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John Kenneth Galbraith

LA SOCIET OPULENTA
Edizioni di Comunit
Prefazione 11
Capitolo 1
La societ opulenta 15
Capitolo 2
II concetto della mentalit convenzionale 22
Capitolo 3
La scienza economica e la tradizione
della disperazione 40
Capitolo 4
Un clima di incertezza 55
Capitolo 5
La tendenza americana 73
Capitolo 6
La prospettiva marxista 93
Capitolo 7
Lineguaglianza 110
Indice
6 La societ opulenta
Capitolo 8
La sicurezza economica 136
Capitolo 9
Il ruolo preponderante della produzione 165
Capitolo 10
Gli imperativi della domanda
del consumatore 188
Capitolo 11
Leffetto della dipendenza 204
Capitolo 12
Lillusione della sicurezza nazionale 215
Capitolo 13
Limportanza degli interessi acquisiti
nella produzione 239
Capitolo 14
Lesattore di cambiali 259
Capitolo 15
Linflazione 275
Capitolo 16
Lillusione monetaria 295
Capitolo 17
Il contrasto tra produzione
e stabilit dei prezzi 312
7
Capitolo 18
La teoria dellequilibrio sociale 327
Capitoli 19
Lequilibrio degli investimenti 351
Capitolo 20
La transizione 365
Capitolo 21
La dissociazione
della produzione dalla sicurezza 380
Capitolo 22
Il ristabilimento dellequilibrio 402
Capitolo 23
La nuova posizione della povert 420
Capitolo 24
Il lavoro, gli ozi e la nuova classe 435
Capitolo 25
La sicurezza e la sopravvivenza 453
Note 463
Indice dei nomi 485
Prefazione
Da quando partii per la Svizzera, nella non lontana
estate del 1955, con lintento di scrivere questo libro,
ho accumulato per ogni dove una quantit di obblighi.
Il mio lavoro stato facilitato da una borsa Guggen-
heim e dallassistenza di mia moglie, Catherine A., la
quale ha anche battuto a macchina il testo, controlla-
to la bibliografia e corretto le bozze, intervenendo in
mio aiuto quando mi sono trovato in difficolt nel ri-
solvere certi problemi da me affrontati. Sono grato ai
bibliotecari del Palazzo delle Nazioni e di Harvard per
il loro aiuto, come pure agli studenti dellUniversit di
Ginevra sui quali, per la prima volta, ho sperimentato
il reale valore di queste mie idee. Esposi molte di que-
ste idee in una serie di conferenze da me tenute sotto
gli auspici della Haynes Foundation, allIstituto cali-
forniano di Tecnologia, nel febbraio del 1957. Vorrei
dunque ringraziare la Fondazione, lIstituto, e il mio
vecchio amico Alan Sweezy, per aver permesso tale
esperimento e autorizzato questa pubblicazione. Il ca-
pitolo sulla povert, verso la fine, si basa largamente
su ricerche che sono state finanziate dalla Fondazione
Carnegie. Sono anche molto grato al mio amico e assi-
stente Ruth M. Parks, che si sobbarcato interamente
il noioso lavoro di preparazione del manoscritto.
12 La societ opulenta
Non ho mai capito come gli editori, che pure sono
esseri umani, non si stanchino degli autori. probabi-
le che finiscano realmente per farlo, ma devo dire che
quelli con cui fortunatamente mi sono trovato a col-
laborare sanno mascherare questo loro stato danimo
con rara abilit e gentilezza.
Due miei colleghi, Arthur M. Schlesinger jr. e Carl
Kaysen, hanno letto il manoscritto o le bozze, dan-
domi dei suggerimenti che io ho quasi integralmente
accettato. Mi sento inoltre debitore nei confronti di
quella cerchia molto pi vasta di persone che mi han-
no suggerito problemi o additato soluzioni che io non
avevo intravisto. Basti pensare al mio collega Seymour
E. Harris, un economista veramente capace e valoro-
so, che incominci, parecchi anni or sono, a indaga-
re i problemi correnti della finanza pubblica. Se non
fosse stato per lui, i liberali avrebbero fatto a meno di
presentare le attuali proposte in favore di un impiego
su larga scala dellimposta sulle vendite. Ricordo an-
che, sia pure ad altro proposito, il Governatore Luis
Munoz Marin, che per primo mi indusse a indagare
il problema di una sempre maggiore produzione di
beni di consumo, per accertare se fosse giustificata la
nostra tendenza a favorirla. Un certo numero di altre
questioni, grandi o piccole, mi sono state suggerite da
colleghi, amici e studenti. certo che essere scrittori
una grande soddisfazione, ma non bisogna mai di-
menticare quanto si deve agli altri.
J.K.G.
