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Riassunto dal Tribale al Globale Ugo Fabietti

Lo Studio oggetti e teorie


Lantropologia culturale pu essere definita come il sapere delle
differenze (discorso che parla degli altri).
Lantropologia si propone di raggiungere una comprensione dei fatti
che appaiono strani, bizzarri, assurdi, incomprensibili al nostro
sguardo, perch sono diversi rispetto a quelli che ci sono familiari e
che appaiono, invece, naturali.
Lantropologia nasce in Europa nell800 e si caratterizza come
studio dei popoli primitivi, selvaggi o tribali in quanto lo studio dei
primitivi ci metto in grado di conoscere meglio noi stessi.
Sullo sfondo dellantropologia del 900 si delineano due intenti: il
primo quello di studiare le altre culture, documentarle, per
salvaguardare le differenze culturali dal
rischio di un massiccio processo di omogeneizzazione culturale
mondiale; il secondo, attraverso lo studio elle altre societ, farsi
critica culturale della stessa societ occidentale.
Una sensibilit antropologica agli aspetti dinamici delle altre culture
sorge pi o meno in parallelo al sorgere di unantropologia del noi,
vale a dire di unoperazione consistente appunto nelluso del
concetto di cultura anche nel contesto delle societ cosiddette
moderne.
questa infatti loperazione concettuale che consente di
riconoscere che anche noi abbiamo costruito una cultura al pari
degli altri e che anche la nostra cultura il frutto di scelte
particolari, storiche e non naturali, proprio come quella di tutti gli
altri.
Le societ e le culture non sono statiche: sono in continuo
movimento. Tuttavia sono tese nel tentativo di apparire statiche.
Tutte le culture, alcune pi, alcune meno, si danno delle
istituzioni la cui funzione quella di assorbire il flusso storico, e di
compensare lazione di altre
istituzioni tese in direzione del cambiamento. una questione di
sopravvivenza dellidentit.

Per TYLOR la cultura o civilt, intesa nel suo ampio senso


etnografico, quellinsieme complesso che include la conoscenza,
le credenze, larte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra
capacit o abitudine acquisita dalluomo in quanto membro di una
societ.
Questa
definizione

il
punto
di
riferimento
classico
dellantropologia culturale; supera la separazione in classi, ceti ecc.
la cultura non emerge da alcuni ambiti esclusivi di attivit
intellettuali e neppure appannaggio esclusivo di alcune societ; la
cultura accomuna tutte le societ umane.
Tale tesi viene respinta da BOAS che afferma la necessit di studiare
le culture nel loro particolare contesto storico, evitando parallelismi
fittizi e privi di fondamento; le generalizzazioni cui pu pervenire
lantropologia sono di portata limitata e comunque sempre da
condurre restando legati alla concretezza.
MALINOWSKI, invece, ritiene che ogni cultura sia un sistema chiuso,
un complesso di elementi legati tra loro da relazioni funzionali.
Oggetto dellantropologia diventa ,dunque, la singola cultura; si
passa da una concezione di cultura come idea generale ad un
insieme di culture particolari. A partire dai primi decenni del 900
anzich proseguire lungo la via della logica della continuit fra noi e
gli altri, alla base
delloperazione tyloriana di mescolamento, si fa strada la logica
opposta: quella della discontinuit.
Il riconoscimento della molteplicit culturale, le teorie del
relativismo culturale, il concetto di cultura come oggetto,
lurgenza della salvaguardia culturale di mondi ormai in via di
estinzione per linesorabile avanzare del progresso, l'avvio di quello
che Clifford chiama la collezione delle culture, sono tutte
derivazioni dellaffermarsi della logica della discontinuit, che
risulter infatti dominare nelle scienze sociali del 900.
Amselle : Tutta lenorme attivit intrapresa dagli antropologi allo
scopo di selezionare dati e produrre tipologie atte a rendere conto
della differenza socio-culturale, sarebbe in qualche modo
contaminata dal peccato discontinuista che crea le differenze
laddove esistono solo delle continuit e delle sfumature.

Questa ragione etnologica sarebbe responsabile delle grandi rotture


e dicotomie che la riflessione etnologica occidentale ha postulato
tra un noi e gli altri. In questo senso dovremmo sostituire a questa
ragione etnologia una logica meticcia, una prospettiva che non
faccia della distinzione il punto di partenza della riflessione sulla
differenza ma che, al contrario, contribuisca ad affermare una
prospettiva che parte dallindistinzione e dal sincretismo.
Le culture non sono frutti puri, ma sono mescolate, contaminate
luna con laltra, degli ibridi,
insomma, che possono essere in qualche aspetto- mai nellinsiemecompresi solo partendo da una prospettiva che adotti una logica
meticcia.
Tuttavia, allosservazione empirica, ci che risalta la distinzione, la
differenziazione di culture ed etnie. La cultura appare essere, allora,
relazione e costruzione sociale.
Non un sistema originario, essenziale, immutabile, ma un insieme
di processi mutevoli, dinamici, instabili, come lidentit. Letnia, del
pari, non il fondamento, ma il prodotto di una classificazione.
Oggetti e teorie
Lecologia lo studio delle relazioni tra gli organismi e lambiente in
cui vivono. Vicino allecologia lo studio,antropologico,
delladattamento umano: il mondo in cui gli individui o le
popolazioni reagiscono alle condizioni ambientali e si garantiscono i
sostentamento e la sopravvivenza.
Si pu affermare, in linea generale, che le strategie adattative si
basano su tre elementi portanti: la tecnologia, lorganizzazione
sociale, le credenze religiose e i valori, tutti frutti dellintelligenza
umana. Un ulteriore elemento cruciale delladattamento umano lo
scambio di informazioni, la capacit di comunicazione.
Lo scambio di informazioni un elemento essenziale
delladattamento; una fallita comunicazione pu dar adito ad una
perdita di risorse, a un danno, addirittura alla morte.
Lidea che esista qualcosa che distingue la specie umana da tutte le
altre specie animali antica e tuttavia sono stati gli antropologi a
declinarla e a far notare che, per esempio, questa cosa cambia
nel tempo, si pu rappresentare lungo una linea che va dal generale
al particolare, fortemente differenziale, tanto che, appunto,

diventa fattore di differenza e di distinzione anche entro la stessa


specie umana, tra un popolo e un altro, una societ e unaltra, una
nazione e unaltra.
Cos lantropologia diventa la scienza generale delluomo, tesa alla
scoperta delle leggi generali
dellevoluzione culturale e sociale.
Ci
fu
il
passaggio
dalla
grande
visione
ottocentesca
dellantropologia come una vera e propria scienza delluomo,
allidea novecentesca della disciplina intesa come una particolare
ricerca intensiva e specifica.
Loggetto dellantropologia diviene quindi a partire dai primi
decenni del 900 la singola cultura nella sua individualit
empiricamente osservabile.
Radcliffe-Brown si convinse che loggetto dellantropologia doveva
essere la societ, concretamente osservabile, e non la cultura,
unastrazione derivata da quella, pur ritenendo valido lapproccio
olistico dellantropologia: ogni parte contribuisce l funzionamento
del tutto, come in un organismo.
Per lungo tempo, in effetti, gli antropologi hanno pensato alle
societ e alle culture umane come a entit isolate e prese
ciascuna nel circuito dei propri significati. Ci non del tutto
sbagliato: le culture vanno effettivamente studiate nei termini che
sono loro propri se vogliamo capire il senso di certi comportamenti
e di certe idee.
Tuttavia, da un lato, le culture cambiano; il mutamento culturale
un processo complesso e articolato, difficile da comprendere sulla
base di unidea di cultura come struttura integrata, chiusa,
localizzata.
Si metteva cos in discussione un particolare modo di intendere la
cultura come significato collettivo, socialmente organizzato, lidea
di cultura come qualcosa di condiviso, nel senso di qualcosa
omogeneamente distribuito nella societ.
Il termine cultura, come facile intuire, una parola centrale
dellantropologia; dopo la sua principale definizione si assesta una
nuova definizione:un complesso integrato di configurazioni di
pensiero e di comportamento, trasmesso e condiviso socialmente.

