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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
Al PttlNeiPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI AI VARII GRADI DELIA GERARCHIA
ECCLESIASTICI,
DELLA CATTOLICA,
CHIESA ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
Al RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VCL. CIIL

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLXI.
f\

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi


vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO -ECCLESIASTICA

viv VIV
V.iy\EKS {Vivarien.). Glia con re- logo e del penitenziere : il canonico ar-
sicìeDza vescovile dellaGuascogna ioFran- ciprete, coadiuvato da un vicario, ammi-
cia, nel dipailimento cieli' Ardèche, ca- nistra pel capitolo la cura d'anime. Vi
poluogo di cantone nel circondario di Pri- sono di versi canonici onorari, e vari preti
vas, già capitale del basso Vivarese, an- che co'puerì de choro uffiziano la chie-
tico paesello della Francia che dalla città sa. Prima della rivoluzione il capitolo a-
traeva il nome, in oggi è quasi inlera- vea 6 dignità, cioè preposto, arcidiacono,
niente compreso nel detto dipartimento. precentore, sagrista , arciprete, vicario,
È situala fra gli scogli , sulla sommità con 4o canonici. Il palazzo vescovile è
d'uno de' quali vi èia cattedrale ^ sulla nobile edifizio, alquanto ampio e decen*
riva destra del Rodano, in aria salubre, te, parum ab cathedrali distai^ e tro-
distante 4 legbe dal Ponte s. Spirito, cir- vasi in buona condizione. Nella città vi
ca 5 da Privas, 9 da Valenza eiyS da è un'altra chiesa parrocchiale sagra a s»

Parigi , bismille et quingentos circiter Giovanni, munita del battislerio. Prima


continet incolas, dice l' ultima proposi- eranvi anco le parrocchie di s. Lorenzo
zione concistoriale. Ha le vie anguste, ed e delia B. Vergine di Rodano. Nel subur-
è poco ben fabbricata. La cattedrale ,
bio erano le chiese parrocchiali quelle
chiamata basilica dalla Gallia Chrislia- di s. Aulo vescovo di Viviers, di s. Mar-
na, magnifico edifizio di gotica struttura, tino, di s. Vittore, di s. Albano, e di s.

è sagra a Dio, sotto l'invocazione di s. Giuliano, con l'ospedale di s. Maria Mad*


Vincenzo diacono e martire, patrono del- dalena. Nella diocesi fiorirono le abbazie
la città e diocesi : vi si venerano diverse di Cruas, di Chambons e di Masan. Nel-
ss. Reliquie, e vi è il s. fonie battesimale. la città vi è la scuola pe'giovanetti, il graa
Il capitolo si compone di 9 canonici, ca- seminario è un bel fabbricato, già diret-
po de'quali è il decano, ma senza alcuna to da'sulpiziani, e due piccoli collegi, l'o-
dignità, e manca delle {jrebeude del teo- spedale, oltre alcuni stabilimenti di pie-
4 viv V 1 V
là e (li beneficenza, come la casa per l'e- dnxerit Jldem Chrislianani nos la (et.
ducazione de'poveri in cura de'religiosi, Sanctus Andeolus ( V.) a B. Policarpo
mancando però del monte di pielà. Pos- missus in Gallias Gentibo caesus est prò
siede un osservatorio, manifattura di pan- Chri\to circa anno igo (il Butler dice
ni, e filatoi di seta. suo commercio di Il nel 208), Severo imperatore y Gentibus
grani, vini e seta è poco operoso, benché auleni, postea Burgogiales, nunc est op-
gli abitanti vi tengano 3 fiere all'auuo. pido non ignobile, a clarissimo Marly-
Le montagne producono piante aro{na- re appellant Burgnm s. Andeoli (come
ticlie , colle quali si pascono i bestiami, il precedente nel Vivarese, e ora piccola
laonde la carnede'castratiè rinomata. città), conjlarum est de iribus vicis Bur-
"Viviers, Fiv arili ni ^ è antica, chiamata gogiate superiore, Burgogiate inferiore
pure Vimariwn, f^ivario Albiefixiiim, e etGentibo , guani vocabani terrani s.
pili comunemente Albia Helvioruni, e Andeoli, inler ulrunique Burgogialcnt
deve la sua origine alla caduta dell'anti- medio : fortasse igilur a discipulis dicti
chissima Alba Augusta, che giaceva in Martyris religio Albani regionis caput
quelle vicinanze, e fu distrutta da Croco deportata est,anpoiius Helviorum pria-
re degli alemanni, o de' vandalicome al- ceps oppiduni eani ante Gentibwn ac-
tri vogliono, nell'anno 4' ' o 4'2, ovve- ceperat, a chrìslianis tum ante adewiti-
ro nel 53o della correnleera.il proprio bus urbes, quam fico5. Commanville di-
vescovo assunse il titolo di conte di Vi- ce originata la sede vescovile d'Alba nel
viers , di principe Donzère , nel diparti- 3i4, e trasferita a Viviers nel 5%o, due
mento della Dròme, e di Chàteau Neuf- leghedistanle.La Gallia Christiana ^no-
du-Rhnne pure di detto dipartimento in le nel 43o circa, e riporta i seguenti ve-
fhiccia a Viviers, oltre altre signorie con scovi, tratti dal catalogo couìpilato e stam-
vassalli , come s. Andeolo. Varie signo- pato dal Colombi gesuita. Il
p. Giovi-Kini
rie donò Carlo Magno, e confermò Car- i.° vescovo d'Alba fu s. Gennaro, di cui
lo il Calvo, oltreallri imperatorie re mu- s'ignora l'epoca. Gli successe s. Settimio,
nifici di questa chiesa. La città, col Vi- indi s. Maspiciano, Melano I. Era ve-
s.

Varese, definitivamente fu riunita alla co- scovo d'Alba il b. Ausonio quando Cro-
rona di Francia nel i 36 , e ne segui i de- co re de' vandali distrusse la città ( vi

stini. — La 1

sede vescovile quivi fu trasfe- è s. Ausonio i.° vescovo d' Angoulénae,


rita dopo la rovina di Albs o Alba Au- apostolo dell' Aquitania ,
quando Croco
gusta Helviorum o Civitas Albensium invase le Gallie), onde il santo pastore
presso Ginevia,nellai.'' provincia di Vien- trasferì la sua sede in Viviers. Beatui
na (F.) del Delfinato, esarcalo de'Gauli. vir paruit niandaiis coeleslibuSj et desi-
1 Saramarthani nella Gallia Christiana derio tamen civitaiis suae Vivarium , ,

trattano nel t. 4i p-i 173 : Vivarienses Albaricuni appellari voluil, auclore Tho-
Episcopi et Comiles. In diruta ruderi' ma Episcopo j Albamqiie postremas syl-
bus, pagus nomine Alpia, vulgo Aps, seu labas longitudinis taedio deterentibus
s. Petrus de Alpibus repositus est, lite- populis diu dixere. Gregorius VII anno
va b niuiafa in p ex more quem iani o- 1077 etiani vocavit Albani, Vivarium:
Uni faniiliareniflasse Gallis tradii Slra- et post s. Auxoniuni Episcopi ipsi sese
ho 1. 4)/«* verbis : Alpia prioribus sae- appellilaverunt nunc Albenses,nuncP'i-
culis vocabatur Albiae, et Alpes ìpsas varienses. Cautinus archidiaconus suuni
Albium nominant. Adverte auteni ne Al- Melanium dixit Albensem in
Anlistileni
hensem iirbem, parum exacte interpre- synodo Aurelìanensi 5° (fu celebrato nel
teris Albigensem in Aquitania seu Al- 54 1, e nel 549 '' ^' ) fj^^^"^^'^ •^- Venan-
benacuni. Qids vero primus Albani in- tius se in Aruernica vacasse t Vivarien-
V 1 V V I V 5
serri tredecirn ante annis. Porro series Pio nell'816 con largo diploma dato iu
Episcoporurn c/iii per aliquol cenlenos Aquisgrana, ab orniàiudiciaiia potestà -

post Auxonium annos


sederunt T^ivarii, te exiniì^ così le sue possessioni e soggetti.
male certa est. Si trovano quindi: Gio- Tengrino sottoscrisse un privilegio nel
vanni I,Melanio II, s. Valerio ex Mar- concilio di Vormazia nell'BSS. iVel ve-
lyr'ologio f'ivarieiisifuit Alarico rege scovato d' Armanno fu nell' 840 dotata
Episcopus Clodoveus I occidit
,
qiieni la chiesa di s. Sinforiano in Valle Vina-
anno Christi quingetitesirno septimo : de- ria. Al successore Celso l'imperatore Lo-
positio illius ibidem annolatur 4 kal.fe- tario, figliodiLodovico I, confermò pri- i

britarii. Gli successe s. Venanzio I, figlio ne concesse ioclusivameote


vilegi e altri ,

di Sigismoudo re di Borgogna, eletto di a'canonicijConfermaudo ancora l'abbazia


comuii consenso, che nello stesso ^17 in- di Dozera di s. Vincenzo martire, e l'i-
tervenne ai celebre concilio d'Epaona, e sola Formicaria. la questo diploma del-
nel 535 in quello di Alvernia o Overgna r85o, esibilo come il precedenteda'Sacn*
ossia Clermout. Santamente governò 27 marthani, il vescovo è denominato anco-
anni, curò il divin cullo e lo splendore ra Albensinm seti
l'^ivariensiurii. Bernoi-

della salmodia nel coro. Sul n»onte Al- no sedeva nelI'SSS, e foce l'invenzione
I

bavico, presso il Rodano, edificò un mo- del corpo di s. Andeolo neir865, trovalo
nastero di benedettini, e vi professò la re- per divina manifestazione, cui successero
gola, morendo a'5 agosto, quindi gli era- molti miracoli. Carlo I il Cfl/v'orede'fran-
pi eretici dispersero furiosamente le sue chi e imperatore gli donò l'isola Foreni-
reliquie. Dopo
governarono la s.
di lui caria , anche pe'successori. Eucherio II,

Chiesi! di Viviers, Firmino I, Eumachio a lui sostituito dallo stesso re.ottenne nel-
J, Agiipio, Melanio III, pel quale il sud- r 873 altro diploma, col quale concesse
detto arcidiacono Cantino nel 549 ^^ ^' allasua chiesa Puleli , conferuiandogli
concilio d' Orleans. Poscia Ardulfo, Ve- Dozera, Melate, l'isola Argentarla e altri

nanzio II, Longino, S.Luciano, s. Venan- beiti, tutti noverati nel prolisso atto. Il

zio III, s. Rustico, Melanio IV, s. Fir-


s. vescovo Aeterio intervenne nell' 876 al

mino ti, s. Eucherio I, s. Aulo cospicuo concilio di Pont Yoii, neir877 a' comizi,
per miracoli eletto da! clero,pieno.di vir- Ticinensibnsfi neir87g al sinodo di Mau-
tù, penitente, redentore degli schiavi, pro- Rostagno sedeva oeir884> ed è nomi-
lala.

lettore de' poveri , delle vedove e degli nato in una donazione della chiesa di s.
orfani; accrebbe il numero delle chiese, Filippo in Valle Viuaria. Indi succede
eresse un ospizio a'pellegrini, laudato an- una lacuna di vescovi sino a Pietro I del
cora come assai misericordioso e benigno. 993, che approvò la fondazione del mo
Dio operò molti prodigi al suo sepolcro. uastero di s. Pietro de Podio. Ermanno
Degnosuccessore fu Eumachio W^virnia- Armanno, fu alla consagrazione della
grius, et ainalor pUbis sanctae j indi s. chiesa di s. i o 5, intervenne
Vittore nel 1

Longino II, Eribaldo memorato in una a'comizi di Lione nel o32. Indi Gerardo
i

carta d'infeudazioni de'beni di sua chiesa, 1 del 1037. Gebonardo governò dopo di

e s. Arcon7Ìo,che per la libertà di sua chie- lui dal 1 061 al 1073. iN'el 1070 era vesco-

sa pali ujolti oltraggi e colla decapitazio- vo Geraldo II, ma qui certamente vi ègra-
ne ebbe la gloriosa corona del martirio: ve errore di data ; nel 1073 Giovanui li
ilsuo corpo intero si venera nella catte- cardinale di s. Romana Chiesa, assunse
drale, accanto la cappella di s. Martino. per suffragaueo divario decano d'Am-
Il Martirologio di Viviers ne fa menzio- brun, e neli 106 assistè Pasquale II nel-
ne all'8 gennaio. Gli fu surrogato Tom- la benedizione della basilica di Viviers,

maso ], a cui l'imperatore Lodovico I il pi'obabilmente quando quel Papa si re-


6 VI V VI V
cb in tale anno nella Francia, in cui con- tri 1 198 per Argentana. Derno
ne fece nel
sagrò varie chiese. Ciò attesta un antico oBurno ricevè omaggio drtGuidoperChà-
codice rituale deoorainatoyli^g^'y/^'iC^ort teau-Neuf, e poi altri da altri signori per
Fivariensi. In fatti trovasi che il successo- diversi castelli: Federico U imperatore nel
leLeodegario legato della s.Sede,con altri 12 14 confermò il diploma di Federico l
vescovi era presente in Dijon quando Pa- suo avo. Guglielmo 1 nel 1 220 ricevè il 1 1

squale 1 1 ne consagrò la chiesa. Nel i 1 08 pago diCornilonum. Nel 1222 sedeva Ber-
donò a' canonici di s. Piufo il priorato di nardo l de' signori d'Aoduse, e neh 22 3
Borgo s. Andeolo, ed altre chiese ad al- istituì le minori prebende canonicali :

tri. Intervenne neh 1 17 al concilio Tre- nel 1282 si pacificò col re Luigi Vili
norchiaoo (sic), e restaurò le rovinose pe'suoi diritti. Bernoino II neha35 eb-
mura della cattedrale. Hato sedeva nel be varie possessioni, e neh 238 approvò
Il 19, e colla sua erudizione mirabil- le costituzioni de' canonici per la recita
mente rispose alle sottili questioni mos- dell' uffizio della B. Vergine ogni saba-
se da' vescovi nel concilio di Reims. Pie- to nel coro maggiore, dairS.' di Pente-
tro H di Borgogna, cluniacense sempli- coste all' Avvento, e Epi- dall' 8." dell'

ce e timorato di Dio. Ex sede f^ivarien- 1241 Sebastiana


fania al Carnevale. Nel
si Iraductus ad metropoliin Liigdanen- fece alcune donazioni a Bertrando ba-
sem postaliquot annos Episcopalus,
: rene d' Alba. Arnaudo nel 1248 fu al
de Vivariensium colle, d/f Petrus Ferie- sinodo di Valenza, e nel i25o ricevè il
rahilis, l. 2,ep. a, ad Lugdunensem mou- giuramento dal barone d' Alba. Ayma-
lem. ALludU quìppe ad situm EplscO' ro l nel 1 252 accettò in fede e clientela il
pìiFìvarìensis in colle,et antiquuin Lug- signore di Rupe Colomba. Nel 260 Ay- 1

dunensis in monte. Jaucerano neh i34 mo eoa altri vescovi della sua provincia
si trovò presente all'assoluzione data da di Vienna, scrisse a Papa Alessandro IV
Ugone arcivescovo di ReioisaGuigues MI per la canonizzazione di s. Stefano ve-
Delfino diVienna: viveva pure nel i 1 46. scovo di s. Diez ; e nel seguente fece una
Il vescovo Guglielmo I consanguineo donazione al barone d' Alba. Ugo de la
dell'imperatore Corrado III, a quo ac- Tour nel 1263, in unione a' vescovi di
cepil dono Fivariuin iirbem, con diplo- Ginevra e di s. Dies sostenne guerra, e
ma del 1 47. Tommaso 1 1 venne loda- nel 1265 unito co' canonici stipulò una
to per avere raccolto i nomi de'suoi pre- transazione per la giurisdizione di Vi-
decessori, di cui erasi perduta la memo- viers e del Borgo s. Andeolo; nel 1268
ria, e molle antiche carte delle ragioni ebbe luogo la fondazione della maggior
di sua chiesa: fioriva pure nel t i53. In prebenda della cattedrale, nel 1 289 con-
tal anno il successore Guglielmo II in- venne co'canonici sul pedaggio e inter-
tervenne alla convenzione di Puy, e nel venne al sinodo del suo metropolitano di
1 I 54 die' alcune chiese alla badessa di Vienna. Raimondo II de Falgario scien-
s. Andrea di Vienna. Raimondo I nel ziato e generoso, nel 1 296 esentò dal pe-
1 158 ricevè dall'arcivescovo d'Ambrun daggio di Dunzeiaa Guido di Chàteau-
la villa di Valle Vinaria colle sue chie- Neur,ed ilcasteilodìOunzeraaGuglielmo
se. Rotbeito Alba nel 1171 concesse al di Donzera. Il vescovo AdelbertodePeyie
priore di s. Medardo la chiesa di s. Ma- nobilissimo, neh 3oo si pacificò col re Fi-
ria di Montano. Nel 177 Nicola ricevè
i lippo IV il BellOy e con esso nel i3o5
dall' imperatore Federico I un diploma convenne de terra et teniporalilale E-
sulle libertà de'suoi dominii : nel 1 198 piscopi ac Capitali, ò\ Vi viers e suo ter-
venne a patti col suo avversario conte ritorio, io uno a' sudditi, essere soggetti
di Tolosa, cedendogli due castelli, e al- al redi Francia, dovendo 1 vescovi giù-
V I V VI V 7
rare fedeltà al re, e tenere a suo nome Lione.AynaaroIlIdela Voute,de'signor»
Je lene e gli allodiali, però non poten- di tal nome, già vescovo di Valenza e d'

do i re affacciare altre pretensìooi, sen s. Diez, gli successe nel 1 336. Unì alla sa-

za il consenso de'vescovi e del capitolo ; grestia della cattedrale la chiesa di s. Sa-


dovere il vescovo usare il vessillo reale ; lavazio, e volle esser sepolto nella basili-
donare il re al vescovo la giurisdizione ca di Viviers, morendo nel i365. Nel
sulla villa dis.GiustotliVivierse suo ter- suddetto libro Magislri Chori Fivarien'
ritorio; in sede vacante non potersi im- si, di lui si legge: Jyniarus de Andusia.
pedire che la gente regia ne custodis- et Vouta, inquii,i>ir magniflcus et pò-

se le terre. Adelberto volle esser sepol- tens, et dedioecesi f'ivariensi^quietiain


to nella cattedrale di s. Vincenzo ; do- contro. Reges non ver eb atur jura defeli-
nò la biblioteca, la cappella domestica e dere, et qui 29 annis fuit Episcopus di-
gli ornamenti vescovili all' episcopio di ctae Ecclesìae, ohiit anno Domini 1 365
Viviers. Gli successe neli3o6 Lodovico et dedit Capitulo^ooojlorenos. Gli ven-

di Poitiers, che nel seguente venne ad ne dietro nel i366(il Cardella rilarda
alcuni patti con Filippo IV. A suo tem- il vescovato al i373) Pietro IV de Sar-

po successe lo strano Irasferiinenlo del- cenas o meglio Sortcnac {V.), poi arci-
la residenza ponlidcia in Francia, ove il vescovo d'Arabrun, cardinale di Greno-
francese Clemente V invitò i cardinali rio XI, indi scismatico anticardinale del-
a farvi Viaggio (^.), q<iindi si stabilì l'antipapa ClementeVll, e pseudo-vesco-
in Avignone e nel contado Fenaissino vo suburbicario di Sabina. E' intrinseco
{V.), ove continuarono 6 successori, con anco il vedere vol.IU,p.2i i,LX,p. 86.
1

fatalissime conseguenze. Pei' la vicinanza Nel i366 Bertrando de Castronovo seu


di Viviers alla papale dimora, certo ne deChalanc,e lo era pure nel 1378. In que-
avrà sperimentato benigni elTetti, tanto sto Beraldo, se dixit clienteni Resit.
più che Papi avignonesi di preferenza
ì Inoltre trovasi nel ripetutoi373 a'2 di-
favorirono i connazionali fiancesi, singo- cembre, Pietro V. Poscia nel 1875 fu
larmente i guasconi. Nel i3i7 si accor- eletto Bernardo II d'Aifeville priore di
dò col capitolo per l'istituzione o quan- s. Martino ile' Campi, che nel seguente

to riguardava il precentore. Kiiis mini- ammise all' omaggio Raimondo de Fa-


mus reperilur parte una inscitlptus sic, bregol,nel 1877 il toparca di Bazalu-
Ludovicus Episcopus, allera^rivarien- cio : nel 1
879 eseguì la ricognizione del-
sisjCuni stemmate lilialo. Dunque in Vi- la sagrestia di Viviers. Nel suo vesco-
viers eravi la zecca, ed vescovi aveano i vato Gregorio XI restituì la residenza
il gius di batter moneta. Nel iSig Gu- pontifìcia a R.oma, ina 0611878 contro il

glielmo IV di Flavacour, nobile e insigne successore Urbano VI insorse l'antipapa


per erudizione e probità, ìndi traslato al- Clemente VII, che recatosi in Avignone
l' arcivescovato d'Auch. Nel 1820 il car- vi stabilì una cattedra di pestilenza, e fu

dinal Pietro de Mortemar {^•), e lo era riconosciuto da più nazioni, compresa la


eziandio nel iSìd. Nel seguente trovasi Erancia. Sedeva vescovo di Viviers Gu-
Aymaro 11, e neli33o è nominalo nella glielmo V
nel 1879, forse per istituzione
convenzione tra il capitolo e il precento- del pseudo Papa. Indi nel 1 38o Giovanni
re. Enrico de Villars già canonico e ca- III Brognier o ArnìetfV.) detloEinbro-
merlengo Lione fu eletto nel ]33i,
di niaco e Brogniac, fatto dall'antipapa Cle-
ricevette omaggio da vari vassalli, nel menteVll, esimio per dottrina, indi nel
i333 ebbe luogo un ordinamento sulla 1 385 lo creò anticardinale e arcivescovo
dimiimzioue de'canonici; e quindi passò d'Arles: mentr'era vescovodiViviers riu-
alla chiesa di Vuleozi, e poi a quella di nì al vescovato il priorato di Duozera,e nel
8 VI V VI V
detto t385 cessò dal governo di questa situra. Morendo nel i 552 legò alla catte-

chiesa. Poscia fu riconosciuto per vero car- drale gli ornamenti vescovili. A nomina
dinale. A'21 ottobre 1 385 l' antipapa gli d'Enrico II re di Francia, sottentrò Si-
surrogò OlivarioI de Martreuil, poi tras- mone de Maillé, poi trasferito all'arcive-
lato a Chàlons sur Saone. Nel 1 887 am- scovato di Tours. Gli successe nel i556,
ministratore Pileo de Praia {F.) prima secondo la Gallia Christiana, Giacomo

nuovamen-
cardinale, poi anlicardinale e Maria Sala bolognese, prolegalo d! Avi-
te cardinale. Nel seguente i388 Giovan- gnone dominio della s. Sede; in tempi ca-
ni IV, indi Pietro VI A'Aylll{F.) o Ail- lamitosissimi, confermò privilegi de' vi- i

ly, anch'esso vescovo scismatico, ed abiu- variensi, e recatosi al concilio di Trento,


rato lo scisnaa più tardi cardinale. Nel ivi terminò di vivere. L'operato da lui
1892 l'antipapa Clemenle VII nominò in quel santo sinodo può leggersi nel Pal-
Guglielmo V di Poitiers. A' 12 novem- lavicino, sulla comunione sotto ambo le

bre 1407 altroscismatico Giovanni V de specie, e benché gli fosse data facoltà di
famoso maresciallo di
Liniers, nipote del restituirsi alla sua diocesi, nel 1^)62 fu
Francia Boucìcault, poscia terminato lo ritirala. Nella stessa Storia del Concilio
Scisma [V.) d'Occidente, legittimo pa- di Trento leggo, che fu fatto vescovo a*

Nel 1443 Olivario II de Poiliers.


store. 12 novembre i554, dottore in ambo le

Nel 144? sedeva Guglielmo VII de Poi- leggi, dotto e versato negli affari forensi,
liers, compose col capitolo e co* cittadi-
si e celebre per esperienza negli affari, mor-
morì nel i454' ^Q questo
ni di Viviers, e to in R.oma a' i o aprile 569, sepolto nel-
i

a'29 novembre gli successe Elia de Pom- la basilica di s. Lorenzo in Damaso, di


padour, traslalo da bine: compose le di- cui era titolare il cardinal Alessandro /^^/r-
scordie tra 'duchi di Savoia e di Borbone» nese (F.) il giuniore nipote di Paolo III,
e viveva ne! 1 47 8. Sebbenei Summarlha- e protettore del vescovo, ed aggiungerò
ni non fanno menzione del cardinal Giu- legato d'Avignone dal i54i al i565. 1
liano della Rovere, poi gran Giulio 11^ Sammarthani riferiscono, che dopo il Sa-
come feci con 8 scrittori a Verdun, qui la, successe il cardinal Farnese, il quale
pure dirò, ch'essi sostengono averlo lo zio dopo avervi preso possesso per procura-
SistoIV fallo vescovo o amministratore tore, abdicò in grazia di Eucherio da s.
diViviersnel 1476. Giovanni III Mont- Vitale suo affine, il quale divenne vesco-
chenu governò dal 1479 al ^497> '' ^"3- vo a'29 giugno i565: dunque il Sala
leebbe controversie coll'abbale di Cruas. avea in precedenza rinunziato, e la chie-
Claudiode Tournon nobilissimo gli suc- sa non era vacala per sua morte. Recato-
cesse nel 1498, lodatissimo pastore per si ioAvignone per le furiose guerre de'
443"oi, fu munifico colla cattedrale col calvinisti Ugonotti [F.), cessò ivi di vive-

farvi l'organo, e donandole ricchi orna- re a' 5 gennaio 1571 e fu sepolto nella
menti, vesti e utensili sagri. Morì nel 1542 chiesa di s. Agricola, con bello epitaHlo
a Dunzera, donde il corpo fu portato nel- in versi, Comes et Praesul Fivariensis.
la basilica di Viviers, assistendo a'solenni Pietro VII d' Urre che gli successe, mori

funerali 7 vescovi. Fu deposto nel sepol- poco dopo nel 1572. Nel seguente Gio-
cro ch'erasi preparato, con onorifìcoepi- vanni VII de l'Hostel, e visse sino a'
taflìo in versi, che racconta il di lui mol- aprile 1621, avendo 94 anni, //js/'u,? ini-
lipliceoperalo.Gli successe il parente Car- pensis ac Capitalo ^ curante Francisco
lo de Tournon abbate di Casa di Dio, ar- Monerio praecentore, anno 1 599 restila-
ciprete e preposto di Viviers, e dal 1 536 San- Fincentiana. Fin dal
la est basilica
suo coadiutore nell'episcopali funzioni, i6i8 eragli slato dato a coadiutore col
riteDeudo eoo indulto oposlolico la pi epo- titolo di vescovo di Pou»peiopoli in parti'
V I V VI V ,j

bus, Lodovico Francisco la Baurae de Su- vede fondo del mio cuore, sa che io
il

se, di nobilissima famiglia, e prese posses- non ho avuto altro (Ine che la gloria di
so nel giorno del transito del predecesso- Lui ". Il prelato, stupefatto d'una rispo-
re,divenendo vescovo e conle di Viviers, sta sì umile e sì modesta, sospettò d'es-
principe di Dunzera e di Chuteau-Neuf, ser stato ingannato; in ciò assicucandulo

barone d' Argenlaria, toparca di s. An- gii schiarimenti che gli furono dati di poi.

deolo e abbate d'Orbisterio. In Argen- Dell'essere stato tratto d'inganno, rese


taria introdusse i religiosi recolletti, in pubblicumenteomaggio all'eminente vir-

Viviers le monache domenicane, ed in- tù del p. Regis,sino al principio del i 634


tervenne a' comizi del clero in Parigi nel in cui fu chiamato a Le Puy da' suoi su-
i635 e nel i65o. Questo zelante pastore periori, il vescovo, nel rimandare il san-
nel i633 chiamò in Viviers^. Gio. Fran- to missionario, scrisse al p. provinciale

cesco Rfgis [f.) gesuita, poiché la sui de'gesuili una lettera, in cui l'.iceva gran-
diocesi da 5o anni era il centro del cal- di elogi della virtù eprudenza del degno
vinismo,' la sede di sanguinosa guerra, ed operatore che avea tanto ubertosamente
il teatro delle più crudeli persecuzioni. faticato nella sua diocesi; ove poi ritor«

Lo ricevette con grandi dimostrazioni di nò a operare stupende e numerose con*


rispetto, e volle che gli fosse compagno versioni. La GaLlia Chris tìarui giung^i

nelle sue visite. Il santo fece da per tut- colla serie de' vescovi di Viviers con La
to delle missioni, che produssero frutti Baume, nuova edizione la continua
e la
meravigliosi: fu di grande aiuto a que- eoa alcuni^ compiendola le annue Noli-
sto uomo veramente apostolico il gen- zie di Roma, ed ecco que'che riporta. A.*
tiluomo de la Suchere, già stato suo di- ì6 settembre 1748 Giuseppe Ilolin du
scepolo. Iddio permise a maggior glo- Morel de Mons, della diocesi d' Acqs. Il
ria del santo, come collo stesso fine i.° giugno 1778 Carlo de la Font de

più volte lo ha permesso eziandio alla di Savine dell' arcidiocesi d'Embrun, con-
lui veneranda e benemerita compagnia, sagrato a'26 luglio: fu membro degiista-
chesi suscitasse una violenta procella con- ti generali del sempre infausto 1789, ed
tro lo zelo mirabile di quest'apostolo. E- uno de' vescovi che miseramente presta-
gli fu accusalo di turbare il riposo delle rono il loro giuramento alla riprovata
famiglie con un zelo indiscreto, e di riem- Cotlituzione Civile del Clero di Fran-
pire i suoi discorsi d'ingiurie e d'invet- cia ; tutta volta morì confessando il suo
tive contrarie alla decenza. Il vescovo La errore. Era vacante quando Pio
la sede
Baume prima ne prese le parti, ma poi VII la soppresse pel concordato del 180 i,
dando retta finalmente alle querele che colla bolla Qui Clirisli Domini, de' 2q
gli venivano fatte, e che credeva non fos- novembre, ad istanza deli." console dell*
sero prive di qualche fondamento, scrisse repubblica francese Napoleone Bonspar-
al superiore de' gesuiti, che richiamasse te; quindi Papa, per quelle del
lo stesso

il p. Regis. Nello stesso tempo lo volle a- re Luigi XV III,


nuovo concordalo
col

vauli di sé, e dopo averlo severamente dell'i I giugno 181 7, abrogò il preceden-
rimproverato, gli disse ch'era costretto te e ripristinò tutte le diocesi di Francia

a rimandarlo. Il p.R.egis, senza ricorre- con quello soppresse, inclusivamente a


re ad alcuna delle ragioni che avrebbero Viviers.Quindi col breve Novara de
potuto giustificarlo, si contentò di rispon- Gallìarum dioecesibus, de' 24 seitem-
dere, eh' egli era pur troppo colpevole bre 182 1, Bull. Rom. coni., t. i5, p.
davanti a Dio, e che per difetto di cogni- 45 1, il ristabilito vescovato di Vi»iers
zioni gli erano per certo sfuggiti alcuni lo dichiarò sutfraganeo della metropoli-
errori. " Per altro, soggiunse^ Iddio, che tana d' Avignone e Io è tuttora. Nel con-
IO V I V V I z
cistoro de'i6 cnaggio rS-iS Pio VII ne molto più una recentissima scritturo de»
preconizzò vescovo Andrea Molin di dicata a' vescovi, combattuta eloquente-
Clermont, morto nel iSi^. Leone XII mente dal cardinal Gousset (arcivescovo
in quello de' 19 dicembre di tale anno, di Reinis), e condannata, non è guari,
gli sostituì Abdone Pietro Francesco dal vescovo di Montauban (mg.' Do-
Bonnel di Mende: egli era stato nomi- ney, e lo è ancora), sono tali motivi che
nato nel i8o3 vescovo di Nantes, digni- bastano a risvegliare un qualche timo-
tà che a quell'epoca credette di ricusa- re ". Meritò mg."^ Guibert, che il Pj(>?i
re. Per sua libera rinunzia, ammessi da Pio IX nel concistoro de' ig marzo 1817
Gregorio XVI, questo P,«p't nei concisto- lo trasferisse alla metropolitana di Tours,

ro de' 24 gennaio iS^^ promulgò suc- e nello stesso gli surrogò nel vescovato di
cessore mg/ Giuseppe l[)polito Guibert Viviers l'odierno ms'.'^ Lodovico Declu-
o
lY Aix, lodatissimo e idoneo ecclesiastico, sy, di Andeiat diocesi di s. Flour, già par-
d'ottima fama e morale, rettore del se- roco zelante prima di Murat, poi di s.

minario e vicario generale del vescovo Geraud ad Auriliac della medesima dio-
d'Aiaccio, grave, prudente e dotto. Scris- cesi, assiduo missionario, lodandone la
se di questo prelato la Civiltà CalloUca, dottrina, la gravità, la prudenza, la pro-
de'28 marzo i853, serie 2.', t. 3, p. bità e altre doti. Ogni nuovo vescovo è
S^. »» Leggiamo con pKicere nelle recen tassito camera apostolica
ne' libri della
tissime pastorali de' prelati dì Parigi in fiorini Syo. Prima avea di rendita
(mg/ Sibour) e di Viviers, le consolanti 3o,ooo lire, e pagava per tasse e spedi-
asseveranze che il così detto gallicani- zione delle bolle 4>4oo fiorini. La dio-
smo più non esiste in Francia, che oggi- cesi oggi comprende il dipartimento del -

mai è un nome vuoto di senso, che in l'Ardéche, e si estende a circa So leghe in


nessun seminario vi si professa, e simili lunghezza e più di i5 in larghezza, com-
bellissime cose. All'autorità di tali e tan- prendendo diversi? città e luoghi: ha
ti personaggi che cosi affermano non pos- 36 parrocchie, 32 3 succursali, e conta
siamo a meno di chinar la testa e lodar 3So,ooo anime circa. L'antica diocesi
in cuor nostro la divina Provvidenza del- comprenileva 3oo parrocchie.
l'essersi sbarbicate per cura de' vescovi VIZZARDELLl Carlo, Cardinale.
quelle piccole sì, ma rigogliose radici di Nacque di onesti genitori nel celebre pae-

discordie che nella Chiesa di Dio una e se degli eroici e nella città di Monte s.

santa non lasciavan di produrre scandali Giovanni Verdi, a' 2 luglio


diocesi di
e iatture. Ciò nondimeno, certi fitti ul- 1791, quali ne curarono la cristiana e-
i

timamente avvenuti, piiono indicare che ducazione. Dotato liberalmente dalla na-
l'antico fuoco malgrado la vigilanza de' tura di rara modestia e candore d'ani-
pastori non sia del tutto spento. Lo mo, di singolare riservatezza e sottile in-
scalpare v. g. menato da parecchi scrit- gegno, rapidi furono progressi che fece i

tori per la recente condanna del Biilly negli studi nel seminano di Veroli, ove
(Lodovico, per la sua opera della Theo- distinguendosi tra gli alunni suoi com-
logia dogmatica et moralis ad itsuni p^jgiii nelle belle lettere e nelle filosofi-
iSeniinariorum, con decreto della s. con- che disciplina, tuttora in esso viene ri-
gregazione dell' Indice de' 7 dicembre cordato a modello di virtù, di diligenza
l852, Donec corrigatar), a cui però e di profitto. Volentlo perfezionarsi nel-
con tanta lode si assoggettò l'Episcopato; l'apprese scienze e nell'acijulslo di uiag-
il progetto di erigere proprio in questi giori cognizioni, si recò in Roma a stu-
tempi un monumento al gran vescovo diare divinità, come a istruirsi nel diritto
di Meaux [Oossuet Jacopo Benigno), e civile e canonico, e con tale tnirabile sue-
V I z VI Z ,1
cesso che nelle due facoltà consegu'i il cariche da lui egregiamente sostenute.
maggior premio e insieme la laurea di Quanto al fratello Carlo, il Papa nel
onore. Data sì manifesta prova del suo i832 lo promosse alla gelosa carica di
talento, sin d'allora si acquistò l'estima- segretario delle lettere latine, anche
zione generale di chi lo conobbe. Ordi- per la purezza ed eleganza cui scrivea
nalo sacerdote, fu esempio di pietà e di nel latino idioma; lo fece pure came-
saviezza, e vieppiù si dedicò ad appro- riere segreto soprannumerario, e ca-
fondirsi nella dottrina, per cui meritò nonico Liberiano, mostrandosi quindi il

ancor giovane d'essere scelto a pubblico prelato diligente a' divini udìzi e nell'e-
professore di diritto ecclesiastico nella co- sercizio dell'incfMnbenzeche gli affidò il
spicua università di Bologna, ove guada- suo capitolo sebbene laboriose. Disimpe-
gnatasi la benevolenza de'citladini fua- gnnndo egregiamente, e con diligente
scritto nel collegio legale. Non andò gua- precisione il segretariato, per conoscerne
ri che fu trovato degno d'essere trasferito eziandio la rilevante importanza, giusta-
nell'università romana per insegnare nel- mente entrò maggiormente nella grazia
la stessa facoltà, con cpieil' esilo che di- e nell'estimazione del Papa,il quale lo
mostrarono con som aia lode i suoi di- decorò della prelatura domestica e per
scepoli, avendo loro sapulo istillare le distinzione nommb prò tonala rio aposto-
cose più astruse della scienza di cui era lico partecipante, dopo averne ristabilito

maestro. Mentre dileltavasi nella pub- onta della cagio-


l'illustre collegio. Ail

blica istruzione, conosciuto il singolare nevole salute, egli assiduamente eserci-


suo merito da Leone XII, si valse di sua tava i non meno
suoi incarichi ordinari,
opera nella trattazione di affari gravi e che gli non minore impor-
straordinari di
diflìcili. 11 successore Pio Vili, che già ne tanza, non risparmiando ogni maniera
ammirava la profondità jdel sapere e l'in* di fatiche e sudori. Inoltre Gregorio XV[
stancabilità de'servigi che rendeva alla nel 1843 gli affidò il gravissimo incari-
s. Sede, lo promosse nel iS-zg a cano- co di segretario degli affari ecclesiastici,
nista della s. penitenzieria, ed a sostituto nel quale il prelato ebbe più vasto cam-
del segretario de'brevi a'principì,ne'qna- po di fare risplendere la sua dottrina,
li ufficii ancora si rese commendabile singolare prudenza e divozione sincera
per zelo e capacità. Intanto nel i83[ e- alla s. Sede, delle cui ragioni fu peritis-
levato alla cattedra di s. Pietro in tempi simo e valido sostenitore. A premiare un
difiicilissimi Gregorio XVI, come quello cumulo di tante benemerenze, e come
che in uno al degno fratello sacerdote notai all'articolo Pio IX, questo Ponte-
Stefano, che divideva con lui non meno fice (non nel concistoro de' ta giugno

le virtù che il sapere e massime nel gius 1847 secondo le Notizie di Roma del
canonico, dallo stesso Papa promosso a i85i e seguenti anni ) lo creò cardinale
quelle cariche ed a quegli onori, di cui dell'ordine de' preti nel concistoro de'
17
parlai ne'vol. XXVII,
286, dicendo p. gennaio 1848, come riporta il n. 2 del-
di loro patria elevata da lui al grado di la Gazzetta di /ìooirt, pubblicandolo eoa
città, LIVj p, 277, e LIX, p. 147, ol- quello splendido elogio che pronunzi^
tre il sostitutato della segreteria de' brevi nell'allocuzione stampata dagli Annali
a'piincipi; poiché da essi visitato frequen- delle scienze religiose, 2.' serie, t. 6, p.
temente alla di lui residenza nel cardina- I 16, a cui fece eco di plauso l'universa-
lato, appieno ne conosceva molti me- i le per r intemerata fama eh' erasi pro-
riti. morì a'3o aprile» 846,
Mg."^ Stefano cacciato colle preclare sue doti, l'eccellen-
e il u.° 36 del Diario di Roma ne ri- za ('elle cognizioni, l'integrità della vi(a
portò il degno elogio, col novero delle operosissima e laboriosa. Quindi il Papa
la VIZ V f Z
gli assegnò pei tìtolo la chiesa e basilica e riparare oell'ospitalissimo regno di Na-
di s. Pancrazio, lo annoverò alle congre- poli, nel quale corse il sagro collegio a
gazioni (le'vescovi e regolari, degli adari fargli nobde corona; mentre Roma ri-

ecclesiastici, del concilio, di propaganda masta nel pianto e in preda dell'anar-


(Ide e della Cina, dell' imniunilà eccle- chia, precipitò col divenire repubblicana
siastica, dichiarandolo preletto di quella in quell'abisso di vergogne e di sciagure

degli studi. Inoltre lo prepose a protetto- die tutti sanno. Anche il cardinal Viz-
re dell'accademia teologica nell'universi- zardelli non valutando i disagi della vita
tà romana, e della città di Monte s. Gio- e l'affranta sua sanità, seguì l'esempio
vanni. Subito il cardinale volse l'animo, degli eminenti colleghi, ed io Gaeta e
senza rispatmiare cura e industrie, ad Portici giammai si distaccò dal pontificio
eccitare i professori del pubblico inse- fianco, impiegando l'opera sua io tutto-
gnamento per l'ottima istruzione morale ché occorse in quel procelloso sconvolgi-
e scientifica de'giovani, in un deplora- mento. Restaurato il dominio temporale
bile tempo menti e-
in cui quasi tutte le della s. Sede, tornò in Roma, tutte ripren-
l'uno stravolte,ad estirpare le molte ma- dendo le sue primiere occupazioni. Quin-
le piante cbe potevano le altre corrom- di, come narrai nel voi. LXXXIX, p. ya
pere col loro venefico spirito; in una pa- eseg.,(|uandoil Papa rientrò nel suostatò,
rola l'interessò a procedere alacremente si recò ad incontrarlo a Fresinone, e lo
nella miserabile epoca al miglior lustro accompagnò nella gita in Alatri, e poscia

e decoro, ed alla prosperità delle uni- lo precede a Roma. Ma la lenta tisi per
versità e de'licei dello stato. Proseguen- soverchia applicazione contratta, da più
do il cardinale con fiducia ad essere stra- anni il meno, e so-
travagliava, or più or
ordinariamente impiegato nella tratta- venti volte fecetemere de'suoi giorni. As-
zione di adari, il Papa lo deputò suo salito con più violenza dal mule nel mar-

plenipotenziario per concludere, tra la s. zo i85i, dopo 3 «nesi di continuo lan-


Sede e il granduca di Toscana, (\\\q\ con- guore, confortato da'soccorsi della santa
cordato ch'egli sottoscrisse in Roma a'3o religione e dalla benedizione papale da
marzo 848, e pubblicato da'citati/^/iM^Zi
1 lui richiesta, con serenità di volto spirò
a 449> ^^ 'u^ esibito in tale articolo o
p. nel bacio del Signore in R.oraa a'24 <"f'S-
vol.LXXVIll,p.229.Narraial ricordato gio i85i, con morte immatura e nella
articolo Pio IX q io quello di Roma, con fresca età di 6 anni meno 57
1 giorni. Con
ìslretto laconismo, l'atroce caso e bruta- dispiacere ne annunziò la perdila il n.

le ferocia colla quale nel novembre di x-xnXtX Gio male di Roma, '\nà\'\\ o. 122
detto anno, fu in^raolato tragicamente il ne descrisse i solenni funerali tenuti nel-
conte Ptossi ministro pontificio, per ispe- la basilica di Lorenzo in Damaso, e
s.

gnere in lui lo statuto romano e procla- ne'quali cantò messa il cardinal Bri-
la

mare la repubblica, da'furibnndi dema- gnole camerlengo del sagro collegio, alla
goghi, i quali macchinavano l'ultimo ec- presenza de'cardinali e altri personaggi
cidio al principato temporale del Papa. secondo il consueto, ed eziandio del Pa-
Lumeggiai io breve le fatali conseguen- pa che vi si recò per ulteriore attestato di
ze di tale assassinio, e il torrente della stima e amorevolezza, il quale fece poi le

rivoluzione che traboccò da ogni parte assoluzioni sul cadavere. Il n. i4^ dello
di Roma e del suo stato, impunemente stesso Giornale, pubblicò di G. B. una
con baldanza vittorioso. II Pontefice as- bellissima necrologia del cardinal Viz-
salito nel sagro palazzo, sopraffatto dal- zardelli, di cui profittai per la sua vera-
l'iuaudile violenze de'ribelli, fu condotto il che posso affermare siccome am-
cità,

all'estremo partilo di evadere da Pvuaia miratore iulirao delle virtù che rispleo-
VIZ VIZ i3
devano io latito esìmo porporato, ch'ebbe be fine nn tale non solito ricevimento col
ladegnazione di riguardarmi con bene- canto funebre della religiosa famiglia, e
volenza. L'encomiala necrologia termi- col pregar tacitamente ognuno requie a
na con questo giusto ed eloquente elogio. quel loro benefattore. Ricorrendo poi die
M Così cessò di vivere fra noi un Porpo- scptinta della sua morte, quel superiore
rato di s. Chiesa che tutta spese la vita e per effetto di religiosa carità, e per gra-
in servigio di DioSede: umi-
e della s. titudine ancora, perchè l'Em." Vizzar-
le nella sua dottrina, e nello splendore delli fu quegli che altamente avea pere-
delle dignità conferitegli. Tutto a lutti, rato presso l'Em." pro-segretario di stato
astinente, e del suo corpo severo custo- ed altri riguardevoli personaggi a prò
de; rassegnato ed invitto nella lunga in- della ristaurazione di quella sua basilica,
fermità; difensore acerrimo de'diritti del- avendo fatto addobbare a lutto tutta la
Sede ; pazientissimo della fatica ;
lo s. chiesa, colTintervento di 3comunità del
minuto osservatore delle cose; pronto e suo ordine, e fra'lugubri melodiaci con-
cauto a risolvere, di mente penetrante, centi de' cantori della cappella Sistina,
di memoria tenacissima. Nello scrivere celebiò messa solenne, dopo la quale
la

preciso e chiaro. Negli affari più ardui si pas^ò all'assoluzione sid tumulo, di non

consultato di frequente, senza riguardo mediocre struttura. Delle persone, che


alcuno esponeva il suo sentire. Ebbe l'in- si accordarono con sagri leviti nel pre-
i

timità di valenti uomini, e fu da tutti gar requie a quell'anima, non poterono


amalo e tenuto in pregio, onorato da pa- non restar commosse dalla maestà e sen-
recchi Pontefici Il sagro Senato per- timento religioso, con cui si portò a com-
de uno de'suoi più belli ornamenti, la pimento quella funebre ceremonia. Ot-
Chiesa un saldo sostegno. La sua morte tenga ed in)petri ora dal cielo quell'a-
fu da tutti compianta, e perenne resterà nin)a benedetta benedizioni e pace pii
la memoria delle sue virtù". 11 suo ca- religiosi che ministrano in quella basilica,
davere fu trasportato nella chiesa di s. che tanto egli predilesse in vita!" Inolile
Pancrazio fuori della porta omonima e nel n. 1 54 dello stesso O^^rn-fl/ore /ìo-
suo titolo, ed ivi nel suo mezzo venne o- mano, trovo la descrizione de' funerali
norevolmenle sepolto con marmoiea la- celebrati a' 27 giugno al cardinale suo
pide. Leggo neir Osservatore Romano concittadino d<dla città di Monte s. Gio-
del i85i, n. 3o. » Nella sera che porta- vanni, con pontificale fatto da mg/ Ven-
ronsi al riposo della tomba, perchè tito- turi vescovo di Veroli, e prima dell'as-
lare della chiesa di s. Pancrazio, le mor- soluzione intorno al tumulo fu letta da
tali spoglie del fu Em.° Vizzardelli, lo Mattia Mascalchi professore d'eloquenza
che avvenne circa le io p., trovavasi a nel liceo di Veroli un'elegantissima ora-
riceverlo un numeroso stuolo de'fìgliuoli zione funebre, e riuscì tale che furono
del Carmelo (ivi ritornati dopo grandi i subito a lui spedili dal magistiato mu-
restauri del convento e della basilica, ro- nicipale due suoi membri, per ottenere
vinati da' ribelli nel 1849, P^'' f|"8nto di farla di pubblica ragione e lasciarne
indicai a Pio JX, Ronia,s. Pancrazio e una copia all'archivio. Il modesto giova-
Porta s. Pancrazio) v\\iiì'\\'\ ivi da tutte e ne oratore cede pel riflesso, che avrebbe
4 le case religiose ch'essi hanno in questa con ciò dato a'pa; enti del defunto porpo-
città, quella della Scala cioè, di Monser- rato una testimonianza di vera affezione.
rato (questa di recente trasportata presso Finalmente si legge nel n. igc) del Gior-
la panetteria, e le mura del giardino pon- nale di Roma del medesimo 85i,la de- 1

tificio del Quirinale), della Vittoria, e del scrizione de' solenni funerali celebratigli
medesimo collegiodi S.Pancrazio, ed eb- nella chiesa dell'Università romana, col-
l4 V L A V L A
l'assistenza de* professori in abito di for- dichiarando egli pure di non voler ossei**

malità, ne' quali il prof, Francesco O- vare il celibato, nel 1832 conseguì dalla
rioli pronunziò il suo elogio, con ele- Russia il titolo di principe di Monte Ne-

gantissima orazione latina, ammirata gro, e cominciò il suo governo di 26 an-


dagli assistenti. ni, in forza del decretato nell'assemblea
VLADIRA DEL MONTE NEGRO. di Cettigne, nella quale, stabilite alcune
Titolo già del luetiopolila e unico ve- riforme amministrative, venne disposto.
scovo greco scismatico del Monte Negro » È
chiamato al governo dal paese, e ri-
o Cernagora, e signore di essa, die face- conosciuto come principe il serenissimo
va la sua ordinaria residenza nella capi- signore Danilo Petrovich Njegosch; do-
tale Cettigne o in Stagnovitch, e poi del po la sua morte passa la sua successione
principe di questo stato. La regione è nel- in sempiterno a'suoi discendenti maschi
la Turchia Europea sotto il pascialalico nell'ordine di primogenitura; mancando
di Scutari, sebbene dal 1 708 adatto in- questi essa passa a' parenti del più pros-
dipendente da essa. Anticamente appar- simo grado, ed essendo vene molti dello
teneva alla provincia ecclesiastica Prevn- slesso grado, al più anziano. Laonde nel
litana, neWa giurisdizione dell'arcivesco- 1854 Zara l'arcivescovo
fu consagrato a
"vodi iSco/j/a primate della iSV/v/rf. I mon- greco scismatico di Cettigne, da un ve-
tenegrini sono una nazione irrequieta, bel- scovo greco scismatico di Dalmazia. In
licosa, sanguinaria, vendicativa, mancan- tal modo nuovamente fu separato il po-

te di civilizzazione, da circa 5oo anni pro- tere sovrano dal potere religioso, conti-
pugnatrice della propria indipendenza. Si nuando però Danilo investito del i.° a
fauno ascendere, giusta diversi calcoli, i intitolarsiVladika e principe. Quindi nel
a circa 1 20,000, altri dissero 1 4o, 000, al- i855 sposò Darinkt» figlia d'un mercan-
tri 200,000, de'quali 3o,ooo almeno atti te oriundo di Cattaro. Egli oltre la pro-
alle armi. Antica mente l'autor ila ci vi le era tezione e la pensione della Russia, l'una
separala dalla spirituale, ma Giorgio si- e l'altrasi procurò dalla Francia. Intan-

gnore del Monte Negro nel i5i6 lasciò to continuando di tempo in tempo le in-
l'autorità civile al proprio fratello Ger- terminabili guerre de'montenegrini con-
luano,allora metropolita della Cernagora, tro i turchi loro perpetui nemici, si pro-
riunendosi così nel Vladika il potere prin- gettò di fare del Monte Negro un gran
cipesco e l'ecclesiastico. Sino al 1 85o go- principato, colla città di Scutari perca-
"vernò il Monte Negro il Vladika, riunen- pitale. Imperocché, sterile il suolo del
do la giurisdizione spirituale e la tempo- gruppo di montagne della Cernagora, do-
rale,con diritto dì nominare un nipote po essere stali montenegrini allontanati
i

a successore, U quale veniva educato in dal mare, quando loro nel 181 5 fu tolto
Hussia, ed ivi riceveva la sua istituziqne il litorale di Cattaro (non deve confon-

e consagrazione episcopale, onde la Rus- dersi coU'Albania Veneta, ossia l'antica


sia influenza nelle sorli della Cernagora. repubblica di Cattaro, quale nel i4^3
la

