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APPUNTI DA IL CARNEVALE E LA QUARESIMA NEL CALENDARIO MEDIEVALE

I calendari erano importanti nella firenze del 300 400 perché servivano per identificare le festività e
i giorni in cui non si lavorava e quelli fausti e infausti, e le fasi lunari. Importanti sono i calendari
privati di persone comunque alfabetizzate ma non di ceto elevatissimo, notai, artigiani, chierici.
Questi documenti presentano xilografie graficamente scarse ma utili per le persone che le sapevano
leggere, con informazioni mediche, astrologiche e ovviamente temporali. Su questi calendari oltre
la ricerca della pasqua troviamo quella della quaresima e del carnevale, ma che importanza
potevano avere? Avevano importanza perché rappresentavano periodi iniziali e/o finali dell’anno,
soprattutto a firenze dove l’anno era computato ab incarnatione, iniziando quindi il 25 marzo,
pasqua e quaresima erano periodi inziali/finali dell’anno.
Il significato di carnevale è “carne levare”, attestato così bene o male per tutta l’area romanza, e
con significati simili anche per le lingue germaniche. La quaresima, citata dal quinto concilio
ecumenico (nicea 325) corrispondeva al ritiro desertico di gesù, e prevedeva astinenza, preghiera e
digiuno, prima di arrivare 40 giorni ci volle un po’, e la cosa si stabilì solo nel VII secolo, nel IX in tutto
l’occidente escluso milano la situazione era la medesma. In sostanza in ogni caso il carnevale si
definisce solo in base alla quaresima, e i comportamenti del primo in base a quelli della seconda.
Durante la quaresima bisogna digiunare, nel corso del tempo si allarga molto il ventaglio di cibi che
si possono mangiare arrivando ad escludere solo carne, uova e latticini. All’inizio tutti i derivati
animali esclusi, poi fino al VII-VIII si iniziano a consumare vino e alcuni derivati animali. Ci son anche
cambiamenti su quando vada fatto nel corso della giornata il pasto, passando a nona, e con
tommaso a sesta. Questo comportò che verso sera si aggiunse un altro pasto piccolo.
Non bisogna fare sesso tra coniugi, nel basso medioevo però la questione si allenta molto (questione
del “debito coniugale”). Inizialmente la continenza va rispettata in numerosi periodi dell’anno
(mercoledì, venerdì, domenica, 3 quaresime). Con graziano i divieti diventano più lassi, in quanto
prevale il debito coniugale.
Durante la quaresima bisogna anche cercare di rimanere puri, quindi sono vietati gli svaghi come il
teatro, l’attività tribunalizia e l’uso delle armi (i primi 2 già di origine romana, il secondo + tardo, la
tregua dei). Infine per rimanere puri bisogna confessarsi e fare elemosine, oltre a pregare e
digiunare.
IL CARNEVALE: le date di inizio del carnevale sono varissime e vanno dal 26 dicembre a metà
febbraio. Il carnevale era un periodo di bagordi prima dei rigori della quaresima (praticamente si
poteva fare il contrario del pio periodo). Il carnevale medievale nasce tra VIII (965 atto di subiaco) e
XII (ludus carnevalari romani) secolo in aera urbana con autonome caratteristiche celebrative di città
in città.
I COMPORTAMENTI PRIVATI
ALIMENTAZIONE: il digiuno serve a purificarsi, d’altra parte è un piccolo digiuno ovvero si mangia
solo una volta al giorno e non determinate cose. La sazietà è legata alla lussuria, i 40 giorni
quaresimali sono legati alla bibbia. I precetti religiosi vengono a volte ripresi anche dagli ordinamenti
comunali. Interessanti sono le prediche dei vari predicatori (giordano, bernardino), le categorie
eslcuse dal digiuno.
Nella normativa civile si rispecchiano i divieti di quella religiosa, come ad esempio nei registri
dell’arte dei beccai, dove ci sono le regole precise sia sul digiuno che sulla vendita di carne. Come
possiamo capire se la gente rispettava il digiuno? Ciappi legge i delle gabelle sulla carne dei beccai
di prato, scoprendo come macellavano un sacco a carnevale e quasi nulla a quaresima. Altre fonti
sono quelle relative ai consumi (entrate/uscite) di confraternite o enti religiosi, ma i problemi di tali
fonti ha fatto ripiegari ciappi sui registri della mensa dei siori, nello specifico, a causa di vari
problemi, su quello riguardante il 1344-1345. Con la dieta dei signori si vede come durante il
carnevale si abbuffano di carne, durante la quaresima solo pesce e verdure. Con le lettere tra
margarita e francesco (fonti epistolari e di ricordanze) abbiamo una testimonianza “civile” che i
divieti quaresimali sul cibo venivano rispettati anche dalla popolazione. Inoltre si nota che si tende
a finire le scorte di cibi proibiti entro quaresima per evitare che vadano a male, e dopo si ricomincia
a cercarli, anche se a volte v’è un impennamento dei prezzi causato dall’improvvisa richiesta. Altra
fonte usata da ciappi sono i ricettari, che presentano ricette fatte apposta per la quaresima. Infine
ci sono fonti letterarie – novellistiche (pucci, sacchetti, boccaccio). Carnevale è carne levare perché
il termine nasce per denominare un periodo precedente la quaresima nella quale i contadini
dovevano dare cose ai proprietari terrieri, e davano principlamente pollame e uova.

