Sei sulla pagina 1di 4

I Diaconi nel Rituale Massonico

Il termine Diacono, in inglese Deacon, deriva dal greco e significa stare al servizio, fare da ministro,
servire; da cui servitore, ministro, e servitrice diligente.

Nella Chiesa Greca primitiva, i Diaconi sono i portieri, e, nelle costituzioni apostoliche, al Diacono
veniva ordinato di stare in piedi, di fronte alla porta degli uomini, mentre il Sottodiacono era posto
di fronte a quella delle donne, per assicurarsi che nessuno entrasse od uscisse durante le oblazioni.

Nella Chiesa Cattolica, fin dalle origini, il Diacono è uno dei gradi dell’ Ordine Sacro ed è
considerato il primo grado nel cammino del sacerdozio ministeriale. Il Concilio Vaticano II, pur
mantenendo il grado come passaggio, istituì anche il Diacono Permanente, figura per la quale non è
previsto il celibato ed alla quale vengono attribuite funzioni di amministrazione di alcuni uffizi del
rito Cattolico. È il caso di un nostro Fratello, noto nel mondo profano, ora in sonno, che è diventato
Diacono Permanente nell’ambito della Chiesa Cattolica.

In passato, il Diacono era anche un ufficiale di un Consiglio di Cavalieri del Santo Sepolcro, o
Cavalieri Templari. In Massoneria, l’ufficio del Diacono sembra essere derivato dalla Chiesa
nascente, di cui conserva alcuni caratteri. E’, infatti, uno dei primi uffici che vengono affidati allo
iniziato. In una Loggia simbolica, sono previsti un Primo ed un Secondo Diacono, in qualità di
ufficiali di rango inferiore. Il Primo Diacono è nominato direttamente dal Maestro Venerabile,
mentre il Secondo Diacono è nominato dal Primo Sorvegliante. L’ingresso nel Tempio avviene
secondo un ordine stabilito:
1) Apprendisti, che siedono negli scranni della prima fila delle Colonne del Settentrione;
2) Compagni d’Arte, destinati ai posti in prima fila della Colonna del Mezzogiorno;
3) Maestri, il cui posto è nelle seconde file di entrambe le Colonne.
Seguono:
4) il Maestro Venerabile,
5) il Primo Sorvegliante,
6) il Secondo Sorvegliante,
7) l’ Oratore,
8) il Segretario,
9) il Tesoriere,
10) l’ex Maestro Venerabile,
11) il Primo Diacono,
12) il Secondo Diacono,
13) il Copritore Interno.
A questi Ufficiali e Dignitari è destinato, a ciascuno, uno specifico posto in Loggia. Il Primo
Diacono, prende posto all’Oriente, sullo scranno sito ai piedi dei tre gradini del Trono, alla destra
del Maestro Venerabile. Il Secondo Diacono siede allo Occidente, ai piedi dei due gradini dello
scranno del Primo Sorvegliante. Sono posti, entrambe, uno in fronte all’altro, il Primo Diacono
guardando verso Occidente, il 2°D. volgendo lo sguardo ad Oriente. Sono, entrambi, muniti di
verga, detta misura, asta di legno a sezione quadra, lunga 24 pollici (72 centimetri), che ricorda il
caduceo di Hermes (greco) o Mercurio (latino), il Dio alato, messaggero degli Dei. La misura viene
tenuta con la mano sinistra che, in posizione seduta, poggia sul femore sinistro; alcuni ritengono che
l’asta debba rimanere verticale, parallela al tronco e da esso discosta, sia nella posizione seduta che
in ortostatismo, con il braccio sinistro piegato al gomito ad angolo retto. Altri, invece, sostengono
che l’estremità superiore debba rimanere reclinata obliquamente, dall’avanti all’indietro, poggiante
sulla spalla sinistra. Entrambe i due Diaconi hanno il loro gioiello:da un lato sono incisi una squadra
ed il compasso, che indicano circospezione e, rispettivamente, giustizia. Sulla superficie opposta del
gioiello del Primo Diacono è incisa la figura del Sole, mentre su quella del Secondo Diacono è
raffigurata la Luna. Secondo Altri il gioiello dei Diaconi reca incisa una colomba che porta nel
becco un ramoscello di ulivo (simbolo della pace nella tradizione Biblica). “Genericamente si
designano rituali, quelle azioni umane realizzate, consapevolmente, in aderenza a moduli
tradizionali, alle quali viene attribuito valore simbolico. ” La ritualità massonica non è un semplice
insieme di atti e di formule, ma ha un suo significato profondo che si esprime attraverso il suo
carattere simbolico. Il termine simbolo deriva dal greco “mettere insieme, unire, in
contrapposizione a diavolo, da mettere male tra due, separare, disunire, da cui denigratore; in
Aristotele e Pindaro, spirito malvagio.

