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La Rocca di Sassocorvaro – Pesaro Urbino

Nelle Marche, nel comune di Sassocorvaro (il cui nome richiama alla mente un luogo
frequentato da corvi) si erge dal XV secolo la Rocca Ubaldinesca.
Chiamata anche Rocca di Sassocorvaro, questa importante fortezza, fu progettata
dall’architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini (lo stesso del Palazzo
Ducale di Urbino) su richiesta del Duca Federico da Montefeltro e dal suo
Fratellastro Ottaviano degli Ubaldini Principe della Carda.
Sebbene la rocca sia stata costruita, quale baluardo difensivo contro i Malatesta, si
può osservare che la sua struttura, una particolare conformazione a forma di
tartaruga, poco si presta all’azione difensiva. Si dice che fu proprio Ottaviano degli
Ubaldini, che oltre a essere un letterato era anche un rinomato astrologo e alchimista,
a concepire tale forma, in quanto la tartaruga, è da sempre considerato un animale
magico, simbolo di lunga vita, forza e caparbietà.
Ottaviano apprese l’arte alchemica e astrologica alla corte del Duca Filippo Maria
Visconti, accedendo alle grandi biblioteche e potendo disporre dei maestri più eruditi
di quei tempi. Alla morte del Duca Filippo, avvenuta nel 1447, Ottaviano fece ritorno
a Urbino, feudo che governerà con il fratello Federico fino alla morte di quest’ultimo,
avvenuta nel 1482 .
Negli ultimi anni della sua vita, all’astrologo della Garda (soprannome di Ottaviano)
fu attribuita l’onta di aver ordito pratiche di sortilegio ai danni del nipote
Guidubaldo, figlio di Federico, impedendogli di avere figli e di conseguenza una sua
discendenza.
Morì nel 1498, fu sepolto nella chiesa di San Francesco a Cagli, anche se della sua
tomba non vi è traccia. Si dice che il suo spettro vaghi nei pressi della sua preziosa
dimora.
All’interno della rocca però pare che si aggirino altri fantasmi: quello di Elisabetta
Valentini, uccisa a coltellate nel 1611 dal marito, il conte Girolamo Oliva, e quello di
Cesare Borgia, che aleggerebbe dal 1500 bardato da un pesante mantello marrone con
in testa un copricapo piumato. Sembra inoltre che vi sia anche l’anima inquieta di
una giovane donna in lacrime che piange il suo amato trucidato barbaramente.
A seguito di queste storie e di molte segnalazioni ricevute, il team di “Italian
Paranormal Research”, ha passato nei mesi scorsi una notte all’interno della fortezza
riuscendo ad immortalare, due anomalie riconducibili a presenze incorporee:
<<utilizzando una telecamera fissa agli infrarossi - spiega Carmelo Paparone
fondatore e coordinatore del team - abbiamo immortalato, una sagoma femminile
vestita di bianco che ha transitato davanti ad una finestra della Rocca>>.
<<Ma non è l’unica – continua Papparone - utilizzando una termocamera molto
sofisticata abbiamo rilevato una forma antropomorfa abbastanza chiara. Essa
sembrerebbe avere un copricapo in testa e un mantello, che farebbe pensare a un’alta
uniforme militare>>.
Tutta la ricerca del team è disponibile sulla sua pagina youtube “Italian Paranormal
Research “.
La Rocca di Sassocorvaro e visitabile per respirare e vivere quell’alone di Mistero
che la circonda!