IL SESSO: Anche qua le fonti iniziali sono le prediche di giordano e bernardino, sebbene solo il
secondo tratti l’argomento. Questione del debito coniugale, e che non bisogna fare sesso durante
alcuni giorni, compresa la quaresima. Parimenti non si celebrano matrimoni in quaresima. Come
facciamo a capire se i fiorentini facevano o no sesso? Possiamo utilizzare registri di matrimoni e
battesimi resi obbligatori dal concilio di trento, per capire la stagionalità dei matrimoni e
l’andamento dei concepimenti (facendo i conti). Pare che si facessero davvero meno bambini in
quaresima. Altra fonte interessante è il monte delle doti. Anche questa fonte dimostra una caduta
dei concepimenti durante la quaresima.
Il termine carnevale diventa un cognome/nome a partire da inizio 1100, probabilmente viene dato
ai bambini concepiti durante il carnevale quando si faceva + sesso per le feste e per prepararsi
all'astinenza quaresimale.
Infine la prostituzione veniva bene o male interrotta con leggi apposite durante la quaresima.

LA DEVOZIONE: durante la quaresima per arrivare puri alla Pasqua bisognava confessarsi (non tutti
nella settimana santa possibilmente). La confessione preparava alla comunione pasquale, sebbene
nei civili questa fosse caduta in disuso come le altre tanto che bernardino minaccia cose se non la si
fa almeno una volta l’anno. Assieme al digiuno e alla confessione poi importante era fare le
elemosine ai poveri, altrimenti le altre pratiche devozionali erano inutili (vedi agostino). Infine
importante era la partecipazione alle messe e alle prediche, sebbene sia impossibile sapere, al di la
delle fonti dateci dalle ricordanze, cosa facessero i singoli.
Questo discorso si può fare invece per le confraternite laiche, quando possediamo i registri delle
attività. Il più antico è quello di una c. di disciplinati del 1400, il cui registro risale al 1472, e abbiamo
elemosine, confessioni e comunioni di tutti i membri. Per tutte le confraternite inoltre la quaresima
e la settimana santa erano i periodi di maggiore attività.

Il carnevale diventa una data importante anche in ambito lavorativo, innanzitutto perché e festivo,
e poi perchè persone che lavorano insieme si riuniscono in brigate (con un messere he paga a turno
ogni anno) per festeggiare con un pranzo al giovedì (berlingaccio). Il martedì si festeggiava in
maniera +ristretta tra amici e parenti.
In ambito universitario le vacanze di carnevale hanno una particolare rilevanza, e si aprivano sempre
prima rispetto ai giorni stabiliti con il furto dei libri ai dottori, cosa che poteva poi sfociare in violenze
più o meno accese, danneggiamenti delle cose dell'Università e insomma di una confusione generale
causata dagli studenti (giovani maschi celibi).

