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C 3 7Z&

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI AI VARH GRADI DELLA GERARCHIA
ECCLESIASTICI,
DELLA CHIESACATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. LXXXVIII.

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLVI11.
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
i
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESI ASTICA

VAL VAL
V ALENZA o VALENCE (Valeri- di poca importanza, resa celebre dal sog-
tinen). Città con residenza vescovile e giorno e gloriosa morte del Sommo Pon-
antica di Francia nel Delfinato, capoluo- tefice Pio VI trascinatovi dal furore della
Ì

go del dipartimento della Dtóme, di cir- repubblica francese rivoluzionaria, e vi


condario e di cantone,aio leghe da Vien- die splendidi e edificanti esempi di virtuo-
na, più di 27 da Lione, e 127 da Parigi, sa paziente rassegnazioue. L'interno della
già appartenente al parlamento di Greno- città è male distribuito e non regolar-
ble. E' piacevolmente situata giù per la mente fabbricato, il più bello edilìzio es-
china d' un colle, e in bella e fertile pia- sendo il palazzo della prefettura. La cat-
nura, bagnata da diversi ruscelli, sopra tedrale alquanto ampia e bella, costruita
la sponda sinistra del Rodano, che quivi con architettura romana (secondo la ri-
si varca sopra un ponte di ferro sospeso. cordata proposizione, nell'antecedente
L'ultima proposizione concistoriale la di- dicendosi gotichae structurae j ma re-
ce^ptimo politur coclo fontinclque duo- staurata lo sarà stata con architettura
decini circiter incoiai um milita. Sede di romana), è dedicata a Dio sotto l'invo-
a
tribunale di r. istanza, di direzione de' cazione di s. Apollinare (F.) martire

demani, e delle contribuzioni dirette e (titolo che leggo nella detta e nella pre-

indirette, conservazione dell'ipoteche ed cedente proposizione concistoriale, non


altre autorità dipartimentali. E circon- peiò nel Martirologio romano), e ve-
data da un muro in cattivo stalo, fian- scovo della città. Ha il s. fonte e la cura
cheggiato da torri, che la separa dal sob- d'anime affidata all'arciprete a nomina
borgo di Saunière, che traversa la strada del capitolo. Piacchiude un pregevole
tra Lione e Marsiglia, ed ha nella sua quadro dipinto dal Caiacci, e nel coro è
parte settentrionale, in faccia ad una bel- un monumento marmoreo con figure in
la piazza d' armi piantata d' alberi, una bassorilievo,eretto alla memoria veneran-
cittadella triangolare con facciata gotica da e gloriosa del suddetto Pontefice dal
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governo francese, e scolpito da Laboreur> pò della congregazione de' Canonici re-
con iscrizione in marmo nero, contenente golari di s. Rufo (/ '".). Si controverte se
i Precordi di Pio VI, alla cui biografia lo il Papa Anastasio IV del 1 i53, fosse sta-

descrissi, avendo scolpito il suo busto il to prima abbate di s. Rufo nella diocesi

celeberrimo Canova (secondo le comuni di Felletri(F.) ovvero t


in quella di Va-
r
assertive, ma osserva mg. Baldassariche lenza. Egli soltanto fu canonico regolare

non è registrato nel catalogo delle opere e priore dis. Anastasio di Velletri. Tut-

di quell'insigne scultore, pubblicalo dal to prova ad evidenza il Borgia nell' 1-


Missirini e dal Cicognara, acciò non ve- storia della chiesa e città di Felletri,
nisse attribuito il merito ad opere non p. 228 e seg. Vi è un tempio luterano,
sue), autore pure della sua statua colos- il collegio comunale, la scuola di dise-

sale ebe sovrasta il suo sepolcro innanzi gno, la biblioteca pubblica con circa

la Confessione della basilica Va'icana i5,ooo volumi, due ospizi, uno de' quali

colla quale questa cattedrale ba il vanto pe'trovatelli, il teatro e la sala pegli spet-

di dividere gli avanzi mortali di quelPapa tacoli caserme militari scuola d' arti-
, ,

immortale. capitolo si compone di glieria con poligono, arsenale di costru-


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canonici titolari, e di diversi canonici o- zione. Eravi altresì una università degli
norari, non ebe di altri preti e chierici, studi composta di 4 facoltà , che fu da
i quali copucri de cìioro laudes persol- principio fondala a Grenoble nel 1 339
vuntdivinas. L'antico capitolo si com- dal delfino Umberto II, poscia trasferita
poneva delle dignità deldecano,del pre- a Valenza neh 4^2 da Luigi XI in allo-
posto, dell'abbate di s. Felice, dell'arci- ra Delfino , nel quale articolo parlai della
diacono, de) teologo e di 9 canonici. Pros- provincia e principato del Delfinato, ap-
simo alla cattedrale è l'episcopio, palaz- pannaggio de'primogenili de're di Fran-
zo suflìcien temente grande e decente. Vi cia, onde i francesi chiamarono questa

sono inoltre alti e due chiese parrocchiali città Falence en Dauphiné. Valenza ha

munite del battisterio , diverse case re- pure belli passeggi piantati d'alberi, fab-
d'ambo sessi, alcuni sodalizi, l'o-
ligiose i briche di panni, tele indinne, di lavori di
spitale, due seminari l'uno grande e l'al- seta, di veli, di guanti, berrette, coltelli ;

tro piccolo cogli alunni. Da ultimo con- vi sono filatoi di cotone, tintorie, birrerie,
sistevano gli stabilimenti religiosi degli concie di pelli, corderie, seghe di marmi,
uomini, in uno de'missionari per la dio- fabbriche di tegole, di terraglie, fornaci
cesi, e in altro de' monaci della frappa; da calce, fabbrica di bianco di cerussa,
ad 8 ascendevano le congregazioni delle ed assai gran numero d'oflicine per la
suore iu parecchi stabilimenti, contenen- costruzione di vetture. Il commercio prin-
do 5yo religiose. Prima delle ultime vi- cipale si fa co' panni e stoffe, i vini gene-
cende 4 erano le parrocchie, s. Pietro in rosi, i liquori, la carta, gli oli, gli aromati,
Borgo era collegiata, e vi fiorirono nella i grani, il coltellame. E' qui il deposito
città ne' propri conventi i religiosi do- de'viui, delle setedel paese,ede'frutti del
menicani, francescani, conventuali, mi- mezzogiorno. Vi si tengono 6 fiere all'an-

nimi, cappuccini, recolletli ; e ne' mo- no. Fu patria d'alcuni illustri, ed il Va-
nasteri le monache della Visitazione, di lentino Pluvinel pel i.°aprìin Francia
s. Orsola : altri religiosi erano nella dio- scuole di cavallerizza, e fra gli ecclesiastici

cesi. Fu celebre la suburbana splendi- ricorderò solamente il cardinale Alfonso


da ed elegantissima abbazia di s. Rufo, Uberto Latier de Bayanne(F.). La po-
dagli eretici col ferro e fuoco adequata polazione si fa ascendere a i5,ooo abi-
al suolo. Trasferita d' Avignone (F.) a tanti circa. 1 dintorni sono deliziosi, ma
Valenza, fu la principale abbazia e ca- prima della costruzione della riviera, il
VAL V A L 5
Rodano colle sue inondazioni vi cagiona- de, coll'annuo censo di 5 soldi. A Lam-
va gran guasti. Valenza, Valentìa, Ju- bert conte del Valentinois,euon aLnm-
lia Fa lentiaSagalaunoruni Urbs,
e bert conte di Chalons , deve attribuirsi
città antichissima, fu la capitale de' Sega- il seguente fatto. Gli anvergnati aven-
Ianni e divenne colonia romana sotto
> do fatto invasione in Borgogna al tempo
Vespasiano imperatore col nome di Co- di Ugo il Grande, cioè nel 936 al più
lonia Julia Valentia) celebrata da più tardi, vennero incontrati da Lambert con-
scrittori, come da Plinio, Tolomeo, dal te degli allobrogi, accompagnato da Ber-

codice Teodosiano, e da Prospero Tuoni nardo suo congiunto e da altri signori


in Chronico presso Goltzio e 1' Ortelio. nel Borbonese, e mentre retrocedevano,
Tutlavolta non presenta questa città al- si gettò sopra di essi tagliandoli in pez-
cun avanzo di antichità romane. Valenza zi. Ne si può dubitare che il Valentiuois
colla istituzione delle nuove provincie fat- non appartenesse anticamente al paese
ta sotto l'imperatore d'occidente Ono- degli allobrogi, senza che mai vi sia stato
rio, si trovò compresa nella i." Vienne- compreso il Ghalonese. Al presente di-
se, e dopo essere stata occupata da' bor- videsi in alto e basso Valentinois, ili.°
gognoni, venne conquistata col reame lo- dall'Isero alla Dróme lunghesso Roda- il

ro da' figli di Clodoveo I rede'franchi, ed no; il 2. dalla Dròme sino al Venaissi-


inutilmente fu assediata nel 578 da Za- no.San Marcellino, Montelimar e Ro-
bnno bravo capitano de'longobardi. Mor- maus sono, dopo Valenza, le città princi-
to nell'877il re e imperatore Carlo 1 il pali dell'antica contea. Il Diese, la cui ca-
Calvo, Valenza fu concentrata nel nuovo pitale è s. Diez posta sulla Dròme, 'era
regno d'Arles, cui possessori lasciarono
i una delle i4 città che componevano la
a' conti di Provenza una vasta carriera provincia Viennese. Dopo aver apparte-
di dilatarsi col riconoscere la loro sovra- nuto successivamente a' romani, a' re di
nità. Difatti, questi conti si resero padro- Borgogna, a' re di Francia e agi' impe-
ni non solo del piccolo paese chiamato ratori, cadde sotto la potenza de' conti
Valentinois o Valentinese, di cui Valenza di Provenza, e prese allora il titolo di
era ma di tutti paesi che so-
la capitale, i contea. Pretendesi che Guglielmo fi-
no mezzodì dell'Iserosino al Mediter-
al glio di Bosone conte di Provenza, sia sta-
raneo. Essendo poscia la Provenza stata ."
to il 1 conte del Diese. verso la metà
divisa iu contea e in marchesato, la 2." del secolo X, ed Isaru fu 1' ultimo con-
quota che comprendeva quanto giace te particolare di s. Diez. Nel 1096 co-
a
tra l'Isero e la Duranza, sortì a' conti di mandava l'ii. divisione dell'armata
Tolosa (^.), sotto i quali v'ebbe in ogni de'crociati, dopoché Papa Urbano II nel
città de'conti particolari che dipendeva- 1 095 promulgò nel concilio di Clermont
a
no da essi quali loro vassalli. Ili ."conte la i. crociata, avendo nel recarvisi ono-
di Valentinois che si conosca è Gontardo rato di sua presenzaValenza,edaquivi in-
che vivea verso la metà del secolo X, la timato quel gran concilio. Morto Isaru
cui sposa gli partorì Lambert che gli suc- nel1 1 16 senza figli, fu da'couti diTolosa,

cesse.Da Gontardo Valenza divenne la se- da cui dipendeva allora il paese tra rise-
de de'conti delValentinois.Lambert colla ro e la Duranza, riunito in qualità di
moglie Falectrude e il loro figlio Aimar marchesato di Provenza, il Diese all'an-
o Ademar nel 985 iu suffragio delle lo- tico loro dominio, ed alcuni aggiungono
ro anime stabilirono, medianici fondi che e riunito alla contea di Valentinois. Non
eederono, la ricostruzione della chiesa di conoscendosi la continuazioue de' conti
s. Marcello per couvertirla iu monastero del Valentinou della 1/ stirpe, passo a
benedettino, soggetto soltaolo alla s. Se- dire della seconda. Essa comincia con
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Aimar cognominato di Poitiers, figlio
T linese e Diese, per questo Federico I si

naturale ili Guglielmo IX contedi Poi- credette padrone di fare le narrate do-
tiers, nato verso il i i i5. In compagnia nazioni, Guglielmo I nel 1 1 83 prese sotto
di molte genti si recò a Montelimar, e fu la sua protezione I' abbazia cislerciense
dalla contessa di Marsanne, luogo posto di Leon cel, francandola nel tempo stesso
nel Valentinois, impegnatodi soccorrer- d'ogni pedaggio, e con successiva dispo-
la contro vescovi di Valenza e di s.
i sizione ingiunse a*.suoi castellani e baili
Diez, chele facevano forte guerra. Gli fu di prender la difesa di quel castello, con-
di molto aiuto, e conquistò parecchie ca- tro alcuni faziosi, fra'quuli ve n'erano pu-
stella e città nel Valentinois e nel Diese; re di sua terra; gente perniciosa che non
e la contessa per rimunerarlo de'servigi aveano alcun riguardo di oltraggiare i
resi gli offrì la metà di tutta la sua ter- monaci di Leoncel, di prendere e di por-
ra, con facoltà di prendersela tutta inte- tar via loro beni. Neil 187 Guglielmo
i

ra, se sposasse l'unica sua figlia Filippa, I e suo figlio Aimar II, con atto seguilo
come fece, e così divenne signore di tutta a Valenza nella badia di s. Rufo, diede-
Nacque da questo matrimo-
quella terra. ro alla certosa di Selva Benedetta una
nio Guglielmo I, e morendo del 35 gli i i rendita di biade fondata sulla loro terra
successe nella contea di Valentinois. E- d'Etoile. Morendo Guglielmo nel 189, I 1

gli servì per qualche tempo il conte di gli successe Aimar II di Poitiers conle
Tolosa, il quale Io riconobbe a cugino e di Valentinois e di s. Diez, nato dalla
patente, e lo colmò di onori e di aiuti. Al sua moglie Beatrice figlia di Guigge* IV
suo tempo la contea del Valeutinese fu delfino del Viennese. Questi si riebbe
di mollo ristretta dall'imperatore Fede- in parte delle perdite fatte dal padre,
rico quale sollecito per quanto po-
I, il mercè la donazione che gli fece Rai*
teva inminorare l'autorità laicale, tro- mondo V conte di Tolosa nel giugno di
vandosi a Besancon accordò con diplo- detto1 189, di ogni azione e dominio che
ma del 24 novembre 11 5? la signoria possedeva tanto da se quanto per parte
di Valenza, insieme a'diritti legali di cir- de'suoi vassalli nella contea Diese. Aimar
ca i3 castelli ne' suoi dintorni, ad Od- II poscia in riconoscenza verso la casa di
done o Eude vescovo di Valenza. Dopo Tolosa si dichiarò pel conte Raimondo
tal concessione Oddone e i suoi successo- VI nelle guerre degli eretici Albigesi
ri si qualificarono per vescovi e conti di (F.). Egli fortificò i suoi castelli e li pose
Valentinois. Nel 1 1 78 con diploma del in istato di difesa; ma
vedendo nel 121 3

29 luglio gratificò circa nella stessa guisa che si avvicinava da Valenza Simone di
Roberto vescovo dis. Diez, avendogli do- Monfort, capo della spedizione crociata
nato quella cittàe alcuni castelli nel Diese contro quegli eretici, in uno al duca di
in assoluta giurisdizione in un co'dirilti Borgogna, si recò da loro e colle sue som-
regali anche sopra tultociò che aveva il missioni prevenne le stragi che lo minac-
conte Guglielmo I di Poitiers nell'esten- ciavano. A garanzia delle promesse da
sione di quel vescovato, ad eccezione del lui fatte, consegnò aMonfort alcuni de*
castello di Quint. Ma il giorno dopo ac- suoi castelli, de' quali venne da questo
cordò una specie di compenso al conte generale affidata la custodia al duca di
Guglielmo 1, cedendogli il pedaggio da Borgogna ; però 2 anni dopo, l'occasio-
Valenza sino a Montelimar divisibile col ne che se gli presentò d' ingrandirsi lo

Delfino. Conviene rammentarsi, che es- staccò interamente dagl'interessi del con-
sendo nella giurisdizione dell'impero l'an- te di Tolosa. Privato questo principe dal
tico regno di Borgogna e di Arles,ed ap- concilio di LaterauolV neh 2 i5 de'suoi
partenendo a tal regno le contee Valeu- domiuii conquistali da'crociati, Aimai II
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si giovò tli tale decisione pei* estendere la pellazioni giudiziarie di delle terre si de-
sua dominazione sul Vi va rese, compreso vol vesserò al preside o rettore pontificio
negli slati del conte di Tolosa , benché del Venaissino, che la s. Sede cominciò
non formasse parte del conquisto de'cro- nel temporale agovernarenel i220yecon«
ciati. A malgrado di questa usurpazione tinuò sino alla rivoluzione di Francia,
e degl'impegni presi da Aimar li verso che glielo tolse con Avignone nel ponti-
Blonfort, rientrò senza spogliarsene nel ficato di Pio VI. Di più si obbligò il conte
partito di Raimondo VI.Monfort veden- in alcune occorrenze di somministrare al
doli riuniti passò il Rodano a Viviers
, Papa 100 cavalli e 4oo fanti nel conta-
nel 1217, ed unitosi con un corpo rag- do Venaissino e nella città d'Avignone.
guardevole di crociati capitanato dal ve- Tuttociò, con quant'altro dovrò dire sulla
scovo di Nivers, strinse d'assedio Crest, sovranità della s. Sede di queste contee,
castello fortissimo emunitissimo nel Va- tacendosi da molti scrittori , forse poco

lentinois, del quale il prode cav. Arnal- di voli alla Sede stessa e non veramente
s.

do cl'Aydu era governatore per Aimar storici, come pure da\V Arte di verifica-

li cui apparteneva. Molli vescovi del pae- re le date, rende quest'articolo alquan-
se e circa 100 cavalieri francesi lo assiste- to prolisso, per dichiararlo a gloria del
rono uella spedizione. Si negoziò peral- vero e della Sede apostolica. Aimar II

tro la pace tra quel generale e il conte quindi nel febbraio i23o acquistò da Ai-
di Valejilinois, e si convenne finalmente mar e da Pietro di Poussin la terra di
in un trattalo. Promise Monfort di dar quel nome, e poco dopo mori. Filippi-
sua figlia al conte, che dal cauto suo pro- na di Fai, sua 2/ moglie, che vivea an-
testò di vivere seco lui in buona amici- cora neli25i, gli portò in dote la terra

zia, e in pegno di sua parola gli die in cu- di Faicon molte alhe terre nel Vivarese.
stodia parecchi de' suoi castelli. Nel tem- Divenuto perciò vassallo del re di Fran-
po stesso Aimar li concluse la pace con cia, ebbe ordine di rivocare il bando e
Umberto di Mira bel vescovo di Valenza, avambando nelle sue terre (pubblico co-
col quale avea forti brighe. Del pedaggio mando sovrano indirizzalo a'vassalli di
accordalo sul Rodano a suo padre da Fe- trovarsi in armi ad un dato convegno
derico I, Aimar II domaudò e ottenne la per servire nell'esercito, o in persona o

conferma dal uipote Federico II impera- con un certo numero di soldati a piedi
tore nel 1219. A'26 luglio di tale anno, o a cavallo), e di partire per raggiungere
mercè convenzione seguita tra il vescovo laregia armata. I figli avuti dah.° ma-
e il capitolo di Valenza, il conte riconob- trimonio furono Josserande moglie di
be tener da quella chiesa in franco feudo Bermoud signore d'Andusia,e Gugliel-
la signoria diChàteau-Double. Frattanto mo a lui premorto nel 226 lasciando tli
1

pel trattato di Parigi, Raimondo VII con- Flotta di Rozannit, Aimar 111 di Poiliers.
te diTolosa dovette cedere alla Chiesa Questi fanciullo successe all'avo sotto la

romana e al Patrimonio di s. Pietro, ol- tutela della madre, la quale alla morte
tre contado Venaissino e parte della
il del marito avea conteso tal carico al suo-
d Avignone, al modo narrato in tali
1

città cero, e coll'opera del vescovo di Valen-


articoli, le contee Valentinese e Diese; ed za se lo era appropriato colla forza. Rai-
il Papa Gregorio IX nel 1228 divenuto mondo VII conte diToIosa e cugino d'Ai-
signore di detti domimi ceduti dal conte mar III, essendosi avvicinato al Rodano
di Tolosa supremo signore de'medesimi, nel febbraio 1 2 3t), fu visitato dal conte
accordò il Valeulinese e il Diese in feu- tli Valentinoi«, e con atto seguito a l'Ile

do alcoute Aimar II diPoitierscon molti del Venaissino a' q del seguente aprile,

pesi, uaode'quali era, che le seconde ap- iili dichiarò che il castello di Bois colle
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sue dipendenze apparteneva al suo allo- strata senz'essere negli ordini sagri; al-
dio al pari d' altri 16 castelli , tra' quali lora Aimar HI scrisse a Papa Clemente
Privas, Tournon , s. Alban, tutti posti IV pregandolo procurare un degno pa-
nel Vivarese, e che niuno ne teneva in store alla chiesa di Valenza , e il Papa
feudo o altrimenti da qualunque signo- colla sua risposta fece sapere al conte ,

re temporale Aimarlll ricevette


ci fosse. che per corrispondere al suo lodevole de -

poscia que'dominii in feudo franco dal siderio avea eletto a quella cattedra per-
conte di Tolosa, dopo avergliene dato sonaggio savio e discreto, e inoltre suo
il dominio principale e diretto, riser- parente, senza però nominarlo. Questi e-

bandosi soltanto il dominio utile e il na- ra Bertrando di Poitiers vescovo d'Avi-


turale possesso ; indi gliene rese omag- gnone, che nella sua elezione avea avuto
gio a mani giunte, alla presenza di due a competitore Guido di Montlaur. Ai-
vescovi e molli signori. Essa non era mar III però ebbe in seguilo delle con-
che una restituzione de' diritti da Ai. nat- troversie con quel prelato, questi moren-
ii come dissi più
usurpali, sopra, al do 1274 dopo essersi pacificato col
nel
conte Raimondo VI dopo la decisione conte. Il Papa b. Gregorio X, reduce dal
del concilio di Lalerano IV che lo dichia- concilio di Lione II, nel 1275 si trasferì
rava decaduto da'dominii toltigli da'cro- a Belcaire e indi a Valeuza, ove senten-
ciati; della qual decisione si era Rai- do che Alfonso X re di Castiglia pretende-
mondo VII suo figlio fatto assolvere nel va all'impero e s'intitolava Imperatore,
1229, fermo restando le cessioni de' a'i3 settembre scrisse all'arcivescovo di
paesi dati alla s. Seiìe e al re di Fran- Siviglia,che obbligasse il re ad astener-
cia s. Luigi IX. Nel 1 s56 Ai ruar IH, con sene come avea promesso, per non pre-
Guido Fulcodi, riconob-
lettere scritte a giudicare l'eletto Rodolfo I d' Absburg,
be l'omaggio fatto a Raimoudo VII del ed occorrendo facesse uso degl'interdetti
Dieseje il fece, come dice, per timore, e delle scomuniche. In Valeuza il Papa
attesoché Raimondo VII gli avea minac- fece quelle altre cose che riferisce a p. 22 1
ciato guerra in caso di rifiuto ; confessan- il p. Bonucci, ne\V Istoria del b. Grego-
do però che il suo avo avea ricevuta da rio X
y il quale da Valenza passò a Vien-
lui la contea del Diese a titolo feudale ,
na, hi questa città unì il vescovato di s.

e tacendo l' infeudazione ricevuta pure Diez a quello di Valenza, tie.T intendi
dal Papa. Volendo s. Luigi IX assicu- mentOjCome pretendono alcuni, di render
rarsi del castello di Bidage appartenen- con ciò più temuto al contedi Valenli-
te al conte di Valentjuois, promise nel nois il vescovo di Valenza. In conseguen-
1257 Aimar III, sulla domanda elicglie- za di tal unione il vescovo Amedeo de
ne fece il re, di rimetterglielo sinchèegli Roussilon succeduto al vescovato di Va-
o figli tanto del fu Baraldo di Bidage,
i lenza, si pose in possesso di quello di s.
a
quanto Guglielmo di Solignac suo vas- Diez. Fu suai. cura di formare un ca-
sallo, lo possederanno. Morto nel 1265 pitolo composto di ecclesiastici delle due
Guizzardo V sire del Beaujolais seuza diocesi permantenere tra essi un perpe-
posterità, Ai mar III contrastò la succes- tuo legame; ma Amedeo poco dopo di-
sione alla di lui zia Isabella sorella di chiarò guerra ad Aimar HI egli tolse
Guizzardo, e fu rivendicala colla decisio- parecchie piazze, le quali ostilità non ces-
ne della corle del re nel 1269. Nel pre- sarono seuza gli accordi in cui li poterò
cedente vacata la sede vescovile di Va- comuni amici. Morì Aimar III neli277
lenza, attesa la dimissione datane da Fi- poco dopo il 6 maggio, giorno in cui fe-
lippo di Savoia, per succedere all'omo- ce donazione al suo primogenito di di-
nima sua contea, dopo averla ainuiiui- versi castelli posti nelle diocesi unite di
VAL VAL 9
Valenza e di s. Diez, celi Viviers, venen- dipendevano da lui, e dopo alcuni dilxit-
do sepolto nella badia cistercicnse di timenti si convenne che Ugouetto rico-
Beaujcu, come avea ordinato nel testa- noscerebbe il conte di Valentinois a si-

mento. Questo conte avea sposato prima gnore immediato di quelle terre, e le tor-
Floria dell'illustre e antica casa di Beau- rebbe in sub-feudo dalla Chiesa roma-
jeu, clama di Belleroclie figlia di Umber- na. Aimar IV. come buon economo, au-
to V Beaujeu capitale del Beau-
sire di mentò considcrabilmenle suoi (locatati i

jolais, prima che lo fosse Villafranca ; con vari acquisti. Comprò nel 288 il ca- 1

2.°neli 268 Alixenteo Alice diMercoeur stello di Sure, nel 1293 la terra e signo-
figlia di Beraldo sire di Mercoeur, e ve- ria di Faulignan, nel 1296 la terra di
dova di Ponzio di Montlaur. Ebbe dalla Barre nel Vi Varese, e nel 1299 il castel-
prima il figlio successore, e due figlie, Fi- lo di Mondar nella diocesi di s. Diez. A
lippina maritata a Bertrand signore di suo tempo eletto Papa il francese Cle-
Baux e conte di Avellino nel regno di mente V nel i3o5, con istrana risolu-
Napoli, e Margherita moglie di Ruggero zione preferì alle famigerate ri ve del Te-
di Clerieu ; dalla 2." nacque Guglielmo vere (V.) quelle del Rodano, stabilen-
conte di Chaneac. Il sigillo di Aimar 111 do la residenzairi Avignone e intitolan-

l'esprime a cavallo con uno scudo sul dosi nelle monete che coniò anche conte
petto, e 6 besanti sormontati dalla fron- del Fenaissino. Aimar IV nel 1 3 7 a-
1

te delloscudo, che sono l'armi di Poiliers. vendo venduto il castello di Belleroche,


Leggesi nell'intorno: Sigillimi Ay mari acquistò invece castelli di Mirebeau e
i

de Pie lavia comi ti s F alentinensis et diPisancon neh 323. Vivea neh 329, e
Diensis. Nel controsigillo si vede una morì d'oltre 80 anni. Dalla sua 1/ mo-
stella a 12 raggi colle sole parole: Co- glie ebbe 7 figli, il successore Aimar V,
mitis Valentinensìs. Aimar IV di Poi- Umberto ed Ottone morti celibi, Gu-
tiers suo primogenito e successore, ma- glielmo signore di Saint-Vallier. Luigi
ritato sino dal 1270 con Ippolita o Po- vescovo di Langres nel i3i8, Alice mo-
lia figlia d' Ugo conte di Borgogna e di glie di Artaud signore di Rossiglione, e
Alice di Merauia, successe al padre nel- Costanza maritala ad Ugo Ademar di
la contea di Valentinois. Questo matri- Monleil. Dalla 2.a moglie gli nacquero :

monio gli fruttò la terra di Saiut-Val- Amato che successe nelle terre di Cle-
lier nel Graisivaud. Piimasto vedovo si rieu e Chanlemerle, a Guglielmo suo fra-
rimaritò nel 1286 con Margherita figlia tello consanguineo, morto senza posteri-
di Rodolfo conte di Ginevra. Nel 1291 rità verso il i 343 ; Amedeo successore di
sentendo che giungeva nella Svizzera Guglielmo nella terra di Saint-Vallier;
l'imperatore Rodolfo I, si recò presso di Caterina moglie d' Aimeri VII o Vili
a
lui a Muret con molli signori e prelati visconte di Narbonajed Anna 3. moglie
del regno di Borgogna per fargli omag- di Enrico contedi Rodez, rimaritata po-
gio, come a suo signore feudale. Fdippo scia a Giovanni delfino di Auvergne. Ai-
di Beruisson, governatore del contado mar V di Poitiers detto Amairetlo, e-
Venaissino per Papa Nicolò IV, voleva sercilava la dignità comiziale nel Valeri-
obbligare neh 291 Ugonetto Ademar si- linese e nel Diese con Aimar IV suo pa-
gnore Monlelimar a far omaggio al-
di dre sino dal 1307. A' i3 giugno 1 3 1

la s. Sede de'castelli de la Gai de, di Rac, egli rimise nelle mani di Luigi re di X
e di una porzione di quelli di Savace e Francia lesuecontee, che ripigliò poi per
di Chàteau-Neuf di Mazene ma vi si ; averle da lui in fede e omaggio, sottraen-
oppose il conte di Valentinois, sostenen- dosi così dalla suprema signoria della s.

do che tulle quelle terre, meno Guide, Sede, essendo i Papi allora influenzati
io VAL VAL
dalla Francia, che avea perciò voluto il il Delfiuato nel 1 343
fu ceduto alla Fran-
loro stabilimento in Provenza, median- cia, al modo che dirò a Vienna e accennai
te le mene del prepotente Filippo V, con 1 a Delfino ; solo qui avvertirò, che i nuovi
deplorabili conseguenze. Anche il delfi- delfini figli de' re di Francia resero o-
no Umberto II pretendeva gli dovesse maggio feudale ai Papi pel Valentinese e
omaggio ligio per le sue contee; laddo- pel Diese. Aimar VI neh 347 entrato in
ve sosteneva Aimar V non dovergli che guerra col visconte di Valenza pe' reci-
il semplice, e per guarentirsi dalle per- proci loro diritti, volle Papa Clemente
secuzioni del delfino si appellò alla cor- VI inAvignone farsi arbitro della loro
te pontificia di Avignone. Disgustato il lite, ed inviò un legato per negoziare una

Papa Giovanni XXII pel suo operato col tregua. Aimar VI si rese bene accetto
re di Francia, ricusò prender cognizione all'imperatore Carlo IV, che gli confer-
della controversia. Finalmente dopo pa- mò con diploma de' 16 marzo 1 349 tut-
recchie tergiversazioni, Aimar V a' 20 te le signorie, vietando al vescovo di Va-

aprile i 338 fece l'omaggio quale lo pre- lenza di qualificarsene conte, ed inoltre
tendeva il delfino. Nel seguente anno Ai- lo nominò vicario generale dell'impero
mar V a' 12 agosto fece il testamento e nel regno di Arles. Non sembra però a-
poco dopo mori. Sibilla di Baux sua spo- ver egli usato di questo titolo. Giovan-
sa, figlia del conte d'Avellino Raimon- ni Il redi Francia accrebbe l'autorità di
do, gli die Aimar morto senza figli nel Aimar VI nel paese, creandolo con regie
1324>Luigi LGuizzardo morto nel 1 3^9, lettere de' 7 agosto 353 luogotenente
1

Ottone vescovo di Verdun, Aimar si- di Monsieur il Delfino del Viennese.


gnore di Veyne, Guglielmo vescovo di Nel quale officio avendo Aimar VI com-
Langres, Enrico nominato vescovo di messo un con dare in cauzione al
fallo

Gap nel 1 349, Carlo ceppo de'signori di conte di Savoia Amedeo VI alcuni ca-
Saint-Vallier; e 5 figlie, la cui primoge- stelli, fu denunzialo al parlamento sotto

nita Ippolita sposò in prime nozze Rinal- il regno di Carlo V, e condannato con
do IV conte di Dammartin, ed in se- decreto a restituire quelle piazze, ed a
conde Armami VI visconte di Poiignac; pagare 1000 marchi d'oro al re, il qua-
Giovauna, l'ultima, visse nel celibato e con soli i5,ooo
le ['assolse fiorini d'oro,

morì in odore di santità. Luigi I di Poi- come si scorge dalle sue lettere d'aboli-
liers successe al padre Aimar V, e fu crea- zione dell'agosto 1 368. Vedendosi senza
to luogotenente generale in Linguado- discendenza, alienò inquel mezzo parec-
ca nel i34o, dal re Filippo VI, indi nel chie sue terre, e nel 1373 con testamen-
1 344 servi nell'esercito di Giovanni du- to fatto in Avignone a'9 febbraio istituì

ca di Normandia all'assedio di Aubero- suo erede universale, per ciò che gli ri-
che nel Tolosano, che si dovette levare maneva, Luigi il di Poitiers suo cugino-
la notte della festa di s. Lorenzo : il con- germano, sostituendogli Edoardo di Beau-
te Luigi in quell'incontro fu fatto prigio- jeu figlio di sua sorella o i figli di lui.

ne, ma era in libertà nel seguente no- Morto l'anno stesso fu sepolto presso i

vembre. Nel i345 guerreggiava ancora francescani di Crest, ch'era la sepoltura


nella Saintonge pel re, e fu l'ultimo an- de'suoi antenati. Egli aveva sposalo per
no di sua vita. Da Margherita d' Enrico contralto dei5 dicembre
1 344 Elipl o

li di Vergi, signore di Fouvent, nacque- Guglielmo Roggero ba-


Alice figlia di I

ro Aimar VI di Poiliers detto il Grosso, e rone di Beaumont, nipote di Papa Cle-


Margherita moglie di Guizzardo di Beau- mente VI, e sorella del cardinal Roger
jeiijSignoredi Perreux. Intanto perdispo- poi Gregorio XI, che nel 1377 restituì
siziouedeldelfiuo di Vienna Umberto II, a Roma la papale residenza. Ella rima-
VAL VAL 11

sevedova di Guglielmo II signore de la alla donazione fatta dal conte Luigi II

Tour d'Auvergne, e visse sino al i4oG de'suoi stati al redi Francia. Ma avventi-
circa. Luigi li di Poi liei s, figlio d'Aimar la la sua morte nel i4'o circa, non cre-
di Poitiers signore di Chalencon e di dette suo figlio Luigi di Saint- Valliei do-
Gujotte d' Uzes, nato nel 1 354, succe- vere osservare la convenzione, e perciò
dette al conte Aimar VI suo cugino nel entralo armata mano con Giovanni suo
Valentinesee nel Diese. Nel 1 3y4- si ac- fratello vescovo di Valenza nel castello di
cordò con Carlo di Poitiers signore di Grame, ove risiedeva il conte Luigi U di
Saint- Vallier intorno la successione di lui cugino, s'impossessò di sua persona e
loro famiglie, e gli cedette le tene di Pi- lo costrinse ad un nuovo trattato a'i3a-
sancon e di Mareuil in uno «'castelli di gosto i4'6>alla presenza di parecchi ca-
s. Nazario e di Flandene. Nel i4°4 con valieri e dottori di legge. In quest'atto si

allo dell'i r agosto rinunciò a Carlo VI con venne,che nel caso il conte Luigi II ve-
re diFrancia le sue contee, che com- nisse a mancare senza figli maschi legit-

prendevano 27 ciltà o castelli, 1 fortez- 1 timi, le contee del Valentinois e del Die-
ze, e 200 feudi o sub-feudi, ri serbando- se apparterrebbero al signore di Saint-
sene il godimento a vita e colla condi- Vallier, ecceltuato il Chàteau-Neuf di
T
zione : i.°JS on potessero mai esse con- Damasan che resterebbe a Lancillotto fi-

tee uscire dalle mani dei re o di suo fi- glio naturale del conte. Egli era allora
glio maggiore il delfino. 2." Gli desse il rimasto vedovo di Cecilia figlia di Rog-
re nel successivo mese di novembre gero IUcontediCeaufortin Vallèe, mor-
100,000 scudi d'oro. 3. 'Nel caso lasciasse ta nel i4'o da cui non avea avuto che
}

allasua morte figli legittimi, allora non femmine. Ma tornò ad ammogliarsi nel
avendone alcuno, avessero eglino la li- i4'7 con Guglielmina di Grueres figlia
bertà di rientrare in quelle contee resti- di Uaule conte di Grueres in Savoia, col-
tuendo al re la somma da lui avuta. Il la speranza di avere posterità maschile,
quale trattato alcuni lo dicono sorpresa e deludere con ciò l'espettazione del si-
fatta al conte Luigi li, altri essere stato gnore di Saint-Vallier. Avvenne però di-
un abboccamento avutoa'3o
divisato in versamente,essendo stato sterile quel ma-
novembre i3gi col signore della Piviè- ritaggio. Determinato sempre di vendi-
re deputato a ciò dal re Carlo VI. An- carsi della violenza fattagli dal signore di
tonio di Grolée, ed i signori d' Entre- Saint-Vallier, formò a' 22 giugno i4'9
monts e di Mirabel, istigati da Amedeo in Baix il suo testamento, con cui, dero-
Vili conte e poi i.° duca di Savoia, di- gando all' ultimo trattato, istituiva suo
chiararono nel 1407 guerra al conteLui- erede universale il delfino Carlo, figlio
gi II, ed ignorasi il motivo o pretesto.Era del re Carlo VI, col peso di pagare a'suoi
in quel modo un dichiararla al re stesso esecutori testamentari 5o,ooo scudi, per
di Francia signore feudale o cessionario soddisfare a' suoi debiti ed eseguire i

di Luigi II. In forza de' quali due titoli, suoi legali ; sostituendogli in caso di ri-
il conte di Valentinois non omrcise di ri- fiuto Amedeo Vili duca di Savoia. Mo-
Togliersi con istanza de'6 luglio al parla- rì il conte Luigi II a'4 del seguente lu-
mento di Grenoble per chiedere soccor- glio nel castello di Baix, e fu sepolto a*
si; e quella corte pronunziò un decreto francescani di Crest, lasciandodel suoi.
che proibiva a' viennesi di lasciar passare matrimonio due figlie, Luigia maritata
truppe né per terra, né per acqua, che nel 1389 con Uberto Vili sire di Thoire-
provenissero dagli stali di Savoia. Carlo Villai s, ed N. moglie d'Auberto di Tras-
di Poitiers signore di Saint-Vallier aveva si. Quantunque Luigi II sentisse ogni

acconsentito cou atto de' 1 9 giugno 4o4 1 giorno messa, dicesse le sue orazioni, si
12 VAL V A L
confessasse ciascun anno, tuttavia era as- toni, e col filippino p. Rinaldi annalista,
sai ambizioso, e caricava i suoi luciditi un interessante tratto di storia, che al-
di gravezze. Questi lo temevano assai per- quanto in favore della s. Sede modifica
chè era rigoroso, e parecchie volle avea e rettifica 1'
ultimo periodo riferito, sul
tolto a'gitidici e uflìziali la cognizione dominio delle contee di Valentinois e di
delle cause criminali presso es»i penden- s. Diez, la quale si disse pnreDiosis, Diati-
ti per ritrarre grosso profitto dalla com- sis o Dcensisj tratto auche questo taciuto
posizione delle parti o altrimenti. Tosto da altri storici, certamente in pregiudizio
ch'egli ebbe chiuso gli occhi, Luigi di degli antichi diritti della Chiesa romana
Saint-Vallier prese il titolo di conte del e de' Papi. Narra però con più di verità,
Valentinois e del Diese in forza della do- pe'documenti che produce, il p. Fanto-
nazione che gliene avea fatta, e senza ri- nineU'Historia d'Avignone e del con-
guardo al testamento annullato. Ma En- tado Venesino stati della Sede aposto-
rico di Sassenage, governatore del Del- lica nella Gallia } 1. 1 p. 337, 34^, 346,
,

finato, e il consiglio delfinale reclama- che per disposizione testamentaria del-


rono que' domimi a nome del delfino l'ultimo conte del Valentinois e del Die-
Carlo, sostenendo la validità dell'atto con se, essendo irritato contro suoi nipoti i

cui era stato dal conte Luigi II istituito che l'avevano già tenuto in carcere, ne
suo erede universale, per cui Luigi di chiamò erede il redi Francia, colla con-
Saiot-Vallier,assistito dal vescovo di Va« dizione, che se il re permettesse che al-
lenza Giovanni di Poitiers e da alcuni cune parli di quelle sue terre pervenisse
cavalieri, offrì di rimettersi alla decisio- in potere de'suoi ingrati nipoti, si devol-
ne <lel consiglio del delfino, dopo che a- vesse l'eredità alla Chiesa romana. Car-
vesse preso conoscenza de' suoi diritti e lo VII enlrò in possesso de' contadi Va-
inalur.i menle ponderati. A' 16 luglio lentinense e Diese, e reseomaggio per
i4 19 segui l'atto di taleolferta alla Gom- procuratore a Calisto III per quella par-
be-Iìelion presenti varie persone quali- te di essi ch'era feudo della s. Sale. Ma
ficate. Finalmente nel 1 4-2 3 asceso al tro- violando poi Carlo VII il testamento,
no il delfino col nome di Carlo Vili, gli con distribuire non poche terre a'discen-
furono da Luigi di Saint- Vallier ceduti denti nipoti del conte, decadde dalla feu-
con trattato fatto o Bourges a'4 maggio dalità de'contadi, e per diritto i due pae-
tutti i suoi diritti sulla successione del si tornarono nella signoria della Chiesa
conte Luigi li, mediante una rendila an- romana, nello stesso pontificato di Cali-
nua e perpetua di 7000 fiorini d'oro, che Certo è ancora, che la Francia ne
sto IH.
gli vennero da quel monarca assicurati, conservava il possesso, poiché Luigi XI
e da quell'epoca rimasero unite e incor- mentre era delfino, qual suo sovrano vi
porate nel Delfinato le contee del Valen- trasferì daGrenoble la ricordata universi-
tinois e del Diese. Però altri sostengono tà, che alcuni storici e geografi pretendo-
che Amedeo Vili duca di Savoia persi- no in vece da lui istituita in Valenza,ed in
steva ancora nelle sue pretensioni sul Va- appresso traslocata a Grenoble capitale
lenlinese e sul Diese, alle quali non ri- Divenuto Luigi XI nel
del Delfinato.
nunciò che mediante la dispensa fattagli i46i redi Francia, considerando il Va-
neh 446 da Luigi delfino dell'omaggio lentinese e il Diese devoluti alla Chiesa
del Faucigni. Inoltre si racconta che A- romana per la violazione del testamento,
medeo Vili nel i4'9 avea preso in se- inconseguenza dell'operato daCa rio VII,
questro Valenza, per aver pagato de- i stimò doversi restituire al Papa ; laonde
biti di Luigi II. Ma ora conviene ripor- autorizzò il cardinal Golfredi o Geoifroy
tare collo storico carmelitano p. Fan- suo ministro o ambasciatore iti ilo ma di
VAL VAL i3

restituirli a Pio li, a condizione che ri- la controversia amichevolmente per mez-
manessero al re quelle lene de' contadi zo di arbitri, ondeil Papa l'esortò a no-

situate nel regno di Francia, cioè al di minare persone idonee per la cognizione
là del Rodano. Accettò il Papa l'offerta, della causa. Se non che, protratto l'acco-
e condonò a Luigi XI tutte le ragioni di modamento fino ad Alessandro VI Bor-
dette terre al di là dal Rodano, con esen- gia, il quale bramoso dell'ingrandimen-

zione pure dell'omaggio ligio di vassal- to temporale de'suoi figli, conciliossi l'a-
laggio e di fedeltà. Perciò nel voi. LXX, micizia di Luigi XII, alienò dalla s. Se-

p. 46, anche colla sicura testimonianza de tali contadi, e dal re li fece erigere in
del Marini, potei narrare, che Pio li nel ducato col nome di Valentinois con let-
1462 inviò a Luigi XI il suo famigliare tere patenti dell'agosto 1498, e ne fece
e nunzio Antonio de Noxeto, a ringraziar- investile ilfamoso Cesare Borgia (F.)
lo per la cessione e restituzione fatta al- suo figlio, che rinunziato il cardinalato,
la s. Sede de' contadi Valentinese e Die- l'arcivescovato di Valenza (V .) e altre
se, e ad occupar questi in nome della me- chiese, dopo aver ucciso il suo emulo e
desima, con pontificio diploma riprodot- maggior fratello Pier Luigi (siccome il
to dal p. Fantoni, diarissimo in diri- Novaes nella Storia d' Alessandro FI3
tto Filius Ludovicus rex. Dal quale in- scrisse Giovanni per Pier Luigi, ch'era-

oltre rilevasi, che anco Luigi XI prima no fratelli, e poi si corresse, qui ne fac-
di tale reintegrazione aveva reso omag- cio avvertenza, se in qualche luogo non
gio ligio e di fedeltà a Pio II. Il re ra- avessi tenuto presente tafìe emendamen-
tificò tutto il trattato. Lo conferma Ri- to), per occuparne le dignità di genera-
naldi all'anno 1462, n.°i 1. » Luigi XI le e gonfaloniere di santa Chiesa, era-
diede un preclaro esempio di giustizia e si dato interamente alla milizia, ed eb-
di liberalità, concedendo alla Chiesa ro- be il governo generale dell'armi pontifi-

mana le contee Valentinese e Diese". Ma cie, e prese il nome di duca Valentino , o

col p.Fantoni raccontai nel voi. Ili, p. almeno fu così comunemente chiamato.
242, che essendosi ricusati d'ubbidire al- Luigi XII per eseguire suoi progetti
i

le regie e pontificie disposizioni i prefetti con istupore di tutti ricolmò


sull'Italia,
delle terre de' due contadi, la donazione di favori un Cesare Borgia, che pose in
o restituzione non ebbe pieno efFelto, si- trambusto l'Italia, e nel 1499 '' re 8 U &"
no al i483 e al Papa Sisto IV, il quale ce sposare la sua parente Carlotta , so-
sotto il diretto dominio della s. Sede, li rella di Giovanni d'AIbret re di Navarra
trasfuse nel suo nipote conte Girolamo e del cardinal Amaneo d' Albret. Così
Riario signore di Forlì (V.)j però mo- l'investitura del Valeutinois e del Diese,
rendo nel fine d'agosto Luigi XI, sotto il conferita dal re a Cesare sotto il diretto
successore Carlo Vili il parlamento del dominio di Francia, fece per sempre per-
Delfinato, espulsi da' contadi i ministri dere quelle terre alla s. Sede; di più. il
pontificii,con suo decreto riunì subito i Papa donando a Luigi XII lo Stocco e
due contadi alla corona, facendone forti berrettone ducali benedetti. Osserva il
lagnanze Sisto IV, che morì nel seguen- p. Fantoni, in tal modo Alessandro VI
te agosto i484> >l
P-
Fantoni riportando perde pure il dominio utile e diretto
il breve di protesta del Papa, diretto al delle terre del Valentinese e del Die-
duca Borbone, Hortamur nobilitatem
di se, che in uno al sovrano dominio go-

titani. Dissipure, che Innocenzo Vili, deva la santa Sede, per le cessioni del
eletto in sua vece, ripetè da Carlo Vili conte di Tolosa e dell'ultimo conte del
i coutadi del Valentinois e del Diese; ed Valentinese e del Diese. Inoltre il re con
il re rispose, che si sarebbe accomoda fa privilegio inaudito adottò il nuovo du-
i4 VAL VAL
ca nel 4f)9 n ^ nome
1 ed armi di Francia, messer Pierotto; sì che il sangue saltò al-
con facoltà ili usarne in tutti suoi atti. i la faccia del Papa, del quale messer Pie-
Alessandro VI a Luigi XII e per mezzo rotto era favorito... Ogni giorno per Ro-
di Cesare rimise le bolle di dispensa pel ma si trovano la notte quattro o cinque
suo divorzio con Giovanna di Valois,e per ammazzali, fra'quali vescovi e prelatijsic-
sposare Anna vedova di Carlo Vili. Inol- chèintuttaRomatremanodiessoducacbe
tre Cesare portò in Francia il cappello non li faccia ammazzare". Se Valenza era
cardinalizio'al principe Giorgio d' A mboi- la capitale del contado e poi ducato di
se, creato cardinale a'n
settembre 1498, Valentinois, non che residenza de' suoi
ed il cardinal della Rovere, poi Giulio II, conti e duchi, sembra che ancor essa ap-
che trovavasi alla corte di Parigi, fece la partenesse a tale stalo; ed Alessandro VI
ceremonia d'imporglielo sul capo. Il Pa- chiamò il figlio duca di Valenza. Ma Ce-
pa fece accompagnare jn Francia il du- sare Borgia si rese infelicemente sempre
ca Cesare dall'inviato francese Lodovico più famoso per le sue vaste e prepotenti
diVilleneuve,daGio.GiordanoOrsinieda conquiste, per le sue crudeltà e per la sua
nitri nobili romani; e lo munì della lettera insaziabile ambizione. Morto il padre nel
credenziale al re, scritta interamente di i5o3, fu arrestato il corso delle sue ti-

sua mano dal Vaticano a'28 di detto me- rannie, perdette in breve tutte le sue u-
se,edirecenteriporlatadalcb.lieaumont, surpazioni, e fuggito presso il cognato re
Della Diplomazia Italiana^ p. 160. In di Navarra, combattendo per lui restò uc-
essa si legge» Volendo soddisfare intera- ciso nel 1 5o7, nella guerra contro il con-
mente al desiderio tuo e nostro, mandia- testabile di Castiglia. La duchessa Car-
mo alla Maestà Tua il nostro cuore, cioè lotta sua moglie, illustre pel suo spirilo,
il ddelto figlio duca di Valenza, di cui senno e pietà, prese parte nell'avventure
più caro non abbiamo, acciocché sia una del marito, senza partecipare a' suoi di-
testimonianza certissima e carissima del- sordini, e terminò di vivere I' 1 1 marzo
l' affetto nostro verso l'Altezza Tua, alla i5i4- La loro unica figlia Luigia, qua-
quale non lo raccomatuliamo di più, pre- lificata duchessa di Valentinois, si mari-
gandoti solamente di trattare quello, che tò a'7 apiilei5i 7 con Luigi II sire della
così viene commesso alla tua regia fede, in Tremolile, quindi in seconde nozze sposò
modo che, anche per nostra consolazione, a'3 febbraioi53o Filippo di Borbone-
Apparisca a tutti die la Maestà Tua lo ha Busset. Sipuò vedere Duchesne, Histoi-
accettato per suo". Il medesimo illustre rc dea Comtes de Valentinois. Nel 548 1

scrittore a p.82 riferendo parte della rela- il re Enrico II fece donazione a Diana di
zione che fece alla repubblica di Venezia il Poitierssua amante dell'usufrutto del du-
Cappello ambasciatore in Roma di Papa cato di Valentinois col titolo di duchessa.
Alessandro VI, dice fra l'altre cose. » 11 Questa per lai/ si vide incedere in Parigi
Papa ama ed ha gran paura del figliuo- in Carrozza, ove a poco a poco fu intro-
lo duca di Valenza; il quale è d'anni 27, dotto tal comodo; però si tenga presente
bellissimo di corpo, e grande e ben fatto. il ricordato articolo e il riferito altrove.
11 duca, in un luogo a s. Pietro, serrato Diana nata nel 1 499 da Giovanni di Poi-
intorno di tavole, amuiaz7Ò 6 tori selva- tiers signore di Saint-Vallier , era stata
tici, combattendo a cavallo alla giannet- collocata mollo giovane presso la conles-
ta ; e ad uno tagliò la testa alla i." bot- sa d'Angouléme madre di Francesco I,

ta : cosa ebe a tutta Roma parve gran- ed in seguito era entrata al servizio del-
de. E' realissimo, anzi prodigo; e questo la regina Claudia in qualità di damigella
ni Papa dispiace. E altra volta ammazzò d'onore. Il suo credito e la sua bellezza
di sua Diano, sotto il manto del Papa, salvarono la vita a suo padre, di cui ella
VAL VAL 1"

elidine In grazia al momento che aiuta- li. Quanto al Valentinese ,


divenne un
va ad essere decapitalo per aver seguilo piccolo paese formante uno de' più ric-

il partito del contestabile di Borbone; ma chi appannaggi d'-alcou duca -e pari del

non potè guarirlo dalle triste impressio- regno. Luigi XI li dopo 1641 1° ( 0,ì °
il '

ni che l'orror della morte gli avea cau- al principe di Monaco (/".)» sovrano dei-

sato altaiche intese la sua sentenza. Esse l'omonimo principato d'Italia, di cui ri-
furono tali che in una notte gli s'imbian- parlai nel voi. LX1, p. i43, cioè ad O-
carono i capelli , e fu colto di febbre sì norato II Grimaldi, per essersi posto sot-
"violenta che non lo lasciò per tutto il re- to la prolezione della Francia per sot-
sto de' suoi giorni. Da ciò venne il pro- trarsi dalle vessazioni degli spagnuoli.
verbio della febbre di Saint-Fallier.k' Lo ricevette dal re in piena proprietà per

29 luglio 1 53 1 Diana rimase vedova di lui e suoi discendenti. Inoltre il ducato


Luigi di Brez conte di Maulevrier , che di Valentinois fu eretto in pariato diFran-
avea sposalo nel i5i4- Cinque anni do- cia con lettere patenti del maggio 64^, 1

po, Enrico,allora delfino, in eia di8 an- 1 poscia dichiarato femminile con lettere
ni, divenne perduta meli le innamoralo di de'26 gennaio i643. Questa donazione
Diana, che ne avea 37, e che alle grazie fu fatta perchè il re di Spagna Filippo IV
e freschezza della gioventù, conservale fi- confiscava o confiscar dovea ad Onorato
no ad un' età molto avanzata, univa doli li alcune sue terre nel regno di Napoli e

di spirito corrispondenti a quelle della nel ducato di Milano, allora domimi del-
sua figura. Ella amò e protesse i lettera- la monarchia spagnuola. A questo dono
ti. Gli ugonotti furono i soli ch'ebbero a Luigi XIII aggiunse la baronia di Baux
lagnarsi di lei; per conseguenza non la ri- che eresse in marchesato, e queir altre
spettarono ne'loro scritti. Dopo l'infau- signorie che registrai nel citalo articolo.
stamorte di Enrico li, accaduta a' o lu- 1 Ivi pure dissi, che avendo Luigia Ippoli-
glioi55g, ella si ritirò nella terra d'A net, ta Grimaldi, figlia maggiore di Antonio
dove morì a'2.6 aprile 1 566, lasciando del principe di Monaco, nipote d'Onorato II,
suo matrimonio con Luigi di Brez due preso nel 1 7 1 5 in isposo Goyon di Marti -
figlie, di cui la primogenita Francesca gnon, che altri chiamanoFrancesco Leo-
sposò Roberto della Marca duca di Bu- nor, gli portò in dote il ducato pari di
glione, e l'altra Luigia si maritò a Clau- Valentinois, e nel dicembre con lettere
dio di Lorena duca d'Aumale. Il ducalo patenti fu ammesso per pari di Francia
di Valentinois, dopo la morte di Diana, nelparlamento di Parigi, ove prestò giu-
fu di nuovo riunito al dominio della co- ramento neli7i6. Entrato dunque il du-
rona di Francia. Nel precedente articolo cato di Valentinois nella casa del princi-
non solamente, come già arcivescovo di pe di Monaco, il figlioprimogenito tut-
Valenza, ragionai di Cesare, ma ricordai tora porta il titolo di duca di Valenti-
i principali de'molti luoghi in cui parlai nois, ed al presente lo è il principe eredi-
del medesimo, avendo ragionato ezian- Monaco Carlo OnorioGrimaldi,
tario di
a
dio di sua famosa Spada (^.), che pos- grande di Spagna di i. classe, nel 1846
siede il duca di Sermoneta, come nar- maritato alla principessa Antonietta Ghi-
rai descrivendo le notizie di quella cit- slaine de' conti de Merode, da' quali nel
tà nelP articolo Velletri. Per la sua 1848 nacque il principe Alberto Onorio
morte ducato del Valentinese tornò al-
il Carlo.
la Francia, ed il re Francesco I vi fece Accaduta la tenibile rivoluzione di
fabbricare la cittadella. Quindi Valenza Francia nelfiniredel secolo XVII ^deca-
molto soiliì durante le guerre di religio- pitalo il virtuoso reLuigi XVI, proclama-
ne,da'sanguiua.ri e fanatici eretici ugonot- ta la repubblica e abolito ogni culto dire-
16 VAL V AL
ligione, possentiarmate francesi invasero ro prolissi. Il tirannico direttorio di Pari*
l'Italia, e dopo più enormi sagrifizi im-
i
gì, temendo gli eventi della guerra e la
posti al Papa Pio VI, coll'armistizio ili vicinanza al teatro di essa del Papa, sta
Bologna e il trattato di Tolentino (V.), bili di farlo tradurre nella badia di Molk
pe'quali dovette rinunziare anche all'oc- presso Vienna d' Austria; ma rotta nuo-
cupato stalo d' Avignone e del Venaissi- vamenteguerraa'tedeschi, divisò di man-
no, invasero quindi interamente lo Sta- dorlo in Sardegna, ed ivi farlo stabilire,
to Pontifìcio e Roma, che democratizza- colla mira d' ingrandire collo stalo della
rono. I medesimi repubblicani francesi, s. Sede quello del duca di Parma infan-
dopo averlo spogliato di tutto e detroniz- te di Spagna, per piacere a quest'ultima
zalo, duramente a' 20 febbraio 1798 Io potenza. Pensò pure d'inviarlo in Corsi-
condussero prigioniero in Toscana,c\oè ca, perchè vi rimanesse obliato; finché a
prima in Siena, e poi nella Certosa di maggior sicurezza, e ad ulteriore strazio
Firenze, óa dove affranto dal male, dal- del venerando prigioniero, ottuagenario
l'età eda un complesso di tanle strazian- e infermo, ordinò che si trasportasse nel-
ti disgrazie, a' 17 marzo l'interno della Francia, non curando le
1799 senza ri-
guardo alcuno, d'ordine dell'irreligioso e proleste de' medici che correva pericolo
iniquo direttorio di Parigi , fu stabilito di perire nel viaggio. Varcate le orribili
che si strascinasse nel cuore della Fran- balze del Moncenis , tra gli eccessivi ri-
cia, per essere più sicuri di sua innocua gori della perpetua ueve,giuuse sulla fron-
e virtuosissima persona, contentandosi tiera di Francia, e Briancon fu lai.' cit-
poi che rimanesse in Valenza nel Delfi- tà che l'accolse a'3o aprile 1799, ed ivi
nato, ove santamente terminò suoi gior- i crudelmente gli furono strappati dal fian-
ni. Nella sua biografia, nell'articoloFRAN- co prelati Spina arcivescovo di Corin-
i

ciA,ne'molleplici che vi hanno relazione, to e Maggiordomo, Caracciolo Maestro


tutto quanto narrai , e altamente cele- di camera, ambedue poi cardinali Ma- ,

brandolo, vale a dire quanto precedette, rotti segretario e altri della Famiglia
accompagnò e seguì il suo eroico sagrifi- pontificia, cioè il cappellano Gio. Pio da
cio,precipuamente col veridico e couteua- Piacenza minore riformato e il Baipas-
poraneo JXovaes, Storia di Pio FI; e con sai i. Quindi il direttorio vilmente risecò
mg/Pietro Baldassari segretario del mae- le spese del viaggio, lo stabilì a 1800 li-

stro di camera del Papa, che accompa- re,*da somrainislrarsi da'dipartiinenti pe'
gnandolo a Valenza si trovò eziandio al- (pialidoveva passare; ma il Papa vi sup-
la sua edificante morte col suo padrone, plì se, non permettendo loro tale
da per
e quindi pubblicò la pregievolissima ed e- aggravio. Per s. Crespi no, Ambrum, Savi-
sattissima Relazione delle avversità e pa- nes, Gap, Corps, La M tire, Vizille, giunse
timenti del glorioso Papa Pio VI negli a Grenoble, ove Pio VI provò l'allettilo*
ultimi tre anni del suo pontificalo^ edi- so conforto d'essergli restituiti i nomina-
zione seconda corretta e aumentata ,Mo- li prelati e domestici; oltre di trovarvi il

dena 1840. Nondimeno per questo arti- cav. Labrador deputato da Carlo IV re
colo serbai quelle particolarità eh' era di Spagna di restare presso di lui onde ,

indispensabile qui narrare, massime del diminuire le pene di sua schiavitù ed ,

soggiorno fatto in Valenza, come promi- infalli cominciò il suo incarico con otte-
si , il che eseguirò principalmente cogli nere la restituzione de' famigliari al Pa-
encomiati benemeriti storici, nel più in- pa, i quali però dovevano precederlo a
teressante; dappoiché i particolari detta- Valenza. Piipreso il viaggio, perTullins,

gli, (pianto sono importanti nella Rela- s. Marcellino e Romans arrivò a Valenza
zione, in questi miei cenni riuscirebbe- sul Rodano a'i4 luglio, ciltà che Dio a-
VAL VAL 17
vea destinato per termine di sue sciagu- tacommovente divozione da per tutto fu
re, mirabilmente sostenute con longani- venerato e onorato Pio VI dalle popola-
me e inalterabile pazienza, con tanta glo- zioni francesi, nelle città e luoghi di pas-
ria sua e del pontificato. Allora il diret- saggio e di fermata, le festive e affettuo-
torio decretò essere Pio VI prigioniero se dimostrazioni, quasi universalmente
di stato, per fargli sempre più perdere la acclamato nel chiedergli con fervore I' a-
speranza di riacquistare colla libertà la postolica benedizione, e gli ubertosi frut-
sua sede e il suo trono. Nella cittadella ti che se ne ricavarono per le di verse con-
di Valenza era un palazzo con giardino versioni: fu un viaggio trionfale. Arriva-
annesso, il quale avanti la rivoluzione a» to Pio VI in Valenza, direttamente fu
veva servito per abitazione al regio gover- condotto nel palazzo della cittadella , e
natore,, e questo fu scelto per albergarvi subito ne fu chiusa fa porta , acciocché
1
Pio VI. Mg. Spina andò a vederlo, e tro- niuno ch'erano
entrasse, ed a* cittadini
vò che per ampiezza era bastante a tut- usciti ad incontrarlo, e l'ebbero poi nel-
to il seguito del Papa, ma allatto manca- la loro città per un mese e mezzo, solo ne'
va di suppellettili. Saputosi ciò in Valen- momenti dell' arrivo fu dato di poter-
za, alcune famiglie dell'antica nobiltà losfuggevolmente vedere. Il magistrato
francese, e segnatamente la marchesa di dipartimentale con suo decreto dichiarò
VinSjSÌ esibirono d'im prestare de'loro mo- essere il già Papa prigioniere e in istato
bili prime il ma-
e masserizie; ed in sulle di arresto, perciò non potere uscir mai
gistrato dell' amministrazione centrale dal suo albergo, e che niuno senza sua li-

della Dróme si oppose come offerte di cenza in iscritto potesse entrare nella cit-
aristocratici, finché stretto dalla necessi- tadella e molto meno nel palazzo. Alla
tà lo permise a tutti. buoni signori di
I sua porta pose un corpo di guardie e più
Valenza fecero tosto a gara in mandare innanzi una sentinella. Anche nel giardi-
l'occorrente, ed in 48 ore furono del tut- no erano alquanti soldati, per impedire
to forniti gli appartamenti del Papa e suoi che il popolo si adunasse presso il muro
prelati, e le camere pel rimanente dell'as- della cittadella, e che i preti francesi, im-
sai numerosa comitiva e con tanta ab-
, prigionati nel vicino carcere e antico con-
bondanza che si restituì il superfluo. La vento dis. Francesco in odio alla fede e ,

marchesa di Vins con gran diligenza vol- per non aver voluto prestare ilgiuramen-
le interamente guarnire e adornare ie to civico, salutassero o facessero gesti a'
stanze del Papa, tranne un Crocefisso di famigliari delPapa, a'quali mediante car-
legno bene scolpilo, ed un quadro di ta di sicurezza fri permesso uscire e ritor-

buon pennello, esprimente Y Ecce Homo. nare nella cittadella mg/Carac-


a piacere:
Il r.° lo die Cornier commissario del di- ciolo per amore al Papa non sortì mai
partimento, uomo retto e cortese, rispet- dal palazzo. La cappella di questo servì
toso e religiosissimo,offrendosi ad ogni oc- per celebrare alcune messe, ma conveni-
casione per mitigare le sventure e le pene va poi dare la chiave al severo e vessa-
del Santo Padre, ma glielo impedì il ma- torio magistrato, che il buon Cornier de-
gistrato repubblicano del dipartimento, luse con consigliare che si lasciasse aper-
benché il direttorio di Parigi al Cornier ta, senza chiuderne la serratura, ed id
avesse affidato la speciale cura di badare quanto potè fu sempre amorevole; tale
alle cose del Papa. La pittura, che fu col- pure si mostrò Boveron uno de'5 del ma-
locata nella stanza da letto, fu sommini- gistrato. Il Cornier provvide una como-
strata dalla madre di Championnet ge- da sèdia a bracci uòli con piccole ruote,
neralissimo nell' occupazione di Napoli. sulla quale Pio VI respirava l'aria aper-
Raccontai neluoghi ricordati, con quan- ta nel giardino, non senza amarezza pef

