Sei sulla pagina 1di 347

Papi 13-16

PDF generato attraverso il toolkit opensource ''mwlib''. Per maggiori informazioni, vedi [[http://code.pediapress.com/ http://code.pediapress.com/]].
PDF generated at: Mon, 12 Aug 2013 06:03:26 UTC

Indice
Voci
Papa Onorio III

Papa Gregorio IX

Papa Celestino IV

11

Papa Innocenzo IV

14

Papa Alessandro IV

18

Papa Urbano IV

22

Papa Clemente IV

27

Papa Gregorio X

34

Papa Innocenzo V

45

Papa Adriano V

49

Papa Giovanni XXI

53

Papa Niccol III

59

Papa Martino IV

62

Papa Onorio IV

65

Papa Niccol IV

69

Papa Celestino V

74

Papa Bonifacio VIII

84

Papa Benedetto XI

104

Papa Clemente V

107

Papa Giovanni XXII

112

Papa Benedetto XII

118

Papa Clemente VI

120

Papa Innocenzo VI

123

Papa Urbano V

126

Papa Gregorio XI

132

Papa Urbano VI

136

Papa Bonifacio IX

140

Papa Innocenzo VII

143

Papa Gregorio XII

147

Papa Martino V

151

Papa Eugenio IV

157

Papa Niccol V

163

Papa Callisto III

169

Papa Pio II

173

Papa Paolo II

179

Papa Sisto IV

183

Papa Innocenzo VIII

187

Papa Alessandro VI

191

Papa Pio III

203

Papa Giulio II

208

Papa Leone X

220

Papa Adriano VI

231

Papa Clemente VII

236

Papa Paolo III

250

Papa Giulio III

260

Papa Marcello II

268

Papa Paolo IV

271

Papa Pio IV

280

Papa Pio V

286

Papa Gregorio XIII

295

Papa Sisto V

303

Papa Urbano VII

311

Papa Gregorio XIV

316

Papa Innocenzo IX

321

Papa Clemente VIII

326

Note
Fonti e autori delle voci

335

Fonti, licenze e autori delle immagini

339

Licenze della voce


Licenza

344

Papa Onorio III

Papa Onorio III


Papa Onorio III

177 papa della Chiesa cattolica

Elezione

18 luglio 1216

Consacrazione 24 luglio 1216


Fine pontificato 18 marzo 1227
Predecessore

papa Innocenzo III

Successore

papa Gregorio IX

Nome

Cencio Savelli

Nascita

Albano, ?

Morte

Roma, 18 marzo 1227

Sepoltura

Basilica di Santa Maria Maggiore

Onorio III (Albano, 1150 circa Roma, 18 marzo 1227) fu il 177 papa della Chiesa cattolica dal 1216 alla sua
morte. Che appartenesse alla famiglia Savelli una leggenda.[1] Onorio III, fu anche detto Cencio camerarius, per
avere ricoperto dal 1189 la carica di camerlengo. Scrittore fecondo, redasse una raccolta di Decretali, la Compilatio
Quinta, considerata il primo testo ufficiale di diritto canonico, e il Liber Censuum, censimento delle propriet della
Santa Sede terminato sotto l'impulso di papa Celestino III.

Papa Onorio III

Biografia
Gli inizi
Nacque in data sconosciuta, nei pressi di Albano. Per un periodo fu canonico nella Basilica di Santa Maria Maggiore,
divenne quindi ciambellano pontificio nel 1188 e fu elevato alla porpora cardinalizia da papa Celestino III quale
cardinale-diacono di Santa Lucia in Silice nel 1193. Sotto Papa Clemente III e Papa Celestino III fu tesoriere della
Chiesa Romana.
Nel 1197 divenne tutore del futuro imperatore Federico II di Svevia, che era stato dato in tutela a papa Innocenzo III
dall'imperatrice vedova Costanza d'Altavilla. Innocenzo III elev Cencio al rango di cardinale-presbitero dei Santi
Giovanni e Paolo nel 1200.[2]

Elezione a Papa
Il 18 luglio 1216 diciannove cardinali si riunirono a Perugia (dove Innocenzo era morto due giorni prima) con lo
scopo di eleggere un nuovo Papa. Il problematico stato delle cose in Italia, l'atteggiamento minaccioso dei Tartari, e
la paura di uno scisma, indussero i cardinali ad accordarsi per un'elezione di compromesso. I cardinali Ugolino da
Ostia (futuro papa Gregorio IX) e Guido di Preneste, furono incaricati di nominare il nuovo Papa. La loro scelta
cadde su Cencio, che accett la tiara papale con riluttanza e prese il nome di Onorio III. Venne consacrato a Perugia
il 24 luglio, incoronato a Roma il 31 agosto, e prese possesso del Laterano il 3 settembre.
I fedeli romani furono molto contenti della sua elezione poich Onorio era romano e grazie alla sua estrema
gentilezza ne seppe conquistare il cuore. Come il suo predecessore Innocenzo III, si era prefisso di raggiungere due
grandi obiettivi: la riconquista della Terra Santa con la Quinta Crociata e una riforma spirituale dell'intera Chiesa; ma
in modo contrastante rispetto al suo predecessore, cerc di conseguire questi risultati con la bont e l'indulgenza,
piuttosto che con la forza e la severit.

Quinta crociata
Per approfondire, vedi Quinta crociata.

La quinta crociata fu avallata dal Concilio Laterano IV, del 1215, e i suoi preparativi iniziarono due anni dopo. Per
procurarsi i mezzi necessari a questa colossale impresa, il Papa e i cardinali avrebbero contribuito con la decima
parte, e tutti gli altri ecclesiastici con la ventesima, delle loro entrate, per tre anni. Anche se i soldi raccolti in questo
modo formavano una cifra considerevole, non fu comunque sufficiente per una crociata generale, cos come era stata
pensata da Onorio III. Cerc quindi di creare un clima di accordo fra gli stati europei, il che avrebbe favorito la
costituzione di un esercito adeguato alla riconquista di Gerusalemme. Cerc quindi di comporre il dissidio fra
Filippo II di Francia e Riccardo I d'Inghilterra (i due infatti condussero la crociata). Prospettive pi ampie
sembrarono aprirsi quando incoron Pietro di Courtenay (aprile 1217) come imperatore latino di Costantinopoli; ma
il nuovo imperatore venne catturato durante il suo viaggio verso est e mor in prigionia.
Onorio III era conscio che c'era un solo uomo in Europa che poteva portare alla riconquista della Terra Santa, e
quell'uomo era il suo ex-pupillo Federico II di Germania. Come molti altri governanti, Federico II aveva prestato
giuramento di imbarcarsi per la Terra Santa nel 1217. Ma Federico si tir indietro e Onorio rinvi ripetutamente la
data di inizio della spedizione. Nell'aprile 1220 Federico fu eletto imperatore e fu incoronato a Roma il 22 novembre
1220. Nonostante l'insistenza di Onorio, Federico rinvi ancora e la campagna egiziana fall miserabilmente con la
sconfitta di Damietta (8 settembre 1221).
Molti dei governanti europei erano impegnati in proprie guerre e non potevano lasciare le loro nazioni per periodi
lunghi. Andrea II d'Ungheria, seguito tempo dopo da una flotta di crociati provenienti dalla regione lungo il basso
Reno, part infine per la Terra Santa. I crociati presero Damietta e pochi altri luoghi in Egitto, ma la mancanza di

Papa Onorio III


unione tra i cristiani e anche la rivalit tra i condottieri e il legato pontificio Pelagio d'Albano, causarono il fallimento
della crociata.

Preparativi per la sesta crociata e la morte


Il 24 giugno 1225 venne infine fissato come data della partenza di Federico II e Onorio ne propose il matrimonio con
Jolanda di Brienne, erede al Regno di Gerusalemme in quanto figlia di Giovanni di Brienne, con l'idea di legarlo
maggiormente al piano. Il matrimonio ebbe luogo nella cattedrale di Brindisi il 9 novembre 1225[3] ma il Trattato di
San Germano del luglio del 1225, provoc un altro ritardo di due anni, in quanto in tale sede Federico si impegn
solennemente, sotto pena di perdita della Sicilia e scomunica, a iniziare la crociata nel 1227.[4]
Federico fece ora dei seri preparativi per la crociata, nel corso dei quali Onorio mor (18 marzo 1227) senza vedere
l'esaudirsi delle sue speranze. Fu sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore. Tocc al suo successore, papa
Gregorio IX, l'insistere perch venissero portate a compimento le speranze di Onorio.

Altri conseguimenti
Ma Onorio ebbe probabilmente un compito troppo grande: oltre alla liberazione della Terra Santa, si sentiva
obbligato a portare avanti la repressione dell'eresia albigese nella Francia meridionale, la guerra per la fede nella
penisola iberica, la diffusione della cristianit nelle terre lungo il Baltico e il mantenimento dell'Impero latino di
Costantinopoli.
Di questi compiti, lo sradicamento dell'eresia era il pi vicino al cuore di Onorio. Nel sud della Francia egli port
avanti il lavoro di Innocenzo III, confermando il quinto Conte di Leicester, Simone di Montfort, nel possesso delle
terre di Raimondo VI di Tolosa e riuscendo, dove aveva fallito Innocenzo, a trascinare la casa reale francese nel
conflitto. Il pi importante avvenimento del periodo fu l'assedio e la cattura di Avignone. Sia Onorio che Luigi VIII
non prestarono orecchio alle pretese imperiali di Federico II su quella citt.
Onorio diede l'approvazione pontificia alla Regola di san Domenico il 22 dicembre 1216, con la bolla Religiosam
vitam, e quella di san Francesco il 29 novembre 1223, con la bolla Solet annuere. Sempre nel 1216 istitu, su
richiesta del santo francescano, la solennit del perdono d'Assisi.
Durante il suo pontificato presero vita anche molti degli ordini terziari. Il 30 gennaio 1226, approv l'Ordine
Carmelitano con la bolla Ut vivendi normam. Approv inoltre la congregazione dei canonici di Val-des-coliers
(Vallis scholarium, Valle degli studiosi), che era stata fondata da quattro pii professori di teologia all'Universit di
Parigi.
Essendo uomo di studi, Onorio insistette sul fatto che il clero dovesse ricevere un'intensa formazione, in particolare
in teologia. Nel caso di un certo Ugo, che il capitolo di Chartres aveva eletto vescovo, ritir la sua approvazione
perch il neo-eletto non possedeva una cultura sufficiente, quum pateretur in litteratura defectum, come dichiar in
una lettera datata 8 gennaio 1219. Un altro vescovo venne addirittura privato del suo ufficio a causa del suo
analfabetismo.
Onorio confer diversi privilegi all'Universit di Bologna e a quella di Parigi, le due pi grandi sedi di apprendimento
dell'epoca. Allo scopo di facilitare lo studio della teologia nelle diocesi che erano distanti dai grandi centri del
sapere, ordin nella sua bolla Super specula Domini, che alcuni tra i giovani uomini di talento dovessero essere
inviati a una riconosciuta scuola di teologia, con lo scopo di insegnarla in seguito nelle loro diocesi.

Papa Onorio III

Conclavi
Il cardinale Cencio Savelli partecip a due conclavi:
1198, nel quale fu eletto papa Innocenzo III
1216, nel quale fu eletto papa egli stesso

Scritti
Liber Censuum Romanae Ecclesiae
Per approfondire, vedi Liber Censuum.

Il pi importante dei suoi scritti il Liber censuum Romanae ecclesiae, che la pi preziosa fonte riguardo alla
posizione della Chiesa medioevale circa la propriet, e serve inoltre parzialmente come continuazione del Liber
Pontificalis. Esso comprende una lista di entrate della sede apostolica[5], un registro delle donazioni ricevute, dei
privilegi garantiti, e dei contratti stipulati con citt e governanti. Venne iniziato sotto Clemente III e completato nel
1192 sotto Celestino III. Il manoscritto originale del Liber Censuum esiste ancora (Vaticanus, 8486)

Altre opere
Onorio III scrisse inoltre una vita di Celestino III, una vita di Gregorio VII, un Ordo Romanus, che una specie di
cerimoniale contenente i riti della Chiesa per varie occasioni, e 34 sermoni.
A Onorio III viene attribuito dalla tradizione esoterica un grimorio magico per l'evocazione demoniaca che, secondo
quanto dice la sua bolla che introduce il libro, serve a insegnare come schiacciare il demonio in nome di Cristo.
Naturalmente la filologia non crede che detto grimorio sia opera del pontefice Onorio III, ma di qualcuno che voleva
diffamarlo.Wikipedia:Uso delle fonti

Note
[1]
[3]
[4]
[5]

Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, p. 139


Da Federico e Jolanda nacque il futuro imperatore Corrado IV.
Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990, p. 453
Questa parte comprende una lista di 316 chiese di Roma, con le rispettive rendite, ed comunemente nota come Catalogo di Cencio
Camerario. forse il pi noto dei documenti che consentono di datare le chiese romane.

Bibliografia
(EN) Pope Honorius III in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989,
ISBN 88-384-1326-6
Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990
Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 2005.
ISBN 88-384-1060-7

Papa Onorio III

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Onorio III


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Onorio III (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pope_Honorius_III?uselang=it)

Collegamenti esterni
Ovidio Capitani, Onorio III (http://www.treccani.it/enciclopedia/onorio-iii_(Federiciana)/), Enciclopedia
Federiciana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
Sandro Carocci, Marco Vendittelli, Onorio III (http://www.treccani.it/enciclopedia/
onorio-iii_(Enciclopedia-dei-Papi)/), Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
Mariano Armellini, Il Catalogo di Cencio Camerario (http://www.medioevo.roma.it/html/letteratura/cencio1.
htm), in Medioevo.Roma
Il catalogo di Cencio Camerario (http://penelope.uchicago.edu/Thayer/I/Gazetteer/Places/Europe/Italy/
Lazio/Roma/Rome/churches/_Texts/Huelsen/HUECHI*/1/4.html) da Le Chiese di Roma nel Medio Evo di
Christian Hlsen (in basso latino)
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Cencio (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1193.
htm#Cencio).URL consultato in data 30 giugno 2010.
Il Liber censuum (http://www.archive.org/search.php?query=Le Liber censuum de l'glise romaine),
edizione di Paul Fabre, 1859-1899
Cardinali nominati da Onorio III (http://www.araldicavaticana.com/creati da onorio_iii_12161227.htm)

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Innocenzo III

18 luglio 1216 - 18 marzo 1227

Papa Gregorio IX

Predecessore

Camerlengo di Santa Romana Chiesa

Successore

1189 - ?

Predecessore

Cardinale diacono di Santa Lucia in Silice

Successore

1193 - 1201

Predecessore

Cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo

Successore

Melior (o Meliore, o Migliore)


1185-1197

1200 - 1216

Giovanni
1216-1217

Controllo di autorit VIAF: 41848773 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 41848773) LCCN: n82241900 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n82241900)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Gregorio IX

Papa Gregorio IX
Papa Gregorio IX

178 papa della Chiesa cattolica

Elezione

19 marzo 1227

Incoronazione

21 marzo 1227

Fine pontificato

22 agosto 1241

Cardinali creati

vedi categoria

Predecessore

papa Onorio III

Successore
Nome

papa Celestino IV
Ugolino dei conti di Segni

Nascita

Anagni, 1170 circa

Morte

Roma, 22 agosto 1241

Sepoltura

Basilica di San Pietro

Gregorio IX, nato Ugolino di Anagni[1] (Anagni, 1170 circa[2] Roma, 22 agosto 1241), fu il 178 papa della
Chiesa cattolica dal 19 marzo 1227 alla sua morte.

Biografia
La giovinezza e il cardinalato
Nato ad Anagni intorno al 1170 (e non intorno al 1140 come fu supposto nei secoli scorsi), era figlio di Mattia di
Anagni, ed era legato da parte di madre ai Conti di Segni,[3] e quindi imparentato con Innocenzo III: alcune fonti lo
citano come nipote di Innocenzo, altre come suo cugino. Proprio in relazione a questo legame, sono comunemente
ma erroneamente attribuiti a Ugolino-Gregorio IX, sia l'appartenenza in linea diretta alla stirpe dei Conti di Segni, sia
lo stemma dell'illustre casato.
Inizi gli studi presso la cattedrale di Anagni; successivamente studi probabilmente legge all'Universit di Bologna
e sicuramente teologia in quella di Parigi. Fu monaco camaldolese. Il suo primo incarico ecclesiastico di rilievo fu
quello di uditore presso il Tribunale della Rota Romana, comunemente noto come Sacra Rota.
Fu nominato cardinale diacono da Papa Innocenzo III nel dicembre 1198, con titolo di Sant'Eustachio. Divenne
cardinale vescovo di Ostia e di Velletri nel 1206. Fu inviato come Legato pontificio in Germania, in Lombardia e in
Toscana, ed ebbe modo di conoscere l'Imperatore Federico II. Riusc anche in tali occasioni a mettere pace con

Papa Gregorio IX
autorit tra i diversi Comuni guelfi e ghibellini in lotta tra loro.
Grande rispetto e perfino amicizia dimostr nei confronti di Francesco d'Assisi che sempre protesse, aiutandolo
inoltre ad avere da papa Onorio III l'approvazione della Regola per il nascente Ordine Francescano. Uomo di grande
sensibilit teologica, ebbe anche una significativa amicizia con Domenico di Guzmn, sostenendo parimenti l'Ordine
Domenicano. Nel 1219 divenne Decano del Sacro Collegio ed alla morte di Onorio III fu eletto papa.

Pontificato
Onorio III era deceduto il 18 marzo 1227, ed il giorno successivo il cardinale Ugolino di Ostia fu eletto pontefice.
Fu consacrato nella Basilica di San Pietro il 21 marzo. In continuit con la tradizione, e convinto assertore della
superiorit morale e autoritaria del Papato, riprese l'azione teocratica dei suoi pi recenti predecessori, che
comportava la necessit di indebolire la potenza dell'Impero con ogni mezzo. Segu in ci la tradizione storica di due
grandi pontefici: Gregorio VII e Innocenzo III. Venne considerato spesso il fondatore dell'Inquisizione, di cui istitu i
primi tribunali nel 1231, anche se in realt l'Inquisizione trova le prime origini nel pontificato di papa Lucio III (con
la sua bolla Ad abolendam del 1184) e in quello di Innocenzo III (con il Concilio lateranense del 1215).
La prima scomunica a Federico II
Uno dei primi atti del suo pontificato fu l'invio a Federico II della comunicazione di mantenere le promesse fatte al
suo predecessore (di disinteressarsi dei territori dell'Impero nel nord Italia e di accettare le nomine dei vescovi
incaricati dal papa stesso) e infine di organizzare un nuova crociata, la Sesta Crociata, per liberare la Terra Santa,
entro l'agosto dello stesso anno.[4]
Federico II, sistemate le questioni dell'Impero, invit i crociati nel luglio a Brindisi, per imbarcarsi e salpare alla
volta della Terra Santa. Lo scoppio di un'epidemia decim numerosi crociati e lo stesso imperatore si ammal.
Convinto di poter guarire allontanandosi dall'epidemia, Federico salp, ma aggravatasi la sua malattia, ordin di
ritornare in Italia sbarcando ad Otranto. Gregorio IX non credendo completamente alla malattia dell'imperatore,
decise di non far dimenticare la promessa della crociata e scomunic l'imperatore dalla cattedrale di Bitonto. La
scomunica, tuttavia, come era lecito attendersi, non fu seguita dalla deposizione, perch l'autorit di Federico II era
notevole e la scomunica suscit il malumore tra molti sovrani europei. Federico II intanto si recava a Pozzuoli per
rimettersi in salute e nel dicembre 1227 rispondeva al pontefice che entro il maggio 1228 avrebbe avviato la crociata;
ma il Papa, non credendo alle sue dichiarazioni, ribad la scomunica per l'inadempienza del trattato stipulato con il
precedente pontefice. Pochi giorni dopo, in occasione di un'omelia contro Federico II, la potente famiglia dei
Frangipane e i ghibellini di Roma, si ribellarono al papa e lo costrinsero a fuggire dalla citt e a rifugiarsi prima a
Viterbo e poi a Perugia, da dove Gregorio IX scomunic i sudditi ribelli.
La sesta crociata
Federico II decise comunque di onorare l'impegno di organizzare e indire una crociata in Terra santa. Nel giugno
1228 si imbarc con il suo esercito a Brindisi diretto ad Acri, in Terra Santa. Qui trov il Sultano disposto alla
mediazione e nel febbraio 1229, stipul un trattato che concedeva Gerusalemme ed i luoghi Santi all'Impero; fu
quindi incoronato nella chiesa del Santo Sepolcro re di Gerusalemme (era, infatti, tale in virt del matrimonio con
Isabella di Gerusalemme, morta appena l'anno prima) e torn in Italia nel giugno 1229, per domare le insurrezioni
dei baroni nel regno di Sicilia, appoggiati dal Papa.

Papa Gregorio IX

Gregorio IX torn a Roma nel febbraio 1230, invocato


dal popolo, dopo che durante la sua assenza si erano
verificati eventi tragici per Roma: un'inondazione del
Tevere ed una spaventosa carestia. Con l'Imperatore,
che intanto aveva riportato ordine nel Meridione,
stipul la pace il 23 luglio 1230 a San Germano
(l'odierna Cassino). In occasione dello storico incontro
del 1 settembre tra Gregorio IX e Federico II ad
Anagni, il Papa rimosse la scomunica. Si tratt in realt
di una tregua, poich Federico II non rinunci mai ad
avere un progressivo controllo su tutto il territorio
dell'impero, attaccando nuovamente le citt della Lega
lombarda per ristabilire i diritti imperiali.
Un papa rigoroso
Il 13 aprile 1231 Gregorio IX pubblic la bolla Parens
Scientiarum Universitas, che definiva i privilegi e gli
obblighi delle Universit. Nel 1234, a conferma di una
Giotto: Il sogno di papa Gregorio IX. Assisi
dichiarazione orale risalente a quattro anni prima,
emise la bolla Pietati proximum, chiamata anche Bolla d'oro di Rieti, con la quale confermava all'Ordine Teutonico
la sovranit sui territori prussiani conquistati e su quelli di una futura conquista ad est del corso inferiore della
Vistola, oltre a riconoscere la sottomissione dell'ordine alla sola autorit pontificia. A Gregorio IX si devono anche i
processi di canonizzazione di Francesco d'Assisi (1228), di Antonio da Padova (1232), di Domenico di Guzmn
(1234) e di Elisabetta d'Ungheria (1235); con alcuni di questi santi, come gi accennato, ebbe anche rapporti diretti
personali. Egli dispens i francescani dall'obbligo della normale ufficiatura canonica, allora molto lunga, fornendo
loro una raccolta di preghiere e di uffici divini in forma abbreviata, chiamata appunto "Breviario".
Fine conoscitore delle materie giuridiche, il papa nel 1234 fece completare la Nova Compilatio Decretalium, nuova e
definitiva raccolta in un corpo unico delle cinque collezioni dei decreti dei precedenti pontefici, e che non veniva
aggiornata dai tempi del giurista Graziano[5].
Grazie alle dure leggi contro gli eretici, che con il loro operato minavano le fondamenta della Chiesa e dell'Impero
stesso, Gregorio IX si riconcili con Federico II, il quale accorse in suo aiuto nel 1234, quando Gregorio IX fu
nuovamente cacciato da Roma dalle famiglie ghibelline; Federico II contribu a sconfiggere i ribelli presso Viterbo
nell'ottobre, peraltro con il determinante appoggio delle milizie pontificie guidate dal cardinale Raniero Capocci e,
con una vittoria definitiva in pochi mesi, permise il successo[6] del Papa che, comunque, rientr a Roma solo nel
1237. Il Pontefice nel frattempo si era sdebitato, scomunicando Enrico VII di Germania, figlio di Federico II, che si
era ribellato al padre, e permettendo quindi all'imperatore di procedere legalmente contro di lui e contro i principi
tedeschi ribelli.
La seconda scomunica a Federico II
L'imperatore nel frattempo otteneva il controllo del nord Italia sconfiggendo le citt ribelli della Lega lombarda a
Cortenuova nel 1237; invi il Carroccio conquistato a Roma, rinvigorendo il suo prestigio presso il popolo di Roma,
che sempre scontento del dominio papale, costrinse di nuovo il Papa nel luglio 1238 ad abbandonare la citt alla
volta di Anagni. Il conflitto tra guelfi e ghibellini romani si risolse con la vittoria dei guelfi ed il ritorno del Papa a
Roma nell'ottobre dello stesso anno. Federico II in tale contesto, sfid apertamente il Papa, aizzando i Romani
ghibellini con l'invio del Carroccio, impedendo le nomine vescovili e imprigionando i legati pontifici. Inoltre confer
al figlio Enzo di Sardegna, che aveva sposato la vedova del giudice di Torres e Gallura, il titolo di Re di Sardegna,

Papa Gregorio IX
aumentando ulteriormente le ostilit con il pontefice. A questo punto Gregorio IX emise una nuova scomunica per
Federico II, la Domenica delle Palme del 1239. Da questo momento si apr un netto conflitto tra Papato ed Impero,
ma il grande carisma che Federico II aveva presso la Cristianit rendeva poco efficace il tentativo di Gregorio IX di
isolarne l'autorit, ed il pontefice stesso rischiava di perdere l'appoggio di tutte le potenze laiche ed ecclesiastiche.
L'Imperatore, che ora si sentiva investito dell'impegno di difendere l'impero dal "papa eretico" - alleato con gli eretici
lombardi -, cominci a conquistare possedimenti dello Stato Pontificio con l'intento di isolare progressivamente
Roma. Gregorio IX chiese aiuto a Venezia, dove si progett l'invasione nelle terre di Puglia, e convoc a Roma un
concilio ecumenico per la Pasqua del 1241 con lo scopo di deporre l'imperatore. Alla fine di aprile del 1241 le navi
di molti alti prelati, salpati da Genova, furono bloccate o affondate dagli imperiali tra le isole di Montecristo e del
Giglio.
La fine
Gregorio IX si dimostr con l'imperatore intransigente e nemmeno il pericolo mongolo, che a quel tempo stava
affacciandosi, lo indusse a riappacificarsi con Federico II. L'impero era in pericolo, ma Federico II non poteva
lasciare l'Italia, memore degli eventi accaduti durante la crociata del 1228.
Nel frattempo Gregorio IX band una crociata con partenza da Lione nel 1240, ma a causa dell'alleanza con Venezia,
fece sabotare qualsiasi partenza per la Terrasanta e proib la lotta contro i saraceniAiuto:Chiarezza. Solo Federico II
credeva ancora di poter tenere Gerusalemme, in quel momento tra l'altro in preda ai contrasti tra Giovanniti e
Templari, e l'imperatore aiut con tutti i mezzi i crociati a partire dalla Puglia.
L'autorit e la potenza imperiale era tale che sembrava prossima l'invasione della stessa citt di Roma da parte degli
imperiali, quando il 22 agosto 1241 Gregorio IX moriva improvvisamente, a un'et comunque ragguardevole (non
quasi centenario, come si pensava collocando erroneamente la nascita intorno agli anni quaranta dell'XI secolo[2]).
Federico II lasci l'assedio di Roma e prosegu il suo personale conflitto contro la Chiesa di Roma con Innocenzo IV
(il successore di Gregorio, Celestino IV, regn solo pochi giorni).

Note
[1] Indicato anche come Ugolino dei Conti di Segni (cfr. Ovidio Capitani, (http:/ / www. treccani. it/ Portale/ elements/ categoriesItems.
jsp?pathFile=/ sites/ default/ BancaDati/ Enciclopedia_dei_Papi/ VOL02/ ENCICLOPEDIA_DEI_PAPI_Vol2_000210. xml), Enciclopedia
dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani)
[2] Ovidio Capitani, (http:/ / www. treccani. it/ Portale/ elements/ categoriesItems. jsp?pathFile=/ sites/ default/ BancaDati/
Enciclopedia_dei_Papi/ VOL02/ ENCICLOPEDIA_DEI_PAPI_Vol2_000210. xml), Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana
Treccani
[3] (G. Marchetti-Longhi, Ricerche sulla famiglia di Gregorio IX, in Archivio della Deputazione romana di Storia patria, LXVII-LXVIII (1944),
pagg. 275-307).
[4] Due erano i principali motivi di attrito fra l'imperatore e il pontefice. Anzitutto, Federico non aveva mai adempiuto agli obblighi che si era
assunto in ordine alla separazione tra impero e regno di Sicilia; secondo, egli aveva promesso al clero dei suoi domini una libert che, nella
pratica, era ben lontano da concedere: per esempio non esitava a intromettersi sistematicamente nelle elezioni episcopali cercando di favorire
persone a lui fedeli o di ostacolare nomine di suoi avversari. (Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier
Universit/Storia, 2006, pag. 286)
[5] Fu questo il primo nucleo di quello che sar, sotto Pio X, l'Acta Apostolicae Sedis.
[6] In quell'occasione il cardinale Raniero Capocci, vecchio amico di Gregorio, speriment la fine doppiezza politica di Federico II e ne divenne
un acerrimo e pericolosissimo nemico; vedi Norbert Kamp, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani on-line Capocci (http:/ / www.
treccani. it/ enciclopedia/ raniero-capocci_(Dizionario-Biografico)/ ''Raniero).

Papa Gregorio IX

10

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Gregorio IX


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Gregorio IX (http://commons.wikimedia.org/wiki/Gregorius_IX?uselang=it)

Collegamenti esterni
Ovidio Capitani, Gregorio ix (http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/
default/BancaDati/Enciclopedia_dei_Papi/VOL02/ENCICLOPEDIA_DEI_PAPI_Vol2_000210.xml),
Enciclopedia dei Papi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
Ovidio Capitani, Gregorio ix (http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/
default/BancaDati/Dizionario_Biografico_degli_Italiani/VOL59/
DIZIONARIO_BIOGRAFICO_DEGLI_ITALIANI_Vol59_016489.xml), Dizionario biografico degli italiani,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
Ovidio Capitani, Gregorio ix (http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/
default/BancaDati/Federiciana/VOL01/FEDERICIANA_VOL01_000282.xml), Enciclopedia Federiciana,
Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
Documenta Catholica Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_1227-1241-_Gregorius_VIIII.
html).URL consultato in data 6 luglio 2010.
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Segni (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1198.
htm#Segni).URL consultato in data 6 luglio 2010.
Cardinali nominati da Gregorio IX (http://www.araldicavaticana.com/creati da gregorio_ix_12271241.htm)
Norbert Kamp, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani on-line Capocci (http://www.treccani.it/
enciclopedia/raniero-capocci_(Dizionario-Biografico)/''Raniero)

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Onorio III

19 marzo 1227 - 22 agosto 1241

Papa Celestino IV

Predecessore

Cardinale diacono di Sant'Eustachio

Successore

Gianfelice

1198-1206

Aldobrandino (o Ildebrando) Gaetani

Predecessore

Cardinale vescovo di Ostia

Successore

Ottaviano di Paolo dei Conti di Segni

1206-1227

Rinaldo di Jenne (papa Alessandro IV)

Predecessore

Decano del Sacro Collegio

Successore

Nicola de Romanis
1211-1219

1219 - 1227

Rinaldo di Jenne (papa Alessandro IV)


1227-1254

Controllo di autorit VIAF: 91013639 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 91013639) LCCN: n84101535 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n84101535)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Celestino IV

11

Papa Celestino IV
Papa Celestino IV

179 papa della Chiesa cattolica

Elezione

25 ottobre 1241

Insediamento

28 ottobre 1241

Fine pontificato 10 novembre 1241


Predecessore

Papa Gregorio IX

Successore

Papa Innocenzo IV

Nome

Goffredo Castiglioni

Nascita

Milano, ?

Morte

Roma, 10 novembre 1241

Sepoltura

Basilica di San Pietro

Celestino IV, al secolo Goffredo Castiglioni o Castiglione (Milano, ... Roma, 10 novembre 1241), fu il 179
Papa della Chiesa cattolica nel 1241. Con soli 17 giorni, il suo il terzo pontificato pi breve della storia.

Giovent
Era figlio del nobile milanese Giovanni Castiglioni e di Cassandra Crivelli e, quindi nipote di Uberto Crivelli cio
Papa Urbano III. Gi Vescovo e Cardinale di Sabina, con il titolo di San Marco, era stato un monaco cistercense
nell'Abbazia di Altacomba nella Savoia, dove aveva scritto una storia del Regno di Scozia. Nel 1228 introdusse
l'Inquisizione a Milano.

Il conclave del 1241 e l'elezione a Papa


Alla morte di Papa Gregorio IX il 22 agosto 1241, il collegio dei cardinali, diviso fra favorevoli e ostili
all'Imperatore, stentava a trovare la maggioranza dei due terzi prevista dal Terzo Concilio Lateranense nel decretale
Licet de vivanda. Parte del Sacro Collegio intendeva eleggere il cardinale Romano Bonaventura, acerrimo nemico di
Federico II che in quel periodo teneva prigionieri, tra l'altro, due cardinali. Dopo quasi un mese di vane attese, il
Senatore di Roma Matteo Rosso Orsini, autoritario e decisionista governatore della citt, rinchiuse i dieci cardinali
nel Settizonio sul colle Palatino, un rudere di un edificio spettacolare voluto dallImperatore Romano Settimio

Papa Celestino IV
Severo. Il clima, in pieno periodo estivo, fu molto torrido, e le condizioni igieniche divennero presto precarie, ed
inusuali per dei nobili e anziani cardinali: linglese Roberto di Somercotes, gi gravemente malato, mor durante il
conclave stesso. Non riuscendo una parte a prevalere sull'altra, l'accordo fu raggiunto su un candidato neutro,
appunto il Castiglioni, uomo malato e quindi considerato di transizione, e che fu eletto all'unanimit il 25 ottobre
1241. I cardinali elettori, esausti per il durissimo conclave, non attesero neanche la consacrazione e si allontanarono
da Roma, forse temendo ci che poi effettivamente accadde: la morte repentina del Papa e la necessit di un nuovo
conclave.

L'insediamento e la morte
Il Castiglioni, gi seriamente malato, comp l'insediamento a San Giovanni in Laterano il 28 ottobre. Aggravatosi,
anche a causa del conclave, mor il 10 novembre successivo, dopo 17 giorni dalla nomina e 13 dalla consacrazione.
Sorsero, tra gli studiosi, i dubbi che il Castiglioni mor senza essere effettivamente consacrato, in quanto mor senza
emblema e senza sigilli. Secondo i Gesta Treverorum Goffredo Castiglioni mor "avvelenato. Perci i cardinali
lasciarono la Santa Chiesa per molti giorni priva di un capo e come deserta, perch temevano una fine simile".

Conseguenze
Nel 1241 l'esercito dell'Imperatore Federico II, colpito da scomunica nel 1239 da Papa Gregorio IX, cingeva
d'assedio Roma. Infatti, in seguito del conflitto che s'era prodotto nella disputa su chi avesse pi potere tra Chiesa e
Impero, l'elezione del successore di Celestino IV divenne una questione complessa e il Papato rest con la sede
vacante per quasi due anni. Dopo violente vicende, fra le quali il tradimento del cardinale Giovanni Colonna e la
scarcerazione di Giacomo da Palestrina, ad Anagni, dove si erano rifugiati i cardinali, venne eletto il genovese
Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna, che scelse il nome pontificale di Innocenzo IV e regn per oltre 11 anni, dal
1243 al 1254.

Bibliografia
Claudio Rendina, I papi, storia e segreti volume secondo, Ed. Newton Compton, Roma, 2005. ISBN
88-541-0213-X

Voci correlate
I 10 pontificati pi brevi
Federico II

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Celestino IV

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Celestino IV [2]

12

Papa Celestino IV

13

Collegamenti esterni
Biografia di papa Celestino IV [3] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Gregorio IX

25 ottobre 1241 - 10 novembre 1241

Papa Innocenzo IV

Predecessore

Cardinale presbitero di San Marco

Successore

1227-1238

Predecessore

Cardinale vescovo di Sabina-Poggio


Mirteto

Successore

Jean Halgrin d'Abbeville, O.S.B.Clun.


(1227 - 1237)

1238-1241

Guglielmo di Modena, O.Cart. (1244


- 1251)

Controllo di autorit VIAF: 5284011 [4]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Pagina_principale?uselang=it


http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Caelestinus_IV?uselang=it
http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ celestino-iv_%28Enciclopedia-dei-Papi%29/
http:/ / viaf. org/ viaf/ 5284011

Papa Innocenzo IV

14

Papa Innocenzo IV
Papa Innocenzo IV

Papa Innocenzo IV invia frati francescani e domenicani a Tartara


180 papa della Chiesa cattolica

Elezione

25 giugno 1243

Consacrazione

28 giugno 1243

Fine pontificato

7 dicembre 1254

Cardinali creati

vedi categoria

Predecessore
Successore
Nome

Papa Celestino IV
Papa Alessandro IV
Sinibaldo Fieschi
[1][2]

Nascita

Manarola

Morte

Napoli, 7 dicembre 1254

Sepoltura

, 1195 circa

Cattedrale di Napoli

Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna (Manarola, circa 1195 Napoli, 7 dicembre
1254), fu il 180 papa della Chiesa cattolica dal 1243 alla sua morte. Era figlio di Ugo Fieschi, conte di Lavagna e
della nobile Beatrice Grillo (di Amico)[3].

Biografia
Apparteneva alla nobile famiglia genovese dei Fieschi. Venne educato a Parma e a Bologna e divenne uno dei
migliori canonisti dell'epoca.
Nel 1226 menzionato come uditore della Curia. Creato cardinale prete da papa Gregorio IX il 23 settembre 1227
con il titolo di san Lorenzo in Lucina. Il 28 luglio fu nominato vice-cancelliere di Roma. Nel 1235 divenne vescovo
di Albenga e legato per l'Italia del Nord. Fu tra gli otto cardinali che vissero l'elezione papale del 1241 che port
all'elezione di papa Celestino IV. In quei giorni i cardinali, segregati nel Settizonio dal Senatore di Roma Matteo
Rosso Orsini, non riuscendo a trovare un accordo tra gregoriani e filo-imperiali, elessero un uomo molto anziano e
gi malato che mor dopo diciassette giorni dall'elezione. Si era in pieno contrasto tra il Sacro Romano Impero e lo
Stato della Chiesa e le rispettive fazioni dei ghibellini e dei guelfi. Passarono due anni prima di una nuova elezione

Papa Innocenzo IV
per le precarie condizioni di sicurezza in cui viveva la citt di Roma, sempre minacciata da un possibile assedio
dell'esercito dell'imperatore Federico II, e per i numerosi tentativi che gli otto cardinali fecero per ottenere la
liberazione dei due cardinali fatti prigionieri dall'Imperatore.
Gli otto cardinali si riunirono nel febbraio 1242 ad Anagni e dopo molte trattative riuscirono a far rilasciare i due
prigionieri, con l'accordo del loro ritorno in prigionia al termine dell'elezione. Il Sacro Collegio pot quindi riunirsi
nel giugno 1243. Sinibaldo Fieschi fu eletto all'unanimit pontefice il 25 giugno 1243 ad Anagni grazie anche
all'avallo di Federico II, forse fiducioso che il nuovo papa fosse pi arrendevole alle sue mire espansionistiche. Fu
consacrato ad Anagni il 28 giugno con il nome di Innocenzo IV, in chiaro riferimento alla linea politica di Innocenzo
III. Federico, di stanza a Melfi, gli invi una lettera di felicitazioni, elogiando la sua famiglia. Lo scontro tra papa e
imperatore comunque continu, non avendo Innocenzo IV alcun timore per il sovrano tedesco ed essendo
intenzionato a riavere i territori che Federico aveva conquistato in precedenza. Si narra che alla notizia della sua
elezione Federico II, intuendo che un papa non poteva che difendere gli interessi della Chiesa, disse di aver perso
l'amicizia di un cardinale e guadagnato l'inimicizia di un papa.Wikipedia:Uso delle fonti
Si aprirono subito i negoziati: il Papa invi una delegazione guidata dal cardinale Oddone da Monferrato con la
richiesta di rilasciare tutti i prelati imprigionati, ricordando la scomunica ancora vigente, ed invitando Federico a
rientrare nella Chiesa. L'imperatore poneva condizioni e si lamentava di non voler trattare le questioni relative ai
comuni lombardi. Accadde poi durante queste trattative un episodio che port ulteriore conflitto: il cardinale Raniero
Capocci, biasimato per questo dallo stesso pontefice, foment una rivolta contro Federico nella citt di Viterbo, che
all'epoca era vicina all'imperatore. Federico pose sotto assedio la citt, ma non riusc a conquistarla, anzi, i soldati
viterbesi guidati dal Capocci, in un furioso contrattacco, sconfissero e misero in fuga l'esercito imperiale[4]. Si
addivenne quindi alla pace stipulata in Laterano il 31 marzo 1244: l'imperatore si impegnava a restituire i prigionieri
ed alcuni dei territori dello Stato Pontificio, ma nulla veniva stabilito sui diritti imperiali nei confronti dei comuni
lombardi. Quando i delegati imperiali giunti dal Papa chiesero a quali penitenze dovesse sottostare Federico per
vedersi annullata la scomunica, il Papa richiese l'immediata restituzione di tutti i territori da lui usurpati allo Stato
della Chiesa.
Federico ovviamente non accett: si dichiar disposto a cedere solo una parte di tali territori, e solo dopo la revoca
della scomunica. Essendo di stanza a Terni invit il Papa nella vicina Narni per colloqui diretti. Probabilmente sotto
questo invito vi era una trappola tesa al pontefice, al quale per arrivarono voci in proposito che lo spinsero, durante
il viaggio verso Narni, a cambiare improvvisamente direzione, recandosi prima a Civita Castellana e da qui a
Civitavecchia, da dove salp per Genova. Colpito da malore durante il viaggio, rimase tre mesi nel convento di
sant'Andrea presso Genova per rimettersi in forze; quindi si port a Lione. Qui convoc un concilio generale che si
riun nel 1245 con l'unico obiettivo di scomunicare Federico, sciogliere i suoi sudditi dal giuramento di fedelt e
riprendere tutti i possedimenti imperiali.
Al Concilio di Lione, che inizi il 28 giugno 1245, l'Imperatore fu rappresentato da Taddeo da Sessa, che offr a
nome dell'Imperatore la restituzione di altri territori pur di evitare la scomunica, ma Innocenzo IV non accett e nella
seconda convocazione del 5 luglio 1245, port nuove accuse all'Imperatore, aiutato in ci da due libelli -fatti
circolare a Lione dal cardinale Raniero Capocci acerrimo nemico di Federico II- nei quali il sovrano svevo veniva
descritto come un eretico ed un anticristo; finalmente, nella terza convocazione del 17 luglio, lo scomunic e lo
depose dal trono. La notizia fece notevole scalpore in tutta Europa. Essa comportava automaticamente la destituzione
del sovrano e quindi i principi germanici si riunirono per eleggere un nuovo imperatore: Enrico Raspe, langravio di
Turingia, eletto il 22 maggio 1246. Molti principi comunque si erano astenuti e quelli fedeli a Federico non lo
riconobbero come re. Subito Corrado, figlio dell'imperatore, tent di battere il Raspe con la forza delle armi, ma fu
invece sconfitto a Francoforte il 5 agosto. Pochi mesi dopo per, il 17 febbraio 1247 Enrico Raspe mor: alcuni mesi
dopo i principi tedeschi elessero imperatore Guglielmo II d'Olanda.
Nel regno di Sicilia nel frattempo dominava il caos, mentre Federico II vagava nell'Italia settentrionale con il figlio
Enzo ed il feroce Ezzelino III da Romano, guerreggiando contro i Comuni che non accettavano la sua supremazia.

15

Papa Innocenzo IV

16

Parma ad esempio fu passata a ferro e fuoco, ma si dimostr indomabile e si rivolt fino ad attaccare lo stesso
accampamento dell'imperatore poco fuori la citt, il 18 febbraio 1248; Federico a stento pot mettersi in salvo e
riparare a Cremona, mentre trovava la morte Taddeo di Sessa. Il 26 maggio 1249, attaccando Bologna nella battaglia
di Fossalta, suo figlio Enzo fu fatto prigioniero dai bolognesi che lo misero in stretta prigionia fino alla morte.
Ezzelino III da Romano intanto otteneva con la sua ferocia molte
vittorie sempre nel nord-Italia; Federico, dopo la sconfitta contro
Bologna, si port a sud. Qui il partito ghibellino filo-imperiale era
ormai esiguo e Federico si sent sempre pi isolato, tanto da sospettare
anche delle persone che lo circondavano. Giunse ad accusare di
tradimento anche il suo stretto collaboratore, il cancelliere Pier delle
Vigne che fece prima accecare e poi mettere in prigione ove il
malcapitato si suicid.[5][6] Il 13 dicembre 1250 Federico II, all'et di
cinquantasei anni, mor di febbre intestinale a Castel Fiorentino in
Puglia, con grande esultanza del suo avversario Innocenzo IV, come
del resto egli aveva gioito alla morte del papa Gregorio IX. Il sogno di
ricreare un grande impero che andava dalla Germania all'Italia
meridionale era fallito miseramente, con lo stato pontificio ed i comuni
italiani non disposti a cedere le loro autonomie.
Innocenzo IV lasci Lione dopo la Pasqua del 1251 ed a novembre si
port a Perugia dove rimase oltre un anno. Doveva ora affrontare gli
eredi di Federico: Corrado IV, figlio legittimo, in Germania, e
Manfredi, il figlio nato dalla relazione con la contessa Bianca Lancia,
in
Puglia. Nell'ottobre 1251, Corrado IV scese in Italia invitato a
Innocenzo IV al Concilio di Lione attorniato da
vescovi, miniatura del XIII secolo.
Verona da Ezzelino da Romano, e si port in Sicilia dove Manfredi gli
consegn simbolicamente la sovranit sul regno, trattenendo per s il
principato di Taranto. Il Papa non accett che uno svevo potesse di nuovo avere la sovranit in Italia, e cominci a
contattare diversi possibili candidati: dapprima Riccardo di Cornovaglia fratello di Enrico III di Inghilterra, poi Carlo
d'Angi, fratello di Luigi IX di Francia; infine il cardinale Ottobono Fieschi suo nipote e futuro papa Adriano V
riusc a stipulare un patto con Enrico III d'Inghilterra sulla persona del principe Edmondo allora di soli nove anni.
Nell'aprile 1254 scomunic Corrado IV, accusato di aver commesso gravi soprusi contro la Chiesa; Innocenzo IV
confer ufficialmente l'investitura del feudo della Sicilia al principe inglese il 14 maggio 1254, ma undici giorni dopo
Corrado IV moriva a soli ventisei anni ed, avendo egli affidato secondo testamento il figlio di due anni Corradino
alla custodia della Chiesa, tutto torn in discussione e l'accordo con il principe inglese fu sospeso. Innocenzo IV, a
questo punto, doveva accordarsi con Manfredi. Per questo si rec ad Anagni, ai confini dello Stato Pontificio, dove
ricevette una delegazione inviata da Manfredi. Questi chiese che venisse accettata subito la sovranit del piccolo
Corradino, ma il Papa ribatt che si sarebbe dovuto attendere che questi divenisse adulto e che nel frattempo
avendone lui la custodia era lui ad avere la sovranit sulla Sicilia. Manfredi prese tempo e si sottomise inizialmente
al Papa, venendo, tra l'altro, nominato vicario pontificio nel sud e principe di Taranto.
Il Papa si rec quindi a Napoli dove fu accolto trionfalmente il 27 ottobre 1254. Cominci a concedere le prime
autonomie e ad impartire i primi atti amministrativi, quando fu informato del tradimento di Manfredi che stava
organizzandosi per attaccarlo militarmente arruolando anche truppe saracene. Il Papa gli invi contro il suo esercito:
a Foggia avvenne lo scontro che per vide, il 2 dicembre, la vittoria di Manfredi. La notizia giunse ad Innocenzo IV
a Napoli, nel palazzo che era stato di Pier delle Vigne e qui, gi ammalato, Innocenzo si spense cinque giorni dopo, il
7 dicembre. Fu sepolto presso la chiesa di Santa Restituta e successivamente traslato nel Duomo di Napoli dove fu
eretto il monumento funebre nel 1318.

Papa Innocenzo IV

Le opere di Innocenzo IV
Oltre al conflitto con l'impero, il Papa dovette occuparsi di altre questioni. Nel 1243 aveva indetto una crociata
contro i Turchi che avevano riconquistato Gerusalemme, ma a tale crociata ader solo il sovrano francese Luigi IX
detto il Santo, a testimonianza della lenta decadenza dell'autorit pontificia nei confronti dei regnanti europei.
Singolare l'attivit missionaria di questo Papa, che invi esponenti dei francescani (ad esempio Giovanni da Pian del
Carpine) e dei domenicani in missione fino a Karakorum, capitale dell'impero mongolo.
Con la bolla Ad extirpanda del 1252 approv che l'Inquisizione si servisse della tortura[7] come in quel tempo
avveniva nelle sedi investigative secolari.
I suoi studi giuridici diedero al mondo l'Apparatus in quinque libros decretalium, commentario sulle decretali di
papa Gregorio IX.
La lotta tra imperatore e papa port alla reciproca accusa di essere l'Anticristo. In particolare, la parte avversa al
pontefice sostenne che la tecnica della Ghematriah applicata al nome "Innocentius papa" avrebbe dato come risultato
il numero 666, ossia quello tradizionalmente associato all'AnticristoWikipedia:Uso delle fonti.

Note
[1] http:/ / www. settemuse. it/ viaggi_italia_liguria/ la_spezia_manarola. htm
[2]
[3]
[4]
[5]
[6]

http:/ / www. chieracostui. com/ costui/ docs/ search/ schedaoltre. asp?ID=6025


Giacinto Gimma, Idea della storia dellItalia letterata, Napoli, 1723, tomo I, pagg. 4,5.
L'episodio descritto con dovizia di particolari da Cesare Pinzi: Storia della Citt di Viterbo,Roma, Tip. Camera dei Deputati,1885, vol. V.
Claudio Rendina, I papi, p. 465
Dante Alighieri descriver la vicenda di Pier delle Vigne facendolo parlare nel XIII canto dell'Inferno, abbracciando cos la tesi che il povero
Pier fosse stato accusato e punito ingiustamente.
[7] Claudio Rendina, I papi, p. 467

Bibliografia

Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, Roma 1885


Ernst H. Kantorowicz Federico II imperatore, Garzanti, Milano 1988
Claudio Rendina, I papi. Storia e segreti, Roma, Newton Compton, 1983.
Alberto Melloni, Innocenzo IV: la concezione e l'esperienza della cristianit come regimen unius personae,
Marietti, Genova 1990.
Agostino Paravicini Bagliani, Cardinali di curia e "familiae" cardinalizie. Dal 1227 al 1254, Padova 1972
Claudio Rendina, I papi, Newton Compton, Roma 1990

Voci correlate
Cardinali nominati da Innocenzo IV

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Innocenzo IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Innocenzo IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Innocentius_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Innocenzo IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/innocenzo-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Innocenzo IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da innocenzo_iv_12431254.htm)

17

Papa Innocenzo IV

18

Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Celestino IV

25 giugno 1243 - 7 dicembre1254

Papa Alessandro IV

Predecessore

Cardinale presbitero di San Lorenzo in Lucina

Successore

1227-1243

Predecessore

Vescovo di Albenga

Successore

1235-1243

Controllo di autorit VIAF: 100162520 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 100162520) LCCN: nr89012767 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/nr89012767)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Alessandro IV
Papa Alessandro IV

181 papa della Chiesa cattolica

Elezione

12 dicembre 1254

Incoronazione

20 dicembre 1254

Fine pontificato 25 maggio 1261


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Innocenzo IV
papa Urbano IV
Rinaldo dei conti di Segni

Nascita

Jenne, 1199 circa

Morte

Viterbo, 25 maggio 1261

Papa Alessandro IV

19
Sepoltura

Cattedrale di San Lorenzo di Viterbo

Papa Alessandro IV, nato Rinaldo dei Signori di Jenne (Jenne, 1199 circa Viterbo, 25 maggio 1261), fu il 181
papa della Chiesa cattolica dal 1254 alla morte. Rinaldo era probabilmente figlio di una sorella di Gregorio IX, della
quale ignoriamo il nome, e di Filippo II, signore di Jenne. Questa parentela ha fatto s che molti storici, nel corso dei
secoli, lo abbiano considerato erroneamente del casato dei Conti di Segni.[1]

Biografia
Dagli inizi alla porpora cardinalizia
Membro di una famiglia ricca e potente fu inizialmente per diversi anni canonico presso la cattedrale di Anagni e
successivamente, certamente prima del 1221, complet i suoi studi all'Universit di Parigi ove consegu il titolo di
magister. Nel 1221 prese parte con lo zio Ugolino di Anagni ad un'importante ambasceria a Milano. Quando poi
Ugolino, nel 1227, divenne papa Gregorio IX, cre Rinaldo cardinale diacono, assegnandogli la diaconia di
Sant'Eustachio, titolo che mantenne fino al 1231 (o 1232), allorch divenne cardinale-vescovo di Ostia e di Velletri.
Fu consacrato vescovo nel 1235. Il papa lo invi pi volte come suo legato ad Anagni, Perugia, Viterbo ed in
Lombardia; conobbe in quegli anni Federico II, con il quale ebbe un rapporto amichevole. Nel 1244 divenne Decano
del Sacro Collegio. L'unico incarico importante che ebbe sotto papa Innocenzo IV fu quello di cardinale protettore
dell'Ordine francescano.

Conclavi
Il cardinale Rinaldo di Jenne partecip a tre elezioni papali:
1241, che elesse Papa Celestino IV
1241-1243, che elesse Papa Innocenzo IV
1254, quando sal sul trono di San Pietro

Il papato
Dopo il decesso di Innocenzo IV il cardinale Rinaldo di Jenne, nonostante la sua et avanzata, venne eletto
all'unanimit papa a Napoli il 12 dicembre 1254. Fu incoronato il 20 dicembre ed assunse il nome pontificale di
Alessandro IV.
Alessandro viene descritto come un uomo robusto, buono, allegro, ma non molto brillante: nell'azione politica e
curiale si avvalse con ogni probabilit dell'esperienza del potente cardinale Riccardo Annibaldi, nipote di Gregorio
IX e dunque suo consanguineo. Successe a Innocenzo IV come tutore di Corradino, l'ultimo degli Hohenstaufen,
promettendogli la sua benevola protezione; ebbe viceversa un rapporto di dura e difficile contrapposizione con lo zio
di Corradino, Manfredi di Sicilia.
Tale comportamento contrastava con l'atteggiamento benevolo verso Federico II Hohenstaufen che Rinaldo aveva
tenuto quando era stato cardinale.
Alessandro scagli la scomunica e l'interdetto contro Manfredi e il suo partito, ma invano. Tantomeno pot arruolare
i Re d'Inghilterra e di Norvegia in una Crociata contro gli Hohenstaufen. Roma stessa divenne Ghibellina con il
Senatore Brancaleone degli Andal, e il Papa fu costretto (1257) a trasferire la sede pontificia a Viterbo, dove mor
nel 1261, venendo sepolto nella Cattedrale di San Lorenzo; la sua tomba and purtroppo dispersa, forse in occasione
di imponenti opere di restauro e ristrutturazione eseguite nella Cattedrale nel XVI secolo.Da vari anni sono peraltro
in corso lavori, con importanti interventi internazionali, per la ricerca ed il recupero del sepolcro del pontefice.
Il pontificato di Alessandro IV si segnal soprattutto per i tentativi di riunione della Chiesa Cattolica Romana con la
Chiesa Ortodossa Orientale, che ebbero un significativo successo con la riunione formale con la chiesa maronita, per

Papa Alessandro IV

20

l'istituzione dell'inquisizione in Francia, per il favore mostrato agli Ordini mendicanti, e per il tentativo, non
realizzato, di organizzare una Crociata contro i Tartari.

L'attivit in seno alla Chiesa


Egli nel 1255 elev all'onore degli altari Santa Chiara (1193 c.a. 1253); nel 1256, d'intesa con il cardinale Riccardo
Annibaldi, con la bolla Licet Ecclesiae catholicae conferm l'unione degli Eremiti di Giovanni Bono (regola
agostiniana, 1225), degli Eremiti della Tuscia, degli Eremiti di San Guglielmo (regola benedettina), degli Eremiti di
Brettino (regola agostiniana, 1228), degli Eremiti di Monte Favale (regola benedettina) e di altre congregazioni
minori, nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino, realizzando quella che stata poi definita la Grande Unione;
diede inoltre inizio al processo di canonizzazione di Santa Rosa da Viterbo, dopo aver disposto, nel 1258, la
traslazione della sua salma nella chiesa viterbese di Santa Maria delle Rose.

Bibliografia
Stanislao Andreotti, La famiglia di Alessandro IV e l'abbazia di Subiaco, Ed. Monastero S. Scolastica, Subiaco
1987.
John N. D. Kelly, Grande Dizionario illustrato dei Papi, Ed. PIEMME, Casale Monferrato, 1989 ISBN
88-384-1326-6
Giovanni Faperdue, "I Conclavi Viterbesi", Viterbo, 2004

Voci correlate
Battaglia di Ain Jalut

Note
[1] La famiglia dei Conti di Segni aveva gi dato alla Chiesa due illustri pontefici, cio Innocenzo III e Gregorio IX e, vari secoli dopo, dar alla
Chiesa anche Innocenzo XIII.

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Alessandro IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Alessandro IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Alexander_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Alessandro IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/
) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Alcuni testi di Alessandro IV (http://www.intratext.com/Catalogo/Autori/AUT702.HTM) da http://www.
intratext.com
The Cardinals of Holy Roman Church - Conti (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1227.htm#Conti).URL
consultato in data 7 giugno 2010.
Cardinali nominati da Alessandro IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da alessandro_iv_12541261.
htm)
Palazzo dei Papi di Viterbo (http://www.culturalazio.it/musei/colledelduomo/index.php)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Innocenzo IV

12 dicembre 1254 - 25 maggio 1261

Papa Urbano IV

Papa Alessandro IV

21

Predecessore

Cardinale-diacono di Sant'Eustachio

Successore

vacante dal 1219

1227 - 1231 o 1232

Robert Somercote
1234 o 1239-1251

Predecessore

Camerlengo di Santa Romana Chiesa

Successore

1227 - 1254

Predecessore

Cardinale-vescovo di Ostia

Successore

vacante dal 1227

1231 o 1232 - 1254

vacante fino al 1262

Predecessore

Cardinale-vescovo di Velletri

Successore

vacante dal 1227

1231 o 1232 - 1254

vacante fino al 1262

Predecessore

Decano del Sacro Collegio

Successore

Jacques de Vitry
1237-1240

1240 - 1254

Odo di Chateauroux
1254-1273

Controllo di autorit VIAF: 79093506 (http://viaf.org/viaf/79093506)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Urbano IV

22

Papa Urbano IV
Papa Urbano IV

182 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Incoronazione

29 agosto 1261
4 settembre 1261

Fine pontificato 2 ottobre 1264


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Alessandro IV

Successore

papa Clemente IV

Nome

Jacques Pantalon

Nascita

Troyes, 1195 circa

Morte

Deruta, 2 ottobre 1264

Sepoltura

Cattedrale di San Lorenzo, Perugia

Urbano IV, nato Jacques Pantalon (Troyes, ca. 1195 Deruta, 2 ottobre 1264), fu il 182 papa della Chiesa
cattolica dal 1261 alla morte.

Biografia
Jacques Pantalon nacque a Troyes in Francia, nella regione della Champagne-Ardenne, in un anno imprecisato tra il
1185 ed il 1195; era di famiglia agiata, anche se non nobile, essendo figlio di uno stimato artigiano calzaturiere.
Dopo aver studiato teologia e giurisprudenza a Parigi, arrivando a conseguire il titolo di magister in diritto canonico,
fu canonico a Lon e arcidiacono a Liegi. Nel 1251 papa Innocenzo IV, che in precedenza lo aveva gi nominato
proprio cappellano, lo cre vescovo di Verdun e lo impieg come legato pontificio in Germania. Alessandro IV lo
nomin invece Patriarca latino di Gerusalemme, in un difficile momento per la Terra santa, che aveva visto
l'esplosione di un forte contrasto tra genovesi e veneziani. Dopo la morte di Alessandro IV, avvenuta il 25 maggio
1261, i sette, o forse otto, cardinali che si trovavano a Viterbo[1] e dovevano eleggere il suo successore, non
riuscendo a far convergere i voti su nessuno di loro, incaricarono i due pi potenti porporati del tempo, Riccardo
Annibaldi e Giangaetano Orsini, di scegliere il nuovo pontefice. Alla fine di agosto i due fecero cadere la loro scelta
proprio su Jacques Pantalon, estraneo al Sacro Collegio, che si trovava casualmente a Viterbo, come Patriarca di

Papa Urbano IV
Gerusalemme, per dirimere una questione riguardante i Cavalieri di San Giovanni, ai quali Alessandro IV aveva
concesso, tra molte polemiche, un'abbazia in Betania. Seppur stupefatto, il prelato accett la nomina, scelse il nome
pontificale di Urbano IV, e non manc di ringraziare i due grandi elettori, dopo pochi mesi, con opportune nomine
cardinalizie di loro consanguinei in occasione dei suoi due ravvicinati concistori[2].
Fin dall'inizio del suo pontificato Urbano IV si dimostr continuatore della politica contraria agli Svevi dei suoi
predecessori e quindi acerrimo nemico di Manfredi di Sicilia[3]. Questa sua linea fin per coincidere con i piani del
cardinale Annibaldi, che mirava a creare senatore di Roma, cio governatore della citt, Carlo I d'Angi, fratello del
re di Francia Luigi IX, per ristabilire la supremazia del partito guelfo, messo in grande difficolt negli anni
precedenti dall'opera di Brancaleone degli Andal che aveva stretto un forte legame con Manfredi. Per trattare con
l'Angi fu inviato in Provenza -come legato pontificio- l'arcivescovo di Cosenza Bartolomeo Pignatelli, che nutriva,
per ragioni personali, un profondo odio per il sovrano svevo[4]. Inoltre, per rafforzare ulteriormente la sua posizione,
il papa -il 6 agosto 1262- rinnov la scomunica a Manfredi, dichiarandolo altres decaduto dal trono di Sicilia. A
questo punto lo Hohenstaufen intraprese, tramite alcuni capi ghibellini a lui fedeli, una serie di iniziative militari
volte a isolare e, possibilmente, imprigionare il pontefice; furono cos impegnati Percivalle Doria nel ducato di
Spoleto, il conte Giordano d'Anglano nella marca anconitana, Tedaldo Annibaldi sul litorale laziale e Pietro di Vico
nella stessa Roma. Queste operazioni ebbero complessivamente un esito incerto[5], anche se il papa, per sfuggire alla
possibile cattura, fu costretto a lasciare Orvieto, dove si trovava, ed a rifugiarsi a Perugia; da questa citt invi un
messaggio urgente a Carlo d'Angi, sollecitandone la discesa in Italia. Urbano non ebbe per la possibilit di vedere
l'arrivo delle armi francesi poich il 2 ottobre 1264, mentre si trovava in un convento di Deruta, mor per un
improvviso malore, dovuto forse ad un'indigestione[6]. Da notare che non stabil mai la sua sede pontificia a Roma,
ma risiedette tra Viterbo ed Orvieto, oltre ad un breve periodo trascorso a Perugia, prima della morte. Fu sepolto
nella stessa Perugia, nella cattedrale di San Lorenzo[7].

Istituzione della solennit del Corpus Domini


A merito di Urbano IV va ascritta l'istituzione -l'11 agosto 1264- della festivit religiosa del Corpus Domini, pi
correttamente chiamata Solennit del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. L'idea di una festa volta a celebrare il
Santissimo Sacramento si deve principalmente ad una santa monaca agostiniana, Giuliana di Cornillon, vissuta nella
prima met del Duecento, che si mosse in questa direzione con grande insistenza -dopo alcune visioni avute in
giovent- contattando ripetutamente molti ecclesiastici, tra i quali anche l'arcidiacono di Liegi, Jacques Pantalon, il
futuro Urbano IV. Non v' dubbio, inoltre, che un altro elemento determinante in questa iniziativa del pontefice sia
stato il miracolo eucaristico di Bolsena, cittadina dell'alta Tuscia viterbese che faceva per parte della diocesi di
Orvieto: proprio da Orvieto, un solo anno dopo il citato miracolo, il papa promulg, appunto l'11 agosto 1264, la
bolla Transiturus de hoc mundo con la quale veniva istituita la solennit. Nello stesso anno il papa confer l'incarico
di scrivere l'officio per la solennit e per la messa al grande teologo Tommaso d'Aquino, che compose, per
l'occasione, il celebre inno eucaristico Pange Lingua, le cui ultime due strofe (note come Tantum Ergo
Sacramentum) sono abitualmente cantate -nella Chiesa cattolica- al termine di ogni celebrazione liturgica che si
concluda con la benedizione eucaristica[8].

La leggenda di Tannhuser
Il poeta tedesco Tannhuser -che era coevo di Urbano IV-, nella nota leggenda che lo vede protagonista, e che ispir
anche la celebre opera di Wagner, vive per un anno nel regno sotterraneo di Venere lasciandosi andare a sfrenata
lussuria con la dea. Vinto dai rimorsi, il poeta si reca in pellegrinaggio a Roma per chiedere l'assoluzione di papa
Urbano IV. Il pontefice per gli ricorda la gravit dei peccati commessi e gli promette il perdono solo davanti ad un
miracolo: la fioritura della sua ferula, o bastone pastorale[9]. Dopo alcuni giorni Tannhuser riparte per Vienna ed il
pastorale del papa miracolosamente fiorisce[10]. Per inciso va notato che Urbano IV, come sopra meglio precisato,
non risiedette mai a Roma.

23

Papa Urbano IV

Elezione papale dal 26 maggio al 29 agosto 1261


In questa elezione papale, tenutasi a Viterbo, fu eletto, con Urbano IV, il primo dei sei pontefici non cardinali del
Medioevo. Parteciparono sette o forse tutti gli otto cardinali viventi[11], cos suddivisi: uno (o forse due) cardinali
vescovi, due cardinali preti e quattro cardinali diaconi.
Odon de Chteauroux (o Eudes), Ordine Cistercense, cardinale vescovo con titolo di Frascati, decano del collegio
cardinalizio.
Giovanni da Toledo, Ordine Cistercense, cardinale prete con titolo di San Lorenzo in Lucina, primoprete.
Hughes de Saint-Cher (o de San Caro), Ordine Domenicano, cardinale prete con titolo di Santa Sabina.
Riccardo Annibaldi della Molara, cardinale diacono con titolo di Sant'Angelo in Foro piscium, protodiacono.
Ottaviano Ubaldini, cardinale diacono con titolo di Santa Maria in Via Lata.
Giovanni Gaetano Orsini, cardinale diacono con titolo di San Nicola in Carcere, futuro papa Niccol III.
Ottobono Fieschi dei Conti di Lavagna, cardinale diacono con titolo di Sant'Adriano al Foro, futuro papa Adriano
V.
Non certa la partecipazione all'elezione di:
Istvn Bncsa (o Vancsa, o Vancha), cardinale vescovo con titolo di Palestrina, amministratore di Esztergom,
Ungheria.

Cardinali creati da Urbano IV


Concistoro del 17 (o 24) dicembre 1261
1. Gui Foucois (o Guy Foulquois, o Fulcodi, o Foulques), arcivescovo di Narbonne, Francia. La sua tomba nella
Basilica di San Francesco alla Rocca in Viterbo. (Eletto papa Clemente IV il 5 febbraio 1265).
2. Raoul Grosparmi, vescovo di Evreux, Francia. 11 agosto 1270.
3. Simone Paltanieri (anche Paltinieri o Paltineri), dottore in diritto canonico, canonico del capitolo di Padova.
poco prima del 25 novembre 1277.
4. Simon de Brion (o Simeon, o de Brie, o de Mainpincien). (Eletto papa Martino IV il 22 febbraio 1281, la sua
tomba nella Cattedrale di San Lorenzo (Perugia)).
5. Uberto Coconati, dei conti di Elci (o Ulci). 13 luglio 1276.
6. Giacomo Savelli. La sua tomba nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli a Roma. (Eletto papa Onorio IV il 2
aprile 1285).
7. Gottifredo (Goffredo) di Raynaldo da Alatri. 1287.

Concistoro del 22 maggio 1262

1. Enrico da Susa (o Segusio, o Ostiense, o Bartolomei), arcivescovo di Embrun, Francia. 25 ottobre 1271.
2. Anchero Pantaleone (o Antero),Cardinale presbitero di Santa Prassede, 1 novembre 1286.
3. Guillaume de Bray. 29 aprile 1282. La sua tomba nel convento domenicano di Orvieto.
4. Guy (o Guido), Ordine Cistercense, abate of Citeaux. 20 maggio 1272.
5. Annibale Annibaldi (o degl'Annibaldi, o Annibaldeschi della Molara) Ordine Domenicano, dottore in teologia.
1272.
6. Giordano Pironti, Vicecancelliere di S.R.C. ottobre 1269. La sua tomba nella Basilica di San Francesco alla
Rocca in Viterbo.
7. Matteo Rubeo Orsini, nipote del futuro papa Niccol III. 4 settembre 1305.

24

Papa Urbano IV

Note
[1] Il numero esatto dei Cardinali che parteciparono a quell'elezione papale viterbese ( corretto usare il termine 'conclave' solo dopo la
costituzione apostolica Ubi Periculum di papa Gregorio X del 1274, anche se molti storici considerano come Primo Conclave proprio quello
viterbese che elesse Gregorio X) controverso: il Miranda nella sua celebre opera on-line dice infatti, riprendendo una notizia fornita dal
Burkle-Young in Passing the keys, che il cardinale Bncsa si trovava all'epoca in Ungheria; viceversa il Pinzi, nella sua documentatissima
(spesso su fonti manoscritte del tempo) Storia della Citt di Viterbo -vol.II,pag.89- cita espressamente la presenza del cardinale ungherese,
che chiama 'un Ungaro'.Data la correttezza ed onest di entrambi gli autori si pu forse presumere che il cardinale magiaro non sia stato
presente alla fase iniziale dell'elezione papale, poich si trovava in Ungheria, come scritto dal Burkle-Young, mentre sia invece intervenuto
successivamente (l'elezione dur circa tre mesi) ed abbia partecipato alla conclusione, come indicato dal Pinzi.
[2] Francis Roth O.E.S.A., Cardinal Richard Annibaldi, First Protector of the Augustinian Order, Augustiniana PA, 1952-53. La monografia
dell'agostiniano Roth sul cardinale Annibaldi contiene molte informazioni assai ben documentate sulla storia della Chiesa in quei decenni ed
in particolare sul pontificato di Urbano IV.
[3] La posizione politica di Urbano IV analizzata con attenzione nella Storia della Chiesa di Hubert Jedin, vol.V/1, Civitas Medievale, articolo
curato da Hans Wolter S.I.. In conclusione si osserva che Urbano IV, in qualche modo, diede inizio alla dominazione della casa
angioina...nella penisola italiana(pag.286).
[4] L'odio nutrito dall'arcivescovo Pignatelli nei confronti di Manfredi dar lo spunto a Dante per scrivere alcuni celebri versi: v. Purgatorio Canto terzo vv.125-133.
[5] In realt solo Pietro di Vico ottenne alcuni successi con le sue milizie tedesche, mentre gli altri fedelissimi di Manfredi andarono incontro a
pesanti sconfitte e Percivalle Doria fin addirittura annegato mentre guadava il fiume Nera; v. M.Koller, Manfredi,Re di Sicilia, Dizionario
Biografico degli Italiani, Treccani.
[6] Sar il successore di Urbano, Clemente IV, a sollecitare ripetutamente e poi a salutare -nel 1265- la discesa in Italia di Carlo I d'Angi che in
soli tre anni, con il determinante aiuto del pontefice, spazzer via la casa di Svevia, sconfiggendo ed uccidendo prima Manfredi poi Corradino;
v.Ferdinand Gregorovius - 'Storia della Citt di Roma nel Medioevo'- Torino, 1973:
[7] Della sua tomba rimangono, nella cattedrale di Perugia, solo alcuni resti.
[8] Il testo del Tantum Ergo (ultime due strofe del Pange Lingua), composto da San Tommaso in questa occasione su richiesta di Urbano IV, ha
ispirato in ogni epoca moltissimi musicisti, Sono infatti innumerevoli i compositori che hanno scritto musica idonea ad accompagnare le
parole del teologo aquinate, da Haydn a Pierluigi da Palestrina, da Couperin a Verdi, da Mozart a Rossini (cui si deve un'interessante versione
per organo e tenore), da Bruckner a Bellini che ne compose addirittura nove versioni, da Liszt a molti altri autori anche rock e pop. Peraltro la
versione pi conosciuta e di gran lunga pi eseguita in ambito liturgico rimane quella in canto gregoriano; Versione del Tantum Ergo in canto
gregoriano (http:/ / it. youtube. com/ watch?v=ngWJ6NDeeQE).
[9] Il termine liturgicamente corretto per il bastone pastorale del papa ferula; la locuzione pastorale compare nella traduzione italiana del
libretto della celebre opera di Wagner (atto III-scena III): in realt sia nel libretto originale dell'opera che in varie versioni della leggenda il
termine tedesco usato Stab, che si traduce bastone o asta (v. in proposito la splendida pubblicazione -nota come libretto di sala- curata dal
Teatro La Fenice di Venezia nel 1996, ricca di articoli e riferimenti bibliografici molto utili per la conoscenza dell'opera wagneriana e della
leggenda).
[10] Secondo un'altra versione della leggenda il poeta, davanti al rifiuto del papa, torna disperato tra le braccia di Venere (v. voce Tannhuser su
Enciclopedia biografica universale - Treccani).
[11] Sulla problematica relativa al numero dei cardinali presenti si veda la nota 1.

Bibliografia
Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Parigi, 1935
Ex Urbani IV registro. In: Monumenta Germaniae Historica, Epistolae saeculi XIII e regestis pontificum
Romanorum selectae. Teil 3. Herausgegeben von Karl Rodenberg. Berlino, 1894, pp.474 626
Francis Roth O.E.S.A., Cardinal Richard Annibaldi, First Protector of the Augustinian Order, 1952-53,
Augustiniana PA.
Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, 1889, Roma, Tipografia della Camera dei Deputati.
Hubert Jedin, Storia della Chiesa, 1999, Jaka Book., Civitas Medievale,vol.V/1, articolo di Hans Wolter S.I..
Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel Medioevo, 1973, Torino, Einaudi.

25

Papa Urbano IV

26

Voci correlate

Corpus Domini
Giuliana di Cornillon
Manfredi di Sicilia
Riccardo Annibaldi
Carlo I d'Angi
Tannhuser

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Urbano IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Urbano IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Urbanus_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Urbano IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/urbano-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Urbano IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da urbano_iv_12611264.htm)
Visitare il palazzo dei papi di Viterbo (http://www.culturalazio.it/musei/colledelduomo/index.php)
Salvador Miranda: The Cardinals of the Holy Roman Church (http://www2.fiu.edu/~mirandas/conclave-xiii.
htm#1261)
Tannhuser (http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/default/
BancaDati/Enciclopedia_online/T/BIOGRAFIE_-_EDICOLA_T_163432.xml) da Enciclopedia biografica
universale dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
Programma di sala (http://www.teatrolafenice.it/public/libretti/68_4081tannhauser_rw.pdf) relativo
all'allestimento del Tannhuser curato nel 1996 dal Teatro La Fenice
Manfred Koller MANFREDI, re di Sicilia (http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.
jsp?pathFile=/sites/default/BancaDati/Dizionario_Biografico_degli_Italiani/VOL68/
DIZIONARIO_BIOGRAFICO_DEGLI_ITALIANI_Bio_volume_68_-_rtf_spezzettati_026786.xml), Dizionario
Biografico degli Italiani, Vol. LXVIII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
Peter Herde in Dizionario Biografico degli Italiani, I d'Angi (http://www.treccani.it/enciclopedia/
carlo-i-d-angio-re-di-sicilia_(Dizionario-Biografico)/''Carlo)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Alessandro IV

29 agosto 1261 - 2 ottobre 1264

Papa Clemente IV

Predecessore

Vescovo di Verdun

Successore

1253-1255

Predecessore

Patriarca di Gerusalemme

Successore

Roberto di Nantes

1255 - 1261

Guglielmo II di Agen

Controllo di autorit VIAF: 40171486 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 40171486) LCCN: n88646336 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n88646336)

Papa Urbano IV

27

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Clemente IV
Se 'l pastor di Cosenza, che a la caccia
[1]

di me fu messo per Clemente allora

Papa Clemente IV

183 papa della Chiesa cattolica

Elezione

5 febbraio 1265

Incoronazione

15 febbraio 1265

Fine pontificato 29 novembre 1268


Predecessore

papa Urbano IV

Successore

papa Gregorio X

Nome

Guy Foulques o Foucois

Nascita

Saint-Gilles-du-Gard, 23 novembre tra il 1190 ed il 1200

Morte

Viterbo, 29 novembre 1268

Sepoltura

Basilica di San Francesco alla Rocca, Viterbo

Clemente IV, nato Gui Foucois o Guy Le Gros Foulquois o Foulques, italianizzato in Guido il Grosso Fulcodi
(Saint-Gilles-du-Gard, 23 novembre tra il 1190 ed il 1200 Viterbo, 29 novembre 1268), fu il 183 papa della
Chiesa cattolica dal 1265 alla morte.

Biografia
Nacque in Linguadoca, a Saint-Gilles-du-Gard, da una buona famiglia della borghesia, in un anno imprecisato tra il
1190 ed il 1200. Fu in giovent soldato e combatt contro i Mori, si diede quindi agli studi e si laure in diritto
civile, divenendo successivamente un celebre avvocato e giurista. Nel 1239 spos la nobile figlia di Simon de
Malbois, che gli diede vari figli, dei quali solo due femmine -Mabilie e Ccile- erano ancora in vita alla morte della
madre, intorno al 1250. Rimasto vedovo, Guy decise di prendere gli Ordini e fu ordinato sacerdote nel 1255. Data la

Papa Clemente IV
sua fama ebbe una fulminea carriera ecclesiastica e fu nominato vescovo di Puy nel 1257 ed arcivescovo di Narbona
nel 1259. Negli stessi anni divenne anche fidato consigliere di Luigi IX e di Urbano IV, che lo cre cardinale
vescovo nel 1261 con titolo di Sabina. Legato pontificio in Inghilterra per una difficile mediazione tra Enrico III ed i
suoi baroni e prelati, era in viaggio nel febbraio 1265 quando, morto Urbano IV, il Sacro Collegio, riunito a Perugia,
lo elesse Papa, forse per assecondare Luigi IX, o, pi probabilmente, per affidare ad un uomo abile ed esperto la
guida della Chiesa in un momento di grande difficolt.
Da oltre un decennio, infatti, la Santa Sede era impegnata nel conflitto contro Manfredi di Sicilia, definito
"l'usurpatore di Napoli" poich si era impadronito del Regno di Sicilia contro la volont della Chiesa, tanto che
Clemente -a causa del blocco navale delle coste italiane operato dalla flotta siciliana- fu costretto ad entrare in Italia
in incognito. Il papa scomunic immediatamente Manfredi e, concludendo le trattative iniziate dal suo predecessore,
si alle con Carlo I d'Angi[2], il pretendente francese al trono di Sicilia, che, grazie al determinante aiuto del
Pontefice[3], fece ingresso trionfale in Napoli, dopo aver sconfitto e ucciso Manfredi nella battaglia di Benevento
(1266), insediandosi con determinazione sul trono del regno di Sicilia[4]. Quando, due anni pi tardi, nel 1268,
l'ultimo rampollo degli Hohenstaufen, Corradino, tenter a sua volta di impadronirsi del Regno di Sicilia, sar
sempre Carlo d'Angi a sconfiggerlo nella decisiva battaglia di Tagliacozzo (23 agosto) e quindi a farlo decapitare a
Napoli il 29 ottobre, con l'approvazione del papa[5].
Clemente IV sin dai primi tempi del suo Pontificato, non apprezzando gli ambienti romani, ritenuti troppo ghibellini,
aveva trasferito la Corte Papale a Viterbo, insediandosi nel Palazzo Vescovile, che fece ristrutturare e rinominare
Palazzo Papale; proprio a Viterbo, un mese esatto dopo l'uccisione di Corradino, il papa ebbe un improvviso malore
e mor il 29 novembre 1268. Tra la commozione profonda del popolo viterbese, che lo considerava un uomo
superiore, misticamente ispirato, cio morto "in odore di santit"[6], venne inizialmente sepolto nella Cattedrale di
Viterbo, quindi, come da lui stesso indicato, nella chiesa domenicana di Santa Maria in Gradi in un bel monumento
funebre, opera dello scultore Pietro di Oderisio; peraltro la tomba di Clemente IV ebbe nei secoli molte vicissitudini:
fu pi volte spostata, profanata, insozzata (anche ad opera dei connazionali francesi napoleonici), finch nel 1885
venne trasferita nella francescana Basilica di San Francesco alla Rocca, ove si trova tuttora, vicino alla tomba di
papa Adriano V[7].[8]

28

Papa Clemente IV

29

Il Pontificato

Tomba di Clemente IV nella Basilica di San Francesco alla


Rocca (Viterbo)

Clemente IV fu papa per circa 45 mesi: un tempo pi che


sufficiente -specie in un'epoca in cui i pontificati erano spesso
molto pi brevi- per lasciare un'orma importante nella Storia
della Chiesa. Si distinse per severa austerit, nonch per
estremo rigore morale ed assoluta onest, tutte qualit non
frequenti negli ecclesiastici del tempo. Va ricordato, ad
esempio, come Clemente IV non si sia macchiato di alcuna
forma di nepotismo, non creando cardinali durante il suo
pontificato, ed abbia duramente combattuto la corruzione.
Govern le vicende interne della Chiesa con fermezza e
determinazione, precisando la necessit che i benefici
ecclesiastici fossero riservati alla Santa Sede e finendo per
essere indicato come il vero fondatore della fiscalit
pontificia. Sotto il profilo dottrinale va ricordata l'importante e
lunga amicizia con Tommaso d'Aquino, le cui riflessioni sul
rapporto fede-ragione con la prevalenza dell'intelletto nella
vita spirituale dell'uomo, non potevano non lasciare segni
profondi nel dotto papa francese, tanto che Clemente IV
chiam spesso a Viterbo san Tommaso perch tenesse cicli di
predicazioni nella chiesa di Santa Maria Nuova.

Un altro rapporto importante fu quello con il francescano inglese Ruggero Bacone (ingl.Roger Bacon), filosofo,
scienziato ed alchimista, al quale il papa chiese di riunire in un unico trattato tutta la sua opera e le sue scoperte:
nacque cos l'Opus maius, testo fondamentale di Bacone, che -tra l'altro- segnal anche al pontefice la necessit di
riformare il calendario giuliano, di cui lo scienziato aveva gi rilevato gli errori rispetto all'anno solare. Solo la morte
di Clemente interruppe questo proficuo rapporto. Va quindi senz'altro citata la straordinaria e lunghissima amicizia
con Luigi IX, re saggio, illuminato e dotato di grande fede (verr canonizzato nel 1297 da papa Bonifacio VIII), che
conobbe Clemente IV in giovent e gli fu sempre molto vicino. Meritano infine menzione i prolungati rapporti
epistolari che il papa intrattenne con Michele VIII Paleologo e con Abaqa, khan dei Tartari, volti soprattutto ad
ottenere l'appoggio dei due sovrani all'ottava crociata, combattuta da Luigi IX in Tunisia.

Elementi controversi
Gli storici hanno spesso avuto difficolt nel giudicare la figura di Clemente IV che, accanto ad aspetti indubbiamente
positivi e lodevoli come quelli sopra indicati, ne presenta altri che suscitano non poche perplessit. Nel 1265
autorizz, ad esempio, nelle cause d'eresia, l'uso della tortura, peraltro gi usata in larga misura in tutti i tribunali
laici del tempo; fu inoltre severissimo nei confronti degli "ebrei recidivi", per i quali chiese a Luigi IX castighi
esemplari. Anche se parzialmente giustificato dalle crociate di quegli anni, ebbe un atteggiamento di totale chiusura
nei confronti dei musulmani e dell'Islam: poich nella zona di Valencia vi erano insediamenti arabi, scrisse a
Giacomo I d'Aragona di esiliare quelle genti fuori dei confini del regno poich non era tollerabile che vi fossero
dei musulmani in un regno cristiano.

Papa Clemente IV

Grandi perplessit hanno poi sempre


suscitato taluni aspetti estremi nelle
posizioni assunte a proposito degli
Svevi: se possono essere compresi
anatemi e scomunica contro Manfredi,
che la Chiesa considerava probabilmente a ragione - un
"usurpatore", provoca invece sconcerto
il consenso preventivo di Clemente
all'iniziativa
dell'arcivescovo
Bartolomeo Pignatelli, ripresa da
Dante[9], di disseppellire il corpo dello
stesso Manfredi e di disperderne i resti
al di fuori del Patrimonio di San Pietro,
nottetempo ed al buio, come si
conveniva ad un eretico[10].

30

Clemente IV consegna le insegne ai capi guelfi - Giorgio Vasari - Firenze - Palazzo


Vecchio

Molti dubbi hanno parimenti determinato negli studiosi i pesantissimi attacchi e la dura scomunica a Corradino
lanciati il 5 aprile 1268, durante le funzioni del gioved santo, dalla Cattedrale di Viterbo[11], mentre causa
addirittura sbigottimento l'episodio della lettura del biglietto scritto di pugno del papa, inviato a Carlo I d'Angi poco
prima della decapitazione di Corradino e contenente le lapidarie parole Mors Corradini, Vita Caroli. Vita Corradini,
Mors Caroli[12][13][14]. Tuttavia, alcuni storici ritengono l'episodio pretestuoso ed ideato dalla corte di Carlo per
mostrare come l'esecuzione, decisa dopo il processo e la condanna di Corradino, voluta solo dal sovrano angioino,
fosse avallata anche dalla Chiesa.[15].

Papa Clemente IV

Un giudizio in chiaroscuro
Si pu in definitiva arrivare alla conclusione che
Clemente IV sia stato un papa dotto, austero, pio,
onestissimo, tutte qualit importanti e rare in quel
difficile scorcio del XIII secolo; suscita invece
sconcerto al giorno d'oggi l'atteggiamento durissimo e
molto severo da lui assunto nei confronti di nemici e
avversari, religiosi e politici, veri o presunti che
fossero. Per meglio comprendere il carattere di questo
pontefice, cos importante nella storia di quegli anni,
occorre ricordare la lunga ed amichevole
frequentazione che egli ebbe con san Luigi, il re
crociato, e con san Tommaso, il teologo di "fede e
ragione", frequentazione che lo port, con ogni
probabilit, ad elaborare il concetto di un papato inteso
come "teocrazia razionale", in cui la ricerca del "vero"
fosse perseguita con rigida fermezza fino alle estreme
conseguenze, sia nell'ambito politico che in quello pi
strettamente religioso. In un simile pensiero era
ovviamente assente ogni riferimento alla spiritualit
Clemente IV e Carlo I d'Angi- affresco del XIII sec. nella Tour
francescana, che stava permeando il mondo cristiano in
Ferrande a Pernes-les-Fontaines(Vaucluse,Francia)
quell'epoca, grazie anche agli scritti ed alle predicazioni
di san Bonaventura; mancavano insomma a Clemente
IV quell'amore assoluto per il prossimo e quella bont d'animo che caratterizzeranno invece il suo successore papa
Gregorio X[16].

Un cardinale non cardinale


Anche se la maggioranza degli storici ritiene che Clemente IV non abbia mai creato cardinali, alcuni studiosi hanno
sollevato il problema del prelato francese Bernard Ayglier, insigne teologo e giurista benedettino, 59 Abate di
Montecassino dal 1263 alla morte (1282), che, secondo questi studiosi, sarebbe stato l'unico cardinale creato da
Clemente, peraltro in un concistoro di cui non si conosce l'anno e sul quale non vi sono documenti, n si conosce
l'eventuale titolo del presunto porporato. Altro elemento che suscita dubbi, probabilmente definitivi, la mancata
partecipazione di un cardinale Ayglier alle sei elezioni papali tenutesi dal 1268 al 1282; inoltre, dopo la morte
dell'abate Ayglier, sulla sua tomba a Montecassino non furono posti n stemmi n indicazioni di alcun tipo[17].

Note
[1] Dante:Purgatorio - Canto terzo, vv.125-133: chi parla Manfredi.
[2] Le premesse di questa alleanza erano state poste, come detto, dal predecessore di Clemente, Urbano IV, grazie anche all'opera del potente
cardinale Riccardo Annibaldi; cfr. Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, 1887, p.156 e segg. e Francis Roth, Cardinal Richard Annibaldi
first Protector of the Augustinian Order (http:/ / www. ghirardacci. it/ annibaldi/ indicean. htm).
[3] Il Papa impegn, per sostenere l'impresa di Carlo d'Angi, i fondi della fiscalit pontificia (v. C.Pinzi, op.cit.).
[4] Va detto che i napoletani accolsero con entusiasmo Carlo, mentre i siciliani mostrarono verso di lui costante diffidenza, che sfocier, nel
1282, nella celebre rivolta dei Vespri siciliani.
[5] Ornella Mariani: Corradino di Svevia in: http:/ / www. italiamedievale. org/ sito_acim/ personaggi/ corradino. html -La Mariani cita
espressamente il biglietto inviato a Carlo dal Papa che recita: Mors Corradini, Vita Caroli. Vita Corradini, Mors Caroli.
[6] C.Pinzi, op.cit., lib. VII, pag.247.
[7] Andrea Scriattoli: Viterbo nei suoi monumenti, p. 297 e segg.

31

Papa Clemente IV
[8] Interessante il fatto che i 19 cardinali riuniti a Viterbo per scegliere il successore di Clemente IV abbiano impiegato ben 33 mesi per
eleggere papa Gregorio X, causando la nota reazione dei viterbesi, con scopertura del tetto della sala dove i porporati erano stati segregati, che
port alla creazione del conclave (v.elezione papale del 1268-1271).
[10] Gli storici sono pressoch concordi nel riconoscere che questa operazione sia stata ideata autonomamente dall'arcivescovo Pignatelli,
nemico giurato di Manfredi, al quale Clemente IV avrebbe dato soltanto il consenso (F.Gregorovius, op. cit., p. 1333 e C.Pinzi, op. cit., lib.
VI, p. 178)
[11] C.Pinzi, op.cit., lib. VI, pp. 208 e segg.
[12] O.Mariani, op.cit.
[13] Antonio Parlato: Corradino di Svevia. L'ultimo ghibellino. pp. 124 e segg.
[14] Ferdinand Gregorovius, Storia della citt di Roma nel Medioevo, lib. X, cap.3, pp. 1358 e segg.
[15] Che Carlo volesse ammantare questo delitto ("necessario" per eliminare un legittimo pretendente al trono e un pericoloso avversario, crimine
inevitabile secondo la logica applicazione della lotta per la successione e secondo le conseguenze giuridiche della meticolosa applicazione
delle norme stabilite da Federico II nelle sue Constitutiones) dell'idea che Corradino fosse una minaccia, non per le sue ambizioni o per la
corona di Sicilia, ma per l'autorit della Chiesa, testimonato da una lettera che l'Angioino invi a Clemente IV e in cui gli disse che la fine
riservata al giovane era degna dei "persecutori della Chiesa"; v. S.Tramontana: Il mezzogiorno medievale pp. 86 e segg.
[16] Paolo Brezzi, La civilt del Medioevo Europeo, pp. 257 e segg.
[17] Salvador Miranda: The cardinals of the Holy Roman Church in http:/ / www2. fiu. edu. / ~mirandas/ cardinals. htm

Bibliografia
Hubert Jedin, Introduzione alla Storia della Chiesa, Brescia, Morcelliana, 1973.

Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, Roma, Tipografia della Camera dei Deputati, 1887.
Antonio Parlato, Corradino di Svevia, Bari, Ed.Adda, 2002.
Paolo Brezzi, La civilt del medioevo europeo, Roma, Eurodes, 1978.
Andrea Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Roma, F.lli Capaccini, 1915.
Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel medioevo, Torino, Einaudi, 1973.
Raffaello Morghen, L'et degli Svevi in Italia, Torino, Einaudi, 1973.
Laurent Ryder, Le Pape, le Roy et l'Alchimiste, Paris, Dragon d'Oc, 2009.
Norbert Kamp, Clemente IV (http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/
default/BancaDati/Enciclopedia_dei_Papi/VOL02/ENCICLOPEDIA_DEI_PAPI_Vol2_000215.xml),
Enciclopedia dei Papi e Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, 2000.

Voci correlate

Carlo I d'Angi
Luigi IX di Francia
Hohenstaufen
Viterbo

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Clemente IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Clemente IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Clemens_IV?uselang=it)

32

Papa Clemente IV

33

Collegamenti esterni
Biografia di papa Clemente IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/clemente-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Salvador Miranda: The Cardinals of the Holy Roman Church http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1261.
htm#Foucois
Palazzo dei Papi di Viterbo (http://www.culturalazio.it/musei/colledelduomo/index.php)
Carlo I d'Angi in Diz. Biogr. Italiani Treccani- http://www.treccani.it/enciclopedia/
carlo-i-d-angio-re-di-sicilia_%28Dizionario-Biografico%29/
Ornella Mariani, Corradino di Svevia http://www.italiamedievale.org/sito_acim/personaggi/corradino.html
Francis Roth O.E.S.A., Cardinal Richard Annibaldi first Protector of the Augustinian Order (http://www.
ghirardacci.it/annibaldi/indicean.htm), Augustiniana PA, 1952-53 (traduz.it. di Angela Marziali, ediz. a cura di
Mario Mattei O.S.A.).

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Urbano IV

5 febbraio 1265 - 29 novembre 1268

Papa Gregorio X

Predecessore

Vescovo di Le Puy-en-Velay

Successore

Armand de Polignac
1255-1257

1256-1259

Guillaume de La Rue
1260-1282

Predecessore

Arcivescovo di Narbona

Successore

Jacques
1257-1259

1259-1261

Maurin
1263-1272

Predecessore

Cardinale vescovo di Sabina

Successore

vacante dal 1253

1261-1265

vacante fino al 1273

Controllo di autorit VIAF: 79193344 (http://viaf.org/viaf/79193344)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Gregorio X

34

Papa Gregorio X
Papa Gregorio X

184 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Consacrazione

1 settembre 1271
27 marzo 1272

Fine pontificato 10 gennaio 1276


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Clemente IV

Successore

papa Innocenzo V

Nome

Tedaldo Visconti

Nascita

Piacenza, 1210

Morte

Arezzo, 10 gennaio 1276

Sepoltura

Duomo di Arezzo

Beato Gregorio X
Nascita

1210

Morte

10 gennaio 1276

Venerato da

Chiesa cattolica

Beatificazione 1713
Ricorrenza

10 gennaio

Gregorio X, nato Tedaldo Visconti (o Tebaldo o Teobaldo) (Piacenza, ca. 1210 Arezzo, 10 gennaio 1276), fu il
184 papa della Chiesa cattolica dal 1 settembre 1271 alla morte (10 gennaio 1276). A lui si debbono il Secondo
Concilio di Lione e la costituzione apostolica Ubi Periculum, che regola tuttora, con poche modifiche, l'elezione dei
papi. stato beatificato da Clemente XI nel 1713.

Papa Gregorio X

La giovinezza e la prima missione in Francia


Tedaldo Visconti[1] nacque a Piacenza intorno al 1210 da famiglia della nobilt cittadina che peraltro non aveva
alcun legame con l'omonima famiglia dei Signori di Milano; suo padre era, con ogni probabilit, il podest Oberto,
ed egli comp forse studi ecclesiastici come chierico e diacono nella citt natale, nella cui Cattedrale anche
possibile che abbia seguito i corsi religiosi del trivio e del quadrivio, ma - in definitiva - le notizie sulla sua infanzia e
giovinezza sono scarse e frammentarie.
Le prime notizie certe ci conducono al 1236 quando conobbe il cardinale piacentino Jacopo da Pecorara, che lo not
e lo prese al suo servizio un paio d'anni pi tardi[2]. Nel 1239 Tedaldo accompagn Pecorara in Francia, ove il
porporato era stato inviato come legato pontificio, durante un viaggio che ebbe risvolti avventurosi poich i due
dovettero anche travestirsi da pellegrini per sfuggire agli uomini di Federico II, che proprio in quei giorni era stato
scomunicato da Gregorio IX. Il viaggio in Francia fu comunque proficuo per il Visconti che, grazie
all'interessamento del cardinale, ottenne prima un canonicato a Lione e quindi un arcidiaconato nella diocesi di
Liegi[3].

Lione, Parigi, Liegi


Dopo la morte del cardinale Jacopo da Pecorara (1244) Tedaldo decise di recarsi a Lione, dove era appunto
canonico, per assistere il nuovo Vescovo cittadino, Filippo di Savoia, nell'organizzazione del Concilio ecumenico
convocato in quella citt da Innocenzo IV[4]; nell'espletamento di tale incarico si fece ben conoscere e stimare dal
papa, dai cardinali e dai numerosi ecclesiastici che presenziavano al Concilio.
Conclusi i lavori conciliari nell'estate del 1245, il Visconti raggiunse la sua sede arcidiaconale di Liegi, citt ove
risiedette per una ventina d'anni salvo alcune parentesi, tra le quali di grande rilievo il soggiorno parigino di quattro
anni presso la locale celebre Universit -dal 1248 al 1252- dove strinse amicizia con personaggi quali Bonaventura
da Bagnoregio, Tommaso d'Aquino[5], Guy Foucois (futuro papa Clemente IV), Pietro di Tarantasia (futuro papa
Innocenzo V) e Matteo Rubeo Orsini (futuro cardinale protodiacono); in quegli anni conobbe anche Luigi IX e suo
figlio Filippo, futuro Filippo III[6]. Tornato successivamente a Liegi, fu tra i protagonisti, in quella citt, di un grave
episodio accaduto nel 1266: la diocesi di Liegi era allora retta dal principe-vescovo Enrico di Gheldria, nobile
dissoluto e libertino, che, in un giorno di quel 1266, fu aggredito da un uomo armato cui il prelato aveva violentato la
figlia; Tedaldo, che era presente, fece scudo al vescovo con il proprio corpo salvandogli la vita, ma -subito dopo- si
rivolse al prelato rimproverandolo aspramente per la sua condotta immorale.
Il presule, furibondo, colp duramente il Visconti, procurandogli una grave ernia inguinale che gli creer poi continui
fastidi[7][6]. Va detto, per inciso, che questo vescovo malvagio verr deposto per indegnit durante il secondo
Concilio di Lione (1274) e sar anche scomunicato; l'uomo, quasi a dimostrare per intero la sua indole, si metter
allora alla testa di una banda di malfattori con i quali compir ogni genere di nefandezze per alcuni anni, finch non
sar ucciso nel 1282 durante un'azione di brigantaggio[8].

