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Giancarlo De Carlo

Ca’ Romanino
una casa di
a Urbino

Ca’ Romanino una casa di Giancarlo De Carlo a Urbino


Ca’ Romanino
una casa di Giancarlo De Carlo
a Urbino

associazione culturale Ca’ Romanino

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un’architettura comprensibile per la mente e per i sensi

Giancarlo De Carlo al tavolo del soggiorno di Ca’ Romanino.

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Sommario

11 All’origine una vigna


Sonia Morra

47 Fuoco aria terra acqua


Tiziana Fuligna

63 I sensi di Ca’ Romanino


Alice Devecchi

93 Costruire luoghi
Laura Piccioni

103 Ca’ Romanino nei documenti d’archivio. Appunti


Francesco Samassa

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Ringraziamo L’ Associazione Ca’ Romanino ha preso il nome dalla Ca’ Romanino ha compiuto da poco quarant’anni.
casa di Giancarlo De Carlo e l’ha scelta come sede. Le dedichiamo il libro non solo per portare questa
Gianni Volpe per aver avuto un importante ruolo
nell’ideazione e per il contributo dato nella prima fase architettura di De Carlo a conoscenza di un più
della progettazione. È nata nel 2002 per iniziativa di un piccolo gruppo, ampio pubblico, ma anche per proporla all’attenzio-
cresciuto poi nel tempo, di persone di diversa età e ne di persone ed enti che hanno a cuore la salva-
Giorgio Donini per avere, fin dall’inizio, abbracciato provenienza legate da un comune sentire: tutte affa- guardia del territorio e delle sue peculiarità.
con entusiasmo il progetto dell’Associazione ed essersi scinate da quell’unicum architettonico-urbanistico- L’Associazione si propone di offrire l’uso di questo
adoperato per farci superare gli ostacoli incontrati
nella sua realizzazione. territoriale che la città di Urbino, già ricca di arte e luogo per svolgervi attività culturali (incontri, labo-
di storia, era diventata grazie agli interventi sapienti ratori, esposizioni), in modo che, oltre a conferirle
Massimo Guidi, appassionato conoscitore delle realtà di Giancarlo De Carlo sul mirabile tessuto della Città un appropriato ruolo di grande rilevanza culturale,
ambientali del nostro territorio e amico da sempre antica. a questa architettura eccezionale siano garantiti i
di Ca’ Romanino, per aver contribuito con interventi Persone che ora vorrebbero si portasse a compi- mezzi per provvedere autonomamente alla propria
e consigli alla conservazione della casa e del luogo.
mento l’ultimo suo progetto, l’Osservatorio, una conservazione.
Tutti i soci e gli amici (non li citiamo perché sono tanti) importante risorsa per la Città. Lo spazio prestigioso
che, nel modo a ognuno più congeniale, con il loro delle antiche stalle del Duca (la Data), con le mol-
contributo di idee e di azioni hanno reso possibile teplici funzioni culturali che è chiamato a svolgere,
questa pubblicazione. Un ringraziamento particolare diventerebbe un prezioso centro di servizi per i
a Maria Rosa Saurin per il determinante
sostegno finanziario. cittadini, gli studiosi e i visitatori di ogni parte del
mondo.

L’Associazione ringrazia l’Archivio Progetti


dello IUAV per averci messo a disposizione
le foto di Ca’ Romanino del Fondo Casali,
e Angela Mioni per il ruolo di intermediaria
che ha gentilmente svolto.

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All’origine una vigna di Sonia Morra

