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ESAME DI ANTROPOLOGIA CULTURALE Ugo Fabietti

ELEMENTI DI ANTROPOLOGIA CULTURALE


Riassunto

GENESI E STRUTTURA DELLANTROPOLOGIA CULTURALE:


NATURA E ORIGINI DELLANTROPOLOGIA: 1.1 ANTROPOLOGIA SIGNIFICA Antropologia, letteralmente, significa studio del genere umano, definizione vaga perch sono molti i saperi che si occupano dello studio delluomo. Antropologia culturale lo studio del genere umano dal punto di vista delle idee, dei comportamenti espressi dagli esseri umani in tempi e luoghi distanti tra loro. !antropologia linsieme delle riflessioni condotte attorno a "uesti comportamenti ed idee, prendendo spunto dal fatto che gli essere umani si rivelano estremamente differenti, sia sul piano storico, che in relazione allambiente in cui vivono.

Comparsa dellantropologia. !e origini dellantropologia come disciplina non sono facilmente databili, ma "uelle pi# lontane risalgono ad $rodoto %&' sec. A.(.), nonostante egli non parli mai di antropologia. !e radici pi# vicine a noi risalgono allumanesimo, ai dibattiti aperti dopo la scoperta del nuovo mondo, sorti da "uesiti prima poco considerati o inimmaginabili. (on lespansione coloniale crebbero a dismisura i contatti con i popoli indigeni ed anche le descrizioni dei loro costumi e delle loro istituzioni sociali. *a per avere un progetto scientifico allinterno di "ueste descrizioni bisogna attendere i filosofi e gli scienziati naturali, che cominciarono ad elaborare una teoria unitaria del genere umano. +ellepoca coloniale, gli antropologi si sono distinti dai con"uistatori per la volont, di stabilire rapporti di reciproca comprensione con le popolazioni studiate.

Cosa fanno gli antropologi? Allinizio gli antropologi si sono occupati di popolazioni contemporanee, ma geograficamente lontane, diversi da "uelle europee o di origine europea, studiandone religione, riti, istituzioni sociali e politiche, tecniche di costruzione dei manufatti, arte.

Fino a pochi decenni fa, gli antropologi si sono occupati di popoli definiti selvaggi o primitivi, perch considerati rappresentanti di fasi arcaiche della storia del genere umano. +ella seconda met, dell-ttocento, gli antropologi non studiavano i popoli direttamente, bens. a distanza, avvalendosi delle descrizioni fornite loro da viaggiatori, esploratori, funzionari coloniali. /ra la fine dell-ttocento e i primi anni del 00 secolo, gli antropologi cominciarono a recarsi di persona nei luoghi delle popolazioni oggetto dei loro studi, dando inizio ad una nuova stagione della ricerca antropologica, una vera rivoluzione perch da "ui non si pi# tornati indietro.

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UNA SOLA ANTROPOLOGIA O TANTE ANTROPOLOGIE? !antropologia non frutto esclusivo della cultura occidentale, ma spesso proprio presso popolazioni semplici e sprovviste di istituzioni che possiamo trovare le pi# affascinanti visioni delluomo e del cosmo. Alcuni antropologi, pertanto, escludono lidea che il discorso sul genere umano sia prodotto soltanto di una determinata cultura ed epoca. !antropologia sviluppatasi nella tradizione di pensiero occidentale sarebbe, di conseguenza, solo una delle tante antropologie elaborate in tempi e luoghi diversi. !antropologia sarebbe solo un modo , tra molti, in cui gli esseri umani pensano a se stessi. !antropologia che si va a considerare in "uesto libro, espressione di una societ, in grado di esercitare un politico, militare ed economico su molte altre societ, del pianeta. !antropologia culturale un sapere che opera criticamente su se stesso, sulle sue nozioni, categorie, metodi e su risvolti etico1 politici che accompagnano le sue riflessioni.

OGGETTO E METODO DELLANTROPOLOGIA CULTURALE: 2.1 COSE LA CULTURA? !a cultura un complesso di idee, simboli, azioni e disposizioni storicamente tramandati, acquisiti, selezionati e largamente condivisi da un certo numero di individui, mediante i quali questi ultimi si accostano al mondo in senso pratico e intellettuale. -ggetto privilegiato dellantropologia sono le differenze tra idee e comportamenti che intercorrono tra le varie comunit, umane. 3

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LA NATURA DELLA CULTURA: 'l genoma umano non possiede le informazioni indispensabili per poter far fronte al mondo circostante, un uomo nasce incompleto. 'l nostro modo di disporci al mondo ci stato insegnato dal gruppo in cui siamo venuti al mondo, che a sua volta frutto di una lunga storia di rapporto con lambiente. +ei pensieri e negli atti, gli esseri umani sono determinati perch per vivere in mezzo ai loro simili, devono adottare codici di comportamento pratico e mentale che siano riconoscibili e condivisi da altri. 2li antropologi hanno messo in evidenza alcune caratteristiche della cultura che riguardano il modo in una essa organizzata al proprio interno, la sua natura strumentale e le sue capacit, di adattamento e di trasformazione.

La cultura come complesso di modelli. !a cultura presenta forme interne di organizzazione, che non mai rigida e meccanica e coincide con i modelli che orientano le attitudine pratiche e intellettuali di coloro che li condividono. 3enza tali modelli, gli uomini non sarebbero tali. ' modelli sono insiemi di idee e di simboli proprio del contesto culturale in cui un essere umano vive e che gli servono dai guida per il comportamento ed il pensiero, introiettati attraverso leducazione, implicita od esplicita. La cultura operativa. 3enza i modelli culturali, gli uomini non potrebbero agire, pensare, sopravvivere4 infatti "ualun"ue atto o comportamento umano finalizzato ad uno scopo, materiale o intellettuale, guidato dalla cultura. !a cultura operativa perch mette l5uomo nella condizione di agire in relazione ai propri obiettivi adattandosi allambiente naturale, sociale e culturale che lo circonda. Habitus %sociologo francese 6ourdieu)4 sistema durevole di disposizioni, sia fisiche sia intellettuali, che sono il risultato dellinteriorizzazione di modelli di pensiero e di comportamento elaborati dalla cultura in risposta allambiente fisico, sociale e culturale che ci circonda. La cultura selettiva. ' modelli sono alimentati da una tensione continua con altri modelli condivisi dagli stessi soggetti. !a cultura un complesso di modelli tramandati, ac"uisiti e selezionati4 le generazioni successive ereditano i modelli delle generazioni pretendenti e li integrano con dei nuovi in base alla propria esperienza nel mondo in mutamento o per linfluenza di modelli di altre culture. 'l principio di selezione si attiva "uando, ac"uisendo nuovi modelli da culture differenti, "uesti vengono coniugati con "uelli in vigore o si blocca leventuale intrusione di modelli incompatibili con "uelli in atto. /ramite la messa in atto dei processi selettivi, le culture si rivelano aperte e chiuse contemporaneamente. +on esistono culture totalmente aperte o chiuse. 3ono i processi di selezione ad includere o escludere dai 4

propri modelli culturali, modelli provenienti da culture differenti che potrebbero rivelarsi dannosi. La cultura dinamica. !e culture non sono entit, statiche e fisse, bens. prodotti storici. !e culture si trasformano molto sia per logiche proprie sia in relazione agli elementi di provenienza esterna. La cultura differenziata e stratificata. Allinterno di ogni singola cultura vi sono diversi modi di percepire il mondo, di rapportarsi agli altri,di comportarsi7 i modelli culturali di riferimento spesso risultano diversi a seconda del grado di istruzione. 3pesso sono gli interessi, e "uindi la cultura, dei soggetti socialmente pi# forti a prevalere4 "uesto un aspetto definito dallantropologo Roger 8eesing con il termine di controllo culturale. $gli definisce la distribuzione della cultura il modo in cui il sapere ripartito tra i diversi gruppi sociali, tra individui appartenenti a generazioni diverse e tra categorie sessuali differenti. Comunicazione e creativit. !a cultura esiste nella capacit, che gli esseri umani hanno di trasmettersi dei messaggi, cio di comunicare. !a dimensione comunicativa centrale ad ogni tipo di processo culturale. !a cultura esiste come sistema riconoscibile di segni, ma non significa che "uesti siano fissi e ripetibili allinfinito, ma possono essere combinati secondo se"uenze riconoscibili ma innovative, capaci di creare nuovi significati. La cultura olistica. ' modelli culturali interagiscono sempre con altri modelli, e il loro coniugarsi in un insieme complesso pi# o meno coerente viene denominato cultura. 9er il continuo integrarsi e coniugarsi di modelli diversi e novi rispetto a "uelli esistenti, la cultura viene detta olistica, cio integrata, complessa, formata da elementi che stanno in un rapporto di interdipendenza reciproca. Esistono i confini in una cultura? !e culture non hanno confini netti, precisi, identificabili con sicurezza7 hanno dei nuclei forti che le assimilano ad alcune e le differenziano da altre. 2.3 LA RICERCA ANTROPOLOGICA 'l fatto di riconoscere che la cultura olistica non comporta il dovere di conoscerla nella sua totalit,, ma di studiarla adottando una prospettiva che ci predispone a stabilire collegamenti tra i vari aspetti della vita di coloro che vivono "uella stessa cultura. 2li antropologi studiano di soliti soltanto determinati aspetti di una cultura, pur essendo costretti a considerare il fenomeno oggetto delle loro ricerche in relazione a tutti gli altri aspetti di "uella cultura. Letnogr !" e # r $$o#t %e" &% t"'. : lelemento chiave della ricerca antropologica, segna lincontro con realt, culturali diverse da "uelle dello studioso, rappresenta 5

lo studio di tali realt, attraverso prospettive e tecniche particolari. 'l principale compito dellantropologo sul campo "uello di raccogliere dati utili per la conoscenza della cultura che si vuole studiare, che possono provenire dalla raccolta di storie e miti riguardanti la comunit, in "uestione, ricerca di informazioni sui riti, ma soprattutto lesperienza personale dellantropologo che vive con "uella gente che vuole studiare. !a ricerca antropologica si avvale anche di interviste, compilazione di tabelle e "uestionari, di registrazioni audiovisive, ecc. ;uello che differenzia lantropologia dalle altre scienze umane che gli antropologi passano molto tempo a stretto contatto con le persone sulle "uali compiono ricerca,ponendosi in osservazione partecipante Lo((er) *"one + rte$"+ nte. /rascorrendo molto tempo a contatto con gli ospiti delle sue ricerche, lantropologo alla fine impara a vedere il mondo dal loro punto di vista, e capire come essi si vedono nel proprio mondo. ;uesto non significa che lantropologo sta diventando come i suoi ospiti, ma sta assorbendo modelli culturali che prima non capiva, con la possibilit, di gestirli e metter in atto alloccorrenza un processo di vai e vieni tra due culture, essenziale per la ricerca antropologica. !antropologo pu< ancora permettersi unosservazione distaccata dellesperienza condivisa e partecipata con gli appartenenti alla cultura da lui indagata. Centralit delletnografia per lantropologia. ' ricercatori che entrano in contatto con popolazioni differenti devono mettere in atto una sorta di negoziazione anche politica con gli appartenenti a "uella cultura. !a dimensione etnografica conferisce allantropologia una particolarit, unica tra le scienze umane, perch fa di "uesta disciplina un sapere che si fonda sullo studio dei contesti socio1culturali specifici e basato su esperienze dirette. GLI ASSUNTI FONDAMENTALI DEL RAGIONAMENTO ANTROPOLOGICO: 3.1 LA PROSPETTI,A OLISTICA !a prospettiva olistica ha avuto importanti riflessi sugli stili di ricerca adottati dagli antropologi, che per lungo tempo hanno preferito studiare piccole comunit,, ritenute pi# semplici nelle interconnessioni tra differenti aspetti della vita sociale. -ra la prospettiva olistica comun"ue importante e centrale in "uanto strettamente legata alla problematica del contesto. LA PRO-LEMATICA DEL CONTESTO. ' dati individuati, selezionati e raccolti devono essere considerati in base al contesto di provenienza. (on lentrata in gioco della prospettiva olistica, il ricercatore obbligato a prendere in considerazione tutti gli altri aspetti di "uella cultura. !a ricostruzione del contesto consente di fare emergere sfaccettature e differenti significati che un dato pu< assumere se osservato da diversi punti di vista. !a prospettiva contestuale permette anche di collegarsi ad altri contesti ed altri fenomeni,allinterno di una sola cultura o tra culture diverse. 6

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LO SGUARDO UNI,ERSALISTA E ANTI.ETNOCENTRICO. Fin dalle origini lantropologia si presentata come un sapere universalista, che considera, cio , ogni forma di produzione culturale come degna di attenzione e utile alla conoscenza del genere umano. ;uesto aspetto dellantropologia si oppone alletnocentrismo manifestato da tutte le culture, ovvero la tendenza istintiva e razionale che porta a ritenere i propri comportamenti e i propri valori migliori di "uelli degli altri. LO STILE COMPARATI,O Fin dallinizio gli antropologi adottarono il metodo di confrontare fenomeni diversi per ricavare delle costanti. $ssi ricercavano "uegli elementi che sembravano corroborare le loro ipotesi e le loro teorie aprioristiche, ma si trattava di un metodo illustrativo,la cui validit, era data per scontata gi, in partenza. +el corso del 00 secolo sono venuti ad emergere due principali stili comparati4 il primo si esercita su societ, storicamente correlate o geograficamente vicine7 "uesto consente un controllo delle variabili maggiore e ha come vantaggio la precisione descrittiva, mentre limitata dal fatto che non consente grandi generalizzazioni7 il secondo prende in considerazione societ, prive di legami storici reciproci e cerca di pervenire a allelaborazione di tipologie e conclusioni pi# ampie del primo metodo. ' limiti sono la mancanza di precisione analitica e il rischio di generalizzazione indebite. 'l vantaggio sta nel fatto di offrire ampie e sintetiche visioni dei fenomeni considerati. LA ,OCA1IONE DIALOGICA E LANTROPOLOGIA OME TRADU1IONE !a ricerca etnologia ha il suo punto di partenza nel porsi in ascolto di una cultura che magari ha dei segni linguistici differenti, che richiedono uninterpretazione, una traduzione specialmente di tipo concettuale. LINCLINA1IONE CRITICA E LAPPROCCIO RELATI,ISTA. !antropologia non mira a conservare le culture in un astratta autenticit,. !a funzione critica dellantropologia non si esaurisce nella difesa delle culture pi# deboli, ma consiste nellindividuare le trasformazioni delle culture in contesti storici diversi7 tale funzione critica rimette in discussione anche letnocentrismo della cultura di cui espressione. !antropologia un sapere critico anche nei confronti di se stesso perch non deve idealizzare le pratiche e i valori dei popoli che studia. (on lespressione relativismo culturale (Levi- trauss!si indica che comportamenti e valori, per essere compresi, devono essere considerati allinterno del contesto complessivo allinterno del "uale prendono vita. LIMPIANTO PLURIPARADIGMATICO 'n antropologia si sono susseguiti molti paradigmi nel corso del tempo4 evoluzionismo, storicismo, funzionalismo, diffusionismo, strutturalismo, neoevoluzionismo, mar=ismo, neostrutturalismo, prospettiva ermeneutica, ecc. >iversamente da "uanto accade nelle altre scienze, in antropologia pu< succedere che pi# paradigmi possono costituire contemporaneamente punti di riferimenti per gli studiosi di "uesta disciplina.