I COMPORTAMENTI PUBBLICI

Ciappi vuole parlare del carnevale come rituale

LE BATTAGLIE TRA GIOVANI: questi ludi guerreschi, di tradizione molto antica (le prime fonti sono
del tardo XII sec) sono giovani che si prendono a bastonate o sassate. Dalla fine del XII secolo subito
dopo la ripresa dei comuni li troviamo collegati al carnevale.
Questo gioco faceva danni e feriti e venne spesso vietato ma senza successo. Le fonti lo collegano
quasi sempre implicitamente o meno al carnevale. A firenze si avevano varie battaglie con sassi e
bastoni tra le varie circoscrizioni della città fino a quando non si arriva a due, e le capannucce di
legno erano punti da conquistare o difendere per definire il vincitore. A sera le fascine si bruciavano
e vi si danzava e facevano cose da innamorati. Altre battaglie si facevano sempre ne periodo
carnevale-quaresima-pasqua. (questione del fiume e dei ponti, carattere liminale).

GIOSTRE, TORNEI, ARMEGGERIE: Gli stili, pali per far pagare pedaggi soprattutto alle donne appena
sposate nelle vie della città (sempre giovani rompiscatole). Ciappi lo intende come rituale sociale
dei giovani nubili che chiedono compensazione per la privazione di una donna dalla disponibilità
cittadina. Ciappi vuole dividere le cose popolari da quelle non. Le armeggerie erano i cavalieri che
facevano vedere quanto erano belli e bravi senza combattere con nessuno, giostre e tornei
combattimenti con altri cavalieri (singoli e di tanti). Rispetto alle battaglie ovviamente qua potevano
partecipare solo alcuni (quelli coi soldi, con un finanziatore o soldati o giostratori di professione).
Queste cose erano bene o male organizzate dal comune, le battaglie giovanili no ed erano sempre
problemi di ordine pubblico. Sebbene questi giochi potessero essere fatti tutto l’anno, spesso si
facevano nel “lungo ciclo” del carnevale. Giostre e giochi di questo tipo erano diffusi in italia e in
europa, in italia prima. A firenze giostre e tornei si facevano in piazza santa croce, sistemata con
recinto per la competizione e palco per i giudici. Rispetto a giostre e tornei poi, dove partecipavano
tanti forestieri, nelle armeggerie partecipavano per lo più nobili rampolli fiorentini.

I BALLI: la chiesa li ha sempre avversati, però per la difficoltà di estirparli vengono tollerati, per lo
più durante matrimoni e festività non ecclesiastiche, e non se linceziosi o con parole hot.
Probabilmente dal XV secolo si balla regolarmente per carnevale salvo guerre o pestilenze. Promossi
da brigate di vicini probabilmente finanziate però dal comune o dalla signoria. I balli erano in
concomitanza con le giostre e le armeggerie ed erano anche queste forme di competizione e
spettacolo assieme (come sappiamo dall’uso di giurie, di delimitazioni del “campo”, ecc). Come per
le giostre e le altre robe anche per i balli erano i nobili e i ricconi a partecipare, e per lo più giovani,
dato anche che per le ragazze nubili rappresentava probabilmente una sorta di ingresso in società.

LA PREDICAZIONE: fino al XII avviene nelle chiese e nei chiostri, con gli ordini mendicanti esce nelle
piazze. Nel periodo quaresimale le città richiedevano le prediche anche di predicatori famosi, in
quanto quaresima era il periodo atto anche a questo tipo di attività. Dentro e fuori aveva un
significato, pare ad esempio che giordano predichi fuori solo la domenica e la settimana santa.
Avvenivano o la mattina presto o la sera dopo il vespro, poteva anche accadere che si predicasse
contemporaneamente in + piazze. Altro soggetto promotore di prediche erano le confraternite
laiche. Le prediche si svolgevano all’esterno come all’esterno, con i sessi divisi, duravano dalle 2 alle
5 ore e principlamente erano le donne a partecipare, + le confraternite maschili. Socialmente erano
le classi medie a partecipare, sebbene le prediche in piazza attirassero anche ceti superiori.