In Massoneria, il simbolo ha valore assoluto, non tanto il segno in sé, ma, il suo significato. Il
simbolo ha valore pregnante, esprime verità comuni a tutti gli uomini, si pone in una dimensione
cosmica, è la vera ed unica espressione della universalità. E’attraverso il simbolismo del Rito
Massonico che si sviluppa quella magica unione di spiriti che gli iniziati avvertono, quando si
riuniscono ritualmente. In Massoneria, il simbolo assume davvero il suo significato più letterale, di
unione, essendo nel contempo, riassuntivo ed evocatorio. Questa mia digressione sul carattere
simbolico del rituale è per significare che anche i due Diaconi, naturalmente, non sfuggono a questo
simbolismo, rappresentando il Primo Diacono, la Ragione, il Secondo Diacono, il Desiderio, in un
contesto in cui il Maestro Venerabile simboleggia la Saggezza, il Primo Sorvegliante, la Forza, o
Volontà, il Secondo Sorvegliante la Bellezza, o Mente Superiore, il Copritore Interno, il Cervello, il
Copritore Esterno, il Corpo Fisico. Tutti questi elementi concorrono, interagendo tra loro, secondo
uno schema ordinato che assume un suo preciso significato. In una Loggia simbolica, pertanto, sono
presenti tre principi statici, ovvero il Maestro Venerabile, il Primo ed il Secondo Sorvegliante. A
questi corrispondono tre principi dinamici, ovvero il Primo ed il Secondo Diacono ed il Copritore
Interno. Questi sei principi interagiscono tra loro e l’Energia, che si origina sempre dalla Saggezza
(Maestro Venerabile), attraverso la Ragione (Primo Diacono) si trasmuta nella Volontà (Primo
Sorvegliante) che a sua volta, si trasmette, tramite il Desiderio (Secondo Diacono), alla Mente
Superiore (Secondo Sorvegliante) e, da questa, alla Mente Inferiore, o Cervello (Copritore Interno),
fino a riversarsi nel Corpo Fisico (Copritore Esterno) con il quale si materializza per poi ritornare,
progressivamente smaterializzandosi, al suo centro di origine, in un continuo pulsare, come le onde
del mare, nel loro perenne andare e venire.

Ciò, in alcuni, puo’ far venire alla mente i corsi e ricorsi della storia umana di G. B. Vico.

Oppure la continua trasformazione dell’energia in materia, e viceversa, secondo l’ormai famosa


formula, E= MC2; oppure, ancora e semplicemente, il costante battito (sistole/diastole) del cuore
pulsante della Vita.

Il compito precipuo dei Diaconi, è quello di costituire un tramite di comunicazione tra il M. V. ed i


due Sorveglianti (Primo Diacono) e tra i due Sorveglianti, tra loro (Secondo Diacono). Potremmo,
allora, chiederci perché sia necessario, in una Loggia simbolica, ricorrere a dei tramiti di
comunicazione tra le Tre Luci? I Liberi Muratori si incontrano come una Loggia, per edificare il
Tempio. Per farlo, ogni addetto ha dei compiti specifici che gli vengono assegnati all’interno di un
mondo perfettamente organizzato, dove tutto deve svolgersi alla perfezione ed in modo celere,
senza intoppi, dato che l’ambiente è ricco di insidie, pericoloso. A dirigere il tutto, provvede il
Maestro Venerabile, che ha la assoluta responsabilità della progettazione e dello svolgimento dei
lavori, mentre i due Sorveglianti, nelle rispettive Colonne, devono vigilare che tutto si svolga nel
migliore dei modi. Il lavoro, una volta iniziato, si sviluppa in modo pressante, frenetico;è naturale
che i Sorveglianti chiedano consiglio, di tanto in tanto, secondo le necessità, al Maestro Venerabile
e che questi debba dare degli ordini, ma la laboriosa confusione che domina nel cantiere in attività
nella frenesia del lavoro, rende difficile richiamare l’attenzione delle tre Luci tra loro, per cui essi
ricorrono al battito del maglietto, per richiamarsi l’un l’altra.
Quando si rendono necessarie comunicazioni più articolate, ecco intervenire i due Diaconi, che
trasferiscono messaggi dall’una all’altra delle tre Luci.