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'l carattere pluiriparadigmatico dellantropologia conseguenza del fatto che si tratta di un sapere che si fonda sullesperienza etnografica. 3.4 IL RIS,OLTO APPLICATI,O 3in dagli inizi lantropologia si present< come un sapere dai risvolti applicativi. Al giorno doggi, lantropologia pu< fornire utili strumenti di lavoro anche in campo educativo, a "uegli insegnanti che hanno a che fare con scolari provenienti da contesti culturali in cui i metodi di apprendimento si basano su principi molto diversi dai nostri. LA CONDI1IONE RIFLESSI,A E IL DECENTRAMENTO DELLO SGUARDO !antropologia ritenuta riflessiva nel senso che, tramite lincontro con soggetti appartenenti a culture diverse, permette di esplorare la propria cultura e la propria soggettivit,. ;uesta dimensione centrale perch permette di cogliere meglio il punto di vista degli altri, e osservando le caratteristiche positive di una cultura altra, possiamo apprezzare di pi# le caratteristiche positive della nostra, cos. come venendo ad apprendere i limiti di una cultura diversa, ci si rende consapevoli anche dei limiti della propria cultura. 9er ottenere "uesto risultato dobbiamo decentrare il nostro sguardo, cercare di osservare noi stessi attraverso lo sguardo degli altri.

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UNITA E DI,ERSITA DEL GENERE UMANO


&RA11E'6 GENI6 LINGUE6 CULTURE 1.1 APPARENTEMENTE DI,ERSI MA DEL TUTTO SIMILI 3ul piano culturale, esistono numerosissime variabili di comportamenti e di idee che contraddistinguono anch egli appartenenti ad un unico modelli culturale. +onostante "uesta grande variet, nel genere umano, vi sono anche elementi di forte unit,4 il naturalista 2eorge !eclerc, alla fine del 0''' secolo fu in grado di stabilire che tutti gli uomini fanno parte di ununica specie, pi# avanti gli antropologi dimostrarono che gli esseri umani sono tali perch produttori di cultura. 'l razzismo ha preteso di stabilire un nesso causale tra aspetto fisico e cultura, di giustificare le dominazione di alcuni gruppi su altri7 un atteggiamento di autocelebrazione della propria superiorit, e disprezzo per coloro che sono ritenuti inferiori. /utto ruota intorno al concetto di razza, che una nozione di costruzione culturale, perch secondo gli studiosi non ci sono fondamenti scientifici per poter individuare diversi distinzioni di razza umana. POPOLA1IONI GENETIC7E E FAMIGLIE LINGUISTIC7E !idea di famiglia linguistica risale alla seconda met, del 0&''' secolo, denominazione del giurista inglese ?ones, che raggrupp< alcune lingue in un insieme di lingue non pi# parlate, ma ricostruibili a partire da frammenti di testi, insieme che divenne noto come la famiglia indoeuropea. !a presenza di una lingua pu< essere il frutto di almeno "uattro processi4 a)occupazione iniziale di unarea disabitata7 b) divergenza7 c) convergenza7 d) sostituzione di una lingua. 8

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GENI6 LINGUE E CULTURE !a distanza genetica tra popolazioni, la sua larga corrispondenza con la distanza tra famiglie linguistiche, non trova corrispettivo nelle differenze culturali. LE AREE CULTURALI 'l grande sviluppo delle ricerche etnografiche del novecento ha indotto gli antropologi a sistemare le conoscenze ac"uisite secondo il criterio delle aree culturali, regioni geografiche al cui interno si possono riscontrare elementi sociali, culturali, linguistici relativamente simili, che per< devono essere considerate indicative delle maggiori differenza socio1culturali del pianeta. !a scelta degli elementi socio1culturali in rappresentanza delle singole aree finiscono per far sembrare predominante un modello culturale rispetto ad un altro, e ancora, gli si attribuisce una caratteristica di staticit, che non gli propria. !e principali aree culturali sono4 @) europa7 @A) australasia7 B) unione sovietica7 C) nordamerica7 CA) giappone7 D) centroamerica7 E) sudamerica7 F) nordafrica1medioriente7 G) africa subsahariana7 H) india7 I) area cinese7 @J) sudest asiatico7 @JA) area del pacifico.

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FORME STORIC7E DI ADATTAMENTO 8 LE SOCIETA &AC9UISITI,E' 2.1 7OMO SAPIENSE SAPIENS6 IL COLONI11ATORE +el corso degli ultimi cin"uemila anni, la storia delluomo anatomicamente moderno stata caratterizzata da un lento e faticoso processo di adattamento allambiente in cui viveva. 3i dicono ac"uisitive le popolazioni che realizzano la propria sussistenza attraverso il prelievo di risorse spontanee dallambiente. Fino alla rivoluzione industriale del 0&''' secolo in $uropa, luomo rimasto saldato alle forme storiche di adattamento sviluppatesi nei precedenti DJ mila anni4 la caccia1 raccolta, lagricoltura, la pastorizia nomade. I CACCIATORI.RACCOGLITORI: PASSATO E PRESENTE !a caccia e la raccolta hanno subito una progressiva e radicale ritrazione di fronte allavanzata di altre forme storiche di adattamento, in primo luogo lagricoltura. Anche dal punto di vista dellorganizzazione sociale vi sono differenze4 i cacciatori1raccoglitori della preistoria,, rispetto a "uelli moderni, erano pi# stanziali e formavano gruppi di centinaia di persone. ' cacciatori1raccoglitori moderni sono assai mobili e i loro gruppi sono composti da non pi# di una trentina di persone. CARATTERISTIC7E DELLE SOCIETA AC9UISITI,E !a caccia1raccolta si basa su tecniche di sfruttamento delle risorse naturali per lac"uisizione di risorse spontanee, di natura animale e vegetale. ;uesta forma storica di adattamento non implica alcun intervento delluomo sulla natura che ne possa determinare un cambiamento. +elle societ, ac"uisitive il lavoro umano si presenta come unattivit, a rendimento immediato. 9er gli antropologi il carattere spontaneo delle risorse su cui si basano le societ, ac"uisitive avrebbe ripercussioni importanti sullorganizzazione delle societ, stesse, la cui sopravvivenza resa possibile solo grazie ad un forte sentimento di cooperazione 9

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tra gli appartenenti. +on esiste divisione del lavoro e le donne non vengono relegate alle mura domestiche. !e conoscenze e le abilit, non sono stabili, e "uindi non sono trasmissibili da una generazione allaltra4 non si ha formazione di gruppi sociali differenziati. !e bande %gruppi di piccole dimensioni) studiate dagli antropologi presentano una notevole discontinuit, nella composizione4 gli individui cambiano spesso gruppo, le giovani coppie, in particolare, si trasferiscono con la loro prole presso altri gruppi in un processo chiamato in antropologia flusso. 2./ LE SOCIETA AC9UISITI,E OGGI: RESIDUI DEL PASSATO O CASI DI ODIERNA MARGINALITA? !e differenze inerenti alle societ, ac"uisitive rendono problematico leggere nelle societ, ac"uisitive moderna degli eredi di "uelle preistoriche,perch sarebbe riduttivo e fuorviante ritenere che i cacciatori1raccoglitori di oggi sono dei relitti del passato,nonostante ci possano illuminare sullo stile di vita dei nostri antenati. $ sbagliato ritenere che i cacciatori1raccoglitori di oggi vivano nellisolamento rispetto ad altre forme di adattamento e di organizzazione sociale. Alcuni antropologi pensano che "ueste societ, non potrebbero sopravvivere se non si mantengo no in contatto con societ, basate su diverse forme di adattamento.

FORME STORIC7E DI ADATTAMENTO 8 COLTI,ATORI E PASTORI 3.1 ORTICOLTORI E CONTADINI 'l fatto che le societ, ac"uisitive abbiano lasciato il posto ad altre forme di adattamento dipende dalladdomesticamento di piante e animali, che apr. scenari alimentari, demografici e politici dirompenti per "uel tipo di societ,. -rticultura e agricoltura sono attivit, che richiedono un investimento lavorativo nel processo di produzione, il lavoro unattivit, a rendimento differito, non immediato. 3econdo alcuni antropologi, le societ, la cui sussistenza fondata sullagricoltura, contengono in s le premesse per la comparsa dellautorit, politica e della stratificazione sociale. !e societ, contadine sono sempre state parte di sistemi sociali complessi in funzione dei "uali si sono sviluppate e da cui sono state plasmate. POPOLI PASTORI E COMUNITA &PERIPATETIC7E' !a pastorizia e lagricoltura, che segnano il passaggio da uneconomia di caccia1raccolta e uneconomia di produzione propria, sembrano essersi sviluppate pi# o meno contemporaneamente. !a pastorizia nac"ue in medio oriente allepoca della rivoluzione agricola e riveste molte forme. !a pastorizia nomade una forma di adattamento iperspecializzata, che non consente di combinare efficacemente lallevamento di animali migratori con forme di produzione agricola o artigianale. !e comunit, peripatetiche sono "uelle in movimento.

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COMUNICA1IONE E CONOSCEN1A
ORALE E SCRITTO 10

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COMUNICA1IONE ORALE E COMUNICA1IONE SCRITTA !e culture come la nostra, presso le "uali esiste una scrittura diffusa, sono dette culture a oralit, ristretta, mentre fino a non molto tempo fa esistevano culture a oralit, primaria, che non conoscevano alcuna forma di scrittura, e che oggi sono "uasi del tutto scomparse. 3ino al ''' millennio a.(. lumanit, non conosceva la scrittura. !esame di alcune caratteristiche dello stile di comunicazione orale utile per osservare come esso si accompagni a certe modalit, di pensiero. !o stile di pensiero di chi maneggia "uotidianamente un alfabeto grafico per certi aspetti diverso da "uello di chi predilige la comunicazione solo orale e senza un alfabeto standard. +elle societ, ad oralit, primaria, si tende ad utilizzare tecniche mnemoniche per la narrazione poetica, religiosa, politica, conoscitiva, giuridica e amministrative grazie ad un sistema di ripetizioni e clausole, e "uesto fa s. che "ueste formule cambiano molto poco nel tempo e si trasmettano pressoch immutate di generazione in generazione. 'l procedere per formule non scompare con il passaggio allalfabeto grafico. Un ulteriore caso di ostilit, tra scrittura o oralit, rappresentato dal regresso alloralit, nelle societ, ricche e post1industriali4 il linguaggio televisivo e le forme di trasmissione delle informazioni tramite immagini hanno portato ad una regressione della ricchezza lessicale e delle conoscenze linguistiche di certe fasce sociali e di et,. PAROLA6 CORPO6 PERCE1IONE DEL MONDO 3pesso, per accentuare la forza espressiva dei discorsi o dei racconti, la narrazione accompagnata da una gestualit, ben precisa, spesso inconsapevole, ma che va in accordo con le parole pronunciate. +elle culture ad oralit, primarie certi discorsi prevedono determinati gesti, posture, inflessioni della voce e non altre. Alcuni popoli hanno una vera e propria teoria della parola, come per esempio i >ogono, popolazione africana, che crede che la parola sia la proiezione sonora del corpo nel mondo, lestensione spaziale della personalit, delluomo. SCRITTURA6 ORALITA6 MEMORIA Una fondamentale differenza tra culture orali e culture con scrittura sta nel fatto che "ueste ultime godono delle presenza di tecniche di trasmissione del sapere, di conservazione della memoria. !a trasmissione orale delle conoscenze, basata sulla memoria, tende a produrre effetti omoestatici4 tende , cio , ad eliminare tutto cio che non ha interesse per il presente, in "uesto modo per< vengono perdute molte conoscenze del passato. Un caso diverso riguarda "uelle societ, che conservano tracce indecifrabili di passato funzionali al presente4 ci sono parole non pi# decifrabili perch si persa memoria del significato ma che hanno ancor una specifica funzione nella vita attuale di "uella comunit, che le adottano. ORALITA ED ESPERIEN1A 3e il rapporto immediato tra parola ed esperienza viene meno, il significato della parola tende a modificarsi o a perdersi. 'l 11

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pensiero fondato sulla comunicazione orale ha un carattere concreto piuttosto che astratto. ' soggetti che hanno interiorizzato la scrittura pensano in maniera tendenzialmente diversa da coloro che si muovono in contesti orali7 la scrittura consente lac"uisizione di un pensiero pi# ampio di "uello legato alloralit,, perch permette di entrare in contatto con altri mondi, altri punti di vista e di confrontarli in maniera sistematica per elaborare nuove posizioni. 1.0 SCRITTURA E IDENTITA NEL MONDO GLO-ALE Alcuni popoli, specialmente "uelli africani, ad oralit, primaria hanno cominciato ad adottare la scrittura per potersi difendere dai dominatori e distinguersi dai popoli vicini e rivendicare la propria identit,.

