Sei sulla pagina 1di 11

SOCIOLOGIA DELLA CULTURA – W.

Griswold
Il fiorire di studi culturali ha diverse cause. I sociologici vedeono gli individui come creatori di significato oltre che attori
razionali. La disciplina cerca oggi di comprendere come la costruzione di senso da parte degli individui ne plasmi l’agire
razionale, come la loro posizione di classe modelli i loro racconti, come la struttura sociale e la cultura si influenzino
reciprocamente.
obiettivi: esplorare il concetto di cultura e la natura dei suoi legami con il mondo sociale; comprende questioni
apparentemente strutturali applicando a esse l’analisi culturale; ampliare gli orizzonti culturali e sociali cosicché le
persone possano operare efficacemente nell’economia mondiale e nella cultura internazionale.
la sociologia della cultura è quella branca della sociologia che osserva i fenomeni culturali (storie, credenze, media,
opere d’arte, rituali) da una prospettiva sociologica.

Modello del diamante culturale per analizzare i rapporti tra 4 elementi: oggetti culturali; creatori culturali;ricevitori
culturali; mondo sociale.

Ogni studio sociologico del mondo contemporaneo richiede uno sguardo globale. Questo studio è globale in almeno 3
sensi:

1. Si considera esempi di fenomeni e processi culturali tratti da una grande varietà di paesi;
2. Si considera come i processi di globalizzazione influenzino la cultura;
3. Molti dei conflitti che hanno avuto luogo dopo la guerra fredda riguardano la cultura. I conflitti per l’omogeneità
etnica e il fondamentalismo religioso chiamano in causa significati che vanno oltre il piano economico o politico. Le
relazioni internazionali possono essere più tranquille e proficue se le parti riconoscono le differenze culturale.
Comprendere le basi culturali dei conflitti passati e attuali può aiutare a evitare la ripetizione di errori costosi.

La cultura e il “diamante culturale”

 5 storie che parlano di cultura, ma in modo diverso: costumi nazionali (biglietti da visita); attività considerate elitarie
( concerto sinfonico); forme di intrattenimento di massa (fumetti); variazioni locali di significati simbolici ( ciò che i cani
o il velo rappresentano).

R. Peterson osserva che quando i sociologi parlano di cultura, solitamente intendono una di queste 4 cose:
1. Norme: il modo con cui la gente si comporta;
2. Valori: ciò a cui essi tengono;
3. Credenze: il modo in cui essi pensano che il mondo funzioni;
4. Simboli espressivi: rappresentazioni, spesso delle stesse norme sociali, dei valori e delle credeze.

Le prospettive accademiche sulla cultura possono essere raccolte in due scuole di pensiero:

1. Basate su assunti radicati nelle discipline umanistiche  nell’uso comune il termine cultura è spesso riferito alle
belle arti o alla letteratura seria (cultura alta) e implica uno status sociale elevato. Nel XIX sec. molti intellettuali
affermarono l’esistenza di opposizione tra cultura e società, protestando contro il pensiero illuminista, il progresso
e l’industrializzazione. Vedevano la cultura come la salvezza degli esseri umani ultra civilizzati. M. Arnold
formulando una teoria universale del valore culturale, enfatizzò il potenziale d’influenza della cultura sul mondo
sociale, criticò l’Inghilterra vittoriana per il suo materialismo poiché temeva che il risultato potesse essere un idiota
filisteismo da classe media. Arnold concepiva la cultura in termini del suo potenziale educativo, metteva le persone
in grado di connettere la conoscenza al comportamento e alla bellezza.
Weber in La scienza come professione, trovò che la scienza non può dare significati alle nostre vite, per trovare
questo senso bisogna rivolgersi alla cultura.
la cultura si oppone alle norme dell’ordine sociale: l’armonia è possibile, ma rara. La cultura deve essere preservata
attraverso istituzioni educative.

filisteismo: atteggiamento, mentalità gretta, rozza.


2. Scienze sociali e antropologia  E.B Tylor in Alle Origine della Cultura: “ la cultura o civiltà, presa nel suo più ampio
significato etnografico, è quell’insieme complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, e
ogni altra competenza e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società.”
Berger definisce la cultura come la totalità dei prodotti dell’uomo, sia materiali che non. Sostiene che la stessa
società non è che parte ed elemento della cultura non materiale.
sostiene che gli esseri umani proiettano la loro esperienza sul mondo esterno (esternalizzazione), poi vivono queste
proiezioni come se fossero indipendenti (oggettivazione) e infine incorporano queste proiezioni nella loro coscienza
psichica (interiorizzazione).
il funzionalismo identifica la cultura con i valori che orientano i livelli sociali, politici ed economici di un sistema
sociale.
la cultura può essere studiata empiricamente, non è ciò che giace in un museo, ma essa consiste nei modi in cui
frequentatori dei musei vivono la loro vita.

La cultura si riferisce al lato espressivo della vita umana (comportamenti, oggetti, idee). Bisogna trovare un modo per
concettualizzare come la cultura e il mondo sociale stiano insieme, come gli individui in un contesto sociale creino
significati.

