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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
Ai PRINCIPAII SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEtìni SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELIA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA ,PATRIARCALI
ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
,

AI RITI, ALLE CÉREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E


PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, KOM
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MOROJNI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VCL. XLI.

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXL VI.
^s.^ ?>
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO -ECCLESIASTICA

M
MAC MAC
Cenni storici della città vescovile te dal consiglio, onde dar como^
di Macerata. do ai crescenti cittadini di fabbri *
carvi le abitazioni. All'intorno del
suo recinto apresi amenissima via
M..acerata giace in elevato colle, che serve di pubblico passeggio.
che occupa il centro di tutto il L' occhio rimane incantato dalla
Piceno, per cui venne osservato estesa veduta del mare che dilatasi
che tale celebre regione intera- da una parte, mentre dalle altre
mente quasi da specola astrono- va gradatamente innalzandosi una
mica vi si contempla. Questa no- corona di fiorenti e popolose colli-
bilissima ed antica città presenta ne, che terminano in distanza colle
di se la più vaga mostra e pro- creste delle montagne. L' ingresso
spettiva, venendo circondata da sal- è maestoso per le due principali
de mura , erette nel secolo XIV porte decorate da esterni sobbor-
dal cardinal Alboinoz legato , co- ghi, ed a quello denominato Porta
ronate da trentatre fortezziui o tor- romana si entra dalla strada cor-
rioncini condue lunette, una alla riera per un arco di trionfo chia-
porta Romana, altra a quella del mato delle Sopra questi
tre porte.
Mercato ed alla porta Montana o
; tre archi il coli' opera
magistrato
s. Domenico vi era un bastione. 1 del Jacometti avea collocato il bu-
fortezzini esistono ancora quasi tut- sto di bronzo del cardinal Pio da
ti, sebbene convertiti in gran parte Carpi legato della Marca, distrutto
ad altro uso. I tre forti vennero nella fatale epoca del 1799- Av-
demoliti nei primordi del corrente vertiamo che la porla Romana ver-
secolo. Anche i pomeri della parte rà riedificata col nome di Grego-
interna delle mura sono quasi to- riana, od in altro modo ridotta
talmente sparili per concessioni fat- tosto che potrà darsi esecuzione al-
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la risoluzione del consiglio comu- dice che la chiesa di s. Maria dolla
nale, fatta in occasione della venu- Fonte ha bella facciala con statue
ta in Macerata di Gregorio XVI. di marmo, con convento magnifìi-
All'altro ingresso si giunge per co- co. Noteremo che il convento di s.
moda strada dalla sottoposta spiag- Maria della Fonte fu distrutto ai
gia dell'Adriatico, e s' incontra la tempi del dominio francese; della
bella chiesa di s. Maria delle Ver- chiesa nulla ora esiste , tranne la
gini con ardita cupola ottangolare, facciata priva però della memora-
ch'ebbe origine dall'apparizione, ta statua : l'area della chiesa e del
che a' IO aprile 1 548 fece la Bea- convento è ridotta ad uso di pub-
ta Vergine a Bernardina de Do- blico cimiterio. Terminato l'edifl-

mino maceratese, al modo che rac- zio di s. Maria delle Vergini nel
conta il p. Civalli nella Fisita trien- iSyS, i compatroni incominciarono
nale^ parlando di Macerata, presso rornamento delle cappelle e l'ere-
il Coìiìccì, Antichità picene t. XXV, zione degli altari; la non degna
p. 62. Si disse delle Vergini, per la facciata vuoisi aggiunta poscia. Nel
processione che di esse desiderò la i574 la congregazione de* bifolchi
Madonna nel giorno di sabbato, nella sua maggiore fece
cappella
pio costume osservato costantemen- dipingere dal Conti le Nozze di Ca-
te ed anche al di d'oggi, recando- na in Galilea; quindi la medesima
visi ogni sabbato il sodalizio detto nel 1593 rinnovò la cappella. In
dei servitori. tale anno Gio. Battista Ciccolini
11 marchese Amico Ricci ma- fabbricò la cappella ordinata da
ceratese nelle dotte e preziose Me- Ciccolino suo padre , con quadro
morie sloriche delle arti e degli del maceratese Giuseppe Bastiani.
artisti della marca Anconad* La famiglia Mozzi fece dipingere
Macerata i834, tipografìa Man- la tavola dell'Assunta da Gaspare
cini, nel parlare di molti edifi- Gasperini pur maceratese, li qua-
zi ed opere artistiche che sono in dro poi della Beata Vergine coi ss.
questa città, diverse notizie riporta Girolamo e Nicola da Tolentino è
su questa chiesa. Dice che i ma- opera dell'altro maceratese Giusep-
ceratesi ne fu architet-
l'eressero e pe Sebastiani Mancini detto Giu-
to egregio Galasso da Carpi po- ,
seppino. Inoltre si ammirano in
nendovi la prima pietra nel i5ao questa chiesa la Fuga in Egitto del-
Berardi vescovo di Camerino vice- la sacra Famiglia del cav. d'Arpi-
legato della Marca. Riuscì maesto- no, e l'Adorazione de' magi del Tin-
sa e grave, uno de' modelli archi- toretto. Ma non è nostro scopo far
tettoniciche maggiormente onora- la descrizione delle chiese di Ma-
no la ed in forma di
provincia , cerata, ne di questo bellissima teni-
croce greca, terminando ogni capo pio, che il Ricci non dubitò chia-
semicircolarmente. Il compimento mare la patria pinacoteca. Abbia-
soffrìqualche ritaido, per una lite mo da fr. Girolamo Maria Vico:
che confrati detti delle Vergini
i Descrizione istorìca dell'orìgine ed
dovettero sostenere coi religiosi di erezione del tempio di 5. Maria
s. Agostino, abitanti il vicino con- delle Vergini di Macerata. Ivi pel

vento di s. Maria della Fonie mag- Cortesi 1790.


giore eretto nel iSaG. 11 p. Civalli Presso detta chiesa vi è il ci-
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miterlo modernamente eretto, po- scc o tramonta , segnando i due
scia il convento de'cappuccini con fiumi Potenza e Chienli , che ba-
chiesa di santo Stefano, ove tra gnano le falde del colle Macerate-
gli altri quadri , il san France- se, una doppia spaziosa argentea
sco è del Fanelli, ed il macera- striscia dai monti al mare , che i
tese Marcello Gobbi vi eseguì due feraci campi, le case di delizia, i

affreschi.Il luogo è detto de' cap- folli paesi abbelliscono in guisa


puccini vecchi per distinguerlo da che questa cima fu chiamato il sas-
altro convento che colla chiesa s'in- so d'Italia^ per analogia colla fa-
cendiò nel 1799, ^ ^^^ ^^ ^\ive cose mosa rupe aprutina di tal nome.
Ti perirono, il convito di s. Fran- Fra le secondarie porte, l' una gui-

cesco con s. Chiara, di Andrea Bo- da alla chiesa di s. Maria delie


scoli, dipinto eh' era nel refettorio ;
Grazie e convento di s. Domenico,

ed un s. Pietro che riceveva la po- prendendone il nome ; \ altra alla


destà delle chiavi, del Giuseppino. rurale parrocchia di s. Stefano det-
Jl p. Civalli reputava il convento ta de' cappuccini vecchi^ perchè que-
nuovo il più belio della provincia, sti religiosi un tempo vi dimora-
mercè Margherita Ricci che donò rono ; e la terza chiamata del duo-
il sito con un palazzo parla di ; mo dà l'accesso al piccolo ma ce-
altri stupendi quadri
d'una sacra , lebre tempio di s. Maria della Pa-
spina che vi si venerava , donata ce, con che a* 2 3 marzo i323 si
da un re di Francia al p. Gioiosa, volle eternare la memoria della
e d'un fr. Francesco da Macerata cessazione delle guerre civili nella
di santa vita. Si trova finalmente Marca , agitata per le fazioni dei
in questo suburbano il pio ospizio guelfi e ghibellini; ma edificata in
che serve agli ojfani per ricetto, diverso modo da quello che si vede.
quindi s' incontra la porta del Mer- Presso la chiesa di s. Stefano, lo ri-

cato. Prossima alle tre porte è la petiamo, è il'cimiterio modernamen-


casa de' signori della missione, ed te eretto nel luogo ovverà il convento
in laterale eminenza sulla romana degli agostiniani di s. Maria della
via vede l'ampio convento di s.
si Fonte suddetto, poscia il convento dei
Croce de' minori osservanti , cosi cappuccini, ove tra gli altri quadri
chiamata anche la chiesa per un è il s. Francesco del Fanelli questo :

pezzo di legno della vera croce convento venne rifabbricato sul luo-
donato dal p. Battista Frontoni di go dell'antico che colla chiesa s'in-
Macerata. Ivi era un coro magni- cendiò dai francesi nel 1 799. La
fico e il quadro dell'altare mag- sesta porta della città è situata die-
giore di Carlo Crivelli, creduto di tro il palazzo governativo , mette
Pietro Perugino, cioè nell'antica nel pomerio, ed è chiusa ora total-
chiesa barbaramente distrutta nel mente, essendovi stato costruito un
1799, ^"* successe l'odierna riedi- ampio ed elegante fabbricato ad uso
ficata nel convento vi fiorirono pa-
: della mattazione delle bestie per lo
recchi religiosi in santità e dottri- sfamo della popolazione.
na. Volendo progredire fino all'e- Le vie interne quanto si può ,

strema punta di questo erto luo- agevolmente conducono al punto


go, si gode uno spettacolo della della maggiore altezza , ov' è la
natura, massime quando il sole na- piazza principale cosi ridotta ver-
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so il i58t, tuttavoita il p. Ci- pontificato di Giulio II, meno pe-
valli narra che la fabbrica delia rò quelli che fanno fregio alla por-
piazza e strada fu cominciata nel ta, che fìirono scolpiti ne' primor-
1606, essendo legato della Marca di del secolo XVII dal romano Ca-
il cardinal Taverna. Era la piazza vagna ( i lavori incominciati sotto
prima occupata dalla chiesa di s. Giulio furono compiti nel i586
li,

Antonio abbate, e da diverse case, da monsignor Landriani). Forse in


per l'acquisto delle quali concorse questo tempo fu chiusa l' antica
il magistrato : la chiesa possedeva porta,che rimaneva dalla parte di
quella tavoletta che si ammira nel- settentrione a pochi palmi di di-
la sagrestia della cattedrale, rap- stanza dall'odierna, e dove i rilievi
presentante la Madonna e diversi in terra cotta si scorgono nell'arco
santi, e lateralmente s. Antonio e con grappoli d'uva, mentre il fon-
s. Giuliano, dipinta nel iSSg da do a mosaico non presenta nessu-
Alegretto Nuzio. Questa piazza seb- na diversità di colore nelle pietruz-
bene sia alquanto declive, pure rie- ze che lo compongono. Sopra i due
sce bastantemente ornata dal pa- palazzi del comune e de' presidi
lazzo comunale da ultimo riedifi- sono a leggersi le note e XI del- X
cato, con ampio portico, dal pa- l'opuscolo stampato in Foligno nel
lazzo governativo , dalla chiesa e 1781 con questo titolo: ISole in-
collegio de' chierici regolari barna- torno alcune cose che riguardano
biti, dall'edifìzio ov* è un elegante la città di Macerata^ contenute nel
teatro, e dalla sovrastante altissima libro dello Stato civile delle terre
torre, donde funesto suono d'allar- pontificiedopo la venuta del car-
me e di sciagure rimbombò per le dinal Albornoz in Italia. Se ne
Talli picene negli ultimi anni del dice autore il canonico Dionizj. In
secolo passato. L'antico palazzo co- questo palazzo governativo detto
munale già esisteva nel 1284. H apostolico, per la residenza de' pre-
palazzo governativo o dei presidi sidi pontificii ed al presente dei
della Marca, fu edificato nel vica- prelati delegati, si ammira l'amplis-
riato di Leone Palatini da Lodi a sima sala d'ingresso, decorata dagli
spese del comune, che lo cedette stemmi dipinti dei rispettivi presi-
poi al governo. Ne fu architetto il di che governarono la provincia
rinomalo Bartolomeo da Forlì nel colle loro epciche e nomi. La chie-
1286, e riuscì una delle più ma- sa ed il collegio dei barnabiti fu
gnifiche opere di quel tempo, men- fondata nel suo palazzo dal mace-
tre era podestà di Macerata Bo- ratese Vincenzo Berardi, che mo-
naccorso figlio di Agapito di Ac- rendo dispose de' ricchissimi ave-
coramboni da Tolentino. Si con- ri in favore de' poveri della sua
serva di tal costruzione la memo- patria : il Berardi fece erigere la
ria in una lapide , che riportano chiesa di Paolo con sotterraneo
s.

Compagnoni e Ricci; ma del resto a volta piatta da Rosato Rosati ;


non se ne vedono che miseri a- le storie del santo nel coro sem-
vanzi, dovendosi ascrivere i mag- brano pitture del Fanelli, le figu-
giori ornati (ed il portico e la re colossali dipinte intorno la chie-
fàbbrica sopra , essendo legato il sn, sono di Francesco Boniforti di
cardinal Farnese poi Paolo III) al Macerata. Nel i66o per la prima
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volta si eresse un teatro di legno rota ;
3." da quello de* conti Pai-
in Macerata, il quale venne dedi- lotta, e dal teatro ;
4*" dalla chie-

cato a monsignor Franciotti presi- sa di s. Paolo. Nel capo inferiore


de della provincia, per cui ne por- della strada, che si apre tra il pa-
tava nome. Dopo pochi anni s'im-
il lazzo apostolico e la chiesa di s. Pao-
maginò di riedificarne uno nuovo, lo, sorge la chiesa cattedrale, di
e si stabili nel 1767 il luogo ove recente vaga costruzione, con sot-
esiste con disegno di Francesco Bi- terranea confessione. L'antica fu
biena, le cui idee furono poi al- riedificata dal vescovo Nicolò d'Asti
quanto modificate dal cav. Cosimo nel i464} coli' opera di Giacomo
Morelli imolese, ed eseguilo come Peruzzij venendo compila la tri-
suol dirsi a ferro di cavallo ne : buna ov' era il coro nel i47<^>
fa la descrizione il march. Ricci, da coir eredità del maceratese Venan-
cui desumiamo diverse delle notizie zio Antoni arcidiacono della me-
artistiche che qui riportiamo. Deter- desima ; e la torre campanaria fu
minatosi il comune di erigere sulla costrutta nel i^jS dal pubblico in
detta principal piazza la torre, il onore del suo patrono s. Giuliano.
magistrato !x i marzo i558 ne
a' Il maceratese Sforza Compagnoni
ricevette modello dal nominato
il dipinse la macchina che si espone-
Galasso da Carpi architetto valen- va per le quaranta ore, e vi operò
tissimo, venendo dato ad esamina- con esso il Boniforti. Il p. Civalli
re a parecchi architetti , e poi ef- la chiamò bella, con molte cappelle

fettuato, essendo vice- legato della abbellite principalmente dal vesco-


Marca monsignor Cesare Gambara vo Galeazzo Morone. Aggiunge che
vescovo di Tortona. E questa tor- tra le molle sue reliquie possiede
re di figura quadrata , avente o- un braccio di s. Giuliano tutelare
gnuno de' lati una larghezza di pal- della città che visse a' tempi di
,

mi 4^. Va restringendosi in modo Domiziano, il quale portasi in pro-


che nell'ultima parte la figura è cessione a' i4 gennaio, ed a' 3i a-
ettagona, decorata da pilastri che gosto noteremo che di recente ven-
:

sostengono gli archi contermina iu


: ne eretta una cappella arricchita
volta elittica, che dal punto della da una collezione di reliquie^ e si
piazza alia sommila si eleva a 240 copiosa che non ve ne manca al-
palmi. Di sotto a questa torre ven- cuna dei santi descritti nel marti-
ne collocato nel 569 l' orologio , 1 rologio romano, oltre poi altre in
che in que' tempi fu tenuto per numero di sopra diecimila, la qual
uno de' migliori d' Italia , come o- collezione è tutta opera del sacer-
pera de' fratelli Giulio e Lorenzo dote Amico Amici canonico della
Maria Rinaldi da Reggio, e perciò slessa cattedrale, e deputalo della
quasi eguale a quello di s. Marco curia vescovile per le sacre reliquie
in Venezia, di furono eziandio
cui per cinquant'anni. Questo ecclesia-
autori. In progresso questa torre stico è pure benemerito di una col-
fu ornata con arme di diversi Pon- lezione di buon numero di marti-
tefici e legati. rologi,menologi, leggendari, ed al-
I quattro lati della piazza sono treopere relative ai santi, che do-
formali: i.° dal palazzo apostolico; po studiale per compilare un in-
2." dai palazzi comunale e della dice ragionato comprovante l' ideu-

I
IO MAC MAC
tilh de' santi , e l'nulenticith delle quale pittura si nota il foro ed il

loro reliquie, le ha donate alla bi- bello stile del Pintnricchio. Presso
blioteca coiiiunale Mozzi. Parla in- la cattedrale sono gli edifizi dell'e-
oltre il p. Civalli della cappella piscopio e del nuovo seminario-col-
Pellicani, de' mansionari, e de* ca- legio che rimpiazza
l'antico con-
nonici, i quali cappe il
si misero le vento di Agostino, e sorgono ai
s.

giorno di Pentecoste a vespero del lati della contigua piazza. Appren-


1624, per concessione fatta al ve- diamo dal p. Civalli , che agli 8
scovo cardinal Centini da Urbano settembre i6i5 furono vestiti otto
Vili, onde il cardinale le impose giovanetti, ed aperto il seminano
colle sue mani ai canonici. Nel in Macerata. Dal medesimo si dice
pontificato di Clemente XIV, es- che la magnifica chiesa di s. Ago-
sendo vescovo Carlo Augusto Pe- stino fu coperta nel i6o3, e che
ruzzini, coH'opera del suddetto Mo- il p. Antonio Ciminelli maceratese
relli venne eretta la presente cat- e benefattore del convento, gli do-
tedrale. nò un pezzo notabile della vera
Questo tempio di vasta mole cioce, ed un braccio di s. Seba-
è dignitoso, venendo sostenute le stiano. Questo convento antichissi-
volle da colonne joniche, che po- mo fu per alcun tempo abitato da
sano su d'un dado quadrato o ste- s. Nicola di Tolentino. La detta
reobato. I capitelli sono alla mi- chiesa di s. Agostino più non esi-
chelangelesca, le cornici molto or- stCj e nel suo luogo fu fabbricato
nate, le colonne binate sostengono il nuovo seminario-collegio. Nella
gli archi, e le navate non corris- mentovata piazza vi è pure la no-
pondono all'ampiezza della tribuna. bilissima cappella marmorea di s.

11 cardinal Mario Compagnoni Ma- Maria della Misericordia , monu-


rcfuschi ottenne da Clemente XIV mento della pietà della famiglia
in dono il famoso mosaico di s. patrizia Marefoschi, venerata qual
Michele Arcangelo, opera di Gio. santuario anco dai paesi circonvi-
Battista Calandra e disegno del , cini , e che ricorda la strage ivi
cav. d'Arpino, già ammirato nella fatta nel 1799 dei miseri rifugiati,
cappella a lui dedicata nella basi- per militare vendetta eccitata da
lica vaticana, come si legge a p. 44 commosse turbe. Fu eretta dalla
dell'Orazione a lode di detto car- città nel i447 P^^*
intercedere la
dinale, recitata da Pirro Aurispa cessazione della pestilenza , e nel
nell'accademia de* Catenati di Ma- 14B6 il consiglio di credenza or-
cerata, tenutasi pub-
nel palazzo dinò che si rinnovasse, e vi si di-
blico a' 3o dicembre 1771, e pub- pingesse la Beata Vergine che ri-

blicata in Osimo colle stampe del ceve sotto il manto il popolo ma-
Quercetti nel 1772. Nella sagrestia ceratese, avente a* lati i ss. Seba-
evvi un quadro in tela riportata stiano e Rocco: questo quadro si

sopra antica tavola, e rappresentan- slima volgarmente di Pietro Peru-


te nella parte supcriore la Beata gino, ma i periti lo vogliono di
Vergine col Bambino in mezzo ad Carlo Crivelli. Questa chiesa fu
angeletti, e nell'inferiore parte si assegnata da principio ai religiosi

vede s. Giuliano patrono della cit- di s. Agostino, che avevano il con-


tà con s. Francesco d' Asisi , nella vento annesso, e alla confraternita
MAC MAC li

li scliiavi o schiavoni emigrati di Lanfranco rappresentante il Tran-

dai propri paesi per l'invasione; dei sito Maria Vergine; mirabile è
di
turchi. Estinta detta confraternita la Crocefissione, forse opera di Cola

il vescovo Galeazzo Moroui la con- dell'Amatrice; ivi è pure il Tran-


cesse a quella della ss. Trinità nel sito di Maria del Lanfranco, uno

1574. La nuova chiesa si deve alla de'suoi capolavori. Questa chiesa era
munificenza del conte Guarniero dapprima de'gesuiti, ed in essa ebbe
Marefoschi, uno de' confratelli della Ja primiera origine la divozione
confraternita, e ne fu architetto il delle quaranta ore in tempo di car-

cav. Luigi Vanvitelli per la riedi- novale, come dicemmo al voi. XKX,
ficazione ch'ebbe luogo nel 17 35. p. 121 del Dizionario. Quanto ai
Ivi si distinsero nelle pitture il Con- gesuiti, richiesero ed ottennero la
ca e Francesco Mancini, negli stuc- chiesa di s. Maria delle Vergini ai
chi, intagli ed altre pitture valenti 18 giugno i562. Volendosi loro
uomini di quel tempo. Lo stesso assegnare una comoda abitazione
JMarefoschi l'arricchì di cappellanie con chiesa con facente al sacro loro
e preziose reliquie del suo fratello ministero, e che servisse a mag-
Mario allora cardinal vicario di giore onore di Dio e decoro del-
Roma. La confraternita della ss. la città. Rosato Rosati di Montalto,
Trinità, spogliata nell'invasione fran- cittadino maceratese e valente ar-
cese di non pochi capitali, è ritor- chitetto, ne fu benemerito concor-
nata ad essere la proprietaria e rendo alla spesa, facendone il dise-
custode di dello santuario. gno ed occupandosi dell'esecuzione,
In fondo alla breve e piana via, per cui nel 1625 sotto l'invoca-
che può avere il nome di Corso, ewi zione di Giovanni fu posta sulla
s.

la chiesa collegiata di s. Giovanni, di porta maggiore iscrizione a lui o-


bel disegno, già della compagnia di norevole. Dappoiché fece eredi i ge-
Gesìi. La collegiata con la dignità suiti d' un capitale di quarantami-
di preposto e collegio di canonici la scudi, anco pel conqji mento del-
era prima in s. Salvatore j cil il p. la chiesa, coU'obbligo che dovesse-
Civalli loda per gran letteratura e ro ammaestrare nelle scienze otto
ministeri ecclesiastici il prevosto giovani, cioè due di Montalto, uno
Antonio Angelucci niaceralese. Col- di Castel Fi dardo, uno della fami-
la soppressione della chiesa di s. glia i^ahnncci, e gli altri di Ma-
Salvatore si perde il quadro de'ss. cerala a scelta del p. rettore de'ge-
Leonardo e Pietro Martire, che pel suiti. La facciata della chiesa, ricca
maggior altare avea colorito il re- di travertini, termina in forma pi-
canatese Marini. In una cappella ramidale : al di dentro è decorata
di s. Giovanni si venerano molle di pilastri dorici, girando intorno
ed insigni reliquie, specialmente dei un fregio con triglifi e metope. Nel
ss. martiri. L'abside della chiesa di mezzo si eleva una cupola che con-
s.Giovanni, i profeti e i dottori tribuisce al pregio dell'edifìzio. Nel
che decorano pennacchi della cu-
i locale annesso a detta chiesa ,
già
pola li dipinse l'anconitano Fanel- dei gesuiti ed ora di proprietà del-
h. L'unica tela eh' è in Macerala la biblioteca comunale, esisteva colle-
del cittadino Boniforti, esiste nella gio e convitto, in cui five\iìjiis pa-
prima cappella. Ewi un quadro tivnato l'antichissima famigliaCassii4i,
t% MAC MAC
Incontro alla chiesa di s. Gio- polirono col restante della fabbri-
anni , vi è quella di s. Filippo ca ; poiché la chiesa fu demolita
della congregazione dell'oratorio, nel 1825, onde con porzione del-
edifìcata bene: ivi nel 1694 fu se- l'area formarvi una nuova piazza
pollo Lodovico Trasi ascolano, che di cui abbisognava la città per l'ai»,
dipinse il quadro di s. Gaetano, montatosi commercio. 11 restante fu
Nella chiesa di s. Giorgio, riedifi- in parte riiiibbricato , erigendovisi
cata dal cav. Morelli, Sforza Cora- un vasto edificio che serve per ca-
pagnoni rappresentò il santo nel- serma della truppa di guarnigione
l'altare maggiore, e vi è l'arcipre- e dei carabinieri. Dalla parte di
tura. In Macerata vi furono già i detta piazza sorge ampio porticato,
minori conventuali ecco quanto ; e l'antico chiostro è stato conver-
iie scrive il maceratese padre Ci- tito ad uso di pescheria e becche-
valli del medesimo ordine. Il con- ria.
vento era grande e bene spartito Non vi sono palazzi che vantino
con nobili appartamenti pei supe- sublime architettura, ma ve ne so-
riori, ed un refettorio tenuto il più no molti per ampiezza e per sup-
bello della provincia ; essendo mol- pellettili distinti, rimarcandosi so-
lo antico, fu fondato prima della pra gli altri il frontispizio del pa-
chiesa, ed esisteva nel 1274, anzi lazzo Torri ora Santacroce, che pe-
la campana maggiore portava la rò eccede in superfluità di ornati,
data del iiS'j, rifusa poi nel 15^5 Nel luogo ove esisteva il palazzo
da Taddeo Girolamo Ricciano ma- del conte Bonifazio Contini pro-
ceratese. La chiesa s' incominciò nel nipote del cardinale vescovo di
i3i6, e fu consecrata nel i385 Macerata e Tolentino, edificò Rai-
nel dì della Pentecoste in onore di mondo Bonaccorsi il di lui palaz-
essa. Fra le ragguardevoli cappelle zo con disegno del romano Centi-
loda quella di s. Francesco, aven- ni. Le statue che decorano il cor-
dovi dipinto il Gasparini. Clemente tile sì scolpirono dal padovano
Vili celebrò messa all'altare maggio- Bonazza. La galleria ricca di bei-
re a' 1 4 dicembre 1 598. Vi fiorirono lissimimarmi, venne dipinta da
sempre padri molto onorati, come Dardani e Rambaldi, e i'abbel-
fr. Pietro di Macerata , caro a s. lirono con grandi tavole apposita-
Celestino V e missionario in Ar- mente ordinate. Solimene, Già-
menia. Nel i4ii fr. Nicolò di Mace- quinto, Franceschiui, del Sole, ed
rata fu dalla città inviato ambascia- il cav. Crespi. Del palazzo Razzanti
tore a Giovanni XXIII. Il b. fr. Pao- ora de'Ciccolini Silenzi, ne fu ar-
lo di Spoleto ivi venne sepolto, chitetto il bolognese Pellegrino Ti-
Vi fiorirono pure fr. Bartolomeo baldi, e dipinse un fregio nella sa-
Giardino di Macerata, celebre pre- la : sono stimati gli affreschi del
dicatore, lettore di filosofia nell'u- portico. Il medesimo fece il dise-
niversità e prelato dell'ordine; fr. gno del palazzo edificato da A-
Viucenzo ed altri. Molti ca-
Civalli, lessandro Fioriani, ch'ereditato dal
pitoli si celebrarono nel convento cav. Pietro Paolo Compagnoni
per l'amore che la città ebbe som- venne da lui ridotto in nuova
pre per l'ordine. Cesare Conti di- forma 1765. Non sono poi
nel
pinse le lunette del diiosiio, che molti anni che si vendette al con-
MAC MAC i3
te Telesforo Carradori, attuai gon- fondala Vincenzo Berardi, già
da
faloniere della città , da cui di in cura de'barnabiti. Vi è il mon-
presente si possiede, insieme a ven- te di pietà; ed i monti frumenta-
tiquattro pregiati quadri; vi sono rii, riuniti due in uno, som mini-
pure molte iscrizioni , vari semi- nistrano in prestito agli agricoltori
busti antichi, ed una bella statua annue rubbia i5o di grano, essen-
in marmo greco dell' imperatore do sotto l'amministrazione del ve-
Marco Aurelio, il tutto ritrovato scovo, sotto il titolo della santissima
negli scavi dell'aulica Recina. Di re- Trinità e di s. Antonio. Il terzo
cente il conte Telesforo ha restau- monte detto Borroccio dipende da
rato il palazzo, riducendolo in più una deputazione prescelta dal con-
bella forma, con ampio cortile e siglio, e distribuisce annualmente
due nuove fabbriche laterali. An- 5oo rubbia di grano con modica
che nel palazzo comunale vi sono elemosina a vantaggio dello stabi-
molte iscrizioni ed urne antiche limento e mercede del custode
Tra gli altri palazzi che meritano montista. Possedeva Macerata una
rimarco nomineremo quello dei buona fabbrica di vetri , succedu-
marchesi Costa; il palazzo Mare- ta da altra di fosfori, diverse ti-

foschi ove alloggiò Pio VII ; il pografie, e lungo il vicino fiume


palazzo dei baroni Narducci, disc- molte mole da grano e da olio,
gno del Bramante, ed il monte Ornamento e vantaggio singolare
di pietà, fabbrica di pregio. Il della città è la sua copiosa e
vivente cardinal Ugolini sul disc- ben situata biblioteca , eh* ebbe
gno del cav. Valadier fa ora com- principio dalla munificenza di Cle-
piere il palazzo che riesce d'una mente XIV e dalla liberalità del
vastità e magnificenza veramente maceratese Bartolomeo Mozzi, che
principesca. Nel palazzo de Vico può dirsene fondatore, avendovi
vi sono nove bei quadri; in ca- aggiunto un buon numero di li-
sa Ricci vi è la Castità di Giù- bri di giurisprudenza 1' avvocato
seppe del Guercino ; in quella dei Francesco Mornatti. Nel i833 ter-
Lazzarini vi è una raccolta di ra- minò di arricchirla m. Tom- il p.
re edizioni del i4oo; Cavallini e- maso Borgetti domenicano, onde
reditò il gabinetto naturalista di si fa ascendere a circa ventidue-
Spadoni, esistendo pure in Mace- mila volumi. Nella Mozziana è un
rata la raccolta numismatica del codice biblico del i4oo: nella Bor-
Montechiari. gettiana sedici manoscritti in per-
TJn' ampia piazza serve ai rie- gamena, uno bambacina, ed
in
chi settimanali mercati, ed ivi da altri in carta bene conser-
assai
ultimo fu edificato l'ospedale pe- vati: rendite annue servono ad
gli infermi. Altro ne hanno gli a- aumentarne la serie. Vi sono tre
lienati di mente. Vi è la ca- monasteri di monache, cioè le cap-
sa del rifugio di s. Martino, fon- puccine presso s. Vincenzo ; le
data da Martino Pangal ducei ar- monache del Corpus Domini^ del-
tiere, ove i maceratesi invalidi le quali parlammo al voi. J, p.
hanno ogni giorno ricovero e sus- gS del Dizionario; le Clarisse in
sidio; due orfanotrofi per ambo s. Lorenzo non lungi dalle porte
i sessi ^ ed una farmacia gratuita della città: un grandioso affresco
i4 MAC MAC
jappresenlanle la Ci'ocefissione elei sntla descrizione della magnificenza
Rcdciilore è stalo eli recente rin- cui venne eseguita questa comme-
venuto entro il nobile monastero morazione della Passione del Re-
di s. Lorenzo, opera molto prege- dentore, dopo la divozione delle
vole del primo tempo del i5oo. tre ore di agonìa. Ivi si legge che
Asilo alle donne convertite è il pio la chiesa di s. Paolo fu decorosa-
luogo di s. Rocco. Fra le diverse mente parata a lutto con ricca
confraternite avvi quella del ss. illuminazione, e che nel cappello-
Sagramento, la prima che f<i isti- ne in elevato palco sorgeva una
tuita e che ogni anno solennizza macchina rappresentante il monte
con istmordinaria pompa l'esercizio Calvario, con la detta immagine
delle quaranl'ore nella chiesa cat- di Gesù trasportatavi dal sotter-
tedrale. A questa confraternita, og- raneo oratorio ed a lato quella
,

j^t arciconfraternita, Paolo V con dell'Adtlolorata sua madre; che le


hreve dc'^.fi novembre i6i4 accor- vie della città per dove passò la
dò il privilegio di liberare annual- processione furono vagamente illu-
mente un reo di delitto capitale, minate; che v'intervennero il clero
ed usò di tal diritto sino al cade- secolare e regolare , portando i
re del secolo XVIII. Altra delle cappuccini i misteri della Passione;
molte confraternite è quella del s. concerti e bande funebri ;
gruppi
Sepolcro, istituita sul finire del di giovanetti vestiti a lutto tra-
secolo XVII dai Inamabili, che scinanti bandiere funebri, appres-
ad essa cedettero l'oratorio sotto- so all'immagine dell'Addolorala che
}>oslo alla loro chiesa di s. Paolo. portavasi dopo la macchina col
Quasi nel mezzo dell' oratorio, in feretro del Redentore, chiudendo
un tempietto formato a perfetta la processione la truppa de' cara-
somiglianza del s. Sepolcro eh' è binieri a piedi ed a cavallo e la

in Gerusalemme, si custodisce una truppa provinciale. Nel numero 26


antica immagine di Gesù morto, del Diario di Roma 1845 si leg-
Ja quale con particolare divozione ge come la confraternita delle sa-
venerata da tutta la città, solenne- cre Stimmate di s. Francesco di
mente si reca ogni anno per le Macerala, volle in detto anno nel
principali vie in processione nella giovedì santo, nella sua chiesa di
sera del venerdì santo, con appa- s. Caterina, rappresentare l'ultima
rato di nobile pompa ecclesiastica. cena del Signore per mezzo di
Ad accrescerla da ultimo
i confrati statue naturali, come l'espresse in
nel 1844 fticero costruire una de- pittura Leonardo da Vinci, e de-
corosissiraa macchina, per traspor- stò meraviglia e lodi ne'riguardanti.
tare la detta sacra immagine del Ora passiamo a parlare del ma-
morto Redentore, sovrastata da gnifico sferisterio, la cui descri-

magnifico baldacchino la descri- : zione si legge nell'opera intitolata:


zione e disegno della bella mac- Lo stato pontificio del eh. Castel-
china si riporta neW Album, gior- lano a p. 388 ; x\e\V Album de' [2
nale romano de* 6 aprile
, detto giugno 1841 ; e meglio pel bene-
anno. Dal numero 20 delle Noti- merito architetto ingegnere del
zie del giorno del i844 stesso medesimo, Ireneo A leandri di San-
viene riportata una succinta ed e- severitìo, in quella che uraiiiò al Pa^
MAC MAC i5
pa Gregorio XVI in Macerala, colla primo ordiiK; esterno da lui me-
pianta, prospetto delle loggie e mu- desimo; quindi dovendosi recare a
ro d'appoggio, e prospetti laterale Fermo a costruire una villa, se
a ponente e longitudinale a mez- ne affidò l' esecuzione del suo di-
zogiorno. Dal formare un luogo segno ad altro architetto che por-
pel giuoco del pallone e per la tò r edifizio all'altezza del zoccolo
caccia de' tori, e che servisse pure del secondo ordine d'archi ; indi
alla scherma, alla cavallerizza, alla nella ulteriore prosecuzione e com-
picca, ed a lutti gli esercizi gin- pimento della fabbrica ebbero luo-
nastici e che al pari del magni-
,
go diverse variazioni. Nel 1829
fico anfiteatro Corea di Roma con per la festa del patrono s. Giu-
fuochi d'artifizio e con notturne liano, solita celebrarsi a' 3 1 ago-
illuminazioni ricreasse il pubblico sto e seguita da fiera nei successi-
con isvariati spettacoli, nacque nel vi giorni, si apri solennemente il

1821 il pensiero di costruire pres- luogo a pubblica ricreazione. In


so le mura della città questo son- Macerata vi è pure un casino per
tuoso e vasto edifizio, a pochi in le amene conversazioni^ per la de-
simil genere secondo, col concorso clamazione drammatica e per le
di generosi azionisti. Con solennità danze.
fu gittata la prima pietra coi no- Delle sue accademie letterarie
mi incisi in metallo degli azionisti sussiste quella deCalenati, una del-
e dell'architetto comunale che ne le più auliche tuttora esistenti in
avea fatto il disegno. Ma non era Italia, che ricoida con gloria di
r edifizio sorto di terra che pochi essere stata eletta dall' immortale
piedi, quando restò fermo il lavo- Torquato Tasso per la revisione della
ro per nuove osservazioni, che a- sua Gerusalemme liberata. 11 conte
strinsero a cangiar piano e depu- Paolino Mastai Ferretti nelle IVolì-
tarne l'esecuzione all' Meandri. A- zie storiche delle accademie y a p.
vendo egli consideiato che la for- 5'j citando variche nescrittori
ma semi-eliltica e la iella non erano parlarono con lode, dice che l'ac-
opportune allo scopo, usò invece cademia ùe'Calenati fu fondata nel
una forma composta, curva cioè i54o per comando di Paolo III;
dicontro al muro di appoggio, e e TAlanagi in una lettera del 26
retta alle testale dell'edifizio. L'in- agosto i559 che
attesta, fin d'al-
terna decorazione la fece consiste- lora si avevano in questa città a-
re in ampia gradinata, con due dunanze lellerarie, forse presso Ip-
giri di cinquantadue loggie cadau- polito Aurispa di nobile famiglia
no, ed una superiore terrazza, ove maceratese ancora esistente, che
lasciò all' arbitrio di praticare piti vanta tra' suoi maggiori Giovanni
semplici o più ricercati ornamenti. grecista del secolo chiamatoXV
Due ordini di finti portici si pro- il padre delle muse. Ma l'Aurispa
pose per abbellire l' aspetto este- nella citata Orazione y narra che
riore, nel primo de* quali apri u- il dì natale dell' accademia fu
tili botteghe. Nel dicembre 1828 r 8 maggio 1573 ovvero il 2
l'Aleandri pose mano all'opera, la luglio i574, avendo avuto prin-
quale fu proseguita e condotta cipio nel 1572, quando fu chiama-
sino all' imposta degli archi del to in Macerala Girolamo Zoppio
i6 MAC MAC
a professare lettere umane, che fu i fondi. Si compone di sessanta
principe dell' accademia : l'emble- soci ordinari esercenti, tutti nativi
ma di essa è la catena d'oro im- della provincia maceratese, oltre
maginata da Omero, la quale scen- gli onorari ed i corrispondenti. Di
dendo dal cielo in terra congiun- lei scopo si è di promuovere nel
ge le cose terrene a quelle del proprio paese l'istruzione relativa
cielo. L' accademia divenne subilo all'agricoltura, alle arti ed al com-
rinomatissima e si fregiò dei nomi mercio, al quale oggetto si congre-
di Torquato Tasso, di Costantini, gano ufìa volta ogni mese i soci per
Massoni, Mureto, Piccolomini, A- discutere materie del proprio isti-

laleona, Lazzarini e Crescimbeni. tuto, esporre in iscritto il risultato


Nella medesima
Orazione parla di osservazioni ec^ esperienze, con-
di accademie che già fioriro-
altre ferir premi, per lo che costituisce
no per breve tempo in Macerata, i suoi atti, i quali vengono resi
come dei Concordi^ de'quali nel di comune ragione mediante pe-
1612 era principe Camillo Com- riodica pubblicazione. La società
pagnoni ; degli Accinti^ degli Uniti, è retta dal presidente che n'è il

degli Imperfetti, e di altre famose delegato apostolico pro-tempore, in


accademie e loro produzioni, oltre assenza del quale un vicepresiden-
la Colonia Elvia. Il vescovo car- te ne tiene le veci, da un econo-
dinal Centini fondò quella detta mo e da un segretario, i quali ia
dal suo nome Centina : altra ac- unione di otto membri fra gli or-
cademia venne ravvivata dal go- dinari, che si credono corrisponder
vernatore conte Onorali. Anche ai meglio allo scopo della società stes-
nostri giorni v' ebbero quattro a- sa, ne formano il consiglio di
dunanze letterarie, cioè degli Affati' amministrazione.
canti, degli Ambulanti, de Feri a- Lustro singolare ha mantenuto
mici, e dei Foligrafi ; ma queste per più secoli Macerata in ogni
pure ebbero breve esistenza. Ab- genere di seri ed ameni studi. E
biamo dal can. d. Carlo Herco- tuttora in vigore l'università isti-
la ni Memorie storiche delV accade-
: tuita da Nicolò IV nel 1290, che
mia de^ Catenati, Macerata 1829. in seguito delle ultime riforme e-
Lo scientifico istituto poi della seguite da Leone XII è divenuta
Società di agricoltura e d'industria di seconda classe, e conta venti cat-
della provincia di Macerata, ebbe tedre. Quel Papa nell'ottobre 1824
origine previo le necessarie superio- inviò a visitatori apostolici della
ri approvazioni fino dali843, e medesima, l'avvocato concistoriale
nel primo giorno di maggio tenne Teodoro Fusconi, ed il p. abbate d.
la sua prima adunanza colla pre- Mauro Cappellari^ poi Papa Grego-
sidenza di monsignor Savelli allora rio XVI, e per essa assegnò dal
delegato apostolico, dal quale ven- tesoro pontificio annui scudi tremi-
ne solennemente inaugurata. Come la. Afl'erma il p. Civalli che l'asco-

indica il di lei titolo, tal società lano Nicolò IV nel 1290 diede a
è provinciale e riceve per conse- questa città lo studio generale, e che
guenza sussidi dal provinciale con- nell'archivio del palazzo comunale
siglio, che
annualmente nella sua ne appariscono ventiquattro scrittu-
riunione in Macerata ne assegna re. 11 Compagnoni a p. i5o della
MAC MAC 17
Bc^gin picena^ scrive che Nicolò nelle Memorie di Cingoli^ narrando
IV istituì ili Macerata, checche a a p. 383 che Paolo III per inter-
Federico 1 1 altri 1' attribuiscano, cessione di monsignor Furialo Sil-
riiniversilà pubblica delle scienze, la vestri concesse l'università degli stu-
primiera ed unica, toltone Roma di o dello studio generale a Mace-
e Bologna, in pon-
tutto lo stato rata, doveva dire che ne restaurò ed
tificio, citando T Ughelli. Aggiunge aumentò la fama: in questo erro-
che il grido delle leggi del signor re, tra gli altri, cadde pure il dot-
Giulioso da Monte Granaro, e Giu- to Tiraboschi. Sisto V con la co-
lio, nome frequenlalissimo ned' an- stituzione 3Iuneris, nel ristabilire l'u-
tica famiglia de' Conventati nobili niversità di Fermo l'istituisce ad
maceratesi, costituì lo studio di Ma- instar Bononien, Paduanen, Perusi-
cerata fra gli ottimi e di gran nien,Senen et Blaceraten, cioè nel
nome nella provincia. Pertanto si i585. Veggasi la costituzione Insti'
bandirono lettere nel settembre 1 290 tulio studii generalis in civìlate Ma-
per le pubbliche piazze di Sanseve- ceratensi cum aliorum sludiorum ge-
rino, di Monlesanto, di Montecchio, neralinm graliis et privilegiis, pres-
di Monte Cassiano, di Tolentino, di so il I. Antonio
Cherubini, Bull. t.

Civitanova, di Monte Cosaro, di Ser- Palm ucci: De


Maceratensis
lycei
ra s. QuiricOj di Fabriano, di Male- praestantia, in studiorwn instaura-
lica, di Camerino, di Recanati , di tione oratio, Maceratae 177 5, ex
Ascoli, di Monsam-
Amandola, di typ. Capitani. Pirro Aurispa profes-
martino, ed altri luoghi al nume- sore primario di Macerata: Prefa-
ro di ventiquattro della Marca : zione delVanno 1777 ove espongon-
pubblicandosi insieme, esservi anche si i principii delle piìi antiche uni-
aperto per l'abbondanza dei viveri versità d'Italia e di quelle di Ma-
un emporio doviziosissimo. Dal con- cerata e Fermo j alV occasione di al-
corso degli studenti e dei forestieri si cune controversie tra alcuni mace-
riconobbe in Macerata un accresci- ratesi e ctì!/7ieme.9/. Macerata 1780,
mento di popolo e di abitazioni no- per Bartolomeo Capitani stampato-
tabilissimo. Il Marangoni nelle Me- re del pubblico, dell'università degli
morie di Civitanova a p. 269 errò studi e dell'accademia dei Catenati.
citando il Compagnoni, si della pag. 11 giureconsulto Aurispa con eru-
1 26, come nel fargli dire che nel 1 246 dita dissertazione provò la fondazio-
fu erètta in Macerata la pubblica ne di Nicolò IV; su di che può leg-
università degli studi, alla quale egli gersi la nota XII del summentova-
dice che concorsero molti della Mar- to opuscolo stampato in Foligno nel
ca e fra questi ancora quelli di Ci- 1781. Molti de' professori che vi

vitanova. Paolo III nel primo giu- fiorirono, sono riportati dal p. Ci-
gno iS/j-O restaurò ed accrebbe il valli a5^; wdV Orazione dell'Au-
p.
lustro dell'università di Macerata, rispa a pag. 22, 28 e 32, si par-
onde beneficare i popoli già da lui la d' illustri professori , massime
come cardinal legato prudentemen- nelle lettere greche, non che a p.
te e da saggio governali. Il p. Ci- VI della Prefazione. L' università
valli dice inoltre, che lo studio per ebbe sempre a professori uomini
alcun tempo tralasciato, da Paolo IH di altissima fama; tra essi a cagione
fu di nuovo restituito. L'Avicenna d'onore citeremo fr. Felice Pereti»,
VOL. XL[.
i8 MAC MAC
poi Sisto V,clie vi lesse filosofia nel somma per l'acquisto di oggetti a-
i55o; Filippo Sega poscia amplissi- nnloghi. Sino al primo maggio 1808
mo cardinale; Gregorio Pelrocchiiii ha esistilo olire l'università un col-
pure fatto cardinale; il celebre Ales- legio di avvocati e di procuratori,
sandro Guccini ed altri che si re- chiamalo di s. Calerina, insignito
sero famosi per opere, invitali con del privilegio di conferire le lauree
vistosi onorari; per cui con tali in- nel diritto civile e canonico. Que-
signi uomini ne uscirono dottissimi sto collegio composto di quaranta
discepoli. In difesa dell'università e lalvolla ciiupianta individui, fu
maceratese sono molte di quelle eretto dal cardinal Egidio Albor-
opere e scritture, di cui parleremo noz nel 1 364- Perciò fu cosa rara
facendo cenno dell'antica città di nella storia delle scienze che una
Recina e della relativa dissertazio- città possedesse il privilegio di due
ne di Troili. Cancelliere dell'univer- collegi. Oltre l'università in Macera-
sità di Macerala è il vescovo prò ta vi è un ginnasio per l'istruzio-
tempore. L' università si compone ne elementare, belle lettere, elo-
dei quattro collegi teologico, legale, quenza e le cattedre di filosofia
,

medico-chirurgico, e filosofico. Le e belle arti sotto la direzione del


venti cattedre sono: di sacra scrit- magistrato, e per esso d'una depu-
tura, di teologia dommatica, di teo- tazione prescelta dal consiglio.
logia morale, d'istoria ecclesiastica, Fu altresì Macerata lungamente
delle istituzioni canoniche, delle ilprimario seggio della giurispru-
istituzioni civili, del testo canonico, denza picena, e Sisto V vi istituì
del testo civile, delle istituzioni cri- la celebre Rota maceratese^ della
minali, di anatomia e fisiologia, quale sino all'ultima invasione fran-
di patologia - semiotica- terapeutica ,
cese si rispettarono gli oracoli, li

di medicina teorico-pratica, di chi- Papa Sisto V considerando la ce-


rurgia ed ostetricia, di chimica, di lebrità di Macerata per l'università,
materia medica, di medicina po- per più collegi, cioè degli avvocali,
litico-legale, di farmacia, di botani- dei dottori e dei notari, e per l'ab-
ca, di fisica, e di matematica. L'u- bondanza d'insigni dottori, i quali
niversità è corredata dei gabinetti per profonda scienza legale, per de-
di fisica, storia naturale, chimica, ed clamare, interpretare, patrocinare o
agricoltura. Questo ultimo nell'an- avvocare con particolar loro studio,
no 1816 era nello stalo ecclesiasti- a tutti andavano innanzi,
gli altri

co forse l'unico, perchè fra le al- colla autorità della bollaRomaniis


tre cose pregevoli possiede una se- Ponti/ex de* 1 5 marzo 1 589, Bull.
rie di modelli di tutti gli attrezzi Rom. tom. V, par. J, pag. 52, vi
rurali. Oltre i suddetti stabilimenti eresse un tribunale supremo per
è fornita l'università anche dei ga- tutto il Piceno per le controversie
binetti botanico, patologico, anato- civili, criminali ed ecclesiastiche;
mico ed agrario, non che d'un giar- cioè fondò il tribunale della Rota
dino botanico. Vi è una crescente maceratese^ la quale, al dire del p.
collezione di numismatica, essendo Civalli, quanto alla sua giurisdizio-
stato istituito un museo archeolo- ne si estendesse sopra qualsivoglia
gico con decreto consiliare de' 19 città della provincia soggetta alla
giugno 1 8 1 9, assegnandosi un'annua santa Sede. A quanto disse il cita^
MAC MAC 19
lo autore del libro Dello stato cwi- Rota di Macerata. La bolla d'ere-
le delle terre pontificie, che il tri- zione di Sisto V è pure registrata
bunale della rota di Mncernta non dal Tom a ti, Decis. Macerai, tom. I,
avea in Camerino giurisdizione or- pag. I. Giudicava le cause di se-
dinaria, tranne la volontaiia appel- conda ed ulteriore istanza, dai giu-
lazione de'cameririesi, va letta la dicati emanati nelle città, terre, ca-
nota XIV del pur citato opuscolo stelli e luoghi della provincia del-
pubblicato in Foligno. Dell'erezio- la Marca, tanto tra laici, quanto
ne di questa rota il Bernini ne fa tra ecclesiastici anche regolari: ne
menzione a p. i5 della sua ope- potevano di consenso delle parti
ra : // tribunale della romana
s. ventilarsi fuori di detta rota tali

rota. L'Avicenna nelle Memorie di cause, come con bolla prescrisse


Cingoli, a p. 364, ^'^e che Sisto Clemente XII. Restavano eccettua-
V eresse il tribunale della rota te le cause esecutive, per le quali
maceratese, per mezzo di Sebastia- poteva r appellante rivolgersi al
no Silvestri cingolano, figlio d'un tribimale dell' A. C. Non avea giu-
Angelucci di Macerata, per cui la risdizione sulle cause spirituali; né
città lo domandò per vescovo. Nel- poteva conoscere quelle che risguar-
le Memorie istoriche de' perugini dano la sacra visita, la correzione
uditori della sacra romana rola^ de' costumi e le altre materie nelle
non solo si parla de' lettori peru- quali è vietata l'appellazione sos-
gini dell' università maceratese, ma pensiva, come ordinò con bolla Gre-
si rimarca che a' 17 aprile iSSg gorio XIV. Erano pure eccettuate
la città in forza delle convenzioni le cause di seconda istanza, ove
stipulate fra le due comunità di questa si trovasse per privilegio
eleggere a vicenda nelle respetti ve accordato ad alcuno de'luoghi del-
rote un uditore com'era con Ge- la Marca, come sosteneva averlo
nova, nominò per primo uditore Recanati per concessione di Pio II
della rota di Macerata Francesco del i45>8. L'appellante però si cre-
della Penna perugino, uffizio che deva potere, se voleva, tralasciar la
esercitò sinché Gregorio XIV lo seconda istanza, e andare imme-
trasferì alla romana; quindi si ci- diatamente alla rota, su di che ci-
ta il Vincioli, Decis. sac. Eotae ta e si rimette alla posizione /?e-
Maceraten. p. i e seg., e p. 55 cìnaten della segnatura de' 1 5 mar-
in Catalogo auditorum ejusdeni zo 1781, riservata sempre la terza

Rolae, sub num. i, e pag. 70 ed ulteriore istanza alla rota. Si-


not. I. Nel Bull. Rom. Continua- milmente sosteneva di aver la se-
tio tom. IX, p. 541 5 si riporta la conda istanza il governo di Mace-
costituzione di Pio VI de* 4 ago- rata da tutti i luoghi della pro-
sto 1795: Conjirniatio praescriptio- vincia, col consenso però delle par-
num publicatarum a Sixlo , et F ti, e qualora se ne eccettuava la
Benedicto XIV super ahsentia au- facoltà con decreto della segnatu-
ditorum Rotae Maceratensis. A da- ra. Erano anche eccettuate le cau-
re un'idea di questo tribunale, ac- se criminali in vigore degli ordini
cenneremo quanto il Villetti nel su ciò dati dalla congregazione di
tom. II della Pratica della curia consulta a' 20 ottobre 1600, e 28
Romana, dice nel cap. II, Della settembre 1671, e di un decreto
20 MAC MAC
dell'uditore del Papa de* i3 olto- ne si eseguiva coli* emettersi avvi-
bre 1722. Finalmente non si po- so al pubblico, informandolo dei
teva appellare alla rota maceratese giorni destinati per il sindacato.
nelle cause non eccedenti la som- Giunto il tempo, si alzava tribu-
ma di scudi cento in questo era : nale nella loggia sottoposta al pa-
giudice di ricorso nelle cause dei lazzo apostolico per sentire i recla-
pupilli, vedove, carcerali e mise- mi di gravame, sopra i quali l'u-
i-abili il pretore; e nelle altre uno ditore doveva giustificarsi.
degli uditori della stessa rota da Coli* invasione francese, succedu-
estrarsi a sorte, come prescrisse to al governo pontifìcio l'italico,

Sisto V e meglio dichiarò Inno- terminò la rota di Macerata e il


cenzo X. Negli ultimi tempi tal tribunale di appello, e vi si so-
regola non piti osservavasi, poiché stituì un tribunale di prima istan-
l'uditore di rota ad istanza de' li- za civile e criminale, giusta la for-
tiganti, lo assegnava la segnatura. ma di quel governo; ma Pio VII
Nelle questioni avea luogo l'ap-
Sfj a' 6 luglio del 1816 invece v'isti-
pellazione, la rota avea la facoltà tuì il tribunale superiore d' appel-
della segnatura, la quale piìl volte lo,riconoscendone il diritto che vi
decretò Utatur jure suo in rota
: avea Macerata, componendolo di
Maceratensiy e dal successivo giu- sette giudici. Nella riforma giudi-
dizio non si dava appellqzione. Chi ziaria però lo perde sotto Deone
godeva del privilegio della legge XII nello spirar del 1824. 11 Pa-
unica, poteva declinar da questa ro- pa Gregorio XVI nel i83i col
Questo tri-
ta, e rivolgersi all'A. C. regolamento del 3i ottobre rein-
bunale di misto foro, era composto tegrò Macerata del tribunale di
di cinque giudici che si chiamavano appello, con giurisdizione sulla le-
uditori di rota, a forma della ro- gazione di Urbiuo e Pesaro, e sul-
ta romana, i quali dovevano esse- le delegazioni di Macerata, Fermo,

re chierici celibi, ed a turno col- Ascoli, Ancona, Camerino e Lore-


legialmente giudicavano tanto in to, oltre il tribunale di prima istan-
prima istanza che in appello tutte za per tutta la provincia, l'assesso-
lecause della provincia, divisa nel rato legale, e il tribunale per le

