Sei sulla pagina 1di 17

COMUNICAZIONE INTERCULTURALE

La comunicazione interculturale consiste nell’unione di due aspetti e discipline: il linguaggio e la


cultura.
Che cos’è la cultura? È difficile dare una definizione condivisa da tutti, la cultura è qualcosa che si
vive, si ha, si pensa, governa, ci unisce, ci divide ecc.
Secondo Scollon “Culture is a verb”: la cultura è qualcosa che si fa: nel momento in cui si comunica
qualcosa si sta facendo cultura → → → “Cultural Tool”: strumenti usati strategicamente all’interno
di un evento comunicativo in base al contesto comunicativo e allo scopo comunicativo e anche in
base alla persona/cultura con cui ci si trova ad interagire.
Il concetto di cultura ha subito delle variazioni nel tempo. In principio la cultura era vista secondo
una concezione classico-umanistica che vedeva la cultura come elemento che permetteva allo
spirito di essere coltivato, si poneva l’accento sull’universalità e sul potenziale formativo; nel’1800
si è passati ad una concezione che, influenzata dal romanticismo, vedeva la cultura come un
insieme di manifestazioni che caratterizzavano lo spirito di un popolo (concetto più concreto
rispetto al precedente); successivamente si è passati ad una concezione scientifico-antropologica
che mette in evidenza il carattere condiviso ed ordinario, quindi non eccezionale; infine la
concezione sociologica vede la cultura come elemento di differenziazione e interazione, in quanto
anche all’interno di una stessa cultura ci sono numerose sfaccettature.
Definizioni antropologiche di cultura:
 Tylor: non distingue tra cultura e civiltà, mette in evidenza la vastità del concetto cultura.
Cultura come patrimonio collettivo di un gruppo di esseri umani
 Boas: centralità dell’individuo che ha un ruolo attivo, non è solo un portatore passivo come
secondo Tylor: è un soggetto capace di attività e di reazione
 Kroeber: “Cultura Superorganica”: la cultura non è un patrimonio innato, viene acquisita per
apprendimento in base al contesto e agli individui che ci circondano, che sono quelli che ci
trasmettono la cultura (la famiglia o il contesto in cui si vive nei primi anni di vita sono
fondamentali in tal senso)
In tal senso, Hofstede usa il concetto più ampio di cultura attraverso l’uso della metafora
“Software of the mind” → → → la cultura viene vista come un sistema mentale, come un insieme
di file che determinano il nostro comportamento ed il nostro modo di comunicare. Spesso questo
sistema ci appare naturale ed indiscutibile, visto che sin dai primi anni di vita lo abbiamo usato
inconsapevolmente. Proprio per questo uso inconsapevole è causa degli incidenti comunicativi
interculturali perché ognuno di noi ha un software diverso dell’altro che elabora i dati in maniera
differente. Proprio per queste ragioni è molto importante la consapevolezza: se ci rendiamo conto
che il nostro modo di vedere le cose, di agire e di comunicare non è l’unico possibile, possiamo
accorgerci in anticipo di possibili ostacoli alla comunicazione e quindi evitarli.
Secondo Hosftede questo software è composto di 3 elementi: la mente intesa come testa
pensante (thinking, le credenze), il cuore che sente (feeling, i sentimenti), e mani agiscono (le
ablità).
Hofstede usa un’altra importante metafora: “L’iceberg della cultura”
Hofstede immagina la cultura come un iceberg. Capisce che ci sono elementi che al primo contatto
oculare e culturale, ci appaiono diversi rispetto alla nostra cultura. Successivamente, con il
trascorrere del tempo, mantenendo il contatto con l’altra cultura, ci accorgiamo di altri elementi di
differenziazione tra le culture. Infine c’è un livello più profondo, sommerso, di elementi di
differenziazione di cui ci accorgiamo solo una volta aver acquisito grande familiarità con la cultura
con cui stiamo interagendo. Esempi di questi 3 livelli sono:
A) Tratti somatici, lingua, saluti, stereotipi/pregiudizi
B) Bolla prossemica, formale/informale, contatto oculare, visione della puntualità
C) Tradizioni, mentalità, senso dell’umorismo, orientamento politico
CULTURA-LINGUA-PENSIERO
Schema costituito di 3 elementi che si influenzano vicendevolmente, con la cultura sovra-
posizionata perché super organismo che accomuna più individui, mentre lingua e pensiero sono
elementi che riguardano il singolo individuo (penso e mi esprimo in un certo modo, differente dal
altri).
Lingua-cultura: hanno in comune 3 aspetti: non natura (non sono biologiche, non sono patrimonio
innato del singolo individuo), conoscenza (sono entrambe frutto di una acquisizione),
comunicazione (sono entrambi sistemi di comunicazione che si esprimono in segni e simboli).
La lingua è influenzata dalla cultura perché parlo in un determinato modo che è influenzato dalla
cultura. Contemporaneamente la cultura è influenzata dalla lingua perché è attraverso
quest’ultima che la cultura si esprime.
Cultura-pensiero: il pensiero è influenzato dalla cultura perché le opinioni che creiamo sono
determinate dal contesto in cui cresciamo e dai suoi modelli e valori culturali. Allo stesso tempo, il
pensiero crea la cultura, che è espressione del pensiero.
Pensiero-lingua: la lingua è condizionata ed influenzata dal pensiero: ciò che esprimo a parole è il
mio pensiero. Il pensiero influenza la lingua attraverso la percezione della realtà: un esempio, è
che noi italiani, se dobbiamo dire qual è il verso del cane, rispondiamo dicendo “Bau”, invece gli
americani rispondono dicendo “Woof”. Il cane non abbaia diversamente nei due stati, ma è la
percezione di come lo faccia ad essere diversa, che di conseguenza influenza la lingua.
Nello stesso schema al di sopra di cultura si trova civiltà che Balboni, a differenza di altri, definisce
come 2 concetti diversi, con civiltà al di sopra di cultura. Con cultura Balboni intende il modo di
vivere, corrispondente ai primi 2 livelli dell’iceberg: la cultura è la risposta ai bisogni di natura
(cibarsi, vestirsi, sistemarsi sotto un tetto ecc); con civiltà intende il modo di pensare, un insieme di
valori che consideriamo irrinunciabili corrispondenti al livello sommerso e più profondo
dell’iceberg.
METAFORA DELLA CIPOLLA (HALL O HOFSTEDE NON SI è CAPITO)
Questa metafora vede la cultura come una cipolla, quindi costituita di strati che vanno sempre più
in profondità. Man mano che ci si avvicina al centro l’influenza dello strato aumenta. Al centro
della cipolla c’è l’individuo con i sui valori di fondo, subito sopra c’è la comunità locale di cui è
parte, successivamente la professione, in seguito la compagnia in cui lavora, poi il macro settore di
riferimento del lavoro fino ad arrivare al paese in cui vive. La personalità dell’individuo cambia
progressivamente in base alle influenze di questi strati. La nostra identità personale non è altro
che il frutto di influenze reciproche e proporzionalmente diverse a seconda della profondità degli
strati della cipolla. Per essere competenti a livello interculturale bisogna prima conoscere sé stessi.
Hofstede propone anche un altro modello secondo il cui i valori e le pratiche, organizzati in
sistemi, costituiscono la cultura, vale a dire il programma collettivo della mente. I valori
corrispondono all’ultimo livello dell’iceberg e sono quindi molto radicati nell’individuo e nella
società. Non sono visibili direttamente nella realtà, ma vengono messi in pratica in quelle che
Hofstede chiama pratiche culturali, che sono la realizzazione dei valori. Le pratiche si dividono in 3
categorie:

 Rituali: sono routine, comportamenti ripetuti che rimandano a valori di fondo. Es: la
comunione per i cattolici
 Eroi: sono persone che nella loro vita hanno simboleggiato i valori di una cultura specifica. Es:
Kobe Bryant per il basket (netto)
 Simboli: gesti, parole che richiamano un gruppo culturale. Es: segno della croce per i cattolici

ELEMENTI STABILIZZANTI DELLA CULTURA (HOSTEDE)


I valori e le pratiche, all'interno di un dato sistema costituiscono la cultura, ossia la
programmazione collettiva della mente. Sia per il gruppo sia per l'individuo, la stabilità della
programmazione culturale è grande, nonostante i cambiamenti siano senz'altro possibili. Come
gruppo, l'origine e la stabilità vanno ricercate in una serie di fattori ecologici, fisici e sociali che
sono influenzati dalla forza della natura e dell'uomo, e che dall'altra parte influenzano le norme
sociali, che a loro volta portano allo sviluppo e al mantenimento di istituzioni con particolari
strutture e funzionamenti.
 Norme della società: hanno il ruolo di rafforzare la famiglia, il sistema educativo, la religione, i
sistemi politici e le leggi.
 Origini
 Influenze esterne:
 Conseguenze
Influenze esterne
forze della natura
forze dell'uomo: commerci, dominazioni, scoperte scientifiche

Origini → Norme della società → Conseguenze
fattori ecologici: sistemi di valori strutturazione
geografia dei maggiori gruppi della e funzionamento
storia popolazione delle istituzioni:
demografia famiglia
igiene sistemi educativi
alimentazione religione
economia sistemi politici
tecnologia legislazione, ecc.
urbanizzazione

rafforzamento
MODELLO DELLA COMPETENZA COMUNICATIVA INTERCULTURALE DI BALBONI
Diviso in mente (sapere la lingua) e mondo (saper fare con la lingua). All’interno del mondo ci sono
gli eventi comunicativi, governati da leggi sociali, pragmatiche e culturali.
La mente si divide in 3 nuclei di competenze:

 Competenza linguistica, cioè la capacità di comprendere e produrre enunciati ben formati


 Competenze extralinguistiche, capacità di produrre e comprendere espressioni e gesti del
corpo, di valutare l’impatto della distanza interpersonale e di usare e riconoscere il valore
comunicativo degli oggetti e del vestiario
 Competenze contestuali relative alla lingua in uso: competenza sociolinguistica,
pragmatica e (inter)culturale
A unire mente e mondo c’è una freccia bidirezionale che consiste nella traduzione da mente a
mondo (saper fare lingua). Questo meccanismo di attuazione consiste nella padronanza di una
lingua: dal mondo arrivano input che aiutano a migliorare e perfezionare le competenze della
mente, allo stesso modo la mente si concretizza nel mondo attraverso questa attuazione.
Secondo Balboni, costruire una competenza comunicativa interculturale non significa rinunciare ai
propri valori fino ad assumere i valori di altre culture sul modello del melting pot (quindi una realtà
multiculturale), ma comprendere che la propria visione e i propri valori non sono gli unici esistenti
e possibili, per cui è preferibile sospendere il giudizio. Per una comunicazione interculturale
efficace occorre:
a) Accettare la vastità dei modelli culturali
b) Capire la generalizzazione che pregiudizi e stereotipi producono, che pongono la realtà
sotto categorie strette e rigide, mentre ogni persona è unica
c) Studiare le altre culture per capirne le differenze
d) Rispettare le differenze che abbiamo riscontrato
e) Accettare che altri modelli culturali possono essere migliori dei nostri
PARAMETRI INTERCULTURALI
Le scienze comunicative hanno studiate numerosi parametri per la valutazione della qualità di una
mossa o di uno strumento di comunicazione. Per quanto riguarda gli scambi interculturali i più
produttivi sono:
1) Formale/informale
Ogni cultura ha il suo modo particolare di identificare formalità ed informalità non solo nel
linguaggio ma in generale nella comunicazione (vestiario, gestualità, uso delle parole).
È molto importante perché la scelta sbagliata tra i 2 criteri in partenza potrebbe
compromettere tutto l’evento comunicativo. Ci sono delle regole non scritte per ogni
cultura che bisogna conoscere
2) Cortese/scortese (polite/unpolite)
Si intende l’essere adeguato al contesto e il rispetto delle regole sociali richieste nel
contesto. Es: come gli inglesi danno gli ordini, mai diretti ma sempre mitigati
3) Diretto/esplicito (forza mascherata/esplicita)
Come esprimo la mia forza comunicativa all’interno di un evento comunicativo: bisogna
essere diretti o mascherare la propria forza? Gli italiani esprimono il dissenso in maniera
aperta ed esplicita, ma se facessero la stessa cosa con un inglese in inglese risulterebbero
sgarbati, perché gli inglesi sono soliti mascherare la forza
4) Politicamente corretto/scorretto
Fondamentale in tal senso la scelta lessicale. Ci sono argomenti, come l’orientamento
sessuale, il razzismo, la differenza di genere che richiedono particolare attenzione nella
scelta delle parole
5) Argomento libero/tabù
Temi che posso trattare tranquillamente o che devo assolutamente evitare. Variano da
cultura a cultura, ma ce ne sono 3 che possono essere considerati universali: il sesso e la
morte, le secrezioni del corpo e la digestione (spesso anche i sentimenti personali)
6) Cooperativo/arroccato
Si fa riferimento all’atteggiamento delle persone coinvolte nello scambio: se cooperativo
tollero l’interruzione mentre parlo, se arroccato non voglio assolutamente essere
interrotto, anzi, lo trovo molto offensivo
7) Giudizio estetico/etico
In base all’uso della sfera lessicale per dare un giudizio: noi italiani diciamo “brutto
atteggiamento”, quindi estetico, mentre gli inglesi dicono “bad atitude”, quindi etico
COMUNICAZIONE INTERPERSONALE
Avviene tra 2 soggetti in situazione di compresenza. La lingua è solo una piccola parte della
comunicazione. La comunicazione può essere divisa in:

 Comunicazione verbale (livello simbolico-convenzionale)

Si basa su di un codice condiviso tra i componenti dell’evento comunicativo e sull’intenzionalità


della comunicazione. In un contesto interculturale il codice può essere un ostacolo nella
comunicazione

 Comunicazione non verbale (livello analogico)

Ha spesso una analogia con il messaggio che si vuole esprimere. Composta da una componente
consapevole (in minima parte) e una componente inconsapevole
Bisogna prestare attenzione al significato di verbale in relazione a vocale: con vocale si intende la
voce, mentre con verbale si intende la lingua. I tratti verbali sono una parte della comunicazione
vocale, insieme ai tratti paralinguistici (tono, ritmo della conversazione, pause, intensità, accento:
elementi che dipendono dalla situazione relativi alla voce) ed extralinguistici → → →
comunicazione vocale.
La comunicazione non vocale è costituita da:

 CINESICA. Si divide in:


Mimica facciale. È il luogo in cui concentriamo maggiormente la nostra attenzione ed è anche la
prima fonte di informazione, ancor prima della comunicazione verbale. Studiosi come Darwin e
Facca hanno capito che esistono alcune espressioni universali che hanno le proprie caratteristiche:
sono espressioni istintive, primordiali (calma, attenzione, concentrazione, riso, dolore, sorpresa,
disgusto).
Esistono inoltre micro-espressioni inconsce che accadono in 1/25 di secondo che esprimono
emozioni represse. La forza e la pertinenza di una espressione sono influenzate dalla cultura
perché possono essere maggiori in una e minori in un'altra. Gli studiosi hanno anche riscontrato
un effetto “rebound”: quando si cerca per lungo tempo di ricreare una espressione facciale relativa
ad una emozione, alla fine si prova l’emozione che si cerca di ricreare.

Sguardo. È descritto in base alla direzione ed alla durata. La direzione può essere formale se ci
concentriamo su occhi e fronte, sociale se ci concentriamo su tutto il viso (es. con gli amici) ed
intimo se si focalizza su tutto il corpo o almeno sul busto. La durata invece può essere
intermittente quando il contatto viene a volte mantenuto e a volte diretto altrove, fisso, mobile si
mantiene per pochissimo il contatto oculare e sfuggente quando il contatto varia ancor più
rapidamente rispetto al mobile, si cerca di evitare il contatto oculare.
Nello sguardo hanno un ruolo importante anche le pupille, che possono essere dilatate o ristrette,
e le palpebre, che in base alla cadenza ritmica possiamo descrivere come movimenti lenti,
movimenti rapidi e sfarfallio