in allegato il file dell'anomalia e dell'analisi consecutiva, da sottolineare c'è il fatto


che la foto è stata scattata da una termocamera, che la temperatura di quella notte era
meno 3 gradi, al momento dello scatto invece come si può vedere la temperatura è
0,9 il che significa che al momento dello scatto ed in quel punto del cortile della
Rocca, la temperatura si è alzata di circa 2 gradi, questo perchè quando si altera il
campo elettromagnetico per la presenze di entità la temperatura si alza e solo alla
fine della manifestazione di queste entità abbiamo invece una drastica diminuzione
della temperatura, questo te lo scrivo per sfatare il mito che in presenza di entità ci
sia solo uno sbalzo termico verso il basso, in realtà prima abbiamo un innalzamento
della temperatura e solo dopo abbiamo il gelo, questo accade in pochissimi secondi,
e siamo stati fortunati perchè questa foto dalla termocamera (che è anche uno
strumento di cui i risultati sono praticamente impossibili da manomettere) è stata
scattata data la sensazione di una delle nostre sensitive (Ramona) dalla nostra Soili
che ha invece un ruolo tecninco nel gruppo.
Ti invio anche l'analisi, ometti però nel caso chi l'ha fatta perchè non è più un
collaboratore esterno del gruppo.
Ti invio anche foto del gruppo attuale.
Per la storia di quella notte invece ti invito a vedere il video se vuoi altri spunti oltre
a quello che ti ho inviato.
Il link è:

Tra i castelli del Montefeltro ce n’è poi uno davvero particolare, sicuramente tra i
più originali al mondo: la Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro. Cosa avrà di tanto
speciale? Beh, quanti castelli avete mai visto a forma di… tartaruga?
La Rocca di Sassocorvaro viene unanimamente definita un capolavoro di
architettura militare del XV secolo. La costruzione fu voluta dal letterato, filosofo,
astrologo, mago e alchimista Ottaviano degli Ubaldini, comandato da Federico di
Montefeltro, e in realtà prima di essere concepita come fortezza, fu pensata e
desiderata da Ottaviano come sua residenza privata.
Per questo volle fortemente che il castello – realizzato dall’architetto senese
Francesco di Giorgio Martini (lo stesso del Palazzo Ducale di Urbino) – esaudisse il
suo personalissimo sogno, ovvero quello di avere come dimora una “tartaruga”,
simbolo per eccellenza dell’alchimia, per la quale rappresenta forza, saggezza,
immortalità. La tartaruga è inoltre simbolo dell’Universo per la cultura orientale,
rappresentando il dorso – a forma di cupola – il cielo, e il ventre la terra.
A parte l’uso privato, la Rocca di Sassocorvaro avrebbe dovuto avere però anche una
fondamentale importanza bellica, per difendere il territorio dalle insidie dei
Malatesta…ma così non fu. Già in fase di costruzione fu infatti evidente che al
prestigio architettonico non corrispondeva un’adeguata efficienza difensiva, dato che
le forme tondeggianti riducevano la possibilità di difenderne il perimetro…ci
sarebbero volute troppe sentinelle! Nonostante questo, però, l’andamento curvilineo
la rendeva molto più resistente (perché ‘sfuggente’) ai colpi delle prime armi da
fuoco, che proprio in quel tempo iniziavano a diffondersi.
In fin dei conti la Rocca Ubaldinesca, nata da un ‘capriccio alchemico’, si rivelò
un fallimento dal punto di vista militare. Ma indubbiamente è un capolavoro sotto il
profilo artistico-architettonico, un esempio unico al mondo, che potete visitare tutti
i giorni da aprile a settembre (9.30-12.30/15-19), mentre solo il sabato e la domenica
da ottobre a marzo (9.30-12.30/14.30-18). Per informazioni: 0722.76177
Curiosità: Durante la II guerra mondiale nella Rocca di Sassocorvaro vennero
nascoste oltre 10.000 opere d’arte provenienti dai principali musei italiani (tra cui la
Tempesta del Giorgione, la Città ideale, 13 opere di Tiziano, 17 del Tintoretto, 4 di
Piero della Francesca e altre di Raffaello, Mantegna e tanti altri) per evitare che
fossero trafugate dai nazisti. A ricordo di questa colossale operazione di salvataggio
oggi la Rocca ospita al suo interno il progetto Arca dell’Arte: un museo didattico
dove è possibile ammirare riproduzioni a grandezza naturale delle principali opere
salvate.
Consiglio gastronomico: Dove mangiare a Sassocorvaro? Noi abbiamo provato il
Nido del Corvo, a 5 minuti di auto dalla Rocca (è su una strada in salita, non vi
conviene avventurarvi a piedi!) Cibo genuino e casereccio, piatti abbondanti, prezzi
contenuti e servizio cordialissimo… e non ultima la bella vista panoramica sul lago
di Mercatale (frazione di Sassocorvaro). What else?