1808 in tre dipartimenti, non esclu- cause ecclesiastiche, su di che si

so il ducato d'Urbino. Gli uditori possono leggere gli articoli relativi,


della medesima passavano quasi e quello delle Delegazioni aposto-
sempre alle rote di Lucca Ge- e liche.
nova. La carica di uditore durava Ne' secoli passati Macerata fu il

cinque anni; prima che spirasse il luogo dell' ordinaria residenza dei
tempo, il consiglio di credenza, che legati e rettori della Marca, pei
tutelava tultociò che aveva rela- quali, come abbiamo detto, fino dal
zione agli affari pubblici, compren- 1286 fu edificato il palazzo per
sivamente alla nomina di delti u- abitarvi. Nel iSyi ventitre comu-
ditori e di tutti gl'impiegati, for- ni della provincia della Marca sup-
mava una deputazione composta plicarono il cardinal vicario per
almeno di due membri di creden- Gregorio XI, che per la continua
za, i quali facevano il sindacato dimora che in Macerata avevano
all'uditore che cessava. L'operazio- fatto i rettori e presidi della Mar-
MAC MAC 2 1

ca, come siiuala nel centro della la signora e donna del Piceno, ne
provincia, e la curia generale dei riporta le testimonianze, li giure-
medesimi co' quattro giudici, ivi consulto Sebastiano Medici nella
continuassero a risiedere. L'ordina- dedicatoria delle definizioni o de-
ria residenza de'rettori fu in Ma- cisioni della rota maceratese, al car-
cerala; tuttavolta essi o la loro dinal Alessandro Peretti nel 1596,
curia temporaneamente dimoraro- si esprime: Macerata illius provi n-
no in Ancona, in Ascoli, in Fer- ciae caput est. Leone nel bre- X
mo, in Camerino, in Montolmo, ve de' 5 maggio 5 1 3, scrisse:
1 le-

ed anche alti ove. Sì vegga la no- gati provinciae Marcìdae, qui in


ta IX dell'opuscolo stampato in civitate Macera tae, nipote tolius
Foligno. Scrive il p. Civalli nella provinciae caputa residentiam fa-
Plsita triennale della 31arca pag. cere consucverunt. Pih onorevol-
58, che diversi Pontefici chiama- mente si espresse Clemente Vili
rono Macerata, Boinanis Pontiflx nel breve de' 5 maggio 1597: se
cihus legationìs sedes et provinciae priniuni obtulit fidtlisy et dilecta
caput, perchè in essa era la corte nohis civitas Maceratae, quae noti
generale dove fecero e facevano immerito a nohis, caeterisque ro-
ancora residenza tanti legati, e manis Pontificibus legationis sedes,
quantunque al tempo di Clemente et provinciae caput electa fiat, et
VII con l'archivio fu rimossa, ed Wide caetera civitates exempla su-
altrove trasferita con gravissimo mere, et vestigia sequi dcdignari
danno e incomodo della provincia, non queant. L'Ughelli poi nell' Italia
fu nondimeno da Paolo III suo sacra chiama la città caput et me-
immediato successore restituita e tropolis Picenae provinciae non se-
stabilmente fermata. E sebbene al- mel enuncialur in pontificiis diploma-
tre volte si trova che i legati in tibus. Nel secolo passato anche Be-
altre città della Marca dimorarono, nedetto XIII con chirografo de' 16
questo si deve intendere, secondo settembre 1728 le diede il titolo
alcuni, perchè elleno ancora erano di capo della provincia della Mar-
con Urbino, Camerino, con suoi ca^ e la chiamò fedelissima. Il
stati e contadi nella legazione com- Compagnoni nella Reggia picena^
prese, come si legge nella costitu- oltre la serie di molti presidi del
zione egidiana, e però in occasione Piceno, riporta quelle de'raarchesi
di visite o di altri accidenti a quel- della Marca Anconitana incomin-
le si trasferivano; ma i curiali che ciando da Guarniero del io53;
aveano Macerata per residenza fer- de' legati e cardinali ( oltre Romo-
ma, in essa e non altrove le loro lo o Romano cardinale del 493),
facoltà e palazzi fondarono, e ma- principiando dal cardinal Vidone
nifestamente si dimostra, non a- del 1 199, sino al cardinal Lodovi-
vendo tutta la provincia palazzo co Scarampo Mezzarota del i44^J
antico per la corte così comodo, e de' presidi della Marca d'Ancona o
con tante arme di Pontefici e di per ragione di principato, o come
legati adorno, come il maceratese. marchesi, o legati, o rettori, e si-
L'Aurispa a p. 35 e seg. dell' O- mili, Guarniero del io53, al
da
vazioue, parlando delle singolari dello cardinal Lodovico; degli uf-
prerogative di Macerata e diceiido- fiziali di Macerata, come consoli,
12 MAC MAC
poclestà, vicari ed altri giudici, da delle ipoteche, quello del bollo e
Matteo Visconti e Coiiìpagnone del registro col suo ispettore generale,
1191», consoli del coaiune, al po- l'altro del bollo straordinario, quel-
destà Bonhancesco de' Bongìovanni lo dei catasti con suo ispettore ; la
del 1445 » e de* giudici generali cassa camerale, la direzione posta-
della Marca, da Alberico giudice le, l'udizio del bollo di garanzia,
della curia di Macerata nel 12 12, l'amministrazione dei macinati, uu
a Gabriele de* Massioli giudicatore magazzino con deposito di sali e
del 444» cui successe Gerardo dei
1 tabacchi , il rappresentante delle
Gerard ucci. Il marcii. Filippo Bru- società di assicurazioni.
ti Liberati coi tipi del Julfei di Inoltre Macerata ebbe la tesore»
Ripalransone, nel 1843 ci diede ria del Piceno e del ducato d'Ur-
un importante inedito elenco dei bino, risiedendovi il tesoriere. Da-
podestà di Macerata^ che incomin- gì' istromenti del 1283 e 1289 si

cia da Paolo Gualtieri giudice e rileva che il pubblico maceratese


vicario del i253, a Nicola Asclepi fino d'allora somministrava l'abi-
eletto podestà e pretore a* 3 luglio tazione ai tesorieri della Marca. Ma
iSSy. Già sino dal 1824 coi tipi non ostante che Martino V nel
del Morici il eh. conte Monaldo 1417 raccomandò da Costanza il
Leopardi avea pubblicato in Re- tesoriere monsignor Marino ai ma-
canali r importante; Series recto- gistrati di Macerata ; non ostante
rum Anconitanae Marchiae guani che Leone X dando facoltà per la
collexit, sino al 1823 in cui era difesa delle mura, il comune po-
delegato apostolico monsignor Spi- tesse imporre dazi ne' beni degli
nola ora cardinale. All'articolo Dele- ecclesiastici per le ragioni, che ci-

gazioni Apostoliche indicammo quali vitas Maceratae dieta provincia


luoghi della Marca aveano il prelato umhellicidus existat, victualibus a-
governatore, tale essendo quello di bnndetj aedificiis comniodis sit or-
Macerata; dicemmo pure che Pio nata, aeris amenitale a domino do-
VII nel 1800 istituì la delegazio- nata j curiam genera lem dictae pro-
ne apostolica di Macerata con un vinciae ab immemorabili tempo-
prelato per delegato apostolico; che re citra habiierit, et habeat, et ob
Leone XU nel 1827 unì alla de- ìd vicelegati, thesaurarii, judices,
legazione Macerata quella di
di advocatij procurato re s et alii qffi*
Camerino, e ne stabilì gli uffiziali cialeSj et curiales quamplurimi re-
ed i ministri; e che nel i83i il sideant; non ostante questi ed al-
Papa Gregorio XVI separò Ca- tri moltissimi monumenti, pur non-
merino da Macerata, ed alla dele- dimeno i tesorieri, più al loro uti-
gazione di questa diede miglior le, che al comodo della provincia
ordinamento, essendo la prima nel- avendo riguardo, tentavano di po-
la gerarchia delle delegazioni apo- ter altrove trasportale e fissare la
stoliche. Oltre il preside della pro- loro residenza. A questo rimediò
Tincia con la sua congregazione Clemente XIV, con breve de' 18
governativa eia commissione ammi- maggio 1771, col quale ingiunse
nistrativa provinciale, risiedono in ai tesorieri della Marca, che sicco-
Macerata il commissariato de' re- me ne' passati tempi così in futuro
sidui j ruffizio della conservazione e perpetuamente lisiedessero in Ma-
MAC MAC 23
cerata. Questo tesoriere terminò col infermiccio, negli ultimi periodi di
pontificato di Pio VI: di molti di sua vita compilò le memorie slo-

essi ne faremo menzione in pro- riche della zecca di sua patria, le


gresso dell' articolo. Narra il p. Ci- quali rimaste incomplete furono poi
valli , che Macerata fu anco da terminate dallo stesso monsignore,
principio onorata della zecca, della e fanno parte dell' opera del Za-
quale fanno fede molti scudi e du- netti.
cati di camera, battuti in essa ah Anticamente la città si regolava
tempo d'Innocenzo Vili del i4S4> a forma di municipio: quattro e-
col nome espresso di Macerata, rano gradi civici che la distin-
i

ed essendo per alcun tempo trala- guevano, cioè il consiglio generale


sciata l'arte, da Paolo ili del i534 che dava la qualifica di cittadino ;
le fu di nuovo conceduta, onde si il priorato che si accordava a chi
batterono monete d'ogni sorta, nel- veniva ascrìtto alla nobiltà; il con-
le quali non pure il nome, ma an- siglio di credenza eh' era formato
co r arme della città impresse si di tutti i nobili; ed il supremo
veggono. 11 Marchesi nella Galle- consiglio di riformanza , eh' era il

n'a dell'onore par. II, p. i, dice più rispettato ed onorifico , non


che Macerata ebbe il ragguarde- potendovi appartenere che i patri-
vole privilegio di coniar moneta zi più distinti. I membri di questo
d'oro e d'argento sino dal 1392,6 corpo rispettabile formavano le leg-
perciò dal Pontefice Bonifacio IX gi per il buon regolamento della
l'ottennero i maceratesi. 11 primo città, ed avevano l'esclusivo diritto
eh* esercitasse 1' ulTizio di zecchiere di conferire tutti gradi, mediante i

in Macerata , fu un maestro Si- ilmotu-proprio Leonino del 1827.


mone Benedetto da Norcia. Mon- Le prerogative che esercitava il det-
signor Marini pretende che questo to consiglio di riformanza per ag-
privilegio rimonti a più antica o- gregare ai gradi, sono state trasfe-
ligine^ ed aggiunge che dovevano rite ad una deputazione chiamata
esseredue le zecche, che in un araldica, composta del prelato de-
tempo medesimo battevano mone- legato pro-tempore presidente, del
la in Macerata: una per conto del gonfaloniere , e di otto consiglieri
governo, ed era nel palazzo apo- appartenenti al ceto de' patrizi più
stolico; l'altra per conto del comu- Sino da' 24 luglio i8o4
rispettabili.
ne, e l'officina doveva essere a fian- Pio VII con breve volle decorare
co della fabbrica attuale di s. Pao- la città (fi un nuovo privilegio, ac-
lo, all'erezione della quale fu di- cordando al magistrato nelle pub-
strutta.Veggasi Vincenzo Bellini bliche funzioni il rubbone di lama
De monetis M
acerata e , exst. in d'oro, sottoveste ponsò, fascia con
op. de mon. Ilal.; e Pompeo Com- fiocchi d'oro, e berretta nel modo
pagnoni giunioie, Notizia della e forma come l'usano i conserva-
zecca di Macerata, exst. nel t. IV lori di Roma, privilegio singolarìs-
del Zanetti, Delle zecche d'Italia. simOj perchè accordato solo a due
Ci avverte il Zanetti che ad ecci- altre città dello stato, cioè Roma
tamento Annibale Olivieri di
di capitale, e Viterbo.
Pesaro, monsignor Compagnoni ve- Il citato Marchesi, dopo aver ce-

scovo d' Osimo dottissimo, sebbene lebrato la bellezza di Macerata,


24 MAC MAC
detto Pio IV la chiamò in
che muovere il culto delle belle arti e
una bolla Cwitas insignis accen- , della letteratura , avendo istituita
nata la sua origine da Helvia Re- nella propria casa lafamosa acca-
cina, da chi fu ne* diversi tempi demia de' Disuguali, de' signori di
dominata, dichiara eh' è piena di Allena, e marchesi della Guardia in
nobiltà e popolo assai civile, aelor- Abruzzo ; la Panici germogliata dal
na di buoniAggiunge, qui-
edifìzi. tronco de' Compagnoni, signora di
vi fiorirono e in parte ancora fio- Falcino e della Petrella col titolo
riscono varie stirpi illustri e qua- di contea. A voler far menzione
lificate, tra le quali l'Amica de' vi- degl' illustri maceratesi sarebbe ar-
cari di Monte Milone ( l'opera por- gomento assai copioso, per cui qui
ta la data del 17 35); la Floriana ci limiteremo dopo i santi, beati e
de' signori di Ficano e Castel s. cardinali, solamente a que'principali
Pietro ; la Filippucci de'conti di s. che ci riuscì raccogliere da diver-
Angelo in Fontano, da cui uscì ai si libri, oltre i già mentovali ed
nostri giorni Gabriele, che con ra- altri che nomineremo in progresso
ro esempio di moderazione ricusò dell'arlicolo.
la dignità cardinalizia , alla quale Molti maceratesi si distinsero
era stato esaltalo da Clemente XI in dottrina, per opere, nelle ar-
(per cui ne facemmo la biografia, ti , nelle armi , nelle magistratu-
giacche ne* Diari di Roma di quel re , nella gerarchia ecclesiastica
pontificato è notato tra i cardinali In santa vita dunque fiorirono,
defunti, mentre nel voi. XXVIII, cioè nacquero o morirono in Ma-
p. 57 del Dizionario descrivemmo cerala: s. Claudio primo vescovo;
il funerale fattogli celebrare dal s. Liberalo de'conti Brunforti no-
Papa); l'Aurispa de'signori di Mon- bile maceratese, morto nel 1^07 ,

te Fortino e Castel Volubre; la il di cui ritratto conserva nella


si

Struzza de* signori di Mogliano ; la comune ; beato Pietro minorila che


Carbona de* signori di Lomano; la si crede della famiglia Compagno-
Biccia de* marchesi di Castelbasso; ni, e fu terzo vescovo, parlando di
la Bonaccorsi de' conti di Castel esso il p. Arturo nel suo Martiro-
s. Pietro ed altre, ed in partico- logio, Hubero nel Meiiolo-
ed il p.
lare le seguenti che produssero ca- g/o francescano a'29 ottobre. Il p.
valieri all'ordine militare di s. Ste- Arturo a* 3i marzo riporta come
fano. Compagnoni, una delle più oriundi, o come quivi morti se- i

nobili e segnalate della provincia, guenti. Beato Paolo della JMarca


da cui uscirono moltissimi cospi- francescano; bealo Bernardo da Fos-
cui soggetti, che riconosce per sti- sombrone. Il p. Hubero poi a' i3
pite Forte d'OIFone, uno degU ulti- marzo nota il bealo Bernardino da
mi conti di Villamagna, imparen- Mont' Olmo, e il beato Alessandro
tata colle primarie famiglie non so- da Fano della famiglia maceratese,
lo del Piceno, ma cogli Ottoni do- I cardinah maceratesi sono Evange-

minanti in Matelica , coi milane- lista Pallolta creato cardinale da


si Moroni conti di Pontecorano, Sisto V nel 1587; Giovanni Bat-
e con altre chiare famigHe d'Ita- tista Pallotta cardinale da
creato
lia ; la Ciccolini dello stipite dei Urbano VIII 1629; Gabriele nel
Guadambi, lodata pel zelo di pro- Filippucci creato cardinale da Gle-
MAC MAC 25
mente XI nel 1706; Prospero Ma- zio Pio VII al Brasile, ivi defun-
fli

refoschi nato in Montesanto, creato to ; Giuseppe Ugolini preposto della


cardinale da Benedetto XIII nel collegiata di s. Salvatore. Al pre-
1724; Simone Bonaccorsi, creato sente sono viventi , monsignor Lo-
cardinale da Clemente XIII nel dovico Conventati, canonico di s.

1763; Mario Compagnoni Marefo- Maria Maggiore già decano deno-


schij creato cardinale da Clemente tanti del supremo tribunale della
XIV nel 1770; Guglielmo Pallot- segnatura di giustizia, ora presiden-
ta, creato cardinale da Pio VI nel te della Comarca di Roma ; e mon-
1777 Antonio Palletta creato car-
; signor Lavinio de' Medici Spada,
dinale da Pio VII nel 1823 ; ed chierico di camera e presidente del-
il vivente Giuseppe Ugolini, creato le armi.
cardinale dal Pontefice Gregorio Primeggiarono tra i religiosi, il

XVI nel i838, e da lui fatto le- p. Gio. Battista Antonelli ; fr. Orazio
gato apostolico di Ferrara, e pro- Civalli ; fr. Liberato e fr. Pietro
tettore della confraternita della san- da Macerata ; fr. Cassiano Beligatti
tissima Trinità di Macerata. Se cappuccino missionario nel Tibet,
la morte non rapiva monsignor nella cui lingua scrisse diverse pre-
Ignazio Ranaldi arcivescovo di Ur- giate opere;Matteo Ricci gesuita,
bino, che cessò di vivere in Sar- celebre matematico ed astronomo,
degna speditovi da Pio VII per che pel primo predicò nella Cina
riordinare di quel
gli alfari religiosi il vangelo, e per la scienza i cinesi
regno , sarebbe stato creato cardi- lo riguardarono qual secondo Con-
nale. I vescovi e prelati sono: jGìu- fucio ; Giuseppe Asclepi matemati-
lio Cesare Compagnoni, già arci- co e astronomo ; Angelo Galluzzi
diacono della cattedrale, vescovo gesuita. Tra gli scrittori, autori di
di Sanseverino ; Claudio Ciccolini opere, giureconsulti e benemeriti
vescovo di Forlì; Amico Panici della patria.,sono a mentovarsi :

vescovo di Sarsina Cesare Costa ; Pier Nicola Mozzi, celebre special-


arcivescovo di Capua, e autore del mente pel suo trattato De conlra-
trattato, Variarutn ambiguitatiwi ctibus; Giardino;
Scipione Fabio
juris; Pompeo Compagnoni giunio- Ranucci; Alessandro Censi; Dome-
re vescovo di Osimo e Cingoli ed nico Troili ; Pompeo Compagnoni
autore delle Memorie sui vescovi seniore; Antonio Lazzarini; Giulio
d' Osimo, che il Muratori chiamò Con ventati; Marcello Ferri; Giulio
il pi eia io più dolio d'Italia, il de- Mancinelli Gio. Giacomo ; Panici;
coro e V esempio de' pastori d'ani- Giuseppe Mozzi ; Gio. Mario Cre-
me: il Vecchietti ne scrisse la vita scimbeni ristoratore delle buone
e le memorie, stainpate in Roma lettere e fondatore dell'Arcadia di
nel 1783. Cornelio Firmano mae- Roma; Antonio Palmucci ; Giusep-
stro delle cerimonie pontifìcie ve- pe Alaleoni; Antonio Costantini;
scovo d'Osimo e Cingoli: altro ce- Pier Francesco Palmucci de' Pelli-
remoniere pontificio fu Gio. Fran- cani; Mario Compagnoni; Vincen-
cesco Firmano ; Pellegrino Con- zo Berardi sullodato; Antonio U-
salvi vescovo di Fano; Giulio Com- lissi che nel 1 7 1 7 istituì un pin-
pagnoni vescovo di Sanseverino; gue monte di pietà, ma in vece le
Giovanni Fiaucesco Marefoschi, nuu- rendite furono impiegate dal ve-
a6 MAC MAC
scovo Peruzrini nella riedificazione vanni Ferracuti; Carlo Foschi; Gi-
della cattedrale; Giuliano Compa- rolamo Gagliardelli; Gaspare Gaspe-
gnoni, che costituì ampia rendita rini; Giuseppe Mancini, di cui tra

all'ospedale degl'infermi, in che fu gli altri si ha il quadi*o rappre-


imitato dalla sorella Diamante, e da sentante Giuseppe Ebreo; Marcello
Cesare Compagnoni; Pierantonio e Gobbi; Lorenzo Pittori; Bartolomeo
Guarniero Marefoschi, benemerito Pittori; Pompeo Pittori; Giuseppe
delle chiese; Simone, Mario, Jaco- Sebastiani Mancini detto Giuseppi-
po e Camillo Compagnoni capita- no. Gli architetti di merito sono
ni; Domenico Lazzarini; Giulio Pel- Giuseppe Aniballi, Narciso Aurispa.
licani; Gio. Ballista Compagnoni Pompeo e Pietro Floriani per l'ar-
giureconsulto; Pompeo Compagno- chileltura militare: il secondo for-
ni giuniore; Giuseppe Dionisi ca- tificò Malta, e le sue fortificazioni
nonico delia collegiata, autore di riuscirono di tanta eccellenza, che
diverse opere; Paolo Spadoni na- da lui presero nome di Floriane:
turalista, discepolo e compagno del- Gregorio XI li, Sisto V, Clemente
lo Spallanzani, autore di varie ope- Vili, Filippo III, Rodolfo II im-
re ; Leopoldo Armaroli; Giuseppe peratore e la repubblica di Vene-
Boccanera; Giuseppe Ciccolini; Giu- zia lo colmarono di onori. Altri va-
seppe Antonio Cervini; Lodovico sono Stefano Grandi,
lenti architetti
Ciccolini astronomo; Luigi Pellica- Giuseppe Matlei, Pier Francesco
ni; Giuseppe Boccanera autore del- Palmucci, Pompeo Spadari, conte
le Vile degli uomini illusivi di Na- Filippo Spada vivente. Inoltre so-
poli; Stefano Cambini canonico tjeo- no a rammentarsi Amico Amici
logo vicario in Macerata e rettore matematico ed ingegnere espertis-
lieiruniversità : di lui si hanno non simo; Matteo Cruciani mosaicista;
poche iscrizioni lapidarie di squisi- Vincenzo Giovanni Calamanzia, co-
to stile latino ed italiano , e non niatore di medaglie ; Polonio fon-
poche prolusioni accademiche, ed ditore di metalli ; Taddeo Girola-
altri componimenti. Tra i recenti mo Ricciano fonditore di metalli,
scrittori viene lodato il canonico e Fedele Bianchini scultore viven-
Carlo Hercolani ti'aduttore della te, il quale come allievo del gran

Cristiade del Vida, di molte ope- Canova dà saggi non equivoci del
re inglesi e greche, ed autore di profitto che ha fatto nella di lui
opere. Fiorirono negli ordini eque- scuola. Del Bianchini si ha in Ma-
stri : nel gerosolimitano, Gio. Bat- cerata, nella sala comunale, un bel
tista,Francesco e Pier Paolo Com- semibusto del Papa Gregorio XVI;
pagnoni ; Valerio marchese Ciccoli- neir università il monumento del
ni cavaliere di Malta ec; nell'ordine Giannelli; ed i cenotafi del ven.
di s. Stefano, Gio. Battista e Quin- vescovo Vincenzo Strambi e del
tiliano Compagnoni, ec; nell' ordi- marchese Bourbon del Monte nella
ne Maurizio e Lazzaro, Fran-
de'ss. cattedrale, non che quello dell'avv.
cesco Compagnoni; Leonardo com- Nicola Piccinini giudice di appello
mendatore Filippucci, ec. di onorevole rimembranza. Sui pre-
I pittori valenti sono Girolamo Ba- gi degli artisti maceratesi, come di
stiani; Girolamo Boniforli; Francesco molte notizie artistiche riguardanti
Bonifgrti; Sforza Compagnoni; Gio- Macerala, scrisse dottameots e eoa
MAC MAC 27
critica il marchese Amico Ricci altra cosa alla citta appartenente.
maceratese cav. de* ss. Maurizio e Tuttavolla confessa mancare Ma-
Lazzaro : Memorie storiche delle cerata d'una storia compita (Gia-
arti e degli artisti della Marca di como Lauro scrisse Alacerata il- :

Jncona, Macerata i834, tipografia lustrata con memorie più chiare


di Alessandro Mancini. della città Roma pel Grignani
,

Prima di descrivere le principali 164^5 in 4-° Questo libro non mi


notizie storiche di Macerata ci , riuscì rinvenirlo ne in Roma ne in
sembra indispensabile riportare qual- Macerata mi confessò cortesemen-
:

che tratto del maceratese Domenico te il marchese Ricci di averlo ci-


Troili della prefazione alla sua Dis- tato, ma di non averlo potuto mai
sertazione deW antica città di Re- trovare. Gio. Andrea Massei De :

cinaj Macerata 1790, presso An- Alacerata urbe in Piceno elegia,


tonio Cortesi e Bartolomeo Capi- che riportasi dal Bacci nelle Noti-
tani. Encomiando primieramente co- zie dell'antica Chiana ec. Macera-
loio che si dedicarono a corregge- ta 1716, contiene quarantasette
re con critica più sana e severa le note, colle quali s'illustra la sto-
antiche storie delle loro patrie, o ria maceratese ), la quale conten-
a scriverne esattamente delle nuo- tar possa i dotti e gli eruditi. Lo-
ve o almeno illustrarle, dichiara da Compagnoni, e per-
la storia del
quindi che anco i maceratesi han- chè la morte gì' impedì compirla,
uo la storia della città, scritta nel e per lo stile ed altro non la re-
secolo passato ( cioè il XVII) dal puta capace di soddisfare gli eru-
patrizio Pompeo Compagnoni ( se- diti moderni; però riproduce quan-
niore ), e l'anno 1661 per gli eredi to ne sciisse in encomio il Vec-
di Agostino Grisci e Giuseppe Pic- chietti, a pag. 40*^ delle Memorie
cini stampata in Macerata con que- de' vescovi d'Osìmo, che qualifica
sto titolo La reggia picena ov-
: l'opera del Compagnoni per utilis-

vero de' presidi della Marca, hi- sima e sommamente pregevole, non
s tori a universale degli accidenti di scevra di qualche difetto. Aggiun-
tempo in tempo della provincia j ge che quello che dopo di lui è
non meno che de' vari suoi reggi- slato scritto, oltreché non fu per
menti , sì come de' re ^ pretori o fare una storia, ma solo per soste-
proconsoli consolari, vicari, prefet- nere una contesa , non riempì il

ti pretori e legati cesarei del Pi- vuoto; aver perciò divisato compi-
ceno j conforme de' duchi , conti, lare una storia compita col titolo
marchesi, legati apostolici, rettori di Memorie storiche di Macerata,
governatori e luogotenenti della Mar- ossia una storia civile, ecclesiastica
ca; con tutti i vescovi, podestà ed e letteraria, volendo prima pubbli-
altri giudici di Macerata (però care tre dissertazioni ; cioè, dell'an-
pubblicò la sola parte prima che tica città di Recina, della prima
arriva soltanto al i445)' Quindi origine di Macerata, e delle vicen-
non mancò anco negli ultimi tem- de di Macerata ne' primi secoli
pi chi tra i maceratesi cercò d'il- della sua esistenza ( tranne la pri-
lustrare o l'origine o le prerogati- ma dissertazione niente altro pub-
ve della patria, o i principii del- blicò il Troili). Avverte poi, che
l'università degli studi, o qualche dovendosi nelle memorie e nelle
a8 MAC MAC
dissei lazioni esaminare la contesa no: I. Replica al
cavaliere mace-
tra'maceralesi e camcrinesi,e quan- ratese del suo amico di Camerino.
to le palli scrissero, slimava bene II. Risposta dì uno studente in Ca-

tesserne hievemeute la sloiia, della merino ad un suo amico studente


quale andiamo noi a produrne qui in Alacerata. III. Àvverlimenlo al-

un estralto. lo stampatore di Macerata per la


Nell'anno 1760 si portò un ca- prefazione premessa alla terza e-
"valiere maceratese Camerino in dizione della risposta d'un cava-
( lessi e non rammento dove che , lier maceratese ad un suo amico
fosse cerio Lorenzo Ranaidi Gre- di Camerino. IV. // cavaliere ma-
goriani ), e nel confronto che fece ceratese frustato dal bidello dell'u-
di essa colla propria patria, cui die niversità di Camerino. V. Dei ca-
la preferenza, adontò alcuni carne- merti umbri dissertazione apologe-
rinesi. Questi a' 5 del 1761 stam- tica istorico-crìtica. cava-
VI. //
parono una lettera colla quale ol- liere maceratese confutato nelle sue
traggiarono diversi cavalieri mace- osservazioni contro Camerino dagli
ratesi, i quali tacquero. Nel 1777 accademici Sinceri della medesima
nell'esaltazione al cardinalato di città, con varie illustrazioni sopra
Guglielmo Pallolta nato a Mace- l'origine e pregi di Macerata ( ve-
rata, ov'era ascritta la sua fami- ramente queste osservazioni sono
glia tra le patrizie, essendo del pa- in difesa di Macerata ). I macerti-
ri annoverata tra quelle di Cameri- tesi però non si stellerò nel 1780
no , vollero i camerinesi festeggiar- colle mani alla cintola, e stampa-
la anche con componimento dram- rono: I. Ragionamento dell'origine
matico di Domenico Pannelli, che e prerogative della città di Mace-
si permise versi e nota, che pro- rata, in risposta a quanto si dice
dussero acerba e letteraria contesa su tale articolo nella dissertazione
tra le due illustri città. Asserì che apologetica istorico- critica, e ri schia-
Macerata al civile ed ecclesiastico rimento della lettera del cavalier
governo di Camerino era slata sog- maceratese ( l'autore del Ragiona-
getta, laonde provocati i macera- mento e del seguente Estratto di-
tesi, uno di essi, forse Antonio Loz- cesi il Lazza ri ni ; come forse del-
zarini colle slampe di Macerala
, l'avv. Pieranlonio Frasca sono per
neir islesso anno scrisse e poi colla la maggior parte le cose stampate
data del 1777 pubblicò: Risposta pei camerinesi ; ma il libro degli
di un cavaliere maceratese ad un accademici Sinceri si ci*ede del lo-
6U0 antico di Camerino^ con varie ro segretario Sparapani ). II. jE*-

osservazioni intorno ad alcune no- stratto di proposizioni intorno alla


tizie, che fin da gran tempo van città di Camerino, e suo antico
pubblicando i signori camerinesi ducato, contenute nella dissertazio"
della città di Macerata. Nel 1780 ne apologetica ìstorico-critìca , pub-
s'incominciò a vendere e subito blicata in Camerino in risposta al-
ne furono fatte tre edizioni , due le osservazioni del cavaliere mace-
con prefazioni dell'editore, la terza ratese nel mese di luglio 1780,
di Teramo con lunga confutazione. con critiche riflessioni a ciascuna
Contro questa lettera nel medesi- di esse. III. Prefazione del 1777,
mo anno i camerinesi pubbiicaro- ove espongonsi i pvincipii delle piii
MAC MAC 29
antiche università d* Italia e di quel- letterari sulla controversia tra li si-

le di Macerata e di Fermo , de- gnori di Camerino e di Macera-


dix^ata allora ai signori maceratesi ta. HI. Note intorno alcune cose
dal sig. Pirro Jurispa, professor che riguardano la città di Mace-
primario^ ed ora all'occasione dì rata, contenute nel libro dello stato
alcune controversie tra alcuni ma- civile delle terre pontifìcie dopo la
ceratesi e camerinesi trasportata venuta cardinal Albornoz in.
del
dal latino neW italiana favella ^ con Italia. IV. Confutamento di quan»
una hrevissiì::a aggiunta o prolu- to alcuni anonimi camerinesi, il
sione del traduttore. sig. abbate Francese Antonio Zac-
Nel 1 78 1 i camerinesi mandarono caria, il novellista di Firenze, e
fuori Ire cose che prolungarono la lite. memorie enciclopedi'
l'autore delle
I. Risposta alle osservazioni del cava- che, che sistampano in Bologna,
lier maceratese e dimostrazione del- al n. 24 nel mese di luglio 1781,
la prima origine e polizia di Ma- contro Macerata hanno calunnio'
cerata ( leggo nel Ranghiasci che samente scritto e affermato. Della
ne fu autore l'ab. Gio. Ballista Pre- prima di queste cose si crede au-
celti). \\. Slato civile delle terre tore il dotto maceratese cav. Giu-
dopo
pontifìcie la venuta del car- lio Convenlati, e dell'ultima, stam-
dinal Albornoz in Italia^ con al- pata nel 1782, è autore l'ab. Gian-
cune osservazioni intomo all'origi- francesco Lancellotti di SlafFolo,
ne deW università^ e confutazione perciò ascritto tra i patrizi di Ma-
di ciò di' è stato scritto dall'auto- cerata. Nella collezione che posseg-
re del ragionamento dell'origine e go delle nominate stampe, in quel-
prerogative della città di Macera- la della III. Note, ec. trovo scrit-
ta ^ e da altri intorno V università to: del canonico Dionizj. Di tali

di Macerata. III. Congressi lette- stampe il Banghlasci nella sua Bi-


rari sulla contesa ira li signori dì bliografia, agli articoli Camerino,
Camerino e di Macerata tenuti in Macerata e Umbria, osservo che
casa dell' ab. Francesco Antonio ne riporta circa dodici soltanto.
Zaccaria, da lui medesimo distesi Dopti questo tempo i maceratesi e
in alcune lettere ad istanza d'un i camerinesi tacquero. Nel 1 786 il

amico. La prima fu ristampata in Colucci pubblicando il primo tomo


Bologna, la seconda in Macerata. delle Antichità picene, grato di es-
A difesa de' maceratesi , massime sere stato aggregato al patriziato
contro Zaccaria, quattro cose
il camerinese, nella dissertazione XII
stamparonsi. I. Lettera di un ma- \i prese a difendere la confedera-
ceratese anonimo intorno ai prin- zione de' camerli col popolo roma-
cipii dell'università di Macerata, in no. Ciò mosse due anonimi ad im-
risposta a ciò che n ha scritto il pugnar di nuovo il sentimento dei
sig.abbate Francese Antonio Zac- camerinesi, esser la loro città l'an-
caria ne' suoi letterari congressi. tico Camerino umbro, i cui abita-
II. Commenti e spiegazione d'alcu- tori camerti furono confederati dei
ne notizie appartenenti alla città di romani. Quindi nel 1786 si pub-
Macerata, pubblicate dal signor ab- blicò : Notizie istoriche di Carne-
bate Francese Antonio Zaccaria nel ria e Camerio città del Lazio,
libro che ha per titolo congressi forse dell'ab. Giuseppe Tondini (del
3o MAC MAC
quale ho nella citala collezione un proprie, tranne quelle messe nel §
nis., ignoro se originale o copia ,
IH dell* appendice. Leggo nel Co-
cioè Riflessioni su la nota iscrizió- lucci, che il Troili recitò la disser-
ne Munibach pubblicata dui
di tazione air apertura della copiosa
Muratori j e riprodotta prima dal e scelta biblioteca di Macerata, di
Frasca mila, sua dissertazione sui cui fu destinato prefetto: egli era
canierli unibri^ indi dall'ab.Zac- stalo trenta anni in Modena nella
caria in quc suoi congressi Igtle- rinomatissima biblioteca Estense. 11

rari^e pare opinamènto analogo alle Salinon nella sua opera intitolata:
Notizie istorie he ), che volle prova- Lo stato di tutti i paesi e popoli del
ie, che i camerti umbri confede- mondo, non solo ricorda tutti i brevi
rali de' romani, de' quali parla T. e bolle de' Papi, con cui fu Macera-
Livio, furono chiusini, e Cameria ta decorata della curia generale
non fu dov' è ora Camerino. Nel della rota, dell'università, della zec-
1787 poi venne fuori: Lettera ca, e di altri privilegi, non che del
d' autore anonimo sopra quel tanto sigillo; ma eziandio per provare la

che dal signor ab. Giuseppe Co- derivazione da Recina, riporta la


lucci patrizio di Camerino nella seguente antica memoria.
XII dissertazione suo primo del
tomo delle Antichità picene si dice In dorso Macerata sedei post bella
circa il passaggio fatto nella selva Gotoruni
Ciminia dal console Q. Fabio con Edita et ex priscis Recinae genero-
l'esercitoromano. L' autore nega sa recinis.
che quel Camerino fosse l'odierno.
Ai due anonimi rispose Colucci pu- Macerata come Recanati {Fedi),
re nel 1787 con un libretto Let- : ripete l'origine da Recina o Ri-
tere apologetiche in difesa di quan- cina, antichissima ed illusile città
to si è detto nella dissertazione XTI del Piceno, i cui avanzi maestosi
delle Antichità picene, sulla confe- esistono ancora sulla sinistra spon-
derazione de' camerti umbri col po- da del fiume Potenza , lungi tre
polo romano y ec. Il Troili braman- miglia da Macerata alla volta di
do che le contese non si riaccendes- Recanati, nel luogo chiamato il /^/^v-
sero, promise che avrebbe esami- so o ponte di Macerata. Recina
nato diligentemente senza passione trovavasi a pie del colle e veniva
tutte le cose stampate nelle Dis- attraversata da detto fiume. Alcu-
sertazioni e nelle Memorie ch'erasi ni fanno derivare il suo nome da
proposto pubblicare, senza far pa- un tempio dedicato a Venere Eri-
ragoni tra Camerino e Macerata. cina in quelle vicinanze, attribuen-
Finalmente avverte, che avendo il done l'erezione al re Cino che do-
Colucci nel t. Ili delle Antichità minò in Italia quattro secoli circa
picene pubblicato un estratto della dopo il diluvio, al che ripugnano
sua dissertazione Dell'antica Reci- i critici. Non mancarono parecchi
na, e da lui mandatogli, ed aven- scrittori di celebrarne 1' antichità ,

do osservato parecchie cose che a la nobiltà, la potenza, ed altri pre-


lui sono sembrate degne di ami- gi, al pari delle più famose città
chevole censura ; il Troili dichiara picene. Ebbe gli onori di colonia
iroler contrassegnare ìe aggiunte romana e di municipio, e conser-
MAC MAC 3i
ò reggimento anco in tem-
libero afferma il eh. conte Leopardi, par-
ào degl' imperatori romani, che la lando dell'oiigine di Recanati, nel-
elevarono al più alto grado di gran- la Sene de' vescovi di Recanati.
dezza. Tulio copiosamente , e con Dalla stamperia Quercetti d' Osi-
erudizione viene narralo dal Com- mo fu pubblicato un opuscolo in-
pagnoni, dal Troili, dal Colucci e titolato: Osservazioni di un ano-
da altri. Bisulta però da incontra- nimo sulla dissertazione dell' anti-
stabili documenti, che Plinio il vec- ca Recina pubblicata in Macera-
chio, il quale mori neiraniio 79 ta dall' abbate Domenico Troili
dell' era cristiana, nomina i nemesi Vanno 1790. Dalla copia che pos-
o recinesi fra i popoli mediterra- seggo col publicetur del can. Pe-
nei del Piceno. Di poco fu a lui rucci V. G., e di fr. Domenico Cri-
posteriore Sèsto Giulio Frontino, stian opulo prò vicario del s. oflizio,
che parla dell'agro di Reciti a _, e si legge la data de' 12 agosto 179^'.
de'suoi confini : noto è però, che ciò L'anonimo si dichiara maceratese :

che spelta al Piceno antico è dello severamente critica il Troili, lo ri-


scrittore agrario Balbo, i cui fram- marca di contraddizione nella pro-
menti furono inseriti nell'opera di perchè l'osser-
testata imparzialità,
Frontino. L'imperatore Traiano che va prender parte alle contese e ga-
morì nell'anno 117, donò alla re- re slate tra i camerinesi ed i ma-
pubblica ricinese l'eredità di Tu- ceratesi ; come pure di avere scrit-
scilo Nominato per impiegarsi nel to contro gli autori che scrissero
restauro del bagno, del foro o del- su tali controversie, ed ancora con-
le piazze, e di questa disposizione tro quelli che scrissero vantaggio-
si conserva un marmo in Macera- samente sopra Recina, non escluso
ta. Altro marmo esistente in Re- Compagnoni, e particolarmente con-
canali dichiara che Lucio Publi- tro Peranzoni e Lancellotti ; rin-
ciò Aproniano prefetto del preto- facciandogli di aver seguito Frasca
rio era il protettore del municipio detrattore Macerata. Passando
di
de' recinesi. Altra lapide conservata poi l'anonimo ad analizzare l'opi-
eziandio in Maceiata attesta che nione del Troili, che Recina ebbe
l'imperatore Settimio Severo, che principio ai tempi di Giulio Cesa-
terminò di vivere l'anno 212, fu re, o almeno del suo nipote Au-
gran benefattore della colonia di gusto, e prima delia nascita di Ge-
Ricina, anzi ne viene chiamato fon- sù Cristo, con sensate riflessioni
datore, perchè la restaurò grande- vuol provare che Troili non intese
mente, o vi condusse nuovi abitan- bene Plinio né seppe leggere le
,

ti, o le compartì altri singolari fa- lapidi di Traiano, di Severo e di


vori. Una iscrizione che si trova Marco Aurelio, e perciò doversi ri-
nella città di Tarragona dichiara tenere più antica l'origine di Re-
che Lucio Ovinio Rustico Corne- cina, e che a cagione della sua van-
liano console des'^nato, era il pro- taggiosa posizione, ampiezza e fer-
tettore della repubblica ricinese, e tilità di territorio, Recina forse sor-
questo Ovinio fu console nell'anno se dalle rovine di altra città pre-
237. Tulli questi marmi furono esistente, e conchiude non potersi
riprodotti dal Grutero, dai Coluc- asserire che Recina non esisteva
ci, dal Calcagni e da altri , come prima di Cesare.
32 MAC MAC
Narrano gli storici, che i reci- ed in morte i recinesi, come a pro-
nesi assoldarono gente per Giulio tettore tutelare e concittadino, nel
Cesare, sotto il quale in Reciua al- territorio gli eressero un monumen-
loggiarono la legione XII detta poi to sepolcrale, forse a cura di Lucio
fulminatrice d'Augusto,
a* tempi Publicio Floriano suo tribuno del-
ed in gran parte composta di re- la coorte nona pretoriana, compo-
cinesi, e la legione XXII, di cui sta di recinesi. Proseguì poscia l'im-
era prefetto Xucio Cerpinio della peratore Settimio Severo del iqS
tribù velina, alla quale fu aggre- la restaurazione di Recina ,
per le
gato quasi tutto il Piceno : la le- cui opere sublimi impressero i re-
gione XXII fu detta dallo stesso cinesi ne' marmi il nome di con-
Augusto primogenita, pia e fedele. ditore e di facitore; e visitando
La repubblica recinese ebbe il cu- nel 2o5> Recina per senatuscon-
ratore, dignità di gran preeminenza sulto gli furono decretati encomii
nelle città libere. L'imperatore E- da scolpirsi nel suo arco trionfale
lio Adriano chiamato l'Augusto dei eretto dalla riconoscenza de' reci-
piceni, e che mori l'anno i38, vi nesi di qua dal fiume, incontro al-
aprì il ginnasio e l' ateneo ; onde l'anfiteatro di Pertinace , l' uno e
obbligò Ja gioventìi recinese e la l'altro nel centro della città. Sicco-
picena tutta, per l'istituzione delle me Settimio Severo vendicò la mor-
buone lettere ed altre arti liberali, te di Helvio Pertinace, e ne prese
ad alzargli del proprio una statua il nome, così vogliono alcuni che
equestre dorata, ed allora cominciò Recina prendesse stabilmente il no-
la città a chiamarsi Elia Recina me di Helvia o Eivia Recina per
in onore del benefico principe. Gli onorare ambidue i munifici prin-
esempi di Traiano e di Adriano cipi. Dell' anfiteatro ancora esisto-
mossero Marco Aurelio Antonino no ruderi e la maggior parte degli
Pio, nel passaggio ch'egli tenne per archi.
Recina nell'anno i8o l'ultima vol- L' imperatore Clodio Pupieno
ta che parfi da Roma contro i mar- Massimo , nella spedizione contro
coma n ni, a spurgarvi i suoi anti- Massimino, nel 1^0 cinse di mura
chi grandiosi acquidotti , e resti- e di torri la città, dé'quali muri
tuirvi di bel nuovo l'acqua Marzia nuovi e forti propugnacoli ne esi-

tra fiume Potenza e il tempio


il stevano avanzi nel secolo XIV. '
Il

di Marte, ed oltre a ciò nominò senato e popolo recinese per gra-


Recina Antoniniana e città sacra. titudine gli decretò una statua di
Quindi l'imperatore Aulo Helvio marmo coti onorevole epigrafe. Per
Pertinace del 192, ne restaurò l'an- ultimo , come abbiamo dal Com-
fiteatro, il pretorio , ed altri più pagnoni, l'imperatore Licinio Gal-
antichi edifìzi ; la nobilitò di nuo- lieno del 260 beneficò Recina fab-
vi coloni romani, ne ampliò il ter- bricando pubblici granari e sontuo-
ritorio allorché rinnovò la legge si templi ed uno più celebre a
,

agraria che perciò Recina prese il


; Mercurio siccome suo nume tute-
nome di colonia Helvia o EWia lare ; ed i recinesi nel 262 fecero
Recina. Ebbe poscia a prefetto del battere in onore di Salonino, crea-
pretorio, o giudice generale del Pi- to cesare da Gallieno suo padre,
ceno, Lucio Publicio Àproniano, una medaglia colla testa di Mer-
MAC MAC 33
curio e l'epigrafe : Colonia Ricina ta e consunta da' goti verso la
Felix Helvia. Inoltre vi fu rap- metà del secolo VI, dicendola però
presentala Recina coronata di torri già decaduta ; il Lancellotti mette
come metropoli di provincia e reg- la distruzione di Recina per opera
gia delle città circostanti. Questa de' longobardi, dopo il 568; e il

colonia figurata nella medaglia sot- Troili si unisce al sentimento dei


to l'immagine della dea Cibele, chia- Compagnoni che la dice rovinala
ramente rappresenta Recina dal , nel principio del V secolo. Che Re-
fiume Potenza che corre nel mez- cina sussisteva nel 898, e che fu
zo della città, e dalle due mole o distrutta da' goti verso l'anno 4o6
macine da grano, arma sua anti- sotto la Radagasso o
condotta di
chissima per l'ubertà del suo ter- Redagaiso, lo riporta il conte Leo-
ritorio, abbondando i suoi campi pardi. Nel luogo ove fu Recina ^
di frumento ed altre biade, e i suoi oltre i mentovati marmi, si rin-
colli in vino, laonde nelle vigne di vennero pavimenti di mosaici, scul-
Montanello sopra Recina fu trova- ture, statue, idoli, amuleti, ed al-
to un sigillo col grappolo d' uva tre anticaglie, non che medaglie di
impresso. Che Mercurio fu nume bronzo e di argento di Giano, dei
tutelare di Recina, lo si ha pure consoli romani, e degl' imperatori
da una lapide di Licinio Saturni- Augusto, Caio, Tito, Traiano, Se-
no, che da Recina portata a Ma- vero ed altri, tutti testimoni del-
cerata, prima si conservò dentro la l'antichità, del lustro e della gran-
chiesa, antica di s. Giovanni con dezza de' recinesi. Ne' pubblici è
ospedale de' cavalieri gerosolimita- privati luoghi di Macerata, Reca-
ni, e poi nel palazzo apostolico a- nati, Montecassiano, ed altri luoghi
vanti la torre, collocata nei 1646 si vedono molti de' monumenti ac-
a pie delle scale. Ma di tanto Splen- cennati, ed appartenenti a Recina.
dore e magnificenza di Recina non Non si deve tacere, che il eh. De
rimane che il nome, dopo l'eccidio Mirticis ne' Cenni storici e numis-
cui soggiacque per opera dei bar- matici di Fermo, pag. i5, scrive
bari. essersi erroneamente fin
ritenuto
Alarico re de'goti, sospinto dal- qui da molli che la colonia Helvìa
l'ambizione di Stilicone, colle sue nel Piceno, da cui è sorta la città
genti feroci, preceduto dalla strage di Macerata, avesse avuto sue mo-
e dalla devastazione, occupò tutto nete coloniche, opinione eh' ebbe
il Piceno nella sua
marcia verso forse fondamento da ciò che ne
Roma, tutto ponendo a soqquadro, scrissero Tristano e Patino dappoi- ;

e le città specialmente di Recina ché secondo riferisce tre tipi di


il

e di Urbs Salvia interamente di- monete colla leggenda Col. Hel.


stinisse nel 4o^> essendo l'una dal- ch'egli spiegò Colonia Heh'ia, ag-
l'altra distante circa sette miglia. giungendo che i coloni coniarono
Diverse sono le opinioni sull'epoca una di tali monete per render gra-
della distruzione di Recina : Pe- zie agi' imperatori Pertinace e Se-
ranzoni l'attribuisce ad Attila re vero, e le altre due a Caracalla*
degli unni, e verso la metà del V L'Harduino però nolo pel primo,
secolo; il Fanciulli stima che Re- che le monete colla leggenda Col*
cina fosse con Veregra saccheggia- Hei. ad Heliopolim Caelesyriae do-
voi. xn. 3
34 MAC MAC
vevano attribuirsi j al quale autore che di Cjiinerino e di Fermo, Ixi-
soscrisse poscia il Vaillant nella sua gnando le falde del suo colle il
opei-a, corrt^gendo il Tristano e il Potenza e il Cliicuti fiumi celebri;
Palino, i quali erano stati seguiti quindi partecipò Macerata della
dal Cupcro e dal Mczzabarba. Con- Penta poli da settentrione verso il
chiude il de Minicis, che la mo- castello di s. Giuliano o s. Pelle-
neta con le lettere singolari Col» grino contermini di Umana e di
Hel. non può appartenere alla Ck)- Recanati, per la via di Potenza al
Ionia Helvia, ma aòHeliopolis^ poi- mare; e dall'occaso in vicinanza di
che le colonie italiche, e specialnien- Osimo Savino e Miligiano
verso s.

tequelle vicine a Roma, non avevano o Miglianzano, da Forano a s. Ma-


il diritto della coniazione delle mo- ria in Selva. Della Marca di Ca-
nete. Caduta Recina, i suoi abita- merino, dal meriggio verso Lor-
tori si divisero in più popolazioni, nano, Corogliano Colmargone o ,

e con le reliquie di quelle alte mu- Colmaggiore, e Villa Maina o Ma-


ra edificarono le due città più gna, da Chiaravalle e dall'Arancia
Ticine, Macerala e Recanati. Altri o Rancia alla chiesa di s. Croce
scrivono, che recinesi si ritiraro-
i di Rambona. E dall'altra Marca di
no dopo il disastro nel seno dei Fermo, dall'orto verso Corneto,
più erti colli, e la parie maggiore Canaleccio di là dal Chienti, Nun-
convenne nella sommità, ove quasi castro, la Torricella ovvero il Castel-
dalie macerie sorta si edificò Macera- lare del Colle, e il castello di Ca-
ta, sebbene taluni pretendano che sale colla chiesa di s. Claudio, tut-
Macerata preesistesse e in tal fatale te contee antichissime della giuris-
circostanza venisse ampliata. L'Au- dizione di Macerata, o dominate
rispa nella più volle citata Ora- da patrizi e nobili maceratesi. Par-
zione, riferisce a pag. 7, che Ma- la poi degli autori che magnifica-
cerata avesse i suoi principii dal- rono i pregi di Macerata, ricono-
l'anlica e chiara città di Ricina, sciuti pure dai Pontefici, e della
allorché questa venne disfatta, non sua antica ma incerta origine
Jia bisogno di prove, basta leggere Quanto al nome di Macero o
ilBiondo, Jodoco Hondio , Marco Macro da cui vuoisi il principio
Guazzo, Smetio, Amantio, Reusne- del nome Macerata, poco conto
ro. Volterrano, Alberti, Bacci, Ip- facendone il Compagnoni, piulto-
polito Aurispa ed altri scrittori, sto l'attribuisce a Martio Macro
come Panfilo, riportando il prin- nobile romano: Non longe a RI'
cipio dell' iscrizione esistente nella dna cìvìlate in aniaeno colle circa
galleria Gregorio XIII nel pa-
di an. Domini 822 fuit conditunt
lazzo Vaticano Macerata e vetu-
: oppidum nobile a Martio Macro
statis' Helviae Ricinae ruinis et patritio romano de gente Aemitia
niaceriae dirutae excitata provin- Inter patritias majoruni gentium,
ciac Picenae praesidum sedes. et vocavit a suo nomine Macera-
11 Compagnoni nella Reggia pi- tam. Narra pure che vi fu chi
cena, a pag. 60, chiama Macerata pretese, che un Macareo da Ma-
colonia de' recinesi. A p. 3o scrive carea città d'Arcadia, nell'invasione
che Macerata è posta in mezzo dei pelasgi vi deducesse una colo-
tra l'antica Pentapoli e le due Mar- nia, e che col proprio nome la
MAC MAC 35
cìiia masse Macerata. Riporta anco- In seguito i recinesi o macera-
ra ah re congetture sul nome, al- tesi seppero schermirsi per la for-
cuni facendolo derivare da Licinio tezza del sito, e col loro valore,
Macro o altro di sua famiglia, di- dalle barbarie de* re goti, come
fensore o patrono, o flamine o de- dalle calamità de' tempi, onde Ma-
curione della medesima; tutte con- cerata potè servire di comodo al-
getture prive di certezza. Nota poi loggio ai soldati di Belisario. Poco
che Appiano e l'Amanzio scrissero: mancò, sebbene piazza fortissima e
apud Macerelum novam in Pìce' l3enpresidiata, che non cadessero

no Heh'ia Ricina col., ed il Ga- per sempre recinali sotto il fer-


i

Macerata colonia Ricinen-


lesino, ro di Teja ultimo re de' goti,
siitm. Dopo la partenza di Alarico quando portò la guerra nel centro
da Roma e nel seitembre circa del quasi del Piceno. Il Compagnoni
4 IO, si dice che uscendoi recinesi dice pertanto, che solo a patti i

dai loro asili, cominciarono a ri- recinali , e per timor del sacco,
parare o edificare B-Ccina o Ma- cederono dopo ostinata difesa, e
cerala, vi trasportarono le cose più nominando diversi storici vuol pro-
memorabili della città sacre e pro- vare che per recinali altri non deb-
fane, venerando per patrono san bano intendersi che i maceratesi :

Giuliano in Recina, di cui era al- in vece il conte Leopardi, per il

lora e fu ultimo vescovo s. Clau- luogo espugnato tiene che sia sta-
dio, il primo de' maceratesi al dire lo il castello campestre abitato dai

dal Compagnoni, contraddetto dal lecinati, fortissimo pel presidio di


conte Leopardi, il quale riporta Cumade, poi città di Recanali. Ai
la fondazione di Macerala e suo goti oltre altri barbari successero
vescovato ad epoca assai più tar- i longobardi, che occuparono an-
da, dichiarando non aver tiovato cora il Piccfjo, laonde le supersti-
notizie di s. Claudio, ne di altro ti città e terre colla libertà per-
-vescovo di Recina. L'evangelo era derono ancora le proprie leggi, e
slato predicato nel Piceno dall'apo- dovettero invece obbedire alle lon-
slolo s. Pietro, reduce dalla Dal- gobarde. Nel pontificato di s. Gre-
mazia, essendo stato protomartire gorio II e circa l'anno ySo i po-
de' piceni s. Catervo suo discepolo, poli delle Provincie dell' Eoiilia,

e s. Giuliano quello che introdus- della Pentapoli e del Piceno scos-


se il cristianesimo in Recina. In sero il giogo degl'imperatori gre-
Macerata non solo si vogliono tras- ci e de'longobardi , e si posero
portati i più ragguardevoli monu- sotto dominio e protezione della
il

menti di Recina, ma eziandio le santa Sede; e per tale spontanea


magistrature de' decurioni, duum- dedizione, acquistò la Chiesa roma-
viri, curatori, ed altri che forma- na il dominio temporale sulle no-
rono decreti pubblici scolpiti in minate Provincie, massime sul du-
tavole di marmo, quae apud Ma- calo di Spoleto e sulla Marca
cera tam siint, e le franchigie an- Frattanto Desiderio ultimo re dei
cora si mantennero come in Recina, longobardi, minacciando Roma del-
non che lo stemma della gran l'estremo eccidio, s'impadronì di
mola o macina, col quale asserisce molti dominii della Chiesa, fra'qua-
il Giardino si rinvennei'o medaglie. li il Compagnoni pone Macerata,
36 MAC MAC
ed il conte Leopardi Recanatì, ci- obbligò le città della provincia al
tando l'Ammiani. Il Papa Adriano giuramento di fedeltà. Tra cro- i