Il sindaco Mascioli e il filosofo Sichirollo per il comune mento un anno che i grappoli fitti e rigogliosi, per piazzato i vuoti con nuove piantine; Remo, che gli è
impegno nel governo della città si vedevano spesso un mancato trattamento, si sono improvvisamente succeduto, ha escogitato tutti i modi per difenderla
e fu Egidio Mascioli che, venuto a conoscenza della avvizziti. da caprioli e uccelli e va già orgoglioso del suo vino,
nostra propensione per il buon vino, consigliò a Livio Quando da pensionata sono venuta più spesso a sempre più simile a quello di una volta.
di acquistare il podere di un contadino intenzionato Ca’ Romanino e l’amico Astor, impegnandosi di Ora la vigna si distende mollemente in filari ordinati
a lasciarlo per trasferirsi a Genova dai suoi nipoti: buon grado in un compito per lui nuovo, è riuscito lungo il pendio fino a lambire il lato più in vista della
non c’era in tutta la zona vino migliore di quello che a ottenere risultati sempre più apprezzabili (ricordo, casa, fiera dei suoi sostegni di legno continuamente
Beppe Girelli sapeva ricavare dalla sua vigna… un anno, il color rubino del vino e noi tutti al lavoro a rinnovati, e della presenza di un gelso e di qualche
Noi non avremmo potuto se un amico non avesse riempire le bottiglie e ad applicare l’etichetta inven- albero da frutto.
contribuito mettendo metà della somma necessaria, tata dai miei amici creativi!), la vigna ha ricominciato Quando l’uva comincia a maturare e si presenta nel
e naturalmente non ci ha neppure sfiorato il pensie- ad essere protagonista. pieno del suo rigoglio, riesce persino a far distogliere
ro di costruirci una casa. Abbiamo anche cominciato, io e un mio ex allievo lo sguardo da quei pali della luce e del telefono che
Neppure potevamo immaginare che la vigna sareb- di Milano che ha avuto gran parte nella fondazio- sembra siano stati messi lì apposta per farle uno
be diventata così importante nel futuro. ne dell’Associazione, a indagare sulla qualità dei sgarbo.
vitigni che davano un così buon vino e con l’aiuto
Allora era molto più estesa di oggi, avvolgeva il pen- dell’amica contadina Diva abbiamo potuto fare un
dio della collina fino in pieno nord e tra i filari era censimento. Abbiamo rintracciato il loro nome su un (1)
“el scruculin”
coltivato il grano. Beppe Girelli, senza figli da sfama- libro di civiltà contadina che ne descrive le caratte- fitto e trasparente come una polpa di melograna
re, si accontentava dello scarso raccolto; animato ristiche e Carlo ha applicato i cartellini su ogni pian- “el sgranarèll”
da vera passione, dedicava alla vigna tutte le cure ta. È stato un lavoro per entrambi appassionante. profumato da non credere nei suoi acini minuti
necessarie e nell’ampia cantina, coi suoi attrezzi Ora spero che qualcun altro (il mio giovane amico “la malvagia”
rudimentali, faceva un vino davvero speciale. è andato a lavorare all’estero) mi aiuti a salvare, carnosa e vellutata
insieme a Ca’ Romanino, anche questi vitigni di cui “el famo’s”
Dopo la costruzione della casa, e la partenza dei altrove non c’è quasi più traccia (1). dolce più del miele
Girelli per Genova, il desiderio della sua sopravvi- “el tintorièll”
venza mi ha fatto vincere tutti gli ostacoli che si sono Per Ca’ Romanino la vigna è importante non solo dai chicchi insipidi ma ricchi di tannino:
presentati nel corso del tempo. Difficile trovare chi per il vino, dal sapore diverso nelle varie annate, da Dino Tiberi, Il Sillabario di Badò,
potesse dedicare alla vigna le cure assidue di cui che viene offerto a tutti i visitatori, ma anche, soprat- prefazione di Giancarlo De Carlo,
una vigna ha bisogno. La macchia ne ha inghiottita tutto, perché è il pezzo di paesaggio che le ampie Tipo-litografia Grafica Valdese, Sant’Angelo in Vado
gran parte, a cominciare da quella esposta a nord, e vetrate inquadrano esaltandone la presenza in tutte 1991, p. 25.
la parte che è stato possibile continuare a coltivare le stagioni.
ha conosciuto momenti alterni, di salute e malattia, Da qualche anno è oggetto di particolari cure:
a seconda di chi la curava. Ricordo il nostro avvili- Adriano, ex operaio tornato alla campagna, ha rim-

Prima della costruzione della casa: foto del 1964. A sinistra sono visibili le due entrate della cantina.
Sullo sfondo si stagliano il campanile dell’antica Pieve A destra, di fronte alla cantina, sorgeva la casa colonica.
di San Cassiano e un maestoso pino che abbiamo
visto morire poco per volta abbattuto dai fulmini.

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La vecchia casa contadina sul colle di Romanino: La collina di Romanino oggi.
foto del 1964.
Sia Ca’ Romanino che la villa a mezza
costa paiono affondare nella folta
vegetazione: lo spazio occupato dalla
vigna s’intravede appena.

Un folto verde la sovrasta, ma lungo il pendio la De Carlo e il paesaggio urbinate


terra appare coltivata da tutti i lati. Predomina “...È sorprendente… la corrispondenza – non
il vigneto che si estende fin sul versante nord, solo di qualità ma anche in termini di disegno –
come si può vedere nella foto in basso, scattata tra i tessuti del paesaggio naturale e quelli degli
nello stesso anno dalla Pieve di San Cassiano. insediamenti umani: tra Urbino, le Frazioni e il
A mezza costa, una casa colonica più volte territorio di cui fanno parte.
ristrutturata, oggi villa signorile. Questa corrispondenza, di natura complessa
e di qualità particolarmente alta, è… la vera
ricchezza di Urbino, ed è dal riconoscerla che
si è indotti a pianificare e progettare il futuro del
Ca’ Romanino e la Pieve di San Cassiano territorio partendo dal paesaggio…”.
Gli edifici di Giancarlo De Carlo dialogano sempre “...Cominciando a conoscere ci si accorge,
con il paesaggio circostante, naturale o costrui- quasi a prima vista, di come il paesaggio di
to che sia. Spesso le sue architetture sono Urbino sia ricco di eventi, variazioni, sottigliezze,
anche collegate tra loro visivamente: dal Colle, che si incrociano e si stratificano per genera-
per esempio, è possibile vedere l’Istituto d’Arte re una molteplicità di situazioni che sono già
e la Facoltà di Economia. memorabili o possono diventarlo…”.
Anche Ca’ Romanino ha la sua architettura di (dal Documento programmatico del Piano del
riferimento, la sua corrispondenza privilegiata: è ’94).
l’antica Pieve di San Cassiano, di cui De Carlo,
al tempo dei lavori di restauro (primi anni ’80), A quel “circuito di aree di alta qualità ambien-
ha studiato un progetto di recupero come cen- tale e paesistica”, identificate nel territorio urbi-
tro culturale, poi mai realizzato. nate, “ancora integre e capaci di rappresentare
l’unicità del luogo” (dal Piano sottoposte al regime
di Parco), risultano appartenere anche le “pen-
dici boscose di Cavallino e Romanino”.

La vigna assediata dalla macchia


che ricopre la collina di San Cassiano.

