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DIZIONARIO

DI

ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AT PRt^rciPALl E PI
SAffTIj BEATI,

CELEBRI
CHIESA

MARtlRl, PADRf, AI SOMMI PONTEFICI, CARDlNAI.t SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARlI GRADI DELLA GERARCHIA

DELLA
AI
RITI,

CATTOLICA

ALLE
SACRE,

CITTA

PATRIARCALI

ARClVESCOVlLI

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILlIj ALtE FESTE PI SOLENNI,

ALLE CEREMONIE

ALLE CAPPEtLE PAPALI, CARDINALIZIE E

PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI,

NO*

CHE AlLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC*

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MOROJNI ROMANO


PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTIT

GREGORIO
VCL. XXXtV.

XVI.

IN VENEZIA DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA


MDCCCXLV.

l.y

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

IMM
I. MMAGINE, /wrtg^o. Sembianza, I

IMM
tore delle medesime. Inoltre dicesi
in greco

apparenza , ed anche figura di rilievo, o dipinta, o stampata ritratto. Con voce greca l'immagine si chiama Icona o Icon, pittura o immagine, come si rac,
;

somiglianza

Hagiomachus per
il

inimi-

co de' santi. Dice

Bergier, sareb-

coglie dalle
tate dal
ejiis

seguenti parole ripor:

in

Macri Considera conani Sardanay, quae in car-

neni versa,
stillat.

oleum
1.

sine
e.

cessatione

Caesar.

7,

25.

Il

me-

be inutile che ci mettessimo a provare 1' utilit delle immagini e l'impressioni che fanno sull'animo di tutti gli uomini ; sono pi efficaci delle parole ; sovente fanno comprendere cose che non si possono esprimere con parole; dicesi quindi con ragione che questo il
catechismo degl' ignoranti. La pittura, al dire di s. Gregorio I,
pegl' ignoranti ci che
la scrittura

Macri aggiunge che con questa voce d' Icona fu formata l' altra voce Iconostasion, che significa Riposto delle immagini Questo vocabolo presso i greci significa anche il leggio o pulpito acconciato con drappi, sopra del quale pongono l'immagine di quel
,

desimo

pei dotti,

1.

9,

ep. 9.
la

Dunque

non meraviglia che


parte
dei

popoli

n'

maggior abbiano fatto


gli

uso per

rappresentarsi

oggetti

del culto religioso, e che se n'ab-

santo, di cui
festa,

si

fa in tal

giorno la
alla

bia confessato l'utilit nel cristiane-

e viene posto in

mezzo
Icona

simo. Tuttavia alcune sette di eretici

chiesa per essere venerato dal popolo. Dalla stessa voce


fu-

asserirono che

l'uso delle

im-

rono chiamati
conoclasla
te
i

Icononiachus ed /delle san-

magini una nore che loro


tria (Fedi).

superstizione, e l'osi

presta un' Idolaebrei

persecutori

Gli

ed

mao-

immagini, perch significa oppugnatore delle immagini, e di&trut-

mettani non hanno alcuna immagine nelle loro sinagoghe o moschee,

6
Ile

IMM
in

IMM
altri

alcuno d quegli

luoghi

drizzassero dai sudditi statue d oro

destinati all'orazione
ti

o ad

altri at-

e d'argento,
se

ma

sibbene

le

doves-

di divozione.

Antico
gni

il

costume delle irnma-

de'quali parla Ezeove dice al cap. 23, v. i4; Cam que vidisset viros depicLos in pariete y imagines caldaeoruni exritratti

formare ne' cuori degli uomini col beneficarli , perch tali statue mai non sarebbero dal tempo logorate. Plotino, fra
i

chiele,

seguaci di Pia-

ione
re

il

pi

rinomato,
d'essere

non
da

volle
pitto-

mai acconsentire
veruno
la

nressas
effigiati

colorihus.
i

Ma

sieno
in

bronzo e mo, se ne formino statue


volti in

pur mar-

ritratto in tela,

perch
si

disdicevole cosa stimava, che

e-

al natu-

ternasse
fragile
,

sembianza
alle bellezze
il

del

corpo

vale, vi
)1

s'

intagli

e scolpisca anche
fine
l'

ed
il

dell'anima

loro

nome,

alla

intempedi

non

si

rivolgesse

pensiero. Ales-

rie dell'atmosfera,

ed

il

tempo

Sandro
i

Grande
e

fu vaghissimo di

psse piti potente le riduce in poivere,

farsi ritrarre,

perci

destin che
la-

siccome osserva
Lellere eccl.
,

Pompeo SarX,
lett.

soli

Apelle lo
lo

dipingesse, Pirgo-

pelli,

t.

XLl,

tele

scolpisse,

e Lisippo

gli

Ve*

ritratti

dell' idolatra,

e della

cesse le

statue
altri

di bronco, vietanartisti;

venerazione
I ritratti de*
si

delle

sacre immagini,
e dell'animo

dolo agli
nelli,

anzi ie priil

costumi

me monete

greche, secondo

Sar-

veggono o negli scritti propri, o in quelli che trattano della loro Di 8. Giovanni Climaco disvita se un savio scrittore; Porro anipiae illius divina quaedani effgies viuUo clarius pcrspicitur in suis
.

sono di Dario, di Filippo, e di Alessandro colla effigie loro ; cos veramente divennero desiderabili loro ritratti per la ricca matei ria, perch de'ritratti in altra maniera

non ognuno
queste
si

si

diletta.

scriptis.

Agesilao lasci nel suo testamento il divieto che niuno ne

Da
come

statue

ritratti, al

dire del Sarnelli, nacque l'idolatria,

facesse

istatue, rimettendosi

o io pitture o in alle sue azioni che erano famose. A che servop i ritratti e le statue, ed il comil

ritratto

legge nella Sapienza al

e.

i4> ^* '^'* Acerbo


lens pater,
cit

enim luctu dofilii

cito
;

sibi rapti

f-

imaginem

et illum,

qui tunc

parire
io

ft'a*

vivi

morto

in

una

carta,
di

quasi

homo mortuus

fuerat,

nunc
,

una

tela,

in

disse Cicerone:
libellus in
Cile

che TJnus Xenophontis


sasso,

un

tanquani
coustituit

Deum
inter

colere

coepit

et

servos

suos
fu

sacra

eo rege laudando, fa' omnes imagines, omnes statuassuperavit.


\\

et sacrifici a".

Questi

Nembrot

detto

que
se,

cardinal Bellarsi

mino

in

una circostanza

espres-

a cui essendo morto un figliuolo che teneramente amava, per mitigare il grave e
acerbo dolore che
sentiva, fece fare
gine, e cominci

anche Bdo,

che l'immagine del vecchio per (essere troppo difforme non mevir tava di essere mandata a* postefi,

per
la

tal

perdita

di lui

immai

ad adorarla come
tutti

e quella

del

nuovo

nemmeno,

un Nume, ordinando a
sudditi che fkcessero
sti

suoi

per non essere ridotta a perfezione, Mecenate procurava di persuadere Augusto, che vivendo non dovesse
perqaettere
clie

lo stesso; e

que-

gli sacrifizi

ne'

teatri

sp

^li

prontamente concorsero ad offrired altri atti di culto ditenendolo pev vijio, ricevendolo e

IMM

IMM
il

primo Idolo (P^edi), al diie del medesimo Sarnelli, adorato nel mondo, e chiamato
loro Dio.

questo fa

proibizione era giusta e necessaria,


attesa la grande inclinazione che gli

ebrei

avevano

per

l'

idolatria

Belo;

gli

altri

poi moltiplicati fuBaal, Baalim, Be-

mali esempi da cui


dati,

rono
lia,

detti

Bel,

e perch in

erano circonquel tempo pen-

Beelphegor,

Belzebub,

perch

Bt; iu lingua

ebraica significa Si-

gnore.

Sembra dunque che il primo motivo dell'idolatria sia stato l'affetto grande verso morti, come pur dicemmo al citato articolo Idoi

che ogni immagine rappreuna divinit. Ci nondimeno Mos pose due figure di cherubini sull'arca dell' alleanza, e
savasi

sentasse

Salomone ne
le

fece

dipingere sopra

mura
del

del tempio, e sulla corti-

latria,
stici

parlando

degli dei
;

domeoltre

na

santuario

prova

che

la

Lari

Penati

ed

proibizione

non avea pi
v'era pericolo
fossero

luogo,

Nembrot fu Nino re di Babilonia che pure a suo padre piorto innalz altari, e

quando non
ste

che queper

figure

prese

un

comand

adorazioni.

oggetto di adorazione.

E
le

nei susseguenti

tempi Semiramiil

Cos
stiani
le

de, e altri sino a Nabucco,


fece la

qua-

non sono immagini

proibite ai cridi

Ges Cristo

famosa

statua d'oro or-

e de'santi, perch questi non sono


idoli;
falsi

secondo
gentili,

dinando a tutti che l'adorassero. 11 motivo dell' idolatria fu


di cui

l'adulazione,

come nell'apoteosi dei parlammo all'articoterzo la gratitudine,

lo

Divinit,

il

sono idoli le immagini di perch sono similitudine degli dei che non sono dei, e falsa rappresentanza di un oggetto non vero, o del culto di latria solamendei,

furono riposti tra le deit Eusculapio primo maestro della medicina, Trittolemo che invent il coltivare campi, Bacco perch insegn a fare il vino, ec.
i

quindi

Quarto il timore, il quale mosse gli uomini a tenere per idei quelle cose che potevano nuocere, come le Eumenidi. Quinto la vita
licenziosa fece
viziose,
piti

idoli

di persone

come

di Giove, Marte,

nere, Mercurio ec, per potere

Vecon
dis-

dovuto a Dio onnipotente. Ma immagini de'santi e di Cristo non possono chiamarsi idoli, perch sono immagini di cose vere, istituite a rappresentare quello che essi veramente sono. Siccome l'immagine del re non si pu dir idolo perch rappresenta quello che ; sicch il culto che si d alle sacre immagini si riferisce al prototipo, che in quelle rappresente
le

talo; cio
legno,
tra

non

si

l'onore

al
al-

minor vergogna praticare ogni


solutezza.

air oro,

al

metallo

od

Tutti

siffatti

dei venne-

materia

assolutamente,

come
Cristo
,

ro rappresentati con immagini scolpite, dipinte,

se avessero

iu s qualche divinit,

o in altro

modo

rap-

ma come
la

rappresentante

presentate.

per Iddio proib agli

ebrei di fare qualunque immagine, figura, statua, e di renderle alcu-

Beata Vergine e i santi , siccome degni di onore per 1' eccellenza della loro santit in venera-

na specie di culto, come si legge nell'Exodo e. 20, v. 4; Jel Levitico e, 26, V. I ; e nel Deuteronomio i^> *^3p. 5, V. 8. Questa e. 4} ^'

zione

dell'originale

che
^si

figurano.
il

Dappoich
giovevoli
i

sempre

verifica

cattolico insegnamento, essere

molto

sensibiU

segni

esterni

8
ed

IMM
eccitar ne' popoli
interni afletti

IMM
primi fedeli si rappresentava Dio Padre, tenendo talvolta la mano un volume, non permettendosi
l'effigie

divot. E questa la perpetua consuetudine delia Chiesa, che ha ori-

gine dallo stesso Cristo, che lasci

umana. Quanto
figura di

allo Spiri-

impresso il suo J^olto santo (Vedi), nel bianco lino di s. Veronica, ed i lineamenti del suo corpo nella
sacra Sindone

to Santo ordinariamente fu rappre-

sentato in
essere

colomba per
quella forma,
santi evangeli,
est

comparso in
i

(Vedi).

ritratti
s.

al

come insegnarono
Luca
cap. 3
:

naturale di

s.

Pietro e di

Paolo

Apertuni

codimi

furono diligeptemente conservati fino ne' primi tempi della Chiesa: s. Giovanni Crisostomo avea un ritratto di
s.

et descendit Spiritus sanctus corporali specie sicut

columha

in ipsuni.

Lo

insegnarono
e
fu

pure molti
nel

santi

Paolo, e in

leggendo

le

padri,

definito

concilio

sue epistole, di quando in quando fissamente la contemplava. Onde


delle
ta

Costantinopolitano Act. 2, e nel Ni-

immagini di Cristo, della Be^Vergine e de'santi, bene che i cattolici ne tengano per ogni parte delle loro stanze, per avere
dirigere
si
i

ceno Act^ 5. Urbano Vili fece abbruciare quelle immagini che rap-

presentavano
della
ss.
;

ineffabile

mistero

Trinit
e

tre volti

con un corpo e Benedetto XIV coi


il

chi
il

loro voti;

e cosi

breve Sollicitudini nostrae, diretto


al

cattolico

fa ospite

de'santi con

vescovo d'Augusta, viet


essendosi

di-

accogliere le loro figure fatte

per
loro

pingersi lo Spirito Santo in

forma
per
la in for-

divozione, per

ricordare

medesile

umana

sparse

mi

per e

imitarne
le
il

quindi

Germania alcune immagini

Tirl

meravigliosi

esempi.
delia
di

Diss.

ma

di avvenente giovane. Circa le

pingonsi
Trinila,

tre persone
in

immagini

degli

angeli,

V.

Coro

Padre

forma

vec-

DEGLI Angeli.

chio,

il

Figliuolo in quella di gio-

vane, e lo Spirito Santo in forma


di colomba, di fuoco, e lo fu an-

Ges Cristo mand la propria immagine ad Abgaro re di Edessa (Fedi)f


della
vittorie
sia
:

di cui popoli in virt


insigni

cora di vento, e

gli

angeli in foralati,

medesima riportarono
contro
tale
si

ma
ch
ti

di

bellissimi

giovanetti

Cosroe re di Per-

non perch abbiano corpo,


in
tali

ma

per-

al

citato articolo

ed altrove
per

si

forme vengono
uomini.

descrit-

tratta di

immagine. Come
celebre

e-

dalla Scrittura sacra, e sono ap-

ziandio

rese

molti
in-

parsi agli

Costume

prati-

prodigi

quella

statua di
Cristo

rame

cato sin dai primi secoli della Chiesa dai


fedeli.
I

nalzata a
di

Ges

nella citt

primi

Iconoclasti
e nesi

(Vedi)^

eretici

disprezzatori

Cesarea di Filippo, da quella donna dal medesimo sanata da un


flusso di sangue, e conservata sino
ai

mici

delle sacre immagini,

op-

posero nei
gli

medesimi
e negli

primi secoli

tempi di Giuliano l'apostata, che


la

a quelle dello Spirito Santo e deangeli,

vi sostitu

propria, rovinata su-

antichi mosaici
in
le

bito dal fulmine. In testimonianza

vedesi il Padre Eterno o almeno una mano tra

figura,

che sino dai

primi

secoli
i

veneracristiani

nuvole Padre.
dai

vansi le sacre immagini,

indicante

la
il

potenza

del
in

rappresentavano ne'
del

calici

V effigie

Questo

era

modo

cui

Salvatore

in

forma

d' agnello;

IMM
ma
siccome
poi dipinsero

IMM
e rapni e

9
di
religiosi;

congregazioni

presenlarono l'agnello in croce, in


vece dell'immagine
del

dell'immagine
la

del Salvatore detta

Crocefisso
in:

Piet

e loro uso diverso.


i

(Vedi)y con

s.

Giovanni Battista

La
ci

lezione che

sacri

cimiteri

contro che

col dito

dimostravalo

danno

in fatto di
scolpite

sacre

imma molto

Ecce Agnus Dei, dal concilio VI col can. 82 fu proibito di dipingere r agnello in croce, ed indidicato dal santo Precursore. Il Baronio all' anno Sy, num. 52 e III, narra che i cristiani sino nei primi secoli dipngevano le sacre

gini dipinte e
estesa,

non

molta importanza. I primieramente non hanno immagini contemporanee agli apostoli, e forse neppure del primo secolo della Chiesa. Pare che
di
sacri

ma

cimiteri

immagini del Salvatore,


nei calici
in figura
coli'

di

Maria
Cristo

Pontefici tardassero a giovarsi di questo istromento efficacissimo alla


istruzione delle menti e dei cuori,

Vergine, degli apostoli, dei martiri,

immagine

di

per non offendere


alla fede dal

di pastore colla pecorelanelli,

la in ispalla, cosi negli

nelle

colonne e ne'
in
altri

pilastri

delle chiese;

i neofiti venuti giudaismo, e non presentare occasione di scandalo ai neofiti venuti dal paganesimo. Fina

vasi

sacri

ne' cimiteri

dalla
lo
i

catacombe, nei

veli

che

si

appenquelle
le

prima met del secondo secopi antichi cimiteri sacri com-

devano

nelle

chiese, ed in
si

pariscono
d'

di Costantinopoli

dipingevano

immagini sacre in luoghi bassi, perch si potessero baciare dai fedeli. Dell'immagine del Salvatore tra gli
dottamente e con erudizione Giovanni Marangoni nelV Istoria dell' oratorio di s. Lorenzo nel patriarchio lateranense, e
altri

abbondantemente ricchi immagini sante. La Chiesa romana non credette per ancora
il

giunto
nelle

tempo

di

far

penetrare
vera ra-

menti dei
tali

neofiti la

scrisse

gione di quel culto, che

ne di
stare.

immagini

si

ad alcudeve predi

Ed

cosa degnissima

osservazione, che sino a tanto che

della celebre

immagine del

ss.

Sal-

dur un qualche pericolo


la

di

mala

Acheropita che ivi conservasi^ come anche delV origine ed uso di tal sorta d'immagivatore
detta
ni venerate nella cattolica

intelligenza per parte de' convertiti,

immagini che non erano


zione istorica,
razione.

Chiesa romana present loro le in un'a-

Chiesa.

ma

nell'atto dell' oil

Roma
nelle

1747. Ivi pure tratta delle immagini del Salvatore effigiate


antiche
basiliche
di

E
la

in fatti,

divoto che
gli

guarda
stoli,
i

Beata Vergine,
e
i

apo-

Roma,
s.

martiri,

santi tutti in

di quella mostrata

da Papa

Sil;

atto di pregare,
te

intende facilmen-

vestro
essere

a Costantino imperatore
effigiarsi

col solo occhio, che chi usa del-

solito

anticamente

la

preghiera non

pu

essere

una
che
loro
ril'ef-

nelle medaglie degl'imperatori gre-

divinit,

e intende
i

insieme
beata
essi

monete d'oro di Venezia, nelle monete pontificie, ne'cimiteri comuni in diverci,

dei re di

Servia, nelle

postoch

santi nella
si

patria pregano,

pu ad

correre acciocch interpongano


ficacia della loro preghiera

se
gi

maniere, sopra
e

le

urne, sarcofa;

presso

cenotafi

de' fedeli

sopra

gli

a Dio,

anelli,

nei sigiUi di alcuni ordi-

onde ottenere le grazie diverse di cui gli uomini loro clien-

fo
ti
si

IMM
trovano avere su questa tere valle di lagrime continuo
sollecitudine.

IxMM
primari della Chiesa romana, nutrono verso di essa la pi viva
sentare la
allude
degli
le

ra

bisogno. Conviene entrare ne' sacri


cimiteri o

catacombe per vedere

le

Beata

Tal modo di rappreVergine orante,


che nella guerra pregava Dio colperch
e
rendessicco-

pitture pi anticlic della Chiesa ro-

a Mos
amaleciti

mana.

Si conservano tuttora sopra

grintonaclii delle pareti cos\ delle


celle sepolcrali delle
glie,

braccia
vittoriosi

aperte

private fami-

se

gl'israeliti,

come

delle cripte

che

la chie-

me

questi piegavano all'impeto del

sa stessa scavava in quei sotterranei per le sacre sinassi o adunan-

nemico quando Mos per stanchezza calava le braccia, Aronne ed

ze de' fedeli.

Ur
dell'era

gli

si

posero

a' lati

per

soste-

Fra

quelle che rimontano al se-

nergliele sollevate,
ti

onde

g' israeliIl

condo secolo
del
li

nostra
le

deb-

riportarono pieno trionfo.

doti

bonsi contar eziandio

immagini

to Bosio, che
vetri dipinti

non avea veduto


e
scritti,

Buon Pastore

ne' vasi cimiteria>

credette

di

anche di vetro. Uno di questi che si conserva nel museo Borgia-

vedere nelle tre figure cos aggruppate una matrona


e

romana

orante,

no
ta
ss.

Urbano rappresenla Beata Vergine in mezzo ai Pietro e Paolo; non quindi


del collegio
arbitrio temerario quello di giu-

che a diminuirle il disagio le sostenevano le braccia. Disconveniente e falso giudizio, che


servi

due

un
i

dicare che rappresentino Maria tia


principi degli apostoli quelle tre

per che

confutarlo
la

basta

il

riflettere

disciplina

primitiva
le

della

Chiesa vietava
ghi d'orazione.

che

immagini dipinte a
teri,

fresco ne'cimi-

sero mischiate cogli

donne fosuomini ne'luo


l'effi-

somiglianti in
vetri,

tutto a quelle

simili dei

quantunque man-

Antichissimo

eziandio

chino di nome scritto. Una copia si vede nel cimitero de' ss. Marcellino e Pietro, dove i due apostoli stendono la destra verso Maria che prega, ma rimangono da
essa
divisi
il

giare la Beata Vergine Maria, at-

tribuendosene molte dipinte

da

s.

Luca

quanto

al

rappresentarla

col divin figlio

pei^

un

sottile

albero

Ges in forma di Ijambino nel suo grembo, il padre Lupi nel tom. I delle sue Disserta'

che
zo.

ha posto tra mezUna seconda molto pii^i singopittore vi

ziouij nell'Vlll tratta di questo ar-

lare trovasi nel cimiterio di Ciriaca,


le

dove

due

apostoli sostengono

braccia di Maria stessa solleva-

rappreVergine che prega per la Chiesa e pel popolo cristiano, e perch non cessi mai da tale ullizio, n l'una n l'altro abbiano ad essere da' loro nemici superati e vinti, le sono posti a reggere le braccia i ss. Pietro e Paolo, che
senta la
ss.

te in orazione; tal pittura

gomento, dicendo che tale uso eoa molta frequenza fu seguito nel quinto secolo, dopo che il concilio di Efeso condann l'eresia dell'empio Nestorio, che alla Madonna negava
di
il

glorioso attributo
Il

di

Dio.

Sarnelli

nel

tom.
le

delle Leu. p. 90, discorre

Madre IV come si

debbano rappresentare
ni della

immagi-

Beata Vergine. Dice adunque che avendo cominciato al-

cuni religiosi a vestire tale gine cogli abiti e colori di

immaquelli

ia quuht di fondatori e reggitori

IMM
propri del loro ordine,
nel

IMM
Urbano Vili
in
la

n
stimata ambine* gentili,

un

tal

capriccio

fti

16^1
Dio in

fece

una costituzione

zione e stoltezza anche

cui viet rappresentarsi


di

Madre
pi'i~

come

gli

storici

dissero

di

Gaio

modo

diverso da quello

praticato dalla Chiesa dai suoi

imperatore, che deliberato avea di far condurre a Roma il simulacro


di

mi tempi.
quelli

E
e

certo
la

apostolici

che sino da Beata Vergine


colla

Giove Olimpico, per mutar


di lui nella propria.

l'ef-

figie

perci

fu
di col

scolpila

dipinta

veste

color

rosaceo

manto

o porporino, e azzurro o celeste, pel

qual colore si spiega la sua risplendente purit come cielo sereno


senza macchia pel suo immacolato

troppo ambiziosi furono Adriano e Giuliano V Apostata imperatori, che fecero nelle monete efligiare il proprio volto a somighanza di
quello
di

Serapide,

con

alla sini-

stra l'effigie d'Iside; le quali gini dagli


egizi

imma-

concepimento; ne doversi tal colore cangiare in nero per significare la mestizia o il dolore per la morte del suo Unigenito divin Figlio, perch il suo dolore non fu discompagnato dal sapere che il suo figliuolo era il Verbo di Dio, e che volontariamente era morto per la redenzione del genere umano, e che dopo tre di dovea resuscitare con maest e gloria. 11 medesimo Sarnelli nel tom. I, pag. i56 e seg. eruditamente descrive le forme, la statura e le fattezze di Ges Cristo, della B. Vergine, e de' santi apostoli Pietro e Paolo, e del mo-

furono

usate per

rappresentare il sole e la luna che veneravano. Per nelle figure inferiori o meno principali il Sarnelli

trova l'uso tollerabile, avendopittori.

lo praticato eccellenti

Nel

tom.
la

I,

pag.

i54 abbiamo
si

di lui

lett.

XXXVII: Come
il

debbono
Egli

dipingere le sacre immagini.


desidera che
penetri
le

pittore sia erudito,


fa

onde ben conosca ci che


,

e se ne

per

evitare

capricci e

stravaganze, e per destare divone' riguardanti


;

zione
dipinti

ed a

certi

fossero
sti,

da lui ordinati volle che mezze figure o mezzi bude'cristia-

do come vestivano. Inoltre


nelli

il

Sarla

secondo l'antico uso


osservato pure
riflessi,

nel tora. Ili, p.

17

ci

ni,

dai

greci

per

lettera

VII: Se sa
ritratti

lecito

pingen-

saggi
i

pe' quali

preferirono

dosi figure di santi fare ne loro volti

bassi

rilievi

alle statue

per mag-

comparire
ticolari.

di persone
indicato

parvari
i

gior modestia e venerazione,

ramda
at-

Dopo avere

mentando che
del
vesti,

le

antiche immagini
coperte
le

quadri
tratti al

e tavole in cui sono

rila

Crocefisso

erano
le

naturale di chi ordin

rigettando

nudit e

pittura, e degl'individui di sua fa-

titudini

immodeste,

massime

nei

miglia, o di altre persone, sotto le

putti

e negli angeli. Narra che a


sotto la

sembianze della B. Vergine, de'santi e delle sante, disapprova che nelle figure principali di pitture o rappresentanze che si espongono sugli altari per destar divozione
ne' fedeli,

quel pittore che os fare l'immagine di Cristo

forma

di

Giove, se gli inarid la mano, e solo guari per le orazioni di Gennadio

vescovo di Costantinopoli;
re
quegli
uelle
artisti

riporta

l'imitazione di

quelli

vari consimili esempi, e dice pecca-

che sono
l'imagine

figurati,

venga imitata
tauto
pii^

che

introducoinvece

d'alcuno,

che

UQ

chiese

cose, che

1^
di edifcazioue
idalo.
Il

IMM
riescouo
di
icati-

IMM
tustate

consumpta, incendio dentur

etc, cineres

quoque eorum
inferantur, ubi

in ba-

sinodo Quinisesto del 707, col

ptisterium

nuUus
pariete,

100 proib le pitture lascive, e scomunica chi le eseguisce. Il concilio di Magonza sotto Paolo IH
can.

transitum

habeat,

ut

in

aut in fossis pavimentorum jacteaturj ne introeuntium pedibus in-

decret Procaces imanimio artis lenocnlo ad inundunae potus vanitatis speciem, quam ad pietatis commonitionem eligiatas, in tempiis proponi omnino vetamus ". Ed il concilio di Trento sess. 2 5 comand. Omnis denique
nel
1

549

quinentur

".

Quindi

narrando

il

gines, et

Sarnelli che la celebre citt di

An-

lascivia viletur

ita

ut procaci vefidelius obser-

versa in Fiandra ripete la sua grandezza da un' immagine della 13. Vergine, la quale fu ritoccata e ristorata dai guasti , per le ragioni che adduce si conferma nel suo sentimento, doversi riparare le

nustate imagines non pingantur, nec

immagini

in

cattivo

stato.

Il

p.

ornentur.
licere

Haec, ut
s.

"venlur, statuit

Synodus nemini
vel Ecclesia e-

uUo

in

loco,

tiam quomodolibet exempta, ullam insolitam ponere, vel ponendam curare imaginera, nisi ab episcopo approbata fuerit ". Il Sarnelli nel tom. VI, p. 8r, tratta nella lett.

XX XIX,

Se

sia lecito ritoccare al-

cune immagini^ che sono state miracolosCf logorate dal tempo e difformate. Egli opina doversi fare, rinnovando i medesimi lineamenti, perch non torna in decoro del
culto
religioso

vedere

somiglianti

figure disfigurate. S. Carlo Borro-

meo
che

arcivescovo di Milano, nel suo


concilio provinciale

primo
le

decret

Sabati del Ges di Roma tom. I, esempio 61, dopo aver molto studiato sulle immagini della B. Vergine dichiar, che quanto sono le sue immagini pi antiche, tanto pare che sieno piti venerabili, come che non sempre di buona maniera dipinte. I raggi o splendori dipinti o posti intorno al capo delle immagini, il simbolo de'beati: quanto a\V Aureola^ Corona^ Diadema Nimbo (P^edi) che adornano le immagini, sono a vedersi quegli articoli, ove pure si spiega il quadrato che si vede sulle antiche immagini^ massime di Pontefici fabbricatori o ristoratri delle chiese ove sono rappresentati per lo
ne'
^

Rho

immagini, qiiae pctae sunt

pi in mosaico.

Le

tavole d'altare
Dittici

iiidecore, vel deleantur, vel corrin-

gatilur.

Poco imporla che sieno dipinte malamente, o che sieno rese logore dal tempo , onde s. Carlo
provinciale fe:

ebbero (Fedi)
scorre
le

l'
y

origine dai

sacri

colle

il

immagini, di che diBuonarroti a p. 2 58, neldei


i

Osservazioni sui vasi antichi di


,

nel quarto concilio

vetro

come
l*

diversi

modi
fu

di

ce quest' altro decreto

>

Imagines,

rappresentare
dice che

soggetti; e
dittici

in fatti

aut

quae pene deletae sunt, renoventur, deleantur et cumburantur


,

uso de'

molto
i

adattato alla necessit che aveano

cineribus in
locatis".
palla,
dice.

pavimenti

fssis

col-

primi

cristiani,

a cagione delle perspesso


i

Argumento

can.
i,

Altaris

secuzioni, di

mutar
le

luoghi

De

consecr. disL

dove

si

destinati

per
se

sacre

adunanze,
le

Altaris palla, cathedra, cansi

poich
avute, e

altrimenti

avessero

delabrum, et vellum,

fuerint ve-

stabilmente

dipinte

nel

IMM
muri,
BSulti

IMM
agli

i3

le

avrebbero sottoposte
profanazioni
del
concilio
*

legge in Anastasio Bibliotecario. Ci

de' gentili.
il

da ci riceve molta chiarezza

can.

36

Illiberitano

che prescrive.
ecclesia esse
colitur, aut

Placuit pcturas in

non debere, ne quod adoratur in parietibus


S

dipingatur

".

prescrive

dunque
cri-

deduce da alcune miniature del Menologio di Basilio della Vaticana , nelle quali per aggiunta ed ornamento delle figure principali de' santi, vi sono fatte talora delle vedute come in lontananza, di ale cune parti interiori di chiese
si
,

in questo canone, che le


sacre, venerate
stiani,

immagini

ed adorate dai

specialmente alla pag. 809 il d 9 gennaio, per ornamento e per cam-

te

non si dipingano stabilmencome sui muri delle chiese


,

doveva gi fare a lunga pace goduta da' fedeli, e ci per una prudente economia adattala ai tempi che correvano allora, dell'imminente
per
alcuni
si

cagione

della

po dell'immagine di s. Teoctisto martire, si vedono due archi ornati di veli, e in cima vi sospesa una corona gioiellata,, pendente nel mezzo di ciascuno, e sotto un candeliiere con cereo acceso,
e sopra
le

colonne negli angoli che


vi

persecuzione
re
le

di

Diocleziano,

onde

fanno

gli

archi

collocato
i

un
gre-

tornava molto in acconcio di avedittici

Flabello (Fedi) o rosta che

sacre immagini in piccoli da potersi in ogni accidente

ci usano nella messa, e 1' usarono anche i latini ed perci che co;

facilmente levar via e nascondere,

me

ed evitarne
venute
fede.
Il
i

l'oltraggio

se

fossero

in

mano de' nemici della luogo poi ove si collocadittici

vano

era

in

testa

alle

sacre mense, lo che mostra altres


ci che viene praticato fino a'tem-

nell' anSabina di Roma, ornamenti degli per imitazione che vi si vedevano nelle feste, negli angoli fra arco e arco furono fatti molti di tali flabelli con pic-

osserva

il

Buonarroti,

tica chiesa di

s.

cole

lastre

di

marmo.

Uno

dei

pi nostri

nelle

tavole

quadri

luoghi principali, dove pi frequen-

palle

da altare, succedute ai dittici. Anticamente i cristiani ebbero in costume nei giorni pi solenni di adornar le chiese di sacri arredi, i principah de' quali erano alcuni panni preziosi, che chiamavano veli, e che usavano mettere pendenti dagli archi o architravi
delle navate,

temente e con maggiore abbondanza gli antichi cristiani mettevano ed esponevano al pubblico i mentovati sacri arredi, erano alcuni palchi intorno air altare, che si dissero pergule, e particolarmente ancora li mettevano in veduta in certi gradi o torrialti in testa all'altare, che

specialmente
,

nei

quattro
si
i

lati

delle cappellette

che
sotto

chiamavano Cibori (Fedij^

nando sopra la confessione, si potevano ben godere dal popolo; i quali rialti, mutato il sito degli altari,

quali stavano gli altari; abbelli-

furono

trasferiti

verso la
i

tri-

vano ancom i sacri templi di lampade, di candellieri, d'incensieri,

buna in faccia e sopra mi, e quelli hanno dato


agli odierni gradini,

medesil'origine

di vasi e

di corone, e di altri
i

che

si

sogliono

cimeli
ti

utensili,

quali erano fat,

di

metalli

preziosi

sovente

erano tempestati di

gioie,

come

si

ornare di vasi preziosi, di candellieri e di reliquie. In tali luoghi vennero ancora a collocarsi

ancor

essi

i4
stici

IMM
dei
dltici ecclesia-

IMM
cramentiy tom.
del luogo ove
caristia
,

le varie specie

I,
si

d'avorio, o d'altra materia di


[X'r

p. 325, parlnndt) conservava l'Euil

prezzo, o

mero ornamento, o

dice che

p.

perdio ancora fossero vicini e pronti per r uso che se ne doveva fare nelle sacre liturgie; e nel mezzo a questi dittici , nel luogo pi principale, vi mettevano quelli insigniti

potevasi persuadere
dieci
secoli della

Mabillon non che ne' piimi


si

Chiesa

mettes-

sero immagini
il

sugli altari,
dell'

e che
lo

Papa

s.

Leone IV

847

delle

sacre

immagini dei
quelli a

insegna in un* omelia , ove parla cos. M Nulla si ponga sull'altare,

santi, specialmente di

cui

fuorch
foi"se
i

le

cassette e le reliquie,

dedicata fosse la chiesa o la solennit che celebravasi


tico
;

quattro
viatico

evangeli

una

al
s'

quale an-

pisside col corpo di Nostro

Signo-

costume
i

molto
,

uniformano

re pel
to
il

tuttavia
in

greci
al

quali

pongono
vi-

restante
'*.

mezzo

coro, nella parte


,

proprio

Tutmetta in luogo Raterio vescovo di Vedegl* infermi.


si

cina al santuario

tente rialto,

un comper immagine voltata al


in
,

popolo del santo, di cui progressi-

le parole medesime in un discorso fatto al suo sinodo. Nulladimeno da Fortunato si sa ,

rona ripete

vamente celebrano la festa pure indicammo di sopra.


gettura che
si

come

S con-

neir Africa

parimenti

che alcune volte sull* altare si mettevano de' fiori , e san Gregorio di Tours afferma, che si usava di
sospendervi una croce.

costumasse di porre sopra l'altare o in luogo ad esso vicinissimo


le sacre

Ora

sebbe-

ne

le casse

reliquiari dovesse-

immagini
p.

come
1.

rilevasi

da
V.

s.

Oliato Milevitano
82. Per
tal

2,

ad

ro far le veci delle immagini, non certissimo che solamente un poco prima del nono
secolo
si

Parmen.
imperiali
dette
,

le

imma-

coreli-

gini di cui
le

parla

santo erano

minci a
quiari
e

porre
reliquie

sugli
,

altari

laureate

o labratae,
coronate
particolare

cos

perch

quasi

conchiudere che

di alloro

corona resa
a' quali

agl'imperatori
servati
i

furono

ri-

da che si pu tempo del secondo concilio di Tours celebrato nel 566 o 56^^ sull'altare non vi
al
si

trionfi.

Da

questa

testi-

monianza di s. Oliato^ oltre il rito di accomodare solennemente gli Altari (Fedi), il Buonarroti sembra vedervi il costume, che quando per le feste si adornavano gli altari, e in tempo de* sacrifizi, le immagini sacre si collocassero in luogo vicinissimo , ed in sito che
si

mettevano immagini, cio in quealtari ove cuslodivasi l'Eucariin disstia che soleva custodirsi parte, e sotto la croce. Da san Paolino apprendiamo che Severo
gli

fece porre la statua sto nel battisterio.

di

Ges

Crias-

Filostorgio

sicura che la statua del


collocata nella diaconia

Salvatore
fu

eretta in Cesarea sunnominata,

potesse dire eh' esse


gli

fossero sose

sagrestia

pra
fosse

altari

poich

stato

generalmente

non un

vi
tal

della

basilica

col
11

veneravasi

com' era

dovere.
il

costume intorno alle sacre immagini, non potevasi inventar dai donatisti.
Il

Paolino, e

medesimo s. ven. Beda affermano

che
le

attaccavano le immagini alloggie delle Chiese (Fedi), e si


si

p.

Chardon, Storia de sa-

dipingevano

sulle

volte

de' sacri

IMM
templi.
Il

IMJVI
la

i5
cos

Macri nella Not. de^vo-

gure, ne immagini, ne insegne delPassione.

caholi eccl. dice die nella cappella


pontifcia le

Le

croci

velate

no

nella

immagini si coprivadomenica di Passione


le

dovranno rimanere coperte fino al venerd santo, e le immagini sino


alla fine delie
litanie

pronunciate
vangelo:
et exivit

paiole

del

santo
se,

del

sabbato

Jesum autem ahscondit


il

santo.

Le

dette

immagini

non

si

de tempio. Soggiunge che


Cerimoniale
in
lib.

cosi ordina

2,

cap. 35. w

Cum

fine

evangelii
se,

dicitur: Jesus

autem abscondit
velum

possono scoprire nella settimana di Passione occorrendo la festa del santo titolare, o della dedicazione della chiesa , ne si pu cambiare

et exivit

de tempio,
altare

clerici cappel-

paratum cordulis in rotis supra in altum confxis euntibus sursum trahnnt et eo imagines omnes ibidem delae

super

secondo il colore delle feche occorrono. E perci abuso, cadendo la festa dell' Annunziazione della B. Vergine tempore Pasil

velo

ste

sionisi
il

od

altra simile festa di gioia,


la cro,

piclae cooperiuntur ". Dice inoltre

il

coprire con velo bianco

Macri, che nella Spagna

si

cuopro-

ce processionale o la

vescovile

o
ri-

no

le

sacre

immagini
delle

nel

tempo
delie

quella dell'altare, dappoich la co-

dell'avvento,
di

vigilie,

pertura del velo bianco solo


servata
nella

quattro tempora, e dalla domenica

settuagcsima

fino

al

sabbaio

santo. Nel voi. Vili, p.

278, 291,
del Dizio-

3o8

IX,
,

p.

7, e principalmente
p.

nel voi.

XV III,

280

abbiamo detto come nella cappella pontificia dalla domenica di Passione in poi si vedono coperti il quadro o immagini delnario
l'

messa del gioved santo, e nella lavanda de' piedi alla sola croce dell' altare maggiore. Quanto al culto delle sacre immagini esso antichissimo, ed ebbe principio colia Chiesa. Tutta volta ne' primi tempi del cristianesimo, quando ancora sussisteva la idolatria, se si

fossero poste nelle chiese

altare

la

croce di
-,

questo

e la

croce

papaie

dello

scuoprimento
e
del

delle croci nel venerd santo, e del

o luoghi pubblici delle sacre adunanze alcune immagini, i pagani avrebbero credulo che i cristiani loro
rendessero lo stesso culto
,

quadro nel sabbato santo


significato di
tali

eh' essi

coprimenti, oltre
della

dirigevano ai loro

idoli.

Conseguen-

due

relativi

decreti
riti.

congredella

gazione de'

La

liturga

Chiesa su quest'argomento prescrive quanto segue. Nel sabbato precedente alla domenica di Passione,
innanzi
ai

temente in pubblico si astennero da un tale uso ed perci che se ne scorgono poche vestigia nei
,

primi tre
le

secoli,

tranne per quel-

delle

primi vesperi, quantundi qualsiasi


si

se
ti.

que siano
veli

festa

occor-

catacombe e cimiteri, ove ne vedono ancora i monumenSecondo l' asserzione di s. Ire1.

rente nel sabbato,

copriranno con
e le

neo, adv. haer.

i,

e.

25,
di

car-

paonazzi

le

croci

immanella

pocraziani, eretici del secondo secolo,

gini

del Salvatore

che sono
si

avevano
Cristo,

delle

immagini

GesU

chiesa, cos le immagini


tari,

degli al-

e quelle dei santi che


nella

tro-

Pitagora e di Platone, cui prestavano lo stesso culto che


di
i

vano
veli

medesima; nei quali non debbono apparire u fi-

pagani

rendevano

ai

loro

eroi.

Altra ragione che dovea far teme*

i6
re
di

IMM
tro e
di
s.
i

IMM
,

onorare pubblicamente le immagini. Alcuni apologisti scriven-

che i radunanze non avevano ne immagini , n simulacri, perch adoravano un solo Dio puro spirito, che non pu essere
cristiani nelle loro

do contro

pagani dissero

rappresentato da alcuna figura Nuiladimeno Tertulliano, De piidicit. e. 7, che scrisse nel principio del tei-zo secolo, ci dice che Ges
Cristo sotto la

Paolo ch'erano stale fatte a* loro tempi, come si legge neir^w;. eccl. 1. 7, e. 18. Di una antica immagine del Salvatore che dicesi donata da s. Pietro al senator Pudente, e dell'immagine del s. Apostolo fatta presso quella che conservava s. Silvestro I, ne parlammo a Chiesa di s. Pras sede (l^edi)^ ove si venerano. Il Piazza weW Emerologo di Roma pag. 1 13, nella
digressione
culto

immagine

di

Buon

che

fa

dell'origine

Pastore era rappresentato


sacri e in

sui vasi

fondo ai calici che servivano ne' cimiteri


cra Eucaristia e alle agapi
attestarono altri pure
i

o tazze
alla
,

ed utile nella Chiesa delle sacre immagini,


antico

misterioso

sa-

dice esistere nella basilica vaticana


le

come
di

immagini de'
dal

ss.

Pietro e Paolo
s.

dicendo che

mostrate
all'

Papa

Silvestro

sacri cimiteri

furono

adorni

misteriose

immagini

dell'

antico e

nuovo Testamento, di simboli ed emblemi tutti ordinati a confortare


Io

spirito

degli

eroi

della

imperatore Costantino il Grande ; ed aggiunge che di altre antichissime immagini venerate in altre basiliche, accuratamente scrisse monsignor Ciampini. Il medesimo

primitiva

Chiesa.

Alcuni de' sud-

detti fondi di

calici

r effigie no stati

del

Buon
dai

tolti

o tazze colPastore , socimiteri , do-

Eusebio parla di un certo Leuca Carino che avea inventato un libro intitolato yiaggi degli apostoli^

nel quale insegnava l'errore dei

v'erano murati pressoch sempre


al sepolcro de'martiri, e trasportati

doceti

dociti,

di cui fu inventoi

re Giulio Cassiano,

quali

eretici

ne' pubblici

privati

musei.

Il

ammettevano
in realt,

il

mistero dell'incare non

museo

cristiano della biblioteca va-

nazione successo in visione,

ticana ne conserva piti d'uno, e ne

conserva molti dell'et


cio se

medesima, almeno contemporanei a Tertulliano, con altre storie sacre, e immagini di va-

non

anteriori

onde attribuivano a Cristo corpo fantastico ed ideale. Pretendesi che detto libro sia citato da Clemente Alessandrino col no-

me

di

Tradizioni,

dunque

del

ri

apostoli e

martiri.

Tertulliano

divenuto montanista, rinfacci alla Chiesa romana l'abuso che faceva


di queste

immagini del Buon Padel

store nel fondo de' mentovati calici.

Le
intorno

testimonianze
all'

Baronio
sacre

antichit

delle

immagini, massime del Salvatore, di Maria, degli apostoli e de* martiri, le riportammo pi sopra. Eusebio attesta di aver veduto immagini di Ges Cristo, di s. Pie-

secondo secolo. Ma al dire di Fozio che ne fece un compendio, cod. ii4> Leuca Carino dommatizzava contro le immagini, come g' iconomachi, ci che non avrebbe fatto se allora alcuno non avesse reso loro qualche culto, fiun gli si fondava sopra ci, che
cristiano per

nome Licodemo
un'immagine

ave-

va

fatto fare

d san

Giovanni, cui coronava ed onorava: pratica ch'era stata disappro-

IMM
vata dallo stesso
sta
s.

IMM
santi.

*7

Giovanni. Que-

storia senza
la

ma

censura
se
le

di

dubbio favolosa, Leuca sarebbe


avesse onel suo

Nel settimo secolo i maomettani si unirono ai giudei nell'errore che aveano delle immagini,

assurda,

alcuno non

si

fecero

un punto

di

reli-

norato
I

immagini

temarditi

gione di distruggerle. Nel principio


dell'ottavo secolo, l'imperatore

po, cio nel secondo secolo.


protestanti sono troppo

Leo-

ne HI

['

IsaiircOj

uomo

ignorantis-

quando asseriscono non cun vestigio del culto

esservi al-

simo, ch'essendo
pregiudizi,
editto
il

semplice soldato

reso

alle

era divenuto augusto,


stessi

pieno

degli

immagini avanti il fine del quarto secolo. Mosemio, pi guardingo, non ebbe l'audacia di affermarlo,
Hist. christ. saec.
silio
I,

ftroib

con

empio

culto delle

un imma-

22. S. Banell'
epist.

gini come un atto d'idolatria, e comand di atterrarle in tutte le

pi

istruito

dice

chiese

e luoghi;

questa

persecu-

860 ad
lo
si

Julan.

che

questo culto

zione e nefanda eresia riempi l'im-

apostolica; laonde doveva sapere pi nel quarto che nel sedicesimo secolo. Come

di tradizione

pero di stragi
obbligare
i

di crudelt,

pef

popoli

ad
tale

esegufre

suoi riprovevoli ordini.


si

Quelli che'
decisronef

allora era cessato


latria,
il

il

pericolo d*idolo-

conformarono a

culto de'santi e delle

ro immagini divenne pi
e pi manifesto; per non

comune
si

furono chiamati iconomachi, nevaio delle immagini, e iconoclasti^ ci


spezzatori delle

deve

immagini

per lo-

conchiudere che abbia cominciato allora, poich si professava di credere e di praticare soltanto ci che si aveva appreso per tradizione. I protestanti sono soliti di dire, prima della tal epoca non troviamo alcuna prova positiva di tal uso, dunque cominci allora: questa prova solo negativa, e nulla conchiude; essa combattuta da una prova positiva generale che la distrugge, cio che sino dai primi
secoli
si

ro parte, essi appellarono gli oi'todossi iconoduli e iconolatri, servi

o
la

adoratori

delle
il

immagini;

racconta la storia

Bernino, e noi

facemmo
si

colo
vi

compendio all'artiPrimieramente oppose con sommo zelo ed


in

Iconoclasti.

energia

il

Pontefice

s.

Gregorio II
j

che fu imitato dai

successori

co-

me

nella

persecuzione

ed

eresia

r imperatore
seguaci.

ebbe

altri

augusti a

fece professione di
il

novit. Cos
in

Bergier.
si

non far Se ancora


tacci d'i-

Condann s. Gregorio II l'imperatore, dopo averlo inutilmente con paterna sollecitudine


invitato
nelle

oggi da' piotestanti


il

ad emendarsi.
sacre,

11

Severano
bolla di

dolatria

culto delle sacre


il

imma-

Memorie

a pag. 66,

gini, a vedersi

Zaccaria nel suo


I,

parla di una parte della


s.

jfinti-Feb rollo i

p.

VII. Quanto

alla qualit del Cullo

(Fedi) dovu-

to alle sacre immagini, lo

dicemsi

Gregorio III contro i profanatori delle immagini, rinvenuta neldell' antica capl'altare maggiore
pella
di
s.

mo

in

quell'articolo,

ove

fa

la

Maria

della

febbre
scolpita

distinzione del culto

di latria

do-

nella basilica vaticana,


in

TUto a dovuto

B'Oi

di quello

d'iperdulia

pietra.

S.

Giovanni
sacre

Damasceno
il

alla

quello di

Beata Vergine, e di dulia dovuto a tutti i

scrisse

tre discorsi per difendere

culto

delle

immagini,

e la

VOL. XXXIV.

P. /t*s^/^V\jfYi

i8

IMM
:

IMM
gli

pratica della Chiesa

fu
la

perci

ra

dopo

la

morte

dell'

troncata dagl' iconoclasti

mano

Teoflo nemico
fautore
dtgli
i

delle
eretici

imperatore immagini, e
iconoclasti

con cui aveva scritto, e mentre stava appesa nella piazza a vista del popolo, il santo la chiese per graair imperatore e V ottenne; zia
quindi applicandola
cio, gli si
al

Veramente
sarono
diversi
atti

greci in seguito abu-

delle

sacre
riti

immagini con
descritti

dal p.

proprio brac-

Panlaleone

domenicano
gli

nel

suo

riun per

miracolo del-

trattato contro

errori

de'greci.

la

ss.

molti
naldi

Vergine, siccome raccontano storici ecclesiastici ed il Riall'anno 728.


il

Ecco
cilii

canoni de' principali conl'uso della

risguardanti le sante immagini,


alla

protestanti
degl'

Chiunque disprezzcr

commendarono

furore

im-

Chiesa intorno
le

venerazione del-

peratori iconoclasti nel distruggere


le sacre immagini,

sante immagini; chiunque le to-

ma non

ardi-

glier, le distrugger, le profaner,

rono approvar
dite

le

stragi e le

inau-

ne

parler

con

disprezzo

sar

crudelt che
esse

commisero conloro

tro di

veneratori.
all'

S. Gregorio II scrisse

imperaveder
s.

sangue di Ges Cristo, e separato dalla comunione della Chiesa". Conc. di

privato del corpo e del

tore Leone,
nella
basilica

che

quando andava
in

Roma
tutto

an.

782

sotto

il

Papa

s.

vaticana,
di

Gregorio III.
il

Dopo

averci dato

$olamente l'immagine
tro dipinta,
si

Pie-

compungeva

e pian-

lica vi si

geva dirottamente. In questa basiport con tutto il popote Stefano

lo a piedi nudi, e processionalmen-

tempo, e tutta l'esattezza decidiamo che le sante immagini, tanto di colore, come di rilievo, o di qualunque altra maniera convenevole, saranno propossibile, noi

IV dopo aver celebraLaterano un concilio per promulgarvi il decreto a favore delle sacre immagini. Indi s. Pato
in

poste,

come

la

figura della
i

croce,
vasi

tanto nelle chiese sopra


gli

abiti
le

sacri

sopra

le

e muraglie
e nelle

tavole, che nelle case


di

squale

neir824 diede ricovero in Roma, ad esempio de'suoi predeed altri cessori, a molti monaci
I

strade; cio l'immagine

nostro Signore Gesi Cristo, della sua ss.

Madre,
santi.

degli

angeli

di tutti

greci, esiliati

come

osservatori
I

del
gre-

culto delle sacre immagini.


ci

ed massime del Salvatore e della Beata Vergine, che ancora sono in grande venerazione pei miracoli da Dio operati ai loro di voti. Dipoi la prima domenica di quaresima fu dai greci chiamata Doniinica Ortiodoxi, perch in tal giorno dofuggitivi
nell' Italia

portarono

Imperciocch quanto pi spesso si vedono nelle loro immagini, tanto pi quelli che le mirano soeccitati
gli
si

altrove molte sacre immagini,

no
re
ni

a ricordarsi e ad ama-

originali.

queste immagiil

deve rendere
la

saluto e l'ala

dorazione di onore, non


tria, ch'esige

vera lae la

nostra fede,
alla

quale

non conviene che


;

natu-

ra divina
di queste

ma

si

useranno verso
i

immagini l'incenso e
evangeli e

po

cessata

la

persecuzione

delle
fe-

lumi,
cCj

come costumasi verso


ad

la cro-

sante immagini, celebravano la


ta ancora dall'imperatrice

agli

altre cose

sta della loro esaltazione, procura-

Teodo-

secondo il pio costume dei maggiori imperciocch l'onore delsacre,


:

IMM
la

IMM
per
la

ig
loro

immagine passa all'originale, e chi adora la immagine adora il


soggetto cui rappresenta. Tale la
e la tra-

quale debbasi rendere


;

dottrina de' santi padri,

dizione delia Chiesa cattolica.

Cosi

noi seguiamo

il

precetto di

s.

Pao-

lo ritenendo le tradizioni

che ab-

biamo ricevuto. /. Thess. II. Quelli adunque che ardiscono pensare o


insegnare altrimenti, che
aboliscotradizioni

ovvero che sia neloro qualche cosa, o fermar in esse la nostra confidenza, come facevano un tempo i pagani, che mettevano le loro speranze negl' idoli ; ma perch l'onore che loro si rende riferito agli
questo culto
cessario

domandar

originali cui rappresentano, di

ma-

niera che per mezzo


gini che noi
le quali noi ci

delle

immai-

no come

gli

eretici

le

della Chiesa,

che introducono delle novit, che tolgono qualche cosa di ci che conservasi nella Chieil

ci

baciamo, e dinanzi alscopriamo il capo prostriamo, adoriamo Gesti

Cristo, e

rendiamo

nostri

osse-

sa,

vangelo, la croce,
reliquie
i

le

immache

qui ai santi, de' quali


rassomiglianza, siccome
dai decreti

portano

la

gini,

o venerabili ordiniamo che sieno deposti se sono vescovi o chierici, e scomunicati se sono monaci o Conc. gen. il secondo laici ". NicenOy Vanno 787. Il culto delvasi sacri,
nionisteri, noi

o le profanano

de' santi;

fu definito

dei concili!, particolar-

mente del secondo Niceno contro quelli che attaccavano le immagini ".
cs.

Conc. d

Tremo

sess.

2 5, de-

FU

della invocazione de' santi. Nel-

la

le

immagini non
lo
i

le

un'idolatria,

cilio
il

come
ch

pretendono

gli eretici,

per-

qual sessione il medesimo conde sacris immaginibns, eman seguente decreto per reprimere

cattolici

non

adorano co-

l'arbitrio de' superiori delle chiese

me

Dio, ne credono in quelle qualche divinit ; ma se ne servono unicamente per ricordarsi del Figliuolo di Dio
,

di
a*
ri.

cambiar

le

immagini

de' santi

quali furono consccrati gli alta-

Non
di

essere permesso

ad

al-

e per eccitarsi ad

cuno
in

porre o di procurare che

amar

presentazione,

quello di cui veggono la rapper imitare le sue

sante azioni, e per

grazia a

domandarne la Ges Cristo. Non ci prostriamo noi dunque davanti le immagini, come davanti ad una divinit,

venga posta qualunque immagine alcun luogo o chiesa anche privilegiata, se l'immagine non sia stata approvata dal vescovo ". Le sacre immagini sogliono benedirsi
ti

con orazioni e

riti

prescrit-

adora quello che gli ha fatti santi. Le immagini servono a* semplici per eccitarli ad imitarne la virt ". Conc. di Sens an. i528, i4 ^^^- Si devono avere
si

ma

dal Pontificale

ronianum

nella

seconda parte, de benediciione novac crucis; de benedictione imaginis B.

M.

Virgnis; de benedictione

ima^

ginum alioruni
nedizioni che

sanctoriun. Delle be-

conservare

principalmente

nelle

chiese le
della
gli

immagini di Ges Cristo, Vergine Madre di Dio, e desanti, e


far

il Papa comparte alle immagini con indulgenza, V. Be-

nedizioni e CoROJJE DivozioNALi. Sulla

altri

loro

l'onore

la
si

venerazione

rendere dovuta.

giniy

Non

gi che

qualche

divinit

creda esservi in esse o qualche virt

Coronazione delle sacre ivima' V. questo articolo, ove si riporta l'origine ed il rito. Al voi. XXV, p. 3 04 del Dizionario, r^

?.o

IMM
come
il

IMM
si

cappuccino forlivese fr. Girolamo Paolucci, si vuoa corole che sia stato il primo nare solennemente le sante immagini. Il Buonarroti nelle Osservazioni sopra'
i

porta m tuo

parla

ai

nominati

articoli,

e nel

primo pure

dell'origine degli sten-

dardi colle sacre immagini.


Il Vettori a pag. 106 del Fiorino d'oro dice che nelle monete per se-

vasi antichi di vetro


g'

gno

di verit della

dice che probabilmente


tori

impera-

so s'incominci ad imprimervi

materia e del peil no-

dopo la restituzione del culto immagini sante, lasciarono le diademe o nimbo per ornamento delie sole sacre immagini, tralaalle

me di Dio o di alcun santo, od il segno della croce, e che per questo istesso motivo nelle medaglie antiche si trovano scolpite l'ellgie
dei cesari, perch se ne venerasse-

sciando di farle ture ne' loro ritratti.

Il

medesimo parla

delle lettere

ro

e rispettassero

le
pili

loro

imma,

iscrizioni

poste dagli antichi per


dipinte; e
delle figu-

gini dai

popoli

lontani

ed

ispiegazione alle figure


delle
lettere

acci ninno ardisse alterarne la for-

nelle vesti

ma.

Il

Borgia nelle

re delle pitture antiche.

Le

quali

riche a pag.

58
loro
ai

dichiara

osservazioni riprodusse l'Adami nelle

immagini
segno
citt

de' santi

Memorie stocome le nelle monete


delle

sue Ricerche sul carcere Tulliano


p.

della

protezione
quali

147. Del legato pio delle corone d'oro istituito nel capitolo vaticano a
dal conte Alessandro Sforza, di che

o regni

appartengo-

parlammo

al citato articolo
il

CoroPiazza

nazione, ne tratta pure


cap.

no le monete istesse. I fondatori o restauratori de* sacri templi solevano porre nei medesimi le loro immagini, come si fa oggid nelle
solennit in cui nelle chiese
si

ne'Euseuologio romano, tratt. Ili,


VII. Della particolare divozio-

espone

gono
tettori,

le

immagini

de' sovrani

ne de' moscoviti verso le sacre immagini ne discorrono il Macri, verbo Icona, ed il Sarnelli nel t. I, p. 25o. Tale la riverenza de'moscoviti verso le immagini sante, che
i

Pontefici regnanti, de'cardinali protitolari

e diaconi delle
le
p.

meri-

desime. Analoghe erudizieni

porta

il

Borgia nel tom.

I,

4^
e

delle suddette

Memorie

ist.oriche;

nominati

scrittori

dicono ch'en-

siccome
le

gentili

solevano

riporre

trando essi nelle case prima alutano le immagini, poi il padrone


della abitazione
,

sacri,

immagini de' principi ne' luoghi romani ammettevano per


i

questa divozione

legittima l'elezione degl'imperatori


greci,

per non esente da superstizioni. Anticamente e sino ad Alessandro servi di Dio pubblicamente "VII
i

gini

si

beatificavano col porre


la

la

loro

con ricevere le loro immaed esporle nel principal tempio o sia nella basilica lateranense, ed altrettanto praticavasi nelle
citt

immagine sopra
che
chiesa,
ci

porta di

qual-

provinciali,

f^.

Imperatore.
le

che ora si fa per indicare la festa che ivi si celebra del medesimo. Dei riti della Canonizzazione e Beatificazione, e del modo come in tali funzioni si espon-

Dell'esporre in
ci che
il
,

Roma
s

immagini
in

de' sovrani nelle loro chiese nazionali,

non

fa

quella

ove
pale

Pontefice tiene

cappella pa-

ne parlammo
del

al

gono alla pubblica venerazione le immagini dei servi di Dio defunti.

pag. 9?.

Dizionario.
il

volume IX, Fedi Ri-

tratti

ed

Paleotti

De

ima*-

IMM
ginibus sacris et profanis, Ingolsladii.

IMM
cessi
,

31

regnava, dopo aver con rigorosi provedendo e tutto verificato


le

Naturalmente in Roma, siccome centro del cattolicismo, innumerabili sono le sacre immagini che ivi si venerano, antichissime e miracolose all'articolo Chiese di Roma, ed agli articoli relativi non mancammo trattarne. Come pure delle immagini sacre pi celebri che sono sparse per tutto il mondo, delle principali se ne discorre a"" loro articoli. Delle pi rinomate sante immagini di Roma ne trattano il p. Giovanni Severano, nelle Memorie sacre delle sette chiese, il
:

considerando
vrastavano
tutta
la

calamit

ai

suoi

dorainii

che soed a
le

Chiesa, che fatalmente ebeffetto,

bero pur troppo


missioni

ordin
sei

prediche
di

in

delle

principali piazze di

Roma,

e pubblifece

che processioni
ai

penitenza;

esporre le reliquie maggiori in

un

Volto Santo nella basilica vaticana, l'immagine del ss. Salvatore ad sancta sanctorum, e quella della B.

Vergine nella chiesa

di

s.

Ma-

ria in

Campi telli,

e prescrisse ora-

zioni e digiuni per placare l'ira di-

Paociroli ne Tesori nascosti;


za nelle
belli

il

Piaz-

sue opere;

Pietro
di

Bomquel-

ed implorarne misericordia, , dappoich cogli indicati ripetuti


vina
straordinari
poli

le

nella sua Raccolta coronate; il Costanzi

prodigi furono
tutta

po-

neil'

O^-

avvertiti della

catastrofe
l'

servatore

di

Roma
si

nel

libro

VI

pose

sossopra

che Europa ed
nel declina-

venerano sacre immagini prodigiose, al cui capo 1 V novera le immagini della B. Verde' luoghi in cui

altre parli del

mondo
di

re del secolo passato, e nei primi

anni del corrente,

cui

ancora
del-

gine coronate dal capitolo


civescovo, nel
del
colle
in

vatica-

deploriamo

le

orribili

conseguenze.

no. D. Giovanni Marchetti, poi ar-

Le

sagre immagini di

Roma,

1797

stampe
col-

le rispettive

Zempel pubblic immagini


in

Roma

incise; Z?e'/?ro-

pienamente consta il ripetuto prodigio, sono quelle dell'Archetto ; l' Addolorata nella chiesa
le quali

digii avvenuti

molte

sacre im-

degli agonizzanti;

al

vicolo

delle

magini specialmente di Maria ss. secondo gli autentici processi compilati in Roma; con breve ragguaglio di altri simili pr digii comprovati nelle curie vescovili dello stato pontificio.

Muratte; nel palazzo dell'Impresa;


l'Addolorata presso
3.

Andrea

della

Valle; T Immacolata in s. Nicola de' Lorenesi; l'Addolorata presso la chiesa nuova ; il Crocefisso in casa

In

Roma

molte delle
in

Pucci;
stro
in

l'Immacolata in

s.

Silve-

sacre immagini delle chiese e pub-

bliche strade dipinte


alzare e girare

od

istatua

Capite; di Maria del Cenacolo in detta chiesa; l'Assunta in


s.

incominciarono ad aprire
le

gli occhi,

pupille,
a'

ed

al-

cuna a lacrimare
e durarono
la
si

luglio

1796,

Maria in Vallicella ; di Maria Lara pana in s. Giovanni di Dio; di Maria delle Grazie nella
della

fatti

prodigi fino al-

vecchia chiesa

dell'

ospedale

della
sulla

met

circa

di

gennaio

1797;
risve-

Consolazione; della
piazza dell'Olmo
in
;

Vergine
ss.
;

miracoli, che per la loro specialit,

del

Rosario
di

frequenza, durata, e gliarono


la

numero

rilievo in casa

Galh

Maria
Monti
;

generale

divozione

sotto

l'arco

di
s.

Grottapinta; del

compunzione.

Pio

VI che

allora

Carmelo

Martino

a'

32
del Noviziato
s.

IMM
interna
;

IMM
Crocefisso in
dei
ss.
;

altra simile nella cappella

del

ss.

Giovanni
all'

in

A ino

Ro;

sario

arco della

Ciambella

di

immagini sacre e profane si possono vedere negli analoghi articoli di questo Dizionario j nel Marangoni, Delle cose gentileschej nel Buonarroti

Maria
il

sotto l'arco del palazzo Brac;

nelle

Osservazioni

sui

vetri
let-

ciano o Odescalchi

della stessa sotto


;

antichi: e nel Zaccaria, Storia

palazzo

delia

Consulta

della

teraria p.
pelle,
tive,

44

e seg., tom.
nelle

II.

Delle

medesima
piazza

nella cappella privata di

immagini poste

chiese,

cap-

casa Bolognetti; dell'Addolorata in

oratorii,ec. quali Tabelle vo-

Madama;
in
s.

delia

Madonna
in

di

Guadalupe
re
;

Nicola

Carce-

e dell'Addolorata sul

cantone
altre

della piazza di

Ges.
quali

Delie

V. quell' articolo. Ne' luoghi fulmina V Interdetto (Vedi)^ immagini e le croci vengono le coperte di nero, e si depongono sul
ove
si

immagini
minciati
chetti
i

delie

erano incoil

suolo.

formali processi

ne riporta l'indice a

p.

MarLIX.
eguali

IMMERSIONE.
cro.

V. Battesimo,'

Battister^o, Diaconesse, Fonte sa-

Nell'appendice poi tratta di


prodigii delle

immagini
di tutti
di
i

d'Ancona,
santi detta nella

IMMUNIT',
legio,

Inw}unitas. Privi-

Maria regina
di
s.

Ciriaco;

Torriceiia

un

diocesi di Taranto, statua di legno

rappresentante Maria delle Grazie

quella delia Vergine di Arezzo, pel*

non

dire di altre fuori delio stato

pontificio

di Veroli ed altri luo; ghi delia diocesi , come Torrice e Ceprano, ec. ec; di Frascati l'Ad-

dovere, da o da un'imposizione qualunque. Questo vocabolo significa pure libert, franchigia, asilo o luogo di sicurezza, in cui non permesso usare violenza nemmeno contro i colpevoli vSenza le debite
tributo,
,

esenzione da un

licenze.
dell'

Laonde non solo diremo immunit propriamente detta,

Angelo in Vado ed Urbania, diverse immagini ; Mercateiio luogo di tal diocesi ; del convento di s. Liberato diocesi di
dolorata
;

di

s.

ma

chigie.

ancora dell'asilo e delle franIl vocabolo immunit fu parle

ticolarmente usato per

immuniasilo.
Il

t ecclesiastiche, per cui parleremo

Camerino;
immagini.
di

di

Calcata

diocesi

di

prima

brevemente

dell'

Civita Castellana; e di
Il

Todi due
pro-

Giornale ecclesiastico

Roma

tratta

pure

di questi

digii,

cio nel tom. XI, pag.

i46

luogo di rifugio per un reo , acciocch non cada nelle mani della giustizia, fu detto asilo con voce greca, che diversamente pronunciata,

147; e tom. XII, pag. 2. Dei medesimi discorre monsignor Caldassarri nel tom. II, pag. 896 e seg.
Relazione
delle

in

una maniera

significa traho,

della

avversit

patimenti di Pio VI, spiegando la chiusura ed apertura degli occhi


della Beata

Vergine nelle sue immagini, due materni virtuosi efietti che voleva eccitare nel cuore dei
i

dappoich i n dal luogo sacro potevano essei'e estratti , n spogliali di ci che seco avessero recato. Dapprima si concedette l' asilo qua! misericordioso privilegio agli omie

neir altra

spolio j

rifugiati

cidi

involontari, e per delilli d' in-

avvertenza
esteso

cristiani,

quali erano

di

dolore

e di fiducia. Altre erudizioni delle

fortuita; poscia venne ad ogni gran colpevole e talmente ne crebbero gli abusi e
,

IMM
g'

IMM
non bastando
reprimerli,
soppressio-

23

inconvenienti, che
leggi

le
si

emanate per

dovette venirne alla


Il

con insidie e con animo deliberato Abncr ed Amasa, bench si fosse ricovrato nel tempio, e tenesse con le

ne.

privilegio dell' asilo

Dio

istituito,

fu da quando ordin a Mo-

mani

il

corno

dell'altare,

non volen-

s neir ingresso del


tico nella

popolo israeliTerra Promessa, che stasei

bilite fossero

citt
si
i

di

rifugio,

nelle quali ritirar

potessero con

sicurezza coloro

quali o casual-

mente

pure

in
;

qualche

rissa

do uscire dal luogo ivi fu scannato da Banaia per comando di Salomone. Siccome gli ebrei non avevano che un tempio ed un tabernacolo e quindi era probabile che recandovisi da tutte le parti gli omicidiar, essi avrebbero turbato colla lo,

uccidessero alcuno
ditato
nell'
e.

non gi a caso pensato, o con insidie preme,

ma

moltitudine ovvero quando


ro

il

servigio
fossero

divino
espulsi

ne

di

queste
2
1
,

citt

trattasi

Exodo

cap.

nei

Numeri
e.

35, e

nel Deuteronomio

e 19. Questo privilegio fu conceduto ancora al tabernacolo in cui


era V altare degli olocausti,

come

si I,

legge nel libro 111 dei Regi cap.


V.

riparando in paese straniero potessero traviare con adorare i falsi dei, cosi venne stimata salutare provvidenza lo stabilimento delle citt di asilo. Tutti quelli che fruivano dell' asilo, ivi potevano restare finche fosse esaminata la propria causa, e fosse morto
il

5o, ove

si

dice

eh' essendo sta-

sommo
fatto
1'

abbandonato Adonia dai suoi fautori che lo avevano acclamato re, e vedendo Salomone eh' erasi
to

sacerdote

sebbene

avessero

constare di avere

commesso
sacerdote,

omirifu-

cidio per difesa della propria vita.

rifugiato

presso

l'

altare

lo

fece

Morto
poteva

il

sommo

il

assicurare della vita, e che godesse


l'

giato riacquistava la sua libert, e

asilo.

Che anco
poscia
asilo
,

il

fabbricato

godesse

l'

si

da ha

tempio Salomone
dal

ricondursi

liberamente
nel

in
li-

patria od altrove. Erodoto

capo

bro

II

narra che in Egitto


il

alla fo-

XI, del IV libro de' Re , ove si legge che l'empia regina Atalia essendo entrata nel tempio, il sommo sacerdote Jojada ordin non occidatur in tempio Domini ^ e perch rea di mille morii, fu quindi estratta ed uccisa. Le sei citt d' asilo degli ebrei erano tra le
:

ce del Nilo era un luogo di franchigia, cio

tempio di Ercole, al
gli

quale se fuggivansi

schiavi, era-

quaranl' otto assegnate


le
l'

ai leviti nel-

altre
asilo

trib:

del

beneficio
solo

del-

godevano

non

quelli
gli

no liberi dalla servit, ed era stimata cosa nefanda e sacrilega il toccarli. Strabene fa menzione deU r asilo d' Osiride nel medesimo Egitto altri di quello di Tebe che perci si aument di popolazione. Il p. Menochio nel tom. Ili, p. 371 ci d il cap. XIX: Degli asili
;

della nazione ebraica,


altri

ma

tutti

cio luogJd di franchigia


gli antichi.

appresso

qualunque paese Non avevano ricetto nelle


di
asilo,

culto.

citt

di

oltre gli uccisori con


i

animo
scel-

greci

deliberato,

rei

di altri delitti, co-

gentili esempio degli ebrei romani , ed altre nazioni istituirono gU asili ed i luoghi di
i

Ad

me

di furti, adulterii

ed altre

franchigia in diversi

luoghi

in

leratezze:

Gioab per avere

ucciso

parecchi de' loro templi, stabilendo

, ,

a4

IMM
a
vi

IMM
sulla

che fossero luoghi d' immunit quelli che per qualche delitto
si

piazza

ove

ora

la

statua
lo cir-

equestre di Marco Aurelio;

rifugiassero, per cui


i

levano

rei

non si pestrarre da essi vioi

cond con un boschetU)


a

di

querele,

e l'uno e l'altro fu poscia dedicato

lentemenle.

Tra

greci

si

vuole

Giove, e dichiaralo luogo


istituito

sacro,

che

l'asilo fosse inventato

dai ni-

Di quest'asilo

da Romolo
,

poli di Ercole in
le insidie di

Atene, temendo
i

a coofugio di sicura ft-anchigia, se


fosse aperto tra
fosse

coloro

quali

afflitti

due boschi

se

vi

erano

stati

dal loro avo. In Atene


asili

alcun

tempietto
Nardiui

sacro

alla

pertanto

sei

erano in

altiet-

Misericordia, a Veiove o a Cei*ere,

tanti templi, cio in quelli della

Mi-

ne

tratta
p.

il

nella

Roma

^ericordia, delle

Eumenidi,

di

Mu-

amica

nichia, e ne'due di Teseo. Aflinch

per un
di

tal

privilegio

non

servisse

fomento ad

eccessivi

delitti, in

alcuni casi pi

enormi
al

non som-

281, 289 e 290. E sic^ come ancor lui alferma che l' asilo fu sempre sul Campidoglio, non sembra probabile l'opinione d' aicuni riportata dal Severano a p.

ministra vasi

cibo
di

delinquente

333
1*

delle

Memorie
tempio
s.

sacre

che
la

onde moriva
piccatovi
il

fame, oppure apr fuoco era costretto ad

asilo
,

o
di

della
al

Misericorpresente

dia

sorgesse ov'

uscirne. Bella la sentenza di Plur

chiesa

Maria

Egiziaca.

tarco sugli
mitris

od immunit Si terra ab eas invenire poteris Urbes


asili
:

quest' asilo

concorse da ogni parte

liUeris

regibiis

doniibus
:

opibus numismate carenles


templis
iispiani
,

diisque
yidit.
,

carentem
religione

Urbeni nenio

moltitudine di gente facinorosa ed armigera, col di cui valore incominci l'ingrandimento di Roma; quindi l'asilo, anche tra' romani,
fu tenuto per santuaiio di religione,

La
,

nacque
la

poir

uomo

il

rispetto

vene-

come

scrisse Livio iib.


i

35.

Non

razione ai luoghi
sacre rimonta
ino.
Il

cose

persone
dell' uo-

all'origine

Strabone fa pure memoria dell'asilo di Nettuno presso Froezone, e di Apollo nella Socitato
ria,

tutti

luoghi

considerati

sacri

romani concedessero a' templi l'asilo e l'immunit di coloro che vi si rifugiassero, tuttavolta in molte occasioni ritrovasi che non lo praticarono. Volendo Tulio Ostilio re di Roma che fosostante che
se

e venerabili. In progresso i greci dierono asilo ai rei, non solo presso


i

distrutta

la

citt

d' Alba,

coi

mand che ne
templi
alle
:

fossero

eccettuati

templi, gli altari

le

statue

non permise per che


si

gli

degli

dei,

degli eroi,
i

ma pure presso quelle dappoich credevano che


fossero
i
i

abitanti vi

rifugiassero,

pose

loro porle soldati a custodirli,


i

numi
rei
,

stessi

protettori
di

per cui
relavano

fuggitivi albanesi

si

que-

dei

ed

vendicatori

chi
si

di

dover
le

lasciare deit.

come
Dipoi

violasse l'asilo, rispetto

al quale

imprigionate

loro

accordava
delitti.

l'

impunit

ai 'pi

gravi

nella guerra civile tra

Caio Mario

Ad

imitazione de'greci, Ro-

e L. Siila, essendo esausto l'erario,


il

molo a fine di popolare la sua nuova citt di R.oma, form sul Campidoglio un asilo ch'era situaIp,

senato spogli
tutti
gli

templi degli dei


e di

di

ornamenti d'oro

argento, impiegandoli per stipendio


delle milizie.

ecopdo

pi accurati

storici,

Non per

tutti

terar

IMM
pli di

IMM
regio-

25
che
s.

Roma, come

di altre

sero nelle chiese.


ci ricavasi

Dice inoltre
per
fior

ni, godevano quest' asilo, quantunque fossero consacrati, ma solamente quelli che con tale speciale

dagli atti del


i

Papa
circa

Silvestro
di
s.

I,

quali
I,

attestato

Gelasio

che

un

distintivo

fossero

privilegiati

nel-

secolo

dopo, erano

cos

autentici,

l'atto della loro consacrazione, scri-

vendo Servio neir Vili libro delAsliun vocari non quodl' Eneide \>is (templum)y sed cui consecraMa esset concessum lions lege
:
.

che non solo in Roma, ma in altri luoghi s leggevano pubblicamente


nelle chiese
de'cattolici,
11

giustis-

simo
sacri,

rispetto

dovuto

alle chiese coi-

rne case di

Dio

in

terra, e luoghi

essendosi a

tempo
1'

di

Tiberio imr
la
li-

l'osservarono tutti gl'impera-

peratore

talmente ampliata

tori cattolici successori di Costantino,

bert d' applicare

asilo a' templi,

tranne Aicadio che per


dell'

istigazione

massime nella Grecia, per cui questi si riempivano di enormi dissolutezze, Io stesso

eunuco Eutropio eman una


che
i

legge

rifugiati

nelle chiese

principe abol
asili

il

fossero violentemente estratti, quindi

privilegio e jus degli


i

di
il

tutti

puniti secondo
il

loro

delitti.

Dio

templi. Al dire di Tacito,

qua-

castig

potente eunuco, dappoi^


dalla grazia imperiale,

le

narra

che

la

questione fu venfuori
di

che caduto
e cercalo a

tilata in senato,

sembra che Tiberio


gli
asili

morte, non riconobbe

abolisse soltanto

altro

scampo
le

che

rifugiarsi

nella

Aggiunge Tacito che i templi erano divenuti pieni d' una moltitudine

Roma, non

quelli

della

citt.

chiesa di Costantinopoli.

Fremendo
malvagio,

per

milizie contro

il

di

debitori

insolvibili

di

schiavi
i

Arcadio per frenarle con una nuova legge conferm l'antica immunit
della chiesa;
s.

malvagi, sui quali penavano


gistrati

ma-

ad esercitare la sorveglianza della legge , dacch il popolo proteggeva i delitti degli uomini come le cerimonie degli dei.
Il

ci non bastando, Crisostomo gi perseguitato dall'eunuco perch ne ri-^ prendeva i vizi mentre Eutropio

ma

Giovanni

colle
re,

privilegio degli

asili,

dopo

l'in-

mani stava attaccato all'alta^ salito sul pergamo peroi ai


e colla
gli

Iroduzione del
ne, e

cristianesimo, pass

soldati,

sua facondia otten-

dai templi pagani alle chiese cristia-

ne che
e

fosse

donata
fosse

la

vita,

venne ad esse conceduto o confermato da vari Pontefici, imperatori


e
concilii
,

non permise che


si

estratto

dalla chiesa, se

essendo

la

re-

ligione cristiana tutta carit

e mi-

non non

prima il magistrato obblig con giuramento di


Neil'

sericordia verso

delinquenti.

Ap-

pena r imperatore Costantino ebbe


ricevuto nel Laterano
il

onde fu rilegalo in anno medesimo 899 venne confermata l' immunit del^ucciderlo,

Cipro,

battesimo,
all'

la chiesa,

come
dopo
che,

riferisce

il

Baronie

anno
che

l'Afiica

con altra sua legge per da Onorio fratello di Ar-

324, num. 19, nei


di
ci

sette giorni,

rimase colle

vesti bian-

promulg
tutti

sette leggi, la quinil

cadio, il quale di pi nel 4^8 insieme con Teodosio li stabil un'altra legge, dichiarando rei di lessi

ta delle quali fu

concedere l'imi

maest

coloro

quali
chiesa.

alcun reo

munit a
di qualche

coloro,

quali rei

eslraessero dalla

medesi-

delitto

rifugiati si fos-

mo

Teodosio

II

nel

4^1

ampli

26

IMM
tro,
stifica

IMM
che perci
Procopio,
vi si

sominnmenle tale legge, estendendo l'asilo delle chiese non solo sino alle porte di esse, ma ancora
ai loro portici, atri, abitazioni, orti

recarono
bello goth.

le

ss..

Marcella e Principia,

siccome te1.

De
i

2.

Ivi

racconta

come furono
soldati

puniti
del

e bagni,

quale

distesamente fu
concilio ge-

Dio con fulmini


ca
prati circostanti

da dut

nserila negli atti del

Ermanno, per aver occupato


alla basilica di

nerale celebralo in Efeso nello stes-

s.

so

anno,

sebbene per alcuni

casi

Paolo.
basilica

pag.

588 parlando

della

occorsi, gli

convenne poscia correg-

gerla. Nell'anno

4^6

l'imperatore

Leone
latori

altra

legge

amplissima

Lateranensc dice che fu pure chiamato tempio della Misericordia ed asilo, che perCostantiniana
ci vi erano tre porte,

severissima

chiese,

promulg contro i viodi questa immunit delle perch il capitano Ardabu,

sempre a-

come meglio dicemmo nel volume XII, pag. 19 del Dizionaperte,


rio,

volendo far estrarre monistero degli a-> cemeti, visibilmente apparve sopra quel luogo l'immagine del Crocefisso circondata di fuoco, che virio

ariano

All'articolo

Chiesa

(Vedi)^
si

un

rifugiato dal

VII, della venerazione die


alla chiesa,

deve

parlammo
immunit,

dell'antichis-

sima
la

sua

e di

alcuni
del-

autori che scrissero sugli

asili

brando per ogni parte


tro
g' insolenti

folgori conli

medesima. Nei tempi poi delle

soldati,

pose in
la
I,

successive irruzioni barbariche, e in

fuga.

Lo

stesso

Leone annull
a' vescovi
,

legge del predecessore Teodosio


in cui

quella dura e procellosa epoca che tenne lor dietro, quando la legge

comandava
il

che

prestando

rifugio nelle chiese a

era nella spada, e il diritto nella forza , quando scompigliato ogni

coloro ch'erano gravati di qualche


debito, eglino pagassero a* creditori

ordine sociale,
le

restava

qualunque
il

violenza impunita, ed era

la
iVei

somma

dovuta.
de' goti pre-

abbandonato

all'arbitrio del

debopi

primi anni del quinto secola

forte, la misericordia della Chiesa,

lo
sa

avendo Alarico re

Roma,

saccheggi, e pubblic

un

editto col quale

la vita e le facolt
stiani,

perdon e lasci non solo de'cride' gentili


,

unica autorit tutelare che si frapponesse fra gli oppressi e gli oppressori, ampli ed estese a molti
luoghi considerati
vilegio dell'asilo.

ma
s.

eziandio

come sacri il E non era

pri-

gi

quali eransi rifugiati nell'ampia basilica

di

Pietro;

onde

moltissi-

mi

gentili

colle loro ricchezze

go-

per assicurare l' impunit al reo , che le leggi ecclesiastiche di quei secoli s'adoperavano a rendere cos
frequenti

derono nella chiesa di Cristo quel rifugio ed immunit eh' eglino ed i loro maggiori conceduto non aveano in tali casi ai templi delle deit che adoravano. Il citato Sevcrano, descrivendo a pag.
pregi delia basilica di
s.

ed

inviolabili

gli

asili;

sibbene per dare ai perseguirifugio, per impedire il tati un compimento di quelle atroci vendette,

ma

ch'erano

da' feroci

costumi

^02.

de' tempi quasi comandate, n cer-

Paolo, di-

ce che

barbari
rispetto,

anche

a questa
asilo
s.

po

to condannate mai; per lasciar temdi frenarsi all'ira popolare, di

portarono

facendola
quella di

calmarsi all'odio concitato degli offesi


,

e franchigia

come

Pie-

di

frammettersi

tranquilla-

IMM
mente a
jiialunquc

IMM
,

27

qua' magistrali

che in

modo

esercitavano allole

ra la giustizia. Tutte

chiese criasili,

stiane servivano perci

ad

ed

erano

considerati

siccome

luoghi

non aveva

d'immunit, dove ne la , giustizia criminale. Per se i rifu* giati negli asili erano veramente colpevoli, venivano obbligati a riparare il male che avevano commesso, ed erano assoggettati a pubblica penitenza ; ma non erano mai consegnati nelle mani di quelli che gl'inseguivano, se non a patto che
di franchigia o

accesso la forza

sono di privativa giurisdizione della Chiesa. La necessit ed utilit degli asili tuttavolta erano cessate, dacch vennero introdotte migliori leggi, e per tutto rinnovali in meglio gli ordini sociali, n ormai potevano contribuire ad altro che ad inceppare
il

e criminale.

corso della giustizia civile Avendo Pio VII nel


il

1816 soppresso
le
to,

rifugio

d'asilo

che nello stato pontificio godevano


tenute di Conca e
dipoi

Campo Mornel

Leone XII

1826 per
de-

prudenti ragioni lo

ristabil pei

linquenti rei di delitti, prescriven-

venissero loro salve

la vita

le

do analoghe
si

leggi acci

il

confugio

membra.
creti
tri

A
vari

ci

si

provvide coi dee fra


gli

potesse conciliare colla pubblica


dei nominati

di

concilii,

al-

sicurezza.

in quello di Sard,

non mai
cristiana

di-

me
321

partendosi la

Chiesa

da

tratta ai
;

Di quesla concessione, codue luoghi, se ne voi. XII, p. 3i4, 3i5 e


p.

quei dettami di mansuetudine, che

XVI,

236

del Dizio-

derivano cos spontanei e naturali dalla legge di carit , sebbene da vari scrittori che scrissero su quest'argomento, come dall'abbate Guasco, dall'Alessandro

nario.

L'immunit propriamente detta


anch'essa d'istituzione divina, co-

me

ab Alessandro,
dimostri che

e dal
l'asilo

Pistorozzi,

si

fu

comune
essendo

alle

pi barbare
le

Tren20: Ec' persoianun ecclesias deacltsiae rum immuuilalcm^ Dei ordinalioiie


pronunzi
il

concilio di

to nella sessione 25, cap.


,

nazioni,
di
fr.

fallaci

assertive

et

canonicis

sanelioiiibiis
i

constila-

Paolo Sarpi,
altri.
11

di

Van-Espen,
fu in

tam. Le chiese e

sacri

templi so-

e di

diritto

d'asilo

no

stati

sempre
gli

in

venerazione e

diverse epoche esteso ai


ai

cimiteri,

palazzi de' vescovi, ai chiostri di


di

monaci e
che
li

canonici

al terreno

circondava nella periferia di


e
alle croci pianiate

trenta passi,

sulle grandi strade.

Godendo quei

uomini di qualunque religione ancorch falsa, e con pi di ragione le chiese dei cattolici che professano la vera di Cristo, dappoich in esse non si olire vitelli coil sangue degli agnelli e
culto presso

sto misericordioso privilegio

rei

me
la

facevano

gli

ebrei,

ma

lo stesso

de' pi atroci delitti, e siccome di

Cristo con sacrifizio incruento, con

tante altre benefiche istituzioni, se

ne abus cotanto che


senza
stati
il

si

procede
diversi

vera e reale sua presenza. Essendo l'immunit ecclesiastica pro-

concorso della
degli
la
asili

Chiesa alin

cedente

dalla

santit

riverenza

l'abolizione

dopo

corso, e in

c(uasi

met del secolo detutta l' Europa


francese,
asili

dopo bene

la rivoluzione le questioni

sebsacri

degli

che si deve alle chiese, di legittima conseguenza che questa sia proceduta dalla Chiesa stessa ; e da chi questa Chiesa vien retta e regolata, deve egualmente regolarsi

a8
:

IMM
no
le

IMM
esenti dagli
usi

rauloril secolare non e dirgersi avendovi diritto, deve solo sostenerla,

ed operazioni
loca-

profane.

Godono V immunit
solo le

lulelaria e difenderla

aHnch

non
;

chiese

consacrate,

la

Chiesa possa in tutta l'estensioesercitarla,

ne

determinarla e modi

derarla a maggior gloria

Dio,
Alci-

e della nostra santa religione.


le chiese,
roiteri,
ai

ancora quelle soltanto benedete la godono se anche fossero pollute ed interdette, purch non sieno per autorit del vescovo conte

ma

ai

luoghi religiosi, ai
ecclesiastici
,
i ,

ministri

ed
ca-

alle cose

loro appartenenti

in uso profano, mentre alnon godono immunit. Godono dell' immunit delle chiese i

vertite

lora

noni,

decreti pontifcii,

le

or-

portici,
scale,
le

l'atrio,

il

tetto,

le

porte, le
si

dinazioni delle autorit

ecclesiasti-

pareti,

l'area, e

estendelle

che, protette e difese

anche

dalle

de
si,

al

dintorno

ed

esterno

costituzioni imperiali e reali,

loro concessa l'immunit


si

hanno come se

chiese maggiori per quaranta


se

pas-

ed onemunita, personaIcj reale, e locale. Personale quella che favorisce le persone eccledicesse libert, senza pesi
ri.

muiori trenta, meno che una legittima causa o consuetudine avesse diversamente disposto; tanto
si

Triplice

l'ini

legge al can.
al

36 Id

constiluimus,

ed

can.

Antiquitus di Graziano,
Il

siastiche,

le

quali

dovendo

essere

ma

oggi derogato.