L'Inghilterra e la Crociata
Lasciata Liegi Tedaldo prese nel 1267 la croce di crociato a Parigi[9] e fu quindi inviato da papa Clemente IV in
Inghilterra per assistere il cardinale Ottobono Fieschi, futuro papa Adriano V, in una delicata e difficile missione di
cui faceva parte anche Benedetto Caetani, il futuro Bonifacio VIII, missione che si concluse nell'autunno del 1268.
Cos, in quel fatale 1268 in cui la morte di Corradino aveva segnato il tramonto della Casa imperiale di Svevia,
Tedaldo Visconti, pur avendo solo gli ordini minori, era buon amico del papa, di vari cardinali e futuri pontefici, di
teologi del calibro di san Bonaventura e san Tommaso, ed era stimato in tutta la Chiesa come uomo saggio, retto ed
onestissimo; proprio allora, il 29 novembre 1268, mor improvvisamente Clemente IV e si riunirono a Viterbo i
cardinali per dare inizio alla pi lunga e difficile elezione papale della storia della Chiesa[10]. Intanto Tedaldo,
all'inizio del 1270 aveva raggiunto Edoardo I d'Inghilterra per predicare la nona crociata a San Giovanni d'Acri; fu

35

Papa Gregorio X
qui che, all'inizio dell'autunno del 1271, lo raggiunsero i messi del Sacro Collegio per informarlo che i cardinali,
dopo una Sede vacante di ben 33 mesi, lo avevano eletto Sommo Pontefice della Chiesa di Roma[11].

La furia dei viterbesi e la Ubi Periculum


L'elezione di Gregorio X era avvenuta dopo
ben 1006 giorni di Sede vacante, al termine
della pi lunga e difficile elezione papale
della storia. Era accaduto che, alla morte di
Clemente IV nel 1268, i 19 cardinali riuniti
a Viterbo per eleggerne il successore, si
erano trovati in grande disaccordo tra loro a
causa di profonde divisioni politiche e
nazionalistiche. Poich, dopo un anno e
mezzo, le votazioni continuavano a
susseguirsi senza alcun esito positivo,
esplosero improvvisi lo sdegno e
l'insofferenza dei viterbesi che, guidati dal
Capitano del popolo Raniero Gatti,
Il Palazzo dei Papi di Viterbo ed il Duomo visti dalla Valle di FAUL
segregarono a forza i cardinali nella grande
sala del Palazzo Papale senza contatti con
l'esterno (clausi cum clave), quindi ridussero loro il vitto, ed infine addirittura scoperchiarono il tetto della sala, pur
di farli arrivare ad un accordo. La segregazione venne successivamente un po' ridotta ma, nonostante tutto, i
porporati impiegarono altri 15 mesi per accordarsi sul nome di Tedaldo Visconti (1 settembre 1271)[12]. Gregorio X,
memore di quanto accaduto a Viterbo, durante il Concilio di Lione promulg una sua costituzione apostolica (non
conciliare quindi, ma proclamata direttamente dal Papa) contenente norme precise che regolavano l'elezione papale:
era la Ubi Periculum (16 luglio 1274).
La costituzione prevedeva che, entro dieci giorni dalla morte del papa, i cardinali elettori si riunissero - ciascuno con
un solo accompagnatore - in una sala del palazzo ove risiedeva il defunto pontefice e venissero l segregati senza
alcun contatto con l'esterno; trascorsi tre giorni senza che fosse avvenuta l'elezione ai porporati doveva essere ridotto
il vitto ad una sola pietanza per pasto; dopo altri cinque giorni il cibo doveva essere ulteriormente limitato a pane,
vino ed acqua; inoltre, durante l'elezione, tutti i redditi ecclesiastici dei cardinali venivano trattenuti dal Camerlengo,
che li avrebbe poi messi a disposizione del nuovo papa. Appare evidente come la Ubi Periculum fosse in realt molto
limitante per i cardinali ed impedisse loro quei contatti con l'esterno che avevano caratterizzato molte precedenti
elezioni; si dice che dietro questa costituzione vi sia stata l'ispirazione di Bonaventura da Bagnoregio, che era grande
amico di Gregorio X e voleva forse ripristinare l'autonomia del Sacro Collegio. Sta di fatto che diversi cardinali mal
digerirono la Ubi Periculum e si adoperarono successivamente per farla prima sospendere da Adriano V nel luglio
1276[13], poi addirittura revocare da Giovanni XXI nel settembre dello stesso anno.
Fu Celestino V a reintrodurla nel 1294, mentre Bonifacio VIII, nel 1298, la inser integralmente nel Codice di Diritto
Canonico; va notato come questi due ultimi papi avessero entrambi ben conosciuto e stimato Gregorio X. Salvo
piccole modifiche, dovute al mutare dei tempi, la Ubi Periculum regola tuttora lo svolgimento del Conclave, che
stato istituito con questa costituzione, di cui i viterbesi furono i precursori[14].

36

Papa Gregorio X

Gli inizi del Pontificato


La notizia della sua elezione lasci stupefatto
Tedaldo[15], che si rec a Gerusalemme per
pregare nei Luoghi Santi; in quei giorni incontr
anche Marco Polo con il padre Niccol e lo zio
Matteo, con i quali si era a lungo intrattenuto
mesi prima quando era un semplice arcidiacono.
I Polo, in quell'occasione, gli avevano espresso il
loro rammarico per la lunga mancanza di un
papa, poich nel loro precedente viaggio in Cina
avevano ricevuto da Kubilai Khan una lettera per
il Pontefice, ed erano cos dovuti ripartire per la
Niccol e Matteo Polo ricevuti da Papa Gregorio X
Cina delusi; avuta per notizia in viaggio
dell'avvenuta elezione, e saputo anche che
l'Eletto era proprio il loro dotto interlocutore di alcuni mesi prima, i tre si affrettarono a ritornare in Terrasanta, dove
il nuovo Papa affid loro lettere per il Gran Khan, invitandolo a mandare suoi emissari a Roma. Per dare maggior
peso a questa missione, mand con i Polo, come suoi legati, due padri domenicani[6].
Quindi, il 18 novembre 1271, con una scorta ed una piccola flotta messe a sua disposizione da Edoardo I
d'Inghilterra, part per l'Italia, giungendo a Brindisi il 1 gennaio 1272; a Benevento fu accolto con grandi onori da
Carlo d'Angi che ostent con lui una protettiva e deferente amicizia, a Ceprano incontr una rappresentanza del
Sacro Collegio e, finalmente, il 10 febbraio 1272 giunse a Viterbo, accolto trionfalmente e dove tenne subito, nel
Duomo, un discorso pieno di passione sulla necessit di liberare la Terra Santa. Sempre in Viterbo, alcuni giorni pi
tardi, venne ordinato sacerdote, poi consacrato vescovo, e scelse il nome pontificale di Gregorio X. Infine, l'11
marzo entr in Roma, salutato con grande entusiasmo da un popolo che da tanti anni non vedeva pi il suo Papa e, il
27 marzo 1272, fu incoronato in San Pietro. Appena quattro giorni pi tardi, il 1 aprile, annunci la convocazione di
un Concilio ecumenico da tenere a Lione nel maggio 1274 con il triplice intento di risolvere i problemi della Terra
Santa, riunire la Chiesa di Roma a quella di Bisanzio, rimuovere le molte difficolt interne della Chiesa[16].

Ritorno a Lione: il Concilio


Partito da Roma nell'estate 1272, Gregorio si trattenne parecchi mesi ad Orvieto, per essere poi a Firenze il 18
giugno 1273 - accompagnato da Carlo d'Angi - nell'inutile tentativo di pacificare guelfi e ghibellini di quella citt,
tentativo che si risolse in gravi tafferugli (fomentati probabilmente proprio dall'Angi che era contrario a quella
pacificazione), che costrinsero il Papa a scagliare l'interdetto sulla citt stessa[17][3]. Intanto, nel settembre di
quell'anno, gli elettori tedeschi, con il favore dei vescovi renani e quindi, con ogni probabilit, dello stesso Papa[18],
elessero a Francoforte Re dei Romani, cio Imperatore del Sacro Romano Impero, il conte Rodolfo d'Asburgo, ed
anche questa fu una scelta assai poco gradita a Carlo[19]. Nel novembre di quel 1273 il Papa giunse a Lione, ove il
Concilio ebbe inizio il 7 maggio 1274.
Il Secondo Concilio di Lione, anche per l'ottima posizione geografica della citt lionese, fu tra i pi importanti e
partecipati dell'intera storia della Chiesa: vi presero parte moltissimi cardinali, circa cinquecento tra arcivescovi e
vescovi, sessanta abati e pi di mille prelati ed uomini di chiesa, nonch i maggiori teologi del tempo[3], con in testa i
francescani Bonaventura da Bagnoregio e Alberto Gonzaga[20], il servita Filippo Benizi ed i domenicani Alberto
Magno e Pietro di Tarantasia; giunse l anche Pietro Angeleri da Morrone, per impedire che l'ordine monastico da lui
fondato fosse soppresso; Tommaso d'Aquino mor nell'Abbazia di Fossanova, forse avvelenato, mentre si stava
recando a Lione su esplicita richiesta di Gregorio. Al Concilio intervennero anche, con presenze pi o meno lunghe,
diversi sovrani e principi. I lavori conciliari ebbero termine il 17 luglio 1274.

37

Papa Gregorio X

Il Concilio di Lione: un capolavoro incompiuto


Quando Gregorio convoc il Secondo Concilio di Lione, a soli quattro giorni dalla sua incoronazione, indic con
precisione i tre obiettivi che l'assise conciliare si prefiggeva, cio la soluzione dei gravi problemi della Terra Santa
(cosa che stava particolarmente a cuore al papa), l'unit religiosa con la Chiesa d'Oriente, la riforma dei costumi
della Chiesa e del clero. In sede organizzativa, dopo la sessione inaugurale tenuta dal papa il 7 maggio 1274, venne
poi dedicata una sessione del Concilio ad ognuno dei tre temi conciliari: cos, nella II Sessione (18 maggio) si parl
della Terra Santa, nella III Sessione (4 giugno) fu trattata la riforma della Chiesa, mentre durante la IV Sessione (6
luglio) si discusse dell'unit con la Chiesa d'Oriente, con la partecipazione di una prestigiosa delegazione della
Chiesa greca; nella V Sessione (16 luglio) furono approvati alcuni decreti sul clero, venne presentata la costituzione
apostolica Ubi Periculum e fu anche battezzato solennemente uno dei Tartari inviati in delegazione dal Gran Khan.
Il Concilio si chiuse il 17 luglio 1274[21].
Oltre al grande successo partecipativo suaccennato, sembr che al Secondo Concilio di Lione dovesse anche
ascriversi la piena realizzazione di tutti i tre obiettivi prefissi: in merito alla Terra Santa vi fu un accordo di massima
tra i sovrani per una nuova Crociata di cui furono anche decise le decime (le somme, cio, che dovevano essere
versate da ogni stato) e stabilite nuove regole organizzative; l'unione con la Chiesa greca era stata gi preparata da
accordi tra Clemente IV e Michele Paleologo: l'imperatore bizantino, in questa occasione, impose di fatto l'unione ai
suoi sudditi, accettando tutte le condizioni del Papa; furono infine fissate, con la Ubi Periculum, nuove regole per
l'elezione papale ed approvati vari decreti di riforma dei costumi del clero e dei laici. In realt si trattava di decisioni
che non avevano, nei primi due casi, solide basi: cos, morto Gregorio X e piombata nuovamente la Chiesa in un
periodo di grave instabilit (in 16 mesi si succedettero ben 4 Pontefici!) non si parl pi di Crociate. L'unit con la
Chiesa d'Oriente, di fatto imposta ai sudditi orientali dall'imperatore, mor con lui: alla scomparsa di Michele VIII fu
infatti subito annullata dal figlio Andronico e, anzi, il solco tra le due Chiese si approfond sempre pi. Cos, dopo
qualche anno, del grande Concilio di Gregorio X rimase solo la Ubi Periculum, che, per di pi, era una costituzione
apostolica (cio promulgata direttamente dal papa) e non conciliare[22][23].

38

Papa Gregorio X

39

Morte ad Arezzo sulla strada di Roma

Tomba di Gregorio X nel Duomo di Arezzo

Gregorio X lasci Lione solo a fine aprile 1275; il 14


maggio incontr a Beaucaire Alfonso X di Castiglia ed
il 20 ottobre vide a Losanna Rodolfo I d'Asburgo[24],
quindi riprese la strada di Roma. Lo stato di salute del
papa era peggiorato in quei mesi, forse per colpa della
vecchia ernia inguinale che certo si faceva viva sempre
pi spesso; il pontefice comunque non poteva
affaticarsi e, durante i viaggi, era costretto a periodiche
soste. Cos, a met dicembre, si ferm un paio di giorni
a Santa Croce al Mugello, ospite nel castello degli
Ubaldini[3]; Tra il 19 ed il 20 dicembre 1275 giunse ad
Arezzo, dove purtroppo le sue condizioni peggiorarono
progressivamente con sensibile innalzamento della
temperatura. Mor nel Palazzo Vescovile di Arezzo il
10 gennaio 1276[25]. Le sue spoglie mortali riposano in
una pregevole arca sepolcrale nel Duomo di Arezzo.
stato beatificato da Clemente XI nel 1713, per
conferma del culto ab immemorabili; nel
Martyrologium Romanum la sua festa cade il 10
gennaio. Al suo nome intitolato l'Istituto Aretino di
Scienze Religiose.

Papa Gregorio X

Una vita tra Santi e Beati


Nel corso della sua vita Gregorio X ebbe
modo di frequentare tutti i pi importanti
personaggi della Chiesa di quegli anni; vi
furono tra questi personalit straordinarie,
successivamente elevate alla gloria degli altari,
alcune delle quali tra le massime nell'intera
Storia della Chiesa; la dimestichezza con
questi santi uomini contribu certamente a
forgiare sia la tempra che lo spirito di un uomo
attento e dotto come Gregorio. Va anzitutto
ricordato lo straordinario rapporto di amicizia
con san Bonaventura, che si consolid certo
negli anni in cui Tedaldo frequent
l'Universit di Parigi, ma che era quasi
certamente iniziato molto tempo prima in
Italia; grazie a questo rapporto fu proprio
Bonaventura a spingere Tedaldo verso il
Pontificato con i suoi numerosi interventi a
Viterbo tra il 1269 ed il 1271 durante il
celebre Conclave; poi, una volta eletto, fu
Gregorio X rende omaggio al corpo di S.Bonaventura (F.de Zurbarn-1629)
Gregorio a creare cardinale Bonaventura con
uno dei suoi primi atti, e fu ancora il Papa a
volere sempre accanto a s il cardinale Bonaventura da Bagnoregio durante il secondo Concilio di Lione. Proprio a
Lione, verso la fine del Concilio, Bonaventura mor improvvisamente in modo ritenuto tuttora non chiaro.
Un'amicizia non meno importante fu quella con san Tommaso: anche il grande teologo domenicano ebbe un rapporto
rilevante con Gregorio X molto prima che questi diventasse papa, e Gregorio chiam Tommaso a Lione nel 1274 per
tenere importanti interventi durante il Concilio. Sulla strada che lo portava a Lione Tommaso d'Aquino mor
nell'abbazia di Fossanova; fu da pi parti sollevato il dubbio che il religioso fosse stato avvelenato: Dante addirittura
indica Carlo d'Angi come responsabile del delitto (v.Purgatorio - Canto ventesimo,v.69). Gregorio X conobbe
altres bene san Luigi a Parigi, san Filippo Benizi, generale dei serviti, che prese la parola al Concilio di Lione, come
pure l'insigne teologo domenicano tedesco sant'Alberto Magno, ed anche san Celestino V quando era il povero
monaco eremita Pietro Angeleri da Morrone e fu abbracciato da Gregorio sempre durante il Concilio ed invitato a
celebrare la Messa davanti ai Padri Conciliari, dicendogli che ...nessuno ne era pi degno.
Fu infine ottimo amico del grande teologo domenicano Pietro di Tarantasia che lui stesso cre cardinale, che gli
succeder come papa col nome di Innocenzo V e che sar poi beatificato nel 1898.Grande merito di Gregorio fu
quello di armonizzare la fede razionale ed intellettuale del domenicano Tommaso con la dolce ed umile spiritualit
del francescano Bonaventura, finendo col realizzare un papato vissuto tra ragione e bont d'animo; non stupisce
quindi che un simile papa, rigoroso, onesto, dotto e buono, abbia anch'egli conquistato la gloria degli altari nel
1713[26].

40

Papa Gregorio X

Un grande Papa in un momento oscuro


A dispetto di quelli che, anche tra i suoi elettori, vedevano in lui un uomo
insignificante, innocuo, destinato insomma ad essere un papa di transizione,
Gregorio X si rivel invece un grande Pontefice, che, nei quattro anni del suo
pontificato, diede molte direttive assolutamente innovative e svolse un'intensa e
disinteressata attivit in tutti i campi, tesa soprattutto ad affermare l'assoluta
indipendenza della Santa Sede, che veniva riconfermata come l'unica depositaria
di taluni fondamentali valori: nasce cos la volont (che dominer sempre il
pensiero di Gregorio) di unire l'Europa cristiana per una Grande Crociata che
liberasse
Gerusalemme; intimamente legato e subordinato a questa volont il
Moneta del pontificato di Gregorio
desiderio di ricongiungere la Chiesa di Roma a quella d'Oriente, che verr
X
parzialmente realizzato durante il Concilio di Lione. In Italia fu sua incessante
cura tentare la pacificazione tra guelfi e ghibellini, ma non riusc a realizzarla, anche per l'opposizione, pi o meno
velata ma tenacissima, di Carlo d'Angi.
Del resto al sovrano angioino non mancarono motivi di frizione con questo papa che lo trattava con affetto e
dolcezza, ma che forse vedeva in lui solo un molesto protettore di cui la Chiesa non aveva pi bisogno. Anche per
questo Gregorio appoggi apertamente l'elezione di Rodolfo I d'Asburgo ad Imperatore del Sacro Romano Impero,
contro la volont di Carlo che voleva su quel trono il nipote Filippo III; dopo l'elezione Rodolfo scrisse al papa una
lettera piena di devozione e di affetto filiale, con toni molto lontani da quelli svevi, a dimostrazione del cambiamento
in atto. Quindi, dopo i tanti momenti oscuri e difficili degli anni passati, la Chiesa aveva di nuovo trovato un grande
Papa, secondo molti storici addirittura uno fra i migliori di tutti i tempi. Va ribadito come Gregorio X, con la sua
azione, sia riuscito a realizzare, anche se per brevissimo tempo, un papato indipendente, al di sopra dei particolarismi
nazionalistici, vero punto di riferimento per l'intero mondo cristiano.
In quei decenni cos cupi solo Bonifacio VIII sapr fare qualcosa di paragonabile, anche se il pragmatismo
opportunista di Bonifacio finir per essere molto lontano dalla spirituale ed al contempo logica determinazione di
Gregorio. La morte improvvisa e la difficile successione ruppero purtroppo i complessi equilibri che Gregorio X
aveva saputo costruire[27].
Per inciso occorre notare come Gregorio X sia anche ricordato per le sue importanti decretali, di cui esiste un
commento curato dal celebre canonista Giovanni d'Anguissla.

41

Papa Gregorio X

42

I cardinali di Gregorio e la sua successione


Durante il suo pontificato Gregorio X tenne con certezza un
concistoro nel 1273, creando cinque cardinali; vi sono molti
dubbi in merito ad altri due cardinali che sarebbero stati
creati nel 1275[28]. I cinque cardinali creati il 3 giugno
1273, tutte figure di grande rilievo, furono:
Pietro di Giuliano, portoghese, medico e teologo,
arcivescovo di Braga, cardinale vescovo con titolo di
Frascati (diventer papa Giovanni XXI),
Vicedomino Vicedomini, nipote (o cugino) del papa,
arcivescovo di Aix-en-Provence, francescano, cardinale
vescovo con titolo di Palestrina (fu forse eletto papa ma
mor poco dopo, v.sotto),
Bonaventura da Bagnoregio, teologo e generale
dell'Ordine Francescano, cardinale vescovo con titolo di
Albano (fu canonizzato nel 1482, Doctor Seraphicus),
Pietro di Tarantasia, francese, teologo domenicano,
arcivescovo di Lione, cardinale vescovo con titolo di
Ostia e Velletri (futuro Innocenzo V,fu beatificato nel
1898, doctor famosissimus),
Bertrand de Saint-Martin, francese, teologo benedettino,
arcivescovo di Arles, cardinale vescovo con titolo di
Sabina.

Cameo di Gregorio X in Notre-Dame,Parigi

Gli storici sono pressoch concordi nel ritenere non veritiera la notizia di un secondo concistoro, che si sarebbe
tenuto nel 1275 e nel corso del quale Gregorio X avrebbe creato altri due cardinali, Giovanni Visconti e Teobaldo da
Ceccano; in realt non vi sono notizie di due cardinali con questi nomi che, soprattutto, non risultano poi aver
presenziato a nessun conclave in quegli anni.
L'elenco dei cinque cardinali creati da Gregorio X nel 1273 importante ai fini della sua successione perch due (o
forse addirittura tre) di quei cardinali furono tra i suoi diretti successori. Infatti, alla morte di Gregorio X, fu eletto
papa Innocenzo V cio Pietro di Tarantasia, che regn dal 22 gennaio al 22 giugno del 1276; gli succedette
Ottobono Fieschi, vecchio amico di Gregorio X, che scelse il nome pontificale di Adriano V e regn dall'11 luglio al
18 agosto del 1276. Alla sua morte sarebbe stato eletto il 5 settembre 1276, secondo alcune fonti[29][30], Vicedomino
Vicedomini che avrebbe anche scelto il nome di Gregorio XI, ma che sarebbe poi improvvisamente morto il giorno
seguente, 6 settembre, prima ancora che la sua elezione venisse ufficialmente proclamata; va peraltro osservato che
non vi alcuna notizia di un simile evento nei documenti ufficiali[31][32]. Comunque, il 15 settembre 1276 fu eletto
papa Giovanni XXI, cio Pietro di Giuliano, destinato a regnare fino al 20 maggio 1277; il successore di quest'ultimo
sar infine, dopo una sede vacante di ben sei mesi, Niccol III, ovvero il potente cardinale Giangaetano Orsini.

Papa Gregorio X

Curiosit
Gregorio X fu il primo papa eletto da un Conclave, tenutosi a Viterbo in una forma molto simile a quella
odierna[33].

Note
[1] Cesare Pinzi,Storia della Citt di Viterbo, vol. II, Tip. Camera dei Deputati, Roma, 1889, pp. 299 e segg.- L'opera del Pinzi di rilevante
importanza per tutte le notizie relative alla vita di Gregorio X, considerato anche che cita, spesso integralmente, fonti manoscritte in latino; a
proposito del nome di battesimo del Visconti, Pinzi riporta il testo latino del decreto del Sacro collegio che comunica l'avvenuta elezione del
nuovo papa e delle lettere indirizzate dai cardinali al neo-eletto con il termine Tehaldus, che l'autore traduce in Tedaldo; l'accezione Tedaldo
quella del resto indicata dalla maggior parte degli storici, da Ludovico Gatto a Paolo Brezzi, da Norbert Kamp a Ferdinand Gregorovius.
[2] Ludovico Gatto: Gregorio X, in Enciclopedia dei Papi, 2000, Treccani.it http:/ / www. treccani. it/ Portale/ elements/ categoriesItems.
jsp?pathFile= .
[3] L. Gatto, op. cit.
[4] Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel Medioevo, vol. II, Einaudi, Torino, 1973, p. 1258.
[5] Paolo Brezzi: La civilt del medioevo europeo, Eurodes, Roma, 1978, p. 105.
[6] L. Gatto, op. cit.
[7] C. Pinzi, op. cit., lib. VII, p. 300
[8] Joseph Daris: Histoire du diocse et de la principaut de Lige, Demarteau, Liegi, 1890, pp. 381 e segg.
[9] L.Gatto, op. cit.
[10] C. Pinzi, op. cit., lib. VII, pp. 265 e segg.
[11] F. Gregorovius, op. cit., pp. 1363 e segg.
[12] C. Pinzi, op. cit., pp. 365 e segg..L'opera del Pinzi contiene una descrizione precisa ed attenta dei lavori del Conclave viterbese, basata su
fonti originali di grande interesse.
[13] In realt la causa diretta di questa ribellione dei cardinali alla Ubi Periculum nel luglio 1276 fu il trattamento durissimo loro riservato da
Carlo d'Angi nel conclave che elesse Adriano V; per costringere i porporati ad eleggere un papa a lui gradito (cosa che poi in realt non
avvenne), il sovrano angioino sottopose i membri del Sacro Collegio ad una serie di vessazioni ed angherie (vedasi in proposito F.
Gregorovius, op. cit., p. 1371)
[14] Atti del Convegno di studio nel VII centenario del 1 Conclave (1268-1271), a cura di AACST Viterbo, Ed. Agnesotti, Viterbo, 1975. La
raccolta degli Atti di questo convegno costituisce un documento fondamentale sia per il Conclave viterbese che per la Ubi Periculum,
considerato anche il livello dei relatori: Paolo Brezzi, Raoul Manselli, Ludovico Gatto, Norbert Kamp, Enzo Petrucci, Daniel Philip Waley,
Ovidio Capitani, p. Ilarino da Milano OFM, Eugenio Dupr Thesider, V. Ludovisi.
[15] F. Gregorovius, op. cit., p. 1364.
[16] C. Pinzi, op. cit., lib. VII, pp. 301 e segg.
[17] C. Pinzi, op. cit., lib. VII, p. 322.
[18] P. Brezzi, op. cit., pp. 106 e segg.
[19] F. Gregorovius, op. cit., pp. 1365-66.
[20] La Reggia giornale della Societ per Palazzo Ducale di Mantova 1995 (http:/ / www. societapalazzoducalemantova. it/ La_Reggia/
archiviopdf/ 1995/ febbraio1995-8. pdf)
[21] Antonino Franchi OFM: Il Concilio di Lione II (1274) secondo la 'Ordinatio concilii generalis lugdunensis, LIEF, Roma, 1965. Il testo del
Franchi contiene una delle pi accurate analisi di questo Concilio, essendo basato sulla citata 'Ordinatio, che costituisce la raccolta
manoscritta dei lavori conciliari..
[22] Lettera apostolica di Paolo VI per il VII centenario del Concilio di Lione II, in http:/ / www. vatican. va/ holyfather/ paul
vi/letters/1974/documents/hf_vi_let_19741019_centenario-concilio-ecumenico_lt.html -Si tratta di un documento di notevole interesse poich
illustra, in latino, la valutazione pressoch attuale della Chiesa su questo Concilio.
[23] L. Gatto, op. cit.. Il lavoro di Gatto valuta in modo puntuale gli esiti del Concilio.
[24] F. Gregorovius, op. cit., p. 1370.
[25] C.Pinzi, op. cit., lib. VII, p. 329.
[26] L. Gatto, op. cit.. Gatto molto attento nell'indicare tutte le frequentazioni di Gregorio X, nel corso della vita.
[27] Si vedano in proposito le opere citate di: Pinzi, p. 329; Gregorovius, p. 1370; Brezzi, p. 106; Gatto. Gli storici sono concordi nel giudizio
positivo del pontificato di Gregorio X, a volte con accenti addirittura di grande entusiasmo.
[28] Salvador Miranda: The Cardinals of the Holy Roman Church, 2010, on-line su http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ cardinals. htm -Il lavoro
del Miranda, storico cubano che lavora da tempo in USA, uno dei pi attenti e documentati sulla Storia della Chiesa on-line.
[29] Pietro Maria Campi, Historia ecclesiastica di Piacenza, Piacenza, 1651, p. 307(a. 1276); quest'opera interamente visibile on-line(google
books).
[30] Agostino Ceccaroni, Dizionario Ecclesiastico Illustrato, Vallardi, Milano, 1898, p. 669, voce Gregorio XI -1-. L'opera del Ceccaroni,
munita di imprimatur della Curia di Milano, pure reperibile on-line(archive.org).
[31] C. Pinzi, op. cit. p. 340, nota 4; il Pinzi, che cita il Campi, liquida la notizia come un buffo di vanit municipale.

43

Papa Gregorio X

44

[32] Andrea Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Tip. Capaccini, Roma, 1915-20. Lo Scriattoli, nel descrivere il sepolcro del card. Vicedomini
(che si trova a Viterbo nella Basilica di San Francesco, vicino alle tombe di Clemente IV e Adriano V) cita il Ceccaroni ed nettamente
possibilista in merito alla possibile elezione di Vicedomino, riportando anche l'epitaffio funebre in latino che era presente sul sarcofago.
[33] http:/ / www. youtube. com/ watch?feature=endscreen& v=MkvcrB2QP8Y& NR=1

Bibliografia e fonti

Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, Roma, Tip.Camera dei Deputati, 1887-1889.
Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel Medioevo, Torino, Einaudi, 1973.
Ludovico Gatto, Gregorio X in Enciclopedia dei Papi, Treccani.it on line, 2000.
Paolo Brezzi, La civilt del medioevo europeo, Roma, Eurodes, 1978.
Joseph Daris, Histoire du diocse et de la principaut de Lige, Liegi, Demarteau, 1890.
Andrea Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Roma, F.lli Capaccini, 1915-20.
Antonino Franchi, Il Concilio di Lione II (1274) secondo la Ordinatio concilii generalis lugdunensis, 1965,
Roma, LIEF.
Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church, http://www2.fiu.edu/~mirandas/conclave-xiii.
htm, 2010.

Voci correlate

Elezione papale del 1268-1271


Concilio di Lione II
Ubi Periculum
Conclave
Carlo I d'Angi
Jacopo da Pecorara
Vicedomino Vicedomini
Clemente IV
Innocenzo V

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Gregorio X


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Gregorio X (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Gregorius_X?uselang=it)

Collegamenti esterni
Ludovico Gatto, Biografia di papa Gregorio X (http://www.treccani.it/enciclopedia/
gregorio-x_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Papa Gregorio X (http://www.santiebeati.it/dettaglio/36775) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Cardinali nominati da Gregorio X (http://www.araldicavaticana.com/creati da gregorio_x_12711276.htm)
Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/papa-gregorio-x_(Dizionario-Biografico)/
)
Palazzo dei Papi di Viterbo (http://www.culturalazio.it/musei/colledelduomo/index.php)
Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church, http://www2.fiu.edu/~mirandas/conclave-xiii.
htm, 2010.
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Gregorio X

Papa Clemente IV

45
1 settembre 1271 - 10 gennaio 1276

Papa Innocenzo V

Controllo di autorit VIAF: 78778341 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 78778341) LCCN: n82093763 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n82093763)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Innocenzo V
Papa Innocenzo V

185 papa della Chiesa cattolica

Elezione

21 gennaio 1276

Incoronazione

2 febbraio 1276

Fine pontificato 22 giugno 1276


Predecessore

papa Gregorio X

Successore

papa Adriano V

Nome

Pietro di Tarantasia

Nascita

Champagny-en-Vanoise o La Salle, 1224 o 1225

Morte

Roma, 22 giugno 1276

Sepoltura

Basilica di San Giovanni in Laterano

Papa Innocenzo V

46

Beato Pietro di Tarantasia (Innocenzo V Papa)

ritratto giovanile di Innocenzo V


Nascita

1224 o 1225

Morte

22 giugno 1276

Venerato da

Chiesa cattolica

Beatificazione

14 marzo 1898

Ricorrenza

22 giugno

Innocenzo V, nato Pierre de Tarentaise, italianizzato in Pietro di Tarantasia (Champagny-en-Vanoise o La Salle,


1224 o 1225 Roma, 22 giugno 1276), fu il 185 papa della Chiesa cattolica dal 21 gennaio 1276 alla morte. Primo
papa appartenente all'Ordine domenicano, stato beatificato da Leone XIII nel 1898.

Biografia
Nacque tra il 1224 ed il 1225, probabilmente nella piccola cittadina di Champagny-en-Vanoise, presso Motiers,
nella valle della Tarantasia, in Savoia; peraltro, secondo una suggestiva ipotesi segnalata anche da storici francesi,
potrebbe essere nato sul versante italiano delle Alpi, nel villaggio di cours, appartenente al comune valdostano di
La Salle[1]. Entr nell'Ordine domenicano intorno al 1240 nel convento di Lione, che era frequentato dai pi noti
religiosi del tempo. Nel 1255 fu mandato presso lo Studium del Convento di S. Giacomo a Parigi, dove consegu il
titolo di magister in teologia nel 1259, anno in cui, insieme a confratelli del calibro di Tommaso d'Aquino ed Alberto
Magno, cur la riorganizzazione degli studi dell'Ordine domenicano[2].
Sempre nel 1259 gli fu affidata, presso l'Universit di Parigi, la celebre cattedra dei francesi che gli diede grande
notoriet, tanto da fargli guadagnare il titolo di Doctor famosissimus. Nel 1268, dietro espressa richiesta di Clemente
IV, predic la crociata con grande passione. Due volte provinciale dei domenicani di Francia nel 1264-1267 e
1269-1272, proprio nel 1272 papa Gregorio X, che lo aveva conosciuto molti anni prima nell'ateneo parigino e che
aveva con lui rapporti di stima e di amicizia, lo fece eleggere arcivescovo di Lione e l'anno successivo lo cre
cardinale vescovo con titolo di Ostia e Velletri[3].
Ebbe un importante ruolo nel corso del secondo Concilio di Lione, convocato da Gregorio X nel 1274, anche in
ragione del suo incarico di arcivescovo della citt lionese; proprio in funzione di questa carica fu lui a tenere l'elogio
funebre di Bonaventura da Bagnoregio, morto improvvisamente durante il Concilio. Terminato il concilio nel luglio
1274, Pietro fu molto vicino a papa Gregorio nei mesi successivi, quando il papa incontr a Beaucaire Alfonso X di
Castiglia (maggio 1275), e a Losanna Rodolfo I d'Asburgo (ottobre 1275); cos, alla morte di Gregorio X ad Arezzo
nel gennaio 1276, i cardinali riuniti in quella citt per eleggere il nuovo pontefice secondo le regole innovative della
costituzione apostolica Ubi Periculum, elessero papa al primo scrutinio il teologo domenicano, che scelse il nome
pontificale di Innocenzo V (21 gennaio 1276).
Mentre si recava a Roma, il nuovo pontefice ebbe un lungo incontro a Viterbo tra il 7 ed il 12 febbraio con Carlo
d'Angi[4], che nei giorni successivi conferm nelle cariche di senatore di Roma e vicario di Toscana[5], mentre, su

Papa Innocenzo V
consiglio del sovrano angioino, rinvi l'incoronazione di Rodolfo d'Asburgo, in attesa della restituzione delle
Romagne[6]. Uomo di notevole sapienza e religiosit, modesto e buono, non aveva grande esperienza di politica e
diplomazia e si lasci consigliare dall'Angi, anche se si impegn per tentare di pacificare l'Italia dai molti conflitti
che la soffocavano.
L'idea che comunque domin il suo breve pontificato fu, sulla scia del suo predecessore, quella della crociata per
liberare la Terrasanta, come indica chiaramente il suo documento programmatico Fundamentum aliud[7]; in questa
ottica va vista la sua attivit finalizzata all'unit con la Chiesa di Bisanzio ed i contatti con Michele VIII Paleologo,
in prosecuzione di quanto fatto da Gregorio X durante il secondo Concilio di Lione. Mentre per si faceva sempre
pi serrata la pressione angioina sul pio pontefice, questi mor, abbastanza all'improvviso, a Roma il 22 giugno 1276,
dopo soli cinque mesi di regno; qualche tempo pi tardi, durante il pontificato di Giovanni XXI, i suoi resti mortali
furono sepolti nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Purtroppo il sepolcro venne distrutto ed i resti furono
dispersi in occasione di un grave terremoto che colp la Basilica nel XVIII secolo. Innocenzo V stato beatificato da
Leone XIII il 14 marzo 1898, per conferma del culto ab immemorabili; la sua memoria religiosa cade il 22 giugno.

Opere
Teologo di notevole spessore, fu un autore molto fertile e scrisse, tra l'altro, anche opere di filosofia, diritto canonico,
etica, che lo fecero chiamare Doctor famosissimus. Molti suoi lavori sono purtroppo andati perduti; tra quelli ancora
reperibili vanno ricordati:

Commento alle Sentenze di Pier Lombardo, del 1257-1259;


Postilla Dedi te in lucem gentium, sulle Lettere di San Paolo, anteriore al 1264;
Quaestio de lege et praeceptis, del 1268;
37 Quaestiones quodlibetales, scritte tra il 1268 ed il 1269;
Diversi sermoni di varie epoche.

Curiosit
Il conclave che elesse Papa Innocenzo V fu quello col maggior numero di futuri papi, ben 5 su 13 cardinali (38.5%)
[8]
:

Pietro di Tarantasia, Innocenzo V (1276)


Ottobono Fieschi, Adriano V (1276)
Pietro Juliani, Giovanni XXI (1276-1277)
Giangaetano Orsini, Niccol III (1277-1280)
Giacomo Savelli, Onorio IV (1285-1287)

e questo senza tenere conto della vicenda del cardinale Vicedomino Vicedomini, definito da alcuni storici il papa di
un solo giorno.

47

Papa Innocenzo V

48

Note
[1] Jean Prieur, Hyacinte Vulliez: Saints et saintes de Savoie, Edit. Le Vieil, Annecy, 1999, pagg.87-88. In relazione a questa ipotesi, una via di
Aosta intitolata a Innocenzo V Papa.
[2] Paolo Vian: Innocenzo V,beato, in Enciclopedia dei Papi, Ist. Encicl. Ital. Treccani, Roma,2000, vol. II, pagg.423 e segg..
[3] Salvador Miranda: The cardinals of the Holy Roman Church, 2010, on-line su: http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1273. htm . L'opera
del Miranda costituisce una vera miniera sia per le notizie che per la corposa bibliografia.
[4] P.Vian, op. cit., pag.324.
[5] Cesare Pinzi: Storia della Citt di Viterbo, tip,Camera dei deputati, Roma, 1889, lib,VII, pag.330. Il Pinzi ricostruisce con precisione i fatti di
quel 1276, svoltisi spessissimo a Viterbo: tra questi fatti vi sono anche le vicende del pontificato di Innocenzo V.
[6] Ferdinand Gregorovius: Storia della Citt di Roma nel Medioevo, Einaudi,Torino, 1973, pag.1371. Il Gregorovius fornisce un'attenta analisi
del rapporto non semplice di Innocenzo V con Carlo d'Angi.
[7] P. Vian, op.cit., pag.325.
[8] http:/ / www. lanazione. it/ arezzo/ cronaca/ 2013/ 03/ 12/ 857818-arezzo-papa-conclave-cardinali-elezione-vaticano-chiesa. shtml

Bibliografia e fonti

Paolo Vian, Innocenzo V, beato in Enciclopedia dei Papi, Treccani.it on-line, 2000.
Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church, on-line, 2010.
Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel Medioevo, 1973, Torino, Einaudi.
Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, 1887-1889, Roma, Tip. Camera dei Deputati.

Voci correlate

Tarantasia
Ordine domenicano
Gregorio X
Concilio di Lione II
Carlo I d'Angi
La Salle (Italia)

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Innocenzo V


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Innocenzo V (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Innocentius_V?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Innocenzo V (http://www.treccani.it/enciclopedia/innocenzo-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Papa Innocenzo V (http://www.santiebeati.it/dettaglio/90783) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia
dei Santi. SantieBeati.it
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Gregorio X

21 gennaio 1276 - 22 giugno 1276

Papa Adriano V

Predecessore

Arcivescovo di Lione

Successore

Filppo II di Savoia

1272-1273

Aymar de Roussillon

Papa Innocenzo V

49

Predecessore

Cardinale vescovo di Ostia

Successore

Enrico da Susa

1273-1276

Latino Malabranca Orsini

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Controllo di autorit VIAF: 79150891 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 79150891) LCCN: nr96036497 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/nr96036497)

Papa Adriano V
Papa Adriano V

186 papa della Chiesa cattolica

Elezione

11 luglio 1276

Fine pontificato 18 agosto 1276


Predecessore
Successore
Nome

papa Innocenzo V
papa Giovanni XXI
Ottobono Fieschi

Nascita

Genova, 1205 circa

Morte

Viterbo, 18 agosto 1276

Sepoltura

Basilica di San Francesco alla Rocca, Viterbo

Adriano V, nato Ottobono Fieschi (Genova, 1205 circa Viterbo, 18 agosto 1276), fu il 186 papa della Chiesa
cattolica nel 1276. Era il sesto figlio di Teodoro Fieschi, conte di Lavagna, e della di lui consorte Simona.

Papa Adriano V

Biografia
Apparteneva alla ricchissima ed antica famiglia genovese dei Fieschi, discendenti dei Conti di Lavagna. Poco si sa
della sua giovinezza, se non che intraprese presto la carriera ecclesiastica, ricoprendo in Francia incarichi di canonico
e arcidiacono; prima del 1250 fu arcidiacono presso la diocesi di Parma. Nel 1251 suo zio Innocenzo IV lo cre
cardinale diacono, assegnandogli la diaconia di Sant'Adriano. Ebbe importanti incarichi come legato pontificio sia
con lo zio che, successivamente, con Alessandro IV e con Urbano IV, venendo spesso inviato all'estero: durante
queste missioni si mise in luce per le sue capacit di fine diplomatico.
Nel 1259 venne nominato arciprete della Basilica Liberiana, carica che mantenne fino alla sua elezione al Soglio
Pontificio. Nel 1265 papa Clemente IV gli affid un incarico di estrema importanza, inviandolo prima in Francia,
presso Luigi IX, e quindi in Inghilterra, per mediare nella difficile vertenza che contrapponeva Enrico III ai suoi
Baroni. Pur appoggiando il sovrano, il cardinale Fieschi svolse comunque un'appassionata opera di pacificazione a
tutto campo, che gli provoc l'ostilit di Robert di Glover, il quale lo imprigion per alcuni giorni nella Torre di
Londra.
Liberato dal re, continu il suo impegno, ottenendo infine la pace tra le due parti. Nella parte finale di
quest'ambasceria (1267) fu raggiunto da altri due ecclesiastici: Tedaldo Visconti, il futuro papa Gregorio X, e
Benedetto Caetani, che diventer papa con il nome di Bonifacio VIII. Partecip successivamente al lunghissimo e
celebre Conclave viterbese che port all'elezione di papa Gregorio X, per il quale svolse ancora alcune missioni
presso la corte di Carlo d'Angi, nonostante la sua salute fosse peggiorata. Morto Gregorio all'inizio del 1276, e
deceduto a Roma dopo soli cinque mesi il suo successore Innocenzo V, nella citt capitolina ebbe inizio a fine
giugno di quel 1276 il conclave per eleggere il nuovo papa. Carlo d'Angi, che era senatore di Roma, assunse
l'incarico di Custode del conclave e, per influenzare i cardinali, li sottopose a varie angherie, segregandoli
pesantemente in Laterano e riducendo loro drasticamente il cibo[1], ma commettendo al contempo varie parzialit in
favore dei cardinali francesi.
Il fatto fece indignare i porporati italiani ed il potente cardinale Giangaetano Orsini riusc a convincere la
maggioranza degli elettori a scegliere un "papa di transizione" che li facesse uscire al pi presto da quella
situazione:[2] fu cos eletto (11 luglio 1276) il malandato Ottobono, che prese il nome di Adriano V in onore di
Adriano IV, unico papa inglese nella Storia della Chiesa, e della diaconia di cui era stato insignito 25 anni prima.
Alcuni storici riferiscono che, a coloro che si congratulavano con lui per l'elezione, il nuovo papa abbia detto: Di
che vi rallegrate?..non era meglio per voi lo avere un Cardinale sano, che un Papa moribondo?..[3][4] Come suo
primo atto il papa convoc in Laterano, nella stessa stanza dove era il suo letto d'infermo,[5] un concistoro segreto,
nel quale, ricordando le vessazioni subite durante il conclave, sospese la costituzione apostolica Ubi Periculum,
contenente le norme per l'elezione papale, riservandosi di riformarla successivamente (cosa che per non ebbe il
tempo di fare).
Quindi, non sopportando pi la canicola romana, il pontefice malato si rec, con la sua corte, a Viterbo[6] ove prese
dimora nel grande convento francescano adiacente la Basilica di San Francesco alla Rocca. Pochi giorni pi tardi
mor, senza essere stato ordinato sacerdote n tantomeno incoronato papa, dopo soli 39 giorni di regno (18 agosto
1276). I suoi resti mortali, per volont della famiglia, riposano nella stessa Basilica di San Francesco alla Rocca, in
uno splendido monumento sepolcrale, disegnato, con ogni probabilit, da Arnolfo di Cambio e realizzato da uno dei
Vassalletto, nota famiglia romana di scultori[7]. Nell'elezione papale, convocata dopo la sua morte, sarebbe stato
eletto papa, prima di Giovanni XXI, il cardinale Vicedomino Vicedomini, che avrebbe anche scelto il nome
pontificale di "Gregorio XI" il 5 settembre 1276, ma lo stesso sarebbe morto dopo poche ore, il 6 settembre, prima
che l'elezione potesse essere proclamata ufficialmente[8].

50

Papa Adriano V

Conclavi
Durante il periodo del suo cardinalato Ottobono Fieschi partecip ai seguenti conclavi ed elezioni papali:

elezione papale del 1254, che elesse papa Alessandro IV


elezione papale del 1261, che elesse papa Urbano IV
elezione papale del 1264-1265, che elesse papa Clemente IV
conclave del 1268-1271, che elesse papa Gregorio X
conclave del gennaio 1276, che elesse papa Innocenzo V
conclave del luglio 1276, che elesse papa lui stesso

Adriano V in letteratura
Adriano V stato "vittima" di due curiosi equivoci:[9] egli viene infatti citato nella Divina Commedia da Dante
Alighieri, che lo identifica con precisione e lo colloca nella quinta cornice del Purgatorio fra gli avari e i prodighi[10],
anche se in realt non sembrano esservi conferme di questa presunta avarizia, e nel medesimo equivoco cadde
Francesco Petrarca nel suo Rerum Memorandum Liber,[11] ma il poeta ne fece successivamente ammenda
rettificando il suo errore in una delle epistole raccolte nel Familiarium rerum libri.[12] Tutto questo avrebbe avuto
origine da una cronaca di Giovanni di Salisbury, filosofo e scrittore inglese che fu vescovo di Chartres nella seconda
met del secolo XII, che ascrive a Nicholas Breakspear (divenuto papa con il nome di Adriano IV) il vizio di una
grande avarizia accompagnata da una smodata sete di potere, vizi che, sempre secondo il citato cronista e filosofo
inglese, sarebbero scomparsi con l'ascesa al soglio pontificio. L'identit del nome pontificale scelto da entrambi i
pontefici sarebbe all'origine dei due equivoci.[9]. Amara ironia pu suscitare il fatto, gi citato, che Adriano V abbia
scelto il suo nome proprio in omaggio al suo antico predecessore inglese e in ricordo del suo importante soggiorno in
Inghilterra, oltre che in omaggio al titolo cardinalizio che 25 anni prima aveva assunto.

51

Papa Adriano V

52

Note
[1] In realt Carlo d'Angi applic alla lettera -ma solo per i cardinali italiani- le
norme introdotte da Gregorio X con la costituzione apostolica Ubi Periculum nel
1274; si veda F. Gregorovius, op. cit..
[2] Ferdinand Gregorovius: Storia della citt di Roma nel medioevo, Einaudi, Torino,
1973, pag.1371. Il Gregorovius descrive bene le vessazioni cui Carlo d'Angi
sottopose i cardinali ed il clima che port a questa scelta.
[3] Cesare Pinzi: Storia della Citt di Viterbo, Tip. Camera dei Deputati, Roma,
1889, lib. VII, pag.332. Il Pinzi riporta anche il testo latino della frase di Adriano
V, ripreso dalle Cronache del Pipino.
[4] Ludovico Antonio Muratori: Rerum Italicarum Scriptores, Roma, 1738, T.XI,
pag.723.
[5] C.Pinzi, op. cit., pag.333.
[6] Salvador Miranda: The Cardinals of the Holy Roman Church, 2010, vedi (http:/ /
www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1251. htm)
[7] Andrea Scriattoli: Viterbo nei suoi monumenti, F.lli Capaccini, Roma,1915-20,
pagg.290 e segg.
[8] Molti sono gli storici favorevoli a questa tesi: v. Alfonso Chacn, Vitae, et Res
Gestae Pontificum Romanorum etc., Roma, 1677, ed anche A.Ceccaroni,
Dizionario Ecclesiastico Illustrato, Milano, 1898.
[9] Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990. p. 422
[10] Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio - Canto diciannovesimo
vv.88-145
[11] Francesco Petrarca, Rerum Memorandum Liber, III, 95
[12] Francesco Petrarca, Familiarium rerum libri, IX, 25-28

Bibliografia

Monumento sepolcrale di Adriano V (Viterbo,


Basilica di San Francesco alla Rocca)

Claudio Rendina, I papi, storia e segreti, 2005, Roma, Ed.


Newton Compton.
Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, 1887, Roma, Tip.Camera dei Deputati.
Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel medioevo, Ed. Einaudi, Torino, 1973
Andrea Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, 1915-20, Roma, Tip. F.lli Capaccini.

Voci correlate

Fieschi
Gregorio X
Carlo I d'Angi
Viterbo

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Adriano V


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Adriano V (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Hadrianus_V?uselang=it)

Papa Adriano V

53

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Fieschi (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1251.
htm#Fieschi).URL consultato in data 25 giugno 2010.
Ludovico Gatto: Biografia di papa Adriano V (http://www.treccani.it/enciclopedia/
adriano-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Visitare il palazzo dei papi di Viterbo (http://www.culturalazio.it/musei/colledelduomo/index.php)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Innocenzo V

11 luglio 1276 - 18 agosto 1276

Papa Giovanni XXI

Predecessore

Cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro

Successore

vacante
dal 1245

1251 - 1276

vacante
fino al 1288

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Controllo di autorit VIAF: 93573791 (http://viaf.org/viaf/93573791)

Papa Giovanni XXI


[1]

Pietro Spano, lo qual gi luce in dodici libelli

Papa Giovanni XXI

187 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Incoronazione

8-15 settembre 1276


20 settembre 1276

Fine pontificato 20 maggio 1277


Predecessore

papa Adriano V

Successore

papa Niccol III

Nome

Pietro Juliani, detto Ispano

Papa Giovanni XXI

54
Nascita

Lisbona, ?

Morte

Viterbo, 20 maggio 1277

Sepoltura

Cattedrale di San Lorenzo, Viterbo

Giovanni XXI, nato Pedro Julio detto Petrus Iuliani o Pietro di Giuliano o Pietro Ispano o Petrus Hispanus
(Lisbona, circa 1205-1220 Viterbo, 20 maggio 1277), fu il 187 papa della Chiesa cattolica dal 1276 alla morte.

Formazione e insegnamento
Petrus Hispanus o Petrus Iuliani nacque quasi certamente a Lisbona in un anno imprecisato tra il 1205 ed il 1220;
fu forse figlio del noto medico Julio Rebelo[2], anche se recentemente gli storici portoghesi pi accreditati fanno
notare come le notizie pi attendibili sulla sua vita siano posteriori al 1250[3]. Studi probabilmente all'Universit di
Parigi, dedicandosi alla teologia, con un'enfasi particolare sulla dialettica, la logica, e soprattutto la fisica e la
metafisica di Aristotele. Studi quindi medicina a Montpellier, o forse a Salerno. probabile che, tra il 1235 ed il
1245, abbia insegnato logica in Spagna e quindi in Francia, forse a Tolosa.
Dal 1245 al 1250 un Pietro Ispano risulta essere stato presente a Siena come medico e docente di medicina presso lo
Studium comunale universitario di quella citt, dove, con grande probabilit, avrebbe anche scritto molte opere
importanti tanto da essere definito dai suoi contemporanei magnus sophista, loycus et disputator atque
theologus[4], soprattutto per il suo compendio di logica formale Summulae Logicales, che fu il manuale di
riferimento sulla logica aristotelica in uso nelle universit europee per pi di 300 anni. Divisa in sette parti l'opera
nelle prime sei esponeva i principi fondamentali della logica aristotelica cos come l'aveva sistemata Boezio e nella
settima, De proprietatibus terminorum, trattava dell'apporto che la nova logica medioevale aveva portato a quella
classica.
Di Pietro Ispano sono anche i commentari al De anima e al De animalibus sempre di Aristotele. Tra gli scritti di
medicina si ricordano i Problemata, la Summa medicinae, il Liber de conservanda sanitate, il trattato di oftalmologia
De oculo ed il celebre Thesaurus pauperum (Il tesoro dei poveri), famosissimo manualetto di cure mediche ad uso
dei meno abbienti.
Raggiunse intorno al 1250 il culmine della sua attivit accademica, quando gli fu conferito il titolo di magister
presso la prestigiosa Universit di Parigi, come riconoscono concordemente gli storici, anche se non ben chiaro in
quale disciplina abbia svolto il suo magistero.
Alcuni storici hanno recentemente ipotizzato che, viste le rilevanti difficolt di attribuzione, solo pochissime delle
opere attribuitegli sarebbero state scritte effettivamente dal Pietro Ispano divenuto papa[5]

Papa Giovanni XXI

55

Vita ecclesiastica e pontificato

Sigillo Pontificio da una bolla di Giovanni XXI

A partire dal 1250 il nome di Pietro di Giuliano si


trova frequentemente in documenti relativi alla Chiesa
per incarichi o controversie di varia natura: nel primo
di questi documenti, datato 11 giugno 1250, il re
Alfonso III del Portogallo lo designa come suo
portavoce in una disputa con il clero portoghese;
all'epoca Pietro era gi arcidiacono di Braga. Da
quell'anno si susseguirono gli impegni religiosi che lo
portarono nelle principali citt portoghesi e nei pi
importanti centri della curia papale, da Roma a Orvieto,
da Anagni a Viterbo; dal 1262 fu molto vicino al
cardinale Ottobono Fieschi, il futuro Adriano V, in
alcune missioni diplomatiche. Grazie al cardinale
Fieschi, incontr Papa Gregorio X, che nel 1272 lo
avrebbe nominato suo archiatra, cio medico
personale, ma non tutti gli storici concordano su questa
nomina. Nel maggio 1272 fu eletto, con voto unanime,
arcivescovo di Braga, e nello stesso periodo fu

consacrato sacerdote.
Nel concistoro del 3 giugno 1273 Gregorio X lo cre cardinale come cardinale vescovo con titolo di Frascati. Con
questo titolo partecip ai lavori del secondo Concilio di Lione: le indicazioni conciliari sull'unit con i cristiani della
Chiesa d'Oriente saranno presenti in maniera significativa nel suo pontificato. Morto Gregorio X nel gennaio 1276,
partecip al breve conclave aretino che elesse Innocenzo V e quindi, morto anche quest'ultimo dopo soli cinque
mesi, prese parte al conclave lateranense che elesse Adriano V, conclave che vide i cardinali sottoposti a pesanti
vessazioni e restrizioni a opera di Carlo d'Angi, che voleva influenzare i porporati per far loro scegliere un papa a
lui gradito[6]. Dopo un brevissimo pontificato di 39 giorni anche Adriano V mor a Viterbo, il 18 agosto 1276, e i
membri del Sacro Collegio si ritrovarono in quella citt per procedere alla terza elezione papale in meno di nove
mesi.
Va osservato come, dopo l'importante regno di Gregorio X, che - per la prima volta dopo decenni - aveva restituito
alla Chiesa e al papato un ruolo centrale al di sopra delle parti, i cardinali si trovassero nuovamente in difficolt, in
quei mesi, per le forti pressioni del sovrano angioino, intenzionato a riportare la chiesa dalla sua parte. Cos, anche
quel conclave viterbese, svoltosi tra la fine di agosto e i primi di settembre 1276, ebbe luogo tra problemi di vario
genere: anzitutto i cardinali non volevano essere rinchiusi, visto che Adriano V aveva sospeso la costituzione
apostolica Ubi Periculum relativa all'elezione papale, dopo le angherie subite in Laterano da parte di Carlo d'Angi;
in realt la decisione di Adriano era giunta in un concistoro segreto tenuto nella camera da letto del papa appena
eletto e non era mai stata formalizzata con un documento ufficiale, vista anche la precoce scomparsa del pontefice: il
popolo viterbese dunque non ne voleva sapere e pretendeva che il conclave iniziasse quanto prima[7]. A questi
malumori popolari non era probabilmente estraneo lo stesso Carlo d'Angi, che, dal canto suo, si era portato con tutta
la corte nella cittadina di Vetralla, a soli dieci chilometri da Viterbo, con l'evidente intento di tenere sotto pressione il
Sacro Collegio.
I cardinali furono cos costretti a riunirsi in conclave; a questo punto, secondo diversi storici, sarebbe stato eletto
papa rapidamente, nel pomeriggio del 5 settembre, il cardinale piacentino Vicedomino Vicedomini[8], un umile e
modesto francescano, nipote di Gregorio X, che per, ritenendosi indegno della nomina, avrebbe chiesto una pausa
di riflessione preannunciando che, in caso di accettazione, si sarebbe chiamato Gregorio XI, ma sarebbe poi morto

Papa Giovanni XXI


nella notte tra il 5 e il 6 settembre, prima ancora di accettare, senza che l'elezione potesse essere proclamata, tanto
che non vi alcuna notizia ufficiale di questo papa effimero, e i porporati avrebbero ripreso il conclave senza
indugio, arrivando ben presto (sembra con l'intervento del potente cardinale Giangaetano Orsini) a eleggere Pietro di
Giuliano, che scelse di chiamarsi Giovanni XXI. L'elezione sarebbe avvenuta (gli storici non sono concordi su questa
data) tra l'8 ed il 15 settembre 1276, mentre certa la data dell'incoronazione, che avvenne nella Cattedrale di
Viterbo il 20 settembre 1276 proprio ad opera del cardinale protodiacono Giangaetano Orsini, il futuro Niccol III.
Il nuovo papa non aveva certo grande esperienza della vita curiale ma, ricordando bene anch'egli le vessazioni subite
a opera dell'Angi nel conclave lateranense, abrog pubblicamente la costituzione Ubi Periculum in occasione del
suo primo discorso durante la cerimonia d'incoronazione. Sin dai primi giorni del suo pontificato Giovanni XXI ebbe
non pochi problemi nei rapporti con la maggior parte degli ecclesiastici della curia, che non erano certo abituati a
trattare con un medico, filosofo e scienziato, e lo guardavano con preoccupata perplessit, se non addirittura con
malcelato sospetto, considerandolo un mago, un sapientone, un mezzo eretico. Giovanni da parte sua non fece nulla
per far tacere le malelingue, comportandosi sempre con disinvolta spontaneit, aprendo ai derelitti il suo palazzo,
finendo insomma per essere un papa onesto, religioso, serio ed energico[9]. Di fronte ad alcuni gravi problemi insorti
nell'Universit di Parigi sostenne apertamente l'iniziativa dell'arcivescovo di quell'arcidiocesi, Etienne Templier, per
il controllo dell'ortodossia teologica dei maestri parigini, che culmin il 7 marzo 1277 con la pubblicazione di un
decreto mirante a frenare le tendenze innovative in materia di antropologia teologica e nei rapporti tra cosmologia e
teologia.
In politica, probabilmente seguendo i consigli di Giangaetano Orsini, mantenne un atteggiamento discretamente
favorevole a Carlo d'Angi, senza peraltro sbilanciarsi troppo; mand inoltre legazioni presso i regni di Francia e di
Castiglia per evitare - purtroppo inutilmente - che scoppiasse tra quei due regni una guerra per motivi di
successione[10]. Innamoratosi poi della citt di Viterbo, decise di stabilirvisi, anche per evitare i contrasti degli
ambienti romani; si fece cos costruire nel Palazzo papale di quella citt una grande stanza con splendida vista, da
utilizzare come camera da letto e studio. Proprio quella stanza croll improvvisamente nella notte tra il 10 e l'11
maggio 1277, seppellendo il papa tra le rovine; estratto dalle macerie ancora in vita ma in gravissime condizioni,
Giovanni XXI mor a Viterbo il 16 maggio 1277[11][12]. Per ironia della sorte va detto che il pontefice, sentendosi di
tempra robusta, era abituato a dire a tutti, nella sua genuina e un po' spavalda sincerit, che era sicuro di vivere a
lungo[13].
La sua tomba si trova tuttora nella Cattedrale di Viterbo. Nel maggio 2000 una speciale tomba onorifica venne
collocata nello stesso tempio per volere di Giovanni Paolo II. uno dei pochissimi papi collocati da Dante nel
Paradiso[14] ed inoltre, a oggi, l'unico portoghese salito sul Trono di Pietro, visto anche che San Damaso, che fu
papa nel IV secolo, secondo le pi recenti ricerche storiche sembra essere nato a Roma e non in Portogallo[15].

56

Papa Giovanni XXI

Il nome
Prima di lui il nome di Giovanni era stato scelto nel
1024 da papa Giovanni XIX (che in realt in vita si
chiam "XVIII" e non "XIX") mentre non mai esistito
un papa Giovanni XX perch Pietro Ispano, come gran
parte degli storici della Chiesa del suo tempo, era
convinto che, dopo Giovanni XIV (983-984), tra
Bonifacio VII (984-985) e Giovanni XV (985-996),
fosse esistito un Papa Giovanni in pi, Ioannes XIV Bis
(985), e che l'Antipapa Giovanni XVI (997-998) fosse
stato vero Papa, tra Gregorio V e Silvestro II.
Gli storici corressero successivamente i nomi dei Papi
Giovanni XVI, XVII e XVIII in XVII, XVIII e XIX,
Tomba di papa Giovanni XXI conservata nella cattedrale di Viterbo
cos come li conosciamo oggi; lui poi corresse i nomi di
Giovanni XV, XVII, XVIII e XIX in "XVI", "XVIII", "XIX" e "XX" per inserirvi Ioannes XIV Bis come "Papa
Giovanni XV", e cont l'Antipapa Giovanni XVI come "Papa Giovanni XVII", per rimediare a quello che
considerava un errore: l'esclusione dalle liste di Ioannes XIV Bis era dovuta al fatto che sarebbe morto dopo soli
quattro mesi di papato, prima di essere consacrato; perci Giovanni XV, consapevolmente e legittimamente, ne
avrebbe ripreso il numerale (come accadde al prete Stefano e a Papa Stefano II nel 752). Cos divenne "Giovanni
XXI" anzich, come sarebbe stato giusto, "Giovanni XIX". Comunque sia il nome pontificale di Giovanni rimane
quello maggiormente scelto dai papi della Chiesa cattolica.

Note
[1] Dante, Paradiso - Canto dodicesimo, vv.134-135
[2] Salvador Miranda: The Cardinals of the Holy Roman Church,2010, testo on-line http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1273. htm -Il testo
del Miranda costituisce come sempre una ricchissima fonte sia di notizie che di bibliografia.
[3] Jos Francisco Meirinhos: Giovanni XXI in Enciclopedia dei Papi,Ist. Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 2000, vol. II, pagg. 427-28, testo
on-line su Treccani.it. Il lavoro del Meirinhos costituisce una delle pi corpose e precise biografie di Giovanni XXI, con un'attenta distinzione
tra le notizie certamente documentate e quelle meno sicure.
[4] In Raffaello Franchini, Le origini della dialettica, Rubbettino Editore, 2006, nota 4, p.25
[5] J.F. Meirinhos, op. cit., pag.435.
[6] Ferdinand Gregorovius: Storia della Citt di Roma nel Medioevo, Einaudi, Torino, 1973, pag.1371. Il Gregorovius descrive con puntualit il
clima creato da Carlo d'Angi nel conclave lateranense che elesse Adriano V.
[7] Cesare Pinzi: Storia della Citt di Viterbo, Tip. Camera dei Deputati, Roma, 1889, lib. VII, pagg.336 e segg.. Questo episodio storico svoltosi
a Viterbo viene descritto dal Pinzi con dovizia di particolari e grande attenzione alle fonti bibliografiche.
[8] Gaetano Moroni: Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia, 1835, vol. XXXII, pagg.278 e segg.. Il Moroni, nella sua
monumentale opera, fornisce un'attenta analisi della vicenda, indicando anche le posizioni degli storici fino ai suoi tempi.
[9] C.Pinzi, op.cit., vol. VII, pag.341.
[10] C.Pinzi, op. cit.,vol. VII, pag.342.
[11] John N. D. Kelly, Grande Dizionario illustrato dei Papi, Ed. PIEMME, Casale Monferrato, 1989 ISBN 88-384-1326-6, pag.510
[12] C.Pinzi, op. cit., vol. VII, pagg. 344-45.
[13] C.Pinzi, op. cit., vol. VII, pag.344.
[14] Canto XII, v. 134 e 135
[15] Carlo Carletti: Biografia di papa Damaso I (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ damaso-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ) nell'Enciclopedia
dei Papi Treccani. Carletti, nella sua importante opera biografica su san Damaso, precisa come, in base a numerose epigrafi, si debba
considerare Roma come citt di nascita del papa, ove il padre era emigrato dalla penisola iberica prima della nascita di Damaso.

57

Papa Giovanni XXI

58

Bibliografia e fonti
Claudio Rendina, I papi, storia e segreti, 2005, Roma, Ed. Newton Compton.
Jos Francisco Meirinhos, Giovanni XXI in Enciclopedia dei Papi, 2000, Roma, Ist.Enciclopedia It.Treccani
anche on-line.
Cesare Pinzi, Storia della Citt di Viterbo, 1887-89, Roma, Tip. Camera dei Deputati.
Salvador Miranda The Cardinals of the Holy Roman Church 2010, The Cardinals of the Holy Roman Church Biographical Dictionary - Consistory of June 3, 1273 (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1273.htm#Juliao)
Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel Medioevo, 1973, Torino, Einaudi.

Voci correlate
Gregorio X
Cattedrale di San Lorenzo (Viterbo)
Ubi Periculum

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Giovanni XXI


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Giovanni XXI (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Ioannes_XXI?uselang=it)

Collegamenti esterni
Jos Francisco Meirinhos, Papa Giovanni XXI (http://www.treccani.it/enciclopedia/
giovanni-xxi_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Visitare il palazzo dei papi di Viterbo (http://www.culturalazio.it/musei/colledelduomo/index.php)

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Adriano V

8-15 settembre 1276 - 20 maggio 1277

Papa Niccol III

Predecessore

Arcivescovo di Braga

Successore

Martinho II Geraldes

1273-1275

Sancho III

Predecessore

Cardinale vescovo di Frascati

Successore

Odon de Chteauroux

1273-1276

Ordoo lvarez

Controllo di autorit VIAF: 106991189 (http://viaf.org/viaf/106991189)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Niccol III

59

Papa Niccol III


Papa Niccol III

188 papa della Chiesa cattolica

Elezione

25 novembre 1277

Insediamento

26 dicembre 1277

Fine pontificato 22 agosto 1280


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Giovanni XXI


papa Martino IV
Giovanni Gaetano Orsini

Nascita

Roma, ca. 1216

Morte

Soriano nel Cimino, 22 agosto 1280

Sepoltura

Grotte vaticane

Niccol III, nato Giovanni Gaetano Orsini (Roma, ca. 1216 Soriano nel Cimino, 22 agosto 1280), fu il 188 papa
della Chiesa cattolica dal 1277 alla morte. Era figlio di Matteo Rosso Orsini e di Perna Caetani.[1]

Biografia
Era un nobile romano appartenente alla potente famiglia Orsini. Fu nominato cardinale diacono piuttosto giovane,
nel concistoro del 28 maggio 1244, con il titolo della diacona di San Nicola in Carcere da papa Innocenzo IV. Fu
uno dei cardinali che accompagnarono Innocenzo IV nella sua fuga a Lione (28 giugno 1244), ove avrebbe tenuto un
concilio l'anno successivo, concilio al quale partecip anche il neocardinale Giovanni Gaetano Orsini. Fu legato
papale a Firenze nel 1252, in Francia nel 1258, nella provincia della Sabina nel 1262 ed in Viterbo nel 1276. Fu
storicamente rivale dell'altrettanto potente cardinale Riccardo Annibaldi, al quale contese ripetutamente, in quei
decenni, l'elezione al soglio pontificio.

Papa Niccol III

Conclavi
Il cardinale Giovanni Gaetano Orsini partecip ai conclavi che elessero:

Papa Urbano IV (1261)


Papa Clemente IV (1265)
Papa Gregorio X (1271)
Papa Adriano V (2-11 luglio 1276)
Papa Giovanni XXI (19 agosto-8 settembre 1276)

Non prese parte invece al conclave che il 21 gennaio 1276 elesse Papa Innocenzo V.

Pontificato
Giangaetano Orsini fu eletto papa a Viterbo nel novembre 1277 come successore di papa Giovanni XXI, in gran
parte grazie all'influenza della sua famiglia, dopo un periodo di sei mesi in cui la Santa Sede era rimasta vacante:
scelse il nome pontificale di Niccol III. Poich era cardinale diacono, fu subito consacrato sacerdote e creato
vescovo dai membri del Sacro Collegio nella Basilica Vaticana in Roma. Il suo non lungo pontificato (33 mesi)
venne segnato da diversi eventi importanti. Politico nato, rafforz notevolmente la posizione del Papa in Italia.
Concluse un concordato con Rodolfo I d'Asburgo, nel maggio 1278, con il quale la Romagna e l'Esarcato di Ravenna
venivano concessi al Papa; mentre in luglio eman una costituzione (Fundamenta militantis ecclesiae) per il governo
di Roma che avrebbe fatto epoca, la quale vietava agli stranieri di assumere incarichi civili e che dava al papa
l'incarico di regolamentare la nomina dei senatori, fermo il diritto del popolo romano ad eleggerli.[2] Niccol III
pubblic la bolla Exiit qui seminat il 14 agosto 1279, per appianare la contesa interna ai Francescani tra le fazioni di
osservanza stretta e lasca.
Fece riparare il palazzo del Laterano e il Vaticano ad un prezzo enorme, e fece costruire, tra il 1277 e il 1278, attorno
ad un palazzo-torre preesistente, una imponente fortezza (nota ai nostri giorni come Castello Orsini) che domina
ancora oggi l'abitato di Soriano nel Cimino, nei pressi di Viterbo. Bench uomo di studio e dal carattere forte, si
attir biasimi per i suoi sforzi nel cercare principati per i suoi nipoti e per altri consanguinei. Infatti nei suoi progetti
vi era quello di creare un grande stato o signoria nell'Italia settentrionale, comprendente la Romagna e la Toscana,
che fosse governata dagli Orsini. A tal fine nomin legato pontificio in Toscana e Romagna suo nipote, il cardinale
Latino Malabranca Orsini, ed invi a Forl, come assistente di questi, un altro nipote, Bertoldo Orsini, col titolo di
Conte di Romagna. Entrambi riuscirono ad ottenere nel 1279 una pacificazione delle contese armate della regione,
pacificazione che peraltro dur poco, poich l'anno dopo si riaccesero i conflitti. Il 22 agosto 1280 Niccol III mor
per un colpo apoplettico all'interno del castello da lui fatto erigere a Soriano nel Cimino, luogo amatissimo dal
pontefice. Il termine nepotismo, oggi largamente in uso, va ricondotto ai criteri adottati da questo Papa per nominare
nipoti e parenti in importanti incarichi.
Dante colloca Niccol III nella terza bolgia dell'ottavo girone infernale, riservata ai simoniaci.[3]

60

Papa Niccol III

61

Note
[1] La famiglia Caetani era uno dei casati pi eminenti in Roma; da essa provennero numerosi cardinali e due papi: Giovanni Caetani, detto
Coniulo (1082), diventuto papa con il nome di Gelasio II e Benedetto Caetani (1281), diventuto papa con il nome di Bonifacio VIII.
[2] Claudio Rendina, I papi, p. 490

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL),
ISBN 88-384-1326-6
Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Niccol III


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Niccol III (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nicolaus_III?uselang=it)

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church - Orsini (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1244.
htm#Orsini).URL consultato in data 25 maggio 2010.
Biografia di papa Niccol III (http://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-iii-papa/) nell'Enciclopedia dei
Papi Treccani
Cardinali nominati da Niccol III (http://www.araldicavaticana.com/creati da nicola_iii_12771280.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Giovanni XXI

25 novembre 1277 - 22 agosto 1280

Papa Martino IV

Predecessore

Cardinale diacono di San Nicola in Carcere

Successore

Ottone di Monferrato
1227-1244

1244-1277

vacante fino al 1294

Controllo di autorit VIAF: 12487568 (http://viaf.org/viaf/12487568)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Martino IV

62

Papa Martino IV
...ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia:
dal Torso fu, e purga per digiuno
[1]

l'anguille di Bolsena e la Vernaccia

.
Papa Martino IV

189 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Consacrazione

22 febbraio 1281
23 marzo 1281

Fine pontificato 28 marzo 1285


Cardinali creati vedi la categoria
Predecessore

papa Niccol III

Successore

papa Onorio IV

Nome

Simone de Brion

Nascita

Mainpincien (Andrezel), 1210 circa

Morte

Perugia, 28 marzo 1285

Sepoltura

Cattedrale di San Lorenzo, Perugia

Martino IV, al secolo Simon de Brion (Andrezel, 1210 circa Perugia, 28 marzo 1285), fu il 189 papa della
Chiesa cattolica dal 1281 alla morte.

Papa Martino IV

Biografia
Simon de Brion era nato in Francia, nel Castello di Mainpincien (Andrezel), Brie, attorno al 1210, figlio di Jean de
Brion, grand maire di Donnemarie-en-Montois.[2] I suoi fratelli Gilles e Guillaume avevano ricoperto importanti
incarichi con Luigi IX.

Presbitero e cardinale
Simon fu, per un breve periodo, semplice prete a Rouen, quindi divenne canonico e tesoriere presso la chiesa di St.
Martin a Tours. Nel 1260, fu nominato da Luigi IX Guardasigilli, cio Cancelliere di Francia.
Nel concistoro del 17 dicembre del 1261, venne creato cardinale prete, con il titolo di Santa Cecilia, da Papa Urbano
IV.
Simon ebbe l'incarico di legato per Urbano IV e per il suo successore Clemente IV nei negoziati per l'assunzione
della corona di Sicilia da parte di Carlo d'Angi, al quale fu sempre profondamente legato dal punto di vista politico
e personale. Successivamente, papa Gregorio X lo invi nuovamente come legato in Francia, per condannare gli
abusi della Chiesa Cattolica in quella nazione; qui indisse, a tale scopo, diversi sinodi riformatori, il pi importante
dei quali fu quello che si svolse a Bourges nel settembre 1276.
Sei mesi dopo la morte di Papa Niccol III, avvenuta nel 1280, Carlo d'Angi intervenne indirettamente nel conclave
di Viterbo, facendo imprigionare dai cittadini viterbesi i due pi influenti cardinali italiani, che si opponevano alla
fazione francese e furono accusati di interferenze illegali nel conclave. A questo punto, Simon de Brion, il 22
febbraio 1281, venne eletto papa all'unanimit e prese il nome di Martino IV. Va detto che Martino, subito dopo
l'elezione, e per dare alla stessa legittimit giuridica, scagli l'interdetto sulla citt di Viterbo.
Per quanto riguarda il nome, anche se egli, dopo Papa Martino I, fu solo il secondo papa a scegliere quel nome, si
verificarono degli errori perch i papi Marino I e Marino II furono conteggiati come Martino II e Martino III,
credendo, erroneamente, che Marino fosse una variante di Martino.
Come cardinale Simon de Brion partecip ai conclavi che elessero:
Papa Clemente IV (1264/1265)
Papa Gregorio X (1268/1271)
Papa Niccol III (1277)
mentre manc i tre conclavi del 1276 che elessero:
Papa Innocenzo V
Papa Adriano V
Papa Giovanni XXI

Il pontificato
La sua prima decisione, come sopra precisato, fu l'interdetto per la citt di Viterbo a causa dei tumulti e dell'arresto
dei due cardinali durante il conclave. A Roma per il popolo e la maggior parte del clero non erano assolutamente
inclini ad accettare un francese come Papa, perci Martino venne incoronato ad Orvieto il 23 marzo 1281 e si stabil
successivamente a Perugia.
Descritto come uomo molto pio ed intelligente, ebbe per il peso della sudditanza al re Carlo d'Angi, che lo aveva
fatto eleggere e del quale si sentiva comunque debitore. A lui trasfer la carica di senatore romano, perci il re fu
ulteriormente legittimato ad influenzare la politica papale. Seguendo gli interessi di Carlo d'Angi fortemente ostile
all'impero greco-ortodosso, e nonostante i pacifici segni che gli erano giunti dalla chiesa ortodossa, Martino IV
decise di scomunicare l'Imperatore greco Michele Paleologo. Questo port alla rottura con la chiesa ortodossa
nonostante la conciliazione che si era attuata gi in precedenza nel secondo concilio di Lione del 1274.
L'annus horribilis di Martino IV fu probabilmente il 1282:

63

Papa Martino IV

64

Nel 1282, si svolse la battaglia di Forl: Martino invi un agguerrito esercito di francesi contro la citt di Forl,
rimasta forse l'ultima roccaforte ghibellina in Italia. I Francesi, dopo aver a lungo assediato la citt, furono infine
pesantemente sconfitti, anche grazie all'abilit strategica di Guido da Montefeltro, allora a capo delle milizie
forlivesi, e del suo consigliere, l'astronomo Guido Bonatti: l'episodio ricordato da Dante Alighieri.[3]
Sempre nel 1282, Carlo d'Angi venne rovesciato in una violenta e celebre rivolta nota come i Vespri Siciliani. I
siciliani avevano eletto Pietro III d'Aragona come loro Re; Martino IV us tutte le risorse materiali e spirituali a
sua disposizione contro di lui, cercando di conservare la Sicilia alla Francia. Scomunic Pietro III, dichiar sciolto
il suo Regno di Aragona, e ordin una crociata contro di lui, ma ogni sua decisione non ebbe alcun riscontro
pratico e Carlo perse la Sicilia.
Martino IV mor a Perugia il 28 marzo 1285 e venne sepolto nella cattedrale di quella citt.
Dante lo ricorda nel canto XXIV del Purgatorio: lo pone nella sesta cornice, tra le anime dei golosi, a causa della sua
famosa passione per le anguille del lago di Bolsena e per la Vernaccia di San Gimignano.[4]
Tra i sette cardinali nominati da Martino IV vi fu Benedetto Caetani, che in seguito ascender al trono papale come
Bonifacio VIII.

Note
[1] Dante Alighieri, Divina commedia, Purg., XXIV, 21-24
[3] Dante Alighieri dice di Forl:

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Martino IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Martino IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Martinus_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church - Brion (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1261.
htm#Brion).URL consultato in data 25 maggio 2010.
Biografia di papa Martino IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/martino-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Martino IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da martino_iv_12811285.htm)

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Niccol III

22 febbraio 1281 - 28 marzo 1285

Papa Onorio IV

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Cecilia

Successore

Simon de Sully

1262-1281

Jean Cholet

Controllo di autorit VIAF: 30332916 (http://viaf.org/viaf/30332916)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Storia

Papa Onorio IV

65

Papa Onorio IV
Papa Onorio IV

190 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Insediamento

2 aprile 1285
20 maggio 1285

Fine pontificato 3 aprile 1287


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Martino IV

Successore

papa Niccol IV

Nome

Giacomo Savelli

Nascita

Roma, 1210 circa

Morte

Roma, 3 aprile 1287

Sepoltura

Basilica di Santa Maria in Aracoeli

Onorio IV, al secolo Giacomo Savelli (Roma, 1210 Roma, 3 aprile 1287), fu il 190 papa della Chiesa cattolica
dal 1285 alla sua morte.
Giacomo era membro della ricca ed influente famiglia dei Savelli. Era infatti figlio del senatore Luca Savelli e della
di lui consorte Giovanna Aldobrandeschi dei Conti di Santa Fiora. Era inoltre un pronipote di papa Onorio III.

Prima dell'elezione a Papa


Giacomo studi all'Universit di Parigi e durante quel periodo resse una prebenda e un canonicato della cattedrale di
Chlons-sur-Marne. Successivamente ottenne i benefici di rettore alla chiesa di Berton, nella diocesi di Norwich.

Cardinalato
Nel 1261 venne nominato cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin da papa Urbano IV, che lo nomin anche
prefetto papale in Toscana e capitano dell'esercito pontificio. Per ordine di Papa Clemente IV, lui e altri tre cardinali
investirono Carlo d'Angi come re di Sicilia, a Roma, il 20 luglio 1265. Fu uno dei sei cardinali che elessero con un
compromesso papa Gregorio X, il 1 settembre 1271, a Viterbo.

Papa Onorio IV
Nel 1274 accompagn Gregorio X al concilio di Lione.

I conclavi
Il cardinale Giacomo Savelli partecip ai conclavi che elessero:

Papa Clemente IV (1264/1265)


Papa Gregorio X (1268/1271)
Papa Adriano V (luglio 1276)
Papa Giovanni XXI (settembre 1276)
Papa Niccol III (1277)
Papa Martino IV (1280/1281)

mentre manc a quello che elesse papa Innocenzo V (gennaio 1276).

Il pontificato
L'elezione
Martino IV mor il 28 marzo 1285, a Perugia. Giacomo Savelli venne unanimemente eletto come suo successore il 2
aprile e prese il nome di Onorio IV. La sua elezione fu una delle pi rapide nella storia del papato. Il 20 maggio
venne consacrato vescovo e incoronato papa nella basilica di San Pietro a Roma. Onorio era gi in et avanzata e
cos gravemente affetto dalla gotta che non poteva n stare in piedi n camminare. Quando recitava messa era
obbligato a sedere su uno sgabello e, al momento dell'elevazione, le sue mani dovevano essere sollevate con l'aiuto
di un sistema meccanico.Wikipedia:Uso delle fonti

Il conflitto in Sicilia
Le questioni siciliane richiesero l'immediata attenzione di Onorio. In precedenza, sotto Martino IV, i siciliani
avevano rifiutato l'autorit del Papa detronizzando Carlo d'Angi e scegliendo Pietro III d'Aragona come loro re,
senza il consenso n l'approvazione del pontefice.
La rivoluzione del 31 marzo 1282, nota come Vespri Siciliani, aveva precluso ogni riconciliazione con Martino IV.
Questi aveva posto un interdetto sulla Sicilia e su Pietro, il quale venne privato anche del suo Regno d'Aragona, che
venne affidato a Carlo di Valois, il figlio di Re Filippo III di Francia. Martino, inoltre, assistette Carlo d'Angi nei
suoi tentativi di riprendere la Sicilia con la forza delle armi. I siciliani non solo respinsero gli attacchi di Carlo, ma
catturarono anche suo figlio, Carlo di Salerno. Il 6 gennaio 1285, Carlo d'Angi mor, lasciando il suo figlio
prigioniero come successore naturale.
Tali erano le condizioni in Sicilia quando Onorio IV ascese al trono papale. Egli era molto pi incline alla pace di
Martino IV, ma non rinunci alle pretese della Chiesa e della Casa d'Angi sulla corona siciliana, n tolse la severa
punizione ecclesiastica imposta sulla Sicilia.
D'altra parte, non approvava il governo tirannico al quale i siciliani erano stati sottoposti da Carlo d'Angi. Questo
risulta evidente dalla sua saggia legislazione, cos come viene incarnata dalla sua costituzione del 17 settembre
1285.[1] In questa costituzione, egli dichiara che nessun governo pu prosperare se non fondato sulla giustizia e la
pace, e promulgava 45 ordinanze, intese principalmente a proteggere le genti di Sicilia contro il loro re ed i loro
ufficiali.
La morte di Pietro III, avvenuta l'11 novembre 1285, cambi in qualche modo la situazione in Sicilia. Gli
succedettero i suoi due figli; Alfonso e Giacomo; il primo come Re d'Aragona, il secondo come Re di Sicilia. Onorio
IV, naturalmente, non riconobbe nessuno dei due. L'11 aprile 1286, scomunic solennemente Giacomo di Sicilia ed i
vescovi che avevano preso parte alla sua incoronazione a Palermo, il 2 febbraio 1286; ma n il re n i vescovi se ne
preoccuparono. Il re invi addirittura una flotta ostile sulla costa romana e distrusse con il fuoco la citt di Astura.

66

Papa Onorio IV
Carlo di Salerno, il legittimo re di Sicilia, che era ancora prigioniero dei siciliani, si stanc della sua condizione e
firm un contratto il 27 febbraio 1287, nel quale rinunciava alle sue pretese al Regno di Sicilia, in favore di Giacomo
d'Aragona e dei suoi discendenti. Onorio IV, comunque, dichiar nullo il contratto e viet tutti i futuri accordi simili.
Mentre Onorio IV fu inesorabile nella posizione presa nei confronti della Sicilia e del suo Re auto-imposto, le sue
relazioni nei confronti di Alfonso d'Aragona divennero meno ostili. Tramite gli sforzi di re Edoardo I d'Inghilterra, i
due diedero il via a dei negoziati di pace. Il Papa comunque, non visse abbastanza a lungo da portarli a termine, ma
si giunse ad una soluzione pacifica della questione aragonese, cos come di quella siciliana, nel 1302, sotto Bonifacio
VIII.

Roma
Roma e gli Stati della Chiesa godettero di un periodo di tranquillit sotto il pontificato di Onorio IV, cosa che non
accadeva da diversi anni. Onorio ebbe la soddisfazione di ridimensionare il pi potente e ostinato nemico
dell'autorit papale, il conte Guido da Montefeltro, che per molti anni aveva resistito alle truppe pontificie. L'autorit
del Papa era ora riconosciuta in tutto il territorio pontificio, che comprendeva l'esarcato di Ravenna, la marca di
Ancona, il ducato di Spoleto, la contea di Bertinoro, le Terre Matildine e la Pentapoli (ovvero le citt di Rimini,
Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona).
I romani furono lieti dell'elezione di Onorio IV, in quanto era un loro concittadino e fratello di Pandolfo, senatore
romano. Le continue intemperanze, che non avevano permesso a papa Martino IV di risiedere a Roma, cessarono ed
i romani invitarono Onorio a fare della citt la sua residenza permanente. Durante i primi mesi del suo pontificato
visse in Vaticano, ma nell'autunno del 1285 si spost nel palazzo fortificato che aveva fatto erigere sull'Aventino.

Il Sacro Romano Impero


Nelle sue relazioni con il Sacro Romano Impero, dove non c'erano da temere ulteriori pericoli, a seguito della caduta
degli Hohenstaufen, Onorio segui la via media intrapresa da Gregorio X. Rodolfo I d'Asburgo, invi il vescovo di
Basilea, Heinrich von Neuenburg-Erguel, a Roma per richiedere l'incoronazione. Onorio nomin l'inviato
arcivescovo di Magonza, fiss la data dell'incoronazione ed invi il cardinale Giovanni Boccamazza in Germania per
appoggiare la causa di Rodolfo. Ma l'opposizione generale all'interferenza del Papa si mostr al concilio di
Wrzburg (16-18 marzo 1287), con energiche proteste, e Rodolfo dovette proteggere il legato pontificio dalla
violenza fisica, cosicch i suoi piani (e quelli del Papa) fallirono.

Altri conseguimenti
Onorio IV eredit i piani per un'altra Crociata, ma gradualmente si disinteress di questo progetto ereditato da
Gregorio X e si limit a raccogliere le decime imposte dal concilio di Lione (1274), accordandosi con le grandi
banche di Firenze, Siena e Pistoia perch agissero come sue agenti. I fondi raccolti per finanziare la crociata furono
usati, invece, per realizzare gli obiettivi politici della curia, come la guerra con l'Aragona ed il ritorno della Sicilia
sotto il potere degli Angioini, operazioni che furono chiamate "crociate".
I due pi grandi ordini religiosi dell'epoca, i domenicani ed i francescani, ricevettero molti nuovi privilegi da Onorio
IV, documentati nel suo Regesta. Egli spesso ne incaricava i membri per missioni speciali o ai vescovati dando loro,
inoltre, l'incarico esclusivo dell'Inquisizione. Nomin tra le loro file anche diversi vescovi, cosa che dimostrava
quanto fosse un appassionato sostenitore degli ordini religiosi.
Onorio approv, inoltre, i privilegi dell'ordine carmelitano e di quello degli eremiti agostiniani, permettendo ai primi
di cambiare il loro abito a strisce con uno bianco. Era anche particolarmente devoto dei Guglielmiti[2] e concesse ad
essi numerosi privilegi, oltre a quelli che questi avevano gi ricevuto da Alessandro IV e Urbano IV. Oltre a affidare
loro alcuni monasteri Benedettini abbandonati, concesse loro il monastero di San Paolo ad Albano, che era stato
fondato da Onorio stesso e riccamente dotato quando egli era ancora cardinale.

67

Papa Onorio IV

68

L'11 marzo 1286 Onorio condann come eretici, con la bolla Olim felicis recordationis, i "Fratelli Apostolici", una
setta che predicava idee estremiste sulla povert evangelica, fondata da Gherardo Segarelli a Parma nel 1260.[3]
Salimbene, il cronista di Parma, afferm che Onorio era un nemico degli ordini religiosi.Wikipedia:Uso delle fonti
Ai tempi dell'Universit di Parigi egli sostenne la fondazione di cattedre per le lingue orientali, allo scopo di dare
l'opportunit di studiarle a chi aveva voluto adoperarsi per la conversione dei musulmani e per la riunificazione delle
Chiese scismatiche d'oriente.

Note
[1] Constitutio super ordinatione regni Siciliae in Bullarium Romanum, Torino, IV, 70-80
[2] Quello dei Guglielmiti era un ordine fondato da Alberto, primo discepolo di San Guglielmo d'Aquitania ( 1157). L'Ordine fu sciolto nel XIX
secolo.
[3] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL), ISBN 88-384-1326-6, p. 519

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Onorio IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Onorio IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Honorius_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Onorio IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/onorio-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
(EN) The cardinals of the Holy Roman Church - Savelli (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1261.
htm#Savelli).URL consultato in data 25 maggio 2010.
Cardinali nominati da Onorio IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da onorio_iv_12851287.htm)

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Martino IV

2 aprile 1285 - 3 aprile 1287

Papa Niccol IV

Predecessore

Cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin

Successore

Raniero Capocci (1216 - 1250)


poi vacante dal 1250

1261-1285

vacante fino al 1295


poi Francesco Caetani (1295 - 1317)

Controllo di autorit VIAF: 95191011 (http://viaf.org/viaf/95191011)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Niccol IV

69

Papa Niccol IV
Papa Niccol IV

191 papa della Chiesa cattolica

Elezione

15 febbraio 1288

Incoronazione

22 febbraio 1288

Fine pontificato 4 aprile 1292


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Onorio IV

Successore

papa Celestino V

Nome

Girolamo Masci

Nascita

Lisciano, 30 settembre 1227

Morte

Roma, 4 aprile 1292

Sepoltura

Basilica di Santa Maria Maggiore

Niccol IV, al secolo Girolamo Masci (Lisciano, 30 settembre 1227 Roma, 4 aprile 1292), fu il 191 papa della
Chiesa cattolica dal 1288 alla morte nonch il primo pontefice appartenente all'Ordine Francescano.
Figlio di un chierico, nacque il giorno della festa di San Girolamo a Lisciano viculus o villa a tre chilometri da
Ascoli, membro della famiglia de Maxio, di Mascio, Massi, Massei, che avrebbe i suoi capostipiti nella stirpe de
Lixiano, i cui domini loci, Berardo e Guglielmo, furono fideles della casa di Svevia.

Papa Niccol IV

Biografia
Gli inizi
Non si hanno notizie circa la prima formazione di Girolamo Masci, detto Girolamo d'Ascoli, che tuttavia potrebbe
essere legata ai maestri della cattedrale di Ascoli, come sembrerebbero indicare le parole con cui lo stesso Niccol
IV accompagn il dono del prezioso piviale (oggi esposto nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno) alla chiesa della
cattedra vescovile.
Girolamo ader al progetto di vita proposto da San Francesco (che si era fermato nella citt di Ascoli nel 1215)
entrando nel convento Sancti Laurentii de Carpeneta.
La sua ascesa in seno all'Ordine francescano fu rapida grazie alle sue doti morali e dottrinali, anche se il suo
cammino di servizio fu arduo e faticoso. Dapprima predicatore di chiara fama, divenne lettore per poi conseguire il
titolo di Magister theologiae nello studio di Perugia insieme a Corrado d'Ascoli.

Legato pontificio
Nel 1272 fu inviato da San Bonaventura in Dalmazia quale Ministro Provinciale per poi essere, nell'autunno del
medesimo anno, investito da papa Gregorio X della delicata missione ad Graecos. Accanto alla questione del
recupero di Bisanzio, che rendeva inquieto l'imperatore Michele VIII Paleologo, il pontefice intendeva, infatti,
risolvere le divergenze tra la Chiesa greca e quella romana in vista dell'apertura del Concilio di Lione indetto per il
maggio del 1274. Nel 1274 succedette a Bonaventura da Bagnoregio nella carica di Ministro Generale dell'Ordine,
che tenne fino al 1279. Il neoeletto papa Innocenzo V, nel 1276, confer a Girolamo un nuovo incarico per rafforzare
i risultati politici gi raggiunti con l'imperatore Michele VIII e per definire le questioni liturgiche e dottrinali con il
patriarca Giovanni XI Bekkos. Con la precoce morte del pontefice la missione fu per affidata dal nuovo papa
Giovanni XXI a due vescovi ed a due domenicani. Girolamo invece fu inviato a Parigi (con Giovanni da Vercelli,
Ministro generale dei Domenicani) per la questione della successione al trono di Castiglia e Len, retto da Alfonso
X. La pace risultava basilare in vista dell'auspicata crociata, secondo le indicazioni del Concilio di Lione del 1274.
L'abilit diplomatica dei due inviati papali port alla stipula di una tregua fino all'autunno del 1277.

La porpora cardinalizia
Girolamo torn a Parigi su incarico del pontefice Niccol III, dato che la tregua non era stata rispettata, quando gli
giunse la notizia della sua elezione in data 12 marzo 1278 a cardinale presbitero di Santa Pudenziana e Patriarca
latino di Costantinopoli, da parte di papa Niccol III. Papa Martino IV lo nomin poi cardinale vescovo di Palestrina.
Vacante la Sede Apostolica a seguito della morte del sommo pontefice Onorio IV, il cardinal Masci si trov da solo
ad accogliere Rabban Bar Sauma, ambasciatore dell'imperatore di Persia e del patriarca della Chiesa Nestoriana, per
le questioni attinenti possibili accordi in funzione antiaraba. Nell'estate del 1287 il Conclave, riunito per l'elezione
del nuovo pontefice, mostr tutte le divisioni generate dalla difficile situazione in cui la Santa Sede era chiamata a
muoversi. Solo il 22 febbraio 1288 il Sacro Collegio, decimato da epidemie e febbri malariche, con la presenza di
sette cardinali che avevano svolto compiti delicati quali ambasciatori, considerata l'esigenza di riaffermare la libertas
ecclesiae, elevava al soglio di Pietro Girolamo d'Ascoli che, dopo un reiterato rifiuto, assunse il nome di Niccol IV.

