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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AT PRt^rciPALl MARtlRl, PADRf, AI SOMMI PONTEFICI, CARDlNAI.t
SAffTIj BEATI,
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARlI GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARClVESCOVlLI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILlIj ALtE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPEtLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NO*
CHE AlLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC*

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MOROJNI ROMANO


PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ

GREGORIO XVI.

VCL. XXXtV.

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXLV.
l.y
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

IMM IMM
IMMAGINE, /wrtg^o. Sembianza,
I. tore delle medesime. Inoltre dicesi
somiglianza apparenza , ed anche
, in greco Hagiomachus per inimi-
figura di rilievo, o dipinta, o stam- co de' santi. Dice il Bergier, sareb-
pata ritratto. Con voce greca l'im-
; be inutile che ci mettessimo a
magine si chiama Icona o Icon, provare 1' utilità delle immagini e
pittura o immagine, come si rac- l'impressioni che fanno sull'animo
coglie dalle seguenti parole ripor- di tutti gli uomini ; sono più ef-
tate dal Macri Considera ìconani
: ficaci delle parole ; sovente fanno
ejiis in Sardanay, quae in car- comprendere cose che non si pos-
neni versa, oleum sine cessatione sono esprimere con parole; dicesi
stillat. Caesar. 1. 7, e. 25. Il me- quindi con ragione che questo è il
desimo Macri aggiunge che con catechismo degl' ignoranti. La pit-
questa voce d' Icona fu formata tura, al dire di s. Gregorio I, è
l' altra voce Iconostasion, che si- pegl' ignoranti ciò che la scrittura
gnifica Riposto delle immagini , è pei dotti, 1. 9, ep. 9. Dunque
Questo vocabolo presso i greci si- non è meraviglia che lamaggior
gnifica anche il leggio o pulpito parte dei popoli n' abbiano fatto
acconciato con drappi, sopra del uso per rappresentarsi gli oggetti
quale pongono l'immagine di quel del culto religioso, e che se n'ab-
santo, di cui si fa in tal giorno la bia confessato l'utilità nel cristiane-
festa, e viene posto in mezzo alla simo. Tuttavia alcune sette di ere-
chiesa per essere venerato dal po- tici asserirono che l'uso delle im-
polo. Dalla stessa voce Icona fu- magini è una superstizione, e l'o-
rono chiamati Icononiachus ed /- nore che loro si presta un' Idola-
conoclasla i persecutori delle san- tria (Fedi). Gli ebrei ed i mao-
te immagini, perchè significa op- mettani non hanno alcuna imma-
pugnatore delle immagini, e di&trut- gine nelle loro sinagoghe o moschee,
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Ile in alcuno dì quegli altri luoghi drizzassero dai sudditi statue d oro
destinati all'orazione o ad altri at- e d'argento, ma sibbene le doves-
ti di divozione. se formare ne' cuori degli uomini
Antico è il costume delle irnma- col beneficarli , perchè tali statue
gìni o de'quali parla Eze-
ritratti mai non sarebbero dal tempo lo-
chiele, ove dice al cap. 23, v. i4; gorate. Plotino, fra i seguaci di Pia-
Cam que vidisset viros depicLos in ione il più rinomato, non volle
pariete y imagines caldaeoruni ex- mai acconsentire d'essere da pitto-
nressas colorihus. Ma sieno pur re veruno ritratto in tela, perchè
effigiati bronzo e
i volti in in mar- disdicevole cosa stimava, che si e-

mo, se ne formino statue al natu- ternasse la sembianza del corpo


vale, vi s' intagli e scolpisca anche fragile , ed alle bellezze dell'anima
)1 loro nome, alla fine l' intempe- non si rivolgesse il pensiero. Ales-
rie dell'atmosfera, ed il tempo di Sandro il Grande fu vaghissimo di
psse piti potente le riduce in poi- farsi ritrarre, e perciò destinò che
•vere, siccome osserva Pompeo Sar- i soli Apelle lo dipingesse, Pirgo-
pelli, Lellere eccl. t. X, lett. XLl, tele lo scolpisse, e Lisippo gli la-
Ve* ritratti , dell' idolatrìa, e della cesse le statue di bronco, vietan-
venerazione delle sacre immagini, dolo agli altri artisti; anzi ie pri-
I ritratti de* costumi e dell'animo me monete greche, secondo il Sar-
si veggono o negli scritti propri, o nelli, sono di Dario, di Filippo, e
in quelli che trattano della loro di Alessandro colla effigie loro ; co-
vita Di 8. Giovanni Climaco dis-
. sì veramente divennero desiderabili

se un savio scrittore; Porro ani- i loro ritratti per la ricca mate-


piae illius divina quaedani effìgies ria, perchè de'ritratti in altra ma-
viuUo clarius pcrspicitur in suis niera non ognuno si diletta.
Agesilao lasciò nel suo te-
scriptis. Da queste statue e ritratti, al

stamento il divieto che niuno ne dire del Sarnelli, nacque l'idolatria,


facesse ilo io pitture o in
ritratto come si legge nella Sapienza al e.

istatue, rimettendosi alle sue azio- i4> ^* '^•'* Acerbo enim luctu do-
ni che erano famose. A che servo- lens pater, cito sibi rapti filii fé-

pò i ritratti e le statue, ed il com- cit imaginem ; et illum, qui tunc


parire ft'a* vivi morto in una carta, quasi homo mortuus fuerat, nunc
io una tela, in un che
sasso, di tanquani Deum colere coepit , et
disse Cicerone: TJnus Xenophontis coustituit inter servos suos sacra
libellus in eo rege laudando, fa' et sacrifici a". Questi fu Nembrot
Cile omnes imagines, omnes statuas- detto anche Bdo,
a cui essendo
que superavit. \\ cardinal Bellar- morto un figliuolo che teneramen-
mino in una circostanza si espres- te amava, per mitigare il grave e
se, che l'immagine del vecchio per acerbo dolore che per tal perdita
(essere troppo difforme non mevir sentiva, fece fare la di lui imma-
tava di essere mandata a* poste- gine, e cominciò ad adorarla come
fi, e quella del nuovo nemmeno, un Nume, ordinando a tutti i suoi
per non essere ridotta a perfezione, sudditi che fkcessero lo stesso; e que-
Mecenate procurava di persuadere sti prontamente concorsero ad offrir-
Augusto, che vivendo non dovesse gli sacrifizied altri atti di culto di-
perqaettere clie ne' teatri sp ^li vijio, ricevendolo e tenendolo pev
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r loro Dio. E primo Idolo


questo fa
(P^edi), al diie del medesimo Sar-
il proibizione era giusta e necessaria,
attesa la grande inclinazione che gli
nelli, adorato nel mondo, e chiamato ebrei avevano per l' idolatria , i

Belo; gli altri poi moltiplicati fu- mali esempi da cui erano circon-
rono detti Bel, Baal, Baalim, Be- dati, e perchè in quel tempo pen-
lia, Beelphegor, Belzebub, perchè savasi che ogni immagine rappre-
Bt;£ iu lingua ebraica significa Si- sentasse una divinità. Ciò nondi-
gnore. Sembra dunque che il primo meno Mosè pose due figure di
motivo dell'idolatria sia stato l'af- cherubini sull'arca dell' alleanza, e
fetto grande verso morti, come i Salomone ne fece dipingere sopra
pur dicemmo al citato articolo Ido- le mura del tempio, e sulla corti-
latria, parlando degli dei dome- na del santuario ; prova che la
stici Lari o Penati ; ed oltre a proibizione non avea più luogo,
Nembrot fu Nino re di Babilonia quando non v'era pericolo che que-
che pure a suo padre piorto in- ste figure fossero prese per un
nalzò altari, e comandò adorazioni. oggetto di adorazione.
E nei susseguenti tempi Semirami- Così non sono proibite ai cri-
de, e altri sino a Nabucco, il qua- stiani le immagini di Gesù Cristo
le fece la famosa statua d'oro or- e de'santi, perchè questi non sono
dinando a tutti che l'adorassero. 11 idoli; sono idoli le immagini di
secondo motivo dell' idolatria fu falsi perchè sono similitudine
dei,
l'adulazione, come nell'apoteosi dei degli dei che non sono dei, e fal-
gentili, di cui parlammo all'artico- sa rappresentanza di un oggetto non
lo Divinità, il terzo la gratitudine, vero, o del culto di latria solamen-
quindi furono riposti tra le dei- te dovuto a Dio onnipotente. Ma
tà Eusculapio primo maestro del- le immagini de'santi e di Cristo
la medicina, Trittolemo che inven- non possono chiamarsi idoli, per-
tò il coltivare campi, Bacco per-
i chè sono immagini di cose vere,
chè insegnò a fare il vino, ec. istituite a rappresentare quello che
Quarto il timore, il quale mosse essi veramente sono. Siccome l'im-

gli uomini a tenere per idei quel- magine del re non si può dir ido-
le cose che potevano nuocere, co- lo perchè rappresenta quello che
me le Eumenidi. Quinto la vita è; sicché il culto che si dà alle
licenziosa fece piti idoli di persone sacre immagini si riferisce al pro-
viziose, come di Giove, Marte, Ve- totipo, che in quelle è rappresen-
nere, Mercurio ec, per potere con talo; cioè non si dà l'onore al
minor vergogna praticare ogni dis- legno, air oro, al metallo od al-
solutezza. Tutti siffatti dei venne- tra materia assolutamente, come
ro rappresentati con immagini scol- se avessero iu sé qualche divinità,
pite, dipinte, o in altro modo rap- ma come rappresentante Cristo ,

presentate. E però Iddio proibì agli la Beata Vergine e i santi , sic-


ebrei di fare qualunque immagine, come degni di onore per 1' eccel-
figura, statua, e di renderle alcu- lenza della loro santità in venera-
na specie di culto, come si legge nel- zione dell'originale che figurano.
l'Exodo e. 20, v. 4; Jìel Levitico Dappoiché sempre ^si verifica il

e, 26, V. I ; e nel Deuteronomio cattolico insegnamento, essere molto


e. 4} ^' i^> *^3p. 5, V. 8. Questa giovevoli i sensibiU segni esterni
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ed eccitar ne' popoli interni afletti primi fedeli si rappresentava Dio
divotì. E questa è la perpetua con- Padre, tenendo talvolta la ma-
suetudine delia Chiesa, che ha ori- no un volume, non permettendosi
gine dallo stesso Cristo, che lasciò l'effigie umana. Quanto allo Spiri-
impresso il suo J^olto santo (Vedi), to Santo ordinariamente fu rappre-
nel bianco lino di s. Veronica, ed sentato in figura di colomba per
i lineamenti del suo corpo nella essere comparso in quella forma,
sacra Sindone (Vedi). I ritratti al come insegnarono i santi evangeli,
naturale di s. Pietro e di s. Paolo Luca cap. 3 : Apertuni est codimi
furono diligeptemente conservati fi- et descendit Spiritus sanctus corpo-
no ne' primi tempi della Chiesa: s. rali specie sicut columha in ipsuni.
Giovanni Crisostomo avea un ritrat- Lo insegnarono pure molti santi
to di s. Paolo, e in leggendo le padri, e fu definito nel concilio
sue epistole, di quando in quando Costantinopolitano Act. 2, e nel Ni-
fissamente la contemplava. Onde ceno Act^ 5. Urbano Vili fece ab-
delle immagini di Cristo, della Be^- bruciare quelle immagini che rap-
ta Vergine e de'santi, è bene che presentavano r ineffabile mistero
i cattolici ne tengano per ogni della ss. Trinità con un corpo e
parte delle loro stanze, per avere tre volti ; e Benedetto XIV coi
à chi dirigere i loro voti; e cosi breve Sollicitudini nostrae, diretto
il cattolico si fa ospite de'santi con al vescovo d'Augusta, vietò il di-
accogliere le loro figure fatte per pingersi lo Spirito Santo in forma
divozione, per ricordare i medesi- umana , essendosi sparse per la
mi , per imitarne quindi le loro Germania alcune immagini in for-
Tirlù e meravigliosi esempi. Di- ma di avvenente giovane. Circa le
pingonsi le tre persone delia ss. immagini degli angeli, V. Coro
Trinila, il Padre in forma di vec- DEGLI Angeli.
chio, il Figliuolo in quella di gio- Gesù Cristo mandò la propria
vane, e lo Spirito Santo in forma immagine ad Abgaro re di Edes-
di colomba, di fuoco, e lo fu an- sa (Fedi)f i di cui popoli in virtù
cora di vento, e gli angeli in for- della medesima riportarono insigni
ma di bellissimi giovanetti alati, vittorie contro Cosroe re di Per-
non perchè abbiano corpo, ma per- sia : al citato articolo ed altrove si

chè in tali forme vengono descrit- tratta di tale immagine. Come e-


ti dalla Scrittura sacra, e sono ap- ziandio si rese celebre per molti
parsi agli uomini. Costume prati- prodigi quella statua di rame in-
cato sin dai primi secoli della Chie- nalzata a Gesù Cristo nella città
sa dai fedeli. I primi Iconoclasti di Cesarea di Filippo, da quella
(Vedi)^ eretici disprezzatori e ne- donna dal medesimo sanata da un
mici delle sacre immagini, si op- flusso di sangue, e conservata sino
posero nei medesimi primi secoli ai tempi di Giuliano l'apostata, che
a quelle dello Spirito Santo e de- vi sostituì la propria, rovinata su-
gli angeli, e negli antichi mosaici bito dal fulmine. In testimonianza
vedesi il Padre Eterno in figura, che sino dai primi secoli venera-
o almeno una mano tra le nuvole vansi le sacre immagini, i cristiani
indicante la potenza del Padre. rappresentavano ne' calici V effigie
Questo era il modo in cui dai del Salvatore in forma d' agnello;
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ma siccome poi dipinsero e rap- ni e congregazioni di religiosi; e
presenlarono l'agnello in croce, in dell'immagine del Salvatore detta
vece dell'immagine del Crocefisso la Pietà ^ e loro uso diverso.
(Vedi)y con s. Giovanni Battista in- La lezione che i sacri cimiteri
contro che col dito dimostravalo : ci danno in fatto di sacre imma-
Ecce Agnus Dei, dal concilio VI gini dipinte e scolpite non è molto
col can. 82 fu proibito di dipin- estesa, ma
molta importanza. I
di
gere r agnello in croce, ed indi- sacri primieramente non
cimiteri
dicato dal santo Precursore. Il hanno immagini contemporanee a-
Baronio all' anno Sy, num. 52 e gli apostoli, e forse neppure del
III, narra che i cristiani sino nei primo secolo della Chiesa. Pare che
primi secoli dipìngevano le sacre i Pontefici tardassero a giovarsi di
immagini del Salvatore, di Maria questo istromento efficacissimo alla
Vergine, degli apostoli, dei martiri, istruzione delle menti e dei cuori,
nei calici coli' immagine di Cristo per non offendere i neofiti venuti
in figura di pastore colla pecorel- alla fede dal giudaismo, e non pre-
la in ispalla, cosi negli anelli, nelle sentare occasione di scandalo ai neo-
colonne e ne' pilastri delle chiese; fiti venuti dal paganesimo. Fina
in altri vasi sacri , ne' cimiteri e dalla prima metà del secondo seco-
catacombe, nei veli che si appen- lo i più antichi cimiteri sacri com-
devano nelle chiese, ed in quelle parisconoabbondantemente ricchi
di Costantinopoli si dipingevano le d'immagini sante. La Chiesa ro-
immagini sacre in luoghi bassi, per- mana non credette però ancora
chè si potessero baciare dai fedeli. giunto il tempo di far penetrare
Dell'immagine del Salvatore tra gli nelle menti dei neofiti la vera ra-
altri dottamente e con eru-
scrisse gione di quel culto, che ad alcu-
dizione Giovanni Marangoni nel- ne di tali immagini si deve pre-
V Istoria dell' oratorio di s. Loren- stare. Ed è cosa degnissima di
zo nel patriarchio lateranense, e osservazione, che sino a tanto che
della celebre immagine del ss. Sal- durò un qualche pericolo di mala
vatore Acheropita che ivi
detta intelligenza per parte de' convertiti,
conservasi^ come anche delV origi- la Chiesa romana presentò loro le
ne ed uso di tal sorta d'immagi- immagini che non erano in un'a-
ni venerate nella cattolica Chiesa. zione istorica, ma nell'atto dell' o-
Roma 1747. Ivi pure tratta delle razione. E in fatti, il divoto che
immagini del Salvatore effigiate guarda la Beata Vergine, gli apo-
nelle antiche basiliche di Roma, stoli, i martiri, e i santi tutti in
di quella mostrata da Papa s. Sil- atto di pregare, intende facilmen-
vestro I a Costantino imperatore ;
te col solo occhio, che chi usa del-
essere solito effigiarsi anticamente la preghiera non può essere una
nelle medaglie degl'imperatori gre- divinità, e intende insieme che
ci, dei re di monete
Servia, nelle postochè i santi nella beata loro
d'oro di Venezia, nelle monete pon- patria pregano, si può ad essi ri-
tificie, ne'cimiteri comuni in diver- correre acciocché interpongano l'ef-
se maniere, sopra le urne, sarcofa- ficacia della loro preghiera presso
gi e cenotafi de' fedeli ; sopra gli a Dio, onde ottenere le grazie di-
anelli, e nei sigiUi di alcuni ordi- verse di cui gli uomini loro clien-
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ti si trovano avere su questa ter- primari della Chiesa romana, nu-
ra e valle di lagrime continuo trono verso di essa la più viva
bisogno. Conviene entrare ne' sacri sollecitudine. Tal modo di rappre-
cimiteri o catacombe per vedere le sentare la Beata Vergine orante,
pitture più anticlic della Chiesa ro- allude a Mosè che nella guerra
mana. Si conservano tuttora sopra degli amaleciti pregava Dio col-
grintonaclii delle pareti cos\ delle le braccia aperte perchè rendes-
celle sepolcrali delle private fami- se vittoriosi gl'israeliti, e sicco-
glie, come delle cripte che la chie- me questi piegavano all'impeto del
sa stessa scavava in quei sotterra- nemico quando Mosè per stanchez-
nei per le sacre sinassi o adunan- za calava le braccia, Aronne ed
ze de' fedeli. Ur gli si posero a' lati per soste-
Fra quelle che rimontano al se- nergliele sollevate, onde gì' israeli-

condo secolo dell'era nostra deb- ti riportarono pieno trionfo. Il dot-


bonsi contar eziandio le immagini to Bosio, che non avea veduto i

del Buon Pastore ne' vasi cimiteria> vetri dipinti e scritti, credette di
li anche di vetro. Uno di questi vedere nelle tre figure così aggrup-
che si conserva nel museo Borgia- pate una matrona romana orante,
no del collegioUrbano rappresen- e due che a diminuirle il
servi
ta la Beata Vergine in mezzo ai disagio le sostenevano le braccia.
ss. Pietro e Paolo; non è quindi Disconveniente e falso giudizio, che
un arbitrio temerario quello di giu- per confutarlo basta il riflettere
dicare che rappresentino Maria tia che la disciplina primitiva della
i principi degli apostoli quelle tre Chiesa vietava che le donne fos-
immagini dipinte a fresco ne'cimi- sero mischiate cogli uomini ne'luo-
teri, somiglianti in tutto a quelle ghi d'orazione.
simili dei vetri, quantunque man- Antichissimo eziandio è l'effi-

chino di nome scritto. Una copia giare la Beata Vergine Maria, at-
si vede nel cimitero de' ss. Mar- tribuendosene molte dipinte da s.

cellino e Pietro, dove i due apo- Luca : quanto al rappresentarla


stoli stendono la destra verso Ma- col divin figlioGesù in forma di
ria che prega, ma rimangono da Ijambino nel suo grembo, il padre
essa divisi pei^ un sottile albero Lupi nel tom. I delle sue Disserta'
che il ha posto tra mez-
pittore vi ziouij nell'Vlll tratta di questo ar-
zo. Una seconda molto pii^i singo- gomento, dicendo che tale uso eoa
lare trovasi nel cimiterio di Ciria- molta frequenza fu seguito nel quin-
ca, dove i due apostoli sostengono to secolo, dopo che il concilio di
le braccia di Maria stessa solleva- Efeso condannò l'eresia dell'empio
te in orazione; tal pittura rappre- Nestorio, che alla Madonna nega-
senta la Vergine che prega per
ss. va il glorioso attributo di Madre
la Chiesa e pel popolo cristiano, di Dio. Il Sarnelli nel tom. IV
e perchè non cessi mai da tale delle Leu. p. 90, discorre come si
ullizio, né l'una né l'altro abbiano debbano rappresentare le immagi-
ad essere da' loro nemici superati ni dellaBeata Vergine. Dice a-
e vinti, le sono posti a reggere le dunque che avendo cominciato al-
braccia i ss. Pietro e Paolo, che cuni religiosi a vestire tale imma-
ia quuhtà di fondatori e reggitori gine cogli abiti e colori di quelli
IMM IMM n
propri del loro ordine, Urbano Vili un tal capriccio fti stimata ambi-
nel 16^1 fece una costituzione in zione e stoltezza anche ne* gentili,
cui vietò rappresentarsi la Madre come gli storici dissero di Gaio
di Dio in modo diverso da quello imperatore, che deliberato avea di
praticato dalla Chiesa dai suoi pi'i~ far condurre a Roma il simulacro
mi tempi. E certo che sino da di Giove Olimpico, per mutar l'ef-

quelli apostolici la Beata Vergine figie di lui nella propria. E perciò


fu scolpila e dipinta colla veste troppo ambiziosi furono Adriano
di color rosaceo o porporino, e e Giuliano V Apostata imperatori,
col manto azzurro o celeste, pel che fecero nelle monete efligiare il
qual colore si spiega la sua risplen- proprio volto a somighanza di
dente purità come cielo sereno quello di Serapide, con alla sini-
senza macchia pel suo immacolato stra l'effigie d'Iside; le quali imma-
concepimento; ne doversi tal colo- gini dagli egizi furono usate per
re cangiare in nero per significare rappresentare il sole e la luna
la mestizia o il dolore per la mor- che veneravano. Però nelle figure
te del suo Unigenito divin Figlio, inferiori o meno principali il Sar-
perchè il suo dolore non fu discom- nelli trova l'uso tollerabile, avendo-
pagnato dal sapere che il suo figliuo- lo praticato eccellenti pittori. Nel
lo era il Verbo di Dio, e che volon- tom. I, pag. i54 abbiamo di lui
tariamente era morto per la re- la lett. XXXVII: Come si debbono
denzione del genere umano, e che dipingere le sacre immagini. Egli
dopo tre di dovea resuscitare con desidera che il pittore sia erudito,
maestà e gloria. 11 medesimo Sar- onde ben conosca ciò che fa e se ne
nelli nel tom. I, pag. i56 e seg. penetri ,
per evitare i capricci e
eruditamente descrive le forme, la le stravaganze, e per destare divo-
statura e le fattezze di Gesù Cri- zione ne' riguardanti ; ed a certi
sto, della B. Vergine, e de' santi dipinti da lui ordinati volle che
apostoli Pietro e Paolo, e del mo- fossero mezze figure o mezzi bu-
do come vestivano. Inoltre il Sar- sti, secondo l'antico uso de'cristia-
nelli nel tora. Ili, p. 17 ci dà la ni, osservato pure dai greci per
lettera VII: Se sìa lecito pingen- saggi riflessi, pe' quali preferirono
dosi figure di santi fare ne loro volti i bassi rilievi alle statue per mag-
comparire ritratti di persone par- gior modestia e venerazione, ram-
ticolari. Dopo avere indicato vari mentando che le antiche immagini
quadri e tavole in cui sono i ri- del Crocefisso erano coperte da
tratti al naturale di chi ordinò la vesti, rigettando le nudità e le at-
pittura, e degl'individui di sua fa- titudini immodeste, massime nei
miglia, o di altre persone, sotto le putti e negli angeli. Narra che a
sembianze della B. Vergine, de'san- quel pittore che osò fare l'imma-
ti e delle sante, disapprova che gine di Cristo sotto la forma di
nelle figure principali di pitture o Giove, se gli inaridì la mano, e solo
rappresentanze che si espongono guari per le orazioni di Gennadio
sugli altari per destar divozione vescovo di Costantinopoli; riporta
ne' fedeli, e l'imitazione di quelli vari consimili esempi, e dice pecca-
che sono figurati, venga imitata re quegli artisti che introduco-
l'imagine d'alcuno, tauto pii^ che UQ uelle chiese cose, che invece
,

1^ IMM IMM
di edifìcazioue riescouo di icati- tustate consumpta, incendio dentur
idalo. etc, cineres quoque eorum in ba-
Il sinodo Quinisesto del 707, col ptisterium inferantur, ubi nuUus
can. 100 proibì le pitture lascive, transitum habeat, ut in pariete,
e scomunica chi le eseguisce. Il aut in fossis pavimentorum jactea-
concilio di Magonza sotto Paolo IH turj ne introeuntium pedibus in-
nel 1 decretò « Procaces ima-
549 : quinentur ". Quindi narrando il

gines, et nimio artis lenocìnlo ad Sarnelli che la celebre città di An-


inundunae potìus vanitatis speciem, versa in Fiandra ripete la sua
quam ad pietatis commonitionem grandezza da un' immagine della
eliìgiatas, in tempiis proponi omnino 13. Vergine, la quale fu ritoccata
vetamus ". Ed il concilio di Trento e ristorata dai guasti , per le ra-
sess. 2 5 comandò. « Omnis denique gioni che adduce si conferma nel
lascivia viletur , ita ut procaci ve- suo sentimento, doversi riparare le
nustate imagines non pingantur, nec immagini in cattivo stato. Il p.
ornentur. Haec, ut fidelius obser- Rho Sabati del Gesù di Ro-
ne'
"venlur, statuit s. Synodus nemini ma tom. I, esempio 61, dopo aver
licere uUo in loco, vel Ecclesia e- molto studiato sulle immagini del-
tiam quomodolibet exempta, ullam la B. Vergine dichiarò, che quan-
insolitam ponere, vel ponendam to sono le sue immagini più an-
curare imaginera, nisi ab episcopo tiche, tanto pare che sieno piti ve-
approbata fuerit ". Il Sarnelli nel nerabili, come che non sempre di
tom. VI, p. 8r, tratta nella lett. buona maniera dipinte.
XX XIX, Se sia lecito ritoccare al- I raggi o splendori dipinti o posti

cune immagini^ che sono state mi- intorno al capo delle immagini, è il
racolosCf logorate dal tempo e dif- simbolo de'beati: quanto a\V Aureo-
formate. Egli opina doversi fare, la^ Corona^ Diadema Nimbo (P^edi) ^

rinnovando i medesimi lineamenti, che adornano le immagini, sono a


perchè non torna in decoro del vedersi quegli articoli, ove pure si
culto religioso vedere somiglianti spiega il quadrato che si vede sulle
figure disfigurate. S. Carlo Borro- antiche immagini^ massime di Pon-
meo arcivescovo di Milano, nel suo tefici fabbricatori o ristoratóri delle

primo concilio provinciale decretò chiese ove sono rappresentati per lo


che le immagini, qiiae pìctae sunt più in mosaico. Le tavole d'altare
iiidecore, vel deleantur, vel corrin- ebbero l' origine dai Dittici sacri
gatilur. Poco imporla che sieno (Fedi) y colle immagini, di che di-
dipinte malamente, o che sieno rese scorre il Buonarroti a p. 2 58, nel-
logore dal tempo , onde s. Carlo le Osservazioni sui vasi antichi di
nel quarto concilio provinciale fe- vetro , come dei diversi modi di
ce quest' altro decreto : >» Imagines, rappresentare i soggetti; e in fatti
quae pene deletae sunt, renoventur, dice che l* uso de' dittici fu molto
aut deleantur et cumburantur
, adattato alla necessità che aveano i

cineribus in pavimenti fóssis col- primi cristiani, a cagione delle per-


locatis". Argumento can. Altaris secuzioni, di mutar spesso i luoghi
palla, De consecr. disL i, dove si destinati per le sacre adunanze,
dice. « Altaris palla, cathedra, can- poiché se altrimenti le avessero
delabrum, et vellum, si fuerint ve- avute, e stabilmente dipinte nel
IMM IMM i3
muri, le avrebbero sottoposte agli legge in Anastasio Bibliotecario. Ciò
ÌBSulti e profanazioni de' gentili. si deduce da alcune miniature del
E da ciò riceve molta chiarezza il Menologio di Basilio della Vatica-
can. 36 del concilio Illiberitano na , nelle quali per aggiunta ed
che prescrive. «* Placuit pìcturas in ornamento delle figure principali
ecclesia esse non debere, ne quod de' santi, vi sono fatte talora delle
colitur, aut adoratur in parietibus vedute come in lontananza, di al-
dipingatur ". Sì prescrive dunque cune parti interiori di chiese e ,

in questo canone, che le immagini specialmente alla pag. 809 il dì 9


sacre, venerate ed adorate dai cri- gennaio, per ornamento e per cam-
stiani, non si dipingano stabilmen- po dell'immagine di s. Teoctisto
te sui muri delle chiese come , martire, si vedono due archi or-
per alcuni doveva già fare a
si nati di veli, e in cima vi è sos-
cagione lunga pace goduta
della pesa una corona gioiellata,, pen-
da' fedeli, e ciò per una prudente dente nel mezzo di ciascuno, e sot-
economia adattala ai tempi che to un candeliiere con cereo acceso,
correvano allora, dell'imminente e sopra le colonne negli angoli che
persecuzione di Diocleziano, onde fanno gli archi vi è collocato un
tornava molto in acconcio di ave- Flabello (Fedi) o rosta che i gre-
re le sacre immagini in piccoli ci usano nella messa, e 1' usarono

dittici da potersi in ogni accidente anche i latini ed è perciò che co-


;

facilmente levar via e nascondere, me osserva il nell' an-


Buonarroti,
ed evitarne l'oltraggio se fossero tica chiesa di Sabina di Roma,
s.

venute in mano de' nemici della per imitazione degli ornamenti


fede. Il luogo poi ove si colloca- che vi si vedevano nelle feste, ne-
vano i dittici era in testa alle gli angoli fra arco e arco furono
sacre mense, lo che mostra altresì fatti molti di tali flabelli con pic-
ciò che viene praticato fino a'tem- cole lastre di marmo. Uno dei
pi nostri nelle tavole ,
quadri , o luoghi principali, dove più frequen-
palle da altare, succedute ai dittici. temente e con maggiore abbondanza
Anticamente i cristiani ebbero gli antichi cristiani mettevano ed es-
in costume nei giorni più solenni ponevano al pubblico i mentovati
di adornar le chiese di sacri arre- sacri arredi, erano alcuni palchi intor-
di, i principah de' quali erano al- no air altare, che si dissero pergule,
cuni panni preziosi, che chiamava- e particolarmente ancora li mette-
no veli, e che usavano mettere vano in veduta in certi gradi o
pendenti dagli archi o architravi rialti in testa all'altare, che tor-
delle navate, e specialmente nei nando sopra la confessione, si po-
quattro lati delle cappellette , che tevano ben godere dal popolo; i
si chiamavano Cibori (Fedij^ sotto quali rialti, mutato il sito degli al-
i quali stavano gli altari; abbelli- tari, furono trasferiti verso la tri-
vano ancom i sacri templi di buna in faccia e sopra i medesi-
lampade, di candellieri, d'incensie- mi, e quelli hanno dato l'origine
ri, di vasi e di corone, e di altri agli odierni gradini, che si sogliono
cimeli o utensili, i quali erano fat- ancor ornare di vasi preziosi,
essi
ti di metalli preziosi , e sovente di candellieri e di reliquie. In tali
erano tempestati di gioie, come si luoghi vennero ancora a collocarsi
i4 IMM IMM
le varie specie dei dìltici ecclesia- cramentiy tom. I, p. 325, parlnndt)
stici d'avorio, o d'altra materia di del luogo ove si conservava l'Eu-
prezzo, o [X'r mero ornamento, o caristia , dice che il p. Mabillon non
perdio ancora fossero vicini e pron- potevasi persuadere che ne' piimi
ti per r uso che se ne doveva fa- dieci secoli della Chiesa si mettes-
re nelle sacre liturgie; e nel mez- sero immagini sugli altari, e che
zo a questi dittici , nel luogo più il Papa s. Leone IV dell' 847 lo
principale, vi mettevano quelli in- insegna in un* omelia , ove parla
signiti delle sacre immagini dei così. M Nulla si ponga sull'altare,
santi, specialmente di quelli a cui fuorché le cassette e le reliquie, o
dedicata fosse la chiesa o la solen- foi"se i quattro evangeli , e una
nità che celebravasi ; al quale an- pisside col corpo di Nostro Signo-
tico costume molto s' uniformano re pel viatico Tut-
degl* infermi.
tuttavia i greci , i quali pongono to il restante metta in luogo
si

in mezzo al coro, nella parte vi- proprio '*.


Raterio vescovo di Ve-
cina al santuario un compe-
, in rona ripete le parole medesime in
tente rialto, r immagine voltata al un discorso fatto al suo sinodo.
popolo del santo, di cui progressi- Nulladimeno da Fortunato si sa ,
vamente celebrano la festa , come che alcune volte sull* altare si met-
pure indicammo di sopra. Sì con- tevano de' fiori , e san Gregorio
gettura che neir Africa parimenti di Tours afferma, che si usava di
si costumasse di porre sopra l'al- sospendervi una croce. Ora sebbe-
tare o in luogo ad esso vicinissimo ne le casse e i reliquiari dovesse-
le sacre immagini , come rilevasi ro far le veci delle immagini, non
da s. Oliato Milevitano 1. 2, ad è certissimo che solamente un po-
V. Parmen. p. 82. Però le imma- co prima del nono secolo si co-
gini di cui parla tal santo erano minciò a porre sugli altari reli-

le imperiali laureate o labratae, quiari da che si può


e reliquie ,

così dette perchè quasi coronate conchiudere che tempo del se- al
di alloro , corona resa particolare condo concilio di Tours celebrato
agl'imperatori a' quali furono ri- nel 566 o 56^^ sull'altare non vi
servati i trionfi. Da questa testi- si mettevano immagini, cioè in que-
monianza di s. Oliato^ oltre il ri- gli altari ove cuslodivasi l'Eucari-
to di accomodare solennemente gli stia che soleva custodirsi in dis-
Altari (Fedi), il Buonarroti sem- parte, e sotto la croce. Da san
bra vedervi il costume, che quan- Paolino apprendiamo che Severo
do per le feste si adornavano gli fece porre la statua di Gesù Cri-
altari, e in tempo de* sacrifizi, le sto nel battisterio. Filostorgio as-
immagini sacre si collocassero in sicura che la statua del Salvatore
luogo vicinissimo , ed in sito che eretta in Cesarea sunnominata, fu
si potesse dire eh' esse fossero so- collocata nella diaconia o sagrestia
pra gli altari ; poiché se non vi della basilica , e colà veneravasi
fosse stato generalmente un tal com' era dovere. medesimo s.
11

costume intorno alle sacre imma- Paolino, e il ven. Beda affermano


gini, non potevasi inventar dai do- che attaccavano le immagini al-
si

natisti. le loggie delle Chiese (Fedi), e si


Il p. Chardon, Storia de sa- dipingevano sulle volte de' sacri
,

IMM IMJVI i5
templi. Il Macri nella Not. de^vo- gure, ne immagini, ne insegne del-
caholi eccl. dice die nella cappella la Passione. Le croci così velate
pontifìcia le immagini si copriva- dovranno rimanere coperte fino al
no nella domenica di Passione venerdì santo, e le immagini sino
pronunciate le paiole del santo alla fine delie litanie del sabbato
vangelo: Jesum autem ahscondit se, santo. Le dette immagini non si

et exivit de tempio. Soggiunge che possono scoprire nella settimana di


cosi ordina il Cerimoniale lib. 2, Passione occorrendo la festa del
cap. 35. w Cum in fine evangelii santo titolare, o della dedicazione
dicitur: Jesus autem abscondit se, della chiesa , ne si può cambiare
et exivit de tempio, clerici cappel- il secondo il colore delle fe-
velo
lae super paratum
altare velum steche occorrono. E perciò abuso,
cordulis in rotis supra in altum cadendo la festa dell' Annunziazio-
confìxis euntibus sursum trahnnt ne della B. Vergine tempore Pas-
et eo imagines omnes ibidem de- sionisi od altra simile festa di gioia,
piclae cooperiuntur ". Dice inoltre il il coprire con velo bianco la cro-
Macri, che nella Spagna si cuopro- ce processionale o la vescovile , o
no le sacre immagini nel tempo quella dell'altare, dappoiché la co-
dell'avvento, delle vigilie, delie pertura del velo bianco è solo ri-

quattro tempora, e dalla domenica servata messa del giovedì


nella
di settuagcsima fino al sabbaio santo, e nella lavanda de' piedi al-
santo. Nel voi. Vili, p. 278, 291, la sola croce dell' altare maggiore.
3o8 ; IX, p. 7, e principalmente Quanto al culto delle sacre im-
nel voi. XV III, p. 280 del Dizio- magini esso è antichissimo, ed ebbe
nario abbiamo detto come nella
, principio colia Chiesa. Tutta volta
cappella pontificia dalla domenica ne' primi tempi del cristianesimo,
di Passione in poi si vedono co- quando ancora sussisteva la idola-
perti il quadro o immagini del- tria, se si fossero poste nelle chiese
l' altare , la croce di questo , e la o luoghi pubblici delle sacre adunan-
croce papaie -, dello scuoprimento ze alcune immagini, i pagani avreb-
delle croci nel venerdì santo, e del bero credulo che i cristiani loro
quadro nel sabbato santo , e del rendessero lo stesso culto , eh' essi
significato di tali coprimenti, oltre dirigevano ai loro idoli. Conseguen-
due relativi decreti della congre- temente in pubblico si astennero
gazione de' riti. La liturgìa della da un tale uso ed è perciò che
,

Chiesa su quest'argomento prescri- se ne scorgono poche vestigia nei


ve quanto segue. Nel sabbato pre- primi tre secoli, tranne però quel-
cedente alla domenica di Passione, le dellecatacombe e cimiteri, ove
innanzi ai primi vesperi, quantun- se ne vedono ancora i monumen-
que siano di qualsiasi festa occor- ti. Secondo l' asserzione di s. Ire-
rente nel sabbato, si copriranno con neo, adv. haer. 1. i, e. 25, i car-
veli paonazzi le croci e le imma- pocraziani, eretici del secondo secolo,
gini del Salvatore che sono nella avevano delle immagini di GesU
chiesa, così le immagini degli al- Cristo, Pitagora e di Platone,
di
tari, e quelle dei santi che si tro- cui prestavano lo stesso culto che
vano medesima; nei quali
nella i pagani rendevano ai loro eroi.
veli non debbono apparire uè fi- Altra ragione che dovea far teme*
.

i6 IMM IMM
re onorare pubblicamente le
di tro e di Paolo ch'erano stale
s.

immagini. Alcuni apologisti scriven- fatte a* loro tempi, come si legge


do contro i pagani dissero
che i , neir^w;. eccl. 1. 7, e. 18. Di una
cristiani nelle lororadunanze non antica immagine del Salvatore che
avevano ne immagini , né simula- dicesi donata da s. Pietro al sena-
cri, perchè adoravano un solo Dio tor Pudente, e dell'immagine del
puro spirito, che non può essere s. Apostolo fatta presso quella che

rappresentato da alcuna figura conservava s. Silvestro I, ne parlam-


Nuiladimeno Tertulliano, De piidi- mo a Chiesa di s. Pras sede (l^edi)^
cit. e. 7, che scrisse nel principio ove si venerano. Il Piazza weW E-
del tei-zo secolo, ci dice che Gesù merologìo di Roma pag. 1 13, nella
Cristo sotto la immagine di Buon digressione che fa dell'origine e
Pastore era rappresentato sui vasi culto antico ed utile
misterioso
sacri e in fondo ai calici o tazze nella Chiesa delle sacre immagini,
che servivano ne' cimiteri alla sa- dice esistere nella basilica vaticana
cra Eucaristia e alle agapi , come le immagini de' ss. Pietro e Paolo
attestarono altri pure dicendo che mostrate dal Papa s. Silvestro I

i sacri cimiteri furono adorni di all'imperatore Costantino il Gran-


misteriose immagini dell' antico e de ; ed aggiunge che di altre an-
nuovo Testamento, di simboli ed tichissime immagini venerate in al-
emblemi tutti ordinati a confor- tre basiliche, accuratamente scrisse
tare Io spirito degli eroi della monsignor Ciampini. Il medesimo
primitiva Chiesa. Alcuni de' sud- Eusebio parla di un certo Leuca
detti fondi di calici o tazze col- Carino che avea inventato un li-
r effigie del Buon Pastore , so- bro intitolato yiaggi degli aposto-
no stati tolti dai cimiteri , do- li^ nel quale insegnava l'errore dei
v'erano murati pressoché sempre doceti o dociti, di cui fu invento-
al sepolcro de'martiri, e trasporta- re Giulio Cassiano, i quali eretici
ti ne' pubblici e privati musei. Il ammettevano il mistero dell'incar-
museo cristiano della biblioteca va- nazione successo in visione, e non
ticana ne conserva piti d'uno, e ne in realtà,onde attribuivano a Cri-
conserva molti dell'età medesima, sto corpo fantastico ed ideale. Pre-
cioè se non almeno con-
anteriori tendesi che detto libro sia citato
temporanei a Tertulliano, con al- da Clemente Alessandrino col no-
tre storie sacre, e immagini di va- me di Tradizioni, dunque è del
ri apostoli e martiri. Tertulliano secondo secolo. Ma al dire di Fo-
divenuto montanista, rinfacciò alla zio che ne fece un compendio,
Chiesa romana l'abuso che faceva cod. ii4> Leuca Carino domma-
di queste immagini del Buon Pa- tizzava contro le immagini, come
store nel fondo de' mentovati calici. gì' iconomachi, ciò che non avreb-

Le testimonianze del Baronio be fatto se allora alcuno non a-


intorno all' antichità delle sacre vesse reso loro qualche culto, fi-
immagini, massime del Salvatore, gli si fondava sopra ciò, che un
di Maria, degli apostoli e de* mar- cristiano per nome Licodemo ave-
tiri, le riportammo più sopra. Eu- va fatto fare un'immagine dì san
sebio attesta di aver veduto im- Giovanni, cui coronava ed onora-
magini di Gesù Cristo, di s. Pie- va: pratica ch'era stata disappro-
IMM IMM *7
vata dallo stesso s. Giovanni. Que- santi. Nel settimo secolo i mao-
sta storia è senza dubbio favolosa, mettani si unirono ai giudei nel-
ma la censura di Leuca sarebbe l'errore che aveano delle immagi-
assurda, se alcuno non avesse o- ni, e si fecero un punto di reli-
norato le immagini nel suo tem- gione di distruggerle. Nel principio
po, cioè nel secondo secolo. dell'ottavo secolo, l'imperatore Leo-
I protestanti sono troppo arditi ne HI [' IsaiirìcOj uomo ignorantis-
quando asseriscono non esservi al- simo, ch'essendo semplice soldato
cun vestigio del culto reso alle era divenuto augusto, pieno degli
immagini avanti il fine del quar- stessi pregiudizi, ftroibì con un
to secolo. Mosemio, più guardingo, empio editto il culto delle imma-
non ebbe l'audacia di affermarlo, gini come un atto d'idolatria, e
Hist. christ. saec. I, § 22. S. Ba- comandò di atterrarle in tutte le
silio più istruito dice nell' epist. chiese e luoghi; questa persecu-
860 ad Julìan. che questo culto zione e nefanda eresia riempi l'im-
è di tradizione apostolica; laonde pero di stragi e di crudeltà, pef
lo doveva sapere più nel quar-
si obbligare i popoli ad esegufre ì

to che nel sedicesimo secolo. Come suoi riprovevoli ordini. Quelli che'
allora era cessato il pericolo d*ido- si conformarono a tale decisronef
latria, il culto de'santi e delle lo- furono chiamati iconomachi, nevaio
ro immagini divenne più comune ci delle immagini, e iconoclasti^
e più manifesto; però non si deve spezzatori delle immagini ; per lo-
conchiudere che abbia cominciato ro parte, essi appellarono gli oi'to-
allora, poiché si professava di crede- dossi iconoduli e iconolatri, servi
re e di praticare soltanto ciò che si o adoratori delle immagini; né
aveva appreso per tradizione. I pro- racconta la storia il Bernino, e noi
testanti sono soliti di dire, prima la facemmo compendio all'arti-
in
della tal epoca non troviamo al- colo Iconoclasti. Primieramente
cuna prova positiva di tal uso, vi si oppose con sommo zelo ed
dunque cominciò allora: questa energia il Pontefice s. Gregorio II
prova è solo negativa, e nulla con- che fu imitato dai successori j co-
chiude; essa è combattuta da una me nella persecuzione ed eresia
prova positiva generale che la di- r imperatore ebbe altri augusti a
strugge, cioè che sino dai primi seguaci. Condannò s. Gregorio II
secoli si fece professione di non far l'imperatore, dopo averlo inutil-
novità. Così il Bergier. Se ancora mente con paterna sollecitudine
in oggi da' piotestanti si tacci d'i- invitato ad emendarsi. 11 Severano
dolatria il culto delle sacre imma- nelle Memorie sacre, a pag. 66,
gini, è a vedersi il Zaccaria nel suo parla di una parte della bolla di
jfinti-Feb rollìo i L I, p. VII. Quanto s. Gregorio III contro i profana-
alla qualità del Cullo (Fedi) dovu- tori delle immagini, rinvenuta nel-
to alle sacre immagini, lo dicem- l'altare maggiore dell' antica cap-

mo in quell'articolo, ove si fa la pella di s. Maria della febbre


distinzione del culto di latria do- nella basilica vaticana, e scolpita
TUto a B'ìOi di quello d'iperdulia in pietra. S. Giovanni Damasceno
dovuto alla Beata Vergine, e di scrisse tre discorsi per difendere il

quello di dulia dovuto a tutti i culto delle sacre immagini, e la


VOL. XXXIV.

P./t*s^/^V\jfY»«i
.

i8 IMM IMM
pratica della Chiesa : gli fu perciò ra dopo la morte dell' imperatore
troncata dagl' iconoclasti la mano Teofìlo nemico delle immagini, e
con cui aveva scritto, e mentre sta- fautore dtgli eretici iconoclasti
va appesa nella piazza a vista del Veramente i greci in seguito abu-
popolo, il santo la chiese per gra- sarono delle sacre immagini con
zia air imperatore e V ottenne; diversi atti e riti descritti dal p.
quindi applicandola al proprio brac- Panlaleone domenicano nel suo
cio, gli si riunì per miracolo del- trattato contro gli errori de'greci.
la ss. Vergine, siccome raccontano Ecco i canoni de' principali con-
molti storici ecclesiastici ed il Ri- cilii risguardanti le sante immagini,
naldi all'anno 728. I protestanti »» Chiunque disprezzcrà l'uso della
commendarono il furore degl' im- Chiesa intorno alla venerazione del-
peratori iconoclasti nel distruggere le sante immagini; chiunque le to-
le sacre immagini, ma non ardi- glierà, le distruggerà, le profanerà,
rono approvar le stragi e le inau- o ne parlerà con disprezzo sarà
dite crudeltà che commisero con- privato del corpo e del sangue di
tro di esse e i loro veneratori. Gesù Cristo, e separato dalla co-
S. Gregorio II scrisse all' impera- munione della Chiesa". Conc. di
tore Leone, che quando andava Roma an. 782 sotto il Papa s.

nella basilica vaticana, in veder Gregorio III. »» Dopo averci dato


$olamente l'immagine di s. Pie- tutto tempo, e tutta l'esattezza
il

tro dipinta, si compungeva e pian- decidiamo che le san-


possibile, noi
geva dirottamente. In questa basi- te immagini, tanto di colore, come
lica vi siportò con tutto il popo- di rilievo, o di qualunque altra
lo a piedi nudi, e processionalmen- maniera convenevole, saranno pro-
te Stefano IV dopo aver celebra- poste, come la figura della croce,
to Laterano un concilio per
in tanto nelle chiese sopra i vasi e
promulgarvi il decreto a favore gli abiti sacri , sopra le muraglie
delle sacre immagini. Indi s. Pa- o le tavole, che nelle case e nelle
squale neir824 diede ricovero in
I strade; cioè l'immagine nostro di
Roma, ad esempio de'suoi prede- Signore Gesìi Cristo, della sua ss.
cessori, a molti monaci ed altri Madre, degli angeli , e di tutti i

greci, esiliati come osservatori del santi.Imperciocché quanto più spes-


culto delle sacre immagini. I gre- so si vedono nelle loro immagini,
ci fuggitivi portarono ed nell' Italia tanto più quelli che le mirano so-
altrove molte sacre immagini, mas- no eccitati a ricordarsi e ad ama-
sime del Salvatore e della Beata re gli originali. A queste immagi-
Vergine, che ancora sono in gran- ni si deve rendere il saluto e l'a-
de venerazione pei miracoli da Dio dorazione di onore, non la vera la-
operati ai loro di voti. Dipoi la tria, ch'esige la nostra fede, e la
prima domenica di quaresima fu quale non conviene che alla natu-
dai greci chiamata Doniinica Or- ra divina ; ma si useranno verso
tìiodoxià, perché in tal giorno do- di queste immagini l'incenso e i

po cessata la persecuzione delle lumi, come costumasi verso la cro-


sante immagini, celebravano la fe- cCj agli evangeli e ad altre cose
sta della loro esaltazione, procura- sacre,secondo il pio costume dei
ta ancora dall'imperatrice Teodo- maggiori imperciocché l'onore del-
:
,

IMM IMM ig
la immagine passa all'originale, e per la quale debbasi rendere loro
chi adora la immagine adora il questo culto ovvero che sia ne-
;

soggetto cui rappresenta. Tale è la cessario domandar


loro qualche co-
dottrina de' santi padri, e la tra- sa, o fermar in esse la nostra con-

dizione delia Chiesa cattolica. Cosi fidenza, come facevano un tempo i


noi seguiamo il precetto di s. Pao- pagani, che mettevano le loro spe-
lo ritenendo le tradizioni che ab- ranze negl' idoli ; ma perchè l'ono-
biamo ricevuto. /. Thess. II. Quelli re che loro si rende è riferito agli
adunque che ardiscono pensare o originali cui rappresentano, di ma-
insegnare altrimenti, che abolisco- niera che per mezzo delle immai-
no come gli eretici le tradizioni gini che noi baciamo, e dinanzi al-
della Chiesa, che introducono del- le quali noi ci scopriamo il capo
le novità, che tolgono qualche co- e ci prostriamo, adoriamo Gesti
sa di ciò che conservasi nella Chie- Cristo, e rendiamo i nostri osse-
sa, il vangelo, la croce, le imma- qui ai santi, de' quali portano la
gini,o le reliquie de' santi; che rassomiglianza, siccome fu definito
profanano i o venerabili
vasi sacri, dai decreti dei concili!, particolar-
nionisteri, noiordiniamo che sieno mente del secondo Niceno contro
deposti se sono vescovi o chierici, quelli che attaccavano le immagi-

e scomunicati se sono monaci o ni ". Conc. dì Tremo sess. 2 5, de-


laici ". FU
Conc. gen. il secondo cìs. della invocazione de' santi. Nel-
NicenOy Vanno 787. « Il culto del- la qual sessione il medesimo con-
le immagini non è un'idolatria, cilio de sacris immaginibns, emanè»
come lo pretendono gli eretici, per- il seguente decreto per reprimere
chè i cattolici non le adorano co- l'arbitrio de' superiori delle chiese

me Dio, ne credono in quelle qual- di cambiar le immagini de' santi

che divinità ; ma se ne servono u- a* quali furono consccrati gli alta-


nicamente per ricordarsi del Fi- ri. » Non essere permesso ad al-

gliuolo di Dio , e per eccitarsi ad cuno di porre o di procurare che


amar quello di cui veggono la rap- venga posta qualunque immagine
presentazione, per imitare le sue in alcun luogo o chiesa anche pri-
sante azioni, e perdomandarne la vilegiata, se l'immagine non sia sta-

grazia a Gesù Cristo. Non ci pro- ta approvata dal vescovo ".

striamo noi dunque davanti le im- Le sacre immagini sogliono be-


magini, come davanti ad una di- nedirsi con orazioni e riti prescrit-
vinità, ma
adora quello che gli
si ti dal Pontificale ronianum nella
ha fatti santi. Le immagini servo- seconda parte, de benediciione novac
no a* semplici per eccitarli ad imi- crucis; de benedictione imaginis B.
tarne la virtù ". Conc. di Sens an. M. Virgìnis; de benedictione ima^
i528, i4 ^^^- »» Si devono avere ginum alioruni sanctoriun. Delle be-
e conservare principalmente nelle il Papa comparte alle
nedizioni che
chiese le immagini di Gesù Cristo, immagini con indulgenza, V. Be-
della Vergine Madre di Dio, e de- nedizioni e CoROJJE DivozioNALi. Sul-
gli altri santi, e far loro rendere la Coronazione delle sacre ivima'
l'onore e la venerazione dovuta. giniyV. questo articolo, ove si ri-
Non già che si creda esservi in esse porta l'origine ed il rito. Al voi.
qualche divinità o qualche virtù XXV, p. 3 04 del Dizionario, r^
?.o IMM IMM
porta m tuo come
cappuccino for-il si parla ai nominati articoli, e nel
livese fr. Girolamo Paolucci, si vuo- primo pure dell'origine degli sten-
le che sia stato il primo a coro- dardi colle sacre immagini.
nare solennemente le sante imma- Il Vettori a pag. 106 del Fiorino

gini. Il Buonarroti nelle Osserva- d'oro dice che nelle monete per se-
zioni sopra' i vasi antichi di vetro gno di verità della materia e del pe-
dice che probabilmente gì' impera- so s'incominciò ad imprimervi il no-

tori dopo la restituzione del culto me di Dio o di alcun santo, od il


alle immagini sante, lasciarono le segno della croce, e che per que-
diademe o nimbo per ornamento sto istesso motivo nelle medaglie
delie sole sacre immagini, trala- antiche si trovano scolpite l'ellìgie
sciando di farle ture ne' loro ritrat- dei cesari, perchè se ne venerasse-
ti. Il medesimo parla delle lettere ro e rispettassero le loro imma-
o iscrizioni poste dagli antichi per gini dai popoli i pili lontani , ed
ispiegazione alle figure dipinte; e acciò ninno ardisse alterarne la for-
delle lettere nelle vesti delle figu- ma. Il Borgia nelle Memorie sto-
re delle pitture antiche. Le quali riche a pag. 58 dichiara come le
osservazioni riprodusse l'Adami nel- immagini de' santi nelle monete è
le sue Ricerche sul carcere Tulliano segno della loro protezione delle
a 147. Del legato pio delle corone
p. città o regni ai quali appartengo-
d'oro istituito nel capitolo vaticano no le monete istesse. I fondatori
dal conte Alessandro Sforza, di che o restauratori de* sacri templi so-
parlammo al citato articolo Coro- levano porre nei medesimi le loro
nazione, ne tratta pure il Piazza immagini, come si fa oggidì nelle
neìì'Euseuologio romano, tratt. Ili, solennità in cui nelle chiese si espon-
cap. VII. Della particolare divozio- gono le immagini de' sovrani e
ne de' moscoviti verso le sacre im- Pontefici regnanti, de'cardinali pro-
magini ne discorrono il Macri, ver- tettori, titolari e diaconi delle me-
bo Icona, ed il Sarnelli nel t. I, desime. Analoghe erudizieni le ri-

p. 25o. Tale è la riverenza de'mo- porta il Borgia nel tom. I, p. 4^


scoviti verso le immagini sante, che delle suddette Memorie ist.oriche; e
i nominati scrittori dicono ch'en- siccome i gentili solevano riporre
trando essi nelle case prima «alu- le immagini de' principi ne' luoghi
tano le immagini, poi il padrone sacri, romani ammettevano per
i

della abitazione ,
questa divozione legittima l'elezione degl'imperatori
però non è esente da superstizioni. greci,con ricevere le loro imma-
Anticamente e sino ad Alessandro gini ed esporle nel principal tem-
"VII servi di Dio pubblicamente
i pio o sia nella basilica lateranen-
si beatificavano col porre la loro se, ed altrettanto praticavasi nelle

immagine sopra la porta di qual- città provinciali, f^. Imperatore.