PERCE1IONE E COGNI1IONE 2.2 PERCE1IONE DEL MONDO FISICO E STILI COGNITI,I !a percezione del mondo fisico coincide con i processi mediante i "uali un individuo organizza le informazioni di carattere sensoriale, ma la percezione del mondo fisico pu< risultare differente tra un individuo ed un altro. !o psicologo !ev &KgotsLiM distinse tra processi cognitivi elementari e sistemi cognitivi funzionali. ' processi cognitivi elementari sono alcune capacit, universalmente presenti e formalmente identiche a tutti gli uomini normali %non colpiti da particolari patologie)4 astrazione N capacit, di focalizzare lattenzione su un aspetto di un complesso di elementi7 categorizzazione N capacit, di raggruppare gli elementi in gruppi o classi7 induzione N dallo specifico al generale7 deduzione N dal generale allo specifico. ' sistemi cognitivi funzionali sono il prodotto del contesto culturale entro cui il soggetto attiva i processi cognitivi elementari. 2li antropologi hanno constatato che individui provenienti da ambiti culturali diversi si apportano al mondo seguendo diversi stili cognitivi, che possono oscillare tra due estremi ideali4 lo stile cognitivo globale e "uello articolato. !o stile cognitivo globale caratterizzato da una disposizione cognitiva che parte dalla totalit, del fenomeno considerato per giungere solo successivamente alla particolarit, degli elementi che lo compongono. !o stile cognitivo articolato , al contrario, parte dai singoli elementi per giungere in seguito alla totalit, del fenomeno. LETNOSCIEN1A 2li antropologi che si sono occupati delle classificazioni nei vari contesti culturali definiscono la loro specializzazione con il termine di etno-scienza. +ei processi di classificazione del mondo fisico1naturale, la categorizzazione sembra prodursi in relazione a un prototipo , un oggetto1rappresentazione che rappresenta il punto di riferimento attorno al "uale vengono costruite categorie o classi. 12

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DAI PROTOTIPI AGLI SC7EMI ' prototipi sono un modo di organizzare la percezione del mondo circostante, ma non consentono di mettere concettualmente in forma la realt,. !a possibilit, di individuare e ordinare la realt, data dagli schemi, che sono ci< che organizza la nostra esperienza. LA TERMINOLOGIA DEL COLORE. TRA UNI,ERSALISMO PERCETTI,O E DETERMINA1IONE SOCIO.CULTURALE. Alla fine degli anni FJ gli antropologi statunitensi 6rent 6erlin e 9ual 8aK confrontarono le terminologie dei colori in BF lingue diverse, accertando che il numero dei termini presenti variava da un minimo di due a un massimo di undici. ;uesti termini fondamentali, chiamati di base, riflettono fenomeni di percezione e non hanno bisogno di specificazioni per essere compresi. !e loro conclusioni furono che tutti gli esseri umani sono capaci di percepire le differenze %undici) del colore, ma "ueste differenze vengono espresse con undici termini diversi, o vengono ricondotte ad altre categorie cromatiche. !a terminologia cromatica di base si sviluppa secondo una linea precisa4 nei sistemi che possiedono solo due termini, sono sempre chiaro e scuro, in "uelli che ne possiedono tre, sono sempre biano, nero, rosso 7 nei sistemi con pi# termini , a "uei tre vengono aggiunti il giallo e il verde7 il sesto termine sempre il blu, e man mano si aggiungono tutti gli altri, dal pi# semplice al pi# complesso. 3econdo i due antropologi, il numero di termini impiegati per designare i colori varia a seconda della complessit, culturale e tecnologica della cultura in "uestione. !e variazioni nel significato dei colori hanno a che vedere con le connotazioni che i colori stessi hanno ricevuto, che spesso precedono le definizione cromatica in senso stretto.

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TEMPO E SPA1IO 3.1 DUE CATEGORIE DEL PENSIERO UMANO 2li esseri umani hanno la percezione della trasformazione delle cose e della loro finitezza, lavvicendarsi di fenomeni "uali il giorno e la notte, il sonno e la veglia, lestate e linverno. 'n riferimento alla trasformazione delle cose e di s, gli uomini percepiscono ci< che noi chiamiamo tempo, mentre in riferimento al posizionamento del proprio corpo e delle cose rispetto ad altri corpi, percepiscono ci< che noi chiamiamo spazio, categorie che costituiscono intuizioni a priori universali. 3econdo 8ant, la percezione dello spazio e del tempo sono funzioni primarie dellattivit, mentale, senza le "uali non potremmo dare forma al pensiero7 non potremmo fare nulla senza spazio e tempo perch sono le dimensioni costitutive di "ualun"ue modo di pensare. >urLheim sostiene che tempo e spazio sono istituzioni sociali4 lo stile di pensiero predominante allinterno di una societ, influenzerebbe, secondo il sociologo, le valenze affettive, simboliche e persino percettive che il tempo e lo spazio assumono in "uel contesto. IDEE DEL TEMPO 'l senso di un tempo non "uantizzato, ma carico di significati speciali, presente in tutte le societ, che hanno bisogno di 13

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rievocare periodicamente latto considerato il fondamento della propria esistenza, eventi come il (apodanno o il +atale ne sono un esempio. $tnografia molto ricca di esempi di come le culture prive di pensiero cronometrico collocano gli eventi nel tempo. 'l tempo non "ualificabile detto tempo "ualitativo, ma non sconosciuto alle nostre societ, basate sul tempo "uantizzato. 'l tempo cronometrico, espressione di societ, organizzate sul piano amministrativo, politi e produttivo, tende ad essere la rappresentazione del tempo dominante, se non esclusiva. 3.3 IMMAGINI DELLO SPA1IO !o spazio costituisce spesso un elemento centrale per la memoria di un gruppo, ma anche una dimensione che, per poter essere vissuta, deve essere addomesticata. +ella cultura umana c sempre la necessit, di concepire un luogo dello spazio come punto di riferimento e di sicurezza. LA CORRELA1IONE DI TEMPO E SPA1IO !antropologo britannico (hristopher OallpiLe ha sviluppato un esempio di teoria della distinzione tra tempo operatoria e concezione preoperatoria del processo temporale, riconducendo "ueste due concezioni alla distinzione di 9iaget tra pensiero operatorio e pensiero preoparatorio. 'l pensiero operatorio mette in relazione spazio e tempo considerandoli due variabili dipendenti e produce una concezione "uantitativa, lineare e misurabile sia del tempo che dello spazio. 'l pensiero peroperatorio privo di "uesta caratteristica ed tipico del pensiero infantile fino a H anni, e non stabilisce una connessione tra i fattori di durata" successione" simultaneit. !a mancanza di una concezione non lineare e "uantificabile del tempo sembra non escludere la capacit, di coordinare perfettamente durata, successione, simultaneit,.

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SISTEMI DI PENSIERO COSMOLOGIE6 SISTEMI &C7IUSI' E SISTEMI &APERTI' 1.1 LA RICERCA DELLA COEREN1A +essuna visione del mondo, per "uanto complessa, articolata e sofisticata totalmente coerente7 tutte sono, al contrario, costellate da incogruenze, contraddizioni, spiegazioni irrisolte e zone dombra. /uttavia, si pu< dire che il pensiero umano sempre alla ricerca della coerenza, caratteristica di ogni sistema di pensiero. ' sistemi di pensiero comprendono ambiti di riflessione molti diversi, "uali la rappresentazione dello spazio e del tempo, le credenze religiose, le pratiche magiche o di stregoneria, le teorie sul rapporto culturaPnatura, "uelle relative al rapporto tra i sessi, alla riproduzione, alla causalit, in generale. DIFFEREN1E E SOMIGLIAN1E !antropologo inglese Robin Oorton mise a confronto i sistemi di pensiero tradizionali africani con i sistemi di pensiero occidentali ed individu< che entrambi sono alla ricerca di una spiegazione del mondo, dove spiegare significa4 @) oltrepassare il senso comune e la diversit, dei fenomeni7 B) ricercare lunit, dei principi e delle cause7 C) semplificare al di l, della complessit, 14

1.2

dei fenomeni7 D) superare lapparente disordine per ricercare un principio dordine del mondo7 E) cogliere la dimensione di regolarit, di fenomeni, al di l, della loro anomalia o casualit,. ' sistemi di pensiero africani affrontano "uesti problemi in termini di concetti religiosi e di divinit,, mentre il sistema scientifico moderno in termini di forze fisiche. 1.3 LUSO DELLE ANALOGIE ESPLICATI,E: MALATTIA E RELA1IONE SOCIALI 'l pensiero elabora sempre analogie esplicative4 nel pensiero occidentale ci si rivolti alle cose per costruirle, mentre gli altri sistemi hanno privilegiato il mondo sociale, e sono personalizzate. Ad esempio, per i (amerunensi, lA'>3, oltre ad essere, come per noi occidentali, una malattia a trasmissione sessuale molto grave, , per i giovani, anche una manifestazione delle forze maligne dei capi che vogliono trattenerli presso di loro nelle zone rurali, dove si possono avere rapporti solo previa autorizzazione del capo. SISTEMI C7IUSI E SISTEMI APERTI 3econdo Oorton, i sistemi di pensiero rilevabili in Africa sono sistemi definibili chiusi, mentre "uelli che fanno capo a concetti di natura scientifica sono, invece, denominati sistemi aperti. +ei primi vi una causalit, diretta tra parole e oggetti1azioni, come se il dire fosse anche il fare. ;uesta distinzione tra apertura e chiusura si rivelata, con il tempo, eccessivamente rigida7 "uesta distinzione ora va intesa in senso relativo e non assoluto, ma pu< essere utile per comprendere come certe trasformazioni nel modo di ragionare possano essere determinate da mutamenti importanti nel sistema di trasmissione delle conoscenze e della comunicazione delle informazioni.

1./

PENSIERO METAFORICO E PENSIERO MAGICO 2.1 LE CREDEN1E APPARENTEMENTE IRRA1IONALI E IL PENSIERO METAFORICO Alcuni popoli affermano che gli alberi siano il luogo dove abitano gli spiriti, oppure affermano di incontrare le anime dei loro defunti nei sogni, o pronunciano formule magiche di buon auspicio4 si tratta di cosmologie e sistemi di pensiero diversi dai nostri. !antropologo australiano Roger 8eesing ha sollevato il problema che spesso il pensiero degli altri popoli stato interpretato alla lettera, come se "uanto venisse affermato fosse la loro concezione ultima e definitiva della realt, e si chiesto se solo noi siamo capaci di pensare metaforicamente o ne sono capaci anche altri popoli. ;uando i 6ororo affermano di essere Arara rossi %mitici pappagalli, unici loro animali da compagnia) , intendono "uesto animale come un simbolo dello spirito aroe in "uanto iridescenti, della simbiosi tra uomo e animali per il fatto di essere custoditi dalle donne,e della strana condizione delluomo, ruolo dominante nella politica e nei riti da una parte e apparente dipendenza dalle mogli dallaltra. LA MAGIA E LE SUE INTERPRETA1IONI 9er magia si intende comunemente un insieme di gesti, atti e formule verbali e a volte scritte mediante cui si vuole influire sul corso degli eventi o sulla natura delle cose, per cui un atto magico sarebbe unazione compiuta da un mago o stregone con 15

2.2

lintenzione di influire positivamente o negativamente su "ualcuno o "ualcosa. !a magia nera consiste in operazioni verbali o materiali su oggetti appartenuti o che sono stati a contatto con la persona che si vuole colpire7 la magia bianca, invece, detta anche curativa, ha il fine di produrre effetti benefici sul soggetto prescelto. ' primi antropologi interpretarono la magia come unaberrazione intellettuale tipica delluomo primitivo o come una scienza imperfetta e ritenevano, altres., che ci fosse un legame stretto tra magia, scienza e religione. : ;e( Fr *er riteneva che esistessero due tipi principali di magia4 la magia imitativa, che si basava sullidea errata che imitando la natura la si sarebbe potuta influenzare, e la magia contagiosa, si fonderebbe sullidea, anchessa sbagliata, che due oggetti venuti in contatto tra loro avessero il potere di agire luno sullaltro anche a distanza. M #"no<(=" negli anni trenta elabor< una teoria della magia molto diversa dai suoi colleghi precedenti4 la religione, secondo il suo pensiero, non era chiamata a spiegare lorigine dei fenomeni, ma fornire certezze di fronte ai grandi problemi della vita, come il bene, il male, il dolore, la morte, problemi comuni a tutte le societ, umane7 la magia, invece, avrebbe finalit, puramente pratiche, una cosa a s stante, che non ha niente a che vedere con la scienza, che esiste presso i popoli primitivi solo in forme elementari, commisurata ai loro bisogni e alle possibilit, della tecnologia a loro disposizione. !a magia consisterebbe in atti sostitutivi per calmare lansia. 2.3 MAGIA E &PRESEN1A' 3econdo >e *artino, luniverso della magia pu< essere compreso solo in relazione allangoscia umana della perdita della presenza, che sarebbe la condizione che lessere umano non cessa di costruire per la paura angosciosa del non1esserci. !a magia sarebbe un primo umano coerente tentativo di affermare la presenza umana nel mondo, in cui lo stregone sarebbe la figura centrale nel drammatico intento di superare lannientamento, tentativo che non raggiunge mai unac"uisizione definitiva della presenza.