70

Papa Niccol IV

Il papato
Eletto papa all'unanimit il 15 febbraio 1288, dopo una vacanza del
soglio pontificio di undici mesi, rifiut ma, eletto una seconda volta il
22 dello stesso mese, fin con l'accettare.[1] Egli fu il primo religioso
francescano della storia a diventare papa.[2]
Secondo l'agiografia cattolica fu "un frate pio e amante della pace,
senza altre ambizioni se non il bene della Chiesa". Si dedic con
particolare zelo all'"estirpazione dell'eresia", organizzando crociate
contro i "nemici della Chiesa". In politica interna intraprese una via
equidistante dalle varie fazioni romane. In politica estera raggiunse
importanti successi che accrebbero l'autorit e il prestigio del papato.
All'inizio del suo pontificato, che dur quattro anni, Niccol IV invi
una lettera ai sovrani, vescovi e abati indicando le linee guida della sua
azione di governo con le parole: ... provvedere alla Chiesa e ad un
mondo gravemente turbato dalla moltiplicazione delle guerre, non
Niccol IV
differire di porre rimedio ai pericoli che minacciavano la Terra Santa,
priva di ogni sostegno. Egli fu nominato dai romani "senatore a vita"
ma lasci subito la carica nominando senatori prima Orso Orsini e poi Bertoldo Orsini. Appoggiatosi inizialmente a
questa famiglia romana ed accortosi che questa non riusciva mantenere l'ordine nella citt, dilaniata da continue lotte
tra fazioni, si affid ai Colonna[3] Tra i suoi primi atti di governo vi fu quello di trasferire la sede della Curia da
Roma a Rieti e privilegi ed incentiv il traffico lungo la via Flaminia, la strada che assicurava a Roma i
collegamenti pi veloci verso il nord e che peraltro era sempre transitabile anche in inverno.
A Rieti, il 16 maggio 1288 giorno di Pentecoste, Niccol nomin sei cardinali, con lo scopo di costituire un
manipolo di fidati collaboratori per le questioni pi urgenti che assillavano l'amministrazione dello Stato della
Chiesa. Il primo di essi, gi vescovo di Osimo, era l'amico Bernardo o Berardo Berardi da Cagli, che diviene
cardinale vescovo di Palestrina (gi prima detenuta dallo stesso Niccol IV ai tempi del suo cardinalato) e l'ufficio
plenae legationis con facolt di ... sradicare, distruggere, dissipare, disperdere, edificare e piantare e fare qualsiasi
cosa ad honorem Dei et prosperum statum ..., nel Regno di Sicilia subito dopo la risoluzione del contrasto e
l'incoronazione di Carlo d'Angi.[4] Al neo-eletto cardinale Pietro Colonna fu assegnato invece il compito di paciere
a Roma, e ai novelli cardinali Benedetto Caetani (futuro papa Bonifacio VIII) e Matteo Rosso Orsini nel maggio
1288 fu dato l'incarico di pacificare Perugia.
Tra i cardinali eletti in quel giorno figuravano anche il francescano Matteo d'Acquasparta, allora Ministro generale,
creato col titolo presbiterale di San Lorenzo in Damaso, magister insigne di Parigi e Bologna e il domenicano Ugo
Aycelin de Billom di Alvernia, colto lector, col titolo presbiterale di Santa Sabina.
Niccol IV, reduce da un'intensa quanto spesso proficua attivit diplomatica, era fermamente convinto che per
difendere efficacemente la Terra Santa su cui gravava la minaccia araba, fosse propedeutica la composizione dei
contrasti tra le maggiori potenze cristiane. Per tale motivo il suo primo anno di pontificato fu focalizzato a sanare le
divergenze quando non anche gli accesi contrasti tra le parti generati dall'azione politica caratterizzata da scarso
realismo dei pontificati precedenti (come quello di Martino IV, che commin la scomunica al Paleologo).
Nel maggio 1289 incoron Re Carlo II di Napoli e Sicilia, dopo che questi aveva riconosciuto espressamente la
sovranit papale, e nel febbraio del 1291 concluse un trattato con Alfonso III d'Aragona e Filippo IV di Francia che
puntava all'espulsione di Giacomo II d'Aragona dalla Sicilia. La perdita di Tolemaide nel 1291, provoc il rinnovato
entusiasmo del papa per una nuova Crociata in Terra Santa.
Per la crociata occorreva motivare le persone e reperire i mezzi necessari. Per tale motivo, instancabilmente, si
rivolse ai monarchi, ai patriarchi e ai responsabili degli ordini cavallereschi Templari, Gersolomitani e Teutonici. Il

71

Papa Niccol IV
1290 reca il segno della propaganda per la crociata in Terra Santa attraverso l'esortazione rivolta a tutti i fedeli ad
suscipiendum Crucis signum. Per la predicazione il pontefice si affid ai Francescani ed ai Domenicani di Lombardia
e della provincia romana nonch agli Agostiniani, mentre al patriarca di Gerusalemme fu domandato di predicare la
Croce nelle terre a lui soggette. La predicazione ebbe notevole successo nella Marca tanto che la sola Camerino (al
cui vescovo il pontefice invi lettera di encomio) aveva arruolato ben quattrocento crocesignati. Di fronte per alla
scarsezza dei mezzi finanziari, Niccol IV si attiv con forza cercando di coinvolgere le citt di Acri, Tiro e Ciro, del
Gran Maestro dei Templari, degli Ospedalieri e dei Teutoni, dei Consoli di Pisa e del Baiuolo di Venezia. Ma
rimaneva ferma la posizione contraria del re di Francia Filippo IV. Infine, stante il rifiuto francese, il pontefice trov
l'adesione di Edoardo I d'Inghilterra, che promise di partire il 24 giugno 1293, giorno di San Giovanni. Ma il tempo
era scaduto: il 15 maggio 1291 San Giovanni d'Acri fu assalita e tre giorni dopo giunse la notizia della sua
capitolazione. Dopo il forte sconforto iniziale del fallimento di un progetto accarezzato per anni, Niccol IV torn a
rielaborare l'idea della crociata facendo esperienza degli errori. Insieme ai rinnovati contatti con Filippo il Bello, cui
sottopose l'idea di unificare gli ordini cavallereschi, egli avvi una febbrile attivit per coinvolgere Balcani,
Armenia, Marocco, Africa, Tartari e Cina. A tale scopo furono mandati predicatori, tra i quali il famoso francescano
Giovanni da Montecorvino, ad operare tra i Bulgari, i Tatari e i Cinesi. Mentre le lettere del pontefice erano ovunque
accolte con benevolenza, le asprezze giungevano proprio dall'Europa cristiana. L'animosit e i conflitti d'interesse
fecero naufragare il grande progetto di Niccol IV, della cui valenza spirituale solo ora si inizia a comprendere la
reale e profonda portata.
Nel 1288 organizz una crociata anche contro il re d'Ungheria Ladislao IV, allora intento a rinforzare lo Stato
ungherese con l'aiuto dei Cumani (da poco giunti nel paese), verso i quali mostr eccessiva tolleranza pur essendo
musulmani e pagani, ovvero praticanti la loro religione tradizionale animista - sciamanica. La crociata si trasform in
una guerra civile interna all'Ungheria e alla fine Ladislao IV fu assassinato.
Il 18 luglio 1289 Niccol IV emise un'importante costituzione (Bolla pontificia Coelestis altitudo, del 18 giugno) che
garantiva ai cardinali la met di tutte le entrate della sede di Roma, nonch una parte della gestione finanziaria,
spianando la strada a quell'indipendenza del collegio dei cardinali che, nel secolo successivo, sarebbe tornata a
sfavore del papato stesso.
Niccol IV mostr un interesse misurato verso la sua terra d'origine. Tra i primi atti del suo governo figura, il 27
giugno 1288, la nomina del Rettore della Marca nella persona di Giovanni Colonna, famiglia romana alla quale era
particolarmente legato, tanto che la satira del tempo lo raffigurava racchiuso entro una colonna. Inoltre annett
Urbino, con il suo comitato e diocesi alla Marca d'Ancona il 25 giugno 1288, e dispose la rifondazione della citt di
Cagli, distrutta dal fuoco purificatore appiccato dai ghibellini nel settembre del 1287 mentre tentavano di conquistare
il governo del libero comune a guida guelfa. In proposito l'attenzione del pontefice, nonostante i molteplici e
pressanti impegni, fu quanto mai forte. Egli, con sue bolle emanate dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, non esit
ad entrare anche nei dettagli della ricostruzione d'imperio, impartendo al Colonna direttive spesso minuziose. Per
disegnare l'impianto della nuova citt, che per la data del 9 febbraio 1289 battezz con il nome di Sant'Angelo
Papale, il pontefice, stando all'attribuzione della Scoccianti, avrebbe chiamato Arnolfo di Cambio il quale import
avanzate soluzioni in parte tratte dalle bastides francesi: soluzioni che, si ipotizza, avrebbero poi ispirato Leon
Battista Alberti. Con un avanzato progetto urbanistico la citt abbracciava la chiesa di San Francesco (la pi antica
delle Marche) che nel 1234 era stata costruita extra-muros'.
Niccol mor il 4 aprile 1292, nel palazzo che aveva fatto costruire a fianco della Basilica di Santa Maria Maggiore,
ove raffigurato, implorante, nel mosaico del catino absidale ai piedi della Madonna. Nella stessa Basilica vi pure
il suo monumento funebre, che ne sormonta la tomba, realizzato circa tre secoli dopo da Domenico Fontana.

72

Papa Niccol IV

Opere artistiche e culturali


Niccol IV fu uno dei protagonisti della cultura medioevale. Al suo nome infatti si associano le Universit degli
Studi di Montpellier, di Gray, di Ascoli e di Macerata, ma anche l'avvio dell'erezione del Duomo di Orvieto e gli
interventi di restauro delle basiliche di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore nel quadro di un
progetto volto ad adeguare la liturgia e l'iconografia mariana occidentale a quella d'Oriente, nella indomita speranza
della riunificazione delle due Chiese. A lui va inoltre ricondotta nel 1289 la rifondazione della citt di Cagli che si
ritiene sia stata realizzata su disegno di Arnolfo di Cambio
Per Niccol IV lavorarono artisti quali Arnolfo di Cambio, Pietro Cavallini ed Iacopo Torriti.[2]

I conclavi
Il cardinale Girolamo Masci partecip ai conclavi:
Conclave del 1280-1281, che elesse Papa Martino IV
Conclave del 1285, che elesse Papa Onorio IV
Conclave del 1287-1288, nel quale fu eletto egli stesso.

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p.521


John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p.522
Claudio Rendina, I papi, p. 498
Il card. Berardi resse il vescovado di Palestrina dal 1288 al 1291 (anno della sua morte).

Bibliografia
A. Franchi, Nicolaus Papa IV. 1288-1292 (Girolamo d'Ascoli), Ascoli Piceno, 1990.
F. Mariano e S. Papetti (a cura di), I Papi marchigiani. Classi dirigenti, committenza artistica mecenatismo
urbano da Giovanni XVIII a Pio IX, Ancona, 2007.
A. Mazzacchera, Una citt per la chiesa di San Francesco. Il caso della traslazione di Cagli voluta da papa
Niccol IV in Arte francescana tra Montefeltro e papato 1234-1528, Electa, Milano, 2007, ISBN
978-88-6130-350-8
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL),
ISBN 88-384-1326-6
Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Niccol IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Niccol IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nicolaus_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church - Masci 25 maggio 2010 (http://www2.fiu.edu/~mirandas/
bios1278.htm#Masci)
Biografia di papa Niccol IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Niccol IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da nicola_iv_12881292.htm)

73

Papa Niccol IV

74

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Onorio IV

15 febbraio 1288 - 4 aprile 1292

Papa Celestino V

Predecessore

Ministro Generale dell'Ordine Francescano

Successore

Bonaventura da Bagnoregio
1257-1274

1274-1279

Bonagrazia da Bologna
1279-1285

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Pudenziana

Successore

Vacante dal 1230

1278-1281

Vacante fino al 1294

Predecessore

Cardinale vescovo di Palestrina

Successore

Vacante dal 1278

1281-1288

Bernardo Berardi
1288-1291

Controllo di autorit VIAF: 3827199 (http://viaf.org/viaf/3827199)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Celestino V
Papa Celestino V

192 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Incoronazione

5 luglio 1294
29 agosto 1294

Fine pontificato 13 dicembre 1294


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Niccol IV

Portale Storia

Papa Celestino V

75
Successore
Nome

papa Bonifacio VIII


Pietro Angelerio

Nascita

Molise, 1209 circa

Morte

Fumone, 19 maggio 1296

Sepoltura

Basilica di Santa Maria di Collemaggio

San Pietro Celestino

Eremita, papa e confessore


Nascita

1209 circa

Morte

19 maggio 1296

Venerato da

Chiesa cattolica

Canonizzazione 5 maggio 1313 da papa Clemente V


Ricorrenza

19 maggio

Patrono di

Isernia, L'Aquila (compatrono), Molise (compatrono) e Urbino (compatrono)

Celestino V, nato Pietro Angelerio (o secondo alcuni Angeleri) e detto Pietro del Morrone (Molise, fra il 1209 ed
il 1215 Fumone, 19 maggio 1296), fu il 192 Papa della Chiesa cattolica dal 29 agosto al 13 dicembre 1294.
Eletto il 5 luglio 1294, fu incoronato ad Aquila (oggi L'Aquila) il 29 agosto nella Basilica di Santa Maria di
Collemaggio, dove sepolto. Celestino V fu il primo Papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei
confini dello Stato Pontificio e il sesto, dopo San Clemente I[1][2], Ponziano[3], Silverio[4][5], Benedetto IX[6][7] e
Gregorio VI[8][9] ad abdicare.
venerato come Santo dalla Chiesa cattolica che ne celebra la festa liturgica il 19 maggio. patrono di Isernia e
compatrono de L'Aquila, di Urbino e del Molise.

Biografia
La vita eremitica
Di origini contadine, penultimo di dodici figli,
certo che Pietro da Morrone nacque tra il 1209 e il
1215 (la fonte pi accreditata la cosiddetta Vita
C[10] che racconta che aveva 87 anni al momento
della morte avvenuta il 19 maggio 1296 e ci
vorrebbe dire, come dicono altre fonti, che sarebbe
nato nel 1209) in Molise. La sua nascita
tradizionalmente rivendicata da due comuni:
Isernia[11] e Sant'Angelo Limosano (dei quali
patrono). In seguito altre due localit ne hanno
anch'esse rivendicato i natali: Sant'Angelo in
Grotte (frazione di Santa Maria del Molise)[12] e
Castrum Sancti Angeli de Ravecanina[13], nel
casertano.

Il complesso del Castrum Sancti Angeli de Ravecanina al giorno d'oggi

Papa Celestino V

Da giovane, per un breve periodo, soggiorn presso il


monastero benedettino di Santa Maria in Faifoli, chiesa
abbaziale che, tra le dodici della diocesi di Benevento, era
una delle pi importanti. Mostr una straordinaria
predisposizione all'ascetismo e alla solitudine, ritirandosi
nel 1239 in una caverna isolata sul Monte Morrone, sopra
Sulmona, da cui il suo nome.
Qualche anno dopo si trasfer a Roma, presumibilmente
presso il Laterano, ove studi fino a prendere i voti
sacerdotali. Lasciata Roma, nel 1241 ritorn sul monte
Morrone, in un'altra grotta, presso la piccola chiesa di
Eremo di Sant'Onofrio al Morrone dove visse Pietro da Morrone.
Santa Maria di Segezzano. Cinque anni dopo abbandon
anche questa grotta per rifugiarsi in un luogo ancora pi
inaccessibile sui monti della Maiella, negli Abruzzi, dove visse nella maniera pi semplice che gli fosse possibile.
Si era allontanato temporaneamente dal suo eremitaggio del Morrone nel 1244 per costituire una Congregazione
ecclesiastica riconosciuta da papa Gregorio X come ramo dei benedettini, denominata "dei frati di Pietro da
Morrone", che ebbe la sua povera culla nell'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, il rifugio preferito di Pietro, e che
soltanto in seguito avrebbe preso il nome di Celestini.
Nell'inverno del 1273 si rec a piedi in Francia, a Lione, ove stavano per iniziare i lavori del Concilio di Lione II
voluto da Gregorio X, per impedire che l'ordine monastico da lui stesso fondato fosse soppresso. La missione ebbe
successo poich grande era la fama di santit che accompagnava il monaco eremita, tanto che il Papa gli chiese di
celebrare una messa davanti a tutti i Padri Conciliari dicendogli che ...nessuno ne era pi degno.
I successivi vent'anni videro la radicalizzazione della sua vocazione ascetica e il suo distaccarsi sempre pi da tutti i
contatti con il mondo esterno, fino a quando non fu convinto che stesse sul punto di lasciare la vita terrena per
ritornare a Dio. Ma un fatto del tutto inaspettato stava per accadere.

Il conclave che lo elesse


Papa Niccol IV mor il 4 aprile 1292; nello stesso mese si riun il conclave, che in quel momento era composto da
soli dodici porporati:
1. Latino Malabranca Orsini (o Frangipani Malabranca), vescovo di Ostia[14] e Velletri,[14] Decano del Sacro
Collegio.
2. Matteo d'Acquasparta, vescovo di Porto-Santa Rufina,[14] Sub-decano del Sacro collegio.
3. Gerardo Bianchi, vescovo di Sabina.[14]
4. Giovanni Boccamazza (o Boccamiti), vescovo di Frascati.[14]
5. Hughes Seguin de Billon (o Aycelin), titolare di Santa Sabina.
6. Jean Cholet, titolare di santa Cecilia.
7. Benedetto Caetani, titolare di Santi Silvestro e Martino ai Monti.
8. Pietro Peregrossi (detto Milanese), titolare di San Marco.
9. Giacomo Colonna, cardinale-diacono di Santa Maria in Via Lata.
10. Matteo Rubeo Orsini, cardinale-diacono di Santa Maria in Portico.
11. Napoleone Orsini Frangipani, cardinale-diacono di Sant'Adriano.
12. Pietro Colonna, cardinale-diacono di Sant'Eustachio.
Numerose furono le riunioni dei padri cardinali nell'Urbe, ma sempre tenute in sedi diverse: a Santa Maria sopra
Minerva, a Santa Maria Maggiore e sull'Aventino presso il monastero di Santa Sabina. Nonostante ci, il Sacro
Collegio non riusciva a far convergere i voti necessari su nessun candidato.

76

Papa Celestino V

77

Sopravvenne un'epidemia di peste che indusse allo scioglimento del Conclave. Nel corso dell'epidemia il cardinal
francese Cholet fu colpito dal morbo e mor, per cui il Collegio cardinalizio si ridusse ad 11 componenti.
Pass pi di un anno prima che il Conclave potesse nuovamente riunirsi, perch un profondo disaccordo si era creato
circa la sede in cui convocarlo (Roma o Rieti). Finalmente si riusc a trovare una soluzione sufficientemente
condivisa, stabilendo la nuova sede nella citt di Perugia; era il 18 ottobre 1293.
I porporati per, nonostante le laboriose trattative, non riuscivano ad
eleggere il nuovo Papa, soprattutto per la frattura che si era creata tra i
sostenitori dei Colonna e gli altri cardinali. I mesi si susseguivano
inutilmente e il permanere della sede vacante aumentava il malcontento
popolare che si manifestava attraverso disordini e proteste, anche negli
stessi ambienti ecclesiastici.

Statua raffigurante Celestino V

Si giunse cos alla fine del mese di marzo del 1294, quando i cardinali
dovettero registrare un evento che, probabilmente, contribu, forse in
maniera determinante, ad avviare a conclusione i lavori del Conclave.
Erano in corso, in quel momento, le trattative tra Carlo II d'Angi, Re di
Napoli, e Giacomo II, Re di Aragona, per sistemare le vicende legate
all'occupazione aragonese della Sicilia, avvenuta all'indomani dei
cosiddetti vespri siciliani, del 31 marzo 1282. Poich si stava per giungere
alla stipula di un trattato, Carlo d'Angi aveva necessit dell'avallo
pontificio, la qual cosa era impossibile, stante la situazione di stallo dei
lavori del Conclave. Spinto da questa esigenza, il re di Napoli si rec,
insieme al figlio Carlo Martello, a Perugia dove era riunito il Conclave, con
lo scopo di sollecitare l'elezione del nuovo Pontefice. Il suo ingresso nella
sala dove era riunito il Sacro Collegio provoc ovviamente la riprovazione
di tutti i cardinali e il re fu cacciato fuori, soprattutto per l'intervento del
cardinale Benedetto Caetani. Questa vicenda, con molta probabilit,
indusse i cardinali a prendere coscienza del fatto che si rendeva necessario
chiudere al pi presto la sede vacante.

Nel frattempo, Pietro del Morrone aveva predetto "gravi castighi" alla Chiesa se questa non avesse provveduto a
scegliere subito il proprio pastore. La profezia fu inviata al Cardinale Decano Latino Malabranca, il quale la present
all'attenzione degli altri cardinali, proponendo il monaco eremita come Pontefice; la sua figura ascetica, mistica e
religiosissima, era nota a tutti i regnanti d'Europa e tutti parlavano di lui con molto rispetto. Il Cardinale Decano,
per, dovette adoperarsi molto per rimuovere le numerose resistenze che il Sacro Collegio aveva sulla persona di un
non porporato. Alla fine, dopo ben 27 mesi, emerse dal Conclave, all'unanimit, il nome di Pietro Angelerio del
Morrone; era il 5 luglio 1294.
L'elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice monaco eremita, completamente privo di esperienza
di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, pu forse essere spiegato dal proposito
attendista di tacitare l'opinione pubblica e le monarchie pi potenti d'Europa, vista l'impossibilit di eleggere un
porporato su cui tutti fossero d'accordo.Wikipedia:Uso delle fonti
possibile che i cardinali fossero pervenuti a questa soluzione pensando anche di poter gestire, ciascuno a modo
suo, la totale inesperienza del vecchio monaco eremita, guidandolo in quel mondo curiale e burocratico a cui egli era
totalmente estraneo, sia per reggere meglio la Chiesa in quel difficile momento, sia per vantaggi
personali.Wikipedia:Uso delle fonti

Papa Celestino V

Il pontificato
La notizia dell'elezione gli fu recata da
tre vescovi, nella grotta sui monti della
Maiella, dove il monaco risiedeva.
Sorpreso dall'inaspettata notizia, il
monaco, forse anche intimorito dalla
potenza della carica, inizialmente
oppose un netto rifiuto che,
successivamente, si trasform in
un'accettazione alquanto riluttante,
avanzata certamente soltanto per
dovere d'obbedienza.
Appena diffusa la notizia dell'elezione
del nuovo Pontefice, Carlo d'Angi si
mosse immediatamente da Napoli e fu
il primo a raggiungere il religioso. In
La basilica di Santa Maria di Collemaggio, eretta per volere del santo
sella a un asino tenuto per le briglie
dallo stesso Re e scortato dal corteo
reale, Pietro si rec nella citt di Aquila (oggi L'Aquila), dove aveva convocato tutto il Sacro Collegio. Qui, nella
chiesa di Santa Maria di Collemaggio, fu incoronato il 29 agosto 1294 con il nome di Celestino V.
Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria
a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella
citt dell'Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu cos istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa
che anticip di sei anni il primo Giubileo del 1300, ancora oggi tenuta nel capoluogo abruzzese.
In pratica, Celestino V istitu a Collemaggio un prototipo del Giubileo, e forse sia lui sia Bonifacio si ispirarono alla
leggenda della "Indulgenza dei Cent'Anni" di cui si avevano testimonianze risalenti a Innocenzo III[15].
Il nuovo Pontefice si affid, incondizionatamente, nelle mani di Carlo d'Angi, nominandolo "maresciallo" del
futuro Conclave. Ratific immediatamente il trattato tra Carlo d'Angi e Giacomo d'Aragona, mediante il quale fu
stabilito che, alla morte di quest'ultimo, la Sicilia sarebbe ritornata agli angioini.
Il 18 settembre 1294, indisse il suo primo e unico Concistoro, nel quale nomin ben 13 nuovi cardinali, nessuno dei
quali romano:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.

Simon de Beaulieu, francese, arcivescovo di Bourges, Francia.


Beraud de Got, francese, arcivescovo di Lione, Francia, fratello maggiore del futuro papa Clemente V.
Tommaso d'Ocre, italiano e suo seguace, O.S.B.Cel., Abate di San Giovanni in Piano.
Jean Le Moine, francese, vescovo di Arras, Francia, Vice Cancelliere di Santa Romana Chiesa.
Pietro d'Aquila, italiano e suo figlio spirituale, benedettino, vescovo di Valva-Sulmona.
Guillaume Ferrier (o de Ferrires), francese.
Nicolas de Nonancour, francese, cancelliere del capitolo della cattedrale di Parigi, Francia.
Robert, francese, Ordine dei Cistercensi, Abbate dei monasteri di Potigny e Citeaux, Superiore Generale del suo
Ordine.
9. Simon, francese, Ordine benedettino cluniacense.
10. Landolfo Brancaccio, di Napoli.
11. Guglielmo Longhi, Cancelliere di Carlo II d'Angi.
12. Francesco Ronci, di Atri (Abruzzo).
13. Giovanni di Castrocoeli, O.S.B. (Ordinis Sancti Benedicti), arcivescovo di Benevento.

78

Papa Celestino V

79

In questo modo Celestino V, su consiglio di Carlo d'Angi, riequilibr a suo favore il Sacro Collegio, dandogli una
forte connotazione monastica benedettina.
Dietro ulteriore consiglio di Carlo d'Angi, trasfer la sede della Curia da L'Aquila a Napoli fissando la sua residenza
in Castel Nuovo, dove fu allestita una piccola stanza, arredata in modo molto semplice e dove egli si ritirava spesso a
pregare e a meditare. Di fatto il Papa era cos protetto da Carlo, ma anche suo ostaggio, in quanto molte delle
decisioni pontificie erano direttamente influenzate dal re angioino.
Probabilmente, nel corso delle sue frequenti meditazioni, dovette pervenire, poco a poco, alla decisione di
abbandonare il suo incarico. In ci sostenuto forse anche dal parere del cardinal Caetani, esperto di diritto canonico,
il quale riteneva pienamente legittima una rinuncia al pontificato.

La rinuncia al pontificato
In effetti Pietro da Morrone dimostr una notevole ingenuit nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuit
che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a
sufficienza la lingua latina[16]) fece precipitare l'amministrazione in uno stato di gran confusione, giungendo persino
ad assegnare il medesimo beneficio a pi di un richiedente.[16]
Circa quattro mesi dopo la sua incoronazione, nonostante i numerosi tentativi per dissuaderlo avanzati da Carlo
d'Angi, il 13 dicembre 1294 Celestino V, nel corso di un concistoro, diede lettura della rinuncia all'ufficio di
romano pontefice, il cui testo originale andato perduto ci giunto attraverso l'analoga bolla di Bonifacio VIII.[17]
(LA)
Ego Caelestinus Papa Quintus motus ex legittimis causis,
idest causa humilitatis, et melioris vitae, et coscientiae
illesae, debilitate corporis, defectu scientiae, et malignitate
Plebis, infirmitate personae, et ut praeteritae consolationis
possim reparare quietem; sponte, ac libere cedo Papatui,
et expresse renuncio loco, et Dignitati, oneri, et honori, et
do plenam, et liberam ex nunc sacro caetui Cardinalium
facultatem eligendi, et providendi duntaxat Canonice
universali Ecclesiae de Pastore.

(IT)
Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umilt e
debolezza del mio corpo e la malignit della plebe [di questa
plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di
prima, la tranquillit perduta, abbandono liberamente e
spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al
trono, alla dignit, all'onere e all'onore che esso comporta,
dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la
facolt di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di
un pastore la Chiesa Universale.

[18]

(Celestino V - Bolla pontificia, Napoli, 13 dicembre 1294

Gli storici hanno poi dimostrato che tale formula era gi stata utilizzata nelle Decretali da Innocenzo III per le
rinunce episcopali[19], mentre altri hanno ipotizzato che una bolla pontificia, contenente tutte le giustificazioni per
un'abdicazione del Papa, fosse stata compilata ad hoc proprio dal cardinal Caetani, il quale, vista l'impossibilit di
controllare il Papa come aveva auspicato, impedito in questo da Carlo d'Angi, intravedeva in questa vicenda la
possibilit di ascendere egli stesso al soglio pontificio con notevole anticipo sui tempi che egli aveva preventivato al
momento in cui aveva aderito all'elezione di Pietro da Morrone.[20]. Di fatto l'unica fonte storicamente certa del
sommario contenuto della bolla celestiniana rimane ad oggi la decretale Quoniam aliqui inserita nel Liber Sextus per
volont del suo successore Bonifacio VIII[21].
Undici giorni dopo le sue dimissioni, infatti, il Conclave, riunito a Napoli in Castel Nuovo, elesse il nuovo papa nella
persona del cardinal Benedetto Caetani, laziale di Anagni. Aveva 64 anni circa ed assunse il nome di Bonifacio VIII.
Caetani, che aveva aiutato Celestino V nel suo intento di dimettersi, temendo uno scisma da parte dei cardinali
filo-francesi a lui contrari mediante la rimessa in trono di Celestino, diede disposizioni affinch l'anziano monaco
fosse messo sotto controllo, per evitare un rapimento da parte dei suoi nemici. Celestino, venuto a conoscenza della
decisione del nuovo papa grazie ad alcuni tra i suoi fedeli cardinali da lui precedentemente nominati, tent una fuga
verso oriente fuggendo da San Germano per raggiungere la sua cella sul Morrone e poi Vieste sul Gargano, per
tentare l'imbarco per la Grecia, ma il 16 maggio 1295 fu catturato presso Santa Maria di Merino da Guglielmo
Stendardo II, connestabile del regno di Napoli, figlio del celebre Guglielmo Stendardo, detto "Uomo di Sangue".

Papa Celestino V

80

Celestino tent invano ancora una volta di farsi ascoltare dal Caetani chiedendo di lasciarlo partire, ma il Caetani
rest fermo sulle sue decisioni al riguardo. Gli storici narrano che Celestino si rese conto dell'inutilit delle sue
richieste e mentre veniva portato via sussurr una frase rivolta al Caetani che sembr essere un presagio[22]:
(LA)
Intrabis ut vulpes, regnabis ut leo, morieris
ut canis

(IT)
Hai ottenuto il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai
come un cane

La morte
Raggiunto dai soldati, questi lo rinchiusero nella rocca di
Fumone, in Ciociaria, castello nei territori dei Caetani e
di diretta propriet del nuovo Papa; qui il vecchio Pietro
mor il 19 maggio 1296, fortemente debilitato dalla
deportazione e dalla successiva prigionia: la versione
ufficiale sostiene che l'anziano uomo sia morto dopo
aver recitato, stanchissimo, l'ultima messa. A proposito
della morte si sparsero subito voci e accuse. Anche se la
teoria secondo la quale Bonifacio ne avrebbe ordinato
l'assassinio fosse priva di fondamento, di fatto il Papa ne
ordin la segregazione che, in qualche modo, lo port a
morte. Il cranio di Celestino presenta un "foro" che,
secondo alcuni, potrebbe essere la conseguenza di un
ascesso di sangue.[23] Due perizie sulla salma datate
1313 e 1888 rilevarono la presenza di un foro
corrispondente a quello producibile da un chiodo di dieci
centimetri,[24] Bonifacio port il lutto per la morte del
predecessore, caso unico tra i papi, celebr una messa
pubblica in suffragio per la sua anima e diede inizio,
poco dopo, al processo di canonizzazione.[25]
Il 5 maggio 1313, fu canonizzato da papa Clemente V, a
seguito di sollecitazione da parte del re di Francia
Filippo il Bello e da forte acclamazione di popolo,
accelerando moltissimo l'iter avviato da Bonifacio.
Tuttavia Clemente V non lo canonizz quale martire,
come avrebbe voluto Filippo il Bello, ma come confessore[26].

La tomba di Celestino V nella Basilica di Santa Maria di


Collemaggio prima del terremoto del 2009

Fu sepolto nei pressi di Ferentino, nella chiesa di Sant'Antonio sita nell'abbazia celestina che dipendeva dalla casa
madre di Santo Spirito del Morrone. Nel febbraio 1317,[26] le spoglie furono traslate a L'Aquila, nella basilica di
Santa Maria di Collemaggio, dove era stato incoronato Papa.[27] Sulla data e sulle modalit di traslazione delle
spoglie vi sono tuttavia altre versioni.[28]
Il 18 aprile 1988 la salma di Celestino V fu rubata. Due giorni dopo, venne ritrovata nel cimitero di Cornelle e
Roccapassa, frazioni del comune di Amatrice. Non si sono mai scoperti i mandanti o gli esecutori.[29]
A seguito del terremoto dell'Aquila del 2009, il crollo della volta della basilica ha provocato il seppellimento della
teca con le spoglie, recuperate poi dai Vigili del Fuoco, dalla Protezione Civile e con la collaborazione della Guardia
di Finanza.[30][31]

Papa Celestino V

81

Considerazioni controverse
Controversi sono i pareri sulle dimissioni di Celestino V.
Se si d credito ad un'interpretazione molto popolare, ma contestata dai critici moderni e contemporanei, Dante
Alighieri quello che, forse, si espresse nella maniera pi critica nei suoi confronti. Dante Alighieri avrebbe
contestato a Celestino V di aver provocato, abbandonando il pontificato, l'ascesa al soglio di Bonifacio VIII, del
quale egli, in quanto guelfo bianco, disapprovava profondamente le ingerenze in campo politico. Secondo questa
ipotesi, infatti, sarebbe proprio Celestino V il personaggio nel III Canto dell'Inferno di cui si dice che:
Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
(Dante Alighieri, Divina Commedia: Inf. III, 58/60)

Occorre per precisare che Dante applica il concetto di vilt a personaggi tanto diversi da Celestino (ad es. Esa e
Ponzio Pilato) e i versi sono soggetti a diverse interpretazioni.
Per approfondire, vedi Che fece per viltade il gran rifiuto.

Francesco Petrarca invece diede di questo gesto un'interpretazione diametralmente opposta, ritenendo che si dovesse
considerare ...il suo operato come quello di uno spirito altissimo e libero, che non conosceva imposizioni, di uno
spirito veramente divino.[32]
Ancora oggi, la storiografiaAiuto:Chiarezza fornisce pareri controversi sul gesto di Celestino V.

Celestino V in letteratura
La figura di Celestino V stata trattata da:
due suoi discepoli, che hanno scritto la sua biografia, la pi antica ed accurata, nota come Vita C;
Jacopone da Todi, che al momento dell'elezione, gli dedic una nota lauda, in cui si domandava cosa avrebbe
fatto il nuovo papa e se fosse stato all'altezza del compito e che inizia cos:
Que farai, Pier da Morrone?
i venuto al paragone.
Vederimo l lavorato
che en cell'i contemplato.
S'el mondo de te 'ngannato,
squita maledezzone.

Vincenzo Spinelli, che fu abate e procuratore generale dell'ordine, scrisse la Vita di S. Pietro del Morrone Papa
detto Celestino V nel 1664;
Ignazio Silone, che alla vita di Celestino V ha dedicato il libro: L'avventura di un povero cristiano;
L. Ceccarelli e P. Cautilli, che hanno dedicato ai supposti segreti di Celestino V il libro: La Rivelazione
dell'Aquila;
Angelo De Nicola, che alla sua figura ed al suo messaggio di pace, nonch alla Perdonanza, ha dedicato il
"romanzo storico virtuale": La missione di Celestino.
Il titolo di un famoso romanzo new age degli anni novanta che sembra alludere a questo personaggio, La profezia di
Celestino, frutto in realt di un errore di traduzione dall'inglese The Celestine Prophecy (letteralmente "La Profezia
Celestiale").

Papa Celestino V

82

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

papa Bonifacio VIII


papa Celestino V

Note
[1] C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pa. 30.
[2] Biografia di papa Clemente (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ clemente-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ) nell'Enciclopedia dei Papi
Treccani
[3] Biografia di papa Ponziano (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ ponziano_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
[8] C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pa. 30.
[10] Scritta dai confratelli del Papa, ne esistono tre redazioni la pi antica delle quali codificata con Vita C. Le redazioni A e B sono dei
rimaneggiamenti successivi.
[11] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 524; Claudio Rendina, I papi, p. 502
[12] Un documento parla della nascita di Celestino V ... in un castello di nome Sancto Angelo..., tradizionalmente interpretato come
Sant'Angelo Limosano, ma gli abitanti di Sant'Angelo in Grotte ritengono si parli del loro borgo
[13] A met dell'Ottocento, per l'esattezza in virt di un Regio Decreto del 22 gennaio 1863, al suo posto sono sorte due diverse amministrazioni:
Sant'Angelo d'Alife e Raviscanina. Riferimenti a queste rivendicazioni sono in:

Domenico Caiazza, Il segreto di San Pietro Celestino delle origini e formazione di Pietro degli Angeleri Papa Celestino V, quaderni
campano-sannitici VI, ed. Ikona, 2005
Archivio dell'Abbazia della Ferrara (http:/ / www. amicideiborghi. it/ HOME/ storia_archivio/ ABBAZIA_FERRARA. htm)
[14] Sede suburbicaria
[15] Claudio Rendina, La vita segreta dei Papi, Mondadori, Cap. 17: "L'invenzione dell'Anno Santo", p. 87,
[16] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 526
[18] Tratto da www.operacelestiniana.org (http:/ / www. operacelestiniana. org/ public/ index. php?CS=19& CI=189) (versione italiana) e da
http:/ / www. ghirardacci. it/ (http:/ / www. ghirardacci. it/ torelli/ 1294. htm) (versione latina)
[19] Cfr. Martin Bertram, Die Abdankung Papst Clestins V. und die Kanonisten in "Zeitschrift der Savigny-Stiftung fr Rechts-geschichte",
Kanonistische Abteilung, 56, 1970: 1-101; Valerio Gigliotti, Fit monachus, qui papa fuit: la rinuncia di Celestino V tra diritto e letteratura in
"Rivista di storia e letteratura religiosa", 44. 2008: 257-323.
[20] Claudio Rendina, I papi, p. 505
[21] Martin Bertram, Die Abdankung... cit.; Valerio Gigliotti, Fit monachus, qui papa fuit; John R. Eastman, Papal Abdication in Later Medieval
Thought, Lewiston, New York, 1990.
[23] (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ celestino-v_(Enciclopedia-dei-Papi)/ )
[24] Ottorino Gurgo, Celestino V e gli spirituali, 1998, ISBN 8887303002. pp. 7-8
[26] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL), ISBN 88-384-1326-6, p. 526
[27] Claudio Rendina, I Papi, Newton Compton Editori S.r.L. Roma, 1990, p. 506
[28] Secondo altri autori (vedi ove si fa riferimento ad un anonimo autore del XIV secolo, ripreso dai Padri Bollandisti in un volume del 1897) le
spoglie di Celestino V, dopo esser state trasferite dalla chiesa abbaziale di Sant'Antonio alla chiesa di Sant'Agata a Ferentino, sarebbero state
trafugate e trasferite nottetempo alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila e ci sarebbe avvenuto nel 1327 anzich nel 1317 (per
la precisione, le spoglie sarebbero state accolte a L'Aquila il 13 febbraio di quell'anno).
[29] Una lapide marmorea nel cimitero di Cornelle e Roccapassa ricorda cos l'evento: A ricordo di Papa S.Celestino V, Pietro da Morrone
1215-1294. Uomo umile le cui spoglie mortali trafugate dalla Basilica di Collemaggio dell'Aquila hanno riposato in questo luogo Sacro nei
giorni 17, 18 e 19 aprile 1988. I cittadini di Roccapassa e Cornelle
[32] Citato in: Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990, p. 505.

Papa Celestino V

Bibliografia
(DE) Martin Bertram, Die Abdankung Papst Clestins V. und die Kanonisten, in "Zeitschrift der Savigny-Stiftung
fr Rechts-geschichte", Kanonistische Abteilung, 56, 1970: 1-101.
(EN) John R. Eastman, Giles of Rome and Celestine V: The Franciscan Revolution and the Theology of
Abdication, "The Catholic Historical Review", 76, 1990: 195-211.
Ludovico Gatto, Tra Celestino e Bonifacio VIII. Note su un'inedita vita celestina, "Bollettino dell'Istituto Storico
Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano", 69, 1957: 303-317.
Ludovico Gatto, Eleonora Plebani, Celestino V, pontefice e santo, Roma, 2006.
Ludovico Gatto, Eleonora Plebani, Celestino V: cultura e societ (Ferentino, 17 maggio 2003). Roma, 2007.
Valerio Gigliotti, La renuntiatio papae nella riflessione giuridica medioevale secc. XIIIXV): tra limite ed
esercizio del potere, in Rivista di Storia del diritto italiano, LXXIX (2006), Roma, Fondazione Sergio Mochi
Onory per la Storia del diritto italiano 2007, pp. 291-401.
Valerio Gigliotti, Fit monachus, qui papa fuit: la rinuncia di Celestino V tra diritto e letteratura, in "Rivista di
storia e letteratura religiosa", 44. 2008: 257-323.
Valerio Gigliotti, La rinuncia alla tiara nel medioevo: tra scientia Dei e scientia iuris, in "Luoghi del giure.
Prassi e dottrina giuridica tra politica, letteratura e religione". Atti della Giornata di Studio, Bologna, Universit
degli Studi, Facolt di Giurisprudenza, Sala delle Feste, 30 maggio 2008, a cura di B. Pieri e U. Bruschi, Bologna,
Gedit Edizioni 2009, pp. 219-265.
Paolo Golinelli, Celestino V. Il papa contadino, Mursia, Milano, 2006.
(DE) Peter Herde, Die Herkunft Papst Clestins V. Grundwissenschaften und Geschichte, Festschrift fr Peter
Acht, a cura di W. Schlgl-P. Herde, Kallmnz 1976: 169-188.
(DE) Peter Herde, Papst Clestin V. und die Abtei Montecassino, "Bibliothek-Buch-Geschichte. Kurt Kster zum
65. Geburtstag", a cura di J. von Pflug, Frankfurt a. M. 1977: 387-403.
(DE) Peter Herde, Papst Clestin V (Peter von Murrone), Stuttgart, 1981.
(DE) Peter Herde, Zur neuzeitlichen Ikonographie Papst Clestins V, "Mattia Preti und Carl Ruthart. Intuition und
Darstellung. Erich Hubala zum 24. Mrz 1985", a cura di F. Bttner-Ch. Lenz, Mnchen 1985: 165-182.
Peter Herde, Celestino V e la spiritualit francescana, "Schede Medievali", 12-13, 1987: 11-24.
Peter Herde, Celestino V e Bonifacio VIII di fronte all'eremitismo francescano, "Eremitismo nel francescanesimo
medievale" Atti del XVII Convegno Internazionale, Assisi, 12-13-14 ottobre 1989, Perugia 1991: 95-127.
Peter Herde, Celestino V, in "Storia della Chiesa, XI, La crisi del Trecento e il papato avignonese (1274-1378)", a
cura di D. Quaglioni, Milano 1994: 93-127.
Peter Herde, I papi tra Gregorio X e Celestino V: il papato e gli Angi, in "Storia della Chiesa" 11, 1994: S.
23-91.
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme, 1989.
(FR) Jean Leclercq, La rnonciation de Clestin V et l'opinion thologique en France du vivant de Boniface VIII,
in "Revue d'Histoire de l'glise de France", 25, 1939: 183-192.
Giorgio Leocata, Il Papa rubato, L'Aquila, 1989.
Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990.
Ignazio Silone, L'avventura di un povero cristiano, Mondadori, Milano 1998.

83

Papa Celestino V

84

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Celestino V

Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri


file su Papa Celestino V (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Coelestinus_V?uselang=it)

Questa voce inclusa nel libro di Wikipedia Papi che hanno rinunciato al ministero petrino. ( versione
epub (http://www.wikilibri.it/Papidimissionari.epub))

Collegamenti esterni
Biografia di papa Celestino V (http://www.treccani.it/enciclopedia/celestino-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Papa Celestino V (http://www.santiebeati.it/dettaglio/32850) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Celestiniana (http://www.operacelestiniana.org/)
La Perdonanza (http://www.perdonanza-celestiniana.it)
Cardinali nominati da Celestino V (http://www.araldicavaticana.com/creati da celestino_v_12941294.htm)
Controllo di autorit VIAF: 36887958 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 36887958) LCCN: n83219895 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n83219895)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Bonifacio VIII


se' tu gi cost ritto, Bonifazio?
[1]

Di parecchi anni mi ment lo scritto.

Papa Bonifacio VIII

193 papa della Chiesa cattolica

Elezione

24 dicembre 1294

Incoronazione

23 gennaio 1295

Fine pontificato 11 ottobre 1303

Portale Medioevo

Papa Bonifacio VIII

85
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Celestino V

Successore

papa Benedetto XI

Nome

Benedetto Caetani

Nascita

Anagni, 1230 circa

Morte

Roma, 11 ottobre 1303

Sepoltura

Grotte vaticane

Bonifacio VIII, nato Benedetto Caetani (Anagni, 1230 circa Roma, 11 ottobre 1303), fu il 193 Papa della Chiesa
cattolica dal 1294 alla morte.
Fu discendente di un ramo dell'importante famiglia longobarda pisana Caetani (o Gaetani), che pot acquisire
ulteriori ricchezze e grandi latifondi sfruttando la sua carica pontificia.

Biografia
Nascita e studi
Per lungo tempo si ritenuto che l'anno di nascita di Benedetto Caetani fosse il 1235: in epoca recente stato
peraltro rinvenuto un documento del 1250 nel quale si fa riferimento ad un canonico di Anagni di nome Benedetto.
Poich non si conosce alcun altro omonimo che sia stato canonico ad Anagni nel decennio 1250-1260[2], il
riferimento al futuro papa appare inequivocabile. Non sembra peraltro credibile che il Caetani fosse gi canonico
all'et di quindici anni. Ci ha indotto a retrodatare la nascita di alcuni anni. Si trova conferma di questa ipotesi in
una lettera a firma di papa Niccol IV datata 1291, nella quale il pontefice, riferendosi al cardinale Benedetto
Caetani, usa il termine ad senium che, a quei tempi, stava ad indicare i sessantenni. La combinazione dei due
documenti porta a concludere, quindi, che Benedetto sia nato intorno al 1230[3], molto probabilmente in Anagni; era
figlio di Roffredo (o Lofredo) Caetani e di Emilia Patrasso di Guarcino[4][5], legata a sua volta da parentela ai conti
di Segni. La famiglia Caetani aveva gi dato alla Chiesa un papa, Gelasio II, tra il 1118 ed il 1119.
Nel 1260, con il permesso di papa Alessandro IV[6], assunse un canonicato a Todi, dove era vescovo suo zio Pietro
Caetani, ed possibile che nella cittadina umbra abbia iniziato gli studi di diritto, poi approfonditi e completati con
ogni probabilit all'Universit di Bologna, con una specializzazione particolare in diritto canonico. La sua successiva
carriera ecclesiastica nella curia romana fu rapida e prestigiosa, e lo port a prendere parte a missioni diplomatiche
molto importanti, prima, nel 1264, presso la corte di Francia al seguito del cardinale Simon de Brion, futuro papa
Martino IV, e quindi, dal 1265 al 1268, in Inghilterra, con il cardinale Ottobono Fieschi, futuro papa Adriano V[7];
all'ambasceria in Inghilterra prese parte anche Tedaldo Visconti, il futuro Gregorio X[8][9]. Fu creato cardinale
diacono con titolo di San Nicola in Carcere nel 1281 da Martino IV, all'et di circa cinquantuno anni. Nel 1291, sotto
il pontificato di Niccol IV, opt per il pi prestigioso titolo presbiterale dei Santi Silvestro e Martino ai Monti,
mantenendo peraltro, come gi aveva fatto in passato, tutti i canonicati, prebende ed altri benefici che aveva man
mano acquisito negli anni; riusc in tal modo ad accumulare un ingentissimo patrimonio che, sommato con i beni gi
posseduti dai suoi, fece diventare i Caetani una delle pi potenti famiglie del tempo[10].
In quegli anni ebbe un grande rilievo la legazione svolta in Francia nel 1290, insieme al cardinale Gerardo Bianchi,
per dirimere un dissidio tra clero secolare ed ordini religiosi, in cui mostr aggressivit, determinazione, grande
competenza giuridica e beffarda eloquenza, che gli procurarono certamente successo, ma anche molte antipatie tra i
francesi[11].

Papa Bonifacio VIII

Partecipazione a conclavi
Durante il suo cardinalato Benedetto Caetani partecip a 4 conclavi:

conclave del 1285, che elesse papa Onorio IV


conclave del 1287-1288, che elesse papa Niccol IV
conclave del 1292-1294, che elesse papa Celestino V
conclave del 1294, dal quale venne eletto egli stesso

La rinuncia di Celestino V
Il Cardinale Benedetto Caetani fu
certamente tra le figure pi vicine a papa
Celestino V nel momento in cui quest'ultimo
meditava di rinunciare al soglio pontificio.
Si favoleggi, tra l'altro, che Celestino V,
subito dopo l'elezione, avesse udito, nel
silenzio della propria stanza, la voce di un
angelo che, per ordine divino, lo invitava a
rigettare la propria nomina pontificia[12];
peraltro, occorre dire che il Caetani, essendo
un profondo conoscitore del diritto
canonico, offr effettivamente la propria
assistenza a Celestino V per trovare le
necessarie ragioni legali per abbandonare il
Statua di papa Bonifacio VIII all'esterno della cattedrale di Anagni.
soglio di Pietro. Celestino affid al Caetani
ed a un altro cardinale, anch'egli
notoriamente esperto di diritto canonico, Gerardo Bianchi, il quesito sulla legittimit dell'abdicazione per un papa: ne
ebbe risposta positiva, cosicch emise la bolla Constitutionem, con la quale stabiliva che le norme da seguire per
l'elezione di un nuovo pontefice, in caso di dimissioni, fossero le medesime stabilite per il caso di decesso dalla Ubi
Periculum, e tre giorni pi tardi si dimise.[13]

Le regole per l'elezione ed il ripristino della Ubi Periculum


Contrariamente a quanto avvenuto spesso nel passato, il conclave successivo alla rinuncia di Celestino V fu radunato
nella citt di Napoli nei dieci giorni seguenti l'inizio della Sede vacante ed ebbe una durata molto breve. Tutto ci fu
dovuto alle disposizioni contenute nella costituzione apostolica Ubi Periculum sull'elezione pontificia, promulgata da
papa Gregorio X (il piacentino Tedaldo Visconti), nel corso del XIV Concilio ecumenico tenutosi nella citt di Lione
(concilio ecumenico Lionese II) dal 7 maggio al 17 luglio 1274, sulla sorta dell'esperienza del celebre lunghissimo
conclave viterbese che aveva portato proprio all'elezione di Gregorio X, e nel corso del quale i cardinali erano stati
pesantemente segregati.
La costituzione Ubi Periculum conteneva disposizioni molto precise, rigide e vincolanti per l'elezione papale, al fine
di sottrarla ad ogni ingerenza che non fosse strettamente ecclesiastica. Prescriveva, infatti, l'obbligo del conclave per
il Sacro Collegio, che avrebbe dovuto tenersi, obbligatoriamente, entro dieci giorni dall'inizio della Sede vacante,
nella stessa citt ove era scomparso il papa precedente.
Passati i dieci giorni previsti, il Sacro collegio doveva essere segregato in conclave sotto la sorveglianza del Podest,
che diveniva il custode del conclave. Inoltre, se entro tre giorni dall'apertura del conclave stesso il papa non fosse
stato ancora eletto, si sarebbero dovute applicare norme gradualmente restrittive sui pasti e sul reddito dei porporati,
fino a ridurli a pane ed acqua. Tutte queste disposizioni erano finalizzate non solo ad evitare che l'elezione del papa

86

Papa Bonifacio VIII

87

fosse condizionata dal popolo o dai nobili, ma anche ad impedire che l'elezione stessa si trasformasse in una lunga ed
estenuante trattativa basata su operazioni di mercimonio, come frequentemente avveniva in quei tempi. Questa
Costituzione venne peraltro sospesa dopo soli due anni, nel 1276, da papa Adriano V, su richiesta di diversi
cardinali, e quindi addirittura abrogata da papa Giovanni XXI[14], ma fu ripristinata quasi completamente da papa
Celestino V, che voleva evitare le lungaggini ed i problemi che avevano preceduto la sua elezione. Curiosamente, fu
proprio Bonifacio VIII ad inserire integralmente la Ubi Periculum nel Liber sextus del Corpus iuris canonici nel
1298[15].

Composizione del conclave


Al momento del conclave il Sacro Collegio era composto da 23 cardinali, dei
quali solo uno fu assente. Di essi, 13 erano stati nominati da papa Celestino V
nel corso dell'unico Concistoro da lui presieduto il 18 settembre del 1294; uno
da papa Urbano IV, due da papa Niccol III, uno da papa Martino IV, uno da
papa Onorio IV, quattro da papa Niccol IV.
Si trattava di:
1. Hughes Seguin de Billon (o Aycelin), O.P., cardinale vescovo di Ostia e
Velletri, Decano del Sacro Collegio.
2. Matteo d'Acquasparta, O.Min., cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina,
Subdecano del Sacro Collegio.
3. Gerardo Bianchi, cardinale vescovo di Sabina.
4. Giovanni Boccamazza (o Boccamiti), cardinale vescovo di Frascati.
5. Simone di Beaulieu, cardinale vescovo di Palestrina.
6. Brard de Got, cardinale vescovo di Albano.
7. Benedetto Caetani, cardinale prete titolare dei Santi Silvestro e Martino;
primoprete.
8. Pietro Peregrosso (detto Milanese), cardinale prete titolare di San Marco.
9. Tommaso d'Ocre, O.Cel., cardinale prete titolare di Santa Cecilia.
10. Jean Le Moine, cardinale prete titolare dei Santi Marcellino e Pietro.
11. Pietro d'Aquila, O.S.B., cardinale prete titolare di Santa Croce in
Gerusalemme.
12. Guillaume Ferrier (o de Ferrires), cardinale prete titolare di San
Clemente.
13. Nicolas de Nonancour, cardinale prete titolare di San Marcello.[16]

Manno Bandini da Siena, Statua di


Bonifacio VIII, Museo civico medievale
di Bologna

14. Robert de Pontigny, O.Cist., cardinale prete titolare di Santa Pudenziana.


15. Simon d'Armentires, noto anche come Simon de La Charit, O.S.B.Clun., cardinale prete titolare di Santa
Balbina.
16. Giovanni di Castrocoeli, O.S.B., cardinale prete titolare di San Vitale.
17. Matteo Rubeo Orsini, cardinale diacono di Santa Maria in Portico Octaviae, protodiacono.
18. Giacomo Colonna, cardinale diacono di Santa Maria in via Lata.
19. Napoleone Orsini Frangipani, cardinale diacono di Sant'Adriano.
20. Pietro Colonna, cardinale diacono di Sant' Eustachio.
21. Landolfo Brancaccio, cardinale diacono di Sant'Angelo in Pescheria.
22. Guglielmo de Longhi, cardinale diacono di San Nicola in Carcere Tulliano.
Il cardinale Francesco Ronci, O.Cel., titolare di San Lorenzo in Damaso, non partecip al conclave. Mor
presumibilmente subito prima del medesimo, dopo il 13 ottobre 1294.[16]

Papa Bonifacio VIII

L'elezione al soglio pontificio


Appena dieci giorni dopo l'abdicazione di papa Celestino V, secondo quanto stabilito dalla Ubi Periculum, i
componenti del Sacro Collegio si riunirono in conclave in Castel Nuovo, nella citt di Napoli, il 23 dicembre 1294
per dare alla Chiesa il nuovo Pastore. Gi il giorno successivo, vigilia di Natale, fu eletto papa, forse al terzo
scrutinio[17][18], il cardinale Caetani[13][19], che fu poi incoronato nella Basilica di San Pietro il 23 gennaio 1295 e
assunse il nome pontificale di Bonifacio VIII. Aveva circa 64 anni.
Dante Alighieri avanza ripetutamente l'ipotesi che l'elezione di Bonifacio VIII sia stata viziata da simonia (canti XIX
e XXVII dell'Inferno).
Jacopone da Todi, a sua volta, cos descrive l'elezione al soglio di Pietro di Benedetto Caetani:
Quando fo celebrata la 'ncoronazione, / non fo celato al mondo quello che c'escuntrne: / quaranta omen' fr morti all'oscir
de la masone! / Miracol Deo mustrne, quanto li eri 'n placere.
(J. da Todi, O Papa Bonifazio.)

Il pontificato
La segregazione e la morte di Celestino V
Come primo atto del suo pontificato, dopo aver
riportato la sede papale da Napoli a Roma per sottrarre
l'istituzione all'influenza di re Carlo II d'Angi, annull
o sospese tutte le decisioni assunte dal suo predecessore
Celestino V, riconoscendo valida soltanto la creazione
dei dodici nuovi cardinali[20][21].
Immediatamente dopo, a causa dell'ostilit dei cardinali
francesi, ebbe timore che il suo predecessore, Pietro del
Morrone, ritornato semplice frate, potesse essere
cooptato dai porporati transalpini come antipapa e, per
evitare ci, si rendeva necessario che il vecchio eremita
rientrasse sotto il ferreo controllo del Pontefice.
Bonifacio VIII, quindi, mentre Celestino V tentava
prima di tornare al suo eremo vicino Sulmona, poi sentitosi braccato - di fuggire verso la Grecia, lo fece
arrestare da Carlo II d'Angi[22], lo stesso monarca che
pochi mesi prima ne aveva sostenuto l'elezione
pontificia, e lo fece rinchiudere nella rocca di Fumone,
di propriet della famiglia Caetani, dove rimase fino
alla morte.[19] Nonostante si siano formulate varie
ipotesi, non sembra che la morte di Celestino V sia
Statua di Bonifacio VIII, Arnolfo di Cambio, Museo dell'Opera del
Duomo (Firenze)
stata violenta o, tanto meno, avvenuta per mano di
Bonifacio VIII. Lo stato di detenzione voluto dal
Caetani pu tuttavia aver peggiorato la salute di un ottantasettenne gi debilitato dalle fatiche dei precedenti mesi.
L'ampio foro rinvenuto sul cranio dell'eremita molisano sembra dovuto non ad un chiodo conficcato a forza, ma ad
un ascesso cerebrale. Alla sua morte Bonifacio port il lutto per lui, caso unico tra i Papi, e celebr una messa
pubblica in suffragio per la sua anima. Poco dopo diede inizio al processo di canonizzazione, che fu accelerato e
concluso pochi anni dopo da papa Clemente V[23] su pressione del re di Francia Filippo IV il Bello e dei fedeli.[24]

88

Papa Bonifacio VIII

La Sicilia agli Aragonesi


Scomparso cos un potenziale antipapa come avrebbe potuto essere l'ex Pontefice, il primo atto politico cui egli
dovette adempiere fu la risoluzione della controversia in corso tra gli angioini e gli aragonesi per il possesso della
Sicilia; controversia che si protraeva dall'epoca dei vespri siciliani, cio dal 1282.
A Napoli governava Carlo II d'Angi detto lo Zoppo, e in Sicilia Federico III d'Aragona, fratello di re Giacomo II
che, a sua volta, era passato nel 1291 al trono d'Aragona. Il 12 giugno del 1295, spinto dal Papa, che parteggiava per
l'angioino avendolo questi aiutato nei primi tempi del suo pontificato, anche con l'arresto di Celestino V, Giacomo II
sottoscrisse il Trattato di Anagni con il quale rinunciava a tutti i diritti sulla Sicilia in favore del Papa, che, a sua
volta, li trasferiva a Carlo lo Zoppo.
Ma i siciliani, memori delle angherie subite sotto gli angioini, si ribellarono, preferendo come re Federico d'Aragona
e rifiutando fermamente Carlo. Il Papa, seppur malvolentieri, dovette acconsentire e fin per incoronare Federico re
di Sicilia nella cattedrale di Palermo il 25 marzo 1296. Questa incoronazione fu la prima amara sconfitta per papa
Bonifacio, sconfitta che sar sanzionata successivamente e definitivamente mediante la celebre Pace di Caltabellotta,
stipulata alla fine di agosto del 1302 tra Roberto d'Angi, figlio di Carlo II, e Carlo di Valois da una parte, e Federico
III di Aragona, dall'altra. L'accordo stabiliva la distinzione politica fra il Regno di Sicilia, in mano agli angioini e
limitato alla parte continentale dell'Italia meridionale, creando di fatto il Regno di Napoli, ed il Regno di Trinacria,
costituito dalla Sicilia e dalle isole adiacenti, con Federico III d'Aragona come re indipendente e assoluto.
Il trattato di pace prevedeva anche, tra l'altro, la riunificazione del Regno alla morte di Federico, ed il ritorno dello
stesso sotto gli angioini, cosa che peraltro non avvenne mai e furono, anzi, gli aragonesi a conquistare anche il
Regno di Napoli nel 1442 con Alfonso V il magnanimo.

L'idea teocratica e la tassazione degli ecclesiastici


Questo fu soltanto il primo di vari insuccessi riportati da Bonifacio in politica estera, la cui causa comune doveva
essere ricercata nell'idea che il pontefice aveva in merito al ruolo del papato nel contesto degli Stati d'Europa, che,
sul finire del Medioevo, si stavano ormai trasformando in vere e proprie Nazioni. Bonifacio VIII riteneva infatti, pi
di suoi predecessori che si erano gi orientati in questo senso, come Gregorio VII, Innocenzo III e Gregorio IX, che
l'autorit del papa fosse al di sopra del potere dei regnanti, i quali, come battezzati, erano sottoposti come gli altri
fedeli alla Chiesa. All'interno di questa si collocava la cosiddetta Christianitas, ossia la comunit socio-politica dei
popoli cristiani, i quali vivono nel tempo secondo gli insegnamenti della loro fede. Tale comunit, meno estesa della
Chiesa stessa, per forza di cose sottoposta alla sua autorit, della quale parte integrante, anche se distinta e
separata. Il capo naturale della Chiesa, cio il Papa, era perci anche il capo della Cristianit; data la concezione
gerarchica del potere nel medioevo, ne derivava che quello spirituale potesse indirizzare e guidare il temporale, in
qualunque questione che implicasse il bene delle anime o la prevenzione e la repressione del peccato. E' questa la
concezione detta generalmente teocrazia pontificia, ma che pi tecnicamente pu essere considerata una ierocrazia,
ossia un governo basato sulla sacralit del potere, cio sui presbiteri. Fino a quel momento, il Papato - o, come si
legge nella trattatistica medievale, il Sacerdotium- aveva lottato, per l'egemonia sulla Christianitas, con l'unico altro
potere universale che avrebbe potuto contrastarlo, l'Impero, tecnicamente Imperium. Avendolo espulso dalla sfera
sacrale (in cui era dai tempi di Costantino), degradandolo di fatto ad una istituzione profana (anche se bisognosa
della consacrazione religiosa per esercitare il suo potere), ora il Papato aveva come avversario l'autorit regia dei
singoli stati sovrani, la regalis potestas. L'idea bonifaciana non era dunque nuova, ma nuovo era l'ambito di
applicazione. Tra i teologi che maggiormente sostennero l'idea teocratica di Bonifacio vi furono i due studiosi
agostiniani Egidio Romano e Giacomo da Viterbo: quest'ultimo, in particolare, con il suo trattato De regimine
christiano -considerato il primo trattato sistematico sulla Chiesa- approfond e sostenne i temi del potere temporale e
del papato inteso come teocrazia[25].
La volont del pontefice su questo argomento non riusc mai, peraltro, a realizzarsi concretamente, aprendo viceversa
la strada a lotte per il potere che proseguirono, in maniera pressoch ininterrotta, nei secoli successivi, vedendo

89

Papa Bonifacio VIII


impegnati di volta in volta Pontefici e Sovrani, mediante l'ingerenza di quelli negli affari di stato di questi e di questi
negli affari ecclesiastici di quelli.
Il primo atto della politica teocratica di Bonifacio avvenne con l'emanazione della bolla Clericis laicos, il 24 febbraio
1296, mediante la quale il papa ribadiva la proibizione ai laici, sotto la pena di scomunica, di tassare gli ecclesiastici,
ed a questi ultimi di pagare i tributi eventualmente richiesti, con sanzioni identiche per entrambi in caso di violazione
del divieto. Infatti, durante la sede vacante del 1292-1294, tale norma era stata violata in Francia e Inghilterra. Era il
segnale di una rinnovata vigilanza in difesa delle prerogative sovra-nazionali della Chiesa.
Il re di Germania, Adolfo di Nassau - Vilburgo, candidato alla nomina imperiale, non si oppose per motivi di
opportunit. Egli, infatti, mirava alla corona imperiale, per cui aveva bisogno dell'incoronazione papale. Anche in
Inghilterra re Edoardo I Plantageneto, bench tendenzialmente contrario, dovette accettare formalmente il rifiuto dei
vescovi al pagamento delle imposte, riservandosi di esercitare la propria autorit fiscale in base alle circostanze.
La Francia assunse, invece, una posizione molto diversa. Il re Filippo IV il Bello, non respinse la bolla papale
(altrimenti sarebbe incorso nella scomunica latae sententiae, ma emise una serie di editti, nei quali vietava a
chiunque, laico od ecclesiastico che fosse, l'esportazione di denaro e preziosi. In questo modo le rendite percepite
dalla Santa Sede in Francia, la nazione pi ricca di Occidente, non potevano raggiungere Roma.
La posizione di re Filippo fu talmente astuta che il Papa si vide costretto ad addivenire ad un accordo, autorizzando il
re francese a riscuotere le imposte dal clero, in caso di estrema necessit, anche senza la preventiva autorizzazione
pontificia.[26]

I contrasti con la curia: i Colonna


Il cedimento del papa di fronte alla ferma opposizione del re di Francia trovava peraltro la sua causa recondita in una
riduzione dell'autorit del papa stesso proprio all'interno della Santa Sede. Infatti, a causa del suo atteggiamento
arrogante ed accentratore, il pontefice aveva provocato l'insorgere di uno schieramento a lui ostile, sia nella Curia
che nell'aristocrazia romana. Questo schieramento era capeggiato dai cardinali Giacomo Colonna e Pietro Colonna,
appartenenti alla famiglia romana dei Colonna - acerrima nemica della famiglia dei Caetani alla quale apparteneva
Bonifacio - i quali sostennero che la sua elezione era da ritenere illegittima poich non doveva essere considerata
valida l'abdicazione di papa Celestino V. Questa posizione, che poteva preludere ad un possibile scisma, era
fortemente appoggiata anche da tutto il movimento dei Francescani spirituali, i quali avevano in quel momento la
loro espressione pi alta nelle somme laudi di Jacopone da Todi che, a sua volta, defin il Pontefice "novello
anticristo". La perdita di potere interno aveva, quindi, indotto il Pontefice ad essere pi tollerante verso le resistenze
di Filippo il Bello. Ai Francescani spirituali si aggregarono, contro Bonifacio, anche i Celestini: l'insieme di questi
due gruppi di religiosi prese il nome di Bizochi.
La lotta all'interno delle istituzioni ecclesiastiche tocc il suo culmine nei primi giorni del maggio 1297[27], quando i
due Colonna, alcuni loro familiari ed amici e tre Francescani spirituali[28] sottoscrissero un memoriale, il cosiddetto
manifesto di Lunghezza, con il quale il papa veniva dichiarato decaduto, sempre a causa della sua illegittima
elezione, con espresso invito ai fedeli a non portargli pi obbedienza.
La durissima reazione del Pontefice non si fece attendere: i due cardinali furono destituiti con la bolla In excelso
throno del 10 maggio 1297, che evidenziava anche il disprezzo dell'intera famiglia Colonna verso le cose altrui,
nonch i loro comportamenti superbi ed oltraggiosi che, di conseguenza, meritavano addirittura la cancellazione
dell'intera famiglia[29]. Pochi giorni pi tardi, dopo una risentita replica dei Colonna, Bonifacio promulg la bolla
Lapis abscissus (23 maggio), con la quale i due cardinali venivano scomunicati (fatto ritenuto di inaudita gravit) ed
i beni di famiglia confiscati. Si apr cos una vera e propria guerra tra il papa ed i Colonna, nella quale questi ultimi
speravano in un intervento del re di Francia in loro sostegno, cosa che non avvenne in quanto il sovrano francese
proprio in quel periodo stava perfezionando gli accordi con il pontefice per risolvere definitivamente il grave
problema dei tributi agli ecclesiastici in Francia, motivo per cui - in quel particolare momento - Filippo il Bello non
desiderava ulteriori contrasti con Bonifacio[30].

90

Papa Bonifacio VIII

La distruzione di Palestrina
Le cronache dell'epoca riferiscono che, dopo lunghe trattative, condotte soprattutto attraverso la mediazione del
cardinale Giovanni Boccamazza, molto vicino ai due Colonna, questi ultimi, nel settembre del 1298, si recarono al
cospetto del papa, nella citt di Rieti, nelle vesti di umili penitenti, in abiti da lutto, a piedi nudi, con la corda al collo
e la testa scoperta[31].
Chiedendo perdono e sottomettendosi all'autorit pontificia, riconobbero la piena legittimit di Bonifacio quale unico
vero pontefice della Chiesa cattolica. Il papa accolse con benevolenza le dichiarazioni di contrizione dei Colonna e
accord loro il suo perdono, non senza aver prima preteso che i due cardinali restituissero i loro sigilli che furono
debitamente distrutti. Inoltre tutta la famiglia fu inviata al soggiorno obbligato nella citt di Tivoli in attesa delle
decisioni definitive del pontefice.
La tregua tra Bonifacio ed i Colonna fu peraltro di durata assai
breve, tant' che il tribunale dell'Inquisizione della citt di
Bologna, facendo seguito ad una decisione del pontefice, datata 12
aprile 1299, ordin la confisca del palazzo del cardinale Giacomo
Colonna. Di fatto, la conflittualit tra il papa ed i suoi avversari
non si attenu in alcun modo ed i Colonna, alla fine, dovettero
riparare in Francia.
Nel corso dei negoziati che avevano preceduto l'atto di
sottomissione dei Colonna al papa in Rieti, era stato stabilito, tra
l'altro, che la citt di Palestrina, fulcro e roccaforte dei
possedimenti dei Colonna, entrasse nel pieno possesso del papa.
Non appena per il papa entr nel possesso materiale della citt,
diede ordine di distruggerla e la fece radere al suolo
completamente nella primavera del 1299: egli fece passare l'aratro
su tutto il territorio della citt, ne fece cospargere il suolo di sale e
ne fece perfino cancellare il nome, trasferendo la popolazione in
Arnolfo di Cambio, monumento a Bonifacio VIII,
Museo dell'Opera del Duomo di Firenze
una nuova citt pi a valle, denominata Citt Papale. La
motivazione del suo gesto contenuta in una lettera datata 13
giugno 1299, nella quale Papa Bonifacio cos si espresse: ...perch non vi resti nulla, nemmeno la qualifica o il
nome di citt. La distruzione della citt ebbe come conseguenza anche la perdita del privilegio di essere una delle
sette diocesi suburbicarie di Roma, che venne trasferito alla nuova citt. Da notare che, proprio durante la distruzione
di Palestrina, fu fatto prigioniero Jacopone da Todi, che si era rifugiato nella citt e che scont la sua storica
avversit per Bonifacio con cinque anni di carcere duro, oltre alla scomunica[32].
Lo sbigottimento degli storici davanti al comportamento tanto feroce di un pontefice contro un'intera citt, che, per di
pi, era stata consegnata a lui dopo un negoziato, espresso molto bene dal Gregorovius che parla di vero odio del
papa contro i ribelli, di un diluvio d'ira e di una folgore che schiant realmente una delle citt pi antiche
d'Italia, paragonando le terribili distruzioni operate da Bonifacio con le demolizioni e gli eccidi attuati da Lucio
Cornelio Silla nell'82 a. c. contro la stessa citt, allora chiamata Praeneste: il papa voleva cos distruggere una stirpe,
quella dei Colonna, che considerava tirannica[33].
A conclusione della contesa con i Colonna, i due porporati, come sopra accennato, dovettero riparare in Francia sotto
la protezione di Filippo il Bello, e i loro beni furono confiscati e divisi tra un ramo dei Colonna vicino al papa[34] e la
famiglia degli Orsini, anch'essi acerrimi nemici dei Colonna.[35]
Il 3 ottobre 1299 Papa Bonifacio accett dal libero comune di Velletri l'elezione a podest per una legislatura (6
mesi), sia perch il comune di Velletri, da sempre fedele ai papi, aveva un rapporto di amicizia con Bonifacio, che da
giovane aveva studiato per un certo periodo in questa citt, sia perch la stessa Velletri doveva difendersi dai nobili

91

Papa Bonifacio VIII

92

(soprattutto dai Colonna) che la volevano sottomettere, e avere Bonifacio come podest, oltre ad essere un motivo
d'orgoglio, era anche un'ottima alleanza ed un valido deterrente per i nemici; lo stesso valeva per Bonifacio, che
poteva cos contare sull'alleanza di un comune agguerrito e forte come quello di Velletri.

L'istituzione del Giubileo


Uno dei pi importanti successi del pontificato di
Bonifacio fu senz'altro l'istituzione del Giubileo. Sul
finire del 1299 moltissimi pellegrini si erano radunati a
Roma, spinti da un vero e proprio moto popolare
spontaneo, che rendeva pieno di grandi aspettative il
secolo che stava per iniziare. Prendendo cos spunto da
questa vasta iniziativa spontanea ed ispirandosi sia alla
leggenda dell'Indulgenza dei Cent'anni, risalente
almeno a Innocenzo III[36], che alla Perdonanza, voluta
dal suo predecessore Celestino V, Bonifacio istitu
l'Anno Santo, nel quale potevano lucrare l'indulgenza
plenaria tutti i fedeli che avessero fatto visita alle
Basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura.
L'Anno Santo fu formalmente indetto il 22 febbraio
1300, con la bolla Antiquorum habet fida relatio, ma
con indulgenze retroattive al 24 dicembre 1299; nella
bolla era anche stabilito che l'Anno Santo si sarebbe
ripetuto, in futuro, ogni cento anni.
Bonifacio VIII indice il giubileo del 1300 (frammento di un affresco
di Giotto)

Il Giubileo ebbe un grande successo e l'afflusso di


pellegrini a Roma fu enorme (il Villani parla di
300.000 pellegrini[35]). A parte la diffusa e sentita
necessit di indulgenza in quel periodo (anche la partecipazione alle crociate offriva questo stesso beneficio), l'arrivo
dei pellegrini a Roma da tutto il mondo, oltre a significare un notevole apporto di denaro, esaltava la magnificenza
della Citt Eterna e consolidava il primato ed il prestigio del Pontefice.[37]
Secondo molti storici il giubileo rappresent per il papa una breve ma felice parentesi di pace[38], che gli permise,
tra l'altro, di rimpinguare le finanze pontificie; egli infatti temeva il blocco delle "decime", ed istitu il Giubileo
anche per motivi economicii. In tal senso fu sicuramente piuttosto notevole l'afflusso di denaro, ma il papa non
ricevette l'omaggio dei sovrani d'Europa e questo fu per lui motivo di grande delusione. Le assenze dei regnanti
volevano in qualche modo significare che la sua aspirazione di riunire nelle sue mani sia il potere spirituale che
quello temporale era probabilmente soltanto un'illusione.

La questione fiorentina: Bianchi e Neri, Carlo di Valois, Dante


In quegli stessi anni esplose con violenza la diatriba fiorentina tra le due parti della citt, storicamente e
tradizionalmente guelfa, ma divisa tra la famiglia dei Cerchi, di recente ricchezza commerciale e finanziaria, e quella
dei Donati, di antica nobilt oligarchica. I Cerchi furono identificati con i Bianchi, ed i Donati con i Neri. La
controversia fra le due parti fu durissima e senza esclusione di colpi: il 18 aprile 1300 tre fiorentini residenti alla
corte pontificia[39] furono condannati per alto tradimento: il papa intervenne subito in loro difesa ed invi in citt,
anche dopo i gravi disordini di Calendimaggio del 1300, il cardinale Matteo d'Acquasparta, con poteri molto ampi.
Peraltro il cardinale non ottenne i risultati sperati dal pontefice e fu, anzi, costretto, dopo un grave attentato alla sua
persona, a lasciare Firenze, decretando la scomunica contro i maggiorenti cittadini e l'interdetto contro l'intera citt.

Papa Bonifacio VIII


Bonifacio decise allora di inviare a Firenze Carlo di Valois, gi accolto in Italia con grandi onori, che fu nominato,
tre l'altro, paciere di Toscana, ed intervenne nella citt, con i suoi numerosi armati e con grande determinazione, tra
il novembre 1301 e l'aprile 1302, portando alla supremazia della parte Nera (Donati), maggiormente gradita al
pontefice.
In quegli stessi anni Dante Alighieri, che apparteneva alla parte Bianca, e ricopriva importanti incarichi di governo
nella citt[40], si trov pi volte in contrasto con il papa: agli inizi del 1302 Dante venne inviato e Roma con
un'ambasceria per trovare un accordo con Bonifacio, ma fu trattenuto presso la corte papale -anche con pretesti- per
lunghissimo tempo, forse per ordine del pontefice, mentre, in quello stesso periodo, il nuovo Podest di Firenze,
Cante Gabrielli, lo condannava al rogo ed alla perdita delle propriet. Dante, di fatto esiliato, non rientr mai pi in
Firenze.

I nuovi contrasti con Filippo il Bello


Vi erano stati, nel frattempo, profondi cambiamenti
nella situazione della Germania, ove vi era un nuovo
Re dei Romani[41] nella persona di Alberto I d'Asburgo,
che aveva affrontato in battaglia Adolfo di Nassau,
sconfiggendolo ed uccidendolo. Il nuovo re tedesco
aveva incontrato quasi subito Filippo il Bello nei pressi
di Vaucouleurs, stringendo un accordo con lui
(dicembre 1299). Questa alleanza contrastava con i
desideri del Papa che, da un lato, intendeva sottrarre la
Chiesa francese al controllo di re Filippo, e, dall'altro,
temeva fortemente una ripresa delle mire
dell'imperatore tedesco sull'Italia, mire che erano
L'arresto di Bonifacio VIII, miniatura della Nuova Cronica di
cessate con la fine della casa di Svevia nel 1266.
Giovanni Villani
Bonifacio VIII invit allora il nuovo Re dei Romani a
comparire alla sua presenza in Roma, ma Alberto
d'Asburgo, anzich andare personalmente, invi presso il pontefice un'ambasceria della quale, d'intesa con Filippo il
Bello, facevano anche parte, oltre agli emissari tedeschi, alcuni giuristi francesi ed un banchiere fiorentino amico del
re di Francia[42]. La cosa, ovviamente, irrit e preoccup notevolmente Bonifacio VIII, anche perch Filippo, pochi
mesi prima (luglio 1299), aveva accolto presso la sua corte i Colonna. Giungevano inoltre dalla Francia ulterori
allarmanti notizie sia di pesantissime tassazioni imposte dalla corona a molti ecclesiastici, sia di continui soprusi del
re nella zona delle Fiandre: tutto ci indicava con evidenza come il sovrano francese si stesse preparando ad un
nuovo conflitto con il papa[43].
Si intrecci con questi dissidi politici una vicenda pi squisitamente religiosa, che acu ulteriormente la crisi tra
Bonifacio e Filippo il Bello: da diversi anni il papa era il protettore, stimandolo grandemente, dell'abate francese
Bernard Saisset, titolare dell'abbazia di Saint-Antonin, che a sua volta vantava storicamente importanti diritti sulla
citt di Pamiers. Usurpando tali diritti, nel marzo 1298 il conte Ruggero Bernardo IV di Foix si impadron della citt;
la reazione del pontefice fu energica e rapida: scrisse al re una dura lettera in cui lo rimproverava per la sua inattivit
nella vicenda, minacci di scomunica il conte e, finalmente, eresse a diocesi la citt di Pamiers, nominandone
vescovo proprio il Saisset. Per qualche tempo il re non reag, poi, stimolato anche dal conte di Foix, nell'ottobre 1301
fece arrestare il Saisset con l'accusa di alto tradimento, confiscandogli anche il patrimonio.[44]
La risposta di Bonifacio VIII non si fece attendere e giunse il 4 dicembre 1301 con la bolla Salvator Mundi,
mediante la quale il papa abol tutti i privilegi ch'egli aveva concesso a re Filippo allorquando lo aveva autorizzato a
riscuotere le imposte agli ecclesiastici anche senza il consenso papale.

93

Papa Bonifacio VIII


Il giorno successivo, 5 dicembre, il pontefice pubblic una nuova bolla, la ben nota Ausculta fili, documento di
grande vigore che rappresenta forse la summa degli ideali di Bonifacio sui rapporti tra papato e potere politico; in
questa bolla convoc l'episcopato francese e lo stesso re ad un sinodo, da tenersi a Roma l'anno seguente, al fine di
definire una volta e per sempre i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, facendo intendere, a chiare lettere e con il supporto
di molte citazioni bibliche, che il papa era l'autorit suprema, cui dovevano sottomettersi anche i sovrani, senza
eccezione alcuna, e che solo al papa tutti dovevano rendere conto dei propri atti, sovrani compresi.
Questo atteggiamento autoritario del pontefice, manifestato nelle bolle del 4 e, soprattutto, del 5 dicembre 1301,
provoc l'immediata reazione di Filippo IV, il quale fece bruciare in segreto le due bolle e divulg in Francia una
versione ridotta ed artatamente manipolata della Ausculta fili, dal falso titolo Deum time (o Scire te volumus), nella
quale venivano adattate, in modo tendenziosamente peggiorativo, le parole del papa, con lo scopo evidente di
suscitare indignazione ed ostilit nei confronti di Bonifacio, cosa che in effetti avvenne.[45]
Lo scopo che il re si era prefisso fu raggiunto nel corso degli Stati Generali, riuniti a Parigi per la prima volta da
Filippo il 10 aprile del 1302, quando egli ottenne l'approvazione uananime dell'Assemblea alla stesura di una lettera
indirizzata al Papa, nella quale veniva stigmatizzata e fermamente respinta la posizione del pontefice, ritenuta
offensiva ed addirittura ingiuriosa nei confronti del re e della stessa Francia. Contemporaneamente vi fu la
proibizione da parte del re ai vescovi francesi di recarsi a Roma per il sinodo.

La Unam Sanctam: le conseguenze


Nel corso del sinodo, al quale parteciparono trentanove vescovi francesi nonostante il divieto di Filippo il Bello,[46] il
18 novembre 1302 Bonifacio VIII eman la celebre bolla Unam Sanctam, nella quale veniva ribadito
dogmaticamente il seguente concetto: nella potest della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella
temporale; la prima viene condotta dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa, quella per mano del sacerdote, questa per
mano del re ma dietro indicazione del sacerdote [...], la potest spirituale deve ordinare e giudicare la potest
temporale [...], chi si oppone a questa suprema potest spirituale, esercitata da un uomo ma derivata da Dio, nella
promessa di Pietro, si oppone a Dio stesso. quindi necessario per ogni uomo che desidera la sua salvezza
assoggettarsi al vescovo di Roma.[47] Ci stava a significare la supremazia del potere spirituale su quello temporale:
in caso di inosservanza di quanto decretato dal papa la pena era la scomunica.
La bolla ebbe certamente i contributi di alcuni grandi teologi dell'epoca, tra cui il cardinale francescano Matteo
d'Acquasparta ed i due agostiniani Egidio Romano e Giacomo da Viterbo; in essa viene lucidamente sintetizzato e
completato il pensiero teocratico espresso da Bonifacio VIII molte volte negli anni precedenti: ad una prima parte, in
cui si espone concretamente la stessa natura unitaria della Chiesa, fa seguito una seconda parte, nella quale si dice
che solo al papa vanno attribuiti i pieni poteri, la cosiddetta plenitudo potestatis. Ne consegue, come sopra meglio
precisato, il simbolo delle due spade, per cui tutta la cristianit sotto il controllo del papa,fonte e regola di ogni
potere sulla terra[48][49].
La reazione di Filippo IV fu estremamente determinata e decisa anche questa volta, ma con scopi definitivi: infatti il
suo obiettivo finale era ormai quello di mettere sotto processo il papa, invalidarne l'elezione, accusarlo di eresia,
simonia e molte altre colpe,e procedere infine alla sua deposizione. In ci gli furono molto utili le testimonianze dei
Colonna, che erano stati scomunicati da papa Bonifacio e si trovavano ancora sotto la protezione del re. La decisione
di processare il papa fu adottata da Filippo nel corso di una riunione del Consiglio di Stato da lui convocata al
Louvre il 12 marzo 1303. Occorreva per la presenza del pontefice al processo. A tal fine il sovrano incaric il
Consigliere di Stato Guglielmo di Nogaret di catturare il papa e condurlo a Parigi.
Il pontefice, venuto a conoscenza delle manovre del re, tent di correre ai ripari. Prima invi una lettera di
scomunica al sovrano, che peraltro non sort alcun effetto, poi cerc di guadagnare l'amicizia del re dei Romani,
Alberto I d'Asburgo, sottraendolo all'alleanza con il re di Francia. Convoc a tal fine un Concistoro per il 30 aprile
del 1303, nel quale riconobbe Alberto ufficialmente come re di Germania, nonch Sovrano di tutti i Sovrani, con la
promessa dell'incoronazione imperiale in un futuro vicinissimo. Tutto ci in cambio della difesa della persona del

94

Papa Bonifacio VIII


papa contro tutti i suoi avversari. Gli eventi successivi resero di fatto irrealizzabili queste ipotesi.
Venuto a conoscenza che Alberto d'Asburgo era stato riconosciuto dal Papa re di Germania e temendo di averne
perso l'alleanza, re Filippo cerc di accelerare i tempi per la messa in stato di accusa del Papa, convocando una
nuova Assemblea degli Stati Generali, al Louvre, nel mese di giugno, con lo scopo di avviare un'istruttoria che
preparasse il processo al Pontefice.
Poich il Consigliere di Stato Guglielmo di Nogaret era assente, in quanto si trovava in missione verso Roma, la
pubblica accusa fu affidata ad un altro Consigliere di Stato, Guglielmo di Plaisians.

Le accuse e le congiure - Lo schiaffo di Anagni


Numerose furono le accuse formulate verso il Caetani
al Louvre il 14 giugno. Innanzi tutto quella di aver fatto
assassinare il suo predecessore Pietro da Morrone, gi
papa Celestino V. Fu accusato poi di negare
l'immortalit dell'anima e di aver autorizzato alcuni
sacerdoti alla violazione del segreto confessionale. Fu
accusato, infine, di simonia, di sodomia, di eresia e di
molte altre colpe[50]. Sulla base di queste infamanti
accuse, il re propose di convocare un Concilio per la
destituzione del Pontefice e la sua proposta fu
approvata anche dalla quasi totalit del clero francese.
Papa Bonifacio, messo al corrente di questi ultimi
avvenimenti, prepar una nuova bolla di scomunica
contro il Re di Francia, la Super Petri solio, che
peraltro non ebbe il tempo di promulgare, poich il
Nogaret, insieme a tutta la famiglia Colonna,
capeggiata da Sciarra Colonna, organizz una congiura
contro di lui, cui aderirono parte della borghesia di
Anagni e molti componenti del Sacro Collegio
cardinalizio.
All'inizio di settembre del 1303 il Nogaret e Sciarra
Colonna, entrati indisturbati in Anagni, riuscirono a
L'oltraggio di Sciarra Colonna a Bonifacio VIII -incisione francese
catturare il papa dopo un assalto al palazzo pontificio e
del XIX sec.per tre giorni il Papa rest nelle mani dei due
congiurati, che non risparmiarono ingiurie alla persona del pontefice (l'episodio noto come lo schiaffo di Anagni,
anche se pare che in realt il papa non sia stato colpito fisicamente ma pesantemente umiliato[51]). Le numerose
ingiurie inferte al papa, unitamente al contrasto tra il Nogaret e il Colonna sul destino del Caetani, che li rese
dubbiosi ed indecisi (il primo lo voleva infatti prigioniero a Parigi, il secondo lo voleva morto), indussero la citt di
Anagni a rivoltarsi contro i congiurati e a prendere le difese del papa concittadino. Vi fu pertanto un'inversione di
rotta da parte della borghesia di Anagni che mise in fuga i congiurati e liber il papa, guadagnandosi la sua
benedizione ed il suo perdono.[52]

95

Papa Bonifacio VIII

96

La morte
Bonifacio rientr a Roma il 25 settembre sotto la protezione degli Orsini. Aveva, per, perduto l'immagine del
grande e potente Pontefice che si era illuso di essere ed era fiaccato anche nel fisico per le molte sofferenze dovute
alla gotta e, soprattutto, alla calcolosi renale che lo affliggeva da anni[53][54][55]. Mor l'11 ottobre del 1303 e fu
sepolto nella Basilica di San Pietro, nella Cappella costruita apposta per lui da Arnolfo di Cambio, rivestito da
sontuosi paramenti sacri, con una splendida mitria ed un anello preziosissimo all'anulare destro[56]. Attualmente non
vi traccia alcuna di questa cappella, che venne distrutta in occasione della edificazione della nuova Basilica
avvenuta per mano del Bramante prima e di Michelangelo poi. Le spoglie del pontefice, invece, furono sistemate
nelle Grotte Vaticane, dove si trovano tuttora, nel bel sarcofago funerario realizzato da Arnolfo di Cambio.

Il processo di Filippo il Bello contro


Bonifacio VIII post mortem (1303-1313)
Come sopra precisato, Filippo il Bello tenne, al Louvre,
una prima riunione del Consiglio di Stato il 12 marzo
1303 per decidere e preparare il processo contro il
pontefice, con la determinante collaborazione di
Guglielmo di Nogaret. In una successiva riunione dello
stesso Consiglio, tenutasi sempre al Louvre il 13 e 14
giugno dello stesso anno, il processo venne
formalmente istruito con la formulazione delle accuse
contro Bonifacio VIII, che furono puntualizzate dal
consigliere Guglielmo di Plaisians, visto che il Nogaret
Tomba di Bonifacio VIII, nelle grotte vaticane
si trovava in Italia probabilmente per condurre il papa
al processo. Come gi specificato, i capi d' accusa contro il papa furono ben ventotto o addiritture ventinove: si
passava da accuse gravissime, come eresia, idolatria, simonia, sodomia, omicidio, ad altre sconcertanti e
problematiche, come magia, demonolatria, stregoneria, fino ad altre ancora, onestamente risibili, come avere
avvilito la dignit dei cardinali, perseguitato gli ordini mendicanti, tentato di far fallire la pace di Caltabellotta e
molte altre ancora.[57] In realt, in questa fase, lo scopo di Filippo era quello di neutralizzare il pontefice, con la sua
abdicazione o deposizione, che, comunque, avrebbe dovuto essere decretata da un concilio.
Dopo la morte di Bonifacio la situazione cambi radicalmente, ma il re, anzich fermare il processo, cap che,
continuandolo, avrebbe avuto in mano un'arma pesantissima contro il papato; cos, qualche tempo dopo, le vicende
del processo finirono per intrecciarsi strettamente con le vicende di papa Clemente V, che era stato eletto al soglio
pontificio il 5 giugno 1305, al termine del lungo conclave perugino seguito alla morte di papa Benedetto XI,
successore per soli otto mesi di Bonifacio VIII. Clemente V, che era francese ed aveva trasferito in Francia la curia
pontificia[58], fin per aderire alle incessanti pressioni di Filippo il Bello e riprese il processo contro Bonifacio tra il
1310 ed il 1313, anno in cui riusc a concludere il processo stesso senza che il defunto pontefice venisse condannato,
pagando peraltro al re francese, per questo compromesso, un pesante tributo in termini di concessioni: furono infatti
annullate tutte le sentenze di Bonifacio contro Filippo, contro la Francia e contro i Colonna; furono assolti da ogni
accusa gli autori dell'oltraggio di Anagni; fu infine proclamato, con il decreto papale Rex gloriae virtutum, che,
nelle azioni contro Bonifacio, il re di Francia era stato mosso da zelo e giustizia[59][60][61]. In quegli stessi anni
Filippo otterr anche da Clemente V la soppressione dell'Ordine dei Templari, dei cui ingentissimi beni il sovrano
francese riuscir ad impadronirsi.

Papa Bonifacio VIII

Un papato molto controverso


Bonifacio VIII fu certamente l'ultimo papa a concepire la Chiesa come un'istituzione al di sopra dei sovrani, degli
Stati e dei popoli, che dovevano tutti, indistintamente, essere ad essa sottomessi. Questa posizione gli port, durante
la vita, molti nemici, e gli procur altres numerose posizioni ostili negli storici , che si protrassero fino al XIX
secolo. Solo nel 1930, con il celebre articolo di Giorgio Falco per l'Enciclopedia Treccani, ebbe inizio una diversa e
pi obiettiva valutazione di Bonifacio, che ha gradualmente portato gli storici contemporanei a valutare con
maggiore attenzione e minore acredine preconcetta i diversi aspetti del pontificato di papa Benedetto Caetani.

Uomo di cultura, giurista, riformatore


Si deve a Bonifacio VIII, con la bolla In suprema praeminentia dignitatis del 20 aprile 1300, la fondazione
dell'Universit "La Sapienza" di Roma, che , ai nostri giorni, una delle pi importanti Universit d'Europa.Il
pontefice diede anche notevole impulso ai lavori per la costruzione del Duomo di Orvieto ed inizi una importante
ristrutturazione di quello di Perugia. Pubblic nel 1298 il Liber sextus, terza parte del Corpus iuris canonici, sguito
dei cinque volumi del Liber extra, pubblicati nel 1234 da Papa Gregorio IX, confermando in ci una straordinaria
conoscenza del diritto canonico. Riorganizz l'amministrazione della Curia romana e gli archivi vaticani. Con la
bolla Super cathedram, emessa il 18 febbraio 1301, ridimension i poteri di predicazione e confessione degli ordini
mendicanti, riducendo in questo modo i continui conflitti fra clero secolare e clero regolare.[62]

La teocrazia ed il culto dell'immagine


Bonifacio VIII, nell'ambito della sua concezione teocratica, pensava che il papa dovesse collocarsi al centro
dell'attenzione: fu conseguentemente dedito al culto della propria immagine. Si fece cos ritrarre, ancora in vita, in
tantissime immagini, cosa che nessun pontefice prima di lui aveva mai fatto. Statue in marmo e bronzo raffiguranti la
sua persona si trovano a Firenze, Orvieto, Bologna, nel Laterano, e ad Anagni.[63] Persino Giotto lo immortal in un
celebre affresco nell'atto di leggere, dalla loggia di San Giovanni in Laterano, la bolla con la quale proclamava il
Giubileo dell'anno 1300. Una simile quantit di immagini che lo ritraevano suscit peraltro sconcerto in molti suoi
contemporanei.
Benedetto Caetani fu un personaggio estremamente controverso, che visse in un periodo molto difficile, di
transizione tra due secoli che videro interpretazioni assai diverse del ruolo del papato stesso. Diversi sono gli storici
che lo hanno giudicato un personaggio cinico e dispotico, gran peccatore, avido di ricchezze e di potere. Alcuni segni
potrebbero far supporre che fosse superstizioso tant' che si dice usasse, ad esempio, coltelli aventi per manico corna
di serpente e portasse al dito un anello appartenuto a re Manfredi di Svevia. La leggenda popolare sosteneva
addirittura che avesse strappato personalmente tale anello dal cadavere del Re.
aspramente criticato da Dante in tutta la cantica dell'Inferno, tanto che il sommo Poeta scrisse che nella Bolgia dei
Simoniaci c'era gi un posto riservato a lui.
[...] Se' tu gi cost ritto, / se' tu gi cost ritto, Bonifazio? /Di parecchi anni mi ment lo scritto./ Se' tu s tosto di quell'aver
sazio / per lo qual non temesti trre a 'nganno / la bella donna, e poi di farne strazio?
(Dante, Inferno, Canto XIX, 52-57)

Queste parole son messe in bocca dal Poeta a Niccol III, anche lui condannato da Dante per simonia, che, mentre
nella terra con i piedi all'aria, non potendolo vedere, crede che Dante sia Bonifacio VIII. Grazie a questo artificio
Dante quindi colloca Bonifacio all'inferno sebbene quest'ultimo fosse, in quel momento, ancora in vita.
Pure Jacopone da Todi nella canzone O papa Bonifazio, molt'ai iocato al mondo critica il pontefice dicendo
addirittura
Punisti la tua sedia da parte d'aquilone, escuntra Deo altissimo fo la tua entenzione [...] Lucifero novello a ssedere en
papato, lengua de blasfema...

97

Papa Bonifacio VIII

(Jacopone da Todi)

Bonifacio VIII in teatro


Dario Fo in Mistero Buffo racconta l'aneddoto della lenguada: secondo Fo, sarebbe stata un'usanza dispotica del
pontefice, che avrebbe fatto appendere per la lingua, alle porte delle rispettive citt di appartenenza, quei religiosi
che denigravano la sua immagine. In Mistero Buffo, Fo parla anche di altri comportamenti controversi di
Bonifacio VIII, tra cui un'orgia che il pontefice avrebbe organizzato, con una gran quantit di prostitute, proprio il
giorno di Venerd Santo. Peraltro, di tali comportamenti non vi sono prove documentali.
Mario Prosperi ha scritto nel 2000 la pice teatrale Lo schiaffo di Anagni, in cui viene rappresentato, con
dissacrante sarcasmo ed ironica irriverenza, ma anche con una certa veridicit storica, lo scontro epocale tra
Bonifacio VIII e Filippo il Bello, raffigurati l'uno come un vecchio collerico e spregiudicato, e l'altro come un
giovane audace ed arrogante. La prima di questa pice si tenuta ad Anagni, sulla piazza della Cattedrale, in
occasione delle celebrazioni per il Giubileo del 2000: in quella circostanza lo stesso Prosperi ha curato la regia ed
ha interpretato, con grande successo, il personaggio di Bonifacio VIII[64].

I concistori
Nel corso del suo pontificato convoc cinque concistori per la nomina di nuovi cardinali, e in questo non fu esente da
nepotismo. Nomin in tutto quindici nuovi Cardinali:
I Concistoro - data incerta, tra il 23 gennaio e il 13 maggio 1295
1. Benedetto Caetani iuniore (1297), nipote del Papa.
II Concistoro 17 dicembre 1295
1.
2.
3.
4.
5.

Giacomo Tomasi Caetani O.Min., nipote del Papa, gi vescovo di Alatri.


Francesco Napoleone Orsini, nipote di papa Niccol III.
Giacomo Caetani Stefaneschi (o Gaetani), revisore della Sacra Rota.
Francesco Caetani, nipote del Papa.
Pietro Valeriano Duraguerra, vice cancelliere di Santa Romana Chiesa.

III Concistoro 4 dicembre 1298


1.
2.
3.
4.

Gonzalo Rodrguez Hinojosa, arcivescovo di Toledo, Spagna


Teodorico (o Thierry) Ranieri, arcivescovo di Pisa, cappellano del Papa.
Niccol Boccassini, maestro generale dell'Ordine domenicano, futuro Papa Benedetto XI.
Riccardo Petroni, vice cancelliere di Santa Romana Chiesa.