che che ora si fa per
chiesa, ciò Dell'esporre in Roma le immagini
indicare la festa che ivi si celebra de' sovrani nelle loro chiese nazio-
del medesimo. Dei riti della Ca- nali, ciò che non sì fa in quella
nonizzazione e Beatificazione, e del ove il Pontefice tiene cappella pa-
modo come in tali funzioni si espon- pale , ne parlammo al volume IX,
gono alla pubblica venerazione le pag. 9?. del Dizionario. Fedi Ri-
immagini dei servi di Dio defunti. tratti , ed il Paleotti , De ima*-
IMM IMM 31
ginibus sacris et profanis, Ingolsla- regnava, dopo aver con rigorosi pro-
dii. cessi tutto verificato vedendo e ,

Naturalmente in Roma, siccome considerando le calamità che so-


centro del cattolicismo, innumera- vrastavano ai suoi dorainii ed a
bili sono le sacre immagini che ivi tutta la Chiesa, che fatalmente eb-
si venerano, antichissime e mira- bero pur troppo effetto, ordinò le

colose :all'articolo Chiese di Roma, missioni e prediche in sei delle


ed agli articoli relativi non man- principali piazze di Roma, e pubbli-
cammo trattarne. Come pure delle che processioni di penitenza; fece
immagini sacre più celebri che so- esporre le reliquie maggiori in un
no sparse per tutto il mondo, del- ai Volto Santo nella basilica vati-
le principali se ne discorre a"" loro cana, l'immagine del ss. Salvatore
articoli. Delle più rinomate sante ad sancta sanctorum, e quella del-
immagini di Roma ne trattano il la B. Vergine nella chiesa di s. Ma-
p. Giovanni Severano, nelle Me- ria in Campi telli, e prescrisse ora-
morie sacre delle sette chiese, il zioni e digiuni per placare l'ira di-
Paociroli ne Tesori nascosti; il Piaz- vina, ed implorarne misericordia,
za nelle sue opere; Pietro Bom- dappoiché cogli indicati ripetuti
belli nella sua Raccolta di quel- straordinari prodigi furono i po-
le coronate; il Costanzi neil' O^- poli avvertiti della catastrofe che
servatore di Roma nel libro VI pose sossopra tutta l' Europa ed
de' luoghi in cui venerano sacre
si altre parli del mondo nel declina-
immagini prodigiose, al cui capo 1 V re del secolo passato, e nei primi
novera le immagini della B. Ver- anni del corrente, di cui ancora
gine coronate dal capitolo vatica- deploriamo le orribili conseguenze.
no. D. Giovanni Marchetti, poi ar- Le sagre immagini di Roma, del-
civescovo, nel 1797 colle stampe le quali pienamente consta il ripe-
del Zempel pubblicò in Roma col- tuto prodigio, sono quelle dell'Ar-
le rispettive immagini incise; Z?e'/?ro- chetto ; l' Addolorata nella chiesa
digii avvenuti in molte sacre im- degli agonizzanti; al vicolo delle
magini specialmente di Maria ss. Muratte; nel palazzo dell'Impresa;
secondo gli autentici processi com- l'Addolorata presso 3. Andrea della
pilati in Roma; con breve raggua- Valle; T Immacolata in s. Nicola
glio di altri simili prò digii compro- de' Lorenesi; l'Addolorata presso la
vati nelle curie vescovili dello sta- chiesa nuova ; il Crocefisso in casa
to pontificio. In Roma molte delle Pucci; l'Immacolata in s. Silve-
sacre immagini delle chiese e pub- stro Capite; di Maria del Cena-
in
bliche strade dipinte od in istatua colo in detta chiesa; l'Assunta in
incominciarono ad aprire gli occhi, s. Maria in Vallicella ; di Maria
alzare e girare le pupille, ed al- dellaLara pana in s. Giovanni di
cuna a lacrimare a' 9 luglio 1796, Dio; di Maria delle Grazie nella
e durarono si fatti prodigi fino al- vecchia chiesa dell' ospedale della
la metà circa di gennaio 1797; Consolazione; della Vergine sulla
miracoli, che per la loro specialità, piazza dell'Olmo ; del ss. Rosario
frequenza, durata, e numero risve- in rilievo in casa Galh ; di Maria
gliarono la generale divozione e sotto l'arco di Grottapinta; del
compunzione. Pio VI che allora Carmelo a s. Martino a' Monti ;
32 IMM IMM
altra simile nella cappella interna immagini sacre e profane si posso-
del Noviziato ; del ss. Crocefisso in no vedere negli analoghi articoli di
s. Giovanni in A ino ; dei ss. Ro- questo Dizionario j nel Marangoni,
sario all' arco della Ciambella ; di Delle cose gentileschej nel Buonar-
Maria sotto l'arco del palazzo Brac- roti nelle Osservazioni sui vetri
ciano o Odescalchi ; della stessa sotto antichi: e nel Zaccaria, Storia let-

il palazzo delia Consulta ; della teraria p. 44 e seg., tom. II. Delle


medesima nella cappella privata di immagini poste nelle chiese, cap-
casa Bolognetti; dell'Addolorata in pelle, oratorii,ec. quali Tabelle vo-
piazza Madama; delia Madonna di tive,V. quell' articolo. Ne' luoghi
Guadalupe in s. Nicola in Carce- ove fulmina V Interdetto (Vedi)^
si

re ; e dell'Addolorata sul cantone le immagini e le croci vengono


della piazza di Gesù. Delie altre coperte di nero, e si depongono sul
immagini delie quali erano inco- suolo.
minciati i formali processi il Mar- IMMERSIONE. V. Battesimo,'
chetti ne riporta l'indice a p. LIX. Battister^o, Diaconesse, Fonte sa-
Nell'appendice poi tratta di eguali cro.
prodigii delle immagini d'Ancona, IMMUNITÀ', Inw}unitas. Privi-
Maria regina di tutti i santi detta legio, esenzione da un
dovere, da
di s. Ciriaco; di Torriceiia nella un o da un'imposizione
tributo,
diocesi di Taranto, statua di legno qualunque. Questo vocabolo signi-
rappresentante Maria delle Grazie ; fica pure libertà, franchigia, asilo
quella delia Vergine di Arezzo, pel* o luogo di sicurezza, in cui non è
non dire di altre fuori delio stato permesso usare violenza nemmeno
pontificio
; di Veroli ed altri luo- contro i colpevoli vSenza le debite
,

ghi delia diocesi , come Torrice e licenze. Laonde non solo diremo
Ceprano, ec. ec; di Frascati l'Ad- dell' immunità propriamente detta,
dolorata Angelo in Vado ed
; di s. ma ancora dell'asilo e delle fran-
Urbania, diverse immagini ; Mer- chigie. Il vocabolo immunità fu par-

cateiio luogo di tal diocesi ; del ticolarmente usato per le immuni-


convento di s. Liberato diocesi di tà ecclesiastiche, per cui parleremo
Camerino; di Calcata diocesi di prima brevemente dell' asilo. Il

Civita Castellana; e di Todi due luogo di rifugio per un reo , ac-


immagini. Il Giornale ecclesiastico ciocché non cada nelle mani della
di Roma tratta pure di questi pro- giustizia, fu detto asilo con voce
digii, cioè nel tom. XI, pag. i46 greca, che diversamente pronuncia-
e 147; e tom. XII, pag. 2. Dei ta, in una maniera significa traho,
medesimi discorre monsignor Cal- e neir altra dappoiché i
spolio j
dassarri nel tom. II, pag. 896 e seg. rifugiatiné dal luogo sacro pote-
della Relazione delle avversità e vano essei'e estratti , né spogliali
patimenti di Pio VI, spiegando la di ciò che seco avessero recato.
chiusura ed apertura degli occhi Dapprima si concedette l' asilo qua!
della Beata Vergine nelle sue im- misericordioso privilegio agli omi-
magini, due materni virtuosi efietti cidi involontari, e per delilli d' in-
che voleva eccitare nel cuore dei avvertenza fortuita; poscia venne
cristiani, i quali erano di dolore estesoad ogni gran colpevole e ,

e di fiducia. Altre erudizioni delle talmente ne crebbero gli abusi e


,

IMM IMM 23
gì' inconvenienti, che non bastando con insidie e con animo deliberato
le leggi emanate per reprimerli, Abncr ed Amasa, benché si fosse ri-
si dovette venirne alla soppressio- covrato nel tempio, e tenesse con le
ne. Il privilegio dell' asilo fu da mani il corno dell'altare, non volen-
Dio istituito, quando ordinò a Mo- do uscire dal luogo ivi fu scannato da
sè neir ingresso del popolo israeli- Banaia per comando di Salomone.
tico nella Terra Promessa, che sta- Siccome gli ebrei non avevano che
bilite fossero sei città di rifugio, un tempio ed un tabernacolo e ,

nelle quali ritirar si potessero con quindi era probabile che recando-
sicurezza coloro , i quali o casual- visi da tutte le parti gli omicidia-

mente o pure in qualche rissa rì, essi avrebbero turbato colla lo-

uccidessero alcuno non già a ; ma ro moltitudine il servigio divino


caso pensato, o con insidie preme- ovvero quando ne fossero espulsi
ditato , e di queste città trattasi riparando in paese straniero potes-
nell' Exodo cap. 2 1 , nei Numeri sero traviare con adorare i falsi
e. 35, e nel Deuteronomio e. 4 dei, cosi venne stimata salutare
e 19. Questo privilegio fu conce- provvidenza lo stabilimento delle cit-
duto ancora al tabernacolo in cui tà di asilo. Tutti quelli che frui-
era V altare degli olocausti, come si vano dell' asilo, ivi potevano resta-
legge nel libro 111 dei Regi cap. I, re finche fosse esaminata la pro-
V. 5o, ove si dice eh' essendo sta- pria causa, e fosse morto il sommo
to abbandonato Adonia dai suoi sacerdote , sebbene avessero fatto
fautori che lo avevano acclamato constare di avere commesso 1' omi-
re, e vedendo Salomone eh' erasi cidio per difesa della propria vita.
rifugiato presso l' altare , lo fece Morto il sommo sacerdote, il rifu-
assicurare della vita, e che godes- giato riacquistava la sua libertà, e
se l' asilo. Che anco il tempio poteva ricondursi liberamente in
fabbricato poscia da Salomone patria od altrove. Erodoto nel li-

godesse l' asilo , si ha dal capo bro II narra che in Egitto alla fo-

XI, del IV libro de' Re , ove si ce del Nilo era un luogo di fran-
legge che l'empia regina Atalia chigia, cioè il tempio di Ercole, al
essendo entrata nel tempio, il som- quale se fuggivansi gli schiavi, era-
mo sacerdote Jojada ordinò non : no liberi dalla servitù, ed era sti-
occidatur in tempio Domini ^ e mata cosa nefanda e sacrilega il
perchè rea di mille morii, fu quin- toccarli. Strabene fa menzione deU
di estratta ed uccisa. Le sei città r asilo d' Osiride nel medesimo E-
d' asilo degli ebrei erano tra le gitto altri di quello di Tebe che
;

quaranl' otto assegnate ai leviti nel- perciò si aumentò di popolazione.


le altre tribù: del beneficio del- Il p. Menochio nel tom. Ili, p.
l' asilo godevano non solo quelli 371 ci dà il cap. XIX: Degli asili
della nazione ebraica, ma tutti gli cioè luogJd di franchigia appresso
altri qualunque paese
di e culto. gli antichi.
Non avevano ricetto nelle città di Ad esempio degli ebrei gentili i

asilo, oltre gli uccisori con animo greci romani , ed altre nazioni
e
deliberato, i rei di altri delitti, co- istituirono gU asili ed i luoghi di
me di furti, adulterii ed altre scel- franchigia in diversi luoghi e in

leratezze: Gioab per avere ucciso parecchi de' loro templi, stabilendo
,,

a4 IMM IMM
che fossero luoghi d' immunità a sulla piazza ove è ora la statua
quelli che per qualche delitto vi equestre di Marco Aurelio; lo cir-

si rifugiassero, per cui non si pò- condò con un boschetU) di querele,


levano i rei estrarre da essi vio- e l'uno e l'altro fu poscia dedicato
lentemenle. Tra i greci si vuole a Giove, e dichiaralo luogo sacro,
che l'asilo fosse inventato dai ni- Di quest'asilo istituito da Romolo
poli di Ercole in Atene, temendo a coofugio di sicura ft-anchigia, se
le insidie di coloro i quali afflitti fosse aperto tra due boschi , se vi

erano stati dal loro avo. In Atene fosse alcun tempietto sacro alla
pertanto sei asili erano in altiet- Misericordia, a Veiove o a Cei*ere,
tanti templi, cioè in quelli della Mi- ne tratta il Nardiui nella Roma
^ericordia, delle Eumenidi, di Mu- amica 281, 289 e 290. E sic^
p.
nichia, e ne'due di Teseo. Aflinchè come ancor lui alferma che l' asi-
però un tal privilegio non servisse lo fu sempre sul Campidoglio, non
di fomento ad eccessivi delitti, in sembra probabile l'opinione d' ai-
alcuni casi più enormi non som- cuni riportata dal Severano a p.
ministra vasi cibo al delinquente 333 delle Memorie sacre , che
onde moriva di fame, oppure apr 1* asilo o tempio della Misericor-
piccatovi il fuoco era costretto ad dia , sorgesse ov' è al presente la
uscirne. Bella è la sentenza di Plur chiesa di s. Maria Egiziaca. A
tarco sugli od immunità Siasili : quest' asilo concorse da ogni parte
terra ab eas invenire poteris Urbes moltitudine di gente facinorosa ed
mitris , liUeris y regibiis , doniibus armigera, col di cui valore inco-
opibus numismate carenles : Urbeni minciò l'ingrandimento di Roma;
templis , diisque carentem nenio quindi l'asilo, anche tra' romani,
iispiani yidit. La religione nacque fu tenuto per santuaiio di religio-
poir uomo , il rispetto e la vene- ne, come scrisse Livio iib. 35. Non
razione ai luoghi , cose e persone ostante che romani concedessero
i

sacre rimonta all'origine dell' uo- a' templi l'asilo e l'immunità di


ino. Il Strabone fa pure
citato coloro che vi si rifugiassero, tut-
memoria dell'asilo di Nettuno pres- tavolta in molte occasioni ritrovasi
so Froezone, e di Apollo nella So- che non lo praticarono. Volendo
ria, tutti luoghi considerati sacri Tulio Ostilio re di Roma che fos-
e venerabili. In progresso i greci se distrutta la città d' Alba, co-
dierono asilo ai rei, non solo pres- mandò che ne fossero eccettuati i

so i templi, gli altari e le statue templi : non permise però che gli
degli dei, ma pure presso quelle abitanti vi si rifugiassero, e pose
degli eroi, dappoiché credevano che alle loro porle soldati a custodirli,
i numi stessi fossero i protettori per cui i fuggitivi albanesi si que-
dei rei , ed i vendicatori di chi relavano di dover lasciare come
violasse l'asilo, rispetto al quale si imprigionate le loro deità. Dipoi
accordava l' impunità ai 'più gravi nella guerra civile tra Caio Mario
delitti. Ad imitazione de'greci, Ro- e L. Siila, essendo esausto l'erario,
molo a fine di popolare la sua il senato spogliò i templi degli dei
nuova città di R.oma, formò sul di tutti gli ornamenti d'oro e di
Campidoglio un asilo ch'era situa- argento, impiegandoli per stipendio
Ip, §ecopdo i più accurati storici, delle milizie. Non però tutti i terar
,

IMM IMM 25
pli di Roma, come di altre regio- sero nelle chiese. Dice inoltre che
ni, godevano quest' asilo, quantun- ciò ricavasi dagli atti del Papa s.

que fossero consacrati, ma sola- Silvestro I, i quali per attestato


mente quelli che con tale speciale di s. Gelasio I, che fiorì circa un
distintivo fossero privilegiati nel- secolo dopo, erano così autentici,
l'atto della loro consacrazione, scri- che non solo in Roma, ma in altri
vendo Servio neir Vili libro del- luoghi sì leggevano pubblicamente
l' Eneide Asìliun vocari non quod-
: nelle chiese de'cattolici, 11 giustis-
\>is (templum)y sed cui consecra- simo rispetto dovuto alle chiese coi-
lionìs lege esset concessum Ma . rne case di Dio in terra, e luoghi
essendosi a tempo di Tiberio imr sacri, l'osservarono tutti gl'impera-
peratore talmente ampliata la li- tori cattolici successori di Costantino,
bertà d' applicare 1' asilo a' templi, tranne Aicadio che per istigazione
massime nella Grecia, per cui que- dell' eunuco Eutropio emanò una
sti si riempivano di enormi disso- legge che i rifugiati nelle chiese
lutezze, Io stesso principe abolì il fossero violentemente estratti, quin-
privilegio e jus degli asili di tutti di puniti secondo i loro delitti. Dio
i templi. Al dire di Tacito, il qua- castigò il potente eunuco, dappoi^
le narra che la questione fu ven- che caduto dalla grazia imperiale,
tilata in senato, sembra che Tiberio e cercalo a morte, non riconobbe
abolisse soltanto gli asili fuori di altro scampo che rifugiarsi nella
Roma, non Ag-
quelli della città. chiesa di Costantinopoli. Fremendo
giunge Tacito che i templi erano però le milizie contro il malvagio,
divenuti pieni d' una moltitudine Arcadio per frenarle con una nuova
di debitori insolvibili , di schiavi legge confermò l'antica immunità
malvagi, sui quali penavano i ma-» della chiesa; ma
ciò non bastando,
gistratiad esercitare la sorveglian- s. Giovanni
Crisostomo già perse-
za della legge , dacché il popolo guitato dall'eunuco perchè ne ri-^
proteggeva i delitti degli uomini prendeva i vizi mentre Eutropio ,

come le cerimonie degli dei. colle mani stava attaccato all'alta^


Il privilegio degli asili, dopo l'in- re, salito sul pergamo peroiò ai
Iroduzione del cristianesimo, passò soldati, e colla sua facondia otten-
dai templi pagani alle chiese cristia- ne che gli fosse donata la vita,
ne, e venne ad esse conceduto o e non permise che fosse estratto
confermato da vari Pontefici, im- dalla chiesa, se prima il magistrato
peratori e concilii , essendo la re- non si obbligò con giuramento di
ligione cristiana tutta carità e mi- non onde fu rilegalo in
ucciderlo,
sericordia verso i delinquenti. Ap- Cipro, anno medesimo 899
Neil'
pena r imperatore Costantino ebbe venne confermata l' immunità del^-
ricevuto nel Laterano il battesimo, la chiesa, con altra sua legge per
come riferisce il Baronie all' anno l'Afiica da Onorio fratello di Ar-
324, num. 19, nei sette giorni, che cadio, il quale di più nel 4^8 in-
dopo di ciò rimase colle vesti bian- sieme con Teodosio li stabilì un'al-
che, promulgò sette leggi, la quin- tra legge, dichiarando rei di lessi
ta delle quali fu il concedere l'im- maestà coloro i quali alcun reo
munità a tutti coloro, i quali rei eslraessero dalla chiesa. U medesi-
di qualche delitto rifugiati si fos- mo Teodosio II nel 4^1 ampliò
26 IMM IMM
sominnmenle tale legge, estenden- tro, che perciò vi si recarono le ss..

do l'asilo delle chiese non solo si- Marcella e Principia, siccome te-
no alle porte di esse, ma ancora stifica Procopio, De bello goth. 1. 2.
ai loro portici, atri, abitazioni, or- Ivi racconta come furono puniti da
ti e bagni, quale distesamente fu Dio con fulmini i soldati del du-
ìnserila negli atti del concilio ge- ca Ermanno, per aver occupato t

nerale celebralo in Efeso nello stes- prati circostanti alla basilica di s.

so anno, sebbene per alcuni casi Paolo. A pag. 588 parlando della
occorsi, gli convenne poscia correg- basilica Lateranensc
Costantiniana
gerla. Nell'anno 4^6 l'imperatore dice che fu pure chiamato tempio
Leone altra legge amplissima e della Misericordia ed asilo, che per-
severissima promulgò contro i vio- ciò vi erano tre porte, sempre a-
latori di questa immunità delle perte,come meglio dicemmo nel
chiese, perchè il capitano Ardabu- volume XII, pag. 19 del Diziona-
rio volendo far estrarre
ariano , rio, All'articolo Chiesa (Vedi)^ §
un monistero degli a->
rifugiato dal VII, della venerazione die si deve
cemeti, visibilmente apparve sopra alla chiesa, parlammo dell'antichis-
quel luogo l'immagine del Croce- sima sua immunità, e di alcuni
fisso circondata di fuoco, che vi- autori che scrissero sugli asili del-
brando per ogni parte folgori con- la medesima. Nei tempi poi delle
tro gì' insolenti soldati, li pose in successive irruzioni barbariche, e in
fuga. Lo stesso Leone annullò la quella dura e procellosa epoca che
legge del predecessore Teodosio I, tenne lor dietro, quando la legge
in cui comandava a' vescovi , che era nella spada, e il diritto nella
prestando il rifugio nelle chiese a forza , quando scompigliato ogni
coloro ch'erano gravati di qualche ordine sociale, restava qualunque
debito, eglino pagassero a* credito- violenza impunita, ed era il debo-
ri la somma dovuta. le abbandonato all'arbitrio del più
iVei primi anni del quinto seco- forte, la misericordia della Chiesa,
lo avendo Alarico re de' goti pre- unica autorità tutelare che si frap-
sa Roma, la saccheggiò, e pubblicò ponesse fra gli oppressi e gli op-
un editto col quale perdonò e lasciò pressori, ampliò ed estese a molti
la vita e le facoltà non solo de'cri- luoghi considerati come sacri il pri-

stiani, ma eziandio de' gentili , i vilegio dell'asilo. E non era già


quali eransi rifugiati nell'ampia ba- per assicurare l' impunità al reo ,
silica di s. Pietro; onde moltissi- che le leggi ecclesiastiche di quei
mi gentili colle loro ricchezze go- secoli s'adoperavano a rendere così
derono nella chiesa di Cristo quel frequenti ed inviolabili gli asili;

rifugio ed immunità eh' eglino ed ma sibbene per dare ai persegui-


i loro maggiori conceduto non a- tati un rifugio, per impedire il
veano in tali casi ai templi delle compimento di quelle atroci ven-
deità che adoravano. Il citato Se- dette, ch'erano da' feroci costumi
vcrano, descrivendo a pag. ^02. ì de' tempi quasi comandate, né cer-
pregi delia basilica di s. Paolo, di- to condannate mai; per lasciar tem-
ce che i barbari anche a questa po di frenarsi all'ira popolare, di
portarono rispetto, facendola asilo calmarsi all'odio concitato degli of-
e franchigia come quella di s. Pie- fesi , di frammettersi tranquilla-
IMM IMM 27
mente a qua' magistrali , che in sono di privativa giurisdizione della
«jiialunquc modo esercitavano allo- Chiesa. La necessità ed utilità degli
ra la giustizia. Tutte le chiese cri- asili tuttavolta erano cessate, dacché

stiane servivano perciò ad asili, ed vennero introdotte migliori leggi, e


erano considerati siccome luoghi per tutto rinnovali in meglio gli
di franchigia o d'immunità, dove ordini sociali, nò ormai potevano
non aveva ne la
accesso la forza
, contribuire ad altro che ad incep-
giustizia criminale. Però se i rifu* pare il corso della giustizia civile
giati negli asili erano veramente e criminale. Avendo Pio VII nel
colpevoli, venivano obbligati a ri- 1816 soppresso il rifugio d'asilo
parare il male che avevano com- che nello stato pontificio godevano
messo, ed erano assoggettati a pub- le tenute di Conca e Campo Mor-
blica penitenza ; ma non erano mai to, dipoi Leone XII nel 1826 per
consegnati nelle mani di quelli che prudenti ragioni lo ristabilì pei de-
gl'inseguivano, se non a patto che linquenti rei di delitti, prescriven-
venissero loro salve la vita e le do analoghe leggi acciò il confugio
membra. A ciò si provvide coi de- si potesse conciliare colla pubblica
creti di vari concilii, e fra gli al- sicurezza. Di quesla concessione, co-
tri in quello di Sardì, non mai di- me dei nominati due luoghi, se ne
partendosi la Chiesa cristiana da tratta ai voi. XII, p. 3i4, 3i5 e
quei dettami di mansuetudine, che 321 ; e XVI, p. 236 del Dizio-
derivano così spontanei e naturali nario.
dalla legge di carità , sebbene da L'immunità propriamente detta
vari scrittori che scrissero su que- anch'essa è d'istituzione divina, co-
st'argomento, come dall'abbate Gua- me pronunziò Tren-
il concilio di
sco, dall'Alessandro ab Alessandro, 20: Ec'
to nella sessione 25, cap.
e dal Pistorozzi, si dimostri che cltsiae persoìianun ecclesias dea-
,

l'asilo fu comune alle più barbare rum immuuilalcm^ Dei ordinalioiie


nazioni, essendo fallaci le assertive et canonicis sanelioiiibiis constila-
di fr. Paolo Sarpi, di Van-Espen, tam. Le chiese e i sacri templi so-
e di altri. 11 diritto d'asilo fu in no stati sempre in venerazione e
diverse epoche esteso ai cimiteri, culto presso uomini di qualun-
gli

ai palazzi de' vescovi, ai chiostri di que religione ancorché falsa, e con


monaci e di canonici , al terreno più di ragione le chiese dei catto-
che li circondava nella periferia di lici che professano la vera di Cri-

trenta passi, e alle croci pianiate sto, dappoiché in esse non si olire
sulle grandi strade. Godendo que- il sangue degli agnelli e vitelli co-

sto misericordioso privilegio i rei me facevano gli ebrei, ma lo stesso


de' più atroci delitti, e siccome di Cristo con sacrifizio incruento, con
tante altre benefiche istituzioni, se la vera e reale sua presenza. Es-
ne abusò cotanto che si procede sendo l'immunità ecclesiastica pro-
senza il concorso della Chiesa al- cedente dalla santità e riverenza
l'abolizione degli asili in diversi che si deve alle chiese, è di legit-
stati dopo la metà del secolo de- tima conseguenza che questa sia
corso, e in c(uasi tutta l' Europa proceduta dalla Chiesa stessa ; e da
dopo la rivoluzione francese, seb- chi questa Chiesa vien retta e re-
bene le questioni degli asili sacri golata, deve egualmente regolarsi
a8 IMM IMM
e dirìgersi raulorilà secolare non
: no esenti dagli usi ed operazioni
avendovi diritto, deve solo sostener- profane. Godono V immunità loca-
la, lulelaria e difenderla , aHìnchè le non solo le chiese consacrate,
la Chiesa possa in tutta l'estensio- ma ancora quelle soltanto benedet-
ne esercitarla, determinarla e mo- te e la godono se anche fossero
;

derarla a maggior gloria di Dio, pollute ed interdette, purché non


e della nostra santa religione. Al- sieno per autorità del vescovo con-
le chiese, ai luoghi religiosi, ai ci- vertitein uso profano, mentre al-
roiteri, ai ministri ecclesiastici , ed loranon godono immunità. Godo-
alle cose loro appartenenti , i ca- no dell' immunità delle chiese i
noni, i decreti pontifìcii, e le or- portici, l'atrio, il tetto, le porte, le
dinazioni delle autorità ecclesiasti- scale, le pareti, l'area, e si esten-
che, protette e difese anche dalle de al dintorno ed esterno delle
costituzioni imperiali e reali, hanno chiese maggiori per quaranta pas-
loro concessa l'immunità , come se si, muiori trenta, meno che una
se
si ed one-
dicesse libertà, senza pesi legittima causa o consuetudine a-
ri. Triplice è munita, persona-
l'ini vesse diversamente disposto; tanto
Icj reale, e locale. Personale è quel- si legge al can. 36 Id constiluimus,
la che favorisce le persone eccle- ed al can. Antiquitus di Graziano,
siastiche, le quali dovendo essere ma oggi è derogato. Il Giraldi in
continuamente occupate al servigio Exposìtionis juris Pontificii, sect.
della chiesa, degli altari, e dei sagri- 637j p. 47^5 salva la consuetudi-
fìzi che si offrono a Dio, cosi de- ne e lo stile comune delle colon-
vono essere esenti da qualunque nette che si vedono nell' esterno
occupazione e peso che a quelli delle chiese, come confine dell'im-
non abbia relazione. P^. Chierici, mune. Sono immuni campanili i

Clero, ed Ecclesiastici. Reale di- che distano dalla chiesa meno di


cesi quella per cui le cose della trenta passi, le sagrestie ed i cimi-
chiesa debbono essere esenti dai da- teri annessi, e se disgiunti quando
zi, gabelle ed imposizioni che si vi esista altare; ì pubblici non pri-
debbono alla potestà secolare: non vati oja torli o cappelle, i conven-
essendo questa in diritto colla sua ti e monisteri, seminari, ospitali,
giurisdizione temporale d'impor tri- ed altri luoghi religiosi eretti con
buti e gabelle sotto qualunque ti- autorità del vescovo; i palazzi dei
tolo alle chiese, loro beni e per- cardinali anche fuori di Roma, e
sone ecclesiastiche, non possono i quelli ivi annessi alle loro chiese
magistrati laici decretarle , senza titolari. Sono egualmente immuni
l'assenso della potestà ecclesiasti- il palazzo del vescovo, o altra abi-
ca. Dizi
P^. Decime e Beni di
, tazione che ritenesse anche a con-
Chiesa. Locale immunità è quella duzione; le case de' canonici esi-

che spetta e si conviene alle stes- stenti nella canonica; le case par-
se chiese, sacre case, cimiteri e Iot rocchiali, che non distano dalla
cali tutti alle chiese addetti ed a- chiesa parrocchiale mi- un terzo di
derenti, nelle quali chiese e pii luo- glio, purché non siano appigionate
ghi si esercita il divin culto^ ed a laici, come dichiarò la sacra con-
altre opere pie e di religione, così gregazione dell'immunità, in Rea-
è di dovere che questi luoghi sic- tina i4 decembris 1628. Final
IMM IMM 29
mente alcuni dicono che il ss. Sa- conoscere il loro carattere. Tertul-
cramenlo che si porta per le stra- liano nel suo apologetico e. 4*^- >

de presta asilo e sicurezza a queUi rappresentò ai magistrati che niuno


che lo accompagnano, ed a tutti pagava i tributi e non adempiva
quelli che pmcessionalmente lo se- a' pubblici carichi con più fedeltà
guono ed adorano ; ma sembra più de' cristiani ; ch'essi si facevano un
sicuro il dire, che il sacerdote che punto di coscienza di non commet-
porla il ss. Sacramento aiflnni tere in questo genere frode alcuna.
praeslat confiigientJbus ad se : Fa- L' imperatore Costantino il Grande
gnano cap. 9 de ìmmunitale eccle- però nei primi anni del IV secolo,
siastica. Su quanto riguarda tutti e dopo la sua conversione alla fe-
gli estremi dell'immunità ecclesia- de cristiana, accordò diversi privi-
stica, sono a consultarsi i giure- legi alle chiese ed agli ecclesiasti-
consulti e canonisti che ne hanno ci accordò cioè a questi l'immu-
;

trattato; per gli stali de'principi se- nità munerihus civilibus, le immu-
colari deve starsi a' rispettivi con- nità personali. Quanto alle chiese,
cordati conchiusi colla santa Sede. fece prima ima legge, in forza del-
Esempi delle immunità reali ve la quale venne permesso a chiun-
ne sono nella sacra Scrittura. Al que di lasciar per testamento be-
tempo di Giuseppe le terre del- ni stabili alle medesime; e con
l' Egitto pagavano al sovrano il un'altra legge accordò ai beni tutti
quinto del reddito, mentre quelle delle chiese 1' immunità a Jiovis
de'sacerdoti erano esenti da ocni collaclioiiihiis j assolvette cioè i be-
tributo. Cosi era anche al tempo ni stessi da qualunque delle con-
di Mosè. Artaserse re di Persia tribuzioni, che gl'imperatori sole-
esentò dai tributi tutti coloro che vano di tanto in tanto riscuotere
andarono con Esdra a Gerusalem- straordinariamente. In seguito lo
me. Nei primi secoli del cristiane- stessoimperatore Costantino con
simo però tali immunità non erano nuova legge accordò alle chiese
ancora stabilite, giacché Gesù Cri- cattoliche l'esenzione da ogni tri-
sto medesimo nel vangelo parlan- buto anche ordinario, cioè le im-
do dei tributi, decise in generale, munità reali. Fr. Paolo Sarpi, De
che bisogna dare a Cesare ciò jure asflornm, ripete l'origine del-
eh' è di Cesare, ed a Dio ciò che l' immunità ecclesiastica dagl'impe-
appartiene a Dio. E ne avea già ratori ; ma s. Gregorio Nazian/eno
dato egli medesimo l'esempio fa- neWoratio 20 fa conoscere il con-
cendo pagare il censo per sé e per trario e che nell'età di s. Basilio
;

s. Pietro. Anche s. Paolo disse a Magno epoca assai anteriore a


,

tutti i fedeli in generale senza ec- quella determinata dal Saipi quìii'
cezione: rendete a ciascuno ciò gentis annìs post Cìiristwn natimi^
che gli è dovuto, il tributo o l'im- vi fossero leggi sugli asili ed immu-
posizione a chi ha diritto di esi- nità, lo si rileva dal fatto di quella
gerla. Si sa che sotto gì' imperatori donna difesa nel tempio: tiietur
pagani i ministri della religione Dei clementia, et legi quae altari-
cristiana non godevano di alcun bus honorem haberi jubet wanuni
privilegio ne esenzione; essi ave- porrigeret, etc. Il concilio d'Oran-
vano tutto i'inteiesse di non far ges celebrato nel 44 ' >
^^' suoi ca-
3o IIMM IMx\I
noni ci fa conoscere, die dentro Io venuta de' barbari in Italia. Dice
spazio (lei primi cinque secoli della egli dunque, che dopo aver Costan-
Chiesa, occuparono i padri con
si tino donata la pace alla Chiesa,
impegno ed in opposizione all'au- non tutte le persone sacre gode-
torità secolare, per sostenere l'im- rono esenzione totale dai pubblici
inunità ecclesiastica, e senza limo- aggravi, e che neppure immuni
re e con intrepidezza pubblicare furono i beni di tutte le chiese e
opportune leggi, onde non può am- di tutto il clero. Molto più tardi
mettersi che imperatornm tantum^ provò la milizia ecclesiastica i fa-
modo Icgìbus stami tur. Le leggi im- vorevoli effetti dell' indulgenza dei
periali doveano difendere e con- principi. Chi più figurò nelle chie-
servare le leggi della Chiesa, non se, vale a dire i vescovi, i capitoli
toglierle e regolarle. de' canonici, e i monisteri più rag-
Delle immunità reali nuove leg- guardevoli d'ambo i sessi, questi
gi spogliarono ora alcune, ora tutte tutti goderono immunità maggio-
Je chiese cattoliche di quel privile- ri. A parte di sì fatta fortuna non
gio. Tali leggi trovansi nel codice furono già le chiese piccole, ai fon-
Teodosiano, e sono di Costanzo, lib. di e terreni delle quali si conce-
XVI, De episcop. eccles. et cler. lit. deva l'esenzione, ma si negava poi
H, leg. i5; di Costante, lib. XI, ai beni patrimoniali de' chierici.
De immunìfate concessa^ tit. XII, Mai ne' secoli rozzi fu conceduta
leg. I ; di Valentiniano II, lib. XI, immunità ampia degli oneri e tri-
tit. XIII, si per obrcptionem leg. r ; buti pubblici ad alcuna chiesa, che
e dì Onorio, lib. XVI, De episcop. non restassero obbligati e soggelll
eccles. et clericis, tit. II, leg. 4o. i luoghi sacri a qualunque ordina-
Un*altra prova che queste immu- ria o straordinaria funzione. Sul
nità reali non furono sempre con- particolare di questa varietà si no-
servate a tutte le chiese, l'abbiamo ta un gran cambiamento di leggi,
da un passo Ambrogio, epist.
di s. e dissomiglianza di consuetudini in
XXI, class. I. E s. Gregorio I que' tempi. 11 Tomassino nella part.
Magno, scrivendo a quelli che a- Ili del lib. I, al cap. XXVI ripor-
"vevano cura delle terre di Sicilia, la alcuni capitolari dei re Fran-
che appartenevano alla santa Sede chi, da' quali sembra bastantemen-
come suoi patrimoni, raccomandò te dichiararsi, che non solo tutti i
di farle ben lavorare, a fine di po- chierici per riguardo delle persone,
ter più facilmente pagare le impo- ma i beni anche di tutte le chie-

sizioni caricate sulle medesime. 11 se furono esenti dagli aggravi e


IVovaes nella vita di Bonifacio V, servigi pubblici. Che altrettanto
eletto Papa nel 6 9, dice che rin-
1
si osservasse in Italia si può de-
novando gli antichi canoni e de- durre dalla legge promulgata nel-
creti de' suoi predecessori, proibì r 855 dall'imperatore Lodovico I
che ninno ardisse di eslrarre per il Pio nella dieta di Pavia. In essa
forza chi rifugia vasi nelle chiese. 11 non eccettuò alcuna chiesa, ma le
Muratori nelle Dissert. sopra le dichiarò tutte esentì, in conferma
antichità italiane, nella LXX tratta delle concessioni de' suoi predeces-
Delle immunità, privilegi ed aggra- sori. Quasi tutti vescovi ed abba-i

vi del clero e delle chiese dopo la ti, ed anche il resto de' chierici^
IxMM IMM 3i
offerivano al principe dona annua- nica a chi non la rispettasse. Di
liUy particolarmente quando le ne- frequente in tempo di guerra le
cessità del regno li richiedevano. immunità ed esenzioni venivano e-
Secondo i tempi, i re a titolo di normemente lese con violenza. Il
donativo li esigevano dal clero Muratori di tutto riporta diverse
maggiori o minori. Ve ne furono testimonianze documenti
e indi ,

degli altri che annualmente si of- passa a parlare dell'immunità o


frivano dagli ecclesiastici al re per esenzioni dei monisteri dalla giu-
ragione di ossequio. Avevano ap- risdizione vescovile, solo soggetti
parenza di volontari, ma però chi alla santa Sede, privilegio che dice
se ne fosse astenuto, non si crede- risalire al pontificato di s. Grego-
va libero ne sicuro dal non pre- rio I. Zelante difensore dell'immu-
starli. Consisteva V offerta in uno nità ecclesiastica fu s. Gregorio VII
o due o più equorum y lanceae, scu- (Fedi), e martire della medesima
ti, ec. Altri oneri dei vescovi ed s. Tommaso arcivescovo di Canlor"
abbati era dare alloggio e vitto hery [Pedi).
ai ed ai messi ed uffiziali lo-
re, Il concilio di Londra celebrato
ro, onere che si chiamava parata, l'anno 1268, col canone i3 decre-
mansionem, o metatum. Perciò i tò. « Si conserverà la immunità
vescovi ed abbati in Italia procu- dei luoghi santi, chiese e moniste-
ravano levarsi incomodo sì dispen- ri, e chiunque ne trarrà fuori per
dioso allorché domandavano ai re forza quello che ivi si sarà rifu-
ed imperatori privilegi ed esenzio- giato, o asporterà ciò che vi sa-
ni. Inoltre i detti principi vieta- rà messo in deposito
stato sarà ,

vano ai conti ed altri ministri di scomunicato issofatto, e le sue ter-


esercitare autorità sugli uomini, be- re messe sotto interdetto, come pu-
ni e terre del clero, e loro dipen- re i luoghi dov'egli si ritirerà".
denti. Tempi furono anche ne' qua- Nel pontificato di Martino IV ia
li i re ed imperatori riserbaronq Francia sotto l'ombra dell'immu-
a se stessi il giudicar le cause cri- nità ecclesiastica erano nati gravi
minali ne* castelli, tenute e beni abusi, dappoiché uomini malvagi
delle persone sacre. Anticamente i quali o avevano abbandonato la
non mancarono alcuni che non si , fede, come ebrei convertiti ed apo-
facevano scrupolo di non rispetta- stati, ovvero erano infamati di ere-
re i privilegi ed immunità, tanto sia, temendo di essere tratti ai tri-
tempo prima, e da tanti re con- bunali degl' inquisitori, ricorrevano
ceduti alle pei'sone e luoghi sacri, al rifugio delle chiese per sottrarsi
mettendo nell'altrui messe le mani, dalle pene. Tornando ciò in grave
e disprezzando anche l'anatema e danno della religione cattolica, or-
scomunica promulgata frequente- dinò che sì fatte persone non go-
mente dalla Sede apostolica contro dessero l'immunità della Chiesa che
chiunque violava somiglianti con- laceravano coli' eresia. Ciò venne
cessioni. Il Papa Stefano X nel rammentato da Giovanni XXII,
io58 confermò con bolla al clero quando per reprimere la baldanza
secolare di Lucca l'immunità dai de' chierici francesi, concesse al re
giudizii, oneri ed imposte della po- Filippo V di poterli carcerare, » non
testà laicale, fulminando la scomu- in contemptum clericalis ordinis, neo
52 IMM IMM
iit jiirisdictionem usnrpetis in ipfsas, ordinò che gli esenti, fallando, pu-
«;oc) (nntiim, ut rcddaiitnr ad inan< niti fossero dai vescovi loro. Fu
dala Kcclesiae, ne elimina renia- conceduta l'immunità ai famigliari
neanl impunita ". Quanto Bonilìi- de' cardinali che attualmente tali

cio VII! fosse stato sostenitore a- sono, e non a coloro che usi erano
cenimo dell' immunità ecclesiastiea di procacciarsi così fatto privilegio
Io dicemmo agli articoli Francia^ a schifare i mandamenti de* vesco-
e Bonifacio UH (Fedi). Nelle vi. Rinnovossi la costituzione del
biogialie de' Papi, e negli articoli concilio generale di Vienna cele-
degli slati e regni, come in altri re- brato da Clemente V, che i moni-
lativi articoli, si parla de' princi- steri esenti di monache fossero vi-
pali avvenimenti riguardanti l'im- sitali una sola volta l'anno dal
munità ecclesiastica , e riportansi i diocesano; e annullaronsi tutte le
canoni de'concilii trattandosi di que- immunità che si concedessero sen-
sti.Benedetto Xll, Innocenzo VI, za chiamare in giudizio Ja perso-
Innocenzo Vili ed altri Pontefici e- na, in cui danno ciò potesse tor-
manarono zelantissimi decreti a di- nare.
fesa dell' immujiità ecclesiastica. Nel pontificato di Giulio III, es-

Quanto ad Innocenzo VI, si legge sendo Cosimo I, allora duca di


nella sua vita che l'imperatore Car- Firenze, in fiera guerra co' sanesi,
lo IV indotto dai malevoli suoi ed avendo saputo che le sue trup-
ministri ad occupar le rendite di pe in una vittoria avevano com-
alcuni benefizi, e violare la libertà messo in Casole eccessi contro l'im-
ed immunità ecclesiastica, ad istan- munità ecclesiastica, a' 24 ottobre
za del Papa cedette dal comincia- i554 scrisse la seguente lettera a
to errore, e fece una famosa costi- Bartolomeo Concini. « Con nostro
tuzione in difesa de' diritti ed im- mollo dolore abbiamo inteso la ru-
munità ecclesiastica, la quale fu beria che l'esercito del marchese
dipoi confermata co' loro decreti di Marignano ha fatto in Casole,
da Bonifacio IX e Martino V. Que- da cui né anche la casa di Dio
sti decreti colla costituzione Caro- n'è andata esente. Noi ngn voglia-
lina trovansi nel Goldasti, t. Ili, mo queste iniquità; quando l'eser-
in Carlo IV. Alessandro VI nel cito può dare il sacco le chiese ,

i5oi ordinò die gli uomini faci- hanno da essere rispettate, e il


norosi non dovessero godete l'im- primo che oserà fare insulto alle
munità ecclesiastica. Parlando il chiese, monisteri, ospedali ed altri
Rinaldi all'anno i5i5, num. 4> ^^1 luoghi, noi vogliamo che paghi la

concilio generale lateranense ter- V pena di tanta sua malvagità colla


minato da Leone X, dice che fu perdita del capo, e il marchese vo-
letta e confermata in esso colla vo- gliamo che ubbidisca a questi no-
ce de' padri la costituzione fatta a stri ordini; e voi, se vi piace la nostra
stabilire l'autorità de' vescovi; e grazia, vi sforzerete impedire per
in prima a raffrenare la licenza dei tali errori, e ci darete subito av-
canonici e d'altri chierici, che con- viso. Dalla massa della preda che
vertivano l'immunità apostoliche in non è stata divisa, vogliamo che si
irritamenti de' vizi e fortificazio- renda a quelle chiese tutto quello
ni dell'audacia contro i vescovi, si che gli è stato tolto. Eseguite, e
IMM TMM 33
slate sano ". A questo proposilo fu dedicata al cardinal Francesco
dice il Grozio nella sua opera De Barberini ; delle attribuzioni di que-
jure belli et pacìs^ che la conser- sta congregazione, e l'attuale nor-
vazione illesa di tali sacri edifizi, ma che segue, avuto riguardo ai
e di quelle cose che ad essi spet- diversi concordati conchiusi tra la
tano, viene prescritta dalla riveren- santa Sede e vari sovrani. Il Lu-
za delle cose divine; principalmen- nadoro dell'edizione del 1646, par-
te da quelli che hanno la stessa lando di questa congregazione, di-
religione, benché per avventura sie- ce che soleva tenersi ogni martedì
no discordi di alcuni sentimenti o in casa del cardinal prefetto, il

riti. E infatti dice Tucidide, che quale godeva annui scudi mille dal
fra i greci de' suoi tempi era un tesoro pontificio.
diritto sacrosanto, che quelli i quali Nel pontificato di Alessandro VII
si scagliavano contro i loro nemi- abusando delle franchigie i fami-
ci, si astenessero dai luoghi sacri. gliari dell'ambasciatore di Francia
Nel i565 Pio IV con costituzio- Crequi, ebbero luogo que' disgu-
ne, confermata poi da Gregorio stosiavvenimenti che registrammo
Xin, proibì che i palazzi de' car- Avignone (Vedi), che
all'articolo
dinali ed ambasciatori servissero di perciò fu occupato dai francesi sic-
asili ai delinquenti e malfattori. come dominio della santa Sede.
Inoltre Gregorio XIII nel i573 Nel pontificato di Clemente X, a
proibì severamente tutte le fran- cagione dell'abuso che facevano gU
chigie, non eccettuato lo stesso pa- ambasciatori delle franchigie ed
lazzo pontificio. Il suo successore esenzioni di gabelle, poco mancò
Sisto V nell'istituire la congrega- che non succedessero gravi sconcer-
zione de' vescovi e regolari, a que- ti, come narrammo al voi. XX, p.
sta aflidò il geloso incarico di tu- 160 del Dizionario. Al voi. XXVII
telare e vegliare sui diritti della poi, ed a pag. 5o e 5i si descris-
sacra immunità, per la quale decre- se come Innocenzo XI rinnovò le
tarono provvidenze Gregorio XIV costituzioni di altri Pontefici, cioè
e Clemente VIII, non che Paolo di Giulio III nel i552 , diPio IV
V ed Urbano Vili Barberini. Al- nel i56i, di Gregorio XIII nel
lo zelo di quest^ultimo si deve nel 1573, di Sisto V nel i585, di
1626 l'istituzione della cardinalizia Urbano Vili che emanò analoghi
Congregazione dell'immunità eccle- editti a' 5 gennaio 1626, e i5 no-
siastica (Fedi), di cui ora n'è pre- vembre 1634, per non nominarne
fetto un suo discendente, il cardi- altri, che tutti avevano abolito e
nal Benedetto Barberini, e segre- severamente proibito le franchigie
tario monsignor Stefano Scerra ve- che gli ambasciatori de' sovrani in
scovo d'Orope. A tale articolo fa- Roma volevano godere intorno ai
cemmo menzione dei Pontefici che loro palazzi, e talvolta eziandio al-
si distinsero in tutelare l' immuni- le case adiacenti e pressoché ad un
tà, della raccolta che dei decreti intero quartiere, donde nascevano
ne fece il p. Lantusca ; della Sy- gravi e riprovevoli conseguenze,
iiopsis decreta et resoluliones, com- l'alterazione della pubblica tranquil-
pilata dal p. abbate Ricci , la cui lità, l'esposizione del governo ponti-
seconda edizione di Torino 17 19 ficio e de' sovrani, e la protezio-
VOL. xxxiv. 3
,

34 IMM IMM
«e dei malviventi, omicidinri, pre- xcit Asyli eie. Et trfatantur ratiO"
potenti, e rei d'altri delitti ; si dis- nes a Lavardini advocato ( Talonii
ile ancora come il zelante Ponte- regiì advocnti ) productae , in li*
fice fulminò la scomunica contro hello gallico cn/an initium : Si Vau"
chiunque nell'avvenire pretendesse teur, etc, anno 1688.
di aver a godere di tal preteso di- Nel medesimo volume XXVII
ritto ,
per Io che molte poten- pagina 52, dicemmo come Lui-
ze acconsentirono a giuste restri- gi XIV re di Francia e gli
zioni. Ma Luigi XIV rispose con altri sovrani promisero ad A-
alterigia che non era avvezzo a
, lessandro Vili di rinunziare alle
regolarsi sulla condotta altrui, ed franchigie, il qual Pontefice proibì
ordinò al suo ambasciatore mar- agli aitisli, cittadini, ed ai no-
ai
chese di Lavardino di sostenere il bili,seppur non fossero ministri di
suo diritto colla massima pubbli- qualche corona, di tener sulle loro
cità. Questi fece suo ingresso in
il porle gli stemmi pontifìcii, o di qiial-
Roma a' 16 novembre 1687 con sivoglia sovrano, affinchè sotto l'om-
nn corteggio di ottocento persone, bra del rappresentalo principe non
gentiluomini d'ambasciala, uffiziali, avesse da ricovrarsi la malvagità.
guardie di marina^ in apparato piti Gli successe Innocenzo XII nel
ostile che diplomatico. I doganieri 1 691, il quale siccome d'animo co-
quando volevano visitarne le baga- stante, con petto sacerdotale su-
glie, si minacciò di tagliar loro il na- bilo intimò seriamente agli amba-
so e le orecchie. L'ambasciatore si sciatori presso di lui residenti, ch'e-
recò nel palazzo Farnese, ed il suo gli voleva essere il solo padrone
seguilo alloggiò nel quartiere cir- della sua capitale, onde non sof-
convicino, e fece la ronda giorno e frirebbe afifallo le franchigie de' lo-
notte. Papa, come si disse
Allora il ro palazzi, ne sconcerto alcuno pro-
al scomunicò l'am-
succitato luogo, dotto dai loro domestici e fami-
basciatore Lavardino, e pose l' in- gliari ; poiché aveva osservalo nelle
terdetto alla chiesa nazionale di nunziature di Firenze, di Polonia
s. Luigi. Si disse inoltre che Inno- e di Vienna, disimpegnate allorché
cenzo XI fece cessare l'uffiziatura era prelato, che i sovrani altret-
della basilica latei'anense quando tanto esigevano che si osservasse
vi sì recò l'ambasciatore, forse nel nelle loro capitali e corti, non sof-
giorno di s. Lucia per la festa che frendo le nocevoli franchigie. A te-
gli ambasciatori sogliono celebrare nore di questa risoluzione Inno-
con messa
assistere
alla canta- cenzo XII fece rondare sessanta
ta. pur citammo il celebre o-
Ivi Birri (Fedi) (al quale articolo sono
puscolo stampato nel 1688, che alcune notizie analoghe a questo
vuoisi di Celestino Sfondrali poi argomento )
per tutti i palazzi o-
cardinale, e qui ne ripeteremo ma ve si pretendevano le franchigie,
intero il suo titolo: Lrgatio Romani e nello stesso tempo ordinò alle
M archi onìs Lavardini, et oh ean- milizie della guarnigione di Roma,
dtm regi's Chrìstianìssìini ami Ro- che in caso di bisogno prestassero
mano Pontijice dissidiuni. Ubi a^ forza ed assistessero i detti mini-
gitur de jure, orìgine, pregressa^ et stri delia giustizia. La squadra dei

ahtisii quanirioriuìi Fra ne hi lia rum birri ch^ passando innanzi al pa-
,

I uu IMM 35
lazzo dell* ambasciatore imperlale ritti, e la buona concordia si ri-

Tenne prepotentemente bastonata stabilì. Ma di poi a sostegno del-


iìngli aiduchi, fu severamente ven- l' immimità , a' 22 febbraio 1735
dicata da monsignor Giambattista pubblicò la costituzione In supre-
Spinola governatore di Roma e poi mo justilìae solio , presso il Bull.
rnidinaie, il quale a niuno degli tom. XIV, p. i3; e siccome con
aiduchi concesse franchigia, li con- frequenza accadevano gli omicidii ,

dannò alia forca, ed uno scudiere ordinò che a che li com- quelli
j»l taglio della testa, ne mai Tolle mettessero non potesse giovare il
ritirare tali sentenze. Vedendo Lui- luogo immune ; affine poi di to-
gi XIV quanto Innocenzo XII era gliere la causa dell'acciecamento
costante in riprovar le franchigie, nelle risse , volle che passate sei

e com'era obbedito dai suoi mini- ore dopo queste, ogni omicida, an-
stri, -definitivamente rinunziò alle corché chierico, fosse soggetto alla
pretensioni sulle franchigie. Delle sua leg2[e, come se avesse commes-
dispute di precedenza tra gli am- so il delitto a caso pensato. Ol-
basciatori ed alcun ministro della tre a ciò, confermò le bolle dei
santa Sede, massime di quelle av- predecessori sull' immunità eccle-
venute sotto Innocenzo XII e Cle- siastica, dichiarò i casi per poter
mente XI, se ne tratta ai rispetti- godere quella della chiesa nei do-
"vi articoli, giacché anche Clemente minii pontifìcii , e la forma da
XI appena 1700 avvisò
eletto nel praticarsi nell'estrazione de' delin-
gli ambasciatori che mai soffrireb- quenti rifugiati. Nell'anno santo
be le franchigie. 1750, in Roma i birri furono mal-
Benedetto XIII con la bolla Ex menati dagli individui addetti allo
quo divina^ de' 18 giugno 1725, spedale nazionale di s. Giacomo
confeitnò quella di Gregorio XIV degli spagnuoli, per cui ne avven-
Cwn alias, e circa l'immunità ec- ne conflitto , che i superiori del
clesiastica dichiarò quali delin- medesimo rappresentarono con falsi
quenti che di essa non godono rapporti alla corte di Spagna ; ma
sebbene l'estese ad altri delitti, Benedetto XIV che allora regnava,
prescrivendo il modo da osservar- fece passare avanti allo spedale e
si dalle curie ecclesiastiche nell' e- chiesa i birri armati, in segno di
dai luoghi im-
strarre gì' inquisiti essere V unico padrone della città,
muni. Nel pontificato di Clemen- come nel libero passaggio de'&uoi
te XII passando una pattuglia per sudditi per tutte le strade.
le vicinanze del palazzo di Vene- Tanto Benedetto XIV che il succes-
ria in Roma, aletmi servitori del- sore Clemente XIII furono benemeri-
l'ambasciatore veneto, dalmatini di ti dell'immunità per le costituzioni

nazione, si fecero lecito di volerne ch'emanarono. Dappoiché credendo


impedire il passaggio ; attaccarono necessario Benedetto XI V determi-
tuffa coi soldati , e ne l'estarono nare gl'insorti dubbi sulf immu-
uccisi tre oltre un soldato. Nacque nità locale, dichiarò la sua men-
grave differenza tra la repubbli- te e quella de' predecessori colla
ca di Venezia € la santa Sede, ma costituzione Ex officio, de' r "> mar-
il Pontefice essendo dalla parte zo 1750, pres-ìo ilsuo Bull, to-
della ragione , sosteneie i suoi di- mo UT, p. ?-78. Dichiarò pertan-
,