Ala Giorgio Petrovich, dalla cui dinastia colia sua capitale Cattaro si die'alla re-
discendevano i Vladika, trovandosi in pubblica di Venezia, cui fu tolta dalla
Russia rinunziò alla (uiura dignità, per repubblica francese nel 1797 e data al-
mancanza di vocazione, dovendo il Vla- l'Austria; questa perdutala nel i8o5, la
dika osservare il celibato. In conseguen- ricuperò neli8i5. Tuttavolta, delle cor-
za di che, Vladika Pietro li inviò in
il relazioni de' veneziani col Monte Negro fe-
Russia l'altro nipote Danilo o Daniele ci cenno nel XClI,p. 1 74>con altre no-
voi.
Petrovich Njegus oNjegosch, per istruir- zioni che lo riguardano) per darsi all'Au-
si ed esservi consagralo vescovo. Però, stria, Quu ostante che l'avessero acquista-
V L A VOC t^
lo a prezzo del Imo sangue,
si trovaiono vich presidente del senato e fratello del-
cfcslietli o ad tmigrare frequenfemente, l'uccìso, dichiarando al senato e popolo
cv*eio a procacciarsi il sostentamento presente, esser lui il designato a succes-
colle scorrerìe armate, sopra doviziosi i sore dal principe morto. Il senato col po-
territcrii vicini della Bosnia, dell'Erzego- polo adunato in assemblea a Cettigne, l<i

vina e dell'Albania, eziandio a danno de' proclamò principe del Monte Negro. Il

caltolici. Per tali bisogni il Vladika Da- principe è nato nel i84i, «^^1 era uscito
nilo altamente insistette l'ingrandimento nell'antecedente aprile dal liceo imperia-
del suolo, colle prcpinqne pianure del- le dì Parigi, in cui era stato 4 ^ou\: si

l'Erzegovina e di parte dell'Albania, col dice d'indole benevola, quantunque fie-


poilod'Anii»aii;in bre^e di fare ricono- ra. In fatti essendosi ricusali di ricono-
scere gli antichi confini dell'Ivanbegovi- scerlo 3 montenegrini, tosto li lece fuci-
na, la quale comprende pure Scutari. Il lare sulla piazza del mercato; e insorto
principe Danilo, che per la sua energia tumulto, 3 individui che minacciavano
avea fallo tanto pai lare di se, peri mise- incendiargli il palazzo, subito li fece im-
ran)enle a' 2 agosto 860 nella marina
i 1 piccare. La Porta Ottomsna vide con
di Cattalo, mentre colla pi iocipessa con- soddisfazione la scelta di Nicolò, poiché
sorte stava per entrare in barca, per tor- temeva cadesse sul padre Mirko, e man-
nare alia sua casa di Perzango, ov'erasi dò a complimentarlo. L'inviato lochia-
recato a fare i bagni marittimi. Venne mo y^//ezrrt e ^iort^/gnore. E" la I.' volta
ferocemente ucciso con un coIqo di pi- che ì turchi accordano questo tìtolo a un
stola dal montenegrino Todor Cadiò o principe montenegrino, riconoscendo con
Kaditch da Bielpaulovich, profogo sin dal queste formole la sovranità del Monte
precedente giugno dal Monte ^eglo, e Negro. Anche altre diverse potenze lo fe-
già espulso dal territorio dalmata. Egli cero complimentare, e le contrade vicine
fu spinto da vendetta personale, perchè mandarono deputazioni per congratular-
dopo aver eseguita pel principe una com- si. Nicolò rS noven)bre dello stesso 1860
missione a Costantinopoli, non si crederi- sposò in Cettigne, Milena Petrowka figlia
compensato abbastanza; s'inimicò eoa del senatore voivoda della guardia. In
Danilo, e questi l'esiliò e confiscò beni. i (|uella circostanza fu fatto un brindisi al-
Arrestato 1' assassino, fu giudicato da tri- l'imperatore delle Russie, protettore del
bunale austriaco, e poi impiccato a*i3 Montenegro, il quale decorò poi il prin-
dicembre, confesso del delitto, a cui era cipe della gran croce dell'ordine di s. An-
stalo indotto da altre persone, che non na, Poco conosciute le notizie di questo
volle manifestare. Danilo nel Monte Ne- famigerato paese, valgano queste parole
gro era statoinfluente,e manteneva nel ri- a compimento delle notizie di Danilo, ed
poso la popolazione guerresca. Mori Da- a ricordare che le descrissi colla Cernago-
nilo a' 3 settembre, e nella seguente mal-
I
ra ne' voi. LXIll, p. i3i eseg., LXXXI,
lina una deputazione di mcntenegiini si 466 e seg., LXXVII, igo.XClX,
p. p.
recò da Cettigne a Caitaio a prenderne p. 54 e seg. Dell'Erzegovina riparlai nel
il cadavere. Giunta la bara vicina a Cet- voi. XC Vili, p. 53 eseg.
tigne, si avvicinò ad essa vedova Da-
la VLADIMIR. K Wladimir^.
rin^a, ed a prevenire qualunque rivolu- VLADIMIR, r. Wladimiro.
zione, siccome d'animo gagliardo e di VOCABOLARIO e DIZIONARIO,
autorità nel paese, levò dal capo del de- Focabularium, Dictionarium, Onorna-
funto il berretto, e lo pose su quello di sticum, Lexicon. Raccolta dì vocaboli no-
Wikiza o Nicolò Petrovitli INjagosch, ni- tati, colla spiegazione del loro significato.
pote di Danilo e figlio di Mirko PcUo- Tale é la definizione del Dizionario citi'
i6 V OC V O C
la lingua italiana, e del f^ocabolario ghi. Nelle Addizioni, indispensabili ad
della lingua italiana già compilalo da- opere anco di pochi volumi, da prender-

gli accademici della Crusca, edora niiO'- siliberamente a piacere, spero rendere
vamcale corretto ed accresciuto dall' ab- ragione di questo mio lavoro erudito e
bate Giuseppe Manitzzi. In questo clas- pratico, a cui consagrai gran parte di
sico Focabolario si definisce il Dizio- mia vita, sia del vasto concepiaiento, sia
nario: Libro ove sono raccolte ed espo- del]* arduo sviluppo e costosa pubblica-
ste, per lo più in via d'alfabeto, varie zione, già accennata nel voi. C,a p. 180
dizioni spiegate succintamente nella stes- con unica nota, oltre il sagrificare l'ele-
sa lingua, ed anche in lingua diversa; ganza tipografica per non lasciare spazi
Vocabolario, Diclionarium. Aggiunge- vuoti, e in vece con lunghissimi periodi,
rò col benemerito AntonioBarzarini, O/- e tutto questo colle circostanze dilFicili
"zionario Enciclopedico: Dizionario dice- che sempre l'accompagnarono} nondime-
si altresì di varie altre raccolte alfabeti- no superate mediante il divino aiuto, eoa
canienle ordinate sopra materie d'arti e una volontà coraggiosa e tenace, e singo-
di scienza onde Dizionario geografico,
; larmente pel conforto generoso e lusin-
storico j enciclopedico ec. Così questa mia ghiero del pubblico gradimento. Uomo,
opera ha il titolo di Dizionario di erudi- potei essere indotto io errore; appena
zione storico^ecclesiastica, sul quale non però me n' avvidi, ne' luoghi corrispon-
devesi dimenticare quanto qua e là notai denti, prontamente confessai gli abbagli
per la Storia (^.), e nel voi. LXXIV, p. e rettificai le asserzioni, sin anco rilevan-
2636270. Inesso compilai innumerevoli do falli della Stampa {V.), e se ve ne
i

che sotto il loro punto di vista al-


nrlicoli, rimasero, imploro dalla nobile indul-
tri non aveano mai trattato. Ho eseguito genza de'Iettori, grazioso e benigno com-
laboriosamente la compilazione, con mol- patimento. Il buon senso dunque e la
teplici studioseecrilichericerche, ricavate gentile discrezione de* lettori sapranno
da immenso numero di opere, e non co- condonare ed emendare le sviste e men-
piando servilmente dalle Enciclopedie, de involontarie, se per avventura mi sfug-
come ordinariamente praticano e confes- girono. Non è vergogna l'aver sbaglia-
sano compilatori delle medesime o di
i to, qualora si confessi sinceramente il fal-
altri Dizionari. Di tali opere bens'i tal- lo.La vergogna dev'essere di quelli, che
volta, per alcuna nozione me ne giovai, nell'errore si mantengono ostinali e in»
ma con cautela e parsimonia. Precipua- flessibili. Fu più gloria a Fenelon (/^.)
mente alle proprie fonti, opere originali, il dichiararsi vinto, che a Bossuet {V.)
volli attingere quanto in generale com- vincitore. Cattolico e figlio divotissimo
pone il mio Vocabolario e Dizionario, e ubbidientissimo della s. Chiesa catto-
il che lo rese, per replicate pubbliche lica apostolica romana, ragionando del-'
manifestazioni stampate, a mia gran con- l'agiografia e delle File de Santi {T'.)t
comodo,
fusione, veridico, storico, utile e pubblicai solenne e formale protesta, di
anche a me nel suo proseguimento e com- sottoporre tutto quanto questo mio Di-
pimento, massime in fatto di date, esami- zionario di erudizione al supremo giudi -
nate e stabilite colla più possibilediligen- zio della medesima,sì pel detto àe:' Servidi
za, avendo alacremente curato miglio- Dio, e sì pel riferito di sua venerabile dot-
rarlo nel progredimento, come altri pra- trina e credenza, in tutto ad esse unifor-
ticarono nelle opere di silìatto genere. mandomi. Finalmente il dotto gesuita p.
L'indice poi come in un centro riuni- ¥Q\\c\,OnoniasticumRoniamun,coc\^i^\-
rà le notizie che sur uno stesso soggetto ci latini qualifica il Vocabolario, lessico,
o argomento riparlai altrove in più luo- onomastico, o dlzionario,Iibro di vocabo*
V oc V OC 17
li, nomi, toci, parole o dizioni, Focflèfi/rt nintenpro vìvonobis reVquerit... Dopo il
rium,Dìctionarìum,Dictwnanum frolli- vocabolario dizionario di Pesto, tutti gli
men, Codex atit liber Dictionarius^ vel indici delle cose e delle parole che si fece-
Focahularius etc. Corapositore di voca- ro nell'opere a stampa, siponnochiamare
bolario, LexicographuSy vel Onomastici piccoli dizionari inerenti all'opere mede-
scriptores. il eh. À. Belli (di cui nel vol.L, sime. L'autore loda l'eruditissimo e labo*
p. 292 e altrove), ci diede nel 1 845 il se- rioso Cancellieri (del quale anco nel voi.
guente interessante articojo, di cui mi gio- LXXV, p. 35), per l'esattezza degl'indici
vo largameute,nell'y!f /6ii^ di Romani. 2, \ copiosissimi. Tornando a'dizionari, si ha
p. I ^1. Origine deliiFocabolari e Dizio- nel 409 Salomone abate di s. Gallo,
1

nari. Sono li dizionari utili e tante volte nel 469 Gemma vocabulorum,tìe\ 5o2
1 1

indispensabili anco agli uomini più gran- Gemma gemmarunt, un'altra opera di
di, a risparmio di tempo, trovando in quel- Dionisio Nestore fmncescano j ma era
li riunite in piccola rete le nozioni che con riservalo nel «577 a Gerardo Vossio, di
lunga lena dovrebbero andare cercando lui potersi dire nella prefdzione di sue o-
in tante opere qua e là disparate, e so- pere, nemo qui vel a limine musas sala-
irenle difficili a rinvenir nelle più vaste bi- tavityinfìcias iverit Fossil tractatus esse
Per noi romani, che da' latini
blioteche. omnimodae eruditionis, pena longe in-
nascemmo, risale la prima idea del Foca' structissimuniytanta argumenti varietale
holario e del Dizionario nulla meno che abundanSf tanta perspicuilate, metho'
all'aureo secolo d'Augusto, vogliam dire do concinna, omnibusque quibus studiis
al fortunato cominciameiito dell'era cri- honestiora promoveri queunt adiunctis
sliana. Si sa che Marco Yerrìo Fiacco, il conditum, ut singuli tractatus sectoreni
quale, a delta di Svetonio, fìori quando cuicumque generi studiorum addiclum,
imperava appunto Augusto, fu il primo alliciant. Dunque, conclude l'autore, l'o-
che a maniera di serie alfabetica, e per pera di Pesto possiamo, senza tema di an-
conseguenza di dizionario, compose un'o- dare errati, chiamarla il punto dal quale
pera : De Ferboruni signiftcatione, e in processo di tempo si allungarono in va-
questa collo stesso metodo fu rifusa da Se rio senso le linee per li più prolissi e ra-
stoPompeio Pesto d'epoca incerta, ma gionati vocabolari o dizionari, de' quali
contemporaneo di Marco Valerio Marzia- oggimai nella immensità dello scibile u-
le, celebre poeta epigrammatico latino, mano ne siamo a dovizia forniti, e co'soli
I secolo della Chiesa, e morto
fiorito nel dizionari (non computando la traduzione^
dopo l'anno 100 o io3 più che sessage- se ne potrebbero acconciare un'ampia se-
nario. A Paolo Diacono longobardo, se- rie in uomo di voto alle scienze, al-
aula di
gretario di Desiderio ultimo re de' longo- le lettere ed alle arti. Già il celebre ex
bardi, morto monaco di Monte Cassino al gesuita Giovanni Andres nella classica o-
principiar del IX secolo, venne il ghiribiz- pera, Dell'origine, progressi e stalo at-
zo di rifar l'opera di Fiacco e di Feste tuale d* ogni letteratura, nei ragionare
(delle opere di Paolo Diacono, bene da nel 1. 1 , cap. 1 5, Della letteratura del se-
ultimo scrisse il p, ab. Tosti, Storia del- colo XFIIIy e parlando delle sue lette-
la Badia di Monte Cassino, t.iy p. 99) ; rarie dovizie e di quanto può facilitare lo
ma a giudizio de'migliori fallì Dell'impre- studio, alleviare la fatica, e rendere a mi-
sa, ed asserisce il Dacier che niulilavity nor costo universali le cognizioni, tutto e
corrupil lioc scriptum^ qui utilius lingua grandemente in uso alla moderna lettera*
latina non habet,foede laniavit, et inho- tura, soggiunge: « I Dizionari, che sem-
nestis vulneribus confecit, ut cadavere pre sono stati di moda dove hanno fìorito
prò homineytruncum prò corpore^ semia- le lettere, e sempre pure sono stati messi
VCL. CHI.

IC&Sfwvawi? ^m/t/^^
i8 V O C V OC
loto non i^ocheEnciclopediechìioW-
e di qui
in discredilo da'seveii leUerali (forse
ti:

dispiacendo della troppa facilità di erudir- che particolarmente nella prima metà
pressoché in ogni argooieolo, esigendo di questo secolo videro la luce in Fran-
ai
profonda, cia ed in Italia sotto diversi nomi, fra'
di preferenza un'istruzione più
quali citeremo con onore Dizionario di
con assidua applicazione, e non così a
il

buon mercato acquistare le cognizioni, erudizione storico-ecclesiastica compi-


iuassime nelle scienze), or mercè il Dhio- lato dalcav. Gaetano Moroni, che volge
ormai ci sembra que-
suo termine. Né
rio di Medicina del James, di Matemati-
al

ta del Saverien, di Storia Naturale del direm così, relativa e polemica


sta utilità,

Bomare, di Chimica del Macquer, di Fi- delie enciclopedie cattoliche si possa eoa

sica òt\ Paulian, di Musica del Rousseau, qualche ragione mettere m dubbio. Ma
e di non pochi altri simili, mercè singo- forse non altrettanto può dirsi della u-

larmente Dizionario universale del


il lilità intrinseca e positiva, la quale con-

Chambers, e il Dizionario enciclopedico siste nell'attitudine di così fatti lavori a


tanto famoso, perseguitato non senza ra- far dolio e scienziato chi studia in essi.

gione da alcuni ed encomiato da altri al- Conciossiachè la forma e la natura sles-

l'eccesso, si veggono saliti a tanto onore, sa di colali opere porli e quasi richieda

che vengono rispettati come libri classici che lequestioni anche più gravi, più pro-
e magistrali ". Arroge e per l'argomento fonde, più complicate, vi si trattino sem-

e per l'epoca del secolo passato, il riferito pre più o men leggermente e superfi-
dalla Civiltà Cattolica, serie 2.', t.
7, cialmente, perchè ridotte ad un punto
p. 667; che se si compiacque benigna- di vista assai ristretto. E poniamo ancora
mente nominarmi sponlaneamenle, mi che la valentia degli scrittori pervenisse
giova l'autorevole opinamento sulla mo- o congiungere la necessaria brevità e chia-
ralità di mia opera^ con ferma costanza rezza colla conveniente profondità e pon-
guidata dal sentimento sinceramente cat- derazione di giudizio, la poca applicazio-

tolico, per l'accennalo nel pronunziare ne di mente, con cui generalmente par-
un giocondo J'^iva {f'-), e gli serve di va- lando si scorre da'leggitori un articolo,
lido appoggio; egli è per questo che non è più che bastevole a fare che non ne at-
esilo riprodurlo, non mai per leggera va- tingano quasi mai soda scienza, per nul-
nità. M Quando icapitani dell'empietà sul la dire del troppo facile e comune peri-
dfclinar dello scorso secolo si volsero con colo, che chi ha sfiorato un po'di tulio
diabolico divisamento ad avvelenar tutte in un dizionario enciclopedico lusinghi sé
le fonti dell' umano sapere con mxì Enei' con
stesso di sapere di tutta abbastanza, e
clopedia che lutto correndo il giro delle ciò si dispensi da maggiori e più profon-
scienze, tulle le riducesse a ntagislero d'in- di sludi, quali son necessari a chi voglia
credulità; con quale arte o rimedio gli possedere scienza. Vero è nondimeno che
scrittori cattolici potean salvare da certo per coloro i quali non hanno agio uè
corrompimento le menti de' tanti vogliosi modo di attendere a studi seri e conti-
d'una scienza universale spicciolata in ar- nuati, che sono i più, una buona enciclo'
da potersi leggicchiare per passatem-
ticoli pedia sarà sempre un tesoro; e per gli
po? Non altrimenti che con enciclopedie uomini non sarà mai disutile l'ave-
dotti
d'egual forma, ma scritte con altro spirilo, re alla mano un repertorio da sovvenir
in cui la verità della religione, della storia, con esso al difetto della memoria. Sarà
della scienza, sbocconcellata in brevissimi dunque sempre lodevole l'inlendimento
ti atta telli,porgessealla moltitudine un pa di chi metta mano a compilare una buo«
scolo salubre, di cui pasciuta non avesse a na enciclopedia, se fornito egl i sia di scien-
desiderare il pestìfero. Ciò videro sapien- ì za bastevole, e mosso ed animato dall'a*)

%%.>r'^B
V oc V OC 19
nior del vero, cioè da spirilo sincerameli* sacerdote Giovanni Diclich, benemerito
te cattolico". Dichiarò il sulloJ:ilo Baz- autore del Dizioncrio saf^ro-lilurgicOi
zarini, nella sua prefazione al Diziona- nel suo proemio dopo aver provato la
rio Enciclopedico delle !,cienze. Ielle re necessità delle ceremonie nella Chiesa,
ed ani,»* Il numero quasi che ìnfìiiito di siccome alti esterni di religione cristia-

Dizionari e Lessici presso ciascuna na- na, e perciò indispensabile la cognizione


zione pubblicali e che a quando a quan- delle rubriche e le sue norme liturgiche,
do si pubblicano intorno a questa od a e quindi la diligente osservanza negli ec-
quella facoltà è la prova più convincente clesiastici, ad agevolarne aquesti lii cono-
della riconosciuta utililù di siilatti lette- scenza disse aver coticepito il divisamea-
rari lavori, cosicché non vi ha, sarei per to " di compilare questo Dizionario, on-
dire, scienza che non sia sussidiata Ai u- de non riesca più diHlcile il ritrovare
no o più Dizionari, la raccolta de'quali que'ceremoniali precetti da tutta la Chie-
può fornire ormai una copiosa biblioteca. sa stabiliti, che l'esatto esercizio prescri-
Che far dunque del Dizionario presen- vono de' divini UfGzi... così che non a-
te? OOfie egli forse cose nuove ne' suoi rete più d'ora io avvenire a svolgere
articoli, o nuovi termini appresta alle tanti volumi per isciogliere que' dubbi,
scienze e alle arti? Nulla di tuilociò. E- che in sì vasto argomento potessero
gli non fa che raccogliere da tulli per insorgere ". Tale e tanta è la utilità

formare, quanl'è possibile, un sol tutto, d'ogni Vocabolario e Dizionario, Per


alUnchè tutti poi sieno in grado di ac- quelli delle lingue e idiomi delle nazio-
quistare agevolmente una tintura alme' ni, ne parlai a'Ioro articoli. Noterò per

no di ciò che forma il dovizioso patri- ultimo col Nardi nell'opera: De' ParrO'
monio dell'umano sapere, al cui retag- chi dedicata a' f^esco^i della Chiesa
gioabbiamo pur tutti più sagro e in- il callolicay il gravissimo danno che ne
frangibile diritto. Costituito l'uomo ul- viene dal maliziosa abuso delle voci e
tinìo anello della gran catena degli esse- vocaboli, come in proposilo dichiarano
ri senzienti, e primo di quella dell'incor- autorevolmeule ss. Dottori Gio. Criso-
i

poree intelligenze, tanto più a (|ueste stomo, Girolamo e Tommaso; poiché


s'avvicina, quanto maggiori sono le co- dall'abuso derivarono anche 1' Eresie.
gnizioni ch'egli acquista, nel che tutta Ed è perciò, che vari vocaboli e parole
consiste l'essenza sua, e la divina origine adoperate talora in vari sensi dalla Chie-
tra'tpare da cui emana, siccome rivolo sa, questa poi li rigettò e abolì, quando
da fonte, raggio da luce.... Oso confidare i Novatori uè fecero pregiudizievole a-
che sia per sapermene grado da prima buso.
l'Italia tutta nel ravvisare in quest'ope- VOCAZIONE, Focatio. Questo ter-
ra rivendicala l'assoluta superiorità sua mine nel Teslamenlo Nuovo significa or-
sulle emule nazioni anche in questo ra- dinariamente il beneficio che Dio si è de-
mo di letteratura; quindi i dotti, i lette- gnato di accordare agli Ebrei {V.) ed ai
rati e gli studiosi tutti io particolare, a Gentili (^.), chiamandoli a credere in
vendo a ciascuno di essi apprestato il Gesìi CmfOj colla predicazione del Fan-
f'ocabolario proprio della facoltà che gelo {P.), e ad alcuno con grazia affatto
professano; e da ultimo il volgo slesso de' gratuita, colla quale Dio lo chiama alla

men colti e perfino degl' idioti, i quali Religione (F.) cristiana. Spella a noi,
possono attingere a questa fonte senza aiutati dal divino soccorso, d'assicurare
verun magistero quanto può bastare loro questa vocazione colle buone opere, poi-
a non lasciarsi più sopraffa re dagli astrusi ché dice il Salvatore, molti esser chia-
termini degli scenziati barbassori", il mati, ma pochi gli eletti. Se quel teiri-
20 V OC V OC
bile oracolo si compie tulio giorno nel rare di adempirli, a meno che non si ri-

seno slesso del Crislianesimo, è per colpa cevano da Dio le grazie necessarie, e vi

della condotta che vi tiene la più parte di sarebbe temerità neiraspellarle,sesi fos-
quelli che lo professano, colle loro azio- se disposto di sé medesimi contro la vo-

ni. La solenne festa deW Epifania (F.), lontà di Dio. Senza dubbio egli non ri-
olire altri misteri, ci richiama alla me- vela a ciascuno in particolare la sorte che
moria corainciamenlo di nostra voca-
il a lui destina; ma vi sono de' segni, pei
zione alla Fede, e alla conoscenza del ve- quali prudentemente si può giudicare di
ro Dio nelle persone de' ss. Magi [F^.) essere chiamati ad uno stato piuttosto

che furono leprimiziede'gentili. La chia- che ad un altro. L'inclinazione costan-


mata degli ebrei fu in persona dePaito- te e per lungo tempo liberamente speri-

ri(P'\ quali furono le primizie degli


i
mentala di consagrarvisi, il gusto dichia-
israeliti ad adorare Gesti Cristo. La vo- rato per le pratiche e pe'doveri che im-
cazione è altresì un movimento interno pone, il lungo esercizio delle virtù che
col quale Dio chiama alla scelta d' uno esige, il distaccamento assoluto da ogni in-
slato sia del ministero Ecclesiastico{y.), teresse eda ogni motivo temporale, que-
sia di Religioso ( F".), sia di
Religiosa ( /^.), sti sono segni non equivoci d' una vo-
i

sia di Matrimonio {V.). Dicesi pure di cazione solida. Ed è per assicurarsene che
quei che rimangono nello stato di f^er- furono stabiliti diversi Ordini (/^'.)del
i

gine ossia di osservare il Celiba- chiericato, ed i Seminari {^V.) per lo slato


e^.),
to {y.), di Vedovo o di Vedova {F.). ecclesiastico, le prove e il Noviziato (^.)
L'apostolo s. Fedelia ren-
Pietro esorta i per lo stato religioso o Regolare. Coloro
dere certa colle buone opere la loro vo- i quali hanno difBcoltà ad assoggeltar-
cazione e la scelta che Dio ha fatto di visi, devono diffidare molto della loro vo-
essi. E s. Paolo chiama costantemente i cazione, e temere che gl'impegni con cui
fedeli, i diletti di Dio, chiamati alla san- si obbligheranno non siano per essi una
tità. Per vocazione inlendesi inoltre, la sorgente di sciagure per questo mondo e
destinazione d'un uomo ad un ministero per Queste considerazioni fanno
l'altro.

particolare; co»ì s. Paolo si dice chiama- comprendere la gravità dell.i colpa del
to all' Apostolato. Egli decide, che non de- Padre e della Madre,ì qaaìi taUolta vo-
ve nessuno attribuirsi l'onore del ponti- gliono sforzare la vocazione de'Ioro Fi-
ficato, se non vi è chiamato da Dio, come gli, oppure di quelli che li seducono e

Aronne. Di piìl dice: » Ognuno resti in falsamente loro persuadono che ad essi
quella vocazione in cui fu chiamato. Sei conviene il tale stato, che gliene rappre-
tu stalo chiamato essendo Servo? iVoa sentano i vantaggi, senza esporne loro gli
prendertene affanno: ma potendo anche obblighi e gl'inconvenienti che ponno
diventar libero, piuttosto eleggi di servi- succedere. Ma per la vigilanza e per le
re. Imperciocché colui, che essendo servo precauzioni che usano i sagri pastori nel-
è slato chiamato al Signore, è liberto l'esame de'sudditi, la disgrazia delle fal-
del Signore: parimente chi è slato chia- se vocazioni è in oggi mollo più rara che
mato, essendo libero, è servo di Cristo". non si crede comunemente nel mondo.
Si accorda generalmente, che per abbrac- Dichiarò il concilio di Trento, sess. 23,
oppure lo sla-
ciare lo stato ecclesiaslico, De Refor.y e. r. » I contrassegni della
to religioso, bisogna esservi chiamato da vocazione allo stato ecclesiaslico,sono
una vocazione speciale di Dio. Siccome d' esservi con retta intenzione,
entrati
que'due stati impongono de'doveri par- vale a dire di non cercare né la gloria
ticolari, e spesse volte penosi a coloro che del mondo, ne le rendile, né una vi-
vi sono impegnati; cosi non si può spe- ta agiata e sensuale; ma di proporvisi
voc VOC 21
la fatica, pei* promuovere la gloria di elegge alcuno al servizio della sua Chie-
Dio, la salute dell' aaìme, e la propria sa. Se non vi è stato io generale , in cui
santificazioue ". Questa è la disposizio- sia lecito entrare senza la vocazione di-
ne, che il coDcilio Trideotiao esige in vina , molto meno lo stato ecclesiastico,
coloro che devono ricevere la Tonsura io cui si tratta di servire a Dio diretta-
{y.). vescovo Cecconi, Instituzione de
Il mente. Per ministeri tanto meno ecceU
Seminari vescovili, fa osservare con quan- lenti, quanto inferiori sono l'ombre e i

ta oculatezza si esaminasse dagli antichi simboli in confronto della verità, e per


Padri la vocazione eliostato ecclesiasti* quelli dell'antica legge Dio separò espres-
co. Come che i giovani, introdotti di lo- samente la tribù di Levi dalle altre, ed e-
ro prima età ne'coilegi vescovili , non e- lesse distintamente .Aroune pel sommo
raoo capaci di determinarci! proprio lo- sacerdozio, e non Mosè tanto caro a lui
ro stato, così altendevasi , che giunti ad e capo del suo popolo, perchè non era
una conveniente Età {V.) lo scegliesse- stato chiamato a quello stato, pel quale è
ro. dichiaravano allora di non pote-
Se si necessaria la divina vocazione. La qual
re contenersi nel celibato, decretò il necessità si deduce dalla natura de'mini-

concilio di Vaison del 529 » si dia il per- steri che sono propri degli ecclesiastici.
messo di lasciare l'adunanza, e di congiuo- Essi sono incaricati d'annunziare agliuo-
gersi io matrimonio". Per un alTrtre di mini i voleri di Dio, di porgere a Dio i

tanto rilievo, a'suddetti Padri non basta- voti, le preghiere, i ringraziamenti de'fe-
va l'indirizzodato a'giovaoi per più anni, deli, di dispensar loro i preziosi tesori del-
e neppure lo scrutinio, presente il clero le grazie e de'meriti di Gesù Cristo. Chi
e la plebe, della di loro volontà per la vita ardirà d' assumere uHìzi sì rispettabili e
ecclesiastica. Vi aggiunsero essi di più un sì eminenti, senza esservi espressamente
rigoroso sperimento d'altri due anni, per- chiamato? Se ne conosce inoltre tutta
chè in questo tempo gt'interrogali con- l'importanza, considerando l'umana de-
fermassero co' fatti ciò che aveano prima bolezza, la quale se per qualsivoglia ge-
promesso in voce. Diligenze a'no»tri tem- nere di vita ha bisogno di quelle grazie,
picredute strane ed impraticabili ; ep- che si chiamano del proprio stato, cioè
pure talora sarebbero più che necessa- adempir-
degli aiuti soprannaturali, per
rie, per evitare certe lugubri cadute, che ne fedelmente doveri, molto più abbon^
i

spesso avvengono con disonore della di- danti e speciali si richiedono per lo slato
gnità ecclesiastica, e con maggiore scan- ecclesiastico, di cui le obbligazioni sono
dalo della plebe. I concilii emanarono in molteplici e gravissime, i pericoli frequen-
ciò santissimi canoni, e quello di Meaux ti e spaventevoli, le conseguenze, nel ca-
dell' 845 nell'escludere dalla sagra ordi- so d'infedeltà, le più tremende e funeste.
nazione coloro, che almeno per un anno Per altro non si può pretendere che que-
non avevano dato saggio della loro vita sta vocazione sia così sensibile, da appa-
in qualche certo e religioso luogo, della rire per via straordinaria e miracolosa.
città o della diocesi fa dedurre che sia , Basta che esistano certi segni, i quali, qua-
d'allora erasi comincialo ad aa>l)ire iliS"^- lora tutti insieme concorrano nel mede-
cerdozio, senza dar prima probabile in- simo soggetto, se non decidono infallibil-
dizio di sublime vocazione, mediante
sì mente di una vocazione divina, servono
la probità de'coslumi e lo spirito eccle- almeno di sicuro lume in cosa sì ardua,
siastico. 11 vescovo BvomaoW, fnsUtuzio- e a tranquillare chi procede con rettitu-
ni cattoliche, ragionando della vocazio- dine. Tali segui precipuamente consi-
ne allo stato ecclesiastico, la definisce un stono nella bontà di vita, nell'iuclinazio-
atto della divina Provvidenza , con cut ue ad eseguire quanto spetta al culto di
aa V O C V OD
Dio e airecclesiasliclie funzioni, raltilq- stato, di determinarsi con molivi tolti
dine a conseguir le scienze necessarie on- dalla ragione naturale, e da una coscien-
de eseguire doveri dello slato amore
i , za religiosa a un genere di vita che non
alla virtù della castità retta intenzione , sia un ostacolo alla felicità e alla salute ;

per servire Dio e procurar la salute eter- di far vedere anticipatamente le varie vi-

na del prossimo, la chiamata del proprio cissitudini chesogliono accompagnare tut-


t'escovo, clj'è il sigillo di sicurezza circa te le diverse posizioni della società e d'il-

In vocazione divina, qualora esistanogli lustrarne i vantaggi egl'inconvenienti, af-


arceniiali segni. Imporla lullociò si cono- finchè si po;$a agire con conoscenza di
sca da'giovani die bramano abbracciare causa. Soprattutto sono savi gli avvisi dati
Jo stalo ecclesiastico, acciò non facciano da mad. Sainte-Sophie orsolina alle sue
iiq'imprudenle risoluzione; da* genito- alunne sul celibato , sul matrimonio e
,

ri per non coartare in verun modo i lo- sulla vita religiosa. Essendo doverosa e
ro ad impegnarsi in quello stato,
figli grata al Signore la memoria riconoscen-
quando non appariscano in loro gì' indi- te de'benefizi ricevuti da lui, e segnalato
cali segni j e da' patroni de' benefizi ec- sopra tutti è certamente quello della pro-
clesiastici, per non presentare a' mede- fessione religiosa , un pio scrittore offrì

simi se non que' chierici, che palesino di il modo di celebrarne con particolar di-
esser veratnenle chiamati a quello stato, vozione l'anniversario, col libro : Eserci-
essendo loro obbligo presentar solamen- zi divoli p^r celebrare ognianno V an-
te soggetti degni e idonei, poiché non di niversario della santa Professione per
rado il possesso d'iiii beneficio induce a le religiose, quali potranno anche ser-

continuare l' ecclesiastica carriera per vire di preparazione alle Novizie che de-
interesse, colui che non sente alcuna le- vono professare e prendere il sagro abi-
gittima e vera disposizione. Il fin qui detto to religioso. Aggiuntavi infine la Jor-
con più di ragione si può applicare alla vo- mola per rinnovare la s. Professione ,
cazione religiosa degli uomini, poiché al delb. Leonardo da Porto Maurizio, Pe-
ministero ecclesiastico devono congiun- saro 1 833. Giusta la sentenza di s. Paolq
gere i doveri religiosi , e di uno stato di non vi è distinzione d'Uomo e di Donna^
maggior perfezione. La moltitudine e va- ma lutti sono una cosa in Gesù Cristo,
rietà delle istituzioni regolari ebbe an- ed in quegli articoli riparlai de'loro dif-
che per iscopc di contentare tutte le in- ferenti stali e condizioni. Nel 1. 1
y, p. i y6
clinazioni, per chi ne ha la vocazione. Il e i8i dell' Albani di Roma pubblicò il
p. Menochio, Sluore, tratta nella centu- p. m. Francesco Lombardi de'minori con-
ria 5." cap, 58 : D' alcune vocazioni di ventuali : Studi morali intorno alla e-
alcuni olla religione o casuali o mera- l^zione dello stalo.
vigliose, che però furono per ispirazione VODOALO (s), solitario, chiamata
e chiamata di Dio. Ma della vocazione anche s. f^oelo o l^oe, e soprannominato
de'religiosi e delle religiose, come di quel- Benedetto. Nilo nel paese de'Pilti in Iseo-
la di altri slati, abbastanza parlai a'Ioro zia, lasciò Iri patria per servire a Dio più
molti articoli. Siponno vedere: Il Trai- liberamente, e trascorse diverse [)rovincie
tato della Focazione Cristiana, Parigi della Francia,
usando della sua eloquenza
i65o. Il Trattalo della Focazione allo ad ammaeslramenlo de'popoli. Giunto a
stato ecclesiastico, Parigi iGgS. Les trois Soissoos, si stanziò in una piccola casa,
Vocations : Le tre l'ocazioni,iet(ere pub- ch'ebbe in dono dall' abbadessa del mo-
blicate e dedicate alle madri cristiane nastero di Nostra Donna, dove condusse
da rnJ ab. Auher, Parigli 838, L'auto vita solitaria, osservando un rigoroso si-
re illumina le giovani sulla scelta d'uno lenzio e tutte le pratiche usate dai veri so*
VOG VOG 13
e ooa uscendo mai che per dire la
litari, e frequenza di popolo, per possedere dal
messa o per servire al prossimo. Queli'ab- IO 16 il corpo di s. Leo o Leone prete
baJessa, che provvedeva pure alla di lui dalmatino. Imperocché il Papa Benedet-

sussistenza, essendo stata istigata contro dopo aver coronato in


to Vili, Roma a'
Vudoalo, esso si determinò di tornare in i5 febbraioioi4 l'imperatore s. Enrico
Iscozia ; ma iddio non permise che ciò si sua sposa s. Cunegonda, per di-
II, colla

Ritornò dunque a Soissons,


effettuasse. mostrazione di ammirazione alla pietà e
.dove continuò il suo tenore di vita fìuo virtù dell'Augusto, gli donò poi il sagro

alla sua morte, che avvenne il 5 febbraio corpo di Leo (con questo nome e eoa
s.

verso l'anno 720. Fuseppellilo in $. Grò- quello di s. £ù\ avverte il Manini, e noti
ce, ch'era il cimilerio delle religiose. MoU con quello di s. Leone, fu sempre chia-
ti miracoli furono da Oio operati alla sua mato), il quale riposava in s. Leo nel
tomba, il suo corpo è a Nostra Donna di Monte Feltro (/^'.). Mentre l'imperatore
Soissons, ed alcune particelle si conserva- col s. Corpo ritornava in Germania a
no presso le religiose di Pont-aux-Dames Bamberga, pervenuto di notte tempo a'
nella diocesi di Meaux, e di Val-de-Gra- 1 4 febbraio 1016 in Voghenza, fece so-
ce a Parigi. Invocavasi s. Vodoalo nelle sta fino all' apparire del giorno. Dispo-
litanie deirVill secolo, e trovasi il suo no- nendosi a riprendere il cammino, con i*

me nella piìi parte de' martirologi mo- sluporedi lui, del corteggio e del popolo,
derni solto il giorno 4 ovvero 5 di feb- il s. Corpo si rese immobile, né fu pos-

braio. sibile rimuoverlo dal luogo ov'era stato


VOGHE NZ/V, Ficovenlia , ricoha- collocato nella chiesa. Il santo principe
venlia, ricohabentla. Già città vescovi- adorò gl'imperscrutabili disegni di Dio,
le, ed ora villaggio della delegazione di e con la sublime calma della cristiana ras-
Ferrara, distante a levante d<illa omoni- segnazione, di necessità prosegui il viag-
ma città circa 1 o miglia, giace in silo de' gio, che vieaecomprovato nella seguen-
il

più elevati e salubri della contrada, nel te iscrizione esistente nella chiesa. Enri-
centro delle Polesine di s. Giorgio, tra il cus ir Impera tor-Corpuss. Lti-E Moli-
Primaro e il Volano, due rami dell'anti- le Feretro alias Feliciano-In Gennai
co Po o meglio, come dice il can. F. L.
; niani deferre cupiens-Cuin ad lume lo-
Bertoldi , De diversi doniinii a quali ò Clini pervenisset- Diiiiisit- Divinitus enini
soggetta Feirara,'ìv'ì 1817, p. vili del- facilini est- Ut arca marmorea in qua
l' Allegazioni slorichey è compreso nel- reconditum est - Nec honiinwn nec ju-
r orcidiocesi di Ferrara , nel vicariato nientorwn vi- Unqiiam dimoveri potuis-
foraneo di Voghiera, il quale è appodia- sei. Mxyi. Clemente Vili nel 1598 reca-

to del governo di Porto Maggiore, di cui tosi a Ferrara, a prender possesso del du-
nel voi. XXiV, 42. La iSialisiica dal
p. cato devoluto alla sovranità della s. Se-
1 853 registra per una delle 5 parrocchie de, si trasferì a Voghenza per visitare il

di Voghera la chiesa arcipretale di Vo- corpo di 8. Leo, per la gran venerazione


ghenza, e questa contenere 60 case, 1 55 che riscuotevada'fedeli, ed ingiunse al ve-
famiglie e 837 abitanti. S' ignora ove scovo Giovanni Fontana di farne la rico-

sorgesse l'antica cattedrale, forse le suc- gnizione, che puntualmente eseguì nel
cesse l'odierna arcipretale, la quale già 1599 r8 luglio, di che fu fatto pubbli-
SHgra a s. Stefano, cambiò titolo e prese co istrumeulo riprodotto dal Marini, «S'd^-

quello del patrono s. Leo prete, compen- gio di ragioni della città di SanleO, p.
sata del perduto onore del seggio vesco- 3o3. Quindi le ss. Ossa furono portate
."
con divenire un santuario che pri-
vile, in processione il i agosto, e quindi ripo-
meggia nel Ferrarese, per venerazione ste nella eassa marmorea fattagli dal ve-
24 VOG VOG
scovo Mauiicino, solto l'altare maggio- Manin! e altri , ma prete e confessore ,
re, tranne il capo che fu collocato in bu- con altre notizie che lo riguardano. la
sto d'argento , per esporsi alla pubblica un pilo o vasca marmorea per 1' acqua
Tenerazìone. Di questa ricognizione e so* santa di lavoro antichissimo, si legge que-
lenne traslazione, il vescovo per memo- sto esametro in caratteri gotici Fivus :

ria pose una lapide nella chiesa, e stabili aquae lacLus fugai oinnes demonis actus.
che se ne celebrasse la festa nel i
° ago- Inoltre sulle pareti dell'atrio della porta
sto ( la quale pure si osserva nella catte- mezzana della chiesa in discorso si legge
draie di Monte Feltro), oltre quella pre- il seguente epigramma, celebrante l'an-
cedentedell'altra traslazione a' 1 4 febbra- tica Voghenza qual madre di Ferrara ,

io.Chi visita la chiesa e il s. Corpo ne' secondo patrii storici Guarini eManini.
i

mesi di maggio e agosto lucra l'indulgen- Si y


Ulani , populuni , vel si mirabere
za plenaria, in modo edificante e commo* Templum-Ista videbuntur singida par-
venie vi accorrono,anche dalle circostan- va Ubi- Sed magnaìllaego siini riguen-
ti Provincie, i divoti, con lunghe proces- Uà ciijus in aho-Ferraria est orla, et
sioni di uomini e di donne d'ogni età e cui Pater hic Populus-Insìgne Octavus
condizione, provenienti dall'alta e bassa Clemens Fontanaque Praesul - Hoc
Romagna, dal Bolognese, Centese, Fina- templitnireddaiit ossaquesacra Lei. Ma
lese, Modenese e altri luoghi. Stanchi e il Ferro, che riportai primi 4 versi, nel-
grondantisudore,giunli in Voghenza dor- Vlstoriadi Comacchio, pretendendo che
mono sulla nuda terra a cielo scoperto Ferrariola (di cui anco nel voi. XV, p.
fino all' albeggiare del di seguente, on- 3 1, detta eziandio Massa Babilonica, per
d'esser i primi ad entrare in chiesa per la frequenza de' forestieri diversi esercì»
confessarsi. Ma tempio non potendo con-
il tantiil commercio), poi Ferrara, fu di-

tenere più di 3ooo persone, è necessa» pendente e nel territorio del ducato di
rio ampliarlo e renderlo più decoroso. Cowjtì!ccftio(/^' ),cosi Voghenza(onde nel-
Poiché frequente e numeroso è il con- la vacanza d'una delle due chiese il ve-
corso de'fedeli accorrenti a invocare il va- scovo superstite le governava), dice non
Udo patrocinio di s.Leo, per le grazie che doversi soffrire i versi posti in Voghen-
ne ottengono da Dio, ed innumerabili so- za o Vigovenza che la dichiarano origi-
no i voti che pendono dal di lui altare, nata dagli Cgoni, bensì conviene, che fu
per gli operati miracoli in ogni circostan- governata da' suoi vescovi, e ne offre la
za e con guarigioni istantanee de'vìsitanti, serie dal 33o sino al 657 in cui diretta-
della languente umanità. Ne restò com- mente divennero di Ferrara. Riferisce
lo

mosso e meravigliato l'odierno arcivesco* i! Malfei nella P^erona illustrata, t. a, p,


vo della s. Chiesa di Ferrara, il zelantis- 58 1, che nel labbro del pulpito di pietra
simo cardinal Luigi Vannicelli-Casoni , di forma circolare e rabescato, che ora
quando si recò nella s. Visita pastorale serve per vera di pozzo alla casa del parro-
del maggio 852, ed in onorevole memo-
1 co di Voghenza, si legge come fu fatto » in
ria che Voghenza era stata prima sede tempo del venerabil vescovo Giorgio de'
de' vescovi di Ferrara e insieme città, ne Doni di Dio,edis. Maria, edi santo Stefa-
condecorò la chiesa con ripristinarla nel- no" antico titolare della chiesa. Dell'antica
r anticogradoarcìpretale. Si onora il San- grandezza di Voghenza nulla apparisce,se
to con uffizio e messa propria , e la sua non che dovunque ruderi e ammassi infor-
divozione è sempre viva e in incremen- mi di sassi, fondamenti di muri, selciati di
to. Avvertii nel voi LXXXVI , p. 124. quadri gialli, pezzi di scale, sepolcri fatti
che s. Leo non fu mai vescovo e né di in mille forme. Negli scavi di Voghenza
MoDte Feltro , come credettero il citato e suoi dintorni si trovarono pietre, iscri-
VOG VOG a5
tioni, urne sepolcrali, sarcofagi di grossa su FogJienza e suo preteso vescoi>ato.
:

mole, luceioe di terra, avaozì di fabbri- Laonde seguendo tale autore , in breve
che aDticbe, di pavimenti ben costruiti, dichiarai la discrepanza di quanto sì as*
medaglie e mooeted'ogni secolo,
idoletti, serisce sul grado di città e sulla preroga-
d(metallo,argentoeoro, decorazioni se : tiva della sede vescovile, non senza ma-
si approfondassero, poiché le scoperte si nifestale gli scrittori i quali attestarono
fecero nel lavorare i campi, certo si riu- l'una e l'altra onorevole condizione, ma ia
Terrebbero reliquie di monumenti e co* modo come si fossero ingannati, nuche nel
se più pregevoli. La mollitudmede'rag- dare il catalogo di i a 01 5 vescovi Vico-
guardevoli monumenti che si trovano di ventini, come il Manini, seguilo poi nel
quando in quando,mo$trano che Voghen- 18 18 dal Bertoldi, e lo rilevai nel voi.
la antica non era una borgata, ma una XXIV, 170, parlando del Ficus
p. 174 e
città. Buona parte furono trasferiti nel j4i'entinus, de\ficus Egonum e di /^o*
palazzo della pubblica biblioteca dell'u- gìienza. Dopo stampato talearticolo Fer-
niversità di Ferrara,anche musaici, bu- rara oltre altre importanti opere che
,

stimarmorei e vasi antichissimi. L'archi- ne trattano (d'alcuna delle quali farò poi
vio di Voghenza fu derubatu (possedeva ricordo), acquistai del dottoe critico mg."
lai.* edizione del concilio di Trento, che can. della metropolitana Giuseppe Ma*
Pio IV donò a tutte le sedi vescovili, per nini Ferranti ferrarese, vicario generale
antica considerando Voghenza)altrimenli delia patria diocesi , benemerentissimo
certi indiscreti critici non avrebbero po- propugnatore di Voghenza, quelle ope-
tuto mettere in forse i suoi vanti. Egli re di cui avea fatto memoria nel citata
è per questo che innanzi di parlarne deb- articolo o voi. XXIV, p. 65 e 184 : Di-
bo premettere alcune dichiarazioni. Il dot- scussione accademica su l'antico vesco-
to ferrarese mg.' Carlo Emanuele Muz- vato di Foghenza, dedicata al cardinal
zarelli uditore di Rota e poi decano della /Alessandro fliatlei de' duchi di Giove ar-

medesima (
quindi miseramente involto civescovo di Ferrara^ ivi 1 795. Compen-
Delle vertigini politiche di Roma de'ne- dio della storia sacra e politica di Fer-
fiisti 1848-49)1 qnando io mi accinsi alla rara , dedicato a mg/ Paolo Patrizio
rifusione e ampliazione dell'articolo i^cr- Fava arcivescovo di Ferrara, ivi 1 808-
rara, non solamente mi raccomandò di 10. In questo compendio il Manini ci die-
prendere a guida precìpua il patrio sto- de ancora nel fine de' promessi 5 voi.
rico d.' Antonio Frizzi, Memorie raccol- r /Appendice, nella quale, confermando
te per la storia di Ferrara, ivi 1791, il sostenuto nella Discussione , couftilò
da luì riputato il migliore, ma siccome io con critica erudizione tanto l'ab. Loren-
noi possedeva, mi favorì ì primi 4 grossi zo Barotti, che 0^1781 avea per ultimo
tomi in foglio, ed il 5.° mancante (per- stampato la Serie de' vescovi ed arci-
chè stampato a parte dopo la morie del vescovi di Ferrara; quanto il contenu-
Frizzi) l'ebbi dalla cortesia del conteToiu- to nel 5." tomo postumo del Frizzi pub»
niaso Guoli decano degli avvocati conci- blicato nel 1809, quale non contento di
il

storiali. Venni confermato sull'idoneità quanto avea sonito contro il vescovato di


della storia del Frizzi, dalla lettura del Voghenza ne' 1. 1 e 1 , nel detto ultimo
p. ab. Raughìasci, e per l'elogio e contez- tornò a riparlarne in difesa dell'anterio-
za che ne fece nella Bibliografìa storica resuo asserto, biasimandoacremente l'au-
dello Stalo Pontificio, a p. 84. H Frizzi tore anonimo della suddetta Discussio-
però negando assolutamente l'esistenza ne, e nuovamente propugnando le sue o*
del vescovato di Voghenza, in dette Me' pinioni a pregiudizio di Voghenza. Però
morie scrisse ancora un intero articolo il Manini, non ostante di averla comin-
26 VOG VOG
ciata col lesto di s. Girolamo: iVos refcl co Aventino, oggidì Foghenza ec, Per-
lere, et refelli sìne iracundia parati su- laraiSio (nel voi. XXIV, p. 65, ricor-
nella sua vivace polemica riconob- dai le anteriori Riflessioni del Passeri
musy
be il Frizzi »» benemerito delle lettere e intorno alla lapide trovala in Voghen-
della patria, e forse il più erudito, il più za); ma poi tenne ferma opinione, chs

accurato de'noslri storici". Confutò pure sebbene formasse già numerosa popola-
quegli altri scrittori che l'aveano prece zione, ciò non ostante non può asserire
duto nell'erronea opinione, e con idonee che tale adunanza d' abitatori portasse
testimonianze ulteriormente provò ave- mai il nome di città, per non potersi
re esistito la sede vescovde di Vogbeuza recare verun sicuro indizio; però essere

sitidal IV secolo della Chiesa, da dove d'avviso bastare ad innalzarla al grado

pel secolo Vili circa in trasferita a Fer- di città la residenza e giurisdizione epi*

rariola poi Ferrara, dopo avere avuto scopale. Laonde il Manini stimò dimo- .-

per ben 3 seG<di 1 2 e più vescovi. Che strare colle fi/^e^vio/zi l'onorevole grado
essa venne espressamente nominala tra" di città nella Gallia Cisalpina al Fico-
quelle smembrate dalla provincia eccle- Avenlinoj e di ritornare sull'argomen-
siastica di Milano e sottoposte suffragiii- to, per un giusto riguardo a Ferrara sua

Dee dell'arcivescovo di Ravenna^ quan- p.jtria e a sé stesso. » Se Voghenza fu un


do questa dall' imperatore Valentinia- teiupo città, dunque la nostra origine

110 lil volendosi, mentre vi risiedeva non è COSI meschina com'è sembrato ad
con Galla Placidia sui ncadre, a sua i- alcuni appoggiandosi alle Memorie rac-

stsnza condecorare colla dignità metro- colte e pubblicate su d'essa dal chiaris-

politica, questa gli ottenne dal Papa; ed simo nostro". Aveudo qtxesto negato a
lèda notare, che già Ravenna avanti l'era Voghenza, e co'suoi dubbi sospetti, la i.*
cristiana, era stata metropoli e capo ci- sede de'pc'ilrii vescovi, doveva coinijalte-
bile delle due provinole Flaminia ed fcl- re civilmente l'asserzione. Illu(uitiato
milia. Che |a postante tradizione, e tutti dunque d;»l Mmini Ferrjntij e avvedu-
gli storici e critici che nomina, concor- tomi dell'eccessiva contrarietà del Friz-
demente convengono che Voghenza fu zi e di altri (mi si dice che Io scrittore*

città vescovile, ad eccezione degli avver- attuale della storia Fen-arese conte La-
sari oppositori che fecero ogni sforzo per derchi è di opinione contraria al vesco •

combattere la sua reale esistenza. Di più vaio di Voghenza, e che però le sue ra -

il Manioi in fine del t. 6 del suo Coni- gioni sono inconcludenti), jtrovai necessa-
He'irZ/'o, '^dato oltre il promesso, vi ag- rio su Voghenza riformare il detto nel*
giunge ancora; Fogheiiza villaggio del l'articoloFERRARA; quindi per descrivere
Ferrarese un tempo città col nome di con particolari l'origine di quel nobilis-
yico- Aventino. Riflessioni storico cri- simo vescovato e poi arcivescovato, feci
tiche,Ferrara 18 1 o. S' indusse a farle, studiose ricerche, ed in base di queste,
perchè un altro patrio scrittore, per o- principalmente di mg.' Manini e dell'/-
pere pubblicate (Girolamo Baruffaldiil talia sacra, procurerò di«vilupparle in
giùniore) non meno benemerito del Da- breve, nelle proporzioni volute nella mia
miti e del Frizzi, accordò bensì che opera, e mentre ne manca ormai lo spa-
Voghenza ebbe l'onore di esser sede di zio per la definitiva protnessa di compier-
vescovi,anzi a dimostrare il luogo d'uo'an- la conquesto voi.CHI, Ed'uopo però che
tichità assai più. remota e decorosa di io ripeta le parole colle quali il Manini
quella che vi riconobbe pub*
il Frizzi, avea chiuso la Discussione, suoi." lavo-
blicò dell* erudite Osservazioni sopra ro. Ceda adunque ogni impegno allo
»»

un'antica iscrizione riguardante il ri- splendor del vero, e dove fu scrillo, che
voo VOG 27
i nostri storici furon troppo pieghevoli tino, che Manini col BarufTaldi dichiara
ciecamente credendo a'icro padri, si con- sinonimi. /)/. Fettio M. F. - An. Va-
fessi buonamentfr il proprio inganno; Imp. Caesaris Nerv. - Tralani
lenti -
l'antica opinione rimettasi nei suo paci- Opt. Avg. Ger. - Dacici Pari. II. Vir,
fico possesso di quattordici secoli, e si Quìnq.- Praef. Flamini Auguri Patrono
M'eda una volta troppo vero il principio Coloniae - Sicari ^ìci Avenlini - Opti-
di Tertulliano, id verius quod priuSy id mo Patrono Suo. Questo monu-
Givi -

prius quod ab initio". Sebbene poco si mento prova il nome di fico-Aventino,


conosca la storia di queste contrade sino impugnato dagli oppositori, ma non pro-
all'epoca in cui ebbe principio la nobi- va, per quanto vado a riferire, che spet-
lissima città di Ferrara, ciò non basta ti propriamente a Voghenza. È vero, che

ad annullare contrastare quel poco die di Ficus Aientinus si disse ficus Ha»
si sa di Voghenza^ dalla cui storia eccle- bentinus, e poi fico Habenlia e fico»
siastica ebbe comìnciamento quella di venza e foghema, secondo diversi i- i