IV Concistoro 2 marzo 1300


1. Leonardo Patrasso, zio del Papa, arcivescovo di Capua.
2. Gentile Portino di Montefiore (o Partino), O.Min., lettore di teologia presso la Curia Romana.
3. Luca Fieschi, dei conti di Lavagna, nipote di papa Adriano V.
V Concistoro 15 dicembre 1302
1. Pedro Rodriguez (detto Hispano), vescovo di Burgos, Spagna.
2. Giovanni Minio da Morrovalle, O.Min., ministro generale del suo ordine

98

Papa Bonifacio VIII

Note
[1] Dante, Inferno - Canto diciannovesimo, vv.53-54: chi parla papa Niccol III, che Dante colloca tra i simoniaci, e che - alloggiato in una
buca con la testa in basso ed i piedi in alto - crede di vedere proprio Bonifacio VIII, arrivato prima del previsto tra quei dannati, e che era
invece regnante nel periodo in cui il Sommo Poeta ambienta questi versi (marzo-aprile del 1300).
[2] La notizia riferita con precisione da Pascal Montaubin, Entre gloire curiale..., 1997, op. cit., pag.346.
[3] Il problema dell'anno di nascita di Benedetto Caetani approfondito da Agostino Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII, Torino, Einaudi, 2003,
cap.I, pagg. 3-4.
[5] Si veda in proposito anche Eugenio Dupr Thesider, Bonifacio VIII (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/
bonifacio-viii_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ), , in Enciclopedia dei Papi, Treccani on-line, op. cit.
[6] Benedetto Caetani era, molto probabilmente, parente di papa Alessandro IV, la cui madre era della famiglia dei conti di Segni, come la madre
di Benedetto.
[7] V. in proposito Eugenio Dupr Thesider, Bonifacio VIII', op. cit..
[8] Per la presenza di Tedaldo Visconti in questa importante ambasceria si veda anche: Ludovico Gatto, in Gregorio X (http:/ / www. treccani. it/
enciclopedia/ gregorio-x_(Enciclopedia_dei_Papi)/ )
[9] La missione in Inghiterra fu, secondo molti storici, di grande significato per il futuro di Benedetto Caetani: in quel periodo, infatti, il Caetani
ed i suoi compagni furono rinchiusi nella Torre di Londra ed ottennero la libert solo grazie al determinato intervento del futuro re Edoardo I
d'Inghilterra, per il quale, da quel momento, il Caetani manifester aperta simpatia, e da questo potrebbe certo essere derivata ostilit per lo
storico avversario di Edoardo, Filippo il bello(v. E. Dupr Thesider, op. cit.).
[10] Si veda in proposito: Giorgio Falco, Sulla formazione e la costituzione della signoria dei Caetani (1283-1303), "Rivista Storica Italiana", 45,
1928, pp. 225-78
[11] V. E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit..
[12] Indro Montanelli Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli d'oro - Il Medio Evo dal 1250 al 1492, in Storia d'Italia, Milano, 1967, Rizzoli Editore
- pag. 60
Stando a quanto viene riferito, la "voce" udita da Papa Celestino V, che sarebbe stata quella dello stesso cardinale Caetani, affermava: Io
sono l'angelo che ti sono mandato a parlare, e comndoti dalla parte di Dio grazioso che tu immantanente debbi rinunziare al Papato e torna' ad
essere romito.
[13] Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, p. 155
[14] L'abrogazione scritta della Ubi Periculum da parte di papa Giovanni XXI avvenne nell'ottobre 1276 con la bolla Licet felicis recordationis;
cfr. : Jos Francisco Meirinhos, Giovanni XXI, papa, in Enc. Treccani (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/
papa-giovanni-xxi_(Dizionario-Biografico)/ )
[15] Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, p. 156
[16] Francesco Ronci e Nicolas de Nonancour furono creati cardinali da Papa Celestino V il 18 settembre 1294, il Ronci con il titolo di cardinale
presbitero di San Lorenzo in Damaso e il Nonancour con quello di San Marcello, ma alla morte del cardinale Francesco Ronci, il Nonancour
opt per il pi prestigioso titolo di San Lorenzo in Damaso. La data precisa in cui mor il Ronci non nota, ma si sa che avvenne dopo il 13
ottobre 1294. Tutto questo accadde mentre era in corso il conclave che elesse al soglio pontificio Papa Bonifacio VIII. ( - )
[17] In merito alle vicende relative a quel conclave, Agostino Paravicini Bagliani, nel suo fondamentale e documentatissimo lavoro (Bonifacio
VIII, Einaudi, Torino, 2003, op. cit., cap. V, pag. 71, nota 13), ci informa che un cronista tedesco dell'epoca, Sigfrido di Ballhausen, dice (ed
il solo a dirlo) che vi furono tre scrutini, nel primo dei quali il cardinale Matteo Rubeo Orsini avrebbe ottenuto la maggioranza dei voti
richiesta, rifiutando peraltro l'elezione. Tale notizia (ripresa anche, senza indicare la relativa fonte, dal Miranda, http:/ / www2. fiu. edu/
~mirandas/ bios1262. htm#Orsini ) da considerare, secondo lo storico italiano, molto sospetta per vari motivi: primo, il Ballhausen scrisse in
un periodo in cui era gi esploso con violenza lo scontro tra Bonifacio ed i Colonna e ricevette molto probabilmente l'informazione dagli stessi
Colonna, che avevano allora tutto l'interesse a contrastare la legittimit dell'elezione del pontefice; secondo, non appare credibile che il
cardinale Orsini abbia rifiutato l'elezione, dopo che lui stesso, pochi mesi prima, aveva fatto di tutto per essere eletto nel lungo conclave che
aveva portato all'elezione di papa Celestino V; terzo, infine, visti i contrasti esistenti all'interno del Sacro Collegio, non era pensabile che
l'Orsini avesse potuto conseguire la maggioranza richiesta (pagg. 68-69). In relazione a questa notizia, sulla stessa posizione molto perplessa
dello storico italiano si era gi collocato il grande storico tedesco Peter Herde, Die Wahl Bonifaz' VIII. (24.Dezember 1294), in Cristianit ed
Europa, Roma, 1994, pagg. 131 e segg..
[18] L'elezione sarebbe avvenuta con una buona maggioranza: infatti solo i cardinali francesi avrebbero espresso qualche perplessit, mentre i
due Colonna, bench fossero storici avversari dei Caetani, manifestarono inizialmente una buona disposizione verso il nuovo papa; vedi E.
Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit..
[19] Indro Montanelli Roberto Gervaso, L'Italia dei secoli d'oro - Il Medio Evo dal 1250 al 1492, in Storia d'Italia, Milano, 1967, Rizzoli Editore
- pag. 61
[20] Con la bolla Olim Celestinus dell'8 aprile 1295 Bonifacio VIII sostenne che lo stesso Celestino V gli avrebbe chiesto di porre rimedio alla
confusione da lui portata nella curia con la sua inadeguatezza. Si veda in proposito Eugenio Dupr Thesider, Bonifacio VIII (http:/ / www.
treccani. it/ enciclopedia/ bonifacio-viii_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ), op. cit..
[21] Nel suo concistoro del 18 settembre 1294 papa Celestino V aveva in realt creato 13 nuovi cardinali ma, come sopra precisato, il cardinale
Ronci mor presumibilmente subito prima del conclave; v. in proposito Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church, op. cit..

99

Papa Bonifacio VIII


[22] V. Peter Herde, Celestino V (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ celestino-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ), in Enciclopedia dei Papi,
Treccani on-line.
[23] Papa Clemente V diede l'incarico di istruire il processo di canonizzazione di Celestino V al grande teologo agostiniano Giacomo da Viterbo,
che proprio Bonifacio aveva nominato arcivescovo di Napoli, considerandolo un religioso di grande valore ed a lui molto vicino: si veda in
proposito quanto scrive Paolo Vian in Dizionario Biografico degli Italiani Giacomo da Viterbo (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/
giacomo-da-viterbo_(Dizionario-Biografico)/ ).
[24] Vito Sibilio, in Reportata,
[25] Del De regimine christiano esiste una importante traduzione, dal significativo titolo Il Governo della Chiesa, con articoli introduttivi molto
interessanti sull'ideale teocratico di Bonifacio VIII: vedi Giacomo da Viterbo, Il Governo della Chiesa, note e commento di A. Rizzacasa e G.
B. Marcoaldi, Nardini, Firenze, 1993
[26] C. Rendina, I papi, pp. 508-510
[27] La prima decade di quel maggio 1297 fu determinante per il grave conlitto tra Bonifacio VIII ed i Colonna: il 3 maggio, con una iniziatva
improvvisa e, per molti aspetti sconcertante, Stefano Colonna, nipote del cardinale Giacomo e fratello dell'altro cardinale Pietro, in
un'imboscata sulla Via Appia, si impadron di un colossale tesoro appartenente alla famiglia Caetani (gli Annales dell'epoca parlano di
duecentomila fiorini....contenuti in ottanta sacchi). Quando il papa ebbe la notizia convoc, furibondo, i due cardinali Colonna,
minacciandoli di destituzione dalle loro cariche. Tra proteste, ritrosie e cattive informazioni, solo il 6 maggio i due Colonna si presentarono
davanti al pontefice, impegnandosi all'immediata restituzione del tesoro, alla consegna del colpevole ed alla donazione al papa delle citt di
Palestrina, Zagarolo e Colonna. A questo punto gli eventi si intrecciarono vorticosamente: l'8 maggio i due cardinali si recarono a Palestrina
da Stefano per convincerlo a restituire il tesoro. Il successivo giorno 9, peraltro, si portarono a Lunghezza, nel castello di un loro parente, per
preparare il celebre Manifesto, che pubblicarono il giorno successivo, 10 maggio. Intanto Bonifacio, la mattina dello stesso venerd 10
maggio, convoc il popolo romano ad un Concistoro pubblico sul sagrato di San Pietro ove, in un celebre discorso ricco di appassionato
sarcasmo, demol i due cardinali e l'intera famiglia dei Colonna. Nello stesso giorno promulg la bolla In excelso throno, in cui dichiar i due
decaduti dalla dignit cardinalizia e li priv delle loro propriet. Per le vicende di quei tumultuosi giorni vedi sia A. Paravicini Bagliani,
Bonifacio VIII, op. cit., cap. X, pagg. 137-153, che E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit..
[28] I tre Francescani spirituali erano: Deodato da Palestrina, Benedetto da Perugia e, soprattutto, Jacopone da Todi; vedi A: Paravicini Bagliani,
Bonifacio VIII, op. cit.,cap. X, pag. 151.
[29] V. in proposito: C. Rodenberg, Die Bulle des Papstes Bonifaz VIII. gegen die Cardinle Jakob und Peter Colonna vom 10. Mai 1297,
"Forschungen zur Deutschen Geschichte", 19, 1879, pp. 192-99.
[30] Per tutta questa vicenda e per l'uso del termine bizochi vedere ancora E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit.
[31] Si veda per questo episodio L. Mohler, Die Kardinle Jacob und Peter Colonna, Paderborn 1914, pagg. 228 e segg..
[32] Jacopone fu rimesso in libert solo dopo la morte del pontefice; vedi Giorgio Falco, in Enciclopedia Italiana: BONIFACIO VIII (http:/ /
www. treccani. it/ enciclopedia/ bonifacio-viii_(Enciclopedia-Italiana)/ ), 1930.
[33] Si veda per tutta questa vicenda: Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel Medioevo,Torino, Einaudi, 1973, lib. X, cap. V, pag.
1406 e segg..
[34] Per la divisione di questi beni vedi E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit..
[35] C. Rendina, I papi, p. 510
[36] Claudio Rendina, La vita segreta dei Papi, Mondadori, Cap 17: "L'invenzione dell'Anno Santo", p. 87,
[37] Del grande afflusso di pellegrini parla anche Dante Alighieri:
[38] Vedi E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit.
[39] I tre erano: Simone Gherardi degli Spini, Noffo Quintavalle ed il notaio Ser Cambio, vedi G. Falco, op. cit..
[40] Dante faceva parte del Consiglio dei Cento.
[41] Il titolo di Re dei Romani era quello che spettava al sovrano tedesco, riconosciuto tale dai principi elettori ma non ancora incoronato dal
papa come Imperatore del Sacro Romano Impero.
[42] Tra i legisti francesi vi era Guglielmo di Nogaret, molto legato a re Filippo, mentre il banchiere fiorentino era Musciatto de' Franzesi; si veda
in proposito A. Niemeier, Untersuchungen ber die Beziehungen Albrechts I. zu Bonifaz VIII., Berlin, 1900.
[43] Per queste vicende si veda E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit..
[44] Il vescovo Saisset fu liberato nel febbraio 1302 ed espulso dalla Francia. Recatosi a Roma vi rimase fino alla morte di Bonifacio VIII ; pot
peraltro riprendere il titolo di vescovo di Pamiers solo nel 1308, grazie all'intervento pacificatore di papa Clemente V. Per tutta questa vicenda
si veda Jean-Marie Vidal, "Bernard Saisset, vque de Pamiers (1232-1311)", Revue des Sciences religieuses 5 (1925), p. 417-438 et 565-590,
6 (1926), p. 50-77, 177-198 et 371-393, ristampato in un volume dal titolo Bernard Saisset (1232-1311), Toulouse, Paris, 1926, opera alla
quale fa riferimento, definendola eccellente, anche A. Paravicini Bagliani in Bonifacio VIII, op. cit., cap. XIX, pag.279, nota 1.
[45] Su questo clamoroso episodio si vedano A. Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII, op. cit., cap. XIX, pagg. 282 e segg. ; E. Dupr Thesider,
Bonifacio VIII, op. cit.. Sul titolo ed il contenuto della falsa bolla v. anche R. Holtzmann, Philipp der Schne von Frankreich und die Bulle
"Ausculta fili", "Deutsche Zeitschrift fr Geschichtswissenschaft", 8, 1897-98, pp. 16-38, e F. Rocquain, Philippe le Bel et la bulle "Ausculta
fili", 1883, pp. 393-418
[46] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 529
[47] Cos citata in: C. Rendina, I papi, p. 513
[48] Vedi J. Rivire, Le problme de l'glise et de l'tat au temps de Philippe le Bel, Louvain-Paris 1926, pag. 89.

100

Papa Bonifacio VIII


[49] Si vedano per la Unam Sanctam: E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit., e A. Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII, op. cit., cap. XX,
pagg. 304 e segg..
[50] Secondo A. Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII, op. cit., cap. XXI, pag.321, i capi d'accusa contro il pontefice furono ben ventotto, mentre E.
Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit., parla addirittura di ventinove accuse, molte delle quali ridicole e futili e odiose.
[51] C. Rendina, I papi, p. 514
[52] Persino Dante Alighieri, tutt'altro che tenero nei confronti di Bonifacio VIII, rimase indignato per l'oltraggio alla figura del papa e nel
Purgatorio fa profetare ad Ugo Capeto:
[53] A proposito della calcolosi renale che afflisse Bonifacio per decenni e fu una delle concause della sua morte, interessante notare come la
principale fonte termale delle Acque di Fiuggi prenda il nome proprio da questo pontefice: si chiama infatti Fonte di Bonifacio VIII. Benedetto
Caetani, da buon ciociaro, conosceva bene le propriet di quell'acqua termale nella cura del mal della pietra (come allora era chiamata la
calcolosi renale) e cos, divenuto Bonifacio VIII, fece continue provviste di acqua di Fiuggi (il nome della cittadina, all'epoca, era Felcia, o
Anticoli) per trarne beneficio in occasione delle molte coliche renali che lo colpirono. Risultano infatti, nei registri contabili pontifici, ben 187
ordini di pagamento - tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo - per trasporti a Roma o ad Anagni (le due citt dove Bonifacio trascorse
quasi tutto il suo pontificato) dell'acqua termale, in botti e a dorso di mulo, ad uso del papa; v. http:/ / www. benessere. com/ terme/ arg00/
fiuggi. htm
[54] Gli approvvigionamenti di acqua di Fiuggi con carovane di muli, per la cura della calcolosi renale da cui Bonifacio VIII era afflitto, sono
anche citati da Eugenio Dupr Thesider, Bonifacio VIII (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ bonifacio-viii_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ),
op. cit., anche se lo storico italiano, che sicuramente uno dei maggiori esperti bonifaciani, parla anche dell'importante opera terapeutica di un
medico catalano.
[55] Anche Agostino Paravicini Bagliani, altro importante bonifaciano, in Bonifacio VIII, op. cit., cap. XVIII, pag. 269, parla dei trasporti
settimanali di acqua di Fiuggi verso la residenza del papa, trasporti eseguiti con bestie da soma, mentre le anfore contenenti l'acqua erano
avvolte in rozzi tappeti o in tessuti di lana per mantenere fresca l'acqua stessa.
[56] La salma di Bonifacio VIII fu sottoposta ad una accurata ricognizione l'11 ottobre 1605, in occasione di importanti lavori di ristrutturazione
della Basilica di San Pietro, diretti da Carlo Maderno; in quell'occasione il cadavere del pontefice fu sorprendentemente trovato in buono stato
di conservazione, con alcune lesioni soltanto al naso ed alle labbra. In proposito vedi A. Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII, op. cit., cap.
XXIII, pagg. 372 e segg..
[57] Per tutti i particolari relativi al processo si vedano soprattutto E. Dupr Thesider, Bonifacio VIII, op. cit., e A. Paravicini Bagliani,
Bonifacio VIII, op. cit., cap.XXI, pagg. 320 e segg.. I due storici italiani, che sono sicuramente tra i maggiori esperti bonifaciani, si soffermano
sul processo con attenzione e dovizia di citazioni bibliografiche.
[58] Clemente V era nato in Guascogna con il nome di Bertrand de Got ed all'epoca dell'elezione al soglio pontificio non era cardinale ma
arcivescovo di Bordeaux. Secondo una notizia poco attendibile fornita dal Villani egli avrebbe addirittura incontrato, prima dell'elezione al
soglio di Pietro, Filippo il Bello in una foresta vicino a Bordeaux per stringere con lui precisi accordi; secondo altre notizie, ritenute molto pi
affidabili, vi sarebbero state, invece, trattative condotte segretamente dal cardinale Napoleone Orsini, senza un effettivo incontro tra i due. Va
anche detto che, dopo l'elezione, Clemente V non volle recarsi a Roma a causa del clima di vera e propria guerra civile che si era scatenato
nella citt tra gli Orsini ed i Colonna. Per tutte le notizie sul pontificato di Clemente V si veda il lavoro di Agostino Paravicini Bagliani,
Clemente V (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ clemente-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani.
[59] Anche per queste vicende del pontificato di papa Clemente V, ed in particolare per la fase conclusiva del processo a Bonifacio VIII, si veda:
Agostino Paravicini Bagliani, Clemente V (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ clemente-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ) nell'Enciclopedia
dei Papi Treccani, op. cit..
[60] Durante il processo furono prodotte contro Bonifacio molte pesantissime testimonianze, in cui lo si accusava, di volta in volta, di ricorrere a
pratiche magiche e stregonerie prima e durante il pontificato (come quelle che avrebbe compiuto per ingannare papa Celestino V), di essere
un superstizioso demonolatra, attraverso un anello demoniaco che sarebbe stato precedentemente posseduto da Manfredi di Svevia, di non
avere alcun rispetto per l'Eucarestia, di commettere criminosi e gravissimi peccati carnali di ogni genere. La moderna storiografia ha chiarito
come quasi tutte le accuse formulate contro il papa, ed in particolare le pi odiose, anche se basate su presunte testimonianze oculari, siano da
ritenere prive di fondamento, pretestuose, se non addirittura palesemente inventate da qualcuno dei numerosi nemici del pontefice. Si vedano
in proposito le dettagliate ed approfondite disamine delle stesse testimonianze in A. Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII, op. cit., cap. XXI,
pagg. 320 e segg., ed inoltre nel lavoro pi specialistico, sul solo processo, di J. Coste, Boniface VIII en procs. Articles d'accusation et
dposition des tmoins (1303-1311), Roma 1995.
[61] Le pesanti accuse contro Bonifacio VIII influenzarono peraltro profondamente l'opinione pubblica del tempo e dei secoli seguenti. Tra gli
altri, furono riprese dal poeta francescano del XIII secolo Jacopone da Todi, che apostrofava cos l'odiato pontefice:

(Nella frase Pensavi per augurio / la vita perlongare il termine "augurio" potrebbe indicare letteralmente -dal latino
augurium, cio arte divinatoria, presagio- le pratiche magiche alle quali Bonifacio VIII si sarebbe sottoposto per
salvarsi dalla morte corporale.)
[62] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 530
[63] Cos citata in: C. Rendina, I papi, p. 515
[64] Si veda: Letizia Bernazza, Quel simoniaco di Bonifacio VIII: lo schiaffo di Anagni, http:/ / www. tuttoteatro. com/ numeri/ a1/ 9/ a1n22pap.
html

101

Papa Bonifacio VIII

Bibliografia
Agostino Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII, Torino, Einaudi, 2003 (ISBN 88-06-16005-2), RCS, Milano, 2006
(ISSN: 1129-08500 (http://worldcat.org/issn/1129-08500))
Eamon Duffy, La grande storia dei Papi, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-49052-7
Giovanni Filoramo, Daniele Menozzi, Storia del cristianesimo - Il medioevo, Roma-Bari, Laterza, 2001, ISBN
88-420-6559-5
Claudio Rendina, I papi, Roma, Newton & Compton, 2004, ISBN 88-8289-070-8
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL),
ISBN 88-384-1326-6
Gabriella Piccinni, I mille anni del medioevo, Milano, B. Mondadori, 2000, ISBN 88-424-9355-4
Peter Partner, Duemila anni di cristianesimo. Torino, Einaudi, 2003, ISBN 88-06-16647-6
Andr Vauchez, Roma medievale, Roma-Bari, Laterza, 2006, ISBN 88-420-8024-1
Horst Fuhrmann, Guida al medioevo, Roma-Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-7428-4
Massimo Montanari, Storia Medievale, Roma-Bari, Laterza, 2005, ISBN 88-420-6540-4
Ferdinand Gregorovius, Storia della Citt di Roma nel medioevo, Torino, Einaudi, 1973.
S. Claramunt, E. Portela, M. Gonzales, E. Mitre, Storia del medioevo. Milano, B. Mondadori, 1997, ISBN
88-424-9333-3
(FR) Pascal Montaubin, Entre gloire curiale et vie commune: le chapitre cathdral d'Anagni au XIII siecle in
Mlanges de l'cole Franaise de Rome, Moyen ge, CIX (1997), pp.303442
(FR) Les registres de Boniface VIII (1294-1303), ed. A. Thomas, M. Faucon, G. Digard e R. Fawtier, Parigi,
1884-1939
Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 2005.
ISBN 88-384-1060-7
Giorgio Falco, Sulla formazione e la costituzione della signoria dei Caetani (1283-1303), "Rivista Storica
Italiana", 45, 1928
(DE) C. Rodenberg, Die Bulle des Papstes Bonifaz VIII. gegen die Cardinle Jakob und Peter Colonna vom 10.
Mai 1297, "Forschungen zur Deutschen Geschichte", 19, 1879.
Giacomo da Viterbo, Il Governo della Chiesa, note e commento di Aurelio Rizzacasa e Giovanni B. Marcoaldi,
Nardini, Firenze, 1993
(DE) Robert Holtzmann, Philipp der Schne von Frankreich und die Bulle "Ausculta fili", "Deutsche Zeitschrift
fr Geschichtswissenschaft", 8, 1897-98.
(FR) Felix Rocquain, Philippe le Bel et la bulle "Ausculta fili", 1883
(FR) Jean-Marie Vidal, "Bernard Saisset, vque de Pamiers (1232-1311)", Revue des Sciences religieuses 5
(1925), p. 417-438 et 565-590, 6 (1926), p. 50-77, 177-198 et 371-393, ristampato in un volume dal titolo
Bernard Saisset (1232-1311), Toulouse, Paris, 1926
(DE) Ludwig Mohler, Die Kardinle Jacob und Peter Colonna.Ein Beitrag zur Geschichte der Zeitalters Bonifaz
VIII, Paderborn, 1914
(DE) A. Niemeier, Untersuchungen ber die Beziehungen Albrechts I. zu Bonifaz VIII., Berlin, 1900.
(FR) Jean Rivire, Le problme de l'glise et de l'tat au temps de Philippe le Bel, Louvain-Paris, 1926.
(FR) Jean Coste, Boniface VIII en procs. Articles d'accusation et dposition des tmoins (1303-1311), L'Erma di
Bretschneider, Roma, 1995
(DE) Peter Herde, Die Wahl Bonifaz' VIII (24.Dezember 1294), in Cristianit ed Europa.Miscellanea di studi in
onore di Luigi Prosdocimi, I, Roma, 1994

102

Papa Bonifacio VIII

103

Voci correlate

Filippo IV di Francia
Sciarra Colonna
Celestino V
Famiglia Caetani
Schiaffo di Anagni

Altri progetti

Wikisource contiene opere originali in lingua latina di Papa Bonifacio VIII

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Bonifacio VIII

Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri


file su Papa Bonifacio VIII (http://commons.wikimedia.org/wiki/Bonifacius_VIII?uselang=it)

Collegamenti esterni
Eugenio Dupr Thesider, BONIFACIO VIII (http://www.treccani.it/enciclopedia/
bonifacio-viii_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Giorgio Falco, BONIFACIO VIII (http://www.treccani.it/enciclopedia/bonifacio-viii_(Enciclopedia-Italiana)/)
in Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti (1930)
(LA) Testo originale latino dell'Unam Sanctam su Wikisource (http://la.wikisource.org/wiki/Unam_sanctam)
(EN) Approfondimento su Bonifacio VIII della Catholic Encyclopedia (http://www.newadvent.org/cathen/
02662a.htm)
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Caetani (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1281.
htm#Caetani)
Cardinali nominati da Bonifacio VIII (http://www.araldicavaticana.com/creati da bonifacio_viii_12941303.
htm)
Peter Herde, V (http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-celestino-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/
''CELESTINO), nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Paolo Vian, Dizionario Biografico degli Italiani GIACOMO DA VITERBO (http://www.treccani.it/
enciclopedia/giacomo-da-viterbo_(Dizionario-Biografico)/)
Letizia Bernazza, Quel simoniaco di Bonifacio VIII: lo schiaffo di Anagni, (http://www.tuttoteatro.com/
numeri/a1/9/a1n22pap.html)
Agostino Paravicini Bagliani, Clemente V (http://www.treccani.it/enciclopedia/
clemente-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Celestino V

24 dicembre 1294 - 11 ottobre 1303

Papa Benedetto XI

Controllo di autorit VIAF: 23416912 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 23416912) LCCN: n79056773 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n79056773)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Benedetto XI

104

Papa Benedetto XI
Papa Benedetto XI

194 papa della Chiesa cattolica

Elezione

22 ottobre 1303

Insediamento

27 ottobre 1303

Fine pontificato 7 luglio 1304


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Bonifacio VIII

Successore

papa Clemente V

Nome

Niccol di Boccassio

Nascita

Treviso o Valdobbiadene, 1240

Morte

Perugia, 7 luglio 1304

Sepoltura

Basilica di San Domenico, Perugia

Beato Benedetto XI

Romano Pontefice
Nascita

Treviso o Valdobbiadene, 1240

Morte

Perugia, 7 luglio 1304

Venerato da

Chiesa cattolica

Beatificazione 1736 da papa Clemente XII


Ricorrenza

7 luglio

Benedetto XI, nato Nicola (o Niccol) di Boccassio (o di Boccassino, Boccassini)[1] (Treviso o Valdobbiadene,
1240 Perugia, 7 luglio 1304), fu il 194 papa dal 22 ottobre 1303 alla morte. Apparteneva all'ordine domenicano.
Nel 1736 papa Clemente XII lo ha proclamato beato.

Papa Benedetto XI

Biografia
Prima del Papato
Al di l delle dettagliate agiografie, le notizie attorno all'infanzia e alla giovinezza del papa sono assai scarse. Figlio
di Boccassio e di Bernarda, nacque a Treviso o, forse, a San Vito di Valdobbiadene (dove alcuni avrebbero
individuato la sua casa natale[2]). Era di origini estremamente umili: il padre, notaio, era alle dipendenze dei conti di
Col San Martino secondo un rapporto di semiservit[3].
Dopo la morte prematura del padre, avrebbe avuto una prima formazione presso lo zio paterno Boccasino, sacerdote
presso la chiesa di Sant'Andrea in Riva a Treviso. La prima menzione scritta in un testamento del 2 ottobre 1256;
nel documento, Castellano di Col San Martino offriva a Niccol 25 libbre veneziane purch si facesse frate
domenicano. Finalmente, nel 1257, entr nel convento trevigiano dei Frati Predicatori[3].
Nel 1264 divenne priore del convento di Treviso in Italia. Fu professore di teologia a Treviso, a Venezia ed a
Genova. Nel 1286 fu nominato maestro provinciale di Lombardia. Quando divenne Maestro Generale dell'ordine, nel
1296, eman alcune ordinanze che proibivano, a qualsiasi domenicano, la discussione pubblica sulla legittimit
dell'elezione di Bonifacio VIII. Nel gennaio 1297 fu inviato, insieme al Ministro Generale francescano Giovanni de
Murro, come legato pontificio nelle Fiandre per ottenere un accordo di pace fra Filippo IV, detto il Bello, re di
Francia, Edoardo I, re d'Inghilterra ed i fiamminghi.
Nel concistoro del 4 dicembre 1298, Papa Bonifacio VIII lo nomin cardinale assegnandogli il titolo di cardinale
prete di Santa Sabina; nel 1300 opt per i titoli di cardinale-vescovo di Ostia e quindi di cardinale-vescovo di
Velletri. Nel 1301 fu inviato come legato pontificio in Ungheria per appoggiare l'ascesa al trono di Carlo Roberto
d'Angi, nipote di Carlo II di Napoli[4].
All'epoca dello Schiaffo di Anagni (settembre 1303), Boccasini fu uno degli unici due cardinali che difesero il partito
papista all'interno del Palazzo Laterano. Ma con la sua elezione a papa, egli liber Filippo il Bello di Francia dalla
scomunica che gli era stata lanciata da Bonifacio e praticamente ignor la bolla Unam Sanctam. Cionondimeno, il 7
giugno 1304 scomunic l'implacabile ministro di Filippo IV, Guglielmo di Nogaret, e tutti gli italiani che avevano
partecipato al sequestro di papa Bonifacio ad Anagni.

Il pontificato
Nel corso del suo pur breve pontificato egli mantenne un saldo legame, anche affettivo, con la propria citt d'origine,
Treviso, di cui progett ampi lavori di ristrutturazione e di abbellimento, rimasti inattuati per la morte improvvisa, a
soli 64 anni: in particolare a Benedetto si deve la costruzione della monumentale chiesa domenicana di San Nicol,
fulgido esempio dei grandiosi progetti predisposti dal pontefice.
Nel dicembre 1303 assolse i cardinali della famiglia romana dei Colonna ed i loro parenti dalla scomunica a suo
tempo loro comminata da Bonifacio VIII. Tuttavia, non prevedendo tale assoluzione la restituzione dei beni a suo
tempo confiscati, la famiglia Colonna si volse contro di lui, cos come per opposti motivi la fazione fedele al
precedente pontefice: i violenti tumulti che ne seguirono in Roma convinsero il papa a trasferirsi temporaneamente a
Perugia (1304)[4].
Dopo un pontificato di solo otto mesi, Benedetto mor improvvisamente a Perugia. probabile che il pontefice sia
morto di banale indigestione di fichi[5]; all'epoca si sospett, tuttavia, che la sua morte improvvisa fosse stata causata
da avvelenamento da parte di agenti del Nogaret. Il successore di Benedetto, Clemente V, e i papi che lo seguirono,
regnarono sotto l'influenza dei re di Francia e spostarono la sede papale da Roma ad Avignone.
Benedetto XI fu sepolto nella chiesa di San Domenico. Alcune guarigioni avvenute presso la sua tomba e ritenute
miracolose[6] fecero s che nel 1736 Papa Clemente XII lo proclamasse beato. La ricorrenza relativa celebrata il 7
luglio.

105

Papa Benedetto XI

106

Opere
Benedetto XI fu l'autore di un volume di sermoni e commentari sul Vangelo secondo Matteo, sui Salmi, sul Libro di
Giobbe e sull'Apocalisse di Giovanni.
La scuola elementare di San Vito in Valdobbiadene, a poche centinaia di metri dalla quale possibile notare la casa
che, secondo alcuni autori, gli avrebbe dato i natali, a lui dedicata.
l'unico papa di quel periodo per cui Dante Alighieri non espresse nessun giudizio negativo.

Note
[1] Gli studi pi recenti non hanno provato l'esistenza di una famiglia Boccassini, quindi il cognome semplicemente un patronimico. La forma
pi corretta "di Boccassio", come si chiamava il padre, e non "di Boccassino" che era invece lo zio paterno.
[2] Valdobbiadene.com - Casa natale del Beato Nicol Bocassino (http:/ / www. valdobbiadene. com/ turismo_desc. asp?id=14).
[3] BENEDETTO XI, papa - Treccani (http:/ / www. treccani. it/ Portale/ elements/ categoriesItems. jsp?pathFile=/ sites/ default/ BancaDati/
Dizionario_Biografico_degli_Italiani/ VOL08/ DIZIONARIO_BIOGRAFICO_DEGLI_ITALIANI_Vol08_004778. xml).
[4] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 532
[5] Focus extra, Morte ed Immortalit n 41, p. 64.
[6] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 533.

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL),
ISBN 88-384-1326-6
Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Benedetto XI


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Benedetto XI (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Benedictus_XI?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Benedetto XI (http://www.treccani.it/enciclopedia/
beato-benedetto-xi_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Papa Benedetto XI (http://www.santiebeati.it/dettaglio/61050) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
(EN) The Cardinals of The Holy Roman Church - Niccol Boccassini (http://www2.fiu.edu/~mirandas/
bios1298.htm#Boccasini).URL consultato in data 22 maggio 2010.
(http://www.araldicavaticana)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Bonifacio VIII

22 ottobre 1303 - 7 luglio 1304

Papa Clemente V

Predecessore

Maestro generale dell'Ordine dei predicatori

Successore

Stefano di Besanon

1296 - 1298

Alberto di Chiavari

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Sabina

Successore

Papa Benedetto XI

107

Ugo Aycelin de Billom


1294-1297
in commendam fino al 1297

1298 - 1300

vacante fino al 1303

Predecessore

Cardinale vescovo di Ostia

Successore

Leonardo Patrasso
(amministratore apostolico)
1298 - 1299

1300 - 1303

Niccol Albertini, O.P.


1303 - 1321

Predecessore

Cardinale vescovo di Velletri

Successore

Leonardo Patrasso
(amministratore apostolico)
1298 - 1299

1300 - 1303

Niccol Albertini, O.P.


1303 - 1321

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Portale Treviso

Controllo di autorit VIAF: 40860655 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 40860655) LCCN: n86095887 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n86095887)

Papa Clemente V
Papa Clemente V

195 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Incoronazione

5 giugno 1305
14 novembre 1305

Fine pontificato 20 aprile 1314


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore

papa Benedetto XI
papa Giovanni XXII

Papa Clemente V

108
Nome

Bertrand de Got

Nascita

Villandraut, 1264

Morte

Roquemaure, 20 aprile 1314

Sepoltura

Chiesa di Notre-Dame, Uzeste

Clemente V, nato Bertrand de Got (Villandraut, 1264 Roquemaure, 20 aprile 1314), fu il 195 Papa, dal 1305
sino alla morte.
passato alla storia per aver sospeso l'ordine dei Templari (1307) e per aver spostato la Santa Sede in Francia.
Clemente V infatti port la sede papale, in particolare la Curia, nella citt di Carpentras nel 1313, quasi un anno
prima di morire, poich Carpentras si trovava all'interno del Contado Venassino, feudo papale non soggetto
all'autorit di Filippo il Bello. Dopo la sua morte (1314) ed il lungo Conclave di Lione, il suo successore Giovanni
XXII, nel 1316, prefer ritrasferire la sede papale e la Curia nella vicina Avignone, dove gi risiedeva la Corte
pontificia.

Biografia
Nativo della Guascogna, Bertrand fu vicario generale del fratello Brard, arcivescovo di Lione, che nel 1294 venne
nominato cardinale-vescovo di Albano. Bertrand era un cappellano di papa Bonifacio VIII, che nel 1297 lo fece
diventare arcivescovo di Bordeaux.
Venne eletto papa il 5 giugno 1305 da un conclave tenutosi a Perugia, dopo ben undici mesi di sede vacante, dovuta
sia alle continue ingerenze di Filippo il Bello, sia alle dispute tra cardinali francesi e italiani, che avevano
praticamente lo stesso peso all'interno del conclave.[1] Invece di ritornare a Roma, che allora era dilaniata dalle lotte
tra le diverse fazioni, Clemente V fiss la sua dimora in Francia, prima, provvisoriamente, a Poitiers, quindi in
Provenza, presso Avignone, mettendosi praticamente sotto la tutela del re Filippo il Bello.
Bertrand non era n italiano n cardinale, e la sua elezione pu essere considerata un scelta in direzione della
neutralit. Il cronista dell'epoca Giovanni Villani riport una voce secondo la quale egli si era legato a re Filippo IV
di Francia con un accordo formale fatto prima della sua elezione a St. Jean d'Angly in Saintonge.[2] comunque pi
probabile che il futuro papa abbia preso accordi con il re tramite un intermediario, forse il cardinale Napoleone
Orsini, prima della sua elezione[3]. A Bordeaux Bertrand ricevette la notifica formale della sua elezione e venne
pressato perch si recasse in Italia; ma egli scelse invece Lione come luogo della sua incoronazione, che si svolse il
13 novembre 1305 e venne celebrata con magnificenza alla presenza di Filippo. Tra i suoi primi atti ci fu la nomina
di nove cardinali francesi.
All'inizio del 1306, Clemente abrog di fatto molte parti sia della Clericis Laicos che della Unam Sanctam, le due
bolle di Bonifacio VIII che risultavano particolarmente odiose per l'ambizioso re Filippo. Clemente, durante tutto il
suo pontificato, ag sempre a stretto contatto con la monarchia francese, segnando un cambiamento radicale nella
politica pontificia. Inoltre istitu le annate, tasse sui benefici ecclesiastici delle sedi vescovili a ogni mutamento di
titolarit, che dovevano essere versate alla santa Sede.
Il 13 ottobre 1307 arriv l'arresto di tutti i Cavalieri templari in Francia, un'azione apparentemente dettata da motivi
finanziari e intrapresa dall'efficiente burocrazia reale per incrementare il prestigio della corona. Filippo fu
l'incoraggiatore di questa mossa spietata, ma anche la reputazione storica di Clemente ne risult macchiata. Fin dal
giorno dell'incoronazione di Clemente, il re aveva accusato i Templari di eresia, immoralit e abusi, e gli scrupoli del
papa vennero meno quando si rese conto che il fiorente stato francese poteva non attendere la Chiesa, ma agire
indipendentemente. L'ordine dei templari fu definitivamente dichiarato sospeso dagli Stati Generali del 1308
convocati da re Filippo il Bello.
L'8 settembre 1308, con la Bolla papale "Super Specula", istitu lo Studium Generale oggi Universit degli Studi di
Perugia.

Papa Clemente V
Nel 1313, l'intera corte papale si spost da Poitiers (dove era rimasta per quattro anni) in Provenza, ad Avignone, ma
Clemente V prefer risiedere assieme alla Curia nella cittadina di Carpentras che era nel vicino Contado Venassino,
feudo papale e quindi assai meno soggetto alle pressioni del re di Francia. Ammalatosi nel 1314 (probabilmente di
tumore intestinale) e sentendosi prossimo alla fine, tent di farsi trasportare dal suo ritiro di Monteux (borgo
vicinissimo a Carpentras) a Villandraut, suo paese natale e feudo della sua famiglia in Guascogna. Ma, raggiunto il
paese di Roquemaure nel Gard il 5 aprile, dovette sostare, e ripar nella casa del Cavaliere Guillaume de Ricavi, che
lo ospit ormai morente. Infatti, pochi giorni dopo, il 20 aprile 1314, Clemente V si spense e le sue spoglie furono
ricondotte a Carpentras per i funerali solenni. Fu sepolto a Uzs (oggi nel dipartimento del Gard).
Nel 1316, Giovanni XXII, eletto successore di Clemente V dal lungo Conclave di Lione, riport la sede papale e la
Curia ad Avignone, che all'epoca non era parte della Francia, ma un feudo imperiale retto dal re di Sicilia.
Il trasferimento della sede del papato in Provenza venne motivato dagli apologeti francesi dell'epoca con il perdurare
dei tumulti di Roma, dove l'antagonismo tra gli aristocratici romani e le loro bande armate aveva raggiunto ormai
l'apice e la basilica di San Giovanni in Laterano era stata distrutta da un incendio.
Clemente V si dimostr dunque il precursore del lungo papato avignonese, la cosiddetta cattivit avignonese come la
definirono i contemporanei del Petrarca.
Nel frattempo, i legati di Filippo fecero pressione per riaprire le accuse di eresia mosse da Guillaume de Nogaret
contro Bonifacio VIII, che erano circolate nella guerra di pamphlet sviluppatasi attorno alla Unam sanctam.
Clemente dovette cedere alle pressioni per questo processo straordinario, iniziato il 2 febbraio 1309 ad Avignone e
trascinatosi per due anni. Tale processo fu sancito nella riunione degli Stati Generali del 1308. Nel documento che
chiamava i testimoni, Clemente espresse il suo personale convincimento che Bonifacio fosse innocente e, allo stesso
tempo, la sua determinazione a soddisfare il re. Alla fine, nel febbraio 1311, il re scrisse a Clemente lasciando il
processo al futuro Concilio di Vienne. Da parte sua Clemente assolse tutti quelli che avevano preso parte al
rapimento di Bonifacio ad Anagni.[4]
Nel perseguimento dei desideri del re, Clemente convoc il Concilio di Vienne del 1311, il quale stabil che i
templari non erano colpevoli di eresia. Il Papa a ogni modo, pur asserendone l'innocenza, sospese l'ordine, in quanto
godeva di cattiva reputazione e aveva perso la sua utilit come banchiere pontificio e protettore dei pellegrini a
Oriente (bolla Vox in excelso del 3 aprile 1312, approvata unanimemente dai partecipanti al concilio). Le propriet
francesi dell'ordine vennero concesse ai Cavalieri Ospitalieri, ma in realt Filippo IV le tenne per s fino alla sua
morte,[5] ed espropri inoltre anche le banche dei Templari.
Messe da parte eresia e sodomia, la colpevolezza o l'innocenza dei templari uno dei problemi storici pi difficili, in
parte a causa dell'atmosfera di isteria che si era creata nelle generazioni precedenti, del linguaggio intemperato e
delle stravaganti accuse scambiate tra governanti temporali e clero, e in parte perch l'argomento stato abbracciato
da teorici della cospirazione e pseudo-storici.
Il 5 maggio 1313 canonizz il predecessore Celestino V, a sguito di sollecitazione da parte di Filippo il Bello e per
forte acclamazione di popolo, accelerando moltissimo l'iter avviato da Bonifacio VIII. Tuttavia Clemente non lo
canonizz quale martire, come avrebbe voluto Filippo, ma come confessore[6].
Il pontificato di Clemente fu un periodo disastroso per l'Italia. Gli stati pontifici vennero affidati a un gruppo di tre
cardinali, ma Roma, il campo di battaglia dei Colonna e degli Orsini, rest ingovernabile. Nel 1312, l'imperatore
Enrico VII entr in Italia, stabilendo i Visconti come vicari a Milano, e si fece incoronare dai legati di Clemente a
Roma, prima di morire nei pressi di Siena nel 1313.

109

Papa Clemente V

110
A Ferrara, le armate pontificie si
scontrarono con Venezia. Quando la
scomunica e l'interdetto non produssero
l'effetto atteso, Clemente proclam una
crociata contro i Veneziani, il che
sintomatico di quanto fosse ormai svalutato
il portato religioso di quel tipo particolare di
campagna militare.

Altri incidenti degni di nota del regno di


Clemente furono la sua sanguinosa
repressione dell'eresia di Fra' Dolcino in
Piemonte e la promulgazione della
Costituzione Clementina nel 1313. Il primo
La tomba di Clemente V nella collegiata di Uzeste
Papa ad assumere la tiara fu tutto sommato
un pontefice debole. La critica storica moderna ha attenuato in parte il severo giudizio su questo papa, attribuendo la
sua debolezza ed arrendevolezza ai voleri del re di Francia, al suo pessimo stato di salute che lo torment per tutto il
suo pontificato fino a culminare nel male che lo attacc nell'ultimo anno di vita, a soli 50 anni.[7]
Venne sepolto all'interno della collegiata di Uzeste, in Aquitania, dove tutt'ora si trova la sua tomba.

Composizione del conclave che elesse Clemente V

Giovanni Boccamazza, cardinale-vescovo di Frascati, Decano del Sacro Collegio;


Teodorico Ranieri, cardinale-vescovo di Palestrina;
Leonardo Patrasso, cardinale vescovo di Albano;
Pedro Rodrguez, cardinale vescovo di Sabina;
Giovanni Minio da Morrovalle, O.F.M., cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina;
Niccol Alberti, O.P., cardinale vescovo di Ostia e di Velletri;
Robert de Pontigny, O.Cist., cardinale presbitero di Santa Pudenziana;
Gentile Partino (o Portino) di Montefiore, O.F.M., cardinale presbitero dei Santi Silvestro e Martino ai Monti;
Walter Winterbourne, O.P., cardinale presbitero di Santa Sabina;
Napoleone Orsini Frangipani, cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro;
Landolfo Brancaccio, cardinale diacono di Sant'Angelo in Pescheria;
Guglielmo de Longhi, cardinale diacono di San Nicola in Carcere Tulliano;
Francesco Napoleone Orsini, cardinale diacono di Santa Lucia in Orpha (Silice);
Francesco Caetani, cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin
Luca Fieschi dei conti di Lavagna, cardinale diacono di Santa Maria in Via Lata.

Papa Clemente V in letteratura


Papa Clemente V fu oggetto di notevoli attenzioni da parte di Dante Alighieri, che nella sua Divina Commedia lo
cita pi volte, in modo tutt'altro che benevolo (lo colloca nell'Inferno):
/che dopo di lui verr di pi laida opra/di ver' ponente un Pastor senza legge/tal che convien che lui e me ricopra./Novo
Iasn sar di cui si legge / ne' Maccabei; e come a quei fu molle / suo re, cos fia lui chi Francia regge.
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XIX, 83-86)
[8]

/ma pria che 'l Guasco l'alto Arrigo inganni,

Papa Clemente V

111
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, XVII, 82)

Ma tu che sol per cancellare scrivi,/pensa che Pietro e Paolo che moriro/per la vigna che guasti ancor son vivi./Ben puoi tu
dire: "L'ho fermo il disiro/s a colui che volle viver solo/e che per salti fu tratto al martiro,/ch'io non conosco il pescator n
Polo".
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Par., XVIII, 130-136)
[9]

Del sangue nostro Caorsini e Guaschi /s'apparecchian di bere: o buon principio,/a che vil fine convien che tu caschi!
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Par., XXVII, 58-60)

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]
[6]

Claudio Rendina, I papi, p. 518


Claudio Rendina, I papi, p. 517
Vedere A. Paravicini Bagliani, Clemente V, op. cit..
Claudio Rendina, I papi, p. 519
Claudio Rendina, I papi, p. 521
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL), ISBN 88-384-1326-6, p. 526

[7] Claudio Rendina, I papi, p. 522


[8] Qui Dante allude a papa Clemente V con quel: 'l Guasco , essendo Clemente originario della Guascogna, mentre l'alto Arrigo
l'imperatore Enrico VII
[9] Qui Dante si riferisce rispettivamente a Papa Giovanni XXII, che era nativo di Cahors (Caorsini), ed a papa Clemente V, nativo della
Guascogna (Guaschi)

Bibliografia
Sophia Menache, Clement V, ISBN 0-521-52198-X
Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990

Voci correlate
Cattivit avignonese

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Clemente V


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Clemente V (http://commons.wikimedia.org/wiki/Clemens_V?uselang=it)

Collegamenti esterni
Agostino Paravicini Bagliani, Clemente V (http://www.treccani.it/enciclopedia/
clemente-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Clemente V (http://www.araldicavaticana.com/creati da clemente_v_13051314.htm)
(EN) Biografia di Clemente V della Catholic Encyclopedia (http://www.newadvent.org/cathen/04020a.htm)
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church (http://www2.fiu.edu/~mirandas/cardinals.htm)

Papa Clemente V

112

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Benedetto XI

5 giugno 1305 - 20 aprile 1314

Papa Giovanni XXII

Predecessore

Vescovo di Comminges

Successore

Bertrand de Miremont

1295 - 1299

Boson de Salignac

Predecessore

Arcivescovo di Bordeaux

Successore

Boson de Salignac

1299 - 1305

Arnaud de Canteloup

Controllo di autorit VIAF: 12450138 (http://viaf.org/viaf/12450138)


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Giovanni XXII


Papa Giovanni XXII

196 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Incoronazione

7 agosto 1316
25 settembre 1316

Fine pontificato 4 dicembre 1334


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

Papa Clemente V
Papa Benedetto XII
Jacques-Arnaud d'Euse

Nascita

Cahors, 1249

Morte

Avignone, 4 dicembre 1334

Portale Medioevo

Papa Giovanni XXII

113
Sepoltura

Cattedrale di Notre-Dame-des-Doms d'Avignon

Giovanni XXII, nato Jacques Duze o d'Euse (Cahors, 1249 Avignone, 4 dicembre 1334), fu il 196 Papa della
Chiesa cattolica dal 7 agosto 1316 alla morte. Era figlio di un ricco borghese, Arnaud Duze, signore di
Saint-Felix-en-Quercy, e della sua consorte Elena di Brail. Ebbe tre nipoti cardinali, creati da lui stesso: Giacomo
de Via[1] e Gaucelme de Jean,[2] creati cardinali nel concistoro del 17 dicembre 1316, ed il fratello del primo,
Arnaldo di Via,[1] creato cardinale il 20 giugno 1317.

Biografia
I suoi studi ebbero inizio a Cahors, poi all'Universit di Montpellier, addottorandosi infine in utroque iure
all'Universit di Orlans. Ricopr numerose cariche ecclesiastiche fino a giungere all'episcopato nel 1300 allorch
venne nominato Vescovo di Frjus. Dieci anni dopo divenne arcivescovo di Avignone, carica che mantenne fino a
che venne nominato vescovo di Porto e Santa Rufina. Il 23 dicembre 1312 papa Clemente V lo nomin cardinale,
assegnandogli il titolo di Cardinale presbitero di San Vitale. Lasci questo titolo nel 1313 per quello di Cardinale
vescovo di Porto e Santa Rufina. Eletto papa, lasci il titolo riprendendo la carica di Arcivescovo di Avignone,
lasciata vacante dal nipote Jean defunto, insieme a quella di papa.

Conclave
Papa Clemente V si era spento il 20 aprile del 1314. Qualche giorno dopo, il 1 maggio, ventitr cardinali si
riunivano in conclave nel palazzo vescovile di Carpentras, dove il defunto pontefice aveva trasferito la sua sede poco
prima di morire. Dal conclave erano emerse tre correnti opposte tra di loro: quella dei Guasconi, quella degli Italiani
e infine quella dei Francesi (gli italiani erano solo 6 su 23[3]). Nessuna candidatura era riuscita a raccogliere
l'adesione unanime, si giunse cos ad una situazione di blocco. La situazione era drammatica al punto che a luglio
1314 Bertrand de Got, nipote del defunto pontefice, fece irruzione con i suoi scherani guasconi nel palazzo papale
ove si era riunita l'assemblea dei cardinali e ne cacci i cardinali italiani, determinando la sospensione della
elezione.[3] A nulla erano inoltre valsi gli appelli del mondo cattolico, fra i quali quello di Dante Alighieri, che
esortava i cardinali ad operare per la Chiesa, Sposa di Cristo, e per Roma.[3] Dopo due anni Filippo V di Francia
riusc infine ad organizzare un conclave di ventitr cardinali a Lione. Essi elessero puntualmente Giovanni XXII, che
venne eletto il 7 agosto 1316 ed incoronato a Lione il 25 settembre successivo. Giovanni stabil la sua residenza ad
Avignone, come il suo predecessore.

Pontificato
Fu un Papa, per l'epoca, molto anziano essendo stato eletto all'et di 67 anni.
La sua amministrazione fu caratterizzata prevalentemente da politiche economiche tanto da o attribuirgli l'appellativo
di "Papa banchiere"; infatti egli eredit una situazione finanziaria della Santa Sede piuttosto malconcia a causa della
trascuratezza della gestione del suo predecessore. Cur molto l'efficienza dell'amministrazione. Impose il divieto di
godere pi di due benefici, ma ne aument molto il numero, istituendo anche la prassi della concessione diretta.
Modific il sistema fiscale, imponendo il versamento delle rendite dei benefici minori alla Santa Sede per i primi tre
anni e impose nuovi tributi.[4]
Redasse, e applic quanto in esso contenuto, il libro Tasse della cancelleria apostolica e della sacra penitenzieria, in
cui erano elencate le somme da pagare per avere lassoluzione dal relativo peccato, comprendente lomicidio (anche
di bambini) e lo stupro (anche di vergini). Il testo venne successivamente rielaborato, durante il pontificato di papa
Leone X, per adeguare al peccato il costo rivalutato dellargento[5].
Fu anche un amante dell'arte e chiam ad Avignone artisti allora rinomati; per la sua concezione di Chiesa ricca fece
rappresentare Cristo in Croce sempre con un sacchetto di monete al fianco per dimostrare che anche in questo Ges
sarebbe potuto essere superiore.Wikipedia:Uso delle fonti

Papa Giovanni XXII

114

Intervenne direttamente anche sulla politica della penisola italiana. Infatti, quando nel 1317, Federico I conte di
Montefeltro guid la grande sollevazione ghibellina in Italia centrale, con lo scopo di sottrarre una serie di citt al
controllo della Chiesa, il Papa chiam il guelfo nero pi ligio e fedele di allora, Cante Gabrielli, ponendolo alla guida
delle milizie guelfe federate sotto le insegne pontificie, con il titolo di Capitano generale della Lega guelfa. Durante
questo incarico, Cante Gabrielli riconquist per il Papa tutte le citt e le terre precedentemente occupate dai
ghibellini.
Questi fatti resero Giovanni XXII all'epoca un Papa molto controverso, tuttavia oggi si sottolineano di pi le
decisioni ecclesiali. Al suo Pontificato si deve l'introduzione della processione del Corpus Domini e della festa della
Santissima Trinit, la prescrizione della recita dell'Angelus ogni giorno, al tramonto, in onore della Vergine.
Canonizz San Tommaso d'Aquino ed istitu il tribunale della Sacra Rota (cos chiamato dal tavolo rotondo a cui
sedevano i giudici incaricati dei processi), osteggi le comunit miste come quelle degli Umiliati in cui nello stesso
edificio c'era sia la comunit maschile che quella femminile[6].
Con la sua bolla Quoniam nulla, del 25 ottobre 1317, rinnov la promulgazione delle Clementinae , parte terza del
Corpus iuris canonici, dovuta al suo predecessore papa Clemente V.
Promosse inoltre le attivit missionarie in Medio Oriente ed in Asia, fondando vari vescovadi con l'appoggio dei
missionari Francescani e Domenicani. Tra le diverse diocesi istituite si ricordano in particolare: l'arcidiocesi di
Soltaniyeh in Persia; l'arcidiocesi di Saraj nel Khanato dell'Orda d'Oro; la diocesi di Quilon in India, senza
dimenticare il rafforzamento della missione in Cina, dove il suo predecessore aveva eretto l'arcidiocesi di Khanbaliq.
In seguito della definitiva sconfitta dei cristiani contro i musulmani nelle Crociate, avvenuta nel 1291, concesse ai
Frati Minori della Custodia di Terra Santa di inviare due suoi frati nei Luoghi Santi, ogni anno, tra il 1322 ed il 1327.

I rapporti con il mondo dei francescani


Per approfondire, vedi Michele da Cesena.

Il capitolo francescano, riunitosi a Perugia nel 1323 emise una circolare a tutti i confratelli, dichiarando ortodossa la
teoria che sosteneva l'assoluta povert di Cristo e dei suoi apostoli. La teoria era gi stata bollata come eretica
dall'Inquisizione e con questa lettera il Ministro Generale dell'Ordine Francescano, Michele da Cesena, rimetteva in
discussione tale presa di posizione. Giovanni XXII reag quindi con due provvedimenti: abrog quanto indicato da
papa Niccol III nella bolla Exiit qui seminat del 1279, secondo la quale i Francescani non possedevano nulla n
come singoli, n come conventi, n come Ordine, ma era la Santa Sede a detenere la propriet di tutti i loro beni che
poi venivano gestiti per mezzo di procuratori ed il 12 novembre 1323 condann come eretica la tesi espressa a
Perugia con la lettera circolare del Capitolo francescano. La cosa cre grande scandalo nel mondo francescano che
divenne ostile al pontefice, ma nel 1325 la maggioranza del medesimo si era gi allineata all'obbedienza al papa e
solo una minoranza molto attiva continu la battaglia.[4]
Michele da Cesena venne convocato ad Avignone nel 1327 ma il 22 maggio 1328 venne rieletto dai Francescani alla
carica di ministro generale. Papa Giovanni XXII gl'impose una residenza forzata ad Avignone, ma nella notte tra il
26 e il 27 maggio Michele fugg dalla citt con un piccolo gruppo di frati, tra i quali il filosofo e teologo Guglielmo
di Ockham e il canonista Bonagrazia da Bergamo, rifugiandosi presso Ludovico il Bavaro, accampato nei pressi di
Pisa.
Giovanni XXII depose Michele dal suo ruolo di ministro generale con la lettera bollata Cum Michal de Caesena del
28 maggio 1328 e il successivo 6 giugno, con la lettera bollata Dudum ad nostri, Michele, Bonagrazia e Guglielmo
vennero scomunicati, condanna che venne successivamente rinnovata (Bolla Quia vir reprobus Michal de
Caesena). [4]

Papa Giovanni XXII

I rapporti con l'imperatore e lelezione di un antipapa


Alla morte dell'imperatore Enrico VII nell'estate del 1313 i principi elettori si divisero in due schieramenti: uno a
favore di Federico I d'Asburgo, duca d'Austria e di Stiria, e l'altro a favore di Ludovico il Bavaro, duca di Baviera.
Nell'ottobre del 1314 i principi elettori si espressero (4 contro 3) in favore di Ludovico. Papa Giovanni XXII invit i
due contendenti a risolvere pacificamente la contesa, ma di fronte al loro rifiuto conferm la nomina di Vicario
imperiale in Italia, gi effettuata dal suo predecessore a Roberto d'Angi.[7]Seguirono anni di guerra civile fra i
contendenti ma Ludovico ebbe infine la meglio su Federico sconfiggendolo, e facendolo prigioniero, a Mhldorf nel
1322. Divenuto definitivamente imperatore, Ludovico cominci ad interessarsi all'Italia e nomin un suo Vicario
generale, che naturalmente non era Roberto d'Angi e allora Giovanni XXII, nel 1324 scomunic Ludovico per
esercizio di autorit contro la volont pontificia. A Ludovico quindi venne comodo appoggiare la fronda francescana
contro Giovanni XXII e nel 1327 part per una spedizione in Italia, con lo scopo di affermarne il possesso come
imperatore. A Ludovico offr i suoi servigi "dottrinali" Marsilio da Padova, filosofo e scrittore, autore di un'opera, la
Defensor pacis, che gli era valsa la condanna del papa nel 1327, accompagnando persino l'imperatore nella sua
spedizione romana. Entrato in Roma nel gennaio del 1328, Ludovico il Bavaro fu incoronato Imperatore dal patrizio
Giacomo Sciarra Colonna ed il 18 aprile dichiarava deposto per eresia papa Giovanni XXII.[8] L'imperatore convoc
quindi un'assemblea di sacerdoti e laici che elesse un nuovo papa: un religioso francescano, noto predicatore di
origine reatina, tal Pietro Rainalducci, che prese il nome di Niccol V. Dopo aver passato quattro mesi a Roma,
Rainalducci si ritir con Ludovico IV a Viterbo (la vita per l'imperatore a Roma incominciava ad essere difficile) e
quindi giunse a Pisa, nel cui duomo Niccol V presiedette, il 19 febbraio 1329, una bizzarra cerimonia nel nella
quale un fantoccio di paglia rappresentante Giovanni XXII e abbigliato con le vesti pontificie, venne formalmente
condannato, degradato e consegnato al braccio secolare.[8]
Naturalmente papa Giovanni XXII scomunic il Rainalducci, il quale, abbandonato da Ludovico, che era rientrato in
Germania disinteressandosi alle sorti del pontefice da lui creato, si rec ad Avignone ad implorare il perdono di papa
Giovanni, ottenendolo, e termin la sua vita nel 1333, dopo un periodo di dignitosa reclusione nel Palazzo papale
della sede pontificia avignonese.[8]

Questione del Giudizio delle anime


Giovanni XXII sostenne l'opinione che le anime dei defunti dimoranti "sotto l'altare di Dio" ( Apocalisse 6,9 ) non
ricevessero il Giudizio subito dopo la morte ma venissero ammesse alla piena beatitudine o fossero condannate
all'Inferno unicamente dopo il Giudizio Universale. Egli present questa sua concezione soprattutto in tre omelie: il
1 novembre e il 15 dicembre 1331 e il 5 gennaio 1332. Nella terza omelia afferm che sia i demoni che gli uomini
riprovati andranno al castigo eterno dell'Inferno solo dopo il Giudizio Universale. Per avvalorare la sua concezione
Giovanni XXII redasse nell'anno 1333 anche una dissertazione.
Il re Filippo VI di Francia fece fare un esame dall'Inquisizione. L'esame inizi il 19 dicembre 1333. Da parte sua
anche il Papa convoc una commissione di cardinali e di teologi, che il 3 gennaio 1334 in concistoro lo indusse a
dichiarare che avrebbe revocato la sua concezione se essa fosse stata trovata in contrapposizione alla comune
dottrina della chiesa.
Mor poco dopo aver terminato una bolla (la Ne super his) datata al giorno prima, cio il 3 dicembre 1334, ritrovata
ed emanata dal suo successore papa Benedetto XII, in cui poco prima di morire ritrattava la sua dottrina. Oggi la
Chiesa Cattolica ritiene che Giovanni XXII parlasse esprimendo un'opinione personale e non ex cathedra. I suoi
pensieri teologici sono stati recentemente riconsiderati in un saggio del filosofo Andrea Vaccaro.[9]
La sua salma venne inumata nella Cattedrale di Notre-Dame des Doms d'Avignon, ma i suoi resti furono dispersi dai
rivoluzionari nel 1793.

115

Papa Giovanni XXII

116

Papa Giovanni XXII in letteratura


Papa Giovanni XXII viene citato due volte da Dante Alighieri nella Divina Commedia e precisamente nella cantica
del Paradiso:
Ma tu che sol per cancellare scrivi,
pensa che Pietro e Paolo che moriro
per la vigna che guasti ancor son vivi.
Ben puoi tu dire: "L'ho fermo il disiro
s a colui che volle viver solo
e che per salti fu tratto al martiro,
ch'io non conosco il pescator n Polo".
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Par., XVIII, 130-136)
[10]

Del sangue nostro Caorsini e Guaschi


s'apparecchian di bere: o buon principio,
a che vil fine convien che tu caschi!

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Par., XXVII, 58-60)

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[6]

Figlio della sorella di papa Giovanni XXII, Maria, e del di lei consorte, Pierre de Via.
Gaucelme de Jean era figno di un'altra sorella di Giovanni XXII, di nome ignoto, e del marito N. de Jean.
Claudio Rendina, I papi (1990), p. 523.
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 539
1327 (http:/ / books. google. it/ books?id=UCk19VJ63qEC& pg=PA534& dq=umiliati+ misti& cd=1#v=onepage& q=umiliati misti&
f=false)
[7] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, pp. 539-540
[8] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 540
[9] Andrea Vaccaro, Il dogma del paradiso, Lateran University Press, Roma, 2005
[10] Qui Dante si riferisce rispettivamente a Papa Giovanni XXII, che era nativo di Cahors (Caorsini), ed a papa Clemente V, nativo di
Villandraut in Guascogna (Guaschi)

Voci correlate

Cattivit avignonese
Disputa sulla povert apostolica
Ma tu che sol per cancellare scrivi
Papato di Avignone
Spondent Pariter

Papa Giovanni XXII

117

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989,
ISBN 88-384-1326-6
Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Giovanni XXII


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Giovanni XXII (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Ioannes_XXII?uselang=it)

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Euse (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1312.htm#Euse)
Biografia di papa Giovanni XXII (http://www.treccani.it/enciclopedia/
giovanni-xxii_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Giovanni XXII (http://www.araldicavaticana.com/creati da giovanni_xxii_13161334.
htm)
Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/
papa-giovanni-xxii_(Dizionario-Biografico)/)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Clemente V

7 agosto 1316 - 4 dicembre 1334

Papa Benedetto XII

Predecessore

Vescovo di Frjus

Successore

Bertrand V Comarque

1300 - 1310

Bertrand VI d'Aimini

Predecessore

Arcivescovo di Avignone

Successore

Guillaume II de Maudagot

1310 - 1313

Jacques II de Via

Predecessore

Cardinale presbitero di San Vitale

Successore

Pierre de la Chapelle Taillefer

1312 - 1313

Bertrand de La Tour

Predecessore

Cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina

Successore

Giovanni da Morrovalle O.F.M.


1302 - 1312

1313 - 1316

Bernard de Castanet
1316 - 1317

Predecessore

Arcivescovo di Avignone

Successore

Jacques II de Via

1317 - 1334

Jean II de Cojordan

Controllo di autorit VIAF: 32005351 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 32005351) LCCN: n50057518 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n50057518)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Benedetto XII

118

Papa Benedetto XII


Papa Benedetto XII

197 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Incoronazione

20 dicembre 1334
8 gennaio 1335

Fine pontificato 25 aprile 1342


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Giovanni XXII

Successore

papa Clemente VI

Nome

Jacques Fournier

Nascita

Saverdun, 1285

Morte

Avignone, 25 aprile 1342

Sepoltura

Cattedrale di Notre-Dame des Doms d'Avignon, Avignone

Benedetto XII, nato Jacques Fournier (Saverdun, 1285 Avignone, 25 aprile 1342), fu il 197 Papa della Chiesa
cattolica dal 1334 alla morte.

Biografia
Gli inizi fino alla porpora cardinalizia
Nato da una famiglia modesta della Contea di Foix, divenne un monaco cistercense a Boulbonne, e in seguito a
Fontfroide da suo zio, Arnaud Nouvel, che lo invi a studiare a Parigi al collegio Saint-Bernard. Maestro di teologia,
successe a suo zio come abate di Fontfroide nel 1311. Vescovo di Pamiers nel 1317, persegu attivamente la lotta
contro i seguaci del Catarismo. Fu allora che pratic di persona una politica inquisitoria molto attiva contro gli
eretici. I registri dei suoi interrogatori, che teneva scrupolosamente, serviranno allo studio dei comportamenti e delle
mentalit, soprattutto all'interno del villaggio di Montaillou[1]. Nel 1326, divent vescovo di Mirepoix e cardinale
con il titolo di Santa Prisca nel 1327.
Soprannominato il cardinale bianco poich aveva mantenuto la sua veste da cistercense fu un uomo austero e
ardente, che intervenne con autorit in tutti i dibattiti teologici del momento: povert evangelica, fraticelli, visione

Papa Benedetto XII

119

beatifica. Su quest'ultimo punto, fiss la dottrina nella sua Benedictus Deus del 1336.

Il Soglio pontificio
Eletto Papa il 20 dicembre 1334 alla morte di Papa Giovanni XXII, non prosegu con le politiche del suo
predecessore. In pratica fece pace con l'imperatore Luigi IV, che era stato precedentemente scomunicato, e per
quanto possibile scese a patti con l'Ordine Francescano, che era all'epoca in contrasto con la sede romana.
Tentato di riportare la sede pontificia a Roma nel 1335, alla fine si accontent di dimorare ad Avignone, dove costru
il primo palazzo pontificio, la cui austerit architettonica ben riflette la personalit di Benedetto XII. Non rifiut
comunque di dare un certo decoro all'edificio, motivo per cui chiam presso di s il pittore senese Simone Martini.
Benedetto fu un Papa riformatore e cerc di limitare il lusso degli ordini monastici, ma senza molto successo. Mise
ordine nel sistema di collazione dei benefici e di conseguenza il fisco pontificio.
Condann a morte Francesco da Pistoia, Lorenzo Gherardi, Bartolomeo Greco, Bartolomeo da Bucciano, Antonio
Bevilacqua e altri dieci frati Francescani, arsi vivi per predicare la povert di Cristo (Venezia 1337). Stessa sorte a
Parma per Donna Oliva anch'essa perch seguace di S. Francesco.

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Cfr. Emmanuel Le Roy Ladurie, Storia di un paese: Montaillou, Rizzoli 1977, ISBN 88-17-11289-5

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Benedetto XII


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Benedetto XII (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Benedictus_XII?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Benedetto XII (http://www.treccani.it/enciclopedia/benedetto-xii_(Enciclopedia_dei_Papi)/
) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Benedetto XII (http://www.araldicavaticana.com/creati da benedetto_xii_13341342.
htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Giovanni XXII

20 dicembre 1334 - 25 aprile 1342

Papa Clemente VI

Predecessore

Abate di Fontfroide

Successore

Arnaud Nouvel

1311 - 1317

Predecessore

Vescovo di Pamiers

Successore

Pilfort de Rabastens, O.S.B.


1315-1317

1317 - 1326

Dominique Grenier, O.P.


1326-1347

Papa Benedetto XII

120
Predecessore

Vescovo di Mirepoix

Successore

Raymond Atton d'Auterive


1318-1325

1326 - 1327

Pierre de Piret
1327-1348

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Prisca

Successore

Simon d'Archiac

1327 - 1334

Gozzio (o Gotius) Battaglia

Controllo di autorit VIAF: 89709525 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 89709525) LCCN: n85088928 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n85088928)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Clemente VI
Papa Clemente VI

198 papa della Chiesa cattolica

Elezione

7 maggio 1342

Incoronazione

19 maggio 1342

Fine pontificato 6 dicembre 1352


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Benedetto XII

Successore

papa Innocenzo VI

Nome

Pierre Roger

Nascita

Maumont, 1291

Morte

Villeneuve-ls-Avignon, 6 dicembre 1352

Sepoltura

Abbazia la Chaise-Dieu

Clemente VI, nato Pierre Roger (Rosiers-d'gletons, 1291 Villeneuve-ls-Avignon, 6 dicembre 1352), fu il 198
Papa della Chiesa cattolica dal 1342 alla morte (quarto dei Papi di Avignone). Era figlio di un cavaliere, Guglielmo

Papa Clemente VI
Roger, divenuto nel 1333 signore di Rosier d'Egleton, nel Corrze, e di Guglielmina de la Monstre.

Biografia
Gli inizi
Entr all'et di 10 anni nell'Abbazia di Chaise-Dieu[1] e divenuto monaco benedettino, studi a Parigi. Maestro di
teologia e forte di una grande cultura classica e sacra, divent presto noto come predicatore.

Abate e vescovo
Divenne abate di Fcamp nel 1326, vescovo di Arras nel 1328, arcivescovo di Sens nel 1329 e di Rouen nel 1330. Fu
consigliere e a pi riprese ambasciatore di Filippo VI di Francia in Inghilterra e ad Avignone. Nel 1329, fu portavoce
del clero all'assemblea di Vincennes sulle giurisdizioni ecclesiastiche. Nel 1333, venne incaricato da Papa Giovanni
XXII di predicare per la Crociata. Nominato cardinale nel 1338, venne eletto papa il 7 maggio 1342.

Il suo pontificato
Come i suoi immediati predecessori fu devoto alla Francia e fece mostra di questa sua simpatia rifiutando un invito
solenne a far ritorno a Roma, ed acquistando la sovranit su Avignone dalla regina Giovanna I di Napoli per 80.000
corone. La somma non venne mai pagata, ma Clemente potrebbe aver ritenuto di aver corrisposto l'equivalente
assolvendola dall'omicidio del marito Andrea d'Ungheria.Wikipedia:Uso delle fonti
Il 21 novembre 1342, nel primo anno di pontificato, Clemente VI sanc il definitivo riconoscimento pontificio della
Custodia di Terra Santa, provincia dell'Ordine dei Frati Minori, nata nel 1217 per volont di San Francesco di Assisi
e suddivisa nel 1263, per una pi efficace opera di evangelizzazione, in pi sottocircoscrizioni dette Custodie. In
particolare Clemente VI riconobbe l'operato del francescano Re di Napoli Roberto d'Angi che aveva ottenuto, dal
Sultano di Egitto, il riconoscimento del diritto dei Frati Minori di rappresentare la Chiesa cattolica in Terra Santa.
Gli altri principali eventi del suo pontificato furono le dispute con Edoardo III d'Inghilterra a causa dell'intromissione
di quest'ultimo nella giurisdizione ecclesiastica, la scomunica dell'imperatore Ludovico il Bavaro, i negoziati per la
riunificazione con la Chiesa d'Oriente, e l'inizio della rivolta di Cola di Rienzo a Roma.
La sua famiglia svolse nella Chiesa un ruolo che i suoi contemporanei giudicarono eccessivo: quattro dei suoi nipoti
divennero cardinali (uno di questi diventer papa Gregorio XI e un altro arcivescovo). Un altro nipote fu Maresciallo
della Chiesa.
l 19 maggio 1346 la dottrina di Nicola d'Autrecourt fu condannata da papa Clemente VI come eretica. Il teologo
condannato a bruciare i suoi libri e ritrattare, cosa che egli fece a Parigi nel 1347.
Durante la peste nera del 1348 egli diede esempio di coraggio e di lucidit: rimase ad Avignone in piena epidemia,
condann il fanatismo dei flagellanti, e protesse efficacemente gli Ebrei.[2]
Nel 1350, con la bolla Unigenitus Dei Filius, indisse un giubileo in Roma, disponendo inoltre che per il futuro esso
venisse celebrato ogni 50 anni anzich ogni 100, come aveva stabilito il suo predecessore Bonifacio VIII.
Mor il 6 dicembre 1352, lasciando di s la reputazione di ...un distinto gentiluomo, un principe munifico fino alla
profusione, un patrono delle arti e dello studio, ma non un santo. (Gregorovius).
Fu sepolto nell'Abbazia di Chaise-Dieu, ove aveva iniziato la sua vita monastica, ma nel 1562 gli ugonotti, che
avevano saccheggiata l'abbazia, ne profanarono la tomba e ne bruciarono i resti.

121

Papa Clemente VI

122

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 548
[2] John N.D. Kelly, op. cit., pp.550-551

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL),
ISBN 88-384-1326-6

Voci correlate
Cattivit avignonese

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Clemente VI


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Clemente VI (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Clemens_VI?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Clemente VI (http://www.treccani.it/enciclopedia/clemente-vi_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Clemente VI (http://www.araldicavaticana.com/creati da clemente_vi_13421352.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Benedetto XII

7 maggio 1342 - 6 dicembre 1352

Papa Innocenzo VI

Predecessore

Abate di Fcamp

Successore

1326 - 1328

Predecessore

Vescovo di Arras

Successore

Thierry d'Herisson

1328 - 1329

Andrea Ghini de Malpighi

Predecessore

Arcivescovo di Sens

Successore

Guillaume de Melun

1329 - 1330

Guillaume de Brosse II

Predecessore

Arcivescovo di Rouen

Successore

Guillaume de Durfort

1329 - 1342

Aimery Guenaud

Papa Clemente VI

123

Controllo di autorit VIAF: 51660071 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 51660071) LCCN: n88103263 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n88103263)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Innocenzo VI
Papa Innocenzo VI

199 papa della Chiesa cattolica

Elezione

18 dicembre 1352

Incoronazione

30 dicembre 1352

Fine pontificato 12 settembre 1362


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Clemente VI

Successore

papa Urbano V

Nome

tienne Aubert

Nascita

Beyssac, 1282

Morte

Avignone, 12 settembre 1362

Sepoltura

Certosa di Villeneuve-ls-Avignon

Innocenzo VI, nato tienne Aubert (Beyssac, 1282 Avignone, 12 settembre 1362), fu il 199 papa della Chiesa
cattolica dal 1352 alla morte (all'epoca della cattivit avignonese).

Papa Innocenzo VI

Biografia
tienne Aubert nacque nel 1282/1295 nel villaggio di Monts, nella parrocchia di Beyssac, Corrze, in Francia, figlio
di Adhmar Aubert, originario di Pompadour ed appartenente alla piccola nobilt locale.
Studi legge all'Universit di Tolosa ed ottenne la licenza nel 1321 e probabilmente il dottorato tra il 1329 ed il
1330.
Durante i suoi primi anni entr nell'amministrazione reale francese e venne nominato giudice ordinario nel 1321.
Luogotenente del snchausse di Tolosa e guardiano dei sigilli di quella corte, nuovamente rimase in carica nel
1328-1329 per poi divenirne primo giudice dal 1330 al 1335. Canonico del capitolo della cattedrale di Parigi, re
Filippo VI di Francia lo richiam alla propria corte e gli concesse un'ambasceria per papa Benedetto XII nel 1337 e
poi nuovamente nel 1338 e nel 1341. Uditore della Sacra Rota durante il pontificato di Benedetto XII, ricevette
numerosi benefici minori, canonicati ed arcidiaconati.
Eletto vescovo di Noyon il 23 gennaio 1338, facendo costruire la cattedrale locale. Nell'ottobre del 1340 venne
trasferito alla diocesi di clermont, incarico che mantenne sino alla sua promozione al cardinalato.
Creato cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo nel concistorio del 20 settembre 1342, fu quindi legato in
Francia ed in Inghilterra col cardinale Annibale Gaeatani da Ceccano per scongiurare il conflitto tra i due monarchi
di quelle nazioni ed ottenere la firma di un trattato di pace; gli sforzi fallirono in questo senso e le ostilit iniziatono
con la Battaglia di Crcy il 26 agosto 1346 e l'occupazione di Calais il 4 agosto 1347; il 28 settembre 1347 venne
siglato un armistizio ed i cardinali fecero ritorno ad Avignone. Gran penitenziere dal 1348, divenne amministratore
della sede di Avignone in assenza del suo vescovo. Opt quindi per l'ordine dei cardinali vescovi e per la sede
suburbicaria di Ostia e Velletri ove venne assegnato il 13 febbraio 1352.

Il pontificato
In quello stesso anno prese parte al conclave svoltosi subito dopo la morte di Clemente VI, dopo che ognuno dei
cardinali si era vincolato da un accordo solenne a seguire una particolare linea politica se fosse stato eletto, venne
scelto Aubert (18 dicembre 1352) ed uno dei primi atti del suo pontificato fu quello di dichiarare illegale e nullo il
patto.
La sua politica susseguente fu migliore rispetto a quelle degli altri papi di Avignone. Innocenzo port a molte
riforme di cui si sentiva la necessit nell'amministrazione degli affari della Chiesa, e tramite il suo legato, cardinale
Egidio Albornoz, che era accompagnato da Cola di Rienzo, cerc di riportare l'ordine a Roma, dove nel 1355, Carlo
IV venne incoronato imperatore con il suo permesso, dopo aver in precedenza giurato che avrebbe lasciato la citt il
giorno stesso, a cerimonia conclusa.
Dal 1355-56, inizi a far bandire, in varie parti d'Europa, una crociata contro i Forlivesi, a causa dell'inefficacia
dell'azione di Egidio Albornoz nel tentativo di recuperare l'irriducibile citt di Forl, allora governata dagli Ordelaffi,
al dominio papale.
Fu in gran parte grazie alle esortazioni di Innocenzo che si giunse al trattato di Brtigny (1360) tra Francia e
Inghilterra. Durante il suo pontificato inoltre, Giovanni Paleologo offr di sottomettere la Chiesa greca alla sede
romana, a condizione che gli venisse fornita assistenza contro Giovanni Cantacuzeno. Le risorse a disposizione del
Papa, comunque, erano tutte richieste per esigenze pi vicine a casa, e l'offerta venne declinata.
Mor il 12 settembre 1362, e il suo successore fu papa Urbano V. Venne sepolto nella chiesa cartusiana di
Villeneuve-ls-Avignon.

124

Papa Innocenzo VI

125

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Voci correlate

Cattivit avignonese
Egidio Albornoz
Cola di Rienzo
Monza

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Innocenzo VI

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Innocenzo VI [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Innocenzo VI [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Innocenzo VI [3]
Dizionario biografico Treccani [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Clemente VI

18 dicembre 1352 - 12 settembre 1362

Papa Urbano V

Predecessore

Vescovo di Noyon

Successore

Guillaume Bertrand
1331-1338

1338 - 1340

Pierre DAndr
1340-1342

Predecessore

Vescovo di Clermont-Ferrand

Successore

Raymond D'Aspet
1336-1340

1340 - 1345

Pierre Andr
1342-1349

Predecessore

Cardinale vescovo di Ostia

Successore

Bertrando del Poggetto

1345-1352

Pierre Bertrand il Giovane

Controllo di autorit VIAF: 79027709 [5] LCCN: n85175623 [6]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Innocenzo VI

126

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]
[6]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Innocentius_VI?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ innocenzo-vi_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. araldicavaticana. com/ creati%20da%20innocenzo_vi_13521362. htm
http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ papa-innocenzo-vi_(Dizionario-Biografico)/
http:/ / viaf. org/ viaf/ 79027709
http:/ / id. loc. gov/ authorities/ names/ n85175623

Papa Urbano V
Papa Urbano V

200 papa della Chiesa cattolica

Elezione

28 settembre 1362

Insediamento

6 novembre 1362

Fine pontificato 19 dicembre 1370


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Innocenzo VI

Successore

papa Gregorio XI

Nome

Guillaume de Grimoard

Nascita

Pont-de-Montvert (Chateau de Grizac), 1310

Morte

Avignone, 19 dicembre 1370

Sepoltura

Abbazia di San Vittore, Marsiglia

Urbano V, nato Guillaume de Grimoard (Le Pont-de-Montvert, 1310 Avignone, 19 dicembre 1370), fu il 200
Papa della Chiesa cattolica dal 1362 alla morte; nel 1870 papa Pio IX lo proclam beato. Apparteneva all'Ordine
Benedettino.

Papa Urbano V

127

San Urbano V
Nascita

Le Pont-de-Montvert, 1310

Morte

Avignone, 19 dicembre 1370

Venerato da

Chiesa cattolica

Beatificazione 1870 da papa Pio IX

Note biografiche
Nacque intorno al 1310 nel Castello di Grizac.
Fu monaco benedettino in giovanissima et, quindi teologo insigne e dottore in diritto canonico, insegn
successivamente a Montpellier e ad Avignone. Resse l'ufficio di abate di Saint-Victor a Marsiglia. Si distinse in varie
missioni diplomatiche come inviato in Italia della curia avignonese nel decennio 1352-1362. Pur non essendo
cardinale venne eletto papa il 28 ottobre 1362, succedendo a Innocenzo VI.

Il periodo avignonese
Fu severo e ligio alla disciplina, pose freno alla pompa e al lusso dei cardinali, introdusse notevoli riforme
nell'amministrazione della giustizia e fu un patrono liberale degli studi. Nel 1363 proclam una crociata che sfoci
nella spedizione di Pietro di Lusignano, Re di Cipro, che prese Alessandria d'Egitto (11 ottobre 1365), ma dovette
abbandonarla poco dopo. Segno distintivo del pontificato di Urbano V fu lo sforzo di riportare il Papato in Italia e di
sopprimere i potenti rivali alla sovranit temporale che vi si trovavano. Urbano ad Avignone cominci a sentirsi
sempre meno sicuro ed aspettava con impazienza che il cardinale Egidio Albornoz riuscisse a completare la
restaurazione dello Stato della Chiesa: aveva serie intenzioni di sottrarre la Santa Sede alle ingerenze del re di
Francia. Lui del resto conosceva bene l'Italia e quindi non era prevenuto come i suoi colleghi francesi. Anche se
l'Albornoz aveva fatto un buon lavoro nel centro Italia, in Toscana e in Emilia, in Alta Italia la situazione era pi
difficile e complessa. Nonostante fosse riuscito a farsi molti alleati (Este, Gonzaga, ecc.), trovava un ostacolo nei
Visconti che spadroneggiavano a Milano e imperversavano nel Modenese, nel Bresciano e nel circondario di
Bologna. Essi, inoltre, rappresentando l'ultimo baluardo ghibellino in Italia, non riconoscevano la sovranit
temporale del papa e, armi in mano, avevano incamerato i beni ecclesiastici di cui erano venuti in possesso.
Gi Innocenzo VI, aveva fatto dei tentativi di conciliazione e, uno dei due ambasciatori inviati dal pontefice a
Bernab Visconti a Milano, era proprio Guglielmo de Grimoard, latore di due lettere pontificie. Incontrarono il
potente signore milanese sul fiume Lambro; quando gli finirono di leggere le lettere, questi, in modo sprezzante,
chiese loro se volessero mangiare o bere, e alla risposta affermativa, fece loro mangiare le due lettere papali. Sarebbe
bastato questo episodio per giustificare e spiegare i sentimenti poco favorevoli che Urbano V nutriva per Bernab.
Lo stesso mese della sua consacrazione cit il Visconti a comparirgli davanti entro tre mesi e, poich il signore di
Milano non ubbid all'intimazione, il 3 marzo 1363 emise la scomunica contro di lui. Il Visconti non temeva la
scomunica, fra l'altro da un papa che non riconosceva; quindi per altri tre anni mise a soqquadro citt lombarde,
piemontesi, liguri e altre senza che l'Albornoz ed i suoi alleati potessero fermarlo. L'anno seguente fu costretto a
firmare una pace umiliante ritirando la scomunica e facendo molte concessioni al suo avversario.
Si era cos giunti al 1366, cio al quarto anno di pontificato di Urbano V, senza che si aprisse uno spiraglio per il suo
ritorno a Roma come lui desiderava fin dal primo giorno. Ma Urbano aveva deciso e aveva perfino dato ordine al suo
vicario a Roma di allestirgli l'appartamento nel palazzo pontificio. La voce non si era sparsa solo a Roma, ma buona
parte dell'Italia esult nell'apprendere la notizia che aspettava da 60 anni. 23 galee inviate dalla regina Giovanna di
Napoli, dai Veneziani, dai Genovesi, dai Pisani raggiunsero Marsiglia per far la scorta al Papa nel suo rientro a
Roma.

Papa Urbano V

128

Il ritorno a Roma
Il 30 aprile 1367 Urbano prese la via di Marsiglia e qui si imbarc con tutto il suo
seguito (solo tre cardinali francesi si rifiutarono) approdando a Corneto, sulla costa
laziale, il 3 giugno. Ad attenderlo c'erano l'Albornoz, tutti i Grandi dello Stato
Pontificio e una moltitudine di popolo, che da giorni aveva dormito in spiaggia per
non perdersi lo storico avvenimento. Appena giunto a terra Urbano celebr una
toccante messa; l'indomani, giorno della Pentecoste, ne celebr un'altra, ricevendo
tutti i rappresentanti della citt di Roma, poi si diresse a Viterbo, dove avrebbe
dovuto fare solo una breve sosta prima di raggiungere la citt eterna. A Viterbo per
il cardinale Albornoz, braccio destro di Urbano in Italia, cess di vivere, forse colpito
dalla peste o da una febbre malarica. Dopo quattordici anni passati in Italia con lo
scopo di rimettere un papa sulla cattedra di San Pietro, non riusc a vedere il
compimento della sua opera.
Cos, solo il 16 ottobre 1367, Urbano si decise ad abbandonare Viterbo per fare il suo
trionfale ingresso a Roma. Il primo anno romano di Urbano fu molto attivo: si
impegn a ridare vita a una citt da anni in decadenza; le costruzioni di inizio secolo
erano come antichi ruderi romani, quelle nuove devastate o svuotate dai
saccheggiatori, le strade senza manutenzione da anni erano diventate degli acquitrini.
Urbano sapeva che Roma era una citt in decadenza, ma quando la vide di persona si
rese conto che era una citt in disfacimento e vederla faceva tristezza. Fu infaticabile
nel ricostruire chiese e basiliche, forse fu anche troppo zelante nel riformare il
governo mettendo al posto dei sette eletti dal popolo tre funzionari della Santa Sede
ed eliminando cos quella democrazia che il popolo era convinto di aver ottenuto.
Iniziarono in questo modo i primi malcontenti. I cardinali francesi che Urbano si era
portati dietro non si erano adattati all'ambiente e si lamentavano delle offese che
ricevevano dai romani, che ricambiavano l'antipatia.

Urbano V

Nella primavera del 1368 scese a Roma l'imperatore Carlo IV, per ossequiarlo e per esserne incoronato; ma in questa
incoronazione non ci fu molto entusiasmo. Anche il Papa, che perso il valido Albornoz, credeva di poter contare su
un aiuto militare del tedesco in quelle contrade ancora in fermento, fu giocato. L'imperatore, presa la corona, risal in
fretta e furia la penisola lasciando al loro destino gli Stati della Chiesa e lo stesso Urbano.
All'inizio dell'anno seguente sal a Roma l'imperatore d'Oriente Giovanni V Paleologo a rendere omaggio a Urbano e
ad abiurare lo scisma, ma il vero scopo della visita era quello di implorare un aiuto per il suo impero pericolante
ormai quasi tutto in mano ai Turchi, bandendo una crociata. Il Pontefice fece un appello, ma nessuno si mosse, salvo
Amedeo VI di Savoia che per arriv solo fino a Gallipoli. In Italia tutti gli Stati erano impegnati a difendersi dalle
scorrerie delle compagnie di ventura, che con la massima indifferenza passavano al soldo ora di uno ora dell'altro
potente signore per dedicarsi a scorrerie, guerriglie e assalti. In Francia era cominciata la guerra dei cent'anni con
l'Inghilterra. E la Germania era in mano a Carlo IV e ai suoi principi.

L'abbandono dell'Italia
La presa in giro di Carlo IV, la mancanza di un valido condottiero come l'Albornoz, la situazione critica negli Stati
della Chiesa, quella sempre pi caotica di Roma, dove di riflesso per colpa dei francesi anche Urbano V era
malvisto, riempirono di amarezza il Pontefice che era sceso a Roma con tanto entusiasmo. Quando poi la stessa
Viterbo, Perugia e altre citt tornarono alle vecchie rivolte e il Visconti riprese a minacciare le terre pontificie,
Urbano lasci Roma per Montefiascone e manifest l'intenzione di tornare ad Avignone. I cardinali francesi, zelanti
nell'incitarlo, fecero presto a tramutare l'intenzione in una vera e propria volont di abbandonare Roma. Molti

Papa Urbano V
supplicarono il Papa di riconsiderare la sua decisione: il Petrarca gli scrisse per persuaderlo a rimanere in Italia; una
pia principessa svedese che da vent'anni soggiornava a Roma, Santa Brigida, venne a Montefiascone a manifestare al
Papa una rivelazione avuta dalla Vergine, secondo la quale gravi disgrazie lo attendevano se tornava nel luogo
dov'era stato eletto; i romani gl'inviarono un'ambasceria per supplicarlo a rimanere. Ma Urbano non si lasci
smuovere dalla decisione presa e il 5 settembre 1370, in quello stesso porto di Corneto dov'era approdato tre anni
prima, s'imbarc con tutta la sua corte sulle navi inviategli dai re di Francia e d'Aragona, dalla regina di Napoli e di
Pisa. Il 16 dello stesso mese sbarc a Marsiglia, il 24 settembre fece il suo solenne ingresso in Avignone. Ma
nemmeno due mesi dopo cadde ammalato ed il 19 dicembre dello stesso anno mor. Vestito del suo saio monastico,
venne deposto nella cattedrale di Avignone, dalla quale fu poi traslato per essere sepolto nel monastero marsigliese
di cui era stato abate. Gli successe papa Gregorio XI. Nel 1870 Pio IX lo onor come Beato.

Conclave dal 22 settembre al 6 novembre 1362


Da questo conclave usc il quinto dei sei papi non cardinali del medioevo. Parteciparono al conclave tutti i 21
cardinali, cos suddivisi: 6 vescovi, 8 preti e 7 diaconi.
Andouin Aubert (o Alberti), cardinale vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
Guy de Boulogne (o de Montfort), cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina, vice decano del Sacro Collegio dei
Cardinali

Hlie de Talleyrand-Prigord, cardinale vescovo di Albano


Gil Alvarez de Albornoz, cardinale vescovo di Sabina
Raymond de Canillac, C.R.S.A., cardinale vescovo di Palestrina
Niccol Capocci, cardinale vescovo di Frascati
Ugo Roger, O.S.B., cardinale presbitero di San Lorenzo in Damaso, Camerlengo del Sacro Collegio
Guillaume d'Aigrefeuille il Vecchio, O.S.B., cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere
lie de Saint-Irier (o Saint Yrieux), O.S.B., cardinale presbitero di Santo Stefano al Monte Celio
Pierre de Salvete Monteruc, cardinale presbitero di Sant'Anastasia
Pierre Itier (o Itery), cardinale presbitero dei Santi Quattro Coronati
Jean de Blandiac, cardinale presbitero di San Marco
Gilles Aycelin de Montaigu, cardinale presbitero dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Androin de la Roche, cardinale presbitero di San Marcello
Guillaume de la Juge (o Jugie), cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin
Nicolas de Besse (o de Bellefaye), cardinale diacono di Santa Maria in Via Lata
Pierre Roger de Beaufort, diacono di Santa Maria Nuova
Rinaldo Orsini, cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro
Etienne Aubert il giovane (o Alberti), cardinale diacono di Santa Maria in Aquiro
Guillaume Bragose, cardinale diacono di San Giorgio in Velabro
Hugues de Saint-Martial, cardinale diacono di Santa Maria in Portico Octaviae

129

Papa Urbano V

130

Cardinali creati da Urbano V


Concistoro del 18 settembre 1366
1. Angelic de Grimoard, O.S.A., fratello di Sua Santit, vescovo di Avignone e Legato di Bologna e di Romagna. +
13 (o 16) aprile 1388.
2. Guillaume de la Sudrie (o Sudr), O.P., vescovo di Marsiglia + 18 aprile 1373.
3. Marco da Viterbo, O.Min., ministro generale del suo Ordine. + 4 settembre 1369.

Concistoro del 12 maggio 1367


1. Guillaume d'Aigrefeuille il Giovane, nipote di Clemente VI, decano del capitolo della cattedrale di Clermont,
notaio apostolico. + 13 gennaio 1401.

Concistoro del 22 settembre 1368


1. Arnaud Bernard du Pouget (o Arnaldo Bertrandi), patriarca di Alessandria, morto prima della proclamazione.
2. Philippe de Cabassole, patriarca di Gerusalemme. 27 agosto 1372.
3. Simon Langham, arcivescovo di Canterbury, Inghilterra. 22 luglio 1376.
4.
5.
6.
7.
8.

Bernard du Bosquet, arcivescovo di Napoli. 19 aprile 1371.


Jean de Dormans, vescovo di Beauvais, cancelliere del regno di Francia. 7 novembre 1373.
Etienne de Poissy (o Paris), vescovo di Parigi 17 ottobre 1373.
Pierre de Banac (o de Chinac), vescovo di Castres 7 ottobre 1369.
Francesco Tebaldeschi, priore della basilica patriarcale Vaticana 6 settembre 1378.

Concistoro del 7 giugno 1370


1. Pierre d'Estaing, O.S.B., arcivescovo di Bourges + 25 novembre 1377.
2. Pietro Corsini, vescovo di Firenze + 16 agosto 1403.

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Bibliografia
Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Paris,1935

Papa Urbano V

131

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Urbano V

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Urbano V [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Urbano V [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Urbano V [3]

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Innocenzo VI

28 settembre 1362 - 19 dicembre 1370

Papa Gregorio XI

Predecessore

Abate di Saint-Victor di Marsiglia

Successore

? - 1352

Predecessore

Abate di Montecassino

Successore

Angelo III Orsini

1366-1369

Bartolomeo da Siena

Controllo di autorit VIAF: 61553322 [4] LCCN: n83215563 [5]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Urbanus_V?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ urbano-v_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. araldicavaticana. com/ creati%20da%20urbano_v_13621370. htm
http:/ / viaf. org/ viaf/ 61553322
http:/ / id. loc. gov/ authorities/ names/ n83215563

Papa Gregorio XI

132

Papa Gregorio XI
Papa Gregorio XI

201 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Insediamento

30 dicembre 1370
5 gennaio 1371

Fine pontificato 26 marzo 1378


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Urbano V

Successore

papa Urbano VI

Nome

Pierre Roger de Beaufort

Nascita

Rosiers-d'gletons, 1330 circa

Morte

Roma, 26 marzo 1378

Sepoltura

basilica di Santa Francesca Romana

Gregorio XI, nato Pierre Roger de Beaufort (Rosiers-d'gletons, ca. 1330 Roma, 26 marzo 1378), fu il 201
Papa della Chiesa cattolica dal 1370 alla morte.
Fu l'ultimo dei Papi di Avignone, poich nel 1377 riport a Roma la sede papale.

Papa Gregorio XI

Biografia
Giovinezza e studi
Nacque tra il 1329 ed il 1331 nel Castello di Maumont, presso Rosiers-d'gletons, nella regione francese del
Limosino, figlio del conte Guglielmo di Beaufort e di Marie du Chambon e nipote (ed omonimo) di papa Clemente
VI. Fece una precoce carriera ecclesiastica e studi all'Universit di Angers. Nel 1342 canonico del capitolo della
cattedrale di Rouen, poi di quello di Rodez e quindi di quella di Parigi, di cui divenne anche arcidiacono.

Il cardinalato
Nel 1348 lo zio lo fece cardinale diacono della diaconia di Santa Maria Nuova. Mentre era cardinale comp diversi
importanti studi in teologia ed in giurisprudenza anche presso l'Universit di Perugia sotto la guida di Baldo degli
Ubaldi ed effettu moltissimi viaggi in Italia, ove nel 1367 fu anche accompagnatore di papa Urbano V. Fu arciprete
della Basilica di San Giovanni in Laterano dal 1348 al 1370 e dal 1368 al 1370 anche di quella di Santa Maria
Maggiore. Nel 1368 divenne cardinale protodiacono.