GEERTZ intende la cultura come il modo di vita di un popolo per


cui il compito dellantropologia era andare l e poi tornare qui a
raccontarci che cultura era.
Lantropologia della prima met del 900 fortemente localizzata:
studia realt chiuse, limitate, localizzate; la realt dellesistenza
quella in seno ad una tradizione; fenomeni dinamici e connessi
vengono trasformati in fatti statici e isolati.
Una cultura, per quanto si sforzi, non riesce mai a configurarsi come
un sistema chiuso e autosufficiente; una cultura sempre aperta al
contatto, al confronto, allo scambio con altre culture. Si arriva ad
evidenziare in modo sempre pi netto, esistenze sociali
contraddittorie, ambiguit, incomprensioni e conflitti.
Viceversa il rischio dellomogeneit e della scomparsa delle
diversit emerge in un contesto teorico ed etnografico
contrassegnato dal cosiddetto olismo localizzato, vale a dire
dallidea di cultura come una totalit integrata e circoscritta in un
luogo.
Lavanzare della cultura occidentale visto come una minaccia per
la sopravvivenza delle altre culture, appunto statiche, stabili,
confinate e isolate.
Come abbiamo gi ricordato, pur se costantemente in movimento,
le societ e le culture sono tese ad apparire immobili.
Ci a portato ad individuare come primo e fondamentale processo
della cultura quello della
tradizione.
Il primo obiettivo della tradizione di ottener limmobilit sociale:
trasmettere cio da
una generazione allaltra il patrimonio culturale senza che questo
subisca variazione alcuna.
Il processo della trasmissione del sapere tradizionale non pu mai
avvenire senza subire delle
variazioni in quanto un contenuto trasmesso, allorch viene
ricevuto, sar sempre in qualche modo interpretato da ogni singolo
individuo.
Il processo che conduce allassimilazione, in tutto o in parte, dei
modi culturali di un altro gruppo definito accumulazione.

Lesito di un processo di accumulazione, forzata o meno,


lintegrazione di un elemento o complesso culturale entro il tessuto
connettivo della societ o della cultura che lo ha accolto.
La modernit di una societ direttamente proporzionale alla sua
velocit nellintegrare i prodotti dellalterit.
appunto un continuo incrociarsi, sommarsi, fondersi di elementi
culturali ci che apre la strada della modernit, rispetto alle societ
che sono invece tradizionali, nel senso che le loro mutazioni sono
lente e faticose e prevale in esse la volont di mantenimento
dellordine esistente.
Eterogeneit, incoerenze, ambiguit, contraddizioni, impurit sono
allordine del giorno nellanalisi antropologica di qualsivoglia
cultura, anche di quelle pi isolate e in apparenza integre: da
questo magma assai poco ordinato e coerente che si aprono spiragli
di mutamento, sentieri inediti di storie locali spesso divergenti
rispetto alla supposta o imposta strada maestra della modernit.
Lomogeneizzazione

strettamentelegata
al
processo
di
acculturazione, lidea che i processi globali siano una minaccia per
le identit culturali nascono da una concezione inadeguata del
concetto di cultura.
Pensare alla cultura come a qualcosa di legato ad un luogo, a un
popolo, a una societ che si sforzerebbe di riprodurla identica
eassorbire gli elementi estranei neutralizzandoli non pi utile n
per studiare i processi culturali, nper studiare il processo culturale
in genere.
Concezione olistica dellantropologia
Lantropologia lo studio scientifico dellumanit, un tentativo di
spiegare le similarit e le differenze tra esseri umani, con il fine
ultimo di sviluppare una qualche concezione integrata delluomo a
partire dallanalisi delle sue espressioni culturali.
Gli antropologi sono interessati a tutti gli aspetti dellesistenza
umana: sistemi di produzione, competizione per il potere, religione,
linguaggio, arte, ecc.
Questo ci che si intende per concezione solistica propria
dellantropologia: il desiderio di
comprendere il tutto della condizione umana.

Lantropologia prima di tutto un progetto culturale, conoscitivo e


teorico.
Letnografia una descrizione scritta, o pi in generale, una
rappresentazione dellorganizzazione sociale, delle attivit sociali,
del simbolismo, delle pratiche interpretative e
comunicative di un dato gruppo di uomini.
Con Malinowski letnografia diventa una pratica intensiva di ricerca,
caratterizzata dalla lunga durata dei soggiorni nei villaggi,
dallapprendimento della lingua locale, e da una seria osservazione
partecipante.
Letnografia diviene dunque un tratto distintivo dellantropologia.
Peculiare delletnografia il tentativo di giungere tanto vicino
quanto pi possibile al significato culturale dellesperienza delle
persone studiate.
Con Levi-Strauss la moderna antropologia sociale e culturale
specifica il suo obiettivo in un duplice senso:
1) cogliere e descrivere la diversit culturale;
2) perseguire una scienza generale delluomo..
Letnocentrismo un tratto comune a tutte le societ umane:
ognuno di noi fin dallinfanzia impara il modo giusto di agire e di
pensare. Il processo di inculturazione, attraverso il quale si
apprendono i valori della cultura, dura tutta la vita.
Letnocentrismo consiste dunque in un atteggiamento che porta a
giudicare i modi di comportarsi, le credenze e le idee sul mondo, il
sapere degli altri nei termini dei propri valori e della propria
tradizione culturale.
Il relativismo culturale ci consente di interpretare i comportamenti e
le credenze altrui nei termini della tradizione e dellesperienza, in
seno alle quali emergono modi di
agire e di pensare, secondo un principio elementare: ci che
giusto per un gruppo umano, non necessariamente lo per un altro.
Con il riconoscimento dellinesistenza dellalterit totale, in quanto
non c una cultura assolutamente altra rispetto a chi la
osserva(frutto della mescolanza fra popoli), si raggiunta la
consapevolezza
dellimpossibilit
dellomologazione
delle
differenze, sulla base di una concezione di alterit pi articolata.