I ricorse al possente aiuto di Car- cesignati che nel 88 passarono i 1

lo Magno, che vinto nel 778 De- nella Palestina per liberare luo- i

siderio, pose fine al regno longo- ghi santi dai saraceni, si arrota-
bardico, restituì al Papa le occu- rono molti maceratesi, seguendo lo
pate terre, ed altre ne donò. Flut- stesso imperatore, che incontrando-
tuò dipoi Macerata lungamente ora vi la morte, gli successe ncIT im-
ai Papi, ora ai re d'Italia, ora agli pero Enrico VI suo figlio. Questi
imperatori assoggettata col rima- nel 1195 concesse il marchesato
nente della Marca Anconitana. SoftVi d'Ancona a Marcualdo sud dapìfe-
inoltre sotto i Berengari devasta- ro. I marchiani riguardavano co-
zioni, ed Arnolfo re di Germania me sovrano l'imperatore, e per es-
e d' Italia dopo l'anno 896 la bru- so i consoli de'Iuoghi, così Mace-
ciò e disfece. Nel seguente secolo le rata; ma Marcualdo commise nel
città e castella governarono con
si paese ogni eccesso e malvagità.
differenti leggi, così nel secolo XI. Essendo morto Enrico VI nel
Sembra che a questa epoca Mace- 1197, aspirarono all'impero il suo
rata avesse il proprio conte che la fratello Filippo di Svevia, ed Ot-
signoreggiasse, ma gli abitanti era- tone IV di Sassonia Macerata se- :

no immuni e liberi da qualunque guì il partilo del Appena


primo.
superiorità, benché spirituale, dei Innocenzo III 1198 fu subli-
nel
confinanti, perchè osservavano le mato al pontificato, come dicemmo
leggi de* longobardi secondo i ca- alla sua biografia, volle ricuperare
pitolari di Carlo Magno, come si i dominii della Chiesa e quelli del-
raccoglie da un documento del o55. i la Marca colla forza delle armi e
INel iio8 Macerata sempre più si delle censure ecclesiastiche. A tale
ampliò e divenne considerabile edetto vi spedì per legato il car-
Dopo essere soggiaciuto il Piceno dinal Vidone
di s. Maria in Tras-
alle armi de' longobardi, l' impera- tevere reprimere le tirannie
per
tore Eurico IV rinnovando le pre- di Marcualdo, e guadagnare i po-
tensioni de' predecessori sulle terre poli al paterno dominio della Chie-
della Chiesa, nel 1 1 o5 era calato sa. In seguito vi mandò altri lega-
con poderoso esercito in Italia, ed ti, ed ottenne il bramato intento.
occupato il Piceno, ne die l'inve- Nel 1202 essendovi dissensioni tra
stitura a Warnerio Guarnerio o molti popoli della Marca , perchè
suo famigliare, con di mar- titolo alcuni favorivano Filippo, altri Ot-
chese della Marca d'Ancona, il tone IV, Innocenzo III ne procurò
quale sottomise al dominio impe- la concordia; ma nella pace che se-
riale tutta la provincia. Nel ii3o guì in Polverigi tra le parti, non vi
la Marca fu dominata dal conte furono compresi i maceratesi ed altri,
Ruggiero fatto re di Sicilia dall'an- come aderenti di Filippo di Svevia.
tipapa Anacleto II. Le maggiori Abolito il comando dei consoli, ogni
calamità della regione seguirono città, terra e castello elesse in vece i

nell'imperio di Federico I, che podestà, e nel i2o3 di Macerata fu


venne in Italia la prima volta nel eletto Rainaldo de'signori di Monte
II 55, e poi eatrato nella Marca Verde, coli* aggiunta di Poggio di
MAC MAC 37
s. Giuliano ossia di s. Pellegrino, quali erano subordinati i collate-
castellocome dicemmo contermine rali o giudici, e competendogli il

di Hiiroana e di Recanati, che es- mero e misto impero, disponevano


sendo del pallilo di Ottone IV era ad arbìtrio non meno del governo
stato compreso nella pace di Pol- politico che d'ogni altro emergen-
verigi. Atterrato dai maceratesi il te che spettava all'uno e all'altro
castello di s. Giuliano, gli abitanti foro di qualunque sorte, e tra qual-
passarono ad aumentar quelli di sivoglia persona ancorché privile-
Macerata, che perciò fu ingrandita giata o regolare; tanto si verificò
con edifìzi, e nel luogo del castello nella causa agitata tra il monaste-
fu eretto un forte o castellare chia- ro di Chiaravalle e Commodo di
mato eziandio s. Giuliano e s. Pel- Rainaldo e Festa sua moglie, a-
legrino, per la generosa ospitalità vanli Rainaldo da Recanati giudi-
che il santo usò coi pellegrini. E ce di Monte Verde, podestà di Ma-
qui nota il Compagnoni , che del- cerata e del Poggio, come si rile-
l'unione del castello di s. Giuliano va dai registri di quell'abbazia del
con Macerata errarono alcuni, co- i2o3. Ma venuto Innocenzo III in
me errarono sulla distanza di tre cognizione dell'eccessiva autorità che
miglia, credendo essere tulio una esercitavano i magistrati secolari
cosa, ne differire un luogo dall'al- sugli ecclesiastici, vi prese provve-
tro. Aggiunge, che nulla pregiudi- dimento e spedi legato in Ancona
cherebbe a Macerata, se avesse sor- e nella Marca il cardinal Cencio.
tita denominazione dal suo prin-
la Filippo di Svevia morì nel 1208,
cipale protettore, loche però nega, ed Ottone IV fu senza contrasto ri-
essendo la città così chiamata dalle conosciuto da tutti; ma questi in-
macerie e rovine di Recina , pre- grato al suo costante protettore In-
giandosi più di una città assumere nocenzo III, contro giuramenti i

il nome da quello del suo patrono. fatti, occupò molte terre della Chie-

JNelle controversie tra Camerino e sa, ed anco nella Marca; quindi


Macerata camerinesi scrissero essere
i nel 12 IO a' 20 gennaio in Chiusi
il Poggio san Giuliano una cosa conferì il marchesato d'Ancona ad
stessa con Macerata gli rispose pe- : Azzo VI d'Este suo parente. Nel-
rò l'anonimo delle Note stampate r investitura non fu nominata Ma-
in Foligno nel 1781, colla nota V. cerata, ne quelle altre città che il
Dichiara inoltre il Compagnoni, che citato anonimo riporta nella nota
scorse bensì Macerata diversi secoli VI, solendosi talvolta nelle investi-
fuori rango di città, ridotta
del ture specificare soltanto alcime città
dalle vicende politiche de' tempi e terre; d'altronde si sa che Azzo
senza il suo antico vescovo, e qua- VI in Macerata vi tenne il giudice
si in forma di vico o castello, seb- della sua curia, ed il giudice Al-
bene nel reggimento non era diver- brico aggiudicò in detto anno al-
so dalle altre città libere e grandi, l' economo di Chiaravalle un ter-
riportando alcuni esempli che col reno, presenti vari nobili macera-
nome di castelli, perchè
muniti e tesi, giureconsulti ed altri curiali.
forti, furono bene spesso chiamate Dopo diverse paterne ammonizioni,
diverse città antiche ed insigni. Ob- il Papa scomunicò Ottone IV ed i

bedivano i popoli ai podestà, a! suoi fautori, e perciò anche i mar-


38 MAC MAC
chiani, sostituendogli nell* impero pregìiiere né con censure avea po-
Federico II re di Sicilia, figlio di tuto ottenere dai maceratesi la rie-
Enrico VI. Morto Azzo VI nel dificazione del castello. Tuttavolta
12 12, come nelle altre prefetture l'Estense avendo compresa la giu-
paterne , anche nel marchesato di stizia della causa de'ii»;»eeratesl, e
Ancona gli successe
Aldobrandino per non irritarli nelle turbolenze
II d'Este, in che lo confermò In- suscitate nella Marca da Bertoldo
nocenzo III, commettendogli tenere de* duchi di Spoleto, ne diderì l'e-
la provincia in divozione alla Ghie* secuzione. Abbiamo dal Martorelli
sa romana, e pagare ad essa an- nelle Memorie di Ostino^ e dal
nuo censo. Essendo la Marca in Marangoni nelle 3Ie/none di Civi-
angustie per Gualtiero conte di Ce- tanovay che nel 1222 Macerata
lano soccorso dai fautori d'Ottone spedi ambasciatori ad Osimo per
IV j dopo averlo Aldobrandino ottenere la licenza di potersi colle-
II vinto in diversi conflitti , col- gare con Civilanova, Sant' Elpidio
la sua morte il paese tornò tran- e Monte Kubbiano, dal che si co-
quillo ; ma i conti di Celano tron- nosce che Macerata era unita con
carono nel I2i5 giorni dell'Esten- i Osimo. Dal medesimo Martorelli si
se col veleno, che lasciò i suoi stati rilevache Onorio III avea inve-
e tutta la Marca ad Azzo VII suo stito il vescovo di Fermo Rainal-
fratello. Essendo molti marchiani do e successori di Sant'Elpidio, Ci-
seguaci di Ottone IV , mal volen- vilanova, Monte Santo, Monte Co-
tieri sopportavano la dominazione salo, Morrò valle et Podio sancii
Estense, e siccome amanti di li- Juliani nunc Maceratae, Già le fa-
bertà si sollevarono. Innocenzo III zioni de' guelfi e ghibellini nel 1224
gli ammonì a riconoscere per im- ripullularono ferventemente, né i
peratore Federico II, e per signore marchiani andarono esenti da sif-
Azzo VII. Nel pontificato di Ono- fatti odii intestini, primi seguaci
i

rio III, e dopo la morte di Ottone del Papa, i secondi dell' imperato-
IV, i marchiani vaghi di novità si re, com'è noto. Mentre era pode-
prmarono per sostenere le comuni stà Inghiramo da Macerata gene-
libertà: unitisi gli uomini di Pog- rale Benvenuto di
de* fiorentini
,

gio coi maceratesi, si coliegarouo Pedone che primo usò il co-


pel
co*montolmesi loro vicini, ad e- gnome di Panico, uno de* capi ghi-
sempio di altre comuni, e con for- bellini maceratesi, trasferì in Ugo-
male atto contro ogni altra poten» lino di Gregorio tutti i suoi beni
za , fuorché del partito imperiale, di s. Angelo di Villa Magna.
liei 12 i8. Corsero intanto i mace- 1226 Onorio III per tene-
Nel
ratesi in gran numero a diroccare re maggior freno i marchiani,
in
il Poggio o loro antico castello di comandò alle comuni delle città ed
Casale, venendo costretti a incru- altri luoghi che in tutto obbedisse-
delir contro i propri coloni ,
per ro il marchese j ed il successore Gre-

opporsi colle armi alle pretese ra- gorio IX ordinò al suo suddiacono
gioni della chiesa fermana. 11 ve- e cappellano, che Macerata e Mon-
scovo Rainaldo Monaldi si procurò tolmo li mantenesse a nome suo.
l'aiuto di Azzo VII ed un moni- Imperversando Federico II contro
Xorio di Onorio III, perchè né eoa la Chiesa, da cui tutto dovea ripe-
MAC MAC 39
tere, Gregorio IX si trovò costret- Macerata, trasportò il teatro della
to a scomunicarlo, affidando il co- guerra nel reame di Napoli. Uno
mando Giovan-
delle sue milizie a dei tre eserciti pontificii a Macerata
ni di Brenna re di Gerusalemme, e alle Ripe trovò tale resistenza che
con grado di capitano generale di non potè progredire nella marcia.
Romagna e della Marca. Costretto Reduce Federico li dalla Palestina,
Federico li giusta i giuramenti a ove fece empi patti coi nemici del
partire per la sacra guerra di Pa- nome cristiano, nel 1229 destinò
lestina, Ranaldo suo viceré in Si- nella Marca vicari imperiali Ric-
cilia per suo incarico occupò ostil- cardo conte di Caserta e Giacomo
mente le Provincie pontifìcie e per Morra. Quindi pacificatosi col Papa
prima la Marca, avanzandosi sino a ordinò alle città e fortezze ghibel-
Macerata. Dalla sorpresa di Mace- line che ritornassero alla Chiesa,
rata sperava Ranaldo soggiogare al- mentre Gregorio IX ad onta delle
Timpeiatore il restante della Mar- pretensioni del marchese d'Este, in-
ca, e ritenutola per posto impor- caricò il vescovo di Beauvais retto-
tante per la sede della guerra, la re della Marca d'Ancona, di Spo-
fortificòcon buona architettura mi- leto e del Patrimonio, che prendesse
litare, con un giro nuovo di mura sotto di se Macerata e Montolmo, co-
più grande assai del presente, con me luoghi immediatamente sogget-
propugnacoli o torrioni, terrapieno, ti alla santa Sede, munendolo di
largo e profondo fossato. Allora gente d'arme. All'anno I233 ese-
Macerata avea più di quattro miglia guenti il Compagnoni riporta i no-
di circuito, contenendo da Fonie mi di vari podestà e giudici ge-
Maggiore per la via detta antica- nerali della Marca residenti in Ma-
mente Tiburtina, alle fonti di Ma- cerata. Nel 1239 Gregorio IX coi
cerata per la via Flaminia, sei no- guelfi della Marca ed il cardinal
bili ed ampli quartieri, chiamati Colonna, si volse contro Enzio o
di s. Giuliano, di s. Paolo, di s. Enrico re di Sardegna, bastardo
Pietro, del Monte, di s. Salvatore di Federico 11; ma al primo arri-
e di Macerata, senza comprender- vo dei regi in Macerata, fuorusci- i

vi gli esteriori borghi di s. Salva- ti ghibellini ripatriarono lieti ed ac-

tore e di 6. Giovanni, guardati an- clamati. Per l'espugnazione di Ma-


ch'essi con ridotti ed altre antiche cerata il re si portò prima olla
fortificazioni. Fatta Macerata piazza conquista di Montecchio, luogo for-
d'arme e camera cesarea, convenne tissimo. Sostennero coraggiosamen-
ai maceratesi di sostenere le gra- te gli abitanti un tempo l'assedio,
vezze delle contribuzioni, dogli allog- toccando a' maceratesi soccorrere il

gi, ed incomodi della guerra.


altri campo regio con vettovaglie e mu-
li Papa scomunicò Ranaldo, prepo- nizioni da guerra, onde dal re con
se alla difesa della Marca il re Gio- encomii di fedeltà e quali ausilia-
vanni, e vi deputò legato il cardi- ri ebbero grazie e privilegi , con
nal Giovanni Coloima. Varie e lut- la conferma del dominio assoluto
tuose furono le conseguenze, e per di Casale ed altri suoi antichi ca-
la superiorità delle armi imperiali, stelli, l'esenzione del proprio foro,
Gregorio IX per costringere Ra- esclusone ogni altro ancorché eccle-
naldo ad abbandonare la Marca e siastico, l'immunità sopra tutti i
4o MAC MAG
porli della Marca Anconitana, ad quisto del bagaglio, del corroccio
instiir romanoruni ex foederf^ con degli anconitani e della persona di
somiglianti prerogative espresse nel Marcellino. II Colucci nella sua
dipiuma, col pieno ed assoluto reg- Tre/a o Ulontt'crhìo, dice che i pa-
gimento di se stessa, come rileva il pali furono sconfini due volte dagli
più volte citato anonimo nella imperiali, prima dal Castiglione pres-
nota Vili. so Osimo, poi nelle vicinanze di Civi-
Frattanto Gregorio IX rinnovò tanova dal conte Riccardo; ma se-
la scomunica contro Federico II , guendo il Collenuccio
dice che i
ed alla medesima sentenza vi as- prigioni e morti furono circa due-
i

soggettò ilEnzio ed i suoi


figlio mila; di poi Federico li fece bar-
seguaci. Nel 1241 morì nel con- baramente impiccare il vescovo. Ri-
cento di s. Francesco di Macerata tornò il conte in Macerata a modo
il beato fr. Paolo da Spoleto det- di trionfo, col carroccio e le bandie-
to della Marca, già confessore del re nemiche ed i prigioni. Il cardinal
santo fondatore del suo ordine dei Raniero legato compartì indulti ai
minori. In questo tempo il conte seguaci della Chiesa, ed a quelli
Roberto da Castiglione teneva pres- che ritornarono all'obbedienza; ma
so Macerata la vicaria dell'impera* punì gli aderenti degl'imperiali, così
tore nella Marca. Nel 1245 Inno- i maceratesi per aver dato il gua-
cenzo IV, già rettore della provin- sto al monastero di s. Fermano nei
cia,nel concilio generale di Lione confini di Monte Lupone, e dan-
I scomunicò e depose dall'impero neggiato Montolmo. In questa epo-
e dal regno Federico II, e tra le ca si trova il conte Riccardo co-
incolpazioni vi furono quelle di a- mandare nella Marca qual capita-
ver usurpato la Marca ed altre no generale e vicario dell'impero,
Provincie della Chiesa. Continuan- e sotto di lui in Macerata il giu-
do mole-
tuttavia Federico II nel dice della curia imperiale della
stare que* luoghi che obbedivano al Marca convalidò la vendita che poi
Pontefice, altre milizie spedì nella fecero al comune di Macerata del
Marca sotto il reggimento di Ric- castello di Lormano i Carboni ca-
cardo conte di Civita di Chieti suo pi de'guelfi, ed altri signori di es-
figlio, per cui Innocenzo IV inviò so. Divenuto Federico li padrone
capitani e gente d'armi per unirsi di tutta la Marca, Macerata gl'in-
ai guelfi, capo de* quali era Mar- vio tre nobili ambasciatori per ot-
cellino vescovo di Arezzo, constan- tenere la conferma de' suoi privi-
do la maggior parte d'anconitani, legi, e di quelli concessi da Enzio
camerinesi, montecchiesi e recana- Enrico, e l' ottenne. I due ca-
tesi. Uscì in campagna nel 1247 stelli Nuncastro e Lornano fu-
di
il conte Roberto di Castiglione, vi- rono dati a Macerata nel 1289 o
cario generale della Marca per l'im- 1 249 dal re Enrico, confermando
perio, co'suoi teutonici e saraceni, la donazione lo stesso Federico II,
maceratesi, senigalliesi, jesini , osi- i cui diplomi in pergamena con si-
mani e matelicani, ed altri ghibel- gilli sono nell'archivio segreto della

lini. Attaccato 1' esercito pontificio città. Sopraggiunto nella Marca per

sotto Osimo, lo ruppe con strage legato il celebre cardinal Pietro


di più di quattromila uomini, l'ac- Capocci, si portò in Macerata, ove
MAC MAC 41
fecero ritorno i guelfi esuli da un ce generale della Marca, Mercataur
decennio, per animare i quali alla te bolognese. Nel 1254 fu esalla-
costante fedeltà verso il Papa li , to al pontificato Alessandro IV, il

segnalò tra i primi della Marca con quale domandò subito aiuto alle
specialità di grazie e favori, e con città della Chiesa, contro Manfredi,
essi il popolo di Macerata. Rifor- ed a Macerata scrisse una lettera
matasi nel 1349 dal cardinale in in forma di breve che al pubblico
Macerata la camera pontificia per di Macerata presentò il vescovo di
la resideiiìia de' legati , in tempo Faenza spedito nella Marca per
anco che i maceratesi dilatavano i provvedere soldati e denari. Que-
fori e le pubbliche vie per la co- sto Papa chiamò nella lettera Ma-
modità de' curiali , come rilevasi cerata, colle qualifiche di città, di
dalle molte compere di quartarole fedele e di figlia . Reggendo per
di piazze prese in diversi quartie- Alessandro IV la Marca il nipote
ri ; laonde alcuni congetturano l'in- Rolando giudice generale, fu in
graiulimento dell'antica Macerata. Macerata, e vi emanò qualche de-
Dagl' istromenti perciò stipulati, so- creto.Dopo la partenza di Rolan-
no nominati i Gualteri, gli Ugolini, do levarono molti luoghi e città
si

i ed i Ricci patrizi d'an-


Giliotti, marchiane, onde il successore Ani-
tico sangue di parte guelfa. baldo di Trasmondo degli Anni-
Nel i25o morì Federico II sof- baldeschi della Molara, altro nipo-
focato da Manfredi suo figlio na- te delPapa, colle sue maniere in
turale, per Io che molti nobili con poco tempo le riguadagnò, per cui
altri capi de* guelfi danneggiati e si Montec-
costituì avanti di lui in
oltraggiati dai ghibellini maceratesi chio d'Attone sindaco di
Pietro
nelle passate turbolenze , ricorsero Macerata, al quale confermò certe
al Pontefice, così fecero i signori capitolazioni fatte con altri sinda-
di Lornano per la riedificazione del ci. Sì compose poi il comune di
castello, benché Io avessero venduto Macerata di pagargli certa quanti-
al comune. Macerata per sottrarsi tà di moneta per qualunque atto
da tante molestie supplicò Inno- ostile commesso sotto la domina-
cenzo IV, e con altri si compose zione imperiale, contro gli ascola-
collo sborso di gran danaro , me- ni, montolmesi, tolentinati, ripani,
diante l'approvazione del cardinal e qualsivoglia altra persona e co-
Capocci, al sindaco di Macerata mune, e non meno per la somma
nel i25i. Da questo Papa non fu di cinquecento libbre ravennate ed
inoltre denegata a' maceratesi , col anconitane. Assistette presso il ret-
ricorso la cognizione delle loro cau- tore Anibaldo per giudice genera-
se per giustizia , avanti al rettore le Marca Guglielmo de Gui-
della
della Marca. Innocenzo IV nella dalotti ma dopo essere stato in
;

concessione conferma a Macerata alcuni luoghi principali della Mar»


ì privilegi, nel breve riportato, co- ca, fermò la sua residenza in Ma-
me tanti altri documenti, dal Com- suo vicario
cerata, ivi costituì per
pagnoni. Neir istesso tempo eserci- il podestà del comune Matteo da
tava in Macerata la giudicatura s. Alberto romano. Commossi i ghi-

come vicario del comune. Paolo bellini della Marca da Manfredi ,


Gualtieri spoletino, e come giudi- che colle armi avea occupato il re-
4:2 MAC MAC
gno di Napoli, tentarono dì notte te le due piazie inespugnabili per
sorprendere Macerata e cacciarne il la fortezza del sito e valore de' di-
rettore, cogli altri del partilo della fensori,ne partì dando il gua-
se
Chiesa. Per la fortezza del luogo sto campagna. Continuando la
alla

e pel valore de* maceratesi non gli tracotanza di Manfredi e per le in-
liusci,ed il Papa indirizzò un bre- solenze che in Roma commetteva-
ve di lode al podestà , consìglio e no Banderesi (Fedi), Urbano IV
i

comune di Macerata. Ai fuorusciti chiamò in Italia Carlo d'Angiò, ed


maceratesi si unirono altri ghibel- il successore Clemente IV lo inve-

lini e Perei valle d'Oria vicario ge- sti del regno delle due Sicilie;
nerale della Marca d' Ancona per quindi il re nel 1266 vinse Man-
Manfredi, che ricuperò diveisi luo- fredi in battaglia, e questi restò
ghi vicini a Macerala. Il Pontefice morto. Siccome molti guelfi mar-
perchè colla sua espugnazione t ne- chiani avevano seguito gli stendardi
mici non passassero ad invadere del re Carlo I, egli li creò cava-
Spoleto, domandò soccorso dai pe- lieri e gli onorò del rastrello ver-
rugini da Anibaldo. Frattanto
e miglio e de'gigli d'oro, per cui mol-
Percivalle proseguendo con successo te famiglie anche maceratesi pose-

la sua marcia, rese alla divozione ro tali segni ne' loro stemmi. Inol-
del re Manfredi tutta la Marca, e tre il re fece restituire alle loro
siccome Macerata si vide costretta patrie i guelfi usciti dalla Marca.
riconoscerlo per signore , migliorò Dopo la morie di Clemente IV,
la sua condizione pei privilegi che nella lunga sede vacante, si rinno-
ne conseguì nel isSg. varono le crudeli guerre tra alcu-
Nella vicaria di Percivalle fu in ne città e terre della Marca, e gli
Macerala giudice generale della Mar- anconitani invasero i lerri torli dei
ca Bartolomeo da Rando, e giudi- maceratesi, essendo podestà del co-
ce del comune Rosario da Civita- mune Grimaldesco da Lornano. Il

nova, pel podestà Jacomuccìo da popolo di Macerata pacificò i suoi


Lornano. Divenuto regio vicario ge- guelfi e ghibellini, ed unite le sue
nerale Enrico di Ventimiglia conte forze uscì in campagna, innoltran-
dell'Isola maggiore, parte risiedè in dosi arditamente pel contado e di-
Macerata nella casa de'Mulucci, e stretto anche a vista d'Ancona. Re-
parie in Tolentino. Il Papa Urba- ciproco fu il danno e i guasti, e
no IV nel 1 264 pubblicò una cro- tanti furono quellimace- fatti dai
ciata contro Manfredi, e tra i pri- ratesi, che nel 1269 convennero di
mi che si dichiararono pel Ponte- compensare gli anconitani con sei-
fice furono i maceratesi con altri mila libbre. Di questo accoido tra
guelfi. Manfredi spedì nella Marca i due comuni, ne riportano Tallo
contro i ci'ocesignali i saraceni sot- il Compagnoni, ed il Saracini, Nò-
to il comando di Corrado, che fat- tizie ìsloriche di Ancona, Ne faci-
to prigione, il suo suocero Guai- Hlò la conclusione le esigenze dei
fano con formidabile esercito si veneziani sopra le merci de' navi-
presentò avanti Macerala residenza ganti dell'Adriatico, mentre i ma-
del rettore ; e lasciata quivi gran ceratesi venivano lesi ne* privilegi
parte di cavalleria, si avanzò ad as- imperiali , come liberi dai tributi
sediar Montecchio; ma ricouosciu- de' porti per tutto il distretto della
MAC MAC 43
Marca. Intanto si riconciliaroiio con ra.Essendo i camerinesi in guerra
Macerata, Monte Cassi a no e Mon- con Sanse veri no e Matelica, nel
te dell'Olmo, per quanto era ac- 1287 spedirono ambasciatori a' ma-
caduto nelle precedenti guerre. Di- ceratesi amici antichi, per richie-
venuto Papa nel layi Gregorio X, derli bisognando d'aiuto, e di strin-
per dimostrazione di slima parte- gersi con loro in lega ; al che pie-
cipò a Macerata la sua esaltazione^ namente convennero i maceratesi
al dire dell'Aurispa. Nel 1277 i nel consiglio composto di duecento
maceratesi fecero un accordo con uomini, de' quattro quartieri prin-
Monte Mi Ione pei confini del ter- cipali, tutti enumerati dal Compa-

ritorio, nel quale anno reggeva la gnoni. Il rettore Giovanni Colon-


podesteria di Macerata il cardinal na alcun tempo fece la sua resi-
Matteo Rosso Orsini nipote di Ni- denza in Macerata, la quale fu da
colò IH. Nel pontificato di Marti- lui obbligata pagare a Simone di

no IV i rettori della Marca s* in- Bonaccorso da Pistoia, tesoriere ge-


titolarono marchesi generali. Nel nerale della Marca, duemila lib-
1283 il di lui rettore Gilliedo Gae- bre, per gli eccessi commessi con-
tani spedì la patente di podestà di tro il comune e gli uomini di Mon-
Macerala al nobile Sinibaldo d'U- te Mi Ione. Agapito figlio del ret-
golino d'Osimo de' conti di Monte tore e suo vicario generale , eoa
Zaro. Invece i maceratesi per l'an- buona comitiva di maceratesi e
tico possesso di eleggere i ministri marchiani, per ordine di Nicolò IV,
pubblici, chiamarono per podestà si condusse a Ravenna, per la li-

del comune Bartolomeo Prendi par- berazione di Stefano Colonna con-


ti nobile modenese; ma minacciati te e rettore di Romagna. Il mar-
dal rettore con pene spirituali e diiano Nicolò IV nel 1290, come
temporali, appellarono alla santa abbiamo già narralo, istituì in Ma-
Sede avanti Berardo vice-pieva-
, cerata r università pubblica delle
no della chiesa di s. Giuliano. Dal- scienze, accrescendone così il lustro
l'assenza del rettore che risiedeva e l'importanza che riceveva già dal-
iu Tolentino, si riaccesero nel po- l'ordinaria residenza de' rettori del-
polo sensi di novità, onde Giffre- la Marca. Inoltre Nicolò IV, ad
do raffrenò le agitazioni con por- onta di quanto avea fatto il ret-
tarsi colla sua curia in Macerata ,
tore Giffredo, confermò i privilegi
e tranquillati colla sua presenza ì di Macerata e le concesse il pri-
cittadini, li fece assolvere dalle cen- vilegio sopra l'elezione degli uffiziali
sure. Dicemmo di sopra che nel e podestà, il quale godeva l'auto-
1286 incontro al palazzo del co- rità del mero e misto imperio. X
mune venne creilo dai maceratesi quesl* epoca Macerata era in ista-?

quello pei presidi della Marca. to di floridezza e di copiosa popo-


] ghibellini di Pesaro ribellaro- lazione, esistendovi molli monaste-
no la città, onde il rettore per re- ri di monache, come di s. Marghe-
primerli invitò pubblico di Ma-
il rita, di s. Domenico, di s. Cateri-!-

cerata a somministrare scelti ca- na, di s. Agnese, di s. Croce e di


valli, pedoni e balestrieri, non che s.Maria Maddalena, a' quah il co-
guastatori, e tutti ben montali e mune pagava aniuia somma per le
provvisti d'ogni munizione da guer- tonache ; elemosina che pur som-
44 MAC MAC
ministrava a* frati di s. Domervico, che a favore della Chiesa le co-
di s. Andrea, e di s. Agostino o muni di Jesi e di Macerala spie-
degli eremitani tra* quali viveva s. garono ne' gonfaloni l'arme antica
Nicola di Tolentino. Nel pontifi- della croce. Narra
Colucci nella il

cato di Bonifacio Vili fu rettore sua Trt'ja, che l'esercito guelfo ar-
e tesoriere generale della Marca rolato da Geraldo, si adunò pres-
Guglielmo Durante vescovo Mima- so Macerata per combattere i ghi-
tense ed il cardinal Napoleone
; bellini della Marca. Superati da
Orsini legato apostolico e rettore Geraldo gì' insorti, con alto dato
della Marca, confermò nel i3oi in Macerata nel i3o8 commendò
a' maceratesi l'indulto di eleggersi la fedeltà e fermezza de' macera-
il podestà e gli altri uffiziali. Nel tesi nel difenderlo, e con pienezza

i3o3 il rettore Orso vescovo di di grazia li giudicò degni di esser


Fiesole, sì nello spirituale che nel loro mantenute e conservate tulle
temporale, promulgò in Macerala le esenzioni , libertà ,
privilegi ed
e per le terre della Marca le co- onori comparliti specialmente o ge-
stituzioni di Bonifacio Vili, coptro neralmente dalla santa Sede, o suoi
de' rettori, tesorieri, notari ed aU legati e rettori della Marca, come
tri uftlziali. Dopo la morte di Be- ogni altra consuetudine o statuto.
nedetto XI, eletto nel i3o5 Cle- ìie\ i309 Geraldo sulla pubblica
mente V, stabilì la residenza pon- piazza di Jesi, ed alla presenza de-
tificia in Francia nella città di A- gli ambasciatori di Macerata, con-

vignone, ove restarono altri sei suc- cesse al sindaco di Macerata, chia-
cessori, con immenso danno dell'I- mato Macerata di Giovanni, con-
talia e dello stato pontificio. In donazione ampia delle sue passate
fatti marchiani rup-
subito molti colpe. Per timore della peste il ret-
pero il freno della subordinazione tore partì da Macerata , e poi vi
e presero le armi contro il rettore ritornò colla corte, mantenendovi
Bambaldo de' Collalti conti di Tre- nella sua assenza la ragione i giu-
vigi, e suoi seguaci. Sostennero i dici generali delia Marca e quello
maceratesi d' affetto guelfi , come del comune.
de' più divoti e fedeli alla Chiesa, Nel i3|3 Vitale Prost era ret-
la difesa del rettore contro le forr tore, vicario spirituale e tempora-
ze de' ribelli , i quali dal guasto le, ed anche tesoriere generale del-

delle campagne passarono a mir la Marca. Questi stimò espediente


nacciar Macerata stessa, manometr- di riunire e riformare Iq curia ge-
tendo tanto le cose profane che le nerale in Macerata, come sede di
sacre. Clemente V per pacificar la s. Chiesa, de' suoi rettori ed altri
provincia spedì due legati, che ia uflìzi^li della Marca. Nuovi rumori

Macerata emanarono diverse provr ebbero luogo nella provincia dopo


videnze Essendo rettore generale
. la morte di Enrico VII, per par-
della Marca Bertrando de Got, nir te de' fuorusciti e ghibellini mar-
potè di Clemente V, e suo vicario chiani, che fecero una formidabile
generale nel temporale Geraldo de lega di pii4 città e castelli forse ,

Tastis, o per la novità de* ministri per abbattere i maceratesi come i


francesi o per le fazioni, quasi tutti più preponderanti presso i rettori,
i marchiani si sollevaroDo; se aon nella difesa che ne facevano ad o-
MAC MAC 45
gni evento. All'anno i3i4il Com- non che poco appresso riportò dal
pagnoni nel narrare certa rissa ac- re Enrico e da Federico II suo
caduta nelle fiere di maggio dette padre per ispecial privilegio di es-
di s. Claudio, il giorno dell' Ascen- sere confermata immune e libera,
sione , fra alcuni cittadini e i de- ab omnibus cìi'ìtatibus et ecclesiis,
putati della festa, parlando di e seu praelatis earuni^ nel 1239 e
un mandato amplissimo fatto dal nel 1249. Sinché Macerala pei ca-
comune di Macerata per iscusa al stelli distrutti e dismembrati dalle

vescovo ed altri di Fermo, difen- due mense di Fermo e dr Cameri-


de la patria da diverse incolpazio- no, fu da Innocenzo IV i252nel
ni, e la sua libertà nativa, contro prima, e dopo nel 1290 da Nico-
quanto venne scritto da alcuno. Me- Io IV dichiarata, Firmatine et Ca-
llidi quanto egli dice. » So-
riportarsi merinensis dioecesis, cioè a dire in
Jamente tacer non si deve, non l'in- parte, e parte non in altro solo
nata divozione de' maceratesi verso che nella giurisdizione spirituale,
s. Claudio suo antico pastore, ed Adunque dal primo all'ultimo ap-
una qualche riverenza dovuta al pare lo stato libero ed illibato di
vescovo di Fermo come a diocesa- Macerata e de' suoi cittadini ". Nel
no; ma sibbene l'attributo di ma- i3i5 il vicario Vitale donò a' ma-
ternità e di padronanza da quella ceratesi diversi beni confiscati ad
città vanamente sopra macerate- i alcuni collegati nella insurrezione
si vantata. Macerata tuttoché allo- summentovala ,
per le incursioni
ra priva della dignità episcopale, fatte. Sopite le prime turbolenze
un tempo regolò sé stessa ,
giusta della Marcaaltre ne suscitarono
le proprie leggi approvate dal suo nel luglio i3i6, contro s. Chiesa,
popolo, vivendo per indulto del- i suoi marchesi e curia, per cui fu
l'imperatore Carlo Magno, all'uso pubblicato un bando contro i po-
de' longobardi ; indipendentemente desta ed uffiziali delle comuni ri-
però sempre da ogni qualunque belli. Non andò guari che gli uo-
superiorità delle città vicine e suoi mini di Monte Milone provocati
aggiacenti. Passata dal dominio dei dal conte di Monlefeltro Federico,
conti al comando de' consoli, giù- capo de' ghibellini , ardirono pre-
dicava per con sovranità cosi
essi sentarsi ostilmente con bandiere
delle cose, come delle persone e spiegate presso le mura di Mace-
profane e sacre. Né con minorar- rata, che colla curia generale, le
bitrio ella nel i2o3 disponeva stan- ricchezze de' privati, ed il denaro
do sotto la signoria dei podestà, della camera pontificia, serviva co-
Cresciuta poi per l'unione del Pog- me di capitale e di erario alla pre-
gio di genti e di forze, pareva che vincia. Ma il rettore Vitale assicu-
non riconoscesse verun' altra mag- rato dal presidio de' cittadini, usci
gioranza, excepta imperatoris cu- in campagna aperta col suo eser-
rìa nel 12 19. Da Gregorio IX nel cito, componendosi maggior ner-il

1227 immediatamen-
fu sottomessa bo di fanteria e cavalleria mace-
te alla Sede apostolica nel tempo- ratese; quindi piombando sui coU
rale e nello spirituale ; ed in sua legati ribelliruppe e disperse,
, li

vece nel 1280 la subordinò al go- Vitale a compensare maceratesi i

verno del rettore della Marca. Se dai disagi della guerra, e per le
4G MAC MAC
spese incontrate, gli applicò i beni sua grazia^ reltiflcundo i motivi di
confiscati ai fuorusciti cittadini ed tanto eccidio, e distinguendo i citta-
altri marchiani piti colpevoli. dini rei dal resto della città. Suc-
Giovanni XXll die per succes- cesse una pace generale tra ghi- i

sore a Vitale, Amelio di Lautrcc bellini e gnelft della Marca


i ed ,

rettore generale nello spirituale e nel in memoria nel i323 fu in Mace-


temporale, che inviando a Recana- rata fabbricata la chiesa di s. Ma-
ti il maresciallo Pontio di Arnal* ria della Pace, per opera di Gen-
do, suo cugino o nipote, questi ven- tiluccio Compagnone, Andreuccio
ne trucidato, commettendosi dai ri- Carbone, e Giuliano Ulisse, lutti
belli ogni nefandità; il perchè ven- primari patrizi maceratesi, ad in»
ne da) Papa trasferita la sede ve- tuilo del Macerata Fe-
vescovo di
scovile di Recanati in Macerata nel derico e del rettore Amelio. Nel
i32o, erigendola in città, ed in medesimo anno venne restaurato il
cattedrale la chiesa di s. Giuliano. fonte maggiore, al dire del p. Ci-
Venuto Giovanni XXH in cogni- ma il Compagnoni chiara-
valli;
zione che i ghibellini della Marca mente afferma che nella podeste-
scopertamente procedevano a per- ria dell'Accoramboni da Tolentino,
turbare a Macerata la tranquillità i maceratesi per decoro e comodo
del suo stato con apposita bolla
, del pubblico edificarono il fonte
nel 1821 proibì qualunque incur- maggiore, una delle opere più ma-
sione macchinata sopra la città gnifiche secondo la frugalità di quel
terre, castelli o luoghi del territo- tempo, e riporta una lupidc del
rio e distretto di Macerata, ed ogni medesimo colla data del 3^6. Spie- 1

altra offesa contro de' suoi cittadi- gando poi la tavola di pietra colla
ni attentata, sotto gravi pene spi- che ivi fu posta per ornamento e
rituali e temporali. Quindi conces- divisa in sei spartimenti , dice che
se a' maceratesi il privilegio del nel primo fu rappresentato s. Giu-
mero impero con lettera
e misto liano a cavallo, e negli altri alcu-
data in Avignone a' 12 febbraio ne insegne gentilizie antiche ;
quel-
i322, che esercitavano da tempo la a scaglie di pesce era del po-
antico edam gladii polcslalenij con destà nominato, due con rastrelli
condanne a morte ed altre puni- de' Mulucci , una delle quali con
zioni; ed il podestà procedeva con- mula Fedo detto di
e tre gigli di
tro qualunque persona, benché pri- leone ram^
Nucciarello, l'altra del
"vilegiatissima, ed avea la prevenzio- pante con cinque gigli di Fedo di
ne sopra il rettore stesso della Mar- Bonleone, ed in mezzo V arme di
ca. Nello stesso tempo il Papa ban- Macerata coronata. Dovendosi poi
di la crociata contro Recanati, per nel secolo XVII restamare lo stem-
cui fu facile al rettore di prender- ma e la corona di Macerata, rotta
la, facendone bruciare una parte, se- forse per invidia. Urbano Vili con
condo il conte Leopardi, e diroc- breve del i638 ordinò la rein-
care, al dire del Compagnoni e di tegrazione della corona sull'arme,
altri, sebbene questi dubiti del nar- non solum to nixa^ quia ci-
jiire
rato da Giovanni Villani, anzi pro- vitas hiijusmodi diclaeprovinciae
duce una lettera del Papa ai re- caput, illiusque legatoruni, seu gu-
canatesi, colla quale li rimise nella htmatorum residentia, et universi-
MAC MAC 47
tate studii generalisy miiltiiique aliis Divcnuif) rettore della Marca Ca-
praerogativis ornata existit, etiarn nardo da Saballiano, appena giun-
ab antlquissimo tempore. Nella guer- to nella sua residenza di Macerata
ra che il rettore Amelio dovette vi pubblicò un editto per rendere
fai-ea diversi ghibellini della Mar- pih abbondante commercio del- il

ca, sperimentando costante la fe- la città, una fiera set-


stabilendovi
deltà de* maceratesi, co' quali e coi timanale, da incominciarsi il merco-
jesini ed anconitani avea liberato ledì all'ora nona, proseguire nel gio-
Fano dal dominio di Federico di vedì e tisrminare il venerdì alla
Montefeltro, prima di lasciare il stessa ora. Nella ribellione dei mar-
reggimento della provincia gii ono- chiani di alcune città, Benedetto
rò con nobile indulto; e Giovanni XII nel 1339 spedì un breve alla
XXII nel i33o emanò un breve città di Macerata, lodandola come
per l'elezione libera del podestà o figlia divota e fedele della Chiesa,
rettore di Macerata , senza pagar raccomandandole il rettore della
altro in camera apostolica che , Marca fr. Giovanni di Riparia priore
quanto contribuivano le città della di Roma e di Pisa dei cavalieri ge-
Marca che non ne godevano il pri- rosolimitani. Nel i34o FedodiBon-
vilegio. Mentre era legato e retto- leone de' Mulucci restituì a Mace»
re generale della Marca il cardinal rata il castello o Poggio di Casale
Bertrando o Bernardo de Poyet o che aveale già concesso il pubblico,
Poggetto, si tenne un generale par- ed maceratesi a difesa della città lo
i

lamento in Macerata, come luogo munirono e fortificarono. Per la


principale di s. Chiesa, e vi fu im- morte seguita in Macerata di Ber-
posta una taglia o gravezza da pa- trando tesoriere generale della
garsi alla camera apostolica, a ra- Marca, il detto rettore nel 1 34^
gione di undici soldati per ciascun sostituì Bartolomeo de
nell'uffizio
migliaro di fumanti o cammini Manassei da Prato e Contuccio di
e di otto fiorini d oro per soldato, Matteo da Macerata. Prosegui vasi
da incominciarsi nel primo otto- dalla città ad assicurare i confini
bre i332, che a Macerata sola- con altri forti e castelli, alzandone
mente per i5oo fumanti ascende- uno nuovo come di frontiera sopra
va alla somma di i585 fiorini d'o- quello antico recinto di muraglia,
ro. Arnando vicario generale della opera di Pupieno, che per la vene-
Marca pel detto cai dinaie, prima razione benché diru-
dell' edifizio,
di lasciar la sua carica, nel i333 to in parte, anche dopo 935 anni
con diploma volle riconoscere la riteneva la rinomanza di muri di
città di Macerata della sua divo- Recina; ed il rettore convalidò con
zione e fedeltà , de' servigi presta- alto l'operazione. In questi tempi
tigli , assolvendola da qualunque calamitosi, i maceratesi presero par-
colpa. Altra assoluzione la diede il ticolar cura dei pubblici affari, no-
rettore Arnaldo da! Piano nel i336, minando diversi magistrati e gon-
i

a! podestà, priori, consiglieri ed al- falonieri nei quartieri di s. Maria,


tri nobili maceratesi, per qualunque di s. Giuliano, di s. Giovanni, di s.

pena incorsa, in considerazione che Salvatore, tutti riportati dal Com-


più volte i ribelli di santa Chiesa pagnoni. Clemente VI nel 1344?
aveano cospirato contro Macerata. per grazia speciale, dichiarò che ia
48 MAC MAC
caso di Macerata sommi-
bisogno Marca Pietro da Gaeta. Frattanto
nistrasse solo tre o quattro cavalie- Giovanni Visconti arcivescovo e
ri ben montati ; ed il rettore nel principe di Milano, capo de' ghi-
1345^ le diminuì cinquecento ru- bellini,per insignorirsi dell'Italia e
manti, cioè i dazi che per essi pa- per spegnere affatto la parte guel-
gava. Quindi il cardinal Bertrando fa, negoziò una gran lega con mol-

d'Eux legato, nel i346 emanò un te comuni di Toscana e parte della


privilegio a Favore dei maceratesi, Marca, fra' quali per uno de' capi
come più benemeriti della Chiesa, e più autorevoli ed a nome degli
sopra la cognizione delle prime ap- usciti, si dichiarò Fedo de' Mulucci
pellazioni, come lo avevano le al- signore di Macerata nel i353.
tre città della provincia. Marcian- A sedare le violenze de' grandi
do il re d'Ungheria contro Giovan- e de' baroni in Italia, Innocenzo VI
na I regina di Napoli, Clemente VI destinò per legato apostolico il ce-
ordinò ai maceratesi che non gli das- lebre cardinal Egidio Albornoz spa-
sero soccorsi, anzi ne impedisse- gnuolo, non che vicario generale di
ro il passaggio, che il re evitò tra- tutto lo stato pontificio. Mentre il

versando la Marca. Infuriando nel- cardinale si preparava a marciare


la provincia la peste nel 848, nel-
i coU'esercito in Italia, infestava cru-
la città di Macerata popolatissima, delmente la Marca una compagnia
benché vi presiedesse di continuo il di venturieri francesi e tedeschi , va-
rettore generale, perì per la metà il gabondi e ingordi di rapine e di san-
numero dei cittadini, per cui il ret- gue, sotto la condotta di fr. Morreale
tore fr. Giovanni difalcò di 5oo o Monte Reale di Provenza, cavaliere
fumanti i 1000 superstiti. Intanto gerosolimitano, anch' egli avido del-
nuove commozioni ebbero luogo l'oro, crudele e pieno di ambizio-
nella Marca ; portatosi il rettore ad ne. Questa masnada chiamata nel-
Avignone per ragguagliarne il Pa- la Marca da Francesco Ordelaftì
pa, o impaurito dalla strage del ma- da Forlì per soccorrere Fermo
le, nella sua macera-
lontananza i scorse poi e depredò il paese, espu-
tesi furono costretti nel i35i di gnando quarantaquattro castelli ,
acclamare Fedo Mulucci coi suoi de' quali alcuni confinavano con
fratelli ed altri nobili, per signori, Macerata ; indi passò a desolare la
rettori e governatori o vicari della Romagna Toscana, finché il
e la
città e del distretto. Riteneva però famoso tribuno Cola di Rienzo fe-
Macerata, benché assente il rettore, ce decapitare in Roma fr. Morrea-
una qualche forma di curia gene- le. Appena il cardinal Albornoz
rale, risiedendovi per giudice delle giunse a ricuperare il Patrimonio
contese civili Matteo da Parma, e e il ducato di Roma, molti signo-
nella signoria e governo dei suoi ri delle città e castelli della Marca
cittadini reggevasi in istato di de- dichiararonsi al servizio del cardi-
mocrazia, essendo podestà del co- nale, che rivolse le armi contro i

mune Andrea da Offida: per le ma- Malatesta signori di Rimini ed al-


presiedeva per vica-
terie spirituali tri del loro partito , come 1' Orde-
rio o uditore generale Cicco da s. laffo. Gentile Varani signore di
Angelo, per uditore Domenico da Camerino, in un ai jesini, macera-
Sanseverino, e per tesoriere della tesi ed altri popoli convicini. Il
MAC MÀC 49
cardinale con gli aiuti che ricevè la Marca, nelle tre presidenze di
dall' imperatore Carlo IV di cin- Farfa, di Camerino e di s. Loren-
quecento barbute^ eh' erano lan- zo iu Campo. 11 eh. Castellano di-
cie di due cavalli, e con la gente ce, che il primato di Camerino fu
collettizia che assoldò nello stato poi da Fermo e da Ancona con-
della Chiesa, formò un buon eser- teso. Nel 1 358 Macerata ricevette

cito, tuttoché inferiore a quello dei la rinnovazione delle fiere di mag-

collegati, dandone la isuprema di- gio dette di s. Claudio, che sole-


rezione al nipote Blasco Fernando, vano cadere ne' giorni della festa
ed il comando a Rodolfo "Varano dell' Ascensione. 11 marchesato ò
capitano della Chiesa. Dopo diver- rettoria della Marca da Blasco
,

se vicende e conflitti, le milizie del- passò a Gomez Albornoz, altro ni-


la Chiesa completamente sconfìssero pote del cardinal Egidio, indi a
i nemici sotto Paterno, tra Mace- Giovanni Visconti da Oleggio figliò
rala e Ancona presso Polverigi, naturale del sumraentovato princi-
per lo che le città e fortezze più pe di Milano. Nel i36i il cardi-
importanti da Macerata a Ri mi ni, nal Egidio a favore de' maceratesi
soggiacquero ai trionfi del lega- spedì r indulto del mero e mistd
to . Macerata spontaneamente si impero nella città e territorio, co-

rese, con oneste condizioni , di gli altri privilegi che la città go-
confermarsi il vicariato in un no- deva.
bile della città , rimanendo alla Urbano V rimandò legato e vi-

testa del governo lo slesso Fedo cario d' Italia il cardinal Albornoz
Mulucci; che il comune pagasse al- nel i363j il quale prendendo del-
la camera apostolica cinquemila fio- le provvidenze sulla quiete de'mar-
rini d'oro;che il legato ricevesse la chiani, primieramente con diplorast
città governo, come residenza
in dato in Macerata riformò la curia
del preside della Marca, per uno generale, che meglio stabilì in que-
de' suoi nipoti col titolo di cor- sta città, come residenza antichis-
rettore Marca, che proba-
della sima de' presidi della Marca. Ordi-
bilmente fu Blasco Fernando. Nel- nò pertanto nel i364, che de' tre
l'anno i356 il pubblico mace- giudici dei mentovati presidati Far-
ratese pagò gran somma, a con- fense, Camerinense, e di s. Loren-
to della pattuita a Basco di San- zo in Campo, quello di Camerino
tio da Camerino vice- tesoriere della dovesse risiedere in Macerata , ove
Chiesa e luogotenente di Guglielmo dichiarò volervi ridurre la curia, e
da Benevento tesoriere generale, e tutto come luogo più conveniente
nell'anno seguente in Fano, nel di ogni altro della provincia e per
primo di maggio, sebbene altri di- comodo maggiore della Marca: l'at-
cano in Forlì, nel parlamento ge- to si legge nel Compagnoni. Per
nerale coir intervento degli amba- utile poi de' marchiani e decoro dei
sciatori delle comuni dello stato presidi, il cardinal Albornoz ad e-
pontifìcio, dal cardinal Albornoz si sempio del collegio degli avvocati
promulgarono le antiche costituzio- stabilito in Bologna da Urbano V,
ni della Marca, dette Egidiane dal altri ne eresse in Macerata di av-

suo nome. Tra le altre cose , con vocati e procuratori della curia,
esse fu divisa la curia generale dei- concedendo esenzioni a'curiali esei-
VOL. XLI. 4
rw MA e MAC
«XMili cioè ai maceratesi collegiali nel I 3G7, e per legalo il suo fra-
la riforma e rinnovazione dello stu- le-Ilo Anglico cardinal Grimoaldi ,
dio e della facoltà iiumeinorahile vicario generale di tutto Io slato,
di promovere in detto collegio alla il quale molte lettere spedì a fa-
laurea del dottorato. Delle quali vore de'maceratesi , sulla lesidenza
prerogative di Macerala , se ne fa de' priori, sportule de' giudici, sugli
menzione nella lapide o iscrizione esteri acciò pagassero i dazi comu-
posta nella galleria vaticana, sotto nitativi, ec.
la figura della città, che incomin- Sublimato pontificato Grego-
al
cia con queste parole: Mactrata e rio XI , in Macerata nell' anno
vctustls Ileh'iae Ricinae ruinis et 1371 si tenne un parlamento di
macerìae dirnlae excitata prov. tutta la provincia, che durò più
Picen. praesìdum sedcs. Inoltre il giorni, in cui fu stabilito spedire
cardinale, per la sicurezza de*curia- un ambasciatore al Papa in Avi-
li e quiete de' maceratesi, provvide gnone a congratularsi della sua e-
a compiere le fortificazioni della cit- saltazione, già da lui partecipata a
tà, e per lo spopolamento cagionato Macerata; e venne discusso a lun-
dalla pestilenza, ne restrinse il cir- go della residenza della ctu-ia ge-
cuito come avca fatto in altre cit- nerale. Alcuni sostennero non do-
tà marchiane. Ridusse perciò Ma- versi rimuovere da Fermo pei sin-
cerata poco meno che una gran golari suoi pregi e prerogative, luo-
fortezza, poiché racchiudendovi so- go forte e di studio generale in
lo r eminenza del monte , tagliò cui fioriva l' eretino Roselli. Altri
fuori Ponte maggiore, la Pietà
il dimostrarono con oppoittuie ragio-
s. Maria Mad-
vecchia, Torresiana, ni, che la curia dovea ridursi in
dalena e san Lorenzo avanti il Macerata, ove la natura e l'arte
mercato, Qiembro di s. Giovanni avea collocata l'antica sede de'pre-
de' gerosolimitani ; perciò disegnata sidi generali, enumerand )ne i van-
il tal guisa dal cardinale la pianta taggi, il commercio, l'accesso como-
di Macerata , comandò che nella do, la copia de' nobili e de' dotto-
spesa vi concorressero pure gli ec- ri, e il lustro dell'università di
clesiastici, con mandato diretto al buone Queste ed altre ra-
lettere.
vescovo e clero maceratese. Cos'i gioni prevalsero, e si convenne pre-
Macerata nell' area fu ridotta al- sentare supplica a Gregorio XI a
l' odierno mentre prima era-
stato, favore di Macerata, sottoscritta dai
si molto estesa, e venne fortificata cancellieri delle comuni coi legali si-
con solide mura, mentre trovavasi gilli, e riportata dal Compagnoni.
esposta ad ogni scorreria. La pian- Mentile era vicario generale il car-
ta di Macerata la delineò Emidio dinal Pietro di Stagno , tesoriere
Ferretti nobile ascolano; quella generale della Marca Gerardo ve-
dell'antica Recina il Compagnoni scovo di Bologna, e rettore gene-
la riporta a p. 64, e l'altra di Ma- rale Pietro Cuencavescovo di ,

cerata incisa nel 1661, a p. 271. Gregorio XI nell'anno 1874 ac-


Dopo la morte di s\ gran cardina- cordò quanto si domandava es- ,

le,Urbano V destinò nella Marca sendo stato dal consiglio di Ma-


altri rettori, con brevi diretti al cerata spedito in Avignone a ta-
reggimento e comune di Macerata le effetto r ambasciatore Vanni
MAC MAC 5i
Ferro, mentre le comuni suppli- in campo giallo, in segno di città
canti eiano ventiquattro: la sup- libera, e una corona d'oro per
di
plica era stala pure consegnala al dono. La ribellione di Macerata
cardinal Pietrf), nella stessa forma di servi di cattivo esempio ad altre
quella inviata al Papa, ^'el consiglio città, ed alterò l'auiuìo di Gre-
di credenza fu poi decretalo farsi gorio XI l'onta fatta al rettore.
la loggia del mercato o portico nel- Dichiarò pertanto legato d'Italia il

la parte setlentrionjile della piazza ,


cardinal Robei to di Ginevra, gli

che al dire del Ricei riuscì elegan- affidò seimila cavalli e quattromi-
te edifìzio, eseguito da un innta- la pedoni guasconi e bretoni d'a-
tore del Brunellesco. Indi il cardi- nimo bellicoso, e confermando ret-
nal Guglieltno N()<^11(;1 emanò una tore della Marca Pietro vescovo di
costituzione sui (^irivilegi degli av- Cuenca, gli comandò tenere in An-
vocati, curiali, collegiali e dottori cona la curia generale. Intanto
di Macerata. Flultuando l'Italia e considerando Gregorio XI che Ro-
la Marca nelle rivolte, anche i ma- ma era la vera e propria sede dei
ceratesi malcontenti delle gravezze Pontefici, d' Avignone, e vi
parti
espilarono al libero reggimento di giunse 17 gennaio iSyy. Subito
a*
repubblica aristocratica sotto il go- si occupò dello stato, e facendo ge-

verno degli ottimati, ed implora- nerale della Chiesa Ridolfo, lo tol-


rono laiulo di Ilidolfo Varani dei se alla lega; indi invitò il rettore,
signori di Camerino, uno de' capi che col giudice del presidato di
della lega italica detta della liber- Camerino e tutta la curia, passas-
tà, la cui famiglia era amica anti- se a risiedere ad Osimo, stabilen-
ca e ben affetta di Macerata. I dovi la residenza generale della
priori del comunepopolo fe- e del Marea. Macerata fu assediala dalle
cero accordi col Varani, che entra- milizie della Chiesa, occupando il

to nella città fu ricevuto con ono- posto di s. Salvatore il conte Lu-


re, coll'assenso del rettore che con cido alemanno, e quello incontro
tutta la curia vi risiedeva. Tardi Rinaldo di Monte Veide signore
si avvide il vescovo di Cuenca del- di Fermo; quindi abbandonarono
l'artiOzio de'maceratesi, perchè as- l'assedio a' 6 novembre, giorno pei
salito all'improvviso, ebbe appena maceratesi votivo e solenne di s.