Ferrara, così il vescovato, benché l'epo- diomi cui fu pronunciato, latino, longo-
ca sia difficile potetti stabilire, per le bardo, toscano. Osserva il Manini, che
discrepanti opinioni. la I.* volta cui lro»ò il nome di fico^
Voghenzao Vico-Aventino apparten- Aventino cambiato in quello di fico-
ne all' antica Gallia Cisalpina, contrada ventia, da cui derivò poi l'altro più vol-
palustre die abitata dagli etruschi, questi gare di foghenza, è in un'investitura
furono cacciati da' galli cisalpini, ì quali del vescovo Martino II del 954. Parlau-;
l'unirono alla det ta loro regione e si vuole do degli antichi ficiff.), dissi che tal-
forse da loro edificata, come notai nel volta le stesse città furono denominateci*
voi. XXIV, p. 43- Veramente, secondo ci, e de* primari /^/Vi eh' ebbero magi-
il Manini, ignorasi quali fossero di sicu- strature distinte e ragguardevoli, fica-
ro i primi suoi abitatori, se greci, se e- /a' chiamandosi i loro ahi latori. Ricordai
truschi, piuttosto se galli, ovvero una- la dissertazione, pubblicata nel 1824
vanzo, come inclina a credere della no- (cioèdopo dell'opere in discorso), del
bile città di Spina, poi ridotta a fico, ^ardi, Sui fici antichi delle città e se-
e da essa distante circa 20 miglia (si gnatamente di Arimi/io, la quale era for-
ponno leggerne le notizie nelle AJcniorie se divisa ne'7 seguenti /'/c/t/, la maggior
storiched' j4 rgenla, raccolte ed illustra- parte de'quali porta de' nomi presi da'
te da d. Francesco Leopoldo Bertoldi, Monti di Roma (f): ficus Aventinus,
Ferrara 1 787. Si congettura che dagli spi- Gaelius, DianensiSy Ejquilinus, Ger-
nesi abbia tratti Argenta suoi princi- i manus,f elabrum, l iminalis. Soggiun-
pi!; e fra'Iuoghi che sorsero pel decadi- ge il Nardi, questo M, Veltio Valente
irento di Spina, si opina uno essere il della tiibù Anieose, alla quale sospetta
J^^oro d'Allieno,a un dipresso dov'è fon- appartenesse Rimìni, ove fu trovala la
data Ferrara), o se romani in fine. Vinti
i lapide, ivi esercitava per l'imperatore la
i galli da'romani, Voghenza divenne co- canea di duumviro quinquennale. Noa
lonia romana; molle famiglie de' vinci- ommette il rimarco, che dalle 7 lapidi
tori si fermarono ad abitarla, e vi fecero di dalli fici, che pure offre, si trae che
fiorire il commercio, la coltura de'campi, mentre si mentovano o i decurioni o i

e le nobili arti, di loro dimora lascian- collegi o i vicani, ninna fa menzione de'
dovi non pochi testimoni nelle lapidi e cittadini riminesi. Ed avverte, che i fi-
nelle iscrizioni. La seguente se apparte- chi erano e nelle città e nelle campagne
nesse a Voghenza, attesterebbe l'onore- paesi tra loro distanti; ed anche nel Ri-
vole dignità di Voghenza o Vico-Àv^q- mi pese eranvi i fichi Forensi o Cam-
aS V OG VOG
pestrì, e molli, a'qnali però non poteva^ esser slato il Vico- A ventino, poi Voghen-
no darsi i decurioni. Il Fico-Avenimo non sarebbe difficile ri-
za, e degli altri

del Ferrarese, poi dello Voghenza, dice scontrarne i nomi in alcune ville del Fer-
il Mbdìdì, era cillà a quel lenapo, che rarese, come Voghiera, Vigoscello, Vi-
prima e dopo di lui la chiamarono mol- garano, e fors'anco Ficarolo, interpreta-
ti erudili, e che desse cittadinanza. Ri- to Vico Ariolo dal Sardi {^^t\V Hislorie

ferisce inoltre il Manini, che fu l'autore Ferraresi, Ferrara 1 55&}. Differenti poi
sunnominato delle Osser\>azioni sopra erano duumviri coloniali, da'duumviri
i

un antica iscrizione del T^ico- Aventino, de'semplici Vichi. Laonde dice cadérgli
oggidì Foghenza, il quale l'attribuì agli di mano la penna, esclamando: Come
autichi abitanti di Voghenza: anch'egli un altro Vico-Aventino nell'Agro Rimi-
la riporta.» In vero che questo è un dub- nese? Ne prenda l'impegno, soggiunge,
bio assai difficile a disciorre. Se con si- lo scrittore àeW Osservazioni. E conclu-
curezza stabilir si potesse, che i nostri de: » dico, replico e sostengo, senza tema
Vico-Aveotini furonsi quelli, che innal- di errare, che Voghenza, oggidì villag-

zarono quella lapide al protettore della gio Ferrarese, fu un tempo città, cioè
loro colonia, la causa sarebbe vinta, e sto dal IV secolo dell'era volgare, fino alla
pei- dire,che vorrei dimostrarvi cittadi» metà del VII secolo, in cui venne bar-
nodi Voghenza quell'uomodistinto, ben- baramente distrutta". Anche 1' autore
chèdi famiglia originaria di Roma, della ì\q\\' Osservazioni conviene che Voghen-

quale si hanno medaglie eziandio raccol- za rorm;)Sse già una numerosa popolazio-
te nel patrio nostro museo. Non voiiei ne, quando fu decorala del seggio vesco-
,

però derivarne le prove ne dalla colonia vile, non mica composta di soli pescato-

di Rimini, che in se comprendeva le al- ri, come sfuggì di penna al Frizzi, fuo-

tre città della Penlapoli, uè duU'iscrizio- rusciti e vagabondi, ma sì pur anche di


ne a Caio Valerio Policarpo, nella qua- famiglie benestanti, ed o per impieghi
le vengono indicati 7 /7c/ii sotto la pro- militari, o per traffico ragguardevoli: si-

tezione di lui. Avrei timore d'allidarmi to posseduto ed abitato da diverse stra-


a monumenti, che non ci appartengono". niere nazioni. Sostiene il Manini, che Vo-
Ke dice le ragioni. Non crede appoggiar- ghenza portò il nome
Fico sino al di
si all'asserto dell' autore deli' Ossen^a- secolo X, non per indicazione di luogo
zioni» che il nostro Vico-Aventino per rurale, ma per nome proprio unitamen-
ragione di maggior vicinanza non duvea te a quello di Aventino, come praticaro-
appartenere ad altra città che a [\imini no altre città vescovili, anche rilenendo
quasi come a sua capitale» poiché moltis- inomi di Castello e di Borgo, e ne pro-
simo paventava che gli venisse passata duce gli esempi. Ritiene ancora, che Vi-
per buona tale asserzione, a cagione della co-Aventino probabilmente fu cinto di
grande distanza e delle strade per venire mura e munito ancora di castello, indi-
al Vico-Aventino da Rimini, e ciò con- spensabili a luogo civilizzato, con magi-
tro la regolarità del governo romano in- strali e cattedra episcopale, in tempi ca-
solito a far questi satti; obbiezioni assai lamitosi e di frequenti guerre, non meno
per lui forti, onde arrendersi senza ga- d'irruzioni barbariche, come degli unni
gliarda resistenza, di concedere cioè»» che e de'goti cui poi soggiacque, oltre altre.
il nostro Vico-Aventino non era altri- Sembra quasi certo, che Voghenza ri-
menti compreso nella colonia di Rimi- cevè il lume della fede cristiana quando

ni". Neppure conviene alla 2." iscrizione s. Apollinare, consagrato da s. Pietro


sospettata fittizia, indicante 7 Fichi, I ."vescovo di Ravenna, (a spedito a dis-
eh« {'&\x\Q)!QÙt\[' Osservazioni dice uno seutiuare il Vangelo De'luoghictrcoslauli
VOG VOG ag
e nelle provincie deirEmilia e della Fla- fondamenti d'un forte castello distrutto
minia, ove già pare che l'avesse promul- da'bolognesi, come nel secolo XllI scris-
galo l'apostolo S.Giacomo Maggìore.Nella se il Ricobaldi, xxtW apologia del Dia-
palustre provincia in cui trovasi Voghen* rio Italico delp. Mon'faucon.h'V^heÙ'i
za, sin d'allora furono eretti sagri templi neW Italia sacra, t. 2, p. 5i3: Ferra-
al vero Dio, e quello di Vogheoza per rienses Episcopi, d\ùì\aKa: Essere comu-
la sua naturale postura in uno de'luoghì ne opinione derivare l'origine di Ferra-
più alti del Ferrarese, circondato da valli ra da FerrariolajCjfra Padum olìm vico,
e costeggiato dal Sandalo, e conseguen- quod Massatn
uhi olini forum Alieni,
temente piùsicuro degli altri; per le quali Bobylonicam vocalur, seu Ficuni Ma-
prerogative eravi certamente la chieda gnum, suum sumpsisse exordiurn, et
madre, e si conosce che più tardi i ca- nomen. In primis hoc tempore lialiae
Donici della cattedrale di Ferrara, ne' civitatihus potesl numerari, supra Pa-
dintorni vi possedevano pingui preben- dum sita, in Gallia Cispadana. Cae-
de. Sì aumentò il numero deTedeli do- tcrum ubi olim Ferrariola erat, ibi ho-
po che l'imperatore Costantino I divenu* die s. Georgii inagnifìcum Coenobium.
to cristiano, ridonò la pace alla Chiesa, Haec vero Ferrarla, quae a Vicoha-
ed accordò a'cristiani il lìbero e$eicizio bentia sumpsit originem, ultra Padum
di loro religione: fu circa nei 3i i ch'egli est... deinde Pontifexa Ficohabentia in

fece in Bontà la pubblica professione nova urbem Ferrariam Fpiscopalent


della fede. Quindi a Voghenza o Vico- dignitatem translulit anno 657. Ita
Aventino, come a luogo il più ragguar- Ferrariensis civitas Vicohabentina in-
devole della contrada, tra gli altri lutti de' sala meruit insigniri, ubi olim ferra-
dintorni, fu dato il proprio vescovo. Os- riensis populus sui primuni exordiurn
serva il Manini, che spettava alla chiesa sumpserat. Ed offre i già riportati ver-
madre la spirituale direzione del nume* si, tempio di s. Leo... 01-
esistenti nel

roso popolo, e guardando all'intorno di dradus, Ficohabentiae primus EpiscO'


Voghenza le chiese vicine, trova che tutte pus ordinatus a s. SyUestro I Papa
hanno parte nella provìncia, né sapreb- anno 33o. Mg.' Manini Ferranti co-
besi assegnare il tempo io cui comincia- mincia il compendio della storia sagra e
rono ad avervi le parrocchie filiali, che politica di Ferrara, con riferire essere
esistono tuttora. Il centro peiò di essa Oldrado o Ollrando il i.** vescovo che
Vogheoza, Foro Alieno o «.Giorgio Tra- offrono gli scrittori ferraresi, e si vuole
spadano, Codrea, Conlra|^>ò, Gaibana, fosse consagrato vescovo di Vico Aven-
Vigarano, Rovina, Tamara, e tutta al- tino ossia Voghenza nel 33o. Però non
tra terra che costituisce per la maggior si deve tacere che il Sardi non lo registra

parte il distretto Ferrarese, non poteva a ." vescovo, ma pone Oldrado all'anno
I

essere chiesa acefalsi. E d'uopo di a^se- 639, dicendolo uomo venerabile e san-
gnarle un pastore nel i." orcijne, fio dal tissimo, ma lo fu più tardi, come dirò
IV o almeno dal V secolo, sotto cui fos- alla sua volta. Non ostante questa con-
se retto il popolo cristiano ivi dimoran- traria opinione, conosciuta anche da Lo-
te, il quale non potendo risiedere in Fer- renzo Barotti, questi pure riporta Ol-
rara prima del VII secolo, ne portarne trando del 33o peri." vescovo di Fico-
il titolo, poiché Ferrara non ancora esi- habentia, nella Serie deTescovi e Ar-
steva, la tradizione, ch'è quanto dire la civescovi di Ferrara, ivi 1
781. Osserva
storia orale, assegna quindi i primi ve- il Manini sulla pontifìcia ordinazione
scovi a Voghenza, ove 1' antico palazzo di Oldrado, che alloia la sede vescovile
de' vescovi di Ferrara era edificato sui di Vico Aventino Voghenza, che poi
3ò VO G V O G
fu trasferita a Feirarola Traspadana, Leone I Papa che si venera nella basi*
iodi a Ferrara Cispadana, era suffraga- lica Vaticana, cosneaccennai nel voi. XV,
nea di Roma e del Papa cooie metropo- p.43. L' Ughelli offre l'iscrizione mar-
li deirilalia, quindi di Milano pei' poco morea posta in detta chiesa per tale tra-
più d'uD secolo, come a metropoli delia slazione, notando il Coleti, che nel 1 683 •

parte superiore della stessa Italia, poscia il s. Corpo fu traslato sotto l'altare mag-
per due secoli circa di Ravenua eretta iu giore di detta chiesa, colla nobile arca
melropoli dell'Emilia e delia Flaminia, marmorea fattagli dalla divota impera-
indiimmediatamente soggetta alla s. Se- triceAnnia Faustina, moglie dell'impe-
de per privilegio de' Papi, e Hualmente ratore Antonino Pio. Ma il Manini prò»
nel 1735 innalzala al grado arcivescovi- pende che il corpo sia di s. Leone 11, e
le, col pallio metropolitano a'suoi pasto- parlando di lui riferisce la 3.'' traslazio"
ri. Narrai a suo luogo che pel Concordato ne seguita nel 1774 pe»' opera del car-
tra Pio VII dar epubblica Italiana de' dinale Riminaldi, allora uditore di Pio-
16 settembre i8o3, per la nuova circO' ta, nella cappella gentilizia a destra della
scrizione di diocesi, il Papa assegnò al- chiesa di s. Stefano, ed ove accanto gli

l'arcivescovo di Ferrara per sulfraganei fu posta l'iscrizione con l'anno 1773 che
ì vescovi di ConiacchiOfP'erona, Manto- recita. In essa si legge: Sacri s s. Leo ni8
va^ e Adria anche a Rovigo
residenti Il Papae Antiquuni Anniae
Os.^ibus...
(nel quale articolo enumerai paesi tol-
i Faustinae sarcophagum Antonini Pii
ti al Ferrarese dal congresso di Vien- Angusti conjngis j àa\ cx\\ superbo se-
na); ma collo scioglimento del regno i- polcro, filippini lo riposero in una de-
i

talico nel 1 8 1 4 e pel congresso di Vienna cente urna di quell'altare, facendo in-
deli8i4i5i, gli furono ritolte le 3 chie- cidere sur una lapide la memoria che
Ve-
se suffraganee a sinistra del Po, cioè leggevasi prima, cioè la ricordata dall'U-
rona, Mantova quanto a Co-
e Adria; e ghelii, in cui si qualifica il vescovo: s,

macchio, venne restiluitaal suo metropo- Leonis Pontificis et Sacerdotis Christi.


litano di Ravenna. Ora 1' arcidiocesi di Le due iscrizioni per le parole Papa, e
Ferrara comprende \n vicarie foranee, Pontefice e Sacerdote di Cristo, fecero
92 parrocchie, e circa 106,000 anime. errare quelli che crederono il.corpo del
Se propriamente Oldrado non fu il 1.° vescovo per quello di s. Leone I Sommò
vescovo per pochi mesi, certo per tale Pontefice. Conviene però ricordare, che
devesi riconoscersi Giulioeletto nel 33 1, il titolo Papa (V.) ne' primi secoli era
ignorato dall'Ughelii e aggiunto dal Co- comune a' vescovi, e quello di Pontefice
nome d* Episcopus Vicohaben-
leli col (/'.) si dà tuttora a' vescovi coll'aggiua-
tia secundus, ordinatiis ab eodent s. ta della chiesa loro, e il supremo Gerar-
Sylvestro I Papa, annuente Constanti- ca dislinguesi col titolo di Pontefice Ro-
no I imperatore anno 33 1, ex tabula- mano. Gli autori delle due iscrizioni
rio Ecclesiae Ferraritnsis, laonde sem- diedero tali titoli al s. Vescovo di Vo-
bra ammettere Oldrado. Lungo fu il ve- ghenza, fors'anco per seguire una popo-
scovato di Giulio, e nel 364 'o possede- lare tradizione, che fece dire a Marc' An-
va s. Leone I. Siccome vi fu altro santo tonio Guarini, nel Compendio istorico
vescovo nome, il sagro corpo d'u-
di tal dell'origine,accrescimento e prerogati-
no di essi nel 1081 dal vescovo Graziano ve delle Chiese e luoghi pii della città
fu trasportato da Voghenza nella chiesa e diocesi di Ferrara, vi 1 62 r aver do- i :

parrocchiale di s. Stefano protomartire nato il corpo di s. Leone I Papa, Stefano


de'filippini di Ferrara, ne mancò alcuno Il detto III nel 754 a s. Anselmo abbate
di credere uno di essi, il medesimo s. di Monantola, monastero fondalo dal co*
V OG V OG 3f
gnato il fiero Astolfo peoullìmo re ti» glia A naia Faustina la Giovane, fu moglie
lungobardi, il quaie abbate lodepo>>eia a Marc'Aurelio, che successe ad Antonina
Nonanlola, doude fu trasportalo proces- nel 161 mori nel 180, e prima di lui
e
sioualmeDte a Voghenza, per allontana- l'imperatrice. Vi fu un'altra Annia Fau-
re il flagello della pe»lileuza. Di ciò nul- stina moglie d'Eliogabalo, il quale regnò
la disse il celebre Tiraboschi nella slu- dal 222 al 235. Quindi s. Leone I del 364
lia di queir insigne badìa, li Rangliia* e 8. Leone 11 del 61 i,come mai potevano
Sci nella ricordata Bibliografia, seu\en- aver avuto il monumento sepolcrale dal-
zio il Guariui credulo e inesatto scritto- l'imperatrice Annia Faustina di Antoni-
re. Altri critici sturici palrii riconobbe» no, u anche da alcuna dell'altre? Questo
ro che corpo del vero Papa s. Leone 1
il mi riesce oscuro, se pure non si voglia am-
Magno, sempre »ì è venerato e si venera mettere, o che r urna marmorea l' impe-
nella basilica Vaticana. Di più, leggo nei ratrice l'eresse ad altri e poi servì al ve-
can. Giuseppe A utenoreScalabi ini, /Ucr/io- scovo, ovvero che erigendola un' Annia
rie istoiuhe delle Chiae di Ferrara, ivi Faustina, a questa si attribuì la dignità
«773, e perciò pubblicate l'aiiDo prece- imperiale, e persino la condizione di mo-
dente l'uttiaia traslazione, onde non deve glie d'Antonino. L'Ughelli, il Mauioi e

notarsi d'errore se assei isce: sotto l'aliare altriche discussero la controversia, quau-
inaggioie si venera parte del corpo di s. to al sagro corpo che racchiuse, nulla ri-
Leone non aderisco a quanto ag-
(tua levarono sul monumento. L'Ughelli non
giunge)yy/ e/e, traspoi ta to«i a' 1 4 febbraio conobbe il vescovo Costanzo, bensì il Cu-
io83 dal vescovo Graziano da Vogben- leti ììt.\V Addenda tkW Italia sacra, Pico-
za, restando colà la testa coll'allra metà; liabentinus Episcopus tempore d. Aiit-
essendo falso the fosse Sommo Pontefice, brosii, cui Iniolenseni Ecclesiam visi'
ovvero Pontefice ciie semplicemente vuol tandani mandai. Il Manini lo riporta al
tlir f escono. M'isitruisce il Manini,cbelo 379, nel quale anno s. Ambrogio arci-
Scalabrini manifestamente equivocò nel vescovo di Milano e metropolitano della
credere e confondere le relujuie con quel- Gallia Cisalpina e dell'Emilia, ed io con-
le di s. Leo prete dalmalino; la divisione seguenza di queste co ul rad e, coWEpist.'ìy
di esse affatto non sussistere, e-lo confuta nell'iniitulazioue lo chiama^rrt/e/Zo, et'c-
con sode ragioni. Conclude: Dovendosi scovo ficoabentino.\oe9'ia l'istruisce qual
anunellere due corpi distinti, quelli de' »uo figlio, del come regolarsi nella condot-
ss.Leone 1 e Leone 11 vescovi di Voghen- ta della sua diocesi, il di cui governo forse
za, e non potendo essere alcuno di essi un gli avea di recente aflidato, ma di più gli
corpo de' Romani Pontefici omonimi, ne raccomanda la vigilanza in suo nome sul-
viene di conseguenza che il s. Corpo ve- la vicina chiesa d'/mo/a,laqualeera priva
nerato tuttora nella sua chiesa di Voghen- del suo pastore, come notai in quell'arti-
za è quello di s. Leo prete dalmatiiio, co- colo, ed da forestieri infetti d'a-
as.salita

me Si ha pure dalle lezioni del proprio rianesimo. Replicalamente il Manini, in


uffizio; e l'altro che si venera in Ferrara lutti i suoi scritti riguardanti Voghenza,
nella chieda di s. Stefano è quello di s. massime nella Discussione e neW Appen-
Leone li vescoTo di Voghenza. DopoTul- dice, sostenne con solidi argomenti e pro-
timo traslocamentu di sue ss. Ossa nel ve incontrastabili, il vescovato di Gostaa-
monumento ove riposano, il precedente zu,che nel Sgo intervenne qoal suffra-
fu donato da'filippini al museo di Ferra- ganeo al concilio tenuto in Milano, e
ra. Ora attribuendoiti questo ad Annia probabilmente in quell'anno morì. Im-
F^austina moglie d'Antonino Pio, essa perocché in esso il Coleti riporta Agato-
li acque nel i4o di nostra era, e sua fi> ne Ficohabenliae Episcopus nel ponti-
52 VOG VOG
ficaio di s. Sii icio, e sotto Valentioiàno ! I e Voghenza. Il i.° suotcscoto esercente
imperatore. Successore offre il Coleti, la nuova giurisdizione, fu il celebre dot-

citando Baruffaldi, Virginio Vicòhaben- tore Pier o Pietro Grisologo, e il i .° ve-


s.

tiae Episcopus nel 43 1


, come i due pre- scovo da lui consagra to,qual primogenito
cedenti ignorati dall' Ughelli. Altri lo di sua chiesa fatta madre di vescovi, fu

ritardano al 4^t> nia il Manici dimostra Marcellino pastore di Voghenza, non pe-
inverosimile la data e congettura il 43 1 l' Ughelli, ma pare
rò nel 45 1 come scrisse
Narrai a Ravenna i privilegi concessi nel 44^ (nel pontificato di 8. Leone I,

alla sua chiesa da Valenliniano III impe- sebbene l'autore creda prima, in quello

ratore, ed enumerando le chiese vescovili cioè di s. Sisto III), vescovo impugnato


che poi con pontifìcia sanzione, nell'esser acremente anch'esso dal Frizzi, e prova-
elevala a metropolitana, le vennero as- to dal medesimo Manini io tulle le sue
segnate a suffraganee, vi compresi Figo- opere; confutando ancora l'Amadesi, il-
venza. Né tacqui che il Baronio pose in lustre scrittore ravennate, il quale am-
duhhio tale imperiale concessione, altri mettendo Voghenza per città vescovile
pure impugnando il diploma come apo- dell'Emilia, pretese che Marcellino noa
crifo ma siccome le chiese in esse nomi-
; fosse già il i.° figlio della metropoli Ra-
nate furono ^ sono vescovili, non vi è ra- vennate, ma il i.° vescovo dato all'antica
gione di escludere la sola Voghenza. E chiesa di Voghenza. Lo fece altresì eoa
poi dissi pure, che Papa s. Leone I del riprodurre il testo latino, e recitare alcu-
44o> canonicamente f«ce suffiaganei di ni tratti spiegati dalle allegorie, del ser-
Ravenna que' vescovi che l' imperatore mone 75 pronunzialo
1 dal s. Dottore nel
non canonicamente gli avea soggettali. giorno del s. Natale di Gesìi Cristo, nella
Osserva il Manini, che sebbene il diplo- di lui consagrazione,e intitolato: De Mar-
ma di Valenliniano III sìa apocrifo o al- Cellino Episcopo Vicoaventino et Divae
meno assai corrotto, pure il decreto e il Marine Firginis Partii. Nel codice ro-
privilegio in esso concesso non sono meo mano del secolo XII circa ha l'intestazio-
certi; poiché lo pubblicarono rCJghelli e ne Incipit Sermo, quando faclus est
:

il Rossi, edMuratori negli Jiinali d'I-


il Marcellinus Episcopus Ficohaventinus
talia lasciò scritto, che l' imperatore e die kalendaruni novembriuni. Di che il
la pia sua madre Galla Placidia, volendo Manini parlò anche nella Discussione, in
condecorare la chiesa di Ravenna, per uno a quello dei codice Malatestiano di
risiedere anch'essi nella città, ottennero Cesena, correggendo le pretensioni e ca-
dal Romano Pontefìce, che fosse eretta villi del Frizzi, contro monumento sì pre-
io arcivescovato, e che smembrassero
si zioso e decisivo a favore del vescovato vi-
dalla metropoli di Milano molte chiese coabentino. Avverte che S.Pier Grisologo,
per sottopoi le al metropolita Ravennate. a significare nella consagrazione di Mar-
Quindi mg/
Manini nel Compendio at- cellino il i." parlo e parto angoscioso
tribuisce prima di s. Leone I l'erezione di della sua chiesa, per l'opposizioni de' ve-
Ravenna al grado metropolitico, cioè scovi di Milano, prese io quell'omelia una
per decreto di Papa s. Celestino I, o di s. immagine del parlo intemerato prodigio-
Sisto III che gli successe ne! 432, e per de- so e divino della ss. Vergine, il (|uale se
creto parimente di Valenliniano III ebbe non medesimo,
fu parto doloroso per sé
sotto di sé i4 chiese vescovili della Fla- le fu al certo di pena e d'ambascia nel
minia e dell'Emilia, che furono distacca- doversi recare a Betllemme per ubbidire
te dalla metropoli di Milano, enumerate all'editto d'Augusto, e nel vedersi costret-
ancora dal Savioli, Annali Bolognesi, ta a prendere ricovero in una stalla. For-
Lassano i 784, iuclusivamente a Bologna ma quindi una sagra allegorìa^ la quale
VO G VO G 33
Del sensorimane alquanto oscura a chi esplicitamente che esercitava la pesca ad
(come l'ostinato Frizzi) prende troppo alimento umano, stendendo le sue reti
letteralmente il confronto del i." parlo nel mare. Il vescovo Giovanni I del 4^3,
di sua chiesa con quello della Deipara, o Epìscopiis Ficohahentiae, fu sconosciu-
a chi non considera le circostanze del s. to dall'Ughellif e riportato dal Coleti; lo
Vescovo consagratore, che nel venir al- riconobbe Maoini, senza poterne dire al-
latto della consagrazione allude alle con- Marcello 1 del 494» f^icoha-
tro. Così di
traddizioni che tuttora gli si facevano da' bentìne Episcoptts, del Coleti, taciuto
metropolitani di Milano, i quali mal sof- dairUghelli. Ambedue qui non riporta-
frendo il dismembramento di quelle chie- no Giorgio e Mauricino, dal Maniui re-
se dalla loro metropoli, aveano fatto ogni gìstrati nel 525 e nel 545, de' quali me-
possibile sfurzo per impedirgli l'esercizio glio più avanti. Il Coleti in vece olTre
dell'acquistata giurisdizione. Rivoltosi il Vittore ordinato vescovo di Vigovenza
s. Dottore a' vescovi assistenti, alludendo a'20 dicembre 56o, e non l'Ughelli come
a Marcellino, lo fa conoscere per pescato- va dicendo il Manini, solo per trovarli
re di professione, e lo raccomanda a'pre- DeW'ltalia sacra^ senza avvertire che i
senti acciò diventi pescatore di anime, pel vescovi aggiunti in essa in corsivo, se non
conferitogli ministero, con dire: Egli ha vi è il cognome sono del Co-
di Lucenzi,
tulli i numeri per compierne i doveri: leti. Egli però collo Scalabrini, correg-

solo rimane, o miei Fratelli, che preghia- gendone l'illustrazione, del vescovo con-
te il Signore, adìnchè sia fatto degno di ferma l'esistenza, per essersi nel 1737
pescare uomini, chi sinora ha pescato
gli trovata nel restauro della chiesa di s. Ma-
il muto gregge ad alimento degli uomini. ria di Bocche, una tabella corrosa con
In alcuni diari ferraresi nou antichi, è iscrt/.:one,che rinnovata nel 1 175 dal pre-
messo Marcellino nel numero de' Santi, teBonadies ricorda l'edificazione fattane
così il Frizzi fece nel 783 ristampandone
i da Vittore, e che fioriva ancora nel 596.
uno, con registrare a' 2 7 maggio la festa Erudito e critico n'è l'esame, e bello sa-
di s. Marcellino vescovo di P'oghenza, e rebbe il riportarlo, se l'angustia di queste
proseguì a fare per alcuni anni, finche colonne non me lo vietassero: oso solo
abbracciando l'erronea opinione che Vo- un' osservazione alle note cronologiche
ghenza non avesse avuto mai vescovi, ne del pontificato nominato in esse di Pela-
fosse stata mai
non più ve lo riporlo.
città, gio li, che morto nel 590 nella pestilen-
Won pretende il Manìni di sostenere, che za dell'anguinaia, non saprei come asse-
debba venerarsi per Santo, uoo avendone gnare l'anno 596. In fatti il dotto storico
prove positive; ma considerando ch'egli espose un leggiero dubbio sul documen-
ne godeva la fama quando dall'umile con- to, e n'ebbe rimarco da un erudito, come
dizione di pescatore meritò d'esser eletto poi dichiarò ntW Appendice, lasciando il

vescovo, soggiunge, è lecito il credere che merito di più esatte indagini all'ab. Giro-
avanzasse nelle virtìi.lo stato portando alia lamoBaruffaldigiuniore.E siccome V Ap'
perfezione, per insegnarle agli altri colle pendice la riportò nel fine del t. 5 del
parole e coU'esem pio. Non con viene poi col Compendio, e od fine del t, 6 le Riflessio'

dotto storico ecclesiastico ab. Tillemont, ni, dipoi fra queste trovo ripetuta la men-
il quale ammettendo Marcellino tra' ve- zione del vescovo Vittore edificatore del-
scovi di Voghenza, ritenne che prima e- la chiesa, seoz'altra osservazione. Marti-
sercitasse la predicazione, secondo il par- no I, ignorato dall'Ughelli, lo dice il Co-
latosermone di s. Pier Grisologo; poiché leti assunto a questa cattedra nel 608;
questi non si espresse io ciò Gguratamen- lo ripetè il Manini, contentandosi per l'o-
te d'un pescatore elevalo a vescovo, ma scurità e lontananza de' tempi di non
vot, cm. 3
34 V O G VOG
|iotenie dire olirò. Nel 6i i gli successe conseguenza, non sia accaduta a un IraU
s. Le«)iie II Efìì.sccpiix Ficohdhcntiae^ lo, ma a poco a poco e quasi iiisensibil-

supplendo il C«>le!i il silenzio delì'Ugl)el- meule. ^ ^'ulla infalli di più verosimi'e,

li. Di sue azioni^ dice il Manini, nulla si che osservando vescovi Vicoavenlini,
i

conosie in paiUcolaie, ma bisogna con- quanto al decimar del predetto secolo


genite the sieno stale illusili, se fu ac- diventava di giorno in giorno vieppiù po-
clamato per Santo ilal suo clero e dal suo polato e ricco il preteso Foro d' Alieno,
|>opolo, lullora essendo in venerazione, ossia la borgata di s. Giorgio (piantata
il suo corpo riposando onoratamente nel- in un fondo più alto di tutti gli altri), si

la chiesa di s. Stefano di •"errara, le cui per la sua salubrità dell'aria, come anco
traslazioni, da Voghenza a Ferrara, nar- pel suo fiorente commercio per essere si-
rai parlando di s. Leone I. L'Ughelli e tuala tra'due rami del Po (il Muratori
ilMauini registrano quindi s. IMaurelio, notò all'anno 661, nuo esser improba-
ma fa d'uopo ritardai lo. Verso questo bile,che in questi tempi Ferrara comin»
tempo soggiacque Voghenza a barbara classe aformare primi lineamenti dei
i

di>iriJZÌooe, sia per opera di Uolaiio re suo corpo, perchè a poco a poco si an-
rìe'Iongobardi.che regiiòdal 636 al 652, davano seccando e restringendo le ster-
sia per astio auro arcivescovo di Ra-
di IM minate paludi, che occupavano tutto quel
venna, o di altri ancora. Quelli che cre- che ora è territorio di Ferrara, cagionate
dono l'eccidio avvenuto per manovra del dal Ho e da altri fiumi allora sregolati e
Forgcglioso Mauro, lo dicono nemico di- senz'argini. Mi si conceda che io qui ricor-
thiaruto del Papa, lutto fautore dell'e- di, aver fatto cenno nel voi. LXXXIV, p.
resia e perciò del partito dell'imperatore 61, della bella e ulilissiniR recente opera-
Costante II, e secf>nd8lo nelle furiose sue zione,o Bonificazione Piana, ede'grandi la-

mire dall'esarca residente per l'impera- vori intrapresi per l'asciugamenlode'ter-


tore in Ravenna, e condottiere delle sol- reni vallivi del Ferrarese, riparlati altrove,
datesche orientali guastale dall' eri'ore come nel voi. XCVII,p. 252, per la bene-
dominante allora in Costantinopoli del dizione del Papa Pio IX, compartita nel
nionolelismo. Baruffaldi il giuniore nelle visitar Ferrara), accesi quindi di zelo in-
Osservazioni, tempo del-
in assegnare il cominciassero a portarsi qui di frequente
la grave sventura di Voghenza, notò l'an- e vi si trattenessero buona parie dell'an-
no 666, peichè in esso il Rluralori riferì no, onde pascere il numeroso popolo colla
Tinasprimenlo dello scisma dell'arcive- divina parola, co'sagramenti ecoll'esem-
scovo, e quindi crede seguita cpieila deva- pio: popolo accresci u lo fors'anco per le cri-

stazione dal braccio dell'esarca Gregorio si fatte soffrire a Voghenza da'suoi nen)i-
del 666, e non di Teodoro I Calliopa, ci. Or che dovea occasionare nel popolo e
cui in quell'anno era successo, come al ne'forestieri pel commercio ivi concorren-
cuni scrissero. Tra questi è il Manini, ti, la presenza de'uostii vescovi Vicoaven-
che la crede seguita nel 657 in tempo lini? Appunto quello di farlichiamare or
appunto del Calliopa o poco addietro, sotto il liiolo di vescovi di Voghenza, or
mentre per In 1.' volta il suo esarcato co» sotiQ quello di Ferrariola, e poi di Ferra*
iniociò dal 652, e non in quello di Gre- ra". AggiuDgf- il Manini nel Compendio.
gorio, per diverse ragioni the porta nelle DisIruUa Voghenza, Tavan/o del suo po-
Riflessioni. Ci avea detto, nella Discus- polo sventurato si rifugiò alla punta di s.
sione, ritenere assai probabile, che Vo- Giorgio Tiaspadaiio (lo chiama c«jsì, per»
ghenza non fosse affatto distrutta nel se- che il Po passavrt allora per quella linea,
colo VII ed inoltre esser d'avviso che la
; che al presente è al mezzodì di- Ferrara, e
traslazione del vescovato, the ne fu la perciò irò va vasi aldi là del Po), detta Fer-
VÓ G V O G 3 >

rarola e poi Ferrara, cioè a quel luogo an- ta,che niente nuocono alla sua sostanzai
ticamenteabitato da'Trigaboli (nome die almeno come venne pubblicata. Molli
s\giì\(ìca abitanti alla volta, e credoasx lo- scrittori ferraresi e stranieri la crederono
schi o etruschi), secondo il parere più co- autentica in tutte le parli, ma non è tale
mune, dove il Po dopo esser corso per un per gli evidenti anacronismi rilevati da va-
alveo solo, arrivato a'suoi piedi si divide- lenti critici, e accennati dall'autore; men-
va in due rami spaziosi, die portavano le tre r Ughelli ne 5ig, e
ofTie il testo a p.
sue acque alle foci di Volano e di Frirua- l'autore della Difesa del dominio del'
ro; luogo creduto contiguo al Foro d' A- la s. Sede sopra Comacchìo, la dice non
o più tardi chiama*
lieno, e in que'tempi ammessa per autentica. Per la trasla-
to Massa Dabdonica, non tanto perchè zione della sede vescovile da Voghenza a
maggiore dell'altre 1 1 masse formate sui s. Giorgio Traspadano, non essendo su(TI«
dorsi più alti,che separavano l'una dall'ai* cienle la giurisdizione del metropolitano,
tra le ferraresi valli, ma ancora per essere ancorché avesse preteso d' usarne, per la
il luogo dei maggior commercio di que' vigente disciplina della Chiesa nell'Italia,
contorni, per l'adunarvisi i forestieri ìd occorreva l' autorità del Papa, mediante
maggior copia, perpagarvisi dazi del go- i un atto elfìcace a sottrarre il vescovato
verno e per altre simili cagioni, che soglio- dallo scismatico metropolita, e per garan-
no mettere confusione nel popolo. Qdi tirlo coll'autorità apostolica dalle sue vio-
raccoltisi alla meglio ì vicoaventini^ e sta- lenze. Ma la bolla che esiste co'suoi privi-
bilitisi cogli antichi abitatori, che non e- legi, non sembra quella della canonica
ran pochi, né semplici pe-icatori o selvag- irastazione, che pare si nmmelta eseguita
gi, non restarono senza vescov.o. O fosse da s. Vitaliano, corrispondendo le date
ch'essi mandassero alc,uni deputati al Pa- cronologiche alla destinazione del vesco-
pa s. ^/7rt//rt/iO, supplicandolo di (|uesta vo. Conclude il Manini,che S.Vitaliano a-
grazia; o fosse che s. Vitaliano, per la va- vrà perciò emanato una bolla, e concesso
canza del pastore movesse da sé mede-
si pure ragguardevoli privilegi alla chiesa,
simo a farne cessare la vedovanza, e cosi specialmente quello di sottometterla iiu-
ioipedire a Mauro arcivescovo di Raven- mediatamente alla s. Sede, dismembran-
na di nominarlo econsagrarto, che certo dola da Ravenna; privilegio riconosciuto
gli avrebbe dato uno scismatico, mandò prima da Pasquale li nel i 106, e confer-
loro nel GSy da Ruma, Marino romano mato più soleuoemeute poi dal concilio
da lui ordinalo, accompagnandolo con generale di Laterano II nel 1 Sg, convo- 1

una bolla, da'critici creduta falsificata o cato da Innocenzo 1 1, nel quale fu discus-
inventata più tardi, dal vescovo Gregorio sa la realtà dell'esenzione da Ravenna alla
del 998 (secondo il Frizzi, impugnato da presenza del sjo arcivescovo; ed in conse-
mg.' Manici, perchè essendo nominato guenza del riconoscimento, il Papa no-
nella bolla il denaro Ferrarese, questo minò il vescovo, procedendo ad instar di
comparve soltanto alla metà del secolo s. Vitaliano e di altri due predecessori.
XII, per riflessione del Frizzi medesimo, Laonde, dice il Manini, non è un sogno il
con evidente sbaglio, benché censore de' privilegio ottenuto da s. Vitaliano, l'alle-

nostri storici. E' d'uopo però confessa-


»> garono alla presenza della Chiesa univer-
re,che siamo Uominij che dobbiam lutti sale i deputati del clero e de' laici ferra-
trattarci con rispetto e compatimento; resi, e nel decidersi favorevolmente la con-
che unoscrittoredebolissimo puòcon vin- troversia, siammise senza esitare la reale
cer d'errore un autore di prima classe ". esistenza un tempo della s. Cattedra Vico
Sono memorabili e savie parole dello stes- Aveotina. Di ciò non ebbero dubbio i Pa-
so Mànìoi) con falsità accidentali sOgura- pi AlessandroIIIjGregorio Vili eClemea-
36 VOG VOG
te III, forse dubitarono del privilegio nel villa Ad<^entìna poi detta Vigoenza. La
non ricordare s. Vitaliano nelle loro con- 2.' fu presso la chiesa di s. Giorgio, nel
cessioni. Consisteva questo precipuamen- luogo detto Ferrariola, i cui abitanti mo-
te: i.° nel diritto che i vescovi Vicoaven- lestati da'ravennati passarono ad abitare

tini e loro successori fossero eletti e con- nel luogo detto Ferrara. Trovo nel p.

sagrali dalPapa; 2.° che dal giudizio di Calogerà, Opuscoli, t. 4^, p. 1: Difesa
questi vescovi non potessero appellare i del diploma di s. Gregorio Magno a Ma-
pretesi aggravati ad alcun metropolitano, rimano arcivescovo di Ravenna, di G.
ma alla sola s. Sede; 3." che alcun metro- Luigi Amadesi. Dalla quale si trae, che
politano non potesse visitar questa diocesi, la s. Chiesa di Ferrara deriva dalla sede
se non per pontifìcia delegazione. Che se vescovile di Vicohahentiae, e dopo che
talvolta i vescovi intervennero, come vici- quest'antichissima chiesa fu trasferita a
niori, a'sinodi di Bavenna,non per questo Ferrara, per 4 secoli continuò a denomi-
restò lesa l'esenzione, come sogliono pra- narsi Vicoventina. JVotòBarufFaldiilgiu-
ticare altri esenti, ciò facendosi per l'uni- niore, che malgrado la devastazione di
formità della disciplina ecclesiastica colle Voghenza, i vescovi di quella regione se-
chiese vicine, a vantaggio delle proprie guitarono sempre ad avere l'antica giù-
diocesi. Ecco come si legge nel can.Fran' risdizione a titolo di vescovi Fico-Aven-
Cesco Leopoldo Bertoldi, De diversi do- tini. E
da a Icuni docum enti riportati dal
mimi ai quali e slata soggetta Ferrara, Fantuzzi (cioè indicati, e dal Manini ia
ivi1817, la narrata traslazione. Ferrara parte riferiti per disteso nel t. i ."del Com-
nata dalla distruzione del Foro d'Alieno^ pendio, procurandosene copia autentica
che trasse suoi principii dal decadimento
i dall'archivio di Ravenna), rilevasi che il
della città di -Spina, già preesistente all'an* titolo medesimo conservalo nel secolo
no 69 dì nostra era, nel luogo denominato Nono e Decimo, nel qual tempo sebbene
Punta di s. Giorgio, in cui per sicurezza si entro la diocesi compresa fosse anche
ritirarono nel 4^2 (uggenti dalle vicine
i Ferrarola o Ferrara antica, nulladi-
città manomesse dagli unni, accresciuto ineno il vescovo appellavasi d'ordinario
di popolazione dopo il distruggimento di primieramente Fico-Aventino, e secon-
Vico Aventino o sia Vogheoza, avvenuto dariamente Ferrarese. All'autore delle
nel 657, cambiate le sue primiere deno- Osservazioni, soggiunge quello delle i^/-
iminazioni in quella di Ferrariola e poi Jlessioni, il nobile difensore e patrono di

nell'altra di Ferrara; nel detto luogo Pun- Voghenza, l'intrepido mg.'^Mauioi, di aver
ta di s, Giorgio dalla stessa Voghenza fu la sfortuna di non poter convenire in tut-
trasferito il vescovato, di cui di venne cat- to con lui, a motivo de'lempi oscuri, poi*
tedrale la chiesa di s. Giorgio Traspada- che oltre la distruzione di Foghenza fu
no, e continuò ad esserla finche la mag- perduto l'archivio di s. Giorgio Traspa-
gior parte degli abitanti circa il gSa si dano, avere scritto pertanto e ripeterlo,
stabilì di qua
Po, e quindi susseguen-
del che distrutta quella città i suoi vescovi
temenle fu eretta l'altra basilica Cispada- furono stabiliti a Ferrarola, detta da lì a
na parimente sotto il titolo di s. Giorgio poco Ferrara, e che in questa vennero
martire, ora tempio metropolitano. Lo- chiamati peralcuni secoWova Fico- Aventi-
dato altamente il Compendio di mg."^ Ma- ni, ora Ferraresi, ora l'uno e l'altro fino
nini, per erudizione e accurata critica, in al secolo Decimo. Quindi aver detto, che
prova del da lui asserto, estrasse auto- Giustino si sottoscrisse vescovo Fico- A
revole testimonianza dal pregevolissimo ventino nel concilio Romano del b8o; che
mss. di Bernardino Zambotti, il quale Costantino si sottoscrisse vescovo Ferra-
narra. La i.* sede del vescovato fu nella rese neir86 1 in allroconcilio di Roma^iel
VOG VOG 37
pontificato di s.Nicolò Ijche Papa Giovan- a' due Papi), lo qualificò figlio di Teo-
Vialore vescovo
ni Vili scrisse lettera a dosio signore nobilissimo di Edessa nella
di Ferrara Martino II
nell' 882 ; e che Mesopotamia, mandato a Roma da Teo-
Reverendissimo Vescovo della s. Chiesa vescovo di Smirne, e tornato in Edes-
filo

di Ferrara intervenne ad un' assemblea sa fu ucciso dal fratello e ivi sepolto, donde
di vescovi tenuta in Ravenna
gSS, ed nel poi i crociati ferraresi trasportarono il

è quello stesso che die'oel 966 una grazio- corpo nella patria cattedrale. Aggiunse lo
sa enfiteusi, nella quale si chiama Episco- Scalabrini, che il Santo era tornato in E-
piis FicoventiaeEcclesiae,seu Ferrarien- dessa per convertire dall'apostasia il fra-
sit, e l'atto fu fatto in Voghenza. Tornan- tello, che lo fece decapitare. Il Bonaverti

do si hanno
vescovo Marino,di esso non un Dialogo saperne
al pretese in di più, ma
mori in Voghenza nel
altre notizie, e forse senza prove.Altri vogliono che fosse fatto
Byo.Indinel 678 Andrea I,raa dubitando uccidere da Rotari re de'longobardi colla
il Manini che fosse il i
.° anno del suo ve- distruzione di Voghenza. Finalmente i
scovato, lo crede eletto prima, altrimenti dottissimi Bollandisti a'7 maggio, sospet-
breve ne sarebbe stata la durata, perchè tano Maurelio non orientale, ma piut-
s.

già nel680 certamente era vescovo Giu- romano, e congettu-


tosto prete del clero
stino. Poiché questi a' 2 7 marzo di tale rano, che dal Papa Giovanni IV (o V)
anno sottoscrisse il sinodo Romano di Pa- fosse mandato a Teofilo vescovo di Smir-
pa s. Agatone, e la sua lettera sinodica ne, il quale aveva da lui cercato un eccle-
contro i monoteliti, Jtistinus y. Ecclesiae siastico di pura fede,e bene scienziato nella
Ficoavenlinae. Documento forte, applau- dottrina della Chiesa romana, onde fosse
dito contro le pretensioni del Frizzi, il a portata d'illuminare quel popolo, ch'e-
quale confessò la scoperta prezzabilissima, rasi lasciato sedurre dall'eresia. Al ritorno
non senza dubitarne per critica esattaìMa del Santo dalla sua legazione, essendo va-
già il Coleli avea attestata la soscrizione. cante la sede di Voghenza, gli fu conferito
Anche il Manini riconobbe, che dopo Giu- questo vescovato nel 642 (da Giovanni V
stino mancava la serie di due otre vescovi. e nel 686). Incert^^ono le notizie della
Devesi riempire il vuoto col già parlato cagione del suo martirio, e si attribuisce
Oidrado, e con s. Maurelio, suo immedia- anche a Mauro arcivescovo di Ravenna,
to successore, da lui anticipali, come dal- e se ciò si ammette con verrebbe anticipare
rUghelli. Da un documento offerto dal il vescovato, perchè Mauro morì ostinato
Muratori, /ìen<«» Iialicamni Scriptores, nello scisma nel 67 1 . Il Manini esibisce il

t. 8, si trae, che Oidrado verso il 682 era testo de'Bollandisti, i quali inclinarono a
vescovo, e viene qualificato Praesul Fer- pensare, che s. Maurelio o fosse il i.° ve-
rariensis Ecclesiae^ della chiesa cioè di scovo di Ferrara, o a designare la
il i."

s. Giorgio Traspadano, ossia di Ferrara traslazione del vescovato Vicoaventino al


vecchia, essendo già seguita in quella la luogo di Ferrarola. Menò s. Maurelio in
traslazione della cattedra di s. Stefano di pace i suoi primi anni col suo gregge, e
Voghenza. Gli successe nel 686 s. Maure- patì il martirio in odio della fede cattoli-
lio 2.° protettore di Ferrara e glorioso ca, e n'è immemorabile il culto, a'7 mag-
martire, colla di cui eflìgie si hanno più gio io cui se ne celebra veneran- la festa,

monete ferraresi. Il Sardi, che Indisse sue- dosi le Ossa di lui nella maestosa chiesa
ss.

^
ceduto ad Oidrado nel 64 e ordinato da ( di S.Giorgio Traspadano, primitiva cat-
Papa Giovanni IV (meglio Giovanni V, e tedrale di Ferrara. Qualche scrittore cre-
lo sbaglio del numero produsse quello di dette s. Maurelio il i.° vescovo della me-
avere egli anticipati Oidrado e s. Mau* desima cattedra, ma senza idonee prove:
rclio, del resto le date corrispoudeudo forse le avrà dedotte dall'essere stato colà
38 VOG Y OG
I-ili OTato il suo corpo, o fors'ànco d'esser conviene di volo proseguir la serie sino,
stalo colà ucciso mentre fuggiva. Ma an- allo stabilimento dell'odierna cattedrale

cor questo rinaaue oscuro eiucerto, come in s. Giorgio Cispadano patrono principa*
la vera epoca di sua morie, dichiarandolo le dell'illustre e celebratissima città, al

mg/ Manini anche nelle Eiflessionì. L'U- presente sottratta alla sovranità del Vi-
gheili che ragiona dtl suo sepolcro e Iras» cario di Gesìi Cristo ('/'.^, con allre pro-
lazioiie, rifeiì che dopo il suo martirio il vince, sino a Viterbo (V.). Successero al

re Rolari devastò Voghenza, onde la cat- vescovo Costantino: nelI'SGgViatore, nel


tedra vescovile fu trasferita a Ferrarola. 954 Martino 11, nel 970 Leone III, nel
Gli opinameuti del Fiizzi, che ne ritarda 998 Gregorio, nel loio Ingone o Ugo o
il vescovato, con varie date, li accennai nel Ùgone, nelioSi Rolando I, neh o32 Am-
voi. XXIV, p. 174- Dopo un silenzio di brogio, nel io4o Rolando II, nel 1064
quasi cent'anni, si ha il vescovo di Ferrara Giorgio. Notò il Manini nella Discussio-
Giovanni 11 del 780 e cardinale, come col ne, the il vescovo Giorgio, e così il suc-
Curdella dissi nella di lui hiografla nel t. cessore Mauricino, di cui piti sotto, oni-
XXXl,p. 68,consagralo da Papa Adriano messi dagli altri storici ferraresi, furono
] nel 7 7 2, secondo ilGuarini, parlandone trovali col mezzo di due lapidi dal Mura-
il Muratori nelle Dissertazioni dell' An- tori, Disserl. 64.': Antiq. lìhdiiAevii, t.

tichità Tulliane, Disstrt. 34-': De di- i3, narrando che al loro tempo risiede-

plomif e carie antiche o dubbiose o fal- vano in Voghera, villaggio distante un


se, appunto per annoverarvi, oltre il de- breve miglio da Voghenza, e fornito di
creto dis. Vitaliano, la bolla d'Adriano I, 4 antichissimi canonicati; onde pare che
cella quale coslilu"! il cardinale Giovanni i vescovi Vicoavenlini prima qui si rifu-,
a vescovo di Ferrara; poiché dalle note glasserò, e poi a Ferrariola; e ciò forse,;
cronologiche: Donino nostro Carolo Ini' perché quel luogo era una parte più for-
perator e Augusto anno tertio, quanto al- tificata della stessa Voghenza, ovvero un
l'epoca lo esclude, mentre tutti sanno che suo borgo. Anzi parlando lo stesso Mura-
quel principe da s.Le^ne Ili e neH'Soo fu tori del sermone o omelia di s. Pier Gri-
proclamato /wjoer« /ore. Indi trovasi ve- sologo, nella citata dissertazione aperta-
scovo di Ferrara Andrea'II, a favore del mente scrisse, che gli Episcopi Ficoha-
quale s. Leone 111 (morto 1' 1 1 giugno henliae scdisse olini Episcopos, quorum
8 16) sottrasse la Massa Quartesana dalla sedes primo Figueriam, denique Ferra-
soggezione dell'arcivescovo di Ravenna: riarn translata fuit. Se realmente qui si
oeirSaC intervenne al concilio dì Manto- deve collocare Giorgio, sarà lecito il sup-
va, per le vertenze tra le chiese d'Aquileia porre, a non desiare un conflitto di epo-
e di Grado. Neil' 858 sedeva Costantino, che, che i vescovi di Ferrara talvolta di-^
col quale e in tale anno il Frizzi sostenne molarono a Voghiera, ove qual già di-
cominciare memorie certe de' vescovi
le pendenza di Voghenza, può esservi stata
di Ferrarn. Qui dunque dovrei fermar- un'abitazione episcopale. Noterò, che il

mi, dopo avere con mg.' Manini, anche Manini nel riportare un documento nel
in questo Dizionario, restituito a Vo- voi. i,p. 235 del Compendio, parlando-
ghenza i giusti vanti d'essere stata città e si del Castello di s. Maria di Ficoventia,

sede vescovile, e dato migliore principio la dice una delle prove, le quali gli fecero

al vescovato e serie de'vescovi di Ferra- credere, che Voghiera fosse parte e ca-
ra. Ma dovendo dire alcunché, secondo stello dell'antica Voghenza, del quale re-
Giorgio e di Mauricino, la
l'avvertilo, di stassero tuttora gli avanzi insieme col no-
memoria de'quali innovò il Manini, per
t me. Nel io6g sedeva il vescovo Grazia-
Viverla preteiila gli altri patrii scrittori, no, nel 1084 circa Mauricino, the pose
VO L VOL 39
ilcorpo (li s. Leo prete e patrono di Vo* quando non abbiano l'approvazione <le*

gheDza, oella parlala urna marajorea, vescovi, eziandio le canzoni sagre, couie
dopocliè oe'prinii aoai dello slesso secolo vedasi da'cauoni di Papa Ailrianu I nel
prodigiosamente ivi o 4»
era restata nel i 1 773 e di altri. I Giansenisti (/'.) sono a-
e dalla iscrizione si ricava, che non poteva mantissimi delle versioni in lingua volga-
essere stalo vescovo all'epoca assegnala redellecose di Chiesa,e se potessero, por-
dagli scrittori ferraresi. Finalmeole fiori rebbero anche in volgare la sa^ra LAlur-
il vescovo Landolfo delo4) che successe i i già (^.). Ognuno sa quante pene queste
a Mauricino, e nel suo lungo vescovato si novità hanno costato alla Chiesa. La ma-
incominciò e compì l'odierna cattedrale nia de' giorni uostri ha istituite anche le
nel 1 135, anch'essa sotto l' invocazione deplorabili società Bibliche per le versioni
di 8. Giorgio martire, nel sito detto Cis- delia Scrittura Sagra (A'.), in tutte le
padano, ed in essa vi trasferì dalla pre- lingue, le quali o per l'imperizia de'tra-
cedente la cattedra episcopale e la pro- duttori, o per la malizia de' collegali, ri-
pria residenza. ducono la Bibbia un mostro, nome ripro-
VOLGARE, Fiilgarii. Linguaggio, vai replicatamente.I Papi più volte hanno
idioma vivo, e che si faveWa, Lingua, f'er- condannato tuli pregiudizievoli società, e
nactila, Strino. Volgare addieltivo di queste versioni, le (|Uili sono dirette e
Volgo, comunale, fiil^aris, Communis. caldeggiate óa Protestanti (^'.). Persino
Lingua volgare, vale prupriamenle queU i vescovi orientali radunati nel concilio
la ch'è propria del volgo o plebe; il dia- di Gerusalemme nel 1672 dal patriarca
itftto nativo del paese, talvolta formalo Dositeo, contro Cirillo ili Lucar e altri
d=dla corruzione della lingua generale o Calvinisti, dichiararono: Non convenire a
nazionale, ovvero la specie particolare di tutti il leggere la s. Scrittura in volgare.
pronunzia degli stessi linguaggi. I greci a- li concilio di Laudicea vietò il cantar nel-
ve* ano 4 dialetti; Wiltico,^ ioiiico,\\ dori- la cUiesaplebeii psal'Jii; ciò che potrebbe
eoe IVo/Zco, oltre la lingua comune. Inol- inteiulersi di salmi in volgare, ma più
tre per lingua volgare ordinariamente si naturalmente significa canzoni sagre iu
piglia la lingua italiana, della quale ra- volgare, il concilio di Uourgesdice: /^er-
gionai in più articoli, così della latina e nacula lingua publice psullere, aut ora-
dell'altre lingue, come a Segretario. Di- re, neniini, nisi concionatori (fuori della
cesi Volgarizzare, l'erlert, il Iraslalar la predica) liceat. Non cantetur in Ecclesia
Scrittura di Lingua (^'.) morta in quella cantica absurda, noi'a, et non proba ta
che si favella ; e Volgarizzainenlo, il vol- (s'intende non probata dal vescovo). Il
garizzare, f ersio. ETraduziooe, /^er^/'a, concilio di Narbona P^ernacula lingua:

Intcrprttatio, il tiasporlHiuenlo d'una in Ecclesia non cantetur carmina (can-


lingua in altra; e anche l'opera co->ì tra- zoni spirituali). Senza l'approvazione de'
sportata. Di versi Papi econcilii proibirono vescovi nou ponuo neppure recitarsi ia
le versioni della Bibbia (T.), quelle delle volgare le orazioni, le novene e altro. (
canzoni sagre e altre cose in volgare, pe' protestanti dal secolo XVI fino a' nostri
pericoli che recano le versioni colle ine- giorni, nou hanno cessato di apporre alla
sattezze, e spesso cogli errori. Leggi sau- Chiesa cattolica, che in essa uou si colti-
tissiine, tante volte dalla Chiesa e dalla vasse lo studio delle lingue originali del
s.Sede rinnovate, e in tanti luoghi tra- s. Testo, usurpando per sé stessi la gloria

pure sulla Preghiera[y.)\ìì cui


sgredite, d'aver iniziato e promosso gli studi del
anche in italiano talvolta leggonsi cose greco, dell'ebraico e dell' altre lingue o-
non purgatissiroe coulro molti canoni an- rientaii, utili all'intelligenza della Bibbia.
tichi, che vielauu in chiesa cose volgari, La Storia però ci tuustia come i cattolici
4o VOL VOL
hanno sempre promosso, ma subordinalo ào Zi* Parrochi d'usarne contióaamente
all'aulctità della Chiesa, lo studio delle nelle loro istruzioni.
lingue originali, neKle quali furono scrini VOLGATA, Vulgata. Nome della

o Uadolti i Libri SHnlì-, ed ionutnerabili versione comune del testo latino della s.

sono Padri, Dottori e altri scrittori ec-


i i Bibbia {V.\ o raccolta della Scrittura
clesiastici cattolici, che in ogni tenipo il- sagra {V.), ossia del Testamento Vec-
lustrarono cella profonda cognizione de- chio e Nuovo {V.)j testo dichiaralo au-
gl'idionii primitivi il Testo biblico. Mol- tentico dal sagrosanto concilio di Trento,
tissimi furono i Papi che favorirono con almodo riferito ne' voi. LUI, p. 4 e 5,
ogni zelo questi studi in Roma e in tutta LXXIX, p. 325 e 326 ed altrove. Nella
Europa nelle scientifiche IJniversilà, o sua dichiarazione, quel s. Sinodo non pa-
studi generali, anche prima che Clemente ragona la Volgata agli originali, de'quali

V nel concilio generale di Fienna del non eravi questione, ma soltanto alle al-
1 3 1 1 pubblicasse a tal fine la sua celebre tre versioni, di cui non poche erano so-
decretale De Magislris. Moltissimi furo- spette. Dicesi testo, corfe^, co/i/e^f»^, com-
no gl'imperalori e altri sovrani cattolici^ ponimento originale o principale, o par-
che seguitandol'esempio di Carlo Magno, ticella di esso, a differenza delle chiosco
favorirono ellicacemente tali studi. Tra te glose, o altri commenti che vi fossero
scuole più celebri in cui essi fiorirono, fatti sopra, cioè senza nota o interpreta-
/vanno ricordate l'Alessandrina, ove briU zione. Il testo della s. Scrittura talvolta
larono Clemente e Origene, e la Latera- prendesi per opposizione alla glosa e alla
nense aperta da'Papi in iVoma culle scuole spiegazione, senza fare attenzione alla lin-
palatine, fu per più secoli la maestra e la gua nella quale il testo medesimo fu scrit-
madre di laute scuole d'Europa, fino alle to, né se quella è originale oppure una
presenti Università colle loro cattedre di Semplice versione. Il testo della s. Scrit-
s. Scrittura e di lingue orientali. L'opere tura si mette per opposizione alle tradu-
più insigni derivate da questi studi catto- zioni o volgarizzamenti. Cosi il testo ebrai-
lici, sono la più eloquente risposta alle co dell'antico Testamento, ed il greco del
calunnie de'protestauti. Egualmente va- nuovo, sono come le sorgenti alle quali
lorosi e dotti scrittori cattolici più volle bisogna ricorrere per beo conoscere il

confutarono l'altra accusa de'protestauti, senso delle traduzioni. Molti Papi e con-
contro il concilio di Trento, quasi che cili! proibirono la traduzione dellaBibbia
esso abbia voluto col suo decreto intorno in Volgare [V,). Ora l'Episcopato, mas-
alla Volgata (A'.), o depressa l'autorità sime d'Italia, alto alza la voce pastorale,
o rigettato l'uso de' testi originali e delle contro mali procurati dalla stampa sfre-
i

altre antiche versioni delle varie Chiese; nata, e quindi contro i tentativi del pro-
mentre esso decise doversi tenere per au- testantismo per inocularsi nella bella re-
tentica e per regola di fede solamente gione. Di là quella larga dilfusione della
quella versione detta V Antica Volgata^ Bibbia in lingua volgare, e senz' alcuna
quella cioè che comunemente si usa, e nota propria a dichiararne il senso; anzi
che è tutta versione latina di s. Girolamo, a confessione di leali protestanti, tali Bib-
eccettuati salmi. La Chiesa sotto grave
i bie volgari ridondano di errori, e mador-
peccato ha proibito leggere la s. Scrittura nali strafalcioni, d'inique e orrende be-
in lingua, volgare, e solo sono permesse stemmie. Ignorasi il tempo in cui fu fatta
iu lingua volgare quelle versioni pubbli- l'antica versione latina della s. Scrittura,
cale coll'approvazione della Sede; isti- s. e chi ne sia stato il i.° autore: ma èopi-
tuendo nelle cattedrali un Teologo (/'.), uiooe comune che sìa quella versione po-
che la spieghi al popolo, e raccomandan- steriore allo stabilimeuto del cristiauesi-
VOL VOL 4i
roo. Fra le antiche versioni la più univer- vo dal greco, ad istanza di Papa s, Da-
salmente ricevuta è quella conosciuta roaso I, oltre l'emendazione dell'antica
anticamente col nome d' Itala o Italica traduzione de'Salmi de'Settanta ; ma a
(perchè principalmente avea corso in Ita- fine di non Uftare popolo assuefatto
il

lia), di Comune e di Folgata, e che fu all'antica Volgata, procurò di conserva-


chiamata V Antica dopo che s. Girolamo re i modi
di dire che trovavansi già nel
dottore di s. Chiesa n' ebbe composta testo ;che contribuì non poco a fare ri-
il

una nuova sul testo ebraico, secondo al- cevere la sua traduzione, di maniera che
cuni, tranne salmi (benché del s. Dotto-
i l'antica italica non trovasi più del tutto
re si ha la Volgata de' Salmi, eh' è intiera ,
per quanto si sappia , in aleuti
il i.° de' suoi lavori ermeneutici, sopra luogo, eccettuato i frammenti, de' quali
la loro antica traduzione latina; il 2." con più sotto. Il progresso di questa nuova
emendazioni e aggiunte, e tale lavoro si traduzione fu tale, che quasi nello stes-
conserva nella Volgata nostra, scon)pa- so tempo che il s. Dottore ne pubblica-
gnato però dagli obeli e dagli asterischi; va qualche libro , era egli subito spar-
3.° essendo la traduzione de'salmi dall'e- so nelle città e nelle provincie. L' altro
braico in latino. Ne rende ragione il p. dottore s. Agostino, poco favorevole da
Calmet, Dissert. in Fers'iones Psaltcr.). principio alla versione di s. Girolamo ,

La I
.* era stala fatta sulla versione gre- l'approvò poscia di tal maniera, eh' egli
ca, ed erale stato dato il i.° rango fra le compose il suo Spaculutn, o Specchio, il

edizioni latine, perchè era essa la più quale è un tessuto di passi della s. Scrit-
letterale e la più chiara pel senso. Il timo- tura ad uso de'soli fedeli. Sebbene Papa
re ch'ebbero molte persone dello scandalo s. Gregorio I dica che al suo tempo la
chepotrebbe produrre ne' popoli una nuo- Chiesa romana servivasi assai indiiferen-

va versione della s. Scrittura, ed il dub- temente dell'antica versione italica e della


bio che potesse quella attìevolire l'auto- nuova traduzione fatta dall'ebraico, pu-
rità de Settanta (/'.) interpreti, diedero re ha egli quasi sempre fatto uso di que-
motivo a s. Girolamo di prendere ad e- sta ne'suoi Morali sopra Giobbe. S. Isi-
sanie molte contraddizioni, nella tradu- doro arcivescovo di Siviglia, che viveva
zione latina ch'egli avea impreso a fare verso r anno 639 , dice senza restri-
sull'ebraico : animato da molte persone zione , che le chiese seguivano la ver-
distinte, superò tuttociòche poteva ribut- sione di s. Girolamo. L' antica Volgala,
tarlo in un Mscabrosolavoro,e versol'anno benché fatta in un tempo in cui la lin-
4o4o4o5di nostraeraaveva egli tradotto gua latina trovavasi nella sua maggior
tutti i libri dell'antico Testamento scritti pui'ezza, era nondimeno scritta in istile
originariamente in lingua ebraica. Quan- assai barbaro. S. Girolamo è più puro
to a'iibri che non si trovano che in greco, senza affettazione. Anche più dotti pro- i

come la Sapienza, l'Ecclesiastico, i due li- testanti hanno lodata la nuova volgata,
bri de' Maccabei, la Profezia di Baruch, l'hanno preferita alle altre versioni latine,
la lettera di Geremia, le aggiunte che so- ed hanno trattato di semidotti coloro i
no in fine del libro di Esther, due ulti- i quali osarono di parlarne male. Propria-
mi capitoli di Daniele, non vi fece alcun mente la Volgata nostra o di s. Gii"ola-
cambiamento e sono questi ancora come mo è denominata latinamente^ A'e^KS ei
'Dell'antica Volgata. Lo stesso Salterio, Vulgata Editto. Quella fatta sulla ver-
come si canta oggid'i, è quasi tutto inte- sione de' Settanta, e usata nella Chiesa
ro dell'antica versione itala, con qualche latina prima di essa, venne chiamata da
.correzione di s. Girolamo. Tradusse al- Orosio, Fulgataj da s. Girolamo, Com-

•:tf esì questo s. Dottore il Testamento uuo- muiiis et f'ulgala, o Felus et Fulgaiaj
4a VOL V OL
da s. Agostino e da s. Gregorio I, Usila' versioni si possa usare egualmente. Quin»
ia, e dal i.° anche Itala. La versione di di fu saggissimo divi^amento de' venera-
questa si attribuisce forse a qualche di- bili Padri del sullodato concilio di Tren-
scepolo degli Apostoli, ed era volgare to, l'emanare un decreto a questo riguar-
in Italia, in Africa, in Ispagna, in Fran- do, dopo aver indicato quali siano libri i

cia e in tutta la Chiesa latina ,


quando divini o canonici; il quale l'S aprile 1 546
nata l'altra versione latina di s. Girola- collo stesso decreto, in cui si die' la di-

mo, essa insensibilmente ne venne in di* chiarazione sull'autorità ed usodella Vol-


rtienticanza sino dal VI secolo, e sì rese gala, fu poi ordinato, ut poslhac s. Seri-
sconosciuta oe'»ecoli posteriori, finché il plitra^ polissimuiii vero haec ipxa velus
!Nubiliosi adoperò in raccoglierne fram- i tt l^'tilgita edilio nuani emendatissime

menti sparsi negli antichi Padri latini , iinpriinatur. Per la (|ual cosa alcuni de*
che ne aveaiiousalo,e il b. cardinal Toni- Padri del concilio diedero mano all'ope-
masi, il Martianay, \\ Bianchini, e il Sa- ra a Trento slesso ; ma d'ordine di Pao-
batier sopra tutti con ininieiisa fatica e lo Iti venne ivi sospesa e dilferita a mi-
diligenza,»! studiarono di riprodurla quasi glio tempo e a maggior agio. Pio IV, s.
intera sopra vari codici, e sulle citazioni Pio V e Grtgorio Xlll non trascurarono
degli antichi Padri. Siccome la nostra qiiesl'alFare di tanto interesse. Ma fu ri-
versione erasi già al tempo del Tridentino servalo allesollecitudini di Sisto V il con-
iìitta comune da IX s«coli in poi in tutta durlo ad edetto, emendando l'inesattez-
la Chiesa latina, cos^i essa fu detta a dirit- ze , cui la ignoranza , la negligenza e la
to relui: el f^ulgnta Edilio : il qual no- malizia de' copiatori aveano introdotto
me di Edizione , sia detto per episodio, ne' vari codici, seguendo l'ingiuiito dal
significa lo stesso che libro mesiO in lu- Tridentino. Egli dopo a ver nel 587 pub- i

ce, sia per opera dello scritto , sia' della blicata la sua celebre edizione della Ver-
stampa , sia esso originale o tradotto. sione de* Settanta, riuscii mercè le cure
Alla versione di s. Girolamo non man- di dotti uomini e sue, e l'uso di parecchi
carono antichi apografi o copiatori, co- codici antichi della Volgala, e degli anti-
miociando d'AIcuìoo, il quale ad istanza chi Padri e Dottori, non che degli esem-
del suo discepolo Carlo Magno, imprese plari ebrei e greci, ove la lezione de'lati-

a ridurla all'aulica lezione, e oell* 802 ni fosse dubbia od oscura, a metter in luce
compi il suo lavoro, che venne in grande nel i5yo la sua edizione della Volgata,
uso. Comunque sia di tali fatiche e cor- preceduta da una dotta sua bolla,col titolo
rezioni, esse sono poca cosa a petto di quel- riferito nel voi. V, p. 212 e 2i3. Peiò
le, che per l'esattezza della Volgata si so egli avvedutosi essere tuttavia corse del-
sleunero dopo la scoperta della stampa, l'inesattezze nello sua edizione, vietò l'ul-
ed una delle principali e più antiche è la teriore vendita degli esemplari, e ordinò
stampata neh 5j 7 uella Poliglotta Com- che l'opera venisse riveduta e poi ripro-
plulense, ossia la Volgata riveduta sopra dotta. Egli non potè compiere il suo di-
molli esemplari d'una veneranda antichi- segno, né portarlo a perfezione il succes-
tà, sotto gii auspicii del cardinal Xiiuenes. sore Urbano VII, pe'i 3 giorni che regnò,
La nostra fetle e la nostra morale devono né Gregorio XIV che gli tenne dietro
avere a fondamentoe regola que'libri,cui ne'circa i i mesi di pontificato, ad onta
a tal fine lo Spirito Santo dettò e di cui che soppressa l'edizione del 5go avea 1

pose custode ed interprete infallibile e pe- istituito una congregazione di dotti e fi-
renne la s. Chiesa. Ma essendoci di que- lologi per terminar l'impresa, sebbene
sti s<igii Volumi eoiiginaìi e versioni va- essi la compirono in Za^arolo ( ^^.), n»a

ne, è d'uopo tuttavia sapere se di tutte le egli non ebbe vita per pubblicai la. Nep-
VOL VOL 43
pure n'ebbe h glorici Innocenzo IX, che re possedeva, e di cui a noi non giunse-
per 1 Diesi ne tenne il luugo,)» quale toc- ro che pochi frammenti, per la conver-
cò al «ucressore Clemente Vili, eriéttnan sazione con parecchi de' più colti giudei
tiola colla pubblicazione del già operalo di Tiberìade e di altri luoghi della Pale-
in Zagarolo con l'eseguita opera de' sud- stina. Si consideri ìuoltre che solamente
detti valentissimi uomini, a mpzzode'ioro la grande esattezza della sua versione potè
esami l»<boriosi, con fare fìnalmenle usci- indurre tutta la Chiesa d'Occidente a pre-
I e alla luce nel i5q2 la 2/ edizione, d cui ferii la all'altra, cioè aW Itala summento*
titolo lo notai a suo luogo, con piefdzio- vata, che vantavauo uso sì antico ed era
ne altiibtiita al caiduial bellaraiino , e quasi contemporanea al'a Chiesa. Per la
ponliHcia bolla. Le due edizioni iioit ri- qual co<a, a tacere de'più dotti orientalisti
pugnano tra loro, liaune i falli tipogra- tra'caltolici, assai de'prolcslaoti eruditissi-
fici della I
,' e poc'altro, le lievi dilFeienze mi di varie comunioni, e in vari tempi,
con confronti, avendole rilevale il liuken- hanno onorato la Volgata nostra di altissi-
top nella sua Lux de Luce, contro le al- mi elogi. Alle opposizioni d'altri protestan-
trui calunnie. Dipoi nel 1 63 quando1 LIr> ti per tentare di distruggerne l'autenlici-
bano Vili purgò il Brt\ia/io lìoi/inno tà, quindi anche l'autorità, fra gli altri ri-

da molli errori, fece prendere in consi- spose confutaiitloli dottamente il celebre


derazione la \ olgala. L' edizione dun- Bergìer nel Dizionario enciclopedico del-
que della Volgala che la Chiesa , lati- ia 'l'i olog!a ce. Aleiita leggersi : Spiega-
na riconosce per autentica, e piìi pei fella zio/ie e difesa del decreto del concilio di
della pubblicala da Sisto V.è la stampa- Trento sulla 1 olgala. Dissertazione del
la con autorizzazione di Clemente Vili, preteG inseppe Brunati^ Torino 1 S 26. Di
la quale nondimeno ba alcune inesattez- queldottissiuio di Salò scrisse bella biogra-
ze, qualiappariscono dal Lihcllus di Lu- fìa, con l'elenco di sue opere edite e inedi*
ca Diugense. La Volgala fu dal concilio te, il ih. Fe«lerico Odorici, e la pubblicò
di Tienlo tra tutte le altre versioni Ia- nella Cronaca di Milano 856, disp.
del 1

.'
line dichiarata rtultiilica, cioè di sunuua 1 Sino a' nostri giorni uiuno ci avea da-
e irresìsiibiie autorità in ciò che riguarda to una suflìciente contezza slorica del mo-
la fede e la murale, senza far tuttavia paro- do tenuto, in ispezialità ne' pontificati di
la dell'altre antiche versioni in altre lin- Sisto V (precipuamente va nominato Gre-
gue, nède'iesti originali. E questi e quelle gorio XlY)e Clemente Vili, da illustri
souosi lasciate nell'autorità che loroappar- uomini, per emendare la Volgata, de' mo-
liene, senza né (3reftrirle né posporle.A co- tivi che suggerirono le correzioni e di tut-

lìosrere il pregio della Volgala discorsa, si te le altre particolarità di quello memo-


lonsiileri es>triie autore il massimo dot- rabile avvenimento nella storia della cri-
tore s. Giiolamo, a tale lavoro sopra o- tica scritturale. Avevano bensì smaschera-
gni altro attissimo, per la sua pietà, pel te le falsità delle calunnie dell' anglica-
suocaldissimozelo della verità e della pu- no Tommaso James, e di altri maligni
rezza della fede per la sua scienza prò-
. eterodossi, dopo Enrico Cnkentop già ,

f«»nda dell' ecclesiastiche dottrine , delle lodato, il Uianchiui nelle sue findlciac
cose giudaiche, degli scritti degli antichi Saeronini Biilìoruni /'nlgatae Editto-
che l'aveauo preceduto, delle lingue de- nis, eF.Bonaventura da Magdalono, nel-
gli originali, e delle diverse antiche ver- la sua Triplejc biblico critica denion-
sioni greche, e pe* codici cui'avea fra le stratio. Ma il non aver avuto (jue'valeo-
niani più antichi assai di lutti quelli che tuomini l'opportunità di leggete tutti gli
Sono giunti fìuo a noi, e naturalmente più originali documenti da'quali si può trar-
e»alli pei le Essapli Oi igeoiaue che pu- re tutto il nio di questa storia, lasciava
44 VOL VO L
negli eruditi il desiderio d'un* opera che te lacune; e cìòsaràdigiovamenlo sì alla

distrigasse compiutamente quest'invilup- filologia , e sì alla piena intelligenza di


po. A un tale impresa a' giorni nostri si molti passi de*ss. Padri, che tal versione
accinse celebrato in più luoghi p. d.
il citarono fiequentemente). A solenne te-
Luigi M.' Ungarelli barnabita, e a quan- stimonianza e garanzia di quanto sia cor-
to felice termine siano riuscite le sue dotte retta questa edizione, per l'onorevole ti-
fatiche, il potranno i dotti argomentare pografo, è il decreto della s. Congrega-
dal pubblicalo degli Annali delle scien- zione dell'Indice a cui l'avea inviata, e
ze religiose di mg/ De Luca, t. 4» P> o i> • approvato dal Papa Pio IX, con molte-
283 e 4 '3. E si tenga presente quanto plici encomi, che ivi si o(h e, siccome di-
di Ini ne scrisse il eh. coramend. Visconti ligente e in tutto perfetta ;
già il Ponte-
neW'Jlbum di Roma, t. 1
3, p. 1 2 5, nella ficeavendodatosegni di sua benigna sod-
biografìa del medesimo. Delle diverse e- disfazione al medesimo solerte editore, il

dizioni dellaVolgata, si può vedere il voi. quale gli umiliò un esemplare impresso
LXXV, p, 32, e articoli relativi. Si leg- in mirabile pergamena finissima. Da ul-

gè nel u. 296 Giornale di Roma del


del timo nel 1859 annunziò la Civiltà Cat-

1857 , avere il benemerito tipografo di tolica, serie 4-',t. 3, p. 94 Concordan- *•

Tonno Giacinto Marietti stampato nel tiae Bibliorum sacrorum Vulgataeedi-


1 85 1 con bella e nitida edizione : Bihlia tionis Sixti V P. M. iussu recognitoruni
sacra Fulgafae edilionis Sixli Pont. V atque editorunt, Prato, tipografia FF.
3Jax. jitssu recognilaet Clemenlis Vili Giacchetti. Ivi si dà ragguaglio dell'uti-
auclovitale edita, correttissima per ave- le e della necessità di tale libro agli studi
re avuto aiuto nel dottissimo p. d. Car- sagri, delle sue migliori edizioni, e della
lo Vercellone procuratore generale de* lodevole preminenza della presente.
barnabiti, quale tanto è versato negli
il VOLOGDA. Città arcivescovile della
sludi biblici (a segno che si apprende an- Russia, in Europa, capoluogo di gover-
che dalla Cronaca di Milano del 1 SSg, p. no e di distretto distante 90 leghe da
,

445^» avere letto nell'accademia Tiberi- Mosca e 125 da Pietroburgo, sul fiume
na l'erudilo ragionamento, nel quale die* del suo nome. Ilesidenza dell'arcivesco-
ragione del come gli vennero in un codi- vo, contiene più di 5o chiese, due con-
ce delia Vaticana scoperti molti squarci venti, il seminario, il ginnasio, e diverse
dell'antichissima versione della Bibbia ,
manifatture e fabbriche. Assai attivo è il
conosciuta Ira'dolli sotto il nome d'Ita- commercio, specialmente con Arcangelo,
la, la quale rimonta a'tempì primissimi che fanno i suoi più di 12,000 abitanti.
della Chiesa. Questi preziosi brani sono — Pare che questa città sia stata fabbri-
incastonati nella versione di s. Girolamo cata nel X
o neli'XI secolo da quelli di
a modo da formare coU'una versione e Novgorod, sotto il dominio de'quali rima-
coli' altra un corpo completo. E tal cu- se per più secoli. Dopo l'invasione di 13a-
rioso codice era già capitato alle mani di tu-Khan passò al principato di Rostov;
parecchi sagaci rovistatori di testi anti- tornò poi a Novgorod e fu finalmente ,

chi, etra gli altri d'un cardinal Mai: ma soggiogata da Basilio II gran principe
tutti si abbatterono a leggere i soli brani di Mosca nel 1 390, ed i successori vi con-
della Volgata ; sicché senza farne gran servarono i loro tesori pel suo diflicile
,

conto, lo iestituiiono al suo scaffale. Alla accesso. Nel Xl-V secolo vi fu istituita la
(ine d'un libro vi si legge: Orate prò sede arcivescovile, sotto il patriarca di
me Dominico preshytero scriplore. Ora Mosca, di rito greco, pretendendo l'arci-
con questi biani si viene, non già a com- vescovo la precedenza sugli altri prelati
jjtetar i'/Za/^^nia a riempire di beo mol- del suo rango, e nella provincia di Perm
VOI. VOL 45
godeva il 2." titolo. Gli fu unito l'arclTe- do che questo affarenon sotto Enrico
scoTato di Bìelozerovìa (f^')» Le Quien, VH, ma bensì regnando Enrico \ììl, sia
Oriens Christianus, t. i, p. 1298. stato con più probabilità negoziato, e
VOLOGESIA, VOLOGESÒCER- l'accennai nel voi. XXXV, p. 72. Nel
TA, o VOLOGESOPOLl o VOLOGE- i5i3 per nomina d'Enrico Vili, Papa
3IS. Città vescovile antica di Babilonia, Leone X gli confei 1 il vescovato di Lin-
sotto la metropoli d' Amida , fabbricata coln, e nel i5i4 la metropolitana di
da Vologeso re de' parti al nord-ovest York. Indi ad istanza del re, fu appagata
di Babilonia, oggi deDoniinata Mesched- la sua ambizione, poiché il Papa a'7 ov-
Hosein. o Mesilied-Hossein Kcrbela, o vero a' IO settembre i5i5 lo creò cardi-
Iman Hossein, Turchia asia-
città della nale prete del titolo di s. Cecilia, legala
tica, pascialatico di Bagdad, da cui è di- a lalere di tutto il regno, io considera-
stante 8 leghe, sopra un braccio deirEu- zione della confederazione stretta tra En-
frate, io un paese beo coltivato e coper- rico Vili e Leone X contro francesi. i

to di datteri. Ha le nnura di terra, aper- Inoltre nel 5 6 ebbe in amministrazione


1 1

te da 5 porte, e la maggior parte delle la chiesa di Wmchester.Dopo che Eorico


case è di mattoni secchi. L'edifizio il più Vili espugnò Tournay, ottenne l'ammi-
osservabile è la grande e bella moschea, nistrazione della sede vescovile, che dovè
che rinchiude il famoso sepolcro d'Hus- lasciare nel i5i8, per essere stata quella
sein, figlio d'Aly, ucciso nel 680 in que- città ricuperata da'francesi; ma in vece fu
sto luogo, e neparlai nel voi. LXXXI, p. fatto amministratore delle chiese unite
270 e l'jx.mausoleo conteneva pre-
Il di Bath e Wels, mentre Adriano VI di
ziose ricchezze, chedepredarono a'nostri poi nel 1322 gli affidò l'amministrazione
giorni Vahabìti o recabiti {P'.). De'
i della sede di Dublino. Divenuto gran can-
suoi vescovi non sì conosce che Co urna j celliere e primate d'Inghilterra, colloca-
registrato tra'Padri del concilio di Cal- to in tanta elevatezza di grado, gli fa
cedooia nel 45i. Le Quien, Oriens Chr. facilel'ammassare tesori e immense ric-
t. 2, p. 1006. chezze. Quasiché fusse poco e inferiore ai
VOLSE Y oVVOLSEY Tommaso, Car- suo merito ciò che possedeva, procurò
dinale. IS'ato nei castello di SufTort nella di ottenere da Carlo V l'arcivescovato
diocesi di Nordwick in Inghilterra, o co- di Toledo allora vacante, ma non essen-
me vuole Godwioo io Ipsvico castello del- dogli riuscito, cominciò con impegno ad
la contea di Suffoik, da un padre beccaio adoperarsi per salire al pontificato, e se
e assai miserabile. Introdottosi nella real ne lusingò alla morte di Leone X e di
corte per mezzo del vescovo di Winche- Adriano VI. Accortosi l' imperatore Car-
ster, si guadagnò la grazia d'Enrico VH, lo V dell'ambiziose mire del cardinale,
di cui fu cappellano, perchè presto ne co- pe'suoi fini politici le fomentò con appa-
nobbe Io spirito e l'abilità prodigiosa, di renti larghe promesse, coltivando di spe-
cui die' manifesta prova in un affare di ranze la sua temeraria presunzione. Ma
somma importanza, che trailo con Carlo vedendosi egli deluso ne' due successivi
V e a lui aflGdato. Quantunque quel prin- conclavi de'nomioali Papi, risolvè di vo-
cipe si trovasse allora nelle Fiandre, non lersi ad ogni costo vendicar di lui. Scor-
pertanto con generale ammirazione in gendo quindi quanto fosse divenuto alie-
soli 4 giorni lo concluse con siogolar sod- no il cuore libidinoso d'Enrico Vili dalla
disfazione del proprio sovrano, che noi legittima sua moglie Caterina d'Aragona,
credeva ancora partilo dal suo regno, zia di Carlo V e virtuosa principessa che
onde in premio di sua fedeltà e destrez- mal soffriva l'intollerabile vanità del car-
za lo dichiarò regio elemosiuiere. lo ere- dinale, questi cominciò a istillare arlifi-
46 V O L VO L
ciosamente nell'animo del re l'idea dì far con residenza vescovile in Toscana {T'^.)^

Divorzio (/^.) da essa. Domandato que- antichissima e celebre, come una delle
stoda Enrico Vili a Clemente VII, fu- XII capitali dell'Etruria media, ed ora
rono deputati dalla s. Sede giudici per capoluogo di distretto e di comunità, con
tale istanza, fra' quali sebbene vi fosse il giurisdizione civile e politica, nel com-
cardinale, siccome non venne accordato, partimento di Firenze. Siede sulla cima
il re fieramente s' irritò contro il cardi- pianeggiante alquanto curva d'un monte
nale, e sdegnosamente lo fece arrestare che s'alza sopra lutti i colli vicini fino a
dal duca di Norfolk, l'obbligò a rinunziar braccia 935 sul livello del mare Medi-
la carica di gran cancelliere e la cliie'^n di terraneo; di facile difesa, ma di difficile e

Wincliester, e gli confiscò il magnifico e tortuosissimo accesso, cui si uniscono ne'


superbo palazzo da lui edificato in Lon- suoi fianchi dal lato di settentrione, di
dra, per sé e per gli arcivescovi di York maestro e di levante poggi o colline mar-
suoi successori, pieno d'cgni sorla di ric- nose e frastagliale dalle acque della fiu-

chezze e rarità, e splendido di preziose mana Era, che le scorre sotto da setten-
suppellettili. Spogliato di quasi tutte le trione a libeccio, mentre dal lato di ostro
sue copiosissime rendite, fu prima rilega- e di scirocco la base del monte di Vol-
to nella villa Ateria, e poi lasciato libero terra è lambita dal fiume Cecina che gli
nel suo arcivescovato di Yoik, dove però bagna ipiedi 5 in 6 miglia più abbasso.
>ivea lautamente e sfoggiava in grandez- Cos'i il benemerito Repelli, nel classico
ze. Giunto questo a cognizione d'Enrico Dizionario geografico fisico storico del'
Vili, lo fece arrestare da Enrico duca di la Toscana^ col quale prei;ip«»afneiite
r^^orlhiunberlantl, eordinò ohe si traspor- procedeiò. Il M^rcliesi, nella Galleria
tasse nelle carceri di Londra, ma nel dell'onore, t. 2, p. 563: Volterra, dice
viaggio finì miseramente la vita nel mo- sorgere la fatnosa città sur altissimo e
nastero di Lincestre nel533, come scri-
1 aspro monte.cuisi g'tutgeper «arie strade
vono Ciacconio ed Eggs. Però Godwino, da 2 a quasi 5 miglia lunghe: dalla sua
che lungamente e con precisione tratta sommità spicci n^i 5 scese, che per U
di lui, assicura nel Coninicnlnrio de' ve- lunahezza della schiena declinano verso
scovi e cardinali inglesi, che la morte il piano, e a guisa di raggi formano la
del cardinale avvenne nel i 53o a'ag no- figurad'una pulma di mano colle dita.
vembre, dell» quale opinione è pure Ro- Sono queste separate l'uua dall'altra coti
bertson. Mori d'anni 60 e rimase sepolto profondissime valli, che non ponno tra-
nella chiesa di detto monastero, correndo passarsi pe'dirupi e gl'impedimenti delle
pubblica voce, che da per se si fosse col frapposte boscaglie. Trovasi 1 3 leghe e
veleno tolta la vita, ovvero glielo fece più al sud-est di Pisa, 1 4 al sud-ovest di
|M'opinare lo stesso re. Questo disgrazia- Firenie, i 1 da Livorno e più di gda Sie-
to e famoso porporato ebbe una corte na, in buon clima. Dice l'ultima proposi-
di jooo e più persone, tra le quali 63 zione concistoriale: f'^ollerrae aedificala
erano ecclesiastiche. Fondò due collegi, conspicitur, qiiae in suo duornni fi-re
il i.° in Cantorbery e il 2.° in Oxford, m'illiaruin aniìnlu una cnm snhurb'is
per mantenervi 200 giovani agli sludi, ed novein circifer continet incolarnni mil-
eresse un sontuoso mausoleo di metallo lia. Vi risiedono ancora un commissario
a Eiu'ico VII, primaria origine di sua regio per la politica e la polizia, mentre
fortuna. /'. Inghilterra. pel lato amministrativo economico vi è
VOLSlMOoVULSINlO. F. Boise- un cancelliere comunilativo, un inge-
KAj e Viterbo nel paragrafo Bohena. gnere di circondario, un esattore dell'uf-
VOLTEURA {Folalerran.). Città fizio del registro, ed un conservatore del-
VOL VOL 47
l'ipoteche: i tribunali collegiali sono in sleva la Postierla Macoli, e di qui scen-
Firenze. Quivi è slabililo l'ufficio della devano nella vallelta di Docciola per ri-
sopcinlendenza delie regie Salinedistanti salir poi ad un'antica porla, forse la Por-
dalla ciltà una lega e uu 3.°, già apparte- ta Ercole dell'Ammirato, poco lungi dal
nenti al comune di Volterra, e da questo così detto Portone. Di là attraversando
nei i8i4 cedale al governo mediante orride balze arrivavano dietro l'attuale
congruo canone annuale: soninainislt'a- chiesa di s.Giusto; equiodiavvicinavan-
iio queste pel cunsunio di tutto lo stato $i alla torre di s. Marco, dove probabil-
un sale per la sua purità e candidezza su- mente fu altra porta urbana. Da tal tor-
periore a qualunque altro fabbricato in re, dirigendosi a libeccio, e rasentando a
Italia. La cospicua rendita cbe da queste occidente la contradadi Pratooiarzio, le

ricche soigenti il governo ritraeva sem- mura etrusche tornano a far magninca
pre aumentandoci mercè uu' illuminata mostra sotto il soppresso monastero di s.

ed attiva amministrazione e gl'incessanti Chiara, già di s. Benedetto in Orticassio;


vistosi miglioramenti che a questo regio di là dal quale s'incontra un'antica porta,
slabilin>ento si fanno. Il genere che ivi si o Postierla, chiusa. Continuando il giro
fabbrica viene trasportato ne' vasti ma- antico, le mina cambiarono direzione
gazzini esìstenti in Volterra, e di là poi da libeccio a scirocco per dirigersi alla
si diltonde nel gninduccito. Fu Voiteria fonte di s. Stefano, nel quale luogo si

la ciltà più occidentale fra (pjelle dell'E- scuoprono gì' indizi d'altra porta, f(jrse

triuia centrale, allorché Luiii e Lucca Porla s. Felice o de'Siiraciui, fìtichèper


erano de' liguri, Pisa de'greci; che conta l'andamento stesso delle moderne mura
un recinto di rouraciclopiiheil pili vasto costruite suH'antiche si giunge alla Por-
e il nteglio conservato che in tulle le al ta all'Arco. Que.st'ultima che serve an-
tre città capitali dell'antica Eiruria. Le cora alle mura uibaue presenti, si con-
mura eiiusthedi Volterra abbracciava- serva tutta intatta con doppi archi, in-
no «uia periferia, rhe sebbene irr^gobue terno ed esterno, ambo formati di qielle
e interrotlH, si nioslrn 3 volte più estesa pietre smisuratedi panrhina che nell'an-
del cerchio più moderno. Le mura anti- tiche mura etrusche di Volterra ponno
che, di cui esistono tuttora avanzi gran- Le descrisse con rame
osservarsi. il Cori,
diosi intorno la città, furono innalzale so- nel Musco ElritscOy quando già Scipio*
pra burroni di dillicile accesso e costrutte neMalfeiavea notilìcalo:»» non vi esse-

di massi smisurati e senza cemento insie- re monumento più illustre e più espres-
me collegati, i qujili non cedono in ma- sivo di questo, per indicare il decoro e
gnilicenza a qualsiasi altro monumenio, splendore dell'antica maestà loscan-i".
menile la loro mole giunse talora alla Non pare, che l'ultimo cerchio si debl>a
grossezza d' 8 braccia. Le loro interru- all'imperalore Onone I, cui molti altri»
zioni non permettono oggidn intracciarsi buirono il ristMuro delle mura ciclopi-
ilsuo andamento preciso. Né anco si può che, né sembra che lo sia stalo di genti
sapere quali e (piante fossero le porle barbare, come altri sospettarono. Onde
dell' etrusca ciltà; e solo si conosce, che a ragione il eh. Giovanni Targioni Toz-
dalla Porla all'Arco alla Porta a Selci, le zetli diceva, che il recinto di questa cit-
antiche n)ura salivano da ostro a greco tà era slato ristretto in ten»pi più mo-
verso il luogo detto poi il Castello, per derni, e lo dimostrano più istromenli
cui la Porla a Selci nel medio evo si sincroni del 1279 in cui si rammenta-
appellò Porla Maggiore e Porta del Pian no case e torri di Guelfi distrutte da'
di Castello. Di costà le mura arrivavano Ghihellini in tempo della loro ribellio-
all'odierna chiesa di s. Andiea, dove esi- ne, fra il 1260 e il 1266; le quaU torri
48 VOL VO L
e case si dicono situate fra' muri vecchi ri servono al temporario isolamento di
e muri nuovi della città. Anzi un de-
i disciplina; e nella casa di forza si costrui-

cennio ìriuanzì al 1279, si ha da altro rono circa 3oo celle col necessario corre-

islrumenlo del 1269, che le mura del do di laboratorii e officine per l'esercizio
recinto attuale di Volterra erano già in- di vari mestieri in quella famiglia di re-
nalzate. L'autore della Guida di Vol- clusi. Quando nel 1818 il governo co-
terra ne assegna l'epoca 1260. Ora al minciò a stabilire la casa di forza, si pro-
le mura contano 5 porte denominate: pose il doppio scopo di procurare con
Selci, Docciola, Fiorentina, s. France- questa salutare punizione l'emenda e di
sco, Arco, l^iferisce il Marchesi, essere provvedere nel tempo stesso alla quiete
"Volterra fortissima per la natura del si- e sicurezza sociale. Nella torre detta il

to e l'industria dell'arte, per le muraglie Maschio, qual rinomata prigione di sta-


di pietre quadrategrossissime ch'eccita- to, sotto il governo di Cosimo 111 fu lun-
no meraviglia, aperte da 5 porte, e ab- gamente detenuto perso anni il mate-
bellita da altrettante fonti d'acque lim- matico Lorenzo Lorenzini fiorentino, che
pide e cristalline, oltre due maggiori nel vi compose parte delle sue opere, cioè
colnco della città, quia e là vedendosi le Sezioni Coniche, che inedite si con-
statue e iscrizioni, che fanno certa testi- servano nella Magliabecchìana. Dall'esse-
monianza di sae antiche glorie, avanzi re destinata la città a luogo di castigo,
delle passate grandezze. Nel capitanato dal venire considerata comeil capoluogo

di messer Gualtieri duca nominale d'A- della Maremma, e per l'inesatta relazio-
lene, per compiacerlo, i volterrani fab- ne diqualche troppo leggiero viaggiato-
bricarono la fortezza. 11 locale è circon- re, invalse ne'tempi addietro l'errore che
dato da grosse muraglie, con piazzale in l'aria ne fosse malsana e perniciosa, men-
mezzo della figura d'un parallelogram- tre per lo contrario è sommamente pu-
ma. A settentiione della piazza esiste il ra e salubre. Non manca di palazzi e di

casserocomunemente chiamato la Fem- buoni fabbricati per abitazioni. Ha il re-


mina, innalzato nel i343 presso la por- gio teatro Persia Fiacco, e il Circo di
la a Selci, mentre il cosi detto Maschio Valle Buona per corse di cavalli col fanti*
che chiude il parallelogramma dal lato no e altri spettacoli- I palazzi Pubblico
d'ostro, fu ordmato nel 474 ^^ Loren- 1 e del Pretorio sono le due fabbriche ci-
zo de Medici il Magnifico. Apprendo viche le più cospicue che si alzano una
dalle Notizie di Volterra^ di Cecina e di contro all'altra, con due eminenti torri
di Dal Borgo, delle quali pure molto nella piazza Maggiore. Della coslruzioue
profitterò, che tosto le carceri più bas- della prima, per la residenza del supre-
se e orribili del Maschio, pe' primi le mo magistrato e per l'adunanza ds'coa-
provarono i fratelli e i cugini de' Pazzi sigli, si hanno memorie certe in una i-

nel 14?^) <^^pi della congiura contro i scrizione posta sulla porta d' ingresso,
de Medici. Nell'interno della fortezza e- cioè del 1257 mentre era podestà di Vol-
sistono gli stabilimenti penali e correzio- terra la 2." volta Buonaccorso di Bellin*
nali delle case di forza e dì detenzione, pe' citine Adimari di Firenze. In origine
quali si eseguirono grandiosi lavori onde questo palazzo servi di residenza agli an-
ridurre il locale al sistema del medio iso- ziani o difensori del popolo, i quali più
lamento. La casa di detenzione ha nu- tardi piesero e conservano tuttora il ti-

merose celle, e quantità corrispondente tolo di priori, presieduti dal gonfalonie-


di laboratorii, e trovasi dentro il recinto re della città. Noo può dirsi lo stesso
chiuso, nel centro del quale ergesi il Ma- sebbene sia
della fabbrica del Pretorio,
schio, di cui sulatueule le carceri superio- da credersi pure opera dello stesso se-
V OL VOL 49
colo XIII, per averlo cominciato ad a> stimonìanze visibili di molle iscrizioni t

bitare il podestà, e i capitani del popolo monumenti antichi, molti de'qualì furo»
appena istituiti, almeno i secondi. Impe- no indicati al p. Leandro Alberti dall'an-
rocché ricavo dalle Notizie di P'ollerra, tiquario volterrano Zacchia Zacchio, e
che la serie de'suoi podestà principia da dall'Alberti 1 iteriti nella Descrizione di
Enrico nel i igS e prosiegue sino a De La primitiva cattedrale di
tutta l'Italia.
Tonelli di Foligno del 1470; e quella de' Volterra più non esiste, e l'Ughellidice
capitani del comune del popolo princi- essere stata sotto l'invocazione di s. Pie-
pia con Rainerio Morie de Luca del 128 i tro principe degli Apostoli. Senza far con-
e prosiegue fino a Francesco della Rena to della tradizione popolare che suppone
che continuava a governare nel lySb. quel duomo esistilo nel luogo del Castel-
In vece il Repetti dice che il magistnito lo il Maschio, dove
davanti si vedono

de'capitani fu introdotto io Volterra tuttora fondamenti 4:1 grandioso pa<


i

prima del 1255. Attualmente il palazzo lazzo de' Belforti, tutti i documenti su-
Pretorio trovasi, per recenti rislauri e perstiti tendono a dimostrare, che ov'è
ampliazione di comodi, capace alla resi- tuttora fosse senipre ebislito l'antico duo*
denza di qualsiasi magistratura giuridi- mo. Notai nel voi. XI, p. 253, e XCVII,
ca, con sale di udienza, cancellerie, car- p. io4, che Papa Calisto II in Volterra
ceri e altri uffizi. La pittura esprimente a'20 maggio I 120 (il Repetli dice i 12 i)
la Giustizia, che Daniello Ricciarelli di- consagrò la cattedrale, sotto il titolo della
pinse a fresco con altre figure nel salone B. Vergine Assunta in Cielo, alla presen-
di questo palazzo, ultimamente fu egre- za di 12 cardinali, fra'quali Azza (f^.)t
giamente trasportata in tela e collocala dell' arcivescovo di Pisa, e di 12 vescovi
nella sala dell'adunauzedel palazzo Pub- (meglio 5 oltre il diocesano Rogero II)

blico o comunitativo. Inoltre in quest'ul- e che consagrò pure altre chiese, e lo


vi

timo vi è il Museo, ossia una raccolta conferma il Cecconi, // sagroritodi con-


d'antìchilà etrusche e romane, situata sagrate le chiese, p. 7 1 1 . Dovrò riparlar-
nel quartiere terreno. Questo Museo eb- ne a tale epoca nella serie de' vescovi.
be principio neliySi, e più tardi il ma- Venne ampliata nel I254 dal celebre
gistrato civico fece acquisto di varie urne Nicola Pisano, e finalmente restaurata e
cinerarie d'alabastro, scoperte nelle pen- abbellita nel i843 dalla pietà de' vol-
dici settentrionali della città. Ma chi lo terrani, sotto la direzione degl'ingegneri
rese ricchissimo fu mg.' Mario Guarnac- Mazzei e Solaini. Questi nello scoprire
ci, il quale neh 76idonò al pubblico la l'antiche sostruzioni, parve d'aver trova-
sua copiosa raccolta, proveniente da e* to dentro in sua area indizi di due chiese
stesissimi scavi fatti intorno e lungi dal- stute edificate in tempi e a livelli diversi;
la città. In tal modo nel giro di 3o an- e si é anche dubitato che il coro e la
ni ebbe principio e incremento questa crociera fossero d'una costruzione poste-
ricca collezione di oggetti etruschi e ro- riore. Certo è, che nel rifare nel 1842 i
mani, tanto scritti, come figurati, capace fondamenti del presbiterio Irovaronsi
essa sola di richiamare in Volterra gli tracce d'un semicerchio smaltato in mu-
eruditi forestieri e nazionali,e della quale saicoa colori, molto simile a quello del»
ne fecero succinta descrizione il Giachi le 3 navate, ch'erasi rinvenuto un brac-
nelle sue Ricerche, il Gori nel Museo cio sotto alpavimento attuale. Se il Pi-
Etrusco, e la Guida di otterrà. La F sano non mostrò tutto il suo ingegno
città innanzi lo stabilimento del museo allorché architettava questo duomo, au-
civico, come accennai col Marchesi, pre- mentandolo fino a 22 colonne nelle na-
sentava per le piazze e per le strade te- vi, ed erigendo il presbiterio, egli però

VOL. CUI. 4
So VOL VOL
ne trasse il miglior partito che potè, or- di tal colore al cappello fuori della chie-

nandolo anche esternamente con molla sa,non però in Roma. Osserva Bepetti,
seiuplicilà. Assai più lardi, nel vescova- che nìuna cattedrale di Toscana, come
to di Serguidi, cioè nel 1^74 si esegui- questa di Volleira, ebbe nel secolo XI
rono altri abbellimenti, fra'quaii i capi- un capitolo composto di 5 dignitari e di
telli da Leo-
corinti a stucco, lavorati 4o canonici. Aderente al duomo è il pa-
nardo Ricciarelli nipote del celebre Da- lazzo vescovile, buono e decente edificio.

niello. La sonìlla della maggior nave e Annessa alla cattedrale è la cura d'ani-
delia crociera l'eseguì Francesco Cip» ia- me della parrocchia, propria del ca(>ito-
ni detto di Volterra, fìnchc nel 1 842 lo, il quale la fa esetcitare da un vica-

mediante pie elargizioni e quelle del rio curato, coadiuvato da due cappellani
vescovo Giuseppe Gaetano Incontri, fu ad ntilum dello slesso capitolo. Mei duo-
incaricato il suddetto Mazzei a dirigere mo non vi è battistero, e l'unico delia
il grandioso restauro di tutta la catte- città è nella prossima chiesa di s. Gio.
drale, mentre al Solaini fu data la di- Battista. E' un edifizio cospicuo del me-
rezione del presbiterio, che l'encumiato dio evo, di figura ottangolare, a similitu-
vescovo fece eseguire a tutte sue s|)ese. dine di molti altri battisteri antichi, si-

Questo tempio è una gallerìa^ per le mol- tuato couìe quelli dirimpetto alia faccia-
te tavole che lo adornano dipinte in gran ta del duomo. Sebbene di questo balli-
parte da artisti volterrani, fra le quali o- stero non restino memorie anteriori al
peie d'arti non è da tacersi l'altare mag- secolo X, e che la 2.* sua restaurazione
giore di marmo fatto erigere nel i83l scenda i283, pare che la sua 1/ e-
al

dall'arcivescovo di Pisa Agliata, già pa- poca rimonti all'istituzione della diocesi
store di questa chiesa; né il cenotafio del volterrana. La notizia più antica deli."
volterrano Gaetano Incontri arcivescovo battistero conservasi in un istiuuienlo
di Firenze e zio del nominato, eretto a del capitolo maggiore del 989, col quale
spese del clero volterrano, cod opera l'aicidiacono della cattedrale die' in en-
dello scultore Cosloli di Firenze, onde fiteusi a Pietro suo padre luttociò che
perpetuarne l'effìgie nel tempio maggio- apparteneva di s. Ottaviano
alla chiesa

re di sua patria. Nella cattedrale sì vene- (lidotta ad oratorio nel i56o) e al ca-
raito ss. Reliquie. Il capitolo si compone pitolo della cattedrale, per conto della
di 6 dignità, delle quali è i
.'
l'arcidiaco- pieve di s. Giovanni posta presso il duo-
no, di 1 I canonici comprese prebende le mo e la sua canonica. Inoltre il padrona-
del teologo e del penitenziere, di 8 cap- to dello stesso capitolo sul battistero
pellani o beneficiali, e di altri preti e maggiore è dimostrato da altro docu-
chierici inservienti al divin cullo. Seb- mento del 995, col quale il vescovo Pie-
bene le dignità e canonici già godessero tro col consenso de'suoi canonici trasferì
l'insegne corali della cappa magna con ilpadronato della chiesa di s. Gio. Balli-
fodere di pelli d' armellmu, e della colla sta in altre persone, con l'onere di farla
sul rocchetto, tutta volta Fio VII in consi- uffjziare da 8 preti. Fino al 1078 que-
derazione deirantichità del capitolo, de- sto tempio conservò il titolo di pieve
gno di nuove onorificenze, e dì e$^ere maggiore della diocesi. Fra le sue opere
Volterra patria di Papa s. Lino, col bre- artistiche merile\uli di menzione, è una
ve j^fjostolicae beulgtutatis, de' 2 1 di- tavola di INicola Circignani detto delle
cembre 1821, Bull, lioin. coni. 1. 15, p. Pomarame, dipinta nel 1592; il batti-
466, concesse alle dignità e canonici stero di marmo lavorato in figure del
l'uso in chiesa e fuori del collare e del- i5o2^ di Andrea da s. Savino; ed mi
le culzfc di seta paonazza ^ de! fiocco di seta gruuUtuso ctbuiio iu marmo bianco sta-
VOL V O L tt

tuario COD graziosi ornali, figure in ri- collegiata e prioria innanzi che fosse sop-
lievoead allo rilievo, il (|iiale sprvìaM'al- pressa e riunita alla cura della chiesa pre-
tare maggiore della cattedrale, opera del Masi rientri io città. Senza ram-
cedente.
celebre Mino da Fiesole. Altre rhiese mentare altre chiese e oratorii, che han-
parrocchiali della città sono, s. Michele no le 4 ''ase religiose o conventi, due i

prioria, e s. Pietro a Selci in s. Agostino monasteri di monache, cioè le Clarisse di


prioria, le quali abhracciano una popo- s. Lino e Toblate del regio conservatorio

lazione anche fuori della città. Di più con convitto, ed i diversi sodalizi, le han-
nel suburbio esistono 3 chiese parroc- no altresì il collegioe il seminario, di cui
chiali, cioè ne' borghi, e sono s. Ale<san- vado a parlare. Dell'istruzione pubblica
dr.i, prioria; s. Giusto, badia, già s. Mar- fa parte una buona libreria aperta al pub-

co, prioria; Giusto e Clemente, già in


ss. blico due giorni della settimana nel pa-
8. Stefano, prioria. Ne'sobborghi vi è pu- lazzo civico, donata essa pure dal loila-
ra Girolamo, a porta s.
la rettoria di s. to prelato Guarnacci , che le assegnò un
Francesco. La detta chiesa de'ss. Giusto annuo legato sufficiente a mantetiere bi-
e Clemente era lap'ù antica del sobbor- bliotecario, custodì, ed anco per au-
go di porta s. Francesco, innanzi che la mentarla di Es-
libri utili all'istruzione.

vecchia fosse assorbita dalle voragini sa è composta di pù


che 12,000 vo-
delle balze, per timore delle quali fu ab- lumi fra'
, quali molti codici e alcune
bandonata e profanata nel 1778 anco la pergamene. Rinomalo è il collegio di
Tìcina chiesa parrocchiale di s. Marco, «. Michele de'pp. delle iVcv/o/e P/e. Spet-

trasportandone la cura nella mentovala tava direttamente alla istruzione pub-


e più distinta badia camaldolese di s. blica la misura presa d;»' rappresentanti
Giusto. L'antica chiesa de'ss. Giusto e dp| comune di Volterra, allorché a' 6
Clemente era stata edificata verso
690, il maggio 360 del iberarono eleggere ogni
I

quando sotto il vescovo Gaudenziano la anno un maestro pubblico di gramma-


fondò il longobardo Alchis castaido di tica e di rettorica, siccome fecero nella
Volterra, come leggesi in un marmo af- persona di d. Pietro di Citerna, il quale

fìsso alle pareti del coro del moderno fu anco rieletto alla stessa cattedra per
tempio eretto nel 1628 in luogo del i." nn anno Più tardi, nel 171 i
nel 1369.
alquanto distante e più elevato, col di- la canonica di s. Michele venne assegna-
segno di Giovanni Coccapani e co' mezzi ta a'pp.scolopii per erigerla in un ateneo,
forniti dal comune di Voi terra, che per vo- deve la gioventù volterrana riceveTislru-
todel popolo tiene i due Santi titolarla zione gratuita nella calligrafia, ai it«nelica,
protettori delia città; altri protettori es- grammatica e rettorica. Inseguito vi fu-

sendo Hapa s. Lino, s. Vittore e s. Ot- rono aggiunte altre scuole superiori, ol-
taviano. Questo magnifico tempio è va- tre quelle del disegno e degli esercizi ca-
sto e ad una sola navata, sfogato al se- vallereschi per un convitto di alcuni to-
gno che il eh. astronomo p. Giovanni scani ed esteri che trovasi ivi aperto. Il

cav. Inghirami preposito generale delle Supplemeofo al n. 27 delle Notizie del


scuole pie, volle lasciare un contrassegno Giorno di Roma i\ A 1846, pubblicò la
«Iti suo affetto alla patria con istabilire seguente lettera scritta da Volterra ilf."

pavimento uno de'pochi gno-


nel di lui luglio.» La sagra esultanza, sentita e m««
moni che contano alcune delle primarie nifestata d.ill'ordine regolare delle ScuO'
città d'Italia. Nello stesso sobborgo, pres- le Pie (^.) in tutti i suoi stabilimenti
so questo tempio, esiste la piazzetta di per la faustissima esaltazione del Sommo
Pratoenarzio, detta anche di s. .Stefano, Pontefice Pio [K (F.), è giunta al suo
dagli avanzi d'una vetusta chiesa stata colmo in questo collegio, che si gloria di
54 V OL V OL
coronareil novero de'snoi allievi col nome dotto a convitto, dove da ultimo si tro«
augusto di tanto Padre e Sovrano ;* e dal vavano circa 60 convittori (il Repetti qui
collegio dilTusa per la tutta la nostra città è non è chiaro: dice stabilitovi il semina-
divenuta simile a pubblica splendidissima rio nel i8or, ove dal 1802 si ricevono
festa. Con gran pompa di elegantissima a convitto e si v'insegnano la lingua la*

paratura, di faci innumerevoli e di scelta lina e altre scuole a circa ^o chierici


musica furono nella chiesa delle scuole convittori. Poi nel Supplemento avverte,
pie solennemente celebrate le sagre fun- che il seminario fu ridotto a convitto
zioni, parte dal celebre p. Giovanni Ioghi- nel 1789. Dunque vi fu stabilito prima
rami superiore generale dell'ordine, che del 1789?). La chiesa di s. Andrea del
vanta la bella sorte di essere stato pre- seminario era una delle pievi presso le
cettore del giovane conte Giovanni Ma- mura etrusche posta a levante della cit-

ria Mastai-Ferretli, parte dall' Ill.mo e tà, nel cui borgo la gran contessa Ma-
R.mo nostro vescovo mg/ Giuseppe Gae- tilde marchesana di Toscana, nel febbra-
tano Incontri, che al medesimo conferì io 1078 celebrò un placito a favore della
la prima clericale tonsura cosi bene au- mensa volterrana,oltre un contratto me-
gurata. La facciata della chiesa e tutto no antico del i 70, col quale fu donato
1

l'esterno del collegio si distinsero per co- un pezzo di terra alla pieve di s. Andrea
piosa e vaghissima illuminazione a dise- in Postierla. Nel i339 fu edificato pres-
gno, ritraente l'archittetura di esse fab- so questa chiesa un claustro grandioso
briche. La banda civica rallegrò a lungo per abitarsi da'inonaci Olivetani, i quali
lacitlà con armoniosi concerti. 11 ritratto vi restarono fino alla soppressione del
del Santo Padre somigliantissimo al vero, 1783, dopo la quale la vasta fabbrica fu
che già in divise cardinalizie decorava destinata al presente uso. Negli ultimi
la sala del collegio esposto in ador-
, anni si stabilirono nel palazzo civico due
na sede a tutti accessibile, a sé traeva scuole pubbliche, una di disegno e l'altra
gli sguardi universali de' volterrani, e di musica. Vi sono le accademie de Riu-
dell'immenso popolo accorso dalle vici- niti ede Sepolti. Osserva il Repetti, che
ne campagne. Possa perenni moltissimi questi due stabilimenti letterari potreb-
confortare il mondo cattolico delle sue bero servire d'appendice all'istruzione
paterne benedizioni e beneficenze un pubblica, se gli accademici si riunissero
tanto Pontefice, che molti di noi ricor- più spesso, e dassero alla luce qualche
diamo veramente commendevole negli buona lezione. Volterra ha suoi speda- i

studi e nella pietà, e per la dimora ch'e- li. L'ospedale di Maria Maddalena e-
s.

gli ha vantiamo presso che


fatto tra noi sisteva fin dal secolo XII in via Nuova,
nostro concittadino Tali erano voti di
1 i ora palazzo Lisci, cui in seguito fu-
tutta Volterra espressi con ogni più vivo rono uniti i beni di altri 4 minori spedali
ed appassionato segnp di gioia e tripudio della città e di quelli de' contorni. Più
veramente indicibile". Il seminario di s. tardi fu traslato nella via del Campanile,
Andrea a porta Marculi o in Postierla, e finalmente ridotto nel 1790 nella for-
serve di tirocinio all'istruzione morale e ma attuale sotto la tutela del sovrano e
letteraria d'una quarantina di giovinetti l'aramioistrazione del comune. Non man-
di vari paesi della diocesi che sogliono cano altri stabilimenti benefici e carita-
iniziarsi al chiericato. Il seminario ve- tevoli. Anche i fratelli della compagnia
scovile cominciato dal vescovo Serguidi, della Misericordia, eretta sul principio
e meglio eretto verso il 1 64o dal vescovo del secoloXVI, adempiono con zelo alle
Sacchetti, sistemato nel i686 e poscia opere di carità verso loro simili, imi- i

traslato in questo luogo, nel 17B9 fu ri- tando fedelmente l'esempio della madre
V OL VO L 53
delle Misericordie di Firenze. Vi è pure nel quale si legge: che se i vescovi di Vol-
il monte di pietà. Volterra ebbe la zecca. terra vorranno fare moneta, i zecchieri
Dell'antiche monete etrusche colla leg- devono da 3 buoni uomi-
essere assistiti
genda Velatri^ attribuite a Volterra, a ni, nominati dal podestà del comune, ii

Felletri e ad altre città, riparlai ne' voi. quale ogni anno nel febbraio dovrà io-
LXXVIII, p. 90 e 9 i.LXXXIXp. 255. ti mare il consiglio generale ^ro mone'
Narra il Repetti, che senza far conto d'un la facienda in civi tate, f^ulterrae vel in
documento deli 1 58, salvo errore di da- districtu, nel modo che verrà da quel
ta, citato dald.' Fabroni nella sua lezio- consiglio stabilito. Da un atto del 12 (3
ne delle Monete di Arezzo^ non vi ha dell'archivio vescovile di Volterra, si trae
dubbio che Volterra contava la sua zecca il valore di sue monete, in cui si dice cam-
innanzi che l'imperatore Enrico VI con- biare una marca d'ottimo argento contro
cedesse nel I 189 questa regalia al Pan- 1 00 soldi, ossiano 5 di denari volterrani.