IL PENSIERO MITICO 3.1 IL PENSIERO MITICO 'l tema del mito, come "uello della magia, ha appassionato molto gli antropologi, che si sono interessati a capire se ci fossero delle connessione tra i racconti sullorigine del mondo, della societ,, della cultura, dei sessi ecc abbiamo influenzato i riti e in che modo e se fossero stati creati prima i riti o i miti. CARATTERISTIC7E E PROTAGONISTI DEL RACCONTO MITICO 'l mito ignora lo spazio e il tempo7 le azioni dei protagonisti non tengono conto della successione temporale7 nei miti alcuni fenomeni, che nella realt, impiegherebbero molto tempo per compiersi, si verificano invece in un attimo7 i personaggi dei miti agiscono e abitano in luoghi impossibili da fre"uentare per la maggior parte degli esseri umani4 fiumi, il cielo, le nuvole, le stelle, la luna, ecc. +ei miti si annullano le differenze tra regni, generi e specie, cos. ognuno pu< parlare con laltro ed 16

3.2

essere compreso. +on vi pi# differenza nemmeno tra mondo sensibile e invisibile. !a natura viene antropomorfizzata o, al contrario, agli uomini vengono attribuite caratteristiche tipicamente animali che gli permettono di volare, vivere sottac"ua, ecc. ;uesta comunanza tra esseri umani, spiriti, animali e cose viene descritta come la situazione originaria di e"uilibrio cosmico e di unit,, la cui fine avrebbe dato origine al mondo attuale. 'n tutte le aree del pianeta, la rottura delle"uilibrio viene attribuita ad un personaggio particolare, mezzo uomo e mezzo animale, o un animale o un uomo semi1divino, che in antropologia viene denominato tric#ster, essere ambiguo nel comportamento e nella personalit,.

3.3

LE FUN1IONI DEL MITO 'l mito ha una serie di funzioni pedagogiche, speculative, sociologiche, classificatorie. *alinoQsLi riteneva che il mito fosse una sorta di giustificazione a compiere certi riti, "ualcosa attraverso cui leggere una morale, che fissa un codice di comportamento, di pensiero, di disposizioni. 3econdo Radcliffe16roQn i miti australiani e nordamericani avrebbero la funzione di rappresentare la realt, sociale nei suoi aspetti complementari, funzionali, contraddittori. UN PENSIERO C7E PENSA SE STESSO? Una diversa interpretazione del mito stata elaborata nella seconda met, delIJJ da !evi13trauss, in cui il mito viene indagato nella sua attivit, speculativa, senza tenere conto dei legami che esso pu< avere con la vita sociale e culturale di una popolazione. 9er "uesto studioso, infatti, il mito composto da unit, minime %i mitemi), che trovano un senso solo se accostate ad altre dello stesso tipo. 'l mito un ambito speculativo in cui il pensiero umani si trova libero di immaginare anche ci< che non potrebbe esistere realmente7 chiamato a conciliare "uegli aspetti contraddittori dellesistenza umana e del mondo animale, assume cio il compito di risolvere le contraddizioni tra bene e male, vita e morte, inserendo nel racconto un mediatore simbolico di una contraddizione irrisolvibile per via razionale. 9er "uesta capacit, di svincolarsi dal mondo reale, naturale e sociale, il pensiero mitico ci appare come un pensiero libero che ha i propri limiti solo in se stesso4 il mito sarebbe, cos., frutto di un pensiero che pensa a se stesso.

3./

COSTRU1IONI DEL (> E DELLALTRO IDENTITA6 CORPI6 &PERSONE' 1.1 I CONFINI DEL (> E LA RAPPRESENTA1IONE DELLALTRO: IDENTITA?ALTERITA !appartenenza di un individuo ad un gruppo resa possibile dalla condivisione, almeno parziale, di determinati modelli culturali, che gli permettono di far parte di un +oi che traccia confini nei confronti degli altri.

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Appartenenza e distinzione sono due aspetti opposti ma complementari del vivere e del sentire umani. !idea di appartenere ad un s collettivo e "uella di essere ci< che siamo come individui rientra nel concetto di identit. 9i# le nostre certezze sono minacciate, pi# si sviluppa in noi la retorica dellidentit,, con cui si acuisce il senso del confine tra s e laltro. 1.2 CORPI 2li esseri umani hanno esperienza del mondo attraverso il corpo, si tratta di una conoscenza incorporata, che sta alla base di ci< che 6ourdieu ha definito $abitus, complesso degli atteggiamenti psico1fisici mediante i "uali gli esseri umani stanno al mondo. ;uesto stare al mondo uno stare di natura sociale e cultura, cos. come le emozioni sono incanalate secondo modelli culturali precisi. 'l corpo degli esseri umani culturalmente disciplinato e le tecniche preposte allattuazione di tale disciplina dipendono dai modelli culturali in vigore. 'l corpo il veicolo privilegiato per manifestare la propria identit,, socialmente individuabile, e tatuaggi, perforazioni, circoncisioni, infibulazioni, ecc, sarebbero tutte pratiche finalizzate a "uella che lo studioso Remotti ha definito antropopoiesi. 3ul corpo si proiettano valori e stili culturali differenti. CORPI SANI E CORPI MALATI 'l corpo pu< essere strumento di resistenza e di risposta, consapevole o inconscia, nei confronti delle situazioni esterne. 'n "uesti ultimi anni, alcuni antropologi hanno messo in evidenza come alcuni individui incorporano il disagio sociale dando luogo a patologie di vario tipo. >isturbi psichici di soggetti migranti come "uelli dellAsia, dellAmerica meridionale e centrale vengono oggi affrontate tenendo conto del contesto culturale di provenienza e della relazioni di autorit,, sociali e affettive, entro cui "uesti individui sono cresciuti. 'l modo antropologico di accostarsi alle concezioni di salute e malattia ha posto in evidenza che non esiste medicina svincolata dal contesto sociale e culturale nel "uale viene praticata. 'l paradigma biomedico occidentale si basa sullidea che la malattia fisica abbia solamente cause di tipo organico, cio biologico7 inoltre sostiene che lefficacia di una cura possa dipendere solo dallassunzione di determinati farmaci e concentra la terapia solo sulle zone del corpo su cui si manifesta la sofferenza, senza tenere conto degli e"uilibri complessivi e dellinterazione tra le varie parti del corpo. Unulteriore caratteristica del paradigma biomedico occidentale la medicalizzazione del paziente, ovvero lin"uadramento del malato come soggetto altro, separato dalla comunit, sociale e lavorativa. 3pesso la concezione occidentale della medicina entra in conflitto con le medicine locali. &PERSONE' !a bioetica lo studio degli atteggiamenti e delle idee che sono implicite nel nostro modo di trattare il corpo umano nella sua relazione con la sfera della persona, della dignit, dellindividuo, della sua libert,, del suo diritto alla vita, ecc. 18

1.3

1./

Anche nelle culture diverse da "uella occidentale lindividuo considerato come ricettacolo di motivazione ed affetti e come soggetto capace di capire e interpretare il mondo. !a nozione di persona rinvia al modo in cui un individuo entra in relazione con il mondo sociale circostante4 ci< che noi chiamiamo persona si presenta ovun"ue come un insieme di elementi costitutivi, di natura materiale e spirituale, dotati di una certa capacit, di integrazione. ' 3amo ritengono che lessere umano sia costituito da nove componenti, i soli che possono individuare la presenza di una persona4 il corpo, il sangue, lombra, il sudore, il soffio, la vita, il pensiero, il doppio %lanima), il destino individuale. A "ueste caratteristiche si aggiungono gli attributi4 il nome, la potenza e=tra1umana del concepimento, la presenza di un antenato che pu< incarnarsi in un neonato o in un altro, la presenza di coppie di spiriti domestici o del bosco che scelgono un individuo come proprio supporto. GENERE6 SESSO6 EMO1IONI 2.1 FEMMIMILE E MASC7ILE Forse il confine identitario pi# netto "uello tra maschile e femminile, a cui vengono ridotti gli oggetti e i fenomeni della realt,. !universalit, dellopposizione tra maschile e femminile non implica che in tutte le culture si abbiano rappresentazioni analoghe della relazione tra i sessi. SESSO E GENERE Allo scopo di distinguere tra identit, sessuale anatomica e identit, sessuale socialmente costruita, gli antropologi usano i termini sesso e genere. Le differenze sessuali sarebbe, allora, legate alle caratteristiche anatomiche, le differenze di genere risulterebbero dal diverso modo di concepire culturalmente la differenza sessuale. +elle nostre societ, ragazzi e ragazze ricevono educazioni di genere differenti. !e culture, partendo dallutilizzo simbolico delle differenze biologiche, costruiscono la femminilit, e la mascolinit,, rappresentazioni sociali e culturali dellidentit, spesso sorprendentemente diverse tra loro. SESSO6 GENERE6 RELA1IONI SOCIALI Una delle prime rappresentazioni sociali della differenza di genere che le donne siano preposte alla riproduzione. 'n realt,, non c niente di meno naturale della riproduzione umana, dal momento che partorire, allattare, accudire i figli sono tutti atti culturalmente determinati. 'l controllo della capacit, riproduttiva delle donne costituisce un elemento cruciale di tutti i sistemi sociali e della nascita di certe forme di potere, controllo che si accompagna a complesse rappresentazioni sociali, comunicative, educative e di comportamento tra individui di sesso differente. /ali rappresentazioni sono per lo pi# implicite, ma nelle societ, dotate di scrittura sono anche oggetto di norme giuridiche. *olte culture hanno costruito degli spazi di genere, come le case degli uomini in +uova 2uinea e gli haram nel mondo mussulmano. 19

2.2

2.3

!a separazione, lesclusione, la distinzione tra i sessi sono realizzate mediante la messa in opera di simboli, pratiche, attribuzioni di ruoli, tanto reali "uanto immaginari. *olte societ, insistono sui tratti connessi con luso del corpo, specialmente in pubblico. 2./ EMO1IONI !o studio delle emozioni costituisce un settore di ricerca sviluppato solo recentemente dallantropologia e nasce come parte di interesse per la costruzione del 3 nei confronti dellalterit,. 2li stati danimo fanno parte di una pi# generale sfera dellinteriorit,, in cui non sempre facile distinguere tra emozioni, sentimenti e sensazioni. i sentimenti sono i concetti che una cultura possiede di un determinato stato danimo. ' problemi connessi con lo studio antropologico delle emozioni sono molteplici e complessi, ma gli antropologi sono tutti daccordo sul fatto che gli stati danimo non sono universali, ovvero non vengono espressi dovun"ue nello stesso modo, sono ,piuttosto, espressi da soggetti culturali, cio in base ai modelli culturali introiettati nellinfanzia. 2li studi pi# recenti di antropologia delle emozioni si sono sforzati di tradurre "uei concetti e "uelle parole che in determinati contesti sociali vengono utilizzati per esprimere particolari stati danimo, sentimenti, emozioni. >elle emozioni in generale si pu< dire che con modulate in relazione allet,, al genere, alla posizione sociale, al contesto pubblico o privato, alle concezioni locali della mente e del corpo nonch al carattere della persona. /utte le culture presentano un modo razionale di parlare delle emozioni, possiedono, cio , concetti e nozioni atte a descriverle, ed esse non cadono al di fuori della sfera razionale della vita umana.

CASTE6 CLASSI6 ETNIE 3.1 CASTE 'l termine casta viene oggi utilizzato in maniera fluida e generica in riferimento a gruppi sociali ritenuti superiori e inferiori ad altri e per "uesto tendono a condurre una vita separata. Casta un termine che in lingua portoghese significa casata, stirpe. !avorare, mangiare, usare oggetti duso "uotidiano, fre"uentare luoghi ecc sono atti che non consentono ai membri delle caste superiori di entrare in contatto con "uelli delle caste inferiori. 9er alcuni antropologi, il sistema delle caste altro non sarebbe che il frutto della tendenza umana alla stratificazione sociale, per altri per riuscire a capire "uesto sistema bisogna rifarsi a criteri strettamente socio1economici. 'l sistema delle caste, per alcuni antropologi ha lo stesso principio del totemismo, che opera una distinzione tra i gruppi servendosi delle diversit, esistenti tra le specie naturali. 'l sistema castale distingue, invece, gli essere umani sulla base di un elemento culturale4 le differenze tra i gruppi occupazionali vengono assimilate a delle differenze naturali.