tempo di fuggire col giudice del Leonardo. Di questo avvenimento


presidato di Camerino, il podestà essendo motore Rinaldo risuonò ,

di Macerata ed altri ufliziali. La la città di sue acclamazioni; e sic-

di lui sup|ulletlile, la segreteria come il Papa ammirò la fortezza


della camera ron»ana, ed il palaz- de' maceratesi, questi gì' inviarono
zo della residenza, soffrirono fuoco ambasciatori per l' assoluzione ed
e saccheggio. Costituitasi Macerata ampliazione di diocesi, come riferi-
in islato libero, salve le giurisdizio- remo parlando del vescovato, e ri-
ni e suoi privilegi, affidò il supre- tornarono alla di lui obbedienza,
mo comando della città e suo di- munendo con corpi di guardia più
stretto a Ridolfo j riconoscendolo luoghi del distretto.
per atto di maggioranza d'uno scu- Nel 1378 divenne Papa Urbano
do e d'uno stendardo coll'arma del VI, quindi insorse l'antipapa Clemen-
comune ripartita colla croce rossa te VII, già Roberto di Ginevra men-
5a MAC MAC
tovato, che stabilendosi in Avigno> luogo della Marca somministrereb-
ne fu cagione di lunghissimo e fa- be un tanto per pagare gli stipen-
tale scisma : Frias che ne seguì le diar! della Chiesa, e Macerata pa-
parti, fu fatto anticardinale. I po- gò i5oo ducali d'oro. Bonifacio IX
poli furono divisinell' obbedienza, appena salito al pontificato, dichia-
ma marchiani restarono fedeli a
i rò il fratello Andrea Tomacelli
Urbano VI, e Macerata a cagione marchese della Marca, riformatore
de 'Varani dovette per un tem- nel temporale e generale capitano
po obbedire a due pseudo-vesco- dello stalo ecclesiastico. In questo
"vi dell'antipapa. La città nel i385 tempo reggendosi Macerala a guisa
elesse podestà Ridolfo Varani, a impose pedaggi in due
di repubblica,
cui lo zio Giovanni gliela concesse Potenza e del Chienti. Men-
passi del
in pieno governo, salvi i privilegi. tre Boldrino da Panicale, celebre
Disponendo ormai i Varani di Ma- guerriero, stato già al soldo del Pa-
cerata come d'un principato di fa- pa, eccitava tumulti di guerra con-
miglia, la città decise di ritornare tro il marchese, le terre della Marca
interamente nel grembo della Chie- si composero con Boldiino, stipen-
sa, riprovando lo scisma. Di notte diandolo come capitano delle armi
vi si recò il vescovo Angelo Cino della Chiesa, per cui Antonio de
con buona comitiva d'armati, onde Vetulis vescovo e principe di Fer-
da tutti si gridò viva s. Chiesa, mo, risiedendo per governatore in
e discacciato il presidio de'Varani, Macerata, spedì in Roma ambascia-
ne dierono avviso al cardinal lega- tore per la conferma. Nel iSqi in
to Buontempi, il quale assolvette i Macerata si rinnovarono i pennoni
maceratesi dalle pene incorse. Quan- del comune alle sei porte della cit-
do poi egli si portò in Macerata, tà, con quella di s. Giorgio, ed
vi fu ricevuto solennemente sotto altri tre alla piazza grande, per lo
un pallio d'oro dai priori della stato pacifico e popolare della cit-
città, precedendolo processionalmen- tà. Questi magistrati duravano sei
te il clero colla croce. Ivi riunì mesi e giuravano fedeltà: simili
con ottime risoluzioni la curia gè» erano in Roma col nome di Ca-
nerale, e spedi vari ordini per la porioni (Vedi). Si destinarono pu-
Marca colla data di Macerata. Re- re ventisei uftiziali nuovi per cu-
duce Urbano VI in Roma da' suoi stodire le catene della città, come
viaggi, i maceratesi ne celebrarono piazza d'arme ancora i
: esistono
il ritorno con sontuoso apparato, vestigi di quella che chiudeva la
poscia come pi-imaria città dello piaggia delta del Forno, vedendosi
slato, fu dal Papa invitata a man- gli anelli nell'estremo angolo del
dare un ambasciatore al parlamen- palazzo Graziani oggi del cav. Con-
to generale che aveva convocato ventati. Indi Bonifacio IX costituì
in Roma. Nel i388 il cardinal il marchese Tomacelli rettore ge-
Buontempi diminuì alla città la nerale della Marca, il quale ira-
tagliache soleva contribuire alla pose ai maceratesi la taglia per
camera apostolica, e ciò per tre trasmettere soldatesche al campo
anni. Fu tenuta dal cardinale una di Appignano. Intanto da Ficano
congregazione provinciale in Osi- tranquillamente Boldrino si recò a
mo, in cui si convenne che ogni Macerata, seguito da soli venti ca-
MAC MAC 53
valli, marchese ad un
invitato dal Giovanni Barbiano che n'era il
di
pranzo solenne. Mentre Boldiino condottiero, concorrendovi Macera-
versava l'acqua sulle mani del mar- ta per la sua rata con quattromi-

chese, questi io fece proditoriamen- la ducati d'oro. In questo tempo


te ammazzare, e spedi una circo- Bonifacio IX con indulto concesse
lare per tutta la provincia acciò la zecca, laonde la città formò dei
(^ni luogo gli fornisse con nume- capitoli col suo zecchiero, impri-
ro preciso d'armati a piedi. mendosi bene spesso ne'conii la fi-
maggio Tomacelli donò per
INel gura della Marca, o quella di Ma-
lìso della cattedrale di Macerata cerata come capo. Il figlio di Boi-
tutta la guardaroba e cappella del drino frattanto con quattrocento dei
cardinale Buontempi, ivi a' 16 lu- suoi, per vendicar il padre andava
glio iSgo morto e sepolto. Guer- massacrando quanti maceratesi di
leggiavano pel regno di Napoli ogni condizione gli capitavano. Si
Lodovico d'Angiò investito dall'an- avanzò poi intorno le mura della
tipapa Clemente VII, e Ladislao città con numeroso esercito, co-
figlio di Carlo III Durazzo rico- mandando i pedoni Azzo da Ca-
nosciuto da Bonifazio IX, il per- stello modenese, e Biordo de' Mi-
che questi slabih di farlo aiutare chelotti perugino, capitani della com-
dal fratello Tomacelli, ordinando pagnia detta di S.Giorgio, minaccian-
ad Antonio Acquaviva conte di s. do la città ed il contado di ferro e
Flaviano poi duca d'Atria, che lo fuoco se non gli si consegnava il mar-
assistesse colle sue armi. Macerata chese autore della morte di Boldri-
in queste contingenze fortificò la no. Nel iSgS il marchese prese seco
città, la munì di soldati, e si pre- il conte Francesco Novello di Car-
paro con difese. Afflitta nell'estate rara figlio naturale di Francesco il

crudelmente dalla pestilenza, prò- vecchio, ed alcuni ambasciatori fio-


curò placare l'ira divina, ed il rentini spediti dal Papa negoziaro-
Papa commiserandola, per gli uffi- no un accordo. Fu restituito il ca-
?\ di fr. Andrea da Macerata ago- da vere dell'ucciso, e promessi a
stiniano, e ambasciatore del pub- Boldrino suo figlio dieci o dodicì-
blico, le scemò le taglie, essen- mila fiorini d'oro. Vivendo la Mar-
do allora gli abitanti diminuiti a ca divisa per le guerre e per lo
1 5,000 senza quelli del contado, scisma in fazioni, da Macerata ed
Frattanto per la pace conchiusa altre città libere si fece tregua gè
coi Visconti, fiorentini e collegati, nerale perun anno, con dispiacere
questi ultimi levarono Io stipendio del piarchese, che passòad occu-
alle lancie ed ai fanti, i quali for- pare una fortezza di Gentile Va-
malisi in lega obbligarono diverse rani, il quale con Biordo la ricu-
cirà a pagar loro buona quantità però imprigionando il marchese,
di denaro, quindi passarono in al dire del Compagnoni. Ma il

parte nella Marca nel iSga. Allo- Colucci nelle Memorie {storiche di
ra i maceratesi fortificata la città, Pennasangiovanni sua patria, ecco
ne affidarono la sopraintendenza ad come racconta il fatto. Tomacelli
otto cittadini. Il marchese Toma- unito un grosso esercito col conte
celli per evitare l'impeto di tal di Carrara volendo soggettare l'in-
soldatefca, trattò di comporsi con tera Marca alla Chiesa, assah i Va-
54 MAC MAC
rani signori di molti luoghi, e pel e divo/ione a santa Chieda. Furono
primo entrò Pennasangiovnnni
in demolile le case e confiscali i be-
scnza potersi impadronire della for- ni ai più conluniaci; Bonifacio IX
tezza. Però nel dì seguente Genti- assolvette gli altri, ciò che fece il

le e Ridolfo Varani , unitisi al vescovo iAngclo assiso pontilicaU


partito di Boldrino, con Biordo mente nella piazza maggiore, neU
marciai'ono coli* esercito verso Pen- la adunanza del popolo,
generale
na, la presero, vinsero il marche- Ocntile signore di Camerino altri»'
se ed il conte, e li fecero prigio- biiendo ai maceratesi il discio-
iiieri; perciò errarono coloro che gli mento della lega non cessava ,

dissero che la prigionia del Toma- di mandar gente a danneggiar la


celli seguisse in Macerata per ordi- campagna, obbligandosi a confede-
iie di Boldrino figlio dell'ucciso, rarsi coi recanatesi ed altri confi-
li Leopardi dice che l'imprigiona- nauti, ed il Mostarda nel 1897 or-
mento seguì a* io settembre 1 893, dinò che la città fosse ben guar-
essere incerta l'epoca della libera- data di giorno e di notte. Recan-
zione del marchese, g no- ma ai dosi in Macerata il marchese To-
Tembre ebbe luogo una tregua, ed macelli, fu ricevuto con ogniono-
a' 24 dicembre 1894 In pace. revolezza, e da quattro ambascia-
Nel 1394 il conte di Carrara tori; ma avendo egli fatto pode-
coi fuorusciti ghibellini di Macera- slìi Gio. Giacomo di Orte, dispiac-
ta, di Monte Giorgio, di Monte que ai maceratesi che si pregiu-
Cassiano ed altri, tentò a viva for- dicassero i loro diritti, e ne fecero
za di entrare nella città, scorrendo lagnanza, onde marchese subito
il

e depredando da per tutto; ma i li nel iSgg ebbe


reintegrò; indi
maceratesi di parte guelfa assistiti luogo nel palazzo del comune una
dalle armi di Gentile e Ridolfo Va- gran pace tra alcuni nobili palri-
rani, per intercessione di s. Felice zi. I ministri del marchese fecero
vescovo africano,
a' 12 aprile ne ri- malcontenti i maceratesi, per aver-
portarono memorabile e felicissima lianco obbligati, contro privilegi i

vittoria, per cui fu decretato cele- che godevano, di dare il balio dei
brame a' 12 ottobre perpetuo anni- malefizi alla curia generale, e per
versario nel dì della sua festa con aver di nuovo il marchese nomi-
litanie. Nel 1396 eletto
processione e nato altro podestà. La città lo ri-

nel marzo per podestà dopo Antonio cosò, sebbene il nuovo Papa Inno-
di Tommaso di Montolmo, Giovanni cenzo VII, ignorando le sue prero-
di Roberto d'Ascoli, quindi Anto- gali ve, lo avesse nominato; ma per
nio di Vanni di Simonuccio da la clemente lettera che gli scrisse
Macerata, ardì con tradimento^ e esortando i maceratesi per questa
col fomento de* Varani, di oppri- volta a compiacerlo, l'obbedirono.
mere la libertà della patria. Mili- Il Papa inviò per rettore generale

tando agli stipendi della Chiesa Mo- Angelo Corraro patriarca di Co-
btarda da Forlì famoso capitano, stantinopoli, che dovendo riprisli-
pcl suo valore e pel patrocinio di nare in Macerata la solita residen-
6. Pietro martire, ritornò la città, za della curia generale, il comune
colla morte di Antonio e de' suoi lo provvide di letti per se e suoi
complici ribelli, in perfetta libertà curiali, e case per la famiglia ; pò-»
MAC MAC 55
scia Innocenzo VII lo creò cardi- rati ribelle di santa Chiesa. Paci-
nale, legato e vicario generale di ficò Benedetto pili luoghi, aiutato
tutta Ja MarcBj mentre era in Ma- da' maceratesi contro Monte Gra-
cerata, la quale come gli altri luo- naro e Monte Cosaro ricalcitranti.
ghi ebbe sottoposto i suoi giudici In Roma nel i4o8 si segnò la pa-
al sindacatore generale. La città ce tra Ladislao re di Napoli, i ma-
protestò da silFalto aggravio, pro- ceratesi ed altri marchiani ; ed il

ducendo un indulto di Giovanni rettore tenne in Macerata un par-


XXII, in virtù di che fu reinte- lamento provinciale, per prendere
grata nel poter da se sindacare i agii stipendi Braccio ed altri capi-
suoi ufllziali. Nel i4o6 il Papa tani perugini. Continuando Io sci-
nominò Lodovico Migliorati suo ni- sma sostenuto da Benedetto XIII
pote, marchese, rettore della Mar- antipapa , avendo Gregorio Xll
ca, e capitanio generale delle gen- creato de' cardinali contro i giura-
ti d'armi, a cui Macerata inviò menti fatti, fu abbandonato dai car-
ambasciatori per congratularsi. Mor- dinali vecchi che passarono in Pi-
to Innocenzo VII, a' 6 novembre sa a celebrare un concilio del i4o9J
di detto anno i cardinali capi d'or- mentre Gregorio XII ne promul-
dine non solo ne diedero parte alla gava altro in Cividal d'Austria,
città, ma a difesa dello stato la prega- dandone parte ai maceratesi come
rono spedire prontamente al concla- suoi più diletti. Eletto in Pisa A-
ve il maggior numero di cavalleria lessandro V, dichiarò legato e vi-
e fanteria, la quale con tutta l'ar- cario generale a ricuperare la Mar-
mata della Marca , Paolo Orsini ca ed altre provincie, il cardinale
generalissimo di s. Chiesa condusse Baldassarre Cossa, e scrisse ai ma-
in Pioma. Eletto il suddetto cardi- ceratesi inculcandogli fedeltà. Giun-
nal Corrario Papa col nome di to nella Marca per luogotenente,
Gregorio XII, ne partecipò l'esal- rettore e vicario generale Giacomo
tazione a Macerala e ad altri . de Rossi vescovo di Luni e Sar-
La città ricusò al rettore il pode- zana, ed essendo i maceratesi gli

stà che le proponeva, e per aver unici del partito di Gregorio XII,
egliimposto un sussidio il Papa per guadagnarli fece loro favorevo-
con breve la esonerò, dichiarando li concessioni. Ma Gregorio XII
in luogo di Nicolò da Sessa ve- li ad obbedire al cardinal
esortò
scovo e tesoriere della Marca, Gio- Gino Macerala e Re-
vescovo di
vanni Formoni da Fermo vescovo canati, suo legato della Marca An-
e principe d'Ascoli. conitana e Massa Trabaria, che
Il marchese Migliorati rendendo presso loro risiedeva. IMorlo nel
tutti malcontenti, la provincia fu i4io in Bologna Alessandro V,
inondata di armi anche straniere, gli successe il cardinal Cossa cui
onde fu nominato rettore e mar- nome di Giovanni XXIII, che poi
chese della Marca Benedetto ve- ricuperò Roma. In questo tempo
scovo di Monte Feltro, ricevuto Macerata condannò al bando quei
assai nobilmente. Appena arrivato nobili che aspiravano al supremo
in Macerata la compose con altre potere, godendo stato libero e p-a-

città, con Braccio da Montone


e cifìco, alla cui difesa si confederò
perugino, per disunirli dai Miglio- coi signori di Fermo e Sanseveri-
S6 MAC MAC
fio, e Carlo Malatesta di Rimini, capitoli e patti riportati dal Com-
come intrinseco amico di Gregorio pagnoni. Ridolfo Varani accettò il

XII, al quale erano sempre fede- titolo di difensore, signore e ret-


li. Però la necessità indusse Ma- tore di Macerala, facendosi Tatto
cerata nel i4i2 a riconoscere Gio- in nome del Papa Gregorio XII.
vanni XXII I, credendo vera la pa- 11 podestà continuossi ad eleggerlo,
ce e la rinunzia di Gregorio XII, con autorità di mero e misto im-
mediante la legazione perpetua del- pero. Intorno alla signoria de* Va-
la Marca, con cinquantamila scudi rani su Macerata, va letta la no-
l'anno. Il Papa procurò smentire ta I.' del più volte ricordato ano-
l'inganno, e Giovanni XXUI di- nimo, che ne fa debita dichiara-
chiarò Lodovico Migliorati vicario zione, e dice che tal governo non
generale della Marca, marchese e trascorse il i^i6: si può anche
capitano delle armi. leggere V Avicenna, Memorie di
Avendo preso il regime di Bologna Cingoli p. 207 e 10S. Gregorio
Antonio di Anagni vescovo di Moiite- XII per la pace della Chiesa, ri-

lìascone, già tesoriere della Marca, nunziò nel concilio di Costanza il


Giovanni XXIlIcon breve lo parte- pontificato, onde i padri per azio-
cipò a Macerata. Da questa aderenza ne sì magnanima a* i5 luglio i/^i5
i Malatesta indignati, con esercito si lo dichiararono cardinale decano
spinsero nella Marca, e Malatesta del sacro collegio, e legato a lace-
signor di Cesena aiutato dai fuo- re e vicario perpetuo della Marca
rusciti, e con intelligenza di altri nello spirituale e temporale, non
cittadini,penetrò nella piazza mag- che amministratore delle due chie-
giore di Macerata, e s* impadronì se unite di Macerata e Recanati.
di diversi luoghi, ma fu in un pun- Alle disposizioni del concilio i

to a forza cacciato. Allora Giovan- maceratesi obbedirono, restando fe-

ni XXIII, temendo i Malatesta, in- deli alla Chiesa, riportandone il po-


viò a Macerata il cardinal Gio- ter continuare a vivere nello stato
vanni Orsini appresso Paolo suo libero e popolare, e di non esser
fratello, e qon comitiva di i5oo offesi dai confederati. Stabilitosi il

cavalli . Il legato provvide alla cardinal legato in Recanati, gli man-


guardia della città, con una gros- darono ambasciatori, ed ottennero
sa bombarda con palla di pie- dai nunzi del concilio passati nella
tra di cento libbre, macchina che Marca l' assoluzione di qualunque
riuscì nuova nella Marca. Temen- censura, e la riduzione delle taglie
do gli Orsini che i maceratesi par- in soli seicento fiorini d'oro. Seguì
teggiassero per Gregorio XII, e ve- una gran lega contro il cardinale
dendo che aveano ricusato ricevere e i Malatesli, venendo eletto capi-
la cavalleria, se ne partirono, ab- tano generale e rettore della Mar-
bandonando la Marca. Ed è per- ca il Migliorati i maceratesi re-
:

ciò che i maceratesi per consiglio stando neutrali, mediante alcuni ca-
pubblico si ridussero in hbertà, pitoli, e promettendo fedeltà al fu-

commettendosi nuovamente agli a- turo Pontefice che si eleggerebbe


iuti e comandi de' Varani, come nel concilio, il quale avea deposto
governatori della città e suo di- Giovanni XXIII, e scomunicato l'an-
stretto, a' 1 3 maggio 1 4 » 3, con quei tipapa Benedetto XIII. Quindi Ma-
MAC MAC 57
cerata si confederò con Recanati, 90 r Aquila ,
gli ridonò la quiete.
ove mori il cardinal Corraro e fu Pel buono stato e riforma della pro-
sepolto nella cattedrale. Agli i i vincia. Martino V destinò gover-
novembre i^iy eletto Martino V, natore generale con piena potestà
questi ne partecipò la notizia a di legato a Intere Pietro Colonna
Macerata, con breve dato in Co- abbate di Rosacelo, il quale arri-
stanza V kal. decembris; ed eles- vato in Macerata v' inlimò un par-
se Marino Tosco o Tocco vescovo lamento generale , e ricuperò vari
di Teramo, tesoriere della Marca, luoghi della Marca : ivi stavano an-
Massa Trabaria e presidato, prov- cora di quartiere, come piazza d'ar-
vedendo ancora del vescovato di me e residenza generale, molti ca- '*'*''

Macerata e Recanati, e della vice- pi di guerra colle loro compagnie.


legazione, con titolo di prolegato e Per morte del governatore Co-
la
governatore delia Marca, lo stesso lonna ne furono dolentissimi ma- i

Marino. La città lo ricevette con ceratesi, ed i priori presero il lut-


decoro e risarcì il palazzo grande, to. Gli successe Astorgio Agnensi
reso inabitabile per 1' assenza della vescovo d'Ancona ed Umana, poi
corte; ed in un parlamento gene- cardinale, che risiedeva in Mace-
rale tenuto in Macerata per la ri- rata nella residenza della tesoreria,
forma Marino emanò
della città. come commissario e tesoriere gene-
indulto d' approvazione. In Reca- rale della Marca.
Di commissione
nati si tenne una congregazione del Papa, Astorgio si portò da Ma-

provinciale avanti Marino in cui , cerata in Sanseverino per estingue-


fu ordinato di mandarsi ambasciato- re la setta degli eretici fraticelli
ri al Papa per gli sgravi della pro- che infestavano più luoghi della
vincia, e per parte di Macerata vi Marca, e poscia a prendere il do-
andò ambasciatore Gasparo da
in minio di Fermo per morte del Mi-
Sarnano, celebre dottore di medi- gliorati. Macerata entrò in confi-
cina, con r incarico di rappresen- denza co' fermani, ma non conven-
tare, che essendo Macerata nel cen- ne con essi di supplicare il Papa
tro della provincia, si continuasse a demolire il loro girone, che seb-
a farvi dimorare il rettore colla bene fosse stato causa di tanti mali,
curia. Furono successivamente le- era l'antemurale della provincia;
gati della Marca per Martino V, poscia ottenne un breve da Marti-
i cardinali Antonio Chalant, e Ga- no V, che si ha nell'Ughelli , per
briele Condulmieri celebre per le ripetere la mitra, la croce o pasto-
oltime costituzioni che pubblicò nel- rale d'argento ed altre cose del
la Marca. cardinal Buontempi, concedute in
Conservandosi Macerata nell'an- dono dal Tomacelli alla cattedrale,
no 14^1 con vivere libero e po- come trasportale a Recanati dal
polare, e rinnovandosi nella Marca cardinal Gino e donate a quella
le turbolenze per le armi prese dai chiesa. Ma il conte Leopardi nota,
Malatesli contro gli Arcipreti della che per tali cose vi furono grandi
Staffa signori di Jesi, restò neutrale due città, quali du-
questioni fra le
per mantener un certo equilibrio rarono piò di cinquanta anni; ma
mentre Braccio che avea agitalo divenuto vescovo delle due chiese
la Marca, morendo nel 14^4 pies- l'ottimo Nicolò dalle Aste nel i44o
58 MAC MAC
le terminò , facendo lavora re una Josia Acqua vi va, ed egli per sicu-
mitra del valore di 1 3o ducati, e rezza passò da Recanati a risiede-
donandola alia chiesa maceratese, re in Macerata, assistito da buon
dalla quale riporlo cessione di qua- nerbo di soldati recanatesi, ed altri
lunque prelesa conilo quella di nobili provinciah. Il conte finse di
Recanati. Papa a mezzo di Od-
Il aver la patente di capitano gene-
do Poccio di Vanni suo tesoriere rale delle armi di Filippo Maria
e pio-camerlengo, desiderò che Ma- Visconti duca di Milano, fatto dal
cerata gì' inviasse un cittadino per concilio vicario d* Italia contro Eu-
castellano di Castel Franco di To- genio IV mentre realmente era
,

scana, e fu scelto Carbone di Ve- spedito direttamente dal concilio


nanzio. Venne eretta verso questa divenuto conciliabolo. Scrisse dun-
epoca la torre de' moliui, come un que a' 7 dicembre dal campo pres-
forte o ridotto esteriore, e nel i43i so Jesi a' magistrati di Macerata ,
fu eletto Papa col nome di Euge- manifestando loro chiaramente di
nio IV il suddetto cardinal Con- essere inviato dal concilio per puni-
dulmieri. re Eugenio IV e ridurre la pro-
Giovanni Vitelleschi vescovo di vincia alla sua obbedienza, toglien-
Macerata e Recanati, fu fatto nel dola dal cattivo governo de' mini-
1432 commissario e governatore stri pontificii ; perciò invitarli a por-
della Marca, poi cardinale, ed ap- si abbandona-
sotto la sua difesa,
provò gli antichi statuti di Mace- re Eugenio IV e spedir ambascia-
rata, la quale gli somministrò gen- tori per trattare. Nel consiglio di
te contro Pesaro eh' erasi ribellato. ciedenza dai più saggi fu difesa
Frattanto la sovranità di Eugenio l'immacolata vita del degno Pon-
IV venne da più parti attaccata, tefice dalle false imputazioni, rico-
ma per maggior fatalità si dichia- nosciuta legittima la suprema sua
rò nemico il concilio di Basilea , dignità papale superiore a qualun-
che mosse suoi danni il conte
a' que concilio , non dovere servire
di Cotignola ed Ariano Francesco d'esempio quel di Costanza, e do-
Sforza. Correndo l'anno 433, sotto 1 versi esecrare il Basileese qual con-
pretesto di portarsi in Puglia al ciliabolo e sinagoga di Satana. Ma
soccorso de' suoi stati ereditari, si gli altri furono di parere negozia-
seppe che il conte passava per la re collo Sforza, capitolare e yìgo'
Marca, per cui molti marchiani noscere il concilio come rappresen-
l'incontrarono in Romagna, ad as- tante la Chiesa, mentre il Vitelle-
sicurarlo che pel malcontento ge- sebi per mancanfa di forze avea
nerale per la eccessiva severità del abbandonato la provincia, portan-
cardinale, agevole sarebbe stato il dosi a Roma. Allora il conte vali-

conquisto della provincia. A questa cato fiume Potenza si presentò


il

ve lo spinse il duca di Milano per olle porte di Macerata, e ne rice-


inquietare il Pontefice ch'era ve- vette le chiavi, riducendo le taglie
neziano , essendo nemico di egli annue da 800 a 620 ducati. Con-
quella repubblica, sebbene il conte tinuando il conte all' occupazione
avesse per essa militato valorosa- della Marca, destinò suo luogote-
mente. Laonde il governatore av- nente generale in Macerala Foschi-
\crtito dal Papa, mandò verso Jesi no Altendolo de' conti di Cotiguo-
MAC MAC 59
la, stabilendo nelle citta i quartie- ca. Alessandio Sforza dimorando
ri per le genti d'armi : prese il ti- in Fermo come governatore della
tolo di armi delia
capitano delle Marca, spedì diversi ordini per Ma-
Marca, impose a tutte le comuni- mentre il
cerata, b. Giacomo della
tà annuo censo, nominando teso- Marca predicando a seimila uditori
riere generale della provincia Boc- inveì contro l'immorale lusso, e ne
cacino de Alemannis. Anche tutti ottenne felici risultati. Vedendo il

ì vescovi, abbati, chierici, ed anco duca di Milano che Sforza in vece


gli ebrei furono multati d' imposi- di danneggiare favoriva Eugenio
zioni. Passato Foschino in Roma- IV, spedì Nicolò Piccinino, valoroso
gna, restò nella Marca Alessandro capitano ad infestare gli stati della
Sforza fratello del conte a farne le Chiesa, insieme a Francesco suo fi-
veci , mentre il conte in forza glio. Tolsero agli Sforzeschi vari luo-
delle ciicostnnze era stato fatto ghi di Romagna, ed «nlrati nella
da Eugenio IV marchese della Mar- Marca si unirono a Josia Acqua-
ca. Alessandro coi maceratesi nel- viva, proeuiando alienar diversi
l'anno 1435 soccorse Camerino dalle luoghi dalla divozione dello Sforza,
incursioni di Nicolò Fortebraccio sotto pretesto di ricuperarli per s.
e con altri aiuti riportò vittoria Chiesa , come di commissione del
sui Brncceschi. Trovandosi Euge- duca. Si vuole che Eugenio IV ne
nio IV in calamità , si collegò coi fosse a parte, avendo creato Io Sfor-
veneti e coi fiorentini contro il du- za marchese per la forza delle cir-
ca di Milano , e non riuscendogli costanze, per cui poi si collegò col
prendere a' suoi stipendi Fortebrac- duca e con altri. Invadendo Fran-
cio, invilo il conte Francesco, che ac- cesco Piccinino Fabriano, Alessan-
cettò, venendo anche fatto gonfalo- dro Sforza die la sopraintendenza
niere di santa Chiesa, marchese della a Macerata di spedirvi la fanteria
Marca e signore di Fermo , riser- del suo governo.
bando alla santa Sede l'alto domi- Nel 1438 Alessandro si portò in
nio, coll'obbligo di combattere Ni- Macerata, ripartendo ne' luoghi vi-
colò Fortebraccio. marchese si11 cini suoi squadroni contro il Pic-
i

recò a Firenze ove dimorava Eu- cinino; mentre il marchese suo fra-
genio IV, bene accolto, e ritornan- tello nel 1439 partì con scello e-
do nella Marca ordinò a Macerata sercito dalla Marca per la lega dei
e ad altri luoghi il pagamento delle veneti e fiorentini, contro il duca
taglie e de' censi di due anni. Tran- di Milano. Malcontento questi dei
ne canjcrinesi lutti
i marchiani i Piccinini per la loro arroganza, si
riconol)bero il marchese, cui Ma- pacificò collo Sforza e fecegli Iralir

cerata spedì ambasciatori in Osimo tative d'imparentarsi con lui. Nel


dove risiedeva. Per reprimere la i44i si conchiuse il matrimonio
tiacolanza di Camerino fedele ai del marchese con Bianca Maria fi-
Varani, marchese prese un uomo
il glia naturale del duca di Milano
ben armato per casa da Macerata e nel i44^ S' celebrò in Cremona:
ed altre città e terre. Venuto a Bianca fu poi fatta governatrice della
concoidia con Camerino, fece luo- Marca. Giunta essa nell'agosto iu
gotenente generale di Recanati Or- Macerata fu trattata come sovrana
lando de Medici tesoriere della Mar- signora a spese del pubblico, dan-
6o MAC MAC
dosene V incnmbenza a dodici cit- menti sarebbero trattali da nemi-
tadini. Alfonso AragonaV re di ci. L'armala reale era unita alla
Tolendo occupare il regno di Na- pontificia, che avea a commissario
poli, pregò il duca di Milano a te- apostolico Lotto de* Sordi vescovo
nere in briglie il genero, acciò non di Spoleto. I priori di Macerata
aiutasse Renalo d'Angiò suo emu- adunato un parlamento generale,
lo, prométtendogli ritirarsi dall' a- i fautori dello Sforza protestarono
micizia de* veneziani e de* fiorenti- che dalla resa di Macerata dipen-
ni. Contento il duca di questa of- deva quella della provincia, i se-
ferta, persuase il Papa a ricupera- guaci di Eugenio iV vantando mi-
re la Marca, e gli promise il Pic- gliore il governo della Chiesa, a
cinino con tutto l'esercito. Trape- questa vollero fare ritorno, e tan-
latesi dal marchese siffatte tratta- to fu dichiarato dagli ambasciatori
tive, richiese i veneziani e i fioren- che i maceratesi spedirono al com-
tini di genti e di denari secondo la missario, col quale stipularono al-
lega con loro fatta. Intanto Eu- cuni accordi ; come di assoluzione
genio IV dichiarò capitano gene- di qualunque colpa, di conserva-
rale e gonfaloniere di s. Chiesa Ni- zione delle antiche prerogative, e
colò Piccinino, volendo espellere dal- che la corte generale risiedesse in
la Marca Francesco Sforza, onde, Macerata, alla quale si diminuireb-
cominciò la guerra tra i due gran bero le taglie. Quindi seg'iì l'en-
capitani. Riportando il primo un trata solenne nella città del re Al-
vantaggioso fatto d' armi, ne'piani fonso V, preceduto dalle insegne
della Rancia, territorio di Macerata, e per più giorni si replicarono le

ebbe luogo una tregua. Ivi Ales- acclamazioni f^wa la santa Ec-
:

sandro tornò, e fece trasportare al clesia, la sacra maestà e l'illustre


molino una grossa bombarda. A'i5 capitano. Il cardinal Lodovico Sca-

luglio 1 44^ venne conchiuso un rampì Mezzarota, camerlengo di s.


trattato tra Eugenio IV ed Alfonso Chiesa, da Roma spedì il benepla-
V re d'Aragona, in virtù del quale cito concordato
apostolico circa
il

il Papa lo investiva del regno di fra la santaSede e Macerata, am-


Napoli, ed il re doveva aiutarlo a ministrando per Eugenio IV la te-
ricuperare la Marca d'Ancona , a- soreria della Marca Pietro Ardin-
dollando perciò nella sua famiglia ghelli nobile fiorentino. La città
Nicolò Piccinino che prese quindi fece nuove fortificazioni , ed alla
il cognome d'Aragona. Il marche- rocca della Rancia pose il castel-
se preparò il suo esercito, e rac- lano. Di questa n' era prima si-

comandò la città di Macerata al gnore Antonio di Santi di Fides-


governo libero de' propri cittadini, mindo di Urbisaglia, che l'aveva
con una qualche soprain tendenza bene fortificata ; indi per compera
dello stato. Giunto il re d'Aragona o per cessione era passata nelle for-
a Sanseveiino, a' i8 agosto i443 ze de' maceratesi che l'aveano ben
emanò un manifesto in cui dichia- munita, e meglio lo fece poi il Picci-
rò ricuperare al Papa la Marca nino come luogo importante. 11 car-
spogliandone marchese
il ribelle dinal DomenicoCapranica legato sta-
ed invitando perciò marchiani a i bilì l'ordinaria sua residenza in Ma-
sottomettersi spontaneamente, altri- cerata, ma fu breve il suo dominio.
MAC MAC 6i
Francesco Sforza contando tra i IV si collegò con Filippo Visconti
suoi polenti nemici anco il suo- Q col re d' Aragona per rinnovar
cero duca Visconti di carattere vo- la guerra, mondandogli i due prin-
lubile, ricevette altri aiuti dai fio- cipi i loro capitani, il Papa dichia-
rentini e dai veneti, mentre il suo rò capitano generale di s. Chiesa
luogotenente Ciarpellone andava Sigismondo Malatesta, e legato il
scaramucciando co' nemici, ed in- cardinal Scarampo. Macerala a ri-
festando la coda dell' esercito di pararsi dalle armi imminenti dei
Piccinino. Stando il cardinaie in collegati, fortificò i posti esteriori,

Recanati, e spaventato dai progressi e pose buon corpo di guardia nel-


di Ciarpellone, nell'estate ripassò a la piazza. Il marchese nel i44^
Macerata per governar lo stato del- perdette Rocca Contrada, onde i
la guerra. In questo tempo Filip- maceratesi volendo far tregua coi
po vedendo le cose del
Visconti ministri pontificii, questi l'esortaro-
genero andare in rovina si mosse no a ritornare all'obbedienza della
a compassione di lui, e si dispose Chiesa; e con prontezza alla fedel-
a far tregua col medesimo. Richiama- tà nativa per comun consenso fe-

to perciò a Milano Nicolò Piccini- cero ritorno a mediazione dei re-


no dal duca al cui soldo era stato
, canatesi. Ottennero favorevoli ca-
sostituì il proprio figlio Francesco, pitoli, la conferma dell'esclusiva re-
che accampò l'esercito ecclesiastico sidenza della curia generale in Ma-
hmgi due miglia da Macerata, alla cerata, r immunità da qualunque
Torricella , o castellare del colle dazio delle grascie dai porti, e la

luogo bene Congiuntosi


fortificato. cognizione delle cause fra cittadi-

il marchese con Ciarpellone a' 2 3 ni : le capitolazioni furono in Ma-


agosto i444 attaccò l'esercito ec- cerata ratificate dal cardinal lega-
clesiastico sulle rive del Chienti to e camerlengo agli 1 1 novem-
e sotto Monte dt Il'Olmo ne ripor- bre. Universale fu la letizia , e
tò compiuta vittoria con grandis- , vuoisi che si battessero medaglie
simo numero di prigionieri fra i , d'oro coll'efligie del cardinale, e nel
quali i principali capitani, France- rovescio un tempio con soldati, e
sco Piccinino, e il cardinal Capra- l'epigrafe ; ecclesia restitvta. I ca-
nica, che furono tutti tradotti alla pitoli ilCompagnoni li riprodusse
rocca di Fermo : alcuno dice che a p. 366 e seg., e con essi termi-
il cardinale fuggi travestito da cap- na la sua storia edita. Il marchese
pellano. I maceratesi furono i pri- a poco a poco perde tutta la Mar-
mi a riconoscere lo Sforza, che in ca, e passò nel contado di Pesaro
breve tempo riebbe tutto il Pice- per ricuperare i castelli. Allora il

no, e prepararono a ricevere con


si duca Milano l' esortò a lasciar
di
sontuosa magnificenza la moglie la lega e la Marca, e soccorrerlo
Bianca, per la particolar osservan- mentre trovavasi oppresso dalle ar-
za che professavano agli Sforzeschi. mi venete e fiorentine. Lo Sforza
Distribuito dal marchese l'esercito che grave motivo avea di dolersi
nei quartieri, alloggiò colla sua squa- de' fiorentini pel ritardo delle pa-
dra in Macerata il nipote Pioberlo ghe e sussidii, e più de' veneti che
da Sanseverino, non che il tesorie- gli avevano occupato Cremona, ob-

re Cantuccio de Matlei. Eugenio bedì il suocero e portossi ad aiur


62 MAC MAC
tarlo. Terminnle le turbolenze del- quelli che area occupato. Non per-
Ja gnona, la Marca fu lungamen- tanto si umiliò il Malatesta, che
te flagellala dalla peste, per cui gli anzi unitosi agli anconitani tentò
abllanfi di alcune città si ritiraro- nuovamente occu[)are tutta la Mar-
no in luoghi d'aria più pura: in- ca, (piindi sconfisse Rartolomeo ve-
tanto la curia generale fu ristabi- scovo di Cornelo coll'esercilo del-
lita in Macerata, e Nicolò V visi- ia Chiesa, mentre teriHva consiglio
tò più luoghi della provincia, a ca- di guerra; ma venne poi battuto
gione che in Roma iufuriiva la dal cardinal Foitiguerri e da F'ede-
pestilenza nel i449 ^ "<^l i^'^o; rico suddetto nel i463. Quietale
indi nei i4t'4> op<''J> principal- in parte le cose d'Italia, Pio il
P^'"
mente dell'agostiniano fr. Simonello volse l'animo interamente a frena-
di Camerino, conchiuse in Lotli la re i progressi de' turchi, e perciò
pace tra fiorentini, lo Sforza ed
i fece biindir ovunque la crociata.
i veneziani. Il successore Calisto 111 Nella Marca fu fatto un gran par-
l)andì la guerra delia crociala con- latnento in Macerala, in cui si pro-
tro INIaotnelto imperatore dei li misero da tutta la provincia molti
turchi ch'erasi impadronito del gre- sovvenimenti ; portatosi Pio II nel
co impero, e creò Cfipitano genera- 1464 in Ancona per porsi alla te-
le il cardinal Scarampi. Venne in- sta della crociata, ivi morì. Nel pon-
timato in Ancona un parlamento tificalo di Sisto IV il cardinal Or-
generale, acciò concorressero le cit- sini vescovo di Taranto legato del-
tà Marca con som-
e luoghi della la Marca, proibì ai monlecassiancsi
me denaro
di ciò che fece pure
, d'impedire redifieazione del ponte
Macerata. Calisto HI nel i4^7 spe- sul Potenza, e Macerata con altri
dì nel fa Murca per legato il car- luoghi fu afflitta dalla peste, do-
dinal Roderico Borgia suo nipote, vendo poi tulli concorrere all'ar-
poi Alessandro VI ; fac:'ndo teso- mata navale che il Papa spedì con-
riere generale della medesima, del- tro i turchi, ed alla guerra contro
la MassaTrabaria e del presi dato Nicolò Vitelli tiranno di Città di
di Farfa, Stefano Nardini in se- Castello. Minacciando Maometto II
guito rettore della Marca e car- r Italia, ne fu spaventata la Mar-
dinale. ca, onde Macerata come altri luo-
Pio II eletto nel 4^8, da cardina- 1 ghi si pose sulle difese per invito
le, secondo il p. Civalli citando il del vescovo di Tivoli Angelo Lupi
Ciacconio, freqitentavìt Maceratam luogotenente della Marca; quindi
et Petreolana hnlnea valetudiiiis insorsero alcune vertenze di confi-
causa. Ma pare piuttosto che debba ni con Montecassiano. Nel pontifi-
intendersi i bagni di Macereto e cato d'Innocenzo Vili baroni del i

Petriolo nel Sanese. Sotto di lui regno di Napoli, maltrattali dal re


crebbero le turbolenze della Marca Ferdinando I, ricorsero al Papa
per ambizione di Sigismondo Ma- come supremo signore del regno
latesta, che cercava ampliare i suoi onde si ruppe guerra con quel prin-
stati; ma il Pontefice gli oppose cipe, e Macerata ne intese le con-
Federico da Monte Feltro, che vin- seguenze, come del contagio che
tolo presso Fano, gran parte de'suoi s'introdusse nella Marca. 11 Papa
dominii gli tolse , cacciandolo da premunì con soldatesche la Marca,
MAC MAC 63
che furono distribuite in diversi i tumulti de' recanatesi. Leone X
luoghi, essendo luogotenente delia per Lodovico UlTreducci
umiliare
provincia Giovanni vescovo di Co- ed altri tiranni della Marca, verso
rone. In questo tempo incomincia- il i520 elesse governatore della
rono le lunghissime
liti dell'acque Marca e commissario generale per
del Potenza con Mon teca ssiano, ed tali imprese, il celebre Nicolò Bo-

ebbero luogo le guerre tra Fermo nafede di s. Giusto vescovo di Chiu-


ed Ascoli, per cui il governatore si , laonde fece il suo ingresso a
della Marca per sedarle spedi sol- Macerala, ove risiedeva il governo,
dati prendendoli da diversi luoghi. che riuscì solennissimo, e mai ve-
Altre novità insorsero nella Marca duto in altro superiore o legalo ,
per essersi impadronito d' Osimo avendovi concorso per la rinoman-
sua patria Buccolino Guzzone, e za del prelato severo e giusto im-
pej tumulti accaduti in Offida , il menso numero di persone da ogni
cardinal Bai ve legato della Marca, luogo* Di nuovo la pestilenza af-
vi spedì buona banda di marchia- flisse i marchiani, massime i ma-
ni armati. Nel pontificato di Ales- ceratesi, essendo costretto il vice-
sandro VI riiifìerì la peste, cui suc- legato Antonio Ercolano rifugiarsi
cesse crudel carestia, e la Marca altrove. Alle guerre cheardevano
sperimentò le armi dell'ambizioso tra Carlo V e il Papa Clemente
Cesare Borgia figlio del Papa, mas- VII si aggiunse il flagello delle lo-
sime Camerino ed suoi signori , i custe che desolarono i campi di
mentre egregiamente governava la Macerala. Intanto Pioma fu presa
il cardinal Alessandro Farnese le- 15^7 dall'esercito imperiale,
nel
gato, residente in Macerata. Questa venendo assediato in Castel s. An-
città fratlnnto sempre più fioriva gelo il Pontefice: dopo il fiero sac-
nella civiltà^ nelle scienze e nelle cheggio cui soggiacque l'alma cit-
lettere, e provò le conseguenze delle tà, passati diversi mesi riuscì a Cle-
diverse guerre che dovette soste- mente VII di fuggire. Monsignor
nere Giulio II eletto nel i5o3, sia Ercolano vice-legato pel cardinal
coll'alloggio delle truppe che in al- Francesco Armellini, in tanto fran-
tro; e quelle di Leone X allorché gente reclutò armali e denaro, che
spogliò il duca di Urbino di que- lioma. Profit-
spedì alla desolata
sto stato, il quale diede molto a tando dogli avvenimenti, molle scor-
pensare marchiani che si forti-
ai rerie fecero per la Marca non po-
ficarono come
fece Macerata il : chi signori, impadronirono di al-
s'

duca con 20,000 combattenti sac- cuni luoghi che poi il vice-legato
cheggiò Jesi e molte terre della ricuperò colle armi, e nel iSaS
provincia che furono costrette a ca- fece una leva d'uomini per stare
pitolare a duic condizioni. Confe- in difesa dai nemici, e da quelli
derandosi Leone X
coli' imperatore ch'erano accorsi ad aiutare il Pon-
Carlo V, onde levare il ducato di tefice. In questo tempo l' Ercolano
Milano ai francesi, e dovendo pas- s'intitolava vescovo di Cariati e go-
sare per la Marca gli spagnuoli im- vernatore della Marca. Nel seguen-
periali,Macerata si fortificò, e si te anno il vice-legato Antonio Bon-
collegò con diverse terre per la co- si eletto di Terracina residente in
mune difesa; a ciò si aggiunsero Macerata, essendosi Clemente VII
64 MAC MAC
pacificalo con Carlo V, invitò le fatto nel i546 legato: altro vice-
comuni (lolla Marca ad alloggiare legato fu Bernardino Tempestini di
l'esercito imperiale , composto di Monte Falco vescovo di Monte Pe-
tedeschi e spagnuoli che si porta- loso; ed altro legato nel pontificato
yano nel Milanese. di Paolo III, nominato nel i539, fu
La peste visitò la Marca anche nel il cardinal Ridolfo Pio di Carpi.
i529, forse portatavi dal passaggio A* 26 agosto i55o comune
dal
delle truppe. Siccome sotto Clemen- fu stipendiato messer Luca stam-
te VII la residenza della corte ge- patore per servigio della città

nerale con l'archivio fu trasferita con obbligo d'istruire nell' arte


altrove, divenuto nel i534 Pontefice due giovani maceratesi. Giulio III si

Paolo III, l'uno e l'altra restituì, e recò in Macerata a' 11 settem-


meglio ristabilì in Macerata, siccome bre i55i, e venne ricevuto eoa
luogo comodo a tutti i provinciali. ogni maniera di solennità. Stante i
In detto anno cessò la legazione i rumori di guerra fu nei giorni 19
della Marca del cardinal Benedetto giugno i552 e 21 gennaio i553
Accolti, Prepose a governare la decretato fabbricarsi nuova artiglie-
Marca Fabio Mignanelli patrizio sa- ria di bronzo per guarnirne la cit-

nese giureconsulto, che il successore tà che fu posta in istato di difesa.


creò cardinale. Felicissimo fu il pon- Per migliorare poi l'industria e le
^^'
tificato di Paolo III, mentre sino manifatture, li 9 febbraio 554 1 fi*

al i549 in cui visse, la Marca trodotta la fabbrica dei drappi d'oro,


non sentì i travagli della guerra, argento, seta e velluti. Aumentan-
tranne qualche gravezza d' uomini dosi i rumori di prossima guer-
e d'imposizioni: ne'suoi viaggi l'o* ra partecipata dal vice-legato Ca-
norò di sua presenza, e visitò pure millo Mantuato, nel consiglio dei
Macerata. Nel i536 fece legato il 3 settembre fu decretato, che tut-
cardinal Domenico de Cupis. Ai tigli abitanti dai 25 ai 5o an-
27 novembre dell'anno i549 ^"" ni dovessero armarsi, e la città
rono trasportati dalla chiesa delle venne fortificata, e furono muniti
Vergini in città gli oggetti preziosi tutti i posti pili interessanti sì inter-
per timore di una incursione del- ni che esterni con artiglieria e sol-

l'esercito imperiale confederato dei datesca. Regnando Giulio HI sol-

fermani, e ciò per la morte di Pao- datesche imperiali transitarono per


lo III, cui fu dato un sussidio di ses- laMarca, avendo egli provveduto che
santamila scudi. Mentre presiedeva non recassero danni. Nella guerra
sotto Paolo III alla provincia Gio- che Paolo IV sostenne contro Fi-
vanni Guidiccioni vescovo di Fos- lippoII re di Spagna, mentre era

sombrone, era tesoriere generale del- governatore generale della Marca


la Marca Gio. Battista Galletti pi- residente in Macerata il suddetto
sano, poi maggiordomo pontificio. Camillo Mantuato piacentino vesco-
Sotto Giulio III fu legato della vo di Campagna e Satriano, il Papa
Marca il cardinal Giacomo Sa- a guardia della provincia vi spedì
celli, e vicelegato Berardo Bongio- nel i556 il suo nipote Antonio Ca-
vanni di Recanati vescovo di Came- raffa marchese di Montebello con
rino, come lo era stato sotto Paolo titolo di governatore generale di s.

III del cardinal Ranuccio Farnese Chiesa, per cui i luoghi della Mar-
MAC MAC G5
ca dovettero concorreie con tilloggi e passando per Macerata Marc' An-
e provvisioni. tonio Colonna comandante dell'ar-
Religiosa sempre la città, ti 11 mata navale gli furono fatte pub-
giugno i558
dell'anno invitò i bliche dimostrazioni. Destinò s. Pio
padri della compagnia di Gesù V nell'anno iSGg al governo del-
perchè v'istituissero un collegio^ la Marca Giangirolamo Albani
e quindi fu fabbricato quello che bergamasco, che nel iSyo creò car-
oggi serve per le pubbliche bi- dinale. Monsignor Filippo Sega
blioteche e la chiesa per la colle- bolognese, governatore della Mar-
giata di s. Giovanni. Paolo IV a''9 ca, con suo editto del 29 giugno
marzo iSSg fece arrestare monsi- 1^75 fece noto alla provincia, che
gnor Cesare Brancazio napoletano aveva istituito in Macerata il tri-
governatore, e Sante Canaglione suo bunale della concordia, in forza del
luogotenente, con espresso coman- quale si prescriveva che chiunque
do di farli tradurre in Roma con pretendeva ritentare giudizio era in
buona scorta sotto pena di ribel- obbligo di presentarsi al medesimo,
lione. Per la sicurezza delle due composto di quattro giudici e di
persone, il magistrato stabilì una un notaro a turno, esporvi le sue
compagnia di cento pedoni e venti ragioni, ed attenderne la risoluzio-
cavalieri. Pio IV nel i56o destinò ne, che se era favorevole si permet-
a legato della Marca il cardinal teva adire il tribunale competen-
Cristoforo Madrucci . Dipoi a' 4 te, in caso contrario veniva inibito
gennaio dell'anno i56i fu decreta- di esercitare alcuna azione.
ta l'istituzione del collegio dei no- Che Macerata fosse tenuta in
tari e dell'archivio. Pio IV onorò reputazione anche dalle primarie
di sua presenza la città, e nel con- rappresentanze dello stato, lo di-

siglio de'9 settembre furono ordi - mostra la domanda fatta al magi-


nate dimostrazioni, tra le quali ven- strato dal senatore di Roma li 3 set-
nero eretti cinque archi trionfali. tembre i586, con la quale gli chie-
Benevolo fu per Macerata Pio IV, de copia della tariffa daziaria. Gre-
e nel i564 nominò legato della gorio XIII prima di tal tempo e nel
provincia il nipote cardinal Altemps: i58o inviò nella Marca legato tìt Inte-
nel pontificalo del successore s.Pio re il cardinal Alessandro Sforza, per
V grossa armata turchesca si mos- esterminare i banditi e gli assassi-

se a danni del litorale della pro- ni, com'eseguì con immensa gloria
vincia, onde furono dati ordini per di lui, pace e quiete della provincia.
difenderlo, ed il Papa domandò soc- Morì in Macerata nel i5Bi, e tra-

corso alla città ; laonde il consiglio sferito suo cadavere in Roma fu


il

risolvette di spedire alla flotta pon- sepolto in s. Maria Maggiore. Ne


tificia trentasette rematori, e solda- fu successore il cardinal Marc' An-
ti in ragione due per cento del-
di tonio Colonna; ed a questi nel
la popolazione. Grato di ciò e pel i585 il cardinal Gesualdo. Som-
locale concesso onde erigervi la chie- mamente benemerito della Marca
sa e convento de' domenicani, fino fu Sisto V
marchiano, eletto nel
dal marzo iSGy, s. Pio V volle che i585, per quanto dicemmo e do-
la città inquartasse nella sua arma vremo dire, avendo accordato il tri-
la croce bianca in campo rosso; bunale della rota a beneficio de}
VOL. XLI. 5
66 MAC MAC
Piceno, con residenza in Macerata, sterno la sua compiacenza allorché
in questa un palazzo <nppositamen' fu a Macerata, a'a i aprile 1 598,
te, e furono dalla città pagali alla portandosi a Ferrara Clemente .

reverenda camera scudi quattromi- Vili ritornando da Ferrara onorò


la. Nel consiglio perciò tenutosi il 4 Macerata nuovamente di sua pre-
gennaio i^Scf furono stabilite lesom- senza nel dicembre 1598, essendo le-
me per solennizzare la venuta degli gato della Marca il cardinal Otta-
una
uditori, e per erigersi nella piazza vio Bandini, e fu ricevuto colle di-
statua di bronzo al marchiano Pon- mostrazioni della man;G;ior venera
tefice, il quale ampliando Loreto in ziorie. Venne accolto solennemen-
venerazione della santa Casa, Mace- te, ed il Pontefice creò alquanti
rata vi concorse col farvi costruire giovani maceratesi cavalieri il 1

a proprie spese una casa. Straordi- dicembre. Nell'anno 1599 a* 4 ^^'


narie poi furono le dimostrazioni cembre e nell' anno 1600 a* 2
usate a donna Camilla Peretti so- maggio in Macerata furono sontuo-
rella di Sisto V nel passaggio che samente trattali la duchessa e il
fece per la città li 17 agosto di det- duca di Parma, il quale consultò
to anno. il collegio degli avvocali circa al-
Infestata nell'anno i588 la pro- cuni suoi diritti. Correndo anno
l'

vincia da moltitudine di banditi^ i6o5 divenne legato della Marca


con frequenti assassinii, il Papa di- il cardinal Tavertia; nel 1606 gli
chiarò capitano contro di essi Cri- successe il cardinal Alfonso Vi-
stoforo Fantini da Corinaldo. Dopo sconti. Nel pontificato di Paolo V
la sua morte rinnovaro-
i banditi si il comune offiì alla santa Sede,
no, e Marco Sciarra famoso ladro- in occasione della guerra contro i

ne, col seguito di 600 masnadieri, veneziani , scudi venticinquemila ,

nel 1591 scorrendo la Marca recò promettendo annui scudi venti-


danni gravissimi; per lo che Ma- quattromilacinquecento durante la
cerata ed altri luoghi si posero sul- guerra, con risoluzione consiglia-
le difese. I banditi infestarono per re del primo ottobre 1606. Il col-
diversi altri anni la provincia. In legio dei dottori, che godeva il pri-
detto anno fu legato della Marca vilegio della mazza d'argento, la rin-
il cardinal Benedetti Giustiniani. La novò in più bella forma nel 161 5.
fabbrica per 1' ospedale degli in- Penuriandosi l'acqua nell'interno
validi detto di s. Martino, fu eret- della città nel 1616 fu ordinata la
ta nel 1594 con porzione de'beui costruzione d'una fontana. Nel 1620
lasciatida Martino Pancalducci. il consiglio comunale risolvè di eri-
Clemente Vili nel 1597 destinò gere in Roma il collegio ordinato
legato della provincia il cardinal da monsignor vescovo Canuti, po-
Gianfrancesco Blandrata de' conti sto sotto l'invocazione della Madon-
di s. Giorgio . Li 3 1 dicembre na di Loreto, mediante un legato
1597 fu dal consiglio ì'isoluto dar- di scudi ottomila. Crescendo sempre
siun sussidio alla santa Sede, e pel più la popolazione, ed essendo di-
particolare attaccamento che si nu- venule scarse le abitazioni, il car-
triva per Clemente Vili si offrirono dinal Carlo Pio prolegato ( il Leo-
anche le persone, e gli fu spedita pardi lo chiama legato, anzi fu
una deputazione, onde il Papa e- l'ultimo cardinal legato della Mar-
MAC MAC 67
ca), che prediligeva ebbe la città, Marco Galli, e la città impiegato
in niente di ampliarla, per cui con tutta la pompa in festeggiarla. La
editto dell'anno 1622 pubblicò le santa Sede somministrando truppe
regole per l'incasa mento di un nuo- ai veneti in guerra coi turchi , A-
vo borgo da porta Romana al- lessandro VII nell'anno 1657 in-
l'arco detto Porton Pio , per es- vitò il comune a ricevere seicen-
sere stato eretto in onore di lui. to soldati. Onde favorire 1' istru-
A*i5 marzo 27 ottobre 1628
e zione della nazione marchegiann,
transitò per Macerata il granduca nell'anno 1657 fu deliberato che la
di Toscana, che fu ricevuto solen- città concorresse nella spesa per
nemente. Capitanava le truppe ma- erigere in Roma un collegio; quin-
ceratesi Giuseppe Fini, a cui nel di agli 1 1 giugno si stabili l'istitu-

1627 il magistrato consegnò una zione di un ghetto per gli ebrei.


nuova insegna militare. Pel passag- In questo tempo mori in Napoli il

gio delia regina d'Ungheria, a' 17 maceratese p. Giulio Mancinelli in


dicembre i63o, furono fatte pub- concetto di santità, onde il comu-
bliche feste. Nel i638 il comune ne risolvette ottenerne la beatifica-

invitò il genovese Galeazzo Olivie- zione. Nel i663 venne risoluta la


ri per dirigere la fabbrica della se- costruzione d'un nuovo teatro. Nel
ta. Nel giugno 1649 fu incomincia- 1706 il comune cede l'area occor-
ta la fabbrica delle stazioni della rente per ampliare l'angusto ospe-
Via Crucis da Porton Pio al con- dale, per cui venne ridotto qua-
vento dei minori osservanti in s. le oggi si vede. Nel 1722 accordò
Croce: tali stazioni esisterono sino altro spazio per la ricostruzione
all'invasione francese. Devota la cit- della chiesa e monastero di santa
tà alla s. Casa di Loreto, nel det- Caterina, ceduto in seguito da Pio
to anno le regalòuna lampada di VII per le cure del ven. Strambi
argento con annuo olio; di poi a vescovo alla confraternita delle sa-
motivo del contagio il 7 dicembre cre Stimmate. Correndo l'anno 1726
i656 elesse la Beata Vergine Lau- s'\ r eredità lasciata dal de-
purificò
retana in avvocata, sotto l'invoca- funto arcidiacono Alessandro Bor-
zione dell* Immacolata Concezione, rocci al comune di Macerata a
col dono d'altra lampada di argen- metà colla s. Casa tli Loreto, do-
to del valore di scudi mille. vendosi il capitale convertire in un
La congregazione degli agostiniani monte frumentario in sollievo dei
scalzi d'Italia, avendo supplicato il poveri, beneficenza che fu aperta
consiglio perchè le permettesse erige- nel 1740- Nel 1745^ si elessero i
re un convento, la domanda fu ac- periti per la formazione del nuovo
colta con grande soddisfazione. A'2 catasto. Nel passaggio e accantona-
giugno i655 i conventuali tenne- mento delle truppe napolispane,
ro il capitolo generale in Macerata, avvenuto dal 1742 al i74<^> es-
ed il pubblico li sovvenne generosa- sendo governatore Pirro Alberici ro-
mente. Giorno di generale letizia mano, la città sostenne la spesa di
fu il 3o ottobre di detto anno, in scudi 1 5, 1 53. ClementeXlV soppres-
cui ebbe luogo ronorifico ricevimen- sa lacompagnia di Gesù, ripristinata
to della regina di Svezia Cristina, poi da Pio VII, con breve de' i5
avendo il governatore della Marca dicembre 1773 diretto al comune,
68 MAC MAC
gli donò per l'università degli studi francese in Ancona. Per la funesta
il ed annessi dell'estinto col-
locale morte dell'imprudente generale Du-
legio.Nel 1779 morendo l'avvo- phault, il direttorio di Parigi pre-
cato Francesco Mornati, lasciò al se pietesto di consumare la demo-
comune la sua biblioteca legale: cratizzazione ed intera occupazione
poco appresso egual donazione fu dei dominii della Chiesa; e pri-
fatta dal cardinal Compagnoni Ma- ma della metìi gennaio 1798 i
di
refoschi, lasciando la sua copiosis- francesi si impadronirono di Mace-
sima libreria, ma contro la sua rata. Monsignor Tommaso Arezzo
disposizione fu convertita in altro governatore (noteremo che il con-
uso. A' 2 marzo 1782 furono fat- te Leopardi nella Series reclorum,
te straordinarie generali dimostra- ec. lo dice fatto nel 179^, nel 1797
zioni per solennizzare l'augusta pre- registra delegato apostolico Gio.
senza di Pio VI che si recava a Francesco Arrigoni, e nuovamente
Vienna per affari di religione. Go- con tal qualifica l'Arezzo, ma nelle
vernava la provincia Antonio Lan- annuali Notizie di Roma del 1797
te poi cardinale. Il non mai ab- e 1798 chiamato goì^er"
egli è
bastanza benemerito cittadino Bar- natone ) di Macerata, poi cardina-
tolomeo Mozzi donò vivente ad le, non ommise di fare quanto gli
uso pubblico una biblioteca, dotan- era possibile, acciocché la città non
dola di pingue rendita, biblioteca cadesse in mano dei repubblicani,
che tuttora prospera Neil' anno . ma vane riuscirono tutte le sue cu-
1787 il Monte Ulisse che nel re. I rivoluzionari di Macerata in-