Oggetto culturale: espressione significativa che è udibile, tangibile, visibile e che racconta una storia.
la status di oggetto culturale è il risultato di una decisione analitica che noi compiamo in quanto osservatori; non è
qualcosa di intrinseco all’oggetto stesso.
(Es. pane: integrale = ripudio capitalismo; nella tradizione EU = sicurezza; per i nigeriani il pane bianco = ricchezza).
gli oggetti culturali sono prodotti da esseri umani, ma altre persone oltre i creatori fanno esperienza di questi: è solo
quando questi oggetti diventano pubblici che essi entrano a far parte della cultura e diventano oggetti culturali.
le persone che sperimentano realmente l’oggetto possono essere diverse dal pubblico atteso, i ricevitori culturali sono
attivi produttori di significato.
diamante culturale  creatori, oggetti culturali, ricevitori, mondo sociale.
la struttura di questa relazione sta tanto nei legami quanto nei quattro punti. Una volta che abbiamo capito i punti e i
legami specifici del diamante, possiamo dire di avere una comprensione sociologica di quell’oggetto.

Il significato culturale

Per definizione, un oggetto culturale non ha un significato condiviso: ad esso è stato attribuito un senso che è
condiviso dai membri della cultura. Es. The Man with the Blue Guitar, Stevens  riflessione sulle ambiguità del
rapporto tra la poesia e il “mondo reale”.
possiamo identificare due tipi di significato:
1. Semplice: denota una corrispondenza univoca. Quando parliamo di segni e di ciò che essi rappresentano (algebra);
2. Complesso: tipico dei segni chiamati simboli. Essi evocano una varietà di significati, alcuni ambigui.

Perché abbiamo bisogno di significato?


Gli antropologi hanno evidenziato che il complesso delle interazioni umane trasmette modelli di significato e di
comportamento e che questi modelli si chiamano cultura. Geertz sostiene che la cultura umana compensa
l’incompletezza genetica: “non diretto da modelli culturali il comportamento dell’uomo sarebbe ingovernabile. La
cultura, la totalità dei modelli, è la base principale della specificità dell’esistenza umana e una condizione essenziale”.
Berger ha suggerito che la fonte della paura umana non è il male, ma il caos. Così l’analisi sociologica della cultura
parte dalla premessa che quest’ultima offre orientamento, protegge dal caos e dirige il comportamento.

Se la cultura è fatta di significati e questi sono sociali, dobbiamo chiederci: che tipo di relazione esiste tra il mondo
sociale e gli oggetti culturali? Due delle più importanti risposte sono fornite dal funzionalismo e dal marxismo e
possono essere considerate come versioni di una stessa teoria del riflesso  cultura concepita come riflesso della vita
sociale. Il significato di un particolare oggetto culturale sta nelle sue strutture sociali e nei modelli sociali che esso
riflette.

Funzionalismo: (branca della teoria sociale che parte dall’assunto che un’istituzione sociale svolge alcune specifiche funzioni
necessarie alla benessere della collettività)
Origine greca della teoria: teoria platonica delle forme esposta in Repubblica dice che al di là di ogni apparenza si
trova un’idea. Platone concepisce tre tipi di creatori:
1. Dio, il creatore che produce l’oggetto reale nella sua forma ideale;
2. L’artigiano che produce l’oggetto materialmente;
3. Il pittore che fa una riproduzione dell’oggetto materiale.
così l’arte è una copia imperfetta di una copia imperfetta e si basa su una comprensione irrazionale e mediocre di ciò
che è l’oggetto in questione.
la teoria platonica delle forme ha 3 componenti: la forma, l’apparenza e l’arte. Tradotta nella nostra terminologia sono
la concretizzazione materiale dell’idea e l’espressione simbolica o culturale dell’idea.
per Aristotele, invece, l’arte non imita il regno delle idee, ma le verità universali circa l’esistenza umana.

Approccio materialista: i pensatori noti come idealisti ( ‘700 – ‘800) condividevano la nozione neoplatonica che lo
spirito, l’idea fosse antecedente alla realtà empirica sensitiva.
Kant  la mente possiede a priori concetti come spazio e tempo.
Hegel  idealismo come principio universale.
Feurebach  concezione materialista: idee, illusioni, religione, sono prodotti della realtà materiale e devono essere
analizzati in quanto tali.
Karl Marx (1818 -1883)  materialismo storico.
il punto di partenza di ogni analisi è l’homo faber, l’uomo che lavora per sostenersi attraverso la produzione e la
riproduzione. La stessa coscienza, come tutto ciò che chiamiamo cultura, sono prodotti sociali. La cultura, il governo, la
religione creano una sovrastruttura posta su una base fatta di forze materiali di produzione e delle loro fondamenta
economiche.
la ricerca marxista comprende sempre una critica sociale e difende il mutamento. Poiché gli oggetti culturali
aumentano o ostacolano la comprensione delle relazioni sociali, essi sono potenzialmente tra le armi della critica e
possono facilitare il movimento storico verso la rivoluzione.
nel primo dopo guerra la Scuola di Francoforte si chiese se seguire Mosca o se riesaminare la teoria marxista. 
avanzarono una nuova teoria critica: criticavano i prodotti di massa per essere semplici merci che scoraggiano la
protesta.