Docchieschi vescovo e signore della città Quanto alla bontà di tali lire ne' secoli
(le Notizie di f^ollerra riportano i pri- XIII e XIV erano esse accettate non so-
vilegi da lui e dal padre Federico Icon* lo nelle Marche e in Romagna, ma per
cessi). Però devesi al volterrano Pagnioì tutta la Toscana e altrove. Il vescovo Ra-
la notizia più antica della zecca volter- nieri di Belforti fece batterle erose, nella
rana mercè l'indicazione di due atti del sua zecca di Berignone, castello del terri-
i.^giugnoi 169 e de'g gennaio 175, ne' i torio. Il medesimo con ordine emanato
quali si contratta in lire e a moneta di nel 1 3 1 5 dal cassero di quello, die' licen-
Volterra. Sono probabilmente quelle li- za a diversi suoi zecchieri di poter coniar
re volterrane vecchie ch'erano in corso moneta con l'impronta da una parte del-
anco nel i 196, come rilevasi da un ro- l'immagine del vescovo parato in pontifi-
gito. Inoltre il Pagnini rammenta più cale, e la leggenda: Episcopus Rainerius;
alti di vendita fatti in Volterra dal 1204 e dall'altra parte con una Croce (come
al 1 234, ne'quali tutti si contratta a mo- quella che si rappresentava nell'armedel
neta volterrana. Il Muratori nelle Dis- popolo volterrano), e nel suo contorno le
sertazioni, Dissert. 27.': Della Zecca, lettere: De Fulterra. Aggiungesi nello
e del diritto o privilegio di laltef mo- stesso ordine, che la moneta debba con-
neta, dice nel 574, non aver
t. 3, a p. tenere 7 oocie d'argento e 5 di lega per
potuto trovare alcuna moneta di Vol- ogni libbra di peso fiorentino, e che sia
terra, e solo ne inferì l'esistenza di sua prima saggiata e approvata dal saggiato-
zecca da un istroinento scritto nel I23i re vescovile; e qualora tal moneta fosse
in Rieti, col quale Papa Gregorio IX in- trovata di minor peso e di meno quanti-
vestì del comitato d'Ascoli il vescovo di tà dell'argento prescritto, si debba rifon-
quella città, sub annuo censii centiini li- dere per ridurla del peso e bontà voluta
hrariini Vidleranensis inonetae. Il per- dal detto ordine. Rispetto alla valuta de'
chè il Zanetti, Delle Zecche d'Italia, soldi volterrani, il Pagnini riporta la ri-

aggiunge, aver le monete e lire di Vol- cevuta rilasciata nel i335 dal vescovo
terra in Fermo un giro grandissimo, e R.anieri a un sindaco della badia di Mor-
per nulla inferiore a quelle di Ravenna rona, che gli pagò soldi 4^ di denari u-

e di Ancona. Un capitolo degli Statuti di suali pisani equivalenti a soldi i5 di mo-


Volterra del 1 232 (di essi trattano le neta volterrana, che quel monastero do-
Notizie di /olterra, come furono ricom- veva d'annuo censo alla mensa vescovile.
pilati da Roberto re di Sicilia e loro ag- Che vi fossero in quel tempo monete e-
giunte, e degli Statuti del 1 365^ dei 368 1 rose e d'argento quasi puro, lo dà a cono-
e del i4i 1), tratta de moneta facienday scere il credito che nel secolo XIII ebbe
54 V O L VOL
all'estero la lira di Volterra. Che poi il p. 83, col. I.', linea 4-') 1^ data di sua
diritto di batter luoDeta passasse dal co- ordinazione, per fallo tipografico è anno
mune di Volleria ne'suoi vescovi, e vice- 96, mentre dev'essere 56, e fa anacroni-
versa, si può rilevare dagli atti de' loro smo colla vera seguente dell' elezione al

archi vijdagli statuti del comune Volterra- pontificato). Contrastano Volterra, Bie-

uo, e dagli atti de' difensori della libertà da e Polimarzio d'aver dato natali a i

di Volterra ne'capitoli di conveuzioni co- Sabimano (F.) fatto Papa a*i3 settem-
gli E nel i3i5
appaltatori della zecca. bre 6o4- Ebbe pure arcivescovi e vesco-
fu proibito il monete allora
corsu delle vi, e quelli della patria li riferirò nella

coniate da'cortonesi, mentre nel i32i la serie; ed altri prelati, fra' quali si rese
repubblica fiorentina proibì i fiorini d'o- più celebre il già lodato Mario Guar-
ro stali tosali, le monete di Perugia, nacci decano de' votanti di Segnatura e
di Cortona, di Lucca, e quelle che il canonico Lateranense, continuatore dei
vescovo Ranieri di Volterra faceva bat- Ciacconio nelle Filae Pontificiint Ro-
tere nel suo castello di Berignoue, oltre manoruniy et Cardiiialium, compilate
altre di altri. Si può vedere il Vettori, // per ordine di Benedetto XIV, e autore
Fiorino d'orOy p. 194 e aoi. Il mede- delle Origini Italiche, e di altre opere.
suiio vescovo e in detto anno accordò Cosimo inghirami canonico Liberiano,
facoltàad una società di monetieri, di esimio dottore, filosofo e poeta.
Bernar*
battere moneta in Cerigoone di 7 oncie dioo Inghirami votante di Segnatura e
d'argento e 5 di lega per ogni libbra. segretario de's. Riti, A. Cecina discenden-
Dupo la metà del secolo XIV non si te da' red'Etruria, primo tra gli auguri,
rammenta più né le monete né la zecca celebrato da Cicerone, e da cui discesero
di Volterra, poiché i piccoli neri, proba* altri illustri. A. Persio Fiacco poeta sa-
bilmeultì per concessione de' vescovi vol- tirico, fìoritosottoiNerone. Raffaele Maf-
terrani accordala agli abbati del mona- fei (da (|uesto stipile derivarono i Malfei
siero di s. Galgano, si fu^isero coniati in di Verona e di Roma, in cui fiorirono
quella grandiosa badia di Muntesiepi, i- cardinali, vescovi e personaggi dottìssi*
gi'orandosi r epoca. L'antica arme di mi) detto il FoUerrano o rolaterranusy
Volterra era ed é il Grifo che afferra co- Dato nella metà del secolo XV, scrittore
gli artigliun Serpente, sebbene il popolo apostolico di Paolo (comedi Eugenio II

prese per arme la Croce rossa in campo IV lo era slato suo padre Gherardo, e
bianco. Il sigillo pure si formò del Grifo segretario di Calisto 111), compose Com-
colla Vipera u Serpente. Nella torre so- mcntarioruni rerum Urbanorum, così
pra il palazzo pubblico, é posta in mezzo intitolati perché li scrisse in Uoma ; Coni-
l'arme del comune, e da una parte quella mentaria de ìMngislraiibus et Sacerdo-
del popolo. Fiorirono in Volterra molti ùis Rornanoram ; Fiiae Sumnwruni
illustri, in santità di vita, nelle dignità Ponlificwn Sijcti IF,ct Innocentii F lU^
C' clesiasliche, nelle sciente^ nelle lettere, JlfXandri /'/, Pii Ilf, Venetiis i5i8;
nelle arti e nell'armi : qui mi limiterò a Pila s. Vicloris niartyriv, cum translU'
riterirne alcuni, ed altri in progresso liane rtliquiariini ejus /^olaterraej etl
dell'articolo. Dopo il glorioso martìrio di altre opere, Jacopo Gheranli o proba-
8.Pietro, avvenuto a'29 giugno dell'an- bilmente de'Maffei, detto il follerranOy
no 69, senza che vacasse la s. Sede, nel segretario del cardinal Jacopo Amman-
dì seguente fu eletto 2.° Sommo Ponte- Pavia, di Sisto IV, d' In-
nati detto di
tioe s. Lino ( y.) di Volterra della fami- nocenzo Vili e di Giulio 11. Scrisse il
glia. Mauri o Morigia, già suo Ficario Diariuni Rontanum dall'anno i479 "'
ili Ixuina (nel quale articolo, o voi, XCiX, 14^4, ossia giornale urbano di Ruuiu,
VOL VOL 55
di quanto in essa e nella corte dì Sisto Roma ha Chiesa di s. Giacomo
di lui la
IV accadde, presso il Muratori, Rerum degU Incurabili [F. : ma al presente vi si
ffnlirarnm Scriptores, 23, p. 85, il t. operano grandi ristauri),il Palazzo Lnn-
qiirdecrede che fosse spinto più innanzi, celioni {
f^.) e altro. Tommaso Fedra In-
e che continuazione siasi perduta. Mu-
la ghirami, letterato insigne del XV seco-
ratori prova altresì, che Jacopo da Vol- denominato F<'^rrt dalla celebre omo-
lo,

terra fu confuso col detto cardinale dal nima tragedia che compose, cui concesse
Vossio e dall'Alberti, forse indotti in er- la laurea di poeta l'imperatore Massimi-
rore, perchè nell'edizione de' Comnien.' liano ì e per lo stemma l'aquila bicipite:
tari deli'Aminaiinati vescovo di Pavia, i fu canonico Vaticano e accolito pontifì-
due primi hbri sono intitolati: Jacobi cio. Jacopo Inghiramì, ammiraglio delle
cnrdinnlis Ptipic.nsis; ed i susseguenti, galere toscane sotto Ferdinando I, e co-
Jticohi f'oltcrrnni rnrdinalis Pap'wnsis. mandante di esse all'espugnazione di Ro-
Inoltre compilò la f'^ita di tal cardinale, na nel 1607, e in altre prodi imprese.
e un Diario t\e\ di lui viaggio in Toscana Raldassare Franceschini detto Volterra-
e ritorno in Kcjraa, e ad esso si deve la no il giunioie, per distinguerlo da Ric-
conservazione dell' Epistole e de Coni' ciarelli, valente pittore, massime a fresco.
mentori del medesimo cardinale. Fmal- Cav. Belisario Vinta, i.° segretario di
menle Jacopo Gherardi Volterrano, fun- stato del granduca Ferdinando I, detto
se vane legazioni per Innocenzo Vili, V Alcide della Toscana. Wào Mannucci.
al duca di Milano, alla repubblica fio- Giovanni Villafranchi. Gio. Francesco
rentina, ed a Ferdinando re di Napoli. I Pagnini, autore dell' eccellente trattato
Nel i5i4 Leone X lo lece vescovo d'A- sulle Decime. Riguccio Galhizzi storico
quino, e pieno di menti morì in Roma del granducato di Toscana.Fahv'\i\o In-
nel settembre i5i6. Paolo Alessandro contri valoroso colonnello pontificio. An-
Malfei, di cui si hanno più opere, e solo tonio Serguidì i.° segretario di stalo di
ricorderò f^ita di s. Pio f^; L'immagi- Cosimo I, Francesco I e Ferdinando /
ne del yescovo rappresentalo nelle virtìi grauduchi. Camillo Guidi letterato e po'
di Boxsuet. Daniele Ricciarelli detto da litico insigne, ambasciatore a più sovra-

f'ollcrra pittore e scultore, sommo in ni, ed in Francia ultimò il maritaggio

ambo le ai ti, il suo capo d'opera è la De- d'Enrico IV con Maria de Medici. Camil-
posizione dalla Croce nella Chiesa della lo Gnidi ammiraglio e generale di Cosi-

ss. Trin'tà de' Alanti (/'.) di Roma, dal mo III, che si distinse in militari impre-

Poussin annoverato tra' capolavori della se.Di tale famiglia fiorì Paolo Francesco
pittura, colla Trasfigurazione di Raifaele, suo figlio, prima vescovo d'Arezzo, indi
eia Comunione di s. Girolamo del Dooie- arcivescovo di Pisa. 1 Minacci vantano
nichino amato dal Buonarniotì, si vuo-
: molti illustri, e per ultimo Ferdinando
le ohe lo aiutasse, lìgli poi impedì che arcivescovo di Firenze. Storico patrio fa
nella Cappella Ponli/icia{f.) della Si- Giuseppe M.^ del Rava, altro essemlolo
slina toglieS!>e il famoso Giudizio fina-
si Lorenzo Aulo Cecina. £ per non dire
le di Ruonarruoti, velandone con panni d'altri, fratelli p. Inghirami sullod.ito e
i

sottili le parti nude indecenti, onde fu cav. Francesco ben cogniti per le loro in-
detto il Bragheltone. Per la patria di- teressanti e applaudite produzioni scien-
pinse inessa la Strage degl'Innocenti, che tifichee letterarie. Il Marchesi nella
meritò collocarsi nella galleria di Firen- Galleria dell'onore, riporta un copioso
ze. Suo nipote e allievo Leonardo Ric- novero d'illustri volterrani, vescovi, ca-
ciarelli, fu valente stuccatore. Francesco pitani eletterati. Nel 1845 Volterra can-
da Volterra scultore e «neglio arcb- tetto ; tava circa 12,000 abitanti. Altre anti-
56 VOL VOL
cbilà di Volterra sono la sotterranea ca (Il Marchesi in vece dice : Le acque
Piscina Etrusca e le Terme antiche. La salse estralle da'pozzì, ed a forza di fuo-
i." situala presso la cortina naeridicuaie co consolidate, somministrano tanta co-
del Maschio, è un ampio edifizio che ser- pia d'ottimo sale, che sovrabbonda al
vì di conserva d'acque, con alte volte, consumo ordinario della Toscana.) Esi-
scoperta dal Gori. Gli avanzi delle ter- stono poi a Monte Catini e a Monte Ca-
me, fatte costruire dall' imperatore Co- stelli miniere di rame ; cave di zolfo a

modo, le scoprì mg/ Guarnacci neh 761 Fontebagni presso la Pomerance e ne'
vicino alla Postierla chiusa di s. Felice, contorni; calcedonie e pietre dure di va-
ì musaico si collocarono
cui bei pezzi di ri colori a Monte Rufolij a Monte Cer-
nelmuseocivico. Rimontanoalllsecolodi boli e Castelnuovo i così detti Lagoni,
nostra era e si formavano di 6 stanze, con dalle cui acque bollenti, pregne di zolfo

colonne e fregi di marmo. Negli scavi del e di diverse sostanze saline, si ricava in
segnatamente dal 1730 io poi,
territorio, copia acido borico puro, con cui si com-
furono trovati ipogei, sepolcri, avanzi di pone il sottoborato di soda, ossia borace,
fabbriche, iscrizioni, sculture e anticaglie per mezzo dell'evaporazione in caldaie di
etrusche. Da essi si conobbe che le rino- piombo riscaldate dall'abbondante vapo-
mate raanifalture d'alabastro di Volter- re che s'innalza da'Lagoni medesimi, in*
ra principiarono al tempo degli etruschi, gegnosamente coartato e incanalato; ivi
nia in seguito per molti secoli cessarono, presso celebri terme salutari saline, dette
e solamente si torna a trovare urne sto- Bagni a Morbaja\ Mocaio carbon fossi-
riate e alcune statue scolpite nella pietra le; altroveallume, amianto, raiemite, ve-

tufacea di grana fina o luraachella, sulla triuolo, e tanti e tanti altri minerali e
fine del secolo XV e successivo. Uno svi- non comuni prodotti naturali che trop*
luppo assai maggiore degli alabastri vol- pò lungo sarebbe il noverare, e che qua-
terrani si è mostrato da circa il decli- siad ogni passo, per così dire, si rinven-
nar del passato secolo in qua, special- gono, come ne fanno fede il Targioni, l'in-
mente in vasi, colonnine, tavole a colori gegnere Carlo Martelli nel suo opuscolo
e in lavori di ornato in varie forme, che pubblicato nel i843 col titolo di agri-
ognora vanno con eleganza ralTmandosi coltura, Industria e Saline J^ollerra'
mercè gli studi del disegno, producendo ne, ed altri rinomati geologi, in delti e
un profìcuo ramo di commercio per gli in altri luoghi egualmente compresi nel
artisti della cilià. Non mancano altre in- territorio di Volterra. In addietro diverse
dustrie, ed é notevole quella del ramaio. cave prossime alla città somministrava-
Ogni sabbato vi è il mercato, e vi hanno no a' volterrani il parlato alabastro, ma
luogo due fiere annue, la i." a' i6 ago- dappoiché furono attivate le cave della
sto, la 2." nel terzo lunedi di settembre. Castellina marittima, distante 6 leghe
II suo territorio produce vino, olio, gra- da Volterra, che danno un alabastro più
no e altri generi; abbonda di molte pro- bello, di là si trae la maggior parie della
duzioni che richiamano 1' attenzione del pietra greggia per lavorarsi nella città,
geologo e del naturalista. Alle mentovate dove sempre crescente industria va
la

saline, vi sono pozzi di acque inservien- procacciandosi nuovi mezzi di smercio


ti alla manifattura, le quali riescono per in incessanti spedizioni in tutta l' Euro-
tenere disciolte porzioni di cloruro di so- pa, nell'America e anche nell' Indie o-
da, ovvero salgemma, che nel soggiacen- rientali. Molti sono i corsi d'acqua che
te terreno si trov.i disposto in più. o me- attraversano questo territorio, il maggio-
no profondi ed estesi strati alternati eoa re e il più molesto di lutti è quello del-
metlaione compatto unito a calce soltati* l'impetuoso fiume Cecina; di minor mo-
VOL VOL 57
Je sono le due Eia viva ed Era morta, che pubblico professore dell' università Pi-
nate nel comune di Volterra si aumen- sana, Pisa 1758, per Gio. Paolo Gio-
tano per via co'tiibuti di vari torrenti. vanelli e compagni, stampatori dell'Al-
Sorgono presso le mura al sud-ovest del* mo Studio Pisano.
la città due ben inlesi monumenti di Antichissima è Volterra, T'olaterrae,
travertino con rapporti di marmo statua- ma propriamente n'è ignoto il fondatore
rio, olTreodo ciascuno in fronte apposita e fondazione. Viene asserito che fosse
la

iscrizione che esprime la pubblica rico* fabbricata da natie persone, e poi da Tir-
nosceuza verso granduca Leopoldo li,
il reno re de'Lidi venne accresciuta. Altri
per le nuove strade mercè la sua regia l'impugnano, e vogliono che l'origine di
munificenza state ultimamente aperte Volterra debbasi attribuire assolutaiiien«
all'industria e al commercio, le quali mi- te a Tirreno. Osserva il Cecina e dimo-
gliorarono le condizioni di Volterra e stra Gori, essere molto pericoloso il rac-
del suo territorio in cui furono costruite. contare storie de'falti e degli avvenimenti
Di più il medesimo sovrano con decreto degli antichi toscani perchè gli scrittori li

de' i6 agosto i856, riferito dal n. igD mescolarono con favole, e così resi oscu-
del Giornale di Roma, concesse la f^ia ri e dubbi. Anche il Marchesi tratta de'
Ferrata (f .) da Firenze al confine del- fondatori a cui fu attribuita la sua origine;
lo stato di s. Chiesa, per Arezzo, col no- e quanto all'etimologia, ouimessa (jueila
me di Strada Ferdinanda. Alla brevi- del fantasticoAnnio (poiché dissi nel voi.
tà del riferito e de'cenni storici seguenti, CI, p. 281, che Volterra fu ed è una so-
potranno supplire, oltre il lodato eh. Re- la, cioè questa che descrivo), il Volaterra-
petti, e altri menzionati scrittori: Ughelli, DO ne' Commentari Urbani afferma che il
Italia sacra, 1. 1 , p. 1 4^ 5 : P'olaterrani suo nome proviene da f^ole, vocabolo e-
Episcopi. Scipione Ammirato, Storia spressivo d'un luogo forte. Il sito venne
de vescovi d'Arezzo, Follerra e Fieso- egregiamente descritto da Strabone. Af-
le, Firenze 1637. Antonio Giorgi deca- ferma Dionisio d' Alicarnasso, che il suo
no della patria cattedrale. Istoria delle popolo fu uno de' XII quali costituiro- i

Chiese /^oZ/erra/ze. Antonio Ivano, Coni- no principalmente la Toscana, nel qua-


vienl. de Bello f^olaterrano, jv esso il le articolo, non poco parlandone, la dissi

Muratori, Rer. Italicarum Scrìptores, la più conservata tra lecitlàetrusche do-


l. 2 3. Alessandro Politi, Panegyr. de po presa da'romani, essendo stata l'ulti-
Laudibus Volaterr. G. M. Riccobaldi ma ad arrendersi. Il Repetti ne riparie la
del Hava, Dissertazione sopra l'origine, storica descrizione in 5 periodi Volter- :

antico stalo, lingua e caratteri dell* e- ra Etrusca Romana , sotto il dominio


,

trtisca nazione, e sopra lo stato della straniero Repubblicana


, Granducale. ,

città di Foltcrra, Firenze1738. L'ab. Comincia dal dichiarare: Qua! fosse lo


Giachi volterrano, Ricerche sopra lo sialo di Volterra innanzi chesorgesse Ro-
stato antico e moderno di Volterra, Fi- ma, in tanta distanza di secoli e fra mol-
renze i'j86. Notizie ìstoriche della città te opinioni contra(ldittorie,dìfiicile sareb-

di P'^olterra, alle quali aggiunge la si be a ben distinguere ; e solo è lecito asse-


serie de^ podestà e capitani del popo- verare, che Volterra dovè precedere mol-
lo di essa, opera del eh. avv. Lorenzo te altre città deH'Etruri.i. Benché la sua
Aulo Cecina nohil patrizio volterrano. origine sia incerta, la sua lingua ed i suoi
Data in luce, illustrata con note, ed libri siano da lunghi secoli perdati, l'e-

accresciuta d'altre notizie ìstorichednl poca del di lei splendore non deve con-
cav. Flaminio Dal Borgo nohil patri- siderarsi anteriore a' tempi decisamente
zio pisano e volterrano ^ giureconsulto e istorici. Il qual vero si dimostra oe'suoi
58 V OL VOL
sepolcreU numerosi, nell'iscrizioni, sta- in grado dì mismarsi co' vincitori, e nel

tue, l>assorilievi, ornamenti, ed in molte 488 di Roma 1' Italia tutta fu costretta

divinila dette eJrusche ,


per quanto co- a cedere all' armi romane. Dopo che la

muni a quelle della Grecia, divinità i di città di Volterra fu obbligata d'aprir le

cui simulacri nella scoperta di quegl'ipo- porte a'vitloriosi conquistatori, il gover-


gei per avventura si ritrovano. Ma lascian- no di Ruma per un tratto di quella po-
do l'oscurità delle induzioni, ed attenen- litica che lo fece signore della maggior
dosi a'falli più notorii, pochi senza did)!)io parte del mondo allora conosciuto, con-

Deaheranuo a Volterra 1' onore di una cesse a'volterrani il diritto di cittadinan-

dflleXII capitali dell' Etruria media, e za ascrivendoli alla rouìana tribù Sabi-
niuno sarà per dubitare della sua polen- tina, con facoltà di darsi leggi statutarie

z;i, nobiltà, ricchezza e popolazione anti- e magistrature proprie, e somministran-


ca, quante volte si dia a contemplare il do aiuto di viveri e strumenti d' armar
vasto recinto delle sue colossali mura ci- navi a Scipione nella guerra d'Africa. In-
clopiche, due terzi maggiore del cerchio fatti Volterra era un municipio roma-
attuale, e quante volte esaminar voglia no quando suoi abitanti nella guerra
i

l'antico suo contado, a partire cioè da Val civile fra Mario e Siila seguitavano le

diM erse si no a Meletosidl'Elsa.edal fiume parti del 1." , sicché nella rovina di lui

Fine smo a Populonia longoii mare; sen- furono accolti dentro la loro città gli a-
za dire de' nobili vetustissimi monuu»en- vanzi del vinto e disperso partito Mtria-
ti rammentarci molli sepol-
d'arte, senza no. Il generoso coraggio io quella circo-
cretichead ogni passo ne'std^urbii di Vnl- stanza da' volterrani mostrato col tenta-
terra si scavano, e senz'aggiungere, che re di far fcoote essi soli in Toscana al fe-

ì romani dopo aver combattuto per lun- lice dittatore SiHa , ed il costante ardire
ghi anni co'toscani più vicini al Tevere, di arrestare per due anni sotto le loro
alla fatai giornata con tanto furore nel- mura le vittoriose falangi Stilane, indica
l'anno 444 avanti l'era corrente fra'ro- baslanlemenle quanto i volterrani anti-
rnani e toscani presso ti lago Vadimone chi tenessero in pregio il diritto dt-ll' o-
combattuta, e fama che gli etruschi fos- spitalità, e quanto poco paventassero le
sero comandati dni un loro LucumoneE- ven<leir« di chi allora fu assoluto padro-
lioVolterno o Volterrano ; per cui è da ne di Roma e della repubblica. Che se
concludere, che quella disfatta abbattè dopo due anni d'ostinato assedio i volter-
oltreroodo la sua potenza e antica gran- rani dovettero capitolare uell'accettare da
dezza, mutando l'usata prosperità dell'e* Siila una colonia militare se poco dopo ;

trusca forttma. Quindi è che ogni altra si andò pubblicando la legge agraria, che
azione bellicosa posteriore firn sempre dovea togliere a'volterrani e agli antichi
colla peggio de'toscani, sebbene con som- aretini gran parte de'loro beni, per darli
mo valore e ostinatezza una giornata cam- a de'furibondi soldati, con tuttociò le co-
pale i vollerranni 12 anni dopo, nel 4'5'6 lonie Sillane non li otteimero, perchè la
sostenessero, uniti a'XII popoli etruschi, divisione de'possessi fu prolungata in gui-
eda'sannitie galli, Tutlavolta Fabio Mas- sa che 3o anni dopo, appena nominato
simo se li vinse, non li soggiogò. Il qual dittatore Giulio Cesare, in grazia del som-
fatto conferma, che a quell'ora i romani mo oratore romano Cicerone, fu dato or-
erano di già penetrali nelle parti più oc- dine di liberar l'agro volterrano e quello
cidentali dell'Etruria', per cui la batta- arelinodall'obbligodi ripartire i prediide-
glia dita nel 47^ o474^' R''""' dalcon- gli abitanti indigeni a'coloni Sitlani. Im-
sole Tiberio Coruncano , dimostra ab- perocché non solamente fu fatto conosce-
bastanza che gli elru^chi non erano più re ciò da Cicerone nell'ii'/j/.yf. 16 ad Atti-
V O L V O L 59
co, e nelle familiari Epìst. 4 e 5 tliielle qiiesl' opera si ha, che ila Augusto, colla
a Q. Valerio Orca lej;alo e propretore legl^e Giulia, fu riparlila a'Iegionari una
in Toscana per Giulio Celiare, ma più ili gran parie de'cauipi e ilelle selve lungo
tutto onorevole pe' volterrani fu qufi pas- la via Aureiia vecchia e nuova, dove si

so dell'orazione /7ro Domo sua ad Poh deternninarono i confini di ciascuna cen


tifices ^ allorché Cicerone qualificava i luria con appositi termini ili legno, fin-
volterrani non solo cittadini, ma ottimi che sotto Traiano, governando la Tosca-
cittadini. Se però gli ottimi cittadini di na Adrinno, a quelli furono sostituiti i
Volterra in grazia di cotanto eloquente termini di pietra. Per altro Volterra eoa
patrocinatore e in vigore degli ordini da lutto che doves^ìe concedere ima parte del
Giulio Cesare dati ad Orca suo legalo , suo territorio verso
il litor{\le alle legioni

furono esentali dall'obbligo di suddivide- de'lriumviri, non cessò essa di perdere il


re con gente straniera e poco amica lo- i diritto di municipio, come dichiara il lau-
ro possessi ; se il senatore C. Curzio di dato Repelli, f. 5, p. 800. In prova di
Volterra per l'amicizia e lecure di Cice- che, oltre le iscrizioni superstiti di citta -
rone ottenne dal legalo stesso la reslilu- diui volterrani addetti alla tribù Sabati-
zione intera de' suoi beni nella propria na dopo la deduzione delle due colonie,
patria, i volterrani però dovettero vede- Sillan.i eTriumvir;de, ve ne sono infini-
re taglieggiali e divisi i loro elfetti quau- ti esempi ; colla dilFeienza che Ltioca fu

do a 28 colnnie militari furono assegnati municipioe colonia, però di tliritlu roma-


in Italia a danno degli antichi pos>eoso- no, quella di Pis;ì miiiiici[>io e due volte
ri tanti terreni che potessero saziare l'a- colonia, una di diritto latino, l'altra mili-
vidilà di 32 legioni, onde ricompensare tate, l'idtima delle quali fu appellata Co*
il valore e la fedeli;» de'vincilori ne'cam- Ionia Julia Obsequens^ egualmente che
pi d'Azio. Fu allora che l'agio Volterja- le doppie colonie Silhne e Triumvirali

no, al pari del Lunense, e del Fiesolauo, dedotte ad Aiezzo si dissero FidenseJtt-

ora Fiorentino, venne assegnato loro se- liensìs mentre non si fecero distinzioni
,

condo la legge Giulia. Il <|uul fritto dovè fra la colonia SiHana e Triumvirale di
accadere fra 728 di lloma,
l'anno 724 « il Volterra, siccome non lo fu di quella di
corrispondenti agli anni 3o e 26 a vanliGe- Fiesole, sebbene l'ultima prendesse il no-
su Cristo. Infatti al 726CÌ richiama una me Colonia Fiorentina, ^oni\e ^n\ eh»
*\\

iscrizione votiva ad OUaviano Iriuukviro he origine la metropoli della Toscana,


posta da'coloni militari di Luni. Arroge a Ridotta più tardi Volterra suddita ili Ro-
ciò il marmo Anciriano da cui SI scuopre, ma imperiale, non è da ilnbitare che il

che nel 724di Roma sotto il ^.^ consolalo suo popolo non soggiacesse agli ordini
e
d'Ottaviano, enei ^4° sotto con$<jli G. i leggi che un senato apparenza, gl'im-
in
Cornelio Lenlulo e M. Licinio Grasso, peralori in sostanza, ioiponevano a'sottu-
a più di 200,000 legionari furono asse- posti in quel va>to impero. In fatti sotto il

gnuli moltissimi predii, o pubblici o tolti governo dell'imperatore Tiberio o del suo
h' Donde ne conse-
municipii d'Italia. successore furono istituiti in Volterra i
guila, che deduzione della 2.' colonia
la Seviri Augustali, ad uno de'quali fu eret-
Volterrana ossia Triumvirale, fo»se Ira ta in questa città la statua di marmo,
quelle designate dal governo d'Ollii»ia- che monca si vede in un suo sobborgo.
Ilo Augusto fra il 724 e il 740 di Roma, nella cui base, verso ili440i si leggev*» il

Sul (piai proposito è da notare, cheque' nome del seviro augustale cui era stata
predii erano stati conseguiti molto lem- innalzata. Un fitto per altro inerita d'es-
poni nanzi da'soldali roQkani con diritto e- sere rilevato, a onore grt ridissi (no di Vul-
rcdiidiio, setoudulìaibu, /^(i Culauiis. Da terra, quello cioè di essere in questo 2.°
6Ó V O L VOL
periodo storico derivalidi qua diversi uo- fosse ucciso e disperso da Stilicone, pure
mini celebri. Fra'primi de'quali va rioo- insegnò ad per calare in Ita-
altri la via

xuinato A. Cecina seniore, qualificato da lia ; e ciò poco innanzi che Vandali {V.) i

Cicerone per uorao forte chiaro ,


quello d'Africa, condotti nel 45'5 dal re Gense-
stesso ch'era stato principe degli auguri rico dalla parte del mare nelle toscane
in Volterra, di dove poi dovè fuggire per maremme , recassero anche al distretto
aver seguitato il partito di Pompeo con- volterrano danni non piccoli, sicché la fi*

tro Giulio Cesare ; ed era forse quel Ce- naie rovina dell' impero occidentale era
cina padre d'un altro A. Cecina giuniore riservata ad Odoacre re degli eruli nel
stato condiscepolo e amicissimo di Cice- 476, il quale fu debellato e ucciso nel
rone, a commendatizia del quale fu scrit- 493 da Teodorico re degli Ostrogoli{V.).
ta YEpist.8 del lib. 6 delle Familiari a Nel lungo dominio di tal principe, tran-
T. Furfano proconsole di Toscana. Fra' ne alcune eccezioni, egli seppe affezionarsi
nobili di tal prosapia vi furono C. Ceci- ipopoli vinti, richiamando in uso le leg-
na volterrano signore di quadrighe , il gi e le magistrature del cessato impero,
quale da Roma inviava l'avviso di qual- e col fare risorgere commercio e le arti,
il

che vittoria agli amici di Volterra con fra le quali l'agricoltura madre di tutte.
dare il volo ad alcune rondini reduci a' Con Teodorico, morto nel SiG non si ,

loro nidi, al dir di Plinio, Hist. nat. lib. estinse il regno gotico, poiché 27 anni do-
IO, cap. 24. Ma il più noto di tutti di- po espulsi da'greci eserciti goti d'Italia i

venne quel Decio Cecina, cui riferiscono per opera di Belisario e Narsete capita-
due iscrizioni edite dal Grutero a p. 286 ni di Giustiniano I, alla cui dominazione
e 287, una delle quali dedicata agli Au- sisottomisero, barbari invasori furo-
i

gusti Onorio e Teodosio li, e l'altra ad no ben presto rimpiazzati da gente an-
Arcadie trionfrjtore nel tempo che lo
, che più feroce Longobardi (^.) nel
, i

slesso Cecina era prefetto di Roma e che 568 condotti dal re Alboino. Il più degli
possedeva nel territorio di Vada una gran- storici convengono, che tutto il restante
diosa villa descritta da C. Rutilio Numa- del secolo VI riusci calamitosissimo per
ziano che vi pernottò, quando u.i Roma preda de'longobardi, per cui
l'Italia fatta

tornava in Francia sua patria. Era forse pare che anco in queli." periodo di loro
il figlio o lo stesso D. Albino Cecina, con- dominazione, eziandio a'volterrani fosse
sole nell'anno444<^o"l'''"PC''^'^0'"^ Teo- tolta una parte del loro territorio, fra le
dosio Il la 8.^ volta. Finalmente nel I se-
I Maremme di Vada e la Val di Cornia,
colo della corrente era , Volterra die' al quando fiume Fine cessò di servi-
cioè il

mondo cristianoLino immediato suc-


s. re di limite fra il contado pisano e voi-
cessore dis. Pietro, quando fiori va in Ro- lerrano, ed allorché la Val di Cornia fu
ma l'altro volterrano poeta l'ersio. Tra- messa a ferro e fuoco da Gamarit, uno de*
sferita a Bisanzio la sede dell'impero ro- loro primi duchi, innanzi che una parte
mano, questo decadde rapida mente, laon- della stessa valle fosse riunita alla lista
de gl'imperatori dopo aver lottato per piìi ducale del governo di Lucca, Però le pri-
secoli, ora contro i barbari, e spesso con- me dignità politiche ed ecclesiastiche co n-
tro la purezza delia cristiana religione ,
linuarouo a darsi di preferenza anche ne*
sotto l'impero d'Arcadio e d'Onorio, l'I- secoli Vile Vili a'magfiati d'origine lon-
talia nel 4<^6 si vide inondata da un'im- gobarda. Che poi nel 2.° secolo del regno
mensa caterva di Goti e P^isigoti [f^.) ,
longobardo d'Italia, Volterra fosse gover-
mossi dal settentrione d'Europa e coman- nata da un castaido politico per conto di
dati dal barbarissimo re Alarico. E sei) que're, non rie lascia dubbio l' iscrizione
bene poco dopo tale sciame di barbari dell'antico tempio de'ss. Giusto e Gleuieu-
V O L VOL 61
te, ianalzato Ja Àlchìs , illustre castaido l'imperatore Enrico III delio52 a favo-
al tempo del re Cunìpeilo il Pio e del re del clero volterrano, col quale ad i-

vescovo Gaudenziaoo, vale a dire fra il stanza di Guido vescovo diocesano, che
688 e il 700. Concorre a dimostrarlo un silamentava del conte e degli altri roi«
atto di donazione rogato in Volterra nel nistri pubblici rispetto al gravoso modo
782, nella dominazione di Carlo Magno che essi tenevano verso il suo clero e lo-
fin dal 7^4 succeduto all'estinto regno ro servi nell'esazioni de'diritti reali, con-
longobardo, ma col titolo di re di esso, cesse al detto vescovo e suoi successori ,

col quale atto Ramingo fìglìo del fu Ro- non che al clero,ogniesenzionecivile da'
doìno castaido di Volterra otrrealla cliìe- conti, accordandosi pure il diritto a'me«
sa di s. Regolo in Gualdo , posta nella desimi prelati di richiamare a se le cause
Val di Cornia , i beni ih'egli possedeva a ciò relative, e di definire le liti median-

indivisi con altri 5 fratelli. In altii alti te il duello. Lo stesso supremo potete fu
cioè comprovato. Dal regno di Carlo Ma> continuato a'successori del vescovo Gui-
gno in Italia cominciò iu questa un'al- do, fino alla pacedi Costanza. Leggo nel-
tra specie di colonie militari, ad oggetto le Notizie , che avendo Carlo
istoriche
dì ricompensare un vistoso numero di si- Magno governo delle città italia-
diviso il

gnori franchi discesi alla coda dfgli eser- ne in ducee, marche e contee, con varie
citi, oppure col fine di aifezionarsi il capo sorta di giurisdizione, a'duchi, marchesi
del clero in molte città vescovili della no- e conti, quel marchese che presiedeva a
stra penisola. Fu allora che prese piede Volterra presiedeva pure a Firenze ed A-
maggiore 1' uso o piuttosto deplorabile
, rezzo, poiché le 3 città costituivano una
abuso, di ricompensare quegli uffjziali, sola Marca. Successivamente Volterra ub-
accordando loro in commenda ricche ab- bidì agl'imperatori e re d'Italia discen-
bazie, molti stabilimenti pii, oppure as- denti e successori di CarloMagno, e quin-
segnando loro in feudo città, terre e ca- di pure a Berengario I, aire Ugo e al suo
stelli con più o meno vasti distretti. A- figlio Lotario associato al regno nel gS r
perta una volta, sotto altro titolo, questa e dopo di essi a Berengario 11 e ad Adal-
strada, l'usurpazione si convertì in uso, berto di lui figliuolo. L'imperatore Ot-
talché i benefizi ecclesiastici, come i feu- tone dopo aver privati del regno due
I, i

di secolari divennero di diritto de*re, ed ultimi principi , avendo trovato Volter-


oggetto dell' avidità de' loro cortigiani, ra quasi distrutta dalle irruzioni de'cru-
de' favoriti e perfino delle donne ! Volter- deli Ungari, la fece restaurare, di mollo
ra fu tra le prime città imperiali della restringendo l'ampio perimetro di sue an-
Toscana, a riconoscere il dominio supre- tichissime mura. L' imperatore si portò
mo di Carlo Magno. Ciò èdimostratoan- a Volterra, ed a Monte Voltraio, castel-
che da una membrana dell'archivio se- lo ragguardevole distante due miglia, e
greto del comune di Volterra, scritta nel vi tenue un placito ; e concesse privilegi
i."aDno del regno longobaido di Carlo con diploma alvescovo volterrano. Cor-
Magno. Egli e diversi suoi successori fu- reva r anno 990 quando governava la
rono larghi di donazioni al vescovo di Marca della Toscana il gran conte Ugo,
Volterra, la quale col suo distretto fino al neltempo ch'era conte o ministro impe-
secolo Xi almeno dipendeva nel politico riale di Volterra, ovvero del suo territo-
e nel civile da're d'Italia longobarda, o rio, Tedice figlio del fu conte Gherardo,
da' loro governatori , conti e marchesi. ascendente della polente famiglia Gherar-
Che sino a detta età Volterra fosse gover- desca pisana. A' 2 febbraio 1078 si fer-
nata da'conti secolari, e non ancora da* mò in Volterra nel borgo diMarculi fuo-
suoi prel'iti, lo dichiara un diploma del- ri della postierla di s. Andrea , la gran
6» V O L V OL
conles«a Malllde marchesaoa di Toscana re, porzione per intero, alcune per metà
con tutto suo seguito per pubblicarvi
il e altre per una 3.*o4-* parte, furono da-
un placito a favore del vescovo e chiesa te in feudo al vescovo Ildebrando con
volterrana, cui confermò le pievi di Molli, privilegio de'26 agosto I 186, non esclu-
di Pernina edis. Giusto a Balli, con più so il governo della stessa città con tutte
tutte le loro giurisdizioni, beni e apparte- le giurisdizioni sovrane. Imperocché in
nenze. Della superiorità esercitala in Vol- quel diploma fu rilasciata al vescovo la
terra da Matilde eroina della s. Sede, le giurisdizione sovrana quani nos in Civi-
Notizie istoriche offrono altri documenti, ta te prae die la [T^olterrae) habemus,et
come 07, e sembra
in altro placito del [ 1 idem Episcopus a nobis tenel eie, oltre
che avessero da essa qualche dipendenza il diritto di eleggere i consoli in detta cit-
ì consoli municipali, chegovernavano per tà, quelli di s. Gimignano, di Casole e
lo più senz' alcun rapporto co' ministri di Monte Voltraio. Da lullociò si può
imperiali : l'istituzione di tali consoli per concludere, che il vescovo Ildebrando dal
governare i popoli, derivò alle città ita- 1186 in poi faceva le funzioni, se noQ
liane dal riordinamento d' Italia opera- sovrano, certo di Vicario Imperiale so-
to dall' imperatore Ottone I, e doveva- pra Volterra e suo contado. La potenza
no giurar fedeltà d'amministrazione al e politica di questo principe mitrato si

vescovo o al niinislro imperiale. Il gover- manifesta più che mai nel diploma de'
no o potere imperiale continuò general- 16 agosto I 189, quando Enrico VI gli

mente a mantenersi in vigore nella To- concesse, insieme a'suoi successori, a ti-

scana, fino alla pace conclusa nel i i83 tolo di feudo la zecca di Volterra coll'ob-
in Costanza fra l'nìiperatore Federico I, bligo d'annua retribuzione al regio era-
e le città di Louibanlia co' loro fautori. rio di 6 marche d'argento al peso di Co-

Da tale epoca, il Repetti coDiincia quella Ionia. Enrico Testa legato imperiale in
di Volterra Repubblicana. I primi segni Toscana, stando nel Borgo di s. Ginesio,
freroancipazioiie dagl'i ni pera tori aleman- nel; igo prese a mutuo dal principe ve-
ni accadilero in molle città della Tosca- scovo Ildebrando f)er servizio dell'impe-
na sul finir del secolo XII , e quanto a ro,1000 marche d'argento, assegnando
Volterra nel vescovato del potente Ilde- in compenso al prelato tutte le rendite
brando Fannoccliieschi, che ottenne dal regie di Lucca, Gitlcno, Cappiaiio, Fu-
l'imperatore e re d'Italia Enrico VI il ti- cecchio. Massa Piscatoria, Orentano, s.

tolo di principe dell'impero, lasciato poi Minialo e del Borgo s. Genesio, con una
a' vescovi di Volterra suoi successori, con parte del pedaggio di C'istel Fiorentino,
vari luoghi e castelli della diocesi volter- tutto (juello del Castel di Poggibonsi e
rana. Uno di questi diplomi 1* avea già del Borgo di Gena, le rendite del castel-
ottenuto il vescovo Galgano
Pannoc- I lo e corte di Catignano,il tributo di 70

chieschi (o meglio Inghirami) da Fede- marche che dovevano p«gare annualmen-


rico! padre del (letto iiiiperalore neh i83 te i sanesi , oltre il pedaggio delle porle
( lo dice il Repelli, n>a er» morto, e Il- di Siena, rilasciando al vescovo medesi-
debrando a cui ne conferii la dignità di- mo il censo annuo ch'egli png;iv;i all'im-
venne vescovo nel i i84) quando gli as- pero per le miniere d'argento di Muiilie-
segivò non solo il governo della sua chie- ri, oltre la zecca e il tributo del fodro fi-

sa, ma quello ancora della città di Vol- no all'estinzione del debito delle 1000
terra e di molti altri luoghi, previo l'one- marche da lui somministrate. Dopo che
re di dover corrispondere alla camera le città italiane si sottrassero alFalto dal-
imperiale un'annua responsione feudale, la soggezione de'marchesi e de'conti, ed
^on meno di 70 fra ville, castella e ler- a poco a poco cominciarono a reggersi a
V O L V O L 6Ì
repubblica, ed a crear consoli e po(lesȓi, geva a Comune ; seguendo negli fumi
riconoscendo solamente l'imperatore se successivi alti di sotlotuissione e uhbi*
era furie, e togliendosi dalla sua ubbidieii- dietiZ'i alla città, di molte castella e villag-
la se debole; quindi cercavano di rifarsi gi, signori e magnati del contado, ponen-
sopra i principi e nobili loro vicini, aiin dosi sotto la sua protezione per essere di-
corcliè ecclesiastici, e se questi nobili sog- fesi. Né mancano esempi d'acquisti fal-
giornavano nelle proprie terre e castella li da Volterra, di castella e territorii. Lo
senza curarsi d'abitar nella città, coniìu statuto poi del 1207, dice Uepetti, toglie
ciarono ad obbligarli a sottoporsi ad esse ogni dubbio sul cessato dominio tempo-
e abitarvi due o tre mesi anno, ed dell' rale de'roitrati di Volterra, poiché in es-
a prender la loro cittadinanza. Tanto tro- so è prescritto il modo del giuramento
vo fatto da Volterra nel i 1
98, in cui per la da prestarsi da'pode-ilà e da' consoli >»d
I.' volta figura il podestà. Dell'inìportan- onore di Dio, de'Sanli, della città e Co-
za politica del vescovo Ildebrando fa fe- mune di Volterra, senza farsi alcuna men-
de la parte ch'egli prese nel laooco'fio- zione de' suoi vescovi. Ma succeduto a
rentuii alla guerra di.Sen)if<>nte, ed il tro- Ildt-brando, fra il (2 1 1 e il 1212, Pa-
vai loanche nel marzo i2o5 ini quHiìtà gano Panocchieschi di lui nipote, e pre-
di capo della lega de Guelfe (f^.J di To- tendendo egli riacquistare quel don»iiiio
scana, presiedere in s. Quirico un soleti- che non avea potuto ottenere il suo pre*
ne giu<licato coli' assistenza de' rappre- decessore, incontrò de' forti ostacoli nel
sentanti delle città di Firenze, Lucca, Sie- popolo, talché il comune di Vollerr.i per
na, Perugia e Aiezzn; il che induce a liberarsi dalle rensuie da lui fulminate,
suppone, che Ildebrando si regolasse » si appellò a P8|)a Innocenzo MI. Per'»
seconda de' tempi, ora Ghibellino (^.) ad onta di ripetuti inviti e giudicati. Pa-
e amicissimo di Federico i e Enrico VI, gano non volle cedere alle sue pretensio-
ed ora guelfo divolo al Papa e importu- ni, e solo prima di morire nel 289, alle 1

no alla parie imperiale. Frattanto cit- i preci di molti amici egli s'indusse ad as-
tadini di Volterra non sembra che sof- solvere i volterrani tutti dall'interdetto,
frissero in pace il do[)pio dominio spiri- ^on debbo tacere, che trovo nelle Noli-
tuale e temporale del loro vescovo, dal zie storiche, il taciuto dal l\epetli. iNel

quale tentarono ogni sforzo per eiuanci- corso (Ielle controversie, che si agitava-
|)arsi. Laonde a' 3 maggio 1 196 i con- no fra Pagano e il comune di Volterra,
soli e consiglieri di Volterra da una par- aveano giurato volterrani d'ubbidire, e
i

te, ed i signori e consigliere del comu- poi negarono la restituzione al cardinal


ne di Monlignoso doli' altra paite, seti* Conti, vescovo d' Ostia e Velletri, poi
za permesso ne d'Ildebrando, uè d'En-
il Gregorio IX, e per esso al vescovo di Pi-
rico Vi, elessero rispettivi sindaci peri sloia, delle castella e delle terre che il co-
terminar le differenze insorte fra <|ut-lle mune riteneva dal vescovo. Laonde il

comunità, pe'confìni e giurisdizione ter- cardinale con l'autorilà di legato aposto-


ritoriale. ^el I
197 libello Panzi podestà lico scomunicò lldebrandiiio del Romeo
di Volteiia ricevè il castello di Pietrina, podestà di Volterra, consiglieri del mag- i

a nome del comune, senza interpellare, giore e minor consiglio, eil i toro fauto-
né prenderne licenza dal vescovo princi- ri ; e pose r interdetto in Volterra, con-
pe; di che sonovi altri esempi del 198 1 cedendo il perdono de'peccali a tulli co-
e I 199, al (piale ultimo unno si riferi- loro che avessero aiutalo il fesco*© Pa-
scono gli statuti couiunitiitivi più antichi gano contro i volterrani. Le Notizie ri-

di Volterra. Perciò si può asserire, che portano ancora le cose avvenute in se-
ali.» fine del secolo XII Volterra si reg- guito, (oa io debbo coiueutarmi appena
64 Vo L V O L
riferire la pace seguita nel 1220 tra il tre egli era al campo davanti Vllerbo,-
vescovo e il comuoe di Volterra, con in- con atto de'4 novembre 1243, affittò per
tervento del vescovo di Firenze legato due anni mediante lo sborso di 1 1,000
pontifìcio, pace di poca durata ; alteran» lire ad un mercante fiorentino le minie-
dosi nel 1226 235, ricominciaro-
e nel 1 re d'argento di Montieri, insieme co'pro-
no gravi discordie, onde Pagano si la- venti de* pedaggi che pagavano all'era-
mentò con Gregorio IX, delle stragi, sac- rio regio i comuni di s. Miniato, Val di
cheggi e incendii commessi da'volterrani Nievole, Valle Ariana e Val di Lima. Più
nelle castella di sua giurisdizione. Il Pa» nel 1246 Federico d'Antiochia vicario
pa ne avvertì il generale consiglio a ri- imperiale in Toscana, liberò per 3 anni
parare danni, e di astenersi in avveni-
i il comune di Monte Vollraio dagli oneri

re da simili attentati. In vece volterra- i dovuti alla corte imperiale, tranne l'ele-

ni s*inasprirono,e posero a ferro e a fuoco zione del podestà. Accadeva tutlociò nel-
il castello di Vecchienna. Allora Grego- l'epoca in cui i volterrani, al pari di mol-
rio IX li minacciò d'interdetto e disco- le città, erano divisi fra loro d'opinioni
mimica, se non avessero riparalo al mal politico-religiose insorte fra Federico II

vece fecero peggio, rinnovando


fatto. In e Papa Innocenzo IV (ed i suoi predeces-
gravissimi danni alle terre del vescovo, sori,qual persecutore di essi edelUGhiesa,
non perdonando a'sagri templi, e alcuni per cui Innocenzo I V lo scomunicò e depo-
ne distrussero. Uccisero, ferirono e fece- se nel conciliogeneraledi Lione I), quan-
ro schiavi più sudditi di Pagano, e que- do fatta r elezione di Ranieri in vesco-
sto assediarono e ardirono assalire. La- vo di Volterra,il maggior numero de'suoi
onde Alessandro cappellano pontificio, abitanti seguiva il partito del Papa, men-
in Montieri a' i3 aprile i235 scomuni- tre molti cittadini aveauo giuralo fedel-
cò il podestà, il vicario e il consiglio di tà all'imperatore (erano guelfi e ghibel-
Volteri a, e sottopose la città all'inter- lini). Morto questi nel i25o, il comune
detto. Nel 1 336 il consiglio generale giu- di Montieri si sottomise alla signoria di
rò nella cattedrale di non molestare Pa- Volterra, a condizione d' averne la cit-
gano, acciò venisse in Volterra a tratta- tadinanza.
re la pace. Il vescovo vi si recò, e nel i.° I volterrani a tale epoca ripresero
gennaio 1237, fatte aprire le porte del- la facoltà d'eleggere i! giusdicente nella
ia cattediale, vi convocò tutto il popolo, persona di W^inigi Arzocchi sanese, che
e dopo il canto della messa dichiarò, che nelle carte del comune s'intitola pode-
assolveva i volterrani dalla scomunica e stà, senza la giunta poc'anzi praticata,
la città dall'interdetto, perchè il comune ch'esso lo era per la grazia dell' Iinpe-
lo avea assicurato di risarcire i dan- rniore. Nel i252 si riformarono gli sta-
ni fatti. Nondimeno le guerre tra essi si tuti, mentre era podestà e capitano del
rinnovarono, e durando nel i238j il le- popolo il conte Alberto di Segalari, e
gato imperiale s'interpose per la cessa- quando i volterrani propendevano a so-
zione. Venuto il vescovo a morte e pre- stegno del partito imperiale o ghibelli-
gato di assolvere il comune, il popolo e nismo, favorito in Toscana dal vicario
la città, lo esegui nel nome del Signore, di Manfredi bastardo di Federico II e
togliendo la scomunica el'inlerdetto, del- usurpatore del regno di Sicilia, dominio
le quali erano nuovamente allacciali. La della s. Sede. La signoria di Firenze de-
sua morte pare che ridestasse l'idea nel-^ cisamente guelfa, non era tranquilla a
l'imperatore Federico II, figlio di En- tante dimostrazioni di città toscane in
rico VI, di riacquistar la su[jremazia su favore d'un sedicente re capoparte glii-