Giraldi in

continuamente
fzi

occupate al servigio

della chiesa, degli altari, e dei sagri-

Expostionis juris Pontificii, sect. 637j p. 47^5 salva la consuetudi-

che

si

offrono a Dio, cosi deesenti

ne

e lo stile

comune
vedono

delle
nell'

colon-

vono

essere

da qualunque
che
P^.

nette

che

si

esterno

occupazione

peso

quelli

delle chiese,

non abbia

relazione.

Chierici,

mune. Sono
che distano
teri

Clero, ed Ecclesiastici. Reale dicesi quella per cui le cose della


chiesa
zi,

come confine dell'imcampanili immuni dalla chiesa meno di


i
i

trenta passi, le sagrestie ed


annessi, e se disgiunti

cimi-

debbono
ed

essere esenti dai da-

quando
convenospitali,

gabelle

imposizioni

che

si

vi

esista altare;

pubblici non prii

debbono

alla potest secolare:

non
triti-

vati oja torli o cappelle,


ti

essendo questa in diritto colla sua


giurisdizione temporale d'impor

e monisteri,
altri

seminari,

ed

luoghi religiosi
i

eretti

con
dei

buti e gabelle sotto


tolo alle chiese, loro

qualunque
beni
e

autorit del vescovo;


cardinali anche fuori
quelli ivi
titolari.
il

palazzi

peri

di

Roma, e
chiese

sone

ecclesiastiche,
laici

non possono
,

annessi alle

loro

magistrati
l'assenso
ca.
P^.

decretarle
potest

senza

Sono egualmente immuni

della
,

ecclesiasti-

palazzo del vescovo, o altra abicase


de' canonici
le

Dizi Decime e Beni di Chiesa. Locale immunit quella che spetta e si conviene alle stesse chiese, sacre case, cimiteri e Iot
cali

tazione che ritenesse anche a con-

duzione;
rocchiali,

le

esi-

stenti nella canonica;

case pardalla

che

non

distano

tutti

alle chiese

addetti ed a-

chiesa parrocchiale
glio,

derenti, nelle quali chiese e pii luo-

mipurch non siano appigionate

un

terzo di

ghi

si

altre

esercita il divin culto^ ed opere pie e di religione, cos


sic-

laici,

come

dichiar

la

sacra con-

di dovere che questi luoghi

gregazione dell'immunit, in Reatina i4 decembris 1628. Final

IMM
mente alcuni dicono che il cramenlo che si porta per
ss.

IMM
Sa-

29
e.
4*^-

conoscere
liano nel

il

loro carattere. Tertul>

le stra-

suo apologetico
ai magistrati

de presta asilo e sicurezza a queUi che lo accompagnano, ed a tutti quelli che pmcessionalmente lo seguono ed adorano ; ma sembra pi sicuro il dire, che il sacerdote che porla il ss. Sacramento aiflnni praeslat confiigientJbus ad se : Fagnano cap. 9 de mmunitale ecclesiastica. Su quanto riguarda tutti ecclesiagli estremi dell'immunit stica, sono a consultarsi i giureconsulti e canonisti che ne hanno trattato; per gli stali de'principi secolari deve starsi a' rispettivi concordati conchiusi colla santa Sede.

rappresent

che niuno

pagava
a'

tributi

non adempiva
con pi fedelt
si

pubblici carichi
;

de' cristiani

ch'essi

facevano

punto

di

coscienza di non

un commet-

tere in questo genere frode alcuna. L' imperatore Costantino il Grande per nei primi anni del IV secolo, e dopo la sua conversione alla fe-

de
legi
ci
;

cristiana,
alle

accord diversi priviagli


ecclesiasti-

chiese ed

accord cio a questi l'immunit munerihus civilibus, le immunit personali.


fece

Quanto

alle

chiese,

Esempi delle immunit reali ve ne sono nella sacra Scrittura. Al tempo di Giuseppe le terre delpagavano al sovrano il l' Egitto quinto del reddito, mentre quelle de'sacerdoti erano esenti da ocni tributo. Cosi era anche al tempo di Mos. Artaserse re di Persia
esent
dai tributi
tutti

prima ima legge, in forza della quale venne permesso a chiunque di lasciar per testamento beni stabili alle medesime; e con
un'altra legge accord
delle
ai

beni tutti

chiese

1'

immunit

a
cio

Jiovis
i

collaclioiiihiis j assolvette

be-

ni stessi

da qualunque
tanto in

delle

console-

tribuzioni, che gl'imperatori

coloro che

vano
stesso

di

tanto
In

riscuotere

andarono con Esdra a Gerusalemme. Nei primi secoli del cristianesimo per tali immunit non erano ancora stabilite, giacch Ges Cristo

straordinariamente.

seguito

lo

imperatore Costantino con nuova legge accord alle chiese


cattoliche l'esenzione da

ogni

tri-

medesimo
bisogna

nel

vangelo
a

parlanci

do
che

dei tributi, decise in generale,

dare

Cesare

eh' di Cesare, ed a

appartiene a Dio.

Dio ci che ne avea gi


fa-

dato
s.

egli

medesimo l'esempio
il

cendo pagare
Pietro.
i

censo per s e per


s.

Anche
in

Paolo

disse a

tutti

fedeli

generale
a
il

senza ecci

buto anche ordinario, cio le immunit reali. Fr. Paolo Sarpi, De jure asflornm, ripete l'origine dell' immunit ecclesiastica dagl'imperatori ; ma s. Gregorio Nazian/eno neWoratio 20 fa conoscere il contrario e che nell'et di s. Basilio Magno epoca assai anteriore a quella determinata dal Saipi quii'
; ,

cezione:

rendete
dovuto,

ciascuno

gentis anns post

Ciristwn natimi^
asili

che

gli

tributo o l'imdiritto
di
esi-

vi fossero leggi sugli

ed

immu-

posizione a chi ha

nit, lo

si

rileva

dal fatto di quella

gerla. Si sa che sotto g' imperatori

pagani
cristiana

ministri

della

religione
di
essi

non

godevano
di

alcun
avefar

donna difesa nel tempio: tiietur Dei clementia, et legi quae altaribus honorem haberi jubet wanuni
porrigeret, etc. Il concilio d'Oran-

privilegio

ne esenzione;
i'inteiesse

vano tutto

non

ges celebrato nel

44

'

>

^^' suoi ca-

3o
noni
ci

IIMM
fa
(lei
si

IMx\I
venuta de' barbari in Italia. Dice egli dunque, che dopo aver Costantino donata la pace alla Chiesa, non tutte le persone sacre gode-

conoscere, die dentro Io

spazio

primi cinque secoli della

occuparono i padri con impegno ed in opposizione all'auChiesa,


torit secolare, per sostenere

l'im-

inunit ecclesiastica, e senza limore e con intrepidezza pubblicare

rono esenzione totale dai pubblici aggravi, e che neppure immuni


furono
di
i

beni di
il

tutte le chiese e

opportune leggi, onde non pu ammettersi che imperatornm tantum^ modo Icgbus stami tur. Le leggi imperiali doveano difendere e conservare
le

tutto
la

clero.

Molto pi
ecclesiastica

tardi
i

prov

milizia
effetti

fa-

vorevoli
principi.
se,

dell'

indulgenza dei
capitoli

Chi pi figur nelle chiei


i

leggi della Chiesa,

non

vale a dire

vescovi,

toglierle e regolarle.

de' canonici, e

monisteri pi ragi

Delle immunit reali nuove leggi spogliarono ora alcune, ora tutte
Je chiese cattoliche di quel privilegio.

guardevoli
tutti
ri.

d'ambo
s

sessi,

questi

goderono immunit
parte di

maggio-

fatta fortuna

non
fon-

Tali leggi trovansi nel

codice
lib.
lit.

furono gi
di

le chiese piccole, ai
si

Teodosiano, e sono di Costanzo,

e terreni delle quali

conce-

XVI, De

episcop. eccles. et cler.

deva l'esenzione,
ai

ma

si

negava poi

H,
leg.
tit.

leg.

i5;

di

Costante,

lib.
tit.

De immunfate

concessa^

I ; di Valentiniano II, XIII, si per obrcptionem

XI, XII, lib. XI,


leg.
r ;

beni

patrimoniali

de' chierici.

Mai ne' secoli rozzi fu conceduta immunit ampia degli oneri e tributi pubblici ad alcuna chiesa,

che

e d Onorio,
eccles.
et

lib.

XVI, De
tit.

episcop.
leg.

non
i

restassero obbligati

e soggelll

clericis,

II,

4o.

luoghi sacri a qualunque ordina-

Un*altra prova che queste


nit reali

immu-

ria

straordinaria

funzione.
si

non furono sempre condi


s.

particolare di questa variet


ta

Sul no-

servate a tutte le chiese, l'abbiamo

un gran cambiamento
11
I,

di leggi,

Ambrogio, epist. XXI, class. I. E s. Gregorio I Magno, scrivendo a quelli che a"vevano cura delle terre di
Sicilia,

da un passo

e dissomiglianza di consuetudini in

que' tempi.
Ili

Tomassino
al cap.

nella part.

del

lib.

XXVI

ripor-

la

alcuni

capitolari

dei re Fran-

che appartenevano

alla santa

come

suoi patrimoni,

Sede raccomand
fine di po-

chi, da' quali

te dichiararsi, chierici

sembra bastantemenche non solo tutti i

di farle

ben lavorare, a

ter pi facilmente pagare le

imposizioni caricate sulle medesime. 11 IVovaes nella vita di Bonifacio V, eletto Papa nel 6 9, dice che rinnovando gli antichi canoni e de1

ma
se

beni anche di tutte


dagli
pubblici.

per riguardo delle persone, le chie-

furono esenti

aggravi

servigi
si

Che
si

altrettanto

osservasse in Italia

pu de-

creti

de' suoi predecessori, di

proib

che ninno ardisse


Muratori
nelle

eslrarre per
11

durre dalla legge promulgata nelr 855 dall'imperatore Lodovico I In essa il Pio nella dieta di Pavia.

forza chi rifugia vasi nelle chiese.


Dissert.

non eccettu alcuna

chiesa,

ma

le

sopra

le

dichiar tutte esent, in

conferma

antichit italiane, nella

LXX

tratta

delle concessioni de' suoi predecessori.


ti,

Delle immunit, privilegi ed aggravi del clero e delle chiese

dopo la

Quasi tutti vescovi ed abbaed anche il resto de' chierici^


i

IxMM
offerivano al principe
liUy

IMM
nica a chi

3i

dona annuaparticolarmente quando le neregno


tempi,
li
i

cessit del

richiedevano.
re a titolo di

Secondo

non la rispettasse. Di frequente in tempo di guerra le immunit ed esenzioni venivano enormemente lese con violenza. Il
Muratori
passa
di

donativo li esigevano dal clero maggiori o minori. Ve ne furono degli altri che annualmente si offrivano dagli ecclesiastici al re per
ragione di ossequio.

tutto

riporta

diverse
,

testimonianze

indi documenti parlare dell'immunit o

esenzioni dei
risdizione
alla

monisteri

dalla

giu-

Avevano

ap-

vescovile,

solo

soggetti

parenza di volontari, ma per chi se ne fosse astenuto, non si credeva libero ne sicuro dal non prestarli. Consisteva V offerta in uno o due o pi equorum y lanceae, scuvescovi ed ti, ec. Altri oneri dei
abbati era
ai

santa Sede, privilegio che dice


pontificato di
s.

risalire al

Grego-

rio

I.

Zelante difensore dell'immus.

nit ecclesiastica fu

Gregorio

VII

(Fedi),
s.

e martire

della

medesima

Tommaso
Il

arcivescovo di Canlor"

dare

alloggio

vitto

hery [Pedi).
concilio di

ed ai messi ed uffiziali loonere che si chiamava parata, mansionem, o metatum. Perci i vescovi ed abbati in Italia procure,

Londra celebrato
la

ro,

l'anno
t.

1268, col canone i3 decre-

Si conserver

immunit

dei luoghi santi, chiese e monisteri,

ravano

levarsi

incomodo

dispenai

e chiunque ne trarr fuori per

dioso allorch
Inoltre
ai

domandavano
detti

re

forza quello
giato,

che

ivi

si

sar rifu-

ed imperatori privilegi ed esenzioni.


i

asporter

ci

che
,

vi

sa-

principi

vietadi

vano
ni

conti ed altri

ministri

esercitare autorit sugli uomini, be-

sar messo in deposito scomunicato issofatto, e le sue terre messe sotto interdetto, come pustato

e terre del clero, e loro dipen-

denti.
li
i

Tempi furono anche


ed
imperatori

ne' qua-

re i luoghi dov'egli si ritirer". Nel pontificato di Martino IV ia

re

riserbaronq

Francia sotto l'ombra


nit ecclesiastica erano

dell'immunati

a se stessi il giudicar le cause criminali ne* castelli, tenute e beni delle persone sacre. Anticamente non mancarono alcuni che non si facevano scrupolo di non rispettare i privilegi ed immunit, tanto tempo prima, e da tanti re con,

gravi

dappoich uomini malvagi quali o avevano abbandonato la i fede, come ebrei convertiti ed apostati, ovvero erano infamati di ereabusi,
sia,

temendo

di

essere tratti ai tri-

ceduti alle pei'sone e luoghi sacri,

bunali degl' inquisitori, ricorrevano al rifugio delle chiese per sottrarsi


dalle pene.

mettendo nell'altrui messe le mani, e disprezzando anche l'anatema e


scomunica

Tornando

ci in

grave

danno

della religione cattolica, or-

mente

dalla

promulgata frequenteSede apostolica contro


connel

chiunque violava somiglianti


cessioni.
Il

Papa

Stefano

io58 conferm con bolla al clero secolare di Lucca l'immunit dai


giudizii,

din che s fatte persone non godessero l'immunit della Chiesa che laceravano coli' eresia. Ci venne rammentato da Giovanni XXII, quando per reprimere la baldanza
de' chierici francesi, concesse al re

oneri ed imposte della po-

Filippo
in

V di poterli

carcerare,

non
neo

test laicale,

fulminando

la

scomu-

contemptum

clericalis ordinis,

52
iit

IMM
jiirisdictionem usnrpetis in ipfsas,

IMM
ordin che
niti
gli

esenti, fallando,

pu-

;oc)

(nntiim, ut rcddaiitnr ad inan<

fossero

dai

vescovi
ai

loro.

Fu
tali

dala Kcclesiae, ne elimina renianeanl impunita ". Quanto Bonilicio VII!


fosse stato

conceduta l'immunit
de' cardinali che

famigliari

attualmente

sostenitore

a-

sono, e non a coloro che usi erano


di

cenimo dell' immunit ecclesiastiea Io dicemmo agli articoli Francia^


e
Bonifacio

procacciarsi cos fatto privilegio


i

UH (Fedi).
come
parla
si

a schifare
vi.

mandamenti
la

de* vescodel
cele-

Nelle

Rinnovossi

costituzione
di

biogialie de' Papi, e negli


degli slati e regni,
lativi

articoli

concilio generale

Vienna
i

in altri re-

brato da Clemente V, che


steri
sitali

monidal
le

articoli,

de' princil'imi

esenti

di

monache

fossero vi-

pali avvenimenti

riguardanti
,

una

sola

volta l'anno
tutte

munit
sti.

ecclesiastica

e riportansi

diocesano; e annullaronsi

canoni de'concilii trattandosi di que-

immunit che
za

si

concedessero senJa

Benedetto Xll, Innocenzo VI, Innocenzo Vili ed altri Pontefici ezelantissimi decreti a didell'

chiamare

in

giudizio
ci

persotor-

na, in cui
nare.

danno

potesse

manarono
fesa

immujiit

ecclesiastica.
si

Quanto ad Innocenzo VI,


lo

legge

Nel pontificato sendo Cosimo I,

di Giulio

III, es-

allora

duca

di

nella sua vita che l'imperatore Car-

Firenze, in fiera guerra

co' sanesi,

IV

indotto

dai

malevoli suoi
le

ministri ad occupar

rendite

di

ed avendo saputo che le sue truppe in una vittoria avevano com-

alcuni benefizi, e violare la libert

ed immunit
za del

ecclesiastica,

ad istan-

Papa

cedette dal comincia-

to errore, e fece una famosa costi-

tuzione in difesa de'

diritti

munit
dipoi

ecclesiastica,

la

ed imquale fu

confermata co' loro decreti da Bonifacio IX e Martino V. Questi decreti colla costituzione Carolina trovansi
in

nel Goldasti,

t.

Ili,

Carlo

IV.

Alessandro

VI

nel

i5oi
norosi

ordin

die gli uomini facinon dovessero godete l'imecclesiastica.

messo in Casole eccessi contro l'immunit ecclesiastica, a' 24 ottobre i554 scrisse la seguente lettera a Bartolomeo Concini. Con nostro mollo dolore abbiamo inteso la ruberia che l'esercito del marchese di Marignano ha fatto in Casole, da cui n anche la casa di Dio n' andata esente. Noi ngn vogliamo queste iniquit; quando l'esercito pu dare il sacco le chiese hanno da essere rispettate, e il primo che oser fare insulto alle
,

munit

Parlando

il

chiese,

monisteri, ospedali ed altri


la

Rinaldi all'anno i5i5, num. 4> ^^1 concilio generale lateranense ter-

luoghi, noi vogliamo che paghi

pena

di

tanta sua malvagit

colla

minato da Leone X, dice


letta e

che fu

confermata
l'autorit

in esso colla vo-

perdita del capo, e il marchese vogliamo che ubbidisca a questi nostri

ce de' padri la costituzione fatta a


stabilire

ordini; e voi, se vi piace

la

nostra

de' vescovi;

grazia, vi sforzerete

in

prima a raffrenare

la licenza dei

canonici e d'altri chierici, che con-

vertivano l'immunit apostoliche in


irritamenti de' vizi
ni

impedire subito avtali errori, e ci darete viso. Dalla massa della preda che non stata divisa, vogliamo che si
per

e
i

fortificazio-

dell'audacia contro

vescovi,

si

renda a quelle chiese tutto quello che gli stato tolto. Eseguite, e

IMM
slate sano ".

TMM
proposilo
fu dedicata
al

33
Francesco
norai

A
di

questo

cardinal

dice

il

jure

belli et

Grozio nella sua opera De pacs^ che la conserillesa

Barberini

delle attribuzioni di que-

sta congregazione, e l'attuale

vazione

tali

sacri

edifizi,

ma

che segue, avuto

riguardo

e di quelle cose che ad

essi

spet-

diversi concordati conchiusi tra

la

tano, viene prescritta dalla riveren-

za delle cose divine; principalmente

santa Sede e vari sovrani. Il Lunadoro dell'edizione del 1646, par-

da

quelli che

hanno

la

stessa
sie-

lando di questa congregazione,


in casa

di-

religione,

bench per avventura


dice

ce che soleva tenersi ogni marted


del

no
riti.

discordi di alcuni sentimenti

E
i

infatti

Tucidide,
era
i

o che

cardinal

prefetto,

il

quale godeva annui scudi mille dal


tesoro pontificio.

fra

greci de' suoi tempi

un

diritto sacrosanto,
si

che quelli
i

quali

scagliavano contro
si

loro

nemisacri.

ci,

astenessero dai

luoghi

Nel i565 Pio IV con costituzione, confermata poi da Gregorio Xin, proib che i palazzi de' cardinali
asili

Nel pontificato di Alessandro VII delle franchigie i famigliari dell'ambasciatore di Francia Crequi, ebbero luogo que' disgu-

abusando

ed ambasciatori servissero di
ai

delinquenti

malfattori.

avvenimenti che registrammo Avignone (Vedi), che perci fu occupato dai francesi siccome dominio della santa Sede.
stosi

all'articolo

Gregorio XIII nel i573 proib severamente tutte le franInoltre


chigie,

Nel pontificato di Clemente X,


cagione dell'abuso che facevano

gU
ed

non eccettuato
Il

lo stesso pa-

ambasciatori
esenzioni di

delle
gabelle,

franchigie

lazzo pontificio.

suo

successore

poco
al voi.

manc

Sisto

nell'istituire la

congrega-

che non succedessero gravi sconcerti,

zione de' vescovi e regolari, a questa aflid


il

come narrammo

geloso incarico di tusui


diritti

telare e

vegliare

della

160 del Dizionario. Al voi. poi, ed a pag. 5o e 5i si


se

XX, p. XXVII
descrisle

sacra immunit, per la quale decre-

come Innocenzo XI rinnov


Giulio III nel

tarono provvidenze Gregorio XIV e Clemente VIII, non che Paolo

costituzioni di altri Pontefici, cio


di

i552

ed Urbano Vili Barberini. Alsi

nel

i56i,

di

Gregorio

lo zelo di quest^ultimo

deve nel

1626

l'istituzione della cardinalizia

Congregazione dell'immunit ecclesiastica (Fedi), di cui ora n' prefetto

1573, di Sisto V nel Urbano Vili che eman analoghi editti a' 5 gennaio 1626, e i5 novembre 1634, per non nominarne
che tutti avevano altri, severamente proibito le che gli ambasciatori de' Roma volevano godere
le

Pio IV XIII nel i585, di


di

un suo discendente,

il

cardisegrevefa-

abolito

nal Benedetto Barberini,


tario

franchigie

monsignor Stefano Scerra

sovrani in

scovo d'Orope.

tale

articolo

intorno ai

cemmo menzione
si

dei Pontefici che


l'

loro palazzi, e talvolta eziandio alcase adiacenti e pressoch ad


quartiere,

distinsero in tutelare
della raccolta
fece
il

immuni-

t,

ne

p.

che dei decreti Lantusca ; della Sy-

intero

un donde nascevano
conseguenze,

gravi

riprovevoli

iiopsis decreta et resoluliones,

com17 19

l'alterazione della pubblica tranquillit,

pilata dal p. abbate Ricci , seconda edizione di Torino

la cui

l'esposizione del

governo pontila

ficio

de' sovrani, e

protezio-

VOL. xxxiv.

34

IMM
xcit
;

IMM
si

e dei malviventi, omicidinri, prepotenti, e rei d'altri delitti


ile

dis-

ancora come il zelante Pontefice fulmin la scomunica contro

chiunque nell'avvenire
di aver a godere di
ritto
,

pretendesse
preteso di-

tal

per

Io

che
a

molte

poten-

Asyli eie. Et trfatantur ratiO" nes a Lavardini advocato ( Talonii regi advocnti ) productae , in li* hello gallico cn/an initium : Si Vau" teur, etc, anno 1688. Nel medesimo volume XXVII pagina 52, dicemmo come Luigi
altri

ze

acconsentirono

giuste restririspose

XIV

re

di

zioni.

Ma
,

Luigi

XIV

con

sovrani

e Francia ad promisero
di

gli

Aalle

alterigia

che non era avvezzo a regolarsi sulla condotta altrui, ed ordin al suo ambasciatore marchese di Lavardino di sostenere
il

lessandro
franchigie,

Vili
il

rinunziare

qual Pontefice proib

suo diritto colla cit. Questi fece

massima
il

pubbli-

cittadini, ed ai noseppur non fossero ministri di qualche corona, di tener sulle loro
agli aitisli,
bili,

ai

Roma

a'

16

suo ingresso in novembre 1687 con


di ottocento persone,
uffiziali,

porle

gli

stemmi

pontifcii,

di qiial-

sivoglia sovrano, affinch sotto l'om-

nn corteggio
guardie
ostile

gentiluomini d'ambasciala,

bra del rappresentalo principe non avesse da ricovrarsi la malvagit.


Gli
1

di marina^ in apparato piti che diplomatico. I doganieri quando volevano visitarne le bagaglie, si minacci di tagliar loro il naso e le orecchie. L'ambasciatore si rec nel palazzo Farnese, ed il suo

successe
il

Innocenzo
petto

XII

nel

691,

quale siccome d'animo co-

stante,

con

sacerdotale

su-

bilo intim seriamente agli

amba-

sciatori presso di lui residenti, ch'egli

voleva

essere

il

solo

padrone

seguilo alloggi nel

quartiere cir-

della sua capitale,

onde

non

sof-

convicino, e fece la ronda giorno e


notte.
al

frirebbe afifallo le franchigie de' lo-

Papa, come si disse scomunic l'ambasciatore Lavardino, e pose l' inAllora


il

ro palazzi, ne sconcerto alcuno pro-

succitato luogo,

dotto dai
gliari
;

loro

domestici

e fami-

poich aveva osservalo nelle


di

terdetto
s.

alla

chiesa

nazionale

di

nunziature di Firenze,
era
prelato,

Polonia
altret-

Luigi. Si disse inoltre che Innol'uffiziatura

e di Vienna, disimpegnate allorch

cenzo XI fece cessare


della
vi
s

che

sovrani
si

basilica

latei'anense

quando
che

tanto esigevano

che

osservasse

rec l'ambasciatore, forse nel


s.

nelle loro capitali e corti,

non

softe-

giorno di
gli

Lucia per

la festa

frendo

le

nocevoli franchigie.

ambasciatori sogliono celebrare


assistere
Ivi

con
ta.

alla messa cantapur citammo il celebre opuscolo stampato nel 1688, che

nore cenzo

di

questa
fece
(al

risoluzione

Inno-

XII

rondare
a

sessanta

Birri (Fedi)

quale articolo sono


questo
opalazzi

alcune notizie analoghe

vuoisi di

Celestino

Sfondrali

poi

argomento
ve
e
si

per tutti
le

cardinale, e qui

ne ripeteremo ma intero il suo titolo: Lrgatio Romani archi ons Lavardini, et oh ean-

pretendevano
stesso

franchigie,
alle

nello

tempo ordin

milizie della guarnigione di

Roma,

dtm regi's Chrstianssini ami Romano Pontijice dissidiuni. Ubi a^


gitur de jure, orgine, pregressa^ et
ahtisii

che in caso di bisogno prestassero forza ed assistessero i detti ministri delia giustizia. La squadra dei
birri

quanirioriui

Fra ne hi lia rum

ch^ passando innanzi

al

pa-

uu
imperlale
ritti,

IMM
e la

35
si

lazzo

dell*

ambasciatore

buona
,

concordia

ri-

prepotentemente bastonata ingli aiduchi, fu severamente vendicata da monsignor Giambattista Spinola governatore di Roma e poi rnidinaie, il quale a niuno degli
aiduchi concesse franchigia,
li

Tenne

stabil.
l'

Ma
la

di poi a
a'

sostegno del-

immimit

pubblic

costituzione
,

22 febbraio 1735 In suprepresso


il

mo

justilae solio

Bull.

con-

tom. XIV, p. i3; e frequenza accadevano

siccome con
gli

omicidii

dann
jl

alia

forca,

taglio della

ed uno scudiere testa, ne mai Tolle

che li commettessero non potesse giovare il

ordin che a

quelli

ritirare tali sentenze.

gi

XIV

Vedendo Luiquanto Innocenzo XII era


le

luogo
gliere

immune
la
risse
,

affine

poi

di

to-

causa
volle

dell'acciecamento

costante in riprovar
e

franchigie,
suoi minialle

nelle

che

passate

sei

com'era obbedito dai


-definitivamente

stri,

rinunzi

ore dopo queste, ogni omicida, ancorch chierico, fosse soggetto alla

pretensioni sulle
basciatori

franchigie.
gli

Delle

sua
so
tre
il

leg2[e,

come
a

se avesse

commesOleccle-

dispute di precedenza tra

am-

delitto

caso pensato.
le

ed

alcun ministro della

ci,

conferm
sull'
i

bolle dei

santa Sede, massime di quelle av-

predecessori
siastica,

immunit
casi

venute sotto Innocenzo XII e Clemente XI, se ne tratta ai rispetti"vi

dichiar

per

poter

godere quella della chiesa nei dominii


pontifcii
,

articoli,

giacch anche Clemente


eletto nel

la

forma

da

XI appena
gli

1700 avvis ambasciatori che mai soffrireb-

praticarsi

nell'estrazione

de' delin-

quenti

be le franchigie. Benedetto XIII con la bolla Ex quo divina^ de' 18 giugno 1725, confeitn quella di Gregorio XIV Cwn alias, e circa l'immunit ecclesiastica

Nell'anno santo rifugiati. 1750, in Roma i birri furono malmenati dagli individui addetti allo
nazionale
di
s.

spedale

Giacomo
del

degli spagnuoli,

per cui ne avveni

ne

conflitto

che

superiori

dichiar
di

quali

delin-

quenti che

essa

non
altri

godono
delitti,

medesimo rappresentarono con falsi rapporti alla corte di Spagna ; ma


Benedetto
fece

sebbene
si

l'estese
il

ad

XIV

che allora regnava,


spedale

prescrivendo

modo da

osservar-

passare avanti allo


i

dalle curie ecclesiastiche nell' e-

chiesa
essere

birri

armati, in

segno di
de'&uoi

strarre g' inquisiti

dai luoghi immuni. Nel pontificato di Clemente XII passando una pattuglia per le vicinanze del palazzo di Veneria
in

V unico padrone
nel
libero

della citt,

come

passaggio

sudditi per tutte le strade.

Tanto Benedetto XIV che

il

succes-

Roma,
si
il

aletmi servitori del-

sore Clemente XIII furono benemeriti dell'immunit per le costituzioni ch'emanarono. Dappoich credendo necessario Benedetto XI V determinare gl'insorti dubbi sulf immunit locale, dichiar la sua men-

l'ambasciatore veneto, dalmatini di


nazione,
fecero lecito di volerne

impedire
tuffa coi
uccisi

passaggio
,

attaccarono
l'estarono

soldati

ne
la

tre oltre

un

soldato.

Nacque

grave

differenza

tra

repubbli-

te

quella

de' predecessori

colla

ca di Venezia la santa Sede,


il

ma

costituzione

Ex

officio, de'
il

r ">

mar-

Pontefice
,

essendo
sosteneie

dalla
i

parte

zo 1750,

pres-o
p.

della ragione

suoi di-

mo UT,

?-78.

suo Bull, toDichiar pertan-

36
lo,

IMM
che
trovandosi
in

IMM
luogo

im-

blc la

costituzione

Prncstat ro
a'

mune un
to

reo di delitto eccellunto,


proditorio,

manum
1

Pontificem^

23

agosto

come omicidio
esserne
estratto
indizi

meditavi

e volontario nella rissa, debba

766, presso il Guerra, Epil. Bull. tom. Ili, p. 57 , e con essa prescrisse
l'
i

ogni qualvolta
a

termini

dell*

una
coli'

e delautorit

saranno

bastanti

provare
luo-

altra

giurisdizione,
i

il delitto ; che V estrazione dal go immune non si possa fare

de' sacri canoni,

quali nelle cau-

sen-

se profane prescrivono che l'attore

za l'autorit del

vescovo
di

rispetti-

debba seguire
se questo

il

foro del reo, che


spetter
se
laico

TO

e r assistenza

persona
e
alla

ec-

chierico
,

alla

clesiastica

da
la

lui

deputata,

che
curia

curia

ecclesiastica

alla

facendosi

consegna
cui sarebbe

laicale,

dove

la

secolare, siano a questa intimate le

sia diversa.
si

Stabili
se

consuetudine non inoltre che in


sar
in
nella

censure in
il

incorsa se

fatte

cause

vigore
curia

reo estratto non

fosse restituito

qualche

consuetudine

luogo immune, subito che nel progresso della causa avesse purgato g* indizi che vi erano contro di lui. Essendo quindi insorta la
al

questione se
ti

rei

di eresia

fuggi-

dalle carceri dell* inquisizione al

luogo

immune

potessero da questo

pure in vigore, purch sia quadragenaria e perpetuamente costante, non mai per contraddetta o interrotta. La consuetudine per altro doversi provare con atti gravi, e questi non per tolleranza de' governatori locali , o
vescovile, resti

cstrarsi,

Benedetto

XIV

rispose al
p. 2*24

negligenza degli inferiori magistrati,

modo
del

narrato al voi.

XVI,

e timore riverenziale ne' conni-

Dizionario.

Riguardo

poi

Clemente XIII, nel suo pontificato in Todi un laico accus un altro


del vescovo,
carcere
il

non intendeva Clemente XIII che si potesse introdurre una lodevole consuetuventi, ne* quali casi

per delitto di furto al tribunale il quale fece porre in


i*eo
si

dine.

accusato.
il

Di questo
governatore
il

procedere

querel

della citt,

non essendo

furto di

cosa sacra, e tanto il reo che l'accusatore essendo laici. Non ostante pretese il vescovo che per legittima consuetudine avesse la sua curia giurisdizione cumulativa di co-

Pio VI non manc mostrare il suo zelo contro l'inveterato abuso delle franchigie e pretese giurisdizioni , ma queste ebbero affatto termine nel pontificato del successore Pio VII. Il regnante Gregorio

XVI

nel

pontificato

primo anno del suo avendo pubblicato il reorganico


di

golamento

procedura
Bernetti

noscere anco
laici.
ti

le

cause criminali dei

criminale, dal suo pro-segretario di


stato cardinal
a'

Portata la controversia avan-

Tommaso
,

congregazione dell'immunit, e trovandosi quelli che la componevano divisi negli opinamenti, il Papa avoc a se la caula sacra

5 novembre i83i

fece pubbli-

care colle slampe della rev. camera apostolica V Appendice al re-

sa,

ordinando

al

vescovo
il

di

con-

segnare al governatore

carcerato.

gelamento organico, e di procedila ra criminale per norma delle curie ecclesiastiche j ove si tratta dei
tribunali ecclesiastici

per mettere riparo a simili con-

di

giuris-

troversie fra le

due podest, pub-

dizione mista,

della

immunit

IMM
ecclesiastica
.

IMM
regolamento

Sr
esibi-

Questo

Per goderne per


re la nota

dovranno
degli

d un provvidissimo codice pratico immunitario, che riesce di guida


sicura
laici
,

specifica

oggetti

ai

tribunali
tutti
gli

ecclesiastici

che vogliono introdurre per loro uso, e questa dentro sei mesi dal
loro arrivo.
3.
l'

ed a

agenti
si

della

forza pubblica.

Non

trova

una

Decorso
e se

il

primo anno dalla

collezione cosi unita in

poche pa^ gine, come il regolamento suddetto, di molte leggi apostoliche pubblicate in diversi tempi, e sparse
Indi
lo stesso

arrivo cesser
,

franchigia
gli

illi-

mitala

oltre

oggetti

da

loro indicati,

come

all'articolo pre-

cedente, vorranno
gli altri
,

introdurne deloro
si

in vari libri.
tefice

Ponse-

godranno di una limitache


accorda

per organo
di
stato
a'

dell'odierno
cardinal

ta franchigia
colle seguenti

gretario

Luigi

norme.

Lambruschini,

fece pubblicare

Regolamento
diritti d"

i8 dicembi'e iBSg con le stampe il sulle franchgie dai

introduzione^ di barriera e
relativo

di consumo

derrate

merci provenienti dall'estero, in favore dei componenti V eccellentissi' mo corpo diplomatico presso la santa Sede, eh' del seguente
tenore.
1.

4. Ai signori ambasciatori si concede ogni anno la esenzione dai dazi fino alla somma complessiva di scudi seicento. Ai signori ministri fino alla somma di annui scudi quattrocento. Ai signori ministri residenti fino alla somma di

scudi duecento
incaricati di

all'

affari

anno. Ai signori qualora siano ,


dai

direttamente
signori ambasciatori

accreditati

loro

e mi-

governi, ed in permanenza, fino

ad

nistri esteri,

ed

in generale tutte le

persone appartenenti alla diplomazia,

che giungono dall' estero, saranno trattati dagl' impiegati delle dogane pontificie con tutti i riguardi dovuti al loro carattere, ed il hbero ingresso de' bauli, valigie ed eflfetti di loro uso formanti il bagaglio che porteranno seco, non
soffrir

annu scudi cento cinquanta. 5. I sopraddetti signori ambasciatori, ministri, ed incaricati potran-

no

far

applicare

la

esenzione

quegli oggetti

merci
di

che

loro
si

piaccia d' indicare, finch coi dazii


liquidati

termine

tariffa

giunga
d.

alle

somme come

sopra acessere as-

cennate.

alcuna

difficolt.
,

Le merci dovranno
alle

2. I
stri,

signori ambasciatori
affari,

mini-

soggettate

discipline

doganali
siasi

ed incaricati di
loro

purch
per-

per la liquidazione de' dazii, anche

questi sieno accreditati direttamente

perch possa conoscersi quando


toccato
colo 4-
il

dal

governo,

ed in

limite stabilito nell' arti-

per
di

manenza, godranno piena esenzione gli oggetti di loro uso da ogni

1^1

queste

operazioni

do-

ganali per sar usato ogni


bile riguardo.
7.

possi-

dazio d'introduzione, di barriera e

vengono a stabilirsi in Roma a motivo della loro missione. Questa esenzione sar da essi goduta durante un intero anno dal giorno della preallorch

consumo,

La

presentazione

di

nuove
,

lettere
al

credenziali

per

esaltazione

trono di

nuovi

sovrani

o per

altra

circostanza

o per

missione

straordinaria e passeggiera

non da-

sentazione delie lettere ci'edeajiah.

va luogo a nuove franchigie, qua^

38
k)i*a

IMM
noo
si

IMM
cambiare
la

venga

di crimini y ec.

Kd
il

pet'ionii

gi accreditala.

convenzione
di

tra

preambolo della Papd e il duca


e sopra
il

8. Nella slessa guisa la riunione in

sull'esercizio del

foro vescovile pealtri

una medesima persona

due

zialmenle
punii di

criminale,

o pi rappreseulanze diplomatiche ron dar luogo a moUeplice iVaachi^ia


y

disciplina^ dice

duca;

Guidati
sovrano
autorit,

dal

nspetlo che
ci

coma
di

ma

si

applicher

la

mag-

cattolico

pregiamo
il

che corrisponde al grado pi elevalo del diplomatico che ii* rivestito.


giore, quella cio

professare alla Chiesa, ed alla sua

abbiamo conosciuto
rettificare
le

bi-

sogno di
tiche

leggi e pi-a-

g.
si

Le

esenzioni

delle quali

non
di

comunque
in

vigenti

nei nostri

fosse fatto

uso nello

spurio

dominii
in

tuttoci che

tempo pel quale sono accordate, non saranno pi valide al di l di


quell'epoca, e

opposizione coi

pu essere diritti, immunimedealle

t ed istituzione della Chiesa

non potranno per conseguenza servire di fondamento a


reclami

sima.

Avulo

per

riguardo

circostanze de'tempi, alle

abitudini

per goderle

oltre

tempi

de'luoghij e ad altre gravi diilicolt cui

stabiliti.

non

ci

dato di

ovviare,

SuH'imm unit
degli

ecclesiastica perso-

ci

siamo

rivolti

alla santit di no-

nale, nel voi. Xlf, p.

4^0

^ seg.

stro

Signore Papa

Gregorio

XVI

Annali
si

citile

scienze religiose

felicemente regnante, invocando dal-

mons. Autonino leggono due convenzioni conchiuse tra il Papa che regna, ed i regnanti Carlo Alberto re di Sardegna, e Francesco IV duca di

compilati dal eh.

de Luca,

sua benignit alcune condiscendenze e modificazioni in materia ecclesiastica, disciplina ed iu di


la

particolare sull'esercizio del foro vescovile specialmente criminale, ec. ".

prima porta la data dei 27 marzo i84i, la seconda degli 8 maggio 1841. Nel preambolo della convenzione col primo
:

Modena

la

detto,

come

il

Pontefice

ed

il

re

animati dal
discipline

desiderio di fissare le

onorano Queste due convenzioni grandemente l'esemplare piet ed edificante religione ch'eminentemendue magnanimi i te distinguono principi, e lo zelo del venerando capo della Chiesa.
,

che

dovranno
i

regolare

Nell'Africa
trovato tra
kabili, fricani
le

oggi
leggi

francese

si

dei

d'ora in poi in tutti


la

dominii sardi
degli ecclela

gli

usi

immunit personale
che
avessero
colpevoli

degli arabi,
esservi

de 'nomadi
ogni
trib,
il

a-

siastici

disgrazia

in

dei
cui

di

rendersi

di
gli

reato,

avendo

preso

qualche opportuni

marabutti e sacerdoti loro, oflicio ereditario ; vivono


offerte

delle
decie-

accordi, la santa Sede avuto riguar-

del

popolo;

le

loro

do

alle

circostanze
della

de' tempi, alla

sioni

sono

come
dazi

oracoli;

sono
;

pronta amministrazione della giustizia, ed alla mancanza dei mezzi corrispondenti nei
tribunali
vescovili,
i

necessit

senti dai

e pesi pubblici

la

loro casa o zaoima serve d' asilo a


tutti
i

malfattori perseguitali

ec-

non far
laici

diffi-

colt

che
gli

magistrati

giudii

co l'immunit, la quale presso tutpopoli sacra. Della cappella ti i


cardinalizia

chino
reati

ecclesiastici

per

tulli

che per

la

fsta

di

s,

che

hanno

la

qualificazione

Tommaso

Cantauriense martire del*

IMM
l'imniunit
nella
ccclejiaslica
si

IMO
celebra
collegio
catfolicQy e di agni altro

39
sacerdolegittimo

cappella

interna del
la

zio creduto dagli uomini


e

inglese, essendo distrutta

con tigna

chiesa ove
in

si

teneva coll'intervento
alunni del
ai voi.

santo, Cesena 1791. Questa opedel ra fu lodata dal num.

XVUi

cotta del rettore ed

medesimo,
IX,
p.

ne

parlanimo
e

Giornale ecclesiastico di Roma del 1 792. Si pu anche consultare il Pisloiozz.

171 del Dizionario. Qui aggiungeremo, che "vi canta messa un vescovo invitalo dal cardinal prefello dell' imp,

i47

XIV,

Ragionamento sul

diritto

de' sacri asilij


to
scrisse

Roma
autore

766

quandel-

sulla congregazione
l'

Timmunil
della

della
voi.

Pratica
II,

munit,
la solita

il

quale

domanda prima
Papa per
per
la

curia

romana,

ca-

licenza al

tene-

po XI.

re questa
invila

cappella,
i

quale
vicina,

IMOLA
postolica di

(Imolen). Citt con re-

pure

cardinali

e gli altri

sidenza vescovile nella legazione a-

che riceve
quelli

in

una camera
i

Ravenna,

situala in aria
si-

e poscia ringrazia

cardinali,

onde

salubre nella via Flaminia, sulla


nistra

che

non
al

possono

recarvisi

mandano

cardinal
tare la

prefetto
scusa.
all'

un
e

gentiluomo a
cappella di
presso
la
i

Nella

sponda dei fiume San terno VatrenuSj in una amena e fertile pianura, circondata da vaghe ed
ubertose colline, essendo ampiamente bagnata da detto fiume che

prospetto
prelati

aliare

quadratura de* cardinali


e consultori.

siedono

Un

sacerdote in colta nell'ingresso porai nominali, ed portano le torcie accese quattro alunni del collegio in cotta. Olire i citati autori, suU'im' munita ecclesiastica si possono consultare Alessandro Ambrosino, De

scendendo dal sud ovest la da questo lato, e da quello


est,
il

bagna
di sud-

ge l'acqua

santa

quale a quattro leghe circa

all'elevazioni

di distanza dal lato sud-ovest, scen-

de

dall'apennino,

ed

entra dopo

un lungo corso nel Po di Prima costruito sul ro. Nel 1749 venne
Santerno
piedi
di l del
il

ponte di
si

legno,

lungo

imniunilale et libertale ecclesiastica

4^8}

ristor la via
:

che

al
le-

Bracciano 1621. tram immunitatis


elesiaslicae,

Fattolilli,
et

Thea-

libertatis ec-

gno

piti

medesimo il ponte di non esiste, ed aliro se ne


costruzione.
la

so-

Romae

calo

concistoriale

17 14' L'avvoLucio Bonzetti,

stitu

di pietra, terminato nel

di bella

1826, Prossima al
rocca.

De jiire
de

sacri asy li

ad

l.fideli^cod.

fiume s'innalza

vecchia

his qui confugiunt

ad
che

Ecclesas,
si

1746,

dissertazione

legge

La citt circondala da antiche mura fiancheggiate da torri, cinte


da fosse. assai bene fabbricata, ha belle strade, essendo denominate
so,
le

nella collezione importante di Barto-

lomeo Belli, ed
sistorii

intitolata: Disserlatio-

nes advocatoruni sacri romani con-

principali

via

Emilia, Cordella citt

anno lucem edilae, quo prinuim eas


hlici juris

ab

MDCCXLV

in

e Seminario.
vi

Fuori

pii-

poi

faciendas

niandavit sa.

Selice:

sono le strade Montanara e sta prosela prima ora si

me. BenedicLus XIV, Romae i845 apud Menicanti. E l'abbate Adorgesuita spagnuolo ni dotto ex
,

guendo sino ai confini di Toscana. Vi la piazza maggiore, quella detta del


rio.

Dell'origine dell'immunit del clero

Carbone, e il foro boaQuattro sodo le porte, che *o-

4o

IMO
d'fllione,
i

IMO
delle

no (knomnate Montara, i\ppa e Romana; due


Appio e Spuiiglia, a porla Bolognese
11

monache

Clarisse.

Tra

gli sta-

borghi,

bilimenti d'Imola ricorderemo l'orfanotrofio delle donzelle, e


de* mendicanti

oltre
ossia

il

recente

quello
sessi

d'Illione.

d'ambo

c-

suo concittadino Cosimo Morelli, celebre architetto, voleva ingrandirla con quell'area che trovasi tra
il

retto

nel

1602
la

dal vescovo, dal


volontaria mendi-

comune
nare
cit.

e dai cittadini, per elimilo stabilimento delle

l'ozio e

canale de'molini

V ospedale
al-

Ora

nuovo. Possiede vari palazzi ed


tri

zelle incorporato
le gli

edifizi considerabili,
il

come
i

l'epi-

mendicanti, e
orfani.

doncon quello delmendicanti con


pia
di
s.

scopio,

seminario,

Sassatelli, della

ed Volpe,

palazzi
,

L'opera
di piet,

Te-

Ginnasi

renzio per gl'infermi


il

domicilio,

Codronchi, Morelli, del Pozzo


brica

gi

monte
e
ai
il

Machirelli, Tozzoni, e Farsetti fab-

dale,

il nuovo ospemonte frumenlario per

innalzata sotto

Riari

con
il

dare
ti

miserabili coloni le semenrestituirsi

esteriore di ottima architettura,

del

grano da
del

poi alla

cui porlicale adorna la piazza


giore.
Il

mag-

seguente raccolta: fu eretto ne'pri-

maestoso palazzo munici-

mi anni
stosa

secolo

passato,

ed

il

pale fu incominciato dopo la met


del secolo decorso, indi nei primi

vescovo cardinal Gualtieri don vi-

somma

all'oggetto.
s.

Alle figlie

anni del

corrente venne

ampliato
cittadi

della carit di
li

Vincenzo de Paoaffidata
la

ed

abbellito. L'elegantissimo teatro

fu

da ultimo

dire-

fatto edificare dai primari

zione dei

conservatorii

delle

Gi-

ni con disegno del Morelli, fu distrutto dall'incendio nel

seppine e delle esposte. Nell'antico

nuovo

teatro venne eretto

1796. Il con di-

luogo suburbano sacro

alla

Beata

Vergine e

ai defunti,

una casa
stori,

segno dell'imolese cav. Magistrelli, a spese di alcuni particolari, e per

di ritiro pel clero.

Nelle eruditissime Notzie

prima volta fu aperto nel 1812. Tra le sue numerose chiese faremo menzione delle seguenti. La cattela

che

delle

accademie

d'

Europa

drale; le chiese parrocchiali di san

Mastai Ferretti di Senigallia, dedicate a Pio VI, a p. 61 si legge, che in Imola fiori
del conte Paolino

Nicol de' domenicani

di

s.

MicheGiaco-

l'accademia

nel

i656

in

casa di

le gi degli agostiniani, di

s.

mo
di
s.

nella chiesa della

ss.

ta gi dei carmelitani, di

Annunzias. Agata,

Orazio Celoni imolese, da dove fu trasportala in altre case, essendo


allievi

di

essa

il

giureconsulto

A-

Maria
gli

in

Regola

riedificata dai

lessandro Tartagna scolare di Gio-

quando nel 1782 si fenuovo tempio, fu ritrovalo un mascherone di bronvescovi, e

cero

scavi pel

como

vanni da Imola, e il dottor GiaFilippo Porzio oracolo delle


al Pontefice s.

leggi pontificie e cesaree, e carissi-

zo forse gi appartenuto a qualche antico acquedotto o fonte stabilito nei tempi di L. Cornelio Siila, ed
involato nelle vicende politiche del

Pio V. Di queaccademia Giuseppe Garuffi Malatesta ne tratta ndV Iialid accademica^^ p. 382. L'anonimo imosta
lese alla

mo

1797; poi fu
Merita anch^

restituito,

ed ora
la

parte

IH

della sua Storia

collocato nella pubblica biblioteca.

scrive,

che verso

la

met

del seco-

menzione

chiesa

lo

XVII,

sotto gli auspicii del car-.

IMO
dinal

IMO

4t

Mesceva Donghi venne istituita in Imola l'accademia e^' Industriosi, la quale ha per impresa:
agit.

Maria Mancurti, tesse il copioso novero di quegli imolesi che fiorirono in santit, dignit ecclesiastiche, nelle lettere, nella giurispru-

Duin a^tatur
delle

Nata in un
al

se-

colo alla purit

buon

gusto

denza, nella medicina, nella poesia,


nelle magistrature,
nelle

troppo fatale, ebbe un' infanzia alquanto lunga. Ria i chiarissimi ingegni imolesi che
lettere

amene

armi

nelle arti belle. Noi oltre


cui

quelli di

faremo onorata menzione in prodell'articolo, qui


classificati,

fiorirono nel secolo

XVII I

la

fece-

gresso

appresso,

ro ben presto salire ad uno stato di


vigore, di consistenza e di
lustro.

ed alquanto

accenneresi

mo

nomi

di quelli

che pi
s.

di-

Concorse Giovanni Francesco della Volpe in una speciale maniera a


far rifiorire la

stinsero in detti pregi.

In santit abbiamo,
vescovo;
s.

Cornelio
poscia

quasi estinta

acca-

Pier Grisologo arcidiachiesa imolese,


di

demia degV Industriosi j gli diede asilo, fu suo preside, e V anim coi
suoi elegantissimi poetici componi-

cono della
arcivescovo

menti. Alla restaurazione dell'acca-

demia concorse pure Valerio


chiara famiglia Troni,
licissimo delle

della
fe-

Proimolese; s. Donato ch'eresse col suo patrimonio il tempio de' ss. Mat;

Ravenna

s.

getto arcidiacono della chiesa

cultore

teo e Mattia, fu chiesa

arcidiacono della

muse. Altro

ravvi-

imolese

dottissimo

s.

vamento

l'accademia lo ricevette nei primordi del presente secolo,

essendone

preside Manfredo

della

celebre prosapia Sassatelli, noto alla repubblica

letteraria per le sue

Maurelio vescovo e martire ; s. Terenzio o Renzio patrono di Faenza, diacono e letterato ; ed il b. Pietro Pattarino o Passeri, dottissimo giureconsulto , gran priore
dell'ordine gerosolimitano in

produzioni.

In fine

faremo parola

della biblica accademia, fondata dall'

morto
al voi.

nel

1820,
p.

di cui

Roma, parlammo
Dizioil

odierno

cardinal vescovo. Per la

XXIX,

296

del

generosit del p. Setti minor conventuale si eresse e si dot nel 1747 la

nario. Diede Imola secondo


della alla santa

Car-

pubblica biblioteca, la
la copia de' volumi,

quale per per l'intrinseco


e di

loro merito, e per quello delle edizioni, riesce utile

ornamen-

to alla citt. Degli eccellenti inge-

Imola, che illustrarono la patria e l'Italia, ne fecero encomi vari scrittori, e Leandro Alberti a p. 32 1 e seg. della Descrizione d'Italia.

gni fioriti in

Sede diversi cardinali ed un Papa, alle cui biograGiusto fie si riportano le notizie. da Imola creato cardinale nell'Siy da Gregorio IV. Lamberto di Fagnano o Fiagnano detto Scannabecchi e da alcuni ritenuto bolognese, creato cardinale da Pasquale II,
nel
di
1

24

fu creato
II.

Papa

col

nome

L'anonimo imoterza parte di

lese trattando nella

sua Storia

quella

che

appartiene
della

alla letteratura, coU'autorit

cronologica raccolta di

quegf imo-

da Imola fatto nel 1126 cardinale da Onorio II. Francesco Alidosi nato in Rivo o Castel del Rio, nel i5o5 fatto cardinale da Giulio II; ed ai nostri giorni Anton Domenico Gam-

Onorio

Ridolfo

lesi che si distinsero dell' eruditissimo imolese cauoaico Francesco

berini,

nel

1828

creato cardinale

da Leone Xll.

Letterali, giurecon*.

4l
suUi,
oratori,

tuo
poeti,

IMO
magistrati
celebri.

lgna.

Giacomo Carradori,

Alidosio

gncineri

Nell'arte militare, Cassio, Fausto, Alberto Alidosi , Troilo e Curzio Nordigli, Gigio Accarisi, Roberto

furono pi

vescovo di Rimini, Nicol Ugudonico, Nicol dall' Orto arcivescovo


di

dovico
riero,

Ragusi poi di Manfredonia, LoAlidosio anco prode guer-

Bulrice, Anselmo, Giovanni ed Eugenio Ferroaldo, il secondo poi vescovo , e Scipione Buonmercati. Baldassare fu raccoglitore delie opere del Grisologo, ed illustr l' epistole di s. Paolo Teodorico re de'goti lo fece moriCassio, Alvanito,
:

Feraldo,

Giovanni

Strada

vescovo di Comacchio poi di Forl,

Alessandro Tartagni celebre giu-

a cui fu coniata una medaglia. Francesco Ferroaldo, Antonio Tartagni , Matteo Faella
reconsulto

re di fame. Salviano
nelio

Troilo

ora-

tore e poeta, Fausto, Norbano, CorCarvassalli,

roardo,

nardo Antonio Floridolo reduce dai suoi lunghi viaggi in India e Gerusalemme, in rivederlo la madre Polissena

Benvenuto BeBroccardo, BerFloridolo, Rogerio Calvo.


Maurizio

Giannantonio Zarrabini detto Fla* minio ad onore del suo figlio Marc' Antonio fu battuta una medaglia. Sebastiano Flaminio, Gabriello Flaminio, Annibale e Girolamo Veronese, Girolamo e Giambattista Marconi, Lodovico e Giambattista Zappi Ignazio e Giacomo Cattaui , Andrea e Giambattista
:

de' Piccoli

sopraffatta

dal

Cattaneo, Girolamo Chiaruzzi,


sebio da
lettere
la

Euverso

piacere
to,

mor.

Leonello

Carradori,

Imola
,

eruditissimo nelle

Benvenuto Porzio, Pompeo CurialBenvenuto Paganelli, Stefano


Claudio
JNaselli che lo memorabili d'I-

ebraiche

dappoich

Leucate,

scrittore delle cose

mola vorrebbe cardinale;


tere fu pure
Naselli.

nelle let-

met del XVI secolo in Imola fiori una famosa sinagoga. Tra gli uomini illustri della famiglia della Volpe si distinsero Taddeo, uno dei
pi flimgerati guerrieri dell'et sua;
fu

chiaro altro Claudio

Lorenzo Canlagalli, Lorenzo Lolli, che l'anonimo e Florio correbbero cardinale. Valerio Peliliano, Lucio Dondidei, Projelto e Gherardo Gigi, Maffeo Ungarelli, Antonio Passerino, Antonio Orgogliosi Calassi , Antonio Franco ,
Giulio

comandante

sotto Cesare Borgia,

sotto Giulio IIj ed al servizio della

repubblica

veneta che

g'

invi

il

bastone del
tre
incisi

comando guarnito
ove
insegna
della

di

cerchi' d'argento,
il

furono

leone

me-

desima, analoga iscrizione colla data del

che fu
siano

Albino che il Palazzi dice da Innocenzo IV creato


Pietro
Carvassalli,

i5io, e

la

volpe col motto


iitar
^

Simili asili

et dentibus
:

im-

cardinale.

Cas-

presa

del capitano

poscia
alle

la re-

Mezzamici, Antonio BonasePrudenzio Lelli , Luigi Laderchi, Lodovico Tebaldi, Camillo Bandino, Albertinello Mezzamici, Benvenuto Rambaldi detto Benvenuto da Imola uno dei pi facondi ora,
^

pubblica riconoscente

sue glo-

una statua equestre, di cui l'anonimo ce ne d la figura a p. 63, come delle medaglie qui memorate. Giambattista
riose imprese gl'innalz
fratello

di

Taddeo preposto

della

ratori, storici

e filosofi del secolo


di

cattedrale,

XIV, commentatore

Dante

le cui

fu rinomato nelle divine ed umane lettere, e dal senato

opere spieg pubblicamente in Bo-

imolesc spedito

oratore ad Adria-

IMO
no

IMO
VH
;

43
,

VI, ed

Clemente

fu

dotto auche Alessaudro figlio di Taddeo. Michele Macchirelli, GiambattiCronaca della sta Florio autore Vaticana d'Imola intitolala: Metitorabla cwitalh Iniolae,

Enea oratore e Guido guerriero, Giacomo Filippo de' Poruomini


zi
,

giureconsulto

de' conti di

Cunio e

Ottaviano Vestri di Barbiano


,

chiarissimo
della

giureconsulto

autore
gli

come

di-

Praxis ronianae curine ; furono coniate due medaglie.


super
in

Lo
suo

mostra il canonico Mancurli. Francesco Gabaruccij Lorenzo e Domenico del Carretto Maiicurti. Fabririo ed Ercole Faelli. Giovanni Sassalelli figlio del prode guerriero Francesco fu d'incomparabile valore, ed in un duello di sette italiani contro altrettanti oltramontaui, che nel Milanese disputarono per la rispettiva nazione il prima-

dottrina

Marcello

figlio, e fu segretario delle

lettere

Gregorio XIV, Clemente Vili, e Paolo V. Paolo Macchirelli fu benemerito ambasciatore della patria a Greapostoliche di
Sisto
,

gorio

XV

ed

Urbano

Vili.

Ac-

crebbero gloria ad Imola i due Laderchi , il fratelli Giambattista


giureconsulto Nicola Codronchi; dei

to

militare,

restato
sei

superstite

ai
ri-

Codronchi

Serrantoni

fu

illustre

compagni, uccise
port

emoli,

pieno trionfo col nome di Cagnaccio. Per nell'erudito Elogio di Giovanni Sassatelliy scritto dal eh. Tiberio Papolti, dedicato al conte Roberto Sassatelli, e pubblicato colle

Ottaviano. Vincenzo Savini, Filippo Sassi, e Luigi Mirri scrissero le


cose pili notabiU della
citt.

Nella

famiglia

Gau^baro o Gambarini , Gammaro o Gammarini fiorirono


giureconsulti
al

insigni

stampe dal Marsigli


1 i

in

nammo

voi.

come accenXXVIl, p.i 58 del


,

Bologna nel 842 si legge che gli francesi italiani furono otto ed
nove,
il

Dizionario. Giambattista
fu prelato di

Sassatelli

quel

merito
sepolcrale

che
in

si
s.

general de'quali Armignac


essergli

legge nella lapide

ebbe a dire
tenne
dello
egli in

parso Giovanni

in quell'assalto

un cagnaccio, locch

sere cos

gran conto, am di eschiamato, e volle che ai Iati


gentilizio
si

Prassede di Roma. Nel secolo fiorirono Valeriano Zampieri , Alessandro Magnani , Alberto della

XVU

stemma

locassero

Domenico del Carretto Volpe Alessandro Poggi Enea Vaini


,

, ,

le figure di

due cani. Milit Giovanni sotto Alessandro VI e Giulio II, il quale gli don con mero e misto

Francesco del Pelo , Silvestro Muzio , Roberto Poggiolini, Antonio Abbondanti, Lodovico Stagni, Giuseppe ed
chirelli,
altri

impero

il

castello

di

Bellaria

della

famiglia

Mac-

nel

territorio

di

Pisa.

Leone

Domenico

e Cesare Miti,

investi del

di Reggiano,

Coriano, in
servigi
:

dominio del castello e Clemente VII di premio ai suoi utili

Nicola

Gambe rini

benemerito della
raccolto
le

patria storia

per aver

memorie d'Imola. Camillo


Giovanni Giuliani,
grini, Giambattista

Ettorri,

ne furono degni nipoti Marc' Antonio ed Ercole, come degni discendenti furono Gentile e Francesco celebri militari , e Roberto vescovo di Pesaro.
glia Vaioi

Giovanni MaGamberini ca-

pitano,

consulto,

La

fami-

vaut pure celebratissimi

suo nipote Simone giureGiuseppe Maurelio , e Gio. Paolo Antonio Gamberini. Alessaudro Sassatelli fu coraggioso

44

IMO
patrie
turgico.

IMO
istorie; Luigi

capitana Nel secolo XV^III fiorirono, Vcv Galeazzo Savini , e Giovanni suo fratello Giuseppe Pi,

Bragaglia

li-

In medicina e chirurgia fioriro-

ghini

della famiglia Zampieri ab-

no,
della

Carlo

Bonmercato

archiatro

biamo

Carlo,

Tommaso, Giuseppe,
ZapGiovanni
erudi-

pontificio nel secolo

XI, e Cassiano

Vairriano, Antonio, e Camillo poeta illustre. Giambattista Felice pi Francesco Ettorri , Campagnoli, Antonio Ferri
,

medesima stirpe. Aurelio CanGiacomo Cantagalli, Pietro Corialto da Tossignano Giovanni


tagalli,
,

to in ogni genere d' antichit, mas-

sime della
Alaria
jslorico, e

patria

storia.

Antonio

Manzoni canonista e sacro

come
e

tale

dai cardinali

del

Verme

Gozzadini

fu

interelati-

ressato a scrivere le notizie

BaMagni nardo Bonetti archiatro di Nicol V, Onorio figlio dell'altro valente medico Sebastiano Flaminio, Luca Ghini, Andrea FerPonte, Giambatri, Girolamo da tista Codronchi che compose una
Pellegrini
,

Feraldi, Lodovico

verio

di

ve a que' corpi di santi venerano nella cattedrale, e


de' vescovi
ilal

che

si

dissertazione sulle acque di Riolo e

la storia

d'

Imola, perci
,

lodato
poi

Muratori

delle

quali

Giovanni ed Antonio Maria Cardinali ; Domenico, Franj^esco Maria, e Gio. Francesco della Volpe; Martino, Giovanni Sebastiano, e Giovanni Carlo Vespiparleremo.
gnani. bco

Domenico Gaspare, canonico Francesco Maria, Giovanni Dome,

Domenico Mancurti
la le

al

canonico

chiesa e citt d'Imola soloro

no principalmente grate per memorie civili, letterarie


bri

Ovidio GibetBartolomeo Manzoni , Camillo Zampieri, Lodovico Barbieri, Antonio Maria Fini di Valsalva degno discepolo di Malpighi divenne bravo anatomico, celebre medico, valentissimo chirurgo, e merit alMorgagni di lui ti encomi da un allievo. Antonio Galloni, Giuseppe Maria Conti Tiberio Codronchi Domenico Agostino Alberghetti anche celebre chirurgo, Andrea Topure rinomato ostetricante schi
di Casola Valsenio.
ti,
, ,

e sacre

che dottamente compil in due liseparati. Valerio Troni apr nella sua casa una letteraria adunanza; ti degno discendente il
vivente conte Tiberio direttore ge-

Pier Grisologo Butierli, Luigi Angeli archiatro onorario di Pio VII,

benemerito della

patria

storia

ed

autore di opere di vari argomenti,

come

delle

Memorie

biografiche di

uomini

illustri iniolesi,

Imola 1828.

nerale delle dogane pontificie, da-

Nella pittura Imola vanta Deodato


, Pietro Bagnani anche Innocenzo Francucci detto Innocenzo da Imola allievo del Francia ; per sua gloria fu coniata una medaglia. Gaspare Sacchi di cui l'ospedale d'Imola pos-

consumo , e diritti uniti : sua benemerita carriera di>plomatica in servigio della santa
zii

di

Giovanelli

ideila

letterato,

Sede, ne parlammo
p.

al voi.

XXVIII,

252, 253, 254 e 256 del Dizonario. Bartolomeo Nonni, Giacomo Canti, Giuseppe Maria Rivalla, Giovanni Agostino Gamberii padre di Anton Domenico poi
cardinale; Giulio Papotti giudizio-

siede

una stimata pittura

rapprei

sentante la Beata Vergine ed

ss.

co ed

instaucabile

lacco^itoie di

Francesco , Antonio e Giacomo. Innocenzo Monti, Giuseppe Bartoliiii. Do meaico Valer lani, Giacomo

IMO
Succi, Giuseppe Righini
del quale

IMO
ditore Giuseppe
st e

43?
al

Benacci

pode-

grandi

sono nella chiesa del Carmine due e belli quadri esprimenti


di
Eligi

savi

della

pubblicato in due

medesima citt, tomi nel 1810

le gesta

profeta.

Neil' ar-

in Imola coi tipi comunali per

G.

chitettura
si

e scultura tra grimolesi


scultore

Benedetto Filippini. Ci che onora

distinsero, Ercole Fichi


;

maggiormente
la

chiaro

scrittore

e valente architetto
ligazzi architetto,

Domenico BeAnnunziata;

solenne ritrattazione, che amptt

disegno del quass.

le

la chiesa della

e senza riserve fece stampare dalla seminario imolese tipografia del


in data

Lorenzo e Cosimo
tetti,

Mattoni archicui

de'quali
s.

il

disegno della chiein

quale

29 gennaio 181 7, con riprovando sinceramente


false,

la
le

sa di

JVicol

dovettero

proposizioni

calunniose, scaii-

conciliare

quanto

esisteva.
si
i

Ignazio
distin-

dalose ed ingiuriose alla santa Sede, ai

e Cassiano della Quercia


sero nell'arte
colla

romani Pontefici
della

d'imitare

marmi
in

ni sacri ministri

e ad alcumedesima,

scagliola

o mischia
e
s.

Imo-

contenute nella detta


strascinato
sospetti

storia,

siccome
storici

la nella

cattedrale,
di

nelle chiese

da
a

rapporti

di

di

s.

Giacomo,

Stefano promirabildi tarsia

e dal vortice delle passate


,

tomartire, e del Suffragio sono altari

vicende
dato,

togliere

lo

scandal
a Dio,

in tal foggia
lavorati.

da loro

domand perdono
Papa
falli

mente

In lavori

implor dal
soluzione dei

furono lodati Andrea e Giuseppe Bagnari. Cosimo Morelli architetto


di vasto genio,
di
il

ed Pio VII l'ascommessi. Guarriportare


i

dandoci bene
errori, noi
lo

dal

suoi

quale
e

fu

autore
di

prenderemo per orne'

molti
chiesa
il

edifzi,
il

per

dire

dinaria
storici,

guida

seguenti

cenai

quelli
la

d'Imola,
di
s.

duomo nuovo,
il

senza inutilmente citarlo


la

ad

Stefano,

teatro

ogni passo, per


ta dal
a'

brevit prescrit-

che

fuoco distrusse, ed
:

il

nuovo
il

nostro

sistema,

inserendo

ospedale civico

in

Roma
e per

tea-

luoghi opportuni

tro di Tordinona,

commisproprie
cavapalaz-

torit ricavate

sione di Pio VI, che colle

ed auda altri autori. Imola governo distrettuale che


notizie

mani
zo

gli

impose
e
la

la croce di
il

si

divide ne* tre governi


Castel

d' Imola,
di

liere dello

sperone d'oro,
sagrestia
i'

di

Bolognese,
oltre

Cascia
villaggi

Braschi
,

Vaticadel
altri

FalseniOy

quaranta

na

ed

in

Subiaco

edifizio
di

seminario. Per
imolesi illustri
,

non
fra
i

dire

letterati

ag-

che ne costituiscono il territorio comunale; ha poi nel suo circondario le comuni di Dozza e di

giungeremo Nicola Gommi Flamini, mancato immaturo nel i83o, molto elegante scrittore in verso ed in prosa. Fu eziandio particolarmente benemerito della patria storia r imolese Giuseppe Alberghetti
sacerdote, autore

Mordano
quelli

de' quali

luoghi

e di

ad essi soggetti passiamo a darne breve indicazione, oltre quanto si dir in questo articolo. La
popolazione
di

tutto

il

distretto

d'Imola ascende circa a cinquanta


mila abitanti. Castel- Bolognese
stretto

dotto

ed anonistoria

mo

del

Compendio

della

civile^ ecclesiastica

e letteraria deldall' e-

diocesi

d' Imola.

governo , diTerra
iii

la ciu d'Imola^ dedicato

posta alla sinistra del Senio

pia

46
livatn.

IMO
che a Faenza,
di
ni
s.

IMO
si

oevole pianiii'a, ed assai bene col-

disse

gi

ponfe

Fu

edificata

in

tempo
il

del

Procolo, ed celebre per la


clie
i

predominio bolognese, nel


cato di

pontifi-

vittoria

forlivesi

Urbano VI, verso


tanto
i

avendovi
g'

i38o, faentini quanto

insieme agli

esuli

ed faentiLambertazzi
i

imolesi acconsentito, in soddisfa-

riporttuono sui bolognesi nel 127.5, non che por avervi i francesi nel

zione d'un assalto dato in quella contrada, per lo innanzi disabitata,

1797 forzalo le truppe pontificie, sebbene a quella giornata siasi dato


il

a due ambasciatori bolognesi che fui'ono assassinati mentre recavansi al detto Papa ; indi fu ingrandita dopo il i386 dai bolognesi con
,

nome

di battaglia di

Faendi
le

za.

Al capoluogo

del

governo

Castel-Bolognese soggiacciono

co-

muni

di

Bagnava, RIoio
villaggi e

e Sola-

iin

castello per sicurezza del viag-

rolo con molti


rocchie.

gio,

poscia
dagli

cinta

di

mura
il

nel

Fu

nove parpatria di molti uomi-

^i5
se

abitanti,

avendo

pae-

ni illustri, tra' quali del celebre car-

numerosi e magnifici fabbricati


la ter-

e templi. Dai suoi fondatori


ITI

prese
,

il

nome

di

Castel-Bolo-

gnese

Castruni Bononiense ,
i

mo-

Domenico Ginnasi che mor decano del sacro collegio. Del bene ch'egli fece a Castel- Bolognese, se ne traila alla sua biografia. Da
dinal

strando

popolani

la

pi costante

Agostino Gravini valente


tore
fra
i

predica-

divozione ed affetto a Bologna, che sempre fu per essi riguardata co-

conventuali,

al3biamo:

De

viribus lliistribns Castri

me
ta.

per cui bolognesi l'aveano validamente munila

madre

patria,

niensis,

DonoBononiae 1608. Altra edifalla

zione fu
legrino
blic in
stnbiis^

dal

F'ranchini.

Pel-

Il

principale disastro a cui sogdella

giacque, fu quello
di

irruzione

Cesare Borgia, nel pontificato di .Alessandro VI. Egli ne discacci

Mezza mici nel 161 8 pul>Bologna De viribus illuac stata rerum Castri Bo:

noniensis.
le

Cesare Mezzi^inici scrisse

acerbamente

gli

abitatori,

ne roviquartie-

Notizie istoriche delie operazio-

la

rocca, e la costitu

ni pili singolari del cardinal

Dolu

re esclusivo de' propri


sino al

soldati.

Per-

vienico

Ginnasi^
notizie
la

Roma
il

1682.
lustro
si

nome
si

fece onta, e volle

che

queste
riceve
ta

oltie

che
tratdi

dal suo

dicesse

Filla

Cesarina.

famiglia Ginnasi,

Dopo

morte di Alessandro VI, cessando il dominio di Cesare Borla

ancora degli uomini celebri

Castel- Bolognese.

gia, gli abitanti

vi

ritornarono, e
ridussero a mi-

in

breve tempo

la

ne.sse,

Bagnara. Comune con ville an-. soggetto al governo di Casteld' I8'>'>

glior stato di prima, tranne le fortificazioni

Bolognese, distretto e diocesi

mai

pi

ripristinale.
il

mola.

certo che verso l'anno

bolognesi governarono

luogo con temperato freno, lo arricchirono di privilegi in un al suo territorio, al quale affluivano da ogni

gi eranvi in questo luogo de'fabbricali,

che poi crescendo

produsil

sero l'odierno pae*;e. Piano n'


territorio,

parte di
serci larvi
cati.
Il

Romagna
il

le

genti per e-

ha pregiati fabbricali, ed racchiuso da mura.


Riolo.

imo

al

merponte del Senio, eh' prosCastel- Bolognese assai pi


traffico

ne' ricchi

Comune

.soggetto

al

go-

verno di Castel- Bolognese, distretto e diocesi

d'Imola.

Fu

dello pri-

IMO
Ariolo quindi Oriolo, e poscia Riolo. Questo paese fu fondato da
Siila

IMO
tenendo
ai

47
potenti

ma

primi

Manfre-

di di Faenza, furono questi costretti abbandonar il luogo del loro dominio e rifugiai*si a Solarolo, di dove in breve furono cacciati da Guido di Montefeltro, ed il castello

nell'anno
vi

territorio

67 una

di

Roma. Nel
ed acnel ca-

grotta detta di

Tiberio, ove sono

stallatiti,

que che fanno un rumore

dere e percuotersi, che intimorisce quelli che gli si avvicinano. Delle


u acque scrissero
tij
i

quasi distrutto. Sostenuti

poscia

summentovaLuigi

Angeli Vicenza nel lySS: Delle acque medicate di Riolo nel

e l'imolese
in

cav.

pubblic

territorio

imolese.
;

11
il

territorio in

colle

ed in piano

paese ha buo-

ni fabbricati cinti di

mura.

Dopo

l'anno

928

di

nostra era, Riolo fu


ricjjper

espugnalo dai faentini; per Troiio Nordilio


lo
i

Manfredi da Roberto il Savio re di Napoli , tornarono a Faenza quindi nel i32g forlilcarono in miglior modo Solarolo, come luogo a loro caro, e difficile ad espugnari34i i castellani pensarosi. Nel no a porre in sicuro le cose sacre, e per dentro alle mura fu edificata la chiesa di s. Maria Assuni35o ta, tuttora sussistente. Nel
gli

ad

Imola.
sot-

abitanti

si

difesero

valorosa-

Nel 1766
trarsi alla

riolesi

tentarono
cui

giurisdizione del
,

comu-

ne
nel

d'

Imola
li

alla

1770

restitu

dipendenza Clemente XIV.


soggetto
al
di*

mente da Astorgio Duraforte conte di Romagna, il quale dopo l'assedio di due mesi meno un giorno quantunque comandasse numeroso esercito dovette ritirarsi
;

Solarolo.

Comune

dal

governo

di

Castel-Bolognese,
in

che

si

pu argomentare

la fortez-

stretto d'Imola, diocesi di

Faenza.
ba-

situato

amena pianura
,

gnata dai fiumi Senio e Santerno.


antico d' origine non ha memoria che oltrepassi il mille. Vari sono nomi che gli vengono dati nelle vecchie cronache, come
i

za del luogo, e l'animo de' castellani. In seguito Francesco Manfredi lo vend ai bolognesi per tremila fiorini d'oro
della
;

Bench

poscia Astorgio
i

medesima famiglia sovvert

capi della guardia, e se ne rese pa-

drone nel 1390;


ai bolognesi

ma

nel
di

i4oo
Cinque

Solarolo

Salaroloy Salaureolo e Castel Salutare. Il Tonduzzi nelVHistorie di Faenza confessa d'iy

fu

restituito.

anni dopo dal legato

Gregorio
,

XII

tolto

al

conte

Alberico

fu

gnorare se Solarolo fosse nome di castello o di villaggio e dice che la sua prima memoria del io53. Nell'anno
1

dato a Gian Galeazzo Manfredi, ma rovinato per l' incendio eccitatovi dai difensori. Nel i5oi se ne im-

187, per inimicizie di parte


e distrutto, essendo quasi
abitazioni
1

insorte tra gli abitanti, rimase ab-

bruciato
tutte le
di
le

padron Cesare Borgia, dopo quattr'anni venne occupato dai veneti, nel i5o9 dall'esercito di Giulio W,

formate

allora

che nel i5ii


tini,

lo concesse ai

faenlo

8 risorto gi dalsue rovine, per opera de' faen2


1

canna. Nel

finche

Leone

nel

i5i4

cede per quarantamila scudi a Si-

tini,

che

al

loro

vicariato lo agfor-

gismondo

Gonzaga
:

marchese

di

gregarono, comparve munito e


tificato di

Mantova
lo

finalmente Gregorio XI
i

fosse e ripari.

Per

le fa-

ricuper nel

^74

per trentasei

zioni de' guelfi e ghibellini, appar-

mila scudi da Luigi Gonzaga xlu-

IMO
rono soccorso
di Casola
tratisi

IMO
di armati agli

ca di Nivers. Altro notabile avvenimento di Solarolo lo riportam-

uomini
,

Monte

Fortino

sot-

mo

al

voi.

XXIV,

p.

143 del Di-

dalla dipendenza de' faenti-

zonario, cio che la duchessa d'Urbino Lucrezia quivi conchiuse la cessione del ducato di Ferrara coi cardinali legati, ed ove fu ricevuta e salutata con novantanove colpi d'artiglieria Solarolo conserva Je sue mura, ed una torre, avanzo della sua rocca. Vanta alcuni uomi.

ni. Giovanni XXllI nel \^ii l'arcord con mero e misto impero a Lodovico Alidosio vicario d'Imola,

in

un

alle

sue pertinenze. Nell'in-

cominciare del secolo


i

XVI
nel

avendo

veneziani occupato Casola, la re-

stituirono a Giulio II

i5o4,

laonde

gli

abitanti prestarono giu-

ni

illustri.

ramento
,

governo, distretto e diocesi d'Imola. Terra che


s'incontra alla sinistra rimontando
il

Casola T^alseno

ai procuratori del comune d'Imola. Nei primi anni del secolo

XVII
il

Casola Valsenio

si

sottrasse

alla giurisdizione d'Imola, per

cui

fiume Senio da
in

Castel-BologneBatta-

comune
il

imolese nel 1618 ricorse


il

se,

vicinanza del Monte


fabbricata in
esist fino al

a Paolo V,
stitu

quale nel
alla

glia.
te,

Fu prima

mon-

castello

1621 redipendenza

ove

12 16, quindi

venne costruita nella valle del Senio, donde forse prese l'aggiunto
Val-Senio. Ne' recenti tempi andato sempre pi migliorandosi il

d'Imola, il cui comune vi mand per uffiziale Romeo Pascoli. Qui fiori la nobile famiglia Ceroni o Cervoni signora del castello di Ce
roni o Ceruni, Ceronius Pagus, dalla quale uscirono molti
lustri e la

suo aspetto dal lato de' privati edifizi. N vago meno dal canto della natura, dappoich gli ameni colli ond' cinta, formano una simmetrica gradazione , cui accresce pregio la feracit de* campi, oliveti,

uomini

il-

nobile stirpe dei Soglia.


nel

In

Roma
:

1826

co' tipi

de Ro-

manis
titolato

usc alla luce l'opuscolo in-

Ha

vetusta aliquot

Gentis Ceroniae in Aemimonimenta au-

vigne e

le

deliziose
edifizi.

villeggiatu-

ctore

Dominico Mitay

re con buoni
chiese,

Vi sono due
di cappuccini,

frontispizio lo

stemma
fine
le

avente nel dei Ceroni


cose narrate

un convento

Soglia,

ed in

una tavola geogente


Ceronia.

uno
cati.

spedale e diversi belli fabbri-

grafica riguardante

Celebrate sono

le

sorgenti

per quanto scrisse battista Codronchi, e particolarmente per quanto riusc discoprirvi l'altro dottore Giovanni Montani nel 1824, delle quali acque l'una
dicinali

meGiam-

nell'opuscolo sulla

Di questa
ligioso

fu pure l'esemplare re-

Gio. Battista Ridolfi,


in

nato

Casola Valsenio da cavalier Giovanni, e da Alessandra


nel

i588

Soglia da Ceruno, che


vest

nel
col

1610
quale

semplicemente salata, l'altra marziale


,

l'abito cistcrciense

una

terza epatica forte, e la


leggiera;
di
tutte

quarta epatica
istituendo
ta analisi,
il

al

mor in odore di santit nel i62[ monte Soratte nel celebre mos.

lodato professore esatal

nistero di

Silvestro.

Il

suo di-

ha procurato

paese

un

beneficio segnalato, e lascia dei

scendente monsignor Giovanni Soglia , nato, in Casola Valsenio , a-

suoi studi onorevole testimonianza.

nonimo ne pubblic
rio

il

commentavita Joati-

Verso

il

12 18

gl'imolesi

presta-

con questo

titolo

De

IMO
ni Baptistae

IMO
dinaie
si

49

nachi fuliensi
niae

Bernardo mocommentarius^ Ros.

rec a visitarla. Si legge

i83r,
il

col ritratto del

vene-

rando
tario
alla

religioso. In

questo

commen-

pertanto nel num. Sy del Diario di Roma 1839, che a' i3 luglio giunse in Casola Valsenio il cardinal Soglia, che sebbene per la nota sua modestia inaspettato , appena
la

dotto autore dice aver dato

luce alcuni antichi

monumenti

della famiglia Ceroni illustrati dal

deputazione
la

del

comune pot

dottissimo sacerdote
li

o Mila
la

fino dal

Domenico Mii635 da cui


,

incontrarlo a poca distanza del paese,

popolazione ricolma di gioia^

derivava
to
di

sua famiglia, encomialetterati

da parecchi

Milano, che giudicarono

massime il comri-

suonando a festa le campane, lo accolse. Tal giubilo patrio si rinnov affettuosamente in diverse for-

mentario degno di essere posto fra


le

me
il

nelle ore

pomeridiane, quando

memorie

delle

cose italiane,

cardinale accompagnato dalle au-

trovate e raccolte dal

celebra tissi-

mo

Muratori.

11

commentario poi
dall'il,

torit locali si rec a visitare il convento de' cappuccini, pio e religioso dono di sua munificenza; Nel numero poi 64 del medesima Diario , si narra come il cardinal

scritto

con aurea semplicit

lustre prelato ora cardinale

vencolle

ne volgarizzato, stampe dal eh.

e pubblicato
prof.

Giuseppe Ignazio Montanari. Intorno al testo latino ne parlarono con lode il


giornale
luglio
il

glio

Giovanni Soglia Ceroni a' i25 lucon solenne pompa consacrai


de' cappuccini
,

la chiesa

costrutta!

Arcadico nei

fascicoli

di

a sue spese nel


to annesso;
ciato

1825
egli

i83i e settembre i832, cio medesimo Montanari e il eh.


,

com'

convenava incomincol

ad
la

istituirvi

prof.

Domenico

Vaccolini,

il

quale

per

cristiana

le maestre pie educazione dellc

pur lod il volgarizzatore] ed il monsignor Tommaso Azzocchi nella dedicatoria che fece al cardinale del suo utile Focabolaro domestico di lingua itali ana, disse essere scritto colle grazie di Cornelio Nepote. 11 Papa regnante Gregorio XVI rimuner le vkI ed
eh.
i

giovinette; del convito ed accade-

mia
cui

vocale
il

ed

istromentale
volle

coil

addimostrare al benefico cardiiale la sua rico-^


noscenza,
e
coli'

comune

intervento

dell'o-

dierno vescovo

d' Imola.

Descrive*

ancora

la

festa

che
all'

il

magistrata
rendi-

celebr nel d seguente, in

lunghi eminenti
Soglia

servigi

prestati

alla

santa Sede da monsignor Gio*


,

vanni

che da

arcivescovo

d'Efeso l'avea fatto patriarca di Costantinopoli, creandolo cardinale ai

per porpora dell'eminenza sua, con messa cantata in musica , e T Deum ne! maggior tempio. Indi il cardinale
di

mento

grazie

Altissimo

l'esaltamento

alla

sacra

a'

12 febbraio i838, e pubblicandolo i8 febbraio 1839 con dichiararlo pure vescovo d' Osimo e Cingolij che con zelo paternamente governa. Esult la patria per un tanto onore concesso al suo conterraneo, e lo espresse in pi modi, e njaggiormenle allorquando il carVOL.

partitosi appresso la processione del

clero

dalla

cappella

del

propria
posiunai

palazzo, procede tra l'esultanza dell'

immensa
della

moltitudine

alla
di

zione

prima

pietra

chiesa in onore della Beata Vergi-

ne del Carmine, che

pubbliche
ert*

spese incominciavasi ad erigere

XKXIV.

5
Ir
Ja
il

IMO
paese, per rendere
di

IMO
Juievole
di
fortino,

eh' di

buona costru-

un avvenimento &1 glorioso per Casola. Tra le altre dimostrazioni di giubilo del mamemoria
questa circostanza, volle a forma elegante e vaga
esterna della chiesa prinpilastri corinlii

Quivi nacque il carilinal Francesco Alidosi , Della famizione.


glia Alidosi

signora d'Imola, in Role

bistrato in

ma

fiu'ono pubblicate

Memorie

ridurre

storiche deli antica

ed
cui
il

illustm fami'

la facciata

glia Alidosiay

cipale, decorata di
alla

Bramantesca, disegno ed opera

architetto casolano d. Luigi Ricciardelli, e sulla porta vi

dell'egregio

ne fu anoabbate d. Pietro Ginanni ravennate , monaco cassinese. M.r Chasor nelle Gc'
di

nimo lodato autore

p.

nealogies

hist.

t.

II, p.

53 1,

tratta

ha ga
le.

fatto scolpire in
iscrizione in

marmo
,

analodira-

onore del cardinagenealogia

des seigneurs d'Imola de la maison d'Alidosio.

Inoltre sulla

mazione, alleanze e gesta della potente famiglia Ceroni dififusamente parla Linguerri ne' suoi Cenni storici della Valle del Senio. Una parte de' Ceroni si stabili in Imola, e furono aggregati alla nobilt; ebbero uomini illustri in leggi, in
lettere,

Fontana. Comune soggetto al governo di Casola Valsenio, distretto e diocesi d'Imola. Giace quasi alle sponde del fiume Santerno, in piana vallea, fertile ed abbondevole del

necessario

circondata

da

ubertose colline e monti^


tifero clima.

in salu-

ed in

altri

pregi, e fini tal


a' d

di

nobile

ramo imolese
nubili.

nostri

nel canonico Ippolito e in

due femno-

mine
vera

Casola

Valsenio

Prima era circondata mura con sua porta, dividendo il borgo del castello un bell'arco, disegno di Luigi Zampa ottimo architetto forlivese. A questi pur si
palazzo
di

comuni di Castel del Rio^ Fontana^ e Tossignano , folte di popolosi villaggi. Ventuno poi ne
le

deve l'odierno ed elegante


pubblico.
s,

L'ospedale o ospizio

sono uniti
principale.

alla

sua amministrazione

Antonio abbate ebbe origine nel secolo XVI. JXel 1823 incominci
la

fabbrica del bel

cimiterio.
chiese.

Vi

Castel del Rio.


distretto

Comune

sogget-

sono inoltre

due
i

to al governo di Casola Valsenio, e


diocesi
d' Imola.
l'

Fontana segu
so
ci

destini

Siccome d'Imola ed

Non

in parte di Tossignano, qui appres-

al certo

recente

origin, essendo antica e

epoca in cui ragguarstabilir-

devole,
si
il

ma

pure non pu

preciso suo sorgi mento.

qui

un ponte
luce

di meravigliosa costruzio*

ne ed altissimo, e che con una sola elittica unisce due monti dr scoglio ove passa il fiume Santer110, ponte eretto dalla famiglia Alidosi signora del castello.
rio
11

ad accennare le avendo ultimamente scritto la Storia di Fontana il eh. Antonio Vesi., Forl tipografa Bordandini i838: in essa si fa onorevole menzione de'suoi uomini illustri, principalmente a pag. 263 e seg. Tra questi nomineremo Domenico Miti o Mita salimiteremo
cose
principali
,

territo-

cerdote dottissimo, la di cui famiglia era


bilita

montuoso
gli

il

paese contiene

de' semplici fabbricati, fra' quali e-

sistono

avanzi dell'antico palaz-

sola,

da pi di un secolo staFontana; e siccome CaImola e Tossignano lo vo


in

zo degli Alidosi

formato

guiia

gliono loro,

e questo

ultimo

eoa

IMO
fjuanlo
elice

IMO
seg.

5i

p.

122 e

della

sanguinose
Sassatelli

civili

discordie d'Imola

sua
di

storia, cos

Io

storico

di

tana, ha creduto bene a pag.

Fon268

La prudente
tanesi

condotta di
l'odio

Corrado
dei

intiepid

fon-

riportare la fede

del battesimo
nella chiesa

ricevuto da

Domenico
s.

arciprelale di

na

nel

590.

dizione dicesi

in Fontaseconda della trafondata dalla repub-

Pietro

che stettero indifferenti nella guerra tra i fio rentini e gl'imolesi del 1062, ane tossignanesi,
zi

in quella co' bolognesi

fonta-

blica fiorentina,

poco

lunge

dalla

presente, seguendo ne'suoi


di
la

primorventura del vicino Tossignacinta poi di

Nel declinar del secolo XII Fontana, e massime Tossignano, avendo scosso il dominio imolese, furono severanesi aiutarono Imola.

no e d'Imola. Fu
ra,

mu-

mente
la,

punite.