Percorrendo i magnifici sentieri del versante occidentale del Monte Nerone, passando
per il Rio Vitoschio, il fosso del Mulino, Ca Rossara e il Monte Cardamagna, sono
sempre rimasto incuriosito e affascinato dalla Carda. Tante volte mi sono chiesto per
esempio se quel nome, distribuito su un’area piuttosto estesa prima e dopo il valico di
Pian di Trebbio, avesse avuto origine dal corso d’acqua, dalla montagna o dalla
famiglia che fu padrona di queste terre e del loro antico castello. Il toponimo in realtà,
come afferma Luigi Michelini Tocci, a cui si devono tante pubblicazioni di storia
locale, deriva molto probabilmente da una delle piante qui più diffuse, il cardo. La
Carda è invece il nome dato alla zona compresa principalmente tra due creste
montuose facilmente riconoscibili, quella più alta del monte Cardamagna (o Carda
Maia) che arriva a oltre 900 metri e fa quasi da bastione difensivo al massiccio del
Nerone, e quella detta della Cardaccia (più bassa di circa 200 metri) che ospitava
l’antico castello. Davanti alle creste, oltre la strada che collega Apecchio e Piobbico
con Pian di Trebbio, la Carda è chiaramente delimitata dai rilievi della Serra della
Stretta, sul cui versante opposto si trova la località di Acquapartita.

Il Castello della Carda era situato proprio sopra il fosso del Mulino e San Cristoforo
di Carda, ma purtroppo di esso rimangono ormai solo poche rovine . Appartenne ai
Brancaleoni di Piobbico dal XII secolo (anche se fu probabilmente edificato molto
prima), divenne in seguito proprietà del vescovo di Città di Castello e alla fine del
XIII secolo fu ceduto al famoso Ottaviano Degli Ubaldini, quel cardinale che fu
dannato nel cerchio degli epicurei dell’Inferno di Dante assieme all’Imperatore
Federico II, di cui sembra si fosse autoproclamato sostenitore. La famiglia Ubaldini
era considerata eretica perché di parte Ghibellina, e ciò era sufficiente al tempo per
rendere il Cardinale degno delle fiamme dell’Inferno, anche se i fatti storici farebbero
pensare il contrario visto che pare fosse proprio lui a condurre l’esercito Guelfo di
Bologna contro le forze dell’Imperatore e che fu incaricato dal Papa stesso a
riconquistare le terre pontificie della pianura padana. In ogni caso Ottaviano fu forse
il primo famoso rappresentante della famiglia che in seguitò dominò la zona di
Apecchio, gli Ubaldini, che erano originari del Mugello e che attraverso guerre e
alleanze arrivarono ad espandersi fino alla Provincia di Pesaro e Urbino. Il Cardinale
Ubaldini donò in seguito il castello della Carda al pronipote Tano, che sembra sia
stato quindi il capostipite del ramo locale della famiglia, gli Ubaldini della Carda.

Dalla Carda la famiglia si allargò ulteriormente conquistando altri castelli della zona,
e così Montevicino, Apecchio, Pietragialla e Castelguelfo caddero l’uno dopo l’altro
sotto il loro dominio. La mossa che decretò la loro definitiva fortuna fu però quella di
diventare alleati e “collaboratori di guerra” dei Montefeltro, mettendo a disposizione
dei Duchi di Urbino truppe e conoscenze belliche in tanti conflitti in varie zone
d’Italia. La famiglia Ubaldini era infatti già famosa per essere una fucina di
condottieri e tra i suoi maestri d’arme uno dei più noti fu nel XIII secolo Giovanni
degli Ubaldini che riuscì addirittura a fondare una propria compagnia di ventura, con
oltre mille fanti e duemila cavalieri provenienti da ogni zona d’Europa.