1725 possedeva un capitale di scu- dussero il capo del comune a con-


di quindicimila, fu unito al sacro gregare un'illegittima e tumultuaria
monte di pietà. adunanza di poche persone, ove fu-
Dopo che nel secolo XVII e rono eletti due deputati che si re-
XVIII, sotto il pacifico e soave cassero ad Ancona, e pregassero il
dominio della santa Sede, la Mar- general Desolles, che ivi comanda-
ca godette piena tranquillità, e Ma- va i francesi, acciò volesse concede-
cerata pacificamente progredì nel re la protezione della sua repub-
suo incremento, quando al decli- blica alla città e provincia di Ma-
nare del XVIII soggiacque colla pro- cerata, e mandasse un distaccamen-
vincia alla infelice sorte dello stalo to dei suoi soldati. Il prelato Arez-
pontificio. Divenuta la Francia ri- zo dopo aver tentato indarno che
voluzionaria e repubblica, armate l'iniqua deliberazione fosse rivocata
francesi invasero l'Italia, e nel feb- ed i deputati non partissero, scrisse
braio 1797, perchè già aveano oc- più lettere a Desolles, avvertendolo
cupato gran parte dello stato ponti- che la domanda era illegittima, che
ficio, avanzandosi sino a Macerata, non vi era l'assenso del popolo, e
tutta la Marca cadde in loro po- che dal condiscendere precipitosa-
tere ; onde il Papa Pio VI si vi- mente al desiderio di poche per-
de nella dura necessità di doman- sone potevano nascere cattive con-
dare la pace che fu conchiusa a To- seguenze. Ma Desolles non rispose
lentino a' 23 febbraio, con im- ai dispacci del prelato, il quale ve-
mensi sacrifizi, la cessione delle dendo i preparativi che per la ve-
legazioni e di ricevere guarnigione nuta de* francesi facevano i loro
MAC MAC 69
fautori di Macerata, spedì nuova- to della Madonna della Misericor-
mente un corriere al predetto ge- dia, ove eransi rifuggiti! cittadini a
nerale, per sapere quali intenzio- pregare, e dove i francesi fecero fuo-
ni avesse. Ma mentre attendeva la co su tre in quattrocento individui.
risposta, gli si presentò al cominciar La descrizione della caduta di Ma-
della notte un commissario francese, cerata avvenuta per assalto, si leg-
e con alterigia lo prevenne che in- ge nella lettera d'un maceratese ad
di a brevissimo tempo arriverebbe- un suo amico di Pavia, stampata
ro a Macerata soldati di sua nazio- senza citazione di luogo. Costituito-
ne; intimandogli a nome del ge- si governo repubblicano nel 1799,
il

neral Desolles che se rimaneva nel- nella pubblica piazza furono bar-
la città, que'soldati l'avrebbero fat- baramente bruciati molti pregevoli
to prigioniero insieme colla ponti- pubblici documenti. Nell'agosto di
fìcia guarnigione. Laonde il prela- detto anno l'imperatore Francesco
to e le milizie papali dovettero par- I liberò la provincia dai francesi,
tire, e Macerata colla sua provin- destinando commissario imperiale
cia cadde anch'essa sotto la ferrea Antonio Cavallart di Trieste, e giu-
podestà della rivoluzione. Tanto dice generale della Marca Teodo-
racconta il Baldassarri, Relaz. del- ro Fusconi di Norcia, di cui par-
le avversità di Pio VI, tom. II, lammo superiormente.
p. i66 e seg._, avendo già narrato Pio VI morì in Valenza di
a pag. 1 1 7 e seg. la cessione di Francia^ e Pio VII fu eletto in
Ancona e suo territorio, e come la Venezia nel marzo dell'anno 1800.
corte di Napoli voleva per se la Gli fu restituita, VIII kalendas
Marca d'Ancona. Inoltre i france- quella parte dello stato non
julii,

sioccupata anche Roma, a'20 feb- ceduta nel trattato di Tolentino, ed


braio 1798 ne portarono altrove egli dichiarò Macerata delegazio-
e qual prigioniero Pio VI. Il 5 lu- ne apostolica, nominando per pri-
glio 1799 fu per Macerata il giorno mo delegato monsignor
apostolico
più tremendo di sua esistenza, per Giacomo Carlo Borromeo pado-
l'insurrezione del popolo contro le vano, secondo delegato nel 1801
truppe di Francia, le quali bombar- monsignor Giuseppe Ciavoli napo-
darono la città per aver loro ricusa- letano, ch'ebbe a successore nel 1 802
to l'ingresso, che poi effettuarono monsignor Fabrizio Sceberas-Te-
entrando per la breccia aperta con staferrata maltese, poi cardinale. Por-
le artiglierie. Fu esso giorno di ec- tandosi il Papa in Roma, ai 25 giu-

cidio, di stragi, di saccheggio e di gno 1800 entrò gloriosamente in


violenze, conservandosene ancora a- Macerata, che ornatasi a festa, ogni
cerba memoria. Per ordine di Pon- cittadino manifestò la propria leti-
tavice capitano de'francesi, s'incen- zia, esistendo su ciò apposita rela-
diarono i conventi e le chiese dei zione. Riammessi da Pio VII i ge-
minori osservanti e dei cappuccini. suiti, la città fu sollecita per riaver-
I danni sofferti in sì infausta oc- li, avendone sperimentato immensi
casione furono immensi, ma nel sac- vantaggi, ma le vicende posteriori
co generale restò salvo il monte di ne impedirono il ritorno. Inoltre
pietà. Furono uccisi per le strade, Pio VII mandò prelati governato-
welle case, e per sino nel tetnpiet- ri a Loreto, a Fabriano ed a San-
70 MAC MAC
sevenno; e governatori di breve a 18 15 lo scettro di Napoli, e Ma-
Cingoli e Matelica. Essendo sino dal cerata fu sbanda-
testimone dello
i8oa delegato apostolico monsignoi' mento precipitoso delle disanima-
Agostino Rivarola, per ordine del- te sue truppe, che a grave stento

l' imperatore Napoleone domi- i di quel gonfaloniere Giuseppe Pe-


nii che obbedivano a Pio VII fu- rozzi furono allontanale dalla città
rono di nuovo occupati dai fran* che aveano divisato di occupare
cesi. Nel primo aprile dell' anno difendervisi contro le truppe impe-
1808 Macerata fu riunita al regno riali che le inseguivano, e che poco

d'Italia, e diventò capoluogo del di- dopo vi entrarono vittoriose tra le ac-

partimento del Musone: le provin- clamazioni del popolo. Dopo il trat-

cie di Ancona e di Camerino subi- tato di Vienna del 181 5, Pio VH


rono la stessa sorte. Quindi truppe nell'istesso anno ricuperò Macerata
straniere inondarono le Marche, nuo- e sua provincia, che tornò ad esse-
va forma di governo fu tosto intio- re delegazione apostolica, e le fu
dotta in Macerata ed altrove; alle unita quella Camerino, dichia-
di
armi del legittimo sovrano furono rando delegato monsignor Francesco
surrogate quelle dell'imperatore, ed Tiberi poi cardinale: ad esso die-
il si vide in mano
pubblico potere de per successori Nel 1 8 1 6 mon - .

di persone da lui stabilite a rap- signor Tommaso Riario-Sforza, at-


presentarlo. Nel 1808 fu fatto pre- tualmente cardinale e camerlengo
fetto regio Giacomo Gaspari vero- di s. Chiesa ; nel 1816 stesso monsi-
nese, cui nel 18 1 3 successe Mi- gnor Cesare Nembrini Pironi Gon-
chele Villala. In questo anno s* im- zaga anconitano, poscia cardinale ;

padronì della Marca il re di Na- nel r8(8 monsignor Emmanuele


poli Gioachino Murat , che nel Valguarnera palermitano, e nell' i-
j8i4 dichiarò prefetto regio Gio- slessoanno dichiarò delegato apo-
vanni Lauri maceratese, il quale stolico vicegerente il conte Filippo
nel medesimo anno ebbe per suc- Solari di Recanati ; nel 1819 mon-
cessore Giacomo Capetti. signor Benedetto Cappelletti reati-
Piacque alla divina pi'ovviden- no, poi cardinale; e nel 1828 mon-
za di ridurre in polvere il trono signor Ugo Pietro Spinola, al pre-
di Napoleone, e di restituire Pio sente cardinale e pro-datario, non
VII nel 18 14 alla sua sede gloriosa- che protettore della stessa città. Il
mente, donde era stato strappato vescovo Teloni non solo pubbli-
prigioniero a'6 luglio 1809. Lune- cò colle stampe un'orazione fune-
dì 16 maggio tra le acclamazioni bre per la morte di Pio VI 1, ma
giunse in Macerata, e fu alloggiato nelle solenni esequie che al sue*
nel palazzo Marefoschi, e nel di sus- cessare L,eone XII celebrò l'univer-
seguente partì per Tolentino, en- sità di Macerata nella chiesa di s.

trando trionfalmente in Roma a'24 Paolo, e che sono descritte in un


DQaggio. Macerata tuttavolta rima» alle iscrizioni composte in tal circo-

se amministrata da Gioachino Mu- stanza fc^tte aprincipal cura del gon-


rai re di Napoli, il qtiale mossosi faloniere Nicola Ranaldi, il mede-
contro r Austria, perde nei pia- simo vescovo come cancelliei'e del-
ni della Rancia colla battaglia l'università, lesse un grave e dot-
campale del 4 viaggio dell' auao to elogio che purq fu stampato,
MAC MAG ji
in lode del defunto Papa come be- mo pacifico potere della santa Se-
nemerito deir università di Mace- de. Tale osservazione rispettosamen-
rata. Leone XII 1826 fece de-
nel te rassegnata dai deputati, fu ben
legato di Macerata e Camerino ricevuta dal santo Padre, quale il

monsignor Adriano Fieschi ora car- replicando di aver sempre avuta


dinale, cui successe nel 1828 mon- una particolare predilezione per
signor Gregorio Fabrizi, enei i83o Macerata, fece sentire quanto egli
monsignor Luigi Ciacchi, al presen- sia deciso di farlene gustare gli effet-
te cardinale. ti. Corrisposevi al modo con che ne
Nei primi di febbraio del i83i celebrò le beneficenze il eh. mace-
Macerata e la provincia per breve ratese avv. Carlo Chiappini negli o-
tempo soggiacquero alla rivoluzio- puscoli di cui faremo parola, allor-
ne. JNel numero 26 del Diario di quando il Pontefice soggiornò in
Roma si legge che i erano
ribelli Macerata; ed i maceratesi prima ed
i5o e ne partirono li 28 marzo, in questo fausto avvenimento con-
per cui successe l'entusiasmo del po- fermarono coi fatti le proteste dei
polo nell'atterrare, calpestare e tri- deputali della città, con manifesta-
turare le bandiere tricolori, nei zioni solenni di amore, di riveren-
due palazzi di residenza dei presi- za e di gratitudine. Nel detto anno
di e del comune; rialzati quindi Gregorio XVI distaccò la delega-
fra il tripudio della più commoven- zione di Camerino da quella di
te esultanza gli stemmi pontificii tra Macerata, e dii834 questa nel
le universali acclamazioni, nella se- diede per delegato monsignor Do-
ra vi fu generale illuminazione. Nel menico Carafa Trajetto che poi
numero 16 delle Notizie del gior- creò cardinale ( come avea fatto
no, viene riportato come a*j5 apri- dei prelati Tiberi, Spinola, Cap-
le la deputazione della città di Ma- pelletti, Fieschi e Ciacchi dopo al-
cerata composta dei monsignori U- tre cariche da loro esercitate), e
golini presidente delle armi e Spa- gli diede in successori: nel 1889
da Medici ponente di consulta, di monsignor Giacomo Antonelli, e nel
Saverio Fioretti avvocato di colle- 1841 monsignor Domenico Savelli.
gio e conte Alberto Alborghetti a- Il Papa Gregorio XVI nel viag-

gente della medesima, ebbe l'onore gio da lui intrapreso nel 1841 per
di essere presentata al Papa Gre- la visita del santuario di Loreto,
gorio XVI . Accolse la Santità onorò prima di sua presenza Ma-
sua con tratti di particolar be- cerata, di che parleremo anche col-
nevolenza le proteste di sudditanza, l'autorità della Narrazione che fe-
di fedeltà e di divozione alla san- ce il cav. Francesco Sabatucci di
ta Sede, non che di singolare at- tal viaggio; e della Relazione del-
taccamento alla sua sacra persona, t arrivo y dimora e partenza del
le quali in nome di tutta la popo- sommo Pontefice Gregorio XVI
lazione col maggior giubilo ed ef- in Macerata ne giorni IX X e ,

fusione dì cuore le vennero espres- XI settembre 1 84 1 redatta dal- ,

si dai deputati. La città di Ma- Vavv. Carlo Chiappini maceratese


cerala, una delle ultime a cadere anziano comunale e giudice sup-
nella rivoluzione, fu anche tra Je plente nel tribunale di appello, Ma-
prime a restituirsi sotto il legitti- cerata presso Benedetto di Antonio
7^ MAC MAC
Cortesi 1841. La mattina de* 19 la memoria delle beneficenze di
agosto il gonfaloniere di Macerata Gregorio XVI verso Macerata, la
barone Camillo Narducci Boccaccio magistratura ed il popolo coll'as-
ebbe notizia che il Pontefice sareb- senso del preside, divisarono atter-
be passato per ia città di Macera- rare la porta principale della cit-
la e l'avrebbe onorata col farci tà denominata Romana , e rico-
riposo . Partecipatala immediata- struirla nel più magnifico modo,
mente alla venne
magistratura , dedicandola all' adorato principe, e
confermata da contemporaneo di- qual durevole monumento noman-
spaccio di monsignor Domenico Sa- dola Gregoriana. Quindi il magi-
velli delegato apostolico Quindi . strato mandò a Camerino a com-
all'oggetto di stabilire la maniera plimentare il Pontefice, ed invitar-
di festeggiare nel miglior modo lo a in Macerata,
fermarsi una
possibile r augusta presenza del nobile deputazione composta dei
capo della Chiesa e del sovrano, marchesi Giuseppe Bandi ni e A-
non che mostrare nell'avventurosa mico Ricci, e dei conti Teodoro
circostanza l'immensa riconoscenza Compagnoni e Camillo Marefoschi,
della fedele e beneficata popolazio- Anche il reverendissimo capitolo
ne maceratese, il consiglio ne affi- della cattedrale fece altra deputa-
dò l'incarico alla magistratura che zione per lo stesso oggetto, me-
ne ottenne l'approvazione dal pre- diante il can. d. Pietro Cagnaroni
side. Vennero ripartile fra gli otto arcidiacono , monsignor Raffaele
anziani (Gerardo Filippucci, France- Maria Antolini Vannucci cameriere
sco Prosperi , Fedele Bianchini, di onore di sua Santità, ed can. i

avv. Carlo Mat-


Chiappini, Paolo d. Francesco Vannucci e d. Gio-
tei , conte Domenico Oraziani , vanni Borgianelli Spina. Le due
marchese Filippo Ciccolini, e Giu- deputazioni furono dal Papa distin-
seppe Mancini) le diverse relative te con particolare accoglienza, ed
incumbenze, e coli' assistenza del assicurate che avrebbe soggiornato
sindaco ingegnere del comune A- in Macerata. Si recarono pure ad
gostino Benedettelli si pose mano ossequiare il santo Padre, monsi-
ai preparativi. Una deputazione fu gnor Francesco Ansaldo Teloni
inoltre creata di tre' personaggi vescovo di Macerata e Tolentino,
(conte Telesforo Carradori attuale e monsignor Savelli delegato. Tut-
gonfaloniere, conte Teodoro Com- to fu disposto per la mattina di
pagnoni, e marchese Carlo Costa), giovedì 9 settembre, giorno del
la quale insieme ai tre ammini- fausto arrivo del supremo Gerarca.
stratori provinciali (d. Alessandro La porta Romana per cui doveva
Ganelli, Francesco Prosperi, e con- fare l'ingresso presentò pomposo e
te Eutimio Carnevali) pensassero bello arco trionfale eretto ad imi-
al decoroso abbigliamento del pa- tazione dell'arco di Tito in Roma.
lazzo del governo destinato ad ac- Oltre gli emblemi pontificii vi fu
cogliere il Pontefice, e al magni- posta un'iscrizione indicante che la
fico trattamento. Ogni maceratese porta da ricostruirsi sarebbe dedi^
con generosa gara pose a dispo- cata a Gregorio XVI e chiamata
sizione de' deputati quanto avea porta Gregoriana. Qualche miglio
di più prezioso. Ad eteraare poi distante dalla città la popolazione
MAC MAC 73
in folla si trovò per attendere il da monsignor vescovo col suo ca-
santo Padre. Arrivato questi circa pitolo, e clero secolare e regolare;
le ore dieci antimeridiane al bor- da monsignor Giuseppe Roberti
go della città e precisamente in- prelato domestico e preposto della
nanzi al palazzo Ugolini, tra gli collegiata di s. Giovanni , col suo
evviva del giubilante popolo, il capitolo di s. Salvatore; dai dio-
suono di tutte le campane, e il cesani capitoli di Monte Milone ed
continuo sparo de'morlari, si pre- Urbisaglia da monsignor delegato
;

sentò genuflesso il gonfaloniere co- colla congregazione governativa com-


gli anziani vestiti in rubbone di posta del barone Luigi Carducci e
ganzo d'oro. Il gonfaloniere apri marchese Andrea Costa maceratesi,
lo sportello della carrozza, il Papa marchese Gio. Battista Ferri di
benedì la magistratura, e dal gon- Monte Cassiano , e marchese Ste-
faloniere ascoltò il bellissimo com- fano Castellani di Treia ; dal ma-
plimento, e r offerta delle chiavi gistrato della città , dalle autorità
dorate della città, poste in coppa militari, dai membri dei tribunali
d'argento tra' fiori, e sostenuta dal di appello ( col presidente avv. Fran-
maestro di casa del comune. 11 cesco Guerra) e di prima istanza,
Pontefice prese le chiavi e bene- dall'assessore legale, dagli ammini-
dicendole le restituì al gonfaloniere, stratori della provincia, dalla de-
dicendogli benignamente parole cor- che
» diali e di fiducia, e ch'erano be-
putazione
Camerino, dagl'individui de'
civica si portò in
colle-
i,\
ne affidate . Intanto quarantadue gi e professori dell'università. Il

uomini in vestito bianco con fa- Papa entrato processionalmente in


scia gialla alla da
cinta, e diretti chiesa , fu salutato dalla cappella
Domenico spontaneamente
Pianesi, musicale col versetto : Tu es Pe-
si offrirono tirare a mano il pon- trus, ed inginocchiatosi ad orare
tificio cocchio, e ciò loro permesso, avanti Sagramento solenne-
il ss.

subentrarono agli staccati cavalli. mente esposto, ne ricevette la be-


L' ingresso fu preceduto dalla nedizione dal vescovo stesso. Quin-
banda filarmonica di dilettanti ma- di col descritto novero di perso-
ceratesi gaiamente monturata , da- naggi, preceduto dalla banda e dal
gli orfani in abito clericale e pal- crocifero , e circondato dalla sua
ma d' olivo in mano, e da fanciul- nobile corte, il Papa si portò a
li in figura d' angeli spargendo fio- piedi sotto baldacchino sostenuto
ri. Trascorse le vie intermedie, tut- da sei canonici della cattedrale
te guernite con drappi di seta per al palazzo della delegazione prepa-
le finestre e per le loggie, e tutte rato a riceverlo. Dopo alcuni mi-
ricolme di popolo divotissimo, giun- nuti mostrò dalla loggia nobil-
si

se il Pontefice alla cattedrale ab- mente addobbata, all'immenso po-


bellita da maestosa paratura, e ri- polo che devoto erasi adunato nel-
splendente di nobile illuminazione, la piazza maggiore per venerarlo,
sovrastando sulla porta un' analoga applaudirlo e riceverne l'apostolica
iscrizione. Disceso dalla carrozza il benedizione. Alla vista della sor-
Papa, fu ricevuto dal cardinal Ga- prendente moltitudine come all'a-
briele Ferretti arcivescovo di Fer- scolto delle incessanti acclamazioni,
mo, e metropolitano della diocesi ; intenerito il cuore paterno del Pou-

I
y4 MAC MAC
tefjce per tante alFetluose dimostra- del palazzo municipale, quello ove
zioni,pieno di consolazione, implo- rendea giustizia ai tempi di Sisto
rò da Dio le fervorose benedizioni V il tribunale della rota, e soprat-
che replicalamenle comparti su si tutto porgeva uno stupendo punto
cara parte de' suoi sudditi, i quali di veduta la piazza maggiore, sia
furono sempre più compresi d'in- nel lato ove si erge la grande torre,
descrivibili sensi. degnò quindi
Sì illuminata a faci, in ogni altro
sia
6ua Santità di ammettere con cor- Iato. In questa piazza inoltre, suo-
tesi modi al bacio del piede lutti nata la prima ora di notte, da uà
coloro che lo aveano seguito nel coro a piena orchestra fu cantato
palazzo, essendo assistilo dal cardi- un inno che il Papa si compiacque
nal Ferretti, dal vescovo e dal de- ascoltare dalla sua loggia;di che
legato. Nel medesimo giorno per ne traeva grande contentezza il po-
noezzo del prelato maggiordomo fe- polo, il quale non di altro deli-
ce invitare al pranzo di corte molti ziandosi, che della vista del suo
dei nominati personaggi. Nelle ore padre e sovrano, era sempre affol-
pomeridiane, preceduto dalla banda lato presso la di lui abitazione, in
fìlaruionica, ed accompagnato dal numero notevolissimo, per la dolce
cardinal Ferretti , dal magistrato lusinga d' incontrarsi al suo cospet-
delia città e dal suo nobile cor- to. Tutti i paesi limitrofi alla cit-
teggio, a piedi il santo Padre si tà e le case campestri, con innu-
recò a visitare monastero delle
il merevoli fuochi di gioia facevano
monache del Corpus Domini^ quel- corona alle dimostrazioni de' mace-
lo delle cappuccine in s. Vincen- ratesi. ad ora
Nella stessa sera sino
zo, ed in ultimo alle convertite di avanzata furono dal sauto Padre
s. Rocco precedendo in ciascun
,
ammessi ad udienza tutti quelli che
luogo monsignor vescovo a ricever- amarono di presentarglisi, e che
lo e fargli omaggio colle rispetti- accolse con benigne maniere, e fu-
ve monache ed educande, le quali rono eziandio introdotte al bacio
furono tutte accolte con bontà, in- del piede anche molte dame della
sieme a buon numero di dame ed città.

altre civili donne, che per divozio- Al seguente mattino del vener-
ne profittarono della circostanza. dì , il Papa celebrò messa nella
Restituitosi il Pontefice al palazzo cappella del suo appartamento, ove
delegatizio, ricevè graziosamente va- sull'altare era esposto un nobilissi-
rie magistrature e deputazioni del- mo reliquiario con le più insigni
le comuni della vasta provincia ; reliquie, proprietà di d. Nicola An-
ed intanto soppraggiunta la notte, tolini canonico della collegiata. Po-
fu la città rallegrata da vaga e scia colla solita indulgenza ascoltò
brillante illuminazione generale, es- altre deputazioni, e ricevè due iscri-

sendosi distinti per isfoggio di lu- zioni dalla magistratura e dagli


mi e per graziosi prospetti, la fron- amministratori della provincia, ce-
te dell' edifizio ove siedono i tribu- lebranti le sue beneficenze. Accolse
nali, non che quella del palazzo Bo- pure alcuni carmi in ottava rima
naccorsi, e le altre del palazzo IT- del maceratese e chiaro poeta Fi-
golini, della chiesa di s. Giovanni, lippo Zampi sotto-ispettore milita-
del tempio comunale di s. Paolo, le, ed una prosa dei lodato avv.
MAC MAC 75
Carlo Chiappini, benemerito auto- concedendo quanto era possibile;
re di opere legali, dichiarando ad si degnò fare ammettere molli di-

ambedue il suo particolare gradi- stinti individui al pranzo di corte,


mento : tanto i carrai che la prosa ed accordò la nomina del sesto
sono impressi co' tipi del Cortesi. giudice al tribunale di appello qui-
Circa le ore dieci antimeridiane, vi sedente per le sette popolose e
collo stesso corteggio ed accompa- floride picene provincie delle Mar-
gnamento della sera innanzi, il Pon- che. Alla manifestazione poi resa
tefice si recò a piedi alla visita della dal gonfaloniere e dalla magistra-
vasta biblioteca comunale, ove fu tura locale, di essersi la popolazio-
ricevuto dal conte Averardo Spa- ne lusingata che il santo Padre
da, uno de'curatori della medesima, avrebbe favorito di sua presenza
dal dott. Michele Santarelli pro- una festa preparata nel pubblico
fessore dell'università e membro del sferisterio, con illuminazione e fuo-
collegio medico, dal pensionato bi- chi artifiziali, in omaggio di grato
bliotecario prof. Monlechiari , ac- animo e profonda divozione, il Pa-
compagnato dal prof, di matema- pa condiscese appagarne le preghie-
tica Luigi Ranaldi, co' quali de-
si re con intervenirvi. Verso un' ora
gnò conversare, massime col San- di notte, col cardinal Mario Mattei
tarelli di sua particolare stima e segretario per gli affari di stato in-
conoscenza, che gli un»iliò una me- terni, che avea la cura di gover-
moria geologica. Oltre a ciò il Pa- nare il viaggio, e col consueto cor-
pa osservò varie opere presentate- teggio, si recò in carrozza al detto
gli dall' erudito solto-bibliolecario edifizio ; nella quale occasione vide
can. d. Francesco B.uti!j , e vi si con piacere le svariate e ricche lu-
trattenne più di un'ora pel ragio- minarie fatte nella città, e le risplen-
nare dotto che fece di molte. Sulla denti epigrafi, fra le quali furono *

porta principale di questo istituto, principalmente notate quelle del-


che fa capo anche alla sala della l'abitazione del marchese Luzj nel
società filodrammatica, si leggeva palazzo Marefoschi, della casa Mon-
iscrizione relativa alla circostanza. tini, e della chiesa di s. Giovanni.
Passò quindi il santo Padre a vi- Entrato nella grande loggia nobil»
sitare la contigua chiesa collegiata mente preparala con lastre di cri-
di s. Giovanni, decorosamente ap- stallo nel prospetto, il santo Padre
parata, ove si trovarono a ricever- si fermò alla vista della straordi-
lo i canonici col preposto monsi- naria grandezza del luogo, della sim-
gnor Giuseppe Roberti. Venerato metria di copiosa illuminazione , e
il ss. Sagramento, si restituì fra le delia moltitudine che \i stava sti-
più liete acclamazioni alla sua re- pata. Affacciatosi poi al pubblico
sidenza, donde dalla loggia com- fu sull'istante salutato dai più vi-
partì di nuovo la pontificia bene- vi e replicati applausi ,
quindi fa
dizione alla moltitudine, che da ogni ripetuto il canto con coro di mu-
parte del marchegiano era affluita sici dedicatogli nella sera innanzi.
ad accrescere il popolo maceratese. S'incendiarono poscia fuochi di ar-
Anche in questo giorno sua Santi- tifizio misurati alla vastità dell' a»
tà ascoltò quelli che bramarono rea, che riuscirono variati e piace-
preseutarlesi, ricevendo suppliche e voli, Encomiando il Papa tante
76 MAC MAC
mugiiifìccnze e pubbliche afletluose tutti, senza detrar punto al decoro
dimostrazioni , si restituì alle sue di sovrano e di I^ontcfice, e diver-
stanze, accogliendovi cavalieri e da- se circostanze pubbliche e private
me ivi convenuti per inchinarlo e j)cr far risaltare le sublinii doti
baciargli il piede. d'un tanto principe. Narrò inoltre
Nella mattina seguente, sabbato che decorò il gonfaloniere della cro-
I I settembre, divisata per la par- ce e grado di commendatore di s.

tenza verso Loreto, la Santità sua Gjegorio, ordine da lui istituito;


dopo aver celebralo il divin sagri- che die agli anziani preziose coro-
fizio, si piacque ammettere a nuo* ne benedette, ed altre belle corone
va udienza monsignor vescovo, mon- fece distribuire alle deputazioni. Fe-
signor delegato , ed il magistrato ce pure dispensare meilaglie di ar-
civico, i quali ripetendo i loro ri- gento colla sua effigie a' prelati ve-
spettosi omaggi
augurarono pro- le scovo e delegato , a' membri della
spero proseguimento di viaggio. Il congregazione governativa, agli am-
Pontefice dichiarò ad ognuno la sua ministratori della provincia, ai cu-
somma soddisfazione e benevolenza ratori della biblioteca e ad altre
,

pei maceratesi, protestando che sem- distinte persone; la ebbero ancora


pre scolpite nel suo animo reste- il sindaco ingegnere del comune,
rebbero le dimostrazioni che avea e gì' ingegneri provinciale e gover-
ricevute. Presentatosi finalmente sul- nativo. Molte dame furono onorate
la loggia tornò a benedire con ef- con oggetti di divozione. La banda
fusione paterna il popolo innume- filarmonica fu decorata di meda-
rabile, che ripetè i segni di rive- glia ,
pur colla sovrana effigie, e
renza ; e circa le ore otto antime- indossabile; tutti quelli che stacca-
ridiane Gregorio XVI partì alla rono i cavalli, e tirarono a mano
volta del santuario Lauretano , te- la pontificia carrozza, gli orfani che
soro incomparabile della Marca e la precedettero colle palme d'olivo,
dell'Italia, trovandosi allo sportello ed i fanciulli in forma d'angeli che
della carrozza il prelato delegato la circondavano, ebbero corone con
coi membri della congregazione go- medaglie. Finalmente lasciò al ve-
vernativa, e la magistratura a rin- scovo una somma a sollievo della
novargli le loro felicitazioni. Prima classe indigente. Non solo nella /?e-
però di uscire dalla città, il Pon- lazìone si legge il discorso pronun-
tefice volle scendere dalla carroz- ziato dal gonfaloniere, e le iscrizio-
za e visitare il monastero delle mo- ni di porta Ptomana , della chiesa
nache Clarisse in s. Lorenzo ove , cattedrale, del palazzo comunale ,

erasi trasferito monsignor vescovo della prepositura di s. Giovanni,


per riceverlo. Ammise al bacio del della biblioteca, del teatro, della
piede tutte le religiose e molte da- torre comunale , del quartiere dei
me e cittadini: si ripose quindi in carabinieri pontificii, del palazzo del
legno, dando doppio amplesso al conte Marefoschi, della casa Mon-
vescovo, e rivolgendo parole beni- tini , del palazzo apostolico , della
gnissime al delegato. Il eh. Chiap- provincia che con quella del pa-
(

pini nella sua Relazione fece ri- lazzo comunale furono stampate a
marcare quanto Gregorio XVI fu parte ), dell'abitazione del marche-
benigno, alicltuoso ed aliàbile con se Luzi palazzo Marefoschi, e l'in-
MAC MAC 77
no ma il tulio venne pubblicalo
; provìnchae Piceni, dappoiché pre-
ancora con apposito opuscolo e , siedeva presso i recinesì illustre per
tranne alcuna breve iscrizione si , meriti e dottrina, quando venne
legge pure nella Narrazione del da' vescovi del Piceno impiegalo
cav. Sabalucci. Nel i845 Grego- per uno de' prelati assistenti al si-
rio XVI dichiarò delegalo aposto- nodo Riminese, non già come me-
lico Macerala l' attuale monsi-
di tropolitano, ma qual delegato della
gnor Giuseppe Milesi Pironi Fer- provincia. Dopo
il concilio s. Clau-

retti anconitano. dio tornò in Recina alla cura della


La fede in Recina fu predicala sua greggia, e quivi edificati nuovi
nei primi secoli della Chiesa, come templi consecrò molti altari degli
accennammo superiormente. Dice il idoli al cullo del vero Dio e dei
conte Leopardi nella Serie de^ ve- suoi santi, e tra i primi di s. Sa-
scovi di Recanaliy che è credibile vino, di s. Eutizio, di s. Antimo
che Recina avesse vSuoi vescovi, i e di s. Flaviano. Eresse anco dai
e che tanto il castello de' recinali, fondamenti o prima della rovina di
quanto il suolo dove oggi sta Ma- Recina o dopo la edificazione di
cerata fossero compresi nella loro Macerata un tempio , che poi in
diocesi; ma chi sa come quella dio- venerazione del. suo nome fu de-
cesi fu divisa dopo la distruzione nominato s. Claudio, con monaste-
di Recina? Alle epoche più antiche ro di monaci che fu uno de' pri-
delle quali si trovano memorie. Re- mi d'Italia, seguendo l'istituto de-
canali stava nella diocesi di Uma- gli antichi cenobili d'Egitto, e si-
na, e Macerala era un castello sog- tualo alle radici di erto colle in
getto nello spirituale e nel tempo- riva fiume Chienli in feracissi-
al
rale alla chiesa Fermana : prol3a- ma pianura. Questo monastero fu
bilmente le rovine di Recina, che rammentalo dal Papa s. Gregorio
sono oggi nel leni Iorio di Mace- I e detto de' geroniuiiani, dal quale
rata, seguirono sempre la sorte di uscì quel s. Claudio abbate che die
quel comune. Il Compagnoni nella la rinomanza a' monaci del mona-
Reggia picena dandoci la serie dei stero di Classe nel Ravennate. Do-
vescovi di Macerala, incomincia da po sei secoli i maceratesi distrusse-
s. Claudio dell'anno 4^C), chiama ro il monastero, la chiesa e il ca-
secondo vescovo Federico del i320, chiamato Paglini s. Claudii
stello
ed arriva sino a Nicolò dagli Asti o Casale s. Claudii. Non paghi
del i44o- Quindi a p. 1 84 e seg. di ciò, trasportarono la statua di
tratta di s. Claudio, dicendo così. marmo del santo, la quale poi co-
Porta la comune tradizione de'no- me primiero pastore alzarono nel
stri maggiori, che la chiesa di Ma- prospetto della chiesa matrice di
cerata venerasse per suo primo ve- Macerata, al destro lato della Rea-
scovo s. Claudio l'ultimo della cit- ta Vergine e di s. Giuliano pro-
tà di Recina, di cui credettero al- tettore; e siccome a tempo del
cuni che intervenisse al sinodo di Compagnoni esisteva la statua con
Sardica tenuto nel 334? ^^ a^tri vestimenti pontificali, egli dice che
che assistesse in quello celebrato a errarono coloro che lo rappresenta-
Eimini nel 359 come segretario
, rono col martello credendo che ,

del concilio : Claudius episcopus avesse esercitato l'arte dello sculto-


78 MAC MAC
re. Confessa che del vescovato di s. acclamato patrono san Giuliano,
Claudio e de' suoi successori non come lo era stato di Recina. Nel
si rinvengono notìzie sicure. Dice iiSi Innocenzo IV in un diploma
il p. Civalli a pag. 52 , che di s. sottopose la prima volta Macerata
Claudio vescovo di Macerata si fa alla chiesa vescovile di Fermo, tutto-
menzione in una pergamena del ché protestasse di preservarla in ista-
b. Giovanni da Capistrano, con quel- to di libertà, per ragione di s. Giu-
le parole che riporta. liano o di Casale, ovvero di qual-
Di s. Giuliano patrono di Ma- che altro castello distrutto e dis-
cerata lungamente ne discorre il membrato dalla giurisdizione spi-
Compagnoni a p. SSg e seg., pro- rituale e dalla mensa episcopale
testando non essere sicure le sue di Fermo. All'epoca del 1290 Ma-
notizie, contandosi sino a quaranta cerata e il suo distretto ritrovavasi
santi di tal nome , uno de' quali dipendere sotto le due diocesi di
cognominato il confessore e l'ospi- Fermo Camerino per l' ag-
e di ,

te. Lo pretesero per nazionale gl'i- giunta degli uomini di Lorna no


talianied i fiamminghi, e questi con castello della mensa del vescovo di
più probabilità, morendo però in Camerino. Veggasi il Turchi, Ca-
Italia : fu forse di Halte nella pro- merinum sacrum, ed il Catalani, De
vincia della Gallia Belgica , ove ecclesia Firmana. Mentre governa-
vuoisi che si venerino sue reliquie, va la chiesa vescovile di Recanati
come in Cambra y. Incerta è pure il vescovo Federico recanatese forse
l'epoca del nascimento e quella del- della famiglia Sanguigni, le fazioni
la morte, facendosi fiorire sotto Ne- de' guelfi e ghibellini ardendo sven-
rone o Domiziano. Egli esercitò turatamente, siccome uomo grave
l'ospitalità cristiana, e fu venerato ed importante che figurò negli af-
da' recinesi per protettore. Il suo fari principali della provincia, non
braccio si riconobbe autenticamen- che egli e suoi parenti caldi seguaci
te nel 1442 dal vescovo Nicolò de- di parte guelfa, gran parte de' cit-

gli Asti, essendo podestà


Mariotto tadini assalirono violentemente e
da Monte Lucio d'Arezzo. Dicem- saccheggia lono le loro case, e com-
mo di sopra che la chiesa matrice misero altri eccessi , sino a truci-
de' maceratesi era sotto l' invoca- dare Ponzio maresciallo della Mar-
zione di s. Giuliano, con suo pie- ca ; delle quali cose parlammo di
vano. Ed avverte il Compagnoni sopra, ed all'articolo Loreto, come
che fu vana tradizione popolare delle ammonizioni fatte inutilmen-
confondere la chiesa parrocchiale te a' ribelli, della crociata promul-
di s. Michele, colla pieve di s. Giu- gata contro Recanati e sentenza di
liano molto più vasta e antica, con scomunica. Narra il Compagnoni
sotterraneo, costrutta secondo l'uso che Giovanni XXII, ammoniti più
delle primitive chiese , rivolta al- volte i recanatesi, con prefigger loro
l'oriente. Della festa di s. Giuliano, diversi termini sotto varie pene,
e del catalogo delle feste più so- anche della privazione della digni-
lenni di Macerata ne parla il Com- tà episcopale, se si fossero resi più
pagnoni a p. 267. Dissero alcuni altieri; dalle comminatorie devenne
che quando s. Claudio stabiPi in all'esecuzione della sentenza, e col-
Macerata la sua sede vescovile, fu l'autorità della bolla SiciU ex de-
MAC MAC 79
biio rationis yr9 novembre
del rituale, erigeva Macerata in città,

I 32 0, presso TUglielIi, halla sacra e la chiesa di s. Giuliano in cat-


t. IIj p. 782, il Pontefice trasferì tedrale, distendendo i limiti del suo
il vescovato di Recanati in Mace- dominio insino al mare, aggregata
rata, cui die il titolo di città, sot- che gli fu Recanati col contado e
toponendogli nello spirituale Reca- sua diocesi. Quattro giorni dopo
nati, e vi trasferì pure il vescovo e in tempo della podesteria del no-
Federico e il capitolo recanatese bile JNuccio di Ridolfo da Cameri-
applicandogli tutti i beni della men- no, e di Filippo da Camerino suo
sa vescovile e de' canonicati di Re- giudice e vicario del comune, di-
canati. resse Giovanni XXII altre bolle
Osserva il Compagnoni che Gio- sullo stesso argomento , e di un
vanni XXII trasferì il vescovato di medesimo tenore a Federico da
Recanati in Macerata, non solo per Recanati primo vescovo di Mace-
la vicinanza e attività del luogo rata, popolo e al clero ,
al ka- X
benché uno de' più insigni e po- lend. decembris ossia 22 novem-
poloso della Marca, inter alia de bre. A' 3 dicembre poi del mede-
partibus illis ìnsignis, populosus, et simo anno i320, colla lettera Uni-
aptiis locoj ma in corrispondenza versis Chrisli, da dodici tra arcive-
di quanto aveano della Chiesa me- scovi e vescovi, fra i quali Francesco
ritato i maceratesi: Tamquam ejus- de Silvestri da Cingoli vescovo di
dem ecclesìae devoli filìi, et fideles Senigallia, per eccitare la divozio-
post ì'psius ecclesìae sacra vestigia ne e la frequenza nella cattedrale
rectis gressibus iìicedentes, et
eidem di Macerata, furono spedite molte
ecclesìaepersonarum exadiis, etfa- indulgenze. Ma perchè non si di-
cultatum dispendììs non vitatìs, nini- cesse talora, essere stata del tutto
tisque spretis laboribus, et oneribiis esente e libera da qualsivoglia giu-
expensarum, adhaerentes stabìliter risdizione spirituale, spettante per
in prosperis, et adversis praefato prima qualche parte alla mensa
in
rectori, et aliis, qui eum in provin- episcopale fermana e camerinese ,
ciae memoratae praecesserit regi- la città sola di Macerata , e non
mine, sic aslitisse diciintur fidel'iter già il suo distretto e territorio,
et constanlery qiiod eos, ut ferlur^ comparve per intendimento più chia-
nulla provìnciae supradictae coni- ro un'altra bolla di Giovanni XXII,
vi otio a proposilo fidelilalìs assuni- Dudum ex certis ralionalibus cau-
pte lurbaritf et nulla pericula teni- sis, de 25 gennaio i32i, riporta-
poris perverterunt. Jpsì quidem di- ta col mentovato decreto a p. 18*
eta fluctuanle provincia 3 ingruenti- e i83 dal Compagnoni. Questi ag-
bus comniotionum fluctibus non ces- giunge che Giovanni XXII colmò
seruntj nec quovis hoslililatis tur- Macerata di sua grandezza coli' e-
bine imminente, in sinistri partem rezione del vescovato, che restitu-
laleris claudicarunt. E poco ap- zione chiamarono altri più amatori
presso nella slessa bolla conclude del vero ; così di autore incerto si

il Papa, che con sottrar l'una e legge, fra volumi di trattati anti-
l'altra totalmente dalle diocesi di chi Episcopus Blaceranus olini
:

Fermo e di Camerino, e da ogni Rachanatensìs fuit episcopatn pri-


qualunque altra giurisdizione spi- vatus et datus Maceraten an. i320
8o MAC MAC
per Joanneni XXII Papain^ XIII lantissimo, venerato nel martirolo-
cai. decemhris, est reslilulus. 11 iev- gio francescano per beato a' 29 ot-
w\ne restìtuiuSj come più prossimo, tobre. Il capitolo della cattedrale
ha relazione a Macerata e non a di Macerata, eletto Guido o Vido
Recaoati , dove che per l'unione arciprete di Vercelli, lo raccoman-
seguita di queste due chiese, dovea dò a Clemente VI, che con diplo-
dirsi conjuncti . Inoltre riflette il ma non. decembris i347 ^^ "^"
Compagnoni, che porla la comune minò vescovo, quindi a' 3i otto-
tradizione, che la chiesa di Mace- bre 1348 lo traslatò a Massa in
rata ebbe per primo vescovo s. Toscana, secondo l'Ughelli che cita
Claudio j e che il vescovo di Ma- i registri vaticani. Dichiarò a' 1
cerata, fino dalla sua prima istitu- ottobre i349 successore fr. Nicolò
zione, non riverì altri mai che il da s. Martino vicario generale dei
Papa, in grado sempre di libertà domenicani, tuttoché fosse stalo ri-
e d'indipendenza da ogni qualun- chiesto per arcivescovo di Pisa sua
que metropolitano. In seguito fu patria, e per vescovo della repub-
dalla santa Sede imparzialmente de- blica di Lucca. Avendo i recana-
cretalo, che se la chiesa maceratese tesi soddisfatto a quanto avea loro
cedesse nello spirituale come suf- imposto la santa Sede, domanda-
fraganea , alla fermana come me- rono la reintegrazione del vescova-
tropolitana, all' incontro la metro- to, o almeno che fosse unito a Ma-
poli di Fermo soggiacesse alla sa- cerata. Le cose andarono in lungo,
cra rota di Macerata ; sicqiie u- e soltanto dal cardinal Albornoz
triusque civilaiis librala potestaLe, coir autorità della bolla degli 8
episcopuni Macerate fise ni Firmano gennaio i356 d'Innocenzo VI, dal
archiepiscopo j et Maceratensi rotae cardinale a' 11 aprile iSSy fu
archìepiscopum Firmaimm suhje- ristabilita la sede di Recanati e
cil, del tutto fra i vescovi mace- perpetuamente unita a quella di
ratesi. Macerata. Gli ordini principali di
Nel i323 Giovanni XXII passò questa unione furono che i due
il vescovo Federico dal vescovato capitoli avessero otto canonici per
di Macerata a quello di Senigallia, cadauno, oltre due dignità, cioè
e deputò in vescovo di Macerata Macerata l'arcidiacono, e Recanati
fr. Pietro minorità della nobile fa- il proposto, e che dovendo venire
miglia Compagnoni maceratese, il all'elezione o postulazione de' nuovi
quale pel primo fabbricò un son- vescovi, i due capitoli si unireb-
tuosissimo tempio in cui racchiuse bero nella cattedrale della diocesi
il santuario di Loreto, e sotto di in cui fosse morto l' antecessore ;

lui Recanati ritornò all' obbedienza seguendo la vacanza per traslazio-


della Chiesa, al modo glie diremo ne o altro, capitoli si unirebbero
i

all'articolo Recanati
con alcune , nella cattedrale della diocesi in cui
cose eh' esclusivamente riguarda i fosse la curia generale della pro-
vescovi di Macerata nel tempo che vincia. Finalmente che Recanati co-
la governarono nello spirituale. Mo- me città più popolata, e più anti-
rì nel i347 ^^ vescovo Pietro in ca nel rango ecclesiastico e civile,
Macerata, in età sopra novant' an- i avrebbe la preferenza, e i vescovi
ni, sublime di esimie virtù e ze- s' intitolerebbero sempre vescovi di
MAC MAC 8i
Recanati e di Macerata. Cgsì il con- citati legalmente gì' interessati , e
te Leopardi asserendo che le bolle con testimoni sospetti ed affettati,

del Papa e del cardinale si con- onde collo stesso altre volte ne ri-

servano neir archivio di Recanali portarono rescritti men grati. An-


ov' è pure un processo di cui fa- no vero i34i cmw Benediclus XII
remo parola, che venne anco pub- Papa regnarci, cuni Recanatenses
blicato nel bollano recanatese. E subesse Maceratae antistiti haud
siccome aggiunge che il Compa- aequis animi suae ci-
tolerarenlj
gnoni si dichiarò malcontento del vitatis per testes, perq. antiqua mo-

processo e della bolla del cardina- numenta corani aula romana coni-
le, riporteremo quale fu il modo probata nobilitale^ iterum a sancta
I tenuto dal Compagnoni parlandone Sede exlorquere conati sunt, ut
nella Reggia picena a pag. 229 e pristina, antiquaq. dignitas episco-
23o. « Il cardinal Anglico legato palis ad jam olim per summuni
trasmise nel 1870 a Pietro Osso- infortunium viduatam civitatem re-
men suo luogotenente, ed a Pietro direi. Sed in irrilum cessere pre-
vescovo di Osimo una commissio- ces. Furono adunque senza altra

ne di Urbano V, sopra V istanza opera de' maceratesi con ragione i

che fece Oliviero da Verona ve- recanatesi dal sacro monarca rigetti,

scovo di Macerata ( Nobis prò par- constandogli ben chiaro nello scri-
te ven.fratris Olivelli episcopi Ma- gno del suo petto l'ampia popola-
cerateiìy ec. siccome nel breve) di zione e penuria di gente d' un
nuova diocesi, per l'onore del ve- luogo e l'altro. E quantunque il

scovato restituito già da Innocenzo cardinal Egidio, per le facoltà con-


VI alla città di Recanati, acciò essi cessegli dal Papa Innocenzo VI, ne
giudicassero quale e quanta poteasi spedisse poscia lettere reintegrato-
sottrarre delle diocesi di Fermo e ne alla città di Recanati, Et quia,
di Camerino, ulique latissimarum, asserendo, dieta Racan. civìtas ma-
sono parole delle lettere, et nota- Jori repletur multitudine persona-
hìliter dìffiisarum et populatanim, rum, ac etiam ab antiquo civitaiis

etc. sive adjacentium, eie. Dat, Bo- vocabulo exlitis decorata , ipsaq.
noniae XIV kal. augusti pont. ss. Racanat. eccl. antea obtinuit e-
in Christo Patris, et Domini nostri piscopalis pontificium dignitatis ,
D. Urbani div. prov. PP. V anno ordinamus, quod de caetero Raca-
octavo. L'udirsi sin qui mentovate nat. et Macerai, eccl. nuncupentur,
Nicolò e r Oliviero suddetti per etc. Tuttavolta o che vennero e que-
vescovi di Macerata , e tacersi di ste ancora poi come orretizie e sor-
Recanati, tutto che chiese unite e retizie abolite; ovvero talvolta non
connesse, ne fa ravvisare non ad poste in uso, ma praticate in con-
onta e alla sfuggita un non diffe- trario co' maceratesi , o pure con
rente equivoco, della pretesa mag- vicendevolezza preminenza or
di
gioranza de' recanatesi sopra de'ma- degli uni, or degli altri, siccome da
ceralesi, in istimando la loro città somiglianti bolle ed altri atti pub-
susseguenti ".
ripiena più di anime, e più antica blici

di vescovato, conaddurne per pro- Ritornando a Nicolò di s. Mar-


va un processo di nobiltà, non pe- tino primo vescovo Macerata e
di
rò fabbricato giuridicamente, ne Recanati, fu degnissimo pastore,
VOL. XLI. 6
Si MAC MAC
morì nel gennaio i369, e fu la sede maceratese quando la cit-
sepolto in Ilecannli. Lui vivendo tà loinò all'obbcdien/a di Urbano
nvea Urbano V riservata a sé VI. Nel 1877 sotto il legittimo ve-
per una volta sola la provvisione scovo Giovanni di Bartolomeo, i

(ielle due chiese pila prima vacan- macernlesi spedirono in Roma quat-
za. Ignorando questa riserva, i due tro ambasciatori a Gregorio XI,
capitoli elessero Oliviero di Vero- con istruzione per implorare l'as-
na, decano di Negroponte e cap- solutoria de' processi, e dilatare la
pellano del Papa, sebbene sempli* diocesi e giurisdizione del vescova-
ce chierico. Oliviero ignorando an- to, coll'aggiunta di Monte dell'Ol-
ch'esso la riserva pontifìcia, accet« mo, Morrò, Monte Cosare e Civi-
lo l'elezione che il Pontefice an- tanova, con s. Claudio come chie-
nullò; però volendo compiacere le sa del territorio di Macerata. Il
due chiese, di propria autorità e- Compagnoni riporta le pai-ole del
lesse vescovo Oliviero a' 19 feb- decreto. Die 19 viensis decembris.
braio 1369, che rinunziò il vesco- In primis quod impelretiir ....
vato nel i374: altre notizie di lui, llem super acquiren. in dioecesi^ et
come de' vescovi di Macerata e Re- jurisdiclione episcopa tus Macera-
canati, riguardanti particolarmente tacy diminuendo de dioecesi Firma-
Recanatiy il ripetiamo, a questo ar- na terra Montis Ulmiy terra Mar-
ticolo le Giovanni di
riferiremo. riy Mons Causarius, et terra Ci-
Bartolomeo bolognese gli successe vitanova^ et adden. episcopatui Ma-
nel giugno i374, per cui i mace- ceratae, etc. Item quod ecclesia s,

ratesi scrissero lettera di ringrazia- Claudii existen. in plano Clentis^


mento a Bologna ad Oliviero, ed a quae est suhposila dioecesi Firma'
Koma di complimento al nuovo nae situata in territorio Macera-
Tescovo, con supplicarlo : de hahen- tae, edam acquiratur in jurisdi-
do prwilcgium de facto additiones^ ctìone praedicti episcopatus civita-
et ampliatìonìs dioecesis episcopa- tis. vescovo Giovanni di Barto-
Il

tus ch'itaLìs Macerateti. Questo ve- lomeo viveva nel 1379. ^^^ i383
scovo fu ommesso dall'Ughelli, per- Urbano VI trasferì da Fiesole al-
chè chiama un Bartolomeo pur di le cattedre di Recanati e Macera-
Bologna intruso, come eletto dal- ta Nicolò fiorentino, che nel me-
l'antipapa Clemente VII nel iSyS desimo anno lasciò il vescovato :

insorto; ed il Compagnoni chiamò non governò Macerata a cagione


coi nomi del vero e del falso ve- dello scisma. Prima de'20 luglio
scovo il successore di Oliviero. Il i383 Urbano VI creò vescovo di
pseudo-vescovo non in Recanati, Macerata e Recanati Angelo Cini
che restò nell'obbedienza di Urba- o Gino di Bevagna (che poi Gre-
no VI, ma risiedeva in Macerata, gorio XII nel i4o8 fece cardina-
la quale costrettavi dalle armi dei le), e non nel i386 come dicem-
Varani seguì per alcun tempo le mo alla sua biografia, seguendo il

parti dell'antipapa, edivi morì di Càrdella e l'UghelIi. Il conte Leo-


peste nel i383. 11 capitolo di Ma- pardi scrive che Angelo fu chia-
cerata elesse allora Paolo, e l'anti- mato il cardinal di Recanati, prea-
papa Io confermò, sicché fu intru- dendo il nome dalla chiesa prin-
so : probabilmente fu cacciato dal- cipale ( e perchè lo fecero loro con-
MAC MAC 83
ciftndino i recanatesi), e che cosi servalo per una volta la collazione
chiamaronsi sempre gli altri cardi- delle due chiese, in vista forse del-
nali che furono vescovi di ambedue la postulazione da Recanati
fatta
le chiese. Tomacelli nella prigionia al Mari-
concilio per aver vescovo
l'avea fatto tii e Mar-
rettore della no Tocco, con due bolle del 6 lu-
ca, unilamenle comuni di Re-alle glio i4i8 a Recanati ed a Mace-
canati, Macerata e Osimo; e Gre- rata dirette, glielo concesse trasla-
gorio XIT nel 1409 Jo costituì vi- tandolo da Teramo : la bolla indi-
cario pontificio e legato della Mar- rizzata a Macerata il Compagnoni
ca, incarico che tenne finche visse. la riporta a pag. 3o5, ove si leg-
Nel detto anno rinunziò i vesco- ge: Macerateli et Racanaten eccle-^
vati {Lucenzio dice nel i4o8) a siae inviceììi cnnonice unitae eideni
Jacquello, e questi nel medesimo R. E. iminediatae suhjectae. Ve-
1409 ad Angelo Baglioni perugi- nendo Marino richiesto in pastore
no, eletto a 9 settembre da Gre- dalla sua patria, i due comuni di
gorio Xll. rsel i4i» ebbe i ve- Recanati e Macerata spedirono ora-
scovati in commenda il cardinal tori al Papa, supplicandolo perchè
Gino, che mori nel 1412 a' 20 noi rimovesse, e con l'istruzione
giugno, e venne sepolto nella cat- che se fosse stato già eletto il suc-
tedrale di Recanati. Giovanni XXllI cessore, e non buono, dicessero non
a' 20 luglio nominò véscovo Nico- volerlo, ricordando che altra volta
lò Saraceni di Cassia generale de- in Avignone una elezione venne
gli agostiniani, amalo e rispettalo annullala perchè ai diocesani non
per le sue virtù; ma dopo che piacque. Già a' 7 gennaio 14^9
Recanall ritornò all'obbedienza di Martino V
avea dichiarato vescovo
Gregorio XII, non avendo il ve- Benedetto Guidalotti perugino vice-
scovo voluto riconoscerlo partì da camerlengo e vescovo di Teramo,
Recanati, laonde Gregorio XII nel e piacque molto. Il Compagnoni
i4i3 dichiarò amministratore del- riporta a pag. 3i5 la bolla perciò

le due chiese il vescovo di Tera- spedita da Martino V a Macerata,


mo o Aprutino, Marino Tocco di in cui si Sane Maceralen
legge:
Chieti. Narrammo di sopra le co- et Rachanaten^ eidem R. E. imme-
se principali del grande scisma di diate suhjectis ecclesiis canonice
occidente, e come Gregorio XII unitis. Ma il vescovo morì a'
9
generosamente rinunziò nel i4i5 agosto, senza essersi portato nelle
nel concilio di Costanza, ove Gio- due diocesi. Allora il consiglio di Re-
vanni XXIII e l'antipapa Benedet- canati nominò sedici deputati acciò

to XIII furono deposti. Gregorio col capitolo procedessero all'elezione


XII ripreso il nome di Angelo del successore, e tra tre candidati
Corrano, fu dichiarato primo car- scelsero Astorgio Agnensi vescovo
dinale di s. Chiesa, vicario e lega- d' Ancona e governatore della Mar-
to perpetuo della Marca , ed am- ca, di cui era pure stato tesoriere
ministratore perpetuo delle chiese (
poi fatto cardinale da Nicolò V).
di Recanati e Macerata; morì in Quindi spedì deputati a Roma per
Recanati nell'ottobre i4^7> e fu la conferma e perchè il vescovato si

sepolto nella cattedrale. separasse da quello di Macerata; ma


Martino Y sebljcne si fosse ri- il Papa noi volle, per essersi riser-
84 MAC MAC
vata la collazione di queste chiese, acclamò sua venuta, ed egli vi
la
o perchè non vi era concorso nel- corrispose con affetto e beneficen-
l'elezione di Macerata.
il capitolo ze. Risarcì le case episcopnli e la
Ai i8 agosto i4^9 Martino V in cattedrale, cui donò oltre la sum-
Ferentino in vece dichiarò ammi- mentovata mitra, preziosi para-
nistratore Giovanni di Tricarico menti, celebrandovi con pompa
abbate di s. Maria di Pistilio nel- solenne la prima messa. Nel gior-
la diocesi di Acerenza. Poco dopo no dell'Epifania i44^> dopo il
la sua elezione Eugenio IV a' i6 pontificale, ebbe la sorte di rinve-
aprile i43i dichiarò vescovo Gio- nire il braccio, la mano, con altri
vanni Vitelleschi di Corneto oriun- avanzi di carne del patrono della
do di Foligno, di cui parliamo in città e titolare della cattedrale san
tanti luoghi e come governatore Giuliano. Di questo felice ritrova-
della Marca e comandante supre- mento parla il Compagnoni a pag.
mo delle armi della Chiesa, e co- 339, e più a lungo 1* Ughelli a
me arcivescovo di Firenze e car- pag. 740 e seg. Sotto di lui eb-
dinale, ec. : per questa nomina il be principio il tesoro di Loreto, e
Papa spedi tre bolle, tutte del me- nel i4^4 ^^ ^^1^0 governatore di
desimo tenore, alla città, capitolo Perugia. Nel i44^ Nicolò si por-
e clero di Macerata, presso il Com- tò in Roma da Paolo II per otte-
pagnoni p. 3r8. Invasa ostilmente nere che il vescovato di Macerala
la Marca da Francesco Sforza, il si separasse da quello di Recanati
Vitelleschi non trovandosi in pari- e si dasse a Pino delle Aste suo
tà di forze fuggì da Recanati, ed nipote, ed i recanatesi se ne mo-
il vincitore gli fece sequestrare tut- strarono indifferenti. Nicolò morì
ti i beni. Divenuto a' 2 3 febbraio in Recanati a* 7 ottobre i4^9-
1435 patriarca di Alessandria, ri- Paolo II rispose al comune di
tenne in commenda le due chiese, Recanati, il quale lo supplicava di
e le dimise a' 12 ottobre venendo eleggere uno de' tre soggetti che gli
eletto arcivescovo di Firenze. Con- presentava per vescovo, essersi ri-

temporaneamente Eugenio IV vi servato per qualche tempo i due


trasferì da Traìi in Dalmazia, Tom- vescovati e la chiesa di s. Maria
maso Tomassiui veneto domeni- di Loreto, per affidarne l'ammini-
cano detto Buratto, vescovo d*Urbi- strazione al veneto Francesco Mo-
no e già governatore o vice- lega- rosini vescovo di Parenzo, per ero-
to della Marca: la bolla al clero gare rendite all'ampliazione ed
le

maceratese il Compagnoni la pro- ornamento del santuario. Il Moro-


duce a p. 328. Si trattenne per sini fu nominato a'2 gennaio 1470,

lo più in Venezia, ed a'6 ottobre poi governatore della Marca, e mo-


i44o ^^^ traslalato a Feltre e Bel- rì a' 3 ottobre
in Recanati liyi.
luno, avendo governalo le diocesi V Ughelli però dice che prima del
per vicari e luogotenenti. Ai io Morosini fu amministratore delie
ottobre gli successe Nicolò delle due chiese Pietro di Giorgio pre-
Aste forlivese, e le lettere di Eu- vosto di Teramo, ma il Leopardi
genio IV a Macerata si leggono prova che errò. Prima della mor-
a p. 338 del Compagnoni. La cit* te dell'amministratore ed a' 5 set-
tìi con atti di pubblica allegrezza tembre già Sisto IV avea creato ve-
MAC MAC 85
scovo Andrea Pili o Pelli di Fano, Giovanni Clerico francese uditore
soUo il quale gli agostiniani furono di rota, colla condizione, che chi
introdotti in s. Maria del Fonte : nel di loro sopravvivesse sarebbe ve-
1473 e nel 1475 fu vice-legato o scovo delle due chiese. Dal i536
luogotenente e governatore della al i538 il cardinal Gio. Domeni-
Marca, e mori ne'primi di ottobre co fu legato della Marca ed an-
1476 forse in Foligno. I recanatesi che vescovo di Porto, e morto
pregarono per la successione in favo- Giovanni in Roma verso il i546
re del concittadino cardinal Venie- cede la chiesa di Macerata a Fi-
ri; ma il Papa nel medesimo anno lippo Riccabella recanatese, che in-
traslalò da Albenga il nipote Gi- tervenne e fu giudice al concilio di
rolamo Basso della Rovere d'Albiz- Trento. Inoltre il cardinale a'24 feb-
zola che poi creò cardinale, per cui braio 1548 cede la chiesa di Recahati
si trattenne sempre in Roma, e so- al nipote Paolo de Cupis col patto
lo nel 1488 visitò le due chiese. di regresso, e in fatti dopo la sua
11 comune di Recanati lo pregò morte ne riassunse Tamministrazio-
recarsi prima in tal città, e poi in ne, che ben presto la rinunziò nel
Macerata, come aveano praticato marzo i553 a Filippo, che lasciò
gli altri vescovi, al dire del conte quella di Macerata. Questa il car-
Leopardi. Benché fatto vescovo sub- dinale contemporaneamente cede a
urbicario ritenne in amministrazio- Girolamo Melchiorri di Recanati
ne le due chiese; fece ottime co- essendo convenuti Filippo e Gi-
stituzioni pel clero maceratese, e rolamo, che il superstite avreb-
mori primo
il settembre i5o7. be ambedue le Girolamo
chiese.
Giulio a' 20
IIottobre elesse ve- come vescovo di Macerata inter-
scovo Teseo de Cupis romano 0- venne al concilio di Trento, e
riundo di Monte Falco, ad istanza fu presente all'ultima sessione; in-
de' recanatesi già benevoli di sua di nei primi di giugno 1571 alla
famiglia : intervenne al concilio ge- morte di Filippo, assunse pure il
nerale Lateranense V, ed a' 16 gen- governo della chiesa della propria
naio i5i6, conservando il vescova- patria. Rinunziò ambedue le chiese
to di Macerata, rinunziò quello di nel 1573, conservando il titolo di
Recanati a Luigi Tasso vescovo di vescovo di Macerata ; fu decano
Parenzo, con patto che chi soprav- de' chierici di camera, governatore
viveva otterrebbe le due chiese. Re- di Bologna, prefetto di segnatura,
duce Luigi da Bergamo sua pa- e morto in Roma nel i583, fu
tria, fu ucciso dagli assassini nel sepolto nella chiesa di s. Maria
principio di settembre i52o, onde sopra Minerva.
Tesjeo per diritto di regresso rias- Gregorio XIII a' 19 giugno i573
sunse vescovato di Recanati, che
il elesse vescovo di Recanati e Mace-
nel i52i cede al nipote cardinal rata Galeazzo Moroni di Milano.
Gio. Domenico de Cupis in am- Il conte Leopardi, colla cui auto-
ministrazione, prendendo poi anche rità correggemmo in più luoghi
quella di Macerata, forse negli ul- r Ughelli, narra che in questa oc-
timi del i523 alla morte dello zio: casione la città di Macerata fece
il cardinale a* 25 gennaio i535 di tutto per ottenere la preferen-
rinunziò la chiesa di Macerata a za, acciò il vescovo s' intitolasse
86 MAC MAC
Maceratensis et Uecanatensis^ e per- do, in cui fece ottime leggi |>d
chè i recanatesi si opposero ga- clero, restaurò da'fonda menti l'epi-
glinrdamenle, propose almeno una scopio e la cattedrale, a cui donò
alternativa inilicante eguaglianza delle suppcllcllili sacre. Paolo V
perfetta. Il comune di Recanati ri- uel mcdesinio anno dichiarò vesco-
cusò qualunque partito e spedi o- vo il cardinal fr. Felice Centi ni di
ratori a Roma perchè nulla s'in- Ascoli minore conventuale, trasla-
novasse, osservandosi le bolle d'In- tandolo a' 23 settembre da Milelo.
nocenzo VI e di s. Pio V, le quali Personaggio di singoiar dottrina,
garantivano il primato alla chiesa di costumi immacolati, di coscien-
di Recanati; e venne esaudito. Nel- za delicata, .si distinse nella tenera
l'anno seguente ì maceratesi pro- divozione verso Beala Vergine.
la

curarono che i due vescovati ve- Fondò in Macerata il semitiario,


nissero separati, ma per l'opposizio- abbellì la cattedrale nella parte su-
ne de' recanatesi ciò non ebbe luo- periore di eleganti pitture e vaghi
go. Dipoi il Papa Sisto V nel i5(S6 ornamenti, donò molti sacri
e le
soppresse la sede vescovile di Re- arredi di argento. A maggior de-
canati, e la sottopose a quella che coro del capitolo ottenne da Ur-
avea eretta di Loreto, poi ripristi- bano Vili nel 1624 la bolla Mi-
nata ed unita ad essa con bolla nisterio sacrOj presso l'UghelIi, col-
di Clemente Vili. A' io dicembre la quale concesse ai canonici l'uso
del medesimo anno, Sisto V ripri- della cappa magna con pelli di ar-
stinò la chiesa vescovile di Tolen- niellino, e morendo a'25 gennaio
tino (P^edì), mediante la bolla Su- i64f, giusta il suo volere fu se-
per universaSj presso il Bull. Roni. polto nella chiesa Francesco di s.