Quando

bolognesi

e fornita di torre

dal forocor-

s'impadronirono del contado d'Imo-

Marzio Coralto, quando nel Narsete gli fu donato il suo agro, mosso a compassione che nell'eccidio della patria avea perduta la moglie coi figli. 11 castello fu chiamato ancora Fontana d'Illice, prima del o65j Fons Illicis o Castnun Illicis. Questa denominazione vuoisi ripetere, secondo le tradizioni, perch presso la terra esisteva un copioso fonte coperto d'un bellissimo elee. Dopo la morte di Coralto soggiacque alla dominazione de* longobardi, ed al termine del loro regno pass sotto quello della
neliese

554 da

Fontana and soggetto ad essi, 1222 rinnov il il giuramento di obbedienza all' imoe poscia verso
lese repubblica.

con tutta
nicato da

la

Dopo Romagna

aver giurato
fedelt

derico II, venendo

questi

Gregorio IX,
quindi

a FescomuImola si
le

colleg coi luoghi del contado con-

tro l'imperatore,
fazioni

fatali

larono

santa Sede. Nelle

successive guer-

re che ebbero gl'imolesi coi faentini,

1262 nuovo Fontana ai bolognesi, e poi pass ad essere dominata da Pietro Pagano da Susinana, cui la bolognesi , quindi da ritolsero Mainardo Alidosio. Nel secolo XIV"
i

desoancora queste parti. Nel con Imola soggiacque di


de' guelfi e ghibellini

forlivesi

e ravignani. Fontana
triste

francesi

ne

prov
pat

le

conseguenze,

valle

del

furono Santerno
:

scacciati
,

dalla

disfatti

come
degli

le

devastazioni

prima
i

Gallisterna
ziata

la

Romagna

tutta stra-

ungari,

poi

de' saraceni,

da

guelfi e ghibellini}

Fon-

quali furono fugati dal

Papa Gio-

tana pass in potere prima di


fredi, poi

Man-

vanni

Fontana
imolesi,

da Tossignano. Unitosi a Tossignano contro gli onde scuoterne il giogo,


loro divozione.

di

Monalduccio
altri.

da No-

cera, indi
si

a molti

Gli Alido-

la

furono in vece di nuovo assoggettati

la

cui signoria

dominarono pi a lungo, alpose fine il duca


Al

alla

Non

pass

di

Milano.

duca

subentr

la

gran tempo che Fontana e Tossignano nel 966 insorsero nuovamente colle armi a danno d' Imola ; ma per le forze maggiori di questa, furono battute e fatte segno al militare furore. Bramosi di vendetta, nel

Chiesa, a questa Imola e poi


:

Man-

983 presero

parte nelle

di nuovo Fontana pass al fredi duca di Milano, finche divenendo* ne signore Girolamo R.iario, dopo la sua morte fu occupata da Cesare Borgia duca Valentino. All'esaltazione di Giulio II nel i5o3.

^2

IMO
delle

IMO
signorie
te e la chiusa, e

Cesare fu spogliato

danni divenne*

usurpate, onde Fontana ritorn all'obbedienza della Chiesa. Guido

ro maggiori che prima.

Ed

perci

che
altri

lo stesso

Pontclice
la

prorog di

Vaini
signori

nel
di

i523

mosse guerra Cerone, ne assedi

ai
il

tre nel

anni

concessione. In-

castello che fu virilmente difeso: divenuto signore di Fontana, Clemente VII gliela tolse e ne invest

Ramazzotto
la

che

voleva

rite-

1757 compr il feudo il marchese Francesco Marvelli Tartagni forlivese, in un a Tossignano dalla famiglia Spada. Fu sotto di questo nuovo signore che
tanto
francesi invasero le legazioni, ed ebbero luogo quella serie di avvenimenti che ancora deploriamo. Sta il territorio in colle e in piano.
i

nerla quando Paolo III la cede ad

quale concesse al castello nel 154B il mercato in vantaggio del commercio: a questa epoca
il

Imola,

convento

de' religiosi

serviti

Tossignano.

Comune

soggetto al

gi fioriva in Fontana. Questa con

governo

di Casola Valsenio, distret-

Tossignano ed altri luoghi Paolo diede in feudo al nipote Antonio Caraffa marchese di Montebello, indi pass al dominio ecclesiasti-

to e diocesi d'Imola.

posto

su
tre

IV

ameno
gnate

colle,

le cui

falde sono ba-

dal

Santerno.

Vi sono
la

chiese ed
pretale di

un
s.

oratorio,

cio l'arci-

stico,

a Federico Borromeo, al cars.

Michele ch'

magsi

dinal

Carlo, e ad Annibale Altemps.


diverse vicende
il

giore e fu
cani,

un

tempo

de'

domeni-

di guerre e terremoto nel 1690 roTin il ponte Colombarino che dalla strada conduce al paese, ondi

Dopo

ove in

sontuosa cappella

peste

venera

un' antichissima

miracolosa

immagine
tra delta

della Beata Vergine; aldi


s.

de

il

comune

fu

costretto

farne
il

uno

di legno. Nel secolo

XVII I

marchese Spada Amatore comper il feudo di Fontana, che pati tutte quelle vicende che agitarono pi

Maria appartiene in onore del dottore s. Girolamo; l'oratorio sacro a' ss. Rocco e Bernarallo spedale; la

terza

dino, e vi
Crocefisso.

si

venera un miracoloso
piazza fornita
di

La

memorando secolo. Nel 1748 ebbe luogo un terribile avvenimento ; un erto colle che sovolte quel

un
il

porticato a foggia d'anfiteatro;

palazzo gi baronale,
gi pretoriale, sono

ed

il

co-

vrastava
avvall,

al

paese

di

repente

si

schiantando i sottoposti terreni, e molti vi perirono in mo-

due buone fabbriche. Il suo ampio borgo posto in riva al fiume Santerno.
Antica
1'

munale

origine della terra, che

Scomparsa la pubblica strada si form a fianco del castello un profondo lago; e si tem che il palazzo pub-

do

fatale e lagrimevole.

esisteva nel

secolo ed

ei'a

luo-

go atto
lo

alla difesa.

Nell'VIII secogi vi fiorivano

fu data agli ostia ri di Ravenna,

e nel principio del

convento de' servi e parte del paese minasse. Soccorse a tanta desolazione il benefico Clemente XIII, concedendo l'esenzione dei dazi per tre anni. Eransi quasi
blico,
il

distinte famiglie, tra le quali quella

de' Bulgarelli, e quella de' Cenci cui


si

da

vuole uscito Giovanni X, eletto Papa nel 914, nato in Tossignano. Dal dominio
degl' imolesi

finite

sa

quando furiotempesta rovin il nuovo ponle

riparazioni,

pass in detto secolo a quello dei


fiorentini
,

quindi

ritorn

sotto

IMO
primi che ne distrussero la
Si diede

IMO
rocca.
,

53

poscia

ai

bolognesi
Alidosi
il

ma
i

nel

io3o Ugolino
Cassiano

pun

ribelli

col saccheggiare

paese. Nel
tossigna-

che nel 1399 Bonifazio IX die la terra in vicariato a Lodovico Alidosi, di cui qual ribelle fu spogliato dal cardinal Cossa che nel i4o4

1062

Oiaboni

ne

invest

Alberico di Cunio conte

nese generale d'Imola,

riport se-

di Barbiano.

Non and
nel

guari che
il

gnalato trionfo sui fiorentini presso Sassatello. Divenuti potenti i


tossignanesi

l'Alidosi, fatto senno, riebbe

vi-

cariato, di cui
il

14^4
il

lo spogli

tentarono

inutilmente

duca

di

Milano,

quale nel
e poscia
sotto

digiogarsi dagl' imolesi, per molti


si

unirono a quelli
conquista di

che andarono
colessi

1426 restitu ad Imola, nel 1435 riprese, finche


genio

Eu-

alla
la

Gerusalemme

prima

crociata, e con

due

tempo anche nelT ecclesiastico gi Tossignano dipendeva da Imola , che mentre parteggiava per g' imperatori, la terra segu sempre le parti del Papa, e perci guelfa. Dopo
della famiglia Eltorri. In quel
essersi

dominio ai Manfredi. Girolamo Riario ne divenne signore nel i47^> come vicario d'Imola, e lo era pure di Forl. Ver-

IV

pass

il

so

il

i5oo

la

vicaria

imolese
1

fu

data a Cesare Borgia, e nel

5o4

unito

a'

bolognesi contro I-

mola, abbandonalo dai primi, fu messo a ferro e fuoco nel i 98

Tossignano fu occupato dai veneziani, che neir anno seguente con Casola Valsenio ed adiacenze consegnarono a Giulio II. Volendo poi questo Papa liberar Bologna dai
Bentivoglio, portatosi in
a'

gii

scampati dalle strage

edifica-

Romagna,
condusse a

rono il borgo di Tossignano. Innocenzo III nel 111 5 conferm al vescovo Mainardino la pieve e castello, come avea fatto Onorio II. Nel 1226 Tarciprete gi era canonico delia cattedrale imolese. Nel 12 56 il senato di Bologna ordin che si edificasse una rocca in questa terra, che ricus nel 1292 soggettarsi all'Alidosio divenuto capo della repubblica d'Imola, e pi volte si difese da diversi attacchi coll'aiuto dei bolognesi, da' quali ancora dipendeva nel iSoy. Dopo il i36o
di

20 ottobre i5o6

si

dai

Tossignano incontrato dal clero e maggiorenti del paese, tra il


dell'artiglierie della roc-

rimbombo
ca
,

plauso degli abitanti e della moltitudine accorsa dai luo-

ed

il

ghi circostanti.
famiglia
cardinali e
cogli
altri

Fu
,

alloggiato dalla

Orsolini
i

mentre
corte

dodici

prelati

furono ospitati
nelle case

delia

Ungarelli, Passeri, Zagnoni, Favelli,

Fini

Caravaglia

ed altre
il

e nel
colla

chiostro de' conventuali

cui con-

vento poi distrutto era stato


chiesa edificato nel

nuovo dipendelte

dal

vicariato

i326 da Giosi

d'Imola, e continu ad aver parte nelle vicende tra guelfi e ghibellini

vanni Ranucci.
nifesto

tossignanesi in

fausta occasione diedero ogni

ma-

comuni. Nel

i386
il

in Tossigna-

argomento del loro


invest

giubilo.

no, anzi in Codrignano suo villaggio,

Dipoi Giulio II

di

Tossi-

ebbe

natali

b.

Giovanni

Tavelli, che fu vescovo di

Ferrara

gnano Ricciardo Alidosi, di cui Io spogli Clemente VII per alcuni


misfatti,
il

{Fedi). Nel

1397

tossignanesi di

avendolo di

l discaccialo

nuovo

si

tolsero

dalla

dipendenza
fin-

presidente di

Romagna

unito ai

d'Imola,

ma

furono repressi,

Ceroni di Casola Valsenio. Le osti-

54
lit

IMO
e le fazioni che
il

IMO
avevano
secoli

de-

solato
denti,

si

contado nei rinnovarono

prece-

nel

poutiQ-

gnano fu venduto al conte Federico Borromei, e dopo due anni gli successe il fratello cardinal s. Carlo arcivescovo

cato di Clemente VII, massime nella vallata del Senio,

di

Milano:
di

il

suo

per

le ostilil

governo fu quello
lo.

un

santo, e
fratel-

commesse contro
di Cerone,
i

guelfi

signori

giusto era stato quello

del

quali

non mancarono

salti

con valore sostenere i replicati asdi Guido Vaini e Ramazzotche anzi


assistili

ti;

dai loro alleati

Nel i565 s. Carlo cede il feudo al cognato conte Annibale Altemps, cui successe il cardinal Marco; nel i577 il conte Roberto, e
nel

Soglia, Fichi, ed altri in gran parte parenti, a*

28 ottobre i523

fe-

temps,

cero dei due uniti nemici completo


sterminio.
scaltro

pa ed
ti,

in

Tutta volta riusc allo Ramazzotto ottenere dal Pafeudo Tossignano, Fontana
luoghi,

il duca Gio. Angelo Alche mori in Tossignano. Successivamente ne furono feudaAltemps dal tari il duca Pietro 16*25 al 1692, e il duca Giuseppe Maria Altemps, tutti romani,

1587

altri

ma
,

fu

acerbo

si-

sino al

1700. Sotto
tali

il

governo dol-

gnore. Paolo III


lo fece

pe' suoi

misfat-

ce e saggio di
scienze

feudatari, nelle

esiliare,

bench

Ra-

e nelle lettere fiorirono in

mazzotto avesse reso inespugnabile Tossignano, questo fu preso dalle


milizie pontifcie di Magalotti
ve-

scovo di Chiusi, presidente di Romagna, in un a Fontana ed altri luoghi che tutti restitu ad Imola, a patto di pagare alla camera apostolica cinquemila

maggior numero delle precedenti epoche molti tossignanesi, senza contare i numerosi sacerdoti e claunel strali. Il detto duca Giuseppe 1700 vend il feudo al marchese Giacomo Filippo Amatore Spada di Bologna, il quale ebbe a sucmarchesi Francesco Mai Alerano nel 1706, Giuseppe Nicola nel 1728, e Leonida nel
cessori
ria

ducati, e

de-

molir la rocca di Tossignano , Io che fu eseguito con grave pregiudizio delle

fabbriche

della

terra.

1752.

Questi

eccellenti

feudatari

Paolo IV nel i556 die Tossignano, Fontana, e la Rocca di Codronco con altre comuni in investitura al suo nipote Antonio Caraffa marchese di Montebello e capitano della guardia pontifcia: con
questi incominci la serie de' baroni di Tossignano, che solo ebbe
fine
tutti

non furono

diversi dai precedenti,

encomiati per beneficenza e piet.

Per il marchese Leonida nel 1757 vend il feudo al marchese Francesco Maruelli Tartagni
il

di Forl

amorosa cura prese il governamento de' suoi popoli, e segnatamente de' tossignanesi. Nel
quale con

nel
i

1797.

Tossignano fu da
stato, e

1791 facendo

la visita di

Tossigna-

feudatari tenuto a capoluo-

no
ti,

il

cardinal vescovo

Chiaramon-

go del loro piccolo


ivi

perci

poi immortale Pontefice Pio VII,

abitavano allorch si recavano ai feudi, ed era sede dei governatori , cancellieri ed altri ministri. Nelle guerre col duca d'Alba, il feu-

dichiar arcipretale la chiesa di s. Bartolomeo del Borgo. Nell'invasione francese del

1797

'1

marche-

se Tartagni rest spogliato del feu-

do

Caraffesco

soffri

gravi

danni.
Tossi-

Sotto Pio

IV

e nel

i56o

do, e Tossignano segui le politiche vicende d'Imola, sorte che tocc

IMO
agii altri

IMO
ma
mola, annullando
il

55
precedente dis-

luoghi del contado;


il

Tossignano pat

pi lag^imevo^c

membramento
gl'imolesi,
cos

Siccome
il

per

saccheggio nei maggio 1799, in cui furono orrendamente profanate le


chiese, provocato dal bargello

dozzesi ostavano a

ritornare

sotto

senato
diretto

d'Imola

An-

ottenne dal Papa a'7 gennaio

i548
vice-

tonio
di

Lombardi dell'Umbria, avido


In
Tossifior

un
vasi

nuovo breve

al

fortune e di rapine.

legato di
e della

Romagna,

cui

commetle-

un'accademia letteradal p. m. Pellegrino Ricci minore conventuale, intitolala Prima grichia de pastori conria,

gnano

fondata

cordi.

Ma

delle notizie storiche di

prendere possesso del castello rocca di Dozza , e consegnar ambedue alla citt d'Imoordini pontificii furono ela. Gli seguiti, ed a'3 febbraio il comune
del
castello

Tossignano e de' moltissimi uomini illustri che vi fiorirono ne trattano l'erudite ed importanti Memorie sloriche intorno alla terra di Tossignano^ Imola, dalla tipografia Benacci 1840, raccolte e pubblica-

sped

suoi

deputati
al

che giurarono obbedienza


to imolese,
il

sena-

di cui

comune

sbor-

s al vice-tesoriere apostolico scudi

i5oo, ed

primo
dozzesi.

uiKziale

Annibale Milani fu dato da Imola


soffrendo
questi

il

ai

te dai benemerito di Tossignano Giuseppe Benacci, e dedicate ai tos-

Mal
il

la
lite

imolese
avanti

dominazione, mossero
tribunale
della
il

signanesi.

rota, la

Quanto
e

alle

comuni
nel
i

di

Doiza

quale pronunci

Mordano
cenni.

poste

circondario

d'Imola,
si

il

comune quale per nel i549


contro
Pontefice, e fu rein-

d'Imola, riportiamo
vi

seguenti bre-

appell al

tegrato. Nel
al

i562 Pio IV

fece re-

Dozza. Comune soggetto


stretto

di-

stituire

il

castello alla famiglia

Cam-

diocesi

d' Imola.
Il

Viene
terri-

peggi, e furono inutili le energiche

pure denominata Doccia.


torio
in colle

suppliche
gli

rimostranze fatte da-

piano.

Ha un

imolesi al Papa, e al successos.

palazzo a guisa di fortezza munito


di bastioni. Della sua origine poco
si

re

Pio V. Nel

1592

il

cardi-

conosce,
1

riscontrandosi
i

soltanto

Romagna, volendo per suo diporto venal Francesco Sforza legato di

che nel 1 98 bolognesi, guidati da Uberto Visconti di Piacenza


loro pretore, invasero
il

dere

il

castello di Dozza, gli fu vie-

tato l'ingresso dal castellano Francesco Bonini dozzese. Irritato


e a chi
le
il

territorio,
ai

car-

rivendicato

poi

dagli
i

imolesi,

dinale ordin l'assedio della rocca,


pel

quali

l'avevano tolto

bolognesi.

primo avesse

scalalo

Clemente VII nel i5i/\. o nel i53o ne invest il celebre cardinale Lorenzo Campeggi di Bologna, suoi eredi e successori ; ma per morte di Rodolfo Campeggi il comune d'Imola ne implor la restituzione da Paolo III, che dichiar devoluto il castello nel i547 alla camera apostolica, quindi lo restitu con
investitura
alla

mura promise

scudi cento, e la

liberazione di due banditi. Orazio Lippi imolese riusc nell'impresa, ed ebbe solo il promesso denaro, e ven-

ne scelto consigliere. Nell'anno seguente il comune d* Imola espose i suoi diritti su Dozza a Clemente VI1I> che nel 1 595 la restitu agi' imolesi.

giurisdizione

d'I-

Nella rocca di questa terra mostrasi una stanza addobbata ad

56
arazzi,

IMO
cbe
la

IMO
chiamiamo Lombardia e Romagna.
po{)olo fuggitivo l' imoVincenzo Savini Notabiliiun gestorum civitatis Iinolae mss., riconosce l'origine della citt d'Imolese
,

tradizione dice esse-

re dono

fatto

da Enrico Vili re
cardinal

Da questo

d' Ingliilterra al

Lorenzo
legato
altri

Campeggi a lui spedito intere da Leone X, oltre


gnifici

maalla

doni.

la

nell'anno del
d'ilia

mondo 2790.
citt,
si

Il

Mordano. Comune soggetto


diocesi e distretto d'Imola.
ritorio in piano,
i

nome
l'unico

Illione

con cui viene

cui

Il

ter-

disegnata una porta della

cui fabbricati

fondamento a

appog-

furono circondati di
i

loo.
si

Quando

nel

mura l'anno i494 Carlo


i4ooo

gia questa debole

opinione.
di

Due-

cent'anni dopo

Vili

port in Imola con

francesi per la conquista del regno

di Napoli, cominci
stati

di

Caterina

Sforza e

ad attaccare gli di Ot-

taviano
francesi

suo dato

figlio.

Dopo

avere

Troia i tirreni, detti anco etruschi o toscani, divennero abitanti e dominatori d'Italia, non per certo che gli etruschi abbiano fabbricato Imola come vollero taluni. Verso l'anno
l'eccidio

inutilmente l'assalto

i56

di

Roma

molti

galli,

celti,

a Bubano, si volsero contro Mordano, castello assai ben fortificato,

bretoni, cenomani, insubri

e care sot-

nuti da
to
la

Ambigoto loro
c^i

re,

che

gli

abitanti aveano giurato condella

condotta

Belloveso

suo
pronel-

servar ad Ottaviano a costo


vita.
il

nipote,
cacciarsi
le

furono
stanza
boi ed

mandati
e

L'armala assalitrice adoper maggior impeto e la pi calda ferocia, che mordanesi sostennero
i

alimenti

regioni occupate dagli etruschi,


i

mentre
vio
lib.

lingonesi, al di-

valorosissimamente,
cedere. Entrati
stello

ma

sopraffatti

re di Polibio
5,
si

lib. 2,

e di Tito Li-

da forze sproporzionate dovettero


i

dilatarono fra Bolodi

francesi

nel

ca-

incrudelirono contro ogni et

gna e Ravenna. Nellanno poi Roma 363 Breuno condusse


Italia
i

in

sesso,

dici

come narrano molti veristorici. Dopo il 1766 e nel

galli

senoni, cos\

appellati

da Sens loro
persino a

capitale, che giunsero

Clemente XIII tentarono i mordanesi sottrarsi dalla giurisdizione d'Imola, come pur
pontificato di

Roma

ove furono respinti

dal dittatore Camillo.

Non bramanr

do i senoni

facevano

quei di Casola

Valsenio

procurarono assicurarsi quelle delle proulteriori conquiste,

ed
nel

altri

comuni,

ma

Clemente

XIV

vincie occupate, le quali dalle Alpi


si

1770 con suo chirografo dichiar che Mordano e gli altri

Jesi,

estendevano sino all'Arno ed al alla Marca d'Ancona, e che

luoghi dipendessero da Imola.

ottennero dai

romani
dai
galli

il

nome

di

Imola come altre antighe citt and soggetta per la storia della sua origine a congetture e a diversit
di

Gallia Cisalpina, Citeriore, Togata.

Fu dunque
quel

conquistato

opinioni.

Dopo

la di-

su cui sorge Imola al presente, ed alcuno opi-

luogo

ancora

struzione di Troia, perseguitati dai

no che ne furono
tori.

primi edifica-

vennero i troiani condotti in Italia da Antenore, uno de' loro capi, ed alcuni vuoisi che passas%^V0 ad abitare que' luoghi che or^
greci,

Tal fondazione fu pure attribuita ai romani dopo la discesa d'Annibale in Italia, a Scipione Nasica, ai qimbrijf ai teutoni o 41

IMO
ligurlnl senza

IMO
In tan
cer-

^7

prove
di

positive.

di

ta

discrepanza

pareri

to

Imola verso V anno del mondo 388o ebbe dai romani se non l'erezione, almeno il nome, e V ingrandimento. lo splendore
che
Jjuco Cornelio Siila valoroso
citore di

vin-

Mitridate,

conquistatore
Tracia,

con una popolazione eh' erasi mostrala cauta, fedele e generosa. Quindi Siila dichiar questo suolo colonia romana, in un modo distinto e privilegiato, perch venne ascritta ad una delle trenlatre tribi nelle quali rimaneva divisa la cittadinanza romana, cio alla tri-

della Grecia e della


di

dopo

Follia.

In virt di questo onogli

aver trionfato dei partigiani di


si

revole legame

abitanti della co-

proclamare dittatore dal senato romano. Fu alSiila lora che cessate le guerre. introdusse il costume di accordare in premio ai soldati veterani beDemeriti, parte di quei terreni ove egli aveva portato le vittoriose sue armi. Siila pertanto mand il suo
fece

Caio Mario,

lonia avevano luogo e voto ne'generali comizi, diritto alle

supreme ma*

gistrature, ed altre prerogative.

Che

Imola
litare

realmente colonia miromana, che in Roma avea


fosse
i

suoi procuratori, e che tra

set-

te
se,

quartieri posti nell'agro Rimine-

amministrati

dai

rispellivi

favorito

Appio prefetto di numerosa milizia, ad abitar quel vico che chiamiamo Imola, posto in
dolce clima, in

decemviri e decurioni uno era di pertinenza de'corneliesi lo si ha


,

gradevole situazio-

ne, con terreno ubertoso,


tanti di semplici costumi.
delli

ed abiAi
no-

ospiti

inoltrarsi

permesso nell'abitato allora angu-

non

venne

sto, finche

non

fossero

giunti

gli

ordini del dittatore

del

senato

per accoglierli, e conceder loro una porzione di beni. Appio fu ragionevole a tali rimostranze, ed intanto accamp il suo esercito in un'a-

da incontrastabili monumenti. Introdottisi in Imola amichevolmente romani, e provveduti con saggio i riparto di comodi, di rendite, e di quanto occorreva al loro sostentamento, cominciarono a poco a poco a familiarizzarsi cogli abitanti, i quaappresero i loro costumi e le li loro leggi. Allora fu che congiunte
le

famiglie degli
la

abitanti

alle

romane,

nascente

colonia

ausi

ment

di

popolazione.

Appio

mena
no,
la

collina alle rive

del

Vatre-

prest pel ben essere dell'occupato


paese, e consapevole che la felicit
de' popoli

quale venne dall'esperto dusorgere

ce fortificata col farvi


castello
stello

un

che si chiam dipoi il Cad' Imola^ ed ora viene detto

leggi, dalle

dipende dalle provvide ben ordinate magistraogni


cosa

ture, e

dalla rehgione,

Castellaccio.

stabil nel luogo.

piedi del

mon-

Alla esatta disciplina e pruden-

te detto Castellaccio fiss

contegno dell'esercito romano nel tempo che si aspettavano da


te

go pei comizi

ivi

un luoradun il po-

Roma
e

le

risoluzioni, corrisposero

polo insieme coi magistrati ed uffziali del medesimo, e vi pubblic


le

grati abitanti

con
gli

tratti

amorevoli
di

saggie

leggi

romane,
tutti

all'osser-

con

somministrazioni

vetto-

vanza

delle
si

quali

solenne-

vaglie.

Giunti
\ico,

ordini

di Siila,
inol-

mente

obbligarono

con giura-

venne

commesso ad Appio
ed usar

trarsi liei

cortesi

mo-

mento, venendo con universale consenso acclamato sommo e per-

58

IMO
stello

MO
ne'primi secoli del cristianefu

pctuo mngislrato de! paese. Qui notei'emo che a piedi dello slesso monte da pochi auni furono scopeiie salulifeie acque termuh, alle quali concorrono anche molli foicslieri. Assunlo appena il comando, Appio si accinse a rendere nelle
uienli dei
docili abilalori
le

simo
Cos

creilo

l'episcopio

colla

Cattedrale.

ampliato

questo

paese

si

idee

adopr il benemerito Appio pel suo maggiore abbellinioiilOj il perch non lunge dalia porla llia furono fabbricale le pubbliche ter-

religiose pii
bili;

per
sul

lui

ferme e pi rispeltaquindi Marie e Vetempli,


il

me: qui si eresse ornato di magnifici


innalz
un'altra

il

foro

venale
si

portici, qui

nere

ebbero particolari

porla

chiamala

primo

Castellaccio, la seconda

nella laguna poco distante dal luo-

go ov' presentemente s. Pietro di Laguna, e tra' pi savi abitanti furono scelli i flamini delle due
divinit: per
lui

Appia, e qui si lastricarono le pubbliche vie egualmente che queldalla ricordata porta la la quale

fu restaurato
;

il

tempio

di

Minerva

per

lui

nel

conduce alle valli, e che fu denominata Selice, perch lastricata con quelle selici o selci, che furono mandate in queste parli onde compire la via Flaminia. S belle disposizioni

luogo che allora fu detto


lo, si

Ariolo,

e poi per corruzione Oriolo oRifabbric


falli
il

piacquero

a Siila,
di

soggiorno per

gli

non

lasci quindi

il quale onorare con

auguri

venire

dalla Toscana.

amplissimi privilegi quella

novella

L' indefesso Appio per affezionar la

giovent
re

ai laboriosi

esercizi e

per
gla-

addestrarla alle armi


il

fece edifica-

teatro o

sia

arena

pei

diatori, nel luogo ov' oggi la chies. Maria in Regola, e in mez20 ad esso v'innalz la statua di Siila ; disegn il campo Marzio,

da uomini integerrimi e illuminati, che con onore amministrassero la giustizia. Inoltre impose ad Appio di fondare nel

militare colonia, e di mandarle

Roma

sa di

paese due tribunali,


siedessero

ai

quali

pre-

due

prelori per la facile

trattazione delle cause,

per cui
le

il

presso cui per promovere l'agricolfiss anche il campo Boario^ ove dovevano raccogliersi ne' pre-

pretore urbano decideva


degli oppidani,

cause

tura

ed

il

pretore
e

pes

regrino
di

quelle

de' forestieri,

scritti

giorni
i

rusticani.

Si Ir va-

l'uno che

l'altro

furono
co' quali

investiti

rano

due

campi

nella

pianura
abitanti

sommi
affari

poteri,

decideal

presso al ponte posto sul Valreno,

vano
ti;

che per

l'addietro

per mezzo del


la

quale

gli

solo senato

romano erano
in
gli

riserba-

del monte erano uniti a quelli del-

ed perci che

questo luoabitan-

pianura,

il

ponte
dal

divideva

il

go dovevano concorrere
ti

paese, che per l'ampliazione di Siila

delle Provincie per la spedizione


liti.

estendevasi

monte

Castel-

delle

Appio

in

tale circostan-

laccio sino quasi al torrente

Corsolo
il

za fece pubblicare per la provincia

recchio,

comprendendo non

queste supreme disposizioni del dittatore, e fu in quel tempo chiam il paese Foro di Foro di Cornelio, giacch
ch'egli

luogo ove ora Imola,


ra
il

ma
di
s.

ancoCas-

distrutto

castello

Siila e
sotto
i

siano, poco lungi dalla chiesa detta della

Croce coperta.

Io tal ca

favorevoli auspicii di Cornelio Sii-

IMO
la

IMO
e
le,

5^

questo suolo,

prima oscuro

negletto, ottenne
tli

politico regolamento,

un ordinato modo una forma

r Italia e la Gal Ha Cisalpina ne provarono le funeste conseguenze.


Giulio Cesare,
tatura,

vinto

Pompeo
uccisione
,

in

elegante, e crebbe alla celebrit e

Farsaglia, ottenne la perpetua dit-

Questa l'epoca o almeno rinnovazione di Foro di Cornelio, ed err Agnello con quanto scrisse
allo splendore.

ma
fu
la

colla sua
lo

ge-

della fondazione

nerale
affrett

sconvolgimento

ed

caduta della

repubblica

romana.

nella vita di

s.

Pier Grisologo.

Il

complesso delie cose narrate, fecero ben presto salire a rinomanza


questo Foro, e diverse
del governamento, del
sito, vi si

Il console Marc' Antonio volendo vendicare il defunto ebbe a rivale Decimo Bruto, che raccolse molta truppa, e vuoisi che

illustri

fa-

ricevesse soccorso dai corneliesi, pres-

miglie romane, mosse dalla felicit


e

so

a'

quali prevaleva
,

il

partito dei

dall'amenit
stabilirvi,

pompeiani
c
le

onde

la
;

provincia fu

recarono a

agitata dalla guerra


alla difesa di

Bruto

si

re-

come
Vestri,

fece la

stirpe nobilissima dei

Modena ove
l'

l'as-

Lucio Spurio, Aulo Petilio, Severo Catone, i quali generosi concorsero a rendere pi ile
il

sedi Marc' Antonio. Questo conso-

turbolento, per

ringa di Cicerone
to ribelle

eloquente arvenne dichiara-

lustre
ti

il

suolo corneliese.

E
di

in fat-

Spurio

chiamato
sue

da

Appio

parte delle

diffcili

intraprese

nel cingere l'ampio

Foro

mura,
fiu-

orn

la

citt

dalla parte

del

me
che

verso oriente di

per

lui

si

nuova porta, chiam Spuria e


di

poscia per corruzione

vocabolo

Spu viglia, e
le,

la

cinse di larghe fos-

se profonde, di

un ponte amovibisopra

e d'una ben munita torre. Petbbric

tilio

uno
villa,

de'vicini

e nemico della patria , ed a suo danno mossero consoli Ircio e Pansa e Caio Giulio Cesare Ottaviano nipote ed erede del trucidato dittatore. Ottaviano ferm il suo esercito nel Foro di Cornelio ; Ircio and ad accamparsi presso eia terna, presenlemeute Quaderna. Ircio e Pansa dopo vari combattimenti peiderono la vita, onde Marc' Antonio, Emilio Lepido, ed Ottaviano formarono
i

colli

una magnifica

dal suo

un
degli

triumvirato
eserciti

alla

presenza

nome chiamata
Tediano.

M.

ed Porzio Catone,
Pediliano,
detto

ora
nel
in-

schierati
si

nella

caml'im-

pagna bolognese

divisero

monte

che

fu

Catone,

nalzar fece

un ameno

soggiorno

pero dell'universo. Dipoi Marc'Autonio ed Ottaviano divenuti nemici, questi vinse


zio,
il

sinch

per villeggiarvi, e qui si trattenne, le politiche vicende di Ro-

primo ad Aed
augusto.

rest arbitro dell' impero, e fu

ma
gine

Io

chiamarono a porre un
rigore
di

ar-

salutato

imperatore

col

sua

condotta

Applicatosi neir ordinamento d'

un

alla depravazione, e a farsi


alla libert vacillante.

scudo

sistema di
alla

governo corrispondente vastit dell' impero, Imola conella

Dopo
la

tre

anni

di dittatorato Sii-

me
le

le altre citt

somma
la

del-

rinunzi, e
di

zione

tornato alla condisemplice cittadino, poco

cose dovette

dipendere

da Auli-

gusto: tutlavolta restandole

dopo mor. INon and guari

che
civi-

bert di usare di quel diritto che

Koma

fu divisa dalla

guerra

r era stalo conceduto da

Siila,

pr-

6
de'

IMO
all'

IMO
abolizione
i

segu essa forse sino

stanlno
l'

il

Grande
:

trionfato
si

del-

romani

comizi

congregare
il

usurpatore Massenzio,
Italia

rallegr

suoi decurioni,

onde dassero

voto

tutta

questa

che
in

da Auundici
ripar-

per l'elezione di quei magistrali che risiedevano nella capitale dele a mandar suggellati l' impero ,

gusto
tita

era
,

stata

divisa

Provincie
esse

fu

da Costantino
create

in diecisette, e per ciascuna di

secondo
li

gli

ordini di Cesare

vo-

vennero
e
i

nuove magiprepri-

Roma,

per unirsi

ai

suffragi

strature, nuovi consoli, nuovi


sidi

delle altre citt

che godevano un egUHi diritto. Del rimanente questo Foro eslrasse dal suo seno quei soggetti che destinar si dovevano a regolar l' interna polizia ad am^
,

correttori.
prefetti

Due erano
con

ma
no

pretoriani, Costanti-

n'elesse

quattro

giurisdi-

zione
d'

territoriale

sulle

provincie
citt

assegnate. Trovossi perci la

ministrar la giustizia e decidere

le

Imola

dipendente

dal

prefetto

questioni, a formar leve nelle ur-

pretoriano, che sorvegliava a tutta


la

ad imporre quelle contribuzioni che si volevano pei bisogni del paese egualmente che dell'impero; restava per
di
,

genze

guerra

provincia

consolare

deva

in

Flaminia, e ad un o governatore che risieRavenna, e veniva scello

dal prefetto.
periali

La

vicinanza degl'imdi

^llro ai cittadini
di

un pieno
e

diritto

pretori, serv

freno alle

appellarsi dai decreti


alla

giudizi

rispettive autorit municipali, e diil comando non ebbe fine che imperatore di (il tempo d' Onorio occidente. Tra i prefetti va lodato

municipali,
gistrati

decisione de'
il

romani. Indi
alla

maForo sogcitt del-

minu

il

potere loro
prefetti

di questi

giacque
l'

sorte

delle

avvenimenti che si successero, ed alle conseguenze prodotte dalla bont o crudelt degli
agli

impero,

Tauro,
pre
lit,
i

uomo

giusto e discreto, sot-

to cui vide Imola chiusi per sem-

imperatori
civili

non

che

dalle guerre

prodotte da quanti aspirarono

e cessati

templi innalzati dalla gentisacrifizi a que'nui


dalla fervida
fantasia rice-

all'impero. Sotto l'imperatore Vespa-

mi che

siano,
cos

come
governo

negli altri

municipii

vettero l'essere.

Allorch Massimo

nel Corneliese venne ristabiliil

to

introdotto

da Au-

moderato principe. Per sotto Adriano e verso l'anno i35 dell'era cristiana Imola colle altre citt d' Italia scem di molto
gusto, saggio e

nel potere e nella libert.


dell'annalista

Al dire

ribellatosi a Graziano si fece proclamare imperatore^ nel tempo che Imola avea concepito timori per le minaccie dell' usurpatore, narra il Gamberini che i bolognesi coi modenesi e reggiani mossero guerra agli abitanti di Claterna, e che

Gamberini

dopo

la
il

questi

coUegaronsi

cogli

imolesi e
il i

met Foro

del terzo

secolo pat molto

ravennati marciando contro


mico.
tro

ne-

di Cornelio, indi fu

risarcito,

Dopo

aspro conflitto
;

bolo-

e posto in istato di difesa da


reliano
,

Au-

gnesi vimasero vincitori


questi, gi

ma
nel

con-

che pacific l' Italia e ne riordin il suo governo, ed Imola ubbid a norma delle altre citt

ribellatisi
le

386

a Graziano, rivolse

armi il suo capitanio Asclepio, che dopo aver


per
venti
alle

d'Italia.

giorni

dato

riposo

in

Avendo

il

saggio e benefico Go-

Imola

sue

numerose truppe

MG
Nel

IMO
887
di

6r
carestia.

soggiog

bolognesi.

era

afflitta

da
gli

orribile

nuovo
l'

insorse

Massimo contro Vae

Profittando
della

abitanti

del paese e

lentiniano
Italia

s'impadron delriducendola a compassione-

U,

campagna dell'avvenimento,
le

presero
i

armi, e ne discacciarono

vole stato,
brogio.

come Avendo

descrive
questi

s.

Amlo

taciuto

stato d' Imola di cui era


vuoisi inferirne o eh' essa
ta ridotta

primate,
era slacondizio-

con perdita si ritirarono in Monte del Re, invocando il soccorso di quelli ch'erano a
vandali, che

Modena.

Cassio

imolese

valoroso
la

deplorabile

guerriero, presso cui era

supre,

ne, specialmente

quando Massenzio
debolezassogget-

ma
pose

amministrazione della
alla

citt

si

contrast l'impero a Costantino, o


spinta dal timore e dalla
za delle proprie forze,
t
si

e rapidamente espugn il detto monte, uccidendo e fugando i nemici*


testa

de' concittadini,

senza

opposizione

al

tiranno

Uniti agli

osceni

taifili
i

venuti da
e cin-

Massimo. Certo che dopo la morte di esso, accaduta nei 388, Imola
torn all'obbedienza
del

Modena tornarono
vastar le
sero

vandali a deimolesi,

campagne

legittimo
il

la citt

d'assedio: caduto gran


la

principe, che dimenticato


to,

passari-

parte del

muro che

cingeva, fu

cangiando
le

le

magistrature
stato

liberata dal furore vandalico per le


de' suoi imoche inseguito il nemico a Tossignano lo disfece valorosamente, dando cos fine alla guerra. A Cas-

dusse
stretta

cose

allo

primiero.

prodezze di Cassio e
lesi,

Passati quattro anni

Imola fu coal

ad obbedire

tiranno

Eu-

genio

dal cui giogo la liber poi

Teodosio I. Le sconfitte date dal sagace ed intrepido Stilicone ministro d' Onorio nel ^o^ ad Alarico re de' visigoti
,

sio

glorioso liberatore della patria^


il

decret

senato

una statua

nel

pubblico foro, e quando mor ebbe


nella cattedrale solenni funerali fatti

nel

4^^ ^

Radagniso re degli unni, ritardarono quelle calamit da cui era


minacciata
l'

a spese pubbliche.

Avrebbe
tranquillit,

potuto
se
le

Imola
guerre

godere
civili

Italia.

infatti

nel

408
ne r
vast

Alarico riemp di costernazio*


Italia,
si

l'anarchia che regn in Italia dalla

e tra

le

citt

che depri-

morte

di

Valentiniano

III

sino

novera

Imola.

Fatta
di

alla deposizione di

Romolo Momil-

gioniera Placidia figlia


sio
I,

Teodoin

lo

Adolfo o Ataulfo
nel

successore

occidente

Augustolo ultimo imperatore di per opera di Odoacre ,

di Alarico

^11 conchiuse

re degli eruli,

non
fu
il

l'avessero

fatta
.

ed effettu il matrimonio coir ottima principessa, celebrandosene poi con solennit l' avvenimento in Narbona. Nel ^5i Imola prov il furore del feroce Attila re degli unni, indi quello pur
,

Imola

cadere

in

peggiori

calamit

Nel

primo barbaro che fond un nuovo regno in Ita-

476 Odoacre
la

lia,

quale volle
forme. Diversi

fosse

governata
an-

dal preftto del pretorio nelle


tiche
storici

dicono

desola tore di Genserico re de' vandali,

che ne occuparono
,

il

forte

che Imola fu chiamata Odoacrca, come quella che venne arricchita


dal

ma a cagione di un fulmine rovinata in parte, la guarnigione ne usc nel /^5S, mentre la citt
rocca

nuovo

re

di

molti
e

privilegi,

ornata di pubblici
fizi,

privati

edi-

fortificata, e

resa cospicua pei

G'jt

IMO
gradi
conferiti
ai

IMO
chiam
d' Italia.
il
i

molli onorevoli
di
lei

longobardi alla conquista

modi beOdoacre fu vinto ed ucciso nel 49^ da Teodorico re de' goti, che fu acclamato re d'Icittadini, e in altri

Vi

si

condusse

nel

5G8
valse

neficata.

Ma

re

Alboino,
dell'
l'

ed

nulla

r impegno
difendere

esarca

Longino di

talia,

nella quale regione die prin-

cipio al regno gotico. Principe sag-

giusto e splendido, rinnov molte citt, e probabilmente anco Imola ne speriment le beneficenze. Sotto il regno del goto Vitige, Giustiniano I imperatore d' oriente
gio,

Emilia dal rapido conquistatore. Clefo o Clefi successore di Alboino prosegu le vittorie ed occup nel 5^^, altri dicono nel 575, anche il Foro di Cornelio. I longobardi poco dopo, e certamente quando viveva il violento
Clefo, fortificarono questa citt per

sped al ricupero d'Italia Belisario

opporsi
ca,

ai

tentativi
di

de' ravennati,

l'eunuco

Narsete:

le
il

provincie
partito

e la ornarono

ben munita roc-

italiane

abbracciarono

imperiale; Imola con tutta l'Emilia, tranne Cesena, fu occupata da

il nome di eh' ebbe da essi Imola, nome il quale dappoi deriv alla ci u medesima per con-

Narsete; Ravenna fu presa da Belisario,

senso di molti storici

questa la

e colla prigionia di
fine
la

Vitige
i

pi probabile origine della

parola
di

nel

540 ebbe
i

guerra tra
circa

Imola

applicata col
altri

Foro

Cor-

greci ed

goti.

Dopo

due

nelio, bench

dicono che la

anni Totila re de' goti batt i nemici presso Faenza , s' impadron
d'

citt cominciossi
ai

a chiamare Imola

Imola ove
,

lasci

un
l'

forte

pre,

tempi di s. Cassiano, per opera del quale cittadini abbandonando


sagrifizi alle
false divinit,

sidio

e riconquist
,

Emilia

la

cominVeggasi

Toscana
Narsele
vinse,
s
i

Roma
fu

ed altre rimandato in
,

parti.
Italia

ciarono ad offerire ostie


e pacifiche al

incruente

vero

Dio.

goti e Totila fu ucciso, cofortifica-

Teia suo successore. Si


goti

rono i superstiti Lucca ed Imola,


assedio riusc
nirsi

Cuma, ma dopo lungo


in
gli

r A Iberti , Descrizione dell' Italia p. 32 1 ; ed il Pistoiesi, Fila di Pio Vlly p. II, tom. L L'avarizia e crudelt di
s

Clefo

lo

resero
die-

Narsete impadro-

odioso, che fu svenato

dopo

di

tali

citt.

Raccontano
la

ciotlo mesi di

regno.

Successe
,

un

storici imolesi,

che

loro
a'

patria
aprile

interregno di dieci anni

e trentasei

fu presa

per
e

assalto

24

duchi governarono da

tiranni cia-

554 da Yaleriano
venna,
to,

prefetto di
spediti

da
la

Antioco
citt fu

Rada

scuno

propri
di

sudditi.

primo duca

Spoleto

portossi

Faroaldo a

Narsete alla testa del greco eserci-

abbandonata al saccheggio, ne furono rovesciate le mura, ed incendiali gli edifizi. Terminata la conquista d'Italia cadde la gotica monarchia; e
la bella regione fu

e che

formare in Imola una piazza di armi per potersi impadronir poi


di Classe,

come

fece;

ma dopo

po-

chi anni fu costretto

ad abbando-

Si narra

nare con perdita le sue conqtJiiste. che l' esarca Smaragdo, e


ai

per quattordici anni governala da Narsete. Questi indispettito dalla conocchia e fuso
dall'

Drottulfo alemanno ribelle

lon-

gobardi, non

inviatigli

imperatrice

Sofia

fiume Valreno ma nel Badrino, unirono una flotta di piccole barche piene di valoronel

IMO
si

IMO
risaurico
e
la
dell'
al

63
s.

fallii,

to

con che sconfissero Faioaleh' erasi impadronito di Classe.

Papa

Gregorio

II,

presa nel secolo


di,

Quantunque Imola fosse slata VI dai longobarconviene per dire che sempre

inasprimento degli animi per persecuzione del culto alle sa, nel 728 con forte occup Bologna, Ravenna

cre immagini
esercito

non rimanesse nelle loro mani mentre ci dicono le storie che Modena era la frontiera con cui relongobardo dalle citt dell'esarcato di Ravenna, sotto il quale comprendevasi Imola. Allorch il re Rotari sconstava
diviso
il

e r intero esarcato, e

la

Pentapoli.

Nella conclusione della pace Imola


fu ceduta ai longobardi e

form
fatti

il

paese

confine del loro regno. In

nel

742 il Pontefice s. Zaccaria mand a Luitprando Stefano prete e Ambrogio primicerio, per avvisarlo
del vicino suo arrivo, e
spediti scrive
l'

fisse

r esarca Isacco,
per,
il

s'

ignora se la

di

questi

citt fu conquistata

dai
degli

longobarannalisti

Anastasio

in

Fila

di

al dire

Zachariae

u ingressi fines
in civitate

longo-

imolesi,
carsi

re

degli

imolesi

Grimoardo a vendiquali non i


,

bardorum

quae vocatur

aveano voluto accettare


la di lui

nella citt

Imola, cognovisse quod prope ditionem ( longobardi ) meditabantur


facere

armata, quando nel 663 portavasi a soccorrere Romualdo

praedicto

sancto

viro
".

Za-

chariae) ne illuc ambularci

Do-

duca
l'

di Renevento attaccato dalimperatore Costante , distrusse Imola e fece un orribile massacro,


il

tuttavolta
rito

suo successore Pertarestaur

Rertarito

Imola,

po Luitprando obbed Imola a* suoi successori, ed Orso duca di Persiceto ebbe in dono la citt dal re Astolfo. Avido questi di nuove conquiste , nel 75 1 o 752 cacci i
greci dall'esarcato, e con Eutichio
si

fabbric
to, e

un castello detto Pertaridopo chiamato Massa Lomi

estinse

la

dignit

di

esarca

barda, perch

longobardi cacciati
imolesi
si

quindi minacci

Roma, ed occup
li

due
si

volte dai confini

ivi

varie terre della Chiesa romana,

rifugiarono, e finalmente

narla

Pontefice Stefano l detto

III,

non

ra che a Feroaldo

longobardo,
della

potendo ottenere
greci,
si

cui famiglia erasi stabilita in


la,

Imocitt.

cessasse dalle stragi,

da Astolfo che ne soccorso dai

diede

il

comando

port nel

754

in Francia,
il

Tali narrazioni degli annalisti sono


rigettate dall'anonimo imolese.

e lo

ottenne
rec

da Pipino,
e

quale
in Ita-

708 Imola mand


lice

soccorsi a

Nel Feim-

con poderoso esercito calato


lia
,

sterminio

saccheggio

arcivescovo di Ravenna, ribelle

alle citt

de' longobardi, e

sembra

al Pontefice Costantino

ed

all'

peratore Giustiniano

II;

ma

Felice

ed

suoi vennero severamente pu-

niti.

Ravenna
,

scosse

il

giogo

ime

che Imola non ne andasse esente, ed obblig Astolfo a restituire le occupate terre e l* esarcato alla santa Sede, perch sino da s. Zaccaria
erasi

periale

ed

Imola

colle

citt

posto

sotto

la

protenulla

terre

dell'

esarcato

l'esempio,

ma

ne seguirono poi tornarono alil

zione
esegu

della

medesima. Dimentico
fatti,
Italia
,

Astolfo
;

de' giuramenti

l'obbedienza. Profittando

re Luit-

ma

tornato in
l'

Pipi-

prando

delle

persecuzioni

mosse

no ne

represse

orgoglio
palli,

ed

il

dall' iconoclasta

imperatore

Leone

sottomise con

duri

massime

64
in efTeltuare
il

IMO
postolica.

IMO
Adriano
frenar
I

precedente accordo. Fu dunque nel 7 5/) che la santa Sede ebbe da Pipino reintegiato e
il

eccit

Carlo
delalla

Magno
Chiesa

l'ambizione

rarcivescovo, e

ad assicurare
l'esercizio
la

ampliato

dominio

temporale

romana
li

pacifico
pii

compresa

la

cessione dell'esarcato

de' suoi diritti,

quale

tardi

e della Pentapoli, e perci Imola

realmente
r

ricuper, e

come
dovico

si I

legge nel diploma


il

di

Loim-

Pio.

d'

Imola

nell'anno 777. fosse passata a


pontificii,

Leone moBench la citt


far

parte

Esegu Astolfo
poste condizioni,

parte

delle

dei dominii

essa per fu

ma

Imola

insie-

per lungo tenpo governata in for-

me
no

con altre
III

citt

rimase in pote-

ma

di

repubblica

dai

magistrati

re de' longobardi; e bench Stefafosse concorso all'esaltazione

particolari

che

si

formavano nel
fsse

seno de'suoi medesioi concittadini,


e de* quali vuoisi che
esteso
il

al trono

longobardico di Desiderio,

molto

questi restitu solo

Faenza e

il

du-

potere.

cato di Ferrara, per cui il Ponteche gli successe fice, e s. Paolo I


fecero

stratura

era

La prima magiaffidata, come nella

gravi

doglianze.

Desiderio

maggior parte delle citt italiane, ad un solo che portava il nome di


marchese, di conte, o
re,

minacciando la rovina di Roma, il Papa Adriano I ricorse all'aiuto di Carlo Magno che nel 778 imprigion il re e diede termine al regno de* longobardi in Italia, confermando alla Chiesa romana le donazioni fatte dal padre Pipino, comprensivamente alla restituzione
dell'esarcato.

ed a tempo di
rilevasi dalia
s.

s.

di governatoGregorio VII,

come

sua

lettera

da

altra di

Pier Damiano, un Gui-

done era conte corneliese o conte


dei corneliesi, cio presiedeva agli

imolesi coH'autorit di conte.

Il pii

antico che nel


in

IX

secolo

esercit

Allora

Stefano
di

III

Imola

la

suprema magistratura
della
stirpe

concesse l'amministrazione
tribuni della citt,

Raai
il

fu Roberto

di
il

quel
raro

venna all'arcivescovo Leone, ed

Cassio celebrato di sopra:

come

scrive
lib.

Sigonio,
an. 755,

De
p.

regno Ital.
129.

Ili,

valore militare di Roberto che verso 1*828 avea disfatto i saraceni,

Abbiamo
di

dall'a-

merit che l'imperatore Lodovico


I

nonimo
zioso

imolese, che dipoi

l'ambi-

r innalzasse
nelT

alle

prime
dai

cariche

Leone arcivescovo

Raven-

nnlitari.

Assalita la citt nel detto

na
lo,

si

port in Francia dal re Car-

anno o
faentini

834

ravennati,

per rappresentargli quanto fos-

e forlivesi
la

se

convenevole

che

la

chiesa

di

per tutto
tente

che portavano devastazione, e impolunga resistenza,


ri-

Ravenna

acquistasse

sull'esarcato

far

temporale giurisdizione. Bench il re ci non approvasse , l'altiero Leone cominci a chiamarsi esarca, e tenne soggetta non solo Ravenancora Bologna, Imola e il rimanente dell' esarcato, condannando a carcere o ad esilio i minina,
stri

chiam
corresse,

dalle Gallie l'illustre citta-

dino perch

prontamente la socmentre g* imolesi sostenassalti

nero

replicati

de* nemici.

ma

Con
to

incredibile

rapidit

Robergiunse
il

con

numerosa

truppa

presso Imola, ed investito

cam-

pontificii, e

vietando ogni

ri-

corso e dipendenza

dalla Sqq a-

po de'ravennati ne fece strage; i faentini parte ne uccisero, altri ne

IMO
fecero prigionieri,

IMO
i

65
il

mentre
imolesi.

forlivesi

tini

segretamente ne avvisarono
il

presero

la

fuga per

l'opportuna

senato,

quale
i

condann a percolpevoli,

sortila fatta

dagV

Roberto

entr trionfante in patria, accord

in

petuo esilio Imola i


glia

lasciando

pace

ai faentini

ed

ai

forlivesi

me-

non rei Feroaldi onde


,

della
vi

famicit-

esercitas-

diante

compensi ai danni recati, ed i ravennati per mancanza di capo non poterono fare altrettanto. Poco sopravvisse Roberto lodato per saggio governo, e gli successe Alvanico che dicesi della
famiglia Vestria.

sero liberamente
tadini.

diritti

dei

morte del benefico Alvanico, neir846 passando per Imola Lodovico l, coronato
la

Dopo

la

Mentre Alvanico avea liberalo Toscana dalle reliquie de' longonell'

Papa Sergio II re de'longobarprepose a reggere la repubblica imolese Butrice, rinomato guerriero, che tra i plausi comuni fu
dal
di,

bardi, e quasi tutta ridotta in potere de' pisani,

proclamato per capo dai senatori. Dovendo per Butrice seguire il


re in Francia, lasci far le sue veci

842

raven-

nati alleati co' bolognesi fecero pregiudizievoli scorrerie sul territorio

Selvaggio cavaliere alemanno,


i

da
la

cui

cronisti

fanno

derivare

d'Imola;
blig
ce ed
i

ma

accorso Alvanico ob-

famiglia Sassatelli.

In questo temil

ravennati a

domandar pail

po

cispadani avendo devastalo


imolese,

restituire
i

tolto.

Egual

territorio

pel
e
di

valore

di

sorte incontrarono

bolognesi pres-

Giovanni Feroaldo
fratello di

Anselmo
ad Imo-

so al Sillaro che nella segnata con-

Butrice furono trucidati

cordia fu stabilito per confine del


territorio imolese a ponente,

o
la

fugati. R.itornato Butrice

come
l'

prese le redini del governo, forla

a levante Io fu pennino.

il

Senio, a setten-

tific

citt

con fosse e baluardi,

trione Primaro, e a mezzod

A-

e ristor la porta Equestre, caduta


nel terremoto dell' 846, porta che pare fosse presso la chiesa di san

Salutato

Alvanico
gli

capo
edi-

della repubblica, restaur


lzi

che tanto aveano sofferto nelbarbariche


incursioni,
il

Giovanni incontro
detta Selice.

alla

via

Appia
di

le

si

ac-

Le provide cure
il

cinse a riordinare
della patria
:

governamento
il

Butrice salv
stia,

popolo dalla care-

divise

popolo

in

quattro centurie, da
quali scelse

ognuna

delle

quattro probi

soggetti

e pieno di meriti mor e fu onorato con magnifiche pompe funerali. La pubblica amministrazio-

che col

titolo di senatori

regolare la
assicurare
i

dovevano pubblica cosa ; indi ad


diritti

ne fu indi
di

afidata

a Giovanni Fee

roaldo, che poco visse,

termin
gli

e la

felicit

del

vivere ucciso da

un
in

servo. In-

popolo, per ogni centuria

nomin

tanto Imola avea provato

scondai

due

individui,

quali,

avessero luogo tra'


ragioni
famiglia

bench non senatori, doveaal senato le

volgimenti prodotti

Italia

Berengari e dai duchi

di

Spoleto

no per rappresentare
del popolo.

Guido e Lamberto

e le barbari-

Alcuni

della

che vicende del ferreo secolo X, in


desolanti devastazioni, discordie inte-

Feroaldi

mal

soffrendo

veder accordate ad altri onorevoli cariche, tentarono sommovere i faentini

contro gV imolesi,
vot. xxxiv.

ma

faen-

ed altri guai prodotti principalmente dalle straniere invasioni degli ungheri e saraceni. Avvilita
stine

66
r
Italia

IMO
espugnato
tollerante
lese

IMO
dai
faentini, e

per tanti sconvolgimenti, i Teneziani furono i primi a scuotersi

tossiin-

gnanesi spiegarono uno spirito


:

dall'inazione, unirono

numerose, e il h?se Fausto Alidosi


prefetto

truppe gran guerriero iraolo

insorse la giovent imo-

ed

uccise

Cornelio.
fu

Autore
Troilo
al

dichiararono
pedestre,

principale

dell'impresa
la

dell'ordine

per

Nord ilio che ridon


se,

pace

pae-

opporsi agli ungheri.

Quanto

ai sail

richiam

Tossignano alf obbeRiolo dai fenti


il

raceni ch'eransi annidati

presso

dienza, e
ni, indi

liber

Garigliano, trovarono nel Pontefice

Giovanni X un principe che non dubit di porsi alla testa dell'esercito per combatterli, e chiamato Timolese Fausto lo prepose a preI safetto di quattromila umbri. raceni vennero distrutti, e Fausto
per
le

governo della repubblica. Essendo Giovanni XII in un all'Italia travagliato da Berengario ed Adalberto, chiamo dalla Germania il re Ottone I per finiassunse
re le loro vessazioni, e a
fetto
tale ef-

sue prodezze fu dagli

bri portato

come

trionfante in

umRone

ma. Tornato Fausto


per quanto
il

alla patria
la

sostenne gl'interessi e
costanze degl'

sicurezza,
le cirfe-

suo esercito con milizie comandate da Troilo. Giunto in Roma nel 962 Ottone I, it Papa lo coron imperatore, ed Ottone I restitu alla Chiesa quanto
ingross
il

permettevano
infelici

tempi, che

cero cambiar faccia alle citt dell'esarcato, che in un a Ravenna e

aveano concesso Pipino e CarMagno, come narrano Lamberto Schafnaburg in Chron. ad an. 962 ; Pistoni tom. I, p, 3i4; Gretsero,
gli

lo

ad Imola
rit del

si

sottrassero

dall' auto-

Papa.
incursioni de' vicini, e

Agitata Imola dalle italiche vertgini, dalle

Oper. tom. VI in Apolog. Baron. cap. 20, lib. l, cap. I, 5, p. 216 e 401. Giovanni XII premi Troilo colla esenzione dai publib.
1

dalle intestine

alcuni

che

sommosse, narrano mentre ne governava


i

blici
s

pesi,

e tornato ad Imola con


fece

benefico privilegio, fu acclamalo


ri-

ravennati Fausto la repubblica, ne devastarono le campagne, e

padre della patria. Troilo


tificazioni, accrescere
il

staurare le mura, aumentar


senatori

le for-

dipendenti paesi insorsero a suo danno. Fausto raccolse un'armata, marci sugli aggressori, li vinse, e
presso

numero
di

dei

sino

quello

venti-

quattro; ripristin T uffizio di pretore, e per lui


il

Massa Lombarda
li

nel

928

circuito della cittra le

in sanguinoso conflitto
la

fece nel-

venne ridotto

cinque por-

maggior

parte

prigionieri:
al

te llia,

Appia, Spuria, Equestre e

ravennati
la

domandarono

senato

pace, e fu concessa.

In

questo

tempo molle famiglie emigrate da Verona si stabilirono in Imola,


fabbricarono degli edifizi vicino a porta Montanara, indi furono ammessi alla cittadinanza. A. Fausto
successe
il

Montanara. Mentre Troilo attendeva con tanto impegno al pubblico ordine ed incremento della citt, Guglielmo Patarino e Deodato Cunio eccitarono il popolo a sedizione, che la prudenza ed autorit di

Troilo seppero
all'esilio
i

dissipare,

nipote Cornelio,

la

cui

condannando
autori.
la

principali

inazione
di

gravi

ed avarizia fu sorgente sommosse. Rido venne

Accord

Troilo alla plebe

vacanza dalla milizia, e conveu-

IMO
ne che due della plebe intervenissero alle sedute

IMO
Divenula
ta
la citt
si

67
accani-

teatro d

del senato,
si

acci

guerra,

sparse in gran copia

dai

padri
ai

nulla

determinasse
della

sangue
se

civile,

molte

case

furono
il

opposto
zione.

vantaggi

popola-

saccheggiate. Lelio Accarisi preval-

Troilo succedette nel go-

dopo orrenda
a'

strage,
il

adun
:

verno
lui

della patria
indi

Sigismondo di
li

senato ed assunse

governo della
pei"

figlio,
i

Nordilio. Questi re-

repubblica
le

16

novembre

presse
stituire
te,

faentini
le

obblig a re-

castella
i

e terra occupa-

sue estorsioni venne ucciso e si neg al cadavere l'onor della tomba.

e batt

cispadani, laonde ven-

ne Nordilio acclamato principe dagl'imolesi, ci che approv Giovanni XII nel gSG. Antonio Buigarello che per tal conferma con Curzio TjoIo era stalo spedito al Papa, saccheggi e distrusse la rocca
della
sollevata Tossignano,
gli altri
;

Cunio con unanimi voti governo, quando bolognesi recarousi ad assediar la citt nel 986, ma con perdita dovettero ritirarsi. Morto Alberto gli successe Roberto Alidosi, che subito applicossi a piomovere i vantaggi della citt aument il pubblico erario,
Alberto
assunse
il
i

sottomise

paesi della

mon-

ricuper
in

paesi

ribelli,

decor

il

tagna
lio

insorti

quindi aiut Nordiil

foro colle spoglie prese ai vinti, e

che verso

fiume Sillaro com-

mezzo a tanta calma e benefi-

batteva coi bolognesi perci fugati. Nordilio non avendo figli adott Bulgarello, lo dichiar suo erede, e

cenze ebbe luogo altra civile sedizione.

La

plebe

si

allontan dal

senato, e scelse l'indegno Scipione


Bulgarelli,

dopo avergli
della

conferito
in

il

governo
senato

repubblica

pieno

suo duce:
tative
di

mori nel 97 5. Bulgarello confermato nel potere dal Papa Benedetto VII pose termine alle guerre, orn la citt, ristor molte fabbriche, espulse da Imola gli ebrei tollerandone alcuni ne' sobborghi, e proib il lusso ne' femminili ornamenti, fissandone la prammatica con provvido consiglio.

avido di comando, iu vane riuscirono le tratpace, laonde Roberto

chiamati in aiuto i cispadani, fu costretto marciare contro Scipione,

zione del senato assunse

Morto Bulgarello, per approvail coman-

che dopo breve combattimento coi suoi prese la fuga. Decret il senato perpetuo esilio a Scipione, e si chiuse con pietra quadrata la porta Montanara da cui era uscito. Attese poscia Roberto ad accrescere i borghi della citt, a compiere l'abitazione del pretore, a ristorare
i

do della citt Gigio Accarisi, probo militare e letterato. Portatosi a Ravenna, con bravura combatt
contro
starla,
i

sacri

edifizi

e tra

1*

universa-

compianto mori nei primi anni del secolo XI. Rimase per qualche
le

greci che volevano conquiivi

tempo
ni

la

repubblica senza principe,


i

ed

983. Alla nacque terribile rivoluzione, dividendosi il popolo in due partiti,

mor di febbre nel sua morte in Imola

e profittandone

ravennati, faenti-

e forlivesi, nel
le

ioo3 devastaroimolesi.

no

campagne

Fioriva

uno detto
miglie
si

degli

Accarisi,

l'altro

dei Volusi, per cui le pacifiche fa-

ricoverarono nella rocca.

Imola Corrado, discendente dall' alemanno Selvaggio sullo* dato, che ritiratosi in ameno e forte castello denominato Sassat^Uo,
allora in

68
posto sui
colli

IMO
Apennini^ e di cui
die origine alla cospide'Sassatelli. Prescelto
te

IMO
patrio eccidio, raccolse prontamen-

era signore,

buon numero

di soldati, e

piom-

cua famiglia
dal senato
zie,

a capitano delle intrepidamente affront

milii

bato sul nemico con strage lo fug. Esultanti i cittadini per l'insi-

ne-

gne

vittoria, in

premio di loro

li-

mici, e

ne

fece tale strage,

de' faentini,

che del

massime sangue fece


poi

correre
nario.
ce,

un rio detto Domandarono i


ravennati

sangui-

berazione dichiararono Ugolino capo della repubblica. Con raro esempio egli modestamente ricus il po-

vinti la pa-

e fu accordata coi debiti com-

pensi; dei

non fu

fatta

parola in senato.

La

peste che po-

co dopo desol V Italia, per pi anni fece altrettanto in Imola , soccorsa dal generoso Corrado che
fu poscia dal consenso e riconoscenza de'cittadini salutato padre della patria, e chiamato a regolarne i
destini.

Cunio ove nell'eserarmi e delle lettere pass il resto di sua vita. Nel io32 Ricciardo suo fratello venne obbligato ad accettar l' impero della patria.
tere, e ritirossi a
cizio delle
le porle e il ponVatreno, costru forte rocca nel luogo ove tuttora si vede, e dispose che sentinelle vegliassero sul-

Ristor le mura,
te

le

mura

della citt a prevenire ul-

Ad

evitare

le

turbolenze

teriore sorpresa. Divise la citt in

avvenute in Italia per la morte Ottone HI, indusse Corrado il senato, ad esempio di altre poporiconoscere lazioni dell'esarcato, a in Enrico II il re d' Italia. Poscia colle proprie facolt, e con opportune misure scamp la citt dalla carestia che affliggeva le altre. Abdi
bell e ristor
gli
edifizi,

quattro
senato
gliessero

centurie, ordin
la

in deter-

minati giorni

convocazione del
gli
affari
si
,

per

trattare

volle che
i

da

ogni

ordine

sce-

cittadini

a governar la
i

repubblica. Gli ebrei che abitavano


i

sobborghi invitarono
la citt,

ravennati

ad occupar
niti
tri

mun

di
i

fosse la

porta Appi a,
e loro

richiam

furono pui traditori colla morte, gli alcoir esilio. Grati g* imolesi a
in catene

ma

Bulgarelli

aderenti,

aggre-

Ravenna che
messi
gli

aveagli ri-

g
di

all'imolese giurisdizione parecchie


castella;
il

ebrei deputati, esternaro-

ville e

nobile

castello

Monte Catone fu ceduto in dono ad Imola, la quale concesse ai


la

castellani

propria

cittadinanza,

no viva riconoscenza, e strinsero colr illustre citt pi stretta concordia. Dopo una serie di magnanime gesta, Ricciardo mor verso il 1046
senza
rali,

col

privilegio

che due

loro

indi-

lasciar

mezzi

pe' suoi

fune-

vidui sarebbero

Tanto fu

membri del senato. amara la perdita del

avendo consumato pel pubblico vantaggio. Per il suo catutto

benemerito Corrado, che molto si fatic per dargliene il successore e molto sangue cittadino si sparse. Profittandone i bolognesi, a mezzo
di traditori

notte

tempo
vi

s'intro-

dussero in Imola, e

commisero

rapine ed incendii. L'illustre guerriero Ugolino Alidosi che trova vasi,


tra
i

davere fu portato dai senatori nella chiesa di s, Lorenzo, ed a spese pubbliche gli fu data onorevole sepoltura. L' eloquente Fabrizio Biondo determin gli elettori a conferire la suprema magistratura della citt al fratello del defunto, Raniero. Questi govern per ott'anui

cispadani^

com miserando

il

con

somma

equit

generosit,

IMO
Tenendo pianta la sua perdita. Dopo i tumulti eccitati dall'ambizioso
Alberico
Spinelli
il
,

IMO
coi
fiorentini.

probi

cittadini

Macchinando sommosse Ramberto Aliotti, fu imprigionato da Giuliano Gigi, indi strascinato per la citt fu gittato il cadavere nel Vatreno, e la sua fa-

governo d* Imola a Gherardo Nascimbeni^ che si rese in pili modi benemerente della patria. Alla sua morte furono infecero affidar
ti'odotte

miglia

esiliata.

Dopo

il

1070

di-

innovazioni
:

nella

forma

del governo

si

decret che dal ce-

to de' senatori ogn'anno quattro se ne scegliessero, i quali riconoscendo sempre il loro capo col titolo
di conte, dovessero di concerto trat-

venne conte d'Imola Guidone, e probabilmente fu quello cui scrisse gravi incombenze s. Gregorio VII per reprimere le pretese di Guiberto arcivescovo di Ravenna. Scipione Bonmercati castig i tossignanesi per aver incitato
tini
:

fioren-

tare

pubblici

affari

si

crearono

plebe,

pure due magistrati eletti fra la ed investiti della potest


entrassero
nel

a danno d' Imola Fortebraccio Farolfo voleva distrutto Tossi-

gnano,

ma

l'eloquenza di Siniballo salv.

tribunizia, perch

do Patarino no
tati
il

Anche

ci-

senato per impedire aggravi al popolo.

spadani, sino allora fedeli, spiegarovessillo della rivolta,

Questo nuovo

illustre

strato resse felicemente e


la

magicon lode

fomenCari-

da Lorenzo Graziano e
:

patria, ignorandosi chi fosse al-

sio Attendoli

Cottignola e
il

Massa
de' sol-

1062 i armi contro g' imolesi , occuparono vari paesi della montagna, i cui abitatori eslora

conte

d'Imola.

Nel

Lombarda erano
levati repressi

centro
il

fiorentini mossero le

verso

1078, e Roribelle.

gerio Cunio
11

fu

dichiarato

sendosi rifugiati in Sassatello, questo

Angelo in vendetta uccise nel foro Pirondo Cardi


lui

fratello

pure fu

stretto d' assedio. I se-

mecosta, uno
principali.

de' quattro

senatori

natori elessero

duce della guerra Cassiano Oraboni , il quale co* cie


faentini

Insorta la guerra civile,


di eroico

due donne dierono prove


za
si

spadani
fiorentini
distinse

pose in fuga
.

coraggio, allorch la militare licen-

dopo grave pugna Si Bonasera comandante della

Livia moglie di

abbandon a mille eccessi. Priamo Patarino,


la

cavalleria, e gli abitanti di Sassatello

per serbare

fedelt a questo, si

prove di singoiar coraggio. Morirono duemila fiorentini, e trecento ne furono fatti prigionieri con amichevoli trattative fu
:

dierono

uccise alla presenza di

un

soldato

segnala

la pace. Torn Cassiano pieno di gloria in senato, depose


le

minacciava; la moglie di Lucano Feroaldo della chiara famiglia de' Nasci mbeni tenendo eoa una mano il proprio figlio, chia-

che

la

m
e

nell'erario

somme

acquistate,
si ri

coir altra un irruente soldato, r uccise ; circondata la casa da

rinunzi la magistratura, e tir in Tossignano.


pitano
festati

molti armati per saccheggiarla , combatt con valore sino alla par-

Nel io63 Uguccio Sassatelli cadegl' imolesi con truppe si


dai veneti,

tenza del consorte, poscia

si
i

die la
disor-

morte. Sedati
dini,

tumulti e
gli

port in soccorso de' ravennati in-

Imola riacquist
si

la tranquilliedifizi
,

e ne riport onooper
altrettanto

ristorarono

revole

pace, ed

riedificarono le atterrate torri, iD'

70
di

IMO
ricbiamaronsi
differenze
gli

IMO
esuli.

Nelle

lestina dai

tra s. Gregorio ed Enrico IV re dei romani, scismaticamente fu eletto antipapa Clemente Ili , Guberlo di Ravenna, venendo questi e ca-

gravi

FU (redi),

maomettani, col premio di amplissima indulgenza; anche gl'imolesi tratti da pio entusiasmo
presero
gloria:
la croce,
i

si

cuoprirono di

Sassatelli
i

contano
,

vari

individui tra

crocesignati

pare scomunicati.
figlio
gli

Il

conte Ugolino,

di

Guidone nominato,
si

con

Carradori Vincenzo Cesare capitano di cento imolesi mantenuti a proprie spese.


I

imolesi

dichiar

in

favore

Carradori presero

tal

del re e del falso

Pontefice, forse

per compiacere il vescovo Morando, il quale premi la popolazione col cedere nel 1084 al comune ed ai cittadini i diritti de'da7, ed uso del porto di Conselice.

cognome dopo che Scipione amato da Carlo Magno tolse a' nemici un
cocchio d'oro,
e perci a lui donato da Carlo che inoltre lo fece generale. Vuoisi che i reduci dalla

crociata

ripatriando
in

portassero
ricchi
reli-

Ad

onta dei sinistri avvenimenti di Enrico IV e dell'antipapa g* imolesi restarono attaccati al loro partito
si

reliquie

custodite
i

quiari,

cui

lavori poscia

imitati

promossero l'industria de'

cittadini.

conte Ugolino nel 1097 port in Cesena per giurare fe,

ed

il

Damiano Raimondo, bravo

militare,

con copioso esercito distrusse quell'orda di agricoltori eh' eransi dati

Se con questo contegno Imola and immune dalie armi di ambedue, si vide occupato il suo
delt.

agro dai bolognesi, e portar l'incendio ne* sobborghi , e disfatto il loro capitano Scipione Montanelli.

riparar
il

le

perdite

il

senato

in-

voc
allri
si

soccorso de' faentini, e con


l'esercito.
il

comandati da Lodovico AlidoSi

rafforz

die

bat-

ponte del Correcchio, e fu tanto sanguinosa che vi vesto ucciso Scipione , e fugate le
truppe.
I

taglia presso

ed alla rapina, incendiando Toranello da loro occupato. Verso il Ilio sembra che Imola avesse abbandonate le parti di Enrico V, figlio e successore di Enrico IV, dappoich calando il principe in Italia con trentamila uomini, fu compresa da forti timori, che si aumentarono in sentire l'iniquo attentato commesso contro Pasquale II. Tuttavolta senza far
al saccheggio

altro,

il

re part d'Italia, e
1 1 1

quando

senatori portaronsi alla catl'a-

tedrale per eccitar ne' cittadini

mor
rono
ri.

patrio

per cui posero subito


di Lodovico, conle

in piedi forze poderose, e le affidaal

comando

6 nulla pat, perch cesare perdon tutti o per necessit , o per accattivarsi i popoli. Frattanto Zaccaria Sulimano tribuno ord congiure, sostenuto dal povi ritorn nel

ducendo Antonio Fanio


Riportarono

ausilia-

tente Ortensio Fanio,


vi

ma ambedue

completa

vittoria

con orrida
flisse

strage

de' bolognesi,

fu seguila dalla pace.

La

peste af-

perderono la vita, e le loro case furono atterrale. Nel 1 1 24 i faentini si accinsero ad espugnar Cunio, antico castello di

pure Imola nel


II

declinar

del

Romagna

po-

secolo.

Urbano

nel

logS
sia

eccit

co lunge da Cotignola, che conteneva nel suo distretto Donigallia,

fedeli alla crociata

sacra guerra

Zagonara, Barbiano, Granarolo ed


altri luoghi,

per liberare

santi luoghi di

Pa-

e ch'era regolato da

un

IMO
conte dal quale discendono i nobiJissimi Belgioioso, famiglia che ripete
l'origine dalla
il

IMO
lemarchl a guerra ^ i
sorvegliare
legisti

71
le

cose di
alle

a presiedere
i

romana

Vestri.

Fedi

pubbliche ragioni,

ceneconomi ad
eccesso
i

Galletti, nell'opuscolo Perizia su


ec.

impedire
a

il

pregiudizievole

d alcuni istrurnenli
ti

riguardan-

del lusso donnesco, e

neofitachi

la

nobilissima famiglia de' conti

tutelare

luoghi

sacri.

Tutte

di Cunio nella diocesi d'Imola, nel

lom.

XXVII

degli opuscoli
i

di

Ca-

queste nuove magistrature dovevano rendere al senato rigoroso conto di loro amministrazione.

Joger. Accorsero
fesa di
iraolesi
l'

ravennati in di1'

Tutto

Cunio, e con
liberarono
il

aiuto degli
dalle

progrediva prosperamente,
i

quando

castello

bolognesi unitisi

ai

faentini aspi-

assedio.

Nel

3o
fra

cessarono
i

vecchie

inimicizie

bolognesi

ed
i

ravennati, e giuraronsi vicenassistenza contro gl'imolesi,

devole
quali

rarono al dominio della contea di Imola, e che questa venisse governata dalle loro due comuni, e che alle loro cattedrali g' iraolesi dovessero offrire
l'

avevano
s.

antiche

discordie

annuo

tributo

di
di-

col castello di

Cassiano. Well'analleati
,

due
fecero

pallii.

Allora gl'imolesi^

no

ii3i

gli

marciarono
quale veden1'

spiacenti del procedere de' faentini,

a danno d'Imola
stesso pattu

la

lega

coi

ravennati
,

coi

dosi ridotta agli estremi, nel


co'faentini
pallii

ii3i annuo ovalore di

conti di Bagnacavallo
di Donigallia.

di
si

Cunio e
azzuffa-

Le

parti

maggio

di

due
s.

del

rono con
incerto
,

molte

perdite

cento soldi per


dell'apostolo

cadauno

nella festa

per cui

ebbe
i

ed esito luogo soFilgirardi

Pietro. Nel seguente


uniti ai ferraresi

spensione d' armi. Indi


e
i

anno

bolognesi

si recarono a danneggiare Imola, che per in unione de*faentini ob-

blig

gli

assedianti a ritirarsi, loc-

ch diede campo agli imolesi di espugnare il nemico castello di s. Cassiano fautore de' nemici e lo
,

distrussero dai

fondamenti. Gli at-

Guglielmi principali di Solaprimi i rolo vennero a contesa soccombettero, e furono confiscati loro beni , e proscritti. Questi i nel II 40 invocarono la protezione degl' imolesi, che assistiti dai conti di Cunio li ripristinarono nelle antiche propriet e diritti, ed ebbero
:

tacchi rinnovati nel


lognesi

ii34
a
al

dai bo-

tornarono
inseguiti
,

loro danno,
castello
di-

venendo
di Serra

sino

in compenso la Selva di Bagnara da s. Paolo fino alla palude nel ii4i. Acquistarono ancora gl'i-

il

quale
le

pure
il

and

molesi
nipoti,

il

castello di

Trentola

per

strutto;

indi

rivali

popolazioni
s.

cessione fatta

fecero tregua,

ed

castello di

da Guarino e suoi con promessa di essere sem,

Cassiano fu rifabbricato. L'interna polizia del governo destin

pre cittadini
agi' imolesi
,

e di serbare
in
tal

fedelt

che
in

modo
troncar

aule

due

reggitori de'cispadan,

due
cre
sob-

mentarono
vano
gl'

forza.

governanti dei
gli

montanari, e agronomi per regolare i


decidere
i

discordie e le inimicizie che turba^la

citt,

nel

147 furono dai

borghi, e
de' confini,

la

controversia
in

imolesi demoliti
di
s.

castelli

d' I-

questori
tesoro,
i

custodi

mola e

Cassiano, mentre per


faentini

del

comunale

sitometri a
i

garantirsi dai bolognesi e

trattare gl'interessi annonari,

po-

invocarono

la

piotezionp de' raven-

^4
uali cui
si

IMO
assoggettarono per quinIn
fatti

IMO
Imola, vennero
ca-

dici anni.

non tardarono
castelli

nominati
i

ad

assediare

lombarde. Tultavolta pare che Imola fosse partigiana di Fdcrico I, dappoich il comune dovette
le

citt

mentre

demoUti

cedergli tutti (jne' diritti


nit chiamati

di

sovra-

l'iedificati,

facendovi

ritorno

strimolesi e sancassianesi.

Non

an-

d guari che nel


orsero
e

ii5o
il

gl'imoiesi
castello di

distrussero

che prima godevano i vescovi , i marchesi , o conti in Italia. Nel iiSg l' imperatore onor Imola di sua preregalie,

Imola, e commisero
Tersi abitanti
caslello di
s.
;

eccessi

su di-

egual sorte
Cassiano.
Il

ebbe

il

senza, e ad istanza di Pellegrino Bulgari reggitore della citt, Tarricchi di privilegi

vescovo

con insigne
nel

di pio-

Ridolfo port acri reclami al Papa

ma
a p.

riportato dall'anonimo imolese

Eugenio
i

111,

che fulmin contro

ii6. Sebbene
fossero

1168
armi

gii

distruttori le censure,

ed impegn
Unitisi

imolesi

stati

obbligati
colle

a
i

bolognesi al sollecito risorgimento


castello di
s.

giurare di

sostenere
i

(del

Cassiano.

sancassianesi,
castella
,

castrimolesi e

loro

i bolognesi coi faentini volevano a tradimento sorprendere la citt, ma furono respinti; indi nel ii52 riedificarono il castello d* Imola, e volendo assediarlo g' imolesi non solo furono battuti dai bolognesi, ina dovettero ad essi soggettarsi
_,

quando

Cristiano
legato
il

arciveirnpecastello

scovo di Magonza e
riale nel

1175 espugn
la

di

s.

Cassiano, a preghiera

del co-

mune

d'Imola decret
1'

distruzios.

ne del medesimo
siano e

cjastello di

Cas-

obbligo

agli abitanti di

atterrare

le

fortificazioni
si

mumi-

ra della citt, e
bligare
ai pesi

dovettero obal

prendere domicilio in Imola stessa. Questo decreto fu confermato a' 22


febbraio
tr'era

pubblici,

litare servigio, all'omaggio di


pallii,

due
Tali
rin-

ed a
e

restituire

il

tolto ai

1177 da Federico I niencastello di Mordano, Quando in Anagni tra legati im


nel
i

castrimolesi

sancassianesi.
violati,
i

duri patti furono


uniti
altri
ai

onde

novossi la guerra, ed
faentini
,

bolognesi

tossignanesi

ed

ed Alessandro III si stabili rono i luoghi per conchiudere i capitoli per la pace, venne destinato che il Papa si recasse a Bologna,
periali

riportarono compiuta vittoria

e l'imperatore ad Imola siccome ade-

sopra
II

53

Imola, che ai 18 luglio segn la pace dettata dai

rente a

lui,

non avendo
alla

il

comune

fatto parte della

lega lombarda, n

vincitori.

mandato deputati
di

famosa pace

Divenuto imperatore Federico I, che usciva dal sangue dei Ghibellingi e de' Guelfi, ond' ebbero origine le tremende fazioni de' Guelfi e Ghibellini (Vedi) che furono cagione di una lunga serie di travagliose vicende
Italia cosi

Gostanza.

bolognesi nel
agli

1178
la
ri-

domandarono
costruzione

imolesi
castello

del

di

san
uniti

Cassiano
ai

ed

tale

effetto
ai

faentini, indi

anco

modenesi,

riaccesero la guerra.
valida
tarlo

come
il

nell' intiera

resistenza

ad Imola,
il

nuovo

ce-

conte di

Imola oppose ad onta che LoCastel dell* Arbore


nemici,

sare volle signoreggiare T Italia, ed

ebbe ad

ostacoli

Pontefice Ales-

1180 si come fecero


nel

unisse a' suoi

Jiandro III, e la

terribile lega del-

Bagaaca vallo,

Malvicino conte di Tossignano e Dozza,

IMO
Dopo lunga
l'eccedente
stretta

IMO
di
vittorie

73
uni
gli

alleinativa

bitanti passati in Imola, pose fine

e di perdite^ Imola sopraffatta dal-

a tante guerre ed

animi. pe'suoi
pa-

numero de'nemici

fu co-

Era importante

il

castello

nire a'3i

ad implorar pace, e conveluglio 1181 a gravi conprincipali essendo: la ces-

santuari e per l'episcopio

ivi eretto.

Aspirando a signoreggiar
tria

la

dizioni_, le

R.oberto Ugolini, fu ucciso nel


Alidosi
,

sione

del
di di

contado
s.

imolese
;

del

foro da Lodovico II
poi
si

che
re-

castello

Cassiano

l'atterra-

distinse in difesa

della

mento
che
s.

una porzione
Faenza,
;

della citt;
si

pubblica

le

porte di

Spuviglia
e

tras-

portassero a

quelle di
offrissero

Mingarelli tent di vendicare Roberto con dar la morte ad Antonio fratello dell'uccisore. In

veneta.

Alessandro

Egidio a Bologna

che

sua difesa ac-

gl'imolesi
de'

due pallii alle cattedrali due comuni ; che ad ogni inarmi;

corse

la

moglie
virile

Camilla
coraggio

Norbani
stese
al

che
la

con

chiesta di essi pigliassero le

suolo Alessandro. Dipoi


vita

perderono

che giurassero gli statuti delle citt lombarde, e che dassero ostaggi e compensi. Surse di nuovo il castello

nel

rlo,

e poscia

iigS Anselmo ErigeGuidone Lanzafame,


patria libert.

rei

di attentato alla

di

s.

Cassiano, gl'imolesi doai faentini,

vettero con armi unirsi

Verso questo tempo la carestia rapi ad Imola duemila cittadini. I


bolognesi incendiarono diversi
stelli,

mandare

il

loro

rettore

ai

par-

ca-

lamenti di Piacenza e di Costanza per stabilir la concordia tra l' imperatore e la lega lombarda, ci

e gli resero la pariglia gl'i, i

molesi

quali uniti ai fiorentini

che non
imolesi

si

effettu

ripugnando
rettore.
I

gli

all'

invito del
1

Esin

sendo nel Bologna,


tere

i85 Federico
di
g'
,

forti

sua
imolesi
e

prolezione

cominciarono
il

scuo-

combatterono i pisani, ma essendo nel suo ritorno ad Imola morto il duce dell' esercito il prode Cattabrige, con solennissiraa pompa funebre fu portato il cadavere in cattedrale. 1 tossignanesi provocarono
la

giogo
il

maggiormente

distruzione del loro castello, ongli

quando

figlio

Enrico VI fu co-

de
del

abitanti cacciati alle sponde


il i

ronato re d'

Italia.

E
,

in fatti alla
i

di lui presenza in
ri

Ravenna

signo-

Santerno edificarono di Tossignano. Nel 1201


ni
te

borgo
faenti-

di Bagnacavallo
s.

Cunio, Donie Castel delcitta-

uniti

ai

bolognesi e con un ford' imolesi


forlivesi
,

gallia,

Cassiano,

presidio

riportarono
e

l'Arbore promisero d'essere dini d'Imola, di aiutarla in

vittoria sui

ne manonel

pace

misero

il

distretto.

R.ecandosi
in

ed
si

in guerra,

e di abitarvi

due me-

1209 Ottone IV
cenzo
legato
leia.

Roma

a rice-

legato del

: nel 1187 A grioge denuovo re e conte di Romagna, a favore d' Imola decret

dell'anno

vervi la corona imperiale da InnoIII,


si

fece precedere dal suo

che ritornassero a dimorarvi gli uohiini di BerguUo, e ad essere sottomessi al comune. Finalmente nely anno medesimo la quasi totale
distruzione del castello
di
s.

Wolfchero patriarca d'AquiGiunto questi in Bologna inal

tim

podest

Ziliolo

la

dimisil

sione del contado imolese, ed

po-

dest consegn una verga


to,

al

lega-

Cas-

siano, e la emigrazione de' suoi a-

indi

segno di rinunzia del dominio; assist Imola contro il legato

74
icastrimolesi,
:ii

JMO
non essendo ei*o che
fosse
tri,

IMO
dalo

bolognesi e faentini
il

ed annull qualunque concessione che in favore dei medesimi si


fosse
fatta.

in custodia

castello d' Imola.

Renel

duce
1

r imperatore
si

da

Roma
il

20C),

trattenne alcuni giorni in


veinte-

Ridotto a mal partito Ottone IV dal suo emulo Federico II, liberali
i

Imola, ed elesse in podest

bolognesi e faentini d'ogni limo-

scovo Mainardino,
castello obbedissero

il

quale
di

s'

re,

erano sulle sponde del Santer-

ress perch gli abitanti

detto
,

ad

Imola
il

no per incominciar la guerra, quando Gigliolo da Sesso pretore d' Imola, e Ugolino Albertinelli pretore de' castri molesi
di pace

trovandoli ripugnanti invoc


corso di Rodolfo conte
di

soc-

Romafu fat-

presentaronsi al
trattative
a'

gna
ta

laonde

a'

9 dicembre
g' imolesi

campo per procedere a


ch'ebbero effetto
zo
12 13. Nel

la

pace

tra

e quei

del castello.