Conclavi
Durante il suo cardinalato Pierre Roger de Beaufort partecip ai conclavi:
conclave del 1352, che elesse papa Innocenzo VI
conclave del 1362, che elesse papa Urbano V
conclave del 1370, che elesse lui stesso

Il pontificato
Morto papa Urbano V nel 1370 venne eletto suo successore con voto unanime. Non essendo ancora divenuto
sacerdote, dovette essere ordinato presbitero e vescovo prima dell'incoronazione ufficiale,[1] consacrazione cui
procedette il vescovo e cardinale Guy de Boulogne.
Durante il suo pontificato vennero prese misure vigorose contro le eresie che avevano preso piede in Germania,
Inghilterra, ed altre parti d'Europa; venne inoltre fatto uno sforzo sincero di portare ad una riforma dei vari ordini
monastici. Le diciannove proposizioni di John Wyclif e i tredici articoli del Sachenspiegel vennero condannati
formalmente da Gregorio XI nel 1373.
Nel 1371 promosse una lega contro i Visconti di Milano che cercavano di impadronirsi del Piemonte e della
Romagna, concludendo poi con essi la pace nel 1375.
Fu convinto assertore della necessit che il Papa dovesse risiedere a Roma: questa convinzione venne in lui
ampiamente stimolata dalle parole evocanti di Caterina da Siena, alle quali si deve quasi completamente il ritorno
della sede pontificia in Italia, avvenuto il 17 gennaio 1377.
Gregorio non sopravvisse molto al ritorno, morendo il 27 marzo 1378. I suoi resti riposano in un pregevole
monumento sepolcrale situato nel transetto di destra della basilica di Santa Francesca Romana, che all'epoca era
conosciuta come chiesa di Santa Maria Nuova.
Alla sua morte fu eletto pontefice a Roma Urbano VI (Bartolomeo Prignano, vescovo di Bari ed ultimo papa scelto
fuori dal collegio cardinalizio). Cinque mesi dopo, in un successivo conclave convocato a Fondi, pressoch gli stessi
cardinali - dopo aver dichiarato invalida la precedente elezione[2] - elessero al suo posto il cardinale Roberto di
Ginevra, innescando lo scisma d'occidente, che dur una quarantina d'anni e termin soltanto con il Concilio di
Costanza; nel corso di esso (1415) avvenne la rinuncia del Papa dell'obbedienza romana (simultaneamente all'atto
con il quale riconvocava il Concilio) e la deposizione di quelli delle altre obbedienze, aprendo la strada all'elezione
di Martino V ad unico pontefice della Chiesa cattolica.

133

Papa Gregorio XI

Cardinali nominati da Gregorio XI


Concistoro del 30 maggio 1371

Pedro Gmez Barroso, arcivescovo di Siviglia, deceduto il 2 (o 3) giugno 1374.


Jean de Cros, vescovo di Limoges deceduto il 21 novembre, 1383.
Bertrand de Cosnac, vescovo di Comminges deceduto il 17 giugno 1374.
Bertrand Lagier, O.F.M., vescovo di Glandves deceduto l'8 novembre 1392.
Robert de Genve, vescovo di vescovo di Cambrai, futuro antipapa Clemente VII, deceduto il 16 settembre 1394
Guillaume de Chanac, O.S.B., vescovo di Mende deceduto il 30 dicembre 1383.
Jean Lefvre, vescovo di Tulle deceduto il 6 marzo 1372.
Jean de la Tour, O.S.B., abate dell'abbazia di Saint-Benot-sur-Loire, deceduto il 15 aprile 1374.
Giacomo Orsini, protonotaro apostolico, deceduto il 13 agosto 1379.
Pierre Flandrin, diaconia di Sant'Eustachio, deceduto il 23 gennaio 1381.
Guillaume Noellet, referendario di Sua Santit, deceduto il 4 luglio 1394.
Pierre de Vergne, deceduto il 6 ottobre 1403.

Concistoro del 20 dicembre 1375

Pierre de la Jugi, O.S.B., arcivescovo di Rouen deceduto nel novembre 1376.


Simon da Borsano, arcivescovo di Milano, deceduto il 27 agosto 1381.
Hughes de Montrelais il giovane, vescovo di Saint-Brieuc deceduto il 29 febbraio 1384.
Jean de Bussire, O.Cist., abate di Cteaux deceduto il 4 settembre 1376.
Guy de Malesec, vescovo di Poitiers deceduto l'8 marzo 1412.
Jean de la Grange, vescovo di Amiens deceduto il 25 aprile 1402
Pierre de Sortenac, vescovo di Viviers deceduto il 17 agosto 1390.
Grard du Puy, O.S.B.Clun., abate di Marmoutier (Tours) deceduto il 14 febbraio 1389.
Pedro Martnez de Luna y Prez de Gotor, prevosto di Valencia eletto come successore di Clemente VII (e come
lui considerato antipapa dalla Chiesa cattolica) con il nome di Benedetto XIII, deceduto nel 1423.

L'altro Gregorio XI
Secondo molti storici, durante il conclave che segu la morte di papa Adriano V a Viterbo, nel pomeriggio del 5
settembre 1276 sarebbe stato eletto papa il cardinale francescano Vicedomino Vicedomini, il quale peraltro, essendo
un uomo mite ed umile e per di pi di salute cagionevole, avrebbe chiesto un giorno di tempo prima di accettare,
comunicando comunque che -in caso di accettazione- avrebbe assunto il nome pontificale di Gregorio XI, in onore
del suo illustre zio, papa Gregorio X. Il cardinale Vicedomini mor tuttavia nella notte successiva, prima ancora di
poter essere proclamato ufficialmente papa; pertanto, correttamente, gli Annali ufficiali non riportano il nome di
questo pontefice.[3]

134

Papa Gregorio XI

135

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990. p. 542
[3] Pietro Maria Campi, Dell'Historia ecclesiastica di Piacenza, Piacenza, 1651, II, pagg.280 e segg; Gaetano Moroni, Dizionario di Erudizione
Storico-Ecclesiastica, Venezia, 1845, XXXII, pagg.278 e segg; Frances A. Burkle-Young, Passing the keys, Lanham Md, 1999.

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL),
ISBN 88-384-1326-6

Voci correlate
Cattivit avignonese

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Gregorio XI


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Gregorio XI (http://commons.wikimedia.org/wiki/Gregorius_XI?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Gregorio XI (http://www.treccani.it/enciclopedia/gregorio-xi_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Gregorio XI (http://www.araldicavaticana.com/creati da gregorio_xi_13701378.
htm)
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Roger (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1348.htm#Roger)
Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/
papa-gregorio-xi_(Dizionario-Biografico)/)

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Urbano V

30 dicembre 1370 - 26 marzo 1378

Papa Urbano VI

Predecessore

Cardinale diacono di Santa Maria della Scala

Successore

Raymond Guillaume des Forges


1310-1346

1348-1370

vacante fino al 1378

Predecessore

Arciprete di San Giovanni in Laterano

Successore

Giovanni Colonna
1342 - 1348

1348 - 1370

Ange de Grimoard
1370 - 1388

Papa Gregorio XI

136

Predecessore

Cardinale protodiacono

Successore

Nicolas de Besse
1368 - 1369

1368 1370

Rinaldo Orsini
1370 - 1374

Controllo di autorit VIAF: 44329137 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 44329137) LCCN: n79059155 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n79059155)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Urbano VI
Papa Urbano VI

202 papa della Chiesa cattolica

Elezione

8 aprile 1378

Insediamento

18 aprile 1378

Fine pontificato 15 ottobre 1389


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Gregorio XI

Successore

papa Bonifacio IX

Nome

Bartolomeo Prignano

Nascita

Itri, 1318 circa

Morte

Roma, 15 ottobre 1389

Sepoltura

Grotte vaticane

Urbano VI, nato Bartolomeo Prignano (Itri, ca. 1318 Roma, 15 ottobre 1389), fu il 202 Papa della Chiesa
cattolica dal 1378 alla morte.

Papa Urbano VI

137

Biografia
Nato a Itri, all'epoca Regno di Napoli, fu un devoto e un colto casuista. Divenne arcivescovo metropolita di Acerenza
e Matera nel 1363 e, nel 1377, arcivescovo di Bari.
Trasferitosi nel 1368 ad Avignone grazie all'ottima fama di cui godeva presso la curia francese, alla morte di
Gregorio XI, mentre il popolo di Roma richiedeva con clamore un papa italiano, in un conclave confuso, venne
scelto all'unanimit (8 aprile 1378) dai cardinali convinti da un lato, di avere fra le mani un uomo della loro parte,
dall'altro, di accontentare i romani con la scelta di un napoletano. Al contrario, il nuovo papa mostr
inaspettatamente un temperamento cos arrogante, dispotico e autoritario nei confronti degli stessi cardinali che
l'avevano votato, che cinque mesi dopo, la quasi totalit di essi (tranne uno) si incontr a Fondi, dichiar non valida
l'elezione del Prignano e procedette all'elezione di Roberto da Ginevra (20 settembre) che assunse il titolo di
Clemente VII. Questo episodio diede il via al Grande Scisma, che divise la cristianit per quasi quarant'anni.
Il motivo dell'elezione di Clemente VII tuttavia non era stato di carattere esclusivamente religioso. Seriamente
intenzionato ad eliminare i mali che ormai da tempo affliggevano la Chiesa, primo fra tutti la simonia, Bartolomeo
Prignano si era rifiutato categoricamente di concedere privilegi di varia natura ai suoi cardinali (come per tradizione
era solito fare il Papa dopo l'elezione per ringraziare i cardinali che l'avevano eletto), che di fronte alle loro richieste
vennero invece obbligati dal papa a stabilirsi a Roma e a finanziare di tasca propria la ristrutturazione delle maggiori
basiliche della capitale. Bartolomeo Prignano si rivel perci assai diverso da come i porporati se l'erano immaginato
al momento dell'elezione mostrando comportamenti tanto scomodi quanto inusuali per un Papa, e fu cos che essi
procedettero dunque all'elezione di Clemente VII, immediatamente scomunicato da Urbano e designato come
l'anticristo; ventisei nuovi cardinali vennero nominati in un solo giorno, e con un'arbitraria alienazione delle
propriet della Chiesa, vennero raccolti i fondi per una guerra aperta.
Castel Sant'Angelo venne assediato e preso, e l'antipapa Clemente VII costretto alla fuga, mentre Carlo di Durazzo
venne investito con la sovranit di Napoli, abbandonata dalla Regina Giovanna. Questa alleanza si consolid
ulteriormente con il matrimonio di Francesco Prignano, nipote del papa, con Agnese Ruffo, parente stretta di Carlo
di Durazzo.

Lassedio nel castello di Nocera


In seguito, tuttavia, i rapporti tra papa e
re si incrinarono poich il re sembrava
intenzionato a non voler mantenere
fede alla promessa di concedere i feudi
stabiliti a Francesco Prignano. Carlo
resistette alle pretese del papa e
Urbano si rifugi a Nocera nel castello
del Parco.
Urbano VI assediato da Carlo III nel castello di Nocera, dalle Croniche di Giovanni
Sercambi

La congiura dei Cardinali


Mentre era assediato furono i suoi stessi cardinali che pensarono di deporlo. Il giurista Bartolino da Piacenza che era
con loro, afferm che era giusto porre sotto la tutela di uno o pi cardinali un papa capriccioso e ostinato che metteva
in pericolo la Chiesa Universale. I congiurati erano:[1]
Giovanni d'Amelia, cardinale presbitero di Santa Sabina
Gentile di Sangro, cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro
Adam Easton, O.S.B.
Ludovico Donato, O.Min., cardinale presbitero di San Marco
Bartolomeo da Cogorno, O.Min., cardinale presbitero di San Lorenzo in Damaso

Papa Urbano VI

138

Marino del Giudice, Arcivescovo di Taranto, Camerlengo di Santa Romana Chiesa e cardinale presbitero di Santa
Pudenziana
I cardinali passarono all'azione: avrebbero attirato il papa nel convento di San Francesco, ai piedi della collina sulla
quale sorgeva il castello. Qui l'avrebbero processato, dichiarato eretico e condannato al rogo, procedendo subito
allesecuzione. Il giorno fissato era il 13 gennaio 1385, ma il papa fu avvertito dal cardinale Tommaso Orsini e
quando i congiurati giunsero al castello, furono arrestati e torturati e quindi deposti e sostituiti.
Il papa riusc a conquistarsi l'appoggio del popolo, che si diede al saccheggio e all'assassinio di tutti i suoi presunti
nemici. La rivolta dur pochi giorni in quanto arrivarono a Nocera le truppe regie guidate dal condottiero Alberico
da Barbiano che il 3 febbraio occuparono la citt e posero lassedio al castello.
Lassedio dur oltre sette mesi, e il papa rifiut qualunque proposta di accordo, sperando nellaiuto promessogli dai
genovesi e dal conte di Nola, Ramondello Orsino, originario di Nocera e capo del partito avverso al re Carlo.
Ramondello Orsino riusc a portare nel castello un certo numero di uomini darme che rafforzarono la resistenza. Il
papa approfitt della cattivit per maltrattare e torturare i cardinali prigionieri.
Carlo fu costretto a porre una taglia di 10.000 fiorini sulla testa del papa, mentre il suo avversario quotidianamente
affacciandosi alle finestre del castello lanciava scomuniche sugli assedianti e invitava i buoni cristiani nocerini a
combattere per lui e per la chiesa. Alla fine per i nemici riuscirono a superare la prima e la seconda cerchia di mura
della collina e a penetrare nella rocca, dove solo il nucleo centrale della fortificazione resisteva ancora.

La fuga da Nocera
Quando ormai era chiusa ogni via di scampo, sopraggiunsero in aiuto le truppe dellOrsini che ruppero lassedio e
portarono in salvo il papa con la sua corte, il tesoro e i cardinali prigionieri attraverso le localit di Sanseverino e
Giffoni per poi rifugiarsi un giorno nel castello Gerione e poi nel castello di Buccino[2][3]. La fuga si concluse alla
marina di Paestum, dove il papa si imbarc su navi genovesi, pagando il loro aiuto con tutto il suo tesoro. Dopo aver
toccato la Sicilia, il papa si diresse a Genova e l, alla Commenda di San Giovanni di Pr, fece eliminare i cardinali
prigionieri, con la sola eccezione del benedettino Adam Easton, che ebbe salva la vita grazie all'intercessione del re
d'Inghilterra, Riccardo II.[4]
Alla morte di Carlo, si pose alla testa delle sue truppe, con l'intenzione di conquistare Napoli per suo nipote
Francesco Prignano, essendo chiaramente l'unica persona di cui Bartolomeo potesse realmente fidarsi, il quale era
diventato nel frattempo principe di Capua, duca d'Amalfi e Signore di Nocera.

Il Giubileo mancato
Per raccogliere fondi proclam un Giubileo, anche se solo trentatr
anni erano trascorsi da quello indetto da Clemente VI, ma mor
prima di dare il via alle celebrazioni, a Roma, a seguito delle ferite
riportate da una caduta dal suo mulo, il 15 ottobre 1389. Gli
succedette Bonifacio IX.

Tomba di Urbano VI, nelle grotte vaticane

Papa Urbano VI

139

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

The Cardinals of the Holy Roman Church-Amelia (http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1378. htm#Amelia)
A.V. Rivelli, Memorie storiche della citt di Campagna, 1894
Costanzo-Collennui-Paesano, Anonimo delle storie di Napoli
The Cardinals of the Holy Roman Church-Easton (http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1381. htm#Easton)

Bibliografia
Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Vol. LXXXVI. Venezia: Dalla Tipografia
Emiliana, 1857, pp.2236, ( on-line (http://books.google.it/books?id=pmgAAAAAMAAJ&pg=PA22))
Mario Prignano, Urbano VI, il papa che non doveva essere eletto, Casa editrice Marietti 1820, 2010. pp.59,
61-81

Voci correlate
Scisma d'Occidente
Antipapa Clemente VII

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Urbano VI


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Urbano VI (http://commons.wikimedia.org/wiki/Urbanus_VI?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di Urbano VI (http://www.treccani.it/enciclopedia/urbano-vi_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia Treccani Online
Cardinali nominati da Papa Urbano VI (http://www.araldicavaticana.com/creati da urbano_vi_13781389.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Gregorio XI

8 aprile 1378 - 15 ottobre 1389

Papa Bonifacio IX

Predecessore

Arcivescovo di Matera e Acerenza

Successore

Giovanni Corcello
1343 - 1363

1363 - 1377

Niccol Acconciamuro
1377 - 1388

Predecessore

Arcivescovo di Bari

Successore

Niccol Brancaccio
1367 - 1377

1377 - 1378

Landolfo Maramaldo
1378 - 1384

Controllo di autorit VIAF: 24610819 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 24610819) LCCN: n86095888 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n86095888)

Papa Urbano VI

140

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Bonifacio IX
Papa Bonifacio IX

203 papa della Chiesa cattolica

Elezione

2 novembre 1389

Insediamento

9 novembre 1389

Fine pontificato 1 ottobre 1404


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Urbano VI
papa Innocenzo VII
Pietro Tomacelli

Nascita

Casarano, 1350 circa

Morte

Roma, 1 ottobre 1404

Sepoltura

Basilica di San Pietro

Bonifacio IX, nato Pietro Tomacelli (Casarano, circa 1350 Roma, 1 ottobre 1404), fu il 203 Papa della Chiesa
cattolica dal 1389 alla morte, e venne eletto a trent'anni di et. Durante il suo pontificato l'antipapa Clemente VII
continu nel suo ruolo di papa ad Avignone sotto la protezione della monarchia francese.

Biografia
Piero (Perino, Pietro) Tomacelli discendeva da un'antica ma impoverita famiglia baronale di Napoli. Pur non essendo
n un esperto teologo, n abile negli affari della curia, si mosse con tatto e prudenza in un'epoca difficile. Germania,
Inghilterra, Ungheria, Polonia e gran parte dell'Italia lo accettarono come papa (lui e il Papa di Avignone, Clemente
VII, si erano scomunicati a vicenda), ma il giorno prima della sua elezione, Clemente aveva incoronato un principe
francese, Luigi II d'Angi, Re di Napoli.

Papa Bonifacio IX
Il giovane Ladislao era l'erede di diritto di Carlo II di Napoli e Margherita di Durazzo, discendente da una linea
nobiliare che aveva tradizionalmente appoggiato i papi nelle loro lotte a Roma, contro il partito anti-papista della
citt. Bonifacio fece s che Ladislao venisse incoronato Re di Napoli (a Gaeta il 29 maggio 1390) e lavor con lui nel
decennio successivo per espellere le forze angioine dall'Italia meridionale.
Nel corso del suo regno Bonifacio riusc a far cessare l'indipendenza del comune di Roma e stabil il controllo
temporale del Papa, anche se ci richiese non solo la fortificazione di Castel Sant'Angelo, ma anche dei ponti sul
Tevere, e per diverse stagioni fu costretto a risiedere nelle pi tranquille Assisi o Perugia. Egli inoltre prese il porto
di Ostia al suo cardinale-vescovo. Negli Stati Pontifici Bonifacio riottenne gradualmente il controllo delle principali
citt e castelli e rifond gli Stati nella forma che avrebbero mantenuto per tutto il XV secolo.
Clemente VII mor ad Avignone, il 16 settembre 1394, ma i cardinali francesi elessero prontamente un successore
(28 settembre), il cardinale Pedro de Luna, che prese il nome di Benedetto XIII. Nel corso degli anni seguenti
Bonifacio ottenne alcuni successi sul campo: ad esempio, per opera degli Orsini e del condottiero Mostarda da Forl,
riusc a scacciare gli avversi Colonna da Roma; per venne invitato ad abdicare persino dai suoi pi forti sostenitori:
Riccardo II d'Inghilterra (1396), la Dieta di Francoforte (1397), e l'imperatore Venceslao (a Reims, 1398), ma
Bonifacio rifiut. Crebbe inoltre la pressione per un concilio ecumenico, come unico modo per ricomporre lo Scisma
d'occidente, ma il movimento conciliare non si fece strada durante il papato di Bonifacio.
Durante il pontificato di Bonifacio vennero celebrati a Roma due giubilei. Il primo nel 1390, era stato dichiarato dal
suo predecessore Urbano VI, e fu molto partecipato da Germania, Ungheria, Polonia, Boemia, e Inghilterra. Diverse
citt della Germania ottennero i "privilegi del giubileo" e vennero chieste delle indulgenze, ma queste diedero vita ad
abusi e scandali. Il giubileo del 1400 attir a Roma grandi folle di pellegrini, in particolare dalla Francia. Nonostante
una disastrosa epidemia di peste, Bonifacio rimase in citt.
Nella seconda met del 1399 sorsero gruppi di penitenti flagellanti, noti come Bianchi, o Albati, specialmente in
Provenza, dove gli Albigesi erano stati sterminati meno di un secolo prima, che si diffusero poi in Spagna e nell'Italia
settentrionale. Questi evocarono scomodi ricordi delle processioni di flagellanti erranti del periodo della Morte Nera
(1348-49). Si spostavano in processione di citt in citt, indossando vesti bianche, con i volti coperti e una croce
rossa cucita sulla schiena, seguendo un capo che portava una grossa croce. Le voci di un imminente giudizio divino e
le visioni della Vergine Maria abbondarono. Cantavano un inno divenuto rapidamente popolare, lo Stabat Mater,
durante le loro processioni. Per un momento, mentre i "penitenti bianchi" si avvicinavano a Roma, Bonifacio e la
curia appoggiarono il loro entusiasmo penitenziale, ma quando questi raggiunsero la citt, Bonifacio fece bruciare
sul rogo il loro capo, e questi si dispersero rapidamente. "Bonifacio framment gradualmente queste folle vaganti,
facile preda di agitatori e cospiratori, e infine le dissolse." come viene riportato nella Catholic Encyclopedia.
In Inghilterra le prediche anti-papali di John Wyclif appoggiarono l'opposizione del Re e dell'alto clero all'abitudine
di Bonifacio di garantire i benefici inglesi alla curia romana, man mano che questi diventavano vacanti. Bonifacio
introdusse una novit nella forma di entrate note come annates perpetu, trattenendo met delle entrate del primo
anno di ogni beneficio garantito alla corte romana. Il Parlamento inglese conferm ed estese gli statuti di "Provisore"
e "Prmunire" di Edoardo III, dando al re potere di veto sulle nomine pontificie in Inghilterra. Bonifacio venne
sconfitto da un fronte unito e la lunga controversia venne infine appianata, per la soddisfazione del re inglese.
Cionondimeno, al Sinodo di Londra (1396), i vescovi inglesi si riunirono per condannare Wyclif.
In Germania gli elettori avevano deposto a Rhense (20 agosto 1400) il poco valido Venceslao, e scelsero al suo posto
Roberto, duca di Baviera e conte del Palatinato Renano. Nel 1403 Bonifacio approv la deposizione ed incoron
Roberto. Nel 1398 e 1399 Bonifacio si appell all'Europa cristiana in favore dell'imperatore bizantino Manuele,
minacciato a Costantinopoli dal sultano Bajazet, ma ci fu poco entusiasmo per una nuova crociata a quell'epoca.
Santa Brigida di Svezia venne canonizzata da Bonifacio il 7 ottobre 1391. Le Universit di Ferrara (1391) e Fermo
(1398) devono la loro origine a Bonifacio, e quella di Erfurt il suo riconoscimento (1392).
Nel 1404 Bonifacio mor, dopo una breve malattia.

141

Papa Bonifacio IX

142

Bonifacio IX fu un politico franco, visto che fu interessato al denaro come gli altri principi europei, in quanto il costo
della guerra moderna cresceva e i sostenitori dovevano essere incoraggiati con doni, poich i governi del XIV secolo
dipendevano da tutti gli appoggi personali che un governante poteva raccogliere e mantenere. Il traffico in benefici,
la vendita di dispense e simili, non coprivano le perdite di fonti locali di reddito causate dalla lunga assenza del
Papato da Roma. Le entrate dall'estero diminuirono a causa dello scisma, delle spese per la pacificazione e la
fortificazione di Roma, delle guerre costanti provocate dall'ambizione francese e dalla riconquista degli Stati
Pontifici. Bonifacio certamente si prese cura generosamente della madre, dei fratelli e dei nipoti, cos come era nello
spirito dei tempi. La Curia fu forse parimenti responsabile per i nuovi sistemi finanziari che erano destinati nel
secolo successivo a far sorgere amari sentimenti contro Roma, particolarmente in Germania.

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Voci correlate

Cattivit avignonese
Scisma d'occidente
Antipapa Clemente VII
Antipapa Benedetto XIII

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Bonifacio IX

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Bonifacio IX [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Bonifacio IX [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Bonifacio IX [3]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Urbano VI

2 novembre 1389 - 1 ottobre 1404

Papa Innocenzo VII

Controllo di autorit VIAF: 17362075 [4]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Bonifacius_IX?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ bonifacio-ix_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. araldicavaticana. com/ creati%20da%20bonifacio_ix_13891404. htm
http:/ / viaf. org/ viaf/ 17362075

Portale Medioevo

Papa Innocenzo VII

143

Papa Innocenzo VII


Papa Innocenzo VII

204 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Insediamento

17 ottobre 1404
11 novembre 1404

Fine pontificato 6 novembre 1406


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Bonifacio IX

Successore

papa Gregorio XII

Nome

Cosimo de' Migliorati

Nascita

Sulmona, ca. 1336

Morte

Roma, 6 novembre 1406

Sepoltura

Grotte vaticane

Innocenzo VII, nato Cosimo de' Migliorati (Sulmona, ca. 1336 Roma, 6 novembre 1406), fu il 204 Papa della
Chiesa cattolica dal 1404 alla morte: regn durante lo Scisma d'occidente, mentre il papa rivale (antipapa), Benedetto
XIII, regnava da Avignone.
Migliorati proveniva da una nobile famiglia della cittadina di Sulmona in Abruzzo. Era zio del cardinale Giovanni
Migliorati.

Biografia
Studi ed episcopato
Si distinse per i suoi studi sia nel diritto civile che nel diritto canonico, che insegn per un certo periodo nelle
Universit degli studi di Perugia e di Padova. Il suo insegnante, Lignano, lo sponsorizz a Roma, dove Urbano VI lo
fece entrare nella Curia, inviandolo per dieci anni come collettore pontificio in Inghilterra, e successivamente lo
nomin arcivescovo di Ravenna (4 novembre 1387), consacrandolo vescovo il 5 dicembre del medesimo anno, ma
Cosimo non pot mai insediarsi per l'opposizione del signore di Ravenna, Guido da Polenta, che era seguace
dell'antipapa Clemente VII. Nel giugno del 1389 fu trasferito alla sede di Bologna.

Papa Innocenzo VII


Papa Bonifacio IX lo rese cardinale con il titolo di cardinale presbitero di Santa Croce in Gerusalemme e lo impieg
come legato pontificio in diverse missioni importanti e delicate, fra le quali quella della pacificazione fra Gian
Galeazzo Visconti ed i comuni di Firenze e Bologna.
Nel 1396 divenne Camerlengo di Santa Romana Chiesa, carica che mantenne fino all'elezione al Soglio pontificio.
Quando Bonifacio IX mor, erano presenti a Roma delegati del papa rivale di Avignone, Benedetto XIII. I cardinali
romani chiesero a questi delegati se il loro signore avrebbe voluto abdicare, in caso loro si fossero astenuti dal tenere
un'elezione. Quando gli venne bruscamente risposto che Benedetto non avrebbe mai accettato (e infatti non lo fece
mai), i cardinali procedettero all'elezione. Prima, comunque, prestarono tutti giuramento solenne di non lasciare
niente intentato, allo scopo di terminare lo scisma.

Il pontificato
Migliorati venne scelto all'unanimit da otto cardinali (17 ottobre 1404) e prese il nome di Innocenzo VII. Ci
fu una rivolta generale del partito ghibellino quando giunse notizia della sua elezione, ma la pace venne mantenuta
con l'aiuto di re Ladislao di Napoli, che corse a Roma con un gruppo di soldati per assistere il Papa nel sopprimere
l'insurrezione. Per i suoi servigi il Re estorse diverse concessioni ad Innocenzo, tra queste la promessa che non
avrebbe raggiunto nessun accordo con il Papa rivale di Avignone, che avesse compromesso le pretese di Ladislao su
Napoli, le quali erano state sfidate fino a poco prima da Luigi II d'Angi. Questo stava bene a Innocenzo, che non
aveva alcun'intenzione di scendere con Avignone a patti che compromettessero le sue rivendicazioni sugli Stati
Pontifici. Innocenzo venne cos a trovarsi costretto a obblighi imbarazzanti, dai quali si liber alla prima occasione.
Innocenzo aveva commesso il grave errore di elevare al cardinalato un suo nipote decisamente inadatto al ruolo,
Ludovico Migliorati, un pittoresco condottiero, in precedenza al soldo di Giangaleazzo Visconti di Milano, la cui
violenta carriera di soldato di ventura gli stava ancora in gran parte innanzi. Un atto di nepotismo che avrebbe pagato
caro. Nell'agosto 1405, il cardinale intercett undici rappresentanti della chiassosa fazione romana avversa al Papa,
che erano di ritorno da una conferenza col Pontefice, e li fece assassinare nella sua casa, facendone poi gettare i corpi
in strada, dalle finestre dell'ospedale di Santo Spirito. Ci fu una sollevazione. Papa, corte e cardinali, assieme alla
fazione di Migliorati, fuggirono verso Viterbo. Ludovico prese l'occasione per portare via del bestiame che pascolava
fuori dalle mura, e il partito del Papa venne inseguito dai romani inferociti, perdendo trenta membri, i cui corpi
vennero abbandonati nella fuga. Tra questi vi era l'abate di Perugia, colpito sotto gli occhi del Papa.
Il suo protettore Ladislao, invi una squadra di soldati a sedare la rivolta, e per il gennaio del 1406 i romani
accettarono nuovamente l'autorit papale, e Innocenzo si sent in grado di fare ritorno a Roma (in marzo Innocenzo
nomin Ludovico Marchese e Conte di Fermo). Ladislao, non contento delle concessioni fattegli in precedenza,
desiderava estendere la sua autorit su Roma e sugli Stati Pontifici. Per ottenere i suoi scopi aiut la fazione
ghibellina di Roma nei suoi tentativi rivoluzionari. Un contingente di truppe che re Ladislao aveva mandato in aiuto
della fazione dei Colonna occupava ancora Castel Sant'Angelo, in apparenza per proteggere il Vaticano, ma
compiendo frequenti sortite su Roma e sul territorio circostante. Solo dopo che Ladislao venne scomunicato cedette
alle richieste del Papa di ritirare le sue truppe.

144

Papa Innocenzo VII

Poco dopo la sua ascensione, Innocenzo si mosse per mantenere il


suo giuramento proclamando un concilio. I problemi che si
crearono a Roma gli fornirono il pretesto, del quale non manc di
usufruire, per rimandare l'incontro, che veniva richiesto con
urgenza da Carlo IV di Francia, da teologi dell'Universit di Parigi
come Pierre d'Ailly e Jean Gerson, che stavano sviluppando una
teoria secondo la quale i Papi erano assoggettati ai concili, e da
Rupert III, Re dei tedeschi, come unico mezzo per sanare lo
scisma che da lungo tempo perdurava. Nelle condizioni del
momento, Innocenzo non poteva garantire un passaggio sicuro a
Tomba di Innocenzo VII, nel corridoio delle tombe dei
Benedetto, nel caso avesse deciso di recarsi a Roma per il concilio.
papi, sotto la Basilica di San Pietro in Vaticano
Il suo rivale, fece sembrare che l'unico ostacolo alla fine dello
scisma fosse la mancanza di volont di Innocenzo. Innocenzo non
mostr alcun interesse alla proposta che lui e Benedetto abdicassero nell'interesse della pace.
Si disse che Innocenzo avesse progettato la restaurazione dell'universit romana, ma la sua morte pose fine a quelle
voci. Lo storico Luigi Crisostomo Ferrucci, nel saggio Investigazioni storico-critiche sul Pontificato e la Persona di
Bonifacio VII (1856), sostiene che gli avessero donato una scultura raffigurante l'Antipapa Bonifacio VII, ma non fu
mai trovata traccia di quest'opera.
Innocenzo mor a Roma, il 6 novembre 1406, cos improvvisamente da far nascere voci di tradimenti e di omicidio,
ma non ci sono prove a sostegno di una sua morte per cause non naturali. Dalla sua famiglia, discender, per parte di
madre, papa Benedetto XV (1914-1922).

Cardinali creati da Innocenzo VII


Concistoro del 12 giugno 1405

Corrado Caraccioli, vescovo di Mileto


Angelo Corraro, patriarca di Costantinopoli
Francesco Uguccione, arcivescovo di Bordeaux
Giordano Orsini, arcivescovo di Napoli
Giovanni Migliorati, nipote di Sua Santit, arcivescovo di Ravenna
Pietro Filargo di Candia, O.Min., arcivescovo di Milano
Antonio Arcioni, vescovo di Ascoli Piceno
Antonio Calvi, vescovo di Todi
Oddone Colonna, protonotario apostolico
Pietro Stefaneschi, protonotario apostolico
Jean Gilles, prevosto di Liegi, legato pontificio per le arcidiocesi di Colonia, Treviri e Reims

145

Papa Innocenzo VII

146

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Innocenzo VII

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Innocenzo VII [1]

Collegamenti esterni

Biografia di papa Innocenzo VII [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani


(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Migliorati [3]
Cardinali nominati da Papa Innocenzo VII [4]
Dizionario biografico Treccani [5]

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Bonifacio IX

17 ottobre 1404 - 6 novembre 1406

Papa Gregorio XII

Predecessore

Arcivescovo di Ravenna

Successore

Pileo da Prata

1387 - 1389
Amministratore apostolico fino al 1400

Giovanni dei Migliorati

Predecessore

Vescovo di Bologna

Successore

Filippo Carafa

1389 - 1390

Rolando da Imola

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Croce in Gerusalemme

Successore

1389 - 1404

Francesco Lando

Predecessore

Camerlengo di Santa Romana Chiesa

Successore

Stefano Palosio
1394 - 1396

1396 - 1404

Controllo di autorit VIAF: 41863326 [6] LCCN: nr98041933 [7]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Innocenzo VII

147

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]
[6]
[7]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Innocentius_VII?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ innocenzo-vii_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1389. htm#Migliorati
http:/ / www. araldicavaticana. com/ creati%20da%20innocenzo_vii_14041406. htm
http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ papa-innocenzo-vii_(Dizionario-Biografico)/
http:/ / viaf. org/ viaf/ 41863326
http:/ / id. loc. gov/ authorities/ names/ nr98041933

Papa Gregorio XII


Papa Gregorio XII

Gregorio XII in una miniatura delle Cronache di Norimberga


205 papa della Chiesa cattolica

Elezione

30 novembre 1406

Insediamento

19 dicembre 1406

Fine pontificato

4 luglio 1415

Cardinali creati

vedi categoria

Predecessore

papa Innocenzo VII

Successore

papa Martino V

Nome

Angelo Correr

Nascita

Venezia, 1335 circa

Morte

Recanati, 18 ottobre 1417

Sepoltura

Cattedrale di Recanati

Gregorio XII, nato Angelo Correr (Venezia, ca. 1335 Recanati, 18 ottobre 1417), fu il 205 papa della Chiesa
cattolica dal 1406 al 1415. stato uno dei pochissimi pontefici ad aver rinunciato al ministero petrino,[1] il settimo
dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI e Celestino V. Ad oggi, dopo la sua abdicazione,
solo un altro pontefice, papa Benedetto XVI, ha rinunciato al ministero del Soglio Pontificio. Proveniente dalla
nobile famiglia veneziana dei Correr, era figlio di Niccol di Pietro e di Polissena. Era zio del cardinale Antonio
Correr, C.R.S.G.A. e del cardinale Gabriele Condulmer, il futuro papa Eugenio IV.

Papa Gregorio XII

Biografia
Studi, episcopato e cardinalato
Ottenne il magistero in teologia e ne divenne professore all'Universit di Bologna. Fu canonico del Capitolo della
Cattedrale di Venezia.
Nell'ottobre del 1380 fu nominato vescovo di Castello, carica che mantenne per dieci anni, allorch venne nominato
patriarca di Costantinopoli. Fu legato pontificio in Istria e Dalmazia per conto di Urbano VI nel 1387. Nel 1399 fu
legato pontificio per conto di Bonifacio IX a Napoli, presso il re Ladislao. Nel 1405 venne nominato governatore
della Marca anconitana. Nel concistoro del 12 giugno 1405 venne nominato cardinale da Innocenzo VII e ricevette il
titolo di cardinale presbitero di San Marco.

Pontificato
Successe a Innocenzo VII il 30 novembre 1406, essendo stato scelto a Roma da un conclave composto da soli
quindici cardinali, con l'esplicita condizione che, se Benedetto XIII, il papa rivale di Avignone, avesse rinunciato a
tutte le pretese al papato, anch'egli avrebbe rinunciato alle sue, di modo che potesse essere svolta una nuova elezione
e si potesse porre fine allo Scisma d'Occidente.
I due pontefici aprirono dei negoziati prudenti, per incontrarsi su suolo neutrale a Savona, ma presto la loro
determinazione cominci a tentennare. La famiglia Correr, parenti di Gregorio XII, e Ladislao di Napoli, sostenitore
di Gregorio, e del suo predecessore, per ragioni politiche, usarono tutta la loro influenza per impedire l'incontro, ed
oltretutto il timore di ciascun Papa di essere catturato dal partito del rivale facilit le cose.
I cardinali di Gregorio XII mostrarono la loro insoddisfazione sul suo modo di procedere e diedero segno della loro
intenzione di abbandonarlo. Il 4 maggio 1408, Gregorio XII riun i suoi cardinali a Lucca, ordinandogli di non
lasciare la citt per alcun motivo, ed increment il suo seguito nominando quattro nuovi cardinali, di cui due suoi
nipoti (Antonio Correr e Gabriele Condulmer, il futuro Eugenio IV) e due molto vicini a lui (Jacopo del Torso e
Giovanni Dominici); tutto questo nonostante la promessa fatta al conclave che non ne avrebbe creati di nuovi. Sette
di questi cardinali lasciarono Lucca in segreto e negoziarono con i cardinali di Benedetto, riguardo alla convocazione
di un concilio generale, nel corso del quale i due Papi sarebbero stati deposti e uno nuovo eletto. Di conseguenza
convocarono il Concilio di Pisa ed invitarono entrambi i pontefici ad esservi presenti. N Gregorio XII, n Benedetto
XIII si fecero vedere. Gregorio rest presso il suo leale e potente protettore, principe Carlo I Malatesta, che si rec a
Pisa di persona, durante lo svolgimento del concilio, allo scopo di appoggiarlo presso i due gruppi di cardinali. Nel
corso della quindicesima sessione, il 5 giugno 1409, il Concilio di Pisa depose i due pontefici come scismatici,
eretici, spergiuri e scandalosi; pi tardi verso la fine del mese elesse Alessandro V come nuovo papa.
Gregorio XII, che nel frattempo aveva ordinato altri dieci cardinali, tra cui anche il nipote Angelo Barbarigo
(concistoro del 19 settembre 1408), aveva convocato un concilio rivale a Cividale del Friuli, nei pressi di Aquileia;
sebbene pochi vescovi vi partecipassero, i cardinali di Gregorio dichiararono Benedetto XIII e Alessandro V
scismatici, spergiuri e devastatori della Chiesa.
La situazione venne infine risolta con il Concilio di Costanza. Gregorio nomin Carlo I Malatesta e il cardinale
Giovanni Dominici di Ragusa come suoi delegati. Il cardinale convoc il concilio e autorizz i suoi atti di
successione, preservando cos le formule del primato papale. Quindi Malatesta, agendo in nome di Gregorio XII,
pronunci il 4 luglio 1415 la rinuncia all'ufficio di romano pontefice di Gregorio,[1] che i cardinali accettarono, ma in
base a precedenti accordi, accettarono anche di mantenere tutti i cardinali che questi aveva creato, dando cos
soddisfazione alla famiglia dei Correr, e nominando Gregorio vescovo di Frascati e legato pontificio ad Ancona. Il
concilio mise inoltre da parte anche l'antipapa Giovanni XXIII (1415) succeduto ad Alessandro V e lo Scisma
d'Occidente giunse a conclusione.

148

Papa Gregorio XII

149

Gregorio spese il resto della sua vita, due anni, in una tranquilla oscurit ad Ancona. sepolto nella cattedrale di
Recanati; dopo di lui tutti i papi sono stati sepolti a Roma.[2]

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 579

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Gregorio XII

Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri


file su Papa Gregorio XII (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Gregorius_XII?uselang=it)

Questa voce inclusa nel libro di Wikipedia Papi che hanno rinunciato al ministero petrino. ( versione
epub (http://www.wikilibri.it/Papidimissionari.epub))

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989,
ISBN 88-384-1326-6. pp.577579
Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990

Collegamenti esterni
Biografia di papa Gregorio XII (http://www.treccani.it/enciclopedia/gregorio-xii_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Correr (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1405.
htm#Correr)
Cardinali nominati da Papa Gregorio XII (http://www.araldicavaticana.com/creati da gregorio_xii_14061415.
htm)
Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/
papa-gregorio-xii_(Dizionario-Biografico)/)

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Innocenzo VII

30 novembre 1406 - 4 luglio 1415

Papa Martino V

Predecessore

Vescovo di Castello

Successore

Nicol II Morosini

1380-1390

Giovanni Loredan

Predecessore

Vescovo di Corone
Amministratore apostolico

Successore

Papa Gregorio XII

150

Antonio
1390 - 1413
Vescovo effettivo

1395 - ?

Bartolomeo, O.P.
1413 - 1417
Vescovo effettivo

Predecessore

Patriarca di Costantinopoli

Successore

vacante dal 1379

1390-1405

Luigi di Mitilene

Predecessore

Cardinale presbitero di San Marco

Successore

vacante
dal 1386

1405-1406

Antonio Calvo
1409 - 1411

Predecessore

Cardinale vescovo di Frascati

Successore

Pierre Girad
1410 - 1415 (antivescovo)

1415-1417

Baldassarre Cossa
23 giugno - 22 dicembre 1419

Predecessore

Decano del Sacro Collegio

Successore

Antonio Correr, C.R.S.A.


1409 - 1415

1415 - 1417

Jean Allarmet de Brogny


1417 - 1426

Controllo di autorit VIAF: 25394064 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 25394064) LCCN: nb2007017459 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/nb2007017459)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Martino V

151

Papa Martino V
Papa Martino V

206 papa della Chiesa cattolica

Elezione

11 novembre 1417

Insediamento

21 novembre 1417

Fine pontificato 20 febbraio 1431


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Gregorio XII

Successore

papa Eugenio IV

Nome

Oddone Colonna

Nascita

Genazzano, 1368

Morte

Roma, 20 febbraio 1431

Sepoltura

Basilica di San Giovanni in Laterano

Martino V, nato Ottone (o Oddone) Colonna (Genazzano, 1368 Roma, 20 febbraio 1431), fu il 206 Papa della
Chiesa cattolica dal 1417 alla morte.
Fu eletto dal concilio di Costanza, che doveva risolvere lo scisma prodottosi all'interno della Chiesa a seguito del
trasferimento della curia da Avignone a Roma.

Biografia
Figlio di Agapito Colonna signore di Genazzano e di Caterina Conti (a sua volta figlia di Giovanni Conti e di
Margherita Colonna), nato a Genazzano "capitale" dello stato feudale paterno non lungi da Roma, nel 1368,
apparteneva a una delle pi antiche e importanti famiglie di Roma. Studi all'Universit di Perugia. Divenne
protonotario apostolico sotto papa Urbano VI; poi uditore papale; quindi fu nominato il 12 giugno 1405 cardinale
diacono di San Giorgio in Velabro da papa Innocenzo VII. Fu anche amministratore della sede suburbicaria di
Palestrina dal 1401 al 1405 e per un breve periodo nel 1412.
Nell'estate del 1408 abbandon Gregorio XII e nel 1410 fu uno dei delegati dell'antipapa Alessandro V all'audizione
dell'appello portato al papato da Jan Hus. Ebbe sempre parte nell'attivit conciliare durante l'elezione dei due papi
dell'obbedienza "pisana" Alessandro V e Giovanni XXIII. A quest'ultimo fu sempre fedele, anche a Costanza, fino

Papa Martino V
alla sua sconsiderata fuga.
Egli fu eletto unanimemente papa dopo un conclave di tre giorni, l'11 novembre 1417 nel giorno di San Martino,
durante il Concilio di Costanza da un conclave formato da ventitr cardinali e trenta delegati del concilio, che, dopo
aver deposto Giovanni XXIII, avevano manifestato molte perplessit sulle rivendicazioni di Gregorio XII nel suo
conflitto con Benedetto XIII. Benedetto fu deposto contro la sua volont mentre Gregorio, riconosciuto ancora come
unico e vero papa dai pi (ma non da Oddone), fu convinto ad una onorevole abdicazione. L'elezione di Oddone (che
scelse il nome Martino in quanto eletto il giorno del santo), che si considerava successore di Giovanni XXIII, mise la
parola fine allo Scisma d'Occidente.
Durante il suo pontificato, tent di riedificare e ripopolare l'antica citt di Ferento nella Tuscia viterbese, distrutta dai
viterbesi nel 1172. Fu stimato per la sua moderazione, cultura (nel 1425 fond a Lovanio una delle pi antiche
universit cattoliche tuttora esistenti), rettitudine e abilit nel trattare, ma fall nell'ottenere, come avrebbe potuto,
l'onore di diventare un papa riformatore. Il suo primo atto, dopo l'elezione, fu pubblicare una nota che confermava
tutti i regolamenti dei suoi predecessori riguardanti la cancelleria pontificia, regolamenti che erano da tempo oggetto
di giuste lamentele. Quando le "nazioni" del concilio spinsero i loro piani di riforma, Martino propose un piano in
gran parte alternativo, e alla fine entr in negoziati per concordati distinti, vaghi e illusori, con Germania, Inghilterra
e Francia.
Martino lasci Costanza alla chiusura del concilio (maggio 1418), ma viaggi lentamente attraverso l'Italia: Torino,
Pavia, Milano, Mantova (ospite di Gianfrancesco Gonzaga e del vescovo Giovanni degli Uberti sino al febbraio
1419), Ferrara, Ravenna, Forl, Firenze; qui si sofferm quasi un anno e mezzo, e non si avventur a entrare a Roma
fino al settembre 1420, quando il suo primo compito fu cercare di ristabilire la prosperit e l'ordine ai quali la citt
era diventata estranea. Nel frattempo, si era tenuto a Forl, nel 1418, un celebre concilio ebraico, che aveva deciso di
inviare a Martino V una delegazione con la richiesta di abolire la legislazione anti-giudaica voluta dall'antipapa
Benedetto XIII (Etsi doctoribus gentium). Martino ne accolse le richieste.
In accordo con il decreto di Costanza, confermato da lui stesso, che prevedeva che si dovesse tenere un concilio ogni
cinque anni, nel 1423 Martino ne convoc uno che si riun a Pavia e successivamente a Siena; la partecipazione fu
abbastanza scarsa, e la circostanza diede al Papa il pretesto per scioglierlo non appena giunse alla conclusione che
l'unione interna della Chiesa per mezzo della riforma deve avere la precedenza sull'unione esterna. Il concilio
venne rinviato per sette anni e si riun infine a Basilea; poco dopo l'apertura Martino mor per un colpo apoplettico, il
20 febbraio 1431.

Conclave dall'8 all'11 novembre 1417


A questo conclave parteciparono 23 cardinali e sei rappresentanti per ognuna delle cinque nazioni del Concilio di
Costanza, cio Inghilterra, Francia, Germania (in cui erano compresi anche i regni di Ungheria, Polonia, Lituania e
Scandinavia), Italia e Spagna.
Cardinali seguiti dai nomi, riportati tra parentesi, del papa o dell'antipapa dal quale erano stati creati:
Jean Allarmet de Brogny, vescovo di Ostia e Velletri, decano del Sacro Collegio dei Cardinali (antipapa Clemente
VII).
Angelo d'Anna de Sommariva, O.S.B.Cam., vescovo di Palestrina (Urbano VI).
Pedro Fernndez de Frias, vescovo di Sabina (antipapa Clemente VII).
Giordano Orsini, vescovo di Albano (Innocenzo VII).
Antonio Correr, vescovo di Porto e Santa Rufina, vicedecano del Sacro Collegio dei Cardinali (Gregorio XII).
Francesco Lando, titolare di Santa Croce in Gerusalemme (antipapa Giovanni XXIII).
Giovanni Dominici, O.P., titolare di San Sisto (Gregorio XII).
Antonio Panciera da Portugruaro, titolare di Santa Susanna (antipapa Giovanni XXIII).
Gabriele Condulmer, titolare di San Clemente (Gregorio XII).
Branda Castiglione, titolare di San Clemente (antipapa Giovanni XXIII).

152

Papa Martino V

Angelo Barbarigo, titolare dei Santi Marcellino e Pietro (Gregorio XII).


Pierre d'Ailly, titolare di San Crisogono (antipapa Giovanni XXIII).
Tommaso Brancacci, titolare dei Santi Giovanni e Paolo (antipapa Giovanni XXIII).
Alamanno Adimari, titolare di Sant'Eusebio (antipapa Giovanni XXIII).
Guillaume Fillastre, titolare di San Marco (antipapa Giovanni XXIII).
Antonio de Challant, titolare di Santa Cecilia (antipapa Benedetto XIII).
Simon de Cramaud, titolare di San Lorenzo in Lucina (antipapa Giovanni XXIII).
Pierre de Foix, O.M., titolare di Santo Stefano al Monte Celio (antipapa Giovanni XXIII).
Ludovico Fieschi, diacono di Sant'Adriano al Foro (Urbano VI).
Rainaldo Brancacci, diacono dei Santi Vito e Modesto (Urbano VI).
Oddone Colonna, diacono di San Giorgio in Velabro (Innocenzo VII). (Eletto papa Martino V)
Amedeo da Saluzzo, diacono di Santa Maria Nuova (antipapa Clemente VII).
Lucido Conti, diacono di Santa Maria in Cosmedin (antipapa Giovanni XXIII).

Prelati delle cinque nazioni che si unirono ai cardinali in conclave:


Inghilterra:
Richard Clifford, vescovo di Londra.
Nicholas Bubbewyth, vescovo di Bath e Wells.

John Catterick, vescovo di Coventry e Lichfield.


John Wakering, vescovo di Norwich.
Thomas, abate del monastero di Saint Mary, York.
Thomas, decano di York.

Francia:

Jean de la Rochetaille, patriarca di Costantinopoli (creato cardinale nel 1426).


Guillaume de Boisratier, arcivescovo di Bourges.
Jacques de Gelu, arcivescovo di Tours.
Jean des Bertrandis, vescovo di Ginevra.
Robert, abate di Cluny.
Gauthier Crassi, priore dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

Germania:

Johannes von Walenrode, arcivescovo di Riga (Lettonia).


Nicolaus Tramba, arcivescovo di Gniezno (Polonia).
Simon de Dominis, vescovo di Tra in Dalmazia.
Lambert de Stipite, O.S.B.Clun., priore di Belcheia, diocesi di Liegi.
Nicolaus von Dinkelsbhl, canonico di Santo Stefano a Vienna.
Conrad von Susato, preposito di St. Cyriach in Neuhausen, Worms.

Italia:

Bartolomeo Capra, arcivescovo di Milano.


Francesco Scondito, vescovo di Melfi.
Enrico Scarampi, vescovo di Belluno e Feltre.
Giacomo de Camplo, vescovo di Penne ed Atri.
Leonardo Dati, maestro generale dell'Ordine dei Frati Predicatori (creato "cardinale segreto" nel 1425).
Pandolfo Malatesta, arcidiacono di Bologna.

Spagna:
Diego de Anaya y Maldonado, vescovo di Cuenca.
Nicols Divitis, Ordine Domenicano, vescovo di Dax.

153

Papa Martino V

Juan de Villaln, vescovo di Badajoz.


Felipe de Medalia, magister.
Gonzalo Garsa, arcidiacono di Burgos.
Pedro Velasco, dottore in utroque iure.

I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:


Baldassare Cossa, diacono di Sant'Eustachio, (creato da Bonifacio IX), imprigionato, non elettore (era l'antipapa
Giovanni XXIII).
Louis de Bar, titolare dei Santi XII Apostoli, (creato dall'antipapa Benedetto XIII).
Juan Martnez de Murillo, O.Cist., titolare di San Lorenzo in Damaso, (creato dall'antipapa Benedetto XIII).
Carlos Jordn de Urris y Prez Salanova, diacono di San Giorgio in Velabro, (creato dall'antipapa Benedetto
XIII).
Alfonso Carrillo, diacono di Sant'Eustachio, (creato dall'antipapa Benedetto XIII).
Pedro Fonseca, diacono di Sant'Angelo in Pescheria, (creato dall'antipapa Benedetto XIII).
Philip Repyngdon (o Repington), C.R.S.A., titolare dei Santi Nereo e Achilleo, vescovo di Lincoln, Inghilterra,
(creato da Gregorio XII).
Pietro Morosini, juniore, diacono di Santa Maria in Cosmedin, (creato da Gregorio XII).
Guglielmo Carbone, titolare di Santa Balbina, (creato dall'antipapa Giovanni XXIII).
Giacomo Isolani, diacono di Sant'Eustachio, (creato dall'antipapa Giovanni XXIII).

Cardinali creati da Martino V


Concistoro del 23 giugno 1419
1. Baldassare Cossa, gi antipapa Giovanni XXIII, vescovo di Frascati. + 22 novembre 1419. La sua tomba nel
battistero di Firenze.
Concistoro segreto del 16 marzo 1425
1. Leonardo Dati, maestro generale dell'Ordine dei Frati Predicatori. + 16 marzo 1425.[1].
Concistoro del 24 maggio 1426
1. Jean de la Rochetaille, arcivescovo di Rouen + 24 marzo 1437.
2. Beato Louis Aleman (o Allemand, o Alamanus, o Alemanus, o Almannus, o Alamandus), arcivescovo di Arles +
16 ottobre 1450. (Scomunicato e privato del cardinalato da papa Eugenio IV l'11 dicembre 1440, beatificato da
Clemente VII il 9 aprile 1527)
3. Henry Beaufort Lancaster, vescovo di Winchester + 11 aprile 1447.
4. Johann von Bucca, vescovo di Olomouc + 9 ottobre 1430.
5. Antonio Cassino, vescovo di Siena + 4 febbraio 1439.
6. Beato Nicola Albergati, Padri dell'Ordine della Carit, vescovo di Bologna + 9 maggio 1443. (Beatificato da
Benedetto XIV il 6 ottobre 1741)
7. Raimond Mairose, vescovo di Castres + 21 ottobre 1427.
8. Juan Cervantes, arcidiacono di Siviglia + 25 novembre 1453.
9. Ardicino della Porta, avvocato concistoriale. + 9 aprile 1434.
10. Hugues de Lusignan, fratello del re di Cipro (?), arcivescovo di Nicosia + prima del 24 agosto 1442.
11. Prospero Colonna, nipote di Sua Santit, notaio apostolico + 24 marzo 1463.[2].
12. Giuliano Cesarini, uditore della Sacra Rota + 10 novembre 1444.[3].
13. Domingo Ram, vescovo di Lrida + 25 aprile 1445.[4].
14. Domenico Capranica, vescovo di Fermo + 14 agosto 1458.[4].

154

Papa Martino V
Concistoro dell'8 novembre 1430
1. Juan Casanova, O.P., vescovo di Elne + 1 marzo 1436.[4].
2. Guillaume Ragenel de Montfort, vescovo di Saint-Malo + 27 settembre 1432.[4].
Pseudocardinali creati dall'antipapa Clemente VIII
1. Gil Snchez, nipote dell'antipapa[5]
2. Franois de la Rovre[6]

Arte sotto Martino V


Martino V fu il primo papa che pot occuparsi di un rilancio di
Roma anche in termini monumentali e artistici. Nel 1423 venne
indetto un giubileo per celebrare la rinascita cittadina. Il suo piano
mirava a ridare quel lustro alla citt che aveva anche una precisa
finalit politica: recuperando lo splendore della Roma Imperiale
egli si proclamava anche il suo continuatore e diretto erede[7].
I primi cantieri a venire aperti riguardarono essenzialmente i due
poli del Laterano (con gli affreschi - oggi perduti - nella basilica di
San Giovanni dove tra il 1425 e il 1430 lavorarono Gentile da
Fabriano e Pisanello) e del Vaticano, dove venne trasferita la
residenza papale (pur trascorrendo gran parte della sua vita da
Pontefice nel palazzo di famiglia ai Santi Apostoli che provvide a
restaurare profondamente), iniziando la trasformazione della zona
oltre il Tevere da area periferica a immenso cantiere[7].
Nel frattempo la citt aveva iniziato ad essere un polo di attrazione
per artisti desiderosi di studiare e confrontarsi con la tradizione
classica delle sue rovine. La pi antica notizia di un viaggio
La testa di principessa attribuita al ciclo di San
compiuto da artisti stranieri per cercare e studiare le forme e le
Giovanni in Laterano di Pisanello e Gentile, Museo di
palazzo Venezia, Roma
tecniche dell'arte romana antica quella del 1402, quando vi si
recarono i fiorentini Brunelleschi e Donatello, che tornarono pi
volte per trovare ispirazione per quello che fu il Rinascimento nell'arte[8].
Anche Pisanello e i suoi assistenti prendevano frequentemente ispirazioni dai resti antichi, ma il loro approccio era
essenzialmente catalogante, interessato ad acquisire i pi svariati modelli di repertorio da sfruttare poi in
composizioni e accostamenti diversi, senza un interesse a comprendere l'essenza dell'arte antica[9].
Il papa, che aveva soggiornato a Firenze, chiam a partecipare al suo programma artisti fiorentini, quali Masaccio e
Masolino, anche se l'apporto innovativo del primo venne stroncato dalla morte prematura[10]. Nel 1443-1445 Leon
Battista Alberti scrisse la Descriptio urbis Romae, dove proponeva un sistema per una sistemazione geometrica della
citt incentrata sul Campidoglio.
In ogni caso non si pu ancora parlare di una "scuola romana", poich gli interventi degli artisti, quasi
esclusivamente stranieri, erano ancora essenzialmente legati alle rispettive matrici culturali, senza elementi di
contatto specifici o indirizzi comuni[7].

155

Papa Martino V

156

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Creato in segreto, il giorno del suo decesso; non fu mai pubblicato ma i messi papali, inviati per annunciargli la notizia, provvidero ad
adornarne la bara con le insegne cardinalizie.
[2] Creato in segreto e pubblicato nel concistoro dell'8 novembre 1430
[3] Creato in segreto e pubblicato nel concistoro dell'8 novembre 1430
[4] Creato in segreto e pubblicato da papa Eugenio IV
[5] Sottomessosi a Martino V dopo l'abdicazione dell'antipapa Clemente VIII (26 luglio 1429)
[6] Sottomessosi a Martino V dopo l'abdicazione dell'antipapa Clemente VIII (26 luglio 1429)
[7] Zuffi, cit., pag. 200.
[8] Elena Capretti, Brunelleschi, Giunti Editore, Firenze 2003, pagg 22-23. ISBN 88-09-03315-9
[9] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 13.
[10] John T. Spike, Masaccio, Rizzoli libri illustrati, Milano 2002 ISBN 88-7423-007-9

Bibliografia
Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Parigi 1935
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 88-370-2315-4

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Martino V


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Martino V (http://commons.wikimedia.org/wiki/Martinus_V?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Martino V (http://www.treccani.it/enciclopedia/martino-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Martino V (http://www.araldicavaticana.com/creati da martino_v_14151431.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Gregorio XII

11 novembre 1417 - 20 febbraio 1431

Papa Eugenio IV

Predecessore

Cardinale diacono di San Giorgio in Velabro

Successore

Carlos Jordn de Urris y Prez Salanova

1405-1417

Prospero Colonna

Controllo di autorit VIAF: 9881869 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 9881869) LCCN: n50080636 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n50080636)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Eugenio IV

157

Papa Eugenio IV
Papa Eugenio IV

207 papa della Chiesa cattolica

Elezione

3 marzo 1431

Insediamento

11 marzo 1431

Fine pontificato 23 febbraio 1447


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Martino V

Successore

papa Niccol V

Nome

Gabriele Condulmer

Nascita

Venezia, 1383

Morte

Firenze, 23 febbraio 1447

Sepoltura

Chiesa di San Salvatore in Lauro

Eugenio IV, nato Gabriele Condulmer (in latino: Eugenius IV; Venezia, 1383 Firenze, 23 febbraio 1447), fu il
207 papa della Chiesa cattolica dal 1431 alla morte. Apparteneva ai Canonici Regolari di San Giorgio in Alga.

Biografia
Nacque a Venezia da una ricca famiglia di mercanti, sua madre apparteneva alla famiglia Correr. A differenza di
quanto supposto in passato, quando lo si indic come appartenente alla Congregazione dei Celestini, si oggi
accertato come Gabriele, nel 1400 sia entrato nei Canonici Regolari di San Giorgio in Alga, che osservavano la
regola di Sant'Agostino[1]. Il Condulmer acquis particolare importanza durante il pontificato dello zio, papa
Gregorio XII, dal quale fu nominato vescovo di Siena. Qui la classe politica locale contest la scelta di un vescovo
ventiquattrenne forestiero e, data la situazione, Gabriele lasci l'incarico e divenne tesoriere pontificio dello zio,
protonotaio e quindi, nel 1408 fu creato cardinale prete con titolo di San Clemente; nel 1424 opt per il titolo di
Santa Maria in Trastevere.

Papa Eugenio IV

158

Elezione a pontefice
Egli si rese utile anche durante il pontificato di papa Martino V e venne
prontamente eletto a succedergli. Venne incoronato in San Pietro l'11
marzo 1431, con il nome di Eugenio IV. Per un accordo scritto
stipulato prima della sua elezione, accett di distribuire ai cardinali la
met di tutte le entrate della Chiesa, e promise di consultarsi con loro
su tutte le questioni di importanza spirituale o temporale. All'atto della
sua elevazione a pontefice, Eugenio prese misure violente contro
diversi esponenti della famiglia Colonna, cui apparteneva il suo
predecessore Martino V, il quale aveva concesso terre e castelli al suo
numeroso clan. Questo coinvolse Eugenio in una grave contesa con il
potente casato dei Colonna, che ufficialmente appoggiava i diritti locali
di Roma contro gli interessi del Papato. Venne ben presto organizzata
una tregua.
Ma la caratteristica di gran lunga pi importante del pontificato di
Eugenio IV fu la grande lotta tra il Papa e il Concilio di Basilea, parte
dello storico movimento conciliare. Il 23 luglio 1431, i suoi legati
aprirono il concilio, che era stato convocato da Martino V, ma poco
fiducioso dei suoi scopi e incoraggiato dalla scarsa partecipazione, il
Papa emise una bolla il 18 dicembre 1431, che scioglieva il concilio e
ne indiceva un altro che si sarebbe riunito diciotto mesi dopo a
Bologna. Il concilio resistette a quella che ai pi sembr una prematura
espressione della prerogativa papale. L'azione di Eugenio IV diede
qualche peso all'opinione secondo cui la curia si opponeva a qualsiasi
reale misura di riforma. Il concilio rifiut di sciogliersi; e invece
rinnov le risoluzioni rivoluzionarie con le quali il Concilio di
Costanza aveva dichiarato che il concilio era superiore al Papa, e cit
Eugenio IV perch comparisse a Basilea. Un compromesso venne
preparato da Sigismondo del Sacro Romano Impero, che era stato
incoronato imperatore a Roma il 31 maggio 1433. In base all'accordo il
Papa ritir la sua bolla di scioglimento e, riservando tutti i diritti alla
Santa Sede, riconobbe il concilio come ecumenico (15 dicembre 1433).

Antonio da Rho presenta la sua opera Dialogi in


Lactantium a papa Eugenio IV.

La restaurazione a Roma di un autonomo governo comunale


(soppresso nel 1398 da Bonifacio IX), favorita dalla fazione colonnese,
Statua di papa Eugenio IV, duomo di Firenze.
costrinse il papa a fuggire in esilio nel maggio 1434. Travestito con
abiti da monaco, venne condotto da una barca a remi al centro del
Tevere, inseguito dalla milizia comunale e sotto il lancio di pietre gettate da entrambe le rive, fino a Ostia, dove lo
attendeva un vascello fiorentino. Anche se la citt venne ricondotta all'obbedienza da Giovanni Vitelleschi vescovo
di Recanati, nell'ottobre seguente, il Papa rimase a Firenze e Bologna. Forti furono invece i contrasti con Forl, in cui
il capitolo della Cattedrale, avvalendosi di un antico diritto e con l'accordo dei principali cittadini, elesse come
proprio vescovo il frate Guglielmo Bevilacqua, contro la volont di Eugenio[2].

Papa Eugenio IV

Nel frattempo la lotta con il concilio


riunito a Basilea riprese nuovamente.
Eugenio, in seguito a un accordo con
l'imperatore
di
Costantinopoli
Giovanni VIII Paleologo l'8 gennaio
1438 riun a Ferrara un concilio rivale
aperto alla Chiesa d'Oriente, e
scomunic i prelati radunati a Basilea.
In risposta questi scomunicarono il
Papa come eretico il 25 giugno 1439, e
il novembre successivo elessero come
Fuga di papa Eugenio IV
Pio Joris, 1883, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna
antipapa l'ambizioso Amedeo VIII,
Duca di Savoia, con il nome di Felice
V. La condotta di Francia e Germania sembr appoggiare questa azione, poich Carlo VII aveva introdotto in
Francia i decreti del Concilio di Basilea, con modifiche minori, attraverso la prammatica sanzione di Bourges (7
luglio 1438), e la dieta di Magonza aveva privato il Papa di gran parte dei suoi diritti sull'Impero (26 marzo 1439).
A Firenze, dove il concilio di Ferrara era stato trasferito in seguito allo scoppio della peste, nel luglio del 1439,
venne proclamata un'unione con la Chiesa Ortodossa d'Oriente che in realt non venne concretizzata; questa
decisione, in quanto risultato di necessit politiche, si rivel come una temporanea spinta in alto del prestigio del
Papato.
Questa proposta di unione venne seguita da altre di ancor minore stabilit. Eugenio firm un accordo con gli armeni
il 22 novembre 1439, e con parte dei Giacobiti nel 1443, mentre nel 1445 ricevette Nestoriani e Maroniti. Nel 1443
nomin vicario pontificio Antonio Ordelaffi, riconoscendone la Signoria di Forl anche per la sua discendenza.

La crociata contro gli ottomani


L'unione che si era stabilita a Firenze trov fortissime resistenze tra il clero e la popolazione graca, riusc per a
raggiungere lo scopo politico che si era prefissa. Nello stesso 1443 il papa proclam una crociata contro gli
Ottomani, non solo per tutelare gli interessi dei Bizantini, ma anche perch la nazione cristiana d'Ungheria era
minacciata dagli ottomani dopo la perdita di Belgrado avvenuta nel 1440. Venne quindi creata una coalizione a cui
parteciparono il re d'Ungheria e Polonia, Ladislao III Jagellone, il Voivoda di Transilvania e comandante militare
della coalizione, Giovanni Hunyadi, il despota serbo ura Brankovi e Mircea II di Valacchia, figlio del voivoda
Vlad II Dracul. L'esercito crociato, in cui era presente anche il legato pontificio Giuliano Cesarini, era composto da
circa 25.000 uomini a cui si aggiunsero altri 8.000 serbi. Il papa aiut finanziariamente la crociata devolvendo un
quinto delle entrate pontificie.
All'inizio del luglio 1443 Brankovi penetr vittoriosamente in Bulgaria, liberando Nissa e Sofia ed infliggendo
ripetute sconfitte alle truppe ottomane, tanto che queste si dovettero ritirare. Arrivato l'inverno, l'esercito crociato si
ritir a svernare presso Buda.
Malgrado forti resistenze, dettate dall'esigenza di non rompere la pace con i turchi e di mantenere aperti i traffici
commerciali con il Levante, anche Venezia si decise a partecipare alla guerra, allestendo a proprie spese una flotta
per il duca di Borgogna Filippo III, il buono e per il papa, il quale si impegnava a pagare gli stipendi dei marinai
veneziani.
I continui successi dei cristiani, uniti al fatto che si trovava a combattere su molti fronti (Anatolia, Albania, Morea),
preoccuparono molto il sultano Murad, tanto che egli firm un trattato di pace ad Adrianopoli (l'attuale Edirne) in cui
stipulava che l'Impero Ottomano per dieci anni non avrebbe pi attaccato nessun paese cristiano e avrebbe assegnato
alcuni territori all'Ungheria e alla Serbia.

159

Papa Eugenio IV

160

Tale esito del conflitto non piacque al papa, secondo il quale tutta l'area dei Balcani avrebbe dovuto essere liberata
dal controllo degli Ottomani. Furono invalidati i trattati fino ad allora sottoscritti. Il re d'Ungheria fu convinto a
riprendere la guerra e, all'inizio della "crociata", Venezia dispieg subito in mare la sua potente marina, disponendola
tra i Balcani e l'Asia minore, in modo da presidiare i Dardanelli e da dividere in due l'Impero ottomano. Quando
Murad II venne a conoscenza delle manovre dei cristiani, non esit a radunare tutto il suo esercito e a farlo sbarcare
nei Balcani; questa impresa fu favorita dalle avverse condizioni atmosferiche oppure fu aiutato, forse, dalle navi dei
genovesi[3].
Il 10 novembre 1444 le forze turche, circa il triplo di quelle nemiche,
affrontarono i crociati presso Varna, lungo il Mar Nero. Le forze
crociate furono sbaragliate: perirono il re Ladislao ed il cardinal
Cesarini; solo in pochi riuscirono a salvarsi e a ritornare in Ungheria.

La battaglia di Varna.

La sconfitta di Varna fu un durissimo colpo per il papa, anche se per un


po' di tempo gli rimase l'illusione che l'offensiva potesse ripartire. Se la
prese con la flotta veneziana, accusandola di vilt per non aver
bloccato la traversata dei turchi e si rifiut di pagare il loro stipendio
come in precedenza promesso; in qualche maniera riusc a far svernare
due navi da guerra veneziane, una a Costantinopoli e l'altra a Tenedo,
mentre il cardinale Condulmer rimaneva a Costantinopoli, in attesa

della ripresa dell'offensiva ungherese.

Dopo il concilio di Basilea


Il suo rivale Felice V, nel frattempo, ottenne poco riconoscimento, e l'abile consigliere pontificio, l'umanista Enea
Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II, fece pace con Eugenio nel 1442. Il riconoscimento da parte del Papa alle
pretese su Napoli di re Alfonso V di Aragona, sottrasse l'ultimo importante appoggio all'ormai diviso concilio di
Basilea, e permise a Eugenio di fare un trionfale ritorno a Roma il 26 settembre 1443, dopo un esilio durato quasi
dieci anni.
Le sue proteste contro la Prammatica Sanzione di Bourges furono inefficaci. Per contro l'imperatore Federico III
riconobbe la sua autorit e con la dieta di Francoforte (1446) avvi la soluzione dello scisma; nel successivo 1447,
attraverso il Concordato dei Principi, negoziato da Piccolomini con gli elettori tedeschi nel 1447, l'intera Germania si
dichiar contraria all'antipapa.
Anche se il suo pontificato fu cos tempestoso e infelice da avergli fatto dire, sul letto di morte, di aver rimpianto di
aver lasciato il suo monastero, la vittoria di Eugenio sul Concilio di Basilea e i suoi sforzi indirizzati all'unit della
Chiesa contribuirono notevolmente a spezzare il movimento conciliare e a ripristinare la posizione dominante che il
papato aveva mantenuto prima dello Scisma d'Occidente.
Eugenio IV era contro lo schiavismo praticato dagli spagnoli sulla popolazione nera delle Isole Canarie da loro
conquistate: il 13 gennaio 1435 emise da Firenze la bolla Sicut Dudum dove tra l'altro scriveva: "..... Queste persone
devono essere libere completamente e perpetuamente e devono essere lasciate andare senza estorsione o ricezione di
denaro"... La bolla papale fu per completamente ignorata dagli spagnoli che continuarono a schiavizzare la
popolazione nera, sostenendo che non si trattava di uomini ma di creature che non erano razionali, una specie di
animali.
Eugenio fu dignitoso nel comportamento, ma inesperto e vacillante nell'azione e di temperamento eccitabile. Duro
nella sua avversione all'eresia, mostr grande bont nei confronti dei poveri. Lavor alla riforma degli ordini
monastici, in particolare i Francescani, e non fu mai colpevole di nepotismo. Bench austero nella vita privata, fu
sincero amico dell'arte e dello studio, e nel 1431 rifond l'Universit a Roma. Mor il 23 febbraio 1447.

Papa Eugenio IV

161

Arte sotto Eugenio IV


Eugenio IV fu, come il suo predecessore Martino V, un uomo
colto e raffinato, che viaggi molto, conoscendo le novit
artistiche di Firenze e di altre citt e chiamando artisti di fama a
decorare Roma, continuando i lavori di ripristino nelle basiliche
romane. Nei primi anni quaranta venne chiamato l'umanista
Filarete, che termin nel 1445 i battenti bronzei di San Pietro,
dove si registra un precoce gusto antiquario legato alla capitale e
alle sue vestigia[4].
Poco dopo arrivarono in citt Beato Angelico, che inizi una serie
di affreschi perduti in San Pietro, e il francese Jean Fouquet, che
testimonia con la sua presenza il nascente interesse in Italia della
pittura fiamminga e nordica in generale[5]. Sebbene la durata del
Filarete, formella della porta di San Pietro.
pontificato di Eugenio IV non permise di attuare appieno i suoi
piani, Roma iniziava a diventare quel terreno di incontro fecondo
tra artisti di scuole diverse, che presto sarebbe sfociato in uno stile comune e, per la prima volta, definibile
"romano"[6].

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Indicazioni precise, con ampia bibliografia, si trovano, come d'abitudine per gli storici della Chiesa, sul Miranda: v. The Cardinals of the Holy
Roman Church - Biographical Dictionary - Consistory of May 9, 1408 (http:/ / www2. fiu. edu. / ~mirandas/ bios1408. htm#Condulmer)
[2] Leone Cobelli, Cronache forlivesi dalla fondazione della Citt siano all'anno 1498, Regia Tipografia, Bologna 1874, p. 182.
[3] Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Il Mulino, Bologna, 2006 - ISBN 978-88-15-10926-2 pag. 181
[4] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 64.
[5] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 67.
[6] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 76.

Bibliografia
Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church,2010, http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1408.
htm#Condulmer
Ducas, Historia turco-bizantina 1341-1462, a cura di Michele Puglia, 2008, il Cerchio, Rimini, ISBN
88-8474-164-5
Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 88-370-2315-4

Papa Eugenio IV

162

Voci correlate
Maffeo Vegio
Filarete
Pio Joris

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Eugenio IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Eugenio IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Eugenius_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Eugenio IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/eugenio-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Eugenio IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da eugenio_iv_14311447.
htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Martino V

3 marzo 1431 - 23 febbraio 1447

Papa Niccol V

Predecessore

Vescovo di Siena

Successore

Guglielmo da Siena

1407-1431

Antonio Casini

Predecessore

Cardinale presbitero di San Clemente

Successore

Berenguer d'Anglesola

1408-1411

Branda Castiglione

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere

Successore

Rinaldo Brancaccio

1427-1431

Gerardo Landriani Capitani

Controllo di autorit VIAF: 12365672 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 12365672) LCCN: n79068430 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n79068430)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Medioevo

Papa Niccol V

163

Papa Niccol V
Papa Niccol V

208 papa della Chiesa cattolica

Elezione

6 marzo 1447

Insediamento

19 marzo 1447

Fine pontificato 24 marzo 1455


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore

papa Eugenio IV

Successore

papa Callisto III

Nome

Tomaso Parentucelli

Nascita

Sarzana, 15 novembre 1397

Morte

Roma, 24 marzo 1455

Sepoltura

Grotte vaticane

Niccol V, al secolo Tomaso Parentucelli (in latino: Nicolaus V; Sarzana, 15 novembre 1397 Roma, 24 marzo
1455), fu il 208 papa della Chiesa cattolica dal 1447 alla morte.

Origini e formazione
Nacque nella Repubblica di Genova a Sarzana, dove suo padre esercitava la professione di medico. La madre fu
Andreola Bosi della Verrucola di Fivizzano[1].
Il padre mor quando Tomaso era ancora giovane. Trasferitosi a Firenze, divenne precettore nelle famiglie Strozzi e
Albizzi, dove fece la conoscenza dei principali studiosi umanisti. Tomaso studi a Bologna, dove conobbe Leon
Battista Alberti, conseguendo la laurea in teologia nel 1422. Il vescovo Niccol Albergati fu cos colpito dalle sue
capacit che lo prese a servizio e gli diede la possibilit di approfondire i suoi studi, mandandolo in viaggio
attraverso Germania, Francia ed Inghilterra. Egli fu cos in grado di raccogliere numerosi libri, per i quali nutriva una
sincera passione intellettuale, ovunque si rec. Alcuni di questi sono sopravvissuti fino ai nostri giorni, con le sue
note a margine in bella grafia.
Tomaso si distinse al Concilio di Ferrara-Firenze, e nel 1444, quando mor il suo patrocinatore, venne nominato
vescovo di Bologna al suo posto. A causa dei prolungati disordini civici a Bologna, Papa Eugenio IV lo nomin

Papa Niccol V

164

come uno dei suoi legati inviati a Francoforte per negoziare un'intesa tra Santa Sede e Sacro Romano Impero, circa
l'abolizione, o almeno il contenimento, dei decreti di riforma del Concilio di Basilea. La sua azione diplomatica,
coronata dal successo, gli fece ottenere come ricompensa, al suo ritorno a Roma, il titolo di cardinale-prete di Santa
Susanna (dicembre 1446).

Al Soglio Pontificio
Venne eletto Papa come successore di Eugenio IV il 6
marzo dell'anno successivo, prendendo il nome di
Niccol in onore del suo benefattore.

Potere spirituale
Il 20 luglio 1447, con la bolla Pastoralis officii elev il
Terzo Ordine Regolare di San Francesco come Ordine
canonicamente distinto all'interno della famiglia
francescana, dotato di un proprio Ministro Generale.
Nel marzo 1452 incoron imperatore Federico III, nella
Basilica di San Pietro. Fu l'ultima circostanza in cui un
imperatore venne incoronato a Roma.

Statua di Niccol V sul frontone della cattedrale di Sarzana

Il 16 giugno dello stesso anno Niccol firm la bolla


Dum Diversas, indirizzata al re del Portogallo Alfonso V. Il pontefice riconobbe al re portoghese le nuove conquiste
territoriali; lo autorizz ad attaccare, conquistare e soggiogare i musulmani, i pagani e altri nemici della fede; ad
impossessarsi dei loro beni e delle loro terre; a ridurre gli indigeni in schiavit perpetua ed a trasferire le loro terre e
propriet al re del Portogallo e ai suoi successori.

Potere temporale
Gli otto anni del pontificato di Niccol V furono
importanti per la storia politica, scientifica e letteraria
del mondo. Dal punto di vista politico, fu responsabile
del Concordato di Vienna, o Aschaffenburg (17
febbraio 1448), con l'imperatore Federico III del Sacro
Romano Impero, tramite il quale vennero abrogati i
decreti del Concilio di Basilea contrari alle prerogative
papali per quanto concerneva la Germania. Nell'anno
seguente si assicur un ancor maggiore trionfo tattico,
con la rinuncia dell'antipapa Felice V (7 aprile) e il suo
riconoscimento da parte del Concilio di Basilea, riunito
a Losanna.
Busto bronzeo del pontefice presso Fivizzano

Nel 1452 fu scoperta e repressa una formidabile


congiura per rovesciare il governo pontificio, guidata da Stefano Porcari[2].
Ma l'evento che gli caus la maggiore amarezza fu la perdita di Costantinopoli, presa definitivamente dai Turchi il
29 maggio 1453. Il Papa sent amaramente questa catastrofe come un doppio colpo alla Cristianit e alla letteratura
greca. " una seconda morte," scrisse Piccolomini, "per Omero e Platone".
difficile ricostruire gli aiuti forniti da papa Niccol V. Dalla lettura di un'iscrizione risulta che nel 1452 il pontefice
mand denaro per fortificare le mura di Galata, l'insediamento genovese sul Corno d'Oro. In pi ci conosciuta la

Papa Niccol V

165

sua dichiarazione nel letto di morte, nell'aprile del 1455. Ai cardinali raccolti intorno a s Niccol V dichiar che,
ricevuta la notizia dell'assedio di Costantinopoli, egli aveva deciso di venire in aiuto dei bizantini, ma era anche
consapevole che da solo poteva fare ben poco contro le soverchianti forze militari dei Turchi.
Agli inviati di Costantino XI di Bisanzio, giunti a Roma nel 1452
per chiedere aiuto, egli pertanto aveva dichiarato in modo chiaro
ed aperto che quanto possedeva in oro, navi e uomini, era a
disposizione dell'imperatore, ma gli consigliava altres di cercare
aiuto anche presso altri principi italiani. Gli inviati bizantini si
recarono fiduciosi presso le signorie italiane, ma tornarono dal
papa senza aver concluso niente di concreto. Il pontefice, dunque,
non pot fare altro che dare ai bizantini il suo aiuto cos quale era.
Conformemente a ci, il 28 aprile 1453 Niccol V diede ordine
all'arcivescovo di Ragusa, Jacopo Veniero di Recanati, di
accompagnare come legato a Costantinopoli 10 galere pontificie
ed un certo numero di navi fornite dal Regno di Napoli e dalle
Repubbliche di Genova e Venezia. Questa flotta italiana unita, che
part con grandi speranze, tuttavia non riusc ad entrare in azione
poich il 29 maggio si era gi deciso il destino della capitale
bizantina.
Niccol V ritratto da Beato Angelico come Sisto II
(Consacrazione di san Lorenzo come diacono, cappella
Niccolina)

In seguito alla caduta di Costantinopoli, Niccol predic una


Crociata, e si impegn a riconciliare le mutue animosit tra gli
stati italiani, ma senza molto successo.

La caduta di Costantinopoli, insieme alla congiura per rovesciarlo, pesarono sugli ultimi anni di pontificato di
Niccol V, che ebbe a dire: "Come Tomaso di Sarzana, ho avuto pi felicit in un giorno che ora in un anno intero".
Mor il 24 marzo 1455.
Fu suo biografo l'umanista Giannozzo Manetti che descrisse anche il suo ambizioso programma di rinnovo urbano di
Roma.[3]

Arte e cultura
Nel 1450, Niccol tenne un giubileo a Roma, e le offerte dei numerosi pellegrini che vi si recarono gli fornirono i
mezzi per portare avanti la causa della cultura in Italia, che gli stava molto a cuore.
Con il suo generoso patronato, Niccol impresse un decisivo sviluppo all'Umanesimo. Fino al suo pontificato, a
Roma, i nuovi studi umanistici erano stati considerati come possibili fonti di scismi ed eresie, sospettati di un insano
interesse verso il paganesimo. Niccol assunse Lorenzo Valla come notaio ed impieg numerosi copisti e studiosi,
incaricandoli di effettuare la traduzione integrale in latino delle opere greche, sia pagane che cristiane. Arriv a
pagare diecimila fiorini per la traduzione metrica di Omero. Questa impresa, avviata poco prima dell'invenzione
della stampa a caratteri mobili, contribu enormemente all'espansione dell'orizzonte intellettuale cristiano.
Nel 1451, Niccol V con lungimirante decisione, costitu una consistente raccolta di codici (novemila) che divenne il
primo nucleo della futura Biblioteca Apostolica Vaticana. Egli stesso fu uomo dalla vasta erudizione, e il suo amico
Enea Silvio Piccolomini (il futuro Papa Pio II) disse di lui: "ci che non sa al di fuori del campo della conoscenza
umana".

Papa Niccol V

La Roma di Niccol V
Fu con Niccol V che le trasformazioni episodiche dei suoi
predecessori assunsero una fisionomia organica, preparando il
terreno agli ambiziosi sviluppi successivi. Il piano di riassetto
della citt verteva essenzialmente su cinque punti fondamentali[4]:
1. Rafforzamento delle mura;
2. Ripristino delle forniture d'acqua;
3. Risistemazione del Borgo;
4. Restauro o ricostruzione delle quaranta chiese presenti in citt e
ampliamento della Basilica di San Pietro;
5. Ristrutturazione del Palazzo Apostolico.
Dopo aver ripristinato le mura dell'Urbe, il pontefice avvi i lavori
per la costruzione di un nuovo acquedotto. Niccol V era
consapevole dell'importanza dell'approvvigionamento idrico della
citt: la fine della Roma antica veniva spesso spiegata con la
distruzione dei suoi magnifici acquedotti, avvenuta del VI secolo
Beato Angelico, San Lorenzo distribuisce le elemosine,
da parte dei popoli barbari. Nel Medioevo i romani dipendevano
Cappella Niccolina
per la fornitura d'acqua da pozzi e cisterne, mentre i poveri
sfruttavano le acque del Tevere. L'acquedotto dell'"Aqua Virgo",
originariamente costruito da Marco Vipsanio Agrippa nel I secolo a.C., venne restaurato. I romani poterono cos
attingere acqua fresca in un nuovo bacino, progettato da Leon Battista Alberti, che fu il predecessore della Fontana
di Trevi.
Ma i lavori a cui dedic particolarmente la sua attenzione furono la ricostruzione del palazzo del Vaticano e della
Basilica di San Pietro, dove si sarebbero concentrate le glorie rinate del papato. Niccol V si spinse fino a far
abbattere parti dell'antica basilica, e apport alcune modifiche[5]. Per reperire i materiali da costruzione, Niccol non
esit a spogliare le costruzioni di Roma antica, asportando, per esempio, le decorazioni dalla basilica di Nettuno.
L'intento era quello di ottenere una cittadella religiosa sul colle Vaticano, esterna alla citt laica che aveva il suo
fulcro attorno al Campidoglio. A questo progetto si legava indissolubilmente quello di esaltare la potenza della
Chiesa, dimostrando inequivocabilmente la continuit tra Roma imperiale e Roma cristiana[4].
Nell'intraprendere queste opere Niccol fu mosso "per rafforzare la debole fede del popolo con la grandezza di ci
che vede". A causa della brevit del suo pontificato, l'ambizioso progetto non pot essere portato a termine, per il
pontefice fece convergere in citt artisti di pi scuole (soprattutto toscani e lombardi), che avevano in comune
l'interesse per l'antichit e il fascino verso le vestigia romane, che contribuirono a determinare, in qualche modo, una
certa omogeneit dei loro lavori[4].
La presenza di Leon Battista Alberti, sebbene non direttamente collegabile a cantieri effettivi (verso i quali si
dimostr molto critico), fu importante per ribadire il valore del retaggio della Roma antica e il suo collegamento col
papato. Nel 1452 dedico a Niccol V il trattato De re aedificatoria, dove venivano teorizzate le basi per il riutilizzo
della lezione degli antichi, attualizzata con un rigoroso recupero anche di elementi derivati dalla tradizione
medievale[4].

166

Papa Niccol V

Un esempio paradigmatico del gusto sviluppatosi in


quel periodo in architettura palazzo Venezia, avviato
nel 1455 inglobando costruzioni preesistenti. Nel
progetto del cortile del Palazzetto (del quale non si
conosce l'autore) si trovano elementi ripresi
dall'architettura romana, combinati per senza rigore
filologico, privilegiando la funzionalit all'aderenza
rigida al modello. Esso riprende il modello del
viridarium e si ispira al Colosseo negli ordini
architettonici sovrapporti e nel cornicione con fregio a
mensole. L'ampiezza degli archi per diminuita e
semplificata, per non farli sembrare troppo imponenti
rispetto agli spazi che racchiudono. Nel palazzo vero e
proprio (costruito dal 1466) si ebbe una ripresa pi
fedele dei modelli antichi, che testimonia una loro
comprensione pi approfondita. Ne sono validi esempi:
il vestibolo con volta a lacunari in calcestruzzo (ripresa
dal Pantheon o dalla Basilica di Massenzio); nella
loggetta del cortile principale, gli ordini sono
sovrapposti e le semicolonne sono addossate sui pilastri
come nel Colosseo o nel Teatro di Marcello[4].

167

Palazzo Venezia, cortile del Palazzetto

La committenza papale esercit un'azione di amalgama


ancora pi forte in pittura, dove la tradizione non
forniva modelli vincolanti. Il rinnovo del palazzo
Apostolico ebbe una prima tappa nella decorazione
della cappella privata del pontefice, la cappella
Palazzo Venezia, loggia del cortile principale
Niccolina, alla quale lavorarono Beato Angelico et alii,
tra cui Benozzo Gozzoli. La decorazione prevedeva le vicende di San Lorenzo e Santo Stefano, che vennero
interpretate dall'Angelico con uno stile ricco di dettagli, di citazioni colte e di motivi pi vari, dove il suo
"umanesimo cristiano" toccava uno dei suoi vertici espressivi. Le scene erano ambientate in architetture maestose,
nate da suggestioni della Roma antica e paleocristiana, ma non legate a citazioni pedisseque, forse memori dei
progetti che allora circolavano alla corte papale per il rifacimento di San Pietro. Le figure erano solide, i gesti pacati
e solenni, il tono generale pi aulico dell'abituale sinteticit compositiva dell'artista[6].
In vista del giubileo del 1450 vennero avviati numerosi lavori; gli introiti che garantirono le celebrazioni permisero
di richiamare in citt un gran numero di artisti anche molto diversi tra loro. Al papa non interessava l'omogeneit
stilistica, infatti chiam a lavorare per lui i Vivarini, Bartolomeo di Tommaso, Benedetto Bonfigli, Andrea del
Castagno, Piero della Francesca, un Luca detto "tedesco", forse Rogier van der Weyden, ecc. Questa ricchezza di
spunti prepar il terreno a quella sintesi che, verso la fine del secolo, sfoci nella creazione di un linguaggio
propriamente "alla romana"[6].

Papa Niccol V

168

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Memorie storiche d'illustri scrittori e di uomini insigni dell'antica e moderna Lunigiana par Emanuelle Gerini publi par Frediani, 1829 (http:/
/ books. google. fr/ books?id=IuNMAAAAIAAJ& pg=PA109& lpg=PA109& dq=Andreola+ Bosi+ della+ Verrucola+ di+ Fivizzano&
source=bl& ots=cTFTfnCHso& sig=3JRnnuD07qyfjNKP5RwSyP7j0EQ& hl=fr& ei=YlQiSsalGYKNjAeDs43TBg& sa=X&
oi=book_result& ct=result& resnum=5#PPA110,M1)
[2] Leon Battista Alberti la descrisse nell'epistola De Porcaria coniuratione.
[3] Gianfranco Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro, il borgo e la citt, 2003, ISBN 88-16-40605-4
[4] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 76.
[5] Rimane testimonianza delle modifiche in alcuni affreschi del Beato Angelico (Cappella Niccolina).
[6] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 77.

Bibliografia
Giovanni Sforza, La patria, la famiglia e la giovinezza di papa Niccol V, Lucca, Giusti, 1884.
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Milano, Bompiani, 1999. ISBN
88-451-7212-0.
Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Milano, Electa, 2004. ISBN 88-370-2315-4.
Stefano Tozzi, Lunigianesi a Roma - Storia di Personaggi illustri ed emigranti dalla Lunigiana alla Citt Eterna,
Roma, Edizioni Mediacom, 2012.

Voci correlate
Elenco dei papi
Lega Italica
Cappella Niccolina

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Niccol V


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Niccol V (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nicolaus_V?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Niccol V (http://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-v_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Niccol V (http://www.araldicavaticana.com/creati da nicola V.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Eugenio IV

6 marzo 1447 - 24 marzo 1455

Papa Callisto III

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Susanna

Successore

Louis de La Palud de Varembon

1446-1447

Filippo Calandrini

Papa Niccol V

169

Controllo di autorit VIAF: 120732037 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 120732037) LCCN: n85301589 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n85301589)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Callisto III


Papa Callisto III

209 papa della Chiesa cattolica

Elezione

8 aprile 1455

Insediamento

20 aprile 1455

Fine pontificato 6 agosto 1458


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Niccol V
papa Pio II
Alfonso de Borgia y Cabanilles

Nascita

Xtiva, 31 dicembre 1378

Morte

Roma, 6 agosto 1458

Sepoltura

Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli

Callisto III, nato Alfons de Borja y Cabanilles, in latino Callistus III (Xtiva, 31 dicembre 1378 Roma, 6 agosto
1458), fu il 209 papa della Chiesa cattolica dal 1455 alla morte.

Papa Callisto III

Biografia
I primi anni ed il ricongiungimento dei rapporti tra re d'Aragona e Stato della Chiesa
Alfonso Borgia nacque il 31 dicembre 1378 a Torre del Canals, a Jtiva, presso Valencia, in Spagna, figlio
primogenito di un ramo secondario di una delle pi importanti famiglie dell'isola di Jativa. Egli era nello specifico
figlio di Domingo de Borja, piccolo proprietario terriero e gentiluomo di campagna e di Francina Llanol. Alfonso
aveva quattro sorelle: Isabella, Giovanna, Catalina e Francesca. Venne battezzato nella chiesa collegiata di Santa
Maria a Torre del Canals.
Inizialmente, egli studi grammatica, logica ed arti alla scuola di Valencia e poi dal 1392 studi all'Universit di
Lleida ottenendo il dottorato in utroque iure. Spese l'inizio della sua carriera come professore di diritto a Lleida e
quindi come diplomatico al servizio dei re di Aragona, in particolare durante il concilio di Basilea.
Lettore dell'Universit di Lleida, nel 1408 l'antipapa Benedetto XIII lo nomin assessore ed ufficiale della diocesi di
Lleida nonch dal 1411 canonico del capitolo della cattedrale diocesana. Fu a quel tempo che Vincenzo Ferreri,
futuro santo, ne profetizz l'elevazione al papato. Eletto delegato alla diocesi di Lleida al Concilio di Costanza nel
1416, non prese parte all'assemblea dal momento che poco dopo re Alfonso V d'Aragona ascese al trono e si oppose
alla celebrazione del concilio; per questo motivo l'allora canonico Borgia si rec a Barcellona per rappresentare la
propria diocesi al sinodo della chiesa d'Aragona. Nel 1418 venne incaricato col permesso del cardinale Alamanno
Adimari, arcivescovo di Pisa, il quale fungeva da inviato di papa Martino V, di ottenere il supporto di re Alfonso V.
Il Borgia si occup stranuamente di ristabilire l'unit della chiesa e la propria influenza sul monarca aragonese,
comprendendo che questa era una delle parti decisive per la conclusione di un accordo tra il re spagnolo ed il nuovo
papa; come ricompensa, egli ricevette anche il canonicato del capitolo cattedrale di Barcellona. Nel 1418 venne
nominato rettore della chiesa di San Nicola a Valencia.
Dal 1420 al 1423 fu in Italia e dal 13 maggio di quell'ultimno anno fu a Los Alfaques e poi nel dicembre a
Barcellona. Dal 1420 al 1423 fu anche vice-cancelliere dell'Universit di Lrida dando poi le dimissioni dai suoi
incarichi per dedicare tutte le sue energie al servizio diplomatico del re spagnolo.

L'episcopato
Nel 1424 il re aragonese propose di elevarlo a cardinale, ma papa Martino V non accolse tale richiesta. Nel 1425, per
tutta risposta, re Alfonso V lo nomin suo segretario privato e consigliere e fu uno dei principali personaggi politici
del regno d'Aragona del suo tempo.
Nel 1429 il cardinale Pierre de Foix si rec a Barcellona per ottenere la resa dell'antipapa Clemente VIII che ivi
aveva trovato rifugio sin dalla fine del 1424, nella fortezza di Pescola; per ottenere questa rinuncia ufficiale, il
cardinale chiese assistenza al canonico Borgia che con un solo compagno di viaggio venne inviato a Pescola e
riusc nell'intento di far desistere l'antipapa dalle sue pretese e ponendo fine allo scisma interno alla chiesa cattolica
perdurato da lungo tempo. Come ricompensa, Alfonso Borgia ottenne di essere elevato al pieno episcopato e venne
eletto vescovo di Valencia il 20 agosto 1429, mantenendo l'incarico sino alla propria morte (anche dopo la sua
elevazione a pontefice). Consacrato il 31 agosto 1429 per mano del cardinale Pierre de Foix, autorizz Pedro Llorns
a prendere possesso della sede in suo nome. Nel 1432, il re lo chiam dall'Italia per riprendere il suo incarico di
consigliere reale ed addirittura aveva meditato di inviarlo al Concilio di Basilea che stava svolgendosi in quello
stesso anno ma per differenti ragioni il Concilio si svolse senza la partecipazione del Borgia, il quale si trovava
invece a Tarazona, nell'intento di concludere alcuni negoziati con la Castiglia, per poi spostarsi in Navarra. Nel 1436,
ottenne la tutela del figlio illegittimo di re Alfonso, Ferrante, e nel 1439 guid la delgazione aragonese al Concilio di
Firenze, stabilendo i primi contatti con la corte pontificia grazie alla personale amicizia che lo leg ai cardinali
Bessarione e Giuliano Cesarini.
Quando il re si stabil a Napoli nel 1442, il Borgia venne incaricato di riorganizzare il sistema giudiziario del regno e
divenne anche presidente del Consiglio Regio dal 1442 al 1444, resistendo strenuamente al progetto di re Alfnso di

170

Papa Callisto III

171

supportare il Concilio di Basilea di modo da forzare papa Eugenio IV a riconoscere le sue pretese sul regno di
Napoli. A questo scopo venne ad ogni modo inviato presso papa Eugenio IV nel 1443 pr negoziare con il cardinale
Trevisano un accordo finale tra il re d'Aragona ed il papa che culmin nel Trattato di Terracina, siglato nel giugno di
quell'anno ed accettato dal papa il 6 luglio successivo.