Gesti e postura. Movimenti del capo: può essere eretto (posizione standard) oppure inclinato
nelle varie direzioni (es. inclinato verso il basso con lo sguardo rivolto verso l’alto esprime critica e
diffidenza, capo basso e sguardo rivolto verso il baso esprime imbarazzo). Il “Nodding” invece ha 3
ritmi: dal più lento al più veloce comprendere, incoraggiare e approvare.
Il saluto viene usato per indicare il riconoscimento di un’altra persona. Il tipo di saluto è un gesto
molto variabile in base alla situazione, al contesto sociale, all’interlocutore e alla relazione che si
ha con esso. Il saluto può avere anche un valore simbolico. È importante capire che ogni cultura
utilizza saluti differenti, e conoscerli diventa fondamentale all’interno della comunicazione.
La gestualità di braccia e mani diventa particolarmente importante per noi italiani, dato che
gesticoliamo molto. Alcuni studi dimostrano come tale gestualità aiuti nella comprensione del
messaggio, dato che questi gesti sono più ampi e visibili rispetto ad esempio ai movimenti del
capo. Esistono diversi tipi di gesti: emblemi (non hanno bisogno di essere espressi a parole), gesti
illustratori (sottolineano il linguaggio verbale), gesti mimetici (mimano la situazione), gesti
ideografi (aiutano ad ordinare le idee), gesti regolatori (mantengono fluido il discorso) e gesti
manipolatori (fanno trasparire lo stato d’animo del parlante).
Importante in tal senso è la posizione che braccia e mani (ma anche i pollici) assumono durante
l’evento comunicativo: le braccia conserte significano chiusura, le mani accavallate sicurezza, le
braccia aperte voglia di condividere ecc.
Anche il linguaggio dei gesti è molto importante: esso è un vero e proprio codice che
funziona all’interno di un gruppo culturale, ma può risultare privo di significato o comico
per un altro. Uno stesso gesto può avere più riferimenti in contesti culturali differenti.
 PROSSEMICA E APTICA
La prossemica è la materia che studia la distanza fisica tra le persone coinvolte in un evento
comunicativo. Si parla di “Bolla”, ovvero lo spazio vitale intimo in cui l’uomo si sente sicuro.
L’ampiezza di questa bolla varia in base alla cultura, ma si tende a collocarla nella lunghezza di un
braccio teso (distanza frontale) in occidente, ma può essere inferiore in base al contesto e alla
situazione, come ad esempio in medio oriente, dove spesso durante una conversazione ci si tocca
spesso sul braccio e sulle spalle. Nei contesti internazionali si tende ad aumentare la distanza della
bolla per evitare rischi. Oltre alla distanza frontale, un’altra componente della bolla prossemica è il
contatto laterale: in medio oriente e in parte nel mediterraneo non è inusuale vedere anche dei
maschi tenersi a braccetto o per mano, mentre nell’Europa settentrionale e in Giappone tale
contatto ha dei connotati sessuali, sono segni di omosessualità nel caso di 2 maschi Si è studiato
anche dell’esistenza di una bolla riguardante il luogo di lavoro: alcune culture, infatti, prediligono
gli open space, mentre altre uffici singoli. La bolla di un individuo viene divisa in 4 parti (dalla più
interna alla più esterna): spazio intimo, spazio personale, spazio sociale e spazio pubblico. Se la
propria bolla viene invasa senza invito si può reagire mostrando imbarazzo oppure
indietreggiando, ad esempio.
L’aptica invece è la materia che studia il contatto fisico

 CRONEMICA
La cronemica studia la concezione e la percezione del tempo che una cultura ha. Ad esempio non
tutte le culture intendono l’inizio del giorno allo stesso modo: noi italiani generalmente poniamo
l’inizio della giornata all’alba, mentre alcune culture africane fanno iniziare la giornata con il calare
del sole. Una distinzione che può essere fatta in base alla cronemica è quella tra culture
monocroniche e culture policroniche.
MODELLI COMUNICATIVI DI RIFERIMENTO

 Competenza comunicativa (Hymes)


Essere competenti significa non solo costruire correttamente le frasi, ma anche saperle
utilizzare correttamente in base al contesto. Per quanto riguarda le componenti di un
evento linguistico, Hymes ha creato lo S.P.E.A.K.I.N.G MODEL:
S= situation, ambientazione della scena
P= participants, partecipanti all’evento, parlante e interlocutore
E= ends, scopi dell’evento comunicativo
A= acts, atti comunicativi (saluto, convenevoli, scambio di informazioni ecc.)
K= keys, chiave interpretativa (tono ironico, secondo fine ecc.)
I= instruments, canali di comunicazione
N= norms, norme di interazione (formalità/informlità ecc.)
G= genres, genere del discorso (dialogo, monologo, discussione ecc.)
 Linguaggio come attività umana (Austin-Searle)
Linguaggio come azione: la lingua non serve a descrivere il mondo ma ad eseguire delle
azioni attraverso atti linguistici
 Comunicazione efficace (Balboni)
Scambiare messaggi che raggiungono lo scopo per cui sono stati creati in un determinato
contesto comunicazionale/situazionale
LA PRAGMATICA
È la disciplina che studia uno dei livelli linguistici, relazione tra ciò che dico e il contesto. Riguarda i
significati che i parlanti hanno in mente, il modo in cui vengono pensati e inviati messaggi e come
vengono percepiti dal ricevente. Colloca una frase all’interno di uno scambio interattivo. La
pragmatica esplicita il valore connotativo e la reciproca distanza (fisica-sociale-concettuale); ciò
che comunico oltre quello che dico.
ATTI LINGUISTICI
È l’unità minima della comunicazione: è un’azione eseguita attraverso la pronunciazione di frasi.
Occorre che cu sia l’intenzione del parlante di compiere un atto e che questa sia riconosciuta
dall’interlocutore. Un atto linguistico è composto di 3 componenti che coesistono in ogni atto
compiuto:
 Forza locutoria, l’atto del dire (diciamo qualcosa)
 Forza illocutoria, l’atto nel dire (compiamo un’azione)
 Forza perlocutoria, l’atto con il dire (provochiamo un effetto, una reazione)
Ogni enunciato può compiere atti illocutori diversi: senza contesto, possiamo attribuire ad una
frase numerosi significati (Es. “è uscito il sole”), per cui ad una determinata illocuzione non sempre
corrisponde la perlocuzione desiderata. Esistono diversi atti, ma noi ci concentriamo su
complimenti e proteste.