Indi

avendo

Rodolfo
ca-

27 marmedesimo anno fu

commesso

agi' imolesi l'atterrameni

accordata cittadinanza a sessantatre


famiglie del castello di Gallisterna,
e casamenti presso la porta
glia,

to del disobbediente castello,

strimolesi a prevenir sciagure si presentarono al consiglio per udir-

Spu viedifizi

coll'obbligo di erigervi

ne
il

precelti,

ed

agli

gennaio

l^iofu
in

decretato ch'essi, distrutto

loro castello,

sarebbero ricevuti Imola, provveduti di alitazioni,


uffizi

onde abitarvi sei mesi dell' anno. Morto nel 1218 Ottone IV, la citt si occup d'ottenere la protezione di Federico
II,
il

quale nel

riconosciuti cittadini, e concessa la

febbraio

12 19 rilasci in Spira un

quinta parte agli


di utilit.

di

onore e

diploma con cui conferm ad Imola


il

Ma

castri molesi

come

privilegio imperiale accordato


I,

furono

solleciti d'assicurarsi gli otte-

dal suo avo Federico

restitu

per

nuti vantaggi, temporeggiavano in

intero lo stato d'Imola alla forma


delle altre citt

demolire
la

il

castello, profittando del-

con tutto

il

con-

vicinanza di Ottone
delle
il

IV che a'3o
Quindi
insorte

tado,

assolv

il

comune da ogni
contado e diocesi

marzo trovavasi
giovandosi
alle
lesi

in Imola.

soggezione di altre citt e persone,

differenze

e dichiar che
d'

il

Ira cesare ed

Pontefice, e passando
ostilit,
i

Imola non

si

dasse ne tutto n

minacce ed
e Faenza

castri mo-

ricorsero alle

comuni
il

di Bolola

gna

che ne presero

difesa e presidiarono

castello per

impedir l'emigrazione e il suo diroccamento. Imola sped ambascialori ad Ottone IV, che a' 12 settembre 12 IO avea confermato agl'

in parte ai bolognesi e faentini, o ad altra persona, annullando qualunque contraria concessione. Ad onta di ci, e sebbene i vicari imperiali invitassero Bologna a rispettare Imola, i bolognesi ripugnarono acconsentire, onde posero la citt al

bando
si,
i

dell'

impero. Indi
i

bolognei

imolesi le antiche

giurisdizioni
;

faentini,

cesenati,

pompi-

e promesso prolezione

diploma dato in Lodi naio 1212 promise che non avrebbe mai dato o in tutto o in parte
il

con altro a' 24 gen-

con imponente esercito vennero alle porte d' Imola, che dovette assoggettarsi. Poscia reclam ad Uliesi

contado o diocesi

d'

Imola ne

ai

bolognesi, n ai faentini,

u ad aU

Parma conte di Romagna, che a' 7 gennaio 1220 intim ai faentini di restituire il eoa?
golino da

IMO
lado d'Imola e gli ostaggi ; ma risposero che occorreva il consenso
de' bolognesi.

IMO
lega delle citt lombarde.

75

Allora

Corrado

ve-

scovo d Metz e Spira legato imperiale intim ai bolognesi di di-

mettere senza ritardo il castello e contado d'iaiola, ed ebbe effetto, per cui abrog il bando di proscrizione emanato contro Bologna, condon l'ammenda, e richiese che si dassero compensi agl'imoiesi danneggiati, tutto

L'imperatore recossi in Imola, ove a' 12 luglio 1226 con diploma dichiar ribelli dell'impero dette citt; e tanto si trattenne in Imola Federico li, che si pot cingere la citt di
fosse e bastioni.

Passato

ce-

sare in

Messina nel 1227

coman-

d a' signori e comuni di Romagna di prestar aiuto agi' imolesi


stalo, e

approvando

cesare.

per ridurre la citt al primiero suo si vide libera da ostilit.

Giunto questi in castel s. Pietro ai 22 novembre, i faentini sborsarono millecinquecento marche d' argento domandate dagl'imolesi , e
furono dal cancelliere
castello di
Il

Frattanto Celio Pirondi, Cassia-

no Oraboni, Giulio Mingarelli, Remigio Bencivenni, e Marcello Ferraldi, valorosissimi, abbandonata la patria, seguirono Giovanni di Brenna re di Gerusalemme e suocero di cesare, che a favore del Pontefice Gregorio IX contro Federico II stesso combatteva. A cagione di Giulio Frigeiio che tent usurpar il dominio d'Imola, si coaimisero nel 1228 molte stragi. I bolognesi e faentini mossero nuova guerra
agl'imoiesi, e nel

assolti
,

grand'esultanza d'Imola
il

, con che vide

Fontana a
la
i

lei

sogget-

tarsi.

vescovo

Mainardino,
castri molesi
il

che
di

ancora sosteneva sc a persuadere

prefettura, riu-

abbandonare
castello,

alla

rovina

proprio

in Imola ad ache ebbe effetto a' io luglio I22I, ed il casleNo and distrutto. Di ci arse di rabbia Gottifredo conte di Romagna, ed ordin ai bolognesi e faentini di prender l'armi contro Imola, esigendo la ricostruzione del castello ed il ritorno degli abitanti, ed a loro ne affid la custodia. Di mala voglia primi obbedirono, e respinti dai gli imolesi occuparono Doccia, Casola ed altri luoghi del territorio,

e venire

bitarvi, lo

1284

la

rinno-

varono senza
ze.

particolari conseguenla citt l'in-

Nel

1235 ottenne
tutta
la

vestitura di

Massa di s. Paolo o Massa Lombarda; mentre

indi assediarono la citt col cairoccio.

Ad

onta che

l'arcivescovo di

Magdeburgo
dichiarando

legato

imperiale
l'

fa,

cesse intimare di
ribelli

levar

assedio

Bologna e Faenumilianti
patti

za, g' imolesi

furono costretti a do-

mandar pace con

che l'anonimo imolese descrive a pag. i5i. Federico II sdegnossi all'udire


cottlro

l'accaduto,

si

accese
si

d'ira
alla

Federico 11 merit colle sue iniquit che Gregorio IX Io scomunicasse, ed intimasse una crociata contro di lui, nel 1240 fu posto l'assedio a Ferrara che parteggiava per cesare, ed Imola vi mand molta truppa comandata da Fabio Mingarelli, che si fece grande onore. Imola fu costretta ad unirsi alle milizie pontificie, dappoich era di parte imperiale, e in fatto Federico li non solo se ne offese, ma nel 12^1 da Grosseto eman a suo favore un diploma, riportato dall'anonimo imolese a pag. i^)j. Scomunicato e deposto Federico

Bologna,

la

quale

um

dal concilio generale di Lione

76
c|ueslo

IMO
clic

IMO
124B
sped a

convocalo da Innocenzo IV, dipoi


Pontefice nel
il

ognuna formossi numeroso seguito. Nell'epoca medesima, per la


giurata pace, e per essere
ritornati alla

Bologna
to con

cardinal Ubaldini lega-

imponente esercito
la

per

ri-

lesi

piena

g' imoobbedien-

lune

Romagna

sotto la legitti-

za e sudditanza del
citt

Pontefice,

la

ma

sovranit della Sede aposlplica.

fu prosciolta

dall'interdetto,
tutte le citt

Dopo aver
la

preso Dozza, Piagnano,

in cui erano

comprese
di

Casal Fiumanese e Sassatello, Imo-

venne per necessit a convenzioni amichevoli con fr. Giacomo

Boncambio vescovo
biliti
gli

di

Bologna. Sta-

Federico II , che mori a' i3 dicembre i25o. Innocenzo IV da Lione restituendosi in Roma nel i25i, da Boloseguaci

luoghi

articoli
la

nel

campo
a'

schie-

gna nell'ottobre giunse ad Imola,


e

rato presso

citt,

giur
parte

il

comune

di

6 maggio abbandonare la
di unirsi alla

come

per

tutto vi fu ricevuto
feste
si

con pubbliche

e con grande

imperiale,

magnificenza, quali

convenivano

Chiesa romana sua antica signora,


e promise

amore

e societ

al

co-

ad uno de* pi gran Pontefici che degnamente con zelo, profonda dotIrina e

Bologna, altrettanto questa giurando ad Imola, finch fosse


di

mune

prudenza governarono la Chiesa di Dio. Intanto per evitare


le

rimasta fedele

al

Papa. Conseguensi

crudelt di Eccelino III da Rogi capitano di Federico


li,

za della fortunata composizione


ili
il

mano,

dato nei 1 249 dagl'imolesi ai bolognesi, quando mossero le armi contro il re Eitzo naturale di Federico II, essendo capo delle genti della montagna Antonio Lolli, e duce di quelle della citt e della cispadana cosoccorso

generoso

me

dei faentini

Sulpicio

Brocchi.

Per opera principalmente de' romagnoli fu completamente sconftto a' 26 maggio presso Modena l'esercito imperiale, ed Enzo prigioniero fu portato a Bologna, ove
visse in prigione

chiamato nemico del genere umano, molte famiglie di Marmirolo, luogo del Mantovano, si recarono ad Imola per sicurezza e ricovero, venendo investite di alcune terre della Massa di s. Paolo, colla condizione di certi annui pesi, e quella di abitare unitamente in un castello con fortezza e tempio che vi avrebbe fabbricato il comune: questa la vera origine di Massa Lom*
barda, di
cui

XXIV,

pag.

ventidue anni

di fu fatto

parlammo al voi. 4B del Dizionario. Inuno statuto pel quale


recarsi in

vi

mori.

Le

feroci

e funeste faziosotto Fe-

ninno poteva
tre
i

Imola per

ni de' guelfi e ghibellini

offendere, sotto pene severe,


partiti de'guelfi

men-

derico
dia

li

presero maggior forza, e


la face della discor-

e ghibellini

per loro mezzo


afflisse

divenivano pi animosi. Mario Fanio potente ghibellino


guelfi,

l'Italia

pel furore accadivise


citt

tutto

pose
i

nito de' partiti che

in ordine per cacciare da Imola

famiglie,

guelfo

dicendosi chi era

quando Uguccione
fu

Sassatelli,
in

dvoto al Papa, ghibellino chi parteggiava per l'imperatore. Imola ne

siccome d'una famiglia che

Rousci

magna
senato

fautrice

de' gnelf,
;

prov

gli

effetti

sino dall' incomin-

in battaglia
li

contro

ciare del

1211 nelle

due potenti
Meadol,

pacific per

famiglie dei Bricci e dei

sangue

civico.

Fanio ma il non ispargere pure sopir^ Veliero

IMO
le certe differenze die incomincia-

IMO
sembr diminuirsi
fo
I
il

77
livore dille

vano coi bolognesi die volevano imporre un tributo, ed esigevano la riedificazione di Monte Catone che sino dal ioo3 formava parte
della signoria de'Sassatelli. In dieci

fazioni ghibelline e guelfe.

Rodol-

conferm

privilegi e con-

cessioni de' predecessori, riconoscen-

do insieme

l'antica sovranit della

santa Sede sulla


calo di Ravenna.

Romagna ed

esar-

mesi nel territorio morirono di finie e di peste cinquemila abi-

per cui g' imolesi per si gravi flagelli implorarono sbigottiti il divino aiuto con penitenze, procestanti,

di
la

Per le rinnovate sedizioni civili Bologna si sottrasse Imola daldipendenza,

ma

bolognesi pasi

sarono ad occuparla cacciandone


ghibellini:
di

sioni

e discipline a sangue, gridan-

questi
altri

unitisi

quelli
il

dosi misericordia e pace. Nel

1262

Faenza ed

luoghi sotto

fu stabilito che

il

podest di Bolo-

comando
bellino

del famoso guerriero ghi-

gna lo fosse pure d'Imola ove terrebbe un vicario, per meglio strindue popoli. gere le relazioni tra Le fazioni guelfe de' Geremei e de' ghibellini Lambertazzi di Bologna dierono ivi luogo ad uccisioni, confische ed esilii ; i Lamberi

so

il

Guido da MontefeltrOj presponte di s. Procolo a'i3


i

giugno 1275 distrussero l'esercito guelfi fuggitivi si bolognese, ed rifugiarono in Imola e Bologna.
Ridolfo cancelliere di
dai magistrati del

cesare volle
il

comune
all'

giu-

tazzi

che cercavano per tutto aderenze, indussero Pietro della po-

ramento
re

di

fedelt

imperatore,

tente famiglia Alidosi,

cognominato Pagano da Susinana, ad insorgere; egli pertanto dopo aver cacciato da Imola tutti gli amici de' Geremei e Giacomino Prendiparte che
n'era
la
il

a cagione che questi nel confermaprivilegi alla Chiesa romana i

avea protestato di farlo senza pregiudizio dell' impero. Ma divenuto


Pontefice

Nicol

III

ottenne che
gli

Rodolfo
desse la

definitivamente

ce-

vicario,

si
i

fece signore del-

R.omagna
di

ossia l'esarcato di

citt.

Subito

bolognesi
il

con
si

Ravenna
cessasse

nel 1278, vale a dire

che
di-

grosso

esercito ed

carroccio

esercitarvi

qualunque

presentarono ad Imola, prontamen-

autorit, lesiva agli antichissimi


ritti

abbandonata dall'Alidosi, ed ispianarono le fosse ed serragli; indi pacificarono i Bricci coi Mendoli,
te
i

della sovranit

delia Sede ail

postolica.

Dimorando

Papa
i

in

e per un biennio vollero tra loro nominare i podest. Nacquero poscia gravi
si

contese tra
:

senatori, e

Viterbo ordin a Romagna che gli agenti con ampli mand Antonio
Carisio.

tutte le citt di

spedissero
poteri, ed

loro

Bricci

Imola e Fabio
ricupe-

venne alle armi Tossignano fu preso da Percolino guelfo, ed Ostolico Bonvillano


stretto

Risoluta Imola

di

rare

luoghi stralciati

dalla

sua

ghibellino

fu

co-

giurisdizione,

per

mantenerli

ad

ad implorar clemenza. All'elezione di Rodolfo I d' Absburgo in re de' romani, avvenuta per opera del Papa Gregorio X, essendo estinta la casa di Svevia con
Corradino
nipote
di

onore della romana Chiesa e del


nel Pontefice, perci 1279 il sindaco protest in ForPi davanti conte della Pvomagna, che le al

terre di
tola,

Federico

l,

Seleustra^ Casola, TrenAcquaviva e Cantalupo Sd-

fi
risdizione del

IMO
alla

IMO
piena
giu-

ce appartenevano

comune

d'Imola, cui
offren-

dino da Romena vescovo di Arezzo che f^u in Imola ; pubblic


,

dovevano

essere soggette per virl

nuove
cia

leggi

ed impose
pel

alla provin-

di possesso

immemorabile,

l'annua contribuzione
fiorini milizie.

di

ven-

dosi difendere le delle terre e ra-

timila
delle

gioni del

comune, invocando l'annullamento delle novit fatte in pregiudizio d'Imola. Nicol III a ricon-

Nel
e

mantenimento 1292 Alidosio


si

sorprese

la citt,

fece salutare

principe della
Il

repubblica

imolesc.

durre

la

pace ed unione in
il

Roma-

gna, destin legato

nipote cardi-

conte Ildebrandino pronunci la sentenza di scomunica e l'inter-

nal Latino, e Bertoldo Orsini, altro

detto contro gl'imolesi;


sio

ma

Alidoeccle-

nipote o fratello, col titolo di conte di

disprezzando
volle

le
il

censure

Romagna,

quali furono
festose
i

ri-

siastiche,

giuramento

di

cevuti in Imola con


glienze, e pacificarono
gliil>llini
,

acco-

fedelt

guelfi coi

ma
lese,

da tutti i comuni che prierano soggetti al senato imocio Orsara, Sassatello,

un ai Geremei e Lambertazzi. Non tard Bertoldo


in

Casal

Fiumanese, Belvedere, Piancaldoli,


Fiangoni,

ad abusare
ni,

in

potere,

approprian-

Monte Morosino, Monte

dosi diritti a pregiudizio

de'comuIII
gli

Catone, Linaro, Torranello, Pediano, Mezzocolle,Mazzolano, Aguzzano,

quando

successe

morto Nicol Martino IV che


distruttore

spieg
ghi-

Biancanigo, Doccia, Limadiccio, Laderchio,


stelnovo,

un

carattere

del

bellinismo. Cre conte di

Romagna

Anconata, Trecento, CaCasanola, Gesso, Serra,

Giovanni d'Appia che principalmente prese di mira i forlivesi, ed Imola dovette somministrare uo-

Mordano, Fabbrica,Casalecchio, Collina, Stifonte, Casola, Stignano, Vedreto, Guercinorio, Sassiglione,


rata.

mini e denaro. Nel 1297 fu per la prima Tolta nominato un difensore del

Se non che

il

conte di

MuRomagna

vieppi irritato da simile procedere,


ricorse ai bolognesi promettendogli
il

comune

e del popolo,

nella persona di Litto


la

A li dosi. Nel-

dominio

d'Imola
alla

subordinato
la

sede vacante di
Pietro

Onorio

IV

il

per altro
affidata ai

Chiesa, purch

sacro collegio de' cardinali spedi in

ricuperassero.

La

custodia d'Imola
a'

Romagna

col

carattere di

bolognesi,
rivocata,

io

luglio
la

legato, che in

Imola convoc
tutte
le

un
di

1294
citt

fu

riducendosi

parlamento
buto
di

di

citt

disposizione

della Chiesa

Romagna, per imporre un


26 denari
in

contri-

mantenimen-

to dei soldati

pontificii.

Come
in

in

tutta la

Romagna
tra
i

cos

Imola
e

romana, e suoi conti di Romagna. Roberto di Cornay nominalo conte da s. Celestino V, intim in Imola una generale adunanza degli

di frequente ebbero luogo zuffe

ambasciatori

delle

citt

per

gravi
ni,

fatti

guelfi

e ghibelliil

l'accettazione

delle

leggi.

Termi-

che lungo sarebbe


delle
legati,

narrare,

parlandosi

cose

principali,

il

Faenza , Forl e Ravenna. Nicol IV nomin conte di Romagna Udebraaagli


articoli

come dei Romagna

conti o rettori di

nato il provinciale consiglio attese conte a tranquillare gi' imolesi, richiam gli esuli, ed assolvette da qualunque pena chi l'avea meritata. Anche il successore di Roberto,
spedito

da

Bonifacio

VIU

nella

IMO
persona
di

IMO
di

79
ster-

Pietro

arcivescovo
i

rettore di

Romagna procur
di

Monreale, convoc nel giugno 29'> un consiglio generale di Romagna, per istabilir molle cose a sua quiete.

minarli, e volle distruggere

quelle

poche
restate
scelta

traccie

libert

ch'erano
nella delle

Essendosi Maghinardo

Pagano

ad che

Imola,
il

massime
faceva

senato

impadronito della citt, riusc a Camilla Princisvalli allontanarlo con


accortezza
;

magistrature. In sede vacante Francesco Manfredi di Faenza


si

dichia-

ma

de' bolognesi vi

con strage rientr, per cui il


poscia

r capitano
cose,

d'Imola:
di

Monalduccio

composte le Noce ra otten-

eonte di

Romagna Durante
onori
e

priv

Imola
ti,

de' suoi

privilegi.

Indi successero diversi

sinch

il

avvenimencardinal legato d'Acil

ne il vicariato del contado, e fece demolir il ribelle Pediano. Volendo il comune nominar il suo capitano,
i

ministri pontificii lo proi-

quasparta richiam
l'

comune

al-

birono, onde sped ambasciatori in

ecclesiastico

dominio, indi
Iacopo

venne
vefa-

assoluto dal vicario del conte Carlo di Valois,

Pagano
la

Avignone a Giovanni XXII, dichiarando la sommissione del comune. Il Papa si mostr contento, ed invit gl'imolesi a somministrar trup-

scovo di Rieti.
a frenare

Dominando

zione ghibellina, gl'imolesinel i3oi


le

pe
to

al conte
il

Almerico,
di

le

quali sotAli-

devastazioni delle milizie

comando

Beltrando

francesi del conte gli presentarono


battaglia, che fu lunga e sanguinosa,

dosi cogli altri collegati

trionfaro-

Lodovico conte di Cunio, o da Matteo Cesano. Mori il podest Maghinardo compianto per belle doti, che manifest nel benevinta da
fico

ma

degli Estensi , ottenendo Beltrando il governo della patria. Nuove discordie civili fecero occupare
la
citt dal legato cardinal Beltran-

no

suo testamento^ del quale lasci

esecutrice la nobilissima ed antica

famiglia de'Mazzi, da cui usci quella

de'Guidalotli di Bologna. Sotto

Benedetto
al

XI

gl'imolesi giurarono

partito ghibellino

nuova
la

confe-

derazione. Divenuto Pontefice Cle-

mente V, che
sidenza
gli

stabil
,

sua

re-

in

Francia

sconvolgimenti
violenze

per frenare dell' Emilia e

le

che

si

nel contado imolese, sped

commettevano in Rodi

magna
guelfo
le

col

carattere

legato

il

cardinal Orsini, che ritenendosi


si

ferm in
si

non Imola, mentre


a
la

fazioni

distruggevano
luogo

vi-

cenda, non avendo

pace

gli animi suo cattivo governo , fu cagione che Ricciardo Manfredi fsse proclamato signore d' Imola, quando Benedetto XII dichiar vicario d'Imola Lippo Alidosi. Questi fece riformare gli statuti della citt, iti cui tra le altre cose venne disposto, che ventiquattro savi e loro notari potessero insieme col capitano spendere quanto occorreva ; che tutto il governo politico militare ed economico risiedesse nel capitano in concorso de' savi ed anziani ; che il podest soggiacesse ad un sindacato; che la citt fosse divisa in quattro quartieri, ed ogni quartiere in tre cappelle. Lippo

do, che per aver irritato

col

che nel
la

calata di Enrico

i3o8. Temendosi che nelVII imperatotumulti


facessero
i

fece

leghe
lo

contro

la
i

fazione ghi-

bellina, per cui nel

346 Clemente
figlio

re nuovi
bellini,
il

ghi-

VI
nel

conferm
successe

nella vicaria, cui


il

re

di

Napoli Roberto

i349

Roberta/

8
Oltre
la

IMO
slrnge della peste la

IMO
Romaantipapa Clemente VII,
dalle

gna era a soqquadro per le prepotenze de' piccoli ed infesti tiranni, ed Astorgio Duraforte conte pel
iTenlo usato contro poli
,

non che malaugurate compagnie di

ventura.

La condotta
procur

saggia di Bella

tradi-

Giovanni Pele

per

ricuperare
,

signorie

della Chiesa

fu

costretto ritirarsi

in Imola. Assalita la citt


sercito ghibellino di

dall'e-

conferma e nuova investitura del vicariato da Urbano VI, e mor nel 1391. Rimase Lippo di lui figlio signore d'Imola, e siccome minorenne gli fu
gli

trando

Bernab

Vi-

sconti di

Milano
qual

seppe

valorosa-

data a tutrice e curatrice la madre Elisa. Sembra che anco Lodovico fratello del defunto
se
il

mente difenderla Roberto, onde fu


prode liberatore nel i35r, e vuoisi che il Papa lo confermasse in vicario come fermo sostenitore de* dominii della Chieapplaudito

esercitas-

potere, perch ricorse contro


de' bolognesi
,

gli attentati

ed

in-

vocata da Bonifacio
tura, l'ottenne a'

IX

l'investi-

romana. Non and guari che Innocenzo VI sped legato in Roda


il celebre cardinal Albornoz per ricuperare le terre della Chiesa, e con armi, crociate e scomuniche abbassare l'arroganza de* tiranni, facendo comandante dell'esercito Roberto, che prese Cesena

magna

16 gennaio i3g9, venendo dichiarato nella temporalit vicario d* Imola per la Chiesa romana. Instabile e variato come
incerto fu nel secolo

XV

il

gover-

no della citt pei molti signori che ne regolarono i destini. Seguendo Lodovico le parti de' Visconti fu
scomunicato e privato del vicariato; indi reintegrato e fatto prefet-

(Fedi). Benemerito della


della
r

patria e

Chiesa, Roberto Alidosi


il

mofigli

to della milizia nel

i^o5 dal
gli

car-

verso

i363.

Ebbe
due

a
suoi

succes-

dinal legato Cossa, che

accor-

sori

nel vicariato

Azzo e Beltrando,
bornoz rettore
telli

ma

essendo ve-

nuti a grave contesa, Cornelio Aldi

d Toranello, Pediano e Gallisterna con mero e misto impero, e giurisdizione temporale, in premio
di

Bologna quivi
i

li

sue

fatiche

dispendi.
il

condusse, finche riconciliati

fra-

Lodovico

la patria e

Resse contado con

ricuperarono

la

signoria, tran-

vigilanza pel pubblico bene; visit


di frequente

ne

la fortezza

che

fu affidata alle

genti pontificie.

Morto Azzo, da Gre-

gorio

XI ottenne nel iSyS Beltrando la conferma del vicariato e


possesso delia fortezza, e fu utile

il

alla patria pe' suoi


fra* quali

provvedimenti,
l'

sua giulegami con diversi potenti di Romagna per assicurare il suo dominio, dando in matrimonio la figlia Lucrezia a Giorgio Ordelaffi signore di Fori

luoghi di

risdizione

strinse

moder

eccessive doti

l.

Divenuto Pontefice nel i4io

>l

alle donzelle.

Istigate dai fiorentini

cardinal Cossa col

nome

di

Giodegli

molte
to

citt nel

iSyS
si
i

si

ribellaro-

vanni
II

XXI li,

e continuando a fa-

no, e Beltrando

dichiar assolue per le mila

vorire Lodovico, con

breve

padrone

d'

Imola

sure vigorose di difesa preserv


citt

dalle feroci

soldatesche
di Ginevra,

bre-

ottobre i4i 2 accord all'Alidosio con mero e misto impero le castella di Tossignano, Doccia, RioIo,

toni guidate dal

non men crudele


poi

Pieve di
e

s.

Andrea, Gaggio, Caville

cardinal

Roberto

slellaro,

le

di

Monte Ca-

IMO
tone, Mancincollo, Belvedere,
sara,

IMO
cipalmente fu affidato
to della patria
;

8t
reggimene
gli

OrCasola, Pregno, Monte Forcolle

rato capitano del popolo, cui prinil

tino,

pertinenze

di

Casola,

il

capitano
savi

Monte

Oliveto, Mongardino, Stifon-

anziani rimaner dovevano

in cari-

te. Sasso, Gallisterna,

Toranello

ca per un bimestre,

per

un

Monte Meldola, Pediano, Aguzzano. Indi nel 14^4 Giovanni XXIII


benedi in Bologna
e la
la

anno

rosa

d'orOj

dono a Lodovico , che conferm nel vicariato prima


in
di

mand

che si scelse fu Cornelio Alidosioj che non vedendosi accetto rinunzi a Beltrando Cantagalli prode guerriero
:

il

primo capitano

e celebre letterato,

il

quale
gli

si

ocIl

portarsi al concilio di Costanza,

cup subito del pubblico bene.


governatore richiam
re coi vicini,
dizioni, cos
esuli
le
;

ove fu deposto ed eletto Martino V. Questi nel 1/^21 conferm la lega tra Lodovico e il comune di Firenze per dieci anni. Nel 14^3 reggendo Forl Lucrezia Alidosio vedova, temendo i forlivesi che il padre volesse signoreggiarli
si

e
se-

siccome erano frequentissime

guer-

come

le

interne

Beltrando a prevenire la istis gravissimi mali ottenne tuzione d'un nuovo magistrato che
chiamossi dei gonfalonieri, e ne fu
eletto

ribellarono

caccia-

uno per ogni

quartiere.

Que-

rono i soldati imolesi e imprigionarono Lucrezia. Insorta guerra, il duca di Milano Filippo Maria collegato de' forlivesi, a mezzo di Angelo della Pergola nel 1424 s' impadron d'Imola, di Lodovico e di Beltrando suo figlio; cos ebbe ter-

sto

rispettabile

magistrato doveva

colle

sempre pronto ad accorrere armi in difesa della patria ^ raccogliendo genti dalle centurie e quartieri, portarsi con esse alle cae se se de' sediziosi ed arrestarli resistenti anche ucciderli. Essendo
essere
,

mine
Imola.
del

il

principato degli Alidosi in


Il

state le
soli

magistrature

assegnate

ai

senato sped al duca

am-

nobili insorse la plebe,

che pa,

basciatori

per riconoscerlo a

nome

cific

Lodovico della

Bordella

il

comune
e

in signore, e prestargli
il

vassallaggio, ed

duca

elesse a ca-

quale contribu a preservar la patria dall'occupazione che minaccia-

pitano

governatore

della
il

citt

Luigi Grotto, che ricevette

giusin-

va il duca a suonare

di
i

Milano.

Tornarono

nomi
il

de' guelfi e ghi-

ramento dai magistrati, e dai

bellini sotto

governatore Fantino

daci e feudatari del contado. A' 12

maggio 1426 per ti duca consegn Imola al cardinal Lodovico Alemand legato di Bologna, il quale
portatosi nella citt ricevette
il

Dandolo che riusc a reprimerli. ISel 1433 Imola cominci con dispiacere a
tore di Forl,

dipendere dal governaper cui gli abitanti


per
ribellarsi
a'

giu-

presero pretesto

ad
2

ramento d'obbedienza, e monsignor

Eugenio
di

Domenico
stitu

Capranica, poi celebre


fatto

IV gennaio i434
,

e
1^

chiamare
milizie
del

duca

cardinale, fu

governatore;

I-

janziani superiori

nuove magistrature con otto ad ogh' altro in


e

Milano, e Nicol Piccinino sconfisse l'armata pontificia e collegata co' fiorentini e veneti. Tuttavolta Imola fu restituita
a' al

autorit,
anziani

ventiquattro savi che


di concerto cogli

Papa

dovevano operare
;

su questi

uno

fu dichia-

IO agosto i435; ma a cagione della condotta del governatore Bal-

VOL. ixxiv.

8i
(lassare
tli

IMO
OHda
g'

IMO
imoles
nel

promessa sposa a Girolamo Kiarid


fratello

1438
osi

si

rilellarono di nuovo,

dando-

del

cardinale.

Veramente
Ratti nella

al

dura
citt a

di Milano. Questi

g* istorici
la

sono alquanto oscuri sulil

n
za,

la

Guid' Antonio Mandel signore di Faen.{\


fu

vendita d'Imola:

fi-edi

fratello

vita di

finch nel

restituita

Caterina Sforza, Della famiglia Sforza parte II, pag. 35^,

alla santa

Sede che dichiar

vica-

dice che

Guido cui nel i44^ successe Taddeo suo figlio. Tentando Taddeo uccidere lo zio o frario lo slesso
tello

Girolamo avea acquistato poco prima della conclusione del matrimonio Imola dal duca per
della

somma;

indi

a pag. ^5, sul-

Astorgio, perdette

piii

luoghi

del contado, conne

glia, Baffadi, Slifonte, anzi nel

Monte Ballai45o
venne a con-

Fabio Oliva biografo contemporaneo di Caterina sogl'autorit di


,

giunge che
te

la citt

fu espressamene

assedi Imola, indi


cordia.

si

comprata
il

dal

Papa

e che la
sposarla

nacci

1453 Nicol V miTaddeo come usurpatore


Nel

dote che

duca avea assegnata a


voleva
di soli die-

Caterina quando

d'Imola; e pii tardi Astorgio fu da Pio II nel 1462 pacificato con Taddeo, e la citt torn allo stato

ad Onoralo Torelli era


ri

cimila ducati d'oro. D'altronde vascrittori

il

eh. Righi,
II,

Annali

tranquillo. Nel

1/^65

l'e-

di

Faenza

voi.

pag. 229, asse-

sercito veneto

tenne in angustie il contado ; ma Paolo II ricondusse la pace tra le parti belligeranti, e

Taddeo

fu

nuovamente

vicario d'I-

mola, indi barbaramente imprigionato dal figlio Guidaccio. Narra l'anonimo imolese che interponendosi Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, cre cavaliere Guidaccio
e
gli

riscono vero il compenso dato da! duca a Taddeo, e che la signoria d' Imola e suo distretto fu la dote che port Caterina a Girolamo. Forse il duca avr realmente dato tale dominio per dote, ma ritirando dal cardinal Riario in compenso quarantamila ducati d'oro. L'ai

promise
poscia

in

sorella,
citt nel

isposa una sua s'impadron della

nonimo imolese allerma che Sisto IV con breve de' 6 novembre i473,
segnalo da ventiquattro cardinali, approv tutti gli atti, investi Girolamo dello stato d'Imola, e lo
dichiar conte e signore dell' imolese contea.
di Caterina fece difnozze con Girolamo, e l'essere questi obbligato a trattenersi in Roma, fece che la citt si reggesse dai commissari eletti dal conferir
le

i470> sulla quale Taddeo con solenne islromento di convenzione de' 5 maggio avea ceduto al duca le sue ragioni, ricevendo in compenso Castel Nuovo appartenente alla citt di Tortona.
Nicol
il

La minorit

di

Scipione Pallavicino fu

primo governatore d'Imola pel nuovo dominatore. Mentre il duca


fiorentini, in vece in parte la

stava in procinto di vendere la citt ai

vend per quarantamila ducati d'oro


al

Finalmente nel i477 s' celebrarono gli sponsali, che Imola celebr qual faustissimo avvenimente.

cardinal Pietro Riario nipoSisto

to,

e spedi in

Roma
,

ambasciatori

IV, e in parte la cedette a titolo di dote da destinarfiglia del duca, e si a Caterina


te di

esprimendo om aggio ed allegrezza. Se ne compiacquero Giiolumo e Caterina, ed


ai

coniugi sovrani

IMO
incominciarono a far sentire
molesi
gli

IMO
agi*
i-

83

pe,

effetti

di

loro

benevo-

lenza con togliere vari pedaggi ed

alcune gabelle.
ta ai nobili

La

fgliuolanza na-

che dai Machirelli l'acquistarono i Dal Pozzo. Inoltre Girolamo istitu un'accademia letteraria, promosse l' inil

terzo nella stessa via

sposi,

Tinvestituri
Sisto

dustria, favor l'agricoltura,

ed

o-

di Forl concessa

da
il

IV a
la

per
parte

altre

beneficenze;

soggiorn
in

Girolamo accrebbe
gl' iraolesi.
Il

tripudio decollegio

in

Imola e parte
in

Forl

conte fece risarcir


isti

talvolta

Roma
^S'^

in Venezia
zio

rocca e le mura,

lu

il

finche alla

morte dello

Sisto

degli avvocali, procuratori e notari,

IV

nel

14^4

stabile

dimo-

eman
il

altre

benefiche disposi-

zioni per render pi


tificato

ameno

e for-

contado imolese, e neli4^i> dopo essere stati incontrati a Loreto dagli ambascialori, consolarono della loro presenza Imola. I Sassatelli ed i Vaini
l'agosto
coi

ra ne' propri stati. In una carestia con proprio dispendio provvide Imola di frumento operando nel
,

resto
tutti.

onde conciliarsi l'affetto di Neir anno i485 Taddeo


,

loro aderenti gl'incontrarono al


s.

Manfredi pentito della vendita d'Imola tent di ricuperarla ma la trama fu scoperta, e puniti tredici
traditori.

ponte di

Procolo,

ivi

offrendo

loro lo spettacolo di

un

esercito besi

mo
in

Troppo generoso Giroladivenne esausto de* suoi tesori,

ne ordinato.

nobili della citt

per cui trovossi costretto rimettere


vigore gli aboliti dazi, ci che produsse malcontento. Tra i forli-r vesi si ord quella congiura che scoppiando a* i4 aprile 1488 Gi-

trovarono in vicinanza del Santerno col baldacchino ; il clero li attese alle porte insieme col magistrato, che present al conte le chiavi della citt; universali furono
le

acclamazioni

solenni e
11

non

in-

terrotte le feste.

munifico prinil

cipe per testificare

suo

attaccapri-

mento alia mieramente


nare
pli
le

citt

s'

interess
gli

nel riunire
,

animi

de' cittadini discordi

e nel riordi-

diverse magistrature. Atte-

se poscia
il

ad abbellire

la citt,

am-

rolamo fu vittima di un baibaro assassinio che descrivemmo all'articolo Forl, con ci che accompagn e segu l'infausto avvenimento. Ottaviano primogenito dell'ucciso divenne signore di Forl ed Imola, riconoscendosi per tutrice la madre; e tra le saggie disposizioni della vedova Caterina Sforza
,

pubblico foro , fece selciare con mattoni le vie principali , ordin r incominciamento d' un edifzio per le pubbliche scuole che
tuttora trovasi fornito d'

fu

quella

di

dare

onorevole

tomba

all' infelice

consorte nel duo-

mo
rina

d'Imola.
il

Mand

figlio,

poscia Cateperch fosse ricono-

un decofabbri-

sciuto dagl' imolesi, e gli prestasse-

roso portico; concesse soccorsi per


la

riedificazione di

diverse

che,

ed

ordin

la

costruzione di

tre palazzi,

uno

nella via

Gambel-

come venne eseguito con liete dimostrazioni. Laonde Innocenzo Vili con diploma de' 2 8 luglio, sottoscritto da sero giuramento di fedelt,
dici cardinali,

a punta di diamante, poi divenuto propriet dei Borelli, l'altro nella via Emilia, inlara, tutto di
sassi

diede

al

giovine prinallora
dieci

cipe l'investitura degli stati di Forl

d'Imola, avendo

di passato in potere dei Della

Vol-

anni.

84

IMO
tichi

IMO
conoscere ad Alessandro
crediti

L* eroica Caterina Sforza, come tiitrice del figlio, assunse le redini del governo, con abolire i dazi imposti,

VI

gli

an-

della famiglia
al

Riario,

per onorari dovuti

conte Giro-

con presidiare
sicuro, e

le

fortezze in

lamo generale
tilmente.
terina,
fece

di santa Chiesa, eil

altre utili provche gl'imolesi, al dire delTanonimo, gli coniarono una medaglia avente l'epigrafe: cathaBINA SF. \ICEC0MES DE RIARIO IMOLAE FOROLivii DNA. Nel 149^ 1^ guerra civile insanguin nuovamente Imola, ed appena sedata si tramarono ivi congiure a danno dell'ottima contessa dai ghibellini, che scoperti furono puniti. Assunto al pontificato Alessandro VI padrino d'Ottaviano, Caterina volle che in Imola si celebrasse con feste l' esaltazione d'un personaggio da cui doleva sperare bene. Allorch Carlo Vili cal in Italia per conquistare il regno di Napoli Caterina fu indotta dal cardinal Hiario a tener le parti del re Alfonso II, onde pose Imola in istato di difesa, non che le rocche del contado. Ve-

modo

con

sibendosi a pagare

resto;

ma

inu-

videnze, per

lo

Non

perci avvilitasi Caalleanze,

sebbene priva di
alla
difesa.
al

un generale armamento

si
si

prepar
ce

Ottaviano
sulle

porto in Imola, ed

consiglio fe-

un

patetico discorso

cor-

renti circostanze, cassando ogni ga-

bella o dazio

larghe
il

fu corrisposto con promesse per mantenergli dominio d'Imola ; Dionigio Nal:

di castellano

aument
e

il

presidio
Sassatelli

della rocca,

Giovanni

s'impegn a guardarle mura e le porte della citt. Giunto il duca


Cesare

Borgia

nel

territorio imolese,

lupo r esercito mila cavalli e seimila


zie
la

novembre sul ferm a Cantacomposto di due


fanti,

mili-

pontificie e francesi.

Domand

resa della citt

che per man-

dendo Caterina

invasi gli stati dai

canza di forze proporzionate a resistergli, lo ricevette a' 2 5 novembre, e ne divenne


valorosa
capitol,
resistenza

francesi, fu costretta loro collegarsi

signore.

Dopo
rocca

a consiglio dello zio Lodovico Moro duca di Milano. Aspirando Lodovico XII re di Francia all'occupazione del ducato di Milano e
del

anco
pass

la
il

per cui

Borgia
di-

ad assediare Forl inutilmente


fesa dalla coraggiosa
fatta

Caterina, che
liberata,
si

reame

di Napoli, nel

i499

^^"

prigioniera e poi
figli

ce alleanza con Alessandro VI, pro-

ritir co' suoi

in Firenze,

ove

mettendo
figlia

in isposa di Cesare

Bor-

gia figlio del Papa, Carlotta d'Albret del re di Navarra,

facendolo
signori

mori encomiata altamente per le sue preclare doti. Cesare Borgia lasciato in Imola suo rappresentante
il

duca del Valentinois, ed impegnandosi


d'
d

cardinal Giovanni Borgia legato


portatosi in

aiutarlo

contro

d'Italia,

Roma

fu fatto

Imola , Faenza , Forl , Rimini Pesaro e Camerino. Intanto il Papa dichiar decaduto Ottaviano delsignoria d' Imola perch da la vari anni non avea soddisfatto alla
,

gonfaloniere e capitano generale di

santa Chiesa. Giurarono gl'imolesi


fedelt a Cesare, e compilarono al-

cuni capitoli per una regolare amministrazione, che Cesare approv


in
di
d'

so,
l'

camera apostolica il consueto cenmentre Caterina a mezzo delmolese Giovanni dalle Selle fece

Roma

agli

11

marzo i5oo,

in-

nomin

luogotenente

generale

Imola Giovanni OHvieri vescovo

IiM
d'Isernia.

IMO
VI
col

85
giunse
a

Alessandro

con-

satelli

la

parte guelfa

senso de' cardinali- costitu

Cesare

trionfare
cacciati
Sassatelli

dei ghibellini che furono

in temporale vicario perpetuo e generale d* Imola, per cui il luogotenente prese nuovo possesso del contado. Si narra che

dalla

citt.

Il

valoroso

mentre Alessandro

VI

trattava co'cardinali di far Ce-

sare re di
bria,

Romagna, Marca ed Um-

venne acclamato liberatore della patria, che ne etern la memoria con iscrizione incisa sulla campana maggiore della cattedrale. Nel i5o4 Giulio II ottenne dalle genti di Cesare la consegna della
Rocca, ed
il

morte nell'ai5o3. Allora Cesare avendo presso di s e da lui beneficati, Giovanni Sassatelli e Guido Vaini
fu colto dalla

comune sped ambae divozione;

gosto

sciatore Giambattista Rondinelli per

assicurarlo di fedelt

ed

il

Papa
le

destin

capi delle fazioni che avevano ereditato lo


bellini,
li

e castellano
riconcili

governatore Stefano Negroni, che

spirito

de' guelfi
in

ghite-

sped
la

Imola

per
gli

nere in fede
cesse

popolazione. Poco

visse l'eletto Pio III,


il

onde

suc-

nemiche famiglie, e Andanis et coni' riportata dall' anonimo ^ imolese a p. 275, con cui Giulio
pubblic munitati
II
alla
la

bolla

Giuliano della Rovere, nipote di Sisto IV, col nome di Giulio II, acerrimo nemico del duca Cesare. Informati i pocardinal
poli di

accordava esenzioni citt. Quindi fu


consiglio
di

privilegi

istituito

un

nuovo
tori,
il

sessanta

sena-

cinque de'quali componevano


il

Romagna
signori,

di ci,

si

diedero

magistrato bimestrale,

primo
giu-

a
era

vari

mentre

Imola

si

chiam gonfaloniere
gli altri

della

ed incerta, Guido Vaini co' suoi avea disegnato accordare il dominio della citt a Galeazzo Riario nato in Forl da Girolamo e Caterina, e Giovanni Sassatelli avea risoluto difendere Imola a nome della Chiesa romairresoluta

stizia,

conservatori dell'ec-

clesiastica
li

libert:

Gentile SassatelI

fu

il

primo gonfaloniere.
si

nuodei

vi

magistrati

occuparono
II

vantaggi della patria, mentre conchiusa


la

pace tra Giulio

veneziani, questi restituirono

ed i Tosi

na sua antica e legittima signora,


per cui
11
i

sgnano,

Monte

Battaglia e Casola

partiti
liece

erano sulle armi.

Valsenio che

avevano occupato:
giuramento di
le

Vaini

trasportare dalla cat-

procuratori del

comune passarono
fedel-

tedrale, e

presentare alla pubblica


di

a ricevere
t

il

vista

uno stendardo
ivi

broccato

da tutte

terre

del contado.

d'oro
in

posto da Caterina Sforza


di

Giulio II

decor della

dignit di

Girolamo che lo aveva ricevuto dal Pontefice quando fu dichiarato gonfaloniere della
Chiesa, e
si

memoria

cavaliere Giovanni Sassatelli,

conforse
il

siderato primario

cittadino

con

titolo di prefetto.

Grato

co-

grid dai

ghibellini

mune

ai

benefizi del Pontefice, gli

viva Galeazzo Riario;

ma

sursero

decret l'erezione di una statua in

pi numerose le voci de' guelfi che gridavano viva la Chiesa. In que:

bronzo;

sto contrasto di
ai
fatti

per

la

opinioni si venne con grande mortalit, ma bravura di Giovaaui Sas-

ed a gloria di Giovanni venne stabihto di celebrare un torneo col premio al vincitore di un del valore di pallio di damasco
venticinque scudi d'oro
,

donando

86
inoltre a

IMO
Giovanni un
podere
ed
vigna.
pontificio
il

IMO
romana, e in virt
vea prendere
favore
nel
della
il

di

un breve

Volendo Giulio II liberare Bologna dai Bentivoglio, nel i5o6 vi si rec alla testa di un esercito, ed in Imola nel settembre ne inlim la restituzione,

una

prelato Bonsignore dopossesso de'beni a


vincitrice;

parte
il

ma

i5i6 venne

comune

a tran-

sazione coi

fratelli

Cesare patriare Sforza

e conseguitala ve mbre.

vi

entr agli

1 1

no-

ca d'Alessandria, Ottaviano vesco-

vo di Viterbo, Galeazzo
eredi e
figli

Nel i5o8 r imolese cardinal Francesco Alidosi fu fatto legato di Bologna e di Romagna, il quale

eman

utilissimi decreti pel

buon
di

Girolamo Riario, e si convenne che ad Imola appartenessero tre molini ed una porzione di botteghe poste suldel

conte

governo
diversi
faentini

della citt,
la

che ottenne

la

pubblica

piazza,
il

fossero di

dal Pontefice

reintegrazione

ragione dei Riario

contro
francesi,

comuni gi occupati dai e da altri. Nella guerra il duca di Ferrara ed i


Giulio
II

colle

milizie

pontificie

comparve di bel nuovo in Imola, ad onorarla di sua presenza negli anni i5io e i5ii; ma nella strepitosa battaglia combattuta a Ravenna agli aprile, avendo vinto francesi, il maestra to d'Imola, ad esempio degli altri popoli di Romagna, mand ai vincitori le chiavi della citt, sebbene il Papa poco dopo la ricuper in un alle altre. In questo tempo venne istituito in Imola il monte di piet. Nel i5i3 divenuto supremo gerarca Leone X, dichiar la sua bei i

molino di Pojano, diverse botteghe sotto il pubed alcune cassine blico palazzo nel territorio di Bubano. Non mancarono frattanto gare cittadine in lehere agitati gli animi; ed Sassatelli prestarono soccorso ai Bentivoglio per ricuperare Bologna, ed aspirarono sotto Adriano VI ad impadronirsi d'Imola. Dopo il
,
i

15^4

il

gonfaloniere

Sebastiano
alla

Flaminio

Clemente

sottrasse

giurisdizione d'Imola diverse

terre

e castella, dieci ne
stitura

diede in inve-

nevolenza agli imolesi, quattro


basciatori de' quali recaronsi a

amRofe-

a Ramazzotto de' Ramazzolti, e Dozza al cardinal Campeggi nel pontificato di Clemente VII. Successe Paolo III che conferm con breve i privilegi concessi ad Imola dai suoi predecessori e legati pontificii, che favorivano la
introduzione
e
della
delle arti
si

ma
liti

per protestare divozione e

della

lana

delt.

Siccome
gravissime

poi
tra

erano
il

insorte

seta;

comune

concessioni fatte

annullarono le dai Papi di qua-

pretendeva aver sofferto in Imola enormi danni sotto il principato del duca Cesare,
g' inviati

la famiglia Riario che

lunque luogo di giurisdizione del comune, mediante compensi ai possessori; e


nicipali
citt
si

stabilirono

altre

mu-

informarono

il

Pa-

provvidenze. Nel

pa

sul merito della vertenza.

Que-

destin tenere in

i54o la Roma uno


il

egualmente Giovanni Sassatelli e Vincenzo Bonmercali, esigendo i Riario in compenso ducati ioo3oo. I Riario aveano gi
sta feriva

stabile

ambasciatore
cardinal del

e fu scelto

celebre giureconsulto Ottaviano


stri.
11

Ve-

Monte legato,

poi Giulio IH,

portatosi in Imola,

ripoitalo

tre

sentenze

dalla

rota

obblig Casola,

Riolo e Tossigna-?

IMO
no a concorrere alle spese nel passaggio di truppe per la citt.
si,

IMO
tuttavolta
a'

87
la resti-

ebbe luogo
luglio.

tuzione
il

3o
in

Con i534

generale esultanza sino dal


i

faentino

Gio.

Sassatelli

ed

Vaiai avea-

introdusse

In detto anno Maria Raccagna Imola l'arte della

no solennemente giurato la pace, e monsignor Gregorio Magalotti presidente di Romagna avea pubblicati severissimi
si

maiolica. Nell'anno seguente tra le


istituzioni ch'ebbero luogo, va memorata quella del magistrato de' cento pacifici, ai quali incombesse il conservar l'unione fra
utili
i

editti

contro obi

o ghibellino; gli animi per nutrivano gli antichi odii, per cui nel i54f Vincenzo Sassatelli portatosi a casa del
dichiarava guelfo

cittadini,

l'estirpar

le

fazioni.

Ci non fu bastevole
le

ad

impedir

dottore
glia

e cavaliere aurato e

Nicol
fami-

della celebre

benemerita

Codronchi, decoro ed ornamento d' Imola, con barbaro tradimento l'uccise, indi pass a sacchegVai ni e de'Tartagni, e col bottino usci dalla citt. Invano si proposero trattative
giare le case dei
di

violenze commesse dal prepotenVincenzo Sassatelli nel i545. Nel 154B Dozza ritorn precariamente sotto il dominio d'Imola, e
te

finalmente nell'anno

appresso cese

sarono

le

fazioni

de'guelfi

ghi-

bellini con giurata pace. Giulio III,

grato all'omaggio degl' imolesi, con

pace, e furono scelti

venti

cit-

tadini a prevenir le sedizioni.

Re-

duce Paolo 111 dal congresso tenuto in Lucca con Carlo V, venne in Imola a' 6 ottobre; una deputazione di cittadini, il corteggio
del senato e del clero,

breve speciale conferm ad essi ed ampli privilegi, per cui la citt gli dimostr la sua riconoscenza quando nel i55i vi pass onde portarsi in Lombardia, ove i suoi eserciti combattevano per togliere Parma al duca Ottavio Farnese.
i

un coro

di

Nel
del

iSyG s'incominci
pubblico archivio.

la fabbrica
Il

venti giovani vestiti con uniforme

cav.

Fe-

eleganza

e coronati di palme,

ar-

chi trionfali, festosi evviva dell'im-

derico Sassatelli a' 19 ottobre i5gi occup il palazzo pubblico e la

menso popolo, furono


zioni fatte dagl* imolesi

le

dimostra-

rocca;

fu punito

coli'

imprigionadel

nelT ingres-

mento

de' parenti, demolizione

che alloggi nel palazzo dei Della Volpe. Bench si trattenne un sol giorno. Paolo
III

so del Pontefice

palazzo, e confisca de' beni.

Dopo

templi,

non lasci di visitare alcuni massime quello di s. Gio.


secolo

la morte di Alfonso II duca di Ferrara ( /^e<^/), ricadendo il ducato al pieno dominio della santa Sede,

come dimostrammo a
colo, volle

quell' arti-

Battista colTannesso oratorio, tem-

pio che nei primi anni del

corrente fu ridotto a maggior ele-

Clemente Vili prenderne in persona il possesso. Imola sped quattro deputati ad incontrarlo a Pesaro, e lo ricevette tra
le sue

ganza per le cure del vicario curato d. Vincenzo Meloni. Con dispiacere de'ciltadini Paolo II! smembr dal contado Tossignano; e quando ripass per Imola in portarsi nel 1543 a Busseto inutili furono le limoslraaze degli imole^

mura
le

a'

maggio
al

iSgS;
si

ma non
di ferirono

essendo visi
feste

trattenuto,

che fu

il

suo ritorno, primo di dicembre. L'inla

tero consiglio, tutta

nobilt, e

quattordici paggi elegantemente ve?

8S
jllti

IMO
gli

IMO
Sulla
ni

vennero

incontro.
tre

ed

altro,

siccome

le

ca-

porta Bolognese erano

gran-

stella

soggette

non volevano soml^

d'armi di pietra, una del Papa, l'altra del cardinal Pietro Aldobtandini suo nipote, la terza del
cardinal Bandini legato di

ministrare
del

aiiiti,

buon governo

ve

congregazione obblig, le

Romadi

dichiarando Imola citt dominante dei castelli medesimi. Nel pontificato di


il

gna;

tutta la prospettiva della por-

Clemente XII
gli

di

ta era dipinta. Presso al

monte
di

territorio imolese solfri

nuovQ non povive-

piet sorgeva

un arco

di

bellissi-

co per la guerra tra


e
ri
\

spagnuoli

ma
ini,

architettura, ornato

emble-

tedeschi,

per

gli

alloggi,

ed iscrizioni. Sulla prospettiva del maestoso arco del palazzo pubblico fu rappresentato
dipinto
il

piramidi

e contribuzioni che dovette

somBe-

ministrare ai
vossi

secondi;
e
gli

ci

rinnodi

anche np pontificato

Papa sedente

in trono, e

nedetto
fissarono
le

XIV,
il

austro-sardi

nelle facciate dell'arco

medesimo

si

loro quartiere generaIl

volle in quattro quadri dipingere la

in

Imola.

detto

Papa
del

stabili

pace conchiusa da Clemente Vili tra Enrico IV e Filippo II, la sua


coronazione, l'ingresso trionfale
in

nel contado

la

hbert

com-

Ferrara,

l'assoluzione

data ad

Enrico IV, con analoghe iscrizioni. Si compiacque il Pontefice delle


straordinarie

dimostrazioni

di os-

sequio dategli dagli imolesi, e cre


cavalieri dello speron d'oro
detti paggi.
I
i

sud-

detti quadri,

opera

del celebre Cesi bolognese, tuttora


si

conservano.

Leone XI
citt

nel

i6o5

liber

la

mercio; questo venne favorito da(. Clemente XIV, anche colla diminuNel zione de'dazi. 177^ successe Pio VI della famiglia Braschi di Cesena, che nel medesimo anno cre cardinale lo zio Gio. Carlo Bandi vescovo d'Imola. Recandosi nel 1782 il Pontefice a Vienna dall'imperatore Giuseppe II, si legge nel Diario del viaggio y ec. che nella sera di gioved 7 marzo giunse ad Imola, ricevuto nel
discendere alla
signor Caccia

dalle

gravezze

imposte dal
restitu
al-

porta
Piatti

della

catte-

predecessore. Paolo
la

drale dal cardinal Bandi, da

mon-

giurisdizione

d*

Imola
nel

Cascia

vicelegato di
della

Valsenio,

ma

la

citt

i63o
la
li-

Romagna,

dal clero

medesipalazzo
al bacio

prov
te

terribile pestilenza.

Clemen-

ma

cattedrale,

dal

magistrato e
tutti

IX

concesse

agi' imolesi

nobilt. Portatosi dipoi al

bert del commercio, diminu le imposte, e pose una salutare prammatica sull'abuso del vestiario,

vescovile, ivi

ammise
vi

del piede,

rest a
il

riposare.

Nella mattina seguente

Papa

ac-

anche Clemente diminu i contributi, ed Innocenzo Xt soccorse i cittadini pei danni sofferti nel terremoto del 1687.
gioie e carrozze;

compagnato dal cardinale ritorn


alla cattedrale, e disceso nel

vene-

rabile sotterraneo in

cui
i

riposano
sacri cor-

con

somma
s.

venerazione
e
di

Nella guerra per la successione di

pi di

Cassiano martire,
s.

di

s^a

Spagna volendo Clemente XI


servare
periali

os-

Pier
ivi

Grisologo,

Proietto,

perfetta neutralit,

g*

im-

gravitarono
circQstt^nti,

sopra Imola e

ascolt la messa celebrata da monsignor Ponzetti caudatario, am-

luoghi

con contribuzici-

mise poscia nella sacrestia al bacio

IMO
del piede le

IMO
pasvile.
il

89
all'udienza

dame
il

della cillh,

Nella sera

ammise

s al palazzo
riprese

pubblico
del

per

bene-

cardinal Alessandro Mattei, pro-

dire dalla loggia


il

popolo, quindi

veniente dal
te

corso

suo

l'iaggio,

suo arcivescovato di Feriara per ricevere nel d seguenil

avendo permesso allo zio cardinale di accompagnarlo sino alla chiesa di s. Maria del Piratello lunge due miglia dalla citt. Reduce Pio VI da Vienna, da Bologna part per Imola, ove arriv come nell'accesso ad ore i/\.
di sabbato

cappello

cardinalizio.

tale

effetto

Pio VI tenne nel lunedi concistoro pubblico nella gran sala


care
vestito

dell'episcopio coi suddetti sei


dinali,

pontificalmente,

con tutte le consuete formalit impose il cappello cardinalizio al


cardinal Mattei,
il

sato sotto
fale eretto
lese

25 maggio, essendo pasun bellissimo arco trioncon


disegno
dell'

cui

pure assegn
cardinail

titolo
:

congregazioni
il

imo-

lizie

dopo
visit
i

concistoro
cattedrale,
in
,

cardi-

cav.

Cosimo Morelli,

in cui

nale
soliti

la

essendo

era rappresentato

l'abboccamento
coli'

cardinali che
il

Roma

ri-

tenuto

dal

Papa

imperatore.

cevono
scia
la

cappello

visitare

po-

Disceso all'episcopio venne accolto


dal vescovo
clero

basilica vaticana.

Nella sera
il

cardinal

Bandi,

dal
es-

poi col solito

accompagnamento

da tutta la nobilt, sendo egli accompagnato dai


e
dinali delle Lanze,

conte

Antonio Codronchi

imolese

car-

ministro pontificio ossia internunzio


in Torino, dichiarato perci
riere secreto, port al cardinal
tei
il

civescovo di

Giovannetti arBologna, Boncompa-

cameMatl'as-

gni legato di Bologna, Carafa legato di Ferrara, e Valenti Gonza-

cappello cardinalizio. Marte-

28 maggio sua Santit con


tutti
i

ga legato di Romagna, e trovandovi la sua sorella d. Giulia. Nella

sistenza di

mentovati carassistita

dinali,

e particolarmente
dai

seguente domenica

il

Papa pas-

nella sacra funzione

cardinfjli

s alla cattedrale per celebrarvi la

Giovannetti e Mattei, destinati per


l'officio

messa, corteggiato dal cardinal vescovo, dagli altri cardinali, dal se-

di
i

assistenti

diacono e suddiacono monsignori Nardi ni sd

datore

di

Roma

Rezzonico,
imolese.

tutta la nobilt
il

e da Compito

gretario delle lettere latine, e

Cofun-

dronchi, fece solennemente


zione di consacrare
tedrale
la

la

divin sacrifizio ed ascoltata altra

chiesa

cat-

messa, Pio

VI

discese nella chiesa


colle

sotterranea, ed offr

proprie
fi-

mani *un nobile

calice d'oro di

nissimo lavoro sopra l'altare di s. Pier Grisologo dottore di santa Chiesa e glorioso cittadino imolese.

nuovamente riedificata con ampia e maestosa ar-f chilettura del cav. Cosimo Morelli, soddisfacendo il santo Padre alle premure dello zio vescovo cardinal
d'Imola,

Bandi, dallo zelo del quale

la citt

Dipoi colle nobili carrozze del cardinal vescovo si port con tutto
il

seguito al palazzo del pubblico,

dalla cui loggia ed in trono diede


al
la

popolo numeroso
piazza
l'apostolica

esistente nel-

deve riconoscere la riedificazione di tal basilica, siccome fatta quasi tutta a sue spese. Al terminare della sacra funzione Pio VI fece al popolo una dotta omelia, tutta
fondata sui
di
s.

benedizione,

sentimenti

ammirabili
per
eccitare

indi fece litorao al palazzo vesco-

Pier Grisologo^

9
maggiormente

IMO
gli

IMO
nlln
le

ascollanti

armate

francesi,

in

forza

del

divozione verso quel loro insigne concittadino, ed insieme per illustrare la citt con
la

pubblica
la

ri-

quale esse evacuarono la Romagna, Con nuovi pretesti i francesi invasero nel 1797 la Romagna, ed

luembranza

di

aver

medesima

Imola nel d primo febbraio,


qual
posilo

nel

dato alia Chiesa un cos\ gran himinare e maestro. L' omelia fu slampata negli atti del viaggio di

giorno

il

generale
la

in

capo

dell'armala d' Italia

un con ap-

decreto

alla

repubblica di

Pio VI,
cre vesti,
lebrata

si

legge

p.

i5.

Dece-

poste poscia da sua Santit


assistette alla

le sa-

Bologna. Venne in Imola stabilito un governo provvisorio democratico,

messa

ed

installata

nuova
con
il

munict-

dal
l'altare

cardinal

Giovannetti

palila, questa vide

dispiacere

sopra

novellamente consa-

trasportalo altrove
il

giornale ed
del
cosi

cralo. Nel seguente mercoled

Pio

registro

di

lettere

cessato
tolta al

VI accompagnato dai cardinali, seDatore di Roma, e pontiiicio seguito,


si

magistrato, venendo

comune un'importante
ed una
serie di

propriet,
storici,

port

al

palazzo del pubblico

documenti
espressi
,

per dare di nuovo agi' imolesi solennemente la sua apostolica benedizione; passato indi a vedere la
fabbrica della

Un

generale
i

congresso
voti

tenuto
dai

in
cit-

Modena, e
ladini
in

appositi comizi

portaro-

nuova chiesa di Maria de' monaci Olivetani, che


costruire

s.
si

faceva

dal

cardinal

vedella

no che Imola facesse parte della repubblica Cispadana; quindi ia conformit delle nuove massime
costituzionali
si

scovo

come commendatario

procedette

all'ele-

medesiraa, fece ritorno all'episcopio, ed alle ore 18 part per Firenze,


L'inscrizione

zione di
in
tal

un corpo municipale,

e fu

guisa Imola destinata capo-

locata nella cattedrale

marmorea, che fu cola memoria


a
p.

luogo del dipartimento del Santerno, con amministrazione centrale,


tribunale, casa di forza, ec.

della consacrazione, l'anonimo imolese la riporta

176

della par-

dopo venendo unite


bliche

le

Poco due repubfu

te II.

Cisalpina

e Cispadana,
di

Nel 1785 Pio VI cre cardinaie e vescovo d'Imola monsignor Gregorio Barnaba Chiaramonti, suo
concittadino
spinta
la

stabilito

che

popoli

Bologna,
facesse-

Ferrara e della
na. G' imolesi
stituzione,

Romagna
ebbero
del

ro parte della repubblica


e dichiarati

Gisalpi-

parente.
dai

Frattanto
vortici

nuova coappartene-

Francia

di

na generale
stali
italiani,

rivoluzione repubbli-

re

al

dipartimento

Lamone,

cana, occup la maggior parte degli


e nel

poscia a quello del Reno, con nuove

1796 incomins'

municipalit.

Per

la

guerra nuova-

ad invadere Sede , e a' 22


ci

quelli della santa

mente

insorta tra la

Germania

e la
^^''

giugno

mpa-

Francia, la citt nel

1799

^"

Imola senza contrasto, La forma del governo allora non fu rinnovata, solo ebbe luogo un consiglio provinciale in Ravenna, Pio VI si vide costretto conchiudere 3*27 giugno un armistizio coldroni
d*

cupata dai tedeschi, e regolata da una deputazione provvisoria, che

ebbe

il

titolo

di regia cesarea reg-

genza provvisoria
te a'

dal general

te-

desco conte di Klenau:

finalmen-

io luglio 1800 l'esercito fraa-

IMO
cese

IMO'
Imola, e
vigore
le

91

occupb

di

nuovo
in

leria

veimero
leggi

richiamale

uno 1800 venendo ordinata

stendardo. A' io

novembre
la

formaa-

della repubblica Cisalpina.

zione d'una consulta straordinaria.


i

do

Sino dai 20 febbraio lygSavenfrancesi anteriormente occui

membri

della quale

dovevano

pato lo stato pontifcio, trasportarono via da Roma il Pontefice

dunarsi in Lione per fissar le baorganiche della resi delle leggi


pubblica, fra
le quaranta citt primarie che spedirono un deputato al congresso ebbe parte Imola; le

Pio VI, e qual prigioniero Io condussero in Valenza di Francia, ove

mor spettacolo
2a
a'

di

eroica sofl'eren''

29 agosto 1799.

cardinal
dalla sua
asilo

guardie nazionali del dipartimento del Reno elessero cinque deputati,


e
la commissione straordinaria di governo un altro, per cui tre imoa Lione ove a' 20 lesi recaronsi gennaio 1802 fu accettata dalla straordinaria consulta una nuova costituzione. La repubblica che prima chiamavasi Cisalpina prese il e nome di repubblica Italiana Napoleone Bonaparte primo console della repubblica francese ne fu proclamato presidente, e Francesco Melzi vice presidente. Dipoi
,

Chiaramonti allontanato
greggia, fu costretto

cercare

in estere contrade, finche


il

adunato

per dare un successore al defunto Papa, recossi a Venezia pel conciasacro


collegio

de' cardinali

ve. A' i4 marzo 1800 Chiaramonti fu esaltato

il

cardinal
pontifi-

al

calo, e prese

Pio VII, senza cessare di essere vescovo d' Imola che govern per vicari. Essendogli stali restituiti dominii
il

nome

di

della Chiesa di Tolentino,

non
per

ceduti nella pace

il

senato
a'

conservatore

della

re-

Pio VII nel

partire

pubblica

da Venezia

Roma

don

al

tenente maresciallo Manfrault, go-

18 maggio 1804 con un senato consulto allld il governo della repubblica allo stesso Napoleone che prese
ratore
il

vernatore della

piazza di Venezia,
zafliro

titolo

un
di

anello
brillanti,

con
il

contornato

de' francesi,

d' impeche Pio VII

ziosamente

accompagnando gradono con gentilissicui erano


scritte

consacr
sulta
di

in

Parigi

nella
l'

solenne
concosti-

coronazione. Quindi
stato
collo

italiana

mo

biglietto, in

statuto

queste rimarchevoli parole: e//Vmpossbilii

di

mostrargli

la

sua

tuzionale de' 17 marzo i8o5 dichiaro Napoleone re d'Italia, succe-

soddsfazione come
sce per lui
il

Papa^

suppl-

dendo
lano
a'

la

sua coronazione
Io

in

MiI-

vescovo d'Imola^ es-

26 maggio, per

che

sendo appunto l'anello che portava siccome vescovo di questa chiefacente sa. Frattanto Imola come
parte dell'antica legazione di

mola
coi

fece parte

del regno

italico,

savi e

podest magistrati
riprovevole

mu-

nicipali.

Con

ingrati-

RoBo-

tudine, e colla prepotenza del pi


forte

magna, che
logna e

colle

legazioni di

Ferrara erano state cedute alla Francia nella pace di Tolentino sotto Pio VI, arm sotto il governo francese la guardia nazionale, ed ebbe in dono dal governo la fantera una bandiera, la cavai-

Napoleone occup i dominii ch'erano restati alla santa Sede, ed a' 6 luglio 1809 il virtuoso Pio

VII

fu strappato

gioniero portalo

da Roma, e qua e l; ma

pririn-

novossi a dispetto de' suoi


il

nemici

trionfo della religione

avvenuto

^1
poich
i

IMO
g

IMO
della
citt

nel glorioso suo predecessore, dap-

di

Roma

Nello

popoli facevano a gara di

stesso

palazzo

comunale

ammise

tributargli l'omaggio della pi pro-

fonda venera/ione, commiserando patimenti di cui era bersaglio. I i


suoi persecutori nella deportazione,
in trastrirlo da un luogo all'altro^ onde impedire che venisse cono-

benignamente al bacio del piede il magistrato della citt, e molti

altri

della

medesima
per

per

cui

lo stesso magistrato

memoria
iscrizione

eresse analoga
nella sala
zo.

marmorea
che

principale del suo palaziscrizioni


s
il

sciuto,

solevano

annunziarlo

pel

Le
le

altre

si

fecero

vescovo d'Imola.

in

Imola per
riporta

felice

avvenimenPistoiesi

La

divina provvidenza nel


in

i8i4
e la

to,

eh.

nel

ridusse

polvere

il

trono

colossale potenza di Napoleone,


i

ed
alle

tom. Ili, pag. 186 della Fila di Pio VII. Dopo avere il Papa di-

sovrani da lui detronizzati pote-

morato
Imola,

circa quattordici
a*

giorni in
il

rono

pacificamente

ritornare

i5 aprile prosegu
Faenza.

loro sedi, mentre la

Romagna
fece
il

ven-

viaggio trionfale per

ne occupata dagli
A' 3[

austro-britanni.

suo solenne ingresso ii Bologna, ed a' 2 aprile si rec ad Imola con esultanza della citt e diocesi, che lo accolse colle pi grandi acclamazioni

marzo Pio VII

e dimostrazioni religiose, e pass ad abitare nel suo episcopio.


alla

Vi giunse nel d precedente domenica delle palme; nel d


la

del-

Pasqua, con
prelati

tre vescovi

di-

messa nella cattedrale, pontificata dal suo elemosiniere segreto monsignor arversi
assist alla

18 15 furono restituite alla Sede le tre legazioni summentovate, compresa quella di Romagna, cos Imola torn sotto il pacifico dominio de' romani Pontefici e sotto la legazione apostolica di Ravenna in cui tuttora. Quanto alle note politiche vicende ch'ebbero fatale principio nel febbraio i83i, in cui venne inviluppata anche Imola, ne facemmo parola all'articolo Forl ed altrove, e ne parleremo anche all'articolo Ravenna.
,

suo Nel santa

Sulla storia d'Imola, oltre


autori,
si

citati

civescovo Bertazzoli, e

poi proces-

sionalmente
postolica

si

port al palazzo codalla loggia l'aall'

possono consultare AngeIo Torsano, Oraliones quae de Uinhriae, etc, ove parla della provincia

munale per dare


popolo, giacche
si

benedizione

immenso
che acr
ventidi

di

Romagna;

il

Sansovino, Riil

calcola

stretto delle citt d'Italia;

Blail

corressero in Imola pi

vio nel

Theatrum

civilatum; ed

cinque mila persone, e


citt

da diverse
per-

Marchesi,
il

La

galleria

deW onore,

vescovi, prelati, distinti

sonaggi, non che deputazioni di diversi


tutti

quale parando della citt d'Imola, si diffonde intorno alle famiglie Alidosi, Bardella, Sassatelli,

luoghi

dello

stato pontificio,
le

per esprimere

loro congra-

Vaini e Vestri.

tulazioni,

e la divozione che nutri-

La

luce salutifera del vangelo

si

vano
Il

per

l'immortale

Pontefice.

diffuse nella chiesa

Corneliese

nel

cav.

Giacomo

Giustiniani, che pi
il

primo secolo

del cristianesimo, dal

tardi ne divenne vescovo,

prin-

glorioso martire e vescovo di

Ra-

cipe Ruspoli,

ed

il

conte
gli

Pianonaag-

dani

gli

preseptaroao

venna s. Apollinare, come sembra provare l'anoiiimo imoiese nel-

IMO
la
la,

IMO
no
di

93

parte II della sua storia d'Imo-

tutta l'Emilia, a lui appar-

to secolo Imola
cristiana,

dicendo che nel declinar di detera gi divenuta

tenendo la consacrazione del vescovo corneliese, perch allora essen-

primitivi suoi

non potendosi narrare i progressi, ne deterdell'e,

do quaresima
carsi
al

minare propriamente l'epoca


forse

rezione di sua sede vescovile

che
nel

impedito resuppone quindi che s. Ambrogio cessate le quaresimali fatiche siasi portato in Imogli

era

foro.

Si

pu avere avuto

origine

la

dopo
il
il
il

la

Pasqua

del

379, e convenisse

secolo terzo, o
sotto Costantino.

meglio nel quarto

vocati
eletto

clero e

la

plebe

certo

che
s.

in

Imola
stiani,

ai

tempi del martire


il

Casnella

come

secondo vescovo anonimo primo. Terzo vescovo fu s.

siamo eravi una moltitudine di cri-

Cornelio, eletto verso l'anno

4o5dal
il

ed

dotto

Zaccaria

Pontefice

s.

Innocenzo
lui
:

Gri-

storia de' vescovi imolesi

inclina a

sologo scrisse di
ctis

Cornelius me-

persuadersi, che

il

santo fosse orion-

moriae beatissmae

vita clarus,

cun-

do romano,
lo
tale

e nativo corneliese, es-

virtutuni titulis ubique fLilgens^

sendo altro argomento per crederl'aver egli aperto scuola nel


i

operitm magiiitadirie notus iiniversis.

Ad

insinuazione di

s.

Cornelio

foro,
ci

perch nelle colonie


solevano affidarsi

pubblicittail

l'imperatore Valentiniano
edificare in

IH
,

fece

uffizi
;

ai

dini

per non provato se

san-

pur vescovo, come pretesero alcuni, o anche di altra chiesa, come Sabbiona ora distrutta, o
to ne fosse

Imola la basilica detta dal suo nome Valentiniana nel luogo stesso ove Appio aveva ordinato
il

teatro pei

gladiatori

il

Bressannone, forse
tali

illusi

dall'essere

tempio fu dedicato a Maria, e perci chiamato di s. Maria in Arenula, e poi

catl^drali dedicate al santo

mar-

per corruzione

di

s.

tire; altri

dicendolo vescovo d'Augus.

Maria
lazzo,

in Regola. Presso questo sa-

stoduna, di un
tre.

Cassiano facendone

cro edificio eravi

un magnifico

pa-

Altra

questione

quando

il

glorioso atleta rese col proprio san-

gue un'insigne testimonianza


sia

della

tede da lui professata, lo che pare

avvenuto prima che Diocleziano movesse guerra alla Chiesa, cio prima dell'anno 3o3. Dal secolo

ove dimorarono g' imperatori Enrico li. Federico I, Ottone IV e Federico li. A s. Cornelio fu sostituito r arcidiacono imolese s. Proietto verso l'anno 4^o ed il corpo di s. Cornelio fu sepolto nel>

la

cattedrale allora esistente nel cas.

IV

incomincia la serie de' vescovi


e

stello di
il

Cassiano
sia

credesi
le

che

imolesi,

ne trova la prima memoria in s. Ambrogio, eletto arcivescovo di Milano nel 874 ^ in una lettera scritta nel 879 a Cose

di lui

corpo

tra

anonime
alla

reliquie trasportate per ordine del

vescovo Alberto
re di

dall'antica

nuova cattedrale,

e poste nell'alta-

stanzo vescovo
al

d'una
prima
priva

sede

vicina
si

foro di Cornelio, dalla quale

rileva

che poco
rimasta
il

Imola

es-

Pier Grisologo nel 1200. s. L'esemplarissimo vescovo Proietto, di gran zelo, prudenza e santil

sendo

del

proprio

ornato, mori a' 2 3 settembre di an-

raccomandava a Costanzo, Ecclesiam quae est ad


vescovo,

santo

no
vi

incerto.

voler far

menzione de' vescosi

Forum

Conielii,

come metropolita-

che principalmente

distinsero.

94
nomineremo
s.
i

IMO
seguenti.

IMO
L'imole.^e
cor-

carono
di

uniti

nel prossimo

castello
il
1

Maurelio

divenne

vescovo

Duzza. Ritornato poscia

col-

532, e vuoisi da alcuno martire, e che subisse il martirio nel 54*2 sotto il barbaro Tolila re de' goti i il suo corpo si venera nella cattedrale. Antonio Maria Manneliese nei

legio canonicale in

Imola nel

188,
in
s.

dimor

per

quattr'anni

circa

gran parte presso la pieve di Lorenzo sinch fosse edificala

la

nuova canonica.
vita
i

Un

tal

genere di

zoni

ci

diede l'opuscolo intitolato:


ss.

comune

trovavasi in vigore tra

Tumulus
civium

Projecd
,

et

Maure.lii

canonici imolesi anche nell'anno


alla elezione dei

episcoponini

ac protecloillustratuSy

1255. Quanto poi


vescovi
d' Imola,
I

rum

urbis

Corneliensis

noto

come

s.

Imolae lyoS, apud haeredes Massae. Verso l'So l'imolese Eugenio,


i

Leone

Magno accenn come

re-

gola dettata dai padri, e conforme

lodalo per dottrina, ascese alla cat-

tedra vescovile. Qui noteremo che a cagione de* tempi venendo trascurata la
delle
vita

comune
,

nei

canonici
in
di

cattedrali
i

a
di

richiamarla

che la elezione de' vescovi si facesse dal clero, ad istanza e secondo i voti del popolo. Tale lodevole costumanza a tutte le antiche chiese occidenall'apostolica autorit,
tali,

vigore

conci li

Magonza

fu nei

vetusti secoli

adottata

Tours

e di Acquisgrana vi

presero

provvidenza, e furono ordinate le canoniche abitazioni, a facilitar l'erezione


delle
I

anche dalla chiesa imolese; ma nel1*88') essendo accaduta la morte del vescovo, volle il popolo tutta
arrogarsi
la elezione del

quali

l'imperatore

successo-

neirSig fece un capitolare, indi il Papa Eugenio li neir 826 prescrisse in un concilio
Lodovico
discipline sulla vita canonicale. Tali

re, ci che diede luogo a dispareri,

quali furono portati a cognizione del Pontefice Stefano VI. Questi ponderata maturamente la caui

prescrizioni

non poterono non proin

sa, scrisse a

Romano

arcivescovo di
tutta la sua

Imola l'effetto inculcato, e lo produssero veramente ed in modo che al decorrere


del

durre anche

Ravenna, impegnando

sollecitudine per la canonica elezio-

seguente secolo

X
i

e dei
la

suc-

do

ne del nuovo vescovo, e dichiaraneleclione/n ad clerum spedare.


in

cessivi

non fu bastevole

casa ori-

Fu

seguito

riserbata

la

scelta

ginariamente eretta presso l'episcopio a contenere tutti canonici imolesi,

del vescovo a* canonici della cattedrale, che verso l'anno


i

194 co-

de'quali molli dovettero

con-

vivere nel monistero di s. Vitale, che credesi edificato nel fondo chiamato poi Galletta, con ospedale contiguo a benefcio de' poveri, in-

minciarono a formare coi canonici di s. Lorenzo un solo capitolo, e ad avere coi medesimi comune il
gius dei comizi.
ci I

romani Pontefi-

poscia riserbarono a se l'elezio-

fermi e pellegrini. Tanto poi


osservare
scritta
la vita

ca-

nonici imolesi furono premurosi di

comune, loro pre-

ne de' vescovi imolesi. Al cominciare del secolo X ITtalia tutta impaurita e gemente per
le

zioni,

per replicate canoniche sanche prossimo vedendo alla


il

invasioni degli

ungheri o
le

unni,

barbari a segno di portare


devastatrici nei

fiamme

distruzione

loro domicilio,
1

come
traslo-

nel

i]5i,

cos nel

182

si

canonici ed

cittadini

medesimi santuari, i d'Imola furo*

MO
prevenirne
luoghi
le
le

IMO
cone
legrino, e

9^
Pianiero
s.

solleciti

nel

nel

1048

Ali-

seguenze, e nel
dalle

90 3 trasportarono
nascosti reliquie de* lo-

dosi eresse la chiesa di

Giulia-

chiese

in

no, negli

ultimi

tempi

$oppressa.
Basilio

quasi inaccessibili
neri di

Nel

1063 divenne vescovo

ro santi protettori, e le
s.

sacre

ce-

Cassiano
s.

esistenti

nella
in-

basilica di

Cassiano.

Nuove
incendio
,

monaco integerrimo, prudente esento. In tale anno usci da un lago prossimo alla citt un drago, il quale sparse

cursioni

nemiche portarono per


l'

tut-

per tutto

la

desolazione

to la devastazione e

ed
silio
lesi,

il

terrore.
il

Compassionando Ba-

la cattedrale fu saccheggiata, e
si

quainteramente distrutta , per cui dopo pochi anni il vescovo Giovanni II si accinse a rinnovarla, e

lagrimevole stato degl'imo-

ricorse alle pubbliche preci, e

tutta
nella

divota

ponendo la sua confidenza immagine di Maria

merc le generose obblazioni di Troilo JVordilio imolese di somma


autorit, nel

sta

Vergine, col sacro velo di queche Longino avea portato da


Costantinopoli nel

946

fu condotta l'ope-

567
Maria

e collocato
in

ra al suo compimento. In tale cir-

nella

chiesa di

s.

Regola,

costanza furono discoperte

le

reli-

and contro
quise.

l'orrida fiera, e la con-

quie di

s.

Pier Grisologo,
quell'

riposte

A memoria

del prodigio in-

in seguito entro

urna
il

marsan-

nalz una colonna di


apposite epigrafi che
to l'aitar
ca,
si

marmo
vedono

con
sot-

morea ove
to vescovo

collocate le avea
Proietto.
ai

Inoltre

Gioil

vanni

li

accord

canonici

di-

maggiore di detta e l'anonimo imolese. nel


il

basili-

nar-

ritto di

esigere le decime,

conferIII,

rare

prodigio

le

riporta

e spie-

mato

poscia da' Papi


III.

Lucio

Celestino

Fu

nel

997 che per


venne
di

ga a pag. 62 della p. II, con altre analoghe notizie, e del perch si


faccia
la

opera di
s.

Ricciardo

Alidosi

processione a*
s.

febbraio,

restaurata l'antichissima

chiesa

nel

d'i

sacro a

Agata.

A* tempi

Lorenzo, la quale non molto dopo fu arricchita di molti fondi da Guilla nobil donna. Paolo divenne vescovo nel 1027, o meglio assai prima e forse nel ioi3; fu sotto questo vescovo, inteso ad abbellire
la

del vescovo Basilio

eravi fuori di

porta

Bolognese

un' antichissima
dedicata a
e a
s.

chiesa cadente,
ria

MaSte-

della

Misericordia
cittadini

s.

fano protomartire in zagonia o diaconia


;
i

nel

1070

la

fe-

cattedrale

gi

ristorala

cero ricostruire, avente annesso

u
poi

dal generoso Corrado Sassatelli nel

monistero di benedettine
nel

che

1010, che
corpi de*
ss.

si

scuoprlrono
e
riposti

sacri
;

Maurelio

Proietto

1256 per autorit di Alessandro IV fu ceduto alle Clarisse. Mor

e nel

1028 \ennero

in ur-

Basilio nel 1074, e

ne

di pietra, indi nascosti

ad

istan-

to in
titolo

un breve
di

di

venne Eugenio

distin111 col

za degl'imolesi timorosi di guerre-

beato.

sche scorrerie. Pare che Paolo tenesse


il

Morando, per maneggio


riciani
1

vescovato sino
le

al

1082, nel
cure
riedificas.

degli eno fautori di Enrico IV, nel


il

quale anno per


di

benefiche

084

assunse

vescovato, mentre
in
i

Ugolino Alidosi venne


il

Imola trovavasi immersa

civili

to

teriipio

dedicato a
il

Giaco-

discordie, e in tre parti divisi

cit-

mo

apostolo. Sotto

vescovo Pel-

tadini: l'una abitava di l dal

Va*

96

IMO
sito del

IMO
probabilmente vi comprese la chiesa imoicse. Tale dipendenza per venne rinnovata nel 1119 da Gelasio II, e confermala negli anni 11 25 da Onorio li, nel II 33 da Innocenzo II, nel 1224 ^^ Onorio III, e nel 1228 da Gregorio IX. Nel 1122 divenne vescovo Otrico, il quale fu asse dell'Emilia, e
sai benemerito del capitolo, cord amplissimi privilegi e
gli acil

treno, o v'era fabbricala la rocca dei

longobardi; l'altra occupava l'anii-

co
poi

foro di
s.

Cornelio dello

castello di

Cassiano;

stava

la tei-za
citt dei

in

mezzo ov'era

situala la

corneliesi o imolesi.

Mose-

lando che a
parliti

togliersi dal furore dei


la

avea trasportata
e sancassianesi

sua

de
in

in Conselice,

ad istanza
fece

de* cor-

neliesi

ritorno
le

Imola, e quivi tutte impegn

di-

sue

cure

onde

fosse

riconosciuto

ritto

di

esigere

decime

gli

succesvuoisi

per legittimo l'antipapa


e
vi

Clemente
nel
alla

se nel

1126

Bennone che

HI, specialmente dal proprio clero,


riusc.

imolese, umanista celebre dell'universit di Bologna, arcidiacono della

Sotto

Morando
legalo
il

io85
siano
al

fu

ritrovata la colonna
s.

cattedrale imolese, giacch

l'ele-

quale credesi fosse


presente

Cas-

zione del vescovo allora cadeva so-

quando sostenne
si

martirio:
sacro

pra
sta

soggetti pi ragguardevoli del

venera

il

numento a tergo
ss.

dell' aitar

momag-

clero,

giore delia chiesa parrocchiale dei

massime sui canonici di queBennone ottenne dal Pontefice Onorio II l'ampio privichiesa.
legio

Bartolomeo e Cassiano nei sobborghi della citt. Nel iog4 imperversando fierissima pestilenza,
molti scismatici tornarono
della Chiesa
,

con cui
e
di

si

accord al vescovo
gli

d'

Imola

successori

antichi

diritti

esiger dazi nella citt, di

al

seno

romana all'obbedienza del legittimo Urbano II, e si allontanarono dal falso Papa Clemente III ed probabile che gl'i;

molesi cacciassero

r intruso
giossi

da questa sede Morando, il quale rifudove-

in

Cesena, e di
al vescovato.

come
volle

pronunciar pubblici giudizi , e di possedere il temporale dominio su molti luoghi del contado imolese, donde poi fu che i 'vescovi imolesi assunsero il titolo di conte. L'importante diploma pontifcio l' anonimo imolese lo produce a p. 74: mor Bennone nel i Sg. Sotto di
i

sostenuto da Enrico

IV non
Il

rinunziare

sostituito

o nella sede vacante, presso lo spedale di s. Giorgio s' incominci


lui

Oldone venne autorizzato da Urbano II a consacrare una chiesa


di

la

fabbrica d'una chiesa


tal

in

onore

Como

resse
al

questi

la

chiesa

d'Imola sino

1108. Dal quinto secolo della Chiesa sino al i 106 il vescovo d'Imola era stato soggetto alla giurisdizione del metropolita di Ravenna; ma a' 27. ottobre di detto anno convoc Pasquale II

non pi esistente. Ridolfo ravennate monaco benedettino nel I 146 fu eletto vescovo mentre era abbate di s. Madi

santo, ora

ria

in

Regola ottenne a favore del


di

suo
verse

monistero
castella,

benedettini
privilegi
III.

di-

chiese,

diritti

da Papa Eugenio

Ritor-

in

Guastalla un concilio, ove


altri

fra gli
In

per umiliare chiesa di Ravenna, furono sotdecreti

il vescovo dal concilio di Chartres in Francia, nel 1 147 ottenne in dono e colloc nella ba-

nando

tratte

da queir arcivescovo

le chie-

silica

del suo

antico

monistero

il

IMO
corpo gogna
di
:

IMO
di Bor-

97

s.

Sigismondo re

era gi ritornato in Imola. Se pe-

forlivesi,

milanesi

ed

il

clero di

s.

Cassiano, seguen-

piagesi

M vantano
tal santo.

di

possedere

il

corpo di
al

Ridolfo fu pure

concilio di
II
r.

Reims tenuto da Euampli


la

genio
Je

Questo vescovo
della

rendite

chiesa

sua

giurisdizione, ed

fermando

il

Eugenio III condiploma di Onorio II

esempio del vescovo, spieg il suo attaccamento ad Alessandro HI, non venne imitato dai cittadini corneliesi, che segnarono ne' loro atti certuni Papain nondiwi liabenius. Mori Ridolfo dopo il 1166, chiaro per virt e
l'ottimo
:

do

accord altre castella, rendite e privilegi con special diploma che si


legge a pag.

83 loco

citato. Gl'in-

per meriti , decorato del titolo di beato negli antichi monumenti, e leggesi il di lui corpo segnato tra
le

cendi e
1 1

le

distruzioni portate

nel

sacre

reliquie
s.

conservate

nella

52 dai bolognesi
s.

agli edifizi del

castello di

Cassiano, obbligarono

Maria in Regola. Il successore Arardo compassionando


chiesa di
la

Ridolfo a trasportar la sua sede in

critica situazione
s.

dello

spedale
alcuni
in

Dozza, e non fece ritorno ad Imola che nel 1 154. Inoltre il zelante Ridolfo compose le differenze che di-

di

Giorgio,

gli

concesse
,

beni a titolo di permuta

bee

nefcio della chiesa dell' ospedale

videvano i corneliesi dai sancassianesi, e conferm i diritti spirituali


e temporali accordati da' suoi predecessori ai canonici di
s.

de' ministri che ivi servivano: fini


i

suoi giorni
gli

verso

il

174. Enril'im-

co che
s.

successe,

vedendo
i

Lorenzo,

minente distruzione del castello di


Cassiano, ottenne che
i

stabilendo che una quarta parte dei


fruiti fosse

laici

con-

devoluta

a'

medesimi caa' ca-

segnassero a' canonici


ti

corpi de' san-

nonici, un'altra alla fabbrica della


chiesa,

una a'poveri e l'ultima

nonici della cattedrale.