VOI,. LXZXVfri.
i8 VAL VAL
l'inurbanità e irreligione di diversi sol- moslrnrongli generosa sollecitudine d'ad-
dati, che talvolta bai baiamente lo deri- dolcire l'asprezza delle sue sventure. Pa-
devano e schernivano. Ed egli soliti va recchi ecclesiastici , non ostante la seve-
l'ingiurie con perfetta pazienza, e veniva rità de'custodi dell' augusto prigioniero,
rattemprata la pena di sidalti affronti, travestendosi bene, andarono sino a lui.

pel rispello col quale l'onoravano altri Tuttaquanla la città era addolorata dal-
soldati. 11 comandante di piazza in di* le tribolazioni del Santo Padre, e vi si ve-
verse ore del giorno aggiratasi pel pa- deva regnare la taciturnità e la tristez-
lazzo ,
per indagare se era osservato il za. Poco dopo l'arrivo di Pio VI a Va-
r
prescritto dal magistrato. Questi ed i po- lenza, dal cav. Labrador e da mg. Spi-
steriori rigori e la vigilanza colla quale na , al quale il Baldassari serviva come
fu guardato Pio VI, si vollero scusare pel segretario cominciò con vicendevoli
, si

mantenimento della pubblica tranquilli- noie diplomatiche a trattare degl'indulti


tà, e per evitare turbolenze che suscitar desiderati dal gabinetto diMadrid, di-
poteva la vicinanza d'Avignone e del retto dal marchese d'Urqijo gran neon-
contado Venaissino, negli anni preceden- co del clero. Alcune domande, attesa la
ti tolti dal dominio temporale di Pio VI condizione de' tempi, erano ragionevoli,
e della s. Sede, e dove le genti di campa- e si concessero. Altre poco discrete , si
gna sentendo vicino l'antico loro pater- modificarono. Altre ledendo di troppo i
no principe l'acclamavano e Io compian- sagri canoni e la disciplina della Chiesa,
gevano scagliando improperi*! contro i
, furono negate. 11 Labrador che avea li-
suoi feroci persecutori. Il Novaes descri- cenza amplissima di visitare il Papa, vol-
ve quanto accuratamente si vegliava dal le tentare di parlargliene, ma n' ebbe
militare nella fortezza e suoi dintorni. Il in risposta: Tutti i monarchi del mou-
Papa, poiché in Valenza si fu riposato un do non valere a farlo operare contro la
due giorni, slava mediocremente bene. coscienza; per piacer agli uomini non
Nella mattina avea mente svegliata e se- voler offendere il Signore, a cui fra po-
rena, diceva le sue ore canoniche, ascol- chi giorni dovea rendere rigorosissimo
tava per l'ordinario due messe, e face- conio del suo operato. Perciò temendo
r
va lunghe e fervosc preghiere alla ss. rog. Spina che il Labrador se ne partis-
Trinità; alla B. Vergiue, a s. Pietro, se, e così restare il Papa e suoi nell'in-
i

e avendone l' immagini dentro il bre- digenza, manifestò le sue apprensioni al


viario, le baciava con gran tenerezza. A- Papa, il quale anziché turbarsene , co-
Tanti il desinare, di tanto in tanto si fa- raggiosamente rispose: *» Niuno s'inganni
ceva condurre nel giardino. Questo era credendo, che noi vogliamo vender l'ani-
come un terrazzo che dominava parte ma nostra ,
per prolungarci d' alquanti
della città e il magnifico bacino del Ro- giorni La provvidenza di Dio non
la vita.

dano. Onde si dice che il Papa, la i .' vol- mancherà mai di soccorrere chi in lei
ta che fuvvi menalo, esclamasse: Oh che confida. Sopporteremo l'inopia, accette-
bella vista 1 1 suoi sonni consueti , dopo remo la morte, ma non fi a mai che con-
desinato , di giorno in giorno con pena sentiamo a servirci indes trite tionem del-
si videro prolungare ; e svegliatosi, ordi- la podestà che Dio ci diede in aedifica-
nariamente passava rimanente del dì
il tionem". Quest' esempio di fermezza a-
in silenzio, e non gradiva che gli si par- postolica fu l'ultimo atto del lungo e glo-
lasse di qualsiasi cosa. Nondimeno vo- rioso pontificato di Pio VI ,
poiché indi
leva nella sera alzarsi di letto, e co'suoi a poco, cioè Dell'entrar d'agosto, gli ven-
recitare il rosario. Gli abitanti di Valen- ne languore grandissimo e sonnolenza
za eoo pi'qfcrle di soccorsi d' ogni sorla quasi continua, e nausea d'ogni cibo, sic-
VAL VAL 19
che non poteva più ponderare né deci- l'aveano fatto trasportare in Francia, che
dere affari. Con
Labrador con- tultociò per incoraggiare e animare colla di lui

tinuò a dimorare in Valenza, e sommi- presenza i sentimenti di religione , che


nistrò denari anche dopo la morte del sembrava andassero a illanguidire nel
Papa a 'suoi famigliari tanto nel tempo cuore di molti. La comparsa del roma-
che restarono in Francia , che nel ritor- no Pontefice in Francia fu una successio-
no loro in Italia. Dimorando il Papa in ne di trionfi, tanto pel suo augusto ca-
Toscana era largamente soccorso
stato rattere e sublime dignità, benché dalla
da alcuni personaggi ecclesiastici e seco- forza tirannica oppressa, quanto ancora
lari di Germania e de' Paesi Bassi, ma per la religione medesima, e nel tempo
egli sene servi pel mantenimento de* stesso un attestalo perpetuo della vergo-
nunzi. Inoltre somministrarono grosse gna e dell'impoteuza della filosofia irre-
somme l'arcivescovo di Siviglia Despuig ligiosa e tiranna. Intanto a' 22 luglio il
e 1' arcivescovo di Valenza Ximenez, ed direttorio di Parigi inviò al commissario
il governo spagnuolo a mezzo del cardi- Cornier l'ordine, che il già Papa come
nal Lorenzana regolò tali somministra- un ostaggio si trasfeiisse a Dijon, senza
zioni con inviare 2000 scudi il mese, ol- fermarsi a Lione, come rea di troppo at-
tre provvedere di tutto che faceva il
il taccamento all'altare e al trono, e che il

cardinale la persona del Papa, e dava viaggio fosse a di lui proprie spesel Giun-
r
somme a mg. Caracciolo per le spese to il decreto a Cornier intorno al finir
straordinarie, ed ancora ne mandava a' di luglio , ne avvertì i famigliari del Pa-
cardinali. Vi fu persona che die 6000 pa, ma al magistrato lo tacque per al-
scudi per 6 camicie pel Papa. Narra No- quanti giorni. Pio VI avea peggiorato
vaes, che Pio VI rispondeva al cav. La- nella sua infermità', e l'accreditato me-
r
brador ed a mg. jVIarotti, che nelle sue dico di Valenza Bartolomeo Blein, che lo
tribolazioni procuravano consolarlo, fa- cura va, prognosticava assai sinistramente,
cendogli riflettere, che il suo esilio, le sue per cui si conobbe anche dal magistrato
sofferenze e la sua rassegnazione, forma- dover protrarre la partenza, finché l'in-
vano l'epoca più. gloriosa del suo pontifi- fermo migliorasse. Questo avvenne du-
cato, e confondeva i suoi nemici. «Tutto- rante la novena per l'Assunzione, e nel
ciò sarà vero : ma quello che mi affligge dì della festa il Papa ascoltò due messe
all'estremo, si è il vedere qua e là disper- e ricevè la comunione da mg/ Spina. In-
si e perseguitati i cardinali, i ministri del- di questo prelato gli manifestò il decreta-
l'altare Cosa sarà mai della mia pove-
... to dal direttorio, e Pio VI virtuosamente
ra Roma, che ho tanto amata; cosa sarà rispose » Sarà quello che Dio vorrà. Ve-
:

del mio caro popolo; cosa sarà mai del- ramente speravamo che ci concedereb-
la Chiesa di Dio, la Chiesa che debbo la- bero di starci qui quietamente a morire.
sciare cosi sconvolta e agitata? ''
In tut- Ma sia pur falla ancora in questo la vo-
te le provincie d'Europa non si parlava lontà di Dio". Leggo nel Novaes, che i
che di Pio VI e de'suoi oppressori, qua- i custodi del Papa,vedendolo alquanto sol-
li non avevano altro in mira che d'avvi- levato, a' i3 agosto lo pregarono a farsi
lire il culto cattolico nella persona del suo vedere alla gran quantità del popolo, che
capo, e degradarlo colle loro incessanti adunatosi intorno alla cittadella prorom-
persecuzioni. Giammai però il Vicario di peva in minacce contro suoi oppressori, i

Cristo comparve sì grande sul trono me- se continuassero a privarlo dell'amala vi-
desimo del Valicano, circondato da tut- sta del Vicario di Cristo. Onde Pio VI
to il suo maggior splendore; onde a ra- si fece portare a braccia sino al balcone
gione si confessava, che isuoi nemici non di sua abitazione, e vestito colle divise di
20 VAL VAL
sua dignità, die non lascio mai , se non e Pio VI il camauro, che soleva
trattosi
negli ultimi istanti di stia vita, affaccian- usare in luogo del berrettino bianco, l'a-
dosi rivolto al popolo Valentino, con vo- dorò con profonda riverenza. Mg." Ca-
ce sonora esclamò : Ecce Homo , e gli racciolo, standogli a lato, recitò per lui
compartì la sua apostolica benedizione. la professione di fede; ed il Papa atten-

Mentre conveniva disporsi alla partenza, tissimo ascoltava , e col moto del capo
a* 16 agosto il Papa fu trovato langui- indicava la sua pienissima sommissione
dissimo, ottenebrato nella mente e nau- agl'insegnamenti divini di s. Chiesa. L'ul-
sea ti ssimo <T ogni alimento, per cui si time parole giuramento: Sic me Deus
di
dilazionò il viaggio e vi acconsentì il adj uvei, et haec s. Dei Evangelia , le
ministro dell'interno. Il 18 volle alquan- pronunziò di sua bocca, come accompa-
to alzarsi dal letto, e tentare col p. Gi- gnò le parole del Confiteor recitato dal
rolamo Fantini trinitario del riscatto, p. Fantini, rispondendo Amen alle due
r
suo confessore, di dire l'uflizio; ma pro- preci dell'assoluzione. Dipoi quando mg.
nunziava fuor di luogo i versetti de'salmi Spina, tenendo in mano il ss. Corpo di

che sapeva a mente. A' 19 migliorò, mo- Cristo, disse l'annunzio sublime e soave :

strò animo sereno e gustò il cibo; ma do- Ecce Agnus Dei, Papa cominciò subi-
il

po desinare venne assalito da singhioz-


il to a dire il Domine non sum dignus, e
r
zo, vomito e diarrea, onde il d. Blein ve- intero lo ripetè 3 volte. Dopo il fervoro-
dendo che ne'seguenti giorni il male pro- so ringraziamento, il p. Fantini gli disse
grediva avvisò del pericolo. Si chiamò se voleva fare qualche disposizione a be-
1

pertanto da Grenoble il d. Luigi Ducha- neficio de'suoi famigliari. Rispose il Pa-


doz, che a'^3 cominciò colPaltro medico pa : » Siamo molto grati a tutti. Ma nel-
a curare il Papa della violenta dissente- l'attuale nostra posizione, che possiamo
r
ria mucosa e sanguìnea, senza però do- noi fare? " Poi, fatto venire rog. Spina,
lori per l'insensibilità degl'intestini, col- gli domandò se avea denaro per disporne;
piti ancor essi dalla paralisi che all'infer- e udito che alcune somme donate dalla
mo avea mortificato il corpo dal mezzo pietà d' alcuni tedeschi, erano depositate
in giù, fin da quando dimorava in To- in Italia ,
per mancanza di modo onde
scana. A' 27 la dissenteria si cambiò in farle giungere in Francia, gì' ingiunse di
lienteria, sicché le cose eh' egli riceveva compilare il codicillo, che sottoscrisse di
per bocca, immantinente le evacuava af- sua mano, ne commise al prelato 1' ese-
fatto indigeste. Non avea febbre, ma e- cuzione, e si legge nel Daldassari. Con-
strema debolezza; per cui di mano in ma- fermato l'anteriore testamento e i legati
no che all'infermo mancavano le forze cor- in esso lasciati ad alcun famigliare , se-
porali, gli si attenuava la voce. Però l'a- condo le proprie forze, dispose a favore
nimo suo si rasserenò, cessò la sonnolenza di quelli parlili con lui da Roma e in at-
letargica, svegliate e giuste ebbe l'idee, e tualità di servizio, esclusi quelli presi do-
sino all'ultimo respiro fu in perfetti sen- po la sua partenza da Firenze. Oltre al-
timenti, benché nell' ultime 24 ore del la spesa del viaggio per tornare alle pro-
suo vivere sopravvenne la febbre inter- prie case, a tutti assegnò la paga di ruo-

rottamente. A' 27 dovendosi il Papa co- lo d'un anno, indi inoltre nominatamen-
municare per Viatico, si fece levare dal te dispose.»» A'nostri due aiutanti di ca-
Ietto e porre nella sua sedia, e confessa- mera Bernardino Calvesi e Andrea Mo-
tosi, assunse il rocchetto, la mozzetla e relli (poi 2. aiutante di Pio VII), oltre a
la sloia. L'aieivescovo Spina, preceduto ciò che secondo il costume nella nostra
dagli altri ecclesiastici con candele acce- piccola eredità possa loro appartenere, in-
se, dalla cappella pollò la ss. Eucaristia, tendiamo delle nostre suppellettili , la-
VAL V A L 1 1

sciamo Ittita la nostra biancheria e ve- se la con alletto alzò la de-


conoscenza ,

stiario da dosso.
rimanente poi di tut- 11 stra e facendo 3 segni di croce benedisse
ta la nostra sì da tavola come
biancheria tutti suoi, che si struggevano in lagri-
i

da letto, eccettuato un servizio da tavo- me amore. Passati 5 minuti, con san-


d'
la nuovo, ricevuto da Noi, allorché era- to transito il gran Pio VI rese la sua bel-
r
vamo in Siena, da mg. Erskine, si divi- l'anima a Dio, a'29 agosto 1799, at* ua
*

derà fra il nostro scalco e i nostri scopa- ora e circa 3o minuti del mattino. Conta-
tori, compreso
decano, cuoco e creden-
il va anni 81, mesi 8 e giorni 2 d'età, e di
ziere, avuto riguardo al grado loro e an- pontificato anni 24, mesi 6 e giorni 4, il 1

zianità, e ad arbitrio dell'esecutore della più lungo dopo s. Pietro, e qual martire
presente disposizione. Al p. Gio. Pio da della moderna filosofia, come dice ilBal-
Piacenza, attuale nostro cappellano , ed dassari : pub'
ina ripeterò l'elogio che fu
al p. Girolamo Fantini nostro confesso- blicato a Parigi dopo la sua morte: Pius
re, ambedue secolarizzati da Noi nel no- VI, in sede Magnus, ex sede Major, in
stro viaggio, e che con tanto amore ci coelo Maxima». Dell'effigie di Pio VI to-
hanno prestato loro servizio, lasciamo il sto in Francia se ne fece un grandissimo
oncie 3oo d'argento per ciascuno, per u- numero, e tutti ansiosamente l'acquista-
na sol volta, non comprese le spese per rono. Una avea l'epigrafe: Pio VI som-
il loro ritorno. Tutti gli argenti e le al- mo Pontefice, morto in cattività. Era cir-
tre cose preziose che si trovano attual- condata da foglie di palma intrecciate a
mente essere di nostro uso , ma non di corona in segno di martire. Nella bio-
,

nostra proprietà , aventi Io stemma de' grafia di Pio Vie ne'Iuoghi in essa ricor-
nostri predecessori o nostro, intendiamo dati descrissi, oltre l'edificantesua morte
che tutti fedelmente siano resi al nostro e l'elogio di sue magnanime virtù, la se-
successore. Tutto il di più che ci appar- zione del di lui cadavere eseguita egre-
tiene, si consegnerà a' nostri eredi (i ui- giamente dallo scopatore segreto Filippo
poti cardinale e duca Braschì)". Nello Morelli , che prima avea studiato la chi-
stesso giorno de'27 i medici dichiararo- rurgia, in uno all'imbalsamazione, alla
no ilmale incurabile e che fra pochi dì presenza di tutta la famiglia , operazioni
il Papa morrebbe. Il breve tempo che durate 8 ore; come posto nella cassa mor-
sopravvisse, lo passò in fervide orazioni, tuaria con iscrizione riferita dal Baldas-
r
a'28 ricevè da mg. Spina l'estrema un- temporaneamente col vaso de' Pre-
sari, e

zione, estremo conforto de'fedeli, conti- cordi deposta nella stanza sotterranea sot-
nuando il Papa le preci e sempre ripe- to la cappella della cittadella , e difesa
tendo: In le,Domine, speravi: noncon- con incamiciatura di muro. I funerali no-
fundar in determini. Essendogli stato vendiali celebrati in detta cappella, tra le
posto in mano un piccolo Crocefisso, lo dimostrazioni di dolore e di divozione de*
tenne sempre stretto sino ai cominciar di valentini; l'esequie onorevoli fatte in tut-
sua corta e placida agonia, baciandolo di ta la cristianitàche lo pianse. Frattanto
frequente teneramente. Nella sera peg- reduce dalla spedizione d'Egitto, l'8 ot-
giorò e alla molestia del singhiozzo si ag- tobre sbarcò a Frejus Napoleone Bona-
giunse quella del catarro. Perdouali i suoi parte, e indi si recò a Valeuza con alle^
nemici , ricevuta dal p. Fantini
1' assolu- grezza e speranze de' valentini , essendo
zione sagramentale, e da mg/ Spina quel- ormai da tutti odiati i reggitori della re-
la in articulo moriis con indulgenza pie- pubblica; vi si trattenne 24 ore, ed a' io
na ria, il detto confessore cominciò a reci- partì per Lione e Parigi col general A-
tare le preci della raccomandazione del- lessa no" ro Berthier. Nel suo breve sog-
i 'anima , ed innanzi che il Papa perdes- '

giorno a Valeuza , *olle vedere la &nu~


32 VAL VAL
glia ecclesiastica de)Papa, la trailo con nel 1 80 t , in nome del Papa domandò a
cortesia e benevolenza promettendo il ,
Napoleone corpo e i precordi di Pio
il

suo patrocinio , sia pel libero loro ritor- VI, e l'ottenne. Di conseguenza, nella not-
no in Italia, sia per portare il corpo del te de'^3 al 24 dicembre fu disotlerrala
Papa a Roma. Fosse o no che li favoris- la cassa morluaria e il vaso de'precordi,

se, ne' primi del seguente novembre eb- e consegnali al prelato (ch'ebbe nel viag-
bero tulli i passaporti, restando a Valen- gio a compagno il p. Carlo Caselli ser-
za a custodire venerande spoglie di Pio
le vita e poi cardinale, secondo Cancellieri,
r r
VI , mg. Spina e mg. Malo cameriere anch' egli essendo stalo inviato a Parigi
r
segreto. Mentre mg. Spina implorava li- pel concordato) a' io gennaio 1802, il qua-
cenza di trasportare il pontifìcio cadave- le su carro funebre li condusse seco, tra
re , Napoleone divenuto i.° console e di la generale divozione de' popoli. Narrai
fatto monarca, a'3o dicembre 1799 de- pure il solennissimo ingresso in Roma
cretò. Che il cadavere di Pio VI si sep- degli avanzi mortali di Pio VI, i magni-
pellisse in Francia cogli onori usati co' fici funerali celebrati in s. Pietro da Pio
morii suoi pari e sulla sepoltura si co-
, VII, praesenti cadavere, con Orazione
struisse poi un monumento semplice, che funebre j la tumulazione in quel sontuoso
indicasse la dignità ond era stato insigni- tempio , di che anco nel voi. LX1 V > p.
to. Il prelato Spina impedì che ciò si e- Ii4, dopo la ricognizione del cadavere.
seguisse dal vescovo costituzionale di Gre- Questo fu trovato intero, ma contraffatto
noble e dal clero simile di Valenza , ri- nel volto. Agli obiti onde il cadavere era
pugnandovi pure i buoni valenti ni, come stato vestito in Valenza, furono sovrap-
r
prevaricatori e scismatici; ma bisognò posti gl'indumenti pontificali.E mg. Lan-
contentarsi de' soli onori civili e militari, te tesoriere generale mise nella cassa una
ommessa ogni ceremonia religiosa, ben- borsa che conteneva le monete coniate
,

sì con grande accompagnamento e mol- nel pontificato del defunto. Indi chiusa
li segni di duolo, e non quanto alla pom- nuovamente la cassa co' soliti sigilli , vi

pa fu in tulto eseguito l'annunziato dal si aggiunse sopra una piastra di piombo


programma, riprodotto dui Baldassari, e con questa iscrizione. Pius VI, P. M. -
dal Cancellieri nella Storia de possessi, A Valentia apud Rhodanum - Adbasi*
p. 4'7> con a ^ t,e notizie. A' 3o gennaio licarn s. Petri- Solemniler trans latus -
1800 il corpo di Pio VI dalla cittadella Die xvii februari mdcccii. A suo tem-
fu portato al cimile rio comune, e quivi po la cassa fu posta presso il sepolcro di
sotterrato. Neppure vi fu posto segno al- s. Pietro, innanzi alla cui confessione e-
cuno sul sepolcro ,
per cui natavi sopra levasi il già ricordato monumento; e sic-
dipoi dell' erba , non più si distingueva il come l'iscrizione l'avea indicata lo stesso
r
sito preciso ove giaceva. Ed allora mg. Papa,ecolNovaes' la ri portai nel voi. XII,
Spina sirecò dal sagro collegio in Ita- p. 3o qui riproduco la scolpita. Pius VI
1 ,

lia: la sua biografia va tenuta presente, Braschius Caesenas Orate prò eo. Tut-
poiché si rannoda con quanto vado in tavolta apprendo da Cancellieri, che l'i-
breve narrando; ma pochi argenti polè scrizione fatta da Pio VI fu posta sul luo-
condurre seco, impadronendosene la re- go ove giace la cassa morluaria; mentre
pubblica francese, quali proprietà del pa- quella qui riferita è scolpita nel zoccolo
pato 1 che serve di base alla di lui statua colos-
Elello Pio VII, raccontai nella bio- sale summentovata. Dice lo stesso Cancel-
grafia del predecessore, che a mezzo di lieri che il vaso de'precordi dovevasi por-
r
mg. Spina inviato a Parigi per trattare il tare con quelli degli altri Papi nella chiesa
celebre Concordato, il quale fu concluso de'ss. Vincenzo e Anastasio, ora de'A//«/-
VAL V AL 23
stri ifrgV Infermi (F.). Tale vaso ilei suo ti parole, n Ragguardevoli deputati. I
cuore e delle sue viscere instantemente lo francesi, ma specialmente i valentiui, vi-
domandò a Pio VII il governo francese, dero mal volontieri la traslazione della
per la cillàdi Valenza, e con sommo impe- spoglia mortale di Pio VI , della quale
gno il vescovo Recherei, e l'ottennero; per voi adesso ci riportate una porzione. E-
cui nella biografia di Pio VI narrai pure gliuo si consolauo per questo ritorno, del
ia pompa colla quale i precordi, per cu- quale debbono essere grati alla bontà del
ra dello Spina divenuto cardinale , si ri- Santo Padre, alle cure del cardinal Spi-
portarono a Valenza, accogliendoli Va- i na, ed al favore speciale del governo fran-
lentin» con divoto giubilo a* 29 marzo cese,che ne fece domanda mediante il
i8o3, e collocandoli nella suddetta cat- suo ministro residente in Roma. Se voi
tedrale. A compimento della narrativa, tornate alla metropoli del mondo cristia-
compendierò la relazione pubblicata dal no, direte al Sommo Pontelìce,che la re-

Biddrtssari. Tale arrivo fu annunziato col ligione cattolica e apostolica romana ri-

snono d'un'ota delle carapaue. 11 vescovo nasce in Francia sotto felicissimi auspicii.
Recherei fece incontrare il convoglio fu- Questo concorso di fedeli che voi vedete,
nebre da 3 deputati a Monteliiuar, ed i annunzia in modo autentico ii loro affet-
comandanti militari colle autorità civili to alla religioue de' uoslri padri e alla
l'acculsero all' estremità del borgo Saul- memoria di Pio VI ". 11 cittadino Rubi-
nières.La carrozza che portava il prezio- na u, unode' commissari di Tolone, im-
so deposito era coperta di velluto cher- provvisò una risposta, in cui fra le altre
misino, V accompagnavano i commissari cose dichiarò. >* Onorati essendo di sì im-
di Roma e Tolone, e fu tenerissimo spet- portante commissione, ci reputiamo feli-

tacolo la calca del popolo ivi concorso. ci che intatto vi consegniamo il deposito
JNel suo ingresso in Valenza suonarono a noi aflidato. Siamo stupiti di sì grati
tutte le campane delle chiese,al rimbom- concorso di fedeli, il quale certamente de-
bo del cannone. La pompasi componeva, ri va dal rispetto ch'essi portano all'obbiet-
degli uiìi/.iali di tutte l'amministrazioni, toche ci ha adunati, dalle vostre virtù, o
r
di 3oo damigelle vestite di bianco con mg. vescovo, e dal buon esempio del vo-
cintura nera , di molle dame e cittadini stro clero". Indi i canti lugubri, prescritti
in abito nero, delle autorità giudiziarie dal rito della diocesi, annunziarono l' in-
e civili, degli avoués, degl'ingegneri, del gresso del cuore e viscere di Pio VI nella
magistrato comunale, della prefettura e chiesa cattedrale. La maestà dell' edili-
degli udì zi ah militari. Questa comitiva zio, il modo ond'era apparato, 3oo e più
venne dalla strada maestra sino alla por- ceri accesi, la moltitudine de' fedeli che
tas. Felice, poi per la via medesima sino da 3 ore e più vi stavano congregati, ra-
alla piazza dell'Erbe, iudi per la piazza pivano T anima in modi tali che si può ,

della Libertà pervenne alla cattedrale sentirli, ma uon mai spiegarli. Giunta ia

per la porta maggiore, ov'era il vescovo cassa nel coro, si posò sopra un mauso-
in abiti pontificali e con 49 ecclesiastici leo costruito in buonissimo stile. Otto ur-
paramenti neri e paonazzi. L' urna con- ne funebri, fiammeggianti e frammesse a
tenente i precordi di Pio VI, posta sopra molti ceri accesi, insieme con questi face-
una barella parata di nero, venne porta* vano risaltare l'eleganza del cenotafio. Le
ta nel vestibolo in cui stavano i detti ec- dame e damigelle di Valenza, con som-
clesiastici. 11 vescovo ne fece la ricognizio- ma cura e divozione attesero ad orna-
ne con alto notarile, indi alla presenza de' re tal monumento. Collocate a' loro po-
commissari di Roma e Tolone, delle au- sti l'autorità costituite, si cantò il vespero
torità e della moltitudine, disse lesegueu- de' morti, e poi si fecero le 5 assoluzioni,
24 VAL VAL
ed in ultimo si commise di custodire il avente nella parte superiore ricamata in
deposito a due ecclesiastici in cotta ed a oro la Croce, e nella parte anteriore il tri-
due laici, i quali passarono la notte in regno. Ad onta della lunghezza della fun-
r
preghiere. Nel dì seguente all'ore 9, mg. zione e il gran concorso de'fedeli, perfet-
vescovo si condusse col clero in coro a ta fu la quiete. In questa occasione le da-
cantare 1' uffizio de' morti, e alle ore 1 o me e damigelle ragguardevoli , a favore
coll'intervento dell'autorità costituite in de'poveri fecero una questua, e versaro-
abito formale, e di grandissimo concorso no nella cassa di beneficenza la ricavata
de'fedeli, si celebrò la messa solenne. Do- considerabile somma. 11 prefetto e le au-
po il Vangelo il prete francese Dufau For- torità civili e militari gareggiarono uel-
tis deputato e commissario, chein Civita- l'onorare i deputati e in ogni occorren-
vecchia da'prelati Vaticani ricevè in con- za. Quindi il Baldassari riproduce la re-
segna i precordi, stando a pie dell'altare lazione, come il cuore e le viscere di Pio
recitò una parlata e la concluse con dire. VI furono riconosciute, e poi collocate
«Fedeli di Valenza, il Santo Padre esau- con solenne funerale nel monumento che
dì i vostri voti. In tutti i luoghi pe' quali le racchiude, ed eccone il sunto. A' 19 ot-
passammo, la vostra sorte era lodevol- tobre 181 1 mg.' Recherei convocò nella
mente invidiata. Questo sagro pegno del- cattedrale i canonici e que'della fabbrica
l'amore che a voi porta il Sommo Ponte- di essa, significando loro di voler fare in-

fice, oh confermi ed assodi la vostra u- nalzare il monumento di marmo desti-


pione colla s. Sede, e conservi la pietà che nato dal governo imperiale a racchiude-
voi mostrate oggi in modi così segnala» re i precordi di Pio VI, e perciò doversi
ti". Poi comparve in sulla cattedra di ve- prima visitare la cassa che li conteneva e
rità il celebre oratore Mila vaux confiden- farne la ricognizione. Entrati nella cap-
tissimo del vescovo, e recitò l'orazione fu- pella ove erano stali collocali, si trovaro-
nebre di Pio VI, colla cui eloquenza ecci- no intatti lai/ cassa; due sigilli vescovili i

tò in ogni cuore dolcissima commozione. ei due della municipalità di Valenza; la


a
Stabilì per principio che qualsiasi uomo ,
2." cassa di noce; la coperta della 3. cas-
non è grande veramente, se non in quan- sa co' sigilli del cardinal York arciprete
to è grande dinanzi a Dio. Poscia percor- Vaticano e due del capitolo Vaticano.
rendo la vita del medesimo Pontefice, fe- Aperta la 4-* cassa, meglio vaso o urna
ce bellissima e verissima applicazione del- di piombo, contenente il cuore e le visce-
l'accennato principio. Finita la messa so- re di Pio VI, si trovò intatto il sigillo di
lenne, e fatte di nuovo le 5 assoluzioni, il mg/ Caracciolo suo maestro di camera.
prezioso deposito fu trasferito processio- Indili vaso di piombo fu chiuso e risal-
talmente nella cappella destinata per cu- dato. Osservò P architetto Ricaud che lo
stodia temporanea, ed ove fu posta una spazio preparato nel monumento per ri-

lampada ardente dì e notte,tìnchè il mau- porvi il vaso di piombo non era suffi-
soleo che do vea racchiuderlo fosse compi- ciente, perciò propose di collocarlo sotto
to per collocarlo stabilmente nella stessa del medesimo, e
convennero il vescovo ci

cattedrale, governo francese avendolo


il co' canonici ed
Quindi a' 1 1 i fabbriceri.
commesso inRoma allo scultore Laboreur ottobre dello slesso 181 1 rag/ Becherel,
(onde onorai e questa vittima augusta del- invitali il capitolo e i fabbriceri Della cat-
lapersecuzione religiosa, ed a servire di ri- tedrale, sigillò col proprio sigillo in 5 di-
parazione alle crudeltà esercitate contro il versi luoghi il vaso de'pontilìcii precordi,
comune Padre de' fedeli, come osserva il ed alla loro presenza fu riposto nel luo-
J aulir et nelle sue Mcmoires). La cas*a fu go determinato, faceudosi le consuete sa-
coperta cou drappo di velluto violaceo, gre ccremonie. Finalmente a'25 ottobre
VAL V AL a5
si celebrò nella cattedrale di Valenia so- Iosa memoria. E la sedia di appoggio,
lenne funerale, per la dedicazione del nella quale
il 29 agosto
1799 spirò Pio
monumento consagralo alla gloriosa me- VI d'immortale memoria (l'accurato e
moria del Sommo Pontefice Pio VI, ed testimonio oculare mg/ Baldassari, co-
a tale effetto nel coro si eresse decoroso me anche il Novaes, all'erma che morì sul
catafalco ornato dell'insegne pontificali. letto, narrando. Dopo averci benedetti,
Alle ore io tutte l'autorità citili, milita- distese e abbandono le braccia sul leu-
ri e giudiziarie recaronsi nella cattedra- to, e gli uscì dalla mano il Croce/isso j
le, e siccome era stato invitato a presie- ed inginocchiati intorno al letto, dopo 5
dere alla ceremonia il cardinal Spina, il minuti spirò. Bensì sulla sedia prese la
vescovo accompagnalo dal capitolo e dal comunione a'27,e volle sedervi la mat-
clero della città e contorni , ricevè alla tina del 28 ,
per cambiargli il letto in al-
porta della chiesa il cardinale, il quale tro polito, ma non trovandosi pronto, a
assistito dallo stesso vescovo e da quello mezzodì convenne ricoricarlo nel suo let-
d' Avignone, celebrò pontificalmente la to. La buona signora Bollami gli portò
messa. 11 canonico Bisson segretario del il suo, ma medici nou vollero che si
i

vescovato di Valenza, recitò un discorso rimovesse venerando infermo). Qual-


il

proprio della funzione. Immenso fu il che mese indietro fu venduto con lutto
concorso de' fedeli, tutti mostrandosi in- il castello del sig/ De Maccarlhy: iu
teneriti sommamente, per la commoven- esso trova vasi l'oggetto di cui abbiamo
te e patetica narrazione che delle virtù parlato. 11 sig/ ab. De Barjac canonico
di Pio VI fece il facondo oratore. Il fu- onorario della cattedrale di Valeuza vol-
nerale terminò colie 5 solenni assoluzio- lead ogni costo comprarlo, e l'ha collo-
ni prescritte dal pontificale, e suonarono calo in una camera del suo castello di
tutte le campane delle chiese della città. Monllosier. Si sa che il Sommo Ponte-
Mg/ Becherel sul monumento fece scol- fice prigioniero del direttorio nel palazzo
pire la seguente iscrizione. Sanata Pii detto del Governo, non trovò iu questq
VI redeunt Praecordia Gallisi Roma suo carcere alcun mobile. Le pietose da-
tenet Corpus j Nomenubique sonai. Va- me di Valenza riunironsi insieme, e ven-
Icnliae obiit, 29 Aug. art. 799. Le sup- 1 nero modestamente guarnite le camere e
pellettili ch'erano servite a Pio VI nel l'appartamento dell'illustre Poutefice. Al-
suo soggiorno nella cittadella, ed altri og- la morte Pio VI le autorità resero al-
di
getti di suo uso furono riguardati e tenu- le dame di Sacy i mobili (la sedia a brac-

ti come memorie illustri e divole. Notai cioli colle ruote, di cui parlai più sopra,
nel voi. LUI, p. 108, che mg/ Chatrous- la somministrò il Cornier; può darsi che
se vescovo di Valenza, possedendo la pic- l'avesse da tali dame), che avevan dato,
cola pisside che il Papa soleva portare fra' quali eravi la sopraddetta sedia, in
colla ss. Eucaristia sospesa sul petto nel cui Pio VI aveva passato gli ultimi gior-
doloroso viaggio , la donò al Papa Pio ni (questa proposizione è esatta). La fa-
IX (V.) t
il quale ne fece lo slesso uso io miglia del sig/ Maccarlhy l'ebbe in ere-
quello memorabile di Gaeta, con parten- dità dalle signore di Sacy, da cui I' ha
za segreta dalla sua sede, per non essere il soprannominato ecclesiastico acquista-
esposto a nuovi oltraggi de'decnagoghi e ta. Questo fatto mi ricorda una visita che

de'faziosi riuuilisi in Uoma. Il Giornale feci negli appartamenti e nelle camere ove

di Roma del 1 85 1 a p. 730, riporta la morì l'illustre Pontefice Pio VI. Dopo a-
seguente notizia.» In un piccolo castello Memorie del car-
ver letto 1'importanli
a mezz'ora di distanza da Valenza, tro- dinal Pacca (questo insigne porporato
vasi attualmente un mobile di assai pie- dice in esse, che neh8i4 stando per tur-
26 VAL VAL
imre in Italia, aveva divisato di passare re l'adozione della sua Liturgia^ del suo
per Valenza, e visitai^ come santuario Uffizio divinof /^.J.Nuova invasione dello
la camera in cui era morto Pio VI,ela slato pontifìcio e nuovo imprigionamento
chiesa in cuifu prima sepolto j ma come del suo sovrano, dovevano fare rivedere
dissi, non fu sepolto in chiesa. Non che a Valenza lo spettacolo d'un altro Papa
raccogliere notizie sugli ultimi avveni- deportato, Pio FU. Lo narrai alla sua
menti di quel S. Pontefice; ma gli con- biografia, rilevando che tra'suoi famiglia-
venne deporre questo suo desiderio affi- ri enumera vasi per singoiar coincidenza
ne di raggiungere prestamente Pio VII), quel Morelli i.° aiutante di camera, che
desiderava di vedere la città di Valenza e ivi con tale uffizio era slato col predeces-
di visitare il palazzo ov'era stato prigio- sore. A' 6 luglio 1809 Pio VII fu arre-
ne il Vicario di Gesù Cristo. Un rispet- stato nel suo palazzo Quirinale, e da-
tabile vecchio, con cui avevo fatto cono- gl' imperiali francesi condotto in Fran-
scenza dopo esser giuuto in quella città, cia. Racconta il suo benemerito storico
appagò mio desiderio,accompagnando-
il Artaud , t. 2 , cap. 59 , che quanto più
mi egli mostrandomi la desiata
stesso, e avvicinavasi alla Francia, tanto più l'en-
cameruccia. La mia guida era in relazio- tusiasmo aumentava. Lo dimostrò pre-
r
ne col medico del sig. Labrador amba- cipuamente Grenoble nel finire di detto
r
sciatore di Spagna. Il sig. Labrador ave-t mese. Improvvisamente arrivò l'ordine
va accompagnalo l'augusto prigioniero a di partire per Valenza. Ma il Papa giun-

Valenza, ed il suo medico curando pure to in questa città , non ebbe la permis-

il Papa, die agio al mio amico di pro- sione di visitarvi il monumento innalza-
strarsi più volte a'piedi del Pontefice. A- to a Pio VI, per averle benignamente
•veva dunque io in conseguenza un eccel- concesso i di lui precordi. Dovevasi di-
lente Cicerone, e ben comprende qua-
si rettamente da Valenza passare ad Avi-
li sentimenti dovessi provare. La mia sor- gnone, e convenne ubbidire; indi pel con-
presa però fu grande, allorché invece di tado fienaissimo, per Aix. e Nizza fu con-
trovare una cappella, non vidi neppure dono a Savona (F.) , stabilita per luo-

un inginocchiatoio! " Mi giova sperare, go di sua prigionia.

che l'illustre Valenza, che ben a ragione La luce del Vangelo fu portata in Va-
vanta il soggiorno fattovi da Pio VI, e di lenza da' ss. Felice prete, Fortunato ed
possederne il cuore e le viscere, vi ripa- achilleo diaconi (^.), per ordine di s.

rerà; e sarà segno della gratitudine de' Ireueo vescovo di Lione e discepolo di s.

buoni cattolici, e degli ammiratori prin- Policarpo vescovo di Smirne, come si ha


cipalmente, presenti e futuri, di quel ma- dagli A età Vitae et Martyrii ss. Fcli-
gnanimo supremo Gerarca. Le quali mie cis f Fortunati et Achillei auctore coevo y
sperauze le credo fondale e convalidale in Vitis ss. 2 3 aprilis, presso i Collaudi-
dal progrediente spirilo religioso che e- si. Eadem ex Mss. Trevirensis s. Ma-
ininentemetile grandeggia in tutta la flo- ximinì, cimi Comment. praevio, et notis

ridissima Francia, e quale con affettuosa Godofredo Henschenio. Predicarono la

espansione d'animo riverente vado cele- fede cristiana in Valenza, ed ivi co' loro
brando all'opportunità; massimamente fervorosi discorsi avvalorati dalla costan-
per l'operato del venerando Episcopato za de'molteplici miracoli, convertirono a
e del rispettabile clero francese, che ri- Gesù Cristo gran numero ili idolatri. Es-
spleudouo iu gareggiare nella pietà, nel- sendo Cornelio giudice o magistrato di
la dotti ina e nel zelo mirabile; non che Valenza, per la persecuzione de' cristiani
per tenersi strettamente uniti alla catte- ordinata dall'imperatore Settimio Seve-
dra di s. Pietro, e persiuo col ripristina- ro, li fece imprigionare e quiudi marti-
VAL VAL 27
rizzare nel 2 1 I ,che altri ritardano al 2 1 2. da Sisto V, come scrivono alcuni, ma o
Leggo nel Cecconi, Dissertazione sulCo da Innocenzo XI nel 1G87 come vuole
rìgine dell' Alleluja, che i ss. Felice, For- Commaoville, o da Innocenzo XII nel
tunato ed Achilleo s' invigorirono a su- 1692 secondochè alferuia Novaes, che
perare! tanti atroci supplizi del loro mar- aggiunge essere ambedue vescovi con- i

tirio , col ripetere spesso il cantico del- ti delle loro città, ed avere di rendita,
Y Alleluja. Nel luogo ove furono sepolti il vescovo di Valenza 16,000 lire, e
veune eretta una cappella o chiesa. Di- 1 5,ooo quello di s. Diez. Veramente
poi le loro reliquie furono trasferite nel- il vescovo di Valenza anticamente assu-
la cattedrale di Valenza, la quale in se- meva il titolo di conte di Valenza e ne
guito ne die notabile porzione ad un si- esercitava i diritti, tnn negli ultimi lem-
gnore della casa diBoucicaut, che le de- pi non godeva più che il dominio utile.
pose nella chiesa de' religiosi della ss. Tri- Si legge nella Gallia Christiana t. 4>p- ,

nità. Ma quanto rimaneva in Valenza di 1108: Valentinenses Episcopi et Corni-


questo prezioso deposito, fu abbrucialo tcs. Dominatur autem Episcopio titillo

e disperso dalla rabbia de'calvinisti ugo- Comitis Castronovo ad Isaram, Ale-


notti sul declinar del XVI secolo. In que- xiano Monti Generis Auriolo 3 M'ir-
} t

sto che corre, poterono i valentini avere mandae, Bellimonti, et Subdioni irnpe-
una piccola porzione delle reliquie collo- rahat nomine Principatus 3 sed distra-
cate in Ailes, e le venerano con gran- età est haec toparchia per Monliiciuni
dissima divozione nella cappella dell' o- Episcopwn cimi facultate Sumnii Pon-
spedale, e celebrano la festa di questi lo- tificis, ut con/lare tur pecunia RegiaCle-

ro santi tutelari a'23 aprile. Riferiscono ro persolvenda. I vescovati di Valenza e


Movaci e Cancellieri, che il cadavere di di s. Diez restarono suffragatici di Vien-

Pio VI fu deposta sotto la cappella del- na sino al concordato del 80 , pel qua- 1 1

la cittadella di Valenza, dov' erano stati le Pio VII avendo soppresso la dignità
già sepolti i ss. martiri Felice, Fortuuato metropolitica di Vienna, dichiarò il ve-
ed Achilleo. La sede vescovile vi fu eretta scovo di Valenza suffrasatieo dell'arci*© 1

nel IV secolo, e sino dal suo principio fu scovo di Lione; quindi col breve Novani
illustre, poiché nel medesimo nella città de Galliarum dioecesibus de' 24 set- ,

si cominciò a celebrarvi importantissimi tembre 182 1, Bull. Roni. cont.t. i5, p.


a
concili!. Appartenne alla provincia ec- i . 45 1, Valenza dalla
sottrasse la sede di
clesiastica Vienna, e sino dal detto secolo metropolitana di Lione
I' assegnò a , e
fusuffraganea della metropoli di Vienna. quella d'Avignone. Inoltre col breve No-
Nel 1275 recandosi il b. Gregorio X in tale strisApostolicis, dello stesso giorno e an-
città, si ha dal summentovato p. Iionucci, no, Bull, cit., p. 4^6: Extinctio juris me-
che a'25 settembre col parere e consiglio tropolitici archicpiscopiLitgdunensi<i su-
de'cardinali, unì due vicini vescovati di i per Ecclesia Valcntinensi in regno Gal-
Valenza e di s. Diez (V.) nella Gallia Nar- liarum. E col breve Etsi per Nostrae,
bonese, stante il miserabile stato della 1 .*, pure di detto giorno, Bull, cit., p. 4^7» e
e la vacanza d'ambedue le sedi avvenu- diretto al vescovo di Valenza Di-la-Tou-
ta in tali giorni , siccome erasi proposto rette: Cessatiojuris metropolitici archie-
nel concilio generale di Lione li da lui piscopi Lugdunensis super Ecclesia Va-
celebrato, senza confusione de'loro dirit- lentinensi in regno Galliarum. Tuttora
ti.Ciò esegui colla bolla alentinensem V la sede vescovile di Valenza è sulfraga-
et Diensem Eeclesias ì che si legge nel- nea dell'arcivescovo d'Avignone. Il i.° ve-
la Gallia Christiana. Dipoi due ve- i scovo Valenza che si conosca è Emilia-
di

scovati furono nuovamente separali, uou no, cani s. Marcellinus ex mandato ma-
*8 VAL VAL
gni illiusEusebii yercellcnais Episcopi, ne il suo diacono Astemio. Raguoaldo in-
atlcum venit ungendus inprimwn Anti- tervenne al concilio di Ma^on nel 58 a 1 ,

stitem Ebredunensium. Pareches./I/rtr- quelli di Lione nel 583, di Valenza nel


cellino sia stato consagrato vescovo d'Em- 584 e di 585. Dopo Elefa I,
Macon nel
Lron che avea convertito alla fede, dopo fu vescovo Agilulfo o Aigulfodel 648; In-
il 363. Nelle Monumenta Histor.Patriae, gildo si trovò al concilio di Chalons; Lu-
t.
4>P- iqo,all'anno358$i chiamaEuiilia- picino sottoscrisse un documeuto di Car-
no col nome di santo, e si dice che con s. lo Magno per le reliquie de'santi da quel-
Eusebio consagrò Marcellino. Si vuole T imperatore date ad Aquisgrana. Suc-
che Emiliano fòsse presente al i.° conci- cessivamente governarono questa chiesa
lio tenuto in Valenza nel 3y4- 1 Sani- Salvio I, Antonio I, Elefa II, Valdo, Sai-
martani pare che anticipino il suo ve- vio II, Lamberto o Damberto, Ramber-
scovato. Indi trovasi s. Sisto martire. Era to fratello di Bosone re d'Ailes, che in va-

vescovo di Valenza nel 4°o Massimo !, ri concilii sotto«crisse,neir859 a quello di


contro il quale Papa s. Bonifacio I del Toul, nell'860 di Toussi, uell' 876 di
4iH, ad istanza del clero Valentino ema- Pontyon, nell* 879 di Mantala in cui fa
nò sentenza di condanna, dopo aver da- dato il titolo di re a Bosone, e nell* 855
to ad esaminare le accuse formate con- avea assistito a quello di sua sede Valen-
tro di lui a 7 vescovi della provincia. Fu za. In seguito si registrano i vescovi Dun-
trovato reo di parecchi delitti, e involuto Emetico, Ado,
tra 11 no, Eilardo, Isacco I,

nell'eresia de'mauichei. Circa 6o anni do- Brocardo, Arcimberto o Arcinibaldo, A-


po fu commesso il governo della chie- gildo o Aino, Roberto. Isacco li nell'887
sa di Valenza a s. Apollinare monaco di fu al concilio di Chalons e nell'892 a
Lei ins, e ne fu consagrato vescovo circa quello di Vienna. Remegario I ricevè in
il 460 o 4°*0' Subito impiegò le sue ze- dono dall'imperatore Lodovico IV Sa-
lanti cure a riformare gli abusi che la xiacum, Adgentiolum et Saonem vii- ,

vita sregolata dell'antecessore vi avea in- las comitatus Diensis, con diploma pres-
trodotti; male sue fatiche apostoliche fu- so iSammartani. Dopo il 991 Umberto
rono interrotte da di verse malattie, e quel- de'conti d'Albon. Nel io 1 1 fu eletto Re-
la che l'assalì verso il 5io fu lunga e pe- megario Il , che nobilitò la cattedrale.
ricolosa. 11 pio suo ardore gli fruttò de' Guigo o Wigo del ioi5 intervenne al
nemici e l'esilio, disgrazia ch'egli conver- sinodo di Anse nel io25o io32. Ponzio
tì nella maggior sua santificazione. Nel de'conti del Valentinois sedeva nel 1 037,

5 1 7 interveuneal concilio d'Epaona, pre- indi nel 1 o4o intervenne a' 1 5 ottobre al-
sieduto da suo fratello s. Avito di Vienna, la solenne consagiazioue della clvesa di
dopo essere tornato nella sua diocesi , e nuovo riedificata dis. Vittore di Marsi-
favorito da Dio del dono de' miracoli. A- glia, onorata dalia presenza del Papa Be-
veudo stretto amicizia con molti illustri nedetto IX, recatosi io Provenza forse per
vescovi delle Gallie, e massime con s. Ce- le fazioni che desolavano Roma, e da qua-
sano d'Ailes, un viaggio andando
vi fece si tutti i prelati circonvicini; quindi nel
a Marsiglia. Si vuole morto verso il 52 5, 1047 sottoscrisse il testamento d' Ugone
e tumulato nella chiesa de'ss. Pietro ePao* arcivescovo di Besancon. Gontardo del
lo posta ne'sobborghi di Valenza. Tra- 1082 ricevè e ospitò il Papa Urbano II.

sferito poi il corpo nella cattedrale, fu em- Neil 1 1 1 era vescovo Eustachio e viveva
piamente bruciato dagli eretici ugonotti nel 1 1 34, che in un documento di con-
nel fìuir del secolo XVI. Gallo nel 549 cessione è chiamato Episcopus et Comes
fu al concilio d' Orleans. Il vescovo Mas- Valenlinensis. Nel 1 146 s. Giovanni ci-

sino 11 nel 56j mandò al coucilio di Lio- stercense, discepolo di s. Bernardo e i
VAL VAL 29

abbate Bona Valle, chiaro per virtù:,


di censetur in pactis convenclioncm cura
santa vita e miracoli, onorato a' 5 otto- Falcntinis prò vectigali : et 1217 dal
bre. Orilberto del 148 permise a Gibor-
i Drunstallium paglini Guigoni Turno-
no de Auriolo viro ìnclyto , aedificare niodinastae potentissimo, et Charmium
castrimi in Episcopatu talentino. Ber- Basteto. Guntardum Cabeolensem api-
nardo del 11 54 intervenne a una dona- bus et genere pollentem praelio supera-
zione deil'abbadessadi s. Andrea di Vien- vi^ et ad obedientiam clicntclae compii-
na. Oddo o Eude già decano della chiesa Ut. Morì il b. Umberto a'29 aprile 1220,
di Valenza, di nobile stirpe , virtuoso e com'è registralo nel Necrologio di s. Ru-
lodato pastore, nel 1 i5? ricevè dall'im- fo. Nello stesso anno gli successe Geron-
peratore Federico I un diploma di dona- do o Giraldo primo abbate Molismense
zioni con giurisdizione, cioè la signoria poi cliiniacense. Indi Guglielmo di Savoia
della città di Valenza in uno a'dii itti re- primogenito del conte Tommaso 1 e per-
gali de' j 3 castelli de' diutorni. Nel 1 1 58 ciò nipote del b. Umberto HI bealiiìca-
vendè per 200 marche d'argento l'isola to da Gregorio XVI già monaco, che
,

Esparveria nel Rodano presso Valenza, coll'armi dovette sostenere la sua auto-
all' abbate di s. Rufo d'Avignone, dalla rità e dominio temporale. Nel 12 26 emit
quale città vi trasferì la canonica madre Episcopatui Augustam, Deuaiuarn, et
di sua congregazione , con approvazione partem Cristac a Silvione de Cris fa de-
d' Adriano IV già abbate generale della cano Valentino. 1229 parcit Fa-
Nel.
medesima. Dedit Bellumcastrum Epi- lentinìs rebellibus, quorum domus Con-
scopatui Valentino 11 78, et 11 85 ac- frate riae eversa estjpsiquc prohibiti con-
cìpit Monlemvcneris ac Bellimontemab ventu omni ciani episcopo ex sentenlia
,

Umberto de Montemvencris. Praeterea comitis Gcncvensis eie. Nel i23o mar-


munificus fuh erga abbatiam Lioncellit cas argentis quibus Valentiniab arbi-
quam redditibus ac praediis e gremio trariis judicibus damnati fuerant, mu-
non tantum e athedr alis Falcntinae,sed tantlibris Fiennensibus. Is vero propter
et ecclesiarum Burgi ac s. Felicis. Gli fortitudìnem qu'am exhibuit ad defen-
successe Falco o Falcone nel 1 89, nel 1 sionem jurium Ecclesiae, vocalus par-
qual anno ricev eìieCastr umbucum,B a l- vus Alexander; nominatur electus Fa*
franiy et omnia quae Noso et Eccone lentinus come si ha da una carta nel
,

modici» amnibus continentur; morì nel 1234- A ce epit quoque rcvocationem fa-
1 199. In questo gli fu sostituito il b. Um- cilita tisimponendi per dioecesim vedi-
berto de Mirabel priore certosino di Sel- gal. an.\iZc)fi7ctae Guigoni Delfino, et
va Benedetta. A suo tempo avvennero Guillelmo Pictaviensi. Innocenzo III le-
molti tumulti e guerre de'feudatari ri- ce Guglielmo patriarca di Gerusalemme,
belli; sed vir mirae probitatis, qui in so- amministratore del Patrimonio, e morto
litudine cartusiana m ilitaverat sub Chri- in Asisi nel 1236 fu trasferito il corpo in
stij'ugOf prò sedis dominatione et j uri- Altacomba nella Savoia. Gli fu surroga-
bus propugnandis rebelles ad clienlclae to nel 124© il fratello b. Bonifacio di Sa-
obsequium strenue revocavit.Anno \ 2 o5 voia già certosino e superiore del mona-
accipit a Philippo principe tabulasela- stero di Nantua, poscia vescovo di Bel-
bus dal castra Episcopo, Urram videli- ley, indi consagrato in Lione da Innocen-
cel j Pelafollum, Copium, Augustidi- zo IV in arcivescovo di Cantorbery nel
mini, mediani par lem Lpiani. Anno 1244? morto nel castello di s. Elena nel-
1 209 eidem pr aesuli concedi tur carte- la Savoia a'i 8 luglio 1270: per le sue vir-
ris prohibilis probare aurum et argon- tù e santità di vita, Gregorio XVI ne
tutu Valenliae, In cartis Lioncelli re- confermò il cullo immemorabile e Io bea-
3o VAL VAL
tifico con altri reali di Savoia x\e\i 838, 1275, nella persona di Amedeo de Rous*
come narrai in tale articolo. Quali fos- ki Ioli nobile del Delfina to, già abbate mo-
sero le sue virtù e quale la sua dottrina, naco saviniacense,per modestia ripugnan-
specialmente lo dimostra il modo con coi te con lagrime. Chiaro per lodevoli ge-
egli amministrò le sue cinese, degno suc- sta, morì in s. Diez a' 17 settembre 1282.
cessore nella Cantauriense a s. Edmondo. Gli successe il suo consanguineo Giovan-
Libéralissimo verso i poveri, solertissimo ni 11 de'couti di Ginevra neli283, e ri-
nelT estirpazione degli errori , difensore ceve l'omaggio de'feudatari delle due dio-
gagliardo delle prerogative e libertà del- cesi, morendo nel 297. Ne occupò la se- 1

la Chiesa, si mostrò indefesso nel solleva- de il cugino Guglielmo de Roussilon, che


re i caduti, Dell'antivenire i misfatti, uni- molte belle cose operò nella pace e nella
camente intento alla difesa della fede di guerra a vantaggio delle sue sedi , nel
,

