luomo come animale difettoso dal punto d vista biologico.

La cultura si presenta allora come un complemento indispensabile, come una integrazione indispensabile alla stessa sopravvivenza biologica. I geni dellanimale appena nato gli forniscono le informazioni necessarie alla sopravvivenza, come nuotare, mangiare, difendersi dai predatori. A differenza degli altri animali noi esseri umani non nasciamo cos programmati, proprio da questa carenza originaria, che rende luomo estremamente fragile e dipendente, nei primi anni di vita, deriva lesigenza della cultura come fattore determinante per la sopravvivenza delluomo. GEERTZ = noi siamo animali incompleti e non finiti che si completano e si rifiniscono attraverso la cultura. Luomo rimedia alla sua incapacit, alla sua difettosit originaria, con la cultura

Cos' la cultura umana Per capirlo dobbiamo introdurre un alta altra capacit delluomo, quella di produrre significati e dare senso = il mondo umano un mondo rivestito di significato. L homo sapiens la creatura, unica, che produce senso. Il mondo delluomo un mondo rivestito di significati e in cui gli oggetti acquistano ogni giorno senso in relazione allesperienza. Ladattamento delluomo allambiente dipende poco dalla sua costituzione biologica, e molto dalla sua capacit di produrre cultura. Pur essendo parte del mondo animale, luomo presenta molte caratteristiche che lo pongono in una situazione assolutamente particolare rispetto agli altri animali. Grazie alle dimensioni e alla complessit che il cervello umano ha raggiunto nel corso della lunga evoluzione, egli potr dopo la nascita apprendere in misura quasi illimitata. Lessere umano oltre ad essere un corpo, un organismo immerso in un ambiente, ha un corpo, cio la coscienza di s. C un io che in grado di guardare se stesso , interrogarsi su se stesso, responsabile delle proprie azioni, nonostante tutti i limiti e tutti i condizionamenti e le regole. Accanto a questi c la straordinaria capacit del nostro cervello di adattarsi a sollecitazioni diverse, grazie ad un ampio margine di libert, vale a dire la plasticit del cervello umano. Il nostro organismo continua a modificarsi quando gi siamo in relazione con il mondo esterno, che per un mondo sociale e culturale, cio rivestito di significati. Luomo in entrambi i suoi aspetti di organismo e di coscienza, quindi un prodotto sociale, relativo, particolare perch tali sono le cornici socio-culturali entro le quali egli si trova a nascere, crescere, svilupparsi, apprendere, fare esperienza, comprendere, pensare, immaginare, informarsi, parlare, fantasticare, provare emozioni e sensazioni, farsi delle opinioni,. solo grazie alla sua capacit di produrre senso che luomo pu vivere in un contesto di ordine, direzione e stabilit, entro un ordine sociale. Accettare lipotesi che luomo sia un essere carente significa accettare una serie di conseguenze importanti, per quanto riguarda la sua costituzione biologica e socio-culturale che esponiamo nei seguenti 4 punti: -La fondazione paleoantropologica delle differenze = luomo quello che in quanto la sua evoluzione organica ha ospitato la sua evoluzione culturale quindi bisogna radicare nella costruzione biologica delluomo fin dalle sue origini (= paleo) la sua componente culturale (= antropologia). Evoluzione biologica e culturale si sono influenzate a vicenda. Questo significa

che non possiamo parlare di una natura umana valida per gli uomini , sulla quale in un secondo tempo si sono innestati i costumi della cultura. -la plasticit = ossia il carattere indeterminato e plasmabile dellessere umano. La natura umana si adatta, modellabile perch si costruisce in relazione allambiente e si trasforma sulla base dellambiente fisico e culturale in cui lindividuo cresce. -lagire umano culturale = La cultura assume anzitutto la forma di una straordinaria capacit di agire, modificare la natura in modo che questa possa essere utilizzata per consentire la vita. -la cultura sono le culture =la cultura delluomo non esiste in astratto ma in singoli e concreti contesti di vita, quindi bisogna parlare di culture al plurale e non di cultura in generale. Il pensiero delluomo muta infatti in relazione ai diversi contesti storico-culturali in cui lindividuo vive. Lumanit assume forme di vita varie e discordanti. La cultura azione / trasformazione della natura e conferimento di senso. Ma la cultura sono le diverse culture, i differenti linguaggi, le diverse memorie, le diverse forme di vita. La diversit solo il prezzo inevitabile che lanimale incompleto costretto a pagare per darsi forma, azione e significati