36 IMM IMM
lo, che trovandosi in luogo im- blìcò la costituzione Prncstat ro»
mune un reo di delitto eccellunto, manum Pontificem^ a' 23 agosto
come omicidio proditorio, medita- 766, presso il Guerra, Epil. Bull.
1

to e volontario nella rissa, debba tom. Ili, p. 57 , e con essa pre-


esserne estratto ogni qualvolta vi scrisse i termini dell* una e del-
saranno indizi bastanti a provare l' altra giurisdizione, coli' autorità
il delitto ; che V estrazione dal luo- de' sacri canoni, i quali nelle cau-
go immune non si possa fare sen- se profane prescrivono che l'attore
za l'autorità del vescovo rispetti- debba seguire il foro del reo, che
TO , e r assistenza di persona ec- se questo è chierico spetterà alla
clesiastica da lui deputata, e che curia ecclesiastica , se laico alla
facendosi la consegna alla curia laicale, dove la consuetudine non
secolare, siano a questa intimate le sia diversa. Stabili inoltre che in
censure in cui sarebbe incorsa se si fatte cause se sarà in vigore
il reo estratto non fosse restituito qualche consuetudine nella curia
al luogo immune, subito che nel vescovile, resti pure in vigore, pur-
progresso della causa avesse pur- ché sia quadragenaria e perpetua-
gato gì* indizi che vi erano contro mente costante, non mai però con-
di lui. Essendo quindi insorta la traddetta o interrotta. La consue-
questione se i rei di eresia fuggi- tudine per altro doversi provare
ti dalle carceri dell* inquisizione al con atti gravi, e questi non per
luogo immune potessero da questo tolleranza de' governatori locali , o
cstrarsi, Benedetto XIV rispose al negligenza degli inferiori magistra-
modo narrato al voi. XVI, p. 2*24 ti, e timore riverenziale ne' conni-
del Dizionario. Riguardo poi a non intendeva
venti, ne* quali casi
Clemente XIII, nel suo pontificato Clemente XIII che si potesse in-
in Todi un laico accusò un altro trodurre una lodevole consuetu-
per delitto di furto al tribunale dine.
del vescovo,il quale fece porre in Pio VI non mancò mostrare il
carcere il i*eo accusato. Di questo suo zelo contro l'inveterato abuso
procedere si querelò il governatore delle franchigie e pretese giurisdi-
della città, non essendo il furto di zioni , ma queste ebbero affatto
cosa sacra, e tanto il reo che l'ac- termine nel pontificato del succes-
cusatore essendo laici. Non ostante sore Pio VII. Il regnante Grego-
pretese il vescovo che per legitti- rio XVI nel primo anno del suo
ma consuetudine avesse la sua cu- pontificato avendo pubblicato il re-
ria giurisdizione cumulativa di co- golamento organico di procedura
noscere anco le cause criminali dei criminale, dal suo pro-segretario di
laici. Portata la controversia avan- stato cardinal Tommaso Bernetti
ti congregazione dell'im-
la sacra a' 5 novembre i83i , fece pubbli-
munità, e trovandosi quelli che la care colle slampe della rev. came-
componevano divisi negli opina- ra apostolica V Appendice al re-
menti, il Papa avocò a se la cau- gelamento organico, e di procedila
sa, ordinando al vescovo di con- ra criminale per norma delle cu-
segnare al governatore il carcerato. rie ecclesiastiche j ove si tratta dei
E per mettere riparo a simili con- tribunali ecclesiastici e di giuris-

troversie fra le due podestà, pub- dizione mista, e della immunità


IMM IMM Sr
ecclesiastica . Questo regolamento Per goderne però dovranno esibi-

dà un provvidissimo codice pratico re la nota specifica degli oggetti


immunitario, che riesce di guida che vogliono introdurre per loro
sicura ai tribunali ecclesiastici e uso, e questa dentro sei mesi dal
laici , ed a tutti gli agenti della loro arrivo.
forza pubblica. Non si trova una 3. Decorso il primo anno dal-
collezione cosi unita in poche pa^ l' arrivo cesserà la franchigia illi-

gine, come il regolamento suddet- mitala , e se oltre gli oggetti da


to, di molte leggi apostoliche pub- loro indicati, come all'articolo pre-
blicate in diversi tempi, e sparse cedente, vorranno introdurne de-
in vari libri. Indi lo stesso Pon- gli altri ,
godranno di una limita-
tefice per organo dell'odierno se- ta franchigia che loro si accorda
gretario di stato cardinal Luigi colle seguenti norme.
Lambruschini, a' i8 dicembi'e iBSg 4. Ai signori ambasciatori si
fece pubblicare con le stampe il concede ogni anno la esenzione dai
Regolamento sulle franchìgie dai dazi fino alla somma complessiva
diritti d" introduzione^ di barriera e di scudi seicento. Ai signori mini-
di consumo relativo a derrate e stri fino alla somma di annui scu-

merci provenienti dall'estero, in fa- di quattrocento. Ai signori mini-


vore dei componenti V eccellentissi' stri residenti fino alla somma di

mo corpo diplomatico presso la scudi duecento all' anno. Ai signori


santa Sede, eh' è del seguente incaricati di affari ,
qualora siano
tenore. direttamente accreditati dai loro
1. I signori ambasciatori e mi- governi, ed in permanenza, fino ad
nistri esteri, ed in generale tutte le annuì scudi cento cinquanta.
persone appartenenti alla diploma- 5. I sopraddetti signori ambascia-
zia, che giungono dall' estero, sa- tori, ministri, ed incaricati potran-

ranno trattati dagl' impiegati delle no far applicare la esenzione a


dogane pontificie con tutti i ri- quegli oggetti o merci che loro
guardi dovuti al loro carattere, ed piaccia d' indicare, finché coi dazii
il hbero ingresso de' bauli, valigie liquidati a termine di tariffa si

ed eflfetti di loro uso formanti il giunga alle somme come sopra ac-
bagaglio che porteranno seco, non cennate.
soffrirà alcuna difficoltà. d. Le merci dovranno essere as-
2. I signori ambasciatori , mini- soggettate alle discipline doganali
stri, ed incaricati di affari, purché per la liquidazione de' dazii, anche
questi sieno accreditati direttamen- perchè possa conoscersi quando siasi

te dal loro governo, ed in per- toccato il limite stabilito nell' arti-


manenza, godranno piena esenzione colo 4-° 1^1 queste operazioni do-
per gli oggetti di loro uso da ogni ganali però sarà usato ogni possi-
dazio d'introduzione, di barriera e bile riguardo.
di consumo, vengono a allorché 7. La presentazione di nuove
stabilirsi in Roma a motivo della lettere credenziali per esaltazione
loro missione. Questa esenzione sa- al trono di nuovi sovrani , o per
rà da essi goduta durante un in- altra circostanza o per missione
tero anno dal giorno della pre- straordinaria e passeggiera non da-
sentazione delie lettere ci'edeajiah. va luogo a nuove franchigie, qua^
38 IMM IMM
k)i*a noo si venga a cambiare la di crimini y ec. Kd preambolo della
pet'ionii giù accreditala. convenzione tra il Papd e il duca
8. Nella slessa guisa la riunione sull'esercizio del foro vescovile »pe-
in una medesima persona di due zialmenle criminale, e sopra altri

o più rappreseulanze diplomatiche punii di disciplina^ dice il duca;


ron darà luogo a moUeplice iVaa- » Guidati dal nspetlo che coma
chi^ia y ma si applicherà la mag- sovrano cattolico ci pregiamo di
giore, quella cioè che corrisponde professare alla Chiesa, ed alla sua
al grado più elevalo del diploma- autorità, abbiamo conosciuto il bi-
tico che ii*è rivestito. sogno di rettificare le leggi e pi-a-
g. Le esenzioni delle quali non tiche comunque vigenti nei nostri
si fosse fatto uso nello spurio di dominii in tuttociò che può essere
tempo pel quale sono accordate, in opposizione coi diritti, immuni-

non saranno più valide al di là di tà ed istituzione della Chiesa mede-


non potranno per con-
quell'epoca, e sima. Avulo però riguardo alle
seguenza servire di fondamento a circostanze de'tempi, alle abitudini
reclami per goderle oltre i tempi de'luoghij e ad altre gravi diilicol-
stabiliti. tà cui non ci è dato di ovviare,
SuH'imm unità ecclesiastica perso- ci siamo rivolti alla santità di no-
nale, nel voi. Xlf, p. 4^0 ^ seg. stro Signore Papa Gregorio XVI
degli Annali citile scienze religiose felicemente regnante, invocando dal-
compilati dal eh. mons. Autonino la sua benignità alcune condiscen-
de Luca, leggono due convenzio-
si denze e modificazioni in materia
ni conchiuse tra il Papa che regna, di disciplina ecclesiastica, ed iu
ed i regnanti Carlo Alberto re di particolare sull'esercizio del foro ve-
Sardegna, e Francesco IV duca di scovile specialmente criminale, ec. ".
Modena prima porta la data
: la Queste due convenzioni onorano ,

dei 27 marzo i84i, la seconda grandemente l'esemplare pietà ed


degli 8 maggio 1841. Nel pream- edificante religione ch'eminentemen-
bolo della convenzione col primo è te distinguono i due magnanimi
detto, come il Pontefice ed il re principi, e lo zelo del venerando
animati dal desiderio di fissare le capo della Chiesa.
discipline che dovranno regolare Nell'Africa oggi francese si è
d'ora in poi in tutti i dominii sardi trovato tra le leggi e gli usi dei
la immunità personale degli eccle- kabili, degli arabi, de 'nomadi a-
siastici che avessero la disgrazia fricani esservi in ogni tribù, dei
di rendersi colpevoli di qualche marabutti e sacerdoti loro, il cui
reato, avendo preso gli opportuni oflicio è ereditario ; vivono delle
accordi, la santa Sede avuto riguar- offerte del popolo; le loro deci-
do alle circostanze de' tempi, alla sioni sono come oracoli; sono e-
necessità pronta amministra-
della senti dai dazi e pesi pubblici ; la
zione della giustizia, ed alla man- loro casa o zaoima serve d' asilo a
canza dei mezzi corrispondenti nei tutti i malfattori perseguitali ; ec-
tribunali vescovili, non farà diffi- co l'immunità, la quale presso tut-
coltà che i magistrati laici giudi- ti i popoli è sacra. Della cappella
chino gli ecclesiastici per tulli i cardinalizia che per la fèsta di s,

reati che hanno la qualificazione Tommaso Cantauriense martire del*


^ -

IMM IMO 39
l'imniunità ccclejìiaslica si celebra catfolicQy e di agni altro sacerdo-
nella cappella interna del collegio zio creduto dagli uomini legittimo

inglese, essendo distrutta la con tigna e santo, Cesena 1791. Questa ope-
chiesa ove si teneva coll'intervento ra fu lodata dal num. del XVUi
in cotta del rettore ed alunni del Giornale ecclesiastico di Roma del
medesimo, ne parlanimo ai voi. 1 792. Si può anche consultare il Pi-

IX, p. i47 » 171 del


e XIV, p, sloiozzì. Ragionamento sul diritto

Dizionario. Qui aggiungeremo, che de' sacri asilij Roma i 766 ; e quan-
"vi canta messa un vescovo invita- to scrisse sulla congregazione del-
lo dal cardinal prefello dell' im- Timmunilà l' autore della Pratica
munità, il quale domanda prima della curia romana, voi. II, ca-
la solita licenza al Papa per tene- po XI.
re questa cappella, per la quale IMOLA (Imolen). Città con re-
invila pure i cardinali e gli altri sidenza vescovile nella legazione a-
che riceve in una camera vicina, postolica di Ravenna, situala in aria
e poscia ringrazia i cardinali, onde salubre nella via Flaminia, sulla si-

quelli che non possono recarvisi nistra sponda dei fiume San terno»
mandano al cardinal prefetto un VatrenuSj in una amena e fertile
gentiluomo a tare la scusa. Nella pianura, circondata da vaghe ed
cappella di prospetto all' aliare e ubertose colline, essendo ampiamen-
presso la quadratura de* cardinali te bagnata da detto fiume che
siedono i prelati e consultori. Un scendendo dal sud ovest la bagna
sacerdote in colta nell'ingresso por- da questo lato, e da quello di sud-

ge l'acqua ai nominali, ed
santa est, il quale a quattro leghe circa
all'elevazioniportano le torcie ac- di distanza dal lato sud-ovest, scen-
cese quattro alunni del collegio in de dall'apennino, ed entra dopo
cotta. Olire i citati autori, suU'im' un lungo corso nel Po di Prima
munita ecclesiastica si possono con- ro. Nel 1749 venne costruito sul
sultare Alessandro Ambrosino, De Santerno il ponte di legno, lungo
imniunilale et libertale ecclesiastica piedi 4^8} 6 si ristorò la via che al

Bracciano 1621. Fattolilli, Thea- di là del medesimo il ponte di


: le-

tram immunitatis et libertatis ec- gno piti non esiste, ed aliro se ne so-
elesiaslicae, Romae 17 14' L'avvo- stituì di pietra, terminato nel 1826,
calo concistoriale Lucio Bonzetti, di bella costruzione. Prossima al
De jiire sacri asy li ad l.fideli^cod. fiume s'innalza la vecchia rocca.
de his qui confugiunt ad Ecclesìas, La città è circondala da antiche
1746, dissertazione che si legge mura fiancheggiate da torri, cinte
nella collezione importante di Barto- da fosse. È assai bene fabbricata,
lomeo Belli, ed intitolata: Disserlatio- ha belle strade, essendo denomi-
nes advocatoruni sacri romani con- nate le principali via Emilia, Cor-
sistorii ab
anno MDCCXLV in so, e Seminario. Fuori della città
lucem edilae, quo prinuim eas pii- poi vi sono le strade Montanara e
hlici juris faciendas niandavit sa. Selice: la prima ora si sta prose-

me. BenedicLus XIV, Romae i845 guendo sino ai confini di Tosca-


apud Menicanti. E l'abbate Ador- na. Vi è la piazza maggiore, quel-
ni dotto ex gesuita spagnuolo ,
la detta del Carbone, e il foro boa-
Dell'origine dell'immunità del clero rio. Quattro sodo le porte, che *o-
4o IMO IMO
no (knomìnate Montara, d'fllione, delle monache Clarisse. Tra gli sta-
i\ppìa e Romana; due i borghi, bilimenti d'Imola ricorderemo l'or-
Appio e Spuiiglia, oltre il recente fanotrofio delle donzelle, e quello
a porla Bolognese ossia d'Illione. de* mendicanti d'ambo i sessi c-
11 suo concittadino Cosimo Morelli, retto nel 1602 dal vescovo, dal
celebre architetto, voleva ingran- comune e dai cittadini, per elimi-
dirla con quell'area che trovasi tra nare l'ozio e la volontaria mendi-
il canale de'molini e V ospedale cità. Ora lo stabilimento delle don-
nuovo. Possiede vari palazzi ed al- zelle è incorporato con quello del-
tri edifizi considerabili, come l'epi- le mendicanti, e i mendicanti con
scopio, il seminario, ed i palazzi gli orfani. L'opera pia di s. Te-
Sassatelli, della Volpe, Ginnasi ,
renzio per gl'infermi a domicilio,
Codronchi, Morelli, del Pozzo già il monte di pietà,
il nuovo ospe-
Machirelli, Tozzoni, e Farsetti fab- dale, e il monte frumenlario per
brica innalzata sotto i Riari con dare ai miserabili coloni le semen-
esteriore di ottima architettura, il ti del grano da restituirsi poi alla
cui porlicale adorna la piazza mag- seguente raccolta: fu eretto ne'pri-
giore. Il maestoso palazzo munici- mi anni del secolo passato, ed il

pale fu incominciato dopo la metà vescovo cardinal Gualtieri donò vi-


del secolo decorso, indi nei primi stosa somma all'oggetto. Alle figlie
anni del corrente venne ampliato della carità di s. Vincenzo de Pao-
ed abbellito. L'elegantissimo teatro li fu da ultimo affidata la dire-
fatto edificare dai primari cittadi» zione dei conservatorii delle Giù-
ni con disegno del Morelli, fu di- seppine e delle esposte. Nell'antico
strutto dall'incendio nel 1796. Il luogo suburbano sacro alla Beata
nuovo teatro venne eretto con di- Vergine e ai defunti, è una casa
segno dell'imolese cav. Magistrelli, di ritiro pel clero.
a spese di alcuni particolari, e per Nelle eruditissime Notìzie stori-
la prima volta fu aperto nel 1812. che delle accademie d' Europa ,

Tra le sue numerose chiese faremo del conte Paolino Mastai Ferretti
menzione delle seguenti. La catte- di Senigallia, dedicate a Pio VI, a
drale; le chiese parrocchiali di san p. 61 si legge, che in Imola fiori
Nicolò de' domenicani , di s. Miche- l'accademia nel i656 in casa di
le già degli agostiniani, di s. Giaco- Orazio Celoni imolese, da dove fu
mo nella chiesa della ss. Annunzia- trasportala in altre case, essendo
ta già dei carmelitani, di s. Agata, allievi di essa il giureconsulto A-
di s. Maria in Regola riedificata dai lessandro Tartagna scolare di Gio-
vescovi, e quando nel 1782 si fe- vanni da Imola, e il dottor Gia-
cero gli nuovo tempio, fu
scavi pel como Filippo Porzio oracolo delle
ritrovalo un mascherone di bron- leggi pontificie e cesaree, e carissi-
zo forse già appartenuto a qualche mo Pio V. Di que-
al Pontefice s.
antico acquedotto o fonte stabilito sta accademia Giuseppe Garuffi
nei tempi di L. Cornelio Siila, ed Malatesta ne tratta ndV Iialid ac-
involato nelle vicende politiche del cademica^^ p. 382. L'anonimo imo-
1797; poi fu restituito, ed ora è lese alla parte IH della sua Storia
collocato nella pubblica biblioteca. scrive, che verso la metà del seco-

Merita anch^ menzione la chiesa lo XVII, sotto gli auspicii del car-.
1

IMO IMO 4t
dinal Mesceva Donghi venne istitui- Maria Mancurti, tesse il copioso
ta in Imola l'accademia àe^' Indu- novero di quegli imolesi che fio-
striosi, la quale ha per impresa: rirono in santità, dignità ecclesia-
Duin a^tatur agit. Nata in un se- stiche, nelle lettere, nella giurispru-
colo alla purità e al buon gusto denza, nella medicina, nella poesia,
delle amene troppo fatale,
lettere nelle magistrature, nelle armi , e
ebbe un' infanzia alquanto lunga. nelle arti belle. Noi oltre quelli di
Ria i chiarissimi ingegni imolesi che cui faremo onorata menzione in pro-
fiorirono nel secolo XVII I la fece- gresso dell'articolo, qui appresso,
ro ben presto salire ad uno stato di ed alquanto classificati, accennere-
vigore, di consistenza e di lustro. mo i nomi di quelli che più si di-
Concorse Giovanni Francesco della stinsero in detti pregi.
Volpe in una speciale maniera a In santità abbiamo, s. Cornelio
far rifiorire la quasi estinta acca- vescovo; s. Pier Grisologo arcidia-
demia degV Industriosi j gli diede cono della chiesa imolese, poscia
asilo, fu suo preside, e V animò coi arcivescovo di Pro- Ravenna ; s.

suoi elegantissimi poetici componi- imo-


getto arcidiacono della chiesa
menti. Alla restaurazione dell'acca- lese; s. Donato ch'eresse col suo
demia concorse pure Valerio della patrimonio il tempio de' ss. Mat-
chiara famiglia Troni, cultore fe- teo e Mattia, fu arcidiacono della
licissimo delle muse. Altro ravvi- chiesa imolese , e dottissimo ; s.

vamento l'accademia lo ricevette Maurelio vescovo e martire ; s. Te-


nei primordi del presente secolo, renzio o Renzio patrono di Faen-
essendone preside Manfredo della za, diacono e letterato ; ed il b.
celebre prosapia Sassatelli, noto al- Pietro Pattarino o Passeri, dottis-
la repubblica letteraria per le sue simo giureconsulto , gran priore
produzioni. In fine faremo parola dell'ordine gerosolimitano in Roma,
della biblica accademia, fondata dal- morto nel 1820, di cui parlammo
l' odierno cardinal vescovo. Per la al voi. XXIX, p. 296 del Dizio-
generosità del p. Setti minor conven- nario. Diede Imola secondo il Car-
tuale si eresse e si dotò nel 1747 la della alla santa Sede diversi cardi-
pubblica biblioteca, la quale per nali ed un Papa, alle cui biogra-
la copia de' volumi, per l'intrinseco fie si riportano le notizie. Giusto
loro merito, e per quello delle e- da Imola creato cardinale nell'Siy
dizioni, riesce utile e di ornamen- da Gregorio IV. Lamberto di Fa-
to alla città. Degli eccellenti inge- gnano o Fiagnano detto Scanna-
gni fioriti in Imola, che illustra- becchi e da alcuni ritenuto bologne-
rono la patria e l'Italia, ne fecero se, creato cardinale da Pasquale II,
encomi vari scrittori, e Leandro Al- nel 1 24 fu creato Papa col nome
berti a p. 32 1 e seg. della De- di Onorio da Imola
II. Ridolfo
scrizione d'Italia. L'anonimo imo- fatto nel 1126 cardinale da Ono-
lese trattando nella terza parte di rio II. Francesco Alidosi nato in
sua Storia quella che appartiene Rivo o Castel del Rio, nel i5o5
alla letteratura, coU'autorità della fatto cardinale da Giulio II; ed ai
cronologica raccolta di quegf imo- nostri giorni Anton Domenico Gam-
lesi che si distinsero dell' eruditis- berini, nel 1828 creato cardinale
simo imolese cauoaico Francesco da Leone Xll. Letterali, giurecon*.
,

4l tuo IMO
suUi, oratori, poeti, magistrati e lògna. Giacomo Carradori, Alidosio
gncineri furono più Nel- celebri. vescovo di Rimini, Nicolò Ugudo-
l'arte militare, Cassio, Fausto, Al- nico, Nicolò dall' Orto arcivescovo
berto Alidosi , Troilo e Curzio di Ragusi poi di Manfredonia, Lo-
Nordigli, Gigio Accarisi, Roberto dovico Alidosio anco prode guer-
Cassio, Alvanito, Bulrice, Anselmo, riero, Feraldo, Giovanni Strada
Giovanni ed Eugenio Ferroaldo, il vescovo di Comacchio poi di For-
secondo poi vescovo , e Scipione lì, Alessandro Tartagni celebre giu-
Buonmercati. Baldassare fu racco- reconsulto a cui fu coniata una
glitore delie opere del Grisologo, medaglia. Francesco Ferroaldo, An-
ed illustrò l' epistole di s. Paolo : tonio Tartagni , Matteo Faella
Teodorico re de'goti lo fece mori- Giannantonio Zarrabini detto Fla*
re di fame. Salviano Troilo ora- minio ad onore del suo figlio Mar-
:

tore e poeta, Fausto, Norbano, Cor- c' Antonio fu battuta una meda-
nelio Carvassalli, Benvenuto Be- glia. Sebastiano Flaminio, Gabriel-

roardo, Maurizio Broccardo, Ber- lo Flaminio, Annibale e Girolamo


nardo Floridolo, Rogerio Calvo. Veronese, Girolamo e Giambatti-
Antonio Floridolo reduce dai suoi sta Marconi, Lodovico e Giambat-
lunghi viaggi in India e Gerusa- tista Zappi Ignazio e Giacomo
,

lemme, in rivederlo la madre Po- Cattaui , Andrea e Giambattista


lissena de' Piccoli , sopraffatta dal Cattaneo, Girolamo Chiaruzzi, Eu-
piacere morì. Leonello Carradori, sebio da Imola eruditissimo nelle
Benvenuto Porzio, Pompeo Curial- lettere ebraiche , dappoiché verso
to, Benvenuto Paganelli, Stefano la metà del XVI secolo in Imola
Leucate, Claudio JNaselli che lo fiori una famosa sinagoga. Tra gli
scrittore delle cose memorabili d'I- uomini illustri della famiglia della
mola vorrebbe cardinale; nelle let- Volpe si distinsero Taddeo, uno dei
tere fu pure chiaro altro Claudio più flimìgerati guerrieri dell'età sua;
Naselli. Lorenzo Canlagalli, Loren- fu comandante sotto Cesare Borgia,
zo Lolli, che l'anonimo e Florio sotto Giulio IIj ed al servizio della
correbbero cardinale. Valerio Pe- repubblica veneta che gì' inviò il

liliano, Lucio Dondidei, Projelto bastone del comando guarnito di


e Gherardo Gigi, Maffeo Ungarelli, tre cerchi' d'argento, ove furono
Antonio Passerino, Antonio Orgo- incisi il leone insegna della me-
gliosi Calassi , Antonio Franco , desima, analoga iscrizione colla da-
Giulio Albino che il Palazzi dice ta del i5io, e la volpe col motto
che fu da Innocenzo IV creato Simili asili et dentibus iitar ^ im-
cardinale. Pietro Carvassalli, Cas- presa del capitano : poscia la re-
siano Mezzamici, Antonio Bonase- pubblica riconoscente alle sue glo-
ra, Prudenzio Lelli , Luigi Lader- riose imprese gl'innalzò una statua
chi, Lodovico Tebaldi, Camillo Ban- equestre, di cui l'anonimo ce ne dà
dino, Albertinello Mezzamici, Ben- la figura a p. 63, come delle me-
venuto Rambaldi detto Benvenuto daglie qui memorate. Giambattista
da Imola uno dei più facondi o-
^ fratello di Taddeo preposto della
ratori, storici e filosofi del secolo fu rinomato nelle divi-
cattedrale,
XIV, commentatore di Dante le cui ne ed umane lettere, e dal senato
opere spiegò pubblicamente in Bo- imolesc spedito oratore ad Adria-
IMO IMO 43
no VI, ed a Clemente VH ; fu uomini Enea oratore
, e Guido ,

dotto auche Alessaudro figlio di guerriero, Giacomo Filippo de' Por-


Taddeo. zi giureconsulto , Ottaviano Vestri
Michele Macchirelli, Giambatti- de' conti di Cunio e di Barbiano
sta Florio autore della Cronaca chiarissimo giureconsulto , autore
Vaticana d'Imola intitolala: Me- della Praxis ronianae curine ; gli
titorabìlìa cwitalh Iniolae, come di- furono coniate due medaglie. Lo
mostra il canonico Mancurli. Fran- superò in dottrina Marcello suo
cesco Gabaruccij Lorenzo e Dome- figlio, e fu segretario delle lettere
nico del Carretto Maiicurti. Fabri- apostoliche di Gregorio
Sisto V ,

rio ed Ercole Faelli. Giovanni Sas- XIV, Clemente Vili, e Paolo V.


salelli figlio del prode guerriero Paolo Macchirelli fu benemerito
Francesco fu d'incomparabile valo- ambasciatore della patria a Gre-
re, ed in un duello di sette ita- gorio XV ed Urbano Vili. Ac-
liani contro altrettanti oltramonta- crebbero gloria ad Imola i due
ui, che nel Milanese disputarono fratelli Giambattista Laderchi , il
per la rispettiva nazione il prima- giureconsulto Nicola Codronchi; dei
to militare, restato superstite ai Codronchi Serrantoni fu illustre

compagni, uccise sei emoli, e ri- Ottaviano. Vincenzo Savini, Filip-


portò pieno trionfo col nome di po Sassi, e Luigi Mirri scrissero le
Cagnaccio. Però nell'erudito Elogio cose pili notabiU della città. Nella
di Giovanni Sassatelliy scritto dal Gau^baro o Gambarini ,
famiglia
eh. Tiberio Papolti, dedicato al Gammaro o Gammarini fiorirono
conte Roberto Sassatelli, e pubbli- insigni giureconsulti ,come accen-
cato colle stampe dal Marsigli in nammo al voi. XXVIl, p.i 58 del
Bologna nel 842» si legge che gli
1 Dizionario. Giambattista Sassatelli
italiani furono otto ed francesi i fu prelato di quel merito che si

nove, il general de'quali Armignac legge nella lapide sepolcrale in s.

ebbe a dire essergli parso Giovanni Prassede di Roma. Nel secolo XVU
in quell'assalto un cagnaccio, locchè fiorirono Valeriano Zampieri , A-
tenne egli in gran conto, amò di es- lessandro Magnani , Alberto della
sere così chiamato, e volle che ai Iati Volpe Domenico del Carretto
, ,

dello stemma gentilizio si locassero Enea Vaini Alessandro Poggi


, ,

le figure di due cani. Militò Gio- Francesco del Pelo , Silvestro Mu-
vanni sotto Alessandro VI e Giulio II, zio , Roberto Poggiolini, Antonio
il quale gli donò con mero e mi- Abbondanti, Lodovico Stagni, Giu-
sto impero il castello di Bellaria seppe ed altri della famiglia Mac-
nel territorio di Pisa. Leone X chirelli, Domenico e Cesare Miti,
r investi del dominio del castello Nicola Gambe rini benemerito della
di Reggiano, e Clemente VII di patria storia per aver raccolto le

Coriano, in premio ai suoi utili memorie d'Imola. Camillo Ettorri,


servigi ne furono degni nipoti
: Giovanni Giuliani, Giovanni Ma-
Marc' Antonio ed Ercole, come de- grini, Giambattista Gamberini ca-
gni discendenti furono Gentile e pitano, suo nipote Simone giure-
Francesco celebri militari , e Ro- consulto, Giuseppe Maurelio , e
berto vescovo di Pesaro. La fami- Gio. Paolo Antonio Gamberini. A-
glia Vaioi vautò pure celebratissimi lessaudro Sassatelli fu coraggioso
,

44 IMO IMO
capitana Nel secolo XV^III fioriro- patrie istorie; Luigi Bragaglia li-

no, Vìcv Galeazzo Savini , e Gio- turgico.


vanni suo fratello Giuseppe Pi- , In medicina e chirurgia fioriro-
ghini ; della famiglia Zampieri ab- no, Carlo Bonmercato archiatro
biamo Carlo, Tommaso, Giuseppe, pontificio nel secolo XI, e Cassiano
Vairriano, Antonio, e Camillo poe- dellamedesima stirpe. Aurelio Can-
ta illustre. Giambattista Felice Zap- tagalli,Giacomo Cantagalli, Pietro
pi Francesco Ettorri ,
, Giovanni Corialto da Tossignano Giovanni,

Campagnoli, Antonio Ferri erudi- Feraldi, Lodovico Ba-


Pellegrini ,

to in ogni genere d' antichità, mas- verio Magni nardo Bonetti ar-
di
sime della patria storia. Antonio chiatro di Nicolò V, Onorio figlio
Alaria Manzoni canonista e sacro dell'altro valente medico Sebastiano
jslorico, e come tale dai cardinali Flaminio, Luca Ghini, Andrea Fer-
del Verme e Gozzadini fu inte- ri, Girolamo da Ponte, Giambat-
ressato a scrivere le notizie relati- tista Codronchi che compose una
ve a que' corpi di santi che si dissertazione sulle acque di Riolo e
venerano nella cattedrale, e la storia di Casola Valsenio. Ovidio Gibet-
de' vescovi d' Imola, perciò lodato ti, Bartolomeo Manzoni , Camillo
ilal Muratori , e delle quali poi Zampieri, Lodovico Barbieri, An-
parleremo. Giovanni ed Antonio tonio Maria Fini di Valsalva de-
Maria Cardinali ; Domenico, Fran- gno discepolo di Malpighi divenne
j^esco Maria, e Gio. Francesco del- bravo anatomico, celebre medico,
la Volpe; Martino, Giovanni Se- valentissimo chirurgo, e meritò al-
bastiano, e Giovanni Carlo Vespi- ti encomi da un Morgagni di lui
gnani. Domenico Gaspare, canonico allievo. Antonio Galloni, Giuseppe
Francesco Maria, Giovanni Dome- Maria Conti Tiberio Codronchi
,

bìco , e Domenico Mancurti ; al Domenico Agostino Alberghetti an-


canonico la chiesa e città d'Imola so- che celebre chirurgo, Andrea To-
no principalmente grate per le loro schi pure rinomato ostetricante ,

memorie civili, letterarie e sacre Pier Grisologo Butierli, Luigi An-


che dottamente compilò in due li- geli archiatro onorario di Pio VII,
bri separati. Valerio Troni aprì benemerito della patria storia ed
nella sua casa una letteraria adu- autore di opere di vari argomenti,
nanza; ti è degno discendente il come delle Memorie biografiche di
vivente conte Tiberio direttore ge- uomini illustri iniolesi, Imola 1828.
nerale delle dogane pontificie, da- Nella pittura Imola vanta Deodato
zii consumo , e diritti uniti :
di Giovanelli, Pietro Bagnani anche
ideilasua benemerita carriera di- letterato,Innocenzo Francucci det-
>plomatica in servigio della santa to Innocenzo da Imola allievo del
Sede, ne parlammo al voi. XXVIII, Francia ; per sua gloria fu co-
p. 252, 253, 254 e 256 del Di- niata una medaglia. Gaspare Sac-
zìonario. Bartolomeo Nonni, Gia- chi di cui l'ospedale d'Imola pos-
como Canti, Giuseppe Maria Ri- siede una stimata pittura rappre-
valla, Giovanni Agostino Gamberi- sentante la Beata Vergine ed i ss.

»i padre di Anton Domenico poi Francesco , Antonio e Giacomo.


cardinale; Giulio Papotti giudizio- Innocenzo Monti, Giuseppe Barto-
co ed instaucabile lacco^itoie di liiii. Do meaico Valer lani, Giacomo
IMO IMO 43?

Succi, Giuseppe Righini del quale ditore Giuseppe Benacci al pode-


sono nella chiesa del Carmine due stà e savi della medesima città,
grandi e belli quadri esprimenti pubblicato in due tomi nel 1810
le gesta di Eligi profeta. Neil' ar- in Imola coi tipi comunali per G.
chitettura e scultura tra grimolesi Benedetto Filippini. Ciò che onora
si distinsero, Ercole Fichi scultore maggiormente sì chiaro scrittore è
e valente architetto ; Domenico Be- la solenne ritrattazione, che amptt
ligazzi architetto, disegno del qua- e senza riserve fece stampare dalla
le è la chiesa della ss. Annunziata; tipografia del seminario imolese
Lorenzo e Cosimo Mattoni archi- in data 29 gennaio 181 7, con la
tetti, de'quali è il disegno della chie- quale riprovando sinceramente le
sa di s. JVicolò in cui dovettero proposizioni false, calunniose, scaii-
conciliare quanto esisteva. Ignazio dalose ed ingiuriose alla santa Se-
e Cassiano della Quercia si distin- de, ai romani Pontefici e ad alcu-
sero nell'arte d'imitare i marmi ni sacri ministri della medesima,
colla scagliola o mischia : in Imo- contenute nella detta storia, siccome
la nella cattedrale, e nelle chiese strascinato da rapporti di storici
di s. Giacomo, di s. Stefano pro- sospetti e dal vortice delle passate
tomartire, e del Suffragio sono al- vicende , a togliere lo scandal»
tari in tal foggia da loro mirabil- dato, domandò perdono ed
a Dio,
mente lavorati. In lavori di tarsia implorò dal Papa Pio VII l'as-
furono lodati Andrea e Giuseppe soluzione dei falli commessi. Guar-
Bagnari. Cosimo Morelli architetto dandoci bene dal riportare i suoi
di vasto genio, il quale fu autore errori, noi lo prenderemo per or-
di molti edifìzi, e per dire di dinaria guida ne' seguenti cenai
quelli d'Imola, il duomo nuovo, storici, senza inutilmente citarlo ad
la chiesa di s. Stefano, il teatro ogni passo, per la brevità prescrit-
che il fuoco distrusse, ed il nuovo ta dal nostro sistema, inserendo
ospedale civico : in Roma il tea- a' luoghi opportuni ed au- notizie
tro di Tordinona, e per commis- torità ricavate da altri autori.
sione di Pio VI, che colle proprie Imola è governo distrettuale che
mani gli impose la croce di cava- si divide ne* tre governi d' Imola,
liere dello sperone d'oro, il palaz- di Castel Bolognese, e di Cascia
zo Braschi e la sagrestia Vatica- FalseniOy oltre quaranta villaggi
na , ed in Subiaco i' edifizio del che ne costituiscono il territorio
seminario. Per non dire di altri comunale; ha poi nel suo circon-
imolesi illustri , fra i letterati ag- dario le comuni di Dozza e di
giungeremo Nicola Gommi Flami- Mordano , de' quali luoghi , e di
ni, mancato immaturo nel i83o, quelli ad essi soggetti passiamo a
molto elegante scrittore in verso darne breve indicazione, oltre quan-
ed in prosa. Fu eziandio particolar- to si dirà in questo articolo. La
mente benemerito della patria sto- popolazione di tutto il distretto
ria r imolese Giuseppe Alberghetti d'Imola ascende circa a cinquanta
sacerdote, autore dotto ed anoni- mila abitanti.
mo del Compendio della storia Castel- Bolognese ,
governo , di-
civile^ ecclesiastica e letteraria del- stretto e diocesi d' Imola. Terra
la ciuà d'Imola^ dedicato dall' e- posta alla sinistra del Senio iii pia«
46 IMO IMO
oevole pianiii'a, ed assai bene col- che a Faenza, si disse già ponfe
livatn. Fu edificata in tempo del di s. Procolo, ed è celebre per la
predominio bolognese, nel pontifi- vittoria clie i forlivesi ed faenti-
i

cato di Urbano VI, verso i38o,


il ni insieme agli esuli Lambertazzi
avendovi tanto i faentini quanto riporttuono sui bolognesi nel 127.5,
gì' imolesi acconsentito, in soddisfa- non che por avervi i francesi nel
zione d'un assalto dato in quella 1797 forzalo le truppe pontificie,
contrada, per lo innanzi disabitata, sebbene a quella giornata siasi da-
a due ambasciatori bolognesi che , to il nome di battaglia di Faen-
fui'ono assassinati mentre recavansi za. Al capoluogo del governo di
al detto Papa ; indi fu ingrandita Castel-Bolognese soggiacciono le co-
dopo il i386 dai bolognesi con muni di Bagnava, RIoio , e Sola-
iin castello per sicurezza del viag- rolo con molti nove par-
villaggi e
gio, e poscia cinta di mura nel rocchie. Fu patria di molti uomi-
ì^i5 dagli abitanti, avendo il pae- ni illustri, tra' quali del celebre car-
se numerosi e magnifici fabbricati dinal Domenico Ginnasi che morì
e templi. Dai suoi fondatori la ter- decano del sacro collegio. Del be-
ITI prese il nome di Castel-Bolo- ne ch'egli fece a Castel- Bolognese,
gnese , Castruni Bononiense , mo- se ne traila alla sua biografia. Da
strando i popolani la più costante Agostino Gravini valente predica-
divozione ed affetto a Bologna, che tore fra i conventuali, al3biamo:
sempre fu per essi riguardata co- De viribus ìlliistribns CastriDono-
me la madreper cui bo- patria, i niensis, Bononiae 1608. Altra edi-
lognesi l'aveano validamente muni- zione fu falla dal F'ranchini. Pel-
ta. Il principale disastro a cui sog- legrino Mezza mici nel 161 8 pul>-
giacque, fu quello della irruzione blicò in Bologna De viribus illu-
:

di Cesare Borgia, nel pontificato di stnbiis^ ac stata rerum Castri Bo-


.Alessandro VI. Egli ne discacciò noniensis. Cesare Mezzi^inici scrisse
acerbamente gli abitatori, ne rovi- le Notizie istoriche delie operazio-
nò la rocca, e la costituì quartie- ni pili singolari del cardinal Do-
re esclusivo de' propri soldati. Per- vienico Ginnasi^ Roma 1682. lu
sino al nome fece onta, e volle che queste notizie oltie il lustro che
dal suo si dicesse Filla Cesarina. riceve la famiglia Ginnasi, si trat-
Dopo morte di Alessandro VI,
la ta ancora degli uomini celebri di
cessando il dominio di Cesare Bor- Castel- Bolognese.
gia, gli abitanti vi ritornarono, e Bagnara. Comune con ville an-.
in breve tempo la ridussero a mi- ne.sse, soggetto al governo di Castel-
glior stato di prima, tranne le for- Bolognese, distretto e diocesi d' I-
tificazioni mai più ripristinale. I mola. E certo che verso l'anno 8'>'>

bolognesi governarono luogo con il già eranvi in questo luogo de'fab-


temperato freno, lo arricchirono bricali, che poi crescendo produs-
di privilegi in un al suo territo- sero l'odierno pae*;e. Piano n' è il

rio, al quale affluivano da ogni ha pregiati fabbricali, ed


territorio,
parte di Romagna le genti per e- è racchiuso da mura.
serci larvi il traffico mer-
ne' ricchi Riolo. Comune .soggetto al go-
cati. Il ponte del Senio, eh' è pros- verno di Castel- Bolognese, distret-
«imo al Castel- Bolognese assai più to e diocesi d'Imola. Fu dello pri-
,

IMO IMO 47
ma Ariolo quindi Oriolo, e poscia tenendo ai primi i potenti Manfre-
Riolo. Questo paese fu fondato da di di Faenza, furono questi costret-
Siila nell'anno 67 1 di Roma. Nel ti abbandonar il luogo del loro do-

territorio vi è una grotta detta di minio e rifugiai*si a Solarolo, di


Tiberio, ove sono stallatiti, ed ac- dove in breve furono cacciati da
que che fanno un rumore nel ca- Guido di Montefeltro, ed il castello
dere e percuotersi, che intimorisce quasi distrutto. Sostenuti poscia i

quelli che gli si avvicinano. Delle Manfredi da Roberto il Savio re


«uè acque scrissero i summentova- di Napoli , tornarono a Faenza
tij e l'imolese Angeli cav. Luigi quindi nel i32g forlilìcarono in
pubblicò Vicenza nel lySS:
in miglior modo Solarolo, come luogo
Delle acque medicate di Riolo nel a loro caro, e difficile ad espugnar-
territorio imolese. 11 territorio è in si. Nel i34i i castellani pensaro-
colle ed in piano ; il paese ha buo- no a porre in sicuro le cose sacre,
ni fabbricati cinti di mura. Dopo e però dentro alle mura fu edifi-
l'anno 928 di nostra era, Riolo fu cata la chiesa di s. Maria Assun-
espugnalo dai faentini; però Troi- ta, tuttora sussistente. Nel i35o
io Nordilio lo ricjjperò ad Imola. gli abitanti si difesero valorosa-
Nel 1766 i riolesi tentarono sot- mente da Astorgio Duraforte con-
trarsi alla giurisdizione del comu- te di Romagna, il quale dopo l'as-
ne d' Imola , alla cui dipendenza sedio di due mesi meno un gior-
nel 1770 li restituì Clemente XIV. no quantunque comandasse nume-
Solarolo. Comune soggetto al roso esercito dovette ritirarsi ; dal
governo di Castel-Bolognese, di* che si può argomentare la fortez-
stretto d'Imola, diocesi di Faenza. za del luogo, e l'animo de' castel-
È situato in amena pianura ba- lani. In seguito Francesco Manfre-
gnata dai fiumi Senio e Santerno. di lo vendè ai bolognesi per tre-
Benché antico d' origine non ha , mila fiorini d'oro ;
poscia Astorgio
memoria che oltrepassi il mille. della medesima famiglia sovvertì i

Vari sono nomi che gli vengono


i capi della guardia, e se ne rese pa-
dati nelle vecchie cronache, come drone nel 1390; ma nel i4oo
Solarolo Salaroloy Salaureolo e
y ai bolognesi fu restituito. Cinque
Castel Salutare. Il Tonduzzi nel- anni dopo dal legato di Gregorio
VHistorie di Faenza confessa d'i- XII tolto al conte Alberico , fu
gnorare se Solarolo fosse nome di dato a Gian Galeazzo Manfredi, ma
castello o di villaggio» e dice che la rovinato per l' incendio eccitatovi
sua prima memoria è del io53. Nel- dai difensori. Nel i5oi se ne im-
l'anno 1 187, per inimicizie di parte padronì Cesare Borgia, dopo quat-
insorte tra gli abitanti, rimase ab- tr'anni venne occupato dai veneti,
bruciato e distrutto, essendo quasi nel i5o9 dall'esercito di Giulio W,
tutte le abitazioni formate allora che nel i5ii lo concesse ai faen-
di canna. Nel 8 risorto già dal-
1 2 1 tini, finche Leone X nel i5i4 lo
le sue rovine, per opera de' faen- cede per quarantamila scudi a Si-
tini, che al loro vicariato lo ag- gismondo Gonzaga marchese di
gregarono, comparve munito e for- Mantova : finalmente Gregorio XI U
tificato di fosse e ripari. Per le fa- lo ricuperò nel i
^74 per trentasei
zioni de' guelfi e ghibellini, appar- mila scudi da Luigi Gonzaga xlu-
4« IMO IMO
ca di Nivers. Altro notabile avve- rono soccorso di armati agli uomini
nimento di Solarolo lo riportam- di Casola e Monte Fortino , sot-
mo al voi. XXIV, p. 143 del Di- tratisi dalla dipendenza de' faenti-
zìonario, cioè che la duchessa d'Ur- ni. Giovanni XXllI nel \^ii l'ar-
bino Lucrezia quivi conchiuse la cordò con mero e misto impero a
cessione del ducato di Ferrara coi Lodovico Alidosio vicario d'Imola,
cardinali legati, ed ove fu ricevu- in un alle sue pertinenze. Nell'in-
ta e salutata con novantanove col- cominciare del secolo XVI avendo
pi d'artiglieria Solarolo conserva
. i veneziani occupato Casola, la re-
Je sue mura, ed una torre, avanzo stituirono a Giulio II nel i5o4,
della sua rocca. Vanta alcuni uomi- laonde gli abitanti prestarono giu-
ni illustri. ramento ai procuratori del comune
Casola T^alsenìo governo, di-
,
d'Imola. Nei primi anni del secolo
stretto e diocesi d'Imola. Terra che XVII Casola Valsenio si sottrasse
s'incontra alla sinistra rimontando alla giurisdizione d'Imola, per cui
il fiume Senio da Castel-Bologne- il comune imolese nel 1618 ricorse
se, in vicinanza del Monte Batta- a Paolo V, il quale nel 1621 re-
glia. Fu prima fabbricata in mon- stituì il castello alla dipendenza
te, ove esistè fino al 12 16, quindi d'Imola, il cui comune vi mandò
venne costruita nella valle del Se- per uffiziale Romeo Pascoli. Qui
nio, donde forse prese l'aggiunto fiori la nobile famiglia Ceroni o
Val-Senio. Ne' recenti tempi è an- Cervoni signora del castello di Ce»
dato sempre più migliorandosi il roni o Ceruni, Ceronius Pagus, dal-
suo aspetto dal lato de' privati e- la quale uscirono molti uomini il-

difizi. Né vago è meno dal canto lustri e la nobile stirpe dei Soglia.
della natura, dappoiché gli ameni In Roma nel 1826 co' tipi de Ro-
colli ond'è cinta, formano una sim- manis uscì alla luce l'opuscolo in-
metrica gradazione , cui accresce titolato : Gentis Ceroniae in Aemi-
pregio la feracità de* campi, olive- Ha vetusta aliquot monimenta au-
ti, vigne e le deliziose villeggiatu- ctore Dominico Mitay avente nel
re con buoni edifizi. Vi sono due frontispizio lo stemma dei Ceroni
chiese, un convento di cappuccini, Soglia, ed in fine una tavola geo-
uno spedale e diversi belli fabbri- grafica riguardante le cose narrate
cati. Celebrate sono le sorgenti me- nell'opuscolo sulla gente Ceronia.
dicinali per quanto scrisse Giam- Di questa fu pure l'esemplare re-
battista Codronchi, e particolarmen- ligioso Gio. Battista Ridolfi, nato
te per quanto riuscì discoprirvi nel i588 Casola Valsenio da
in
l'altro dottore Giovanni Montani cavalier Giovanni, e da Alessandra
nel 1824, delle quali acque l'una Soglia da Ceruno, che nel 1610
è semplicemente salata, l'altra mar- vestì l'abito cistcrciense col quale
ziale , una terza epatica forte, e la morì in odore di santità nel i62[
quarta epatica leggiera; di tutte al monte Soratte nel celebre mo-
istituendo il lodato professore esat- nistero di s. Silvestro. Il suo di-
ta analisi, ha procurato al paese scendente monsignor Giovanni So-
un beneficio segnalato, e lascia dei glia , nato, in Casola Valsenio , a-
suoi studi onorevole testimonianza. nonimo ne pubblicò il commenta-
Verso il 12 18 gl'imolesi presta- rio con questo titolo : De vita Joati-
IMO IMO 49
ni» Baptistae a Bernardo mo-
s. dinaie si recò a visitarla. Si legge
nachi fuliensi commentarius^ Ro- pertanto nel num. Sy del Diario
niae i83r, col ritratto del vene- di Roma 1839, che a' i3 luglio
rando religioso. In questo commen- giunse in Casola Valsenio il cardi-
tario il dotto autore dice aver dato nal Soglia, che sebbene per la nota
alla luce alcuni antichi monumenti sua modestia inaspettato , appena
della famiglia Ceroni illustrati dal la deputazione del comune potè
dottissimo sacerdote Domenico Mi- incontrarlo a poca distanza del pae-
li o Mila fino dal i635 da cui se, la popolazione ricolma di gioia^
derivava la sua famiglia, encomia- suonando a festa le campane, lo ac-
to da parecchi letterati , massime colse. Tal giubilo patrio si rin-
di Milano, che giudicarono il com- novò affettuosamente in diverse for-
mentario degno di essere posto fra me nelle ore pomeridiane, quando
le memorie delle cose italiane, ri- il cardinale accompagnato dalle au-
trovate e raccolte dal celebra tissi- torità locali si recò a visitare il
mo Muratori. 11 commentario poi convento de' cappuccini, pio e re-
scritto con aurea semplicità dall'il- ligioso dono di sua munificenza;
lustre prelato ora cardinale , ven- Nel numero poi 64 del medesima
ne volgarizzato, e pubblicato colle Diario , si narra come il cardinal
stampe dal eh. Giuseppe I-prof. Giovanni Soglia Ceroni a' i25 lu-
gnazio Montanari. Intorno al testo gliocon solenne pompa consacrai
latino ne parlarono con lode il la chiesa de' cappuccini , costrutta!
giornale Arcadico nei fascicoli di a sue spese nel 1825 col conven-
luglio i83i e settembre i832, cioè to annesso; com' egli avèa incomin-
il medesimo Montanari e il eh. , ciato ad istituirvi le maestre pie
prof. Domenico Vaccolini, il quale per la cristiana educazione dellcì
pur lodò il volgarizzatore] ed il giovinette; del convito ed accade-
eh. monsignor Tommaso Azzocchi mia vocale ed istromentale coil
nella dedicatoria che fece al car- cui il comune addimostrare
volle
dinale del suo utile Focabolarìo al benefico cardiìiale la sua rico-^
domestico di lingua itali ana, disse noscenza, e coli' intervento dell'o-
essere scritto colle grazie di Corne- dierno vescovo d' Imola. Descrive*
lio Nepote. 11 Papa regnante Gre- ancora la festa che il magistrata
gorio XVI rimunerò le vìkIù ed celebrò nel dì seguente, in rendi-
i lunghi eminenti servigi prestati mento di grazie per all' Altissimo
alla santa Sede da monsignor Gio* l'esaltamento porpora
alla sacra
vanni Soglia , che da arcivescovo dell'eminenza sua, con messa can-
d'Efeso l'avea fatto patriarca di Co- tata in musica , e Tè Deum ne!
stantinopoli, creandolo cardinale ai maggior tempio. Indi il cardinale
12 febbraio i838, e pubblicandolo partitosi appresso la processione del
a' i8 febbraio 1839 con dichiarar- clero dalla cappella del propria
lo pure vescovo d' Osimo e Cingo- palazzo, procede tra l'esultanza del-
lij che con zelo paternamente go- l' immensa moltitudine alla posi-
verna. Esultò la patria per un tan- zione della prima pietra di unai
to onore concesso al suo conter- chiesa in onore della Beata Vergi-
raneo, e lo espresse in più modi, e ne del Carmine, che a pubbliche
njaggiormenle allorquando il car- spese incominciavasi ad erigere ert*

VOL. XKXIV.
4
5ù IMO IMO
Irò il paese, per rendere Juievole di fortino, eh' è di buona costru-
Ja memoria un avvenimento &1
di zione. Quivi nacque il carilinal
glorioso per Casola. Tra le altre Francesco Alidosi , Della fami-
dimostrazioni di giubilo del ma- glia Alidosi signora d'Imola, in Ro-
«bistrato in questa circostanza, volle ma fiu'ono pubblicate le Memorie
ridurre a forma elegante e vaga storiche deli antica ed illustm fami'
la facciata esterna della chiesa prin- glia Alidosiay ne fu ano-
di cui
cipale, decorata di pilastri corinlii nimo lodato autore abbate d. il p.
alla Bramantesca, disegno ed opera Pietro Ginanni ravennate , mona-
dell'egregio architetto casolano d. co cassinese. M.r Chasor nelle Gc'
Luigi Ricciardelli, e sulla porta vi nealogies hist. t. II, p. 53 1, tratta
ha fatto scolpire in marmo analo- des seigneurs d'Imola de la mai-
ga iscrizione in onore del cardina- son d'Alidosio.
le. Inoltre sulla genealogia , dira- Fontana. Comune soggetto al
mazione, alleanze e gesta della po- governo di Casola Valsenio, distret-
tente famiglia Ceroni dififusamente to e diocesi d'Imola. Giace quasi
parla Linguerri ne' suoi Cenni sto- alle sponde del fiume Santerno, in
rici della Valle del Senio. Una piana vallea, fertile ed abbondevo-
parte de' Ceroni si stabili in Imo- le del necessario : é circondata da
la, e furono aggregati alla nobiltà; ubertose colline e monti^ in salu-
ebbero uomini illustri in leggi, in tifero clima. Prima era circondata
lettere, ed in altri pregi, e fini tal di mura con sua porta, dividendo
nobile ramo imolese a' dì nostri il borgo del castello un bell'arco,
nel canonico Ippolito e in due fem- disegno di Luigi Zampa ottimo ar-
mine nubili. Casola Valsenio no- chitetto forlivese. A questi pur si
vera comuni di Castel del Rio^
le deve l'odierno ed elegante palazzo
Fontana^ e Tossignano , folte di pubblico. L'ospedale o ospizio di
popolosi villaggi. Ventuno poi ne s, Antonio abbate ebbe origine nel
sono uniti alla sua amministrazione secolo XVI. JXel 1823 incominciò
principale. la fabbrica del bel cimiterio. Vi
Castel del Rio. Comune sogget- sono inoltre due chiese. Siccome
to al governo di Casola Valsenio, Fontana seguì i destini d'Imola ed
distretto e diocesi d' Imola. Non in parte di Tossignano, qui appres-
è al certo recente l' epoca in cui so ci ad accennare le
limiteremo
originò, essendo antica e ragguar- cose principaliavendo ultima-
,

devole, ma pure non può stabilir- mente scritto la Storia di Fonta-


si il preciso suo sorgi mento. E qui na il eh. Antonio Vesi., Forlì
un ponte di meravigliosa costruzio* tipografìa Bordandini i838: in es-
ne ed altissimo, e che con una sola sa si fa onorevole menzione de'suoi
luce elittica unisce due monti dr uomini illustri, principalmente a
scoglio ove passa il fiume Santer- pag. 263 e seg. Tra questi nomi-
110, ponte eretto dalla famiglia Ali- neremo Domenico Miti o Mita sa-
dosi signora del castello. 11 territo- cerdote dottissimo, la di cui fami-
rio è montuoso ; il paese contiene glia era da più di un secolo sta-
de' semplici fabbricati, fra' quali e- bilita in Fontana; e siccome Ca-
sistono gli avanzi dell'antico palaz- sola, Imola e Tossignano lo vo«
zo degli Alidosi formato a guiia gliono loro, e questo ultimo eoa
.