II

Fu anche nel
palatino

59 che Federico conte

legato imperiale favori la chiesa imolese

Grisologo, ProMaurelio nascosti, poi trasferiti nella cattedrale. Addetto com'era Enrico alla causa di Alessandro III, divenne se^^no alle improlettori Pier
ietto e
periali

con grazioso diploma, riportato dall'anonimo imolese a pag. 88. Uno scisma insorto nel nSg nell'elezio-

persecuzioni, dovette abbanla

donar
versi
la

sede, e rifugiarsi

in

di-

luoghi, finche ritorn in


II

Imo-

ne di Alessandro III, in cui s'intruse l'antipapa Ottaviano o Vittore

nel

Federico
molito
s.
il

77 per la pace fatta tra ed il Papa. Essendo demonistero


e

V, cagion
lunga

al

vescovo Ridolfo una


:

spedale

di

serie di triste vicende

il

con-

e l' imperatore riconobbero il falso Pontefice, il quale col vero si dierono a fulminar scomuniche, e nell'obbe-

ciliabolo di Pavia
I

ragione de' canonici Enrico convenne che i beni apparVitale di


tenessero parte alla
vile,

Federico

mensa
l'

vesco-

e parte alla canonicale.


1

Nel

177 considerando

imolevicina

dienza
fedele

fu

divisa

lagrimevolmente

se illustre Pietro Trullo la

la cristianit.

Ridolfo rest sempre

ad Alessandro HI,
per molti
dalla

vette

anni
sede
e

ma doandare rain diversi

demolizione della cattedrale, dispose che se la figlia morisse senza prole, la nuova chiesa di s. Cassiano, se fabbricata in Imola, avesse
la

mingo

sua
xxxiv.

luoghi della diocesi,


VOI.

nel

ii65

met

di

sua casa
7

di sua

98
vigna.
lio

IMO
Inlei-Tcnne
III,

IMO
al conclettori,

Ennco
e

vuoisi
s.

compresevi

Interanense

consegu da

quelle di

Cassiano.

Mor

pure Enri-

Alessandro
i

IH

la

privilegi concessi dai


alla

conferma di tutti romani Ponil

co nel
riti,

tefici

chiesa imolese. Ritorna*


castello
,

to iu Imola, e trovato
di
s.

I 193 pieno di grandi meed autore di utilissimi statuti in decoro della sua chiesa. Sotto il successore Alberto I, bench fos-

Cassiano quasi
II

distrutto
in

si

se

determinato

il

numero

de' cavollero

ritir co' suoi

canonici

Doxza.

nonici delia

cattedrale, ne

Nel
le

85 Bertoldo legato imperiarlasci un diploma con cui conla signoria del cas.

questi l'approvazione dal Pontefice

Celestino III nel

ferm ad Enrico
stello di

ma

che diresse

al

1194 con diplopreposto e casi

Cassiano,
s.

di

Poggiolo,
ria,

Geminiano,

Totano, Ronco,
castella,

nonici. I canonici

stabilirono in

numero
ti,

di undici, cio cinque pre-

Rocca Valsalva, Sorbelolo, TaulaConselice, e di altre


Il

tre diaconi

e tre suddiaconi.

di-

terre e chiese.

saggio

e benefi-

qui da osservarsi che la prima dignit capitolare il preposto sino


dagli

co vescovo accomod varie controversie) e decret la traslocazione


della

antichi
s

secoli;

un'altra

gnit

quella dell'arciprete, e

cattedrale

della
di
s.

sede veCassiano

gi esisteva nel
sata

scovile dal castello

entro la citt d' Imola, al quale oggetto nel 1187 ottenne da' cittadini il rione Montale, ov' presentemente la cattedrale. I consoli

dopo 1479 da

il

io56: essendo ces1239, fu restituita nel Sisto IV, il quale nel


restituita
;

1477 avea pure


sono
il

la

di-

gnit dell'arcidiacono

altre dignit

decano e
secolo

il

priore, che soil

Imola fecero la donazione del rione con atto riportato a pag. 97, e per maggior garani*eltori

d*

spese nel

XII,

vescovo
la p-

Bonadies ripristin nel i5o4

lia Ire giorni


glio,

dopo

cio

a'

lu-

ma, e il vescovo Cuccini verso la met del secolo XVII la seconda.


Della dignit di camerlengo
le pri-

giurarono solennemente in nome di tutta la citt, e promisero di salvare e difendere la persona


di Enrico

me memorie
no
altre tesoriere,
il

sono del
il

i235. Erail

dignit

primicerio,
il

e di

tutti

vescovi suc-

custode,

penitenzie-

cessoli, e le loro giurisdizioni e possessioni.

re e
tori,

il

teologo: ebbero per istitu-

ma
va
e

Enrico gitt quindi la pripietra fondamentale della nuos.

la

prima
e

il

la

seconda

la

vescovo Bonadies, terza il vescovo


il

basilica di

Ca>siano,

la

cui

Scribonio,
ti. il

le altre

vescovo Musotil

costruzione
colle

procedette

lentissima

Presentemente
teologo,

penitenziere,
il

limosine

domandate

nel

come anco

parroco

laSo dal vescovo Tommaso, pot


finalmente
il

vescovo Sinibaldo cona'

tornano semplici canonici alla morte di quelli da'quali erano stati investiti di

sacrarla solennemente

24

otto-

quegli

offizi

come

ilignit.

bre 127

1.

Tuttavolta

Enrico nel

Abbiamo da Federico
lia

Sordi, Consi-

1 1 88 trasport la vescovile sua sede insieme colla propria corte nella citt, e appena eretti i primi muri della cattedrale vi s collocarono le sacre reliquie de' santi pr-

de praeeminentiay et dignitate archidiacona tus^ praeposiiorum, archipresbyterorum Iniolensium ^ Bononiae

i58i. Alberto

coH'autorit

di Cele-

IMO
stino III cui fu

IMO
non
al

99

accettissimo,

i4%>

nel

qual tempo furono

solo sop le discordie tra' cittadini,

ma
t

tra

canonici di
di
s.

s.
i

Lorenzo e
quali docastello di
il

monaci
la

Donato,
del

po
s.

distruzione

Cassiano trasferirono

corpo di
s.

s.

Donato

nella chiesa
;

di

Paolo
cat-

ora distrutta
il

cos
i

le differenze tra

vescovo ed

canonici della
il

tedrale.

Con

questi

successore
di stabilire
li

Alberto II premuroso una perenne concordia,


dall' offerta

dal vescovo Volta trasferiti in ara nuova, come egualmente lo furono nel 16 16 sotto il vescovato di Paleotti; per la ricognizione ebbe solo luogo a' 21 aprile 1700 sotto il vescovo cardinal del Verme. Ottenne nel 12 IO dall'imperatore Ot tone IV un diploma con cui conferm alla giurisdizione del vescovo quelle terre e castella, che l'a-

dispens

nonimo enumera

a pag.

109

in-

della candela, dalle spe-

se per

accompagnar il vescovo a Ravenna, conferm loro le decime con facolt di punir colie censure
renuenti.

Con approvazione
li
i

del

medesimo Alberto

canonici di

sieme a quelle confermate da Federico II con diploma emanato nel 1226 in occasione che i bolognesi e faentini le avevano violentemente occupate. Anche Innocenzo IH conferm al vescovo Mainardino
lutti i diritti e beni conceduti da Eugenio III ed Alessandro III. Nel 1227 Mainardino gilt la prima

Castello d' Imola e i s. Maria del monaci de' santi Matteo e Mattia

intrapresero
sotto la

convivere

insieme
eletto,

presidenza di un solo are

pietra fondamentale della chiesa di


s.

ciprete o abbate da essi

Maria

della

Carit

presso

alle

confermato dal vescovo. Nel 1202 Alberto II merit essere trasferito


air arcivescovato di Ravenna, e nella sede

mura
ra

della citt, con dichiarazione


ai canonici. 11

che appartenesse

Ga-

m pi

nelle

Memorie

ecclesiastiche

iraolese gli

successe
nel

Gerefu

mia

sotto di lui e
ai

1204
il

pag. 399, dice che Mainardino fonla chiesa e monistero della Carit,

dato

monaci camaldolesi
s.

modi
s.

acci fosse
la

canonica
della

regolare

uistero di

Caterina, detto

secondo
e
i

regola del b. Agostino,

Eustachio, situato ne' sobborghi di

frati

suore

medesima
se-

Giacomo, gi doppio cio di uomini e di donne ; verso il secolo XV pass il monislero nelle mani
s.

dovessero prestare ubbidienza,

condo gando

detta

regola, al priore dal


;

quale dovessero correggersi


i

obbli-

de' chierici

secolari

Giulio

11

con titolo di padronato alla famiglia della Volpe, che successivamente nomin
l'un alla prepositura

molti individui della propria famiglia. Dopo un vescovo ch'era pure abbate della Pomposa, venne eletto nel 1207 il sagacissimo Mainardino Aldigieri ferrarese. A' 16 maggio 1208 colloc nell'altare d'una cappella da lui fabbricata nella cattedrale corpi de' santi Maurelio e Proietto, che ivi rimasero fino
i

medesimi frati e suore a prestare la dovuta soggezione anche ai vescovi suoi successori. Verso il i23o con replicati diplomi conferm ai canonici le antiche giurisdizioni ; e nel i235 con sua approvazione le monache domenicane ottennero Inarca onde edificarvi una chiesa. Mor Mainardino
1249, e delle sue gesta come ne parlammo superiormente. Il nuovo vescovo fu Tommaso Ubaldini di Firenze, il
nel
cittadino e podest

foo
quale
spieg?>

IMO
energico
e straordile

IMO
questi disturbi,
il

vescovo accrebi

nario impegno per sostenere


di

an-

be

le

giurisdizioni e

proventi della

tiche consuetudini, ch'erano le basi

cattedrale e de' canonici, e concesse loro la chiesa di


s.

parecchie giurisdizioni vanta-

Donato proscattedrale
cdiQzi e

le dalia

sua chiesa e dai canonici.


17,52
dalla
la

sima

al

cimitcrio della
cogli

Nel

locale

polizia

e alla casa Alidosi,


diritti spettanti alla
sa.

venne adottata
ria

pratica introdotfabbriceraccoglie-

conceduta chiedie-

ta in diverse citt, della


nella cattedrale per

Inoltre nel

1260 o 1264
s.

de l'ospedale di
crociferi
,

Spirito ai frati

re le spontanee offerte de' fedeli. Nell'anno 1^55 fu accordata agli agostiniani la chiesa de* ss. Giaco-

1*

annessa
nel

chiesa di

s.

Vincenzo

fuori di porta

Romana.

Mor Tommaso
Sinibaldo nel
cattedrale, e nel
fessione ripose
tire
il

i^Sy francescani aprirono in Imola un insigne studio di teologia. L' anno 1258 ebbe principio la gravissima
e Filippo; e nel
i

mo

1269. 1271 consacr la sotterraneo o concorpo del s. marla concordia


coi
citta-

Cassiano: ratific

e lunga controversia tra il vescovo ed il comune, il quale tent togliere al prelato


il

giurata dal predecessore


dini,

concedendo
molti
s.

al

comune
;

in en-

gius dell'acqua

fiteusi

terreni

consagr la
lui
la

che dal
nel

canale

d'

Imola

scorreva

chiesa di
rata
;

Donato da

ristocattela

porto di Consci ice , paese a que' tempi soggetto alla vescovile


e
effetto
11

ampli ed abbell

drale, e vi aggiunse nel

1278
in

a tale vert l'acqua medesima.


giurisdizione,

di-

tribuna del coro, ornandola con diverse pitture. Nel


1

vescovo
con-

28

detto

Tommaso
minacci
soli

si

oppose

fortemente, e
i

le

censure, per cui

ed

il

magistrato civile saccheglo spogliaro-

giarono l'episcopio, e

tempio fu tenuto un concilio provinciale da Bonifacio Fieschi arcivescovo di Ravenna. La generosit e prudenza di Sinibaldo richia-

no

de* privilegi e

monumenti machiesa, quindi

m
la

g'

imolesi all'attaccamento deldi cui

noscritti

relativi alla

sua chiesa,

dierono

va-

ebbero luogo scomuniche, interdetti

rie dimostrazioni, e

mor nel 1297.


l'elezione

ed appellazioni alla santa Sede,


il

Bonifacio
di

Vili

annull

anche quando
ziani e
i

podest,

gli

an-

Ramberto
il

Sassatelli,

e diede in
visse.

consiglieri

per

sostenere

vescovo Benedetto, che poco

un canonico non
s.

voluto dal vescoscuri

Nemico
di

Papa

de'ghibellini,

non

vo, portatisi armati alla chiesa di


Cassia no, con
i

volle a successore

Rondino nipote
della citt,

ruppero

le
il

Machinardo principe
in

porte e
clero.

cancelli,

maltrattando
si
il

Gli scandali
tra

terminarono

Giovanni Muti Papazzurri romano, che nel i3o2


vece
elesse

colla concordia

comune

e la

fu

traslocato alla chiesa


gli

di Rieti,

1267, che l'anonimo produce a pag. 120; allora il vechiesa


nel

successe
de' frati

Matteo
minori.

Orsini

rodi

mano
lui
i

Sotto

scovo

assolvette

il

comune
,

dalla

scomunica e
de' divini

dall' interdetto

si

domenicani d' Imola ricevettero in dono da Benedetto XI l'antica

ripigli nella citt la


uffizi,

celebrazione

chiesa

di

s.

Nicol
le

co' suoi

che

per

quindici

beni.

Diminuite
s.

rendite
,

della

mesi era slata sospesa. In mezzo a

collegiata di

Lorenzo

V Ordini

IMO
la restrinse

IMO
poi

loi

ad un arciprete e quat,

tro

canonici
chiesa,

quali
negli

furono

Marino gi camerlengo di Urbano VI, Guglielmo Alidosi Giaco,

soppressi,
Ja

come

ultimi tempi

mo

Caraffa sotto

il

quale

il

pseu-

ma

l'arcipretura esiste
di
s.

trasferita nella chiesa

Carlo.
1

Matteo nel 1 3 7 a Chiusi, Giovanni XXII fece vescovo il suo concittadino Raimbaldo, che ottenne ai carmelitani un mo*
Traslocato
iiistero
la
ss.
il

do Pontefice a' i8 luglio i384 nomin vescovo d'Imola Beltrndo; Bonifacio IX nel iSgo fece vescovo Antonio Calvi romano assai zelante, che nel iSgG trasfer al vescovato di Todi, poi creato cardinale da Innocenzo VII.
avvertirsi

in citt e poi la chiesa del:

Qui da

Annunziata
serviti

furono pure verintrodotti


i

so

medesimo tempo

che conlenendo questo mio Dizionario le biografie di tutti


i

frati

in Imola, che sotto


il

il

cardinali,

ad ognuna

vi

sono

le

vescovo Guarini fabbricarono


vento. Nel
i

confu

notizie dei vescovi cardinali d'Imola,

i332, senza trascurare


,

e di quei vescovi che poi furono

doveri
detto

vescovili

Raimbaldo
la

elevati al cardinalato.

deputato a governar

Romagna

Bonifacio

IX

fece in seguito ve-

da

Papa

tutto sostenendo

scovi Filippo Guidotti bolognese, e

lodevolmente sino alla sua morte, accaduta nel i34i. Clemente VI dichiar a succedergli Carlo figlio di Lippo Alidosi capitano d' Imola che per la ecclesiastica disciplina e riforma de' costumi tenne nel i346 un sinodo diocesano, indi si occup a rivendicare alla mensa vesco\\e molti beni

Nicol d'Asisi
della
chiesa.

di
la

somma

probit

ed impegno per
ti

difesa de'di rit-

tipapa

nel

1399

Benedetto XIII ancontemporanea-

mente all'elezione di Nicol destin a questa chiesa Francesco di Nissa. Alla morte di Nicol nel i4o2
lo stesso Bonifacio

occupati
di

o* rapiti.

successore

IX Ermanno da

gli

die in

Castel

Du-

Nel 1348 accord


gli

all'ordine
s.

de-

rante de'Brancaleoni preposto delfu grandemente acad Innocenzo VII e Gregorio XII, e mor nel 1412. Pietro Ondedei di Pesaro fu creato vescovo da Giovanni XXIII; alla
la cattedrale;

Maria i35i fu distrutto il monistero e tempio dei santi Giacomo e Filip[X), goduto dagli agostiniani sino dal ia57 , e venne ad essi accordato di erigere
umiliati la chiesa

del castello di Bozza. Nel

cetto

dottrina uni indefesso


rale.

zelo

pastofu

la

chiesa

di

s.

Michele,

presentes.

Successore nel
s.

i45o

Gain

mente

detta oratorio di

Agosti-

spare Sighigelli di

Giovanni
ai

no; chiesa riformata nel i448, poi resa maestosa e vaghissima negli ultimi tempi. A Carlo nel i354 Innocenzo VI diede a successore il nipote Litto Alidosi canonico della cattedrale, che nel 1379 i*"!^"zi,

Persiceto fatto da Nicol

V, che
ca-

a di lui riguardo accord


nonici l'uso perpetuo delle
zie,

ed

assai

almulodato mori nel i4^7

vedendosi

quando Urbano VI
mentre
afflitta

lo fece
la

te-

nel convento dei domenicani, al cui ordine avea appartenuto, la sua itnmagine cinbeato. CaAntonio Castellano della Volta bolognese che ampli la fabbrica della cattedrata di raggi col
listo
111

soriere generale,

Chiesa
terribile

titolo di

universale era

dal

fece vescovo

scisma sostenuto dall'antipapa Cle-

mente

VII.

IikU

furouQ

vescovi

I09
le,

IMO
isCitu
i

IMO
Benti voglio, se da

mansio Bari per officiare giornalmente la chiesa matrice; promosse ancora


sacerdoti
il

ed

Bologna pronGiulio
di
11

tamente
gli

non
in

partiva.
successore

die

Domenico
Citt

magnifico edifzio della torre delle

Scribonio de'Cerboni
Castello; e nel

di

campane annessa alla chiesa, e ad istania di Taddeo Manfredi permise


l'erezione del convento de' minori os*

2one di

fr.

i5i^, ad insinuaOrfeo da Bologna mi-

servanti. Nel i^j

Sisto

IV promosBucchi
la

nore osservante, i cittadini offrirono generose somme per l'erezione

se a questa
di

sede

Giorgio

Carpi che prosegui


rito

torre del
,

monte di piet questo dotto ed erudito vescovo mentre era in


del
:

duomo,
solenne
della B.

ristor la cattedrale

con

Roma

pel

concilio

generale
le

lateri-

benedi

1'

immagine

raneuse V, con immensa fatica


dusse a codice tutte
pontifcie ed apparteneva
alla

Vergine del Sussidio, promosse il restauro ed ornamento di molte cinese della diocesi, e mori nel i479' Gli successe Giacomo
il

concessioni

imperiali,

quanto
dei

giurisdizione

vescovi d'Imola. Benemerito di sua


chiesa mor nel
dinal Nicol

Passarella cesenate, sotto

quale

a Stefano Mangelli pellegrino cre-

monese

si

manifest l'immagine di
in una colonna di una pianta di pero,

JMaria dipinta
pietra presso

delta

quindi

del

Piralello,
fatti,

che

i533, ed il carRidolQ ne fu fatto amministratore: approv questi le costituzioni del capitolo e ne ordin l'osservanza. Nel i546 Paolo III fece vescovo Girolamo Dandini da
Cesena,
gnifici
il

pei tanti prodigi

nel

1714

quale fu

largo

di

maprese

fu solennemente coronata dal car-

doni alla

cattedrale,

dinal Gozzadiui: questa

immagine

efficace

impegno per

l'erezione del

forma tuttavia una


Innocenzo
la
all'

dlie pi care

conservatorio delle donzelle, e

me-

divozioni degli imolesi. Nel

1488 nomin
e

VHI

trasfer

il

Passarel-

ritamente da Giulio III nel i55i fu creato cardinale, e per l'attaccamento che avea alla
citt volle

alla

sede di Rimino, e
la

sem-

imolese Simeone Bonadies, che

pre chiamarsi

il

cardinal d'Imola.

istitu

comunia

de' chierici

Con

pontifcio
la

indulto

nel

i552

sacerdoti beneficiati nella cattedrale:

rassegn
drale,

chiesa al nipote Uber-

abbell la cattedrale e l'episco-

to Dandini, che benefic la catte-

promosse l'ecclesiastica disciplina, e nel i5ii pass anch'egli alla chiesa di Rimino. Sotto di lui Giulio II si rec ad Imola, ove al dire di Antonio Vesi, chiaro storico di Fontana, pervenne ai 20 ottobre i5o6, cavalcando una mupio,

scipHna, e

promosse l' ecclesiastica dimori nel i558. Col tiil

tolo di amministratore presied di

nuovo
nel

cardinal Dandini a que-

sta chiesa, e

termin

suoi giorni

1559. Pio IV nomin amministratore


cardinal
Vitellozzo
Vitelli

bianca riccamente fornita , e preceduto dal ss. Sacramento; passando per Monte Battaglia e Tossignano ove alloggi in casa Orsola
lini. Aggiunge il Vesi a pag. 5i, che da Cesena e non da Imola il

il

di

Citt di Castello,
ri

ma

gravi affa-

lui

affidati

l'obbligarono a

rinunziare nel i56i, onde fu eletto vescovo Francesco


lui concittadino.

Guerrini di

Fornito

d'ammi-

Papa intim gravissime censure

al

rabile zelo introdusse

nella catte*

IMO

IMO
18 ro
agli

io3

diale

il

sacro rito dell'orazione di


decreti del conquale era intervei

quarant'ore in tempo di quaresima;

pose in esecuzione
cilio di

giugno fu solennemente coronata nella cattedrale dall' illustre lughese monsig. FranII

Trento

al

cesco Bertazzoli arcivescovo di

E-

nuto, per cui nel d primo gennaio


il seminario de'chiericon rendile convenienti, e mor compianto nel 1569, ed acclamato padre de' poveri. Fu suo successore Giovanni Aldobrandini gi go-vernatore d'Imola; nel iSyos. Pio lo cre cardinale, ma divenuto

i567 fond

ci

i585, dopo la morte di Gregorio XllI, si port ad Imola il vescovo Musotdessa poi cardinale. Nel
ti; subito intraprese la
la diocesi; nel
visita del-

iS^i, giusta il prescritto del concilio di Trento, fra gli undici canonici due ne prescelse,

uno
di

in

qualit

di teologo, l'altro
il

penitenziere

e prefetto

de' brevi,

penitenziere: celebr
la
visita

sinodo,
fu

rinunzi

la

sede

santamente

go-

rinnov

pastorale,

vernata nel iSyS. L'ottenne Vincenzo Ercolani perugino, specchio


di virt e di dottrina,

sommo
le,

benefattore della

cattedra-

dell'episcopio e del

seminario,
nel

che

prese

morendo
Pontefice
la

santamente

1607.

particolar cura pel culto divino e

Sotto di lui

e nell'anno

i6g4

il

riforma del clero concedette alla

nel giubileo

che

Clemente

Vili

restitu

citt

diocesi fu

chiesa d'Imola sufiraganea della


lo

veduto
coi

visitar le

chiese

assegnate

metropolitana di Ravenna, e
tuttora.

piedi scalzi. Nel

iSyg essendo
Gregoteso-

Paolo

V
1,

nomin

il

cardi-

stato trasferito
rio XIII

a Perugia,

nal Gio.
chiesa nel

Garzia Millini

legato

elesse vescovo Alessandro

latere in Francia, che rassegn la

Musotti bolognese,
riere

ma

qual

161
la

ed ebbe a sucdelle

segreto

pontificio
vita

rest

in

cessore Ridolfo Paleotti bolognese.

Boma.

Nella

legge che nel

bre innalz
la chiesa di

al

di tal Papa si i582 a' 10 dicemgrado arcivescovile

Fece questi
rici

visita

chiese,

pubblic savie costituzioni pei chiedel seminario, con gran solen-

Bologna sua patria, e tra le chiese che gli assegn per sulfraganee comprese questa vi
,

nit

d' Imola, sottraendola

dalla

spiri-

tuale soggezione della metropolita-

na
del

di

Ravenna. Sotto Musotti cominci

il

vescovato
rendersi

diocesano, il sinodo 161 5 fu coronata nel pubblico foro l'immagine della Beata Vergine delle Grazie. Mor il vescovo benemerito nel 161 9, dichiarando suo erede universale il clero imolese. Paolo V dichiar suc-

celebr

e nel

celebre per prodigi

l'immagine di Maria Vergine detta di Ponte rotto, oggi di Ponte santo; e furono
tante

cessore

Ferdinando
la

Millini

nipote

del cardinale, che qual zelante pa-

store fece
sinodi che

visita,

celebr

due

generose

le

oblazioni

pubblic colle
foro
di

stampe,

de' fedeli che pot erigersi

un matempi

coron nel
giosa

l'antica e prodi-

gnifico tempio, negli ultimi

immagine

Maria

Salus
la

diroccalo.

Ma

il

pio sacerdote
fatto

Anpro-

infirmorum
citt

per aver
terzo
nel

liberato

tonio Fanti
prie

avendo
colloc

dalla peste, e
il

dopo aver

ce-

spese
,

riedificare
la

un'elegante
sacra

lebrato

sinodo,

virtuosa-

chiesa

vi

im-

mente mor

i644'
la

Innocenzo

magine

che per

di lui

cura nel

fece

occupar

sede dal cardi-

io4

IMO

IMO
Ferrara. Clemente

per sua rinunzia uel 1646 da Marc* Antonio Cuccini, alla morte del quale vi promosse il cardinal Fabio Chigi segretario di stalo, con gran gibilo della diocesi. Suppl alla sua assenza con zelantissime ordinazioni, e nel i655 fu sublimato al
pontificato col

nal Mario Tcodoli, e

XI

fece

vcsco*

vo Filippo Antonio Gualtieri di Orvieto poi cardinale: fatto legato di Romagna colla residenza in Ravenna, fu sollecito del reggimento di sua chiesa, istitu diverse pie
congregazioni, fece la visita di tutte
le

chiese,

ampli

il

palazzo vedonativi

nome

di Alessandro

scovile,
alla

regal

magnifici

nomin suo successore il cardinal Gio. Stefano Bonghi genovese, che a* 29 novembre die
splendido alloggio alla celebre Cristina regina di Svezia. Visit la
diocesi,

VII. Questi

cattedrale, fu generoso co'po-

veri e per l'istituzione

frumentario, indi nel


trasferito

del monte 1709 venne

Todi.
il

Clemente

XI
fatto

nomin
se

successore

cardinal Ulis-

eman
la
il

utili

provvidenze,
tra
il

Gozzadini

bolognese, poi

approv
tolo e

concordia
del vescovo
il

capi-

legato di
te sul

Romagna: termin

la li-

magistrato

suU'accompaalla

cerimoniale, fece edificar in

giiameuto

catte-

drale, e circa

luogo

l'incen-

sazione del magistrato nelle solenni funzioni. Nel 1659 celebr il sinodo diocesano stampato in Imo-

Imola magazzini annonari!, e selciare le pubbliche vie, onde nel foro gli fu eretta onorevole memoria. Nel 1714 siccome legato
per benedire in

Parma
colle

le

nozze di

Massa ; abbell la cattedrale, ampli l'episcopio, e nel i663 venne ti'asferito alla chiesa arcivela pel

Elisabetta Farnese con Filippo

V,

decor

il

capitolo

onorevoli

insegne del rocchetto e cappa gna. Celebr nel


diocesano,
regal
fin

ma-

scovile di Ferrara.

17 18

il

sinodo

Alessandro VII nel 1664 nomin vescovo Francesco Maria Ghisilieri bolognese, traslocandolo da
Terracina, e per sua rinunzia Cle-

mente
cessore

X
il

nel

1672

gli

die a

suc-

Questi
gistrato,

cugino Costanzo Zani. mosse lunga e grave lite

e Benedetto XIII assegn in vescovo Giuseppe Accoramboni di Spoleto poi cardinale. Fatta la visita pastorale, volle ampliar l'edifizio del seminario, ed accrebbe il numero
la cattedrale,

di vivere nel

1728.

sul cerimoniale de'vescovi col

madal

degli alunni cui


tori

die abili
e

precet-

ed avendo
doni

ottenuto
fu

nelle

filosofiche

teologiche

Papa
di

favorevoli

decreti,
alla

largo

discipline. Nel

preziosi

cattedrale.

1788 celebr il sinodo diocesano che fece stampare


R.oma,
e fu
i

Piitorn alle questioni sul


niale che furono

cerimo-

in

in

questa
della

circocitt

lunghe,
la

siccome
ec-

stanza che

parrochi

acerrimo difensore dei


clesiastici
:

diritti

visit
il

diocesi,

tenne
nel

nel

1693

sinodo,

mor

furono da lui decorati di mozzetta nera foderata con tafFettano violetto. Generoso colla cattedrale di
argenterie e suppellettili
preziose,

1694. Innocenzo XII nel 1696 die ad Imola per pastore il cardinal

Taddeo Luigi
diocesi, e nel

de!

Verme

piacen-

tino; generoso co* poveri, visit la

1701 fu

trasferito

1379. Dall' arcivescovato d'Urbino quivi fu da Clemente XII trasferito Tommaso Maria Marcili torinese, il quale inrinunzi
nel

IMO
Irodusse
la

IMO
del

io5
scudi

processione
in

Cor-

le,

a benefizio della quale assegn


di

pus Domini
tava di
"visit

ogni giorno dell'ot-

l'annua rendita
zio.

duecento
s.

tal

festa.

Diligentemente

sulla chiesa arcipreiale di

Patrifeb-

la

per cui esiste sulmedesima voluminosa descriziola diocesi,

Nel seguente anno

a'i4

braio consacr nella medesima cattedrale


il

ne, e mor

nel

1752.
il

Benedetto
Gio.

XIV
lo

gli

fece succedere

Car-

sandretti,

nominato monsig. Alesda Pio VI deputato in


della

Bandi cesenate,
il

quale benefi-

vicario

apostolico
Si

chiesa

di la
-

seminario,

riedific la catte-

Comacchio.
chiesa di
lo.'nese
s.

adoper
terminata,
si

perch

drale, che
il

come dicemmo consacr nipote Pio VI dopo averlo creala

Petronio in Castel-Bo
erigesse

fosse

e perch queldella

lo cardinale. Ricostru
di
s.

basilica

dalle
la

fondamenta

Maria

in

Regola;

al

vecchio

de'Badiani.

vantaggio

spedale degl'infermi ed esposti altro grandioso ne fece sostituire. No-

Lugo, diocesi d'Imola, procur che s'ingrandisse il pubblico


citt di

tabilmente

ingrand

1*

episcopio

spedale, e
te

si

fabbricasse
le

un decen-

tronc
tura ed

le discordie tra
il

la

magistra-

luogo per

orfane, consagran*

capitolo pel cerimoniale^

Fece la visita della diocesi, si dimostr padre cVpoveri ; nel 1765 tenne il sinodo e compianto da tutti mor lodato per giustizia e
,

do la chiesa de'carmelitani. In Imola dopo aver terminata a proprie spese la chiesa di s. Maria in
Regola
la

consacr

solennemente.
s.

Trasfer nella chiesa di


do, assai pi

Bernar-

maturit di consiglio nel 1784. H magistrato ed il capitolo gli cele-

comoda
s.

e decorosa, la

parrocchia di
vi

Lucia, ed in essa

brarono solennissirne esequie, e volle il primo che al benemerito vescovo e gonfaloniere perpetuo d'Imola si tenesse un funebre elogio dall'eloquente d. Giuseppe Pasetti, mentre il capitolo da monsignor
Alessandro Alessandretti vescovo di Zama in partibus gli fece pronunziare
zione.
Il

riun la

dio.

di s. EgiIncontr gravi spese per com-

parrocchia
della

piere
il

l'edifizio

cattedrale

palazzo

vescovile.

Arricch di

stamperia, e ingrand d'un braccio


gli alunni nobiapprendere le belle lettere ed educarsi, ma ora serve ai seminaristi. Stabih una spezieria a vantaggio s dell' ospedale che dei poveri. Spieg mai sempre una
il
li

seminario, dove

potessero

elegante

ragionata

ora-

Pontefice

Pio

VI

a'

i4
il

febcit-

braio

1785 assegn

a questa

eroica
bili,

generosit

verso

misera-

t e diocesi per

vescovo

cardi-

ed una

somma
i

affabilit

con

nal Gregorio
ti

Barnaba ChiaramonTivoli,
si

tutti.

Allorch
die ogni

repubblicani franil

di

Cesena, gi
di

e vescovo

abbate cassinese ed i domedistinsero


nelle

cesi
le
si

invasero la diocesi,

cardina-

premura

pel greg-

nicani d'Imola

dimostrazioni di giubilo. Prese possesso per procuratoreni a' 17 febbraio, ed in persona a'
1

ge affidatogli, difendendo e proteggendo or con la voce, or colla

penna

la

religione e la fede,
gii

con-

2 agosto.
la

sigliando

abitanti

alla

pace, e
l'i-

Avendo

stabilito

di

fare
a'

visita

generale della diocesi,

19 aprile

ad accogliere prudentemente nimico. Tratt con urbanit gli


fziali

uf-

1786 l'incominci

dalla cattedra-

dall'esercito invasore, consa-

to6

IMO
camenttt
blic
il

IMO
diverse

pevolc di nulla ottenere col rigole, ed esporre pastore e gregge.


1

tuo ministero, e pubomelie acciocch i


fermi
nella fede,

cittadini

di

Lugo imbrandirono
gli

diocesani fossero
e

Je

armi

contro

occiipatori,

il

non declinassero dai

divini

pre-

cardinale rivolse loro avvertimenti


pacifici,

cetti.

ma

essi tratti

da zelo non
che inoltre
del

l'udirono, indignali dalle imposi/ioni

ch'esigevano

francesi,

volevano
licenza ed

la

stalna
s.

d'argento

Dopo che Napoleone riun in una sola le due repubbliche Cispadana e Traspadana, sotto il nome di repubblica Cisalpina, in una omelia o pastorale che il cardinal Chiaramonti pubblic sul governo repubblicano, ad impedire inutili
rivolte,

loro patrono
il

Ilario.

La

militare
de' con-

risentimento

quistatori repubblicani
limiti,

non conobbe

ed orrendo fu il saccheggio dell'infelice Lugo. Alle calde preghiere del vescovo


i

riport alcuni passi

della

Bibbia, sebbene dichiarasse che la


dottata fra noi, no,
esposte, n

lughesi furo-

no
e

risparmiali da
le

mali

maggiori,
salve.

sacre

vergini

furono
il

forma del governo democratico anon in opposizione colle massime fin qui
ripugna
al

S'interpose eziandio perch


di piet

monte

vangelo".

d'Imola non venisse spoglia-

Come
r

si

legge nel lesto riportalo dal

to. Dopo l'armistizio, prevedendo Pio VI quanto avvenne, invit il car-

dinale a guardarsi di rimaner prigioniero del nemico, per cui


tir presso
il

suo biografo Artaud a p. 49- P^" il Pistoiesi tom. IV, pag. 4^ s esprime diversamente; egli dice:

si

ri-

riport alcuni passi della Bibbia,

sua

flimiglia.

Savio nel palazzo di Partito per Roma,


quei
le

per dare sempre


1

pi a

conoscere

incompatibilit della cattolica re-

in Spoleto ricev

lettera da che in Imola aveano preso dini del governo, in cui era

ligione col

re-

Indi soggiunge che


polizia
in

repubblicano regime ". il ministro di

solle-

Milano ne
di Parigi,
in

scrisse
il

al

citato di ritornare alla diocesi, es-

direttorio

ma

cardis-

sendo necessaria la sua presenza ed autorit, onde conservare la


tranquillit

dinale seppe addurre

sua

colpa

SI

valevoli

ragioni,

e nel

ne'diocesani.
il

Allora

il

tempo
mezzi
,

tesso

cardinale interpell

Papa come
riall'

che

non fu

produrre s efficaci rimosso dalla

doveva

regolarsi, e

n'ebbe in

sposta che

non cedesse

invito,

sua diocesi, come per lo stesso oggetto era antecedentemente acca-

per cui prontamente recossi in Roma. Dopo la pace conchiusa a Tolentino tra la

duto al cardinal Mattei arcivescovo di Ferrara, poi plenipotenziario


pontificio
alla
il

repubblica
il

francese

pace

di

Tolentino.

ed

il

Papa,
essa,

cardinale

sollecito della

do per
Giunto
sbandati

sua chiesa, ottenne da

sempre e temenPio

Inoltre dice

Pistoiesi:

Ne

devesi

VI
i

di potervi
il

ritornare, lo che esegu.

con Potter, de Pradt e Simon che il zelantissimo vescovo avesse avuto influenza alcuna nei
allatto credere

vescovo in Imola vide


fedeli

disordini cagionati dagli stranieri


i

ministri

di

Dio,

perseguitati e imprigionati, la mez-

comizi per la formazione della medesima repubblica, n tampoco ch'egli elegesse e nominasse i deputati del Su suo episcopale dipartimento
.

zo a tante angustie

esercit frau-

questo punto a vedersi l'opuico-

IMO
lo pubblicalo a
intitolato
:

IMO
nel

107

Parigi
et

iSi3

Le

sacre

le couroti-

che prescriveva odio alla monarchia, ed obbedienza a varie


,

mento

nenierit

de Napolton premier, chei


del santo Natale,

leggi eterodosse.

Stabile

il

cardi-

Barbe. L' omelia fu compilata per


e pubstampe con questo titolo Omelia del cittadino cardinal Ciaramanti vescovo d' Imola nel giorno del ss. Natale V anno 1797. Ne fece l'esame il nominato e eh. cav.comm. Artaud nella Storia di Pio Fl/f voi. I, p. 43 e seg. della seconda edizione e traduzione del
la

nale nel suo lodevole proponimen-

festa

blicata colle
:

non poterono rimoverlo, per cui immediatamente spogliato della mensa vescovile, ed il suo rispetto

fu

tabile
fogli,

nome infamato

ne' pubblici

come aderente alle opinioni papaline. Fu dunque il cardinale


d'ammirabile esempio e d'istruzione non solo al clero, ma agli uomini di qualunque condizione , la

eh. cav. ab. Cesare Rovida,


vi

il

quale
tolti

maggior

aggiunse

diversi

brani
della

dall'originale dell'opuscolo stampa-

parte de' quali per costantemente ricusarono di prestare il detto giuramento, quantunque
spogliati di beni
,

to in Imola,

non

quelli

tra-

uffizi,

e fino del

duzione francese. Dice l'Artaud che


tutta la citt d' Imola era
in

necessario sostentamento.

preil

Quando
soccorsi
Italia,

le

truppe tedesche
discesero
alla

coi

da
di

alla

costernazione
si

dopo che

degl' inglesi
si

in
dio-

general Beithier

mise alla volta


violenta

avvicinarono
allora fu

Roma

per

la

morte

cesi

d'Imola,

l'epoca la

dell'imprudente general Duphot, e


perci chiedeva una regola di con-

pi pericolosa della sua vita, mentre si trov in procinto di perderla.

dotta al

cardinale.

L' omelia
e

lev

tanto

grido

tanti rimproveri

al

che procur cardinale per che

in

fatti

appena
fu

ritirati

tedeschi

subito

accusato

come

reo di promossa sedizione.


verit
il

per

ed inculcato sommissione al governo repubblicano francese, aggiunge V Artaud che fu


aver lodato

cardinale avea pubblicato

una pastorale in cui esortava i suoi diocesani ad obbedire ai nuovi conquistatori, che

composta in gran parte dal cardinale, il resto da quelli che l'attorniavano compresi di spavento, ed loro passi che dichiara inutili soi no appunto quelli cui si appoggiarono in appresso le diverse accuFa poi osservare che ninno se.
parl dell'omelia sino alla circostanza del conclave

Iddio

inviava

per

ristabilire la religione.

Pieno
al

di co-

raggio e zelo
rale

si

present

gene-

francese

residente

in

Lugo,

ancorch ne conoscesse il cattivo animo, e gli parl con tanta ecclesiastica

franchezza

mansuetul'in-

dine, che rilevata dal generale

1800, diventando un documento importante dopo r innalzamento al trono pontificio di chi r avea sottoscritta, f nemici della religione procurarono eziandio con minacce d' intimorire
nel
il

nocenza del vescovo, ed ammirando la sua virt, cambi il risenti-

mento

in istima. In quell'epoca venla

ne intercettata che il cardinal


ra
il

corrispondenza

vescovo

avea
i

coi

cardinali Giovannetti e Mattei.


Pistoiesi,

Nar-

pio cardinale, intimandogli


tutti
il
i

an-

che avendo
i

due

cora la perdita di
se

suoi beni,

cardinali esortato

loro diocesani

non prestava

civico

giura-

a prendere

le

armi in favore della

io8

IMO
d*Aule

IMO
prendere
spese per
ricorse
il

religione e dell'imperatore shia, da ci ebheio luogo

viaggio

e sostenere le
in

ac-

cuse in parte vere, ed in parte in\entate dal repubblicano magistrato d* Imola e dai

nemici del
,

car-

Bocomandante, che gli austriaci erano stati amichevolmente accolti dagl' imolesi e che il vescovo aveva emanato un editi

dinal Chiaramonli
al

quali

in

logna riferirono

Venezia che ia Roma avea conosciuto, una delle quali gli rimise mille scudi. Giunto in Venezia il cardinale nelT ottobre 1799, ^ "" trovando allogmantenersi

ad alcune

persone

gio presso gli antichi suoi confratelli

monaci benedettini, prese

al-

loggio nel convento dei domenicade' ss. Giovanni e Paolo gi onorato dalla presenza di Pio VI. Entrato il cardinale in conclave merit di essere sublimato al ponni
,

to,

col quale

si

comandava

ai
i

diofran-

cesani di precipitarsi contro


cesi.
Il

generale residente in Bolo-

part\ con forte distaccamento per Imola, protestando che avrebbe severamente puindispettito,

gna

tificato a'
il

nito

il

vescovo,

saccheggiata
il

la

i4 marzo 1800, e prese Pio VII, mentr'era l'ottantesimo ottavo vescovo d'Imola,

nome

di

ribelle citt.

Allora

cardinale ve-

chiesa di

cui volle ritenerne

il

go-

nuto

in cognizione di ci,

a libe-

verno pastorale
s

bench
destin

Pontefice.

rare Imola dalla militare depredazione, parli verso l'armala france-

Impossibilitato per a

reggerla da

ed incontratala gli riusc dimostrare al comandante 1' innocenza degl' imolesi, e l'adempimento dei suoi doveri. Tale condotta, l'umilt del cardinale, ed insieme la sua sacerdotale costanza, non solo salv Imola, ma quasi tutta l'Emilia, poich eccit coraggio negli altri vescovi ad esercitare coraggiosamente il pastorale ministero. Tuttavolta in seguito venne allontanase,

primo suo monsignor Taddeo preposto della Volpe, che mori a' i5 gennaio 1807, celebrato con
vicario apostolico
lodi

medesimo,

dall'anonimo imolese, dall'ar-

ciprete
ti,

Luca
VII

del Carretto

e dal canonico d. Carlo

MancurMonti

che

Pio

nomin pr- vicario

generale.

to dall'amato gregge, e fu costretto cercare asilo


in

straniere

con-

Avendo Pio VII a' 16 settembre i8o3 conchiuso un concordato cou Napoleone, ebbe luogo nell' Italia una nuova circoscrizione di diocesi, ed Imola venne assoggettata alla
giurisdizione dell'arcivescovo di Bo-

trade.

Intanto essendo

VI, volendo Dio dargli sore, in breve tempo dissip la repubblica Cisalpina e l'effimera Ro-

morto Pio un succes-

logna, e poscia secondo


sizione di

la

disporitorn

Clemente

Vili

mana, movendo l'animo dell'imperatore Francesco li ad oflVire al


sacro collegio Venezia per la celebrazione del conclave. A questo vi
fu naturalmente invitato
il

ad essere suffraga nea della metropolitana di Ravenna. Aveva Pio VII designato a vescovo d' Imola Anir degno e virtuoso cardinale
tonio

cardi-

Dugnani milanese, ma egli modestamente ricus di accettare.

nal Chiaramonli,

il

quale avendo
a
sollievo

Dopo
te.

la

sua gloriosa deportazione,


detto
di

speso quanto possedeva


de' poveri della diocesi,

come abbiamo

non potenintra-.

Pio VII onor

superiormensua presenza
,

do da Imola ove

si

trovava

per- diversi giorni

Imola

dispens

IMO
copiose limosine alle parrocchie per miserabili, e nell'anno del suo i
virti

IMO
e dottrina,

109
vicende

massime nell'arpolitiche

XV

cheologia.
in

Nelle

pontificato fece coniare


glia

d'argento colla

una medasua effigie con


e

Bologna apri la sua casa alla miseria ed alla povert, ed in Cento ricev ospitalmente
lati,

triregno e piviale, e l'epigrafe pivs


VII PONT. M. A.

molti
e
pii

presacer-

XV

neir esergo

canonici vaticani
Visit
la

due

guerrieri galea li ed armati con

doti.

diocesi, consacr la

che custodiscono la sedia pontifcia, ov' ricamato lo Spirito

clamide

chiesa parrocchiale di Casola Valsenio, fece aprire


il

Santo
sotto

fra raggi. Intorno

si

legge
,

il

cappuccini in Imola

convento dei ed in Lugo,

motto: VRBI ET ORBI RESTITVTVS


l'iscrizione:

fides et cvsto-

DIA MILITVM CAESEN. ET FOROCORNEL.

il convento della stretta osservanza francescana in Massa Lombarda. Altret-

e procur che fosse riaperto

Don Pio VII


la

la

somma

di

sei-

tanto oper coi monisteri delle sacre vergini, e fece riaprire


nistero delle
alla
il

mila scudi ad Imola per abbellire


cattedrale, die soccorsi per
in

mo-

do-

domenicane

in

Imola,
Io

tare povere zitelle, ed


al seminario.

vantagprivilegio

cui cattedrale restaur l'altare


di-

gio de' luoghi pii, e fece de' doni

maggiore. Inoltre Pio VII


chiar legalo di

Concesse

il

a tutti
ni di

canonici nelle feste solen-

encomiato nel

Romagna, 1825 e fu

mori

sepolto

assumere le vesti pontificali, e quindi anche la mitra; ed al


preposto
domestici.

come
Alla

all'
il

arcidiacono

in

Leone XII nel concistoro de' i3 marzo 1826 nomin in successore monsignor
nella detta cattedrale.

l>erpetuo confer

titolo di prelati

Giacomo

Giustiniani

romano
^

arci-

quattro
d'

calici, Ire

don d'argento ed uno


cattedrale

vescovo di Tiro in partibus nunzio apostolico di Madrid, che a'2


ottobre
del

ornato di gemme , e fece un'urna d'argento nobilissima ed

oro

medesimo anno cre


questo
pardel

cardinale. Siccome di

ornata per custodia delle sacre reliquie. Finalmente nel concistoro

lammo con
sua

qualche
,

diffusione alla

biografa

ivi

trattammo

8 marzo 1816 si dimise dal governo della chiesa d'Imola, conferendolo al cardinal Antonio Rusconi bolognese nato in Cento, con dichiararlo vescovo della medesima. Wel 1817 promosse il pro-vicario Monti imolese al vescovato di
degli

suo governamento della diocesi imolese. Di esso se ne parla nell'Or^zione funebre del conte Alberghetgrafia, e poscia

che annunziammo in delta biostampata in Roma nel i844' Ivi dicesi quanto fece la magistratura i buoni e tutti
ti,

Sarsina,
trasfer

e nell'anno seguente lo a quello di Cagli e Peral

cittadini sdegnati e dolenti pel

mal

inteso zelo di quelli

che invasero

gola.

Quanto
Pio

cardinal

Rusconi,

e saccheggiarono l'episcopio, e co-

questi d'abbreviatore di parco

magalla

me

il

cardinale
di

ritorn in citt a

giore

VI

lo

annover

modo
rata,

congregazione de' pubblici


ti

sgravi,

dopo la sua riticome benignamente perdotrionfo


il

indi lo fece uditore di rota, e passa-

quindici anni Pio VII stesso nel


lo

n il grave fallo. Per sua libera dimissione


pa
regnante

Pa-

1804

elev

al
si

cardinalato, codistingueva

me

quello che

per

Gregorio XVI nel concistoro de' 17 dicembre i832

no
civescovile di

IMO
cliiesa

IMO
ar-

tratlat a qnesUi dalla

quale miglior riformandone


tuti.

gli sta-

monsignor Gio. Maria Maslai Ferra Ili di SeSpoleto,


gi direttore in

Istitu

una cosa

di

ritiro

pet

clero presso la chiesa del cimiterio,

iiigallin,

Roma

dol-

e cpiesto pure fu da lui


to.

beneica-

l'ospizio dell'Aisunta

detto di Ta-

Fond un'accademia

biblica con

ta Giovanni, deputato della pia ca-

sa degli orfani, presidente dell'ospi7o apostolico di


s.

Michele, e spemeriti

dito nel Chili per affari della santa Sede.

premiarne

lo zelo pastorale lo
rio

slesso

Grego-

analoghe regole , stabilendo adunanze al clero una volta al mese nell'episcopio, ove uno degli accademici traila un argomento biblico. E per non dire di altro, va ad ultimare un ricetto per le giovani
case
pericolanti
nelle

XVI, con

tripudio della diocesi

convenienti

imolese che tuttora paternamente governa, nel concistoro de' ^3 di-

da
le

lui

acquistate,
le

dappoich
la

sono molti plici


rali,

sue cure pasto-

cembre

i83g

lo
in
Il

cre

cardinale,

sue sollecitudini per

pubblicandolo

quello de' i4 di-

blica istruzione, gl'immensi

pubvandio-

cembre 1840.
gli
li

dolio canonico d.
tenutasi

taggi
cesi.

che

ne sperimenta

la

Antonio Fantini nella tornala deaccademici industriosi

La
re di

chiesa cattedrale,

bellissimo

i84i pronunzi una eloquente orazione per tal promo10 gennaio


zione in lode dell'amabilissimo ve-

edilzio, dedicata
s.

a Dio in oiiofun-

Cassiano martire, con bate cura d'anime che


si

listerio,

scovo^ che fu dal Benacci.

stampata

in

Imola

pag.

e seg. prin-

cipalmente ne enumer le benemerenze, lo zelo, la mirabile atti-

l'esempio di sue virl vantaggio de' pii sta> bilimenti. Ha impiegato vistosa somma per rendere splendida di ornamenti e marmi la cappella della Vergine Addolorata nella chiesa
vit,

massime

in

ge dal canonico deputato. Il canonico che ha cura d'anime in cattedrale avea titolo di arciprete nel capitolo normale, ma ora canonico parroco. Al piesente il capitolo si compone di nove dignit, la maggiore delle quali il preposto, di nove canonici comprese le prebende del teologo e del penitenziere, di sei
altri

mansionari, e
essendosi

di

de* servili

abbell con eletti

mar-

preti e chierici addetti all'uf-

mi

il

sepolcro del martire proletto-

fziatiira.

Per

aggiunti

re nel sotterraneo recinto;

aument

nel

1889 due mansionari onorari


alla
i

i comodi dell'episcopio, lo abbell e decor di elegante facciala. Nel semi-

con diritto di successione ma vacanza, al presente


to incontro
la

pri-

mansio-

nario eresse un convitto pei chierici


di tenue fortuna. Provvide agli orfani

nari sono otto. L'episcopio situa-

cattedrale, ed
la

un

ed

alle orfane,

ed

alla

islru-

ottimo palazzo. Oltre


le

cattedra-

ione religiosa della giovent di bassa condizione; chiam da Napoli


le figlie della

nella

citt

vi

sono altre dieci

Carit di
le

s.

Vindelle

cenzo de Paoli, e
esposte,
i'

pose nei con-

ervatorii delle Giuseppine e

due delle quali munite del sacro fonte; tre conventi di religiosi, due monisteri di monache, un conservatorio, diversi
chiese parrocchiali,
sodalizi,

ed ancora nell'ospedale, economica amministrazione del

ed

altri

pii

stabilimenti

gi nominati.

La mensa ad ogni

IMP
nuovo vescovo lassala ne* libri della camera apostolica in norini
Irecenlocinquanta
,

riportato

n. un vittoria egli sfesso o per mezzo de' suoi luogotenenti, sa1

IMP

ascendente

la

rendita circa a novemila scudi ro-

lutato era con quel titolo, ed acclamato imperatore dai soldati ; in

mani
la

nontmllis

oneribiis

gravati.
ci

quella occasione

littori

del

comandi

L'Ughelli
serie
II,

weW Italia sacra


de' vescovi
d*

d
nel

dante vincitore ornavano


d'alloro
i

rami
sennto
d'al-

Imola

loro fasci,

il

coman-

tom.

pag.

X,

pag. 271.

6i8 e seg., e lom. Abbiamo inoltre: An,

dante stesso indirizzava

al

una

lettera circondata di

rami

tonio Maria Manzoni


storia^

Episcoporum

loro, nella

quale dopo di aver ren-

Corneliensium, sive Imolensiuni hi-

Favenliae

1719 ex praelo
epi-

duto conto de' suoi felici successi, pregava quel corpo a ratificare la
proposizione fatta dai soldati a
fa-

Josephi Antonii Archi. Series

scoporum Forocorneliensium a Ferdinando Ughellio digesta, deinde a Nicolao Colelo emendata et ancia, postremo a Francisco Antonio
Zaccaria
restituta

vor suo, e di decretare pubbliche preghiere in suo nome, a fine di rendere grazie agli dei de' prosperi

quinque

cum

dis-

la

avvenimenti. Se accolta era quelinchiesta , riguardavasi questo

sertationibus in Ughelli

proemum:

nccedunt nunc gesta Pii

VII

Pont.

Max.

Forocorneliensis

jam

epsco-

pi t et Antonii cardinalis
rocornelii

Rusconii

episc.^duos in tomos distributa^ Fo-

iSiotypis seminarii apud

Joscphum Benaccium.

come un preludio al trionfo; quel comandante continuava in appresso ad assumere il nome d' imperatotitolo se re, e non lasciava quel non che al suo reingresso in Roma. Quanto all' impero o imperio, titolo che si d al dominio e stato dell'imperatore, che dai
re sopra ogni
nei diversi
versi

IMPERATORE ed IMPERO. Imperatore o imperadore, imperatores furono cbiamali dagli antichi romani que* che avevano il supremo comando
delle armi, e que' che

nostri

antichi scrittori dicevasi dover esse-

signoria

temporale,
e
nei
di-

tempi per,
si

luoghi
agli

diede

il

nome

d'imca-

a Giulio Cesare sucoedellero nell'assoluta autorit , quindi imperatori si dissero da noi diversi altri monarchi signori assoluti di molte
Provincie. Imperatrice, iniperatriXj

pero

stati

sottoposti a

un

che aveva il titolo d' imperatore ed ordinariamente di re. Quindi si nominano l' impero de,

po

gli

assiri

quello de* medi

quello
l'im-

d a quelle donne che hanno dignit ed autorit imperatoria. Impero o imperio, imperium , dominio e stato dell'imperatore, dominio e signoria. Cosi
si
il

nome che

de' persiani, quello de* greci,

pero romano,
l'

il

basso impero, cio

quel periodo degli ultimi tempi del-

si

impero romano che d'ordinario fa cominciare da Valeriano pro-

Il

Dizionario della lingua italiana. nome d'imperator, derivato dal

ni a tutti
citi;

veibo imperare, davasi dai romacomandanti degli eseri


e talvolta
si

clamato l'anno 253 di nostra era; estese per quel nome da alcuni scrittori, ed anche si applic con
si

una
greco
vi

specie

di

abuso

all'

impero
rispetti-

chiamava

impe-

d'oriente, che con l'impero,


i

ratore, in significato lutto particolare,

d'occidente possedevano

un comaudante che dopo aver

imperatori quegli

stati

che avea

II

IMP
peratore, che
stati

IMP
il

no formato rantico impero romano. Jn appresso alcuni

popolo deferito
cui

gli

d'Eu-

aveva, affine di contrassegnare l'autorit assoluta

ropa ed anche d'Asia e d' Africa non die d'America assunsero il titolo d'imperi, come l'impero turco o ottomano la Russia si qualific col nome d'impero; impero britannico nominaronsi gli stati u;

di

romana repubblica;
poca in poi
divent
il

titolo

godeva nella da quell'ed'imperatore


Giulio

titolo

di

dignit.
i

Cesare pertanto gett fondamenti dell'impero romano nell'anno del

nili

della

Gran Bretagna. In epola

mondo

8956

cio
la

(juarantotto

ca recente

Francia form

per

anni circa avanti

nascita di
i

Ge-

qualche tempo un impero; l'impero germanico fu disciolto, e gl'imperatori

prins Cristo. Allorch tuttavia cipi che succedettero a Giulio Ce-

ritennero

quel

titolo

sare

avevano
essi

compiuta

qualche
ve-

quella dignit semplicemente

imperatori austriaci

come un nuovo imBrasile.

spedizione in

modo luminoso,

nivano
tori,

pero surse
antichi
titolo d'

pure

nel

Gli
il

come imperaquell'omaggio ch'essi non


salutati

re di

Marocco presero
,

dovevano ne
al

alla loro qualit,

n
pre-

imperatori

senza

parlare
del

loro grado, era soltanto

un

degl' imperatori

del

Messico,

mio
di

del coraggio e della destrezza

Mogol, che or pii non sono, e di quelli della Cina e del Giappone, che sono forse pi antichi. L' impero degli assiri di cesi fondato da Nembrod circa 1800 ani

gran capitano. che Augusto nipote e


tivo di

un

Si
figlio

osserva

adotsucrice-

Giulio Cesare,

suo

cessore nell'autorit assoluta,

vette venti volte

il

titolo

d'impel'esercito

ni

dopo

la

creazione del
all'anno

mondo, e
sus-

ratore per aver riportato altrettante vittorie celebri;

secondo quel computo


sistere sino

ebbe a
in

cos

SiSy

cui

di Tito lo accord a quel

princi-

mor Sardanapalo.

Arbace gett i primi fondamenti dell' impero dei medi nel suddetto anno del mon-

pe dopo
e quel
a'

la

presa di Gerusalemme,

tempi
1
1

costume sussisteva ancora di Traiano morto nell'an-

do 8257; ma Ciro nell'anno 3467


Io riun .a quello de' babilonesi
si

no
la

7 dell'era volgare.

La

digniso-

t d' imperatore, riunita in

una

de' persiani.

Questo, di cui

ac-

persona da Giulio Cesare, e diil

cennata l'origine o l' ingrandimento, ebbe il suo termine di l a 260 anni, dopo la morte di Dario Co-

venuta
di

titolo

la

qualificazione

un potere

assoluto, pass

come

in eredit ne' tre


di quel

primi

successori

domano, verso l'anno del mondo non pi> 3674. L'impero de'greci
,

principe, Ottavio Augusto,

Tiberio e Caligola.

Ottavio

fu

il

gliandosi secondo
degli
ta
scrittori

se

comune avviso non per la durail

primo ad essere fregiato del titolo di Augusto ( Fedi), che poi presero
gl'imperatori successori
;

del solo

regno di
noli'

Alessandro,

inoltre gli
il

cominci

3674

e fin

anno del colla morte

mondo
di

imperatori presero anche


di

titolo

quel

conquistatore nell'anno

368 1. Esnomid'im-

sendosi Giulie Cesare fatto

Cesare [Fedi), dal nome di Giulio Cesare, sebbene il senato lo attribu all'erede dell' impero. Gl'imperatori d' occidente o
iiia

nare dittatore

perpetuo
pigli
il

nell'anno

di
i

Germatitoli

708

di

Roma,

nome

assunsero anch'essi

di

IMP
cesare

IMP
imperatori Valente
niore^ Arcadio e
,

ii3
Teodosio s*
I

di

augusto ad imitazio-

ne
ai

degli antichi imperatori

romani
la

Giustiniano

fe-

quali jBt^no succeduti.


di

Dopo

cero
to,

un decreto sopra questo punl'ultimo


lib.
I,

morte
t
d'

Caligob,
di

avvenuta

nel-

che

pose

nel

codice

l'anno 4'
elettiva.

nostra era, la digni-

romano divent Claudio fu proclamato imperatore dai soldati della guardia


imperatore
pretoriana, e da quell'epoca in poi
le

27, de .itatuis et imagiiiibusy in cui espressamente

suo nel
si

tit.

vieta
si

qualunque

sorta di adora-

zione
riali

volesse prestare alle

impe*
gl'ido-

statue,
co' loro

come solevano

armate romane

si

arrogarono

il

latri

numi, nel giorno

del-

diritto di scegliersi

un padrone,

la

solenne dedicazione delle


esso

medeimde-

quella scelta cadde pi volte sopra

sime. Teodosio nel suo codice dan-

im semplice
ca ricus
il

soldato.

da notarsi
politi-

do ancor
periali

ordini circa le
si

che Augusto per sopraffina


titolo di signore,

immagini, vuole che


l'ambiziosa

domidelle

dichino senza
i5,
si

alterigia

nus^ ci che

fu

il

soggtto

dell'adorazione,
lib.
tit.

come

si

legge nel

erudite dissertazioni di Meursio, di

Emilio, di Rool, di Vandale, e di

che

i4; laonde le espressioni trovano nei medesimi codici


principis
;

Henringio,

cui

titoli

si

leggono

Adorare purpuram

nel Cancellieri, Lettera

sul

nus
per

ec, bench poi Augusto


il

Dominon

dorare serenitatem principis j rare diuturnitatem imperli^ non

AAdoal-

mostrasse
in

minimo risentimento

tro significano, che baciare rispet-

gli altari innalzati in onor suo Lione ed in Narbona, e che la colonia Tarragonense gli battesse una moneta coli' iscrizione deo augusto. Del titolo di Divo e Divinissimo che g' imperatori romani accettarono ancor viventi, come della loro apoteosi, ne parlammo al-

tosamente la porpora imperiale; che salutare la nobilt del principe; che augurare al medesimo ut lungo impero. Nei paesi orientali, dove si adopera molto l'incenso,

poli

andavano ad incontrare i podette immagini con cerei


incenso.
Neil' elezione

con

degli

l'articolo

Divinit [P'edi).

Il

titolo

imperatori,
vincitori,

come

nel

trionfo

dei

Czar (Fedi), che prima aveva


peratore delle Russie, vuoisi
vato dal titolo di cesare.

l'im-

deri-

avevano luogo le acclamazioni, le cui formule possono vedersi

presso
il

il

Brissonio,

De

for-

G' imperatori tosto che veniva-

mulisi ed

Ferrari,

De

\>eterant

no

eletti

to a

Roma

spedivano ed agli

il

loro

ritrat-

acclamationibus.
zioni
stiani
si
;

Eguali

acclamacri-

eserciti,

affin-

fecero agl'imperatori e

ch si attaccasse alle romane insegne militari ; ed alle citt pi ricche e cospicue ne' primi tempi, e quali ritratti erano poi a tutte; chiamati immagini laureatae o lahratae^ e venivano ricevute con fei

quando giunse in Roma l'immagine dell'imperatore Focat e di Leonzia Augusta il rito di


queste laudi
s'

incontrai

presso

s.

ste e

giuochi

e questo era
cui

il

mo-

venivano i nuovi principi riconosciuti, di che trattanimo all'articolo Ivimagine. Gli


YOL. xxxiv.

do ordinario con

Gregorio I, lib. II Regesti ove narra che alle dette immagini mandate in Roma acclamatuni est in Laterano in basilica Julii ab omni
clero vel senalu:

Exaudi
et

Christe^

Phocae Augusto, 8

Leontiae Ali-

Ii4
gustae
vita
.

IMP
Poscia
ripose
di
s.

IMP
dette

daglioni, dice che

gli

antichi rapla

immagini nelToralorio
reo martire, presso
zo, cio quelle
il

Cesa-

presentarono col globo

terra a-

sacro palaz-

molte case

ampie

per uso del Pontefice, o dell'imperatore occorrendo che fosse in

vendo cognizione che fosse rotonda; e perch per la sua grandezza chiamavano per esagerazione l'imperio romano impero di tutta
la

Roma.
cato

Il

sacerdozio

il

pontifi-

terra

e
il

g'

imperatori padroni

massimo annesso

era alla di-

di

gnit d'imperatore, siccome appare dalle medaglie; in

questo

mo-

do g' imperatori romani erano ad un tempo alla testa dello stato civile, del militare, ed anche della
religione e dei sacerdoti.

per questo il globo in forma di palla fu preso per simbolo dell' imperio sino dai tenjpi d'Augusto ; e siccome a Giove per il cielo e per la terra ne davano due, cos ne mettevano uno
in

tutto

mondo,

dal celebre

latinista
:

d.

Abbiamo Domenico

mano
,

alle

statue

degl'
,

impera-

tori

e nelle medaglie
di

leggendosi
l'iscrizione:
gli

// Pontificalo Antonio Marsella Massimo non mai assunto dagli

in

una
la

Costantino
Nel

BECTOR
chi

ORBis.

poH'C

anti-

1789. Tullavolta si legge nel Rinaldi die sino a Graziano g' imperatori cripontificato masstiani tennero il
simo, non per sacrificare,
ra

imperatori cristiani,

Roma

figura della S^ittoria sul glo-

bo,

intesero

ottenuta

denotare la con parziali

vittoria
trionfi

ma

per

per tutte le provincie dell'impero; nelle medaglie d'Augusto un mon-

ricevere la podest ed autorit ch'e-

do simile

fra

due rami
tutto

d'olivo
il

si-

somma, e

forse

con permesso
il

gnifica la pace di

mondo.
posero

de' Papi, e Costantino lo trov in-

Gl'imperatori
la
la

cristiani in vece delvi

dispensabile essendo allora

sena-

figura della Vittoria

to quasi tutto gentile. Inoltre gl'im-

croce per dimostrare che la re-

peratori

si

chiamarono optimi ma-

ximi, e alcuni olimpi, titoli presi da Giove; e veniva loro dal senato conferita la tribunizia potest e

del

dato loro 1' imperio Del globo imperiale ne parlammo pure al voi. XVIf,
ligione

avea

mondo.

pag.

imperio proconsolare, dopo avergli nomi di Cesail medesimo dati


i

177 del Dizionario. In un medaglione si vede il mondo diviso da una croce in quattro parti
per
i

re, d'

Augusto, e il pontificato massimo. Talvolta gl'imperatori si tradei,

quattro
i

caldini

principali

secondo
parti alla

quali
terra,

vestirono da

le

imperatrici
sot-

davano quattro non gi che aves-

romane vennero rappresentate


to figure di deit,
I

sero gli antichi cognizione della dide' moderni geografi. La prima immagine d'imperatore, che

loro

nomi

era-

visione

no

portati

scritti

dai soldati negli

scudi e sulla carne; e le loro immagini scolpite in gioie furono ado-

apparisca col globo

colla
si

Vittoria
di

sopra nella destra,

quella che

perate
diversi

come
modi

amuleti.
nelle

Figurati in

rappresenta nelle medaglie

Tar-

statue,

meda-

ragona

la

statua d' Augusto eretta

glie ec, lo

furono eziandio col glo-

bo, simbolo del

mondo

e dell' im-

pero romano.

Il Buonarroti a pag. 344 Osservazioni sugli antichi me-

da quella citt. Altra principale insegna iujperiale fu ed l'aquila, come si disse altrove. Alcuni cre-

dono che

l'aquila

con due

teste siasi

4 .L^ix

IMP
pi

IMP
leopardi. Alcuni opinano che
i

ii5
ro-

incominciala ad usare fino dai temdi Costantino imperatore , per

mani
scani,

pigliassero l'aquila

da Giove
i

dimostrare riunito nella sua persona l'imperio occidentale ed orientale,

cui era sacra, o per, imitare

to-

ovvero che

la ricevessero

da-

perci

Blosio

Palladio

gli abitanti

dell'Epiro.

Le

aquile

cant

romane non erano


stendardi,

dipinte sopra gli

ma

scolpite in oro o ia

Piet hiceps quila hinc Occasum, hinc ditm adsptct Ortum,


Alter y
alter
ait^
erit.

nostri est,

Caesaris

rame o in bronzo , e si portavano in cima d'un' asta: esse avevano le ali distese, e talvolta erano effigiate col
argento, o piuttosto in
fiilmine tra gli artigli.

Sotto
al
,

l'

a-

niuno ne ha trattato pi dottamente del Du Gange nella dissertazione De Impp. Cp. seii de inferioris aevi
calit
,

Ma

quila
l'asta

si

appendevano
degli

legno del-

ora

scudi

ora delle
il
l'

corone.
dicesi
,

Costantino

fu

vel

imperii

uti vo-

che

introdusse

aquila

primo, a

numismatihus, dal num. XIV num. XVIII, ove si descrive Aquila imperii symholum Romano^ rum hiceps in nummis hyzantinis
al
et occidentalis imperii.

due

teste, per significare

che l'im-

D. Sebastia-

sembrasse diviso, non formava per che un sol corpo politico, opinione che vuoisi dubbia. Secondo altri, fu Carlo
tuttoch

pero,

no Ciampi

Ferae Varsavienses eruditamente ragion delnelle sue

Magno che

nel riprislinamento del-

l'aquila, insegna

degl' imperatori

d'occidente e di
colo

Germania

fino al se-

l'impero occidentale, ripigli l'aquila come insegna de' romani, e che vi aggiunse una seconda testa
;

XIV

e della

bicipite

intro-

tuttavia

non

si

vede che una

dotta dai greci imperatori, per distinguersi dagli occidentali, ed adottata nel
1

sola testa all'aquila nel sigillo dell'

284 da Amadeo
e poi secondo
d^^^'

V
il

eon-

d'oro.

imperatore Carlo Sembra che

IV
si

sulla bolla

possa
il

convequale

te di Savoia,

Lu-

nire col dotto p. Menestier,


dice,
g'

dewig nel

imperatore Federico III, oltre varie belle notizie aggiunte sull'aquila nera degl'imperatori di Germania,
e dei

i447

che

nello

stesso

modo che

imperatori d'oriente, quando erano due sul trono , improntavano sulle loro monete una croce a dopciascuno
degl'

marchesi di Brandeburgo poi re di Prussia, e della bianca vessillo ed insegna dei polacchi. Si legge nel Dizionario delle origini le seguenti
notizie sull'aquila, uccello che serv d'insegna agli stendardi di diver-

pia sbarra, che

im-

peratori teneva con una

mano, co-

me
cos

essendo

il

simbolo de'cristiani,
loro insegne,

fecero egualmente rispetto al-

l'aquila nelle

ma

in-

vece

se nazioni, e che vuoisi pei primi

adottato dai persiani. I romani dopo aver portato altre insegue, nel consolato di Mario si appigliarono
all'aquila definitivamente
,

raddoppiare le aquile le unirono insieme , rappresentandole con due teste, nel che furono poscia imitati dagl'imperatori d'ocdi

cidente,

quali lo furono dagli


e

o-

dappoilupi

dierni

imperatori d'Austria

di

ch prima

portavano

indilferente-

Russia.

Delle cose principali che rigli

menle per insegne aquile,

guardano

antichi imperatori ro-

ii6
mani
coli,

IMP
se

IMP
relativi

ne tratta

ai

arti-

stantinopoli.

Altri

dicono

che

il

rporlanclosi a quello di

Roma

trasporto della

sede

imperiale

da

la

serie dei

naedesimi imperatori.

Roma
334
circa

a Bisanzio, avvenne
volgare,
i

l'anno

da una gran parie de'critici moderni , che il Pontefice s. Fabiano I del 2 38 battezzasse Filippo, il primo cristiaSi tiene per certo

dell'era

190

anni

dopo

la

fondazione dell'alma
l'anno

Roma. Costantino mor


dopo aver
suoi tre
e

337

diviso

no

fra

g'

imperatori romani, tutprofessata

figli
:

toch
di

non ubbia
la

pub-

Costante
Alpi;

impero fra i Costantino, Costanzo Costantino ebbe le


1*

blicamente
il

cristiana religione, e

Gallie e tuttoci
delle
l'Asia,

ch'era
la

al

di

lui

figliuolo

Filippo

ancora

Costanzo
e
l'Italia,

Tracia,

denominato ; propugnando alcuni che Costantino il Grande fosse il primo imperatore cristiano, si potrebbe ritenere che Costantino fu il primo imperatore che pubblica-

l'Oriente

l'Egitto;
l'Africa,
l'

Cola

stante
Sicilia
,

Roma,
molte

isole,

Illirico,

la

Macedonia e
Cesare
te

la

Grecia.

Dalmazio
del-

Costantino

fratello

mente profess la fede cristiana, primi che la due Filippi ed


i i

l'imperatore ebbero anch'essi pardell'impero,

come ancora Anniimperiali

professarono occultamente. F. Sandini dissert. 6,

baliano, cui aveva Costantino con-

christiano j

il

zo Maniglia

De primo iniperat. Tommaso Vincennella diss. De annis


p.

ceduti gli abiti


tolo di

il

ti-

nobilissimo. Nell'anno

35o

rest Costanzo solo imperatore, e

Jesii Christi servaloris^ et

de

iitrus-

nel

379 Graziano

dichiar

impesi

que Philippi Augusti

religione^

Ro-

ratore Teodosio

I, gli

assegn l'imegli
riti-

mae

74

ed
la

il

Novaes, Storia dei


Nell'anno 3 1 3,
il

pero d'oriente, quindi


r in occidente. Dipoi
l'occidente
si

Pontefici

t. Ij

p. 75.

l'oriente
il

governando
tu la

chiesa

Papa

s.

Mel-

riunirono sotto

me-

chiade, l'imperatore Costantino resti-

pace alla Chiesa, e don


il

al

Poncolla

tefice

palazzo lateranense,

giunta di rendite bastanti a


tenere
il

manCo-

decoro della suprema dieditto


di

gnit. Sul supposto

stantino, nel quale, secondo alcuni,


si

conteneva

la

donazione

alla

Chie-

sa cattolica

di

molte
di

provincie e
si

particolarmente
ecct.

Roma,
25,

pu
2.

consultare Natal Alessandro, Hist.


saec.

IV,

diss.

art.

desimo Teodosio I che si merit titolo di grande j mor nel 397 lasciando l'impero ai due suoi figli Arcadio ed Onorio, che se Io divisero, prendendo il primo l'oriente ed il secondo l'occidente. Ma nell'anno 47^ ebbe fine l'impero romano d'occidente, distrutto da Odoacre re degli Eruli (Ftdi)^ il quale ne spogli l' ultimo imperatore Momillo Augustolo. Qui noteremo, che scrivendo s. Felice III
il

Inoltre Costantino per le cose che

nel

4^4

all'imperatore
il

d'oriente
chtadi

dicemmo

all'articolo

Costantinopoli
trasferire

Zenone, fu

primo Papa che


col
s.

(Vtdi)y avendo

stabilito

m
glio

r imperatore
(Vedi),

nome

FiI

la sede dell'impero

romano da Roma

seconda ne intraprese la fabbrica nel 326, e con solenne dedicazione nel 33o gli im-

a Bisanzio,

di questa

recandosi
poli, e

come nel 525

Giovanni

in

Costantino-

pose

il

suo

nome chiamandola

Co-

coronando l'augusto Giustino I, fu il primo Pontefice che orn r imperatore colle insegne

IMP
imperiali. Rallegrandosi
il

IMP
Papa
I
s.

117
diplomi,
I

usare tale titolo ne' suoi


e ad istanza di Adriano

Anastasio
de' franchi

II

con
^o

Clodoveo

re

si

fece

per essersi fatto battez-

vedere

in

Roma
di

vestito
di

solenne-

zare

nel

49^^
gii

chiam
il

figlio
s.

mente

dell'abito

patrizio.

Nel
I,

della Chiesa, quindi

Pontefice

Ormisda

mand una corona


l'Alemanni,
a

795 per morte comun consenso


cessore

Adriano
in

di

fu eletto

suc-

d'oro, per cui


,

De
p.

la-

teraiiciisibus

parie tini s,
1

129,
o-

chiama Clodoveo
tori onorari.

imperatore
degli

norario, indi tratta

impera-

romano, che s. Leone III ad istanza di Carlo Ma^no gli conferm il titolo di patrizio. Sdegnati dell'esaltazione di s. Leone III,
Pasquale primicero, e Campolo capdella chiesa romana, parenti del defunto, dignit che essi ambivano, tramarono congiura
pellano

L* imperatore

d'oriente

Leone
scomuII,
il

V Isaurico
ci

col proteggere gli eretisi

iconoclasti,

merit
s.

la

nica dal

Papa

Gregorio
gli

contro
prigione,

di

lui,

lo

arrestarono,
liberarsi

quale sciogliendo

italiani

dal

mezzo morto
dove
di
si

pot

dalla

Giuramento (Vedi)

fatto

all'im-

e ritirarsi

nel
gli

Vaticano,

peratore, e dai tributi, molti eres-

trovavano

ambasciatori

sero signorie private, ed

il

ducato
dedi-

Carlo Magno. Questi invitarono

romano spontaneamente per


zione de'popoli
si

assoggett al ro-

Pontefice verso l'anno ySo, ond'ebbe principio il temporale dominio della Chiesa romana. I longobardi volendo invadere tale dominio, prima s. Gregorio II, e poi s. Gregorio III invocarono il soccorso di Carlo Martello maggiordomo de' re dei franchi, ed avendolo ottenuto, il secondo cre Cario patrizio
di

mano

Winigiso duca di Spoleche a questa citt con buone truppe accompagn il Pontefice, quale si port da Carlo Magno il per implorare la sua difesa come
a
to,

Roma

patrizio di
te in

Roma.

11

re lo ricevetlutti
i

Paderbona con

segni

d'onore, e rest inorridito dei delitti

di

non lasciarono

Pasquale e Campolo, che spedirgli inviati con


s.

falsissime calunnie contro

Leone

Roma,
di

dignit

che
i

HI. Allora Carlo

portava
diritti

l'obbligo

sostenere
e

Papa a
missari,

restituirsi

Magno invit il in Roma, facenve<-

della Chiesa
le

romana,
della
di

di

dolo accompagnare da cinque com-

difendere

ragioni

santa

due

arcivescovi, cinque

Sede e

della citt

Roma. Diinvocanl'aiuto di

scovi

e tre conti,

ordinando
le

loro

poi Stefano li

detto III

d'informarsi di quest'affare. Giunti

do pel medesimo motivo


Pipino re de' franchi
lo, e

in

Roma

ed esaminate

quefal-

figlio di

Car-

rele, e
se,

trovatele insussistenti e

contro

Astolfo
solo
il

re

de'longo*

bardi,

non

lo

consegu,

ma

Pipino ampli

principato del ro-

,Io

Pontefice. Gi Stefano III avea consaci'ato re in un ai figli Carlo Magno e Carlomano, dichiarandoli patrizi romani, protettori

mano

mandarono con buona guardia al re i due delinquenti. Indi portatosi nell'anno 800 in Roma \o stesso Carlo Magno, in un giorno
fatti

congregare in s. Pietro per ordine e commissione del Papa gli


e tutti
si

arci vescovi j vescovi, abbati


i

e difensori delia

lica.

Sede apostoCarlo Magno incominci ad

signori

romani e franchi,
si

parl

della causa che

trov

piena di

i8
falsit

IMP
ed imposture.
li
il

IMP
consapevoli del

Tanto il re quanto l'assemblea avendo dichiarato che la prima sede non poteva essere da alcuno giudicata, e non
\oler sopra ci dare giudizio,

suo disegno, ed
re
giunti

re v'intervenne seguito dai suoi


Il

franchi.

Papa ed
tra
le
si

il

nella basilica

acclamazioni

san
col

del popolo

portarono

ad

ora-

Leone HI saUto
to
il

sul

pergamo
Trinit,
atto

re avanti
degli

la

tomba
;

del

principe

Jibro de' santi evangeli, ed invoca-

apostoli
s.

levatisi

ambedue

nome
la

della

ss.

di-

in piedi,

chiar

sua innocenza,

che

capo del re

Leone IH impose sul una corona ricca, griquelli cui era nota
vili orla

fu stimato da tutti solenne giustificazione.


Il

dando
cosa
:

tutti

la

Vita e

a Carlo Au'
impera-

Pontefice

s.

Leone

III

fino
si

gusto,

grande

pacifico

dall'

assunzione

al

pontificato
in

tore de'romanij coronato

da Dio.

era proposto

di sottrarsi

ogni

maniera dall' impero orientale, perch questo sempre mirava a tener soggetti romani, bench si erai

Sorpreso Carlo Magno da quest'alto improvviso, titubava ad accettare s sublime dignit, quando le acclamazioni si rinnovarono generali, e pi volte ripeteronsi, per

no

ritirati

dalla

sua obbedienza,

e perch sempre
in peggio
greci.
il

andava
di

di

male

cui
alla

Carlo

giato

al

Pontefice
accett

ed
il

potere degl' imperatori

moltitudine
onore.
Il

illustre,

Carlo Magno in Roma concep il disegno di dichiararlo imperatore e re dei romani, ritenendo legittimamente decaduti g' imperatori d'oriente da ogni diritto per l'eresia degl' icoColla venuta
noclasti, e quindi rinnovare l'im-

sommo

Pontefice che avea


l'occorrente per la

fatto preparare

sacra cerimonia, diede

per

il

pri-

mo

Pontefice

Carlo

T unzione

sacra, e lo vest

periale

dell'ammanto imromano. Carlo Magno giusuo canto


stato

r dal

ch'egli

sarebbe
Difened il

pero d'occidente, che dopo la morte dell'ultimo imperatore Augustolo, da 32-5 anni era privo di capo, ed anco perch non conveniva che gli
imperatori eretici d'oriente
si

sempre
sore

protettore e

della
gli

Chiesa
il

(Fedi),
titolo

Papa

ratific

ratore ereditario
lica

in

tutta

d'impela sua

chia-

discendnza, e con autorit aposto-

massero imperatori
di que' popoli

d' occidente

co' quali

erano

dis

senzienti ne'

dommi

della fede. Si-

rinnov l' impero d'occidente, dichiarandone capo Carlo Magno. V. S fon d rati, in Gallia vnd. dissert.

gnific questo pensiere ai cardinali

2, g

2,

n. 7;

Bellarmino,

De
IH,

e principali romani,

e venne ap-

translat. imperi i

a ^raecis ad frant.

plaiuiito, e perci disposto con ogni segretezza di porlo in esecuzione il

cosj Petra in Constit. apost,

pag.
di
se

125;

e la

storia
scritta

del

regno

giorno del santo Natale dello


so

stes-

Carlo

Magno
la

in france-

anno 800, giacch

il

re avea

da M.r de

Bruere,

stam-

mostrato desiderio di essere in quel giorno nella basilica di s. Pietro. Li questa festivit il Papa si port nella basilica vaticana
dinali,
gistrati
coi

pata in

Parigi nel
il

principalmente

174^^ nonch Cenni nel t. H,


pontifi-

Monumenta
ciac cap.

doniinationis

car-

primari del

clero,

ma-

ove ne tratta con singoiar erudizione. L'Alemanni, De

IH,

romani, massime con quel-

lateranensibus

^.

160 e

seg.,

ripor

IMP
ta
tre

IMP
di
l'o-

119
Scriplor. rer.
s.

cause

del

Irasferi mento
il

negli

Annali Bertinian ad an. Sor,


il

questo impero,

per

quale

presso
ital.

Muratori,
II,

riente e l'occidente

imperi separati,

il

formarono due primo governagreci,


il

toni.

p.

5o5. Cos\
d' occidente,

Leosopra

ne

III
i

innalz Carlo
principi
agi'

Magno

lo dagli imperatori

secon-

tutti

egua-

do dagl'imperatori

franchi, dappoi-

gliandolo
quella

imperatori d' oriente,

ch la corona imperiale rimase per qualche tempo nei diversi ra-

passando cosi nella dignit imperiale

del patriziato o sia l'avdella


il

mi
in

della casa di Carlo

Francia,

ora

in

Magno, ora Germania, e


e

vocazia

Chiesa,

splendido

titolo d'

essendo pi imperatore in

talora anche nell'una

nell'altra

soggette allo stesso principe. All'articolo


s.

confronto di quello di patrizio. Per segno di questa avvocazia pontifcia


sa,

Leone
in

III

parleremo
si

di

un

sia

difesa della
i

riprovevole quadio, che


se

riprodusil

solevano

anche

rame,

in cui

pittore

al

nuovo
il

romana ChiePapi cinger la spada imperatorej e porre e-

Fiammingo
in

Odwaere, pensionato
di Francia,

ziandio

di lui

nome

nelle

monete

dall'accademia

esegu

pontifcie,

ma non

in tutte, trovan-

R.oma nella fatale epoca del 1810, ed in tempo che ad ogni costo per piacere ai persecutori
della

Chiesa

si

tentava l'oppressio-

ne del romano Pontefice. Fidato l'artista ad un passo degli annali


d'Italia del

Muratori, in cui
parole
:

si ci-

tano
annali

queste

degli

antichi
Ponti/ice

de' franchi

more antiquorum principum adoralus est^ senza aver presenti le leggi

degli antichi imperatori, che citamdi sopra, i quali espressamente vietarono qualunque sorta di adorazione si volesse prestar alle loro

mo

Stefano V, di s. NicoGiovanni Vili, di Stefano VI, di Benedetto IV, di Anastasia HI, di Giovanni XII, di Leone Vili, di Benedetto V e di altri Pontefici col solo nome del Papa, giacch il nome e 1' anno dell'imperatore, che talvolta si leggono negli atti pubblici de'sommi Ponteche per fici , non vi furono posti maggior indizio e contrassegno del tempo in cui furono scritti, in sequela di quanto si accenna anche

dosene
I,

di

di

nella prefazione della novella


di Giustiniano,
intitolala:

XLVU

Ut prae-

immagini; il pittore rappresent falsamente s. Leone III prostrato innanzi a Carlo Magno dopo di averlo incoronato.Cos ancora diremo della trionfante confutazione di

ponalur

nomea imperatoris docu"

mentis ; e per questo in un medesimo atto pontificio si trova scritto


il

nome

dell'imperatore d'oriente,

monsig,
dotta

dell'imperatore d'occidente, ed an-

Antonio Santelli
dissertazione

fatta
:

colla

che quello del re longobardo unito a


quello del greco augusto.
si

intitolata

Oltraggio

Ora

a dirgli

fatto

a Leone IH ed a Carlo Magno in un quadro ed una


stampa esprimenti V adorazione del
Pontefice

brevemente
Il

in

che consistessero
si

uffizi

dell'avvocazia.

principale di questi
la

era d dii'diritti

imperatore , Roma nella stamperia de Romanis 181 5. Carlo Magno lasciato il titolo di
all'

fendere

purit della fede e gl'inte-

ressi della religione,

quindi

temporali e
lica

gli stati della

Sede apostoaltri

patrizio

romano, prese quello d'im-

centra qualunque nemico. Quini

peratore ed augusto,

come

si

legge

di

romani non meno che gh

I20
di
lini

IMP
g'

IMP
derc della
stirpe

sudditi della santa

riconoscere

Sede giuravano imperatori Carofar

Carolina,

poich

da questa
soccorso
questi
i

come

avvocali della Chiesa, che

non potevano aver pi romani Pontefici, furono


a creare qualche
in

vale a

dire di

non

novit in
essi

obbligali

pregiudizio de' Papi, de' quali

gran principe
della santa
al

figliuolo

adottivo

erano difensori per convenzione di


palli giurati, e passati poscia in re-

Sede,

come digemmo

taggio a tutta la loro schiatta.

La

dargli

medesima

dignit

del patriziato e

mentovato articolo Figlio, per il governo de'loro stati, passando cos per allora in questo
tolo
di
figlio

li-i-

dell'avvocazia fece che di consenso

adottivo

1'

uftlzio

de'Ponlefici, Carlo e
successori

gli

altri

suoi

dell'avvocazia della Chiesa romana.

esercitassero talvolta per

Quanto
rio in

alla divisione dell'impe-

mezzo
negli

de' loro messi le giudicature


stati

orientale
limiti
,

ed

occideotale, e

della

santa

Sede
i

in

suoi

il

Sarnelli,

Memorie

materie di
salli
si,

controversie tra
i

vas-

cronologiche
t.

p.

44

>

^ Lelt. eccl.

medesima e Papi stesad essi incombeva il tenerli in fede verso di questi, non essendo in que* tempi V economia
della

giacche

del

governo

dello

stato pontificio

in quel diritto

e regolato sistema

in cui a'nostri giorni. Altro obdell' avvocazia di sosi era praintendere che nell' Elezione dei

narra che dopo di II, p. 80, aver s. Leone III , per singoiar provvedimento di Dio, dichiarato imperatore d' occidente Carlo Magreci imperatori algno, sebbene tamente se ne risentirono, pure dalla necessit vennero ad tratti
i

bligo

accordo, dividendosi 1' impero in questa guisa, secondo il Collenuccio


;

Pontefici i^Fed)^

non
il

fosse fatta vio-

cio che

l'

imperio
l'

orientale
dei

che ebbe origine dopo la morte di s. Pasquale I, mentre nacque scisma nell' elezione di Eugenio II che fu l'autore di quel decreto nell'anno 825: ^d vitanda in poslerum comitiorum dissidia, confermato poi da s. Leone IV, da Stefano VII, e da Giovanni IX, per il quale si ordin, per ovviare ai disturbi, che non si
venisse alla

lenza da'romani,

fosse de' greci, e

occidentale
l'Italia

franchi.