Perci si detto che la nozione di cultura allontana gli altri nel


tempo e colloca gli altri in una dimensione esotica.
Luomo acquisisce socialmente consapevolezza di se e degli altri,
sentimenti ed emozioni, idee e modi di pensiero, schemi di azioni
organizzati.
Cio un insieme di strumenti simbolici e culturali utili,
indispensabili, per orientarsi nello spazio sociale.
Qui lantropologia trova il suo progetto conoscitivo.
Losservazione partecipante implica che le ricerche siano
concentrate su singole popolazioni e che i risultati siano esposti
attraverso un apposito modello, la monografia etnologica.
Letnologia non pu restare unindagine fine a se stessa,
consistente nella descrizione, il pi possibile dettagliata, delle
diversit umane, ma pone le basi per una descrizione
teorica(antropologica).
Lantropologo non rivolge lattenzione verso le persone, in quanto
esseri umani, coinvolte nellevento etnografico, quanto verso le
relazioni intercorrenti, i ruoli i ruoli che rappresentano; non tanto
per il modo in cui un certo evento si svolto, per le conseguenze
che ha avuto,quanto per la logica culturale di cui potrebbe essere
considerato una manifestazione.
Linteresse delletnografo per la cultura che studia circostanziato
e
temporaneo; il viaggio dellantropologo sempre o quasi occultato
dalletnografia, laddove implica una molteplicit di contatti con
elementi, posti e forze esterni al luogo specifico della ricerca sul
campo; lessere l delletnografo appare sempre separato
dallandarci. Letnografia maschera la soggettivit dellantropologo,
le sue emozioni e i suoi atteggiamenti di fronte allaltro.
Una societ omogenea non esiste, si tratta di un costrutto culturale,
una finzione basilare in ogni ideologianazionalista; ci che si
definisce cultura il risultato sempre provvisorio e indefinito di
processi storici di scambio, di contatto, di ibridazione e mescolanza.
Rappresentare in antropologia implica la descrizione e la
comprensione di incontri storici, ibridazioni, dominazioni, conflitti o
scambi fra locale e globale, e quindi necessario concentrarsi sulle

esperienze culturali ibride, cosmopolite, almeno quanto in passato


su quelle delimitate, localizzate, radicate.
Letnografia pi recente pone al centro dellattenzione sempre di
pi le persone, rispetto alle culture, come soggetti storici,
complessi, consapevoli, capaci di scegliere come usare le risorse
culturali anche in modi inaspettati.
Il lavoro etnografico
Secondo GEERTZ se si vuole capire che cos una scienza bisogna
guardare che cosa fanno quelli che la praticano. Nellantropologia,
per lo meno in quella sociale, cloro che la praticano fanno
etnografia.
Letimologia del termine etnografia ritratto di popolo e si
riferisce sia allattivit di ricerca condotta mediante prolungati
periodi di permanenza a diretto contatto con loggetto di studio, sia
alla produzione testuale tipica dellantropologia.
Lo sviluppo delletnologia un processo che ha segnato levoluzione
dellantropologia, accompagnandone i cambiamenti teorici e la
professionalizzazione accademica.
Il lavoro etnografico per eccellenza il lavoro sul campo che
richiede al ricercatore di condividere lambiente, i problemi, il
contesto, la lingua, i rituali e le relazioni sociali con uno specifico
gruppo umano, e implica la trasformazione di queste esperienze in
un resoconto scritto.
Lantropologo, attraverso la scrittura, decodifica una cultura
codificandola per
unaltra. Letnografia ha un certo grado di indipendenza dal lavoro
sul campo su cui si basa; il suo lavoro, infatti, un lungo processo
di comprensione che inizia molto prima di andare sul campo e
continua dopo che si partiti.
A differenza degli altri scienziati sociali, lantropologo difficilmente
ha tolto dallaneddotica e inserito nel suo testo la modalit con cui
riuscito a produrre linsieme di conoscenze che richiede di accettare
come vere.

Gli antropologi sembrano rifiutarsi di esibire la processualit del


proprio lavoro, di mostrarne le tecniche di raccolta dei dati e di
scrittura(hanno dedicato scarsa attenzione e poca ricerca e analisi
ai loro metodi di lavoro).
Il lavoro sul campo semplicemente ritenuto essere qualcosa che si
impara con la pratica, unabilit acquisibile attraverso il tirocinio e
limmersione totale, pi una matita e un quaderno di appunti.
Letnografia, la semplice descrizione di una cultura, stata
tradizionalmente messa in contrasto con lantropologia, il
trattamento comparativo e classificatorio dei dati culturali.
Letnografia abbraccerebbe i dettagli raccolti durante la ricerca sul
campo; lantropologia lelaborazione teorica e lesposizione
razionale dei dati cos ottenuti.
La descrizione gerarchicamente, logicamente e cronologicamente
subordinata alla formulazione teorica.
Ha il compito di fornire alla teoria puri dati osservativi, considerati
come materiale grezzo, indipendente dagli obiettivi del sapere
scientifico; si limita a rappresentare lesperienza acquisita
dalletnografo.
Letnografia , dunque, inscritta nellantropologia. In Un secondo
momento il lavoro sul campo funziona come procedura di verifica
per le teorie che fondano la loro scientificit empirica su di esso.
Etnografia e antropologia sono cos venute a costituire due diversi
livelli indipendenti e gerarchicamente ordinati del sapere
antropologico.
Da
un
lato,
il
livello
inferiore
delletnografia,relativamente non problematico, il primo gradino
della conoscenza antropologica; dallaltro, quello superiore della
teoria antropologica, epistemologicamente denso e complesso.
Partendo dalla raccolta dei dati si giunge allinduzione ipotetica di
leggi teoriche; da questo si viene poi alla deduzione delle
conseguenze che derivano da tali leggi.
Infine, dalla sperimentazione attraverso casi empirici si cerca la
conferma delle leggi grazie
alle prove fornite dai casi.

Secondo Levi-Strauss, letnografia corrisponde ai primi stadi della


ricerca:osservazione, descrizione e lavoro sul terreno; implica la
classificazione, la descrizione e lanalisi dei
fenomeni culturali particolari.
Letnologia, invece, rappresenta un primo passo verso la sintesi,
tende a conclusioni abbastanza estese e si fonda sulla
comparazione e sulla generalizzazione.
Lantropologia, infine, costituisce lultima tappa di una sintesi che
ha per basi le conclusioni
delletnografia e delletnologia e per finalit lelaborazione teorica e
la spiegazione.
Radcliffe-Brownha sottolineato la distinzione tra letologia intesa
come studio del particolare e lantropologia sociale intesa come
elaborazione teorica generalizzante. La separazione tra etnografia e
antropologia stata segnata agli esordi della disciplina da una
differenza di ruoli. La fine del 18 secolo infatti caratterizzata da
una marcata divisione del lavoro tra raccoglitori-osservatori ed
esperti teorici.
Nel periodo evoluzionista si istitu la figura dellantropologo
armchair che prendeva i propri dati
etnografici dai resoconti di viaggio o dalle relazioni di esploratori,
missionari o naturalisti, al fine di documentare le proprie concezioni
evoluzionistiche degli stadi di sviluppo culturali.
Successivamente agli esploratori vennero forniti dei questionari che
dovevano compilare durante il loro viaggio per raccogliere
informazioni su altre culture tramite losservazione.
Il Notes and Queries onAnthropology un manuale per la ricerca
etnografica destinato a promuovere unaccurataosservazione
antropologica da parte dei viaggiatori e a mettere i non-antropologi
nelle condizioni di fornire le informazioni richieste per uno studio
scientifico dellantropologia a casa.
Ci furono numerose riedizioni di tale manuale a partire dal 1874 che
serv come manuale standard per linchiesta etnografica a uso di
amministratori, funzionari, missionari ed esploratori britannici.