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!a caste ind# si auto1percepiscono come gruppi naturali, unit, chiuse sul piano matrimoniali, separate le une dalle altre sulla base di precisi divieti. 3.2 CLASSI !a nozione di classe sociale strettamente legata alla tradizione della filosofia e delleconomia politica europea. !e distinzioni di classe si riflettono anche sul piano culturale, e sulle differenze culturali di classe nascono forme di distanziazione sociale di fatto, ma non di diritto. !appartenenza di classe non ascrittiva4 nel contesto della societ, moderna, il proletariato pu< egli stesso divenire capitalista, le classi non sono fisse e chiuse, si hanno infatti in sistemi sociali, economici e politici in cui formalmente assicurata a tutti la possibilit, di ascendere socialmente. !e classi non sono la stessa cosa dei gruppi occupazionali. !addove non esiste coscienza di classe, una forma di auto1 percezione che nasce dalla contrapposizione con altri gruppi sociali, non sarebbe legittimo parlare di classi sociali. !applicazione del concetto di classe trova, per<, dei limiti nella presenza di altri fattori, eminentemente simbolici, determinanti nella definizione dei rapporti tra gruppi e comunit,4 uno di "uesti letnicit. ETNIE ED ETNICITA 9er molti anni gli antropologi hanno usato il termine etnia per indicare un gruppo umano identificabile mediante la condivisione di una medesima cultura, lingua, tradizione, territorio. % significati del termine etnia& le"uazione lingua R cultura R territorio corrisponde a un sentimento identitario che d, per scontato un carattere assoluto, statico, eterno di un gruppo di riferimento. !etnicit il sentimento di appartenenza ad un definito gruppo culturale, linguisticamente e territorialmente definito in modo rigido, e secondo 2eertz sono espressione di sentimenti primordiali. *a gruppi simili non esistono in assoluto, perch i gruppi umani sono effetto di interazioni lente con altri, e gli stessi sentimenti primordiali non sono naturali. Luso politico delletnicit& per pensare gli altri diversi da s, alcuni gruppi etnici enfatizzano alcuni elementi differenziali. !o scopo dello scontro etnico leliminazione dellaltro, il suo annullamento fisico e psicologico. 'l fattore etnico pu< anche essere utilizzato allo scopo di ottenere vantaggi economici per alcuni gruppi di interesse. 'l sentimento di eticit, pu< prevalere anche allinterno di societ, stratificate, divise in classi, e pu< risultare funzionale al mantenimento della divisione della societ, in classe e inibisce la comparsa di una coscienza di classe. 'l fenomeno etnico si presenta a noi in una forma che ne nasconde il vero significato storico. 21

3.3

FORME DI PARENTELA LA PARENTELA COME RELA1IONE E COME RAPPRESENTA1IONE. 1.1 IDEE DI PARENTELA >a un punto di vista tecnico, la parentela pu< essere definita come la relazione che lega alcuni individui, sulla base della consanguineit, e per via matrimoniale. &i sono societ, presso le "uali i nuovi nati sono considerati reincarnazioni degli spiriti defunti del gruppo della madre, senza che il padre abbia alcun ruolo. Alcune culture pensano che un bambino prenda forma nel cervello del padre, che dopo una gestazione non definita, lo trasmette alla madre tramite lo sperma. 'n $uropa, per molti secoli, prevalsa la rappresentazione della procreazione come effetto della crescita del seme maschile allinterno del corpo della donna. !e rappresentazioni e le concezioni che le varie culture hanno delle relazioni di parentela non sono mai disgiunte dai criteri con cui le societ, stesse assegnano ad ogni individuo un determinato posto al suo interno. DIAGRAMMI DI PARENTELA 9er descrivere le relazioni di parentela vengono tracciati dei diagrammi, disegni costituiti da simboli convenzionati, linee, lettere e numeri. % simboli& ' simboli fondamentali per indicare la parentela sono i seguenti4 "n%")"%@o %" (e((o !e;;"n"#e

1.2

"n%")"%@o %" (e((o ; ($A"#e

"n%")"%@o %" (e((o ";+re$"( to

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%o*"one or%"ne %" n*" n"tD %e" !r te##" ger; n"

Ego B; ($A"#e6 !e;;"n"#e6 ";+re$"( toC dal cui punto di vista il diagramma va letto 1.3 CONSANGUINEI E ALLEATI BO AFFINIC ' parenti consanguinei sono "uelli biologicamente connessi con $go7 i parenti alleati sono "uelli ac"uisiti attraverso il matrimonio. igle& sono altri elementi che servono a costruire diagrammi di parentela. M P Fr So Mo Mr F Fo F" 1./ E E E E E E E E E M %re P %re Fr te##o Sore## Mog#"e M r"to F"g#" F"g#"o F"g#"

DISCENDEN1A E CONSANGUINEITA 3embra che il sistema pi# semplice per dar vita a dei gruppi a scopo di collaborazione e difesa, sia stato "uello di fare riferimento alla parentela. 'ipi di discendenza& a! patrilineare o agnatica& stabilita esclusivamente attraverso legami tra gli individui di sesso maschile b! patrilineare o uterina& fondata esclusivamente su legami tra individui di sesso femminile. c! Cognatica& fondata su legami stabiliti attraverso una linea di discendenza che comprende sia individui di sesso maschile che femminile. !a discendenza di tipo patrilineare e "uella patrilineare sono definite unilineari, mentre "uella cognatica non segue una linea prestabilita. $sistono societ, a discendenza doppia le "uali 23

associano il principio della patrilinearit, a "uello della matrilinearit,. "ueste definizioni di discendenza sono utilizzate laddove la discendenza alla base della formazione dei gruppi sociali7 in $uropa non abbiamo gruppi di discendenza, si preferisce, "uindi, parlare di societ bilaterali. (ruppo corporato& (on lespressione gruppo corporato si indicano "uegli gruppi fondati sul principio di discendenza i "uali condividono" su basi collettive" diritti" privilegi" forme di cooperazione economica" politica" rituale. 9erch un gruppo sia considerato tale, necessario che tutti gli appartenenti mettano in atto e rispettino le condizioni citate. Lignaggi e clan& 'l lignaggio costituito da tutti gli individui che possono tracciare una comune discendenza da un determinato individuo. 3e "uesta connessione stabilita a partire di un individuo di sesso maschile, si avr, un patri-lignaggio, se stabilita attraverso gli individui di sesso femminile, si avr, un matrilignaggio. Un gruppo di discendenza patrilineare un patrilignaggio, un gruppo di discendenza patrilineare un matrilignaggio. ' clan sono "uei gruppi di discendenza in cui i membri non possono ricostruire la successione degli individui che connettono i loro rispettivi lignaggi allantenato comune. )arentado& il parentado di un individuo sempre un gruppo egocentrato, costituito da tutti gli individui patri1 e ma trilaterali in relazione di consanguineit, con $go. Alla morte di un individuo, il parentado si dissolve, in "uanto esso esiste solo in relazione a un individuo vivente. !a nozione di parentado importante perch designa "uellinsieme di persone che sono rilevanti dal punto della vita concreta di un individuo %$go), che ha un peso sociale notevole. +on esistono mai parentadi identici, poich un parentado sempre egocentrato. 1.0 RESIDEN1A E ,ICINATO Un fattore molto importante connesso con il parentado la residenza" perch la maggiore o la minore vicinanza spaziale determina il grado di coesione. /utte le societ, hanno modelli ideali di residenza postmatrimoniale, ossia del luogo in cui, teoricamente, una nuova coppia sarebbe tenuta a stabilirsi4 a!patrilocale (o virilocale!& con o vicino ai parenti del marito b!matrilocale (o u*orilocale!& con o vicino ai parenti della moglie 24

c!ambilocale& una coppia pu< scegliere se vivere vicino i parenti del marito o della moglie d!neolocale& una coppia si stabilisce in un luogo diverso da "uello dei parenti di entrambi i coniugi e!natolocale& marito e moglie continuano a vivere ognuno coi propri parenti f!avuncolocale& una coppia si stabilisce vicino al fratello della madre un altro fattore della residenza che non si omettere il vicinato, che stato definito vera e propria forma sociale, effettivamente esistente, una comunit, caratterizzata dalla sua concretezza spaziale o virtuale e dal suo potenziale di riproduzione sociale. 1.2 MATRIMONIO E ALLEAN1A /ra i vari aspetti della parentela di fondamentale importanza la dimensione dellalleanza, contratte attraverso listituzione del matrimonio,le forme pi# conosciute sono4 a!monogamico& tra due individui b!poliginico& tra un uomo e pi# donne c!poliandrico& tra una donna e pi# uomini il principale scopo di "uesta istituzione legittimare gli individui che nascono dalle relazioni sessuali4 infatti solo grazie al matrimonio che la riproduzione umana viene socialmente e culturalmente disciplinata. 'n base allistituzione dellepiclerato in vigore nellantica 2recia, un uomo sposato con solo figlie femmine, poteva far unire legalmente in matrimonio una figlia ad un uomo e diventare a tutti gli effetti il padre del figlio della figlia. ' +uer del 3udan praticano il matrimonio col fantasma& una donna sposa il fratello o il cugino di un uomo scomparso, i cui figli saranno considerati legittimi discendenti delluomo, perch molto importante per "uesto popolo garantire una discendenza ad ogni individuo di sesso maschile. 2li 'gbo della +igeria praticano il matrimonio tra donne4 se luomo di una coppia sterile, due donne si accordano per una relazione adulterina, un prestito di uomo. >a "uesta relazione nasceranno dei figli che saranno considerati discendenza del padre sociale, e non del padre naturale. ;uesto perch in "uella societ, avere figli per una donna un fattore di realizzazione sociale. 2li antropologi hanno trovato "uasi impossibile giungere a una definizione universale di matrimonio, ma una definizione maggiormente comprensiva pu< affermare che il matrimonio una transazione c$e si risolve in un accordo in cui una persona stabilisce un diritto continuativo di accedere sessualmente a una 25

donna" e nel +uale la donna in +uestione suscettibile di avere dei figli., -atrimonio" famiglia" gruppo domestico& il matrimonio un atto che legalizza un rapporto sessuale dal "uale possono nascere dei figli, considerati legittimi. !a famiglia composta dai coniugi e dai figli definita famiglia nucleare" che esiste "uasi sempre nel contesto di "uella che si chiama famiglia estesa, costitutiva degli individui appartenenti a tre generazioni e che formano spesso un gruppo domestico. 1.3 ESOGAMIA ED ENDOGAMIA !e nozioni di esogamia e endogamia sono strettamente legate al concetto di matrimonio. Esogamia indica lunione matrimoniale con un individuo esterno al gruppo, mentre endogamia denomina lunione matrimoniale con un individuo allinterno del gruppo. La proibizione dellincesto& con "uesta espressione si indica il divieto, universalmente diffuso nelle societ, umane, relativo allunione sessuale e matrimoniale tra determinati individui Cugini incrociati e cugini paralleli& secondo alcuni antropologi, il modo pi# semplice per determinare gli individui consentiti e "uelli vietati sul piano matrimoniale "uello di distinguere tra cugini incrociati %figli e figlie di fratelli germani di sesso differente) e cugini paralleli % figli e figlie di fratelli germani dello stesso sesso), ma "uesta differenza ha senso solo se si in presenza di gruppi unilineari esogamici. %l principio di reciprocit& lesogamia, in relazione ai gruppi di discendenza unilineari, pu< essere letta come un meccanismo per istaurare relazioni di cooperazione e alleanza tra gruppi diversi. 'l principio di reciprocit, lo scambio di donne messo in atto in alcune societ, in cui un gruppo stabilisce relazioni privilegiate con altri gruppi. cambio allargato e scambio differito& lo scambio delle donne pu< assumere forme allargate %che coinvolge pi# di due gruppi) o differite %il gruppo che cede una donna, ne riceve una in cambio nella generazione successiva). (ruppi di discendenza endogamici& in certe societ, prevale la tendenza a instaurare unioni matrimoniali endogamiche rispetti al lignaggio o al gruppo di discendenza. 'l matrimonio tra cugini paralleli un modello di unione preferenziale, non obbligatorio. 26

LE TERMINOLOGIE DI PARENTELA 2.1 TERMINOLOGIE DI &PARENTELA' O DI &RELA1IONE'? Una terminologia di parentela il complesso di termini di una societ, dispone per designare gli individui in relazione di consanguineit, e di alleanza. I TRE ASSUNTI DI MORGAN E GLI OTTO PRINCIPI DI FROE-ER ' tre assunti di *organ4 1C ad ogni termine con cui un individuo designa un suo parente ne corrisponde sempre un altro usato da "uestultimo per designare il primo % riconosciuto dagli antropologi come legge di coerenza interna dei reciproci). 2C i sistemi terminologici di parentela rientrano in poche categorie fondamentali. 3C sistemi molto diversi possono trovarsi in regione geograficamente prossime, mentre sistemi tra loro simili possono essere tracciati in localit, molto distanti. 2li otto principi di 8roeber %non tutti i sistemi fanno uso di tutti i principi e nemmeno degli stessi)4 1C la generazione& tutti i sistemi distinguono tra $go e il padrePla madre, lo zioPla zia. 2C %l sesso& tutti i sistemi distinguono il sesso del parente7 in alcuni per< la distinzione limitata ad alcuni individui %in inglese il termine cousin designa sia cugina che cugino) 3C La distinzione tra consanguinei e affini& i sistemi separano terminologicamente i parenti di sangue da "uelli ac"uisiti attraverso il legame matrimoniale. /C La distinzione terminologica tra consanguinei in linea diretta e consanguinei in linea collaterale& "uesto principio costituiva, per *organ, il discrimine tra sistemi di parentela descrittivi(con la presenza del criterio) e classificatori%con assenza del criterio). 0C La biforcazione& "uesta caratteristica condivisa solo da alcuni sistemi e prevede che i parenti dal lato materno siano designati con termini differenti da "uelli dal lato paterno. 2C Et relativa& prevede la distinzione terminologica tra individui maggiori o minori di et, % es4 fratello minore, fratello maggiore) 3C %l sesso del parente attraverso il +uale passa la relazione con lindividuo a cui il termine si riferisce& esempio4 cugini incrociati e cugini paralleli. 4C Condizione %vivente o defunto) del parente a cui si fa riferimento. 2.3 I SEI SISTEMI TERMINOLOGICI DI PARENTELA 2li antropologi hanno isolato sei tipi principali di sistemi terminologici di parentela e hanno assegnato loro "uesti nomi4 $a.aiano" esc$imese" oma$a" cro." iroc$ese e sudanese. 27

