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2 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 19 GENNAIO 2014

Sommario

Il dibattito delle idee

SSS corriere.it/lalettura
4
La discussione Dopo la mamma tigre ecco il gruppo tigre
di GUIDO SANTEVECCHI

L'inserto continua online con il Club della Lettura: una community esclusiva per condividere idee e opinioni

La lezione del mio maestro Enrico Guaraldo Dopo, la letteratura non fu pi la stessa

5 Il caso

I giovani ricchi americani malati di affluenza


di MASSIMO GAGGI

Orizzonti

Social network Servizio sociale globale La terza vita di Facebook


di SERENA DANNA con un commento di ANTONIO CASILLI

7 La lezione di Platone 8
di UMBERTO CURI

Lamicizia si dimostra (e non si dichiara) Fede e cultura Perch serve un nuovo Maritain
di MARCO RIZZI

Immaginazione La vera sapienza


Costruitevi un harem nella testa e affollatelo di sogni e fantasie Aiuta a vivere, ha ragione Flaubert
di ALESSANDRO PIPERNO

9 Visual data

Lalba del genio? Anche a mezzogiorno


di PAOLA DAMICO

Caratteri

10 Finardi e gli altri


Le canzoni di chi non ci sta (pi)

11 Il filone

di MARIO LUZZATTO FEGIZ

I romanzi della rabbia sul baratro di una civilt

12 Recensioni 13 Biografie

di ALESSANDRO BERETTA

I personaggi in cerca dautore di Giorgio Van Straten


di ERMANNO PACCAGNINI

Lina, la partitura impossibile di Sergej Prokofiev

14 Classifiche dei libri


La pagella
di ANTONIO DORRICO

di CHIARA MARIANI

16 17

Sguardi
New York Il Moma scatena i bulldozer
di STEFANO BUCCI

Parigi Il Pompidou diventa plurale


di STEFANO MONTEFIORI

19 Le mostre: Pierre Gianadda


Il Mediterraneo bagna la Svizzera
di SEBASTIANO GRASSO

20 Giornata della memoria


Intervista a Elie Wiesel: Shoah, i nuovi testimoni

Percorsi

21 Ex Jugoslavia

di ALESSANDRA FARKAS

ro allultimo anno di universit quando mi imbattei in quello che ben presto sarebbe diventato il mio maestro. Per quanto pomposo possa apparire cos che gli aspiranti accademici chiamano i propri mentori: maestro. Un po come in Guerre stellari fanno i giovani Padowan con gli Jedi. Il mio maestro si chiamava Enrico Guaraldo. morto lanno scorso. Quando lo incontrai, il mio disincanto per gli studi accademici aveva bucato il muro del suono dellinsostenibilit. Sebbene mi fosse stato inculcato un severo rispetto per le istituzioni, non ero riuscito ad accettare che una cosa splendida e scapestrata come la letteratura fosse trattata in modo cos tedioso, supponente, pedestre e burocratico da individui privi di talento e fantasia. Frattanto gli ultimi fuochi dello strutturalismo avevano incenerito le ormai risicatissime foreste vergini del pensiero. Comera possibile che i capolavori dellumanit fossero commentati da saggisti il cui stile si riduceva al birignao torbido e oscuro di una losca tecnocrazia orwelliana? Ecco lo stato del mio umore quando per la prima volta entrai nella classe in cui il professor Guaraldo teneva il suo corso sulla Bovary. Non era un uomo avvenente. Vestiva in modo lezioso (la lunghezza della cravatta superava disastrosamente le colonne dErcole della cintura di coccodrillo). Per timore dei germi, al posto del microfono messo a disposizione dalla facolt, utilizzava un karaoke personale. Chiuse la porta a chiave. Per non dare adito a equivoci, ci spieg che era permesso uscire dallaula solo su una barella nel pieno di un attacco cardiaco. Poi lesse un pezzo di une delle lettere scritte dal giovane Flaubert a Luise Colet. Una specie di mantra ad uso di giovani scrittori. Da allora me lo sono ripetuto cos tante volte che ho finito per impararlo a memoria: Il faut se faire des harems dans la tte, des palais avec du style, et draper son me dans la pourpre des grandes priodes. Bisogna farsi degli harem nella testa, dei palazzi con lo stile, drappeggiare la propria anima della porpora dei grandi periodi. Quando il mio futuro maestro prese a commentare queste strane parole, accadde qualcosa che ho seria difficolt a descrivere. Fummo invasi da una specie di volutt. Investiti da una freschezza balneare poco confacente a unaula universitaria. Trascinati in un mondo di-