IMO IMO 5i
fjuanlo elice a p. 122 e seg. della sanguinose civili discordie d'Imola
sua storia, così Io storico di Fon- La prudente condotta di Corrado
tana, ha creduto bene a pag. 268 Sassatelli intiepidì l'odio dei fon-
di riportare la fede del battesimo tanesi che stettero
e tossignanesi,
ricevuto da Domenico nella chiesa indifferenti nella guerra tra i fio»
arciprelale di s. in Fonta-
Pietro rentini e gl'imolesi del 1062, an-
na nel 1 590. A seconda della tra- zi in quella co' bolognesi i fonta-
dizione dicesi fondata dalla repub- nesi aiutarono Imola.Nel declinar
blica fiorentina, poco lunge dalla del secolo XII Fontana, e massi-
presente, seguendo ne'suoi primor- me Tossignano, avendo scosso il
di la ventura del vicino Tossigna- dominio imolese, furono severa-
no e d'Imola. Fu cinta poi di mu- mente punite. Quando i bolognesi
ra, e fornita di torre dal forocor- s'impadronirono del contado d'Imo-
neliese Marzio Coralto, quando nel la,Fontana andò soggetto ad essi,
554 da Narsete gli fu donato il suo e poscia versoil 1222 rinnovò il
agro, mosso a compassione che nel- giuramento di obbedienza all' imo-
l'eccidio della patria avea perduta la lese repubblica. Dopo aver giurato
moglie coi figli. 11 castello fu chia- con tutta la Romagna fedeltà a Fe-
mato ancora Fontana d'Illice, prima derico II, venendo questi scomu-
del o65j Fons Illicis o Castnun nicato da Gregorio IX, Imola si
Illicis. Questa denominazione vuoi- collegò coi luoghi del contado con-
si ripetere, secondo le tradizioni, tro l'imperatore, quindi le fatali
perchè presso la terra esisteva un fazioni deso-
de' guelfi e ghibellini
copioso fonte coperto d'un bellis- larono ancora queste parti. Nel
simo elee. Dopo la morte di Co- 1262 con Imola soggiacque di
ralto soggiacque alla dominazione nuovo Fontana ai bolognesi, e poi
de* longobardi, ed al termine del passò ad essere dominata da Pie-
loro regno passò sotto quello della tro Pagano da Susinana, cui la
santa Sede. Nelle successive guer- ritolsero bolognesi , quindi da
i

re che ebbero gl'imolesi coi faen- Mainardo Alidosio. Nel secolo XIV"
tini, forlivesi e ravignani. Fontana i francesi furono scacciati dalla
ne provò le triste conseguenze, valle del Santerno , e disfatti a
come patì le devastazioni prima Gallisterna : la Romagna tutta stra-
degli ungari, poi de' saraceni, i ziata da guelfi e ghibellini} Fon-
quali furono fugati dal Papa Gio- tana passò in potere prima di Man-
vanni X da Tossignano. Unitosi fredi, poi di Monalduccio da No-
Fontana a Tossignano contro gli cera, indi a molti altri. Gli Alido-
imolesi, onde scuoterne il giogo, si la dominarono più a lungo, al-
furono in vece di nuovo assogget- la cui signoria pose fine il duca
tati alla loro divozione. Non passò di Milano. Al duca subentrò la
gran tempo che Fontana e Tos- Chiesa, a questa Imola e poi Man-
signano nel 966 insorsero nuova- fredi di nuovo Fontana passò al
:

mente colle armi a danno d' Imo- duca di Milano, finche divenendo*
la ; ma per le forze maggiori di ne signore Girolamo R.iario, dopo
questa, furono battute e fatte segno la sua morte fu occupata da Ce-
al militare furore. Bramosi di ven- sare Borgia duca Valentino. All'e-
detta, nel 983 presero parte nelle saltazione di Giulio II nel i5o3.
^2 IMO IMO
Cesare fu spogliato delle signorie te e la chiusa, e ì danni divenne*
usurpate, onde Fontana ritornò al- ro maggiori che prima. Ed è perciò
l'obbedienza della Chiesa. Guido che lo stesso Pontclice prorogò di
Vaini nel i523 mosse guerra ai altri tre anni la concessione. In-
signori di Cerone, ne assediò il tanto 1757 comprò il feudo
nel
castello che fu virilmente difeso: il marchese Francesco Marvelli
divenuto signore di Fontana, Cle- Tartagni forlivese, in un a Tossi-
mente VII gliela tolse e ne inve- gnano dalla famiglia Spada. Fu
stì Ramazzotto , che voleva rite- sotto di questo nuovo signore che
nerla quando Paolo III la cede ad i francesi invasero le legazioni, ed
Imola, quale concesse al castel-
la ebbero luogo quella serie di avve-
lo nel 154B il mercato in vantag- nimenti che ancora deploriamo.
gio del commercio: a questa epo- Sta il territorio in colle e in piano.
ca il convento de' religiosi serviti Tossignano. Comune soggetto al
già fioriva in Fontana. Questa con governo di Casola Valsenio, distret-
Tossignano ed altri luoghi Paolo to e diocesi d'Imola. È posto su
IV diede in feudo al nipote An- ameno colle, le cui falde sono ba-
tonio Caraffa marchese di Montebel- gnate dal Santerno. Vi sono tre
lo, indi passò al dominio ecclesiasti- chiese ed un oratorio, cioè l'arci-
stico, a Federico Borromeo, al car- pretale di s. Michele ch'è la mag-
dinal s. Carlo, e ad Annibale Altemps. giore e fu un tempo de' domeni-
Dopo di guerre e
diverse vicende cani, ove in sontuosa cappella si

di peste terremoto nel 1690 ro-


il venera un' antichissima miracolosa
Tinò il ponte Colombarino che immagine della Beata Vergine; al-
dalla strada conduce al paese, on- tra delta Maria appartiene
di s.

de il comune fu costretto farne allo spedale; la è in onore terza


uno di legno. Nel secolo XVII I il del dottore s. Girolamo; l'orato-
marchese Spada Amatore comperò rio è sacro a' ss. Rocco e Bernar-
il feudo di Fontana, che pati tut- dino, e vi si venera un miracoloso
te quelle vicende che agitarono più Crocefisso. La piazza è fornita di
volte quel memorando secolo. Nel un porticato a foggia d'anfiteatro;
1748 ebbe luogo un terribile av- il palazzo già baronale, ed il co-
venimento ; un erto colle che so- munale due buo-
già pretoriale, sono
vrastava al paese di repente si ne fabbriche. Il suo ampio borgo
avvallò, schiantando i sottoposti è posto in riva al fiume Santerno.
terreni, e molti vi perirono in mo- Antica è 1' origine della terra, che
do Scompar-
fatale e lagrimevole. esisteva nel V secolo ed ei'a luo-
sa la pubblica strada si formò a go atto alla difesa. Nell'VIII seco-
fianco del castello un profondo la- lo fu data agli ostia ri di Ravenna,
go; e si temè che il palazzo pub- e nel principio del X già vi fiorivano
blico, convento de' servi e parte
il distinte famiglie, tra le quali quella
del paese minasse. Soccorse a tanta de' Bulgarelli, e quella de' Cenci da
desolazione il benefico Clemente cui vuole uscito Giovanni X, e-
si

XIII, concedendo l'esenzione dei letto Papa nel 914, nato in Tos-
dazi per tre anni. Eransi quasi signano. Dal dominio degl' imolesi
finite le quando furio-
riparazioni, passò in detto secolo a quello dei
sa tempesta rovinò il nuovo pon- fiorentini ,
quindi ritornò sotto i
,

IMO IMO 53
primi che ne distrussero la rocca. che nel 1399 Bonifazio IX die la
Si diede poscia ai bolognesi , ma terra in vicariato a Lodovico Ali-
nel io3o Ugolino Alidosi punì i dosi, di cui qual ribelle fu spoglia-
ribelli col saccheggiare il paese. Nel to dal cardinal Cossa che nel i4o4
1062 Cassiano Oiaboni tossigna- ne investì Alberico di Cunio conte
nese generale d'Imola, riportò se- di Barbiano. Non andò guari che
gnalato trionfo sui fiorentini pres- l'Alidosi, fatto senno, riebbe il vi-
so Sassatello. Divenuti potenti i cariato, di cui nel 14^4 lo spogliò
tossignanesi tentarono inutilmente il duca di Milano, il quale nel
digiogarsi dagl' imolesi, però molti 1426 restituì ad Imola, e poscia
si unirono a quelli che andarono nel 1435 riprese, finche sotto Eu-
alla conquista di Gerusalemme col- genio dominio ai Man-
IV passò il

la prima crociata, e con essi due fredi. Girolamo Riario ne divenne


della famiglia Eltorri. In quel tem- signore nel i47^> come vicario d'I-
po anche nelT ecclesiastico già Tos- mola, e lo era pure di Forlì. Ver-
signano dipendeva da Imola , che so il i5oo la vicaria imolese fu
mentre parteggiava per gì' impera- data a Cesare Borgia, e nel 1 5o4
tori, la terra seguì sempre le parti Tossignano fu occupato dai vene-
del Papa, e perciò guelfa. Dopo ziani, che neir anno seguente con
essersi unito a' bolognesi contro I- Casola Valsenio ed adiacenze con-
mola, abbandonalo dai primi, fu segnarono a Giulio II. Volendo poi
messo a ferro e fuoco nel i 98 • questo Papa liberar Bologna dai
e gii scampati dalle strage edifica- Bentivoglio, portatosi in Romagna,
rono il borgo di Tossignano. In- a' 20 ottobre i5o6 si condusse a
nocenzo III nel 111 5 confermò al Tossignano incontrato dal clero e
vescovo Mainardino la pieve e ca- dai maggiorenti del paese, tra il
stello, come avea fatto Onorio II. rimbombo dell'artiglierie della roc-
Nel 1226 Tarciprete già era cano- ca , plauso degli abitanti e
ed il

nico delia cattedrale imolese. Nel della moltitudine accorsa dai luo-
12 56 il senato di Bologna ordinò ghi circostanti. Fu alloggiato dalla
che si edificasse una rocca in que- famiglia Orsolini , mentre dodici
sta terra, che ricusò nel 1292 sog- cardinali e i prelati furono ospitati
gettarsi all'Alidosio divenuto capo cogli altri delia corte nelle case
della repubblica d'Imola, e più volte Ungarelli, Passeri, Zagnoni, Favelli,
si difese da diversi attacchi coll'aiu- Fini , Caravaglia ed altre , e nel
to dei bolognesi, da' quali ancora chiostro de' conventuali il cui con-
dipendeva nel iSoy. Dopo il i36o vento poi distrutto era stato colla
di nuovo dipendelte dal vicariato chiesa edificato nel i326 da Gio-
d'Imola, e continuò ad aver parte vanni Ranucci. I tossignanesi in si

nelle vicende tra guelfi e ghibelli- fausta occasione diedero ogni ma-
ni comuni. Nel i386 in Tossigna- nifesto argomento del loro giubilo.
no, anzi in Codrignano suo villag- Dipoi Giulio II investì di Tossi-
gio, ebbe i natali il b. Giovanni gnano Ricciardo Alidosi, di cui Io
Tavelli, che fu vescovo di Ferrara spogliò Clemente VII per alcuni
{Fedi). Nel 1397 i tossignanesi di misfatti, avendolo di là discaccialo
nuovo si tolsero dalla dipendenza il presidente di Romagna unito ai
d'Imola, ma furono repressi, fin- Ceroni di Casola Valsenio. Le osti-
,

54 IMO IMO
lità e le fazioni che avevano de- gnano fu venduto al conte Fede-
solato il contado nei secoli prece- rico Borromei, e dopo due anni gli
denti, si rinnovarono nel poutiQ- successe il fratello cardinal s. Car-
cato di Clemente VII, massime nel- lo arcivescovo di Milano: il suo
la vallata del Senio, per le ostililù governo fu quello di un santo, e
commesse contro i guelfi signori giusto era stato quello del fratel-
di Cerone, i quali non mancarono lo.Nel i565 s. Carlo cede il feu-
con valore sostenere i replicati as- do al cognato conte Annibale Al-
di Guido Vaini e Ramazzot-
salti temps, cui successe il cardinal Mar-
ti; che anzi assistili dai loro alleati co; nel i577 il conte Roberto, e
Soglia, Fichi, ed altri in gran par- nel 1587
il duca Gio. Angelo Al-
te parenti, a* 28 ottobre i523 fe- temps, che mori in Tossignano.
cero dei due uniti nemici completo Successivamente ne furono feuda-
sterminio. Tutta volta riuscì allo tari il duca Pietro Altemps dal
scaltro Ramazzotto ottenere dal Pa- 16*25 al 1692, e il duca Giusep-
pa in feudo Tossignano, Fontana pe Maria Altemps, tutti romani,
ed altri luoghi, ma fu acerbo si- sino al 1700. Sotto il governo dol-
gnore. Paolo III ,
pe' suoi misfat- ce e saggio di tali feudatari, nelle
ti, lo fece esiliare, e benché Ra- scienze e nelle lettere fiorirono in
mazzotto avesse reso inespugnabile maggior numero delle precedenti
Tossignano, questo fu preso dalle epoche molti tossignanesi, senza con-
milizie pontifìcie di Magalotti ve- tare i numerosi sacerdoti e clau-
scovo di Chiusi, presidente di Ro- strali. Il detto duca Giuseppe nel
magna, in un a Fontana ed altri 1700 vendè il feudo al marchese
luoghi che tutti restituì ad Imola, Giacomo Filippo Amatore Spada
a patto di pagare alla camera a- di Bologna, il quale ebbe a suc-
postolica cinquemila ducati, e de- cessori i marchesi Francesco Ma-
molir la rocca di Tossignano , Io ria Alerano nel 1706, Giuseppe
che fu eseguito con grave pregiu- Nicola nel 1728, e Leonida nel
dizio delle fabbriche della terra. 1752. Questi eccellenti feudatari
Paolo IV nel i556 die Tossigna- non furono diversi dai precedenti,
no, Fontana, e la Rocca di Codron- encomiati per beneficenza e pietà.
co con altre comuni in investitu- Però il marchese Leonida nel 1757
ra al suo nipote Antonio Caraffa vendè il feudo al marchese Fran-
marchese di Montebello e capita- cesco Maruelli Tartagni di Forlì
no della guardia pontifìcia: con il amorosa cura prese
quale con
questi incominciò la serie de' ba- il governamento de' suoi popoli, e

roni di Tossignano, che solo ebbe segnatamente de' tossignanesi. Nel


fine nel 1797. Tossignano fu da 1791 facendo la visita di Tossigna-
tutti i feudatari tenuto a capoluo- no il cardinal vescovo Chiaramon-
go del loro piccolo stato, e perciò ti, poi immortale Pontefice Pio VII,
ivi abitavano allorché si recavano dichiarò arcipretale la chiesa di s.
ai feudi, ed era sede dei governa- Bartolomeo del Borgo. Nell'inva-
tori , cancellieri ed altri ministri. sione francese del 1797 '1 marche-
Nelle guerre col duca d'Alba, il feu- se Tartagni restò spogliato del feu-
do Caraffesco soffri gravi danni. do, e Tossignano segui le politiche
Sotto Pio IV e nel i56o Tossi- vicende d'Imola, sorte che toccò
IMO IMO 55
agii altri luoghi del contado; ma mola, annullando il precedente dis-
Tossignano patì il più lag^imevo^c membramento . Siccome però i

saccheggio nei maggio 1799, in cui dozzesi ostavano a ritornare sotto


furono orrendamente profanate le gl'imolesi, così il senato d'Imola
chiese, provocato dal bargello An- ottenne dal Papa a'7 gennaio i548
tonio Lombardi dell'Umbria, avido un nuovo breve diretto al vice-
di fortune e di rapine. In Tossi- legato di Romagna, cui commetle-
gnano un'accademia lettera-
fiorì vasi prendere possesso del castello
ria, dal p. m. Pellegrino
fondata e della rocca di Dozza , e con-
Ricci minore conventuale, intitola- segnar ambedue alla città d'Imo-
la Prima Àgrichia de pastori con-
; la. Gli ordini pontificii furono e-
cordi. Ma delle notizie storiche di seguiti, ed a'3 febbraio il comune
Tossignano e de' moltissimi uomi- del castello spedì i suoi deputati
ni illustri che vi fiorirono ne tratta- che giurarono obbedienza al sena-
no l'erudite ed importanti Memo- to imolese, il di cui comune sbor-
rie sloriche intorno alla terra di sò al vice-tesoriere apostolico scudi
Tossignano^ Imola, dalla tipografia i5oo, ed Annibale Milani fu il

Benacci 1840, raccolte e pubblica- primo uiKìziale dato da Imola ai


te dai benemerito di Tossignano dozzesi. Mal soffrendo questi la
Giuseppe Benacci, e dedicate ai tos- imolese dominazione, mossero lite

signanesi. avanti il tribunale della rota, la


Quanto alle comuni di Doiza quale pronunciò comune
contro il

e Mordano poste nel circondario d'Imola, il quale però nel i549


d'Imola, riportiamo i seguenti bre- si appellò al Pontefice, e fu rein-
vi cenni. tegrato. Nel i562 Pio IV fece re-
Dozza. Comune soggetto al di- stituire il castello alla famiglia Cam-
stretto e diocesi d' Imola. Viene peggi, e furono inutili le energiche
pure denominata Doccia. Il terri- suppliche e rimostranze fatte da-
torio é in colle e piano. Ha un gli imolesi al Papa, e al successo-
palazzo a guisa di fortezza munito re s. Pio V. Nel 1592 il cardi-
di bastioni. Della sua origine poco nal Francesco Sforza legato diRo-
si conosce, riscontrandosi soltanto magna, volendo per suo diporto ve-
che nel 1 98 bolognesi, guidati
1
i dere il castello di Dozza, gli fu vie-
da Uberto Visconti di Piacenza tato l'ingresso dal castellano Fran-
loro pretore, invasero il territorio, cesco Bonini dozzese. Irritato il car-
rivendicato poi dagli imolesi, ai dinale ordinò l'assedio della rocca,
quali l'avevano tolto i bolognesi. e a chi pel primo avesse scalalo
Clemente VII nel i5i/\. o nel i53o le mura promise scudi cento, e la
ne investì il celebre cardinale Lo- liberazione di due banditi. Orazio
renzo Campeggi di Bologna, suoi Lippi imolese riuscì nell'impresa, ed
eredi e successori ; ma per morte ebbe solo il promesso denaro, e ven-
di Rodolfo Campeggi il comune ne scelto consigliere. Nell'anno se-
d'Imola ne implorò la restituzione guente il comune d* Imola espose i
da Paolo III, che dichiarò devolu- suoi diritti su Dozza a Clemente VI1I>
to il castello nel i547 alla came- che nel 1 595 la restituì agi' imo-
ra apostolica, quindi lo restituì con lesi.Nella rocca di questa terra
investitura alla giurisdizione d'I- mostrasi una stanza addobbata ad
56 IMO IMO
arazzi, cbe la tradizione dice esse- chiamiamo Lombardia e Romagna.
re dono fatto da Enrico Vili re Da questo po{)olo fuggitivo l' imo-
d' Ingliilterra al cardinal Lorenzo lese Vincenzo Savini Notabiliiun ,

Campeggi a lui spedito legato a gestorum civitatis Iinolae mss., ri-


intere da Leone X, oltre altri ma- conosce l'origine della città d'Imo-
gnifici doni. la nell'anno del mondo 2790. Il

Mordano. Comune soggetto alla nome d'ilia o Illione con cui viene
diocesi e distretto d'Imola. Il ter- disegnata una porta della città, è
ritorio è in piano, i cui fabbricati l'unico fondamento a cui si appog-
furono circondati di mura l'anno gia questa debole opinione. Due-
i loo. Quando nel i494 Carlo cent'anni dopo Troia
l'eccidio di
Vili si portò in Imola con i4ooo i tirreni, detti anco etruschi o to-

francesi per la conquista del regno scani, divennero abitanti e domi-


di Napoli, cominciò ad attaccare gli natori d'Italia, non però è certo che
stati di Caterina Sforza e di Ot- gli etruschi abbiano fabbricato Imola

taviano suo figlio. Dopo avere i come vollero taluni. Verso l'anno
francesi dato inutilmente l'assalto i56 di Roma molti galli, celti,
a Bubano, si volsero contro Mor- bretoni, cenomani, insubri e car-
dano, castello assai ben fortificato, nuti da Ambigoto loro re, e sot-
che gli abitanti aveano giurato con- to la condotta c^i Belloveso suo
servar ad Ottaviano a costo della nipote, furono mandati a pro-
vita. L'armala assalitrice adoperò cacciarsi stanza e alimenti nel-
il maggior impeto e la più calda le regioni occupate dagli etruschi,
ferocia, che mordanesi sostennero
i mentre i boi ed i lingonesi, al di-
valorosissimamente, ma sopraffatti re di Polibio lib. 2, e di Tito Li-
da forze sproporzionate dovettero vio lib. 5, si dilatarono fra Bolo-
cedere. Entrati i francesi nel ca- gna e Ravenna. Nellanno poi di
stello incrudelirono contro ogni età Roma 363 Breuno condusse in
e sesso, come narrano molti veri- Italia i galli senoni, cos\ appellati
dici storici. Dopo il 1766 e nel da Sens loro capitale, che giunsero
pontificato di Clemente XIII ten- persino a Roma ove furono respinti
tarono i mordanesi sottrarsi dalla dal dittatore Camillo. Non bramanr
giurisdizione d'Imola, come pur do i senoni procu-
ulteriori conquiste,
facevano quei di Casola Valsenio rarono assicurarsi quelle delle pro-
ed altri comuni, ma Clemente XIV vincie occupate, le quali dalle Alpi
nel 1770 con suo chirografo di- si estendevano sino all'Arno ed al
chiarò che Mordano e gli altri Jesi, alla Marca d'Ancona, e che
luoghi dipendessero da Imola. ottennero dai romani il nome di
Imola come altre antighe città Gallia Cisalpina, Citeriore, Togata.
andò soggetta per la storia della Fu dunque dai galli conquistato
sua origine a congetture e a di- quel luogo su cui sorge
ancora
versità di opinioni. Dopo la di- Imola al presente, ed alcuno opi-
struzione di Troia, perseguitati dai no che ne furono i primi edifica-
greci, vennero i troiani condotti in tori. Tal fondazione fu pure attri-
Italia da Antenore, uno de' loro buita ai romani dopo la discesa
capi, ed alcuni vuoisi che passas- d'Annibale in Italia, a Scipione
%^V0 ad abitare que' luoghi che or^ Nasica, ai qimbrijf ai teutoni o 41
IMO IMO ^7
ligurlnl senza prove positive. In tan- di con una popolazione eh' erasi
ta discrepanza di pareri è cer- mostrala cauta, fedele e generosa.
to Imola verso V anno del
che Quindi Siila dichiarò questo suolo
mondo 388o ebbe dai romani se colonia romana, in un modo di-
non l'erezione, almeno il nome, stinto e privilegiato, perchè venne
lo splendore e V ingrandimento. ascritta ad una delle trenlatre tri-
Jjucìo Cornelio Siila valoroso vin- bìi nelle quali rimaneva divisa la
citore di Mitridate, conquistatore cittadinanza romana, cioè alla tri-
della Grecia e della Tracia, dopo bù Follia. In virtù di questo ono-
di aver trionfato dei partigiani di revole legame gli abitanti della co-
Caio Mario, proclamare dit-
si fece lonia avevano luogo e voto ne'gene-
tatore dal senato romano. Fu al- rali comizi, diritto alle supreme ma*
lora che cessate le guerre. Siila gistrature, ed altre prerogative. Che
introdusse il costume di accordare Imola fosserealmente colonia mi-
in premio ai soldati veterani be- litare romana, che in Roma avea
Demeriti, parte di quei terreni ove ì suoi procuratori, e che tra i set-

egli aveva portato le vittoriose sue te quartieri posti nell'agro Rimine-


armi. Siila pertanto mandò il suo se, e amministrati dai rispellivi
favorito Appio prefetto di nume- decemviri e decurioni uno era di
rosa milizia, ad abitar quel vico pertinenza de'corneliesi lo si ha ,

che chiamiamo Imola, posto in da incontrastabili monumenti. In-


dolce clima, in gradevole situazio- trodottisi in Imola amichevolmente
ne, con terreno ubertoso, ed abi- i romani, e provveduti con saggio
tanti di semplici costumi. Ai no- riparto di comodi, di rendite, e di
delli ospiti non vennepermesso quanto occorreva al loro sostenta-
inoltrarsi nell'abitato allora angu- mento, cominciarono a poco a poco
sto, finche non fossero giunti gli a familiarizzarsi cogli abitanti, i qua-
ordini del dittatore e del senato li appresero i loro costumi e le
per accoglierli, e conceder loro una loro leggi. Allora fu che congiun-
porzione di beni. Appio fu ragio- te le famiglie degli abitanti alle
nevole a tali rimostranze, ed intan- romane, la nascente colonia au-
to accampò il suo esercito in un'a- mentò di popolazione. Appio si

mena collina alle rive del Vatre- prestò pel ben essere dell'occupato
no, la quale venne dall'esperto du- paese, e consapevole che la felicità
ce fortificata col farvi sorgere un de' popoli dipende dalle provvide
castello che si chiamò dipoi il Ca- leggi, dalle ben ordinate magistra-
stello d' Imola^ ed ora viene detto ture, e dalla rehgione, ogni cosa
Castellaccio. stabilì nel luogo. A piedi del mon-
Alla esatta disciplina e pruden- te detto Castellaccio fissò un luo-
contegno dell'esercito romano
te go pei comizi , ivi radunò il po-
nel tempo che si aspettavano da polo insieme coi magistrati ed uf-
Roma le risoluzioni, corrisposero i fìziali del medesimo, e vi pubblicò

grati abitanti con tratti amorevoli le saggie leggi romane, all'osser-


e con somministrazioni di vetto- vanza delle quali tutti solenne-
vaglie. Giunti gli ordini di Siila, mente si obbligarono con giura-
venne commesso ad Appio inol- mento, venendo con universale con-
trarsi liei \ico, ed usar cortesi mo- senso acclamato sommo e per-
58 IMO ÌMO
pctuo mngislrato de! paese. Qui stello ne'primi secoli del cristiane-
notei'emo che a piedi dello slesso simo fu creilo l'episcopio colla
monte da pochi auni furono sco- Cattedrale.
peiie salulifeie acque termuh, alle Così ampliato questo paese si

quali concorrono anche molli fo- adoprò il benemerito Appio pel


icslieri. Assunlo appena il coman- suo maggiore abbellinioiilOj il per-
do, Appio si accinse a rendere nelle chè non lunge dalia porla llia fu-
uienli dei docili abilalori le idee rono fabbricale le pubbliche ter-
religiose piìi ferme e più rispelta- me: qui si eresse il foro venale
bili; per lui quindi Marie e Ve- ornato di magnifici portici, qui si

nere ebbero particolari templi, il innalzò un'altra porla chiamala


primo sul Castellaccio, la seconda Appia, e qui si lastricarono le
nella laguna poco distante dal luo- pubbliche vie egualmente che quel-
go ov'è presentemente s. Pietro di la la quale dalla ricordata porta
Laguna, e tra' più savi abitanti conduce alle valli, e che fu deno-
furono scelli i flamini delle due minata Selice, perchè lastricata con
divinità: per lui fu restaurato il quelle selici o selci, che furono
tempio di Minerva ; per lui nel mandate in queste parli onde com-
luogo che allora fu detto Ariolo, pire la via Flaminia. Sì belle dispo-
e poi per corruzione Oriolo oRiò- sizioni piacquero a Siila, il quale

lo, si fabbricò il soggiorno per gli non lasciò quindi di onorare con
auguri falli venire dalla Toscana. amplissimi privilegi quella novella
L' indefesso Appio per affezionar la militare colonia, e di mandarle da
gioventù ai laboriosi esercizi e per Roma uomini integerrimi e illu-
addestrarla alle armi fece edifica- minati, che con onore ammini-
re il teatro o sia arena pei gla- strassero la giustizia. Inoltre im-
diatori, nel luogo ov'è oggi la chie- pose ad Appio di fondare nel
sa di s. Maria in Regola, e in mez- paese due tribunali, ai quali pre-
20 ad esso v'innalzò la statua di siedessero due prelori per la facile
Siila ; disegnò il campo Marzio, trattazione delle cause, per cui il

presso cui per promovere l'agricol- pretore urbano decideva le cause


tura fissò anche il campo Boario^ degli oppidani, ed il pretore pe-
ove dovevano raccogliersi ne' pre- regrino quelle de' forestieri, e sì

scritti giorni i rusticani. Si Irò va- l'uno che l'altro furono investiti
rano i due campi nella pianura di sommi poteri, co' quali decide-
presso al ponte posto sul Valreno, vano affari che per l'addietro al
per mezzo del quale gli abitanti solo senato romano erano riserba-
del monte erano uniti a quelli del- ti; ed è perciò che in questo luo-
la pianura, il ponte divideva il go dovevano concorrere gli abitan-
paese, che per l'ampliazione di Sii- ti delle Provincie per la spedizione
la estendevasi dal monte Castel- delle liti. Appio in tale circostan-
laccio sino quasi al torrente Cor- za fece pubblicare per la provincia
recchio, comprendendo non solo il queste supreme disposizioni del dit-
luogo ove è ora Imola, ma anco- tatore, e fu in quel tempo ch'egli

ra il distrutto castello di s. Cas- chiamò il paese Foro di Siila e


siano, poco lungi dalla chiesa det- Foro di Cornelio, giacché sotto i

ta della Croce coperta. Io tal ca« favorevoli auspicii di Cornelio Sii-


IMO IMO 5^
la questo suolo, prima oscuro e le,r Italia e la Gal Ha Cisalpina ne
negletto, ottenne un ordinato modo provarono le funeste conseguenze.
tli politico regolamento, una forma Giulio Cesare, vinto Pompeo in
elegante, e crebbe alla celebrità e Farsaglia, ottenne la perpetua dit-
Questa è l'epoca
allo splendore. tatura, ma colla sua uccisione ge-
della fondazioneo almeno rinno- nerale fu lo sconvolgimento , ed
vazione di Foro di Cornelio, ed affrettò la caduta della repubblica
errò Agnello con quanto scrisse romana. Il console Marc' Antonio

nella vita di s. Pier Grisologo. Il volendo vendicare il defunto ebbe


complesso delie cose narrate, fece- a rivale Decimo Bruto, che rac-
ro ben presto salire a rinomanza colse molta truppa, e vuoisi che
questo Foro, e diverse illustri fa- ricevesse soccorso dai corneliesi, pres-
miglie romane, mosse dalla felicità so a' quali prevaleva il partito dei
del governamento, e dall'amenità pompeiani , onde la provincia fu
del sito, vi si recarono a stabilirvi, agitata dalla guerra ; Bruto si re-
come fece la stirpe nobilissima dei cò alla difesa di Modena ove l'as-
Vestri, Lucio Spurio, Aulo Petilio, sediò Marc' Antonio. Questo conso-
e Severo Catone, i quali gene-
il le turbolento, per l' eloquente ar-
rosi concorsero a rendere più il- ringa di Cicerone venne dichiara-
lustre il suolo corneliese. E in fat- to ribelle e nemico della patria ,
ti Spurio chiamato da Appio a ed a suo danno mossero consoli i

parte delle sue diffìcili intraprese Ircio e Pansa e Caio Giulio Ce-
,

nel cingere l'ampio Foro di mura, sare Ottaviano nipote ed erede del
ornò la città dalla parte del fiu- trucidato dittatore. Ottaviano fer-
me verso oriente di nuova porta, mò il suo esercito nel Foro di
che per lui si chiamò Spuria e Cornelio ; Ircio andò ad accam-
poscia per corruzione di vocabolo parsi presso eia terna, presenlemeu-
Spu viglia, e la cinse di larghe fos- te Quaderna. Ircio e Pansa dopo
se profonde, di un ponte amovibi- vari combattimenti peiderono la
le, e d'una ben munita torre. Pe- vita, onde Marc' Antonio, Emilio
tilio tàbbricò sopra uno de'vicini Lepido, ed Ottaviano formarono
colli una magnifica villa, dal suo un triumvirato , e alla presenza
nome chiamata Pediliano, ed ora degli eserciti schierati nella cam-
Tediano. M. Porzio Catone, nel pagna bolognese si divisero l'im-
monte che fu detto Catone, in- pero dell'universo. Dipoi Marc'Au-
nalzar fece un ameno soggiorno tonio ed Ottaviano divenuti ne-
per villeggiarvi, e qui si trattenne, mici, questi vinse il primo ad A-
sinché le politiche vicende di Ro- zio, restò arbitro dell' impero, e fu
ma Io chiamarono a porre un ar- salutato imperatore ed augusto.
gine col rigore di sua condotta Applicatosi neir ordinamento d' un
alla depravazione, e a farsi scudo sistema di governo corrispondente
alla libertà vacillante. alla vastità dell' impero, Imola co-
Dopo tre anni di dittatorato Sii- me le altre città nella somma del-
la rinunziò, e tornato alla condi- le cose dovette dipendere da Au-
zione di semplice cittadino, poco gusto: tutlavolta restandole la li-

dopo morì. INon andò guari che bertà di usare di quel diritto che
Koma fu divisa dalla guerra civi- r era stalo conceduto da Siila, prò-
6Ò IMO IMO
seguì essa forse sino all' abolizione stanlìno il Grande trionfato del-
de' romani comizi a congregare i l' usurpatore Massenzio, si rallegrò
suoi decurioni, onde dassero il voto r Italia tutta : questa che da Au-
per l'elezione di quei magistrali gusto era stata divisa in undici
che risiedevano nella capitale del- Provincie , fu da Costantino ripar-
l' impero , e a mandar suggellati tita in diecisette, e per ciascuna di
secondo gli ordini di Cesare i vo- esse vennero create nuove magi-
li a Roma, per unirsi ai suffragi strature, nuovi consoli, nuovi pre-
delle altre città che godevano un sidi e correttori. Due erano pri-
egUHi diritto. Del rimanente que- ma i prefetti pretoriani, Costanti-
sto Foro eslrasse dal suo seno quei no n'elesse quattro con giurisdi-
soggetti che destinar si dovevano a zione territoriale sulle provincie
regolar l' interna polizia ad am^ , assegnate. Trovossi perciò la città
ministrar la giustizia e decidere le d' Imola dipendente dal prefetto
questioni, a formar leve nelle ur- pretoriano, che sorvegliava a tutta
genze di guerra
ad imporre , e la provincia Flaminia, e ad un
quelle contribuzioni che si voleva- consolare o governatore che risie-
no pei bisogni del paese egualmen- deva in Ravenna, e veniva scello
te che dell'impero; restava per dal prefetto. La vicinanza degl'im-
^llro ai cittadini un pieno diritto periali pretori, servì di freno alle
di appellarsi dai decreti e giudizi rispettive autorità municipali, e di-
municipali, alla decisione de' ma- minuì il il comando
potere loro :

gistrati romani. Indi il Foro sog- di questi non ebbe fine che
prefetti
giacque alla sorte delle città del- (il tempo d' Onorio imperatore di
l' impero, avvenimenti che si
agli occidente. Tra i prefetti va lodato
successero, ed alle conseguenze pro- Tauro, uomo giusto e discreto, sot-
dotte dalla bontà o crudeltà degli to cui vide Imola chiusi per sem-
imperatori , non che dalle guerre pre i templi innalzati dalla genti-
civili prodotte da quanti aspirarono lità, e cessati i sacrifizi a que'nu-
all'impero. Sotto l'imperatore Vespa- mi che dalla fervida fantasia rice-
siano, come negli altri municipii vettero l'essere. Allorché Massimo
così nel Corneliese venne ristabili- ribellatosi a Graziano si fece pro-
to il governo introdotto da Au- clamare imperatore^ nel tempo che
gusto, saggio e moderato principe. Imola avea concepito timori per
Però sotto Adriano e verso l'anno le minaccie dell' usurpatore, narra
i35 dell'era cristiana Imola colle il Gamberini che i bolognesi coi
altre città d' Italia scemò di molto modenesi e reggiani mossero guer-
nel potere e nella libertà. Al dire ra agli abitanti di Claterna, e che
dell'annalista Gamberini dopo la questi coUegaronsi cogli imolesi e
metà del terzo secolo patì molto il ravennati marciando contro il ne-
Foro di Cornelio, indi fu risarcito, mico. Dopo aspro conflitto i bolo-
e posto in istato di difesa da Au- gnesi vimasero vincitori ; ma con-
reliano che pacificò l' Italia e ne
, tro questi, già ribellatisi nel 386
riordinò il suo governo, ed Imola a Graziano, rivolse armi il suo le
ubbidì a norma delle altre città capitanio Asclepio, che dopo aver
d'Italia. per venti giorni dato riposo in
Avendo il saggio e benefico Go- Imola alle sue numerose truppe
I MG IMO 6r
soggiogò i bolognesi. Nel 887 di era afflitta da orribile carestia.
nuovo insorse Massimo contro Va- Profittando gli abitanti del paese e
lentiniano U, s'impadronì del-
e della campagna dell'avvenimento,
l' Italia riducendola a compassione- presero le armi, e ne discacciarono
vole stato, come descrive s. Am- i con perdita si riti-
vandali, che
brogio. Avendo questi taciuto lo rarono in Monte del Re, invocan-
stato d' Imola di cui era primate, do il soccorso di quelli ch'erano a
vuoisi inferirne o eh' essa era sla- Modena. Cassio imolese valoroso
ta ridotta a deplorabile condizio- guerriero, presso cui era la supre-
ne, specialmente quando Massenzio ma amministrazione della città , si

contrastò l'impero a Costantino, o pose alla testa e de' concittadini,


spinta dal timore e dalla debolez- rapidamente espugnò il detto mon-
za delle proprie forze, si assogget- te, uccidendo e fugando i nemici*
tò senza opposizione al tiranno Uniti agli osceni taifili venuti da
Massimo. Certo è che dopo la mor- Modena tornarono i vandali a de-
te di esso, accaduta nei 388, Imola vastar le campagne imolesi, e cin-
tornò all'obbedienza del legittimo sero la città d'assedio: caduto gran
principe, che dimenticato il passa- parte del muro che la cingeva, fu
to, cangiando le magistrature ri- liberata dal furore vandalico per le
dusse le cose allo stato primiero. prodezze di Cassio e de' suoi imo-
Passati quattro anni Imola fu co- lesi,che inseguito il nemico a Tos-
stretta ad obbedire al tiranno Eu- signano lo disfece valorosamente,
genio , dal cui giogo la liberò poi dando così fine alla guerra. A Cas-
Teodosio I. Le sconfitte date dal sio glorioso liberatore della patria^
sagace ed intrepido Stilicone mi- decretò il senato una statua nel
nistro d' Onorio nel ^o^ ad Ala- pubblico foro, e quando morì ebbe
rico re de' visigoti , e nel 4^^ ^ nella cattedrale solenni funerali fat-
Radagniso re degli unni, ritarda- ti a spese pubbliche.
rono quelle calamità da cui era Avrebbe potuto Imola godere
minacciata l' Italia. E infatti nel tranquillità, se le guerre civili e
408 Alarico riempì di costernazio* l'anarchia che regnò in Italia dal-
ne r Italia, e tra le città che de- la morte di Valentiniano III sino
vastò si novera Imola. Fatta pri- alla deposizione di Romolo Momil-
gioniera Placidia figlia di Teodo- lo Augustolo ultimo imperatore di
sio I, Adolfo o Ataulfo successore occidente ,
per opera di Odoacre
di Alarico nel ^11 conchiuse in re degli eruli, non l'avessero fatta
Imola ed effettuò il matrimonio
, cadere in peggiori calamità . Nel
coir ottima principessa, celebrando- 476 Odoacre primo barbaro fu il

sene poi con solennità l' avveni- che fondò un nuovo regno in Ita-
mento in Narbona. Nel ^5i Imo- lia, la quale volle fosse governata
la provò il furore del feroce At- dal prefètto del pretorio nelle an-
tila re degli unni, indi quello pur tiche forme. Diversi storici dicono
desola tore di Genserico re de' van- che Imola fu chiamata Odoacrìca,
dali, che ne occuparono il forte o come quella che venne arricchita
rocca ma a cagione di un fulmi-
, dal nuovo re di molti privilegi,
ne rovinata in parte, la guarnigione ornata di pubblici e privati edi-
ne uscì nel /^5S, mentre la città fizi, fortificata, e resa cospicua pei
,

G'jt IMO IMO


molli onorevoli gradi conferiti ai chiamò i longobardi alla conquista
di lei modi be-
cittadini, e in altri d' Italia. Vi si condusse nel 5G8
neficata. Ma
Odoacre fu vinto ed il re Alboino, ed a nulla valse
ucciso nel 49^ da Teodorico re r impegno dell' esarca Longino di
de' goti, che fu acclamato re d'I- difendere Emilia dal rapido con-
l'

talia, nella quale regione die prin- quistatore. Clefo o Clefi successo-
cipio al regno gotico. Principe sag- re di Alboino proseguì le vittorie
gio, giusto e splendido, rinnovò ed occupò nel 5^^, altri dicono
molte città, e probabilmente anco nel 575, anche il Foro di Corne-
Imola ne sperimentò le beneficen- lio. I longobardi poco dopo, e cer-

ze. àSotto il regno del goto Vitige, tamente quando viveva il violento
Giustiniano I imperatore d' oriente Clefo, fortificarono questa città per
spedì al ricupero d'Italia Belisario opporsi ai tentativi de' ravennati,
e l'eunuco Narsete: le provincie e la ornarono di ben munita roc-
italiane abbracciarono il partito ca, eh' ebbe da essi il nome di
imperiale; Imola con tutta l'Emi- Imola, nome il quale dappoi deri-
lia, tranne Cesena, fu occupata da vò alla ci uà medesima per con-
Narsete; Ravenna fu presa da Be- senso di molti storici : questa è la
lisario, e colla prigionia di Vitige più probabile origine della parola
nel 540 ebbe fine la guerra tra i Imola applicata col Foro di Cor-
greci ed i goti. Dopo circa due nelio, benché altri dicono che la
anni Totila re de' goti battè i ne- città cominciossi a chiamare Imola
mici presso Faenza , s' impadronì ai tempi di s. Cassiano, per opera
d' Imola ove lasciò un forte pre- del quale ì cittadini abbandonando
sidio , e riconquistò l' Emilia , la i sagrifizi alle false divinità, comin-
Toscana , Roma ed altre
, parti. ciarono ad offerire ostie incruente
Narsele fu rimandato in Italia e pacifiche al vero Dio. Veggasi
vinse, i goti e Totila fu ucciso, co- r A Iberti , Descrizione dell' Italia
sì Teia suo successore. Si fortifica- p. 32 1 ; ed il Pistoiesi, Fila di
rono i superstiti goti Cuma,in Pio Vlly p. II, tom. L L'avari-
Lucca ed Imola, ma dopo lungo zia e crudeltà di Clefo lo resero
assedio riuscì a Narsete impadro- sì odioso, che fu svenato dopo die-
nirsi di tali città. Raccontano gli ciotlo mesi di regno. Successe un
storici imolesi, che la loro patria interregno di dieci anni , e trentasei
fu presa per assalto a' 24 aprile duchi governarono da tiranni cia-
554 da Yaleriano prefetto di Ra- scuno i propri sudditi. Faroaldo
venna, e da Antioco spediti da primo duca di Spoleto portossia
Narsete alla testa del greco eserci- formare in Imola una piazza di
to, e che abbandonata
la città fu armi per potersi impadronir poi
al saccheggio, ne furono rovescia- di Classe, come fece; ma dopo po-
te le mura, ed incendiali gli edi- chi anni fu costretto ad abbando-
fizi. Terminata la conquista d'Ita- nare con perdita le sue conqtJiiste.
lia cadde la gotica monarchia; e Si narrache l' esarca Smaragdo, e
la bella regione fu per quattordici Drottulfo alemanno ribelle ai lon-
anni governala da Narsete. Questi gobardi, non fiume Valreno nel
indispettito dalla conocchia e fuso ma nel Badrino, unirono una flotta
inviatigli dall' imperatrice Sofia ,
di piccole barche piene di valoro-
,

IMO IMO 63
si fallii,con che sconfissero Faioal- risaurico al Papa s. Gregorio II,

tìo eh' erasi impadronito di Classe. e dell'inasprimento degli animi per


Quantunque Imola fosse slata la persecuzione del culto alle sa-
presa nel secolo VI dai longobar- cre immagini , nel 728 con forte
di, conviene però dire che sempre esercito occupò Bologna, Ravenna
non rimanesse nelle loro mani e r intero esarcato, e la Pentapoli.
mentre ci dicono le storie che Mo- Nella conclusione della pace Imola
dena era la frontiera con cui re- fu ceduta ai longobardi e formò il

stava diviso longobardoil paese confine del loro regno. In fatti nel
dalle città dell'esarcato di Raven- 742 il Pontefice s. Zaccaria man-
na, sotto il quale comprendevasi dò a Luitprando Stefano prete e
Imola. Allorché il re Rotari scon- Ambrogio primicerio, per avvisarlo
fisse r esarca Isacco, s' ignora se la del vicino suo arrivo, e di questi
città fu conquistata dai longobar- spediti scrive l' Anastasio in Fila
di ; però, al dire degli annalisti Zachariae : u ingressi fines longo-
imolesi, il re Grimoardo a vendi- bardorum in civitate quae vocatur
carsi degli imolesi i quali non
, Imola, cognovisse quod prope ditio-
aveano voluto accettare nella città nem ( longobardi ) meditabantur
la di luiarmata, quando nel 663 facere praedicto sancto viro ( Za-
portavasi a soccorrere Romualdo chariae) ne illuc ambularci ". Do-
duca di Renevento attaccato dal- po Luitprando obbedì Imola a* suoi
l'imperatore Costante , distrusse successori, ed Orso duca di Persi-
Imola e fece un orribile massacro, ceto ebbe in dono la città dal re
tuttavolta il suo successore Perta- Astolfo. Avido questi di nuove con-
rito o Rertarito restaurò Imola, quiste , nel 75 1 o 752 cacciò i
fabbricò un castello detto Pertari- greci dall'esarcato, e con Eutichio
to, e dopo chiamato Massa Lom- si estinse la dignità di esarca ;

barda, perchè i longobardi cacciati quindi minacciò Roma, ed occupò


due volte dai confini imolesi ivi varie terre della Chiesa romana, li

si rifugiarono, e finalmente si nar- Pontefice Stefano lì detto III, non


ra che a Feroaldo longobardo, la potendo ottenere da Astolfo che
cui famiglia erasi stabilita in Imo- cessasse dalle stragi, ne soccorso dai
la, diede il comando della città. greci, si portò nel 754 in Francia,
Tali narrazioni degli annalisti sono e lo ottenne da Pipino, il quale
rigettate dall'anonimo imolese. Nel con poderoso esercito calato in Ita-
708 Imola mandò soccorsi a Fe- lia , recò sterminio e saccheggio
lice arcivescovo di Ravenna, ribelle alle città de' longobardi, e sembra
al Pontefice Costantino ed all' im- che Imola non ne andasse esente,
peratore Giustiniano II; ma Felice ed obbligò Astolfo a restituire le
ed i suoi vennero severamente pu- occupate terre e l* esarcato alla
niti. Ravenna scosse il giogo im- santa Sede, perchè sino da s. Zac-
periale , ed Imola colle città e caria erasi posto sotto la prote-
terre dell' esarcato ne seguirono zione della medesima. Dimentico
l'esempio, ma poi tornarono al- Astolfo de' giuramenti fatti, nulla
l'obbedienza. Profittando il re Luit- eseguì ; ma tornato in Italia Pipi-
prando delle persecuzioni mosse no ne represse l' orgoglio , ed il

dall' iconoclasta imperatore Leone sottomise con duri palli, massime


,

64 IMO IMO
in efTeltuare precedente accordo.
il postolica. Adriano I eccitò Carlo
Fu dunque nel 7 5/) che la santa Magno a frenar l'ambizione del-
Sede ebbe da Pipino reintegiato e rarcivescovo, e ad assicurare alla
ampliato il dominio temporale ,
Chiesa romana l'esercizio pacifico
compresa la cessione dell'esarcato de' suoi diritti, la quale piìi tardi
e della Pentapoli, e perciò Imola realmente li ricuperò, e Leone mo-
come si legge nel diploma di Lo- rì nell'anno 777. Benché la città
dovico I il Pio. d' Imola fosse passata a far parte
Eseguì Astolfo parte delle im- dei dominii pontificii, essa però fu
poste condizioni, ma Imola insie- per lungo teìnpo governata in for-
me con altre città rimase in pote- ma di repubblica dai magistrati
re de' longobardi; e benché Stefa- particolari che si formavano nel
no III fosse concorso all'esaltazione seno de'suoi medesioài concittadini,
al trono longobardico di Desiderio, e de* quali vuoisi che fòsse molto
questi restituì solo Faenza e il du- esteso il potere. La prima magi-
cato di Ferrara, per cui il Ponte- stratura era affidata, come nella

fice, e s. Paolo I che gli successe maggior parte delle città italiane,
fecero gravi doglianze. Desiderio ad un solo che portava il nome di
minacciando la rovina di Roma, il marchese, di conte, o di governato-
Papa Adriano I ricorse all'aiuto di re, ed a tempo di s. Gregorio VII,
Carlo Magno che nel 778 impri- come rilevasi dalia sua lettera e da
gionò il re e diede termine al re- altra di s. Pier Damiano, un Gui-
gno de* longobardi in Italia, con- done era conte corneliese o conte
fermando alla Chiesa romana le dei corneliesi, cioè presiedeva agli
donazioni fatte dal padre Pipino, imolesi coH'autorità di conte. Il piìi

comprensivamente alla restituzione antico che nel IX secolo esercitò


dell'esarcato. Allora Stefano III in Imola la suprema magistratura
concesse l'amministrazione di Ra- fu Roberto della stirpe di quel
venna all'arcivescovo Leone, ed ai Cassio celebrato di sopra: il raro
tribuni della città, come scrive il valore militare di Roberto che ver-
Sigonio, De regno Ital. lib. Ili, so 1*828 avea disfatto i saraceni,
an. 755, p. 129. Abbiamo dall'a- meritò che l'imperatore Lodovico
nonimo imolese, che dipoi l'ambi- I r innalzasse alle prime cariche
zioso Leone arcivescovo di Raven- nnlitari. Assalita la città nel detto
na si portò in Francia dal re Car- anno o nelT 834 dai ravennati,
lo, per rappresentargli quanto fos- faentini e forlivesi che portavano
se convenevole che la chiesa di per tutto la devastazione, e impo-
Ravenna acquistasse sull'esarcato tente a far lunga resistenza, ri-

temporale giurisdizione. Benché il chiamò dalle Gallie l'illustre citta-


re ciò non approvasse , l'altiero dino perchè prontamente la soc-
Leone cominciò a chiamarsi esarca, corresse, mentre gì* imolesi sosten-
e tenne soggetta non solo Raven- nero i replicati assalti de* nemici.
na, ma
ancora Bologna, Imola e Con incredibile rapidità Rober-
il rimanente dell' esarcato, condan- to con numerosa truppa giunse
nando a carcere o ad esilio i mini- presso Imola, ed investito il cam-
stri pontificii, e vietando ogni ri- po de'ravennati ne fece strage; i
corso e dipendenza dalla SqìÌq a- faentini parte ne uccisero, altri ne
IMO IMO 65
fecero prigionieri, mentre i forlivesi tini segretamente ne avvisarono il

presero la fuga per l'opportuna senato, il quale condannò a per-


sortila fatta dagV imolesi. Roberto petuo esilio i colpevoli, lasciando
entrò trionfante in patria, accordò in Imola i non rei della fami-
pace ai faentini ed ai forlivesi me- glia Feroaldi onde , vi esercitas-
diante compensi ai danni recati, sero liberamente i diritti dei cit-
ed i ravennati per mancanza di tadini. Dopo
morte del be- la
capo non poterono fare altrettan- nefico Alvanico, neir846 passando
to. Poco sopravvisse Roberto lo- per Imola Lodovico lì, coronato
dato per saggio governo, e gli dal Papa Sergio II re de'longobar-
successe Alvanico che dicesi della di, prepose a reggere la repubbli-
famiglia Vestria. ca imolese Butrice, rinomato guer-
Mentre Alvanico avea liberalo riero, che tra i plausi comuni fu
la Toscana dalle reliquie de' longo- proclamato per capo dai senatori.
bardi, e quasi tutta ridotta in po- Dovendo però Butrice seguire il
tere de' pisani, nell' 842 i raven- re in Francia, lasciò far le sue ve-
nati alleati co' bolognesi fecero pre- ci Selvaggio cavaliere alemanno, da
giudizievoli scorrerie sul territorio cui i cronisti fanno derivare la
d'Imola; ma accorso Alvanico ob- famiglia Sassatelli. In questo tem-
bligò i ravennati a domandar pa- po i cispadani avendo devastalo il

ce ed a restituire il tolto. Egual territorio imolese, pel valore di


sorte incontrarono i bolognesi pres- Giovanni Feroaldo e di Anselmo
so al Sillaro che nella segnata con- fratello di Butrice furono trucidati
cordia fu stabilito per confine del o fugati. R.itornato Butrice ad Imo-
territorio imolese a ponente, come la prese le redini del governo, for-
a levante Io fu il Senio, a setten- tificò la città con fosse e baluardi,
trione Primaro, e a mezzodì l' A- e ristorò la porta Equestre, caduta
pennino. Salutato Alvanico capo nel terremoto dell' 846, porta che
della repubblica, restaurò gli edi- pare fosse presso la chiesa di san
lìzi che tanto aveano sofferto nel- Giovanni incontro alla via Appia
le barbariche incursioni, e si ac- detta Selice. Le provide cure di
cinse a riordinare il governamento Butrice salvò il popolo dalla care-
della patria : divise il popolo in stia, e pieno di meriti morì e fu
quattro centurie, da ognuna delle onorato con magnifiche pompe fu-
quali scelse quattro probi soggetti nerali. La pubblica amministrazio-
che col titolo di senatori dovevano ne fu indi afìidata a Giovanni Fe-
regolare la pubblica cosa ; indi ad roaldo, che poco visse, e terminò
assicurare i diritti e la felicità del di vivere ucciso da un servo. In-
popolo, per ogni centuria nominò tanto Imola avea provato gli scon-
due individui, i quali, benché non volgimenti prodotti in Italia dai
avessero luogo tra' senatori, dovea- Berengari e dai duchi di Spoleto
no però rappresentare al senato le Guido e Lamberto , e le barbari-
ragioni del popolo. Alcuni della che vicende del ferreo secolo X, in
famiglia Feroaldi , mal soffrendo desolanti devastazioni, discordie inte-
veder accordate ad altri onorevoli stine ed altri guai prodotti princi-
cariche, tentarono sommovere i faen- palmente dalle straniere invasioni
tini contro gV imolesi, ma i faen- degli ungheri e saraceni. Avvilita
vot. xxxiv. 5
66 IMO IMO
r per tanti sconvolgimenti, i
Italia espugnato dai faentini, e ì tossi-
Teneziani furono i primi a scuo- gnanesi spiegarono uno spirito in-
tersi dall'inazione, unirono truppe tollerante : insorse la gioventù imo-
numerose, e il gran guerriero irao- lese ed uccise Cornelio. Autore
h?se Fausto Alidosi lo dichiararono principale dell'impresa fu Troilo
prefetto dell'ordine pedestre, per Nord ilio che ridonò la pace al pae-
opporsi agli ungheri. Quanto ai sa- se, richiamò Tossignano alf obbe-
raceni ch'eransi annidati presso il dienza, e liberò Riolo dai fàenti»
Garigliano, trovarono nel Pontefice ni, indi governo della re-
assunse il