Sociologia funzionalista: l’idea che la cultura riflette la società fornisce un modello della connessione tra cultura e
società e suggerisce la direzione delle relazioni d’influenza. Questo modello permette che si utilizzi la cultura come
testimonianza sociale. L’essenza del funzionalismo è che le società, per conservarsi, esprimono bisogni concreti, e le
istituzioni sociali sorgono per soddisfare questi bisogni.
la cultura, la politica, l’economia, l’ordine sociale – fornisce input e riceve output da ogni altro livello. Ogni livello è
adatto a , o riflette, ogni altro livello. Così, la cultura riflette la società proprio come la società riflette la cultura.
problema  gli oggetti culturali idealizzano alcuni aspetti dell’esperienza sociale, o sottolineano alcuni aspetti negativi
per fare critica sociale. Mettono in primo piano il sensazionale.
Baxandall, in uno studio su pittori IT del XV sec, ha dimostrato come le opere riflettessero le transazioni commerciali, i
valori mutevoli, l’”occhio dell’epoca”.
perché alcune realtà vengono riflesse e altre no? La cultura è selettiva?
Articolo Jerusalm Billboards are Cultural Mosaic; Chicago Tribune  i cartelloni sono selettivi (ebrei), rappresentano
l’occhio epocale solo di una parte della popolazione e hanno significati diversi per gli arabi.
 nuova concezione: riflessione su, attraverso la cultura glie esseri umani possono riflettere sulla propria esperienza
sociale ed individuale.

Sia la versione marxista che quella funzionalista vanno in una sola direzione: la società causa cultura. Tuttavia, se gli
esseri umani hanno bisogno di significato per organizzare le loro vita, allora la cultura, in quanto portatrice di
significato, deve far accadere qualcosa nella società.
Sociologia Weberiana: Weber (1864 – 1920)
L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo (1904-5)  Weber era interessato alle origini della borghesia e alla
parte di catena causale relativa a come uno spirito o un’etica economica riflettessero un insieme di idee religiose.
chi vive nel capitalismo lavora per fare profitti, spingendosi oltre i suoi bisogni, l’idealtipo del capitalista era un asceta
che dalla sua ricchezza non ricavava nulla, tranne l’irrazionale sentimento del compimento del suo dovere.
qual è il retroterra di idee che trasformò l’attività diretta al profitto in una vocazione moralmente segnata?
la riposta sta in 2 idee protestanti:
1. Vocazione, concedeva una giustificazione morale all’attività mondana. Lutero affermava che ad ognuno di noi era
stata assegnata una professione;
2. Predestinazione, teorizzata da Calvino, è la credenza secondo cui Dio ha destinato gli individui al cielo all’inferno.
era dovere di tutti considerarsi salvi, si poteva acquisire fiducia nella propria destinazione al cielo attraverso l’attività
mondana.

Weber non intendeva negare che la gente non perseguisse interessi materiali, ma sosteneva che le loro idee
plasmavano i modi in cui essi perseguivano questi interessi. “ sono gli interessi e non le idee e dominare l’agire
dell’uomo. Ma le concezioni del mondo, create dalle idee, determinano i binari lungo i quali la dinamica degli interessi
ha mosso tale attività”

Critiche  Wuthnow ritiene che si dovrebbe pensare alla cultura come comportamento osservabile invece che come
un sistema oggettivo di creazione di significato.
benché una tale visione della cultura sembra prevedere regole per il comportamento chiare, l’osservazione mostra che
le persone si comportano in modo contradditorio. Sewell afferma che l’immagine di regole culturali è troppo rigida e
formale. Egli preferisce pensare in termini di schema culturale,più generalizzabile.
Swilder sostiene che le culture somigliano più a cassette degli attrezzi, esse contengono fondamenti logici che
sottendono varie linee d’azione cui far riferimento in diversi contesti, senza che tali fondamenti siano interamente
coerenti.

Huntington sostiene che a partire dalla fine della guerra fredda, le linee di divisione del mondo contemporaneo sono
diventate sempre più culturali che economiche. Vi sono civiltà, radicate in culture religiose diverse che interpretano il
mondo diversamente. Queste diverse interpretazioni producono conflitti di significato.

Postmodernismo sviluppo sociale dominato dai media, la gente e collegata da canali di informazione sempre più
numerosi. L’uomo postmoderno è caratterizzato da assenza di illusioni, non è più scettico, ma cinico.
declino metanarrazione, espressione che fa riferimento al fatto che e ere precedenti sembravano avere una storia che
le posizionava e le definiva. Ora, al posto di questa metanarrazione c’è un crescente cinismo basato sulla sensazione
che la vita è priva di senso e che la cultura è solo un gioco di immagini senza riferimento a una realtà sottostante.
contro movimento  fondamentalismo religioso.
se la sociologia ha presunto una crescente secolarizzazione, i fondamentalisti difendono gli ideali religiosi e i modelli
sociali tradizionali. La loro semplicità e il loro impegno attraggono molte persone, perché essi offrono un insieme
stabile di significati e di interpretazioni, che danno sicurezza in un mondo caotico. Essi offrono una cultura con
significati chiari ed una metanarrazione.

Asceta: Chi pratica l'ascesi, mistico; chi sacrifica piaceri e interessi materiali per un fine etico o intellettuale.
La cultura come creazione sociale