COMPLIMENTI
È un atto espressivo che spesso ha funzione fàtica, quindi di aprire un canale di conversazione. Ci si
complimenta quando diamo credito (di solito) all’interlocutore per qualcosa che il parlante giudica
positivamente. L’atto preferito che ne consegue è l’accettazione ed il ringraziamento. In genere è
una mossa up, ma a volte può essere usata come mossa down per uscire da un momento di
difficolatà.
Di solito viene espresso tramite formule fisse: ad esempio in inglese più del 50% dei complimenti
viene espresso tramite la formula SOGG- VERBO ESSERE-AGG.
Al complimento si può rispondere in 3 maniere differenti:
1) Accettazione diretta
Si accetta il complimento e di solito si ricambia facendo altrettanto (“grazie, anche il tuo è
molto bello”)
2) Accettazione limitata
Si accetta parzialmente il complimento ricevuto
 Minimizzazione: si riduce il complimento (“grazie ma non è niente di che”)
 Deflessione laterale: accetto il complimento ma attribuisco il merito a qualcun altro
(“mi piace la tua felpa” – “grazie ma me l’ha comprata mia madre”). La deflessione
laterale può essere fatta anche relativamente la qualità, lodando un’altra qualità
rispetto a quella che è oggetto del complimento (“la tua macchina è molto veloce” –
“grazie è anche molto spaziosa”)
 Deflessione riduttiva: si mette in evidenza un aspetto negativo (“mi piace la tua auto” –
“grazie ma è usata”)
3) Non accettazione
Rifiutare il complimento:
 Si può non accettare cercando rassicurazione (“che bell’auto” – “trovi? Sei sicuro ?”)
 Si può discreditare chi compie il complimento (“che bell’auto” – “detto da te ….”)
 Rifiuto diretto (“che bell’auto” – “a me non piace proprio”)
PROTESTA
Mossa fortemente up e minaccia faccia che permette al parlante di prendere il sopravvento nella
comunicazione. Composto di 2 componenti:
1) Componente espressiva: espressione dello stato d’animo del parlante. Corrisponde alla
lamentela.
2) Componente direttiva: corrisponde alla richiesta di riparazione
La reazione alla protesta può essere:
 Eseguire il direttivo senza menzionare l’espressivo : mossa down, è la risposta più preferita (“mi
scusi ma questo è il mio posto, potrebbe sedersi altrove?” – “mi scusi mi alzo subito”)
 Eseguire il direttivo ed accettare l’espressivo (“” – “sì è vero è il suo, mi alzo subito”)
 Non menziono il direttivo e metto in dubbio l’espressivo (“” – “né è sicuro?”)
 Rifiuto diretto che può essere rincarato menzionando l’espressivo (“” – “no sto comodo qui,
adesso è il mio posto”)
SCHEMA BROWN E LEVINSON
Questi 2 studiosi sostengono che ci sono alcuni atti che sono in grado di minacciare la faccia
maggiormente rispetto ad altri (proteste, disaccordi, ecc.). così hanno studiato 5 strategie
principali per cercare di salvare la faccia:
- “bald on record”: compiere l’atto direttamente (“dammi un passaggio”)
- “atto salva faccia” compiere esplicitamente l’atto cercando di salvare la faccia
dell’interlocutore.
 Salva faccia positiva (“mi daresti un passaggio”)
 Salva faccia negativa (“mi scusi…mi chiedevo…sempre se non le reco disturbo…se per
caso potrebbe darmi un passaggio”)
- “off record”: dire qualcosa implicitamente, a sé stessi ad alta voce (“oh quanto vorrei un
passaggio in questo momento”)
- Esprimersi in gesti (il pollice in su per chiedere l’autostop)

NOZIONE DI CORTESIA
Le massime conversazionali vengono spesso infrante, questo principalmente per salvaguardare LA
FACCIA: con faccia si intende l’insieme della propria stima di sé, della propria reputazione,
dell’immagine pubblica, emotiva e sociale che ognuno ha di sé. La faccia ha 2 aspetti:
 La faccia positiva: il bisogno di essere accettati e di piacere
 La faccia negativa: il bisogno di essere liberi da imposizioni
Quando, durante una conversazione, uno di questi 2 bisogni, che sono spesso in conflitto, viene
minacciato, gli interagenti si adoperano per salvarli ricorrendo alla cortesia. Quindi possiamo dire
che la cortesia è una serie di strategie verbali impiegate dal parlante per manipolare l’interazione
al fine di massimizzare i vantaggi e minimizzare gli svantaggi in termini di faccia positiva e negativa
propria e dell’ascoltatore. Essere “cortesi” significa prestare attenzione alla faccia del mio
interlocutore, attuando strategie di salva-faccia positiva (mostrando amicizia, coinvolgimento e
solidarietà) e strategie di salva-faccia negativa (mostrando rispetto e salvaguardando
l’indipendenza dell’interlocutore).
PRINCIPIO DI COOPERAZIONE
Il principio di cooperazione recita: “conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è
richiesto, nel momento in cui ricorre, secondo lo scopo o l’orientamento accettato dallo scambio
linguistico in cui sei impegnato”.
Questo principio è articolato in quelle che sono chiamate “MASSIME CONVERSAZIONALI”:
1) Massima di quantità: dare un contributo informativo quanto richiesto, né troppo né troppo
poco
2) Massima di qualità: dire solo il vero, cose di cui si hanno le prove
3) Massima di relazione: sii pertinente alla conversazione
4) Massimo di modo: essere chiaro in quello che si dice
Queste massime vengono facilmente ignorate e violate, come dimostrano le numerose bugie che
ogni giorno diciamo che infrangono la massima di qualità.
MOSSE (79 balboni)
Differenze tra turno – atto – mossa
 Turno: unità strutturale della conversazione, attiene alla sintassi della conversazione. Il turno è
lo spazio in cui il parlante parla: inizia quando prende la parola e termina quando la cede ad un
altro parlante. Il turno può essere ceduto ad una persona specifica oppure lasciare un silenzio
che permetta a tutti i partecipanti della conversazione di poter intervenire.
 Atto: unità funzionale della conversazione. Unità con la quale il parlante esercita forza
locutoria ed illocutoria e si aspetta una forza perlocutoria in risposta. Sono analizzati in ambito
logico e sono formalizzati e strutturati. Relativamente agli atti, esistono 3 tipologie di coppie:
 Coppia simmetrica: la prima mossa/parte è uguale alla seconda (es. saluto – saluto)
 Coppia fissa: ad una prima mossa corrisponde una specifica seconda (es. domanda –
risposta)
 Coppia alternativa: ad una prima mossa sono possibili diverse alternative (es. offerta –
accettazione/rifiuto)
Quando compio un atto, mi aspetto una determinata risposta, chiamata struttura preferita,
ma non sempre la risposta attesa viene effettivamente espresse, in quel caso si parla di
struttura dispreferita.
 Mossa: molto simile all’atto, è anch’essa una unità funzionale ma viene analizzato dal punto di
vista psicologico, si osserva di più la funzione che quell’azione comunicativa ha (es. scusarsi,
promettere, chiedere informazioni ecc.). non esiste una tassonomia specifica, a differenza dei
turni
Una mossa a volte può coincidere con un turno conversazionale, mentre altre all’interno di un
unico turno ci possono essere più mosse. Le mosse possono essere di 3 tipi:
 Mosse up: consentono al parlante di prendere il sopravvento, il comando della
conversazione
a) Attaccare, dissentire, rimproverare
b) Costruire, incoraggiare
c) Esporsi
d) Ordinare, proporre
e) Riassumere, verificare la comprensione
 Mosse down: mettono il parlante in una posizione di inferiorità lasciando il
sopravvento all’interlocutore
a) Abbandonare, rimandare
b) Difendersi
c) Giustificarsi, lamentarsi
d) scusarsi
 Mosse ambivalenti: in base al contesto e a come viene espressa, una mossa può
essere o up o down
a) Cambiare argomento: up se vedo l’interlocutore in difficoltà e voglio toglierlo da
quella situazione, down se voglio togliermi da una situazione imbarazzante
b) Domandare: se è per chiedere informazioni è up, se è per chiedere aiuto è down
c) Ironizzare: up se serve per confermare la posizione di superiorità, down se serve
per togliersi da una situazione imbarazzante
d) Interrompere, sdrammatizzare:
e) Tacere: è up o down in base a chi compie la domanda