[James Frazer non lasci mai la sua poltrona nonostante fosse un


grande sostenitore della ricerca sul campo; i sui informatori erano
Spencer e Gillen]
Fino alla fine del 19 secolo nessun singolo antropologo aveva
condotto ricerche sul campo, ma nessuno dei teorici si era mai
sognato di dare unocchiata ai popoli che aveva speso la vita a
studiare.
Allinizio del 900 vi fu un grande sviluppo dellattivit etnografica
condotta da antropologi professionisti, il pi celebre fu Malinowski .
Per Volney era importante la partecipazione in prima persona alle
situazioni studiate, la conoscenza della lingua nativa, il
superamento dei propri condizionamenti culturali.
I limiti dei questionari furono evidenti: le domande si dimostrarono
difficili da porre da parte di persone che non conoscevano bene la
lingua nativa.
Inoltre i raccoglitori spesso non ne comprendevano limportanza la
rilevanza o il significato, non avendo alcuna conoscenza dello spirito
che aveva portato alla loro elaborazione ne
degli interessi degli esperti metropolitani.
Secondo Fabietti i motivi per cui gli antropologi cominciarono a
dedicarsi personalmente, e in maniera sistematica, alla raccolta dei
dati etnografici sono diversi.
Fra questi cita lesigenza di verificare di persona i dati della
riflessione teorica, lemergere di unantropologia accademica e la
possibilit di accedere in maniera pi rapida e agevole
a regioni sulle quali i paesi coloniali imposero il loro dominio.
RIVERS sent il bisogno di un nuovo stile etnografico fondato su
studi intensivi a lungo termine, maggiormente sensibile per le
difficolt della tradizione culturale.
Teorizz, dunque, la necessit per lantropologo dellosservazione
diretta per sfruttare loccasione di ogni evento di importanza sociale
avvenuto durante la sua permanenza,
dato che lo studio approfondito di un caso concreto nel quale le
regole sociali sono state infrante pu dare pi risultati di un mese di
interrogatori.
Arriv a concepire qualcosa di simile al concetto di osservazione
partecipante, successivamente elaborato da Malinowski.

MalinowskiAllinizio del 19 secolo, grazie sopratutto alle attivit e


ai lavori di Haddon e Rivers, il metodo della conoscenza diretta
aveva pressoch sostituito lantropologo armchair. Lorigine della
modernatradizione di ricerca etnografica si fa risalire al lavoro di
Malinowski. Boas fu un grande critico della povera qualit dei dati
utilizzati dai teorici armchair tuttavia il suo lavoro sul campo si bas
su un gran numero di brevi visite a una molteplicit di aree.
Boas si serv di raccoglitori sul campo istruiti nella tecnica del
questionario e non adott quella prospettiva olistica che ispir la
tradizioneinaugurata da Malinowski.
A differenza degli altri il lavoro sul campo di Malinowski era stato
preceduto da una specifica formazione professionale in
antropologia.
Per lui pi vicino al villaggio si vive e meglio si riesce a osservare gli
indigeni. Come sostiene Geertz, Malinowski inaugur il mito dello
studioso sul campo, simile al camaleonte, perfettamente in sintonia
con lambiente esotico che lo circonda, un miracolo vivente di
empatia, tatto, pazienza e cosmopolitismo.
Su queste basi Malinowski diventato il portavoce della rivoluzione
metodologica sia allinterno che allesterno dellantropologia.
Malinowski era bene cosciente della novit che voleva introdurre.
Dagli stessi diari chiaro che durante il suo lavoro sul campo era
interessato principalmente a questioni metodologiche e critico
rispetto alle sue ricerche precedenti; parla espressamente della
rivoluzione scientifica che voleva portare nellantropologia sociale
cercando di legittimare il proprio metodo agli occhi sia del lettore
sia degli apprendisti etnografi.
Rivela che letnografo innanzitutto deve possedere conoscenza dei
principi, finalit e risultati della moderna ricerca scientifica, in
secondo luogo deve vivere tra le persone e inoltre deve applicare
metodi speciali per raccogliere, elaborare e definire i dati.
Per Malinowski necessario disporre di una quantit sufficiente di
dati tra di loro
confrontabili, allo scopo di ottenere una visione coerente della
societ e della cultura studiata.
Inoltre la ricerca basata sul fatto di vivere con i nativi deve avere
come scopo la raccolta dei dettagli della vita quotidiana vissuta dai
nativi
osservati
dalletnografo;
lultimo
obiettivo
richiede
alletnografo di diventare competente nella lingua dei nativi

registrando la lingua quotidiana, le formule magiche e i miti da


presentare come documenti della mentalit nativa per illustrare
modi tipici di pensare e sentire.
Questi principi sono funzionali a raggiungere lo scopo finale
delletnografia, cio afferrare il punto di vista del nativo, il suo
rapporto con la vita, rendersi conto della sua visione del suo mondo.
Il valore del lavoro di Malinowski deriva, da un lato, dalla presenzadi
un contesto accademico che fu pronto a recepire le questioni
metodologiche da lui sollevate, e dallaltro, e in maniera
preponderante, dallaver collocato le sue ricerche etnografiche
dentro il nuovo paradigma teorico funzionalista.
Il contributo fondamentale di Malinowski consiste nella convinzione
teorica che le informazioni e i dati raccolti sul campo fossero
interconnessi e questo lo port a considerare i dati sotto punti di
vista differenti, quali ambientali, strutturali,, normativi, legali,
politici, ecc.
Con Malinowski lantropologia cerca di rappresentare una cultura in
modo il pi possibile completo.
Egli sostiene che il primo obiettivo della ricerca quello di fornire
un profilo chiaro dellassetto della societ che si studia e di produrre
un quadro di come i vari aspetti di essa
entrino a costituire un complesso articolato.
In tal senso enuncia il principio giuda della prospettiva funzionalista,
una sorta di approccio olistico, che tende a connettere le parti alla
totalit e a considerare loggetto di indagine da un punto di vista
globale.
Losservazione partecipante parte integrante e necessaria
dellanalisi funzionale e implica che le ricerche siano concentrate su
singole popolazioni al fine di permettere la comprensione dei
significati culturali e della struttura sociale del gruppo e di tutte
quelle interrelazioni funzionali tra credenze e costumi che a prima
vista sembrano inesplicabili e incoerenti.
Nella sua forma classica, losservazione partecipante consiste in un
singolo ricercatore che trascorre un lungo periodo di tempo fra le
persone che intende studiare, padroneggiandone la lingua.