Si

divise

per ma-

niera, che

quanto da Si ponto a Napoli verso oriente, insieme colla


Sicilia,

fosse
l'altra

sotto

l'

impero
le

gre-

co, e

parte verso

Alpi

fosse dell'impero occidentale,

ed in

pa
j

(Fedi)

se

messi o

Consacrazione del Panon erano presenti ambasciatori imperiali;


al

mezzo fu lasciato quasi un termine e confine tra l'uno e l'altro impero il ducato di Benevento, il cui alto dominio Carlo Magno don alla santa Sede nel pontificato di Adriano I che il principe tenne
in

ma
col

questo carico poi pass

se-

natore di

Roma,

e finalmente

Ni-

HI

lo trasfer

ad minorem
citato

gen-

tium praesides, ut hodie

videmits,

Degli antichi imperio orientale e sue Provincie , se ne legge la descrizione nel Terzi, Siria sacra p,

conto

di padre.

termini

dell'

come

osserva

il

Alemanni,

12. Altre notizie sull'impero orien

Ve

102, e se ne legpg puie il decreto nel corpo del diritto canonico, C. fundamenta de
plect.

laleranens. p.

in 6. Del rimanente sul

ca-

riportammo alle Grecia; e la serie degli imperatori greci incominciando da Costantino il Grande, si pu legtale

greco

l'articolo

IMP
^erla nel citato articolo
jNoroLi.

IMP
Costantinotizie
di

i:.i

loro

nazione.
il

pero

da

notar&i

Le

principali

che

Pontefice

Stefano

detto

die riguarda V origine , progresso e termine dell'impero occidentale o romano, o pili comunemente impero germanico, sonoriportate agli articoli Francia e Germania (Fedi), ed ai relativi si discorre di quanto appartiene agli
tultoci

VI neir 891 coron imperatore Guido re d'Italia e duca di S[)oJeto,

ed

in

tal

guisa

torn dopo
Sigo-

tante vicende negl'italiani l'impero


d'Italia,

come
regno

osservano
ital.

il

nio,

De

lib.

6, ad an.

imperatori. Luigi

IV

detto

il

Fanrazza

ciullo, figlio dell'imperatore Arnol-

fo

ultimo

rampollo
fu
i

della

Carlovingia,
sero al

elevato all'impero
quali scris-

dai principi alemanni,

Papa Giovanni IX nell'anno 899 una lettera, in cui mentre


scusavano
d*essei'e stati

si

per pree per-

891, p. 227, ed il Pagi ad an. 892, nura. 2. Giovanni X nel 916 coron imperatore Berengario rq d'Italia; ma Lamberto figlio di Guido neir894 era stato coronato imperatore da Papa Formoso, confermato da Giovanni IX, e riconosciuto dai principi italiani che abr bandonarono Berengario prima per che fosse colonato;

potenti ragioni di sana politica costretti

ma
,

essendo
e corona-

ad agire senz'ordine

morto Lamberto nell'898


al

missione del Pontefice, lo pregava-

to poscia Berengario, questi visse sino

no ossequiosamente che
fermare
legge in
la

volesse con-

924 colle
i

insegne imperiali. Tali

loro

elezione,

come
t.

si

sono
il

principi italiani che portarono

Labb, Concil.
per fu

IX,

p.

titolo e dignit

d'imperatori d'oc-

497.
sterit.

Luigi IV
Gli
stati

principe

cidente. Si osserva
di

che

la

famiglia

debole, e mori nel

erano allora divisi prima composta degli stati della Francia orientale, comprendeva i
popoli soggetti a Carlo
i

911 senza poGermania della in due classi: la

Carlo

Magno
l'

possedette per qualdiritto


;

che tempo
redi tarlo

impero per
di

e-

successione

ma
sol-

dall'estinzione di quella

famiglia in

poi, o

secondo
dalla

altri

scrittori,

Magno,

cio

tanto
la

morte

di

Enrico IV,

bavaresi, gli svevi, e que'di


;

Fran-

dignit imperiale divent elettie alcuno


della

conia

gli

stati

della Sassonia for-

va,
sesso

mavano
due

la

classi

seconda classe. Queste insieme riunite nel 913

non giunse al posmedesima se non che


'J

per
della

via di

elezione.

emendo
non

per-

elessero in re

Corrado

conte di

fino gli

elettori

che

gl'imperatori
ren-

Franconia, nipote di Arnolfo dal canto di Gismonda sua madre, 11 regno di Germania doveva per diritto

famiglia
la

austriaca

dessero
taria

dignit imperiale erediloro


linea,

nella

inserirono
\\\

ritornare al
il

ramo

di

Carlo

il

nella

capitolazione di Mattia e

Calvo,
di

solo che sussisteva ancofigli

quella de' successivi imperatori una


clausola, colla quale vincolati rima-

ja de' tre ch'erano discesi dai

Lodovico 1 re di Francia
plice;

ma

Era allora Carlo IH il Semtedeschi posta in non


il

Pio.

nessero

gli eletti
I

a questo riguardo.
nel

A Corrado

919

successe

cale la giustizia dei diritti, perch


egli

era incapace di sostenerli, scel-

sero

un

re

tolto dal

corpo

della

Enrico I VUccellalorc, i quali non furono coronali da'Pontefici, e nel 986 nel regno di Germania ad Enrico I gli successe il figlio Qt-

Ili
Ione
Italia
I
il

IMP
Grande che divenne
re di

IMP
cidente,

come capo dell'impero


lo

rose-

961. Dappoich essendo Giovanni XII travaglialo da Benel

mano-germanico condo le leggi e


posti
gli

governava

gli statuti

che imRinaldi

rengario
lui
figlio
il

Il

re d' Italia, e

dal di

venivano per mezzo della


imperiale.
Il

Adalberto, cliiam in socre di

capitolazione

corso
di

Germania Ottone

promettendogli l'impero e lo stato Milano. Portatosi Ottone I in

parlando all'anno 996 del concilio di Gregorio V, nel quale si crede effettuata la concessione agli
eleggere il re de'romani che prender il nome di imperatore se coronato dal Pontefice, mediante V approvazione di questi, narra molte cose analoghe ed in favore all'autorit pontifielettori
di

Italia

ne

venne coronato re

colla

Corona di fenx> [Pedi), e secondo il giuramento fatto prima di giungere in Roma, che riportiamo all'aiticolo Ingressi solenni in Roma [Fedi)j di non ledere diritti di sua sovranit, non cie di caci

cesare

cia,

dichiarando che come


ne'tedeschi, cosi
la

essa ri-

ciar dall' Italia

Berengario
restituir

II

ed
terre
tutil

pristin l'impero occidentale, e tras-

Adalberto, e

di

le
il

portollo

commise
eleggere
la

usurpale
to

alla Chiesa,
,

avendo
io di

agli elettori

facolt

di

adempiuto

in

riconoscenza

l'imperatore,

riservandosi
il

con-

Papa

Giovanili

XII

coron in
s.

ferma. Di

ci

Rinaldi

riporta

Boma

nella basilica

Pietro

imperatore a'i3 febbraio del 962. Giovanni XII fu il primo Pontefice che

peratori ed elettori,
scrittori.

prove dei medesimi Pontefici, imnon che degli

Ecco
i

come Innocenzo
si

III

pass Tini pero

ai

tedeschi,

su
>

questo

proposito
principi
fttlo

esprime.
riconoscere

dopo che per la morte di Berengario I r impero era restato vacante circa quarant* anni.
sta

(siccome
stra)

Debbono han

in presenza no-

Su quea
ve-

traslazione

d'impero

dersi

l'Alemanni,

De
II,

lateranens.^

ed

il

Cenni nel

t.

Monumenta

dominalionis
figlio

ponti ficiae cap. IV, ove di ci tratta eruditamente. Il


di

Ottone

I,

Ottone

II,

il

nipote Ottone III parimenti furono


coronati dai Papi, e l'ultimo da Gregorio

che il diritto e lautorit di esaminare la persona eletta a re, e da promoversi all'impero, tocca a noi che l' ungiamo e incoroniamo. Essendosi universalmente e regolarmente osservato, che l'esame persona appartenga a chi della spetta r imposizione della mano.

Se

principi eleggessero alcun sacri-

V
si

nel

996,

il

quale da

al-

lego, o scomunicato, o

tiranna, o

cuni
degli

crede istitutore del collegio sacro


,

futuro eretico

o pagano,

dovremfatta
tal

Elettori del

impero [Vedi); certo


il

romano come dice


il

mo

noi per avventura ungere, con-

sacrare, e coronare cos

perco-

Novaes, e come dimostra


diritto

San-

sona? Tolga Iddio, che mai


sa per noi
si

dini nella vita di Gregorio


il

V, che

facesse". Sulle

con-

di eleggere

l'

imperatore
principe
dagli e-

vulsioni

dell'impero
nel

germanico, da

deriva dal

romano

Pontefice. L'imal

esso sofferte
la

pero
lettori,

fu

quindi

dato

tempo stesso che Chiesa romana veniva lacerata

legittimamente
il

nominato
titolo

quale col

d'imperad'oc-

dagli scismi, a leggersi il Suppl. del giornale ecclesiastico di Roma

tore romano, di

Germania o

del 1792,

t.

IV,

p.

3 e

seg.,

ove

IMP
si

IMP
ed avverse

123
il

traila

delle prospere

non

se gli possa

negare
le

braccio
i

vicende

della Chiesa di

Ges

Cri-

secolare, per

quanto dicono
;

mecose

sto dal secolo

XIII a'tempi

nostri,

desimi

protestanti

quali

un giornalista di Piodiscorso di ma, compilato sull'opera Ecclesa


:

sono appoggiate cos del vecchio

alle

sacre
del

lettere

come

nuovo

jiilUans regnimi Christi in terris hi

sui

fats
il

repracsenlala
d.

di

S.

A.

Testamento, aggiunta la pratica notoria appresso il Marta, De jurisd.


par.
I,

R.

p.

Martino Geibert abbadi


s.

cap.

28, n. 22.

E
la

perch

te del

raonislero

Biagio in
S.

chi vuole l'antecedente vuole


il

anche

Selvanera e principe del

R.

I.,

conseguente

avendo
il

romana

stampata nel
niste ro.

1789

in detto

mo-

Chiesa dichiaralo

imperatori Carlo

Magno ed Ottone
cipi

Grande prinstali

Nel libro del p. Anacleto Caldae prni , Ristretto dell origine presso dell* impero romano , e della potest degli elettori^ Ira le alcose si legge. Riconoscendosi tre

ereditarli, senza la qual dichiatali

razione per
riconosciuti,

non sarebbero

necessario conchiu-

dere che r elezione concessa del re de' romani sia assolutamente deri-

romano impero pass per il r autorit della Sede apostolica dai greci nella persona di Carlo Magno e poi negli alemanni, necessariamente ne segue che la potest di eleggere il re de' romani in imperatole a niiin altro principalmente si debba, checche ne dicontrari, che alla Chiesa, alcano la quale si deve attribuire la translazione del romano impero, quindi ad essa devesi ascrivere l' elezione del romano impeiatore. Ci primieramente si deve perch deche
, i

vala
dello

della

Sede

apostolica.

Per

l'interesse

poi dell'imperatore, anzi

stesso impero, il Pontefice Gregorio V cerc anche il consenso s di Ottone ITI che de' principi dell'impero per istabilire l' elezione del re de' romani ; ed Ottone III col consenso del Papa fece col consiglio

de' principi lo statuto dell'e-

lezione dell'imperatore, da farsi dai


principali signori tedeschi
offiziali
:

laonde pare

che

il

Pontefice

ro-

mano

dovesse ricercare questi pri-

gradali gl'imperatori greci dell'im-

pero occidentale, umiliati


garii

morto senza

figli

Rerenmaschi

mati della Germania per onest per equit e per pubblica utilit, siccome esigevano i tempi, le cose, luoghi ed altre circostanze. Ci
si

Ottone III, in virt dell'ecclesiasuprema giurisdizione comstica messa da Cristo a'Pontefici, accioch la Chiesa piantala dalla sua mano non sentisse danno, fu in libera volont del Papa eleggere un imperatore da qualunque nazione gli
piacesse.

richiedeva
III,

per

parte

di

ne
lica
il

non

solo perch
la

per

Ottocon-

venzione fatta con

aveva

il

diritto

di

Sede apostonominare

successore nel regno d'Italia,

ma
di
il

anche

perch

la

consuetudine
,

E
il

la

ragione

si

perch
il

Germania portava che quale dal re moribondo


vasi successore nel

quegli

dichiaradi

Cristo in ci che

riguarda
fi-de
,

pro-

regno

Gerdai
del-

movere

bene della
terreni

subor-

mania

fosse

per tale

ricevuto

clin gl'imperi

al

romano

principali del

medesimo regno. Per


degli
il

Pontefice in forma tale, che se il bene della religione cos richieda

parte dei
l'

principi

stali

impero era necessario

consenso

ili
dal Pontefice
,

IMP
legge
ristabilita

IMP
di lunghi e deplorabili
scismi.

per questa nuova

La

ilappoich potevano

prima e

forse

principale

rottura
,

in selle vacante eleggere in re dei

germani uno di qualunque nazione, dalla quale autorit decaddero ad istanza del sommo Pontefice per cui trasferirono il diritto del-

acIra la santa Sede e l' impero cadde per le Investiture ecclesia' sliche ( Fedi dalle quali ebbero ) ( origine gli eretici Enriciani che

concedevano
Pontefice
cessori
s.

all'imperatore
il

l'autra
il

r elezione
cipali
clesiastici

in

mano
della

di

pochi prinecstabili-

torit di eleggere

Papa
"VII

),

ullziali

Germania

Gregorio

e
g'

suc-

e laici, e di pit

fino a Calisto II, e

im-

rono che niuno potesse avere il titolo d' imperatore se non che quello che dal Pontefice fosse decorato

peratori Enrico

della corona

imperiale.

Da

che

si

deduce
torale

l'

origine del collegio

elet,

prinEnrico Vj di cipalmente all'articolo s, Gregorio {Fedi). Questi ntW epist. 19, lib. I, pronunzi questa bella sen-

IV ed il suo che parlammo

figlio

FU

dell'

impero

germanico

tenza

doversi

principalmente

attribuire

per la felicit dell' impero. Status iinperii gloriosus regitur^ et


if

alla Sede romana, e meno principalmente ad Ottone III ed a' principi


dell'

sanctae ecclesiae

sacerdotium,
tate

et

Igor sol adi tur, curri imperiuni in uni-

impero.
conciliare

In

tal

modo

si

concordiae conjunguntur. Voigt

possono
dello,

le

discrepanti

nella sua Storia p.

256, riportanlettere
il

opinioni degli storici, secondo quel

do alcuni

brani

di

di

s.

ben insegna chi ben distingue. Che r impero romano o germanico fu offerto alla santa Sede, e che venne considerato come uno
de' tanti

Gregorio VII, dice che

mondo

retto dalle forze armoniche di due grandi astri e luminari, l'uno maggiore eh' il sole, l'altro mi-

suoi

stati

tributari

lo

abbiamo
libro:
iti

dal Gretsero nel dotto suo

De

munijicentia

principum
III

Sedem apostolcam. Dopo la morte di Ottone


I002
cugino,
fu eletto
s.

nore cio la luna. L' autorit delapostolo simboleggiata dal sopotere dei re. le, e dalla luna il Siccome questa non risplende che
l'

pel
g'

lume

riflesso
i

da

quello,
dal

cosi

nel
lui

Enrico
figlio

II

di

imperatori e
il

principi

sovrani

come
di

discendente d'Endel-

traggono
tefice
,

loro
il

potere
solo

Pond'opotere
potere

rico
l'

duca
1:

Baviera
I,

perch

Pontefice lo
fonte
il

imperatore Enrico

e fratello di

attinge

da Dio, unico

Ottone rado II
cui
la

ebbe per successori Coril Salico ed Enrico III, morte imped di rendere

Pertanto della santa Sede avanza


gni
autorit.

il

de' troni; e l'impei atore suddito,


vassallo, e fedele del santo Padre.

ereditaria nella sua famiglia la co-

rona imperiale; Enrico IV, ed Enrico V, tutti della casa di Franconia.

Poich

il

Papa

costituito da Dio,
la suec.

perci cade ogni cosa sotto

Con

fatale

pregiudizio
dell'

della

prema

ragione

di
i

lui ", ec.

Chiesa universale e

impero rovertenze
sacerdozio

Quelli stessi fra

moderni

quali

mano germanico
talvolta insorsero

gravi
tra
il

hanno scritto sull' Alemagua del medio evo non ignorano il diritto
di
fa

e l'impero, cio tra' Papi e


peratori,

g' imcon conseguenze funeste

pontificia supremazia.

Pfeffel ci

osservare che

la

massima e

la

IMP
condotta di
favorita
>

IMP
VII
era
feu-

19.5

s.

Gregorio

dalla persuasione di quei

Chron. , storico contemporaneo di Pasquale II, terzo successore di s.

tempi, che V impero fosse

un

Gregorio VII,
fci

fa

parlare
<

do
che

della
gli

santa

Sede;

persuasione

in questa

sentenza.

Ponte* Impera-

stessi imperatori sembraspontaneamente confermare, non assumendo il titolo e le in-

tori,

noi vi
e voi

vano

ro

abbiamo dato l'impeben poco ci deste in

segne imperiali se non dopo essere


stati

siete

per
dal

la

seconda

volta

consain

contraccambio. Sappiate, che se voi imperatori de* romani , noi siete che in virt di noi soli ".

crati

sommo

Pontefice

Rodi

Ferdinando
Sancio
il

il

Grande
re
di

figlio

ma".
si

Il diritto

sassone proibiva che


colui

Grande

Casti-

eleggesse imperatore
il

con-

glia e di

Leone neg all'impera-

tro

quale

il

Papa avesse

giusta-

tore Enrico

IH l'omaggio che
il

gli
la

mente pronunziato il veto , come dal lib. Ili, art. LIV. L'eletto non
otteneva
periale se
il

doveva

e contro

diritto
il

consuetudine assunse
peratore. Enrico III

titolo

d'imi

titolo

n T autorit imil

mand

suoi

non dopo che

Ponte-

ambasciatori
sa,
i

al concilio della

Chie-

fice l'avesse consacrato, art. LII ; ed allorch recavasi a Roma per la consacrazione, doveva aver seco cinque de' primari elettori, quali
i

quali presentarono le sue que-

rele.

di

Vittore

Ildebrando legato in Francia II, e poi Papa s. Gre-

gorio VII facilmnte persuase


rico III che la sua dignit, la
le

Enquala

garantissero la
zione, art.

regolarit
Il

dell' ele-

XXXI.
diritto

medesimo

co-

in tutto l'orbe cristiano

era

dice riserva al Pontefice

esclusiva-

pi grande, correva per tale usurpazione un grave


re Ferdinando
te
I

mente
l'

il

di

scomunicare

imperatore, e per tre sole ragio:

pericolo, e che il ben pi facilmen-

ni

I."

nel
;

caso

d'eresia

d'a-

postasia

2.

pel ripudio

della le-

gittima consorte; 3."


tener delle

per perturbata religione o per saccheggio sul


chiese,
lib.

IH,

art.

LVII Sachs Land rechi, Schwab Landrecht, Dir.


colo

Dir. sass.y
svevo^ arti-

avrebbe potuto essere rimesso nei da una sentenza della Chiesa, che non dal sempre dispendioso ed incerto mezzo delle armi. Enrico III pertanto fece dai suoi legati pregare il concilio, che qualora Ferdinando I anche dopo le
suoi confini

XXIX.

Il

dotto

celebre
_,

esortazioni della Chiesa


stesse

non
si

desi-

Eichhorn , Glossa I art. 1, Dir. sass., dopo aver enumerati tutti i diritti che competevano all' imperatore come capo
protestante

dal

suo

proposilo,
di

pro-

nunciasse

sentenza

scomunica

aggiunge queste , Tal potere dato da Dio all'imperatore, ma questi all'atto


della
cristianit

di lui, e se ne ponesse il regno sotto l'interdetto. Il Mariana riporta la lettera di Enrico III

contro

parole.

presentata al concilio,

colla

quale
co-

rappresent

quest'usurpazione

della sua incoronazione obbligato


di

me

assai

pregiudizievole alla Chie-

giurare al Pontefice obbedienza


il

Tale fu prestato da Enrico anteriore all' epoca


e fedelt".
rio

giuramento
,

sa romana. I padri del concilio riconobbero giusta la causa dell'im-

II

e
s.

pejci

peratore, e decisa col consentimen-

di

Gregoin

to del Pontefice
vrani,

la lite dei

due

so-

VU.

Goflredo

di Viterbo,

mandarono

legati al re

Fer-

ii6
dinando
I,

IMP
inlimandogli dovesse obdecreto del Papa, dasse
all'

IMP
aggiungendo ch'essa rivela la mente di quel Papa, ed il compendio delia
d' allora.
>y

bedire al
ciasse al

soddisfazione

imperatore, rinuii

pubblica

giurisprudenza

titolo

usurpato;

minace
l'in-

La
le

lettera la seguente.

ciandolo che in caso di renitenza,


la Chiesa assoggetterebbe lui

Ges nostro Salvatore ha proparole evangeliche


:

nunciato
sei

Tu

tera
re.
i

Spagna
Il

alle

pi gravi

censutosto

Pietro e su questa pietra edifila

re di Castiglia
principi

radun
del

cher

mia Chiesa;

ti

conferisco

vescovi e
farsi

suo

re-

la facolt di

sciogliere e di legare

gno, e consigli con loro

la risposta

quaggi ci che
e legato ne*
risdizione di
i

dev'essere

sciolto

da

ai

legali

pontificii.

Essen-

cieli.

Da

questa

giu-

maggior parte convenuta in quest'opinione, che si dovesse prestare obbedienza al Pontefice romano, Ferdinando I rispose ai legati ch'egli era pronto ad eseguir tuttoci che la santa Sede di Roma gli aveva intimato. Mostrava Enrico III di riconoscere per quela

do

ha forse Dio esclusi monarchi ? Forse che l re non fanno parte di quella mistica greggia die Cristo ha afldato al suo vicario? Chi vorrebbe
Pietro

sottrarsi

da questa piena potenza di

Pietro, se

non
il

colui che, ricusando


di

di portare
si

soave giogo
collo
l'

Dio,

st'atto egli slesso,

o per
venisse

lo

meno
il

toglie
?

in

la

schiavit di
che, per

permetteva

che
di

basato

Lucifero
di

Ma

insensato

principio, risiedere nel solo Pontefice l'autorit

procurarsi

crearlo impera-

una libert pi servile qualunque servaggio, rinnega


s.

tore,

di
il

accordargliene
titolo

di

tor-

l'autorit di
terribile

Pietro, la

prover

gliene
gli

le

insegne.
s

Che

nel

d del

giudizio;

che

effetti
si

poi di

un

importante

sistema

verificarono in altre cir-

costanze, la storia ce ne riporta gli

esempi. Nella Storia di


gorio

Papa Greprotestante

nessuno si cela dall'onniveggenza di Dio ( nota il Jager che Gregorio VII vuol provare che la santa Sede aveva diritto di scomunicare i
sovrani
ti
,

FU

del celebre

fondando
il

suoi

argomen-

a pag. 590, narrandosi la morte di Rodolfo emulo d'Enrico,


Voigt,
si

sulla legislazione d'allora, in cui

slava scritto:
re degradato).
della

re scomunicato

dice, che siccome molti tedeschi

questo

decreto

aveano dubitato della legittima elezione del primo, malgrado la deposizione del secondo, e la sanzio-

suprema volont
accordato dal

del Signore,

questo privilegio della Chiesa catlolica


cielo al

prin-

ne dell'autorit pontificia, tutti i ragionamenti versavano intorno al problema pu dunque il Papa deporre un monarca ? Il vescovo
:

cipe del collegio apostolico, fu dai


santi padri ricevuto

con venerazioquale
unialti

ne

profonda, e
retaggio.
negli
,

conservato
Nei concilii
e
negli

eterno
versali,

Ermanno
Gregorio
sostenesse

di

Metz, vuoisi

per

in-

scritti

carico de'duchi tedeschi,

interrog
ragioni

pontificii

santi

padri successori

VII
quel

con

quali
s

di

diritto

contro-

santa

verso

e Gregorio VII gli rispose ; con una lettera di tanta importanza che ivi il Voigt la riprodusse,

hanno sempre dato alla romana il nome di madre comune e tutti unanimemente dichiararono che a lei sola
Pietro

Chiesa

appartiene

il

governo e

il

giudizio

IMP
di tulle le chiese, siccome a

IMP
madre
il
,

iij

ed a regina
tribunale

di

tutte; che dal suo

Grande, quel signore di lutti i confess ijuesta supremonarchi


dell'

non v'ha appellazione a


;

mazia

autorit

della

Chiesa
si

tribunal superiore
tenze sono
essere abolite
cielo.

che
e
in

le

sue sen-

quando
se
all'

al

concilio di Nicea

assi-

infallibili

non ponno
terra
T

ultimo
i

posto,

lungi
li

dal

ne
b.
I

n in
(

Se

il

Gregorio
Gelasio

cita

pure Giulio

I),

quel

dottore di tanta sapienza, quel se-

guace del mansueto agnello Gesj, ha decretato che non solo si dovessero deporre dal trono, ma fulminare di eterna condanna i monarchi violatori dei privilegi ch'egli avea accordato a un ospizio, chi mai potrebbe biasimare un Pontefice perch depone e condanna
quest'Enrico

chiamava g' ispirati da Dio, anzi Dei sulla terra, ai quali dovevano essere dire (cita pure gli esempi scepoli d'Anastasio e di Arcadio, il primo de' quali si prostr innanzi a Gelasio I, il secondo a Innocenzo
giudicare
suoi vescovi,
i

I.

F.

Bacio

de* piedi

Zaccaria
il

romano

Pontefice depose

re dei

franchi non per delitti

ma

per

la

debolezza del suo governo, assunse a quel trono il magnanimo Pipino, e sciolse a tutti i vassalli la fede giuj'ata al vecchio mo arca.

IV che

dicono

re

quest'eretico che sprezza le senten-

ze apostoliche, che contrista ed op-

Lo

stesso diritto viene tutti

gkr-

prime

la

madre
gli

di tutti

credenti,

ni esercitato dal

Papa quando dedi presiei

che spoglia

altari,

che
?

desola

grada un vescovo indegno


dere
alla

r impero e

la

Chiesa

questa

plebe di Dio, e libera

dio-

dignit di mona;*ca,

invenzione di
Pie-

cesani dal

giuramento

di

fedelt.

gente pagana, non dev' essere soggetta airelerna autorit di


tro, cui la
s.

misericordia di Dio ha

depositata nelle
salute
de'
figli

mani

dell'

uomo

Un semplice esorcista rivestito di un'autorit apostolica superiore a quella del principe, perch se questi pu comandare ai vassalli, quegli

redenti?
g'

chi di

noi
ri,
i

pu ignorare che
re,
i

imperato-

terribile a Satana.

discaccia gli spiriti maligni, ed Il pio saceri

principi,

ereditato questi

duchi hanno nomi pomposi da


i

dote governa

suoi simili a salute

uomini dannati
lenze, assassinii

in eterno, da uomini che con rapine, perfidie, vio-

dell'anime loro, ad onore e gloria potentati del mondo di Dio ; ma


i

non imperano che per


l'orgoglio e le
vili

soddisfare

hanno
fatti

esercitato so-

passioni del corcristiano,

pra

loro simili l'esecrando diritto


despoti,

po.

Un monarca
del

quando

del forte, e che,

hanno

giace sul letto di morte,


l'assistenza

dominato con tirannico Chi pu dubitare che


del tempio,
i

orp[0jlio?
i

prete,
lo salvi

implora perch gli


dagli ar-

ministri
i

rimetta
tigli

peccati,

sacerdoti di Cristo,

di

Satana, e dalle tenebre lo


eterni

successori dell'apostolo

Pietro

non
pa,

guidi al regno degli


dori
;

splen-

debbano
dri

essere

venerati
,

per

ma quando mai
od un
al

vedeste

un

e maestri dei re

dei popoli

prete

laico

rivolgersi nell'a-

del

genere
follia
il

umano? E non
il

dun-

gonia
colt

suo

re?

Qual principe,
si

que
sia

volere che

il

discepolo
il

qual re della terra


di

arroga

la fa-

governi

maestro, e che

figlio

riscattare

un'anima dalla
del

patrono del padre? Costantino

schiavit dell'inferno in virt

128
santo battesimo
la siibliinit

IMP
?

IMP
ci clie

forma
gli

pass nella casa dei duchi di Svc*

della religione ealloli-

ca,

il

mistero che contemplano

angeli e paventano le potenze


fernali,

in-

dov'

quel

mondo che con


possa creare
il

monarca dei una sola parola


il

e d' Alsazia in Federico I, EnVI, Filippo di S ve via, Ottone IV di Brunswick figlio di Enrico di Baviera, Federico II, e Corrado, (ino alla morte del quale ed
via
rico
al
I

corpo ed

sangue
potr

254
la

rest l'impero negli svevi.


1

di Cristo?.... Chi

dunque

Federico

dubitare
fice

le

che l'autorit del Pontenon sia sovrana a (piella del Quegli non cerca che le cose

po
il

I fu eletto nel i 52 domorte dello zio Corrado III, quale per non avere ricevuto la

consagrazione imperiale, ne'suoi di-

di Dio, e vive austero in


le
si

vanit della terra

mezzo alquesli non

plomi s' intitolava semplicemente re de'romani, solo nelle lettere agl'impcratori greci d'oriente
si

se,

occupa che del proprio interese nemico della sua salute, opprime con giogo pesante i fratelli. Quegli membro del corpo di
dell'angelo della pri-

chia-

mava

imperatore,
essi.
I

per

trattare in

parit con
fen o pi
staufen,
la

signori di Stau-

germanicamente Hohensemplici cavalieri


delI

Cristo, questi

menzogna. Quegli rinnega il suo cuore, macera ed affligge il suo corpo per regnare un giorno con Dio; questi regna da tiranno quaggi, per essere in eterno

ma

da S ve via,

dopo

che Federico
d'

divenne
conti

genero
di

Enrico iV,
dignit

si

sollevarono prima
,

alla

di

uno
del

schia-

vo di Satana. Vedete quali furono


i

duchi di Germania, con acquistare molti dominii nella Svizzera, in Alsazj^ e in Francopoi
nia,
ri

principi dal principio


1

montrovir-

fino

alle

frontiere

della

Tu-

do a quest'oggi appena ne viamo qualcuno che sia stato


tuoso
e
il

prudente.

chi di loro

che procur sommamente ampliare Federico I divenuto imperatore. Inoltre questo principe
ngia,

ebbe
santi

dono

dei

miracoli

come

ampli pure
pi
assai
di

la

possanza dell'impero

Antonio,

Benedetto e Marti-

la santa Sede non conta da Pietro cento suoi vescovi ascritti alla milizia del cielo? Adunque i principi sono soggetti al Pontefice ( qui produce le senten-

no?

Ma

forse

qualunque altro dei suoi predecessori, avendo soggiogato la Borgogna, ed unito di nuovo
Arles all'impero.
sto
va,

Nondimeno queforma
eletti-

rimase

nella sua
l'

perocch

ze della Scrittura,

Reg.

XV,

Jo.

Vili, Marc.
tutti

X)". Tale hnguaggio


sua
citt

ner non n tampoco ad


sibbene
l'ele/ione
cipi

imperatore appartedoveva ne ad un paese,

una

famiglia,

ma

parlava Gregorio VII, dereHlto da


,

alla

cristianit,

spettando
ai

assediato nella
dall'

di
,

dell'imperatore

prin-

Roma

armata voluto a morte dai


ribelli,

di Enrico

IV

del

medesimo

impero germa-

lombardi

sci-

smatici

minacciato da mezza

r Europa.

I si port in Roma prendere la corona imperiale da Adriano IV, che ne-

nico.

Federico

nel

ii55 per
il

Ad

Enrico
la
1

nel

ii33

succes-

g dargli
cesare
ufllzio

bacio
gli

^di

pace,
il

finch

se Lotario II,
III, dopo nuta nel

ed a questi Corrado morte del quale, avve52,


il

non
di

prest
e

consueto
giusta

staffiere

palafreniere
il

trono imperiale

al

suo

Cavallo

{Fedi)^

IMP
costume prescritto dal Ceremoniale S. R. E. lit. 2, 19, tit. 3, 26. Ma per avere Adriano IV ornato Guglielmo normanno col titolo di
I

IMP
appiedi di Alessandro III,
fii

129
da
14
arti-

e l'impero, ove prostrato Federico


questi teneramente baciato e benedetto.

F,
del

il

voi.

XXIX,

pag.
gli

re

delle

due

Sicilie,

rest

seg.

Dizionario, e

talmente irritato Federico I, che die origine la sua dissensione allo


scisma che
al
afflisse

coli

la

Chiesa

circa

relativi alle gravi vertenze tra Alessandro III e Federico I, come gli articoli Antipapi XXX, XXXI,

vent'anni; dappoich
successore

l'imperatore

XXXII

XXXIII.

Alessandro

HI

fece

insorgere l'antipapa Vittore V, cui


successero gli antipapi Pasquale III,

Calisto III ed Innocenzo HI, tutti

sostenuti dalle

armi
di

imperiali. Ar-

nolfo vescovo

Lisieux, pronun-

ciando l'anno 11 63 un suo discorso nel concilio di Tours,


si

espres-

se nella seguente maniera. Federi-

Neir anno i2o4 ebbe origine r impero Ialino o dei franchi ia Costantinopoli, che dur cinquantasette anni, cio ebbe termine nelr anno 1237: ci avvenne nel pontificato d'Innocenzo III, al modo che si dice in quell' articolo. II primo imperatore fu Baldovino I, il quale a* 16 maggio con solenne corteggio
lica di
s.

co

ha

una

ragione
la

particolare

si

rec nella basil'

per riconoscere
la santa

Chiesa,

supremazia delcio V ingratitusi

Sofia per
s.

incoronazio-

ne.

Il

conte di
dell'
il

dine

della

quale

farebbe

reo

testabile

qualora vi si rifiutasse. Imperocch sappiamo dalla storia che i predecessori di lui ebbero l'impero dalla sola grazia della Chiesa romana, e che pertanto ogni loro autorit emanava dalle largizioni dei PonteLabb, Cond, tom. X, p. fici ". i4i5. Alessandro HI colla sua irremovibile fermezza vinse lo scisma

spada

come conimpero, portava la marchese di Monferrato,


Polo,

come
to.
di,

gli teneva il mannuovo imperatore fu quingiusta l'uso greco, in mezzo al-

maresciallo,

Il

le

acclamazioni

sercito e del

del clero, dell' epopolo, vestito degli

ornamenti

imperiali e

calzato dei

che avea lacerato


la

la Chiesa, e col-

sua vigilanza

vigorosa interfu

posizione, nel che


successori, sostenne

imitato dai
la

che

dignit

imperiale non per eredit,

ma

per
al-

porpora sfolgoranti di gemme. Dipoi uno degli imperatori latini, Pietro de Courtenay, fu coronato imperatore d' oriente dal Papa Onorio III, insieme alViolante, nella pal' imperatrice triarcale basilica di s. Lorenzo fuoborzacchini di
ri

mezzo

di

un

libero atto
1'

dovesse

le

mura

di

Roma,

e ci

non

so-

conferirsi,

secondo

uso fino

lo perch

l'impero

orientale

non

lora praticato, al pi valoroso, al pi saggio, al pi pio, al pi cristiano, ad UQ ortodosso, non ad

pretendesse aver perci acquistato qualche diritto sopra l'impero di occidente, ma ancora per non pregiudicare
il

un

eterodosso,

non dovendo

essere

patriarca

di Costantila

l'impero patrimonio d'una famiglia,

nopoli

cui

apparteneva
dell'

coronalatino

come

Hurter nella Storia (T Innocenzo III. Nel 1 177 in Venezia finalmente ebbe luogo la soosserva
spirata concordia tra
VOI. xxiiu.
il

zione degl'imperatori d'oriente. Nell'istituzione

imperatore

gl'imperatori greci passarono a risiedere in Nicea, e vi rimasero dal

sacerdozio

i3o

IMP
al

IMP
la-

io6
lino

1160. Dei due imperi Nicea se ne tratta di


pag.

al

ol. XVlIf,
seg.

34 e

scg.,

99
I

del Dizionario,

diploma dell'elezione con la formola Elegi et suhscripsi j i conti sol con quella Consensi et suhscripsi. Tutta volta anche Innoro
il
:
;

Essendo morto

Federico
il

nel

cen7/)

111

all'elezione di
di

Filippo di
stabil
il

1190

gli

successe

figlio

Enri-

Svevia

Ottone IV
re
,

co VI, del quale pur si parla agli articoli Germania, ed Innocenzo HI, e mor Tanno 1197, poco prima
dell'elezione di tal Pontefice. Laon-

sacerdozio sui

la

Chiesa

sul-

de Filippo
tello

di Srevia che dal fradefunto era stato chiamato in Sicilia, per condurre in Germania

r imporo, con l'allocuzione che riportiamo alla sua biografia. In seguito Innocenzo IH stim opportuno il tempo per dichiarare qual
fosse colui

che

la

Chiesa intendeva

riconoscere per suo protettore, te-

il

di lu figlio Federico
la

cevere
te di

II, per ricorona reale promessagli

dai principi elettori, udita la mor-

nendo Ottone IV per pi idoneo all' impero laonde eman quella bolla che V Hurter riporta a p.
;

Enrico
e

VI

ritorn

prontaprincipi

366
**

della quale
il

ci

contenteremo
periodo.

mente

indietro.

Allora
,

riprodurre

solo
della

primo
santa

ecclesiastici

secolari

parte eles-

debito

sero Filippo in

re
;

de'

romani

procedere
so
lei

con

Sede il prudenza e discreperch


il

parte Ottone
sto

IV ed modo consumato

ecco in quein

tezza in ogni sollecitudine sua ver-

Germania

l'imperio
si

romano,
1'

a
di-

lo scisma pel trono imperiale. Scri-

spelta, e non ad altri,

Te Hurter nella Storia d' Innocenzo III^ voi. I, p. 2o5: bench a Roma regnasse fermamente l'opinione che ogni potest terrena e temporale emana dalla potest ceche il rappresenleste ed eterna
,

ritto di

esaminar

elezione in pri-

ma
si

ed

ultima istanza.

In

prima
di lei
lei,

istanza,
fu
,

perch per

merito
di

e per vantaggio
in

che

r impero venne dalla


pt>i"tato

Grecia tras:

Germania
per

per
di

merito
questa
di
lei
effi-

tante

supremo dell'una

preposto

di

lei

come
;

operatrice

a quello dell'altra, e che a lui si appartiene confermare o rifiutare, approvare o disapprovare, Innocenzo IH nondimeno si tenne all'incontro in dovere di lasciai compiere liberamente e senza punto
mescolarvisi l'elezione dell'impera-

traslazione

vantaggio

affinch gotler potesse di

pi

cace prolezione.

In ultima istanza,

perch

egli

dal
l'

Papa che

l'

im-

peratore riceve

imposizione delle

mani per la sua esaltazione; dal Papa consecrato , coronato , vestito

tore; dappoich

tentativi di con-

delle

insegne
fanciullo
,

della
si

dignit
elet-

ciliazione e di pace

per parte sua

imperiale. Ora, poich


ti

sono

appalesarono se non quando al suo giudizio richiamaronsi , e dopo che vide quella grave scissusi

non

tre re,
di

il

re

Sicilia

Federico H Filippo ed Otto-

ra porre in forse
l'

impero,
i

la

ed

diritti

tezione dell'

il ben essere delpace della cristianit, della Chiesa alla proimperatore. I principi

ne IV, si vuole in ogni elezione esaminar particolarmente tre cose: ci ch' permesso, ci eh' ammissibile, ci
la

ch' conveniente".

Dopo

eh' elessero Ottone IV, sottoscrisse*

morte di Filippo di Svevia rest Ottone IV sul trono imperiale

IMP
sctiza
corri pelitori
j

IMP
per
cui

t3i
la

nella

riserbarci

in

vita

nostra

signo-

dieta di Francfort fece solenne pro-

messa di difendere la santa Chiesa. E perch non fosse pi chi, a somiglianza


dei
,

ria del regno di Sicilia. Imperciocch chi sar pi divolo delia Chiesa, che colui, il quale tiene a men-

principi

della

casa

te

di

avere succhiato

il

latte

alle

degli Staufen

tentasse

di rendere

poppe

della Chiesa, e aver trovato

ereditaria la dignit imperiale, fu


statuito la nascita

nel suo

grembo

la custodia

dell'e-

non dare
di

diritgli

t e della salute,

trovalo l'ac-

to alcuno alla corona;

dovere

crescimento
fedele? chi

dell'onore?

arcivescovi di
ri

Magonzaj
il

Treve-

men

Chi pi dimentico del richi

e di Colonia,

conte palatino
,

cevuto

benefzio?

pu
colla

essere
,

del
il

Reno

il

maichese
tre ultimi

duca di Sassonia e di Brandeburgo, quein

stimato grato meglio di colui


cui cresce la

in

divozione
stesso

fede
l

sti

qualit di princil'

insieme?

>

Lo

Federico

pi temporali, eleggere

imperatoesser

re

e in caso

di

discordia

chiamar qual altro elettole il re di Boemia. In seguito Ottone IV si condusse in Roma a ricevere da Innocenzo III la corona imperiale ed ebbe luogo il
libero

ad

essi

temendo che spiacesse ad Onorio IH che fosse eletto in re dei romani* il medesimo Enrico suo
figlio
,

gli
il

scrisse

di

questo

tenore
beatissi-

presso

Rinaldi.
^

Parci,

mo

Padre

ci

ritogliamo

conghietture
figliuolo

evidenti,

per che concioscarit,


la

scritte alla

consueto banchetto, cose tutte debiografia di quel Papa.

siacosach voi abbiate noi e nostro


nelle viscere della

avere Innocenzo HI investito del regno delle due Sicilie, qual feudo della santa Sede, Federico II figlio dell'imperatore Enrico VI, di
poi nel
li

Dopo

non per
tate che

altro vi sia grave


se

sua

promozione,
si

non perch dubi-

pero.

II

unisca il regno coll'imche certo non dee temei'e

1220

il

Pontefice

Onorio
il

e sospettare la

Chiesa nostra

ma-

coron medesimo Federico


unse e

imperatore
II.

Prima pe-

intendendo noi per qualunque modo possiamo la se^


dre, perch

r di effettuare quest' alto, il Papa invit Federico II a rinunziaie ad

parazione di
in

essi

_,

quando saremo
si

presenza vostra
il

far in
piacere.

tut-

Enrico suo
Sicilia,

figliuolo

il

reame

di

te le cose

vostro

Cessi

acciocch ritenendo
,

questo

Dio che l'imperio debba aver niente

colla dignit imperiale

non sem-

comune
gione
gliuolo

col

regno, e che per


elezione
si

cafi-

brasse

che quel regno, tributario della Chiesa romana, fosse trasferi-

dell'

di

nostro

quelli

congiungano

in-

to dalla

Sede apostolica all'impero,


li

sieme
nei

anzi noi facciamo osfni sfbr-

su di che P^edeiico
.sta

scrisse

que-

zo e potere, perch non segua mai

lettera al Pontefice,
il

ta

Rinaldi a detto anno.

che ripor Noi

tempi

avvenire
in

tal

come vedrete

effetto ".
la

unione s E poco

non poco rifidando

alla vostra be-

appresso. Ancorch

Chiesa non

nevolenza e alla divozione che abbiamo alla Chiesa e a voi, speria-

avesse ragione veruna nell'imperio, e

avvenisse che noi passassimo di questa


vita

mo
far

che vostra Beatitudine, quando


in

senza legittimo erede,

noi

saremo

presenza vostra
nastra

soddis-

alla

domanda

sopra

il

donaremmo anzi alla Chiesa romana che all' imperio. Perch ci


lo
,

lU

IMP
riali.
II

IMP
Pontefice Gregorio

meravigliando che la Chiesa e voi \' siate cos evidentemente e manifestamente turbali della promo7one del detto nostro figliuolo ". E pi innanzi. Ecco che noi ve*

di),

nel

1273 non
tralasciasse

solo ottenne
di

(Fda

lui

che

chiamarsi
i

imperatore, e deponesse
vi,

distinti-

ma

colla

sua autorit

zelo

niamo senza alcuna dimora


za difficolt
,

e sen-

nel

venire

non
,

ci

approv l'elezione in re de' romani di Rodolfo 1 d'Absburfavor ed

ratterremo in alcun luogo. Toccher a voi , padre e signore tenere in assenza nostra sollecita cura dell'

go, progenitore della augusta casa


! Austria (Fec/i). L'elezione di

Ro-

dolfo

conte di Absburgo e
Alsazia
,

lan-

impero,

s\

che

il

nostro figliuolo

gravio dell'alta
imperiale, ebbe

al

trono

non
tali

patisca alcun

danno
si

nel
".

suo

luogo

nel

1273.

onore o nella sua dignit


testimonianze
II
i

Da

In

tal

modo

l'impero pass per la

rileva

che fino

da Federico

Papi abilitarono

alcun imperatore a rileneie nella loro vita il regno delle due Sicilie

unito all'impero,
pregiudizio
ghi.

mediante
e bolle,
della

parti-

prima volta in tale illustre prosapia da lui discese Alberto II duca d'Austria, che fu innalzato alla dignit di re de' romani nel i437, per non rammentare l'altro pre:

colari autorizzazioni

senza
santa

de' diritti

cedente imperatore Alberto I, dal quale tempo in poi questa dignit

Sede, di che si parla a* suoi luoMa V apparente divozione di


II

non

usc

mai

dall'austriaca discen-

Federico
sa ed
i

ben presto

si

cambi
si

denza, tranne Carlo VII di Baviera, su di che a vedersi il Ristretto

in fiera persecuzione contro la Chie-

della

storia

di

Germania
per la

Pontefici,
citato

come
voi.

potr
p.

di

PfelTel,

opera eccellente

leggere al

XXIX,

diligenza ed esattezza ond' scritta;

145

e seg.,

ed

agli articoli

Ono-

non che
gria,

Rodolfo d'Absburgo del


de' pi grandi

rio III^ Gregorio IX, ed Innocen-

patriarca Pyrker arcivescovo d* A

zo IV^

il

quale nel concilio geneI

uno
si

rale di Lione

scomunic e depose dall'impero e dal regno di


Federico
,

che

pregia la

dotta
del
:

poemi di Germania,
cav.
scris-

versione italiana

sommo
questi

Sicilia

II.

Quanto

questi
in-

Angelo Maria Ricci


se sul

risvegliasse

o dasse maggiore
funestissime
,

poema

del vivente epico tebella


lettera,

citamento
de' guelfi

alle

fazioni
i

desco

anche quella
giornale

ghibellini

tenendo

che

il

primi

le

parti de' Papi


i

e di santa
solo agli

diede uell'anno

romano V Album ci Vili, a p. 319. DoSede e


la sto-

Chiesa, ed
peratori, Io
articoli

secondi quelle degl'im-

po

le

lagrimevoli vessazioni di FeII la santa

dicemmo non

derico

Guelfi e Ghibellini ( Fedi), ma a tutti quelli delle citt


italiane,
fcio,

ria deplora

quelle di Lodovico

massime dello stato pontiche pi si resero famose in

parteggiare col
bellino.

nome

guelfo e ghire
di

Baviera (Fedi), contro l'ottimo Pontefice Giovanni XXII (Fedi), successore di Clemente V, che nel i3o5 avea trasferito la residenza
di
pontificia in Francia,

e poi in Ala

Cartiglia e di Lione, sino dal 1257 prese il nome e le insegne impeAlfonso


il

Savioy

vignone,
stin in

donde

nel

1377

ripri-

Gregorio XI. Essendo morto nel i3i7 Enrico Vii

Roma

IMP
Luxemburgo, dopo un interregno, nel i3i4 pipite degli elettori innalzarono all'impero Lodovico Y, e pardi
te Federico
111

IMP
t che
costitu
la
gli

i33

competeva nel

i339

alcuni vicari feudatari del-

duca d'Austria
I,

fi-

glio

Alberto

ognuno

colle

armi sostenendone

nomina. Nella vacanza dell'impero appartenendone la cura al Pontefice romano, questi avea nominato vicario del medesimo in Italia Roberto il Sala

vio re di Napoli

quindi

vedendo
si

Giovanni
trattava

XXII che il bavaro come imperatore, non

loro che il durerebbe fino a che vacasse l'impero, o a lui piacesse. Finalmente respir la Chiesa, ed i popoli ne tripudiarono, quando nel i355 fu eletto imperatore Carlo IV di Boemia, il quale l'autore della famosa Bolla d*oro {Vedi)^ ossia legge fondamentale nell'elezione dell'imperatore.
vicariato

Chiesa, dichiarando

o-

stanle che dovea

attendere la con-

Maometto II sultano ed imperatore de'turchi fu un grande conquistatore e terrore della cristianit.

ferma pontificia per quanto dicemmo al voi. XXI, p. i88 del DizionariOy lo preg paternamente a lasciare che s fatta causa venisse esaminata dalla santa Sede, onde decidere con maturit e pondera^
zione a chi dei due pretendenti
si

Va

notato che Sultano litoi

Io di sovranit presso

turchi, vo-

cabolo arabo, che significa signore


derivi

o imperatore, e si crede ch'esso da Selalat, che vuol dire conquistatore o polente, e si dice

appartenesse

V imper.

Ricusando
quela di-

Lodovico
fesa

di assoggettarsi a

sto giudizio, anzi

prendendo

degli eretici Fraticelli (Vedi)^

il Papa proib sotto pena munica di porgere aiuto

di scoal prinil

cipe e di obbedirgli. Allora

ba-

che Bajazet I dei 1389 fu il primo che port il nome di sultano. Or dunque Maometto ^I mosse eoa un formidabile esercito contro Costantinopoli, e la prese a'29 maggio 1453, restandovi ucciso l' ultimo imperatore greco d'oriente Costaa-.
tino XII Paleologo. In tal guisa dopo iia3 anni di durata termin

varo

si

appell al Pontefice meglio


e
al

informato,

concilio generale,

ci'

Giovanni XXII lo priv diritto che potesse avere suir impero, e lo scomunic come ribelle alla Sede apostolica. Lodovico V recandosi nel 1828 in Roper cui
ogni

La serie dei sucMaometto II nell'impero ottomano da lui fondato in Col'impero orientale.


cessori di

stantinopoliy a quest'articolo l'enu-

merammo. Nel
Dizionario, a
p.

voi.

XXVII
si

del

ma, contro
gere
Nicol
(P^edi); e

il

Pontefice fece insor-

6,

detto che

V
non

Antipapa
lasci

XXXIF
visse

sinch

Carlo Vili redi Francia nel ^g^ ottenne dal Papa Alessandro VI
diverse concessioni,

di perseguitare Giovanni
gasi
il

Rinaldi,
17.

XXII. Vegmassime all'anno

come

l'investi-

tura de'regni di Napoli e

Gerusa-

Benedetto XII, successore di Giovanni XXII, rinnov scomuniche contro il bavaro, le come usurpatore dell' imperio e temendo nella vacanza di questo
,

3i4>num.

lemme, non che


ni

la coronazione di

fosse

assalita
d'

l'

Italia

da

qualche

imperatore d'oriente, per le ragioche su queir impero occupato dagli ottomani gli avea ceduto Andrea Paleologo. Dopo avere il re occupato Napoli, si vest degli or-

nemico

oUremonte,

per rautoii-

uameuti imperiali,

e prese

il

tito^

i34
senza che
le
i

IMP
mor nel 1498
imperiale.
farsi

IMP
esercito;

Jo d'imperatore, e

quella

per
di

la

fuga a lui

successori assumessero
il

insolita, a cui

lo costrinse in

Ger-

insegne e
JVIerila

titolo

mania Maurizio
dere in pubblico.
la

Sassonia,
si

onde

in

cjuest' articolo

per alcuni giorni non

lasci ve-

menzione della famosa rinunzia che potentissimo fece doir impero il Carlo V, di che trattammo ai voi. XXVIll, p. 32, e XXIX, p. 162 del Dizionario. Di questa rinunzia, dei motivi che la determinarono, come
se
il

fortuna di

reputare che cesare ed il genio


li,

dell'imperatore, sino allora invitto,


fosse

passato in Enrico
essere
la

solendo
dei

dire

fortuna

amica

giovani, e perci in vece delle co-

delle

cerimoaie

colle

quali fu effettuata, a lungo ne scris-

lonne d' Ercole con il Plus ultra, solita impresa di Carlo non ,

Famiauo ria di Fiandra primo libro. Il tom. Ili, pag. 4^


p.

Strade^ nella Isto-

manc
colie

nel
p.

principio del

un granchio parole Plus citra, come simchi dipingesse

Menochio

nel

bolo pi

analogo

al

delle sue Stuore^

attribuirono la rinunzia
procacciarsene

tempo. Altri all'animo

discorreudo della rinunzia che dell'impero fecero gl'imperatori Dio-

dell'imperatore avido di gloria, di

una maggiore
le

con

Massimiano persecutori della Chiesa, dice pure della rinuqcleziano e


zia

rinunziare a tutto; ovvero per

noa
che

avventurare a perdite
torie

tante vit-

di

Carlo
I

dinando
perch

re

suo fratello Ferde'romani con mial

riportate.

Altri scrissero

Carlo
l'

ci fece

per sicurezza del-

glior fine e

religiosamente

pi prospero successo, termin i


de'giro-

suoi giorni nel monistero

lamini di

Giusto di Placencia pell'Estremadura. Di questa clas.

anima sua, per aver fatto lega con Enrico Vili re d' Inghilterra scomunicato dal Papa; pentito di materie ecessersi intromesso in
clesiastiche spettanti
alla santa Se-

morosa risoluzione di Menochio riporta j).


livi,

Carlo
diversi

il

de; non
di

che della
prigionia

presa
di

e sacco

mo-

Roma,

cio l'accresciuta

gravezza dei
la

VII, e dell'ipocrisia
tal circostanza,

Clemente che dimostr in

dolori artetici di cui era continua-

delle quali cose con-

piente molestato,
di

mancanza

iiiensa

che si sentiva nell' immole del governo dei tanti suoi stati, che nella maggior parte cedette al suo figlio Filippo li re di Spagna d'animo vigoroso, antiforze

tinuamente sentiva aspri rimorsi. Nel giornale letterario intitolato // Saggiatore, diretto e compilato dai chiarissimi Achille Gennarelli e Paolo Mazio, il primo nel n. 12 del
voi.
I,

e nel n.

5 del voi.

II in

due ar-

cipando a far ci per utile de'suoi

ticoli

pubblic un importantissimo
sulla storia della rinun-

Lo sbigottimento della prospera fortuna che favoriva nelle


sudditi.

documento
zia di

Carlo

all'impero, qio l'in-

Francia figlio dal suo emulo Francesco I, per cui credette meglio opporgli il giovine re suo figlio. L'afflizione provala nell'inutile assedio di Metz, ove perdette quarantamila uomini ^e' centomila che formavano il suo
li

armi

Enrico

re

di

formazione del vescovo Delfino nunzio in Germania data al cardinal Caraffa nipote di Paolo IV sopra l'ultimo convento o dieta di Francfort, di

e di Ratisbona,

quella di Passavia, d'Augustti e dell'ultimo col-

loquio di Vormazia, riguardante le

IMP
cause che produssero per parte di
anzi

MP
smo a
nostri giorni, esse

35
sono
erudizione

Carlo V l'abdicazione al oglio, e per parte di Ferdinando I l'incertezza

riportate con critica ed

e la difficolt

dell'accettazio-

ne dello
gli

scettro e corona rimessifratello.

Alfredo Reumont d'Acquisgrana nelle Tavole cronologiche e sincronome della storia fio"dal dotto

dal

Altrove

abbiamo

rentina, Firenze
dice
lettori

1841, neli'appeuletteraria.
,

narrato che Paolo IV nel i558 ricus di approvare la rinunzia di

alla

storia

Gli e^
di

di

Brandeburgo
Sassonia e
di

gran dignit, e l'elezione di Ferdinando I , siccome seguite senza sua espressa licenza, ed offensive
SI

viera, di

BaAnnover,

successivamente furono assunti alla


dignit reale,
torali
retti

l'autorit

ambedue
consenso

per necessario ad ultimarle il


del

apostolica,

essendo

con

altri

ed i loro stati eletdominii furono ce-

in regni.

Pontefice,

si

doNotizie sull'elezione
ri del

veva considerare vacante l'impero che per morte di Carlo V, come si


legge
nel Pallavicini,

degV imperato*

sacro

Istoria

del

romano -gemi anico

concilio di
6.

Trento

in fatti

XIV, cap. Ferdinando I non fu


lib.

universalmente riconosciuto che dola morte di Carlo V, avvenuta ai 2 1 settembre i558, e nell'anno

po

impero j del re de' romani e sua consacrazione e coronazione; e coronazione imperiale fatta dal sommo Pontefice^ con altre nofiorii.

seguente

il

nuovo Papa Pio IV


nella

lo
si dichiar su qu importante argomento all' articolo Elettori del sacro romano

conferm

dignit

imperiale.

Oltre quanto

romano-germanico poi fu Francesco li, per V abdicazione emessa a' 6 agosto i8o6, con cui dichiar estinto l'uffizio

L' ultimo imperatore

sto

IMPERO, ed altrove, aggiungeremo le


seguenti
notizie colf autorit prin-

e dignit d'imperatore, aven-

to in

do gi a' 7 dicembre i8o4 riuniun sol corpo gli stati austria-

cipalmente della Relazione conipendiosa degli elettori dell' impero e del modo di eleggere t imperatore,

chi tedeschi col titolo d'impero, per cui prese il nome di Francesco \

Padova 171 i;
:

del citalo libro

del p. Catelani compilalo su quello


intitolato

imperatore d'Austria, come meglio


dicesi al
voi.

Dissertatio

de S. R.
poteslatCj

I,

XXIX,

p.

Dizionario. All'articolo si detto come nel i8o4 fu for-

193 del Francia pur

electorum
di
st'

origine et

ec.

Jo.

Giorgio

argomento

scrisse

mata
cese,

in

impero

la

monarchia franfu

Panvinio,

De

Su quepure Onofrio comidis imperatoris


Rieffer.

come Napoleone Bonaparle

ec, Argentorati i6i3j

ma

il

Ri-

proclamato imperatore de' francesi, che al di lui figlio die il titolo di redi Roma, e come nel 18 i4 l'inunzio all'impero e questo si sciolse.

naldi all'anno 996, nuui. 54, dice che in alcune cose fu indotto in
eiroie.
la
Il

Panvinio riporta

la

bol-

d'oro di Carlo IV, che tradotta


della si legge a p. 7^ Relazione. Questa bolla par-

Quanto

alle notizie sui princi-

in volgare
c\idii\.

pali autori

che trattano della storia dell'impero romano- germanico da Carlo Magno sino a Carlo V,

lando del nuovo eletto chiama mai imperatore,

non

lo

ma

sola^

36 mente

IMP
re devoniani, o al pil im-

IMP
viduale
l'

si

spiegava
11

la

bandiera del-

peratore futuro, supponendo che innanzi di essere imperatore bisognava


essere

romani come l'imperatore poteva convocar dieimpero.


re
de*
te,

prima re de'romani, e perci


si

crear cavalieri, conti, baroni e

quando

dice elezione dell' impe-

ratore detto impropriamente, seb-

poteva fulminar, sospen; dere e cambiare in pena pecuniaprincipi


ria
il

l'

bene gli elettori alla vacanza delimpero eleggendo il re de' loraail

bando imperiale,
si

nella

stes*

sa maniera che

faceva

dall'im-

ni era poi imperatore. Anticamente imperatore chiamavasi re dei


nella

peralore.

romani coronato
basilica
/ch ci

in

Roma
si

Usavano ambedue la formola de plenitudine potestatis; chiamavano gli elettori coi nomi di nipoti e parenti, e
i

vaticana dal Papa,

e fin-

principi loro, e

non avea luogo


il

costum

loro le citt imperiali.

Gli elettori

poscia dirsi
to.

re imperatore elet-

La bolla non determina l' et di chi doveva essere eletto, sembra

non potevano eleggere il re de'romani senza licenza dell'imperatore. L'imperatore poteva creare i re, ed
egli solo giudicare di lesa maest.

per che non dovesse aver meno d'anni dieciotto come gli elettori;
J3er concessione pontificia e

Le
1*

c^use

tra- princpi

e duchi

deU

per an-

tica

consuetudine

l'

eletto

doveva
:

precedenze ed altre materie gravissime spettaintorno alle

impero

essere

alemanno e cattolico su questo punto veggasi il p. Catela-

ni cap.
cap.
Ifl.

XXI,

Dell'obbligazione or-

vano al solo inaperatore. Il re dei romani avea per arme una sola aquila, due l'imperatore, il quale
solo usava
il

dfnaria di elggersi

un

tedesco

titolo

d' invittissimo,
l'

XXII, Dover

essere

cattolica

ed
in

egli

solo

esercitava

autorit

persona da eleggersi in re dei romani, e non poter essere prolestante.

nome
il

proprio
re de'

dell'impero,
ci talora

mentre
lora in

romani

Prima

la creazione

del

re

faceva in

romani non avea luogo cHe domorte dell* imperatore ; poi 8* introdusse che vivendo l' imperatore si potesse eleggere un re dei
de*

nome dell'impero, e tasolo nome proprio. Nell'inconte


palatino,

po

la

terregno l'elettore

come

vicario

imperiale, governava

r impero.

romani, equivalente
sari di

agli antichi ce-

Roma
di

creati

dagl* impera-

toli,

al

delfino

in

Fjancia

al

principe

Galles in

Inghilterra,

Appena l'arcivescovo elettore di Magonza udiva la morte dell' imperatore, come arpica ncelliere delGermania ne partecil' impero in
pava
cio

credi ed immediati successori nella

l'avviso
ne' luoghi

ciascun
di

elettore,

corona.
il

L' imperatore

riconosceva

loro ordinaria
in quelli

re de'

romani come un secondo

residenza^ e per cortesia

capo
titolo

dell'

impero, e lo ^rattava col di maest ; ed era veramen-

ove

si

trovavano.

Un mese

era conagli

cesso per questi avvisi, e tre


elettori

ed ausiliare, per cui in assenza ed impotenza dell'imperatore governava solo. Ambedue si chiamavano avvocati della Chiesa, ed usavano bolle d'oro
te

capo vicario

per'

adunarsi al luogo della


convocarsi
stati
il

dieta,

quali potevano
il

se

passato

mese non erano

invitati.

Francfort (Vedi)

era

ne'

sigilli.

AUa

loro presenza

indi-

luogo della dieta, consenso potevano

ma

di

comun
per

gli elettori

IMP
buone
ragioni stabilirne altro,

IMP
codi

i37
subito.

blicazione di sua elezione, e quin-

pi volte fecero. Gli elettori recavansi in Francfort o ad altro luogo della dieta, scortati dai principi, conti e baroni per le cui terre passavano, non potendo entrar nella
citt

me

dopo confermarla

Quando
tori

eransi accordati gli elet-

gnavano eleggere,

che desiportavano col loro seguito senza ordine al pubintorno la

persona
si

con

pi di

duecento casoli

blico palazzo della citt. Ivi giunti

valli

di

treno, de* quali

cin-

ognuno

si

ritirava in

quanta armati: dipoi gli elettori , massime secolari, portarono ciascu-

particolare ove
elettorali, cio
siastici

una camera assumevano gli abiti


i

tre elettori eccledi


il

no un treno
valli.

di circa seicento

ca-

lui

gran manto

scarlat-

Entrati
il

nella citt

obbligaabitanti
le

to,

lungo e maestoso,

quale ropelli

vano

magistrato
e
seguito

e
in

gli

vesciandosi sulle spalle, rappresen-

a ricevere con giuramento

loro

tava una mozzetta guarnita di


stivano
luto

persone

custodia

d'armellino. Gli elettori secolari ve-

protezione, facendo uscire dalla citt gli stranieri di

una gran clamide

di

vel-

do e condizione
caso.

qualunque gratranne qualche


oro prescriveva
previo
giura-

rosso

cremisi, guarnita nella

La

bolla

d'

tone in testa
lini

medesima maniera, con un berretmezzo all' alemanna


rovesciato e foderato pur d'armel:

trenta giorni agli elettori per con-

chiudere l'elezione

il

berrettone del re
in

di

Boe-

mento

quando
il

in tal

tempo non

mia era

forma

di

corona col

aveano dato

sottoponeva a cibarsi

capo all'impero, li di pane ed


l'elezione,

pomo

acqua onde
ci che

sollecitare
si

d'oro in cima. Cos vestiti uscivano dal palazzo a cavallo per recarsi alla chiesa di s. Bartolo-

non
il

osservava mediante
essersi

meo, luogo
sta

della funzione. In que-

proteste di

eleggere

adunati per re de' romani, ma solo


in-

non

cavalcata gli elettori erano pre-

ceduti

dal

maresciallo

ereditario

per discorrere amichevolmente


intanto

del proprio principato, e da quello


di loro corte, portanti la spada in

torno alla futura elezione, facendo

comodamente
,

la

consueta
sulla

un fodero guernito
rato se
stici,

d'

argento

do-

capitolazione

accordandosi
affinch
la

gli

elettori

erano
d'

ecclesia-

persona da

scegliersi,

nel
die-

e in

un fodero

di velluto rosso

giorno che incominciavano


ta formale in quello
si

cremisino con

rilievi

argento se
diritto

terminasse.

secolari; questo stesso

go-

Ordinariamente la capitolazione portava a lungo la dieta. Consisteva


la

devano
lettori

gli

amministratori degli e-

pupilli.

Quello

di Sassonia

capitolazione

in

certi

capitoli
al-

stesi

dagli elettori, e

prescritti

avea il privilegio di essere preceduto non dal maresciallo del suo


ducato,

l'imperatore futuro,
t

principalmenliber-

ma

dal

vicario

ereditario
cio

te per conservare nella sua


il

del suo titolo elettorale,

dal
gli

governo aristocratico di Germania. La capitolazione in cui pur s* includevano le precedenti , veniva presentata a quello che aspirava alla dignit imperiale, ed era obbligato acccttuila innunzi la pub-

conte di
elettori

Pappcnheim.

Giunti

in chiesa portavansi in co-

ro

processionalmenle,
nelle

ove prendepreparate.

vano luogo
Allora
principi,

sedie

entravano
conti

nel

coro

alcuni

consiglieri degli

il8
elettori,

IMP

IMP
dassero la fede

ed il conte di Pnppenhcini De chiudeva la porta con cliiavi che custodiva. Indi il prelato che dovea ufli/.iaie quella mattina, infacili Creator Spiritus^ e tuona vu poi cantava la nness, nel qual tem:

per osservarli

in-

violabilmente in caso che alcun di


loro fosse eletto, e che s'impegnas-

sero nel

tempo
dalla

stesso

ad avere
delle
11

riconoscere per re de* romani quegli

che
si

pluralit

voci
fat-

po
ra

gli

eiettori

protestanti

si

ritira-

sar chiamato al trono.


to

che
di

vano, e solo tornavano dopo ch'efinita.

stendeva

atto autentico

dui
tutti

Gli

elettori

cattolici

in

notari colle testimonianze


i

tempo
i

della messa

avevano dinanzi
i

presenti, e poi

tosto

il

conte di
uscir dal

loro uiUziali in piedi colla spada prodel

Pappenheim faceva
i

tutti

sulla spalla dritta. Ritornati


testanti
f^tfui
si

conclave, in maniera che restavano


soli

ripeteva

il

canto
si

elettori

procuratori

degli

Creator SpiriluSy poi

leva-

assenti,

vano tutti, andavano all'altare, dove prima l'elettore ecclesiastico eli

ed egli stesso ne teneva le chiavi. Quindi l'arcivescovo di Magonza in esecuzione del cap. IV
della bolla, raccoglieva
gli eiettori,
i

Magonza
siastico di

in

mano

di quello ecclegli

voti de-

Treveri, e poi tutti

altri nelle mani del primo giuravano sopra l'evangelo di s. Gio-

vanni con
tori

la

formola prescritta dalcol


i

cominciando da quello di Treveri, e cosi procedendo sino all'ultimo secondo l'ordine consueto; poscia egli stesso dava il voto

la bolla d'oro, vale a dire gli eletecclesiastici

nelle

mani

del

Trcvirense,

porsi la
secolari

mano
sul
li-

fattane la revisione di tutti, quello

destra sul petto,

bro

de' vangeli.

Tornati

ognuno
si

lit

che restava nominato dalla pluradelle voci s'intendeva che fosl'eletto,

a' loro

luoghi, per la terza volta


il

se

potendosi

votare

in

cantava
elettori

Feiii Creator, e poi gli

proprio vantaggio quando erasi proposto per candidato. Si narra che Sigismondo nel i4 ' elesse se stesso con il concorso degli altri, ma non si stim lodevole cosa reputando simile azione ed usanza perniciosa, e di niun valore. Essendo compita l'elezione gli elet,

si

ritiravano

in
il

un luoga

|)oco discosto dal coro,

come un conclave
1'

quale era preparato per

elez.ione.

Quivi

facevano entrare

alcuni
ileir

consiglieri, e
di

due
il

segretari

arcivescovo

Magonza

per

tiue da notari.

Allora

conte di

Pappenheim chiudeva la porta del coro e del conclave, depositandone


le chiavi

tori

facevano entrare

loro
;

prinil

cipali

ministri di stato

ivi

can-

insieme con quelle

della

celliere del

Magontino con

altro di
i

citt sotto

r occhio degli
cos rinchiusi

elettori.

un
le

elettore secolare contavano

suf-

Essendo

va a lutti gli elettori gonza se nulla avevano a dire atto ad impedir la prossima elezione del re de' romani, e ninno replicando, proseguiva a dire, ch'es-

domandaquel di Ma-

fragi, e

ne stendevano un atto, il quaveniva sottoscritto da tutti gli


e sigillato. Usciti
s'

elettori
tori

gli

elet-

sendosi

di

comun

certi capitoli

consenso stesi per regola del futulutti


si

ro regnante, era bene che

incamminavano all'altare maggiore, dove facevano sedere il nuovo eletto. Allora l'arcivescovo di Magonza, dopo avergli raccomandato gl'interessi dell'impero, e dopo di avergli fatta sedal conclave

IMP
gnare la capitolazione, va in vigore dei cap. i della bolla
lo

IxMP
obbligate
si

139
gli

serbavano, secondo
sotto la

ordini

di Enrico VI, nella fortezza di Trifels,

a couferniare tutti i diritti degli el^tlori, e in fine lo pronunciava re de* i'iuani. Inioiediatameute cantavasi
di

vigilanza della badia

d'Eusserstal dell'ordine cistcrciense. Un' eccelsa torre mostra tuttora la solidit del castello gi eretto sopra tre rocce. INei
coli
si

Te Deuni solenne al suono il trombe e timpani, e con lo scadi

passati se-

rico

tutte

le

artiglierie

della

vedevano
si

le

rovine

della
le

citt e della
ta.

moscbelteria
gli

preparari-

cappella in cui

conservavano

Ma

poi per farne la pubblicaelettori


si

gioie dell'impero.
Nella citt di Francfort

zione al popolo

coman-

tiravano dall'altare, ed ascesi

tutti

dava
(

la

bolla che

si

facesse l'ele-

sopra una tribuna in mezzo alla chiesa, ove stando in piedi coU'e-

zione, e in

quella

d'

Acquisgrana
,

Fedi

la

coronazione
il

per cui
Mainilo

un barone ministro del Magontino ad alta voce leggeva la


letto,

l'eletto

determinava

giorno per

essere coronato.
in poi

Da

Carlo

pubblicazione dell'elezione, e per

il

era uso che la


si

prima

co-

primo gridava
maniy cui
le
il

Viva U

re de ro-

ronazione

facesse

ad Accjuisgrana,

popolo rispondeva con


tamburi,
chiesa,

acclamazioni, seguite dal suono del-

trombe e

dal fra-

gore delle
gli

artiglierie.

Dopo

elettori dalla

di che con quella


all'

gerarchia che descrivemmo


ticolo Elettori,
si

ar-

recavano

al

pub-

dove trovavasi i' arcitrono dell'impero, e che la corona non si ponesse poi dal Papa se non in fronte a colui che gi ricevuto avesse la corona germanica in quella citt, sede anticamente degl'imperatori. In progresso di tempo la coronazione
si

blico palazzo, portandosi dai

mele in-

ellettu

desimi elettori e loro vicari segne dell' impero ; cio, la

luogo
si
l'

dell'

elezione.
la

regia

dunque che

medesimo Supponendo coronazione non


nel
(

spada veniva portata


di Sassonia,
il

dall' elettore

facesse nella

metropolitana dal-

pomo o globo
di

d'o-

arcivescovo di Colonia
all'

Vedi),

ro da quello di Baviera, e lo scettro

toccava

arcivescovo di

Magon-

da quello
notato
,

Brandeburgo
il

Va

che secondo

un' anti^
piti

chissima consuetudine,

pros-

za ( Fed ) incontrare il re dei romani nell' ingresso della cattedrale , accompagnarlo col seguito
all'altare, e

simo parente
rona
cio
la

dell'imperatore
le

deco-

quivi

faceva

la

funle

funto custodiva
,

gioie della

zione

suir altare preparavansi


gli

corona ornata del brillante che chiamavasl il consacrato (dern


sacrata

insegne imperiali con


ti,

ornamenmaestoso facevano

ed accanto
orazioni,
se

erigevasi
il

Waisem^
PVeihe)

la pietra
,

conlo

trono. Ivi giunto

re

si

der

la

gemma
;

alcune
servare

forse la pi bella dell'universo

l'interrogava

ed il Magontino prometteva conla

scettro e la spada che gi port il gran ristauratore dell'impero; il globo imperiale segno della maest

difendere

religione
,

cattolica,

amministrar

la giustizia

accrescere l'impero, e cose

simili;

in

un

della

fralezza della

ed
te

il

possanza terrena;

la lancia

santa

c la croce santa, le

eguali cose tut-

la

re rispondeva affermativamencon promesse. Allora si faceva sacra unzione, e presa dall' ar-

t4o
civescovo
lu

IMP
ta
si

IMP
chiamarono
al

spada imperiale , e sfoderatala la riponeva nel fodero, e la presentava al re ponendogli il

imperatori. Inelettorale

combeva
dell'

collegio
al

dar

subito parte

nunzio

apostolico

manto

imperiale, lo scettro in
:

mapre-

elezione seguita, indi


al

mandarin
ci-

ni ed incoronandolo

il

manto
si

ne notizia

Papa con

lettera del

zioso di Carlo

Mngno

conserva-

seguente tenore scrivendosi

va
in

in

Norimberga, e

si

adoperava
ci l'im-

ma nomi
i

degli
<

elettori colla

data

questa funzione.

Dopo
i

di Francfort.
dicti,

Nos

electores pra-

peratore faceva nuovo giuramento

in

loco praedicto praesentes,


vice in

mantener le leggi e diritti delimpero , e di proteggere la religione e immediatamente veniva collocalo sul trono , avendo luogo
di
l'
,

jus totale ea
gis

electione re-

romanorum habentes consensimus concorditer in eumdem N. N.


quilibet ipsum nominavimus nostrum pr se, nullo penitus diet
,

il

canto del Te
di

Deum,

e tutti quei

segni

allegrezza

che

solevano

screpante,

in

romanorum

regeni

accompagnare le piti strepitose solennit. Questa si chiamava la coronazione

eligendum, in imperatorem post-

modum prompvendum,
tum
rem.
S.

germanica , indi soleva aver luogo la coronazione lombardica, nella quale l'imperatore o sia

in advocaR. et universalis Ecclesiae,


et

viduarum

orphanorum

defenso-

re de' romani veniva dichiarato re


d' Italia e di

propter Sanctitati vestrae tam humiliter, quanv devote, voto


ut ipsum unanimi , supplicamus electum nostrum in regem romanorum paternus ulnis complectens,
,

Ea

Lombardia

in Milano,
fi-

in

Monza o

altra citt italiana;

nalmente avea luogo la coronazione in Roma per mano del Papa, per cui il re de* romani prendeva il titolo d* imperatore ed augusto. Anticamente gl'imperatori facevano gran conto di queste coronazioni, e Federico I si fece coronare sino a cinque volte , prima in Acquisgrana come re di Francia, poi in Ratisbona come re di Germania, indi in Pavia come re dei lombardi, susseguentemente in Roma, come imperatore, e in fine a

munus
eidem

unctionis

et consecrationis

conferendae a sanctis manibus vestris, et S. I. diadema, di-

tempore favorabi da notarsi che i Pontefici spedivano a Francfort per l'elezione dell'imperatore un nunzio apostolico, perch agli eletgnemini
loco, et
liter

impertiri ".

tori manifestasse le

loro intenzioni

da esaltarsi, per cui talvolta cooperarono all' elezione di


sul soggetto

taluno, tale altra l'impedirono, co-

Monza come
questo

re

d'Italia.

Ma

su

me
Il

si

narra

a' rispettivi

luoghi.

punto sono a vedersi gli articoli Coronazione dei re, e Coronazione degl' imperatori, ove no-

nuovo

re

de'

romani appena
in

eletto

con detta
al

lettera spediva

Roma un
cipare

ambasciatore per parte-

tammo

che Federico

fu in

Roma

Papa

la

sua

elezione

anche coronato con un cerchio di oro dall'antipapa Pasquale III, e che dopo Federico III, tranne Carlo V , i re de' romani non si curarono pi di prendere le insegne
imperiali dai Pontefice, e tuLtavoU

prestargli obbedienza ed in suo no-

me

questo giuramento. Tibi do-

mine Papa N. N. ego rex romaelectus, promitto, ac jurare prout nos nunlii in animain ejus juramus per Patrem, Filium,
facio,

norum

IMP
et Spirltum

IMP
,

i4r

Sanclum
,

et

per hoc
per-

III,

Dell" elezione

degV imperatonelle

lignum

Tvificae crucis, et per has

ri

romani

dei re d^ Italia, del


,

reliquias
ni it tenie

sanctorum

quod

si

celebre Muratori

sue Diss.

Domino Rornam venero, sanctam Piomanam Ecclesiam, et


te

sopra

le antichit

italiane, ove di-

ce che ai re d' Italia mai compet


loro alcuna autorit sulla
citt di

Pontificem

illius

exaltabo
et

se-

dinduni posse meum,


vitam, aut
tate
,

numquam

Roma
fosse

membra ncque ipsum honorem, quem habes, mea voi un,

che sebbene Carlo Magno fatto dal Papa imperatore


;

ne' suoi

discendenti
stati

si

richiese

il

aut

meo

consensu
;

aut
in

mea

consenso degli
ni, tefice,

e principi italiadel

exhortatione perdes

et

Roma

massimamente

romano Pon-

nullum placitum, aut ordinationem quae ad te factum de omnibus pertinent, aut ad romanos, sine tuo Consilio ". 11 Pontefice dopo approvata l' elezione del nuovo re
,

come
suo

pratic Io stesso Carlo

nel trasmettere l'impero a Lodovi-

co

figlio,

il

quale

non

si

credette

de' romani, teneva nel palazzo apostolico cappella

imperatore se non quando ricevette la corona imperiale dal Papa Stefano IV detto

veramente

papale
alla

in

ringrai

ed

allora ne

assunse
fu

il

ti-

ziamento a Dio,
dinali

quale
in

care

tolo.

Tratta poi

come

rimessa

intervenivano

vesti

cappe rosse, bench in

tempi che
tal

non
indi

si
il

dovesse

usare

colore

V elezione ai sette principi di Germania autorizzati ad eleggere il re della medesima e insieme del,

Papa con
la

apposita

allocuai
l

l'

Italia

come
fosse

il

costituito

in

zione partecipava in concistoro


cardinali

Germania
Italia.

medesima

elezione,

anche ricevuto in Conchiude che per conio


e del titode'

cardinal protettore dell'impero presso la santa

della dignit imperiale


lo d'

Sede soleva
chiesa
di

far celedi
s.

imperatore
risulta

romani,

chia-

brare nella
quale
si

nazionale

ramente
conferirlo

in tanti secoli

addi

Maria dell'Anima
parla
al

Roma (della voi. XXIX, p.


solenne

dietro appartenere al solo


;

Papa

e che

Pontefici

sep-

io5

e seg. del Dizionario), cap-

pella cardinalizia

con
si

Te
in

Deitniy ed

cardinali con permesvi

so

pontificio

portavano

pero ben resistere a quei re d* 1talia che con questa dignit credevano poter aspirare all' impero, meno quelli che per loro beneplapiacque esaltarli alla dignit imperiale eziandio, dappoich senza di loro ninno poteva attribuirsi il
cito
titolo d'

vesti
i

rosse e cappa paonazza.

Che

Papi ebbero sempre diritto di confermare 1* elezione dei re ed imperatori germanici , e che per
tale elezione era

imperatore. Finalmente dicoir andar de' tempi


diversi
italico,
;

necessario

il

sufla

ce che
toli

ti-

fragio della santa

Sede

oltre

pratica costante trattarono

in

fa-

prima manico ed
il

dei
il

regni

ger-

primo assorb
vi

\ore dell'argomento molti scrittori, e da ultimo il dotto Vogt nella Vita di s. Gregorio VII ^ ed i
suoi annotatori,

.secondo

tempi

furono che

senza l'approvazione de' Papi ven-

ne
s'

eletto

il

re di Germania,

come
re

come
la

a p. 47*^ e
dissertazione

introdusse chiamarsi

V eletto

475. Importante

de'

et

romani, anzi Romanoriim rex semper Jugnstus, quelli che noa

i4^

IMP
ivi

IMP
era ricevuto dal clero, e
al
ss.

aveano ricevuto l' imperiai corona, e che Massimiliano I del i49^


introdusse
il

titolo
,

Romanorum
sino

ini-

orazione s'incominciava
fatta

dopo Sagramcnlo

perator ccctus
nostri giorni. tre
g' Il
il

che dur

ai

All'articolo Italia, ol-

la messa, stando ciascuno degli elettori al suo luogo. Il re di Boemia quand' egli non ,

parlare di
,

quanto

riguarda

imperatori

si

dice che Federico

era 1' eletto, bench coronato, prendeva posto dopo l'arcivescovo d

imperatore viene considerato co-

Magonza,
stra
ecclesiastici

il

quale
,

me l'ultimo che fu anche re d'Italia. A voler meglio dichiarare come


procedeva
ronazione
la

dell' eletto

sedeva a precedendo

degli

alle

dignit
si

secolari.
le

consacrazione
re
de'

e
,

cola

Terminata
litanie

l'epistola
,

cantavano
il

del

romani

de' santi
1*

verso

fine

bolla d' oro attribu la prerogativa di ungere e coronare colla corona

di

esse

arcivescovo

consacrante

diceva ad alta voce:


regni, et

Ut regem ad
il

germanica
sgrana era
la

il

re de' romani, all'ar-

imperli fastgum perdu;

civescovo di Colonia, perch Acqiiinella

cere digneris
lo:

rispondeva
aiidi nos.

popoface-

sua

diocesi,

ed

Te rogamua
le

Termi-

avendo Carlo IV autore


della coronazione,
volle

della bol-

nate
zioni.

litanie,
le

l'arcivescovo

prescelto quella citt per luogo

va air eletto
cani trad Cam

seguenti interroga-

conservar
lasciar

Fuso
al

degli altri

princpi di

primate questo decoro, non potendo gli altri primati usare i pontificali

Vis sanclani fidem catholipr viribus tenere. Vis sanclis ecclesiis, ecR. Volo.

in quella diocesi; e
si

quando
ungere

clesiarum mnislrs fidelis esse tuVis tor et defensor ? R. Volo.

Filippo di Svevia

fece

sanclissimo Patri

Domino romano
,

e coronare
gonza,
il

dall' arcivescovo di MaPapa Innocenzo III invalid l'elezione di esso. Era per necessario

Pontifici suhjectionem

et

dehilam
:

idtm

reverenler

exhbere

eccle-

che l'arcivescovo di Colonia o


tro avesse conseguito
lio,
il

al-

sacro palfu

non violare : te omnibus benignuni, mansuelum alque affabilem pr regia dignitsiasticam


lbertalem,
te

quando

nel

i63o
di

coro-

praebere: et ita
,

te

gerere,

ut

nata r impeiatrice Eleonora, essen-

non ad tuam

sed

tolius

populi

do

gli

arcivescovi

Magonza e
la fun-

Colonia non consacrati, fece


bolla d* oro abilit gli
effettuar

zione l'arcivescovo di Treveri.


elettori

La
ad
,

V elezione

in

altra citt,

secondo le necessit de' tempi ed ivi avea pur luogo la consacrazione e coronazione del re de' romani
dall'

regnare, praemiumque utilitatentf benefactorum tuorum non in tcrris, sed in coelo expeclare videa mus ? R. Volo. Dopo di che l' eletto andava all'aliare e giurava con questa formola. Ego N. N. Deo annuente volo in
tus adjutorio,

quantum
et
sic

divino fui-

praecibus Jideliuni

arcivescovo

diocesano palalle

chrislianorum

Deus me adl'arelettori,
.

liato.

In

quanto dunque

ceri-

jnvet
stati

et

omnes

sanati. Allora

monie
il

della consacrazione,

doveva

civescovo

rivolgendosi agli

re de' romani eletto determinaril

ne

giorno, ed accompagnato con

solenne
principi

pompa
dell'

dagli

elettori

e popolo domandava loro Vultis tali principi ac reclori , vos subjicere, ipsiusque regnuni firmare yjide stabilire, atque jussionibus

impero

alla

chiesa

IMP
okcmperare, Jiixta Jposlolum : omnis anima potestalihus suhlimioejiis

IMP
Indi l'arcivescovo
nel

porre

!<i

corona
ziava
tiae
,
:

in

testa all' eletto,


te

rihus

subdita

sii,

sive

regi^

tanFiat,

Coronavit
s'is

pronuncorona justimi-

quam

praeccllenti.

omnes:

et subdilis tuis justiliani

Jiat, fiat. Quindi l'eletto s'inginocchiava avanti l'altare, e l'arcivescovo r ungeva nella spalla destra dicendo
liis

nistres, tuisque

venerandus, ho-

Factus est prinn'pahumeruni ejus ; e nel braccio pur destro, dicendo: Cor
:

super

ac post liane angells praemio coroneris. Indi il re de' romani faceva questo giuramento Prostibus vero tcrribilis,

vitam, sempiterno

cum

fitcor et promitleo

coram Deo

et

sapienti s in dextera efus.

Ed

asciu-

angelis ejus,

me
,

Icges servare, ju-

gata
le

r unzione con
vestiva

lana

monda,

l'arcivescovo

insegne reali

con portate da Noriml'eletto


la

berga, compresa

tonicelia
il

suddila

diaconale in segno di essere


fensore della

Chiesa
fianco.

gli

dava

stiliam facere jura regni confirmare, debitumque honorem roma' alisque Pontificibus , no alque vasmllis exhihere, donata ecclesiae conservare. Di poi si proseguiva col vangelo sino al fine della mes,

spada

di

Carlo Magno, indi


al

gliela

sa

alla
,

cingeva

Nel

porgergli
l'

steva
negli

quale ogni servendo al

elettore

assi-

nuovo

eletto

per

lo

scettro

imperiale

arci-

uffici

propri delle dignit an-

vescovo pronunciava questa formuvrgam virlulis , aque la, jccipe


aequilatis
y

qua inteWgas mulcere


;

pioSf

et

tenere reprobos

erranti-

ad ognuno. Finalmente l' arcivescovo, poneva 1' eletto nella sedia regia dicendo: Serva et retine lociim regium, queni non jure haenesse
reditario , nec paterno successorio , sed principuni EE. in regno Alemanico suffragiis libi noscas dehitum. Maxime per aucloritatem

bus viam pandere, lapsisque manus


porrigere
:

disperdas

superbos
libi

et

eleves huniiles, periat

ostiuni

Dominus noster, qui de se dicit : Fgo suni ostiuni , per


si

ipso
vie
et

Dei

omnipotentis,

et

tradilioneni

quis introerit ,

salvabitur
,

ipse

est cLwis David ptrum domus Israel qui


,

et

sce-

aperit,

praesentium, et omnium episcoporum, caeterorumque servorum Dei: et quanto clerum sacris altnribus
propinquioreni
in locis
,

et

nemo

claudit

clandit, et

nenio

tanto

aperii, sitque

tuus

duolo r

qui

e-

congruis

ci podorem honorem im pen-

sedenteni in tenebris et

de domo carceris, umbra mortis j et in omnibus sequi merearis eum, de quo psalmisla David cecini t : Sedes tua Domine in saeducit
vinctuni

culum saeculi, virga aequitalis, virga regni lui, et imitando ipsuni


,

dil'gns justidani,

iniquilatem

hodio habeas qua propter ungit te


et
illius
,

mcmineris; quatenus mediaDei, et hominuni , te mediatorem cleri et plebis in hoc regni et in regno aelefsolio conflrniet no secum regnare faciat. Per Chrisluni Dominuni nostrum, ec. Ci finito s' intuonava il Te Deum lauda mus, che si proseguiva dai mudere
lor
, ,

sici,

dopo

del quale

canonici delal

Deus tuus

ad exeniplum
saecula

la

chiesa

notificavano

nuovo
condi

queni ante
exultationis y

unxerat oleo
suis.

eletto, che

secondo
egli

l'antica

prae principibus Per Dominuni nostrum, etc.

suetudine
fra
i

lestava
della

aggregato
s.

canonici

chiesa

f44
INlaria d*

TMP
eli

IMP
anzi all'altare
gine, e quello
alla chiesa
si

vano
il

Acquisgrana , e lo pregaconfermare i loro antichi


e prerogative, per
il

della

Beata Verinoltre

del

soglio;

privilegi

che

pagavano cinquantasei
egli
si

romani faceva questo giuNos N. N. Divina favenie gratin, ronianorum reXy hit/US no strae ecclesiae B. M. Acquisgranensis canonicus , ad haec s. Dei evangelia juramus^ eidem ecre de'

fiorini d'oro,

somministravino.
lessi

ramento.

vano tre
In

carretti

di

un cerimoniale mss.
de'

sulla
,

coronazione del re
Treveri, che
di
1'

romani

se

fatta nella diocesi dell'arcivescovo di

elettore arcivescovo

clesiae fidelitateni

et

quod ipsa
injuriiSj

Magonza l'ungeva,
lo

quello quello

di di

jnra,
et

et

bona ejusdem ab

Treveri

consacrava

violentiis

defensabiniiis, et

fa-

Colonia lo collocava sul trono; che


l'

cemus defensari:

ejusque privile^ gi omnia y et singida, et consueta' dines ralificamus , approbamuSj et

elettore di

Brandeburgo
quello di

gli

po-

neva in dito
periale sigillo,
gli

l'anello ov* era l'im-

Sassonia
Pala-

de novo conjirmamus.