GESTUALITÀ PARTE DEL CORPO SUPERIORE (Guarda cinesica in comunicazione interpersonale)


Secondo livello di consapevolezza. Comprende mimica facciale, contatto oculare, movimenti del
capo, il saluto, la gestualità di braccia e mani, il linguaggio dei gesti.
SEGNALI DEL CORPO NELLO SPAZIO
PROSSEMICA (guarda comunicazione interpersonale)
GESTUALITÀ ARTI INFERIORE
Più una parte del corpo è lontana dalla testa, meno è controllata in maniera consapevole, quindi
gambe e piedi attuano i movimenti più inconsapevoli. Quarto livello di consapevolezza.
GAMBE e PIEDI portano molti significati: se una donna si siede accavallando le gambe trasmette
sensualità, seduzione; invece il maschio, formando con le gambe la posizione “a 4” esprime
apertura e sicurezza. In alcuni luoghi di culto come le moschee si entra a piedi nudi. Nella cultura
mussulmana mostrare la pianta dei piedi all’interlocutore è una grave offesa.
SEGNALI INVOLONTARI O SEMI-AUTOMATICI
Prescindono dal controllo dell’uomo, il corpo li effettua senza che il cervello lo abbia deciso ma
possono comunicare molto e sono interpretati in maniera positiva o negativa a seconda della
cultura. Relativamente ad odori e rumori del corpo ad esempio, in Italia, indipendentemente
dal contesto, il sudore viene interpretato negativamente, mentre in Giappone se uno suda
significa che sta partecipando attivamente e appassionatamente a quello che sta facendo. Il vero
problema nasce nel momento in cui si va ad asciugare il sudore: ad esempio, in Turchia viene visto
come da maleducati asciugarsi il sudore.
Lo starnuto invece è un’azione carica di significato: quando si starnutisce, infatti, si fa un augurio.
I rumori fatici invece sono valutati positivamente in oriente, dove ad esempio il risucchio
durante una cena a base di zuppa significa che si sta gradendo il pasto, così come il rutto a fine
pasto in alcune culture significa apprezzamento. In Italia invece sono valutati negativamente.
Il soffiarsi il naso in principio era visto negativamente dalla maggior parte delle culture, ma oggi
invece lo si tollera se fatto in maniera controllata e in un momento adeguato.

La vestemica è il linguaggio dei vestiti: anch’essi esprimono qualcosa e hanno una sintassi e dei
registri di formalità propri. A tale proposito, bisogna essere consapevoli del contesto in cui
intervengo con l’abbigliamento. La scelta dei vestiti può comunicare rispetto nei confronti
dell’interlocutore e del contesto che devo affrontare. Gli indicatori di formalità possono variare in
base alla cultura: in Italia si può andare vestiti con lo “spezzato”, mentre negli USA no. I vestiti
hanno diverse funzioni comunicative:
 Funzione fatica: attraggono o meno l’attenzione
 Funzione referenziale: comunica informazioni
 Funzione conativa: indicano dei sentimenti ed una carica emotiva
 Funzione poetica: rappresentano una vera e propria forma d’arte

Anche oggetti e status symbol possono variare in base alla cultura.

OSTACOLI ALLA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE


 FRAINTENDIMENTI INTERCULTURALI
I principali ostacoli alla comunicazione interculturale sono:
1) Differenza linguistica e percettiva
È importante essere consapevoli di parlare lingue diverse e di avere percezioni diverse
dettate dal filtro linguistico-culturale di appartenenza: quando percepisco qualcosa la
valuto in base ai miei valori fondamentali (cultura)
2) Assunto di similarità
Idea di fondo che tutti gli esseri umani sono uguali, hanno le stesse idee, percepiscono
le cose nella stessa maniera, definiscono il mondo nella stessa maniera
3) Tendenza a giudicare
Se guardo altre culture con un atteggiamento giudicante automaticamente vado contro
una comunicazione interculturale
4) Ansia e tensione per il diverso
Sono naturali, ma devo anche essere in grado di superarle perché altrimenti sarò chiuso
verso l’altra cultura
5) Fraintendimenti interculturali
La competenza comunicativa ha diverse componenti: la conoscenza psico-linguistica
(sapere se un enunciato è efficace nella realtà sociale in cui ha luogo), la conoscenza
socio-culturale (ovvero se un atto comunicativo è appropriato al contesto) e la
conoscenza linguistica (saper formulare correttamente enunciati).
In ogni fraintendimento troviamo un momento di asincronia dove c’è silenzio, reazioni
impreviste, interruzioni, e tutto ciò è percepito come un fallimento, una difficoltà
generale nella comunicazione e nella cooperazione con l’interlocutore. Questo
fraintendimento può portare a pensare che l’altra persona non è ben disposta nei miei
confronti, portando a sbagliate generalizzazioni e stereotipi. Col fraintendimento
comunico qualcosa che non volevo comunicare.
Il fraintendimento può essere:
 Pragmalinguistico: quando viene attribuito un significato che non è quello che il
parlante voleva veicolare
 Sociopragmatico: non sono rispettate le norme sociali, non viene usato un registro
adatto al contesto in cui viene enunciato un enunciato
6) Preconcetti e stereotipi
Stereotipo: è l’insieme di tutte le caratteristiche che si associano a una certa categoria
di persone/oggetti. Può essere considerato come una semplificazione, una scorciatoia
mentale. Può avere valenza sia positiva che negativa.
Pregiudizio: giudizio che si forma prima dell’esperienza. È in grado di orientare
l’esperienza, fino al punto di rinunciare a farla.
Aneddoto: un episodio, un dettaglio che mi fa fissare su un aspetto culturale.
 STRATEGIE INTERCULTURALI E ABILITÀ RELAZIONALI