LE PROCESSIONI: rituali antichi, si cristianizzano nel VII secolo a Roma con le processioni alle stazioni,
e si facevano per lo più in periodo quaresimale. Erano processioni sia quelle dentro che fuori la
chiesa, a firenze inizialmente solo il clero del duomo poteva farne, ed era il vescovo ad indirle.
Accanto delle processioni religiose c’erano anche quelle laiche, fatte dagli esponenti del comune
per rendere onore a figure religiose ritenute importanti per la cittadinanza. Mancano descrizioni
serie delle processioni, se non di quelle speciali (come quando viene il papa). Questione del
percorso, questione del carattere limitaneo di purificazione e protezione, e oltrarno a causa
dell’espansione della città. La processione ci interessa di più è quella del sabato santo, con il
trasferimento del fuoco e che diventerà il rito dello scoppio del carro. Ciappi cerca di ricostruire il
rito poi nei due momenti, quello primitivo precedente al patronato pazzi, e quello successivo con il
carro ecc.

RAPPRESENTAZIONI (SACRE, UMANISTICHE E CLASSICHE): le rappresentazioni sacre iniziano nel


1400 ad opera dei confratelli laici laudesi o disciplinati. Prima c’erano rappresentazioni mimiche,
tutte hanno carattere educativo-edificante. Sembrano accumularsi nel periodo prima e in quello
dopo della quaresima, non all’interno della stessa. Dopo varie cose ciappi arriva che il carnevale è il
luogo deputato alle rappresentazioni, anche quelle sacre, per non disturbare la santità della
quaresima e per distogliere dai pensieri lussuriosi i fanciulli e gli uomini delle confraternite.

Anche le rappresentazioni classiche si concentrano nel periodo carnevalesco.

MASCHERE: sull’uso delle maschere durante il carnevale invece non ci sono tante fonti antiche, e la
cosa pare attestarsi solo nel XV sec. Sia per la chiesa che per il comune travestirsi è una cosa brutta
per vari motivi (rievocazione del demonio, poter compiere misfatti, disturbo dell’ordine pubblico,
travestimenti contro la morale), solo tardi si iniziano a fare deroghe sull’uso di maschere sulla scia
dell’uso che già se ne faceva in ambito privato. L’inizio dell’uso pubblico parte forse con il parodiare
le donne fatto dagli uomini travestendosi da donne, ma non se ne è sicuri.

EXCURSUS I: IL CARNEVALE DI LORENZO

Questione sulla datazione del carnevale vero e proprio a partire dai canti carnascialeschi di Lorenzo
de medici, con critica al trexler e heers che li vogliono utilizzare per stabilire il carnevale al tempo di
lorenzo il magnifico, mentre tutti sti canti praticamente sono successivi alla sua morte. Nessuna
fonte parla di innovazioni carnevalesche durante il regno di lorenzo, al massimo lui ha proseguito
questa tradizione, già presente in firenze, dei canti carevaleschi, ma nel filone della tradizione aulica
rinascimentale + che come canti di carnevale, solo dopo furono intesi in tal modo. Inoltre non ci
sono fonti di rappresentazione dei canti di lorenzo lui vivente, per non parlare del fatto che i canti
presentano un gioco di doppio senso, e che non vogliono in realtà descrivere i mestieri fiorentini, e
che quindi erano composizioni “competitive” poetiche, non fatte per essere rappresentate da
“carri”. Inoltre tra guerre, malcontento, carestie e epidemie solo dal 1488 si potè ricominciare a fare
grandi feste in città. La storiografia successiva ha dato a lorenzo tanto valore per il solo fatto di voler
mitizzare l’età dell’oro laurenziana, ma in realtà lorenzo non aveva alcun interesse a rinnovare il
carnevale.