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La vigna dalle vetrate del soggiorno. La vigna dalla finestra di una stanzetta.

Attraverso le vetrate del soggiorno


e delle stanzette degli ospiti i colori
della vigna scandiscono il passare
delle stagioni.

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Fuoco aria terra acqua di Tiziana Fuligna

A Ca’ Romanino ci si arriva in due modi. Il primo: tura dell’edificio verso l’ospite, una possibilità, uno Ahmedabad, in India, costruita dal genio svizzero negli
lasciandosi alle spalle Urbino e procedendo per squarcio più diretto a chi voglia sbirciare, curiosare anni ’50. Là il susseguirsi dei vuoti e dei pieni defini-
Cavallino, fra i tornanti sempre più ampi che attraver- dentro. Fasce di vetro inserite nelle pareti alimentano sce le verande che si concludono nelle campate delle
sano il paesaggio collinare; dopo l’ennesima curva si ancora di più l’interesse, uno stimolo a ficcare il naso. stanze; il movimento è dall’esterno verso l’interno. Qui
scorge oltre la vallata l’abitazione lontana, un incastro Il cielo, le colline, le fronde degli alberi si confondono il soggiorno con le sue grandi aperture proietta invece
di cubi dai quali spicca una rossa canna fumaria a nel vetro con le ombre appena abbozzate dell’interno. il nostro sguardo verso il vigneto e le colline; il movi-
vista che traccia i contorni della casa e si conclude nel Bisognerebbe attaccarsi a quel vetro tanto da appan- mento è dall’interno verso l’esterno.
comignolo. narlo col fiato per capire che cosa c’è dietro. Di cemento e mattoni indiani quella, di calcestruzzo e
Oppure ci si arriva dal lato opposto, deviando per la Meglio procedere, sebbene ancora l’ingresso principa- mattoni locali questa; Le Corbusier riveste i pavimenti
città ducale dalla valle del Foglia. Si sale per questa le non si veda. Va cercato. Si segue il perimetro, ad un con una tipica pietra nera del luogo; Giancarlo De
strada, incontrando quasi subito il ponte della ferrovia certo punto appare un alto muro di pietra, il sostegno Carlo con il cotto delle case urbinati; le lampade bian-
mai finito che pure ancora oggi, a quasi un secolo di di un terrapieno sembrerebbe, al termine un imbocco, che sono fissate alle pareti, i tetti giardino sono prati-
distanza, proietta la propria utopia verso i lidi vene- un corridoio in calcestruzzo, quasi l’accesso all’antro cabili, i percorsi in cemento scendono in entrambe le
ziani*; e poi le miniere di zolfo, un piccolo cimitero, il di una moderna sibilla cumana; ci si inoltra per questo case verso il basso: nell’una per accedere alla piscina,
borgo intatto di Schieti, qualche casa contadina super- passaggio buio che vira ad angolo retto; superato l’an- nell’altra per tornare al piano dell’entrata, ma dietro la
stite ci introducono in questo territorio per certi aspetti golo la camminata si apre a sinistra, fiancheggiando la casa, nell’area aperta della collina.
ancora impervio, ma straordinariamente affascinante. collina profumata di erbe aromatiche (suggerimento Entrambe le case sono esposte al vento, lento ma
Qui sorge Ca’ Romanino, la casa che Giancarlo De dell’amico Antonio Cederna). Ecco un secondo segno senza sosta nell’una, improvviso e rapido nell’altra.
Carlo costruì negli anni ’60 per i coniugi Sichirollo. che ci aiuta a capire l’anima della casa: il cammina- Entrambi gli architetti devono trovare la soluzione per
Appare dalla strada sterrata all’ultima curva in alto mento si ricava il proprio spazio dentro il grembo del dargli spazio; le verande e le campate lecorbusiane
con le sue linee essenziali. L’enorme vetrata che fa colle. hanno la funzione di farlo entrare dolcemente nelle
da parete al soggiorno ci immette, a noi che arriviamo Di fronte l’ingresso: una porta modesta, a destra stanze. Giancarlo De Carlo invece orienta la casa dalla
dal basso, immediatamente dentro il cuore della casa. un’altra porta della stessa foggia. Sarà qui, viene da parte opposta, liberando l’area più esposta dove era
Quel camino che avevamo intuito da lontano ora è lì pensare. la vecchia abitazione e incuneando parte della nuova
ad aspettarci. Apriamo: ci appare il camino rosso nel livello sottostan- dentro la collina stessa. La tramontana passa al fianco
È il primo segno di ospitalità che l’abitazione mostra te, un cilindro metallico intorno al quale ruota l’intera nord per scivolare a sud, il libeccio e lo scirocco al
a tutti, senza reticenze, anzi con estrema apertura. sequenza spaziale. Ora la prima cosa che si ha in fianco sud per scivolare a est.
L’ingresso non è così facile da trovare, prima di arri- mente è quella di scendere, mettersi davanti al fuoco
varci, infatti, ci si imbatte in una sorta di balcone in e aspettare. Aspettare cosa? Aspettare che la natura si * La linea era stata progettata durante il ventennio fascista per
calcestruzzo che si libera nel prato e che è una prima mostri, forse, aspettare che il tramonto colori di rosso creare una via di comunicazione che da Rimini permettesse di
entrata: una porta scorrevole blu enorme che, se aper- la vigna, aspettare che il paesaggio ci avvinghi dentro raggiungere Fabriano, passando per Urbino. Se la linea fosse
ta, ci introduce in un ambiente circolare, una piccola questo ventre orfico. stata completata, si sarebbe realizzato un collegamento ferro-
tholos, con all’interno un tavolo tondo girevole; uno La casa ha un non so che di lecorbusiano, soprattut- viario che, attraversando gli Appennini, avrebbe unito Venezia
spazio questo che funge da angolo lavoro o da piccola to nella luce e nello spazio scandito dalle aperture. a Roma.
sala da pranzo, a seconda delle necessità. Tuttavia In effetti la facciata principale ha alla base lo stesso
questo non è l’ingresso ufficiale, è una seconda aper- principio che anima quella della villa Sarabhai ad