tom. IV, par. IV, p. ^85, che con del suo ordine. Urbano Vili a' 14
la rendita di quattrocento scudi luglio 1642 dichiarò successore
unì perpetuaniciile a quella di Ma- Papirio Silvestri cingolano, consul-
cerala, dovendosi il vescovo chia- tore della sacra inquisizione, rispet-
mare vescovo di Macerata e To- tabile per scienza, pietà
ed integri-
lentino. Quindi erigendo Fermo in tà, morì nel febbraio i65g. Ales-
arcivescovato, sottopose e dichiarò sandro VII a' i5 novembre i66o
sue suffraganee le chiese di Mace- fece vescovo Francesco Cini osi-
rala e Tolentino unite, essendo co- niano, che il Martorelli dice che
stituite le due diocesi da Macerala fu primario avvocato in Roma, che
con Monte Milone ed Urbisaglia, e resse le due chiese con somma lo-
da Tolentino con Colmurano. Fi- de, e che negli ultimi anni di sua
nalmente Sisto V dichiarò loro vita fu da Innocenzo XI dichiarato
primo vescovo lo stesso Galeazzo governatore della Marca senza ,

Moroni, che il primo settembre i6i3 poterne esercitare la carica perchè


d'anni settantotto mori in Macera- morì in Macerata nel maggio 1684.
ta, e fu sepolto nella cattedrale. Innocenzo XII gli die in successore
Questo vescovo lodato per somma a' 9 aprile 1695 Fabrizio Paolucci
prudenza e pietà, governò la chie- forlivese, al dire dell' Ughelli che
sa di Macerala per quaran l'anni sbagliò, dovendosi dire che Inno-
onde divenne il decano dei vescovi cenzo XI nel i685 lo creò vesco-
italiani; celebrò nel i6i3 il sino- vo, come avverte il Cardella nelle
MAC MAC 87
Mem. de cardinali. Penetrato
stor, santuario e l'osservanza della disci-
dello zelo della salute delle anime, plina ecclesiastica. Si propose la
predicava il vangelo, e insegnava ricostruzione della chiesa cattedra-
la dottrina ai fanciulli; fondò l'o- le, e con solennità pose ne' fonda-
spedale degl' invalidi e un mona- menti prima lapide; quindi con-
la

stero per le monache, introducen- tribuì con vistosa somma alle spe-
do Macerata i sacerdoti della
in se della fabbrica, ed ottenne dal
missione. Visitò frequentemente la Papa, che vi concorressero ancora
diocesi, e due volte vi celebrò il le comunità ed i luoghi pii. Ri-
sinodo, che poi diede alle stampe. fece una porzione del palazzo ve-
Èssendo passato per Macerata il scovile; celebrò il sinodo diocesano
granduca di Toscana Cosimo III ,
con istraordinaiia pompa, e ven-
fu da lui accolto con ecclesiastica ne reputato fra i più ragguardevo-
magnificenza, per cui il principe li della provincia. Amantissimo del-
si mostrò poi sempre a lui pro- le scienze e de' dotti tenne spesso
penso. Innoceuio XII Io fece am- conferenze col celebre p. Gerdil
ministratore di Fermo nel 1691, poi cardinale, allora residente in
indi nunzio di Polonia, e nel 1697 Macerata, col p. Gio. Battista Sca-
cardinale. Nel 1698 lo trasferì alla ramelli gesuita predicatore aposto-
chiesa di Ferrara, e nel maggio lico, col cav. Giuseppe Antonio
1698 gli die per successore Ales- Compagnoni Floriani eccellente fi-
sandro Carlo Gaetano Varano o- losofo, con Mario poeta, e col can,
riundo de'duchi di Camerino nato Francesco teologo, di detta famiglia,
in Ferrara; questi coronò a' 2 5 agosto con Francesco Amici, Valerio cav.
1721 l'immagine della Beata Ver- Ciccolini poeta, Bartolomeo Mozzi,
gine della Misericordia con corona Giulio cav. Pellicani, p. m. Evan-
d'oro ; in detto anno consacrò la gelisti conventuale, ab. Troili ex-ge-
chiesa di Giovanni de' gesuiti, e
s. suita, e tanti altri. Pio VI nel 1777
portatosi in Ferrara sua patria, nel a* 12 maggio trasferì da Targa zVi

novembre del 1784 morì. Con que- partibus a questo vescovato Do-
sto vescovo i continuatori dell' U- menico de' conti Spiuucci di Fer-
ghelli terminano la serie de' vesco- mo, che fu zelantissimo di conser-
vi di Macerata e Tolentino, ma vare nel clero l' ecclesiastica disci-
il proseguimento si legge nelle an- plina, e nel popolo l'osservanza dei
nuali Notizie di Roma. divini precetti. Celebrò anch' egli
Clemente XII a'2 dicembre 1735 il sinodo diocesano con istraordi-
dichiarò vescovo Ignazio Slelluti dei naria poujpa e concorso di eccle-
conti Pioversi di Fabriano : questi siastici della diocesi ; somministrò
governò con zelo la sua chiesa ven- delle somme per ultimare la fab-
tun anno. Benedetto XIV nominò brica della nuova cattedrale, e con
successore a' 20 settembre 1756 d. grande magnificenza ne fece l'a-

Carlo Augusto Peruzzini barnabita pertura e dedica nel marzo 1790.


di Fossombrone, già penitenziere Nell'anno successivo dedicò la chie-
in Bologna, parroco di s. Carlo ai sa di Francesco, e consacrò
s.

Ca ti nari in Roma, e confessore del quella di Lorenzo. Per qualche


s.

Pontefice. Appena giunto alla sua tempo fu amministratore delle due


residenza fece rifiorire il decoro del diocesi di Loreto e Recanali. Ri-
88 MAC MAC
cevetle in Macerala Pio VI allor- le 8uè piime prediche. AJla propita
ché si porlo a Vienna; fond^) nel' famiglia prescrisse ottimo regola-
la ciliri r accademia ecclesiastica, mento, ed egli fu a tutti specchip
fu il vero mecenate de'dolti, e per di ammirabile esemplarità. Con pre-
Je sue eccellenti qualità si cattivò murosa vigilanza attese alla scelta
l'animo di tutte le popolazioni del- de* ministri pel governo dell^ dio-
le Finalmente fu da Pio
diocesi. cesi. Diede missioni e con zelo in-
VI nel 1796 promosso all'arcive- defesso esercitò tutte le cure del
scovato di Benevento, e fatto poi suo pastorale ministero. Ampliò il
cardinale da Pio VII nel 1816, seminario e v' introdusse la piti
mentre nel suo testamento lasciò esatta disciplina. Sostenne
molte
un legato alla cattedrale di Mace- fatiche per la riformapub- delle
rata. In sua vece Pio VI nominò bliche scuole dell'università e per
a' 27 giugno 1796 Alessandro A- la buona condotta della gioventù
lessandretli d'Imola eh' eia vescovo studiosa. Eguale ardore ebbe pe»
di Zama in partibus. Egli, si trovò la riforma del clero, per la sua
in tempi assai disastrosi a cagione esemplarità e dottrina, e per la
dell'invasione dello stato ecclesia- buona disciplina ne' chiostri delle
stico operata per la prima volta sacre vergini. Sempre fu instanca-
dalle truppe repubblicane francesi. bile nel predicare la divina parola
Divenne bene accetto al generale ed istruire nella dottrina cristiana.
supremo Bonaparte che gli die di- Fece di tutto per togliere gli scan-
versi segni di stima, ed ottenne dali, riformare costumi, e pro-
i

dalla sua protezione che venisse curare la salute di tutto il suo


vispettata la città ed il clero : fu gregge. Introdusse in Macerata le
indefesso Dell'annunciar la parola maestre pie, accrebbe le rendite ed
di Dio, neir istruzione del popolo, aumentò gli orfanotrofi ; fondò l'o-
e specialmente i fanciulli nella dot- spedale de' poveri vecchi, ed altri
trina cristiana. A' 25 giugno 1800 utili provvedimenti pe* bisogni tem-

ricevette Pio VII nel suo palazzo porali de' diocesani. Senza rispar-
vescovile, con pompa straordina- mio di fatiche e travagli fece la
ria, e quindi lo accompagnò si- visita pastorale della diocesi, fu
no a Tolentino : poco appres- premurosissimo di adunar il sino-
so rinunziò al vescovato. do diocesano, ma ne fu impedito
Nel concistoro de*20 luglio 1801 dalle vicende politiche de* tempi
Pio VII preconizzò in successore per cui volle almeno confermar
Vincenzo Maria Strambi de' pas- quello del vescovo Spinucci, incul-
sionisti, nato in Civitavecchia orion- candone l'osservanza. Al tempo del-
do milanese, a cagione della rinun- la persecuzione contro la Chiesa
zia del precedente. Vincenzo non cioè dopo r invasione straniera di
senza ripugnanza accettò per ob- Macerata, i ministri colle più in-
bedienza, ed i maceratesi e tolen- degne maniere e colle più impe-
tinati esultarono, per l'opinione che riose minacci e vessarono il clero e
avea di santo. Non si può abba- stancavano la pazienza del vesco-
stanza esprimere, con quanto zelo vo. Vincenzo però difiise con apo-
procurò subito di santificare la sua stolica fermezza i diritti della Chie-
diocesi, e qual frutto producessero sa contro le usurpazioni del potere
MAC MAC 89
straniero, per cui venne strappato gregge, durante la carestia e il tifò

con violenza dalla sua diocesi a* 28 epidemico. Con zelo ed attività inde-
settembre 1808, con estremo dis- fèssa ristabilì la disciplina, rifor-
piacere del gregge. Fu rilegato a mò i costumi, e riaprì le case dei
Novara, e dopo un anno trasferito soppressi regolari. Dopo fatte al-

a Milano, dove principalmente spar- cune missioni _, tornò a Roma a


se il buon odore di Gesù Cristo predicare al sacro collegio ed a tut-
colla santità delia vita, riscuotendo to il clero secolare, ma dolentissimo
ammirazione e riverenza da tutti. perchè il p. generale de' gesuiti non
Quindi con singoiar zelo s'impe- avea potuto compiacerlo nella ria-
gnò per la santificazione del po- pertura del collegio de' gesuiti in
polo milanese , mai dimenticando Macerata per vantaggio della pub-
quello delle sue diocesi, le quali blica istruzione, al quale oggetto
anco da lontano formavano il mas- Pio VII avea concesso il convento
simo oggetto delle sue cure. Piesti- e chiesa già degli agostiniani. Ri-
tuila nel181 4 la pace alla Chiesa, tornato alla sqa sede, indi rinun-
il vescovo tornò in Macerata, ed il ziò vescovato, atto che fu accet-
il

suo ingresso fu eguale ad un trion- tato da Leone XII, che grande-


fo. Due giorni dopo a render com- mente lo venerava, il primo no-
pleta la comune esultanza ,
giunse vembre 1823. Giunto in Roma fu
in Macerata il Pontefice Pio
VII, accollo con riverenza ed amore dal
reduce dalla sua lunga prigionia, e Pontefice, che gli assegnò per abi-
di ritorno alla capitale. Il vescovo tazione il palazzo apostolico onde ,

si portò a riceverlo alla cattedrale, averlo vicino. Caduto mortalmente


e ne ricevette poi distinti attestati infermo Leone XII, il vescovo col
di affezione e stima, per la sua a- sacrifizio della sua vita, ne ottenne
postolica fermezza contro i sacrile- da Dio la guarigione, e morì san-
ghi oppressori. Da Macerata reca- tamente il primo gennaio 1824
tosi il Papa a Tolentino, fu dal d'anni settanlanove, venendo depo-
vescovo ricevuto con pari divozio- sto il prezioso suo corpo nella chie-
ne ed allegrezza, e con lui si trat- sa de' ss. Giovanni e Paolo della
tenne in lunga e dolce conversa- sua congregazione de' passionisti. Il
zione. Partito Pio VII, il vescovo p. Ignazio del Costato di Gesii
occupossi nel consolare la desolata della medesima congregazione, coi
chiesa di Tolentino, vedova da tan- tipi di propaganda fide ci diede in
to tempo del suo pastore, e le di- Roma nel 1 844 • ^''^ ^^^^ venera'
mostrazioni che ne ricevette di e- bile servo di Dio Vincenzo Maria
sultanza, di rispetto e di amor Strambi vescovo di Macerata e To-
filiale, non furono inferiori a quel- dai pro-
lentino, estratta fedelmente
le avute da' maceratesi. Indi fu cessi ordinari. Nel concistoro tenu-
chianoato Vincenzo a Roma da Pio to da Gregorio XVI a' 12 feb*
VII per predicare al sacro collegio braio 1846, fu perorata per la ter-

ed a tutto il clero secolare. IXei za volta la causa della beatifica»

nuovi torbidi d' Italia, la sua con- zione di questo venerabile servo di
dotta fu piena di prudenza e di Dio.
carità mentre paterne furono le
, Leone XII nel concistoro de' 24
di lui sollecitudini a vantaggio del maggio 1824^ dichiarò vescovo di
Qo IM AC MAC
Macerata e Tolentino monsignor blico diritto co' tipi di Benedetto
Francesi o Aiìsaldo Teloni nato in di Antonio Cortesi. L'abbate d. An-
Treia agli 8 ottobre 1760, già ca- tonio Papi professore di belle let-
nonico della cattedrale di Senigal- lere nel seminario, dettò l'epigratl
lia, vicario generale di tale diocesi, che leggevansi sulle porte del
latino
prima dello stesso Papa nel breve tempio ed intorno al catafalco e ,

tempo che da cardimi le ne fu ve- riportate nella Necrologia. Il pio


scovo, e poi del cardinal Fabrizio vescovo volle suggellare la sua u-
Sceberas Tesi ferrata, indi prelato
;i millà ed amore che portava al suo
domestico, referendario delle due popolo, con disporre che il suo ca-
segnature e ponente del buon go- davere fosse sepolto non nelle tom-
verno. Questo ottimo vescovo morì be vescovili della cattedrale, ma
d'anni otlantacinque a' 3i gennaio nel pubblico cimiterio poco lunge
1846, venendo degnamente riguar- dalla città, dove riposano le ossa
dala la sua perdita come una pub- de' suoi diletti maceratesi. La lugu-
blica calamità, cowe si legge nella bre cerimonia con che si adempì
Necrologia ec, ]Macerala presso Be- tal desiderio, riuscì onorevole per
nedetto di Antonio Cortesi 1846. r illustre defunto, per la parte che
In essa si che questo tributo
dice, ne prese la popolazione. Tra le
di dolore gratitudine venne
e di cose degne di particolar menzione
da' maceratesi offerto al benemeri- da lui fatte, faremo menzione del
to loio vescovo che colle virtù
, sinodo diocesano da lui celebrato
convenienti a sacro pastore si avea nei primordi del suo vescovato, in
procacciala la riverenza affettuosa cui furono adottate santissime leg-
che docili figliuoli portano a tene- gi, e quindi sottoposto all' appro-
ro padre, avendolo la natura do- vazione della santa Sg(\ì£ venne
tato d'un ingegno robusto e leg- sanzionato e raccomandato alle
giadro, e di un cuore capace dei stampe. Pose ogni cura perchè il
più generosi sentimenti. Inoltre si suo governo riuscisse placido in
fa in essa il novero de' suoi stu- tempi pur troppo calamitosi , per
di , delle sue principali doti in cui cui fu compianto dai diocesani
rifulsero evangelica carità, soavità come a Leone
era stato carissimo
e niansuetudine, non disgiunta da XII, a Pio Vili, ed a Gregorio
vigilante zelo. Si esprime il com- XVI. A ripararne la perdita, Gre-
pianto generale, le dimostrazioni gorio XVI meditava di sostituirvi
latte nella sua infermità e morte un degno successore^ che la morte
dai diocesani ; si descrive la pom- sua impedì effettuare; supplendovi
pa de' solenni funerali, in cui cantò il Papa regnante Pio IX nel con-
la messa il concitladino del defun- cistoro dei 21 settembre 1846, con
to monsignor Filippo Saverio Gri- dichiarar vescovo di Macerata e
maldi vescovo di Sanseverino , e Tolentino l'odierno monsignor Lui-
pronunziò l'elogio funebre d. Fran- gi Clementi di Fabbrica, diocesi di
cesco Saverio Vannucci canonico Civita Castellana, già canonico e
teologo della cattedrale e rettore arciprete curato della collegiata pa-
del seminario- collegio: questa ap- tria, cappellano della chiesa di s.

plaudila orazione per soddisfare al Agnese nel foro agonale, e rettore


comune desiderio tu resa di pub- del contiguo collegio Pamphilj, vi-
MAC MAC 91
cario genciale del cai*dinal Policlo- nicane. Sono diversi anni che fu
ri abbate di Subiaco, ed uditore di istituito un asilo infantile pei ma-
inonsig. Pecci nunzio di Brusselles schi miserabili, mediante la carità
nel Belgio, perciò pieno di dollri- cristiana di tanti ciltudini che an-
na, prudenza e sperienza. nualmente somministrano elemosi-
La cattedrale è sacra a Dio, sot- ne, onde in apposito locale sieno
to l'invocazione della Beata Ver- ricoverati nelle ore del giorno, ali-
gine assunta in cielo, e di s. Giu- mentati e vestiti olire a cento fan-
liano confessore, ed ha il fonte bat- ciulli, ed iuìmenso e commovente
tesimale. La cura parrocchiale ap- è il vantaggio che se ne ricava.
partiene al capitolo, che la fa e- Avvi altra scuola gratuita comechè
sercilare da un canonico iricario frutto della generosità e dello sco-
cui due preti prestano assistenza; po medesimo della precedente, ma
l'episcopio è contiguo alia catte- destinata ni sesso femminile. È que-
drale. Il capitolo si coorjpone della sta regolata e condotta dalle suore
dignità dell'arpidiacono, di dieciotto di Giuseppe, le quali olire esibir
s.

o venti canonici compreso il teolo- maestre per un buon numero di


go ed il penitenziere di quattro ,
fanciulle povere, altre ne sommi-
mansionari maggiori, sei beneficia- nistrano per quelle di elevata con-
ti, due chierici beneficiati, ed altri dizione e solventi, con ottimi suc-
sacerdoti e chierici addetti al di- cessi.Sonovi inoltre le suore di s.
vino servigio. Nella città, oltre la Dorotea per l' istruzione delle gio-
cattedrale, vi sono tre parrocchie il comune elargisce an-
vanetle, cui
munite del battislerio, una delle nua somma; diverse confraternite,
quali è pure collegiata di s. Sal- il seminario-collegio con numerosi
vatore in s. Giovanni, col capitolo allumi, e diversi altri benefici sta-
composto della dignità del prevosto bilimenti, de' quali tenemmo pro-
e di dieci o dodici canonici. Prima posito; ed a momenti sarà istituita
del regno italico contava Macerata anco la di rispàrmio. Oltre
cassa
più case religiose, cioè de* conven- a ciò sono cinque farmacie, una
vi
tuali, domenicani, carmelitani, bar- delle quali detta di s. Paolo som-
nabiti, filippini, missionari, agosti- ministra gratis i medicamenti ai
niani eremitani, agostiniani della poveri per beneficenza di Vincenzo
congregazione di Lombardia, agosti- IJerardi,che dotò, come si disse, an-
niani scalzi, minori osservanti e cap- che l'orfanotrofio femminile di pin-
puccini. Dopo tale epoca solo furono gue patrimonio, venendovi educate
ripristinali i minori osservanti, cap- i trenta fanciulle. Provvide anche i
puccini, i domenicani
missionari, i poveri orfani, che pose sotto la
ed i filippini. Così pure prima del tutela dei pp. somaschi , avendovi
regno italico vi erano le monache contiibuito anche il comune con
benedettine, le Clarisse, le france- un'annua somma, e col diritto di
scane del primo, secondo e terz'or- nominare due alunni. 11 ven. Stram-
dine, e le domenicane. Furono ri- bi lasciò porzione de' suoi capitali
pristinate le monache Clarisse o per alquanti posti nell' uno e nel-
francescane del primo ordine , le l'altro orfanotrofio^ e dell' intiero
francescane del secondo ordine, patrimonio volle erede il semina-
quelle del lerz' ordine e le dome- rio con obbligo di tenere graiis
9» MAC MAC
molti giovanetti, ed altri colla sola lo educò poscia nella scienza e nel-
raelà del pagamento. Due ospedali la pietà, quindi lo presentò agli
ricevono i poveri infermi e cronici, ordini sacri. Essendo già prete pas-
uno cioè il civicomilìtare è capace sò nell'Armorico ; ed è fama che
di contenere ottanta individui, le cui fosse eziandio consacrato vescovo
rendite sono amministrate dal su- regionario prima che abbandonasse
periore e assistenti dell' arciconfra- la patria. Si ritirò in una isolelta,
ternita del ss. Sagramento : l' am- ove menava sua vita un santo ro-
ministrazione interna e la cura de- mito, per nome Aronne, nel qual
gl' informi è affidata alle suore della luogo fii poscia fabbricata la città
carità. L'altro ospedale di s. Mar- di San Malo. Infocato da zelo di
tino dà ricovero a molti invalidi. religione, abbandonò la sua solitu-
Le due diocesi di Macerata e To- dine per predicar la fede in Aleth,
lentino si estendono per circa die- di cui la maggior parte degli abi-
ciotto miglia di territorio. Ogni tanti erano allora idolatri. La sua
nuovo vescovo è tassato nei libri santità, sostenuta dai miracoli, do-
della camera apostolica in fiorini po molte sofferenze trionfò della
256 , corrispondenti a circa due- ostinatezza dei peccatori più indu-
mila scudi d'annua rendita. riti. Egli governò quarant'anni la
MACKESSOGO o KESSOGO chiesa di Aleth in qualità di ve-
(s ), vescovo delle provincie di Le- scovo, senza mai cessar d' istruire
vin e di Boyn in 1 scozia, Fioriva co* discorsi e cogli esempli. Giunse
nel VI secolo, sotto il pio re Con- a convertire quasi tutti i pagani
gallo II, il quale lascìavasi in tutto della sua diocesi , fece fabbricare
guidare dai suoi consigli pieni di molte chiese, e dopo la morte di
virtù e di saviezza. Fu favorito del Aronne s* incaricò del governo del
dono dei miracoli, e morì nel 56o. monastero che si era formato nel-
Gli scozzesi aveano tarila venera- r isola ed era divenuto assai nu-
zione per la sua memoria, che col meroso. Perseguitalo da alcuni tristi
grido del suo nome marciavano alle uomini, gli convenne fuggire, e si
battaglie; ma in seguito gli sosti- portò a Saintes, ove Leonzio che
tuirono quello di s. Andrea. La n'era vescovo lo accolse con gran-
sua festa è segnata il io di marzo. di dimoslrazioqi di rispetto. Ma es-
MACLOVIO Ma-
(s.), in latino sendo di là a poco stato chiamato
chulus, MachuleSy Maclovius, Ma- ad Aleth, cominciò a disporre le
cliavitSy e in francese Malo, Ma- cose per poter rinunziare il vesco-
clou e Mahout^ vescovo di Aleth vato. Disegnò s. Gutlwalo a suo
in Bretagna. Era figlio di un si- successore, indi tornò a Saintes,
gnore bretone , nomato Went o ed ivi mori nel ^^^ ai i5 novem-
Gwent, clie vivea nella provincia bre, nel qual giorno è onorato. Le
di Silures, ora Montmoutli. detta sue reliquie furono poitate a Sau
iXacque nella vallata di Llan Car- Malo nel IX secolo , e nel sus-
van, nella contea di Glamorghan, seguente trasferite a Parigi. Ul-
mentre sua madre Derwela erasi timamente erano in gran parte
recata a visitare il monastero ivi nella badia di s. Vittore, ed eran-
fondato da s. Cadoco. S. Brendano vene pure nel seminario di s. Ma-
che n'era terzo abbate lo bs^ttezzò, clqvio a Parigi, come a San Malo,
MAC MAC 93
a Sainles , a Rouen , a Pontoi- botanico Dombey , dello storico
se, ec. Samuele Guichenon, del poeta Al-
MACON, Matìsco. Città vesco- fonso Lamartine e dell'astronomo
vile di Francia nella Borgogna, e Malhieu. In generale i macoiiesi
capitale antica del Maconese, ora coltivano con profìtto le lettere e
capoluogo del dipartimento di Sao- le scienze, e si distinguono per
na e Loira, di circondario e di urbanità. I dintorni offrono l' a-
due cantoni. E situata sulla riva spetto il più ameno, per le ele-
destra della Saona, la quale si ganti case di campagna, ridenti
passa sopra un ponte di pietra di vigneti, belle, vaste e fertili pia-
tredici archi, distante novantasette nure.
leghe da Parigi. Vi souo tribunali Questa città è antichissima : Giu-
di prima istanza e di commercio, lio Cesare ne fa menzione ne'suoi
e diverse direzioni. Macon offre commentari, e la chiama Matìsco,
un aspetto ricco e ridente; la sua nome che cangiossi nel medio evo
superba strada lungo l'acqua, a in quello di Mastico, da cui ven-
basso della quale stanno due co- ne l'altro di Mascon o Mcicoii,
modi porti, dà l'idea d'una gran- Essa si trovava al tempo del-
de e bella città, non però vi cor- la spedizione di quel conquista-
risponde l'interno. Delle sue piaz- tore, nel paese degli edui, di cui
ze la più bella è quella delle ar- era un posto importante. Acqui-
mi: in generale le case sono in stò maggior importanza ancora
pietra. Le rovine dell'antica catte- sotto l'impero romani, che vi
de'
drale di s. Vincenzo, consecrata stabilirono depositi di grano e di
dal re Childeberto, sono il solo viveri, legioni, una specie di campo
monumento istorico degno di osser- trincierato, ed una manifattura di
vazione. Gli edifìzi che concorrono freccie. Fu mollo danneggiata dal-
all'ornamento di Macon sono l'o- le scorrerie de' barbari e da quel-
spedale, opera di Soufflot; il pa- le d'Attila. Aveva il titolo di cit-
lazzo comunale^ antico edifizio di tà allorché se ne impadronirono
Montrevel sulla stiada lungo 1' a- i borgognoni. Compresa negli stati
qua, ove si stabilirono pubblici ba- di Carlo il Calvo, all'epoca della
gni ed un elegante teatro ; la chie- divisione dell'impero di Luigi il
sa nuova, o il nuovo s. Vincenzo; Buono, un poco più
riconobbe
r edifizio della prefettura, eh' è tardi Bosone re del
l'autorità di
l'antico episcopio ; il palazzo di nuovo regno di Borgogna, ritornò
giustizia, antico edifizio d'Igè, e le tosto sotto i monarchi francesi, e
nu0Ve prigioni. Vi sono diversi finì per avere i suoi conti parti-
stabilimenti di beneficenza e d'i- colari e indipendenti nel secolo X.
struzione. Il principale suo com- Alice erede del conte Guglielmo
mercio è in vini assai rinomati. li sposò Roberto di Dreuz, che
Il villaggio Lorenzo, cono-
di s. vendette la contea a s. Luigi IX
sciuto pe'suoi grandi mercati, è ri- nel 1238. La corona Francia
di
guardato come un sobborgo. Que- la possedette sino al i435, in cui
sta città é patria di diversi uomi- Carlo VII la cede a Filippo il

ni illustri, fra' quali del poeta Ban- Buono duca di Borgogna. Dopo
deroQ de Seuecey, del medico e la morte di Carlo il Temerario
94 MA C MAC
figlio di Filippo, Luigi XI rium eppure buon Pontefice andava
il

il Maconese ai possessi immediati ripetendo con s. Marco Lasciale :

dei IO di Francia nel 147^^ mal- che i miti figli si avvicinino a


grado le proteste di Maria erede mCy non li rispingete. Avvicinandosi
di Carlo. alla città crebbe la mollilndine,
11 Pontefice Gelasio IT, fuggen- le acclamazioni e entusiasmo in
1'

do le persecuzioni dell' imperatore domandar la benedizione; e giun-


Enrico' VI, nell'anno iii8 da to circa ore dwe e mezza a
le

Boma si portò in Francia a do- Macon , r edificante spettacolo si


mandare aiuto a Luigi W. Men- rinnovò. Fu il Papa incontrato
tre dimorava in Macon fu assali- da tutta la guardia d'onore e dal
to dal male di puntura e si fece clero, ricevuto fra le salve di ar-
trasportare al monastero di Cluny, tiglieria, il suono delle bande e
ove morì gennaio 1119.
a' 29 gli evviva de* màconesi. Discese il

Una si orribile fame regnò a Ma- santo Padre alla chiesa dell'ospe-
con nel principio del secolo XF, dale, essendo stala nelle passate
che si videro non solo i cadaveri vicende atterrata la cattedride, ri-
tolti dai .sepolcri per servire di cevè la benedizione, e quindi ri-
cibo, ma gli uomini andare alla salitò in carrozza andò a smon-
caccia degli uomini istessi per di- tare nell'episcopio antico. 11 dopo
vorarli. Questa ciltà anche mollo pranzo ammise all' udienza le au-
si risenfi dei crudelissimi disordini torità del luogo , e al bacio del
cagionali dalle guerre di religione piede tanto esse, che le altre di-
nel secolo XVI; le esecuzioni chia- stinte persone della cillà. Il va-
mate les saiUen'es ( salti ) de Ma- sto cortile, le scale, le anticamere
con sono celebri troppo. Allorché furono piene sino a notte, e la

al principio del secolo XVII Ga- soldatesca non potè sbarazzarle stan-
las portò lo spavento nella Borgo- dovi ferma la gente , e allo sco-
gna^ incominciarono le forlillcaziouì, perto malgrado la pioggia. JNella
c;he non furono poscia compite, e seguente n lattina da una finestra
che sono al presente demolite del Pio VII benedì l'esultante popolo,
tutto. Nel i8o5 reduce Pio VII e circa le ore nove e tre quarti
da Parigi, dopo aver celebrato le partì per memoria di
Lione. In
funzioni della settimana santa e questo avvenimento, il Papa con-
di Pasqua a Chalons, nel lunedi cesse ai canonici di Macon l'uso
1 5 aprile si pose in viaggio per della mitra nelle soleimilà, e che
Macon. popolo che corse ad in-
Il il diacono e suddiacono ministran-
contrarlo, era in si gran numero do al vescovo l'usino eziandio.
e fece sì gran violenza per appres- Macon lumi
ricevette i primi
sarsi al Papa, che furono gettali della fede di da s. Gesù Cristo
a terra alcuni soldati, e Pio VII Valerio e da s. Marcello, che fu-
afferrato per le mani, pei piedi e ronvi mandali da s. Ireneo vesco-
per le vesti, dimodoché le persone vo di Lione. L' antica cattedrale
eh' erangli dintorno per sostener- era sotto l' invocazione di s. Vin-
lo non potevano sorreggerlo e sal- cenzo, e possedeva un ri malleabile

varlo dalla violenza e straordina- concerto di campane, forse il più.

ria divozione del popolo maconese; armonioso del regno. Il suo capi<
MAC MAC 95
tolo era composto di sei dignitari, la sua chiesa da Pipino maesdo
di diecinove canonici e di molli del palazzo, nel 743. Da Donnolo
beneficiati. La collegiata di s. Pie- in avanti la serie dei vescovi di
tro, che fu in origine regolare Macon non è più interrotta, e tro-
dell'ordine di s. Agostino, venne vansi in essi molti personaggi di-
secolarizzata nel iSSy. Compone- stinti per la loro pietà e dottrina,
vasi di due dignitari e di tredici e per lo zelo con cui governarono
canonici, e tutti scelti dalla classe la loro diocesi anche in tempi dif-
pili notabile de' cittadini, poiché ficili e talvolta torbidissimi, e lo
portavano il titolo di conte. Eran- fu pure Carlo Emard che Paolo III
vi otto case religiose di ambedue creò cardinale nel i536. L'oltimo
i sessi, oltre una casa de'preti del- vescovo di Macon fu Gabriele
l'oratorio, ed un collegio di gesui- Francesco Moreau di da
Parigi,
ti. Macon conteneva nella diocesi Clemente XIII traslato da Vence
duecento sessantotto parrocchie di- nel concistoro de' 9 aprile 1764.
pendenti da quattro arcidiacouati Rinunziò il vescovato nel 1801, e
e da quattro arcipreti. Eranvi al- Pio VII io nominò a quello di
tresì la collegiata di Beaujeu, com- Aulun nel 1802, dove morì nello
posta di dodici canonici; e due stesso anno. Il medesimo Pontefice
abbazie, cioè Cliignf (Fedi)^ ca- soppresse nel 1802 la sede di
po d'ordine, e Saint Rigaud^ del- Macon, concordato fatto col-
pel
l'ordine di s. Benedetto La sede la Francia. Il vescovo di Macon,
•vescovile fu eretta verso l'anno 4^o detto pure di Mnscon, presiedeva,
e divenne .sulhaganea della me- agli stati particolari del Màconesè,
tropoli di Lione. 11 primo vescQvo ch'erano composti di tre ordini.
di Macon, secondo gli autori della
Gallia Christiana^ fu Placido, di Concila di Macon.
cui leggesi la sottoscrizione nei con-
cilii III, IV e V d'Orleans degli Il primo fu tenuto nel 58 o 1

anni 538, 54i e 549; ignorasi 582 nel primo giorno di novembre,
l'anno della sua morte. Suoi suc- per ordine d( I re Gontrano, che di
cessori furono, s. Salvino nel 56o; lutti i re franchi dava prove mag-
s.Niceto; Chelidonio nel SQì'j ; s. giori di pietà. Gli arcivescovi di Lio-
Giusto nel 574; s. Eusebio nel ne, di Vienna, di Sens, di Bourges,
58 1 ; Fiorentino; Decio I; s. Mam- di Besangon e di Tarantasia, vi
molo, dal 617 ai 63o ; Adeodato assisterono con quìndici altri vescp-
dal 63 1 al 644 i Decio li, di cui vi di Francia, che vi fecero dieci-
non sappiamo nulla, siccome igno- nove canoni, la maggior parte re-
rasi i nomi de' suoi successori per lativi alla disciplina ecclesiastica, proi-

più di un secolo. Fu in quest' e- bendosi a* chierici di portare le ar-

poca che i saraceni scorrendo la mi. Reg. t. Xll; Labbe' t. V; Ar*


Francia, ne devastarono le pro- duino t. III.
vincie e saccheggiarono le città. Il secondo fu tenuto d'ordine del
Macon fu presa da quei barbari re Gontrano a'2 3 ottobre 585. Vi
verso anno 732, nel quale era
1' presiedette Prisco arcivescovo di Lio-
vescovo Donnolo che ottenne po- ne, che vi è chiamato patriarca, ti-
scia molte immunità a favore del- tolo che da vasi talora ai principa-
96 MAC MAC
li mentre Lione era
metit)politani, to nel II 53. Gallia Chris t. t. IV,
la metropoli del regno di Gonlra- p. 4^^^-
no. Vi si trovarono quarantatre o Il quinto nel tiBS o 1286. Ibi-
quarantasei vescovi, e ventidue de- dem p. 61 3.
putati di altri tescovi. Fu de|K>- Il sesto nel 12()9. Ibid. p. 8g4.
sto Faustiano, che il conte Gun> MAGRA (s.), vergine e martire.
dobaldo, nemico del re Gontra- Sollèrse nell'isola che forma la Nora
no, aveva fatto ordinare vesco- cadendo nella Vesla, presso al luogo
vo d'Aix, e venne nominato Ni- ov'è di presente la città di Fimes,

ceto o Nicezio in sua vece. Fu nella diocesi di Reims, e credesi sot-


sospeso altresì dalle funzioni del suo to Rizio Varo prefetto del pretorio,
ministero Ursicino, che aveva rifu- verso l'anno 287. Sono discordi gli
giato in sua casa il conte Gundo- scrittori intorno il giorno della sua
baldo, e furono pubblicati venti morte, alcuni collocandola nel 6 di
canoni, risguat danti le pene da in- gennaio, altri nel 2 o nel 3 di mar-
fliggersi a coloro, i quali violavano 10. Il suo corpo fu seppellito a Fi-
i santi giorni di domenica, ed il mes, e sotto il regno di Carlo Ma-
modo di solennizzare la festa di Pa- gno fu deposto in una magnifica
squa. Venne altresì ordinato che il chiesa edificata col di lei nome, ove

battesimo sarebbe amministrato nel operaronsi diversi miracoli per vir-


solo giorno Pasqua, e non più
di tù delle sue reliquie. Nei luoghi in
nei giorni di Natale, di s. Giovan- cui è celebrato il suo culto, viene
ni Battista, delie feste dei martiri onorata agli i i digiugno.
e della Pentecoste, come prima era MAGRA. Fedi Fimes.
in uso. Gli altri canoni riguardano MACRA. Sede vescovile sotto la
molti punti di disciplina ecclesiasti- metropoli di Traianopoli, nella dioce-
ca, il pagamento decimeai mi-delle si di Tracia, eretta nel IX secolo.
nistri della Chiesa secondo le leggi Si chiamò anticamente Stagira o
divine e il costume immemorabile Orthagonria e fu la patria di Ari-
de'cristiani, sotto pena di scomunica, stotile. Si conoscono quattro de'suoi
e venne ordinata la celebrazione di vescovi, che ne occuparono la sede:
un sinodo nazionale ogni tre anni, Antioco che assistette al concilio del
il di cui giorno verrà indicato dal- ristabilimento di Fozio; Teodoro che
l'arcivescovo di Lione e dal re. Gon- fu trasferito alla chiesa di Laodicea;
trano confermò i canoni con un de- Nicone a quella di Jerapoli ed ;

creto. Reg. t. XII; Labbé t. V; N sedeva al tempo dell' im-


Arduino t. Ili; Diz. dei concilii. peratore Giovanni Cantacuzeno
Il terzo nel 624 o 627, nel re- Questa città fu eretta in arcivesco-
gno di Clotario il Giovane. Venne vato onorario ed era metropoli della
in esso confermata la regola di s. provincia del suo nome in princi-
Colombano e fu difesa dalle calunnie pio del secolo XIII, come apparisce
d'Agrestino, monaco di Luxeuil. Reg. dalla lettera circolare, che il Pon-
t. XIV; Labbé t. V; Arduino t. tefice Innocenzo III scrisse a* 19 a-
III. Il p. Mansi crede che questo prile 121 3 ai prelati d'oriente per
concilio sia stato tenuto nel 618 invitarli al concilio generale Late-
ovvero nel 620. ranense V. Oriens christ. t. I, p.
II quarto concilio venne celebra- i2o4; t. III, p. 990.
MAC MAC 97
MAGRA o MAGROS. Sede ve- ne di saviezza, e nel quale visse
scovile ed antica città della provin- come le altre religiose, guadagnan-
cia di Bizacena in Africa, oggi pic- dosi il vivere col suo lavoro, aven-
colo villaggio del regno di Tunisi. do dopo la morte di sua madre
Macra o 31acri fu una sede vesco- disposto de'propri beni in favore dei
vile della Mauritiana di Sitifì nell'A- poveri. Nell'ultima malattia fu vi-
frica occidentale, in cui vi fu pure sitata da s. Gregorio di Nissa suo
la sede episcopale di 3Iacnana, am- che la trovò coricata so-
fratello,
bedue suffraganee della metropoli pra un tavolato, benché estrema-
di Sitifi. Al presente Macra, Macren mente sfinita dalla febbre. Confor-
seu ^lacranìen^ è un titolo vescovi- tata dalle di lui esortazioni, rav-
le in partibiis, sotto l'arcivescovato vivò il suo fervore, e spirò placi-
pure in parlihiis di Setifo, che con- damente nel Signore. Il di lei cor-
ferisce la santa Sede, e ne furono po fu portato alla chiesa dei Qua-
gli ultimi a portarlo i seguenti pre- ranta martiri , eh' era un miglio
lati. Pietro Gory, dopo il quale il distante dal monastero, e deposto
Papa Gregorio XVI nel concistoro nel sotterraneo ov'era quello di s<

dei 24 febbraio i832 lo conferì a Emmelia. S. Macrina morì nel me-


monsignor Ermanno de Vicari di se di dicembre dell'anno 879, ma
Aulendorf in Svevia, vicario gene- la sua festa è celebrata da' greci
rale e canonico decano della me- e da' latini ai 19 di luglio.
tropoli di Friburgo, alla quale lo tra- MACULANI Vincenzo, Cardi*
sferì nel concistorode' 23 gennaio naie. Vincenzo Maculani da Fio-
1843. medesimo Pon-
In questo il renzola, castello della Lombardia,
tefice dichiarò vescovo di Macra situato alle radici degli Apennini,
monsignor Giuseppe Domenico San- nato da un genitore di professione
chez di Guadalaxara, arcidiacono è muratore, egli pure per alcun tem-
decano di quella cattedrale, dignità po occupossi nello stesso mestiere,
che gli furono conservate. finche chiamato dal Signore a ve-
MA CRINA (s.). Figlia maggiore stire l'abito di s. Domenico nel
di s. Basilio il vecchio e di s. Em- convento di Pavia, fece con gran
melia. Dopo
morte di suo pa-
la riputazione i suoi studi, e si rese
dre ella fece a Dio il sagrifìzio abile nella teologia e nella facoltà
della sua virginità, ed insieme con canonica , onde potè quindi inse-
sua madre si occupò nella educa- gnare le scienze nelle cattedre del
zione de' suoi fratelli e sorelle. Fra suo ordine, e soprattutto rendersi
i suoi fratelli si noverano i tre ce- singolare nella geometria pratica
lebri vescovi s. Basilio il Grande e nell'architettura. Per questa a-
di Cesarea, Gregorio di Nissa e
s. vendo particolare trasporto , fece
s. Pietro di Sebaste, i quali da lei tali avanzamenti, che fu riputato
appresero di buon'ora le massime per uno degli uomini più capaci e
della pietà cristiana. Le due pie più intendenti in quella scienza
donne fondarono due monasteri nel per cui mezzo si rese cognito ai
Ponto, l'uno per gli uomini , che principi , e gradevole al cardinal

fu governato prima da Basilio, poi Scaglia pur domenicano, che lo fe-


da Pietro; l'altro per le femmine, ce dichiarare inquisitore della fede
cui Macrina diede delle regole pie» prima in Pavia e poi in Genova*
VOL. XLI. 7
98 MAC MAC
Chiamato a Roma da Urbano Vili, ficio palazzo
cognata d. Olimpia,
la

fu da lui fallo procuratore gene- sebbene poi essa vi fece ritorno. Si


rale dell'ordine , e dal p. JNicolò trovò al di lui conclave e a quello
Ridolfl generale surrogato in sua di Alessandro VII, nei quali ebbe
•vece col titolo di vicario, in occa- gran numero di fautori pel ponti-
sione eh' egli intraprese la visita ficato. Quanlutique vecchissimo mai

de' suoi conventi nelle Gallie. Lo si dispensò da' digiuni e consuetu-


stesso Pontefice nel i632 lo di- dini del suo ordine. Ogni giorno
chiarò commissario del s. offiziu dopo aver dello le ore canoniche,
cospicua carica che esercitò con tale genuflesso recitava gli ulllzi della
felice successo ch'era considerato in Madonna, della ss. Croce, dell'An-
Roma come il più dotto teologo, gelo Custode, é de* morti giam- ,

il religioso più disinteressato, e il mai tralasciando la celebra/ione del-


ministro più savio che in allora la messa. Compassionevole co' po-
trattasse gli afiari della religione. veri, distribuiva loro generose limo-
11 timore di disgustare i grandi sine, quantunque fosse povero car-
non lo potè indurre giammai a dinale. Co' nemici ebbe ognora in-
lusingarli, ne a volere incontrare vitta mansuetudine, e co' domesti-
il loro genio con pregiudizio della ci si mostrò sempre pieno di cure
giustizia. Inoltre Urbano Vili nel paterne. Donò alla chiesa parroc-
1689 lo fece maestro del sacro chiale di s. Maria di Fiorenzola
palazzo, e nel 1641 a* io o 16 una croce co' candellieri di argen-
dicembre lo creò cardinale prete to, e alcune possessioni pel valore
del titolo di s. Clemente, e nel di seimila scudi, pel soslentamento
tempo stesso arcivescovo di Bene- del parroco e vantaggio della chie-
vento. Essendo vacante quella me- sa. Colla sua industria e prudenza
tropolitana da sei anni, e bisoguosa eatinse lo scisma eccitatosi nel suo
del pastore, zelantemente promosse ordine pei due generali eletti nel
colle opere e cogli esempi di vita capitolo di GeMiovn, e procurò con
edificante e pia la disciplina eccle- impegno che si convocasse il nuo-

siastica. Dopo un anno richiamato vo capitolo in Roma. Finalmente


a Roma, rinunziò la sua chiesa, fu d'anni oltautanove mori in detta
annoveralo alle congregazioni del città nel 1667, e fu sepolto nella
s. offizio, de' vescovi e regolari, del- chiesa di s. Sabina, senza memoria,
l' indice, e ad altre; indi ebbe la come avea ordinato.
commissione di portarsi a IMalta xMACZlEOWSKIo MARZIEOW-
ad oggetto di regolare le nuove SKI Berivardo , Cardinale. Ber-
fortificazioni di quell' isola. Nello nardo Maczieowski o Marzieow-
stato pontificio fece altrettanto nel- ski , detto pure Ciolek Macceonio,
la fortezza di Forte Urbano , in polacco e vescovo di Lucko , fu
quella di Castel s. Angelo e nelle destinato da Sigismondo IH re di
nuove mura di Roma, nelle quali Polonia ambasciatore a Sisto V.
in confronto de'gran lavori esegui- Trasferito quindi al vescovato di
ti , la spesa da lui falla fu assai Cracovia, e poi all'arcivescovato di
moderata, come dimostrò nel ren- Gnesna, Clemente Vili a' 9 giu-
derne conto a Innocenzo X, a cui gno 1604 lo creò cardinale prete,
persuase di allontanare dal ponli- norl del titolo de* ss. Giovanni e
MAC MAD 99
Paolo, ma sibbene di s. Giovanni dogli per dote il suo patrimonio.
a Porla Lnliiia. Paolo V lo decorò Consumato in fine da immense fa-
^ella dignità di legato a Intere, tiche in vantaggio di sua chiesa
per assistere alla celebrazione delle tranquillamente morì in Cracovia
nozze del detto con Costanza
re nel 1608, d'anni sessanta, e fu
d'Austria. Fu lodato per virtù sin- sepolto nella sua metropolitana, nel-
golari, per animo glande, assai de- la da lui fondata, olla
cappella
stro per negoziar trattati , onde quale vivendo avea compartito di-
nelle congiunture di guerra nella versi doni, ove gli fu eretta ono-

Polonia si mostrò ardentissimo ze- revole iscrizione. Zelatore del bene


latore del pubblico bene di sua de' polacchi, nelle rivolte contro la
patria : fu protetto! e del regno, e religione, per modo il par-
difese
alla sua autorità furono rimessi tito che Clemente VII!
cattolico,
tutti gli affari della Polonia. Inol- che l'avea conosciuto sino da quan-
tre si rese a tutti caro per affabi- do fu legato in Polonia, non si sa-
lità, cortesia e dolcezza di carat- ziava di encomiarlo.
tere, per la quale ammetteva pron- MADABA o MEDABA. Sede ve-
tamente air udienza chiunque an- scovile nella seconda provincia d'A-
che povero e plebeo , accordando rabia, nel patriarcato di Gerusalem-
ove poteva con gentilezza quanto me, sotto la metropoli di Bostra ,

gli veniva richiesto. Celebrò il con- nome che Girolamo spiega A-


s. ,

cilio provinciale in Petricovia, e nel quae dolorisi ed a' suoi giorni era
tempo della peste che atTlisse la fìorentissima. Situata al di là del
Polonia, le vedove, i pupilli, gl'in- Giordano, fu celebre per la vitto-
fermi, i religiosi e gli ospedali a- ria riportata da Gioab contro gli
-veano in lui un protettore ed a- ammoniti. Gli abitanti avendo uc-
morosissimo padre, che di tutto ciso Giovanni fratello di Giuda
generosamente provvedevaìi. Per la Maccabeo, quando andava nel pae-
speciale divozione verso s. Giacin- se de' nabatei o nabutei, ben tosto
to, si tratteneva sovente con dilet- i suoi fratelli Simone e Gionata ne
to nel convento de' domenicani, in vendicarono la morte, uccidendo i
compagnia di un solo sacerdote, figli di Jambri, quali conduceva-
i

recandosi co* frati alla mensa in re- no da Madaba la figlia di un prin-


fettorio, contento del semplice vitto cipe cananeo colla pompa nuziale.
della comunità; anzi se il superio- Ne fu vescovo Calmo che interven-
re faceva presentargli alcuna par- ne al concilio di Calcedonia. Sina
ticolar vivatida, egli senza gustarla sacra p. 109. Il padre le Quien,
la faceva passare alla tavola de'no- Orieris christ, t. Ili, pag. 771 5 lo
vizi, essendo assai sobrio e tempe- chiama Gajano del ^5ì, e lo di-
rante. Allorquando era vescovo di ce ordinato da AntipatrO metropo-
Lucko portavasi a piedi una volta litano di Bostra.
la settimana , con due sacerdoti, MADAMA. F. Dama.
a visitare la chiesa e il monastero MADARA o MADAURA o MA-
di s. Chiara di Tomba o Chiara- DAURUS. Sede vescovile della Nu-
tomba de' cistcrciensi, lunge un mi- midia nell'Africa occidentale, sotto
glio da Cracovia. Fondò in Lubli- la metropoli di Cirta, nello stato di
no un collegio ai gesuiti, assegnan- Tunisi, che fu patria di Apulejo.
lOO MAO MAD
Altri la pongono Ippona e Lam-
tra novizie. Quando la madre Anna di
besa. Fu città considerabile, ed avea s. Bartolomeo parli da Parigi per
una celebre accademia, nella quale recarsi a fondare le carmelitane di
studiò s. Agostino. Al presente Ma- Tours, suor Maddalena fu eletta
dara, Madauren^ è un titolo ve- a priora in sua vece; e terminati
scovile in parlibus dell'arcivescova- i sei anni di priorato fu incaricata
to pure in partibus di Cartagine, di parecchie commissioni impor-
che conferisce la santa Sede. tanti. Elia andò al monastero di
MADDALENA di s. Giuseppe Tours nel 161 5, e vi rimase otto
(ven.).Nacque a Parigi il 17 mag- mesi, per aiutare una novella prio-
gio iSyS, da Antonio Dubois si- ra nelle funzioni del suo ofilzio ;

gnore di Fontaines-Marans, e da nel 16 16 fondò le carmelitane di


Maria Prudhomme figlia del signor Lione; nel settembre 16 17 stabilì
di Fontenai. Allevata nella pietà, quelle della contrada Chapon ; fe-
cominciò dai piti teneri ad
anni ce fabbricare la chiesa , il coro e
appalesarsi avversa alle vanità mon- parte de' dormitorii di questo nuo-
dane, amante della preghiera e del vo monastero, e vi rimase influo
raccoglimento, inclinata alle auste- all'anno 1623, che fu eletta per la
rità corporali ed alla beneficenza. seconda volta priora del primo con-
Cresciuta cogli anni in queste san- vento. Si condusse con saggezza am-
te disposizioni, nulla più desiderò mirabile nella contesa che nacque
che di abbracciare la vita religiosa, tra i carmelitani ed i superiori ec-
e già pensava di entrare nell'ordi- clesiastici, riguardo governo del-
al
ne delie cappuccine che si fonda- le carmelitane. Fu grande sti-
in
va allora, quando il signor de Be- ma presso la regina Maria de Me-
rulle la persuase di entrare in quel- dici, ed altre principesse e dame
lo delle carmelitane. Suo padre di rango. Paziente nelle contrad-
non senti con piacere questa cosa, dizioni, umile negli onori, dolce,
perchè molto l'amava, e perchè la attiva, zelante nei suoi offizi , nou
credeva di una salute troppo deli- cessò mai di praticare austere mor-
cata per poter vivere in un ordine ad onta delle sue infer-
tificazioni
cosi austero. Nondimeno dopo aver- mità morì santamente il giorno
; e
la provata un anno intiero, accon- 3o aprile 1637. Nel 1647 si co-
sentì al partito ch'ella voleva pren- minciarono gli atti del processo per
dere. Allorché le venerabili madri la sua beatificazione, che per varie

Anna Gesù ed Anna di s. Bar-


di vicende rimase più volte sospeso. Si
tolomeo, degne compagne di s. Te- riprese nel 1779? e in capo a dieci
resa, vennero nei i6o4 a fondare anni Pio VI dichiarò che la madre
a Parigi il primo monastero delle Maddalena di Giuseppe avea pra-
s.

carmelitane di Francia, madamigel- ticato le virtù cristiane in grado e-

la di Fontaines-Marans vesti l'abi- roico. Le carmelitane del sobborgo


to religioso sotto il nome di Mad- di s. Giacomo di Parigi (ora chia-
dalena di s. Giuseppe. Ella si se- mate della contrada d' Inferno, per-
gnalò nel noviziato colla pratica e- chè abitano questa contrada, es-
satta delle virtù religiose, e fatta la sendo stato distrutto il loro mona-
sua professione agli 1 1 novembre stero e la chiesa durante la rivo-
i6o5, fu nominata maestra delle luzione), conservano il corpo di
MAD MAD loi
questa venerabile madre , e cosi filopoco gli sopravvisse. La sua
pure più di trecento lettere scritte morte si pone verso l'anno 685,
di sua mano. La madre Maddale- ed è onorato ai 3o di maggio.
na compose eziandio la vita di suor MADIR lo slesso che s. E-
(s.),

Caterina di Gesù, che fece profes- metero. Chelidonio (s.).