Alla fine del XIV secolo nacque probabilmente nella Carda Bernardino degli
Ubaldini, che fu forse uno dei più celebrati capitani di ventura della sua epoca, tanto
da meritarsi il soprannome di Magnifico. Le sue spiccate abilità di condottiero fecero
si che il Duca di Urbino, Guidantonio, lo volesse alle sue dirette dipendenze e il suo
valore e la sua importanza strategica per i Montefeltro divennero tali che gli venne
concesso l’onore di entrare a far parte della famiglia, sposando proprio la figlia di
Guidantonio Aura, nel 1420.

Bernardino ebbe sicuramente un figlio naturale, chiamato Ottaviano come il suo avo,
ma secondo quella che in passato sembrava essere solo una diceria popolare che si è
rivelata invece in seguito più che fondata, fu anche il padre naturale di Federico, il
più celebre dei Duchi di Montefeltro. Fino a non molto tempo fa sembrava infatti
certo che Federico fosse nato da una relazione di Guidantonio con una dama di corte
e che fosse quindi considerato illegittimo. Per questo motivo venne subito dato in
affidamento e allontanato dalla città Ducale, passando prima un breve periodo non
troppo lontano da casa, a Mercatello, e trasferendosi poi all’età di undici anni a
Venezia non solo come pegno di pace secondo l’usanza del tempo ma anche, sembra,
per soddisfare i desideri della seconda moglie di Guidantonio, che non lo vedeva
certo di buon occhio a Urbino.
Diversi studi sono stati portati avanti negli ultimi anni riguardo Federico e la sua
nascita, e degni di nota sono in particolare le recenti pubblicazioni (1) degli storici
Apecchiesi Lionello Bei e Stefano Cristini, come anche gli articoli pubblicati dagli
stessi autori sul blog di storia locale VERSACRUM. Come emerge anche dalle loro
ricerche la questione sembra essere oggi molto più dibattuta rispetto alle granitiche
certezze del passato, tanto da poter giungere alla conclusione che Federico era
verosimilmente figlio di Bernardino Ubaldini Della Carda, e che il suo padre naturale
era così tanto legato a Guidantonio (che non riusciva ad avere eredi maschi e a
garantire così la stabilità dello Stato) da affidargli il proprio figlio primogenito per
farlo riconoscere come un Montefeltro.

Ottaviano Ubaldini Della Carda nacque nel 1424, due anni dopo suo fratello, del
quale peraltro seguì la sorte venendo allontanato presto da casa per essere affidato ai
Duchi Visconti di Milano, anche lui come ostaggio a seguito della pace stretta tra le
due famiglie.

Come riporta sempre Michelini Tocci i due giovani, fratelli o no che fossero e
nonostante i lunghi periodi in cui di fatto rimasero separati, sin da piccoli stabilirono
una forte amicizia, come quella che univa anche i loro padri “ufficiali” e rimasero
legati per tutta la vita.

Nel 1437 Bernardino Della Carda morì, lasciando come erede legittimo dei suoi
possedimenti Ottaviano, ma disponendo anche che le truppe della sua compagnia
militare fossero divise equamente tra Ottaviano e Federico, a riprova del forte legame
del grande condottiero con entrambi i giovani. Ottaviano era però uomo di libri, per
lui la conduzione delle truppe rappresentava un peso troppo gravoso e decise quindi
di lasciare il comando in toto a Federico, che si ritrovò così molto giovane a capo di
ottocento lance.

Federico al contrario era un condottiero nato, con una forza e una resistenza
eccezionali e alla testa delle sue truppe, che metteva al servizio del miglior offerente,
guadagnò sempre più fama grazie alle continue vittorie in battaglia. Nel 1441 ebbe
luogo forse la sua impresa più ardita in cui riuscì a prendere San Leo ai Malatesta,
scalando con un manipolo di uomini la parete di roccia, espugnando la Rocca e
diventando così una celebrità in tutt’Italia.