Accanto alla funzione principale di mandatari degli Ufficiali che li hanno nominati, i Diaconi
avrebbero il compito di introdurre i visitatori in Loggia. A loro, inoltre, spetterebbe il compito di
gestire le colonnine mobili sugli scranni delle tre Luci, durante l’apertura, la chiusura e la
ricreazione dai lavori rituali. Altro ufficio di loro spettanza sarebbe la sorveglianza generale della
sicurezza della Loggia.

Riguardo alla movimentazione dei Diaconi in Loggia simbolica, se è vero, come è vero, che essi
sono mandatari degli ufficiali che li hanno nominati, il Primo Diacono, all’ordine del M. V., è da
questi inviato, come portaordini, al Primo ed al Secondo Sorvegliante. Egli, pertanto, procederà in
senso orario (antiorario, in passato), portando il messaggio al Primo o al Secondo Sorvegliante,
secondo la espressa volontà del M. V. Se necessario, attenderà risposta dal Secondo Diacono. Se
non c’è risposta, ritornerà, sempre squadrando in senso orario, al suo scranno dove resterà inattivo.
Il Secondo Diacono è agli ordini del Primo Sorvegliante e sarà messaggero dal Primo al Secondo
Sorvegliante, e viceversa. Il passaggio dal 1°al 2° S. avverrà sempre squadrando in senso orario e,
allo stesso modo, ritornerà al suo posto, dopo avere comunicato il messaggio al 1° Sorv., che,
comunque, può esentarlo, per brevità, dal compiere questo ultimo passaggio in forma rituale,
consentendogli la modalità non formale. In termini logici, questa, a me sembra, l’interpretazione
corretta dell’attuale rituale, in relazione alla figura ed alla funzione dei Diaconi. Ciò non di meno,
c’è da rilevare che il rituale non si esprime in maniera chiara, anzi, è, talora, contraddittorio e ciò è
stato fonte di discussione tra alcuni Fratelli. Infatti, nel rituale in grado di Apprendista del G.O.I., in
apertura dei lavori il 1° S., richiesto dal M. V., risponde che il dovere del 2°D. è quello di portare gli
ordini dal 1°S. al 2°S. Sempre richiesto dal M. V., il 1°S. risponde che il 1°D. ha il compito di
portare gli ordini del M. V. al 1°S. ed agli altri Dignitari e Ufficiali di Loggia, qualora occorra, e
attendere gli eventuali messaggi dal 2°D. In chiusura del lavori architettonici, tuttavia, il 1°D., così
recita il testo, deve portare l’ordine del M. V. (in questo caso la Parola Sacra) al 2°S., mentre il
2°D., a sua volta, la deve portare dal 2°S. al 1°S., ciò in palese contraddizione con quanto
precedentemente detto. Il rituale in grado di Apprendista della Gran Loggia Nazionale d’Italia -
Comunione di Piazza Del Gesù, si esprime in modo ancora più contraddittorio, anche se dà qualche
chiarimento in più sulla funzione del Primo Diacono. Egli, infatti, avrebbe il compito di portare gli
ordini del M. V., da questi al 1°S. ed al 2°S. (mentre dovrebbe portare gli ordini del M. V. al solo
1°S. e non già al 2°S., dal momento che così recita il 1°S. in risposta al M. V., in apertura dei
Lavori). Inoltre, sempre il testo del rituale del G. L. N. d’I. di P.zza del Gesù, in chiusura dei Lavori,
dice che il 1°Diacono riceve dal M. V. la Parola Sacra e si reca dal 2°S. per trasmettergliela. Il 2°
Diacono, a sua volta, si reca dal 1°S. per ricevere 6 la Parola Sacra che trasmetterà al 2°S (sic!). Ciò
farebbe pensare che le Parole Sacre siano due, una data dal M. V., l’altra dal 1°S. e che il 2°S. sia il
destinatario di entrambe!. C’è da rilevare che il rituale in grado di Apprendista della G. L. N. d’I.
affida un ruolo più rilevante ai Diaconi, rispetto a quello che essi hanno nel rituale in Gr. di App. del
G.O.I., dal momento che, nel primo, i Diaconi dialogano direttamente con il M. V. Mi vien fatto di
pensare, ma potrei sbagliarmi, che gli attuali rituali delle varie Comunioni Massoniche, presenti,
ahimè, in sì gran numero solo in Italia, traggano origine da un corpus unitario, e questo spiega la
loro notevole similitudine, almeno per quanto riguarda il Primo Grado, differenziandosi in parte,
perdendo, per lo più, alcuni elementi, a volte significativi per il pathos che li permea. Powell, in “La
Magia della Framassoneria”, sostiene che i doveri del 1° e del 2° Diacono, quali vengono rivelati
nelle loro incisive risposte, rivestono uno straordinario valore psicologico. Il primo Diacono
rappresenta l’attivo, razionale intelletto, la normale coscienza di veglia e trasmette messaggi e
ordini dalla Saggezza (Maestro Venerabile) al Volere (1° Sorvegliante). Quest’ ultimo provvede,
affinché la forza messa in movimento, esegua il lavoro e stimoli il suo messaggero (2° Diacono) o
Desiderio, che, a sua volta, riferisce l’ ordine al 2° Sorvegliante, la Mente Creativa, che riceve così i
piani per eseguire il compito. Il dovere che il 2° Diacono ha di osservare che gli ordini siano
puntualmente rispettati, si riferisce al fatto che il Desiderio sia insistente e resti in attesa fino a
quando la Mente non lo imbrigli e formuli dei piani precisi da realizzare. Così pure la Mente
Inferiore, la Ragione, rappresentata dal 1° Diacono, aspetta il ritorno del 2° Diacono, ovvero la
normale coscienza di veglia resta passiva finché il Desiderio non abbia eseguito quanto si propone,
nel modo più completo.