Immergendosi nelle loro attivit quotidiane, mira a ottenere una


comprensione il pi completa possibile dei loro significati culturali e
delle strutture sociali.
Fondata sulla presunta neutralit dellosservatore partecipante,
intende cogliere il punto di vista del nativo tramite lesperienza
empirica immediata e soggettiva delletnografo.
Secondo Malinowski letnografo deve mettere da parte il proprio
sapere per poter elaborare una concezione oggettiva dei fenomeni,
indipendentemente dalle prospettive teoriche.
Lo scopo della lunga permanenza consiste nel minimizzare il
problema della reattivit e leffetto distorcente della partecipazione
dellantropologo.
Per Malinowski losservazione diretta sul campo la sola attendibile
fonte di informazione
etnografica.
I risultati dellosservazione partecipante sono esposti attraverso il
modello linguistico-narrativo
della monografia.
La monografia etnografica designa una particolare forma di
produzione testuale consistente nella ricostruzione di un intero
modo di vita nella sua globalit, scomposto e analizzato secondo un
formato standard e attraverso una serie di astrazioni teoriche che
ne coprono
i molteplici aspetti.
Losservazione partecipante implica un delicato equilibrio fra
soggettivit ed oggettivit. Lesperienza personale delletnografo,
specie quella della partecipazione e dellempatia,
sono riconosciute come centrali per il processo di ricerca ma sono
fortemente limitate dagli standard impersonali dellosservazione e
della distanza oggettiva.
La soggettivit dellautore separata dai referenti oggettivi del
testo. Le particolari doti di mimetismo etnografico, le capacit
empatiche e lo straordinario potere di immedesimazione nel nativo
con cui Malinowski sostenne di aver condotto le ricerche si sono
rivelati un vero e proprio mito creato dalla comunit antropologica.
Dai suoi due diari segreti, emerge unimmagine un p diversa da
quella solitamente condivisa dalla comunit antropologica. La

pubblicazione dei suoi diari scosse la coscienza di molti antropologi


e provoc un gran dibattito.
Ci che dai diari possibile comprendere sullesperienza sul campo,
rivela una situazione di profondo disagio dellantropologo
caratterizzata dalle difficolt e frustrazioni del lavoro,
dallo smarrimento e dalla solitudine. Proprio quel continuo riflettere,
prendere appunti, far domande,riempire questionari, ecc.,
impediscono di essere completamente dentro alla cultura che si
vuole studiare.
Partecipare e al tempo stesso osservare risultarono essere qualcosa
di altamente problematico.
Da un alto, infatti, il principio malinowskiano implica che
lantropologo si immerga in una forma di vita culturale e impari a
comportarsi in modo adeguato, acquisendo empaticamente un
sentire il pi vicino possibile a quello nativo.
Dallaltro, pretende che lantropologo conservi il distacco necessario
dal proprio oggetto di studio per poter raccogliere oggettivamente i
dati etnografici [Paradosso dellosservazione partecipante].
La reale pratica etnografica di Malinowski si concentrata
soprattutto sullosservazione piuttosto che sulla partecipazione,
rivelandosi un monologo sullaltro e non una partecipazione e un
dialogo con laltro.
Gran parte della sua attivit di ricerca era fondata su interviste,
simili a quelle delle precedenti inchieste etnografiche, con la grande
differenza che le sue avevano luogo al centro del villaggio.
Dai suoi diari, inoltre, si evince che Malinowskivedeva i nativi con
disprezzo, come inferiori a lui e spesso non era visto di buon occhio
da loro.
GEERTZ
Il pensiero di Clifford Geertz stato di grande importanza nel
segnare i cambiamenti che hanno caratterizzato lo sviluppo
delletnografia. Lopera di Geertz occupa un ruolo di grande rilievo
nei cambiamenti che hanno caratterizzato anche lantropologia.
Essa rappresenta una risposta alla crisi delle scienze umane. Geertz
critica quellossessione moderna rappresentata dal mito di un

metodo scientifico univoco e fisso, mettendo in discussione la


confidenza nelladeguatezza degli strumenti teorici che hanno
guidato lantropologia da quando, allinizio del secolo, si costituita
come disciplina accademica. Egli vuole dimostrare che lidea stessa
di una scienza sociale fondata sulle scienze naturali un errore.
Sebbene Geertz non specifichi in nessuno scritto la propria
posizione allinterno della tradizione antropologica, la sua sintesi
interpretativa non ovviamente venuta ex nihilo; questo approccio
dovrebbe infatti risalire alla tradizione dellantropologia umanistica
e cio innanzitutto allimpostazione particolarista di Franz Boas.
La linea del dibattito entro cui si sviluppato lapproccio geertziano
pu essere divisa in due correnti: da un lato i materialisti,
interessati principalmente al comportamento, allazione e ai
fondamenti politici ed economici della cultura, e dallaltro la
cosiddetta antropologia simbolica, intesa come studio del significato
e del punto di vista dei nativi come oggetti centrali per lo studio
antropologico.
Le maggiori difficolt dellanalisi dellopera d del pensiero di Geertz
consistono nel suo rifiuto ad esporre le proprie idee inmaniera
sistematica, preferendo, ai problemi generali e astratti, i problemi
concreti.
Non ha mai elaborato uno schema teorico completi, ma ha esposto
la sua prospettiva etnograficamente, in particolare nei suoi lavori.
La pratica delletnografia diventa il luogo dei vitalit del pensiero di
Geertze la stessa definizione della disciplina.
La sua etnografia molto flessibile e aperta a diverse influenze e
teorizza lincertezza e lincompletezza dei suoi programmi di ricerca
come anche dei risultati.
Letnografia di Geertz parte dal punto di vista che lesperienza
sempre pi complessa che
la sua rappresentazione; nella sua criticit tende a trasmettere il
senso delle condizioni del lavoro sul campo e della traduzione
attraverso i confini culturali e linguistici.
La principale caratteristica delle revisioni di Clifford Geertz delle
discipline sociali consiste nella riscoperta della dimensione
ermeneutica(interpretativa). Assumere il problema ermeneutico

significa da un lato, che le espressioni e le azioni umane


contengono una componente significativa, riconosciuta dal soggetto
che produce e vive di un certo sistema di valori e significati;
dallaltro, che le scienze interpretative sono costituite da modelli
attraverso i quali costituiscono i loro referenti.
Di conseguenza gli oggetti non sono visti come enti dotati di
propriet indipendentemente dal punto di vista di chi li conosce.
Il soggetto, da parte sua, non un ente neutro bens un soggetto
storico. La scienza ricondotta alluomo e alla sua capacit di dare
senso al mondo.
Lantropologo, dice Geertz, come un critico letterario costruisce,
inventa i significati di un discorso sociale; i testi degli antropologi
sono quindi finzioni. Lantropologia di Geertz: non vi separazione
tra etnografia, intesa come descrizione rappresentativa, e
antropologia, intesa come elaborazione teorica. Il commento
descrittivo gi un momento interpretativo, costruttivo e dunque
carico di teoria.
La stessa attivit conoscitiva non una semplice riproduzione o
rappresentazione di dati, ma unattivit formatrice che d
significato e valore ideale ai fenomeni.
Non possibile per Geertz che il soggetto metta tra parentesi il
proprio essere, la propria cultura o dimentichi il proprio sapere, la
propria soggettivit, per cogliere loggettivit, attraverso riduzioni
fenomenologiche o magiche, identificazioni empatiche.
Non esiste ilsoggetto neutro portatore di un punto di vista
distaccato ed esterno da cui raccogliere i dati bruti. Al contrario il
soggetto deve utilizzare il massimo di sapere possibile per aprire il
mondo al maggior numero di punti di vista..
Il lavoro delletnografo, quindi, consiste nel trovare risorse nel suo
linguaggio, nella sua cultura per capire i fenomeni a lui alieni senza
imporre i propri pregiudizi su di essi.
Linterpretazione, per sua natura, sempre diversa rispetto al
resoconto dellinterprete, in
quanto ci che interpretato esso stesso interpretazione. Geertz
fa una distinzione tra concetti vicini allesperienza e concetti
distanti dallesperienza.