Definizione di cultura I termine cultura utilizzato nel linguaggio quotidiano dei giornali e della televisione, dei politici e di molti altri con lesigenza di studiare laltro da s. GEERTZ sostiene lanalisi della cultura si sviluppata seguendo un procedimento consistente nella sostituzione di immagini semplici con altre complesse. La nascita di un concetto scientifico di cultura corrisponde al rovesciamento della concezione della natura umana dominante nellilluminismo, ed alla sostituzione di una concezione non solo pi complicata ma molto meno chiara. Il tentativo di chiarirla stato allora il fondamento del pensiero scientifico sulla cultura. Gli antropologi cercano ancora d darle un ordine. Il concetto di cultura che espone Geertz un concetto semiotico ritenendo insieme a Weber che luomo un animale impigliato in reti di significati che egli stesso ha tessuto,credo che la cultura consista in queste reti e che perci la loro analisi non sia innanzitutto una scienza in cerca d leggi ma una scienza in cerca di significati. Lhomo sapiens la creatura che produce senso, lo fa attraverso lesperienza, linterpretazione, la contemplazione e limmaginazione e non pu pi vivere senza queste attivit. Limportanza della produzione di senso per la vita umana riflessa in un campo concettuale affollato: idee, significato, informazione, saggezza, capacit di comprendere, intelligenza, consapevolezza, capacit di apprendere, fantasia, opinione, conoscenza, credenze, mito e tradizioni. A questo gruppo di parole, ne appartiene unaltra, cara agli antropologi: CULTURA. Studiare la cultura oggi, equivale sostanzialmente a studiare processi di produzione, trasmissione, circolazione di significati culturali nello spazio sociale. Cultura quindi come comunicazione. Gli antropologo hanno a lungo dibattuto circa la natura della cultura. In passato il termine cultura stato inteso con molti significati diversi. Nell800 il concetto di cultura appare nel suo tentativo di strappare i popoli selvaggi allo stato di natura in cui erano saldamente collocati dallimmaginario occidentale e di ricondurli entro la piena umanit. Nei primi decenni del 900 la cultura stata intesa come una produzione universale dellessere umano in societ, linsieme degli usi, costumi, tradizioni, tecniche, lingua, religione che

sottolineavano un allontanamento dalla natura. Era una marcia verso la cultura in opposizione alla natura. TAYLOR sostiene che la cultura propria delluomo in quanto membro di una societ tuttavia questa capacit si realizza gradualmente , si evolve nel tempo, si articola in fasi di maggiore e di minore sviluppo , ragion per cui la distanza tra noi e gli altri i selvaggi, che il concetto di cultura tende a colmare viene ricostruita dalla nozione di evoluzione. La concettualizzazione antropologica della cultura, si forma quindi nellopposizione tra luomo e le altre forme di vita animale, c qualcosa che distingue nettamente il comportamento degli uomini da quello degli altri animali

Hannerz e le evoluzioni della cultura HANNERZ = sostiene due riferimento importanti che modificano il modo di pensare la cultura : -dimensione sociale -dimensione della condivisione la critica dei paradigmi evoluzionisti porta ad un nuovo modo di pensare la cultura, ossia un concetto configurazionale di cultura legato al fatto che lincontro con altri popoli diventa un incontro ravvicinato e prolungato sulla base del principio dellosservazione partecipante. Per cui lantropologia non studia pi le precedenti fasi evolutive della cultura di una societ, ma alternative a quella societ. Incontro fra nativi e antropologo: la ricerca sul campo il mezzo e il luogo attraverso cui e in cui si pu fare esperienza di cultura per poi descrivere lesperienza a chi non lha vissuta. Lo studio, lanalisi, e la descrizione si dispongono entro unoperazione tesa a ricollocare noi rispetto a loro, per risaldare le integrit, e circoscrivere le persone in universi culturali. Ogni popolo ha la sua cultura, affermano gli antropologi, frutto di peculiari e irripetibili circostanze storiche e geografiche, ambientali e sociali, ciascuna dotata di pari dignit in quanto espressione della capacit e della necessit che lessere umano ha di rivestire di senso la sua esistenza e le sue esperienze. in questo periodo che si afferma in antropologia il concetto di cultura come un insieme integrato e condiviso di modelli di pensiero e di azione trasmesso di generazione in generazione e condivisa da un intero popolo => BOAS. Secondo Boas il compito dellantropologo molto simile a quello di un linguista. Lantropologia afferma il principio della diversit fra eguali per individuare i contesti culturali specifici espressi da ciascuna societ. Ogni cultura un ambito specifico di significato, come tale n migliore n peggiore di unaltra. La riflessione antropologica,fedele sin dalla sua nascita al cosiddetto postulato universalista,ha dunque fatto s che, lentamente, prima lidea di cultura si affermasse contro lidea di natura, poi che lidea delle culture si affermasse contro lidea di cultura. Luniversalismo evoluzionista ci dice che le diversit sono contingenti e dice che pur nella differenza anzi nel suo rispetto esiste uguaglianza. Di fronte a questa nuova situazione inutile penare alla cultura come un tutto localizzato , anzi deve essere vista come una visione elastica, dinamica, fluida.

DURKHEIM non usa il termine cultura ma usa i termini fatti sociali, rappresentazioni collettive e coscienza collettiva e sostiene che i fatti sociali sono oggettivi. Rapporto tra cultura e struttura sociale = Qual la sede della cultura? Lanalogia linguistica (pensare una cultura come una lingua) unastrazione ricavata dal comportamento porta a ritenere che essa ha sede nella mente delle persone, questa posizione stata pi volte duramente criticata da Geertz il quale ritiene invece che la cultura sia pubblica, sociale. Strass e Quinn affermano: ora di dire che la cultura sia pubblica che privata, e si trova sia nel mondo che nella mente delle persone. HANNERZ dice = la cultura ha due tipi di loci le cui interrelazioni portano al processo culturale : -una serie di forme significanti pubbliche che possono essere viste o ascoltate attraverso i sensi. -Queste forme esplicite assumono significato solo in quanto le menti umane contengono gli strumenti per interpretarle. Per cui il flusso culturale consiste nelle esternazioni di significati