2.2

;uesti sei tipi possono essere raggruppati in tre differenti categorie4 a! sistemi non lineari o bilaterali b! sistemi lineari c! sistemi descrittivi istemi non lineari o bilaterali& $a.aiano ed esc$imese. $go non fa distinzione sul piano terminologico tra parenti dal lato materno e parenti dal lato paterno. 'l nostro sistema di tipo eschimese. 'l sistema $a.aiano fa uso esclusivamente dei principi della generazione e del sesso. $go distingue solo tra maschi e femmine e la loro generazione di appartenenza. 'l sistema esc$imese distingue i membri del suo nucleo famigliare da tutti gli altri. !a differenza principale tra "uesti sistemi che "uello eschimese adotta, oltre ai principi @ e B di 8roeber, anche il D. istemi lineari4 la presenza di "uesti sistemi registrata presso societ, con gruppi di discendenza unilineare. $go distingue i cugini incrociati da "uelli paralleli e i parenti consanguinei da parte del padre da "uelli da parte della madre. ;uesti sistemi adottano il principio di biforcazione, il E di 8roeber, e fondano i parenti dello stesso sesso e della stessa linea di discendenza, per "uesto tali terminologie sono chiamate a fusione biforcata. %l sistemi cro. adotta il criterio della biforcazione e fonde terminologicamente le sorelle della madre con la madre, e i fratelli del padre con il padre. 9er cogliere le differenze col sistema irochese, bisogna tenere presente che i sistemi croQ4 a) sono tipici delle societ, patrilineari, b) distinguono tra i parenti del matrilignaggio della madre di $go e i parenti del matrilignaggio del padre di $go. c) Usa lo stesso termine per indicare i figli di costoro. /utti ci< indipendentemente dalla generazione. %l sistema oma$a speculare a "uello croQ. ' membri del patrilignaggio della madre di $go si distinguono terminologicamente solo in base al sesso, ma non alla generazione. istemi descrittivi& caratteristica di "uesti sistemi usare un termine diverso per ogni parente di $go appartenente alla propria generazione, a "uella dei genitori e a "uella dei figli. 3i tratta di sistemi a massima distinzione terminologica LA PARENTELA COME PRATICA SOCIALE 28

3.1

LA PARENTELA NELLE SOCIETA UNILINEARI BPATRI. E MATRILINEAREC (ruppi patrilineari& sono "uelli che ricorrono pi# fre"uentemente tra "uelli studiati dallantropologia. 3i pensato che la residenza patrilocale sia nata per far restare i maschi in un luogo e allontanare le donne verso un altro gruppo. !e regole dellesogamia %le donne si sposano fuori) e della residenza patrilocale sarebbero allorigine dei gruppi di discendenza patrilineare. Alcuni ritengono che il criterio della patrilinearit, potrebbe essere il prodotto di una forma di divisione del lavoro che vede gli uomini impegnati insieme in attivit, di cooperazione intensa e continuativa. %l controllo della progenitura& la preoccupazione di avere figli maschi che assicurino la discendenza centrale per ogni gruppo di discendenza patrilineare. *olte culture enfatizzano lelemento maschile attribuendogli anche "ualit, intellettuali rispetto alle donne7 "uesto tipico delle societ, patrilineari. !e societ, patrilineari hanno istituzioni, come il levirato e il sororato, che sono finalizzate allac"uisizione di prole maschile. 'l levirato ha lo scopo di conservare lappartenenza della progenitura di un uomo defunto al gruppo di discendenza di "uesti7 il sororato ha lo scopo di rimpiazzare la fertilit, di una donna defunta mediante la cessione della sorella di "uestultima al gruppo di discendenza del marito vedovo. 'l controllo della progenitura e della fertilit, delle donne, ha comportato , presso "uesto tipo di societ,, la nascita di vari sistemi di scambio matrimoniale. /ra "ueste istituzioni che ruotano intorno allo scambio matrimoniale presente una chiamata prezzo della sposa, che noi preferiamo chiamare piuttosto compensazione matrimoniale. La compensazione matrimoniale& potrebbe essere definita come una "uantit, di beni, di solito privi di valore duso immediato, che il gruppo del futuro sposo cede al gruppo della sposa. 'l gruppo della donna conserva sempre la possibilit, di intervenire in caso di contrasti o di maltrattamenti ai danni della prole di una donna o di lei stessa. 'l principio dellendogamia nelle societ, in cui la figura della donna adombrata funziona da ammortizzatore contro la perdita dei diritti della donna nei confronti del marito. (ruppi matrilineari& in "uesti gruppi vi distribuzione assimetrica del potere e dellautorit, tra maschi e femmine, perch anche "ui "uesti sono appannaggio degli uomini. !a discendenza trasmessa per via femminile e lautorit, per via maschile. 3pesso la discendenza 29

patrilineare associata alla residenza avuncolocale, cio pressi del fratello della madre dello sposo.

nei

Lavuncolato& il nome che gli antropologi hanno dato a un complesso di elementi culturali %residenza, autorit,, eredit,, ecc) che caratterizzano la relazione tra un individuo e il figlio di sua sorella. *alinoQsLi scopr. che nelle comunit, delle isole /roiland lo zio materno, oltre a provvedere al sostentamento della famiglia della sorella, esercita lautorit, sui suoi figli maschi, trasmette i beni, le conoscenze sacre e profane e le eventuali cariche politiche e religiose. /iscendenza o residenza? %l dilemma delle societ matrilineari. Uno dei maggiori problemi che le societ, a discendenza matrilineare devono affrontare come risolvere la tensione tra il potere e la discendenza. Al centro di tale tensione traviamo i fratelli della donna e il marito di "uestultima che si contendono il controllo sulla prole della donna stessa. /ale tensione si manifesta soprattutto in relazione alla scelta del modello di residenza il destino delle societ matrilineari& la progressiva riduzione delle societ, matrilineari sembra essere leffetto dellespansione dell-ccidente4 le societ, matrilineari si trovano "uasi tutte, infatti, nelle aree del mondo che hanno subito di pi# la colonizzazione4 le Americhe, lAfrica subsahariana, l-ceania, e da "uesta sono state maggiormente danneggiate sul piano demografico e hanno maggiormente sofferto per limposizione del diritto europeo. La condizione della donna nelle societ matrilineari& si pu< valutare la posizione di una donna in base allautorit, esercitata su di lei dal marito e dal fratello. &i sono societ, in cui lautorit, del marito maggiore di "uella del fratello, oppure, al contrario, "uella del fratello di gran lunga superiore a "uella del marito. 3embra che la condizione della donna sia migliore laddove lautorit, del marito e del fratello sono pari e si bilanciano consentendo alla donna di appoggiarsi ora alluno ora allaltro. (ruppi a discendenza doppia& sono "uelli dove $go appartiene a due linee di discendenza4 "uelle stabilite una dal patrilignaggio e una dal matrilignaggio. (onvenzionalmente, entrambe le linee di discendenza danno origine ad altrettanti gruppi corporati, ma "uesta una visione troppo rigida, perch4 30

i gruppi di discendenza doppia sono possibili solo perch ciascuno ha delle funzioni differenti da "uelle dellaltro. 3e le funzioni fossero identiche, i due gruppi si ostacolerebbero a vicenda. !a discendenza doppia non sembra evocare le rappresentazioni delle due linee tali da attribuire a entrambe lo stesso peso.

(ruppi di discendenza cognatica& sono gruppi che tracciano la loro discendenza da un antenato sia attraverso individui di sesso maschile che femminile. Una caratteristica di "uesti gruppi di discendenza che un individuo pu< far parte di linee differenti, le "uali possono non avere, per $go, la stessa importanza. Alcuni antropologi hanno messo laccento sul modello di residenza adottato nei gruppi di discendenza cognatica4 si constatato che in "uesti gruppi di discendenza si tende ad adottare forme di residenza patrilocale. DIMENSIONE RELIGIOSA6 ESPERIEN1A RITUALE. CONCETTI E CULTI 1.1 COSE LA RELIGIONE? !a nozione di religione sembra essere scontata per noi4 infatti un complesso di credenze che si fondano su dogmi %le verit, della fede) e su riti, cerimonie e liturgie che hanno lo scopo di avvicinare i fedeli a delle entit, sovrannaturali. *a facile trovare popoli che non hanno dogmi della fede, altri che non hanno d i, altri che non hanno templi n individui specializzati nelle attivit, di culto. /roviamo sempre, per<, esseri umani che immagino una vita dopo la morte, che pensano il corpo come animato da una forza vitale. Alcuni studiosi hanno sottolineato che lidea di religione come "ualcosa di comune a tutte le esperienze religiose sia insostenibile. 9otere, autorit, e verit, sono strutture e concetti relativi, che non possono essere tutti ricondotti ad un unico denominatore valido ovun"ue e in "ualun"ue epoca. 'n linea generale una religione potrebbe essere definita come un complesso pi# o meno coerente di pratiche %riti e osservanza di precetti) e di rappresentazioni %credenze) che riguardano i fini ultimi e le preoccupazioni estreme di una societ, di cui si fa garante una forza superiore allessere umano. ;uesta definizione tocca due dimensioni4 "uella del significato e "uella del potere. !a dimensione del significato sta proprio nei valori esprimenti i fini ultimi e le preoccupazioni estreme di una societ,. !a dimensione del potere risiede nellidea che vi sia "ualcosa o "ualcuno che ha unautorit, incondizionata tali valori. !a religione svolge una funzione integrativa perch ha il compito di spiegare limportanza indiscutibile di "uei valori, e ha 31

1.2

funzione proiettiva delle sue certezze, mettendo al riparo i credenti dalle ansie e dalle preoccupazioni. ;ueste funzioni si esplicano in maniera concreta attraverso simboli, miti e riti. UNUTILE TIPOLOGIA: GLI ELEMENTI DELLA RELIGIONE E LE FORME DI CULTO (li elementi della religione& Fallace indica gli elementi che indicano che siamo in presenza di una religione4 1C la preg$iera& consiste in un modo culturalmente definito di rivolgersi alle entit, garanti dellordine cosmico e sociale. 9u< essere individuale o collettiva ed spesso accompagnata dalluso di sostanze speciali, "uali profumi e incensi, ecc. pu< svolgersi in un luogo "ualun"ue o in uno destinato al culto. 2C la musica& la musica e il canto costituiscono parte integrante di molte cerimonie religiose, consente uno stato emotivo che favorisce il senso di comunione tra i partecipanti oppure gli stati di trance che permette, in alcuni culti, ai fedeli di entrare in contatto con gli esseri spirituali. 3C la prova fisica& tutte le religioni implicano che i fedeli si sottopongano a prove fisiche come lastinenza da cibi e bevande, sono allautomortificazione e allautotortura. /C lesortazione& caratteristica di una religione la presenza di individui che si rivolgono ad altri per facilitare il contatto di "uesti con le forze soprannaturali %profeti, sacerdoti, guide spirituali, guaritori) 0C la recitazione del codice& tutte le societ, prevedono una concezione compiuta del mondo e dei rapporti degli esseri umani con il mondo ultrasensibile, per "uesto si evocano alcuni aspetti di "uesta in formule "uali possono essere le preghiere, la recitazione, la lettura e il commento di "ueste. 2C mana& parola di origine melanesiana con cui gli antropologi hanno voluto indicare unidea di sostanza invisibile, una forza che pu< trasmettersi da un corpo allaltro. 3C il tab0& con la parola polinesiana tapu gli antropologi hanno voluto indicare tutte le proibizioni relative agli esseri animati o a cose speciali. 4C il convivio& mangiare e bere& la condivisione di un pasto fa parte del cerimoniale di molti culti religiosi. 5C il sacrificio& tutte le religioni prevedono offerte alle potenze invisibili, che siano forze della natura, divinit, o spiriti. 1GC la congregazione& la riunione degli individui in occasioni particolari come messe, pellegrinaggi, funzioni, sacrifici, processioni sembra una costante in tutte le forme di religione. 11C lispirazione& gli stati interiori dei soggetti coinvolti in una esperienza religiosa possono cambiare a seconda dei contesti e della personalit, dei soggetti coinvolti. 12C il simbolismo& le religioni vivono grazie a dei simboli che nei veicolano i concetti e suscitano nei credenti determinate 32

rappresentazioni e servono a condurre le stesse cerimonie religiose, sia sul piano pratico che concettuale. 'ipi di culto& Fallace ha distinto anche vari tipi di culto riscontrabili nelle diverse religioni4 i culti individuali sono "uelli praticati dal singolo individuo, sempre allinterno di un codice religioso culturalmente e socialmente condiviso di rappresentazioni. % culti sciamanici sono tipici delle societ, nelle "uali il contatto con le potenze invisibili assicurato dallopera di una particolare figura definita sciamano. (aratteristica dello sciamano di essere come tutti gli altri nella vita di tutti i giorni, che solo occasionalmente veste i panni della sua funzione. (i< che distingue lo sciamano dagli altri, per<, che egli ha la possibilit, di entrare in semi1incoscienza %trance) per entrare in contatto con le potenze sovrannaturali e attingere da loro le conoscenze per poter operare sui credenti. % culti comunitari& sono tutte le pratiche religiose che prevedono la partecipazione di gruppi di individui organizzati sulla base dellet,, del sesso, del rango, oppure su base volontaria e che si riuniscono temporaneamente per un preciso scopo. Un tipo speciale di culto comunitario "uello totemico, ritenuto connesso con la prima forma di religione. % culti ecclesiastici& prevedono lesistenza di gruppi di individui specializzati nel culto e che sono in possesso di testi scritti, che vengono tramandati in luoghi speciali "uali scuole, seminari, ecc. 'n "uesto caso sono forti le connessioni tra gruppi sacerdotali specializzati e i detentori del potere statale, dove luno e laltro si sostengono a vicenda grazie a una visione ufficializzata dellordine cosmico. SIM-OLI E RITI 2.1 I SIM-OLI SACRI E LA LORO EFFICACIA 3econdo (lifford 2eertz, i simboli significano dei concetti che rinviano ai valori fondamentali e ultimi di una societ,. 9er "uesto si dice che la religione e"uivale a una visione del mondo, dove per< "uesta si ricopre di unaura di sacralit,. ' simboli religiosi sono, infatti, sacri e il sacro una nozione centrale del pensiero religioso. 3econdo $mile >urLheim, le cose sacre sono separate da "uelle profane e, a differenza di "ueste ultime, che sono accessibili a tutti, sono vietate a chi non consacrato, cio posto in uno stato tale da poter accedere ad esse7 e interdette , ovvero che suscitano nellessere umano rispetto e timore reverenziale, al punto di essere percepite come pericolose. 33