Chi crea gli specifici oggetti culturali? Come vengono arricchiti di senso?
in momenti di ispirazione, gli individui creando qualcosa di nuovo, dinamico, divertente. Questi individui dotati
(Disney, Bessie Smith)cambiano il mondo culturale in cui vivono gli uomini.
le opere culturali sono creazioni collettive: questa concezione della cultura come prodotto sociale trae origine dal
lavoro di Emile Durkheim sulla religione.
Durkheim (1858 – 1917) si chiede cosa può tenere insieme la società e trova risposta nella teoria della
rappresentazione collettiva.
nella vita moderna le persone possono essere diversificate in molti modi (occupazioni, credenze, esperienze). D.
confrontò tutto questo con uno stato sociale precedente, meno differenziato, che chiamò “solidarietà meccanica”, in
cui la gente era integrata perché aveva vite simili. Le credenze condivise di un popolo costituivano la sua coscienza
collettiva. Il cambiamento si verificò quando la società crebbe in dimensioni e densità e gli individui cominciarono a
specializzarsi. in queste condizioni come potevano stare insieme le società? In alcuni casi sottolineò il bisogno di fare
scambi (solidarietà organica), in altri designò le associazioni professionali come una fonte di coesione.
Le forme Fondamentali della Vita Religiosa (1912)  analizzò quella che considerava essere la più antica forma di
religione: il totemismo. Iniziò con un postulato funzionalista: un’istituzione umana come la religione risponde a
profondi bisogni umani. Individuò 3 ragioni per studiare le religioni primitive:
1. Cogliere gli elementi costitutivi;
2. Trovare i fondamenti di tutte le religioni;
3. Scoprire il bisogno umano che causa la credenza e la pratica religiosa.
l’analisi della religione si basa su 4 idee chiave:
1. La rappresentazione collettiva; la religione è alla base di tutte le categorie di pensiero, la religione e le categorie di
pensiero sono tutte rappresentazioni collettive che esprimono realtà collettive.
2. La distinzione tra sacro e profano;
3. Le origini del sacro; il totem simboleggia 2 cose: principio totemico (Dio); il clan. “ se è allo stesso tempo il simbolo di
Dio e della società, non è forse perché Dio e la società sono la stessa cosa?”
La società fa sorgere negli individui il senso del divino attraverso:
a. il suo potere, che si manifesta nell’abilità di causare o inibire le nostre azioni indipendentemente
dall’unità individuale;
b. la sua forza positiva, quando un individuo è in armonia con la società egli pensa che questo si debba a
qualche causa esterna. È come si ci fossero due realtà: quella associata alla forza (sacra) e quella associata
alla quotidianità (profana).
4. Le conseguenze sociali della religione.
La forza religiosa non dipende da un totem o da un Dio, ma dall’esperienza sociale. La religione è il sistema di idee
attraverso cui le persone rappresentano la loro società. poiché la religione è alle origini della classificazione attraverso
cui apprendiamo il mondo, tutta la cultura umana diventa una rappresentazione sociale.

Le società hanno bisogno di rappresentazioni di se stesse per ispirare sentimenti di unità e solidarietà, la cultura
soddisfa questo bisogno. La cultura è una rappresentazione collettiva in 2 sensi:
1. Gli oggetti culturali sono prodotti da individui che si relazionano ad altri individui;
2. Nei loro prodotti culturali, le persone rappresentano le proprie esperienze.
se qualcuno volesse comprendere un certo gruppo di persone dovrebbe cercare le forme espressive attraverso cui
esso si rappresenta.

La teoria della produzione collettiva ha 2 facce:


1. Interazione tra gli individui e il modo in cui queste interazioni generano cultura. Questa teoria ha orgine nell’
interazionismo simbolico;
2. Attenzione all’organizzazione dei produttori e dei consumatori culturali.
Interazionismo simbolico: è interessato al modo in cui l’individuo costruisce attivamente le proprie norme e i propri
ruoli. La prospettiva di fondo è che il sé non è preesistente, ma è creato dall’interazione sociale.
 Cooney, coniò l’espressione “occhio del sé”; l’interazione contempla 3 fasi:
1.il sé immagina la reazione di un altro alla sua apparenza;
2. Il sé immagina il giudizio dell’altro alla sua azione;
3. Il sé ha una reazione emotiva a questo giudizio.
 Mead ha notato che il bambino in fase di sviluppo prima impara ad assumere il ruolo di un’altra persona (gioco
libero, play), successivamente imparerà a tenero conto una varietà di altri ruoli ( Gioco con regole, game). Infine il
bambino impara a tenere in conto la risposta dell’altro generalizzato (società).
 l’identità è un concetto chiave. Questa viene prodotta dalle interazioni con altri e richiede la conferma degli altri; il
sé cerca di proiettare un certo insieme di significati costruiti dai partner nell’interazione. Goffman afferma che quando
interagisce, il sé è un attore che recita un ruolo davanti al pubblico. Se la performance ha successo, il sé vede
confermata una certa identità sia nei confronti dell’altro sia verso se stesso.
 ES. Yoruba in Nigera, ai bambini viene insegnato a salutare i genitori inginocchiandosi davanti a essi prima di
parlare. Il bambino così apprende anche la sua identità collettiva. È uno Yoruba perché pensa e agisce in quel modo, e
pensa e agisce in quel modo perché è uno Yoruba.
Subculture: gli individui sono membri di una pluralità di gruppi. Mead ne ha identificati 2: gruppi sociali astratti;
le classi sociali o i sottogruppi concreti: unità sociali effettivamente funzionanti, nella misura in cui i membri sono
direttamente relazionati l’uno all’altro. Se queste relazioni sono abbastanza forti da resistere ad alcune delle influenze
dell’altro generalizzato societario, il gruppo diventa una subcultura.
una subcultura esiste entro un più ampio sistema culturale e ha contatti con la cultura esterna. Entro il dominio della
subcultura funziona un potente insieme di simboli, significati e norme comportamentali vincolanti per i membri.
l’interesse della sociologia per le subcultura ha inizio nel XX sec. con la Scuola di Chicago.
Fine ha studio come i membri delle squadre di baseball della Little League producessero subculture temporaneo.
ha analizzato il modo in cui l’interazione nel gruppo socializzava i ragazzi ai ruoli dei maschi adulti dando vita a un
idiocultura del gruppo. L’idiocultura è la cultura del sub gruppo:

valori culturali;
contenuto culturale ( le
subculutra
gruppo unità discorsive deveno appartenenza al
preadolescienziale;
interagente essere note, funzionali, gruppo
messaggi degli adulti;
utilizzabili, appropiate)
pressioni ideologiche.