Le strategie interculturali usate per superare i fraintendimenti vengono imparate con


l’esperienza:
 Intenzionalità: la comunicazione interculturale deve essere voluta, ricercata e
programmata
 Dialogo: pone 2 soggetti di culture diverse in un rapporto autentico
 Comunicazione autentica: bisogna essere autentici, mettere in gioco sé stessi
 Transitività cognitiva: dopo aver provato un’esperienza empatica, assumo alcuni dei
punti di vista dell’altro arricchendo il mio bagaglio
 Decentramento: non metto più me stesso e i miei valori al centro ma concepisco che
esistono una pluralità di valori che arricchiscono il mio bagaglio personale. Bisogna
concepire che le realtà sono molteplici
 Empatia: la comunicazione non deve essere basata sul giudizio dell’altro, ma bisogna
provare a mettersi nei suoi panni, bisogna cambiare prospettiva per condividere
emozioni e percezioni dell’altro. L’empatia si articola in 6 fasi:
 Assumere la diversità: esiste un modo diverso di vedere e fare le cose
 Conoscersi: una volta aver saputo che c’è del diverso rispetto a me, volerlo
conoscere
 Sospendere il sé: abbandonare le proprie certezze per capire quelle dell’altro
 Consentire l’immaginazione guidata: tramite l’immaginazione immedesimarsi
nell’altro
 Consentire esperienza empatica: cerco di provare le esperienze dell’altro
 Ristabilire il sé: torno in me facendo tesoro dell’esperienza empatica provata
Le abilità relazionali individuate come fondamentali per avere una conversazione
interculturale efficace sono:
- Saper osservare: devo essere consapevole che osservo attraverso un filtro culturale, quindi
devo osservare in maniera critica perché la mia visione non è l’unica
- Saper relativizzare: il mio modo di vedere le cose non è l’unico, quindi devo essere in grado
di immaginare punti di vista differenti rispetto al mio
- Saper sospendere il giudizio: devo evitare di giudicare per poter comprendere meglio
l’altro
- Saper ascoltare attivamente: voler comprendere i valori che stanno dietro le parole
dell’altro: devo essere in grado di riassumere, riformulare e parafrasare quel che l’altro
dice
- Saper comunicare emotivamente: devo mettere in gioco la mia emotività
- Saper negoziare significati = transitività cognitiva: saper mettere in discussione le mie verità
e riuscire ad arricchire il mio bagaglio personale attraverso l’assunzione delle verità
dell’altro.
 SHOCK CULTURALE
Lo shock culturale avviene quando si arriva in un’altra cultura o in un altro paese nel quale i propri
valori culturali non sono condivisi. Nello shock entrano in gioco numerosi fattori non
necessariamente di origine culturale, come ad esempio la nostalgia di casa o il livello di
indipendenza del singolo. Lo shock è costituito di 5 fasi:
1) “luna di miele” → → approccio estremamente positivo con l’altra cultura, a volte si arriva a
sminuire la cultura di origine, forte ottimismo
2) “crisi” → → l’apparentemente adattamento immediato si rivela solo temporaneo, spesso a
causa di fraintendimenti culturali e dal permanere di abitudini relative alla cultura di
origine. Ne consegue un crollo dell’autostima e l’isolamento
3) Diversi scenari possibili:
a) “fuga” → → si mette fine all’esperienza interculturale
“conflitto” → → si instaura una situazione conflittuale con l’altra cultura
“filtri” che vengono applicati in base ai propri valori e parametri culturali
b) “crescita” che conduce ad una nuova fase
4) “flessibilità-aggiustamento” → → momento di grande evoluzione che porta alla prossima
fase
5) “adattamento-accettazione” → → capacità di ambientamento nella nuova cultura, senza
però perdere sé stessi. Periodo di grande crescita personale e di arricchimento culturale

 SVILUPPO DELLA SENSIBILITÀ INTERCULTURALE DI BENNETT (DMIS)