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Ca’ Romanino, prospetto ovest. Le Corbusier, villa Sarabhai ad Ahmedabad, Ca’ Romanino, soggiorno. Le Corbusier, villa Sarabhai ad Ahmedabad,
India. India.

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I sensi di Ca’ Romanino di Alice Devecchi

Avvicinarsi a Ca’ Romanino con gli strumenti giusti diventa più importante di qualsiasi ragione funzio- traccia, e Ca’ Romanino ricambia lasciando una
non è cosa semplice. La si può studiare dal punto nale o liberamente creativa, tanto più quando ven- traccia di sé nei visitatori.
di vista architettonico per poterla inserire corretta- gono tenute in considerazione nella progettazione In ogni caso ho scelto di restituire un’immagine di
mente nell’opera di Giancarlo De Carlo – cosa che le esigenze individuali del committente. Quando la Ca’ Romanino il più aderente possibile alle tracce
auguro per il prossimo futuro, dal momento che non casa è progettata con lo scambio di opinioni e idee che essa lascia dentro di me ogni volta che la ritro-
è mai stata fatta – e nella storia dell’architettura. tra architetto (in veste di tecnico) e committente (il vo là sulla collina, ad aspettare qualcuno pronto ad
Ma c’è un modo di avvicinarla più diretto e imme- destinatario finale), il risultato non può che essere immergersi nei suoi spazi, e a conoscerla prima di
diato, che forse dovrebbe precedere un qualsiasi un incontro di soluzioni costruttive razionali e di tutto per i numerosi messaggi che trasmette ai miei
studio scientifico: viverla. risposte coerenti all’esigenza di vivere uno spazio sensi.
L’architettura è una distribuzione di spazi, significa- nel modo più personale possibile, comprendendo,
tiva dal punto di vista funzionale ed espressivo ad queste risposte, anche l’aspetto più essenzialmente
un tempo, che trova una ragion d’essere quando estetico.
questi spazi sono percorsi e vissuti prima ancora A Ca’ Romanino c’è tanto di tutti quelli che l’hanno
che studiati e analizzati. Se questa affermazione è vissuta, amata, progettata insieme all’architetto; c’è
valida per qualsiasi opera architettonica è ancor più tanto di De Carlo stesso che si è ritagliato all’interno
valida quando riguarda l’abitazione privata, come in della casa un appartamentino per sé e la sua fami-
questo caso. Perché l’esigenza di abitare lo spazio glia. Ma anche chi la visita lascia quasi sempre una

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La vista

Arrivare a Ca’ Romanino è già un’esperienza visiva rosso del camino, segno forte che irradia luce e
interessante e coinvolgente. La casa è là che fa calore per tutto il primo livello della casa.
capolino dalla sommità di una collina con la discre- Si mette in moto la memoria: rosso per le parti in
zione e la sobrietà di chi è sicuro di sé, e segna ferro, blu intenso per le tende, bianco per i serra-
il paesaggio con il suo comignolo rosso brillante, menti e il dominante grigio neutro del cemento che
che gareggia in altezza con gli alberi circostanti, si incontra con l’inconfondibile colore del mattone.
creando un piacevole senso di equilibrio tra natura I colori di De Carlo a Urbino.
e costruito. Una cascata di luce nei giorni di sole inonda il
A distanza di qualche curva, sullo stradone, si cerca soggiorno, dalle finestre a tutta altezza, senza tende
un riferimento per riconoscere la stradina sterrata né schermi. La luce irrompe prepotente e disegna i
che conduce alla casa. La strada, nel bosco, crea contorni, segna le ombre, movimenta le superfici.
l’attesa di ritrovare le forme che si scorgevano da Non solo la luce ma anche il cielo entra dentro le
lontano. stanze di Ca’ Romanino. Nelle camere da letto del
Compare una prima casa; ma bisogna proseguire piano di sotto, imbuti lucernari si aprono proprio
oltre, fino alla vigna, che fa gli onori di casa tenden- sopra i letti, in corrispondenza della testa. Si ribalta
do i suoi filari verso i visitatori in arrivo. il modo più consueto del guardar fuori, seduti o
Lo stupore di vedere aprirsi una radura tra le piante in piedi davanti ad una finestra. Sdraiati sul letto,
fitte si accompagna a quello di vedere infine davanti ribaltata di 90° la scatola stanza, le nuvole e il cielo
a sé quel parallelepipedo di mattoni, cemento e diurno, le stelle e il cielo notturno, si sostituiscono al
vetro che sembra inghiottito dal pendio della collina. soffitto e aprono al dialogo dell’immaginazione con
E si ritrova il comignolo rosso che come un faro ci l’esterno.
aveva guidato prima nella direzione giusta. E infine ciò che si vede è la vita di questa casa,
Girando dietro la casa, essa a poco a poco scompa- che si protrae nonostante le difficoltà e i segni del
re nella collina. tempo. La vita che si legge tra le pieghe dei divani,
I volumi di questa casa sono semplici e puliti, ma la vita che ferve nella cucina, lo studio traboccante
racchiudono al loro interno una varietà sorprenden- di idee e di proposte per questa gemma che sorge
te di percorsi, di forme, di soluzioni spaziali. nella collina.
Entrando la vista è attirata di nuovo dal corpo