i
Professore Enrico Guaraldo stato allievo di Giovanni Macchia. Torinese di origine (19462013), si occupato del Decadentismo francese e, in particolar modo, di Proust, oltre ad Apollinaire, Baudelaire, Bonnefoy, Flaubert, Laforgue, Mallarm, Reverdy, Valry e Stendhal. Ha collaborato alla stesura del Dizionario enciclopedico italiano Treccani, e ha scritto tutta la sezione dedicata alla poesia francese del Novecento in La letteratura francese diretta da Giovanni Macchia e raccolta in pi tomi da Rizzoli. Dei suoi testi sono in commercio: Latmosfera di Laforgue (Pacini editore), libro legato ai suoi studi della fenomenologia husserliana e Il senso e la notte. Esperienze poetiche di Reverdy (Giannini editore). La sua opera pi ambiziosa resta In cerca del mattino, Franco Angeli, unindagine accorata e spregiudicata sul senso di nascita in letteratura

verso da quello in cui vivevamo, ma che, allo stesso tempo, in un bizzarro paradosso, sembrava scaturire dai luoghi pi oscuri e misteriosi di noi stessi. Lironia, larguzia, la competenza, lerudizione, lirriverenza, la spregiudicatezza, il gusto per lanalogia e per la divagazione, e una dose assolutamente irresistibile di piacioneria, tutto al servizio di una didattica impeccabile. Da allora le parole di Flaubert divennero il nostro grido di battaglia.

Gli harem nella testa


Bisogna farsi degli harem nella testa. unesortazione che Flaubert rivolge a se stesso. Che forse andrebbe allargata a chiunque. Bisogna riempirsi la testa di concubine o di gigol. Bisogna abbandonarsi al fascino corrotto della molteplicit. Perch la mente il solo luogo del nostro corpo in cui labbondanza non insana; il solo angolo di mondo in cui lomicidio non punito, e lincesto non giudicato; la sola alcova in cui accogliere la donna dellamico senza per questo tradirlo. Ci di cui Flaubert sta parlando limmaginazione. Lunica cosa che conti realmente nella vita. Il guaio che Flaubert non Diderot. La folla che ingolfa la sua mente non fatta di pensieri, ma di immagini. Di immagini lussuose e variopinte, di marmi, di palmeti marocchini, di donne e di uomini (gi, pare che il Nostro avesse gusti anfibi). Immagini romantiche e truculente, gotiche e romantiche, talvolta persino stucchevoli e triviali, ma chi se ne importa... Un altro vantaggio della nostra mente che l dentro abolito il buon gusto.

I tempi lunghi della fantasia


Ecco uno dei consigli pi preziosi che mi dava il mio Maestro: Non legga avidamente. Legga con lentezza. E quando finalmente incontra una grande immagine, per carit di Dio, chiuda il libro. Non vada avanti. Se la goda un po, quella immagine. Se la porti a letto, al bagno, al ristorante. Non se la lasci scappare. Ci giochi un po. La stravolga se necessario. La modifichi a suo piacimento. Se ne appropri. A questo serve la letteratura. Allora credevo che questo fosse il segreto di un vero lettore. Avrei imparato sul campo che questo ancor pi il segreto di chi scrive. Chiunque svolge questa professione sa che scrivere non sempre una luna di miele. La paura di sbagliare, linfluenza mefitica di chi ti ha preceduto, lorrore di te stesso, il senso di gratuit... Eppure ci sono momenti che qualsiasi imbrattacarte conosce, in cui improvvisamente sei visitato da unimmagine, una sola. Che ti sembra preziosa solo perch originale, solo perch non corriva come tutte quelle che ti vengono in mente abitualmente. Ti senti felice, euforico. Per un momento ti sembra di capire ci che intendevano i modernisti con il termine epifania. questa cosa qui. La gioia di unimmagine che ti si dona. Che ti gonfia il petto. Che un po ti fa ridere, un po ti commuove. Non detto che sia un granch, ma almeno tua come il tuo spelacchiato peluche. E allora che fai? Ti metti a scrivere? Ma sei matto? Vuoi rovinarti la festa? Nean-