Volterra e il suo territorio. In falli men- belhuo, per cui mosse la sua oste, prima
VOL VOL 65
nel 12^3 contro Pistoia che si teneva a cellieri, insorsero le fazioni de* Bian-
pHite ghibellina, e nel i254 per la stes< chi e de' Neri (/^.), che tosto facendo
sa ragione contro comuni di Siena, di
i pubbliche le private discordie, i bianchi
Vollena e di Pisa. Vedendo volterrani i si unirono a' ghibellini, i neri a'guelfi^
l'esercito fiorentino presso le mura, con cosi in Firenze, Lucca e altrove: infelici
gran furore uscirono fuori alla battaglia nomi rinnovati ne' nostri miserevoli e
senz'ordine, e aspramente assalirono ne- i vergognosi giorni, come deplorai nel i.**

mici. Questi vigorosamente ne sostenne- de'citati articoli. Intanto in Volterra, do*


ro l'impeto, tantoché i cavalieri coll'aiu- pò che Manfredi era morto nel 1266,
to de'fanti respinsero al poggio i volter- avea dominato il partito guelfo, e questo
rani, onde questi fuggendo in Volterra, nel 1296 avea acquistalo grande auto-
vi rientrarono mischiati co' fiorentini, i rità, dando facoltà di portar in essa l'ar-
quali, prese le porle e le fortezze, senza mi a'guelfi banditi di Pisa, ma non tardò
contraitto co' sopravvenuti s'impadroni- a raffreddarsi. Nel i3oo sorse lite fra il

rono della città. Ma la famosa battaglia vescovo e il comune per la signoria di


di Montaperto nella valle d'Arbia, com- Monte Castelli ;e Bonifacio Vili pregato
battuta a'4 settembre 260, rianimò an- 1 da'capitani guelfi di Firenze, vi mandò
che iu Volterra il partito imperiale, che il cardinal d'Acquasparta per togliere le
a vicenda favorito o scacciato faceva fi- fazioni de'bianchi e de'neri, nate dalla
gurare ora la parte guelfa e ora la ghi- semenza di quelle de'ghibellini e de'guel-
bellina, di nuovo sottomettendosi al re fi ; ed eguali energiche ingiunzioni ema-
Manfredi. Vinto questi nel i 266 dal re nò Papa Clemente V, che stranamente
Carlo 1 d'Angiò, ad esso promisero fe- avea fissato la sua residenza in Francia.
deltà i dovendo perciò segui-
volterrani, Inoltre il cardinal d' Acquasparta sco-
re la parte guelfa. Nel 1276 volterrani i municò i volterrani, e sottopose all'ec-
avendo rovinato il fotte castello di 6e- clesiastico interdetto Volterra, per aver
rignone, che apparteneva al vescovo, ri- preso possesso di Monte Castelli. Dipoi
misero la decisione delle differenze a 3 i volterrani a liberare la loro città da
frati di penitenza o divoti, i quali con- tal grave pregiudizio, nel i3o6 spediro-
dannarono il comune a pagare certe no maestro Rogerio al cardinal France-
somme, per reintegrare il vescovo Ra- sco Napoleone Orsini, per chiedere l'as-
nieri II de'patiti danni, e perchè potesse soluzione dalla scomunica e dall'interdet-
rifare il castello e borgo di Berignone:
il to, assicurandolo d'ubbidirlo in qualun-
questo lodo fu approvalo da Papa Nico- que cosa domandata a nome della Chie-
lò HI nel 1277. Indi nel 1
279 le fazioni sa, quando si fosse dichiarato che da lo-
de'guelfi e ghibellini che sino allora e- ro venne ingiustamente occupato Monte
ransi ostinale in Volterra nel loro con- Castelli; ed il i.° dicembre il cardinale
trario genio e ripugnanti sefttimenti, si concesse la bramala assoluzione. Alla
persuasero a rimettere le reciproche loro calata in Italia nel i3i i dell'imperato-
querele nel vescovo Ranieri, ed in Schiat- re Enrico VII, il ghibellinismo rialzò or-
ta de'Cancellieri di Pistoia loro podestà. goglioso la testa, al qual partito si mo-
Questi dunque dicembre pubblica-
il i.° strò in Volterra decisamente avverso il

rono il lodo con molte dichiarazioni, da vescovo Ranieri III de'Belforti, e ostile
cui si viene a sapere, come il furore di la signoria di Firenze, rilasciando rap-
que'tazionari anco in Volterra era giun- presaglie sopra i volterrani. Però Enri-
to a vicendevolmente incendiarsi i pa- co VII nel 1 1 3 dichiarò il vescovo de-
lazzi, le case e le torri. Fu nel 1286 che caduto da tutti i privilegi e feudi impe-
in Pistoia [V.) e per la famiglia Can- riali i ma quel principe nello stesso an-
VCL. CUI, 5
66 VOL V O L
no mon ficomutiicato dal Papa a Buon- lerrnni Rimi aderenti e seguaci, a danno
roiivenlo, con tlolorc de'gliibellini. Per dell, pirlf popolare di cui si era fallt)

tale avveiiimenlo, i 12 difensori di Vol- capo lo zio Rainoccio vescovo della cit-

terra, dopo aver questa con guerre cit- tà : que>l'ulliino essendo per soccombere
tadine balloglialo i sangemignaiiesi, en- alle foize maggiori, fu coslietto salvarsi
trarono nella lega guelfa e mandarono nel suo castello di Berignone, cedendo
la loro tangente di soldati al campo dei al nipote il libero dominio di Volterra.

fiorentini in Val di ^lev•ole. Dopo però AHaviano pre^e il titolo di capitano ge-
la vittoria d'IJguccione della Faggiuolii, nerale, e non è vero, come scrisse Gio-
capoparte ghibellino, riportala a' 29 a- vanni Vilhini, che fece uccidere due fra-
goslo i3i5 sull'esercito fiorentino, i vol- telli del vescovo; bensì assediò Berigno-

terrani si ravvicinarono a*pisani,daVjuali ne, esiliò il vescovo e i suoi parenti. La


ottennero nel i3i6 un ti aitato di tre- città fu interdetta, e «comunicati Atta-
gua, preliminare di cpiella pace che l'an- viano, ed i suoi figli e partigiani. Il co-
no dopo ebbe edetto per la mediazione mune e gli anatematizzati ricorsero a
di Roberto re di Sicilia e capo de'guelfì. Papa Benedetto XII, ed a Clemente VI
Sottoposta Volterra b\[' Iute /chi lo (^ .), che gli successe nel 342, quali dele- 1 i

ed i volterrani alia Scomiim'ca (F.), dai garono all'esame delle cose Donodeo ve*
cardinal d'Acquaspnrta, e prima e dopo scovo di Siena. Avendo Attaviano rinun-
da'vescovi Ranieri degli libertini e Ra- ziato l'occupata signoria, sciolto l'assedio
nieri de'Belforli, anche per avere i cit- diBerignone, liberali gli esiliati e per-
tadini fallo alcuni statuti pregiudizievo- messo il ripatrio, a'g febbraio i343,
li alla libertà ecclesiastica, e ritenendo venne sentenziata l'assoluzione degli sco-
ingiustamente la parte di Monte Castelli municali, e tolto l'interdello dalla città^
spettante al vescovato; nel y iilonii- i 3 i Deposta da Attaviano nell'anno prece-
nali dalla divina niisericordia, ricono- dente la liiannide, Volterra ad esempio
scendo i volterrani la loro oìiseria, sup- di Firenze che nel giugno 1 342 avea e-
plicarono Papa Giovanni XXll ad as- letto per capitano e conservatore del po-
solverli dall'ecclesiastiche censure, olTren- polo messer Gualtieri duca d'Atene e
dosi pronti ad annullare i detti statuti, conte di Bi-enoa, ossia loro signore, an-
restituire il ritenuto ingiustantente, ap- ch'essa a'2 5 dicembre i342 lo proclamò
partenente alla chiesa vulierrtina, e que- suo signore. Ma siccome a cagione dei
sta rifare de' danni che gli aveano ca- modi crudeli e irregolari da lui usati nel
gionalo. Il Papa gli esaudì, con solenne governare, i fiorentini formarono contro
assoluzione de'22 novembie i3i8, per di esso 4 congiuiediversein Firenze, e per
over i volterrani adempite le proposte la gran commozione e tumulto che con»
coudizioni. Dopoché il governo di Vol- tro di lui si principiò a sollevare in quel-
terra erasi avvicinato nuovamente a'pi la città a*26 luglio I 343, a'3 de! seguen-
sani, questi poi avendo aderito a Lodovi- te agosto venne obblig.ito a formalmente
co V il ^«l'flro, pretendente all'impero, rinunziare le dignità e preminenza che
fiiutore degli eretici e scomunicato, sic- godeva in Firenze, in Volterra e iti ultre
come acerrimo nemico de'fjorenlini, que- città, ed i suoi ulliziali furono espulsi.
sti interruppero ogni relazione con Vol- Cessata quest'altra tirannia, i volterrani
terra. Frattanto nel 1 34o la città fu riformarono il governo politico e n)iii-
Miettatrice di tragedie cittadine, quando lare con altri statuti, a tenore de'quali
il rav. Attaviano o Ottaviano Relforti, il magistrato de'suoi consiglieri di i 1 o
di ricchissima e potente famiglia, l'8 set- fu ridotto alla metà; e allora fu soppres-
tembre sì levò a rumore cou tutti i vol- sa la carica di capitano del popolo, e si
VO L VOL 67
deliberò che la nuova foiiezza eretta in usurpalo da Bocchiuo figlio di Attavia-
Volterra d'ortline o per contentare il du- uo. Ma poi iu uua sommossa ci ttad me-
ca d'Alene fosse data a custodire alla fa- sca di Volterra, alla cui testa erasì po-
miglia BeHorti, colla clausola che uno di sto colui che con segreta licenza di Bue*
essa risiedesse sempre fra' 6 capi reggi- chino Belforli avea ucciso dormendo
tori del comune. Le quali cose si man- un volterrano amico de'figli di messei*
tennero dal 1 344 3' i36i. Ma che il Francesco Belforli, io quel rumore resta*
governo di Volterra, dopo le ultime ri- rono morti alquanti di detti figli e altri
forme del 1 344i fion fosse tornato a par- imprigionati d'ordine del tiranno Boc-
te guelfa, e in vece propendesse nel con- chino, contro palli de'quali era malle-
i

trai io partilo, sembrano manifestarlo, vadrice la signoria di Firenze. Vedendo


l'aver i vollerrani consegnato al partito questa che in onta agli «mbasciatori man-
ghibellino de'Belforti la rocca, e deciso dati a Volterra, Bocchino non rilasciava
che un di loro sedesse nel comune; l'a- il comune di Firen-
que'figli in libertà,
vere nel 1349 faccettalo in ca*a loro il ze coinautiò che una mano d'armati st
conte Gheraido della Gherardesca e i recasse a INIonle Vollraio per favorire di
signori della Rocca slati cacciati da Fisa, valido prtrsidio quella rocca de'figli di
come complici dell'uccisione di Ranieri messer Francesco, minacciando di guer-
conte Donoiatico; e d'aver essi pre-
di ra il tiranno se non faceva sollecita am-
Stalo giuramento d'ubbidienza all'impe- menda. Fu allora che Bocchino trattò di
ratore Carlo IV a'3 marzo i 355, senza dare la signoria di Volterra a'pisani per
volere il consiglio de' fiorentini, acco- 32.000 fiorini d'oro; il che, ridondando
gliendolo cordialmente in Volterra a'2 2 a grave danno diFirenze l'ingraodimento
del sussegtieiite maggio; l'aver Filippo de'pisani, fu trattato copertamente e sen-
vescovo di Volterra e nipote del già tiran- za saputa de' vicini. Quando il popolo di

no Atfaviani, ottenuto dall' imperatore Volterra ebbe sentore di ciò, lutto di uà


un di[)loma con piena facoltà di nomi- volere prese l'armi a'5 settembre i36r,
nare gli ulTiziali della i." magistratura correndo prima a Cacciar di città le trup-

della città e ne'principali paesi della sua pe pisane, poi al palazzo del tiranno, che
diocesi comechè queste generose con-
j pose iu carcere colla sua famiglia; quindi
cessioni, rinnovatea*i4 giugno i364 a furono maodatt a Firenze ambasciatori
favore del vescovo Pietro, non fossero per avere un capitano di guardia, e a
più ellìcaci di quelle fatte al vescovo Il- Siena per un podestà. I fiorentini, ch«
debrando da Federico e da Enrico VI. I ìb Volterra avevano inviato il capitano,
Quindi, o per timore d'irritar troppo i ottennero pochi giorni dopo dal popo-
fiorentini, o per la venuta in Toscana lo la custodia del cassero della città, a
della compagnia del conte Landò, o pel condizione che la rocca fosse guardala
tristo esempio di Siena, il governo di Vol- da loro per io anni; e intanto a'i3 di
terra si ravvicinò alla politica fiorentina, dello mese fu riformato il governo della
rientrando nella lega de'comuni di parte ciltà, ed io del seguente ottobre fu
a'
guelfa nel gennaio i356, e fu imitala da troncato il al tiranno Bocchino Bel-
capo
Siena e da altri popoli. I Belforli rien- forli, dopo esser siala introdotta in città
trarono in grazia de' fiorentini, e questi la cavalleria de' fiorentini. Dojlochè i
furono soccorsi da Volterra nel i359 volterrani riformarono co'quinti e sesti
per l'assedio di Bibbiena. Indi i fioren- statuti la ciltà, i 12 difensori deputarono
tini pacificarono tra loro i Belforli, nelle un sindaco con facoltà di cedere per 6
controversie insorte per cupidità di do- anni a'Gorenlini la custodia del cassero,
rainio,. quello della città esseodo slato e di promettere ^e i voUerraui noa
68 VOL VOL
avrebbero eletto a loro podestà, oè ad dò vieppiù tarpando la propria liber-
altri ufTjziali tnÌDorì, persona alcuna che tà, giacché il governo nel 1370 accon-
fosse meno dì 3o miglia lungi da Vol- sentì di spogliarsi della custodia della
terra, eccettuandone però i cittadini fìo- città, col permettere che le chiavi delle
rentini e quelli della famìglia Ceccioni o porte stessero nelle mani del capitano
Ciacconi di s. Miniato. Quindi nello sles- del popolo, per tutto il tempo che a'fìo-

so ]36i elessero in gonfaloniere per 6 rentini fosse appartenuto la custodia del-


mesi Migliore Guadagni fiorentino, e Lo- la rocca. Dispiacendo al popolo che i

dovico di delti Ceccioni in podestà, e fiorentini avessero posto sotto la loro giu-
meritò poi d'esser anco capitan genera- risdizione il castello e uomini di Monte
le, con ordine che sì ponessero guardie Castelli, nel i38i lo riebbero, rinno-
alle contrade dentro le mura nuove e vando poscia i patti per altro decennio
sulle vecchie di Volterra. Sembra forse a'fìorentini di custodire il patrio cassero,
al Repelli questa la i.' epoca della pie- i quali vollero ancora la libera elezione
na sottomissione di Volterra a'fìorenti» del capitano e del castellano^ loro accor-
ni, cui i governanti aveano ceduto la data nel i385, con altre amplissime fa-

rocca. Nel i363 nacque impegno forte correggere


coltà, e di poter eziandio gli

col tribunale ecclesiastico, poiché avendo statuti. Questiriformarono nel i4i !>
si

il podestà fallo porre in prigione Gra- da'quali risulta che il distretto Volter-

nello Belforti, per aver tentato di sov- rano d'allora si componeva di 33 minori
vertire il pacifico stato di Volterra e di comuni, non compreso il capoluogo del-
darlo in mano a'nemicì, fu la città sot- la città. Se ne leggono i nomi a p. 209

toposta all' interdetto per sentenza del delle Notizie isloriche, altro più antico
vicario del vescovo, come speciale dele- elenco riportandosi a p. 73. Tale ri-
gato del celebre cardinal Albornoz legato forma può dirsi una dell' ultime, poi-
d'Italia, a cui in nome
Granello era di ché d'allora in poi, ad onta degli slanci di
sialo esposto d'esser ordinalo e canonico vitalità che di tratto in tratto die' il po-
della cattedrale. Ricorsero i volterrani a polo, esso fu costretto a suo dispetto re-
Papa Urbano V, rappresentandogli che star lìgio al governo fiorentino. L'epoca
quando fu preso Granello era senz'abi- forse più segnalata della storia politica
to clericale, e ottennero la commissione dì Volterra avvennei4^7» quando
nel
della causa al preposto di s. Gemignano. ifiorentini vi volevano introdurre il nuo-
Nuove riforme nel 1 365 e nel 368 eb-
1 vo sistema catastale; la quale novità tur-
bero gli statuti del comune, ordinaudoii bò moltissimo gli animi de'cittadini, per-
io quelli che il magistrato de' 12 difen- ché credula contraria a'patti statuiti dal
sori si riducesse a 9, e che questo do- comune colla signoria di Firenze. Impe-
vesse chiamarsi il magistrato del popolo, rocché ricusando i volterrani i comandi
e fosse da eleggersi 3 per ogni lerziere dati dal capitano del popolo, a'28 giu-
della città. Furono cancellali tutti Bei- i gno inviarono 18 ambasciatori a Firenze
forti dal numero de'popolani, e scrini per tentare dì conservarsi illesi da quella
nel libro bianco. In occasione poi della misura. Non solo fu tutto inulìie, ma gli

2.' riforma, fu decretato che Jacopo degli ambasciatori furono arrestali, ìndi dopo
Oltavìani di F^irenze e Simone de' Vanni molti mesi di carcere, colla mira di libe-
di Pistoia fossero confermati, il i.° in ca- rarsi, nel dicembre 1428 essi consegna-
pitano del popolo e il 2.° in podestà; rono i libri dell'estimo del distretto di
quindi fu rinnovata per altri io anni la Volterra. Ma appena costoro tornarono
custodia a'fìorentini della rocca coll'an- in patria, il popolo sì sollevò contro i

tiche condizioni. Cosi a' volterrani si an- fiorentini, e Giusto Landini, uno degli
VO L VOL 69
ambasciatoli, a'23 ottobre i4^9 fattosi dalla repubblica fiorentina piena resti-
capo delia rivolta, corse al palazzo e alla tuzione de'suoi diritti, ritornando nello
fortezza, cacciandone il capitano e il ca- slato in cui era avanti dell'accennate tur-
stellano de'fìorentini, ed in seguito itn- bolenze. Grandi però furono le calamità,
padronendosi della rocca di Monte Voi- alle quali i volterrani si trovarono espo-
traio. Tali incidenti conturbarono forte sti innanzi
la ripristinazione de'loro pri-
gli animi della signoria, la quale tosto vilegimunicipali, per avere essi ricusato
creò il magistrato de'Diecì di Balia, de- di chinare il capo alle deliberazioni dei
stinando fra essi due commissari Rinal- fiorentini. Una delle quali calamità era
do degli Albizzi e Palla Strozzi a dirigere stata portata dalle truppe condotte in
l'impresa di quella guerra; i quali com- Toscana da Nicolò Piccinini nel prece-
missari dopo aver radunato le genti dente maggio per favorire lucchesi, al- i

d'armi, ne affidarono il comando a Nico- lorché s'impadronirono di molle castel-


lò Fortebraccio, cbe alla testa di quelle la del contado volterrano. Ma la fede e
marciò a Volterra. Frattanto il Laudini il buon animo appunto del popolo di
capo de'sollevati, sebbene sperava che Volterra, in quell'occasione verso il co-
per la forte sua posizione Volterra po- mune di Firenze dimostrato, die'un gran-
tesse essere in grado di resistere per qual- de impulso a questo per adottare la ri-
che tempo^ nondimeno avea chiesto di formagione narrata. In grazia di ciò i

aiuto i sanesi e i lucchesi inutilmente, volterrani si mantennero, non solo in ar*


quando a un tratto la rovina gli venne monia co'fìorentini, ma ancora tranquil-
d'onde dovea men temere. Avea deciso li fra loro, finche Alfonso V re d'Aragona
il magistrato del comune di Volterra di e di Napoli, nel 1 44? avendo mosso guer-
dar morte a Giusto Landiui, e la fe-
la ra al comune di Firenze, danneggiò a
ce eseguire i6 giorni dopo la rivolta, più potere il territorio volterrano, met-
poiché appena entrato a'7 novembre nel tendo a sacco la terra delle Pomarance
palazzo de'Priori, d'ordine di questi fu con altri castelli. In vista di ciò i fio-
ucciso, e ancor spirante fu gettato dalle rentini con provvisione de*23 dicembre
finestre sulla piazza, gridando : Viva il i449j ^^ istanza de'volterrani, esentò il
buono stato della città, e l'aoticizia del loro comune per 5 anni dal pagamento
Comune dì Firenze. Giunto al governo dell'annua tassa di 1000 fiorini, cui era
di questa l'avviso della ricupera di Vol> stato di prima obbligato. Da tale prov-
terra, la signoria considerando esser quel- visione rilevasi, che allora le maggiori
la la 3.* volta che la città poteva dirsi rendite del comune volterrano si ritrae-
soggiogata dall'armi de' fiorentini, pas- vano dal sale, dal solfo, dal Tetriolo e
sando a'voli vinse il partito più severo, dall'allume delle sue miniere. Dopo 24
per cui fu deliberato : che i volterrani anni del passaggio ostile de'napoietani,
non potessero più in alcun modo elegge- i volterrani dovettero soffrire una sven-
re il loro podestà, la cui giurisdizione fu tura di assai più trista conseguenza; al-
d'allora in poi riunita nella persona del lorché nel i47 I insorsero nella città del-
capitano del popolo, eh' era di nomina le civili discordie cagionate dall'appalto
assoluta della signoria di Firenze, e che di varie miniere d'allume, a condizioni
o cassero, si dovesse
oltre l'antica rocca credute troppo favorevoli agli appalta-
fabbricare in Volterra una fortezza di tori e lesive alla comune libertà. Gli sto-
nuovo, come poi fu eseguito, con aggiun- rici più imparziali volterrani convengo-
gere diversi ordini relativi all'adempi- no, che i magistrati al pari del popolo
mento del catasto. Dipoi a' So ottobre di Volterra procedettero in quest'affare

.143 1 la comune di Volterra liolteuoe ad atti di positivo disprezzo verso la re-


VOL
pubblica fiorenlina, stimolando questa a sta de' duchi d' Urbino, l. 1, p. 244»

ricorrere amodi cbe dovevano riparare descrive questa guerra durata 22 gior-
suo decoro e alla vilipesa au- ni, e che mentre i fiorentini dovevano
al violato
torità de! capitano da essa nominato. O- fare lingresso in Volterra, già i soldati

gni ac< ordo essendo riuscito vano, fu po- stipendiali eransi ribellali e abbantlooali

mani di Lorenzo de Me- al saccheggio, che il duca non potè del


sto l'oliare nelle
dici,divenuto l'arbitro della repubblica. lutto impedire, bens'i facendo impiccare

Allora il magistrato civico di Volterra, i due loro capi nella sollevazione, e gli

accorgendosi che si prendevano in Fi- altri Premio al valore


cacciò dalla città.

renze delle misure forti contro la loro e moderazione del duca fu quanto nar-
città, risolse d'abbracciare il partilo del- rai nel voi. LXXXVI, p. 3oo. Altri sto-

la difesa contro l'oste de'fiorenliiii, i qua- rici scusano Federico I, perché non potè

li mandarono un CNcrcito a Volterra di opporsi alla sfretiatezza militare, che si

10,000 fanti e di 2000 cavalli sotto il mescolò a quelli eh' erano tenuti a di-
comando del celebre capitan generale fender la città, e invece furiosamente la
Federico 1 duca à' Urlino. Occupò pri- depredavano. Alle calamità de* privati,

mieramente l'esercito fiorentino i piiesi tennero dietro quelle del pubblico, poi-
del contado volterrano, quindi alla metà ché Olire l'esilio dato a 76 cittadini più
di maggio del 1472 si accampò nelle animosi, oltre 1' abbandono volontario
pendici del monte di Volterra; sicché della patria di molti notabili de' più ric-
dopo inutili proposizioni di resa, Fede- chi e più autorevoli, che rifogiaronsi ia
rico I fece dar l'attacco alle truppe vol- varie cillà d'Italia, il municipio di Vol-
terrane, che fuori della città erano ac- terra venne privato di molte dignità, po-
campate in un poggio fortissimo. Fu com- tere e considerevoli rendite. Fu tolto ad
battuto con ferocia d'ambe le parti, ma esso il palazzo de'Priori, che la signoria
le truppe volterrane oppresse dal nume- di Fiienze assegnò al capitano del po-
ro degli assediantì trovaroosi costrette a polo; e fu allora che ì pascoli ed i bo-
rientrare in città, dopo gravi perdite iu schi comunali, le miniere del sale, del
niorti enumerosi prigioni. Forse l'asse- solfo, del vetriolo e dell' allume, dalla
dio sarebbe andato mollo in lungo pel comune di Volterra fino a quel tempo
forte silo di Volterra, e per l'animosità godule, vennero inscritte fra le regalie
e coraggio dimostrato da' capi del ma- del comune di Firenze, il quale poco do-
gistrato e dal popolo, se dall'ultra parte po le allivellò alla cillà di Volterra, rin*
i 1000 soldati stranieri non si fossero novando il fitto sino al i53o, epoca in
Bvviliii in guisa, che difendevano con cui il livello fu reso perpetuo. Quindi
molta lentezza la città. I partigiani de'flo- furono eletti i magistrati, che a nome
rentini poi, che aveano iostinualo ubbi- della repubblica fiorentina dovevano go-
dienza e la resa, convennero segretamen- vernare Volterra e i paesi del suo con-
te col duca d'Urbino, the una notte gli tado, riferendosi a' più moderni statuti
avrebbero lasciata aperta una delle porle, del i474i l'ispelto alla procedura e de-
purché fosse salvato l'onore delle donne, cisione delle cause civili. Per tenere poi
come fece il duca, e la città dal saccheg- in freno pel tratto successivo i volterra-
gio. Ma infatti innanzi l'alba de'iS giu- ni, si estese il perimetro dell'antica for-
gno entrò in Volterra per la porta a Selci tezza, facendo atterrare il palazzo de'Bel-
l'esercito fiorentino, massacrando citta- forli, presso cui furono costruiti i rivel-
dini, incendiando e saccheggiando le loro lini della fortezza nuova, e nel loro centro
case senza punto curare patti. Il Repo-
i
innalzata ia celebre torre rotonda nomi-
sati, Della Zecca di Gubbio e delle gè- nala il Mastio con più carceri segrete a
V O L V OL ^i
vari oidini. luoltre la signoria di Firenze zioni fruttarono a Vulteirri benefìcii iiu-
per coutratlo del 1482 alienò al coniu- portanlissimi, poiché nel idi 3 ivollei ra-
ne di Volterra i pascoli e teuiuaenti, dei ni ricuperarono in gran parte le perdute
quali IO anni innanzi la loro città era dignità, mediante provvisioni e decreti di
stata privata, mentre nel i^SS dalla e-ienzioneche la signoria di Firenze accor-
Stessa signoria fu deliberato d' esentare dò loro, e che in vari tempi furono al co-
gli abitanti della città da tutte le gravez- niuue di Volterra confermali. Dalle quali
ze reali, personali e miste che per l'av- concessiuoi rilevasi, che 1' antico contado
venite fossero slate imposte; mussa a ciò o distretto di Volterra era stalo abolito
dalla puverlà in cui erano ridotti i suoi a- fino dal1 474> epoca di una dell' estreoie

bilanti pe'danui solFerti ntll'ultima guer- riforme de'suoi statuii; a tenore de'quali
ra, e per la naturale sterilità del suulo. non fu ripristinato il vicariato di Val di
La parte dulia storia moderna che più Cecina, mentre in luugu suo doveva eleg*
onora il comune di Vullrrra, a parere di gersi un podestà fra'cittadmi fìorentiai
liepetti, è quella dimostrata da' priori e residenti in Volterra. Uno degli ultimi
dal niaggiorGon$ìglio,allorchè presso alla avvenimenti storici relativi a Volterra
vigilia del sacco fumoso di Idrato, e della repubblicana accadde nel i53o, in tempo
cacciata da Firenze del gonfaloniere per- dell'assedio di Firenze, quando i volter-
petuo Pier Soderini, volterrani con prò?-
i l'ani si dichiararono del partito Mediceo,
visione de' 12 agosto i5i2 deliberarono al quale Papa Clemente VII e l'impera*
doversi spedire a Firenze ambasciatori tore Carlo V
aveano destinato la sovra*
per offrire alla signoria tutte le sostanze nìtà del suo stato.
Quindi perla violenza
de' volterrani pe' bisogni della guerra; in usata loro da Giovanui Covoni di Firea-
guisa che 3 giorni innanzi che seguisse il ze, che con 4 compagnie n'era venuto a

detto sacco 16 agosto, furcmo eletti 8


a' Volterra, e con ingauno era penetrato
cittadini volterrani con facoltà d'esibire nella città e corso al palazzo de' Priori
a que'reggitori quanto fosse slato di van- con l'uccisione d'alcune guardie volterra-
taggio a' fiorentini. Che se ([ueila guerra ne; irritato il popolo da simili prepotenze
riuscì del tutto contraria a'voti della re- presele armi, barricandogli sbocchi delle
pubblica di Firenze; se in seguito cain- vie, e caricando le finestre delle case di
biaodosi del tutto in quella città il gover- sassi. Allora quelle compagnie col Covo*
no e cacciando di seggio l' imbecille gon- ni in breve ora furono dal tumulto pò-
faloniei e perpetuo; se i Medici furono di polare vituperevolmeote cacciate di pa*
nuuvo restituiti e raccolti nella loro pa- lazzo e di città. In conseguenza di ciò i

Iria, Vuiierra nun cambiò per questo la volterrani vedendosi vicini ad un mal
(ud generosa offerta a favore della signo partito, mandarono a Bologna per darsi
ria nuova, dalla quale con lettera de'6 a Papa Clemente VII Medici, supplican-
settembre i5i2, essendo invitati volter- i dolo a provvederli di artiglieria grossa
rani a fornire ad impreililo per un mese per potere abbattere Vol-
la fortezza di

quella quantità di denaro che potevano, terra, dalla quale erano del conliouo tor-
li magistrato civico con provvisione de' 2 i mentati e dalle artiglierie fiorentine co-
di dello mese decretò, che senz'altro in- mandate da Bartolo Tebaldi. Pertanto
dugio SI dovessero somministrare quinti la perdita di qiiest'importante città rin-
deuari si trovavano nelle casse del comu- ciesceva assai al famoso Francesco Fer-
ite; oltre i 1 5o soldati che Volterra a ruccio commissario di guerra, il q'iale
istauza della Signoiia di Firenze inviò trovandosi al pre^idio d'Empoli avvinò i

Sotto il comando del counestabiie Bene- Dieci di Bilii, ch'egli volentieri si reche-
dcuo Miuucci. Tdule cordiali dauo^Cra* rcbbe a Volterra iuuaa.:ichti gli alfiri si
73 VOL VOL
voltassero in peggio. Piacque l'avviso del spugnarla, e con essa guadagnarono il

Ferruccio, e iiivialigli circa 2000 fanti e magazzino delle vettovaglie che quoti-
] 5o cavalli, con queste genti si diresse to- dianamente provvedeva Firenze. Accre-
sto a Volterra. Non ressero i suoi abitanti scendosi intanto a Ferruccio sempre più
luogo teaipo all'assalto feroce del Ferruc- il numero de'suoi soldati, meditava di far

cio, sicché egli appena entrato nella for- rivoltare s. Gemignano e Colle ad ogget-
tezza , temendo che a Volterra giugnesse to d'interrompere l'invio delle vettovaglie

soccorso, fece assalire da diverse bande che per quella via si recavano da Siena
la città. Allora si combattè accauitamen- all'esercito assediante Firenze. Ma es-

ted'ambo le parti fino alla mezzanotte, sendo sopraggiunto importunamente in


UOD potendo né gli assalitori, né gli assa- quelle bande il capitano calabrese Fabri-
liti mostrare maggior valore. Ma il Fer- zio Maramaldo con circa 2 5oo fanti non
ruccio fece metter fuoco alle case più vi- pagali, questi si recò colle sue genti ad
cine alla fortezza, per vedere il suo eser- accamparsi nel sobborgo di Volterra fuo-
cito distruggersi senza frutto, onde tra lo ri di porla s. Francesco. Fu allora che il

strepito delie fiamme, i don-


pianti delle Maramaldo con troppa arroganza avendo
ne e le grida de'combafleuli, pareva che fallo intendere per un tamburino al Fer-
la terra rovinasse e si fosse aperto Tinfer- ruccio, che incontanente se non voleva
uo. Perirono in quella fiera zuffa dalle esser tagliato a pezzi, gli rendesse Volterra,
due parti non meno di 3oo nomini, e il Ferruccio disprezzando tali minaccefece
più d'altrettanti rimasero feriti. Ferruccio impiccare il tamburino. In tale occasio-
entrò in Volterra a'a6 aprile i53o, e la ne, a'9 maggio seguì una grossa scara-
mattina seguente ardendo la città quasi muccia fuori le mura, dove restarono
da ogni parte si die'al nemico, il quale morti di que'di dentro un i5o, e sopra
guadagnò i 5 pezzi d'artiglieria ottenuti 200 delle truppe di fuori; inoltre passa-
dal Papa, dopo ch'erano da un giorno rono dalla parte del Ferruccio circa 200
errivati da Genova. Indi il Ferruccio fanti calabresi per mancanza di paga, la-
commise multeestorsioni a cavare argen- tanto l'oste spagnuola che sotto il coman-
ti dalle chiese e denari da' cittadini. I do del marchese del Vasto avea preso Ena-
Tolterrani aveano condotto al loro soldo, poli, s'incamminava al riacquisto di Vol-
per difendersi da'fìoreotini ch'erano nel- terra, tanto piùche Maramaldo insisteva
la fortezza, i fratelli Gio. Battista e Carlo a domandare artiglieria per espugnarla,
Borghesi nobili di Siena, quali subito i poiché colle mine non gli era riuscito di
aveano assediato la rocca, sperando che trarne alcun buon effetto. Il marchese
Alessandro Vitelli,capitano pontificio che restò meraviglialo della fortezza del silo,
era non mollo lontano a Villa Magna, si perché la città oltre l'esser posta sulla
presentasse colle sue genti alle loro mu- cima del monte, non aveva all'esterno
ra, a ciò pregalo dagli abitanti; ma ne che 5 vie, disposte a guisa di 5 dita di
restarono delusi per esser andato all'im- una mano aperta, come già dissi, per of-
presa d'Empoli. 11 fuoco ridusse in cene- fenderla, restando framezzo alle stesse
re la 4-" parie della città, la quale tornò vie valli profonde e dirupate; talché il

alladivozione de'floreutiui. Questa ricu- marchese del Vasto, preso consiglio col
pera di Volterra però costò mollo cara Maramaldo, pose ad alloggiare le sue
«'fiorentini, poiché avendo Ferruccio la- genti fuori del Portone presso la chiesa
sciata Empoli poco meno che disarmala, di s. Andrea, dove il monte é meno dis-
per andare più gagliardo a Volterra, agevole. Ma uscendo improvvisamente
confidatosi nella fortezza delle muraglie il Ferruccio ad infestar gli spagnuoli oc-

di quella, diede animo agl'imperiali d'e- cupali in attendarsi, avrebbe loro dato
VO L VOL 73
assai chefare,se dalMaramaliloooD fosse- ilpopolo di Firenze avea deposto l'armi»
ro sta li o tem pò soccorsi. Che sebbene non
ì ed a' 1 2 erasì sottoscritta la capitolazio-
meno di 4 assalti si dassero dagli spagnuuli ne. Nella persona di Raffaele Girolami,
e da'calabresi alla città, sebbene una lar- ultimo suo gonfaloniere, eransi comin-
ga breccia nelle mura fosse stata aperta ciale bentosto le persecuzioni di tutti gli
fra l'orto delie monache di s. Lino e la avversi a'Medici, che non poterono sot-
porta Fiorentina, a tutto riparava l'ac- trarsi in tempo; e l'infelice gonfaloniere,
cortezza e valore del Ferruccio, che a scampato a gran morte che
fatica alla
tulio provvedeva, e da per lutto compa- colpì il suo predecessore Carducci e mol-
riva: per cui il marchese fu forzato ad ti de'principali, venne rinchiuso nel Ma-
abbandonar l'impresa cominciata. Nella schio di Volterra, ove poco prima il Fer-
qual zuila apparve chiaro in quel d'i la ruccio avea fatto contro gli spagnuoli
prodezza d'Angelo Bastardo d'antica ori- prova di tanto eroismo. Allorché i fuoru«
gine volterrano, avendo egli più volte ri- sciti si volsero all'imperatore Carlo V,
messo la battaglia con mirabil valore. lagnandosi dell'imprigionamento di mol-
Frattanto stringevasì' maggiormeote ddl tissimi cittadini contro la fede detrattati,
principe d' Grange l'assedio intorno a Clemente VII fece condurre ilGirolamia
Firenze, dove non entrava più vettova- Pisa, ove, come fu voce, morì di veleno.
glia da parte alcuna, e nunoataute la pe- Cosimo 1 che nel i 53 j era succeduto nel-
nuria de'viveri non diminuiva negli asse* la ducea ad Alessandro, a'3 giugno i55[
diati l'ostinazione della difesa. Ma essen- confermò i privilegi a Volterra, la quale
dosi recato il Ferruccio per ordine de' allora era ridotta co'suoi sobborghi, ail
Dieci da Volterra a Fisa, ed essendo riu- 872 famiglie, con 4^97 abitanti, lu con-
scito vano al Maramaldo d'arrestarlo, rac> seguenza delle guerre e della peste, che
coglieva il Ferruccio io Fisa quanti più avea afflitto la città orribilmente nell'an-
fanti poteva, laonde tutta la sperauza de' no delia caduta di Firenze, restandone
fiorentini era ridotta alla venula sua per falcidiata lapopolazione. Anzi non era
liberare la città assediata dalie milizie appena creato duca di Firenze Alessan-
papali e imperiali. Quindi egli avendo la- dro de Medici, ch'era stata ordinata una
scialo Pisa, da'fiorentiui si perde poco do- coscrizione militare nel contado e domi-
po a Cavinaua o Gavinana con la vita di nio fiorentino di 10,000 fanti; alla qua-
Ferruccio, trucidalo da Maramaldo, la le perciò fu ascritta la gioventù superstite
battaglia. Dopo la sconfìtta dell'esercito, di Volterra, sotto il nouie di bandti^ col-
non solo a Firenze defiuitivamente suo- l'accordare a quelle milizie alcuni privile-
uò l'ultima ora della repubblica Horenli- gi, fra' quali il portare le armi e pagare
oa, ma ebbe termine anche Volterra meno gravezze. Alla quale epoca Volterra
repubblicana. Colla fìue dunque della era suddivisa in 3 quartieri e in 5 contrade,
repubblica di Firenze, terminò l'utlima come al tempo della repubblica. Da quel-
sventura di Volterra, mentre il principio l'epoca in poi, Volterra seguì sempre il de-
del governo assoluto di Firenze parve stino del granducato di Toscana, i cut
piuttosto favorevole a'volterrani, perchè cenni storici in quell'articolo scrissi sino
appena sottomessa la metropoli all'armi al i856. Nel seguente anno, nel f^iaggio
pontificie e imperiali, innanzi che Ales- (A".) del Papa Pio IX, colla Toscana au-
sandro de Medici fosse dichiarato capo che Volterra fu onorata dalla sua presen-
politico di quello stato col titolo di duca, za, città già beneficata da lui. Imperocchà
ivolterrani a' io dicembre i53o olleu- narra la Civita. Caltolìca del i852, se-
nero da quel governo provvisorio la con- rie I .', t. 1 o, p. 7. Essendo da qualche
I I

ferma perpetua dc'privilcgi. A' i o adusto auuo moilu iu Fueuze Tommaso Reali
74 V OL V O L
di Genova^ lasciò 6000 floiin! a lìbera «e sempre Forlunuta che ne' teneri Jinni

disposizione del Papa, il quale memore iniziasse gli studi nel collegio di s. iMiohe-
delia prima educazione avuta nel collegio le. IlàantoPadrecedeva alle fervidissima
di s. Michele de'pp. scolopii di Volteira, preci, e benedicendo deputati li censo i -

come notai in principio, fece cessione for- lava di «raziosa adesione «'rassegnali vo-
male di tutta l'intera somma a mg/ ve- ti patrii. Questi furono appagali a' 26 di
scovo della città, perchè ne applicasse la dello mese, quando il Papa reduce da
rendila in opere di beneficenza. Questa Lucca e Pisa, per Ponledera e Camu-
fu stal)ilita con 5 dutiannue ad allrellan- gliano(ove alquanto si trattenne in quel-
le oneste e povere zitelle, che avranno più la magnifica villa Medicea, l'odierno pro-
frequenlalo la dottrina cristiana nelle 5 prietario della quale marchese Lorenzo
parrocchie della città e suburbio di Vol- Wiccolioi l'avea con ogni più bella cura
terra. Inoltre il miinteninienlodi due gio- preparala peraccogiiere un tanto ospite),
vani nativi di Volterra, uno chierico nel e preceduto dal granduca Leopoldo 11 e
seminario, l'altro secolare nel collegio de' dal gran principe ereilitai io, vi giunse la

pp. scolopii: l'uno e l'altro da .scegliersi sera ad ore 7. L'animo delicalainente


per concorso innanzi al vescovo prò tetn- generoso di Pio IX volle mostrare una
vore. Se alcuna cosa sopravanzasse, si singolare predilezione alla città di Vol-
dovrà erogare nell'accrescere propoizio- terra, ed all'illustre sodalizio delCalasan-
liatamenle l'onoiariode'professori del se- zio, dove fu educalo nella sua giovinezza,
minario. 11 municipio di Volterra, pro- facendovi più lungndiinora;e l'accoglien-
fondamente commosso per tanto aUo ge- za de' volterrani degnamente rispose a tan-
neroso del supremo Gerarca, il quale, fra to favore. Non poteva far di più per di-
tante cure del suo ministero, si è degnalo mostrare la sua somma divozione, l'esul-
rivolgere la sua mente in un modo così tanza eulusir-isiìca e la sincera cordialità,

speciale a Volterra, e con insigne dono manifestala anche con isplendida e gene-
provveilerla di così utili e benefiche isti- rale illuminazione. A breve distanza dal-
tuzioni, deliberò a' 26 maggio i852, ad la città il Papa fu incontrato dal municipio
unanìmilù di consiglio, che un busto di in abito di ceremonia, dal sotto prefetto
marmo rtippresenlante l'augusto benefat- e dal comandante di piazza. Salito la car-

tore si collocasse con analoga iscrizione rozza di gala di corte, fece il solenne in-
nella sala dell'adunanza comunale o in gresso per la porta a Selci, preceduto Ùa
«Uro pubblico luogo da stabilirsi, e ciò un drappello di cavalleria e accompagna-
ad aeternani rei memoriam. Quindi il loda 4 legie guardie del corpo, e percor-
mtinicipio, facendosi interprete de' voli rendo le vie [irincipah magnificamente
dell'intera popolazione, adempì al sagro illuminate e rallegrate da 5 bande musi-
dovere di rassegnare al Papi, [)er mezzo cali, il Pontefice recossi alla cattedrale,
di mg/ vescovo, i sentimenti dell'univer- dove l'aspellavano il granduca e il gran-
sale gratitudine a questo munifico atto. principe, il cardinal Corsi arcivescovo
Ora col Giornale di Roma del iSSy, di Pisa, il vescovo diocesano, e lutto il

narrerò l'andata del Papa in Volteira. clero secolare e regolare. Falle le consue-
ijoggiornantlo il Pa[)a Pio IX in Bolo- benedizione col ss.
te preci, e ricevuta la
gna, nell'agosto iSSy ricevè la deputa- Sagra mento, partì dal duomo. L'odierno
zione della diocesi e città di Volterra, la vescovo mg/ Taigiuni lo ricevè in nobile
quale umiliali i sensi del più divoto o- ospizio air episcopio contiguo, e da una
inaggio, icnpetrò l'onore d'una visita nel magnifica loggia, all'uopo eretta, Pio IX
nun lontano suo paesaggio in Toscana, compartì al divoto ed acclamante iunu-
iauuiiit:nlum.lo»ii come Vuileira si tcucs muicvolc popolo la papale benedizione.
V OL VOL 75 •
Indi si compiacque ricevere nella sala del magistratura, e il tribunale dì i.* istan-
trono, al bacio del [)iede, il soUo prefel- za. Alle due pomeridiane, sedè a mensa
lo, il gonfaloniere, le diguilà ecclesiasti- col granduca, il granprincipe ereditario,
che e tutto il clero. N«»rra la Civiltà Cat- e il cardinal Corsi arcivescovo di Pisa.
tolica, serie 3.\t. 7, p. 649. " La iriatiina Nel pomeriggio, il Papa degnossi visitare
del 27 si condusse alla chiesa di s. Miche- il pubblico museo Guarnacci, e gli spe-
le,dove pp. delle scuole pie festeggia-
i dali. Ed a piedi andò nel carcere peni-
vano la solt^nnilà del loro fondatore s. tenziario,dove l'allendevauoil granduca,
Giuseppe Calasanzia; vi celebrò la Diessa, il granprincipe, il sotto prefetto e il cav.
anìiniuistraudu la ss. Eucaristia a que' soprintendente degli stabilimenti carce-
religiosi, ed a'soci della conferenza di s. rari: ne osservò atteutamente ogni parte,
"Vincenzo de Paoli, e poi altra ne ascollò; e ammise al bacio del piede tulli gl'im-
quindi visitò il vicino collegio, in cui egli piegati dello stabiliineiilu e il collegio
giovanetto avea ricevuto da que' valenti de' visitatori oUiciosi. Partitone il Santo
istitulori i primi e cos'i felici indirizzi alle Padre, consolò di breve visita le oblate
virtù che lo rendettero poi si grande; e e le conviitrici del real conservatorio di
y'\ auioiise al bacio del piede i religiosi, s. Pietro; povcia entralo nella carrozza
gli alunni del collegio e molti ragguar- di corte fece ritorno nell'episcopio a'suoi
devoli personaggi". Venne ossequiato ivi appaiiainenti, fra le armonie delle bande
dal granduca e dal gianprincipe, e si de- musicali e gli applausi della tiiolliludine.
gnò accellaie una breve refezione. Il Som- Il granduca e il granprincipe, che avea-
mo Pontefice nel rivedere a Volterra la no accompagnato il i'apa, si licenziarono
camera del collegio di s. Michele, dov'egli con osoecjuio, e recaronsi a piedi ad ono-
dimorò giovinetto (e nella quale dioiora- rare il circo dello di Valle Buona, dove
tovi e uscitone alunno, vi ritornava Som- la gente venuta ad una corsa di cavalli
mo Pontefice e Reiì, diede vivi set-ni di con fantino, gli accolse con aperti segni
mozione;
conr) la quale si accrebbe scor- di rispetto e aifettuosa esultanza. Nella
gendo in una sala del suo quartiere la sera la luminaria fu uteravigliosa per la
domanda (tutta di suo carattere) della ricchezza e la copia de' lumi, per la bea
tonsura, falla da esso al vescovo di Vol- intesa dispo&izio'ne e per la serena alle-
terra, ed ivi collocata con gentile pensie- grezza dell'im mensa folla di popolo che
ro.Quindi passò a visitare le Clarisse, nel tratto trailo rompeva in applausi festosi.

monastero di s. Lino; e col granduca e Ed il Papa compì nella cappella dell'e-


grauprincipe si recò alle sale della scuo- piscopio ceremonia dell'incorunazioae
la

la del disegno, dov'era preparala, a cura della miracolosa immagine della B. Ver»
del municipio, una esposizione de' lavori gine di s. Sebastiano, tanto venerala dal
eleganti d'alabastro di Volterra, in»lu- popolo. Poi seduto in liono ricevè il mu-
stria molta fiorente in questa città. Qui nicipio, e molli soci e dame della congre-
pure Sua Santità atlestò alla de[)Utazione gazione dis. Vincenzo de Paoli, alle quali
municipale il suo gradimento, e fece ba- volse amorevoli e commoventi parole, in-
ciare il piede alla medesima, al maestro, citandole ad essere buone madri di fami-
agli alunni della scuola comunale di di- glia, e in quell'opere di ca-
perseverare
segno e plastica, a molti fabbricanti espo- rila cui SI sono dedicate, e che mirano a
sitori, ed a vari cospicui personaggi. Tor- sollevare il poverello nelle sue miserie, a
nato nel palazzo vescovile, sua residenza, ricondurre sul rctlu sentiero il traviato
comparti dal balcone l'apostolica beiiedi- col buon esempio e coda pazienza; ciò
lione al popolo nella piazza alFollalo, che che Servirà loro a formate una cotona
lo salutò cou vivi applausi; ricevè poi la di gloria a Maria »s. luullre nella stessa
76 VOL VOL
sera, granduca e il granprincipe ono-
il scuole de'pp. scolopii di Volterra. Il de-
rarono prima il regio teatro Persio Fiac- siderio del principe diventò il desiderio
co, splendidamente illuminato in loro os- universale. Si aprì tosto una sottoscri-
Bequio, e vi furono salutati con ripetuti zione per azioni di lire 100 ciascuna.
applausi; e in appresso si compiacquero Tutti i canonici della cattedrale si firma-
percorrere a piedi, ia mezzo al popolo rono ognuno per un'azione: più facol- i

riverente e plaudente, la principale con- tosi signori volterrani si obbligarono chi

trada della città vagamente illuminata e per 4 e chi per 6 azioni, e taluno anche
decorata d'una colossale statua del Som- per 8: il conte Larderell si sottoscrisse
mo Pontefice, della quale graziosamente per 1 2 azioni; ed Angelo Gatti di Pistoia,
lodarono ii pensiero eammirarono il mo- quello stesso che si acquistò celebrità per
dello. La mattina del 28, il Papa cele- le sue belle esposizioni d'oggetti di belle
brata la messa nella cattedrale e dispen- arti a Vienna, in Moravia e a Berlino,
sato il Pane Eucaristico a' seminaristi e colà trovandosi in quella circostanza, si

ad altre persone, e compartita al giubi- obbligò per 3o azioni. Per talmodo in


lante popolo, dalla loggia dell'episcopio, pochi giorni furono raccolti 2000 scudi.
l'apostolica benedizione, lasciò in pegno » E questo un fatto che merita d'esser
del suo amore e della sua munificenza notato, come quello eh' è prova manife-
un cospicuo dono a'pp. scolopii,per l'am- sta della fede e della pietà del popolo vol-
pliazione del loro convitto di Volterra, terrano, non che della profonda sua vene-
ed un magnifico calice alla cattedrale. razione pel Capo visibile dellaChiesa,edeI
Alle ore 8 e tre quarti, ossequialo il Papa sincero suo attaccamento pel suo ben a-
dal granduca^Leopoldo II, e dal gran- mato Sovrano ". IVIa a questi giorni di
principe ereditario, dal sotto prefetto e gioia, seguirono tempi e avvenimenti lut-
dal municipio, partì da Volterra, tra le tuosissimi. La rivoluzione del 1789 pro-
me-
festose grida de'viva del popolo, e le gredendo con diverse fasi e periodi, oc-
bande musicali. E per Camu-
lodie delle cultio manifesti, vedendosi fin dal 1809
gliano, Pontedera e Empoli, continuò il apertamente protetta, con dichiarazione
suo f'iaggio a Siena. Desiderosi volter- i e successiva guerra alla corte di P^ienna
rani di dimostrare meglio che per loro si (^.), fatta dall'imperatore de' francesi e
potesse il sentimento della più viva rico- dal re di Sardegna, sia per un'idea, sia
noscenza da cui erano animati verso il per l'utopia di formare un'Italia unitaria
Papa Pio IX, per essersi degnato d'ono- e sotto un solo scettro, ad estremo dan-
rare di sua preziosa presenza la loro cit- no de' ducati italiani e persino della so-
tà, eressero sulla piazza di s. Agostino una vranità del Ficario di Gesù, Cristo (^.),
statua in gesso, fatta appositamente in ed anco della Toscana, cui popoli si i

pochi giorni sul disegno del Battelli, la chiamarono per più d'un secolo felici
quale rappresentava lo stesso Pontefice. sotto il governo dell'augusta casa Hab<
Fu fatto plauso al pio pensiero dal gran- sburgo Lorena. In Toscana dunque l'in-
duca Leopoldo II, il quale perchè la città surrezione audacemente insorse, per aver-
di Volterra avesse un monumento che ri- la da lunga mano preparata il governo

cordasse così solenne e fausta circostanza, subalpino e diretta dallo stesso suo mi-
confortò i volterrani a fare scolpire iu nistro plenipotenziario residente in Fi-
rnariJio quella statua, il cui disegno par- renze, presso il regnante sovrano, cooi-
\e a tulli pregevole, mentre egli avrebbe mend.' Carlo Boucouipagni. Da' faziosi
provveduto a far eseguire a proprie spe- si prelese nell'aprile che il granduca Leo-
se l'occorrente piedistallo, ornato di bas> poldo II abdicasse; ma egli giustamente
i<)unlievu ra^jpieseiUaule il Puulefice alle ricusauUosi, dichiarò iuuauzi al corpo di-
VOL VOL 77
plotuatico di volersi allontanare piuttosto tutti i sovrani, i quali nella nostra causa
dal suolo toscano, e ne parli a'^y di det- debbono riconoscere l'interesse della cau-
to mese coll'i. r. famiglia per Vienna. sa propria ....Frattanto, o miei dilettilo-
Tosto il municipio di Firenze nominò un scani, finché durerà la nostra temporanea
governo provvisorio,per organizzare l'ar- separazione, che ciò retiti ben inteso fra
mala e mobilizzarla, formandolo col cav. di noi; tanto ci sono preziosi gl'inaltera-
UbaldiuoPeruzzi, l'avv. Vincenzo Malen- bili sentimenti che uua gran parte fra di
chini e il ivaggiore Alessandro Danzini. voi conserva a nostro riguardo, altrettali*
Iodi nel seguenle mese trasmise i suoi po- to noi ci sforzeremo di applicarci alla vo-
teri al mentovalo Boncooapagni, nomina* stra felicità e a preparare i mezzi di con*
toda Vittorio Emanuele li re di Sarde- tribuirvì, il giorno in cui cesserà l'ingiu-
gna suo commissario straordinario pel stizia che ci ha colpito ". È stato detto

governo di Toscana durante il tempo con accorgimento: La rivoluzione è co-


della guerra, il quale l'i i maggio nomi- minciata colla dichiarazione de'dirilti del-
nò ministro dell'interno il barone Betti- l'uomo, ed essa non avrà termine che con
no Ricasoli, cbe in processo di tempo as- la diritti di Dio! Quan-
dichiarazione de'
sunse il supremo potere, col sostenere do Parlamento Italiano del 86
poi Jl 1
1

l'autonomia della Toscana^ nochè la sop- descritto con tale titolo ne' due articoli
presse il governo Sardo con decreto de' della Civiltà Cattolica, de' 21 febbraio
i4 febbraio 1861, riportato dalla Ci' e 6 aprile 1861, proclamò re d'Italia
villa Catlolica, serie 4-*» '• 9» P* 7^"^- Vittorio Emanuele II redi Sardegna, il