Il cardinalato
Alfonso Borgia divenne cardinale dopo aver favorito la
riconciliazione di papa Eugenio IV con il re Alfonso V di
Aragona. Egli venne creato cardinale presbitero nel concistorio del
2 maggio 1444 e fece il proprio ingresso formale a Roma il 12
luglio di quello stesso anno, ricevendo contestualmente il titolo
cardinalizio dei Santi Quattro Coronati. Egli prese residenza
stabile a Roma, in un palazzo presso il Colosseo, preferendo
abbandonare i propri incarichi presso la corte aragonese per
dedicarsi al servizio della chiesa. Il 10 aprile 1446 venne iscritto
nella Fratellanza dello Spirito Santo a Roma e venne introdotto
alla curia romana dal 21 febbraio 1447.
Prese parte al conclave del 1447 che elesse papa Niccol V di cui
segu il concistoro del 27 ottobre 1451.

Il cardinale Alfonso Borgia in un ritratto d'epoca

Il pontificato
Il Borgia venne prescelto quale pontefice nel 1455, ad et molto avanzata,
come candidato di compromesso. Venne incoronato il 20 aprile 1455 sui
gradini della basilica di San Pietro in vaticano per mano del cardinale
Prospero Colonna, protodiacono di San Giorgio in Velabro.
Il principale obiettivo della sua politica fu di spingere per una crociata
contro i Turchi che avevano catturato Costantinopoli nel 1453, ma
nonostante i suoi sforzi i principi cristiani non si mostrarono disposti a
raccogliere la sua chiamata.
Nomin cardinali due suoi nipoti, uno dei quali, Rodrigo Borgia, diverr in
seguito papa Alessandro VI, noto per la sua corruzione.

Papa Callisto III in un ritratto d'epoca

Nel 1457 inser la Festa della Trasfigurazione nel Calendario liturgico


Romano come ringraziamento per la vittoria ottenuta sui Turchi a Belgrado
il 6 agosto 1456.

Fece indire un nuovo processo per Giovanna d'Arco, nel quale venne
postumamente scagionata dalle accuse. Callisto III mor nel 1458.
Mor a Roma il 6 agosto 1458 e venne sepolto in un magnifico monumento commissionato da suo nipote il cardinale
Rodrigo Borgia, nella cappella di Santa Maria delle Febbri, non lontano dalla basilica di San Pietro. Frammenti di
questo originario monumento si trovano oggi nelle grotte vaticane in quanto durante la ricostruzione della basilica i

Papa Callisto III

172

suoi resti vennero trasferiti dal 1586 altrove sempre all'interno della chiesa, ove rimasero sino al 1605.
Successivamente, il 30 gennaio 1610 le sue spoglie assieme a quele di papa Alessandro VI vennero trasferite alla
chiesa di Santa Maria in Montserrato, chiesa della corona aragonese a Roma. Il 21 agosto 1889 i suoi resti vennero
trasferiti in una tomba moderna, opera dello scultore spagnolo Felipe Moratilla, avente sulla parte frontale due
medaglioni raffiguranti i due papi, nella cappella di San Diego, nella chiesa di Santa Maria in Montserrato (oggi
chiesa nazionale spagnola). Nel suo testamento lasci 5.000 ducati per la fondazione di un ospedale nella casa in cui
visse da cardinale.

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Voci correlate
Convento dell'Annunciata
Rotta dei Borgia

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Callisto III

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Callisto III [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Callisto III [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Callisto III [3]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Niccol V

8 aprile 1455 - 6 agosto 1458

Papa Pio II

Predecessore

Cardinale presbitero dei Santi Quattro Coronati

Successore

Luigi di Lussenburgo

1444-1455

Luis Juan de Mil

Predecessore

Vescovo di Valencia

Successore

Hugo de Lupia y Bags

1429-1455

Rodrigo Borgia

Controllo di autorit VIAF: 14991243 [4] LCCN: n87881434 [5]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Callisto III

173

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Callistus_III?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ papa-callisto-iii_%28Dizionario_Biografico%29/
http:/ / www. araldicavaticana. com/ creati%20da%20callisto_iii. htm
http:/ / viaf. org/ viaf/ 14991243
http:/ / id. loc. gov/ authorities/ names/ n87881434

Papa Pio II
Quand'ero Enea, nessun mi conoscea. Or che son Pio, mi chiamano zio.
(epigramma)
Papa Pio II

210 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Incoronazione

19 agosto 1458
3 settembre 1458

Fine pontificato 14 agosto 1464


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Callisto III


papa Paolo II
Enea Silvio Piccolomini

Nascita

Corsignano, 18 ottobre 1405

Morte

Ancona, 14 agosto 1464

Sepoltura

Basilica di Sant'Andrea della Valle

Pio II, nato Enea Silvio Piccolomini (Corsignano, 18 ottobre 1405 Ancona, 14 agosto 1464), fu il 210 papa della
Chiesa cattolica dal 1458 alla morte.

Papa Pio II

Biografia
Pio, "il cui carattere riflette quasi tutte le tendenze dell'epoca in cui visse", nacque a Corsignano (oggi Pienza), nel
territorio senese, dalla famiglia nobile dei Piccolomini.
La famiglia aveva scelto questo nome per via di un loro avo di nome Giulius Piccolominis Amideis, che era
imparentato con la famiglia degli Amidei di Firenze. Quando seppero della discendenza degli Amidei dalla Gens
Iulia, decisero di chiamare il futuro Pio II Enea Silvio, in onore di Enea, figlio di Venere, che, come sosteneva la
Gens Iulia, era il primo membro della loro famiglia.
Dopo aver studiato alle universit di Siena e Firenze, si stabil a Siena come insegnante, ma nel 1431 accett il posto
di segretario di Domenico Capranica, vescovo di Fermo, allora sulla strada che lo conduceva al Concilio di Basilea
per protestare contro l'ingiustizia del nuovo papa Eugenio IV, che gli rifiutava il cardinalato al quale era stato
designato da Martino V. Arrivato a Basilea dopo numerose avventure, successivamente serv Capranica e diversi
altri signori.
Nel 1435 venne inviato dal cardinale Albergati, legato di Eugenio al concilio, in missione segreta in Scozia, lo scopo
della quale viene raccontato in vari modi anche da lui stesso. Piccolomini visit l'Inghilterra oltre alla Scozia, e fu
soggetto a diversi pericoli e vicissitudini in entrambe le nazioni, delle quali ha lasciato un prezioso resoconto. Al suo
ritorno si schier attivamente con il concilio nel suo conflitto con il Papa e, anche se ancora un laico, ottenne una
parte importante nella direzione dei suoi affari.
Egli appoggi la creazione dell'antipapa Felice V, ma quando agli inizi del 1442 il concilio elesse Amedeo, Duca di
Savoia, come antipapa, Enea, percependo che la posizione del consiglio era alla lunga indifendibile, trov un
pretesto per ritirarsi alla corte dell'imperatore Federico III a Vienna. L venne incoronato poeta imperiale laureato, ed
ottenne il patrocinio del cancelliere dell'imperatore, Kaspar Schlick, del quale celebr un'avventura amorosa a Siena
nel romanzo Eurialo e Lucrezia.
Il suo carattere era stato fino ad allora quello di un facile uomo di mondo, senza pretesa di coscienziosit nella
morale o di coerenza in politica. Egli inizi a essere pi regolare nel primo aspetto, e nel secondo adott una linea
definita facendo pace con Roma. A quarant'anni, intraprese un profondo percorso di conversione e di avvicinamento
alla Chiesa Cattolica. Essendo stato inviato in missione a Roma nel 1445, con lo scopo apparente di indurre Eugenio
a convocare un nuovo concilio, venne assolto dalle censure ecclesiastiche e fece ritorno in Germania con il compito
di assistere il Papa.
Questo fece, in maniera molto efficace, con la destrezza diplomatica con la quale ammorbid le differenze tra la corte
papale di Roma e gli elettori imperiali tedeschi; ed ebbe anche una parte importante nel compromesso col quale, nel
1447, il morente Eugenio accett la riconciliazione offerta dai principi tedeschi, lasciando senza supporto il concilio
e l'antipapa. Enea per quel tempo aveva gi preso i voti, infatti era gi canonico di Trento e parroco di Sarentino nel
1446. Uno dei primi atti del successore di Eugenio, Papa Niccol V, fu quello di nominarlo vescovo di Trieste nel
1447.
Nel 1450 venne inviato insieme al cardinale Cusano come ambasciatore dall'imperatore Federico per negoziare il
matrimonio di questi con la principessa Eleonora d'Aviz, cosa che riusc a portare a termine; nel 1451 intraprese una
missione in Boemia dove concluse un soddisfacente accordo con il capo degli hussiti, Giorgio di Podebrady; nel
1452 accompagn Federico a Roma, dove l'imperatore spos Leonora e venne incoronato re dei Romani.
Nell'agosto 1455 Enea torn a Roma con un'ambasciata per proferire l'obbedienza della Germania al nuovo Papa,
Callisto III. Egli port con s forti raccomandazioni dell'imperatore e di Ladislao V d'Ungheria per la sua nomina al
cardinalato, ma sorsero dei ritardi a causa della determinazione del Papa a promuovere prima un suo nipote, ed egli
dovette aspettare fino al dicembre dell'anno successivo. Ottenne invece temporaneamente il vescovato di Warmia
(Ermeland).
Callisto III mor il 6 agosto 1458. Il 10 agosto i cardinali entrarono in conclave. Il cardinale di Rouen, bench
francese e dal carattere discutibile, sembrava certo di essere eletto. Enea, come ci dice in un passaggio della sua

174

Papa Pio II
storia dell'epoca, scrisse clandestinamente nel Conclavi de' Pontifici Romani con quale arte, energia ed eloquenza
egli frustr le speranze del cardinale francese. Sembr che l'elezione non dovesse ricadere su Enea, ma nessun altro
candidato sembr averci pensato seriamente a farsi eleggere, n, anche se il sacro collegio probabilmente
comprendeva alcuni uomini di alta morale, vi era qualcuno complessivamente pi degno della tiara di Enea. Scelse
come nome pontificale "Pio" in omaggio pi al tanto amato Enea di Virgilio, il cui appellativo era Pius, che non al
santo Papa Pio I.
Era facolt peculiare di Enea quella di adattarsi perfettamente a qualsiasi incarico venisse chiamato ad occupare; fu
una sua fortuna che ogni passo nella vita lo aveva posto in circostanze che si appellavano sempre pi alla parte
migliore della sua natura, un appello al quale non manc mai di rispondere. Lo scrittore di pamphlet era stato pi
rispettabile del segretario privato, il diplomatico pi dello scrittore di pamphlet, il cardinale pi del diplomatico; ora
l'avventuriero poco scrupoloso e il narratore licenzioso di pochi anni prima, da poco convertito, sedeva in modo
abbastanza naturale sullo scranno di San Pietro, e dalle risorse del suo carattere versatile produsse senza sforzo
apparente tutte le virt e le qualit richieste dal suo nuovo stato.
Dopo essersi alleato con Ferdinando, il
pretendente aragonese al trono di Napoli, il
suo atto successivo fu di riunire un
congresso dei rappresentanti dei principi
cristiani a Mantova, per prendere un'azione
comune contro i Turchi Ottomani che hanno
conquistato definitivamente Costantinopoli
e stanno per prendere possesso di tutto
l'Impero bizantino, guidati da Maometto II.
Fu questo, infatti, il motivo dominante del
suo Pontificato. Egli il 19 gennaio 1459
aveva istituito l'Ordine di Santa Maria di
Betlemme.
Nessun pontefice prima di lui aveva fondato
Il Palazzo Piccolomini voluto da Pio II a Pienza
in prima persona un ordine cavalleresco ma
Papa Pio aveva persino tentato di sciogliere
i pi potenti Ordini esistenti, ordinando loro di confluire in questa nuova Milizia. Il suo lungo trasferimento verso il
luogo dell'assemblea ricordava ora una processione trionfale. Il congresso fu invece un fallimento completo rispetto
ai suoi obbiettivi ostentati, ma almeno mostr che l'impotenza della cristianit non era dovuta al Papa. Al suo ritorno
dal congresso, Pio spese un periodo considerevole di tempo nel suo paese di origine, nel territorio senese, e descrisse
il diletto e il fascino della vita di campagna in un linguaggio molto gradevole.
Venne richiamato a Roma dai problemi causati da Tiburzio de Maso, che venne alla fine catturato e giustiziato. Gli
stati pontifici erano a quell'epoca grandemente disturbati da baroni ribelli e dalle scorrerie dei condottieri, ma questi
mali vennero gradualmente abbattuti. Anche la Guerra Napoletana ebbe fine, col successo dell'alleato del Papa,
Ferdinando. Il Papa tent anche delle mediazioni nella Guerra dei tredici anni tra Polonia e cavalieri dell'Ordine
Teutonico, e quando fall nell'ottenere il successo, scagli l'anatema su polacchi e prussiani.
Nel luglio 1461, Pio canonizz Santa Caterina da Siena, e nell'ottobre dello stesso anno ottenne quello che
inizialmente sembr un brillante successo, inducendo il nuovo re di Francia, Luigi XI, ad abolire la Prammatica
Sanzione di Bourges, per la quale l'autorit del Papa in Francia era stata gravemente ostacolata. Ma Luigi si
aspettava che Pio avrebbe in cambio sposato la causa francese a Napoli, e, quando questo non avvenne, in pratica
ristabil la sanzione prammatica per mezzo di ordinanze reali. Pio venne anche coinvolto in una serie di dispute con
il re di Boemia e il Conte del Tirolo, e la crociata per la quale il congresso di Mantova era stato convocato non fece
progressi.

175

Papa Pio II
Di fronte allo scarso interesse delle potenze occidentali a partecipare ad una nuova crociata "contro il turco", il Papa
fece circolare in Europa, a scopo polemico, una lettera al Sultano, Maometto II, in cui offriva al signore turco - una
volta convertitosi al cristianesimo romano - il titolo di imperatore romano, per il quale in occidente nessuno era pi
degno agli occhi di Pio II.
Pio riusc a riconciliare l'imperatore ed il re d'Ungheria, ed ottenne grande incoraggiamento, oltre a vantaggi
economici, dalla scoperta di miniere di allume nel territorio pontificio, ma si era alienato la Francia; il Duca di
Borgogna non mantenne le sue promesse; Milano era assorbita dal tentativo di prendere Genova; Firenze consigli
cinicamente al Papa di lasciare che turchi e veneziani si logorassero a vicenda.
Pio era inconsapevolmente vicino alla sua fine, e il suo malessere probabilmente port alla febbrile impazienza con
la quale, il 18 giugno 1464, part per Ancona allo scopo di condurre la crociata di persona. Sembr certo che il
risultato di tale impresa sarebbe stato ridicolo o disastroso, ma l'ingegno di Pio II comparve nuovamente e la rese,
quantomeno, dignitosamente patetica. Pio soffriva di febbre quando lasci Roma, l'esercito crociato si sciolse ad
Ancona alla ricerca di un trasporto, e, quando infine giunse la flotta veneziana, il Papa morente pot solamente
vederla dalla finestra. Spir due giorni dopo, il 14 agosto 1464. Nella morte come nella vita fu una figura pittoresca e
significativa pi di quanto non fosse abituale per i pontefici romani. Gli successe papa Paolo II. Il suo corpo fu
sepolto nella Cappella di San Gregorio Magno in San Pietro per poi essere traslato, assieme al corpo di Pio III, da
papa Paolo V nella Basilica di Sant'Andrea della Valle. Il monumento funebre ed il sarcofago permangono, ma il
corpo andato perso durante un restauro nel corso del '700.

Personalit e produzione letteraria


In realt Pio, se guardato come uomo e non solamente come personaggio storico, uno dei pi interessanti
successori di Pietro. Ebbe una natura vitale, sincera, e amorevole, franca e ingenua anche nelle sue aberrazioni e
difetti.
I fallimenti degli altri Papi sono stati spesso quelli del sacerdote. Con lui si ebbero gli errori dell'avventuriero, del
diplomatico, dell'uomo di lettere e del piacere. Il tratto principale del carattere di Pio fu la sua estrema
impressionabilit. Camaleontico, assumeva il colore delle circostanze che gli stavano attorno, e pot sempre
diventare ci che queste circostanze gli richiedevano di essere.
Quindi, quando le sue prospettive si allargarono e le responsabilit si fecero pi profonde, anche il suo carattere si
ampli e approfond. Mentre competeva con ogni altro uomo in industriosit, prudenza, saggezza e coraggio, eccelse
nella semplicit dei gusti, nella costanza degli affetti, nella gentile allegria, nella magnanimit e nella piet. Come
capo della Chiesa fu abile e sagace, e mostr di comprendere le condizioni alle quali poteva essere mantenuto il suo
monopolio del potere spirituale; le sue idee erano lungimiranti e liberali; e si fece influenzare poco dai fini personali.
Pio interessante in particolare come il tipo di studioso e pubblicista che si fa strada per la sua forza intellettuale,
facendo intravedere quell'et di l da venire in cui la penna deve essere pi forte della spada; e non di meno come la
figura in cui, pi che in ogni altra, lo spirito medioevale e quello moderno si incontrano e fondono, e dove il secondo
prende definitivamente il sopravvento sul primo.Wikipedia:Uso delle fonti
Pio fu un autore versatile e prolifico. La sua opera pi importante sono i Commentari del suo tempo, la cui stesura
inizi dopo l'elezione del 1458 e prosegu sino alla morte, pubblicati nel 1584 (oltre un secolo dopo) e attribuiti a tal
Gobelinus (ossia Giovanni Gobelino, un parente tedesco dei Piccolomini), che era in realt solo il copista.
L'edizione fu curata dall'arcivescovo di Siena Francesco Bandini (1529-1588), che alter pesantemente l'opera,
mutilandola dei passi pi scabrosi e scandalosi, e modificandone lo stile. Numerosi passaggi soppressi all'epoca della
pubblicazione sono stati pubblicati nella Transazione dell'Accademia Nazionale dei Lincei da Signor Cugnoni,
assieme ad altre opere inedite. I Commentari di Pio sono una lettura di notevole valore storico. "Pio II" - dice
Creighton - " il primo scrittore che tent di rappresentare il presente come sarebbe apparso ai posteri, che applic
coscientemente una concezione scientifica della storia alla spiegazione e all'organizzazione degli eventi". Le sue

176

Papa Pio II

177

Epistole, che egli stesso raccolse, sono anch'esse un importante fonte di informazioni storiche.
I pi preziosi di questi scritti storici minori sono le sue storie della Boemia (Historia Bohemica) e dell'imperatore
Federico III, quest'ultima parzialmente autobiografica. Abbozz dei trattati biografici su Europa ed Asia, e nella
prima parte della sua vita produsse numerosi trattati sulle controversie politiche e teologiche dei suoi tempi, cos
come su soggetti estetici.
Pio fu molto ammirato come poeta dai suoi contemporanei, ma la sua reputazione nelle "belle lettere" dovuta
principalmente all'Eurialo e Lucrezia, che viene letto ancor oggi, in parte per la sua fedelt e in parte per il fatto
singolare di essere un racconto erotico scritto da un scrittore che anni dopo diventer Papa (infatti si ritratter di
questi scritti, dicendo: "Dimenticate Enea, accogliete Pio"). Pio compose inoltre alcune commedie, delle quali solo
una giunta ai giorni nostri. Tutte queste opere sono in latino.
Pio non fu uno studioso eminente, il suo latino spesso scorretto, e conosceva poco il greco; ma i suoi scritti hanno
un'alta qualit letteraria, e verranno sempre premiati come riproduzioni vivide ed accurate dello spirito di un'epoca
notevole.
Rimane celeberrimo il suo detto sul malcostume della raccomandazione: Quand'ero solo Enea / nessun mi conoscea
/ Ora che son Pio / tutti mi chiaman zio.
Pio ispir la struttura urbanistica, forse la prima pianificazione urbana di sempre, della sua splendida citt che oggi
porta il suo nome: Pienza (in Provincia di Siena).
Nella sua produzione storico-letteraria spicca anche un volumetto su usi e costumi della Germania, che intitolasi
appunto Germania ovvero De situ, ritu, moribus et conditione Germaniae descriptio. molto importante poich qui
si possono rintracciare le radici del Luteranesimo, le basi del malcontento dei tedeschi contro Roma.

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Cardinale Juan de Carvajal


Papa Pio II

Il palio in suo onore


Il 2 luglio del 2005, in occasione del seicentenario della sua nascita, a Siena stato corso il palio in suo onore, vinto
dalla Nobile Contrada del Bruco con il cavallo Berio montato dal fantino Luigi Bruschelli detto Trecciolino. Il
drappellone, in cui la sua immagine sovrasta la scena, insieme alla Madonna di Provenzano stato dipinto dall'artista
senese Rita Petti.

Opere

Europa
Germania
Historia de Duobus Amantibus (Eurialus et Lucretia) - Storia dei due amanti (operetta erotica)
Commentarii [1], Roma 1584
Epistole (in particolare Epistola ad Mahometem)
Chrysis (commedia)
Libellus dialogorum de generalis concilii auctoritate et gestis Basileensium (genere storico)
Commentarius de rebus Basileae gestis (genere storico)

Historia rerum Frederici III imperatoris (genere storico)


Historia Bohemica (genere storico)

Papa Pio II

178

De Librorum Educatione (1450): http://history.hanover.edu/texts/aeneas.html

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Bibliografia

Pope Pius II in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.


Eugenio Garin, Ritratto di Enea Silvio Piccolomini, in Ritratti di umanisti, Sansoni, Firenze, 1967
Giorgio Sfranze, Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio, Sellerio, Palermo 2008, ISBN 88-389-2226-8
Mario de Gregorio, Enzo Mecacci, De reditu. Il ritorno. Libri e manoscritti fra '400 e '500 di Pio II a Pienza,
Societ Bibliografica Toscana, Pienza 2012.

Voci correlate

Urbanistica di Pienza
Papa Pio III, nipote di Pio II
Libreria Piccolomini
Ordine di Santa Maria di Betlemme, ordine cavalleresco fondato dal Papa per la crociata da lui promossa contro
Maometto II
Maffeo Vegio

Altri progetti

Wikisource contiene opere originali di o su Papa Pio II

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Pio II

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Pio II [2]

Collegamenti esterni
Biografia di Pio II [3] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Pio II [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Callisto III

19 agosto 1458 - 14 agosto 1464

Papa Paolo II

Predecessore

Prevosto della Basilica di San Lorenzo di Milano

Successore

Martino di Canale

1436 - 1440

Leonardo da Vercelli

Predecessore

Vescovo di Trieste

Successore

Niccol II Aldegardi

14471450

Ludovico Della Torre

Predecessore

Vescovo di Siena

Successore

Neri da Montecarlo

14501458

Antonio Piccolomini

Papa Pio II

179
Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Sabina

Successore

Guillaume-Hugues d'Estaing

1456-1458

Berardo Eroli

Predecessore

Vescovo di Warmia
Amministratore

Successore

Franciszek Kuhschmalz
Vescovo

14571458

Pawe Legendorf

Controllo di autorit VIAF: 95156138 [5] LCCN: n50081908 [6]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]
[6]

http:/ / imagohistoriae. signum. sns. it/ TOC_Piccolomini_Commentarii. php


http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Pius_II?uselang=it
http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ pio-ii_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. araldicavaticana. com/ creati%20da%20pio_ii%201458. htm
http:/ / viaf. org/ viaf/ 95156138
http:/ / id. loc. gov/ authorities/ names/ n50081908

Papa Paolo II
Papa Paolo II

211 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Insediamento

30 agosto 1464
16 settembre 1464

Fine pontificato 26 luglio 1471


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore

papa Pio II
papa Sisto IV

Portale Storia

Papa Paolo II

180
Nome

Pietro Barbo

Nascita

Venezia, 23 febbraio 1417

Morte

Roma, 26 luglio 1471

Sepoltura

Grotte vaticane

Paolo II, nato Pietro Barbo (Venezia, 23 febbraio 1417 Roma, 26 luglio 1471), fu il 211 papa della Chiesa
cattolica dal 1464 alla morte.

Biografia
Pietro nacque a Venezia nel 1417 ed era un nipote di papa Eugenio IV, a sua volta nipote di papa Gregorio XII.
Appartenente a una ricca famiglia di mercanti, era originariamente avviato alla carriera mercantile. La sua adozione
della carriera ecclesiastica venne incentivata dall'elezione a papa dello zio. Le sue promozioni furono rapide: divenne
cardinale diacono nel 1440 e cardinale presbitero con il titolo di San Marco sotto papa Niccol V; posto alla guida
della diocesi di Vicenza dal 1451, sotto i papati di Eugenio IV, Niccol V e Callisto III ebbe notevole influenza e gi
nel 1458 era un papabile; sotto papa Pio II, invece, il suo prestigio diminu considerevolmente; infatti fu a sorpresa
che venne eletto Papa all'unanimit, il 30 agosto 1464, come successore di Pio. Dapprima volle chiamarsi Formoso
II, dal latino formosus, bello, per il suo bell'aspetto; i cardinali lo dissuasero. Volle chiamarsi allora Marco II, in
onore di San Marco, ma i cardinali lo dissuasero di nuovo perch all'epoca lo Stato della Chiesa aveva screzi con
Venezia, di cui San Marco era protettore; scelse allora Paolo II.
Il suo giuramento all'atto di prendere l'ufficio di pontefice lo obbligava ad abolire il nepotismo nella Curia al fine di
migliorarne la moralit, a continuare la guerra ai Turchi e a indire un concilio ecumenico nel giro di tre anni. Ma i
termini di tale giuramento vennero modificati da Paolo a sua discrezione, dichiarando, subito dopo l'elezione, che
avrebbe seguito tali norme solo come direttive e non come obblighi, e impose al sacro collegio un nuovo documento
modificato: questa azione gli fece perdere la fiducia del sacro collegio[1].
Di conseguenza quando, nel 1466, progettando di eliminare gli incarichi ridondanti, procedette ad annullare il
collegio degli abbreviatori, la cui funzione era di formulare i documenti pontifici, Paolo sollev una tempesta di
indignazione, in quanto retori e poeti erano da lungo tempo usi ad acquistare questi incarichi. Uno di questi,
Bartolomeo Sacchi detto "il Platina", scrisse una lettera minacciosa al Papa e venne imprigionato, ma poi prosciolto;
nel 1467 venne imprigionato nuovamente con l'accusa di aver partecipato ad una congiura contro il Papa che ne
ordin la tortura, essendo accusato, assieme ad altri abbreviatori, di avere ideali pagani. Qualche anno dopo
Bartolomeo Scacchi venne riconosciuto innocente da papa Sisto IV, che gli diede vari incarichi tra i quali quello di
primo prefetto della biblioteca Vaticana[2][3]. Per rappresaglia, il Platina, nel suo Vitae pontificum, ritrasse in modo
sfavorevole la personalit di Paolo II.
Inoltre, nel 1468 soppresse l'Accademia Romana, sospetta di coltivare idee e riti paganeggianti, e proib ai bambini
romani lo studio dei poeti non cristiani: ci lo rese odiato in tutti i circoli umanistici. Egli tuttavia non era ostile alla
cultura o all'umanesimo, ma solo alle sue deviazioni pagane e anticristiane: si circond, infatti, di studiosi, fra cui si
ricorda il versatile Leone Cobelli (pittore, scrittore, musico, insegnante di ballo), restaur antichi monumenti e si
procur pregiate collezioni di oggetti artistici. Fu lui a impiantare a Roma la prima pressa tipografica.
Nel 1469 inizi, con il consenso dei cittadini, la revisione degli statuti di Roma, deplorando la corruzione dei
funzionari pontifici che si facevano sviare accettando doni.
Nel 1470 impose alle corporazioni che possedevano benefici una tassa da pagare ogni quindici anni, la quindemia. Il
19 aprile dello stesso anno, stabil che dal 1475 (anno a cui non arriv), i giubilei sarebbero stati celebrati ogni
venticinque anni[4].
La tempra repubblicana e l'ideale anti-papale del cronista Stefano Infessura rendono i suoi diari una testimonianza
ben informata, anche se lontana dalla neutralit, la quale ci dice che Paolo, bench avesse scontri e dissapori con gli

Papa Paolo II

181

umanisti, non fu secondo a nessuno nel fornire divertimenti al popolo, e mostr uno stravagante amore dello
splendore. Amava l'ostentazione e fu un grande promotore dei carnevali, alle cui spese furono costretti a contribuire
anche gli Ebrei. Nella complessa personalit di papa Paolo, questa passione per i divertimenti sfarzosi conviveva con
il suo senso di equit dimostrato nelle sue riforme dell'amministrazione comunale e nella sua lotta contro la
corruzione ufficiale e il traffico degli incarichi di dignit.
Nella gestione degli affari pubblici, per, Paolo mancava di autorevolezza e il suo pontificato non fu significativo per
la storia italiana. Nel suo regno comunque, Paolo pose termine, nel 1465, al regime predatorio dei conti di
Anguillara.
Nella questione della guerra ai Turchi, l'unico sovrano che avrebbe
potuto prenderne la guida, re Giorgio di Podbrady di Boemia,
venne rifiutato dal Papa e perseguito come eretico poich
appoggi la convenzione di Basilea (si veda Jan Hus) in favore
degli utraquisti. Nell'agosto 1465, Paolo convoc Giorgio davanti
al suo tribunale romano e, quando il re non si present, si alle con
gli insorti in Boemia, liberando i sudditi del re dal giuramento di
fedelt. Nel dicembre 1466, pronunci il bando di scomunica e la
sentenza di deposizione contro re Giorgio.
Quando alla fine il buon successo del re stava predisponendo il
pontefice in favore di una riconciliazione, Paolo II mor il 26
luglio 1471 prematuramente (a soli 54 anni), a causa, pare, di un'indigestione di melone[5].
Tomba di Paolo II nelle grotte vaticane

Dopo la morte di Paolo II, il Platina ne diede un ritratto a tinte fosche cos negativo che condizion la storiografia
successiva su di lui, tanto che sorsero leggende, come quella secondo cui uno dei successori immediati (Sisto IV o
Innocenzo VIII o Alessandro VI) proponesse di chiamarlo Maria Pietissima o Nostra Signora della Piet per la sua
inclinazione a scoppiare in pianto durante le crisi di nervi (anche se ci contrasta con la saldezza con cui affront
diverse questioni), oppure a causa della sua peculiare inclinazione a indossare paramenti sontuosi e di grande valore.
Venne descritto dai contemporanei "un collezionista di statue, gioielli e bei giovani". Tutto ci si riferisce alla sua
presunta omosessualit.Wikipedia:Uso delle fonti A proposito della morte di papa Paolo II, Claudio Rendina[6] cita il
Platina (Vitae pontificum), il quale fa correre il sospetto secondo cui Paolo II sia stato avvelenato, "perch il d
precedente alla notte che egli lasci la vita, due ben gran meloni si mangi". Secondo alcuni resoconti moderni,
Paolo II sarebbe morto a causa di un infarto cardiaco durante un presunto rapporto omosessuale.[7]

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1]
[3]
[4]
[5]
[6]
[7]

John N.D. Kelly, Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme Spa, 1989
Enciclopedia Britannica (http:/ / www. britannica. com/ EBchecked/ topic/ 446940/ Paul-II)
Paolo II (http:/ / www. santiebeati. it/ search/ jump. cgi?ID=89211)
22 - Papa Paolo II (http:/ / www. pratodellavalle. org/ prato/ html/ paolo. htm), pratodellavalle.org
I Papi, Storia e Segreti, Newton & Compton Editori, 1999, p. 589
Hans Khner, Das Imperium der Ppste, Classen Verlag, Zrich 1977, p. 254.

Papa Paolo II

182

Bibliografia
Pope Paul II in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Paolo II


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Paolo II (http://commons.wikimedia.org/wiki/Paulus_II?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Paolo II (http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-ii_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Paolo II (http://www.araldicavaticana.com/creati da paolo_ii 1464.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Pio II

30 agosto 1464 - 26 luglio 1471

Papa Sisto IV

Predecessore

Cardinale presbitero di San Marco

Successore

Bartolomeo Vitelleschi

1451-1464

Marco Barbo

Predecessore

Vescovo di Vicenza

Successore

Francesco Malipiero

1451-1464

Marco Barbo

Predecessore

Abate Commendatario di Montecassino

Successore

Ludovico Trevisan

1465-1471

Giovanni d'Aragona

Controllo di autorit VIAF: 79066698 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 79066698) LCCN: n82080187 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n82080187)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Sisto IV

183

Papa Sisto IV
Papa Sisto IV

Ritratto di papa Sisto IV


212 papa della Chiesa cattolica

Elezione

9 agosto 1471

Insediamento

25 agosto 1471

Fine pontificato 12 agosto 1484


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore

papa Paolo II
papa Innocenzo VIII

Nome

Francesco della Rovere

Nascita

Pecorile, 21 luglio 1414

Morte

Roma, 12 agosto 1484

Sepoltura

Grotte vaticane

Sisto IV, nato Francesco della Rovere (Pecorile, 21 luglio 1414 Roma, 12 agosto 1484), fu il 212 papa della
Chiesa cattolica dal 1471 alla morte. Apparteneva all'ordine francescano dei Frati Minori.
il Sisto da cui prende il nome la Cappella Sistina che in seguito, durante il papato del nipote Giulio II, sar
affrescata da Michelangelo. Porta il medesimo nome una seconda cappella, adiacente alla cattedrale di Savona,
sepolcro dei suoi genitori.

Papa Sisto IV

184

Biografia
Nacque da una nobile famiglia savonese a Pecorile (oggi Celle Ligure) vicino Savona (Imperiale), figlio di Leonardo
della Rovere e di Luchina Monteleoni, sotto la signoria di Sigismondo di Lussemburgo. Entr nell'ordine
francescano e studi filosofia e teologia all'Universit di Pavia. Si dedic all'insegnamento in molte universit
italiane. Venne nominato ministro generale dei francescani nel 1464. Nel 1467 venne fatto cardinale da papa Paolo
II.

Pontificato
Dopo alcune inefficaci sortite contro i turchi a Smirne (dove
l'energia spesa nella raccolta di fondi ebbe pi successo dei
tentativi poco convinti di prendere d'assalto la citt) e alcuni
tentativi di unificazione con la Chiesa ortodossa, il pontefice si
rivolse alle questioni legate al potere temporale e a considerazioni
dinastiche. Sisto continu lo sterile dibattito con Luigi XI di
Francia, che continu a difendere la Prammatica sanzione di
Bourges (1438), la quale forniva il consenso reale ai decreti papali
prima che questi venissero promulgati in Francia e formava
l'inamovibile chiave di volta dell'indipendenza della Chiesa
gallicana. Allo stesso tempo Luigi manovrava per rimpiazzare
Ferdinando I di Napoli con un principe francese, cosa che il Papa,
abile stratega, non poteva permettere.
Il suo pontificato fu caratterizzato da una politica nepotista ancora
pi tenace di quella dei suoi predecessori. Nell'affresco del pictor
Melozzo da Forl, Sisto IV nomina il Platina prefetto
papalis Melozzo da Forl che compare qui sotto, egli affiancato
della biblioteca Vaticana (1477), affresco, Roma,
Pinacoteca Vaticana
dai suoi nipoti delle famiglie Della Rovere e Riario, dei quali
vennero nominati cardinali il protonotario apostolico Raffaele
Riario (alla sua destra) e Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513) che gli sta di
fronte: Sisto IV contava numerosi nipoti, e ne nomin cardinali sei; si diedero alla carriera politica, invece, Girolamo
Riario, per il quale Sisto IV volle il dominio di Imola e di Forl, e Giovanni della Rovere che fu nominato prefetto
dell'Urbe, posti dietro l'inginocchiato Bartolomeo Platina, autore della prima storia umanista dei Papi. Celebr il
Giubileo del 1475[1].
Durante l'ingrandimento territoriale dello Stato Pontificio, il nipote cardinal Raffaele Riario, per il quale venne
costruito il Palazzo della Cancelleria, fu uno dei capi della congiura dei Pazzi, che mirava ad assassinare Lorenzo de'
Medici e suo fratello per sostituirli a Firenze con quel Girolamo Riario che gi governava Forl e Imola.
L'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, uno dei principali organizzatori del piano, venne impiccato sulle mura del
fiorentino Palazzo della Signoria, e Sisto replic con un'interdizione e due anni di guerra contro Firenze.
In seguito si impegn nell'aggressione del Ducato di Ferrara da parte dei Veneziani, che egli incit all'attacco nel
1482, determinando l'inizio della Guerra di Ferrara (1482-1484). Il loro assalto combinato venne bloccato da
un'alleanza tra gli Sforza di Milano, i Medici di Firenze, e il re di Napoli, suo alleato ereditario e di solito braccio
forte del papato. Per essersi rifiutata di desistere dalle ostilit che egli stesso aveva istigato (e per essere una
pericolosa rivale alle ambizioni papali sulle Marche), Sisto pose Venezia sotto interdizione fino al 1483.
Sisto acconsent all'inquisizione spagnola, eman una bolla nel 1478 che istituiva un inquisitore a Siviglia, sotto
pressione politica di Ferdinando II di Aragona, che minacciava di ritirare l'appoggio militare del suo Regno di
Sicilia. Cionondimeno, Sisto discusse su protocollo e prerogative della giurisdizione, fu scontento degli eccessi
dell'inquisizione e prese misure per condannare gli abusi pi plateali nel 1482. Nelle questioni ecclesiastiche, Sisto

Papa Sisto IV

185

IV istitu la festa (8 dicembre) dell'Immacolata concezione della Vergine Maria e annull formalmente (1478) i
decreti riformisti del Concilio di Costanza.

Recupero e potenziamento urbano di Roma


Le intenzioni di rafforzamento del prestigio temporale del
papato indussero papa Sisto a grandi investimenti edilizi volti a
un recupero urbanistico e a una monumentalizzazione della citt
di Roma, in seguito proseguiti e potenziati dai progetti del
nipote Giuliano, futuro papa Giulio II.
Commission la costruzione del ponte Sisto, che inaugurato per
il Giubileo del 1475 doveva facilitare l'accesso a San Pietro dei
pellegrini provenienti dalla riva sinistra del Tevere, fino allora
costretti ad accalcarsi sul Ponte Sant'Angelo con frequenti
incidenti. Apr una nuova strada, la Via Sistina (odierno Borgo
Sant'Angelo), nel rione di Borgo.
Fece anche ricostruire la Basilica di San Vitale nel 1475 e
rifond, arricch ed ampli la Biblioteca Apostolica Vaticana.
Tomba di Sisto IV
La sua opera di restauro dell'Urbe culmin con la ricostruzione e
con la parziale decorazione della Cappella Palatina di Palazzo
Apostolico che acquis e divenne famosa nel mondo con il nome di Cappella Sistina.
Cerc di porre rimedio all'eccessiva lunghezza dell'anno giuliano rispetto all'anno tropico (di 11' e 15" per anno)
tentando di riorganizzare lo stesso Calendario Giuliano, chiamando a Roma Regiomontano nel 1476. Purtroppo per
lo stesso anno il matematico mor e la questione rimase aperta. Inoltre chiam a Roma Josquin des Prez per la sua
musica.
Il suo grandioso monumento funerario in bronzo, simile a un cofanetto di arte orafa, si trova nella Basilica di San
Pietro, opera di Antonio Pollaiuolo.

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Cardinale Guillaume d'Estouteville, O.S.B


Papa Sisto IV, O.F.M. Conv.

Pasquinate
Contro Sisto IV furono scritte diverse pasquinate, tra le quali la pi velenosa questa:[2]
Sisto, sei morto alfine: ingiusto, infido, giace, chi la pace odi tanto in sempiterna pace.
Sisto, sei morto alfine: e Roma ecco in letizia, che te regnante, fame soffr, stragi e nequizia.
Sisto, sei morto alfine: tu di discordia eterno, motor fin contro Dio, scendi nel cupo inferno.
Sisto, sei morto alfine: in ogni inganno destro, in frodi, in tradimenti altissimo maestro.
Sisto, sei morto alfine: orgia di sozzi pianti ti dan ruffian, cinedi, meretrici e baccanti.
Sisto, sei morto alfine: obbobrio e vitupero del papato, sei morto alfine, Sisto, vero?
Sisto, sei morto alfine: su, su, gettate a bran le scellerate membra in pasto ai lupi e ai cani!

Papa Sisto IV

186

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] B. Catanzaro, F. Gligora, I Giubilei nella storia, Viviani, Roma, 2000
[2] Claudio Rendina, I papi, p. 594

Voci correlate
Della Rovere
Papa Giulio II
Rodrigo Borgia

Bibliografia
Pope Sixtus IV in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.
Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 2003, ISBN 88-8289-070-8
Maurizio Gattoni, Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio (1471-1492), Roma, Edizioni
Studium 2010, ISBN 978-88-382-4124-6

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Sisto IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Sisto IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Sixtus_IV?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Sisto IV (http://www.treccani.it/enciclopedia/sisto-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali creati da Sisto IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da sisto_iv.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Paolo II

9 agosto 1471 - 12 agosto 1484

Papa Innocenzo VIII

Predecessore

Ministro generale dell'Ordine francescano

Successore

Jaime Zarzuela
1458-1464

1464-1469

Zanetto de Udine
1469-1475

Predecessore

Cardinale presbitero di San Pietro in Vincoli

Successore

Nicola Cusano
1448-1464

1467-1471

Giuliano della Rovere


1471-1479

Controllo di autorit VIAF: 37712552 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 37712552) LCCN: n86044822 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n86044822)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Storia di famiglia

Papa Sisto IV

187

Papa Innocenzo VIII


Papa Innocenzo VIII

213 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Insediamento

29 agosto 1484
12 settembre 1484

Fine pontificato 25 luglio 1492


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Sisto IV
papa Alessandro VI
Giovanni Battista Cybo

Nascita

Genova, 1432

Morte

Roma, 25 luglio 1492

Sepoltura

Basilica di San Pietro

Innocenzo VIII, nato Giovanni Battista Cybo (Genova, 1432 Roma, 25 luglio 1492), fu il 213 papa della Chiesa
cattolica dal 1484 alla morte.

Papa Innocenzo VIII

Biografia
Nacque a Genova, figlio di un uomo di rango
senatoriale. Spese i primi anni alla corte napoletana,
successivamente si spost a Padova e a Roma per la sua
educazione. In quest'ultima citt, l'influenza delle sue
amicizie gli fece ottenere diversi incarichi, da Paolo II
il vescovato di Savona, e nel 1473, con l'appoggio di
Giuliano della Rovere, venne nominato cardinale da
Sisto IV, cui successe il 29 agosto 1484, mentre era
vescovo di Molfetta.
Innocenzo VIII il primo Papa per la cui elezione
documentato l'utilizzo della formula Habemus Papam;
tuttavia probabile che essa fosse tradizionalmente
usata anche prima di lui, ma solo a partire dal suo
pontificato che essa viene attestata e canonizzata.
Poco dopo la sua elezione a pontefice, indirizz un
vano richiamo alla difesa della cristianit, affinch si
attuasse una nuova crociata contro gli "infedeli"; la
qualit del suo zelo pu essere in qualche modo
valutata dal fatto che nel 1489, in cambio di una
somma annuale di 40.000 ducati e del dono di un
Tomba di Innocenzo VIII.
frammento della punta di lancia che aveva trafitto il
costato del Salvatore, acconsent[1] a favorire il sultano
Byazd II, detenendo Jem, il suo fratello fuggitivo, in stretto confino nel Vaticano. Forse, i suoi richiami alle
potenze europee contro il pericolo turco rimasero inascoltati proprio perch egli fu il primo Papa a stringere rapporti
con l'impero ottomano[2]. Nel 1486, Enrico VII d'Inghilterra venne da lui dichiarato detentore di diritto della corona
inglese per diritto di conquista, ereditariet e scelta popolare[3].
Innocenzo, nella sua bolla Summis desiderantes (5 dicembre 1484) istig misure molto severe nei confronti di maghi
e streghe in Germania; i principi da lui enunciati vennero in seguito incorporati nel Malleus Maleficarum (1487),
dando cos forte impulso alla persecuzione della stregoneria. Fu anche colui che nel 1487 nomin Toms de
Torquemada come grande inquisitore di Spagna e fu un grande sostenitore dell'Inquisizione spagnola; premette
inoltre per una crociata contro i Valdesi, offrendo l'indulgenza plenaria a tutti coloro i quali vi si fossero impegnati.
A questo scopo, nel 1488 emise una bolla apposita contro i valdesi e nomin legato Alberto Cataneo arcidiacono di
Cremona perch intervenisse presso Carlo VIII re di Francia e Carlo II duca di Savoia per convincerli ad approntare
una spedizione armata. Nel 1487 proib[4] con la minaccia di severe censure ecclesiastiche, la lettura delle novecento
proposizioni di Pico della Mirandola (1463-1494): il libro che le riportava fu bruciato.
Nel 1489, il pontefice fece aggiungere sullo stemma di Soriano nel Cimino la parola "Fidelitas" per ricordare la
fedelt degli abitanti della cittadina alle falde del Monte Cimino che con estremo coraggio e grande fedelt verso il
papato, difesero il proprio castello dall'attacco ghibellino portato avanti nella notte dell'11 novembre dal feudatario
della vicina Vignanello.
Girolamo Savonarola, frate domenicano di origine ferrarese che in quel periodo si trovava a Firenze, insult varie
volte Innocenzo VIII dicendo che L'arte la stessa dannazione che sta dissacrando il trono di San Pietro in Roma
[...] Papa Innocenzo VIII, nella cui esistenza, la sola cosa innocente il suo nome.
Un evento importante del suo pontificato fu la caduta di Granada, il 2 gennaio 1492, avvenuta per merito di
Ferdinando II d'Aragona ed Isabella di Castiglia, che venne celebrata in Vaticano con grandi festeggiamenti e fece

188

Papa Innocenzo VIII


guadagnare al re di Spagna ed ai suoi successori l'epiteto di "Maest Cattolica". Innocenzo mor il 25 luglio 1492,
lasciando dietro di s numerosi figli (comparve una pasquinata Octo Nocens pueros genuit, totidemque puellas;
Hunc merito poterit dicere Roma patrem - "Innocenzo gener otto figli maschi e altrettante figlie, cos a buon diritto
Roma potr chiamarlo padre"[5]), nei confronti dei quali il nepotismo fu tanto eccessivo quanto senza vergogna.
A tale riguardo ecco come Jacob Burckhardt nel suo libro "La civilt del Rinascimento in Italia" descrive il
comportamento del Papa e di suo figlio Franceschetto Cybo:
[...] Innocenzo VIII e suo figlio eressero addirittura una banca di grazie temporali, nella quale, dietro il pagamento di tasse
alquanto elevate, poteva ottenersi l'impunit per qualsiasi assassinio o delitto: di ogni ammenda centocinquanta ducati
ricadevano alla Camera papale, il di pi a Franceschetto. E cos Roma, negli ultimi anni specialmente di questo pontificato,
formicolava da ogni parte d'assassini protetti e non protetti: le fazioni, la cui repressione era stata la prima opera di Sisto,
rifiorirono in pieno rigoglio; ma il Papa, chiuso e ben custodito nel Vaticano, non si preoccupava d'altro, che di porre qua e
l qualche agguato, per farvi cader dentro malfattori che avessero mezzi di ben pagare. Per Franceschetto poi, non era che un
solo problema fondamentale: questione principale sapere come avrebbe potuto svignarsela con quanti pi tesori poteva, nel
caso che il Papa venisse a morire. Egli si trad una volta nell'occasione che di questa morte, ormai aspettata, corse una falsa
notizia (1490); addirittura egli voleva portare con s tutto il danaro esistente nelle casse il tesoro della chiesa e quando
quelli stessi che lo circondavano, glielo impedirono, volle almeno che lo seguisse il principe turco Zizim; che egli riguardava
come un capitale vivente da potersi eventualmente offrire a patti vantaggiosissimi a Ferrante di Napoli.
(Jacob Burckhardt)

Nel 1488 commission ad Andrea Mantegna la decorazione di una cappella personale in Belvedere con le storie di
San Giovanni Battista, essa venne terminata nel 1490, ma fu distrutta durante il pontificato di Pio VI, per far spazio a
quello che sar il museo Pio-Clementino. Nel suo breve pontificato non fu capace di esercitare uno stabile controllo
su Roma e lasci gli stati pontifici nell'anarchia, tant' che la sua morte segn l'inizio di un'esplosione di violenza e
di disordini senza precedenti, che il suo successore riusc ad arginare attuando la giustizia con fermezza e
ristabilendo l'ordine in Roma.

Morte
La morte di Innocenzo VIII sarebbe stata predetta pochi giorni prima di avvenire da Ambrogio Varese da Rosate,
famoso archiatra di Ludovico il Moro, governatore di Milano e figlio di Francesco Sforza, a cui il Pontefice si era
rivolto per venire a conoscenza del proprio stato di salute.Wikipedia:Uso delle fonti
In punto di morte Innocenzo VIII tent una trasfusione per via orale, usando il sangue prelevato da tre ragazzini di
10 anni, appositamente acquistati, che morirono la sera stessa per colpa della flebotomia (informazione non
storicamente verificata).
Sulla tomba di papa Innocenzo VIII c' scritto "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo". Tuttavia, la
partenza di Cristoforo Colombo, da Palos de la Frontera, avvenne il 3 agosto 1492, alcuni giorni dopo la morte del
Pontefice.

Gli eredi di Innocenzo VIII


Da Giovanni Battista Cybo-Innocenzo VIII ha origine il ramo della famiglia Cybo che annovera tra i suoi
componenti i Malaspina-Cybo che governarono Massa e Carrara.
Tra i vari figli del pontefice furono Teodorina Cybo, che spos il genovese Gherardo Usodimare (Patrizio Genovese
e Tesoriere Generale di Santa Romana Chiesa ) al quale diede le figlie Battistina Usodimare, sposa di Luigi
d'Aragona, e Peretta Usodimare (Roma 1478, Genova 3 dicembre 1550), moglie in prime nozze di Alfonso I del
Carretto e in seconde di Andrea Doria); Teodorina fu madre anche di Aranino Cybo, padre a sua volta di Gherardo
Cibo).
Altro figlio fu Francesco Cybo (Franceschetto), che spos Maddalena de' Medici (figlia di Lorenzo il Magnifico e
pertanto sorella del pontefice Mediceo Leone X), e che fu padre di Lorenzo Cybo; dal matrimonio di Lorenzo con

189

Papa Innocenzo VIII

190

Ricciarda Malaspina, ha origine la dinastia Cybo-Malaspina, cui appartenne Giulio I Cybo-Malaspina il congiurato
fatto decapitare per aver attentato alla vita di Andrea Doria.
Ci sono voci che Innocenzo VIII fosse il padre naturale di Cristoforo Colombo.Wikipedia:Uso delle fonti

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

Josef Gelmi: "I papi", TCS Rizzoli Libri S.p.A., Milano, 1993 - ISBN 88-17-11608-4
John N.D. Kelly, The Oxford Dictionary of Popes, 1986 Oxford University Press, Oxford - New York
John N.D. Kelly, The Oxford Dictionary of Popes, 1986 Oxford University Press, Oxford - New York
vedi G. Di Napoli, G. Pico della Mirandola, SCV, 1956, pp. 139-187
Gianfranco, Incontri con Pasquino, Roma 2004, p. 24

Bibliografia
Jacob Burkhardt. La civilt del Rinascimento in Italia, Sansoni, Firenze 1899
Maurizio Gattoni, Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio (1471-1492), Roma, Edizioni
Studium 2010, ISBN 978-88-382-4124-6

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Innocenzo VIII


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Innocenzo VIII (http://commons.wikimedia.org/wiki/Innocentius_VIII?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Innocenzo VIII (http://www.treccani.it/enciclopedia/
innocenzo-viii_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Innocenzo VIII (http://www.araldicavaticana.com/creati da innocenzo_viii 1484.
htm)
Pope Innocent VIII in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.
Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/
papa-innocenzo-viii_(Dizionario-Biografico)/)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Sisto IV

29 agosto 1484 - 25 luglio 1492

Papa Alessandro VI

Predecessore

Vescovo di Savona

Successore

14671472

Predecessore

Vescovo di Molfetta

Successore

Leonardo Palmieri

14731484

Angelo Lacerti

Papa Innocenzo VIII

191

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Balbina

Successore

Amico Agnifili

1473-1474

Girolamo Basso della Rovere

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Cecilia

Successore

Niccol Fortiguerra

1474-1484

Giovanni Giacomo Schiaffinati

Controllo di autorit VIAF: 29596770 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 29596770) LCCN: n86142042 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n86142042)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Alessandro VI
Papa Alessandro VI

214 papa della Chiesa cattolica

Elezione

11 agosto 1492

Insediamento

26 agosto 1492

Fine pontificato 18 agosto 1503


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore

papa Innocenzo VIII


papa Pio III

Nome

Roderic Llanol de Borja

Nascita

Xtiva, 1 gennaio 1431

Morte

Roma, 18 agosto 1503

Sepoltura

Chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli

Alessandro VI, nato Roderic Llanol de Borja, (italianizzato Rodrigo Borgia) (Xtiva, 1 gennaio 1431 Roma,
18 agosto 1503), fu il 214 papa della Chiesa cattolica dal 1492 alla morte.

Papa Alessandro VI

Note biografiche
Rodrigo, trasferitosi dalla nativa Valencia in Italia
ancora giovanissimo, fu allievo di Gaspare da Verona e
studi poi giurisprudenza a Bologna[1].
Nipote di Papa Callisto III (al secolo Alonso de Borja),
fratello della madre Isabella, fu da questi elevato alla
porpora a soli 25 anni e volle italianizzare il suo nome
in Borgia, cos come aveva fatto in precedenza lo zio
Papa. Successivamente ricopr anche l'incarico di
Vicecancelliere della Chiesa romana.
Rodrigo Borgia era un uomo dissoluto e un libertino
impenitente e come tale si comport per tutta la vita: da
laico, da cardinale e da papa, dopo un iniziale
ravvedimento, ancora di pi, senza minimamente
preoccuparsi di celare agli altri questa sua scandalosa
condotta di vita.
Il suo percorso terreno fu disseminato di numerosi figli,
ovviamente tutti illegittimi. Da una relazione con
Giovanna Cattanei, detta Vannozza, nacquero quattro
Alessandro VI papa (da Pinturicchio).
figli ed altri tre nacquero da una donna sconosciuta. Nel
corso del suo pontificato gli nacquero altri due figli; la sua amante ufficiale fu Giulia Farnese, moglie di Orsino
Orsini, amante segreta di lui dai tempi in cui era cardinale e con la quale continu ad avere relazioni intime dopo
l'elezione al soglio Pontificio. Questa notizia divenne pi o meno di pubblico dominio, era cos risaputa che chi
voleva favori da Papa Alessandro VI si rivolgeva a lei[2].
La storiografia oggi ormai unanime nel ritenere che la scandalosa condotta di vita di Rodrigo Borgia, caratterizzata
da un esasperato erotismo e da una continua ricerca del piacere fisico, debba essere attribuita ad una forma
patologica della sua psiche.

La morte di Innocenzo VIII


Il 25 luglio 1492 moriva papa Innocenzo VIII, uomo mondano (padre di numerosi figli, dei quali era orgoglioso) e
venale che aveva praticato il nepotismo e la simonia, mal amministrando le gi dissestate finanze della Chiesa.[3] Tre
mesi prima era scomparso anche Lorenzo il Magnifico, privando cos l'Italia di un'importante personalit politica
continentale e di un fondamentale punto di riferimento dell'equilibrio fra gli Stati italiani all'indomani della pace di
Lodi.
Il contesto storico completato dalla Reconquista della penisola iberica per mano dei sovrani Ferdinando II
d'Aragona e Isabella di Castiglia, mentre la scoperta dell'America (12 ottobre) sarebbe avvenuta solo tre mesi dopo
l'elezione di Alessandro VI, anche se singolare e per certi versi criptico che sulla tomba del suo predecessore vi sia
un epitaffio che ricorda che la scoperta del nuovo mondo sia avvenuta sotto il pontificato di Innocenzo VIII.[4]
I tempi non erano ancora maturi per, per aspettarsi un pontificato molto diverso dal precedente. L'inizio del suo
pontificato fu a dire il vero promettente, riport ordine a Roma e cerc di unificare le forze cristiane contro il
pericolo turco, ma ben presto si macchi anche lui di nepotismo.

192

Papa Alessandro VI

Il Conclave
Nel 1492 alla morte di papa Innocenzo VIII furono solo 23 i cardinali che il 6 agosto 1492 si riunirono in conclave
nella Cappella fatta costruire da papa Sisto IV pochi anni prima e che gi mostrava i capolavori pittorici di Botticelli,
Perugino e del Ghirlandaio.
Nella notte tra il 10 agosto e l'11 agosto, il Sacro Collegio volle elevare al Soglio pontificio il cardinal Rodrigo Borja
y Borja, valenzano. Fu incoronato in San Pietro il 26 agosto successivo con il nome di Alessandro VI. Aveva 61
anni.
Il Conclave era cos composto:
1. Giuliano della Rovere, O.F.M. vescovo di Ostia e Velletri, arcivescovo di Bologna, amministratore
dell'arcidiocesi di Avignone, (eletto papa con il nome di Giulio II nel secondo Conclave del 1503)
2. Rodrigo Lanzol-Borja y Borja (divenuto poi papa Alessandro VI), vescovo di Porto e Santa Rufina, arcivescovo
di Valencia, Decano del Sacro Collegio
3. Oliviero Carafa, vescovo di Albano
4. Giovanni Battista Zeno, vescovo di Frascati
5. Giovanni Michiel, vescovo di Palestrina
6. Jorge da Costa, vescovo di Albano, arcivescovo di Lisbona
7. Francesco Nanni Todeschini-Piccolomini, cardinale diacono di Sant'Eustachio, arcivescovo di Siena (Eletto papa
con il nome di Pio III nel primo Conclave del 1503)
8. Girolamo Basso della Rovere, O.F.M., del titolo di San Crisogono, vescovo di Recanati e Macerata
9. Raffaele Riario, O.F.M., del titolo di San Lorenzo in Damaso
10. Domenico della Rovere, titolare di San Clemente, arcivescovo di Torino
11. Paolo Fregoso (o Campofregoso), del titolo di San Sisto, arcivescovo di Genova
12. Giovanni Battista Savelli, cardinale diacono di San Nicola in Carcere
13. Giovanni Colonna, cardinale diacono di Santa Maria in Aquiro
14. Giovanni de' Conti, del titolo di San Vitale
15. Giovanni Giacomo Sclafenati, del titolo di Santa Cecilia, vescovo di Parma
16. Giovanni Battista Orsini, cardinale diacono di Santa Maria Nuova
17. Ascanio Maria Sforza Visconti, cardinale diacono di Santi Vito e Modesto
18. Lorenzo Cybo de Mari, del titolo di San Marco, arcivescovo di Benevento
19. Ardicino della Porta, del titolo di Santi Giovanni e Paolo, vescovo di Aleria
20. Antoniotto Pallavicini, del titolo di Santa Prassede, vescovo di Orense
21. Maffeo Gherardi, O.S.B.Cam., del titolo di Santi Nereo e Achilleo, Patriarca di Venezia
22. Giovanni de' Medici, cardinale diacono di Santa Maria in Domnica (eletto papa con il nome di Leone X nel
Conclave del 1513)
23. Federico Sanseverino, cardinale diacono di San Teodoro
Altri quattro cardinali facenti parte del sacro Collegio risultarono assenti:
1.
2.
3.
4.

Luis Juan del Mil y Borja, vescovo di Lrida


Pedro Gonzlez de Mendoza, del titolo di Santa Croce in Gerusalemme, arcivescovo di Toledo
Andr d'Espinay, del titolo di Santi Silvestro e Martino ai Monti, arcivescovo di Bordeaux e Lione
Pierre d'Aubusson, cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro e Gran Maestro dell'Ordine degli Ospitalieri.

Se l'elezione del Cybo, suo predecessore, fu certamente macchiata da trattative simoniache gestite dal cardinal
Giuliano Della Rovere e dallo stesso cardinal Borgia, altrettanto lo fu l'elezione del Borgia, tant' che, non appena
eletto, questi si affrett a provvedere immediatamente a onorare gli impegni contratti nel corso del Conclave.
Il suo principale sostenitore, il cardinale Ascanio Sforza, fu gratificato con la nomina di Vicecancelliere e con la
cessione del palazzo padronale della famiglia Borgia. Ai Colonna furono ceduti la citt di Subiaco e i vicini castelli.
Il cardinale Orsini ottenne i possedimenti di Soriano nel Cimino e Ponticelli, mentre al cardinale Savelli fu ceduta

193

Papa Alessandro VI
Civita Castellana.
Agli inizi del suo pontificato il Borgia attu importanti mutamenti nella disordinata Roma del tempo. Ristabil,
infatti, l'ordine nella citt eterna, caduta nel caos pi totale nel corso della sede vacante e adott importanti
provvedimenti di politica economica per il risanamento della finanza pubblica. Sembrava quindi avviato a un
pontificato decisamente dignitoso e forse anche animato da una ravvivata spiritualit, tramite un promettente
abbandono di quella condotta libertina che ne aveva caratterizzato l'esistenza fino a quel momento. Presto, per,
sarebbe ricaduto nei vizi di un tempo.

Figli
Ebbe quattro figli da Vannozza Cattanei, nobildonna di origine mantovana, nobile di Casa Candia, che a Roma
svolgeva l'attivit di locandiera:

Cesare Borgia (1476-1507)


Giovanni Borgia (1474-1497)
Lucrezia Borgia (1480-1519)
Goffredo Borgia (1481-1516)

Ebbe forse, ma questa paternit incerta, una figlia da Giulia Farnese:


Laura Orsini (1492-1530)
Inoltre ebbe altri tre figli da madre ignota:
Pedro Lus Borgia (? - 1488) Duca di Gandia
Girolama Borgia (1469 1483)
Isabel Borgia (1467-1547)

Cesare e Lucrezia
Dei sette figli avuti nel corso degli anni, due
in particolare conquistarono il suo cuore e le
sue attenzioni, e su di essi rivers per tutta la
vita un grande affetto, oltre che un fiume di
ricchezze: Cesare e Lucrezia.
Cesare, figlio di Vannozza Cattanei, era
stato nominato Protonotario apostolico gi
alla tenera et di sei anni da Sisto IV.
Innocenzo VIII lo nomin vescovo di
Pamplona e il padre lo nomin arcivescovo
di Valencia, conferendogli la porpora
cardinalizia nel 1493, a soli 18 anni. Cinque
anni dopo dismise la porpora, contrasse
matrimonio con una cugina del re Carlo VIII
di Francia, fu da questi nominato duca del
Valentinois (da cui proviene il soprannome
Un bicchiere di vino con Cesare Borgia, dipinto di John Collier
"Valentino") e si dedic esclusivamente ad
attivit militari che avrebbero dovuto condurlo alla conquista di vasti territori. E cos fu. Con astuzia e sagacia rare,
Cesare riusc ad impossessarsi di numerosi territori adriatici, creando un importante sbocco ad est per la Chiesa. La
morte del padre segn il declino delle fortune militari di Cesare, che mor a sua volta pochi anni dopo.

194

Papa Alessandro VI
Lucrezia, figlia anch'essa di Vannozza Cattanei, passata alla storia come un personaggio molto controverso, donna
dissoluta e forse incestuosa sia con il padre sia con il fratello Cesare. Cos almeno si riteneva fino a parecchi anni fa;
oggi si persuasi del fatto che Lucrezia fosse una donna sfortunata ed al tempo stesso capace; i suoi rapporti con i
familiari, sembrano agli storici d'oggi una calunnia dei suoi nemici. Contrasse un primo matrimonio, all'et di dodici
anni, nel 1493, con Giovanni Sforza, conte di Pesaro. Alcuni anni dopo, il suo matrimonio fu dichiarato nullo in
quanto non consumato. Una perizia medica accert che a diciassette anni Lucrezia era ancora vergine.[5] All'et di
diciotto anni, and in sposa al principe di Bisceglie, Alfonso, figlio naturale di Alfonso II di Napoli. Ma Alfonso fu
assassinato nell'agosto del 1500 per ordine di Cesare, in quanto poco utile politicamente. Il 30 dicembre 1501
Lucrezia spos in terze nozze Alfonso I d'Este, e si trasfer a Ferrara, dove visse fino alla morte avvenuta nel 1519 a
soli 39 anni a causa della setticemia, dopo aver dato al marito sette figli: Alessandro, Ercole, Ippolito, Alessandro,
Eleonora, Francesco e Isabella Maria.

La discesa di Carlo VIII


Il primo atto politico che Alessandro VI
dovette affrontare, fu un confronto con
Carlo VIII di Valois, Re di Francia, nel
1493, allorquando questi, mediante una serie
di trattati stipulati con Enrico VII
d'Inghilterra, Ferdinando e Isabella di
Spagna e Massimiliano I d'Asburgo, si era
assicurato un solido appoggio per la
riconquista del Regno di Napoli, quale
eredit angioina ma che era nelle mani degli
aragonesi.
Le mire di Carlo VIII sul Regno di Napoli
non erano condivise da papa Alessandro,
soprattutto perch anche Ludovico il Moro,
Duca di Milano si era alleato con il re
francese dimostrando oltre a scarsa
La Festa del Rosario, dipinto di Albrecht Drer. Ai piedi del trono, sulla destra,
l'artista ha raffigurato l'imperatore Massimiliano mentre viene incoronato dalla
lungimiranza politica una forte stupidit.
Vergine, mentre sulla sinistra figura papa Alessandro VI.
Ci stava a significare che se la riconquista
di Napoli da parte di Carlo VIII fosse andata
a buon fine, lo Stato Pontificio si sarebbe trovato nella morsa dei francesi e ne avrebbe dovuto subire inevitabilmente
il predominio.
Al fine di scongiurare questa infausta eventualit, papa Alessandro si affrett a concludere con gli aragonesi di
Napoli un'alleanza sancita anche dal matrimonio di suo figlio Jofr con Sancha, figlia di Alfonso II di Napoli e,
successivamente, procedette all'incoronazione di Alfonso II d'Aragona a Re di Napoli.
Carlo VIII, giudicando un affronto queste iniziative del Papa, scese in Italia alla testa del suo esercito. Re Alfonso,
intravvedendo una situazione di pericolo per la sua persona, cedette la corona di Napoli al figlio Ferdinando II e
ripar in Sicilia. Lo stesso Papa si trov in enorme difficolt all'interno del suo Stato a causa della ribellione
scatenata dai Colonna e da numerose famiglie nobili romane, cui non sembrava estranea la mano del cardinal Della
Rovere.
Quando il 31 dicembre 1494 Carlo VIII entr in Roma, non trov alcuna resistenza, e il Papa era asserragliato in
Castel Sant'Angelo. Avendo compreso che la posizione del Valois era vincente, Alessandro VI decise di scendere a
patti con il sovrano francese, offrendo libero passaggio all'esercito francese sul suolo pontificio e mettendo a

195

Papa Alessandro VI
disposizione anche il figlio Cesare come guida fino ai confini con il Regno di Napoli, in cambio del giuramento di
obbedienza del Re verso il Papa. La qual cosa avvenne in un pubblico concistoro. Dopo di che il Re francese entrava
a Napoli, senza colpo ferire. Era il 22 febbraio del 1495.
Ma la facilit con cui Carlo VIII era riuscito a conquistare Napoli cominci a spaventare tutti gli altri regnanti
d'Europa, i quali formarono una nuova coalizione antifrancese, la Lega Santa, comprendente il Papa, la Spagna,
Massimiliano d'Asburgo, la stessa Milano e Venezia. E quando gli spagnoli sbarcarono in Calabria, Carlo VIII cap
subito che il vento cominciava a spirare contro di lui, per cui si affrett a riprendere la via del ritorno risalendo la
penisola.
Fu per raggiunto dall'esercito della coalizione al comando di Francesco II Gonzaga, che, in una sanguinosissima
battaglia, combattuta a Fornovo, nel parmense, il 6 luglio 1495, ebbe la meglio sull'esercito francese. Carlo VIII,
bench sconfitto, riusc ugualmente ad attraversare le Alpi e riparare in Francia. Ferdinando II d'Aragona pot cos
ritornare sul trono di Napoli.

Luigi XII di Francia


Nel 1498, scomparso senza eredi Carlo VIII, sal sul trono di Francia Luigi XII d'Orleans. Uno dei primi atti del
nuovo Re fu quello di scacciare Ludovico il Moro da Milano, ritenendosi l'erede legittimo del Ducato, in forza del
ben noto testamento dei Visconti che assegnava agli eredi di Valentina Visconti il Ducato, in caso di estinzione della
dinastia. Poich la dinastia Visconti si era estinta, Luigi XII avanzava pretese di eredit essendo egli discendente
diretto di Valentina. Il Papa, per, intravide in questo atto grandi possibilit per il figlio Cesare, per cui si affrett a
concludere un'alleanza con il nuovo sovrano francese. Re Luigi, per, interpret questa alleanza in una chiave del
tutto diversa, cio intravide un lasciapassare per la Francia verso la riconquista del Regno di Napoli, quale eredit dei
suoi antenati angioini.
Orbene, per cementare i buoni rapporti ritrovati tra la Francia e il Papa, Luigi XII diede in moglie a Cesare Borgia, la
principessa Charlotte d'Albret, sorella del Re di Navarra; gli assegn anche il Ducato di Valentinois, gradito a Cesare
anche perch gli consentiva di recuperare il soprannome di Valentino, con cui era gi noto quando era Arcivescovo
di Valencia, e gli promise di sostenerlo nella conquista di parte della Romagna, cui il rampante Cesare ambiva.
Questa alleanza produsse i suoi effetti pressoch immediatamente. Luigi XII apr la campagna d'Italia e conquist
subito Milano con l'aiuto anche dei mercenari svizzeri che allora possedevano l'esercito pi equipaggiato e meglio
organizzato d'Europa. Tant' che, in cambio dell'aiuto dato ai francesi, soprattutto nella vittoriosa battaglia di Novara
del 1500, mediante il trattato di Arona del 1503 ottennero Bellinzona e l'intero Canton Ticino.

La morte di Savonarola
Papa Borgia fu anche moralmente corresponsabile della morte del frate domenicano Girolamo Savonarola,
condannato al rogo per eresia nel 1498 con condanna eseguita nel maggio dello stesso anno in Piazza della Signoria
a Firenze. Le sue ceneri vennero poi sparse in Arno assieme ad altri suoi seguaci. Ironia della sorte, Alessandro fu
corresponsabile della morte di uno dei pochi uomini che seguisse con interesse e stimasse; infatti la scomunica
(falsa) contro il Savonarola non fu mai impartita dal Papa, bens dal cardinale arcivescovo di Perugia Juan Lpez su
istigazione di Cesare Borgia, che assold un falsario per creare una finta scomunica e distruggere il frate. Alessandro
protest vivamente contro il cardinale e minacci Firenze di Interdetto affinch gli fosse consegnato il frate, cos che
potesse salvarlo e farlo discolpare, ma era talmente succube del figlio Cesare che non ag con tutto il potere che
aveva.
Alessandro lasci morire un uomo che riteneva santo, salvo poi lamentarsi col Generale dei Domenicani d'essere
stato ingannato, e assolverlo post mortem dicendo nel suo VII concistoro (4 settembre 1498) che lo avrebbe
volentieri ascritto all'albo dei santi[6]. Certo che Savonarola fu vittima delle sue stesse prediche e di circostanze
politiche pi grandi di un uomo che per "amor di Dio" fu protagonista estremamente discusso e non sempre positivo

196

Papa Alessandro VI

197

della vita fiorentina[7].

Il Valentino e le conquiste dei Borgia


Negli anni 1500-1503, Cesare Borgia, che ormai veniva da tutti
chiamato "il Valentino" in quanto Duca di Valentinois, scaten le
sue soldataglie in Romagna alla conquista di quei territori a cui
egli aspirava e in forza della promessa fattagli dal Re di Francia in
occasione delle sue nozze con la principessa Carlotta.
Se, per, re Luigi gli assicurava l'appoggio politico, il Valentino
aveva necessit di reperire molto danaro per sostenere il suo
esercito. Gli venne in aiuto il padre mediante un'ennesima
operazione di simonia. Papa Alessandro vendette, infatti, ben
dodici titoli di cardinale. Il prezzo pagato fu molto alto e
sufficiente per dare avvio all'impresa militare del figlio.
Con notevole audacia e sfrontatezza il giovane Borgia conquist,
in successione, prima Pesaro, Cesena e Rimini e poi anche Faenza,
Urbino e Senigallia. Il 12 gennaio 1500 si arrese Forl: il
capoluogo romagnolo, governato fin dal 1488 da Caterina Sforza,
madre di Giovanni dalle Bande Nere capitol cedendo la Rocca di
Ravaldino. Dopo di che, fu investito dal "Papa padre" del titolo di
Duca di Romagna. Da quel momento lo Stato della Chiesa perdeva
una parte cospicua del suo territorio che passava nelle avide mani
della famiglia Borgia.

Presunto ritratto di Cesare Borgia, il duca Valentino.


Opera di Altobello Melone.

L'obiettivo ultimo dei Borgia era quello di trasformare lo Stato Pontificio in uno stato a guida laica sotto la loro
influenza, sottraendolo al potere clericale e dando inizio ad una dinastia; in altri termini i Borgia intendevano
secolarizzare lo Stato della Chiesa.
Per raggiungere quest'obiettivo era necessario eliminare tutti gli ostacoli rappresentati dalle potenti famiglie che
costituivano la nobilt romana; furono quindi confiscati i possedimenti ai Savelli, ai Caetani e ai Colonna e furono
ridistribuiti tra i membri della famiglia Borgia: Giovanni, figlio di appena due anni dello stesso Papa, divent Duca
di Nepi; mentre Roderico, figlio di due anni di Lucrezia, divenne Duca di Sermoneta. Cesare stesso conquist il
Ducato di Urbino. Infine venne attaccata la famiglia Orsini, con l'eliminazione fisica del cardinale Giovan Battista e
il bando decretato contro tutti gli altri componenti della famiglia.
I Borgia mirarono allora alla conquista della Toscana, per cui fu loro necessario ottenere nuove risorse che furono
ricavate da Alessandro VI tramite la vendita di alte cariche curiali e nomine cardinalizie.
Queste azioni spregiudicate portarono all'insorgere di un clima di terrore nello Stato Pontificio.

Papa Alessandro VI

198

Morte del Papa


Si sempre discusso molto, e se ne discute ancora, sulle circostanze e sulle modalit della morte di Papa Alessandro
VI.
Forse fu la malaria a porre fine alla vita del Borgia.[8]
C', per, un'altra versione che vuole che la morte del Papa sia avvenuta per avvelenamento, ma per errore. Alcune
fonti indicano infatti che il cadavere del Papa fosse molto gonfio e la lingua fosse di color violaceo, sintomi di un
forte avvelenamento.
Si dice che, nel corso di una riunione conviviale presso la dimora del cardinale Adriano Castellesi di Corneto, fosse
stato posto del veleno nel vino destinato al Cardinale, ma che per errore il vino fosse stato bevuto dal Papa, e
annacquato da Cesare, che pure si ammal gravemente, ma non mor. Altre cronache dell'epoca riferiscono, per, che
al momento della dipartita del Papa anche il cardinal Castellesi e altre persone della servit fossero stati colpiti dallo
stesso male, avvalorando la tesi di un'intossicazione, magari involontaria, dei cibi.[9] Lo studioso John Kelly, per
molti anni decano di St Edmund Hall, a Oxford, afferma che ci sono buoni motivi per pensare ad un omicidio
avvenuto per errore, essendo probabilmente il veleno destinato ad un altro commensale.[8]
La morte di Papa Alessandro produsse il crollo di tutti i piani di conquista del Valentino. Venivano meno tutte le
fonti di finanziamento, rendendo impossibile a Cesare Borgia il mantenimento del suo esercito. Il figlio prediletto di
Papa Borgia si avviava cos ad un triste declino. Riusc a sopravvivere, comunque, anche in maniera piuttosto
fortunosa, sia sotto il pontificato di Pio III che di Giulio II. Dopo di che, fu arrestato dal generale Consalvo di
Cordova il Gran Capitano e condotto prigioniero in Spagna, dove mor nel 1507 cercando di difendersi da dei sicari,
dopo essere sfuggito alla prigione. Aveva all'incirca 32 anni.
Il cadavere di Alessandro VI sub vicende travagliate. Fu prima deposto, senza alcuna celebrazione funebre, in San
Pietro, quasi furtivamente, a causa dei disordini scoppiati all'indomani della sua morte. Fu successivamente traslato
nei sotterranei del Vaticano. Molto tempo dopo la sua mummia fu nuovamente rimossa e sepolta nella chiesa di
Santa Maria di Monserrato, la chiesa degli Spagnoli in Roma, dove stette praticamente dimenticata per secoli fino
alla sua definitiva sistemazione sul finire del XIX secolo.

Concistori
Per approfondire, vedi Concistori di papa Alessandro VI.

Alessandro VI procedette alla nomina di ben 43 nuovi cardinali, nel corso di 9 concistori:
31 agosto 1492 (I Concistoro)
1. Juan Borgia, nipote del papa, arcivescovo di Monreale.
20 settembre 1493 (II Concistoro)
1. Jean de la Grolaye de Villiers (o Bilhres de Lagraulas), vescovo di Lombez, abate dell'abbazia di Saint-Denis,
nei pressi di Parigi, ambasciatore del Re di Francia.
2. Giovanni Antonio Sangiorgio, vescovo di Alessandria, uditore della Sacra Rota
3. Bernardino Lpez Carvajal, vescovo di Cartagena
4. Cesare Borgia, figlio del Papa, arcivescovo di Valencia
5. Giuliano Cesarini, protonotaro apostolico
6. Domenico Grimani, protonotaro apostolico
7. Alessandro Farnese, protonotaro apostolico, futuro papa Paolo III
8. Bernardino di Lunate (o Lunati), protonotaro apostolico
9. Raymund Prault (o Peraudi), vescovo di Gurk
10. John Morton, arcivescovo di Canterbury

Papa Alessandro VI
11. Fryderyk Jagiellonczyk, figlio del re di Polonia, economo di Cracovia
12. Ippolito d'Este, figlio del duca di Ferrara, Ercole, economo dell'arcidiocesi di Strigonio, creato cardinale a 14
anni
Maggio 1494 (III Concistoro)
1. Luigi d'Aragona (o Luis de Aragn o d'Aragonia), figlio di Enrico d'Aragona, a sua volta figlio naturale del re di
Napoli Ferrante d'Aragona, nominato in pectore e reso ufficiale il 19 febbraio 1496
16 gennaio 1495 (IV Concistoro)
1. Guillaume Brionnet, vescovo di Saint Malo. Deposto e scomunicato da papa Giulio II il 24 ottobre 1511 a causa
della sua partecipazione al Concilio di Pisa (1511-1512)
21 gennaio 1495 (V Concistoro)
1. Philippe de Luxembourg, vescovo di Le Mans
19 febbraio 1496 (VI Concistoro)
1.
2.
3.
4.

Juan Lpez (o Llopis), vescovo di Perugia


Bartolom Mart (o Martn), Segorbe e Albarracn
Juan de Castro, vescovo di Agrigento
Juan de Borja-Llanol de Roman, nipote del Papa, vescovo eletto di Melfi

17 settembre 1498 (VII Concistoro)


1. Georges I d'Amboise, arcivescovo di Rouen
28 settembre 1500 (VIII Concistoro)
1. Diego Hurtado de Mendoza y Quiones, arcivescovo di Siviglia
2. Amanieu d'Albret, protonotaro apostolico
3. Pedro Luis de Borja Llanol de Roman, nipote del Papa e fratello del cardinale Juan de Borja Llanol de
Roman, cavaliere dell'Ordine di San Giovanni in Gerusalemme, arcivescovo eletto di Valencia
4. Jaime Serra, arcivescovo di Oristano
5. Pietro Isvalies (o Isuales, o Isuali, o Isuagles o Suaglio), arcivescovo di Reggio Calabria
6. Francisco de Borja, arcivescovo di Cosenza. Deposto e scomunicato da papa Giulio II il 24 ottobre 1511 a causa
della sua partecipazione al Concilio di Pisa (1511-1512).
7. Juan de Vera, arcivescovo di Salerno
8. Ludovico Podocataro (o Podochatero, o Podocatharo, o Podocatharus, o Podacatharus, o Podocathro), cipriota,
vescovo di Capaccio
9. Antonio (Giovanni) Trivulzio, vescovo di Como
10. Giovanni Battista Ferraro, vescovo di Modena
11. Tams Bakcz, cancelliere del Regno d'Ungheria, arcivescovo di Strigonio
12. Marco Cornaro, protonotaro apostolico
13. Giovanni Stefano Ferrero, vescovo di Vercelli, nominato in pectore e reso ufficiale nel concistoro del 28 giugno
1502.
31 maggio 1503 (IX Concistoro)
1.
2.
3.
4.
5.

Juan Castellar (o Castelar, o Castell), arcivescovo di Trani


Francisco de Ramolins, arcivescovo di Sorrento
Francesco Soderini, vescovo di Volterra
Melchior von Meckau, vescovo di Bressanone
Niccol Fieschi, vescovo eletto di Frjus

6. Francisco Desprats, vescovo di Len

199

Papa Alessandro VI
7. Adriano de Castello (o de Corneto), vescovo di Hereford. Deposto per disobbedienza verso papa Leone X nel
concistoro del 5 luglio 1518. Fu assassinato da un suo servo nel dicembre del 1521.
8. Jaime Casanova, ciambellano del Papa
9. Francisco Lloris (o Loriz, o Loris), vescovo eletto di Elne
Nell'Annuario Pontificio Cattolico del 1936, si fa menzione di altri tre Cardinali, nominati in segreto. Giovanni,
ambasciatore del duca di Sassonia presso la Santa Sede, nominato nel 1499 e morto subito dopo. Pietro Ciera,
veneziano, protonotaro apostolico, creato sub silentio il 17 aprile del 1501 e morto subito dopo senza che la sua
nomina fosse stata resa pubblica. Franois Busleiden, arcivescovo di Besanon, creato segretamente nel 1501 e mai
reso pubblico.

Valutazioni finali
Citando Gervaso Alessandro "fu senza scrupoli, senza fede, senza morale", connotazioni incompatibili con il
pontificato, ma che non gli impedirono di essere un politico e un monarca di altissimo livello[10].
Una delle note positive ascrivibili al suo papato si deve al mecenatismo: per esempio sotto il suo pontificato il
cardinale Jean Bilhres de Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII presso la Santa Sede, commission la celebre Piet
a Michelangelo. Gli appartamenti Borgia, nei palazzi vaticani, furono invece commissionati al Pinturicchio, che
realizz un notevole ciclo di affreschi in pieno stile rinascimentale (oggi ospitano la sezione di arte moderna dei
Musei Vaticani).
Tra i suoi sostenitori, dopo la morte, troviamo il Ferrara e il Fusero che arrivarono a definirlo un "buon sacerdote".
Pasquino nella saggezza popolare romana ne traccia forse il giusto epitaffio:
Tormenti, insidie, violenze, furore, ira, libidine, siate spugna orrenda di sangue e crudelt! Giace qui Alessandro
VI; godi ormai libera, Roma, perch la mia morte fu vita per te
Pi recenti ricerche storiche, mentre confermano molte pecche di questo papa rinascimentale, ne attenuano o
annullano altre non meno infamanti.
Si mette in risalto anche la sincera piet religiosa di questo papa che passava facilmente da comportamenti
"licenziosi" a sincere pratiche di piet devozionali e penitenziali. Ha provveduto, tra l'altro, che tra il popolo si
diffondesse la pratica quotidiana del rosario, ha favorito e consolidato il culto verso il Santissimo Sacramento.
Questo contrasto tra il comportamento morale e la piet religiosa ha fatto sorgere il dubbio che Alessandro soffrisse
di qualche anomalia della personalit, come l'ossessione patologica per il piacere sessuale.
L'appoggio dato al figlio Cesare "Valentino" negli eccessi aggressivi per il ripristino della sovranit dello Stato
Pontificio in Romagna era, in Alessandro, orientato a difendere l'integrit dello stato pi che la sua personale sete di
potere. Per conseguire questa integrit dello stato e difenderlo, Alessandro non manc di lasciare capire che era
pronto a invadere territori degli stati confinanti.
Tra i suoi successi di indirizzo politico nelle avverse circostanze del tempo, non va sottovalutata la sua politica di
tolleranza riguardo agli ebrei. Quando questi venivano espulsi dalla Spagna e poi respinti da Firenze, Napoli,
Milano, Venezia, Alessandro VI ne accolse fino a 8000 e mult pubblicamente gli ebrei locali che, timorosi di
perdere il loro status civile, insistettero, anche con regalie, presso le autorit pontificie perch ai loro correligionari
non fosse concesso l'asilo. Aveva anche creato un centro di accoglienza per gli ebrei sull'Appia antica. Per questa sua
tolleranza verso gli ebrei veniva chiamato il papa "marrano"; in un processo contro 180 marrani, egli volle fosse
accettata la loro proposta di riconciliazione: purtroppo uno di questi, ostinatosi, sub la condanna a morte.[5]

200

Papa Alessandro VI

201

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Sarah Bradford, Lucrezia Borgia, Penguin, Londra 2004, pag. 13
[3] Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, pp. 486-490
[4] Tomba di Innocenzo VIII Basilica di San Pietro, Roma
[5] Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di Papa Borgia
[6] Arturo Scaltriti, Savonarola e la Scuola di Torino, Arenaria, Anno XXII, giugno 2010, ISSN 1120-6500, p. 29
[7] Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, p. 492
[8] John N.D. Kelly, Vite dei Papi, 1995, Oxford University Press, ISBN 88-384-2290-7. p. 617
[9] Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, p. 494
[10] Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, p. 495

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989.
ISBN 88-384-1326-6
Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di Papa Borgia, Verona 2008. ISBN 978-88-89913-88-8
Claudio Rendina, I Papi storia e segreti, 1993. ISBN 88-7983-155-0
Lorenzo Pingiotti, La leggenda nera di papa Borgia, Fede & Cultura, 2008

Voci correlate

Borgia
Rotta dei Borgia
Nepotismo
Pornocrazia

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Alessandro VI


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Alessandro VI (http://commons.wikimedia.org/wiki/Alexander_VI?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Alessandro VI (http://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-vi_(Enciclopedia_dei_Papi)/
) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Alcuni scritti di Alessandro VI (http://www.intratext.com/Catalogo/Autori/AUT653.HTM)
Cardinali nominati da Papa Alessandro VI (http://www.araldicavaticana.com/creati da
alessandro_vi_14921503.htm)
Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/
papa-alessandro-vi_(Dizionario-Biografico)/)
Alessabdro Borgia (http://www.storiain.net/arret/num7/aborgia7.html) su Storia In Network
(EN) The Cardinal of the Holy Roman Church-Borja (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1456.htm#Borja)
(EN) Catholic Hierarcy - Pope Alexander VI (http://www.catholic-hierarchy.org/bishop/bdeborjar.html)
(ES) Diario Borja Borgia (http://sites.google.com/site/diarioborjaborgia/Home)

Papa Alessandro VI

202

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Innocenzo VIII

11 agosto 1492 - 18 agosto 1503

Papa Pio III

Predecessore

Cardinale diacono di San Nicola in Carcere

Successore

Landolfo Maramaldo
Vacante dal 1415

1456-1471

Giovanni Battista Savelli

Predecessore

Cardinale diacono di Santa Maria in Via Lata


in commendam

Successore

Domenico Capranica

1458-1492

Juan de Borja Llanol de Roman

Predecessore

Vescovo di Valencia

Successore

Alfonso Borgia

1458-1492

Titolo elevato ad Arcidiocesi

Predecessore

Cardinale Protodiacono

Successore

1463-1471

Raffaele Sansone Riario

Predecessore

Vescovo di Urgell e
Coprincipe di Andorra

Successore

Giacomo de Cardona i de Gandia

1466-1472

Pietro de Cardona

Predecessore

Cardinale vescovo di Albano

Successore

Ludovico Scarampi-Mezzarota Trevisano

1471-1476

Oliviero Carafa

Predecessore

Cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina

Successore

Richard Olivier de Longueil

1476-1492

Giovanni Michiel

Predecessore

Decano del Sacro Collegio

Successore

Guillaume d'Estouteville
1472-1483

1483 - 1492

Oliviero Carafa
1492-1511

Predecessore

Vescovo di Mallorca

Successore

Diego de Avellaneda

1489-1492

Giovanni Battista Savelli

Predecessore

Arcivescovo di Valencia

Successore

Titolo elevato da Diocesi

1492

Cesare Borgia

Controllo di autorit VIAF: 2501524 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 2501524) LCCN: n50058829 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n50058829)

Papa Alessandro VI

203

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Storia

Papa Pio III


Papa Pio III

215 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Insediamento

22 settembre 1503
8 ottobre 1503

Fine pontificato 18 ottobre 1503


Predecessore
Successore
Nome

papa Alessandro VI
papa Giulio II
Francesco Nanni Todeschini Piccolomini

Nascita

Sarteano, 29 maggio 1439

Morte

Roma, 18 ottobre 1503

Sepoltura

Grotte vaticane

Pio III, nato Francesco Nanni Todeschini Piccolomini (in latino: Pius III; Sarteano, 29 maggio 1439 Roma, 18
ottobre 1503), fu il 215 papa della Chiesa cattolica dal 22 settembre al 18 ottobre del 1503.

Biografia
I primi anni e l'episcopato senese
Francesco Todeschini-Piccolomini nacque a Siena il 29 maggio 1439, figlio quartogenito di Nanno Todeschini e di
Laudomia Piccolomini, sorella di papa Pio II.
Dopo gli studi di legge presso l'Universit di Perugia, divenne protonotario apostolico ed all'et di soli 22 anni il 6
febbraio 1460 venne nominato amministratore della neonata sede arcivescovile di Siena dallo zio Pio II, che gli
permise anche di fregiarsi del nome e del rango dei Piccolomini (era infatti figlio di Laudomia, una sorella di Pio II).
Il 23 aprile 1459 aveva gi ottenuto le insegne arcivescovili ma non aveva ricevuto la consacrazione episcopale che
gli venne conferita solo con la sua elezione a pontefice molto tempo dopo. Per molti anni fu protettore dei regni

Papa Pio III

204

d'Inghilterra e Germania.

Il cardinalato
Creato cardinale diacono nel concistorio celebrato a
Siena il 5 marzo 1460, Francesco giunse per in citt
solo il 21 marzo 1460 ed in quello stesso giorno, nella
cattedrale locale, ricevette la berretta cardinalizia. Il 26
marzo 1460 ricevette il titolo diaconale di
Sant'Eustachio e venne nominato legato a latere per le
Marche, lasciando siena il 30 aprile 1460 e giungendo
poi a Pesaro. Dopo una breve permanenza a Roma dal 1
febbraio 1461, torn nella sua legazione dal giugno
successivo e fu ancora a Roma dall'8 novembre 1461. Si
rec quindi a Narni coi cardinali Johannes Bessarion e
Alessandro Oliva nell'aprile del 1462 per portare a
Roma il teschio di Sant'Andrea apostolo. Arcidiacono di
Brabante nella cattedrale di Cambrai dal 1462 al 1503,
il 9 novembre 1463 si trasfer a Pienza nel palazzo di
famiglia a causa della peste che imperversava in tutta
Italia. Quando Pio II si rec ad Ancona il 18 giugno
1464, egli nominil cardinale suo nipote quale suo
legato personale a Roma e nello Stato Pontificio per la
durata della sua assenza. Prese parte quindi al conclave
del 1464 che elesse papa Paolo II.
Il 24 dicembre 1468 venne incaricato di ricevere
l'imperatore Federico III del Sacro Romano Impero alle
porte di Roma. Il 15 maggio 1469 diede le dimissioni
dalla commenda del monastero cistercense di San
Salvatore Montisarmati di Siena e ricevette invece quella del monastero benedettino di Quarto, nella medesima
arcidiocesi. Per la sua ampia conoscenza della lingua tedesca, il 18 febbraio 1471 venne nominato legato in
Germania, giungendo a Ratisbona il 18 marzo successivo e prendendo parte alla dieta locale raggiungendo pochi
successi. Il 27 dicembre di quell'anno fece ritorno a Roma e venne ricevuto nel concistorio pubblico indetto da papa
Sisto IV, papa neoeletto al cui conclave egli non aveva potuto partecipare proprio perch impegnato in Germania.
Nell'agosto del 1471 il nuovo romano pontefice lo nomin protodiacono. Il 19 marzo 1483 rinunci alla commenda
del monastero benedettino di Santa Maria inter montes di Geneva. Prese parte al conclave del 1484 che elesse papa
Innocenzo VIII e come cardinale protodiacono ebbe il compito di annunciare l'elezione del nuovo pontefice e di
incoronarlo l'11 settembre di quello stesso anno.
Francesco Piccolomini creato cardinale dallo zio Pio II a Siena, olio
su tavola di Francesco di Giorgio Martini, 1460.

Nominato amministratore della sede di Fermo dal 21 febbraio 1485, il 26 maggio 1494 rinunci a tale incarico in
favore di Agostino Piccolomini. Alla morte di quest'ultimo venne rinominato alla sede di Fermo nel 1496
mantenendo l'incarico sino alla sua elevazione al soglio di Pietro. Il 5 novembre 1488 venne nominato legato a latere
a Perugia, rinunciandovi l'11 novembre di quello stesso anno: durante questo periodo egli si preoccup di pacificare
la citt e regolare i confini tra le citt di Foligno e Spello che da anni erano in conflitto per questioni territoriali.
Torn definitivamente a Roma il 15 novembre 1489. Prese parte quindi al conclave del 1492 che elesse papa
Alessandro VI e lo incoron il 20 agosto di quell'anno, sui gradini della basilica di San Pietro. Il nuovo papa lo
nomin legato a latere presso re Carlo VIII di Francia dal 1 ottobre 1493; il re giunse in Toscana (precisamente a
Lucca) l'8 novembre di quello stesso anno ma il monarca non ricevette il cardinale che prefer invece far ritorno a

Papa Pio III

205

Roma dal 5 marzo 1495. Il 27 maggio di quello stesso anno si rec ad Orvieto col pontefice lasciando Roma alle
truppe francesi.
Nominato amministratore delle sedi di Pienza e Montalcino dal 31 ottobre 1495, occup tale incarico sino al marzo
del 1498 e venne quindi succeduto da Girolamo Piccolomini. Nell'agosto del 1497, venne nominato membro di una
commissione di sei cardinali incaricati di redigere una bolla di riforme per la chiesa poi sottoscritta dal papa. Il 30
agosto 1497 dimise la commenda del monastero di Santa Maria di Caramagna nell'arcidiocesi di Torino ed il 30
aprile 1498 rinunci a quella del monastero camaldolese di Rocca, nella diocesi di Arezzo. L'8 febbraio 1501 venne
nominato membro di una commissione di tre cardinali incaricati di finanziare una nuova crociata poi mai tenutasi.
Prese parte al primo conclave del 1503 ove venne eletto pontefice.

Il breve pontificato
Gi in precedenza Francesco Piccolomini si era opposto con
coraggio alla politica di Alessandro VI e, in mezzo ai torbidi
conseguenti alla morte di quest'ultimo, fu infine eletto papa, anche
grazie all'interessamento del cardinale della Rovere (che in seguito
diventer papa Giulio II) ricevendo l'incoronazione l'8 ottobre
1503. Accord successivamente a Cesare Borgia il permesso di
rientrare a Roma, ma contemporaneamente mise mano con
sollecitudine alla riforma della curia.
Tra le prime svolte che egli diede, il 30 settembre 1503 si fece
ordinare sacerdote ed il 1 ottobre 1503 venne consacrato vescovo
di Roma per mano del cardinale Giuliano della Rovere, vescovo di
Ostia e Velletri, decano del Sacro Collegio dei Cardinali, assistito
da Adello Piccolomini, vescovo di Soana, e da Francesco Erulli,
vescovo di Spoleto. L'8 ottobre 1503 venne incoronato pontefice
sugli scalini della basilica di San Pietro in Vaticano dal cardinale
Raffaello Sansoni Riario, protodiacono di San Giorgio al Velabro.
Durante il suo periodo da pontefice, in memoria dello zio Pio II,
fond la Biblioteca Piccolomini presso la cattedrale di Siena,
dando incarico al Pinturicchio di decorarne gli ambienti.

L'incoronazione di Pio III ad opera del Pinturicchio,


Duomo di Siena.

Il suo pontificato fu brevissimo: mor il 18 ottobre 1503 presso il


palazzo apostolico di Roma, dopo aver celebrato un concistorio
nel quale non cre alcun cardinale. Il Piccolomini sopravvisse sul
soglio di Pietro solo ventisei giorni, decedendo per un'ulcera alla
gamba, o, come sostenuto da alcuni, a causa di un veleno
somministratogli su istigazione di Pandolfo Petrucci, governatore
di Siena. Il suo successore fu papa Giulio II.
Il sarcofago della tomba di Pio III, nelle grotte vaticane

Sepolto nella cappella di Sant'Andrea nella basilica di San Pietro


in Vaticano, a fianco alla tomba di suo zio Pio II, il suo monumento funebre venne commissionato dai suoi fratelli
Giacomo e Andrea. Durante i lavori per la ricostruzione della basilica, il monumento venne trasferito nelle grotte
vaticane mentre i resti dei due papi vennero trasferiti nella chiesa di Sant'Andrea della Valle a Roma, presso il
palazzo della famiglia; nel 1614 i corpi dei due pontefici vennero posti in un mausoleo eretto dal cardinale
Alessandro Damasceni Peretti che per l'occasione compose un epitaffio da apporre sulla tomba.

Papa Pio III

206

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Bibliografia
Parte di questo testo la traduzione dell'articolo della Encyclopdia Britannica Eleventh Edition, 1911, ora di
pubblico dominio.