T^.

sione nel primo convento di car- MADITA o MAITON. Sede ve-


melitane, e vi morì giovane in odo- scovile della provincia d'Europa,
re di santità. nell'esarcato di Tracia, sotto la me-
MADDALENA, ordine equestre. tropoli di Eraclea, eretta nel VI
Giovanni Cliesnel gentiluomo bre- secolo, e che nel IX divenne arcive-
tone mosso a compassione della
,
scovile. All'epoca del VII concilio
frequenza de' duelli in onta alle generale, il vescovo Madita o di
leggi, con danno evidente dell'ani- Madyta lo era pure di Celes^ ed
ma e del corpo, nel i6i4 fece altri fecero un solo vescovato di
istanza a Luigi XIII re di Francia Madita e Gallipoli. Ne furono ve-
per istituire l'ordine de^ cavalieri di scovi]: Leonida che intervenne a
s. Maddalena, i cui cavalieri si ob- detto concilio ; Costantino che fu
bligassero con voto speciale a ri- a quello di Fozio ; Eutimio santo;
nunziare al duello, tranne il caso N sedeva sotto l' imperatore
dell'onore di Dio e del vantaggio Niceforo Botoniate; Teofane sulla fi-

del regno. Luigi XIII approvò il ne del secolo XII, sotto il patriarca
divisamento, creò cavaliere dell'or- Xifilino; N. uno de'metropolitani
. .

dine Giovanni, che compilò gli sta- che sotto r imperatore Michele Pa-
tuti e li fece stampare in Parigi leologo scrissero a Gregorio per X
nel 1618. L'ordine però non ebbe l'unione della chiesa greca colla
progresso. V, Duello. latina; Isacco viveva nel i34i e
MADELGEFILO (s.). Sembra 1347; 6 Giacomo che sottoscrisse
che fosse nato in Irlanda , e indi al concifio tenutosi contro gli er-
passasse in Francia con s. Furseo, rori de' palamiti , sotto il patriar-
nei viaggi del quale fu inseparabil ca Calisto. Oriens christ. t. I, pag.
compagno. Rapitogli questi da mor- ii4r-
te nel Ponthieu, si ritirò fra i re- MADONNA, Domina. Nome d'o-
ligiosi di Centulo o di s. Ricario, nore che si dava alle donne, quasi
da esso edificati cogli esempli delle mia donna. Donna e madonna vuol
sue virtù; ma essendovi egli tenu- dir padrona assoluta, e perciò si
to in troppa stima, temendo d'in- dice madonna per signora. Si dice
vanirsene, ottenne dal suo abbate poi ordinariamente Madonna la ,

di andarsi a nascondere nella so- Santissima Vergine Maria, Plrgo


litudine di Monstrelet , ove servì Deipara. Essa è pure invocata coi
Dio con nuovo fervore negli eser- nomi di Nostra Signora e Nostra
cizi della vita contemplativa. Ca- Donna. Fu la Beatissima Vergine
duto ammalato, fu soccorso dai anche appellata col semplice nome
monaci di s. Ricario, e da un santo di Domina. Nella Cronaca de* ve-
solitario inglese chiamato Vulgano, scoifi d' Upsal e nel Monasticon.
insiemeal quale visse poi stretto anglicano, più volte si legge Mis^
coilegami della più tenera carità. sa de Domina , alla quale voce
Vulgano morì prima, e Madelge- venne talora aggiunta quella di
109 MÀD
Nostra. Quindi viene prescritto nel- guardante la
MAD
famiglia preneslina
I
la regola di «. Torribio arcivescovo Terenzia, ove si legge Tatae, di-
di Lima, Offichim Dominae No* chiara non dovere recar maravi-
slrae dica tur dithus consuetis in glia la parola l^atae in vece di
hac E
però gli spagniioli
ecclesìa. Patri, sapendosi da Catone, De e-
dissero Nuestra Senora, gli italia- ducalione liherorum, che anche gft
ni Nostra Donna , ed i francesi antichi fanciulli dicevano Papa ,
Notre Dame. I Sani mariani nella Bua, Mamma. Il Cancellieri nella
Gali, christ. t. i83, scri-
II, instr. sua Lettera sull'orìgine della pa-
vono clie un Giovanni si denomi- rola DominuSf osserva che le ma-
nò dalla slessa Madonna, Johannes dri di famiglia furono chiamate
de Donina Maria thesaurarius An- Dominae, citando Svetonio, Teren-
tissiodorensis. II titolare di una zio e Virgilio che così le appella-
chiesa filiale fu di Madonna s. Co- rono. Madre spirituale, per coma-
lomba. Il Garampi nelle Memorie re, santola o Madrina (Fedi). Ma-
istoriche riporta diversi esempi, che dre è anche titolo che dà per si

madonne, cioè signore, furono dette venerazione alle monache. Abbia-


anche le monache, come quelle di mo dal Parisi, Istruzioni t. Ili, p.
Begno, le Clarisse ed altre; altre 20 e 98, che le monache benedet-
donne si dissero pure nobili ma- tine, o di altri ordini, di nobile
donne, e gran madonne, madonne condizione, si sogliono chiamare coi
contesse, gentil madonne, o gentil- titolo di Donna, e trattare coi ti-

donne o nobili donne. Il Parisi toliche aveano nello stalo secola-


nelle sue Istruzioni t. UT, p. 32 ; re. Aggiunge che alle monache ve-
parlando dei titoli Madama e Ma- late di primaria civiltà, o gradua-
donna, dice che madama è termi- te, si scrive Molto reverenda signo-

ne in origine provenzale appiccato ra donna o suora N. N., e che alle


addosso alle signore di alto afitu'e altre velate si dà il trattamento di
e alle stesse regine; e che nostri i Mollo reverenda madre ovvero Re-
primi scrittori, scolari de' proven- ve renda madre, e di Vostra Rive
zali, chiamarono le loro dame col renza o di Lei. Il medesimo Pa-
titolo dimadonna, che vale lo stes- risi nel voi. II, riportando il tito-

so che madame da madonna poi : lano da usarsi dai cardinali , av-


fecesi Monna e Mona, usale dal verte ivi ancora, che le monache
Bembo. P^. Donna. nobili hanno gli stessi titoli delle
MADRE, Mater. Femmina che loro famiglie: pone innanzi al
si

ha figliuoli. F. Figlio, Padre e gli nome della soprascritta Suor se è di


articoli che vi possono avere rela- ordine di frati, e donna se è di
zione. Mamma una voce fanciul-
è ordine di monaci. Che alle mona-
lesca, e vale madre, in latino Mam- che di case civili, in cima scrivasi
ma. Sì dice volgarmente Tata per Reverenda madrej in corpo Ella
padie, ma il Dizionario della Un- o Lei. Se sono abbadesse o supe-
gua italiana insegna che Taia e riore si scrive Molto reverenda ma-
Tato sono voci fanciullesche che , dre. Sì dice poi madre figurata-
vagliono fratello e sorella. Tutta- mente, di tutte quelle cose , dalle
volta il Cecconi nella Storia di Pa- quali per qualunque si voglia modo
lestrina yv'ì^ortando un' iscrizione ri- si tragga origine.
MAD MAD io3
Madre eli Dìo è la qualità che te condannato. Allorquando il con-
la Chiesa cattolica dà alla Beata cilio generale d' Efeso stabilì una
Vergine Maria. Dice il Bergier, che sola persona in Cristo e due n^i-
l'uso di qualificarla in tal modo ture, e che Maria Vergine dovca
provenne dai greci che la chiama- chiamarsi perciò Madre di Dio, giun-
vano TkeotocoSj nome che latini i to che fu in Roma il decreto del
espressero colle parole Deipara e concilio, vi fu ricevuto il giorno
Dei genitriX. Il concilio di Efeso di Natale con tanta gioia e uni-
(Fedi), nel 4^^ confermò questa versale acclamazione, che in questo
denominazione, ed il concilio di religioso clamore si aggiunsero alla
Costantinopoli (Vedi) nel 553 or- salutazione angelica parole: San" le

dinò che per V avvenire si nomi- eia Maria Mater Dei ora prò no"
nasse sempre così la Beata Vergi- bis, etc. nel pontificato di s. Cele-
ne. Questi due decreti vennero e- stino I. Il di lui successore s. Si-
manati onde por termine ad una sto III riedificò ed abbellì la ba-
lunga disputa e per distruggere
, silica di s. Maria Maggiore in Ro-
un errore. Allorché Nestorio eia ma, in onore della Madre di Dio,
patriarca di Costantinopoli, uno dei ed in memoria della condannala
suoi preti per nome Anastasio volle eresia di Nestorio.
sostenere in un sermone che non MADRID, Manina Carpentano^
doveasi chiamare la Beata Vergine rum, e poscia Majoritum ^eu Ma*
Madre diDio, ma bensì Madre di dritum. Città capitale della Spa-
Cristo. Avendo queste parole solle- gna e della provincia del suo no-
Tate tutte le menti , e prodotto me , nella Castiglia Nuova; resi-
dello scandalo, il patriarca prese denza del sovrano, delle primarie
le parti del predicatore, appoggiò autorità del regno e monarchia spa-
la sua dottrina , e fu perciò con- gnuola, e del capitano generale del-
dannato esso pure. In fitti per la Nuova Castiglia. E distante cen-
negare a Maria il titolo di Ma- toquindici leghe ed all' est-nord-est
dre di Dio è d' uopo sostenere, da Lisbona duecento quaranta
, e
come i gnoslic:i che il Figlio di
, leghe sud-sud-ovest da Parigi. È si-
Dio non ha vestito una carne rea- tuata presso la riva sinistra del
le nel grembo di Maria, e ch'e- Manzanares, piccolo torrente , che
gli è nato soltanto in apparen- vi si passa su due magnifici ponti,
za ; oppure insegnare, come gli a- e sollevasi 2,200 piedi sopra il li-

riani, che Gesù Cristo non è Dio, vello del mare, o 809 tese secon-
o pretendere che in esso vi sieno do de Humboldt ; latitudine nord
due persone, cioè la persona divi- 4o° 24' 57", longitudine est 6" 2'
na e la persona umana che per , 3o". La sua posizione, quasi nel
tal modo la divinità e V umanità centro della Spagna, è vantaggiosa
non sono unite in lui sostanzial- per l'amministrazione del regno.
mente, ma moralmente, eh' è que- Occupa molte colline poco alte
sta un'unione d'adozione di volon- ed ineguali, in mezzo di una pia-
tà, d'azione, di coabitazione, e non nura secca e nuda, ed è la più ele-
già un' incarnazione quanto : ciò è vata delle capitali di Europa. Il
l'eresiarca Nestorio dovette dire per Manzanares, torrente quasi a secco
difendersi, e per cui fu giustamen- in estate, è però assai importante
io4 MAD MAD
e pei che rende agli abi-
servigi Filippo V vi eresse il monte di
tanti, e perchè ne deriva al sud pietà per le anime del purgatorio,
della città il canale del suo nome, ed ottenne da Benedetto XIII la|
il cui compimento contribuirà mol- bolla Alias nomine^ de' 20 agosto'
to alia prosperità di Madrid; esso l 'jirj, Bull. Rom. t. XII, p. 247,
è attraversato da due bellissimi pon- nella quale il Papa ordinò a' ve-
ti di pietra , costrutti da Filippo scovi che raccomandassero questa
II e da Filippo V, il primo sulla pia opera, dichiarando invalido per
strada di Segovia, e l'altro all'ori- l'avvenire ogni testamento, in cui
gine della strada di Toledo, e per- non vi fosse qualche limosina per
ciò chiamato ponte di Toledo ; vi detto monte, concedendo indulgen*
si vedono anche tre altri ponti in ze a quelli della Spagna e delle
legno. Madrid ha un recinto mu- Indie che vi destinassero qualche
rato di circa una lega e mezza di legato pel maggior suo incremen-
circuito, con sei porte reali, ed un- to. In Madrid ebbero gl'ibernesi il

dici più piccole; le prime sono collegio di s. Patrizio, e gì' inglesi

quelle di Alcalà, Atocha, Toledo, il collegio di s. Giorgio, che nel


Segovia, s. Vincenzo e Foncaral. 1768 per disposizione del regio se-
La più ornata è quella di Alcalà, nato fu unito a quello di Valla-
perchè bellissima, avente la forma dolid. Vicino a Madrid esisteva
d'un arco trionfale, con architet- anche un ospizio addetto alla resi-
tura d'ordine dorico. In vicinanza denza de* minori riformati di s,
a questa porta evvi 1* arena , nella Francesco, detto di s. Bernardino,
quale si dà lo spettacolo tanto gra- per mantenere la comunicazione e
dito delle caccie de* tori. provvedere ai bisogni delle loro
Questa città è divisa in sessantadue Provincie nelle missioni. Questo o-
quartieri, e contiene 4^4 strade, tre spizio è stato conveiiiito in ospizio
grandi piazze e settantanove picco- de' poveri. La polizia non permette
le, trentatre fontane pubbliche ali- a veruno di questuare né per le
mentate da condotti sotterranei, che strade, ne per le case. Allorché i

la maggior parte conducono acque ministri di polizia che girano per la


leggere e buone dalle vicine sor- cittàtrovano qualche povero, stor-
genti. Contava negli ultimi tempi pi li conducono a questo
e simili,
diecinove parrocchie, sessantaquat- ospizio , ove sono provveduti del
tro conventi e monasteri, dei quali necessario, e vengono impiegati in
trenta di donne, dieci oratorii pub- lavorazioni di mano secondo la lo-

blici, dieciotto ospedali, tre ospizi, ro possibilità, e non


permet- gli si

uno de' quali per gli esposti fon- te più d'uscirne. Ivi sono botteghe
dato da Filippo IV, mentre quello di vari mestieri ed arti meccani-
per le donne incinte fu costruito che, ove tutti lavorano e si acqui-
da Marianna d^ Austria. Inoltre vi stano il necessario. Non è dimen-
sono venti caserme, tre case di re- ticata la parte morale e religiosa,
clusione per le donne, cinque pri- essendovi maestri , sacerdoti e di-

gioni, due teatri, diecinove stabili- rettori per r istruzione ed atti re-
menti di pubblica istruzione pei ligiosi.

due due biblioteche pubbli-


sessi, Vi sono ancora nell'antico re-
che ed un monte di pietà. Il re cinto di Madrid alcune strade stret-
MAD MAD io5
te e tortuose, ma si può dire che Filippo IH; vi si conservava pure
le altre strade sono in generale la spada di Francesco I, ma il ge-
dritte, larghe e pulite, ed illumi- nerale francese Murat nell' impa-
nale di notte da lanterne laterali. dronirsi di Madrid nel 1808, la
Alcune di esse poi sono bellissime; prima cosa che fece si fu il por-
quella di Alcalà dicesi non aver tarsi nell'arsenale, e presa detta spa-
l'eguale in Europa per la sua lar- da la mandò subito a Parigi a Na-
ghezza, lunghezza, e per essere inol- poleone. Vicino al palazzo reale
tre perfettamente dritt?i , abbellita Ferdinando VII fece fabbricare una
da belli edifizi bene livellati ; di magnifica scuderia, nel campo chia-
fronte vi possono passare venti car- mato del Moro, nella quale nei
rozze: la strada di Alcalà è anche giorni di gran gala si ammirano
abbellita con diversi viali con al- quarantotto cavalli graziosamente
beri, dalla porta di Alcalà sino al disposti, attaccati in tre copie ad
gran fabbricato della dogana. Le otto ricche carrozze, che servono
altre rimarcabili strade sono quella per la famiglia reale; i quali ca-
di Ortaleza, la grande strada che valli ad un tempo stesso, unita-
porta i nomi di Monterà e di Red- mente girano, entrano ed escono
s. Luigi, la strada Mayor, e quella insieme nella medesima scuderia
di Atocha, non che la strada detta senza recare il menomo disturbo gli

largo di s. Bernardo, che incomin- uni agli altri : questa scuderia è te-
cia nella piazza di s. Domenico e nuta per una delle pili belle di Eu-
giunge alla porta di s. Bernardo. ropa, Nella piazza del palazzo reale
Le case sono in generale alte, di si è nuovamente fabbricalo il gran
un'architettura semplice ed unifor- teatro detto dell'Oriente, e dicesi

me, aventi quasi tutte finestre con forse il primo d'Europa per la sua
grate e balconi sporti in fuori nel magnifica architettura e vastità. La
primo piano; quelle dei grandi e piazza del palazzo di città, piccola
dei ricchi non si distinguono dalle ma regolare, è decorata da una
altre che per la maggiore loro e- bella fontana, le cui sculture alle-

stensione; conviene però eccettuar- goriche rappresentano le armi di


ne alcune che per la loro archi- Castiglia e di Leon ; in questa piaz-
tettura meritano il nome di palaz- za di città esiste ancora il forte
zi : tali sono quello del duca di dove stette prigioniero il re di Fran-
Liria di architettura dorica, quello ciaFrancesco 1. La piazza Mayor o
di Aliami ra, quello di VMliahermo- grande piazza, situata presso a poco
sa, e quello di Veraguas, che di- nel centro della città, assai fre-
cesi appartenere ai discendenti di quentata, e dove si tiene granil

Cristoforo Colombo. Le più belle mercato nei giorni di Natale, dove


piazze sono quella del palazzo del si riunisce il più stimabile di tut-
re, grande, quasi quadrata, e ador- te le Provincie di Spagna; è un
na da un lato da una facciata del parallelogrammo di 474 piedi di
palazzo, e dall' altro dall' arsenale, lunghezza, e 334 <^' larghezza, es-
grande edifìzio, in una delle sale sendone piedi I536 la circonferenza;
del quale si osservano diverse an- è cinta questa piazza da un portico
tiche armature e fra le altre quel- sostenuto da pilastri di pietra, che
le di Carlo V, di Filippo li, e di sos^tengono case di cinque piani con
io5 MAD MAD
appartamenti, tutte di bella ed u- Porta del Sole. Terminati I tumul-
iiiforme architettura, e che forman- ti delle comunità j questo castello
do un colpo d'occhio sorprendente, e questa porla furono distrutti per
sono gran comodo per le passeg-
di allargare ed appianare la strada,
giate però da un lato debbonsi rico-
: restando luogo il nome che tut-
al
struire le case in pietra. A questa tora conserva di Porta del Sole.
piazza mettono capo otto principali Nel decorso dell'anno i mercati si
strade, e diverse fontane e statue vi tanno in diverse piazze, che han-
sono simmetricamente disposte. la no le coperture di cristalli, onde
mezzo ad una delle facciate evvi la preservare tanto le mercanzie che
Panederia, casa regia ove il re e la i compratori dalle intemperie del-
sua famiglia si portano onde assi- l'atmosfera , e principalmente in
stere a quelle feste pubbliche che quella detta de la Cevada,
quivi si danno in circostanze me- Il solo pubblico passeggio della
morabili. Carlo III eresse in questo città PradOj che trovasi nella
è il

edilìzio raccademia della storia. Si parte orientale, e che ha una lun-


ricostrussero recentemente i lati della ghezza considerabile, non però cor-
piazza JMayor, che formano l'ango- rispondente alla sua larghezza: es-
lo della strada di Toledo, e che so è magnifico, ameno e adorno
un incendio aveva distrutti nel i ygS. di viali di alberi e di molte bel-
Conviene pure nominare la pic- le fontane, dovendo la maggior
cola piazza della Puerta del Sol, parte de' suoi abbellimenti a Car-
al termine della strada d' Alcalà e lo IV, ed a Ferdinando VII; è
nel centro delle strade commercian- questo un luogo di ricreazione as-
ti; essa è moltissitpo frequentata, sai frequentato specialmente la sera,
particolarmente la mattina dagli o- l^assato l'ospedale degl'italiani, e ver»
ziosi, dagli stranieri e dai commer- so il Prado, vi è la gran piazza
cianti. In questi ultimi tempi spes« dolio Spirilo Santo j al presente chia-
se voltesi è parlato del luo^o della mata delle Cortes^ nella quale si é col-
Porta del Sole, come sito di con- locata la statua colossale diCervantes,
degno de' malcontenti e macchina- celebre scrittore spagnuolo ed auto-
tori di novità, focolare e vivaio di re del famoso romanzo Don Chi-
tutte le commozioni politiche che sciotley precisamente incontro al con-
sconvolsero questa capitale illustre. vento de' cappuccini , monumento
Quanto all'origine del luogo, è a magnifico ed uno de' principali che
sapersi che nel tempo de'tumulli che adornano Madrid. I passeggi di las
furono suscitati dalle comunità di Delìcias, dietro la porta di Atocha
Castiglia ne'primordi del secolo XVI, al sud, consistono in molti viali di
la città per assicurarsi dai masna- alberi, che si estendono sino al Man-
dieri e partigiani di dette comuni- zanares; esistono inoltre molti al-
tà che infestavano le strade, fece tri pubblici passeggi nuovamente
scavare un fosso da quella parte nel- costrutti. È rimarcabile la nuova
la quale oggi si vede l'ospedale del- passeggiata che incomincia dalla por-
la corte, e fabbricare un castello, ta di Becoletos sino alla fonte Ca*
nella porta del quale, che serviva steglana, ove si è ancora fabbricata
d'ingresso alla città, sulla sommità una magnifica fontana, colla statua
fu dipinto un sole, onde fu detta della regnante regina Isabella lì: di
MÀD MAD 107
là segue anche la passeggiata sino ta, avente 47^ p'^dl di lunghezza
alnuovo Ciambeiì, borgo nuova- per ogni lalo, mollo restando a fa«
mente fabbricato, già assai popola- re onde compir gli edifizi che de-
to e con sua chiesa parrocchiale. Nei vono accompagnarlo. L'architettura
dintorni di questa capitale vi sono è bellissima, quantunque un poco
passeggiate bellissirae, e le strade so- pesante; n'è ammirabile la cappel-
no pulitissime, pei condotti sotterra- la. Al di fuori Io adornano buoni
nei che ricevono tutte le immon- bassirilievi , e nell' interno quadri
dezze, non essendo a ni uno permes- di gran maestri e belle pitture. Il

so gettare nulla per le finestre, ne Bueti-Redro è un altro palazzo rea-


fare CDse impolite. I conventi e le le fondato da Filippo IV, e che oc-
chiese di Madrid non presentano in cupa insieme co' suoi giardini una
generale quel lusso architettonico Tasta estensione nella parte orien-
e quegli adornamenti che si osser- tale della città. L'edifizio principa-
vano in molle altre città della Spa- le molto vasto,
n* era bellissimo e
gna ; il maggior numero non si di- e giardini vedevansi perfettamen-
i

stingue che per la estensione degli te disegnati, e bellamente adorni


edifizi, per qualche mausoleo e qua- e diposti ; ma il tutto fu danneggia-
dro, e per alcuni altri ornamenti to durante il soggiorno che vi fe-

interni. Merita però di essere cita- cero ora le truppe francesi, ora le
to monastero delle salesiane, fon-
il spagnuole e le inglesi, non essendo-
dato da Ferdinando VI, e destina- si pur anco restaurati che i giar-
to all'educazione delle nobili don- dini ; vi si stabili un serraglio, e
zelle: la bellezza deirarchileltura e vi si pose la statua equestre in
la dovizia degli ornamenti di que- bronzo di Filippo IV, la quale fu
sto edifizìo attestano il gusto e la poi trasportata sulla gran piazza del-
potenza del suo fondatore, di cui l' Oriente.
ammirasi nella chiesa il mausoleo Gli altri pubblici edifizi che ri-
in marmo, come pure quello della chiamano l'attenzione per la loro
regina sua sposa. Vanno pur^ ricor- archileltura ed utilità sono: il bel
dali il convento e magnifica chiesa fabbricato del museo, ove si riunì
de'minori osservanti detta s. Fran- recentemente una collezione di qua-
cesco il grande; il collegio imperia- dri (jli scuole diverse, e molte ope-
le dei gesuiti con bellissima chiesa, re di scoltura antica e moderna;
e la facciala del convento di s. Guela- quello del giardino botanico, che
no. 11 palazzo del re, uno dei più bel- rinchiude una biblioteca, e dove si
li dell'Europa, è situato nella parte danno lezioni di botanica e di ar-
occidenlale di Madrid, sopra un' al- chitettura; quello del museo delle
tura, in prospetto della bella campa- scienze naturali, ricco di minerali
gna della Casa real del campo che e di piante, e dove ha sede l'acca-
sta sulla riva destra del Manzanares. demia delle arti di s. Fernando, fon-
¥\x rifabbricato da Filippo V sul luo- data da Filippo V nel 174^: qui-
go di quello che un incendio distrus- vi si fanno le annuali esposizioni dei
se nel 1734; il disegno n'era assai quadri ed opere di architettura e
più esteso, ma non si costrusse che di scultura; il palazzo d'uno dei
l'edifizio principale, in marmo bian- duchi d' Alba, ove si stabih il mu-
co, di figura perfettamente quadra- seo reale dell'artiglieria ; l'osservato*
io8 MAD MAD
rio nuovamente restaurato; l'ediG- nnn/.c dall'aprile i835 si vanno
zio delle poste costrutto sotto il re- pub!)licando in Roma dagli Annali
gno di Carlo III; la dogana fonda- delle scitnze religiose^ e nel voi. XX
ta dallo stesso sovrano
1769, nel a p. 382 e seg. dell'indice se ne leg-
e elle contiene ramministrazione dei ge il novero. Nel voi. XVIll poi dei
tabacchi, quella della lotteria, e gli medesimi Annali, a p. 94 si legge
iilfizi delle rendite provinciali ; il va- quanto segue. » /iccadfniia di scien-
sto ospedale generale fondato da ze ecclesiastiche inMadrid. Desi-
Filippo II, e dove si stabilì la scuo- derosi di adempiere, per quanto ci
la di medicina e di chirurgia; l'o- è consentito, le parli del nostro of-
spizio di san Fernando, in favore fizio, ch'é di far conoscere lo stato
dei poveri d'ambo i con odi-
sessi, attuale della teologica letteratura,
cine di lavoro; la caserma delle non abbiamo lasciato di mira VAc-
guardie dei corpo, le belle scuderie cadeniui delle scienze ecclesiastiche
reali, la stamperia reale, l'ediQzio di Madrid, la quale fu fondata col
ove stanno riuniti i consigli di Ca- perverso intendimento di sostenere le
stiglia, delle Indie e delle finanze, dottrine contrarie alla vera indipen-
quello della compagnia delle Fi- denza della Chiesa, e favorevoli al
lippine, quello della compagnia dei giansenismo e alle ingiuste pretensio-
Gremios, la prigione di corte, e l'a- ni della potestà secolare. Quello in
meno casino della regina, nuova- effetto è stato il centro da cui si dif-
mente ristaurato. Gli stabilimenti fusero come raggi gli errori che
scientifici o di pubblica istruzione hanno con sì terribile scompiglio
i più importanti sono, indipenden- turbata la Chiesa spngnuola ; e là
temente da quelli già citati, l'ac- convengono gl'ipocriti nemici della
cademia delle scienze, fondata nel cattolica disciplina per affilare il col-
1714 da Filippo V; il collegio rea- tello omicida, con cui feriscono il

Je di s. Isidoro, stabilito nel 1629 cuore istesso della Chiesa, ch'è l'a-
da Filippo IV, e dove s'insegnano postolica Sede di Pietro. E non vo-
tutte le scienze utili; il collegio dei gliamo, or che ci torna opportuno,
nobili ; il deposito idrografico del- lasciar di tri bui re le meritate lodi
la marina reale, una prezio-
coni ai compilatori dell' intrepido gior-
sa collezione di carte ed una bi- nale il Cattolico di illadrid, che
blioteca ; la reale biblioteca di spia e mette al giorno le macchi-
200,000 volumi, con un gran nu- nazioni di quella perfida congrega,
mero di manoscritti arabi preziosis- collaquale gueneggia animoso, e
simi, ed un gabinetto di medaglie ne rifrena baldanzosa arroganza.
la

e di antichità; la biblioteca di s. Dal cominciar dell'ottobre 1842


Uidoro di 60,000 volumi ; una ìnsìno al luglio del seguente anno,
scuola di che fa grandi
litografia svariati furono gli argomenti che
progressi. La società economica, sta- gli accademici discussero con isleale
bilita da Carlo IH nel 1775, è al- ostentazione di malsana dottrina.
tresì interessante per le opere che Li accenneremo rapidamente, per-
pubblica allo scopo d'incoraggiare chè troppo rileva il conoscere le
l'industria e l'agricoltura. Avvi an- mene de'nostri nemici **.

cora l'accademia delle scienze eccle- Madrid non ha manifatture i

siastiche, i risultati delle cui adu- cui prodotti possano alimentare il


MAD MAD 109
commercio esteriore : non vi si porrano a livello de' loro modelli.
fabbricano che oggetti di puro La popolazione è un miscuglio di
consumo locale, che sono anche spagnuoli di tutte le provincie,
hmge dal bastare ai bisogni; evvi d' italiani , francesi e tedeschi ;

una manifattura reale di tappeti, quindi diversi sono i costumi, i

ed eravene una di porcellana, i gusti e le abitudini. Vi si amano


cui edifizi rovinarono durante le in generale i divertimenti che of»
ultime guerre straniere: il commer- frono le riunioni chiamate ter-
cio un tempo era importantissimo. tullias, delle quali i giuochi, la
Veniva in passato il trafìico quivi conversazione, ed un poco di mu-
con grande monopolio, e
esercitato sica formano tutta l'attrattiva. Le
da tre sole compagnie, eh' erano passeggiate ed i teatri vedonsi assai
la banca di s. Carlo per conto frequentati ; ma ciò che tutte le
regio, a cui era devoluto tutto il classi amano con entusiasmo, sono
commercio del Messico, del Peri:i, i combattimenti de'tori, scene cru-
e delle Indie; la compagnia delle deli che costano la vita a molti
Filippine^ compagnia di particolari animali, e procurano qualche volta
che si appropriavano il ricco com- mortali ferite agli uomini che li

mercio di queste isole; e la com- combattono ; feste sanguinarie, ri-


pagnia dei Greniios, che si compo- provate dall'umanità. Madrid gode
neva dei cinque principali ordini di un cielo sereno e di una pura
di negozianti, ed abbracciava tut- atmosfera; tranne nella primavera,
to il commercio interno ed ester- vi piove di rado. L'inverno è sec-
no, avendo case figliali in tutti i co e freddo, quando il vento vie-
principali porti della Spagna, tanto ne dal nord-ovest. Gli abitanti so-
in Europa, quanto in America. no più. di 320,000. Madrid fu la
Questa interessante capitale, seb- culla di Filippo HI, di Carlo li,
bene non mollo grande, è bel- di Luigi I , di Ferdinando VI, di
la nel suo complesso, e ricca in Carlo HI, tutti re di Spagna, co-
molte delle sue parti. La rese piti me pure di molti cospicui perso-
polita e decente il magnanimo Car- naggi distinti nelle dignità eccle-
lo IH: il di lei sovrano residente, siastiche, nelle armi, scienze ed
per la sua formidabile potenza, arti. Tali sono d. Fedro de Here-
vanta vasi un tempo che il sole dia, uno de'conquislatori dell'Ame-
non tramontava giammai ne' suoi rica ; Francesco Ramirez generale
stati. Madrid non offre al certo, che contribuì a toglie-
d'artiglieria
come una volta, quell' aspetto di re Granata ai mori ; Rui Gonzalez
movimento che non uvea per og- Clavijo ambasciatore alla corte di
getto che il piacere; è del tempo Tamerlano, e che pubblicò una
che si incominciò a sentire il bi- pregiata relazione del suo viaggio;
sogno ed il gusto del lavoro; gli Alonzo de Ercilla, Lopez de là
artisti ed operai d'ogni genere più Vega Carpio, Tellez, Calderon de
non isdegnano le opere straniere; la Barca, Antonio Zamora, Giusep-
essi mostrano disposizir^ni
in vece pe Canizarez, Ferdinando di Mo-
eccellenti onde imitarle, e questa ratin, poeti e letterati ; Lanchorez,
fortunata emulazione dà la lusinga Luigi Fernandez, Fedro de Obreion,
che col tempo e la tranquillità si Fedro Nunez, Francisco Canilo, i
no MAD MAD
fratelli Veìasquez, pittori ec. Il tenne un concilio con molli prelati.
l*apa s. Melciiiacle africano eletto nel Applicaronsi a rinnediare alla igno-
3 II, alcuni spagnuoli lo credono ranza degli ecclesiastici di Spagna,
nato Madrid, ove ancora nacque
ili la quale allora era tale che appe-
la regina che regna Isabella II. na se ne trovarono alcuni che iu-
Madrid comprende nel suo circui- tendessero il latino : erano ordi-
to il luogo della Manina Carpen- narie loro occupazioni la crapula
tanontm romani, ch'era una
dei e le dissolutezze. Concil. t. XIV;
piccola città ben fortificata, e il Aguirre t. III.

capoluogo dei carpenlani o carpe- Nella guerra tra Carlo V im-


tnni. Alcuni autori la dicono fon- peratore e re di Spagna, e Frau-
data dai mori o saraceni, ed altri cesco I re di Francia, questi fu
dai visigoti. che un vii-Non fu fililo prigione presso Pavia a' if\.

laggìo per molto tempo, accresciuto febbraio dell'anno i 725. Il re fu


appunto colle rovine di Mantua condotto prigioniero nel castello di
degli antichi, oggi villa Manta, Madrid, e ne uscì Tanno appresso
che n' era una sola lega distante, col trattalo concliiuso in questa
Sembra che abbia preso il no- città a'r4 gennaio
526, lasciando 1

me di Madritum o Majoriluni al due figli in ostagi^io. Questo luogo


principio del medio evo, ed era ch'era stato dato in proprietà agli
poco importante sotto i re di Ca- arcivescovi di Toledo, nel 563 fu 1

stiglia, altri dicono regio ca-


la da Filippo II fatto capitale del suo
stollo. Nell'anno io85, sotto il regno e residenza della coite, a
regno di Alfonso VI
re di Ca- cagione della sua posizione nel
stiglia Leon, dopo la capito-
e di centro della Spagna ,
quindi di-
lazione di Toledo,, che i mori ventò la primaria città della va-
orcupavano da prima, tutta la sta monarchia spagnuola. Durante
nuova Castiglia si arrese al celebre la guerra della della successione, nei
Rodrigo, che nominato fu il Cid, primordii del secolo XVllI, Ma-
che poi divenne sposo di Chimene, drid si apertamente in
dichiarò
della quale ucciso avea il padre, favore di Filippo V. Dipoi Napo-
Allora Madrid piccola piazza, de- leone essendosi immischiato nei tor-
stinata ed essere un giorno capitale bidi interni che avvennero nella
di tutta la Spagna, cadde per la Spagna nel 1807, fece quindi oc-
prima volta in potere de' cristiani, cupare Madrid dalle truppe fran-
I mori se ne impadronirono e la cesi nel 1S08; il 1 maggio di
saccheggiarono nel 11 09; ma ne quest'anno i francesi furono costret-
ristabilirono poscia le fortificazioni, ti di respingere colla forza gli at-
dandole il suo nome attuale re i tacchi reiterati degli spagnuoli, e
di Castiglia. Uno di questi, Enrico parziali combattimenti sangninosis-
III del 1390, la riparò, la in- simi accadeltero in molte delle sue
grandi, ed aggiunse delle torri ai strade.In fine la calma ristabilita,
suoi bastioni. Rimase tuttavia lun- il 20 luglio seguente, Giuseppe
go tempo in uno stato di medio- Bonaparle fece il suo solenne in-
erita. Il cardinal Roderico Borgia gresso in questa città, come re di
poi Alessandro VI, come legato del Spagna ; se ne allontanò per altro
Papa, l'anno i473 in gennaio vi il 27 dello stesso mese, e non
MAD MAD III'
rienlrovvi che il 5 dicembre, me- dello collegio imperiale de'gesuiti,
diante la capitolazione seguita nel ivi si trasferì il capitolo della col-
giorno innanzi, restandovi sino ai legiata a celebrarvi i divini uffizi.

1812. Dopo la battaglia di «Sala- La chiesa matrice Madrid è


in
manca, gli vennero
anglo-ispani quella di s. Maria, come più anti-
ad occuparla, ma
furono ben tosto ca ; non ha però altro capitolo che
scacciati dall'armata francese, che quello dei beneficiali parrocchiali,
non laido a ritirarsi verso la Fran- Nella strada chiamata la Carriera

eia. Avendola occupata le Cortes, dì s. Girolamo^ una delle princi»


nella spedizione del /823 destina- pali della capitale, vi è |a basilica
ti a pacificare la Spagna francesi,
i di s. Pietro e s. Paolo, alla quale si

sotto gli ordini del duca d'Angou- è aggiunto 1' ospedale così dello
léme, passala la Bidassoa a'7 apri- degl' italiani , lutto di proprietà
le, occuparono di nuovo Madrid della santa Sede, e di giurisdizio-
ch'ebbero per capitolazione, e quin- ne ecclesiastica del Papa, la quale
di consegnarono a Ferdinando VI 1. viene esercitata dal nunzio aposlo-
Dopo la morte di questo principe lieo -pro 'tempore. Questa chiesa,
avvenuta nel i833, Madrid molte benché piccola, è assai bella e ric-
volte divenne preda alle civili dis- camente provveduta di lutto il
sensioni e alle calamità d' ogni necessario, con rendite proprie della
specie che desolarono la Spagna. Sede apostolica. In essa si fanno
La città di Madrid è nell'arci- tre volte la settimana esercizi spi-
diocesì di Toledo, essendo le prin- rituali dalla congregazione dello
cipali sue chiese, oltre le nominate Spirito Santo, una delle più anti-
di sopra , quelle di sani' Isabel- che e più ragguardevoli di Madrid.
la, di san B^ancesco di Sales, di In questo ospedale fu alloggiato il
san Girolamo , di san Giovan- b. Lorenzo da Brindisi, allorché
ni, dell'Incarnazione, ec. , splen- quale ambasciatore della lega cat'
dide per archilettnra e dipinti, e Alemagna cou'
tolica de'principi d*
ricche di ornamenti ; la sontuosa tro Vunìone protestante al re Fi*
chiesa di s. Isidoro de'gesuiti ne- lippo III, dimorava in Madrid. Fu
gli ultimi trambusti fu distrutta allora,che qual generale dell'ordi-
,

al modo che dicemmo nel voi. ne de* cappuccini fondò al mede-


XXX, p. 128 del Dizionario. La simo la provincia di Castiglia. In
chiesa di s. Martino, e quella di dello ospedale si conserva ancora
s. Pasquale non esistono più: pe- l'appartamento, donde il beato
rirono nelle guerre francesi sotto con diversi cappuccini della pro-
Napoleone, e la seconda sorgeva vincia di Valenza fattivi venire
nella piazza d'Oriente, vicino al per la fondazione, passarono pro-
palazzo reale. Magnifica è la cap- cessionalmente al primo e nuovo
pella di s. Isidoro agricoltore nella convento fabbricato dentro il pa-
chiesa parrocchiale di s. Andrea, lazzo del duca di Medinaceli, in
ed in essa vi si conservava nella quel tempo nominalo protettore
sua integrità il corpo del santo a- dell'ordine de'cappuccini in Ispagna
gricoltore. In delta cappella era la in perpetuo. Il beato fu il primo
collegiata, ma trasportato il corpo ch'ebbe il titolo di grande di Spa-
di s. Isidoro nella chiesa del sud- gna di prima classe, grado che
112 MAD MAD
fu concesso a lui ed a tufti i pogno, che in seguilo lutti furo-
suoi siicccisori nllorcliù tlimorano no cardinali, e l'ultimo Papa. Ri-
nella Spagna, con tutti gli onori, tornato alla patria ebbe dappri- ,

distinzioni e prerogative annesse ma un canonicato, indi il decanato


alla gerarchia de'grandi del regno. della sua chiesa, di cui nel iSSg
Hiporteremo la seguente statisti- da Paolo HI fu eletto vescovo,
ca della città di Madrid, fatta nel per r opera da lui egregiamente
principio del corrente secolo ; ma prestata nella battaglia di Pavia
è noto come per le vicende poli- contro i francesi, laonde di soli
tiche tante sono variate,
cose si 27 o 28 anni si trovò principe
massime ciò che riguarda il clero e vescovo di sua patria, e nel
e principalmente il regolare d'am- i5/|2 fu pur fatto amministratore
bo i sessi. Una collegiata con ven- di Bressannone. Nel governo di que-
tiquattro canonici, sotto la giuris- ste chiese egli diede illustri con-
dizione dell* arcivescovo di Toledo. tassegni di pietà, di zelo, di dot-
Parrocchie 11. Cappelle pubbliche trina e di ecclesiastica magnifi-
19. Komitorii Conventi di
10. cenza. Inoltre ebbe grande impe-
religiosi 36. Monasteri di mona- gno per far rifiorire gli studi e
che 32. Religiosi i844- Monache le lettere non poco trascurate in
91 5. Ecclesiastici secolari 1697. quel tempo, dichiarandosi più coi
Avvocati 671. Notari pubblici 268. fatti che
colle parole mecenate
Procuratori 91. Serventi nei tri- de*letterati. La divozione che pro-
bunali i35o. Medici 1 58. Chirur- fessò alla Beata Vergine fu vera-
ghi 614. Speziali 82. Veterinari mente singolare, sia Dell'osservare
129. Pittori 616. Scultori i3o. per amore di lei un digiuno ed
Incisori i23. Architetti 172. Ar- un'astinenza quasi perpetua ; sia
tigiani e manuali 18,669. Com- pei doni preziosi a Loreto al san-
mercianti 35 r. Mercatanti 1091 ; tuario di s. Casa, nella quale fece
loro inservienti I 12,000. Militari abbellire di eccellenti e vaghe
di guarnigione 10,876, al presente pitture e di eleganti ornamenti la
in maggior numero. cappella del s. Rosario. Gettò la
MADRINA . Mater lastrica , prima pietra ne' fondamenti della
Matrina. Madrina o matrina o san- chiesa dedicata parimenti alla Ma-
tola o comare, donzella o donna donna di Loreto fuori della città
maritata che tiene un bambino al di Spoleto, posseduta dai religiosi
sacro fonte battesimale, od a cre- barnabiti, a cui donò due grandi
sima. V. Padrl\o, e Comare; Bat- candellieri di argento, e contribuì
tesimo, Confermazione, e Matri- somma considerabile di denaro per
monio § IV, quanto all'impedimen- la fabbrica della medesima. JNè
to per la parentela spirituale. minore fu la premura che mostrò
MADRUCCl Cristoforo, Cardi- per l'esercizio delle cristiane virtù,
nale. Cristoforo de' principi o ba- e soprattutto della carità e miseri-
roni Madrucci di Trento, condotto- cordia verso i miserabili, a' quali
si aBologna per applicare agli distribuiva larghe e copiose limo-
studi, ebbe per compagni Alessan- si ne, avendo a questo fine donate
dro Farnese, Ottone TruchseSj molte migliaia di scudi al cardi-
Stanislao Osio, ed Ugo Boqcom- nal Osio^ ch'egli pure quanto ave-
MAD MAD ii3
va distribuiva a' poveri. Informato restituì ad Farnese in
Ottavio
Paolo 111 di sì cospicue doti, e nome del re di Spagna, tranne la
sollecitato dall'imperatore Carlo V fortezza. Intervenne come principe
a crearlo cardinale, ciò fece riser- dell'impero al congresso tenuto in
bandolo in petto, e dopo due Ausburgh per causa di Massimilia-
anni pubblicandolo nel i544 a'2 no 11 eletto re de' romani, dove
giugno dell'ordine de'diaconi ; eb- insieme con altri cardinali, com-
be poi in diaconia la chiesa di s. pose la controversia tra quel prin-
Cesario. Trasferito da Pio IV al- cipe e Pio IV per la formola dei
l'ordine de' preti ebbe per titoli solenne giuramento da prestarsi da
quelle di s. Grisogno e s. Maria cesare al Papa. Dopo aver eserci-
in Trastevere, donde passò ai ve- tato con gran fama la legazione
scovati di Albano, Sabina e Pa- della Marca e quella di Ascoli,
lestrina, che sotto s. Pio V cambiò condottosi a Tivoli per godere della
con quello pure suburbicario di compagnia del cardinal Luigi d'E-
Porto. Si trovò prima ses-
alla ste, e respirarvi un'aria piti salubre,
sione del concilio generale di Tren- vi spirò l'anima nel iSyB, a* 5
to, celebrata nella sua cattedrale luglio , cioè nello stesso giorno
l'anno i545, a cui intervenne aii- in cui era nato, in età d'anni
Cora regnando Giulio III e Pio sessantasei , e dopo trentasei di
IV, e dopo la mentovala sessione cardinalato. Intervenne a con-
sei
fo da Carlo V spedito a Roma davi, e fu chiamato il gran car-
con felice successo, per ottenere dinaie di Trento. Dopo
tre anni
dal Papa soccorsi nella guerra trasferito il suo cadavere incorrotto
contro i protestanti. Dopo due an- a Roma, ebbe sepoltura nella chie-
ni, cioè nel 548, intraprese il viag-
1 sa di s. Onofrio, dove al destro
gio di Spagna in compagnia di Iato della cappella di sua famiglia
Massimiliano nipote di Carlo V ,
vedesi alla sua memoria stabiUto
il quale conducevasi colà per ispo- un nobile ed elegante avello, col
sarà la regina Maria ; indi accolse busto del cardinale espresso al vi-
con reale magnificenza in Trento vo in finissimo marmo. Gli scrit-
Filippo II redi Spagna, col quale tori di que' tempi sono concordi
si trasferì nelle Fiandre. Ne'ponti- nel riconoscere il merito sublime
ficati di Giulio IH e Marcello II di questo porporato, chiamandolo
venne incaricato di gelosi e gra- tutti difensore acerrimo della re-
vissimi affari, prima in Siena che pubblica cristiana, splendore d'I ta-
ne! i555 preservò dal sacco minac- iia e di Germania , e decoro del
datole dal duca Cosimo 1 -, indi in sacro collegio. II Fleury lo dichia-
Milano, dove facendo le parti di vica- ra nemico delle dispute, d'ottimo
rio di Filippo II, tolse la città e la e sicuro consiglio, e senza difetti,

fortezza dalle mani de' francesi, e tranne quello aver seguito cie-
di
lo stesso fece in Cremona, quale camente gl'interessi di Carlo V. Il
cinse di mura e di baluardi, e vi p. Gaspati domenicano pubblicò
compose le discordie ch'eransi ac- in Venezia nel 1763 una difesa in
cese tra Sforza e Girolamo, ambe- favore del cardinal Madrucci, coa-
due della famiglia Pallavicino. Quin- '
tro Natale de'Conti ; e Girolamo
di passò in Parma e Piacenza che Tarlarotti nel tomo 111 delle No-

I5crb«iinn<w^, TO
ii4 MAD MAD
tizie storico 'Critiche della chiesa della Germania, ed altri illustri per-
di Trento parie I, ci dio alcu- sonaggi della stessa nazione, per
ne memorie spettanti a questo car- gravi motivi, nel secondo grado di
clinale. aflinità e consanguiuità per con-
MADRUCCI Lodovico, Cardi- trarre matrimoni. Molto operò il
i

nale. Lodovico Madrucci di Tren- cardinale in si importantissima mis-


to, nipote del precedente, per la sione per la Sede apostolica e per
sua prudenza, dottrina, probità di la cattolica religione. Successiva-
vita, e gravità di costumi, nel 1378 mente ottenne da Clemente Vili,
succede allo zio nella cattedrale di nel 1597 il vescovato di Sabina,
Trento, e fu pur vescovo di Bres- ove nell'anno stesso celebrò il si-
sannone. Già Pio IV siuo dai 26 nodo, e poi nel 1600 quello di
febbraio i56i l'avea creato cardi* Frascati. Qual cardinale e designa-
naie diacono, dandogli per diaco- to vescovo di Trento intervenne a
nia la chiesa titolare di s. Calisto, quel concilio ed ivi fu
generale,
forse perchè presso quella di s. Ma- uno promotori per
de' più zelanti
ria in Trastevere che godeva lo zio ;
la concessione del calice ai boemi,
indi Sisto V lo trasferì alla chiesa ma senza effetto. Essendo slato de-
di s. Onofrio, donde passò ai ti- putato insieme col cardinale di Lo-
toli di s. Anastasia e s. Lorenzo in rena a formare il decreto della re-
Lucina, secondo il Morelli, De s. sidenza de' vescovi, ebbe il dispia-
Calisto p. i3, che lo dice anco ve- cere di vederlo male accolto dalla
scovo di Albano. Gregorio XIII maggior parte de'padri di quel vene-
nel i58i lo deputò legato a late- rabile consesso. Si trovò eziandio
re prima in Germania contro gli presente a sette conclavi, ne' qua-
eretici che infestavano quella regio- li pel sovverchio suo attaccamento
ne, e poi nel i582 all'imperatore alla casa d'Austria ed ai monar-
Rodolfo li, per assistere con lui alla chi di Spagna, si rese odioso a
dieta di Augusta, come quello che molti. Era a parte degli intimi sen-
era noto abbastanza per la destrez- timenti di Filippo li re di Spagna,
za nel trattare gli affari piìi gra- intorno ai soggetti che potevano
vi e gelosi di quell'epoca. Il prin- sublimarsi al pontificato. Laonde
cipale scopo di questa legazione fu qualche volta si servì della sua au-
di unire i principi tedeschi a favo- torità con sì grande eccesso, che
re del re óì Spagna contro i ri- molti il chiamarono più tiraimo
belli delle Fiandre, che divenuti in che moderatore de' conclavi. Quan-
gran parte eretici fomentavano gli tunque fosse uLtaccatissimo alla ca-
ugonotti di FVancia. Nel tempo sa d'Austria, si suscitarono uou
stesso il cardinale fu inviato a tut- pertanto tra lui e l' arciduca Fer-
te le altre terre e città soggette al dinando, figlio dell' imperatore Fer-
dominio con facoltà am-
di cesare, dinando I, non lievi dissapori che
plissima di procedere contro ve- i giunsero a far nascere in Trento
scovi infetti d'eresia, dalla sentenza non piccolo fermento a pregiudizio
di morte in fuori ; il perchè fu di- del porporato, il quale restò sopito
chiarato commissario della santa Se- dopo morte dell'arciduca per au-
la
de, e inquisitore contro l'eresia, con torità di Rodolfo U. Meritò il car-
autorità di dispensare coi princìpi dinale che come allo zio gli fosse
MAD MAD i5
coniata una medaglia colla propria contrario a quanto scrive il po-
effigie, ambedue riprodotte dalTU- co esalto Mallinckrot ne'suoi Car-
gbelii neW Italia sacra. Compì la dinali tedeschi a p. 192, il quale
carriera del viver suo in Roma ai ci fa sapere, ch'essendo la di lui
2 o 20 aprile 1600, in età assai madre savoiarda, ed il cardinale
avanzata, dopo trentanove anni di amicissimo degli italiani, e in ma-
cardinalato. 11 suo cadavere fu tu- niera particolare de'veneziani, era
mulato nella cappella gentilizia in anziché di genio tedesco, francese,
s. Onofrio, ove alla sua memoria per cui non avea grande affetto
venne eretto un elegante monu- per que' di sua nazione, laonde eb-
mento, col suo busto espresso assai be a soffrire da Massimiliano d'Au-
al vivo in prezioso marmo. L'im- stria fratello di Rodolfo II alcune
mensa sua generosità verso i mi- traversie ; essi tuttavolta invano
serabili, e i grandi aiuti prestati a si opposero all'elezione di Carlo
favore del suo diletto gregge, gli Emmanuele nipote del cardinale,
procacciarono il glorioso titolo di in coadiutore al vescovato di Tren-
padre de' poveri. to. Non mancò il cardinale di man-
MADRUCCl Carlo Gauhenzio, tenere con gravità e splendore la
Cardinale. Carlo Gaudenzio de'ba- dignità della porpora, come lo fe-
roni Madrucci nobili di Trento, ce vedere nella legazione, che con
pronipote e nipote de'cardinali Cri- regia magnificenza sostenne nel 161
stoforo e Lodovico, insigne non alla dieta delT impero. La morte
meno per le doti del corpo che recise in Roma, dove sosteneva le

dello spirito, e per una singolare parti di ministro cesareo, lo sta-

erudizione, passò i primi anni di me di sua vita nel 1629, in età di


sua giovinezza negli eseVcizi mili- seltant' anni e venticinque di cardi-
tari, ma poi per propria inclina- nalato. Ebbe sepoltura nella chiesa
zione, o per seguire le esortazioni di s. Onofrio, nella cappella di sua
del cardinale suo zio, vesti l'abito famiglia, senza alcuna memoria,
clericale , e avanzatosi per vari tranne quella che si legge in una
gradi di prelatura, fu promosso da piccola lapide, posta sul vestibolo
Clemente Vili nel 1600 al vesco- della stessa cappella, la quale ac-
vato di Trento sua patria; poscia cenna averla egli abbellita e per-
od istanza dell' imperatore Rodol- fezionata, episcopus inchoavit^ car-
fo II, il medesimo Papa a' 9 giu- dinalis perfecil anno i6o5, come
gno- i6o4 lo creò cardinale prete, riporta l'Ai veri, Roma in ogni sta-
conferendogli per titolo la chiesa io tòm. II, 288, in un all' iscri-
p,
di s. Cesareo, donde poi passò al zione in cui si dice che Clemente
vescovato di Sabijia. Si trovò pre- Vili dichiarò l'altare privilegiato
sente ai conclavi di Leone XI, Pao- pei defunti. Grande fu l' amore e
lo V, Gregorio XV, ed Urbano la venerazione ch'ebbero per que-
Vili; e per la soavità e candore sto cardinale il sacro collegio e
de' suoi costumi, per la sua splen- diverse nazioni. Urbano Vili che
didezza ed affabilità cogli amici, lo amava teneramente, ne pianse
e generosità verso i poveri, si fe- vivamente la perdita, come fecero
ce amare non solo dal clero, ma i romani, quasi tutti i forestieri
ancora dal popolo. Ciò sembra dell' alma città, e i ministri delle
ii6 MAE MAE
corone a' quali tal morte riuscì di usato il primiero titolo di Altezza
estremo rammarico. (Fedi). Gli i.tati d'Orleau» non vol-
MAESTÀ*, Majestas. Apparenza lero che la regina Caterina de
e sembianza che porta seco vene- Medici fosse chiamata maestà La .