Intanto granduca Leopoldo li, prò»


il granduca Ferdinando IV emise in Dre-
testato solennemente contro tante usur- sda solenne prolesta a'26 marzo 86 con* 1 1

pazioni e nefandezze, 2r luglio del-


a' tro tale proclamazione e titolo. Altre si-
lo stesso anno i85g abdicò la corona mili proteste fecero in Vienna a' 3o
:

di Toscana in favore del suo figlio gran- marzo il duca di Modena Francesco V;
principe ereditario, e questi assunse il ed IO aprile in Warlegg nella Svizze-
a'

nome di Ferdmando IV, accettando il ra,Luisa Maria reggente degli slati di


trono. In seguilo, adunatasi in Toscana Parma, pel duca Roberto suo figlio. Le I

l'assemblea, foggiata alla moderna, le si 3 proteste l'offre il Giornale di Roma


impose di votare l'annessione della To- del 1861 co' n. go e loi.
scana al regno Sardo, onde formare il La sede vescovile vuoisi eretta ne'tempi
sedicente regno d'Italia. Ma il suo legit- apostolici, altri la ritardano al V secolo,
timo sovrano granduca Ferdinardo I V, come Coni manville che la disse appartene-
nel declinar di marzo 1860, emise pub- re alla provincia ecclesiastica di Firenze,
blica e formale pretesta di nullità degli ma essere esente. L'CJghelli scrisse: l ola-
atti consumati da un governo illegale e Romano Pontifici
terramis Episcopus
le sue conseguenze che ne derivano, dal- propemodum ab immemorabili siibest.
l'annessione. Eziandio protestando » al Firenze fu eretta in metropolitana eccle-
mondo intero contro questa violazione siasticada Martino V
nel 1420, e non
della pubblica fede, che mette in pericolo consta che ne fosse dichiarata sudraganea
l'esistenza del civile consorzio; e lo faccia* la s.Chiesa di Volterra. Essa fu sempre
mo per l'obbligo cbe incombe a chi è immediatamente soggetta alla s. Sede,
nato sul trono, di difenderne il privilegio fioche il Papa Pio IX, effettuando il pre-
come principio d'uidiue nella umanu so- stabilito dal predecessore Gregorio XVI
cietà, come ancora di salute nel duro eoa- nella formazione della provincia ecclesia-
flitto di sfrenate passioni. Facciamo ap- stica di Modena, a questa nuova metro-
pello per la difesa del nostro diritto a politana colla bolla Fel ab antiquis, de'
78 V O L V OL
2-2 agosto i85i5, tra's(tllrag'»nei vescovi ritenuto da* volterrani, siccome un di

die le assegnò, comprese


vi il vescovo quelli che all'antiche molteplici glorie
ili Massa e Carrara, che slaccò dal me- della vetusta lor patria ne aggiunse una
tropoiìtano di Pisa, ed in vece a questo segnalalissima, che mentre insiffaiia gui-
assegnò per altri sufFiaganei i vescovi sa la onora, renderà eterna la gratitudine
di Follerra e di Pescia, disgiungendoli loro all'augusta persona del munifìcen-
dalia immediata soggezione della s. Sede. lissimo Sommo Pontefice Fio 1 X, il quale
Indi colla bolla Ubi primnin, del 1° a- in tante e s'i nobili guise designava di vol-
goslo i856,al vescovo di Volterra con- gere sopra di essi la benignità del suo
cesse la specialeonorìfìoenza perpetua del sguardo". Nelle parlate Notizie isloriclie
s. Pallio {r.) nel i856. Nel Giornale della città di Folterra diffusa mente sono
eli lloina di tale anno, il n. 190 pubbli- descritte le segnalate e principesche pre-
cò la seguente lettera scritta da Volterra rogative già goduleed esercitale da'vesco-
a' I 5 agosto. » Il Rm.° capitolo della va- vi di Volterra, in buona parte di sopra
cante chiesa vescovile di questa città, de- riferite. Essi quali principi dell'impero,
stinava la mattina del suddetto giorno, dipendevano da esso. Erano si-
nel civile
sagro all'Assunzione di Maria ss. incie- gnori della città, anche nel temporale.
lo, titolare della cattedrale come del ca- Andavano coli' esercito dell'imperatore
pitolo, a pubblicare con soletme pompa alla guerra, quali feudatari. Aveano il

straordinaria nella detta chiesa la bolla privilegio di giudicare in tutte le cause


del regnante Sommo Pontefice Pio IX, civili e criminali della loro diocesi, ed
in data del i.° agosto i856, relativa al in tutta la Toscana. Ed in ogni c;»ùsu di
distintissimo privilegio del s. Pallio con- appello da inlei-porsi nella curia im()eria-
cesso in perpetuo a' vescovi Volterrani; le. Di nominar giudici, crear notari, tuto-

e dopo la s. Messa cantata in musica e ri e curatori. Di legittimar bastardi di


celebrata da u)g/ vicario capitolare, ve- qualunque sorte. Di concedere edonure
niva letta la relativa bolla. Cantato poi la libertà. Erano tenuti di pigare annual-
in musica solenne Te Dciim, rendevansi mente alla camera imperiale 3o marche
perciò le dovute grazie a Dio ottimo mas- d'argento per la miniera de' Montieri, e
simo, ed iraploravasi eletta copia di aiuti 3o per la colletta del tributo del fodro,
celesti sopra la s. Persona dell'augusto della quale erano camerlenghi generali
Gerarca. Le autorità tulle governative, per tutt 1 la Toscana. Furono assoluti da
giudiciale, municipale e militare erano taliimposizioni per privilegio ollenulo da
i«>tervenule io pubblica forma nella men- Carlo IV imperatore. Godevano il gius
tovata chiesa maggiore, a dividere unita- del mero e misto uDpero nella città e suo
mente agli alunni del seminario vescovi- distretto di loro giiirisdizione. Potevano
le, a' convittori del collegio delle scuole edificar castelli e torri, e per privilegio
pie, e ad una straordinaria accolla di batter monet.»; non che concedere e ap-
popolo l'espressioni della comune esul- provare l'elezione de' magistrati di Vol-
tanza; e non è a dire quali si leggessero terra e d'altri luoghi, ec. Nota il Repelli,
note d'interno compiacimento sul volto che il piìi esleso smembramento di que-
d'ogni cittadino alla pubblicazione del sta diocesi (uon conoscendosi l'antichissi-
tratto inaudito di apostolica liberalità u- mo in cui il distretto di Vado fu dato al-
sata verso la volterrana sede, come nel- rarcidioce>i di Pisa), Io feceC'emente Vili
1 ascoltare i generosi sensi di amore e di nel Ó92, nell'erezione del vescovato di
considerazione contenuti nelle lettere del Co//^,staccaodoa(ì'ultoilal suo antico dio-
supremo Ponletìce a riguardo della me- cesano non solo le due pievi Nullìus di
desiata. Un giorno si bello sarà sempre Colle s. Alberto poi detto s. Marziale, e
V O L VOL 79
de'ss. Giovanni e Ippolito d'EUa, imme- po<!t s. aposloUcae praefnìt Ec-
Pi-triim
iliatanienle sog-elle alla s. Se<le, ma clesiar^palrlae snae maximo usuf,adjU'
smeinbraudg dulia diocesi di Vullerra i mentoquefuisse. Tlaque rum Folatcra-
pivieri di .Scola, di Caìleiio, di Menzaiio, iii caiholuam veriiatem usque ad Ar-

di Bulli, di Molli e diPernina,oltre alcune rianorum tempora illibata retinui-^sent,


«itre chiese parrocchiali apparteneoli a longe, lateque deinde a serpente illa te-

diverse [)ievi della diocesi slessa: mi lutlo terrima lue, et ipncorrepti sunl, quam
80 parrocchie. Il 1° siutinbrainento lo nlhllominus , sanctis Juslo, Clemente
fece l'io VI nel i 782, allorché separò dal aiqne Oclaviano africani^, quoi Fan-
vescovato di Volterra, per assegnarlo a dnlorum furor compuleral in Italiani,
quello di Coile, l'esteso piviere della col- medicinani ferienlibut feliciter discusse-
legiata di s. Giu)ignano,con varie parroc- runt. Peranliqua Folaterris tempia vi-
chie giù appartenenti alla pieve di Cello- suntnr, illudque praecipue qiiod prìsci
ri, queste e quelle in numero di 53 chiese, d. Pelro apostolo dedicaverunt. Quindi
delie quali 26 eranoparrocchie, con tutti a i.° vescovo registra lo stesso s. Romolo,
i conventi e monasteri de'diie sessi, con- inviato da s. Pietro a predicarvi il Van-

servulorii, spedali e mansioni dipendenti. gelo, cii'itatemque per Herculis porluni


JVolai nel voi. LXXVIll, p. 96 e 97, con ingressns, Evangelii luce Folnterris la-
rng."^ Dartolini, che di preferenza fossero te di(fusa y Florentiam, Fesulasqiie ad
capitali dell'antica Etruria Volterra e idem cumulale praestandum iter inten-
Chiusi, nella quale s. Pietro e s. Paolo dit. Inde Bergomum, Brixiamqueeadeni
predic.u oiioe feceroda'Ioro discepoli [)ro- laeti nunrii jucìmditale complevit. Ri-
inulgare la SJilulif».' a luce del Vange!o,co- tornato a Fiesole, della qual città pure
nies. Uomolo discepolo di s, Pietro a Vol- r Ughelli lo dichiara i.° vescovo, vi ot-
terra e Fiesole, ed anche s. Lino prob^ibil- teime la palma di glorioso martirio a'

mente fu il principale degli apostoli della luglio, però ignorandosi l'anno preciso.
Toscana siccome originario etrusco e na- Grave controversia fu eccitata in Firenze
to in Volterra, e in questa sua patria an- nel decorso secolo sull'età, genere di mor-
cora e in Chiusi, per comando dellostesso te e martirio di s. Romolo vescovo di Fie-

8. Pietro, di cui fu immediato successore sole, riconosciutopromulgatore della fede


nel ponlirìcato, con tanta gloria di sua il- in Volterra anche dal M uchesi. La con-
lustre patria. Anzi mg.' Bartolini lo crede tesi si accese Ira il p. Soldani, il Foggini
fondatore delle due chiese, sul qual pri- e Lami, questi volendolo confessore e
il

matoconsente il Fiorentini, rilevando che coelaueo di s. Zanobi vescovo di Firenze,


Chiusi siccome più popolata ebbe mag- quegli riconoscendolo discepolo di s. Pie-
gior numero di ss. Martiri, e lo dimosira- tro, I." apostolo e vescovo di Fiesole, e
uo le sue catacombe. Riferisce l' Ughelli. generoso martire della fede. Tra gli altri
Chris ùanitatis auleni exordium ch'ile hbri, contro il p. Soldani nel l 'j^i si pub-
f^olalerranurn principium vi-mm est mi- blicò: La vera istoria di s. Romolo vesco-
rum in modum cumulasse. Siquidtm e- vo e protettore di Fiesole, liberata dal
truscarum civilalum primafuit, nune Ro' d.' Pierfrancesco Foggini dalle calun-
muloy illuc a s. Pietro apostolo direrto^ nie appostele in una scrittura puhblicala
praedicantCy Cliriatiana sacra suscepit per difesa degli Atti di detto Santo apo-
ciintque illius civitatis prinius Episcopus crifi, e alla gloriosa memoria di lui in-
illamoptimis legibus, normaque morum giuriosissimi. Replicò il p. Soldani nello
insliUiissely Fesulis, Florentiaequej ea- slesso anno ima 3' lettera contro questa
dein Evangelii Itice aptruit. Credere an- vera storia, e insieme cogli Atti di s. Ro-
lem par est, s. Lini Folaierranum, qui niolo^ e col suo difeosore fu sanguinosa-
8o VCL V O L
mente malmenata dal Lami nelle Delì- beneessadie'al mondo cattolico ili." Papa
ciae Eritditornni, egualmente nel 1 74'2« s. Lino, con tuttociò non si conosce finora

Pareva finita la controversia, quando Ja- vescovo di Volterra più anligo di Euc^ri-
copo Nicola Gattolini, cli'erasi in essa me- stiol, che sedeva nella cattedra vollerraoii
scolato, nel 1 74^ riaccese la zuffa lettera- intorno al 49^»^ tempo di s. Gelasio I
ria, stampando in Venezia Documetili : Papa. Elpidio o Elpedio intervenne a*

per la vera istoria di s. Romolo vescovo, romani sinodi del 5o i 5o2, 5o3 e 5o4 ,

martire e protettore della città di Fieso- adunati da Papa s. Simmaco. Dopo El-
le. Il Novellista Fiorentino scrisse con- pidio s'ignora sino a Leone sanese del
tro de'medesimi, ed in suo aiuto si un\ il 566, chi governasse questa chiesa. Gemi*
d/ Bianucci. Dopo tregua di 5 anni, altro Diano fu al concilio celebrato in Latera-
Anti-Ronui'.iauo insorse contro il Gatto- no da Papa s. Martino I nel 649. H ve-
Mamachi. Il Gattolini non si
lini, nel p. scovo Marziano sottoscrisse nel 680 al
spaventò del nuovo potente avversario, concilio romano diPapa s. Agatone. Gui-
rientrando in campo, anche contro ilFog- do 1 fiori circa il 682. Il Repetti parla del
gini e il Bianucci colla Dissertazione se- vescovo MarciaQO,cui successeGaudenzia-
conda con nuovi documenti per la vera ^
no del 688 circa, sotto del quale fu fab*
istoria di s. Romolo vescovo, martire e bricata la chiesa de'ss. Giusto e Clemente.
protettore della città di Fiesole, Mode- Questi due vescovi non conobbe l'tJghel-
na 1 75 1 . Di tutta questa disputa die'coQ- li. Indi lo furono, Pietro I nel 698, Gaa-

tezza il Zaccaria, Storia letteraria d'Ita- giuo I verso il 706, Gippo nel 7 1 5, Al-
liani. 3, p. 3g5. L'Ugbelli registra 2.° ve- bino nel 735, Pietro II nell'Sco, di cui è
scovo s. Giusto africano, il quale venuto menzione un privilegio di Carlo Ma-
in
in Italia, durante la persecuzione de' van- gno, per mensa vescovile, e fu al con-
la

dali, con molli vescovi, il fratello Cle- cilio romano d'Eugenio II neir826, ov'è
mente e Ottaviano; cumqne volaterra- detto Bullularense e Bulterrensis. \\B\-
num appulisset ad litiis, cum s. Regulo, ronio lo disse intervenuto neir844 ^''^
Cerhoneque prope inSylvala- civitateni coronazione di Lodovico re de'longobar-
tuit. Undó cum ingenita edidisset mira- di, eseguita da Sergio II Papa; ma Lucea-

cula, popidumque volaterranum ab ar- zi rettifica l'annalista, e dice doversi at-


riana lue calholicam truduxisset adfl- tribuire tale assistenza al successore. Il

dem, ìllorum Episcopus adlectus est; in figlio di Carlo Magno, Lodovico I il Pio,
quo quidem niunere adniinistros habuit, verso 1822 prese in protezione i canonici
atque collcgas, Clementern, ntque Octa- della cattedrale di Volterra, dicendosi nel
vianum. Decessi t autem die 5 inensisju- diploma essere allora dedicata alla ss. Ver-
lii inquo dieejusdem festani celebratur. gine ed a s. Giusto, e dichiarò ciò fare ad
Ej'us sacrum corpus diu conquievit in imitazione di suo padre. Tanto riporta il

ecclesia, temploque, quo eidem populus Cecina Di più ag-


nelle Notizie istoriche.
consecraveratj hodie vel externa vi de- giunge, che Lotario I, figlio di Lodovico!,
pulsum, vel vetustate consumptum, vix e Lodovico 11, nato dal 1." di tali impera-
sui tenuiareliquitspectatoribus vestigia. tori, concessero ampli privilegi a* vescovi
Wonsi conosce il tempo preciso in die mo- di VolterraPietro II eGuauchino, secon-
ri, dopo aver fiorito per miracoli e santità do l'Ammirato il giovane, confermando i

di vita; ignorandosi pure successori, sino i beni della mensa. Dopo Pietro II trovasi
al seguente. Avverte il Repetli, sebbene Audiea deir838, che trasferì nella basi-
I

sia da credere, che Volterra abbracciasse lica di Volterra il corpo di s. Ottaviano,

la fede di Gesù Cristo, forse ad esortazio- ed in essa istituì i canonici di s. Oltavia-


ne di s. Romolo discepolo di s. Pielro; seb- QO. Nell'SSi olleuoe duU'impeiatore Lo-
V OL V O L 81
dovico II il privilegio riprodotto dall' U- lingi a varie citlà dell'Italia Longobarda.
glielli, dicouferniu di beni a iiiciemeiito Dice rUghelli che nel suo episcopio il mar-
della cliifisa e di esenzioui. Gli succesiìe chese Oberlo alla presenzadell'imperato-
Guaghiiiu o Gangiiio o Guanghino II, al re Ottone III promulgò nel 979 una sen-
(jiiale lo slesso Ludovico li iieir874> coti tenza riguardante l'abbate di s. Fiora di
diploma esibito dall' Ughelli, dichiarò la Arezzo; ma il Repetli riporta la data del
sua proiezione verso ((iie^ta citiesa: il ve- 967 e dichiarn l'-allo fatto innanzi Otto-
scovo inlerveiiDe al coucilio liì Ravenna ne I : certo nel 979 non era imperatore
«leirSyy, secondo Luceuai. Indi Alparlo, Ottone III, ma !»uo padre Ottone II. Il

poi Aldebrado, Pietro Gangino Ili. Il 11, vescovo Pietro III fu generoso verso il

Vescovo Alboino oAlbino viveva ueirSSo clero di sua cattedrale, donando nel 974
a tempo di Berengario 1 re d'Italia, do- al capitolo volterrano molti terreni posti
iiando al vescovo e alla sua cattedrale, nelle|)endicì estreme meridionali del pog-
Ailalberlo II inarcliese di Toscana nel- gio di Volterra, presso le Moie o Saline
1*896. varie castella della diocesi, tra le regie. Sedeva nel 985 Benedetto 1, cui
quali Derignone, Cesoie, Monlieri, notizia successe nel 987 Pietro IV, del quale so-
liferita con riserbo dal Repelli; e si fa no vari monumenti, e in uno del 990 si

menzione di lui iu docuaienlì del c)o5 e sottoscrisse: Petrus Sedis s. Evclesiae


del qoy. Adelbrandoo Adelardo nel 929 f^olatcrrensi huniìlis Episcopus. A suo
ebbe in dono da Ugo re d'Italia, Monte tempo Ugo il Grande marchese di To-
della Torre presso s. Gimignano nel ter- scana, nel 991 donò al capitolo della cat-

ritorio di Volterra. Nel 941 si trovò pre- tedrale de' beni con una corte posta a s.

sente alla sentenza del marchese Uberto, Gimignano. E nominato il vescovo Pie-
u favore di Corrado vescovo di Lucca. tro IV in undocumentodel995, risguar*
^el 945 lìoiiva il vescovo Buoso, nel 967 dante il discorso Battistero. INe fu succes-
Pielio 111, ovvero nel 960, a cui die' un sore,aIuteno nel loosBenedettoII, perchè
diploma l'imperalore Ottone I, pubblica- in quell'anno fu fatta una donazione alla
lo dui Montanini nelle P'indiciae antiquo chiesa di s. Michele pe'lumi esoleuui cauli
rum Diplomatuni, a suo favore e della L'Ughelli recita un documento del
sagli.
cattedrale, l'atto essendo emanato ul di- 007 mediante il quale fece e sottoscrisse
1

cenibre 967 nel castello di Vado. Il qual una grandiosa permuta di beni e di gius-
diploma sembiò al Uepetti importante, padronati di chiese, col giovane conte Il-

poiché dichiarasi quel castello non più debrando figlio del fu conte Ridolfo di
appartenere al territorio volterrano, ma Roselle, e colla vedova contessa Gisla sua
al contado pisano. E da a conoscere che madre. Ad istanza dello stesso vescovo,
a'tempi d'Ottoue I si conferiva a' vescovi l'iuiperalores. Enrico II, condiploma del
di Volterra l'autorità civile sopra alcuni ioi5, pubblicalo iuFasiana presso Pisa,
paesi e abitanti della diocesi loro. In fatti confermò alla cattedrale e capitolo de'ca<
Ottone I, alle preci di Pietro IH confer- nonici di Volterra l'antiche sue preroga-
mò quanto alla mensa vescovile concesse tive, titoli e benefìzi. Nel 1026 fioriva
ru i le Berengario I, Carlomanno e Lo- Guido 11, e nel io34 Gaufrido, al dire
tario, taikto rapporto a' beni enfiteulici, dell' Ughelli. Ma il Zaccaria, nel luogo
quantorispelloa'servio vassalli spettanti citato, avverte doversi correggerlo,poichè
alla mensa volterrana. Da quel diploma G uufredo o Gottifredo novarese fu eletto
si viene inoltre a conoscere, che fino &{• a vescovo di Volterra nel ioi4 egovernò
lora in Volterra i suoi vescovi non ebbe- la chiesa sino al i o37,oude nel 028 potè>
1

ro titoli di conti, ossia governatori civili, com'è tradizione, portarsi aFiesole per as-
siccome avvenne sotto il regno de'Caro* sistere alla traslazione de' ss. Martiri, fatta
VOL. CUI. 6
82 VOt VOt
nel 1028 dal vescovo Jacopo Davaro, e nata da'conlì secolari e non da'prefatif
perciò Guido 11 fu suo successore, non an- come si trae dal diploma imperiale d'En-
tecessore. Che il diploma di s. Enrico II rico III, a' 17 giugno io52 spedito a favo-
fu fatto a istanza del vescovo Renedelto II, re del clero volterrano, col quale ad islan-
rafferma ancora il Repelli; ma siccome z^» del vescovo Guido, che lauientovnsi del
quel principe si recò in Roma nel ioi4 conte e di altri minÌ8tri pubblici pel gra-
a farsi coronare, forse in quell'anno ema- voso modo che tenevano col clero e loro

nò il diploma. A chiarire il punto, ed e- servi nell'esazione de'regi diritti,concedè


menda r la serie cronologica de' vescovi, a lui e successoli, non che al clero, ogni e-
occorrerebbe il Giachi che fece il catalogo senzione civile da'conti, equanioaltrogia
di 796, ma noi posseg
66 pastori sino al 1

dissi superiormente. Tenute presenti l'e-

go, e nulla ne dicono il Cecina e il Dal nunciate date, quindi l'Ughelli registra il

Borgo. Gaufrido,rUghellilodice sassone, vescovo Ermanno del 1066 circa, già mo-
fondatore munifico della badia di s. Giu- naco di Vallombrosa e discepolo di s. Gio.
sto, e che fu sepolto nella catledrale.L'an- Gualberto, il quale perdevozione all'ere-
DOtatore Coleti rileva, che si legge cliia- mo de'camaldolesi gli donò la basilica di

malo Gotlifredo nel sinodo romano del s.Maria (ìePuliciano, olim Benedicli eoe-
io36, nella causa di Andrea di Perugia. nohium. Come alemanno, pare favorito
Laopdequell'Eumancioche l'Ughelli gli dagl'imperalorije gli scrittori sonodiscre-
avea dato a successore, circa il io35, sul panli in riportarlo dopo Emancio o Gui-
quale non concordanogli scrittori, sembra do III, e che ottenesse il vescovato nel
a quest'epoca doversi eliminare. Di lui dis- 1 o5o. Certo è, che nel 078 in un diplo-
1

se lo storico AtW Italia sacra, che recò ma gran contessa Matilde e del suo
della
pregiudizio alla sua chiesa con alienazione 1." marito Goffredo o Gotifredo il Gio-

di fondi^ e che è ricordato nel decreto di vane duca di Lorena, in favore del mo-
Papa s. Gelasio I, ed allora sarebbe vissu- nastero di s. Poliziano di Lucca, esibito
to nel Vsecolo: meglio è riportarsi a quan- dall' Ughelli, lo leggo sottoscritto; Ego
to dirò di Gelasio II. Dice inoltre l'Ughel He riin annui, Dei gralia, qtiamvis indi-
li,si disputa se a Gaufrido successe Gui- gntts Episcopus snnctac f'nllerracinler-
done o GuidolII,tanto dubitò dell'esisten- fuìf et ss. Morì Ermanno circa il 1077,

%a d' Eumaucio, ovvero Ermanno nel come si ha dall'epistola offerta dall' U-


io58. Trovasi Guido 111 intervenuto nel ghelli, scritta a'i6 settemhie da Papa s.
sinodo romano del loSg di Papa Nicolò Gregorio VII a* vescovi dì Siena e di Fi-
li, e sottoscrisse un documento della gran renze,acciò eleggessero un idoneo succes-
contessa Matilde, ed altro del 106 1 per sore. Di più r Ughelli recita un diploma
certa donazione di beni al monastero del- col fac-simile della sottoscrizione della
la B. Vergine di Pinziano presso il fiume gran contessa Matilde del 1078 di con-
Elsa. Ma sembra indubitato cheGuido 1 1 ferma al vescovo volterrano di due pievi;
precedette Ermanno, essendo già vescovo ed un'epistola scritta da Ermanno a s.
nel ]
049 per aver sottoscritta la bolla di Gio. Gualberto per la sua assunzione al
s. Leone IX pel vescovato di Porto, come vescovato, in cui è da notare
il suo prin-

nota Coleti. Il Cecina riferisce che Enrico cipio:Herinianno Volatcrranemi Dei mi-
III imperatore nel io52 concesse a Guido to Episcopo, JoannesAhhas Servus Ser-
vescovo, il privilegio di cui vado a ripar- vorum Dei, Clini omnibus suis Monachis
lare; e che la gran contessa Matilde nel elfratrihiis. Nel 1080 o nel 1081 per-
1078 tenne un placito in Volterra a istan- venne alla cattedra volterrana Opilione
za diGuido vescovo. Il Repetti poi narra, (Nota il Luceozi: Hunc cpioqne ante an.
che Volterra nel io52 era ancora gover 5qo locai.), e pare che distraesse ibcni di
VOL VOL 83
sua cliiesa. Nel 1098 era vescovo Rugge- r'ola ter rania popnlix imperliit^gui stim-
ro o liogetiu I. (li cui è memoria in una ma religione illiufi ììlarfyrix clientelae se
bolla di Papa Pasquale II io4i nella del 1 commisere, ejusqne sacra typsana ar-
quale si sottoscrisse Folaterrenxis Ercle- gentea iheca inclusere. Delle ss. Ossa,
siae indignus Epixcopus Jieri rogavi, et rUghelli olTre la figura, e riporta quanto
ì'pxr subscripscrit. Nel i 106 intervenne ne scrisse di s. Vittore R^afFaele Volater-
al concilio di Guastalla, e nel 1 i i5 cede rano, e la punizione prodigiosa del sacri-
a leu ne possessioni. Era vescovo Eucaristie lego oltraggiatore della s. Reliquia nel-
Il nel t I I r), quando Papa Gelasio II per l'assedio ed espugnazione della città nel
la cattiva amnainistrazione de' beni della i53o. Rogerio 11 nel 11 25 fu traslata
mensa, lo spogliò di questa chiesa. E fal- alla metropolitana di Pisa. Gli successe
so l'asserto dal Giovannelli, che i volter- Crescenzio, la cui i
.* menzione s'incontra
rani uccisero il vescovo Eucaristio. Que- nel I 139, nella composizione d'ttna lite.

sta calunnia volgare forse derivò dalle Nello stesso anno Oldimario
gli successe
continue discordie da' volterrani avute o Odimario de' nobilissimi Adìmari fio-
coi loro vescovi, per non volersi mai pie- rentinc; al cui tempo il conte Lutherio
gare a solTi'irne la giurisdizione civile, che con Adelasia sua moglie fecero una do*
i vescovi aveano nella città e nello stato nazione alla cattedrale: mori il vescovo
di Volterra, tanto per concessioni pontifì- nel I 148 e fu lodalo con carme da Ales*
cie che per privilegi imperiali. Avverte Sandro Adimari, prodotto dall'Cghelli.
il Colali, che sembra di Eucaristio vissu- Nel I i5o sedeva Galgano I della no-
to sotto s. Gelasio I, formato l'altro Eu- bile famiglia Inghirami di Volterra dei
caristio deposto da Gelasio II, o meglio signori di Castigliooi, che altri pretesero
si confuse questo con quello, di uno fatti de' Pannocchiesthi: si seppe insinuare
due, e quindi attribuito a s. Gelasio I il nella grazia di Federico \ imperatore, e
decretato da Gelasio II, il cui operato ne ottenne la signoria temporale di Vol-
vienecunstatato pure da Cecina e da Dal terra e di tutte le castella di sua diocesi
Borgo. Gli fu surrogato nel i tg Roge- 1 nel I 164. Indispettiti i volterrani, per-
rio II, al cui tempo recandosi il Papa Ca- chè ubbidienti a Papa Alessandro IIF^
listo lì nel 120, dalla Francia ov'era
I perseguitato da Federico l, questi aveali
Slato eletto, a Roma, a preghiera de' vol- privati del contado, nell' ingresso della
terrani fermò in questa città, e gli e-
si cattedrale empiamente trucidarono il ve-
saudì nel consagrarne solennemente la scovo. Lo narra il Castellano nello Spec-
cattedrale a'^o maggio, come già dissi in chio geografico, e conferma Dal Borgo
principio parlando del duomo. Il vescovo con documento. Dopo sede vacante gli
Alamanni ne rinnovò la n^emoria con re- successe nel 174 Ugo o Ugone de Sa-
i

staurare l'iscrizione analoga con lapide ladini de'conti del Castello d'Agnano ca-
monumentale nel 1610, recitata dall'U- nonico di Padova, di singoiar probità di
ghelli, ed in cui pur si legge : Maurilnni vita. Intervenne nel 1 1 79 al concilio ge-
Picloris sacri capitis auro obducti clo- nerale di Laterano III, e mentre si cele-
no illtislravit^ ac omuiìnis idem singnlis brava Alessandro III a'21 aprile gli di-

annis pie acìeiinlibux octonis diehus vi- resse una bolla in cui è descritto il pe-
ginli de inj'unclis dies indulsit. Aggitmge rimetro della diocesi di Volterra, riporr
rUghelliz Idem Callixtus li Papa data tato da Repetti. Hic ille Episcopus FoL-
f olaterris vìorarelur^ alias d. Pelri V2- Icrranus qui ex Divino instinclu
est,

teris sìlicis, ac s. Alexandri Ecclesia! anno 1 181, cisterciensis ordìnis abha-


dedicavil; partemqiie capilis s. Fictoris libiis, a gallicanis coniitiis redeuntibnst

martjriSf a /ìlediolanensibus sibidatam, propc Glusdinum ad monleni Cerbolim


84 VOL VOL
in pastorali tugurio rcpererunt D. Gal- diocesi, riferiti da Dal Dorgo. Egualmente
gnniirn eremitani spiritum Deo rexldi- Papa Cieoieote III ne ampliò la giuris-
disscp ibidemque illum 1 umida use nar- dizione episcopale nella sua diocesi. Nel
raliir. Quoniam vero /4hbales illi pic- I 1 89 Enrico VI gli concesse di poter bat-
tatis ergo, defunctum SuncUim habilu tere moneta. Altri privilegi ottenne Il-
ronversorum sui ordinis cotn'cstieranf, debrando, con diplomi offerti dall' U*
arrepta Ugo occasione anclor fnit ibi ghelli, nel 11896 rigi da Enrico VI,

conslruendìinsignem illam Abbatiam s. quest'ultimo però a favore del monaste-


Galgani ordinis cislercicnsis, campriiis ro cistcrciense di s. Galgano, e così quello
ipse aedificando coenohio fandiun li- del I 196. Altri privilegi ebbe il mona-
béralissime attribuissct. Questo celebie stero nel 196 dal suo hatello Fdippo
I

monastero è nel territorio di Siena. So- di Svevia marchese o duca di Toscana,


stenitore il virtuoso vescovo de'suoi di* però impetrali da Ildebrando. A lui
tutti

ritti ebbe con-


e della libertà ecclesiastica, pure Papa Innocenzo HI nel l'ìoo di-
troversie co' volterrani; morì in odore di resse il privilegio, di piena esenzione di
santità 1*8 sellerobre i i83 e fu deposto sua chiesa. Egli fu illustre e potente e-
nella cattedrale, cum antea populus ob ziandio per tutta la Toscana in pace e in
creditam de eo sanctimoniam vilae, si- guerra, e per 1' estimazione che godeva
ve ul desideriiini defuncli aliquanlisper più volle fu scello ad arbitro nelle con-
lenirete extra sepulchrum ad deceni dies troversie, pronunziando lodi. Nel 1208
eundem venerata^ fuisset. Nola Lucenzi, accordò vari privilegi monastero di s. al

che nel tabularlo di questa chiesa è re- Galgano, e ne ottenne \à conferma dal-
gistrato, occupare nel ii8r la sede un l'imperatore Ottone IV con diploma del
Pietro V. Nel i 184., dice l'UghelIi, suc- I 209, altresì come gli altri cùbiti da U-
cesse ad Ugone, Ildebrando Pannocchie- ghelli. Ildebrando visse sino al 12 to cir-
schi nobilissimo sanese, dichiaralo da Fe- ca, e fillarono quegli scrittori volterrani
derico I nel 118S principe dell'impero, che lo fecero succedere da fr. Guglielmo

con diploma presso rUghelIi,in cui sono Pannocchieschi de' conti di Tra vale do-
annullale le alienazioni de' beni appar- menicano, e i' Ammir.tto lo dis^e eletto
tenenti alla sua mensa, quando da'pre- dalla parte minore de'c-tnonici, onde non
lati predecessori, et specialiter ab Hit- piacque al Papa: ciò avvenne nel 1273,
gone Episcopo proximo praedccessore come dirò alla sua volta. Verso il 121 i
suo, non fossero state fatt« senza utilità o 12 12 a Ildebrando fu surrogato Pa-
evidente della chiesa volterrcina. Egli fu gano Pannocchieschi di lui nipote, ar-
uno de'più celebri e potenti vescovi e cidiacono della cattedi-ale. Ancor di lui
principi di Volterra, e di gran parte del- parlai a suo luogo, e delle vertenze che
ia diocesi. Già di sopra ragionai di lui e ebbe co* volterrani, che voleva, come lo
degli altri privilegi che ottenne da Fede- zio, sottomettere alla sua signoria, insi-
rico I, rUghelli dice nel 1 i8cS in cui è gnito anch'esso di privilegi dall'impera-
pure chiamato principe, ed oltre la giu- tore Federico 11. Raoconla i litigi co'vol-
risdizióne e signoria della città, gli e con- terrani il Cecina, in uno alle censure ec-
fermala quella d'un gran numero di ca- clesiastiche sentenziate dal vescovo, ed il

miniere d'argento del castello


stella colle legato cardinal Conti soUupose la città
dì IVIonlieri e di altre regalie imperiali, all' interdetto. Le gravi d scorci ie e le
oltre In riscossione del fodro. Anche Pa- guerre frequenti furono alternate da pa-
pa Urbano III da Verona nel i 187 gli ci di breve durata, e le pene ecclesiasti-

spedì un privilegio, estensivo a'successo- che si ripeterono, conie le assoluzioni, le


ri^e uel quale sodo espressi ì confìni della quali l'ìauovò Pagaoo prima di morire
VO L V O L 85
a*27 agosto iiSg. E dunque falso l'a?- zioni,echegrniomìnidi RipocDarancegli
serto ila Gio. Vincenzo Coppi negli An- rifacessero danni a lui cagionati, coa-
i

nali di s. Gimignano, che volterrani


i venendo che il suo rettore fosse eletto da
l'avessero ammazzato due anni prima nel dur; buoni uomini nominati da lui e dal
I 287, perchè severameiHe puniva i mal- comune di Volterra. Nell'agosto 1254
fattori, e riprendeva i malviventi, ond'e- avendo i fiorentini sconfìtto i volterrani,
ransi iaa>priti contro di lui tanto, da in* senza contrasto s' impadronirono della
durli a commettere un sacrilego parrici» città e la corsero del tutto. Andarono lo-

dio. E
che l'elezione cui spettava a loro ro incontro il vescovo e il clero colie Cro-
del successore, appartenne a'sangimigna- ci in mano, e le donne scapigliate gri-

tiesi, quali elessero Galgano 11, restando


i dando: Signori fiorentini, pace e miseri-
privi i volterrani di tal diritto per i 3 an- cordia. I fiorentini ne restarono commos-
ni. Dopo tale tratto di sede vacante, at- si, si mostrarono discreti, contentandosi
testata dal Volnlerrano e negata dal Ce- di riformare la città, cacciandone i capi
cina, narra l'Cghellichenel i 244 diven- ghibellini, e di portar con loro alcuni o-
ne vescovo Galgano II abbate cistercìen- staggi, che rimandarono dopo 66 giorni.
se del celebre monastero di s. Galg^tno, Anno 2 58 idem Episcopus poleslaleni
I

la cui elezione Innocenzo IV cuufennò. quibusdain fedi prò cudendi nwnisnia"


Santissimo vescovo, coll'altro cistercien- ta. Clini ad privilegia jani olint praesu-

se cardinal Stefano da Ceccano, fu be- Ubus volalerrani indulta benignius re-


nemerito del suo monastero e chiesa di spexisiet. Per la buona corrispondenza
s. Galgano, e morendo nel I25i vi volle che passava tra Ranieri I e volterrani, i

essere sepolto. E siccome il cardinale a> questi con inaudito eseiupio nel 1260
vea contribuito all'edilìcazione della ma- r acclamarono podestà e capitano della
gnifica chiesa della badia, intitolata al- città perquell'anno. liayni'.rius f^olater-
l'Assunzione di Maria Vergine ed a «.Gal- ranain adniinisLraAt Eccltsiani usane
gano, e non multo discosto al luogo ove ad annuni 26 deinde eo niunere vo-
1
1
,

era morto Santo vi costruì la cappel-


tal lens abivit, seseque totnni ad arbilriuni
la di s. Maria della Rotonda, onde la sua Ponùficis composnit. Sic ut parunidein-
eflìgie fu posta nella sagrestia; l'Ughelli cepa honoris retrogradatione sui sue-
essendone abbate cistcrciense, nel i63o cessar is v icari us e^'aserit. Per tal cessio-

co'monaci pose nella chiesa il cenotadu ne e per bolla d* Alessandro IV de' 21


che riporta, ad onore del cardinal fon- gennaio 1261, gli successe Alberto Sco-
datore, ede'benemeriti vescovi lldelbran- lari nobile liorentiao, arcidiacono di Bo-
do e Galgano II. A'27 agosto I25i fu logna, cappellano pontificio e cugino del
eletto vescovo llaiuerio o Ranieri 1 degli cardinal (Jbaldiui, il quale già ficeva le
Libertini (che Repetti pretese eletto circa veci del vescovo cessionario. Ma la buo-
il 1240), diedein dono molti beui di sua na armonia co' volterrani si alterò, daa«
chiesa a M. Gualfredo da l'icchena a vi- neggiando al vescovo la rocca e altre for-
ta. Coll'aiuto di l^ipa Innocenzo IV ri- tificazioni di Monte Veltraio, per cui nel
cuperò il castello di Monlieri,cl]e aveano 1 262 furono obbligati pagargli 3ooo lire

invaso .«anesi. Avendo


i volterrani oc- i di compenso. Indi si fecero varie conven-
cupato castelli di Kipomarauce, Monte
i zioni tra Alberto e i volterrani, riguar-
Cerboli, Leccia, Sasso e Serrazzano, li danti la giurisdizione, le gabelle e leve
lestitùirono al vescovo sua vita durante, de'soldali ue'sunnominati castelli. Mor-
riservandosi il comune l'arrolare soldati to il vescovo nel 1273, vi fu discrepanza
nelle medesime e di riscuotervi le gabel- nell'elezione del successore, divisi i cano-
le. Però Raoieri 1 volle alcune soddisfa- nici a favore dei suddetto domeuicaaufr.
86 VOL VOL
Guglielmo PaniiocchiescFii, e tlel vesco- tecessore pregiudica il successore; propo-

vo di Creinona Cacciaconli. Ma Papa sizione troppo lata, da non potersi ap-


Gregorio Xeon lettera cle'27 giugno, di- plicare a lutti i casi, e nel presente pure

retta al cleio e popolo, destinò vescovo affatto non tenne, ne' privilegi esercitati

Ranieri II degli libertini preposto d'A- da' vescovi. Mor"i circa


il 82 i, ed in suo 1

rexzo; di grandi spiriti, di pronto consi- luogo alcuni posero eri'oneamente Gio-
glio, ottenne reintegrazione de'danni fatti vanni del Bosso fiorentino. Il vero suc-
da' volterrani al suo castello di Berigno- cessore fu Rainuccio Baroni de Allegretti
ne, ed a'5 settembre 1278 o 1279 com- volterrano, giù pievano di Morba, eletto
pose l'irrecjuiete fazioni de'guelfì e ghi- dal capitolo, conti o la volontà di Papa
bellini che laceravano la città. Nel 1282 Giovanni XXI i, sebbene poi lo confermò
ottenne dall'imperatore Ilodolfo l d'Hab- con diploma de'23 febbraio i32i. An-
sburg la conferma de' privilegi di sua che di questo pastore narrai superiormen-
chiesa e de'vescovi,aoch'egli venendo io- te le aspre liti avute co' volterrani, e di-
signito del litolodi principe dell'impero. morando nel (324 in Montalcino emanò
Ebbe gravi contrasti co' pisani, onde ri- qiìfcl diploma che si legge nell'Ughelli, a
corse alla difesa de'fiorenlini ; nel castel- favore de'frati agosliruani e chiesa di quel
lo di Monte Alcinelli fondò la chiesa di luogo, invitando i diocesani a soccorso.
s. Magno nel 1290,6 morendo in Arez- Il suo nipote materno Ottaviano Belforti
zo, fu tumulato nella cattedrale, h' U- fattosi tiranno della patria nel i34o, e-
ghelli rigetta 1* erronee asserzioni degli gli fortemente si oppose, rifugiandosi nel
scrittori palrii sul successore, che fu Roge- proprio castello di Berignone. Successo
l'io 111 liicci nobile Oorentino nel i3oo. nella dominazione Gualtieri duca d'Ale-
Insorta lite tra lui e il comune per la si- ne, nel 1342 si recò a Firenze. Donò la
gnoria di Monte Castelli, il quale appar- badia di s. Andrea di Postierla a'rnonaci
teneva a diversi, furono deputati alcu- Olivetani, e ne fu posta grata memoria
ni cittadini a trattare col vescovo. Nello in quel tempio, riportata dall' Ughelli.
stesso anno, con diploma presso l'Ughel- Fini sua vila nel i 348 e venne sepolto
li, col suo clero tutelò le ragioni della in s. Galgano. Clemente VI gli surrogò
pieve del Monte. In esso si sottoscrisse a' IO luglio il volterrano Filippo de Bei-
coli'arciprete, decano e canonico levita,
il forticanonico della cattedrale, e nipote
il primicerio e il canonico levita. A' 22 o meglio tiglio del già tiranno Ottaviano
dicembre i3oi, per sua morte, Bonifa- o Attaviano, noto pel suo carteggio let-
cio Vili, con bolla recitata dall'Ughelli, terario. A quanto già dissi di lui, va qui
elesse vescovo Uauieri 111 de Belforti no- aggiunto,chedalle dispute a cagione della
bilissimo volterrano e canonico della pa- giurisdizione di Monte Castelli, origina-
tria cattedrale, edivenne pure consiglie- rono gravi e lagrimevolj conseguenze fra
re di Hoberto re di Sicilia. Burrascoso il vescovo e il comune di Volterra, né
fu il suo governo, quale lo deplorai di fino a questo tempo s'erano potute ter-
sopra, per le gravissìnie dissensioni co' minare con perfetto e stabile componi-
volterrani da lui scomunicati e interdet- mento, ma nel 352 diedero motivo alle
1

ta la città; ad uomini
es-sa si diedero gli parti di nuove applicazioni per definir-
di Berignone, e l'imperatore Enrico VII le. L'accordo, col beneplacito pontificio,
gran fautore del ghibellinismo, lo privò si fece colla cessione per parte del vesco-
di tulli i privilegi e grazie imperiali, pre- vo d^lia giurisdizione civile, meiliante
giudizio the colpiva i successori, secondo compenso in beni del valore di i6,OQq
1' opinaniento del consultato Atlavijutc lire. laUiulo nei 1 354 ''imperatore Car-
(^iutecousuUo Uureuliuo: il fallo dcU'au- lo iV licevè iu Piia da'siudttci di Vollcv-
V OL VOL 87
ra giuranienfo di fedeltn, presente 11
ì\ e Monfaione. Ora i Sesti sono 5, le
vescovo Filippo, il rpisile protestò contro parrocchie i tcs, delle quali 57 sono bat-
pregiudizi che potesse risentirne la sua tesimali, l'anime circa 75,000, con
i
g
chiesa, in virtù de' privilegi imperiali. fra monasteri, conservatorii e conventi
Però Carlo IV con diploma de' 2 i feb- de* regolari de' due sessi. E ciò in con-
braio I 3)5, esibito anche dall'Ughelli, seguenza delle 1 33 chiese parrocchiali
gli confermò privilegi che godeva ; ed
i staccate dalla cattedrale di Volterra, nel-
altri ne aggiunse, tiopo essersi portalo in l'epoche descritte in principio, dopo il

Volterra, con diploma de'aS del susse- sinodo del i356. Morì Filippo a' 20 a-
guente maggio. Connesse dunque al ve- gosto i358, e giace nella cattedrale. Nel
scovoaniplissima ginri<ilÌ2Ìone nella città i35g gli successe Americo Chiati di Li-
e in molte castella della diocesi, con fa- moges tesoriere generale di s. Chiesa,
coltà di fabbricare castella, torri e for- non conosciuto dal Vitale, e Io fu sino
tezze in fjunlunque luogo del contado e al i36r, intitolandosi sempre eletto, ia

diocesi di Volterra ; dichiarando non po- che fu traslato a Bologna. Nello stesso
tersi eleggere consoli e altri magistrati, anno gli fu surrogato Pietro VI Corsini
massime in Volterra, s. Gimignano, Mon- (^.) nobile fiorentino, indi nunzio o le-
te Vellraio e Casole, senza la precedente gato in Germania d'Urbano V, nella qua-
annueiiza del vescovo. INIa osserva il Ce- le legazione amplissimi privilegi ottenne
cina, che tale concessione restò come le alla sua chiesa: trasferito a Firenze, fu
precedenti iiiefllcace,per continuare il co- poi crealo cardinale. L' 1 1 dicembre 363 1

mune di Volterra a procedere nel suo go- gli successe Andrea II di s. Girolamo ca-
verno coir anteriore indipendenza. Laon- nonico di s. Petronio di Bologna, trasla-
de il D^l Borgo qualifica privilegi im- i lo a Tricarico nel 1374. Alcuni gli so-
periali, oiiorinchedislinziotii e vani titoli, stituirono erroneamente A. Episcopus
per decorazione di quello di principe del f^ulleraniis. A' 3 gennaio 1374 fu ve-
1

s. Romano Impero, di cui il vescovo di scovo Lucio di Cagli preside di Cesena


Volterra veniva insignito, non senza ri- e collettore delle decime in Toscana, che
conoscere avere i vescovi esercitalo so- introdusse gli Olivetani in s. Miniato di Fi«
vranità in Volterra in più rimoli tefupi, renze. A'i4 marzo 1375 Simone Paga-
provandolo la prerogativa di batter mo- ni di Reggio celebre giureconsulto e u-

nete; e congetturando, avere il vescovo ditore di Ilota, da Urbano VI inviato a'


Fdippo provocato conferma de'privi-
la fiorentini per assolverli dalle censure di
legi, per la mira ch'egli aveva di slabi Gregorio XI. Nel 1 382 dimorando in s.
lire col suo appoggio la sovranità di Gimignano, reclamò a'priori di Volterra
Volterra in sé, e nella sua già troppo la restituzione del castello di Berignone,
potente famiglia de' Belforli. Uiporla A e n'ebbe iu risposta la preghiera di re-
liepelli, avere il vescovo Fdippo tenuto carsi nella città per trattare; aia egli di-

a' o novembre 35tì il sinodo diocesano,


I i chiarò non volersi muovere sinché noa
ed apparire da esso la diocesi ripartila gli fosse consegualo il castello, tuttavia
ne' Sesti che descrive, couteueuli 4^^ adattandosi ulte circostanze, convenne di
chiese compresa la cattedrale, 5i pievi, rilasciarlo alla custodia del comune per
20 monasteri e 5G piccoli spedali. Ag- altri 5 anni, col diritto d'eleggere soltaa-

giunge, che nel i 745 le parrocchie della lo de' volterrani a visconte ed a rettore
diocesi erano ridotte a i45, nel i833 e del caslello. Traslato a Forlì nel i384,
1843 ai I I con 9 conventi e monasteri, a'28 marzo gli successe fr. Onofrio de
ti a'qualì una badia, un monastero di mo- Visdomini o Stecuti fiorentino, agosti-
nache ^ e 2 conservaloiii in Volici ru niano e insigne teologo, uimzio d'Uibano
99 VOL VOL
V! in Lonibai'ilia e Toscana, e dopo 6 Monte Feltro, e morto nel 1484. Eragli
anni trasiocnto alla sede di Firenze. Oo- succeduto a' 1 5 i44o Roberto Ca-
luglio

nifacio IX a'3f gennaio Bgo da quella i valcanti nobile fiorentino, morendo nel
di Fieso'e vi irasfei'i il religioso fi-. An- i45to. In questo a''x8 febbraio Giovan-
tonio 1 Cipolloni fiorentino domenicano. ni II Neroni nobile fiorentino d' egregia
Sostenne lunga lite col comune pel ca- indole, suddiacono apostolico, il quale
stello di Bcrignone non restituito, se- prese a cavallo solennemente il possesso,
condo i patti del iSS'z; differenze acco- al modo descritto dnU'Ughelli, assumen-
luodate nel 394, con accordare che con-
i do le vesti pontificali nella chiesa de' ss.

tinuasse a rimanere nella giurisdiziouedel Giusto e Marco. Con beneplacito pon-


comune, con fjuell'eserciziocheavea nelle tificio vendè il castello di Cornia, Pio li
castella di Sasso e IM<niie Ccrboli, e die 1 l'inviò nel x^Qi nunzio a' fiorentini, e
rettori dovessero eleggersi a vicendfi dal nel medesimo o nel i^di Fice-comer-
vescovoedalcomune, in perdona di volter- lengo di s. Chieda, l'Ughelli dicendolo:
rani. Traslato a Egina a'24 g'"S"^ ^96, • Gubernaloreni, Ronineqncvicnrinni de»
oelloslesso giorno gli fusurrogaloGiovan- claravit, e nello stesso anno fatto arci-
ni I Ricci fiorentino canonico della patria vescovo di Firenze. In sua vecea'22 mar-
cattedrale. D»!!' arcivescovato d'Alene zo 1461 venne eletto vescovo di Volter-
(della qual sede meglio nel voi. XXXII, ra Ugolino de Giuni canonico e nobile
p. 19 e seg.) a'28 giugno 1409 qui fu
I di Firenze, notaro apostolico e dottor*
traslato Lodovico I Miotti di Prato dot- de' canoni ; lodato pastore, fu benefico
tore in canoni e Tesoritre generale ( f^.), coll'o<:pedale, fondò la cappella di s. Gi-
mentre era intervenuto al sinodo di Pisa, rolamo nella cattedrale, e morì nel i47°*
collettore degli spogli ecclesiastici in In- A'3o aprile di tale anno da Fiesole qui
ghilterra, morto neh4ii. Hic qicocl A- venne Antonio II de Alli fiorentino mor-
tlienarum aiUcafiiissel Archiepiscopti-^y to nel i477 ® sepolto nella chiesa del-
Pallio lUcbalnr, linde poslea nonniilli rimprunela in mogtnfìco monumento
falso existimarunt f^olalerranns Prae- con lapide prodotta dall' Ughelli. A' -29
sul usiim Palili habuisse. Cosil'Ughel- maggio 1478 ne occupò la cattedra Fran-
li. A' 16 aprile \^\i Giovanni XXIII cesco I Soderini (/^'.) nobile fiorentino,
nominò vescovo il suo tesoriere Giacomo uomo d'ingegno in politica. Dopo la con-
Sco\diV\ Jilius Spinoruin gentes Jloren-
e. giura de' Pazzi contro i Medici, in cui
tiniis, priore della collegiata di s. Paolo Antonio Mallei da Volterra ferì Loren-
di Firenze, ma cessò di vivere nel sus- zo il Magnifico, e Giuliano fratello di
seguente agosto. Laonde a'27 di tal mese questi vi restò ucciso, al vescovo Soderi-
lo stesso Giovanni XXIH conferì il vesco- ni fu adìdala
la tutela di Giuliano e Ip-