La violenza ustascia contro i serbi ortodossi

22 Controcopertina
Marte: il pianeta rosso anche un po azzurro
di TULLIO AVOLEDO

di CARLO VULPIO

SSS La nostra mente lunico luogo del corpo


in cui labbondanza non insana; lunico angolo del mondo in cui lomicidio non punito; la sola alcova dove accogliere la donna dellamico senza tradirlo

DOMENICA 19 GENNAIO 2014

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 3

Due parole in croce


di Luigi Accattoli

Semplici e umili quanto basta


Francesco invita i nuovi cardinali a festeggiare la nomina in modo semplice e umile, ma gi Benedetto si era presentato alla Loggia come semplice e umile lavoratore e si visto come lhanno presa nel recinto di San Pietro. L dentro i consigli del Vangelo incappano nel mimetismo ambientale: avesse detto via il rosso lo capivano, ma tutti in Vaticano sono gi semplici e umili e decisi a restare tali.

che per sogno. Te la tieni per te. La smonti e la rimonti a piacimento. Usi parecchio il replay e il fermo immagine. I pi spregiudicati ricorrono a una specie di photoshop interiore. Malgrado per me si tratti di un ricordo remoto, direi che gli amori delladolescenza (tanto meglio se non corrisposti) favoriscono certe euforiche fantasticherie. Trastullarsi con limmagine di ci che probabilmente non capiter mai pu regalare gioie insperate. Ne Le botteghe color cannella il pi immaginifico memoir mai scritto Bruno Schulz narra la strana avventura di suo padre. Un piccolo bottegaio askenazita che sceglie di staccarsi dalla realt, per abbandonarsi sfrenatamente al suo mondo interiore fatto di immagini colorate, bizzarre e spaventose. Schulz racconta limpazzimento paterno, lirriducibile alienarsi dal mondo che coincide con il progressivo rimpicciolimento delle membra, degno di Alice nel paese delle meraviglie. Ma invece di condannarlo o assolverlo, Schulz lo glorifica, tributandogli retrospettivamente lonore delle armi: Soltanto oggi comprendo il solitario eroismo con cui egli, da solo, mosse guerra allelemento sconfinato della noia che soffocava la citt. Senza alcun appoggio, senza alcun riconoscimento da parte nostra, quelluomo straordinario difese la causa persa della poesia. Quindi, da una parte c la noia che soffoca la citt, dallaltra la causa persa della poesia. E non mica detto che per proteggersi dalla prima e per difendere la seconda uno debba per forza impazzire. Basta aprire lalbum di fotografie interiori. Riesumare ricordi, talvolta persino inventarseli di sana pianta. Oppure prevedere il futuro, profetizzare. Che ne sar dellImu nel 2530? E della Tares? E naturalmente ci sono sempre le stelle, gli alieni, altre civilt del tutto inimmaginabili. Poi c larte, che resta pur sempre la vita interiore dellumanit. Avete presente quando Woody Allen in Manhattan si mette l a enumerare tutte le ragioni per cui vale la pena vivere? Ecco, una cosa del genere, ma con le immagini. Che so: Anna Karenina nello scompartimento del treno con un libro in mano mentre fuori imperversa una tempesta di neve. E, a proposito di bianco, il bicchiere di lat-

ILLUSTRAZIONE DI ANTONELLO SILVERINI

te tracannato da Christoph Waltz in Inglorious Bastards. Gli occhi di Lucrezia Panciatichi dipinti da Bronzino. La Londra avvolta in una nebbia azzurrina delle prime indimenticabili pagine di Casa desolata. Il colpo di testa di Simeone contro la Juve che ci regal lo scudetto. Una vacanza in Cornovaglia del 1984. Per non dire delle immagini lascive di cui meglio tacere...