I primi sono , sommariamente, un concetto che chiunque pu


realizzare naturalmente e senza troppo sforzo per definire ci che
lui vede, sente e pensa; il secondo, invece, un concetto che uno
specialista di qualunque tipo utilizza per far avanzare i suoi obiettivi
scientifici, filosofici o pratici. Naturalmente lantropologo deve
utilizzare entrambi i concetti, senza limitarsi al punto di vista del
nativo e senza imporre il suo..
Come la traduzione, letnografia rappresenta un modo di venire a
termini con lalterit. La nozione di traduzione pensata come
spostamento simbolico, passaggio da un livello psichico ad un altro,
da una cultura allaltra. Significa apprendere unaltra forma di vita,
imparare a parlare unaltra lingua.
Latto di traduzione vede letnografo come mediatore. Lantropologo
deve usare i significati
appartenenti alla propria cultura per ricostruire i modi in cui
soggetti appartenenti a differenti culture danno significato a se
stessi. Letnografo deve rendere familiare lestraneo; per Geertz lo
scopo delletnografia sta nel trovare allinterno del proprio
orizzonte, delle proprie pratiche linguistiche, della propria
esperienza le risorse che ci possono permettere di confrontarci con
ci che alieno.
La metafora della cultura vista come un testo, elaborata da Geertz
nel 1973, servita a marcare le differenze tra lo scienziato
distaccato, che studia il comportamento, e il traduttore culturale.
La descrizione densa consiste nello scoprire e ricostruire i livelli di
significato non espliciti delle
prospettive degli attori. Geertz espone il significato dellanalisi
etnografica densa comparando ticinvolontari ed ammiccamenti: i
primi sono semplici comportamenti, mentre i secondi sono
comportamento significativo, loggetto specifico delletnografia.
Per losservatore esterno i due tipi di azione non hanno differenze.
solo rifacendosi alle prospettive della gente e costruendo il contesto
dellazione che essa pu essere resa intelligibile.
Geertz ritiene il processo del pensare unattivit pubblica,
consistente nello scambio di simboli. Il pensiero umano
fondamentalmente sia sociale che pubblico. Il suo abitata naturale
il cortile di casa, il mercato, e la piazza principale della citt.

Il pensare non consiste in avvenimenti nella testa, ma nel traffico di


quelli che egli chiama simboli significanti; solo in secondo luogo il
pensare una questione privata: innanzitutto un atto palese
svolto con materiali oggettivi della c cultura comune. Sia il pensiero
che il comportamento sono espressioni dei valori dominanti e dei
modelli di organizzazione di una particolare comunit.
Lo studio geertziano del pensiero diventa lo studio degli uomini che
pensano. La scrittura emersa come centrale a ci che gli
antropologi fanno sul campo e a casa. Letnografo non solo
interpreta ma produce testi. Linterpretazione di una particolare
cultura inevitabilmente una costruzione testuale.
Letnografo inscrive, annota il discorso sociale e nel farlo lo
trasforma da avvenimento fugace, che esiste solo nellattimo in cui
si verifica, in una resoconto che esiste nei suoi scritti e si pu
consultare.
Letnografia, infatti, si origina nelloralit e viene trasposta nello
scritto. Linterazione tra
l'antropologo e il nativo sempre mediata dal passaggio dal codice
orale della lingua nativa al
codice scritto di quello scientifica. . tuttavia letnografia non solo
passaggio dallorale allo scritto, ma anche un movimento di
trascrizione da scritto a scritto, da documento a documento.
Il campo non solo orale, ma gi saturo di documenti e scritture;
letnografia mette insieme varie forme di fonti scritte, dalle note
prese sul campo alle altre etnografie. I materiali e i dati su cui
lavora lantropologo sono inevitabilmente prodotti testuali.
La scrittura rappresenta , perci, un potente filtro interpretativo;
con le sue diverse procedure di schematizzazione lelemento
indispensabile
per
organizzare
lesperienza
di
campo
dellantropologo e per trasformarla in un prodotto intellettuale.
La scrittura etnografica si fonda su strategie retoriche finalizzate
alla persuasione.
Gli antropologi si rifiutano di usare la forma impersonale, tesa a
nascondere lautore dietro una
narrazione descrittiva realistica e naturalistica, cercando di rendere
conto della sua soggettivit

attraverso la specificazione del discorso, luso della prima persona e


linserzione nel testo di memorie personali e autoriflessive.
Culture ibride e pensiero meticcio
Le culture ibride sono quelle che si producono in un sempre pi
rapido processo di incontro fra
culture. Esse caratterizzano il mondo contemporaneo dal punto di
vista socioculturale: nascono
appunto dallincontro, oggi sempre pi intenso, di individui e gruppi
con storie, memorie, conoscenze e identit diverse, spesso fondate
su premesse esperienziali e concettuali molto distanti tra loro.
Se lantropologia culturale un sapere che si occupa principalmente
della dimensione culturale della vita umana, e se questultima
dimensione una dimensione ibrida con lantropologia siamo di
fronte a un pensiero meticcio perch nasce dallincontro tra
tradizione culturale di chi la pratica e la tradizione, il pensiero di
coloro che costituiscono loggetto di quella pratica.
La nostra cultura recepisce stimoli provenienti da altre; la
percezione dei flussi di traffico che caratterizzano il mondo
contemporaneo ha portato a un esito paradossale.
Da un lato vi la sensazione diffusa, e per certi versi senzaltro
giustificata, che i contatti e gli scambi favoriscono la tendenza ad
una omogeneizzazione planetaria dallaspetto sinistro o perlomeno
inquietante; dallaltro si ha la sensazione che le culture e le etnie
siano delle entit isolate, irrimediabilmente prigioniere delle proprie
logiche e della propria storia.
Ci si anche resi conto che da sempre le culture cambiano, mutano
cio nel tempo i loro valori, le loro strutture, le loro istituzioni; tali
trasformazioni non possono essere spiegate solo ed esclusivamente
in base allazione di processi interni o solo allintervento di fattori
esterni, ma anche come conseguenza dellinterazione tra una
dinamica interna e una dinamica esterna. In questo modo, la visione
delle societ e delle culture umane cominciava a perdere quella
rigidit con la quale di solito erano descritte.
Una culture vede trasformarsi i propri valori e significati (locali) in
rapporto a ci che le giunge dallesterno.