Cristo, alla cura del suo gregge, all' in- 1298 dividendo il collegio de'canonici di
cremento della religione. Nel \il\5 gli Valenza e di s. Diez, riuniti dallo zio Ame-
successe il fratello Filippo di Savoia , e deo; così concluse vantaggiose convenzio-
fatto arcivescovo di Lione ritenne l'am- ni per le sue chiese co'ceusuari delle me-
ministrazione di Valenza, di più Innocen- desime, benemerito terminando di vive-
zo IV lo dichiarò rettore di Romagna; re nel 33 1 Ademaro de la Voute no-
1 .

intervenne nel 1248 al sinodo di Valen- bilissimo di Anduse, canonico Valentino


za, ma per morte di Pietro suo fratello e diese, molte cose operò quanto a' be-
conte di Savoia nel 267 o nel 1 268, non 1 ni delle due mense co' dipendenti. Nel
essendo iniziato negli ordini sagri, rinun- 1 336 da Viviers vi fu traslato Enrico I

ziò le dignità ecclesiastiche e col nome de'signori di Villars, e pervenuto il Delfi-


di Filippo I passò a regnare nella Savoia. nato al figlio del re di Francia, per esso
Ne' comizi capitolari per l'elezione del ricevè il giuramento da diversi feudatari.
nuovo pastore, furono nominali Bertran- Nel 1 343 Pietrode Castroluce abbate clii-
do della casa di Poitiers vescovo d'Avi- niacense, indi sepolto in Clùny. Nel 1 35?.
gnone, e Guido de Montlor o Montelau- Giovanni Jofeury o Jausceut o Gauscens;
10 canonico di Puy; ma Clemeute I V sen- nel 354 Lodovico de Villars fratello del
1

tenziò a favore del i.° e lo traslocò aila vescovo Enrico I; nel 1379 Guglielmo de
sede Valentina, e morì nel 1274* Allora la Voute nobile di Anduse, che fu tur-

Guido ottenne il vescovato e fu confer- bato dV Ministri del delfiuo. Intanto in-
mato dal b. Gregorio X, ma nell'istesso sorto grande scisma d'occidente, soste-
il

anno morì in Tarascona. A' 22 gennaio nulo dall'antipapa Clemente VII de'cou-
1275 morì anche il vescovo di s. Diez, ti di Ginevra in Avignone, ne seguì l'ub-

Amedeo I de' couti di Ginevra. Essendo bidienza la Francia , ed in conseguenza


dunque Gregorio
vacanti le sedi, il b. X Valenza e s. Diez. Fra gli anticardinali
le unì insieme, come già notai, ordinan- che il pseudo Clemente VII creò nel 383, 1

do che dovessero concorrere nell' elezio- vi comprese il nipote o cugino Amedeo

ne del vescovo i suffragi de' due capito- de'marchesi di Saluzzó (V ,\ vescovo di


li, e che s'intitolasse vescovo di Valenza Valenza e s. Diez, nello stesso anno, già
e di s. Diez, per cui i Sammartani ne ri- canonico arciprete della chiesa metropo-
portano la serie colle notizie in quella de* litana di s. Giovanni di Lione indi de- ,

a
vescovi di Valenza, e soltanto nomi in
i cano ei. dignità di s. Maria di Bayeux,
continuazione dell'altra, Dìensem Epi- e per le ragioni di Beatrice de'couti di
scopi et Oomites, t. 2, p. 553. Il i.° ve- Ginevra sua madre era signore di Aulon
scovo di Valenza e s. Diez, il b. Grego- iti Francia. Nel 1394 successo nell'anti-
rio X lo creò in Vienna uel medesimo papalo Beuedctlo XIII, compì Amedeo
VAL VAL 3i
per lui un' onorifica legazione n Ferdi- delfino di Francia Carlo, rettore del con-
nando I re d'Aragona, p meglio al prede- tado Venaissino per la Chiesa romana, al -

cessore Mai lino. Abbandonato poi il par- la cui ubbidienza era tornata Valenza e
tito avignonese e Io scisma, si accostò al- la Francia ; e morto dopo lunghissimo
l'ubbidienza romana, quindi si trovò nel vescovato neh 45 1, fu sepolto nella cat-
famoso sinodo di Pisa nel 5409, dove fu tedrale. Essendosi già dimesso neh 44^»
riconosciuto per vero cardinale da Ales- in questo gli successe Lodovico di Poitiers

sandro V. Neli4io divenne decano del- nipote suo, abbalcdi s. Rufo e RomaneU-
la cattedrale di Puy, e adunatosi il con- se, preposto della cattedrale Valentina.
cilio diCostanza v'intervenne e molto in Ebbe questioni co'rninistri del Delfinato,

esso operò per V unione e la pace della per avere alterato la moneta, e dalla cau-
Chiesa. La saviezza e la prudenza gli con- sa che fece fu deciso dal deputato del re
ciliarono la stima di tutti que' padri a , l'arcivescovo di Reims: Nidlam jurisdi-
segno che iielf elezione del nuovo Papa clionem in ch'itale Valenti nensi compe-
ebbe 12 voli per la suprema dignità; ma tere Regi. Nel 1 45o ricevè l'omaggio del
prevalse l'esaltazione di Martino V, che delfino Lodovico e di altri feudatari, di-
inviò il cardinale in Francia, travagliata cit in comitatibus Valentiae et Ditte;
dalle civili discordie e dalie guerre stra- idem r eripi t ab e odem Ludovico i456,
niere, per tentare di ristabilirvi la pace. Pisancianum prò homagio, et consor-
Ma mentre tornava in Italia mori a' 28 tium Comitatuum.quod .sex ante annis
giugno 1 4 *9- Fu dotto e amante delle ei concesserat. Nel 1 468 Gerardo de'si-
lettere, e mentre stava in Costanza, si oc- gnori di Crussol, sui judicibus consti tu-
cupò con altri prelati della lettura di tiones in foro servandas ordinavi t. Nel
di Dante, e volendolo far conoscere a due 1472 Giacomo de' signori di Ratarnay,
vescovi inglesi, fece calde istanze al rimi- decano di Grenoble, caro a LodovicoXI,
nese fr. Giovanni da Serravalle vescovo governò sino a' 12 aprile 47^- ^ e se ~ 1 '

di Fermo, perchè voltasse in prosa latina guente anno Antonio de Balsac priore di
e quindi commentasse la Divina Com- s. Cassiano de'canonici di s. Rufo, ricevè
media. A tale faticoso lavoro si accinse nella clientela di sua chiesa diversi signo-
que! prelato, principiandolo il 1 ."febbraio ri.Neh 491 Giovanni de'signori d'Espi-
1 4 1 6 e compiendolo a* 1 6 febbraio 1 4 1 nay, canonico tesoriere di Rennes, ab-
nella stessa Costanza, con lettera dedica- bate d'Acquaviva, consigliere regioe pro-
toria al cardinale ed a'due vescovi ingle- fessore di leggi , fu promulgalo nel col-
si, nella quale si scusa, attesa la brevità legio de'canonici dal canonico decano di
del tempo, d'essere stato costretto a far s. Diez: procedette contro gli eretici val-

la traduzione meno elegaulemente, e si desi neh494> ed ammise all'omaggio al-

conserva mss. nella biblioteca Capponia- cuni feudatari. Nel 5o3Gaspare deTour-
1

te, ora Vaticana. Avendo il cardinal di non arcidiacono Valentino, restò eletto da'
Saluzzo rinunziato le due sedi fin dal , canonici in concorrenza d'Urbano de' si-

1 388 gli successe ne'vescovati Enrico li, gnori di Miolans, la controversia venen-
il quale donò in parte Montilisio a Fran- do decisa dal primate di Vienna; non o-
cesco de Cossenatico, per 200 fiorini d'o- stanle Urbano si usurpò il titolo di vesco-

ro annui e la protezione di sua chiesa, vo, di che fu privato nel concilio di La-
come con altri e con altri luoghi avevano terano V nel i5i 5. Neh 52i fu latto am-
pieaticato i suoi predecessori, che si pon- ministratore di Valenza e di s. Diez il

uo leggere nella Gallia Christiana. Nel cardinal Giovanni di Lorena (F.) deca-
i3go Giovanni di Poitiers de signori di no del sagro collegio* Neh 524 il cardi-
s. Valerio di Saiut-Vallier, caro al i.° nal Francesco Clermont(V.) legato d'A-
32 VAL VAL
vignone, e poi anch' esso decano del sa- e ne'dintorni. Neh 644
stabilì in Valen-
grò collegio. Pei* sua cessione, nel 53 1 za seminario per 12 chierici, e vi noie
il

fu fatto vescovo Antonio de Vesc abbate a insegnare sacerdoti delle due diocesi.
i

di s. Afrodisio. Nel i53j Giacomo de Ammise nella stessa città i recollelti, in


Tournon fratello del vescovo Gaspare, Montilio e Crista le monache della Visi-
traslato da Castres. Nel i553 Giovanni tazione, e le orsoline in Cabeoli , dista,
de'signori di Monluc, d'ingegno e facon- s. Diez e Valenza. Intervenne a' comizi
<iia ornato, consiglieredi Caterina de Me- tenuti in Parigi dai clero gallicano pel
dici, e pe'tempi turbolenti celebre esper- 1625, i635 e i645>, presso la qual città
tissimo ambasciatore in Italia, Germania, morì a Du Mesnil nel «654, lodato e ze-
Inghilterra, Scozia, Polonia e Costantino- lantissimo pastore. Eidcni consacrai Hi-
poli. Nella rinomala assemblea di Poissy storiam de rebus gestis Valcntinorwii
difese energicamente gl'interessi e la re- ac Diensium Praesulum Joanneni Co-
ligione de' cattolici; e nella dieta di Var- lumbus anno i652. Nel i654 fu eletto
savia contribuì all'elezione in re di Po- Daniele de'signori di Cosnao Episcopus
lonia di Enrico di Valois. Nella legazio- Comes Valentinus et Diac, regio consi-
ne eli Polonia trattò pure nelle corti di gliere e priore cluniaceuse , consagrato
Svezia, Moscovia,Transilvania e Austria. dall'arcivescovo di Bourges, indi delega-
Lodato da molli scrittori, morì in Tolo- to coli' arcivescovo di Vienna a' comizi
sa e fu sepolto in s. Stefano con onorifi- generali del clero in Parigi. Di lui e de'
co epitaffio. In difficili tempi gli succes- successori tratta la nuova edizione del-
se il nipote Carlo de Gelas de Leberon la Gallia Christiana. Separate le chiese
nel i58o, poiché i novatori ugonotti com- di Valenza e di s. Diez, nel 1700 fu fat-
misero esecrabili nefandezze in s. Diez e to vescovo di Valenza Giovanni de Ca-
in Valenza; nel 1600 morì in Pavia. Gli lellandi Tolosa, d'una famiglia ragguar-
fu surrogato il nipote Pietro Andrea de devole nella toga, la quale die alla chiesa

Gelas de Leberon, che illustrò le sue se- di Rieux un vescovo, e pubblicò; And-
di per la difesa che imprese della reli- quités de l'Eglise de Valence, avec des
gione cattolica combattuta da detti ere- reflexions sur ce qu ily a de plus re-
y

tici, e sostenne gravi fatiche sino al 1621 marquable dans ecs antieprités, Valence
in cui morì presso s. Liberata. Il signo- 1724. L' egregio vescovo scrittore parla
re e priore di questa e nipote suo, Carlo di sua illustre chiesa , come un tenero
Giacomo de Gelas de Leberon abbate , padre parlerebbe de' suoi figli. Da per
di s. Maria di Bonacomba, nel 1624 ne tutto manifesta il più gran zelo per la con-
occupò la cattedra, facendo il suo ingres- servazione del deposito della fede; ila per
so a Valenza a'6 febbraio, ed in s, Diez tutto si mostra penetrato da quello spi-
a' 6 aprile 1625. Restaurò le chiese e i suo proprio. Morì ge-
rito di pietà ch'era
luoghi occupali e devastati dagli ugonot- neralmente compianto dalla sua gregeia,
ti , redense alcuni luoghi della mensa al principio deli 725. Le Notizie di Ro-
impegnali per le calamità de'tempi, re- ma riportano i seguenti suoi successori.
staurò pure l'episcopio di Valenza, l'au- Nel 1726 a' 3i marzo Alessandro Milon
mentò e abbellì. In Alessiano eresse una di Parigi. Nel 1772 Fiacrio Francano
casa suburbana pe'successoriChiamò nel- de Grave, di Blaye diocesi di Bordeaux.
la sua diocesi il gesuita s. Francesco Regis Nel 1788 Gabriele Melchiorre de Mes-
per esercitarvisuo zelo colle missioni,
il sey,di Binile diocesi di Langres. Neh 802
massime nel borgo di s. Aggreva ripieno Francesco Recherei, della diocesi di Cou-
d'eretici ugonotti, e vi esercitò molte e- tances. NeliSrg Maria Giuseppe Anto-
toiche virtù; così a s. Andrea di Fangas nio Lorenzo Larivoire de la Tou rette,-
VAL VAL 33
di Tours: nel suo vescovato Pio Vili col quanti vi assisterono. L'accennata appa-
breve ExponiNobis ,de''i5 maggio 1 83o, rizione è quella della ss. Vergine, avve-

Bull.Rom. cont. t.18, p. 106: Concessio nuta nel 1846 sulla montagna della Sa-
indulgentiarum assequendarum ab eìst lette, della quale non poco si scrisse, on-
qui visitaverint ccclesiam monìalium de ricorderò seguenti opuscoli. La ve-
i

Nativi talis Domini Nostri Jesn divisti rilé sur Vévéncment de la Salette du ig
T
ordìnis s, Augusiini dioecesis Valenti- septembre 1 846, 011 Rapport a mg. VE-
nensis. Per sua morte, G regorio XVI nel veque de Grenoble sur l'apparition de
concistoro de' 1 3 luglio 1840 preconizzò la Sainle Vierge ci deux petits bergers
a vescovo successore Pietro Chatrousse, sur la montagne de la S'alette , cantori
di Voiron diocesi di Grenoble, già par- de Corps (Tsere), par Vabbé Rousselot,
roco di diverse chiese, vicario generale chanoine, professeur au seminaire dio-
del proprio vescovo di Grenoble, pio, dot- césain de Grenoble , vicair general ho-
to, di tutta esperienza. Asuo tem-
probo e noraire du diocese. Avec Vapprobatìon
r
po, come riferisce il Giornale di Roma de mg. VEvéque de Grenoble, Greno*
deli 852 a p. 522, a' 25 maggio in Va- ble 1848. La verità dell' avvenimento
lenza (ovvero nella vicina diocesi di Gre- di La Salette del 19 settembre 1846.
noble) ebbe luogo la sagra ceremouia del Rapporto a mg* Vescovo di Grenoble
a
gettito deliaci . pietra nella chiesa della de* commissari incaricati di raccoglie-
Salelte. La funzione riuscì magnifica, ad re e verificare i fatti comprovanti V ap-
onta del cattivo tempo. Nel giorno in- parizione della B. Vergine a due pa-
nanzi una quantità di pellegrini erasi storelli sulla montagna di La Salette.
portata sulla piazza in cui avea avuto luo- Pubblicata per cura delcav.AntOfiioRe,
go l'apparizione; ad un'ora del mattino Milano 1 852 con figure.Lo stesso GYorrcrt-
vi avevano già avuto luogo 2000 comu- le di Roma del 1 853, a p. 794 e 8 1 8, ri-
nioni, e sacerdoti non bastavano all'af-
i porta. A'6 di agosto il vescovo di Valen-
fluenza de'fedeli; ma nel giorno lo spet-
r
za mg. Chatrousse indirizzò a'fedeli della
tacolo divenne ancor più imponente. Da città e diocesi una lettera circolare per an-
ogni banda saliv ano lunghe file di pel- nunziare loro la solenne traslazione del
legrini che pareva uscissero dal fianco stes- corpo di s. Aria Eutichiana, che fino dal
so della montagna. Nulla di più grandio- 1847 vi avea portato da Roma. Questa
so, religioso e pittorico delle processioni santa giovinetta romana , martirizzata
che si fecero, le quali precedute da' loro per la fede di Gesù Cristo, fu trovata in
stendardi giungevano precorse dalla me- Pvoma nel cimiterio di s. Priscilla presso
lodia de'divoti loro cantici. Si fece a scen- la viaSalaria,a'28 aprile 1846. Il marmo
dere a più di 1 5,ooo il numero de' fore- che copriva il suo sepolcro, era stato po-
stieri accorsi a quella sagra funzione. Il sto dallo sposo ElioCrispino, e perciò col-
più vivo entusiasmo poi si manifestò nel- la seguente iscrizione. Ariae Eutichiane-
1

la moltitudine quando vide giungere mg. ticon- jugiBenemerentìfeci t-Aelius Cri-


Filiberto de Bruillard vescovo di Greno- spinus. La traslazione ebbe luogo a Va-
ble, che malgrado l'età non avea temu- lenza con grande pompa secondo la se- ,

to d'intraprendere il viaggio per assister- guente narrazione del Courrier de la


r
vi. Mg. Chatrousse vescovo di Valenza Dróme de' 3i agosto. Principiò la cere-
celebrò la messa all'aria aperta sotto una monia colla messa solenne pontificata da
tenda, e quindi fece l'inaugurazione del- mg/ Paolo Naudo arcivescovo d'Avigno-
a
la i. pietra. Tutto fu fatto coll'ordine il ne. I vescovi di Viviers, di Nimesedi Va-
pi ù perfetto, e la memoria di sì augusta lenza vi assisterono col numeroso clero
ceremonia non uscirà mai di mente a della città e de'din torni. La bella basilica
voi. L1XXVIII. 3
14 VAL VAL
romana di s. Apollinare in tale occasio- Concilìì di Valenza.
ne era stata ornata con ricchezza e gu- Il i.° fu tenuto a' 12 luglio 374, per
sto. Dopo la messa la processione per- far cessare alcune discordie insorte in Va-
corse la via dalla parte della chiesa di s. lenza. Vi assisterono circa 3o vescovi, di
Giovanni, ove dal giorno precedente sul- 22 de'quali compreso il diocesano ne ab-
l'altare maggiore stavano alla venerazio- biamo nomi: credesi che fossero la mag-
i

ne de' fedeli esposte le preziose reliquie gior parte della Gallia Narbonese, e che
della s. Martire , in mezzo un numero fosse questo come un concilio di tutte le
straordinario di ceri e di vasi di fiori. In Gallie. Vi fu proposto di rimediale a cer-
quel frattempo il prefetto di Valenza, il ti disordini, i quali eransi introdotti nel-
general Lafontde Villiers comandante la la Chiesa. Uno di questi abusi riguarda-
suddivisione militare, il [.'aiutante Va- va coloro, ch'erano stati bigami o ammo-
cher funzionante pel maire, seguiti da' gliali due volle, o che avendo sposato del-
principali funzionari della città , tutti in le vedove, erano sollevati allo stato ec-
grande costume, si recarono egualmente clesiastico. Il concilio dichiarò, che que-
a questa chiesa, onde colla loro presenza sto non è mai permesso, neppur (piando
concorrere allo splendore della di vota ce- tali matrimoni fossero stati fatti avanti il

i emonia. Alle ore io circa i primi sten- battesimo; ma non depose quelli eh' era-
dardi entrarono nella chiesa di i. Gio- no stali eletti in questa guisa, purché non
vanni, onde uscirne dalla porta laterale. avessero commesso qualche fallo, che li

Il tempio era pieno di popolo quanto mai, rendesse indegni del ministero. Il 2. ca-
e la processione non fece che traversarlo. none non vuole che si accordi facilmente
r
]\Ig. arcivescovo d'Avignone con mitra penitenza allegiovanijche dopo essersi con
e pastorale, e gli altri 3 vescovi nomina- volo consagrate a Dio, erano passate vo-
ti, soltanto in cappa, si collocarono nel co- lontariamente allo stato del matrimonio.
ro, e dopo le consuete preghiere e alcu- 11 3.° fondasi sul concilio Niceno, che ac-

ne parole fervorose sulla circostanza, det- corda a quelli ch'erano caduti dopo il bat-
te dal curato della parrocchia, la proces- tesimo nell' idolatria, e che si erano fatti
sione s'avviò per la cattedrale a deposi- ribattezzare, incesta lavalìone, la grazia
tarvi il s. Corpo. Dopo 3 mesi di penosa di poter soddisfare allaChiesa colla pe-
malattia , sopportala con grande rasse- nitenza canonica, ed estende la peniten-
r
gnazione, a' 16 maggio 1857 mg. Cha- za degli apostati sino all'ultimo giorno
trousse vescovo di Valenza passò a vita della vita, laddove il concilio Niceno ac-
migliore. Indi nel concistoro di Bologna corda loro la comunione dopo 12 anni di
de'3 agosto, il regnante Pio IX dichiarò penitenza. Il 4-° canone è rimarcabile.
suo successore l'odierno mg.'Gio. Ballista Siccome tulli quelli, che hanno ricono-
a
Paolo M. Lyonnet , di s. Etienne arci- sciuto gli obblighi dello stato ecclesiasti-
diocesi di Lione, trasferendolo dalla se- co, hanno sempre moltissimo appreso
de di s. Flour, già rettore del piccolo se- d' incaricarsi d' un fardello si pesante e
minario di Lione, canonico e vicario ge- sì pericoloso, così trovavansi allora delie
nerale di quella metropolitana earcidio- personeche per evitarlo dichiaravansi fal-
cesi,grave, dotto, prudente, d'ottimi co- samente rei di qualche peccalo mortale,
stumi e pieno d'esperienza nelle cose ec- che gli escludeva secondo i canoni. Ora
clesiastiche. Ogni' nuovo vescovo è tassa- questo concilio prescrisse,chedebbasi cre-
lo ne' libri della camera apostolica in fio- dere alle persone sulla loro parola, e sia-
rini 370. La diocesi si estende per circa no esclusi dal vescovato, dal sacerdozio e
20 leghe di lunghezza e 20 di larghez- dal diaconato, come rei del delitto onde
za, contenendo più luoghi. accusavansi, della bugia o della calun-
VAL VAL 35
nia contro se stessi. II 2. concilio fu ce- gli non intendeva e perciò riprensibile.
lebrato nel 529 o nel 53o, di cui «itti i Il 6.° concilio dell'890, per ricevervi Lui-
si sono perduti; però da un frammento gi, figlio di Bosone, per re d'Arles. Il 7.
citato nella vita di s. Cesario dal diacono nel 1 1 00 per esaminare le accuse e le do-
Cipriano , scorgesi che vennero trattate glianze de'canonici d'Autun, controil lo-
le materie per la verità della grazia e del ro vescovo Nortgaudo o Nerigodo o Ne-
libero arbitrio, contro i semi-pelagiani, rigaldo , incolpandolo d' esser asceso su
e che Cipriano vescovo di Tolone pro-
s. quella sede per simonia, coll'aiuto d' U-
vò coli' appoggio della s. Scrittura e de' go o Ugouo abbate di Flavigny, e di scia-
Padri, che l'uomo non può far nulla nel- lacquarne i beni. 1 cardinali Giovanni e
l'opera della sua salute se non vi è chia- Benedetto legati di Papa Pasquale II ci-
mato da un a grazia di Dio preveniente. tarono quel vescovo al concilio malgrado
Il 3.° concilio fu teuuto nel 584 ° ne l la protesta de'canonici, che dichiararono,
585 nel regno di Goutrano re d'Arles e non potersi tradurre fuori della loro pro-
di Borgogna, e si compose di 17 vescovi, vincia, e ad onta dell'opposizione dell'ar-
compreso Sapodo o Supando d' Arles che civescovo di Lione, il quale lagnavasi che
li presiedette. Questo concilio accordò al i legati gli togliessero il giudizio d'un ve-

re e alle sue istanze la conferma delle do- scovo di sua provincia. L'affare siccome
nazioni fatte o da farsi a' luoghi santi e gravissimo, da'24 vescovi intervenuti di-
alle chiese, da lui, dalla regina Auslre- scusso e agitato, ne fu rimessa la deci-
childe, e dalle due figlie ch'erano consa- sione al concilio di Poitiers, il quale e-
grate a Dio, con proibizione sotto pena gualmente venne presieduto da'cardinali
di scomunica, a' vescovi di detti luoghi ed Giovanni e Benedetto. Frattanto il vesco-
a' re, di toccar nulla iti avvenire di sif- vo fu dichiarato sospeso da tutte le fun-
fatti beni. Il concilio intende per luoghi, zioni vescovili e sacerdotali ; ma Ugo di
le chiese di s. Marcello di Chalons e di Flavigny fu rimandato assolto alla sua
s. Sinfronianod'Autun. 11 4. "concilio nel badia. Nel concilio di Poiliers, convinto
589, fu relativamente a'beni della Chie- il vescovo d'Autun di simonia, fu depo-

sa. 11 5.° si adunò l'8 gennaio 855, d'or- sto dal vescovato e dal sacerdozio. L'8.°
dine dell' imperatore Lotario I, coli' in- concilio fu adunalo per la conservazione
tervento di 14 vescovi delle 3 proviucie della fede, la pace e la libertà della Chie-
di Lione, Vienna e Arles, e vi si fecero sa, a'5 dicembre 1248, coll'intervento e
23 cauoni, de' quali i primi 6 sono dot- presidenza del cardinal Pietro di Colle-
trinali. Questo concilio fu tenuto per oc- mezzo e del cardinal Ugo di s. Caro le-
casione del vescovo di Valenza accusato gato della s. Sede per Inuocenzo IV, de-

di diversi delitti. I delti primi canoni con- gli arcivescovi di Narbona, di Vienna,

tengono varie decisioni sulla grazia , sul d'Arles, d'Aix e loro sufFraganei, esseu-
libero arbitrio e sulla predestinazione; do vescovi di Valenza Filippo di Savoia.
gli altri riguardano diversi punti di di- Vi si pubblicarono 2 3 canoni per fare e-
sciplina ecclesiastica. I vescovi inserirono seguire gli antichi , rinnovandosi la sco-

nel 4-° canone una clausola per rigetta- munica contro l' imperatore Federico II
re come inutili, nocevoli e contrari alla ed i suoi fautori e aderenti. Vi si dice,
verità, i Quercy, spiegando-
4 articoli di che quelli che non eseguiranno le senten-
si in una maniera poco favorevole a've- ze degl'inquisitori, saranno trattati come
scovi di quel concilio dell' 853, ed 19 i fautori di eretici. » Noi abbiamo inteso,
altri con forza di Giovanni Scoto, impe- che alcuni scomunicati fanno degli sta-
gnalo da Incmaro, contro la dottrina di tuti e de'decreti contro quelli che gli sco-
Gottescalco, a scrivere su materie ch'e- municano, e che denunziano queste sco-
36 VAL VAL
numidi e. Noi ordiniamo, che quelli qua- i padre. Allorché seppe leggere apprese il

li avranno fatti tali statuti siano scomu- Salterio a memoria, e divenne sua più
nicati per questo stesso motivo, e che si diletta occupazione il cantare in chiesa
cessi dalL'uffizio divino dovunque si tro- le lodi del Signore. Avendo deciso di con-
veranno". Regia, t. 3, i3, 1 i, i(\. Lab- sagrarsi al servigio di Dio, si presentò al
bé, t. 2, 5 , 8, 9, 1 1. Arduino, t. 1, 3, monastero di Autumon
Autoin pò- di

5, 6, 7. sto nel vicinato; ma suo padre impedì


VALENZA, Valentia o Balentia e che vi fosse ricevuto. Raddoppiate però
per corruzione Colonia. Sede vescovile le sue istanze, ottenne d'esservi ammes-
della Frigia Pacaziana, sotto la metro- so. Egli mostrò tanto fervore, che veni-
poli di Laodicea, nella diocesi d'Asia. Eb- va proposto agli altri qual modello di
be a vescovi : Evagrio, che prese la dife- perfezione. Ritirossi poscia nel monaste-
sa dell'eresiarca Nestorio contro il con- ro di Germano d' Auxerre, dove se-
s.

cilio generale d'Efeso del 43 1, e fu uno guivasi una regola molto austera. La ri-
di quelli che pretendevano che Cirillo putazione di santità che godevano mo- i

d'Alessandria non facesse l'apertura del naci di Luxeul gl'inspirò il desiderio di


concilio prima dell' arrivo di Giovanni andare a vivere con essi, sapendo che s.
d' Antiochia. Basilio, che sottoscrisse il Colombano, il quale li governava, era
concilio inTrullo nel 691. Pantaleone, uno de' più grandi maestri nella vita spi-
che nel 786 assistette al VII concilio ge- rituale. Rimase parecchi anni in questa
nerale. Oriens chr. t. 1, p. 817. comunità, e quando s. Colombano fu co-
VALERI ANO (s.), martire. V. Mar- stretto allontanarsene per la persecuzio-
cello (s.), martire. ne suscitata contro di se, s. Valerico ri-
VALERI ANO (s.), martire. V. Tibur- mase nel monastero, e ne prese la difesa
zio, Valeriano e Massimo (ss.). per quanto gli fu possibile. Durante il
VALERIANOo VALERINO (s.), ve- viaggio che s. Eustasio fece in Italia per
scovo d' Auxerre. Fu il 3.° vescovo di indurre s. Colombano a ripassare in
quella chiesa, verso la metà del IV se- Francia, fu incaricato s. Valerico del go-
colo. Egli inspirò colle sue istruzioni il verno dell'abbazia. Non guari dopo que-
disprezzo del mondo a s. Amatro, e lo sto santo uscì del monastero con s.Wal-
eccitò allo studio della suo
s. Scrittura. Il doleno per andare a fare delie missioni
nome si trova tra* vescovi delle Gallie che in diverse provincie. Quando furono nel-
intervennero a' concilii di Colonia e di la Neustria chiesero al re Clotario II un
Sardica. Assistette cogli altri vescovi del- luogo in cui potessero ritirarsi ; ed ei do-
la provincia alla consagrazione di s. Eu- nò loro la terra di Leuconay, all'imboc-
verto d' Orleans. Dopo avere retto per catura della Somma, nel Ponthieu, do-
3o anni la chiesa d'Auxerre, passò alla ve Berardo vescovo di Amiens permi-
beata eternità, e fu sepolto sul monte A- se loro di edificarsi una cappella con due
tre. Il suo corpo fu poscia trasportato celle. S. Valerico convertì moltissimi in-
nella chiesa che dal VI secolo in poi por- fedeli colle sue predicazioni e co'suoi e-
ta il suo nome ; ed havvi pure una chie- sempi. Volendo parecchi de' suoi disce-
sa a lui intitolata a Chàteaudun nella dio- poli vivere sotto la sua direzione, egli do-
cesi di Chartres, ove da molto tempo si vette far fabbricare delle nuove celle.
custodisce una parte delle sue reliquie. Consagrava all' orazione, alla lettura e
La sua festa si celebra il 7 di maggio. al lavoro delle mani il tempo che non
VALERI CO (s.),abbate.Natonell'Al- ispendeva nell'istruire il prossimo, e dava
vergna circa la metà del VI secolo, pas- a'poveri ciò che ritraeva dalle sue fati-
sò l'infanzia custodendo le greggie di suo che. I suoi digiuni erano sì rigorosi che
VAL V A L 37
talvolta passava alcuni dì di seguito sen- situazione specialmente di s. Carlo Bor-
za prendere cibo alcuno; alcuni rami romeo, che ne conosceva il merito e il va-
distesi per terra servivangli di letto. Mo- lore, e alle cui istanze più. volte predicò
rì 12 dicembre del 622, nel qual gior-
il nella sua metropolitana di Milano. Go-
no non meno che al i.°d' a-
è onorato, dendo l'amicizia e la santa conversazio-
prile. Nel luogo in cui era il suo romi- ne di quell'arcivescovo, imitatore del suo
torio si un monastero che prese
edificò verace zelo, oltre all'assistere in tempo
il di lui nome, ed ivi pure formossi una di pestecon indefessa cura e fervore gli
città conosciuta sotto il suo Dome. Le sue ammalati e moribondi, stabilì di cele-
i

reliquie furono successivamente portate brare ogni anno il sinodo diocesano, am-
in diversi luoghi, ma poscia si riposero maestrando in persona i parrochi nelle
nel monastero da lui intitolato, apparte- cose appartenenti alla cura e direzione
nente alla congregazione di s. Mauro. dell'anime. Fu tanto alieno dall'interes-
VALERIO (s.), 2. vescovo di Tre- se, che non conobbe, ne mai maneggiò
veri. Mandato da Roma nelle Gallie sul monete; laonde essendogli riferito che si
finire del IH secolo, fu successore di s. sospettava della fedeltà del suo maestro
Eucario sulla sede di Treveri. Mancano di casa nell'azienda domestica, egli do-
sicure notizie della sua vita, poiché gli mandò quanto poteva costui appropriarsi
atti dis. Valerio pubblicati da Erigerò in un anno, ed essendogli risposto un
abbate di Lobes nel 980, e da Goldsche- 5oo scudi, disse: E perchè non com-
ro monaco di Treveri nel secolo XII, prerò per 5oo scudi la quiete dell'ani-
meritano poca fede. E però noto per l'an- mo? Fondò il seminario, per la quale
rende la Chiesa,
tichità del culto che gli pia opera poco mancò che non vi perdes-
ed è onorato in Treveri a' 29 gennaio, se la vita ; dappoiché vi fu chi non po-
nel qual giorno è nominato nel- marti- tendo soffrire che si erigesse quella nuo-
rologio romano. va fabbrica, ebbe la temerità di colloca-
VALERIO oVALlER Agostino, Car- re un'arme da fuoco ben carica sotto la
dinale. Patrizio veneto, nacque a'7 apri- sedia del trono episcopale, sul quale do-
lei53o nella fortezza di Legnago, dove vea il vescovo ascoltare la predica ; e fu
Bertuccio suo padre era magistrato della un prodigio 1' essersi scoperta l' iniqua
repubblica, nipote per parte di sorella trama dall' odore del miccio che nasco-
del cardinal Navagero, di cui scrisse e sto vi ardeva, senza che il prelato mo-
pubblicò la vita, e potè molto profittare strasse risenti mento all'orribile attentato.
sotto la di lui egregia disciplina. Si gua- Fondò spedali e altri luoghi pii, provvi-
dagnò non solo la stima de'suoi condisce- de all'onestà delle femmine, e ridusse gli
poli, ma ancora quella de'precettori, per ebrei sparsi per Verona in luogo chiuso
l'applicazione assidua allo studio, eccel- e appartato. Nella città introdusse i ge-
lente e straordinaria erudizione, non me- suiti, i minimi e i teatini. Nudrì tene-
no che per le sue virtù, di zelo e carità ra e costante divozione alla B. Vergine,
pel prossimo, d'innocenza di costumi e onde nella chiesa di s. Anastasia di Ve-
fortezza di pudico animo, per cui ne'gio- rona de'domenicani, fece a suo onore co-
vauili anni seppe trioufar colla fuga d'u- struire una nobile cappella al ss. Rosa-
na rea donna che da'suoi amici era stata rio. Tale città, per gratitudine de'segna-
appositamente introdotta nella sua came- l.i li benefizi ricevuti da lui,gf innalzò una
ra. Dopo aver sino dal i558 letto pub- statua di metallo. Informato Gregorio
blicamente in Venezia filosofia morale, XIII del suo merito insigne, lo nominò
fu promosso nel 565 da Pio IV alla chie-
1 visitatore apostolico di Vicenza, Padova,
sa di Verona rinunziata dallo zio, a in- Venezia, e nelle provincie d'Istria e Dal-
38 VAL VAL
mazia per la riforma de'costumi, e per re- cattedrale col solo nome inciso sulla la-
stituire all' aulico lustro l'ecclesiastica pide sepolcrale. Intervenne a 6 conclavi
disciplina assai decaduta in quelle parli. e fu assente da quello di Sisto V. Esal-
La stessa autorità gli conferì sopra tutte tarono le opere e le virtù, di questo degno
le chiese del dominio veneto, onde in Ve- porporato, che lauto bene scrisse, Della
rona potè comporre le gravi discordie ec- dignità del Cardinalato , i cardinali Pa-
citatesi fra'cittadini e il capitolodella cat- leottoe Daronio, Spondano, Ghilini,San-
tedrale, pacificando insieme gli animi e- dero, Vittorelli e altri : ne scrisse la vita
sacerbati. In ricompensa di queste e allre Gio. Ventura veronese, presso Calogerà,
gloriose azioni, Gregorio XIII a'12 de- Opuscoli, l. 25,p. 8 1
, e fu poi ristampata
cembrei583 lo creò cardinale prete di dal Valvasense in Venezia nel 1704. Il

s. Marco, in cui cinse il coro di ben lavo- cardinal Benlivoglio nelle Memorie ne
rali sedili di noce, l'abbellì di pitture, e fece splendido elogio, descrivendolo ve-
vi lasciò chiari monumenti di sua pietà nerabile per presenza e costumi, candi-
ed ecclesiastica munificenza. Sopra la se- do di natura, pio e tutto ecclesiastico, si-
de del titolare, situala nel mezzo del co- mile a'santi vescovi che aveano illustralo
ro, fece collocare l'immagine della Ma- l'antica chiesa, purgatissimo scrittore lati-
donna, la quale volle pure che si pones- no, e di grande erudizione in tutti i ge-
se dipinta sulla porta dell'abitazione con- neri, uno de' più celebri personaggi del
tigua del cardinal titolare. Paolo V nel suo secolo.
1606 lo fece vescovo suburbica rio di Pa- VALERIO o VAL1ER Pietro, Car-
lestrina, e chiamato a Roma fu ascritto al- dinale. Nipote del precedente e patrizio
la congregazione del s. offizio,ed a quella veneto, canonico di Padova, dopo esse-
dell'indice, e fatto esaminatore de'vesco- restato impiegato nel governo di s. Se-
vi. Riflettendo che co'gravi carichi ad- verina, Rifatto vescovo di Famagosta e
dossatigli dal Papa, nou poteva di per- poi arcivescovo di Candia, e per. riguar-
sona prestare alla diocesi di Verona la do de'suoi personali meriti e di que'gra li-
dovuta assistenza, ottenne che gli fosse dissimi che si acquistò colla Chiesa uni-
dato a coadiutore Alberto Valerio suo versale il celebre zio, Paolo V agli 1 1 gen-
nipote, vescovo di Famagosta. Sebbene naio 162 1 lo creò cardinale prete di s. Sal-
sgravalo della cura di Verona e inoltra- vatore in Lauro, dal qual titolo passò poi a
to negli anni,volle intraprenderne il viag- quello di s. Marco,eneh62 3 da Gregorio
gio in lempo d'inverno per pacificare i XV fu fatto vescovo di Ceneda, chiesa che
nobili co'ciltadini, fra'quali eransi risve- neh 625 cambiò con quella di Padova. Per
gliate le sopile discordie. Questo cardi- la singoiar sua divozione verso la B. Ver-
nale fu assai dotto e perito nelle teologi- gine fondò a suo onore 3 sontuose cap-
che e legali discipline, nelle lingue gre- pelle, una in Verona dove istituì 9 cap-
ca, latinaed ebraica, e nella sagra elo- pelianie, altra nella chiesa di s. Maria
quenza, come lo dimostrano l'erudite sue delle Grazie, dell' isola presso Venezia,
a
opere, delle quali fece il lungo catalogo, e la 3. Padova, nella qual città fondò
in
olire il Torrigio, De Scriptoribus Car- altre cappellanie con reudite e ministri
dinalibus, il cardinal Quirini nella Por- pel servigio e cullo delle medesime. Do-
pora e veneta. Come visse, morì
Tiara po esser intervenuto a' conclavi di Gre-
santamente lloma a*23 maggio 1606
in gorio XV e Urbano Vili, lasciò questa
di 77 anni non compiti, pel dolore dia - mortai vila in Padova nel 1629, in re-
ver veduto l'interdello che Paolo Va vea putazione di singoiar probità e integrità
fulminalo contro la sua repubblica. Usuo di costumi, come rilevasi dall' iscrizione
corpo trasferito a Verona fu sepolto nella posta sotto il suo ritratto nella casa arci-
VAL VAL 39

pretale della terra d'Abano. Fu sepolto idoli, piuttostoche consentire che un em-
in quella cattedrale, il cui capitolo Inscio pio etiope disfogasse la sua libidine sopra
erede di tutte sue sostanze. Sotto il
le di lui. L' infame e obbrobriosa pedera-
poi tico della chiesa di s. Marco, alla quale stia, Tabbominai e detestai anche neli.°
il cardinale donò la sua sagra suppellet- de' ricordati articoli.
tile, eun considerabile legato al capitolo, VALFKÈ Sebastiano (beato). Nacque
fu posta aita sua memoria da esso una la* a'g marzo 629 in Verduno, diocesi d'Al-
1

pide onorevole. ba nel Piemonte, da'piissimi Gio. Batti-


VALESIANI. Eretici discepoli di Va- sta d'onorata e antica famiglia, ed Ar-
lesio filosofo d'Arabia, che comparve ver- gentina Manzona, che vivevano e sosten-
so l'anuo 230. Era nell'errore di credere tavano la numerosa prole lavorando la
che la concupiscenza agiva sull'uomo con terra e coltivando que' pochi poderi, che
tanta violenza, che non poteva resister- avevano, colle lore mani medesime. Nel-
le, nemmeno col soccorso della grazia ;
1' età puerile cominciò a dare indizi di
e su questo falso principio insegnava che quell'eroica virtù, alla quale è arrivato
l'uomo non poteva essere salvato, se non colmo di meriti e di anni. Avea un cuo-
era Eunuco (l .). Quindi valesiani fa- i re tenerissimo verso i poveri, praticava
cevano eunuchi, di consenso o per forza, somma astinenza dalla più tenera età, ed
non solamente quelli che abbracciavano era ubbidiente senza ritardo a' geuitori.

la loro setta, ma anche gli stranieri che Cresciuto in età, fu mandato alla scuoia
incontravano o che ricevevano presso di delle umane lettere in Alba e poi a Bra,
loro; e dopo l'operazione dell' evirazio- dove diede segui di maturo giudizio, e di
ne, consistente nella castrazione o taglio non ordinario progresso nelle lettere e
permettevano a' loro
delle parti genitali, nelle virtù. Conoscendo la divina voca-
discepoli dimangiare ogni sorta di vi- zione allo stalo ecclesiastico, vestì l'abito
vanderò che prima gli proibì vano. Pren- chiei icale, e dopo aver superale moltedif-
devano il nome di Gnostici o di Saggi ficollà,a'2i maggioi644 dal proprio ve-
e leggenti, a cagione della loro pretesa scovo fu promosso a' primi due ordini
purezza. Ciò ha dato occasione di con- minori, e nell'anno seguente ricevè gli al-

fonderli co'guostiei Carpocraziani, che tri due. Obbligato dal nuovo stato a pro-
avevano preso lo stesso nome, benché le muovere le sue applicazioni allo studio e
loro massime fossero assai impure. I va- alla pietà, per rendersi più capace stro-
lesiani si sparsero nell'Arabia, e s. Epifa- meulo della gloria di Dio e più utile o-
nio è lo scrittore che li combatte più di peraio nella vigna di Gesù Cristo, si por-
tutti. Riferisce tutte le loro ragioni e ri- tò in Torino allo studio della filosofìa e
sponde a ciascuna in particolare. Anche della teologia. A'26 maggio i65i entrò
s.Agostino li confutò; e Niceta, Tkes. uella congregazione dell'oratorio di To-
Orth. Fidci, lib. 4> e. 3o. Osserva Can- rino (nel quale articolo in più luoghi ra-
cellieri, 77 Mercato, p. 204, che l'eresiar- gionai del servo di Dio) recentemente fon-
ca Valesio si eunuco, come Origcne(F.) J dala nel 1649. La nascente congregazio-
e in condannato co' valesiani suoi imi- ne non avendo fratelli laici, il fervente
tatori. Tra analoghe erudizio-
le altre uovizio ad imitazione de'primi compagni
ui, ricorda che Origene, pel sommo suo del fondatore di tutta la congregazione s.
amore alla purità, avendo preso letteral- Filippo Neri (Z7 .), si addossò volentieri i

mente ciò che dice l'Evangelo, degli Eu- ministeri più abbietti servendo alla cuci-
nuchi, che tali si sono fatti pel regno de* na, alla porta, al refettorio, e ad ogni al-
cieli, giunse all' eccesso di evirarsi, e a tro ullìzio il più basso e gravoso. Intan-
mettersi in procinto di recare incenso agii to non tralasciando d'attendere agli sludi,
4o VAL VAL
dispostosi col maggiore raccoglimento al corona o nella lettura di qualche libro, il
sacerdozio, lo stesso suo vescovo lo pro- che osservandosi da un'apostata fu cagio-
mosse a'24 febbraio 652. Indi neliG5(>
1 ne di sua conversione. Accorreva dovun-
compì gli studi di teologia con plauso ti- que era chiamato, senza far distinzione
ni versale della città, insignito della laurea di persone, poiché abbracciava tulli con
dottorale. Il primo ufficio a lui aflìdalo fu viscere di paterno amore, econ ogni soffe-

quello di prefetto dell' oratorio, e Io so- renza dirozzando l'ignoranza, rischiaran-


stenne per 18 anni interrottamente, con do i dubbi, animando i vergognosi, tran-
ammirazione e frutto in tutti i concor- quillando gli scrupolosi, tirava ogni sorla
renti. Fu egli il i.° ad introdurre il siste- di peccatori nella via della salute egradata-
ma dell'oratorio stesso, che mise diligen- mente alla virtù, ed alla perfezione. Alieno
temente in pratica. Egli sostenne ezian- da umani rispetti, bramava sradicare il
dio l'uffizio di preposilo della casa di To- peccato e rimuoverne le prossime occasio-
rino per 20 non però consecutivi.
anni, ni chiunque ne fosse il colpevole, mostran-
Le preghiere che faceva, le lagrime che do invincibile fermezza in negare la sagra-
versava al fine del triennio per non es- mentale assoluzione, quando il sagro mi-
sere rieletto, riuscivano del tutto inutili, nistero lo esige. Di ol'avea dotato del dono
giustamente persuasi i padri, che la sua di conoscere il segreto de'cuori,onde soven-
esemplarità e osservanza avrebbe dato te vedeva quanto i penitenti dimenticava-
spirito, indirizzo e norma a tutta la con- no volevano tacere. Il duca di Savoia Vit-
gregazione di Torino. Era effettivamen- torio Amedeo 1 1 ,poi re diSardegna,l'elesse
te un perfetto ritratto di s. Filippo, che per suoconfessore,ma egli atterrito da tale
animava e reggeva suoi figli. Ma la dol-
i incarico procurò di esimersene, e noti l'ac-
cezza della carità, con cui regolava non , cettò finalmente che con ripugnanza e do-
impediva che fosse a tempo e luogo in- po molte preghiere, e col consiglio de'pa-
trepido ed inflessibile. Voleva infatti, che dri deputati. Il rea! principe sotto la sua
le regole e l'osservanze dell'istituto si e- direzione operò moltissime azioni di pietà
seguissero da' padri e da'fralelli con tut- e di beneficenza, che lo resero illustre ne'
ta l'integritàed esattezza. Ne' casi dubbi suoi domiuii e presso l'altre nazioni. An-
n a
della regola s'indirizzava n Pioma consul- che le reali principesse M. Adelaide e M.
tando i padri più illuminati e insigni di Luisa sue figlie vollero esserne penitenti,
quella congregazione madre e modello di le quali per la direzione di lui divenne-
tutte le altre, e conforme alle risposte di- ro specchi di virtù e di cristiana perfe-
rigeva se stesso e l'istituto torinese. Quan- zione,onde deposto ogni fasto mondando,
tunque fosse fornito di tutte le qualità ne- spesso comparivano nella chiesa della
cessarie per un ottimo confessore, non- congregazioue e cou edificazione della
dimeno sul principio non ardi d'ingolfar- città si confessavano dal beato nel suo
si in tal ministero,
che pareva alla sua pubblico confessionale. Divulgatisi i do-
grande umiltà troppo arduo e difficile; ni e le virtù di lui nel dirigere l'anime,
ma temendo d'errare con pregiudizio del- concorrevano a'suoi piedi da tutte le par-
l'anima propria e dell'altrui, l'esercitò a ti persone d'ogni genere, grado e condi-

poco a poco, e si raccomandò all'orazio- zione. Così per Io spazio di tanti anni gua-
ni di molli, e ne chiese consiglio. Persua- dagnò a Dio anime senza numero, ed in
so poi ad esporsi a sentire le confessioni mezzo all'apostolico ministero non dimen-
d'ogouno con più frequenza, fu così as- ticava i saggi proponimenti, che si avea
siduo, che dall'aurora fino all'ora della proposti assumerne l' esercizio. Te-
uell'
mensa rimaneva nel confessionale, impie- neva per prima di sue massime quella
gando gl'intervalli liberi nella recito della ohe per riuscir beue uell'impresa d'aiu-
VAL VAL 4i
tare l'anime, bisogna attendere seriamen- vanno per la città die alla luce un libret"

te alla propria perfezione, e questo sen- to di dottrina cristiana intitolato: Breve


timento insinuava quanto poteva a' sa- istruzione alle persone semplici. All'i-
cerdoti, che per commissione degli arci- struzione de' carcerati prestò lo stesso uf-
vescovi approvava per le confessioni. At- ficio stampando un volumetto che porta
tese al sagro ministero d'annunziare quo- il titolo: Esercizi cristiani proposti a' car-

tidianamente nella propria chiesa la di- cerali. Finalmente pe'soldati impiegò la


vina parola, secondola consuetudine del- stampa d' una profittevole operetta che
l'istituto, con tutte le virtù proprie degli intitolò: Modo di santificare la guerra.

uomini apostolici,non solo in detta chiesa, Egli fece pur gran bene nelle valli di
ma nell'altre ancora, ne'conservatorii, ne- Lucerna, molto popolale dagli eretici
gli" spedali, nelle carceri, negli oratori'), Valdesi. Essendosi già per opera sua
ove dopo aver istruita la gente rozza co' assai ivi aumentalo il numero de'catto-

catechismi , d' ordinario faceva qualche lici, bisognava provvederli di nuovi pa-
discorso morale a lutti i congregati. E seb- stori, fabbricare nuove chiese, e ristora-
bene dalle monache, da' direttori delle re o ingrandire l'antiche, e l'une e l'al-

confraternite e da' superiori de' regolari tre fornire di sagre suppellettili. Ne fu da-
fosse invitato a predicare, ed egli facen- ta dal duca la commissione al beato, il

dosi tutto a tutti vi andasse, tuttavia non quale volentieri l'eseguì con prontezza e
sembrandogli appagato il suo zelo ed il diligenza. Si trattenne in quel paese 8
bisogno dell'anime, or sermoneggiava nel- giorni, girando sempre per le valli epe*
le pubbliche piazze, or andava nel distret- monti, animando i fedeli, predicando e
to della parrocchia di s. Eusebio e in al- distribuendo limosine. Ordinate nel tem-
tre cappelle campestri, e que' contadini po stesso pubbliche preghiere, accrebbe
l'udivauo quale angelo del paradiso. As- la divozione alla B. Vergine, e lasciò dap-
sunse quest' esercizio ne'primi anni, e noi pertutto perenni memorie di sua fede e
lasciò mai sino alla morte, beuchè ottua- zelo. Nel suo ritorno die al monarca la
genario, e decorato degli uffizi d'esami- notizia di quanto avea osservato , e fu
natore sinodale, consultore della s. inqui- pienamente provveduto a ogni cosa. Si
sizione e confessore regio. 11 suo ragiona- assegnarono i sagri pastori, si ristoraro-
re era semplice e schietto, appoggiato al- no e si fabbricarono le chiese, fu protet-
le divine Scritture e alle sentenze de' ss. ta la religione cattolica contro 1* eretica
Padri, adattandosi al bisogno e alla ca- pravità de'valdesi,ed in ogni luogo si spar-
pacità dell'uditorio cou un metodo facile sero libri di catechismo cattolico, com'egli
e condotto da un retto raziocinio. La san- avea inculcato. Divolissimo di s. Filippo
tità della vita dava forza e virtù alla sua Neri, nell'aspetto (come si può vedere nel-
voce, che riscaldata dal fuoco dell'amor la stia immagine) e nell'azioni appariva a
divino ammolliva i cuori più duri e li in- lui del tutto somigliante, oude fu chia-
fervorava alla pratica delle virtù ed all'o- mato il s. Filippo di Torino. Quando
dio del peccato con mirabili conversioni. quell' apostolo moderno di Roma fu e-
Da certissimi fatti desùme, che lo spi-
si letto nel 1695 comprotettore di Torino,
rito di Dio realmente lo animava ne'suoi il beato si adoperò con sommo zelo per
ragionamenti. L'esercizio nelle virtù teo- accrescere in tutti la fiducia e la divo-
logali, nelle virtù morali fu tale che tro- zione verso il santo. Un giorno che Vit-
vatesi in grado eroico gli meritarono l'o- torio Amedeo li voleva in ogni modo no-
nore degli altari. Non fu contento d'am- minarlo all'arcivescovato diTorino,il bea-
maestrare colla voce, ma aggiuuse altresì to gli disse." Pare a Vostra Altezza reale,
lo scritto, e per istruire i poverelli che che un pretazzuolo, i cui parenti zappa-
42 VAL V A L
i»o la terra,abbia da esser l'arcivescovo lento di riceverlo. Avendo bisogno il

di questa sua metropoli ?