Permette di passare da una mentalità monoculturale a una mentalità interculturale. La prima si
caratterizza per:
- Negatività
- Uso di stereotipi per identificare le differenze culturali
- Giudizio delle differenze in base ai propri valori e pratiche culturali
- Percezioni semplici ed esperienze superficiali delle differenze culturali e degli elementi
comuni
La mentalità interculturale invece si caratterizza per:
- Positività
- Uso di generalizzazioni per identificare le differenze culturali
- Attribuzione di senso alle differenze culturali in base ai propri valori e a quelli dell’altra
cultura
- Percezioni complesse ed esperienze profonde delle differenze culturali e degli elementi
comuni
Bennet ha creato un modello con diversi stadi dello sviluppo della sensibilità interculturale:
1) RIFIUTO: lo stadio più monoculturale di tutti, solo la mia visione è quella giusta. Negazione,
separazione totale tra le diverse culture, nessuna gestione della diversità
2) POLARIZZAZIONE: si prende coscienza dell’altro, primo incontro interculturale effettivo
caratterizzato da un senso di pericolo che scardina la propria tranquillità. Si divide il mondo
tra giusto e sbagliato
3) MINIMIZZAZIONE: si è consapevoli delle differenze tra le varie culture alle quali però non
viene data importanza. Si passa ad una visione interculturale
4) ACCETTAZIONE: si compie lo sforzo di capire le differenze culturali: non esiste più giusto o
sbagliato
5) ADATTAMENTO: si gestiscono le differenze in maniera costruttiva e vengono sfruttate per
allargare la propria visione (empatia)
Questo modello serve a mostrare il passaggio dall’ETNOCENTRISMO, ovvero quando considero il
mio gruppo sociale al centro del mondo, all’ETNORELATIVISMO, ovvero quando metto in
discussione il mio modo di vedere per comprendere il contesto in cui mi trovo
MODELLO DELLA MENTE A DOPPIO PROCESSO
Due aspetti da considerare:
- Mente riflessiva, influenzata dalla conoscenza esplicita
- Mente intuitiva, inconsapevole, costruisce una conoscenza implicita che tuttavia influenza i
nostri comportamenti
OZ MOMENTS E DEEP LEARNING
Stato di disorientamento o sorpresa nel momento in cui si incontrano nuovi ambienti e fenomeni
difficili da interpretare (es. sono in Inghilterra e tento di salire su un taxi dalla parte del guidator). Il
deep learning consiste nell’apprendimento dell’esperienza culturale dell’oz moment.

PROBLEMI COMUNICATIVI DOVUTI AI VALORI INTERCULTURALI


Come si sviluppa la competenza comunicativa interculturale? Come prima cosa bisogna
sviluppare la sensibilità interculturale:

 Conoscenze (dimensione cognitiva): bisogna avere conoscenze tanto per le altre culture con
cui vogliamo confrontarci quanto per la nostra cultura
 Emozioni (dimensione affettiva): culture differenti dalla nostra ci suscitano diverse emozioni.
Per cui bisogna essere aperti verso le altre culture e essere disposti a mettere in discussione sé
stessi
 Abilità (dimensione comportamentale): bisogna essere capaci di interpretare i vari aspetti
delle altre culture, saper confrontare le altre culture con la mia. Bisogna avere uno sguardo
critico dal punto di vista interculturale
Come vengono acquistati i valori culturali? Hofstede usa una piramide come metafora, mettendo
alla base la natura umana, universale e comune a tutti. Sopra la natura umana si trova la cultura,
che viene appresa nei primissimi anni di vita grazie al contesto di riferimento in cui si cresce. In
cima alla piramide si trova la personalità, che in parte è ereditata e in parte è appresa. Come detto
per la metafora della cipolla, i valori culturali (eroi, simboli, rituali) si manifestano grazie alle
pratiche, non si manifestano direttamente. Difficilmente i valori culturali si modificano, e se lo
fanno lo fanno in un lasso di tempo molto ampio.
Hofstede ha creato un modello interpretativo delle diversità culturali individuando 5 valori
culturali fondamentali, che in base alla cultura possono essere valutati positivamente o
negativamente:
 DISTANZA DAL POTERE: come una società vive il rapporto con la gerarchia, se posso facilmente
approcciare chi è sopra di me in grado, se la gerarchia è visibile/invisibile, rigida/porosa oppure
permeabile/impermeabile
 TIME ORIENTATION: come una società si relazione con il concetto di tempo, se si preferiscono
scadenze a lungo o a breve termine, come viene visto il concetto di puntualità, se il tempo
viene visto come corda o elastico, se la scaletta del giorno deve essere assolutamente
rispettata o meno, tempo monocronico o policronico.
 MASCOLINITÀ/FEMMINILITÀ: se si dà maggiore importanza al successo personale, se una
società è molto competitiva è mascolina, se invece si dà maggiore importanza alla famiglia e al
concetto di solidarietà, la cultura è femminile
 INDIVIDUALISMO/COLLETTIVISMO: se al centro di una società ci sono l’individuo con i suoi
interessi o il collettivo
 UNCERTAINTY AVOIDANCE: come viene gestita l’incertezza. Le culture che la gestiscono sono
quelle in cui si rispetta maggiormente le leggi, mentre la gestiscono meglio le culture che
vedono le leggi come qualcosa di più malleabile.
Il modello dell’iceberg di Hall mostra come la parte più implicita e sommersa siano proprio i valori
fondamentali, che sorreggono l’atteggiamento e le credenze (ancora cultura implicita) e in cima
all’iceberg i costumi e il comportamento (cultura esplicita).
Secondo Balboni i valori culturali di fondo sono:
 SPAZIO e TEMPO
Per lo spazio:
 Lo spazio personale e il concetto di intimità
 Gestione pubblica e gestione privata dello spazio
 Culture individualiste e culture collettiviste
 Spazio di tutti – spazio di nessuno
Per il tempo:
 Quando inizia la giornata?
 Tempo come elastico – corda
 Concetto di puntualità
 Ritmo
 Ordine del giorno
 Culture monocroniche - policroniche
 GERARCHIA, RISPETTO, STATUS
 FAMIGLIA
 ONESTÀ, LEALTÀ, FAIR PLAY
 MONDO METAFORICO
 PUBBLICO/PRIVATO
 SESSUALITÀ
 SFERA RELIGIOSA e altro….
ANALISI PRAGAMATICA DEL DISCORSO
1) Acronimo di Hymes
2) Pause, silenzi, TRP
3) Sovrapposizioni/interruzioni
4) Marcatori
5) Strutture preferite/strategie compensatorie
6) Atti/mosse
ANALISI DEL LINGUAGGIO NON VERBALE
 Contatto oculare
 Movimenti del capo
 Prossemica
 Arti superiori
 Arti inferiori
 Segnali involontari del corpo
 Vestemica
 Oggettemica