L'habitus e l'interazione con il flusso culturale Gli habitus sono sistemi di disposizioni durature, strutture, la mia conoscenza culturale pratica. Il fatto che siano generati dallhabitus fa si che in gran parte, i nostri comportamenti, le nostre azioni, i controlli e le correzioni, che continuamente operiamo in base alle reazioni degli altri siano inconsapevoli: senza pensarci esplicitamente, infatti, ma grazie allhabitus che abbiamo assimilato, siamo in grado di collocare gli altri al loro posto: parlando con qualcuno non posso fare a meno di richiamare le relazioni che esistono tra quella persona e me , involontariamente penso allazione che quella persona potr esercitare su di me, alla sua et, al suo sesso, alla sua posizione sociale, . E grazie alla mia conoscenza culturale pratica (habitus) adatto il mio comportamento rendendolo il pi conforme possibile alla relazione e alla situazione in cui ci troviamo. Le persone interagiscono con il flusso culturale per costituirsi unidentit, per negoziarla nel corso del loro agire sociale. A questo punto bisogna considerare 2 elementi: -la nozione di performance, ogni volta che intraprendiamo unoperazione sociale, proprio perch siamo in qualche modo costretti ad improvvisare, innovare, creare, in misura maggiore o minore a secondo del tipo di struttura sociale in cui ci troviamo, ci esponiamo al rischio che la nostra immagine subisca in qualche modo dei danni. -il termine prospettivadefinisce la porzione degli individui in un punto ben determinato della struttura sociale. A tal proposito appare utile segnalare nelle societ europee, mete di intensi flussi migratori, che non tanto si tratta di multiculturalit, quanto di situazioni sociali e culturali fortemente

segnate da dislivelli, squilibri, subalternit, marginalit che oltretutto hanno oggi, a differenza di quanto accadeva in passato, una base etnica. Oggi siamo immersi nel cosiddetto traffico culturale in cui i processi culturali sono planetari, un concetto di cultura chiusa e delimitata inadeguato

Definizione antropologica di comunicazione La comunicazione uno dei tratti universali della vita, ed parte essenziale delladattamento di ciascuna specie al suo ambiente. Tutti gli organismi viventi sono costantemente indaffarati a lanciare e ricevere messaggi: procurarsi cibo, evitare pericoli, accoppiarsi, tutte queste sono attivit vitali che non potrebbero realizzarsi senza il supporto di segni e segnali appropriati. Bench la comunicazione sia un elemento essenziale per la sopravvivenza di qualsiasi organismo, essa si svolge secondo gradi di complessit molto differenti. La capacit di interconnettersi, cio di oltrepassare i limiti della propria individualit organica e stabilire relazioni nello spazio e nel tempo con altri organismi della stessa specie ma anche di specie diverse e, in generale, con il mondo esterno, un tratto che gli esseri umani condividono con gli altri animali. Rispetto agli altri animali, gli uomini hanno un raggio di possibilit molto pi vasto, in primo luogo perch possono apprendere cose nuove e modificare di continuo il loro comportamento. La prospettiva classica sostiene che si ha comunicazione quando uninformazione viene scambiata da un mittente ad un ricevente: -il mittente = trasmette le informazioni, facendo uso di segni -il ricevente = riceve linformazione nella forma del messaggio

Modello comunicativo di Jacobson Ha elaborato un modello individuando 6 elementi di base: -mittente -ricevente -messaggio -contesto = lambito entro il quale avviene la comunicazione -contatto = fisico, faccia a faccia o telefonico -codice = deve essere condiviso tra i partecipanti alla comunicazione Il pi importante modo della comunicazione tra gli uomini il linguaggio verbale. Tutta la comunicazione basata sui segni, negli altri animali il significato di un segno determinato geneticamente. Tutti i sistemi di comunicazione animale sono sistemi chiusi. Qualsiasi cosa trasmetta informazioni, principalmente le parole, ma sono inclusi oggetti, colori, suoni, movimenti e persino il silenzio.