" Per esentarsi beato di espettorare, duca gli porse la il

dalla dignità fece anche venire da Verdu- sputacchiera, e gli nettò con un panno-
no un suo fratello vestito come lavorava lino le labbra; e siccome volevasi impe-
la campagna, e cosi lo presentò al sovra- dirglielo, disse il duca Ancor io so fare :

no. Ma vedendo, che questi ingegnosi ar- qualche, volta V infermiere. Nel volergli
tifizi, suggeritigli dalla sua umiltà, a nulla sentire il polso ,
gli baciò la mano, rac-
giovavano, si rivolse con più fervorose comandandosi con tutta la famiglia alle
preghiere a Dio, e finalmente gli riuscì sue orazioni. Il venerabile vecchio, con-
d'indurre monarca a nominare un al-
il fuso a questi segni d'onore e di riveren-
tro all'arcivescovato, onde ne rese solenni za del suo sovrano, gli disse: Aver sem-
grazie alla divina bontà. Logorodagli an- pre pregato per lui e reale famiglia, pro-
ni e stendalo dalle continue fatiche, si ap- mettendo far lo stesso dopo morto. Pe-
prossimò al fine de' suoi giorni e al con- rò gli raccomandò di sollevare sudditi i

seguimento della gloria del paradiso, a dalle miserie che pativano per le guerre,
cui furono mai sempre rivolti tutti suoi t e a" intendersela sempre di stare unito
alfetti. Egli avendo passalo il tempo del- col Vicario di Gesù Cristo, te vuole che
la sua vita tra gli spaventi de'divini giu- Dio fé liei ti se t la sua reale famiglia ed
dizi, ei timori di sua eterna salvezza, tra il suo stato. Rispose il duca: Sì, mio Pa-
le desolazioni e aridità di spirito, come dre,sìj licenziandosi colle lagrime agli oc-
siapprende da un prezioso niss. di sue chi. Il servo di Dio con tale esortazione,
memorie, inlento continuamente a pro- fece allusione alle vertenze che il prin-
muovere la gloria di Dio, indefesso ne- cipe avea colla s. Sede, che namai, come
gli esercizi dell'istituto e del santo mini- redi Sardegna^.). Durante la malat-
stero, giunse per mezzo delle sante sue tia volle più volte confessarsi, e la mat-
tribolazioni e delle luminose sue virtù ad tina de'27 gennaio 17 io si comunicò sa-
acquistare un totale distacco dal mondo giamentalujente, con fervorosi affetti di
e un'intima unione della sua metile e del pietà , domandando perdono a Dio de'
suo cuore con Dio, come scrisse al car- suoi [leccati, e a' padri della mala edifi-

dinal Colloredo filippino suo protettore cazione, invitandoli a pregar per lui. Nel-
camico. Avvicinandosi al termine del vi- la sera de'28, innanzi di ricever l'olio san-
ver suo si sgravò del carico di regio con- to, volle esser benedetto colla corona di
fessore, ma non gli riuscì di lasciar quello s. Filippo, e premessele litanie della Ma-
di preposilo di sua congregazione. Predis- donna ed altre Ad istanza de'padri
preci.

se in diversi modi e in varie occasioni la e fratelli, li benedisse come preposito tene-


sua morte, che fu cagionata da una vio- ramente, raccomandando loro la pace, la
lenta costipazione, la quale derivò dalla carità, il buon nome della congregazio-

sua carità e dall' esattezza sua singolare ne, di cui era stalo pressoché il fondato-
alla connine osservanza dell'istituto. 1 me- re. Con brevissima agonia, senza turba-
dici nel principio non crederono perico- mento, la mattina del 3o volò la sua bel-
loso il male, ma presto disperarono del- l'anima a ricever la corona dell'esimie
la guarigione. Non amando visite per vo- sue virtù e il premio di tante apostoli-
ler conservare l'intima sua unione con che fatiche, ili età ti' 8 1 anni meno 3<)
Dio, co'suoi più divoti^sbrigavasicon po- giorni. Appena lo seppe duca di Savoia, il

che parole, suggerendo loro qualche pio esclamò: Io ho perduto un grande ami-
sentimento. Lo visitò Vittorio Amedeo li co, la congregazione un gran sostegno,
due volle, ne volle entrare nella sua ca- e i poveri un gran protei torce padre. E-
mera senza prima avere inteso s'era con- gualmeule ne fu dolente la corte e la cit-
VAL VAL 43
là di Torino. Tutti accorsero in folli a finmicello Esgueva o Esqueva, clwe quivi
baciar la mano ad un santo dicendosi , si divide in due rami, i quali si varcano
eli era morto un s. Filippo. Il suo corpo sopra parecchi ponticelli, e sulla sponda
fu collocato in due casse sigillate iti più o Pimerga, che la
sinistra del Pisuerga
parli col sigillo arcivescovile, e tumulalo bagna versa nord e 1' ovest, e si valica
il

nel sotterraneo della propria chiesa, l'è' sopra un ponte di pietra ili 10 archi. Le
doni e grazie soprannaturali, di cui fu il- proposizioni concistoriali la chiamano
lustralo da Dio Sebastiano Vaine
il b. V allisoletumCastellae Veteris c'witas,
in vita e dopo morte, pe' miracoli ope- in quanto che il regno di Leon fu unito
rati da Dio a sua intercessione, fu intro- a quello di Casliglia Vecchia , ma pro-
dotta la causa per la sua cauonizzazione priamente Valladolid è nel detto regno
da Pio VI ueli784; riconosciute le vir- di Leon; l'ultima poi aggiunge: quatuor
tù in grado eroico e approvati due mi- mille circiter continet domus, eamque
racoli, Pio Vili neh 83o decretò potersi octo familiarum milliafere inhabitant.
a
procedere alla solenne beatificazione, la E pur sede del capitano generale di 2.
quale neh 83 decretò Gregorio XVI, e
i classe, d'una grande cancelleria e tribu-

indi fece celebrare solennemente nella ba- nale di giustizia, d'una intendenza e del-
silica Vaticana a' 3t agosto 1 834 con
» l'altre autorità della provincia. E' gran-

quella decorosa pompa ecclesiastica de- dissima avuto riguardo alla sua popo-
70 del Diario di Roma e
scritta dal n.° lazione, ed ha una cinta murata aperta
dal supplemento al n.° 74- U p. Seme- da 6 porte, e da due sobborghi, Overue-
ria prele della congregazione dell'orato- la e Cisterniga. Diverse sue vie sono di-

rio, nella Storia della chiesa metropoli- ritte e larghe, ma in generale male insi-

tana dì TorinOy a p. 387, descrive la fe- nuiate e poco pulite; la maggior parie
sta della beatificazione del veti. Sebastia- delle case sono antiche epoco notabili per
no Valfrè celebrata nella chiesa de'fìlip- 1' architettura, ma
ha v vi una quantità
pini a'2 giugno, premesso un soleune tri- di case grandi chiamate palazzi, che an-
duo, dopo essere stale riconosciute le os- nunziano l'antico splendore di questa cit-
r
sa del bealo dall'arcivescovo mg. Frau- tà e oggi sono in buona parte abbando-
soni e collocate nell'altare. Abbiamo il nale; i re vi hanno anch'essi un palazzo
Compendio della vita del beato Seba- di bella architettura, che spesso sono ob-
stiano l'alfre della congregazione del- bligati restaurare per impedire che toc-
l' Oratorio di Torino^ Roma 1 833. Vita chi la sorte di quelli de' grandi di Ca-
del beato Sebastiano Valfrè della con- stiglia. Tranne alquante chiese e conven-
gregazione dell' Oratorio di Torino^de- ti, ben pochi altri edilìzi si trovano degni
dicata alla Santità di N. S. Papa Gre- d'essere ricordati. Tra le pubbliche piaz-
gorio XVI, Roma 834. La 1 fesla del b. ze osservasi da un capo della città il Cam-
Valfrè, Gregorio XVI la stabili a' 3o po Grande e nel centro la piazza Mayor;
gennaio. quel i.° è regolare e di grande estensio-
VALLACCIIIA. V. Valacchia. ne, cogli edilizi che lo circondano senza
VALLADOLID o VAGLIADOLID uniformità e di cattivo gusto; la piazza
(Vallisoletan). Città con residenza ar- Mayor, quasi quadrata, è anch'essa gran-
civescovile di Spagna nel regno di Leon, dissima ed ornata in tutte le sue faccie
capoluogo della provincia del suo nome, di case con 3 ordini di balconi e loggie,
distante 27 leghe da Burgos, 22 da Sa- sostenuti da portici spaziosissimi portati
lamanca e 37 da Madrid. E' situata in da colonne e pilastri, e l'interno di que-
una gran pianura circondala da colline sta piazza serve di mercato; quivi è si-

in parte calcaree e in parte gessose, sul tuato il palazzo civico, più notabile per
44 VAL VAL
la grandezza che non per la bellezza del- nolrofio ne fu fondatore il prete Alfonso
l'architettnua, e porta la data della fine de Guevara e altri chierici , e Clemente
del regno di Filippo IV. Vi sono 3 pub- VII T col breve Esposcit Pasloralis ofjì-
blici passeggi, e quello fuor della città è cii, de'i4 agosto 1592, Bull. Rom.X. 5,

il più frequentato. Vagliadolid gode d'un pai*. i,\).3j5:ScnTinariumPucllarum()r-


clima salubre, ma assai freddo e umido phanarum Vallisolcti Palcntinae dioc-
nell'inverno; manca nell'interno dell'ac- cesis, illiusque res t etbona quaecum-
qua potabile, non essendovi che 3 fon- que jurisdictioni ordinarli, ac regimini
tane. L'antica cattedrale, ora maestosa adniinislratorum subjiciunliir. Innanzi
metropolitana, era anticamente un'abba- l'ultime e deplorali politiche vicende, in
zia di s. Benedetto, fondata nel i i 1 8; ven- Valladolid eranvi 41 conventi di religio-
ne secolarizzata nel 1^97 quando vi fu si e 2 1 di monache.lra'primi distinguen-
stabilito il vescovato. Questa metropoli- dosi quelli de'domenicani, de'fraucescaui
tana è un edilizio solido, ampio , di do- e degli agostiniani. Le lettere, le scienze

rica architettura, eretto da Filippo II, e eie arti, da lungo tempo coltivate e con
sarebbe uno de'più bel li edilìzi della Spa- buon successo in questa città , vi tengo-
gna se fosse terminato. Si gloria del ti- no alcuni belli stabilimenti. L'università,
tolo della B. Vergine Assunta in cielo, una delle più antiche del regno, vi attrae
ha il baltislerio e la cura d' anime, e vi gran numero di studenti e produsse de'
si venerano molte reliquie di santi. L'an- giureconsulti rinomati; l'accademia del-
tico capitolo si componeva di 6 dignità, le belle arti è anch'essa molto frequen-
1

lai. delle quali era il decano, di 19 ca- tata. Vi si contano 8 collegi : quello di s.

nonici comprese le prebende del teologo CruZjfondato dal cardinal Pietro Gondi-
e del penitenziere, de'quali 5 coll'intera salvo de Mendoza, è uno de'6 principali
prebenda e gli altri godenti la metà di del regno; magnifica n'è l'architettura, e
essa, dimidii porlionariij non che di io la biblioteca contiene edizioni antiche e
cappellani, e di più sacerdoti e chierici mss. preziosi. Mentre era il cardinale lito-
addetti al servizio divino. Il presente ca- lare della chiesa di s. Croce in Gerusa-
pi tolo,in conseguenza del concordato con- lemme di Roma, in essa si trovò una par-
il Papa Pio IX e la Spagna (F.)
cluso tra te del Titolo della ss. Croce[F.), ivi rin-
neli85i, e della lettera apostolica Ad chiusa 1000 anni prima dall' imperatore
Vicariami de'9 settembre, si forma del- Placido Valentiniano II; così in onore
la 1
."
dignità del decano,delle dignità del- della ss. Croce, di cui era profondamente
l'arciprete, dell'arcidiacono, del cantore di voto, fondò il detto collegio e un ospe-
e prefetto di scuola, e del tesoriere; di 4 dale in Toledo, di cui era arcivescovo, a-
canonici de officio, cioè magistrale, dot- vendo io rilevalo nella biografia del car-
torale, lettorale e penitenziale; di 24 ca- dinale col Cardella,che tanto presso il

pitolari o canonici de grada, e di 20 be- collegio che presso 1' ospedale nasceva
neficiati per la divina ufliziatura. II pa- spontaneamente un'erba colla perfettis-
lazzo arcivescovile manca, ma già il go- sima figura della croce. Affermano con-
verno regio ne ha ordinala la costruzione. cordemente gli storici, che essendo il car-
Vi sono altre 14 chiese parrocchiali e mu- dinal Mendoza gravemente infermo, si vi-
nite del s. fonte, in generale ben ornate ;
de sopra la sua camera una splendida
una casa o convento di regolari, numerosi Croce, la quale non disparve finché il pio
monasteri di religiose, 4 ospedali, diver- cardinale non rese l'anima a Dio, il che
sisodalizi con oralorii, l'orfanotrofio va- avvenne in Caracca nel i49^« nl Valla-
stissimoe ottimo, il monte di pietà, e il dolid fiorirono 3 collegi per le missioni a
seminario con alunni. Quanto all' 01 fa- postoliche. 11 i.° si deve allo zelo del p.
VAL VAL 4>
Michele Vives eremitano ili s. Agostino, Spagna nella persecuzione della veneran-
che fondò un collegio di missioni , con da compagnia vicari apostolici della
, i

apostòlica e regia approvazione. I colle- Scozia presero le opportune provvidenze


giali erano destinali a predicare il Van- perchè le rendite del collegio non fossero
gelo agl'idolatri dell'isole Fdippine.Gl'in- ad altro uso distratte, diverso da quello
glesi pure vi avevano un collegio sotto il che si era il fondatore proposto. Supera-
titolo di s. Albano martire, fondalo nel ti grandi ostacoli, si ottenne l'intento me-
1 56g da Filippo II, e vi si ricevevano an- diante l'intervento di molti insigni per-
co gl'irlandesi. Ne fu data
la cura •'gesui- sonaggi. In origine il collegio era stato
ti,ed era stalo approvato da Clemente fondato in Madrid, e fu trovala vantag-
Vili col breve Cum nullum firnùusprae- giosa la traslocazione in parte della casa
sidium òe'3 novembre 592, Bull. Rom.
t
1 de'gesuiti di Valladolid, pel suo dolce cli-
t. 5, par. 1, p. 4 02. Avea ricche rendite, ma, per la sua abbondanza e per la sua
manteneva perciò molti alunni, quali i quiete, e come casa propria alla coltura
prestando il giuramento non si obbliga- delle lettere e della pietà. Vi erano i5
vano a non entrare in qualche ordine re- collegiali, che emettevano il solito giura-
ligioso. Sul principio della fondazione 20 mentOjed aveano regole conformi a quel-
alunni di questo collegio ritornando in le de'collegi pontificii di Roma. 11 rettore
Inghilterra vi subirono il martirio. De* dovea scrivere annualmente alla
lettera
cadde dal suo splendore questo pio sta- s. congregazione di propaganda fide sul-
bilimento quando fu tolto a'gesuiti, e ne lo stato del collegio. Vi erano due pro-
seguì un notabile danno. Dispiaceva che fessori spediti dalla Scozia da' vicari apo-
si continuasse a dirigere da' gesuiti ,
per- stolici. Inoltre il rettore era munito di
che gli alunni più. ingegnosi sapendo be- ampie facoltà per presentare gli alunni
ne ammirare l'esemplare e benemerita alle congregazioni, e per assolvere anco-
compagnia di Gesù facilmente doman- , ra ne'casi riservati dalla bolla in Coenne
davano farvi parte. Il rettore,ollre le mol- Domini, ed Verso il 1390 Giovan-
altre.
te facoltà riguardanti le ordinazioni , a- ni I re di Castiglia fondò in Valladolid
vea anche quella di assolvere gli alunni il celebre monastero di s. Benedetto, det-

dalle irregolarità per essere nati da ge- to perciò il Reale, nel luogo ov'èTa l'an-
nitori eretici. A questo collegio essendo tica cittadella. Lo spirito dell'istituto da'
stati riuniti quelli di Madrid e di Siviglia suoi monaci vi fu esemplarmente man-
nel 768 e
1 nel 1770, vi si potevano man- tenuto costantemente, per cui servì di mo-
tenere 20 alunni. Il collegio di Madrid dello ad altri monasteri di Spagna, i qua-
per gl'inglesi era sotto l'invocazione di s. li uniformandosi a'suoi usi e pratiche, co-
Giorgio, ed i suoi beni, consistenti iu ca- me a loro capo si assoggettarono, inclu-
se nella città di Madrid, furono cambia- sivamenle al rinomatissimo monastero e
ti in vigne nelle vicinanze di Valladolid. santuario della Madonna di Monserralo,
11 collegio di Siviglia era sotto l' invoca- di cui parlai nel vol.LXVHI, p. 43eseg.
zione di s. Gregorio I Diagno 3 fondalo Questa riunione di monasteri formò la
nel 1 592 dalla s. Sede per le missioni d'I n- congregazione benedettina diSpagna, det-
ghilterra e dotato da're cattolici, e dopo ta comunemente di Valladolid. Tutti i
chei gesuiti cessarono di governarlo, ven- monasteri erano governati dal priore di
duti i suoi beui, il ricavato fu rinvestilo quello di Valladolid, come generale del-
in Valladolid. Il 3.° collegio che esisteva la congregazione, a cui Alessandro VI
in Valladolid era per gli scozzesi. Fu fon- die il titolo d'abbate. Questo Papa inol-
dato da un cavaliere della Scozia, e venne tre ordinò, che fosse eletto da'religiosidel
affidalo a'gesuiti, i quali licenziali dalla monastero di Valladolid , e che V eletto
46 VAL VAL
fossecapo, visitatore e riformatore ge- poesia e letteratura Pedro Lopez, G. Lo-
nerale ili tutta la congregazione. Dipoi mas Cantoral, Antonio Sanchez lineria,
Paolo IV prescrisse i regolamenti per la Alfonso Lopez, Gabriele del Corrai, F.
convocazione de'capitoli generali, a'quali Grancian-y-Fernando JNugnfZ. |Tra gli
dovevano intervenire tutti i superiori de' Miguel de Herrera, F. L. de Mi-
storici d.

monasteri per procedere all'elezione del randa, F. Alfonso Maldonado. Il giuris-


generale, l'uflizio del quale da a anni fu perito Vasquez Menchaca. 11 dotto an«
prolungato a /\. Anticamente vestivano liquario Floranes, ed pittori Antonioi

abito color tanè e scapolare nero, ma Pereda, e Filippo Gilde Mena. Ed in que-
Paolo HI gli obbligò a conformarsi al- sta città,secondo la più comune opinio-
l'abito de' cassinesi. Per le politiche vi- ne finì di vivere il benemerito e cele-
,

cende, soppressi i monasleri, si sciolse la berrimo scopritore dell' Americhe, Cri-


congregazione benedettina di Vallado- stoforo Colombo de'conti e signori di Cuc-
lid. Vi si trovano società economiche e caro, a'20 maggio i5o6. Il suo corpo fu
di carità, una caserma di cavalleria e 3 condotto a Siviglia nella chiesa de'certo-
di fanteria, ed il teatro. Valladolid una siili,donde venne trasferito nella cappel-
volta opulenta per la sua industria e pel la maggiore della cattedrale di s. Domin-
commercio, è in oggi molto decaduta, né go all'isola Spagnuola in dmerica, come
più possiede clie alcune fabbriche di sta- in tale articolo e altrove narrai col Can-
migne, di cappelli, di fettuccie di seta, cellieri. Finalmente, nel 1797 le spoglie

di tessuti di filo, di lana e di cotone, di di Cristoforo Colombo vennero traspor-


stoviglie di terra , di paste d' Italia , di tate all'Habana città principale dell'iso-
cioccolata, di confetti e profumi, di lavo- la di Cuba , ossia Avana (ove con altri

ri di filagrana; e ne' dintorni cartiere e le dissi trasferite nel 182 1)0 s. Cristofo-
concie di pelli. Il commercio consiste qua- ro de Avana (V.) , e depositate vicino
si per intero di consumo locale, né può alla tribuna della cattedrale. Quello che
diventare importante se non si rende na- accadde ad Omero, a Plinio il Vecchio ,
vigabile la Piraerga (ino al suo confluen- a Catullo, a Petronio Arbitro, al Papa
te col Duero , che non è lontano più di Urbano V ed a molti illustri antichi e
due leghe. Di poco conto sono l'annue moderni, essersi cioè disputato sul luo-
fiere , la più frequentata essendo quella go che li vide nascere, avvenne pur an-
de'29 settembre. Tuttavia il gran nume- co all'intrepido, al costante, al generoso
ro di alfari contenziosi riservati alla can- scopritore del nuovo mondo; a quel ge-
celleria di Valladolid, quelli che concer- nio che segnò una novella via alla reli-
nono al capitanato generale della Casti- gione e al commercio. Non si fa più que-
glia Vecchia e all'intendenza dell'eserci- stione sul luogo della patria del grand'uo-
to, Pafllueoza degli studenti, e il passag- mo, certo essendo genovese, come della
gio continuo di viaggiatori e negozianti sua nobile stirpe. L' illustre suo discen-
r
che recami a Madrid, danno a questa cit- dente e ultimo rampollo mg. Luigi Co-
tà un aspetto d'operosità e di movimen- lombo, protonotario apostolico parteci-
to. E patria di gran numero di perso- pante e segretario della s. congregazione
naggi celebri. Filippo II dal potentissimo dell' Indulgenze e ss. Reliquie , lo provò
imperatore Carlo V quivi sor fi natali, i eruditamente con documenti nella sua
e mostrando per Valladolid predilezione, bell'opera, che indicai nel voi. LXVIII,
le die il titolo di città, sovente nel palaz- p. 1 14, ignorandone l'autore,che per mo-
zo regio vi tenne la sua corte, vi adunò destia nascose il suo nome; come pure
le cortes, la beneficò in più modi e vi fe- provò che la nobile famiglia Colombo si
ce erigere la sede vescovile. Fiorirono in divise iu 3 rami, cioè de'conti di Cucca-
VAL V A L 47
ro nel Monferrato, di Coccoleto, ede'due za non poter essere senza virtù e senza
di Piacenza. I due ultimi rami estinti, su- religione ". La stessa Civiltà Cattolica,
perstite deli. è l'encomiato ligure e vir- serie 3.*, t.g, p. 106 e 148, annunziò e poi
tuoso prelato, della cui rinomata opera alquanto ragionò dell' opera: Ciistoforo
si Inumo già 4 traduzioni in diversi idio- Colombo. Storia della sua vita e de' suoi
mi. Tuttociò che riguarda gli uomini ce- viaggi, sull'appoggio di documenti au-
lebri e che si resero benemeriti dell' u- tentici raccolti in 1 spagna ed in Italia,
manità è sempre caro e importante di del conte Rosei ly de Lorgues, volgariz-
sapere; specialmente ove si producano zata per cura del conte Tullio Dandolo,
«uovi argomenti, e si tratti la questione Milano 1 857.I dintorni di Valladolid pro-
in guisa da più non lasciar luogo ad op- ducono grande abbondanza di grani e vi-
posizione. Del magnanimo Colombo poi, ni, sommaco (arboscello di cui si fa la pol-

mai ne parlerà abbastanza, sia per la


se vere per conciar corami) e legumi eccel-
grandezza della sua stupenda scoperta, lenti. La provincia di Valladolid occupa
feconda di meravigliose conseguenze, sia la parte occidentale della Spagna, ecom-
e principalmente pel suo vivo ed eroico ponesi di varie parti separate, tra cui la
sentimento crislinno,che mirava colle sco- principale, quella nella quale trovasi la
perte di nuove terre a dilatare le glorie città omonima, è la più orientale, ed in
del Redentore. Egli è per tutto questo,cbe cui si concentra tutta l'industria. Nella
mi riesce sempre piacevole, nell' oppor- nuova divisione del regno, decretala dal-
tunità che presenta la storia, di ritorna- le Cortes del 1822, la provincia di Va-
re a dire onorevoli parole, su chi il tempo gliadolid era ripartita tra quelle di Va-
e la posterità rese doverosa e luminosa gliadolid, Leone, Zamora, Segovia, Pa-
che gli è dovuta. Del-
giustizia, e la gloria iencia e Burgos. Valladolid o Vagliado-
1 opera in discorso, cioè Patria e biogra- lid, Pintia e quindi Valli soletum , rag-
fìa del grande ammiraglio D. Cristofo- guardevole città nel 625 edificata da
ro Colombo scopritore dell' America, goti, fece parte del Leone, il qua-
regno di
diedero contezza e ragione il Giornale le nella prima metà del secolo XI 11 fu
ditìoma deh 8 54 a p- 768; e la Civiltà riunito al regno di Castiglia Vecchia,
Catlolica 3 sev\Q 2.% t. 7, p. 4 ^.Quest'ul- la quale verso il fine del XV secolo si

tima che ne parla con più estensione, con- trasfuse colla monarchia di Spagna, on-
clude colle seguenti notabili parole. •'Que- de Valladolid ne seguì destini e le vi- i

sto italiano non fu grande a caso, ma di cende politiche. Un tempo Valladolid ap-
meditato consiglio : non produsse beni partenne a 'conti d' Urgel. Il conte Er-
passeggeri, ma durevoli, e quello che più mengaldo Vili morendo nel 1208, con
monta ebbe la religione a movente de' suo testamento legò la metà della città
suoi vasti disegni (e lo ripetei anche io di Valladolid,che gli apparteneva dal lato
in più luoghi), la religione a consigliera di sua madre nipote del conte di Bar-
ed a conforto nell' attuarli, la religione cellona, al Papa lunocenzo HI, non che
a consolatrice nelle immeritate sventu- la feudal dipendenza dell'altra metà, a
re. Or che di quest'uomo molte città d'I- condizione che facesse eseguire il suo te-
talia si contrastinola gloria, chi ben con- stamento. Ma l'unica figlia del conte e sua
sideri, lungi dall'essere indizio di gret- erede Arembiax, maritatasi con d. Pie-
tezza municipale, è seguo d'animi capa- tro infante di Portogallo, venuta a mor-
ci di stimarne i pregi, e può essere spe- te nel i23i, lasciò alio sposo la conle-i
ranza che dove s* ambisce il vanto di a- d'Urgel colla città di Valladolid e le si-

vetlo a cittadino, colà eziandio si radichi gnorie che le appartenevano. Il celebre


questa verissima senteuza: vera grandez- Ferdinando li re d'Aragona in Vallado-
48 VAL VAL
lid impalmò nel i4^9 ' a celebratissima di Salamanca. Nel 1 785 Emanuele Gioac-
Isabella 1 regina di Castiglia, operando- chino Maron , d' Almazan diocesi di Si-
si così la riunione delle Spagne. Nel 1 856 guenza. Nel i8o3 Vincenzo de Soto-y-
si stabilì, che i lavori della strada ferra- Yalcarce, di s. Giovanni de Ruitelar dio-

ta da Valladolid a Burgos sarebbero co- cesi diLeon. Dopo alcuni anni di sede
minciali in breve. vacante, nel 1824 Giovanni Baldassare
La sede vescovile, ad istanza di Filip- Toledano, di Villa di Campillo abbazia
po II re di Spagna, l'eresse Papa Cle- di Medina diocesi di Valladolid. Per sua
mente Vili con bolla dell'i r settembre morte, Gregorio XVI nel concistoro de'
1.595, formandola diocesi col territorio 28 febbraio 83 1 1 dichiarò vescovo Giu-
dismembrato da quella di Palencia, di- seppe Antonio Piivadeneyra della dioce-
chiarandola sulTraganea della metropo- si di Lugo nel regno di Galizia, già per

litana di Toledo; indi l'ingrandì con ag- più. anni parroco e dottore in sagri cano-
giungervi la città e luoghi di Medina del ni,da Leone XII fatto uditore di Rota
Campo V), col breve Utgratiae aposto-
( per la Spagna a' io dicembre 1827, en-
licae, de'28 febbraio 1602, Bull. Rom. comiandolo il Papa per gravità di ottimi
t. 5, par. 2, p. Oppidum Medina 4o6 : costumi, prudenza, dottrina, degno del-
delCampo, nonnulla gite Loca quaead E» l'episcopato. Dice la proposizione conci-
Àbbatem cjusdem Oppidi pertinebant,E- storiale, ac retentione offìcii Auditora-
piscopi Vallìsolelanì juris die l'ioni sub/e- tus Causarum Palatii apostolici sub ti-

età declora ntur. Per 1 .°


vescovo Clemen- tuloLocum-tenentisadSanctitatisSuae,
te Vili dichiarò nel 1 597 Bartolomeo de etSedis aposto licae beneplacitum. Morì
la Placa, canonico di Baca e di Granata, nel declinar di luglio 1 856. A suo tempo
trasferendolo dal vescovato di Tuy, e mo- il regnante Pio IX, in conseguenza del ri -

rì 1600. Suoi successori furono: Gio.


nel cordato concordato e della pur mentova-
Battista Arcebedo, dal 1 600 al 1 608; Gio- ta bolla Ad Vicariam , elevò la chiesa
vanni Quignones, poi trasferito a Sego- vescovile di Valladolid a metropolitana,
via; Francesco Sobrino, morto nel 16 17; e le attribuì per suiTraganei i vescovi
Giovanni Fernandez, professore di filoso- d'Avita, Astorga, Salamanca, Segovia
fìa nell'università di Vagliadolid stessa, e Zamora assegnando per mensa al nuo-
t

canonico diZamora, eletto nel 1 6 1 7, mor- vo arcivescovo i3o, 000 monete d'argen-
to due mesi dopo; Enrico Pimentel, in se- te o confermando la precedente
reali ,

guilo trasferito a Cuenca ; Alfonso Lo- tassa per ogni nuovo arcivescovo, di 2 5oo
pez, morto nel 624; Giovanni Torres O-
1 fiorini, registrati ne'libri della camera a-
sorio, morto nel iG32; Gregorio di Pe- postolica. La mensa de'vescovi da ultimo
d rosa, dell'ordine di s. Girolamo, gene- ascendeva a circa 8000 ponderimi ino-
rale del suo ordine e predicatore del re, netae illarum parlium pluribus pensio-
traslocato dalla sede di Leon, morto nel nis gravati. Pel 1

arcivescovo il medesi-
i633, ec. Le Notizie di Roma nel 174° mo Papa preconizzò nel concistoro di Bo-
1

cominciarono a registrare vescovi di i logna de' 3 agosto 1857, l'attuale mg.


Valladolid, con d. Giuliano Dominguez Luigi de La Laslra-y-Cuesta , di Cubas
di Toledo; indi riportano seguenti. Nel Sautander, che nel concistoro
i diocesi di
5
1 743 Martino Deìgado, di Belmaseda ar- de 18 marzo 852 avea dichiarato vesco- 1

cidiocesi di Burgos. Nel 1 754 Isidoro Cos- vo Orense , dalla qual sede lo traslatu
sio-y-Bustamante, di Guardo diocesi di alla nuova metropolitana, e nello stesso
Palencia. Nel 1768 Emanuele Robin de concistoro di Bologna gli accordò il pal-
Zelis, di Cabuerniga diocesi di Santan- lio arcivescovile. Nella proposizione con
der. Nel 1773 Antonio Gioacchino Soria, ciitoriale per la provvisione della chieda
VAL VAL 4$
d'Orense, il Papa disse dell'illustre prela- rocchie, alle decime de'religiosi e loro di-
to, essere dottore ne'sagri canoni, già ca- sciplina, al tempo d'amministrare la cre-

nonico dottorale della patria cattedrale, sima, al digiuno nella quaresima, «'ma-
poi della metropolitana di Valenza e vi- trimoni, alla simonia, alle rendile de'be-
cario capitolare, indi vicario generale del- nefizi, agli ebrei, a'mori maomettani ec.
l'arcivescovo della medesima; laonde per Furono altresì proibite, sotto pena di sco-
la sua dottrina, gravità, prudeuza, pro- munica, le purgazioni canoniche, e le pro-
bità ed altre estese cognizioni, il reputa- ve dell'acqua e del fuoco. Vennero final-
va degno della dignità episcopale. L'ar- mente scomunicati que' che citano da-
cidiocesi è ampia, si estende in lunghez- vanti a'tribunali secolari gli ecclesiastici.

za ai4 leghe, e 7 in larghezza, contiene Regia, t. 29, Labbé, t. r 1 , Arduino, t. 7.


1 3o luoghi, e le parrocchie sono munite VALLADOLID DI COMAYAGUA.
del ballislerio. Città con residenza vescovile nell'Ameri-
Concilii di Valladolid. ca meridionale, conosciuta più comune-
Il i.°fu tenuto uel 1 i3y, apud Val- mente da 'moderni col nome di Conici^
ium Oleti , e ne trattano le collezioni, yagua (/"'.). Alle notizie riferite, in tale
Regia, t. 28, Labbé, t.io, Arduino, t. 6. articolo aggiungerò, che vi si trasferì la
Il 2. si celebrò nel i 1 55 e fu provincia- sede vescovile di Truxillo (V.) di Gua-
le, e ne discorre il Pagi in tale anno. Il timala. Che vi sono 5 sodalizi, l'ospeda-
3.° neh 322 dal legato invialo da Avi- le, il seminario e altri istruitivi e benefi-
gnone dal Papa Giovanni XXII, cardi- ci stabilimenti. Ali. °vescovo successero:
nal Guglielmo di Godin vescovo subur- Girolamo di Conelia, trasferito nel 1 562
bi cario di Sabina.Riunì questo concilio, altrove; fr. Cerda dome-
Alfonso de la
che fu nazionale, ed in cui di suo ordine nicano, traslato a Charcas; fr. Gaspare
vennero pubblicati coll'approvazionedel d'Andrala francescano, morto nel 1612;
concilio 27 canoni, riguardanti conci- i fr. Alfonso Galdo domenicano; fr. Luigi

lii provinciali da tenersi ogni due anni, di Cagnizarez de'minimi; Giovanni Mer-
ed i sinodi diocesani tutti gli anni. Per- lo de la Fuente, nominato nel 648, ec. 1

tanto vi si dichiarò agli arcivescovi, che Le Notizie di Roma riportano i seguen-


se non tengono loro concilii almeno ad
i ti.Nel 1743 d. Francesco de Molina ba-
ogni due anni, l'ingresso della chiesa sa- siliano, di Sagedona diocesi di Cuenca.
rà loro interdetto, finche abbiano soddi- Nel 1750 Diego Rodriguez de Rivas-y-
sfatto la prescrizione.»Ogui curato avrà Velasco, della diocesi di Quilo. Nel 1764
iscritti in latino e in lingua volgare gli ar- Isidoro Rodriguez, di Mostolesarcidioce-
ticoli di fede, i precetti del decalogo, i si Toledo. Nel j6j Antonio Macar lil-
di 1

sagrauieuti, e ciò che riguarda i vizi e le la,diBenabarre diocesi diLerida. Nel 1773
virtù. Egli li leggerà nelle 4 leste solen- Francesco Giuseppe de Palencia , della
ni dell'anno al popolo, e le domeniche di citlà di Canarie. Neh 777 fr. Antonio di
quaresima. Quanto a' concubinari e al- s. Michele girolamino, di Revilla de Ca-

l'incontinenza de'chierici, che non cam- margo diocesi di Santander. Nel 1783
beranno condotta, saranno privati delle Giuseppe Antonio de Isabela, di Moron
loro rendite, e del titolo de'loro benefìzi, diocesi di Siguenza. Nel 1788 fr. Ferdi-
e quelli cbe non ne avessero, saranno di- nando de Cadinanos minore osservante,
chiarati incapaci di possederne". Vi fu di Vittoria diocesi di Calahorra. Nel 1 79^
inoltre provveduto a'doveri de'parrochi, fr.Vincenzo de Navas domenicano di
alla santificazione delle domeniche e del- Merida.Neh8i7 EmanueleGiuliano Ro-
le feste, a' falsi testimoni che sono sco- driguez, d'Almazan diocesi di Siguenza.
municati, a' benefizi e a' limiti delle par- Nei 1 844 Francesco di Paola Campoy-y-»
vo!. LXXXVHI. 4
5o VAL VAL
Perez cìi Cariogeno, già canonico curalo avendo ottenuto dalla munificenza diCar-
della cattedrale e vicario generale. Mei lo V come re diSicilial'archimandrilato

4 aprile 1 854 l'odierno mg.' Ippolito di Sicilia, rinunziòquel vescovato. Ebbe


Cassia no Flores. pure la legazione di Napoli, e la protei-
VALLADOLID DI MECHOACAN. toria dell'ordine de'minori , conferitagli
Città con residenza vescovile nell' Ame- da Clemente VII neh 523, il quale nel
rica settentrionale, conosciuta da'moder- i533 dal suo titolo presbiterale lo tra-
ni più volgarmente col nome diMccìioa- sferì al vescovato suburbicario di Pale-
can (J7 .)- Solo aggiungerò a quell'artico- strina, nel catalogo de'quali vescovi l'U-
lo, che per mot te del notalo ultimo vesco- ghelli si corregge d'avere registralo il car-
vo, il Papa Pio IX nel concistorode'3 ot- dinale in quellode' vescovi di Crotone nel
tobre i85o preconizzò l'attuale mg. 'Cle- 1 533. Uomo com'egli era di gran pru-

mente Munguìa,di Reyes diocesi di Me- denza e senno fornito, fu molto caro a'
choacan già canonico della cattedrale,
,
principi, ed a' Papi che se ne prevalsero
rettore del seminario, vicario generale ed con gran vantaggio negli affari più ardui
anche capitolare, dotto, grave, prudente, e rilevanti del pontificalo, e ne' quali si

probo e pieno d'esperienza. dice clie co'suoi lunghi viaggi arrivasse


VALLE RONCEAUX. Canonici re- fino nella Persia e in altre remote re-
golari. V. voi. VII, p. 257. gioni, ad oggetto d' apprendere i coslu-
VALLE DEGLI SCOLARI. Canoni- mide'popoli e delle nazioni, in tempo che
ci Regolari. V. voi. VII, p. 275. poco comuni erano siffatte intraprese ,
VALLE VERDE. Canonici regolari. a motivo della natura delle strade e de'
V. il voi. VII, 276.
p. mezzi per percorrerle. In Roma edificò il

VALLE (della) Andrea, Cardina- Palazzo della Falle (V.), che die no-
le. D'antica e illustre famiglia romana, me alla alla propinqua chie-
contrada e
ottenuto un canonicato di s. Pietro, colla sa di s. Andrea, non che al vicino tea-
carica di reggente della cancelleria, nel tro. Dopo essersi trovato presente a' con-

1496 promosso da Alessandro VI al


fu clavi di Adriano VI e Clemente VII, nel
vescovato di Crotone, e neli5o8 trasfe- i534 di 71 anni fu chiamato in Roma
rito a quello di Mileto, al quale compartì all' immortai vita, e rimase sepolto nella

non pochi benefìzi. Con questo caratte- chiesa di s. Maria d'Araceli, nella tomba
re intervenne al concilio di Laterano V de'suoi antenati, con breve epitaffio di cui
nel io 12 sotto Giulio II, che l'annoverò piò non rimane vestigio, ma riportato dal
tra'segretari apostolici. Indi Leone X nel- p. Casimiro, uelle Memorie della cldesa
la famosa promozione di 3 1 cardinali, il d'Araceli.
1 luglio 5 7 lo creò cardinale prete di s.

1 1 VALLEMANI Giuseppe, Cardinale.
Agnese al foro agonale, e nell'anno stesso Nato nobilmente in Fabriano a' 9 giu-
gli die I' amministrazione delle chiese di gno 1648 da Rinaldo Francesco e da
Caiazzo e Nicaslro, nel 1 5 8 quella diGal- 1 Maddalena de'conti della Genga, porta-
lipoli, neh 5i tosi a Roma nel fior degli anni, accop-
9 quelle di Sulmona e Val-
"va unite, e neli520 la sede d' Umbria - piò all'esemplarità de* costumi, maniere
tico. Lo stesso Leone X lo destinò nel piacevoli, tratto gentile, e qualche dot-
i52o arciprete della basilica Lateranen- trina, massime nell'indefesso studio della
se,ove nell'anno santo 1 525 apù e chiuse giurisprudenza, e poi fu aggregato a va-
la porta santa, ed abbate commendata- rieaccademie d'Italia e alla cittadinanza
Tre Fontane. Nel tempo stesso
rio delle romana. La fortuna gli aprì l'adito nella
venne nominato alla sede vescovile di corte del cardinal Emilio Altieri, già ve-
Malta, ma prima di prenderne possesso, scovo di Camerino, che nel 1670 eletto
V A L VAL jri

Papa Io dichiarò di 21 anni suo came- della Cartaginese Proconsolare nell'Afri-


riere segreto e poi eoppiere,canonico Va- ca occidentale, di cui parla Oliato Mile-
licano, e custode dell'archivio di Castel vitano, lib. 2, e altri, sotto la metropoli
s. Angelo. Introdotto quindi in prelatu- di Cartagine. Ebbe a vescovi: Bonifacio
ra, secondo Cardella nelle Memorie sto- donatista del 33o; Bonifacio cattolico, che
riche de Cardinalit da Innocenio XI ot- nel 4* 1 intervenne alla conferenza di
tenne la carica di segretario della con- Cartagine; Uestituto sottoscrisse al con-
gregazionede'riti,e poi di quella dell'im- cilio di Cartagine del 52 5. Morcelli, A-
munità (presso Colucci, Antichità pice- frica dir., t.i. Vallis, Fallitene uu ti-

ne, t.17, p. 164, parlando degli Uomini tolo vescovile in partibus, del simile ar-
illustri di Fabriano del Lancellotti , si civescovato di Cartagine, che conferisce
dice che Alessandro Vili gli conferì la la s. Sede.
1. "carica, Innocenzo XII la 2.
a
), nell'eser- VALLO (Valien). Città con residen-
cizio della quale, lungo a ca-
che fu assai za vescovile del regno di Napoli nel Prin-
gione delle differenze del ducalo di Par- cipato Citeriore, capoluogo di distretto
ma e Piacenza, contrasse il prelato gran- e di cantone. Siccome di recente è stata
dissimi impegni co'principi. Alla fine Cle- eretta in città vescovile, e sostituita per
mente XI, prima lo dichiarò segretario sede residenziale a Capaccio (F.), il cui
della congregazione della disciplina rego- vescovo s'intitola di Capaccio e Fallo,
lare, e successivamente Io consagrò arci- conviene che prima riparli di Capaccio
vescovo d'Atene, nel 706 Io dichiarò suo
1
e de'suoi vescovi, in aggiunta al suo ar-
Maggiordomo (^.) creò e riservò in pet-
;
ticolo. L'ultima proposizione concistoria-
to cardinale dell'ordine de'preti, pubbli- le del 1 845, cioè dopo la pubblicazione
candolo nel i.° agosto 1707 dopo circa 1 5 del mio oh aeris in-
articolo, rileva cani
mesi. Gli attribuì per titolo la chiesa di salubritatem a paucis colonis intuibile-
s. Maria degli Angeli , e lo ascrisse alle tur, atque dempta Cathedrali Ecclesia,
congregazioni del s. oflìzio, de' riti, del- nonnullisquc aedidus, in reliquis opini-
l'immunità, del buon governo, di propa- no diruta sit, Episcopo prò tempore in
ganda e di molte altre, e fino da'3i di- altero magis opportuno et ab antiquo ,

cembrei707 prefetto di quella de' riti; duobus fere milliariis distante dioece*
aggiungendovi la protettola de' minori seos loco, cui nomen Caputaquium No-
conventuali e loro collegio di s. Bonaven- vum, j'amdiu rcsidere solel: Ine quadrili'
tura, della cappella Sistina del Presepe gcntae domus , et bis mille ci re iter rc-
in s. Maria Maggiore, del collegio Mon- censcntar incolae. In Capaccio Vecchio
talto di Bologna, come trovo nelle Noti- era la cattedrale sotto l'invocazione del-
zie di Roma. Dopo essere intervenuto a' la B. Vergine Assunta in cielo denomi-
comizi d' Innocenzo XIII e Benedetto nata di Granata, quacque aliquam ex-
XIII , terminò in pace i suoi giorni in poscit rcparalionem. Ibi Episcopus pos-
Roma a* i5 dicembre 1725 d'anni 78 sessione//! ini re, et ad eamdem infra an-
J
non compili, e fu sepolto nella basilica de num celebraturus accedere solet. 11 ca-
ss. XII Apostoli, sotto una lapide ornata pitolo si componeva di 4 dignità e pel
del suo stemma gentilizio, ove si legge e- i.° l'arcidiacono, e di 16 canonici senza
legante iscrizione. il teologo e il penitenziere; veruni tam
VALLENSSertorio, Cardinale. V. dignitates, quani canonici nulla fruun-
Vassalli. tur congrua , et ad honorem, atque de-
VALLETTE Lodovico, Cardinale. votionem tantummodo inierviunt.hu cu-
V. NOGARET. ra dell'anime tanto della vecchia, quan-
VALLIS, VALLOS. Sede vescovile to della nuova chiesa , ambo mediocre-
5a VA L V A L
mente provviste delle sagre suppellettili» iltempo in cui fiorì il vescovo Leonardo,
l'esercito un vice parroco, ed avvi il bat- N. neh 196 intervenne alla consagrazio-
listerio. Episcopale* aedesin ch'ita te Sa- ne che Celestino 111 fece della chiesa di l.

lar, atque in ulroque Caputaquio prae- Lorenzo Lucina di Roma, secondo


in

sto suntj attamen in Novo residcre so- Lucerai, mentre l'Uglielli ritarda il ve-
lei Episcopus. In Capaccio Nuovo sol- scovato al pontificato di Gregorio IX. A
tanto è un'altra chiesa parrocchiale, ed Benevenuto scrisse Innocenzo IV nel
un convento di religiosi, alcun sodalizio, ii5i, e sotto di lui Federico li distrus-
non pelò l'ospedale, il monte di pietà, né se Fasanella, l'fjghelli riportandone do- i

altro; i 3 seminari cogli alunni erano cumenti. Pietro nel 1275 alla chiesa di
sparsi in diversi luoghi della diocesi , la s. Maria Maggiore di Diano concesse in-

quale si estendeva a circa i 5o miglia, e dulgenze. Nel 1287 da Girgenti vi passò


contenendo 36 luoghi o oppi da. Ne'li-
1 Giberto postulato dal capitolo e da O-
,

l)ii della camera apostolica ogni nuovo norio IV confermato. Giovanni gli suc-
vescovo era tassalo in fiorini 3oo, e la cesse nel 1294. Filippo eletto dal capi-
mensa rendeva al vescovo 3ooo ducati tolo, loconfermò nel 1 3 2 Clemente V. 1

napoletani quibusdam oneribus gravali. Filippo de s. Mango del 323. Dopo sede 1

Colle rovine dell'antica Pesto (V.) si e- vacante notabile, Benedetto XI nel 34o
1 1

dificarono Policastroe Capaccio, nel qua- riconobbe Tommaso de s. Mango nomi-


le articolo Pesto per. fallo tipografico è nato dal capitolo, di cui era arcidiacono,
detto Pessi. Essendo Pesto sede vescovi- e come il predecessore fu tumulalo nella
le, il vescovo nel secolo IX passò a sta- metropolitana di Salerno. Giacomo crea-
bilirsi aCapaccio e die origine all'unio- to nel i386 da Urbano VI, sotto Boni-
ne del suo vescovato ed al suo ingrandi- facio IX fu reggente della penitenzieria,
mento, per la seguita unione delle due e mori nel 1399. In questo vi fu traslalo
diocesi, onde divenne piuttosto notabil- dall'arcivescovato di Durazzo Giovanni
mente ampia. Imperocché riferisce TU- Bonifacio de Panella napoletano, e nel
ghelli, Italia sacra, t. y, p. 4^4 : Capii- i4o5 passò a Muro; ma sembra intruso
taquenses Episcopi. Celsus Paestanus come partigiano de' due antipapi Cle-
episcopo cimi Romualdo archiepiscopo, mente Vile Benedetto XIII. In detto an-
al quale ambo i vescovi erano suflraganei, no da Muro vi fu trasferito Guglielmo,
inslitutus est testamenti executor a Ro- indi neli4'0 deposto da Gregorio XII,
berlo Castri Trenlenarii Domino anno che gli sostituì Giacomo. Ma Giovanni
1 56. Forte post Celsum Pacs tana citta XXI 1 eletto contro l'alt ro Papa, nel «4i 2
1

Capulaquensi unitafuitEcclesia. A tem- gli surrogò Baldassare del Giudice ca-


po dell' Ughelli il vescovo risiedeva nel- nonico di Rossano. Martino V elesse Gio-
l'episcopio di Diano, ed ivi pure era il vannelio Panella Caracciolo napoletano,
seminario, e numerose erano le case re- nel 14 18 traslalo ad Anglona; ed insita
ligiose della diocesi de'due sessi. Noterò vece nominò l'uditore di Rota Tommaso
che l'antica sede vescovile di Agropoli de Berengari. Fatto neh 4*23 arcivescovo
(F.) erasi riunita a quella di Pesto , di Cosenza, lo fece iuccedere da Bernar-
perchè abbandonata da perniciosa in- do o Berardo Caracciolo napoletano. Nel
fluenza dell'atmosfèra. L'Ughelli comin- i4^5 da Cosenza venne in questa sede
cia la serie de' vescovi di Capaccio con FrancescoTomacelli napolelano.Da quel-
Arnolfo del i 1 26, che nel 1 1
79 interven- la di Cavaillon Eugenio IV neh 439 vi

ne al concilio generale di Laterano III. trasferìBartolomeo.Neh44 M ase "°M ir ,


-

Il Coleti ne dubita, essendo allora viven- to abbate di s. Giovanni a Piro. Nel r4t>2
te Celso vescovo di Pesto. Nou si conosce Francesco Conti suddiacono e protonota-
VAL V A L 53
rio apostolico, e viveva nel r 4^7 r . Fran- stralodai marchese e popolo di Diano.
cesco Berlini lucchese, chiaro per sapere Senza pregiudizio della cattedrale di Ca-
e prudenza, fu lega lo al duca di Borgogna paccio e di sua sede vescovile, trasferì il
e morì nel i47^. In questo fri fatto am- capitolo nella collegiata di Diano per l'uf-
ministratore il cardinal Auxia di Pog- fiziatura, provvedendo al culto divino
gio (V.). Nel i483 Lodovico Podocutc- per quella di Capaccio. Nel 1 609 da Ca-
ro (P.) indi cardinale e arcivescovo
t
di rinola vi fu tramato Giovanni Vitelli na-
Benevento neli5o4< Nello stesso ebbe in poletano, morto nel seguente anno e se-
commenda il vescovato il cardinal Luigi polto nella chiesa de' cappuccini di Sala.
d'Aragona 5 4 e ne
(V,). Si dimise nel 1 1 Nel 6 1 da Belcastro vi passòPietro Mat-
1 1

divenne vescovo Vincenzo de Galeotti ta de Haro nobile spaguuolo teatino, ze-


patrizio napoletano, già vescovo di Squil- lantissimo pastore, visitò la diocesi, fu e-
late. Rinunziò 522, e fu fatto ammi-
nel 1 sempio di pietà, ed approvò lacongrega-
nistratore il cardinal Lorenzo Purcl(P\). zione de'sacerdoti istituita iu Laurino, per
Neh 523 con diritto di regresso rassegnò cooperare al vescovo nella salute dell'a-
a
la chiesa commendata a Tommaso vesco- nime. Nel 1627 Fraucesco M. Brancac-
vo di Trivento, il quale ritenne la sua se- ci (/'".), poi cardinale dottissimo. Trasferi-
de e si neh 53 I. In questo Clemen-
ritirò to a Viterbo, nel 63 5 gli successe Luigi
1

te VII nominò amministratore Enrico Pappacoda napoletano , poi vescovo di


LolTredi nobilissimo napoletano, e per- Lecce nel 1639. In questo da Vulturara
venuto all'età canonica diventò vescovo vi passò Tommaso Carafa napoletano de*

effettivo; intervenne al concilio di Tren- duchi di Telese lodato per prudenza e


,

to, e morì
Napoli nel 347. I» tale au-
in 1 altre viriti, in Laurino celebrò il sinodo
no ne prese l'amministrazione il cardinal nel 649,e fu sepolto in Salerno. Nel 1 665
1

Francesco Sfa mirali (A'.), il cui (iglio le- Camillo d'Aragona del ramo di Tricarico
gittimo fu poi Gregorio XI V nonnato. Nel delto volgarmente di Ragona,traslatoda
i549 o M successe nell'amministrazione Acerno, benemerito paslore,morto in Sa-
il cardinal Girolamo Perallo(P.) }
il qua- la e deposto nella chiesa di & Pietro, a cui

le neh 553 la rassegnò al cardinal Paolo il predecessore avea eretto una mirabile
Emilio P^erallo (P.). Nel 1074 vescovo torre campanaria. Nel 1677 Andrea Bo-
Lorenzo Belli romano, sepolto in Roma nito de'duchi dell'Isola principi di Casa-
nella chiesa d'Araceli nel 586. In que- 1 pesella, della congregazione dell'oratorio
sto Sisto V nominò il suo concittadino di Napoli, visitò la diocesi, riparò la catte-
Lelio Morelli di JMontalto, al quale col drale, elesse per sua residenza Sala, cit-
breve A timone t nos, de' i 7 luglio, presso tà coll'insigne collegiata di s. Pietro che
l'Ughelli, per l'inclemenza dell'aria di abbellì; molli edilizi in vari luoghi della
Capaccio e sue rovine, noti che pe'Iadro- diocesi eresse, restaurò i palazzi vescovili
ni che l'infestavano, concesse di trasferire di Capaccio Nuovo e di Sala; mori in
la sua residenza in Diano, alla quale ac- Napoli e fu sepolto nella chiesa de' suoi
cordò le prerogative di città, coojo luogo filippini nel1684. Gio. Battista Pace no-
nobile, salubre, popolato e abbondante bile napoletano in detto anno gli suc-
ove già era istituito il se-
di vettovaglie, cesse canonico della metropolitana di
,

minario; di più era vi l'archivio della cu- Napoli, fervoroso missionario e facondo
ria vescovile, diverse case religiose, 5 chie- predicatore, eruditissimo e virtuosissimo,
se parrocchiali e fra le quali l'insigne col- morì in patria e fu tumulato nella chie-
legiata di s. Maria Maggiore, ove in gran- sa del sodalizio della ss. Croce. Nel 1699
de venerazione il corpo del h. Coni, l'epi- Vincenzo Cordoni patrizio napoletano»
scopio decente e conveniente, sommità* canonico della metropolitana, zelante e
54 VAL VAL
j)jo predicatore nelle missioni, intrapre- della cattedrale, indi arciprete e 3." di-

se la visita difficile pe'luoghi della dioce- gnità della medesima colla cura delle a-
si; morendo ih Oppido Vallis Novi die
e nime, e poi arcidiacono i." dignità, pro-
8 novembris yo3 Imma iris rebus ereplus
i vicario generale <T Ascoli e di Cerinola,
est. Nel i
704 Francesco Paolo Nicolai pa- Jodatissimo in tutto. medesimo Gre-
11

trizio d' Altamura, ebbe una controver- gorio XVI nel concistoro de'24 novem-
sia giurisdizionale co'ministri regi, e quin- bre i845 trasferì mg.' d'Alessandro al
di fece dare le missioni per la diocesi cbe vescovato di Sessa, e promulgò vescovo
Nel 1708 rifece la
visitò diligenlemenle. di Capacccio mg.' Gregorio Fistilli di
cattedrale con molto dispendio e con , Rossano, già lodalo curato di più par-
grande fatica formò in Sala l'archivio rocchie, canonico curalo della pallia me-
vescovile nell'edilìzio da lui eretto; altra tropolitana, professore del seminario nel
casa costruì in Vallis Novi per uso de* gius pontificio e nella teologia morale e
vescovi, ed ampliò quella fabbricata dal dogmatica, non che rettore del medesi-
cardinal Brancacci in Pialle Diani. Nel mo, esaminatore pro-sinodale, dotto, pru-
1716 traslato all'arcivescovato di Conza, dente, probo e di molta esperienza. In se-
gli successe nel 1
7 1 7 Carlo FrancescoGio- guito rinunziò il vescovato di Capaccio
coli o Arcangelo diocesi di
Iaconi , di s. al regnante Pio IX. Dopo sede vacante,
Angiomi, trasferito da s. Severo. Fece considerando il medesimo Papa Pio IX,
predicare la parola di Dio nella diocesi, che nella città di Capaccio nel IX seco-
la cui visita tosto intraprese , adornò la lo fu trasferita l'antichissima sede vesco-

cattedrale, restaurò l'episcopio di Sala e vile di Pesto, e che col volgere degli an-
l'ampliò. Introdusse le monacbe di s. Te- ni scaduta notabilmente Capaccio e l'a-
resa, sotto gli auspicii di s. Caterina, nel ria del suo territorio essendo divenuta
monastero in oppido Corinoiorwn seu grave e malsana, rimase a poco a poco
Fallis Novi, ed altro eresse in Siciniano, deserta, per guisa che il vescovo e il suo
e pieno d'amore per la sua chiesa la go- capitolo furono per indulto della s. Sede
vernò con zelo. Con questo vescovo 1' /• assoluti dall'obbligo della residenza; per-
talia sacra termina la serie de'pastori di -ciò ad istanza del re delle due Sicilie
Capaccio, e ne cominciano la continua- Ferdinando li, nella provinciale! Prin-

zione le Notizie di Roma, colle quali la cipato Citeriore, colla bolla Ex quo im-
proseguirò e compirò. Nel 1724 d. Ago- perscrutabili ae terni Numinis provide ri-
slino Odoardi monaeo cassinese napole- da, de'21 settembre i85o (e non 22 ot-
tano. Neil 742 Pietro Antonio Raimon- tobre come dissi altrove), eresse la sede
di, di Cutro diocesi di s. Severina. Nel vescovile di Diano, aggiungendovi l'anti-
1768 Angelo M." Zuccari, d'isola dioce- ca cattedrale di Capaccio ,
già residenza
si di Soia. Dopo lunga sede vacaute, nel de* vescovi di Pesto, e come questo dichia-
1804 Filippo Speranza, di Laurilo dio- rò sutfraganea dell'arcivescovo di Saler-
cesi di Capaccio, traslato da Guardia Ai- no. La munifica pietà del re operò che
fiera. Nel 1 835 Michele barone di Sa- ilnuovo vescovato ricevesse una conve-
gnano arcidiocesi di Salerno, per molti niente dotazione. La città di Diano, ca-
anni parroco di Oscali e d'altre cure, ed poluogo di distretto, è una lega e mezza
incaricalo di più affili ecclesiastici. Gre- al sud-ovest da Sala, ei 7 da Salerno, nel-
gorio XVI, che lo avea preconizzato, per pianura e valle del suo nome, a'
la fertile
sua morte nel concistoro de* icj giugno piedi del monte Motulo. E difesa da ui\
1 8j3 promulgò successore Giuseppe d'A- castello for litica lo, ed ha 5 chiese ornale
lessandro d" Ajscoli di Puglia, già professo- di superbi mausolei. Visi tiene una tìe-
ic di quel se in mai io , cauomeo teologo ìa a' 3 giuguo. La valle di Diauo ha 8
VAL VAL 55
leghe ili lunghezza, ed è bagnata dal Ne- contiene 3o oppida uoniinati nella bol-
gro. Vi si raccoglie ogni sorla di grani, la di erezione.
vino e molte frutta. Nel concistoro de' 7 i Inoltre il Papa Pio IX colla bolla Cuni
febbraio $5 il Papa dichiarò i.° vesco-
1 1 propter jusliliae dilectionem de' 16 lu- ì

vo di Diano, Dionea, l'attuale mg/ Va- glio 1 85 1, formò la nuova diocesi di Ca-
lentino Vignone della città di Sepino dio- paccio e Vallo, e questa 2/ città sostituì
cesi di Boiano, già maestro nella teologia per sede residenziale a Capaccio, dichia-
inorale e dogmatica, nel 1 836 fatto ar- randola come l'antica suffraganea del-
ciprete parroco della collegiata di s. Cri- l'arcivescovo di Salerno. Vallo città del
stina diSepino, ed esaminatore pro-si- regno di Napoli, capoluogo di distretto e
nodale; lodandolo per gravità, prudenza, di cantone, il quale contiene il distretto
dottrina, probità di costumi e per espe- ileisuo nome e quelli di Lamino, Lati-
rienza ecclesiastica. Si legge nella propo- tilo, Torre Orsaia, Camarolta, Pisciot-

sizione concistoriale. Diaiium regni Nea- la,Pollica,Castellabtte,TorchiaraeGioia,


polilani civitas^admontis Motulis radi- giace in una pianura fra' mutiti, donde
ce* aedificaia conspicitur , quaein suo sgorga il torrente Palisco, che si unisce'
iiaiiLs circilcr milliari ambila mille do- all' Alento presso la foce, sotto clima tem-
ma* pene, ci quadringenlos supra sex perato. E' distante 1 1 leghe sud-est da
mille 1 eeenset iacolas. La chiesa catte- Salerno. Deue fabbricata e con parecchi
drale, già collegiata, è sotto l'invocazio- belli edilizi, tra'quaii il palazzo governa-

ne di s. Maria Maggiore, buono edilìzio, tivo, ch'ebbe moderni abbellimenti, e la


in cui tra le ss. Reliquie tuttora si vene- bella cattedrale già collegiata; un super-
ra con somma corpo di s. Co-
divozione il bo convento di domenicani con chiesa
ni confessore. Vi è la cura d'attinie col di buono stile, il conservatorio delle zi-
ballisterio, amministrata pel capitolo dal telle.Vi si trovano varie concie di pelli
a
decano 2. dignità, coadiuvalo da'G man- comuni e fine. Il territorio principalmen-
sionari. 11 capitolo si compone di 4 di- te è fertile di grano, vino e frulli. Que-
.'
gnità, lu 1 delle quali è l'arcidiacono, di sta città esisteva al tempo de'romani. Ri-

1 4 canonici, comprese le prebende del teo- porta il u.°26i del Giornale di Roma
logo e del penitenziere, di 6 beneficiali dei 85i » Innalzato il comune di Vallo
1 .

o mansionari, e di altri preti e chierici per in Principato Citeriore. a sede episcopale


l'utliziatura divina. L'episcopale palazzo della uuova diocesi di Capaccio e Vallo,
per decente abitazione del vescovo prò' vi giungeva nel giorno io ottobre i85i
pc calhedralem non desunt, sed juxttl monsignor Mai ino Paglia arcivescovo
memora tas bullas erunt quameito re- metropolitano di Salerno (nella qual se-
pciendae et ampliandae. Oltre la catte- de per sua morte a* 21 dicembre 18^7
r
drale , nella città vi sono altre 4 chiese gli è succeduto il rispettabile mg. An-

parrocchiali col s. fonte, un convento di tonio Salomone d'Avellino, traslato da


religiosi e un monastero di monache, al- Mazzara ), delegato all'esecuzione del-
cuni sodalizi, due monti frumeutati ed l' apostoliche bolle. In così solenne oc-
il seminario. Secondo il prescritto dalla casione amò di accompagnarlo l' egre-
bolla doveasi edificare 1' ospedale. Ogni gio maresciallo di campo commenda-
nuovo vescovo è tassato ne'libri della ca- to r Palma comandatile
, territoriale de'
mera apostolica in fiorini 2 3o, ascenden- due Principati Citeriore e Ulteriore. Non
do le rendite della mensa a 3 100 duca- è a dirsi la gioia, la gratitudine e la pietà
ti, coli' obbligo al vescovo di mantenere religiosa mostrata da tut'.a quella popo-
1
nei semi uà rio ^c\ì\ev\c\ xicinianenscs: La lazione, così nell'arrivo de'prelodati mg.
diocesi si esteude per circa 5o miglia, e arcivescovoe maresciallo di campo, come
56 VAL VAL
nel giorno di domenica 12 di detto me- Cum propter, hujusce Episcopati^ Se-
se, in cui la parrocchiale chiesa di s. Pan- des constitutafuerit in Oppido vulga-
talone martire fu a cattedrale della dio- ti/zi nuncupalo Vallo, Wide UH nomen
cesi novella pomposamente inaugurata. deinceps Caputaquen. et Vallen. juxla
V intervennero il sotto-intendente e gli recensilas bullas. Falli itaque oppidum
altri funzionari locali; la guardia di pub- civitatis Episcopalis titulomodo conde-
blica sicurezza e gii urbani vi prestarono corata parimi a maris lilorc distans,
servizio, restando pure in bella mostra medio in locofere est ab extremis hodier-
Sotto le armi. Il suono de'sagri bronzi, i nae Caputaqucnsis dioecesis finibus, ad
musicali concertai continui spari, gli spor- lioram Salernitani sinus , optimis coti'
ti e le finestre decorati di drappi, le ca- fiala domibns, quas sex mille pene in*
se bellamente illuminate nelle sere gli ,
habitant cives. La cattedrale sotto 1' in-
echeggiami evviva alla Santità del Ponte- vocazione di s. Pantaleone martire è un
fice ed alla Maestà del Re,ed infine lasom- ottimo edilizio in eccellente condizione,
ministrazione di molle limosine a' pove- ha la cura d'anime col battisterio, essen-
a
relli, resero qne'giorni di perpetua rimem- done parroco l'arciprete 2. dignità, coa-
branza negli annali di Vallo. I sagri riti diuvato da 6 mansionari. Il capitolo si
cominciarono colla lettura delle pontifi- compone delle due dignità, lai." dell'ar-
cie bolle, proseguirono colla investitura cidiacono e la 2/ dell'arciprete, d'altri
e col giuramento de'canouici e de'man- io canonici comprese le prebende teolo-
sionari del nuovo capitolo. Una elegan- gale e penitenziale, di 6 beneficiati o man-
te e ben adatta orazione, proferita dal sionari, e di altri preti echierici inservien-
teologo d. Domenicantonio Ronsini, ac- ti a'divini uffizi. L'episcopio è sulììcieute-
crebbe Io splendore di quella funzione, mente ampio e comodo. Nella città di
che terminò col canto dell'inno Ambro- Vallo vi- sono 3 altre chiese parrocchiali,
gino e colla benedizione che il prelato due conventi di religiosi, un conservato-
dall'altare fece discendere sopra una nu- rio di oblate, 7 sodalizi. Seminai inai in-
merosa popolazione genuflessa e pietosa- ierea donec in Valicasi ch'itale quoad
mente raccolta. Non è a tacersi degli o- cilius fieri possit
erectumfuerit, in oppi-
maggi e de'rendimenti di grazie da'quali do vulgatim Novi^yro universa Caputa-
furono accompagnati al loro partire il di quensi et Valicasi dioecesi provisorio
seguente mg/ arcivescovo e il marescial- ad clericospiclatc et literis instiluendos
lo Palma, uè delle manifestazioni del- palebitj hospitale autem et montis pie- ì

l'immensa gratitudine di quegli abitanti, talis desiderantur. Ogni vescovo è tassa-


che pel di loro organo indirizzavano al to ne'libri della camera apostolica in fio-
Sommo Pontefice ed al Re N. S. per co- rini 3oo, ed fruiti della mensa ascendo-
i

tanto pregevole e luminoso beneficio alla no a circa 5ooo ducali nonnullis oneri-
loro patria conceduto". Nella 1." propo- bus gravali. La diocesi è ampia e contie-
sizione concistoriale: Cathedralis Eccle- ne molti luoghi. Il Papa nel concistoro
siae Caputaqueu. et Vallea. , si legge lo de' 18 marzo i852 colla pi efata proposi-
stato della diocesi e di Vallo. Caput A- zione preconizzò vescovo di Samosata in
quii cù'itas, et vetcris ejusdem nomini* partibus e amministratore della chiesa di
saeculo XI f dircplae i
ch'itati labeiile Capaccio e Vallo, mg/ Vincenzo M. a ìMa-
atque ab hostibus penitus cvtrsae sufj'e- 1oldo della congregazione del ss. Reden-
< taluni prae&tQ numquain habucritea i
tore di Muro, già vescovo di Trapani,
fjuac prò Episcopali resideulia a/que )
che lodevolmente governò. Per sua mor-
{{<( ot opportuna et necessaria esse de-
e. te , lo stesso Papa Pio IX nel concistoro