Terminata la funzione, il re de' romani con solenne accompagnamento degli elettori

cingeva la spada

nuda che poi

portava avanti a
tino gli

lui, quello

principi
s'

dell'impero, e

poneva in mano il globo, quello di IJoemia gli consegnava


lo scettro, e

tra gli applausi

incamminava
la

al

quindi

lo

luogo destinato per


alcuni
tore
cavalieri

creazione di
;

colla corona, la quale in


l'eletto

precedeva capo alelettori


le ele-

dell'

impero

indi

imponevano

tre

ritornava al palazzo, mentre l'eletconte


palatino
al

ecclesiastici.

Nella messa per


II

andava sparelezione
5

zioni di

Massimiliano
poi

e Ridolse

gendo monete
colla

popolo, impresse
,

fo II gli eiettori protestanti

ne

memoria

dell'

per

assentarono

intervennero
I

popolo gridava N. N. Augusto a Deo coronato magno et piissimo imperatori romanorum, vita et Victoria. Seguiva per ultimo il formale convito sontuosissimo colle pi ricercate cerimonie decui
il
,

quelle per Leopoldo

per altri
era gi

imperatori per soddisfare all'uffizio


elettorale.

Nel
il

VI

secolo
di

introdotto

costume

ricordare

al sovrano la caducit delle sue grandezze nel punto pi solenne

scritte

al

cap.

iS

della bolla d'o-

della coronazione,
gli

col

rammentar-

Convito descrivemmo quello che nel i838 ebbe luogo in Milano per la coronazione
ro.

All'articolo

colla corona di ferro del

regnante

imperatore

'

Ferdinando I. Noteremo che alla chiesa d' Acquisgrana restava lo strato del genuflessorio, col cuscino o guanciale su cui il re de' romani erasi ind' Austria

che dovea morire, e rendere stretto conto delle sue azioni al Re dei regi, ed al Signore dei dominanti, come narra Leonzio nella vita di s. Giovanni vescovo di Alessandria cap. 1 7. Osserva il Marlene che questo costume del VI
secolo fu
tutti
i

pi o

meno

il

rito

di

secoli in simili solenni fun-

ginocchiato nella funzione, e simil-

zioni.
s.

Del secolo

XI abbiamo da

mente
de
sacrato

quello del trono; la

clami-

T abito col quale fu condue tappeti di drappo d'oro, cio quello che si poneva inreale,
,

Pier Damiano, degli imperatori greci, epist, 17, lib. i, che in mez-

zo

alle
agli

acclamazioni

del

popolo
presea-

ed

omaggi

de' grandi

TMP
tavasi
al

IMP
un
tenuto
il

ti^
del

novello

imperatore

consenso

Pontefice
s'

gli

vaso pieno di ossa e di ceneri, e bruciava innanzi la stoppa si


si

che

Io

doveva coronare,

incam-

(ci che tuttora

fa nella

coro-

minava con maestoso accompagnamento all'alma citt, facendo il


viaggio
dall'Italia

nazione dei Papa); onde non solo considerasse la sua caducit; ma

Roma
di

a spese

degl'italiani,

concorrendo nelle altre


copioso ei

conoscendo nella nea della stoppa


onori,
si

fiamma
il

istanta-

spese ed
sercito
pi,

accompagno
fanti

nulla de' suoi

di

e cavalli

princi-

conservasse
della

umile

tra le
for,

baroni

e feudatari dell'impero,
feu-

lusinghe

pi seducente

a ci

obbligandoli lo statuto
re de'romani in

tuna

Veggasi

David

Scoppino

dale di dovere a proprie spese se-

Dc

consacratone iinperatorum ro,

guire
la

il

Roma
fuori

per
il

vianorum

Argentorati

lySo; e

sua

coronazione,
eh' egli
fine

ed in tutto

r opuscolo Histoire de ce qui concertie V lcction ci' un Roi des romains et le couronnement d' un '/7?/7e/eMr, Florence 1791,6 Gothe lygr. Si pu anche consultare Cristofoio Marcello nel libro: Icoronatio et electio naugurato aliquot iinperatorum , Hanoverae
,

tempo
questo
fellonia.

dimora

per

contribuirgli la

me-

t de' frutti feudali, sotto

V. Feudi.

Il

pena di re de'roma-

ni

vicino a Piacenza soleva riceve-

re l'omaggio

giurato dagli inviati

del

popolo
di
si

romano.

Giunto
nei

nelle
l'e-

vicinanze
sercito

Roma, attendeva
accampava

161

3.

che
i

Sebbene

al

citato articolo

Coro-

Neroniani,
ritrovava
li

e nel
legati

campi luogo medesimo


i

nazione degl'imperatori [Vedi), ab-

del Papa,

quail

biamo
solo
il

detto

quanto riguarda non cerimoniale, ma quanto gli


imperiali,

l'incontravano per
questi

ricevere

giuramento
to in

sugli evangelij concepi-

relativo, colia narrazione di tutte


le

termini.
,

Ego
in

N. N.

coronazioni

qui

rex

romanorum
polliceor,
et

imperato-

aggiungeremo qualche
zione.

altra erudi-

rem promovendus^ promitto, spondeo^ ac

La coronazione
uso
nell'

de'cesari,

che
fu

rion era in

antichit,
la

ram Deo,
fore

beato Petro,
Pontificis

atque juro come de


et

anch'essa introdotta

dopo

prati-

caetero protectorem, ac defensorem

ca delle sacre unzioni della Chiesa


cattolica,
la

summi

hujus
in o-

quale stabili che


si

per

sanctae
mrfibus

romanae Ecclesiae,
necessilatibus
;
,

mano

de'vescovi

facessero le co-

et

utilitati-

ronazioni dei regi,


degl' imperatori

come

si

riferisce

bus ejus

custodicndo, et conservan-

d' oriente

coronati

dai
in

patriarchi di Costantinopoli, e

do possessiones^ et honores, et jura ejus, quantum divino fultus


et

occidente

dai

sommi

Pontefici

che riseibaronsi il jus di coronare V imperatore dopo che s. Leone 111 investi di questa dignit Car-

adjutorio fuero, secundiim scirCj posse meum, recta et pura fide:

sic

Deus me

adjuvet, et haec sanfatto

et
il

Dei evangelia. Ci
il

faceva

Magno. Determinatosi il re romani di prendere in Roma


lo
la
s.

dei
nel-

re de'romani

in

Roma
in

solenne Ingresso (Vedi), dove con solenne


si

patriarcale basilica e

Chiesa

di
le

pompa
tava
rato

nel giorno stabilito


s.

por-^

Pietro

in

Vaticano
xxKiv.

(Fedi)

Pietro, ove

era

dichia-

insegne imperiali, dopo averne otVOI.

cavaliere,

canonico 10

della

l46
basilica,
alla

IMP
porla della
quale
il

IMP
ziandio
il

Cancellieri

a p.

83 e
delle

sommo
avevano
scritte

Pontefice Io
agli
articoli
,

riceveva.

Ivi

84

delle
teste
il

Memorie
de*
ss.

isteriche

luogo quelle funzioni de-

sacre

Pietro e Paolo.

Coronazione
Chiesa
di
s.

Durante
tore in
le spese

soggiorno
il

dell'imperaal-

degl' imperatori

Roma,

Papa pensava

Pietro , ed imponendogli in testa la corona imperiale il Papa pronunziava queste parole: Accpe si-

del suo mantenimento.

Di

alcuni uffizi esercitati


tori nella

dagl'impera-

gnum
ronani
s.

gloriae,

diadema
Della

regni, co-

imperii.

cappella di

messa solenne cantata dal nella cappella pontificia,, se ne parl al voi.

Papa, e

in altre funzioni

Maurizio ove

Timperatore nella
le

XIX,
gli
ti

p.

3o5

del

Dizionario, ed aarticoli.

basilica

vaticana riceveva
dal

sacre

altri

analoghi

Dei tanai

unzioni, e
dategli
biti

delle insegne imperiali

ossequi

ed

alti

di

venerazione

Papa

come

degli a-

prestati

dagli

imperatori

Papi
in

anche il Severano ne discorre a p. io8 e 128 delle Memorie sacre; ed il


di

cui era

rivestito,

nelle

coronazioni, nei conviti, e in

allre circostanze,
ri

parlammo
gli

va-

luoghi.

Siccome

eretici

ed

Sarnelli nelle Lett. eccl.


6,
t.

t.

Vili, p.

altri

X,p. 83, parla

del ricevimeni

to deirimperatore tra
ticani,

canonici va-

nemici della santa Sede scrissero a nulla giovare il ricevere in Roma dal re de'romani la corona

e dell'assunzione ch'egli favesti corali.


i'

ceva delle
Ja

Terminata
nella

imperiale, bastando all' eletto la coronazione germanica per goder


le

coronazione,

imperatore

prerogative sull'impero romano,


il

messa solenne in abito di suddiacono offriva il calice e 1' ampolla, e inter missarum solemnia, depo-

prova
telani

contrario

il

citato p.
p.

Ca-

nel
Il

suo
IIjp.

Ristretto a

^3

e seg.

p. Zaccaria
t.

nendo
ed in

il

manto
la

imperiale, riceveva
sacra

Febronio
e

sua nti299, 3o2 e seg.


nel

dal Pontefice

comunione,
la

fine della

messa

benedi-

356, tratta se agli imperatori appartenga la convocazione dei concilii

zione apostolica.

Dopo

la

quale in

generali, e

come

li

confermasla Chieper quel-

Cavalcata (Fedi)^ alla sinistra del Papa, cui l'imperatore sosteneva la staffa ed addestrava il cavallo, procedendo a cavallo sino presso Castel
s.

sero.

Quanto
le

alle orazioni

che

sa fa per gl'imperatori, e

del

venerd

santo,

vedersi

Angelo,

quivi datosi vicen-

Gio. Battista

Castiglione, Disseriail

devolmente il bacio di pace si separavano. Il Papa ritornava al vaticano, e r imperatore spargendo

zione

sopra

rito

di pregare per

l'imperatore usato nella chiesa ani'

monete
del

al

popolo sul ponte

s.

An-

hrosiana ec, Milano i'j'jj' Alessandro Pelliccia, De. Christ. eccl.


Clini

gelo creava alcuni Cavalieri [Fedi)


sacro

pubblica, tuni

privata prece

romano impero,
ricevuto

e pro-

cedeva

all'arcibasilica

lateranense,
tra quei ca-

pr principibus, Neapoli 1778. Nel i5i9, sotto Leone X, pei- la morte

ove

veniva

dell'imperatore Massimiliano I;

nonici, e restava a pranzo nel con-

nel

1612, sotto

Paolo V,

per

la

tiguo palazzo

papale, di che par,

morte

dell'imperatore

Ridolfo II;

lammo

pure al voi. XVII pag. a 20 del Dizionario, e ne tratta e-

e nel i655, per la morte di Ferdinando III, essendo vacante l'im-

IMP
pro, la sacra congregazione dei
ri-

IMP
ro,

147

rautorta e giurisdizione dell'impe-

88, n. 1737, decret ti, t. II, p. che nell'orazione del venerd santo si dovesse dire: Oremus et pr Romano Imperio, ut DeuSy ac D. N. subditas UH faciat omnes harbaras nostram perpetuamnationes ad pacem etc. Omnipotens etc. respce

fulminava

il

bando a terrore

degli altri.

Va
il

avvertito di far di-

stinzione tra
il

bando
11

generale, e

bando

speciale.

rale fulminavasi dall'

bando geneimperatore o

dalla sua

bunali

camera, l' altro dai triche avevano giurisdizione

ad Romanum
getites,

henignus

Li'

perum^ ut

quae

in

suae f-

limitata, dagli stati dell'impero. Eravi differenza anche tra il ban-

rilate confidunt^ potentiae tuae de-

do

xtera comprim antur j e nel Preconio del sabbato santo, Respice etiani

mo

ad Romanus
noscens
nel
etc.

benignus Imperium,
stesso

cujus tu Deus, fldeliuni vota prae-

il bando basso \ il priun decreto imperiale che imponeva obbedienza sotto la co1* altro era minatoria del bando quando si dichiarava il contumace

alto e

era

Lo

fu stabilito

subito incorso nel

1790
g'

e nel

179*2. In

un temdi es-

caso era lecito

bando, nel qual qualunque indi-

po
sere

imperatori pretesero

chiamati

orbis terrarum
si

Do27,

mini.

Su
il

questo punto
Sarnelli
il

possono

vedere
della

t.

VII, p.
di

nelle Lett. eccl.;

Cancellieri p.
titolo

Lettera

sul

4^ Domi-

nus;

Quir.

Cubachii,

Dissertatio,

an imperator recte dicalur Dominus totius mundi? Est. in Dom. Arumaci, Disc. acad. p. IV, n.
1 2 ; e Justi Meyeri , Dissertatio (juomodo imperator sii mundi Dominus ? ex L. 3, D. ad L. Rhodiam, Argentorati 1620. Sul famoso bando imperiale diremo che era una censura giudiziale dell'impero, con la quale si escludevano delinquenti e violatori della pace, dal corpo e comunit del medesimo impero, esponendoli alle ofd' ognuno, si fese nelle persone
i

viduo d' invaderlo s nella persona che ne'beni. Il Borgia nella Breve istoria del dominio temporale della Sede apostolica, scrisse molte cose importanti sugl'imperatori, i Papi, Roma ed romani, e spiega vari punti da altri male interpretali , come dell'esercizio del dominio che
i

g'

imperatori

come

re d'Italia eb-

bero im tempo sopra i ducali di Benevento, di Spoleto e di altre terre; in che consisteva il giuramento di difendere e proteggere quale sorta di la Chiesa romana giuramento ricevevano dai romani, giacche n questi n Roma mai
,

furono soggetti agl'imperatori, tran-

ne l'avvocazia
sopra,

di

cui

parlammo
;

di

per

la

quale soltanto
importasse

Roma
confer-

fu detta citt dell'impero

e final-

mente cosa

il

come
bando

ne'beni. Solevasi

fulminare

il

imperiale anche contro i contumaci nelle materie civili, quando legittimamente citati non comovvero condannati non parivano eseguivano la sentenza ne obbedivano a' mandati esecutoriali, nei
;
,

mar che facevano la Chiesa romana


dente
re
il

gl'imperatori al-

signora indipen-

possesso de' suoi dominii.

quali casi

il

giudice

imperiale,

pel

della camera mantenimento del-

Di alcune erudizioni sull'imperatodella dottrina cristiana se ne tratta al voi. XX, p. ^43, 25r, 252, 2 53 e 254 del Dizionario. 11 medesimo Borgia nelle Memorie, storiche t. II, p. i63 e seg. spie-

i48
g?
i*o

IMP
e misto pel

IMP
impero
della
y

mero impero
il

il

mee
la

dichiaralo legalo di Ferrara e prIcllore

gius

vita

(Iella

morte, pel

misto

impero

naci di
la

facolt
vili

eli conoscere delle cause cicon potest di punire casi leggieri, e con leggiere pene, citando Ulpiano, Brunemanno e Bartolo. IMPERIALI Lorenzo, Cardinale. Lorenzo Imperiali nato in Ge-

ngosliniani e de' moMonte Vergine. Compiuta sua legazione, in cui lasci modogli

numenti di sua abilit e giustizia, fu di nuovo destinalo da Alessandro VII al governo di Roma, dove a motivo del tumulto eccitatosi tra il duca di Crequy ambasciatore di

nova da senatoria famiglia,


di egregi
talenti,
si

fornito

Francia, e la truppa de'solcui venne


il

rec in

Roma
indi
al

dati corsi, di
le

cardinatir

dove da Urbano Vili fu destinato


a
vice legalo
di

a torlo accagionato,

si

ad-

Bologna,
di

dosso

contro

ogni ragione lo sde-

governo della
Ascoli, ed
in

citt

Fano

e di

assenza
lo

del cardinal

gno di Luigi XIV male informato, onde fu dal Papa allontanato da

Antonio Barberini
legazione di

surrog nella

Roma

in

quella critica circostanza,


il

Annoveralo in seguito tra i chierici di camera, venne destinato al governo delFerrara.


la provincia del Patrimonio, e dello stato di

alldandogli

governo della Marrinunziala


si

ca d'Ancona col carattere di legato.


Indi
il

cardinale

la

le-

gazionCj

prontamente
fargli

condusse
la

Castro col carattere di

alla corte di
si

Parigi per giustidcar-

commissario generale delle armi, dove con immorlal gloria del suo

col re e

constare

retti-

tudine di sua condotta, e


te

la

vene-

nome
da

condii use co'nemici una glo-

razione mostrala in quell'emergenverso


la

riosa pace,

dopo

di

Innocenzo X amplissime facolt, e colla scorta di mille duecento fanti e trecento


la

che fu spedito nei 1648 con

sua real persona.

Non

pot ottenere per l'udienza finch


controversie non si accomodarono con Roma, indi fu accolto con sommo onore da Luigi XIV, il
le

cavalli, sotto

direzione del conte


alla citt di Fer-

David
sa era

Widman
in

quale

protest
essere

alla

repubblica

di

mo, ove
Visconti

una popolare sommosil

Genova

prima

stato mala-

stato ucciso

governatore

suo amico Baratti, venendo poi il cadavere del primo trasferito al santuario di Loreto per

ed

il

mente informato sul cardinale, riconoscendolo per uomo di spirito


retto, costante

nel sostenere la ra-

gione,

disposizione

de' suoi

parenti.

Ese-

ed onesto, chiamandosi ben contento d'averlo riconosciuto. Rein

gui
stizia

l'Imperiali l'incarico con giu-

stituitosi

Roma,

si

prudenza, restituendo alla

fesso

nelle applicazioni

mostr indeche gli fu-

tranquilil buon ordine, e la Tornato nei primi del i653 in Roma ne fu fatto governatore, e dopo aver per poco pi d'un anno con universale applauso disimpegnato s cospicua carica, ai 1 marzo 1654 (^al medesimo Innocenzo
citt
lit.

rono appoggiate in
gregazioni
e
alle

parecchie cona

quali era ascritto,


quelle
della

particolarmente
s.

consulta e del

offizio.

Intervenne

a tre conclavi, e mor nel 1673 di anni sessantadue. Fu sepolto nella chiesa di s. Agostino, ove al destro

fu

pubblicato
s.

cardinale

prete

lato della magnifica cappella di

san

col titolo di

Grisogono, non che

Tommaso

di Villanova venne eretto

IMP
alla sua

IMP
ligenza, a

f49
citt

memoria un decoroso mandi

vantaggio delle

soleo

adorno
di

urna

marmo
di
lui

con nero, sulla quale fu


belle
statue,

tene
p

pontifcie.

Ogn'anno
a

in

lem-

delle

vacanze

proprie spese

posta la

statua in alto

di
si

visitava

orare genuflesso, nella cui legge elegante iscrizione,

base

\iava

una provincia^ mentre inprelati della medesima conle altre,

gregazione a visitare
essi

ancor
uti-

iML^ElllALI Giuseppe Renato, CardiuaU. Giuseppe Renato Imperiali nobile genovese, nacque in
regno di Napoli, presso Francavilla feudo di sua casa, prnel

a sue spese, con


delle

immenso

le

comunit

visitate,

di cui

Oria

rivedevano i conti obbligando i debitori a pagare, e provvedevano


alle

miserie de' poveri

ritornati

nipote del cardinal Lorenzo, e sino dalladoloscenza diede manifesti segni


di

Roma
denze.

riferivano tutto alla congrele

gazione per

opportune
a
ci
il

prov vicardinale

sublimi talenti e

buon

sen-

Oltre

so. Distintosi negli studi ottenne la Jaurea dottorale, e da Clemente X le insegne prelatizie. Innocenzo XI

tro

pubblic un codice diviso in quatvolumi, contenenti le leggi pel


dello
stato ecclesia-

buon governo
stico.

Io fece chierico di

camera, indi teso-

Fu

ascritto quasi

tutte le

riere^eda'iS febbraio 1690 A lesSandro Vili lo cre cardinale diacono colla diaconia di s. Giorgio nVelabro, a cui nell'anno seguente venne aggiunta la legazione di
Ferrara,
e

congregazioni, e fu prefetto anche


di

quella

della disciplina
lo zio
s.

regolare;

come

fu protettore

dei

romitani di
naci di

Agostino e de' moMontevergine. Amante del

X amministrazione

di

quella chiesa per volere d'Innocenzo XII. Benefic i ferraresi e lasci loro di s

perenne rinomanza;
d'Irlanda,
la
il

indi

fu

fatto protettore

Considerando
bandonata
e

cardinale che

operava con franchezza esponendo all'occorrenza con rispettosa libert ai Ponpropri sentimenti. Prendetefci i va cura de'poveri, favoriva le persone dabbene di cui avea piena la
giusto e della rettitudine,
casa, e le

sua diaconia per l'antichit era ab-

molestie

anzich

affati-

deforme, con ecclesiaslica munificenza vi ripristin il culto divino; liber il pavimento


e
il

cario

lo

Ebbe
naggi>

rendevano per uditori

pi

energico,

distinti

persodi

due
,

divennero

vescovi

le

pareti

dall'

umidit,

rinnov

Adria
dinali

e Ripatransone, e

due car-

tetto, l'abbelPi

nato
scalzi,

soffitto,

chiuse

con nuovo ed or1' atrio con


Gli
agostiniani

Intento
re

cio Girolami e Laudi, costantemente a promove-

cancelli

di

ferro.

che allora aveano in cura la chiesa, sopra la pila dell'acqua benedetta


zione
gli

eressero onorevole lapiparticolar cura e prote-

de. Prese
dell'

il bene comune, lasci un' insigne biblioteca a comodo del pubblico, quale per pi non sussiste, sebbene Pio VI l'avea acquistata per la suddetta accademia eccle-

accademia

ecclesiastica

siastica

di

tale

biblioteca

parla

cui comparti segnalati benefizi.

Com-

piuta gloriosamente la legazione di

Ferrara, fu fatto prelato del buon governo, ove molto si adoper pel

con lode il dotto padre Montfaucon, che grandi encomi rese al cardinaie come munifico co' letterati ed eruditi ; ed oltre quanto ne
disse
il

pubblico bene con industria

e di-

Piazza trat. XllI,

e.

XXIX

i5o
dell*

IMP
EusevologOf
il

IMP
pelebre Giusto

dello
tra
i

XIV

nel

174^ ebbe
camera
,

luogo
pre-

Fontanini ce ne lasci l'indice stampalo. Nel 1711 il cardinale fu da

chierici di

colla

sidenza degli archivi

e dell' annoalla

Clemente XI spedito
carattere
di

in

legato

latere

Milano col per

na

e nel
di

174?

fi

promosso
di

carica

governatore

complimentare l'arciduca Carlo riconosciuto ia parte per re di Spagna e poi imperatore, da cui oltre la slima che si guadagn ottenne quanto seppe domandare a vantaggio della santa Sede. Da Giustiniano Chiapponi fu pubblicata la Legazione del cardinal Imperiali a Carlo III re di Spagna

Benedetto

XIV
e

a*

26

Roma. novembre
s.

1753

lo cre cardinale prete di

Clemente,

venne
della

ascritto

alle
,

congregazioni

consulla

del

buon governo,
il

ed Largo e munifico verso i miserabili, non lasci giammai di sovvenire chiunque ebbe a lui ridella disciplina,
tre.

corso.

Fond
s.

sei

cappellanie

nella

Vanno 171

1,

Roma
la

per Gonzaga
pass

chiesa di

17 12. Dimessa
uccessivamente

diaconia,
,

air ordine presbiterale


il

ed ottenne
s.

Giovanni de'genovesi in Roma, della quale parlammo al voi. XXV III, p. 274 del DizionariOf

titolo di

Lo-

coir obbligo d'istruire


nei

fedeli

renzo in Lucina ; e dopo essersi trovato air elezione di cinque Pontefici,

nelle feste
lica
ri.

misteri della catto-

fra cui in quella

di

Clemente

XII

gli

manc un

sol

voto pel ponot-

tificato,

pieno di meriti mor in Ro-

religione e nei cristiani doveFinalmente dopo essersi trovato ai comizi per Clemente XIII, con quella piet come visse pervenne
alla
a'

ma
di

a'25 gennaio 1737, d'anni

meta de'suoi

giorni in
^^^"^

Roma
d'anni

tanlasei.
s.

Fu

sepolto

nella

chiesa

i3 ottobre

i7(>4> *"

Agostino, al destro lato delsanto


dot-

ottanta circa, e fu sepolto nel suo


titolo di
s.

la cappella dedicata al tore,

Cecilia a cui era passato,

con sontuoso mausoleo ornato di preziosi marmi ed eccellertti


col
al

sotto

una

lapide

adorna

in

cui

vedesi scolpito distinto elogio, fatto

statue,

ritratto

del

cardinale
soste-

per

ordine di

sua
o

nipote Marzia

espresso

vivo

in pittura,

Imperiali

Centurioni.

nuto dalla fama, nella cui base si legge un magnifico e ben meritato elogio.

IMPERIO
peratore.

IMPERO.

K
si

Im-

IMPERIALI

Cosimo, Cardinale.

IMPROPERI. Versetti che s cantano dalla Chiesa nella mattina


del venerd santo,

Cosimo Imperiali nobile genovese nacque a' 24 aprile i685 in Genova da illustre famiglia. Compiti con successo gli studi nell' archiginnasio romano venne ammesso da Clemente XI tra i prelati, ed
,

mentre
della

fa

la

solenne adorazione

croce.

Si

sogliono cantare con voce


sa e flebile, e tenerissimo

sommes-

commo-

vente
agli

canto

siccome

rimproveri

paterni ed affettuosi, che fece Dio


ebrei per l'enorme sconoscenai

occupato
pontificie,

nel

governo dov'essendo
giustizia

delle
affabile

citt

con

za con cui corrisposero


benefizi

sommi

ogni qualit di persone seppe con-

giungere
se.

la

colla

piace-

volezza, e r integrit col disinteres-

da lui loro comparliti ; a quei essi per convengono anche cristiani, che rinnovando nelle prevaricazioni le ingialitudini d'israe

Chiamato a

Roma da

Bcnc-

IMP
le,

ING
beto
il

i5i

mal corrisposero
Il

alle divine

Cristo del Signore,


la

dopo adel suo

neficenze.

(lotto

d.

Alessandro
della
setti'

verne confessato

gloria

Mazzinelli nell' Uffizio

nome, dopo

eh' ei vive e regna,

mana
to,

santa, parlando

dell'adora-

zione delia croce nel venerd sandice che in


si

pi orribile affliggere il suo cuore, chi pecinsultare alla sua potenza


:

medesima

tempo che si fa la cantano gT improperi,


riflessioni.
JNfon
si

nuovo Ges Cristo. Nel medesimo tempo dell'adorazioca crocifigge di

con queste belle

ne della croce,
scun improperio
e
in

ed
si

al

fine di ciain

videro giammai dalla parte di Dio


benefizi pi. eccelsi

canta

greco

e miracoli pi

latino

il

Trisagro

angelico
inserito

e dalla parte degli uo; mini ingratitudine pi iniqua, prevaricazioni pi enormi, che nel popolo d' Israele ; sicch pot loro a giusta ragione rimproverarsi, che gente di dura cervice e di cuore protervo aveva sempre resistito alsegnalati
lo Spirito Santo.
la

(F'edi).

Fu

esso

dapprima
Trinit,

nella liturgia per essere cantato in

onore della
cantandosi
la croce

ss.

ed

oggi
cogli

alternativamente

Ma

il

sommo

del-

loro

ingratitudine

della loro

iniquit
ta a

comparve nella morte daGes Cristo. Venne il tanta

da loro aspettato Messia;


perfdia giunse a tanto, che

ma
i

la
figli

micidiali ed ingrati, invece di lietamente accoglierlo, recarono a morte quello, che dai loro padri era slato chiesto con tante istanze, aspettato con tanto desiderio. Nel giorno in cui commisero s orrido sacrilego deicidio se ne fa loro allo rimprovero; e con modi tanto teneri ed affettuosi si fa un bel confronto de' benefizi che hanno ri-

improperi in tempo che si adora con Ges crocefisso, si vede che in esso la Chiesa ha la mira al Redentore, ed a lui si riferisce, quanto uno nella Trinit, che vestito di nostra carne fu posto in croce, e ad esso ricorriamo per implorare misericordia. Nel Menologio romano del Piazza a p. i85 della parte seconda si legge, che nella imperiai citt di Costantinopoli, nel giorno di venerd santo
si

predicava

fuori
in
,

della

citt

nella

campagna,
di

memoria
che

della

passione

Cristo

sostenne

gl'improperi della citt di Gerusalenime [Vedi). A quest' articodescritto la stanza o lo ^abbiamo cappella chiamata degl' Improperi
,

cevuti

e dell' ingratitudine
corrisposto.

colla

posta

nella

basilica

del

quale hanno

Ci che

santo Sepolcro,

poco distante dal


trovata
la

l'Altissimo ha fatto per Israele non stato che un'immagine ed un'ombra di ci che ha fatto per noi ;

luogo
tino.

ove

fu

croce

del Redentore al

tempo

di Costan-

ed Israele non solo ne' suoi privilegi e favori, ma ancora nelle sue
prevaricazioni,
ci

INCAPPUCCIATI.
secolo

Eretici

del
sco-

XIV,

discepoli di

Wiclefo,
si

rappresenta

le

in-

cosi chiamati

perch non
al

onde que' rimproveri a noii come ad essi congratitudini nostre;

privano

mai davanti

santissi-

mo
pre

Sagramento,
coperta
la

ma
testa

tenevano semcol

vengono.
orribile
il

qualche cosa di pi peccato, che non sono le


il

berretto
allora.

cappuccio
del

che

usavasi

spine,

chiodi,

fiele

l'aceto;

Quanto a
tura

quest' abito

coper-

e dopo aver conosciuto ed adora-

capo sobo a

vedersi gli

S-
articoli

INC
Cappuccio, e Francescano
DI AFFARI,

INC
voce, Navicella (yedi) o navetta chiamasi poi il piccolo vaso d'argento od altro merantichit di
tal
tallo,

OBDitE.

INCARICATO

Cura
suo so-

Cgens. Ministro diplomatico incom-.

fatto
si

foggia di
1*

nave, nel

benzato di rappresentare
trattarne

il

quale
nel

tiene

incenso,

con Cucl'incenso

Viano presso una corte sovrana, e gli affari. ^e\V Excerpta ti Lexico epigraphico Morcelliano,
incaricalo degli affari del re presso
la

chiaro (Fedi) per


turibolo

pone
l'

per
il

Incensazione
i,

(Vedi). Aggiunge
censiere

Maci

che

l'iu-

turibolo
dall'

santa Sede,

si

dice

in

latino

chiamato Pyxis
no,
il

anche Ordine romaviene


:

Cura agens ad
gi.

negolia
in

urbis

re-

quale prescrive
viene

Pyxidem
custos

Al

presente

Roma
la

sono
santa

qua
dove

thus habetur in

manu

ferens,

incaricati di affari

presso
del

denominato

3ede e fanno parte

corpo di-

princeps

ecclesiae chi

plomatico, l'incaricato d'affari della repubblica del Messico, V incaricato di affari dell'arciduca duca di

navetta al
la

porgeva la Papa, perch questo mi-

nistero toccava al titolare di quel-

Modena, V
riuova

incaricato d'affari della

Granata nell'America
d'affari

me-

ridionale, l'incaricato

inleriuo del re di Prussia, e l' incaricalo di affari del re diWiirtem-

ove celebrava il Papa, che fu poi attribuito al cardial decano o a quel cardinal veche ne fa le scovo suburbicario
chiesa
ci
,

veci

quando

il

Pontefice

celebra

solennemente, e quando non cele-

berg che
ta

per sua assenza incaricato d'affari Interino.

ha

un
santre
al-

La

Sede

poi

attualmente ha
di
affari,

bra lo fa il cardinal primo prete, Al vocabolo Incensoriuni osserva il Macri che il medesimo nella ero-

prelati
1

incaricati
l'altro

uno
il

Aja

a Firenze,

terzo

nella

Nuova Granata nell'America


/^.Diplomazia o Died

meridionale.

PLOMATicr, e Nunzi apostolici.

INCENDIARIO
V. Pompieri
\e

INCENDIO,

naca Cassinese non pu significare il turibolo, dal quale si distingue, perch facendosi ivi menzione di alcuni donativi fatti al monistero dopo di aver nominali due turiboli, si legge Incensoriuni de argenluni
la

pontificii, corpo delg' incendii.

unum

_,

sicch

significher
si

guardie per

navicella nella

quale

ripone

INCENSAZIONE. F. Incenso. INCENSIERE, Tubibile o TuBiBOLo,

T/mribulum, Acerra. Vaso o stromento di cui si fa uso nelle


chiese per abbruciare l'/cc,yo (A^edi)j diffonderne l'odoroso

V incenso. Gli incensieri sono di argento semplice o dorato, di rame od altro metallo inargentato o dorato, rari

essendo quelli d'oro,

la-

vorati e cesellati

con

maggiore

grato

minore arte
tenelle

e maestria.

Le

tre ca-

fumo, ed incensare nelle sacre cerimonie e divini uffzi. Dice il Macri

nella Notizia de' vocaboli

eccl.

chiamarsi

acerra

la

navetta

da

porvi l'incenso sul fuoco che contiene, e riporta le testimonianze di

ordinariamente ognuna lunga quattro palmi romani, sono fermate ad una piastra rotonda la quale ha un anello e sostengono propriamente il vaso dell' incensiere passando per tre fori o altac,

Tertulliano advers. e dello storico

gentil,
lib.

cap. 9,
3,

caglie praticate in

tre

angoli

del

Agati^

suU

coperchio,

il

quale a mezzo d'una

INC
parimente pendente dalla piastra con suo anello,
quarta
catenella
si

INC
che
il

i53

alza

per
del

porre
vaso
:

nella
il
il

padellina

Garampi neW Illustr. del siii6 gillo della Garfagnana a p. fa menzione dell' incenso dato ad
odorarsi
al

di

ferro

fuoco, e su

sacerdote,

riportando
claus.

questo r incenso
diversi

coperchio

ha
esce

un brano dell'antico ordine


strale della

trafori a disegno

donde

insigne canonica di

fuori

il

fumo

dell' incenso,

ed or-

dinariamente in forma di cono, avendo il vaso quella di tazza o C(fppa con base o piede. Gl'incensieri degli ebrei non erano pendenti da lunghe catene, dappoich erano una specie di bracieri con manico

Giovanni in Monte di Bologna, sui riti e costumi di quella religiosa comunit nel principio del secolo Xlf, in cui si prescriveva che il sacerdote
celebrante dopo di avere incensato
l'altare

Jlle recipiens

o senza, che il sommo sacerdote poneva sull'altare de' profumi, o che portava nel santuario. L'apoGiovanni stolo ed evangelista s. parlando nell'Apocalisse degl'incensieri che tenevano i quattro animali ed i ventiquattro vecchi, li chiama semplicemente pialli o coppe d'oro ripieni di prolumi. Sulle
medaglie

reddat thuribuluin diacono. osculala nianu sa, cerdolisj del et incensum odorare,
et humiliter

planctam

in

anteriori

parte deorsuni trahat^ perch neU l'incensazione dell'altare doveva espetto. sersi troppo aggruppata al
Cosi pure dopo
zione
si

un'altra
,

incensa-

diaconus praebeat sacerdoti incensum odorati-^ duni, et extendat solito more pla^
prescrive

che

Simone Maccabeo si di vedono incensieri fumanti simili ad una coppa, o ad un calice col suo
G' incensieri
di

netani deorsuni.

Il

Pouyard

nella

Dissertazione sul bacio de piedi ^ a


p.

Ili

parla

di

piede.
cui

servivansi

del 547, in cui ne colla destra

un monumento un suddiacono tieun incensiere di

primitivi cristiani erano


cieri

anche brain
fa

senza catene
in

ed
si

vece di

gittarli

alto

come

presen-

argento di forma rotonda senza coperchio, ornato con tre piedi per poterlo posare in terra, e con sue
caten uccie.
11

temente neir incensazione o turificazione, si avvicinavano fumanti al naso, e ciascuno ne raccoglieva il vapore colla mano dicendo queste parole accendat in nobis Domiiiis gneni sui amorisy et flaniniain aeiernae charitatis. Du Vert, Cerimonie della Chiesa t. IV , p. 5i. L' Ordine romano dice, che dopo
:

Severano

nelle

Memorie sagli

cre pag. 49^) narrando


didi

splen^

recitato

il

simbolo,

turiboli

pore po-

tavansi in

mezzo

agli altari,
alle
il

ornamenti fatti dall' imperatore Costantino il Grande nel battisteri o lateranense, dice che in mezzo al fonte fece porre una colonna di porfido con un vaso o lampada d'oro di cinquanta libbre, dove ardevano i giorni della Pa^ squa duecento libbre di balsamo.

scia accostavansi

narici,

e per
nella

mezzo

delle

mani

fumo
,

bocca trae vasi. Post Credo tliurihuIn per altana portanlur^ et poslea ad nares hominiwi ferimtur, et per

Tra i doni poi che l'augusto fece al medesimo battisterio, si novera un profumiero o incensiere d'oro
di dieci

libbre, ornato

con
11

venti-^

quattro
gio

gemme

preziose.

Torri-

manus fuinus ad

os Irahitur.

Au-

injlie

Sacre grotte mcane, p.

i54

INC
il

INC
Severano a
i

469 e seg., raccoula die anticamente si solevano appendere sopra


il

p.

5i4
vi

nel descrive-

re

doni

fatti

da Sergio

IH

alla

corpo di

sieri

Pietro alcuni incendetti lurbula apostolica, che


s.

basilica lateranense

novera quat-

tro turiboli d'argento; e tra quelli

per Anastasio Bibliotecario, parlando di s. Leone III scrive: unum thurhulum ex auro purissimo misit super corpus e/us (s. Petri) quod pensai lib. 1. Onde Cencio Camerario che fu poi

d'Innocenzo
turibolo
dici.

II

vi

comprende u

di

argento di libbre unriti

Negli antichi
sessi

dei solenni posl'

de' Pontefici

eravi

incontro

Onorio
:

III ci di-

ce

nel suo inss.

Hoc

auleni

est

praentittenduniy

quod D. PP. post


vigiliae^
b.

romano, massime delle scuole palatine de' chierici romani, colle croci e coi turiboli fumanti
del
clero

quarlam lectionem
dil

descen-

d'incenso; inoltre

turiboli

veni-

ad

arcani altaris

Petri, et

dela,

inde extrahit ihurbuluni cuni canquac alia festivitate a D.


fuit reposi ta
,

che ricchi d'argenterie si erigevano fuori di tutte le chiese per dove passacollocati sugli altari

vano

Papa
bus

e uni

carboni-

va

la

processione

e solenne

pomi

poslmoduni ihuribuluni cuni candela ibidem remitlit. Pi a lungo ne scrisse Beneet incenso, et
s.

pa della cavalcata; co'quali turiboli


degli altari eziandio s'incontravano
Pontefici, per cui

avevano

tali chie-

detto canonico di

Pietro nel mss.

se la distribuzione del

presbiterio,
si

dedicato
parla di

al

cardinale

Castello, poi
tal

Guidone da Celestino l, mentre

e neir Ordine
al

romano XII

legge

XVIII de Presbiterio pr

ihu'

cerimonia solita a farsi all'altare di s. Paolo nella sua bae descritta al voi. IX, p.
la

ribulo dato quibus, et quoniodo de-

silica,

78

X,
al

tur? Nel cerimoniale di Gregorio in Ordine XIII, n. i i, p. 23 1,

del

Dizionario:
si

medesima
s.

ceri-

dicendosi dell'incontro che facevasi

monia

usava in

Pietro. Nella

Papa
3

eletto fuori di

Roma,
,

si

Descrizione della sacrosanta basilica vaticana, Roma 1828, pag. 95, parlandosi del forame o Fneslrella

legge.
vel

Si

D. Papa

consecratur,

eligi tur

venerit ad

extra urbem quum Romani ad capellam s.


descendit, et in-

to apostolo, ove
dei e
le

[Fedi) dell'altare del sansi calavano i branchiavi

M. Magdalenae ad radicem Montis


Mali
trat
(

o Mario

che si dispensavano a'fedeli, si dice che vi si sospendeva egualmente un incensiere con tubo di vetro , i cui avanzi tanto del
l'

benedette

cum

cardinalibus ipsam capel-

lam, et ibi recej)it pluviale, et mitram, et postea equitat, et procedi!; et judaei sibi occorrunt
lege, et laudibus, et

cum
eccle-

carbone che

del-

omnes

incenso, ogni

anno
si

distribuivansi
s.

siae

urbis

ei

obvians

honorifice

ai

pellegrini nel giorno di

PieIl

cum
xillis,

processione, et vetiiunt

omnes

tro, in cui quello

rinnovava.
descrive la

Se-

clerici

induti

cum

crucibus, et ve-

verano a
cessione

p.

io5

proso-

et thuribulario, et capsa

cum
,

e
il

le

incensazioni che

thure, et quaelibet ecclesiam occurrit ipsi

leva fare

Papa

in diversi altari,

quando

interveniva nella notte pre-

ipsa capsa

et Papae cum thuribulo et ipse D. Papa de ;

cedente la festa di s. Pietro nella sua basilica al mattutino. Quindi

thure

cum

cochleare in

thuribulo
in-

ponit, et

illi

Papam

cuna eo

INC
censant;
et

INC
omnes
ubi
stesso ec-

155

faciunt ita

era pure nella


chi

clesiae, et sic

ducitur per porticum


s.

usque ad gradus
processo

Pelli

est
si

chiesa romana , e r esercitava veniva chiamato Vesiarus, Ministro ecclesiastico dell'

parata

".

Lo

incensiere e della navicella l'acil

conferma nell'Ordine XIV, n. 22, pag. 261. Clerici rem. occorrunt eidem induti in via sacra, ubicumqiie possunt,

colito,

quale deve portarlo nelle


tali
i

sacre funzioni, e custodire


cri

sa-

arredi,

vegliando

che

carbo-

cum

thuribulis et in-

ni siano accesi. Nella cappella


tificia

pon-

censo, et dantur pr thuribulis

i3

librae et dimidia ". Lo stesso viene detto nel n. 4ij pag- 269. Il Catalani ne tratta in Caerem. epis.
toni.
I,

sono accoliti i cappellani comuni, e per l'assistenza del Papa, quando celebra alcuna funzione, i
prelati votanti di segnatura di giustizia,

pag. 4^- Questi


degl' incensieri,

riti dell'inil

cui e

contro

dopo
nel

pos-

vicella

incombe portare la nar incensiere, e per le a-

sesso preso

da Leone X non ebbero pi luogo.


Il

i5i3,
festi-

siere

naloghe notizie sull'uso dell'incen a vedersi T articolo Capsafe-

Macri

ii

iliuribuloriim

pelle Pox\TiFiciE e quelli delle


cre funzioni.

vi tas dice eli'

era una certa

solen-

Eugenio de Levis

nit celebrata dal clero di qualche

ce una Dissertazione degli


turiboli^

antichi

chiesa
il

Presbiterio [Vedi)

quando riceveva dal Papa dopo di averil

della

forma

de* turiboli^

ed a quale uso
questi vasi e

si fossero destinali
Il

lo

incensato,
di

quale

presbiterio

V incenso ?
turibolo

Macri
il

consisteva in alcune monete. Si fa

dice

che
di

il

significa

menzione
chivio di
chiesa

questa

cerimonia in
nell' ar-

corpo
to,

Cristo, l'incenso la di lui

certe scritture
s.

conservate
di

divinit,

ed

il

fuoco

lo Spirito
I,

Angelo in

Pescheria,
,

citando

Gem.

lib.

cap.

San12;

collegiata
si

Roma

nelle

quali

parla del clero della chies.

sa parrocchiale di

Patermuzio,

il

quale riceveva

il

presbiterio di sei

Thuribuluni agal vocabolo giunge che r incensiere si chiam ancora Thyniiamateriwn et Suffltoriunii significando il verbo thurifi,'

ed

denari dal Papa, in

thurib ilio rum

co incensare o dar
di

l'

incenso.

ftHivitate. Della chiesa de' ss.

Pa-

termuzio e Caprete ne
al
rio.

voi.
Il

parlammo XXI, pag. 38 del Dizionamedesimo Macri dice che


Canstrisiiis

Rimarchevole il modo singolare profi^ nare con incenso il celebre

santuario della chiesa cattedrale di

col vocabolo

fu

chia-

mato un
i

oficiale
il

della chiesa

co-

Compostella [Fedi) durante il giued anche nelle festivit pi solenni che in essa
bileo dell'anno santo,
si

stantinopolitana,

quale custodiva
del
,

celebrano.
incensiere

In
di

tale

chiesa

vi

paramenti sacri

patriarca, e

un

smisurata
si

gran-

l'aiutava nel vestirsi

portava
il

l'in-

dezza, nel quale

pone una gran

censiere ed aspergeva

popolo con l'acqua benedetta. Alcuni pensano che tal nome derivi da voce greca che significa la navetta dell'incenso, o da voce che significhi il canestro dentro il quale si portavano le vesti

quantit di carbone acceso, con cir-

ca ottanta libbre d' incenso ed altri

aromi per
di

volta.

siere

viene attaccato ad una

Questo incengran

corda
la

cupola, ed in

canape nella sommit delmodo che l'indalla terra

del

patriarca.

Questa

dignit

censiere resta distante

i56
palmi
ti

INC
ileci.

INC
inserviendi
se

Due uomini
danno

Olihanurn, Olf-vano,
nel
voi.

con forza movinienlo all'incensiere, giungendella

chiesa

XXVlll,
,

p.

come si 200

dis-

del

Dizionario. L'erudito
nel

p.

Menochio
Slnorcy

l'

do l'ondulazione del medesimo daluno all'altro muro, innalzandosi


essa
in

tom.
al

p.

2 5o

delle
:

tratta

cap.

XLVIll

Che

cosa

(ino alla volta della chiesa, restan-

nella SrriUiira sacra significhi que-

do
ta.

breve tempo

profumadel

Si assicura da quelli

luofu

go che da

tempo remotissimo

parola incenso, e che cosa sia, e dove nasca, come si coltura la pianta che la produce ec. Vuoisi che nasca
sta

introdotto questo

modo

di

profu-

l'incenso principalmente nell'Egitto e

mare
sfera,

la

cattedrale, col fine e scol'infezione dell'atmo-

nell'Arabia, e chequellodi
se
il
:

Saba

fos-

po d'impedire

migliore. Nel salmo 71 leggia-

che per l'innumerahile


e

condi-

mo

corso continuo di forestieri


voti

pellegrini a quel giubileo, ren-

devasi assai pregiudizievole alla sanit.

Reges arahuni, et Saba dona adducent, ec, colle quali parole profeticamente si predisse la venuta dei mogi ad adorare Cristo, e i doni
gelo,

Forse
il

s\

grande
la

incensiere
cristianit
,

non

havyi in tutta

come

modo

di

usarlo

non

de-

che offrirono come si ha dal vanfurono oro, incenso e mirra, e r incenso come frutto del paese
loro dal quale erano
venuti.

v'essere in altro luogo praticato.

Fe-

ed Tlms, inccnsum^
censo
di

INCENSO
una

INCliNSAZlONE.
thiirificatio.

di

L'in-

Anticamente era meno comune perch costosissimo, ed


Epifania.
in

specie
e

di

resina aromatica

o odorosa che

gomma

singoiar pregio

quindi
il

si

fal-

sific,

mescolandosi
mastice
resina

vero

Oliba-

stilla

dall'albero detto dai botanici

no
cie

col
di

e col galipot, speeh' esce

Jiinipcrus Lycia, e forse

da qualmeridioabbrucia-

spontanea-

che altra pianta dei


nali

lidi

mente

dai

vecchi

pini

massime

del

mare

rosso.

Si

va ne' sagrifizi , e tuttora si adopera nelle cerimonie religiose. Gli antichi chiamarono la pianta che produce l'incenso thurifera le di cui foglie sono simili a quelle del pero. Vi si tanno delle incisioni nei giorni canicolari per farne sory

marittimi, e si forma in lagrime al pari del vero incenso. In Ger-

mania

si

fa

gran uso di
si

tal

resi-

na, ed chiamata incenso di


ringia, perch

Tudi
fatta

trae

dai

pini

quella provincia. Si
distinzione
dell*
,

anche

incenso

prodotto

neir Africa

lire

la

resina

e la lagrima.

L'in-

che
cee.

si

da quello delle Indie ricava da piante teribintaincenso


il

censo

maschio egli rotondo ternamente , e

il

pi
,

stimato;
grasso in-

bianco
si

La
l'

parola

deriva

dal-

accende appena
distinzione del-

esalarne che fa

vapore, innalquello ch'e-

posto sul fuoco:


l'

la

zandosi al cielo,

come

incenso maschio

viene

derisa da

Virey.

Si

chiam anche olibano


era

salava dalle carni della vittima abbruciata, nominata da ci incenso,

nella bassa latinit, per cui quelle


terre la cui rendita
al

assegnata

consumo

dell'iticenso

che serviva
teril

alle chiese

dalle quali queste

per una figura prendere l'effetto per la causa , il fumo che sorte dalla carne abbruciata per la mecosa
abbruciata,
rettorica che fa

re dipendevano,

presero

nome

desima carne abbruciata. Dice

il

p.

INC
Menocliio
:

INC
non
clie

i57

la

parola incenso

sicut

sempre

significa

quel sugo o lagri-

ma

condensata

ed
si

odorala
abbrucia

incenswn in conspectu tao; e nel capo I di s. Luca, dove si parla di s. Zaccaria padre di s. Giovanni

particolarmente

nelle

Battista, Sorte exit ut poneret

chiese in onore di

Dio,
che
si

ma
il

s'in-

tende anco a significare


zio dell'olocausto
gli
il

sagrifi-

faceva da-

ebrei
cui

secondo

la legge di

Mos,

rito

consisteva che

l'anima-

le
l'

sacrificato

altare con

il

ed imposto sopra delfuoco si consumassconvenisse


il

se,

laonde

gli

nome
legge:

d'incenso c\o abbruciato. Cos nel


cap.

incensum ingressas in lemplwn Domini. V. Incensiere. Il Ptinaldi nelr Apparato agli annali num. 74 osserva che nel tempio si trovavano pili turiboli o sia incensieri d'oro, e che l'altare posto nel primo tabernacolo dentro del primo velo detto altare thyniiamatis , da s. Luca si chiam altare incensi. Tra
gli

XXIX

dell'Esodo

si

ebrei essendo l'incenso in


al

mo-

Offtrens totani arietem in incensi/ ni

do particolare consacrato
re
,

Signo-

super altare; e nel salmo LXV: Holocausta niedullata afferam tibij cum incenso arietem. Anzi non solo l'olocausto,

il

presentarlo

era

funzione

propria de' sacerdoti, i quali due volte al giorno, la mattina e la sera,

ma

qualsivoglia al-

entravano nel santuario per abI

tro sacrificio ed ogni oblazione, che

bruciarvi r incenso.
gentili oiFrivano
idoli

secondo
il

la
si

legge antica passava per

incenso
,

ai lo-

fuoco,

chiamava incenso j

cos

ro

per onorarli

e tra

loro
lo

nel libro de'JNumeri cap.

XXVIII

l'offrire l'incenso

agl'idoli

era

comand
nes
,

Dio, che oblationes et pa-

stesso che sacrificare.

Arnobio pe-

et

incenswn odoris suavi^sinii

afferatur per tempora sua.


e
la

Laonde
in
e-

r nega che l'incenso fosse adoperato dagli antichissimi pagani nei


sagrifizi,

incensuni non sempre significa thus,


parola incensa ni
di cesi

massime

quelli lontani dal-

l'Arabia Felice, luogo principale ove

braico ische che sonat

ignilioneni^

nasce questo aroma. Per cui


nelli

il

Sar-

come nota

Bon fieri o. Nell'Esodo cap. XXX, V. 34 e 87, Dio prescrisse a Mos il modo di comporre il profumo che doveva essere
il

dice che l'invenzione dell'ofdell'

ferta

incenso

a Dio

devesi a

Mos ch'avea
de
al

praticato nell'Arabia,
di

o allo stesso comando


dire del

Dio, onfu sentile


si

bruciato nel

tabernacolo, proibendi

Sarnelli
di
l'

do

per

agi' israeliti

farne di
le

simili

per loro uso. Quindi

un-

mento comune che a Dio solo


se,

tutte

genti

incenso

offeris-

zioni fatte cogli olii profumati divennero il simbolo di consacrazione le parole Unto^ Cristo, Messia, che hanno lo stesso senso, indicarono una persona reverenda
:

quindi disse Ovidio


1

nelle

Me-

tamorph. lib. taani, solvam

4"'

Tempia
ihuris

libi sta-

tibi

honores.

Che

l'incenso poi ancora presso gli

antichi gentili fu adoperato nell'e-

consacrata e cara al Signore.


si

Non

sequie de' defunti, lo accenna Virgilio nel


lib.

offrivano incensi sugli altari deolocausti,

VI

MV Eneide:
I

Apegli

gli

ma

vi

si

abbrucia-

versi tenuereni

facem, congesta eregreci


tutti

re gradito

vano delle vittime, come un odoal Signore. Nel salmo


si

mantur Thurea dona.


r
e
gli

arabi, e quasi

CXL

dice

Dirgalur oratio incu

antichi popoli conobbero l'incenso,

i58

INC
sngrlfzl,
i

ING
e

e ne fecero uso nei loro ne profumarono sovente


pli.

censare
vuoisi

nelle

chiese,

decreto che
Pontefice
s.
^

loro tem-

rinnovalo
I

dal

Narra Giovanni Villani che anticamente si sacrificava agli dei un fumo d'incenso, che si appelha"va tiiscio, forse perch adoperato ne* tempi pi antichi dagli etruschi. Dunque sembra vero che l'incenso ha goduto in tutte l' et il
privilegio di servire al culto della
divinit. Tuttavolta s'introdusse
il

Conificio
critici
il

eletto nel
tali

4'^J

"^^

dubitano di
si

decreti.

^.

Rinaldi all'anno

179,

num. 49-

Tuttavolta non
nel libro,

deve tacere che

De consummatione munIppolito vescovo di Porto,

di di

s.

che viveva nei primi anni del terzo secolo, pare che gli odorosi profumi avessero luogo ne' sacri templi.

costume
ai

di

offrire

incenso
ai

anche

Oltre

ci

abbiamo

che

s.

principi della terra,

ministri

Efrem,

fiorito nel

IV
di

secolo, parla

di Dio, ed ai grandi dignitari, per

dell'incenso

come

un

rito

usa-

cerimonia collegata col culto divino;

to dai cristiani, nel suo testamento

vuoisi ch'abbia avuto incominciacogli

riportato dall'Assemanni. Forse Tertulliano,

mento

imperatori di Costanindovina-

nell'escludere
i

l'uso
fu

del-

tinopoli.
l'incenso,

Dell'uso superstizioso del-

l'incenso presso

cristiani,

adoperato per
4>
e.

so da falsa opinione,
diffuso a suo

mosperch non

re, veggasi

Martino del Rio, Disquis.

magic,

2, quaest. 2, sect. I, dove parla della thurifumia, cio dell' indovinare per via del fumo dell'incenso, e della libanomanlib.

tempo universalmente. con De Vert credono che r incenso non sia stato dapprima introdotto nella Chiesa che per purificare e profumare i
Altri stranamente

zia,

citando Dione Cassio

4^> Hii

luoghi ove
le

si

celebrava

l'uffizio,

storia Augustae. L'uso dell' incen-

cose che servivano ad esso: que-

so antichissimo anche
stiani,

fra

cri-

sta

fumicazione
antichi

suffumicazione
necessaria
nelle

sebbene alcuni dicono non potersi provare con valide testimonianze ch'essi lo abbiano adoperato nei tre primi secoli. Tertullia-

degli

era

chiese a motivo del cattivo


inevitabile dalla
del popolo

odore
e

gran
vi
si

moltitudine

che
i

radunava

no

nel cap.

^1

del suo Apologeti'

pi ancora nei sotterranei e cata-

co assicura che non se ne faceva so al suo tempo nella Chiesa dappoich rispondendo al rimprovero che gl'idolatri facevano
stiani
a' cri-

combe dove
no
i

primi fedeli teneva-

le

loro riunioni, e celebravano

santi misteri.

tali

congetture

si

di essere inutili al
'

cio della vita, scrisse.


te noi

commerVeramend'in-

non facciamo acquisto


Se
i
i

oppose fortemente il p. Le-Brun nel tom. I, pag. i47, Spiegazione della messa, in cui dimostra che cattivi odori non erano affitto i

censo.

mercanti d' Arabia

se

da temersi
del

nelle riunioni de* fedeli

ne lagnano, sabei sapranno che noi impieghiamo una maggior quantit

IV

secolo, nel

quale

si

vnde

gi l'uso dell' incenso stabilito dai

dei loro aromati nel


i

seppelli-

canoni apostolici, e dai

ss.

Efrem,

che voi nel profumare i vostri Dei '*. Per si dice nella vita di s. Soler Papa del lyS,
re
cristiani,

Ambrogio
di
s.

e Giovanni Crisostomo,
di
s.

e dalle liturgie
Basilio.

Giacomo e
ariose,

Le

chiese di que' tem-

che viet

alle sacre

vergini

d' in-

pi erano spaziose e

molto

INC
ed in molte la soffitta essendo di legno di cedro esso spandeva grato odore. D'altronde per espellere i cattivi odori non sarebbe stato necessario che il Pontefice stesso mettesse V incenso , lo benedicesse e facesse tutta la cerimonia dell' incensare. L' incenso sarebbe pure stato inutile nella cerimonia solen-

INC

15:9

chiesa greca essendo sempre presente il diacono, esso sempre in-

censa l'altare
tina
il

ma

nella chiesa la-

sacerdote.

Inoltre

greci

neir incensare sempre formano

col

toribolo la croce. Anticamente per

una

volta

l'anno

il

diacono soleva
della terza
set-

nella quarta

feria

ne

della

consacrazione
i

del

santo

crisma, a cui

greci aggiunsero
gli

da
i

tempo immemorabile
pi
squisiti

odori

timana dell'avvento incensare l'altare nel tempo del mattutino, quando il diacono accompagnato dal suddiacono ed altri accoliti ascendeva
processionalmente
in

preparavano sul fuoco nella chiesa durante i tre giorni che precedevano quella cerimonia, ci che non toglieva che
ch'essi
il

pulpito ossia
il

ambone, ove cantava

vangelo corla

rente: Missus est Angelus Gabriel,

con r omelia seguente,


nita incensava l'altare.

quale

fi-

Pontefice non incensasse intorno

Questa

ceri-

all'aliare.

Sembra quindi che


fisiche,

l'in-

monia
alla

significava

l'annuncio fatto

censo non
la

sia stato introdotto nel-

Chiesa per ragioni

al-

meno che
ghi, ci
le

se queste ragioni

hanno
luo-

cagionato quest'uso in alcuni

non

fu con esclusione del;

ragioni mistiche

ma

che all'op-

posto queste ultime ragioni hanno

acxjompagnato
sistettero

le

prime, ch'esse susdi

dopo

quelle, ch'esse

Vergine dall'Angelo il cui officio fa il diacono; l'incensazione poi dell'altare denotava la venuta dello Spirito Santo sopra la Vergine, come spiega il Durando. Nei primi secoli precedeva l'incenso quando il diacono dall' altare si portava al detto ambone^ e quando da questo ritornava all'altare. L'incenso dovea pur
precedere l'entrata solenne
cerdote nel tempio, per
la

furono pi universali, ed anco uniche in molli luoghi.

del sa-

celebra-

Le
sono

ragioni misteriose e spirituali


queste.
Si
offre
l'

zione del sacrifizio. Si bruciava inoltre l'incenso avanti l'altare,


cui

incenso a

oon
pri-

Dio per rendergli omaggio come a nostro supremo Signore, per attestargli che siamo sempre pronti a consumare noi stessi per la sua gloria, e

profumasi tutto all'intorno,


che
avesse
principio
la

ma

sacra

liturgia,

dappoich

l'incensazione
del

dell'oblata,

come

quella

clero

per palesargli
le

la

brama che
preghiere

e del

nutriamo che

nostre

popolo si devono ritenere posteriori ai primi tempi. Per gi

s'innalzino sino all'eterno suo trono, come un dolce profumo ed un

nel

IX

secolo

si

parla dai liturgici


dell'oblata

dell'incensazione

come

incenso di grato o<lore. Altres l'incenso denota le preghiere de' santi

d'un

rito introdotto in diversi luo-

che

la Scrittura

ci

rappresenta coa Dio. S'incenni,

S'incensano
agli

le croci

e le immagisi

me

profumi

offerti

e gl'incensamenti
originali,
ai santi,

riferiscono

sa l'altare per pregare

Ges
nostre

Cri-

cio

Ges Cristo

sto, figurato nell'Apocalisse coU'al-

ed

ai

quali

noi dirigiamo

tare, di

accogliere

le

preNella

l'incenso delle nostre preghiere. S'in-

ghiere figurate dall' incenso.

censano

libri

degli

evangeli

per

i6o
na
il

INC
esterla

INC
tamenle possa fare le sue funzioni; negli altri casi debba genuQettere ncll' inlmo gradino. Nelle messe
de' morti,

attestare con tale cerimonia

rispello clic abbinino per


il

parola di Dio, e

lo,

ne viene sparso, da tutti coloro che mettono


pratica la parola
l'

buon odore che come disse s. Paoin


stessa.
al

e quando esposto il ss. Sagramento non si bacia l' incen-

incenso avanti
la

Si porla vangelo per de-

siere

la
l'

mano

del sacerdote nel


,

ministrar
il

incensiere

come
il

dice

notare

soavit

dell'

odore

nato

Macri. Anzi avanti


si il

ss.

Sagral'in-

dalla passione di

Cristo

predicato
le offer-

mento esposto non


censo

benedice
ossia

nel vangelo.
te

S'incensano

si

bacia

cucchiaio n

che

si

fanno a Dio per suppli-

l'anello dell'incensiere

sommesse
in

carlo di riceverle

come un

incenso

mit dell'incensiere.

Nelle
il

di grato odore. S'incensano le oblate

de' morti all'elevazione

suddiacocalice
;

per significare l'unzione fatta al


di Cristo

no incensa
re.

l'

ostia

e
fti

il
il

capo

sione dalla

prima della sua pasMaddalena, come not


S'incensano
i

quelle de' vivi ci

cerimonie-

Innocenzo

III.

fedeli

ribolo per incensare


ss,

per avvertirli di elevarsi a Dio col


fervore delle loro preghiere, di cpn-

Ponendosi poi l'incenso nel tosolamente il Sagramento, egualmente non si

sumarsi pel suo servigio come l'incenso, e di spandere dovunque il

buon odore
incensazioni

di
si

Ges

Cristo.

Tali

dovendosi incensare con occasione di messa o vespero si benedir l' incenso conforme al solito, ancorch sia

benedice;

ma

anche

l'altare

fanno anche per dimostrare l'unione ch'esiste fra Ges Cristo e fedeli, ed perci
i

esposto
S'
le

il

Santissimo.
i

incensano

corpi dei morti e

che s'incensa
rappresenta
i

prima
e

l'altare

che

tombe dei fedeli per indicare che la memoria dei fedeli che muoiono nel

Cristo

poi

fedeli

seno

della
la

Chiesa

in

che sono suoi membri, e che devono pregare in Ges Cristo, per lui, e con lui. S'incensano particolarmente i vescovi, i preti, re,
i

buon odore,

e che

Chiesa offre

per essi ed anche per quelli che vivono l'incenso delle sue preghiere.

Nel secolo
lasci la

la

dama
anima

Peristealla

principi,

le

principesse e le altre

ria

propria

eredit

persone di distinzione per rendere

Chiesa, ut pr ejus

incen-

onore
santi

al

loro carattere e alla loro

swn

obluleritj

costume

sin d'allora

dignit. S' incensano le reliquie dei

praticato

ne'funerali

de' defunti, e
Il

per attestare che

il

buon odo-

solo poi censurato dagli eretici.

re di

Ges Cristo
si
Il

in vita, e

da essi sparge anche dopo la


sparso
Sarnelli nelle
lett.

Rinaldi all'an. 34, num. 3o8, dice che ne'primi tempi del cristianesi-

loro morte.
eccl.
il

Lett,

mo

solevansi

onorare
incenso

corpi dei

tom.

Vili,
il

XXVI, Che

defunti con

acceso,

ed

il

quale incensa il ss. Sagraniento esposto, deve genujlettere sopra il primo gradino delfaltare, di parere che nella celebrazione
tere
il

celebrante

tralasciar questa pratica era stimato delitto grande.


Il

Sarnelli

nel

tom.
le

delle Lett. ecc/., lett.


si

XLVI,
osle

Perche

dia Vincenso a' morti nel'

celebrante debba genuflet-

loro esequie^ primieramente


il

al

primo
,

sperior

gradi-

serva che

Durando slim che


ai

no

dell' altare

perch pi spedi-

incensazioni

defunti

tolga alle

INC
loro
s

INC
cap.

161

anime
4^

dei peccati veniali.

legge

nel

Ter.

^^^

Numeri Aronne

Che XVI,
in

que odorem emittunt sunvissimum,

Deoque gratissimum. Oltre


censazione
la
si

all'in-

postosi

aspergono

cadaveri
de* sacra-

mezzo tra i vivi e i morti offr a Dio l'incenso per comando di Mos ispirato da Dio, bench solo era
lecito offrirlo nell'altare detto

coH'acqua benedetta, in segno delsociet

comunione

iby-

miama. Ora essendo verissimo quanto dice s. Tommaso, che noi non facciamo l'incensazione come cerimonia della legge antica, ma perch cos ha stabilito la Chiesa, onde non l'adopriamo nello stesso

modo che si adoperava allora. Incensiamo, die* egli, il Sagramento per due motivi: uno, ut scilicet per bomim odoretn depellatur si quid corporaliler pravi odoris in
loco fuerit;
il

menti che i defunti ebbero con noi mentre vissero ; onde Dionisio porta per tradizione, che anticamente baciavano i morti in segno i vivi dell'unit ch'ebbero con essi. E Durando dice, che si ponno prendere anche in ordine a Dio, per haec talia Deo in defunctis revc' rentiani exhibemus, quorum membra credimus fuisse tempia Spiritus Sancii. Scioglie qui il Gavanto un dubbio, ed se si debba benedire l'incenso, col quale s'incensano i morti? E la ragione di dubitare che di questa benedizione

secondo per rapdella

presentare

l'effetto

grazia,
co-

della quale Cristo fu

ripieno,

buon odore, secondo la Ge27: Ecce odor fila sicut odor agri pieni j e perch da Cristo si deriva a' fedeli questo buon odore per mezzo dell'ufficio de'ministri giusta quello eh' scritto ad Codi

me

non si parla ne'messali antichi, n ne' moderni cerimoniali de' vescovi,

nesi

rituale

de'parrochi
si

tempi;
nosciuto

ma

solo nel

de' suoi messale rico-

apertamente

comanda
pasolito.

in questo luogo e con queste


role: benedicens illud

more

rinth.

Odorem
in

notitiae

suae
j e

Risponde adunque doversi

ci fare

spargit per nos

omni loco
gli

perci
l'altare,

incensato

per

ogni parte
assi-

per tre ragioni: i." per l'autorit del cerimoniale del Papa, lib. I,
sect.

s'incensano tutti

i5, cap. I, dove espressamen-

stenti al sacrifizio

per ordine.

Onaltri

te

si

comanda

che
le

si
i

benedica
defunti

de

Isichio,

Beda, Radulfo

ed

l'incenso per incensare

dicono: Thus significat virtutern religionis

con aggiungere
benedicaris
2."
',

parole:

Ab

ilio

ed oralionisy psalm. CXL, 2: Dirigaiur orato mea sicut incensum


cospectu tuo.

Innocenzo
lib.

III,

perch al De myst.

dire di

missae^

in

linde

in sacris

tes

adhibetur thurificatio , ut praesenmoneantur devotionis, et ora'


tonis internae.

2, cap. 17, l'incensazione si fa precisamente per scacciare i demonii, qual ragione porta insieme

S' incensa adunque morto per denotare che il defunto fedele si offr a Dio in odore delle buone opere, perch l'incensazione significa: opera sancta
il

fervore charilatis quasi liquefactay


et

fra granii a, quae

in

dem

charitatis adolentur

ignem ejusBeo, ideO'

la benedizione dell'incenso; 3." si aspergono i defunti non coU'acqua semplice, ma coH'acqua benedetta, dunque debbonsi incensare coli' incenso benedetto. Oltre a ci si prescrive la benedizione dell' incenso nelle messe da morto, e nell'assoluzione del tumulo, tanto nel Cc'
1

VOL. XXXIV.

t^
i-e

INC

INC
23. Aggiunge che in ci
si

rimontale de* vescovi fatto slampa-

manca

da Clemente XI, al lib. Il, cap. XI, come nel medesimo Cerimoniale corretto da Benedetto XIV,
al lib.
II,

notabilmente in

alcune chiese, ponendo nell'incensiere storace, o altra sorte d'odori,

non consideran-

Del
ni

cap. XI, 6 e la. significato de' cinque gra-

do

misteri
le

nascosti sotto l'incen-

so, e

parole pronunziate dal sanel

che s' infggono nel Cereo pasquale (Fedi), detto a queir artcolo. Nei primi secoli della Chiesa fu chiamato thurificatus quel cristiano il quale per tid' incenso

certlote

benedire
le

quanto nelsi

r incensare,
cerimonie
so nella

quali noti
altri

posso-

no applicare ad

aromi.
si

Le

e le preci che

usano

more
censo

della persecuzione offriva l'inagli

idoli;

essi

erano anche

presentemente nel benedire l'incenchiesa ambrosiana, e nel farsi l'incensazione durante la messa,

chiamati thurificuli, e da Tertulliano sono nominati thurarii. Molti


Cristo,

sono quelle che praticare


il

si

so-

gliono secondo

furono poi i gloriosi confessori di che ricusando offrire incenidoli


:

tima oraziione
te

romano, l'uleccettuata; ma duranrito


si

l'incensazione della croce dell'al,

so agli

ricevettero la

palma
s.

tare

l*

ostia

tiene coperta

colla

del

martirio

uno

di

questi fu

patena, uffizio essendo del diacono


il

Giovanni prete, decollato nella via


Salaria vecchia avanti la statua del
Sole, a cui con generoso rifiuto ne-

coprirla e lo scoprirla.

altre-

antica cerimonia della chiesa

amdi
giri

brosiana,

che

il

diacono
il

dopo

offrire l'incenso,

detestando pub-

avere
coliti,

incensato

sacerdote,

blicamente tale sacrilego culto. Qualora un cristiano gettava de' grani


d'incenso sul focolare in onore degli
dei,

dietro ballare

preceduto dagli ac-

era ritenuto per apostata di sua religione. Il vescovo s. Gherardo ordin che nella sua chiesa \\ fosse un vaso col fuoco, e che sempre giorno e notte si ponesse sopra incenso, o altra materia odorosa, in onore della Beata Vergine;

profumandolo con l'incenso ; ed arrivato al corno del vangelo col turibolo, faccia sulla mensa uu segno di croce, da lui poscia baciala. Ritiene pure la chiesa ambrosiana l'altra cerimonia, che terminata dal diacono 1* incensazione nel coro, un accolito ai cancelli del
presbiterio

dia l'incenso al popolo. chiesa milanese

Gregorio I mand alPabbate Secondino aloe, timiama, storace e balsamo da consumarsi in onore de' ss. martiri. Simili oe
il

Papa

s.

Altro rito della

quello d'incensarsi l'arcivescovo sia


nella messa che ne' vesperi prima dignit glnocchione:

dalla
se

pe-

dori volle

il

Pontefice

s.

Sergio
il

r ne' vesperi

cade

l'

incensazione
gli
si

che
ero

si

bruciassero avanti
apostoli, in

sepoN
d'o-

durante
che
si
il

il

Magnificat ^

de'ss.

un vaso

l'incenso dal

ministro in piedi. An-

ro che destin a quest'uso. Avverte il Macri che ponendosi nell'incensiere


doriferi
,

sommo
a

Pontefice
nella

quando
cattedra

trova

sedere

altra

sorte di
si

sempre
il

aromati odeve mescodev'essere

viene incensato dal cardinale assistente inginocchiato, per denotare


la riverenza

lare r incenso,

quale

verso
si

la

prima sede,

nella

maggior parte, citando il celemoniale de' vescovi lib. I, cap.

ma quando
incensato

trova in piedi viene

dal

medesimo cardinale

INC
in piedi,

INC
p.

i63
nel
pontificali

come

si

legge nel Macri


eccl.

polizia dtvocah.
gazioni
in ginocchio
al

Altre spie-

al voi.
rio.
i

249 e 2^5, IX, p. 24

e
e
il

74

del Diziona-

suir incensazione

Papa,
le

che s fa ed all'arcidel

Fu

proposto

dubbio, perch
il

cardinali

assente
s'

Papa

nelle

vescovo di Milano,
al
voi.

riportammo

cappelle papali

incensino

duplici

Vili, pagina

249

Di-

zionario.

Risposta.

medesimo Macri dice che dovangelo non s'incensa il superiore, ancorch baci il libro, mentre non vestito con paramenti sacri. Che il cardinal titolare nella propria chiesa mentre assiste alIl

po

il

triplici ? Per uno stabilimento fatto con decreto, e riferito da monsignor Febei maestro delle cerimo-

ductUj e nelle cardinalizie

nie

pontificie nell'anno
si

quale

prescrive,

1699, col che nelle fun-

zioni, nelle quali

Papa,
ci

vi il trono del cardmali s'incensino dupli-

la

messa cantata bacia

il

libro del

ductu, e triplici
il

vangelo,

ma

nel

medesimo tempo

trono.

quando non vi Monsignor Dini, altro


cerimonie pontificie,
Cesi

incensato il vescovo celebrante. Perci soggiunge, che la regola ge-

maestro delle

riporta questo istesso nel suo

nerale

ed al incensa
stito

che dopo il vangelo, principio della messa mai si


si

rimoniale pratico, che mss.

conser-

il

superiore, se
sacri,

non
si
il

ve-

in

abiti

ma

solamente
osserva

nell'offertorio, e

questo
assiste

va nell'archivio de'cerimonieri pontificii, nel t. I, per la cappella semi* papale di s. Tommaso d' Aquino. L'uso de'profumi antico come il

in
il

cappella pontificia con

Papa,

mondo, ed era specialmente necessario nelle


di, e

quale sempre
e

paralo con

piviale

mitra.

corretto sotto
cap.

Nel cerimoniale Innocenzo X, lib. T,


di

23

si

dichiara assai manifepratica


.

stamente
colle
legatiis,

la

questo rito
vero

parole

Nullus

neqiie cardinals^
si

ncque ncque ein-

piscopus,

non

sint mitrati,

prime et nei paesi calpopoli che non conobbero l'uso de'pannilini, di che parlammo pure all'articolo Bagni (Fedi). Per onorare una persona profumavasi la camera dove si riceveva si spandeva olio odorifero sulla sua testa, si profumavano gli
presso tutti
i ,

censantur in missae, nis semel, scipost ohlatae. Noteremo che ci ha luogo se il cardinale nel suo
liret titolo,

abiti di

festa.

L' astenersi dagl' inolii

censi

e dagli
di

odoriferi era

un

ed

il

vescovo nella sua dio-

cesi

assistono colla cappa,

non
i

pe-

r se assistono con mitra o piviale.

Nelle

cappelle pontifcie

car-

sono incensati con due tiri presente o assente il Papa ; i vescovi e gli altri prelati e i laici nobili che hanno luogo in cappella, con un solo tiro. Sulle incensazioni che si fanno nelle Cappelle
dinali
pontijcie se

Tosto che i grati odori furono un segno di rispetto e di affezione verso gli uomini^ si conchiuse che si doveano anco adoperare nel culto della divinit. Giuseppe Maria Querci nel 1764 stamp in Rma un opuscolo Sul gusto degli antichi romani per gli odori.
penitenza.

segno

Quanto

all'incenso ed all'incensagli

zione, oltre

articoli

Messa so,

ne

tratta ai

rispettivi

lenne, Vesperi

ed
i

altri

si

pos-

luoghi

di

quell'articolo,

massime
VIIT,

sono
ri.

consultare

seguenti

autofhu-

per

le

messe c.vesperi

al voi.

Chr.

Henr. Rroemelnj

De

i64

INC
in fimerihuSy
et sacrs rc-

m usu
tic

INC
Le rubriche
durante
divino.
la

liqus vetenim chrstianoruni^

1687,

prescrivono differenti sorta d'inchini e di genuflessioni

Georpf. Henr.
thur9

MartiD,

Dissertaio

messa ed

il

servigio

in

veterum

christano-

ntm
tre

sacris usUj Lipsae 17 52. Let-

Genuflessione ed i rispettivi analoghi articoli. Il Du-

F'edi

de 31. Dodwel un ami^ toiichant Vusage de Vencens dans le service public de l'eglise, nella BibL anglaise tom. II, part. I, art. i. Ang. Mar. Feltri, De thuris in veterum christianorum sacris usu adversus G. Henr, Martini, Romae 1765. Essere antico il rito dell'incensazione
ne'
sacri

rando nel 7, adduce


cui
si

lib.

la

4, cap. 7, n. ragione mistica


le

6 e
per
dal

fanno

inchinazioni

sacerdote tanto nella messa quanto nell'uffzio. M Inclinationes variae

sunt, nec sine mysterio:

vel

fiunt in gratiai-um actionem

enim eorum,

quae Christus

fecit

ministeri

lo

lationem, vel in

ante sui immomemoriam quod


lavit, vel

prova
lib.

il

cardinal Bona, Rer. liturg.

Christus se inclinavit ad pedes a-

I, e.

di

s.

25, n. 9, con questo passo Ambrogio, in Exposit. in Lue.


:

postolorum, dura eos


ubi

quia

inclinato capite espiravi t in cruce,

Atque ulinani nobis lib. I, n. 28 quoque adolendbus aitarla ac sacrificum ferentibus adsistat Angelus! Dal qual luogo i detti editori raccolgono, che hanno riconosciuto gli antichi padri nella Chie-

secundum Ambrosiura auctor


in
:

gratiae

cruce

penderis,

officia

dividebat

pacem
ginis,

persecutionem apostolis, discipulis, corpus judaeis,

spiritum Patri,
peccaloris ".

paranymphum
latroni,

Vir
di

paradisum

infernum

sa esservi

un vero

sacrifizio.

V.

il

L' inchinazione

Barbosa, Tractatus,

ec.

in

signifi-

tre sorta, cio profonda,

media ed

cata ihurificationis in missa solemnis ex tempore; ed in Thurficationis. Il p. Menochio nelle Stuore tom. II, p. 212, cap. XXVIII, Che le donne sono escluse dai sacri ministeri delCaltare;

La profonda si fa col piegare profondamente il capo e gli omeri, e si fa dal sacerdote tulle
infima.
le volte, nelle quali viene prescrit-

to dalle rubriche d'inchinarsi pro-

se

si

spiega

un luogo di Pietro Damiani d'una donna che incensava. Giovanni


Dalleo che neg
l'antichi t presso
cristiani del rito dell' incensazio-

fondamente, come sarebbe, giunto che sia innanzi Tal tare ove dovr celebrar la messa (purch non si
il ss. Sacramento), e mentre dice il Confiteor, il Munda cor meum, il Te igitur eie-

conservi in esso

ne, e lo fece derivare da

gentile-

sca superstizione, fu egregiamente

mentissime Pater^

il

Supplices
si

te

confutato da diversi liturgici.

rogamus,
quella che e

ec.
si

La media
fa

dice

INCESTUOSI, r. Matrimonio. INCHINO o INCHINAZIONE.


Segno
di riverenza,

con una

pccola

inchinazione del capo e degli omeri^


si

che

gli
il

uomi-

fa

pure anch'essa
rubriche

tutte le
si

ni fanno piegando solo


la persona,

e
le

le

capo o donne piegando

volte che nelle

trova
Deu,v

ordinato d'inchinarsi assolutamente,

alcun poco
salutatio.

ginocchia, genuflcxio^

come sarebbe

al versetto
all'

Inchinazione, umiliazio-

tu conversus, fino
bis

ne,
\

inchinamento, demissio.

Cos

Aufer a noesclusivamente. Del pari quansacerdote


dice;

Dizionario della lingua italiana.

do

il

Oramus

te

Domine
ctiis
'

In
si

INC
spiritus hiimilitatis

Suscpe sancta

Trinitas

INC
1*

i65

San^

Agnus
al

Deiy

le

tre ora-

govern la chiesa circa trent'anni, e mori neir882. Ebbe gran parte in tutti gli affari che
845^,

zioni

che
e

dicono

prima della
sitm
al

comunione;
dignusy
libi

Domine non

finalmente

Placeat
si

trattai'ono in quel tempo nella Chiesa gallicana, fra i quali ve ne furono importantissimi, ed in essi
si

sancta Trinitas. L* inchnazione

pales molto spirito,

somma

vigi-

poi infima quella


piegare
il

che
questa
:

fa
si

col

lanza e fermezza.
di essersi lasciato

Venne accusato
trasportar trop-

capo, e

suol

suddividere in

tre classi

in

ma*

po

neifalfare

di

Gotescalco

xima minimarum^ in media minimarum, e in minima minimarum. La prima consiste in una profonda
nchinazione del capo, la quale attrae seco anche

quello d suo nipote

ed io^ Incmaro ve-

scovo di Laon,

il

quale fu deposto

ed
si

accecato, e le sue opere trovannelle edizioni di quelle dello zo.


d

una piccola incur-

Incmaro

Reims
su

lasci

moltissi-

vazione degli omeri; la seconda si fa con una notabile nchinazione


del capo soltanto;
la

me opere domma e

terza
di
s

poi

materie di di disciplina, che furono pubblicate dal p. Sirmond a

diverse

una

lieve

nchinazione
fa

capo.

Parigi nel
il

i645
1

in

due volumi;

e a tutte quelle parole alle quali viene prescritto dalle rubriche d'inchinarsi,
di

La prima s zia il nome

quando
Ges,

pronun-

p.

Cellot ne diede
nel

un

terzo vo-

lume
la

658, col compendio delvita dello zio e del nipote, ed


epilogo delle loro contestazioni.
lo spirito v-

un

come sarebbe
nell'inno
te,

al

Gloria Patri,
all'

Questo prelato aveva


pace d maneggiare
difficili.
i

angelico

Adoramus

vo, sottile, penetrante, vasto e cagli affari


i

nel

Gratias agimus tibi, ec; e simbolo alle parole Jesuni Chrislum, e Simul adoratur. Pi:
al fa tale

pi^

Fu

concilii ai

l'anima di quasi tutti quali assistette, e pochi

si

nchinazione

quando

si

passa innanzi alla croce dell'altare,


e nell'accostarsi
essa.

furono gli affari dello stato e della Chiesa in cui non fu consultato.

e retrocedere
poi
si

da

lui

si

ricorse

quando

volle ri-

La seconda
il

fa

quando

formare
scovi

un

giovine principe
i

per
ve-

proferiamo

nome

di

Maria.

La

renderlo degno del trono; ed

terza finalmente

quando pronunziamo i nomi dei santi e del Papa vivente. Cosi il Bauidry par. 3,

non conobbero persona pi degna per capacit di lui, per ini

segnar loro

doveri del vescovato.

cap. 5, n. 4^ ed altri riferiti dal Colti nel suo Dizionario par. I,


tit.

Fu

dotto teologo
;

ed

abile

cano-

nista

il

suo

stile

viene qualifica-

Inclinatio.

INCM ARO, arcivescovo di Reims.


Nacque da
cia
;

famiglia illustre di Fran-

fu

lungo

tempo

alla

corte

to per prolisso ed oscuro nelle opere dommatiche, pi chiaro e pi conciso nelle sue lettere. Si aggiunge che la maggior parte dei suoi scritti avevano molta autorit, ed notabile in essi la maniera con cui Incmaro seppe citare a suo vantaggio la Scrittura, i concilii,

Lodovico I, e gli rest sempre fedele. Abbracci la riforma che Ilduno stabiTi nel modell'imperatore
nistero di
s.

Dionigi
di

l'anno 829;

fu

eletto

vescovo

Reims

nei*

ed

padri, quantunque

noa bq

i66
colpisse
ficato.

IWD
sempre bene
il

INO
vero sigoifine

d'un

libro.

Il

Dizionario della

lngua italiana dice

che Indice

si

INCORRUTTIBIU
RUFTICOLI.
lretici

o INCORsosteoela

dice anche al repertorio

de* libri

Setta derivata dagli


i

detto

altrimenti

tavola,

registro,

eutichiani,

quali

sommario; index,
bus.
Il

elenclius,

sylla*

\ano
iitata

che iielia natura utnaaa di

incarnazione

Ges Cristo er^

^Io^eta nella sua 3Ienagana tom. IV, pag. 276, vero chis
il

assorbita dalla natura divina,

riferisce
cio,

famoso delto del Cujanti;

e che per conseguenia queste due

cjui libris sine repertorio nescit

nature eraqo confuse io una

sola.

uti,

nescit

ma

siccome

tutti

Comparvero
Jfiardoccti
credo, io
^1
,

questi settari nell'anno

535, e furono

dalla

chiamati dai greci parola aphtae

non sono paragonabili alia prodigiosa memoria e gran dottrina dei


Cujacio ( che molti andarono ap positamente a Bourges per conoscerlo,

ros incorruttibile,

da dokeo io immagino. Dicendo che

come

si

veniva a
cosi,

Roma

per

corpo di Ges Cristo era incorVultibile, essi intendevano che dal inoment-o in cui fu formato nel seno materno, egli non fu suscettibile d'alcun cambiamento, ne di alcuna alterazione , e neppure di

vedere Tito Livio),


visto dell' indice, pel

sempre
van-

desiderabile che ogni libro sia prov-

sommo
,

taggio che se ne ricava

facilitan-

do po

le

ricerche e dimostrando a colle cose


p'ii degne di Letterato e Libro-

d* occhio

passioni naturali

ed innocenti,

co-

osservazione. F.

me
al

la

fame,
di

la sete; di

modo

che,

INDICE
logo

de' libri proibiti. Catade' libri


i

dopo la sua morte egli mangiava senza aN cun bisogno , come dopo la sua
dir

loro

registro

proibiti.
i

Gii

antichi,

massime
la
li

greci ed

romani, proibirono
libri,

lettura dei
;

risurreziope.

Ne
il

seguiva
di

dal loro
incapa-

e talvolta

fecero bruciare

prrore che
pto
fpsse

corpo

Gesii Cri-

impassibile

od

anche i primi imperatori cristiani dannarono alle fiamme i cattivi libri,

ce di dolore, e

che questo Salvatore divino non avesse realmente patito per noi. Siccome questa conseguenza derivav^ assai natural-

come dicemmo
alla

all'articolo

Li-

bro, con altre analoghe erudizioni.

Per negare

Chiesa l'autorit di
libri,

proibire l'uso di certi

bisogna

mente
pi,

dall'opinione degli eutichia-

poter asserire che un pastore

uqo

con ragione fu condannata nel


dal concilio generale
di

ha

diritto di allontanare dai p^scoli

45 1

Cal-

velenosi la greggia che gli


affidata.

slat^

cedonia.

IJXDEMOiNlATI
MENI.