Naturalmente necessario che in qualche modo sia ben saldo e chiaro agli occhi di chi lo usa e agli occhi di chi lo percepisce il legame tra il segno e ci per cui esso sta. I simboli sono dei segni di tipo speciale che acquisiscono il loro significato attraverso diversi meccanismi, principalmente laccordo sociale, e sono trasmessi mediante lapprendimento, per esempio, le parole sono simboli. Il significato dei simboli determinato dalla storia, dalla cultura, dalla societ di un paese, non dai geni dei singoli individui. I simboli possono contenere in essi diversi significati e sono astratti. Un tipo di segni un po diversi dai simboli sono le icone. Le icone sono segni sempre arbitrari (soggettivi), ma parzialmente motivati, in quanto hanno un significato non solo per via di un accordo sociale ma anche grazie al fatto che riproducono qualcosa delloggetto o di ci che vogliono significare : es splash (qualcosa che cade nellacqua), tic-tac (il battito dellorologio), driin (il suono del campanello), sono icone anche una fotografia, un disegno, un ritratto, un cartello stradale, il gesto delle 3 dita che significa il numero 3. Un tipo di segni ancora un po differenti dai simboli e dalle icone sono gli indici: la caratteristica degli indici che funzionano come delle frecce che dal parlante partono in direzione di ci che il parlante intende con quelle parole. Per esempio:voglio che tu prenda questo e lo consegni a lei , le parole tu e lei e questo, sono indici perch indicano oggetti e persone fisicamente presenti nella situazione in cui io sto parlando. Che cos il significato? Che cosa intendiamo allora quando diciamo che una frase o un segno significano qualcosa? La semantica la scienza che si occupa del significato come propriet delle parole e delle frasi , e cerca quindi di scoprire i legami che esistono tra le parole di una lingua, come lantinomia (es. caldo-freddo) e la sinonimia (anziano-vecchio). Ogni comunicazione contiene un certo margine di fraintendimento (capire una cosa x unaltra), pi o meno grande. Lincertezza pu essere ridotta attraverso la ridondanza, la ripetizione o il rinforzo di un messaggio. Una persona nervosa, rinforza il suo messaggio con le parole forti, i gesti, il tono della voce, i movimenti. Gran parte del significato di un segno, per essere interpretato, richiede unattenta analisi del contesto in cui quel segno usato. Imparare a parlare significa sapere qual il modo giusto di usare le nostre conoscenze, in altri termini significa acquisire una competenza relativa al rapporto fra i segni e le situazioni sociali in cui ci si trova, vuol dire sapere in quale contesto appropriato usare una certa espressione. In tutte le societ esistono delle norme che regolano la comunicazione, sia essa verbale, scritta, radiofonica, televisiva,che si usi la posta elettronica o il telefono, gli sms oppure i telegrammi. La comunicazione si svolge sempre secondo specifiche configurazioni culturali. Se desideriamo capire come funziona la comunicazione fra gli esseri umani, dobbiamo studiare il modo in cui gli uomini usano gli strumenti che hanno a disposizione per comunicare nella loro vita quotidiana, cio nelle interazioni che hanno fra loro tutti i giorni, immersi in situazioni concrete e per fare cose concrete. La nozione di gioco linguistico pu aiutarci a comprendere anche ci che le persone pensano della loro lingua e del suo funzionamento. Ci che le persone pensano degli strumenti che hanno a disposizione per comunicare importante per capire il significato complessivo di ci che comunicano e per interpretare le

scelte che fanno, per essere pi efficaci, certo, ma anche per realizzare determinate strategie e raggiungere determinati obiettivi. La comunicazione umana una trasmissione di messaggi, che avviene non soltanto attraverso la parola, ma anche attraverso scrittura, gesti, immagini, alfabeto Morse, atteggiamento, postura (linguaggio del corpo), abbigliamento, ma anche modo di camminare, i tempi di attesa, lo sguardo. Nella conversazione, per esempio, gli uomini comunicano non solo con le parole, ma anche con i gesti,il tono della voce, la postura del corpo, le espressioni facciali

L'identit: posizione di Geertz GEERTZ : il compito per eccellenza di uno studioso quello di sconfiggere le culture. Lidentit una, unica ed indivisibile, la somma di tutti gli elementi culturali che lhanno formata. Es = se io ho trascorso i primi 20 anni della mia vita in circa 10 posti diversi, e i secondi 2 solo in 2 posti, come posso rispondere alla domanda: tu di dove sei?. Non pu esistere una risposta semplice, che mi localizza in un unico luogo, potrei scegliere il luogo che + mi ha influenzato, quello nel quale ho fatto luniversit, quello dove m sono sentito solo. La nostra idea di identit sempre + oltre luogo. La cultura, dal canto suo, il principio cardine dellidentit. Il concetto di cultura anchesso un concetto problematico da usare con cautela, perch le culture, al pari delle identit, non sono essenze, immutabili che devono a tutti i costi essere preservate dalla scomparsa o dalla degenerazione. Non esistono culture pure, le culture sono prodotti storici, e sono immerse nella storia, che la dimensione dellincontro tra differenti culture e differenti valori, non si parla di storia delle singole culture ma una lunga storia di appropriazioni, mescolamenti. Per di pi le culture sono sempre in mutamento, dunque soggette a pi ampi processi di influenza esterni ed interni. In passato gli antropologi parlavano di cultura come un agente o una collettivit di persone, oggi non pensano + alla cultura in questo modo, tuttavia essa pensata come fuori dallambito disciplinare: in abito politico, commerciale ecc. Razzismo mascherato? con la scusa di difendere le specificit culturali prendendo per buona la visione relativista per cui dobbiamo rimanere fedeli alle nostre tradizioni si teorizza una sorta di assolutismo culturale. Ci equivale a pensare le culture e le identit come essenze. un errore grave. Uno degli effetti pi rilevanti dal punto di vista culturale dei processi di modernizzazione quello di frantumare lesistenza es indiani d'America o ai Rom incapsulati negli stati nazionali, in corsa per la modernit. ,ma che cos la modernit se un ideologia di esclusione? Ci che guida il mondo della modernit infatti la spinta persone immersi nel pregiudizio, nelle superstizioni, negli usi e nei costumi, uomini grezzi in essere umani civili , educati. Non si parla + di eterogeneit ma di omologazione culturale. I popoli che non partecipano alla frantumazione dellesistenza, ai processi di modernizzazione, perch tale partecipazione loro negata o perch la rifiutano, entrano a far parte della periferia, assumono i caratteri della marginalit, si sentono esclusi, disprezzati, sottovalutati e ci li porta a chiudersi in se stessi. Le societ tese verso lo sviluppo, il progresso, la modernit, sono le prime che producono esclusione. Bisogna quindi tenere in conto il