le subculture possono riprodurre la cultura dominante, sfidarla o cambiarla.

benché ci sia qualcosa di giusto nell’affermare che slittamenti sociali modifichino la cultura, una simile posizione
deterministica suggerisce che il mondo sociale cambia sempre per primo. L’ipotesi di “ritardo culturale” fu avanzata da
Ogburn, i quale osserva che i sociologi distinguono tra cultura materiale e adattiva. Quando la cultura materiale
cambia, quella non materiale ( pratiche, costumi) cambia come risposta. La cultura adattiva è quella parte di cultura
non materiale che si adatta alle condizioni materiali. Ci vuole sempre un po’ perché questo cambiamento si realizzi,
questo scarto è il ritardo culturale.
ci sono anche casi in cui è la cultura non materiale che guida ( cambiamento sul consumo di sigarette.

Un evento casuale viene elaborato da un interazione di gruppo. La rappresentazione simbolica dell’evento è


funzionale, nel senso che è utile per costruire la solidarietà di gruppo. l’approccio della produzione collettiva alla
cultura suggerisce che, sebbene le innovazioni possono realizzarsi casualmente, alcuni elementi rimangono costanti:
1.determinati periodi sono più favorevoli di altri: a certe condizioni le vecchie regole non sembrano più applicabili. Si
crea un vuoto morale, la gente cerca nuove linee di condotta e nuovi significati. L’incapacità di trovare questi significati
porta all’esperienza dell’anomia. L’innovazione culturale sorge come risposta all’anomia.
2. Anche le innovazioni seguono alcune convezioni: i creatori culturali reagiscono a convenzioni, piuttosto che
ignorarle. Becker ha distinto 4 tipi di artisti: professionisti integrati, individualisti ribelli, artisti naif, artisti folk. Solo gli
artisti naif possono dirsi innovatori indifferenti alle convezioni, ma proprio per la loro carenza di connessioni sociali
rende il loro lavoro poco conosciuto.
3. Alcune innovazioni hanno più probabilità di altre di istituzionalizzarsi: un nuovo simbolo scomparirà a meno che non
vi siano condizioni che gli consentano di affermarsi. Wuthnow ha suggerito che le innovazioni ideologiche dell’era
moderna non sono durate se non quando lo stato si è dimostrato ospitale nei loro confronti.

Produzione, distribuzione e ricezione della cultura

ES. sculture eschimesi di steatite  gli oggetti culturali non sono semplicemente i prodotti naturali di qualche contesto
sociale; essi sono prodotti, distribuiti, commercializzati, ricevuti e interpretati da una pluralità di persone e
organizzazioni. Abbiamo bisogno di comprendere come gli oggetti culturali vengano prodotti e di sapere quale impatto
i mezzi e i processi di produzione abbiano sugli stessi oggetti.
Hirsch ha elaborato un modello chiamato “sistema dell’industria culturale” e descrive l’insieme delle organizzazioni che
producono articoli culturali di massa. Questi oggetti condividono l’incertezza della domanda, una tecnologia
economica e un eccedenza di aspiranti creatori culturali. Il sistema dell’industria culturale opera per regolare e
confezionare l’innovazione e dunque per trasformare la creatività in prodotti commerciali e prevedibili.
questo modello può essere applicato anche alla cultura alta non materiale e a società non industriali.

Sotto sistema tecnico sottosistema marginale sottosistema Istituzionale consumatori


(artisti creativi) (organizzazioni) (media)

Area input area output feedback

Peterson ha studiato la produzione del cambiamento culturale nella musica country e la sua ricerca fornisce un
esempio di come mutamenti nel mercato industriale possono ripercuotersi sul sistema dell’industria culturale.
i mercati influenzano la produzione culturale, ma non sempre escludendo un tipo di oggetto culturale a favore di un
altro. Talvolta possono coesistere mercati paralleli con notevole visibilità.
modernizzazione e urbanizzazione sono le occasioni di creatività culturale di più grande impatto, ma anche
configurazioni sociali su scala minore possono essere culturalmente produttive.

I creatori producono una quantità in eccesso di tutti gli oggetti culturali, dall’arte alla teologia, dalla moda alla poesia.
Questi oggetti competono per l’attenzione del pubblico. Dal momento che vi è un eccesso di offerta ideologica
soprattutto in momenti turbolenti, le idee devono competere per le risorse. Wuthnow descrive questa competizione
come una selezione (metafora darwiniana). La selezione che ha successo diventa stabile attraverso
l’istituzionalizzazione, quando un potente attore istituzionale introduce l’ideologia nella prassi.

Nonostante il significato di un oggetto possa essere inizialmente suggerito dal suo creatore, chi o riceve ha l’ultima
parola. Dobbiamo considerare come e con quale grado di libertà il ricevitore rende significativo l’oggetto.
diversi tipi di persone guardano, amano, credono, in oggetti culturali diversi.
la ricezione di diversi tipi di oggetto culturale è spesso stratificata per classe sociale e la gente può, consapevolmente o
non, utilizzare la cultura per difendere i propri vantaggi sociali o per superare svantaggi.