'l tipo di ordine che i simboli sacri suggeriscono riguarda la certezza che, nonostante il mondo si presenti con un insieme di eventi caotici e imprevedibili, dolorosi e capaci di sconvolgere luniverso morale degli esseri viventi, vi pur sempre una realt, ultima, sicura, vera e immutabile alla "uale ci si pu< richiamare. 'n "uesto senso i simboli sacri svolgono una funzione integrativa e protettiva. 2.2 I RITI DELLA RELIGIONE Un rito pu< essere inteso come un complesso di azioni, parole e gesti la cui se"uenza prestabilita da una formula fissa che evocano simboli che, proprio perch evocati tramite formule sempre uguali, svelano il loro carattere sacro. ' riti sono normalmente ufficiati da personalit, dotate di unautorit, particolare, come per esempio un sacerdote. ' riti sembrano costruire attivit, entro cui si genera un principio di autorit,, sono ci< che rende evidenti le verit, di una religione, ossia i valori, i fini ultimi, lordine del cosmo e della societ,. ' riti profani sono, invece, eventi pubblici ricorrenti, spontanei o organizzati, che risultano privi di finalit, religiose in senso stretto, ma mettono comun"ue in gioco rappresentazioni sacre a tutti gli effetti %es4 i riti patriottici a nazionalistici di tradizione euro1occidentale, in cui una bandiera occupa spesso la posizione di simbolo dominante). LA ,ARIETA DEI RITI ' riti si distinguono per alcune caratteristiche particolari a cui gli antropologi hanno dedicato importanti studi teorici ed etnografici. 1iti di passaggio& sono "uelli che sanzionano pubblicamente il passaggio di un individuo da una condizione sociale ad unaltra %battesimi, matrimoni, circoncisioni rituali, entrata e uscita da un ordine religioso). &an 2ennep distinse, allinterno di ciascun rito di passaggio, tre fasi, ciascuna caratterizzata da rituali specifici4 C separazione %riti preliminari), HC margine %riti liminari), $C aggregazione %riti postliminari), attribuendo la massima importanza a "uello centrale. +ella fase di margine avviene, infatti, il distacco di un individuo dalla sua condizione precedente. % rituali funerari& in tutte le societ, la morte evento dirompente e drammatico. >i fronte alla morte le societ, fanno riferimento ai valori ultimi sui "uali esse si fondano, rendendoli espliciti, pubblici e "uindi rappresentandoli attraverso luso rituale di simboli dotati di significato. ' riti funerari contengono gesti, azioni, parole che richiamano alla mente dei partecipanti i valori e i significati sui cui la societ, fonda lordine del mondo e di s medesima. +elle societ, non stratificate i riti funerari sono pressoch identici per tutti. 34

2.3

+elle nostre societ,, i binomi amore1morte, sesso1morte, rinascita1 morte costituiscono termini di scandalo proprio perch rendono impensabili le regole su cui si fondano le nostre istituzioni sociali. 'n altre culture, "ueste relazioni vengono sottolineate in continuazione, dal momento che la morte e i riti che laccompagnano esplicitino gli elementi stessi dellordine ancestrale che il cuore stesso del sistema normativo. ' rituali funerari non contengono, per<, tutte le complicate dinamiche relative al lutto e alla perdita4 tra rituale funebre e lutto non c , infatti, un rapporto di necessaria reciproca inclusione. 1iti di iniziazione& sanciscono il passaggio degli individui da una condizione sociale o spirituale a una diversa dalla precedente. +elle societ, studiate dagli antropologi viene spesso dato grande rilievo a riti di "uesto genere, poich essi sono la dichiarazione pubblica, socializzata, dellassunzione di un nuovo status. RELIGIONI E IDENTITA NEL MONDO GLO-ALI11ATO 3.1 SECOLARI11A1IONE E NUO,E RELIGIONI >alla fine del 0'0 secolo i filosofi hanno cominciano a discutere riguardo la secolarizzazione, ovvero la ritrazione progressiva del sacro dalla vita sociale e dalla sensibilit, degli individui. % movimenti& - i culti di revitalizzazione& sono "uelli in cui un gruppo o una comunit, dichiarano di puntare al miglioramento delle proprie condizioni di vita, i cui riti hanno lo scopo di rivitalizzare il senso di identit, di gruppo o della comunit, medesima. - i culti millenaristici& accentuano rappresentazioni relative allavvento di unepoca di pace e felicit,, che pu< essere favorito mediante appropriate attivit, rituali e grazie a un particolare atteggiamento interiore dei partecipanti. +ei paesi e=tra1europei, il termine millenaristico serve ad indicare i movimenti religiosi nati in contrapposizione al colonialismo. - i culti nativistici& sono "uelli che fanno propria la protesta contro le condizioni di svantaggio sofferte dalle popolazioni native e che mirano a riaffermare lidentit, della cultura nativa, in opposizione alla cultura dominante. - i culti messianici& sono "uelli a fondo carismatico, legati alla presenza di una forte personalit,, e si caratterizzano per il fatto di fondarsi sullattesa di una rivoluzione socio1politica radicale. -gni tipo di movimento tende a fondere le caratteristiche di tutti gli altri.

ATTI,ITA CREATI,A ED ESPRESSIONE ESTETICA 35

LA CREATI,ITA CULTURALE 1.1 LA CREATI,ITA COME ASPETTO COSTITUTI,O DELLA CULTURA !a creativit, culturale strettamente legata a una caratteristica fondamentale del lignaggio umano4 la sua produttivit, infinita, che consente agli uomini di produrre se"uenze comunicative non predeterminate, anche se parzialmente prevedibili. !a creativit, umana consiste nella possibilit, degli esseri umani di produrre novit, mediante la combinazione e la trasformazione di pratiche culturali esistenti. LA FESTA COME DIMENSIONE CREATI,A &i sono forme di attivit, e circostanze in cui "ueste combinazioni di pratiche e significati inediti sono pi# evidenti che in altre4 una di "ueste circostanze, oltre che la produzione artistica e linnovazione tecnica, la festa. !e feste mettono in moto comportamenti improntati sulla dimensione collettiva e segnano una rottura con il corso ordinario della vita e in alcune culture possono venire a costituire dei marcatori temporali di rilevante importanza. Una differenza fondamentale tra rito e festa che "uestultima ha la tendenza a moltiplicare i centri, si verifica la presenza di gruppi e sottogruppi, punti di aggregazione autonoma che sviluppano la festa secondo dinamiche largamente casuali. !a festa, proprio in "uanto complesso di atti che si staccano dalla vita "uotidiana, un terreno culturalmente creativo, in cui i partecipanti esperiscono "uella che viene definita la dimensione comunitaria %la comunitas di &ictor /urner). ' partecipanti si sentono coinvolti in un processo collettivo in cui non esistono pi# differenze tradizionali e individuali tra persone. >urLheim ha considerato le feste come un evento collettivo atto a rinsaldare periodicamente il senso di appartenenza a una comunit,7 altri studiosi hanno visto nelle feste un modo per neutralizzare la negativit, della vita o per rappresentare la gerarchia e i valori sociali. Una festa creativa nel senso che in esse si compiono accostamenti simbolici inediti o insoliti tramite i "uali si ha la possibilit, di trasmettere concetti e stati danimo difficilmente esprimibili in altro modo.

1.2

LESPRESSIONE ESTETICA 2.1 &ARTE' ED ESPRESSIONE ESTETICA ( una sfera dellattivit, umana a cui ricolleghiamo immediatamente lidea di creativit,4 ci< che chiamiamo arte. !e arti si ripartiscono in arti visive e arti non visive. ;uelle visive comprendono le arti plastiche %scultura, intaglio, ceramica) e "uelle grafiche %pittura, disegno). 'nvece, la poesia, il canto, loratoria, la musica sono arti non visive. ;uesta classificazione strumentale e non coglie n le intenzioni espressive n la 36

motivazioni culturali che sono allorigine dei prodotti da noi chiamati artistici. !arte prodotto di un tratto universale dellumanit,, ovvero lespressione estetica. 'n alcune culture vi sono modi di accostare colori, forme, parole, suoni e movimenti del corpo che producono su chi le esegue, li ascolta, li osserva, particolari stati danimo. 2.2 LA NATURA CULTURALE DELLESPRESSIONE ESTETICA /utte le culture producono oggetti o performance capaci di generare nei destinatari "ualche tipo di reazione estetica7 "uesto avviene perch anche i modelli estetici sono introiettati e condivisi da un certo numero di individui. !a produzione estetica di una cultura collegata alla sua visione del mondo, ai suoi valori e al suo modo di sentirsi comunit,. !arte unattivit, congiunta con il contesto politico, culturale, sociale ed economico in cui viene prodotta. 2arti," pratic$e sociali e significati culturali& non tutte le culture sviluppano allo stesso modo le arti, la loro espressione estetica pu<, infatti, concentrarsi, su una o alcune di esse e ignorare completamente altre %selezione estetica). ' 8alabari della +igeria vedono le loro sculture come dimore degli spiriti4 una scultura considerata, pertanto, buona o cattiva, e non bella o brutta come noi siamo abituati, e "uesto in base alla loro capacit, di attrarre gli spiriti a stabilirvisi. +egli esseri umani universale la capacit, di esprimersi esteticamente, ma la forma di espressione estetica nelle diverse culture dipende da una gran "uantit, di fattori4 la funzione del prodotto, i valori e le rappresentazioni a cui esso rinvia, luso che se ne fa, il destinatario, la motivazione e lispirazione dellartista. 3ono, altres., modo differenti le categorie di giudizio. LARTE &TRI-ALE' NEL CONTESTO OCCIDENTALE 3.1 MUSEI E ARTI &PRIMITI,E' +el corso del 0'0 secolo i musei di arte antropologici ed etnologici si andarono moltiplicandosi specialmente negli 3tati Uniti e in $uropa grazie allenorme "uantit, di oggetti rilevati nei mondi primitivi e arcaici in conseguenza dei viaggi di commercianti, esploratori ed etnologi. 2li oggetti scoperti veniva catalogati ed esposti mettendo laccento sulle teorie antropologiche dellepoca4 in accordo con i principi dellevoluzionismo ottocentesco, "uesti oggetti venivano raggruppati in categorie omogenee %strumenti musicali, armi, oggetti rituali) e in ordine di complessit, crescente. 3rte moderna e 2oggetti selvaggi,& i manufatti di origine primitiva suscitarono molta attenzione negli artisti dellavanguardia francese, che li denominarono oggetto 37

selvaggi. ;uesti artisti erano spinti dal bisogno di opporre alla frantumazione sociale dovuta allavvento della modernit, industriale, il recupero di modelli non competitivi, armonici, sottratti al flusso della modernit, stessa. ;uesta corrente fu chiamata primitivista e il suo maggior esponente fu 2auguin. 3.2 COME UN OGGETTO &SEL,AGGIO' DI,ENTA UNOPERA DARTE: IL MERCATO DELL ARTE &TRI-ALE' +egli ultimi decenni del +ovecento, larte tribale, primitiva, etnica ha cominciato ad avere un mercato proprio. (i< che determina il valore economico di "uesti oggetti che ora gli stessi possono essere legittimamente giudicati arte. +ella determinazione di un certo oggetto come opera darte entrano, nella nostra tradizione, coppie di nozioni come autenticoPin autentico, capolavoroPartefatto, originalePseriale, ecc.