Giovanni X un principe che non pubblica. Essendo Giovanni XII in


dubitò di porsi alla testa dell'eser- un all'Italia travagliato da Beren-
cito per combatterli, e chiamato gario ed Adalberto, chiamo dalla
Timolese Fausto lo prepose a pre- Germania il re Ottone I per fini-
fetto di quattromila umbri. I sa- re le loro vessazioni, e a tale ef-
raceni vennero distrutti, e Fausto fetto ingrossò suo esercito con
il

per le sue prodezze fu dagli um- milizie comandate da Troilo. Giun-


bri portato come trionfante in Ro- to in Roma nel 962 Ottone I, it
ma. Tornato Fausto alla patria ne Papa lo coronò imperatore, ed Ot-
sostenne gl'interessi e la sicurezza, tone I restituì alla Chiesa quanto
per quanto il permettevano le cir- gli aveano concesso Pipino e Car-
costanze degl' infelici tempi, che fe- lo Magno, come narrano Lamberto
cero cambiar faccia alle città del- Schafnaburg in Chron. ad an. 962 ;
l'esarcato, che in un a Ravenna e Pistoni tom. I, p, 3i4; Gretsero,
ad Imola si sottrassero dall' auto- Oper. tom. VI in Apolog. Baron.
rità del Papa. lib.I, cap. 20, lib. lì, cap. 5, 1

Agitata Imola dalle italiche ver- p. 216 e 401. Giovanni XII pre-
tìgini, dalle incursioni de' vicini, e miò Troilo colla esenzione dai pub-
dalle intestine sommosse, narrano blici pesi, e tornato ad Imola con
alcuni che mentre ne governava sì benefico privilegio, fu acclamalo
Fausto la repubblica, ravennati i padre della patria. Troilo fece ri-

ne devastarono le campagne, e i staurare le mura, aumentar le for-

dipendenti paesi insorsero a suo tificazioni, accrescere il numero dei


danno. Fausto raccolse un'armata, senatori sino a quello di venti-
marciò sugli aggressori, li vinse, e quattro; ripristinò T uffizio di pre-
presso Massa Lombarda nel 928 tore, e per lui il circuito della cit-
in sanguinoso conflitto li fece nel- tà venne ridotto tra le cinque por-
la maggior parte prigionieri: ì te llia, Appia, Spuria, Equestre e
ravennati domandarono al senato Montanara. Mentre Troilo atten-
la pace, e fu concessa. In questo deva con tanto impegno al pub-
tempo molle famiglie emigrate da blico ordine ed incremento della
Verona si stabilirono in Imola, città, Guglielmo Patarino e Deo-
fabbricarono degli edifizi vicino a dato Cunio eccitarono il popolo a
porta Montanara, indi furono am- sedizione, che la prudenza ed au-
messi alla cittadinanza. A. Fausto torità di Troilo seppero dissipare,

successe il nipote Cornelio, la cui condannando all'esilio i principali

inazione ed avarizia fu sorgente autori. Accordò Troilo alla plebe


di gravi sommosse. Rido venne la vacanza dalla milizia, e conveu-
IMO IMO 67
ne che due della plebe intervenis- Divenula la città teatro dì accani-
sero alle sedute del senato, acciò ta guerra, si sparse in gran copia
dai padri nulla si determinasse sangue civile, molte case furono
opposto ai vantaggi della popola- saccheggiate. Lelio Accarisi preval-
zione. A Troilo succedette nel go- se dopo orrenda strage, adunò il

verno della patria Sigismondo di senato ed assunse il governo della


lui figlio, indi Nordilio. Questi re- repubblica a' 16 novembre : pei"
presse i faentini e li obbligò a re- le sue estorsioni venne ucciso e si
stituire le castella e terra occupa- negò al cadavere l'onor della tomba.
te, e battè i cispadani, laonde ven- Alberto Cunio con unanimi voti
ne Nordilio acclamato principe da- assunse governo, quando bologne-
il i

gl'imolesi, ciò che approvò Gio- si recarousi ad assediar la città nel

vanni XII nel gSG. Antonio Bui- 986, ma con perdita dovettero ri-
garello che per tal conferma con tirarsi. Morto Alberto gli successe

Curzio TjoìIo era stalo spedito al Roberto Alidosi, che subito appli-
Papa, saccheggiò e distrusse la roc- cossi a piomovere i vantaggi della
ca della sollevata Tossignano, e città aumentò il pubblico erario,
:

sottomise gli altri paesi della mon- ricuperò i paesi ribelli, decorò il

tagna insorti ; quindi aiutò Nordi- foro colle spoglie prese ai vinti, e
lio che verso il fiume Sillaro com- in mezzo a tanta calma e benefi-
batteva coi bolognesi perciò fugati. cenze ebbe luogo altra civile sedi-
Nordilio non avendo figli adottò zione. La plebe si allontanò dal
Bulgarello, lo dichiarò suo erede, e senato, e scelse l'indegno Scipione
dopo avergli conferito il governo Bulgarelli, avido di comando, iu
della repubblica in pieno senato suo duce: vane riuscirono le trat-
mori nel 97 5. Bulgarello confer- tative di pace, laonde Roberto
mato nel potere dal Papa Bene- chiamati in aiuto i cispadani, fu
detto VII pose termine alle guer- costretto marciare contro Scipione,
re, ornò la città, ristorò molte che dopo breve combattimento coi
fabbriche, espulse da Imola gli e- suoi prese la fuga. Decretò il se-
brei tollerandone alcuni ne' sobbor- nato perpetuo esilio a Scipione, e
ghi, e proibì il lusso ne' femminili si chiuse con pietra quadrata la
ornamenti, fissandone la pramma- porta Montanara da cui era uscito.
tica con provvido consiglio. Attese poscia Roberto ad accresce-
Morto Bulgarello, per approva- re i borghi della città, a compiere
zione del senato assunse il coman- l'abitazione del pretore, a ristorare
do della città Gigio Accarisi, pro- i sacri edifizi , e tra 1* universa-
bo militare e letterato. Portatosi le compianto mori nei primi anni
a Ravenna, con bravura combattè del secolo XI. Rimase per qualche
contro i greci che volevano conqui- tempo la repubblica senza principe,
starla, ed ivi morì di febbre nel e profittandone i ravennati, faenti-
983. Alla sua morte in Imola ni e forlivesi, nel ioo3 devastaro-
nacque terribile rivoluzione, divi- no le campagne imolesi. Fioriva
dendosi il popolo in due partiti, allora in Imola Corrado, discenden-
uno detto degli Accarisi, l'altro te dall' alemanno Selvaggio sullo*
dei Volusi, per cui le pacifiche fa- dato, che ritiratosi in ameno e
miglie si ricoverarono nella rocca. forte castello denominato Sassat^Uo,
,

68 IMO IMO
posto sui colli Apennini^ e di cui patrio eccidio, raccolse prontamen-
era signore, die origine alla cospi- te buon numero di soldati, e piom-
cua famiglia de'Sassatelli. Prescelto bato sul nemico con strage lo fu-
dal senato a capitano delle mili- gò. Esultanti i cittadini per l'insi-
zie, intrepidamente affrontò i ne- gne vittoria, in premio di loro li-

mici, e ne fece tale strage, massime berazione dichiararono Ugolino ca-


de' faentini, che del sangue fece po della repubblica. Con raro esem-
correre un rio detto poi sangui- pio egli modestamente ricusò il po-
nario. Domandarono i vinti la pa- Cunio ove nell'eser-
tere, e ritirossi a
ce, e fu accordata coi debiti com- cizio delle armi e delle lettere passò
pensi; dei ravennati non fu fatta il resto di sua vita. Nel io32 Ric-
parola in senato. La peste che po- ciardo suo fratello venne obbligato
co dopo desolò V Italia, per più ad accettar l' impero della patria.
anni fece altrettanto in Imola , Ristorò le mura, le porle e il pon-

soccorsa dal generoso Corrado che te Vatreno, costruì forte rocca nel
fu poscia dal consenso e riconoscen- luogo ove tuttora si vede, e di-
za de'cittadini salutato padre della spose che sentinelle vegliassero sul-
patria, e chiamato a regolarne i le mura della città a prevenire ul-
destini. Ad evitare le turbolenze teriore sorpresa. Divise la città in
avvenute in Italia per la morte quattro centurie, ordinò in deter-
di Ottone HI, indusse Corrado il minati giorni la convocazione del
senato, ad esempio di altre popo- senato per trattare gli affari , e
lazioni dell'esarcato, a riconoscere volle che da ogni ordine si sce-
in Enrico II il re d' Italia. Poscia gliessero i cittadini a governar la
colle proprie facoltà, e con oppor- repubblica. Gli ebrei che abitavano
tune misure scampò la città dalla i sobborghi invitarono i ravennati
carestia che affliggeva le altre. Ab- ad occupar ma
furono pu-
la città,

bellì e ristorò gli edifizi, munì di niti i traditori colla morte, gli al-
fosse la porta Appi a, richiamò i tri coir esilio. Grati gì* imolesi a
Bulgarelli e loro aderenti, aggre- Ravenna che in catene aveagli ri-
gò all'imolese giurisdizione parecchie messi gli ebrei deputati, esternaro-
ville e castella; il nobile castello no viva riconoscenza, e strinsero col-
di Monte Catone fu ceduto in do- r illustre città più stretta concordia.
no ad Imola, la quale concesse ai Dopo una serie di magnanime ge-
castellani la propria cittadinanza, sta, Ricciardo morì verso il 1046

col privilegio che due loro indi- senza lasciar mezzi pe' suoi fune-
vidui sarebbero membri del senato. rali, avendo consumato pel
tutto
Tanto fu amara la perdita del pubblico vantaggio. Però il suo ca-
benemerito Corrado, che molto si davere fu portato dai senatori nel-
faticò per dargliene il successore la chiesa di s, Lorenzo, ed a spese

e molto sangue cittadino si sparse. pubbliche gli fu data onorevole se-


Profittandone i bolognesi, a mezzo poltura. L' eloquente Fabrizio Bion-
di traditori notte tempo s'intro- do determinò gli elettori a confe-
dussero in Imola, e vi commisero rire la suprema magistratura della
rapine ed incendii. L'illustre guer- città al fratello del defunto, Ranie-

riero Ugolino Alidosi che trova vasi, ro. Questi governò per ott'anui
tra i cispadani^ com miserando il con somma equità e generosità,
IMO IMO %
Tenendo pianta la sua perdita. Do- coi Macchinando som-
fiorentini.
po i tumulti eccitati dall'ambizioso mosse Ramberto Aliotti, fu impri-
Alberico Spinelli ,
probi cittadini gionato da Giuliano Gigi, indi stra-
fecero affidar governo d* Imola
il scinato per la città fu gittato il
a Gherardo Nascimbeni^ che si re- cadavere nel Vatreno, e la sua fa-
se in pili modi benemerente della miglia esiliata. Dopo il 1070 di-
patria. Alla sua morte furono in- venne conte d'Imola Guidone, e
ti'odotte innovazioni nella forma probabilmente fu quello cui scrisse
del governo : si decretò che dal ce- gravi incombenze s. Gregorio VII
to de' senatori ogn'anno quattro se per reprimere le pretese di Gui-
ne scegliessero, i quali riconoscen- berto arcivescovo di Ravenna. Sci-
do sempre il loro capo col titolo pione Bonmercati castigò i tossi-
di conte, dovessero di concerto trat- gnanesi per aver incitato i fioren-
tare i pubblici affari j si crearono tini a danno d' Imola Fortebrac- :

pure due magistrati eletti fra la cio Farolfo voleva distrutto Tossi-
plebe, ed investiti della potestà gnano, ma l'eloquenza di Sinibal-
tribunizia, perchè entrassero nel do Patarino lo salvò. Anche i ci-
senato per impedire aggravi al po- spadani, sino allora fedeli, spiegaro-
polo. Questo nuovo illustre magi- no il vessillo della rivolta, fomen-
strato resse felicemente e con lode tati da Lorenzo Graziano e Cari-
la patria, ignorandosi chi fosse al- sio Attendoli : Cottignola e Massa
lora conte d'Imola. 1062 i Nel Lombarda erano il centro de' sol-
fiorentini mossero le armi contro levati repressi verso il 1078, e Ro-
gì' imolesi , occuparono vari paesi gerio Cunio fu dichiarato ribelle.
della montagna, i cui abitatori es- 11 di lui Angelo in ven-
fratello
sendosi rifugiati in Sassatello, que- detta uccise nel foro Pirondo Car-
sto pure fu stretto d' assedio. I se- mecosta, uno de' quattro senatori
natori elesseroduce della guerra principali. Insorta la guerra civile,
Cassiano Oraboni , il quale co* ci- due donne dierono prove di eroico
spadani e faentini pose in fuga i coraggio, allorché la militare licen-
fiorentini dopo grave pugna Si . za si abbandonò a mille eccessi.
distinse Bonasera comandante della Livia moglie di Priamo Patarino,
cavalleria, e gli abitanti di Sassatel- per serbare la fedeltà a questo, si
lo dierono prove di singoiar co- uccise alla presenza di un soldato
raggio. Morirono duemila fioren- che minacciava; la moglie di
la
tini, e trecento ne furono fatti prigio- Lucano Feroaldo della chiara fa-
nieri :con amichevoli trattative fu miglia de' Nasci mbeni tenendo eoa
segnala la pace. Tornò Cassiano una mano il proprio figlio, chia-
pieno di gloria in senato, depose mò coir altra un irruente soldato,
nell'erario le somme acquistate, e r uccise ; circondata la casa da
rinunziò la magistratura, e si ri» molti armati per saccheggiarla ,
tirò in Tossignano. combattè con valore sino alla par-
Nel io63 Uguccio Sassatelli ca- tenza del consorte, poscia si die la
pitano degl' imolesi con truppe si morte. Sedati i tumulti e i disor-
portò in soccorso de' ravennati in- dini, Imola riacquistò la tranquilli-
festati dai veneti, e ne riportò ono- tà ; si ristorarono gli edifizi , e
revole pace, ed operò altrettanto riedificarono le atterrate torri, iD'
70 IMO IMO
di ricbiamaronsi gli esuli. Nelle lestina dai maomettani, col premio
gravi tra s. Gregorio
differenze di amplissima indulgenza; anche
FU (redi), ed Enrico IV re dei gl'imolesi tratti da pio entusiasmo
romani, scismaticamente fu eletto presero la croce, e si cuoprirono di
antipapa Clemente Ili , Guìberlo gloria: i Sassatelli contano vari
di Ravenna, venendo questi e ca- individui tra i crocesignati , e i

pare scomunicati. Il conte Ugolino, Carradori Vincenzo Cesare capitano


figlio di Guidone nominato, con di cento imolesi mantenuti a pro-
gli imolesi si dichiarò in favore prie spese. I Carradori presero tal
del re e del falso Pontefice, forse cognome dopo che Scipione amato
per compiacere il vescovo Moran- da Carlo Magno tolse a' nemici un
do, il quale premiò la popolazio- cocchio d'oro, e perciò a lui do-
ne col cedere nel 1084 al comu- nato da Carlo che inoltre lo fece
ne ed ai cittadini i diritti de'da- generale. Vuoisi che i reduci dal-
7Ì, ed uso del porto di Conselice. la crociata ripatriando portassero
Ad onta dei sinistri avvenimenti di reliquie custodite in ricchi reli-
Enrico IV e dell'antipapa gì* imo- quiari, i cui lavori poscia imitati
lesi restarono attaccati al loro par- promossero l'industria de' cittadini.
tito , edconte Ugolino nel 1097
il Damiano Raimondo, bravo militare,
si portò in Cesena per giurare fe- con copioso esercito distrusse quel-
deltà.Se con questo contegno I- l'orda di agricoltori eh' eransi dati
mola andò immune dalie armi di al saccheggio ed alla rapina, incen-
ambedue, si vide occupato il suo diando Toranello da loro occupato.
agro dai bolognesi, e portar l'in- Verso il Ilio sembra che Imola
cendio ne* sobborghi , e disfatto il avesse abbandonate le parti di En-
loro capitano Scipione Montanelli. rico V, figlio e successore di En-
A riparar le perdite il senato in- rico IV, dappoiché calando il prin-
vocò il soccorso de' faentini, e con cipe in Italia con trentamila uo-
allri comandati da Lodovico Alido- mini, fu compresa da forti timori,
si rafforzò l'esercito. Si die bat- che si aumentarono in sentire l'i-
taglia presso ponte del Correc- il niquo attentato commesso contro
chio, e fu tanto sanguinosa che vi Pasquale II. Tuttavolta senza far
vesto ucciso Scipione , e fugate le altro, il re partì d'Italia, e quando
truppe. I senatori portaronsi alla cat- vi ritornò nel 6 nulla patì, per-
1 1 1

tedrale per eccitar ne' cittadini l'a- chè cesare perdonò tutti o per ne-
mor patrio ,
per cui posero subito cessità , o per accattivarsi i popoli.
in piedi forze poderose, e le affida- Frattanto Zaccaria Sulimano tribu-
rono al comando di Lodovico, con- no ordì congiure, sostenuto dal po-
ducendo Antonio Fanio le ausilia- tente Ortensio Fanio, ma ambedue
ri. Riportarono completa vittoria vi perderono la vita, e le loro case
con orrida strage de' bolognesi, e furono atterrale. Nel 1 1 24 i faen-
fu seguila dalla pace. La peste af- tini si accinsero ad espugnar Cu-
flisse pure Imola nel declinar del nio, antico castello di Romagna po-
secolo. co lunge da Cotignola, che conte-
Urbano II nel logS eccitò i neva nel suo distretto Donigallia,
fedeli alla crociata o sia sacra guerra Zagonara, Barbiano, Granarolo ed
per liberare i santi luoghi di Pa- altri luoghi, e ch'era regolato da un
IMO IMO 71
conte dal quale discendono i nobi- lemarchl a sorvegliare le cose di
Jissimi Belgioioso, famiglia che ripete guerra ^ i legisti a presiedere alle

l'origine dalla romana Vestri. Fedi pubbliche ragioni, i ceneconomi ad


il Galletti, nell'opuscolo Perizia su impedire il pregiudizievole eccesso
dì alcuni istrurnenli ec. riguardan- del lusso donnesco, e i neofitachi
ti la nobilissima famiglia de' conti a tutelare i luoghi sacri. Tutte
di Cunio nella diocesi d'Imola, nel queste nuove magistrature doveva-
lom. XXVII degli opuscoli di Ca- no rendere al senato rigoroso con-
Jogerà. Accorsero i ravennati in di- to di loro amministrazione. Tutto
fesa di Cunio, e con 1' aiuto degli progrediva prosperamente, quando
iraolesi liberarono il castello dal- i bolognesi unitisi ai faentini aspi-
l' assedio. Nel i 1 3o cessarono le rarono al dominio della contea di
vecchie inimicizie fra i bolognesi Imola, e che questa venisse gover-
ed i ravennati, e giuraronsi vicen- nata dalle loro due comuni, e che
devole assistenza contro gl'imolesi, alle loro cattedrali gì' iraolesi do-
i quali avevano antiche discordie vessero offrire l' annuo tributo di
col castello di s. Cassiano. Well'an- due pallii. Allora gl'imolesi^ di-
no ii3i gli alleati marciarono spiacenti del procedere de' faentini,
a danno d'Imola , la quale veden- fecero lega coi ravennati , e coi
dosi ridotta agli estremi, nel ii3i conti di Bagnacavallo , di Cunio e
stesso pattuì co'faentini 1' annuo o- di Donigallia. Le parti si azzuffa-
maggio di due pallii del valore di rono con molte perdite ed esito
cento soldi per cadauno nella festa incerto ,
per cui ebbe luogo so-
dell'apostolo s. Pietro. Nel seguente spensione d' armi. Indi i Filgirardi
anno i bolognesi uniti ai ferraresi e Guglielmi principali di Sola-
i

si recarono a danneggiare Imola, rolo vennero a contesa i primi :

che però in unione de*faentini ob- soccombettero, e furono confiscati


bligò gli assedianti a ritirarsi, loc- i loro beni , e proscritti. Questi
chè diede campo agli imolesi di nel II 40 invocarono la protezione
espugnare il nemico castello di s. degl' imolesi, che assistiti dai conti
Cassiano fautore de' nemici e lo , di Cunio li ripristinarono nelle an-
distrussero dai fondamenti. Gli at- tiche proprietà e diritti, ed ebbero
tacchi rinnovati nel ii34 dai bo- in compenso la Selva di Bagnara
lognesi tornarono a loro danno, da s. Paolo fino alla palude nel
venendo inseguiti sino al castello ii4i. Acquistarono ancora gl'i-
di Serra , il quale pure andò di- molesi il castello di Trentola per
strutto; indi le rivali popolazioni cessione fatta da Guarino e suoi
fecero tregua, ed il castello di s. nipoti, con promessa di essere sem-
Cassiano fu rifabbricato. pre cittadini , e di serbare fedeltà
L'interna polizia del governo de- agi' imolesi , che in tal modo au-
stinò due reggitori de'cispadanì, due mentarono in forza. A troncar le
governanti dei montanari, e creò discordie e le inimicizie che turba^-
gli agronomi per regolare i sob- vano la città, nel 1 147 furono da-
borghi, e decidere la controversia gl' imolesi demoliti i castelli d' I-

de' confini, i questori in custodi mola e di s. Cassiano, mentre per


del comunale tesoro, i sitometri a garantirsi dai bolognesi e faentini
trattare gl'interessi annonari, i po- invocarono la piotezionp de' raven-
-

^4 IMO IMO
uali cui si assoggettarono per quin- le lombarde. Tultavolta pare
città
dici anni. In fatti non tardarono che Imola fosse partigiana di Fé-
ì nominati ad assediare Imola, dcrico I, dappoiché il comune dovette
mentre i demoUti castelli vennero cedergli tutti (jne' diritti di sovra-
l'iedificati, facendovi ritorno ca- nità chiamati che prima regalie,
strimolesi e sancassianesi. Non an- godevano i vescovi , i marchesi , o
dò guari che nel ii5o gl'imoiesi conti in Italia. Nel iiSg l' impe-
orsero e distrussero il castello di ratore onorò Imola di sua pre-
Imola, e commisero eccessi su di- senza, e ad istanza di Pellegrino
Tersi abitanti ; egual sorte ebbe il Bulgari reggitore della città, Tarric-
caslello di s. Cassiano. Il vescovo chi di privilegi con insigne di pio-
Ridolfo portò acri reclami al Papa ma riportato dall'anonimo imolese
Eugenio 111, che fulminò contro i a p. ii6. Sebbene nel 1168 gii
distruttori le censure, ed impegnò imolesi fossero stati obbligati a
i bolognesi al sollecito risorgimento giurare di sostenere colle armi i

(del castello di s. Cassiano. Unitisi sancassianesi, i castrimolesi e loro


i bolognesi coi faentini volevano a castella ,
quando Cristiano arcive-
tradimento sorprendere la città, ma scovo di Magonza e legato irnpe-
furono respinti; indi nel ii52 riale nel 1175 espugnò il castello
riedificarono il castello d* Imola, e di s. Cassiano, a preghiera del co-
volendo assediarlo gì' imolesi non mune d'Imola decretò la distruzio-
solo furono battuti dai bolognesi, ne del medesimo cjastello di s. Cas-
ina dovettero ad essi soggettarsi _,
siano e 1' obbligo agli abitanti di
atterrare le fortificazioni e mu- prendere domicilio in Imola stessa.
ra della città, e si dovettero ob- Questo decreto fu confermato a' 22
bligare ai pesi pubblici, al mi- 1177 da Federico I nien-
febbraio
litare servigio, all'omaggio di due tr'era nel
castello di Mordano,
pallii, ed a restituire il tolto ai Quando in Anagni tra legati im i

castrimolesi e sancassianesi. Tali periali ed Alessandro III si stabili


duri patti furono violati, onde rin- rono i luoghi per conchiudere i
novossi la guerra, ed i bolognesi capitoli per la pace, venne destinato
uniti ai faentini , tossignanesi ed che il Papa si recasse a Bologna,
altri riportarono compiuta vittoria e l'imperatore ad Imola siccome ade-
sopra Imola, che ai 18 luglio rente a lui, non avendo il comune
II 53 segnò la pace dettata dai fatto parte della lega lombarda, né
vincitori. mandato deputati alla famosa pace
Divenuto imperatore Federico I, di Gostanza. I bolognesi nel 1178
che usciva dal sangue dei Ghibel- domandarono agli imolesi la ri-
lingi e de' Guelfi, ond' ebbero ori- costruzione del castello di san
gine le tremende fazioni de' Guel- Cassiano ; ed a tale effetto uniti

fi e Ghibellini (Vedi) che furono ai faentini, indi anco ai modenesi,


cagione di una lunga serie di tra- riaccesero la guerra. Imola oppose
vagliose vicende come nell' intiera valida resistenza ad onta che Lo-
Italia cosi ad Imola, il nuovo ce- tarlo conte di Castel dell* Arbore
sare volle signoreggiare T Italia, ed nel 1180 si unisse a' suoi nemici,
ebbe ad ostacoli il Pontefice Ales- come fecero Malvicino conte di
Jiandro III, e la terribile lega del- Bagaaca vallo, Tossignano e Dozza,
IMO IMO 73
Dopo lunga alleinativa di vittorie bitanti passati in Imola, pose fine
e di perdite^ Imola sopraffatta dal- a tante guerre ed uni gli animi.
l'eccedente numero de'nemici fu co- Era importante il castello pe'suoi
stretta ad implorar pace, e conve- santuari e per l'episcopio ivi eretto.
nire a'3i luglio 1181 a gravi con- Aspirando a signoreggiar la pa-
dizioni_, le principali essendo: la ces- tria R.oberto Ugolini, fu ucciso nel
sione del contado imolese e del foro da Lodovico II Alidosi , che
castello di s. Cassiano ; l'atterra- poi si distinse in difesa della re-
mento di una porzione della città; pubblica veneta.Min- Alessandro
che le porte di Spuviglia si tras- garelli tentò di vendicare Roberto
portassero a Faenza, e quelle di con dar la morte ad Antonio fra-
s. Egidio a Bologna ; che offrissero tello dell'uccisore. In sua difesa ac-
gl'imolesi due pallii alle cattedrali corse la moglie Camilla Norbani
de' due comuni ; che ad ogni in- che con virile coraggio stese al
chiesta di essi pigliassero le armi; suolo Alessandro. Dipoi perderono
che giurassero gli statuti delle città la vita nel iigS Anselmo Erige-
lombarde, e che dassero ostaggi e rlo, e poscia Guidone Lanzafame,
compensi. Surse di nuovo il ca- rei di attentato alla patria libertà.
stello di s. Cassiano, gl'imolesi do- Verso questo tempo la carestia ra-
vettero con armi unirsi ai faentini, pi ad Imola duemila cittadini. I
e mandare il loro rettore ai par- bolognesi incendiarono diversi ca-
lamenti di Piacenza e di Costanza stelli, e gli resero la pariglia gl'i-
per stabilir la concordia tra l' im- molesi , i quali uniti ai fiorentini
peratore e la lega lombarda, ciò combatterono i pisani, ma essendo
che non si effettuò ripugnando gli nel suo ritorno ad Imola morto il
imolesi all' invito del rettore. Es- duce dell' esercito il prode Catta-
sendo nel 1 i85 Federico I in brige, con solennissiraa pompa fu-
Bologna, forti di sua prolezione nebre fu portato il cadavere in cat-
cominciarono gì' imolesi a scuo- tedrale. 1 tossignanesi provocarono
tere il giogo , e maggiormente la distruzione del loro castello, on-
quando il figlio Enrico VI fu co- de gli abitanti cacciati alle sponde
ronato re d' Italia. E in fatti alla del Santerno edificarono il borgo
di lui presenza in Ravenna i signo- di Tossignano. Nel 1201 i faenti-
ri di Bagnacavallo , Cunio, Doni- ni uniti ai bolognesi e con un for-
gallia, s. Cassiano, e Castel del- te presidio d' imolesi riportarono
l'Arbore promisero d'essere citta- vittoria sui forlivesi , e ne mano-
dini d'Imola, di aiutarla in pace misero il distretto. R.ecandosi nel
ed in guerra, e di abitarvi due me- 1209 Ottone IV in Roma a rice-
si nel 1187 A grioge de-
dell'anno
: vervi la corona imperiale da Inno-
legato delnuovo re e conte di Ro- cenzo III, si fece precedere dal suo
magna, a favore d' Imola decretò legato Wolfchero patriarca d'Aqui-
che ritornassero a dimorarvi gli uo- leia. Giunto questi in Bologna in-
hiini di BerguUo, e ad essere sot- timò al podestà Ziliolo la dimis-
tomessi al comune. Finalmente nel- sione del contado imolese, ed il po-
y anno medesimo la quasi totale destà consegnò una verga al lega-
distruzione del castello di s. Cas- to, segno di rinunzia del dominio;
siano, e la emigrazione de' suoi a- indi il legato assistè Imola contro
,

74 JMO IMO
icastrimolesi, non essendo ei*o che ed annullò qualunque conces-
tri,

:ii bolognesi e faentini fosse dalo sione che in favore dei medesimi si
in custodia il castello d' Imola. Re- fosse fatta.

duce r imperatore da Roma nel Ridotto a mal partito Ottone IV


1 20C), si trattenne alcuni giorni in dal suo emulo Federico II, liberali
Imola, ed elesse in podestà il ve- i bolognesi e faentini d'ogni limo-
scovo Mainardino, il quale s' inte- re, erano sulle sponde del Santer-
ressò perchè gli abitanti di detto no per incominciar la guerra, quan-
castello obbedissero ad Imola , e do Gigliolo da Sesso pretore d' I-
trovandoli ripugnanti invocò il soc- mola, e Ugolino Albertinelli preto-
corso di Rodolfo conte di Roma- re de' castri molesi presentaronsi al
gna ; laonde a' 9 dicembre fu fat- campo per procedere a trattative
ta la pace tra gì' imolesi e quei di pace ch'ebbero effetto 27 mar- a'
del castello. Indi avendo Rodolfo zo 12 13. Nel medesimo anno fu
commesso agi' imolesi l'atterramen- accordata cittadinanza a sessantatre
to del disobbediente castello, i ca- famiglie del castello di Gallisterna,
strimolesi a prevenir sciagure si e casamenti presso la porta Spu vi-
presentarono al consiglio per udir- glia, coll'obbligo di erigervi edifizi
ne i precelti, ed agli i i gennaio onde abitarvi sei mesi dell' anno.
l^iofu decretato ch'essi, distrutto Morto nel 1218 Ottone IV, la cit-
il loro castello,sarebbero ricevuti tà si occupò d'ottenere la prote-
in Imola, provveduti di alìitazioni, zione di Federico II, il quale nel
riconosciuti cittadini, e concessa la febbraio 12 19 rilasciò in Spira un
quinta parte agli uffizi di onore e diploma con cui confermò ad Imo-
di utilità. Ma i castri molesi come la il privilegio imperiale accordato
furono solleciti d'assicurarsi gli otte- dal suo avo Federico I, restituì per
nuti vantaggi, temporeggiavano in intero lo stato d'Imola alla forma
demolire il castello, profittando del- delle altre città con tutto il con-
la vicinanza di Ottone IV che a'3o tado, assolvè il comune da ogni
marzo trovavasi in Imola. Quindi soggezione di altre città e persone,
giovandosi delle differenze insorte e dichiarò che il contado e diocesi
Ira cesare ed il Pontefice, e passando d' Imola non si dasse ne tutto né
alle minacce ed ostilità, i castri mo- in parte ai bolognesi e faentini, o
lesi ricorsero alle comuni di Bolo- ad altra persona, annullando qua-
gna e Faenza che ne presero la lunque contraria concessione. Ad
difesa e presidiarono il castello per onta di ciò, e sebbene i vicari impe-
impedir l'emigrazione e il suo di- riali invitassero Bologna a rispettare
roccamento. Imola spedì ambascia- Imola, i bolognesi ripugnarono ac-
lori ad Ottone IV, che a' 12 set- consentire, onde posero la città al
tembre 12 IO avea confermato a- bando dell' impero. Indi i bologne-
gl' imolesi le antiche giurisdizioni si, i faentini, i cesenati, i pompi-
e promesso prolezione ; con altro liesi con imponente esercito venne-
diploma dato in Lodi a' 24 gen- ro alle porte d' Imola, che dovette
naio 1212 promise che non avreb- assoggettarsi. Poscia reclamò ad U-
be mai dato o in tutto o in parte golino da Parma conte di Roma-
il contado o diocesi d' Imola ne ai gna, che a' 7 gennaio 1220 inti-
bolognesi, né ai faentini, uè ad aU mò ai faentini di restituire il eoa?
, ,

IMO IMO 75
lado d'Imola e gli ostaggi ; ma ri- lega delle città lombarde. L'impe-
sposero che occorreva il consenso ratore recossi in Imola, ove a' 12
de' bolognesi. Allora Corrado ve- luglio 1226 con diploma dichiarò
scovo dì Metz e Spira legato im- ribelli dell'impero dette città; e
periale intimò ai bolognesi di di- tanto si trattenne in Imola Fede-
mettere senza ritardo il castello e rico li, che si potè cingere la cit-
contado d'iaiola, ed ebbe effetto, tà di fosse e bastioni. Passato ce-
per cui abrogò il bando di pro- sare in Messina nel 1227 coman-
scrizione emanato contro Bologna, dò a' signori e comuni di Roma-
condonò l'ammenda, e richiese che gna di prestar aiuto agi' imolesi
si dassero compensi agl'imoiesi dan- per ridurre la città al primiero suo
neggiati, tutto approvando cesare. stalo, esi vide libera da ostilità.

Giunto questi in castel s. Pietro ai Frattanto Celio Pirondi, Cassia-


22 novembre, i faentini sborsaro- no Oraboni, Giulio Mingarelli, Re-
no millecinquecento marche d' ar- migio Bencivenni, e Marcello Fer-
gento domandate dagl'imolesi , e raldi, valorosissimi, abbandonata la
furono dal cancelliere assolti , con patria, seguirono Giovanni di Bren-
grand'esultanza d'Imola , che vide na re di Gerusalemme e suocero
il castello di Fontana a lei sogget- di cesare, che a favore del Ponte-
tarsi. Il vescovo Mainardino, che fice Gregorio IX contro Federico
ancora sosteneva la prefettura, riu- II stesso combatteva. A cagione di
scì a persuadere i castri molesi di Giulio Frigeiio che tentò usurpar
abbandonare alla rovina il proprio il dominio d'Imola, si coaimisero
castello, in Imola ad
e venire a- nel 1228 molte stragi. I bolognesi
bitarvi, lo che ebbe effetto a' io e faentini mossero nuova guerra
luglio I22I, ed il casleNo andò di- agl'imoiesi, e nel 1284 la rinno-
strutto. Di ciò arse di rabbia Got- varono senza particolari conseguen-
tifredo conte di Romagna, ed or- ze. Nel 1235 ottenne la città l'in-

dinò ai bolognesi e faentini di pren- vestitura di Massa di s.


tutta la
der l'armi contro Imola, esigendo Paolo o Massa Lombarda; mentre
la ricostruzione del castello ed il Federico 11 meritò colle sue ini-
ritorno degli abitanti, ed a loro ne quità che Gregorio IX Io scomu-
affidò la custodia. Di mala voglia nicasse, ed intimasse una crociata
i primi obbedirono, e respinti da- contro di lui, nel 1240 fu posto
gli imolesi occuparono Doccia, Ca- l'assedio a Ferrara che parteggia-
sola ed altri luoghi del territorio, va per cesare, ed Imola vi man-
indi assediarono la città col cairoc- dò molta truppa comandata da Fa-
cio. Ad onta che l'arcivescovo di bio Mingarelli, che si fece grande
Magdeburgo legato imperiale fa- onore. Imola fu costretta ad unirsi
cesse intimare di levar l' assedio ,
alle milizie pontificie, dappoiché era
dichiarando ribelli Bologna e Faen- di parte imperiale, e in fatto Fe-
za, gì' imolesi furono costretti a do- derico li non solo se ne offese, ma
mandar pace con umilianti patti nel 12^1 da Grosseto emanò a
che l'anonimo imolese descrive a suo favore un diploma, riportato
pag. i5i. Federico II sdegnossi al- dall'anonimo imolese a pag. i^)j.
l'udire l'accaduto, si accese d'ira Scomunicato e deposto Federico
cottlro Bologna, la quale si um alla U dal concilio generale di Lione I
76 IMO IMO
convocalo da Innocenzo IV, dipoi clic ognuna formossi numeroso se-
c|ueslo Pontefice nel 124B spedì a guito. Nell'epoca medesima, per la
Bologna il cardinal Ubaldini lega- giurata pace, e per essere gì' imo-

to con imponente esercito per ri- lesi ritornati alla piena obbedien-
«lune la Romagna sotto la legitti- za e sudditanza del Pontefice, la
ma sovranità della Sede aposlplica. città fu prosciolta dall'interdetto,
Dopo aver preso Dozza, Piagnano, in cui erano comprese tutte le città
Casal Fiumanese e Sassatello, Imo- e luoghi Federico II ,
seguaci di
la venne per necessità a conven- che mori a' i3 dicembre i25o.
zioni amichevoli con fr. Giacomo Innocenzo IV da Lione restituen-
Boncambio vescovo di Bologna. Sta- dosi in Roma nel i25i, da Bolo-
biliti gli articoli nel campo schie- gna nell'ottobre giunse ad Imola,
rato presso la città, 6 maggio
a' e come per tutto vi fu ricevuto
giurò il comune di abbandonare la con pubbliche feste e con grande
parte imperiale, e di unirsi alla magnificenza, quali si convenivano
Chiesa romana sua antica signora, ad uno de* più gran Pontefici che
e promise amore e società al co- degnamente con zelo, profonda dot-
mune Bologna, altrettanto que-
di Irina e prudenza governarono la
sta giurando ad Imola, finché fosse Chiesa di Dio. Intanto per evitare
rimasta fedele al Papa. Conseguen- le crudeltà di Eccelino III da Ro-
za della fortunata composizione si mano, già capitano di Federico li,

ili il generoso dato nei


soccorso chiamato nemico del genere uma-
1 249 dagl'imolesi ai bolognesi, quan- no, molte famiglie di Marmirolo,
do mossero le armi contro il re luogo del Mantovano, si recarono
Eitzo naturale di Federico II, es- ad Imola per sicurezza e ricovero,
sendo capo delle genti della mon- venendo investite di alcune terre
tagna Antonio Lolli, e duce di quel- della Massa di s. Paolo, colla con-
le della città e della cispadana co- dizione di certi annui pesi, e quella
me dei faentini Sulpicio Brocchi. di abitare unitamente in un castel-
Per opera principalmente de' roma- lo con fortezza e tempio che vi
gnoli fu completamente sconfìtto avrebbe fabbricato il comune: que-
a' 26 maggio presso Modena l'e- sta è la vera origine di Massa Lom*
sercito imperiale, ed Enzo prigio- barda, di cui parlammo al voi.
niero fu portato a Bologna, ove XXIV, pag. 4B del Dizionario. In-
visse in prigione ventidue anni , e di fu fatto uno statuto pel quale
vi mori. Le feroci e funeste fazio- ninno poteva recarsi in Imola per
ni de' guelfi e ghibellini sotto Fe- offendere, sotto pene severe, men-
derico li presero maggior forza, e tre i partiti de'guelfi e ghibellini
per loro mezzo la face della discor- divenivano più animosi. Mario Fa-
dia afflisse l'Italia pel furore acca- nio potente ghibellino tutto pose
nito de' partiti che divise città e in ordine per cacciare da Imola i

famiglie, guelfo dicendosi chi era guelfi, quando Uguccione Sassatelli,


dìvoto al Papa, ghibellino chi par- siccome d'una famiglia che in Ro-
teggiava per l'imperatore. Imola ne magna fu fautrice de' gnelfì, usci
provò gli effetti sino dall' incomin- in battaglia contro Fanio ma il;

ciare del 1211 nelle due potenti senato li pacificò per non ispargere
famiglie dei Bricci e dei Meadolì, sangue civico. ^ Veliero pure sopir-
IMO IMO 77
le certe differenze die incomincia- sembrò diminuirsi il livore dille
vano coi bolognesi die volevano fazioni ghibelline e guelfe. Rodol-
imporre un tributo, ed esigevano fo I confermò i privilegi e con-
la riedificazione di Monte Catone cessioni de' predecessori, riconoscen-
che sino dal ioo3 formava parte do insieme l'antica sovranità della
della signoria de'Sassatelli. In die- santa Sede sulla Romagna ed esar-
ci mesi nel territorio morirono di calo di Ravenna.
fìinie e di peste cinquemila abi- Per le rinnovate sedizioni civili
tanti, per cui gì' imolesi per si gra- di Bologna si sottrasse Imola dal-
vi flagelli implorarono sbigottiti il la dipendenza, ma i bolognesi pas-
divino aiuto con penitenze, proces- sarono ad occuparla cacciandone i

sioni e discipline a sangue, gridan- ghibellini: questi unitisi a quelli


dosi misericordia e pace. Nel 1262 di Faenza ed altri luoghi sotto il

fu stabilito che il podestà di Bolo- comando del famoso guerriero ghi-


gna lo fosse pure d'Imola ove ter- bellino Guido da MontefeltrOj pres-
rebbe un vicario, per meglio strin- so il ponte di s. Procolo a'i3
gere le relazioni tra due popoli. i giugno 1275 distrussero l'esercito
Le fazioni guelfe de' Geremei e bolognese, ed guelfi fuggitivi si
i

de' ghibellini Lambertazzi di Bolo- rifugiarono in Imola e Bologna.


gna dierono ivi luogo ad uccisio- Ridolfo cancelliere di cesare volle
ni, confische ed esilii ; i Lamber- dai magistrati del comune il giu-
tazzi che cercavano per tutto ade- ramento di fedeltà all' imperatore,
renze, indussero Pietro della po- a cagione che questi nel conferma-
cognominato
tente famiglia Alidosi, re i privilegi alla Chiesa romana
Pagano da Susinana, ad insorgere; avea protestato di farlo senza pre-
egli pertanto dopo aver cacciato giudizio dell' impero. Ma divenuto
da Imola tutti gli amici de' Gere- Pontefice Nicolò III ottenne che
mei e Giacomino Prendiparte che Rodolfo I definitivamente gli ce-
n'era il vicario, si fece signore del- desse la R.omagna ossia l'esarcato di
la città. Subito i bolognesi con Ravenna nel 1278, vale a dire che
grosso esercito ed il carroccio si cessasse di esercitarvi qualunque
presentarono ad Imola, prontamen- autorità, lesiva agli antichissimi di-
te abbandonata dall'Alidosi, ed ispia- ritti della sovranità delia Sede a-
narono le fosse ed serragli; indi i postolica. Dimorando il Papa in
pacificarono i Bricci coi Mendoli, Viterbo ordinò a tutte le città di
e per un biennio vollero tra loro Romagna che gli spedissero i loro
nominare i podestà. Nacquero po- agenti con ampli poteri, ed Imola
scia gravi contese tra i senatori, e mandò Antonio Bricci e Fabio
si venne alle armi Tossignano fu : Carisio. Risoluta Imola di ricupe-
preso da Percolino guelfo, ed Osto- rare i luoghi stralciati dalla sua
lico Bonvillano ghibellino fu co- giurisdizione, per mantenerli ad
stretto ad implorar clemenza. Al- onore della romana Chiesa e del
l'elezione di Rodolfo I d' Absbur- Pontefice, perciò nel 1279 il
go in re de' romani, avvenuta per sindaco protestò in ForPi davanti
opera del Papa Gregorio X, essen- al conte della Pvomagna, che le
do estinta la casa di Svevia con terre di Seleustra^ Casola, Tren-
Corradino nipote di Federico lì, tola, Acquaviva e Cantalupo Sdì-
fi IMO IMO
ce appartenevano alla piena giu- dino da Romena vescovo di A-
risdizione del comune d'Imola, cui rezzo che f^u in Imola ; pubblicò
,

dovevano essere soggette per virlù nuove leggi ed impose alla provin-
di possesso immemorabile, offren- cia l'annua contribuzione di ven-
dosi difendere le delle terre e ra- timila fiorini pel mantenimento
gioni delcomune, invocando l'an- delle milizie. Nel 1292 Alidosio
nullamento delle novità fatte in pre- sorprese la città, e si fece salutare
giudizio d'Imola. Nicolò III a ricon- principe della repubblica imolesc.
durre la pace ed unione in Roma- Ilconte Ildebrandino pronunciò la
gna, destinò legato il nipote cardi- sentenza di scomunica e l'inter-
nal Latino, e Bertoldo Orsini, altro detto contro gl'imolesi; ma Alido-
nipote o fratello, col titolo di con- sio disprezzando le censure eccle-
te di Romagna, i quali furono ri- siastiche, volle il giuramento di
cevuti in Imola con festose acco- fedeltà da tutti i comuni che pri-
glienze, e pacificarono i guelfi coi ma erano soggetti al senato imo-
gliil>€llini un ai Geremei e
, in lese, cioè Orsara, Sassatello, Casal
Lambertazzi. Non tardò Bertoldo Fiumanese, Belvedere, Piancaldoli,
ad abusare in potere, approprian- Fiangoni, Monte Morosino, Monte
dosi diritti a pregiudizio de'comu- Catone, Linaro, Torranello, Pedia-
ni, quando morto Nicolò III gli no, Mezzocolle,Mazzolano, Aguzzano,
successe Martino IV che spiegò Biancanigo, Doccia, Limadiccio, La-
un carattere distruttore del ghi- derchio, Anconata, Trecento, Ca-
bellinismo. Creò conte di Romagna stelnovo, Casanola, Gesso, Serra,
Giovanni d'Appia che principal- Mordano, Fabbrica,Casalecchio, Col-
mente prese di mira i forlivesi, ed lina, Stifonte, Casola, Stignano, Ve-
Imola dovette somministrare uo- dreto, Guercinorio, Sassiglione, Mu-
mini e denaro. Nel 1297 fu per rata. Se non che il conte di Romagna
la prima Tolta nominato un di- vieppiù irritato da simile procedere,
fensore del comune e del popolo, ricorse ai bolognesi promettendogli
nella persona di Litto A li dosi. Nel- il dominio d'Imola , subordinato
la sede vacante di Onorio IV il per altro alla Chiesa, purché la
sacro collegio de' cardinali spedi in ricuperassero. La custodia d'Imola
Romagna Pietro col carattere di affidata ai bolognesi, a' io luglio
legato, che in Imola convocò un 1294 fu rivocata, riducendosi la

parlamento di tutte le città di città a disposizione della Chiesa


Romagna, per imporre un contri- romana, e suoi conti di Romagna.
buto di 26 denari in mantenimen- Roberto di Cornay nominalo
to dei soldati pontificii. Come in conte da s. Celestino V, intimò in
tutta la Romagna così in Imola Imola una generale adunanza de-
di frequente ebbero luogo zuffe e gli ambasciatori delle città ,
per
gravi fatti tra i guelfi e ghibelli- l'accettazione delle leggi. Termi-
ni, che lungo sarebbe il narrare, nato il provinciale consiglio attese
parlandosi delle cose principali, il conte a tranquillare gi' imolesi,
come dei legati, conti o rettori di richiamò gli esuli, ed assolvette da
Romagna Faenza ,
agli articoli qualunque pena chi l'avea merita-
Forlì e Ravenna. Nicolò IV no- ta. Anche il successore di Roberto,

minò conte di Romagna Udebraa- spedito da Bonifacio VIU nella


IMO IMO 79
persona di Pietro arcivescovo di rettore di Romagna procurò ster-
Monreale, convocò nel giugno 29'> i minarli, e volle distruggere quelle
un consiglio generale di Romagna, poche traccie di libertà ch'erano
per istabilir molle cose a sua quie- restate ad Imola, massime nella
te. Essendosi Maghinardo Pagano scelta che il senato faceva delle
impadronito della città, riuscì a magistrature. In sede vacante Fran-
Camilla Princisvalli allontanarlo con cesco Manfredi di Faenza si dichia-
accortezza ; ma poscia con strage rò capitano d'Imola: composte le
de' bolognesi vi rientrò, per cui il cose, Monalduccio di Noce ra otten-
eonte di Romagna Durante privò ne il vicariato del contado, e fece
Imola de' suoi onori e privilegi. demolir il ribelle Pediano. Volen-
Indi successero diversi avvenimen- do il comune nominar il suo ca-
ti, sinché il cardinal legato d'Ac- pitano, i ministri pontificii lo proi-
quasparta richiamò il comune al- birono, onde spedì ambasciatori in
l' ecclesiastico dominio, indi venne Avignone a Giovanni XXII, dichia-
assoluto dal vicario del conte Car- rando la sommissione del comune.
lo di Valois, Iacopo Pagano ve- Il Papa si mostrò contento, ed in-

scovo di Rieti. Dominando la fa- vitò gl'imolesi a somministrar trup-


zione ghibellina, gl'imolesinel i3oi pe al conte Almerico, le quali sot-
a frenare le devastazioni delle milizie to il comando di Beltrando Ali-
francesi del conte gli presentarono dosi cogli altri collegati trionfaro-
battaglia, che fu lunga e sanguinosa, no degli Estensi , ottenendo Bel-
ma Lodovico conte di Cu-
vinta da trando il governo della patria. Nuo-
nio, o da Matteo Cesano. Mori il ve discordie civili fecero occupare
podestà Maghinardo compianto per la città dal legato cardinal Beltran-
belle doti, che manifestò nel bene- do, che per aver irritato gli animi

fico suo testamento^ del quale lasciò col suo cattivo governo , fu cagio-
esecutrice la nobilissima ed antica ne che Ricciardo Manfredi fòsse
famiglia de'Mazzi, da cui usci quel- proclamato signore d' Imola, quan-
la de'Guidalotli di Bologna. Sotto do Benedetto XII dichiarò vicario
Benedetto XI gl'imolesi giurarono d'Imola Lippo Alidosi. Questi fece
al partito ghibellino nuova confe- riformare gli statuti della città, iti
derazione. Divenuto Pontefice Cle- cui tra le altre cose venne dispo-
mente V, che stabilì la sua re- sto, che ventiquattro savi e loro
sidenza in Francia ,
per frenare notari potessero insieme col capi-
gli sconvolgimenti dell' Emilia e tano spendere quanto occorreva ;
le violenze che si commettevano che tutto il governo politico mi- ,

nel contado imolese, spedì in Ro- litare ed economico risiedesse nel


magna col carattere di legato il capitano in concorso de' savi ed
cardinal Orsini, che ritenendosi non anziani ; che il podestà soggiacesse
guelfo si fermò in Imola, mentre ad un sindacato; che la città fosse
le fazioni si distruggevano a vi- divisa in quattro quartieri, ed ogni
cenda, non avendo luogo la pace quartiere in tre cappelle. Lippo
che nel i3o8. Temendosi che nel- fece leghe contro la fazione ghi-
la calata di Enrico VII imperato- bellina, per cui nel i 346 Clemente
re nuovi tumulti facessero i ghi- VI lo confermò nella vicaria, cui
bellini, il re di Napoli Roberto nel i349 successe il figlio Roberta/
,

8ò IMO IMO
Oltre la slrnge della peste la Roma- antipapa Clemente VII, non che
gna era a soqquadro per le prepotenze dalle malaugurate compagnie di
de' piccoli ed infesti tiranni, ed A- ventura. La condotta saggia di Bel-
storgio Duraforte conte pel tradi- trando gli procurò
conferma e la
iTìenlo usato contro Giovanni Pe- nuova investitura del vicariato da
poli ,
per ricuperare le signorie Urbano VI, e morì nel 1391. Ri-
della Chiesa , fu costretto ritirarsi mase Lippo di lui figlio signore
in Imola. Assalita la città dall'e- d'Imola, e siccome minorenne gli fu
sercito ghibellino di Bernabò Vi- data a tutrice e curatrice la ma-
sconti di Milano , seppe valorosa- dre Elisa. Sembra che anco Lodo-
mente difenderla Roberto, onde fu vico fratello del defunto esercitas-
applaudito prode liberatore
qual se il potere, perchè ricorse contro
nel i35r, e vuoisi che il Papa lo gli attentati de' bolognesi , ed in-
confermasse in vicario come fermo vocata da Bonifacio IX l'investi-
sostenitore de* dominii della Chie- tura, l'ottenne a' 16 gennaio i3g9,
da romana. Non andò guari che venendo dichiarato nella tempora-
Innocenzo VI spedì legato in Ro- lità vicario d* Imola per la Chiesa
magna il celebre cardinal Albornoz romana. Instabile e variato come
per ricuperare le terre della Chie- incerto fu nel secolo XV il gover-
sa, e con armi, crociate e scomu- no della città pei molti signori che
niche abbassare l'arroganza de* ti- ne regolarono i destini. Seguendo
ranni, facendo comandante dell'e- Lodovico le parti de' Visconti fu
sercito Roberto, che prese Cesena scomunicato e privato del vicaria-
(Fedi). Benemerito della patria e to; indi reintegrato e fatto prefet-
della Chiesa, Roberto Alidosi mo- to della milizia nel i^o5 dal car-
rì verso il i363. Ebbe a succes- dinal legato Cossa, che gli accor-
sori nel vicariato due suoi figli dò Toranello, Pediano e Gallister-
Azzo e Beltrando, ma essendo ve- na con mero e misto impero, e
nuti a grave contesa, Cornelio Al- giurisdizione temporale, in premio
bornoz rettore di Bologna quivi li di sue fatiche e dispendi. Resse
condusse, finche riconciliati i fra- Lodovico la patria e il contado con
telli ricuperarono la signoria, tran- vigilanza pel pubblico bene; visitò
ne la fortezza che fu affidata alle di frequente i sua giu-
luoghi di
genti pontificie. Morto Azzo, da Gre- risdizione ; legami con di-
strinse
gorio XI ottenne nel iSyS Bel- versi potenti di Romagna per as-
trando la conferma del vicariato e sicurare il suo dominio, dando in
il possesso delia fortezza, e fu utile matrimonio la figlia Lucrezia a
alla patria pe' suoi provvedimenti, Giorgio Ordelaffi signore di For-
fra* quali moderò l' eccessive doti lì. Divenuto Pontefice nel i4io >l

alle donzelle. Istigate dai fiorentini cardinal Cossa col nome di Gio-
molte città nel iSyS si ribellaro- vanni XXI li, e continuando a fa-
no, e Beltrando si dichiarò assolu- vorire Lodovico, con breve degli
to padrone d' Imola i e per le mi- II ottobre i4i 2 accordò all'Alido-
sure vigorose di difesa preservò la sio con mero e misto impero le
città dalle feroci soldatesche bre- castella di Tossignano, Doccia, Rio-
toni guidate dal non men crudele Io, Pieve di s. Andrea, Gaggio, Ca-
cardinal Roberto di Ginevra, poi slellaro, e le ville di Monte Ca-
, 1

IMO IMO 8t
tone, Mancincollo, Belvedere, Or- rato capitano del popolo, cui prin-
sara, Casola, Pregno, Monte For- cipalmente fu affidato il reggimen-
tino, colle pertinenze di Casola, to della patria ; il capitano e gli

Monte Oliveto, Mongardino, Stifon- anziani rimaner dovevano in cari-


te. Sasso, Gallisterna, Toranello ca per un bimestre, i savi per un
Monte Meldola, Pediano, Aguzza- anno : il primo capitano
che si
no. Indi nel 14^4 Giovanni XXIII scelse fu Cornelio Alidosioj che non
benedi in Bologna la rosa d'orOj vedendosi accetto rinunziò a Bel-
e la mandò dono a Lodovico ,
in trando Cantagalli prode guerriero
che confermò nel vicariato prima e celebre letterato, il quale si oc-
di portarsi al concilio di Costanza, cupò subito del pubblico bene. Il

ove fu deposto ed eletto Martino governatore richiamò gli esuli ; e


V. Questi nel 1/^21 confermò la siccome erano frequentissime le guer-
lega tra Lodovico e il comune di re coi vicini, come le interne se-
Firenze per dieci anni. dizioni, così Beltrando a prevenire
Nel 14^3 reggendo Forlì Lu- sì gravissimi mali ottenne la isti-

crezia Alidosio vedova, temendo i tuzione d'un nuovo magistrato che


forlivesi che il padre volesse si- chiamossi dei gonfalonieri, e ne fu
gnoreggiarli si ribellarono , caccia- eletto uno per ogni quartiere. Que-
rono i soldati imolesi e imprigio- sto rispettabile magistrato doveva
narono Lucrezia. Insorta guerra, il essere sempre pronto ad accorrere
duca di Milano Filippo Maria col- colle armi in difesa della patria ^
legato de' forlivesi, a mezzo di An- raccogliendo genti dalle centurie e
gelo della Pergola nel 1424 s' im- quartieri, portarsi con esse alle ca-
padronì d'Imola, di Lodovico e di se de' sediziosi ed arrestarli e se ,