Orizzonti di aspettative: concetto che aiuta a comprendere come un oggetto culturale possa venire interpretato da
persone con conoscenze ed esperienze diverse. Suggerisce che ogni evento può essere trasformato in oggetto
culturale attribuendogli un significato.  Jauss ha rilevato che quando un lettore prende un libro lo colloca entro un
orizzonte di aspettative plasmato dalla sua precedente esperienza letteraria. Il lettore interpreta il testo sulla base di
come si adatta alla sue aspettative e le mette in discussione finendo con il modificare il suo orizzonte di aspettative.
 Liebe e Katz hanno studiato il modo in cui diversi gruppi israeliani interpretavano una soap opera.
se i creatori danno al prodotto una forma che ne avoca una che appartiene al pubblico, sarà più facile persuaderlo a
comprare.
Quanta libertà hanno le persone di operare una costruzione di senso?
possono esserci due risposte:
1. Si può costruire qualunque significato. Questa concezione nega autonomia agli stessi oggetti culturali, assume che
non vi siano distinzioni e rappresentazioni migliori o peggiori, ma che vi siano solo tipi di persone diverse.
se l’interpretazione di ogni individuo è buona, allora viene meno la capacità della cultura di funzionare come mezzo
attraverso cui le persone comunicano e sviluppano il loro sapere.
2. Si deve sottostare ai significati che sono intrinseci dell’oggetto culturale.

Teoria della cultura di massa: cultura forte / ricevitori deboli.


concepiscono l’industria culturale come la tecnologia per produrre intrattenimento di massa su ampia scala. Questo
intrattenimento si basa su un minimo comune denominatore di gusto, allo scopo di catturare più persone possibili. I
prodotti della cultura di massa rendono i ricevitori apatici, predisponendoli così alla tirannia politica.
Cultura popolare: la cultura è pubblica e deve essere in qualche misura “popolare”; la cultura impopolare
semplicemente scompare. Ma il termine significa la cultura della gente in quanto persone comuni.
questa comprende i prodotti della cultura di massa, ma anche i valori e i modi di vita della gente priva di capitale
economico e culturale.
due approcci entrambi con una concezione dei ricevitori come attivi:
1. Si cercano significati nascosti;
2. Il ricevitore è visto come soggetto capace d costruire significati innovatori.
(Fiske) le gente può comprare elementi di cultura di massa al supermarket, ma quando cucina (produce significati)
mischia questi beni con altri prodotti, trasformando il prodotto finale.

Poiché gli oggetti culturali sono interpretati da soggetti interagenti, sembra probabile che diverse interpretazioni
continuino ad essere prodotte da esperienze di gruppo, il vero pericolo, non considerato da entrambe le teorie,
potrebbe essere che le persone smettano del tutto di interpretare gli oggetti; bombardati da oggetti culturali si può
rifiutare l’idea che essi siano socialmente significativi.

La costruzione culturale dei problemi sociali

Ogni società produce condizioni patologiche e disfunzionali. La classe dirigente politica o morale deve riconoscere e
tener conto del problema e attivarsi per risolverlo. Questa visione concepisce i problemi sociali come oggettivi: la
questione è reale e può essere identificata.
Es. malattie sessualmente trasmissibili: non c’è alcuna chiara linea di confine che distingue le MST da altre malattie; la
linea è il risultato di una decisione sociale. Quindi i problemi sociali non sono sempre chiari, come l’approccio oggettivo
suppone. Solo quando una situazione ha significato per un gruppo, ed è negativo,che essa può essere definita come
problema sociale. I problemi sociali sono costruzioni e oggetti culturali. Essi sono prodotti da quelli che Locke chiama
“fabbricanti di questioni”, vengono interpretati da ricevitori e se questi accettano la definizione del problema abbiamo
una questione, se si mobilitano abbiamo un movimento sociale.
la costruzione di un problema sociale dipende dalla precedente costruzione di un identità collettiva.
Melucci: “l’identità collettiva è una definizione interattiva e condivisa prodotta da diversi individui interagenti
interessati all’orientamento del loro agire così come al campo di opportunità e vincoli in cui tale agire avviene. Il
processo di costruzione, mantenimento e alterazione di una identità collettiva fornisce agli attori la base per formare le
proprie aspettative e calcolare i costi/benefici del loro agire. La formazione dell’identità collettiva è un processo che
richiede investimenti continui. Quando comincia ad assomigliare a forme più istituzionalizzate di azione sociale,
l’identità collettiva può cristallizzarsi in forme organizzative. In forme meno istituzionalizzate assomiglia più ad un
processo che deve essere continuamente attivato perché l’azione sia possibile”.

 l’etnia stessa è un oggetto culturale, con diversi creatori e ricevitori, tutti che costruiscono significati diversi. Le
appartenenze etniche o razziali sembrano essere naturali, ma i sociologi hanno evidenziato che entrambe sono
costruzioni culturali. Queste costruzioni creano potenti “noi” che influenzano il nostro pensiero e comportamento in
molti modi. Uno di questi modi è che le persone che sollevano questioni circa n problema sociale proveranno a
raggiungere le persone attraverso la loro identità collettiva.
Le forme che assumono i problemi sono specifiche di ogni cultura e società (es. gravidanza).
la sofferenza umana che capita viene trasformata da accadimento in oggetto culturale significativo, che viene a sua
volta designato come problema sociale. Quando si compie questa trasformazione, diventa possibile creare soluzioni.
la creazione di un oggetto culturale è simile alla creazione di un evento, che Sahlins descrive come il rapporto tra
accadimento e una struttura, un rapporto creato dall’interpretazione.