problema della conservazione del patrimonio delle diversit culturali, il problema tutta via non riguarda le culture ma + specificamente le persone. La CULTURA va pensata come flusso di significati, entro una cornice complessa, in cui la con testualit storica, la produzione simbolica, le ideologie dominanti, sono elementi centrali che contribuiscono in modo determinante a tratteggiare i modi pragmatici in cui le persone trovano la loro via nel mondo. La nozione di cultura ci consente di esplicitare a livello teorico che luomo, partecipando alla vita sociale acquisisce i modi di pensiero e di azione organizzati socialmente . La cultura riguarda le persone che partecipano alla vita sociale, acquisiscono i modi di pensiero e di azione organizzati socialmente. La cultura per luomo tutto. La globalizzazione una minaccia per le identit culturali? No, la storia infatti, non mai storia di singole culture autonome, ma storia dei rapporti fra le culture. La multiculturalit, allora va pensata a partire dalle persone, non dalle culture. La multiculturalit = una societ in cui ciascuno possa costruirsi un repertorio culturale proprio, fatto di tutte le sue appartenenze, della sua sensibilit, della sua esperienza, delle sue scelte entro una cornice sociale fluida. Rigide barriere ideologiche per 50 anni hanno soffocato le molteplicit culturali eliminando le culture locali per edificare unidentit nazionale. Cadute queste barriere si sono andate a intensificare i flussi di persone, idee e prodotti colturali che attraversano il pianeta

A volte per il contatto provoca delle reazioni, non sempre ispirate allospitalit e alla benevolenza. Si parla di soglia di tolleranza? A partire da una certa percentuale di stranieri in uno spazio abitato, i rischi di una non-tolleranza verso laltro, sono reali e possono sfociare in drammi. In alcuni casi il problema diventa non pi quello del superamento della soglia di tolleranza, ma quello del sistema di valori proprio delle societ occidentali

LeviStrauss e l'identit Fa parte della natura umana il fatto che le persone di appartenenze culturali diverse possano sentire affinit reciproca a seconda della compatibilit maggiore o minore fra le loro culture. La presenza degli immigrati problematica, allora, non perch gli immigrati sono troppi, non perch innestano conflitti fra valori inconciliabili, ma perch il nostro sistema di valori sarebbe incapace di attrarre persone. La nostra societ non ha nessuna voglia di trovare posto alla diversit, che non sia quello in ultima fila, ai margini. Che significa far posto alla diversit? Significa sforzarsi di entrare in una forma mentale estranea, attraverso la capacit di immaginare che cosa pu significare essere altri, significa sforzarsi di misurare le distanze fra i propri valori e quelli altrui, cercando di individuare che cosa crea tali distanze, che cosa dellaltro ci appare inaccettabile e che cosa, invece, ci attira, ma significa soprattutto

abbandonare lidea, sempre pi diffusa negli ultimi anni, che il nostro sia il migliore dei mondi possibili e che debba essere a tutti i costi esportato e imposto ovunque, nellottusa convinzione che i soli 2 modi di affrontare il problema delle differenze di cultura, di valori e di identit siano la totale indifferenza verso tutto ci che non sia di casa nostra, oppure luso della forza

Definizione di campo per l'antropologia La ricerca empirica una fase indispensabile per raggiungere il fine del lavoro dellantropologo, cio pervenire a una rappresentazione utile a un progetto conoscitivo della cultura di un determinato popolo, localizzato in un determinato luogo, il campo che effettivamente il dove dellantropologia. Essa una delle 3 accezioni delletnografia, le altre 2 sono la monografia studio di un unico popolo e letnografia come letteratura, corpus di studi. Letnografo si immerge nella vita delle persone del luogo, si sforza di raggiungere uno stato di piena sintonia mentale con loro, e cos facendo cerca di imparare e di assimilare la loro visione del mondo, poi sulla base del materiale raccolto scriver il suo libro sulla popolazione = monografia etnografica. Lantropologo ha in primo luogo un campo di ricerca , che sceglie per ragioni sia scientifiche che personali e nel quale soggiorna per un certo numero di mesi o di anni, apprende cultura, modo di pensare, interagire con delle donne e degli uomini, fa delle scoperte, sperimenta errori, raccoglie dati, elabora le prime sintesi, formula delle ipotesi (apprendistato). La finalit del lavoro dellantropologo infatti offrire un testo elaborato, attraverso il quale comunicare a un lettore potenziale la propria visione dellesperienza dei membri della societ presso cui ha soggiornato = tempo della scrittura. Dapprima lidea di campo viene visto come un vero e proprio rito di passaggio, un iniziazione necessaria per raggiungere una maturit professionale. BOAS agli inizi del 900 parla di campo come un laboratorio, un luogo di osservazione e di esperimenti, questo modo di vedere il campo anche collegato a un concetto di cultura localizzato empiricamente. KILANI sostiene che il campo un luogo di apprendistato come abbiamo gi detto,di esperienza, infatti attraverso la partecipazione prolungata alla vita di comunit e losservazione dei comportamenti letnografo apprende la cultura. La conoscenza antropologica stata a lungo dipendente dallesperienza degli etnografi sul campo per cui una conoscenza prodotta dalle interazioni tra l antropologo e i nativi

La nozione di Campo in Malinowski E MALINOWSKI il creatore della nozione di campo e della pratica di ricerca ad essa legata e sostiene che al termine dellesperienza letnografo deve offrire una descrizione il + possibile rigorosa e completa fornendo il punto di vista del nativo. Egli diede il via ad una pratica di ricerca fortemente innovativa, basata sulla fortunata formula dellosservazione partecipante, intensiva, prolungata, avventurosa e promettente.