razione e autorità, quindi il Boc- segreteria imperiale per antichissi-


caccio pone insieme in suo discor> ma costuincinza era solita trattare
so la maestà, le corone e regni. i i re di Francia col titolo di Sere-
Si disse poscia la maestà dell' im- nissimo o Sfrenila i^^^edi). Ma nel
perio, e questo divenne titolo d'im- trattato di Westfalia i plenipoten-
peratori e di re. Maestà, carattere ziari imperiali convennero trattare
di grandezza e di superiorità, die il re di Francia di maestà, per non
distingue una cosa degna del no- ricevere dai ministri francesi quel-
stro culto , ed appartiene per ec- lo di Altezza imperiale. Da questo
cellenza al solo Dio, Dwina Ma- tempo si è introdotto che sovra- i

jestas, Si dà agli imperatori ed ai ni si trattano indistintamente col


re il titolo di maestà, ma in un titolo di maestà, quante volte bari
senso più limitato. Il Parisi nelle quello di re. Fra gli spagnuoli Fi-
sue Istruzioni tom. 33, sul Ili, p. lippo II fu ilprimo che avesse ti-
titolo Maestà scrive quanto segue : tolo di maestà j e dopo introdotto
>s II maestà davasi al po-
titolo di tra le teste coronate tal trattamen-
polo romano, 1. 7, § i^ff. de capt. to, a' principi reali dettesi quello
et postlini. rev. Cic. pari. orat. 3o di altezza, la quale in appresso
et de Orat. num. 9, et de Inveii. divenne reale. Al principe di Con-
2. Gl'imperatori se lo presero per dè piacque di essere Altezza sere-
sé, come si vede in molti luoghi nissima. Lo Czar (Fedi) di Mo-
del codice Giustinianeo; e Tribonia- scovia, che chiamavasi granduca,
no per frontespizio alle leggi pose prese il nome d'Imperatore (Fe-
iniperatoriani niajestatent , che fu di), e per tale anche è stato rico-

anche detta regia majestas, men- nosciuto. Ma alcune di queste mae-


tre il nome di Basileus (Rex) fu stà hanno un loro particolare di-
dato agli imperatori romani prima stintivo. L* imperatore ( cioè quello
e dopo la divisione dell'imperio. de'romani ) è maestà Cesarea ( Fe-
II Mabillon, De re dìploni. lib. Il, di Cesa-Re), il re di Francia è
cap. 6, § 5, osserva che questo ti- maestà Cristianissima (Fedi), il re
tolo fu anche dato al Papa ed agli di Spagna è maestà Cattolica (Fe-
arcivescovi, massime nel secolo XI: di), il re d' Ungheria è maestà A-

Adriano IV lo dette al doge di postolica (Fedi), e siccome l'impe-


Venezia in un breve riferito dal- ratore d'Austria è pure re d'Unghe-
l' Ughelli, tom. V, p. 11 28, ediz. ria, usa tal titolo; ed il re di Por-

1. Ne' tempi susseguenti la maestà togallo è maestà Fedelissima (Fe-


era propria del solo imperatore di). Gli altri Re (Fedi) sono mae-

de' romani : i re li chiamavano stà reale o maestà regia. L'ag-


vostra Altezza , vostra Serenità y giunto di sacra giustamente si at-
vostra Grazia. Luigi XI fu il pri- tribuisce a'principi cristiani, unti
mo che comunemente fosse trattato con rito sacro, e decorati di abiti

Ciò non ostan-


col titolo di maestà. e di titoli ecclesiastici, come osserva
te anche da molti re dopo lui fu Sinforiano Camperio , nella Cro-
MAE MAE 117
nologia de re di Francia". Note- die il maestà
titolo di il a Carlo
remo che Giulio Ottonelli è auto- Calvo re Francia; più tardi e
di
re del Discorso sopra l'abuso di nel secolo XIII Ivone di Chartres
dire, sua santità, sua maestà, sua a Filippo IV il Bello. Nel prece-
altezza, senza nominare il Papa, dente secolo XII, Ugo conte di
V imperatore, il principe , Ferrara Champagne, notò in fine di una
i586. Si fa uso altresì del termi- lettera che avea fatta sigillare, .«-
ne di maestà in un significato più gillo majestatis nostrae. Alcuni pre-
esteso, per parlare cioè delle per- tesero che Carlo Magno fosse il pri-
sone ed anche delle cose che atti- mo covrano
che venisse onorato
rano l'ammirazione, ed alle quali col titolo di maestà, e che questo
dobbiamo rispetto o venerazione medesimo titolo sia stato dato ai
ed in questo significato dicesi , la re in conseguenza d'un sinodo di
maestà dt'I parlamento, la maestà Worms, tenuto da detto impera-
di questo augusto consesso, ec. Ed tore; ma notammo di sopra che
è nel medesimo significato che fu n'erano stali fregiati gl'imperatori
da principio dato il titolo di mae- romani, e nelle iscrizioni lapidarie
stà alla repubblica romana. frequente è la formola Devotus Nu'
Borgia nella
Il Breve istoria mini Majestatìque ejus. Nota il
p. i56, coH'autorilà del citato Ma- Cancellieri ne* suoi Possessi a p.
billon , dimostra che il titolo di 93, che l'imperatore Carlo fu il V
maestà fu talvolta usato coi ro- primo ad avere il titolo di maestà.
mani Pontefici, arcivescovi, vesco- Al gransignore o imperatore dei
vi, ed anche con principi non in- turchi, il titolo di maestà fu dato
signiti di real esempi
dignità. Gli la prima volta nell' indirizzo della
prima del secolo XI sono più rari, gran consulta di stato tenutasi gli
ma nel secolo XII si osservano più 8 maggio 1840 questa dunque è
:

frequenti, ed a quelli che il Ma- la prima volta che al sultano fu


billon adduce, va aggiunto il di- dato il titolo di vostra Maestà, an-
ploma del re Guglielmo il Malo, ziché di vostra altezza. Un erudi-
cioèGuglielmo I re delle due Si- to articolo sul titolo di Maestà
cilie. E poi quasi singoiare quello si legge nel Dizionario delle ori-
di Bruno vescovo Lingoniense, il gini: ne riporteremo qui appresso
quale benché si sottoscrivesse hu- le cose principali.
milis praesul, pure nel testo di un Orazio diede il titolo di maestà
suo atto dà a sé stesso il titolo di ad Augusto. Ai re di Francia fu
maestà, nostrani adicns majesta- dato pei primi a Carlo VII e a
tem. Nel secolo XII dierono il ti- Lodovico XI, sebbene nelle azioni
tolo di maestà, Ugo di Soissons e solenni vuoisi usato anche sotto le
Pietro abbate di s. Remigio, scri- due prime dinastie, massime quan-
vendo Papa Alessandro HI; Ste-
al do i re sedenti in trono cogli or-
fano di Tournai al Papa Lucio III, namenti reali presiedevano agli stati
ed Arnaldo di Lisieux non solo generali del regno riuniti in par-
lo die ad Alessandro III, ma pure lamento. Si crede che re di Na- i

ad Ugo arcivescovo di Rouen. Pri- poli e duchi di Milano nelle lo-


i

ma assai di questa epoca, e nel ro lettere, dessero al re Lodovico


secolo IX, il Piipa Giovanni Vili XI il titolo di maestà. Si dice che
il 8 MAE MAE
Sebastiano fu il primo re di Por- do r imperatore Leopoldo I eretto
togallo che ottenesse il titolo eli il ducato di Prussia inregno ed a
maestà, datogli per prima volta la favore dell' elettore marchese di
da Filippo 11 Spagna nel
re di Brandeburgo, questi nel 1701 ot-
1576: il successore cardinale En- tenne col suo trattato colla Fran-
rico solo assunse il titolo di altez- cia , che questa corte e quella di
za; e quando Antonio priore
d. Spagna gli accorderebbero in av-
di Cralo fu proclamato re a San- venire il titolo di maestà.
tarem, i vassalli, i gentiluomini e Maestà si chiamavano i taber-
i cavalieri gli giurarono Fedeltà ,
nacoli posti per le strade in for-
trattandolo però col semplice ti- ma di cappellette. Il Garampi nelle
tolo d'altezza, forse per non mo- Memorie isteriche riporta diverse
strarsi di quel titolo debitori al re erudizioni su questa specie di mae-
Filippo 11. Prima di quest'epoca stà.Dice dunque che il Petrarca
Ferdinando V ed Isabella I erano usò majeslade^ e fr. Guittone nia-
solo chiamali altezza, così il loro jeslatej cioè, così intesero chiamare
genero Filippo I padre di Carlo V. quelle immagini o tahernacoli che
Da questo si vuol dedurre la con- ornati d' intorno a guisa d'altarino,
seguenza, che Carlo V fu il primo o stanno affisse a' muri delle stra-

che assumesse il titolo di maestà, de e chiese, o anche sono porta-


non già come re di Spagna, ma tili e diconsi volgarmente maestà-
;

quale imperatore. Tultavolta si os- diy come rappresentanti l' immagi-


serva che Ferdinando V ed Isabel- ne di Cristo o de' santi, che sotto
la I all' epoca della scoperta del un tal nome già sovente s' inten-
nuovo mondo, in corte e nelle let- devano, come può vedersi presso il
tere furono trattati col titolo di Ducange. Nell'inventario de' beni
maestà. Anzi leggo nel Compagno- della chiesa di s. Michele de' 22
ni, Reggia picena p. Soy, ch'en- maggio 1290, esistente nel libro
trando in Macerata Alfonso V re degli Estraordinari del capitolo di
d'Aragona e di Sicilia, nel i44^ Città di Castello, si annovera unum
fu acclamato con rzV^ la sacra cereuni consuetuni accendi ante ma-
maestà. Altre volte parlandosi ai jestatem. Nel testamento di Gian-
re d'inghillerra , si apostrofavano nino del fu Ugolinuccio abitante
col titolo di vostra grazia: Enri- nel castello di Montefiore, diocesi
co Vili fu il primo che usò il ti- di Rimini, fra gli altri legati uno
tolo di altezza , poscia quello di se ne osserva di questo tenore;
maestà ; che Fran»
però si vuole Item reliquit et jussit, quod in nia-
Cesco I pel primo
chiamasse il così jestate de Plano porte Burghi dicti
re d'Inghilterra nell'abboccamento castri Montisflar. pingantur figure s.
del i520. L'imperatore Massimi- Marie, et s. Joannìs de suis deija-
liano II non dava al suo cugino riìs prò merito anime sue. Ileni re-
Filippo li, ch'era capo di tutta la liqnit diete majestati unum sesta-
famiglia austriaca, se non il titolo riunì grani prò alimento pauperuni
di serenità. Filippo II poi trattato Chrisli etc. Il testamento è de' 19
col titolo di maestà dalla sua terza febbraio i35o, nel qual tempo era
moglie Elisabetta di Valois, rispon- già in costume il dipingere le im-
dendogli la chiamava altezza. Aven- magini de' santi sopra delle porte
MAE MAE 119
<ìelle citfù o castella. Ne' libri delie sotto ladipendenza della sacra con-
lifòrmagioni di Perugia del i388, gregazione degli studi tranne le ,

p. 65, si stabiliscono cerli palii da maestre pie e pontificie la cui casa


darsi loco ninesfafìs de Folta o , prin(i[)ale in Roma è a s. Lucia
sia Mncslati gloriosissime Firginìs de' Ginnasi, e quelle di Castel Gan*
de Vollaj, anzi vi si nòmina Rector dolfo, che dipendono àsAV Elemosi-
et guardianus diete maeslatis de niere del Papa al quale arti-
,

Folta. Nella chiesa della Beala Ver- colo dicemmo che tale prelato
gine di Chartres, dice Moleon nel eia prima il superiore di tutte le
suo Viaggio liturgico p. 227, che maestre pie dello stato pontificio ;
vi è un piccolo velo violaceo, lar- ed eccettuale ancora le maestre
go ed alto circa un piede, sospeso pie fondate dalla Venerini, che di-
ad una cordicella di sopra dell' al- pendono dal cardinal protettore.
tare, su cui è rappresenlalo Gesù Le più antiche maestre pie di Ro-
Cristo in croce, il qiial velo si chia- ma, cioè maestre delle scuo-
le

ma maestà o divina maestà, moje' le regionarie sono quelle sogget-


,

stas, divina mnjestas. te all'elemosiniere, perchè istituite


MAESTRE PIE, Magistrae piae. nel i655 sotto Alessandro VII ,
Donne oneste, istruite e virtuose |)ermezzo del suo maggiordomo
che in Roma e in molti luoghi dello Girolamo Farnese romano, di che,
stato pontificio (sono sparse anclie come dello stato presente di esse,
in diverse parti del mondo, per lo se ne tratta nel voi. XXI, p. i(j6,
più sotto altre denominazioni, co- 173 e 174 del Dizionario. Ivi pure
n)e dicesi ai rispettivi luoghi), ed trattammo delle maestrepie pontificie
ordinariamente vivono in comunità delTistilulo della Filippini. Del locale
col vincolo di una perfetta carità, ora occupato dalla casa principale,
soggette ad una superiora, ed os- risiedendovi la superiora generale,
servanti opportuni regolamenti, ve- ne parlammo pure alla biografia
nendo anco chiamale Maestre san- Ginnasi Domenico, cardinale, che
te per la loro edificante vita. Ve- l'edificò.Di questa bella istituzio-
stono con semplicità e modestia ,
ne il Piazza nel suo Eusevologio
cioè di scotto o saia nera senza ne parlò nel trat. I, cap. II, e nel
ornamento alcuno. Presiedono alle trai. IV, cap. XVII. Va però av-
scuole delle donzelle, cioè insegna- vertito che per distinguere questo
no ad amare e servire Dio, la dot- istituto dagli altri di cui andiamo a
trina cristiana, leggere e scrivere, parlare, siccome la loro casa prin-
le cose principali d'una civile edu- cipale fu già a s. Agata nel rione
cazione, ed ogni sorta di lavoro Monti, vennero chiamate volgar-
manuale, convenevole alle donne. mente le Maestre pie de' Monti.
Le donzelle sono ricevute gratuità- Le altre scuole sono ai Crociferi,
niente, ma di ci vii condizione; le a s. Carlo a' Calinari, in Trasteve-
convittrici pagano gli alimenti. Tut- re, in Borgo nuovo, a piazza Bar-
te le maestre pie nello stato pon- berina ed in via Belsiana.
tificio,mantenute dalle rispettive La buona serva di Dio Rosa
cornimi, ove mancano altri mezzi Venerini, nata in Viterbo nel i656,
pel loro sostentamento, sono sog- dotata di molte virtù, ivi a'29 a-
gelte ai rispettivi ordinari locali, gosto i685 apri una scuola per le
Ì20 MAE MAE
fanciulle, aiutandola nell'opera il p. tanza dell* istituzione, richiesero con
Ignazio Martinelli gesuita, col per- premura le scuole Venerini. Per
messo e patrocinio del cardinal Ur- cui Rosa si portò a fondarne nel-
bano Sacchetti vescovo zelantissimo le diocesi di Civita Castellana, di
di quella città (non del cardinal Su tri Bagnorea; indi si pro-
e di
Facchinetti, come alcuni recente- pagarono nell'Umbria e nelle Mar-
mente scrissero, seguendo altri, il che. Clemente XI a mezzo dell'e-
quale mai fu vescovo di Viterbo lemosiniere Alessandro Bonaventu-^
ed era morto). Quindi pel frutto di ra, che col p. d. Domenico Lon-r
questa scuola il cardinal vescovo ed gobardi de'pii operari ne aveva
il successore cardinal Andrea San- j)arlato al Papa, bramò che l'isti-
tacroce, obbligarono Rosa di aprire tuto si fondasse anche in Roma,
nella diocesi viterbese altre scuole. giacché dopo la morte del cardi-
Il cardinal Marcantonio Barbarigo nal Barbarigo le aveva raccomaur
vescovo di Montefiascone e Corne- (late al vescovo successore Seba-
to, dopo di avere appreso da Ro- stiano Pompilio Bonaventura fra-?
sa stessa, e a voce e in iscritto, il tellodel suo elemosiniere arcive-
saggio sistema del suo istituto, vol- scovo di Nazianzo. Si legge pertan-
le che aprisse e propagasse nella to a p. 57 della P^ita della ser-
sua diocesi tali scuole, che riusci- va dì Dio Lucia Filippini, che
vano di tanta gloria di Dio, e van- questa recatasi in Roma per cor-
taggio spirituale e temporale delle rispondere agli ordini del vescovo,
donzelle. Le scuole di Montefiasco- che aveagli comunicati i desideri
ne la fondatrice le apri per mez- del Pontefice e del fratello, aprì
zo della virtuosa donzella Lucia la prima scuola presso monaste- il

Filippini: il cardinale pose all'isti- ro delle monache dello Spirito San-


tuto un grande affetto, e fissò l'a- to, nella parrocchia di s. Lorenzo-

bito delle maestre pie. La Vene- Io nella via delle Chiavi d'oro, nel
ri ni slimava fosse piìi necessaria la 1707; ed il concorso delle romane
educazione delle donzelle civili; la zitelle fu grandissimo, come il suc-
Filippini opinava per le più pove- cessivo frutto, per cui ben presto
re: quindi nacquero due istituti di fu chiamata col nome di Maestra
maestre pie, utilissimi ambidue al- santa, e maestre sante furono det-
la religione e alla società. Vegga- te le maestre che la successero.
si la Vita (iella serva di Dìo Lu- Dimorò Lucia in Roma dal mese
cia Filippini superiora delle scuo- di maggio fino al dicembre, quan-
le pie fondale dal cardinal Mar- ti© gl'interessi delle scuole di Mon-

cantonio Barbarigo nella sua dio- tefiascone ve la richiamarono. Pri-


cesi j e propagatrice dell' ìsdluto ma di partire vestì maestra Mar-
nella città di Roma, scritta da gherita Setoli, che poi fondò le

Francetco de Simone de'pii ope- scuole di Orte e di Giove. Consi-


rariy Roma 1732. Il cardinal Bar- derando poi che per la sua gio-
barigo pose le sue maestre pie sot- ventù Margherita non avrebbe po-
to la direzione de' padri pii opera- tuto sostenere tanta fatica, da Vi-
ri, uno de' quali è direttore di tut- terbo fu chiamata in Bioma nel
te le scuole a loro sottoposte. Al- dicembre stesso Rosa Venerini, co-
tri vescovi comprendendo l'irapor- me maestra più antica, e ne||qi
MAE MAE 121
spli'ifo dell' istituto assai avanzala, andiamo qui appresso a ripor-
acciò colla sua virtù e zelo accie- tare.
ditasse la scuola. Ma queste due Clemente XI volle pure in Roma
donne egualmente zelanti della le scuole pie , e vi si portò una
gloria di Dio e della salute delle maestra della scuola di Montefia-
anime, quantunque si avessero pro- scone a farne la fondazione. Rosa
posto Io stesso fine differenti ne , si recò a visitarla, né potè appro-
furono i mezzi, come già abbia- vare, perchè il metodo non era
mo indicato. Intanto Rosa fondò quello da lei concepito e pratica-
in Roma, secondo le sue idee, due lo in tanti luoghi.Per comando
fioritissime scuole per le fanciulle pertanto del medesimo Papa, nel
civilicon molto profitto, e si trat- 17 12 aprì secondo il suo sistema
tenne nella città dal dicembre al la prima scuola Roma, che ora
in
marzo. Dopo la sua partenza le trovasi scuola madre in via Cesa-
scuole diminuirono, onde monsi- rini presso la chiesa del Gesù, e
gnor Alessandro Bonaventura ot- nel 17 16 ne aprì altra presso s.
tenne dal fratello vescovo di Mon- Tommaso in Parione. Roma risen-
tefiasGone due maestre di quelle tì subito gli effetti benefìci dell'a-
scuole, le quali corrisposero egre- pertura di queste due scuole: nu-
giamente, e ben presto dell' istitu- meroso fii il concorso di fanciulle
to di Lucia furono aperte delle anche nobili onde trarne profitto,
scuole a beneficio delle fanciulle. e le maestre colla loro esemplari-
Essendo caduta inferma Lucia nel tà, ed acconcia maniera d' istruire
1726, e crescendo il male, nel 1729 meritarono il bel titolo di maestre
monsignor Saverio Albini arcive- sante. Visitate da cardinali ed al-
scovo di Atene, allora elemosiniere di tri personaggi, anche Clemente XI

Benedetto XIII e poi di Clemente le onorò di sua presenza, accompa-

XH, la invitò per meglio curarsi a gnato da otto cardinali e dalla sua
recarsi in Roma nel Conservatorio corte. Fu tale la soddisfazione del
de' ss. Clemente e Crescenti/io det- Pontefice, che dopo di avere udito
to delie Zoccolelte [Vedi), di giu- le dispule della dottrina cristiana,
risdizione del prelato elemosiniere. e rilevato i saggi della civile istru-
Lucia bramosa di soff^iire ripugna- zione nei lavori, benignamente ri-

va air invilo, sebbene il conserva- volto alla Venerini ,


gli disse :

torio fosse governato da due mae- con queste scuole voi ci saiitifica-
stre del suo istituto in qualità di su- rtte Roma. Ordinò a monsignor
periore, eia persuase a venire in Ro- Alessandro Bonaventura suo ele-
ma un sacerdote de'pii operari. Do- mosiniere di soccorrere e promove-
po aver consultato medici e i i chi- re tali scuole, come quello ch'era
rurgbi, ritornò in Montefiascone, ed benemerito «Iella loro introduzio'ne
ivimorìsantamenlea'25marzoi732, in Roma, protestando eh' egli le a-
venendo sepolta nella cattedrale. vrebbe sempre protette donò alle :

Fin qui il de Simone nella vita donzelle una medaglia d'argento,


di Lucia Filippini; ma siccome di maggior dijimelro alle maestre,
lullociò viene con qualcbe diver- e alla fondatrice una corona bene-
sità narrato nel libro intitolato : detta /// artica lo moriis. Il suo
lie^ola dell' islitiUo Veneriiiiy lo successore Innocenzo XIII tenne in
131 MAE MAE
gran conto la Venerini e le di Monlefìascone. Accresciute in Roma
lei scuole, laiche mentre era vesce- le maestre pie, pel zelo e cura dì
vo in Viterbo soleva cliiainarla monsignor Nicola Saverio Albi-
siia coadinlricc nellt guida delle ni arcivescovo di Atene, eleinosi-
aninie al ciclo. Progredendo Ifi due niere pojitificio , e guardarol)a
scuole Venerini in Roma, e tutte di Clemente XII, dipoi Clemente
le altre fondate da lei, fu solle- XI II col breve Experienlia rcnini
cita di stabilirle in modo che tutte ofiinìiun niagislra satis docuìt, degli
le scuole, tanto aperte che da a- 8 settembre 1760, tornò a pub-
prii-si, un sol corpo,
formassero blicare le regole per le maestre
con un medesimo metodo e siste- pie, e le munì di sanzione aposte-
ma, presiedute e governate da lica. Il breve, le regole per le

ima superiora generale, e tutelate maestre pie , ed il regolamento


da un cardinale protettore, alla particolare delle scuole di Roma
cui autorità tutto fosse subordinalo, che stanno sotto la direzione dei
essendo mente della fondatrice che padri pii operar!, si leggono nel
il padre spirituale, dove sono col- Bull. jRorn, Contiiiualio t. Il, p.
legi e case della compagnia di Gè- 27 e seg., e nella Colleclio Itguni
su, siaun religioso di essa, dappoi- et ord. de recta sludiorum ratione
che a mezzo di un gesuita Dio a- t. II, p. 809 e seg., ma nell'esordio
veva istituita l'opera, e perchè i del breve la data del 17 17 è
gesuiti hanno la pratica delle scuo- sbagliata perchè dice 18 17.
ie,e sono idonei a conservare le Quanto alle pie scuole della Ve-
maestre nella vocazione. Abbiamo nerini, moltiplicatesi in molli luoghi
dal gesuita Andrea Aridreucci: F'ita dopo la sua inorte, [)rogredirono sotto
della serva di Dìo Rosa Venerini la direzione della superiora generale
viterbese, Jondalrice delle scuole e e del cardinal protettore. A'5 mnr-
maeslre pie, Roma 1732, cioè fu zo 1828 la congregazione degh stu-
pubblicata quattro anni dopo la di emanò un decreto sulle scuole
sua morte. delle maestre pie, e secondando la

Monsignor Sebastiano Pompilio mente di Leone XII, esortò tutti

Bonaventura vescovo di Montefia- i vescovi a procurare che «elle


scone e Corneto, fratello del sud- città e ne'paesi più popolati delle
detto Alessandro Bonaventura arci- loro diocesi sieno chiamate le mae-
ci vescovo di Nazianzo ed elemosi- stre pie sì benemerite della educa-
nieie, avendo fatto scrivere e pub- zione delle fanciulle. Ed a meglio
blicare le regole delle maestre provvedere a sì importante affare
pie Venerini, fissate già dal cardi- stabilì, i. Le maestre pie e le lo-
nal Barbarigo in Montefiascone, le ro scuole in ciascuna diocesi sa-
jstiuzioni nel 1717 vennero slam- ranno soggette in avvenire al so-
pate in Montefiascone, con questo lo vescovo, 2. I vescovi facciano
titolo : Istruzione pel regolamento osservar le regole approvate da ,

delle scuole della dottrina crìstia- Clemente XIII, con facoltà di a-


na delle zitelle per le città e dio- dattarle secondo le diverse circo-
cesi di Montefiascone e Corneto, stanze de' luoghi e delle pei'sone.
scritta dall'abbate Alessandro Maz- 3. I vescovi procureranno che nel-
zinelli sacerdote nel seminario di le loro diocesi sia istituita una
MAE MAE 123
casa di noviziato, per quelle che IJrhisjde*6 ottobre 1828, che in-
vorranno farsi uiaestie pie. 4- ^^' comincia cosi Praeler puerorum
:

ve DJiancheranno altri mezzi pel institutiojiem, et puellarum quoque


manlenimento maestre pie, delle educatìonem. II Pontefice approvò
suppliscano le comuni. 5. I magi- e lodò i due istituti delle maestre
strati delle comuni non potranno pie, cioè quelle dipendenti dalla ca-
diminuir l'assegno stabilito. 6. Dai sa primaria di s. Agata, quelle di-
vescovi si renderà ogni anno consa- pendenti dalla casa primaria presso
pevole la congregazione degli studi la chiesa del Gesù, e quelle sotto
delie scuole nelle loro diocesi. Agli la cura de'pii operari nelle case
I I ui detto mese la medesima poste in via Graziosa, e nel vi-
congregazione degli studi diresse ai colo del Cancello presso s. Antonio
cardinali legali e prelati presidi de'portoghesi, e perciò dette mae-
delle Provincie dello stato pontifi- sire pie operarie. Dichiarò Leone
cio un'enciclica sulle scuole delle XII tra le altre cose, che le mae-
maesti;e pie , rimettendogli copia stre pie di Roma dovevano appel-
del detto decreto , e del breve e larsi : Familta magisU'anun pia-
regole di Clemente XIII, e signi- rum Datariae apostolicae^ quelle
ficandogli analoghe disposizioni, non dipendenti dal cardinal pro-data-
che prevenendoli essere slato sta- rio, per le somministrazioni che la
bilito in Roma un noviziato nella cassa della dataria contribuiva a
casa di Agata alla Suburra (dal
s. quelle del Gesù e di s. Tommaso
Papa Gregorio XVI trasportato a in Parione; e Familia magistrarum
s. Lucia de'Ginnosi), per ivi rice- pinrum Eleemosynariae apostolicae,
vere quelle zitelle che i vescovi quelle soggelte a monsignor elemo-
credessero d'inviarvi a fare il novi- siniere, alla quale famiglia aggregò
ziato, affinchè possano divenire buo- le maestre pie operarie.
case delle
ne maestre nei rispettivi luoghi. I Finalmente Leone XII dichiarò che
vescovi poi per avere il posto si je maestre pie della dataria aposto-
dirigeranno all'eleuiosiniere segreto lica continuassero ad essere sogget-

del Papa; e che ciascuna zitella te al loio speciale protettore car-


avrà dalla pia casa la camera for- dinal Agostino R.ivarola, ed in sua
nita, il villo della comunità, ed an- mancanza o di altro protettore, il

che in caso di malattia l'assistenza cardinal pro-datario eserciterebbe


dei professori medici o chirurghi, la sua superiorità ed autorità. Per
ed i medicinali; e per tuttocio con- queste disposizioni le scuole Ve-
tribuirà solo scudi quattro men- nerini e quelle soggette all' ele-

sualiin tempo della sua dimora, mosiniere pontificio fuori di Roma,


avendo Leone XII provveduto con furono emancipate dagli antichi su-
altri mezzi alle spese occorrenti. Il periori, e promiscuamente assogget-
decreto e l'enciclica sono riportati tate ai rispettivi ordinari sotto la
nel t. I della citata CoUecdo p. dipendenza della congregazione de-
277 e seg. gli sludi. Il cardinal Rivarola, pro-
Nel t. II, p. 299 e seg. delia tettore delle prime, vedendo la ne-
stessa CoUt'Ciic), è ri[)rodotla poi la cessità di richiamare le maestre pie
lettera apostolica di Leone Xll, Venerini alla unità di governo e
SitiJcr regimine magistrarum piamm di dipendenza della superiora gè»
ii4 '
MAE MAE
nerale e cardinal prolellore ,
pol- lolo : Regole, per le maestre pie
che le fliveise volontà degli ordi- f/fW istituto della serva di Dio Ro-
«Mii avevano già sostanzialmente ia F'cnerinì, ricavate dalla vita, dal-
alteralo il sistema delia pubblica la relazione f e dai manoscritti del'
istruzione delle fanciulle; come an- la medesima. Nelle due scuole pres-
cora che si conoscesse la dilferenza so il Gesh e s. Tommaso in Pa-
di queste maestre pie dalle altre, rione in Roma che sono
, aperte
ricorse alPapa Gregorio XVI. Lo tre ore la mattina e tre il dopo
pregò a rivocare per le scuole Ve- pranzo, si ammaestrano le donzelle,
nerini le disposizioni del i8qi8, ed di famiglie però piuttosto civili,
a richiamarle all' unità e alla di- nelle opere muliebri ancor più fi-

pendenza e governo della superio- ne, nel leggere , e nella dottrina


ra generale e cardinal protettore, cristiana. Oltre le scolare, che pren-
quelle esistenti fuori di Roma , di- clonsigratuitamente, e debbono a-
pendenza che nulla ledeva i sacri vere almeno sei anni di età , v'han-
du'iUi della spirituale potestà degli no ancora alcune donzelle che si
ordinari. Il Pontefice li 9 luglio tengono a convitto, e pagano gli
1834 rescrisse per l'organo della alimenti. Da ultimo nella scuola
congregazione de' vescovi e regola- presso il Gesù, ove risiede la su-
ri nnnuit prò gratin in omnibus
: j>eriora, eranvi undici maestre, tre
(id forniam precum, diim exarea- novizie, ventidue educande, e tre-
tar regnine ah eadem Sancliiafe cento scolare: in quella presso s.

sua poslea approbnndae, contrariis Tommaso, cinque maestre, dieci


quibuscuniqiie non obstantibus, ac educande, e trecento scolare. Si
praeserlim ultimo motu-proprio s. avverte che nel pio istituto Vene-
m. Leonìs XII. Le regole desun- rini le novizie non risiedono che
te e compilate dalle memorie au- nella scuola generale presso il Ge-
tentiche della fondatrice, cioè dalla sù, eh* è la sola scuola di novizia-
Bclazione di questa sul metodo to : chi ultimamente stampò altri-
delle sue scuole, da essa stampata menti errò. L'erario contribuisce per
\\\ Roma nel 17 18 pei tipi di s. ambidue gli istituti circa novecen-
Michele a Ripa ; da un ms. della to scudi mensili ; mentre l'elemosi-
Mìodesima contenente le norme del- neria dà loro trenta scudi il mese.
r istituto, e dalla di lei vita scritta Un'altra specie di maestre pie di
da un testimonio oculare de' fatti, recente fondazione, sotto il titolo del
il cardinal Rivarola le umiliò al ss. Nome di Gesù, tenevano scuo-
l'epa per l'approvazione, richiaman- la pubblica presso la chiesa di s.

do così r istituto Venerini alla sua Lorenzo nella via delle Chiavi d'o-
otiginaria esistenza e unità di go- ro, prima che quel luogo fosse da-
verno, e dipendenza d'una superio- to al Conservatorio di s. Eufemia

ra generale e cardinal protettore. (Vedi)j del quale parlammo pure


li Pontefice sentito il voto della all'articolo Depositeria Urbana. Le
e Migregn/ione de' vescovi e regola- adunò nel 18 18 il cardinal Lo-
ri, con decreto dicem- di essa a' 1 renzo Litta vicario di Pio VII, al-
bri' i836 approvò e sanzionò le lorché era vescovo suburbicario di
n'golc, che coi tipi Vaticani furono Sabina ,
per mandarle in quella
piibljlicate in Roma con questo ti- diocesi ad educar le donzelle. A
MAE MAE 125
cagione della morte del cardinale, la carica di maestro della cavalle"
le maestre rimasero in Roma, e vi ria era la prima in guerra dopo
aprirono scuola, che poi trasferiro- quella del dittatore. 1 nostri scrit-
no inClementina nel rione
via tori usano questa parola nel senso
Monti, dove insegnavano alle alun- di comandante di tutta la cavalle-
ne i lavori femminili, il leggere, ria d' uno stato o d' un esercito.
lo scrivere ed il catechismo. Vesti- Maestro di guerra, uomo speri-
vano abito nero, ed osservavano la mentato nelle cose di guerra, che
vila comune. Al presente non più ad una lunga pratica congiunge la
esistono. V. Scuole. teorica di quest'arte. Maestro di
MAESTRICHT o MAECSTRI- campo, titolo di grado, che presso gli

CHT. V. Mastricht. spagnuoli ed i francesi equivaleva a


MAESTRO. Uomo ammaestrato quello di colonnello di un reggimen-
e dotto in qualche arte o scienza; to di cavalleria, e ciò dal 1600 sino
magìster, doctory peritus. Maestro al 1700 circa: avvertasi però che
che insegna o esercita scienza od i reggimenti di cavalleria erano
arte: magìster^ praeceplor, moruni in quel tempo più grossi dei no-
censor. Per capo di popolo o si- stri praefectus castrorum. Maestro
;

mile si dice pure maestro : i ro- dell'infanteria, magister peditum, i


mani diedero talvolta al dittatore romani l'ebbero sotto gì' imperato-
il nome di maestro del popolo, ma- ri; ed Augusto stabili un capo o
gister popiili. Per titolo uomo
d' direttore del censo sotto il nou^e
perito in qualche professione, ma- di magister ce'nsus. 1 romani eb-
gisteri doctor. Per padrone di bot- bero pure i maestri degli uffici pa-
tega, dominus. Per personaggio di latini nella corte degl' imperatori.
allo affare, ma coir aggiunta di F. Italia e Corte. Magister of-
grande, ed oggi si dice del capo o fìcionim presso i romani fu l'of-
superiore ed altri di certi ordini ficiale che sovrastava all'ammini-
religiosi, cavallereschi o simili: prin- strazione della casa imperiale, al
cepSj magnus magister: quanto al governo della di lui famiglia, ed
titolo di maestro che hanno alcuni ancora alle scuole artistiche ch'era-
religiosi, sono a vedersi gli articoli no nel njedesimo palazzo, del qual
Fra-
rispettivi, e quelli de' titoli di maestro facciamo parola all'artico-
te, Padre e Reverendissimo. Mae- le Maggiordomo. Maestro de' no-
stro di casa, si dice di quegli che vizi, è in alcuni ordini o congre-
sopraintende all' economia . Mae- gazioni religiose, colui che ha cura
stro di camera chiamasi il prin- dei novizi, che veglia sopra di essi,
cipale cortigiano del principe. Mae- e che li ammaestra in tutte le pra-
stro di cappella, colui che rego- tiche della vita regolare. Maestro
la i musici della cappella, cory- di scuola, colui che insegna nelle
phaeusj di che si parla agli arti- scuole: maestri nominaronsi i rel-
coli Cantori della cappella ponti- toi-i o prefetti delle pubbliche scuo-
ficia e Musica. Maestro, titolo dei le, gli avvocati, i dottori, ed al-
militari, nome che si dava ad un cuni magistrati. Ai rispettivi arti-
soldato di cavalleria. Maestro di coli si potranno rinvenire anologhe
cavalleria, magister equitum^ titolo erudizioni, così di altre specie di
derivato dai romani, presso i quali maestri qui non nominali. Dei mae-
126 MAE MAE
stri di camera di cardinali ed al- in medicina davasi allora questo
tri personaggi, ne parlammo all'ar- titolo,siccome i dottori di legge
ticolo Famigliari de' cardinali oc, venivano d'ordinario contraddistinti
ed in
altri artìcoli. Antonio Ada- col titolo di signore, cioè donii-
mi di Roccaconlrada ossia Arcevia, nusj titolo che soleva darsi special-
stato maestro di casa del cardinal mente ai sacerdoti ed altre perso-
Lante e dei primi prelati di Roma, ne ecclesiastiche, ed ai militi o vo-
ivi nel i636 colle stampe del Fac- gliam dire cavalieri d'ordine o di
cioUi pubblicò il libro : // novizia- cingolo. Inoltre osserva, che il car-
to del maestro di casa^ nel quale dinal Alberto di Morra è chiamato
si dà notizia particolare di tutte maestro dall'anonimo cassinese, del
le cose necessarie per esercitare qual titolo fu pure insignito Pietro
convenientemente questo uffìzio nel- beneventano notaro della Chiesa ro-
la corte di Roma. Lo dedicò al mana, e cappellano d'Innocenzo III,

cardinal Antonio Barberini fratello di cui compilò le decretali. Il Ber-


di Urbano Vili, il quale con un nini, Del tribunale della rota, os-
breve proibì clie altri potessero ri- serva che dall'antichità furono chia-
stamparlo ne' dominii pontifìcii pri- mati maestri della chiesa romana
ma d^un decennio dalla pubblica- gli uditori di rota, e così poi tutta
zione del libro, che nel suo genere la prelatura. Egli dice che gli udi-
è veramente erudito. Qui appresso tori di denominati cappellani
rota,
riporteremo articoli di diversi mae- del Papa, in riguardo alla dottri-
stri, che sono in Roma. na furono distinti col titolo magi-
II titolo di maestro in significato siri ecclesiae romanae, cioè dotto-
di dottore era anche in Italia ono- ri della chiesa romana, riportando

ratissimo nel secolo XII, e talvolta testimonianze dell' Vili e IX seco-


si attribuì anco ai vescovi e cardina- lo ; ed aggiunge che il titolo ma-
li. Del titolo magister dato ai nota- gistrale ristretto prima ne' soli udi-
li, suddiaconi, cappellani, scrittori, tori di rota, degnamente poi si è
ed altri famigliari del Papa, il Ga- dilatato a tutti Sede i prelati della
rampi ne riporta diversi esempi nel- apostolica, perchè ciascuno nel suo
\ Illustrazione del sigillo della Gar- ministero, come maestro insegna, e
fagnana con tale titolo Onorio
: come dottore giudica nella chiesa,
Ili chiamò maestro Alatrino suo corte e curia romana ; colla sola
suddiacono e cappellano, e Grego- differenza , che nelle couunissioni
rio IX Pietro da Guarcino suo scrit- agli uditoli di rota persevera e
tore, ce. Il Borgia, Memorie istori- rimane l'antichissima usanza del-
che tom. II, pag. 189, riportando l' espressione del solo nome , ma
un diploma di Giovanni XXII di- negli altri prelati quella più mo-
retto a Guglielmo de Balaelo arci- derna del nome e del casato. Il

diacono forlivese , suo cappellano nome o il titolo di maestro,, e quin-


e rettore di Benevento, dice che il di di gran maestro, si mantenne
titolo maestro che
di il Papa iu specialmente presso i francesi , i

questa lettera usa con Guglielmo quali ebbero fino da' tempi an-
rettore, allude alla dottrina di fi- tichi un gran maestro della casa
losofia o d'altra facoltà da esso del re, un maestro del palazzo,
posseduta, poiché ancora a' dottori un maestro de' conti , un mae-
MAE MAE 127
Siro o referendario delle suppli- gran ciambellano o ciamberlano dei
che, ec. sovrani secolari, uffiziali nobilissimi
MAESTRO DI CAMERA DEL FaI^A. della camera nelle corti de' monar-
PraefacLiis cubìculi Sa ncti tali s suae. chi, simili agli uffiziali e dignitari
Magister adniissioniun. Prelato del- degl'imperatori dell'alto e del basso
la saula Sede, ed il secondo di (|uelli impero, conosciuti solto il titolo di

palatini, che presiede al cerenionia- proposti della camera


pracposiU ,

le della faujiglia e corte pontificia, cubiculo, e che conservarono anco-


per r ammissione all'udienza del ra gli ultimi imperatori greci di
Papa e delle sue anticamere ; in Trebisonda, Chiamasi introduttore
Homa a quello de' treni ed accom- o introducitore óe^W ambasciatori,
pagnamento e corteggio del Pon- quel ministro che in alcune corti
tefice allorché recasi in alcun luo- introduce tali diplomatici dal so-

go, e nei viaggi e villeggiature in vrano ; caiica assai antica. Ammia-


.cjuella parte che gli spetta. Intro- no Marcellino fa menzione di quel-

duce all'udienza del Papa sovrani, r ufficio solto Magister


il nome di

principi, ambasciatori ed altri perso- admissioiiiim, e Lampridio chiama


naggi SI laici che ecclesiastici e rego- queir ufficiale medesimo admissio-
lari, oltre i cardinali prelati e mini- nalis. pretende di trovarne al-
Si
stri che principalmente nella mattina tresì menzione nella vita di Vespa-
hanno l'udienza ordinaria o straor- siano, scritta da Svetonio, dove egli
dinaria. Esercita superiorità sui fa- nomina quidam ex officio adinis'
migliari pontifìcii in tuttociò che alcuno che delegato era ad
sionis,
spetta alle sue atlribuzioni, e risiede ammettere e ad introdurre coloro
nel palazzo apostolico abitato d;d che imperatore si dirigevano.
all'

Pontefice, Vaticano o Quirinale, ivi Ma maestro delle udienze e


del
godendo l' abitazione alcuni suoi delle ammissioni, equivalente al mae-
lamigliari. Viene nominato dal Pa- stro di camera, del collegio de' di-
pa con biglietto del cardinal segre- versi uffiziali introduttori ed am-
tario di stato (e quando eravi il missionali da lui dipendenti, e della
segretario per gli affari di stato in- loro somiglianzà con molli ufliziali

terni, da questi), e quindi gli viene ed individui delle anticamere pon-


spedilo r analogo breve apostolico, tifìcie, già ne tenemmo proposito
inquartando nel proprio lo stemma nel voi. XVII, p. 293 e 294 del
gentilizio del Pontefice, che conserva Dizionario. Il Wiccjuefort parla a
(cioè del solo ullimo Papa di cui è lungo di questo uflizio e di questa
sialo maestro di camera) benché carica nel suo Trattato dell'amba-
promosso ad altra carica o al sciatore, e nota che l' ufìicio degli
cardinalato . Talvolta viene crea- introduttori degli ambasciatori <;

to cardinaleo promosso alla ca- dei principi stranieri era in frau-


rica di maggiordoaio o altra car- da d'istituzione assai mode/.na. Noa
dinalizia. La carica vaca colla mor- vi avea di fatto alcur.o di questi
te del Papa, sebbene suole confer- introduttori avanti il regno di Car-
marsi secondo il beneplacito del lo IX che incoininciò nel i56o. In
nuovo Pontefice. L'onoievolissimo alcune corti le funzioni dell'intro-
distinto ed intimo uitJzio di maesti o duttore si esercitano dal maestro
di cameia del Papa, equivale al di cerimonie o da altro ufliziale di-
128 MAE MaE
gnitario. A Venezia tempo
in della te di lìomay a p. 9 e a43j discorre'
repubblica si fungeva da un uffi- del maestro di camera, e del sotto
ziale die cbianiavasi cavaliere del maestro di camera, proximus ab
doge, e ch'era un semplice cittadi- admissione^ come lo chiama Mor-^
no. Dei maestri di camera dei Ciìr- celli;dichiarando che nìonsignor
dinali, prelati , ambasciatori ,
prin> maestro di camera del Papa, pre-
cipi, ne parlammo in vari luo-
ec. cede a lutti i prelati che non por-
ghi, ed anco a Famiglia de* car- tano rocchetto. Nell'edizione poi
dinali E PRELATI. Di questi mae- del 1774? illustrata dal Zaccaria,
stri di camera scrissero Francesco : nel t. II, p. 23o si dice: il mae-
Sestini, // maestro di camera, Fi- stro di camera del Papa è un di-
renze 1625. Scipione Amato, Cen- stintissimo prelato, eh* è destinato ad
sura al 3Iaestro di camera di Fran- assistere al Pontefice, e ad accogliere
cesco Scstini , Liegi i634. Giu- ed accompagnare le persone che van-
seppe Cesare Battifango, Opuscolo no all'udienza. di sua Santità, secon-
del maestro di camera. V. Maz- do il rango loro ; posto che però è
lucchelli, Scrittori italiani t. V, p. vacante alla morte d'ogni Papa. 11
1895. p. Bona uni nella sua Gerarchia
11 Galletti
, Del prìmicero ed ecclesiastica, stampata nel 1720, a
maggiori della santa
altri ufflziali p. 472 6 seg. descrivendo gli uffizi

Sede e palazzo Lateranense^ a p. palatini, così esprimesi sul maestro


gì, parlando del secondicero s. Pa- di camera. In primo luogo assiste

terio famigliare del Pontefice s. nell'anticamera prossima alle came-


Gregorio 1, e fiorito nel 601, dice re pontificie un prelato , che per
che il Secondicero i^Vedi) fungeva lo più è patriarca o arcivescovo,
eziandìo l'uflìzio che ha a' nostri detto maestro di camera , da cui
giorni monsignor maestro di came- dipendono tutti gli altri nelle anti-

ra, di portare al Pontefice l' am- camere, e immediatamente riferisce


basciata di chi desidera di presen- al sommo Pontefice ciò che deve ,
tarsegli. All' articolo Cubiculario e dal medesimo riceve gli ordini
(Fedi) parlammo del cubiculo e che devono eseguire. In quanto
si

de cubicularii y antichissimi fami- all'abito che usa, non è diverso da


gliari de' sommi Pontefici, uno dei quello usato dai vescovi, cioè pao-
primari de' quali certamente avrà nazzo, con rocchetto e mantelletla.
avuto r incarico di esercitar l'uflì- Noi aggiungeremo, che ha pure
zio che in progresso di tempo fu r uso della cappa paonazza con
chiamato maestro di camera. Agli fodere di seta cremisi e di pelli di
articoli Camerieri del Papa, e Fa- armeltino.
miglia pontificia (Vedi) avendo , L'origine dell' uflìzio di maestro
trattato dell'origine e delie altri- di caoì'.M-a del Papa non si può
bu/iuni de' ministri domestici della stabilire per mancanza di documen-
casa de' sonimi Pontefici, molle no- ti e notizie. Da osservazioni che ho
tizie riportammo sul prelato mae- fatto sui ruoli della famiglia poii-
stro di camera, quali pure si pos- tilicia, conservano nell'archi-
che si

sono leggere agli articoli che lo ri- vio del palazzo apostolico e che ,

guardano. ]| Lunadoro nell'edizio- incominciano con quelli di Giulio


ne del 1646, Relazione della cor- HI del i55o, gli anteriori essendo
MAE Mae 129
feriti in un incendio, rilevo che il lenne ingresso in Roma nel i5i'i
titolo e r abito non era l'odierno, di Adriano VI, lo seguivano a ca-
per quanto vado a riferire. Dalla vallo il dottore d'Agreda protome-
serie poi che mi è riuscito for- dico, et magister Petrus praecipuus
mare, si vedranno quelli esaltati al camerarius ,
quibus consuetudine ,

cardinalato, con altre notizie. Sem- seu praerogatii'a speciali talis locus
bra dunque che anticamente il conceditur. Ma nel ì585 nel pOvS-

primo o decano de' camerieri se- sesso di Sisto V, per la prima volta
greti partecipanti, detti camerieri si trova espressamente notato il mae-
ne fungesse l'uffizio, non
assistenti, stro di camera: Retro Pontificent
sempre col titolo di maestro di ca- in equitatione immediate ibant duo
mera, tanto pili che vestiva come camerarii secreti assistentes, medium
essi. In fatti nel ruolo di Paolo habentes Illm. D. Alessnndrum de
IV leggo che nel i555 per la sua Montalto pronepotem Pontificis, in-
coronazione ebbe dei drappi pel dutum habitu clericali violaceo se-
vestiario, cioè saia rosata veneta rico. Duocamerarii fuerunt ma-
rascia paonazza, ormesino Icona to, gister camerae, et pincerna Sancti-
damasco rosso per mostre , taffettà tatis suae. Nel possesso di Grego-
rosso ormesino pao-
cremisino e rio XIV del 1^90 si dice: Post
nazzo. Vero è però che sotto Giu- Pontificem immediate equitahant
lio III già esisteva il ministro eser- duo ejus intimiores , et secretiores
citante r uffizio di maesJro di ca- cubicularii, nempe Offredus de Of-
mera, portandone il titolo. Su que- frediscubiculi praefectus , et Al-
sto, come del vestiario, altre noti- phonsus Sanctitatis suae pincerna
zie si leggono nelle descrizioni delle (Alfonso Sfondrato coppiere e ni-
cavalcate eh' ebbero luogo ne' so- pote del Papa ). Nel possesso d'In-
lenni possessi che i Papi presero nocenzo IX del 1591 dicesi: Jpud
della basilica iateranense , e rac- Sanctitatis suae equitaverunt San-
colte dal Cancellieri nella Storia ctinus praefectus cubiculi, pincerna,
de possessi, le quali andiamo a ri- secretarius et medicus Sanctitatis
portare. jN'el possesso preso da In- suae. In quello di Clemente Vili
nocenzo Vili nel 14^4 si dice, che del 1592 si legge: dietro al Papa
il decano della rota cavalcava ìnter immediatamente cavalcavano due i

dominos Laurentiiim de Mari ( o camerieri segreti assistenti, cioè il

Cibo, parente del Papa e poi car- sig. mastro di camera, ed il


Silvio
dinale) et Hieroìiymum Calagra- sig. Diego, e poi i cardinali. Nel
mim, secretos cubicidarios Papae. possesso di Paolo V del i6o5 viene
In quello di Leone X del i5i3 si detto: Appresso il Papa cavalcava-
legge, duo cubicularii secreti, cuni no Roberto Ubaldini e Settimio
auditore de mitra. Dopo quel Pon- Ruberti, il primo maestro di ca-
tefice non più assumendosi ne' pos- mera di Nostro Signore, il secon-
sessi i paramenti sacri, l'uditore di do coppiere, e appresso di loro
rota o decano di essa non più in- due secretarr con il medico, vestiti
cedette tra i camerieri segreti, per- tutti di scarlatto con mostre bian-
chè non ebbe più luogo la mitra che d'armellino, e cappucci rivol-
di cui è custode allorché funziona tali alle spalle. In quello del1621
fi Papa. Nel possesso o meglio so- di Gregorio XV abbiamo che ca^
VOI. XLI.
i3o MAE MAE
vaicnvano post Itclicam ( ove era Peltegriui cubiculari assistenti, con
il Pontefice ) duo camcrarii Papae vesti e cappucci a)n mostre di da-
serreii nssistcntes, vicìrlicet magi' masco cremesino avanti le vesti. In
ster camerne. , et ptnccnia. Ne! quello di Alessandro Vili del 1689,
possesso di Urbano Vili 1623 del dopo la sedia di Nostro Signore
è detto : Post lecticam immedia- venivano mons. Bortoli maestro dfi
te ante D. Card, cqiiitariint
III. camera, Gabrielli coppiere, cubicu-
ììiagister camerae^ et pincerna Fa- lari Nel 1691, nel pos-
assistenti.
paey camerarii assistentcs cum ve- sesso d'Innocenzo XII, dopo la sua
stibus ruheis et capiitiis. Nel 1
644i lettiga cavalcavano monsignor Cen-
iu quello d'Innocenzo X, alla letti- ci arcivescovo di Larissa e maestro
ga sequehatur secreta rius do mesti- di camera, e monsignor Crispoldi
€us, medius inter cubiculi praefc- e Camporeale cubiculari assistenti.
ctum^ atque pincernam : in altra In quello del 170 di Clemente 1

relazione i detti ministri sono chia- XI, appresso al cavallo che caval-
mati magister camerae, pocillatorj cava, seguiva monsignor Rulfo mae-
in altra si dice che il sig. Lattan- stro di camera con mantelletto e
zio Lattanzi era il maeslro di ca- rocchetto, in mezzo ai monsignori
mera, e Quintio Bufalo cop-
del Massei e Rasponi, camerieri assi-
piere, vestiti di scarlatto con mo- stenti. In quello del successore In-
stre di largo damasco cremesino nocenzo XIll del 1 721, seguiva la
avanti le vesti. Nel possesso di A- sua lettiga monsignor Sinibaldo Bo-
lessandro VII del i655, si riferi- ria arcivescovo di Patrasso, mae-
sce che succedeva a Nostro Signo- stro camera, con mantelletto e
di
re monsignor Buonvisi maestro di rocchetto, in mezzo ai mons. Cesa-
camera , arcivescovo Laodicea ;
di re Meniconi ( già niaestro di ca-
Altra relazione dice : sequebantur mera del Papa nel cardinalato) e
praefectus cubiculi archiepiscopa- Filippo Magnoni, primi camerieri
li cultUf pincerna. Nel 1667 pel segreti. Nel possesso di Benedetto
possesso di Clemente IX non si XllI del 1724, intervenne alla ca-
nomina maestro di camera, bensì
il valcata monsignor Nicolò Lercari
il coppiere monsignor Silvestro Va- maestro di camera. Nel possesso di
nini, il segretario de' brevi , e il Clemente XII del 1780 cavalcò
medico con veste dì scarlatto, con monsignor Doria arcivescovo di Pa-
mostre di largo damasco cremesi- trasso maestro di camera, con mon-
no avanti le vesti. Neppure si no- signor Corsini nipote del Papa ìq
mina nel 1670 per quello di Cle- mezzo a due protonolari apostolici.
mente X dicendosi soltanto
, se- : In quello di Clemente XIII del
quebantur immediate duo camera- 1758, dopo del Papa seguiva ca-
rii assistentcs^ mous. Prospero Val- valcando sopra mula bardata di
lemani coppiere, raons. Nicola Gen- paonazzo monsignor Erba Ode-
,

tile scalco (che fu padre al car- scalchi, maestro di camera, vestito


dinale). Nel possesso del 1676 di rocchetto e manlelletta , e cap-
d'Innocenzo XI, si dice che dopo pello usuale, in mezzo ai due ca-
la sua lettiga venivano immedia- merieri segreti assistenti, indi il me-
tamente monsignor arcivescovo Pi- dico, il caudatario e due aiutanti
guattelli maestro di camera, Riva e di camera, con due scopatori se*
xMAE MAE i3i

f Clemente XIV
greti. Nt^l posst^sso di

del 1769, dopo seguiva immedia-


tre fiocchetti eguali
Cavalcarono con lui
alle estremità.

in linea Ire
menle sopra mula hard afa di pao- camerieri segreti partecipanti ( es-
nar/o monsignor Scipione Borghe- sendo assente monsignor della Por-
se, niaeslro <li (-nmcra di sua San- ta guardaroha ), cioè i monsignori

tità , con rocchetto, ninniellella e Piccoloniini coppiere alla sua sini-


cappello usuale in mezzo a due ca- stra, Borromeo segretario d'amha-
merieri Segreti assistenti, hi quello sciata alla destra, e Borgia che in-

del 1775 di Pio Yf, dopo il suo cedeva alla sinistra del primo tut- :

cavalle inced(;va sopra mula har- ti cavalcavano cavalli con testiere


data di paonazzo, monsignor Gui- semplici e guarnizioni dorate, come
do Calcagnini maestro di camera erano le con gualdrappe di
staffe;

di Nostro Signore, in rocchetto, panno nero con frangie, trina e


mantelletta e cappello usuale, in fiocchetti di seta simile; cappe ros-

n)e7.zo a due camerieri segreti in se senza il cappuccio in testa, ma


cappe rosse e cappucci con pelli. al per concessione del
solito calato

Nel 1801 pel possesso di Pio VII Papa (mentre altri camerieri
gli

proseguiva a cavallo, dopo la car- segreti e d'onore soprannumeri, in-


rozza del Papa, sua eccellenza mon- cedendo in tutto con»e loro, avea-
signor Antonio Maria Odescalchi no in capo il cappuccio, ed bus- i

arcivescovo d'Iconio, maestro di ca- solanti aveano il cappuccio calato


mera , in mezzo a due camerieri col cappello usuale ecclesiastico ia
segreti, coppiere e segretario d'aui- testa), tenendo
capo coperto so-
il

hasciala. Nei successivi possessi di lo con berrettino nero ^ e sottana


Leone Xll, Pio Vili e Gregorio di panno, avendo tutti deposta la
XVI, i maestri di camera presero seta per questa cavalcata, guanti
luogo col maggiordomo e con due e bacchetta in mano. Dopo caval-
can»erieri segreti, nella seconda mu- cavano in come loro, soltan-
tutto
ta e carrozza nohile di palazzo. to il caudatario e il primo aiutan-
Nel possesso poi preso dal regnan- te di camera, quindi uno scopatore
te Pio IX agli 8 novemhre 1846, segreto, seguito dalla lettiga o por-
monsignor Francesco de Medici tantina pontificia. Ma del modo
maestro di camera, cavalcò iuime- di andare nelle cavalcate si pos-
dialamente dopo la carrozza in cui sono vedere gli articoli Cappa ,
incedeva il Papa, vestito di man- Cappello, Cappuccio, Cavalcate,
telletta, rocchetto e cappello usua- Mantelletta, Mantellone, Possesso,
le ecclesiastico,con guanti e hac- ed i voi. Vili, p. 171 e seg.y e X,
chetta in mani, tanto nell'andata p. 3oi, 3o5e 3o8 del Dizionario.
al Laterano, che nel ritorno al Qui- Con Pio VI non solo terminaro-
rinale, dovendo nella hasilica assu- no le cavalcate del possesso, ma anco
mere la cappa. Il suo cavallo avea le quattro annuali per note