Beltrando suo figlio; così ebbe ter- resistenti anche ucciderli. Essendo
mine il principato degli Alidosi in state le magistrature assegnate ai
Imola. Il senato spedì al duca am- soli nobili insorse la plebe, che pa-
basciatori per riconoscerlo a nome cificò Lodovico della Bordella , il

del comune in signore, e prestargli quale contribuì a preservar la pa-


vassallaggio, ed il duca elesse a ca- tria dall'occupazione che minaccia-
pitano e governatore della città va il duca di Milano. Tornarono
Luigi Grotto, che ricevette il giu- a suonare i nomi de' guelfi e ghi-
ramento dai magistrati, e dai sin- bellini sotto il governatore Fantino
daci e feudatari del contado. A' 12 Dandolo che riuscì a reprimerli.
maggio 1426 però ti duca conse- ISel 1433 Imola cominciò con dis-
gnò Imola al cardinal Lodovico A- piacere a dipendere dal governa-
lemand legato di Bologna, il quale tore di Forlì, per cui gli abitanti
portatosi nella città ricevette il giu- presero pretesto per ribellarsi ad
ramento d'obbedienza, e monsignor Eugenio IV , e chiamare a' 2
Domenico Capranica, poi celebre gennaio i434 1^ milizie del duca
cardinale, fu fatto governatore; I- di Milano, e Nicolò Piccinino scon-
stituì nuove magistrature con otto fisse l'armata pontificia e collega-
janziani superiori ad ogh' altro in ta co' fiorentini e veneti. Tutta-
autorità, e ventiquattro savi che volta Imola fu restituita al Papa
dovevano operare di concerto cogli a' IO agosto i435; ma a cagione
anziani ; su questi uno fu dichia- della condotta del governatore Bal-
VOL. ixxiv. 6
8i IMO IMO
(lassare tli OHìda gì' imolesì nel promessa sposa a Girolamo Kiarid
1438 si rilìellarono di nuovo, dan- fratello del cardinale. Veramente
«ìosi al dura di Milano. Questi do- gì* istorici sono alquanto oscuri sul-
nò la città a Guid' Antonio Man- la vendita d'Imola: il Ratti nella
fi-edi fratello del signore di Faen- vita di Caterina Sforza, Della fa-
za, finché nel ì.{\ì fu restituita miglia Sforza parte II, pag. 35^,
alla santa Sede che dichiarò vica- dice cheGirolamo avea acquistato
rio lo slessoGuido cui nel i44^ poco prima della conclusione del
successe Taddeo suo figlio. Ten- matrimonio Imola dal duca per
tando Taddeo uccidere lo zio o fra- della somma; indi a pag. ^5, sul-
tello Astorgio, perdette piii luoghi Fabio Oliva biografo
l'autorità di
del contado, conne Monte Balla- contemporaneo di Caterina sog- ,

glia, Baffadi, Slifonte, anzi nel i45o giunge che la città fu espressamene
assediò Imola, indi si venne a con- te comprata dal Papa , e che la
cordia. Nel 1453 Nicolò V mi- dote che il duca avea assegnata a
nacciò Taddeo come usurpatore Caterina quando voleva sposarla
d'Imola; e piìi tardi Astorgio fu ad Onoralo Torelli era di soli die-
da Pio II nel 1462 pacificato cimila ducati d'oro. D'altronde va-
con Taddeo, e la città tornò al- ri scrittori e il eh. Righi, Annali
lo stato tranquillo. Nel 1/^65 l'e- di Faenza voi. II, pag. 229, asse-
sercito veneto tenne in angustie il riscono vero il compenso dato da!
contado ; ma Paolo II ricondusse duca a Taddeo, e che la signoria
la pace tra le parti belligeranti, e d' Imola e suo distretto fu la dote
Taddeo fu nuovamente vicario d'I- che portò Caterina a Girolamo.
mola, indi barbaramente imprigio- Forse il duca avrà realmente dato
nato dal figlio Guidaccio. Narra tale dominio per dote, ma ritiran-
l'anonimo imolese che interponen- do dal cardinal Riario in compenso
dosi Galeazzo Maria Sforza duca i quarantamila ducati d'oro. L'a-
di Milano, creò cavaliere Guidaccio nonimo imolese allerma che Sisto
e gli promise in isposa una sua IV con breve de' 6 novembre i473,
sorella, poscia s'impadronì della segnalo da ventiquattro cardinali,
città nel i470> sulla quale Tad- approvò tutti gli atti, investi Gi-
deo con solenne islromento di con- rolamo dello stato d'Imola, e lo
venzione de' 5 maggio avea cedu- dichiarò conte e signore dell' imo-
to al duca le sue ragioni, riceven- lese contea.
do in compenso Castel Nuovo ap- La minorità
di Caterina fece dif-
partenente alla città di Tortona. ferir nozze con Girolamo, e l'es-
le

Nicolò di Scipione Pallavicino fu sere questi obbligato a trattenersi


ilprimo governatore d'Imola pel in Roma, fece che la città si reg-
nuovo dominatore. Mentre il duca gesse dai commissari eletti dal con-
stava in procinto di vendere la cit- te. Finalmente nel i477 s' cele-
tà ai fiorentini, in vece in parte la brarono gli sponsali, che Imola ce-
vendè per quarantamila ducati d'o- lebrò qual faustissimo avvenimen-
ro al cardinal Pietro Riario nipo- to, e spedi in Roma ambasciatori
te di IV, e in parte la ce-
Sisto ai coniugi sovraniesprimendo o-
,

dette a titolo di dote da destinar- m aggio ed allegrezza. Se ne com-


si a Caterina figlia del duca, e piacquero Giiolumo e Caterina, ed
,

IMO IMO 83
incominciarono a far sentire agi* i- pe, il che dai
terzo nella stessa via
molesi gli effetti di loro benevo- Machirelli l'acquistarono i Dal Poz-
lenza con togliere vari pedaggi ed zo. Inoltre Girolamo istituì un'ac-
alcune gabelle. La fìgliuolanza na- cademia letteraria, promosse l' in-
ta ai nobili sposi, e Tinvestituri dustria, favorì l'agricoltura, ed o-
di Forlì concessa da Sisto IV a però altre beneficenze; soggiornò
Girolamo accrebbe il tripudio de- parte in Imola e parte in Forlì ,

gl' iraolesi. Il conte fece risarcir la talvolta in Roma e in Venezia


rocca e le mura, isti luì il collegio finche alla morte dello zio Sisto
degli avvocali, procuratori e nota- IV nel 14^4 ^S'^ò stabile dimo-
ri, emanò altre benefiche disposi- ra ne' propri stati. In una carestia
zioni per render più ameno e for- con proprio dispendio provvide I-
tificato contado imolese, e nel-
il mola di frumento operando nel ,

l'agosto i4^i> dopo essere stati in- resto onde conciliarsi l'affetto di
contrati a Loreto dagli ambascia- tutti. Neir anno i485 Taddeo
lori, consolarono della loro presen- Manfredi pentito della vendita d'I-
za Imola. I Sassatelli ed i Vaini mola tentò di ricuperarla ma la ,

coi loro aderenti gl'incontrarono al trama fu scoperta, e puniti tredici


ponte di s. Procolo, ivi offrendo traditori. Troppo generoso Girola-
loro lo spettacolo di un esercito be- mo divenne esausto de* suoi tesori,
ne ordinato. I nobili della città si per cui trovossi costretto rimettere
trovarono in vicinanza del Santer- in vigore gli aboliti dazi, ciò che
no col baldacchino ; il clero li at- produsse malcontento. Tra i forli-r
tese alle porte insieme col magi- vesi si ordì quella congiura che
strato, che presentò al conte le scoppiando a* i4 aprile 1488 Gi-
chiavi della città; universali furono rolamo fu vittima di un baibaro
le acclamazioni , solenni e non in- assassinio che descrivemmo all'ar-
terrotte le feste. 11 munifico prin- ticolo Forlì, con ciò che accompa-
cipe per testificare il suo attacca- gnò e seguì l'infausto avvenimen-
mento alia città s' interessò pri- to. Ottaviano primogenito dell'uc-

mieramente nel riunire gli animi ciso divenne signore di Forlì ed


de' cittadini discordi , e nel riordi- Imola, riconoscendosi per tutrice
nare le diverse magistrature. Atte- la madre; e tra le saggie disposi-
se poscia ad abbellire la città, am- zioni della vedova Caterina Sfor-
pliò pubblico foro , fece selciare
il za , fu quella di dare onorevole
con mattoni le vie principali , or- tomba all' infelice consorte nel duo-
dinò r incominciamento d' un edi- mo d'Imola. Mandò poscia Cate-
fìzio per le pubbliche scuole che rina il figlio, perchè fosse ricono-
tuttora trovasi fornito d' un deco- sciuto dagl' imolesi, e gli prestasse-
roso portico; concesse soccorsi per ro giuramento di fedeltà, come ven-
la riedificazione di diverse fabbri- ne eseguito con liete dimostrazioni.
che, ed ordinò la costruzione di Laonde Innocenzo Vili con diplo-
tre palazzi, uno nella via Gambel- ma de' 2 8 luglio, sottoscritto da se-
lara, tutto di a punta di dia-
sassi dici cardinali, diede al giovine prin-
mante, poi divenuto proprietà dei cipe l'investitura degli stati di For-
Borelli, l'altro nella via Emilia, in- lì e d'Imola, avendo allora dieci
di passato in potere dei Della Vol- anni.
,

84 IMO IMO
L* eroica Caterina Sforza, come conoscere ad Alessandro VI gli an-
tiitrice del figlio, assunse le redini tichi crediti della famiglia Riario,
del governo, con abolire i dazi im- per onorari dovuti al conte Giro-
posti, con presidiare le fortezze in lamo generale di santa Chiesa, e-
modo sicuro, e con
altre utili prov- sibendosi a pagare il resto; ma inu-
videnze, per che gl'imolesi, al
lo tilmente. Non perciò avvilitasi Ca-
dire delTanonimo, gli coniarono una terina, sebbene priva di alleanze,
medaglia avente l'epigrafe: catha- fece un generale armamento e si

BINA SF. \ICEC0MES DE RIARIO IMOLAE preparò alla difesa. Ottaviano si

FOROLivii DNA. Nel 149^ 1^ guerra porto in Imola, ed al consiglio fe-


civile insanguinò nuovamente Imo- ce un patetico discorso sulle cor-
la, ed appena sedata si tramaro- renti circostanze, cassando ogni ga-
no ivi congiure a danno dell'otti- bella o dazio fu corrisposto con
:

ma contessa dai ghibellini, che sco- larghe promesse per mantenergli


perti furono puniti. Assunto al pon- il dominio d'Imola ; Dionigio Nal-
tificato Alessandro VI padrino d'Ot- di castellano aumentò il presidio
taviano, Caterina volle che in Imo- della rocca, e Giovanni Sassatelli
la si celebrasse con feste l' esalta- s'impegnò a guardarle mura e le
zione d'un personaggio da cui do- porte della città. Giunto il duca
leva sperare bene. Allorché Carlo Cesare Borgia nel novembre sul
Vili calò in Italia per conquistare territorio imolese, fermò a Canta-
il regno di Napoli Caterina fu
, lupo r esercito composto di due
indotta dal cardinal Hiario a te- mila cavalli e seimila fanti, mili-
ner le parti del re Alfonso II, on- zie pontificie e francesi. Domandò
de pose Imola in istato di difesa, la resa della città , che per man-
non che le rocche del contado. Ve- canza di forze proporzionate a re-
dendo Caterina invasi gli stati dai sistergli, lo ricevette a' 2 5 novem-

francesi, fu costretta loro collegarsi bre, e ne divenne signore. Dopo


a consiglio dello zio Lodovico Mo- valorosa resistenza anco la rocca
ro duca di Milano. Aspirando Lo- capitolò, per cui passò il Borgia
dovico XII re di Francia all'occu- ad assediare Forlì inutilmente di-
pazione del ducato di Milano e fesa dalla coraggiosa Caterina, che
del reame di Napoli, nel i499 ^^" fatta prigioniera e poi liberata, si

ce alleanza con Alessandro VI, pro- ritirò co' suoi figli in Firenze, ove
mettendo in isposa di Cesare Bor- mori encomiata altamente per le
gia figlio del Papa, Carlotta d'Albret sue preclare doti. Cesare Borgia la-
figlia del re di Navarra, facendolo sciato in Imola suo rappresentante
duca del Valentinois, ed impegnan- il cardinal Giovanni Borgia legato
dosi dì aiutarlo contro i signori d'Italia, portatosi in Roma fu fatto
d' Imola , Faenza , Forlì , Rimini gonfaloniere e capitano generale di
Pesaro e Camerino. Intanto il Pa- santa Chiesa. Giurarono gl'imolesi
pa dichiarò decaduto Ottaviano del- fedeltà a Cesare, e compilarono al-
la signoria d' Imola perchè da
,
cuni capitoli per una regolare am-
vari anni non avea soddisfatto alla ministrazione, che Cesare approvò
camera apostolica il consueto cen- in Roma agli 11 marzo i5oo, in-
so,mentre Caterina a mezzo del- di nominò luogotenente generale
l' ìmolese Giovanni dalle Selle fece d' Imola Giovanni OHvieri vescovo
IiMÓ IMO 85
d'Isernia. Alessandro VI col con- satelli la parte guelfa giunse a
senso de' cardinali- costituì Cesare trionfare dei ghibellini che furono
in temporale vicario perpetuo e cacciati dalla città. Il valoroso
generale d* Imola, per cui il luo- venne acclamato libera-
Sassatelli
gotenente prese nuovo possesso del tore della patria, che ne eternò la
contado. memoria con iscrizione incisa sulla
Si narra che mentre Alessandro campana maggiore della cattedrale.
VI trattava co'cardinali di far Ce- Nel i5o4 Giulio II ottenne dalle
sare re di Romagna, Marca ed Um- genti di Cesare la consegna della
bria, morte nell'a-
fu colto dalla Rocca, ed il comune spedì amba-
gosto i5o3. Allora Cesare avendo sciatore Giambattista Rondinelli per
presso di sé e da lui beneficati, assicurarlo di fedeltà e divozione;
Giovanni Sassatelli e Guido Vaini ed il Papa destinò a
governatore
capi delle fazioni che avevano ere- e castellano Stefano Negroni, che
ditato lo spirito de' guelfi e ghi- riconciliò nemiche famiglie, e
le
bellini, li spedì in Imola per te- pubblicò Andanis et coni'
la bolla
nere in fede la popolazione. Poco munitati ^ riportata dall' anonimo
visse l'eletto Pio III, onde gli suc- imolese a p. 275, con cui Giulio
cesse il Giuliano della
cardinal II accordava esenzioni e privilegi
Rovere, nipote di Sisto IV, col no- alla città. Quindi fu istituito un
me di Giulio II, acerrimo nemico nuovo consiglio di sessanta sena-
del duca Cesare. Informati i po- tori, cinque de'quali componevano
poli di Romagna di ciò, si diedero il magistrato bimestrale, il primo
a vari signori, e mentre Imola si chiamò gonfaloniere della giu-
era ed incerta, Guido
irresoluta stizia, gli altri conservatori dell'ec-
Vaini co' suoi avea disegnato ac- clesiastica libertà: Gentile Sassatel-
cordare il dominio della città a li fu il primo gonfaloniere. I nuo-
Galeazzo Riario nato in Forlì da vi magistrati si occuparono dei
Girolamo e Caterina, e Giovanni vantaggi della patria, mentre con-
Sassatelli avea risoluto difendere chiusa la pace tra Giulio II ed i
Imola a nome della Chiesa roma- veneziani, questi restituirono Tos-
na sua antica e legittima signora, sìgnano, Monte Battaglia e Casola
per cui i partiti erano sulle armi. Valsenio che avevano occupato: i

11 Vaini liece trasportare dalla cat- procuratori del comune passarono


tedrale, e presentare alla pubblica a ricevere il giuramento di fedel-
vista uno stendardo di broccato tà da tutte le terre del contado.
d'oro ivi posto da Caterina Sforza Giulio II decorò della dignità di
in memoria Girolamo che lo
di cavaliere Giovanni Sassatelli, con-
aveva ricevuto dal Pontefice quan- siderato primario cittadino , forse
do fu dichiarato gonfaloniere della con titolo di prefetto. Grato il co-
Chiesa, e si gridò dai ghibellini : mune ai benefizi del Pontefice, gli
viva Galeazzo Riario; ma sursero decretò l'erezione di una statua in
più numerose le voci de' guelfi che bronzo; ed a gloria di Giovanni
gridavano viva la Chiesa. In que-
: venne stabihto di celebrare un tor-
sto contrasto di opinioni si venne neo col premio al vincitore di un
ai fatti con grande mortalità, ma pallio di damasco del valore di
per la bravura di Giovaaui Sas- venticinque scudi d'oro , donando
86 IMO IMO
inoltre a Giovanni un podere ed romana, e in virtù di un breve
una Volendo Giulio II li-
vigna. pontificio il prelato Bonsignore do-
berare Bologna dai Bentivoglio, vea prendere il possesso de'beni a
nel i5o6 vi si recò alla testa di favore della parte vincitrice; ma
un esercito, ed in Imola nel set- nel i5i6 venne il comune a tran-
tembre ne inlimò la restituzione, sazione coi fratelli Cesare patriar-
e conseguitala vi entrò agli 1 1 no- ca d'Alessandria, Ottaviano vesco-
ve mbre. vo di Viterbo, Galeazzo e Sforza
Nel i5o8 r imolese cardinal eredi e figli Girolamo
del conte
Francesco Alidosi fu fatto legato Riario, e si convenne che ad Imo-
di Bologna e di Romagna, il qua- la appartenessero tre molini ed ,

le emanò utilissimi decreti pel buon una porzione di botteghe poste sul-
governo della città, che ottenne la pubblica piazza, e fossero di
dal Pontefice la reintegrazione di ragione dei Riario molino di Po- il

diversi comuni già occupati dai jano, diverse botteghe sotto il pub-
faentini e da altri. Nella guerra blico palazzo ed alcune cassine
,

contro il duca di Ferrara ed i nel territorio di Bubano. Non man-


francesi, Giulio II colle milizie carono frattanto gare cittadine in
pontificie comparve di bel nuovo lehere agitati gli animi; ed Sas- i

in Imola, ad onorarla di sua pre- satelli prestarono soccorso ai Ben-


senza negli anni i5io e i5ii; tivoglio per ricuperare Bologna,
ma nella strepitosa battaglia com- ed aspirarono sotto Adriano VI
battuta a Ravenna agli aprile, i £ ad impadronirsi d'Imola. Dopo il
avendo vinto francesi, il maestra to
i 15^4 il gonfaloniere Sebastiano
d'Imola, ad esempio degli altri popo- Flaminio Clemente sottrasse alla
li di Romagna, mandò ai vincitori giurisdizione d'Imola diverse terre
le chiavi della città, sebbene il Papa e castella, dieci ne diede in inve-
poco dopo la ricuperò in un alle stitura a Ramazzotto de' Ramaz-
altre. In questo tempo venne isti- zolti, e Dozza al cardinal Campeg-
tuito in Imola il monte di pietà. gi nel pontificato di Clemente VII.
Nel i5i3 divenuto supremo ge- Successe Paolo III che confer-
rarca Leone X, dichiarò la sua be- mò con breve i privilegi concessi
nevolenza agli imolesi, quattro am- ad Imola dai suoi predecessori e
basciatori de' quali recaronsi a Ro- legati pontificii, che favorivano la
ma per protestare divozione e fe- introduzione delle arti della lana
deltà. Siccome poi erano insorte e della seta; si annullarono le
liti gravissime tra il comune e concessioni fatte dai Papi di qua-
la famiglia Riario che pretendeva lunque luogo di giurisdizione del
aver sofferto in Imola enormi dan- comune, mediante compensi ai pos-
ni sotto il principato del duca Ce- sessori; e si stabilirono altre mu-
sare, gì' inviati informarono il Pa- nicipali provvidenze. Nel i54o la
pa sul merito della vertenza. Que- città destinò tenere in Roma uno
sta ferivaegualmente Giovanni Sas- stabile ambasciatore ; e fu scelto il

satelli e Vincenzo Bonmercali, e- celebre giureconsulto Ottaviano Ve-


sigendo i Riario in compenso du- stri. 11 cardinal del Monte legato,
cati ioo3oo. I Riario aveano già poi Giulio IH, portatosi in Imola,
ripoitalo tre sentenze dalla rota obbligò Casola, Riolo e Tossigna-?
IMO IMO 87
no a concorrere alle spese nel pas- si, tuttavolta ebbe luogo la resti-
saggio di truppe per la città. tuzione a' 3o luglio. In detto anno
Con generale esultanza sino dal il faentino Gio. Maria Raccagna
i534 i Sassatelli ed i Vaiai avea- introdusse in Imola l'arte della
no solennemente giurato la pace, maiolica. Nell'anno seguente tra le
e monsignor Gregorio Magalotti utiliistituzioni ch'ebbero luogo,
presidente di Romagna avea pub- va memorata quella del magistra-
blicati severissimi editti contro obi to de' cento pacifici, ai quali in-
si dichiarava guelfo o ghibellino; combesse il conservar l'unione fra
gli animi però nutrivano gli anti- i cittadini, e l'estirpar le fazioni.
chi odii, per cui nel i54f Vin- Ciò non fu bastevole ad impedir
cenzo Sassatelli portatosi a casa del le violenze commesse dal prepoten-
dottore e cavaliere aurato Nicolò te Vincenzo Sassatelli nel i545.
della celebre e benemerita fami- Nel 154B Dozza ritornò precaria-
glia Codronchi, decoro ed ornamen- mente sotto il dominio d'Imola, e
to d' Imola, con barbaro tradimen- finalmente nell'anno appresso ces-
to l'uccise, indi passò a saccheg- sarono le fazioni de'guelfi e ghi-
giare le case dei Vai ni e de'Tar- bellini con giurata pace. Giulio III,
tagni, e col bottino usci dalla cit- grato all'omaggio degl' imolesi, con
tà. Invano si proposero trattative breve speciale confermò ad essi ed
di pace, e furono scelti venti cit- ampliò privilegi, per cui la città gli
i

tadini a prevenir le sedizioni. Re- dimostrò la sua riconoscenza quan-


duce Paolo 111 dal congresso te- do nel i55i vi passò onde por-
nuto in Lucca con Carlo V, ven- tarsi in Lombardia, ove i suoi e-

ne in Imola a' 6 ottobre; una de- serciti combattevano per togliere

putazione di cittadini, il corteggio Parma al duca Ottavio Farnese.


del senato e del clero, un coro di Nel iSyG s'incominciò la fabbrica
venti giovani vestiti con uniforme del pubblico archivio. Il cav. Fe-
eleganza e coronati di palme, ar- derico Sassatelli a' 19 ottobre i5gi
chi trionfali, festosi evviva dell'im- occupò il palazzo pubblico e la
menso popolo, furono le dimostra- rocca; fu punito coli' imprigiona-
zioni fatte dagl* imolesi nelT ingres- mento de' parenti, demolizione del
so del Pontefice che alloggiò nel palazzo, e confisca de' beni. Dopo
palazzo dei Della Volpe. Benché la morte di Alfonso II duca di
si trattenne un sol giorno. Paolo Ferrara ( /^e<^/), ricadendo il ducato
III non lasciò di visitare alcuni al pieno dominio della santa Sede,
templi, massime quello di s. Gio. come dimostrammo a quell' arti-
Battista colTannesso oratorio, tem- colo, volle Clemente Vili prender-
pio che nei primi anni del secolo ne in persona il possesso. Imola
corrente fu ridotto a maggior ele- spedì quattro deputati ad incon-
ganza per le cure del vicario cu- trarlo a Pesaro, e lo ricevette tra
rato d. Vincenzo Meloni. Con dis- le sue mura a' 6 maggio iSgS;
piacere de'ciltadini Paolo II! smem- ma non essendo visi trattenuto, si

brò dal contado Tossignano; e di ferirono le suo ritorno,


feste al
quando ripassò per Imola in por- che fu il primo di dicembre. L'in-
tarsi nel 1543 a Busseto inutili tero consiglio, tutta la nobiltà, e
furono le limoslraaze degli imole^ quattordici paggi elegantemente ve?
,

8S IMO IMO
jllti gli vennero incontro. Sulla ni ed altro, e siccome le ca-
porta Bolognese erano tre gran- stella soggette non volevano som-
d'armi di pietra, una del Papa, ministrare aiiiti, l£^ congregazione
l'altra del cardinal Pietro Aldo- del buon governo ve le obbligò,
btandini suo nipote, la terza del dichiarando Imola città dominan-
cardinal Bandini legato di Roma- te dei castelli medesimi. Nel pon-
gna; tutta la prospettiva della por- tificato di Clemente XII di nuovQ
ta era dipinta. Presso al monte di il territorio imolese solfri non po-
pietà sorgeva un arco di bellissi- co per la guerra tra gli spagnuoli
ma architettura, ornato di emble- e \ tedeschi, per gli alloggi, vive-
ini, piramidi
ed iscrizioni. Sulla ri e contribuzioni che dovette som-
prospettiva del maestoso arco del ministrare ai secondi; ciò rinno-
palazzo pubblico fu rappresentato vossi anche npì pontificato di Be-
dipinto il Papa sedente in trono, e nedetto XIV, e gli austro-sardi
nelle facciate dell'arco medesimo si fissarono il loro quartiere genera-
volle in quattro quadri dipingere la le in Imola. Il detto Papa stabili
pace conchiusa da Clemente Vili nel contado la hbertà del com-
tra Enrico IV e Filippo II, la sua mercio; questo venne favorito da(.
coronazione, l'ingresso trionfale in Clemente XIV, anche colla diminu-
Ferrara, e l'assoluzione data ad zione de'dazi. Nel 177^ succes-
Enrico IV, con analoghe iscrizioni. se Pio VI della famiglia Braschi
Si compiacque il Pontefice delle di Cesena, che nel medesimo an-
straordinarie dimostrazioni di os- no creò cardinale lo zio Gio. Car-
sequio dategli dagli imolesi, e creò lo Bandi vescovo d'Imola. Recan-
cavalieri dello speron d'oro i sud- dosi nel 1782 il Pontefice a Vien-
detti paggi. I detti quadri, opera na dall'imperatore Giuseppe II, si
del celebre Cesi bolognese, tuttora legge nel Diario del viaggio y ec.
si conservano. che nella sera di giovedì 7 mar-
Leone XI nel i6o5 liberò la zo giunse ad Imola, ricevuto nel
città dalle gravezze imposte dal discendere alla porta della catte-
predecessore. Paolo V restituì al- drale dal cardinal Bandi, da mon-
la giurisdizione d* Imola Cascia signor Caccia Piatti vicelegato di
Valsenio, ma la città nel i63o Romagna, dal clero della medesi-
provò terribile pestilenza. Clemen- ma cattedrale, dal magistrato e
te IX concesse agi' imolesi la li- nobiltà. Portatosi dipoi al palazzo
bertà del commercio, diminuì le vescovile, ivi ammise tutti al bacio
imposte, e pose una salutare pram- del piede, e vi restò a riposare.
matica sull'abuso del vestiario, Nella mattina seguente il Papa ac-
gioie e carrozze; anche Clemente compagnato dal cardinale ritornò
X diminuì i contributi, ed Innocen- alla cattedrale, e disceso nel vene-
zo Xt soccorse i cittadini pei dan- rabile sotterraneo in cui riposano
ni sofferti nel terremoto del 1687. con somma venerazione i sacri cor-
Nella guerra per la successione di pi di s. Cassiano martire, di s^a
Spagna volendo Clemente XI os- Pier Grisologo, e di s. Proietto,
servare perfetta neutralità, gì* im- iviascoltò la messa celebrata da
periali gravitarono sopra Imola e monsignor Ponzetti caudatario, am-
luoghi circQstt^nti, con contribuzici- mise poscia nella sacrestia al bacio
IMO IMO 89
del piede le dame della cillh, pas- vile. Nella sera ammise all'udienza
sò al palazzo pubblico per bene- il cardinal Alessandro Mattei, pro-
dire dalla loggia il popolo, quindi veniente dal suo arcivescovato di
riprese il corso del suo l'iaggio, Feriara per ricevere nel dì seguen-
avendo permesso allo zio cardina- te il cappello cardinalizio. A tale
le di accompagnarlo sino alla chie- effetto Pio VI tenne nel lunedi
sa di s. Maria del Piratello lunge concistoro pubblico nella gran sala
due miglia dalla città. dell'episcopio coi suddetti sei car-
Reduce Pio VI da Vienna, da dinali, e vestito pontificalmente,
Bologna partì per Imola, ove ar- con tutte le consuete formalità
rivò come nell'accesso ad ore i/\. impose il cappello cardinalizio al
di sabbato 25 maggio, essendo pas- cardinal Mattei, cui pure assegnò
sato sotto un bellissimo arco trion- il titolo e congregazioni cardina-
fale eretto con disegno dell' imo- lizie : dopo il concistoro il cardi-
lese cav. Cosimo Morelli, in cui nale visitò la cattedrale, essendo
era rappresentato l'abboccamento soliti i cardinali che in Roma ri-

tenuto dal Papa coli' imperatore. cevono il cappello , visitare po-


Disceso all'episcopio venne accolto scia la basilica vaticana. Nella sera
dal vescovo cardinal Bandi, dal poi col solito accompagnamento il

clero da tutta la nobiltà,


e es- conte Antonio Codronchi imolese
sendo egli accompagnato dai car- ministro pontificio ossia internunzio
dinali delle Lanze, Giovannetti ar- in Torino, dichiarato perciò came-
civescovo di Bologna, Boncompa- riere secreto, portò al cardinal Mat-
gni legato di Bologna, Carafa le- tei il cappello cardinalizio. Marte-
gato di Ferrara, e Valenti Gonza- dì 28 maggio sua Santità con l'as-

ga legato di Romagna, e trovan- sistenza di tutti i mentovati car-


dovi la sua sorella d. Giulia. Nel- dinali, e particolarmente assistita
la seguente domenica il Papa pas- nella sacra funzione dai cardinfjli
sò alla cattedrale per celebrarvi la Giovannetti e Mattei, destinati per
messa, corteggiato dal cardinal ve- l'officio di diacono e suddiacono
scovo, dagli altri cardinali, dal se- assistenti i monsignori Nardi ni sd
datore di Roma Rezzonico, e da gretario delle lettere latine, e Co-
tutta la nobiltà imolese. Compito dronchi, fece solennemente la fun-»
il divin sacrifizio ed ascoltata altra zione di consacrare la chiesa cat-
messa, Pio VI discese nella chiesa tedrale nuovamente rie-
d'Imola,
sotterranea, ed offrì colle proprie dificata con ampia e maestosa ar-f
mani *un nobile calice d'oro di fi- chilettura del cav. Cosimo Morel-
nissimo lavoro sopra l'altare di s. li, soddisfacendo il santo Padre alle

Pier Grisologo dottore di santa premure dello zio vescovo cardinal


Chiesa e glorioso cittadino imolese. Bandi, dallo zelo del quale la città
Dipoi colle nobili carrozze del car- deve riconoscere la riedificazione
dinal vescovo si portò con tutto di tal basilica, siccome fatta quasi
il seguito al palazzo del pubblico, tutta a sue spese. Al terminare
dalla cui loggia ed in trono diede della sacra funzione Pio VI fece
al popolo numeroso esistente nel- al popolo una dotta omelia, tutta
la piazza l'apostolica benedizione, fondata sui sentimenti ammirabili
indi fece litorao al palazzo vesco- di s. Pier Grisologo^ per eccitare
9© IMO IMO
maggiormente gli ascollanti nlln le armate francesi, in forza del
divozione verso quel loro insigne quale esse evacuarono la Romagna,
concittadino, ed insieme per illu- Con nuovi pretesti i francesi in-
strare la città con la pubblica ri- vasero nel 1797 la Romagna, ed
luembranza di aver la medesima Imola nel dì primo febbraio, nel
dato alia Chiesa un cos\ gran hi- qual giorno il generale in capo
minare e maestro. L' omelia fu dell'armala d' Italia la unì con ap-
slampata negli atti del viaggio di posilo decreto alla repubblica di
Pio VI, e si legge a p. i5. De- Bologna. Venne in Imola stabilito
poste poscia da sua Santità le sa- un governo provvisorio democra-
cre vesti, assistette alla messa ce- tico, ed installata nuova munict-
lebrata dal cardinal Giovannetti palila, questa vide con dispiacere
sopra l'altare novellamente consa- trasportalo altrove il giornale ed
cralo. Nel seguente mercoledì Pio il registro di lettere del cessato
VI accompagnato dai cardinali, se- magistrato, venendo cosi tolta al
Datore di Roma, e pontiiicio segui- comune un'importante proprietà,
to, si portò al palazzo del pubblico ed una serie di documenti storici,
per dare di nuovo agi' imolesi so- Un generale congresso tenuto in
lennemente la sua apostolica be- Modena, e i voti espressi dai cit-
nedizione; passato indi a vedere la ladini in appositi comizi ,
portaro-
fabbrica dellanuova chiesa di s. no che Imola facesse parte della
Maria de' monaci Olivetani, che si repubblica Cispadana; quindi ia
faceva costruire dal cardinal ve- conformità delle nuove massime
scovo come commendatario della costituzionali si procedette all'ele-
medesiraa, fece ritorno all'episcopio, zione di un corpo municipale, e fu
ed alle ore 18 partì per Firenze, in tal guisa Imola destinata capo-
L'inscrizione marmorea, che fu col- luogo del dipartimento del Santer-
locata nella cattedrale a memoria no, con amministrazione centrale,
della consacrazione, l'anonimo imo- tribunale, casa di forza, ec. Poco
lese la riporta a p. 176 della par- dopo venendo unite le due repub-
te II. bliche Cisalpina e Cispadana, fu
Nel 1785 Pio VI creò cardi- stabilito che i popoli di Bologna,
naie e vescovo d'Imola monsignor Ferrara e della Romagna facesse-
Gregorio Barnaba Chiaramonti, suo ro parte della repubblica Gisalpi-
concittadino e parente. Frattanto na. GÌ' imolesi ebbero nuova co-
spinta la Francia dai vortici di stituzione, e dichiarati appartene-
«na generale rivoluzione repubbli- re al dipartimento del Lamone,
cana, occupò la maggior parte degli poscia a quello del Reno, con nuove
stali italiani, e nel 1796 incomin- municipalità. Per la guerra nuova-
ciò ad invadere quelli della santa mente insorta tra la Germania e la
Sede , e a' 22 giugno s' ìmpa- Francia, la città nel 1799 ^" ^^''

droni Imola senza contrasto,


d* cupata dai tedeschi, e regolata da
La forma del governo allora non una deputazione provvisoria, che
fu rinnovata, solo ebbe luogo un ebbe il titolo di regia cesarea reg-
consiglio provinciale in Ravenna, genza provvisoria dal general te-
Pio VI si vide costretto conchiu- desco conte di Klenau: finalmen-
dere 3*27 giugno un armistizio col- te a' io luglio 1800 l'esercito fraa-
IMO IMO' 91
cese occupb di nuovo Imola, e uno
leria stendardo. A' io novembre
veimero richiamale in vigore le 1800 venendo ordinata la forma-
leggi della repubblica Cisalpina. zione d'una consulta straordinaria.
Sino dai 20 febbraio lygSaven- i membri della quale dovevano a-
do i francesi anteriormente occu- dunarsi in Lione per fissar le ba-
pato lo stato pontifìcio, trasporta- si delle leggi organiche della re-
rono via da Roma il Pontefice pubblica, frale quaranta città pri-

Pio VI, e qual prigioniero Io con- marie che spedirono un deputato


dussero in Valenza di Francia, ove al congresso ebbe parte Imola; le
morì spettacolo di eroica sofl'eren- guardie nazionali del dipartimento
2a a' 29 agosto 1799. '' cardinal del Reno elessero cinque deputati,
Chiaramonti allontanato dalla sua e la commissione straordinaria di

greggia, fu costretto cercare asilo governo un altro, per cui tre imo-
in estere contrade, finche adunato lesi recaronsi a Lione ove a' 20
il sacro collegio per de' cardinali gennaio 1802 fu accettata dalla
dare un successore al defunto Pa- straordinaria consulta una nuova
pa, recossi a Venezia pel concia- costituzione. La repubblica che pri-
ve. A' i4 marzo 1800 il cardinal ma chiamavasi Cisalpina prese il
Chiaramonti fu esaltato al pontifi- nome di repubblica Italiana e ,

calo, e prese il nome


Pio VII, di Napoleone Bonaparte primo con-
senza cessare di essere vescovo d' I- sole della repubblica francese ne
mola che governò per vicari. Es- fu proclamato presidente, e Fran-
sendogli stali restituiti ì dominii cesco Melzi vice presidente. Dipoi
della Chiesa non ceduti nella pace il senato conservatore della re-
di Tolentino, Pio VII nel partire pubblica 18 maggio 1804 con un
a'

da Venezia per Roma donò al senato consulto allldò il governo


tenente maresciallo Manfrault, go- della repubblica allo stesso Napo-
vernatore della piazza di Venezia, leone che prese il titolod' impe-
un anello con zafliro contornato ratore de' francesi, che Pio VII
di brillanti, accompagnando gra- consacrò in Parigi nella solenne
ziosamente il dono con gentilissi- coronazione. Quindi l' italiana con-
mo biglietto, in cui erano scritte sulta di stato collo statuto costi-
queste rimarchevoli parole: «e//Vm- tuzionale de' 17 marzo i8o5 di-
possìbiliià di mostrargli la sua chiaro Napoleone re d'Italia, succe-
soddìsfazione come Papa^ supplì- dendo la sua coronazione in Mi-
sce per lui il vescovo d'Imola^ es- lano a' 26 maggio, per Io che I-
sendo appunto l'anello che porta- mola fece parte del regno italico,
va siccome vescovo di questa chie- coi savi e podestà magistrati mu-
sa. Frattanto Imola come facente nicipali. Con riprovevole ingrati-
parte dell'antica legazione di Ro- tudine, e colla prepotenza del più
magna, che colle legazioni di Bo- forte Napoleone occupò i dominii
logna e Ferrara erano state ce- ch'erano restati alla santa Sede,
dute alla Francia nella pace di ed a' 6 luglio 1809 il virtuoso Pio
Tolentino sotto Pio VI, armò sotto VII fu strappato da Roma, e pri-
il governo francese la guardia na- gioniero portalo qua e là; ma rin-
zionale, ed ebbe in dono dal gover- novossi a dispetto de' suoi nemici
no la fanterìa una bandiera, la cavai- il trionfo della religione avvenuto
^1 IMO IMO
nel glorioso suo predecessore, dap- gì della città di Roma . Nello
poiché i popoli facevano a gara di stesso palazzo comunale ammise
tributargli l'omaggio della più pro- benignamente al bacio del pie-
fonda venera/ione, commiserando de il magistrato della città, e mol-
i patimenti di cui era bersaglio. I ti altri della medesima ,
per cui
suoi persecutori nella deportazione, lo stesso magistrato per memoria
in trastèrirlo da un luogo all'altro^ eresse analoga marmorea iscrizione
onde impedire che venisse cono- nella sala principale del suo palaz-
sciuto, solevano annunziarlo pel zo. Le altre iscrizioni che si fecero
vescovo d'Imola. in Imola per sì felice avvenimen-
La divina provvidenza nel i8i4 to, le riporta il eh. Pistoiesi nel
ridusse in polvere il trono e la tom. Ili, pag. 186 della Fila di
colossale potenza di Napoleone, ed Pio VII. Dopo avere il Papa di-
i sovrani da lui detronizzati pote- morato circa quattordici giorni in
rono pacificamente ritornare alle Imola, a* i5 aprile proseguì ilsuo
loro sedi, mentre la Romagna ven- viaggio trionfale per Faenza. Nel
ne occupata dagli austro-britanni. 18 15 furono restituite alla santa
A' 3[ marzo Pio VII suo fece il Sede le tre legazioni summentova-
solenne ingresso i»i Bologna, ed a' 2 te, compresa quella di Romagna,

aprile si recò ad Imola con esul- così Imola tornò sotto il pacifico
tanza della città e diocesi, che lo dominio de' romani Pontefici e ,

accolse colle più grandi acclama- sotto la legazione apostolica di Ra-


zioni e dimostrazioni religiose, e venna in cui è tuttora. Quanto al-
passò ad abitare nel suo episcopio. le note politiche vicende ch'ebbero

Vi giunse nel dì precedente alla fatale principio nel febbraio i83i,


domenica delle palme; nel dì del- in cui venne inviluppata anche I-
la Pasqua, con tre vescovi e di- mola, ne facemmo parola all'arti-
versi prelati messa nel-
assistè alla colo Forlì ed altrove, e ne par-
la cattedrale, pontificata dal suo leremo anche all'articolo Ravenna.
elemosiniere segreto monsignor ar- Sulla storia d'Imola, oltre i citati

civescovo Bertazzoli, e poi proces- autori, possono consultare Ange-


si

sionalmente si portò al palazzo co- Io Torsano, Oraliones quae de Uin-


munale per dare dalla loggia l'a- hriae, etc, ove parla della provin-
postolica benedizione all' immenso cia di Romagna; il Sansovino, Ri-
popolo, giacche si calcola che acr stretto delle città d'Italia; il Bla-
corressero in Imola più di venti- vio nel Theatrum civilatum; ed il

cinque mila persone, e da diverse Marchesi, La galleria deW onore,


città vescovi, prelati, distinti per- il quale parando della città d'I-
sonaggi, non che deputazioni di di- mola, si diffonde intorno alle fa-
versi luoghi dello stato pontificio, miglie Alidosi, Bardella, Sassatelli,
tutti per esprimere le loro congra- Vaini e Vestri.
tulazioni, e la divozione che nutri- La luce salutifera del vangelo si

vano per l'immortale Pontefice. diffuse nella chiesa Corneliese nel


Il cav. Giacomo Giustiniani, che più primo secolo del cristianesimo, dal
tardi ne divenne vescovo, il prin- glorioso martire e vescovo di Ra-
cipe Ruspoli, ed il conte Pian- venna s. Apollinare, come sem-
dani gli preseptaroao gli onaag- bra provare l'anoiiimo imoiese nel-
IMO IMO 93
la parte II della sua storia d'Imo- no di tutta l'Emilia, a lui appar-
la, dicendo che nel declinar di det- tenendo la consacrazione del vesco-
to secolo Imola era già divenuta vo corneliese, perchè allora essen-
cristiana, non potendosi narrare i do quaresima impedito re-
gli era
primitivi suoi progressi, ne deter- carsi al suppone quindi
foro. Si
minare propriamente l'epoca dell'e- che s. Ambrogio cessate le quare-
rezione di sua sede vescovile , che simali fatiche siasi portato in Imo-
forse può avere avuto origine nel la dopo la Pasqua del 379, e con-
secolo terzo, o meglio nel quarto vocati il clero e la plebe venisse
sotto Costantino. È certo che in eletto il secondo vescovo anonimo
Imola ai tempi del martire s. Cas- come il primo. Terzo vescovo fu s.
siamo eravi una moltitudine di cri- Cornelio, eletto verso l'anno 4o5dal
stiani, ed il dotto Zaccaria nella Pontefice s. Innocenzo 1 : il Gri-
storia de' vescovi imolesi inclina a sologo scrisse di lui : Cornelius me-
persuadersi, che il santo fosse orion- moriae beatissìmae vita clarus, cun-
do romano, e nativo corneliese, es- ctis virtutuni titulis ubique fLilgens^
sendo altro argomento per creder- operitm magiiitadirie notus iiniver-
lo tale l'aver egli aperto scuola nel sis. Ad insinuazione di s. Cornelio
foro, perchè nelle colonie i pubbli- l'imperatore Valentiniano IH fece
ci uffizi solevano affidarsi ai citta- edificare in Imola la basilica detta
dini ; però non è provato se il san- dal suo nome Valentiniana nel ,

to ne fosse pur vescovo, come pre- luogo stesso ove Appio aveva or-
tesero alcuni, o anche di altra chie- dinato il teatro pei gladiatori : il

sa, come Sabbiona ora distrutta, o tempio fu dedicato a Maria, e per-


Bressannone, forse illusi dall'essere ciò chiamato di s. Maria in Are-
tali catl^drali dedicate al santo mar- nula, e poi per corruzione di s.

tire; altri dicendolo vescovo d'Augu- Maria in Regola. Presso questo sa-
stoduna, di un s. Cassiano facendone cro edificio eravi un magnifico pa-
tre. Altra questione è quando il lazzo, ove dimorarono gì' impera-
glorioso atleta rese col proprio san- tori Enrico li. Federico I, Ottone
gue un'insigne testimonianza della IV e Federico li. A s. Cornelio fu
tede da lui professata, lo che pare sostituito r arcidiacono imolese s.
siaavvenuto prima che Dioclezia- Proietto verso l'anno 4^o ed il >

no movesse guerra alla Chiesa, cioè corpo di s. Cornelio fu sepolto nel-


prima dell'anno 3o3. Dal secolo la cattedrale allora esistente nel ca-
IV incomincia la serie de' vescovi stello di s. Cassiano : credesi che
imolesi, ne trova la prima
e se il di lui corpo sia tra le anonime
memoria in s. Ambrogio, eletto ar- reliquie trasportate per ordine del
civescovo di Milano nel 874 ^ in vescovo Alberto l dall'antica alla
una lettera scritta nel 879 a Co- nuova cattedrale, e poste nell'alta-
stanzo vescovo d'una sede vicina re di s. Pier Grisologo nel 1200.
al foro di Cornelio, dalla quale si L'esemplarissimo vescovo Proietto,
rileva che poco prima Imola es- di gran zelo, prudenza e santilù
sendo rimasta priva del proprio ornato, mori a' 2 3 settembre di an-
vescovo, raccomandava a
il santo no incerto.
Costanzo, Ecclesiam quae est ad A voler far menzione de' vesco-
Forum Conielii, come metropolita- vi che principalmente si distinsero.
94 IMO IMO
nomineremo i seguenti. L'imole.^e carono uniti nel prossimo castello
s. Maurelio divenne vescovo cor- di Duzza. Ritornato poscia il col-
neliese nei 532, e vuoisi da alcuno legio canonicale in Imola nel 1 188,
martire, e che subisse il martirio dimorò per quattr'anni circa in
nel 54*2 sotto il barbaro Tolila re gran parte presso la pieve di s.

de' goti i il suo corpo si venera nel- Lorenzo sinché fosse edificala la
la cattedrale. Antonio Maria Man- nuova canonica. Un tal genere di
zoni ci diede l'opuscolo intitolato: vita comune trovavasi in vigore tra
Tumulus ss. Projecd et Maure.lii i canonici imolesi anche nell'anno
civium episcoponini , ac proteclo- 1255. Quanto poi alla elezione dei
rum urbis Corneliensis illustratuSy vescovi d' Imola, è noto come s.

Imolae lyoS, apud haeredes Mas- Leone I Magno accennò come re-
sae. Verso l'So l'imolese Eugenio,
i gola dettata dai padri, e conforme
lodalo per dottrina, ascese alla cat- che la elezio-
all'apostolica autorità,
tedra vescovile. Qui noteremo che ne de' vescovi si facesse dal clero,
a cagione de* tempi venendo trascu- ad istanza e secondo i voti del
rata la vita comune nei canonici popolo. Tale lodevole costumanza
delle cattedrali , a richiamarla in a tutte le antiche chiese occiden-
vigore i conci li i di Magonza , di tali, fu nei vetusti secoli adottata
Tours e di Acquisgrana vi presero anche dalla chiesa imolese; ma nel-
provvidenza, e furono ordinate le 1*88') essendo accaduta la morte
canoniche abitazioni, a facilitar l'e- del vescovo, volle il popolo tutta
rezione delle quali l'imperatore arrogarsi la elezione del successo-
Lodovico neirSig fece un capi-
I re, ciò che diede luogo a dispareri,
tolare, indi il Papa Eugenio li i quali furono portati a cognizio-
neir 826 prescrisse in un concilio ne del Pontefice Stefano VI. Que-
discipline sulla vita canonicale. Tali sti ponderata maturamente la cau-

prescrizioni non poterono non pro- sa, scrisse a Romano arcivescovo di


durre anche Imola l'effetto in-
in Ravenna, impegnando tutta la sua
culcato, e lo produssero veramen- sollecitudine per la canonica elezio-
te ed in modo che al decorrere ne del nuovo vescovo, e dichiaran-
del seguente secolo X e dei suc- do eleclione/n ad clerum spedare.
cessivi non fu bastevole la casa ori- Fu in seguito riserbata la scelta
ginariamente eretta presso l'episco- del vescovo a* canonici della catte-
pio a contenere tutti canonici imo- i drale, che verso l'anno i 194 co-
lesi, de'quali molli dovettero con- minciarono a formare coi canonici
vivere nel monistero di s. Vitale, di s. Lorenzo un solo capitolo, e
che credesi edificato nel fondo chia- ad avere coi medesimi comune il
mato poi Galletta, con ospedale gius dei comizi. I romani Pontefi-
contiguo a benefìcio de' poveri, in- ci poscia riserbarono a se l'elezio-
fermi e pellegrini. Tanto poi i ca- ne de' vescovi imolesi.
nonici imolesi furono premurosi di Al cominciare del secolo X IT-
osservare la vita comune, loro pre- talia tutta impaurita e gemente per
scritta per replicate canoniche san- le invasioni degli ungheri o unni,
zioni, che prossimo vedendo alla barbari a segno di portare le fiamme
distruzione il loro domicilio, come devastatrici nei medesimi santuari, i
nel i]5i, così nel 1 182 si traslo- canonici ed i cittadinid'Imola furo*
I MO IMO 9^
»o solleciti nel prevenirne le con- legrino, e nel 1048 Pianiero Ali-
seguenze, e nel 90 3 trasportarono dosi eresse la chiesa di s. Giulia-
dalle chiese in luoghi nascosti e no, negli ultimi tempi $oppressa.
quasi inaccessibili le reliquie de* lo- Nel 1063 divenne vescovo Basilio
ro santi protettori, e le sacre ce- monaco integerrimo, prudente esen-
neri di s. Cassiano esistenti nella to. In tale anno usci da un lago
basilica di s. Cassiano. Nuove in- prossimo alla città un drago, il qua-
cursioni nemiche portarono per tut- le sparse per tutto la desolazione
to la devastazione e l' incendio , e ed il terrore. Compassionando Ba-
la cattedrale fu saccheggiata, e
qua- silio il lagrimevole stato degl'imo-
si interamente distrutta , per cui lesi, ricorse alle pubbliche preci, e
dopo pochi anni il vescovo Gio- tutta ponendo la sua confidenza
vanni II si accinse a rinnovarla, e nella divota immagine di Maria
mercè le generose obblazioni di Vergine, col sacro velo di que-
Troilo JVordilio imolese di somma sta che Longino avea portato da
autorità, nel 946 fu condotta l'ope- Costantinopoli nel 567 e collocato
ra al suo compimento. In tale cir- nella chiesa di s. Maria in Regola,
costanza furono discoperte le reli- andò contro l'orrida fiera, e la con-
quie di s. Pier Grisologo, riposte quise. A memoria del prodigio in-
in seguito entro quell' urna mar- nalzò una colonna di marmo con
morea ove collocate le avea il san- apposite epigrafi che si vedono sot-
to vescovo Proietto. Inoltre Gio- to l'aitar maggiore di detta basili-
vanni li accordò ai canonici il di- ca, e l'anonimo imolese. nel nar-
ritto di esigere le decime, confer- rare il prodigio le riporta e spie-
mato poscia da' Papi Lucio III, e ga a pag. 62 della p. II, con altre
Celestino III. Fu nel 997 che per analoghe notizie, e del perchè si
opera di Ricciardo Alidosi venne faccia la processione a* 5 febbraio,
restaurata l'antichissima chiesa di nel d'i sacro a s. Agata. A* tempi
s. Lorenzo, la quale non molto del vescovo Basilio eravi fuori di
dopo fu arricchita di molti fondi porta Bolognese un' antichissima
da Guilla nobil donna. Paolo di- chiesa cadente, dedicata a s. Ma-
venne vescovo nel 1027, o meglio ria della Misericordia e a s. Ste-
assai prima e forse nel ioi3; fu fano protomartire in zagonia o dia-
sotto questo vescovo, inteso ad ab- conia ; i cittadini nel 1070 la fe-

bellire la cattedrale già ristorala cero ricostruire, avente annesso uà


dal generoso Corrado Sassatelli nel monistero di benedettine che poi
1010, che si scuoprlrono i sacri nel 1256 per autorità di Alessan-
corpi de* ss. Maurelio e Proietto ; dro IV fu ceduto alle Clarisse. Mo-
e nel 1028 \ennero riposti in ur- rì Basilio nel 1074, e venne distin-
ne di pietra, indi nascosti ad istan- to in un breve di Eugenio 111 col
za degl'imolesi timorosi di guerre- titolo di beato.
sche scorrerie. Pare che Paolo te- Morando, per maneggio degli en-
nesse il vescovato sino al 1082, nel riciani o fautori di Enrico IV, nel
quale anno per le benefiche cure 1 084 assunse il vescovato, mentre
di Ugolino Alidosi venne riedifica- Imola trovavasi immersa in civili

to il teriipio dedicato a s. Giaco- discordie, e in tre parti divisi i cit-

mo apostolo. Sotto il vescovo Pel- tadini: l'una abitava di là dal Va*


96 IMO IMO
treno, o v'era fabbricala la rocca dei se dell'Emilia, eprobabilmente vi
longobardi; l'altra occupava l'anii- comprese la chiesa imoicse. Tale
co sito del foro di Cornelio dello dipendenza però venne rinnovata
poi castello di s. Cassiano; stava nel 1119 da Gelasio II, e confer-
la tei-za in mezzo ov'era situala la mala negli anni 11 25 da Onorio
città dei corneliesi o imolesi. Mo- li, nel II 33 da Innocenzo II, nel
lando che a togliersi dal furore dei 1224 ^^ Onorio III, e nel 1228
parliti avea trasportata la sua se- da Gregorio IX. Nel 1122 diven-
de in Conselice, ad istanza de* cor- ne vescovo Otrico, il quale fu as-
neliesi e sancassianesi fece ritorno sai benemerito del capitolo, gli ac-

in Imola, e quivi tutte impegnò le cordò amplissimi privilegi e il di-


sue cure onde fosse riconosciuto ritto di esigere decime : gli succes-
per legittimo l'antipapa Clemente se nel 1126 Bennone che vuoisi
HI, specialmente dal proprio clero, imolese, umanista celebre dell'uni-
e vi riuscì. Sotto Morando nel versità di Bologna, arcidiacono del-
io85 fu ritrovata la colonna alla la cattedrale imolese, giacché l'ele-

quale credesi fosse legalo s. Cas- zione del vescovo allora cadeva so-
siano quando sostenne il martirio: pra i soggetti più ragguardevoli del
al presente si venera il sacro mo- clero,massime sui canonici di que-
numento a tergo dell' aitar mag- sta Bennone ottenne dal
chiesa.
giore delia chiesa parrocchiale dei Pontefice Onorio II l'ampio privi-
ss.Bartolomeo e Cassiano nei sob- legio con cui si accordò al vescovo
borghi della città. Nel iog4 im- d' Imola e successori gli antichi
perversando fierissima pestilenza, diritti di esiger dazi nella città, di
molti scismatici tornarono al seno pronunciar pubblici giudizi , e di
della Chiesa romana all'obbedien- , possedere il temporale dominio su
za del legittimo Urbano II, e si molti luoghi del contado imolese,
allontanarono dal falso Papa Cle- donde poi fu che i 'vescovi imolesi
mente III ed è probabile che gl'i-
; assunsero il titolo di conte. L'im-
molesi cacciassero da questa sede portante diploma pontifìcio l' ano-
r intruso Morando, il quale rifu- nimo imolese lo produce a p. 74:
giossi in Cesena, e di dove- come morì Bennone nel i Sg. Sotto di i

sostenuto da Enrico IV non volle lui o nella sede vacante, presso lo


rinunziare al vescovato. Il sostituito spedale di s. Giorgio s' incominciò
Oldone venne autorizzato da Ur- la fabbrica d'una chiesa in onore
bano II a consacrare una chiesa di tal non più esistente.
santo, ora
di Como : resse questi la chiesa Ridolfo ravennate monaco bene-
d'Imola sino 1108. Dal quinto
al dettino nel I 146 fu eletto vesco-
secolo della Chiesa sino al i 106 vo mentre era abbate di s. Ma-
:

il vescovo d'Imola era stato sog- ria in Regola ottenne a favore del
getto alla giurisdizione del metro- suo monistero di benedettini di-

polita di Ravenna; ma a' 27. otto- verse castella, chiese, privilegi e


bre di detto anno convocò Pasqua- diritti da Papa Eugenio III. Ritor-
le II in Guastalla un concilio, ove nando il vescovo dal concilio di
fra gli altri per umiliare
decreti Chartres in Francia, nel 1 147 ot-
In chiesa di Ravenna, furono sot- tenne in dono e collocò nella ba-
tratte da queir arcivescovo le chie- silica del suo antico monistero il
,