Li ut omiii/10, factum est, ut per builus de'23 marzo 85 J dichiaro i.° vescovo di
1
VAL VAL 57
r
Capoccio e Vallo l'odierno mg. Fran- al genio del suo sesso; e quanto più. cre-

cesco Giampaolo di Ripa limosa ni diocesi sceva in età, tanto maggiori sperimenta-
di Boianoj già arciprete curalo in patria, va nel suo cuore gli elTetti della grazia,
previo concorso, esaminatore prosinoda- la quale rendendola oltremodo disgusta-
Je, encomiandolo per dottrina ,
gravità, ta del mondo ed affezionata alla solitu-
prudenza, di probi costumi, istruitissimo dine, la fece domandare a'suoi
risolvere a
delle cose ecclesiastiche. Pel funestissimo parenti licenzad'abbandonare il secolo
e doloroso terremoto del regno di Na- per interamente consagrarsi a Dio colla
poli,avvenuto dal 16 al 17 dicembre professione religiosa. A tale elfetlo porse
1857, in cui morirono 9237 individui, loro le più cnlde suppliche, ma essendo
oltre 1 35g feriti, principalmente patiro- ella l'unica loro prole, i genitori già a-
no indicibili calamità le provincie del vevano stabilito di maritarla; onde inve-
Principato Citeriore, e più assai di Ba- ce d'esaudire le sue domande, la fecero
silicata colla sua capitale Potenza quasi guardare,temendo che po-
di ligen temente
annientata, e Alarsi co Novo in cui cad- tesse loro malgrado involarsi per entrare
dero due terzi degli edifizi. Molto solFri- senza loro saputa in qualche monastero.
rono Sala e Diano; i minori guasti nel- Avendo l'imperatore Federico II stretto
la stessa provincia del Principato Cite- d'assedio Faenza, e ridotta a rendersi a
riore li patì Vallo, ove cadde il piccolo lui nel 1241, un parente di quel principe
campanile di s. Caterina, e vari edifizi colto dalla bellezza di Rosana la chiese
restarono lesionali. in isposa; ma ella rispose, che solo Gesù
YALLOMU?xQSkXE }
MonialesCon- Cristo era il suo sposo. Morti poi geni- i

grcgationisf'allisUmbrosae. Ne fu fon- tori, fu costretta ad ubbidire a'suoi tu-


datrice la b. Umiltà di Faenza di nobile tori, onde si congiunse in matrimonio con
famiglia, nata nel chiamata1226 circa e Ugo o Ugolotto Caccianemici gentiluo-
nel battesimo Rosana, nome che secondo modi Faenza, e divennemadre di nume-
J
il L apebrochio, presso Bollandus adii rosa figliuohinza, altri dicono di due figli

Maij, imposto a riguardo della con-


le fu morti dopo avere ricevuto il battesimo.
tea di RosanooPiossano, situala tra Par- Dopo aver passati insieme 9 anni , pro-
ma e P»eggio, giusta il costume d'alcuni pose al suo marito di separarsi e d' osser-
italiani,che prendono il nome dal paese var la continenza, ma Ugolotto non vol-
o dal luogo d'onde traggono la loro o- le convenirvi. Iddio però permise, che
rigine. Ma ilp. Helyot osserva, che questa essendosi egli ammalato, i medici l'assi-

non fu certamente la ragione onde santa curarono, che per ricuperare la perduta
(com'egli la chiama, ed egual titolo le sanità e conservarla, non eravi altro spe-
J
dà il dotto can. Strocchi nella Serie de ve- diente che il vivere continente, e che di-
scovi Faentini, ma nel martirologio val- versamente operando correva manifesta'
lombrosano è detta beata) Umiltà fu da- rischio di presto morire; per cui Ugolot-
to il nome di Rosana, poiché nacque el- to a'desiderii della moglie fu costretto a
la in Faenza città di Romagna. Suo pa- condiscendere. A meglio effettuare la sua

dre Altimonte, ch'era gentiluomo della risoluzione, vestì l'abito religioso nel mo-
medesima, e sua madre Richilda, furono nastero di s. Perpetua presso Faenza, ch'e-
grandemente solleciti della di lei educa- ra dell'ordine de' canonici regolari di s.

zione. Fino da'più teneri anni fu dedita Marco di Mantova (ed ora di s. Girola-
all'orazione e alla contemplazione, e ne- mo de'minori osservanti riformali), as-
mica de'diverlimenti familiari alle vergi- sumendo il nome di Lodovico, col qua-
nelle sue pari. Inoltre sommamente ab- le è veneralo per beato, come afferma No-
boniva tutte le vanità, tanto confapenti vaes. E come questo monastero era di
58 V A I* VAL
doppia e separata abitazione, Rosalia pa- lista, un luogo detto Maria Novella
in s-.

rimenti s'aggregò alle religiose o canoni- alla Malta, vicino a porta delle Chiavi.

cltesse dello stesso ordine, ove inula il suo Radunò in poco tempo molte discepole,
nome in quello di Umiltà; uè volendoche le quali vollero vivere a lei soggette. Fe-
la sua umiltà consistesse nel solo nome, ce quindi loro praticare la s. Be- regola di
ma che fosse di continuo stimolo all'e- nedetto, e le osservanze dell'ordine di Val
sercizio di tale vii tu , s' impiegò ne' più lombrosii, soggettando il suo monastero
vili ministeri del monastero. Indi a qual- alla giurisdizione del generale del mede-
che tempo stimolata da un interno desi- simo online, a cui ella promise ubbidien-
derio alla solitudine, partì dal monaste- za onde le monache furono chiamate
,

ro e si rinchiuse in una cella vicino alla 7 allo mbrosa ne. Iddio l'avea dotata d'un

chiesa di s. Apollinare, dipendente dal- raro talento per governare le religiose sue
l'abbazia di s. Crispino della congrega- figlie: soddisfaceva agli obblighi di stipe-
zione de' Vallomb rosani dimo- (^.). Vi ritiracon una meravigliosa prudenza, ed
rò rinchiusa per 12 anni, menandovi vi- era a lei per divina rivelazione manife-
ta continuamente austera e penitente, ci- sto quanto passava nel cuore delle sue
bandosi di solo pane e acqua, soltanto ag- monache, come ne fa fede la correzione
giungendo nelle feste solenni alcune erbe che fece ad una di esse per un peccato,
amare. La sua astinenza era così rigorosa, che avea per rossore in confessione taciu-
che nudrivasi una sola volta il giorno con to. Dopo aver governato il monastero di
3 oncie di pane. Vestiva continuamente Faenza per alcuni anni, si portò a Firen-
di cilicio, ed suoi corti sonni sulla uu-
i ze, ove col consenso di Valentino II ge-
da terra prendeva; macerava il suo cor- nerale de' vallombrosani eresse un altro
po con non comuni mortificazioni, poi- monastero, le cui fondamenta furono get-
ché ogni giorno ne inventava di nuove. tate nel 282, e la chiesa fu consagrata dal
i

Impiegava poi tutto il giorno e buona vescovo di Firenze nel 1297. I miracoli
parte della notte nella preghiera e nella dalla b. Umiltà operati, resero celebre il

meditazione. Molle divote donne conce- suo nome: trasse dalla morte un fanciul-
pirono la vocazione d' imitarla e di re- lo, ed alla primiera salute molti infermi
stringersi dentro alcune
che intor- celle, restituì. Ebbe ancora il dono ili profezia;
no alla sua fabbricarono. Essendo ciò e quando un gentiluomo della città si

giunto a notizia del vescovo di Faenza portò ad ascoltare i suoi consigli, ella lo
(l'encomiato can. Shocchi dice che il mo- avvertì di accomodar le cose di sua co-
nastero eretto in patria da s. Umiltà, fu scienza, poiché Dio avea determinato la
a teaipodel vescovo Loltieri della Tosa, sua morte nel seguente venerdì santo, co-
ina questi fu fatto vescovo nel 1287; laon- me in fatto avvenne. Giunta finalmente
de per quanto continuerò a dire col p. ad una estrema vecchiezza, malgrado la
Helyot, il monastero delle vallombrosa- sua vita penitente ed austera, della quale
ne di Faenza sembra rimontare ad epo- giammai non moderò il rigore per lutto
ca anteriore al vescovato del Lollieri), e il tempo che visse, rimase da pericolosa
di molte altre persone pie, la stimolaro- malattia oppressa, della quale morì a'22
no a voler la sua clausura abbandonare maggio i3 10, altri pretendono a'i3 di-
per fabbricare un monastero. Quello che cembre, d'anni 84 e più. Fu sepolta nel-
più d'ogni altro la persuadeva a lasciar la chiesa di s. Giovanni Evangelista po-
il suo ritiro fu d. IMebano generale del- sta fuori di Firenze, dalla beata edificata
l'ordine di Vallombrosa. Uscì ella adun- nel dettoi282. Ma dipoi i fiorentini te-
que dalia cella e fabbricò in Faenza il mo- mendo che le truppe di Papa Clemente
nastero dedicato a s. Giovauui E vango*» VII, collegate con quelle dell'imperato-
VAL VAL 59
re Carlo V, stringessero d'assedio la lo- tro di essa, nel luogo ov'era anticamente
ro città, volendo (juesta forli Picare, fece- situato quello di s. Perpetua, che essen-
ro atterrare suburbano monastero e la
il do stato abbandonato non meno da' ca-
chiesa, da dove l'annata nemica avrebbe nonici regolari, che dalle suddette loro
potuto molestarli. Fu allora il corpo del- canoniehesse, era stato diroccato, e fu de-
la beata fondatrice delle vallouibrosane nominato s. Umiltà. Apprendo dal cano-
trasferito in un monastero della città, die nico Strocchi, che il vescovo di Faenza
fu assegnato alle monache e vi dimoraro- Battista de'Canouici, in conseguenza del
no sino al i 534, non già fino al 1 024 eo- breve pontificio, con decreto del suo vi-

uie ripetutamente asserisce Pape- il p. cario generale de'7 marzo 1002 conces-
Li ochio. Indi volendo Alessandro de Me- se alle monache vallouibrosane di erige-
dici i.° duca di Firenze fabbricare la cit- re in un luogo del priorato di s. Perpetua
tadella di Firetize nel luogo ove sorgeva della congregazione di s. Marco di Man-
tal monastero, obbligò monaci vallom- i tova il monastero; poiché il precedente

bi osarli a cedere alle monache il loro mo- posto fuori della città era stalo totalmen-
nastero di s. Salvio, che fu ad esse con- te distrutto da' faentini, in occasione di
ceduto dal generale dell'ordine; e d. Dio- guerra e forse prima dell' assedio fatto
nora Macchia velli, in quel tempo abba- da Cesare Borgia duca Valentino. Av-
dessa, ne prese il possesso, e vi fece tra- verte il p. Helyot, che pretendono alcu-
sportare il corpo della loro fondatrice, il ni autori essere l'origine delie valloui-
quale da quel tempo in poi con quello di brosane mollo antica, facendola derivare
s. Margherita, ancor essa di quest'ordi- dal 1 00, altri per contrario fissandola al
1

ne, come vuole il p. Helyot (ma non la 1 153. La più comune opinione però è
trovo nel martirologio vallombrosano), ch'esseabbiauo avuta per fondatrice sali-
iviha sempre riposato. 11 corpo della b. ta Umiltà. Questo è il titolo che leda il

Umiltà, vestito coll'abito del suo ordine Guiducci ; e Buceiino nel suo ftlenologio
di broccato d'oro, coll'iusegne abbaziali, de santi dell'ordine di s. Benedetto, di-
si conserva incorrotto nell'altare a lei de- ce ch'ella è slata la 1
."
islitutrice delle re-
dicato. Clemente XI a'27 gennaio 1720, ligiose di quest'ordine; quindi non poti-
la beatificò con equipollente beatifica- no esse riconoscere più antico principio,
zione, esseudo la sua festa registrata nel come i suddetti autori pretendono, poi-
detto martirologio a'2o maggio, col no- ché la beata nacque nel 1 226, ed io ag-

me vedova e fondatrice delle vallom-


di giungerò la testimonianza irrefragabile
brosaue.La Fila della b. Umiltà diFaen- del martirologio vallombrosano, in cui
za, scritta in italiano da Ippolito Carbo- viene riconosciuta da'vallombrosani,/l/o-
ni, fu stampata in Firenze nel 1624. Si nialium ordìnis nos trifnndatricis, e per-
ha pure di d. Ignazio Guiducci la Vita ciò non ne fu autore il foudatore dell'or-
di s. Umiltà da Faenza, abbadessa e dine s. Gio. Gualberto come opinarono
fondatrice delle monache dell'ordine di alcuni. Queste monache adottarono V i-
f allombrosa. Altra ne scrisse il Brocchi
' stesse osservanze de' monaci vallombro-
nelle sue l'ite de 'santi fiorentini, 1. 1, p. sani, ed in Italia giunsero ad avere circa
293, oltre a quella de' Bolla /idi s ti e ri- 1 o monasteri, e s. Berta era di quest' or-

portata da essi a'22 maggio. Il monaste- dine, secondo il p. Helyot, ma non ricor-
ro di Faenza dalla b. Umiltà altresì fon- data dal citato martirologio. Alcuni pre-
dalo, essendo esposto agl'insulti delle mi- teudonoche fondasse il monastero di Ca-
lizie per essere situato fuori della alta, viglia, ed altri che fosse soltanto richia-
il Papa Alessandro VI con breve de' 12 mata da un altro monastero dal b. Gual-
luglioiSoi pei mise che bi trasferisse deu- do geueraie dell'ordine, acciò ne fosse su-
6o VAL V AL
perfora. Le vallombrosane e l'ordine val- loto generale determinò, che tutti i mo-
lombrosano annoverano ancora tra' loro nasteri vestissero di color nero come i be-
sunti, senza farne menzione il proprio nedettini; e per tale cagione anche le mo-
mai tirologio, s. Verdiana, la quale dimo- nache hanno la tonaca legata, lo scapola-
iò 3o anni rinchiusa; ma il terz'ordinedi re sciolto, e nelle funzioni ecclesiastiche la
s. Francesco la pretende sua, e ne fa l'uf- cocolla del colore medesimo, con velo dop-
fìzio doppio ih." di febbraio. Il medesi- pio in capo, il superiore nero e l'inferio-

mo martirologio neppure registra la b. re bianco, siccome si usa quasi comune-


Giovanna, della quale abbiamo il Rag' mente dalle monache d' ogni istituto. I

guaglio istorico della b. Giovanna da F'allonibrosani ",


al modo narrato nell'ar-
r
Siena romita F allombrosana Fi ten- i
ticolo, dopo lamorte del s. fondatore eb-
ie 174°- Vestivano le vallombrosane di bero per più d'un secolo delle converse
nero, usando larga e lunga cocolla, co- o suore, le quali non hanno ninna rela-
prendo il capo con lungo velo bian- zione colle monache vallombrosane. Pre-
co, con sopra altro velo nero assai più sentemeule le monache vallombrosane

corto. Il p. Bonanni nel Catalogo del- esistono nc'monasleri di s. Umiltà diFaeu-

le vergini a Dio dedicate a p. 98, ri- , za, di Verdiana di Firenze, di s. Gior-


s.

porta la figura della monaca vallom- gio pure di Firenze, e di s. Girolamo in s.


brosana, e nel parlare delle religiose, ol- Gemignano nel Sanese. Scrissero delle
treché ne ignora la fondatrice, dicendo monache vallombrosane: il p. Annibali
incerto chi fos<e lai." ad abbracciare l'i- da Latera, Compendio della storia degli
stituto, ripete l'errore del p. ab. Franchi, t. i,cap. 18:
ordita regolari esistenti,
che scrisse nella vita di s. Gio. Gualber- Delle Monache Vallombrosane ;ed il
to, che il 1
."
monastero fu quello dell'ab- p. Helyot, Storia degli ordini monasti-
bazia di Maria in Galilea, nel territo-
s. ci, t. 5, cap. 29: Delle religiose del-
rio di Lumello presso Pavia circa il 1 00; 1 l' ordine di Vallombrosa colla vita di s.
e l'altro che il p. Lucalelli nella vita di s. Umiltà loro fondatrice.
Bernardo 7. generale dell'oidi ne, asseri- VùLLOMBROSANl^ongregationis
sce la più antica memoria delle vallom- Vallis Umbrosae ordmis s. Denedicti.
brosane risalire ali 1 53, per essere stata L'ordine di Vallombrosa ebbe per fon-
data al p. Gualdo 9. generale la cura di datore s. Giovanni Gualberto (F.) nato
riformare il monastero di Cavriglia nel- nel 981, il di cui padre Gualberto de'Cis-
la diocesi di Fiesole, allora rilassato nel- domiui era nobile fiorentino signore di
l'osservanza,e ch'egli vi mandò la b. Berla Petroio in Val di Pesa, ricco e potente
monaca benedettina monastero di s.
del cavaliere. Il p. Helyot dice che traeva
Felicita di Firenze, la quale eletta abba- l'origine da antica famiglia, la quale, poi-
dessa, col suo esempio indusse l'altre ad quanto si pretende riconosceva il suo ,

abbracciare l'abito e la riforma dell' or- principio da Bonacorso Bisdomini, qua- il

dine vallombrosano (della b. Berta si trat- le era stato fatto cavaliere dall'imperato-
ta nel iMcnologiuiìi Bcnediclinum^ e nel re Carlo Magno. Il vallombrosano p. ab.
libro del Wion, Ligiium vitae). Da ciò Davanzali narra, che questa famiglia si
volersi argomentare, che nel monastero disse ancora de'Visdomini, cioè Vicedo-
eli s. Felicita era già introdotta la detta mini, perchè essendo ella numerosa e po-
riforma monastica. Il medesimo p. Luca- tente, nella vacauza degli arcivescovi di
lelli riferisce, che l'abito nel principio fu Firenze restavano padroni tutelari e di-
di lana mescolata parte nera e parte bian- fensori del vescovato. Si dissero parimen-
ca, cioè bigio; ma perchè questa si varia- te per la loro gran potenza de'B ^domi-
va secondo la qualità de'eolori, un capi- ni, cioè due volte Signori, come vuole lo
VAL VAL 61
storico Pietro Monaldi, il quale fa tale scovile del suo nome, era un soldato ro-
famiglia oriunda da Rooia, di dove eb- mano, che ùì martirizzato a Firenze sot-
be origine dalla stirpe di Catilina; poiché to l'imperatore Decio: il suo corpo rin-
essendo stala scoperta in lloma la famo- chiuso in un'arca d'argento si custodisce
sa di lui congiuro contro la patria e con- dagli Olivetani, e se ne celebra da alcuni
tro il console Cicerone, due suoi congiun- la festa a'2 5 ottobre), suburbana e non
ti fuggirono, uno si ritirò nell' Umbria e molto distante da Firenze, della celebre
quivi si fermò, I' altro in Firenze ,
pren- abbazia de'monaci cliiniacensi, nel ioi3
dendo ambedue il casato di Disdotnini per eretta presso un più antico tempietto e-
essere polentiegransignoii.La madre del dificato al santo poco lungi martirizzato
santo fu Camilla della stirpe del marche- nel secolo III. Prostratosi Giovanni in-
se Ugo duca di Toscana, e nipote di Ugo nanzi l'immagine del tt. Crocefisso, con
re d'Italia. Gualberto ebbe due figli, Ugo abbondanti lagrime gli chiese umilmen-
e Giovanni. Essendo stato ucciso da un te perdono della sua mala intenzione, e
loro congiunto Ugo, il padre sebbene di gli rese grazie per averlo preservato dal-
spirili risentiti, per l'avanzata età non po- lo spargere sangue umano. In seguo di
tendo colle proprie mani vendicare il fi- gradimento dell'atto cristiano fatto per
glio,con istimoli e forse minacele ne com- amor suo, la ss. Immagine chinò visibil-

mise l'esecuzione a Giovanni figlio super- mente il capo (il p. Annibali dice che la
slite. Questi sebbene per natura non in- ss.Immagine è tuttora in venerazione nel-
nondime-
clinato ali'eiFusione di sangue, la detta chiesa). Il giovane Giovanni sba-
no gl'impulsi paterni, anche per punto lordito dal prodigio e vieppiù infervora-
cavalleresco, lo fecero risolvere alla ven- to nell'amore pel Redentore di tulli gli
detta. Perciò armatosi,andò in traccia uomini , stabilì tosto di abbandonare il
dell'omicida accompagnalo da' suoi scu- mondo e le sue fallaci grandezze, e di de-
dieri, e avendolo trovato in giorno di ve- dicarsi interamente al divino servizio.
nerdì santo in un luogo talmente angu- Pertanto recatosi nel contiguo monaste-
sto, che non dava apertura di scampo ro, si gettò a 'piedi dell'abbate cliiniacen-
veruno al reo, mentre Giovanni snuda- se e gli domandò 1' abito monastico il ,

ta la spada stava per trapassargli il cor- che ottenne dopo varie e fiere contraddi-
po, I' uccisore dell' unico suo fratello si zioni, suscitate dal demonio, e dal proprio
geltò a' suoi piedi colle mani in croce, genitore che fece di tutto per impedire la
supplicandolo a concedergli la vita per vocazione del figlio. Nei noviziato eserci-
amore di Gesù. Cristo per ambedue cro- tò ogni virtù, e dopo fatta la professione,
cefisso e morto in quel giorno. Giovanni essendo morto l'abbate, gli fu sostituito

ad un tratto si commosse per tale com- da'suffragi di tutta la comunità. Ma il san-


memorazione , e prontamente l'esaudì. to virilmente s'oppose all'elezione, onde
Perciò riposta la spada nel fodero e di- mosse monaci a farne altra. Intanto Gio-
i

sceso di sella, abbracciò il nemico e gli vanni fu preso dall'amore della solitudi-
die il bacio di pace, dicendogli: Non pos- ne, per vivere lontano affatto da'tumul-
so negarvi quello che voi mi domandate ti del secolo e rendersi più perfetto. In
in nome di Gesù Cristo. Vi dono non so- compagnia quindi di altro religioso, parti
lo la vita, ma la mia amicizia. Pregate dal monastero di s. Miniato, e passati in
Dio che mi perdoni il mio peccato. Mos- diversi luoghi si portarono finalmente u
so quindi Giovanni da interno impulso, Camaldoli, ove fecero lungo soggiorno. In
invece di tornare a casa , si portò nella questo sagro eremo viveva nella contem-
vicina chiesa di s. Miniato al Monte (s. plazione il patriarca de'camaldolesi s. Ro-
Miniato protettore dell' illustre città ve- mualdo, del quale già era grande il no-
Gì VA L VAL
me «Iella santità della vita, e dopo aver se- renze, un 4-° «*i miglio a scirocco dell'e-
co conferito su varie cose di spirito, e go- remo divoto delle Celle, noto comune-
duto della sua religiosa, amorevole e san- mente col vocabolo di Paradisino. Non
ta convenzione, si licenziò con tenero e vi è italiano, non viaggiatore d'oltremou-
vicendevole abbi accio di pace, conferma- ti, il quale recandosi in Firenze per am-
tisi scambievolmenle nel fervore di spi- mirarne le sue bellezze trascuri di recar-
rito e nel servizio di Dio. Racconta il
p. si nella calda stagione al romantico mon-
Ilelyot, che il priore di Camaldoli Pie- te e alla badia di Vallombrosa. Il gran-
tro Daguino volle obbligare Gio. Gual- dioso suo fabbricato, che mette in mezzo
berto a prender gli ordini sagri, ed a pro- alla clausura una devola , bella e ricca
mettere perseveranza in quell'eremo, ma chiesa , fa contrasto alle cupe foreste ed
si ricusò egli di ciò fare e si ritirò a Val- olle sempre verdi praterie che lo circon-
Jombrosa, perchè era chiamato a vita ce- dano. Quantunque la natura selvaggia del
nobitica, come dicono il p. Mabillon, Fleu- luogo, la tinta nerastra delle selve di a-
iy e altri storici. Ma 1' ordine col quale beli che lo fiancheggiano, alle quali an-
egli fecefabbricare il i.° suo monastero nosi faggi fanno corona , la caduta del-
inVallombrosa, sembra che piuttosto dia l'acque spumeggianti del torrente Vica-
luogo a credere, eh' egli in principio in- no di s. Ellero che romoreggia fra rupi
clinasse molto alla vita eremitica, poiché immense di cadenti macigni; l'erba ed i

lo formò quasi sul modello di Camaldo- fiori montani che cuoprono i tappeti di
li, costruito colle celle le une separate dal- que* prati, colpi delle scuri che abbat-
i

l'altre, come può vedersi nel disegno che tendo le antenne naturali degli abeti, in-
ne diede il p. d. Diego Franchi abbate di terrottamente in quel silenzio rintronano;
Bipoli nella vita di s. Gio. Gualberto, fat- tuttociòoffrea chi contempla la Vallom-
to incidere su quello già pubblicato da brosa un aspetto di melanconica solitudi-
Xanto di Perugia e da Taddeo Adema- ne tendente al raccoglimento ed alla me-
ro. Partilo dunque il santo da Camal- ditazione religiosa, ed assai confacentc per
doli, si portò nel Casentino a Valloni- fornire materia di serie riflessioni, sicco-
l>rosa, delta allora Acqua Bella, sotto le me le offrì nel secolo XV al divino Ario-
falde dell'A pennino, lontano da Firenze sto nel suo Orlando Furioso, e più tar-

circa i 8 miglia a levante, luogo montuo- di all'inglese poeta Milton nel suo Pa-
so e rigido, dove il santo giltò la base di radiso perduto. Il i.° de'quali fin d' al-
sua congregazione, sotto la protezione del- lora qualificava la badia della Vallombro-
la I). Vergine Assunta in cielo e di s. Mi- sa Ricca e bella , uè nien religiosa -
: E
chele Arcangelo, che invocò per tutelari cortese a chiunque ci venia. Fin dal se-
della medesima, sotto la regola del pa- colo X il monastero di s. Ilario o Ellero di
triarca s. Benedetto. Innanzi di procede- benedettine, del castello ora villa d' Al-
re coll'operatodal santo, mi piace farceu- fiano o s. Ellero o Ilario, col suo patri-
no di Vallombrosa Diziona- col Repelli, monio occupava tutta la selvosa monta-
rio gcografico-Jisico-storico della To- gna della Vallombrosa donata in parie ,

scana opera veramente classica. Val-


, dall' abbadessa Illa nel 1039 a s. Gio.
lombrosa o Valle Ombrosa, Vallem Uni' Gualberto; avendo altresì il monastero
brosam, nel Val d'Arno fiorentino, ce- giuspadrouato su molte chiese e mona-
lebre badia sul monte omonimo, già det- steri, con più castelli di s. Ellero e di
i

to Monte Taborra, in origine eremo sot- Remole. Dopo la metà del secolo XIII si
to il titolo di s. Maria d'Acqua Bella, nel trattò della riunione di questo monaste-
popolo di s. Andrea a Tosi di Reggello, ro e de' suoi beni alla badia di Vallom-
diocesi di Fiesole, compartimento di Fi- brosa; indi dopo lunga opposizione me-
V A L V A L 63
dinnte accordo del i 2 7 ">
e del 1 268, alle mi presso Poppi, coufennatorio di quel-
monache di s. Ellero Cu assegnato il mo- lo del conte Guido di Teudegrimo di lei
nastero di s. Pancrazio in Fi re tue, loro suocero. Il .° eremo di s. Maria d'Acqua
1

vita durante,ed ima pensione vitalizia da Bella ossia di Vallombrosa, il Llepelli lo


pagarsi da'vallombrosani; e il monastero dice gii» nel o43 edificalo di s. Giù, Gual-
i

ili s. Ellero fu convertito in ospizio e vil- berto, nel qual anno un pio fiorentino gli
la de'monaci Vullombros ». Del castel-
di clonò alcuni beni. Infatti nel io3g, epoca
lo e distretto di Magnale acquistarono il della suddetta donazione falla al santo
giuspadronato e le possessioni conti Gui- i dalla badessa di s. Ellero, I' imperatore
di (de'quali anche nel voi. LXXVIII, p. Corrado il con suo privilegio confermò
55, descrivendo Modigliana,oggi sede ve- a'monaci ritirali con s. Gio. Gualberto in
scovile, ove si stabilì ili." loro stipite), e Vallombrosa tutti i possessi avoli d < e-^e
mentre era della stessa consorteria il con- monache in dono, e fu probabilmente al-

te di Teudegrimo, que-
Poppi Guido di lora che il santo fondatore segnò iì luo-
sti insieme alla contessa Ermellina sua go per edificare la 1." badia di s. Maria
consorte, con atto pubblico del 1068 do- delta poi di Vallombrosa sul monte del
nò a s. Gio. Gualberto de' terreni posti suo nome. Arroge a ciò gli atti pubblici
nel monte Taborra sopra Vallombrosa e del 1068 e deli 104" già ricordati. Li ce-
ì loro diritti sul medesimo, monte oggi lebre coutessa Matilde marchesana di To-
detto di Secchieta, nel cui fianco occiden- scana (7.) fu munifica benefattrice di
Quindi gli abbati
tale risiede l'abbazia. questa badia che arricchì di beni e di pri-
di Vallombrosa divennero conti di Ma- vilegi amplissimi, concessi alla congrega-
gnale, e nominavano in loro rappresen- zione mentre era presieduta dal cardi nal
tante un visconte del castello per gover- s. liei-nardo degli Uberti. Accresciuto col
natore e giusdicente de' popoli compresi fervore religioso il numero de'monaci, si

nel comune. In questa contea si compren- pensòa edificare nel secolo XV in Vallom-
deva la giurisdizione delle ville e tenute brosa una più vasta clausura con ehiesa
di Caliliauo, che un buon monaco di Val- più decerle. Questa fu rifalla e abbellita,
lombrosa (nel cercare il paese di Pater- nel qual tempo fu traslatato in fondo alla
no dove nel gennaio 1002 mori l'impe- chiesa il bellissimo attico di marmo, fat-

ratore Ottone 111, di che parlai in più to sotto governo del fiorentino p. ab. d.
il

luoghi, come nel voi. XIII, p. 23g: alcu- Filippo Francesco Melani. Il suo mona-
ni credono che Cariati sia l'antica Pa- stero frattanto fu in più tempi e sotto il
terno, sede vescovile unita a Strongoli governo di vari prelati dello stesso ordi-
pretese fabbricato da Catilina in tempo ne monastico accresciuto e abbellito, enei
di sua ribellione, e di Paterno di Vallom- 1640 decorato di magnifica facciala dal
brosa in Val d'Arno superiore a Firen- p. ab. di Vallombrosa d. Averardo Mic-
te. Paterno è una villa magnifica e resi- colini di Firenze, ch'era stato prima ab-
denza dell' amministratore generale del bate generale della congregazione. La
patrimonio di Vallombrosa, eon oratorio struttura e la bellezza della chiesa attua-
di s. Antonio abbate, il palazzo essendo le , la quale trionfa nel mezzo del chio-
stato rifabbricato da' vallombrosaui nel stro, esattamente venne descritta dall'au-
1 588 ,
poi ampliato e grandemente ab- tore del Piaggio pittorico della Tosca-
bellito nel 1 840. Paterno nel 1 1 04 fu do- na. (II monastero è veramente magnifi-
nato con altri terreni, case e chiese a'val- co, e regolare è il vasto edilizio circonda-
lombrosani dalla coutessa Imiliao Emi- to da verdi piali all'intorno, e custodito
lia, moglie del conte Guido Guerra , col nella parte destinata alla clausura da so-
consenso di questi, cou atto rogalo a Stru- lidissima muraglia. Splendidissimo e or*
C4 VAL VAL
nato,non che ridondante di finissimi mar- la Vallombrosa, fu messa quasi a ruba
mi, è il bellissimo tempio). Dopo la mela e in gran parte dispersa (alcuni preten-
del secolo XIII fu edificalo sopra il risal- dono che il meglio de'lesori inestimabili
to d'una rupe
l'eremo detto delle Celle raccolti nell'abbazia in pilline, sculture,
summeutovalo, e più noto attualmente incisioni e codici, passò nell'accademie e
col vocabolo di Paradisi/io, luogo in o- biblioteche di Firenze). Finalmente al ri-

gni tempo santamente frequentato, e nel torno del legitlimo sovrano in Toscana,
principio del secolo XIV dal monaco val- anche la Vallombrosa risorse e si ripo-
lombrosano b. Giovanni da Catignanodi polò di monaci, in guisa che ritornando
Gambassi abitalo, sicché dall'eremo pre- all'antico splendore essa continua a fio-
detto fu poi appellalo il b. Giovanni dal- rire all'ombra dell' osservanza della pri-
le Celle. II quale bealo mostrò ne'suoi ter- stina disciplina e della valida protezione
si scritti come assai bene si ponno asso- dell'augusta famiglia granducale regnan-
ciare santità di costumi, amore per lo stu- te. Chi volesse conoscere l'epoche diverse
dio e purgatezza di lingua italiana nello della ié" fondazione, che alcuni col p. ab.
seri vere. Inoltre quest'eremo servi di spi- Soldani vallombrosano attribuirono al
rituale espontaneo ritiro a molti altri di- ioi5 anziché dopo; chi volesse sapere l'e-
stinti religiosi della stessa congregazione poca dell'approvazione della nuova con-
vallombrosana, quali i alia purezza del vi- gregazione nel io55, della soppressione
vere congiunsero l'amorealle scienze e al- nell'ottobre 18 io, e della ripristinazione
le beile arti, come fu il chiaro botanico di questa badia nel gennaio 18 19, potrà
d. Buono Faggi, e per ultimo d. Enrico leggere l'apposita iscrizione in marmo esi-
Hugford riprislinatore in Toscana del- stente sotto il portico della chiesa di Val-
l' arie della scagliola, i cui lavori tanto lombrosa. Ho premesso questi cenni su
pregio rendono al bel paese. Di recente Vallombrosa per migliore intelligenza
,

questo locale per le cure abbate di


dell' di quanto vado a narrare, principalmen-
Vallombrosa p. d. Silvano Gori e del suo te col p. Helyot, Storia degli ordini mo-
camerlengo p. d. Vitaliano Corelli fu tal- naslici\con le vite de' loro fondatori e ri-
mente abbellito e resone più comodo l'ac- formatori,t. 5, cap. 28 De ir ordine di :

cesso, che dieremo angusto e di peni- Fallomorosa, con la vita s. Giovanni


tenza vedesi ridolto ad un vero Par adi- Gualberto fondatore del medesimo.
sino terrestre. Questa insigne abbazia di 11 luogo ove si fermò s. Gio. Gualber-

Vallombrosa si conservò di secolo in se- to reduce da Camaldoli, gli piacque per


colo divota, copiosa di monaci esemplari la solitudine, e tuttora si celebra da'ueo*
non meno che cortesi e dotti , finché al- grafi T amenissima pianura e i delizio-
l'invasione delle truppe francesi nel 1 808 sissimi dintorni, pel complesso di loro na-

ogni oidi ne monastico fu rovescialo, e con turali bellezze , oltre 1' ubertosità delle
essocaddero i principali santuari dellaTo- campagne, formate dalla natura e dal-
scana. Il monastero della Vallombrosa Fu detto Valle Ombrosa^tfm
l'industria.
non solo fu vuotalo de' migliori oggetti ragione d'una piccola valle su cui alcune
di belle arti, ma venne indiscretameute selve d'abeti, che cuoprono le montagne
dilapidato; allora la bella chiesa, ricca di vicine, stendono la loro ombra (altri di-

ss. Reliquie, di arredi sagri, di vasi d'ar- cono che in origine all'amena valle face-
gentoni tavole di pittori distinti, trovos- vano iugombro e ombra un grosso nu-
si spogliala; allora la doviziosa e celebre mero di pini), benché nominava») Acqua
biblioteca di questa badia, copiosa di co- Della all'arrivo del santo ,
rilinmdovisi
dici, di rarissime edizioni di libri e di o* verso iho38, secondo il p. Ileiyot. Que-
pere pregevoli degli slessi monaci del- sti aggiunge, che gli storici dell' ordine
VAL VAL 65
ne fissano la fondazione ne! i o 1 5, ed an- che principio dell'ordine non può sta-
il

co nel 1 01 2 al dire d'Ascanio Tamburi- bilirsi che circa il 1039. La fama del san-
v
no; e pretendono che il santo fondatore to tosto si sparse e divenendo ogni d i
,

vi giungesse nel 1 008, e che dimorasse in maggiore, molti accorsero a lui per esse-
questa solitudine 7 anni prima di getta- re suoi discepoli, chierici non meno che
re le fondamenta del suo ordine. Ma ii p. laici, ed eziandio molti religiosi del mo-

Helyot opina, ch'è facile convincerli del- nastero di s. Miniato. Il suo monastero

l'errore, contrapponendo loro a loro stes- avea sembianza d'eremo, che di ce-
più.

si;imperocché Andrea da Genova, Tad- nobio, d'onde avvenne che per lungo tem-
deo Ademaro, Eudosio Locatelli e Diego po fu denominato l'Eremo di Vallombro-
Franchi nella vita del santo dicono av- sa. 11 santo vi fece fabbricare un ospizio,
venuta la di lui morte, secondo l'opinio- in cui riceveva in principio coloro che si

ne quasi da tutti abbracciata, nel 1073 presentavano a lui per divenirne disce-
in età d'anni 80, dunque nato nel 993 poli. Ivi egli per qualche tempo li speri-
(dissi già col p. Davanzali , che nacque mentava con obbligarli alla custodia de'
nel 985, e perciò nel morire nel 1073, e- porci ed a ripulire quotidianamente le
gli scrive, avea 88 anni ; laonde va cor- loro stalle colle proprie mani senza l'aiu-
retto 1' anno 64 riferito nella biografia to d'alcun istromenlo. Se resistevano al-
colButler). Ciò supposto, secondo i me- l'abbietto uffizio, gli introduceva nel no-
desimi autori, si ritirò dal mondo e vestì viziato, ove faceva loro osservare esatta-
l'abito monastico d'anni 18, ne dimorò mente la regola di s. Benedetto. Finito
4 nel monastero di s. Miniato prima d'es- l'anno del noviziato, ammetteva alla
gli

ser eletto abbate: la sua elezione pertanto professione, e per imprimer loro piti al-
pare che seguisse neh 01 5, dopo di che, tamente il corrispondente spirito e il di-
senza far menzione del tempo da lui pas- sprezzo del mondo, gli obbligava a sta-
sato a Camaldoli, si rimase 7 anni nella re prostrati boccone a terra per lo spazio
solitudine prima d'intraprendere la fon- di 3 giorni, vestiti della loro cocolla in
dazione dell'ordine vallombrosano, a cui continuo silenzio, intesi solamente nella
non può aver dato principio al più pre- meditazione della Passione di Gesù Cri-
stoche nel 102 3, secondo ancora il loro sto. Itla abbadessa di s. Ilario o Ellero,
Dice inoltre il p. Helyot, farci di
calcolo. cui apparteneva il luogo, ove il santo co*
più manifesto l' errore loro il motivo suoi discepoli erasi stabilito, mandò loro
ch'essiadducono della partenza del san- de' vi veri e de'libri, e poi donò loro il luo-
to dal monastero di s. Miniato, nar- go medesimo d' Acqua Bella con ampio ,

rando che per la sua rinunzia ottenne sito per dilatare la fabbrica del loro mo-

l'abbazia Uberto per la somma di dena- nastero, aggiungendovi prati, vigne e bo-
ro sborsata al vescovo di Firenze Lam- schi. In ricognizione però di sue donazio-
berto o Attone f, mentre niuno de' due ni, volle che i religiosi di Vallombrosa
fu simoniaco: Lamberto uomo santissi- dassero ogni anno alla chiesa del suo mo-
mo aspirando alla perfezione , nel io32 nastero una libbra di cera ed una d'o-
rinunziò la sede e si ritirò in un chiostro; lio, riservandosi come fondatrice del luo-

ed Attone suo successore fu prelato de-


I go il diritto di nominare il superiore.
gno di perpetua ricordanza per le sue Qualche tempo dopo essendo in Firenze
belle azioni, e per gl'insigni benefizi com- l'imperatore Corrado II (il Buller dice
partiti alla sua cattedrale e al monastero Eurico III, che gli successe nel 1039), ed
di s. Minialo. Laonde all'epoca delio32, avendo inteso parlare del nuovo mona-
aggiunti 7 anni dal santo consumati nel- stero, mandò Rodolfo vescovo di Pader-
la solitudine, crede il p. Helyot evidente bona a consngiarne la chiesa, poiché Fie-
voi. lxxxviii. 5
m VAL VA L
sole, nella cui diocesi anche allora trova- Pietro apostolo. Molto conforme era l'a-

vasi Vallombrosa, era vedova del pastore, bito vallombrosa no antico a quello de'
il che si ha dall'atto di donazione dell'ab- fratiminori, al riferire de! p. Franchi, il
bndessa del io3c). 11 detto tributo a cui quale narra che essendo s. Francesco d' A -

erano tenuti monaci, fu da loro per lun-


i sisi, istitutore di tali frali, venuto verso il

go tempo corrisposlo,giacchè se ne fa men- 1224 in Vallombrosa in tempo di piog-


zione in liti privilegio di Papa Gregorio gia, il p. ab. d. Benigno vedendolo tutto
IX del 1228, concesso ad Agnese 11 ab- bagnato, gli die la sua propria cocolla per
badessa di s. Ellero; ma neli255 aven- mutarsi, la quale il santo volendo prima
do Papa Alessandro IV trasferite le mo- di partire restituire , l'abbate non volle
nache in altro monastero, perchè mena- riprenderla; onde s. Francesco essendosi
vano vita poco regolare, concesse quello di cinto colla sua corda, la ritenne e pro-
s. Ellero a' religiosi diVallombrosa, con segui a servirsene, non sembrando a lui
tutte le terre e signorie che ne dipendeva- mollo diversa dal suo ahi lo. Aggiunge

no. Quanto poi al diritto di nominare il ancora il detto biografo, che nel convento

superiore, riservatosi da Itta, ebbe breve di Croce in Firenze vedesi in pittura


s.

vigore, perchè Papa Vittore 11 delio55 l'abito de'monaci vallombrosani e quel-


(nel quale anno e nel concilio tenuto in lo de'frati francescani, e che tra l'uno e
Firenze, Venanzio Simi vescovo di Sala- l'altro vi è molta somiglianza. Ogni dì
inina vuole che approvasse l'ordine, e lo più crescendo beni di Vallombrosa, mer-
i

riferisce nel libro degli Uomini illustri: il cè le donazioni che le venivano fatte, s.
Boiler attribuisce l'approvazione dell'or- Gio. Gualberto accettò de'laici e de'frati
dine ad Alessandro II nel 070), conces- 1 conversi, i quali avessero cura del tem-
se areligiosi la facoltà d'eleggere il loro porale e de'beni che venivano donati al
abbate. Formatosi in questa guisa il mo« monastero. Menavanocosloro la stessa vi-

nastero di Vallombrosa, il p. d. Gio. ta de'monaci, ne altro li distingueva da


Gualberto ne fu eletto superiore, mal- essi che l'abito assai più corto, ed una ber-
grado la sua resistenza. Procurò egli che retta di pelle d'agnello con cui copriva-
la regola di s. Benedetto fosse con preci- no la testa. Non osservavano essi un si-

sa esattezza osservata, particolarmente la lenzio così rigoroso come quelli ch'erano


clausura. Fece vestire i suoi monaci di destinati al coro , essendo incompatibile
panno che al dire degli storici
bigio , il coll'esterne fatiche nelle quali erano im-
dell'ordine, fu cagione che ne' primi 4 se- piegati. Questo è il i.° esempio nell'or-
coli dopo la loro fondazione fossero delti dine benedetti no, che si trova de'frati Lai-
? Monaci bigi; e ciò durò sino al genera- ci o Conversi (F.) distinti per mezzo del
lato del p. ab. d. Biagio di Milano, che lo- loro stato da'religiosi da coro, i quali per
ro fece prendere nel i5oo il colore tanè. la maggior parte erano fin d'allora chie-
Qualche tempo dopo la morie del fonda- rici o prossimi ad esserlo, come nota Fleu-
tore, i monaci portarono sopra loroabi- i ry, citato dal p. Ilelyot. Molte persone
ti bigi lo scapolare bianco, ma fu poi lo- nobili offrirono a Gio. Gualberto de'luo-
ro proibito nel i453 dui generale p. ab. ghi per fabbricarvi de'nuovi monasteri,
d. Francesco Altoviti, che loro raccoman- molli lo pregarono ad intraprender* la

dò l'intera osservanza del colore bigio, per riforma di altri. Tra* 11 uovi monasteri da
essere quello dell'antico abilo dell'ordi- lui fondati, il i.°fu quello di s. Salvio, co-
ne. I monaci si radevano la sommità del- sì detto da una cappella dedicata a que-
la testa, e lasciavano nel basso di essa de' sto santo vescovo d'Amiens, che Incava-
capelli in forma di cerchio, a somiglian- si uel luogo a lui dato nel o44- e mn " 1

za della corcua de'romaui, per imitare s. dò egli altri sopra gli Apeunini , uuo a
VAL VAL 67
Moschelo, l'altro a Razzuolo, ed il 3.° a giammai abbandona i suoi servi, colla mi-
Molile Scalari. Que'ch'egli riformò e ne' rabile sua provvidenza abbondantemen-
quali pose i suoi religiosi, furono l'abbazie te fornì i suoi religiosi del bisognevole, e
eli Passignano vicino a Siena, di s. Repa- giammai fece loro mancare i viveri. Vii
rata presso Firenze, di s. Fedele di Slru- giorno di penuria, il santo fece ammaz-
mi nella diocesi d' Arezzo, e di Fontana zare un montone per distribuirlo con 3
Taona nella diocesi di Pistoia; inoltre fu- pani, altri non essendovene, alla comu-
rono a lui dati monasteri di s. Maria
i di nità religiosa. I monaci ricusando di gu-
Coneo, di s. Pietro di Monte Verde e di stare la carne, contentarono tutti d'u-
si

s. Salvatore di Vaiano. I monasteri ch'e- na piccola porzione di pane. Piacque tan-


gli fondava erano fabbricati secondo le to a Dio questa moderazione, che la pre-
regole della povertà, ne alcuna cosa era- miò con mandare al monastero nel ili se-
vi di superfluo. Essendo un giorno anda- guente de'giumenti carichi di biada e di
to a visitare quello di Moscheto , trovò farina, verificandosi la predizione fatta
che le sue fabbriche erano troppo ampie dal s. abbate. Un'altra volta in somiglian-
e belle, onde chiamato il b. Rodolfo, che te occasione fece uccidere un bove , vo-
n'era abbate, con volto allegro:
gli disse lendo dare a-religiosi piuttosto della car-
Voi avete fabbricato de'palazzi a vostro ne che lasciarli morire di fame; ma essi

piacimento, e vi avete impiegato delle preferendo il perire al trasgredimento


somme, che avrebbero servito al sollie- della regola , Iddio con nuovo prodigio
vo d'un gran numero di poveri. Indi ri- provvide al bisogno loro. Un miracolo si-
volto ad un piccolo ruscello, che ivi ap- mile a questo avvenne ancora quando ,

presso scorreva, disse : Dio onnipotente, albergò Papa Leone IX colla corte pon-
s.

fatte prontamente le mie vendette per tificia nel suo monastero di Passignano;

mezzo di questo ruscello sopra quest'e- imperocché avendo domandato all'eco-


norme edifizio. Indi partì, e tosto comin- nomo se avea del pesce, e risposto di no,
ciò il ruscello a gonfiarsi, e precipitando mandò frati conversi a pescare in un la-
i

con impeto dalla naontagna.di velse e tras- go vicino al monastero, e quantunque i

se seco alberi e pietre sì grosse, che ro- religiosi Paveano assicurato di non aver-
vinarono la fabbrica da'fondamenti. Sbi- vi mai veduto pesci, gl'inviati vi trovaro-

gottito l'abbate da un accidente così im- no due grosse anguille, ch'egli presentò
provviso, volendo di bel nuovo fabbrica- al Papa. L'esempio del santo e le suee-
re il suo monastero, risolvette di erigerlo sortazioni convertirono molti chierici, i

in altro sito ; ma il santo ne lo dissuase, quali lasciando la loro vita scandalosa co-
assicurandolo anzi che il ruscellonon a- minciarono ad assembrarsi vicino ad al-
vrebbe più. recato al monastero nocumen- cune chiese a vivere in comune ed a me-
to alcuno. Un'altra volta avendo inteso che nare vita assai spirituale. Fec'egli erige-
in uno de'suoi monasteri era stato accet- re molti spedali e restaurare molte chie-
tato un uomo, il quale a vea donato ad esso se. Si dichiarò il santo nemico non solo

in pregiudizio de'suoi eredi tutti i suoi be- degli eretici nicolaiti, ma ancora de* si-

ni, visi portò fretloloso,e domandato l'at- moniaci. Pietro da Pavia vescovo di Fi-
to di donazione lo fece in pezzi , quindi renze, accusato di simonia per avere sbor-
pregò Dio e s. Pietro apostolo, che lo sato 6000 lire per ottenere il vescovato,
vendicassero di questo monastero. Ap- i vallombrosani di sua diocesi ricusarono

pena partitone vi si appiccò il fuoco, ne riconoscerlo per loro vescovo come ere-
bruciò la maggior parte; e il santo acce- tico, e sollevarono contro di lui gran par-
so di zelante sdegno, neppure si rivolse a te del popolo e del clero, anche per mez-
mirare il lagrimevole incendio. Iddio che zo del rinchiuso nel monastero di s. Ma-
68 VAL V AL
ria di Firenze Teuzone. Il vescovo per mo Bulgaro. Il santo, che vi si trovava,
spaventare gl'insorti, si decise di fare uc- gli accolse con grande carità e loro som-
cidere i religiosi autori della sedizione. ministrò lutti i soccorsi; ma il parlilo del

A tale effetto mandò armati al monaste- vescovo proletto da Goffredo III il Gob-
ro di s. Salvio, per dar fuoco al mona- bo duca di Toscana, che minacciava la
stero e uccidere i religiosi, credendo tro- morte areligiosi e al clero che gli si era
varvi anche Gio. Gualberto, ma n'era opposto, attirò contro loro fiera persecu-
partito giorno avanti. Gli emissari en-
il zione. Si portò allora Alessandro II a Fi-
trati nella chiesa nel tempo che religio- i renze, ove vide le legna pi eparate pel fuo-
si recitavano i notturni, si scagliarono so- co, in cui i religiosi volevano gettarsi per
pra di essi colla spada alla mano, molti provar la simonia del vescovo. Ma il Pa-
ne ferirono, rovesciarono gli altari de- , pa ricusò di ricevere esame della con- l'

predarono quanto vi era e appiccarono troversia, s. Pier Damiani disapprovan-


il fuoco al monastero. Tale violenza re- do la separazione dal vescovo prima che
se più. odioso il vescovo, e trasse molti al fosse sentenziato reo. Le turbolenze au-
partito de'religiosi, e nel dì seguente mol- mentarono, ed il clero e popolo stanchi
tiaccorsero al monastero portando cia- di soffrire tante calamità, in un' assem-
scuno a misura delle proprie forze quan- blea richiesero al vescovo che si giustifi-

to era necessario a'religiosi, raccogliendo casse dall'accuse. I chierici suoi partigia-


il loro sangue per conservarlo quale re- ni si offrirono per lui a sostenere il giu-
liquia. Appena seppe V avvenuto s. Gio. dizio di Dio s'egli era innocente, e che
Gualberto in Vallombrosa, si partì pel se voleva dar luogo alla prova del fuo-
monastero di s. Salvio, sperando di soste- co, alla quale i religiosi volevano sotto-
nervi il martirio; si rallegrò coll'abbate e porsi, sarebbero andati a pregarli d'effet-
co* religiosi de* mali che avevano sofferti tuarla. Ricusò il vescovo 1' una e l'altra

per la giustizia, e indi con alcuni di essi offerta,ed ottenne dal governatore un
si recò a Roma dal Papa Alessandro II, ordine di condurre in prigione coloro che
e nel concilio di Laterano del io63 ac- non lo riconoscessero per vescovo e gli
cusarono il vescovo di Firenze ,
prote- ricusassero ubbidienza; che se alcuno fug-
standosi pronti a provai'Io simoniaco ed e- gisse da Firenze gli si confiscarebbero i

retico, col Giudizio di Dio entrando nel- beni, e che i chierici rifugiatisi nella sub-
le fiamme. Nondimeno il Papa non vol- urbana chiesa di s. Pietro, se non si ri-
le deporre il vescovo, né accordare are- conciliavano con lui , fossero cacciati di
ligiosi la prova del fuoco; il maggior nu- Firenze. In esecuzione di quest' ordine,
mero de* 100 vescovi favorirono il fio- nel i.°sa baio dopo le Ceneri deh 067, es-
rentino, ma l'arcidiacono Ildebrando, poi sendosi i chierici adunati nella chiesa di
s. Gregorio VII, seguì il partito de'reli- s. Pietro per recitare i divini uffizi, furono
giosi. Pietro vedendo di non essere stato espulsi senza riguardoalla santità del luo-
condannato da Roma, divenne piti cru- go. In gran folla allora accorse il popolo, e
dele e riprese la persecuzione del clero, principalmente le donne con lamentevoli
che unito areligiosi si separarono da lui strida, contro il vescovo invocando s. Pie-
qual simoniaco. L'arciprete e molti altri tro per difenderle contro il nuovo Simon
non potendo soffrire le sue violenze, u- mago. Gli uomini minacciarono di par-
scirono da Firenze e si rifugiarono nel tire dalia città colle famiglie, e quindi in-
monastero di Settimo, già de'chmiacensi cenerirla. 1 chierici partigiani del vesco-
e allora de'vallombrosani, così dello per vo, commossi dall'avvenimento, chiusero
essere 7 miglia lungi dalla città, e dona- le chiese e cessarono la celebrazione de'
lo a s. Gio. Gualberto dal conte Gugliel- divini uffizi. Essendosi congregali, invia-

1
VAL VAL 69
rono a pregare i religiosi di far loro co- il silenzio per render note le condizioni
noscer la verità, promettendo di seguir- colle quali si faceva la prova del fuoco.
la. Prima però lo fecero sapere al vesco- Fu eletto un abbate di voce alta e sono-
vo , se voleva francamente confessare il ra per leggere distintamente al popolo
reato, senza tentare Iddio e travagliare il un'orazione, la quale conteneva quanto
clero e il popolo, che s' era innocente si si domandava a Dio, che fu da tutti ap-
unisse a loro nell'invito de' religiosi: il ve- provato: dopo un altro abbate, fatto cen-
scovo si ricusò. Accorso il clero e il po- no di bel nuovo che tulli stessero in silen-

polo al Settimo in nume-


monastero di Mieifra-
zio,alzata la sua voce così parlò:
ro di circa 8000 persone, comprese le Iddio ci e testimonio, che
telli e sorelle ,

donne e i fanciulli, domandarono a' re- noifacciamo ciò per la salute delle vo-
ligiosi laprova del fuoco per autentica- stre anime, acciocché ormai schiviate la
re quanto aveano asserito contro il ve- simonia , da cui aitasi tutto il mondo h
scovo. Indi subito il popolo alzò due gran- infetto, la anale è tanto abbominevole,
di cataste di legna lunghe io palmi, lar- che tutti gli altri peccati sono un nulla
ghe 5 e alle 4 e mezzo, lasciando tra di in paragone dì lei. Le due cataste già
esse un sentiero largo un braccio , semi- erano divenute carbone, e la via che le

nandolo di legna secche facili ad accen- divideva n'era coperta in guisa, che cam-
dersi. Al canto de' salmi e delle litanie, minando sopra di essa vi si sarebbe en-
l'abbate elesse il monaco Pietro per eu- trato sino al tallone, comesi vide poi per
trare nel fuoco, il quale prima si recò a esperienza. Allora il religioso Pietro, per
celebrare la messa con sincera divozione, ordine dell'abbate, pronunziò ad alta vo-
tra un profluvio di lagrime sparse non ce quest'orazione, la quale trasse le la-

meno da'religiosi che da'chierici e laici. grime di tutti gli astanti. Signor Gesù
All' Agnus Dei, 4 religiosi s'incammina- Cristo, die siete la luce di tutti quelli
rono alla volta delle calaste per accender- che credono in voi, io imploro la vo-
le: portava uno il Crocefisso, l'altro l'ac- stra misericordia e,prego la vostra cle-
quasanta, il 3.° due ceri accesi e il 4-° il menza, accioccìw se Pietro da Pavia ha
turibolo coll'incenso. Vedendoli il popo- usurpata la sede di Firenze, per mez-
lo alzò le sue voci al cielo. Si cantò il Ky- zo del denaro, nel che consiste V eresia
rie eleisoncon tuono lamentevole, si pre- simoniaca, voi mi soccorriate in questo
gò Gesù Cristo a venire a difendere la tremendo giudizio, e mi preserviate co/i
propria causa, e le donne invocarono la un miracolo da ogni ingiuria del fuo-
B. Vergine acciò pregasse il divin Figlio co, come già difendeste dalle fiamme i
a imprender la sua difesa. L'aere risuo- tre fanciulli nella fornace. Risposto
nava del nome di s. Pietro, come quello ch'ebbero tutti gli astanti Amen, diede
che già avea condannato il simoniaco Si- egli il bacio di pace a'suoi fratelli. Indi
mon mago, e quello di s. Gregorio I Pa- interrogato il popolo quanto tempo vo-
pa, acciò si trovasse presente allo spetta- leva eh' egli dimorasse nel fuoco: rispo-
colo^ perchè suoi decreti si verificassero.
i se, che bastava che passasse nel mezzo.
Intanto il monacoPietro terminata la mes- Il il segno della cro-
religioso Pietro, fatto
sa, deposta la pianeta e ritenendo gli al- ce sopra le fiamme colla Croce che ave-
triornamenti sacerdotale portando una va in mano,sopra cui teneva fisso lo sguar-
Croce e cantando le litanie cogli abbati e do senza rivolger gli occhi al fuoco, en-
ireligiosi, tutto confidenza in Dio si acco- trò nel vasto incendio a passo lento, a
stò all'ardenti calaste. Raddoppiò il po- con volto giulivo. Gli astan-
piedi scalzi,
polo le sue orazioni con un fervore in- ti perderono di vista per tolto il tem-
lo
credibile. Finalmente fu intimalo u tutti po, che rimase tra le due cataste; ma ben
7o
VAL VAL
presto videsi comparire dall'altra parte lehra la festa 1*8 febbraio, fu creato car-
Simo ed illeso senz' aver ricevuto dal fuo- dinale vescovo d'Albano nel 1074? come
co un benché minimo nocumento. Il ven- vuole l'Ughelli, ovvero come già scris-

to delle fiamme agitò suoi crini, sollevò


i si nella sua biografia nel 1079 secondo
il suo camice, e fece sventolar la sua sto- altri, da s. Gregorio VII, che inoltre pre-
il suo manipolo, ma il fuoco non ar- abbazia sotto protezione della
se 1'
la e la s.

se neppure il pelo de' suoi piedi. Rac- Sede, ed era della famiglia Aldobrandi-
contò egli dipoi , eli' essendo vicino ad no, di cui riparlai in più luoghi. Fatto-

uscir dalle fiamme, si accorse eh' eragli si religioso vallombrosano, fu tutto inte-
caduto il manipolo (da altri si disse faz- so ad arricchirsi di sode virtù, ma spe-
zoletto), e ritornò a ripigliarlo tra le me- cialmente dell' umiltà praticata da lui
desime. Quand'egli fu uscito dal fuoco in sì alto grado di perfezione, che mal-
voleva rientrarvi; ma il popolo lo fer- grado la nobiltà di sua nascita non isde-
mò baciandogli piedi, e ciascuno si sti-
i gnò la custodia de'giumenti e delle vac-
mò felice se gli riuscì baciar lembo di il che per ubbidire al suo superiore, finché
sue vesti, e quindi fu denominato s. Pie- il suo merito non permettendo più tale

tro Igneo. Poco mancò che non rima- abbiezione, fu fatto preposto di Passigna-
nesse oppresso dalla calca del popolo, che no. Dopo avere s. Gio. Gualberto col suo
se gli affollò intorno, ed chierici ebbero
i zelo conquiso la simonia, in que' tempi
a faticar non poco per trarlo da essa. Tut- resa così famigliare, rivolse tutte le sue
ti cantavano lodi a Dio, piangendo per al- sollecitudini algoverno del suo ordine,
legrezza; esaltavano V apostolo s. Pietro, e finalmente neli073, essendo passato a
detestavano Simon mago. 11 popolo e il Passigoano per far la visita del monaste-
clero di Firenze scrisse subito a Papa A- ro, si ammalò e morì a' 12 luglio, e gli
lessandro II quant'era avvenuto, suppli- furono fatti funerali colle lagrime di tut-
i

candolo a liberarlo dalla soggezione del ta la Toscana. Poco avanti la sua morte
vescovo simoniaco. Ascoltò il Papa le lo- fece congregare suoi mouaci, e preso
i

ro suppliche , e depose Pietro da Pavia, per la mano il b. Rodolfo di Moscheto,


il quale si sottomise a questo giudizio, e si lo nominò suo successore nondimeno da- ;

convertì in guisa, che riconciliatosi co're- ta ch'ebbero sepoltura al di lui corpo, i

ligiosi ne vestì l'abito nello stesso'mona- religiosi per osservare le ordinarie for-
siero di Settimo, a cui si dice lasciò alcu- malità, si radunarono
Vallombrosa, in
ni beni, che furono assegnati dall'abbate ove aderendo fonda-
alle intenzioni del
Pietro II allo spedale del luogo. Dopo tore, elessero generale il b. Pcodolfo, che
questo strepitoso miracolo, i religiosi di ottenne da Gregorio VII la conferma
>s.