LE RISORSE E IL POTERE POTERE DELLE RISORSE E RISORSE DEL POTERE 1.1 RISORSE E POTERE: UNINSCINDI-ILE RELA1IONE !o studio della produzione e della gestione delle risorse competenza dellantropologia economica, mentre lo studio della costituzione e dellesercizio del potere competenza dellantropologia politica. 1isorse materiali e risorse simbolic$e& per risorsa si intende sia un bene materiale, concreto, tangibile, sia un bene volatile come un sapere o una conoscenza tecnica, unideologia politica o una visione religiosa del mondo. Una risorsa anche ci< il cui controllo permette a un individuo di perseguire uno scopo di ordine materiale "uanto simbolico. !ac"uisizione e la disponibilit, di una risorsa non sono mai completamente disgiunte da un potere. Economia e politica& presso le societ, industriali e post1industriali, come "uella americana, solo da poco tempo si riconosce esplicitamente che le risorse possono essere sia di tipo materiale che simbolico. /utto ci< che riguarda la produzione, la gestione, lo scambio, la distribuzione e il controllo delle risorse materiale interesse delleconomia, mentre tutto ci< che riguarda le relazioni tra individui e gruppi sociali che perseguono progetti o interessi diversi rientra nel campo della politica. +el mondo occidentale economia e politica risultano distinte grazie allesistenza del sistema di mercato da un lato e dalle istituzioni politiche dallaltro. 4ggetti di prestigio e beni di consumo& 38

con gli sviluppi delletnografia, divenne evidente che anche gli altri popoli avevano dei modi per produrre delle risorse e farle circolare, di fissare criteri di accesso ad esse e di controllarne utilizzazione, anche se "uesti metodi non furono inclusi in un sistema economico nel senso datogli dalle societ, occidentali. La 2vita, e la funzione degli oggetti& in alcune popolazioni, la relazione di scambio rituale ed economico di alcuni oggetti dona agli stessi una memoria che vi viene incorporata, come fossero portatori di una fama imperitura per coloro che avevano partecipato agli scambi. (ambiando circuito, beni con lunghe storie alle spalle possono vedere azzerata la propria memoria. La manipolazione delle risorse e le trasformazioni dello scambio& lo scambio kula costituisce un sistema multicentrico, con un raggio transculturale. 3i scoperto che "uesti monili erano scambiati a scopo di prestigio, ma anche come compensazione matrimoniale, moneta di ac"uisto di maiali o per pagare il diritto a coltivare terreni. ;ueste trasformazioni dei sistemi kula suggeriscono che siamo di fronte a unistituzione economico1cerimoniale influenzata da eventi storici e che tale istituzione stata ed ancora oggetto di continue manipolazioni e nuove strategie. ;uesto esempio ci permette di capire la relazione tra circolazione di risorse materiali e simboliche e lac"uisizione di prestigio e potere. 1.2 LE NATURE DEL POTERE !e teorie del potere sviluppatesi in occidente hanno cercato di coglierne pi# che altro la sostanza4 il potere come facolt, di sovrani delegati dal popolo %Oobbes), come espressione della volont, generale %Rousseau), come prerogativa dei monarchi per grazie divina %>e *aistre), come attivit, esercitata da parlamenti funzionanti in "ualit, di comitati daffari della borghesia %*ar=). !e teorie pi# recenti hanno messo laccento sul carattere pervasivo del potere, sulla sua natura non istituzionale e iscritta nelle relazioni stesse tra individui. Foucault cerca di vedere come il potere funzioni, agisca e costringa gli esseri umani a comportarsi in un certo modo. 'l potere, secondo Foucault, ovun"ue. $gli analizza le carceri, il sistema giudiziario, la morale sessuale, la disciplina, il trattamento della follia, ecc. il potere pu< essere identificato con delle istituzioni, ma la sua efficacia si realizza per lo pi# in maniera invisibile. 'l potere, infatti, si annida nei modelli introiettati, nei pensieri e nei comportamenti a nostra totale insaputa. 'l potere tende ovun"ue a produrre rappresentazioni di se stesso. 3rena politica" attori politici e prospettiva processuale& lo studio antropologico del potere ha posto lattenzione alla diverse modalit, in cui, presso differenti culture, si crea ci< che 39

stato chiamato arena politica, uno spazio astratto occupato da tutti gli elementi che determinano il confronto politico %organizzazioni, individui, valori, significati e risorse) che sono manovrati dagli attori politici nel loro confrontarsi per il potere. $ssi sono "uanti si confrontano nellarena politica %partiti, frazioni, banche, universit,, associazioni, sindacati, ecc). (onsiderare la politica come unarena svincola la politica stessa dallimmagine statica che aveva caratterizzato la riflessione passata sullantropologia sul tema del potere, che oggi preferisce concentrarsi sugli aspetti dinamici della contesa politica. 6asandosi su "ueste considerazioni, lantropologia ha adottato "uella che stata chiamata prospettiva processuale, che ritiene che motivazioni e interessi trovino espressione nellattuazione di determinate strategie7 chiamata processuale perch coglie la politica nel suo divenire. ;uesta prospettiva consente di cogliere meglio la natura composita del fenomeno politico, collegando lazione politica alle motivazioni, alle strategie, alle scelte individuali e collettive, si confronta di continuo con altri aspetti della vita sociale e culturale. FORME DI ,ITA ECONOMICA 2.1 LA PRODU1IONE E LA CIRCOLA1IONE DELLE RISORSE (ontrollare le risorse significa potere decidere della loro destinazione e anche esercitare un controllo sulla produzione di esse. La dimensione sociale delleconomia& il principio di reciprocit. !antropologia economica ha origini verso la met, del +ovecento per merito di 8arl 9olanKi. *alinoQsLi aveva notato come, nelle societ, da lui studiate, la maggior parte delle attivit, della vita sociale si basasse su atti di natura specifica. 6oas aveva descritto il potlatc$ come una competizione tra individui dello stesso status per elevare pubblicamente il proprio prestigio, a cui lo sfidato doveva obbligatoriamente rispondere, pena la perdita dellonore. *auss interpret< il dono accentuandone il carattere apparentemente volontario, libero, gratuito e tuttavia obbligato e interessato. Le forme di circolazione dei beni& secondo 9olanKi le forme di distribuzione e di scambio presenti nelle diverse societ, sono fondamentalmente tre4 C "uella retta dal principio di reciprocit, HC "uella basata sulla distribuzione, $C "uella fondata sullo scambio. -gnuna di "ueste forme si appoggia su un diverso supporto istituzionale4 la simmetria" la centralit" il mercato. !e societ, organizzate su gruppi di parentela, dove prevalgono scambi di tipo paritario e simmetrico tra gruppi e parenti, sono 40

basate sulla reciprocit5 simmetria7 le economie che presentano unautorit, che concentra su di s i prodotti provenienti dalla periferia, che vengono successivamente ridistribuiti secondo criteri ogni volta differenti sono fondate sulla ridistribuzione5centralit6 le economie nelle "uali le merci circolano in base alla legge della domanda e dellofferta sono regolate dal principio di scambio5mercato. !a monetarizzazione delleconomia ha alterato molti sistemi basati sulla simmetria e la centralit,. La produzione sociale dei beni e il concetto di 2modo di produzione,& la circolazione dei beni un fenomeno sociale perch lo scambio, la distribuzione, lac"uisto e la vendita di tali beni pongono in relazione tra loro gli individui e i gruppi. 3e cambiano i rapporti di produzione, cio la relazione sociale tra mezzi di produzione e manodopera, cambia anche il modo di produzione. 2.2 LANALISI ANTROPOLOGICA DELLE FORME DI ,ITA ECONOMICA *olte societ, dellAfrica e dellAsia sono state studiate evidenziando alcuni aspetti centrali del processo produttivo inteso come fenomeno sociale4 la natura dei mezzi di produzione, i loro possessori legittimi %produttori singoli o collettivi), la relazione tra possessori dei mezzi di produzione e "uanto lavorano %schiavit#, dipendenza servile o clientelare, uso collettivo o privato degli strumenti di lavoro), la destinazione sociale dei prodotti %consumo da parte dei produttori, ridistribuzione allinterno della comunit,, scambio con altri gruppi, vendita o altro) Comunit domestica& secondo *eillassou= la comunit, domestica si fonda su un accesso paritario di tutti gli individui al mezzo di produzione per eccellenza. Allinterno di tale comunit, lanzianit, sociale fondamento dellautorit,. !e donne sono la risorsa fondamentale per il raggiungimento dellindipendenza, e dal momento che la loro circolazione dettata dagli anziani, il modo di produzione la relazione giovane1anziano.

Larticolazione dei modi di produzione& la comunit, domestica stata funzionalmente incorporata dalle altre forme economiche e sociali nel corso della storia4 tutte "ueste forme hanno sfruttato la sua capacit, di svolgere la sua funzione di luogo di riproduzione della manodopera. Economie dell,affezione, e politic$e dello sviluppo& 41

larticolazione dei modi di produzione comporta il progressivo coinvolgimento dei sistemi locali in sistemi pi# ampi. ;uando i sistemi locali entrano in un rapporto di articolazione coi sistemi dominanti dal mercato , le trasformazioni possono essere rapide e rilevanti. /ali rapidit, e rilevanza dipendono da "uanto il sistema locale in grado di difendersi dalla pressione esterna. ;uesti casi sono stati considerati esempi di una economia dellaffezione tipica di comunit, tradizionali, contrapposta ad un economia del valore. Le strutture della dipendenza& larticolazione tra sistemi e modi di produzione locali con leconomia di mercato potrebbe essere fatta coincidere con una struttura della dipendenza, espressione della situazione della subordinazione funzionale tra economie del centro ed economie della periferia. !a dipendenza nei confronti delle economie pi# forti si instaura per il fatto che esse possono prelevare risorse da "uelle pi# deboli, risorse che non possono essere impiegate localmente, rischiando di produrre una stagnazione nelle economie di periferia. 1azionalit e irrazionalit nelleconomia& nel pensiero occidentale dominato dallidea di razionalit, logico1 formale, anche leconomia appare come un settore guidato dal calcolo e dal guadagno. 9ianificatori e consulenti ritengono che popoli che investono le loro risorse per scopi puramente simbolici, sono da considerarsi irrazionali. Alcuni antropologi ritengono che tali comportamenti non possono essere giudicati irrazionali, perch rispondono al soddisfacimento in un bisogno considerato primario. 9er pianificatori e consulenti la razionalit, ci< che orienta il comportamento verso lottenimento di un utile materiale4 guadagno, profitto, ecc. ;uesta posizione smentita da chi pensa che si possa essere razionali anche perseguendo scopi diversi. TIPI DI ORGANI11A1IONE POLITICA 3.1 ATTI,ITA POLITICA E ORGANI11A1IONE POLITICA Lattivit politica laspetto intenzionale del comportamento individuale e collettivo madiante il "uale i singoli o i gruppi manipolano le regole e le istituzioni vigenti nella loro societ,. 7norganizzazione politica pu< essere considerata come linsieme delle regole, delle istituzioni e delle pratiche che contribuiscono a definire il "uadro entro il "uale si svolge lattivit, politica. 9arlare di organizzazione politica significa evocare le dimensione del potere e dellautorit, che possono essere incarnati da figure sociali particolari, che rivestono delle cariche, per eredit,, per elezione o consenso esplicito.

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'l rispetto dellautorit,, lesercizio del potere, la difesa degli interessi di un certo gruppo possono essere ottenuti per vie differenti. La classificazione tipologica& nonostante le forme di organizzazione politica tendono a sfumare luna nellaltra, unutile tipologia "uella che parte dalla distinzione tra sistemi politici non centralizzati e centralizzati. Allinterno dei sistemi non centralizzati si pu< distinguere tra bande e trib0. Allinterno dei sistemi centralizzati si pu< distinguere tra due forme principali4 i potentati e gli stati" gli ultimi raggruppabili in stati dinastici e stati nazionali. istemi non centralizzati& la banda& stata ritenuta dagli antropologi la forma pi# elementare di organizzazione politica, la pi# antica e la meno odiernamente diffusa. : caratteristica dei gruppi di cacciatori1 raccoglitori nomadi. $sse sono sottoposte al flusso, il continuo allontanamento dei membri di una banda e il loro riaggregarsi ad unaltra. ' membri di "uesti gruppi sono sostanzialmente eguali, e il flusso impedisce di avere unautorit, permanente. +on mancano di certo i motivi di scontro, "uali possono essere accuse reciproche di stregoneria, casi di adulterio, rivalit, tra cacciatori. ' comportamenti inadeguati sono sanzionati dalla semplice derisione allallontanamento dal gruppo. Le societ tribali e le ambiguit del termine 2tribale,& letichetta tribale stata assegnata a "uasi tutte le societ, studiate dagli antropologi ed etnologi, per sottolineare che esse erano basate su principi organizzativi diversi dalla nostra. 'l trialismo "uasi sempre una risposta alla dissoluzione di istituzioni e di ideologie unificanti, e non un ritorno alla tradizione. Le caratteristic$e fondamentali delle societ tribali& gli antropologi riservano luso del termine trib0 a un preciso tipo di organizzazione politica, prevalentemente riscontrabile presso le popolazioni agricole e pastorali. 3ono definite tribali le societ, in cui sono presenti pi# gruppi di discendenza che si considerano discendenti da uno stesso antenato. !organizzazione politica definita acefalo, ovvero priva di un potere centrale con capacit, di decisione, di controllo e di coercizione. ;ueste societ, si fondano su istituzioni che assicurano la coesione tra i gruppi di discendenza che tenderebbero, altrimenti, a separarsi, in "uanto entit, largamente autonome. Lignaggi segmentari& 43

sono i gruppi di discendenza unilineari costitutivi di una trib#. Una trib# segmentarla rappresentabile come un albero rovesciato. ' componenti del lignaggio si riconoscono idealmente come discendenti da uno stesso antenato, che pu< essere uomo o donna, reale o immaginario. &i sono lignaggi politicamente preminenti, specialmente se sono pi# numerosi, pi# ricchi, ritualmente pi# importanti. tratificazione rituale& in molte societ, tribali dellAfrica e del *edio -riente esiste una distinzione importante tra lignaggi, la "uale riflette una funzione politico1religiosa svolta da alcuni di essi. : possibile trovare, presso alcune di "ueste societ,, alcuni individui che possono incarnare unautorit, largamente rispettata ed ascoltata per motivi e=tra1politici. Consigli di villaggio& dove le popolazioni sono insediate in villaggi permanenti, ogni gruppo di discendenza ha propri rappresentanti che si riuniscono periodicamente dando vita ai consigli di villaggio, assemblee ristrette, fornite di potere decisionale e consultivo, nonch amministrativo. odalizi" classi det" societ segrete& nelle societ, tribali esistono anche forme associative basate sui criteri del sesso e dellet,. *embri di "uesti gruppi possono entrare a far parte di sodalizi, forme associative che tagliano trasversalmente i gruppi di discendenza. 'n alcune societ,, la popolazione raggruppata in base a fasce di et,, gruppi nei "uali si entra mediante riti di iniziazione officiati dai membri pi# anziani della societ,. !e societ, segrete, erano costituite da individui affiliati tramite riti di iniziazione e costituiscono centri di aggregazione e di potere. %l 8ig -an& i capi tribali si caratterizzano per la loro costante opera di ridistribuzione dei beni e dei benefici e di supporto e di assistenza nei confronti del proprio seguito. +elle societ, prive di lignaggi segretari, "uindi non classificabili tribali, i grandi uomini sono figure un po anomale. ;uesto titolo e la sua fama sono il risultato dellabilit, e delliniziativa personale7 "uesti uomini sono costretti a ridistribuire periodicamente le ricchezze accumulate grazie allaiuto di altri individui, convinti dal big man a collaborare con lui.

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