CLIFFORD dice che il campo una nozione costruita nello spazio attraverso complesse operazioni di localizzazione. Localizzazione ? In Argonauti Malinowski descrive un immagine che rappresenta una strategia di localizzazione: imperniare la cultura attorno ad un luogo determinato = il villaggio e attorno ad uno spazio di residenza che dipende dal campo. Oltre a dare una vera e propria rappresentazione del campo M. vede il ricercatore come bianco,europeo, maschio, che vive per + di un anno con i nativi del villaggio, preferibilmente da solo, che limita al massimo i contatti con i connazionali, alle prese con una lingua esotica. Lantropologia allinizio del secolo scorso fonda il suo oggetto specifico e il suo metodo nello studio dettagliato di aree delimitate per osservare i soggetti nel loro ambiente naturale. Non raro trovare nella letteratura etnografica affermazioni che denunciano come problematico e spiacevole per il ricercatore, il fatto che i popoli nativi vivano in condizioni non di pieno e totale isolamento, oppure il fatto che gli informatori abbiano poca conoscenza di come erano le cose dei vecchi tempi; molti etnografi infatti sono andati alla ricerca dei nativi incontaminati, non acculturati, non in grado di parlare in altre lingue che non sia la loro. Come se i maggiormente altri e quelli pi isolati da noi, fossero pi autenticamente radicati nella loro ambientazione naturale. Il rischio per che, coloro i quali ci appaiono i pi altri degli altri, siano i pi indisponibili a condividere il loro campo con noi, al punto di essere disposti ad abbandonarlo. Tale concezione era sostenuta dalla metafora del campo per denotare i siti in cui gli antropologi fanno ricerca. Il lavoro di M. agli inizi del 900 deline, molte tendenze, anche grazie a una veloce archiviazione delle atrocit del passato e della situazione presente, i ricercatori sempre + affermavano di non volere + tanto ricostruire il naturalismo primitivo quanto osservarlo direttamente. Lantropologia sociale divenne lo studio delle societ di piccola scala, etnografico, comparativo, basato su un intensa osservazione partecipante. Gli esponenti della scuola funzionalista, resero famoso il metodo dellosservazione partecipante = attivit esercitata dallinterno del gruppo studiato senza assumere un ottica di analisi sincronica che si pone di osservare un interazione reciproca degli elementi costitutivi di un sistema sociale. Tra gli anni 20 e gli anni 50 del 900 si diffuse quindi un modello di indagine etnografica teso a osservare e a documentare aspetti della vita del gruppo. Nel periodo che va dallinizio secolo al 45 la maggior parte delle indicazioni sul metodo etnografico si rivolgono ancora al ricercatore che deve operare in zone extraoccidentali. Dopo la fase di salvataggio lantropologia si divide in 2:da una parte il modello di malinowskiano dallaltra linteresse a studiare la societ americana e il fenomeno di acculturazione. La nozione di campo come una specie di contenitore di culture, societ, identit, tradizioni, rituali differenti, emersa nelletnografia del 900 in cui gli sforzi disciplinari erano tesi a mettere a punto strumenti metodologici e concettuali utili a studiare societ piccole, isolate, ben delimitate, insomma, le trib. In un mondo oramai sempre pi segnato da fenomeni di mobilit (migrazioni,diaspore), di trasformazione (cambiamenti geografici, politici, sociali), di globalizzazione, quella di campo appare una nozione piuttosto problematica

Il Campo antropologico

Che cos che rende antropologico un campo? Il campo: - il luogo dellesperienza dellalterit culturale , tradizionalmente separato dalla casa - ci che autorizza e legittima la successiva opera di scrittura -il lavoro sul campo una sorta di residenza che legittima la produzione di coscienza tramite la familiarit che etnografo stabilisce con i modi di vivere di un gruppo di persone - separato dalla casa, tra campo e casa vi una distanza spaziale cio tra il luogo di esperienza e il luogo di scrittura e racconta dei dati. La scrittura a sua volta si diversifica:da una parte le note di campo ci una rozza documentazione, delle osservazioni, appunti e dallaltra la monografia ben scritta, coerente - e resta una modalit di fare ricerca indispensabile per acquisire un certo tipo di conoscenze, dettagliate, di specifici luoghi, di persone, di storie socialmente e economicamente marginali, periferiche, senza voce in capitolo -non pu pi essere un feticcio o un mito in quanto oggi non pi un criterio valido. alcuni campi sono pi puri di altri, se fosse cos allora emergerebbe la costruzione di una vera e propria gerarchia dellalterit che la causa della tendenza delletnografia di costruzione delle alterit radicali

Principio di intenzionalit in antropologia -Conoscersi senza riconoscersi, sono conflitti di intenzioni . Lintenzionalit uno dei principali ingredienti di quella situazione che la ricerca sul campo fondata su un rapporto per molti versi di scambio fra un rappresentante della cultura occidentale, lantropologo e uno o pi membri della cultura locale, linformatore o gli informatori. Lanomalia della ricerca sul campo come pratica scientifica consiste nel fatto che le condizioni che la rendono plausibile, sono state avvertite come ostacoli . lideale antropologico prevede un essere presenti e partecipanti, un distacco controllato e professionale , una metodologia e una redazione dei risultati, ma questo porta allo scontro tra prassi oggettiva e interazioni soggettive = paradosso dellosservazione partecipante.Lantropologo in quanto in cerca di alterit predisposto a relativizzare i propri costumi per comprendere quelli dellaltro, rischia cos di non sentirsi pi appartenente a nessuno dei 2 mondi. LEVI STRAUSS parla di disancoramento cronico lantropologo non si sente pi a casa in nessun luogo. AUGEusa la formula conoscere senza conoscersi per definire una sorta di principio al quale lantropologo deve riferirsi per scansare i rischi delloggettivismo. utile in oltre per mettere a fuoco molti degli aspetti della nozione di intenzionalit la quale evoca appunto strategie e livelli conoscitivi le une di negoziazione etnografica e gli altri di articolazione del sapere antropologico. Il processo di costruzione del sapere antropologico infatti produce conoscenza, ma, in quanto si propone un tipo speciale di conoscenza, in particolare di accrescere la nostra conoscenza dellaltro, implica anche una ricaduta pi o meno forte in termini di riconoscimento. Questo perch nelloperare un confronto, con lalterit e nel trasformarla in differenza, lantropologo