La regina delle facolt


Del resto, enfatizzare laspetto ludico, per cos dire disneyano, dellimmaginazione, un modo fin troppo demagogico di porre la faccenda. Almeno per i miei gusti. Limmaginazione merita rispetto. Per questo tempo di affidarsi a colui che ha scritto le pagine definitive sullimmaginazione. Sto parlando di Charles Baudelaire naturalmente, uno degli uomini pi intelligenti del XIX secolo. Pu esistere intelligenza senza ironia? Altroch se pu! Baudelaire la dimostrazione che forse lintelligenza pura non conosce lironia. Lui non scherza mai. Lui si prende sempre dannatamente sul serio. Certe volte provo a immaginarmelo ridere a una barzelletta di un amico. Be, non ci riesco. Baudelaire non ride. Baudelaire sempre di una solennit insostenibile. Eppure non sbaglia un colpo. Ha una lucidit sovrannaturale. Soprattutto quando parla dellimmaginazione, che definisce la regina delle facolt. Tutto luniverso visibile non che un deposito di immagini e di segni ai quali limmaginazione deve attribuire un posto e un valore relativo: una sorta di nutrimento che limmaginazione deve

SSS Tutto luniverso visibile non altro


che un deposito di immagini e segni ai quali la fantasia deve attribuire un posto e un valore relativo. Cos scriveva il serissimo Charles Baudelaire

assimilare e trasformare. Tutte le facolt dellanima umana vanno subordinate allimmaginazione, la quale le requisisce tutte in una. C chi ha amato vedere in questa idea baudelairiana una deriva fricchettona, una sorta di prefigurazione della famigerata fantasia al potere. Ora, basta conoscere Baudelaire per sapere che le cose non stanno cos. Baudelaire detesta la democrazia non meno di quanto detesti la sovversione, in qualsiasi forma essa si manifesti. Come dicevo, le sue idee non indulgono mai in alcun tipo di edonismo. Per lui limmaginazione davvero la cosa pi seria di tutte. Come quando scrive: Limmaginazione ha una parte decisiva anche nella morale; poich, se mi concesso di spingermi fino a questo punto, che cosa diviene la virt senza immaginazione? come dire la virt senza piet, la virt senza il cielo; qualcosa di duro, di crudele, di sterile, che in certi luoghi si risolta nella bigotteria, e in altri nel protestantesimo. Che idea magnifica! Pensate a quei censori, di cui oggigiorno il nostro Paese pieno, sempre pronti a castigare i costumi altrui, a giudicarli. I professionisti dellindignazione e del civismo. Cosa dire di questi inflessibili Robespierre, se non che sono uomini privi di immaginazione? Che cos lempatia se non la forma pi intima di immaginazione? Solo provando a immedesimarsi nelle debolezze degli altri si riesce a essere indulgenti e misericordiosi. Allora forse Baudelaire ha ragione: limmaginazione, a dispetto di quel che si potrebbe credere, la sola vera sapienza. Semmai la cosiddetta realt, ammesso che la si riesca a definire, a essere talmente pleonastica da risultare irrilevante e tediosa. Trovo inutile e fastidioso scrive ancora Baudelaire rappresentare ci che , poich niente di ci che mi appaga. La natura laida, preferisco i mostri della mia fantasia alla volgarit del reale. Non mi sorprende che a un secolo di distanza, uno degli allievi pi riottosi di Baudelaire, ossia Vladimir Nabokov, rincari la dose, anche se con toni pi scanzonati: La mente non afferra nulla senza laiuto della fantasia creativa, di quella goccia dacqua che sul vetrino d nitore e rilievo allorganismo osservato. Dopo tutte queste elucubrazioni capisco perch fui tanto colpito dalla prima lezione sulla Bovary del mio Maestro. Quel modo fantasioso di insegnare e concepire la letteratura era davvero contagioso. Era aria di montagna per polmoni intossicati. Non importa se unidea giusta e ragionevole mi diceva sempre il mio Maestro. Limportante che non sia troppo noiosa. Chiss che, dopo tanto ciarlare, non serva a questo limmaginazione? A non annoiarsi troppo.
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