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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI AI VARI! GRADI DELLA GERARCHIA
ECCLESIASTICI,
DELLA CHIESACATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC.EC.

COMPILAZIONE
•4»

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. XCVL

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLIX.
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi
vìgenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

ST OR ICO-ECCLESI ASTICA

VES VES
Continuazione e fine delV artìcolo la propria dignità, come dice ii can. r 8 del
Vescovo. concilio tenuto in Arias nel 3ii circa:
che se, continua il canone, quivi moverà
§ V. Del possesso del {vescovo. delle turbe, si privi Presbyteriì dignità-
te. Poteva anche accadere, non per col-
X-J exlravagante Injuncta vieta a've- pa sua^ che non solo dopo eletto ^ ma mi-
scovi (ii esercitare la giurisdizione prima cUe(\opo ronsagr alo non potesse andare
f

di prendere Possesso de! /Vescovato : si alla chiesa destinatagli, ed allora pure re-

eccettuano vescovi cardinali. Vedasi il


i stava nel presbiterio, o capitolo, della sua
Barbosa, De officio et potestate Episco- città; ma sembra dall'espressioni antiche,
pi. Riferisce il Nardi, un nuovo vescovo che in questo caso avesse ili." posto: non
già consagralo, chenon avesse preso ii poteva però ingerirsi in aifari vescovili.
regime della chiesa per la quale era Secondo ilcanone 71 Niceno-Arabico_,do-
Slato ordinato, veniva scomunicato, fin- po la consagrazione,il metropolitano man-
ché non avesse ubbidito, o il concilio pro- dava ii novello vescovo alla sua sede con
vinciale non avesse sopra di lui deciso un vescovo che io accompagnava; lo face-
qualche cosa. Così ii can.i8 Antiocheno va mettere a sedere sul trono, iathroni-
del 341; così Ferrando nel can. 7. Se poi zatio, cioè in possesso. Anche Flcdoardo
fosse accaduto ii caso, die non per parte chiama inlhronìzari il mettere il nuovo
del nuovo eletto non consagrato, ma per- vescovo nella sua Sedia o Cattedra. Ciò
chè non fosse ricevuto dalia città per la vedesi pure nell'azione xvi del concilio di
quale era stato fatto vescovo^ non vi fos- Calcedonia del 4^1, ove Proclo dice: prò-
se potuto andare^ in allora, purché non fecto sani in Gangra^ inthronìzari Epi»
avesse disturbata la diocesi, era prescrit- scopnm. Io una carta del 9i4> presso la
to, che fosse rimesso nel grado canonica- Gallia Christiana, (ìe\esco\\ d'Orange,
le delia sua chiesa,e così uoo rimosso dal- adoprasi eziandio la parola Inthronìza-
4 VES V ES
re, ossia Intronizzazione (/".), in questo ta, e nel caso d' impedimento in quella
senso dar possesso a un nuovo vesco-
(li chiesa, la quale sia solila servire in luo-
vo. Fin qui il Nordi. Ecco canoni deli go della cattedrale, e ciò basta per tutte
concilio d' A nliochia del 34i*» Quelli che le chiese e luoghi della diocesi. Ma se fos-
essendo stati ordinali vescovi^» non saran* sero due o più cliiese cattedrali unite in-
no stati ricevuti dal popolo, al quale e- sieme acque primipaliter^ sicché infalli
rano destinati, e che vorranno occupare siano due o più vescovati, con diversi ca-
un'altra diocesi, ed eccitar sedizioni con- pitoli e diversi vicari capitolari; in tal ca-
tro il vescovo stabilito, saranno separati so il possesso si deve prendere in ciascu-
d^Ila comunione. Se un vescovo avendo na di onde il possesso il (piale si sia
esse,
ricevuta l'imposizione delle mani ricusa preso in una, non basta per l'altra, quan-
d'andare a servire la Chiesa che gli è do la consuetudine nou portasse diversa*
affidata, sia scomunicalo finche egli ub- mente. Se però d'una sola cattedrale for-
bidisca^ ovvero che il concilio della pro- male fossero due o più chiese materiali,
vincia ordini altrimenti. Se il vescovo or- basterà che si prenda il possesso di una
dinato non ha potuto prendere il pos* di esse, nella quale sia solito farsi quel-
sesso della sua chiesa, senza però sua col- l'alto', se pure la consuetudine non ri-