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Cardinale Guillaume d'Estouteville


Papa Sisto IV
Giuliano della Rovere (poi papa Giulio II)
Papa Pio III

Voci correlate
Libreria Piccolomini
Incoronazione di Pio III

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Pio III

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Pio III [1]

Collegamenti esterni
Biografia di Pio III [2], sulla Enciclopedia Treccani Online
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Alessandro VI

22 settembre 1503 - 18 ottobre 1503

Papa Giulio II

Predecessore

Vescovo di Pienza e Montalcino


Amministratore

Successore

Agostino Patrizi Piccolomini


Vescovo

1495 - 1498

Girolamo I Piccolomini
Vescovo

Papa Pio III

207

Predecessore

Vescovo di Fermo
Amministratore

Successore

Giovanni Battista Capranica


Vescovo

1485 - 1494

Agostino Piccolomini

Agostino Piccolomini

1496 - 1503

Francisco de Remolins
Vescovo

II

Predecessore

Cardinale diacono di Sant'Eustachio

Successore

Jaime del Portogallo

1460-1503

Alessandro Farnese

Predecessore

Arcivescovo di Siena

Successore

Antonio Piccolomini
Vescovo

1460-1503

Giovanni Piccolomini

Predecessore

Abate di Santa Maria d'Acqualunga

Successore

1460-1503

Galeazzo Pietra

Controllo di autorit VIAF: 44290886 [3]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1] http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Pius_III?uselang=it
[2] http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ pio-iii_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
[3] http:/ / viaf. org/ viaf/ 44290886

Papa Giulio II

208

Papa Giulio II
Papa Giulio II

Giulio II ritratto da Raffaello Sanzio


216 papa della Chiesa cattolica

Elezione

1 novembre 1503

Insediamento

26 novembre 1503

Fine pontificato 21 febbraio 1513


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Pio III


papa Leone X
Giuliano della Rovere
[1]

Nascita

Albisola, 5 dicembre 1443

Morte

Roma, 21 febbraio 1513

Sepoltura

Basilica di San Pietro in Vincoli

Giulio II, nato Giuliano della Rovere (Albisola, 5 dicembre 1443[1] Roma, 21 febbraio 1513), fu il 216 papa
della Chiesa cattolica dal 1503 alla sua morte. Noto come "il Papa guerriero" o "il Papa terribile", uno dei pi
celebri pontefici del Rinascimento. Era figlio di Raffaello della Rovere, nipote di Sisto IV, e di Teodora di Giovanni
Manirola.

Papa Giulio II

209

Biografia
Giuliano nacque ad Albisola[2]. Sotto la speciale custodia dello zio
paterno, venne educato tra i Francescani e successivamente and
in convento a La Prouse, con lo scopo prefissato di approfondire
la conoscenza delle scienze. Non appare comunque che si sia unito
all'ordine di Francesco d'Assisi, ma che sia rimasto parte del clero
secolare fino alla sua elevazione, nel 1471, a vescovo di
Carpentras, in Francia, poco dopo la nomina dello zio a pontefice
col nome di Sisto IV.
Nello stesso anno venne promosso cardinale, prendendo lo stesso
titolo che era stato retto in precedenza dallo zio: cardinale di San
Pietro in Vincoli. Con lo zio ottenne grande influenza e, in
aggiunta all'arcivescovato di Avignone, resse non meno di altri
Giovanni Filangieri da Candida, medaglia del cardinale
Giuliano della Rovere (1495 circa)
otto vescovati, tra cui quello di Catania tra il 1473 e il 1474 nella
qualit di amministratore apostolico. In qualit di legato pontificio
venne inviato nel 1480 in Francia, dove rimase per quattro anni, acquistando presto una grande influenza nel
Collegio dei Cardinali, influenza che aument, piuttosto che diminuire, durante il pontificato di Innocenzo VIII. Nel
1483 Lucrezia Normanni, moglie del maggiordomo di casa Della Rovere Bernardino De Cupis, gli diede una figlia
illegittima, Felice della Rovere.[3]

La rivalit con Rodrigo Borgia


Una rivalit comunque si era sviluppata tra lui e Rodrigo Borgia, e alla morte di Innocenzo VIII, nel 1492, il Borgia,
per mezzo di un accordo segreto con Ascanio Sforza, riusc a venire eletto, spuntandola sul della Rovere con una
larga maggioranza, e assumendo il nome di Alessandro VI. Della Rovere si decise a cercare rifugio a Ostia, e dopo
pochi mesi si spost a Parigi, dove incit Carlo VIII ad intraprendere la conquista di Napoli.
Accompagnando il giovane Re nella sua campagna (era vescovo di Velletri) entr a Roma con lui, e si impegn a
istigare la convocazione di un concilio che indagasse la condotta del Papa, in vista di una sua deposizione, ma
Alessandro, essendosi fatto amico un ministro di Carlo, Brionnet, con l'offerta del cardinalato, riusc a contrastare le
macchinazioni del rivale. Alla morte di Alessandro nel 1503, della Rovere appoggi la candidatura del cardinale
Piccolomini di Siena, che venne consacrato con il nome di Pio III, ma che gi soffriva per una malattia incurabile,
della quale mor dopo ventisei giorni.

L'elezione
Il cardinale della Rovere dovette fronteggiare questo inaspettato evento e riusc, con un'abile azione diplomatica, ad
ottenere l'appoggio di Cesare Borgia (che cos sperava di creare un debito di gratitudine nell'antico avversario di suo
padre), e venne eletto Papa con il voto unanime dei cardinali.
Composizione del Conclave
Il conclave del 31 ottobre - 1 novembre 1503 che elesse papa Giuliano della Rovere era cos composto:[4]
1.
2.
3.
4.

Giuliano della Rovere, vescovo di Ostia e Velletri (eletto papa con il nome di Giulio II)
Jorge da Costa, vescovo di Porto e Santa Rufina, vicedecano del Sacro Collegio
Girolamo Basso della Rovere, vescovo di Palestrina
Oliviero Carafa, vescovo di Sabina, decano del Sacro Collegio

5. Antonio Gentile Pallavicino, vescovo di Frascati


6. Lorenzo Cybo de Mari, vescovo di Albano

Papa Giulio II
7. Raffaele Sansoni Galeotti Riario, amministratore della diocesi di Viterbo, vescovo di Cuenca
8. Giovanni Colonna
9. Ascanio Maria Sforza, amministratore delle diocesi di Pavia, Cremona, Novara e Girgenti
10. Giovanni de' Medici, futuro Papa Leone X
11. Federico Sanseverino, vescovo di Maillezais e amministratore apostolico di Vienne
12. Giovanni Antonio Sangiorgio, vescovo di Parma
13. Bernardino Lpez de Carvajal, vescovo di Sigenza, amministratore delle diocesi di Avellino e Frigento
14. Giuliano Cesarini il Giovane, amministratore della diocesi di Ascoli Piceno
15. Domenico Grimani, patriarca di Aquileia
16. Alessandro Farnese il Vecchio, amministratore delle diocesi di Corneto e Montefiascone
17. Ippolito d'Este, amministratore delle diocesi di Eger, Capua, Ferrara e Milano
18. Luigi d'Aragona, amministratore delle diocesi di Aversa, Capaccio, Policastro e Lecce
19. Juan de Castro, vescovo di Agrigento
20. Georges d'Amboise, arcivescovo di Rouen
21. Amanieu d'Albret, amministratore delle diocesi di Oloron, Condom, Comminges
22. Pedro Luis de Borja-Llanol de Roman, arcivescovo di Valencia
23. Jaime Serra i Cau, arcivescovo di Oristano
24. Pietro Isvalies, arcivescovo di Reggio Calabria
25. Francisco de Borja, arcivescovo di Cosenza e vescovo di Teano
26. Juan de Vera, arcivescovo di Salerno
27. Ludovico Podocataro, arcivescovo di Benevento
28. Antonio Trivulzio il Vecchio, vescovo di Como
29. Marco Cornaro
30. Giovanni Stefano Ferrero, arcivescovo di Bologna
31. Juan Castellar y de Borja, arcivescovo di Monreale
32. Francisco de Remolins, arcivescovo di Sorrento
33. Francesco Soderini, vescovo di Volterra
34. Niccol Fieschi, vescovo di Frjus
35. Francisco Desprats, vescovo di Len
36. Adriano Castellesi, vescovo di Hereford
37. Jaime de Casanova
38. Francisco Lloris y de Borja, vescovo di Elne, amministratore di Valence e Die, arcivescovo di Trani e patriarca
titolare di Costantinopoli

I rapporti con gli Orsini ed i Colonna


Fin dall'inizio del pontificato Giulio II si predispose con un coraggio e una determinazione raramente uguagliate, per
disfarsi dei vari poteri che sopraffacevano la sua autorit temporale. Infatti, cos come Alessandro VI scelse il
proprio nome in omaggio ad Alessandro Magno, Giulio II scelse il proprio in omaggio a Giulio Cesare. Per mezzo di
una serie di complicati stratagemmi riusc innanzitutto a rendere impossibile ai Borgia di restare negli Stati Pontifici.
Us quindi la sua influenza per riconciliare le due potenti famiglie degli Orsini e dei Colonna, e, con decreti fatti nel
loro interesse, riusc a legare a s il resto della nobilt romana.

210

Papa Giulio II

211

Interventi a Bologna, Forl e Perugia


Ormai sicuro a Roma e nel territorio circostante, Giulio II si mosse per estromettere i Veneziani da Faenza, Rimini, e
dalle altre citt e fortezze d'Italia che avevano occupato alla morte di Alessandro VI. Trovando impossibile spuntarla
sul Doge con le rimostranze, nel 1504 favor un'unione degli interessi contrastanti di Francia e Germania, e sacrific
l'indipendenza d'Italia, allo scopo di concludere con loro un'alleanza offensiva e difensiva contro Venezia.
Questa fu comunque, inizialmente poco pi che nominale, e non fu immediatamente efficace, spingendo i veneziani
a cedere solo pochi e non molto importanti luoghi della Romagna; ma con una brillante campagna Giulio nel 1506
riusc a invadere Perugia e Bologna abbattendo le libere signorie; ad imporre, a Forl, la pace tra i partiti guelfo e
ghibellino; a portarsi a un tale livello di influenza, da rendere la sua amicizia di primaria importanza sia per il Re di
Francia sia per l'Imperatore.
Durante la visita a Forl, volle assistere alla collocazione della pala di Marco Palmezzano La comunione degli
apostoli sull'altare principale della Cattedrale cittadina (1506)[5].

La lega contro la Repubblica veneziana


Per approfondire, vedi Lega di Cambrai.

Anche gli eventi giocarono a suo favore, tanto che nel 1508 fu in grado
di costituire con Luigi XII di Francia, l'Imperatore Massimiliano I e
Ferdinando II d'Aragona, la famosa Lega di Cambrai contro la
Repubblica veneziana. Nella primavera dell'anno seguente la
Repubblica venne posta sotto interdetto. I risultati ottenuti dalla Lega
andarono oltre le intenzioni di Giulio. Con la sola battaglia di
Agnadello tutti i domini di Venezia in Italia vennero praticamente
persi; ma poich n il Re di Francia, n l'imperatore erano soddisfatti
dal semplice aiutare gli scopi del Papa, quest'ultimo trov necessario
entrare in contatto con i Veneziani per difendersi da quelli che fino a
poco prima erano stati i suoi alleati.

Giulio II come Gregorio Magno, nella Disputa


del Sacramento di Raffaello

Per approfondire, vedi Concilio di Pisa (1511).

I Veneziani, con un atto di umile sottomissione, vennero assolti all'inizio del 1510 e poco dopo la Francia venne
posta sotto il bando papale. I tentativi di portare a una rottura tra Francia e Inghilterra si rivelarono senza successo;
d'altra parte, ad un sinodo convocato da Luigi a Tours nel settembre 1510, i vescovi francesi si ritirarono
dall'obbedienza papale, e si risolsero, con la cooperazione di Massimiliano, a cercare la deposizione di Giulio. Nel
novembre 1511 un Concilio si riun a tale scopo a Pisa. Durante il Concilio convocato per deporlo, Giulio II venne
definito "sodomita" e accusato di aver infettato la Chiesa con la sua corruzione.
A questo punto Giulio entra nella Lega Santa, con Ferdinando II d'Aragona e i Veneziani, contro la Francia. Alla
Lega si aggiunsero successivamente anche Enrico VIII d'Inghilterra e l'Imperatore Massimiliano I. Giulio riun anche
un Concilio generale (in seguito divenuto noto come Concilio Lateranense V) che si tenne a Roma nel 1512, che in
base al giuramento fatto al momento dell'elezione egli aveva promesso di convocare, ma che era stato ritardato, come

Papa Giulio II
afferm, a causa dell'occupazione dell'Italia da parte dei suoi nemici. Nel 1512 i francesi vennero scacciati oltre le
Alpi, ma al prezzo dell'occupazione da parte delle altre potenze, e Giulio, bench si fosse assicurato stabilmente
l'autorit papale negli Stati immediatamente attorno a Roma, si trovava pi lontano che mai dalla realizzazione del
suo sogno di un regno italiano indipendente. Fu a questo punto che mor, a causa della febbre nel febbraio del 1513.
Non fu mai sepolto nella tomba di Michelangelo a San Pietro in Vincoli, ma nella Basilica di San Pietro senza alcun
monumento funebre. Gli successe papa Leone X.
Le capacit e le ambizioni di Giulio erano regali e militari piuttosto che ecclesiastiche. Fu pi preoccupato per la sua
fama personale, come membro della famiglia Della Rovere, che per l'avanzamento dell'influenza e dell'autorit della
Chiesa. Il suo spirito audace, la sua maestria nello stratagemma politico, e la sua indifferenza morale nella scelta dei
mezzi, lo resero la principale figura politica del suo tempo. Mentre, ad ogni modo, le sue conquiste politiche e
militari lo candiderebbero da sole a figurare tra i pi notevoli occupanti della cattedra di San Pietro, il suo principale
titolo d'onore da ricercarsi nel patrocinio delle arti e della letteratura.
Durante il suo pontificato, a Roma, riusc ad inserire nel tracciato urbano due importanti vie: Via Giulia (al centro
della quale fu edificato il progetto di Bramante, il palazzo della Giunta) e Via della Lungara.

Concistori di Papa Giulio II per la creazione di nuovi cardinali


Concistoro del 29 novembre 1503 (I)
1.
2.
3.
4.

Clemente Grosso della Rovere, nipote di Sua Santit, vescovo di Mende (m. 1504)
Galeotto Franciotti della Rovere, nipote di Sua Santit, vescovo di Lucca (m. 1507)
Franois Guillaume de Castelnau de Clermont-Ludve, arcivescovo di Narbona (m. 1541)
Juan de Ziga y Pimentel, arcivescovo di Siviglia (m. 1504)

Concistoro del 1 dicembre 1505 (II)


1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.

Marco Vigerio della Rovere, vescovo di Senigallia, gov. di Castel Sant'Angelo ( 1516)
Robert Guib, vescovo di Rennes ( 1513)
Leonardo Grosso Della Rovere, vescovo di Agen ( 1520)
Antonio Ferrero, vescovo di Gubbio, maestro della Casa Pontificia ( 1508)
Francesco Alidosi, vescovo di Pavia, tesoriere di Sua Santit ( 1511)
Gabriele de' Gabrielli, arcivescovo di Urbino, consigliere di Sua Santit ( 1511)
Fazio Giovanni Santori, vescovo di Cesena, datario di Sua Santit ( 1510)
Carlo Domenico del Carretto, arcivescovo titolare di Tebe ( 1514)
Sigismondo Gonzaga, protonotario apostolico ( 1525)

Concistoro del 18 dicembre 1506 (III)


1. Jean-Franois de la Trmoille, arcivescovo di Auch (m. 1507)
2. Ren de Prie, vescovo di Bayeux (m. 1519)
3. Louis d'Amboise, vescovo di Albi (m. 1510)
Concistoro del maggio 1507 (IV)
1. Francisco Jimnez de Cisneros, arcivescovo di Toledo (m. 1517)
Concistoro dell'11 settembre 1507 (V)
1. Sisto Gara della Rovere, nipote di Sua Santit (m. 1517)

212

Papa Giulio II

213

Concistoro del 10 marzo 1511 (VI)


1. Christopher Bainbridge, ambasciatore del Re d'Inghilterra e arcivescovo di York (m. 1514)
2. Antonio Maria Ciocchi del Monte, uditore della Camera Apostolica e della Sacra Rota, arcivescovo di
Manfredonia (m. 1533)
3. Pietro Accolti, vescovo di Ancona, vicario di Sua Santit per la diocesi di Roma, uditore della Sacra Rota (m.
1532)
4. Achille Grassi, vescovo di Citt di Castello, uditore della Sacra Rota (m. 1523)
5. Francesco Argentino, vescovo di Concordia, datario di Sua Santit (m. 1511)
6. Matteo Schiner, vescovo di Sion (m. 1522)
7. Bandinello Sauli, vescovo di Gerace e Oppido (m. 1518)
8. Alfonso Petrucci, vescovo eletto di Sovana (m. 1517)
9. Matthus Lang von Wellenburg, vescovo di Gurk (m. 1540)

Conclavi
Il cardinale Giuliano Della Rovere partecip a quattro conclavi:
1484, che elesse papa Innocenzo VIII
1492, che elesse papa Alessandro VI
primo del 1503, che elesse papa Pio III
secondo del 1503, nel quale fu eletto papa egli stesso

Genealogia episcopale
Cardinale Guillaume d'Estouteville, O.S.B
Papa Sisto IV, O.F.M. Conv.
Papa Giulio II O.F.M.

Arte sotto Giulio II


La fama di Giulio II indissolubilmente legata a progetti artistici
che port avanti, facendosi mecenate di alcuni dei pi grandi artisti
di sempre e offrendo loro la possibilit di creare opere che sono
entrate nei capolavori dell'arte occidentale. Dietro i suoi slanci da
mecenate per sempre presente un saldo intreccio di politica e
arte, legato ai progetti di Renovatio dell'Urbe, sia sul piano
monumentale che politico, nell'obiettivo di restituire a Roma e
all'autorit papale la grandezza del passato imperiale. Il suo intuito
fu infallibile nella scelta degli artisti che meglio potessero attuare
la vastit e l'audacia dei suoi propositi[6].
Fin da quando era cardinale, Giuliano Della Rovere si era
dimostrato un committente intelligente e la sua esperienza diretta
come legato ad Avignone gli aveva fatto scoprire come la
residenza papale in terra di Francia fosse ben pi splendida e
grandiosa di quella romana[6].

Progetto di Bramante per la basilica di San Pietro

Papa Giulio II

214

Bramante
Nel 1503 Giulio II nomin Bramante sovrintendente generale delle fabbriche papali, affidandogli innanzitutto il
collegamento tra il palazzo Apostolico e la residenza estiva del Belvedere, che l'architetto interpret con due ali
laterali che creavano un vasto cortile a terrazze, con scalinate scenografiche e una grande esedra al culmine, di chiara
ispirazione antica (il santuario di Palestrina)[7]. Inoltre, sotto la sua supervisione, venne stabilito un nuovo assetto
viario in citt, con l'apertura di via Giulia e con la sistemazione della via della Lungara, che dai Borghi portava alla
porta Settimiana e che nei progetti avrebbe dovuto innestarsi sulla via Portuense[8].
Nei primi mesi del 1506 il pontefice prese l'audace decisione di abbattere e ricostruire interamente la basilica
vaticana, risalente all'epoca di Costantino. Bramante elabor un progetto a croce greca, con un'enorme cupola
emisferica centrale e quattro cupole minori alle estremit dei bracci, alternate a quattro torri angolari. Dal 1506 al
1514 Bramante segu i lavori alla basilica e sebbene il suo progetto sia stato poi abbandonato dai suoi successori in
favore di una basilica a croce latina, immutati sono rimasti il diametro della cupola (40 metri, quasi quanto quella del
Pantheon) e le dimensioni della crociera[7].
Michelangelo
Burrascosi furono i rapporti tra Michelangelo e il papa, avendo
entrambi personalit molto forti e poco avvezze ai compromessi.
Nel 1505 Giulio II lo convoc a Roma, per affidargli il compito di
una monumentale sepoltura per s, da collocarsi nella tribuna della
nuova basilica di San Pietro[9]. Il primo progetto prevedeva una
colossale struttura architettonica isolata nello spazio, composta da
tre ordini con una quarantina di statue, dimensionate in scala
superiore al naturale[9]. Mentre Michelangelo sceglieva per i
marmi a Carrara il papa venne distolto dall'idea, di cattivo augurio,
di occuparsi della propria tomba mentre era ancora in vita[10]. Fu
cos che nella primavera del 1506 Michelangelo, mentre tornava
carico di marmi e di aspettative dopo estenuanti mesi di lavoro,
fece l'amara scoperta che il suo progetto mastodontico non era pi
al centro degli interessi del pontefice, accantonato in favore
dell'impresa della basilica e di nuovi piani bellici contro Perugia e
Bologna[11].
Ricostruzione ipotetica del progetto per la tomba di

Fuggito in tutta fretta a Firenze, Michelangelo ebbe bisogno delle


Giulio II del 1505
ripetute e minacciose richieste del papa perch prendesse infine in
considerazione l'ipotesi della riconciliazione[11]. L'occasione venne data dalla presenza del papa a Bologna nel 1507:
qui l'artista fuse per il papa una statua in bronzo e pochi anni dopo, a Roma, ottenne la commissione "riparatrice" per
la decorazione della volta della Cappella Sistina[11].

Papa Giulio II

215

Creazione di Adamo

Dopo alcune esitazioni dell'artista venne


elaborato un primo progetto, con figure di
apostoli sui peducci e quadrature
architettoniche, arricchito presto con le
Storie della Genesi nei riquadri centrali,
figure di Veggenti sui peducci, episodi
biblici e Antenati di Cristo sulle vele,
nonch la decorazione delle lunette sopra la
serie quattrocentesca dei papi. A ci si
aggiungono altre figure di riempimento,
quali gli Ignudi, i medaglioni con altre scene

bibliche e le figurette dei Nudi bronzei[12].


Nel luglio del 1508 il ponteggio, occupante circa met della cappella (in modo da non pregiudicare le attivit
liturgiche), era pronto e Michelangelo avvi la stesura ad affresco. Nell'agosto del 1510 l'opera era quasi a met ed
era ora di smontare il ponteggio per ricostruirlo dall'altra parte[13]. In tale occasione l'artista pot finalmente vedere il
proprio lavoro dal basso e prese la decisione di aumentare la scala delle figure, con scene meno affollate ma di
maggiore effetto dal basso, ambientazioni pi spoglie, gesti pi eloquenti, meno piani di profondit. L'energia e la
"terribilit" delle figure viene estremamente accentuata, dalla poderosa grandiosit della Creazione di Adamo, ai
moti turbinosi delle prime tre scene della Creazione, in cui Dio Padre appare come unico protagonista. Anche le
figure dei Profeti e delle Sibille crescono gradualmente in proporzioni e in pathos psicologico all'avvicinarsi
all'altare, fino al furor divinatorio dell'enorme Giona[14].
Raffaello
L'altra grande impresa pittorica del
pontificato di Giulio II la decorazione di
un nuovo appartamento ufficiale, le
cosiddette Stanze Vaticane. Rifiutandosi di
utilizzare l'Appartamento Borgia, il papa
scelse alcuni ambienti al piano superiore,
risalenti all'epoca di Niccol V e in cui
esistevano gi decorazioni quattrocentesche.
Per prima cosa fece dipingere i soffitti a un
gruppo composito di pittori, tra cui il
Perugino, il Sodoma, Baldassarre Peruzzi, il
Bramantino e Lorenzo Lotto, oltre allo
specialista di grottesche Johannes Ruysch.
Sul finire del 1508 si aggiunse Raffaello,
fatto chiamare su consiglio di Bramante, suo
concittadino[15].

Scuola di Atene

Le prime prove nella volta e nei lunettoni della Stanza della Segnatura convinsero il pontefice a tal punto che affid
al Sanzio la decorazione di tutta la stanza e quindi dell'intero complesso, senza esitare a far distruggere le opere pi
antiche[15]. La Stanza della Segnatura venne decorata con scene legate alle categorie del sapere, forse in relazione a
un ipotetico uso come biblioteca. La Disputa del Sacramento era una celebrazione della teologia, la Scuola di Atene
della filosofia, il Parnaso della poesia e le Virt e la Legge della giurisprudenza, a ciascuna delle quali
corrispondevano anche figure simboliche sul soffitto[15].

Papa Giulio II

216

Nell'estate 1511, quando ancora non erano terminati i lavori alla Stanza della Segnatura, Raffaello stava gi
elaborando i disegni per un nuovo ambiente, la stanza poi detta di Eliodoro, usata come camera dell'Udienza[16]. Il
pontefice aveva fatto ritorno a Roma in giugno, dopo le pesanti sconfitte nella campagna militare contro i francesi,
che avevano significato la perdita di Bologna e la continua minaccia degli eserciti stranieri. I nuovi affreschi
rispecchiarono il momento di incertezza politica, sottolineando l'ideologia del papa e il suo sogno di renovatio. Le
scene di Eliodoro cacciato dal tempio e l'Incontro di Leone Magno con Attila mostrano infatti interventi miracolosi a
favore della Chiesa contro nemici interni ed esterni, mentre la Messa di Bolsena tributa la devozione speciale del
papa verso l'Eucarestia e la Liberazione di san Pietro dal carcere ricorda il trionfo del primo papa al culmine delle
tribolazioni[16].

Papa Giulio II visto dai suoi contemporanei


Da diversi contemporanei di papa Giulio II
sono stati sottolineati i suoi aspetti pi
ambigui e contraddittori:
Erasmo da Rotterdam dedic a Giulio II
dopo la sua morte un feroce scritto
satirico Iulius Exclusus e Coelis, in cui il
Papa si vede negato l'accesso in Paradiso
da San Pietro.
L'unica visita di Martin Lutero a Roma
ebbe luogo nel 1510, durante il
pontificato di Giulio. Agli occhi di
Lutero, Giuliano divenne il tipico
esponente di una chiesa che ha
abbandonato la propria missione
spirituale per seguire potere e ricchezza.

Il castello di Giulio II ad Ostia Antica

Francesco Guicciardini nella sua Storia d'Italia sottolinea da una parte l'ambizione e l'energia di papa Giulio II, e
dall'altra il suo carattere sospettoso e manipolatorio. La partecipazione diretta di Giuliano all'assedio di Mirandola
vista dallo scrittore come un evento eccezionale e straordinario, che sembra confermare le critiche rivolte dai
contemporanei alla condotta del suo pontificato. Giulio II, commenta Guicciardini, ...non riteneva [manteneva]
di pontefice altro che l'abito e il nome.[17].
Ne Il principe di Machiavelli, Giulio II il modello di principe fortunato, perch la sua "virt" (la specifica
qualit della sua leadership: nel caso di Giuliano, l'impetuosit) si accorda al contesto strategico in cui si trova ad
agire, producendo sempre conseguenze felici a fronte di una medesima ripetuta strategia. Il contesto inteso da
Machiavelli come l'insieme dei rapporti di potere e delle situazioni contingenti, il quale determina il successo o
l'insuccesso di un'azione politica. Machiavelli rileva inoltre come la breve durata del pontificato di Giuliano sia
stata la causa delle sue fortune ...perch, se fussino sopravvenuti tempi che fussi bisognato procedere con
rispetti, ne seguiva la sua rovina[18].
Varie furono le accuse di omosessualit e pedofilia rivolte a Giulio II: ne scrivono Girolamo Priuli, diarista
veneziano (Conduzeva cum lui li suoi ganimedi, id est alcuni bellissimi giovani [...]); Marin Sanudo il giovane
(Ritorna o padre santo al tuo San Pietro | e stringi el freno al tuo caldo desire [...]) e altri. Ebbe per anni come
favorito il suo stesso nipote, Francesco Alidosi, cui assegn in seguito la carica di vescovo di Bologna.[19]

Papa Giulio II

217

Papa Giulio II nella filmografia


Nel film Il tormento e l'estasi (1965) che tratta della vita di Michelangelo (interpretato da Charlton Heston), il
pontefice Giulio II viene vividamente interpretato come papa-soldato da Rex Harrison. Il film si basa sul romanzo
The Agony and the Ecstasy scritto da Irving Stone.
Nello sceneggiato La primavera di Michelangelo, il pontefice interpretato da F. Murray Abraham.
Nella serie televisiva franco-tedesca I Borgia l'allora cardinale Giuliano della Rovere interpretato dal
montenegrino Dejan uki, mentre nell'omonima serie americana The Borgias interpretato da Colm Feore.

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Concordano con questa data: The Cardinals of the Holy Roman Church (http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1471. htm#Dellarovere);
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 620; Claudio Rendina, I papi, p. 608 (anno). Il portale Catholic Hierarcy (http:/ /
www. catholic-hierarchy. org/ bishop/ brov. html) propone invece come anno di nascita il 1453. Nel libro Julius II. The Warrior Pope del
1996, Christine Shaw ha proposto infine come data di nascita il 15 dicembre 1445
[2] Nome dell'antico comune scissosi negli attuali Albisola Superiore e Albissola Marina
[3] Caroline P. Murphy, The Pope's Daughter: The Extraordinary Life of Felice della Rovere, Oxford University Press, New York, 2005.
[6] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 196.
[7] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 197.
[8] Paolo Franzese, Raffaello, Mondadori Arte, Milano 2008, pag. 22. ISBN 978-88-370-6437-2
[9] Alvarez Gonzles, op. cit., pag. 22.
[10] Alvarez Gonzles, op. cit., pag. 128.
[11] Baldini, cit., pag. 95.
[12] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 199.
[13] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 200.
[14] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 201.
[15] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 202.
[16] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 205.
[17] Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, Einaudi, Torino 1971, libro IX, capitolo 13, p.899
[18] Niccol Machiavelli, Il Principe, Milano 1979, p.306
[19] Claudio Rendina, I peccati del Vaticano.

Bibliografia
Barbara Wertheim Tuchman, The March of Folly: From Troy to Vietnam, ISBN 0-345-30823-9, Ballantine
Books, 1984.
Christine Shaw, Julius II. The Warrior Pope , Blackwell Publishing, ISBN 0-631-20282-X, 1996.
Maurizio Gattoni, Leone X e la geo-politica dello Stato Pontificio (1513-1521), Citt del Vaticano,Collectanea
Archivi Vaticani (47), 2000
Ivan Cloulas, Jules II , Librairie Arthme Fayard, ISBN 88-8402-124-3, 1990.
Giovanna R. Terminiello, Giulio Nepi (a cura di), Giulio II: papa, politico, mecenate , Genova, De Ferrari, 2005.
Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
Umberto Baldini, Michelangelo scultore, Rizzoli, Milano 1973.
Marta Alvarez Gonzles, Michelangelo, Mondadori Arte, Milano 2007. ISBN 978-88-370-6434-1
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989,
ISBN 88-384-1326-6
Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990

Papa Giulio II

218

Voci correlate

Della Rovere
Papa Sisto IV
Rodrigo Borgia
Rinascimento romano
Donato Bramante

Basilica di San Pietro in Vaticano


Michelangelo Buonarroti
Tomba di Giulio II
Giulio II benedicente
Volta della Cappella Sistina
Raffaello Sanzio
Stanza della Segnatura
Stanza di Eliodoro

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Giulio II


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Giulio II (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Iulius_II?uselang=it)

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Della Rovere (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1471.
htm#Dellarovere).URL consultato in data 12 giugno 2010.
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Concistories (http://www.fiu.edu/~mirandas/consistories-xvi.
htm).URL consultato in data 12 giugno 2010.
Cardinali nominati da Papa Giulio II (http://www.araldicavaticana.com/creati da giulio_ii 1503.htm)
(EN) Catholic Hierarcy Pope Julius II (http://www.catholic-hierarchy.org/bishop/brov.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Pio III

1 novembre 1503 - 21 febbraio 1513

Papa Leone X

Predecessore

Vescovo di Carpentras

Successore

Michele anglicus

1471-1472

Frdric de Saluces
Amministratore apostolico

Predecessore

Cardinale presbitero di San Pietro in Vincoli

Successore

Francesco Della Rovere

1471-1479

convertita in commenda

Predecessore

Vescovo di Losanna

Successore

Jean Michelis
Amministratore

1472-1473

Benot di Montferrand

Predecessore

Vescovo di Catania

Successore

Papa Giulio II

219

Guglielmo Bellomo

1473-1474

Francesco Campolo

Predecessore

Abate di Gorze

Successore

Giovanni Jouffroy
1467 - 1473

1473-1486
in commendam

Vary de Dommartin
1487 - 1508

Predecessore

Arcivescovo di Avignone

Successore

Alain de Cotivy

1474-1503

Antoine Flors

Predecessore

Vescovo di Coutances

Successore

Benot di Montferrand

1476-1477

Galeazzo della Rovere

Predecessore

Vescovo di Viviers

Successore

Hlie de Pompadour

1477-1478

Jean de Montchenu

Predecessore

Vescovo di Mende

Successore

Jean de Petit

1478-1479

Clemente Grosso della Rovere, O.F.M. Conv.

Predecessore

Cardinale presbitero di San Pietro in Vincoli


in commendam

Successore

convertita da sede titolare

1479-1503

Galeotto Franciotti Della Rovere

Predecessore

Cardinale vescovo di Sabina-Poggio Mirteto

Successore

Berardo Eroli

1479-1483

Oliviero Carafa

Predecessore

Cardinale vescovo di Ostia

Successore

Guillaume d'Estouteville

1483-1503

Oliviero Carafa

Predecessore

Vescovo di Bologna

Successore

Francesco Gonzaga
Amministratore apostolico

1483-1502

Giovanni Stefano Ferrero

Predecessore

Vescovo di Savona

Successore

Pietro Gara, O.P.

1499-1502

Galeotto della Rovere

Predecessore

Vescovo di Vercelli

Successore

Giovanni Stefano Ferrero

1502-1503

Giovanni Stefano Ferrero

Controllo di autorit VIAF: 51697938 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 51697938) LCCN: n80030746 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n80030746)

Papa Giulio II

220

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Rinascimento

Portale Storia di famiglia

Papa Leone X
Papa Leone X

Leone X in un dipinto di Raffaello Sanzio


217 papa della Chiesa cattolica

[1]

Elezione

9 marzo

Insediamento

19 marzo

1513

[1]

1513

Fine pontificato 1 dicembre 1521


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Giulio II
papa Adriano VI
Giovanni di Lorenzo de' Medici

Nascita

Firenze, 11 dicembre 1475

Morte

Roma, 1 dicembre 1521

Sepoltura

Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Papa Leone X, in latino: Leo X, nato Giovanni di Lorenzo de' Medici (Firenze, 11 dicembre 1475 Roma, 1
dicembre 1521), fu il 217 papa della Chiesa cattolica dal 1513 alla sua morte.
Giovanni era il quartogenito (il secondo figlio maschio) di Lorenzo de' Medici e Clarice Orsini e port alla corte
pontificia lo splendore e i fasti tipici della cultura delle corti rinascimentali. Fu l'ultimo Papa a essere semplice
diacono al momento dell'elezione.[2]

Papa Leone X

Infanzia e giovinezza
Venne destinato fin dall'inizio alla carriera ecclesiastica; ricevette la tonsura a sette anni con la nomina a protonotario
apostolico, ad otto reggeva dei benefici quale abate di Montecassino e di Morimondo e prima dei tredici erano in
corso negoziati per la sua elevazione a cardinale. Innocenzo VIII, il Papa regnante, era legato a Lorenzo de' Medici
da ottime relazioni e da una comunanza di interessi e politiche; nel concistoro dell'8 marzo 1489 Giovanni venne
nominato cardinale del titolo di Santa Maria in Domnica con la proibizione di vestire le insegne cardinalizie per tre
anni, in ragione della giovane et. In questo intervallo di tempo tra il 1489 e il 1491 venne inviato a Pisa a studiare
teologia e diritto canonico, e qui era anche Cesare Borgia. Gli impegni di studio di tipo ecclesiastico sembrano che
siano stati meno congeniali al giovane principe della chiesa, rispetto all'elegante letteratura per la quale aveva
ereditato il gusto del padre, e nella quale aveva fatto grandi progressi sotto la tutela di Poliziano e Bibbiena.
Il 9 marzo 1492 vest le insegne cardinalizie presso la Badia di Fiesole e il 22 marzo entr in Roma, mentre il giorno
dopo fu accolto in udienza dal papa. In tale circostanza ricevette dal padre una lettera di consigli[3], che a tutt'oggi
figura tra le pi sagge e di valore nelle composizioni del suo genere.Wikipedia:Uso delle fonti Dopo poco pi di un
mese dovette tornare a Firenze perch suo padre mor e dopo poche settimane fu di nuovo a Roma perch in luglio
entrava in conclave dopo la morte di papa Innocenzo VIII. Nel giro di pochi mesi quindi le sue prospettive vennero
completamente sovvertite, un doppio lutto che anche per l'Italia chiudeva un'era di pace, che la politica prudente di
Lorenzo aveva procurato, e si inaugurava un periodo di invasioni straniere e lotte interne. Nel breve conclave
dell'agosto 1492 fu eletto Rodrigo Borgia al quale egli non era molto legato, e decise di tornare a Firenze.

221

Papa Leone X

222

Pre-pontificato
Signoria di Firenze
De' Medici

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Lorenzo, duca di Urbino
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Alessandro, duca di Firenze
Modifica

[4]

Una delle prime conseguenze della fine dei delicati equilibri politici fu l'irruzione francese in Italia, che ebbe come
conseguenza l'espulsione della famiglia Medici da Firenze nel novembre 1494. La caduta dei Medici a Firenze fu
favorita anche dal predicatore domenicano Girolamo Savonarola, che approssimandosi a Firenze Carlo VIII, tuon
energicamente contro la remissivit mostrata da Piero de' Medici il suo fratello primogenito; sembra che il cardinale
Medici avesse dovuto lasciare la citt in incognito vestito da frate minore.Wikipedia:Uso delle fonti A Firenze si
instaur una repubblica, mentre il cardinale, con suo fratello maggiore e il loro cugino Giulio, futuro Papa Clemente
VII, trovarono ospitalit presso la corte di Urbino. Poi il cardinale si rifugi a Bologna e vedendosi, ormai privato,
almeno per il momento, d'importanza politica, oltre ad essere malvisto dal successore di Innocenzo VIII, Alessandro
VI, decise d'intraprendere un viaggio con alcuni fidati amici in Germania, Paesi Bassi e Francia; conobbe molti
uomini illustri ed ebbe anche problemi, come quando a Rouen fu arrestato ed espulso.Wikipedia:Uso delle fonti
Torn in Italia nel 1500 e decise di rimanere a Roma, nel suo palazzo: l'attuale e famoso Palazzo Madama,

Papa Leone X
sottraendosi per quanto possibile all'attenzione, disarmando le gelosie di papa Alessandro VI con la sua completa
devozione per gli studi letterari e quindi raccogliendo intorno a se molti letterati e poeti.
Nel 1503 moriva il fratello maggiore Piero dei Medici e quindi egli diveniva capostipite della prestigiosa famiglia;
contemporaneamente essendo morto Alessandro VI, e dopo il breve pontificato del 1503 di papa Pio III, fu eletto
papa Giulio II, uomo dalle grandi doti politico-militari. Anche i rapporti con questo pontefice, sebbene non fossero
contrastati, non furono neanche particolarmente amichevoli. Quando nell'agosto 1511 Giulio II si ammal
gravemente, Giovanni fu visto muoversi pi di tutti gli altri cardinali in vista del possibile conclave.Wikipedia:Uso
delle fonti Quando poi Giulio II si riprese, egli fu inviato come legato pontificio della Provincia Romandiol (con
sede a Bologna) nell'ottobre 1511. Tale incarico fu svolto senza particolare impegno, almeno a giudizio di Giulio
II.Wikipedia:Uso delle fonti
Nel frattempo gli eserciti preparavano lo scontro. Giulio II, per contrastare i francesi di Luigi XII in Italia, costitu la
Lega Santa alla quale nel 1511 aderirono l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero, il Regno di Spagna e la repubblica di
Venezia. Lo scontro avvenne l'11 aprile 1512 nella sanguinosa battaglia di Ravenna dove Giovanni de' Medici, che
assisteva allo scontro, fu fatto prigioniero; i francesi, nonostante le numerose perdite, ebbero la meglio e si diressero
verso Milano, ma sapendo che un esercito imperiale stava scendendo dalla Svizzera, furono costretti ad abbandonare
la Lombardia; i francesi decisero di portare il cardinale de' Medici in Francia come ostaggio, ma il cardinale durante
l'attraversamento del fiume Po, riusc a fuggire, riparando a Ravenna.
Giulio II si rese conto che per ostacolare i francesi in Italia doveva ostacolare uno dei loro principali alleati, cio la
repubblica di Firenze, e quindi favorire l'ascesa dei Medici, che erano stati costretti a fuggire dalla citt dopo la
morte di Lorenzo il Magnifico. Da qui la consegna di alcune truppe al comando del Cardona al cardinale de' Medici.
Entrarono in Toscana ed assediarono la citt di Prato. Alla sua capitolazione segu una tragica devastazione durata 21
giorni (episodio tragicamente noto come: "Il sacco di Prato"). Temendo che al sacco di Prato potesse seguire il sacco
di Firenze il governo fiorentino passo' senza spargimento di sangue alla fazione medicea e cosi i Medici poterono
rientrare in Firenze riprendendone il controllo 14 settembre 1512, pur mantenendone le istituzioni repubblicane.
Giovanni e il fratello Giuliano si prodigarono per sedare le tensioni e gli odi e tentare di rappacificare le fazioni. Ma
in citt lo spirito repubblicano era ancora molto forte e fu scoperto un complotto contro i Medici proprio nel
momento in cui giungeva la notizia da Roma della morte di papa Giulio II, avvenuta il 23 febbraio 1513. Il cardinale,
che non aveva grandi rivali, si port subito a Roma per il conclave che inizi il 9 marzo. Grazie all'abile segretario
Bernardo Dovizi da Bibbiena, che riusc a convincere molti cardinali elettori sulla opportunit di un papa mediceo
dallo spirito conciliante e che probabilmente non avendo buona salute sarebbe durato poco,[1] il 9 marzo veniva
eletto papa. Non essendo che diacono, fu prima ordinato sacerdote e vescovo il 13 marzo 1513 e poi incoronato in
modo solenne come mai s'era visto a RomaWikipedia:Uso delle fonti il 19 marzo.[1]

Composizione del conclave del 4 - 9 marzo 1513


Al conclave del 4-9 marzo 1513 parteciparono:[5]
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.

Raffaele Riario Sansoni, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
Domenico Grimani, vescovo di Porto e Santa Rufina, sottodecano del Sacro Collegio
Jaime Serra y Cau, vescovo di Albano
Marco Vigerio della Rovere, vescovo di Palestrina
Francesco Soderini, vescovo di Sabina
Giovanni de' Medici (eletto Papa Leone X)
Alessandro Farnese
Luigi d'Aragona, amministratore diocesano di Aversa e Capaccio
Tams Bakcz, arcivescovo di Strigonio e patriarca titolare di Costantinopoli

10. Marco Cornaro


11. Francisco de Remolins

223

Papa Leone X

224

12. Niccol Fieschi


13. Adriano Castellesi, vescovo di Hereford e amministratore diocesano di Bath e di Wells
14. Robert Guib, amministratore diocesano di Albi e di Vannes
15. Leonardo Grosso della Rovere, vescovo di Agen e Gran penitenziere di Santa Romana Chiesa
16. Carlo Domenico del Carretto, arcivescovo di Tours
17. Sigismondo Gonzaga
18. Sisto Gara della Rovere, vescovo di Padova, amministratore diocesano di Benevento e Lucca, Vicecancelliere di
Santa Romana Chiesa
19. Christopher Bainbridge, arcivescovo di York
20. Antonio Maria Ciocchi del Monte, amministratore diocesano di Pavia
21. Pietro Accolti, vescovo di Ancona
22. Achille Grassi, vescovo di Bologna
23. Matteo Schiner, vescovo di Sion
24. Bandinello Sauli, vescovo di Gerace
25. Alfonso Petrucci, vescovo di Massa Marittima

Pontificato
Questo papa, raffinato e colto umanista in
un'Europa che si stava avviando al
fanatismo religioso e alle guerre di
religione,
provocate
dalla
Riforma
protestante e dalla Controriforma, stato
spesso criticato per le caratteristiche
mondane del suo pontificato e per la
mancanza di zelo riformista. Erasmo da
Rotterdam gli dedic la sua edizione critica
del Nuovo Testamento greco.
In Deputazione toscana di storia patria
(1859) si dice che il filosofo Marsilio Ficino
(1433-1499), che praticava l'astrologia, gli
abbia predetto il Papato quando lui era solo
un giovinetto.

Baccio Bandinelli, Leone X, Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze

Di lui gli avversari raccontano che quando divenne papa, a soli trentasette anni, l'11 marzo 1513, abbia detto a suo
cugino Giulio: Poich Dio ci ha dato il Papato, godiamocelo.[6] Si racconta viaggiasse attraverso Roma alla testa di
una stravagante parata, in cui sarebbero apparsi pantere, giullari ed un elefante bianco. Avrebbe fatto servire cene
con sessantacinque portate.Wikipedia:Uso delle fonti
Divulg la bolla Inter Sollicitudines, durante il concilio Lateranense V, che proibiva di stampare libri non approvati
dal clero. La pena per chi avesse pubblicato libri non autorizzati era la scomunica, il rogo pubblico dei libri stampati,
una multa di cento ducati e il divieto di stampare per un anno. Qualora si reiterasse nella stampa libri non autorizzati,
erano previste pene pi severe[7][8].

Papa Leone X

Gli obiettivi
Fondamentalmente i suoi obiettivi che emersero gi all'inizio del suo pontificato erano tre:
raggiungere la pace con gli Stati stranieri evitando guerre,
modernizzare lo Stato Pontificio,
difendere gli interessi della sua famiglia medicea a Firenze.
Tra i primi atti vi fu la riapertura del V concilio lateranense (27 aprile 1513, apertura della sesta sessione), gi
iniziato dal suo predecessore, risanando i contrasti che avrebbero portato ad uno scisma. Inoltre richiese con un
libello la liturgia in volgare e la traduzione della Bibbia (confutato poi dal Concilio di Trento che riconferm il
latino). La difesa degli interessi fiorentini nella politica internazionale fu al centro della sua azione fin dall'inizio del
pontificato; nel settembre del 1513, ad esempio, risolse in favore della sua patria un arbitrato con il quale assegn
proprio a Firenze il dominio su Pietrasanta, citt fino a quel momento parte della Repubblica di
Lucca.Wikipedia:Uso delle fonti Il 18 settembre 1520 eresse la diocesi di Sansepolcro, scorporandone il territorio,
per la maggior parte, da quella di Citt di Castello, dal momento che questa si trovava fuori dello stato fiorentino.

La riconciliazione dopo il Concilio di Pisa


Nell'aprile del 1513 aveva rinnovato la Lega Santa antifrancese, stipulata da Giulio II e nel giugno 1513 a Novara gli
Svizzeri, guidati da Massimiliano Sforza, inflissero una pesante sconfitta ai francesi, conquistando il ducato di
Milano. Questo favor il ritorno di molti cardinali filofrancesi all'obbedienza pontificia. I cardinali Carvajal e
Sanseverino fecero atto di sottomissione e dopo di loro quasi tutti i cardinali dissidenti.
La sua tendenza alla conciliazione emerse subito appena eletto. Concesse il perdono ai cardinali che avevano aderito
al "conciliabolo di Pisa" dove si era tentato di eleggere un antipapa; perdon Pompeo Colonna che aveva tentato di
provocare un'insurrezione popolare per stabilire una repubblica a Roma; perdon i congiurati Boscoli e Capponi che
avevano complottato contro di lui a Firenze, salvando la vita a Niccol Machiavelli.

L'ondivaga politica delle alleanze


In campo politico non ebbe una posizione ferma poich in base all'opportunit si schier dapprima contro la Francia,
divenendone successivamente alleato, per poi passare apertamente contro l'Impero. All'interno riprese le abitudini
nepotiste, cre Cardinale il cugino Giuliano che in futuro sar Papa Clemente VII ed il nipote Innocenzo Cybo.
Nel gennaio del 1515 moriva il re francese Luigi XII, al quale successe Francesco I, uomo molto ambizioso, che
avendo antenati tra la nobile famiglia dei Visconti, avanzava ancora pi energicamente pretese di possesso del
ducato milanese. Gi a febbraio il papa si attiv per stipulare un'altra Lega Santa anti-francese che comprendeva:
l'Imperatore, Milano, Genova e gli Svizzeri, mentre Venezia era alleata con la Francia. Tale patto per non fu
ratificato perch non tutti erano d'accordo sul fatto che Parma e Piacenza dovessero passare allo Stato Pontificio.
Francesco I marci verso Milano nel settembre del 1515 e non trov grande resistenza. Il 13 e 14 settembre, nella
battaglia di Marignano i francesi vinsero definitivamente le difese della Lega.
Finita malamente la battaglia di Marignano, Leone X decise di punire il mancato appoggio promesso dalla citt di
Urbino governata da Francesco Maria I Della Rovere, il quale aveva ospitato la sua famiglia alla cacciata da Firenze.
Questo non attenu la decisione di spodestare Della Rovere da Urbino e mettervi un membro della famiglia Medici,
cio Lorenzo suo nipote, gi Signore di Firenze.

225

Papa Leone X

226

Il concordato di Bologna
Per approfondire, vedi Concordato di Bologna.

Leone X, nonostante che i suoi alleati fossero contrari, intraprese, subito dopo la battaglia di Marignano, trattative
con i francesi, che ebbero luogo a Bologna nel dicembre dello stesso anno. Qui, il 18 agosto 1516, egli firm con il
rappresentante del re di Francia, Antonio Duprat, futuro vescovo e cardinale, il Concordato di Bologna, con il quale
rinunciava ai territori di Parma e Piacenza, ma otteneva la revoca ufficiale, da parte del Sovrano francese, della
Prammatica Sanzione di Bourges. Il Concordato fu ratificato successivamente dal Concilio Lateranense V.[9] Il
compromesso insito nel concordato port al riconoscimento della Chiesa gallicana nella Chiesa cattolica, anche se
attenuato rispetto a quanto era stato deciso con la Prammatica Sanzione di Bourges, conferendo tuttavia ai Re di
Francia un potere sulla Chiesa francese, del quale nessun altro Sovrano Cattolico disponeva nel proprio regno, ed
aprendo, fra l'altro, le porte all'introduzione nel regno di Francia del deprecato regime delle commende. Il concordato
di Bologna rimarr in vigore praticamente fino alla soppressione dell'autorit della Chiesa in Francia operata dalla
Rivoluzione Francese.

La congiura
Il Cardinale Alfonso Petrucci, fratello di quel Borghese Petrucci che era stato estromesso nel 1516 dal potere in
Siena da parte del cugino Raffaele Petrucci, Vescovo di Grosseto, ord una congiura per assassinare Papa Leone X
mediante avvelenamento. Per ottenere questo scopo corruppe il medico personale del Papa, Battista da Vercelli, ma
la congiura fu scoperta grazie all'intercettamento di una lettera di Alfonso al suo segretario Antonio de Nini. Il
Cardinale, arrestato e tradotto a Roma, fu giustiziato in Castel Sant'Angelo per strangolamento il 16 luglio 1517,
mentre il suo Segretario e il Medico del Papa furono condannati a morte per squartamento.[10] Altri quattro cardinali
risultarono coinvolti nella congiura, Raffaele Riario, Bandinello Sauli, Francesco Soderini e Adriano Castellesi, che
se la cavarono con il pagamento di una multa.

La questione delle indulgenze


A corto di fondi per le guerre contro la Francia e i grandi lavori edilizi
in corso a Roma, Leone fece un accordo con l'arcivescovo Alberto di
Hohenzollern in Germania, che avrebbe aiutato a proseguire l'opera di
completamento della basilica di San Pietro a Roma. Egli accett da
Alberto la somma di 10.000 ducati in cambio dell'arcivescovado di
Magonza. Affinch Alberto potesse restituire la somma alla casa
finanziaria di Jakob Fugger, da cui aveva ottenuto il prestito, il 31
marzo 1515 il papa con la bolla Sacrosancti Salvatoris et Redemptoris
gli diede il privilegio di dispensare un'indulgenza nei suoi territori per
un periodo di sei anni. Met del denaro ricevuto sarebbe stato versato
al Papa per il finanziamento della fabbrica di San Pietro allora in
costruzione, e l'altra met a Fugger come restituzione del
prestito.Wikipedia:Uso delle fonti Il 18 settembre 1520 - reiterando un
provvedimento gi emanato il 23 settembre 1515 ma rimasto lettera
morta - eresse la diocesi di Sansepolcro, sottraendo cos alla diocesi di
Citt di Castello i territori del dominio fiorentino, ormai egemonizzato
dalla famiglia Medici.

Raffaello, Ritratto di papa Leone X con i


cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi,
1518-1519, Firenze, Galleria degli Uffizi

Papa Leone X
Martin Lutero critic Leone X per la vendita di indulgenze e la predicazione grossolana del frate domenicano Johann
Tetzel, sottocommissario per la predicazione delle indulgenze dell'arcidiocesi di Magonza. Il 31 ottobre 1517 Lutero
affisse le sue 95 tesi sulle indulgenze sul portone della chiesa di Wittenberg e la riforma protestante, con il suo furore
religioso, fu il peggior colpo allo splendore umanistico della Corte papale del Rinascimento, di cui Leone fu uno dei
maggiori esponenti.
Il 15 giugno 1520 Leone X pubblic la bolla Exsurge Domine con la quale vennero condannate alcune delle tesi di
Lutero e con la quale minacci di scomunica Lutero se non avesse ritrattato entro 60 giorni le sue posizioni. Lutero
ignor la bolla e successivamente la bruci nella piazza di Wittenberg. Il 3 gennaio 1521 papa Leone X scomunic
Martin Lutero con la bolla Decet Romanum Pontificem.

Il decesso
Il 1 dicembre dello stesso anno in cui aveva scomunicato Lutero, Leone moriva e fu seppellito nella basilica di
Santa Maria sopra Minerva. Il suo decesso, avvenuto quando aveva soli 46 anni di et, diede luogo a numerose
dicerie e sospetti di avvelenamento, tanto che fu persino arrestato per breve tempo il suo coppiere, ma non si venne a
capo di nulla in proposito.[11]

Concistori tenuti da papa Leone X per la creazione di nuovi cardinali


Concistoro del 23 settembre 1513 (I)
1.
2.
3.
4.

Lorenzo Pucci, vescovo di Melfi ( 1531)


Giulio de' Medici, cugino di Sua Santit, arcivescovo di Firenze (poi eletto Papa CLEMENTE VII nel 1523)
Bernardo Dovizi da Bibbiena, tesoriere di Sua Santit ( 1520)
Innocenzo Cibo, nipote di Sua Santit, protonotario apostolico ( 1550)

Concistoro del 10 settembre 1515 (II)


1. Thomas Wolsey, arcivescovo di York ( 1530)

Concistoro del 14 dicembre 1515 (III)


1. Adrien Gouffier de Boissy, vescovo di Coutances ( 1523)

Concistoro del 1 aprile 1517 (IV)


1. Antoine Bohier du Prat, arcivescovo di Bourges ( 1519)
2. Guillaume de Croy, vescovo di Cambrai ( 1521)

Concistoro del 1 luglio 1517 (V)


1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.

Francesco Conti, vescovo eletto di Conza ( 1521)


Giovanni Piccolomini, arcivescovo di Siena ( 1537)
Giovanni Domenico De Cupis, vescovo eletto di Trani ( 1553)
Niccol Pandolfini, vescovo di Pistoia ( 1518)
Raffaello Petrucci, vescovo di Grosseto ( 1522)
Andrea della Valle, vescovo di Mileto ( 1534)
Bonifacio Ferrero, vescovo di Ivrea ( 1543)
Giovanni Battista Pallavicino, vescovo di Cavaillon ( 1524)

9. Scaramuccia Trivulzio, vescovo di Como ( 1527)


10. Pompeo Colonna, vescovo di Rieti ( 1532)

227

Papa Leone X

228

11. Domenico Giacobazzi, vescovo di Nocera dei Pagani ( 1528)


12. Louis II de Bourbon-Vendme, vescovo di Laon ( 1557)
13. Lorenzo Campeggio, vescovo eletto di Feltre ( 1539)
14. Ferdinando Ponzetti, vescovo di Molfetta ( 1527)
15. Luigi de' Rossi, cugino di Sua Santit, protonotario apostolico ( 1519)
16. Silvio Passerini, protonotario apostolico, datario di Sua Santit e amministratore diocesano di Cortona ( 1529)
17. Francesco Armellini Pantalassi de' Medici, protonotario apostolico e chierico della Camera Apostolica ( 1527)
18. Adriaan Florenszoon Dedel, vescovo di Tortosa e governatore di Castiglia e Len (poi eletto papa Adriano VI
nel 1522)
19. Tommaso De Vio, Superiore generale dell'Ordine dei Predicatori ( 1534)
20. Egidio da Viterbo, Superiore generale dell'Ordine degli Agostiniani ( 1532)
21. Cristoforo Numai da Forl, Confessore alla Corte di Francesco I di Francia, Superiore generale dell'Ordine dei
Frati Minori Osservanti ( 1528)
22. Guilln-Ramn de Vich y de Vallterra, protonotario apostolico ( 1525)
23. Franciotto Orsini ( 1534)
24. Paolo Emilio Cesi, protonotario apostolico ( 1537)
25. Alessandro Cesarini seniore, protonotario apostolico ( 1542)
26.
27.
28.
29.
30.
31.

Giovanni Salviati, protonotario apostolico ( 1553)


Niccol Ridolfi, protonotario apostolico ( 1550)
Ercole Rangone, protonotario apostolico ( 1527)
Agostino Trivulzio, protonotario apostolico ( 1548)
Francesco Pisani, protonotario apostolico ( 1570)
Alfonso d'Aviz, protonotario apostolico ( 1540)

Concistoro del 24 marzo 1518 (VI)


1. Albrecht von Brandenburg, arcivescovo di Magdeburgo e Magonza ( 1545)

Concistoro del 28 maggio 1518 (VII)


1. Jean de Lorraine, vescovo di Metz ( 1550)

Concistoro del 9 agosto 1520 (VIII)


1. Eberhard von der Mark, vescovo di Chartres ( 1538)

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Cardinale Guillaume d'Estouteville, O.S.B


Papa Sisto IV, O.F.M. Conv.
Papa Giulio II
Cardinale Raffaele Sansone Riario
Papa Leone X

Papa Leone X

229

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Claudio Rendina, I Papi, p. 612
[2] Biografia (http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas/ bios1489. htm#Medici) sul sito Cardinals (http:/ / www2. fiu. edu/ ~mirandas) di Salvador
Miranda
[3] http:/ / www. fordham. edu/ halsall/ source/ lorenzomed1. html
[4] http:/ / it. wikipedia. org/ w/ index. php?title=Medici& action=edit
[6] Claudio Rendina, I papi, p. 614
[8] Consultabile integralmente in inglese su Intratex.com (http:/ / www. intratext. com/ IXT/ ENG0067/ _PG. HTM)
[9] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 624
[10] Claudio Rendina, I papi, p. 613.
[11] Claudio Rendina, I papi, p. 618

Bibliografia
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL),
ISBN 88-384-1326-6 (pp.623 625)
Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990 (pp.612618)

Voci correlate
Antemurale Christianitatis
Lettera di Raffaello d'Urbino a Leone X

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Leone X


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Leone X (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Leo_X?uselang=it)

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Concistori dei Leone X (http://www.fiu.edu/~mirandas/
consistories-xvi.htm#LeoX).URL consultato in data 9 novembre 2010.
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church - Cardinali nominati da Leone X (http://www.fiu.edu/
~mirandas/bios1517-ii.htm).URL consultato in data 16 giugno 2010.
Cardinali nominati da Papa Leone X (http://www.araldicavaticana.com/creati da leone_x_1513__1521.htm)

Papa Leone X

230

Successioni
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Giulio II

9 marzo 1513 - 1 dicembre 1521

Papa Adriano VI

Predecessore

Abate Commendatario dell'Abbazia di Font-Douce

Successore

1483 - 1513

Predecessore

Abate Commendatario dell'Abbazia di La Chaise-Dieu

Successore

1483 - 1491

Predecessore

Abate Commendatario di Morimondo

Successore

Battista Maletta

1483 - 1501

Federico Sanseverino

Predecessore

Abate Commendatario dell'Abbazia di Passignano

Successore

1484 - 1513

Predecessore

Abate Commendatario di Montecassino

Successore

Giovanni d'Aragona

1487 - 1513

Eusebio Fontana

Predecessore

Abate Commendatario dell'Abbazia di Coltibuono

Successore

1488 - 1513

Predecessore

Abate Commendatario dei Santi Giusto e Clemente di Volterra

Successore

1489 - 1513

Predecessore

Cardinale diacono di Santa Maria in Domnica

Successore

Giovanni Battista Orsini

1492-1513

Giulio de Medici

Predecessore

Abate Commendatario del Monastero di Calvello

Successore

1501 - 1513

Predecessore

Abate Commendatario del Monastero di San Felice in Piazza di Firenze

Successore

1502 - 1513

Predecessore

Cardinale protodiacono

Successore

Raffaele Sansone Riario

1508-1513

Federico Sanseverino

Papa Leone X

231

Predecessore

Vescovo di Amalfi
Amministratore apostolico

Successore

Robert Guib

1510 - 1513

Antonio Balestrieri
Vescovo

Predecessore

Signore di Firenze

Successore

Pier Soderini
Gonfaloniere a vita

1512-1513

Giuliano Duca di Nemours

Controllo di autorit VIAF: 59076958 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 59076958) LCCN: n50080601 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n50080601)
Portale Biografie
Portale Medici

Portale Cattolicesimo
Portale Rinascimento

Papa Adriano VI
Papa Adriano VI

218 papa della Chiesa cattolica

Elezione

9 gennaio 1522

Insediamento

31 agosto 1522

Fine pontificato 14 settembre 1523


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Leone X
papa Clemente VII
Adriaan Florenszoon Boeyens d'Edel

Nascita

Utrecht, 2 marzo 1459

Morte

Roma, 14 settembre 1523

Sepoltura

Chiesa di Santa Maria dell'Anima

Papa Adriano VI

232

Adriano VI, nato Adriaan Florenszoon Boeyens d'Edel (Utrecht, 2 marzo 1459 Roma, 14 settembre 1523), fu il
218 papa della Chiesa cattolica e il 126 sovrano dello Stato Pontificio dal 1522 alla morte.

Biografia
Nacque a Utrecht[1], figlio di Florens, un ebanista, e Gertrude, e studi presso i Fratelli della vita comune, a Zwolle o
a Deventer.
Il doppio cognome di Adriaan, Boyens d'Edel o Boyens Dedel, deriva dal nome proprio del nonno paterno, Boyens
d'Edel, che divenne cognome patronimico del padre, Florens Boyenszoon, e dal cognome del bisnonno, Jan Edel, che
divenne de Edel quando pass al figlio Boyens d'Edel, poi Dedel quando pass al nipote Florens Boyenszoon Dedel,
diventando il doppio cognome Boyens Dedel di Adriaan e degli altri discendenti.
A Lovanio studi filosofia, teologia e diritto canonico, diventando dottore in teologia nel 1491, diacono di San Pietro
e vice-cancelliere dell'universit. Fu vicinissimo alla Devotio moderna.
Nel 1507 venne nominato tutore del futuro imperatore Carlo V, che all'epoca aveva solo sette anni. Venne inviato in
Spagna nel 1515 in missione diplomatica; Carlo gli assicur la successione alla sede di Tortosa, e il 14 novembre
1516 lo nomin inquisitore generale d'Aragona.
Mentre Carlo era minorenne, Adriano venne associato con il cardinale Jimenes nel governare la Spagna. Dopo la
morte di quest'ultimo, Adriano venne nominato, il 14 marzo 1518, Generale delle inquisizioni riunite di Castiglia e
Aragona, ruolo nel quale ag fino alla partenza da Tarragona alla volta di Roma, il 4 agosto 1522: egli fu, comunque,
troppo debole e confidente per gestire gli abusi che Jimenes era invece stato in grado di controllare.
Quando Carlo part per i Paesi Bassi, nel 1520, rese Adriano reggente di Spagna: e come tale dovette affrontare una
grave rivolta. Nel 1517 papa Leone X lo aveva nominato cardinale presbitero del titolo di Santi Giovanni e Paolo.

Composizione del conclave del 27 dicembre 1521 - 9 gennaio 1522


Per approfondire, vedi Conclave del 1521-1522.

1. Bernardino Lpez de Carvajal, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
2. Domenico Grimani, vescovo di Porto e Santa Rufina, Sottodecano del Sacro Collegio
3. Francesco Soderini, vescovo di Palestrina
4. Alessandro Farnese sr., vescovo di Frascati
5. Niccol Fieschi, vescovo di Sabina
6. Antonio Maria Ciocchi del Monte, vescovo di Albano
7. Marco Cornaro, amministratore apostolico di Verona
8. Sigismondo Gonzaga
9. Pietro Accolti, amministratore apostolico di Arras
10. Achille Grassi, vescovo di Bologna
11. Matthus Schiner, vescovo di Sion e amministratore apostolico di Catania
12. Lorenzo Pucci, vescovo di Melfi
13. Giulio de' Medici, arcivescovo di Firenze e amministratore apostolico di Worcester, Narbona ed Eger
14. Innocenzo Cibo, amministratore apostolico di Torino e Marsiglia
15. Giovanni Piccolomini, arcivescovo di Siena
16. Giovanni Domenico De Cupis, amministratore apostolico di Trani
17. Raffaele Petrucci, vescovo di Grosseto e Sovana
18. Andrea della Valle, vescovo di Mileto e amministratore apostolico di Gallipoli
19. Bonifacio Ferrero

Papa Adriano VI
20.
21.
22.
23.
24.
25.
26.
27.
28.
29.
30.
31.
32.
33.
34.
35.
36.

Giovanni Battista Pallavicino, vescovo di Cavaillon


Scaramuccia Trivulzio, amministratore apostolico di Piacenza
Pompeo Colonna, amministratore apostolico di Potenza
Domenico Giacobazzi, amministratore apostolico di Cassano
Lorenzo Campeggio
Ferdinando Ponzetti
Silvio Passerini
Francesco Armellini Pantalassi de' Medici
Tommaso De Vio, vescovo di Gaeta
Egidio da Viterbo
Cristoforo Numai, amministratore apostolico di Alatri
Guilln-Ramn de Vich y de Vallterra, vescovo di Barcellona e amministratore apostolico di Cefal
Franciotto Orsini, amministratore apostolico di Boiano
Paolo Emilio Cesi
Alessandro Cesarini sr., amministratore apostolico di Pamplona
Giovanni Salviati, amministratore apostolico di Ferrara
Nicol Ridolfi, amministratore apostolico di Orvieto

37. Ercole Rangoni, vescovo di Modena


38. Agostino Trivulzio
39. Francesco Pisani

Il pontificato
Il 9 gennaio 1522 fu eletto papa praticamente
all'unanimit. Incoronato a San Pietro il 31 agosto,
all'et di sessantatr anni, si avvi sul cammino
solitario del riformatore. Il suo programma era quello
di attaccare uno alla volta tutti i pi noti abusi; ma nel
suo tentativo di migliorare il sistema di concessione
delle indulgenze, venne ostacolato dai suoi cardinali; e
ridurre il numero delle dispense matrimoniali era
impossibile, perch le entrate erano state incamerate
con anni di anticipo da Leone X.
Gli italiani videro in lui un pedante professore
straniero, cieco di fronte alla bellezza dell'antichit
classica, che riduceva molto gli stipendi dei grandi
artisti. Musicisti come Carpentras, il compositore e
cantore da Avignone che era maestro di cappella sotto
Leone X, lasciarono Roma in quel periodo, a causa
dell'indifferenza di Adriano, se non all'aperta ostilit,
nei confronti dell'arte. Gli standard musicali al
Vaticano declinarono significativamente durante il suo
La casa natale di papa Adriano VI ad Utrecht.
pontificato. Perfino la volta della Cappella Sistina
dipinta da Michelangelo Buonarroti rischi di andare
distrutta per la sua ostilit nei confronti dell'arte. Anche come uomo di pace tra i principi cristiani, che sperava di
unire in una guerra protettiva contro l'Impero Ottomano, fu un fallimento: nell'agosto 1523 fu apertamente costretto
ad allearsi con Sacro Romano Impero, Inghilterra, Repubblica di Venezia, ecc., contro la Francia; nel frattempo, nel

233

Papa Adriano VI

234

dicembre del 1522, il sultano Solimano il Magnifico aveva conquistato Rodi.


Nella gestione delle prime fasi della rivolta protestante in
Germania, Adriano non riconobbe completamente la gravit della
situazione. Durante una dieta che si tenne nel dicembre 1522 a
Norimberga, venne rappresentato dal Chieregati, le cui istruzioni
contenevano la franca ammissione che il disordine della Chiesa
scaturiva dalla Curia stessa, e che proprio da l la riforma doveva
iniziare. Comunque, l'ex professore ed inquisitore generale, era
fermamente opposto a cambiamenti nella dottrina, e richiese che
Martin Lutero venisse punito per eresia.
Dichiar, in una delle sue opere, che il papa sia fallibile, anche in
materia di fede; opera che fu ristampata, con la sua autorizzazione,
dopo la sua elezione al soglio pontificio. Contiene anche
l'affermazione che diversi papi abbracciarono e insegnarono
dottrine eretiche[2]. Quest'opera ha attratto delle attenzioni: i
cattolici sostengono che si tratta solo di un'opinione personale, non
di un'affermazione ex cathedra, e quindi non in conflitto con il
dogma dell'infallibilit papale; altri sostengono che il concetto di
"ex cathedra" venne inventato solo nel XIX secolo. Adriano mor
il 14 settembre 1523, alla fine di un pontificato troppo breve per
essere efficace.

La tomba di Adriano VI, in Santa Maria dell'Anima a


Roma, progettata da Baldassarre Peruzzi

Adriano VI fu l'ultimo papa non italiano fino all'elezione di papa Giovanni Paolo II nel 1978 e fu l'ultimo papa
proveniente dal Sacro Romano Impero, nonch unico papa di origine olandese.
Gran parte dei documenti ufficiali di Adriano VI scomparvero poco dopo la sua morte. Adriano pubblic
Quaestiones in quartum sententiarum praesertim circa sacramenta (Parigi, 1512, 1516, 1518, 1537; Roma, 1522), e
Quaestiones quodlibeticae XII. (I ed., Lovanio, 1515).

Concistori tenuti da papa Adriano VI per la creazione di nuovi cardinali


Concistoro del 10 settembre 1523
Willem van Enckenvoirt, vescovo di Tortosa (m. 1534)

Collegamenti esterni
http://www.fiu.edu/~mirandas/consistories-xvi.htm#AdrianVI

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Vescovo Adriaan Appelkern


Vescovo Diego de Ribera
Papa Adriano VI

Papa Adriano VI

235

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Da Historia della Riviera di Salo' di Bongiani Grattarolo 1599 (edizioni Ateneo di Sal, maggio 1978) viene indicato quale luogo di nascita
Renzano, frazione di Sal, sul Lago di Garda. A Renzano resta a testimonianza l'incisione latina sul portale della chiesa dell'epoca dedicata a
San Nazaro. Secondo tale leggenda tramandata da alcuni storici dell'epoca fu un certo Luigi Rampini, famiglia il cui stemma appare simile a
quello papale, che, dotato di notevoli capacit intellettive prosegu i suoi studi seguendo un percorso che lo port in Olanda e proprio a
Utrecht. Il testo completo visibile sul sito 'Archivi del Garda' in file .pdf (http:/ / www. archividelgarda. it/ index. php?page=studi-e-ricerche)
la parte specifica in numerazione originale da p. 81 a p. 83.

Bibliografia
(DE) Karl Mittermaier, Die deutschen Ppste. Benedikt XVI. und seine deutschen Vorgnger, 2006

Voci correlate
Carlo V e i Papi

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Adriano VI


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Adriano VI (http://commons.wikimedia.org/wiki/Hadrianus_VI?uselang=it)

Collegamenti esterni
Cardinali nominati da Papa Adriano VI (http://www.araldicavaticana.com/creati da adriano_vi 1522.htm)
Dizionario biografico Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/papa-adriano-vi_(Dizionario-Biografico)/
)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Leone X

9 gennaio 1522 - 14 settembre 1523

Papa Clemente VII

Predecessore

Vescovo di Tortosa

Successore

Luis Mercader Escolano

1516 - 1522

Willem Enckenwoirt

Predecessore

Inquisitore generale di Aragona

Successore

Luis Mercader

1516 - 1522

Alfonso Manrique de Lara

Predecessore

Cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo

Successore

Francesco de Remolins

1517 - 1522

Willem Enckenwoirt

Predecessore

Inquisitore generale di Castiglia

Successore

Francisco Jimnez de Cisneros

1518 - 1522

Alfonso Manrique de Lara

Papa Adriano VI

236

Controllo di autorit VIAF: 76430137 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 76430137) LCCN: n80020628 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n80020628)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Rinascimento

Papa Clemente VII


Papa Clemente VII

Clemente VII ritratto da Sebastiano del Piombo


219 papa della Chiesa cattolica

Elezione

19 novembre 1523

Insediamento

26 novembre 1523

Fine pontificato 25 settembre 1534


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Adriano VI
papa Paolo III
Giulio di Giuliano de' Medici

Nascita

Firenze, 26 maggio 1478

Morte

Roma, 25 settembre 1534

Sepoltura

Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Clemente VII, nato Giulio di Giuliano de' Medici (Firenze, 26 maggio 1478 Roma, 25 settembre 1534),
esponente della famiglia fiorentina dei Medici, fu il 219 papa della Chiesa cattolica e il 127 sovrano dello Stato
Pontificio dal 1523 alla morte.

Papa Clemente VII

237

Giovinezza

Una targa in un edificio di Borgo Pinti a Firenze che


ricorda la nascita di Giulio (la data di nascita inesatta)

Giulio era figlio naturale, poi legittimato di Giuliano de' Medici,


ucciso nella Congiura dei Pazzi un mese prima della sua nascita, e
di una certa Fioretta, forse figlia di Antonio Gorini. Da giovane fu
affidato, dallo zio Lorenzo il Magnifico, alle cure di Antonio da
Sangallo. Dopo poco tempo, per, lo zio lo prese direttamente
sotto la sua protezione. Nel 1488 riusc a convincere Ferdinando I
d'Aragona a concedergli il priorato di Capua dellOrdine di San
Giovanni di Gerusalemme, beneficio prestigioso e molto
remunerativo.

Nel 1495, a causa delle sollevazioni popolari contro il cugino Piero, scapp da Firenze per rifugiarsi prima a
Bologna, poi a Pitigliano, Citt di Castello e Roma, dove visse per molto tempo ospite del cugino cardinale
Giovanni, il futuro papa Leone X.

Papa Clemente VII

238

Arcivescovo di Firenze
Signoria di Firenze
De' Medici

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Lorenzo, duca di Urbino
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Alessandro, duca di Firenze
Modifica

[4]

Il 9 maggio 1513 fu eletto arcivescovo di Firenze dal cugino papa Leone X, che aveva ripreso la citt sconfiggendo
le truppe francesi alleate dei repubblicani fiorentini, e il 14 agosto dello stesso anno Giulio fece il suo ingresso a
Firenze. Alla morte del cugino Lorenzo duca di Urbino divenne anche signore della citt. Sia come arcivescovo che
come governatore si dimostr un abile uomo di governo. Pur ricevendo spesso incarichi e missioni diplomatiche per
conto del Papa non trascur mai la sua arcidiocesi e con la collaborazione del suo vicario generale Pietro Andrea
Gammaro volle conoscere, attraverso i singoli inventari, la situazione di tutte le chiese sotto la sua giurisdizione. Nel
1517 tenne un sinodo di tutto il clero. Da cardinale diacono nel frattempo fu dichiarato cardinale prete con il titolo di
San Clemente (26 giugno 1513) e poi di San Lorenzo in Damaso.
Svent una congiura tramata contro di lui e fu inflessibile contro i suoi nemici (1522).

Papa Clemente VII

239

I pontificati di Leone X e di Adriano VI


Nel 1513, con lelezione di Leone X, Giulio ebbe la concessione
dellarcidiocesi di Firenze e, il 29 settembre dello stesso anno,
dopo una serie di procedure e dispense per superare lo scoglio
della sua nascita illegittima, fu creato cardinale. Dopo questa
nomina inizi la sua ascesa, caratterizzata da una grande ricchezza
di benefici ecclesiastici e da un ruolo molto delicato all'interno
della politica pontificia. Tra le sue azioni da ricordare il tentativo
di costituire unalleanza con l'Inghilterra per aiutare Leone X a
contrastare le mire egemoniche di Francia e Spagna; per questo
motivo fu nominato cardinale protettore d'Inghilterra. La
caratteristica principale della politica di questo periodo fu la
ricerca di un equilibrio tra i principi cristiani e lindizione del
Concilio Lateranense V (1512-1517), durante il quale Giulio si
interess di lotta contro le eresie.
Il 9 marzo 1517 fu nominato Vicecancelliere di Santa Romana
Chiesa, incarico che gli diede modo di mettere alla prova le sue
Il cardinale Giulio de' Medici (a sinistra) con Leone X
(al centro) e il cardinale Luigi de' Rossi (a destra).
qualit diplomatiche, mostrando un contegno serio e
apparentemente illibato in confronto a quello mondano e dissoluto
del cugino. Mentre cercava di organizzare una crociata contro i turchi, che Leone X reputava assolutamente
necessaria, dovette risolvere due problemi: la protesta luterana, e la successione dell'Impero che, dopo Massimiliano
I, tocc al nipote Carlo, gi re di Napoli. Nel corso del 1521 la situazione di Firenze (di cui era Governatore
cittadino) lo fece allontanare abbastanza spesso da Roma, ma l'improvvisa morte del papa, avvenuta nello stesso
anno, lo costrinse a tornare a Roma per partecipare al conclave. Fu eletto Adriano VI, di cui aveva sostenuto la
candidatura per ottenere lappoggio di Carlo V. Lanno successivo fu vittima di una congiura, senza conseguenze,
ordita dai repubblicani.
Il 3 agosto 1523 lopera diplomatica di Giulio giunse alla sua conclusione: venne ratificata l'alleanza tra il papato e
Carlo V. Poco dopo, nel settembre 1523 mor Adriano VI e Giulio, con lappoggio dellimperatore, dopo un conclave
lungo (50 giorni) e difficoltoso, fu eletto al soglio di Pietro. Il 19 novembre Giulio de' Medici assunse il nome di
Clemente VII.

Papa Clemente VII

I primi anni di pontificato


Lelezione del nuovo pontefice venne salutata con
entusiasmo, anche se certe aspettative si dimostrarono
mal riposte: Giulio de' Medici risult incapace di
risolvere con decisione i problemi che dovette
affrontare. Cerc di mantenere una politica di neutralit
nella contesa tra Carlo V e Francesco I di Valois per il
predominio sull'Italia e sull'Europa; Carlo V era
intenzionato a restaurare l'Impero ammodernando le
sue strutture amministrative e perseguendo una politica
espansionistica che lo portava in rotta di collisione con
il re di Francia. Nellottobre 1524, quando Francesco I
conquist Milano, il delicato apparato diplomatico
messo in piedi da Clemente VII and in crisi. Il papa,
mentre larcivescovo di Capua, Niccol Schomberg, lo
spingeva a intraprendere una politica filoimperiale,
mand a trattare il datario apostolico, il filofrancese
Gian Matteo Giberti, che dovette tornare indietro
allarrivo delle truppe imperiali in Lombardia. In quel
periodo anche la Riforma si andava espandendo sempre
pi in Germania. Nella seconda dieta di Norimberga,
del febbraio 1524, gli stati tedeschi ratificarono l'editto
di Worms come legge dell'Impero, promettendo, per,
al legato pontificio, cardinale Lorenzo Campegio, di
Clemente VII ritratto da Sebastiano del Piombo intorno al 1526,
mandarlo in esecuzione soltanto nei limiti del
Museo di Capodimonte
possibile e chiedendo un concilio nazionale che
avrebbe dovuto aver luogo a Spira nello stesso anno. Sia il papa che l'imperatore negarono tale eventualit.
Il 24 febbraio 1525 le truppe imperiali sconfissero quelle francesi a Pavia, catturando lo stesso Francesco I e
deportandolo a Madrid. Francesco venne umiliato, dovette perdonare Carlo di Borbone e reinsediarlo nelle sue terre,
fu costretto a lasciare in ostaggio i suoi due figli e fu invitato a sposare la sorella di Carlo V, Eleonora. Nel 1526 fu
costretto ad accettare la pace di Madrid, secondo la quale doveva rinunciare a Milano, a Napoli e alla Borgogna;
dopo aver firmato la pace, il 18 marzo, Francesco I fu rilasciato.

240

Papa Clemente VII

241

La Lega di Cognac

Benvenuto Cellini, medaglia di Clemente VII

Per approfondire, vedi Lega di Cognac.

Francesco I, dopo essere tornato in Francia, lamentando di essere stato costretto con la violenza ad accettare i patti, si
rifiut di ratificare il trattato di Madrid. Il 22 maggio 1526 a Cognac sur la Charente, stipul con Clemente VII,
Firenze, Venezia e Francesco Maria Sforza, una lega per scacciare gli imperiali dallItalia. I confederati si
obbligavano a mettere insieme 2.500 cavalieri, 3.000 cavalli e 30.000 fanti; Francesco I avrebbe dovuto mandare un
esercito in Lombardia e un altro in Spagna, mentre i veneziani e il pontefice avrebbero dovuto assalire il regno di
Napoli con una flotta di ventotto navi. Cacciati gli spagnoli, il papa avrebbe dovuto mettere sul trono napoletano un
principe italiano, che avrebbe dovuto pagare al re di Francia un canone annuo di 75.000 fiorini. Francesco I non
tenne mai fede ai patti e, per tutto il 1526 non partecip alle operazioni, preferendo trattare con Carlo V il riscatto dei
figli.
Queste notizie si abbatterono come fulmini su Carlo V che defin pubblicamente Francesco I uno spergiuro e
consider imperdonabile il voltafaccia del Papato, il quale nei suoi confronti aveva un debito enorme (infatti Carlo V
aveva condannato Lutero durante il processo per favorire il papa, anche se si era guadagnato l'antipatia di molti
sudditi).
Il fatto pi grave che occorse al papa fu il tradimento del cardinale Pompeo Colonna, questi, incoraggiato da Carlo V
con promesse e ricompense, nella notte tra il 19 ed il 20 settembre 1526, occup con un esercito di 8000 uomini la
porta di San Giovanni in Laterano e Trastevere, spingendosi lungo il Borgo Vecchio fino al Vaticano. Clemente VII
si rifugi a Castel Sant'Angelo lasciando che il Vaticano venisse saccheggiato dalle truppe del cardinale. Il papa,
vedendo che gli alleati non onoravano i patti, concluse una tregua di 8 mesi con limperatore, ma Carlo di Asburgo
non accett l'armistizio.
Il 31 marzo l'imperatore pass il Reno nei pressi di Bologna e si diresse verso la Toscana. Le truppe della Lega
comandate da Francesco Maria I della Rovere e dal marchese di Saluzzo si accamparono vicino a Firenze per
proteggerla dall'esercito invasore, ma questo attraverso il territorio di Arezzo e quindi di Siena si diresse verso
Roma. Lungo il tragitto Carlo di Borbone devast Acquapendente e San Lorenzo alle Grotte, occup Viterbo e
Ronciglione. Il 5 maggio gli invasori giunsero sotto le mura di Roma, che era difesa da una milizia piuttosto
raffazzonata comandata da Renzo da Ceri (Lorenzo Orsini).

Papa Clemente VII

242

Il Sacco di Roma
Per approfondire, vedi Sacco di Roma (1527).

Lassalto alle mura del Borgo inizi la mattina del 6 maggio 1527 e si concentr tra il Gianicolo e il Vaticano. Per
essere di esempio ai suoi, Carlo di Borbone, fu tra i primi ad attaccare, ma mentre saliva su una scala fu colpito a
morte da una palla d'archibugio, che sembra sia stata tirata da Benvenuto Cellini. La sua morte accrebbe l'impeto
degli assalitori, che, a prezzo di gravi perdite, riuscirono ad entrare in citt.
Durante l'assalto Clemente VII pregava nella sua cappella privata e, quando cap che la citt era perduta, si rifugi a
Castel Sant'Angelo insieme ai cardinali e gli altri prelati. Nel frattempo gli invasori trucidavano i soldati pontifici.
Lesercito imperiale era composto di circa 40.000 uomini, cos suddivisi: 6.000 spagnoli agli ordini di Carlo di
Asburgo, a cui si erano aggiunte le fanterie italiane di Fabrizio Maramaldo, di Sciarra Colonna e di Luigi Gonzaga
"Rodomonte"; molti cavalieri si erano posti sotto il comando di Ferrante I Gonzaga e del principe d'Orange Filiberto
di Chalons, che era succeduto al Borbone; inoltre si erano accodati anche molti disertori della lega, i soldati licenziati
dal papa e numerosi banditi attratti dalla speranza di rapine. A questi si aggiunsero i 14.000 lanzichenecchi
comandati da Georg von Frundsberg, mercenari bavaresi, svevi e tirolesi, tutti luterani esasperati dalla fame e dal
ritardo nei pagamenti, che consideravano il papa come l'anticristo e Roma come la Babilonia corruttrice, attratti dalla
possibilit di arricchirsi saccheggiando la citt.
Furono profanate tutte le chiese, furono rubati i tesori e furono distrutti gli arredi sacri. Le monache furono
violentate, cos come le donne che venivano strappate dalle loro case. Furono devastati tutti i palazzi dei prelati e dei
nobili, ad eccezione di quelli fedeli all'imperatore. La popolazione fu sottoposta ad ogni tipo di violenza e di
angheria. Le strade erano disseminate di cadaveri e percorse da bande di soldati ubriachi che si trascinavano dietro
donne di ogni condizione, e da saccheggiatori che trasportavano oggetti rapinati.
L8 maggio il cardinale Pompeo Colonna entr a Roma seguito da molti contadini dei suoi feudi, che si vendicarono
dei saccheggi subiti per ordine del papa saccheggiando tutte le case in cui ancora rimaneva qualcosa da rubare o da
distruggere.
Tre giorni dopo il principe d'Orange ordin che si cessasse il saccheggio; ma i lanzichenecchi non ubbidirono e
Roma continu ad essere violata finch vi rimase qualcosa di cui impossessarsi. Il giorno stesso in cui cedettero le
difese di Roma, il capitano pontificio Guido II Rangoni, si spinse fino al Ponte Salario con una schiera di cavalli e di
archibugieri, ma, vista la situazione, si ritir ad Otricoli. Francesco Maria della Rovere, che si era riunito alle truppe
del marchese di Saluzzo, si accamp a Monterosi in attesa di novit.
Il 6 giugno Clemente VII capitol, obbligandosi a versare al principe dOrange 400.000 ducati, di cui 100.000
immediatamente e il resto entro tre mesi; era inoltre pattuita la consegna di Parma, Piacenza e Modena. Clemente
VII, per evitare di ottemperare alle condizioni imposte dall'imperatore, abbandon Roma e, il 16 dicembre 1527, si
ritir ad Orvieto.

Papa Clemente VII

243

La pace con Carlo V


Carlo invi un'ambasciata presso il papa per
fare ammenda dell'episodio. E Clemente alla
fine, non ritenendolo responsabile, lo
perdon. Dopo questi accordi, intorno alla
fine del 1529, fu stipulata la Pace di
Barcellona, secondo i termini della quale, il
papa, il 24 febbraio 1530, incoron Carlo V
imperatore, come segno di riconciliazione
tra papato e impero. Carlo si impegn anche
ad aiutare il papa a restaurare i Medici a
Firenze abbattendo la repubblica fiorentina e
a concedere la Borgogna a Francesco I, che
si impegnava a disinteressarsi degli affari
italiani. Firenze fu consegnata ad
Clemente VII incorona Carlo V, Baccio Bandinelli, Salone dei Cinquecento,
Alessandro de' Medici (figlio illegittimo di
Palazzo Vecchio, Firenze
Lorenzo), che spos Margherita, figlia
naturale di Carlo V. Facendo una parentesi
su Alessandro de' Medici, molti storici sostengono ormai che la genealogia da Lorenzo Duca di Urbino fosse una
semplice copertura del fatto che egli fosse in realt figlio del papa stesso, nato nel 1511 quando egli era ancora
cardinale, da una relazione con una serva di sua zia Alfonsina Orsini, chiamata Simonetta da Collevecchio e
probabilmente di colore.
Con i problemi della riforma che infuocavano la Germania, l'imperatore si allontan da Roma e, con i turchi che
imperversavano persino sul litorale laziale, il papa si riavvicin alla Francia. Carlo V allora, con lintenzione di
rompere la nuova amicizia, propose al papa una lega di tutti gli stati italiani contro i turchi e gli propose di convocare
un concilio generale per pacificare la Germania. Clemente VII accolse di buon animo la proposta della lega, ma non
accett la proposta del concilio, temendo di procurare un'arma per i suoi avversari. Lunica cosa che fu disposto a
concedere fu un accordo segreto, consacrato con la bolla del 24 febbraio 1533, in cui il papa si impegnava a
convocare il concilio a data da destinarsi.
Nel 1532 si impadron, con un'abile manovra di copertura, della repubblica di Ancona: la costruzione a spese
pontificie di una fortezza, in posizione dominante sulla citt e sul porto, serv come cavallo di Troia per impadronirsi
del potere nottetempo e soffocare sul nascere i tentativi di riprendere la libert perduta. I denari pagati al papa dal
cardinale che sarebbe stato il legato pontificio della citt servirono a rimpinguare le casse papali depauperate dal
sacco di Roma[1].
Nellautunno del 1533, il papa celebr le nozze tra la nipote Caterina de' Medici, figlia di Lorenzo II de' Medici, e il
secondogenito di Francesco I di Francia, Enrico di Valois.

Lo scisma anglicano
Per approfondire, vedi Scisma anglicano.

Clemente VII fu talmente attento alla politica italiana ed europea che trascur e sottovalut il movimento protestante,
in special modo quello inglese. Enrico VIII non aveva un erede maschio e di questo incolpava la moglie Caterina
d'Aragona, la cui unica figlia era la principessa Maria. Dopo numerose relazioni con altrettante dame di corte, si
innamor di Anna Bolena, una delle pi belle signore del tempo, ma protestante. Dal 1527 Enrico inizi a cercare un
modo per far annullare il suo matrimonio con Caterina, prendendo come scusa che il matrimonio con la vedova del

Papa Clemente VII


fratello non poteva essere valido.
Per perorare la sua causa Enrico mand a Roma Thomas More, grande umanista e abile giurista. Nonostante le
motivazioni addotte, il papa riteneva impossibile l'annullamento del matrimonio, soprattutto perch limperatore
Carlo V era nipote di Caterina ed il papa non voleva renderselo nemico. Allora Enrico cominci ad esercitare
pressioni sul papa, arrivando, nel 1529 alla soppressione dell'indipendenza degli ecclesiastici inglesi e ad arrogarsi il
diritto di nominare i vescovi. Nel gennaio del 1533 Enrico VIII spos Anna Bolena e, nel maggio dello stesso anno,
il precedente matrimonio con Caterina d'Aragona fu dichiarato ufficialmente nullo dallArcivescovo di Canterbury.
Dopo alcuni mesi, il 7 settembre 1533 nacque la futura regina Elisabetta, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena. Enrico
venne scomunicato ed il papa continuava a ritenere legittimo il solo matrimonio con Caterina. Il re rispose allora con
l'Atto di Supremazia, votato dal Parlamento il 3 novembre 1534, che lo dichiarava Re supremo e unico Capo della
Chiesa d'Inghilterra, attribuendosi quel potere spirituale che fino a quella data era stato appannaggio esclusivo del
pontefice. Chi (come lo stesso Thomas More) rifiut di accettare con giuramento il provvedimento e di riconoscere il
nuovo matrimonio del re con il relativo ordine di successione al trono, fu considerato reo di alto tradimento e punito
con morte.
Lo scisma era ormai compiuto. Tutti i pagamenti che prima erano versati al papa ora venivano versati alla corona; il
Parlamento escluse la principessa Maria dalla successione al trono in favore della figlia di Anna Bolena, nella
speranza di un futuro erede maschio. La Bibbia venne tradotta in inglese, ai preti fu permesso sposarsi e le reliquie
dei santi vennero distrutte. Tuttavia la religione di Enrico rimase quella cattolica.

La politica interna e culturale di Clemente VII


Nei periodi in cui non dovette dedicarsi alla politica, Clemente VII fu un grande mecenate, con un occhio particolare
alla ricerca di uomini particolarmente arguti che lo distraessero durante i pasti. Il 17 dicembre 1524, con la bolla
Inter sollicitudines et coram nobis, indisse il IX giubileo. promulgata il 17 dicembre. Il papa apr personalmente la
Porta Santa. Ma l'affluenza dei pellegrini fu scarsa a causa delle guerre, del timore dell'avanzata turca e della rivolta
dei contadini in Germania. Inoltre, nell'agosto del 1525 si ebbe una nuova epidemia di peste.
Il 25 gennaio 1525, concesse un indulto ai Domenicani del Convento di Forl per celebrare la messa del Beato
Giacomo Salomoni ogni volta che, durante l'anno, la loro devozione li spingesse a farlo. Questo indulto considerato
importante nella storia delle celebrazioni ecclesiastiche, tanto da risultare come il pi antico citato da Benedetto XIV
nel documento De canonizatione[2].
Tornato a Roma dopo la permanenza ad Orvieto, Clemente VII prosegu la sua opera di mecenate: svilupp la
Biblioteca Vaticana, continu la costruzione della Basilica di S.Pietro, port a termine i lavori del Cortile di San
Damaso e di Villa Madama. Incaric, inoltre, Michelangelo di affrescare la Cappella Sistina con il Giudizio
Universale, seguendone personalmente i lavori. Comment e fece pubblicare tutte le opere di Ippocrate. Nel 1528
approv l'Ordine dei Cappuccini e, nel 1530, approv i Chierici Regolari di San Paolo (detti Barnabiti).

Morte del papa


Di ritorno dal matrimonio della nipote (1533), Clemente VII si riammal della malattia che lo aveva colpito nel 1529
e che spesso tornava a visitarlo. Il papa mor a Roma il 25 settembre 1534, a soli 56 anni, dopo aver mangiato
l'amanita phalloides (un fungo mortale). Secondo un'altra teoria, suggerita dal divulgatore scientifico canadese Joe
Schwarcz, Clemente VII potrebbe essere stato assassinato mettendo dell'arsenico in una candela che il papa avrebbe
portato in una processione, inalandone i fumi altamente tossici.[3]
Alla sua morte sotto la statua di Pasquino, venne posto un ritratto dell'Archiatra Pontificio Matteo Curti, con l'ironica
scritta: Ecce aqnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi, segno che fu un Papa poco amato dal popolo romano. Era
stato un pontificato intensissimo e controverso, segnato dall'onta del Sacco di Roma, durato undici anni. Clemente
VII venne sepolto in Santa Maria sopra Minerva. Il suo mausoleo si trova di fronte a quello del cugino Leone X e fu

244

Papa Clemente VII

245

disegnato da Antonio da Sangallo il Giovane.

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Papa Giulio II
Cardinal Raffaele Sansone Riario
Papa Leone X
Papa Clemente VII

Conclave dal 1 ottobre al 19 novembre 1523


Presero parte alla votazione finale 39 cardinali su 45.