Capitolo 1
La societ opulenta
La ricchezza ha certo i suoi vantaggi e la tesi con-
traria, bench sia stata sostenuta spesso, non stata
mai suffragata da argomenti troppo persuasivi. Dal-
tra parte, per, altrettanto vero che la ricchezza
limplacabile nemica dellintelletto. Il povero ha
sempre unidea precisa del problema che lo assilla e
del rimedio corrispondente: egli non ha abbastanza
e ha bisogno di pi di quel che ha. Il ricco, invece,
pu supporre o immaginare una molto pi estesa
variet di mali e, come conseguenza, sar meno cer-
to del loro rimedio. Inoltre, prima che egli impari a
servirsi della sua ricchezza, tender senzaltro a im-
piegarla per finalit sbagliate o altrimenti per cadere
nel ridicolo.
Quel che ho detto per gli individui vale anche per
le comunit statuali, bench queste abbiano unespe-
rienza straordinariamente breve in fatto di benessere,
essendo vissute nella pi oscura miseria per tutta la
storia. Leccezione, del resto insignificante se messa a
confronto con tutto il periodo dellesistenza umana,
rappresentata dalle ultime poche generazioni vissute
in quellangolo relativamente piccolo del mondo che
abitato dagli europei. L, e specialmente negli Stati
16 La societ opulenta
Uniti, si accumulata una ricchezza immensa, senza
precedenti.
Le idee in base alle quali gli abitanti di questa parte
privilegiata del mondo interpretano la loro esistenza e,
almeno in parte, regolano la loro condotta, non sono
nate in un mondo di benessere, ma sono il prodotto di
un ambiente in cui la povert stata sempre la sorte
normale delluomo e in cui ogni altra condizione sem-
brava inimmaginabile. Tale povert non consisteva in
quel sottile arrovellarsi dello spirito che prodotto in
noi dallo spettacolo di ricchezze pi vaste delle nostre,
ma si risolveva in una poco edificante mortificazione
della carne dovuta alla fame, alle malattie, al freddo.
Coloro che temporaneamente riuscivano a liberarsi
da un simile flagello, non potevano prevedere quando
esso avrebbe di nuovo infierito, perch, nella migliore
ipotesi, la fame cedeva il posto soltanto a un pericoloso
stato di privazione. Ed improbabile che a rendere pi
sopportabile la povert delle masse popolari bastasse
la ricchezza di quei pochissimi sulla condotta dei quali
si basa quasi tutta la storia conosciuta.
Nessuno si sentirebbe di sostenere che le idee poste
a fondamento di questo mondo di spaventosa mise-
ria siano ugualmente adatte per gli attuali Stati Uniti;
lindigenza era allora un fenomeno generale di quel
mondo, cosa che, ovviamente, non del nostro. Nessu-
no si aspetterebbe che le preoccupazioni proprie di un
mondo oppresso dalla povert possano valere ancora
per un altro in cui luomo medio ha accesso a quei pia-
ceri cibi, divertimenti, mezzi personali di trasporto,
attrezzature igieniche di cui un secolo fa non gode-
va neppure il ricco. Il cambiamento stato cos radica-
17 Capitolo 1
le, che luomo di oggi non neppure cosciente di molte
delle sue stesse aspirazioni, che diventano tali soltan-
to in quanto siano sintetizzate, formulate e alimenta-
te dalla pubblicit e dalla propaganda commerciale:
attivit queste che, a loro volta, sono diventate fra le
professioni pi importanti e delicate. Poche persone,
allinizio del diciannovesimo secolo, avevano bisogno
di qualcuno che chiarisse loro cosa desideravano.
Sarebbe errato pensare che le idee economiche poste
a fondamento di un mondo caratterizzato da una ge-
nerale povert, non si siano affatto adeguate al mondo
doggi caratterizzato dalla ricchezza. Molti sono stati
gli adattamenti e alcuni di essi o non sono stati indi-
viduati o sono stati mal compresi. Ma questo processo
di adattamento ha incontrato anche molta resistenza
e non ci si adeguatamente preoccupati del radicale
cambiamento delle circostanze di fatto. Il risultato
che noi ci affidiamo, in parte, a idee che appartengono
a un altro mondo e che compiamo a volte azioni inuti-
li, o poco opportune, o addirittura insensate. Cos fa-
cendo, accresciamo sostanzialmente il rischio di crisi e
la minaccia alla nostra stessa ricchezza.
II
Quel che ho detto finora spiega lo scopo di que-
sto libro. Il primo mio compito quello di accerta-
re in che modo la nostra vita economica sia radicata
su pregiudizi del passato, come la povert, linegua-
glianza e il pericolo economico. Quindi esaminer il
processo di parziale e implicito adattamento allat-