EXCURSUS II: IL CARNEVALE DEL SAVONAROLA

Savonarola domina da fine 1494 al 98, quando viene bruciato. Con savonarola, che ritiene firenze
città eletta per compiere il messaggio divino, spariscono i palii, i carri per san giovanni, e nel clou
della sua pia azione le cose tipiche del carnevale prima raccontante spariscono e vengono
trasformate in cose cristiane. La prima vera organizzazione del carnevale savonaroliano è quello del
96, dove intervengono l’unica cosa che gli è riuscita, ovvero la confraternita dei fanciulli, che vigilano
sui costumi della gente, non usano gli stili e fanno carità per i poveri. Non fanno le battaglie di sassi
e finiscono il carnevale con una processione. Il carnevale diventa come quaresima. Nelle prediche
quaresimali savonarola insiste su tutte le cose brutte del carnevale evitate quell’anno, e tira fuori il
carnevale come esempio di cose cattive rispetto alla processione che hanno fatto. Savonarola è
tormentato dall’ossessione del ritorno delle cose pagane. Nel 1497 savonarola fa bruciare una
piramide di cose demoniache con in cima il diavolo e il “carnevale”. Interessante la questione delle
rappresentazioni dal 500 di carnevale e quaresima fatte l’ultimo di carnevale, quando quaresima lo
sconfigge e lui viene bruciato. Il tentativo di savonarola è di cristianizzazione del carnevale, + che di
sua eliminazione. Non mancano però le contromosse degli arrabbiati (i piagnoni erano i
savonaroliani), che in breve con varie mosse di protesta portano alla fine il regime dispotico e folle
del frate.

I GIOVANI E I MORTI

I giovani: Legame stretto tra giovani e carnevale, ma cosa si intende per pueri e fanciulli? Ciappi
parte dal mondo romano. Alla fine si stabilisce che pueri e fanciulli nelle fonti sono ragazzi tra i 10/13
fino ai vent’anni circa, dove la distinzione è più tra giovani e adulti che tra adolescenti e pre
adolescenti.

Comunità e rito: l’entrata all’interno di un gruppo viene divisa da van gennep in 3 fasi, separazione,
margine e aggregazione. Il carnevale rappresentando un tempo sospeso è un periodo propizio per
riti di passaggio. Questione rituale di paura dei morti, i giovani maschi celibi (soprattutto quelli non
più fanciulli ma non ancora uomini) sono un gruppo limitaneo a prescindere che può fungere da
collegamento e uscire dagli schemi tradizionali.

I morti: nel corso del 200 le relazioni tra vivi e morti vengono stigmatizzate dalla chiesa, i morti
vengono sempre più allontanati e finiscono per lo più a fungere da deterrente per redenre + pii gli
uomini. In ogni caso il rapporto vivi e morti non può essere tranciato del tutto, e i primi continuano
a temerli da un lato a volerli ingraziare e venerare come antenati dall’altro. Il carnevale, come rito
di passaggio e fine/inizio di un nuovo anno, è un momento particolare del rapporto tra vivi e morti.

Le maschere: le maschere fin dal periodo romano si assimilano ai morti. La chiesa le accomuna ai
demoni. I travestimenti sono modi per entrare in contatto con i morti, e comuni fin dal IV sec sono
i travestimenti animaleschi legati alle calende di gennaio. Fonte, dato che sono pochissime,
boccaccio.

I giovani e i morti: i giovani e i morti sono due mondi a contatto e per le caratteristiche liminali sopra
espresse possono svolgere un ruolo di contatto con i morti e di protezione e purificazione. Ciappi
parla poi della violenza dei giovani contro i cadaveri, come espiazione dei mali rappresentati da sto
tizio, tanto che le peggio violenze sono per quelli accusati di tradimento. Questa cosa viene vista
come il fatto che i giovani sono innocenti e quindi quello che fanno è volere divino (anche perchè lo
fanno contro persone cattive di solito). Ciappi dice no no, dice che i giovani dell’epoca erano violenti
di per se e per la società che li formava.

Carnevale ed esecuzioni:

a carnevale, soprattutto dopo il medioevo, si fanno le esecuzioni capitali. Il condannato era capro
espiatorio dei mali della città e poi c’è la questione dei tavoli anatomici (mesi freddi, periodo di
vacanza per vasto pubblico, no a visione bachtiniane della cosa [cadavere grottesco apposta per il
carnevale]).

CONCLUSIONE: LA FINE DEL CARNEVALE?

Riassunto.