Questo esterno questo esterno per non si configura come unaltra


cultura, ma come un insieme di fenomeni che interessano
indistintamente tutte le culture.
Le culture e le societ umane non hanno mai costituito degli
isolati dotati di confini netti e
stabili, perch lo scambio e il contatto socioculturale sono sempre
stati parte integrante della vita di tutti i popoli.
La globalizzazione non una novit della nostra epoca, un fatto
gi sperimentato da
molti popoli europei, africani e asiatici allepoca dellimpero
Romano. Gli antropologi hanno sempre saputo che le culture, le
societ e le etnie sono sempre state interconnesse in una rete di
influenze reciproche.
Il mondo contemporaneo ci si presenta come un ambiente globale
nel quale le culture
tendono a instaurare rapporti via via pi intensi di conflitto, dialogo,
influenza reciproca.
Dobbiamo quindi condurre analisi particolareggiate su casi
particolari. Il problema delle relazioni tra societ e culture stato
spesso impostato in termini di rapporto asimmetrico tra centro e
periferia: il centro comanda, la periferia obbedisce.
Il traffico delle culture porta su di se il marchio della relazione
asimmetrica, costitutiva del dominio che certe culture sono in grado
di esercitare su altre.
Nuovi paesaggi
Una delle caratteristiche salienti della realt contemporanea la
presenza sempre pi massiccia presenza di stranieri in paesi dove
una consolidata tradizione nazionale venuta costituendosi sui
principi della cittadinanza e dellappartenenza, principi che oggi
sono sottoposti ad una seria rimessa in discussione proprio in
funzione della mutata natura dello straniero.
superfluo dire che tutte le societ hanno avuto o hanno
lesperienza dello straniero.
Lantropologia e le scienze sociali in genere, hanno infatti avuto la
tendenza a produrre unimmagine dellumanit a scomparti, dove
ogni cultura corrisponde a una societ e a un territorio
relativamente ben delimitato.

Ma in una situazione di delocalizzazione culturale sempre pi


accentuata devono cambiare anche i nostri modi di rappresentare
gli scenari che ci stanno di fronte.
Appaduri ha proposto la nozione di panorama etnico o etno-rama
per designare appunto le nuove configurazioni identitarie e i nuovi
scenari socioculturali che emergono in un contesto segnato dal
movimento e dal contatto tra individui e sistemi di significato.
(mutare non vuol dire scomparire). Deterritorializzazione: la
condizione di individui, comunit e gruppi derivante dal loro
spostamento nello spazio fisico e nel loro radicamento temporaneo
o definitivo, in molteplici altrove rispetto al luogo dorigine.
La differenza tra delocalizzazione e deterritorializzazione consiste
pertanto nella base materiale che questultima offre alla prima. La
deterritorializzazione costituisce una delle forze pi potenti del
mondo contemporaneo in quanto coincide con lo spostamento e la
dispersione di masse di individui che elaborano concezioni
particolari della loro esistenza e sentimenti di appartenenza e di
esclusione nei confronti sia della nuova dimora, sia della patria
originaria.
Secondo Appaduri ladeterritorializzazione sarebbe oggi al centro
non solo di processi di scambio sul piano culturale, ma anche di
fondamentalismi e di rivendicazioni identitarie di vario tipo.
anche nei mondi nuovi creati dallimmaginazione che gli individui
riformulano le proprie identit e le proprie culture. Se
limmaginazione consiste nel rappresentarsi realt che sono
esperite non solo personalmente, ma anche da altri, nella pratica
quotidiana essa consente di pensarsi in congiunzione ad altri
soggetti come soggetti aventi lo stesso tipo di immaginario.
Il compito della ricerca etnografica dovrebbe corrispondere non
tanto a una progetto conoscitivo centrato sullanalisi di realt
chiuse, limitate, localizzate, lasciando intendere
che la realt della vita sia quella vissuta in seno alla tradizione.
Il compito delletnografia attuale ,invece, quello di cogliere le vite
umane nel loro ambiente che per non possiede pi quegli aspetti
di localizzazione e terrirorializzazione che esso poteva avere una
volta. Non basta cio limitarsi allanalisi delle pratiche sociali, delle
rappresentazioni culturali e delle istituzioni di cui costituita la

cultura di un gruppo umano localizzato. Bisogna prestare attenzione


a quelle idee che nasconodallesistenza di comunit immaginate e
che la deterritorializzazione tende a produrre sempre di pi
attraverso gli spostamenti degli individui, i media e la circolazione
di beni.
Processi mimetici nel traffico delle culture
I contatti fra culture, la circolazione dei simboli e dei modelli di
comportamento, dei valori e degli stili di pensiero possono avvenire
per imposizione o per accettazione. In ogni caso essi possono
attivare processi mimetici che consistono in manifestazioni di
adeguamento e di imitazione simbolica e pratica, da parte dei
componenti di una cultura, nei confronti dei simboli e delle pratiche
degli appartenenti a una cultura altra.
La mimesi un atto in cui il piano del comportamento e quello del
senso non sono distinguibili in maniera assoluta.
La mimesi rituale non ha lo scopo di appropriarsi della potenza di un
essere vivente o di una potenza ultramondana, i rituali mimetici
hanno lo scopo di disporre in una relazione significante gli esseri
umani, la natura e gli dei.
I rituali mimetici sono, insomma, dei drammi, delle messe in
scena aventi lo scopo di comprendere il mondo.
Per Platone i fenomeni di cui abbiamo esperienza sono gi delle
imitazioni di un modello ideale che appunto lidea pura delle cose.
Limitazione, in questo caso limitazione artistica, un ulteriore
allontanamento dalla verit, la quale raggiungibile solo attraverso
il pensiero che ci consente di accedere al mondo delle idee.
Possiamo intendere la mimesi come una ripresa di forme culturali
altre da parte dei soggetti di una determinata cultura, costituisce
effettivamente un meccanismo inerente al processo di traffico
culturale.
Il caso Cook(venne scambiato per un dio e accolto e trattato come
tale dai polinesiani) unulteriore conferme che il traffico delle
culture non un prodotto dellultimo mezzo secolo, ma tale traffico
sempre esistito, anche prima che una disciplina come
lantropologia si assumesse il compito di analizzarlo.

Non si tratta nella mimesi di appiattirsi sullaltro, di confondersi con


lui, di essere la stessa cosa, bens di essere nelle condizioni in cui
laltro, incorporare il suo stesso potere e quindi essere in grado di
fronteggiarlo da pari a pari.
Unopera letterari pu essere considerata, in alcuni casi, unopera
etnografica, se incorpora forme di vita e rappresentazioni
tipicamente culturali che hanno per destinatari coloro che di quella
cultura fanno parte.
Nuove identit
Molte societ e culture altre, incontrate dalloccidente nel suo
movimento di espansione, sono
scomparse o perch gli elementi che ne costituivano l tessuto
connettivo si sono vanificati,
trasformati o sono stati sostituiti da altri.
Oggi la voce dei popoli nativi ascoltata in occasione di
manifestazioni museali, mostre ed esposizione di oggetti artistici e
manufatti tribali, mentre non sono pochi i gruppi che rivendicano il
riconoscimento dei propri diritti.
Tali rivendicazioni obbligano gli stessi nativi a porre a se stessi, oltre
che agli altri, la questione della propria identit, che rappresenta il
problema cruciale di visibilit nei confronti degli stati in cui gli stessi
nativi si trovano a vivere come minoranze etniche.
Lautenticit non un sogno di ritorno alle origini, ma un discorso
che rilancia la cultura nel flusso dei contatti con loccidente, con il
turismo e con la modernit.
Pi i turisti acquistano, pi la tradizione si fa attuale, anche se nel
momento in cui i turisti si credono di appropriarsi della cultura
nativa tradizionale, i nativi vedono in un prodotto recente come le
storyboards dei papua, una manifestazione della loro condizione
attuale in linea con la loro tradizione.
Le rappresentazioni dei papua e dei turisti non convergono sulla
stessa cosa, al contrario.
Esse divergono perch diverge luso simbolico che i turisti fanno
della cultura papua autentica.