Nonostante i suoi successi non poteva però pretendere il Ducato di Urbino, poiché nel
frattempo era nato il figlio legittimo di Guidantonio, Oddantonio, che divenne Duca
alla morte del padre nel 1443.

Tutto sembrò sistemarsi seguendo lo schema di eventi più logico, con Urbino che
aveva garantita la sua successione di sangue e di conseguenza la sua stabilità politica,
e con Federico che continuava nella sua vita di soldato che era quella che più amava.
Ma dopo nemmeno un anno dalla sua investitura, Oddantonio fu assassinato a seguito
della famosa congiura ordita dai suoi consiglieri più stretti, rimescolando così
nuovamente le carte in gioco. Federico si trovava a combattere a Pesaro quando fu
richiamato a casa con urgenza per vedersi affidata a furor di popolo la sovranità del
piccolo Stato di Urbino, nonostante le voci insistenti (anche se provenienti in verità
soprattutto dagli eterni rivali Malatesta) che indicavano proprio lui come l’ideatore
della cospirazione contro il fratellastro.

Dalla sua nomina a Duca inizierà il periodo di massimo splendore di Urbino, grazie
non solo alle sue doti militari ma anche (e forse soprattutto) a quelle politiche e
amministrative di suo “fratello”, rimasto fino ad allora quasi dimenticato in esilio a
Milano.

Ottaviano era un ragazzo molto intelligente, serio e dotato di grande buon senso,
padronanza di se e di un rigore austero e quasi mistico, e nel giro di pochi anni
(nonostante fosse considerato comunque un ostaggio) era riuscito a entrare nelle
grazie del Duca Filippo Maria Visconti fino a diventare già da molto giovane una
figura di primo piano alla corte di Milano, come ci raccontano le cronache dell’epoca.

Grande studioso, ebbe modo di accedere a biblioteche immense e di avere come


maestri alcuni tra i più illustri eruditi del suo tempo. In quegli anni, tra tutte le
scienze, l’astrologia aveva in particolare un peso molto importante soprattutto presso
le corti, e sembra che il Duca di Milano non muovesse un passo senza consultarsi
prima coi suoi astrologi, e di conseguenza anche Ottaviano fu investito di una
formazione “magica” molto specifica e approfondita.

Ottaviano rimase a Milano fino alla morte del Duca Visconti, avvenuta nel 1447,
dopodiché tornò alla sua amata Carda, che non aveva mai dimenticato, e a Urbino,
dove venne chiamato da Federico a condividere l’amministrazione dello Stato.
Seguiranno trentacinque anni di collaborazione col Duca, formando di fatto una
diarchia che risultò in un governo tra i più illuminati ed efficienti dell’epoca. Federico
curava gli affari di guerra e contribuiva in gran parte a riempire le casse di Stato coi
servigi militari prestati in tutta Italia, mentre Ottaviano era il vero reggente e la sua
gestione così oculata e lungimirante rese la città Ducale un importantissimo centro
della cultura umanistica e dell’arte rinascimentale, facendone inoltre un vero punto di
riferimento politico per tutta l’Europa. Ottaviano, assieme anche a Federico,
continuava a occuparsi di astrologia e l’importanza di questa scienza era tale presso la
corte di Urbino che dopo la realizzazione del Palazzo Ducale i Torricini della facciata
divennero veri e propri osservatori e dimora dei tanti astrologi che venivano chiamati
in città per condividere il loro sapere. Questo è per molti il periodo più bello del
Ducato, quello di Laurana e Francesco di Giorgio Martini, con quest’ultimo che
sembra voler ritrarre il motore dell’entusiasmo che impregnava tutto lo Stato nella
famosa lunetta di marmo che vede Federico vicino a un’insegna militare e Ottaviano
con due libri e un ramoscello di olivo.

I due reggenti non dimenticarono di certo la Carda delle loro origini. Federico fece
edificare una residenza di caccia nell’abitato di Colombara, e sembra inoltre che uno
degli edifici che ancora oggi si trovano nei pressi di San Cristoforo sia opera proprio
del grande architetto Francesco di Giorgio.