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L’olfatto

Ca’ Romanino è un luogo dove gli odori della natu-


ra e quelli della vita dell’uomo si possono sentire
parimenti.
C’è l’odore dell’erba e del bosco che accompagna
la vita che si svolge all’esterno, quando ci si gode il
sole o la frescura degli alberi in una cristallina gior-
nata primaverile; oppure l’odore della pioggia che
qui ho sentito per la prima volta qualche tempo fa.
Forte e intenso è l’odore dell’origano che cresce
spontaneamente intorno all’abitato, misto a quello
del rosmarino e della lavanda.
Dentro invece si sente l’odore della cenere nel
camino, l’odore della pelle dei divani, la varietà degli
odori dei piatti che Sonia prepara per accogliere i
suoi ospiti accompagnati dall’inconfondibile sentore
dei vini della vigna.
Gli odori si possono anche immaginare: io immagino
odore di caffè e fumo di sigaretta, che si arrotola
nell’aria intorno al tavolo dove con fervore e fatica si
incrociano opinioni e punti di vista.

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L’udito Il tatto

I rumori sono la misura della vita di un luogo. Difficile immaginarsi invece la stimolazione infinita
Il silenzio è un privilegio altrettanto prezioso. delle sensazioni tattili a Ca’ Romanino senza toccare
A Ca’ Romanino rumori, meglio suoni, e silenzio si le superfici diverse dei materiali usati da De Carlo
amalgamano in un sottofondo che è accompagna- nella sua architettura e apprezzarne calore o fred-
mento per ogni visita. Il vento fa frusciare le foglie e dezza, morbidezza o rigidità, ruvidità o liscezza.
l’erba; quando è forte soffia nei tubi rossi del cami- A cominciare dall’esterno, le dita della mano vedono
no e li fa risuonare paurosamente. Tutta la natura il cemento armato freddo, duro, con le sue imperla-
spiega la sua intensa gamma di suoni e rumori: tra ture determinate dalla lavorazione nelle casseformi
i movimenti guardinghi degli animali del bosco e il di legno; avvertono l’alternanza con il mattone rosso
volo leggero degli uccelli, terra e cielo orchestrano granuloso e tiepido di sole; palpano il muraglione
una placida sinfonia. che contiene il terreno su cui si sviluppa parte della
In lontananza il rumore delle macchine che passa- casa, con la sua tessitura fatta di grosse pietre tonde
no sullo stradone ricuce il contatto con la presenza e lisce.
umana. All’interno, al cemento e al mattone si aggiunge il
E poi le voci, le risate, appunto la vita di un luogo. ferro, gelido e liscio; il legno più caldo e scricchiolan-
I rumori della cucina. te, più vivo; la pelle dei divani morbida ed elastica; il
Il crepitare del fuoco. cotone ruvido delle pesanti tende blu.
Immagino: il giradischi suona Duke Ellington, si Si potrebbe sperimentare una visita a piedi nudi,
chiacchiera intorno al tavolo, inebriati dal vino della dentro e fuori dalla casa, per lasciar parlare ogni
vigna. superficie al nostro tatto, farci raccontare la storia di
I bambini si inseguono su e giù dalle scalette ripide ogni materiale e capire perché è stato scelto.
giocando a guardie e ladri.
Tic tic tic tic tic: una macchina da scrivere.

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Costruire luoghi di Laura Piccioni