Parlando di mimesi abbiamo detto che prendere possesso della


forma dellaltro significa voler essere secondo laltro, cio
appropriarsi del suo potere ed essere in grado di fronteggiarlo sullo
stesso piano.

Quando pertanto si sente parlare di modernizzazione, quindi di


ingresso nella modernit da
parte di popolazioni periferiche del Terzo Mondo, non bisogna
intendere solo ed esclusivamente unaccesso a tecnologie e servizi
che noi occidentali riteniamo moderni; si pu trattare di una
mimesiche mira a ottenere una parit, ma si tratta di una parit che
non esclude affatto la distinzione o la separazione..
Un ruolo centrale svolto dallassimilazione del linguaggio della
modernit bellica; tale
assimilazione produce un codice uniforme di dialogo interculturale.
Ma anzich tradursi in uno
scambio, in un mutuo riconoscimento, il linguaggio della modernit
bellica produce separatezza.
Mentre avvicina le culture nel momento stesso in cui le omologa, al
proprio linguaggio, il discorso della modernizzazione di fatto le
separa, le distanzia. Il linguaggio dello sviluppo, implicando unidea
di progressione lungo una scala evolutiva, si presta a distanziare
laltro,
possibilmente
sopravanzandolo
nel
grado
di
modernizzazione..
Molti degli stati nazionali comprendono entro i propri confini, aree
nelle quali vivono gruppi con culture, lingue e fedi religiose talvolta
assai differenti tra loro; sono soventi percorsi da forti tensioni
interne dovute non tanto alla compresenza di gruppi culturalmente
eterogenei, ma al fatto che uno o alcuni di tali gruppi esercitano
unegemonia relativa o assoluta su tutti gli altri.
Marginalit e resistenza nella globalizzazione
Le resistenze che alcune culture mettono in atto nei confronti di
altre non sono sempre il prodotto di volont organizzate, di
intenzioni politiche istituzionalizzate. In molte aree del pianeta sono

realt sociali e culturali informali esistenti a mediare con le forze


della globalizzazione.
Il pianeta dei naufraghi costituito da coloro che hanno subito
direttamente, o per riflesso, un processo di deculturazione dovuto
allimpatto delloccidentalizzazione. Latouche parla di tre livelli di
strutturazione della societ vernacolare (nativa): immaginario,
societario, tecnoeconomico.
Sul piano tecnoeconomico la societ vernacolare produce soluzioni
che sono del tutto al di fuori della sfera di circolazione dei beni
disponibili secondo la logica del mercato. Il livello immaginario
quello dei culti sincretici.
La violenza messa in atto da individui privi di legami comuni che
hanno a loro volta subito
varie forme di violenza diventa un mezzo di distinzione, un confine
che serve a stabilire unidentit tra chi mette in atto tale violenza e
chi la riceve. In questo modo, lenclave sociale si crea allinsegna
della pratica della violenza e la sua esistenza, che ha origine
nellesclusione della mega macchina, diventa qualcosa che
potremmo definire lorganizzazione economica della violenza, la
quale si inserisce a sua volta in una dimensione locale determinata
da forze globali.
Le subculture sono reti di significati condivisi da determinati
individui allinterno di un contesto significante pi vasto a cui pur
tuttavia quegli stessi individui appartengono. La presa in
considerazione delle subculture importante perch le risposte e le
forme di resistenza culturale oggi presenti nelle aree periferiche del
pianeta non sono solo espressione delle singole culture, ma anche
della dialettica che le pu caratterizzare al loro interno.
Lantropologia contemporanea si trova ad operare su una pluralit
di piani e di luoghi che, come abbiamo visto, formano un contesto
fortemente delocalizzato.
Bench i luoghi della pratica etnografica siano sempre spazialmente
determinati, la deterritorializzazione delle culture comporta una
delocalizzazione, o meglio, una plurilocalizzazione della stessa
etnografia.
Elaborazione culturale della marginalit

Le forme di sfruttamento cui sono state e sono sottoposte le


popolazioni del Sud del mondo da parte delloccidente
industrializzato e postindustrializzato sono ormai ampiamente
riconosciute. Meno si sa, tuttavia, del modo in cui queste
popolazioni hanno elaborato tale sfruttamento nel loro immaginario
culturale.

Alcuni studi antropologici sono tuttavia particolarmente significativi.


I minatori dello stagno boliviano sembrano aver elaborato una
rappresentazione demoniaca dei
rapporti capitalistici di produzione e del mercato.
Cristianizzati, essi adorano tanto le divinit cristiano, quanto gli
spiriti della riproduzione e le divinit ctonie dellantica religione.
Da un lato sono costretti, per necessit, a prendere parte allopera
di distruzione delle risorse, dallaltro si rendono conto che devono
piegarsi ad una logica di sfruttamento di tali risorse la quale mette
a repentaglio queste ultime e che, soprattutto, mette a repentaglio
la loro vita.
I temi dello sfruttamento e del suo intreccio con le credenze
improntate a sospetto e ostilit nei confronti dellaltro possono
condensarsi in rappresentazioni del mondo e dei rapporti fra gli
uomini come ambienti sociali caratterizzati dallinsicurezza e dal
ritorno sotto spoglie diverse, di antiche paure e immagini di terrore.
Le figure tradizionali non sono scomparse, ma si sono trasformate.
Lantropologia ha elaborato unimmaginedella cultura e della
societ come entit autonome, autoregolantisi e autogiustificantisi,
finendo percadere prigioniera dei limiti delle sue stesse definizioni.
Rappresentare il mondo come disseminato diculture, societ, trib,
etnie distinte era in una certo senso pi facile in passato, di quanto
lo siaoggi che il luogo e il territorio non possono pi essere
considerati sinonimi assoluti di cultura e diidentit.
Questo il motivo per cui, nella stessa antropologia, si si
avvertita lesigenza di passare
da quella che potremmo chiamare unetnografia-puzzle, cio da
unetnografia mirante a produrre un sapere specifico per ogni
specifico isolato socioculturale immaginato come una tessera di un
grande mosaico planetario, a unetnografia cosmopolita, la quale

tenga conto dei processi di delocalizzazione a cui sono sempre pi


sottoposte le culture e gli individui che ne fanno parte.
Oggi il consumo di tutto quello che etnico riflette, una volta di pi
quella volont di appropriazione dellaltro da parte delloccidente
che la versione mistificata e feticizzata di cose e di vite che hanno
un corrispettivo nel metallo conquistato a caro prezzo dai minatori
boliviani, nella terra perduta degli agricoltori di Bijapur, nel sangue
e negli occhi rubati con cui gli abitanti delle periferie del mondo
attuale cercano di rappresentare a se stessi le ragioni del loro
incerto e precario avvenire.