Vallombrosa vennero in grande stima. dell'ordine e de'suoi privilegi. Quel Pa-


Jl sunnominato cooteGuglielmo Bulga- pa fu così devoto del santo, che celebran-
ro donò pure a s. Gio. Gualberto l'ab- do la messa e raccomandandosi a lui si
bazia di s. Salvatore e s. Maria di Fucec- sentiva tutto infervorato. Papa Celesti-
chio fondata da suo padre a'benedetlini no III canonizzò s. Gio. Gualberto a' 6
(poi pervenuta a'francescani esistenti (in ottobre 193, e Papa Clemente Vili ne
1

da prima deli 3 io), nella valle dell'Ar- permise l'uffizio e messa, come riferisco-
no inferiore, allora diocesi di Lucca no Novaes e l'Oldoino. La sua festa si ce-
pregandolo a mettervi 1' acclamata sua lebra a' 12 luglio, giorno della beata sua
riforma, e per abbate quel religioso Pie- morte, ed inoltre l'ordine a* io ottobre
tro, ch'era passato in fiamme.
mezzo alle solennizza pure quella della traslazione
Questo religioso, che l'ordine di Vallom- del suo s. corpo a Vallombrosa. Tra le di-
brosa annovera tra suoi santi, e ne ce-
i verse sue vite, ricorderò di Diego Franchi,
VAL VAL 71
Historia del patriarca s. Gio. Gualber- di s. Gio, Gualberto, mi assicurò vene-
to i Gabbale ed istitutore dell'ordine mo- rarsi il corpo nella chiesa ili Vallombro-
r
nastico di f allombrosa, Firenze 1640. sa, ed un braccio in quella di Passigna-
Inoltre scrisse la vita del santol' 8.° ge- no). Erano raccolte nel suo archivio non
nerale dell'ordine s. Atto, poi vesco- meno di 6600 pergamene, riunite dal
vo di Pistoia, fiorito verso la metà del granduca Leopoldo a quelle i4o,ooo e
XII secolo, dal martirologio vallonibrosa- più che possiede il r. archivio diploma-
no onorato a'22 maggio. Adornò il mona- tico di Firenze. Giovano quelle a far co-

stero di Valloni brasa di non poche esen- noscere numerosi possessi in vari tem-
i

zioni, e di molti ampli e bellissimi pri- pi per pia elargita, pervia di compre o
vilegi, ottenuti dalla s. Sede, per la qua- di permute monastero iti
acquistati dal
le sostenne molte difficoltà e tribolazio- discorso. L'abbaziaebbe origine iiell'Hqo,
ni. Aggiunse all'ordine il monastero di s. e nel 903 l'oratorio di s. Michele era già
Virgilio di Lugano, e persua opera con- fornito di una monastica famiglia pre-
seguirono pistoiesi la testa di s. Giaco-
i sieduta dall'abbate e dal preposto. Alla
mo apostolo, fratello di s. Giovanni Evan- metà del secolo XI vi si recòs. Gio. Gual-
gelista. Di recente il can. Giovanni Cre- berto invitato da Leto, 4«° preposto, che
scili pubblicò, intitolata al clero di Pi- fu nominalo ivii.°abbate della riforma
stoia, Storia di s. Atto vescovo di Pi- vallombrosana, ed è quello stesso cui è
stoia, 855. La Civiltà Cattolica, se-
ivi 1 diretta da s. Gregorio VII la bolla del
rie 3.", 92, ne dà ragguaglio con
t. 3, p. 1073, colla quale ad istanza di Gugliel-
magnifici elogi al chiaro autore. Ecco mo vescovo di Fiesole ricevè la badia di
quanto Scrive 1' encomiato Repetti sul- s. Michele di Passignano sotto la prote-

l'abbazia di s. Michele di Passignano in zione della s. Sede. Godeva sin d'allora


Val di Pesa nella diocesi di Fiesole e un esteso patrimonio nei pivieri di Sil-
compartimento di Firenze, da cui è di- lauo, a cui appartiene, di Campoli,di Cin-
stante 16 miglia. E posta sulle pendici o- tola ec, la giurisdizione di diversi ospe-
rieutali di una collina di due miglia al- dali fondati in pian Alberti, sul Cestio,
la destra del fiume Pesa, nella parroc- nel Val d'Arno superiore, a Combiate
chia di s. Biagio del castello di Passigna- in Val Marina, e a Siena fuori di por-
di
no. Il magnifico e grandioso edilìzio di ta Camullia; oltre il giuspadronato del-
questa celebre e ricca badia, stata capo le chiese di s. Maria a Vigesimo presso

di uua congregazione di valiombrosani, Barberino di Mugello, di s. Bartolomeo


offre da lungi l'aspetto di un munito ca- a Scampata presso Figline, di s. Miche-

stello, perchè con mura merlale, circon- le a s. Donato


Poggio dentro Siena, e
in
date di fosse e di carbonaie ; e nel suo di non poche altre. Continuarono le of-
tempio si conservano le più belle opere ferte e le investiture anche al tempo de-
del Passignano (Domenico Cresti pittore gli abbati Rodolfo ed Ugo successori im-

famoso nativo del castello), del Soni suo mediati di Leto. Furono nel numero dei
genero che vi lasciò molti saggi del suo donatari parecchi signori, ma ben pochi
grazioso pennello, ed altre parimenti di fra questi rinunziarouo all'utile dominio
eccellenti pittori. E pure iti questo san- dei terreni, corti e castelli donati ; anzi
tuario dove si venera il teschio del s. fon- la loro elargita era mossa non di rado,
datore dell'ordiue di Vallombrosa, rac- come altrove, dalla speranza di farla da
chiuso in argenteo busto lavorato a nielli arbitri assoluti sul pingue patrimonio de'
di squisita finezza (avendo espressamen- monaci di Passignano, per mezzodì qual-
te interpellato un monaco vallombrosa- che figlio affine» cui indossavano bene

no del monastero di Roma sulle reliquie spesso la vallombrosana cocolla. Di lai


72
VAL VAL
fatta fu la reggenza di quel R Uggeri de' clausura, è frutto del suo luugo governo,
Buondelmonli, che ancora imberbe, col- ha l'istoria altresì tramandato alla poste-

l'assistenza de'ghibellini già resi prepo- rità gli alti arbitrari ch'esso e i suoi ni-
tenti signori in Toscana, dopo la vitto- poli operarono a danno di que' claustra-
ria ottenuta nei campi dell'Arbia, si fe- li e de'loro averi. Ne giovarono frequen- i

ce nominare 6.° abbate di Passignano. ti reclami de' vassalli presso la corte ro-
Dopo aver sul declinare del secolo XIII mana e avanti i reggitori del comune di
governato per molti anni questa celebre Firenze, tostochè questi ultimi accorda-
badia, nel 1298 potè salire sul 1. "gradi- rono agli abbati il diritto d'eleggere il po-
no della gerarchia vallòmbrosana, facen- destà nel vicino castello di Poggio a Ven-
dosi dichiarare abbate generale di que- tocome feudo de'monaci di Passignano.
sta congregazione, e fu esso medesimo Per le sue vasle possessioni, Lorenzo il
chea' 20 agosto i3o2 ottenne dalla si- Magnìfico fece istanza a Papa Sisto IV,
gnoria di Firenze una provvisione assai affiuchè conferisse in commenda unita-
favorevole, quella cioè di poter rendere mente alle badie di Coltibuono e di Va-
ragione per mezzo de'suoi visconti o vi- iano anche questa al di lui figlio Giovan-
cari ne' castelli e distretti di Magnale e ni de Medici, poi cardinale e Leone X, il
di Ristonehi (nel Val d' Arno sopra Fi- quale la rinunziò prima del papato nel
renze, ora villaggio con chiesa parroc- 1499 al generale di Vallombrosa me-
chiale, la cui signoria acquistarono di diante una pensione di 2000 scudi. La
buon'ora i monaci di Vallombrosa ed i badia di Passignano serve ora di rifugio
signori di Cuona o CognadiPitiana; avea a'monaci più venerandi dell'istituto vai*
torre munita a guisa di rocca, e neli24S lombrosano, ed ha potuto conservare, ad
i guelfi ne fecero un punto di difesa, ed onta delle passate vicende, uu'esteusioue
ebbe il castellano); come pure nelle ville territoriale in un raggio di quasi due mi-
di Tosi, di Martino a Pagiano e di Ca-
s. glia in tutte le direzioni, a partire dal
gliano o Caticciano sotto Magnale. II monastero, nella quale periferia sono
quale abbate Iiuggeri, mentre risiedeva compresi 4* poderi con vasti boschi di
nel palazzo turrito del Guarloue sull' Ar- querce che forniscono oltre 200,000 lib-
no (colla villa è il più vetusto possesso che bre di carbone. La chiesa parrocchiale di
tuttora conservano i vallombrosanidi Fi- s. Biagio, fabbricata sino dal 1 080 a con-
renze, donato all'istitutore loro insieme tatto della clausura, ha riunito le due par-
e Ha chiesa di s. Salvi uelio48, per dote rocchie di s. Brizio a Materaia e di s. An-
del nuovo monastero da erigersi ivi, indi drea al Poggio a Vento o a Callebuona,
ne'primi secoli dell'ordine residenza del- cadute entrambe in rovina col totale de-
l'abbate generale), dirimpetto alla badia perimento de* nominali castellucci.
di s. Salvi, a'16
agostoi3i6, giorno pe- All'abbate generale b. Rodolfo, nel
nultimo il suo testamen-
di sua vita, dettò 1076 successe il b. Rustico da Firenze,
to, col quale rimordendogli la coscien- il quale nel 1092 ebbe per successore il

za, volle che fossero restituite alle badie b.TErizzo da Firenze. Ambedue questi ge-
di Passignano e della Vallombrosa mol- i nerali distesero notabilmente l'ordine,
ti denari, gli arredi preziosi e i vasi sa- che neli.° secolo di sua istituzione avea
gri d'argento ch'egli durante il suo go- già più. di So abbazie. Papa Urbano li

verno si era arbitrariamente appropriali. colla bolla Cimi universi* s. Ecelesiae,


E se la riedificazione assai più solida e de'G aprile 1090, Bull. Rum. t. 2, p. 69:
grandiosa del monastero di Passignauo, Jj)f)roùatio Congrcgatiouis mouaclio-
come apparisce dall'anno 1294 scolpilo rum Vallis Umbrosac o r diiris s. Bene-
nel!' architrave della bella porta della die li , auae sub prolcclioiie Sedis apo-
VAL VAL 73
stolìcae susripitur. E di reità a tutta la Fallis Umbrosae , non-
et pracfinitio
congregazione, della quale costituì capo nullarum ordinalionum prò regimine
il monastero di Vali ombrosa, e dispose monachorum d. congrega tionis sub rega-
che l'abbate generale fosse eletto col con- la s. Benedicti, jurisdictioquc ejusdem
senso di tutti gli abbati della medesima. abbatis. Papa Giulio 11 colla bolla Mi-

1 generali furono da principio perpetui, litanti* Ecclesiae reg/Ww". de'i51uglio


indi triennali, poscia per anni 4> dispo- 1 507, Bull. c\l.,p. 298: Approbatio gra-
sizione ancora in vigore. Usano ornamen- tiarum , et privilegio rum Pontificibus ,
ti onore chefu conceduto pri-
pontificali, Imperatoribus etaliis concessorum con-
ma che ad ogni altro, al p. d. Nicola da gregationi monachorum Fallis Umbro-
Siena abbate di Passignano neh 352 dal sae ordinis s. Benedicti: Et communi-
Papa Clemente VI in Avignone, ed ivi catio quarmncumque gratiarum, et in-
ancora neli3y2 da Gregorio XI all'ab- dultorum quoquomodo congregalioni
bate di Vallombrosa che anticamente, Cassinensi monachorum ejusdem ordi-

era ili prelato della Toscana, e giudi- nis concessorum^etconcedendorum.Tvii'
ce apostolico nelle diocesi di Fireuze e Papi sono specialmente nominali Urba-
di Fiesole, sulle tasseche si pagavano al no li, Pasquale II, Celestino II , Inno-
Papa, Quando generali erano perpetui
i cenzo II, Urbano III, Gregorio Vili, Ce-
prendevano il titolo di abbati della Ma- lestino III, Innocenzo IH, Bonifacio Vili
donna e di tutto l'ordine di Vallombro- e Innocenzo VII. Papa Clemente Vili
sa, e di conti diCaneto, di Monte Verde, con breve del 1 596,acciocchè le donne sol-
di Gualdo e di Magnale. Aveano anco- tanto in alcuni determinati giorni dell'an-
ra luogo nel senato ili Firenze, ed era- no potessero entrare nella chiesa di Val-
no sovente deputati da'Papi per decide- lombrosa, assegnò quelli della festa di s.
re le controversie, che insorgevano tra Gio. Gualberto, il giovedì e venerdì san-
gli ecclesiastici di Toscana. Fra' moltis- to, e nel giorno dell'Assunzione della B.
simi privilegi concessi da' Papi agli ab- Vergine, perchè si distribuivano 4oo li-

bati della Vallombrosa e a tutta la cou- re in dote alle povere fanciulle. Clemente
gregazione, colla conferma di sue possi- X colla bolla Decet Romanum Ponti/i-
denze, ricorderò quelli deli 1 88 di Cle- cem> de' 2 ottobre 1671, Bull. cit. t. 7,
mente 111, deli 198 ei 204 di Innocen- p.i35: Quod abbas generalis congre*
zo III, e del 12 16 d'Onorio III. Alessan- gatioiris Fallis Umbrosae prò tempore
dro V nel i4°9 concesse alla chiesa del existens } mozzettam et mantelletlam ,
monastero di s. Michele de Furcidis> dio- pileum et biretum praelatitios edam in
cesi di Pistoia, che i vallombrosani ogni Capellis Pontijiciis de/erre, etgestari
anno per privilegio potessero cantare la possit. Papa Clemente XI colla bolla
messa solennemente nel sabato santo, vi- Injuncto Nobis de* i5 maggio 1704.,
ì

gilia dellaPasqua di Bisurrezione due Bull. cit. 1. 1 o, p. 67 CofifirmanturCon-


:

o tre ore dopo mezzodì, cui magna cau stitutiones monachorum Fallis Umbro-
sa devotionis, interesse consuevit populi saecum suis correctionibus^additionibus
midlitudo. Tanto si legge nella Descri- et declaralionibus ad rcgulams. Bene-
zione della settimana santa di Cancel- dicti. Comprende le Costituzioni dell'or-
lieri. Papa Innocenzo Vili colla bolla dine spettanti al governo politico e al mo-
Alto divinac providentiae , de' 3 1 gen- rale, colle ordinazioni d'Alessandro VII
naio 1 4^4? Bull. Rom. t. 3, par. 3, p. eziandio. Separatamente furono stampa-
iq5: Unio monastcriorum congrega- le le Costituzioni dell' Ordine di F al-
tionis monachorum Fallis Umbrosae , lombrosa coli' inserzione della regola
sub uno abbati generali , nu/icupaudo di s. Benedetto, Fireuze 1704- luoltre
74
VAL VAL
Clemente XI col breve Prospero farli- 11. ti Giustiniani protettore di quest'ordi-
cimie congregationis, degli 1 1 dicembre ne, volendo riformarlo, nel 1 60 1 nominò
1 7 o4, Bull cit., p. 1 38 Deputantur ab-
: persilo commissario visitatore e riforma-
bas gencralis, visitatores et definitores tore dell' ordine il ven. p. d. Giovanni
cougregationis monachorumV all'is Uni- Leonardi fondatore de' chierici regolari
brosae t rum Statuto spettante ad Visi- della Madre di Dio, il quale divelse l'er-
talionem monasterioruni major is obser- be maligne di que'molti abusi che ivi era*
vantiae. Col breve poi Apostolatus ofjl- no radicati , facendovi rifiorire 1'
osser-
ciuin, t\tiS settembre 1 7 1 3,Bull. ci t., p. vanza regolare collo stabilimento di molti
346 Conceditur congregationi mona-
: regolamenti. Si disse sopra, che i religio-
vliorum Vallis Umbrosae conimiinieatio si di Vallombrosa furono i primi dell'or-
privilcgiorum quorunidam Ordinimi) et dine benedettino ad ammettere frati con-
Congregationum. Papa Clemente XIII versi. Vi erano ancora delle suore con-
col breve Ecclesiae Catholicae, de 1 verse, le quali facevano una tal qual pro-

loglio 1760, Bull. Rom. cont.y t. 2, p.i : fessione nelle mani dell'abbate, e viveva-
nonnullorum Statutorum
Coiifirniatio no come in società soggette all'ubbidieu-

approbatorum ab abbati generali, et za de' superiori dell'ordine. Portavano


difinitorio generali ordinis Benedi- s. una veste collo scapolare bigio, e copri-
rti eongregationis monachorum Vallis vano la testa col velo nero. Alcune di es-
Umbrosae super novo methodo studio- se erano vedove, altre maritate, le quali
rum in ditto ordine. Quantunque il p. abbracciavano questo slato di consenso
Diego Franchi asserisca, che quest'ordi- de'loro mariti, quali si separavano da
i

ne non Fu giammai bisognoso di riforma, loro ritirandosi in qualche chiostro reli-


dice il p. Helyot, è nondimeno verosimi- gioso. Dopo offerta la loro eredità al mo-
le, che se I' osservanza regolare vi fosse nastero, negodevano finche vivevano l'u-
stata sempre fedelmente custodita, non sufrutto, ed erano affidate alla cura d'un
si sarebbero talvolta dati a lui per gene- frale converso d'età avanzata e di vita

rali de'religiosi di diversi ordini, come il penitente. Erano obbligate a osservare


p. Placido Pascanelli religioso di s. Bene- alcuni digiuni, ed a recitare alcune preci;
detto di Mantova, che fu il 29. ° generale ma queste converse, che non furono in-
di Vallombrosa, nominato da Papa Eu- trodotte senon dopo la morte di s. Gio.
genio IV, e il p. Biagio da Milano 3i.° Gualberto, non durarono più d'un seco-
generale, il quale dopo aver governato lo. La dilFerenza che passava tra'conversi
quest'ordine per 36 anni, venne deposto e converse era questa, che conversi
le i

da tale dignità e mandato in esilio a Gae- erauo religiosi e le converse no; ma se-
ta nel 1 5 1 5 da Leone X, il quale elesse condo tutte l'apparenze aouoveravansi
in suo luogo il p. Gio. Maria da Firenze tra quelle che dedicavauo se e loro di- i

domenicano, che governò l'ordine di Val- scendenti al servizio del monastero, e per-
lombrosa per 8 anni, a capo de'quali es- monache Val-
ciò affatto diverse dalle

sendo stato fatto vescovod'lppona inpar- lombrosane(F.) fondate dalla b.Umiltà,


tibus e suffraganeo di Pistoia da Adriano bensì somiglianti a quelle di cui dice trat-
V I nel 523, il generalato fu restituito al
1 tare il p. Ilelyot nel cap. 7. Ma egli in
p. Biagio da Milano, che fu l'ultimo ge- questo solamente ragioua : Dell antiche
nerale perpetuo. L' Itinerario del cele- congregazioni di Francia e di Marmou-
bre p. Ambrogio camaldolese, ci rende tier. Avendo cercato ue'di versi capitoli,
avvisati che questo dotto uomo fu nomi- poiché dev'essere errore di citazione, ho
nato da Eugenio IV visitatore generale trovato che nel cap. 18, discorrendo del
dell'ordine di Vallombrosa ; ed il cardi- progresso de'cluniacensi , racconta. Circa
VAL VAL 7>
il 948,in tempo dell'abbate Aimardo, liQ curatore generale dell'ordine nel Catalo-
nobiluomo colla sua moglie Doda, d'ac- go de' santi di Vallombrosa, il lìaronio
cordo co'loro figli, rinunziarono al seco- ed altri. Il p. Annibali da Lalera, Coni'

lo, e dedicarono se slessi all'abbazia di pendio della storia degli ordini rego-
Cluny con tutti i. beni che loro appar- lari esistenti, t.i, cap. 17 : Dell'ordine,
tenevano ne'viilaggi di Macere e di No- di Vallombrosa, riferisce. A tempo del
roud sulla Garonna. Il p. Mabillou è di p. Paolo Morigia gesuita, che pubblicò
sentimento, che da questo traessero ori- nel i 569 l' Istorie dell' origine di tutte
gine i Donati o Obietti (F.) dell'ordi- le Religioni^ vallombrosani già portava-
ne benedettino. Questi donati o oblati no l'abito morello. Ora però, soggiunge,
vestivano abito religioso, ma diverso da per ordinazione d' un capitolo generale
quello de'mouaci, offrivano co'loro beni vestono di uero, ed hanno di questo co-
se stessi a Dio, ederano talmente al mo- lore la tonaca cinta con una fascia, e lo
nastero soggetti, che passavano alla cou- scapolare sciolto col cappuccio , e nelle
dizione di servi, essi non meno che fi- i funzioni pubbliche la cocolla con mani-
gli. Però non mi sembra interamente re« che larghe. La congregazione vallombro-
lati va la citazione errala. Come seguiva- sana ha per slemma in campo azzurro uu
no tali donazioni, con singolari e curiose braccio ch'esce fuori dalla parte sinistra
costumanze, il p. Helyot Io riporta a p. dello scudo, vestito d'una manica di co-
197 e 199. I vallombrosani che neli5oo colla nera, tenente un bastone pastorale
avevano preso negli abiti il colore tanè, con due teste di leoni, una posla contro
cioè lionato scuro, ch'èil colore mezzano l'altra e aggiuntevi dall'abbate generale
fra il rosso e il nero, come il guscio della [>. Bernardo Gianfigliazzi. Quindi il
d.

castagna, in seguito adottarono il nero sì p. Helyot passa a parlare delle congre-


i monaci e sì i conversi, i quali deposte gazioni di s. Salvio, di s. Arialdo, e di
le loro berrette di pelli d'agnello, in luo- yallombrosella. Alcuni storici dell'or-
go di esse presero il cappello ecclesiasti- dine trattano delle medesime derivale
co. Il p. Bouanni nel Catalogo degli or- dalla congregazione di Vallombrosa. Il

dini religiosi espressi con immagini e p. Franchi pretende che il monastero


spiegati, nel t.i, p. 1 34, produce quella di s. Salvio non abbia formala congre-
del monaco vallombrosauo in cocolla e gazione diversa da quella di Vallombro-
berretta chiericale. Dice che s. Gio. Gual- sa, co'mouasteri ch'erano a lui uniti, ma
berto dopo aver appreso il modo di vive- soltanto una provincia particolare. Sia
re de'camaldolesi, si recò a Valle Om- comunque, i monasteri di s. Salvio e
brosa e allettato dalla solitudine fabbri- quello di Passignano si separarono dal
cò un monastero e vi stabilì l'istituto de' capo dell'ordine coll'autorità di Calisto
cluuiaceosi, i quali poi dal luogo furouo III Papa del i455> e si unirono con al-

detti vallombrosani. Le vesti di questi cuni altri; ciò durò fino al pontificato
monaci sono di colore quasi nero, nella d'Innoceuzo Vili, il quale li riunì al lo-
forma non differiscono dalle altre, tran- ro capo nel 1 434- Quanto poi alla con-
ne cocolla, la quale non è increspata co- gregazione di s. Arialdo, it p. ab. d. A-
me quella de' benedettini cassiuesi. Gli scauio Tamburino generale dell'ordine
abbati e i sacerdoti usano la berretta sa- e tra'più celebri scrittori del medesimo,
cerdotaleneile funzioni ecclesiastiche. Ag- fino al p. Helyot era stato il solo che ne
giunge che la storia dell'ordine la scrisse avea parlato nel suo libro De j are Au-
il p. d. Biagio Melanesi abbate generale batum J ù\'!>^. 24, citando le vile mss. di

del medesimo ; molte cose registrò il s. Gio. Gualberto e del b. Rodolfo, che
summentovato p. d. Veuauzio Situi pro- souo nell'archivio di Vallombrosa, uelle
76 VAL VAL
quali se ne fa menzione, per asserzione furono propriamente vallombrosani, né
ilei medesimo p. Tamburino. Ila egli allatto erano congiunti alla congregazio-
nondimeno ei rato, secondo lo stesso p. ne di Vallombrosa: vallombrosani esi-
i

Helyot, dicendo che questa congregazio- sterono soltanto in Provenza, e non in al-
ne di s. Arialdo fu istituita nel 1080 da tre parli della Francia). Altri storici del-
tal santo e da'suoi compagni, il che è im- l'ordine dicono che s. Luigi IX fece in-
possibile perchè non può dubitarsi che nalzare questo monastero in onore di s.

già nel 1 066 avea sofferto il martirio, per Gio. Gualberto a Parigi , senza dire il

aver vigorosamente e con mirabil co- luogo, che mai si trovò nelle ricerche
stanza combattuto contro simoniaci i
,
coi» diligenza fatte. Il p. Helyot non tro-
condannate con cristiana libertà le scel- vò che un solo monastero in Francia de*
leraggini de'chierici nicolaiti, che a que' vallombrosani, in Corneillac diocesi di
tempi menavano vita licenziosa e impu- Orleans, del quale ragiona Dusaussoy
dica, e per avere affrontato Guido arci- negli Annali ecclesiastici iV Orleans. Fu
vescovo Milano sostenitore degli ere-
di esso fondato da un signore, che verso la
tici, il quale non potendo soffrire il zelo fine del secolo XI tornando da Gerusa-
ch'egli avea per la pura fede e i buoui co- lemme, essendo passato per Roma otten-
stumi, lo fece morire. Al p. Helyot sem- ne dal Papa delle reliquie di s. Cornelio
bra più probabile, che questa congrega- e di s. Cipriano, e condusse seco in Fran-

zione non sia giammai sussistita e che il cia de'monaci vallombrosaui col priore
suo stabilimento sia immaginario, e la p. Andrea, a'quali eresse un bel monaste-
storia ecclesiastica ci dice che s. Arialdo ro nella diocesi d'Orleans, a cui die il no-
fu arcidiacono della chiesa Milano, e non me di Corneillac a cagione delle reliquie
vallornbrosano. Tra quelli i quali insie- di detti santi che vi collocò. Finalmente
me con lui perseguitarono isimouiaci, vi ilp. Helyot rimarca l'errore dello Schoo-
fu il conte Erlembaldo uomo d'armi, il nebeck, il quale neWIIistoire de» Or-
quale ancor esso sostenne il martirio per dres Religieux, parlando del vallosom-
la stessa causa nel 1073. Siro sacerdote brosano, dice che s.Gio. Gualberto andò
della chiesa di Milano, e Andrea da Par- a Camaldoli nel 1008, e che istituì il suo
ma, che dopo morte di
Arialdo diven-
la s. ordine nelio4o, il che è una manifesta
ne discepolo di s.Gio. Gualberto, e fu poi falsità, giacche il santo nell'uscir da Ca-

abbate di Strumi, furono compagni di s. i maldoli si ritirò a Vallombrosa, ove po-


Arialdo; per cui l'Helyotsi conferma che co dopo gitlò le prime fondamenta del-
la congregazione di s. Arialdo deve tenersi l'ordiue. Afferma di più, che questo santo
per invenzione capricciosa. Lo stesso, di- patriarca die areligiosi l'abito di color
chiara Helyot, potrebbe dirsi di quella di turchino, fatto alla maniera di quello de'
Vallombrosella, la quale gli storici del- camaldolesi, e che al suo tempo vestiva-

D IX re
l'ordine dicono istituita da Laici
s. no di color violetta, ciò che prova la ne-
di Francia, che per la divozione verso s. gligenza di detto scrittore, non avendo
Gio. Gualberto fece fabbricare un mona- mai vestito i vallombrosani tali colori, e
stero vicino a Parigi, ove collocò la ma- allora usavano il nero.Mentre si fabbrica-
no destra o altra reliquia del santo, ot- va ilcelebre e maestoso santuario di Gai-
tenuta dal p. Benigno 1 5.° abbate gene- loro presso la Riccia (f^-), in ouore del-
rale, e che il monastero mol-
re uni a tal l'ImmacolatoConcepimento della B. Ver-
l'altre abbazie,le quali formarono la con- gine (il che rilevai pure nel voi. LXXIII,
gregazione di Vallombrosella, e questa p. 47» celebrando la definizione del dog-
dilatòle sue radici in Francia e preci- ma), ne fu affidata la custodia a'vallom-
puamente nel Delfinato (tali monaci non brosani neh 632, i quali tosto v'innalza-
VAL VA L 57
rono contiguo monastero, e vi rimase-
il chiaro protettore l'attuale amplissimo e
ro siuo alle vicende politiche che afflis- virtuoso cardinale Cosimo de Corsi di
sero gl'inizi del secolo corrente. Indi Pio Firenze, arcivescovo di Pisa, il quale pre-
VII ad istanza delle popolazioni circo- se possesso della protetloria nel mona-
stanti di A riccia e Genzano, col breve Ex stero di s. Prassede di Roma, al mo-
parte dilectorum /z Zzo rum, de' 2 9 novem- do che narrai nel voi. LV, p. 327. La
bre 1 8 1 6, Bull. Rom. cont. 1. 1 4, p- 2 55 : congregazione vallombrosana vanta di
Concessio Monasterii, et Ecclesiae o- averle appartenuto seguenti. Il magna- i

lim spectantium monachis ordinis s.Be- nimo Papa s. Gregorio VII, nella cui
nedicti congregationis Vallis Umbro- biografia tenni proposito della questione
sae t seu Seminario Albanensi\favore del suo monacato e parentela, e se con-
Socictatis Jesu terrae Cynthiani, et A- giunto di sangue a s. Gio. Gualberto, ri-

riciae cjusdem dioecesis. Nel citato ar- cordando i dotti scritti del p. ab. d. Fede-
ticolo descrissi ancora il magnifico ponte le Soldani vallorabrosano. Questi sosten-
che unisce Albano alla Riccia, e avvici- ne vallombrosano quel s. Gregorio VII,
na la distanza a Galloro anche dalla vil- che sebbene alcuni pretendono figlio di
leggiatura pontificia di Castel Gandob un artigiano di Soana (V.), rimarcò il

fo. Quindi del compimento poi e dell'in- Jager nella introduzione alla Storia del
augurazione del monumentale ponte, e medesimo di Voigt, che l'eroe del genio
dell' erezione degli altri ponti tra l' A ric- e delle conquiste de'nostri tempi Napo-
cia e Galloro, ne ragionai nel voi. LXX, leone I Se io non fossi Napo-
dissedi lui:

p. 1 47- L' antica, illustre e benemerita leone, vorrei esser Gregorio Fili Nel
monastica congregazione di Vallorobro- voi. LXXVIII, p. 1 1 3, riparlando della
sa, uno de' rami del grande e fecondo patria e della famiglia di s. Gregorio VII,
beneficentissimo albero benedettino , è notai che ora il can. Cerri volle dimostra-
una delle più esimie glorie della Tosca- re essere Soana del Canavese in Piemon-
na, dopo esempi del fondatore s. Gio.
gli te. Inoltre i vallombrosani ritengono es-
Gualberto, che fu uno de' più forti re- sere stato loro Papa Pasqua-
monaco il

pressori degli eretici nicolaili e de'simo- le II, che nella sua biografia dissi prima
niaci che ammorbavano l'Italia e più canonico regolare e poi abbate cluniacen-
particolarmente la Toscana, eseguendo se di Lorenzo fuori le mura di Roma ,
s.

egli l'opera della riparazione de'costumi a cui menologio benedettino dà il ti-


il

con non pochi esemplarissimi suoi mona- tolo di beato. Il p. d. Benigno Davanzali
steri ; questi furono rifugio a'fedeli nella di Firenze abbate di Vallombrosa, nel
corruzione dell'Italia stessa nel secolo XI, 1 725 stampò in Roma : Notizie al pel-
non che a ragguardevoli prelati e a no- legrino della basilica di s. Prassede.
bili che vi cambiarono le insegne di loro A p. 532 e seg. riporta gravi ed autore-
dignità e grandezze con quelle della u- voli testimonianze per provare vallom-
miltà monastica. Fiori in ogni tempo brosani Gregorio VII e Pasquale II.
s.

per uomini di santità sublime, di elevate Dice che s. Gio. Gualberto chiamalo da'
dignità ecclesiastiche e di scrittori che le monaci cluniacensi del monastero di s.
sagre discipline e le umane lettere nobi- Benedetto di Calvello, vicino a Soana, a
litarono. Onorata perciò la congregazione riformarli e aggregarli al suo ordine, il

da' fedeli, protetta dagli uomini più emi- santo vi costituì abbate il monaco del me-
nenti, accetta a'principi, e potentemente desimo Ildebrando verso il io4o. Sicco-
favorita da' romani Pontefici , gode da me anticamente il nome di cluniacensi e
secoli la speciale protezione d'un cardi- vallombrosani erano termini convertibi-
nale; e Gregorio XVI nel 1 843 ne di- li, per essere stalo s. Gio. Gualberto clu-
78 VAL VAL
niacense, dalla qnal congregazione derivo rnndolo di Vallombrosa econoscendo an-
la viillombrosana, per cui quando Ilde- cora che altri scrittori lo dichiarano ci-
brando si recò in Francia col suo antico sterciense, rileva non dovere ciò recare
maestro Papa Gregorio VI,che molli ten- meraviglia, sia perchè delle cose antiche
gono calunniato, giunti a Clunjrt Ilde- non di tutte si hanno notizie chiare, sia
brando ne fu falto priore, e vi dimorò 8 i per volere ciascuno per se quelli che al
mesi. Indi con s. Leone IX ne parli, e mondo goderono bella fama. Pe' santi e
con esso si recò a Passigoano. Divenuto beati dell'ordine si può vedere: ftlarty-
Ildebrando Papa ». Gregorio VII, ne de- rologiu m Sa ne tortini cong tega tionis Fa l-

rivò quindi la questione se cluniacense o lis Umbrosae ordinis s. Benedirli'juxla


vallombrosano. Quanto a Pasquale II, il decr. S. R. C 27 rnartii 1773, et 12
p. Davanzali, dice che prima fu monaco sept. i84o,Romaei845. vescovi s. Gua- 1

inCluny, indi ritornato ini talia entrò Ira' io di Brescia e s. Lanfranco di Pavia ri-

vallombrosani , essendo allora essi una nunziati i loro vescovati si resero mona-
cosa medesima co ch.iniacensi, osservanti ci vallombrosani. Propagatissiraa è la di-

la medesima regola. Da tutto ciò ne con- vozione pel romito vallombrosano s. To-
segue che due Papi s. Gregorio VII e
i rello, che il martirologio dell'ordine ono-
Pasquale II si ponno riguardare a un ra a' 16 marzo. Egli è efficace protettore
tempo cluniacensi e vallombrosani. Non delle partorienti, degli agonizzanti e con-
manca chi asserisce vallombrosano anche tro i lupi, dalla fiera voracità de' quali
Papa Innocenzo II, che comunemente si liberò i popoli della provincia del Ca-
ritiene canonico regolare. Certamente e Se ne implora il patrocinio col-
sentino.
senza contrasto furono cardinali vallom- la Novena
in onore di s. Torello romito
brosani, come li descrissi nelle loro bio- vallombrosano singoiar protettore delle
grafie: S.PieU'o Igneo Aldobrandino Bea- partorienti e degli agonizzanti suoi di-
to Tesoro Beccaria, abbate generale di voti, Fucine 1793. Il p. d. Fedele Sol-

Vallombrosa, martire. S. Benedetto li- doni scrisse il Trattalo apologetico in


berti del sangue regio dei longobardi, cui si dimostra s. Torello da Poppi ere-
r
abbate generale dell'ordine, contribuì al- mita essere stalo dell'ordine dif allotti-
le donazioni fatte dalla gran contessa Ma- brosa, Lucca 1 73 Il ricordato p. Situi
1 .

ti/de alla Sede: la sua festa si celebra


s. che pubblicò il suo catalogo degli illustri
a' 4 dicembre, ed è chiamato magno e vallombrosani nel 1693, oltre s. Grego-
glorioso. Anastasio vescovo d'Albano, rio VII e Pasquale 11, registrò 7 cardi-
secondo il p. Tamburino monaco della nali e 34 arcivescovi e vescovi; pochi an-
badia di Monte Piano nella diocesi di Pi- ni dopo l'abbate generale d. Colombino
stoia, allora della congregazione e giu- Bassi fu consagrato in s. Prassededi Ro-
risdizione di Vallombrosa. Lucio Boezio ma vescovo di Pistoia. Abbiamo del dot-
monaco di Vallombrosa. Oderisio abba- to vallombrosano p. d. Fedele Soldani,
te di s. Maria d'Osella presso Città di Ca- oltre le Quaestiones Vallombrosanae:
stello, secondo il p. Davanzali, fatto car- Hisloria s. Mìcliaelis de Passiniano, si-

dinale di s. Marlino da Pasquale li ma : ve corpus Historiarum dìplomalicum


siccome ne' suoi 82 cardinali riportati da criliciun, juxla dirottolo gic ani alba tutti
Cordella, il migliore biografo de' cardi- Passinian. seriem elabora Inni, in quo
nali,non è riferito, sotto tale nome io non Siimmorum Pontifienili constilutioncs t
ne feci biografia, bensì di Oderisio di San* Itnperalorwn lìegumque diplomata et
grò e dc'diversi Oderisio conli de Alarsi. privilegia Iute usa uè inedita s eidem roe-
r
Martino Cibo, IO col Cordella lo dissi ci- nobio, totique T allumbrosano ordini
slerciense, inculre il p. Davauzati diebia- collala rccciisetitur j cui cliani acce-
VAL VAL 79
dunty et primo in luce prò deunt mona' ve sono loro comuni, e lo rimarcai an-
stcriorum quamplurimum fundationes, che all'articolo Vaticano, parlando del-
pluraque alia memo-
jurci) dotationes, la primitiva cattedrale di Roma, che al-
rabdia monumenta ad alia speclanlia }
tri vogliono la Chiesa di s. Pudenziana.
lucubraliones Sanctorum patrum viro- Il monastero contiguo lo fondò Papa Ste-
runici uè illustri uni ordinis ejusdem acta fano IV detto V, e lo die ad una congre-
quae in archivio Vallumbrosanis ad- gazione di monaci greci fuggiti dall' o-
servantur, Lucae 1741- I vallombrosa- 1 ienle, acciò nella propinqua chiesa dì e

ni ebbero monasteri in molte parti d" I- notte vi salmeggiassero col rito loro, il

talia ed in Provenza. Per le vicende poli- che a (Ferma Novaes, nella Storia di Ste-
tiche de' tempi ora soltanto esistono in fano IV. Invece il p. Davanzati sostiene,
Vallombrosa, in Passignano, nel mona- che dopo l'erezione della chiesa fu gover-
stero della ss. Trinità in Firenze, in quel- nata dal clero secolare sino all'8 17, an-
lo del santuario della Madonna di Mon- no incui a Stefano 1 V detto V successe s.
te Nero di Livorno, in quello di s. Pras- Pasquale I, il quale avendola rifabbrica*
sededi Roma, e negli altri luoghi sum- ta, e postovi il ritrailo di s. Pietro, la
mentovati. Attualmente sono abbate ge- concesse a'monaci greci di s. Dasilio.Que-
nerale dell'ordine il Rm.° p. d. Piiccardo sli la tennero sino al 91 r, in cui loro la
AgostinoRicci, residente inFii enze,e pro- tolse Anastasio 111, il quale die il mona-
curato!* generale il Rm.° p. ab. d. Roma- stero e la chiesa a'eanonici regolari di s.

no Camerucci, residente nel seguente mo- Maria del Reno, detti Scopettoni, che vi

uastero di s. Prassede di Roma. rimasero sino al 11 9 1


, nel quale anno lo-

Chiesa di s. Prassede, titolo cardi- ro la levò Celestino HI col monastero.


ì
nalizioy in cura de monaci Vallombro- Rimase la chiesa di s. Prassede a dispo-
sa ni nel rione Monti (V.). Sorge sul sizione del suo titolare cardinal Goffredo
Monte Esquilino, e sulla cima del clivo Siflredo Gaetani, ma il Cardella lodice
Suburrano, nell'area delle celebri Ter- titolare di s. Prisca neh 193, con trasla-
mc {V.) JNovaziane e Timoline (delle zione dalla diaconia di s. Maria in Via
quali anche nel voi. LXXV, p. 2o5 e Lata fatta da Celestino III. Però deve pre-
2 io), nell'antico Vico Laterizio, ora via ferirsi l'affermato dal p. Davanzati, poi-
di s. Prassede, già casa della santa, chia- ché narra che il cardinale dopo aver fat-
mala anche basilica, e di cui è litolare il ta governare la sua chiesa di s. Prassede

cardinal Luigi Vannicelli Casoni arcive- per 7 anni dal clero secolare, supplicò iu-
scovo di Ferrata. Comunemente dicesi slantemente il Papa Innocenzo Illa con-

fabbricata da Papa s. Pio 1 del i58, ma cederla col monastero a'monaci di Val-
il p. Davanzali l'attribuisce ali. "Ponte- lombrosa, e I' esaudì col consenso de*
fice s. Pietro principe degli Apostoli, e sic- cardinali, mediante bolla in favore al p.
come abitò la contigua casa, le sue noti- ab. Martino e suoi monaci di Vallom-
rannodano colla Chiesa di s. Pu-
zie si brosa. La bolla ha la data de' 2 giugno
deuziana, col Palazzo apostolico di s. 1 1 98, e
sottoscritta dal Papa e da 5 car- 1

Prassede, e col Palazzo apostolico dis. dinali, fra' quali Syphredus T. s. Pra-
Pudenziana, per tutto quanto narrai in xedis presh. cardinalis, e vi sono espres-
quegli articoli, siccome luoghi abitati dal si i privilegi e le grazie accordali da In-
santo Apostolo, e da diversi Papi suoi suc- nocenzo HI a'vallornbrosani,ed i motivi
cessori. Il p. Davanzati comincia la se- della concessione. Ma allora la chiesa e il

rie de'cardinali titolari dal 3 18. Ledet- monastero non avea fondi che per man-
te terme formando 1' area ove sorgono le tenere 6 padri. De'loro beni e di quelli
due nominate chiese, le nozioni prnnili- spellanti a'inedesimi, del monastero de'
80 VAL VAL
ss. Primitivo e Nicolò di Gabìo (V.) ne %
li hanno insieme col campanile il porti'
riporta 1' interessanti notizie, le contro- co avanti, portici che nelle descrizioni an-
versie e documenti il Galletti, Del Pri-
i tiche sono detti Locus Pauperum. No-
micero della s. Sede. Pio IV nel i56o tò Cancellieri, che il suo Campanile è del
conferì la basilica per titolo al nipote car- genere di quelle torri quadrate altissi-
dinal s. Carlo Borromeo arcivescovo di me d'opera laterizia, con più ordini d'ar-
Milano. Questo gran porporato, divotis- chetti semicircolari, sostenuti da colon-
si ino della medesima, fabbricò un palaz- n uccie, con cornici a seghe di mattoni e
zo per suo comodo e per quello dei ti- modiglioni di marmo bianco, per indi-
tolari suoi successori, forse sulle rovine car i diversi piani e la trabeazione, e for-
da alcuni Papi, il
del palazzo già abitato marvi intavolamene ; e pel loro or-
gì'
quale poi fu comprato dal monastero, nato adoperarono piccoli dischi di mar-
si

quando il titolare cardinal Giulio Ga- mo, di porfido, di serpentino, o piatti


brielli nel i654 lo volle vendere, per la concavi di maiolica di diversi colori. In
somma di circa 5ooo scudi. In questo questa torre campanaria, sopra i muri
palazzo volle abitare il santo (anco per dell'interno, vi sono al 2. piano alcune
essere arciprete della vicina patriarcale pitture antichissime, rappresentanti i fat-
di s. Maria Maggiore), e per la divozione ti dell'istoria di s. Agnese. Cancellieri de-
che avea alla chiesa ed a s. Prassede, con- plorò ch'esse trovinsi in gran parie can-
tinuamente si portava a farvi orazione cellate, nondimeno quando lo descrisse
ed a predicare; andava al mattutino in nel 1806 eranvi ancora molte figure in-
coro co'monaci, e spesse volle lo recita- tere, e nel fine delle cornici varie lettere
va in ginocchioni avanti la s. Colonna che spiegano alcuni falli della sua vita.

(J7 .), che quivi si custodisce con somma L'Anastasio dice nella vita di Pasqua-
s.

venerazione qual sagro tesoro, con rima- le I, che fece un oratorio in questo mo-
nervi gran tempo a meditare. Avendo il nastero in onore di Agnese vergi ne/fff-
s.

cardinale, per mancanza di rendite, tro- rae pulehrìtudinis exornatum. Quindi è


vato scarso il numero de' monaci, l'au- da credere, che nel piano di questo cam-
mentò di 6 religiosi, pe'quali ogni anno panile fosse l'apside quadrilinea dell'ora-
somministrava il vitto e il vestito, il che torio, la cella del quale sarà stata verosi-
continuò sino alla beata sua morte, av- milmente una stanza contigua a questo
venuta nel 1 584- Descrivendo la chiesa piano. Si entra nella chiesa pel portico
dissi degli abbellimenti e rista uri opera- ornato di due colonne di granito, prima
tivi da s. Carlo, cominciando dalla stra- del quale sono due bianche di scale (in
da, e di quelli eseguili da altri cardinali cui non sono de' gradini di rosso antico
e da'Papi, non meno di sue prerogative, molto per la grossezza del masso,
rari
il cui titolare anticamente era ih. "ebdo- come vuole Nibby, ma come dissi descri-
madario della patriarcale basilica di s. vendo la chiesa formano le due branche
Lorenzo fuori delle mura, nell'ufliziatu- dell'interno della medesima per ascendere
ra, in luogo del Papa celebrando all' al- all'altaremaggiore. Noterò, che ora essen-
tare pontificio. Altre notizie si ponno leg- do stata trovata nell'Egitto una cava ab-
gere nel Da vanzati. Terminerò con enu- bondante di rosso antico, con attivar* e
merare tulli gli altari, dovendosi tener vendersi a discreto prezzo, notabilmente
presente la descrizione che ne feci nel suo diminuì sia la rarità, sia il costo del pree-
articolo, aggiungendo col Titi che fu re- sistente rosso antico. Tanto mi fu assicu-
staurata anco da Nicolò V, col disegno di rato da persona ragguardevole. Certo è,

Bernardo llossellini fiorentino. E una di che si 158 del Giornale di


legge a p. 1

quelle chiese e basiliche antiche, le qua- /ionia deh 853. » 0<mi amatore dell'ai-
VAL VAL 8r
te sentirà con piacere che il rosso e il ver- gende, si ver! rà che non furono corpi ì
de antichi, queste due celebri specie di collocati sotto 1' altare di s. Prassede da
marmo, ch'erano citate dall'alta antichi- s. Pasquale I , ma piuttosto piccolissime
miniere erano da tempo
tà, e di cui le loro parti, ossia reliquie, altrimenti oc-
immemorabile perdute, sono stati ritro- correva perciò un miracolo). Comin-
vati dallo scultore tedesco Siegel, stabili- ciando il gito sotto la nave minore a di-
to in Atene. Egli ha scoperto il rosso an- prima la
ritta, trovasi cappella di s. Ber-
tico sulla parte sud della catena del Tai- nardo Uberti, di cui la tavola è dipin-
geto, e il verde antico sulla parte nord to da Luzzi, laterali essendo di Soc-
i

dell'isola di Tinos"). L'altare maggiore corsi e Peslrini, ili.° de'quali colorì pu-
isolato è nobilissimo. Il quadro in mez- re le lunette. Nella seguente cappella il

zo alla tribuna lo dipinse Muratori, e vi quadro col Cristo morto è pittura di De


espresse s. Prassede. Nel grand' arco e Vecchi, la volta e gli spartimenti sono del
nella tribuna sono i musaici fatti esegui* Borgognone, le lunette laterali di Ferri.
re da s. Pasquale I, colla sua immagine La 3." antichissima cappella è della s. Co-
mentre viveva j
quello dell' arcone rap- lonna, nella quale da'manigoldi co'Jla-
presenta la città santa dell'Apocalisse co- gelli vi fu flagellato il Redentore, come
gli eletti e gli angeli che li custodiscono; rilevasi da'versi che ho riferito nel sur-
nella faccia dell'apside è il mistico Agnel- ricordato articolo (di contro e fuori del-
lo, a cui si prostrano i 24 seniori, indi la cappella è il monumento sepolcrale del
viene espresso il Salvatore attorniato da cardinal Cetivo): Pasquale I l'edificòs.

santi. Il fregio che gira intorno alla tri- con ricchi musaici in onore di s. Zeno-
buna contiene in lettere di musaico que' ne, e vi ripose il di lui corpo e quello di
versi che riportai nel suo articolo. Il ti- s. Valentiniano, avendo io pure dichia-

tolare cardinal Antoniotto Pallavicini rin- rato in detto luogo perchè si dice Orto
novò il pavimento marmoreo^ e vi fece del Paradiso e s< Maria libera nos a
due cori per comodità de' religiosi, e poi poenis inferni, essendovi la sua immagi-
a quello di sotto s. Carlo fece i sedili. Sot- ne di musaico nell'altare. Sotto la nave
to l'altare maggiore nella cappellina sot- sinistra trovasi la sagrestia, il quadro del

terranea si venera il corpo di s. Piasse- cui altare dipinto da Ciampelli, rappre-


de e altre ss. reliquie. Delle sue 3 navi senta il Crocefisso tra due Angeli genu-
quella di mezzo ha pitture di Cosci, Mas- flessi. Ivi si conserva il rinomato quadro

sei, Croce, Ciampelli, Nogari e altri, ed i della Flagellazione, lavoro pregievolis-


chiaroscuri gialli sono di Rossetti. Pieri simo di Giulio,Romano, eseguito pel car-
dipinse la facciata di fronte coll'Annun- dinal Divizj, e lo donò alla chiesa per la
ziata, gli Apostoli e de'puttini; e Ciampel- venerazione che avea all'insigne reliquia
li la storietta sulla porta di fianco, l'An- della s. Colonna. Tornando in chiesa, nel-
gelo sul pilo dell'acqua santa, e laB. Ver- la 1. "cappella a diritta è il quadro con s.
gine col s. Cambino sulla porta della sa- Gio. Gualberto del Borgognone ; le pit-

grestia (quasi non più conoscibile presso : ture di prospettive sono di De Rossi, il

i due pili dell'acqua santa, adiacenti al- resto di Ruggeri. La cappella Olgiati ar-
la porta grande e alla porta minore, so- chitettata da Martino Lunghi, ha il qua-
no due lapidi marmoree, che dicono a- dro con Gesù Cristo che porta la Crocea
vere s. Pasquale I collocati in questa chie- di Federico Zuccari la volta coli' Ascen- :

sa duemila e trecento corpi di ss. Martiri. sione del Signore, la B. Vergine, i Pro-
Però saviamente osserva il can. Dauco feti e le Sibille, tutto colorì il cav. d' Alpi-
nella Storia della città di Feletri, t. 2, no. Sull' aliare della seguente cappella»,
p. 198, che se considerasi bene tali leg- dalia gratitudine de'vallombrosant dedt-
voi. lxxxvih. 6
82 VAL VAL
cala a s. Carlo Borromeo, il suo quadro generosa liberalità, che non riconoscen-
è di Parrocel, ed i laterali di Stein : qui- do né termine, nò misura, si estese a tutti
vi e nel monastero si conservano memo- i poveri della sua arcidiocesi, ma in mo-
rie del santo. L' ultima cappella sagra do particolare alle nobili persone colte
alla famiglia di s. Prassede, e tutti qua- i e civili, cui la naturale vergogna impe-
dri in essa esistenti sono del Severoni. diva dal domandare limosina. Alla sua
VALMOINTONE. V. Velletbi. vigilanza non isfuggirono neppure car- i

VALONA. V Anfissa e Saloni. . ceratio per debiti o per delitti, a sollie-


VALPERTO, Cardinale.Vescovo di vo de'quali assegnò fondi capaci per sov-
Poi to,successe nel governo di quel la chie- venire alle necessità e bisogni loro. Non
sa 11611*8760877 a Formoso privatodel dimenticò la sua metropolitana, alla qua*
vescovato da Giovanni Vili. Intervenne le comparti insigni benefìzi. Contribuì
ai concilio di Ravenna dell' 878, ed a coll'opera e col consiglio alla nuova città

quelli di Troyes nelle Gallie, e romano che venne fabbricata, e che in onore d'A-
adunato nell'879 e ricordato pure da U- lessandro III fu denominata Alessan-
ghelli, Italia sacra, 1. 1 , p. 1 1 3. dria. In Milano si accinse a riedificare
VALVASS1 Galdino(s.), Cardinale. il palazzo arcivescovile, affatto rovinato
Nato in Milano dalla nobile famiglia det- nel sacco dato alla città da Federico 1, lo

ta della Scala,prima suddiacono, poi can- che esegui con ecclesiastica magnificenza,

celliere, indiarcidiacono della chiesa Mi- avendo nel tempo stesso ricuperato pa-
lanese, ad oggetto d'evitare le persecu- recchi. fondi di sua chiesa, che in tempo
zioni dello scismatico imperatore Fede- di guerra erano passali in altre mani.
rico I, che minacciava l'estremo eccidio Sottopose all'interdetto ecclesiastico Pa-
alla sua patria , si ricoverò insieme col via, e anome del Papa privò Pietro To-
suo ai ci vescovo Oberto da Pirovano pres- scano suo vescovo dell' uso del pallio e
so Alessandro III, a cui essendosi mo- della croce, non meno di sua dignità, per
strato costantemente ossequioso e ubbi- aver favorito le parti dell' imperatore
diente, per le preclare sue virtù neh 164 contro il legittimo Papa, e rigettò tutti
o 1 1 65 inSens lo creò cardinale prete di i vescovi nominati dallo stesso Federico
di s. Sabina, e poi contro sua voglia nel I, col quale poi a nome della città di Mi-
settembre 1 167 arcivescovo di Milano, e lano stabilì e concluse perpetua pace. Ad
legato dellaLombai dia con immenso van- una vita santa corrispose una morte pre-
taggio delle chiese di quella provincia. ziosa al cospetto del Signore, poiché nel-
Questo santo cardinale restaurò la città l'atto in cui con apostolico zelo inveiva con-
di Milano rovinata dalle guerre, richia- tro gli eretici manichei, denominati an-
mandovi i cittadini dispersi, come vuole che catari, che infettando già da più anni
Cìacconio; ma fu cori etto da) Sassi nella co'loro mostruosi errori varie provincie
Serie degli arcivescovi di Milano ,t. 2, p. d'occidente, erano penetrati eziandio in
558, dove afferma che non già s. Galli- Milano, poco dopo terminata la messa so-
no, ma sibbene i milanesi furono quelli lenne, rottasegli all'improvviso una vena
che intrapresero a risarcire la loro città, in petto, cadde estinto sull* ambone del-
rendendola capace d'accogliere di nuo- la chiesa neh 173 d'8o anni, altri scri-
vo i suoi abitanti, lo che risaputosi dal s. vono nel 11 75, ed altri 11^117601177;
arcivescovo, che allora si trovava in Ro- finalmente l'Eggs gli prolunga la vita al

ma, condusse prontamente a Milano,


si 1
1
78. Muratori, Ughelli, Sassi e altri ne
dove fu ricevuto e accolto con grande o- fissauo l'epoca 311176, ed è l'opinione
noie da que'ciltadini, le cui miserie sin- più probabile. L'eroiche virtù di s. Gal-
golarmente in que'priucipii sovvenne con dino, e gli strepitosi miracoli co* quali
VAL VAL 83
Dio volle glorificarlo, indussero Alessan- cui in diversi luoghi ne parlai, nel 662 cir-
dro III con canonizzazione ad ascriverlo ca di Roma fu scella a piazza d'armi nella
nel numero de'santi. Fu tumulato nella guerra Marsicana o Sociale de' confede-
metropolitana di Milano, da dove s. Car- rati contro Roma, perchè loro negava la
lo Borromeo tolse una parte di sue reli- cittadinanza ,
qual principale arsenale e
quie al cardinal Paleotto arcivescovo di magazzino a sosteguo dell'ardita impre-
Bologna. Il nome di s.Galdino è inserito sa, e per custodia degli ostaggi delle cit-
nel martirologio romano a' (8 aprile, che ta alleate : avendola formata una vera
fu quello della beata sua morte. Mura- piazza d'armi, le diedero l'epiteto d'Ita-

tori però negli A anali d Italia, t.j ,par. lica. Confederali de'peligni furono i ve-
I, p. 3i , riferisce che fu sepolto nella stini, i inarsi, i marrucini, i frentani , i

chiesa di s. Tecla presso il pulpito ; ma sanniti, i quali tutti convennero in Cor-


il Sassi avverte, che da essa neh 461 fu finio per rendere comuni a tutti gl'ita-
trasferito nella metropolitana dall'arci- liani le romane prerogative. Dopo due
vescovo di Milano Carlo Nardini con so- annidi terribile guerra, fecero piegare
lenne pompa, e poi dall'arcivescovo s.Car- Pvoma ad annuire alle loro brame, seb-
lo Borromeo fu collocalo nell'altaredella bene il fine della guerra era stato infau-
confessione, insieme colle reliquie d'al- sto, venendo poi deviala dalle gare ci-
tri santi. vili di Mario e Siila. Fu essa de'peligni