Un fatto oggetto culturale interprete idee, struttura, istituzioni

I problemi sociali tendono ad esprimere un comodo adattamento alle idee e istituzioni della società in cui nascono.

Hilgartner e Bosk hanno cercato di identificare cosa spieghi il sorgere e il declino dei problemi. Immaginano un’arena
pubblica in cui le situazioni competono per etichettarsi come problemi sociali. Questa competizione si realizza in 2
forme: 1. Nella definizione e nell’inquadramento del problema;
2. Nella cattura dell’attenzione delle istituzioni, le cui risorse e capacità d’azione sono limitate.
quelle situazioni che vengono selezionate hanno caratteristiche specifiche: possono essere drammatizzate, trattano
temi mitici profondamente radicati nella cultura, sono politicamente vitali.

Anche se il pubblico accetta che una certa cosa è un problema sociale, non significa che qualcuno si mobiliterà per fare
qualcosa. (Es. povertà).
Snow ha mostrato come i movimento sociali devono fare coincidere frames (schemi interpretativi) delle potenziali
reclute. L’allineamento dei frames è la connessione degli orientamenti interpretativi degli individui e delle
organizzazioni dei movimenti sociali (OMS), in modo tale che un insieme di interessi, valori individuali e di attività,
obiettivi dell’OMS siano congruenti e complementari. Snow riconosce che i frames degli individui sono in gran parte
definiti dal loro senso di identità collettiva. Coloro che creano i frame ( claim – makers) devono colmare il divario tra la
loro visione del problema e quella del pubblico, devono scuotere le persone facendo appello alla sfera emotiva.
(es. musica)

Cultura e organizzazioni: fare le cose in un mondo multiculturale

Molte delle ambiguità della vita organizzativa derivano dal ruolo svolto dalla cultura e dagli oggetti culturali, sia dentro
l’organizzazione sia interferendo con le sue operazioni all’esterno.

Mondo sociale che include


1) la trasmissione globale della cultura popolare americana
2) la passione della gioventù israeliana per la cultura pop. Americana

Disponibilità franchise impatto Mc sulla cultura israeliana


McDondald’s a livello globale

Creatori Pubblicità diretta al mercato israeliano destinatari


( Mc e ( giovani israeliani autorità religiose)
franchise israeliano)

Produzione locale consumo locale

Oggetto culturale: big Mac

Culture organizzative: le organizzazioni operano entro e tra culture, ma esse a loro volta producono cultura. I manager
e i lavoratori creano e ricevono oggetti culturali che possono facilitare o ostacolare le attività.
 tutte le organizzazioni hanno obiettivi e quindi hanno tutte il problema di motivare i propri membri:
1. Uso della forza;
2.sistema salariale a cottimo;
3.stabilire modelli di pensiero e di comportamento sotto forma di attori esemplari e storie organizzative (dipendente
del mese).
culture organizzative non sono necessariamente unitarie, hanno subculture, mondi culturali diversi vissuti da livelli e
nodi diversi. Queste subculture possono diventare la base di conflitti. Come tutte le subculture si consolidano tramite
storie, usate per organizzare la propria esperienza.
ogni storia ha versioni positive e negative, le versioni positive possono motivare i dipendenti. Anche le versioni
negative, in quanto oggetti culturali, producono solidarietà tra coloro che la condividono.
principale divisione che influenza l’emergere di sottogruppi è quella che passa tra lavoratori e management.
nel suo studio sulla solidarietà dei lavoratori, Fantasia ha mostrato che la coscienza di classe non è irrilevante, ma è
uno schema cognitivo che emerge nel corso di determinate lotte che oppongono i lavoratori ai manager. Le culture
della solidarietà emergono in periodi di crisi organizzativa e persistono a lungo anche dopo la conclusione del conflitto.
ma che cosa ne è della cultura manageriale? Rappresenta semplicemente la cultura nazionale o esiste una loro
specifica cultura? Weber suggerisce che entrambe le alternative sono valide.
 modello consensuale: i fini e i valori condivisi sono la norma e il dissenso è un problema che richiede una soluzione.
 modello conflittuale: i gruppi hanno interessi diversi; la classica linea di divisione passa tra il lavoro e la direzione,
ma anche il genere o l’etnia possono dare origine a culture della solidarietà.
 modello frammentazione (Martin): le organizzazione sono bersagliate dalle ambiguità e le persone assumono
prospettive multiple. Una singola persona in un organizzazione è un nodo nell’intersezione di più gruppi, categorie e
appartenenze. Questioni diverse attiveranno identità diverse.

Quale rapporto sussiste tra un’organizzazione e il contesto sociale in cui opera?