non pu fare a meno di riconoscersi come tale e di ottenere questo riconoscimento anche da altri, pena la perdita dellintenzionalit conoscitiva e dellautorit alla base della sua impresa. -pensiero teorico e pensiero indigeno. LEVI STRAUSS nel suo libro Il crudo e il cotto dice : se il fine ultimo dellantropologia quello di contribuire ad una migliore conoscenza del pensiero oggettivo e di tutti i suoi meccanismi: dialettica riconoscimento/conoscenza Lanalisi penetra nelloggetto stesso o loggetto stesso penetra nellanalisi, il pensiero teorico prende forma sul pensiero indigeno o il pensiero indigeno prende forma sul pensiero teorico; concezioni opposte dello studio della cultura, pur tuttavia presenti alla fatidica confluenza fra antropologi e nativi. -desideri di conoscenza: dalla teoria alla pratica. Es dialogo: da un lato troviamo il riconoscimento dallaltro lespressione del desiderio di conoscenza dellantropologo. L antropologo non rinuncia affatto al suo universo di riconoscimento, anzi, piuttosto sicuro di se, e del suo ruolo, garantisce la riuscita finale dellimpresa antropologica proprio attraverso il soddisfacimento del suo desiderio di conoscenza, nonostante i nativi. Lintenzionalit conoscitiva dellantropologo, non ammette cedimenti e deve superando ogni difficolt (di linguaggio, di visione del mondo) far si che a cedere siano piuttosto i nativi. -osservare partecipando

L'osservazione partecipante in antropologia Che cos losservazione partecipante? Si tratta di un principio che si fa risalire a Malinowski nel 1900 e ai suoi studi su isole lontane. Losservatore partecipante, attraverso una pratica di ricerca intensiva, giunge ad entrare in stretto rapporto con i nativi, a capirne il punto di vista. Una prima questione di una notevole complessit quella di come separare il punto di vista dellantropologo da quello degli indigeni, quando il processo di incontro fra antropologo e nativi cessa di essere basato su uno scambio tra losservatore soggetto e loggetto osservato per divenire uninterazione multiforme e molteplice fra soggetti. Il principio dellosservazione partecipante, nel suo ruolo di perno attorno al quale di fatto ruota lintero processo di costruzione del sapere antropologico, pone molti problemi. Ci si trova di fronte a una situazione che potenzialmente contraddittoria. Da un lato infatti, si vuole che lantropologo partecipi alla vita del villaggio acquisti anche un sentire il pi vicino possibile a quello degli indigeni, dallaltro, gli si chiede di mantenere il distacco necessario per essere in grado di annotare e valutare ci che caratterizza quella data comunit come diversa dalle altre. Letnografo si trova di fronte al cosiddetto paradosso dellosservatore partecipante. Pi egli si cala nella realt locale, e acquista un modo di fare e di interpretare la realt simile a coloro che deve studiare, pi tali comportamenti e la relativa visione del mondo, gli sembreranno naturali e quindi difficili da annotare. Una totale immedesimazione impossibile, dunque pena il venir meno di quellatteggiamento etnografico verso la cultura che imposto allantropologo appunto dalla sua professione e che lo allontana dai nativi. Si ripropone allora la questione della separazione dei punti di vista, questa volta, in termini di equilibrio. Equilibrio tra partecipante e osservatore, equilibrio fra specificit locale e categorie generali, fra pensiero indigeno e pensiero teorico, equilibrio fra riconoscimento e conoscenza, fra cultura come entit teorica e la cultura come fatto naturale. necessario ripercorrere le dimensioni entro le quali si svolge il processo di costruzione del sapere antropologico tenendo in contro che non ci sono pi osservatore e oggetto osservato