Entro l’antica prospettiva del régard che pone di di vita e di residenza universitaria profondamente no soprattutto tra l’area dei tavoli per ping-pong e
fronte l’uno all’altro i profili di due personaggi ritrat- differente dalle tipologie esistenti in Italia. Al College la famosa “buca”, superficie quadrata con seduta
ti – il Duca Federico di Montefeltro e Battista Sforza si approdava – soprattutto noi ragazze – con l’entu- rialzata sul cui perimetro sedere per incrociare com-
per mano di Piero della Francesca, ma anche siasmo di una conquista di libertà personale e l’aspi- menti e astruserie, echi di scoperte politico-culturali
Gilgamesh e Urvasi in un paesaggio rinascimentale razione a uno stile di vita collettivo nuovo. Smorzate e di conquiste sentimentali.
trasfigurato da Gino De Dominicis –, Ca’ Romanino e accantonate non certo rapidamente le polemiche Le grandi finestre delle camere aperte sul campo di
costruita sul Colle di Romanino ci può rinviare precedenti sulla scandalosa promiscuità e sul lusso trifoglio e sugli arbusti avevano nel livello più esterno
al Collegio universitario sul Colle dei Cappuccini, di atipici monolocali in dispendio di spazio interno la soglia vicina alla terra e ai ciuffi di malva e dente
entrambi progetti coevi di Giancarlo De Carlo a ed esterno, vivevamo con agio e curiosità una strut- di leone, e tutte in ogni caso consentivano di sedersi
Urbino. tura fatta di passaggi continui da spazi privati a spazi su una improvvisata panca di cemento bordata di
Quando per la prima volta, circa dieci anni fa, son comuni, da una fruizione individuale dei locali a una legno per variare un momento di studio o estendere
salita sul colle di Ca’ Romanino e ho varcato la collettiva. Il primo impatto era giocoso, nel continuo una convivialità serale. La vista si sperdeva oltre
soglia della casa con la porta color blu di Prussia scendere, salire, svoltare e inseguire la numerazio- l’orlo del bosco e i recessi dimenticati dal lavoro
e cornice bianca, ho provato la sensazione imme- ne delle camere fino al limitare della campagna con agricolo, tra gli spazi delle coltivazioni e le alture a
diata e forte della mia esperienza di studentessa l’erba a qualche spanna dalla grande finestra. Poi ci contorno del massiccio del Monte Catria e del Monte
abitante del Collegio nei primi mesi del 1970. Si si calava nel sistema non più labirintico delle sca- Nerone con le sue antenne televisive. La luminosità
diceva “College”, a cominciare da Camilla Cederna lette e degli spazi che prendevano senso dal nostro riflessa dalle pareti a intonaco bianco sbreffato si
nel 1964 sulle pagine del «Corriere della sera», e stesso variato percorrerli per usi mai interamente armonizzava con il colore caldo degli sgabelli in
ancora per molto tempo dopo, proprio per marcare prefissati. Riguardo gli ambienti progettati per le legno di Alvar Aalto e il blu di Prussia del pavimento
con quell’anglismo la consapevolezza di un sistema attività comuni, le preferenze personali si spartiva- e delle due porte contigue.

Collegio del Colle.


Sullo sfondo Sasso Simone e Monte Carpegna.

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Ospite, dunque, di Sonia Morra a Ca’ Romanino, tribuendo alla nascita dell’ISIA anche insieme a De In questo paesaggio tutto appare
rivivevo lo stupore e l’attrazione per una combina- Carlo) del volume sul Piano Regolatore Generale calcolato per un equilibrio di caratteri
zione di spazi abitati e arredi disegnati per una frui- (1964) di Urbino, la sua storia e il piano della sua
evoluzione urbanistica, vi ho trovato la centralità di
e di immagini che non ammette
zione, questa volta, da parte di persone “normali”.
Medesimo il senso di accompagnamento e di acco- un punto nevralgico dell’intervento architettonico- inserimenti eterogenei.
glienza impresso al cammino di cemento all’ombra urbanistico: la correlazione stretta tra la struttura
dei cipressi, di congiunzione con la stradicciola di e la forma storica della città e i caratteri genetici e (Giancarlo De Carlo)
ghiaia e le pendenze del terreno ricoperte di erba compositivi del circostante paesaggio “di natura”,
e fiori selvatici. E così pure il gioco invitante delle la cui accentuata corrosione richiedeva interven-
scale e dei percorsi di accesso alle camere, fin sul ti di salvaguardia e riequilibrio. La difesa di questo
tetto colorato da ginestre e cespugli aromatici. paesaggio per De Carlo derivava dal riconoscimen-
Poi, in tempi non molto lontani, ho iniziato a to del suo essere “riserva di valori formali”, “trama
interessarmi in un’ottica antropologico-filosofica a di tipi organizzativi e cadenze calcolate del lavo-
una fenomenologia del paesaggio come elemento ro di infinite generazioni”, esito di una costruzione
formale del sistema natura-cultura e, insieme, agli plurale sottraibile ad “amplificazioni di tipo additi-
studi di De Carlo riguardanti lettura e progetto del vo” del tessuto urbano. Privilegiamento radicalizzato
territorio, laddove – a Urbino, appunto – l’ambiente ulteriormente nella sua posizione etica e antiforma-
dispone di una ricchezza stratificata e multiforme lista e nella sua critica dell’urbanistica dello zoning,
che richiede una inventiva conservazione e un ridefinendosi nella progettazione dei Parchi (Piano
ponderato adeguamento a mutate situazioni socio- Regolatore del 1994).
culturali.
Quando ho sfogliato le pagine (strutturate limpida-
mente da Albe Steiner, che in città ha lavorato con-

Ca’ Romanino vista dalla strada Feltresca. Il Collegio del Colle visto dalla pineta
prossima alla Fortezza Albornoz.