IMO IMO 97
corpo di s. Sigismondo re di Bor- era già ritornato in Imola. Se pe-
gogna : i forlivesi, ì milanesi ed i rò il clero di s. Cassiano, seguen-
piagesi M vantano di possedere il do esempio del vescovo,
l'ottimo
corpo di tal santo. Ridolfo fu pure spiegò il suo attaccamento ad A-
al concilio di Reims tenuto da Eu- lessandro HI, non venne imitato
genio II r. Questo vescovo ampliò dai cittadini corneliesi, che segna-
Je rendite della chiesa e la sua rono ne' loro atti certuni Papain :

giurisdizione, ed Eugenio III con- nondiwi liabenius. Mori Ridolfo


fermando il diploma di Onorio II dopo il 1166, chiaro per virtù e
accordò altre castella, rendite e pri- per meriti , decorato del titolo di
vilegi con special diploma che si beato negli antichi monumenti, e
legge a pag. 83 loco citato. Gl'in- leggesi il di lui corpo segnato tra
cendi e le distruzioni portate nel le sacre reliquie conservate nella
1 1 52 dai bolognesi agli edifizi del chiesa di Maria in Regola. Il
s.

castello di s. Cassiano, obbligarono successore Arardo compassionando


Ridolfo a trasportar la sua sede in la critica situazione dello spedale
Dozza, e non fece ritorno ad Imola di s. Giorgio, gli concesse alcuni
che nel 1 154. Inoltre il zelante Ri- beni a titolo di permuta , in be-
dolfo compose le differenze che di- nefìcio della chiesa dell' ospedale e
videvano i corneliesi dai sancassia- de' ministri che ivi servivano: fini
nesi, e confermò i diritti spirituali i suoi giorni verso il 1 174. Enri-
e temporali accordati da' suoi pre- co che gli successe, vedendo l'im-
decessori ai canonici di s. Lorenzo, minente distruzione del castello di
stabilendo che una quarta parte dei s. Cassiano, ottenne che i laici con-
fruiti fosse devoluta a' medesimi ca- segnassero a' canonici i corpi de' san-
nonici, un'altra alla fabbrica della ti prolettori Pier Grisologo, Pro-
chiesa, una a'poveri e l'ultima a' ca- ietto e Maurelio nascosti, poi tras-
nonici della cattedrale. Fu anche nel feriti nella cattedrale. Addetto co-

II 59 che Federico conte palatino m'era Enrico alla causa di Ales-


legato imperiale favori la chiesa imo- sandro III, divenne se^^no alle im-
lesecon grazioso diploma, riportato periali persecuzioni, dovette abban-
dall'anonimo imolese a pag. 88. Uno donar la sede, e rifugiarsi in di-
scisma insorto nel nSg nell'elezio- versi luoghi, finche ritornò in Imo-
ne di Alessandro III, in cui s'intru- la nel II 77 per la pace fatta tra
se l'antipapa Ottaviano o Vittore Federico I ed il Papa. Essendo de-
V, cagionò al vescovo Ridolfo una molito il monistero e spedale di
lunga serie di triste vicende : il con- s. ragione de' canonici
Vitale di
ciliabolo di Pavia e l' imperatore Enrico convenne che i beni appar-
Federico riconobbero il falso Pon-
I tenessero parte alla mensa vesco-
tefice, il quale col vero si dierono vile, e parte alla canonicale.
a fulminar scomuniche, e nell'obbe- Nel 1 177 considerando l' imole-
dienza fu divisa lagrimevolmente se illustre Pietro Trullo la vicina
la cristianità. Ridolfo restò sempre demolizione della cattedrale, dispo-
fedele ad Alessandro HI, ma do- se che se la figlia morisse senza
vette per molti anni andare ra- prole, la nuova chiesa di s. Cas-
mingo dalla sua sede in diversi siano, se fabbricata in Imola, aves-
luoghi della diocesi, e nel ii65 se la metà di sua casa e di sua
VOI. xxxiv. 7
,

98 IMO IMO
•vigna. Inlei-Tcnne Ennco al concì- lettori, e vuoisi compresevi pure
lio Interanense III, e conseguì da quelle di s. Cassiano. Morì Enri-
Alessandro IH la conferma di tutti co nel I 193 pieno di grandi me-
i privilegi concessi dai romani Pon- riti,ed autore di utilissimi statuti
tefici alla chiesa imolese. Ritorna* in decoro della sua chiesa. Sotto
to iu Imola, e trovato il castello il successore Alberto I, benché fos-

di s. Cassiano quasi distrutto , si se determinato il numero de' ca-


ritirò co' suoi canonici in Doxza. nonici delia cattedrale, ne vollero
Nel 85 Bertoldo legato imperia-
II questi l'approvazione dal Pontefice
le rìlasciò un diploma con cui con- Celestino III nel 1194» con diplo-
fermò ad Enrico la signoria del ca- ma che diresse al preposto e ca-
stello di s. Cassiano, di Totano, nonici. I canonici si stabilirono in
Poggiolo, s. Geminiano, Ronco, numero di undici, cioè cinque pre-
Rocca Valsalva, Sorbelolo, Taula- ti, tre diaconi e tre suddiaconi. È
ria, Conselice, e di altre castella, qui da osservarsi che la prima di-
terre e chiese. Il saggio e benefi- gnità capitolare è il preposto sino
co vescovo accomodò varie contro- dagli antichi secoli; un'altra di-
versie) e decretò la traslocazione gnità sì è quella dell'arciprete, e
della cattedrale e della sede ve- già esisteva nel io56: essendo ces-
scovile dal castello di s. Cassiano satadopo il 1239, fu restituita nel
entro la città d' Imola, al quale 1479 da Sisto IV, il quale nel
oggetto nel 1187 ottenne da' cit- 1477 avea pure restituita la di-
tadini il rione Montale, ov'è pre- gnità dell'arcidiacono ; altre dignità
sentemente la cattedrale. I consoli sono il decano e il priore, che so-
e Imola fecero la dona-
i*eltori d* spese nel secolo XII, il vescovo
zione del rione con atto riportato Bonadies ripristinò nel i5o4 la p»ì-

a pag. 97, e per maggior garan- ma, e il vescovo Cuccini verso la


lia Ire giorni dopo , cioè a' 6 lu- metà del secolo XVII la seconda.
giurarono solennemente in no-
glio, Della dignità di camerlengo le pri-

me di tutta la città, e promisero me memorie sono del i235. Era-


di salvare e difendere la persona no altre dignità il primicerio, il

di Enrico e di tutti i vescovi suc- tesoriere, il custode, il penitenzie-


cessoli, e le loro giurisdizioni e pos- re e il teologo: ebbero per istitu-
sessioni. Enrico gittò quindi la pri- tori, la prima il vescovo Bonadies,
ma pietra fondamentale della nuo- la seconda e la terza il vescovo
va basilica di s. Ca>siano, la cui Scribonio, le altre il vescovo Musot-
costruzione procedette lentissima ti. Presentemente il penitenziere,
e colle limosine domandate nel il teologo, come anco il parroco
laSo dal vescovo Tommaso, potè tornano semplici canonici alla mor-
finalmente il vescovo Sinibaldo con- te di quelli da'quali erano stati in-
sacrarla solennemente a' 24 otto- vestiti di quegli offizi come ilignità.
bre 127 1. Tuttavolta Enrico nel Abbiamo da Federico Sordi, Consi-
1 1 88 trasportò la vescovile sua se- liade praeeminentiay et dignitate ar-
de insieme colla propria corte nel- chidiacona tus^ praeposiiorum, archi-
la città, e appena eretti i primi presbyterorum Iniolensium ^ Bono-
muri della cattedrale vi sì colloca- niae i58i.
rono le sacre reliquie de' santi prò- Alberto I coH'autorità di Cele-
y

IMO IMO 99
stino III cui fu accettissimo, non al i4%> nel qual tempo furono
solo sopì le discordie tra' cittadini, dal vescovo Volta trasferiti in ara
ma tra i canonici di s. Lorenzo e nuova, come egualmente lo furono
t monaci di s. Donato, i quali do- nel 16 16 sotto il vescovato di Pa-
po la distruzione del castello di leotti; però la ricognizione ebbe
s. Cassiano trasferirono il corpo di solo luogo a' 21 aprile 1700 sotto
s. Donato nella chiesa di s. Paolo il vescovo cardinal del Verme. Ot-
ora distrutta ; così le differenze tra tenne nel 12 IO dall'imperatore Ot«
il vescovo ed i canonici della cat- tone IV un diploma con cui con-
tedrale. Con questi il successore fermò alla giurisdizione del vesco-
Alberto II premuroso di stabilire vo quelle terre e castella, che l'a-
una perenne concordia, li dispensò nonimo enumera a pag. 109 , in-
dall' offerta della candela, dalle spe- sieme a quelle confermate da Fe-
se per accompagnar il vescovo a derico II con diploma emanato nel
Ravenna, confermò loro le decime 1226 in occasione che i bolognesi
con facoltà di punir colie censure e faentini le avevano violentemen-
i renuenti. Con approvazione del te occupate. Anche Innocenzo IH
medesimo Alberto li i canonici di confermò al vescovo Mainardino
s. Maria del Castello d' Imola e i lutti i diritti e beni conceduti da
monaci de' santi Matteo e Mattia Eugenio III ed Alessandro III. Nel
intrapresero a convivere insieme 1227 Mainardino giltò la prima
sotto la presidenza di un solo ar- pietra fondamentale della chiesa di
ciprete o abbate da essi eletto, e s. Maria della Carità presso alle
confermato dal vescovo. Nel 1202 mura della città, con dichiarazione
Alberto II meritò essere trasferito che appartenesse ai canonici. 11 Ga-
air arcivescovato di Ravenna, e nel- ra m pi nelle Memorie ecclesiastiche
la sede iraolese gli successe Gere- pag. 399, dice che Mainardino fon-
mia : sotto di lui e nel 1204 fu dò la chiesa e monistero della Ca-
dato ai monaci camaldolesi il mo- rità, acciò fosse canonica regolare
uistero di s. Caterina, detto di s. secondo la regola del b. Agostino,
Eustachio, situato ne' sobborghi di e i frati e suore della medesima
s. Giacomo, già doppio cioè di uo- dovessero prestare ubbidienza, se-
mini e di donne ; verso il secolo condo detta regola, al priore dal
XV passò il monislero nelle mani quale dovessero correggersi ; obbli-
de' chierici secolari , e Giulio 11 gando medesimi frati e suore a
i

l'unì alla preposituracon titolo di prestare la dovuta soggezione an-


padronato alla famiglia della Vol- che ai vescovi suoi successori. Ver-
pe, che successivamente nominò so il i23o con replicati diplomi
molti individui della propria fami- confermò ai canonici le antiche giu-
glia. Dopo un vescovo ch'era pure risdizioni ; e nel i235 con sua ap-
abbate della Pomposa, venne eletto provazione le monache domenica-
nel 1207 il sagacissimo Mainardi- ne ottennero Inarca onde edificar-
no Aldigieri ferrarese. A' 16 mag- vi una chiesa. Morì Mainardino
gio 1208 collocò nell'altare d'una nel 1249, e delle sue gesta come
cappella da lui fabbricata nella cat- cittadino e podestà ne parlammo
tedrale corpi de' santi Maurelio
i superiormente. Il nuovo vescovo fu
e Proietto, che ivi rimasero fino Tommaso Ubaldini di Firenze, il
foo IMO IMO
quale spieg?> energico e straordi- questi disturbi, il vescovo accreb-
nario impegno per sostenere le an- be le giurisdizioni e i proventi della
tiche consuetudini, ch'erano le ba- cattedrale e de' canonici, e conces-
si di parecchie giurisdizioni vanta- se loro la chiesa di s. Donato pros-
le dalia sua chiesa e dai canonici. sima al cimitcrio della cattedrale /
Nel 17,52 dalla locale polizia e alla casa Alidosi, cogli cdiQzi e
venne adottata la pratica introdot- diritti spettanti alla conceduta chie-
ta in diverse città, della fabbrice- sa. Inoltre nel 1260 o 1264 die-
ria nella cattedrale per raccoglie- de l'ospedale di s. Spirito ai frati
re le spontanee offerte de' fedeli. crociferi , e 1* annessa chiesa di s.

Nell'anno 1^55 fu accordata agli Vincenzo fuori di porta Romana.


agostiniani la chiesa de* ss. Giaco- Morì Tommaso nel 1269.
mo i^Sy fran-
e Filippo; e nel i Sinibaldo nel 1271 consacrò la
cescani aprirono in Imola un insi- cattedrale, e nel sotterraneo o con-
gne studio di teologia. L' anno fessione ripose il corpo del s. mar-
1258 ebbe principio la gravissima tire Cassiano: ratificò la concordia
e lunga controversia tra il vesco- giurata dal predecessore coi citta-
vo ed il comune, il quale tentò to- dini, concedendo al comune in en-
gliere al prelato il gius dell'acqua fiteusi molti terreni ; consagrò la
che dal canale d' Imola scorreva chiesa di s. Donato da lui risto-
nel porto di Consci ice , paese a rata ; ampliò ed abbellì la catte-
que' tempi soggetto alla vescovile drale, e vi aggiunse nel 1278 la
giurisdizione, a tale e effetto di- tribuna del coro, ornandola con di-
vertì l'acqua medesima. 11 vescovo verse pitture. Nel 1 28 1 in detto
Tommaso si oppose fortemente, e tempio fu tenuto un concilio pro-
minacciò le censure, per cui i con- vinciale da Bonifacio Fieschi arci-
soli ed il magistrato civile saccheg- vescovo di Ravenna. La generosi-
giarono l'episcopio, e lo spogliaro- tà e prudenza di Sinibaldo richia-
no de* privilegi e monumenti ma- mò gì' imolesi all'attaccamento del-
noscritti relativi alla chiesa, quindi la sua chiesa, di cui dierono va-
ebbero luogo scomuniche, interdet- rie dimostrazioni, e morì nel 1297.
ti ed appellazioni alla santa Sede, Bonifacio Vili annullò l'elezione
anche quando il podestà, gli an- di Ramberto Sassatelli, e diede in
ziani e i consiglieri per sostenere vescovo Benedetto, che poco visse.

un canonico non voluto dal vesco- Nemico il Papa de'ghibellini, non


vo, portatisi armati alla chiesa di volle a successore Rondino nipote
s. Cassia no, con scuri ruppero le di Machinardo principe della città,
porte e i cancelli, maltrattando il e in veceGiovanni Muti
elesse
clero. Gli scandali si terminarono Papazzurri romano, che nel i3o2
colla concordia tra il comune e la fu traslocato alla chiesa di Rieti,
chiesa 1267, che l'anonimo
nel e gli successe Matteo Orsini ro-
produce a pag. 120; allora il ve- mano de' frati minori. Sotto di
scovo assolvette il comune dalla lui domenicani d' Imola ricevet-
i

scomunica e dall' interdetto , e si tero in dono da Benedetto XI l'an-


ripigliò nella città la celebrazione tica chiesa di s. Nicolò co' suoi

de' divini uffizi, che per quindici beni. Diminuite le rendite della
mesi era slata sospesa. In mezzo a collegiata di s. Lorenzo , V Ordini
,

IMO IMO loi


la restrinse ad un arciprete e quat- Marino già camerlengo di Urba-
tro canonici , i quali poi furono no VI, Guglielmo Alidosi Giaco- ,

soppressi, come negli ultimi tempi mo Caraffa sotto il quale il pseu-


Ja chiesa, ma l'arcipretura esiste do Pontefice a' i8 luglio i384 no-
trasferita nella chiesa di s. Carlo. minò vescovo d'Imola Beltràndo;
Traslocato Matteo nel 1 3 7 a 1
Bonifacio IX nel iSgo fece vesco-
Chiusi, Giovanni XXII fece vesco- vo Antonio Calvi romano assai ze-
vo il suo concittadino Raimbaldo, lante, che nel iSgG trasferì al ve-
che ottenne ai carmelitani un mo* scovato di Todi, poi creato cardi-
iiistero in città e poi la chiesa del- nale da Innocenzo VII. Qui è da
la ss. Annunziata : furono pure ver- avvertirsiche conlenendo questo
so il medesimo tempo introdotti i mio Dizionario le biografie di tutti
frati serviti in Imola, che sotto il i cardinali, ad ognuna vi sono le
vescovo Guarini fabbricarono il con- notizie dei vescovi cardinali d'Imo-
vento. Nel i332, senza trascurare la, e di quei vescovi che poi furono
i doveri vescovili , Raimbaldo fu elevati al cardinalato.
deputato a governar la Romagna Bonifacio IX fece in seguito ve-
da detto Papa , tutto sostenendo scovi Filippo Guidotti bolognese, e
lodevolmente sino alla sua morte, Nicolò d'Asisi di somma probità
accaduta nel i34i. Clemente VI ed impegno per la difesa de'di rit-
dichiarò a succedergli Carlo figlio di ti della chiesa. Benedetto XIII an-
Lippo Alidosi capitano d' Imola tipapa nel 1399 contemporanea-
che per la ecclesiastica disciplina e mente all'elezione di Nicolò desti-
riforma de' costumi tenne nel i346 nò a questa chiesa Francesco di Nis-
un sinodo diocesano, indi si occu- sa. Alla morte di Nicolò nel i4o2

pò a rivendicare alla mensa vesco- lo stesso Bonifacio IX gli die in


\ì\e molti beni occupati o* rapiti. successore Ermanno da Castel Du-
Nel 1348 accordò all'ordine de- rante de'Brancaleoni preposto del-
gli umiliati la chiesa Maria di s. la cattedrale; fu grandemente ac-
del castello di Bozza. Nel i35i fu cetto ad Innocenzo VII e Grego-
distrutto il monistero e tempio dei rio XII, e morì nel 1412. Pietro
santi Giacomo e Filip[X), goduto da- Ondedei di Pesaro fu creato ve-
gli agostiniani sino dal ia57 , e scovo da Giovanni XXIII; alla
venne ad essi accordato di erigere dottrina uni indefesso zelo pasto-
la chiesa di s. Michele, presente- rale. Successore nel i45o fu Ga-
mente detta oratorio di s. Agosti- spare Sighigelli di s. Giovanni in
no; chiesa riformata nel i448, poi Persiceto fatto da Nicolò V, che
resa maestosa e vaghissima negli a di lui riguardo accordò ai ca-
ultimi tempi. A Carlo nel i354 nonici l'uso perpetuo delle almu-
Innocenzo VI diede a successore zie, ed assai lodato mori nel i4^7»
il nipote Litto Alidosi canonico del- vedendosi nel convento dei do-
la cattedrale, che nel 1379 i*»"!^"- menicani, al cui ordine avea ap-
ziò, quando Urbano VI lo fece te- partenuto, la sua itnmagine cin-
soriere generale, mentre la Chiesa ta di raggi col beato. Ca-
titolo di
universale era afflitta dal terribile listo 111 Antonio Ca-
fece vescovo
scisma sostenuto dall'antipapa Cle- stellano della Volta bolognese che
mente VII. IikU furouQ vescovi ampliò la fabbrica della cattedra-
I09 IMO IMO
le, ed isCituì mansio»
i sacerdoti Benti voglio, se da Bologna pron-
Bari per officiare giornalmente la tamente non partiva. Giulio 11
chiesa matrice; promosse ancora gli die in successore Domenico
il magnifico edifìzio della torre delle Scribonio de'Cerboni di Città di
campane annessa alla chiesa, e ad Castello; e nel i5i^, ad insinua-
istania di Taddeo Manfredi permise 2Ìone di fr. Orfeo da Bologna mi-
l'erezione del convento de' minori os* nore osservante, i cittadini offriro-
servanti. Nel i^j i Sisto IV promos- no generose somme per l'erezione
se a questa sede Giorgio Bucchi del monte di pietà questo dotto :

di Carpi che prosegui la torre del ed erudito vescovo mentre era in


duomo, ristorò la cattedrale , con Roma pel concilio generale late-
solenne rito benedi 1' immagine raneuse V, con immensa fatica ri-

della B.Vergine del Sussidio, pro- dusse a codice tutte le concessioni


mosse il restauro ed ornamento di pontifìcie ed imperiali, e quanto
molte cinese della diocesi, e mori apparteneva alla giurisdizione dei
nel i479' Gli successe Giacomo vescovi d'Imola. Benemerito di sua
Passarella cesenate, sotto il quale chiesa morì nel i533, ed il car-
a Stefano Mangelli pellegrino cre- dinal Nicolò RidolQ ne fu fatto
monese si manifestò l'immagine di amministratore: approvò questi le
JMaria dipinta in una colonna di costituzioni del capitolo e ne ordinò
pietra presso una pianta di pero, l'osservanza. Nel i546 Paolo III
delta quindi del Piralello, che fece vescovo Girolamo Dandini da
pei tanti prodigi fatti, nel 1714 Cesena, il quale fu largo di ma-
fu solennemente coronata dal car- gnifici doni alla cattedrale, prese
dinal Gozzadiui: questa immagine efficace impegno per l'erezione del
forma tuttavia una d«lie più care conservatorio delle donzelle, e me-
divozioni degli imolesi. Nel 1488 ritamente da Giulio III nel i55i fu
Innocenzo VHI trasferì il Passarel- creato cardinale, e per l'attaccamen-
la alla sede di Rimino, e nominò to che avea alla città volle sem-
all' imolese Simeone Bonadies, che pre chiamarsi il cardinal d'Imola.
istituì la comunia de' chierici e Con pontifìcio indulto nel i552
sacerdoti beneficiati nella cattedra- rassegnò la chiesa al nipote Uber-
le: abbellì la cattedrale e l'episco- to Dandini, che beneficò la catte-
pio, promosse l'ecclesiastica disci- drale, promosse l' ecclesiastica di-
plina, e nel i5ii passò anch'egli scipHna, e mori nel i558. Col ti-
alla chiesa di Rimino. Sotto di lui tolo di amministratore presiedè di
Giulio II si recò ad Imola, ove al nuovo il cardinal Dandini a que-
dire di Antonio Vesi, chiaro sto- sta chiesa, e terminò i suoi giorni
rico di Fontana, pervenne ai 20 nel 1559.
ottobre i5o6, cavalcando una mu- Pio IV nominò amministratore
la bianca riccamente fornita , e il cardinal Vitellozzo Vitelli di
preceduto dal ss. Sacramento; pas- Città di Castello, ma i gravi affa-
sando per Monte Battaglia e Tos- ri a lui affidati l'obbligarono a
signano ove alloggiò in casa Orso- rinunziare nel i56i, onde fu elet-
lini. Aggiunge il Vesi a pag. 5i, to vescovo Francesco Guerrini di
che da Cesena e non da Imola il lui concittadino. Fornito d'ammi-
Papa intimò gravissime censure al rabile zelo introdusse nella catte*
IMO IMO io3
diale il sacro rito dell'orazione di 18 ro agli giugno fu solenne-
II
r quarant'ore in tempo di quaresima;
pose in esecuzione decreti del con-
i
mente coronata nella cattedrale
dall' illustre lughese monsig. Fran-
cilio di Trento al quale era interve- cesco Bertazzoli arcivescovo di E-
nuto, per cui nel dì primo gennaio dessa poi cardinale. Neli585, do-
i567 fondò il seminario de'chieri- po la morte di Gregorio XllI, si
ci con rendile convenienti, e morì portò ad Imola il vescovo Musot-
compianto nel 1569, ed acclamato ti; subito intraprese la visita del-
padre de' poveri. Fu suo successo- la diocesi; nel iS^i, giusta il pre-
re Giovanni Aldobrandini già go- scritto del concilio di Trento, fra
-vernatore d'Imola; nel iSyos. Pio gli undici canonici due ne prescelse,

V lo creò cardinale, ma divenuto uno in qualità di teologo, l'altro


penitenziere e prefetto de' brevi, di penitenziere: celebrò il sinodo,
rinunziò la sede santamente go- rinnovò la visita pastorale, fu
vernata nel iSyS. L'ottenne Vin- sommo benefattore della cattedra-
cenzo Ercolani perugino, specchio le, dell'episcopio e del seminario,
di virtù e di dottrina, che prese morendo santamente nel 1607.
particolar cura pel culto divino e Sotto di lui e nell'anno i6g4 il

riforma del clero : nel giubileo che Pontefice Clemente Vili restituì
concedette alla città e diocesi fu la chiesa d'Imola sufiraganea della
veduto visitar le chiese assegnate metropolitana di Ravenna, e lo è
coi piedi scalzi. Nel iSyg essendo tuttora. Paolo V nominò il cardi-
stato trasferito a Perugia, Grego- nal Gio. Garzia Millini legato a
rio XIII elesse vescovo Alessandro latere in Francia, che rassegnò la
Musotti bolognese, ma qual teso- chiesa nel 161 1, ed ebbe a suc-
riere segreto pontificio restò in cessore Ridolfo Paleotti bolognese.
Boma. Nella vitadi tal Papa si Fece questi la visita delle chiese,
legge che nel i582 a' 10 dicem- pubblicò savie costituzioni pei chie-
bre innalzò al grado arcivescovile rici del seminario, con gran solen-
la chiesa di Bologna sua patria, e nità il sinodo
celebrò diocesano,
tra le chiese che gli assegnò per e nel 161 5 fu coronata nel pub-
sulfraganee vi comprese questa
, blico foro l'immagine della Beata
d' Imola, sottraendola dalla spiri- Vergine delle Grazie. Morì il ve-
tuale soggezione della metropolita- scovo benemerito nel 161 9, dichia-
na di Ravenna. Sotto il vescovato rando suo erede universale il cle-
del Musotti cominciò a rendersi ro imolese. Paolo V dichiarò suc-
celebre per prodigi l'immagine di cessore Ferdinando Millini nipote
Maria Vergine detta di Ponte rot- del cardinale, che qual zelante pa-
to, oggi di Ponte santo; e furono store fece la visita, celebrò due
tante e sì generose le oblazioni sinodi che pubblicò colle stampe,
de' fedeli che potè erigersi un ma- coronò nel foro l'antica e prodi-
gnifico tempio, negli ultimi tempi giosa immagine di Maria Salus
diroccalo. Ma il pio sacerdote An- infirmorum per aver liberato la
tonio Fanti avendo fatto a pro- città dalla peste, e dopo aver ce-
prie spese riedificare un'elegante lebrato il terzo sinodo, virtuosa-
chiesa , vi collocò la sacra im- mente morì nel i644' Innocenzo
magine che per di lui cura nel X fece occupar la sede dal cardi-
io4 IMO IMO
nal Mario Tcodoli, e per sua ri- Ferrara. Clemente XI fece vcsco*
nunzia uel 1646 da Marc* Antonio vo Filippo Antonio Gualtieri di
Cuccini, alla morte del quale vi Orvieto poi cardinale: fatto legato
promosse il cardinal Fabio Chigi di Romagna colla residenza in Ra-
segretario di stalo, con gran giù- venna, fu sollecito del reggimento
bilo della diocesi. Supplì alla sua di sua chiesa, istituì diverse pie
assenza con zelantissime ordinazio- congregazioni, fece la visita di tut-
ni, e nel i655 fu sublimato al te le chiese, ampliò il palazzo ve-
pontificato col nome di Alessandro scovile, regalò magnifici donativi
VII. Questi nominò suo successore alla cattedrale, fu generoso co'po-
il cardinal Gio. Stefano Bonghi veri e per l'istituzione del monte
genovese, che a* 29 novembre die frumentario, indi nel 1709 venne
splendido alloggio alla celebre Cri- trasferito a Todi. Clemente XI
stina regina di Svezia. Visitò la nominò successore il cardinal Ulis-
diocesi, emanò utili provvidenze, se Gozzadini bolognese, poi fatto
approvò la concordia tra il capi- legato di Romagna: terminò la li-
tolo e il magistrato suU'accompa- te sul cerimoniale, fece edificar in
giiameuto del vescovo alla catte- Imola magazzini annonari!, e sel-
drale, e circa il luogo e l'incen- ciare le pubbliche vie, onde nel
sazione del magistrato nelle solen- foro gli fu eretta onorevole me-
ni funzioni. Nel 1659 celebrò il moria. Nel 1714 siccome legato
sinodo diocesano stampato in Imo- per benedire in Parma le nozze di
la pel Massa ; abbellì la cattedra- Elisabetta Farnese con Filippo V,
le, ampliò l'episcopio, e nel i663 decorò il capitolo colle onorevoli
venne ti'asferito alla chiesa arcive- insegne del rocchetto e cappa ma-
scovile di Ferrara. gna. Celebrò nel 17 18 il sinodo
Alessandro VII nel 1664 nomi- diocesano, regalò e
la cattedrale,
nò vescovo Francesco Maria Ghi- finì di vivere nel Benedet-
1728.
silieri bolognese, traslocandolo da to XIII assegnò in vescovo Giu-
Terracina, e per sua rinunzia Cle- seppe Accoramboni di Spoleto poi
mente X nel 1672 gli die a suc- cardinale. Fatta la visita pastora-
cessore il cugino Costanzo Zani. le, volle ampliar l'edifizio del se-
Questi mosse lunga e grave lite minario, ed accrebbe il numero
sul cerimoniale de'vescovi col ma- degli alunni cui die abili precet-
gistrato, ed avendo ottenuto dal tori nelle filosofiche e teologiche
Papa favorevoli decreti, fu largo discipline. Nel1788 celebrò il si-
di preziosi doni alla cattedrale. nodo diocesano che fece stampare
Piitornò alle questioni sul cerimo- in R.oma, e fu in questa circo-
niale che furono lunghe, siccome stanza che i parrochi della città
acerrimo difensore dei diritti ec- furono da lui decorati di mozzet-
clesiastici : visitò la diocesi, tenne ta nera foderata con tafFettano vio-
nel 1693 il sinodo, e morì nel letto. Generoso colla cattedrale di

1694. Innocenzo XII nel 1696 die argenterie e suppellettili preziose,


ad Imola per pastore il cardinal rinunziò 1379. Dall' arcive-
nel
Taddeo Luigi de! Verme piacen- scovato d'Urbino quivi fu da Cle-
tino; generoso co* poveri, visitò la mente XII trasferito Tommaso Ma-
diocesi, e nel 1701 fu trasferito a ria Marcili torinese, il quale in-
IMO IMO io5
Irodusse la processione del Cor- le, a benefizio della quale assegnò
pus Domini in ogni giorno dell'ot- l'annua rendita di scudi duecento
tava di tal festa. Diligentemente sulla chiesa arcipreiale di s. Patri-
"visitò per cui esiste sul-
la diocesi, zio. Nel seguente anno a'i4 feb-
la medesima voluminosa descrizio- braio consacrò nella medesima cat-
ne, e morì nel 1752. Benedetto tedrale il nominato monsig. Ales-
XIV gli fece succedere Gio. Car- sandretti, da Pio VI deputato in
lo Bandi cesenate, il quale benefi- vicario apostolico della chiesa di
cò il seminario, riedificò la catte- Comacchio. Si adoperò perchè la
drale, che come dicemmo consacrò chiesa di s. Petronio in Castel-Bo -

il nipote Pio VI dopo averlo crea- lo£.'nese fosse terminata, e perchè


lo cardinale. Ricostruì la basilica dalle fondamenta si erigesse quel-
di s. Maria in Regola; al vecchio la de'Badiani. A vantaggio della
spedale degl'infermi ed esposti al- Lugo, diocesi d'Imola, pro-
città di
tro grandioso ne fece sostituire. No- curò che s'ingrandisse il pubblico
tabilmente ingrandì 1* episcopio ; spedale, e si fabbricasse un decen-
troncò le discordie tra la magistra- te luogo per le orfane, consagran*
tura ed il capitolo pel cerimoniale^ do la chiesa de'carmelitani. In I-
Fece la visita della diocesi, si di- mola dopo aver terminata a pro-
mostrò padre cVpoveri ; nel 1765 prie spese la chiesa di s. Maria in
tenne il sinodo e compianto da
, Regola la consacrò solennemente.
tutti morì lodato per giustizia e Trasferì nella chiesa di s. Bernar-
maturità di consiglio nel 1784. H do, assai più comoda e decorosa, la
magistrato ed il capitolo gli cele- parrocchia di s. Lucia, ed in essa
brarono solennissirne esequie, e vol- vi riunì la di s. Egi-
parrocchia
le il primo che al benemerito ve- dio. Incontrò gravi spese per com-
scovo e gonfaloniere perpetuo d'I- piere l'edifizio della cattedrale e
mola si tenesse un funebre elogio il palazzo vescovile. Arricchì di
dall'eloquente d. Giuseppe Pasetti, stamperia, e ingrandì d'un braccio
mentre il capitolo da monsignor il seminario, dove
gli alunni nobi-
Alessandro Alessandretti vescovo di li apprendere le belle
potessero
Zama in partibus gli fece pronun- lettere ed educarsi, ma ora serve
ziare elegante e ragionata ora- ai seminaristi. Stabih una spezieria
zione. a vantaggio sì dell' ospedale che
Il Pontefice Pio VI a' i4 feb- dei poveri. Spiegò mai sempre una
braio 1785 assegnò a questa cit- eroica generosità verso i misera-
tà e diocesi per vescovo il cardi- bili, ed una somma affabilità con
nal Gregorio Barnaba Chiaramon- tutti. Allorché i repubblicani fran-
ti di Cesena, già abbate cassinese cesi invasero la diocesi, il cardina-
e vescovo di Tivoli, ed i dome- le si die ogni premura pel greg-
nicani d'Imola si distinsero nelle ge affidatogli, difendendo e proteg-
dimostrazioni di giubilo. Prese pos- gendo or con la voce, or colla
sesso per procuratoreni a' 17 feb- penna la religione e la fede, con-
braio, ed in persona a' 1 2 agosto. sigliando gii abitanti alla pace, e
Avendo stabilito di fare la visita ad accogliere prudentemente l'i-

generale della diocesi, a' 19 aprile nimico. Trattò con urbanità gli uf-
1786 l'incominciò dalla cattedra- fìziali dall'esercito invasore, consa-
,

to6 IMO IMO


pevolc di nulla ottenere col rigo- camenttt il tuo ministero, e pub-
le, ed esporre pastore e gregge. blicò diverse omelie acciocché i
1 cittadini di Lugo imbrandirono diocesani fossero fermi nella fede,
Je armi contro gli occiipatori, il e non declinassero dai divini pre-
cardinale rivolse loro avvertimenti cetti.
pacifici, ma essi tratti da zelo non Dopo che Napoleone riunì in
l'udirono, indignali dalle imposi/ioni una sola le due repubbliche Cispa-
ch'esigevano i francesi, che inoltre dana e Traspadana, sotto il nome
volevano la stalna d'argento del di repubblica Cisalpina, in una o-
loro patrono s. Ilario. La militare melia o pastorale che il cardinal
licenza ed il risentimento de' con- Chiaramonti pubblicò sul governo
quistatori repubblicani non conobbe repubblicano, ad impedire inutili
limiti, ed orrendo fu il saccheggio rivolte, riportò alcuni passi della
dell'infelice Lugo. Alle calde pre- Bibbia, sebbene dichiarasse » che la
ghiere del vescovo i lughesi furo- forma del governo democratico a-
no risparmiali da mali maggiori, non è in op-
dottata fra noi, no,
e le sacre vergini furono salve. posizione colle massime fin qui
S'interpose eziandio perchè il monte esposte, né ripugna al vangelo".
di pietà d'Imola non venisse spoglia- Come si legge nel lesto riportalo dal
to. Dopo l'armistizio, prevedendo Pio suo biografo Artaud a p. 49- P^"
VI quanto avvenne, invitò il car- rò il Pistoiesi tom. IV, pag. 4^ s»
dinale a guardarsi di rimaner pri- esprime diversamente; egli dice:
gioniero del nemico, per cui si ri- »» riportò alcuni passi della Bibbia,
tirò presso il Savio nel palazzo di per dare sempre più a conoscere
sua flimiglia. Partito per Roma, 1 incompatibilità della cattolica re-
in Spoleto ricevè lettera da quei ligione col repubblicano regime ".
che in Imola aveano preso le re- Indi soggiunge che il ministro di
dini del governo, in cui era solle- polizia in Milano ne scrisse al
citato di ritornare alla diocesi, es- direttorio di Parigi, ma il car-
sendo necessaria la sua presenza dinale seppe addurre in sua dis-
ed autorità, onde conservare la colpa SI valevoli ragioni, e nel
tranquillità ne'diocesani. Allora il tempo «tesso produrre sì efficaci
cardinale interpellò il Papa come mezzi , che non fu rimosso dalla
doveva regolarsi, e n'ebbe in ri- sua diocesi, come per lo stesso og-
sposta che non cedesse all' invito, getto era antecedentemente acca-
per cui prontamente recossi in Ro- duto al cardinal Mattei arcivesco-
ma. Dopo la pace conchiusa a To- vo di Ferrara, poi plenipotenziario
lentino tra la repubblica francese pontificio alla pace di Tolentino.
ed il Papa, il cardinale sempre Inoltre dice il Pistoiesi: » Ne devesi
sollecito della sua chiesa, e temen- con Potter, de Pradt e
allatto credere
do per essa, ottenne da Pio VI Simon che il zelantissimo vescovo
di potervi ritornare, lo che eseguì. avesse avuto influenza alcuna nei
Giunto il vescovo in Imola vide i comizi per la formazione della mede-
disordini cagionati dagli stranieri sima repubblica, né tampoco ch'egli
sbandati i fedeli ministri di Dio, elegesse e nominasse i deputati del
perseguitati e imprigionati, la mez- suo episcopale dipartimento Su .

zo a tante angustie esercitò frau- questo punto è a vedersi l'opuico-


IMO IMO 107
lo pubblicalo a Parigi nel iSi3 mento che prescriveva odio alla
,

intitolato : Le sacre et le couroti- monarchia, ed obbedienza a varie

» nenierit de Napolton premier, chei


Barbe. L' omelia fu compilata per
leggi eterodosse.
nale nel suo lodevole proponimen-
Stabile il cardi-

la festa e pub-
del santo Natale, to non poterono rimoverlo, per cui
blicata collestampe con questo ti- fu immediatamente spogliato della
tolo Omelia del cittadino cardi-
: mensa vescovile, ed il suo rispet-
nal Ciùaramanti vescovo d' Imola tabile nome infamato ne' pubblici
nel giorno del ss. Natale V anno fogli,come aderente alle opinioni
1797. Ne fece l'esame il nominato e papaline. Fu dunque il cardinale
eh. cav.comm. Artaud nella Storia di d'ammirabile esempio e d'istruzio-
Pio Fl/f voi. I, p. 43 e seg. della ne non solo al clero, ma agli uo-
seconda edizione e traduzione del mini di qualunque condizione , la
eh. cav. ab. Cesare Rovida, il quale maggior parte de' quali però co-
vi aggiunse i diversi brani tolti stantemente ricusarono di prestare
dall'originale dell'opuscolo stampa- il detto giuramento, quantunque
to in Imola, non quelli della tra- spogliati di beni , uffizi, e fino del
duzione francese. Dice l'Artaud che necessario sostentamento.
tutta la città d' Imola era in pre- Quando le truppe tedesche coi
da alla costernazione dopo che il soccorsi degl' inglesi discesero in
general Beithier si mise alla volta Italia, e si avvicinarono alla dio-
di Roma per la violenta morte cesi d'Imola, allora fu l'epoca la
dell'imprudente general Duphot, e più pericolosa della sua vita, men-
perciò chiedeva una regola di con- tre si trovò in procinto di per-
dotta al cardinale. L' omelia che derla. E in fatti appena ritirati i

levò tanto grido e che procurò tedeschi subito fu accusato come


tanti rimproveri al cardinale per reo di promossa sedizione. E per
aver lodato ed inculcato sommis- verità il cardinale avea pubblicato
sione al governo repubblicano fran- una pastorale in cui esortava i suoi
cese, aggiunge V Artaud che fu diocesani ad obbedire ai nuovi con-
composta in gran parte dal cardi- quistatori, che Iddio inviava per
nale, il resto da quelli che l'attor- ristabilire la religione. Pieno di co-
niavano compresi di spavento, ed raggio e zelo si presentò al gene-
i loro passi che dichiara inutili so- rale francese residente in Lugo,
no appunto quelli cui si appoggia- ancorché ne conoscesse il cattivo
rono in appresso le diverse accu- animo, e gli parlò con tanta ec-
se. Fa poi osservare che ninno clesiastica franchezza e mansuetu-
parlò dell'omelia sino alla circostan- dine, che rilevata dal generale l'in-

za del conclave 1800, diven-


nel nocenza del vescovo, ed ammiran-
tando un documento importante do la sua virtù, cambiò il risenti-
dopo r innalzamento al trono pon- mento in istima. In quell'epoca ven-
tificio di chi r avea sottoscritta, f ne intercettata la corrispondenza
nemici della religione procurarono che il cardinal vescovo avea coi
eziandio con minacce d' intimorire cardinali Giovannetti e Mattei. Nar-
il pio cardinale, intimandogli an- ra il Pistoiesi, che avendo i due
cora la perdita di tutti i suoi beni, cardinali esortato i loro diocesani
se non prestava il civico giura- a prendere le armi in favore della
,

io8 IMO IMO


religione e dell'imperatore d*Au- prendere il viaggio e sostenere le
shia, da ciò ebheio luogo le ac- spese per Venezia
mantenersi in
cuse in parte vere, ed in parte in- ricorse ad alcune che ia
persone
\entate dal repubblicano magistra- Roma avea conosciuto, una delle
to d* Imola e dai nemici del car- quali gli rimise mille scudi. Giun-
dinal Chiaramonli ,Bo- i quali in to in Venezia il cardinale nelT ot-
logna riferirono comandante, che
al tobre 1799, ^ "°" trovando allog-
gli austriaci erano stati amichevol- gio presso gli antichi suoi confra-
mente accolti dagl' imolesi e che , telli monaci benedettini, prese al-
il vescovo aveva emanato un edit- loggio nel convento dei domenica-
to, col quale si comandava ai dio- ni de' ss. Giovanni e Paolo già ,

cesani di precipitarsi contro i fran- onorato dalla presenza di Pio VI.


cesi. Il generale residente in Bolo- Entrato il cardinale in conclave
gna part\ con forte di-
indispettito, meritò di essere sublimato al pon-
staccamento per Imola, protestan- i4 marzo 1800, e prese
tificato a'
do che avrebbe severamente pu- il nome Pio VII, mentr'era l'ot-
di
nito il vescovo, e saccheggiata la tantesimo ottavo vescovo d'Imola,
ribelle città. Allora il cardinale ve- chiesa di cui volle ritenerne il go-
nuto in cognizione di ciò, a libe- verno pastorale benché Pontefice.
rare Imola dalla militare depreda- Impossibilitato però a reggerla da
zione, parli verso l'armala france- sé medesimo, primo suo
destinò
se, ed incontratala gli riuscì dimo- vicario apostolico monsignor Tad-
strare al comandante 1' innocenza deo preposto della Volpe, che mori
degl' imolesi, e l'adempimento dei a' i5 gennaio 1807, celebrato con
suoi doveri. Tale condotta, l'umil- lodi dall'anonimo imolese, dall'ar-
tà del cardinale, ed insieme la sua ciprete Luca del Carretto Mancur-
sacerdotale costanza, non solo sal- ti, e dal canonico d. Carlo Monti
vò Imola, ma quasi tutta l'Emilia, che Pio VII nominò prò- vicario
poiché eccitò coraggio negli altri generale.
vescovi ad esercitare coraggiosa- Avendo Pio VII a' 16 settembre
mente il pastorale ministero. Tut- i8o3 conchiuso un concordato cou
tavolta in seguito venne allontana- Napoleone, ebbe luogo nell' Italia
to dall'amato gregge, e fu costret- una nuova circoscrizione di diocesi,
to cercare asilo in straniere con- ed Imola venne assoggettata alla
trade. Intanto essendo morto Pio giurisdizione dell'arcivescovo di Bo-
VI, volendo Dio dargli un succes- logna, e poscia secondo la dispo-
sore, in breve tempo dissipò la re- sizione di Clemente Vili ritornò
pubblica Cisalpina e l'effimera Ro- ad essere suffraga nea della metro-
mana, movendo l'animo dell'impe- politana di Ravenna. Aveva Pio
ratore Francesco li ad oflVire al VII designato a vescovo d' Imola
sacro collegio Venezia per la cele- ir degno e virtuoso cardinale An-
brazione del conclave. A questo vi tonioDugnani milanese, ma egli
fu naturalmente invitato il cardi- modestamente ricusò di accettare.
nal Chiaramonli, il quale avendo Dopo la sua gloriosa deportazione,
speso quanto possedeva a sollievo come abbiamo detto superiormen-
de' poveri della diocesi, non poten- te. Pio VII onorò di sua presenza
do da Imola ove si trovava intra-. per- diversi giorni Imola , dispensò
IMO IMO 109
copiose limosine alle parrocchie per virtìi e dottrina, massime nell'ar-
i miserabili, e nell'anno del suo XV cheologia. Nelle politiche vicende
pontificato fece coniare una meda- in Bologna apri la sua casa alla
glia d'argento colla sua effigie con miseria ed alla povertà, ed in Cen-
triregno e piviale, e l'epigrafe pivs to ricevè ospitalmente molti pre-
VII PONT. M. A. XV ; e neir esergo lati, canonici vaticani e pii sacer-
due guerrieri galea li ed armati con doti. Visitò la diocesi, consacrò la
clamide che custodiscono la sedia chiesa parrocchiale di Casola Val-
pontifìcia, ov' è ricamato lo Spirito senio, fece aprire il convento dei
Santo fra raggi. Intorno si legge il cappuccini in Imola ed in Lugo,
motto: VRBI ET ORBI RESTITVTVS , C e procurò che fosse riaperto il con-

sotto l'iscrizione: fides et cvsto- vento della stretta osservanza fran-


DIA MILITVM CAESEN. ET FOROCORNEL. cescana in Massa Lombarda. Altret-
Donò Pio VII la somma di sei- tanto operò coi monisteri delle sa-
mila scudi ad Imola per abbellire cre vergini, e fece riaprire il mo-
la cattedrale, die soccorsi per do- nistero delle domenicane in Imola,
tare povere zitelle, ed in vantag- alla cui cattedrale restaurò l'altare
gio de' luoghi pii, e fece de' doni maggiore. Inoltre Pio VII Io di-
al seminario. Concesse il privilegio chiarò legalo di Romagna, e mori
a tutti i canonici nelle feste solen- encomiato nel 1825 e fu sepolto
ni diassumere le vesti pontificali, nella detta cattedrale.Leone XII
e quindi anche la mitra; ed al nel concistoro de' i3 marzo 1826
preposto come all' arcidiacono in nominò in successore monsignor
l>erpetuo conferì il titolo di prelati Giacomo Giustiniani romano arci-
domestici. Alla cattedrale donò vescovo di Tiro in partibus nun- ^

quattro calici, Ire d'argento ed uno zio apostolico di Madrid, che a'2
d' ornato di gemme , e fece
oro ottobre del medesimo anno creò
un'urna d'argento nobilissima ed cardinale. Siccome di questo par-
ornata per custodia delle sacre re- lammo con qualche diffusione alla
liquie. Finalmente nel concistoro sua biografìa , ivi trattammo del
degli 8 marzo 1816 si dimise dal suo governamento della diocesi imo-
governo della chiesa d'Imola, con- lese. Di esso se ne parla nell'Or^-
ferendolo al cardinal Antonio Ru- zione funebre del conte Alberghet-
sconi bolognese nato in Cento, con ti,che annunziammo in delta bio-
dichiararlo vescovo della medesima. grafia, e posciastampata in Roma
Wel 1817 promosse il pro-vicario nel i844' Ivi dicesi quanto fece
Monti imolese al vescovato di la magistratura e tutti i buoni
Sarsina, e nell'anno seguente lo cittadini sdegnati e dolenti pel mal
trasferì a quello di Cagli e Per- inteso zelo di quelli che invasero
gola. Quanto al cardinal Rusconi, e saccheggiarono l'episcopio, e co-
questi d'abbreviatore di parco mag- me il cardinale ritornò in città a
giore Pio VI lo annoverò alla modo di dopo la sua riti-
trionfo
congregazione de' pubblici sgravi, rata, e come benignamente perdo-
indi lo fece uditore di rota, e passa- nò il grave fallo.
ti quindici anni Pio VII stesso nel Per sua libera dimissione il Pa-
1804 lo elevò al cardinalato, co- pa Gregorio XVI nel
regnante
me quello che si distingueva per concistoro de' 17 dicembre i832
,

no IMO IMO
tratlatò a qnesUi dalla cliiesa ar- quale migliorò riformandone gli sta-
civescovile di monsignor
Spoleto, tuti. Istituì una cosa di ritiro pet
Gio. Maria Maslai Ferra Ili di Se- clero presso la chiesa del cimiterio,
iiigallin, già direttore in Roma dol- e cpiesto pure fu da lui beneiìca-
l'ospizio dell'Aisunta detto di Ta- to. Fondò un'accademia biblica con
ta Giovanni, deputato della pia ca- analoghe regole , stabilendo adu-
sa degli orfani, presidente dell'ospi- nanze al clero una volta al mese
7Ìo apostolico di s. Michele, e spe- nell'episcopio, ove uno degli acca-
dito nel Chili per affari della san- demici traila un argomento bibli-
ta Sede. A premiarne i meriti e co. E per non dire di altro, va
lo zelo pastorale lo slesso Grego- ad ultimare un ricetto per le gio-
rio XVI, con tripudio della diocesi vani pericolanti nelle convenienti
imolese che tuttora paternamente case da lui acquistate, dappoiché
governa, nel concistoro de' ^3 di- sono molti plici le sue cure pasto-
cembre i83g lo creò cardinale, rali, le sue sollecitudini per la pub-
pubblicandolo in quello de' i4 di- blica istruzione, è gl'immensi van-
cembre 1840. Il dolio canonico d. taggi che ne sperimenta la dio-
Antonio Fantini nella tornala de- cesi.
gli accademici industriosi tenutasi La chiesa cattedrale, bellissimo
li i84i pronunziò una
10 gennaio edilìzio, è dedicata a Dio in oiio-
eloquente orazione per tal promo- re di s. Cassiano martire, con bat-
zione in lode dell'amabilissimo ve- listerio, e cura d'anime che si fun-
scovo^ che fu stampata in Imola ge dal canonico deputato. Il ca-
dal Benacci. A pag. 6 e seg. prin- nonico che ha cura d'anime in cat-
cipalmente ne enumerò le bene- tedrale avea titolo di arciprete nel
merenze, lo zelo, la mirabile atti- capitolo normale, ma ora è cano-
vità, l'esempio di sue virlù
e nico parroco. Al piesente il capi-
massime vantaggio de' pii sta>
in tolo si compone di nove dignità,
bilimenti. Ha impiegato vistosa som- la maggiore delle quali è il pre-
ma per rendere splendida di or- posto, di nove canonici comprese
namenti e marmi la cappella del- le prebende del teologo e del pe-
la Vergine Addolorata nella chiesa nitenziere, di sei mansionari, e di
de* servili ; abbellì con eletti mar- altri preti e chierici addetti all'uf-
mi il sepolcro del martire proletto- fìziatiira. Però essendosi aggiunti
re nel sotterraneo recinto; aumentò nel 1889 due mansionari onorari
i comodi dell'episcopio, lo abbellì e con diritto di successione alla pri-
decorò di elegante facciala. Nel semi- ma vacanza, al presente i mansio-
nario eresse un convitto pei chierici nari sono otto. L'episcopio è situa-
di tenue fortuna. Provvide agli or- to incontro la cattedrale, ed è un
fani ed alle orfane, ed alla islru- ottimo palazzo. Oltre la cattedra-
«ione religiosa della gioventù di le nella città vi sono altre dieci
bassa condizione; chiamò da Na- chiese parrocchiali, due delle quali
poli le figlie della Carità di s. Vin- munite del sacro fonte; tre con-
cenzo de Paoli, e le pose nei con- venti di religiosi, due monisteri di
«ervatorii delle Giuseppine e delle monache, un conservatorio, diversi
esposte, ed ancora nell'ospedale, sodalizi, ed altri pii stabilimenti
i' economica amministrazione del già nominati. La mensa ad ogni
IMP IMPn. 1

nuovo vescovo è lassala ne* libri riportatoun» vittoria egli sfesso o


della camera apostolica in norini per mezzo de' suoi luogotenenti, sa-
Irecenlocinquanta , ascendente la lutato era con quel titolo, ed ac-
rendita circa a novemila scudi ro- clamato imperatore dai soldati ; in
mani nontmllis oneribiis gravati. quella occasione i littori del coman-
L'Ughelli weW Italia sacra ci dà dante vincitore ornavano di rami
la serie de' vescovi d* Imola nel d'alloro i loro fasci, e il coman-
tom. II, pag. 6i8 e seg., e lom. dante stesso indirizzava al sennto
X, pag. 271. Abbiamo inoltre: An- una lettera circondata di rami d'al-
tonio Maria Manzoni , Episcoporum loro, nella quale dopo di aver ren-
Corneliensium, sive Imolensiuni hi- duto conto de' suoi felici successi,
storia^ Favenliae 1719 ex praelo pregava quel corpo a ratificare la
Josephi Antonii Archi. Series epi- proposizione fatta dai soldati a fa-
scoporum Forocorneliensium a Fer- vor suo, e di decretare pubbliche
dinando Ughellio digesta, deinde preghiere in suo nome, a fine di
a Nicolao Colelo emendata et an- rendere grazie agli dei de' prospe-
cia, postremo a Francisco Antonio ri avvenimenti. Se accolta era quel-
Zaccaria restituta quinque cum dis- la inchiesta , riguardavasi questo
sertationibus in Ughelli proemìum: come un preludio al trionfo; quel
nccedunt nunc gesta Pii VII Pont. comandante continuava in appresso
Max. Forocorneliensis jam epìsco- ad assumere il nome d' imperato-
pi t et Antonii cardinalis Rusconii re, e non lasciava quel titolo se
episc.^duos in tomos distributa^ Fo- non che al suo reingresso in Ro-
rocornelii iSiotypis seminarii apud ma. Quanto all' impero o imperio,
Joscphum Benaccium. titolo che si dà al dominio e sta-
IMPERATORE ed IMPERO. to dell'imperatore, che dai nostri
Imperatore o imperadore, impera- antichi scrittori dicevasi dover esse-
tores furono cbiamali dagli antichi re sopra ogni signoria temporale,
romani que* che avevano il supre- nei diversi tempi però, e nei di-
mo comando delle armi, e que' che versi luoghi si diede il nome d'im-
a Giulio Cesare sucoedellero nel- pero agli stati sottoposti a un ca-
l'assoluta autorità , quindi impera- po che aveva il titolo d' impera-
tori si dissero da noi diversi altri tore ed ordinariamente di re.
,

monarchi signori assoluti di molte Quindi si nominano l' impero de-


Provincie. Imperatrice, iniperatriXj gli assiri ,
quello de* medi ,
quello
nome che dà a quelle donne
si de' persiani, quello de* greci, l'im-
che hanno dignità ed autorità im- pero romano, il basso impero, cioè
peratoria. Impero o imperio, im- quel periodo degli ultimi tempi del-
perium , dominio e stato dell'im- l' impero romano che d'ordinario
peratore, dominio e signoria. Cosi si fa cominciare da Valeriano pro-
il Dizionario della lingua italiana. clamato l'anno 253 di nostra era;
Il nome d'imperator, derivato dal si estese però quel nome da alcu-
veibo imperare, davasi dai roma- ni scrittori, ed anche si applicò con
ni a tuttii comandanti degli eser- una specie di abuso all' impero
citi; e talvolta si chiamava impe- greco d'oriente, che con l'impero,
ratore, in significato lutto partico- d'occidente possedevano i rispetti-
lare, un comaudante che dopo aver vi imperatori quegli stati che avea»
II» IMP IMP
no formato rantico impero roma- peratore, che il popolo deferito gli

no. Jn appresso alcuni stati d'Eu- aveva, affine di contrassegnare l'au-


ropa ed anche d'Asia e d' Africa torità assoluta di cui godeva nella
non die d'America assunsero il ti- romana repubblica; e da quell'e-
tolo d'imperi, come l'impero tur- poca in poi il titolo d'imperatore
co o ottomano la Russia si qua-
; diventò titolo di dignità. Giulio
lificò col nome d'impero; impero Cesare pertanto gettò fondamenti i

britannico nominaronsi gli stati u- dell'impero romano nell'anno del


nili della Gran Bretagna. In epo- mondo 8956 , cioè (juarantotto
ca recente la Francia formò per anni circa avanti la nascita di Ge-
qualche tempo un impero; l'impe- sù Cristo. Allorché tuttavia prin- i

ro germanico fu disciolto, e gl'im- cipi che succedettero a Giulio Ce-


peratori ritennero quel titolo e sare avevano compiuta qualche
quella dignità semplicemente come spedizione in modo luminoso, ve-
imperatori austriaci : un nuovo im- nivano essi come impera-
salutati
pero surse pure nel Brasile. Gli tori, e quell'omaggio ch'essi non
antichi re di Marocco presero il dovevano ne alla loro qualità, né
titolo d' imperatori , senza parlare al loro grado, era soltanto un pre-
degl' imperatori del Messico, del mio del coraggio e della destrezza
Mogol, che or piìi non sono, e di di un
gran capitano. Si osserva
quelli della Cina e del Giappone, che Augusto nipote e figlio adot-
che sono forse più antichi.
i tivo di Giulio Cesare, e suo suc-
L' impero degli assiri di cesi fon- cessore nell'autorità assoluta, rice-
dato da Nembrod circa 1800 an- vette venti volte il titolo d'impe-
ni dopo la creazione del mondo, e ratore per aver riportato altrettan-
secondo quel computo ebbe a sus- te vittorie celebri; così l'esercito
sistere sino all'anno SiSy in cui di Tito lo accordò a quel princi-
morì Sardanapalo. Arbace gettò i pe dopo la presa di Gerusalemme,
primi fondamenti dell' impero dei e quel costume sussisteva ancora
medi nel suddetto anno del mon- a' tempi di Traiano morto nell'an-
do 8257; ma Ciro nell'anno 3467 no 1
1
7 dell'era volgare. La digni-
Io riunì .a quello de' babilonesi e tà d' imperatore, riunita in una so-
de' persiani. Questo, di cui si è ac- la persona da Giulio Cesare, e di-
cennata l'origine o l' ingrandimen- venuta il titolo e la qualificazione
to, ebbe il suo termine di là a 260 di un potere assoluto, passò come
anni, dopo la morte di Dario Co- in eredità ne' tre primi successori
domano, verso l'anno del mondo di quel principe, Ottavio Augusto,
3674. L'impero de'greci non pi> , Tiberio e Caligola. Ottavio fu il

gliandosi secondo ilcomune avviso primo ad essere fregiato del titolo


degli scrittori se non per la dura- di Augusto ( Fedi), che poi presero
ta del solo regno di Alessandro, gl'imperatori successori ; inoltre gli
cominciò noli' anno del mondo imperatori presero anche il titolo

3674 j e finì colla morte di quel di Cesare [Fedi), dal nome di Giu-
conquistatore nell'anno 368 1. Es- lio Cesare, sebbene il senato lo at-
sendosi Giulie Cesare fatto nomi- tribuì all'erede dell' impero. Gl'im-
nare dittatore perpetuo nell'anno peratori d' occidente o di Germa-
708 di Roma, pigliò il nome d'im- iiia assunsero anch'essi i titoli di
IMP IMP ii3
cesare e di augusto ad imitazio- imperatori Valente , Teodosio sé*
ne degli antichi imperatori romani niore^ Arcadio e Giustiniano I fe-

ai quali jBt^no succeduti. Dopo la cero un decreto sopra questo pun-


morte di Caligob, avvenuta nel- to, che l'ultimo pose nel codice
l'anno 4' di nostra era, la digni- suo nel 27, de .itatuis
lib. I, tit.

tà d' romano diventò


imperatore et imagiiiibusy in cui espressamente
elettiva.Claudio fu proclamato im- si vieta qualunque sorta di adora-
peratore dai soldati della guardia zione si volesse prestare alle impe*
pretoriana, e da quell'epoca in poi riali statue, come solevano gl'ido-
le armate romane si arrogarono il latri co' loro numi, nel giorno del-
diritto di scegliersi un padrone, e la solenne dedicazione delle mede-
quella scelta cadde più volte sopra sime. Teodosio nel suo codice dan-
im semplice soldato. K da notarsi do ancor esso ordini circa le im-
che Augusto per sopraffina politi- periali immagini, vuole che si de-
ca ricusò il titolo di signore, domi- dichino senza l'ambiziosa alterigia
nus^ ciò che fu il soggètto delle dell'adorazione, come si legge nel
erudite dissertazioni di Meursio, di lib. i5, i4; laonde le espressioni
tit.