VALVASSORE. V. Vassallo. la capitale con Valve, la quale fu detta


VALVE (Valven).Q\V& vescovile e di- ancora Valva, Balla, Balva, Sulmona,
stretto dell'Abruzzo Ulteriore li nel re- e la sua colonia Sub equum, ossia la Val-
gno di Napoli, 4 miglia distante da Sul- le Superaci] nana, confinante co' inaisi.
mona. Atterrata la città dal terremoto, Crede Cluverio, che tal colonia fosse Ira
non molto distante sopra collina amena la città di Sulmona e il fiume Sangro,
e salubre sorge quella che la successe, dov'è oggi situalo Castel Vecchio; ma il
laquale 4 000 e irci ter contine t incolas, diligeolissimo Olstenio attesta, che la me-
secondo l' ultima proposizione concisto- desima colonia sussisteva tuttavia col no-
riale deli 853. Sul monte vicino si vedo- me di Valle Superaequana, alla sinistra
no gli avanzi dell'antica Valve, ma non della via Valeria, sopra Goriano, dove
si conosce l'epoca precisa del disastro. Il tra'castelli ivi esistenti, Castel Vecchio è
Fa t teschi nelle Memorie del ducato di il principale. Crede però il medesimo au-
Spoleto, a p. 204, tratta di Valve e Cor- tore, che il castello antico Super equo sia
fìnio capitali de'peligni, celebri popoli an- perito. Altre città ebbero i peligni, come
tichi, e dice quanto vado a riferire. I pe- Sulmona patria d' Ovidio, di cui cantò
ligni circondali dalla parte di settentrio- Sulmo mìhi patria est gelidis uberrimus
ne dal fiume Pescara , erano situati al- undis. Dappoiché i peligni furono detti
l'occidente de' marsijSotto il nomede'qua- aquosi per 1'umidità che nel paese vi
li sono stati talvolta compresi, affatto di- diffondono i fiumi. La magnifica Sulmo-
visi da'vestini,da'sannili e da'frentani. A na, ad onta del desolante terremoto del
levaute de' peligni erano i marrucini col 1
7o3,conserva ancora gl'indizidella pro-
loro gastaldato di Teate o Chieti , divisi pria magnificenza, e sono ancora però da
però tra loro dal dorso alpestre del mon- ammirarsi la cattedrale dedicata a s. Pan-
te Majella non lungi da Sulmona, illu- filo, il palazzo del marchese Mazzara, gli

strato dal soggiorno fattovi da s. Celesti- acquedotli ec. Cluverio non rammenta la
no V che vi istituì i Celestini. Poche cit- città di Valve, ed alcuni sospettano che
tà ebbero i peligni ne'tempi di mezzo;Cor- occupi essa il luogo dell'antica Corfiuio.
fiuio assai celebre nelle storie romane,per L' Olstenio francamente tiene per indù-
84 VAL V AL
Li tato che Valva, quaeolim Corfinimn, to,che Pietro vescovo di Pavia, dipoi Pa*
nobilissima civitas. Se crediamo a Sige- pa Giovanni XIV , e Teudino conte di
Lerto, ebLe sussistenza Corfinium anche Rieti tennero nel 982 nell'episcopio di
nel secolo X, dicendo all'anno 969, che tal città} e che ancora Petrus judex de
Teoderico vescovo di Metz, tra le sagre Balba, rammentato in altro placito ne*
reliquie, che raccolse in varie città del- Marsi nel 995 di Elperto vescovo e O-
l'Italia: A Corfinium Luciani syracusa- derisio conti deputati del duca e marche-
nani virginem et martyrem,aFaroaldo se Ugo di Spoleti e Camerino, fossero gli
duce Spoletanorum olim a Syracusis stessi gastaldi valvensi. Idue placiti, Fat-
-

illuc translatam in Germaniam depor- teseli ! li riporta nell'Appendice de'docu-


tasse. Ma tale racconto di Sigebertoè te- menti a'n.i 68 e 72. Quanto alla topo-
nuto per favoloso dal Baronio nelle no- grafia di questo paese a'tempi di mezzo,
te al Martirologio romano. Ebbe la città utilissimi sono i monumenti del citato
di Valve suoi vescovi distinti da que'di
i Cartario, da'quali si conoscono i castelli

Sulmona^ e V unione de' due vescovati, di Grajano, Sarzano, il castello di Beffe


secondo l'Ughelli, non seguì che al prin- o Beffi, Sibiano, Galliano, Navino, la vil-

cipio del secolo Vili, aeque principali- la Velinari situata nella Valle Superae-
ter, ed in quell'articolo ne riportai la se* quana come potrà riscontrarsi nel n.°
,

rie col medesimo, con altre notizie del ve- 26 dello stesso Fatteschi. Teudino conte
scovato,cattedra!e e capitolo di Valve. Del figlio del conte Randuisio , habitator in
vescovoBonaventuraMartinelli abbiamo: Comi tatù Balbensi Superae-
et in villa
SynodusValvensi etSulmonensi ab Ep. quana, in castello qui vocatur de Navi-
B. Mar lineili anno 1 7 5, Romae 1 7 1 7.
1 no, per l'anima sua, et conjugis nomine
Da'preziosi monumenti, che si leggono nel Oriae dona in sacrosanclo altario Bea-
Cartario Farfense riguardanti la regione tiJoannis quod constructum esse digno-
de'peligni, rilevasi che restando soppres- scitur in Valle Superaequana in voca-
so da'longobardi il nome di peligni, dal- bulo Velinari, un suo molino con altri
la città di Valve unicamente prendevano beni uelio84- Altre chiese che in questo
il loro nome le popolazioni di queste con- gastaldalo appartenevano alla badia di
trade, per cui si dissero Valvenses e Bai- Farfa,leggonsi registrate nel diploma del-
benses, e che in Valve risiedeva il gastal- l'imperatore s. Enrico II del ioi4, nel
do a'tempi de'longobardi, ed il conte ne' quale conferma: In Comitatu Balbensi
tempi posteriori. Camerino gastaldo di le chiese s. Peregrini, et s. Mariae cunt

Valva si legge presente ad un placito del pertinentiis earuminquibus comes Ode-


75o, riferito dal Muratori nella nota i3 risius noviter monachos locavit, riducen-
al Cronico Farfense. Adelperlo gastaldo dole così all'essere di celle monastiche co*
di Valva con Sinualdo vescovo della stes- monaci e preposto. Nel diploma poi, che
sa città (non conosciuto dall' Ughelli), leg- l'imperatore Corrado 11 nel 1028 com-
gono in un placito bellissimo dell' 801, partì a Guido abbate di Farfa, gli confer-
tenuto da Ebroaldo conte del regio pa- ma In :comitatu Balbensi ccclesiam s.
lazzo in Cancelli* fìnibus Spoleti, luogo Mariae in Trajano, ets. Mariae in Sar-
sugli Apennini nell' Umbria, pubblicato zano cum suis pertinentiis, e si legge nel
dal Galletti nelle Memorie di tre antiche n.° 92. Altre notizie del castello di Belìi,
chiese di Rieti, a p. 32. Da questi appren- di Siziano, Galliano, ed altri delle con-
do, che Sinualdo si deve collocare dopo trade della giudiciariaValvense e suo ter-
Vadperto che fiorì 1161777. E molto pro- ritorio, il Fatteschi le riporta nell'Appen-
babile, che anco Berardus judcx de Bal- dice al n.° 26. Anche il Corsignani, poi
la, ossia Valva, presente ad altro placi- vescovo di Sulmona e Valve uniti, nella
VAL VAL 87
Reggia Marsicana, afferma che l'antica rantur cum praeposito. Di più dice che
Valve fu distrutta, e nota che superae- i in Pentitila era vi l'episcopio, il monte di
quarti da sopra monti confinavano co-
i pietà e il seminario. Sui peligni, inclusi-
gli equicoli, e riporta un'iscrizione della vamente a Valve e Sulmona, signoreggia-
colonia Superaequanorum , posta nella rono gli antichi duchi di Spoleto , la re-
chiesa di Maria di Secenara. Riferisce
s. gione appartenendo a quel potente duca*
l'Ughelli Hanc XJrbem (Sulmona) geo- to. Dipoi Valve fu posseduta da'gran con-
a
graphi in 4« regione Italiae collocante ti di Marsi, uno de'quali Trasmondo ne
90 omnino milliariìs ab Urbe Roma dis- fu vescovo. Nella divisione delle signorie
sitam in Pelignis,quae Regio mine Val- il contado di Valve colla città di Sulmo-
va nuncupantur 3 nam ut Blondus tradii na, e con tutto lo stato della Valeria, toc-
circa anno Domini 700 sub dominio lon- cò a Oderico fratello del gran conte Be-
gobardum Regum circaSulmonem anti- rardo. In seguito Valve con Sulmona di-
quato nomine Pelignorum, in Comitatù venne principalode'Borghese romani. Ri-
erecta, et Valva est nuncupata,ex quo tornando a Corfinio, che colla sua sede
factum est, utdioecesisEcclesiae Sul/no- vescovile die origine a questa di Valve,
nensis, atqite huic Regioni, Romana Ec- essa era poco distante dal fiume Ateruo,
clesia Valvensem Episcopatum dixerit, sulla destra e poco lungi dal ponte no-
cujus in sacris conciliis frequens memo- minato da Cesare, e in una bella pianu-
ria extat. Episcopus habel dna cathe- ra cinta di montagne. Sorgeva più d'u-
drales EcclesiaSyUnain ipsa Sulmonen- na lega lungi da Popoli , il quale fu già
sis civitate s. Pamphilo dicala , altera nobilissimo feudo de*Cantelmi. Strabone
in sylvis , ubi velcris Corfinii vestigia, pure fa memoria, che Corfinium gentis
ingente sque aedificiorum ruinae, passim pclignorum caput communem omnibus
cernunlur , s. Pelino sacra , qui ibidem Italis, loco Romae, Urbem, designan-
sub Juliano Apostata, cum ejus oratio- tes, ac belli arcem, cui Italiae nomen in-
ne Martis templumcorruisset, a tempio- diderunt. Nelle guerre civili^ Cesare for-
rum Pontificibus durissime caesus,atque zò Domizio Enobarboa ritirarvisi, 1' as-
85 vulneribus confossus martyrii coro-
, sediò e la prese, per avere parteggiato
nala promeruit, die 5 decembris anno per Pompeo. Diverse notizie di Corfinio
362. Juncla deinde Sulmonensi V^alven- si ponno leggere nel Corsignani , ripor-
sis Ecclesia Episcopali dignitate con- tando un'iscrizione che ricorda la sua re-
decorata est,autpaulo ante, auts. Ser- pubblica e la perforazione d' un monte
gio I Ponti/ice sedente adclavum. Con- nello spazio di 1000 passi onde formare
annum 700 nostrae sa-
stant autem ante un canale: Respublica Populusque Cor*
harum Ecclesiarum simul juncta-
lulis Un acquedotto principiava da
finiensis.
rum Praesulem, ad poster itatis merno- Roma o da Tivoli, e per Corfinio passa-
riam non transiisse. Quicquid autem sit va ne'Marsi. Vi terminava la celebre via
de praeteritis temporibus hoc nostro _, Valeria. Il vescovo di Brindisi s. Pelino,
saeculo a Sulmonensi tamquam a di- reduce da Roma,per la fede cattolica mo-
gniori Valvensis dignitas denominatur, rì in Corfinio; dopo il suo martirio gli

in qua sacrorum Antistes cum clero fu eretto in Marsi un celebre tempio col
splendidiori fixit sedes. Dichiara poi il suo nome, dal quale lo prese il castello
suo annotatore Lucenzi: Ecclesia vero di s. Pelino ne' Marsi, terra antica edifi-
Valvensis 4 milliaribus distans a Stil- cata colle rovine di Albe, come altre. Cor-
inone sita est prope moenia Terrae Pen- signani ritarda di due anni il martirio del
mae co in loco, ubi olimCorfinium erat.
ti sauto, cioè al 364, P ero a quest'anno 1»
In ea pariler 1 2 canonici in dmnis ojye- riferisce io stesso Ughelli Delia serie de-
86 VAL VAL
gli arcivescovi di Brindisi, Italia sacra i pò, secondo TUgheUi, mentre il Lncenzi
t. 9, p. i i , e ne riporta la vita. Vicino nel correggere l'asserzione, a (Ter ma vene-
alla terra di s. Pelino, presso la via Va- rarsi invece nella cattedrale di Valve. E
leria, si trovarono gli avanzi d'un ma- con l'Oldoino, nelle note alle FiUte Pori-
gnifico pretorio, e de' pubblici bagni de- tificum del Ciacconio , t. i p. ì 1 8, con-
,

gli antichi romani e de' inarsi. Colle ro- clusi che tali chiese o hanno una patte
vine di Corfinio fu edificata Pentitila po- insigne del corpo di s. Alessandro I, ov-
co distante, come
da Sulmona e dal lo è vero quello d' allro sanJo omonimo. Il
fiume Pescara a'piedi dell'Apennino, an- Diario Romano a'3 maggio, festa di s.

ch'essa.nell'Abruzzo Ulteriore II. Di Pen- Alessandro I, dichiara che il suo corpo


tima, dice Corsignani esistere vicino a' con quello de' suoi ss. Compagni riposa
Alarsi, e conservarsi nel suo episcopio una nella chiesa di s. Sabina di Roma. Ne'
iscrizione spettante all'antica città di Ci- voi. LXXIII, p. ioi e 107, LXXVI, p.
vita Anlina, che ricorda essere stata e- 188, pai lai della basilica, oratorio e se-
retta al tempio che ivi avea il Sole e la polcro dis. Alessandro I nel 18^4 rinve-

Terra ossia Vesta. Avendo Pentima o nuto nella via Nomenlana e Salaria sub-
Pentina perduto il titolo di città, attri- urbana a Roma, ed ove già avea tro-
buitole dalla cattedrale dis. Pelino, si- vato asilo s. Pietro principe degli Apo-
tuata poco lungi da essa, ne' primi anni stoli. Qui aggiungerò, che il n.° 87 del
del secolo passato ricorse al collaterale Gioì naie di Roma
del 1857, narra che
di Napoli, e verificatesi le sue prerogati- il Papa Pio. IX
16 api ile si portò nel-
a'
ve alla regia udienza provinciale, per l'e- la vicina chiesa di s. Agnese fuori delle
r
nergia e zelo del celebre d. Pietro Ai- mura a celebrarvi la messa di ringrazia-
terragnoli gentiluomo medesima, della mento allo scampato gravissimo perico-
ne uscì il decreto a favore di Pentima: lo, da me descritto nel i.° de'citati voi.,
Quod manuteneatur et quatenus opus, e poi vide la prospettiva del propinquo
reintegre tur in possessione se denomi- monumento che sta erigendo la pietà de*

nandi t
et appellando Civitatem. Quindi fedeli per eternare il luogo. Indi il Papa
da Pentina fu chiamata città, e fra
tutti andò alla basilica Alessandrina e co'cou-
Je sue produzioni sono celebrati vini di i sueti riti vi collocò lai. "pietra fondamen-
gran bonlà e perfezione. Aggiunge Corsi- tale per la nuova chiesa, che a cura del-
gnani che di Pentina n'è signore il vescovo la s. congregazione di propaganda, pro-
di Sulmona eValve,e che Pasquale II con- prietaria del tenimento, si va edificando
1
fermò alla cattedrale de Morsi, ora Pesci- sopra l'antico oratorio, rinnovandone la
na (f^.Jy il dominio di tutte le chiese di sua primitiva dedicazione a'ss. Alessandro I,

diocesi, fra le quali Giovanni in Penti-


s. Evenzioe Teodulo. Colla t." pietra il Pa-
na. Di Pentima poco ne parlano geogra- i pa vi pose una cassetta di bronzo conte-
fi, ed erroneamente lo credono un villag- nente la medaglia espressamene forma-
gio, con due chiese e 1 6oo abitanti.La cat- ta per memoria dell'avvenimento, colla
tedrale diPelino da Corfinio, col suo ve-
s. propria effigie e l'iscrizione riprodotta dal
nerando corpo e la residenza del vescovo Giornale jnon che con pergamena da lui
furono trasferite a Valve, e perciò fu an- segnata, e in separato tubo altra colla
che denominato il vescovato di s. Peli- narrazione del fatto e sottoscritta da'ear-
no; distrutta Valve, tutto fu trasportato dinali, prelati e altri presenti. Termina-
in Pentima. Nella biografia di Papa s. A- ta la sagra funzione, Papa seduto sul-
il

lessandro I, col Novaes dissi delle chiese l'antica sedia marmorea, pronunziò pa-
ove si venerano le sue reliquie, fra le quali role di salute e di vita al popolo, e parti-
quella di Sulmona che uè conserva il cor- colarmente agli aluupi di propaganda de-
VAL V AN 87
stinoli alle missioni apostoliche ,
per in- penitenziale, e di 3 mansionari, oltre al-
fervorarli ad essere banditori della fede tri preti e chierici inservienti all' ulfizia*

cristiana per tutto l'orbe, e per distrug- tura divina. Vi sono pure diversi sodali-
gere quello spirito d'indifferenza, che re- zi. Ne' fertili dintorni di Valve si osserva
gna ora fatalmente nel mondo. Aggiun- il bel santuario dedicato a s. Michele,
se poi, che desiderava benedirli prima nel dove ammira una grotta naturale d'ol-
si

nome dell' Eterno Padre , allineilo una tre a 200 passi di lunghezza, con 100 di

scintilla onnipotente penetrasse i loro larghezza e 5o di altezza in qualche pun-


cuori; nel uome dell'Eterno Figlio, increa- to. Non poco debbono gli abitanti al mar-

ta sapienza, affinchè uua parte di essa dif- chese Giuseppe M." Valva sopriutenden-
fondesse nel loro intelletto; e nel uome te generale delle strade e ponti del re-
dell'Eterno Paracleto, perchè li accen- gno, il quale oltre l'impegno mostrato
desse di santo zelo per l'apostolato. Do- per la costruzione della nuova strada da
po le quali parole, che altamente com- Eboli sino ad Atella di Basilicata con- ,

mossero gli astanti, il Papa comparti a ducendola pel feudo che quivi possiede
tutti l'apostolica benedizione. In tale cir- la sua famiglia, insignemeute lo giovò
costanza fu distribuita la circolare, che promuovendovi l'agricoltura e il commer-

la s. congregazione di propaganda indi- cio, e di più vi costruì uua vasta villa,


i izzò all'Episcopato e a' vicari apostolici, eseguila con molta intelligenza, decorata
perchè nella loro pietà volessero contri- di grandi peschiere, lunghi viali, e ricca
buii e all'erezione del nuovo tempio, e del d'ogni sorta d' alberi fruttiferi, con altre
luogo siliceo di tante sagre memorie del- decorazioni assai magnifiche, sì che può

la primitiva Chiesa. Il Papa desideroso dirsi una delle più belle della provincia.
d'iniziare l'edifizio, volle contribuirvi con V AN. Sede vescovile de'caldei,nel Cur-
3ooo secondo oblatore fu il car-
scudi, e il il lago Kamidan. Il suo ve-
distan, presso
dinal Haulik arcivescovo di Zagabria of- scovo Auaujesu nel i6i3 o 1616 sotto-
frendo scudi 5oo, egual somma avendo scrisse la lettera sinodale del cattolico Li-
già donato pel monumentodell'Immaco- lia al Papa Paolo V, per unirsi alla chie-
lata Concezione in piazza diSpagna,della sa romana. Oriens chr. t. 2, p. 1337.
cui inaugurazione ragionai a p. 281 del VAN, Fanum. Città arcivescovile e
voi. LXXXVII. Nel t. 4 della nuova serie grande Armenia, che vuoisi succedu-
di
del Giornale Arcadico di Roma ,a p. 44 ta all'antica Artemitao Artemitida, cit-
vi è la Breve notizia intorno all' oralo* tà d'Asia nella grande Armenia. È capo-
rio e alla catacomba di s. Alessandro I luogo de! pascialatico del suo nome e di
al settimo miglio della via Nomentana, sangiaccato di Turchia, a 58 leghe di-
pubblicata da un divoto di tali sagre stante da Erzerum sponda orien-
, sulla
memorie. Si legge nella suddetta ultima tale del lago omonimo che ha più di 5o

Proposilio Ecclesiarum Valvensis et leghe di circonferenza. Circondata da giar-


Sulinonensis invicem perpetuo canonice dini che ne rendono l'aspetto incantevo-
imitar um , et s. Apostolicae Sedi sunt le, e da mura merlate, è difesa da una cit-

immediate subjectae. Catliedralis Ec- tadella esistente sopra una rupe isolata for-
clesia Valvensis in prisca civilate mine t
mante una specie di cono estremamente
terra Pentimae nuncupata ) conspicitur elevato ; cittadella che ha fama di fortis-
sub invocatìone s. Pelini. Non ha cura di sima, avendo resistito per più anni agli e-
anime, là parrocchia essendo nella chiesa serciti d'Abbas li. La città pervenne in

parrocchiale di s. Martino. Il capitolo si potere de'turchi nel 1 549, ed è assai po-


compone della dignità del prepostoci 1 polata principalmente di armeni. Il com-
canonici, comprese le prebende teologale e mercio che si fa pel lago e il passaggio del-
88 VA N VAN
le carovane procurano assai grandi van- Sede a fine d'impetrare l'assoluzione.
taggi agli abitanti. Vi si gode d'un clima Tuttavolta di questa scomunica non fa
temperalo e d'un cielo quasi sempre se- parola Simone Timon nella sua Porpo-
reno; il prodotto del suolo basta al sosten- ra Pannonica. Ricorda bensì sua le- la

tamento della città, e produce riso anco gazione e dice, che colla sua eloquenza e
per asportare. Commanville dice che è facondia persuase nel 1266 Bela IV a
uno de'migliori arcivescovati armeni, sot- riconciliarsi col figlio Stefano V,che guer-

to il patriarcato di Ezmiazin o Ecsmiasi n reggiavano tra loro: però nell'Appendi-


l'arcivescovo avendo per residenza il mo- ce il Timon descrive con precisione l'av-
nastero di Varach. La provincia ecclesia- venimento della sentenziata censura. Si
stica di Van ha per suffraganei i vescovi trovò presente alla consagrazione d'alcu-
d'Arcis,ClalhoChelath,Clusuvanch,Lim, ni altari nella chiesa di s. Agnese nel
Ustan, Husan, Bardulimeos o s. Bartolo- 1254» ed alla solenne dedicazione della

meo monastero, tutte sedi de'dintorni o chiesa de' ss. Luca e Martina nel Foro
sul lago di Van, e Lini nella sua isola. romano, la quale descrissi nel vol.LXIH,
VANCHAoVANSCAo VACSA Ste- p.5o. Intervenne a'conclavi di Alessandro
pano, Cardinale. De* conti di tal nome, IV (non però a quello per Urbano IV) e
ungaro di nazione e nobile, commenda- Clemente IV, e nel pontificatodi quest'ulr
ed
bile per la sua vasta letteratura divina timo cambiò il temporale coll'eterno nel-
umana, ma più candore de'co-
assai pel la sua morte, accadutagli in età decrepi?
stumi e per una specchiata prudenza, fu ta nel 1 266, non si sa se in Italia o in Un-
nominato da Bela IV re d' Ungheria al gheria. Timon, forse con più di ragione,
vescovato di Vaccia, che governò per 12 fissa la sua morte al 1269, ad onta che
anni con incomparabile zelo e sollecitudi- ilNecrologiodelsecoloXlll esistente nel-
ne. Il re T inviò a Inuocenzo IV per in- la biblioteca di Spirito in Saxia di Ro-
s.

vocare soccorsi contro tartan che inva-


i ma, morte del cardinal Stri-
registri la

dendo l'Ungheria ne minacciavano la ro- goniense a'io luglio 1266.


vina con grave pericolo della religione VANCOUVER (Vancouverìen). Cit-
cristiana. Innocenzo IV nel 1244 1° lra * tà con residenza vescovile nell' America
sferì all'arcivescovato di Strigonia, e poi settentrionale, nella Columbia o Oregon
nel dicembre 1252 01 253 01 254 in Pe- negli Stati Uniti. Questa piccola città è
rugia lo creò cardinale vescovo di Pale- posta ad una breve distanza dalla Colum-
strina. Avendo però conosciuto per espe- bia, ove sorge uno de'grandi fiumi di que-
rienza il clima di Roma a lui poco con- sta parte degli Stali Uniti che prende la
facevole, domandò in grazia al Papa di sua derivazione dalle Montagne Roccio-
poter tornare in Ungheria alla sua me- se, e che si getta nel grande Oceano. Si
tropolitana, il che con alcune condizio- chiamò prima Fiume dell'Ovest, indi O-
ni gli fubenignamente accordato, anche regon, ed attualmente Columbia, nome
per pacificare il re col figlio e i magnati preso dalla nave, che montava Gray, che
del regno. In seguito Innocenzo IV gli peli. la discoprì a'7 maggio 1792, e per-
concesse la facoltà di ritenere coli' arci- ciò anche il distretto promiscuamente di
vescovato di Strigonia il vescovatodi Pa- Oregon e di Columbia si appella. 1 Monti
leslrina, benché assente. Parecchie apo- Rocciosi souo una grande catena di monta-
stoliche legazioni occuparono lodevol- gne dell'America settentrionale, forman-
mente il cardinale, ma la più celebre fra te la parte più boreale della lunga giogaia
tutte fu quella d'Ungheria e Schiavonia, che divide il nuovo continente in due cli-
in cui fulminò l'auatema contro il re Be- vi generali, quello dell'Atlantico all' est,

la IV che
, ricorse supplichevole alla s. e qupllo del grande Oceano all'ovest. Fui-

r
V AN V AN 89
mano i Monti Rocciosi o Pietrosi , negli pariscenza. Vi sono miniere di piombo,
Stali Uniti, il limite tra'territorii di Co- rame e cristalli di monte. La nazione in-
lumbia e di Missouri, e talvolta chiaman- dipendente de'Wakas popola le coste del-*
si Monti Columbiaui. Non trovando ne* l'isola , ed è soprattutto dedita alla pe-
geografi da me consultati Vancouver, di- scagione de' cetacei, non che di tartaru-
rò almeno del forte e dell'isola omonimi ghe, salmoni ed aringhe. I wakas fra-
della regione confinante, separata dal con- ternizzano cogli aztechi, che si riguarda-
tinente dal golfo di Giorgia, e dagli stret- no come i più colti degl'indiani occiden-
ti Johnstone e della Regina Carlotta,
di tali. Costruiscono battelli comodi e bene
non che di Juan de Fuca, a motivo d'al- ornati, si fabbricano gli attrezzi della cac-
cune notizie che vi hanno relazione e per- cia e della pesca , colla corteccia del pi-
chè non si confondino colla città vesco- no formano tele, e con pelo di lince e di
vile dello stesso nome. Riferirò quanto volpe finissime stoffe. Decentemente si

ne scrisse 1' a w. Castellano nello Spec- vertono, ed hanno molta incliuazione al-
chio geografico-slorìco-politicOy ed altri. la pittura. Adoperano braccialetti di ra-
Nella regione dell'Ovest, de'possedimen- me o di cuoio dipinto, ed orecchini di
ti nominali dell'Inghilterra, è il forteVan- rame, appendendo alle narici un monile
couver, sulla destra riva della Columbia, dello stesso metallo lavorato in forma di
alla distanza di 20 leghe circa dalla sua cuore, cioè pel re o principe e pe' capi,
foce, eretto dallo stabilimento della com- ovvero delle conchiglie spirali d' un az-
pagnia di Nord-Ovest, dopo di aver ab- zurro vivacissimo, il tutto lungo da un
bandonato il forte Giorgio, che preesiste- mezzo pollice; però il popolo vi sospende
va nelle medesime vicinanze. La Quadra un pezzo di legno, il quale da ciascuna
Vancouver è una ragguardevole isola banda oltrepassa le orecchie d'8 a 9 pol-
del Grande Oceano, che dal nord-ovest lici. L'ornamento del naso è quello che

alsud est si estende peri o leghe di lun- 1 più pregiano. Sono loro armi l'arco e la
ghezza su 3o di massima larghezza. Lo lancia, eie frecciee le lancie vanno guer-
stretto di Juan de Fuca la divide al sud nite alla cima d'osso, o d'un pezzo di fer-
dal territorio degli Stati Uniti ; un cana- ro aguzzo. 1 canoti o schifi, falli d'un so-

le che termina col golfo della Nuova Gior- lo albero, i maggiori hanno 40 piedi di
gia la separa all'est dal continente; al nord lunghezza , 7 di larghezza, e 3 di pro-
fra essa e l'Arcipelago e aggregato d'isole fondità, e ponno contenere 20 persone.
della Piegina Carlotta s'interpone altro Tra gli usi singolari di questi popoli , si

stretto. La temperatura vi è meno aspra osserva quello che esercita il marito ver-
de'lnoghi circostanti, ne l'orrido aspetto so la moglie che rifiuta d'abitare con lui;
de'peipetui geli concorre a funestare chi egli le strappa il naso, senza dubbio per
approda in que'paraggi. Nell'area si ele- impedirle di rimaritarsi. Altro non me-
vano alte e dirupate montagne, che so- no bizzarro si è, che un uomo cui sieno na-
no però di rigogliosi alberi rivestite e , ti due gemelli non può per due anni
molle specie rimarchevoli vi si trovano mangiare veruna specie di carne o di pe-
di pini, cipressi, roveri e abeti, fra 'qua li sce fresco, ed occuparsi in verun genere
ve n'ha di gigantesca dimensione. Il ter- di lavoro; vive separalo dalla moglie e
reno oifre spontanee ottime radiche nu- da'figli, e tutti sono alloggiati e maute-
tritive, porri, crescioni, lamponi, more, nuli a spese della comunità. Le capanne
fragole, uva-spina, musco, felce, bacche sono regolari e ricoperte di tavolato, e
di varie frutta, ed anche il così detto pie sopra stuoie di loro fabbricazione si ada-
d'oca, specie di cereale silvestre. Si ador- giano per dormire. Adorano due genii,
na altresì di fiori olezzanti e di vaga ap- ed hanno una specie di mitologia. Temo-
9° VAN VAN
no moltissimo il tuono, ed intanto che della Columbia o Oregon si dividono in
rumoreggia, salgono sui delti tavolati e due principali tribù, quella delle Tesle
\i battono sopra con gran forza cantati- Pialte o Chactas, e quella de'Shoshones
do e piegando il Dio loro che non gli uc- o Serpenti. Alla |.", per l'abitudine di
cida. La rada occidentale, ove primi eu- i schiacciare la testa de' fanciulli, le fece
ropei navigatori posero piede, si chiamò dare dagli europei il nome di Teste Piat-
degli Amici. Ma gli spagnuoli nel 1774 te.Le due popolazioni si calcolano un
l'intitolarono Porta s. Lorenzo, indi Cook 160,000 circa. Abitano villaggi, ed han-
approdatovi cambiò il nome della stazio» no capanne di legnoe portatili. Shosho- I

ne Porto del Re Giorgio, e I* isola la


in nes sono più guerrieri delle Teste Piatte,
disse Noolka. Nel 1786 certi mercanti in- e nello stato di rozzezza, anche perfidi e
glesi dell'Indie orientali vollero stabilir- traditori. Nelle montagne vi sono altre
vi una Noolka, egli
fattoria alla baia di piccole tribù. Una parte di essi porta ne-
spagnuoli nel 1789 se ne arrogarono l'e- gli altri stabilimenti americani pellicce-

sclusivo dominio, e vi costruirono un for- rie, e particolarmente pelli di lontra ma-


fè; ma a'28 ottobre 1790 si fermò dalle rina, alle quali i pongono un gran
cinesi
due cortiun trattalo, cioè di cessione prezzo. Vancouver, avendo esploralo la
della Spagna si dell'isola che della baia, costa del nord ovest dell'America setten-
in favore dell' Inghilterra, ed due am- i trionale, gì' inglesi si appropriarono un
miragli navigatori Quadra e Vancouver tal paese dal 4^° al 6o° di latitudine nord,
coll'eseguirlo diedero ali 'isola colonizza- e chiamarono Nuova Albione e Nuova
ta il proprio nome, e così venne deno- Giorgia: probabilmente fu quel navigato-
minala Quadra e Vancouver. A malin- re che die il nome suo alla città poi ve-

cuore soffriva Macunna, principe degli scovile di Vancouver. Qualche tempo do-
indigeni, questi soprusi ne' suoi stati, e po il governo degli Stati Uniti pretese che
neli8o3 apprestava armi per sostenere tutto il territorio situato fra il 4^° e 52°
la sua indipendenza. Ma i coloni in pro- di latitudine nord facesse parte de' suoi
gresso stabilitisi nell'isola hanno simpa- possedimenti. Col trattato di Gand del
tizzato connaturali, ed un amalgama ne fu 181 5 l'Inghilterra lo cedette deGnitiva-
il risultato, che deve condurre alla piena meute agli Stati Uniti, come pure gli sta-

civilizzazione.Nootka èil villaggio,che de- bilimenti che formati avea sulla Colum-
ve chiamarsi capoluogo, e Wlkananis non bia, verosimilmente con Vancouver in di-
è meno importante, ed ebbe nome da scorso. Dal 822 questo territorio fu am-
1

altro principe, che sui Wakas ebbe im- messo nell'Unione Americana sotto il no -
pero. Si fa ascendere a 20,000 il mime- me di Columbia o Oregon Takoutche-
io de'soggetti al dominio de'due cacichi. tesse. Diversi anni addietro non rinchiu-

Notai nel vol.XLVIH, p. 2d6, parlando dendo che qualche forte e stabilimenti di
dell'isole di Sandwich e suo vicariato a- poca importanza, di cui Astoria è il prin-
postolico dell'Oceania, che il re dell'isola cipale, per questo motivo geografi non
i

Atui nel 1792 giurò vassallaggio al re parlarono di Vancouver. Penetratavi la


d'Inghilterra in Vancouver. La Colum- religione cattolica con successo, PapaGre-
bia e l'Oregon, detto pure Takoulchetes- gorio XVI ne prese zelante cura, neh 843
se, èil territorio più. occidentale di tutti istituì il vicariato apostolico d' Oregon
i dell'Ammi-
paesi dell'Unione, e la costa (F.) , comprese il territorio al di
in cui
ragliato forma nelle terre un profondo là delle Montagne Rocciose, ed il i.° di-
seno, e comunica col distretto di Juan de cembre ne dichiarò vicario apostolico e
Fuca, che separa questo territorio dall'i- vescovo di Diasi in partìbut mg. Fran-
sola di Quadra e Vancouver. Gli abitanti cesco Norberto Blauchet, nato in s.P ietro
V AN VA II 91
r
nel Canada. Pe'nolabili progressi che vi » Mg. Demers , vescovo di Vancouver,
fece il cattolicismo, nel 1846 stava per nell'Oregone, partito da Parigi nel mese
pubblicare la provincia ecclesiastica da di ottobre scorso, era a Nuova York nel-
lui formata, cioè dell'arci vescovato d'O- le ultime notizie che ne abbiano ricevu-
regon, e de' vescovati sulfraganei di Van- to. Egli spedì dall' Havre pel Capo Horn
couver, Walla Walla,e Nesqualy, quando 5 missionari per la sua lontana diocesi, e
ili. giugno riposò nel Signore. 11 succes- vi si reca egli stesso per V Istmo di Pana-
sore Papa Pio IX subito effettuò la dispo- ma, a fine di precederli sul luogo delle co-
sizione d' Oregon e di Vancouver eoa , muni loro fatiche. Il coraggioso prelato
breve de*20 o 24 luglio, e quanto al ve- più volte si fece ascoltare in Nuova York
scovato diNesqualy l'istituì poi a'3 i mag- ad edificazione numerosi fedeli che side'
gio i85o. Peri. "vescovo diVancouver il affollavano intorno al suo pergamo, avidi
Papa nello stesso 1846 nominò
24 luglio di udire il racconto delle sue missioni , in
l'attuale zelante mg/ Modesto Demers, mezzo delle Pelli Ptosse dell'Oregone. fi-
."
mediante breve apostolico, e perciò non gli è il 1 apostolo che abbia fatto sentire
preconizzato in concistoro con proposizio- le parole di Dio in quelle contrade, e la
ne, il che m'impedisce dare le notizie di razza indiana dovrà la sua conservazione
questa nuova diocesi. Tuttavolta leggo nel agli sforzi ed a'sagrifizi de'missionari cat-

Giornale di Ruma dell'agosto 857 a p. 1 tolici"; ed aggiunge il Giornale di Roma


r
770. » Mg. Demers, vescovo di Vancou- del 1802 a p. 64: se non è condannata da-
ver, il quale si trova in questo momento gl'impenetrabili decreti della provviden-
a Parigi, va prossimamente a ripartire per za a scomparire gradatamente dalla terra.
la sua diocesi. Egli conduce presso di se 6 VANDALI. Antichi popoli Barbari di
ecclesiastici come collaboratori ne'suoi e- Germania, lungo il mar baltico, dirim-
vangelici lavori. Questo venerabile prela- petto all'isola che da Dessippo viene chia-
to, la di cui giurisdizione si estende sul va- mata Scanzia. Nel principio del secolo [

sto territorio situato all' ovest del Mis- di nostra era in parte uscirono dal loro
souri, ha portato la divina parola fra le paese, arrestandosi prima verso 1' orien-
tribù selvagge dell'Oregon, con la quale te, tra il Bosforo Cimmerioe il Tanai, da
è pervenuto con l'insegnamento e la pra- dove scacciarono gli slavi, di cui presero
tica religiosa a togliere dalla barbarie, e il paese e il nome: porzione di loro si di-

portare un giorno que'popoli alla civiltà resse verso le sponde del Danubio, e oc-
e que' terreni alla fertilità. Il capoluogo cuparono paesi in oggi conosciuti sotto
i i

della missione cattolica è situato a Van- nomi di Trausilvania, Moldavia e Valac-


couver, piccola città posta a piccola di- chia. Quindi s'impadronirono del resto
sta nza dalla Columbia, ove sorge uno de' dell'antica Dacia, e poi si stabilirono nel-
grandi fiumi di questa parte degli Slati la Pannonia , donde furono cacciati uel
Uniti che prende la sua derivazione dal- 1710 dall'imperatore Marc' Aurelio. I
le Montagne Rocciose, e che si getta nel vandali nel 271 fecero nuove irruzioni
grande Oceano. Questa missione,una del- sulle terre dell'impero e furono disfatti
le più interessanti del nuovo mondo , va da Aureliano, e dipoi da Probo. In esso
a ricevere uu'estensione utile per il giun- chiamati,unilisi agli alani, agli svevi e al-
r
gere de'suoi pietosi collaboratori che mg. tri barbari, si gettarono in Italia , nelle
Demers seco conduce, procurando egli di Gallie e nelle Spagne, secondo la comu-
assistere le 4o tribù che formano la parte ne sentenza. Il vocabolario della lingua
più importante della diocesi di Vancou- latina e italiana dice. I Mandali, Vanda-
ver". Quindi si apprende dall' Osservato- liorttm, popoli settentrionali che antica-
re Romano del dicembre 85 1 1 a p. 1 1 02. mente tennero la Germauia alla spiaggia
9* V AN V AN
del mar Baltico, dov'è ducato e il gran- il dilli. In Roma sul prospetto esterno del-

ducato di Mectlenburg, nella Sassonia la chiesa e ospedale nazionale degli sve-


(V.) inferiore , che hanno per capitali desi (di cui riparlai a Upsal), si legge l'i-

Streelitz e Schwerin (V.)j dipoi si spar- scrizione riferita nel citato articolo: Ho-
sero per la Pomerania Polonia, Slesia, , spitale Svecorum, Gotthoruni et Wan-
Boemia, Russia, Dalmazia e Africa; ven- dalorum. Anche il re di Danimarca as-
nero in Francia, nella Spagna, e pianta- sunse il titolo di re de Vandali, e Io di-
rono la loro sede dov' è ora l'Andalusia, mostra Cristiano Lodovico Scheid De :

di cui è capitale Siviglia (V,), perciò de- Regii Vandalorum titilli augustissimi:
nominata Vandaluzia, che senza il v si Daniae Regib us, jampride ni fam iliaris
disse Andaluzia e in latino Vandalitia; origine etcaussa,Haftìaei'jfò. Allorché
diversi autori però credono che questo nel 1709 si recò in Bologna Federico IV
nome le venne non da' vandali, ma dal- redi Danimarca, nel suo soggiorno in quel-
l'arabo significanteTerra cV Occidente, l' illustre città fu alloggiato nel palazzo
quando invasa dopo vandali dagli ara- i de'conti Ranuzzi, i quali per eternare la
bi, come la contrada più fertile e com- memoria di sì grande ospite nel salone e
merciante della Spagna, chiamata il suo sotto al quadro che rappresenta l'amba-
giardino e granaio, e dopo conquistata sciata del senato di Bologna al re, fu po-
buona parte della regione gli arabi vi for- sta l'iscrizione Federicus IV, Daniae
:

marono principalmente regni di Sivi- i Norvegiae Gothiae,Ac VandaliaeRex,


glia,Jaen, Cordova e Granata, oltre al- Ranutiae domus bis hospes. La riporta
Leggo nel Lexicon geographicum,\\\
tri. Cancellieri nella Lettera aldi. Detti so-
Baudraud. Vandali, qui et Fenedi3 Fen- pra la permanenza di Federico IV in
ili et Sciavi poslerioribus, populiSepten- Bologna. Avendo primitivi vandali oc- i

trionales. Regio Vandalia et Vandalis cupato e abitato il paese di Brandcbur-


gemina: una in Germania, Meckelburg; go, l'elettore di tale ducato Federico I

altera in Hispania Baetica, Andaluzia. nel 1 70 1 preso il titolo di re di Prussia e


Ali) Vandalo?, a Vanda regina dictos t de Vandali,pev qualche tempo ritenue il

primo in Polonia circa Vistulamjlu- 2.°noroe. L'etimologia del uome di Van-


vium habitas.se ferunt. Ali) a Vanda- dali deriva, per quanto pretendesi co-
lo Tuisconis filio et Marini nepote, di* munemente, dalla parola gotica vande-
ctos volunt, ex Sieroso. Vandali, edam len, che equivale oggidì in tedesco alla
scribitur t PVandali. Si compresero mol« voce modificata wandeln, che in ita-
li altri popoli sotto il nome di vandali, liano significa camminare 3 vagare, er-
come gli Angli, i Vaiini, i Cationi, i De- rare, perchè quel numerosissimo popolo
vengi, gli Eudosi, i Sidoni, i Suardoni, i difilli cambiò sovente di dimora ; anzi si

Miltoni, i Vaidoni, i Rugiensi, gli Ertili, ritiene in generale, che all'uscire dal set-
i Lemori, Cari, Gultoni, Borgogno-
i i i tentrione, i vandali si stabilirono ne'pae-
ni. In seguimi Sidoni, gli Eudosi ed Mit- i si nomi di Brati-
conosciuti in oggi sotto i

toni strinsero insieme alleanza e presero deburgo e di ducato di Mecklenburgo.


più specialmente il nome di Vandali. Al- Pretendono Plinio e Procopio, che van- i

tri chiamano i vandali nazione barbara dali avessero un'origine comune co 'goti;
formante parte di quella non meno fa- ma il p. Fallato dimostrò tutto il cou^
mosa <\eGoti(V.) e che al pari di que- t
trario nel suo Illy riunì sacrimi. Altret-
st' ultima era venuta dalla Scandinavia. tanto provò mg/ Giuseppe Assemani nel
Infatti tuttora re di Svezia (V.) Oscar
il Codex liturgicns, in Calend. de origine
1 prende per la grazia di Dio re
i titoli Slavorum. La lingua, costumi e la re- i

i
diSvezia i diNorvegia ) de Goti e dc'Vau- ligione di questi popoli erano del tulio
V AN VAN 93
di versi, secondo essi. Provano per le slesse i vandali nelle Gallie. Flavio Stilicone ge-
ragioni, ch'eglino aveano un'origine dif- nerale sotto l'imperatore Teodosio 1, trae-

ferente anche da quella degli slavi, degli va l'origine dalla nazione de'vandali. Ot-
unni, de' vinedi o venedi, quali ultimi i tenne in isposa Serena, nipote e figlia a-

erano della nazione de' sarmati, mentre dottiva dell'imperatore, e dopo la mor-
gli slavi e unni appartennero a quella de- te di questi qual tutore e ministro del de-
gli sciti. Jornande e Dione Cassio pongo* bole figlio Onorio, gli die io moglie la

no i vandali in Germania sulle dette co- propria figlia Maria, e così divenne qua-
ste del mar Baltico, cioè nel paese ora co- sisovrano dell' impero d'occidente. Es-
nosciuto sotto il nome di Prussia ePome- sendo Onorio divenuto incapace di dare
rania(la quale pure colla Pomerania pic- eredi all'impero, all'ambizione di Stilico-
cola pervenne nel dominio della Prussia). ne non restava più che di allontanare dal

Gì' imperatori romani dopo avere com- trono d'occidente il figlio d'Arcadio, im-
battuto e respinto i vandali e altri barba- peratore d'oriente e fratello d'Onorio,
ri, per salvare l'Italia, ch'essi riguardava- per farvi un giorno ascendere Eucherio
no come il cuore de' loro stati, trascu- suo figlio. A fine d'indebolire l'impero,

rarono e anche abbandonarono le parti onde ottenere il suo scopo, ed anche per
estreme dell' impero. La cavalleria de' farlo occupare senza aspettar la morte
vandali antichi usava lancia e spada , e d' Onorio, chiamò i barbari, e ne' sogni
non potevano combattere da lungi; lo- i della sua ambizione vide con animo fred-

ro saettatori erano mal disciplinati, e com- do scompiglio dell'impero.


lo strazio e lo

battevano a piedi alla maniera de' goti. Il tradimento di Stilicoue fu riprovato an-
Erano molti di essi bensì coraggiosi, pie- co dal Rinaldi, negli Annali ecclesiasti-
ni di ardire e di valore, tutti poi inesora- ci. Scoperte le sue trame da Onorio, lo

bilmente tutto distruggendo,senza riguar- fece uccidere in uno alla moglie e al figlio,
do alcuno all'eccellenza di qualunque o- ripudiandoTermanzia altra sua figlia,spo-
pera; furono principalmente i vandali che sata dopo la morte della sorella. Gode-
°
dispettosamente abbatterono i sontuosi e gisilo o Godigisele del 401, è ili. re co-
magnifici monumeuti dell'arti nell'impe- nosciuto de'vandali. Egli fu ucciso in un
ro romano, con deplorabile e irreparabi- combattimento contro franchi nel 4°6 i

le loro danno. Per cui dagli eccessi di ta- con 20,000 de'suoi. I vandali da lui con-
li rozzissime barbarie si disse Vandali- dotti, mescolati cogli svevi e gli alani a-
smo la fatale rovina e lo sterminio d' o- veano invaso, scorso e depredato le Gal-
gni opera bella, le calamità e violenze di lie, spargendo dappertutto la desolazione.
ogni specie, la più barbara e crudele de- Però dopo la morte del re tutti vandali i

solazione e devastazione de' paesi , senza sarebbero periti se Respendial, capo de-
adatto rispetto alle cose divine e umane, gli alani e massageta d' origine (come lo

ogni più. furiosa e atroce azione, l'avver- furono gli alani, ed A miniano Marcellino
sione ad ogni utile incivilimento, ogni ge- dice che messageti o massageti erano ve-
i

nere di spietata vessazione, la più raffi- nuti dal Caucaso e dal di là del Tanai),
nata tirannia, la più sanguinosa e crude- non fosse venuto opportunamente a tem-
lissima persecuzione de' cattolici e della po in soccorso loro, e impedito a 'franchi
Chiesa» A Vandalis nomen gentis Van- di sterminarli. Gonderico figlio del de-
dalicus deducitur, dice Baudrand; per funto , nello stesso 4°6 fu eletto re de'

cui s. Prospero d'Aquitana deplorò: Heu vandali. Per riparare alla rotta fatta sof-
caede decenni Vandalicis gladii ster* frire a' vandali da'/ranchi, egli fece allean-

nimuret Geticis. Si vuole, secondo la più za cogli alani e gli svevi. Questi 3 popoli
comune sentenza) che Stilicoue chiamasse essendosi riuniti, passarono il Beno a' 3
94 VAN V A N
dicembre 4°6, dopo aver marciato sul allora le chiese di Spagna, I' accenna s.

ventre affranchi che si opposero al loro Agostino nelP/ty;zsM8o. Così Iddio giu-
passaggio, e messe in fuga le guarnigioni sto vendicatore punì i galli, che non per-
romane che guardavano la sponda del ciò si convertirono a penitenza, anzi di-
fiume. Di là si sparsero nelle Galli», cui venendo peggiori. Così l'ira divina flagel-
devastarono pel corso di 3 anni. Narra lò gli spagnuoli pe'molti
che tra' essi vizi

Rinaldi che le guastarono e ridussero mol- regnavano, massime per l'impurità; ed è


ti popoli in servaggio: allora furono mar- perciò che li die specialmente in poter de'
tirizzati s. Narciso vescovo di Reims, s. vandali,dal Baronio qualificati gente per
Eutropia sua sorella e compagni, benché natura sopra tutti gli altri barbari vile e
altri ciò riferiscano a tempo degli Unni; codarda, ma casta, come ben osserva Sal-
ma gli atti del martirio dicono che pati- viano vescovo di Marsiglia. I vandali ben
rono sotto i vandali, i quali .non erano presto la ruppero cogli svevi e rivolsero
allora gentili, ma cristiani. Si vuole che contro di essi l'armi loro. L'imperatore
i vandali fossero battezzati nella chiesa Onorio in luogo di lasciar che questi bar-
cattolica circa a quel tempo in cui pas- bari si distruggessero reciprocamente tra
sarono Reno, però caddero poi negli er-
il di loro, ebbe l'imprudenza di soccorrere
rori ereticali degli Ariani; il che venne gli svevi. Divenuti pertanto più furibon-
da alcun* alleanza da essi Milla co' goti, di vandali, posero a soqquadro tutta la
i

infetti dell'arianesimo, e dall'odio da lo- Spagna, demolirono Cartagena, presero


ro nudrito contro romani. Indi passa- i d'assalto Siviglia e commisero le crudel-
rono nella Spagna,ove furono rapidi pro- i là più enormi. Il loro re Gonderico morì
gressi, poiché non si trovò esercito alcu- nel 4^8, dopo essergli entralo il demo-
no che loro si opponesse. Impadronitisi nio in corpo per avere steso le sue sacri-
nel 4 1 ' della Galizia, stesero le loro con- leghe mani sulle chiese di Siviglia, come
quiste sino allo stretto di Gibilterra. Fat- narra Rinaldi. Suo fratello Genserico,
ta allora una specie di ripartizione co'lo- che altri vogliono figlio,gli successe. Prin-
io alleati, abbandonarono la Galizia agli cipe barbaroecrudele, molto esperto nel-
avevi, che allora comprendeva anche l'A- l'arie della guerra e nella politica, tenne

sturie, e si stabilirono nella Belica, che sempre in piedi un'armata numerosa, on-
dal nome loro fu chiamata Vandalusia o de rendere inutili gli sforzi de'roman^e
Andalusia, ed ivi formarono una novel- fece stordire il mondo colla rapidità del-
la monarchia. Dice Rinaldi, che vandali i le sue conquiste. Idacio nella sua crona-
occuparono la Spagna, messivi da Costan- ca gli attribuì il pervertimento e apo-
tino tiranno, mediante Costante suo figlio, stasia de' vandali, a di lui esempio, dal
contro i fratelli Didimo e Veriniano pa- catlolicismo al riprovevole arianesimo;
renti d'Onorio, che stavano alla difesa di perciò odiando i cattolici misero tutto a
quelle provincie, le quali, tolti essi dal ferro e sangue nelle loro invasioni, sac-
mondo, furono date in premio a'barbari cheggiarono campagne e città, senza a-
vandali per essere depredale, essendovi vere riguardo a chiese né a monasteri,
pure entrali gli alani e gli svevi co'quali né a vescovi fieramente perseguitando
,

si divisero le Spagne. Agli alani toccaro- gli ortodossi, e proteggendo gli eretici e
no la provincia Lusitana e la Cartagine- gli scismatici. L'anno stesso, avendo Gen-
se, cioè di Cai-lagena, a' vandali cogno- serico inteso che Ermigario generale de-
minaliSilingi la Belica,e gli spagnuoli del- gli svevi devastava le provincie circostan-
l'altre città e castella si sottomisero abo- ti,marciò contro di lui , 1' attaccò nelle
minanti barbari. Nella Galizia regnò Gon- pianure di Meri da, e lo mise in rotta ta-
dericoi6 auui. Quanto danno riceverono le, che una parie del suo esercito fu la-
VAN VAN 9$
gliala a pezzi , ed egli stesso annegò en- pidi e distruttori progressi, fortificando*!
trò il Tago menile fuggiva. Intanto al nella città di Bona o ìppooa. In breve si

famoso conte Bonifacio, luogotenente del- rese padrone di tutte le città d'Africa,
l'Africa, per avere sposato una paren- fiorenti nella più parte con illustri sedi

te del re de'vandali, accusato di tramare vescovili, ad eccezione di Cartagine, d'Ip-

ribellione, e perciò minacciata lavila dal pona e di Cirta, che gli fecero resistenza,
valoroso Ezio o Aezio maestro della mi- le nondimeno posteriormente sog-
quali
lizia, che governava l'impero a nome del- giacquero al vandalico furore. Avendo
l'imperatrice Placidia, reggente del giovi- nel 43o disfatto Bonifacio, lo tenne asse-
ne Valentiniano III suo figlio, gli fu anche diato in Ipponai4 mesi, e la carestia loco-
dichiarata guerra. Bonifacio si ribellò e strinse a ritirarsi nel luglio 43 1. Poco do-
invitò i vandali di Spagna a venire in suo po Genserico vinse una sanguinosa batta-
aiuto, mentre l'impero s'ingannava uel glia contro i romani, e indi bruciò Ippo-
credere che nulla si avesse a temere per na, che sebbene una delle città africane
l'Africa. Il perchè Genserico nel maggio più forti, era stata abbandonata dagli a-
4^9, alla tesla di possente armata com- bitanti. Deplora Rinaldi le arsioni, le di-
posta di 5o,ooo vandali (compresi vec- i struzioni, le desolazioni patite dall'Africa
chi, le donne, i fanciulli, erano 80,000), pel furore di Genserico, che riempì la re-
di alani, di svevi, di goti e d'altre nazioni gione degli errori dell'arianesimo. Com-
barbare riunite sotto le sue insegne dal- mise il re tali eccessi, perchè dopo l'apo-
la speranza di ricco bottino, passò lo stret- stasia, abbandonata l'anteriore pietà, era
to e piombò sui romani; benché allora divenuto dissoluto e sfrenatamente lussu-
Bonifacio fosse rientrato in dovere, rico- rioso; fece battezzare dagliariani l'ultima
nosciutosi da Placidia ir inganno di Ezio, sua figlia, e ribattezzare in casa sua alcu-
inutilmente cercò con denari di farli usci- ne vergini consagrate a Dio, come dolo-
re dall'Africa. Il suo esercito si accrebbe rosamente rammaricato racconta il ve-
pe'malcontenti e pe'mori vagabondi che scovo d'Ippoua s. Agostino neWEpist.jo,
accorsero dall'interno del paese, ove li a- che gli scrisse per ritrarlo a conversione
vea contenuti il timore de'romani. I tanti e penitenza. Osserva Piinaldi , coti Sal-
donatisti, che condannati con pene eccle- viano citato, che il guasto e la rovina del-
siastiche e temporali , dal concilio e da l'Africa cagionato da' vandali, fu castigo
diversi edilli imperiali, viveano nelle cam- di Dio per tutte le gravi colpe, scellera-
pagne , si unirono a' vandali avversi co- tezze e vizi enormi di que'popoli, narrati
m'essi acattolici, e forse furono il più po- dallo stesso Salviano, restali sordi a'ripe-
tente slromento di sottrarre quella pro- tuti ammonimenti de'loro vescovi e di s.

vincia all' impero. Con forze sì ragguar- Agostino; per la qual cosa i barbari stessi

devoli s' impadronì delle 7 tanto fertili confessavano non esser cosa loro ciò che
provincie che componevano l'Africa ,e che facevano, ma esser mossi e stimolati da
perla loro feracità denominavansi grana- Dio. E' vero che riempirono l'Africa d'in-
io di Roma, portando col ferro e col fuo- cendi, d'uccisioni, atterrarono monumen-
co la desolazione per ogni dove, senza ve- ti, tagliarono persino gli alberi, ne vi fu
runa eccezione di chiese, monasteri e ve- luogo che restasse esente dalle loro cru-
scovi, per l'avversione al caltolicismo. 11 deltà; tuttavolta vi sbandirono ogni im-
furore vandalico svelse le viti alle vigne, purità che tanto vi dominava, e ridusse-
le piante agli oli veli , scannando i pri- ro casti gli africani ed a maritarsi. Gen-
gionieri innanzi alle città assediate per- serico l'i 1 febbraio 435 fece la pace con
chè il lezzo ne ammorbasse l'aria. Invano l'imperatore Valentiniano HI. Me fu ste-
il conte Bonifacio volle opporsi u/suoi ra- so il trattato daTrigezio governatore d'A-
96 VAN V AN
frica ,co! quale Genserico rimase proprie- mime di tributi. Da quest' epoca Gense-
tario della provincia Proconsolare, tran- rico segnògli anni del suo regno. Da' van-
ne Cartagine, della Bizacena e della Nu- dali due vescovi furono condannati ad es-
iniclia; cedendogli l'imperatore queste e ser bruciati vivi, e ne tormentarono cru-
altre conquiste da lui fatte. Nel 4^7 Gen- delmente molti perchè consegnasse-
altri,

serico cominciò a perseguitare crudelmen- ro i tesori di loro chiese; spianarono pub- i

te i cattolici africani; questa è lai." per- blici edilizi di Cartagine, e bandirono


secuzione de' vandali che durò fino al 4?6, Quodvultdeus vescovodi questa città, con
e fu la 1
8." tra le grandi Persecuzioni^del- un gran numero di chierici e d'altri cat-
la Chiesa e durò quanto il suo regno, di tolici, dopo averli tormentati e spogliati

che poi parlerò. I vandali ruppero ben lo- di tutte le loro ricchezze, come gli altri.