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Dal Colle di Romanino prospiciente la vallata del Federico Barocci ci rinvia l’immagine nei suoi dipin-
Foglia fino al Colle dei Cappuccini avamposto del ti); la struttura degli alloggi degli studenti si conforma
territorio casteldurantino, è gratificante esercizio all’andamento morfologico del colle con gli inserti di
allenare lo sguardo a svelare e articolare la com- riedite piole e scalette allusive del tessuto urbano. E
plessità compositiva e relazionale del territorio urbi- Ca’ Romanino si innesta sulla casa contadina pree-
nate, i cui valori sono presenti alla nostra esperienza sistente incorporandone la cantina e aprendosi alla
quotidiana e al contempo trasfusi nelle rappresenta- fruizione dello spazio del tetto, tra alberi e cespugli.
zioni della pittura rinascimentale e nei segni scavati È principalmente la possibilità di leggere il tempo
dai Maestri incisori contemporanei. entro uno spazio – scansione presente e sedimenta-
Sia che ci lasciamo coinvolgere, novelli flâneurs ben- zione di vita trascorsa, diremmo la narratività stessa
jaminiani avvezzi “alla festa in maschera dello spazio” del fare e disfare – che trasforma quest’ultimo da
riordinato entro coordinate individuali e fortuite, sia contenitore astratto di esistenze e attività in un
che ci muoviamo entro mappature prefissate e fun- luogo. Fenomeno relazionale, destituito di predefinita
zionali, produciamo – da turista, studente, lavoratore essenza sostanziale, esso è ciò che vien conformato
– un’ermeneutica spaziale specifica che tuttavia non e specificato dalle differenti pratiche, combinazione
perde la trama di connessioni attrattive e il senso di mediale-funzionale e dimensione simbolica, oltre
unitarietà. Siamo portati a cogliere le qualità di que- che condizione di trasmissione di impronte mne-
sta conformazione del luogo esprimentesi in orga- siche e di immaginario individuale e collettivo. Ne
nizzazione spaziale e articolazione formale che non segue, come sottolinea De Carlo, che la modulazione
producono spaesamento, e a fare uso di dispositivi di pieni e di vuoti, di costruzioni e superfici di colti-
identificativi che rivelano un significato diretto testi- vazione, “ogni caso particolare del territorio: il centro
moniandolo così nelle modalità mutevoli della convi- storico, la città, le frazioni, le vedute, i paesaggi, la
venza. Se ci caliamo nella specificità culturale e visi- campagna, le sequenze ambientali” definiscono il
va del paesaggio urbinate che si profila dentro e oltre genius loci, l’identità dinamica e il senso, a partire
“il sipario ducale”, ne possiamo percepire la fisiono- appunto dalle relazioni costantemente variabili e
mia di “organo-comunicazione”, per usare ancora determinate tra fruitori e ambiente. In questa chora,
un’espressione di Paolo Volponi capace di rappren- impronta, matrice e luogo, l’evento architettonico è
dere e stilizzare il senso di un insieme, inclusivo di per De Carlo possibilità di convergenza di intelletto e
contrasti e di imprescindibili comunioni. sensi, di pensare e fare.
In antitesi a tendenze isomorfiche di appiattimento
e perdita di caratterizzazione propria, i paesaggi
possono essere immessi in percorsi di reidentifi-
cazione che ne tracciano la continuità nel tempo e
l’apertura a nuove ed efficaci interazioni: il Collegio
ha la foresteria che si compenetra per un lato con
l’antico convento e la chiesa dei Cappuccini (di cui
Il camminamento di cemento tra il verde a Ca’ Romanino. Uno dei camminamenti che raccorda le camere
al Collegio del Colle.

96 97
Ca’ Romanino nei documenti d’archivio. Appunti di Francesco Samassa

102 103
M
1m x 1m

6M
Tracciati regolatori geometrici

8M
Nella tavola 110/436 datata 16 marzo 1967, Altre partizioni minori regolano poi la posi-
“Casa Sichirollo-Cavallino. Piante e sezioni”, zione e la dimensione dei vari ambienti e di
disegnata in scala 1:50, è molto evidente nelle alcune particolarità significative: due ‘escre-
piante una maglia quadrata (con il passo di scenze’ sul perimetro (entrambe di 2x2 modu-
un metro), reticolo geometrico che regola la li) e, soprattutto, due ‘fuochi’ compositivi cir-
6M composizione e il dimensionamento di tutte le colari: il camino al centro della zona giorno
parti. La casa è raccolta all’interno di un qua- e la veranda circolare sull’angolo verso est.
drato di 14 moduli la cui suddivisione interna Queste particolarità si dispongono tutte lungo
però non è affatto banale: si possono distin- una direttrice spezzata che movimenta e arti-
guere due differenti quadrati (8x8 moduli e cola la composizione generale della pianta, di
8M 6x6 moduli) e due rettangoli (6x8 moduli), il cui i due fuochi circolari sono gli snodi mentre
tutto in una disposizione simmetrica rispetto le ‘escrescenze’ sul perimetro sono i termina-
a una delle due diagonali (si veda lo schema li estremi.
qui proposto). I volumi edilizi si dispongono Notevole è la posizione dell’ingresso: al centro
sui due rettangoli e sul quadrato minore (lati del dispositivo planimetrico, esattamente all’in-
>
sud-est e sud-ovest della pianta), mentre sul crocio delle diagonali del quadrato generale.
perimetro del quadrato maggiore (verso nord) Un ingresso introverso, senza alcun rapporto
si sistemano, incrociandosi specularmente col perimetro esterno dell’edificio – ed estra-
nello spazio, il percorso di ingresso e il per- neo dunque a tutti i prospetti dell’edificio.
corso aereo che si connette, direttamente dal
primo piano della casa, ai rilievi del terreno
sul retro.

104 105
La volumetria dall’esterno

Volumetricamente la casa si presenta, no arrivando dal basso, e si incastrano


all’osservatore che vi arriva dalla strada in maniera particolare, sfalsati tra loro,
d’accesso, come risolta attraverso il mon- e soprattutto instaurano un rapporto di
taggio di due semplici volumi ‘scatolari’, grande raffinatezza con i movimenti di
ruotati di 90° tra di loro. Perno di tale terra del sito. L’assonometria, redatta
rotazione appare fin da lontano la canna nello studio De Carlo nel gennaio del
fumaria rossa, che si erge al centro della 1987 (per fini editoriali), ben rappresenta
composizione. In realtà, a guardar bene questa ambivalenza (più efficacemente
poi, più da vicino, questa stereometria forse che i prospetti della tavola della
volumetrica è solo apparente: i due volu- serie dei disegni originari – del marzo
mi non sono così regolari come appaio- 1967).