Pertanto, la rinuncia alla parte dialogante dei Diaconi da parte del rituale in Grado di Apprendista
del G.O.I. – Com. di Palazzo Giustiniani, se, da un lato, lo abbrevia temporalmente, dall’ altro, lo
priva di una parte molto suggestiva, a mio parere. A conforto di questa mia personalissima opinione,
riporto testualmente le parole del Fr. Giustino Languasco 33:., Gran conservatore e Gran
Guardasigilli del S. C. dell’ A. P. R. M. M.: “E’ ben noto che i nostri rituali del G.O.I., ahimè, si
siano impoveriti nel tempo ed abbiano perso, strada facendo e per cosciente operare
antitradizionale, sia i catechismi collegati ai tre gradi, sia… etc. ”. Probabilmente ciò è dovuto, ma
questa è una mia ipotesi personale, alla necessità di ridurre i tempi rituali, essendo la fretta, una
determinante del nostro attuale modus vivendi. Gioca, probabilmente, un ruolo non indifferente,
anche il numero, spesso esiguo, degli iniziati che partecipano ai Lavori Rituali (sovente assenti, per
motivi di lavoro nel mondo profano), considerato il fatto che se i Diaconi assumono un ruolo
dialogante, tale grado non può certo essere affidato ad un Fratello Apprendista, come ora di sovente
accade nelle nostre Logge, avendo egli l’obbligo del silenzio!. Altra osservazione, relativamente al
Rituale della G. L. N. d’I., è quella per cui ai Diaconi viene conferito l’attributo di Sorella. Ciò mi
fa ipotizzare che tale ruolo sia destinato al genere femminile, in modo stabile, essendo,
notoriamente, tale Ordine Massonico aperto all’altra metà del cielo, ma non ho riferimenti precisi in
merito.

Nel rituale Emulation, i due Diaconi hanno la stessa posizione in Loggia, ma non portano la Misura.
Inoltre cambiano i loro compiti. In apertura del Lavori, il 1°Diacono provvede alla accensione della
luce del M. V. e, poi, passa il testimone al 2°D., che, seguito dal 1°D., provvede alla accensione
delle luci del 2°S. e del 1°S. Mentre il 1°D. riprende il suo posto, il 2°D. spegne il testimone, si
ferma davanti all’ Ara, saluta il M. V. e scopre il Quadro di Loggia; poi, risalutato il M. V., ritorna al
suo posto. In chiusura dei Lavori Massonici, il 2°D. provvede alla copertura del Quadro di Loggia.
Per inciso, il rituale Emulation, a quanto mi risulta, e’praticato dall’ordine massonico della Gran
Loggia Regolare d’Italia, originatasi per separazione dal G.O.I., e da questi non riconosciuta, nel
1993, ad opera del Prof. Di Bernardo, ex Gran Maestro del G.O.I. Tale ordine non prevede Riti e
riconosce solo i tre gradi di Apprendista Libero Muratore, Compagno d’Arte e Maestro.

Quanto sopra per ciò che riguarda il nostro Paese, mentre in Inghilterra il rituale Emulation è
abitualmente praticato dalla Gran Loggia Unita, considerata la madre della Massoneria Universale.
Il 25/05/1975 e’ stato fondato l’Ordine delle Sorelle del Nilo all’obbedienza del Grande Oriente
Italiano – Piazza del Gesù, con Logge formate esclusivamente dal solo genere femminile. Al
governo di tale Ordine è una donna (attualmente Elisabetta Fatima Porchia) che assume il titolo di
Gran Diaconessa.