Emilio, di Rool, di Vandale, e di che si trovano nei medesimi codici :

Henringio, i cui titoli si leggono Adorare purpuram principis ; A-


nel Cancellieri, Lettera sul Domi- dorare serenitatem principis j Ado-
nus ec, benché poi Augusto non rare diuturnitatem imperli^ non al-
mostrasse il minimo risentimento tro significano, che baciare rispet-
per gli altari innalzati in onor suo tosamente la porpora imperiale;
in Lione ed in Narbona, e che la che salutare la nobiltà del princi-
colonia Tarragonense gli battesse pe; che augurare al medesimo utì
una moneta coli' iscrizione deo au- lungo impero. Nei paesi orienta-
gusto. Del titolo di Divo e Divi- li, dove si adopera molto l'incen-
nissimo che gì' imperatori romani so, andavano ad incontrare i po-
accettarono ancor viventi, come del- poli dette immagini con cerei è
la loro apoteosi, ne parlammo al- con incenso. Neil' elezione degli
l'articolo Divinità [P'edi). Il titolo imperatori, come nel trionfo dei
Czar (Fedi), che prima aveva l'im- vincitori, avevano luogo le accla-
peratore delle Russie, vuoisi deri- mazioni, le cui formule possono ve-
vato dal titolo di cesare. dersi presso il Brissonio, De for-
GÌ' imperatori tosto che veniva- mulisi ed il Ferrari, De \>eterant
no eletti spedivano il loro ritrat- acclamationibus. Eguali acclama-
to a Roma ed agli eserciti, affin- zioni si fecero agl'imperatori cri-
chè si attaccasse alle romane inse- stiani quando giunse in Roma
; e
gne militari ; ed alle città più ric- l'immagine dell'imperatore Focat
che e cospicue ne' primi tempi, e e di Leonzia Augusta il rito di
poi a tutte; quali ritratti erano
i queste laudi s' incontrai presso s.

chiamati immagini laureatae o la- Gregorio I, lib. II Regesti ove nar-


hratae^ e venivano ricevute con fe- ra che alle dette immagini man-
ste e giuochi ; e questo era il mo- date in Roma acclamatuni est in
do ordinario con venivano i
cui Laterano in basilica Julii ab omni
nuovi principi riconosciuti, di che clero vel senalu: Exaudi Christe^
trattanimo all'articolo Ivimagine. Gli Phocae Augusto, et Leontiae Ali-
YOL. xxxiv. 8
,

Ii4 IMP IMP


gustae vita . Poscia ripose dette daglioni, dice che gli antichi rap-
immagini nelToralorio di s. Cesa- presentarono col globo la terra a-
reo martire, presso il sacro palaz- vendo cognizione che fosse roton-
zo, cioè quelle molte case ampie da; e perchè per la sua grandez-
per uso del Pontefice, o dell'im- za chiamavano per esagerazione
peratore occorrendo che fosse in l'imperio romano impero di tutta
Roma. Il sacerdozio o il pontifi- la terra , e gì' imperatori padroni
cato massimo annesso era alla di- di tutto mondo,
per questo il
il

gnità d'imperatore, siccome appa- globo in forma di palla fu preso


re dalle medaglie; in questo mo- per simbolo dell' imperio sino dai
do gì' imperatori romani erano ad tenjpi d'Augusto ; e siccome a Gio-
un tempo alla testa dello stato ci- ve per il cielo e per la terra ne
vile, del militare, ed anche della davano due, così ne mettevano uno
religione e dei sacerdoti. Abbiamo in mano alle statue degl' impera-
dal celebre latinista d. Domenico tori , e nelle medaglie , leggendosi
Antonio Marsella // Pontificalo : in una di Costantino l'iscrizione:
Massimo non mai assunto dagli BECTOR ORBis. Nel poH'C gli anti-
imperatori cristiani, 1789. Roma chi la figura della S^ittoria sul glo-
Tullavolta si legge nel Rinaldi die bo, intesero denotare la vittoria
sino a Graziano gì' imperatori cri- ottenuta o con parziali trionfi o
stiani tennero il pontificato mas- per tutte le provincie dell'impero;
simo, non per sacrificare, ma per nelle medaglie d'Augusto un mon-
ricevere la podestà ed autorità ch'e- do simile fra due rami d'olivo si-

ra somma, e forse con permesso gnifica la pace di tutto il mondo.


de' Papi, e Costantino lo trovò in- Gl'imperatori cristiani in vece del-
dispensabile essendo allora il sena- la figura della Vittoria vi posero
to quasi tutto gentile. Inoltre gl'im- la croce per dimostrare che la re-
peratori si chiamarono optimi ma- ligione avea
dato loro 1' imperio
ximi, e alcuni olimpi, titoli presi del mondo.
Del globo imperiale
da Giove; e veniva loro dal sena- ne parlammo pure al voi. XVIf,
to conferita la tribunizia potestà e pag. 177 del Dizionario. In un
imperio proconsolare, dopo avergli medaglione si vede il mondo di-
il medesimo dati nomi di Cesa- i viso da una croce in quattro parti
re, d'Augusto, e il pontificato mas- per i quattro caldini principali
simo. Talvolta gl'imperatori si tra- secondo i quali davano quattro
vestirono da dei, e le imperatrici parti alla terra, non già che aves-
romane vennero rappresentate sot- sero gli antichi cognizione della di-
to figure di deità, I loro nomi era- visionede' moderni geografi. La
no portati scritti dai soldati negli prima immagine d'imperatore, che
scudi e sulla carne; e le loro im- apparisca col globo colla Vittoria
magini scolpite in gioie furono ado- sopra nella destra, si è quella che
perate come amuleti. Figurati in rappresenta nelle medaglie di Tar-
diversi modi nelle statue, meda- ragona la statua d' Augusto eretta
glie ec, lo furono eziandio col glo- da quella città. Altra principale
bo, simbolo del mondo e dell' im- insegna iujperiale fu ed è l'aquila,
pero romano. Il Buonarroti a pag. come si disse altrove. Alcuni cre-
344» Osservazioni sugli antichi me- dono che l'aquila con due teste siasi

4 .L^ùix
IMP IMP ii5
incominciala ad usare fino dai tem- leopardi. Alcuni opinano che i ro-
pi di Costantino imperatore , per mani pigliassero l'aquila da Giove
dimostrare riunito nella sua per- cui era sacra, o per, imitare i to-
sona l'imperio occidentale ed o- scani, ovvero che la ricevessero da-
rientale, e perciò Blosio Palladio gli abitanti dell'Epiro. Le aquile
cantò : romane non erano dipinte sopra gli
stendardi, ma scolpite in oro o ia
Pietà hiceps Àquila hinc Occasum, argento, o piuttosto in rame o in
hinc ditm adsptcìt Ortum, bronzo , e si portavano in cima
Alter y ait^ nostri est, Caesaris d'un' asta: esse avevano le ali di-
alter erit. stese, e talvolta erano effigiate col
fiilmine tra gli artigli. Sotto l' a-
Ma niuno ne ha trattato più quila si appendevano al legno del-
dottamente del Du Gange nella dis- l'asta ora degli scudi , ora delle
sertazione De Impp. Cp. seii de in- corone. Costantino fu il primo,
ferioris aevi , vel imperii , uti vo- dicesi , che introdusse l' aquilaa
calitànumismatihus, dal num. XIV due teste, per significare che l'im-
al num. XVIII, ove si descrive A- pero, sembrasse diviso,
tuttoché
quila imperii symholum Romano^ non formava però che un sol cor-
rum hiceps in nummis hyzantinis po politico, opinione che vuoisi
et occidentalis imperii. D. Sebastia- dubbia. Secondo altri, fu Carlo
no Ciampi Ferìae Varsa-
nelle sue Magno che nel riprislinamento del-
vienses eruditamente ragionò del- l'impero occidentale, ripigliò l'a-
l'aquila, insegna degl' imperatori quila come insegna de' romani, e
d'occidente e di Germania fino al se- che vi aggiunse una seconda te-
colo XIV , e della bicipite intro- sta ; tuttavia non si vede che una
dotta dai greci imperatori, per di- sola testa all'aquila nel sigillo del-
stinguersi dagli occidentali, ed adot- l' imperatore Carlo IV sulla bolla
tata nel 1 284 da Amadeo V eon- d'oro. Sembra che si possa conve-
te di Savoia, e poi secondo il Lu- nire col dotto p. Menestier, il quale
dewig nel i447
imperatore d^^^' dice, che nello stesso modo che
Federico III, oltre varie belle no- gì'imperatori d'oriente, quando era-
tizie aggiunte sull'aquila nera de- no due sul trono , improntavano
gl'imperatori di Germania, e dei sulle loro monete una croce a dop-
marchesi di Brandeburgo poi re di pia sbarra, che ciascuno degl' im-
Prussia, e della bianca vessillo ed peratori teneva con una mano, co-
insegna dei polacchi. Si legge nel me essendo il simbolo de'cristiani,
Dizionario delle origini le seguenti così fecero egualmente rispetto al-
notizie sull'aquila, uccello che ser- l'aquila nelle loro insegne, ma in-
vì d'insegna agli stendardi di diver- vece raddoppiare le aquile le
di
se nazioni, e che vuoisi pei primi unirono insieme , rappresentandole
adottato dai persiani. I romani do- con due teste, nel che furono po-
po aver portato altre insegue, nel scia imitati dagl'imperatori d'oc-
consolato di Mario si appigliarono cidente, i quali lo furono dagli o-
all'aquila definitivamente , dappoi- dierni imperatori d'Austria e di
ché prima portavano indilferente- Russia. Delle cose principali che ri-
menle per insegne aquile, lupi e guardano gli antichi imperatori ro-
ii6 IMP IMP
mani se ne tratta ai relativi arti- stantinopoli. Altri dicono che il

coli, rìporlanclosi a quello di Roma trasporto della sede imperiale da


la serie dei naedesimi imperatori. Roma a Bisanzio, avvenne l'anno
Si tiene per certo da una gran 334 dell'era volgare, i 190 anni
parie de'critici moderni , che il circa dopo la fondazione dell'alma
Pontefice s. Fabiano I del 2 38 Roma. Costantino morì l'anno 337
battezzasse Filippo, il primo cristia- dopo aver diviso impero fra i
1*

no fra gì' imperatori romani, tut- suoi tre figli Costantino, Costanzo
toché non ubbia professata pub- e Costante : Costantino ebbe le
blicamente la cristiana religione, e Gallie e tuttociò ch'era al di là
il di lui figliuolo Filippo ancora delle Alpi; Costanzo la Tracia,
denominato ; propugnando alcuni l'Asia, l'Oriente e l'Egitto; Co-
che Costantino il Grande fosse il stante Roma, l'Italia, l'Africa, la

primo imperatore cristiano, si po- Sicilia , molte isole, l' Illirico, la

trebbe ritenere che Costantino fu Macedonia e la Grecia. Dalmazio


il primo imperatore che pubblica- Cesare e Costantino fratello del-
mente professò la fede cristiana, l'imperatore ebbero anch'essi par-
ed due Filippi
i primi che la i te dell'impero, come ancora Anni-
professarono occultamente. F. San- baliano, cui aveva Costantino con-
dini dissert. 6, De primo iniperat. ceduti gli abiti imperiali e il ti-

christiano j il p. Tommaso Vincen- tolo di nobilissimo. Nell'anno 35o


zo Maniglia nella diss. De annis restò Costanzo solo imperatore, e
Jesii Christi servaloris^ et de iitrìus- nel 379 Graziano dichiarò impe-
que Philippi Augusti religione^ Ro- ratore Teodosio I, gli assegnò l'im-
mae 1 74 ^ i ed il Novaes, Storia dei pero d'oriente, quindi egli si riti-

Pontefici t. Ij p. 75. Nell'anno 3 1 3, rò in occidente. Dipoi l'oriente e


governando la chiesa il Papa s. Mel- l'occidente si riunirono sotto il me-
chiade, l'imperatore Costantino resti- desimo Teodosio I che si meritò
tuì la pace alla Chiesa, e donò al Pon- il titolo di grande j morì nel 397
tefice il palazzo lateranense, colla lasciando l'impero ai due suoi fi-
giunta di rendite bastanti a man- gli Arcadio ed Onorio, che se Io

tenere il decoro della suprema di- divisero, prendendo il primo l'o-


gnità. Sul supposto editto di Co- riente ed il secondo l'occidente.
stantino, nel quale, secondo alcuni, Ma nell'anno 47^ ebbe fine l'im-
si conteneva la donazione alla Chie- pero romano d'occidente, distrutto
sa cattolica di molte provincie e da Odoacre re degli Eruli (Ftdi)^
particolarmente di Roma, si può il quale ne spogliò l' ultimo impe-
consultare Natal Alessandro, Hist. ratore Momillo Augustolo. Qui no-
ecct. saec. IV, diss. 25, art. 2. teremo, che scrivendo s. Felice III
Inoltre Costantino per le cose che nel 4^4 all'imperatore d'oriente
dicemmo all'articolo Costantinopoli Zenone, fu il primo Papa che chta-
(Vtdi)y avendo stabilito trasferire mò r imperatore col nome di Fi-
la sede dell'impero romano da Roma glio (Vedi), come s. Giovanni I

a Bisanzio, seconda ne in-


di questa recandosi nel 525 in Costantino-
traprese la fabbrica nel 326, e con coronando l'augusto Giusti-
poli, e
solenne dedicazione nel 33o gli im- no I, fu il primo Pontefice che
pose il suo nome chiamandola Co- ornò r imperatore colle insegne
IMP IMP 117
imperiali. Rallegrandosi il Papa s. usare tale titolo ne' suoi diplomi,
Anastasio II con Clodoveo I re e ad istanza di Adriano I si fece
de' franchi per essersi fatto battez- vedere in Roma vestito solenne-
zare nel 49^^ ^o chiamò figlio mente dell'abito di patrizio. Nel
della Chiesa, quindi il Pontefice s. 795 per morte di Adriano I, di
Ormisda gii mandò una corona comun consenso fu eletto in suc-
d'oro, per cui l'Alemanni, De la- cessore s. Leone III romano, che
,
teraiiciisibus parie tini s, a p. 129, ad istanza di Carlo Ma^no gli con-
chiama Clodoveo 1 imperatore o- fermò il titolo di patrizio. Sdegna-
norario, indi tratta degli impera- ti dell'esaltazione di s. Leone III,

tori onorari. Pasquale primicero, e Campolo cap-


L* imperatore d'oriente Leone della chiesa romana, pa-
pellano
V Isaurico col proteggere gli ereti- renti del defunto, dignità che es-
ci iconoclasti, si meritò la scomu- si ambivano, tramarono congiura
nica dal Papa s. Gregorio II, il contro di lui, lo arrestarono, e
quale sciogliendo gli italiani dal mezzo morto potè liberarsi dalla
Giuramento (Vedi) fatto all'im- prigione, e ritirarsi nel Vaticano,
peratore, e dai tributi, molti eres- dove si trovavano gli ambasciatori
sero signorie private, ed il ducato di Carlo Magno. Questi invitarono
romano spontaneamente per dedi- a Roma
Winigiso duca di Spole-
zione de'popoli si assoggettò al ro- to, che a questa città con buone
mano
Pontefice verso l'anno ySo, truppe accompagnò il Pontefice,
ond'ebbe principio il temporale il quale si portò da Carlo Magno
dominio della Chiesa romana. I per implorare la sua difesa come
longobardi volendo invadere tale patrizio di Roma. 11 re lo ricevet-
dominio, prima s. Gregorio II, e te in Paderbona con lutti i segni
poi s. Gregorio III invocarono il d'onore, e restò inorridito dei de-
soccorso di Carlo Martello maggior- litti di Pasquale e Campolo, che
domo de' re dei franchi, ed aven- non lasciarono spedirgli inviati con
dolo ottenuto, il secondo creò Car- falsissime calunnie contro s. Leone
io patrizio di Roma, dignità che HI. Allora Carlo Magno invitò il
portava l'obbligo di sostenere i Papa a restituirsi in Roma, facen-
diritti della Chiesa romana, e di dolo accompagnare da cinque com-
difendere le ragioni della santa missari, due arcivescovi, cinque ve<-

Sede e della città di Roma. Di- scovi e tre conti, ordinando loro
poi Stefano li detto III invocan- d'informarsi di quest'affare. Giun-
do pel medesimo motivo l'aiuto di ti in Roma ed esaminate le que-
Pipino re de' franchi figlio di Car- rele, e trovatele insussistenti e fal-
lo, e contro Astolfo re de'longo* se, mandarono con buona guardia
bardi, non solo lo conseguì, ma al re i due delinquenti. Indi por-
Pipino ampliò il principato del ro- tatosi nell'anno 800 in Roma \o
mano Pontefice. Già Stefano III stesso Carlo Magno, in un giorno
,Io avea consaci'ato re in un ai fi- fatticongregare in s. Pietro per
gli Carlo Magno e Carlomano, di- ordine e commissione del Papa gli
chiarandoli patrizi romani, protet- arci vescovi j vescovi, abbati e tutti
tori Sede aposto-
e difensori delia i signori romani e franchi, si parlò
lica. Carlo Magno incominciò ad della causa che si trovò piena di
ìi8 IMP IMP
falsità Tanto il re
ed imposture. li consapevoli del suo disegno, ed
quanto l'assemblea avendo dichia- il re v'intervenne seguito dai suoi
rato che la prima sede non poteva franchi. Il Papa ed il re giunti
essere da alcuno giudicata, e non nella basilica tra le acclamazioni
\oler sopra ciò dare giudizio, san del popolo si portarono ad ora-
Leone HI saUto sul pergamo col re avanti la tomba del principe
Jibro de' santi evangeli, ed invoca- degli apostoli ; levatisi ambedue
to il nome della ss. Trinità, di- in piedi, s. Leone IH impose sul
chiarò la sua innocenza, atto che capo del re una corona ricca, gri-
fu stimato da tutti solenne giusti- dando tutti quelli cui era nota la
ficazione. cosa : Vita e vili orla a Carlo Au'
Il Pontefice s. Leone III fino gusto, grande e pacifico impera-
dall' assunzione al pontificato si tore de'romanij coronato da Dio.
era proposto di sottrarsi in ogni Sorpreso Carlo Magno da que-
maniera dall' impero orientale, per- st'alto improvviso, titubava ad ac-
chè questo sempre mirava a tener cettare sì sublime dignità, quando
soggetti romani, benché si era-
i le acclamazioni si rinnovarono ge-
no ritirati dalla sua obbedienza, nerali, e più volte ripeteronsi, per
e perchè sempre andava di male cui Carlo giato al Pontefice ed
in peggio il potere degl' imperatori alla moltitudine illustre, accettò il

greci. Carlo Ma-


Colla venuta di sommo onore. Il Pontefice che avea
gno in Roma concepì il disegno fatto preparare l'occorrente per la
di dichiararlo imperatore e re dei sacra cerimonia, diede per il pri-
romani, ritenendo legittimamente mo Pontefice a Carlo T unzione
decaduti gì' imperatori d'oriente da sacra, e lo vestì dell'ammanto im-
ogni diritto per l'eresia degl' ico- periale romano. Carlo Magno giu-
noclasti, e quindi rinnovare l'im- rò dal suo canto ch'egli sarebbe
pero d'occidente, che dopo la mor- sempre stato protettore e Difen-
te dell'ultimo imperatore Augustolo, sore della Chiesa (Fedi), ed il
da 32-5 anni era privo di capo, ed Papa gli ratificò il titolo d'impe-
anco perchè non conveniva che gli ratore ereditario in tutta la sua
imperatori eretici d'oriente si chia- discendènza, e con autorità aposto-
massero imperatori d' occidente e lica rinnovò l' impero d'occidente,
di que' popoli co' quali erano dis» dichiarandone capo Carlo Magno.
senzienti ne' dommi della fede. Si- V. S fon d rati, in Gallia vìnd. dis-
gnificò questo pensiere ai cardina- sert. 2, g 2, n. 7; Bellarmino, De
li e principali romani, e venne ap- translat. imperi i a ^raecis ad fran-
plaiuiito, e perciò disposto con ogni cosj Petra in Constit. apost, t. IH,
segretezza di porlo in esecuzione il pag. 125; e la storia del regno
giorno del santo Natale dello stes- di Carlo Magno scritta in france-
so anno 800, giacché il re avea se da M.r de la Bruere, e stam-
mostrato desiderio di essere in quel pata in Parigi nel 174^^ nonché
giorno nella basilica di s. Pietro. principalmente il Cenni nel t. H,
Li questa festività il Papa si por- Monumenta doniinationis pontifi-
tò nella basilica vaticana coi car- ciac cap. ove ne tratta con
IH,
dinali, primari del clero, e ma- singoiar erudizione. L'Alemanni, De
gistrati romani, massime con quel- lateranensibus ^. 160 e seg., ripor»
IMP IMP 119
ta tre cause del Irasferi mento di negli Annali Bertinianì ad an. Sor,
questo impero, per il quale l'o- presso il Muratori, Scriplor. rer.
riente e l'occidente formarono due ital. toni. II, p. 5o5. Cos\ s. Leo-
imperi separati, il primo governa- ne III innalzò Carlo Magno sopra
lo dagli imperatori greci, il secon- tutti i principi d' occidente, egua-
do dagl'imperatori franchi, dappoi- gliandolo agi' imperatori d' oriente,
ché la corona imperiale rimase passando cosi nella dignità imperia-
per qualche tempo nei diversi ra- le quella del patriziato o sia l'av-
mi della casa di Carlo Magno, ora vocazia della Chiesa, essendo più
in Francia, ora in Germania, e splendido il titolo d' imperatore in
talora anche nell'una e nell'altra confronto di quello di patrizio. Per
soggette allo stesso principe. All'ar- segno di questa avvocazia pontifì-
ticolo s. Leone III parleremo di un cia o sia difesa della romana Chie-
riprovevole quadio, che si riprodus- sa, solevano i Papi cinger la spada
se anche in rame, in cui il pittore al nuovo imperatorej e porre e-
Fiammingo Odwaere, pensionato ziandio il di lui nome nelle monete
dall'accademia di Francia, eseguì pontifìcie, ma non in tutte, trovan-
in R.oma nella fatale epoca del dosene Stefano V, di s. Nico-
di
1810, ed in tempo che ad ogni lò I, Giovanni Vili, di Stefano
di
costo per piacere ai persecutori VI, di Benedetto IV, di Anastasia
della Chiesa si tentava l'oppressio- HI, di Giovanni XII, di Leone
ne del romano Pontefice. Fidato Vili, di Benedetto V e di altri
l'artista ad un passo degli annali Pontefici col solo nome del Papa,
d'Italia del Muratori, in cui si ci- giacché il nome e 1' anno dell'im-
tano queste parole degli antichi peratore, che talvolta si leggono
annali de' franchi : a Ponti/ice negli atti pubblici de'sommi Ponte-
more antiquorum principum adora- fici , non vi furono posti che per
lus est^ senza aver presenti le leggi maggior indizio e contrassegno del
degli antichi imperatori, che citam- tempo in cui furono scritti, in se-
mo di sopra, i quali espressamente quela di quanto si accenna anche
vietarono qualunque sorta di adora- nella prefazione della novella XLVU
zione si volesse prestar alle loro di Giustiniano, intitolala: Ut prae-
immagini; il pittore rappresentò fal- ponalur nomea imperatoris docu"
samente s. Leone III prostrato in- mentis ; e per questo in un medesi-
nanzi a Carlo Magno dopo di aver- mo atto pontificio si trova scritto
lo incoronato.Così ancora diremo del- il nome dell'imperatore d'oriente,
la trionfante confutazione di monsig, dell'imperatore d'occidente, ed an-
Antonio Santelli fatta colla dotta che quello del re longobardo unito a
dissertazione intitolata : Oltraggio quello del greco augusto. Ora è a dir-
a Leone IH ed a Carlo
fatto si brevemente in che consistessero gli
Magno in un quadro ed una uffizi dell'avvocazia.
stampa esprimenti V adorazione del Il principale di questi si era dì di-
Pontefice imperatore , Roma
all' fendere la purità della fede e gl'inte-
nella stamperia de Romanis 181 5. ressi della religione, quindi i'diritti

Carlo Magno lasciato il titolo di temporali e gli stati della Sede aposto-
patrizio romano, prese quello d'im- lica centra qualunque nemico. Quin-
peratore ed augusto, come si legge di i romani non meno che gh altri
I20 IMP IMP
sudditi della santa Sede giuravano derc della stirpe Carolina, poiché
di riconoscere gì' imperatori Caro- da questa non potevano aver più
lini come avvocali della Chiesa, che soccorso i romani Pontefici, furono
vale a dire di non far novità in questi obbligali a creare qualche
pregiudizio de' Papi, de' quali essi gran principe in figliuolo adottivo
erano difensori per convenzione di della santa Sede, come digemmo
palli giurati, e passati poscia in re- al mentovato articolo Figlio, per
taggio a tutta la loro schiatta. La dargliil governo de'loro stati, pas-

medesima dignità del patriziato e sando così per allora in questo li-i-

dell'avvocazia fece che di consenso tolo di figlio adottivo 1' uftlzio


de'Ponlefici, Carlo e gli altri suoi dell'avvocazia della Chiesa romana.
successori esercitassero talvolta per Quanto alla divisione dell'impe-
mezzo de' loro messi le giudicature rio in orientale ed occideotale, e
negli stati della santa Sede in suoi limiti , il Sarnelli, Memorie
materie di controversie tra i vas- cronologiche p. 44 > ^ Lelt. eccl.
salli medesima e Papi stes-
della i t. II, p. 80, narra che dopo di
si, ad essi incombeva il
giacche aver s. Leone III , per singoiar
tenerli in fede verso di questi, non provvedimento di Dio, dichiarato
essendo in que* tempi V economia imperatore d' occidente Carlo Ma-
del governo dello stato pontificio gno, sebbene greci imperatori al-
i

in quel diritto e regolato sistema tamente se ne risentirono, pure


in cui è a'nostri giorni. Altro ob- tratti dalla necessità vennero ad
bligo dell' avvocazia si era di so- accordo, dividendosi 1' impero in
praintendere che nell' Elezione dei questa guisa, secondo il Collenuc-
Pontefici i^Fedì)^ non fosse fatta vio- cio ; cioè che l' imperio orientale
lenza da'romani, che ebbe ori-
il fosse de' greci, e l' occidentale dei
gine dopo la morte di s. Pasqua- franchi. Si divise l'Italia per ma-
le I, mentre nacque scisma nell' e- niera, che quanto è da Si ponto a
lezione di Eugenio II che fu l'au- Napoli verso oriente, insieme colla
tore di quel decreto nell'anno 825: Sicilia, fosse sotto l' impero gre-
^d vitanda in poslerum comitiorum co, e l'altra parte verso le Alpi
dissidia, confermato poi da s. Leo- fosse dell'impero occidentale, ed in
ne IV, da Stefano VII, e da Gio- mezzo fu lasciato quasi un ter-
vanni IX, per il quale si ordinò, mine e confine tra l'uno e l'altro
per ovviare ai disturbi, che non si impero il ducato di Benevento, il
•venisse alla Consacrazione del Pa- cui alto dominio Carlo Magno do-
pa (Fedi) se non erano presenti nò alla santa Sede nel pontificato
j messi o ambasciatori imperiali; di Adriano I che il principe tenne
ma questo carico poi passò al se- in conto Degli antichi
di padre.
natore di Roma, e finalmente Ni- termini imperio orientale e
dell'
colò HI lo trasferì ad minorem gen- sue Provincie , se ne legge la de-
tium praesides, ut hodie videmits, scrizione nel Terzi, Siria sacra p,
come osserva il citato Alemanni, 12. Altre notizie sull'impero orien»
Ve laleranens. p.
102, e se ne leg- tale o le riportammo al-
greco
pg puie il decreto nel corpo del l'articoloGrecia; e la serie degli
diritto canonico, C. fundamenta de imperatori greci incominciando da
plect. in 6. Del rimanente sul ca- Costantino il Grande, si può leg-
IMP IMP i:».i

^erla nel citato articolo Costanti- loro nazione. È pero da notar&i


jNoroLi. Le principali notizie di che il Pontefice Stefano V detto
tultociò die riguarda V origine , VI neir 891 coronò imperatore
progresso e termine dell'impero oc- Guido re d'Italia e duca di S[)o-
cidentale o romano, o pili comu- Jeto, ed in tal guisa tornò dopo
nemente impero germanico, sonori- tante vicende negl'italiani l'impero
portate agli articoli Francia e Ger- d'Italia, come osservano il Sigo-
mania (Fedi), ed ai relativi si di- nio, De regno ital. lib. 6, ad an.
scorre di quanto appartiene agli 891, p. 227, ed il Pagi ad an.
imperatori. Luigi IV detto il Fan- 892, nura. 2. Giovanni X nel 916
ciullo, figlio dell'imperatore Arnol- coronò imperatore Berengario rq
fo , ultimo rampollo della razza d'Italia; ma Lamberto figlio di Gui-
Carlovingia, fu elevato all'impero do neir894 era stato coronato im-
dai principi alemanni, i quali scris- peratore da Papa Formoso, con-
Papa Giovanni IX nell'an-
sero al fermato da Giovanni IX, e ricono-
no 899 una lettera, in cui mentre sciuto dai principi italiani che abr
si scusavano d*essei'e stati per pre- bandonarono Berengario prima pe-
potenti ragioni di sana politica co- rò che fosse colonato; ma essendo
stretti ad agire senz'ordine e per- morto Lamberto nell'898 , e corona-
missione del Pontefice, lo pregava- to poscia Berengario, questi visse sino
no ossequiosamente che volesse con- al 924 colle insegne imperiali. Tali
fermare la loro elezione, come si sono i principi italiani che portarono
legge in Labbé, Concil. t. IX, p. il titolo e dignità d'imperatori d'oc-
497. Luigi IV però fu principe cidente. Si osserva che la famiglia
debole, e mori nel 911 senza po- di Carlo Magno possedette per qual-
sterità. Gli stati della Germania che tempo l' impero per diritto e-
erano allora divisi in due classi: la redi tarlo o di successione ; ma
prima composta degli stati della dall'estinzione di quella famiglia in
Francia orientale, comprendeva i poi, o secondo altri scrittori, sol-
popoli soggetti a Carlo Magno, cioè tanto dalla morte di Enrico IV,
i bavaresi, gli svevi, e que'di Fran- la dignità imperiale diventò eletti-
conia ;
gli stati della Sassonia for- va, e alcuno non giunse al pos-
mavano la seconda classe. Queste sesso della medesima se non che
due classi insieme riunite nel 913 per via di elezione. 'J emendo per-
elessero in re Corrado I conte di fino gli elettori che gl'imperatori
Franconia, nipote di Arnolfo dal della famiglia austriaca non ren-
canto di Gismonda sua madre, 11 dessero la dignità imperiale eredi-
regno di Germania doveva per di- taria nella loro linea, inserirono
ritto ritornare al ramo di Carlo il nella capitolazione di Mattia e \\\

Calvo, il solo che sussisteva anco- quella de' successivi imperatori una
ja de' tre ch'erano discesi dai figli clausola, colla quale vincolati rima-
di Lodovico 1 il Era allora
Pio. nessero gli eletti a questo riguardo.
re di Francia Carlo IH il Sem- A Corrado I nel 919 successe
plice; ma i tedeschi posta in non Enrico I VUccellalorc, i quali non
cale la giustizia dei diritti, perchè furono coronali da'Pontefici, e nel
egli era incapace di sostenerli, scel- 986 nel regno di Germania ad
sero un re tolto dal corpo della Enrico I gli successe il figlio Qt-
Ili IMP IMP
Ione I il Grande che divenne re di cidente, come capo dell'impero ro-
Italia 961. Dappoiché essendo
nel mano-germanico lo governava se-
Giovanni XII travaglialo da Be- condo le leggi e gli statuti che im-
rengario Il re d' Italia, e dal di posti gli venivano per mezzo della
lui figlio Adalberto, cliiamò in soc- capitolazione imperiale. Il Rinaldi
corso il re di Germania Ottone I parlando all'anno 996 del conci-
promettendogli l'impero e lo stato lio di Gregorio V, nel quale si
di Milano. Portatosi Ottone I in crede effettuata la concessione agli
Italia ne venne coronato re colla elettori eleggere il re de'romani
di
Corona di fenx> [Pedi), e secon- cesare che prenderà il nome di
,

do il giuramento fatto prima di imperatore se coronato dal Ponte-


giungere in Roma, che riportiamo fice, mediante V approvazione di
all'aiticolo Ingressi solenni in Ro- questi, narra molte cose analoghe
ma [Fedi)j di non ledere dirit- i ed in favore all'autorità pontifi-
ti di sua sovranità, non cìie di cac- cia, dichiarando che come essa ri-
ciar dall' Italia Berengario II ed pristinò l'impero occidentale, e tras-
Adalberto, e di restituir le terre portollo ne'tedeschi, cosi commise
usurpale alla Chiesa, avendo il tut- agli elettori la facoltà di eleggere
to adempiuto , in riconoscenza il l'imperatore, riservandosi la con-
Papa Giovanili XII io coronò in ferma. Di ciò il Rinaldi riporta
Boma nella basilica di s. Pietro prove dei medesimi Pontefici, im-
imperatore a'i3 febbraio del 962. non che degli
peratori ed elettori,
Giovanni XII fu il primo Pontefi- scrittori. Ecco come Innocenzo III
ce che passò Tini pero ai tedeschi, su questo proposito si esprime.
dopo che per la morte di Beren- >» Debbono i principi riconoscere
gario I r impero era restato va- (siccome han ftìtlo in presenza no-
cante circa quarant* anni. Su que- stra) che il diritto e lautorità di
sta traslazione d'impero è a ve- esaminare la persona eletta a re,
dersi l'Alemanni, De lateranens.^ e da promoversi all'impero, tocca
ed il Cenni nel t. II, Monumenta a noi che l' ungiamo e incoronia-
dominalionis pontificiae cap. IV, mo. Essendosi universalmente e re-
ove di ciò tratta eruditamente. Il golarmente osservato, che l'esame
figlio di Ottone I, Ottone II, e il della persona appartenga a chi
nipote Ottone III parimenti furono spetta r imposizione della mano.
coronati dai Papi, e l'ultimo da Gre- Se i principi eleggessero alcun sacri-
gorio V nel 996, il quale da al- lego, o scomunicato, o tiranna, o
cuni si crede istitutore del collegio futuro eretico o pagano, dovrem-
degli Elettori del sacro romano mo noi per avventura ungere, con-
impero [Vedi); certo è, come dice sacrare, e coronare così fatta per-
il Novaes, e come dimostra il San- sona? Tolga Iddio, che mai tal co-
dini nella vita di Gregorio V, che sa per noi si facesse". Sulle con-
il diritto di eleggere l' imperatore vulsioni dell'impero germanico, da
deriva dal romano Pontefice. L'im- esso sofferte tempo stesso che
nel
pero fu quindi dato al principe la Chiesa romana veniva lacerata
legittimamente nominato dagli e- dagli scismi, è a leggersi il Suppl.
lettori, il quale col titolo d'impera- del giornale ecclesiastico di Roma
tore romano, di Germania o d'oc- del 1792, t. IV, p. 3 e seg., ove
, ,

IMP IMP 123


si traila delle prospere ed avverse non se gli possa negare il braccio
vicende della Chiesa di Gesù Cri- secolare, per quanto dicono i me-
sto dal secolo XIII a'tempi nostri, desimi protestanti ; le quali cose
discorso di un giornalista di Pio- sono appoggiate alle sacre lettere
ma, compilato sull'opera Ecclesìa : così del vecchio come del nuovo
jìiilUans regnimi Christi in terris hi Testamento, aggiunta la pratica no-
sui fatìs repracsenlala , di S. A. toria appresso il Marta, De jurisd.
R. il p. d. Martino Geibert abba- par. I, cap. 28, n. 22. E perché
te del raonislero di s. Biagio in chi vuole l'antecedente vuole anche
Selvanera e principe del S. R. I., il conseguente ; avendo la romana
stampata nel 1789 in detto mo- Chiesa dichiaralo imperatori Carlo
niste ro. Magno ed Ottone il Grande prin-
Nel libro del p. Anacleto Calda- cipi ereditarli, senza la qual dichia-

ni , Ristretto dell origine e prò- razione per tali non sarebbero stali

presso dell* impero romano , e del- riconosciuti, è necessario conchiu-


la potestà degli elettori^ Ira le al- dere che r elezione concessa del re
tre cose si legge. Riconoscendosi de' romani sia assolutamente deri-
che il romano impero passò per vala della Sede apostolica. Per
r autorità della Sede apostolica dai l'interesse poi dell'imperatore, anzi
greci nella persona di Carlo Ma- dello stesso impero, il Pontefice
gno e poi negli alemanni, neces-
, Gregorio V cercò anche il consenso
sariamente ne segue che la pote- sì di Ottone ITI che de' principi
stà di eleggere il re de' romani in dell'impero per istabilire l' elezione
imperatole a niiin altro princi- del re de' romani ; ed Ottone III
palmente si debba, checche ne di- col consenso del Papa fece col con-
cano contrari, che alla Chiesa, al-
i siglio de' principi lo statuto dell'e-
la quale si deve attribuire la trans- lezione dell'imperatore, da farsi dai
lazione del romano impero, quin- principali signori tedeschi offiziali :

di ad essa devesi ascrivere l' ele- laonde pare che il Pontefice ro-
zione del romano impeiatore. Ciò mano dovesse ricercare questi pri-
primieramente si deve perchè de- mati della Germania per onestà
gradali gl'imperatori greci dell'im- per equità e per pubblica utilità,
pero occidentale, umiliati i Reren- siccome esigevano i tempi, le cose,
garii e morto senza figli maschi ì luoghi ed altre circostanze. Ciò
Ottone III, in virtù dell'ecclesia- si richiedeva per parte di Otto-
stica suprema giurisdizione com- ne III, non solo perchè per con-
messa da Cristo a'Pontefici, accio- venzione fatta con la Sede aposto-
chè la Chiesa piantala dalla sua ma- lica aveva il diritto di nominare
no non sentisse danno, fu in libera il successore nel regno d'Italia, ma
volontà del Papa eleggere un im- anche perchè la consuetudine di
peratore da qualunque nazione gli Germania portava che , quegli il

piacesse. E la ragione si è, perchè quale dal re moribondo dichiara-


Cristo in ciò che riguarda il pro- vasi successore nel regno di Ger-
movere il bene della fi-de , subor- mania fosse per tale ricevuto dai
clinò gl'imperi terreni al romano principali del medesimo regno. Per
Pontefice in forma tale, che se il parte dei principi degli stali del-
bene della religione così richieda l' impero era necessario il consenso
,

ili IMP IMP


per questa nuova legge ristabilita di lunghi e deplorabili scismi. La
dal Pontefice , ilappoichò potevano prima e forse principale rottura
in selle vacante eleggere in re dei Ira la santa Sede e l' impero ac- ,

germani uno di qualunque nazio- cadde per le Investiture ecclesia'


ne, dalla quale autorità decaddero sliche ( Fedi dalle quali ebbero
) (
ad istanza del sommo Pontefice origine gli eretici Enriciani che
per cui trasferirono il diritto del- concedevano all'imperatore l'au-
r elezione in mano di pochi prin- torità di eleggere il Papa ), tra il

cipali ullìziali della Germania ec- Pontefice s. Gregorio "VII e suc-


clesiastici e laici, e di piìt stabili- cessori fino a Calisto II, e gì' im-
rono che niuno potesse avere il ti- peratori Enrico IV ed il suo figlio

tolo d' imperatore se non che quel- Enrico Vj di che parlammo


prin-
lo che dal Pontefice fosse decorato cipalmente all'articolo s, Gregorio
della corona imperiale. Da che si FU {Fedi). Questi ntW epist. 19,
deduce l' origine del collegio elet- lib. I, pronunziò questa bella sen-

torale dell' impero germanico , e tenza per la felicità dell' impero.


doversi principalmente attribuire Status iinperii gloriosus regitur^ et
alla Sede romana, e meno princi- sanctae ecclesiae if Igor sol adi tur, curri
palmente ad Ottone III ed a' prin- sacerdotium, et imperiuni in uni-
cipi dell' impero. In tal modo si tate concordiae conjunguntur. Voigt
possono conciliare le discrepanti nella sua Storia p. 256, riportan-
opinioni degli storici, secondo quel do alcuni brani di lettere di s.

dello,ben insegna chi ben distin- Gregorio VII, dice « che il mondo
gue. Che r impero romano o ger- è retto dalle forze armoniche di
manico fu offerto alla santa Sede, due grandi astri e luminari, l'uno
e che venne considerato come uno maggiore eh' è il sole, l'altro mi-
de' tanti suoi stati tributari , lo nore cioè la luna. L' autorità del-
abbiamo dal Gretsero nel dotto suo l' apostolo è simboleggiata dal so-
libro: De munijicentia principum le, e dalla luna il potere dei re.
iti Sedem apostolìcam. Siccome questa non risplende che
Dopo la morte di Ottone III pel lume riflesso da quello, cosi
nel I002 fu eletto s. Enrico II di gì' imperatori e i principi sovrani
lui cugino, come discendente d'En- traggono il loro potere dal Pon-
rico duca di Baviera figlio del- tefice ,
perchè il solo Pontefice lo
l' imperatore Enrico I, e fratello di attinge da Dio, unico fonte d'o-
Ottone 1: ebbe per successori Cor- gni Pertanto
autorità. il potere
rado II il Salico ed Enrico III, della santa Sede avanza il potere
cui la morte impedì di rendere de' troni; e l'impei atore è suddito,
ereditaria nella sua famiglia la co- vassallo, e fedele del santo Padre.
rona imperiale; Enrico IV, ed En- Poiché il Papa è costituito da Dio,
rico V, tutti della casa di Franco- perciò cade ogni cosa sotto la su-

nia. Con fatale pregiudizio della prema ragione di lui ", ec. ec.

Chiesa universale e dell' impero ro- Quelli stessi fra i moderni i quali
mano germanico ,
gravi vertenze hanno scritto sull' Alemagua del
talvolta insorsero tra il sacerdozio medio evo non ignorano il diritto
e l'impero, cioè tra' Papi e gì' im- di pontificia supremazia. Pfeffel ci

peratori, con conseguenze funeste fa osservare che la massima e la


IMP IMP 19.5

condotta di s. Gregorio VII era Chron. , storico contemporaneo di


favorita >» dalla persuasione di quei Pasquale II, terzo successore di s.
tempi, che V impero fosse un feu- Gregorio VII, fa parlare i Ponte*
do della santa Sede; persuasione fìci in questa sentenza. «< Impera-
che stessi
gli imperatori sembra- tori, noi vi abbiamo dato l'impe-
vano spontaneamente confermare, ro , e voi ben poco ci deste in
non assumendo il titolo e le in- contraccambio. Sappiate, che se voi
segne imperiali se non dopo essere siete imperatori de* romani , noi
stati per la seconda volta consa- siete che in virtù di noi soli ".
crati dal sommo Pontefice in Ro- Ferdinando I il Grande figlio
ma". Il diritto sassone proibiva che di Sancio il Grande re di Casti-
si eleggesse imperatore colui con- glia e di Leone negò all'impera-
tro il quale il Papa avesse giusta- tore Enrico IH l'omaggio che gli
mente pronunziato il veto , come doveva , e contro il diritto e la

dal lib. Ili, art. LIV. L'eletto non consuetudine assunse il titolo d'im-
otteneva il titolo né T autorità im- peratore. Enrico III mandò i suoi
periale se non dopo che il Ponte- ambasciatori al concilio della Chie-
fice l'avesse consacrato, art. LII ; sa, i quali presentarono le sue que-
ed allorché recavasi a Roma per rele. Ildebrando legato in Francia
la consacrazione, doveva aver seco di Vittore II, e poi Papa s. Gre-

cinque de' primari elettori, quali i gorio VII facilménte persuase En-
garantissero la regolarità dell' ele- rico III che la sua dignità, la qua-
zione, art. XXXI. Il medesimo co- le in tutto l'orbe cristiano era la
dice riserva al Pontefice esclusiva- più grande, correva per tale usur-
mente il diritto di scomunicare pazione un grave pericolo, e che il
l' imperatore, e per tre sole ragio- re Ferdinando I ben più facilmen-
ni : I." nel caso d'eresia o d'a- te avrebbe potuto essere rimesso nei
postasia ;
2.° pel ripudio della le- suoi confini da una sentenza della
gittima consorte; 3." per pertur- Chiesa, che non dal sempre dispen-
bata religione o per saccheggio sul dioso ed incerto mezzo delle armi.
tener delle chiese, lib. IH, art. Enrico III pertanto fece dai suoi
LVII Sachs Land rechi, Dir. sass.y legati pregare il concilio, che qua-
Schwab Landrecht, Dir. svevo^ arti- lora Ferdinando I anche dopo le
colo XXIX. Il dotto e celebre esortazioni della Chiesa non desi-
protestante Eichhorn , Glossa I _,
stesse dal suo proposilo, si pro-
art. 1, Dir. sass., dopo aver enu- nunciasse sentenza di scomunica
merati tutti i diritti che compete- contro di lui, e se ne ponesse il
vano all' imperatore come capo regno sotto l'interdetto. Il Maria-
della aggiunge queste
cristianità
, na riporta la lettera di Enrico III
parole. « Tal potere è dato da Dio presentata al concilio, colla quale
all'imperatore, ma questi all'atto rappresentò quest'usurpazione co-
della sua incoronazione è obbligato me assai pregiudizievole alla Chie-
di giurare al Pontefice obbedienza sa romana. I padri del concilio ri-
e fedeltà". Tale fu il giuramento conobbero giusta la causa dell'im-
prestato da Enrico II , e pejciò peratore, e decisa col consentimen-
anteriore all' epoca di s. Grego- to del Pontefice la lite dei due so-
rio VU. Goflredo di Viterbo, in vrani, mandarono legati al re Fer-
ii6 IMP IMP
dinando I, inlimandogli dovesse ob- aggiungendo ch'essa rivela la men-
bedire al decreto del Papa, dasse te di quel Papa, ed è il compen-
soddisfazione all' imperatore, rinuii» dio delia pubblica giurisprudenza
ciasse al titolo usurpato; minac- d' allora. La lettera è la seguente.
ciandolo che in caso di renitenza, >y Gesù nostro Salvatore ha pro-
la Chiesa assoggetterebbe lui e l'in- nunciato le parole evangeliche : Tu
tera Spagna alle più gravi censu- sei Pietro e su questa pietra edifi-
re. Il re di Castiglia radunò tosto cherò la mia Chiesa; ti conferisco
i vescovi e principi del suo re- la facoltà di sciogliere e di legare
gno, e consigliò con loro la risposta quaggiù ciò che dev'essere sciolto
da farsi ai legali pontificii. Essen- e legato ne* cieli. Da questa giu-
do maggior parte convenuta in
la risdizione di ha forse Dio
Pietro
quest'opinione, che si dovesse pre- esclusi monarchi ? Forse che l
i

stare obbedienza al Pontefice roma- re non fanno parte di quella mi-


no, Ferdinando I rispose ai legati stica greggia die Cristo ha aflìda-
ch'egli era pronto ad eseguir tut- to al suo vicario? Chi vorrebbe
tociò che la santa Sede di Roma sottrarsi da questa piena potenza di
gli aveva intimato. Mostrava En- Pietro, se non colui che, ricusando
rico III di riconoscere per que- di portare il soave giogo di Dio,
st'atto egli slesso, o per lo meno si toglie in collo la schiavitù di
permetteva che venisse basato il Lucifero ? Ma l' insensato che, per
principio, risiedere nel solo Ponte- procurarsi una libertà più servile
fice l'autorità di crearlo impera- di qualunque servaggio, rinnega
tore, di accordargliene o di tor- l'autorità di s. Pietro, la proverà
gliene il titolo e le insegne. Che terribile nel dì del giudizio; che
gli effetti poi di un sì importante nessuno si cela dall'onniveggenza di
sistema si verificarono in altre cir- Dio ( nota il Jager che Gregorio
costanze, la storia ce ne riporta gli VII vuol provare che la santa Se-
esempi. Nella Storia di Papa Gre- de aveva diritto di scomunicare i
gorio FU del celebre protestante sovrani , fondando i suoi argomen-
Voigt, a pag. 590, narrandosi la ti sulla legislazione d'allora, in cui
morte di Rodolfo emulo d'Enrico, slava scritto: il re scomunicato è
si dice, che siccome molti tedeschi re degradato). E questo decreto
aveano dubitato della legittima ele- della suprema volontà del Signore,
zione del primo, malgrado la de- questo privilegio della Chiesa cat-
posizione del secondo, e la sanzio- lolica accordato dal cielo al prin-
ne dell'autorità pontificia, tutti i cipe del collegio apostolico, fu dai
ragionamenti versavano intorno al santi padri ricevuto con venerazio-
problema può dunque il Papa
: ne profonda, e conservato quale
deporre un monarca ? Il vescovo eterno retaggio. Nei concilii uni-
Ermanno di Metz, vuoisi per in- versali, negli scritti e negli alti

carico de'duchi tedeschi, interrogò pontificii , i santi padri successori


Gregorio VII con quali ragioni di hanno sempre dato alla
Pietro
sostenesse quel diritto sì contro- santa romana il nome di
Chiesa
verso; e Gregorio VII gli rispose madre comune e tutti unanime- ;

con una lettera di tanta importan- mente dichiararono che a lei sola
za che ivi il Voigt la riprodusse, appartiene il governo e il giudizio
,

IMP IMP iij


di tulle le chiese, sicc