Talo a Stefano Allotti di Prato, cittadi- politode Medici. Lorenzo il Magnifico


no fiorentino, canonico di Pistoia, scrit- minacciato (bilia lega, di cui erano capi
tore apostolico e nipote del predecessore Sisto If^ {F.) e Ferdinando I re di Na-
Lodovico : tatnetsi Fiorentina repu- poli, non si peritò di recarsi dal re per
blica, apud quani graliosissinms erat^ inventarla e gli riuscì; (juindi a compiere
illuni, a dhihitis ptecibus, ad splendidio- l'impresa, fu mandata una legazione al
rem dignità fin gradua promovenduni Papa di 12 oratori presieduta dal vesco-
curaverit i535. In questo a' 16 novem- vo di Volterra, e consegni l'intento, con
bre gli successe Roberto Pietro Adimari ottenere l'assoluzione delle censure eccle-
nobile e canonico della patria metropo- siastiche. Il fratello di Francesco, Pier
litana Firenze, sede che rassegnò nel Soderini, divenne gonfaloniere perpetuo
i440) indi nel i4% f^L^o vescovo di della repubblica fiorentina, cui avea re-
VO L VOL 89
so servigi, ma non
avea quell'alta mente cessi degli ugonotti. Poscia il granduca
poliiica che richiedevano tempi, il ve- i Cosimo I Io spedì in Germania all' ini»

scovo fratello a'3o maggio i5o3 da A- peratore; a'3 gennaio iS']^ fu traslato
les'^Hiidio VI fu elevato alia poi pota, e a Pistoia, e poco dopo a Pisa. In detto
perciò sì denocuiiiò il Cardinal di P'ol- anno gli Marco Saracini nobile
successe
terra, e sebbene cede il vescovato al ni- aretino e canonico di s. Alaria in Via
pote che segue nel iSoQ, quando nel Lata di Roma, morto nello stesso a' 3 set- I

ì5i\ decano del sagro collegio fu


uioiì tembre, e sepolto nella cattedrale con i*

scolpito nel semplice epitaflìo: Franci- scrizione presso 1'


8 ottobre
CJglielli. L'
sco Sode fini Episcopi Oitiensis et Vo- I
574 gli fu surrogato Guido IV Sergui-
lalerrniìi dcposilus. Per sua tlimissione di nubde volterrano, e preposto di Fi-
dunque, nel i jog fu fatto vescovo Giu- renze. Consagrò nel 1576 la chiesa di !».

liano Sederini, figlio di Paolo Antonio Lucio, nel 1577 quella di s. Matteo de'
fratello del cardinale: intervenne al con- cappuccini, nel 58o l'altra di s. Ago-
1

cilio generale di Laterano V, e l' i i o a


i stino, e nel 1592 la prioria di s. Michele

giugno i5i4 fu traslato a Vicenzi», «la Arcangelo. Istituì il seminario di 12


dove nello stesso giorno veiuie traoferito chierici, ornò la cattedrale e vi eresse la

a questa chiesa Fiancesco 11 della Ro- magnifica cappella ove fu deposto quaii*
dere di Savona nipote del defunto Giu- do morì il 1." maggio 1 598, con epitaf-
lio li, e poi nel i53o fu promosso all'ar- fio riportato dall' Ughelli.
^el^ esequie,
civescovato di Benevento. A' 20 luglio con elocpienza ne lodò le virtù e ineriti
dello stesso anno Cletneole VII nou)iuò Paolo Mmucci valente oratore e prepo-
amministratore il cardinal Giovanni IH sto della patria cattedrale. A' 7 agosto di

SaLiati (/'.) fiorentino, e si dimise con detto anno da Macon vi fu traslato Lu>
regresso nel (532. In questo a'22 marzo ca Alemanni nobile fiorentino dotto e
dall' arcivescovato di venne
s. Severina pio, già preside in varie cillà della s. Se-
in questa cattedra Gio. Matteo Sartorio de.Monitmenluni consecrationis sani'
nobile modenese, abbate commendata- mae atdi^, cni lemporuni injuria allu-
rio di più chiese, come di Nonantola e leril vitiuni reftciendiim curavit. Dopo
di Colle, già lodato preside di pù città 19 anni governo si dimise,
di lodevole
dello slato papale, ornato di belle doti, e ritiratosi in Firenze ivi morì e fu se-
morto nel i545 in Nonnntola e tumu* pollo nel 1625. Eragli succeduto a' 12
lato in quell'ubbaziale chiesa di s. Silve- giugnoi6i7 Bernardo Inghirami nobile
stro. A'22 luglio di detto anno gli succes- volterrano, dotto uditore della rota di
se Benedetto III Nerli nobile fiorentino, Siena e del cardinal Orsini; istituì nella
decesso nel i56.5. Io esso gli tenne die- sua cattedrale la prebenda teologale, ed
tro Alessandro Strozzi preposito della un esercizio settimanale de'casi di coscien-
meti'Opolilana patria Firenze, di nobilis- za; curò l'aumento della mensa episco-
sima stirpe, lodato per dottrina, probità pale, e nel 6 9 riedificò magnificamen-
1 1

e sagacia negli Co-


atfari, consigliere di te il palazzo vescovile, ponendone me-

simo I, e suo legalo a Paolo 111 e Giu- moria sulla porta principale, ove s'inli-
lio III: mori nel i568in Firenzee ven- loia: Roni. Lnp. Princcps in Elr. Co'
ne sepolto io s. Maria Novella. A'2 ago- mes Palai. Ottimo e zelantissimo pasto-
sto i56S Lodovico II Àntinori nobile re, morì a*5 giugno i633 assai lodato.

fiorentino, per la cui singolare prudenza Nel 1634 gli successe iN'icola Sacchelli
Pio IV l'avea inviato al concilio di Tren- nobile fiorentino cav. di s. Stefino, le-
to, ove rimase sino al compimento, indi gato del granduca a Venezia e all'impe-
in Fraacia, e ad Avignone contro gli ec* ratore; colle sue virtù resse paternamen-
90 V OL V OL
te la diocesi, e ridusse in modo il semi- nedetto XIV nella proposizione conci-
nario chen'è celebralo quasi fondalore: storiale. Dopo di' lui, vivendo ancora lo
mori compianto nel i65o. In questo a' sventurato vescovo, Clemente XIII di-
IO settembre Giovanni IV Cerini patri- chiarò a'25 gennaio r 768 coadiutore con
zio fiorentino, cubiculario d'Innocenzo futura successione, Alessandro Galletti

X, ornato d'ogni virtù, fu consagralo in di Monte s. Savino diocesi d'Arezzo, ve-


Roma dal cardinal Panciroli, nella chie- scovo di Soli in partibii^. Indi a' 23
sa delle monache di s. Caterina a Mon- settembre 1782 vi fu traslalo da Colle
te Magnaiiapoli; lodalissimo pastore, fu Luigi Buonamici di tal città. A' 19 dicem-
trasferito a Pistoia a'22 settembre r GTS. bre 1791 Ranieri Alliata di Pisa, che si
Dopo sede vacante, a' 5 luglio 1 655 gli distinse per bontà e altre viriti, traslato

successe Orazio Albizi nobile fiorentino, a' 6 ottobre 1806 a quella patria metro-
morto presto nel 1677. A' 12 luglio di politana. Nello stesso concistoro Pio Vl[
quell'anno sottentrò.al governo di questa preconizzò vescovo della patria Giuseppe
chiesa CairloFilippoSfondrati nobile mila- Gaetano Incontri. Nel suo vescovato Gre-
nesee bainabita, egregio vescovo, finì sua gorioXVI emanò il bveveRoma/iorum in-
vita nel maggio 1680. A' 1 4 aprile i68l fluli^entia Ponlificnni, de'28 aprile 835, 1

Ottavio del llosso canonico e patrizio fio- Bull. Rom. cont., t. 20, p. 5o,col quale
reiitino,l»enenierito del setninario.emoà concesse a' canonici della collegiata di
nell'ottobre 1714- A' 1 5 dicembre 17 i5, Ch«oì« diocesi di Volterra 1' uso della
come leggo nelle Notizie di Roma, colle mozT.elià nera sul rocchetto, ed al prepo-
quali compirò la serie, mentre ilColelilo sto del capitolo la manlelletta paonazza
registra per ultimo di sua continuazione sul rocchetto, in coro, nelle processioni

Uglielliaoa a' i 3 gennaio 1716, Lodovico ed altre funzioni. Benefico pastore mg/
INlaria Pandolfini nobile di Villa di L^ri Incontri lasciò la sua intera eredità allo
diocesi di Pisa, dottore in arabo le leggi, spedale di Volterra per mantenimento
lelloi"e straordinario di quella università <le'poveri cronici della città, ed muni-
il

e canonico della metropolitana, già vi- cipio per pubblica gratitudine nella sala
cario apostolico di Cortouti. A*6 maggio comunale gli eresse un busto marmoreo,
1748 Ciuseppe Do Mesnil di Ohe ville con iscrizione analoga. Annunziò la Gaz*
feudo di sua casa in Lorena, ornato di zetta di Roma del 1848 a p. 282, » Vol-
profonda erudizione, alquanto strano, terra I 5 aprile. È qui p^jssato agli eterni
fìnì infelicemente con alterarsi la sua riposi il nostro amatissimo vescovo econ-
mente, onde divenuto frenetico venne citladinomg.'^GiuseppeGiielano Incontri,
condotto in Roma e morì nel 1784 «n qualeda ben 42 anni governava santa-
il

Castel s. Angelo. Tutto narrai nel voi. mentequesta chiesa. Fu egli che dischiu-
V^i p. ^0 e4i- Il '5 dicembre 1755 Be- se il t." le porle del santuario al giovi-
nedetto XIV che l'avea preconizzato ve- netto Gio. Maria Mastai, alunno in que-
scovo, gli die' a coadiutore con futura suc- sto collegio ili s. Michele, e poi glorio-
cessione Filippo Nicola Cecina nobile di sissimo Gerarca della Chiesa cattolica
Volterra, vescovo di Zenopoli in parti' coirimmortal nome di Pio IX". Questo
bus. Il Dal Borgo che [tubblicò le Notizie Papa, dopo sede vacante notabile per le
storiche nel 1758, a p. xil della prefa- politiche vicende di Toscana, nel conci-
zione lo dice fratello dell* autore delle storo de' IO aprile i85i gli sostituì mg.''
medesime, già canonicodella patria cat- Ferdinando Baldanzi di Prato, già loda-
tedrale e pio vicario apostolico, e prima lissimo curalo di quella cattedrale, ca-
vicario generale del vescovo d'Arezzo, nonico e vicario generale con isiraordi-
riferendo l'elogio che di lui ne fece Be- narie facoltà, del vescovo di Prillo e Pi-
V OL V OL 91
sloia, inJi per ili lui morie vicario capi- sìs, come si legge nella'proposizlone conci-
tolare di Pistoia, e «icario generale del storiale, che pur dice: Dioeceseos ani-
successore; lodandolo per gravila, pru- bit US salis late palet, et plura sub se
denza, dotrrina e probità; meritando poi coniplectitnr loca.
che a' 28 settembre i855 lo trasferisse VOLTO SANTO o VERONICA,
alla raelropolitaaadiSieua,la quale tut- f^ultus Sanctus, Sancla /^cronica. Re-
tora governa. 11 medesimo Papa nel con- liquia insigne e preziosissima, consisten-
cistoro di Bologna de' 3 agosto 1857, te inun pannolino o fazzoletto o ve*
preconizzò l'odierno vescovo mg/ Giu- Ioche porla impressa l'adorabile e vera
seppe Targioni di Prato, già rettore e immagine del Volto di Nostro Signore
professore di teologia in <|uel seminario, Gesìt Cristo {f^.y, prodigiosa impressio-
canonico delia cattedrale, ed esaminato- ne però non eseguila con colori di uma-
re pro-sinodale, encomiandone la dottri- no artifìcio, ma per la divina virtù del
na, la prudenza, la probità e l'idoneità, Figlio di Dio tatto Uomo j al quale nel-
e dopo il concistoro gli concesse pel i." la sua Passione, presentato da s. f^ero-
il pallio, di cui avea condecorato i pasto- nica di Gerusalemme (f^.), menlre col-
ri di Volterra. Poscia a' 2 3 dello slesso la Croce sulle spalle e la corona di Spi-
come notai ne'vol. XCV,p. 338,
agosto, ne (f^.) in capo andava al Calvario, eoa
XCVII, p. 258, lo consagrò vescovo nel- esso si asciugò il divin sembiante bagna-

la metropolitana di Firenze^ dichiaran- to di sangue e di sudore, lasciandovi co-


dolo vescovo assistente al soglio pontiil- me stampata la maestosa e veneramla
cioa'gdel seguente setlendjre. Cosi quel- sua dolorosa eflìgie, nello stato compas-
io che avea ricevuto il 1° degli ordmi sionevole in cui trovavasi in quel pun-
minori da un vescovo di Volterra, alla to. Laonde non si può guardare senza
sua volta couferivane ad altro il i." de' soave e tenera compunzione e rivereu-
luaggiori !La Civiltà Cattolica^ serie 4'*» te commozione d'animo. Questa rara
t. IO, p. 347 e 3491 nel riportare il ti- avventura io ebbi per ben due volte la
tolo delle Lettere pastorali e Indulti per sorte singolare di provarla e anco co*
la Quaresima (861 di alquanti vescovi modaiuenle goderla da vicino, e insie-
italiani, pubblicati colle stampe, i quali me baciarla colla ss. Croce e la ss. Lan-
levarono la voce contro l'iniquità che si cia, e con inenarrabile religiosa conso-
commettono nella misera Italia, con pre- lazione, per somma grazia di Papa Gre-
munire diocesani contro pericoli che
i i gorio X.VÌ; e lietamente ne lasciai l'im-
corre la loro fede e la loro coscienza nel- memoria ne' voi. LV, p. 265,
peritura
la persecuzione della Chiesa, vi compre- LXXXVIlI,p. 23 1. Ciò avvenne in occa-
se : Giuseppe Targioni per la grazia di sione che quel Pontefìce due volte asce-
Dio e (Iella s. Sede apostolica vescovo se nel santuario, a deporvi colle sue sa-
di Volterra, della Santità dilV.S. Pa- gre mani i magnifìci e preziosi donativi
pa Pio IX prelato domestico, assisten- de'due reliquiari colla ss. Croce f^era
teal soglio Pontificio, principe dels. Ho- (^.), cioè a'6 febbraio i838, ed in altro
mano Impero e conte Palatino. Dato ia giorno che per ora non mi è dato preci-
Volterra dal nostro Episcopio il dì 9 sare. L'epoca della donazione è il 1 8 gea-
febbraio 1861. Ogni nuovo vescovo è las- naio (838. E siccome il santuario fu re-
salo ne'libri della camera apostolica e del staurato al suo tempo, vi furono dipinti
sagro collegio di scudi 49^> «"incendendo i suoi stemmi. Dispose inoltre Gregorio
le reudite delia mensa a scudi ^ooo per- XV i, che colia ss. Croce più grande delle
petuo onere gravata sculaioruni hifcen- due d:i lui donate, si frjcesse l'osteiisioiie

Inni favole uicuìue t'pi:icopali^ Cuilen- collii ss. Lancia e il Volto Suolo. Di più
92 VOL VOL
nel 1840 tlie'a custodire altra ss. Croce di «un identità. Il Marangoni, Istoria
al capitolo Vaticano, per esporsi nel Ve- di Sancla Sanctorum e della celebre
nerdì santo nella cappella pontifìcia, e immagine del ss. Salvatore delta Ache-
sull'altare papale della basilica in alcuni rapita, cioè non fatta da mano umana,
giorni dell'anno, dovendosi collocare per dichiara tali essere il Volto Santo, la ss.

la sua custodia nella nicchia del pilone Sindone, ed anco alcune altre ss. Imma-
di s. Elena, ov' è la testa di s. Andrea. giiii;e Roma possederne 3, quella di
Tutto descrissi enarrai ne' voi. Vili, p. Sanata Sanctorum (che il Gretsero,
3i3 e 3i4) XH, p. 240 e 24'>X^'"i Synlagnia de Imaginibus non manti
p. 235. L' adorabilissimo sagro tesoro factis, confase col Volto Santo, nel nar-
del Volto Santo, di antichissima esom- rare che Stefano II detto III uel 75i a
ma divozione, di tutto il mondo e di tut- piedi nudi porlo sulle spalle l'immagine
ti i tempi, gelosamente si custodisce e del Salvatore dalla basìlica Lateranense
profondamente venera uel Praticano ( f^.) alla Liberiana, nella processione solenne
nel proprio luogo e santuario della ba^ di penitenza, per implorare la divina
silica patriarcale della Chiesa di s. Pie- miserioorilia, contro Astolfo re de' lon-
tro in Praticano [P^.J, colle altre due gobardi), nel santuario della Scala San-
miggiori ss. lieliqnie^f^.)^ della ss. Cro- ta (F.); quella della chiesa di s. Silve-
ce e Lancia, in separato reliquiario
ss. stro in Capite, di cui verso d fine di
formato da bellissima cornice di cristal- quest'articolo; e questa appellata co' ti-
lo, intarsiata coti varie lastre d' argento toli di Veronica j di Follo Santo, e di
dorato, donata a'6 maggio dell'anno scin- Sudario. » Ed è appunto quel panno di
to i35o da 3 veneziani chiamati IVicula lino, che mentre il Salvatore portavasi
Valentini, Bandino de Guarzonibus e deformato al monte Calvario, presenta-
Franceschino de Giostro, com'è registra- to gli fu da (|uella santa Donna, per a-
to in antichissimo libro de' benefattori sciugarsi la faccia divina bagnata di san-
della basilica, e riportato dal Cancellieri gue e sudore, nel (juale, dopo sì pietoso
nell'opera De Serrekiriis BasiUcae f^U' ullicio, impressa rimasevi quella forma
ticanae^ì. 2, p. 855, e t. 3, p. 1269, e così con) passione vole, che vi si riconosce".
lo notai nel vul. Il, p. 107. l'er singoiar Il Piazza, E nerologio di Roma, a' 4
coincidenza, un altro veneto, il Sommo febbraio, festa di s. Veronica nobile ma-
Pontefice Gregorio XVI, con saggia e trona gerosolimitana, dopo la sua storia,
opportuna provvidenza, nel 1 838, al fra* cosi descrive Volto Sauto uel 171 3,
il

gilè velo che copriva il Volto Santo, fe- tal quale lo vide e descrisse 1' apostolo
ce sostituire una conveniente lastra di evangelista s. Giovanni nella sua vii le •

cristallo, onde meglio si custodisse e am- zione. »j Trovasi in esso, non senia te-
mirasse. Alcuni prelesero di porre in for- nerissima compunzione, il capo tutto tra-
se l'esistenza di s. f^eronica di Gerusa- fitto di spine, la fronte insanguinata, gli
lemme, perchè come descrissi in quell'ar- occhi pieni di lividure di sangue, tutta
ticolo, Feronica significa
il vocabolo impallidita la faccia de-; nella guancia
Fera Icon, Fera Immagine, e perchè stra mirasi ivi crudelmente stampata la
la Chiesa non riconobbe mai la s. Dan- guanciata della mano ferrata di Malco,
na, denominata pure Berenice e Bero- e nella sinistrai segni degli spuli de'giu-
nica, donde il nome di Veronica. Tut- dei, e loro oiacchte; il naso alquanto
tavulta ivi narrai la sua storia, il suo cul- schiacciato e insauguioato, la bocca a-
to e con esso quello del Volto Santo, la parta e spiirsa di sangue, i denti scossi,
tradizione remota e comune, convalidata la barba pelata in qualche parie, e i ca-
da tnolteplici e autorevoli teslimouiauze pelli da uu lato svelti; e tutta la saulis-
VOL VOL 93
sima fflccla tDÌMhiala, così crDliafTalta per rasciugare il volto.Però non si deve
crmVIla è, di nnaeslà e di ccotpassìone, confonderlo col lenzuolo o ss. Sindone
di amore t di iiie&tìzia;onde quando nelle esistente in l'orino, colla quale fu rav-
prescrille solennità si mostra nella basi- volto e sepolto l'adoi abile corpo del Sal-
lica Vaticana all'infinito |^<0|iolo, clie vi vatore del mondo, oltre altri sudari co'
concoire ctn relibrìtù di funzione, ca- quali gli fu copertoii volto e capo nel s.
il

giona un «agro orioie, una mestissima Scpolcio. Egli è per questo che più chiese
ioiirj(l(n2a, una dolcro$>a penilen2a, e vantano il pregio di possedere parte di
tocca c]ueì beatissimo stnbiante, tivo que'sudari; e pel culto che loro si rende

testimonio dell'ingraliliidine del geneie piir d'una volta Dio ricompensò con be-
umano, fin dentro il cuore de' fedeli ri- nefizila fede e lapietà de'veneratori, che
guardanti, e risveglia un grnoio'O pio- onorano questi segui commemorativi del
fluvio di Ingrime |enìtenti, e finoime mistero delia nostra felice redenzione.
d'amore al nostro benignissimo Reden- S. Veronica portò in \olto San» Roma il

tore ". La Veronica 1' ofTre


storia di s. to dentro due casse, per meglio custo-
ancora l'Alveri,^cw>/7 in ogni stalo, \. 12, dirlo, le si venerano, una nella
quali
p. 210, tratta dalla lil)reria Vaticana Chiesa di JMaria ad Martyres (/".)
s.

n. 385 1, antico ross. di ^icolò Signori- o Tempio del Pantheon (f^.), V altra
le romano. Egualmente il Ricci, De'Giti- nella chitsa di s. Eligio de'Feiiaii, det-
hilel universali a p. 2 1 2 riporta col cap. to pure 8. Alò, di cui nel voi. LXXXIV,
gg la a Txowa del
storia del Trasj:oìto p. 24, e dal Piazza credesi che fosse la
1

folto Santo o T era Imago, nell'anno cassa inteiioie, per attestato di vari de-
35 di nostra salute, per risanare l'in* scrittori dellechiesedi Roma, oltre il Vasi
fermo di lebbra inipeialort Tiberio, che nell'7m?f ror/o.L'A veri ipoi ta l'iscrizio- I I

ne restò risanato al modo descritto neb ne della cassa di s. Maria ad Martyres^


r articolo Veronica, the rannodandtsi del suo tempo: In ista capsajuit porta-
con questo va tenuto presente, onde e- tum Sudarium Passioni.-' Domini IS'ostrì
vìtare ripetizioni. I beneficiali Vaticani, Jesu Christia Hierosolymis Tiberio j4u-
Sidone e Martinetti, Della sacrosanta gusto. JVlorr in Rema s. Veronica, nel
basilica di Pietro in T atìcano^ ne ra-
s. pontificato di s. Clemente 1, che gover-
gionano nel I. I, lib. I, cap. 2 Delle : nò la Chiesa dall'unno 98 al 102, ed il

principali Reliquie che si conservano sagro tesoro, a cui dicesi la santa lo fa-
nella basilica Vaticana. Provasi l'esi- cesse consegnare, egli lo tramise a' suc-
stenza del ! olto Santo impresso
, in pan- cessori, i quali con molta segretezza Io
no di lino o di altra scmìglianle mate- tennero celalo finché durarono le perse-
ria, quale si espone alla pubblica vene- ruzicni (Iella Chiesa. Sono discrepanti gli
razione, e sì benedice con esso il popolo; scrittori neir assegnate in quale chiesa
della CUI identità autentica degnamente opinano prima nella
fu collocato, gli uni
trattò r altro benefrciato Battisti, ccn chiesa di Maria ad Marljies, delta
s.

dotta, erudita e critica dissertazione, i dalla sua forma Rotonda, da Papa s.


due scrìKori provandolo con documenti Bonifacio IV del 608 convertita al di-
storici. Venne il Volto isanlo detto an- vin culto, da tempio profano del PaU'
che Sudario (^^.), co! quale vocabolo
ss. thicn, poi nella basilica Volicana. Altri
viene pur chiamata la ss. Sindone [7 .), pcsticipaiio la deposizione in s. Maria
perchè il termine di Sudario, rileva in ad Martyres, fi^ndtindosi nella cassa che
tale articolo il Bergier nel Dizionario io custodiva, e per mtmoi ia fu ivi lascia-
della Teologia, significa in origine un ta nella capjiella del ss. Crocefisso; pela-

panuoliuo o fazzoletto, di cui si fa uso tile !a ca^sa a\eai3 seirature le cui chia-
c>i VCL V o r,

Ti custodiva ciascuno de' Cnpo lìinni costà trasportato il Volto Santo, l'Imma-
(/'.) degli antichi XIII Rioni di Roma gine della Madonna (che si venera nel-
il quale riparlo però soitanlo ri- l'altare maggiore)edil ss. Crocefisso, che
C^.),
sale nella Roma papale alla metà del ambiduesono in detta chiesa; e nella me-
secolo XIII o 1 144) '^^^^ sembra poste- desima Cassa si conservava il Volto San-
riore. Si volle assegnare la chiesa di s. to, finché durò a mostrarsi ivi, prima
Maria ad Martire s per custodia dell'm- che fosse trasferito a s. Spirito in Sassia,
".
signe reliquia, come luogo sicuro e for- a Castel s. Angelo, e poi a s. Pietro
tissimo, ed eziandio ampio onde riceve- Recatomi nel detto tempio, ho trovato
re il popolo elle numeioso vi accorreva sopra la mensa dell'altare, nell'incavo del

a rendergli culto, e siccome posto quasi muro, una grande urna con cristallo avan-
nel centro di Boma abitata, mentre la ti, colla cassa in pezzi, sulla quale urna

basilica Vaticana restò fuori del perime- lessi la seguente iscrizione: /érca in qua
lio delle Mura di Roma, sino a s. Leo- xacrum Sndariuni ollni A diva Veroni-
ne IV, che nell' 848 la comprese nella ca de.latani Romani ex Palestina. Tlac
Ciflà Leonina. Queste ragioni favori- in Basilica anni cenlnm eniluit. L'urna
rebbero in parte la priorità della custO' è sovrastata dall'immagine del ss. Cro-
dia del Volto Santo in tale tempio. Perciò cefisso scolpita in legno, e custodita da
devo ricordare, che nel citalo articolo, o cristalli. Fattosi diligente esame sulle ta-
voi. LV I i I, p. c) e I Ojdissi che divisa Roma vole della cassa, si trovò avere esse dieci
in Regioni, ne bassi tempi erano IX, du- serralnre.Qiìanlo al venerarsi e custodirsi
rante i secoli 1 X, X e XI , ed in parte an- il VoltoSanto nella basilica Vaticana, pro-
cora del XI I secolo, oltre laX legione sul- vano Sidone e Martinetti, con l'autorità
la riva destra del Tevere, numero che mi di più idonei scrittori, che avendo Papa
{;ìovn a quanto sono per dire su quello Giovanni VII nel 607 (va corretto l'er-
(Ielle le mie as-
serrature delln cassa, per rore avvenuto nel voi. XII, p. 1 4o, in cui
sidue ricerche. Inoltre, non si deve tacere, peralterazionedi composizione, quell'an-
the sostenitori della senlenza.che il Volto
i no apparisce come della venuta del Vol-
Santo fu prima deposto in s. Maria ad Roma, uieotregli scrittori co-
to Santo in
Ma rtyres, taccona ami cUe ivi si venerava munemente l'attribuiscono alla suindi-
e mostrava sin da'iempi di Bonifacio IV e cata epoca di Tiberio imperatore), aven-*
dall'anno 610, con esposizione sull' al- do fabbricato nella basilica Vaticana
iare maggiore a'i3 maggio, qual giorno un oratorio alla B. Vergine del Presepio,
anniversario della dedicazione di essa nel quale poi volle esser sepolto, vi eres-
chiesa, in cui quel Papa vi avea fatto se un altare in onore del ss. Sudario di
trasportare 28 carri di corpi de'ss. Mar- Gesù Cristo, quod vocatur f^eronica,
tiri e perciò intitolala ad Ognissanti. Di ove in nobile ed elevato ciborio adorno
più se ne faceva l'oslensione e l'esposizio- di colonne marmoree vi collocò il Volto
ne nelle pericolose circostanze della cit- Santo, e la stessa cappella ne prese cu-
tà, li contemporaneo Francesco Valesio mulativamente il nome, ed anche di s.
scrisse nel suo Diario: » Mercoledì i4 Maria del Sudario, e si trae d» un cer-
ottobre lyoS. Clemente XI passò alla to documento de' tempi di Papa Bene-
chiesa della Rotonda a rimirarvi le belle detto Vili del IO 17, in cui è qualifica-
colonne di giallo antico con cornicione to Giovanni chierico e mansionario, di
di marmo greco bianchissimo, sull'alta- s. Maria in Beronica. Il Grimaldi no-
re del ss. Crocefisso, fatto nuovamente taro e archivista della basilica, illustrò
ripulire; e in tale occasione gli esposero una lapide di Papa Adriano I del 772
alia vista la Cassa, in cui dulia Grecia fu da cui si trae la consagrazioue de' due
V OL V OL 9'>

alfaii ilell'oratorio di Giovanni VII, cnn- strare, T'eronicaniy idesl


et pannimi
sflgrali a'aS novembre, cioè del ss. Sit- qucmdam Uneiim, queni J. C. Vullui
dariis e di s. Mariae ad Prae.sepe, in suo impressit, in quo pressura dia ila
cui il Papa nel dì precedente »i pose le manifeste usque adhodiernuni dieni ap-
ss. Reliquie, secondo l'antico rito. A quel- parete ac si Fullus J. C. ihi esset, et di-
l'epoca il Tonigio, Le Sagre Grotte citur Veronica, quia niulier, cnjus pan-
J' aticane, atlrihuìsce. per I' iscrizione nus ille erat. Veronica dicehatur. Nel-
trovata nell'oraloiio, che l'eftlge del Vol- l'articolo che ha connessione con que-
to del Signore, chiamato meritamente il sto, segnalai la venerazione pel Volto
Santo de' Santi, fu nuovamente collo- Santo d'Innocenzo III Papa del i 198, il
cata nel ciborio di Giovanni VII, essen- quale prescrisse preci da recitarsi avanti
do stata per le calamitose vicende de' di esso, e vi aggiunse l'acquisto di spi-
tempi trasportata altrove; e forse, come rituali indulgenze. La continuazione del
congettura, nella chiesa di s. Maria ad religiosissimo culto progrediva tanto in
JlJartyres, detta la Rolonda. Dice pure quest'epoca, che parlando delle Meda-
che sotto Adriano 1, si raddoppiò la ser> glie benedette, notai col Torrigio quelle
ratura, che chiudeva ilciborio,/»//irt c/<7«- che si lavoravano colla figura del Volto
sura. Il ciborio poi avea una ringhiera Santo e le Chiavi di s. Pietro incrocia-
che lo circondavi!, da cui mostravasi ai te, dicendosi gli artefìci vendentes Vero-
popolo il Volto Santo. Si legge nel dili- nicas, ed Pellegrini {V.) visitatori de'
i

sco Italico del p. Mabillon, l. 2,p. i6i, Liniina/4poslolorum[ V.) l'acquistavano


nell* Ordine Romano scritto nel papato e appendevano a! cappello e alle vestii
d'Innocenzo II del i i3o Postea vadit : ilprovento Innocenzo HI T attribu'ì al
Ponti/ex ad Sudariuni Cliristi qitod capitolo Vaticano. E qui ricorderò per
vocatur Veronica, et incensai. AfferiDa analogia, che tiescrivendo le Monete pon-
con alcuni l'Alveri, che in tempo dello tificie, narrai che molle furono da' Papi
stesso Innocenzo lì, per custodia (lei Volto coniate coH'eftigie del Volto Santo. Il

Santo, fossero preposte alla cura della cas- Garampi, iV/7g^/ r// osservazioni sul va-
sa io cui era racchiuso 6 famiglie nobi- lore dell'amiche monete pontificie, ri-
liromane, cioè de' Capo di ferro, del porta documento in cui sono dette Si-
rione Regola; de' Tartari, di quello di gnuni s. r eronicae, poiché era tanta la
Parione; de'Mercanti, del rione di Pon- venerazione che si avea per la ss. Imma-
te; de' Ricci, di quello di Campo Mar- gine, che sovente ne fu espressa la figura
io; de' Tosetti, del rione Colonna; e su di esse, e può risconti'arsi nel Fiora-
de' Slefaneschi, di quello di Trastevere. vanti, Denarioruni Rom. Pont., e nello
La singolare venerazione poi nella qua- Scilla, Delle /Monete pontificie. Il Vet-
le in quel secolo era il Volto Santo, l'af- tori, Il forino d'oro illustrato, offre piìl

ferma il Mallio, nell' Historia dei pre- esempi di monete d'oro antiche del se-
gi della basilica Vaticana, dedicata ad A- nato romano dette ancora Volto Santo,
lessandro 111 del
i iSg, con dire che di e diverse nell' altra parte anche coll'el-
contìnuo ardevano ante f^eronlrani de- figie del Salvatore di Snncta Sanclo-
cem (lampade) die nocleqne ; ed una a- rum in allo di benedire, ciò attestando
Taoti l'immagine della B. Vergine dello la costante e grande divozione de'roma-
slesso oratorio. Racconta il Cancellieri, ni verso i due sagri simulacri. Il Can-
Memorie delle sagre Teste de'ss. Pie- cellieri nellaSettimana Santa, a p. i46|
tro e Paolo, p. ir, che nel i iq3 venuto riferisce che il Volto Santo fu trasferito
in Roma Filippo II Augusto re di Tran- nella chiesa dell' Ospitale di s. Spiri-
cia, Papa Celestino III gliele fece mo- lo (f^.), senza precisarne l'epoca, e ripio-
96 VOL VOL
duce un'antica cionaca sui custodi delle tillca Vaticana a'proietti e proiette, ed
chiavi, che a vita aveano le sei fciiniglie agli ecclesiastici dello stabilimento, ia
romane, che coll'Àlveii riportai più 80> luogo de'(|uali dipoi e tuttora si pratica,
proj non polendosi aprire senza l'inter- i confrati AcW A rciconfraterni la di s.
vento de'Ioro rappresentanti. » Lo qual Pietro in Sassia (^'.), che esistendo già
Sudario è nello sito di s. Spirito in Stis- nel I iq8, un tempo custodirono la s».

sia in una cameretta, foderata tutta de lieliquia, forse succeduti agli antichi 6
luarinoro, et de ferro, e serrata a 6 chia- ctislocli, ora si recano procession»lmeiile
vi, e non se mostrava se non una volta in s. Pietro, nella 2.' domenica dopo l'E-
l'anno; e tutti questi 6 gentiluomini, li pifania e nella 2.' festa di Pentecoste, a
quali tenevano queste chiavi, erano li- per privilegio viene loro fatta l' osten-
berij che no li era mai comannato, che sione del Volto Santo e dell'altre ss. Re*
dovessero uscire a campo, e sa nulla di liquie maggiori. L'Alveri riferisce che
essi fosse uscito Menescalco {^Marescial- v'interveniva anche il Commendatore di
lo) non era tenuto di annare mai alla s. Spirito. M'istruisce poi il Torrigio a
giustizia. Per ciascheduna volta, che lo p. 202, e l'Alveri a p. 2i3, che la pro-
Sudario se mostrava, doveano annare cessione del Papa co'cardinali a s. Spiri-
con 2o compagni per uno, tutti armali to, l'istituì Innocenzo HI verso il 1208
intorno allo Sudario ad arma scoperte nella i.* doujenica dopo l'S.' dell'Epifa-
per inHno alio loco suo deputato, e ser- nia, con bolla che olfre, dicendo che la
rarlo, e ha ve vano questi 6 ogni anno, de ss. Relìquia stava alcun tempo nella chie-
s. Spirito, doi vacche in die s. Spirilus, sa di s. Spirito e poi si riportava alla sua
le quale se magnavano lì con gran fé* Onorio 111 e Alessandro IV ap-
basilica.
sta ". Afialogamente scrisse il Piazza neh provarono la disposizione. Quindi Si-
V Efftuìcride f^aticana, che solevasi il sto IV del \^']\ per giuste cause vietò
Volto Santo portare in processione ogni la processione a s. Spirito, e in vece isti-

anno dalla basilica Vaticana alh chiesa tuì quella che va a venerarlo ne'sud^delli
ili s. Spirito con l'intervento del Papa, giorni nella basilica Vaticana. Bonifa-
che faceva un sermone al popolo, e de' cio Vili ripristinò nel 1 3oo la celebra-
cardinali, V nel medesimo spedule si dava zione in Roma iStW Anno Santo (/''.),

l'elemosina di 3 denari per ciascuno a con immenso e sterminato concorso di


looo poveri forastieri; e a 3oodi quelli popoli a lucrare l'indulgenza plenaria. 4
the slavano in esso, un denaro dc'quali consolazione de' pellegrini nella basilica
doveva servire pel pane, l'uliro pel vino Vaticana ogni venerdì e ogni festa so-
e l'altro per la carne. A'canouici poi, che lenne si mostrò il Volto Santo. Lo stesso
portavano la ss. Ileliqua, si davano I2 Papa ne lece l'osteusioue a Carlo II re di
quattrini per ciascuno, e una candela ac- Sicilia, ed a Giacomo li re d' Aragona.
cesa d'una libbra; le quali spese tutte si Trovo nel Rinaldi all'anno i328, che
facevano dall'ollerte dell'altare di s. Pie- nella venula in Roma di Lodovico V il

tro, raccolte da' Mansionari (/^.). 11 Bavaro, co'suoi eretici, scismatici e una
Piazza cita il registro d'Onorio 111 Papa sentina di meretrici, la città fu interdet-
anno y, corrisjiondenle a circa 1222. il ta, e molli de'cattolici, de'chierici e de'
A me pare, che per la temporanea cu- frati ne partiroito. Un canonico di s. Pie-
stodia del Volto Santo nella chiesa di s. tro che avea in custodia il s. Sudario, lo

Spirilo, in memoria si facesse la processio- nascose, perchè non gli sembrava esser
ne; e notai nel citato articolo dell'ospe- degna di vederlo quella turba d' iniqui,
dale, che appunto per tale custodia, 3 onde romani ne provarono grave tur-
i

volle si mostrava il ss. Sudario nella ba- bameulo.luutiluieQle il Bavaiu iugiuuse


V O L VOL 97
8 Sciarra Colonna d'indurre gli ecclesia- no, che Bonifacio IX fece mostrare il

stici a riprendere le divine udìzialure. Volto Santo sunnominato Luigi I re


al
Dimorando Clemente VI in Avignone, d'Ungheria, magni/ice in palatio exce-
neli35o fece celebrare in Roma il 2,° plus Quotidie Feronicam videre vo-
est.

Giubileo universale (^.), ed indicibile fu luii.Quatuor aureoruni millia Arac


il concorso de'pellegrini, per appagar la Ap. Principis oblulit. Ma quel re mori
fervorosa divozione de'quali, in 6. Pietro nel 382 e Bonifacio IX fu eletto nel
1

ogni domenica e in ogni festa solenne, si 1 389. E poi recò a Roma in epoca
il re SI

mostrava Sudario di Cristo: per la


il s. anteriore, CIÒ nel35o, e probabilmente
1

folla, più volte non pochi ne morirono, a quell'epoca, come già dissi, si deve ri-
e l'attesta Matteo Villani ch'era presen- portare il racconto, ma vi è 1' ostacolo
te. Il Papa avea scritto a'canonici Vati- che allora Clemente VI risiedeva in A-
cani, loro raccomandando la frequente o- vigjione. Nel pontificato di Bonifacio IX
stensioiie del Volto Santo, per la gran ve- fu a Roma Ladislao re di Napoli, de' reali
nerazione che ne aveano i fedeli. Luigi I d' Ungheria, e ne divenne re nel i4o3
re d'Ungheria lo volle vedere ogni giorno. cogli aiuti di Bonifacio IX : forse doveasi
Urbano V ordinò, probabilmentedopo la dire Ladislaus, in vece di Ludovicus. U
sua venuta in Roma nel 367, che si mo-
1 Cancellieri nella delta Settimana Santa
strasse al popolo il Volto Santo in certi narra, che dopo d' essere stato il Volto
giorni dell'anno, come nelle ferie iv, v e Santo per qualche tempo nella chiesa
VI della Settimana Santa, nell'Ascensio- della Rotonda, ove fu trasportato, ed ove
ne e dopo rS.' dell' Epifania. Il Piazza se ne custodisce anche al presente la Gas>
che ciò riporta oeW Effemeride pratica- sa, fu trasferito in Castel s. Angelo, co-

na a p. 81 dice che la ss. Reliquia fu


, me risulta da un antico Diario, in cui si
sempre tenuta con riserva, e non pole- legge. » Alli 4 ^> ottobre del 14^9 fu
vasi esporre senza espressa licenza del Pa- dalla sagrestìa di s. Pietro portato in Ca-
pa, che ne teneva appresso di sé le chiavi. stello il Sudario della Veronica, perchè
Una di queste in seguito custodì il Mag- non fosse esposto all'ingiurie de' soldati
giordomo del Papa, cioè come dissi in (forse di Ladislao, che profittando dello
queir articolo quando fu temporanea- Scisma avea occupato Roma, da dove
mente, per quanto racconterò più avan- nel dicembre l' espulse Paolo Orsini)".
ti, portato neir archivio della basilica, Il contemporaneo Antonio de Pe-
diarista
poiché ora non più è in sue mani. Ora la tri aggiunge. M Al i.° gennaio i4io, nel-

custodia del Volto Santo e dell'altre ss. r ora di Terza, Jacomo de Calvi can.
Reliquie maggiori è devoluta esclusiva- priore et vicario, et sacristano della ba-
mente a'due canonici sagrestani maggio- silica di s. Pietro, con 6 altri canonici^ aa-
ri, il i.° tenendo le chiavi del credenzino dò a Castel s. Angiolo, et ivi presela Ve-
in cui è racchiuso e quelle dell'armadio ronica, et la portò in detta Basilica". Eu-
in cui è collocato, ed ove sono le altre ss. genio IV avendo riunito alla Chiesa ro-
Reliquie, il 2.° tiene le due chiavi dello mana YAbissinia e V Etiopia (^.), ne ac-
slesso armadio. Gregorio XI nel 1871 colse amorevolmente gli ambasciatori nel
concesse in perpetuo a'presenti all'ostea- 144^, ed a porte chiuse fece loro mostra-
sione delle Teste de'ss. Pietro e Paolo, re nella basilica Vaticana il ss. Sudario,
la stessa indulgenza che sì conseguisce da e nella Lateranense le ss. T'ej^e. Altri nar-
que'che trovaosi all'esposizione del Vol- rano che l'ambasciatore fu l'abbate di s.
to Santo nella basilica Vaticana, che nel- Antonio tgitto, uomo assai distinto pres-
la bolla chiama Veronicae. Narra il Tor- so il re d'Etiopia detto il Prete Janm\
rigìu, citando moDumeDli e il VoUerra- venuto a Roma a' 10 ottobre i44i eoa
VOIi. CHI. 7
98 VOL VOL
il monaci, e ricevuto uDoratanieole fu (coll'insegne corali e guanti di seta ro8s<(
condotto a venerare il Volto Santo, indi ed il capo nudo essendo accompagnato
:

alloggialo a s. Lorenzo in Dainaso. ^'el l'espositore da due altri canonici; e tutti


Bollarlo della basilica Vaticana , molte e tre mentre segue l' ostensione, sì del
bolle riguardano la ss. Reliquia, ed io una Volto Santo, sì della ss. Crocee sì delta
d'Eugenio IV, questi chiama l'Immagi- ss. Lancia, recitano preci) e perciò Fe- :

ne , Sanclam, sive, ut dìcunt, Sanclam derico 111 imperatore lo mostrò al popo-


P'eronicam. Neil* indice del ricordato lo in abito di canonico nel tempo di Ni-

Bidlarìunif le notizie sul Volto Sauto so- colò V". lo però qui debbo ricordare, che
Sudarium, 1* Imperatore {f^.) dopo la Coronazione
no riferite nel vocabolo : ss.

T'cronica etiam dir tu ni, et f^ullus San- d'Imperatore (/'.), fatta dal Papa, veni-
ctus. Rilevai nel voi. VII, p. 117, che va per Canonico (A^.) aggregato ne'capi-
Ricolò V nel 1 4^0 fece fondere tre cam- Ioli Lateranense e Valicano (ed in questo
panelle, per suonarsi nella sua osten- fin da Carlo Magno, come notai nel voi.

sione, e lo si pratica ancora, ed hanno un LXVII, p. "256), e ne assumeva l'insegne


armonico suono argentino. In esse vi è corali di rocchetto, cappa e berretta. E
la sua arme, con queste parole intorno : gl'imperatori che vollero venerare da vi-

Nicolaus Papa T\ fecit anno Jubilaei cino il Volto Santo, dovettero vestire la
i45o. Cresccnlins de Perusio me. fecit. cotta e la cappa canonicale, e così appa-
In queW'Jnno Santo, tale fu la moltitu- gar la loro divozione. Si legge nelle iVb-
dine de'pellegrini accorsi a venerarlo, che iizie delta venuta in Roma di Cristia-
un giorno sul Ponte s. angelo caddero no I re di Danimarca nel i474> *i' Can-
e si annegarono nel Tei'ere 87 persone. cellieri, a p, I I , che Sisto 1 V l'alloggiò nel
Si ha dal Torrigio, che Nicolò V nel 4^2 i Vaticano e gli fece due volte mostrare il

dopo aver coronato iutperatore Federico Volto Santo, cioè a'12 e 23 aprile, facen-
III, gli fece la special grazia, dopo aver* do il re r oblazione di 5 ducati papali
lo creato canonico Valicano, di poter in la prima volta, e di io ducali vetieti la

abito canonicale ascendere sopra il cibo- seconda. Trunco s. l^eronicae si chia-


rio delVolto Santo, e con ogni religione mava la cassetta dell'elemosine al Volto
e tremore venerar da vicino la sagralis- Santo. L'imperatore di Turchia (t^.), a-

8Ìma Reliquia ; i1 che era ed è soltanto vendo donato ad Innocenzo Vili la ss.
concesso a'canonici della basilica, non po- Lancia (V.) che trafisse il sagro costato
tendo affatto altri penetrare nel santua- deIRedentore, il Papa la ritenne nella sua
rio, neppure beneficiati (quando Papa
i camera, proponendosi d'erigerle una son-
Gregorio XVI per sua benigna degnazio- tuosa cappella nella contigua basilica, co-
ne mi condusse seco la i.' volta in esso, me si trae daun mss. di Filippo Morooi.
iri si recò con due camerieri segreti ca- Venuto a morte ordinò che si depositasse
nonici Vaticani, e sebbene a pie delle sca> in essa, onde cardinali a' 16 luglio 492
i 1

le trovasse i suoi caudatario e scalco, lu- la collocarono nell'oratorio del ss. Sudario,

timi cubiculari e beneficiati Vaticani, non secondo il Novaes. Peiò il Torrigio rac-
permise lororaccesso;dò però poi gli con- conta, che il Papa stesso in dello giorno,
cesse, insieme ad altri, quando tornò ad essendo infermo, ne fece effettuare il tra-
ascendervi. Tutto questo è positivo, seb- dopo o giorni morì. Indi il
sporto, e circa i

bene nell'archivio della basilica non è re- cardinal Lorenzo Cibo de Marii suo pa-
gistralo che l'accessosunnominato de' 6 rente, che nel cardinalato avea conserva-
febbraio i838). Nota il Piazza » Né al- : to il canonicato di s. Pietro, come osser-
cuno può mostrare questo Santo Volto, va il Novaes, nel tempio fabbricò una ma-
che uou sia caoooico di questa basilica gnifica cappella, e vi ripose la ss. Lauciaa'
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il gennaio i 5oo. Ma nella demolizione fello di Ferdinando III imperatore (me-
della parie ^u[)e^iol'e della basilica sotto glio figlio e poi successore ), il marchese
Giulio ilneliSoy, a'aa no vena bre fu ri- di Baden, il conte Styrm, il conte Trau-
portata nell'oratorio del Volto Santo, e rem, il barone Fortunato, il barone Chi-
j iposta nel ciborio di Giovanni VII, cioè ni, il cav. Scincinelli e il medico dell'ar-

nella vecchia basilica : d'allora in poi le ciduca. Ritornando alla ss. Croce, il Tor-
due ss. Reliquie noo furono più disgiun- rigio sembra precisarne le date. Egli di-
te. Si può vedere: Sacraruni f'alicanae ce Urbano Vili con bolla de' 19 aprile
:

hasilicae Cryploruni, di Diooisi, r,p. t. i629(presso il Ricci), dispose che le 3 ss.


Zj e 4'2- Si apprende da Sidone e Marti- Reliquie sempre si mostrassero una dopo
netti ragionandone ancora Torrìgio e
, l'altra, cioè i.* la ss. Lancia, 2.'Iass. Cro-

Ritxi, che nelTampliazione della basilica, ce , 3.* il Volto Santo, concedendo in-
intrapresa da Paolo V, coll'atterrameoto dulgenza plenaria a chi confessato e co*
del rimanente della vecchia, a'a? genna- muriìcato fosse presente all' ostensione.
io 1 606 il Volto Santo e la ss. Lancia, uni Segu*! il dono Croce
alla basilica della ss.
tauiente col capo dì s. Andrea apostolo, a'igdi detto aiese,e processionalmeote
furono trasferite nell'archivio della basi- dal palazzo Vaticano fu portata nella nic-
lica, ed una cassa di ferro di ricco
ivi in chia. Nel dì seguente Urbano Vili vi si

drappo coperta furono racchiuse con 3 recò a ore 20, e prostrato venerò le 3 ss.

chiavi, una delle quali fu consegnata al Reliquie con gran divozione, e le ammi-
Papa. Ed il Grimaldi, che ne rogò l'istro- rò con gran gusto spirituale, vietando sot-
mento, lasciò scritto: Velustissiina viget to pena di scomunica, che ivi fece affìg-

usque hod'ìc consuetudo, ut Stimmus Pon gere, di muovere il velo che copriva il

ti/ex Sudarli et Lanceac penes sej'ugi- Volto Santo, e di aprire il vaso contenen-
ter unam clai'em haheal, rcliqttascano- te la ss. Lancia, senza licenza pontificia.
ììici baxìUcae. .^nche il Ricci, che pubbli- » Con sua Beatitudine ascesero alcuni ca-
cò De' Giubilei nel 1675, alferma, che i nonici, e fra gli altri Marc'Aurelio Maral-
Papi tenevano presso di loro una chiave. do suo segretario de'brevi ; Agostino O-
Due mesi dopo, cioè a'2 marzo, le dette i reggi suo teologo ed elemosiniere, fatto
ss. Reliquiefurono collocate nella nìcchia, poi cardinale neh 633; An?elo Glori suo
santuario o ciborio, aperta nel pilone del- coppiere e aitarista di s. Pietro (poi cardi-
la Veronica ; e quindi la testa di s. An- nale) ; Fausto Poli suo maestro di casa
drea a'29 noveQibrei6r2 fu trasportata [Maggiordomo e poi cardinale), e Fran-
nell'altra nicchia sovrapposta alla statua cesco Geva suo maestro di camera ( poi
di s. Eleua. Urbano Vili per incremento cardinale), che sebbene non era canoni-
di venerazione e splendore alla basilica, co, n' ebbe grazia particolare concessagli
Volle unire al Volto
Santo e alla ss. Lan- da Sua Santità^ non potendosi ascendere
cia, del legno della
Croce vera 1*8 a-
ss. , indetto ciborio da chi non è canonico dis.
prileiGig. Prima di questo e nell' anno PietrOjSenza licenza del Papa". E acconcio
santo 1625 Urbano Vili avendo fatto qui ricordare la venuta in Roma, nell'anno
compiere in ciascuno de'piloni della me- 8aQtoi625,diUladislaofigliodelrediPo-
ravigliosissima cupola le 4 nicchie, con /o/iiV7,daUrbaooVlIIospitalo,donatodel-
sue loggie per l'oslensione delle ss. Reli- lo Stocco e Berrettone benedetti, nel qua-
quie, a'23 dicembre in quella di s. Vero- le articolo notai che lo creò canonico di s.

nica, con solenne processione vi furono Pietro soprannumerario, per venerare da


portati il Volto Santo e la ss. Lancia sot- vicino il VoUoSanto,per grazia particolare
to ba'dacchino , le cui aste sostenevano, Aggiungo col Ricci, che il principe ascese*
riporta il Ricci, l'arciduca Leopoldo fra- nel ciborio, iu colla e loccbetlo, ma sen-
loo VOL VOL
za stola per non aver ordine sagro, abili- 1717 permfse a Giacomo IH re cattolico
talo di poter anche mostrare al popolo il d' Inghilterra , di venerare nel vestibolo
ss. Volto, con due canonici numerari ; e Volto Santo e la ss. Lancia, per l'autorità
i 1

che il Papa lo creò canonico , perchè a del breve Ut Chari^simus, de'3 1 maggio.
motivo della vecchiezza di suo padre, si Quando nel 1733 passò per Roma il nuo-
sapeva che presto sarebbe acclamato re, vo viceré di Napoli d. Giulio Visconti
poiché talsegnalato onore non si suol con- milanese, Clemente XII lo fece incontra-
cedere ad alcuno. Divenuto re neli632, re, l'alloggiò al Quirinale, tenne seco a

col nome di Uladislao IV , il capitolo e Pranzo, e dalla loggia della Veronica gli^

e canonici di s. Pietro gli scrissero un' e- fece mostrare le 3 ss. Reliquie maggiori.
pistola gratulatoria ; ed il re rispose l'u' Pio VI Ipermise che Carlo Emanuele I
manissima lettera , riprodotta da Torri- re di Sardegna (e poi edificante gesuita),
gio e Ricci , col titolo : Vladìslaas IV e la regina sua moglie la ven. Maria Clo-
eie. Reverendi devote nohis D'decti. iVeU tilde di Francia, avessero la spirituale con-
la quale è detto Meniinimw! no^ Colle- solazione di venerarle e baciarle nel ve-
gio illi, dum Romae praesentes Sacra- stibolo del santuario;ed altrettanto ac-
tissinius Sahaloris Nostri Fullum xpe- cordò nel febbraio i8oi alla pia arcidu-
ctavissemus eie. Inoltre si trae del Balla- chessa Marianna d'Austria, dopo aver es-
riunì ss. Basilicae P^aticanae^che Urba- sa preso la ss. Eucaristia nella basilica, ed
no Vili fece giurare a* canonici Vatica- i canonici dopo averne appagata la sua
ni di eseguire le prescritte ostensioni del- divozione, colle medesime ss. Reliquie
le ss. Reliquie. Narrai nel voi. LXXI dalla loggia benedirono la di lei corte, e

p. 249, come Alessandro VII nel i656