ma 2 soggetti che interagiscono ciascuno legato + o saldamente a uno specifico universo di riconoscimento ciascuno animato nellinterazione da un intenzionalit complessa. -Esercizi di stile. Il tema della distanza fra antropologo e nativi strettamente connesso al tema dellautorit delletnografo proprio perch meglio lantropologo riuscir nelloperazione di colmare mesta distanza maggiore sar la sua autorit. - Dimmi come vedi il mondo affinch io possa scriverlo. Visione del mondo: ci consente di impostare la questione dell incontro tra antropologo e informatore nei termini di rispettiva intenzionalit nei confronti del mondo, in termini piuttosto generali, vale a dire ridurre la questione non solo a uninterazione tra visioni del mondo ma un interazione tra obbiettivi e intenzionalit nellambito di differenti universi di riconoscimento in relazione a visioni del mondo tra cui esistono differenze individuali. La difficolt maggiore appare proprio nella ricerca di un nuovo equilibrio tra antropologo e nativo ci potrebbe essere riformulato in termini di rapporto fra prassi antropologica e scientifica, dare legittimit formale alla prima conformandola ai processi della seconda significa perdere tutti gli elementi che ne costituiscono il senso. Daltra parte per lantropologo lasciare sostegni epistemologici e scivolare sul terreno cognitivo linguistico del nativo equivale a rinunciare al proprio universo di riconoscimento , perdere la propria identit e smettere di essere antropologo. Fino a che punto lantropologia possa estendere il suo linguaggio specifico per rappresentare adeguatamente i concetti che i nativi hanno sviluppato e che esprimono il particolare rapporto fra intenzionalit, conoscenza, e visione del mondo. Probabilmente lantropologia pu riflettere la visione del mondo delle persone che studia. Ha un senso allora affermare che la ricerca antropologica deve procedere secondo un progetto teorico e conoscitivo, il quale deve a sua volta essere identificabile attraverso unimpalcatura epistemologica fatta di teorie, concetti, nozioni, ipotesi e dati, e di un vocabolario sulla base dei quali sia possibile confrontare e porre in relazione esperienze ed intenzionalit etnografiche ed esistenziali differenti. Lantropologia deve essere considerata un sapere attraverso cui sia possibile percepire una visione del mondo che consenta di percepire tutti i possibili mondi culturali, di conoscere appunto, senza riconoscersi

Definizione antropologica di interazione Come cogliere e rappresentare ci che le persone fanno quando interagiscono? Lordine delle interazioni infatti il primo piano delle societ, nel senso che gli attori sociali attraverso linterazione fra loro, producono cultura, sulla base di pratiche particolari per la costruzione dei se e per la negoziazione di specifici interessi. Qualsiasi interazione si articola entro i 2 poli della consapevolezza individuale e della struttura sociale. Pensiamo alle urla, ai colori, alle contrattazioni a voce alta, agli odori ed al contatto ravvicinato fra le persone schiacciate nei pressi dei banchi del mercato, pensiamo allesperienza condivisa durante un concerto, costruita attraverso interazioni acustiche e visive ma anche somatiche, pensiamo a unanimata discussione tra persone. Tutti questi sono casi di interazione. La dimensione primaria dellesistenza umana infatti la storicit, un interazione con gli altri. Cogliere questa dimensione richiede unattenzione specifica.

Portare in primo piano lordine dellinterazione, significa esplicitare uno stretto legame fra linterazione e la comunicazione, intesa come modalit di realizzare linterconnessione fra esseri umani e non umani;linterazione in questultima prospettiva e alla luce della nozione di attivit , un rapporto tra attivit e strumenti. Vale segnalare a questo proposito, che , gli strumenti intelligenti, per esempio i computer sembra influenzino in modo differente dagli altri strumenti, la struttura e la sequenza delle interazioni. Le emozioni sono come una risorsa , organica e culturale, ad un tempo, attraverso la quale gli uomini possono entrare in uno spazio di interazione, in una dimensione + ampia, in quella dimensione di oggettivit intersoggettiva che dovrebbe essere al centro degli interessi degli etnografi. Anche le parole lo sono: attraverso la lingua possiamo entrare in spazi di interazione sempre pi estesi, in cui ogni scelta influisce su ci che pu accadere dopo. Le emozioni che proviamo e che trasmettiamo, la lingua o le lingue che parliamo e che capiamo, il colore della nostra pelle, i gesti che riproduciamo, il nostro modo di camminare, sono, come moltissime altre, risorse del nostro corpo utili per interagire, cio comunicare e interconnettersi. Linterazione emerge come presupposto e come prodotto dellagire umano, per dirla in modo chiaro ognuno di noi decifra gli altri con cui interagisce. Ci che gli uomini fanno durante la loro vita include linterazione, ma le fonti dellinterazione non vanno cercate in sistemi di strutture interne. Il significato dellinteragire chiama in causa questioni di epistemologia culturale, identit culturale ecc. Malinowski afferm che letnografo doveva capire il punto di vista del nativo, imparare a pensare sentire e spesso comportarsi come loro . Si passati da un etnografia che aveva al centro lidea dellosservazione derivata da un modello scientifico a un etnografia che vede al centro lidea della riflessione delletnografo sulla partecipazione ai processi di interazione e di negoziazione dei significati

L'interazione per Stoller STOLLER afferma che lo stesso corpo delletnografo uno strumento di conoscenza e di comprensione etnografica, che deve essere resa esplicita attraverso linterazione e la riflessione consapevole. Un es. la ricerca di Tamisami sulla danza aborigena gli esecutori che trasformano azioni in forme visibili dette impronte, le persone non danzano solo ma trasmettono nozioni morali, valori sociali. Le modalit dellinterazione etnografica, sono diventate inoltre pi sofisticate, specie grazie alla tecnologia, al punto che ci possiamo impegnare in un continuo aggiornamento delle tecniche di documentazione. Lanalisi del flusso del parlato, per esempio, pu avvalersi oramai, di tecnologie in grado di frammentare il continuo degli eventi, senza limiti . Al di l dei mezzi linguistici con cui si svolge, ogni interazione ha sempre un profondo significato politico. Ci che lattore sociale fa in uninterazione, va inteso nellambito di un contesto ideologico nei modi in cui i parlanti reagiscono simbolicamente, in cui interpretano la loro posizione storica e la loro identit entro un mondo strutturato gerarchicamente