L’incanto si spezzò solo con la morte del Duca, avvenuta nel 1482 durante una delle
sue innumerevoli campagne militari.

Ottaviano continuò ad amministrare il Ducato anche dopo il passaggio del potere al


figlio di Federico, Guidubaldo, di cui combinò le nozze con la pupilla di un’altra
potente famiglia italiana, Elisabetta Gonzaga. A questo punto la sua rigorosità come
alchimista e studioso delle stelle spingeranno però Ottaviano a essere troppo
dipendente dall’interpretazione dei segni celesti, tanto da chiedere ai due novelli
sposi di attendere il momento astrologicamente più propizio prima di consumare il
matrimonio. Purtroppo le congiunture non erano favorevoli e il momento giusto
tardava ad arrivare. Col passare del tempo la notizia trapelò e venne divulgata in città,
facendo dell’attesa della corte quella dell’intero Ducato e aggiungendo così pressione
sui due coniugi. Guidubaldo in particolare soffriva di nevrosi che si aggravò proprio
in quel periodo in modo irreparabile, portandolo a una profonda crisi che fece si che
le nozze non vennero di fatto mai consumate e rendendolo così l’ultimo
rappresentante della dinastia dei Montefeltro.

Il Mago della Carda fu accusato di sortilegio e di avere inscenato tutto per mantenere
il potere, facendo così dell’ultimo decennio della sua vita un periodo piuttosto oscuro
e non degno della sua assoluta grandezza come statista, ma nonostante tutto continuò
a tenere in mano le redini del Ducato fino alla morte, avvenuta nel 1498.

Fu seppellito nella chiesa di San Francesco a Cagli, dove però la sua tomba non fu
mai identificata con certezza, come se anche dopo la morte dovesse rimanere
nell’ombra come aveva fatto, a causa del suo carattere schivo, per tutta la vita.

Ma il Mago della Carda era così legato alla sua terra che sembra quasi impossibile
che non abbia scelto di rimanerle vicino per l’eternità, e infatti corre voce che il suo
spettro si aggiri tra le rovine della Cardaccia e nella Gola della Gamberaia dove forse,
vagando tra i sentieri del versante occidentale del Monte Nerone, qualcuno riesce
ancora oggi ad avvertirne la presenza.
Liberamente tratto da “Storia di un mago e di cento castelli” di Luigi Michelini
Tocci

Lucio Magi © 2016

(1)
“La doppia anima. La vera storia di Ottaviano Ubaldini e Federico da Montefeltro”
Bei-Cristini
“Vita e gesta del magnifico Bernardino Ubaldini della Carda” Bei-Cristini
http://versacrumricerche.blogspot.it/p/la-vera-paternita-di-federico-da.html
http://versacrumricerche.blogspot.it/p/via-e-gesta-del-magnifico-bernardino.html

Sassocorvaro

Le dicerie sui fantasmi sono numerose e diverse; tutte nello stesso Castello.

Il luogo è Sassocorvaro, cittadina della provincia di Pesaro Urbino, un'area geografica


segnata dalla remota presenza di nobili cavalieri, duchi, mecenati e papi.

Nella provincia c'è l'eco di un grande passato e la leggenda richiama, ad esempio, figure come
quella di Cesare Borgia detto il Duca Valentino.
Era figlio del Papa Alessandro VI e, con tutta la famiglia, lasciò alla storia memorie di intrighi,
adulteri e veleni.

Sembra che il Valentino abbia tenuto dimora nel Castello di Sassocorvaro e qualcuno lo rivede
in quel luogo, identificandolo con uno spettro che ostenta abiti lussuosi dagli scuri velluti e
piumati cappelli.

C'è pure un fantasma di donna, una inquieta dama che cerca invano l'amante, ucciso tanti
secoli fa dai parenti di lei.

Un'altra diafana ed evanescente sagoma femminile è quella di una moglie infedele, ammazzata
dal marito geloso.