sto la pace o tregua pattuita, a' 19 ot- Genserico fece porre il vescovo, i chieri-
tobre 439 sorpresero a tradimento Car- ci e i buoni cattolici sopra alcune navi
tagine, l'antica emula di Roma , le cui rotte, ignudi e privi di tutto; ma il Si-
rovine invano maledette da Scipione, per gnore di tanto pericolo li trasse e li con-
magnificenza e ricchezza gareggiava con dusse in salvo a Napoli. Ridottasi dal re
Autiochia di Siria e Alessandria d'Egitto, in servitù la nobilissima Cartagine, fece
Je quali dopoRoma erano le principali del- schiava una moltitudine di senatori; poi
l'impero; e il suo senato, proteggendo la ordinò con editto, che ciascuno conse-
libertà municipalecontro il proconsole ro- gnasse l'oro, l'argento, le gioie e le vesti
mano, veniva riverito da tutta l'Africa. Il preziose che aveano nascosto. Intimò a
commercio era vi rifioritoci ammira van- vescovi e a' nobili di partire dalle loro
si magnifici palazzi, 1' ampie piazze, gli
i chiese e case, lasciandovi ogni cosa, o ri-
splendidi templi che decoravano la viaCe- manervi perpetui schiavi,comedi molti di
leste^eil marmo e l'oro vedevansi a profu- essi fu fatto; in tal modo di vennero più ve-
sione in quella de'Banchieri. Ne' teatri si scovi e laici illustri, servi degli abbomine-
rappresentavano capolavori delle muse voli vandali. Anche cartaginesi furono
i

latine e imitazioni delle greche; numero- così puniti dalla divina vendetta per le

se scuole v'insegnavano l'eloquenza e la loro laidezze d'ogni sorte, per l'orrende


filosofia, talché la patria d'Annibale emu- bestemmie e per l'idolatria, accoppiando
lava forse in sapere quella di Scipione, i sublimi riti cristiani coli' empio culto
onde avea ottenuto il titolo di Musa d'A- dell'idolo Celeste dell'Africa,al quale mol-
frica. Ad onta di tante glorie di Carta* tissimo continuarono a sagrifìcare nel suo
gine , i vandali brutalmente la saccheg- profano tempio; e ciò ad onta delle leggi
giarono per più giorni , e ne aggiudica- imperiali contro l'idolatria, ed i frequenti
rono le chiese agli ariani, come altrove, concilii da' vescovi celebrali in Cartagine
e cacciarono del tutto dall'Africa i roma- per estirpare l'empietà e i rei costumi. In-
ni. Innalzò Genserico il suo trono sulle oltre la più parte de'cartaginesi sacrilega-
la vendicòda quan-
rovine di Cartagine, e mente abboniva gli uomini santi, che gli

to aveano fattoi romani nel distrug-


le ammonivano a cambiar vita. 1 vandali
gerne la formidabile potenza, che die lo- quindi fecero quanto non era riuscito a-
ro l'impero del mondo. Cartagine sebbe- gl'imperatori^con distruggere templi de' i

ne divenuta soggetta a Roma, nellosplen- numi Memoria e Celeste, estirpando a un


dore della gloria non le sapeva ancor ce- tratto ogni vestigio d'idolatria in Carta-
dere. Fondato nel 439 il nuovo regno di gine. Questa persecuzione della Chiesa a-
Cartagine, serbando per se la Mauritia- fricana colpì i soli cattolici, perchè i Do-
na e la Bizacena, spartì a' compagni la natisti o diventarono ariani osi unirouo
Zengilaoa provincia Cartaginese itu- , cogli slessi barbari contro i cattolici, co-
VAN
me aveano fatto loro maggiori sotto Co-
i glorioso martirio. La Chiesa l'onora nel
stanzo imperatore pure ariano. Genseri- martirologio romano a' 5 dicembre, co-
1

co messosi nel cuore, se gli fosse stato pos- me difensore della fede contro i perfidi
sibile, d'estinguere la cattolica religione ariani. Nel luogo appellato Regia, venuta
in tutte le città e provincie africane sogget- Pasqua, cattolici apri-
la solennità della i

te al suo dominio, esercitò principalmen- rono uua delle chiese, che dagli ariaui e-
te suo diabolico furore, e per se mede-
il rano state chiuse e sprangate, a fine di
simo e per mezzo de'suoi ministri, contro celebrarvi i divini misteri. Avutane noti-
i vescovi, i preti, i diaconi e gli altri ec- ziaAddùttopreteariano, radunò una ma-
, e contro le chiese
clesiastici le quali o , snada di gente armata del suo partito, in-
consegnò a'suoi ariani, o dopo averle spo- citandola a fare strage di quella turba inno
gliate di tutte le sagre suppellettili le fe- cente di cattolici. Entrarono gli ariani nel-
ce chiudere, acciocché i cattolici non po- la chiesa con ispade sguainate, come lupi
tessero in esse celebrare le sagre loro a- rapaci, ed altri per le sue finestre tiraro-
dunanze. Uno di tali iniqui ministri del- no delle frecce contro il popolo in essa
l'empio e barbaro re fu Procolo, il qua- adunato. Una delle frecce colpi nella go-
le da lui fu inviato nella provincia Zeugi- la il lettore nell'atto che dal pulpito can-
tana o di Cartagine con ordine e pode- tava YJUcluJa, onde cadutogli di mano il

stà di costringere i vescovi e sacerdoti cat- libro, rimase immantinente estinto, e se


tolici a consegnargli i vasi e altri utensili ne volò al cielo a cantare cogli angeli e
sagri che servivano pel ministero loro, e co' santi un eterno e giocondissimo Al-
i libri santi, affinchè spogliati in tal ma- leluja. Molti altri cattolici caddero a pie
niera di loro armi, più facilmente gli riu- degli altari, vittime della fede ortodossa,
scisse di vincerli e metterli sotto il giogo per le mani di que' furibondi ariani, ed
dell'eretica servitù. Ricusando i sacerdoti altri in maggior numero presero la fuga
di Dio d'ubbidire a tale iniquo comando, e si ritirarono alla meglio che fu loro per-
i vandali con mano rapace saccheggiaro- messo. Ma non per questo scamparono il
no il tutto, e delle tovaglie degli altari e furore de'crudeli ariani, poiché informa-
de'sagri paramenti non ebbero orrore di to Genserico del fatto, ne fece dipoi tru-
farsi delie camicie e delle vesti. Ma non cidar molti e specialmente que' ch'erano
tardò la divina vendetta a punire il sa- d'età più matura. Molte altresomiglianti
crilego attentato, poiché Procolo divenu- crudeltà contro i cattolici esercitò il fa-
to rabbioso e mangiandosi egli stesso a natico e furioso principe per lo spazio di
brani la propria lingua, fini miseramen- 4o e più anni che durò la sua tirannica
te di vivere. Il vescovo di Abbenza s. Va- dominazione nell'iufeliceAfrica,onde mol-
leriano fu uno di quelli che più virilmen- tissimi furono fatti degni della gloria del
te si opposero d'abbandonar le cose sante martirio , o della confessione della s. fe-

a' barbari, ed in pena del suo rifiuto fu de. Apprendo da Rinaldi, che nel 4^4 *

bandito dalla città, e senzachè s'avesse ri- vandali occupatori dell'Africa predarono
guardo alla sua grave età d'8o anni, fu la Sicilia, la qual calamità pianse Pasca-
sotto gravi pene proibito a chiunque di sino vescovo di Lilibea in quell'isola, nel-
dargli ricovero nella propria casa. Perciò l'epistola a Papa s. Leone I, che con let-

il venerabile prelato fu costretto a giace- tere l'avea consolato.Forse le mire diGen-


re nelle pubbliche vie, esposto all'ingiu- sericonon avrebbero avuto periscopo l'I-
rie dell' aria. Morì cosi abbandonato da talia, senon fosse stato chiamato segre-
tutti, e terminando suoi giorni infelici
i tamente a Roma(F~.) dall'imperatriceEu-
agli occhi degli uomini, ma felicissimi a dossia nel 4^5 , fieramente sdegnata per
quelli di Dio, da cui ricevè la corona di vendicarsi contro Petronio Massimo, con
VOI. LXXIVI'l. 7
1,8 VAX V AN
cui din era siala costretta rimaritarsi, rio* ritornato in Africa, terminò di far suo
pò avergli ucciso lo sposo Vulentiuiano III quanto ValenlinianoIII avea soltraltoal-
e usurpalo l'impero. Adescato dalla spe- Ja sua voracità. Da prima trattò da schia-

ranza di ricco bollino, e dalla facilità del- ve Eudossia e le sue due figlie, ma tosto
l'impresa, essendo in lloma ogni cosa in forzò la giovine Eudossia a sposare il ti-
disordine, egli da 'lidi africani si mise al- glio suo Unnerico. Gl'imperatori d'orien-
la vela colla sua armata, e sbarcalo alla te e d' occidente reclamarono invano la
foce delTevere marciò su Roma a'i i giu- libertà delle principesse; soltanto 7 anni
gno, dicesi con 3oo,ooo vandali. L'inlre- dopo acconsentì a lasciar pai lire Placidia
pido s. Leone I, che avea salvala già la e sua madie per Costantinopoli. La gio-
città dal ferocissimo Attila re degli Unni, vine Eudossia visse 16 mesi con Unneri-
incontrò Genserico 6 miglia lungi da Ro- co, altri dicono col fratello Geuton, ma
ma, e si fece mediatore Ira il barbaro con- non sembra vero , e gli diede un figlio,
quistatore e l'amalo suo gregge; gli riu- per nome Ilderico, poi re de'vandali; ma
scì a dissuaderlo di bruciar l'intera città, perseguitala da uno sposo bai baro e aria-
come avea in pensierose di compierne cosi no, riuscì a fuggire e si ritirò in Gerusa-
la totale rovina; ma tranne queste e al- lemme ad abbracciar la tomba d'Eudos-
tre concessioni che narrai nel citalo arti- sia sua ava, e uon sopravvisse che alcu-
colo, Roma per 4 giorni e altrettante not-
1 ni giorni. Dopo l'eccidio di Roma, i van-
ti abbandonata al furore, alla cupidigia
fu dali passarono nella Campania, e tutte
e alla licenza d'una sfi enata soldatesca. le di lei città da Roma sino a Nola furo-
Troppo è vero die un santo pastore è il no incendiate co'loro campi, o disti ulte.
miglior mezzo d'aiuto al suo gregge nelle Ad eccezione diNa poli eCuma fortificate,
pubbliche calamità, il che si prova ancora tutti gli altri paesi provarono la desola-
da'moltissimi mirabili esempi che riportai zione, e la maggior parte degli abitanti
a' propri luoghi. 1 vandali demolirono i nudò schiava nell'Attica. Eguali disastri
principali edilizi dell'antica e maestosa ca- provarono il Lazio, e lolla quella parie
pitale del mondoedelromauo impero. Co- che abbraccia le province di Marittima
sì la furiosa vendetta d'una donna, dopo e Campagna mise a ferro e luoco bar- il

essere stata cagione della morte del suo baro re.Kel 454 Genserico avea permesso
2.° marito, sottomise l'impero all' igno- acattolici, ad istanza di Yalentiniauo IH,
minia e Roma alla spada de'bai bari, re- di scegliersiun vescovo cattolico, alla qua-
stando ella stessa colle figlie umiliante le dignità fu innalzato Deogralias,che mo-
vittima. L'imperatrice e le sue due figlie rì poco tempo dopo il ritorno de'vandali
Eudossia e IMacitlia, furono trasportate dal sacco di Roma. Essendosi accesa coti
in Africacon altri illustri personaggi, tra maggior furore la persecuzione, un gran
cui Gaudenzio figlio del general Ezio. I numero di cattolici furono tormentali per
vandali si ritirarono carichi d'immense e la fede, e molti ricevettero la corona del
preziose spoglie, e con un gran numero martirio. Gli ariani, con un sacrilegio che
di prigionieri. Si dice che una nave ca- non avea avuto esempio, si fecero delle
rica di preziose statue naufragasse in ma- camicie e de'calzoni co' pan ni Irai e orna-
re per una violenta burrasca. 11 Papa prov- menti che servivano per l'altare; e a Ti-
vide a'ioro bisogni spirituali e corporali, nuzuda o Tumida gli ariani con fui 01 e
mandando in Africa de'preli zelanti e del- calpestarono il sagralissimo Corpo e San-
le limosine in gran copia. Fece riedifica- gue Gesù Crislo, che aveauogettato per
di
re le basiliche, e sostituì nuovi vasi e nuo- terra. Essendo stato dichiarato che cat- i

vi ornamenti a quelli ch'erano stati ruba- tolici non potessero occupare alcuna ca-
ti. 11 vincitore seuza alcuna opposizione, rica nello stalo. Arniogasto ch'era in gran
V AN V A N 99
conio nella casa di Teodorico figlio del lahria, di Puglia, de'Druzi, di Lucania, di
re, fu condannato a guardare gli armen- Campania, del Lazio, di Romaesuespiag-
ti.Rassodalo Genserico nel dominio del- giequale impetuoso torrenle,e delle spiag-
l'Africa, divenne vagheggiato oggetto di gie della Venezia; perlomeno le città ma«

sua ambizione l'impero nel mare. Gli fu ultime, fra le quali forse Ancona e Uma-
agevole di ottenerlo, avendo una marina na, vicine ad Osimo, siccome città rim-
d'assai superiore a quella de' romani. Ma petlo alla Dalmazia invasa da' vandali.
invece d'occupar le sue flotte ad arricchi- Tuttavia non si ha alcun antico e auto-
re i propri sudditi per la via del commer- revole monumento per comprovare l'ir-
cio , egli non le fece servire che ad eser- ruzione de' vandali nel Piceno; quanto al
citare la più. odiosa pirateria. Non passò timore e allo spavento de' vandali, essi fu-

poscia verno anno del suo regno senz'es- rouo comuni a tutto l'impero. Procopio
sere contrassegnato da qualche sbarco fu- e s. Vittore vescovo di Vita nell'Africa,
nesto di vandali nella Sicilia , nella Sar- storici contemporanei de' vandali, asseri-

degna, sulle spiaggie d'Italia, su quelle scono che non solamente le spiaggie del-
di Spagna, e su quelle pure d'Uliria e del la Venezia, di Roma e Campania, ma per
Peloponneso. Tuttavia il generale Rici- tutta l'Italia in un lato senso, Genserico
mero nel 4^6 battè la flotta de' vandali portò la desolazione con annuali e con-
all'altura di Sicilia, e dopo di lui il con- tinuale invasioni. Si vogliono due fioriti

te Marcellino difese quest'isola contro di vescovi di nome


uno dopo Vitaliano,
essi, preservandola d'invasione sinché e- la metà del V secolo, 1' altro del 743 ;

gli comando. Trovo nel Rinal-


n'ebbe il ma si giudica doversi dar luogo ad uno
di all'anno 4^7, cne Maiorano appena e- solo e con più probabilità a s. Vitaliano
levato all'impero d'occideute riportò una del 743> in tempo del quale non si par-
vittoria sui vandali dell'armala condotta lava più affatto de'vandali. Sotto il nome
daGensericoa'lidi dellaCampagnao Cam- di vandali nostri maggiori talvolta per
i

pania. Nel t.i delle Memorie della Chie- equivoco intesero altre barbare e stranie-
r
sa e de* Pescosi d* Osimo, di mg. Com- re nazioni, come i Goti e i Longobardi,
pagnoni uno de' medesimi, continuate e anch'essi eretici ariani, e da'quali l'Italia
supplite dal Vecchietti prete della stessa e Piceno realmente furono occupati e
il

chiesa, si esamina. Quali provincie d'Ita- soggiacquero alla loro dominazione, mas-

lia furono invase da' vandali. Se colle scor- sime tutto l'interoPicenoe per lungo tem-
rerie intimorissero almeno il Piceno, e se po, il quale pelriferito non pare fosse in-

Osimo mai stata afflitta e molestata


sia festato mai da'veri vandali. Forse quegli
da'vaodalijCome asseriscono diversi scrit- scrittori col nome di vandali vollero indi-
tori osimaui, dicendosi da alcuni che fino care la ferocia a cui somigliavano gli altri

a 3 volte fu quasi distrutta e ridotta in e- barbari, per l'equivalente da loro opera-


sterminio, fondati nella leggeuda, però a- to, come si disse e diciamo vandalismo e
pocrifa e favolosa, di s. Leopardo!. ve- vandalicamente, per lutto quanto di so-
scovo d'Osimo; eseguita dall'autore del- pra accennai, per similitudine e compara-
la pergamena trovata nel sepolcro di s. zione. Nel 46o avvertito Genserico d'un
Vitaliano vescovo d'Osimo, ove dicesi che grosso armamento che faceva a Cartage-
ilsuo sagro corpo fu sotterra nascosto per na l'imperatore Maiorano per approdare
timore de' vandali. Quali altre nazioni si nell'Africa,lo prevenne, incendiò una par-
conoscono sotto il nome di vandali. Quan- te de'suoi vascelli nello stesso porlo, e re-
to all'Italia conviene che invasero, pe-
si cò via il rimanente che servì ad aumen-
netrarono o infestarono le sue città o spiag- tare le sue forze marittime. Questo bar-
gie, oltre della Sicilia e Palermo, della Ca- baro morì a'24 gennaio 477 dopo 37 au-
ioo VAN VAN
ni, 3 mesi e 6 giorni dalla presa di Carta- za della fede. Racconta il Bercastel nella
gine, lasciando almeno 3 figli, Unnerico Storia del Cristianesimo % t. y, che Ze-

Unerico o Onorico che gli successe, Gen- none s'interessò presso d'Unnerico re de'
lon e Teodorico. Genserico, secondo Jor- vandali, in favore della chiesa di Cartagi-
oande, era di mezzana statura e zoppo ne , la quale da 24 anni trovavasi senza
per una caduta da cavallo. Egli avea uua vescovo. In conseguenza delle ripetute
fisonomia pensierosa, parlava poco, di- istanze dell'imperatore, essa ebbe il per-
sprezzava la voluttà, e si occupò sempre messo di scegliersi un pastore, con dure
di grandi intraprese. Alla ferocia di bar- e gravissime condizioni; il che non impe-

baro, uni le sottigliezze di teologo ,


pre- dì che il popolo non concepisse un'estre-
tendendo violentare la fede de' cattolici. ma allegrezza, allorché vide ordinato s.

1 mori implacabili nemici di chiunque si Eugenio cittadino di Cartagine venera-


piantava sul suolo africano, V assalirono tissimo.Eravi una parte de'cittadini,i qua-
più volte; ma eglidopo averli debellati li non aveano mai veduto alcun vescovo

li costrinse ad annuo tributo. Egli asso- assiso in quella 1 ,* cattedra dell'Africa. Ma


dò un impero de'più grandi che sorges- tutti si credettero giunti al colmo della
sero dagli smembramenti del romano, felicità, allorché videro splendere le vir-

contando 446 vescovati, 80,000 armati tù del nuovo prelato, la sua umiltà, la
di soli vincitori oltre il mare in cui si-
, sua mansuetudine, la sua affabilità, la
guoreggiò. Procopio dice eh' egli usò del sua carità tenera e operosa , le sue pro-
diritto di conquista verso gli africani col digiose limosine , una beneficenza a cui
maggiore rigore, e che non contento di nulla fuggiva e ch'era inesausta, sebbene
toglier ad essi le loro terre e loro schia- i nulla egli tenesse in serbo per l'indomani.
vi per darli a' vandali, gli oppresse d'im- Eransi i vandali impadroniti di tutti i

posizioni così eccessive che non potevano fondi della chiesa, ma


degno uso che il

a malgrado d'ogni industria bastar a sod- il vescovo faceva dell'offerte, impegnava


disfarle. Con Genserico finì la prosperi- una moltitudine di persone a recargli
tà del regno vandalo. giornalmente somme considerabili, ch'e-
L'ignobile Unnericosembrò in princi- gli distribuiva sempre prima di nette, a

pio più moderato di lui rapporto acat- meno che le medesime non gli fossero re-
tolici, ma tosto apparve soltanto erede cate troppo tardi. Quindi si conciliò in-
de'vizi paterni. L' imperatore d'orieute distintamente l'affezione e il rispetto non
Zenone, tremante dinanzi a'bai bari che si solode'cattolici, ma de'vandali medesimi.
a
contendevano i brani della poteuza roma- Eppure fu questa la 1 . cagione d'una per-
na, non osò intraprendere la cacciata de' secuzione ancor più crudele di quella di
vandali dall'Africa; mentre Unnerico non Genserico: fu la 2." persecuzione de'van-
avea ereditato alcuna delle grandi qua- dali sotto il regno d'Unnerico e durò dal
lità del padre. Esaltato sopra un trono 483 al 484> della Chiesa registrata per la

fondalo dalla vittoria e con una marine- 19/ fra le principali. Tanti omaggi resi
ria formidabile, non erano che deboli ap- alia virtù di s. Eugenio, svegliarono una
poggi cui non sostenevano in pari tempo furiosa gelosia ne' vescovi ariani, e preci-
V amore del popolo e i talenti del capo puamente nel cuore di Cirila, il più po-
delio sta lo. Zeuoue eretico eutichia no fau- tente di loro. Costoro esagerarono al re
tore del vescovo di Costantinopoli Aca- i pericoli la sua comunione
che correva
cio,autore deli. scisma de'greci,a fine ariana, e cominciò dall' impedire che
si

di sostenere la seduzione dopo pubblica- alcuno comparisse nella chiesa cattolica


to YEnolico (V.) y
vestì tutte le apparen- in abito di barbaro. Così i vandali nomi-
ze dello zelo pe'progressi e per la purez- navano se stessi, per mostrare la loro av-
V A N VAN 101
versione e il dispregio della romana mol- tutti i suoi parenti, a fine d'assicurare il

lezza. Il re primamente fece sapere a s. regno a'suoi figli, e credette di santificare


Eugenio, che gli vietava d'assidersi sul le sue sanguinarie inclinazioni facendole
seggio episcopale, di predicar al popolo servire contro i nemici de'suoi vizi e de'

e di ammettere nella sua cappella alcun suoi errori. Molti santi personaggi furo-
vandalo, poiché eranvi di molti cattolici no istruiti con terribili visioni di ciò che
tra di essi. Al che il santo fece una rispo la chiesa d'Africa era vicina a soffrire, e
sta degna del suo carattere, e disse riguar- non tardò a confermare ciò ch'es-
l'effetto

do alla 3." proibizione, che Dio gli coman- siavevano annunziato. Unnerico rabbio-
dava di non chiudere la porta della chie- samente, pieno d'odio contro la cattolica
sa a chiunque bramasse di rendere servi- religione, si propose di sterminarla affat-
gio a Unnerico sdegnato di tale ri-
lui. to in Cartagine metropoli dell'Africa, con
sposta montò in furia, e cominciò a per- rendere generale la persecuzione comin-
seguitare i cattolici in mille differenti ma- ciata contro i cattolici, facendo succedere
niere, e principalmente i vandali che pro- una moltitudine di editti uno più crude-
fessavano la vera fede. Quindi Unnerico le dell' altro. Le prime violenze caddero

fece mettere alla porta della chiesa alcu- sulle persone consagrate a Dio. Il re co-
ne guardie o piuttosto alcuni carnefici, i mandòche si raccogliessero le vergini cat-
quali allorché vedevano un uomo o una toliche che queste fossero vergognosa-
,

donna entrare coli' abito di vandalo, git- mente matrone, e con tor-
visitate dalle
tavano loro sul capo alcuni piccoli legni menti obbligate a deporre contro gli ec-
dentati, con cui ne attortigliavano i ca- clesiastici. Furono appese in alto con gros-
pelli ; poi ritirandoli con forza, strappa- si pesi a'piedi, vennero loro applicate la-
vano loro lechiome e tutto insieme la pel- mine di ferro rovente sul seno esu'fian-
le. Alcuni ne morirono, e parecchi per- chi, e inquesto stato venivano esortate
dettero gli occhi. Varie donne, colla te- ad affermare che preti e vescovi erano i i

sta così scorticata, furono fatte cammi- stati loro corruttori. Parecchie periro-
i

nare per la città, precedute da un bandi- no in questi tormenti, altre in maggior


tore per isvergognarle, e per intimorire numero rimasero storpiate, ma non se ne
la moltitudine. Unnerico vietò che si das- trovò pur una che accusasse un chierico.
sero pensioni o viveri agli uffiziali della Il tiranno vedendo non potere con que-
corte che tenessero la dottrina della Chie- st'indegno stratagemma disonorare il cle-
sa cattolica; indi proibì rigorosamente ro, die ne'maggiori eccessi senza pretesto
che si ammettesse negli uffizi pubblici e senza riguardo. In una sola volta rilegò
chiunque non fosse ariano. Era vi alla cor- nel deserto ministri ecclesiastici di tutti
te d'Unnerico un gran numero di cattoli- gli ordini, con altri fedeli della loro fami-
ci, i cui rari talenti e sperimentate virtù glia e del loro seguito in numero di 497^
li aveano fin allora mantenuti in parti- persone, fra le quali trovavansi molti in-
colari cariche di confidenza e di distin- fermi e vecchi così decrepiti, che molti a-
zione. Non solamente furono essi cacciati veano perduto la vista. Felice di Arbiri-
dal palazzo , ma furono condurre
fatti to, il quale contava 44 anm di vescovato,

nelle pianure d'Ulica, e malgrado la lo- languiva d'una paralisia, che njon gli la-

ro delicata complessione, e la diversità sciava l'uso neppur della lingua. I fedeli

delle loro consuetudini, vennero inuma- non sapendo come condurlo , fecero pre-
namente costretti a mietere il grano sotto gare Unnerico che il lasciasse in qualche
i più cocenti ardori del sole. Ma
nou ciò luogo presso Cartagine, giacché non po-
fu cheil preludio della persecuzioue d'Un- teva vivere lungamente. Rispose il bar-
nerico, mostro di crudeltà che fece perire baro: S'egli non pub stare a cavallo, sia
io2 VAN VAN
annerato a'bovi} i quali lo strascineran- loro liberalità verso i confessori , toglie-
no ove io gli coniando che vada. Fu di vasi a questi ciò che loro era stalo dona-
mestieri infatti legarlo a traverso d'un to. 1 mostravano più sensi-
confessori si

mulo, e trasportarlo come una massa iu- che alle proprie


bili a' pericoli de' fedeli,

sensibile.l confessori furono radunati nel- loro disavventure, sebbene si affrettasse


la città di Sicca , donde mori dovevano i inumanamente il loro camminojimperoc-
condurli uel deserto. Vennero chiusi in chè quanto maggiori erano le testimo-
una prigione ch'erasolfribile, e in cui i nianze di venerazione che ricevevano,
fedeli delluogo andarono a consolarli; ma tanto minore era il riposo che veniva ad
ben presto furono privati di questa con- esso loro accordato. Allorché i vecchi o
solazione, perchè sembravano piùcostan- ifanciulli non potevano più camminare,
ti che mai. Sino i fanciulli segnalavano la venivano punti co'dardi o si scagliavano
loro costanza, resistendo agli sforzi d'al- contro di loro de' sassi per farli avanzare.
cune madri accecate dulia loro tenerezza, Quanto a quelli che per 1'
eccesso della
v che volevano ribattezzarli per sottrarli fatica restavano di tempo in tempo ab-
dalla persecuzione. Furono dunque ri- battuti, ordinavasi a'mori d'attaccar loro
stretti i prigioni in un'orrida carcere, e delle corde a'piedi, e di strascinarli come
tanto angusta, eh' erano ammucchiati gli altrettante bestie morte,dimodoché quel-
uni sopra gli altri,senza neppure aver libe- le strade ardue e tutte pietrose furono
ro lo spazio necessario per soddisfare a'bi- ben presto bagnate del loro sangue. Le
sogni naturali; il che produsse una conta- loro vesti cadevano a pezzi, oppure si ap-
giosa infezione, ed una orribile moltitudi- piccavano a 'sassi e alle spine. Ebbero an-
ne di rettili, i quali generati in quella cor- che il corpo tut to lacero; uno la testa spez-
ruzione li divoravano vivi. Lo storico s. zata, un altro il fianco o il ventre aperto,
Vittore di Vita, che ne parla come testi- quasi tutte le membra slogate; e parec-
monio oculare, dice che avendo trovato chi fin d'allora consumarono il loro mar-
maniera d'entrare nella prigione, donan- Coloro che assai robusti poterono
tirio.

do qualche denaro a'mori, mentre i van- giungere al deserto, non vi trovarono per
dali erano addormentati, s'immergeva si- la loro sussistenza altro che orzo, che lo-

no al ginocchio nel sucidume e ue'vermi. ro veniva dato a misura, come si fa colle


Furono essi finalmente fatti partire sot- bestieda soma. Anzi ne furono privati
to là condotta de'mori. Uscirono da quel- ben presto, e si lasciarono morire di fa-
la cloaca, non solo cogli abiti grondanti me. Le bestie velenose le più malefiche
di sozzure, ma co'capelli, col volto e con lo furono però assai meno de'vandali ti-

tutta la persona in uno stato cui la pen- ranni, e si osservò, che in una contrada
na non regge a descrivere. Ciò non ostan- la quale può dirsi quasi un semenzaio di
te cantavano inni di ringraziamento, e si lettili i più pericolosi, niuno de' servi di
giudicavano felici di soffrire questi bar- Dio perì de' loro morsi e a' quali erano
bari trattamenti per la gloria del figlio del tutto esposti seoz' alcuua difesa. Al-
di Dio. i popoli correvano da ogni parte lorché tanti santi e dotti ministri della
a vederli, poi tandotorcie accese, doman» religione furono così allontanati, non es-
dando la loro benedizione per se e pe'lo- sendovi stato ancora compreso nella per-
io figli che ad essi presentavano, e la- secuzione il venerando pastore di sua ca-
gnandosi con effusione di lagrime di ri- pitale, forse per rispetto degli abitanti, fi-

manere senza pastori in preda a'Iupi vo- nalmente nel maggio 483 Unnerico fece
raci. Ma questi pii fedeli venivano re- proporre a s. Eugenio vescovo di Carta-
spinti con una brutale fierezza , ovvero gine, per rendere ragione della loro t\n\c t
dopo d' aver lasciato ch'esercitassero la di tenere iti questa città una conferenza
VA N VAN io3
nel 4^4 cogli ariani, i quali somigliatili cui nome ed errori talvolta con quelli lo-
a' Donatisti , scismatici ed eretici, usando ro si confuse, come nel discorso caso. A
ribattezzare qne'clie abbracciavano la lo- reprimere l'audacia de'donatisti erano sta-
ro pei fida setta, furono appellati eziandio li adunati molti concilii, e celebre riuscì
con tale nome. Siccome comunemente gli laconferenza precedente di Cartagiue,te-
scrittori pai laudo di tate conferenza chia- nula in questa città nel 4", coli' inter-
mano gli ariani proposi tori dell'erronee vento di 56o vescovi , per riunirli alla
proposizioni de donatisti, ciò fecero per Chiesa, e per convincerli della necessità
l'errore ch'era ad essi comune, il quale tut- ch'era vi di essere uella Chiesa cattolica,
tora sostenendosi dagli eretiche impugnan- nella quale sola si può rendere a Dio il cul-
dosi da' cattolici, gli ariani perciò in tale to che gli è dovuto, ed operare la propria
conferenza e ip altre assemblee furono, de- salute. Questi eretici erausi tanto molti-
nominati sostenitori pure degli errori de' plicati nell'Africa, che pareva vi avessero
donatisti. Conviene di passaggio qui pu- oppresso i dacché era loro riusci-
cattolici,
re rammentare. Donato vescovo delle Ca- to d'ottenete una legge, che dava loro o-
se Nere nella Numidia fu il i.° autore e giti libertà, ed esercitavano dappertutto

il caposetta dello scisma de'donatisti, os- violenze proprie de'più crudeli persecu-
che seguirono suoi errori.
sia di quelli i tori. I vescovi cattoliciavendo finalmen-
Di questi erano i principali, di negare la te ottenuto dall'imperatore Onorio di ve-
validità del Battesimo e degli altri Sa- nire a una conferenza pubblica co'dona-
gr a menti dati dagli Eretici, e di rigetta- listi, conte Marcellino inviato in Africa
il

re r infallibilità della Chiesa cattolica. d'ordine di quel principe, l'intimò peli.


Donato co'suoi partigiani separandosi dal- giugno. Ordinò che non vi fossero più di
la comunione di Ceciliano eletto vescovo 7 vescovi per parte, scelti tra tutti gli al-
di Cartagine, ordinarono vescovo della tri, quali parlerebbero nella conferenza;
i

stessa sede Maiorino eletto da'faziosi. Per- che ve ne sarebbero 7 altri da'quali po-
ciò tutta l'Africa si divise in (\ue partiti, trebbero disputanti prendere opinione,
i

e in molte chiese vi furono due vescovi, se ne avessero bisogno; che nessun vesco-
ordinali gli uni da Ceciliano cattolico, gli vo entrerebbe nella conferenza fuori di
altrida Maiorino donatista , o da quelli quelli che fossero stati uominati per di-
comunioni. Sebbene Do-
delle loro diverse sputarvi, i quali ascendevano a 36; che
nato e donatisti furono condannati nel
i tutti vescovi d'ogni partito promettereb-
i

concilio di Latcrano, tenuto nel 3 1 3 da bero di tenere ciò che avessero deciso gli
Papa s. Melchiade, e sebbene il concilio eletti ; che tuttociòche fosse detto sareb-

dichiaiò innocente Ceciliano accusato fal- be scritto da'pubblici notati. Ma dona- i

samente da'donatisti qual Traditore ,cioè tisti ricusarono d' ubbidire all' edillo di
d'aver consegnalo a'pagani le s. Scritture, Marcellino, e domandarono d'esser tutti
separandosi da esso che restò in comu- presenti alla conferenza. I cattolici dal can-
nione colla Chiesa divennero scismatici, to loro indirizzarono una lettera a Mar-
e pe'loro errori eretici; tuttavolta all'e- cellino, nella quale promettevano di ese-
resia i donatisti congiunsero più aperta- guire tutti i suoi ordini. Eglino protesta-
mente lo scisma, nel sedicenle coucilio da rono, che il diseguo, che aveano tenendo
loro tenuto in Cartagine nel 32 1 , divi- questa conferenza , era di mostrare che
dendo così il popolo cristiano dell'Africa. la Chiesa sparsa sopra tutta la terra noti
Quindi i donatisti profanarono la ss. Eu- può perire, per quanti peccati commet-
caristia , ruppero gli altari e i vasi sagri, tano coloro che la compongono; che l'af-
commisero inuumerabili violenze e sacri- fare di Ceciliano era terminato ,
poiché
legi, in che furono imitati dagli ariani, il era stato dichiarato innocente, e i suoi ac-
io4 VAN VAN
cusalori riconosciuti per calunniatori. In si mettesse in chiaro l'origine dello sci-
questa lettera fecero la dichiara/ione tan- sma; ma Marcellino fece leggere la rela-

to famosa, e che li coprì di gloria per la zione d'Anulino, colla quale indirizzava
generosità veramente cristiana, di cui die- a Costantino I i lamenti de'donatisti con-
dero prova a'Ioro stessi nemici, vale a di- tro Ceciliano. donatisti vedendosi così
I

re, che se donatisti potevano provare,


i presentarono una memoria, per
stretti,

che la Chiesa è ridotta alla loro comu- mostrare colla Scrittura, che cattivi pa- i

nione, eglino si sottometterebbero asso- stori sono macchie e sozzure della Chie-
lutamente ad essi; che abbandonerebbe- sa, e che non devono esservi malvagi tra'

ro le proprie sedi,erinunzierebbero a tut- suoi figli, almeno, che siano conosciuti.


ti i diritti della loro dignità. Che se i cat- Letta che fu questa memoria, i cattolici
tolici mostrassero, pel contrario, che i do- vi risposero colla bocca di s. Agostino. E-
natisti aveano torto, eglino conservereb- gli vi stabili validamente questa verità:
bero l'onore del vescovato; che ne'luoghi Che la Chiesa tollera in questo mondo i

eziandio^ dove si troverebbe un vescovo malvagi, tanto occulti che manifesti, e che
cattolico e un donatista, sederebbero al- i buoni che sono mischiali con essi, non
ternativamente nella cattedra vescovile, partecipano de' loro peccati; provò col-

l'altro sedendo un poco più basso appres- l'autorità di s. Cipriano,, che nella Chie-
so di lui, oppure che l'uno avrebbe una sa il demonio avea seminato la zizzania;
chiesa, e l'altro un'altra; e questo finché il che idonatisti impugnavano; imperoc-
l'un di loro essendo morto, l'altro reste- ché lo scopo de'cattolici era di mostrare,
rebbe solo vescovo. In appresso nomina- che i falli, tanto di Ceciliano, come di qua-
rono i vescovi per la conferenza: cioè Au- lunque altro, non potevano recare alcun
relio di Cartagine, Alipio di Tegaste, s. pregiudizio alla comunione cattolica. Que-
Agostino d' Ippoua, Vincenzo di Capua, sto gran dottore espose, che i passi della
Fortunato di Cirta, Fortunato di Sicca Scrittura riferiti da una parte e dall'altra,
e Possidio di Calamo. Ne nominarono pel essendo di eguale autorità, doveano con-
consiglio 7 altri, e 4 furono destinati per ciliarsi con qualche distinzione, poiché la
la sicurezza degli atti. I donatisti essendo parola di Dio non può contraddire a se
stati obbligati a nominare deputati, lo fe- stessa. Rappresentò, che bisognava distin-
cero coli' ordine medesimo de' cattolici. guere i due stati della Chiesa, quello del-
Nella 2." sessione, dopo molle discussio- la vita presente, dove e' è un raescuglio
ni, si accordò una dilazione a'donatisti per di buoni e di malvagi, e quello della vita
a
aver copia degli atti della i. conferenza, futura, dove sarà ella senza veruna me-
e si condiscese alla loro domanda. Nella scolanza di male. Mostrò poi, come vi era
a
3. vollero esanimare la scrittura de'cat- obbligo in questa vita di separarsi da'mal-
lolici sopra la domanda della conferenza, vaginon comunicando co' loro vizi, ma
e Marcellino avendo deciso, che i donati- uon separandosi da essi esternamente.
sti erano poi i veri postulanti, convenne- Qualora donatisti si trovavano troppo
i

ro eglino slessi,che non pretendevanod'a- angustiati e stretti dagli argomenti del s.

gire contro le Chiese di tutta la terra. Da Dottore, dicevano senza tergiversazione,


questa confessione ne seguiva, che Ceci- che non era loro permesso d' esercitare
liano non era restato nella comunione del- nessun alto esterno di religione con quel-
la Chiesa se non perchè era stato rico-
, li, che non fossero giusti e santi; ed ecco
nosciuto per iunocente. Frattanto i do- perchè riguardavano come nulli tutti i

natisticercavano ogni maniera di prele- sagra menti, che non erano conferiti da
sto per evitare che si venisse alla con- ministri irreprensibili, e voleauo riha llcz-
clusione dell' aliare, e non volevano che lare i cattolici. S. Agostiuo fece loro ve-
V A N V A N io5
clere , che quest' errore tendeva a rove- principe, dalla quale raccoglierasi, ch'e-
sciare tutto il culto esteriore della reli- rano stati eglino stessi da lui condanna-
gione, perchè si poli ebbero fare delle dif- ti, e ch'egli avea sostenuto l'innocenza di
ficoltà senza fine intorno alla santità del Ceciliano. In i.° luogo produssero una
ministro. Esaminata la questione del di- lettera di Costantino I, colla quale egli ri-

ritto, vale a dire stabilita che fu la veri- conosceva,che la causa di Felice di Aplon-
tà cattolica, indipendentemente da qual- ga era stala esaminata e giudicata a suo
sivoglia persona, si discusse la questione favore, e nella quale ordinava, che gli si

di fatto; cioè lai." causa della separazio- mandasse Ingenzio, che confessa va d'aver
ne de'donatisti du'cattolici. I primi pre- mentito una falsità per far comparire reo
tesero d'aver avuto ragione di separarsi Felice, aflìn di confondere i nemici di Ce-
da Ceciliano, ordinato vescovo di Carta- ciliano. Ora niente poteva essere più van-
gine da certi Traditori: ma le prove che taggioso alla causa de'cattolici,e nel tem-
ne davano non erano di nessun peso, e s. po stessso più acconcio a confondere do- i

Agostino confutò anche quest' errore, e natisti, quanto il far vedere, che questo
decifrò tutte le cabale, che ammassavano medesimo Felice d'Aptonga, che avea or-
l'una sull'altra. Fece rimarcare, che Men- dinato Ceciliano, era innocente; imper-
sm io, predecessore di Ceciliano, accusato ciocché propriamente non d'altro accu-
d'aver maltrattato le Scritture sante, non savasi Ceciliano, che d'essere stato ordi-
era slato condannato da nessun pubblico nato da un uomo il quale prelendevasi
giudizio; che il concilio di Cartagine con- che avesse maltrattato le Scritture sante.
tro Ceciliano era senza data; che Cecilia- Ma per finire di comprovar l'innocen-
no v'era stato condannato assente, e da za di Felice, i cattolici produssero la re-
vescovi che aveano perdonato l'un l'al- lazione, che il proconsole Eliano avea spe-
tro a se stessi il delitto, di cui condanna- dita a Costantino I, e gli atti stessi di quel
vano; e per provarlo fece leggere il con- giudizio, a cui i donatisti non ebbero che
cilio di Cirta del 3o5 (diverso da quello opporre. Finalmente i avendo
cattolici
del 4 I2 il quale avea scritto una lette-
j perfettamente messo in chiaro tuttociò
ra per disingannare i donatisti, in ciò che che aveano dovuto sosteoere,il con teMar-
dicevano i loro vescovi calunniosamente, cellino pronunziò una sentenza,della qua-
col compendio degli atti della conferen- le ci restano 28 1 articoli. Elia dice in so-

za di Cartagine). Dopo diversi cavilli de' stanza. Che i donatisti erano stati confu-
donatisti sopra questo concilio, si lesse il tali da' cattolici con ogni genere di pro-
coucilio romano del 3i3, che avea assol- ve; che Ceciliano era stato giustificato, e
to Ceciliano, e la lettera di Costantino I che quand'anche i delitti, ond'era stato
a Eumalo sopra il giudizio contradditto- accusato, fosserostati provati, non avreb-
rio radunato da quell'imperatore a favo- bero potuto portare nessun pregiudizio
re di Ceciliano. In questa occasione par- alla Chiesa universale; che quindi tulli

ve che Dio facesse parlare i donatisti qua- i donatisti, che non volessero riunirsi al-
si loro malgrado, poiché gli scritti che la Chiesa, sarebbero soggetti a tutte le pe-
produssero ad altro non servirono che a ne inflitte dalle lessi. Tutto il mondo si

far conoscere sempre più l'innocenza di rallegrò, che Dio avesse fallo conoscere
Ceciliano. Dappoiché, primieramente vo- la verità, e scoperto l'errore e la men-
lendo mostrare che Costantino I dopo
, zogna. Apparisce dagli atti di questa con-
d'aver assoluto Ceciliano, avealo condan- ferenza eclatante, che s. Agostino ne fos-
nato in un posteriore giudizio, furonocie- se l'anima, e che la sublimità del suo in-
chi a tal grado di produrre uua supplica, gegno vi fece una comparsa luminosissi-
indirizzata un tempo da loro stessi a quel ma. Vedeai in tuttociò ch'egli dice, una
ioG V A N V A N
(orza, una dolcezza, una chiarezza e una no vescovo di Vibiana, dopo una severa
sodezza particolare, che gli danno la pre- flagellazione di i 5o colpi di bastone; ban-
minenza su tutti vescovi dell'Africa. È
i dì parimente Presidio vescovo di Suife-
egli sempre che parla, qualora si tratta di tula, e ne fece tormentare parecchi altri
qualche punto importante, e di stabilir la in diversi modi. Uno splendido miraco-
fede della Chiesa, massime nelle reliquie lo che fece allora il santo vescovo Euge-
a
che ci restano della 3. sessione. Indarno nio, non servì che a rendere più furioso
i donatisti appellarono dalla sentenza di il tiranno* Il cieco Felice notissimo, in se-
Marcellino. L'imperatore Onorio auto- guito d'una visione ricevuta, si recò da s.

rizzò gli atti di questa conferenza di Car- Eugenio, e ricuperò sul fatto la vista, col
tagine, con una legge de'3o agosto 4 '2 solo tocco della cnano del prelato , alla
o 4 4« Si può anche dire che questa con-
1
presenza d'uno straordinario concorso di
ferenza fu il colpo mortale dello scisma fedeli congregati per la solennità dell'E-
de'donatisti, imperocché in proporzione pifania dopo la benedizione
, del fonte
del grandissimo loro ninnerò, d'allora in battesimale. Siccome il santo erasi scu-
poi vennero in folla a riunirsi alla Chie- sato di esaudire Felice, come peccatore
sa co'loro popoli. Nondimeno molti do- e incapace d'operare miracoli, nel segna-
natislipertinacemente restarono nello sci- re di croce gli oc hi suoi gli disse:Ti ho
sma e nell'eresia, e continuarono ad esse- già detto, che io sono un peccatore e il più
re queruli e infesti acattolici, uniti agli vile degli uomini tuttavia prego il Si-
,

ariani, i quali ne adottarono gli errori. gnore di trattarti secondo la tua fede e
Credei opportuna questa digressione, per di renderti la vista. Ad onta che non vi
migliore intelligenza del voluto dal ca- fosse da dubitare sul fatto , il re si fece
pricciosoUnnerico in quest'altra confe- condurre Felice per udire dalla sua boc-
renza diCartagineeda lui intimata. Con- ca la verità, e tutto l'ordine dell' avve-
siderando il vescovo di Cartagine,che nel- nimento. Provata in tal forma sino alla
la conferenza voluta co' vescovi ariani, i dimostrazione la meraviglia, niunoebbe
nemici della fede sarebbero giudici e par- più ardire di negarla; ma convenendosi
te, nella causa comune a tutte le chiese, del prodigio, equi valente a un trionfo de I-

pertanto rispose s. Eugenio al re deman- la fede sull'eresia, da' vescovi ariani si pre-
dali, che siccome tutto il mondo cristia- se il partito di dire che Eugenio l'avea
no era interessato in tali questioni, nelle operato per via di malefizi, e si seguitò
quali trattavasi de' primi principii della il progetto della conferenza. I vescovi del
lede, egli ne scriverebbe al Papa s. Fe- continente dell'Africa edi tutte l'isolesog-
liceIH capo di tutte le chiese, e convo- gette a' vandali, si trasferirono a Cartagi-
cherebbe da tutti i paesi i vescovi alla ne pel giorno indicato, ch'era il i.°di feb-

conferenza, dovendosi consultare quelli braio 4^4- ^e furono prima fatti morire
eziandio d' oltremare. Non è già che uou in quel maggior numero che fu possibile

ne rimanesse ancora in Africa uu nu- sotto diversi pretesti, ma per la sola ragio-
mero sufficiente, per far trionfare la ve- ne di togliere buona causa più ze-
alla i

rità co'loro lumi; ma essendo essi sotto lanti e illuminali difensori. Ne rimaneva-
il giogo de' vandali , avevano a temere no però troppi, perchè i vescovi ariani a-
molto più degli stranieri sì perse stessi, vessero coraggio di entrare in lizza Non* .

come per le loro greggi. Unnerico , beu dimeno si die principio alla conferenza fa-
lungi dall'aver riguardo alla rimostran- mosa di Cartagine, di cui in luoghi in-
za di s. Eugenio, cercò all'incontro d'al- numerevoli feci menzione, ma eglino mos-
lontanare quegli africani ch'erano con- sero mille cavillazoni per romperla. A*
siderali siccome dotti. Bandì s. Douatiu- vendo i cattolici richiesto che fi fossero
V A N V A N 107
precenti degli arbitri, o che almeno i piti sembra che fossero conseguenza della tra-
saggi del popolo vi fossero spettatori, in- ma già combinata fra Unnerico ed suoi i

vece si ordinò che si dessero i oo colpi di scismatici ed eretici vescovi; imperocché


bastone a' laici omousiani die avessero immediatamente eglifece recare nelle pro-
coraggio di trovarvisi, poiché con questo vincie un decreto già steso innanzi tempo,
nome da Unuerico chiamavsmsi per di- in vigor del quale, mentre vescovi or- i

sprezzo gli ortodossi, appellando i suoi a- todossi trovavansi tuttavia in Cartagine,


riani veraci adoratori della divina natu- furono chiuse in un giorno solo tutte le

ra ! Il ttrm'meO/notisiano oOmousiasta , chiese , e dati agli ariani tutti i beni di


dal greco liomu, insieme, e da usiti, so- queste chiese e de'loro pastori", applican-
stanza, fu da' Padri usato anche prima do acattolici le pene emanate contro l'e-

del concilio generale di Nicea 1 del 320, resia dalle leggi imperiali. Nello stesso
per indicare in Gesù Cristo la stessa na- tempo si pubblicò che gli omousiani e-

tura e sostanza del divin Padre. Pel con* rano quelli i quali, non potendo prova-
tratta gli ariani inventarono il termine re colla Scrittura la loro dottrina, aveva-
(Jmeusio, homeusius, dal greco homoios, no rotto la conferenza, e l'avevano cam-
simile, e da usia, sostanza ; per deludere biata in sedizione col mezzo del popolo
le decisioni del concilio d' Antiochia del che avevano sollevato. A dar pu- fine di
363 (contro il conciliabolo del 344>' ncni re qualche colore a tale imputazione con
gli ariani per abolire la parola consustan- un'apparenza di moderazione e d' uma-
ziale,Omousìon^Xa mutilarono dal sim- nità, fu loro assegnato un termine per me-
bolo negare la divinità di Ge-
di Nicea) e ritare il perdono. Al riferito col Bercastel,

sù Cristo, denotando con ciò non essere per l'importanza dell'argomento ricorda-
egli della stessa natura del Padre (honnì- to nelle sedi vescovili d'Africa, notando i

sios t da homii, insieme), ma di simile na- vescovi esiliati in conseguenza della confe-
tura, contro il chiaro senso delle s. Scrit- renza diCartagine,aggiungerò altre parti-
ture. Però nel concilio iNiceno era stata colarità col 13utler,riporta te nella P'ita di
condannata la loro eresia e proclamala s.Eugenio vescovo di Cartagine e i suoi
la consustanzialità di Gesù Cristo col di- compagni confessori sotto i vandali. Nel-
vin Padre. Nella conferenza di Cartagi- la conferenza i cattolici deputarono o 1 fra
ne, intorno al nome di cattolici che non loro a parlare in nome degli altri. Girila
lasciarono di prendere nella loro confes- patriarca degli ariani, si assise sopra un
sione di fede, si suscitarono grandi que- trono. Gli ortodossi ch'erano in piedi, ri-

rele; e qualunque fosse la modestia con chiesero che vi fossero de' commissari in-
cui egliuosi apparecchiassero a soddisfar- caricati di scrivere quello che si direbbe
le, si gridò al tumulto e alla sedizione , e da una parte e dall'altra; ed avendone a-
si corse a dire al re, che gli omousiani per- vuto in risposta che Citila eserciterebbe
turbavano tutto a fine d'impedire la con- quest'uffizio, essi domandarono di nuovo
ferenza, cioè si opposero di conveuire e con quale autorità civile si attribuisse il
quindi di sottoscrivere l'erronee proposi- grado e la giurisdizione di patriarca. Gli
zioni de' donatisti e degli ariani seguaci ariani non potendo uullaa questo rispon-
de' loro errori, i quali aveano proposto dere, empirono tutta l'assemblea di schia-
alla conferenza stessa, ripugnandovi co- mazzi, e ottennero un ordine di poter da-
stantemente i vescovi cattolici per soste- re 1 00 bastonate a tutti i laici cattolici che
nere la purezza della fede de'dogmi cat- ivierano presenti; indi Citila trovò vari
tolici. Tali gridi e calunnie degli ariani pretesti perchè la conferenza non si avesse
proponenti le condannate proposizioni a continuare. In questo frammezzo cat- i

de'donatisti, contro la virtù de'cattolici, tolici presentarono ima confessione di fé-


io8 V A N V A N
de in iscritto, nella qiufle si appellano al- gialli, sia d'amministrar loro de' viveri.
la tradizione della Chiesa universale, ed Perciò si videro, secondo Bercastel, in nu-
8
era divisa in due parti; lai. delle quali, mero di 5 in 600, per la maggior parte
che provava colla Scrittura la consustan- in un'età avanzata, errare intorno alle
zialità del Verbo, forma tutto il 3.° libro mura della città, senz'asilo, senza rico-
della storia di Vittore Vitense. Non si ha vero, esposti notte e giorno a tutte l' in-
più la 2.' che conferma la stessa dottri- giurie dell'aria, e rnancunti di nutrimen-
na cogli scritti de'Padri. Pare che questa to. In brevissimo tempo ne morirono 88.

confessione fosse stesa da Eugenio; al- s. Essendo un giorno il re uscito a caso, tutti
meno Gennadio attribuisce a lui una con- quelli che potevano strascinarsi, gli si fe-
fessione di fede contro gli ariani, cioè la cero intorno per procurare di mansue-
a
riferita nella i. parte dal Vitense nel lib. farlo. Ma egli senza dare orecchio all'u-
3 citato. Quando ne fu fatta la lettura, mile loro domanda, a cui non rispose che
seppe male agli ariani che gli ortodossi con guardi fulminanti, fece correre sopra
prendessero il nome di cattolici , benché di essi alcuni cavalieri della sua guardia,

questo loro fosse dato universalmente an- che molli ne calpestarono sotto i piedi de*
che dagli eretici, come s. Agostino aveva loro cavalli. Finalmente tutti vennero ri-
notato molti anni innanzi. Da ultimo i ne- legati, insieme ad un gran numero di pre-

mici della Chiesa la vinsero, e la confe- ti, nell'isola di Corsica, come dissi, e con-
renza fu tutto ad un tratto rotta. Abbia- dannati a tagliare i legni perla costruzio-
mo nel Ruinart il catalogo di tutti i ve- ne delle na vi. Mentre vescovi esiliati viag-
i

scovi delle ptovincie ecclesiastiche d'Afri- giavano per la loro rilegazione, si mostra-
ca, che intervennero a questa conferenza, rono pieni di giubilo per essere stali fatti
e che furono mandati in esilio. Della pro- degni di soggiacere a obbrobri e igno-
vincia proconsolare o di Cartagine 5/f, di minie per Gesù Cristo furono assalili da
;

quella tliNumidia 25, dellaBizacena 07,


1 1 una masnada di uomini barbari, inviati
della Mauritiana Cesarianai20, di quel- da' vescovi ariani a spogliarli di quanto
la di Sitifi o Silifense 44» c' e " a Tripoli- la pietà de'fedeli avea somministrato pel

tana 5; di più io di Sardegna e di altri loro mantenimento. Questa inumana vio-


luoghi. In tutti 460 vescovi, de'quali 88 lenza non li turbò, anzi ciascuno canta-
morirono a Cartagine fra' tormenti , 28 va. Sono uscito nudo dal ventre di mia
ricuperarono la libertà colla fuga, 46 fu- madre, e nudo me ne vado in esilio. Al
rono sbanditi nell'sola di Corsica, e 3o3 Signore non manca il modo di porgere
in altri luoghi. Questo è il computo che il cibo a!famelici e di vestire nel deser-

ne fa il dotto annotatore del dottissimo to gV ignudi. Di fatto il Signore ispirò a


Bui ler. A.' 25 febbraio dello stesso 4^4» due personaggi vandali cattolici il corag-
Unnerico con edillo che già da lungo tem- gio di seguirli nell'esilio, e d' impiegare
po andava meditando, ordinò più che mai nel loro sov veni mento le copiose ricchez-
una persecuzione generale, e per impa- ze che possedevano. Il vescovo di Carta-
dronirsi delle chiesede'cattolici e di quan- gine s. Eugenio fu mandato nel deserto
to possedevano ne'loro paesi. Senza indu- di Tripoli, e posto sotto la custodia d'An-
gio cacciò da Cartagine vescovi che si i tonio vescovo ariano furioso, il quale o-
trovavano congregali, dopo di aver loro gni giorno inventava nuove maniere di
tolto anche quel poco che aveano seco lo- tormentarlo. Il santo riguardandosi come
ro portato, senza lasciar loro né cavallo, una vittima già consacrata per la sua
né schiavo, e neppur abito da cambiarsi. chiesa,aggiungeva a'suoi tormenti le più
Nello stesso tempo fu pubblicata una proi- austere macerazioni. Perii luogo dormi-
bizione sotto pena del fuoco, sia d'allog- re sulla nudi lena, coperto solamente
V AN VAN 109
d' un sacco, contrasse una paralisia che contraeva l'impegno di conservarlo senza
gli tolse persino l'uso spedito della lingua, macchia), con cui avea coperto Elpidifo-
li suo persecutore gli fece bere per forza ro all' uscir del fonte battesimale, e che
un aceto violento, per cui si credette che teneva nascosti sotto le sue vesti. Aven-
ilsanto vecchio perdesse la vita. Ma egli doli spiegali pubblicamente, disse all'a-
ne guari, e più. lardi fu richiamato dal- postata, ch'era seduto come suo giudice:
l'esilio dal re Gu ut ha monti. Non avendo Eccola veste nuziale, che ti accuserà al
il santo potuto dare un addio a'suoi figli, tribunale del supremo giudice , e che ti

trovò il modo di scrivere al suo gregge, farà irrimediabilmente precipitare nel"


col quale così si espresse. Vi domando V infiammato pozzo di abisso, per tutta
colle lagrime, vi esorto e vi scongiuro l'eternità. Ti augurerai, sciagurato, ma
in nome dello spaventevole giorno del non sarà più tempo, ti augurerai questo
giudizio , e pel formidabile lume della sagro preservativo di cui ti sei spoglia*
venuta dì Gesk Cristo, che rìmanghiate to da te stesso per vestire l'abito dell'i-
fermi nella professione della fede catto- gnominia e della maledizione. Elpidifo-
lica... Conservate la grazia d' un solo ro impallidì e non ebbe coraggio di ri-
battesimo e dell' unzione del crisma , né spondere. Ma nessuno oggetto di edifica-
sia tra voi chi soffra di essere ribattez- zione fu più commovente, che 1 2 fanciulli
zato. Tanto leggo nel Butler, il quale os- di coro, distinti fra gli altri per la bellezza
serva, che ciò diceva s. Eugenio, perchè delle loro voci, e che seguivano i confes-
gli ariani, somiglianti in ciò a' donatisti, sori nell'esilio. Il loro talento svegliò qual-
usavano ribattezzare quelli che abbrac- che dispiacere negli animi degli ariani,che
ciavano l'arianesimo, che già rilevai.
il loro corsero dietro a fine di ricondurli.
Dopo il vescovo, fu bandito con una pro- Ma que'generosi fanciulli non vollero ab-
porzionata barbarie tutto il clero di Car- bandonare santi loro maestri; si attacca*
i

tagine, composto pure di più. di 5oo per- vano alle loro vesti, si lasciavano percuo-
sone, il che ci dà un'idea dello splendo- tere a graudi colpi di bastone; sfidavano
re di questa chiesa primaziale dell'Africa le spade ignude da cui erano minacciati
auche ne'giorni di sua fiera persecuzione. da' chierici e da' vescovi ariani, ministri
Tutti i vescovi ariani sempre più diven- ili sangue e di terrore, e che molto più
nero crudeli persecutori: percorrevano le somigliavano a'soldati o a'caruefici, che
città, lasciando dovunque tracce della lo- a'sacerdoli del Signore. Furono finalmen-
ro barbarie, ed adoperando la violenza te' slacca ti per forza e ricondotti a Car-
per ribattezzare i cattolici, e facendo lo- tagine, ma non si potè sedurne uno solo
ro provare ogni sorta di mali trattamen- con tutte le carezze e cattivi trattamentii

ti, senza distinzione né di età ne di sesso. che alternativamente furono impiegati.


Gli apostati distinguevansi fra loro tutti Lungo tempo dopo la persecuzione , essi
per inumanità verso gli ortodossi.lt
la loro formavano tuttavia la consolazione e la
diaconoMuritta,ch'era un venerabile vec- gloria della chiesa dell' Africa, soggior-
chio, si segnalò con un istraordiuario co- nando insieme a Cartagine e cantaudo le
raggio. Avea egli tenuto a battesimo l'a- Iodi di Dio. Tutta la provincia venerava
postata Elpidiforo o Elpidoforo, ch'erasi questi 1 1 confessori, come altrettanti apo-
mostralo il piùardente de'peisecutori, pri- stoli. Fra' vescovi che in questa persecu-
ma della partenza de'cattolici per l'esilio. zione furono banditi, Vigilio di Tapso si

Allora Munita improvvisamente


trasse i rese celebre co'suoi scritti. II timore d'in-
paunilini (cioè l'abito bianco detto Chri- asprire i persecutori, unito alia volontà
smale } usato, uella ceremonia del batte- di dare un maggior corso e credito alle
simo, emblema d' innocenza, per cui si sue opere, gli fece nascondere il suo no-
no VAN V A N
me, e prender quello de'padri più filino- è di risparmiarmi la vergogna della mi'
si, come s. Atanasio e s. Agostino, il che dita. Tanto bastò perchè fosse trattata con
poteva benissimo osare fra bai bari cosi maggior indegnità dell'altre. L'alzarono
ignoranti com'erano i vandali. Dice Rer- Sopra le loro teste, per darla in ispetta-
castel, gli viene perciò con ragione attri- colo ad ogni parte. Ma Dionisia arman-
buito il Simbolo (/"'.) che porta oggi au- dosi di tutta la risoluzione che può ispi-
rora comunemente il nome di s. Atana- rar la buona coscienza, disse a'medesimi:
sio. Sebbene egli stesso avverta in molti Ministri dell'inferno, ciò chefate per mia
luoghi de'suoi scritti, che fa parlare i più confusione, tosto che, lo soffro mio mal-
grandi personaggi per dare un maggior grado, non pub volgersi che in mia glo-
peso alla verità; tutta volta questa pia fro- ria. E senza fare attenzione ne allo sta-
de non ha lasciato di produrre dannosi lo in cui trovavasi, ne a'ruscelli di sangue
efletti. Oltre la confusione che n'è venu- che scorrevano da tutte l'ignude sue mem-
la sull'opere di molli Padri, sembra che bra, esortò gli altri martiri a disprezzare
la medesima abbia autorizzalo i novato- i dolori a'qualiessa si mostrava insensibi-
ri a spargere le loro invenzioni a favore le. Al giovinetto figlio Maiorico, il quale
de'norni più rispett