106 107
L’articolazione dello spazio interno

L’apparente semplicità della volumetria zione dello spazio: ben rappresentato in


esteriore della casa trova, all’interno, la una assonometria realizzata in studio da
sua smentita definitiva: efficacemente De Carlo nel settembre del 1987 (anche
illustrato da un disegno del 30 marzo questa non disegnata in fase di progetto
1968, lo spazio è estremamente artico- ma successivamente, per fini editoriali);
lato e, a maggior enfasi, l’ingresso avvie- agli oggetti delle scale, nel loro variegato
ne in una posizione particolare da cui si modo di darsi dentro la casa – tra pedate
domina la vista sull’esterno guardando in legno, corrimani in tubolare e anco-
verso il basso, oltre le ampie vetrate a raggi alle strutture murarie – era stato
sud-ovest. Un complesso gioco di per- dedicato un bellissimo disegno della serie
corsi e di scale (tra i piani ma anche tra originaria (del marzo 1967), abaco delle
i vari livelli sfalsati dello stesso piano) fa soluzioni e dei particolari alle scale 1:10
da scheletro a questa grande articola- e 1:1.

108 109
L’introduzione della cucina e un nuovo ingresso

In fase di realizzazione il progetto viene invece ‘spezzato’ in questo disegno e reso


modificato per introdurvi un piccolo un varco comunicante praticabile (come
ambiente cucina scavandolo nel terra- si vede bene in alcune belle fotografie
pieno che definisce il percorso esterno dell’epoca della realizzazione qui pro-
d’ingresso. Il disegno “modifica cucina” poste). È interessante osservare come,
(del settembre 1967 – più vicino a un anche in questo caso, la modifica entri in
disegno di studio che a un definitivo per un rapporto di disagio rispetto al reticolo
fattura grafica) evidenzia chiaramente la modulare che regolava con chiarezza
difficoltà di riuscire a conciliare questa quasi didascalica il quadrato planimetrico
novità con il reticolo modulare (segnato (2x2 moduli) della loggia nella soluzione
in rosso) che abbiamo visto regolare originaria.
tutte le parti della composizione. Il locale È molto probabile che questa ulteriore
cucina del resto diventa una eccezione modifica sia da mettersi in una relazione
alla chiara compostezza originaria della funzionale con l’inserimento della cucina
pianta (è l’unico vano che esce dalla (la sua comparsa in questo disegno, tito-
partizione fondamentale del quadrato lato “modifica cucina”, non sembrerebbe
generale sistemandosi entro il quadrato lasciar dubbi in proposito). Ma quello che
a nord, quello occupato in origine solo qui interessa sottolineare, soprattutto, è
dai percorsi esterni – vedi lo schema qui che con questo piccolo intervento si attua
proposto). una grande trasformazione del dispositi-
Lo stesso disegno mostra poi un’altra vo architettonico: si aggiunge un nuovo
variazione interessante: l’apertura di una ingresso alla casa, magari secondario,
possibilità di uscita dalla ‘loggia’ della ma non introverso; ovvero (al contrario
veranda circolare sul terreno del pendio degli ingressi originari) posizionato sul
erboso fuori dalla casa. Tale comunica- perimetro esterno della casa che trasfor-
zione diretta è ottenuta modificando il ma in maniera rilevante il significato del
disegno originale del parapetto della ‘log- prospetto sud-est (che ora diventa anche
gia’ stessa (cioè lo spazio di mediazione un prospetto d’ingresso).
interno/esterno) che, se nel disegno del
marzo 1967 vediamo chiaramente stu-
diato per impedire un accesso fisicamen-
te praticabile tra esterno e interno, viene

110 111
Bibliografia

Margherita Guccione e Alessandra Vittorini (a cura di),


Giancarlo De Carlo. Le ragioni dell’architettura, Electa,
Milano 2005.

John McKean, Giancarlo De Carlo, Layered Places,


Edition Axel Menges, Stuttgart 2004 (in edizione france-
se col titolo Giancarlo De Carlo. Des lieux, des hommes,
Editions du Centre Pompidou, Paris, 2004).

Benedict Zucchi, Giancarlo De Carlo, Butterworth-


Heinemann, London 1992.

Lamberto Rossi, Giancarlo De Carlo. Architetture,


Mondadori, Milano 1988.

«Forum», XIII-1, 1972.


Ideazione e realizzazione Le fotografie della villa Sarabhai ad Ahmedabad di Le
Associazione culturale Ca’ Romanino Corbusier sono di Luscombe (agenzia Franca Speranza)
tratte da Emanuela Altea, Come un vestito indiano, in
Coordinamento «La Repubblica delle Donne», Supplemento de «La
Giorgio Donini Repubblica», Anno VII, N. 313 del 10 agosto 2002,
Gruppo Editoriale L’Espresso Spa, pp. 112-117.
Progetto grafico
Silvia Borghetto

Editing
Carla Di Carlo

Foto
AmatiBacciardi

Fotolito
Eurotipo (Verona)

Stampa
AGE (Urbino)

Finito di stampare L’Associazione Ca’ Romanino, qualora se ne facesse


dicembre 2010 richiesta, è disposta a corrispondere quanto dovuto
relativamente ai diritti fotografici.