Bernardino Lpez de Carvajal, vescovo di Ostia e Velletri, decano del Sacro Collegio dei Cardinali
Francesco Soderini, vescovo di Palestrina
Alessandro Farnese, seniore, vescovo di Frascati (Eletto papa Paolo III nel Conclave del 1534)
Niccol Fieschi, vescovo di Sabina
Antonio Maria Ciocchi del Monte, vescovo di Albano
Marco Cornaro, amministratore di Verona
Franois Guillaume de Castelnau-Clermont-Lodve, arcivescovo di Auch
Sigismondo Gonzaga
Pietro de Accolti
Achille Grassi, vescovo di Bologna
Lorenzo Pucci
Giulio de' Medici, arcivescovo di Firenze, amministratore di Narbona. (Eletto papa Clemente VII)
Innocenzo Cibo, amministratore di Torino e di Marsiglia
Giovanni Piccolomini, arcivescovo di Siena, amministratore de LAquila
Giovanni Domenico de Cupis, amministratore di Trani
Andrea della Valle, vescovo di Mileto, vescovo di Crotone, amministratore di Gallipoli
Bonifacio Ferreri
Giovanni Battista Pallavicino, vescovo di Cavaillon
Scaramuccia Trivulzio
Pompeo Colonna, amministratore di Potenza
Domenico Giacobazzi
Louis de Bourbon de Vendme, vescovo di Laon, amministratore di Le Mans
Lorenzo Campeggio
Ferdinando Ponzetti, vescovo di Grosseto
Silvio Passerini
Francesco Armellini Pantalassi de' Medici
Tommaso De Vio, O.P., vescovo di Gaeta
Egidio da Viterbo, O.E.S.A.
Cristoforo Numai, O.F.M., amministratore di Alatri, amministratore di Isernia
Gualterio (o Guillermo) Raimundo de Vich, vescovo di Barcellona e Cefal
Franciotto Orsini

Paolo Emilio Cesi


Alessandro Cesarini, amministratore di Pamplona
Giovanni Salviati, amministratore di Ferrara

Papa Clemente VII

Nicol Ridolfi, amministratore di Orvieto


Ercole Rangoni, vescovo di Modena
Agostino Trivulzio, amministratore di Bobbio e Alessano
Francesco Pisani
Willem van Enckevoirt, vescovo di Tortosa

I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:

Matthew Lang von Wellenberg, arcivescovo di Salisburgo


Thomas Wolsey, arcivescovo di York, vescovo di Durham
Alfonso di Portogallo, arcivescovo di Lisbona, vescovo di vora
Albrecht von Brandenburg, arcivescovo di Magonza
Eberhard von der Mark, vescovo di Liegi e Chartres
Giovanni di Lorena, vescovo di Metz, amministratore di Toul

Cardinali creati da Clemente VII


Concistoro del 3 maggio 1527
1. Benedetto Accolti, arcivescovo di Ravenna + 21 settembre 1549

2. Agostino Spinola, vescovo di Perugia + 18 ottobre 1537


3. Niccol Gaddi, vescovo di Fermo + 16 gennaio 1552
4. Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova + 3 marzo 1563
5. Marino Grimani, patriarca di Aquileia + 28 settembre 1546

Concistoro del 21 novembre 1527

1. Antonio Sanseverino, O.S.Io.Hier. + notte fra il 17 ed il 18 agosto 1543


2. Gianvincenzo Carafa, arcivescovo di Napoli + 28 agosto 1541
3. Andrea Matteo Palmieri, arcivescovo di Acerenza e Matera + 20 gennaio 1537
4. Antoine du Prat, arcivescovo di Sens + 9 luglio 1535
5. Enrique de Cardona, arcivescovo di Monreale + 7 febbraio 1530
6. Girolamo Grimaldi, chierico di Genova + 27 novembre 1543
7. Pirro Gonzaga, vescovo di Modena + 28 gennaio 1529
8. Sigismondo Pappacoda, vescovo di Tropea + 1536

246

Papa Clemente VII

Concistoro del 7 dicembre 1527


1. Francisco de los ngeles Quiones, O.F.M., ministro generale del suo ordine + 5 novembre 1540

Concistoro del 20 dicembre 1527


1. Francesco Cornaro, seniore, patrizio di Venezia + 26 settembre 1543

Concistoro del gennaio 1529


1. Girolamo Doria, chierico di Genova + 25 marzo 1558

Concistoro del 10 gennaio 1529


1. Ippolito de' Medici, arcivescovo di Avignone + 10 agosto 1535

Concistoro del 13 agosto 1529


1. Mercurino Arborio di Gattinara, laico, giureconsulto e cancelliere dell'imperatore Carlo V + 5 giugno 1530

Concistoro del 9 marzo 1530

1. Franois de Tournon, arcivescovo di Bourges + 22 aprile 1562


2. Bernardo Clesio, principe-vescovo di Trento + 30 luglio 1539
3. Louis de Gorrevod, vescovo di Saint-Jean de Maurienne + 1535
4. Garca de Loaysa y Mendoza, O.P., vescovo di Osma + 22 aprile 1546
5. igo Lpez de Mendoza y Ziga, vescovo di Burgos + 9 giugno 1535

Concistoro dell'8 giugno 1530


1. Gabriel de Gramont, vescovo di Tarbes, ambasciatore del re Francesco I di Francia + 26 marzo 1534

Concistoro del 22 febbraio 1531


1. Alfonso Manrique de Lara, arcivescovo di Siviglia + 28 settembre 1538
2. Juan Pardo de Tavera, arcivescovo di Santiago di Compostela + 1 agosto 1545

Concistoro del 22 settembre 1531


1. Antonio Pucci, vescovo di Pistoia. + 12 ottobre 1544

Concistoro del 21 febbraio 1533


1. Esteban Gabriel Merino, vescovo di Jan e patriarca delle Indie Occidentali + 28 luglio 1535

247

Papa Clemente VII

248

Concistoro del 3 marzo 1533


1. Jean d'Orlans-Longueville, arcivescovo di Tolosa e vescovo di Orlans + 24 settembre 1533

Concistoro del 7 novembre 1533

1. Jean Le Veneur, vescovo di Lisieux + 7 agosto 1543


2. Claude de Longwy de Givry, vescovo di Langres + 9 agosto 1561
3. Odet de Coligny de Chtillon, laico, di una famiglia francese illustre + 13 aprile 1571
4. Philippe de la Chambre, O.S.B., abate di Saint-Pierre-de-Corbie + 21 febbraio 1550

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Peris Persi, in Conoscere l'Italia, vol. Marche, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1982 (pag. 74); AA.VV. Meravigliosa Italia,
Enciclopedia delle regioni a cura di Valerio Lugoni, ed. Aristea, Milano; Guido Piovene, in Tuttitalia, Casa Editrice Sansoni, Firenze &
Istituto Geografico De Agostini, Novara (pag. 31); Pietro Zampetti, in Itinerari dell'Espresso, vol. Marche, a cura di Neri Pozza, Editrice
L'Espresso, Roma 1980
[2] http:/ / www. ewtn. com/ library/ mary/ ceblesse. htm
[3] Joe Schwarcz, Come si sbriciola un biscotto?, pag. 156.

Bibliografia
Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Parigi 1935.
La chiesa fiorentina, Curia arcivescovile, Firenze 1970.
Maurizio Gattoni, Clemente VII e la geo-politica dello Stato Pontificio (1523-1534), Citt del Vaticano,
Collectanea Archivi Vaticani, (49), 2002
Maurizio Gattoni, Pace universale o tregue bilaterali? Clemente VII e l'istruzione a Nicolaus Schmberg,
Arcivescovo di Capua (1524, in Ricerche Storiche, XXX (2000), n.1, pp. 171-196

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Clemente VII


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Clemente VII (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Clemens_VII?uselang=it)

Voci correlate
Carlo V e i Papi
Sala di Clemente VII in Palazzo Vecchio a Firenze

Papa Clemente VII

249

Collegamenti esterni
(EN) The Cardinals of the Holy Roman Church-Medici (http://www2.fiu.edu/~mirandas/bios1513.
htm#Medici).URL consultato in data 26 giugno 2010.
Cardinali nominati da Papa Clemente VII (http://www.araldicavaticana.com/creati da clemente_vii 1523.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Adriano VI

19 novembre 1523 - 25 settembre 1534

Papa Paolo III

Predecessore

Arcivescovo di Embrun

Successore

Rostaing d'Ancezune
1494-1510

1510-1511

Niccol Fieschi
1511-1516

Predecessore

Arcivescovo di Firenze

Successore

Cosimo de' Pazzi

1513-1523

Niccol Ridolfi

Predecessore

Cardinale diacono di Santa Maria in Domnica

Successore

Giovanni de' Medici

1513-1517

Innocenzo Cybo

Predecessore

Vescovo di Albi

Successore

Robert Guib

1513-1515

Adrian Gouffier de Boissy

Predecessore

Arcivescovo di Narbona

Successore

Guillaume Brionnet

1515-1523

Jean de Lorraine

Predecessore

Abate Commendatario di Morimondo

Successore

Federico Sanseverino

1516-1521

Innocenzo Del Monte

Predecessore

Cardinale presbitero di San Clemente

Successore

Francesco Argentino

1517

Luigi de' Rossi

Predecessore

Cardinale presbitero di San Lorenzo in Damaso

Successore

Raffaele Sansoni Galeotti Riario

1517-1523

Pompeo Colonna

Predecessore

Vescovo di Albenga

Successore

Bandinello Sauli

1517-1518

Giangiacomo di Gambarana

Predecessore

Signore di Firenze

Successore

Lorenzo Duca di Urbino

1519-1523

Cardinale Ippolito de' Medici


Alessandro de' Medici il Moro

Papa Clemente VII

250

Predecessore

Vescovo di Eger

Successore

Ippolito I d'Este

1520-1523

Pl Vrdai

Controllo di autorit VIAF: 90633828 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 90633828) LCCN: n88002890 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n88002890)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Rinascimento

Portale Medici

Portale Storia

Papa Paolo III


Papa Paolo III

Ritratto di Paolo III, Tiziano Vecellio (1543) Museo Nazionale di Capodimonte (Napoli)
220 papa della Chiesa cattolica

Elezione

13 ottobre 1534

Insediamento

1 novembre 1534

Fine pontificato

10 novembre 1549

Cardinali creati

vedi categoria

Predecessore
Successore
Nome

papa Clemente VII


papa Giulio III
Alessandro Farnese

Nascita

Canino, 29 febbraio 1468

Morte

Roma, 10 novembre 1549

Sepoltura

Basilica di San Pietro

Paolo III, nato Alessandro Farnese (Canino, 29 febbraio 1468 Roma, 10 novembre 1549), fu il 220 papa della
Chiesa cattolica e il 128 sovrano dello Stato Pontificio dal 1534 alla sua morte. Convoc il Concilio di Trento nel
1545.

Papa Paolo III

Biografia
La giovinezza
Nato come Alessandro Farnese, a Canino, nell'Alta Tuscia Laziale (oggi provincia di Viterbo), era figlio di Pier
Luigi Seniore e Giovannella Caetani, discendente dalla famiglia di papa Gelasio II e di papa Bonifacio VIII.
Alessandro era d'intelligenza e modi vivaci, per questo motivo provoc diversi guai alla famiglia. Tuttavia i genitori
decisero di avviarlo alla carriera ecclesiastica, pertanto stabilirono che dovesse avere la migliore educazione
possibile e gi nel 1482 gli procacciarono un posto di Scrittore Apostolico.
I suoi precettori furono: l'umanista Pomponio Leto, per le lettere antiche, la storia e la cultura classica; lo scienziato
Alberto Piglio, per le discipline matematiche e scientifiche. Nonostante l'impegno nello studio, la sua vita era fatta di
stravizi e bagordi (era amante soprattutto delle donne e del vino) per cui la madre, preoccupata per la carriera futura
del figlio decise di chiudere i cordoni della borsa. Alessandro giur, allora, vendetta alla madre.
Non dato sapere con precisione cosa avvenne, ma la cosa certa che fin nelle segrete di Castel Sant'Angelo. Forse
Alessandro fece rinchiudere la madre sull'Isola Bisentina per convincerla a fornirgli il denaro di cui necessitava, in
ogni caso, ella riusc a far pervenire un messaggio al Papa, che fece arrestare e mettere in prigione il figlio.
Alessandro rimase in carcere per un periodo di tempo piuttosto lungo, ma uno zio, dopo aver corrotto una guardia, lo
fece evadere.
Il Papa non fu entusiasta dell'accaduto, ma decret solamente che il ragazzo dovesse stare lontano da Roma per un
certo periodo di tempo. Per salvare la faccia della famiglia questo allontanamento non doveva sembrare un esilio,
cos venne colta l'occasione per mandare il giovane a proseguire gli studi presso la corte di Lorenzo il Magnifico,
dove pot assistere alle lezioni di Marsilio Ficino, conobbe Pico della Mirandola e incontr il fior fiore dei rampolli
della nobilt italiana, futuri papi, re, duchi, cardinali, artisti, letterati e poeti.

251

Papa Paolo III

Il ritorno a Roma e il pontificato di Alessandro VI


Nel 1489, giudicando la sua cultura completa,
Alessandro torn a Roma con una lettera del
Magnifico che gli permise di diventare, nel
1491, Protonotaro apostolico della cancelleria
pontificia. La sua nuova posizione e la passione
del cardinale Rodrigo Borgia, vice cancelliere
pontificio, per sua sorella Giulia, gli aprirono le
porte della corte pontificia.
L'anno successivo Innocenzo VIII mor e gli
succedette Rodrigo Borgia con il nome di
Alessandro VI. Nel settembre del 1493 il nuovo
papa elev alla porpora cardinalizia, come
cardinale diacono, Alessandro. Nel 1494, nel
castello di Capodimonte mor di malattia suo
fratello Angelo e sia lui che Giulia contrassero lo
stesso morbo, ma si salvarono grazie a un
medico mandato da Alessandro VI.
La discesa improvvisa di Carlo VIII in Italia
acceler la caduta dei Medici a Firenze, cosicch
in concistoro segreto, Alessandro eredit la
Il papa Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese a opera del pittore
Tiziano
carica di Legato di Viterbo dal decaduto
Giovanni de' Medici, futuro Leone X. Ma il
cardinale non bast a fermare i francesi: la stessa Giulia, in viaggio da Capodimonte a Roma con la suocera, fu presa
in ostaggio dalle truppe di Carlo. La cosa peggiore fu, comunque, il voltafaccia degli Orsini, che passarono al soldo
dei francesi, cedendo loro la fortezza di Bracciano e quindi l'accesso a Roma. Questa manovra non aveva nulla a che
fare con Alessandro, ma resta il fatto che la sua famiglia aveva pi volte stretto alleanze anche matrimoniali con
quella degli Orsini. Per, dopo che il Valois ebbe giurato fedelt al Papa, questi volle ricondurre all'obbedienza i
feudatari che gli erano stati infedeli. I primi a subire la vendetta del Papa furono proprio gli Orsini, che furono
condannati alla confisca dei beni. Il 16 luglio 1496 Alessandro VI rimand il cardinale a Viterbo, ma dopo soli due
mesi nomin il figlio, Duca di Gandia, console della citt.
Ormai la stella di Alessandro Farnese sembrava tramontata e cos il cardinale decise di rimanere per qualche tempo
confinato nelle sue terre. Tuttavia, nel 1499, Alessandro era nuovamente a Roma, giusto in tempo per vedere il
pontefice scagliarsi contro la famiglia Caetani, la famiglia di sua madre. I beni dei Caetani vennero incamerati e
rivenduti a Lucrezia Borgia per la somma, mai riscossa, di 80.000 ducati.
La costanza del Farnese fu ripagata nel 1502, quando venne nominato Legato della Marca anconitana. Lo stesso
anno Alessandro conobbe la donna sconosciuta, probabilmente Silvia Ruffini, che gli dette i quattro eredi, due dei
quali legittimati dal pontefice Giulio II, Pier Luigi e Paolo e due mai legittimati, Costanza e Ranuccio.

I pontificati di Giulio II, Leone X, Adriano VI e Clemente VII


Alla morte di Alessandro VI (1503), il Farnese torn a Roma per partecipare al conclave da cui usc papa papa Pio
III Piccolomini, ma non pass molto che si dovette procedere all'elezione di un nuovo pontefice: Giulio II della
Rovere. Costui reintegr nei propri feudi i Caetani e riammise al favore papale gli Orsini ed i Colonna. Un altro
passo importante fu il matrimonio tra il nipote del Papa, Nicola della Rovere, e la figlia di Giulia Farnese, Laura
Orsini. Tale matrimonio rafforz i legami di amicizia tra Alessandro e Giulio II, che presto si trasformarono in

252

Papa Paolo III


concessioni sempre pi importanti per la famiglia. Il cardinale lasci la legazione delle Marche nel 1509. Al suo
ritorno a Roma lo aspettavano la diaconia di Sant'Eustachio, una delle pi ricche parrocchie di Roma, e la nomina a
vescovo di Parma. L'acquisto del castello di Vico risale proprio a questo periodo. Nel 1510 Alessandro fu colpito dal
primo lutto: moriva il secondogenito Paolo.
L'11 marzo 1513 sal al soglio di Pietro Giovanni Medici, che assunse il nome di Leone X. Fu proprio il Farnese che,
in qualit di decano dell'ordine dei cardinali diaconi, annunci alla folla l'elezione del Medici, vecchio amico dei
tempi di Firenze, e che il giorno dell'incoronazione gli pos la tiara sulla testa. Il 15 marzo lo stesso Alessandro fu
ordinato prete ed il 6 marzo del 1514 fu consacrato arcivescovo di Benevento[1]. Il nuovo pontefice trasform in
vicariato perpetuo i privilegi accordati dai suoi predecessori del secolo precedente sui feudi di Marta, Capodimonte,
Canino e Gradoli. In questo anno inizi anche la costruzione di Palazzo Farnese a Roma.
Gli anni successivi passarono tra la corte di papa Medici ed i possedimenti farnesiani con lo scopo di rendere sempre
pi potente la famiglia. Nel 1519 il primogenito, Pier Luigi, spos Gerolama Orsini, figlia del Conte di Pitigliano; da
questa unione, nel 1520, nacque un altro Alessandro, destinato a diventare cardinale ed a proseguire i fasti della
famiglia nella Citt Eterna. Il 1 dicembre 1521 moriva Leone X, cos Alessandro Farnese, grazie all'accordo con il
cugino del defunto Papa, il cardinale Giulio de' Medici, tentava la scalata alla tiara pontificia. L'ostinazione del
cardinale Pompeo Colonna, acerrimo nemico dei Medici e degli Orsini, parenti del Farnese, port all'elezione di un
Papa straniero: il vescovo di Tortosa, Adriano VI, un olandese gi precettore di Carlo V, ma che i romani
chiamavano barbaro. Adriano VI mor pochi mesi dopo la sua elezione, il 14 settembre 1523.
Gli elettori si trovavano di nuovo in un'impasse che Alessandro pensava di poter sfruttare dato che il Colonna
stavolta non gli si sarebbe opposto. Ma, con suo grande disappunto, il Medici propose un Orsini ed il Colonna, pur di
non permettere che un suo nemico fosse eletto papa, si accord col Medici e lo appoggi per la sua elezione. Giulio
de' Medici, gi vescovo di Bitonto (cosa che lo accomuna proprio al futuro Paolo III, vescovo della citt pugliese dal
1530 al 1532), venne eletto il 19 novembre con il nome di Clemente VII. La primavera successiva morivano i
cardinali vice decano e decano del Sacro Collegio, aprendogli cos la strada per quell'ambita carica. Il nuovo Papa,
per consolare Alessandro della delusione, consolid la sua antica amicizia con lui e lo consultava in ogni occasione
dovesse trattare affari di stato. Nel 1524 moriva Giulia la Bella, artefice delle prime fortune di Alessandro.
I figli del cardinale, che sembravano destinati ad una vita di agi e di ozio, furono mandati al servizio della
Serenissima Repubblica di Venezia per poter effettuare il loro apprendistato militare. Ma, mentre Ranuccio restava
fedele al papa, Pier Luigi pass alle dipendenze di Carlo V e fu tra i primi ad entrare in Roma alla testa delle truppe
imperiali. Pose il suo quartier generale a Palazzo Farnese, che fu cos risparmiato dal saccheggio e dalle
devastazioni. Dopo il ritiro dei lanzichenecchi, Pier Luigi non segu gli imperiali, ma rimase nelle campagne romane
al comando di una banda di tagliagole, depredando e taglieggiando chiunque gli capitasse a tiro. A causa del suo
comportamento il papa lo scomunic, ma suo padre lo convinse a fare ammenda dei propri torti e a tornare ad offrire
la sua spada all'Imperatore. Nel 1529, alla morte di Ranuccio in Puglia, Clemente VII tolse l'anatema che aveva
pronunciato su di lui. Dopo questi fatti Pier Luigi si ritir nei domini di famiglia. Il Papa vedeva nel Farnese il solo
uomo in grado di proseguire il suo lavoro, pertanto, sentendo la salute vacillare cercava di prepararsi la successione.
Quando Clemente VII mor, il conclave dur solo 24 ore. Era il 13 ottobre 1534.

253

Papa Paolo III

254

Il Concilio di Trento
Per approfondire, vedi Concilio di Trento.

Un nuovo Concilio ecumenico fu


convocato dapprima a Mantova, poi a
Vicenza e infine a Trento - citt scelta
dal pontefice perch si trovava a met
strada tra Roma e la Germania e sede
di un principato vescovile appartenente
all'Impero germanico - con la bolla
Laetare Jerusalem per il 2 novembre
1542, ma per lo scarsissimo concorso
di prelati fu sospeso il 6 luglio del
1543; venne riconvocato l'anno dopo,
il 19 novembre 1544. Gli stati
protestanti
tedeschi
respinsero
aspramente l'invito; Lutero sfog
nuovamente il suo astio verso il papato
nello scritto "Contro il papato di
Roma, fondato dal diavolo".

Sebastiano Ricci, Papa Paolo III ha la visione del Concilio di Trento. Olio su tela,
1687-1688, Piacenza, Museo Civico.

Nonostante la tanto attesa convocazione del Concilio, probabilmente a causa del rifiuto protestante di parteciparvi,
Carlo V si risolse all'uso delle armi. Come alleati egli aveva guadagnato, oltre suo fratello, re Ferdinando, il duca
Guglielmo IV di Baviera, alcuni principi protestanti (tra cui il duca Maurizio di Sassonia), e lo stesso pontefice, il
quale, in cambio, era riuscito ad ottenere l'apertura del Concilio. Il momento sembr opportuno al Pontefice anche
per acquisire per suo figlio Pier Luigi i ducati di Parma e Piacenza. Anche se questi appartenevano agli Stati
Pontifici, Paolo III pens di avere la meglio sulla riluttanza dei cardinali scambiando i ducati con i meno preziosi
domini di Camerino e Nepi. L'imperatore accett, a causa della prospettata ricompensa di 12.000 unit di fanteria,
500 cavalieri e una considerevole quantit di denaro. Il 17 agosto 1545 Paolo III erigeva il Ducato di Parma e
Piacenza in favore del figlio Pier Luigi, del nipote Ottavio e dei loro discendenti maschi e legittimi per ordine di
primogenitura.
I soldati promessi da Paolo III furono inviati all'imperatore sotto il comando di Ottavio Farnese. La guerra
smalcaldica ebbe uno sviluppo molto celere, l'imperatore sconfisse e sciolse definitivamente la Lega nell'aprile del
1547: con questa vittoria l'astro Carlo V fu pi rilucente che mai. Ma in realt il Protestantesimo era vinto solo come
organizzazione politico-militare, non come potenza religiosa.
L'apertura del Concilio (durato complessivamente 18 anni, con due prolungate interruzioni) era stata fissata per la
primavera del 1545, ma a causa di nuove difficolt essa pot celebrarsi solo nella terza domenica d'avvento (13
dicembre) nel duomo della citt. Esso non ebbe particolare influsso sullo sviluppo del protestantesimo come tale e
non ebbe nessuna azione conciliativa con la nuova confessione, ma si pose in chiara azione antiprotestante. I
protestanti, che avevo rifiutato l'invito alla partecipazione, convocarono, nella primavera del 1545, un proprio
Concilio a Worms, dove rivendicarono la propria autonomia religiosa dalla Chiesa di Roma, e, per quanto riguardava
la dottrina e la disciplina, dichiaravano piena libert di decisione.
Ma il luogo del Concilio non era gradito a Roma. In curia si era accettata controvoglia la scelta di una citt
dell'impero germanico; pi volte si tent anche di trasferire il concilio in una citt pi vicina a Roma, ma si dovette
rinunciare all'idea per l'opposizione dell'imperatore. L'occasione giunse nel febbraio 1547 quando un preoccupante
morbo epidemico (febbre petecchiale) scoppiato a Trento, mise in grave situazione i Legati papali, per la partenza di

Papa Paolo III


molti prelati italiani, principali sostenitori del papa. Prima che il guaio fosse irreparabile i Legati decisero, con la
maggioranza di due terzi del Concilio di trasferire l'assise a Bologna; il papa conferm il trasferimento. Ma
quattordici prelati di tendenze imperiali si fermarono a Trento, e lo stesso Carlo V fu estremamente indignato della
traslazione, perch una comparsa dei protestanti tedeschi, ch'egli proprio allora aveva assoggettato alla sua forza in
una citt dello Stato Pontificio non era proprio pensabile. Perci egli insistette con ogni energia perch il Concilio
fosse riportato a Trento.
Ma mentre a nord delle Alpi l'imperatore era stato strumentale al recupero della Germania al Cattolicesimo romano,
il Papa si distacc da lui poich l'imperatore stesso si era tenuto distante nella questione del riconoscimento di Parma
e Piacenza a Pier Luigi, e la situazione giunse ad una rottura totale quando il vice-reggente imperiale, Ferrante I
Gonzaga, procedette all'espulsione forzata del figlio del Papa. Il duca venne assassinato a Piacenza e Paolo III
credette che ci non potesse essere accaduto all'insaputa dell'imperatore.
La situazione si era, comunque, ancora pi inasprita per una violentissima protesta dell'imperatore (gennaio 1548) e
per il suo agire arbitrario presso la Dieta di Augusta, dove aveva fatto emanare un provvedimento provvisorio, il
cosiddetto Interim del 30 giugno 1548. Questo documento, tanto dal lato dottrinale come da quello disciplinare, era
sostanzialmente cattolico, per concedeva ai protestanti il matrimonio dei preti e il calice ai laici fino a una decisione
definitiva del concilio. Della restituzione dei beni ecclesiastici sequestrati non si faceva parola. Il papa ne fu
scontentissimo perch vi vedeva un'ingerenza indebita dell'imperatore nella sfera dei diritti ecclesiastici. Per questo
agire arbitrario di Carlo V, a cui si aggiungeva la morte di Francesco I che privava il pontefice di un forte alleato, e
per l'ostinazione di Ottavio che si era ripreso il Ducato di Parma e Piacenza, il 13 settembre 1549 (due mesi prima
della sua morte), Paolo III sospese il concilio.

Morte ed eredit del pontefice


Dopo quindici anni di densissimo pontificato, che l'avevano visto protagonista delle vicende europee non solo
religiose, in conseguenza di un violento alterco a questo riguardo con il cardinal Farnese, il Papa, ad ottantun anni
d'et, ne venne cos agitato da cadere in una malattia per la quale mor. Paolo III si spense a Roma il 10 novembre
1549. Fu sepolto nella basilica di San Pietro. Il 18 febbraio 1546 era morto anche Martin Lutero. Paolo III, forse
unico fra i papi del suo tempo ad aver seriamente compreso la portata e le conseguenza di tale Riforma, ancora
oggi considerato un grande pontefice.
Paolo III fu uno dei pi grandi mecenati del Rinascimento italiano. Accord protezioni a dotti e letterati, fece
costruire e restaurare cappelle, chiese e grandi monumenti romani, promosse un grandioso sviluppo edilizio di
Roma, abbellendola con nuove vie e fontane, spendendo cifre astronomiche per migliorarne la viabilit. La moneta
detta giulio, dopo di lui, prese a chiamarsi paolo. Prima ancora dell'elezione al soglio pontificio riusc ad accumulare
quella che oggi conosciuta come collezione Farnese.
Fu amante dellastrologia, ebbe maghi e veggenti tra i cortigiani, che consultava di sovente per ogni piccola cosa, ad
esempio per decidere lora di una partenza o la data di un Concistoro[2].
Tra i protagonisti di questa stagione, il pi grande fu Michelangelo, ritornato a Roma nel 1534, e fermatovisi fino
alla morte avvenuta trent'anni dopo. All'artista nel 1534 Paolo III commission il Giudizio Universale. In seguito gli
affid molti altri incarichi, tra cui quello di sovrintendente a vita ai lavori della Basilica Vaticana e la realizzazione
di Piazza del Campidoglio.

255

Papa Paolo III

256

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Cardinale Guillaume d'Estouteville, O.S.B


Papa Sisto IV, O.F.M. Conv.
Papa Giulio II
Cardinale Raffaele Sansone Riario
Papa Leone X
Papa Paolo III

Conclave dall'11 al 13 ottobre 1534


Per approfondire, vedi Conclave del 1534.

Cardinali creati da Paolo III


Concistoro del 18 dicembre 1534
1. Alessandro Farnese, iuniore, vescovo di Parma
2. Guidascanio Sforza di Santa Fiora, nipote del papa, vescovo di Montefiascone
Concistoro del 21 maggio 1535
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.

Nikolaus von Schnberg, O.P., arcivescovo di Capua


Girolamo Ghinucci, vescovo di Worcester
Giacomo Simonetta, vescovo di Pesaro
Giovanni Fisher, vescovo di Rochester
Jean du Bellay, vescovo di Parigi
Gasparo Contarini, nobile veneziano
Marino Ascanio Caracciolo, vescovo di Catania

Paolo III offr il cardinalato ad Erasmo da Rotterdam (1466-1536), il celebre umanista, ma questi declin a causa
dell'et avanzata e della salute malferma.
Concistoro del 22 dicembre 1536
1. Gian Pietro Carafa, arcivescovo di Chieti (eletto papa Paolo IV il 23 maggio 1555)
2. Giovanni Maria Ciocchi del Monte, arcivescovo di Manfredonia (eletto papa Giulio III il 7 febbraio 1550)
3. Ennio Filonardi, vescovo di Veroli, prefetto di Castel Sant'Angelo in Roma.
4. Jacopo Sadoleto, vescovo di Carpentras
5. Cristoforo Giacobazzi, vescovo di Cassano allo Ionio, datario del papa, uditore della Sacra Rota
6. Charles de Hmard de Denonville, vescovo di Mcon
7. Rodolfo Pio, vescovo di Faenza
8. Reginald Pole, protonotaro apostolico
9. Rodrigo Luis de Borja y de Castro-Pins, discendente di papa Alessandro VI, chierico romano
10. Girolamo Aleandro, arcivescovo di Brindisi e Oria (in pectore, pubblicato il 13 marzo 1538)
11. Niccol Caetani di Sermoneta, protonotaro apostolico (in pectore, pubblicato il 13 marzo 1538)
Concistoro del 18 ottobre 1538
1. Pedro Sarmiento, arcivescovo di Santiago di Compostela
Concistoro del 20 dicembre 1538

Papa Paolo III


1.
2.
3.
4.
5.
6.

Juan lvarez y Alva de Toledo, O.P., vescovo di Burgos


Pedro Fernndez Manrique, vescovo di Cordova
Robert de Lnoncourt, vescovo di Chlons
David Beaton, vescovo di Mirepoix, nunzio apostolico in Francia
Ippolito II d'Este, arcivescovo di Milano (in pectore, pubblicato il 5 marzo 1539)
Pietro Bembo, O.S.Io.Hier., senatore veneziano (in pectore, pubblicato il 10 marzo 1539)

Concistoro del 19 dicembre 1539


1. Federigo Fregoso, arcivescovo di Salerno
2. Pierre de La Baume, vescovo di Ginevra
3. Antoine Sanguin de Meudon, vescovo di Orlans
4. Uberto Gambara, vescovo di Tortona
5. Pietro Paolo Parisio, uditore della Camera Apostolica, vescovo di Nusco
6. Marcello Cervini, vescovo di Nicastro (eletto papa Marcello II il 9 aprile 1555)
7. Bartolomeo Guidiccioni, vescovo di Teramo.
8. Ascanio Parisani, vescovo di Rimini.
9. Dionisio Laurerio, O.S.M., superiore generale del suo Ordine.
10. Enrique de Borja y Aragn, discendente di papa Alessandro VI, vescovo di Squillace
11. Giacomo Savelli, protonotaro apostolico
12. Miguel da Silva, vescovo di Viseu (in pectore, pubblicato nel concistoro del 2 dicembre 1541)
Concistoro del 2 giugno 1542
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.

Giovanni Gerolamo Morone, vescovo di Modena


Marcello Crescenzi, vescovo di Marsico
Giovanni Vincenzo Acquaviva d'Aragona, prefetto di Castel Sant'Angelo in Roma, vescovo di Melfi
Pomponio Cecci, vescovo di Sutri e Nepi
Roberto Pucci, vescovo di Pistoia
Tommaso Badia, O.P., maestro del Sacro Palazzo
Gregorio Cortese, O.S.B., congregazione di Santa Giustina di Padova.
Cristoforo Madruzzo, principe-vescovo di Trento (in pectore, pubblicato nel concistoro del 7 gennaio 1545)

Secondo Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii et Recientoris Aevi. Volumen III (1503-1592), Mnich,
Sumptibus et Typis Librariae Regensbergianae, 1935; ristampa, Padova, Il Messaggero di Sant'Antonio, 1960, p. 27,
n. 12, in questo concistoro il papa cre in pectore un numero indefinito di cardinali.
Concistoro del 19 dicembre 1544
1. Gaspar Avalos de la Cueva, arcivescovo di Santiago di Compostela
2. Francisco Mendoza Bobadilla, vescovo di Coria
3. Bartolom de la Cueva de Albuquerque, chierico della diocesi di Segovia
4. Georges d'Armagnac, vescovo di Rodez, ambasciatore di re Francesco I di Francia a Roma
5. Jacques d'Annebaut, vescovo di Lisieux
6. Ottone di Waldburg, vescovo di Augusta
7. Andrea Cornaro, vescovo di Brescia
8. Francesco Sfondrati, arcivescovo di Amalfi
9. Federico Cesi, vescovo di Todi, fratello del cardinale Paolo Emilio Cesi
10. Durante Duranti, vescovo di Cassano allo Ionio
11. Niccol Ardinghelli, vescovo di Fossombrone
12. Girolamo Recanati Capodiferro, vescovo di Saint-Jean de Maurienne
13. Tiberio Crispo, vescovo di Sessa Aurunca
Concistoro del 16 dicembre 1545

257

Papa Paolo III


1.
2.
3.
4.

258

Pedro Pacheco Ladrn de Guevara, vescovo di Jan


Georges II d'Amboise, arcivescovo di Rouen
Henrique de Portugal, arcivescovo di vora
Ranuccio Farnese, O.S.Io.Hier., amministratore dell'arcidiocesi di Napoli

Concistoro del 27 luglio 1547


1. Charles I de Guise de Lorraine, arcivescovo di Reims
2. Giulio della Rovere, chierico di Urbino (in pectore, pubblicato nel concistoro del 9 gennaio 1548)
Concistoro del 9 gennaio 1548
1. Charles II de Bourbon-Vendme, vescovo di Saintes
Concistoro dell'8 aprile 1549
1. Girolamo Verallo, arcivescovo di Rossano
2. Giovanni Angelo de' Medici, vicelegato di Perugia, arcivescovo di Ragusa (eletto papa Pio IV il 25 dicembre
1559)
3. Filiberto Ferrero, vescovo di Ivrea
4. Bernardino Maffei, vescovo di Massa Marittima

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Bibliografia
Edoardo del Vecchio, I Farnese, Istituto di studi romani editore, Roma 1972
Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Paris,1935

Note
[1] Paolo III (http:/ / www. cattoliciromani. com/ enciclopediacattolica/ index. php/ Paolo_III)

Voci correlate

Carlo V e i Papi
Ducato di Castro
Pier Luigi Farnese, duca di Parma
Ambrogio Recalcati, suo segretario
Collezione Farnese
Silvia Ruffini

Papa Paolo III

259

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Paolo III


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Paolo III (http://commons.wikimedia.org/wiki/Paulus_III?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Paolo III (http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-iii_(Enciclopedia_dei_Papi)/), nella
Enciclopedia dei Papi Treccani
Cardinali nominati da Papa Paolo III (http://www.araldicavaticana.com/creati da paolo_iii1.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Clemente VII

13 ottobre 1534 - 10 novembre 1549

Papa Giulio III

Predecessore

Cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano

Successore

Pierre de Foix

1493-1503

convertito in commenda

Predecessore

Vescovo di Montefiascone

Successore

Giovanni Tolomei

14991519

Lorenzo Pucci Amministratore apostolico

Predecessore

Cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano


in commendam

Successore

convertito da diaconia

1503-1513

Innocenzo Cybo

Predecessore

Cardinale diacono di Sant'Eustachio

Successore

Francesco Todeschini-Piccolomini

1503-1519

Emilio Cesi

Predecessore

Vescovo di Vence
Amministratore

Successore

15081510

Predecessore

Arciprete di San Giovanni in Laterano

Successore

Giovanni Colonna

1508-1534

Ranuccio Farnese

Predecessore

Vescovo di Parma

Successore

Giovanni Antonio Sangiorgio

15091519

Predecessore

Cardinale vescovo di Frascati

Successore

Philippe de Luxembourg

1519-1523

Franois Guillaume de Castelnau-Clermont-Ludve

Predecessore

Cardinale vescovo di Palestrina

Successore

Francesco Soderini

1523

Antonio Maria Ciocchi del Monte

Papa Paolo III

260

Predecessore

Cardinale vescovo di Sabina-Poggio Mirteto

Successore

Niccol Fieschi

1523-1524

Antonio Maria Ciocchi del Monte

Predecessore

Cardinale vescovo di Porto-Santa Rufina

Successore

Niccol Fieschi

1524

Antonio Maria Ciocchi del Monte

Predecessore

Cardinale vescovo di Ostia

Successore

Niccol Fieschi

1524-1534

Giovanni Piccolomini

Predecessore

Vescovo di Sovana
Amministratore

Successore

Ercole Gonzaga

17 aprile - 26 aprile 1532

Ferdinando Farnese
Vescovo

Controllo di autorit VIAF: 51803934 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 51803934) LCCN: n82037510 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n82037510)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Portale Rinascimento

Portale Storia

Papa Giulio III


Papa Giulio III

Ritratto di papa Giulio III


221 papa della Chiesa cattolica

Elezione

7 febbraio 1550

Insediamento

22 febbraio 1550

Fine pontificato 23 marzo 1555


Cardinali creati vedi categoria

Papa Giulio III

261
Predecessore
Successore
Nome

papa Paolo III


papa Marcello II
Giovanni Maria Ciocchi del Monte

Nascita

Monte San Savino, 10 settembre 1487

Morte

Roma, 23 marzo 1555

Sepoltura

Grotte vaticane

Giulio III, nato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (Monte San Savino, 10 settembre 1487 Roma, 23 marzo
1555), fu il 221 papa della Chiesa cattolica e il 129 sovrano dello Stato Pontificio dal 1550 alla morte.
Come Papa, Giulio III ricordato pi dagli storici dell'architettura e dagli amanti dell'arte, che dai teologi. Nomin
Marcello Cervini, futuro papa Marcello II, bibliotecario vaticano, Michelangelo Buonarroti, capo degli architetti
della fabbrica di San Pietro ed il compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina, maestro di cappella della basilica
vaticana. Inoltre potenzi la Biblioteca Vaticana e l'Universit La Sapienza di Roma.

Giovinezza e primi incarichi


Ultimo dei pontefici dell'alto Rinascimento, era il secondogenito di un famoso giurista, Vincenzo Ciocchi del Monte,
e di Cristofora Saracini. Fu educato, secondo i dettami dello zio cardinale Antonio Maria Ciocchi del Monte, in un
prestigioso oratorio presso il Laterano, dove ebbe come tutore il noto umanista Raffaele Lippo. Seguendo le orme del
padre, in seguito, studi giurisprudenza nelle Universit di Perugia e di Siena. Quando, dopo la laurea, fu avviato alla
carriera ecclesiastica, studi teologia sotto il domenicano Ambrosius Catharinus e, nel 1513 succedette a suo zio
come arcivescovo di Siponto (Manfredonia) in Puglia. Nel 1521 aggiunse anche la diocesi di Pavia. Durante il Sacco
di Roma del 1527, fu uno degli ostaggi dati da Clemente VII alle forze dell'imperatore, e avrebbe potuto restare
ucciso assieme agli altri a Campo de' Fiori, se non fosse stato liberato in segreto dal cardinale Pompeo Colonna.
Fu creato cardinale prete nel concistoro del 22 dicembre 1536 da Paolo III, il giorno successivo ricevette la berretta
rossa ed il 15 gennaio 1537 ricevette il titolo di San Vitale.
Nel 1545 fu inviato, insieme a Reginald Pole e a Marcello Cervini (il futuro papa Marcello II), come Legato
Pontificio al Concilio di Trento, di cui apr la prima sessione. Il loro compito era quello di scegliere gli argomenti di
discussione e di sorvegliare i dibattiti. Al concilio fu il capo del partito pontificio in contrasto con quello imperiale.
Nel 1547 fu l'artefice della decisione di trasferire il concilio a Bologna.

Conclave dal 29 novembre 1549 al 7 febbraio 1550


Nel conclave successivo alla morte di Paolo III (10 novembre 1549) i 54 cardinali erano divisi in tre fazioni: gli
Imperiali, i francesi, e i sostenitori dei Farnese. Tre non parteciparono, cos entrarono in conclave 51 cardinali, ma
due morirono prima della proclamazione, riducendosi a 49 quando il papa fu eletto. I cardinali francesi furono abili a
prevenire l'elezione di un candidato delle altre due fazioni, e, il 7 febbraio 1550, dopo 10 settimane di conclave (73
giorni e 71 scrutini), venne eletto come candidato di compromesso il cardinale del Monte, anche se l'imperatore
Carlo V lo escluse espressamente dalla sua lista di candidati accettabili. Lista dei partecipanti:

Giovanni Domenico de Cupis, vescovo di Ostia e Velletri, decano del Sacro Collegio dei Cardinali
Giovanni Salviati, vescovo di Porto e Santa Rufina, vice decano del Sacro Collegio dei Cardinali
Philippe de la Chambre, O.S.B., vescovo di Frascati
Gian Pietro Carafa, vescovo di Sabina, arcivescovo di Napoli (eletto Papa con il nome di Paolo IV il 23 maggio
1555)
Giovanni Maria Ciocchi del Monte, vescovo di Palestrina (eletto Papa con il nome di Giulio III)
Ennio Filonardi, vescovo di Albano (morto il 9 dicembre 1549)

Papa Giulio III

Innocenzo Cybo, amministratore di Marsiglia


Louis de Bourbon de Vendme, vescovo di Laon, amministratore di Sens, Francia
Nicol Ridolfi, vescovo di Vicenza (morto il 1 febbraio 1550)
Francesco Pisani, vescovo di Padova
Giovanni di Lorena, vescovo di Metz, amministratore di Narbona, Agen e Nantes
Niccol Gaddi
Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova
Girolamo Doria, amministratore di Tarragona
Franois de Tournon, arcivescovo di Auch
Odet de Coligny de Chtillon, amministratore di Beauvais e Tolosa
Alessandro Farnese il giovane, camerlengo di Santa Romana Chiesa, amministratore di Avignone, Tours, Viseu e
Monreale
Guidascanio Sforza, vescovo di Parma
Jean du Bellay, vescovo di Parigi, amministratore di Bordeaux
Rodolfo Pio di Carpi
Reginald Pole, arcivescovo di Canterbury
Niccol Caetani di Sermoneta

Juan lvarez de Toledo, O.P., vescovo di Burgos


Robert de Lnoncourt, vescovo di Chlons
Ippolito II d'Este, arcivescovo di Milano; amministratore di Lione e di Autun
Antoine Sanguin de Meudon, vescovo di Orlans
Marcello Cervini degli Spannocchi, vescovo di Gubbio (eletto Papa con il nome di Marcello II il 9 aprile 1555)
Giacomo Savelli
Miguel de Silva, vescovo di Massa Marittima
Giovanni Girolamo Morone
Marcello Crescenzi, amministratore di Conza
Cristoforo Madruzzo (o Madruzzi), vescovo di Trento, vescovo di Bressanone
Francisco Mendoza de Bobadilla, vescovo di Coria
Bartolom de la Cueva de Albuquerque.
Georges d'Armagnac, vescovo di Rodez, amministratore di Tours
Otto Truchess von Waldburg, vescovo di Augusta
Andrea Corner (Cornaro), vescovo di Brescia
Francesco Sfondrati, vescovo di Cremona
Federico Cesi
Durante de Duranti, vescovo di Cassano
Girolamo (Recanati) Capodiferro, vescovo di Saint-Jean de Maurienne
Tiberio Crispo, amministratore di Amalfi
Pedro Pacheco de Villena, vescovo di Jan
Georges II d'Amboise, arcivescovo di Rouen
Ranuccio Farnese, gran penitenziere, arcivescovo di Ravenna
Carlo di Lorena, arcivescovo di Reims
Giulio Della Rovere, amministratore di Urbino
Charles de Bourbon de Vandme, vescovo di Saintes
Girolamo Verallo, arcivescovo di Rossano, vescovo di Capaccio
Giovanni Angelo Medici, arcivescovo di Ragusa (eletto Papa con il nome di Pio IV il 25 dicembre 1559)

Bernardino Maffei, arcivescovo di Chieti


I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:

262

Papa Giulio III

263

Claude de Longuy de Givry, vescovo di Poitiers, amministratore di Langres


Jacques d'Annebaut, vescovo di Lisieux
Enrico di Portogallo, arcivescovo di vora
Gian Maria Ciocchi del Monte fu eletto Papa con il nome di Giulio III il 7 febbraio 1550 e fu incoronato nella
basilica patriarcale vaticana il 22 febbraio dal cardinale Innocenzo Cybo, protodiacono di Santa Maria in Domnica.
Numerose furono le voci sfavorevoli all'elezione di Giulio III, perch sospettato di essere omosessuale; in tal senso
fu preso di mira da numerose pasquinate. Girolamo Muzio scrive nel 1550 in una lettera a Ferrante Gonzaga:
[1]

Hor di questo nuovo papa universalmente se ne dice molto male; che egli vitioso, superbo, rotto et di sua testa

dove rotto significherebbe "omosessuale". Quando Giulio III nomin cardinale il diciassettenne Innocenzo Del
Monte (1532-1577), la voce che il papa avesse nominato cardinale il suo presunto amante suscit un certo
pettegolezzo tra i cardinali romani e nelle corti europee[2]. Il poeta francese Joachim du Bellay scrisse un
componimento sul fatto, che recita:
Ma vedere uno staffiere, un bambino, una bestia,
un furfante, un poltrone diventare cardinale,
e per aver saputo accudire bene a una scimmia,
un Ganimede avere il rosso [cappello cardinalizio] in testa
[3]

questi miracoli, Morel, accadono solo a Roma

Primi provvedimenti
Come ringraziamento per l'appoggio dei Farnese, Ottavio, nipote
di Paolo III, venne immediatamente confermato come duca di
Parma e suo fratello Orazio venne confermato nel Ducato di
Castro. Entrambi conservarono le loro cariche, rispettivamente, di
Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa e di prefetto di Roma. Il 24
febbraio 1550 inaugur, con l'apertura della Porta Santa della
basilica di San Pietro, il X Giubileo, indetto da Paolo III, con la
Bolla Si pastores ovium, e che si concluse il giorno dell'epifania
del 1551 . Per favorire i pellegrini, riport in vigore le disposizioni
sul blocco dei fitti e sulla regolazione del mercato alimentare.
L'afflusso dei pellegrini fu seguito da San Filippo Neri e dalla
Confraternita della Santa Trinit. Nel concistoro del 28 febbraio
1550, stabil delle regole per combattere il nepotismo e gli abusi
della Chiesa. In questo concistoro neg la berretta a Pietro
Aretino, che si aspettava una nomina data per sicura e tramontata
con la morte di Paolo III. Ma solo quattro mesi dopo si ebbe uno
dei fenomeni nepotistici pi scandalosi: la nomina a cardinale del
nipote adottivo, l'allora sedicenne Innocenzo del Monte (1532 1577), che nomin anche segretario di Stato. Innocenzo del Monte
Statua in bronzo di papa Giulio III eretta a Perugia nel
dopo
l'ordinazione a cardinale commise un omicidio plurimo.
1555
Assassin due protettori con i quali ebbe un diverbio; era solito
frequentare meretrici; venne arrestato perch si trovarono due di esse nella sua carrozza e fu appurato che avevano
passato con lui, in casa sua, sia la quaresima che la settimana santa. Circol anche voce a Roma che ebbe tutti questi
privilegi da Papa Giulio III, fino a diventare uno dei cardinali pi ricchi di Roma, perch fosse suo amante; cos

Papa Giulio III

264

testimoniano l'ambasciatore veneto Matteo Dandolo e Onofrio Panvinio[4][5]. Contro tale nomina protestarono i
cardinali pi sensibili alla necessit di riforma dei costumi della Chiesa. Per i protestanti, comunque, non c'erano
dubbi sulle motivazioni della nomina. In ogni caso, Innocenzo si rivel uno dei peggiori cardinali che la Chiesa
abbia mai avuto: rimasto senza guida alla morte del pontefice, fu coinvolto in una serie di fattacci e fu esiliato da
molti dei pontefici successivi. Il 21 luglio 1550, inoltre, Giulio III diede una seconda definitiva approvazione alla
fondazione della Compagnia di Ges (i Gesuiti) nella bolla pontificia Exposcit debitum e, nel 1552, li incit a
fondare il Collegio Romano e il Collegio Germanico, destinato all'educazione dei giovani prelati tedeschi nella
riforma della Chiesa in Germania.
Nel 1550 concesse alla sorella Giacoma (moglie del perugino Francia Della Corgna) il feudo di Castiglione del Lago
e del Chiugi, convertito nel 1563 in marchesato per i nipoti Ascanio della Corgna e il cardinale Fulvio Giulio della
Corgna: il palazzo castiglionese, progettato da Galeazzo Alessi su disegni del Vignola, fu prestigiosa sede di
cenacoli letterari, frequentati da artisti e dotti, tra cui il poeta Cesare Caporali e lo scrittore politico Scipione
Tolomei.
Per approfondire, vedi Della Corgna.

Nel periodo dal 1551 al 1553, Giulio III fece costruire sulla via Flaminia Villa Giulia, opera a cui lavorarono
l'Ammannati, il Vignola e il Vasari. Il complesso della villa, in cui il Papa poteva dar sfoggio di lusso e sfarzo tali da
sconvolgere le idee riguardanti la decenza ecclesiastica, si articola su due cortili separati da un ninfeo, che
originariamente era un vero e proprio teatro d'acque. Internamente la villa riccamente decorata con affreschi,
stucchi, marmi policromi e statue. Tra le altre opere, sul soffitto di un portico affrescato un pergolato ricoperto da
viti, dove dei putti giocano con i rispettivi genitali. Joachim du Bellay il poeta francese al seguito del cardinale du
Bellay, espresse la sua opinione scandalizzata in due sonetti della serie Les regrets (pubblicati dopo la scomparsa del
Papa, nel 1558). Dopo la morte del Papa, la villa fu ereditata dal fratello Baldovino, ma, alla sua morte avvenuta nel
1557, fu confiscata da Paolo IV.

Il Concilio di Trento
Per approfondire, vedi Concilio di Trento.

Su richiesta dell'imperatore Carlo V, fece riaprire il Concilio di Trento sospeso da Paolo III nel 1548. La bolla di
convocazione fu emanata il 14 novembre 1550 ed il concilio fu aperto ufficialmente il 1 maggio 1551. Per rendere
pi comodo il viaggio dei prelati verso Trento, per la prima volta furono usate carrozze dotate di cinghie di cuoio con
funzione di ammortizzatore. In questo periodo Giulio III si imbarc anche nella Guerra di Parma, decisione per cui i
prelati francesi non intervennero al concilio.
Tuttavia erano presenti, per la Germania, gli arcivescovi elettori di Magonza, Treviri e Colonia. Vennero ripresi i
lavori da dove erano stati abbandonati nel 1548 e vennero pubblicati i decreti sull'Eucaristia, sulla Penitenza,
sull'Estrema Unzione e quelli riguardanti l'esercizio dell'autorit vescovile, i costumi del clero e la collazione dei
benefici. Grazie all'intervento dell'Imperatore, dall'ottobre 1551 al marzo 1552, si presentarono anche alcuni inviati
dei protestanti tedeschi: del principe elettore Gioacchino II di Brandeburgo, del duca Cristoforo del Wrttemberg, di
sei importanti citt imperiali della Germania Superiore e del principe elettore Maurizio di Sassonia.
Tuttavia le trattative con loro non approdarono a nulla, perch furono poste condizioni inaccettabili, quali la
sospensione e la ridiscussione di tutti i decreti gi emanati, il rinnovamento dei decreti di Costanza e Basilea sulla
superiorit del concilio sul Papa, e lo scioglimento dei membri del concilio dal giuramento di obbedienza al Papa. Il
28 aprile 1552, per, il concilio venne sospeso a causa dell'inasprirsi del conflitto tra Carlo V e Enrico II di Francia,
che minacciava di trasformarsi in una guerra generale. Verr riaperto dieci anni dopo.

Papa Giulio III

La Guerra di Parma
Poco prima dell'apertura dei lavori conciliari, Giulio III si fece trascinare dall'Imperatore in una guerra contro i
Farnese, che, nonostante fossero sempre stati leali servitori dei pontefici, vedendo il territorio di Parma invaso dalle
truppe di don Ferrante I Gonzaga, si erano alleati con la Francia. Il risultato fu che casa Farnese usc dall'orbita
imperiale e papale per entrare in quella francese. Don Ferrante I Gonzaga, governatore di Milano per conto
dell'imperatore, occup Brescello, zona d'influenza del cardinale Ippolito II d'Este, filofrancese, e si prepar ad
assediare Parma. Orazio Farnese, aiutato anche dalle truppe francesi, fu battuto nei pressi di Mirandola, per cui
Enrico II ordin al generale Brissac di invadere il Piemonte.
Questa manovra costrinse il Gonzaga ad alleggerire la pressione sul Ducato di Parma (settembre 1551) e fece sentire
al pontefice il peso maggiore della guerra. Nel 1551 Giulio III invi il nipote Gian Battista Del Monte ad assediare
Mirandola, tenuta da un piccolo nucleo di francesi, comandati da Piero Strozzi ma l'assedio termin il venerd santo
del 1552, con la morte del nipote.[6].
Giulio III cerc allora di riavvicinarsi alla Francia, ma le trattative furono rotte dalle eccessive pretese di Enrico II.
Tuttavia, quando il Papa si accorse che l'imperatore era in gravissime difficolt, i negoziati furono ripresi e, il 29
aprile 1552, si arriv ad un accordo. Tale accordo stabiliva una tregua di 2 anni, trascorsi i quali Ottavio Farnese
poteva accordarsi col Papa come meglio credeva, e la restituzione del Ducato di Castro ai 2 cardinali Farnese.
All'imperatore vennero concessi 11 giorni per accettare l'accordo. Carlo V ratific l'accordo il 10 maggio

Ultimi provvedimenti e morte


Nel 1555 Giulio III accett la richiesta di Maria la Cattolica, a cui mand come legato il cardinale Reginaldo Pole, di
abrogare l'Atto di Supremazia inglese. In questo modo l'Inghilterra riabbracci la fede cattolica, ma fu solo una
tregua. Con l'ascesa al trono di Elisabetta I, infatti, il distacco della Chiesa inglese da Roma divenne definitivo.
Giulio III, che soffriva di gotta da molto tempo, mor a Roma il 23 marzo 1555. Sebbene si fosse fatto preparare un
sepolcro nella Cappella del Monte, nella chiesa di san Pietro in Montorio a Roma, la sua tomba si trova nelle Grotte
Vaticane.

Cardinali creati da Giulio III


Concistoro del 30 maggio 1550
1. Innocenzo Ciocchi del Monte, nipote adottivo di Sua Santit + 3 novembre 1577

Concistoro del 12 ottobre 1551


1. Giorgio Martinuzzi, O.S.P.P.E., vescovo di Gran Varadino + 17 dicembre 1551

Concistoro del 20 novembre 1551


1. Cristoforo Guidalotti Ciocchi del Monte, cugino di Sua Santit, vescovo di Marsiglia + 27 ottobre 1564
2. Fulvio Giulio della Corgna, Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, vescovo di Perugia + 4 marzo 1583
3. Giovanni Michele Saraceni, arcivescovo di Matera, governatore di Roma, vicecamerlengo di Santa Romana
Chiesa + 27 aprile 1568
4. Giovanni Ricci, vescovo di Chiusi + 3 maggio 1574
5. Giovanni Andrea Mercurio, arcivescovo di Messina + 2 febbraio 1561
6. Giacomo Puteo, arcivescovo di Bari + 26 aprile 1563
7. Alessandro Campeggi, vescovo di Bologna + 21 settembre 1554
8. Pietro Bertani, O.P., vescovo di Fano + 8 marzo 1558
9. Fabio Mignanelli, vescovo di Grosseto + 10 agosto 1557

265

Papa Giulio III

10. Giovanni Poggio, vescovo di Tropea + 12 febbraio 1556


11. Giovanni Battista Cicala, vescovo di Albenga + 7 aprile 1570
12. Girolamo Dandini, vescovo di Imola + 4 dicembre 1559
13. Luigi Cornaro, gran commendatore di Cipro + 10 maggio 1584
14. Sebastiano Antonio Pighini, arcivescovo di Manfredonia + 23 novembre 1553 (in pectore, pubblicato il 30
maggio 1552)

Concistoro del 22 dicembre 1553

1. Pietro Tagliavia d'Aragona, arcivescovo di Palermo + 5 agosto 1558


2. Louis I de Guise, vescovo di Albi + 28 marzo 1578
3. Roberto de' Nobili, pronipote di Sua Santit, chierico di Arezzo + 18 gennaio 1559
4. Girolamo Simoncelli, pronipote di Sua Santit, chierico di Orvieto + 22 febbraio 1605

Incarichi ricoperti
Apertura del Concilio Laterano quinto il 16 febbraio 1513.
Arcivescovo di Siponto (Manfredonia), dal 18 marzo 1513 (sede lasciatagli dallo zio Antonio Maria Ciocchi del
Monte) al 25 giugno 1544.

Vice legato di Perugia dal 1513 al 1517.


Governatore di Perugia nel 1517.
Arcivescovo di Pavia dal 13 marzo 1521 al 3 giugno 1530 (per la prima volta).
Due volte prefetto di Roma sotto Clemente VII.
Presidente della legazione di Romagna nel 1528
Vice legato di Bologna nel 1534.
Legato in Romagna, Parma e Piacenza nel 1534.
Creato cardinale prete nel concistoro del 22 dicembre 1536.
Titolare di San Vitale dal 15 gennaio 1537 al 10 ottobre 1542.
Amministratore della sede di Polignano dal 14 giugno 1540 al 28 novembre 1541.
Legato a latere nella Provincia Romandiolae dal 24 settembre 1540.
Incaricato della preparazione del concilio di Trento nel 1542.
Titolare di Santa Prassede dall'11 ottobre 1542 al 4 ottobre 1543
Membro della commissione per la riforma della Chiesa dal 5 gennaio 1543 al 12 dicembre 1545.
Cardinale vescovo e titolare della sede suburbicaria di Palestrina dal 5 ottobre 1543.
Cardinale arcivescovo di Pavia dal 4 giugno 1544 al 7 febbraio 1550 (per la seconda volta).
Membro della commissione per la stesura dell'agenda conciliare dal 2 novembre 1544 al 12 dicembre 1545.
Presidente dei padri conciliari dal 13 dicembre 1545 al 2 marzo 1547.
Legato di Bologna nel 1548.
Papa dal 7 febbraio 1550.

266

Papa Giulio III

267

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Vescovo Tito Veltri


Vescovo Antonio Maria Ciocchi del Monte
Papa Giulio III

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1] Lettere di Girolamo Muzio Giustinopolitano conservate nell'archivio governativo di Parma, Deputazione di Storia Patria, Parma 1864, p.
152.
[2] P. Messina, voce: "Del Monte, Innocenzo", Dizionario biografico degli italiani, vol. 38, Istituto dell'Enciclopedia italiana - Treccani, Roma
1990, pp. 138-141
[3] Joachim du Bellay, Les regrets [1558], in: Les antiquits de Rome. Les regrets, Garnier-Flammarion, Paris 1971, sonnet 105.
[6] Gli avvenimenti sono descritti nel romanzo storico di Antonio Saltini, L'assedio della Mirandola, Edizioni Diabasis

Bibliografia
Dizionario biografico degli italiani: "Del Monte, Innocenzo"

Voci correlate

Ascanio della Corgna


Fulvio Giulio della Corgna
Della Corgna
Carlo V e i Papi

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Giulio III


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Giulio III (http://commons.wikimedia.org/wiki/Iulius_III?uselang=it)

Collegamenti esterni
Cardinali nominati da Papa Giulio III (http://www.araldicavaticana.com/creati da giulio_iii_15501555.htm)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Paolo III

7 febbraio 1550 - 23 marzo 1555

Papa Marcello II

Predecessore

Arcivescovo di Manfredonia

Successore

Antonio Maria Ciocchi del Monte

1513-1544

Giovanni Ricci

Predecessore

Vescovo di Pavia

Successore

Papa Giulio III

268

Antonio Maria Ciocchi del Monte

15211530

Giovan Girolamo de' Rossi

Predecessore

Cardinale presbitero dei Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio

Successore

Gasparo Contarini

1537-1542

Giovanni Girolamo Morone

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Prassede

Successore

Gasparo Contarini

1542-1543

Miguel de Silva

Predecessore

Cardinale vescovo di Palestrina

Successore

Francesco Cornaro seniore

1543-1550

Luigi II di Borbone-Vendme

Predecessore

Vescovo di Pavia (per la seconda volta)

Successore

Giovan Girolamo de' Rossi

15441550

Giovan Girolamo de' Rossi

Controllo di autorit VIAF: 36912739 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 36912739) LCCN: n85216481 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n85216481)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Marcello II
Papa Marcello II

222 papa della Chiesa cattolica

Elezione

9 aprile 1555

Insediamento

10 aprile 1555

Fine pontificato 1 maggio 1555


Predecessore

papa Giulio III

Successore

papa Paolo IV

Papa Marcello II

269
Nome

Marcello Cervini

Nascita

Montefano, 6 maggio 1501

Morte

Roma, 1 maggio 1555

Sepoltura

Grotte vaticane

Marcello II, nato Marcello Cervini degli Spannocchi (in latino: Marcellus II; Montefano, 6 maggio 1501 Roma,
1 maggio 1555), fu il 222 papa della Chiesa cattolica e 130 sovrano dello Stato Pontificio. Venne eletto Papa per
acclamazione dopo un conclave brevissimo il 9 aprile 1555 e consacrato il giorno seguente: mor dopo nemmeno un
mese di pontificato. Al giorno d'oggi, l'ultimo papa ad avere usato come nome papale il suo nome di battesimo.

Biografia
Papa Marcello II nacque a Montefano, sebbene la sua famiglia fosse originaria di Montepulciano. Sua sorella, Cinzia
Cervini, fu la madre di san Roberto Bellarmino, cardinale e Dottore della Chiesa. Godeva di un'alta reputazione per
la sua integrit morale e per le sue grandi doti spirituali.
Nel 1539 fu nominato vescovo di Nicastro, ma si dimise poco meno di un anno dopo. Il 24 settembre 1540 fu eletto
vescovo di Reggio Emilia. Nel 1544 fu eletto vescovo di Gubbio. Durante il Concilio di Trento si mise in luce per il
suo acume e le sue spiccate capacit intellettuali, tanto da essere elevato alla porpora cardinalizia. Fu chiamato anche
alla Segreteria di Stato e alla Presidenza del Concilio.
Quando si tratt di scegliere il nome che avrebbe assunto da Pontefice, il cardinal Cervini conferm il suo nome di
battesimo a voler significare che il prestigio della carica cui era stato chiamato dal Sacro Collegio non avrebbe
minimamente influito sulla sua persona e sui suoi comportamenti futuri i quali sarebbero comunque stati improntati
ad alta moralit e spiritualit.

Il pontificato
Papa Marcello volle, infatti, che anche la cerimonia dell'incoronazione avesse un tono dimesso e umile e privo di
festeggiamenti, devolvendo ai poveri il danaro stanziato dalla Curia per i riti previsti dal protocollo dell'elezione
papale. Gener grandi aspettative tra coloro che auspicavano l'elezione di un papa che riportasse un poco di moralit
nella corte pontificia dopo le tristi esperienze dei suoi pi immediati predecessori.
Era talmente antinepotista da vietare ai parenti di andare a Roma ed era intenzionato a non farsi coinvolgere dalla
politica, intendendo il suo ministero tutto proteso ad avvicinare i popoli, ritenendosi il pastore delle genti. La sua
elezione, insomma, apriva il cuore dei cattolici a grandi speranze di riforma.
Ma queste aspettative andarono immediatamente deluse, poich papa Marcello, poco pi di venti giorni dopo la sua
elezione, mor. Forse per un colpo apoplettico o forse per una piaga segreta a una gamba di natura maligna. Fece
appena in tempo ad impartire ordini per un'impostazione severa e morigerata della vita di corte.
Fu sepolto nelle grotte vaticane in un semplice sarcofago
paleocristiano, cos come egli desiderava. Giovanni Pierluigi da
Palestrina, uno dei massimi musicisti dell'epoca, compose per lui una
delle pagine pi alte della musica polifonica, un vero capolavoro, la
cosiddetta "Missa Papae Marcelli". Il suo successore fu Paolo IV.

Tomba di Marcello II, nelle grotte vaticane

Papa Marcello II

270

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Papa Paolo IV
Papa Marcello II

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Marcello II

Commons [1] contiene immagini o altri file su Papa Marcello II [1]

Collegamenti esterni
Papa Marcello II su Associazione Eugubini nel Mondo [2]
Enciclopedia dei Papi [3]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Giulio III

9 aprile 1555 - 1 maggio 1555

Papa Paolo IV

Predecessore

Vescovo di Nicastro

Successore

Paolo Capizucchi

1539-1540

Giacomo Savelli

Predecessore

Vescovo di Reggio Emilia

Successore

Ugo Rangone

1540-1544

Giorgio Andreasi

Predecessore

Vescovo di Gubbio

Successore

Pietro Bembo, O.S.Io.Hier.


Amministratore apostolico

1544 - 1555

Giacomo Savelli
Amministratore apostolico

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Croce in Gerusalemme

Successore

Francisco de los ngeles


Quiones

1540-1555

Bartolom de la Cueva y
Toledo

Controllo di autorit VIAF: 42633089 [4] LCCN: no90016423 [5]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Marcello II

271

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Marcellus_II?uselang=it


http:/ / www. eugubininelmondo. it/ MarcelloCervini. html
http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ marcello-ii_(Enciclopedia_dei_Papi)/
http:/ / viaf. org/ viaf/ 42633089
http:/ / id. loc. gov/ authorities/ names/ no90016423

Papa Paolo IV
Papa Paolo IV

223 papa della Chiesa cattolica

Elezione

23 maggio 1555

Insediamento

26 maggio 1555

Fine pontificato 18 agosto 1559


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Marcello II
papa Pio IV
Gian Pietro Carafa

Nascita

Capriglia Irpina, 28 giugno 1476

Morte

Roma, 18 agosto 1559

Sepoltura

Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Papa Paolo IV

272

Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa (in latino: Paulus IV;
Capriglia Irpina, 28 giugno 1476 Roma, 18 agosto 1559), fu il 223
papa della Chiesa cattolica e il 131 sovrano dello Stato Pontificio dal
1555 alla morte.

Biografia
Gli inizi e la nomina episcopale
Nacque a Capriglia Irpina (ora in provincia di Avellino) da Giovanni
Antonio dei conti Carafa della Stadera, una delle pi nobili famiglie
del Regno di Napoli, e da Vittoria Camponeschi, figlia di Pietro Lalle,
ultimo conte di Montorio; suo mentore fu un parente, il potente
cardinale Oliviero Carafa, che lo introdusse nella Curia romana quale
cameriere pontificio alla corte di Alessandro VI nel 1500, per poi
divenire, sotto Giulio II, protonotario apostolico nel 1503 ed essere
eletto vescovo di Chieti nel 1505. Sotto il pontificato di Leone X fu
ambasciatore in Inghilterra e in Spagna, e nel 1518 venne trasferito alla
sede arcivescovile di Brindisi.
Ritratto di Paolo IV

Nel 1524, Clemente VII permise a Carafa di rinunciare ai suoi benefici


e di entrare nell'Oratorio del Divino Amore, a Roma: qui conobbe Gaetano di Thiene, con cui decise di fondare
l'ordine dei Chierici Regolari Teatini (dal nome latino della citt di Chieti, Teate). Dopo il sacco di Roma del 1527,
l'ordine si trasfer a Venezia. Carafa per venne richiamato a Roma da Paolo III per sedere nel comitato di riforma
della Corte papale, che nel 1537 produsse un importante ed inattuato documento, il Consilium de Emendanda
Ecclesia.

Il cardinalato
Nel dicembre 1536 venne creato cardinale e nel 1537 gli venne nuovamente affidato il governo della Chiesa di
Chieti, che nel frattempo era stata elevata a sede metropolitana: nel 1549 venne trasferito alla sede di Napoli. Affid
il governo delle sue diocesi ad ausiliari e rimase prevalentemente presso la Curia romana, dove si distinse per la sua
intransigenza sia nei confronti delle idee protestanti che delle istanze delle correnti riformiste interne alla Chiesa.
Si dedic a riorganizzare i tribunali dell'Inquisizione che erano allora gestiti dalle singole diocesi, essendo stato
nominato prefetto della Congregazione del Sant'Uffizio, con il compito di coordinarne l'azione; fu anche promotore
dell'Indice dei libri proibiti, promulgato il 30 dicembre 1558, e pubblicato all'inizio del 1559. Nel 1553 divenne
decano del Sacro Collegio.

Papa Paolo IV

L'elezione al soglio pontificio


Il 30 aprile 1555, dopo soli ventuno giorni di pontificato, mor a Roma Marcello II; il 15 maggio successivo, i
cinquantasei cardinali del Sacro Collegio si riunirono nuovamente per eleggere il successore; e nel conclave egli fu
eletto papa e scelse il nome di Paolo IV.

Conclave dal 15 al 23 maggio 1555

Gian Pietro Carafa, vescovo di Ostia e Velletri


Jean du Bellay, vescovo di Porto-Santa Rufina
Louis de Bourbon de Vendme, vescovo di Palestrina
Franois de Tournon, vescovo di Sabina
Juan lvarez de Toledo, O.P., vescovo di Albano
Rodolfo Pio di Carpi, vescovo di Frascati
Francesco Pisani, vescovo di Padova
Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova
Girolamo Doria, amministratore apostolico di Tarragona
Claude de Longuy de Givry, vescovo di Langres

Odet de Coligny de Chtillon, amministratore apostolico di Beauvais


Alessandro Farnese, amministratore apostolico di Monreale
Guido Ascanio Sforza, amministratore apostolico di Parma
Reginald Pole, arcivescovo di Canterbury
Niccol Caetani di Sermoneta, amministratore apostolico di Quimper
Robert de Lnoncourt, amministratore apostolico di Metz
Ippolito II d'Este, amministratore apostolico di Auch
Antoine Sanguin de Meudon, amministratore apostolico di Tolosa
Giacomo Savelli
Miguel de Silva, vescovo di Massa Marittima
Giovanni Girolamo Morone, vescovo di Novara
Cristoforo Madruzzo, vescovo di Trento
Francisco Mendoza de Bobadilla, vescovo di Burgos
Bartolom de la Cueva de Albuquerque
Georges d'Armagnac, vescovo di Rodez
Jacques d'Annebaut, vescovo di Lisieux
Otto Truchess von Waldburg, vescovo di Augusta
Federico Cesi, vescovo di Cremona
Durante de Duranti, vescovo di Brescia
Girolamo Capodiferro, vescovo di Saint-Jean de Maurienne
Tiberio Crispo, amministratore apostolico di Sessa Aurunca e Amalfi
Pedro Pacheco de Villena, vescovo di Jan
Enrico di Portogallo, arcivescovo di vora
Ranuccio Farnese, arcivescovo di Bologna
Carlo di Lorena, arcivescovo di Reims
Giulio Feltre della Rovere
Charles de Bourbon de Vandme, arcivescovo di Rouen
Girolamo Verallo

Bernardino Maffei
Innocenzo del Monte

273

Papa Paolo IV

Cristoforo Ciocchi del Monte, vescovo di Marsiglia


Fulvio della Corgna, O.S.Hier., amministratore apostolico di Spoleto
Giovanni Michele Saraceni Girifalco, arcivescovo di Acerenza e Matera
Giovanni Ricci
Giovanni Andrea Mercurio, arcivescovo di Messina
Giacomo Puteo, arcivescovo di Bari e Canosa
Pietro Bertani, O.P., vescovo di Fano
Fabio Mignanelli
Giovanni Poggi, vescovo di Tropea
Giovanni Battista Cicala
Girolamo Dandini
Luigi Cornaro
Pietro Tagliavia d'Aragona, arcivescovo di Palermo
Louis de Lorraine de Guise, vescovo di Albi
Roberto de' Nobili
Girolamo Simoncelli

Il pontificato
Politica temporale
Di carattere rigido, severo e inflessibile, acerrimo nemico dell'imperatore Carlo V, Paolo IV espropri i Colonna e
fece guerra al regno di Napoli, alleandosi con Enrico II di Francia, che invi un corpo di spedizione in Italia
comandato dal duca di Guisa. La guerra (settembre 1556-settembre 1557), parallela al conflitto tra Francesi e
Spagnoli nelle Fiandre conclusosi con la disfatta francese nella battaglia di San Quintino, ebbe esito disastroso, al
punto che le truppe del duca d'Alba, vicer di Napoli, giunsero alle porte di Roma e si temette un nuovo sacco della
citt come nel 1527, e si concluse con la pace di Cave, che inaugur una svolta nella politica pontificia favorevole a
Filippo II di Spagna. Come altri pontefici rinascimentali e come era divenuto usanza, Paolo IV non mostr ritrosia
nel promuovere familiari a cariche onorifiche, in particolare i nipoti: Carlo Carafa fu nominato cardinal nepote e
Giovanni Carafa capitano generale della Chiesa e duca di Paliano; altri parenti ebbero favori e tenute, spesso sottratte
a chi sosteneva gli spagnoli. Ad ogni modo, verso la fine del pontificato, il Papa svergogn in pubblico i nipoti e li
band dalla Corte.

Paolo IV e l'Inquisizione
Il pontificato di Paolo IV ebbe un'importanza fondamentale nello sviluppo dell'Inquisizione Romana, fondata da
Paolo III nel 1542, proprio con l'allora cardinal Carafa come commissario generale. Gi da tempo il cardinal Carafa
si era distinto nella lotta all'eresia protestante, sia per quel che riguarda la politica riformatrice (vedasi il gi citato
documento Consilium de Emendanda Ecclesia) sia soprattutto per la sua opera di repressione della diffusione
dell'eresia. Durante i pontificati di Paolo III e Giulio III la sua forte personalit si impose su quelle degli altri
cardinali membri della Congregazione del Sant'Uffizio, dando un importante e decisivo contributo alla sua
strutturazione durante gli anni '40 e '50. Quando nel 1555 Marcello II mor, si present l'occasione per Carafa di
prendere personalmente in mano la guida della Chiesa per poter continuare e dare ancora pi forza alla sua politica
antiprotestante: il rafforzamento dell'Inquisizione continu e la fermezza di Paolo IV implic che pochi potessero
ritenersi al sicuro, in virt della sua spinta a riformare la Chiesa e combattere l'eresia; i cardinali che gli erano invisi
potevano anche venire imprigionati.

274

Papa Paolo IV
I processi ai cardinali e vescovi "spirituali"
Gi nel periodo in cui presiedeva la Congregazione del Sant'Uffizio, il cardinale Carafa aveva promosso e in parte
anche condotto processi per eresia che coinvolsero grandi personalit della Chiesa di allora. Particolare attenzione fu
rivolta al circolo dei cosiddetti Spirituali, presenti all'interno della Chiesa, che sostenevano tesi vicine a quelle dei
protestanti; tra questi erano Giovanni Morone e Vittore Soranzo. Si erano raccolti corposi, per cos dire, dossier
anche su diversi cardinali che invece non furono mai processati, come Reginald Pole, per la contrariet di Giulio III
ad una politica cos repressiva verso i vertici della Chiesa. Una volta diventato papa nulla pi impediva il suo
progetto di "pulizia" tra le alte personalit della cattolicit, che riprese riaprendo vecchi processi e inaugurandone di
nuovi.
Uno dei vescovi che si trov a dover affrontare un secondo processo fu il vescovo di Bergamo Vittore Soranzo[1], gi
condannato una prima volta e che aveva da anni perso ogni potere nella sua diocesi, sostituito da un vicario nominato
dal Sant'Uffizio. Non sono ben chiari i contorni di questo secondo processo del 1556-1557, per via della carenza di
fonti, ma sappiamo che Soranzo, richiamato pi volte a Roma non si pot presentare perch gravemente ammalato.
Morir infatti il 13 maggio 1558, pochi giorni dopo la conclusione del processo, che lo aveva condannato alla
privazione del vescovado.
Il processo a Vittore Soranzo fu probabilmente il preludio a un processo molto pi importante, quello contro
Giovanni Morone[2], che gi da anni era nei progetti di Carafa e che ora poteva finalmente attuare. Morone fu
arrestato nel 1557 e fu ripetutamente interrogato dai cardinali del Sant'Uffizio (fra cui figurava anche il cardinal
Michele Ghislieri, futuro papa Pio V) durante i suoi due anni di prigionia a Castel Sant'Angelo. Nonostante Paolo IV
premesse per una condanna rapida del cardinale "riformato", egli non riusc a vedere la fine del processo, che si
concluse nel 1560 con la liberazione di Morone da parte di Pio IV in seguito a forti pressioni da parte di Filippo II di
Spagna.
Non furono solo queste importanti personalit, protagoniste della corrente "moderata" e "riformata" del cattolicesimo
cinquecentesco ad essere processate durante il pontificato di Paolo IV: la sua fu infatti un'operazione molto pi
estesa e capillare. Solo per citare alcuni altri vescovi inquisiti: Alberto Duimio, vescovo di Veglia, Andrea Centanni,
vescovo di Limassol, Pietro Antonio Di Capua, arcivescovo di Otranto ed Egidio Foscarari, vescovo di Modena.
Provvedimenti contro gli ebrei
Il 12 luglio 1555 emise la bolla Cum nimis absurdum, la quale, oltre a una nuova serie di vincoli e limitazioni,
istituiva a Roma il ghetto gi presente in altre citt europee; gli ebrei vennero quindi costretti a vivere reclusi in una
specifica zona del rione Sant'Angelo. Anche in altre citt dello stato pontificio gli ebrei furono rinchiusi in ghetti e
obbligati a portare un copricapo giallo, per essere immediatamente individuati.[3]
Inoltre Paolo IV invi ad Ancona due commissari straordinari, Giovanni Vincenzo Falangonio e Cesare della Nave
con l'ordine di arrestare e processare tutti gli ebrei apostati. I marrani imprigionati furono sottoposti ad un processo
dal tribunale dell'Inquisizione e alcuni furono condannati al rogo (altri furono condannati sui remi delle galee a vita):
dopo essere stati torturati, venticinque marrani furono bruciati ad Ancona tra marzo e giugno del 1556[4].
Provvedimenti di censura libraria
Nel 1559 la Congregazione del Sant'Uffizio eman il primo Indice dei libri proibiti valido per tutta la cristianit
(anche se in effetti non fu considerato valido nei territori sottoposti all'Inquisizione Spagnola, che gi da tempo
aveva i propri Indici). Le proibizioni erano divise in tre classi: la prima comprendeva una serie di autori la cui
produzione era proibita in toto, la seconda una serie di titoli, la terza tutti i volumi che non recassero indicazioni
tipografiche, che non avessero ricevuto il permesso ecclesiastico e tutti i libri di astrologia e magia. In tutto,
considerando anche errori e sviste, l'Indice comprendeva 904 titoli, e condannava in toto anche Erasmo da
Rotterdam, nonostante fosse un autore cattolico. All'indice era allegata una lista di 45 edizioni di Bibbie e Nuovi
Testamenti proibiti, nonch di editori messi al bando. Questo primo indice promulgato sotto Paolo IV (detto quindi

275

Papa Paolo IV
paolino) estremamente pi severo dei suoi successori, a partire da quello promosso da papa Pio IV (detto invece
tridentino, poich discusso durante il Concilio di Trento).

La fine
Alla sua morte fu sepolto nella Basilica di San Pietro in Vaticano; le sue spoglie furono in seguito traslate a Santa
Maria sopra Minerva. L'aver sviluppato l'Inquisizione gli port il rancore del popolo romano, che all'indomani della
sua morte, ne decapit la statua in Campidoglio e gli dedic questa pasquinata:[5]
Carafa in odio al diavolo e al cielo qui sepolto
col putrido cadavere; lo spirto Erebo ha accolto.
Odi la pace in terra, la prece ci contese,
ruin la chiesa e il popolo, uomini e cielo offese;
infido amico, supplice ver l'oste a lui nefasta.
Di pi vuoi tu saperne? Fu papa e tanto basta.

Cardinali creati da Paolo IV


Concistoro del 7 giugno 1555
Carlo Carafa, nipote di Sua Santit, Chierico Romano

Concistoro del 20 dicembre 1555

Juan Martnez Silceo, arcivescovo di Toledo


Gianbernardino Scotti, C.R., arcivescovo di Trani
Diomede Carafa, vescovo di Ariano
Scipione Rebiba, vescovo di Mottola e governatore di Roma
Jean Suau, vescovo di Mirepoix
Johann Gropper, decano della cattedrale di Colonia
Gianantonio Capizzuchi, auditore della Sacra Rota

Concistoro del 15 marzo 1557

Taddeo Gaddi, arcivescovo di Cosenza


Antonio Teomachia, vescovo di Tolone
Lorenzo Strozzi, vescovo di Bziers
Virgilio Rosario, vescovo di Ischia, vicario di Roma
Jean Bertrand, arcivescovo di Sens
Michele Ghislieri, O.P., vescovo di Nepi (eletto papa nel 1566 col nome di Pio V)
Clemente d'Olera, O.F.M., superiore generale del suo ordine
Alfonso Carafa, pronipote di Sua Santit, chierico di Napoli
Vitellozzo Vitelli, vescovo eletto di Citt di Castello
Giovanni Battista Consiglieri, chierico romano

276

Papa Paolo IV

277

Concistoro del 14 giugno 1557


William Peto, O.F.M.Obs., vescovo di Salisbury

Onorificenze
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

pp. 399-400
pp. 400-402
testo della Cum nimis absurdum (http:/ / www. ariberti. it/ scuola/ ebrei/ documenti_chiesa_ebrei/ cum_nimis_absurdum. htm)
Pier Cesare Ioly Zorattini, Ancora sui giudaizzanti portoghesi in Ancona (1556) (http:/ / books. google. it/ books?id=-km0vGgbbGEC&
pg=PA39& lpg=PA39& dq=paolo+ ebrei+ ancona& source=bl& ots=_vMK4BfZz7& sig=JSnOhabSlNE7WtwcC_TiKHEOImE& hl=it&
ei=AKaxS76lLsTesAa71cmUAQ& sa=X& oi=book_result& ct=result& resnum=6& ved=0CBYQ6AEwBQ#v=snippet& q=ancona 1556&
f=false), in Ebrei: identit e confronti, 2002
[5] Claudio Rendina, I papi, p. 646

Bibliografia
Giampiero Brunelli, Il Sacro Consiglio di Paolo IV, Viella, Roma 2011
Andrea Vanni, Fare diligente inquisitione. Gian Pietro Carafa e le origini dei chierici regolari teatini, Viella,
Roma 2010
Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia: dal XII al XXI secolo , Milano, Mondadori, 2006.
Massimo Firpo, Inquisizione romana e Controriforma. Studi sul cardinal Giovanni Morone (1509-1580) e il suo
processo d'eresia, Nuova edizione rivista ed ampliata, Brescia, Morcelliana, 2005 (I edizione: Il Mulino, Bologna
1992)
Alberto Aubert, Paolo IV in Enciclopedia dei Papi, vol. 3, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 2000 (http://
www.treccani.it/enciclopedia/paolo-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
Alberto Aubert, Paolo IV. Politica, Inquisizione e storiografia, Firenze, Le Lettere, 1999
Pio Paschini, S. Gaetano Thiene, Gian Pietro Carafa e le origini dei chierici regolari teatini, Roma 1926
Gennaro Maria Monti, Ricerche su papa Paolo IV Carafa, Benevento 1923
Ludwig von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo, vol. VI: Storia dei Papi nel periodo della Riforma e
Restaurazione cattolica. Giulio III, Marcello II e Paolo IV (1550-1559), Roma 1922

Voci correlate
Carlo V e i papi
Maledetta nidiata
Carafa (famiglia)

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Paolo IV


Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri
file su Papa Paolo IV (http://commons.wikimedia.org/wiki/Paulus_IV?uselang=it)

Papa Paolo IV

278

Collegamenti esterni
Cardinali nominati da Papa Paolo IV (http://www.araldicavaticana.com/creati da paolo_iv_15551559.htm)
Dispacci di Bernardo Navagero, ambasciatore veneziano a Roma, e altri documenti su Papa Paolo IV (http://
www.storiadivenezia.net/sito/index.php?option=com_content&view=article&catid=41:ricerca&id=87:testi&
Itemid=30.htm)
Voce "Paolo IV" nel "Dizionario storico dell'Inquisizione" (http://halshs.archives-ouvertes.fr/halshs-00408732/
en/)
Voce "Paolo IV" nella "Enciclopedia dei Papi" (http://www.treccani.it/enciclopedia/
paolo-iv_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Papa Marcello II

23 maggio 1555 - 18 agosto 1559

Papa Pio IV

Predecessore

Vescovo di Chieti

Successore

Bernardino Carafa

1505-1524

Felice Trofino

Predecessore

Arcivescovo di Brindisi ed Oria

Successore

Domingo Idiociz

1518-1524

Girolamo Aleandro

Predecessore

Cardinale presbitero di San Pancrazio fuori le mura

Successore

Francesco Corner

1537

Federico Cesi

Predecessore

Arcivescovo di Chieti

Successore

Guido de' Medici

1537-1549

Bernardino Maffei

Predecessore

Cardinale presbitero di San Sisto

Successore

Nikolaus von Schnberg

1537-1541

Juan lvarez y Alva de Toledo

Predecessore

Cardinale presbitero di San Clemente

Successore

Girolamo Ghinucci

1541-1543

Rodolfo Pio de Carpi

Predecessore

Grande Inquisitore della Congregazione della Romana e Universale Inquisizione

Successore

nessuno

1542 - 1555

Michele Ghislieri

Predecessore

Cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere

Successore

Philippe de la Chambre

1543-1544

Rodolfo Pio de Carpi

Predecessore

Cardinale vescovo di Albano

Successore

Giovanni Salviati

1544-1546

Ennio Filonardi

Papa Paolo IV

279

Predecessore

Cardinale vescovo di Sabina-Poggio Mirteto

Successore

Giovanni Salviati

1546-1550

Franois de Tournon

Predecessore

Arcivescovo di Napoli

Successore

Bernardino Carafa

1549-1555

Alfonso Carafa

Predecessore

Cardinale vescovo di Frascati

Successore

Philippe de la Chambre

1550-1553

Jean du Bellay

Predecessore

Cardinale vescovo di Porto-Santa Rufina

Successore

Giovanni Salviati

1553

Jean du Bellay

Predecessore

Cardinale vescovo di Ostia

Successore

Giovanni Domenico de Cupis

1553-1555

Jean du Bellay

Predecessore

Decano del Sacro Collegio

Successore

Giovanni Domenico De Cupis


1537-1553

1553 - 1555

Jean du Bellay
1555-1560

Controllo di autorit VIAF: 88875623 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 88875623) LCCN: n85143642 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n85143642)
Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Pio IV

280

Papa Pio IV
Papa Pio IV

Pio IV ritratto da Bartolomeo Passarotti


224 papa della Chiesa cattolica

Elezione
Insediamento

25 dicembre 1559
6 gennaio 1560

Fine pontificato 9 dicembre 1565


Cardinali creati vedi categoria
Predecessore
Successore
Nome

papa Paolo IV
papa Pio V
Giovanni Angelo Medici di Marignano

Nascita

Milano, 31 marzo 1499

Morte

9 dicembre 1565

Sepoltura

Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Pio IV, nato Giovanni Angelo Medici di Marignano (in latino: Pius IV; Milano, 31 marzo 1499 Roma, 9
dicembre 1565), fu il 224 papa della Chiesa cattolica e 132 sovrano dello Stato Pontificio dal 1559 alla morte. Era
fratello della madre di san Carlo Borromeo, Margherita Medici di Marignano.

Biografia
Nacque da una famiglia non imparentata con i Medici di Firenze, ma di origine lombarda. La famiglia Medici
lombarda era di umili condizioni e l'orgogliosa famiglia Medici fiorentina dichiarava che nessuna parentela vi era tra
le due famiglie, almeno fino a quando Giovanni Angelo Medici non divenne papa Pio IV, e allora la parentela fu
rivendicata. Suo padre Bernardino era nato a Milano e si guadagnava la vita con la riscossione delle tasse e di piccole
usure. Bernardino ebbe, fra gli altri, due figli molto intraprendenti: il maggiore Gian Giacomo Medici detto il
Medeghino divenne un valente soldato di ventura e, dopo una brillante carriera militare e il comando delle truppe
imperiali che conquistarono la citt di Siena, fu nominato Cavalier del Toson d'Oro. In maniera rocambolesca, molti
anni prima, era riuscito a diventare, da bandito, castellano e poi Marchese di Musso, senza per ottenere il necessario
(e promesso) riconoscimento imperiale; quando, in sguito alla seconda guerra di Musso, fu sconfitto, ottenne nelle

Papa Pio IV

281

trattative di pace il titolo di Marchese di Marignano con tutti i privilegi connessi per s e per i propri discendenti.
Giovanni Angelo, figlio minore, studi legge a Pavia e a Bologna, interessandosi molto anche di filosofia e di
medicina. Divenne un quotato esperto giurista, e a 28 anni decise di entrare al servizio della Chiesa andando a Roma.
Giunse a Roma il 26 dicembre 1527. Da l torn nel 1528 in Lombardia, dove fu arciprete di Mazzo di Valtellina
fino al 1529, quando Papa Clemente VII lo richiam a Roma e lo nomin protonotario apostolico; le sue qualit di
instancabile lavoratore e l'abilit nel gestire gli affari, lo portarono a riscuotere la profonda stima del successore di
Papa Clemente, ovvero Papa Paolo III, che lo nomin governatore di diverse citt importanti, fra cui Ascoli Piceno e
Fano; fu nominato arcivescovo della diocesi di Ragusa di Dalmazia, e infine cardinale nel 1549 con il titolo di Santa
Pudenziana. Contemporaneamente suo fratello Gian Giacomo aveva sposato una donna della famiglia Orsini, sempre
con il beneplacito di Paolo III.
Lo stesso anno, la morte di Paolo III port all'elezione di Papa Giulio III che, continuando a stimarlo, lo invi come
legato pontificio in Romagna e lo pose a capo delle truppe pontificie, conferendogli inoltre alcuni incarichi da
svolgere in Germania e in Ungheria. Al contrario non incontr il favore di Papa Paolo IV, con la cui politica si trov
in disaccordo, ritirandosi di conseguenza a Milano. Fu vescovo di Foligno dal 25 giugno 1556 al 7 maggio 1557. Nel
lungo e contrastato conclave che segu alla morte di Paolo IV, le antipatie di questi nei suoi confronti gli si
tramutarono in vantaggio, poich il 25 dicembre 1559 fu eletto papa come risultato di un compromesso fra i partiti
favorevoli rispettivamente alla Spagna e alla Francia. Fu incoronato il 6 gennaio 1560.

Genealogia episcopale
Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Vescovo Filippo Archinto


Papa Pio IV

Composizione del conclave del 5 settembre - 25 dicembre 1559


Trattamenti di
Pio IV

Trattamento di cortesia Sua Santit


Trattamento colloquiale Vostra Santit
Trattamento religioso

Santo Padre

I trattamenti d'onore

1.
2.
3.
4.
5.

Jean du Bellay, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio


Rodolfo Pio, vescovo di Porto e Santa Rufina, Sottodecano del Sacro Collegio
Franois II de Tournon, vescovo di Sabina
Francesco Pisani, vescovo di Frascati
Federico Cesi, vescovo di Palestrina

6. Pedro Pacheco Ladrn de Guevara, vescovo di Albano


7. Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova

Papa Pio IV
8. Alessandro Farnese
9. Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora, vescovo di Parma
10. Niccol Caetani di Sermoneta, amministratore apostolico di Quimper
11. Robert de Lnoncourt, arcivescovo di Embrun e amministratore apostolico di Auxerre
12. Ippolito II d'Este, amministratore apostolico di Auch
13. Giacomo Savelli
14. Giovanni Gerolamo Morone, vescovo di Novara
15. Cristoforo Madruzzo, vescovo di Trento e di Bressanone
16. Bartolom de la Cueva y Toledo
17. Giorgio di Armagnac, vescovo di Rodez
18. Ottone di Waldburg, vescovo di Augusta
19. Girolamo Recanati Capodiferro, vescovo di Saint-Jean de Maurienne (morto il 1 dicembre 1559)
20. Tiberio Crispo, amministratore apostolico di Amalfi
21. Ranuccio Farnese, arcivescovo di Ravenna
22. Giulio Della Rovere
23. Giovanni Angelo Medici (eletto Papa Pio IV)
24. Innocenzo Ciocchi del Monte
25.
26.
27.
28.
29.
30.
31.
32.
33.
34.
35.
36.
37.
38.
39.
40.
41.
42.
43.
44.
45.
46.
47.

Cristoforo Guidalotti Ciocchi del Monte, vescovo di Cagli


Fulvio Giulio della Corgna
Giovanni Michele Saraceni
Giovanni Ricci
Giovanni Andrea Mercurio, arcivescovo di Messina
Giacomo Puteo, arcivescovo di Bari
Giovanni Battista Cicala
Luigi Cornaro
Luigi di Guisa, vescovo di Albi
Girolamo Simoncelli
Carlo Carafa, amministratore apostolico di Comminges
Gianbernardino Scotti, vescovo di Piacenza
Diomede Carafa, vescovo di Ariano
Scipione Rebiba, vescovo di Mottola
Jean Suau, vescovo di Mirepoix
Gianantonio Capizucchi, vescovo di Lodi
Taddeo Gaddi, arcivescovo di Cosenza
Lorenzo Strozzi, vescovo di Bziers
Jean Bertrand, amministratore apostolico di Sens
Michele Ghislieri, vescovo di Sutri e Nepi
Clemente d'Olera
Alfonso Carafa, amministratore apostolico di Napoli
Vitellozzo Vitelli, vescovo di Citt di Castello

Pontificato
Pio IV aveva abitudini e temperamento completamente opposti a quelli del predecessore, essendo affabile, vivace e
cordiale e, nello stesso tempo, astuto, diplomatico ed esperto nel condurre gli affari di stato. Egli diede libero corso
al movimento riformatore, cercando al contempo di porre rimedio ad alcune ingiustizie compiute da Paolo IV (ad
esempio liberando e reinsediando in carica il cardinale Giovanni Gerolamo Morone che era stato imprigionato con
l'accusa di eresia) e mitigando alcuni dei suoi decreti pi estremi. Tuttavia nei confronti dei nipoti di Paolo non

282

Papa Pio IV
dimostr alcuna misericordia: accusati di vari crimini e condannati in base a testimonianze di dubbia attendibilit,
furono giustiziati per strangolamento o decapitazione il 4 marzo 1561 nel Castel Sant'Angelo. Tra di essi il cardinale
Carlo Carafa e suo fratello Giovanni al quale Paolo IV aveva dato il ducato di Paliano. Il Colonnesi, che era stato
uno dei principali accusatori, ottenne l'assoluzione. Tuttavia, sotto il pontificato di Pio V il giudizio fu ribaltato, e la
memoria del Carafa e dei suoi parenti riabilitata e i beni restituiti alla famiglia. Assoluta severit San Pio V dimostr
anche nei confronti di Pompeo Colonna (parente di Marcantonio e del celebre Pompeo Colonna) che aveva ucciso la
matrigna, e per il quale non fece assoluzioni.
Come era consuetudine del tempo, Pio IV non fu immune dall'esercizio del nepotismo, ma, a onor del vero, il
conferimento del cardinalato e della carica di arcivescovo di Milano al nipote Carlo Borromeo, uomo integerrimo e
di elevata spiritualit, conferirono onore e lustro alla chiesa ed al suo pontificato. Con l'Inghilterra uscita
dall'influenza del papato, la Germania in gran parte protestante e la Francia sull'orlo della guerra civile, Pio si rese
conto di quanto la politica anti-spagnola del suo predecessore fosse senza prospettive. Si affrett quindi a riconoscere
Ferdinando come imperatore e si riconcili con Filippo II con la concessione di grandi privilegi ecclesiastici. In
seguito, tuttavia, scontratosi con l'arroganza di Filippo, si rivolse verso la Francia, fornendo truppe e denaro per la
guerra contro gli Ugonotti.
Decret con la bolla In Sacrosancta che i laureandi dovessero dichiarare di essere cattolici, altrimenti sarebbe stata
nulla. Erano pertanto esclusi dalla laurea, di qualsiasi facolt, gli scomunicati, gli atei e chi professasse qualsiasi
religione al di fuori del Cattolicesimo[1][2].
A Roma centrale, estese verso nord il Borgo, costruendo tre nuove strade (Borgo Pio, Borgo Vittorio e Borgo
Angelico), e dotandolo di nuove mura. La nuova zona venne chiamata in suo onore la Civitas Pia. Organizz una
spedizione antiturca a Gerba[3]. Approv anche lo statuto dell'Ordine di Santo Stefano papa e martire nel 1561. Mor
il 9 dicembre 1565 a 66 anni.

Concistori tenuti da papa Pio IV per la creazione di nuovi cardinali


Concistoro del 31 gennaio 1560 (I)
1. Giovanni Antonio Serbelloni, vescovo di Foligno (m.1591) e suo parente.
2. Carlo Borromeo, nipote di Sua Santit (m. 1584) (canonizzato nel 1610)
3. Giovanni de' Medici (m. 1562)
Concistoro del 26 febbraio 1561 (II)
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.

Girolamo Seripando, arcivescovo di Salerno (m. 1563)


Philibert Babou de la Bourdaisire, vescovo di Angoulme (m. 1570)
Ludovico Simonetta, vescovo di Pesaro, datario di Sua Santit (m. 1568)
Marco Sittico Altemps, nipote di Sua Santit, vescovo eletto di Cassano (m. 1595)
Francesco Gonzaga, protonotario apostolico (m. 1566)
Alfonso Gesualdo, protonotario apostolico (m. 1603)
Giovanni Francesco Gambara, chierico della Camera Apostolica (m. 1587)
Marco Antonio Da Mula, ambasciatore della Repubblica di Venezia presso Sua Santit (m. 1572)
Bernardo Salviati, vescovo di Saint-Papoul, priore a Roma dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, Gran
Elemosiniere di Francia (m. 1568)
10. Stanislao Osio, vescovo di Varmia (m. 1579)
11. Pier Francesco Ferrero, vescovo di Vercelli (m. 1566)
12. Antoine Perrenot de Granvella, vescovo di Arras (m. 1586)
13. Luigi d'Este (m. 1586)
14. Ludovico Madruzzo (m. 1600)
15. Innico d'Avalos d