Weber afferma che le organizzazioni nella società convergono verso un solo modello: struttura burocratica di posizioni,
razionalizzata e con chiare linee di autorità, specializzazione funzionale e una separazione dell’aspetto personale da
quello burocratico.  in realtà numerose società producono variazioni di questo modello.
con la globalizzazione le azione si sono dovute preoccupare di comprendere le differenze culturali. (es. Cina e USA)

La ricerca comparativa può mettere in grado gli imprenditori che cercano di operare in una cultura straniera di
procedere in modo efficace. (es. McDonald’s)Cultures in Conflict, Heginbotham: la mancanza di coordinamento
culturale può minare anche il programma costruito nel modo più razionale. (rivoluzione verde in India).una notevole
confusione interculturale deriva dalle traduzioni che, per quanto accurate, non catturano le implicazioni culturali.
in ogni situazione in cui il creatore di un oggetto culturale e il suo ricevente provengono da culture diverse, l’individuo
o l’organizzatore devono stare attenti alla possibilità di diverse costruzioni di senso, perché questi significati non
equivalenti possono avere conseguenze significative.

La cultura in un mondo connesso

Negli ultimi anni le transizioni economiche e i problemi sociali sono solo due dei molti settori che hanno interconnesso
le persone ad un ritmo sempre più accelerato. Oggi, solo pochi gruppi isolati non sono consapevoli delle loro relazioni
con il resto del mondo. Comunque anche questi gruppi sono profondamente influenzati da tali relazioni. Persone
geograficamente lontane diventano oggetti culturali per sconosciuti.
comunità come concetto territoriale: la possiamo localizzare, ha proprietà spaziali, un nome e un insieme di simboli;
comunità come concetto relazionale: persone legate insieme da sistemi di comunicazione, amicizia, associazione, i suoi
membri sono dispersi geograficamente (es. comunità gay).
i membri di entrambe le comunità sono uniti, in qualche misura, dalla cultura.
cosa succede alla comunità in tempi di rivoluzione culturale?
1. Culture orali: ordine sociale su piccola scala, indifferenziato, in cui la gente pensa, fa e crede nelle stesse cose.
Sovrapposizione di un individuo e la coscienza collettiva è quasi totale;
2. Alfabetizzazione: la stampa rese possibile la comunicazione scritta su larga scala. Conseguenze  separazione della
storia dal mito; crescente individualismo basato sul sapere specializzato; fece nascere la comunità nazionale.
3. Media elettronici:comprendono sia la comunicazione a doppio senso che ad uno solo. Mettono in relazione persone
distanti in tempo reale, permettono l’espressione diretta di idee ed emozioni, rendendo possibile un’immediatezza ed
una intimità tipiche della comunicazione faccia a faccia. Democratizzano l’accesso culturale in termini spaziali e
temporali (concerti registrato), democratizzano l’accesso culturale fondato sull’istruzione.
la possibilità di un intima e immediata comunicazione ha mandato in pezzi le antiche barriere sociali. Un simile
contatto diretto con le vite personali degli altri ha contribuito a produrre una crescente informalità delle relazioni. Le
emozioni sono divenute spettacolo, la presenza continua della sofferenza può avere attenuato la nostra sensibilità ad
essa.(es. fame).

Se le comunità sono unite da culture, e se le culture nazionali sono sempre intaccate dall’esterno, allora la cultura
globale sostituirà la cultura nazionale in misura sempre maggiore. Significa forse che il mondo diventerà un’unica
comunità? Internet, che molti considerano lo sviluppo più importante del mondo interconnesso, sembra offrire una
promessa non di una ma di tante comunità.
The Internet in Everyday Life, Wellman e Haythornthwaite:

 Aumento dell’acceso: la distinzione digitale tra i membri più o meno ricchi nei paesi occidentali sta svanendo;
 Aumento del coinvolgimento: le persone passano più tempo on line e facendo più cose mentre navigano;
 Uso domestico;
  più ore di lavoro;
 Compiti scolastici;
 Aggiornamento;
 Una società di rete.

Molti temevano che internet sarebbe stato la morte della lettura, invece sembra che le persone leggano anche di più;
lo stesso vale per la musica e la frequentazione di venti sociali e culturali. Non ha un impatto rivoluzionario sulle
pratiche culturali o politiche o sulle diseguaglianze. Quello che in effetti internet fa è diminuire il tempo trascorso a
guardare la televisione. Internet permette alle persone di fare quello che facevano prima, ma in modo più efficiente.

Bellah: “nicchie di stili di vita”  luogo in cui le persone possono scegliere di vivere con altre simili a loro.
“nicchie culturali”  individui con sistemi di significato diversi possono creare e ricevere specifici oggetti culturali e
limitare le interazioni a quanti ne condividono i sistemi di significato.

Cultura postmoderna:

 Assenza di spessore, auto consapevole superficialità: la profondità è stata sostituita da superfici multiple, non ci
sono significati nascosti. (occhiali a specchio);
 Rigetto delle meta narrazioni;
 Frammentazione, rottura delle connessioni.

Le comunità spaziali e relazionali non sono nulla di nuovo, e il fatto che le comunicazioni elettroniche abbiano
moltiplicato le seconde non significa l’eclissi delle prime.
 individuo postmoderno, elettronicamente integrato, che può condividere oggetti culturali, segni, in una pluralità di
comunità relazionali, non vincolato allo spazio e al tempo.

 i centri culturali non hanno retto, siamo passati da un mondo bipolare ad uno policentrico, da un mondo di
gerarchie culturali ad un mondo di sistemi di significato multipli e paralleli. Comunque le persone continuo ad evitare il
caos attraverso oggetti culturali, continuano a perpetuare e a produrre le loro culture attraverso l’interazione e la
socializzazione. Le persone possono esistere in comunità multiple attraverso reti multiple, ma lungo queste reti esse
condividono ancora significati tra di loro.

Potrebbero piacerti anche