F,

EifEBcutavQ-

Dalle parole dette da Ges^ Pasci i miei aCristo a s. Pietro


:

gnelli e le
tuoi

INDICE, Index. Era una


letta,

mie pecore; conferma i fratelli; dalle altre dette agU

con la quale in vece di campana si davano 1 segni nei monisteri, per chiamare i monaci alle orazioni o ad altro esercizio monastico, y. Macri, Notizia de v.ocab, tccL^ verbo Index. Si. dice endice quella tavola che si mette io

apostoli uniti al loro capo:


strate tutte le genti; e
si

Ammae:

da quelle che
Loi
i

leggono

negli Alti apostolici

Spirito Santo
in ogni
lici

ha posto

vescoi^i

reggere la chiesa di DiOy

siccome
i

tempo, e da

tutti

catto-

si

dedotta l'autorit

che I4

IND
Chiesa rappresentante

IND
ha ricevuto
morale,
quella
loro fierissmi attacchi.

167

La
si

proibifa dalla

da Dio
cos

di

giudicare delle cose ap riconosciuta

zione

adunque

dei

libri

parteueuti alla fede e alia


in lei
si

Chiesa per impedire il gran male che potrebbero recare a coloro che
li

condannare e proibire que' libri che tendono ad offendere e depravare l'una e Taltra. La Chie*a ha esercitata questa autorit fin
di

ancora

leggessero. Quelli che sono, o

una

\olta furono miscredenti

scostu-

mati, quasi tutti


la

bisogna

che per
la

verit confessino, che

increl'ec-

dalla sua nascita.

fedeli

di Efeso
s.

dulit e la scostumatezza,

come

mossi dalla predicazione di


lo,
i

Paolutti

abbruciarono pubblicamente
reputali cattivi,
Alti

liberamente, ebbe principio o incremento o dalla


seguirla
lettura di perversi libri, o dal col-

citamento a

libri

apost.

XIX,
59,
si

19. Nei canoni apostolici, can.

loquio con quelli che gi

gli

avedi

trova una

deliberazione cirlibri.

vano
tali

letti

la storia

n' piena

ca la proibizione di certi

Poi

esempi.

falso

che

la

proibi-

percorrendo
dal concilio
giorni
si

le

storie ecclesiastiche,
a' nostri

zione de'

libri

tolga agli studiosi la

Niceno sino vede continuato

comodit

d' istruirsi;

l'esercizio

non

vi

primo, perch opera proibita, cos sustile,

di tale autorit,
rispettivi

come

si

nolo

ai

blime per erudizione, per


pensieri, di cui

luoghi.

Sarebbe
possa
e

poi cosa

dello stesso

per genere

stranissima l'ammettere che qualun-

que

laica

potest

debba
disturbala

come pu
no
la

e deve di fatto, proibire


i

nei suoi stati

libri

che

pace, che

corrompono

moed

non trovisi o eguale di meo forse anche maggiore; secondo, perch pel vero fine d'istruirsi, con certe condizioni in niente gravose, la santa Sede accorda licenza
altra
rito
i libri proibiti; onde gli uomini dediti alla scienza non hanno che da mostrare il rispetto loro all'autorit, col domandarla, esponendo i motivi ragionevoh per cui

rale de' cittadini, che insegnano


eccilaiio
il

di leggere

disprezzo della legittima

autorit,

negar

poi

alla

Chiesa

questo stesso potere riguardo a tutta


la

cristianit
la

in tutloci
la

che conceril

ne

fede,

morale, ed

buon
mae-

la

desiderano.

ordine nel corpo de' costituita da Dio


stra.

fedeli, de' quali

madre
la

un

fatto incontrastabile che

la

Chiesa non pronunzia


de' libri per

condan-

na
essi

procurare
i

Tutti
luce

libri

timore che possino sua distruzione. che sono venuti alla


la
lei

contro di

dal

primo suo
lungi

nascere fino ai nostri giorni,


dalfalterare
trine,
piii

od abbattere le sue dotnon hanno fallo che rendere


la

luminosa e pi palese
Sicura che
le

verite-

Roma la Congregazio' ne dell' Indice [Fedi), la quale accuratamente esamina i libri e mette in un indice o catalogo tutti quelli di cui ne proibisce la ritenzione e lettura, o li condanna secondo gli errori che contengono, con maggiore o minore rigore, spettando anco alla Congregazione del santo qffzio ossia delt Inquisizione (Fedi) la proibizione de' libri e loro condanna, approvandone i deAvvi in
,

t.

podest delle

creti

lo stesso

sommo

Pontefice. Il

nebre non prevarranno mai contro


di
lei
,

dottissimo
Galletti,

monsignor

Pier
dal p.

Luigi

sfida

coraggiosa

suoi nedei

come deputato
/

maequale

mici, e resta

sempre

vincitrice

stro dei sacro palazzo

(del

i6d

IND
resie,
si

IND
diveise emergenze, per le nuove e-

principale prerogativa la censura e revisione d' ogni stampa in Koma, e perci ha sempre luogo tra i consultori delle due nomiDate congregazioni) alla revisione della celebre Storia polemica ^lle proibizioni de* libri, di Francesco Antonio Zaccaria, stampata in Roma nel 1777, e dedicata a Pio VI, dichiara nel suo voto: Non esservi nessuno che sappia negare alla Chiesa la podest di vietare ai fedeli la lettura de' libri con* trari alla religione ed alla morale cristiana, altrimenti sarebbe lo stesso che negarle quella divina podest, che Dio ha conceduto ai pastori della medesima, e specialmente al romano Pontefice capo di tutti i pastori, di guardare il gregge loro commesso, da' lupi rapaci ^ dalle insidie de' ladroni, che non entrando per la porta , s' introducono e si nascondono neli^ovile pey perdere ed uccidere le pecorelle. Quanto poi la santa Sede vada circospetta prima di pronunziare il suo giudizio sulle opere che chiamarono la sua vigilante e provvi-

e per i libri perniciosi che divulgavano di tempo in tempo; e finalmente quanto 1' ultimo concilio di Trento tra i pi grandi
affari

della

religione

inerendo al
si

concilio lateranense

V,

occup
di proii

dell'indice de' libri degni

bizione, vietandone la lettura per

avevano della prevaricazione di uomini anche dotti, che rimanevano afiascinati dal
molti esempi che
si

bagliore delle
dotti

false

dottrine, e se-

dal
il

trovare nelle medesime


alle loro passioni.

un appoggio
affinch
bile fiss

Ed
staser-

provvedimento fosse ancora le massime da


nel tratto

vire di

norma

successi-

vo su
getto,

quest'importantissimo

pome
all'

premesse

ogvede nelle regole indice per comando


si

dello stesso sagrosanto concilio, sia

per
sia
li.

il

divieto
la

de* libri

perniciosi,

per

permissione

di

legger-

Quindi che la santa Sede ha sempre insistito ed insiste per la


esatta osservanza di queste regole;

e perci che riguarda


ni

le permissio-

da

attenzione,

non

solo

il

Zaccaria

da concedersi in proposito Clemente XI comand alle due congregazioni del santo


dice quanto segue:
I.**

lo dimostr nell'opera

citata,

ma
cele-

offizio

e dell'in-

eziandio nell'altra non

meno
luoghi;

bre

intitolata

AntiFebronio a pag.
in
altri

Licentae legendi ac retinenet

XXXVII
pu
yi pone

e
la

cosi

di

omnes
2."

quoscumque

libros nul-

consultarsi sulla diligenza che

latenus concedantur.

congregazione
il

dell' in-

dice per implorarne


tificio
il

giudizio pon-

Giornale

ecclesiastico

di

Ut cum debita crcumspectiopar est, in re adeo gravi procedatur licentiae, non conne
et cautela, ut

Roma, novembre
ed il e seg.

e dicembre 1787, Supplemento del 1790, p. 4^5


noto, e l'indicammo, quanto

cedantur
in scriptis

nisi

praevia

attestatione

exhibenda super matudoctrina,


et

ra

aetate,

probitate

E gi
li

la Chiesa fino dal


sia stata

tempo

degli aposto-

|"ia

di

sempre cautelata in matelibri; quanto in tutti i secoli


i

oratorum, nec non super verit te expositorum in preci bus, quodque illis librorum prohibitorum lectio nullum fidei pietatis sanaeque doclrinae

susseguenti abbiano operato


generali

concilii
le

damnum
sii.

attestantis judicio allatura


attestatio

e particolari, secondo

Quae quidem

quoad

IND
religiosos

IND
st*

169

aut

debeat a generali , procuratore generali suorutn


fieri

ultimo poi revoca ancora le facolt che fossero state concesse ad


altri

ordinum
res vero
generali.
3.**

respective, quoad ab episcopo, aut

saeculavicario

tribunali di

accordare queste

licenze, riservandole a se

e suoi successori per

medesimo mezzo della


of-

Actu studenlibus, seu qui

sagra
ficio,

congregazione del santo


lectio

nondum suorum studiorum cursum


expleverint, lectio librorum prohi-

adducendo per ragione: Cuni

librorum prohibitorum

ma-

bitorum

numquam

permitlaturj nec

gno

juvenibus, praesertim eoruni libro-

sincerae fidei cultoribus detrimento noscalur. Questa facolesse

rum, qui immunda seu obscoena ex


professo tractant, narrant, aut docent.
4-"

t poi fu restituita alla sacra con-

gregazione

dell' indice.

La Chiesa dunque
cipii

fino dai princio

in

Exprimere debeant oratores precibus quod lectione librorura


quos
petunt
indi-

del secolo

XVI,

dall'e-

prohibitoruin

causamque indigentiae ad dignoscendum an sufficiens ea causa censenda sit. Pro causa vero sufficienti minime habeatur, quod ea indigent ad majorera sui erugeant,
ditionem, sed indigentiae causa esse debet , vei ad effectum confutandi, vel

poca in cui per mezzo della stampa venne facilitata la moltiplicazione de' libri, ed in cui si spieg
la

sfrenatezza di pensare e di scri,

vere

si

vide
sia
la

nella

necessit

di

raddoppiare
cilii,

per mezzo de' con-

per

suprema autorit
onde
mantenere

de'

sommi

Pontefici le sue pi ac-

curate diligenze,
le

quod munere aliquo fun-

intatta la purit della fede e del-

guntur ratione cujus vere petitis liopus habent. Nec lune licentia conceda tur nisi pr fibris ad
bris

massime morali, ed ovviare a depravazione che andava prendendo il pi gran piede. Quequella
sta

idem munus spectantibus praevia attestatione de qua superius dictum


,

sfrenatezza

manifestatasi
nel

poi
seco-

in
lo

maggiore

estensione

est.

decorso, eccit lo zelo de' som-

In

questi

ordini
i

il

prelodato

Pontefice richiama

decreti di

Ur-

mi Pontefici Benedetto XIV, Clemente XIII, e Pio VI, ad inculcare con ripetute
tatorie
chiese,
a'

bano Vili,

il

quale

sull'esempio

encicliche
pastori

esordelle

Paolo IV, Pio IV, s. Pio V, Sisto V, Clemente VIII, e Gregorio XV, seriamente si occup di questa materia. Tra i nominati Pontefici in modo speciale Paolo IV, Pio IV, e Gredei Pontefici predecessori

supremi
pi esatta
Il

la
libri.

vigilanza so-

pra

Pontefice

Pio VII

poi, oltre avere imitato lo zelo dei

suoi predecessori, nell'anno

1819
fi-

rivocare voleva tutte le licenze

gorio

XV
le
Il

rivocarono
fino

espressa-

no

allora concesse, e

non

si

arre-

mente
cesse.

licenze

allora con-

st dal prendere questa misura che

Quia

in

primo colle costituzioni funerum^ e l'altra ApoSedis provideiitia


;
il

stolicae

se-

gran perturbazione che avrebbe prodotto. Lo stesso forse avrebbe fatto il regnante
sul riflesso della

condo con suo breve


nere, ed
il

pr muterzo parimenti con suo


officiuni,

Cum

Pontefice se non fosse stato ritenuto dal medesimo riflesso. Ma gi le

breve

AposLolatui

Que-

sue lelaati

brame soqo

state

pi

,,

17
"Volte

IND
bastantemente
notificate

IND
a
dato ancora che i muniti della licenza non riportassero alcun dan-

tutto r orbe ciistiaao<

E
che
re,
dirsi

veramente troppo manifesto sfrenatezza in questo geneche nei passali secoli poteva
la

incipiente, ora sia giunta al-

l'ultimo eccesso,

vedendosi

bibliomania

sia di

che stampare o

la

no dulia lettura di questi libri rimangono per alla loro morte a discrezione degli eredi, o chi sa di quali persone. La Chiesa ha provveduto a questo caso disponendo
nella
gli

di

Regola
d

X
libri

dell*
,

Indice
gli

che

leggere ha invaso furiosamente ogni

credi

esecue

genere di persone, che senza capitali

tori

testante/ilari
all'

ne presentino la
ecclesiastica^
tito-

scienlilci,

senza

cognizioni

nota
lo

autorit

senza talenti, e quello che


principii, e

pegfal-

non ne dispongano per alcun

gio animate in gran parte da


si

goglio

di

da uno spirito d'orrivolta contro ogni


,

senza la dovuta permissione. L' osservanza di questa regola scemerebbe una difficolt per la concessione di queste licenze.

autorit ecclesiastica e civile

scri-

Ma

dov'

vono e leggono sopra ogni

sorte

che

si

osservi? Tali

riflessi

producono

di materie le pi venerande e interessanti la spirituale salvezza delle

una
tica

perplessit angustiosa in queste

concessioni.

se

malgrado una pradegli

anime,

il

buon ordine
leggere
si

e la quiete

mitigazione

ordini

di

de popoli. sta mania

A
di

qual grado giunga que-

vede nella
petizioni,

segreteria dell'indice, alla quale di-

luviano per cosi dire

le

Clemente XI di sopra riferiti , e malgrado l' imponenza di un tribunale pontificio conviene alla congregazione dell' indice sempre lottare colle insistenze
le

quantunque probabilmente il numero de' petizionari non formi la


centesima parte di quelli che leggono senza alcuna licenza. S dice

indiscrete, col,

pretensioni irragionevoli

e con

impegni
coscienza

potenti

non

allorquando la permette di conce,

che chi
vero.
la

chiede

ha

coscienza.

Sia

dercj quanto pi ci seguirebbe nei


tribunali
di ci

Ma

poich queste licenze per

minori, se avessero sopra

massima parte vengono ricercate non per vero bisogno, non per utile studio, non per libri scientiper leggerezza, curiosit, e per leggere i libri inetti e pernifici,

libera facolt? Dal che ne segue, che questa riserva radi-

una

cata nelle disposizioni


di Trento, serva

del

concilio

ma

norare per

le

a mipersone immeritevoli
solo
la

non

ciosi

del giorno

non
si

si

sa

se la

la facilit di

ottenere

licenza

buona

coscienza
si

manterr; sepil

ma

giovi

ancora

alla quiete e tran-

pure non

corre anzi
di

pericolo

quillit dei vescovi e loro curie.

del contrario. Oltre

licenze viene ampliato


di questa sorte dei libri.

che colle lo smercio


Infatti gli

Neil'

adunanza generale
d'i

della sate-

cra congregazione

dell' indice,

nuta

il

12 giugno

1827, furole
i

stampatori

librari

non

voglio,

no prese
tizioni di

in considerazione dai car-

no quasi

altro che di questi

per-

dinali che la

componevano
ordinari,

pe-

ch l'avidit comune dei

medesiFi-

diversi

quali
la

mi

li

tiene in caro prezzo, e for-

imploravano dalla santa


diocesani
la

Sede
leggere

ma

il

loro

maggiore

interesse.

facolt di poter concedere ai loro

ualmente^ ci

posto da

parte,

licenza

di

IND
libri di vietala

IND
che
nella

171

lezione

loro saviezza giudicassero


Via

necessa-

Queste facolt che il Papa nella maggior fiducia della dottrina, piet
e saviezza degli ordinari,
si

ed opportuna a
senza

vantaggio dei
di

degna

postulanti

pericolo

loro

graziosamente

concedere
libri

esclusiva-

spirituale detrimento.

La

sacra con-

mente ad
sorta

altri

di

qualunque

gregazione avendo maturamente considera te le circostanze de' tempi im-

e materia, accordala colle

seguenti condizioni.
i." Che durino ad triennium. 1 Che sieno sempre concesse

pose al segretario di esporre


tefice
il

Ponvoto favorevole per qualche


al

sorta di concessione su questo pro-

con espressa menzione dell'autorit apostolica.


3."

Avendo qqindi il segretario medesimo fatta una espressa e miposito.

Che

sieno concesse gratuitai

nuta

relazione

sua

Santit,

e
il

mente, onde

postulanti

a occa-

venendo benignamente accettalo

sione di queste licenze non paghi-

voto favorevole della sacra congregazione, derogando in questa parte


la

no, e non sia ricevuta cosa alcuna

ancorch

spontaneamente

offerita

Santit

sua

colla

pienezza
alle co-

della

suprema sua autorit

stituzioni apostoliche, e specialmente al breve

per qualunque titolo sia alla cancelleria, sia per la scrittura, sia per il sigillo, sia per gli attestati, o
sia
siti

Apostolatus qffciuni,

si

per

la

ricognizione
attestati

dei

requi-

degn concedere le seguenti facolt. I.** Di permettere agli ecclesiastici

e degli

medesimi, e
della

ci sotto
licenza,
la

pena
il

della nullit
tale

suoi diocesani, o esteri anco-

che come
in tutto

espressamente

ra,

dimoranti nella sua diocesi per


de'
li-

dichiar

Pontefice,
il

onde
del

si

veter-

ragione di studi, la lettura


bri appartenenti alla teologia

rifichi

rigore

dom-

mine che
Tale
dice,
di

la licenza

concessa gr^t/w.

matica, morale, scolastica, all'erudizione della sacra Scrittura e della


storia ecclesiastica,

la

pratica delle

congre*
tirare

gazioni del santo ofiBzio e dell'in'

ed
in

al

gius ca-

quantunque alcuni per

nonico,

non per

genere,

ma

pi dai loro corrispondenti fac-

con individuazione ed espressa numerazione de' libri permessi, esclusi quelli che eoo professo trattano contro qualche domma cattolico. 2. Di permettere ai legali individualmente come sopra, la lettura de' libri appartenenti a questa facolt.
3."

ciano calunniosamente credere di avere pagato, o di doversi pagare


alla segreteria

dell'indice.

Per
nelle

le

dette

concessioni
facile

poi
sicura

si

trova la
re-

norma
gole

compilate
concilio

per
del

ordine
e

del
pre-

sacro

di Trento,

messe
permettere
nell' istesso

per

ordine
nelle

medesimo
e

Di
ai

concilio all'Indice de' libri proibiti,

modo
cisti

medici,

chirurgi,

farma-

come ancora
istruzioni

osservazioni

e altri professori dell'arte sa-

dei

Pontefici

Clemente

lutare la lettura de* libri, de re medica, physica, chirurgica, aiiatomica et chymica. 4. Di permettere agli studenti di lingue orieatali V uso de' lessici
proibiti.

Vili e Alessandro VII. Da queste vede quali libri possano permettersi o vietarsi quando ancora noa sieno stati riportati individualmensi

te

nell'indice

stesso,

quindi

il

medesimo Papa che regna

col ci

INO
ben
cipalmente
diritti
le

IND
sorta di libri, sui quali

tato breve desidera che seno

cadono prin-

ponderate queste regole, e che secondo esse i vescovi procedano nel governo delle loro diocesi. Sopra di ci merita specialmente di essere osservato to
nella
ci

proibizioni.

Da
i

tre
si
li-

inviolabili

della religione

prova

la necessit di

proibire

bri cattivi.

Nuovo argomento
i

della

eh*
:

prescrit-

necessit di proibire
il

libri

cattivi,

tpiscopis

Libertini sit Regola X aut inquisloribus generalibus, secunduni facullatem^ guani


libros,

danno

spirituale

leggitori.

Alcuni
il

fermano

che recano ai esempi che condanno de'libri cattivi, e

habentj eos etiani


regulis perniitti
/Te,

qui

his

quindi la necessit di proibirli. Nuo-

videntur,

prohibe-

va prova de 'danni che vengono dai


libri

hoc

a suis regnis,

aut pr-

cattivi

presa dal

comune

sen-

vinciiSy

vel dioecesibus

expedire JU"

dica verini.
Oltre quanto su quest'argomento

timento de'padri e dalla pratica dei novelli convertiti lodata da' medesi-

mi
i

padri.

La

necessit di proibire

dicemmo

ai citati

articoli

delle

libri cattivi giustificata

dalla prastesse

Congregazioni dell' Indice^ e dell'Inquisizione, daremo un cenno della lodata opera del Zaccaria, il quale si pu dire ha esaurito il gravissimo argomento. Egli lo divide in due

tica

degli ebrei, e

delle

na-

zioni idolatre.

Le

nostre proibizioautorizzate
dalla

ni de' libri sono

pratica degli eretici antichi e


derni. Si risponde alle
i

mo-

ragioni che
filosofi

H primo libro in sette epoche: tratta nella prima quanto avTenne dall'anno 5i di Cristo all'aano 496, e dell' abbruciamento di libri vani e superstiziosi fatto in Efeso alla predicazione e miracoli di s. Paolo ; nella seconda dal 49^
Jibri.
all'
s.

protestanti

moderni

oppongono
tazione

alle

proibizioni de'libri.

Gli argomenti della seconda dissersono. Della


la

podest a cui
e necessaria

appartiene

proibizione de'libri.
all' utile
si

Mostrasi che

proibizione de'libri

domanda una

866, parla del decreto del Papa


I ;

Gelasio

nella terza dall'

866

al

coscienza, checch in contrario


testanti
si

podest di costringimento anche in i prodicano.

1827, producete risposte del Pontefice


s.

La censura

dottri-

Nicol
1

ai bulgari; nella

quarta dal

la decretale di

82731 i5oi, discorre delPapa Giovanni XXII contro i libri e gli errori di Marsigli padovano e di Giovanni Gianduno; nella quinta dal i5oi al i562,
riporta
i

pu appartenere a molti; ma la condanna con podest di vero costringimento, almeno per quelli che alla religione hanno riguardo,
nale de'libri

privativa della sola Chiesa. Si re-

cano
ci

le

ragioni
la

de'moderni
e con

politi-

decreti

di

Alessandro

VI

contro

podest

ecclesiastica
rifiutarle

intorno
1

stampe; nella sesta dal 664, dice quanto accadde e dell'indice del concilio di Trento ; nelle
1

delle
si

proibizioni,

562

al

mostra anche pi
sistema.
la

l'insussistenza

del loro

La podest che

la

settima discorre dell'indice di AlesIl

sandro VII.

secondo libro contiene

tre dissertazioni e l'appendice. Gli

argomenti della prima dissertazione sono sulla necessit di proibire i espongono vaile libri cullivi. Si

Chiesa di proibire i libri alla religion,e dannosi, bench sia in qualche modo comune a tutti i vescovi, ed ai conci lii anche non generali, tuttavia principalmente risiede nel

ha

romano

Poatefice.

Vari

IND
atti

IND
podest
in
fatta la
de'libri

173

della

ecclesiastica
libri,

materia di

e diversa discipli-

prima generale proibizione eretici, poich prima di lui

na

argomenti della terza disertazione sono. Dei


Dell'esercitarli.

Gli

pretesi abusi

delle proibizioni

ro-

nessuna pontificia legge si trova, quale generalmente proibisca la lettura di libri simili, sebbene spesla

mane. Degli abusi generali che si rimproverano alle proibizioni romane. Se le massime regolatrici delle proibizioni romane sieno riprensibili ?

so ritrovansi
gli

particolari libri departicolari


diritto
cattivi
il

eretici

di

eresie.

Di
cora

ci

e
i

del
libri

modo
scrisse
p.

di

proibire

La

qualit

de' censori

accuratamente

anJacopo

romani
libri

rend'ella le proibizioni dei


rispettabili ?

meno
abuso

Altro pre-

Gretsero gesuita. Opere t. Ili, p. 17. Della congregazione cardinalizia dell' indice
p.

teso

delle proibizioni

ne, farne

autori
altri.

Papi,

romaquando

ne

tratta

ancora

il

Hunoldo

Plettemberg, Notida

sono di tult* spotismo d


de'libri.
ciali

Roma

Del preteso dinelle condanne

Esami

di certi abusi spe-

congrega tionuni cap. XXII. Il p. Giuseppe Catalani nel 1751 pubDe secretano sablic in Roma
:

che si attribuiscono alle proibizioni romane. Primo abuso, la


lezione delle Bibbie volgari proibita.

crae congregationis indicis libri duo, in quorum primo de ejusdent originem, praerogativis^ ac muniis
agilur
;

Altro
i

preteso
messali,

abuso,
uffizi,

torre ai

in

altero

fedeli
altri

rituali,

ed
libri

continetur, qui eo

eorum series munere ad hanc


decorso
si

tali libri

volgari.
,

Terzo preteso
i

usque diem donati fuere. Nei Diari di

abuso
contro

di

Roma
diritti

proibire

Roma

del

secolo

l'ecclesiastica libert
i

per ine
dei

vadere
vescovi.

de* sovrani

Appendice poi sono discussi questi argomenti. Si risponde a cinque questioni da Arnaldo proposte al signor Steyaert
Neil*
sulle proibizioni

leggono diversi esempli di libri condannati alle fiamme, e bruciati per mano del boia sopra un palco eretto sulla piazza della Minerva,

come nel numero 2197 no 1731.

dell'an-

romane
tali

de* libri.

INDICOLO,
o
s

Jndiculus. Biglietto

Si premette la notizia del libro in


cui
si

viglietto

notificazione,

con cui

propongono

questioni.

Si risponde alle questioni.

citavano alcuni alla corte. Indiculus regis ad episcopuniy Marculf.

Si legge nella vita di Giulio

IH

Yh.

del Novaes, che quel Pontefice ai

22

aprile

i55o pubblic una coda Alfonso de


lib.

Formular, cap. 6. S raccoglie pi chiaramente il significato dalle seguenti parole, che il medesi-

stituzione riportata

mo
38
:

autore riporta nel

lib. 3,

cap.

CastrOj

De

just,

haeres. punit.

Si consacramenta les

homines

YIII, cap. 17, colla quale rivoc a tutte le persone, tranne gl'inquisitori della fede, la facolt che potessero avere ottenuta dai Papi suoi
predecessori, per leggere o ritenere
libri
altri

cum

ipso venire renuerinty jussio-

ne dominica, aut indiculo, aut sigillo ad palatiuni venire cogantur.


cos denominato per essere un contrassegno della volont del padrone, al dire del Macri, Notizia

Fu

de'Iuterani,
eretici,

o di qualsivoglia
egli

essendo

perci

il

de'voc. eccl. G' indicoli, secondo

il

primo romano Pontefice che abbia

Durando

nel suo Glossario, erano

forma di lettere di comando, dn coi non difpreceUi se non perch ferivano erano questi sigillati, e g' indicoli
nollficnione in
i

174 una

IND
sciatori.

IND
La
stessa

denominazione
al
le preci per soviano pre-

sortirono qualche volta


qualsivoglia
titolo

sentate

le

lettere

di

felicitazione
i

soltanto

sottoscritti.

Il

Mabillon,

che
i

tra

loro

mandavansi
ai
le

vescovi,

De
ne

re liplom.^
tra

un'altra distinzio-

ricorsi

indirizzati

magistrali o
relazioni di

ambedue
lui
il

assegna,

avendo

secondo

precello
il

riguardato
presente;

ad altri qualche

superiori,
fallo,

l'avvenire, e l'indicolo

ed altro simile lettere delle qtiali si leggono le forcitato

ed osserva pure col Baluzio essere sialo qualche volta preso l'indico* lo per editto o per dichiarazione di un principe. Tuttavolla non una
specie di
lettere,

mole presso il dicoli pur si


INDlli

Marculfo.

In-

dissero certi

registri

necrologici ch'erano nelle chiese.

OCCIDENTALI,

India-

ma

pi
si

propria-

rum

occidenta lium

patrarchaliis.

mente

negl' indicoli

dovrebbe
di-

Titolo del prelato o cardinale patriarca


delle

riconoscere

come un genere che

Indie

occidentali, di-

verse specie ne compiese.


ti

in fat-

gnit onorificenlissima sebbene


ra e semplice in se stessa,
alle di

metale

sotto

il

nome

d'indicoli nel Diur(f'ed)^

ma

no de roninni Pontefici
i

siccome unita
fiche ed
ufiizi

cospicue
cappella

quali-

registrata la professione di fede che

cappellano

magdel
re

Papi dopo

la

loro

elezione
s.

al

giore
di

della

regia

pontilicato indirizzavano a
tro, al clero ed al popolo

Pie-

romano,
eletti ve-

Spagna, suo vicario generale dei regi eserciti, non che elemosiniere,
privilegi
titolo

come
scovi

quella pure che

gli

con
sto

e prerogative.
stal3lilo

Quesanta

mandavano

al

Papa accom-

fu

dalla
di

pagnala da promesse, e confermata con giuramento e con imprecazioni contro


loro slessi se tentato avessero di violarle. Tale V in-

See ad

istanza

de* re

Spagna

come
la

sovrani delle
e
e

Indie occiden-

tali [f^edi);

ad

essi

ne concesse

nomina

presentazione, per cui

diculnm episcopi de Longobardin. Questa specie d'indicoli fu della qualche volta cauzione che i Pontefici ed i metropolitani esiger dovevano da quelli ch'essere dovevano da loro consacrati vescovi, nell'occasione specialmente di nuove
controversie
sa
insorte.
le

deve il nominato, prima di essere approvato dal Papa soggiacere al processo, ad onta che l'avesse gi esaurito se vescovo di qualche chiesa. Il processo si fa dal prelato nimzio
,

di

Spagna

sulle qiralit del sogget-

to prescelto

e sopra

privilegi

dommatiche nella ChieNon solo indicolo si

prerogative del patriarcato titolare.

Deve
vescovi

inoltre
il

l'eletto

patriarca e-

dissero

lettere di avviso,

ma
i

le

mettere

citazioni intimate dai principi,

lo-

giuramento prescritto ai da Sisto V e Benedetto


la preconizil

ro
coli
le

precetti^

loro commonitorii,
loro patenti.
Indi-

XIV, quindi ha luogo


zazione, che ne fa

come anche
furono

le

Pontefice in

semplici lettere di
all'altro

egualmente chiamate complimento


si

concistoro al sacro collegio, preceduta dalla dispensa della Propositio


re di Spagna il nominare patriarca un vescovo, un cardinale, od anche un prete. Tal-

che l'uno
1

mandavano

stampala. Suole

od anche le credenziali che consegnavano ai loro ambaprincipi,

IND
Tolta

IISD
il

175
trt-

vescovo patriarca ritiene con indulto apostoil

cardinale o

posito stampala, in cui pur detto friicliis

lico

la

chiesa arcivescovile
giurisdizione o
iti

veparti'

xati in
li

libris

minime repcriuntur camerae quia


,

nul-

scovile di
biiSj

sunt.

tale alila

da queste

si

dimetil

Dal narrato resta provato


patriarca delle Indie
tale

che

non essendone necessaria la ritenzione ; si suole bens promovere ad una chiesa arcivescovile in partbus quello che non era fregiato
te,

occidentali

come

sacralo

non pu essere conn esercitare atto alcuno pontificale n giurisdizionale, e pe-

dei

carattere

episcopale.

e giusta
v' essere

ragione

per

la

L' unica quale il

patriarca delle Indie occidentali de-

r quando a tal patriarcato deve promoversi un semplice sacerdote necessario che il medesimo venga provveduto di una chiesa arcivescovile inpartbus infdeliim^ acciocch possa essere consacrato per
esercitare patriarca,
i

promosso

ad una chiesa
si

arcivescovile titolare,
le

perch tatitolo infeti-

patriarca

un mero
gli

riore air arcivescovo

e vescovo arcivescovi

pontificali

non

come

tolare

giacch

ma come
,

pro-cappellano

vescovi litolari sono veri arcivescovi

e vescovi delle
parti

chiese
,

esistenti

re

nelle
tali

degl' infedeli

come

devono
alle

essere consacrati e por,

maggiore della regia cappella del in que' luoghi di Spagna e sudditi destinatigli ed assegnatigli dal re e dai Pontefici. Il promosso
poi a questo patriarcato, se vescovo
di

tarsi

loro chiese

se

non che

vengono esentati dall'indulto che concede ad essi il sommo Pontefice neir atto della loro promozione. Questo patriarca per in vigore del
patriarcato
delie Indie

qualche chiesa, non ha bisogno n traslatato n promosso ad una chiesa arcivescovile in partibus per essere consacrato e per
di esser

occidentali

avere
atti

l'autorit
de' pontificali

di

esercitare

gli

non pu
zione, ne

prenderne

la
il

consacrapallio,

ne' luoghi asse-

domandare
alcuno

ne

gnati alla giurisdizione del

cappeldi gi

esercitare atto

pontificale,

lano maggiore, avendo egli


ricevuto
l'

ne giurisdizionale spirituale o temporale e neppure portarsi nelle


,

episcopale consacrazione,
essa

dacch

con

viene
facolt

ad
di

avere
eser-

parli delle Indie

occidentali, senza

tutta r autorit e

espressa licenza della santa

Sede
risulla

citare gli alti tutti pastorali

e pon-

come

il

tutto

chiaramente
della

dall'atto
vista di

concistoriale
tal

provpre-

tificali in ogni citt e luogo, sempre de licenta proprii ordinarli^ e

patriarcato.

Ci

molto pi
a
lui

in que' luoghi e sudditi

messo, questo patriarcato delle Indie occidentali


arcivescovile ne
isenza

non

dignit
,

come pro-cappellano maggiore. Questo patriarca, bench


soggetti

vescovile

essendo
senza

decorato di altro
sottoscrive

titolo vescovile, si
atti
:

residenza, senza chiesa, sen,

negli

Patriarcha
superiore a

za suffraganei

senza

clero

Indaram Occidentalium, come che


titolo

popolo, e senza giurisdizione, rna quale solamente una dignit la gode soltanto V onore e precedenza di dignit, conforme si espriVne neirallo concistoriale, e nella Pro,

pi

specioso

quello di
,

arcivescovo

vo e come medesimi, e come patriarca ha il primo luogo nella creazione dei

e di vescopatriarca precede ai

176

IND
tali
,

IND
vacato dalla sua primiera erezione, ad Antonio di Roxas gi
allora

novelli cardinali se egli viene esal-

tato alla sacra porpora. Il patriarca delle Indie occidentali fa sempre la sua residenza in Madrid
capitale della Spagna, presso la fa-

arcivescovo di Granata, ed

vescovo

di

Palencia,
lo

mente VII

confer
di

che Clea Stefano


>

miglia reale, e funge


famiglia reale
del

1*

esercizio di

Gabrieli vescovo

Jaen.
Licet

Cle-

parroco del regio palazzo,


e
di

e della
le

mens PP. VII


re.

Steflno

Gabrieli
alias
fel.

tutte

cure

episcopo Giennen.

patrimonio
dalla

regio,

eccettuate

come sono

giurisdizione or-

dinarla del diocesano; di detti luoghi pure giudice ecclesiastico. Per


le parrocchie situate

Leo PP. X predecessor noster m. Antonium archiepiscopum b. Granatensem a vinculo, quo ecclesiae

Granatensi
,

tenebatur,

absol-

nel

patrimosostituisce
l'assi-

verit

seu nos absolverimus,

eum-

nio del re,


altrettanti

il

patriarca

sottocurati, per
;

que ad ecclesiam Palenlin tunc certo modo vacantem transtulerit, seu


et ne ipse transtulerimus Antonus ad ecclesiam cathedralem

stenza de' fedeli

ha

il

suo sinodo
necessari,

per l'esame de' ministri

ed esercita giurisdizione esclusiva e indipendente in forza di concessioni della Sede apostolica. Come
vicario generale
l'esercito

translatus

digniori

titulo

carerei,
calholici

ad
in

supplicationem
insulis

regis

Indiarum

patriarchalem

castrense di lutto
le

che milita sotto


re,
il

ban-

ecclesiam erexeril, seu erexerimus, et illi, ab illius primaeva erectione


vacanti,

diere

del

patriarca

egual-

de persona

mente gode particolare giurisdizione indipendente affatto da quella


de' vescovi
,

providerit, seu nos

dicli Antonii providerimus :

in tutti

dominii del
delle

re di

Spagna, dentro e fuori della


11

nec Antonius ipse literas super erectione et provisione patriarchalis ecclesiae expedivit, nec
ipsa ecclesia hactenus constructa et

lamen

penisola.

patriarca

Indie

occidentali in

Maris

Oceani non
sopra
lui

dotata fuil
tonus
sine

sicut praefatus

An-

ha veruna
chiese

giurisdizione

le

literaruoi

expeditione

diocesi del di

titolo.

Le

sue

rendile

consistevano

nelle

gravate America, pel quale motivo dopo la proclamata indipendenza delle repubbliche americane mancarono le pensioni, laonde per dotare questo patriarca re di Spagna lo nominano a qualche provvista ecclesiastica nelle sedi

pensioni colle quali erano


vescovili
dell*

patriarcham Indiarum se denominavit, et patriarchae nomen habuit ... " Il qui nominato Steita et tu
. .

fano

Gabriele
stesso nel

Merini

Clemente

VII
la

dinale.

Nel
al

i533 1^72 s.

lo cre car-

Pio

un

dignit di

patriarca

dell' Indie

occidentali

cappellanato

mag-

giore della reale corte di Spagna,

ma
le

le cattedrali

spagnuole.

chiese

senza giurisdizione alcuna sulcappelladell' Indie. Il

Dal Clem.

chivio Vaticano

documento tratto dall'arex minut. Brevium PP. FU, lib. 28, n. 182,
si
ti-

no maggiore aveva una pensione di ottomila ducati sugli spogli

delle

chiese del

Messico

e del

e che qui appresso riportiamo, confer il rileva che Leone

Per, come consta dalle analoghe patenti dall'anno i6o3 all'anno


1617.'

tolo di patriarca dell' Indie occiden-

IND
Il

IND
che accoral
gli
uffizi
i

177
,

primo
delle

Pontefice

parrocchiali

per

d
zi,

facolt e

giurisdizioni

paufii-

per

suoi curati, che pi il propriadelegali del


la

triarca
fu

Indie

pei
a'

suoi

mente sono economi o


patriarca;
e
le

Innocenzo

26 settemfatta

conferire

cresima
i

bre

del

i644>

p6i'

supplica

sacre ordinazioni a tutti

suoi
del

da Filippo IV re di Spagna. Clemente Xil con breve de' 4 f<^t)* braio 17 36 concesse al patriarca pr tempore et ad septennium, co-

sudditi,

allorch

sia

fregiato
1.

carattere
i

vescovile.

L'assolvere
apostasia e

medesimi

dall'eresia,

scisma, non che da qualunque siasi

me
citi,
il

vicario generale de' reali


le

eser-

altro crimine, per

quanto grave
d'Ita-

che prima godeva cappellano maggiore arcivescovo


facolt

fosse,

ed

alla

santa Sede riservato.

3.
lia

Ritenere e leggere fuori


i

di Compostella,

gi vicario

gene-

libri

proibiti

di

rale de'medesimi eserciti. Altrettanto concesse e

specie,
altri
le

non per

di

qualunque concedere ad

XIV
lifica

a'

"i

conferm giugno 1741


col

Benedetto
colla

quain

di

cappellano maggiore. Cle-

ed eccettuate opere di Carlo de Moulin , Nicol Macchiavelli , ed i libri sulgiudiziaria.


4^^'^'^

questa facolt,

mente XIII
rog

breve

Quoniam
le

l'astrologia

'^

exercitibus, de' io

marzo 1762, profa-

ad altro

septenniim

messa un'ora prima dell'aurora e dopo il mezzogiorno, ed in caso


necessario
giorno, o
in

colt e privilegi

che pure ampli.

celebrare due
in luoghi
alle

volte

al

Clemente XIII sped un altro breve a' i4 u)arzo 1764, nel quale dichiar e spieg diversi dubstesso

Lo

sotterranei,

mezzo

campagne;
ancorch

l'uso della pietra

l'altare portatile,

bi

sulle
agli
:

facolt in questione.

Pio
il
,

della

mensa non cuopra


irriverenza
e

le

reliquie

VI

8 aprile

1777 eman
pr rege

de' santi; e senza pericolo di

scania

breve

Charissime in Christo
et

fili

dalo od

celebrare

colla decla ratio

catholico,

presenza di eretici
i

scomunicati,
dal servire la

quoad loca
sas
in

personas comprelienparochiatis
In
tal

quali sono esclusi


5.

territorio

ejus

messa.

Concedere
i

T indulgenza
nel
stesso ai

regiae cappellae.

modo

plenaria a tutti

suoi sudditi
lo

questo patriarca cappellano o procappellano regio ad istanza del re

punto
vertiti

di

morte;

condi

dall'eresia; e nelle feste

Carlo III concesse e distintamente


assegn territorio, giurisdizione,
li-

Natale, Pasqua, ed Assunzione della

Beata Vergine.
nelle

quelli

poi

che
alla

bero
altri

esercizio

di

cura
e
di

d'anime,
tutti
gli

domeniche assisteranno

l'uso de'ponlificali,

spiegazione del vangelo, dieci anni

pastorali uffizii

indipendentein

mente da qualunque ordinario,


tutti
i

ed altrettante quarantene d'indulgenza. 6. Dire la messa di requiem


tutti
fzio
i

luoghi descritti ne' brevi a,

luned non occupati coll'of-

postolici

con facolt

vescovile

quasi vescovile e giurisdizione.


ste le

Que-

facolt

successori

Pontefici

nove lezioni, che in tal cadovr rimettersi ad altro giorno della settimana, e la messa apdi

so

prorogarono e confermarono ad
delle Indie,

plicata per l'anima

di

alcuno

dei

septenniiini al patriarca

suoi sudditi,

come

fosse
7.

detta ia

come
citi,

vicario generale de' regi eser-

altare privilegiato.
la

Di

portare
occulta-

sono:

i.

Esercitare

tutti

comunione

agi' infermi

YOL. XXXIV.

12

178 mente

IND
e senza

IND
allorch
vi

lumi,

Clemente

fatto arcivescovo di Ti-

fosse pericolo d'irriverenza,

e cuss.

stodir nello stesso

modo

il

Sa-

gramento. 8. Permettere l'uso di vesti ed abiti secolari a tutti i suoi sacerdoti ancorch regolari, allorch vi sia qualche pericolo dimorando tra nemici della religione
cattolica.

ro in partibus nel 1670 a* i5 dicembre, ed a* 22 patriarca. Antonio de Benavides Bazon da Innocenzo XI fatto arcivescovo di Tiro nel 1679 a' io aprile, ed agli

8 maggio

patriarca.

9.

Benedire
necessari

paramenti
io.

e vasi

sacri,

soltanto al-

l'uso delle sue chiese,

Ricon-

y Gusman da Innocenzo XII fatto arcivescovo di Tiro nel 1691 a' 27 agosto, ed a* 2 o novembre patriarca , e
Pietro Portocarrero

ciliare le chiese, cappelle, oratorii,

per
fatti

ambedue
due

le provviste

furono

cimiteri, ne'paesi ove dimora l'esercito, allorch non sia facile


l'accesso

processi.

Carlo Borgia y Centellas da Cle-

o ricorso

al

proprio
gli

vedi

mente XI

a'

20

luglio

1705 nomi-

scovo.

II.

Esercitare

atti

nato arcivescovo di Trebi sonda in


partibus^ a'3 ottobre
ca, e cardinale nel

giurisdizione ecclesiastica

nel

foro

esterno con

tutti

suoi

sudditi

ed

impiegati

nell'esercito,

come

1708 patriar1720: per le due prime promozioni si fecero due


processi.

vero ordinario e giudice di essi. 12. Concedere agli stessi l'uso della carne e latticini ne' giorni di quaresima, eccettuati i venerd e
sabbati e la settimana santa, allor-

Alvaro de Mendoza da ClemenXII a' 20 gennaio 1784 sub unica propositione fatto arcivescovo di Farsaglia in partibus, e pate triarca,

ch non
fatiche di

si

trovino

nelle

attuali
di-

creato cardinale
nel

da Bene-

campagne

militari^ e

spensarli dal digiuno.


sare,

i3.

Dispendal-

commutare ed

assolvere

le censure,

irregolarit, voti e giu-

ramenti nel modo che fanno i vescovi, secondo le concessioni dei


sacri

canoni,

del

concilio

di

1747. Bonaventura de Cordova Spinola de la Cerda da Clemente XIII fatto patriarca nel 1761 a' 6 aprile, e cardinale a* 23 novembre. Francesco Saverio Delgado arcivescovo di Siviglia, da Pio VI nel

detto

XIV

Trento.

Deve

poi

avvertirsi

che

1778

a'

3o marzo
il

fatto patriarca,

questo patriarca non ha l'uso delle insegue e vesti proprie dei patriarchi,
"Vescovi.

ma

bens quello

come

Riporteremo qui appresso, oltre i nominati da Leone X e Clemente VH, il novero di alcuni
delle

primo giugno. Antonio de Sentmanat y Cartella, gi vescovo d'Avila, da Pio VI fatto patriarca a' 25 giugno 1784,
e cardinale

patriarchi

Indie

occidentali,

che nelle annuali iS'oLze di Roma per ordine di gerarchia de'patriarchi sono registrati nel sesto patriarcato, cio

1789. Giuseppe de Arce arcivescovo di Saragozza ed inquisitore generale, da Pio VII a' 26 agosto 1806 fu
fatto patriarca.

e cardinale nel

nezia,

dopo quello e prima di quello

di

Ve-

di Lis-

Francesco Antonio Cebrian y-Valvescovato di Orihuela da Pio VII, che a' io luda, traslato dal
glio

bona.

18 15

lo

fece patriarca,

indi

Antonio Manriquez

Gusman da

a'

23 settembre 18 16

cardinale.

IJND
Antonio Allu, gi vescovo di Girona, fatto patriarca da Pio VII agli 8 gennaio 1821. Ancora non gli fu dato successore. INDIE OCCIDENTALI. Vasto arcipelago dell' America settentrionale, fra il golfo del Messico ed il
queste
isole

IND
innanzi
al

179 nuovo

continente, pei navigatori che ven-

gono dall'Europa. Si chiam questo

arcipelago

Indie

occidentali,

mare
e
dalla

dei

Caraibi, diviso in grandi

piccole, Antille,
costa della

che

si

estende
fino

Florida
a
gli

a
i

perch all'epoca della sua scoperta fu preso per una prolungazione delle isole indiane orientali le pi avanzate. G' inglesi conservarono una tal denominazione, chiamandolo PVest ladies. Gli spagnuoli le
divisero in isole del Vento, e isole
sotto
glesi

quella di Terra

Ferma. Allorch

portoghesi riuscirono
nell'India dall'oriente,

penetrare

spagnuoli
dal-

Vento; ed i francesi e gl'inadottarono una tal divisione,


differenti

guidati da Cristoforo Colombo, intrapresero pure di penetrarvi


l'occidente.

con

modifica/ioni. Alcuni
l'arcipelago delle
delle Antille.

comprendono
cale nel

Lu-

Nel

1492
di

darono ad una
si

approquelle isole che


essi

numero

Le

Antille appartengono a diverse po-

allora

trovano nel golfo del Messico chiamate Indie occidentali

tenze

europee, come la Francia, r Inghilterra, la Spagna, l'Olanda,

per distinguerle dall'Indie propriamente dette, e che si chiamarono


Indie
orientali
(T^edi).
si

la
gli

Danimarca
stati

la

Svezia

oltre

indipendenti. Chiamasi In-

Col

nome
d'or-

diana uno degli Stati Uniti dell'America settentrionale presso l'Ohio, ov' la sede vescovile di Vincennes.
si

d'Indie orientali

comprende

dinario quella vasta regione asiati-

ca che
di

due parti, al Gange, e ciascuna termina con una grande penisola, cio le due grandi contrade dell' Indostan e dell' Indo - China ,
si

divide in

Sotto

poi
gli

il

nome

d' indiani

qua e

al di l del

conoscono

aborigeni o primi

abitatori dell'America.
te del

Questa parIndie
asiati-

mondo

essendo da principio
le

considerata

come

cui abitanti sono detti indostani


dell'

ed indiani , nel sud una gran parte delle


est dell'

Asia

isole del

Oceanica, come

ed ; nordSumatra,
delle

che o orientali, fu poscia, riconosciuto r errore , disegnata sotto il nome d* Indie occidentali, ed i suoi abitanti sotto quello d'indiani. So-

Java, Borneo, Celebe, le Molucche

no

essi

sparsi

tra

1'

una
,

estremit

le

Filippine.

L' arcipelago

e l'altra

Antille,

chiamato pure delle Indie

dono
in

in

dell'America, e si divimolte nazioni suddivise

occidentali, il pi considerabile dell'o-

popolazioni, trib, ec.

ceano Atlantico, situato fra i due continenti dell' America. Le Antille

Al precedente articolo abbiamo


parlalo
del
,

patriarca

delle

Indie

formano una catena semicirco-

occidentali
liuni
ni,

Indiariuni

occidenla-

lare che partendo dalla riva della

palriarchatus in maris Ocea


in

Florida, nell' America settentrionale,

semplice titolo di dignit senza


queste rearcivesco-

va a terminare Messico nell'America

al

golfo

del

chiesa e suffraganei
gioni,

meridionale.
lo

ove sono

diversi

Si

pu
di

attribuire
scrittore,

come

fece

vati e vescovati,

alcuni detti nelle


altri

qualche

l'origine del
alla

nod

Indie occidentali,

nelle

Indie

me

Antille

posizione

occidentali di Portogallo perch nei

i8o
le,

IND
Brasi-

IND
gna.
II

.dominii dell'imperatore de!

p.

Menochio
I,

tratta

nelle

impero prima unito al Portogallo, e governato da un principe


quella stirpe reale. S
nella

sue Stuore tom.

pag. ^5i^ cap.

XXV,
avanti

di

conserva
titolo

Se neW Indie occidentali^ che dal Colombo fossero


sia
stato

ancora

Spagna

il

di

scoperte,

predicato

Veal-

patriarca delle Indie occidentali per-

vangelo di Cristo.

Argomento che
America ed

ch

il

re conserva diverse provinnell*

toccamo
trove.

all'articolo

cia neir Asia, nell' Africa e

Acol
il

merica che

tra

noi

si

chiamano

INDIE ORTENTALL
sta
il

Sotto quesignificato

nome

d'Indie; ed altres perch

denominazione viene

re di Spagna non ha finora


nosciuta

rico-

vasto e ricco paese dell'Asia meri-

come

legittima la separa-

zione dei diversi governi di


rica.
tali

Amein Iii-

Le

chiese dell' Indie e

occiden-

arcivescovili

vescovili

diisy

sono Antequara, Antiochia, Aret{uipa, A"Vana o s. Cristoforo, Releui de Para,


in Indiis occidenlalibus,

al nord Himalaya, le quali lo separano dal Thibet e dalla Bucarla, avente all'est l'impero cinese, all'ovest l'impero persiano, ed al sud il mare. Altri definiscono

dionale, che ha
le

per confine

montagne

di

le

Indie orientali

quelle
si

due vaste

Benezuela o Garaccas, Caceres, Cartagine, Cumayagua, Cuenca, Ciisco, s.

contrade, che tanto

estendono al

Domingo,

Giacomo del Chili, s. Guadalaxara Giaconio de Cuba


s.
,

sud dell'Asia, alla dritta e sinistra del Gange, e che terminano in due grdndi penisole ; l' orientale prese
il

Guamagna

o Ayacucho, Guatimala,

nome
e

d' Indo-Cina,
il

l^occidentale

Jucatan o Merida, Linares, s. Lodovico di Maragnano, Maynas, Mechoacan, Merida , Messico , Nica-

Indostan. Siccome

celebre navi-

gatore

scuopritore

dell'America

rauga

Paolo,

Olinda e Fernambuco, s. PorParaguai, Popayan Sonora, Tlascala, torico, Quito ec. ec. Alcune delle nominate sedi non portano pi la qualifica, nelle Indie occidentali. I sovrani di Spa,
, ,

Colombo, nel giungere per la prima volta alle isole Lucale ed Antille di detta nuova reCristoforo
gione, credette aver trovato un nuovo passaggio per giungere alle Indie,

quella

regione

adott

allora

questo medesimo nome, e


tanti
si

gli

abi-

gna tuttora portano


gi sovrani di gran

il

titolo di re

dissero

indiani,

dovendo
chiamarsi
si

delle Indie, Indiaruni

parte
si

merica, che non solo

rex , come dell' Achiam nuola

quindi
sero

le

antiche

Indie

orientali^
le

mentre occidentali
posizione.

dis-

americane, secondo

la

loro

vo mondo,
occidentali.

ma

rispetto a noi Indie


1

naturale

Cinque

ampie

Isabella

cattolica

regina di Castiglia e
la

di

Leone, fu
il

contrade si comprendono nell' Indostan , o paese degl'Indii o Indous, secondo la divisione del maggiore Rennel generalmente ricevu-

prima ad assumere

titolo

di

regina delle Indie occidentali, per-

ch forni a Cristoforo Colombo la flottiglia per scuoprire l'America o Nuovo Mondo, e perch le conquiste si fecero a vantaggio del suo
regno, sebbene
maritata
a Ferdidi

regione del Gange o I. La r Indostan gangetico. 2. La regione dell'Indo o Indostan sindetico. centrale. 4- L'Iq3. L' Indostan
ta.

dostati meridionale.

5.

L' India e-

nando

re

d'Aragona o

Spa-

steriore

la

Indo-China.

Sembra

IND
fiume Indo, e gli abitanti cliiamati Ind, e la regione debbano il loro nome. Fu detta anticamente Bharatkand, cio regno
die
al

IND
lo di

i8i

Meru in Plinio e Strabone. Questo nome appropriato a tutte


le

citt

e
il

monti consacrati a Bacco


resto dell'Asia

in tutto

nella

della

dinastia

di

Bharata;

hiania o Paese del

Medrnezzoj Diamdell'

Grecia, potrebbe riconoscere

nella

biiDuyp
della

o
e

Pensola

albero

{'ila,

ne' posteriori

tempi
di

Mogol

da' principi

discendenti

Gengis che vi dominarono. La grande catena montuosa dell* altipiano centrale d'Asia forma le graudi diramazioni delle montagne in questo suolo. Gli indiani nella
loro
storia

Nysa indiana un tipo primitivo, e v'ha qualche accreditato scrittore che ne ha fatto la congettura. che percorroI maestosi fiumi no le terre indiane sono l'Indo, il Gange, il Bramaputre, il Nerbuddah, e l' Irraouaddy. Il clima notabilmente vario, dacch il paese per la maggior parte sotto la zona torrida, ma limitrofo alle pi
elevate cime coronate
lo stesso

mitologia
il

le

comge-

prendono
nerico di

tutte sotto

nome

di

ghiacci

MeiUj o Siimeru, o Kailassaen, che pu riguardarsi quale indico Olimpo patria d'uomini e di numi. La diramazione di Hiuialaya
si

accade

nelle sue

produ*

Rupi di sabbia, monduro macigno, deserti arenosi da un lato, e dall'altro belliszioui naturali.
ti

di

detico

estende fra V Indostan sined il Thibet occidentale, e


il

sime praterie, ricche


dotte

messi

riprofiori

due
e

volte

ogni

anno,
frutta

separa
lo

bacino dell'Indo da quel-

olezzanti,

copiose
il

danno

di

del Gange. L'altra diramazione Kantal o Sevolick dal sud volge all'est, ed altra staccandosi dal Kantal separa il Gange dal Bra-

all'India talora

pi orrido e taloil

ra

il
i

pi giocondo aspetto. Quindi


cereali,

tutti

specialmente

riso,

cibo ordinario del frugale abitatore


,

Djaputre
nosciuta

si

denomina Rentaiss

droghe d'ogni
il

specie, legni

me-

dai tibetani, e fu dagli antichi co-

dicinali,

betel gradito a quei po-

elevate

come una delle tre pi sommit del Meru. All'odiramazione


il

poli, cannamele, boschi di bamb, indaco che cresce spontaneo nelle

vest cinge ie Indie la

del Belui-,

che segue
.si

corso del-

cie
i

campagne, tutte le utilissime spedi palme oltre il cocco , sono


principali

congiunge coi monti Rindukos, che sono al nordl'Indo nascente, e


est
die.
la barriera

prodotti

la

delle

Indie.

Non minore
minerale.
I

dovizia del regimo


auriferi indicaiio

naturale

delle

In-

fiuui

In fine la lunga

catena delle

Gatte giunge fino all' estremit del capo Comorin nell' Indostan meridionale, e di l continua il suo sistema nella vasta Oceanica. Quattro montuose diramazioni inoltre
intersecano
le

l'abbondanza dell'oro che nelle sue viscere la terra nasconde. Miniere


di

rame,

di ferro,

di

piombo,
mercurio,

di

slagno, di zinco,

di

di

contrade

dell'Indo-

China fino all'estremit meridionale asiatica. Non pu preteimettersi


la misteriosa
di

montagna

di Nysa,

il

trovano in diverse parti. Ivi pure sono i pi perfetti e pi grandi diamanti che si conoscano, le pi nitide perle, e tutte le altre gemme di cui ve n' dovizia. Oltre altri naturali pro-

antimonio

si

cui

nome

va congiunto a quel-

dotti vi sono

quelli dell'industria,

i8i
massime

IND
in ottimi tessuti di

IND
coto*
te parlando, al

governo

inglese,

ma

ne, ed in copiosi lavori di metallo

bens ad una
cianti

societ di
il

e di avorio. Gli animali forse non sono in altra parte del globo s numerosi e s vari. Gl'inglesi occupano
il

conosciuta sotto
delle

commernome di
orientali^

Compagnia
la

Indie

che fu fondata con una carta delregina Elisabetta nel iSgi, carta

primo posto nel novero

dei

domisi-

natori di

questa regione;

essi

gnoreggiano in tutto r Indostan sia col nerbo delle armi, sia colle arti della politica. Alcuni calcolano a pi di cinquanta milioni d' abitanti la popolazione degli stati
essi

volte

che fu rinnovata circa sedici da una tale epoca la penultima volta fu nel i8i3 per venti:

nove anni,
i85i.
Il

e l'ultima

fu nel

1842

per nove anni, per cui termina nel


privilegio della compagnia sempre esclusivo: nel 1784 essa fece creare dal parlamento il banco dell'Indie; un governatore

direttamente sommessi, settantadue milioni; e se

altri
si

ad a

non

fu

uni-

scono a quel numero i paesi tributari, vi rimane appena il quarto in tutta la regione nell'indipen-

generale
nel

dei

possedimenti

inglesi

nell'Indie fu

denza, ed anche

meno
che

se

meritagli

18 13

la

nominato nel i8o4, e compagnia rest socieper


l'

no credenza

quelli

dicono a-

t incorporata

India

di

cui

scendere a centoventitre milioni


individui soggetti
presi
i

amministra
la

la

agi' inglesi

comdai

sede

della

Londra compagnia, donde si


sovranit.
gli

tributari;

questa

porzione

spediscono per l'Indostan


superiori.

ordini

libera dell' Indoslan seik

abitala

Non
la

si

pu esattamente

o seichi, e dai maratti. La Francia e il Portogallo hanno pure neirindostan dei possedimenti.
S dice Indostan
sa estensione
inglesi
si

determinare
tera
forse

popolazione dell'incentoventi

India,

e per approssimazione

saranno
l'isola

o cento-

inglese

l'

immencui gli

trentadue milioni di abitanti, compresa


di

di paese

di

Ceylan, e lo stabi-

sono successivamente impadroniti neirit)dia, cos Indostan francese, Indostan danese, Indostan
portoghese, ec,
si

limento inglese di Bencuien nell'isola di Sumatra. La popolazione


cattolica poi
dell'

Indostan non suindividui,


di

denomin

il

ter-

pera ottocentomila
presa

com-

ritorio e possedimenti appartenenti

quella

dell'isola

Ceylan,

a ciascuna nazione. S disse Indostan danese il territorio che yi possedeva la Danimarca, come la
pitta

della quale
cipali

del

come delle isole prinmare dell'Indie o oceano

indiano pure parleremo.


tito

Va

avver-

e dipendenza di

Tranquebar

(B Serampour, che la stessa Danimarca cedette all'Inghilterra per trattato seguito nel i844- Anche i Paesi-Bassi possedettero un ter-

che l'isola di Ceylan appartiene propriamente al governo inglese, non alla compagnia.
Gl'indiani riconoscono

un Essere
i

supremo

fornito di tutti
il

divini at;

vitorio

nell' Indie,

ma

al

presente

tributi sotto

nome di Parabrahma
i

non vi hanno pi alcun dominio. Quanto all'Indostan inglese, ed alla


sovranit dei
gl'inglesi,

ma yi

aggiungono un novero

infini-

to di differenti dei e dee,

quali pe-

paesi conquistati da-

r non sono che ministri subalterni

o che furono loro ceduti, non appartiene affatto, propriamen-

del primo, o emanazioni e por-

zioni della divinit che sotto varie

IND
forme
pali
si

IND
I

i83

riprodussero.

tre princi-

resto commendevole la sobriet de-

sono Brahma o Brama, Vislma o Vishnu, e Sciva o Schiva. Al primo


dicesi
al

delegata la facolt di creare,


quella
di

secondo
terzo

di

conservare,

al

quella

distruggere

"variare le

forme.
la

Inoltre significaterra,
il

no

il

primo
,

il

l'acqua

il

terzo

sole

secondo o fuoco,

che pervenne ad astenerda ogni cibo animale e da ogni bevanda spiritosa. Non si deve per tacere, che l'uso di bere il vino, anche con eccesso, bench in segreto, comincia ora ad introdursi fra gl'indiani, ed anche tra le
gl'indiani
si

caste pi nobili.
fra

La

poligamia

come dicemmo all'articolo Bramini. Sono poi insieme compresi sotto il

loro

permessa, sebbene

rara-

nome

di Trimurti.
la

Il

culto di Brah-

ma

base dell'indiana mitolo-

gia, feconda di vive e bizzarre

im-

maginazioni.

Comunque
di

le

stranis-

mente seguita, e quelli che ne fanno uso, fra le spose distinguono la principale. Fra i maomettani poi la poligamia pi comune. Sono divisi in caste, vale a dire ordini o
ceti

sime metamorfosi
giusta
il

che ripiena

di

pi ranghi, ne
si

men

puri
ai

vogliano intendersi allegoricamente,

ai

pi distinti

mescono. L' edu


affidata

parere de^pi sensati, pu-

cazione

de'fanciulli
le

re nulla

pu immaginarsi
ed indecente.
il

di

pi

bramini; rau

donzelle rimango-

goffo, ridicolo

Vedam

no presso
sollecito
I

loro parenti fino all'et

o Veda
cro, ed

si

chiama

loro libro sa-

d'anni dodici, ch' quella del loro

Exur Vedam il suo commentario, ambedue compilati in lingua sanscritta, e posseduti dai bramini, specie di sacerdoti deribracmani e
gi-

sviluppamento e fecondit.
quelli

lineamenti non differiscono gran

fatta

da

degli
le

europei, n
loro donne.
alle

meno

belle
il

sono

vati dagli antichi

L'avarizia,

mancar
sono

promes-

mnosofisti dell' India. Devesi nota-

se, la lentezza

nel risolvere, ed
i

una
pre-

re

che

vi

sono quattro
degl'indiani:

Vedam
i.

libri

sacri

Rey
;

o o

raffinata lussuria

vizi

Risch-Veda; 2. Jagiur-Veda 3. Sciama o Sama-Veda ; 4* Atarvana-Veda. II libro detto Exur non


antico.
Ai
superstiziosi

dominanti delle popolazioni indiane. L'astronomia, la medicina, l'architettura sono le scienze predilette,

come mirabile

la loro pron-

dommi

tezza nella scienza del calcolo

che

sono collegate le istituzioni civili, che dalle religiose in tutto dipendono; quindi superstiziosi sono i riti de' matrimoni , dei conviti e dei funerali. L'eccesso a cui porta-

eseguiscono sempre a memoria senza


l'aiuto dello scritto. Gl'indiani furo-

no gl'ingegnosi inventori

delle cifre

no
gi

le
i

loro

fanatiche
i

mortificapresti-

zioni,

suicidii,

magici

numeriche, passate quindi agli arabi, e da questi in tutto il mondo con tanta utilit propagate. Sono gl'indiani monotoni e freddi nella
musica,
agili

non sono paragonabili ad alcun altro mostruoso parto dell' u-

nella danza,

ed

arti-

ficiosissimi

nella mimica.

La musidel
le-

mana

fantasia

delirante.

La

col-

ca degl'indiani assomiglia moltissi-

tura inglese non giunge ancora ad


estirpare
il

mo

a quella delle nazioni


in sostanza

barbaro costume delle


liete

vante, ed anche a quella dei contadini italiani,

spose di correre

bruciarsi

sembra

nel rogo dell'estinto consorte.

Del

essere la musica antica de' primi p-

i84
poli.

IND
poli

IND
del sistema civile

Parlano differenti idiomi, che hanno per pih o meno relazione


col sanscritto, l'antica lingua di que-

sta regione nella quale


posti
i

sono com-

con che questi posono organizzati. Queste caste sono in numero di quattro principali, che si suddividono in ottan-

suddetti

libri

Vedam
e
i

colle lingue delle circostanti


lazioni.
I

popodel

taquattro classi , al dire di molti ; siccome diUlcile fissare precisa-

monumenti

libri

mente
ne
il

il

numero

delle
si

suddivisiostabilir-

paese attestano che V inciviliuiento e la letteratura eransi in altri tempi

ni delle caste,

non

pu

novero, ed meglio ritenere

innalzati a

sommo

splendore.

Il

ch'esse sono in gran

numero.

La
che

dotto monsignor Nicola Wiseman, ora vescovo Mellipotamo, nella conferenza settima sulla storia
tiva,

prima

casta

la

sacerdotale

componesi
nistratori

di tutti bramini,
di
tutti
gli

ammisa-

primi-

oggetti del
libri

quanto
le

alla

connessione

che

culto,
cri,

depositari

dei

lianiio

scienze colla religione ri-

e perci letterati.
in

Sono suddidi

velata,

pubblicata nel tom. VI, p. 3 degli Annali delle scienze relitratt


delle
degli

visi

ordine gerarchico

mag-

giose ^

idee

esagerate
della

dall'antichit

indiani;

n giammai n col convitto, n coi matrimoni fra loro si confondono. Il ministegior o

minor

dignit,

loro astronomia;
ria

del tentativo di
la

ro spirituale poi non


le

li

esclude dalanzi
at-

Bailly per provarne

straordina-

cariche

diplomatiche;
all'

antichit;

della

confutazione

tendono, ove lor piaccia, alle armi,


al

fattane da
delle

Delambre

delle ricerche di

opinioni

e Montucla ; Davis e Bentley; di Schaubach, La-

commercio,

agricoltura.

Li
pic-

distingue dalle altre trib

un

colo cordone, composto


sette piccoli
fili

di

venti-

place, ed altri; della cronologia in-

di cotone,

che scen-

diana e delle investigazioni di sir G.Jones, Wilfort, ed Hamilton; e


dei tentativi di
il

de dalla spalla
al dorso,

sinistra al petto

ed

e chiamasi

nella

lingua

Heeren per

fissare

sanscritta Jahgniapavitra.

Non ponil

principio della storia indiana, co-

me

pure, delle scopeite

del colon-

nello

Tod

sull'origine

degl'indiani

primitivi.

perdono da ogni sorta di cibo, finch altro non ne abbiano surrogato. I biragi o mose

no mai starne senza, e


si

o rompono

astengono

Gli indostani o indiani

si

dicole-

naci di

Matra

nella

provincia

di

no
la

figli

di

Brama,

loro

primo
il

gislatore, e

da esso vogliono trarre


loro prili

loro origine. Esso fu

mo
una

uomo,

civilizz,

diede loro
li

religione e delle leggi, e

di-

vise in caste alle quali assegn di-

Agra, abbandonati ad ogni sorta di folli stravaganze , e gli austeri eremiti di AUahabad sono compresi in questa classe. Va avvertito che tutti i sacerdoti indkml non sono bramini, essendo la casta di questi

verse occupazioni che tutte si riferiscono a principii di religione. Sono tante le differenti caste, tribti,
ordini o ceti ne' quali trovansi divisi gl'indiani,

altrettanto civile
casta

che
la

religiosa,

La seconda

militare, e

dicesi gsiattria

o rajapiUra,

quasi

regia progenie. Dividesi in due or-

sabile
sulle

che sembra indispendarne almeno qui un cenno principali, onde dare un' idea

luna si fanno discendere, e ad essa ordinariamente affidato il comando


dini che dal sole e dalla

IND
ed
il

IND

i85

governo.

rajapnti sono fieri

gono
si

e bellicosi, ma rare volte disgiunil valore da una barbara am-

nenza, hanno ciascuna il suo spo-^ so, ma sono impunemente scevre

da ogni riservatezza
di

cogli individui

bizione.

Poco successo hanno


le

in es-

casta eguale.

Con

altrettanto fusi

prodotto
per
far

istanze

degl' ingle-

rore per la gelosia

manifesta,
tresche co-

abbandonare la crudele costumanza di uccider le figliuole, quando temono di non poter procurare ad esse convenevole accasamento. Le donne sono
si

loro

ove discopransi gli europei , o


caste
inferiori
,

illecite

cogli

individui di

tranne

quella dei

bramini che
e cui
la
le

ai

nairi sola sovrasta,

tutto concesso.

S distingue

gelosamente custodite dall'et di sei anni fino al matrimonio, e le nozze con persone di bassa sfera pri-

unione per riparare comuni offese, e forma essa lo


stretta loro

spirito

della casta.
si

Le donne sono,
il

vano
rie.

figli

delle

qualit

eredita-

come

vede da per tutto dove


la religione

Nell'Adjemir o Agemira
i

com-

cristianesimo non

do-

prendonsi

loro stati ereditari.

La

minante, pressoch in uno stato di


disprezzo
l'

terza casta dei

vaisela, e contie-

civile.

In certe parti deldelle

ne
tre

gli
i

agricoltori

pastori

possi-

Indostan

quelle

caste

pi

denti,

banchieri, mercanti, ed al-

nobili

tengono a glande onore di

persone addette alla negoziazio-

quasi

ne.

La quarta

casta dei

isciulri,

meglio sudras o choiilres, racchiude tutti gli artefici, suddividesi


in
si

mai uscire dalla casa loro. Le mogli dei bramini pi facilmente sono in illecito commercio,
che quelle delle altre caste nobili. S dice che i mariti se ne approfittano molto per ottenere dagl'inglesi
il

moltissime altre, giusta


mestieri.

diver-

Fra

pi

vili

ordini

eziandio di questa classe tolta ogni comunicazione per disuguaglianza di merito, a ciascuno insiutto di esercitare l'arte fissata per la

gl'impieghi
fra

del governo.

Ma
e
Il

matrimonio
europei
nairi,

queste donne
inusitato.

gli

affatto

rajah appartiene alla classe

sua casta, e quella passa dall' una in altra generazione con rare e limitate eccezioni, ci che nelle giornaliere

sima dei

ma
del

meded'uopo ha di
li-

essere investito

favore dei bra-

mini. Per una conseguenza del

faccende produce
popoli

incomo-

bertinaggio

la
al

successione al regno

dissimo inceppamento.

appartiene
dev' essere

nipote

primogenito
alla

Fra
ta

malabarici havvi

della sorella del regnante, la quale,

la casta de' nairy


la nobilt

ereditaria,

viene dai tsciUri

con cui distinche proo artigiani, podiscendenza dei


Il

maritata
I

speciale
figli
si

trib dei calarei.

propri

chiamano

chi trovandosi fra que' principi che

possano vantare

la

rajaputi o guerrieri.
indiani,

loro carat-

tere freddo al pari di quello degli

altri

ma non
il

vi

clasl'

se

in
la

cui

pi

si

dispieghi

orgo-

glio,

vendetta, ed
inferiori.

dispotismo

sono trattati con distinzione ma raramente dato loro di aspirare a posti importanti. La casta malabarica e cegoi, detti anche lar annoverata fra le basse ed impure, se si confronti coi bramini e nairi; si riconosce per superiore alle vili e sordide.
tarnbi^
,

colle caste

Le donne, che
avve-

La

coltura

dei

boschi

di

cocco

sono dotate di una speciale

specialmente attribuita

ai cegoi,

ma

i86 non ricusano


altro servigio

IND
d
:

IND
ad
ogni
stanza. Tuttavoltu
schiavi,

prestarsi

para

non sono

leggiadre e

civili so-

ne miserabili
generalmente.
la

tutti

come

si

femmine, ed a queste la comunicazione con gli europei non punto interdetta. Vi sono pure i mapiile^ arabi d* origine, che cercarono nei passali secoli di migliorare, emigrando dal paese nativo,

no

le

crede

Bisogna

di-

stinguere

con
zati

certi schiavi,

maggior parte di loro molto pi disprezancora, che si trovano in cerdell'

ta
vi

parte

hidostan.

Tra

paria

sono diverse suddivisioni


disprezzate
l'

pi o

la

loro condizione. Nella costa dei

meno
I

una

dall' altra.

Coromandcl sono chiamati lap', e t si trovano in maggior nnmero.


Antica inimicizia
li

separa dai nairi,

ed ha sovente scoppiato con devastazioni, stragi ed orrori. Questa divisione d* animi fra popoli, caste e tiib ha molto contribuito all'ingradimento della potenza inglese nelle
regioni indiane.

sono stimati pi ignobili ancora che i paria ; ma gli ultimi di tutti sono quelli che si impiegano nella puliza delle latrine.
calzolari
I

ntadi o pdeia

sono
essi

ancor

pi

miseri, essendo
te interdetto
l'

ad

barbaramennella citt,
la
I

ingresso

laonde menano per boschi


vita errante

loro

Tra

mapule
e

tro-

fuggiasca.

parsi

vansi dei cristiani venuti di Soria,

che seguono
stinguonsi col
zareni.

il

rito siriaco,

di-

o guebr nel numero di circa ventimila fuggirono di Persia al furore


di

nome
pure
i

di

mapule nanella

Abubecher primo

califfo

nd VII
al

Sono

cristiani

secolo.

Da Ormus

passarono

Guac-

maggior parte

mistiz o

topai o

zurate e furono
colti

dagli

indiani

topasy che nati da un'indiana con-

servano con orgoglio ordinariamente


mollezza,
alle arti
zi

il

nome

del
nella

loro genitore europeo,

ma
e

vivono
addetti

nell' ozio
i

tranne

pochi

ed al commercio. I mistio topas sono sistematicamente


i

con benevolenza a sola condizione che non uccidessero ne si cibassero di animali bovini, ci che hanno sempre mantenuto. Hanno in venerazione il gallo che annunzia il giorno , e conservano nei tempio il fuoco sacro che recaro-

disprezzati dagl'inglesi,

quali teri-

no dalla patria
tatevoli, attivi
,

sono sobri,
fedeli

cari-

mono

che pi tardi

si

possano

e rispettosi.

vollare contro la

madre

patria; sono

Adottano
tano
le

costumi europei,

pro-

egualmente disprezzati dagl' indiani perch per lo pi sono nati di donne della casta dei parias. La casta pi infelice quella dei paria o parias,

fittano del

commercio
:

e
la

frequenloro re-

societ inglesi

ligione, al pari di quella di

Brahma,

perch diversi di loro soffroschiavit


,

no dura

e
:

ne' pi abbietti

ufiizi

s'impiegano vivono disle

giunti dalla societ

tra

risaie,
Il

in

piccole

misere
al

capanne.
tal

loro disprezzo giunge a

ripro-

vevole segno, che

passaggio di

un
tro-

cego, d'un nario, d'

un bramino debsi

bono

sortire dalla via in cui


ritirarsi in

vano, e

proporzionata di-

non ammette proseliti. Si trovano pure in questo paese gli afghani, che sono dispersi e vivono sotto un governo feudale, da ultimo in guerra cogl* inglesi. Vi pure la setta indiana debaniani, quali si astengono da ogni cibo animale, sono dediti al commercio, e percorrono tutte le contrade dell'Asia. Nel regno o provincia di Cochin vi sono ebrei^ divisi in ebrei bioi'

IND
che vantano remota antlclilt, forse dall' Vili secolo, ed ia ebrei neri che sono schiavi del Malabar comprali ed associati al giudaismo. Le due classi vivono sejjarate, e Taclil

IND
come
si

187
storia,

legge

nell'antica

sino al

mare

orientale.

Questi bra-

mini sarebbero, secondo tale sentimento, confermato da molte osservazioni


locali,
gli

stessi

egiziani

-vidit

loro pel

guadagno

le

priva

conquistatori
l'

e
d

civilizzatori

delfiglio

di considerazione. notarsi,

Finalmente da
idee
religiose,

Indostan. Pi tardi Dario


Persia

che

la

gerarchia delle caalle


dell'

d' Istaspe re

con
al

consi-

ste collegata

derabile esercito fece delle conquiste

essendo punto
za,

indiana creden-

che non

si

estesero

di

che

dal

Brahma

capo abbiano

o dal volto di i brami sortita


i

dell'Indo.

Un

secolo e

mezzo do-

l'origine, dalle braccia

rajaputi,
vaiscia, e

dal ventre e dall'anca


dal piede
i

tsciutri.

Quindi non
ostacoli

po il tentativo di Dario, Alessandro il Grande con trentamila uomini part dalla Macedonia, sconpersiani al passo del Grafisse
i

a meravigliarsi
inontabili
si

se

insordi-

nico, percorse

vincitore diverse re-

oppongono
s

alla

gioni, sconfisse

Dario ad
si

Isso

ad

struzione di
dizi.

inveterati

pregiu-

Arbella, e successivamente essendo

entrato in Persia

port a Susa,
Indi

a Persepoli

ad Ecbatana.

Cenni sforici de^principali avvenimenti dell' Indie sino alla caduta dell' impero del Gran Mogol, non compreso lo stabilimento degli

inseguendo Bosso uccisore di Das'impadron di rio, varc l'Osso,

Maracanda, oggi Samarcanda, fermandosi a Bulca citt primaria della

europei in queste

con-

Battriana.

Indi Alessandro
i

s'

in-

trade.

noltr verso r India, super


li

mondi Ni;

Paropamiri, prese
ed
assalt
la

la citt

L' istoria
le pili

dell'

Indie

non racchiule

ca

rocca

Aorna

de nella sua
prese
militari

antichit

assurde.

Tra

che favole prime imnell'Indie,

pass l'Indo,
sconfisse

fece

costruire

sopra

questo fiume delle navi, attacc e

eseguite

Poro

sulle rive dell' Idas-

cominciando
tano
di
si

da

Ercole,
si

debbono
racconil

pe, e fabbric la citt


lia

di

Bucefa-

annoverarsi quelle che

in

memoria
il

del suo cavallo che

Ercole e di Bacco,

pri-

avea

perduto. Dipoi
fiumi,

l'eroe

mace-

mo
do,

dice

fu costretto levar l'as-

done travers

Pojab situato fra

sedio della rocca


il

Aorna su l' Insecondo che fond la citt di IVica. In appresso viene la spedizione di Sesostri che con seicentomila uomini , ventiquattromila
cavalieri, e ventisettemila carri tra-

dnque grandi
r Idaspe

ma

ripassato
di

ricevette

un

rinforzo

trentaseimila greci, con

vers l'Asia, e tutta intera la conquist sino


l'origine dei
alle

nuove armi e una flotta di duemila navi di varie grandezze. Allora accompagnato da pi di centoventimila combattenti, di cui un terzo era
trasportato dalla flotta, ed
il

rive
si

del

Gange.
fissare

resto

Molti pensano che

deve
di

camminava
tomise

sulle

sponde

dell' Idas-

bramini nell'Indostan
Sesorive
del

pe, entr nell'Indo, e discesone sottutti

all'epoca della spedizione


stri

que' popoli.
alla citt

Giunto
di lala

sino

alle

Gange,, o

nove mesi dopo

i88
vi

IND
ci

IND
parola dell* India negli autori gree latini; si sa vagamente che Arsace re dei parti vi penetr e paesi divenne possessore di tulli in cui Poro avea regnato; che i battriani dopo aver scosso il giogo
i

sbarc la pi gran pnrta delle Me truppe, e ripresa la strada di Babilonia


rieiUr in

questa

citt

anni. Seleuco Nicatore tino de'suoi duci e successori, essendosi reso padrone
di tulla
l'alta

quando aveva trentadue

Asia,

form
la

il

pro-

dei Seleucidi,

fecero pi con([uiste

getto di portarsi nell'India col dop-

nelle

Indie, che

non

fece lo slesso

pio scopo di stabilirvi


torit,

sua au-

Alessandro.
re port
le

Menandro
;

loro quarto
l

di

sottomettere

calo

parsis,

Sandrocotto nazione potente


egli

Sandrasovrano dei

sue armi al di

del

monte Imaus
de' successori

ed
di
di

Eucradite,

uno

de del Gnnge;
pili

sulle sponpenetr molto

Menandro,
due
i

dicesi

che

s'

impadron
Circa

mille citt nelsecoli

lungi dell' intrepido Alessandro

l'India.

prima
gli

suo signore,

ma

fu

costretto ritor-

dell'era cristiana
ti

parti

sci-

nar ne* suoi slati per opporsi ad Antigono che ne minacciava l'inAntioco il Grande re di irasione.
Siria circa
la

invasero tutta l'India settentrio-

nale, che

Tolomeo

indic

sotto
il

il

nome
i

d'Indo-Scizia. Verso

648

centosettantanove

anni
trat-

dopo

spedizione di Seleuco, en-

tr neir Indie, e conchiuse


tato di

un

pace con Soppagazeno, so-

cinesi portarono la guerra nelle contrade vicino al Gange. Al prinsettacipio del secolo seguente tori di Maometto si aprirono la
i

prano della regione. Le Indie furono poco conosciute dagli antichi prima delle conquiste di Alessandro e di Seleuco, il quale stabili delle relazioni con Sandrocotto, indiano intraprendente che avea seguito Alessandro.

strada

nell'India,
il

assoggettarono
si

quasi tutto

Multan, e

stabili-

rono neir India settentrionale.


qiiistate,

Uno

dei governatori delle provincie con-

Makrand kan, divenuto padi

drone
fu
il

indipendente

Ghiznih
dell' In-

primo conquistatore
moderni,
dinastia

si

Sandrocotto pervenne a renderpadrone di Palibothra o Patna


cui
fece
la

dia nei tempi

il

fon-

datore della
dei

mussulmana
o
gha-

di

sede di
tal

uno
la

stato
ca-

ghiztjevidei,
la

ghazanidi

possente, essendo
pitale
dei

citt

zenidi,

quale sussistette dal 797

dei gangaridoe

o prasii vicini che occupavano le bocche del Gange. Si apprende da Plinio che nel paese di Goudjerate e nel Conca n vi erano due re
parsis

sino alla

met

del secolo XII

si

narra, che spingesse le sue conquiste

sino a Goa.

L' ultimo principe

di questa dinastia,

che avea regna-

possentissimi,

uno

de' quali

fu poil

un impero di cui Cabul, il Candahar ed il Korassan formato in

scia conosciuto dagli

arabi sotto
Inoltre
la

nome
al

di

Balhara.

Plinio

vano il nodo, fu deposto nel i iSz da Rassim-Gauri , fondatore della


dinastia

sud del

Rrisna situa
si

Regio
al

de'gauridi,

Pandionis, che

estendeva sino
alla

nome
dette

dal paese di

che prese il Gaur, e risiei

capo Comorin. Quanto orientale, fu essa poco


dagli
antichi.

costa

Labore;
il

gauridi
il il

sog-

conosciuta

giogarono
di

Kanara ed
il

regno

Dopo

il

Sandrocotto quasi non fu

regno di fatta pi

Bisnagor,

sino

a Benares.

Multan, Verso

il

Dehly e 12 15

IND
l'impero
tab,
tle*gauricli fu diviso, e

IND
Koule

189
sog-

dai governatori

maomettani

ch'ebbe

di

sua porzione

conquiste dell'India,
nastia dei patani

fond

la

di-

Dehiy

la

o afgani, e fece sede del suo impero. Il


imperatori
successive

regno degli
turbato
di

patani

fu

getti all' imperatore di DehIy. Akbar conquist pure il Cabul e s'impadron del Cachemire, ma fall ne' suoi tentativi sul Dekhan. Divise il suo impero in sedici su,

dalle

invasioni
;

babis o governi, suddivisi in

par-

Tamerlano furono rimpiazzati nel i4i3 dalla


Genghiz kan
e di
nel

famiglia di Ghizer, e questa lo fu

i4^o da

Bellali-Lodi.
di

Tamei*di

lano alla testa


tartari

un

esercito

Poidiana verso il i36o, si era impadronito di Bulca e di Candabar, e dopo aver soggiogato tutta l'antica Perera partito
dalla
sia
si

ganahas o provincie, amministrate da nabab soggetti ai sidiabi ma per dipendenti direttamente dalla corte. Fu questo il pi compito principe dell' Indostan, e mor nel i6o5 dopo aver veduto perire per vita disordinata il suo secondo figlio, che amava molto, ed essere stato costretto di combattere il ri,

apr

il

passaggio
il

delle
s'

In-

belle suo
gli

figlio

maggiore.
il

Questi
di

die,

traversando

Pojab

impari-

successe sotto
;

nome
ribell

Djefiglio

dron di DehIy, e dopo altre conquiste neir Asia


e
nell'Africa,
il

hanghir
di

indi

Sah-Djehan
si

quest'ultimo
i

pure,

passato l'Eufrate e
bili

Tigri,
egli
si

si

sta-

vide

suoi tre

figli

agire verso di

a Samarcanda:
alla

dispo-

esso nel

modo
tali
i

istesso.

neva
Il

conquista

della

Cina

uno

di

figli,

Aureng zeyb, dopo aver fatto

quando mor.
piccolo figlio di

trucidare
Bellali-Lodi,

velenare

chiamato Ibraim-Lodi, fu sconfitto 1025 da Baber che divenne il fondatore della dinastia mogola. Akbai" suo nipote convalid ed ein stese la sua potenza tutta la parte settentrionale dell' Indostan ed assoggett il Bengala ove regnava il radjah Sali Dowes. Quenel
,

due suoi fratelli, ed avmont sul trono e procacci all'impero mogolo il


il

padre,

pi alto grado di potenza e di celebrit; pel zelo dell'

islamismo persi

seguit

g'

indiani che
volte,

ribellaro-

no molte
vinti.
ti

ma
le

furono sempre

Non

fu lo stesso dei

maratdelsi

che abitavano
a

montagne
principi

le

Gatte: questi ppoli


molti
del giogo
il

bellicosi

sta

porzione era stata


rivoluzioni,

soggetta
e

a
al-

congiunsero
diani stanchi
posto,

in-

numerose

form

loro
al

imva-

ternativamente un regno e degli stali separati. La sua storia frammischiata di favole nei primi tempi, e non incomincia verosimilmente

diedero

comando
stati

lente Siouadgi, e conquistarono


de' pi
essi

uno
fatto

possenti

dell' India;

avrebbero senza dubbio


il

per noi che


il

al

XIII secolo. VerTamerlano,,


essersi

crollare
se
la

tiono

di

Aurengzeyb,
il

so

fine

del

XIV,
per

come dicemmo,

impai

loro capo nel suoi


vasti

morte non avesse sorpreso i68o, in mezzo


progetti di

ai

dronito di questa contrada,


bidi che seguirono questa

tor-

vendetta. E-

invasio-

glino per continuarono la guerra,

ne

le procurarono in parte la sua indipendenza. Spesso fu governata

e r in^peratore fu forzato

trattare
essi

con

loro,
il

abbandonando ad
quarto
delle

in

dai sovrani indiani, ed altre volte

tributo

provincie

igo
I figli

IND
conquistale.
si

del Deklian che avea


di

fine del

Aureng-zeyb

ribella-

17 19. I Seidi ascosero la sua morte per molti giorni, e pro,

rono altres contro di lui, ma furono sempre vinti, e dopo la morte di questo principe V Indoslan divenne preda dell'anarchia e della rivolta, e l'impero mogolo non fece che sempre pi decadere. 11 maggiore de' suoi figliuoli Azem-sah s' impadron della corona,

clamarono Mohammed sah secondo figlio di Sah-Allem; questo principe, stanco del dominio de* due
fratelli,

eccit egli stesso


alla

princi-

pali

omrahi

sommossa, e sotto

pretesto di marciare contro di essi,

ma

tata,

suo fratello avendogliela dispuaccadde una sanguinosa batpresso di

radun un'armata, fece assassinare uno de' fratelli, che lo accompagnava per non perderlo di vista,
e marci contro
torit
1'

altro

che vinse suo


il

taglia

Agrah

in cui

A-

e fece prigione. Possessore dell'ausi

zem-sah fu sconfitto ed ucciso ; suo fratello sal sul trono sotto il

abbandon
;

al

genio

pei
dell'

piaceri,

trascurando
il

governo
ven-

nome

di Sah-Allem, e 17 13 dopo un regno di


figli

mor nel
sei

impero

disordine e la coni

anni.

fusione regnarono;

maratti
di

I suoi
cie,
si

governatori di provintrovarono ciascuno dopo la

nero sino

sua morte alla lesta di una possente armata, e si disputarono quindi l'impero; tre perirono a diverse epoche, ed il maggiore divenne

non si un trattato loro vantaggioso. Nadirsah o Thamas-Roulikan re di Persia,

Dehly, e pot sbarazzarsene che per


alle porte

profittando dei torbidi dell' ira-

pero, s'avvi alla volta di Ispahan,


alla
testa

imperatore sotto il nome di Djehander-sah. Esso disgust gli omrahi, e