pa, ma pel rifiuto del popolo, o per qual- chiede altrimenti , dovendosi a questa io
che ;.!tra causa, che non procede da lui, sifTatte materie deferire. Del possesso se-
goderà dell'onore e delle funzioni, a con- parato del Vescovato in più diocesi, ia
dizione di non ingerirsi negli aifari della quell'articolo ne feci parola nel §IV. Per
chiesa, nella quale assiste a'divini uffizi, fare quesl' atto di possesso, senza incon-
e si assoggetterà agli ordini del concilio venienti, in alcuni stali é necessario ot-
della provincia". Il cardinal De Luca, // tenere un certo consenso, ovvero una e-
Vescovo pratico, insegna che non basta seculorizzazione del principe secolare, se-
la preconizzazione del Papa in concisto- condo le diverse usanze de'medesimi sla-
ro dell'elello vescovo, per l'amministra- ti. E così si compie la provvista del ve-
zione della chiesa, e per l'esercizio della scovo. Di più il De Luca ragiona nel cap.

giurisdizione, colla percezione delle ren- io: Dell,'' ingresso solenne del vescovo
dite; ma è necessario che si spediscano nel luogo di sua residenza. Appena il

le lettere apostoliche, cioè le bolle, o al- vescovo è entrato ne' confini del territo-
meno un breve, il quale si dice de ca~ rio di sua diocesi, comincia ad esercitar-
pienda possessione^ con l'obbligo di spe- vi gli atti preminenziali, benedire il po-
direte bolle nel termine di 6 mesi. E sen- polo, concedere indulgenze, non maggio-
za queste il vescovo non può ingerirsi nel ri di 4o giorni, e quando sia arcivescovo
possesso e nell'amminislrazione della chie- inalberare Croce astata (anche ve-
la
sa, e della giurisdizione, e percezione de* scovo se ne gode il privilegio, alcuni de*
frulli, sotto censure e altre pene. Anzi è quali notai nel vol.XVllI,p. 26oe26i),
necessario che segua l'atto del possesso le quali cose e i pontificali non può fare

per sé stesso, ovvero pel suo procurato- in altre diocesi,qualora per civiltà noi
re, sicché prima di quest'alto continua la permetta l'ordinario, tranne metropoli- i

giurisdizione del capitolo e del suo vica- tani nella propria provincia ecclesiastica,
rio, ei fiutli spettano agli Spogliecclcsia- ed i pontificii legali; neppure fuori del
^//c/ della camera apostolica, cioènegli sla- suo vescovato è lecito usare il trono, lo
Uove essi sono in vigore, ovvero alla chie- strato, il bacio del Vangelo, il dar la pa-
sa come se durasse la vacanza. Quest'atto ce, l'uso della mitra e del bacolo, il roc-
di possesso si deve fare nella chiesa cat- chetto scoperto ec. Tali alti giurisdizio-
tedrale, quando questa non sia impedi- nali in sua diocesi può il vescovo esercì-
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tarli aoche nelle chiese tìe'regolarì e di casi, e secondo l'usanze de'Iuoghi e le con-
altri esenti, perchè anticamente e colle tingenze correnti. Non mancano peròfor-
persone de'regolai'i erano soggette a've- se, soggiunge il De Luca, d'alcuni prela-
SGovi, eccettuato l'esercizio d'alcune cose ti, i quali avendo per iscopo principale
d'ordinaria giurisdizione. E per la detta l'avarizia e l'interesse, e facendo conto di
ragione i prelati inferiori esenti, non pon- ottenere e di esercitare la carica vesco-
no esercitare le loro preminenze e privile- vile per negozio, eleggono volonlieri di
gi alla presenza del vescovo diocesano, né non fare questa solenne funzione, all'ef-
ponilo dar licenza ad altro vescovo che fetto d'ottenere in denaro sotto nome di
l'eserciti, meno il caso che l'ordinario lo donativo, dal popolo o dal clero, ovvero
permetta per urbanità. La prima fun- d'ambedue, quel che dovrebbe importar
zione ecclesiastica poi che si ùi dal nuovo la spesa di tale solennità; cosa degna di

vescovo, è quella del primo ingresso so- biasimo, dando cosi nel i.° ingresso un
lenne vestito con abili pontificali, con pi- mal esempio o poco buon saggio di se.
viale e mitra a Cavallo (nel quale arti* Tuttavia quando il vescovo slimi spedien-
colo dissi che bianco lo concesse Anasta- te che questa entrata solenne si faccia,
sio ili a' vescovi di Pavia^ oltre altri pri- sono tenuti intervenire tutti quelli del
vilegi), sotto ^<2/<:/rtcc/t£/io, precedendo tut- clero secolare e regolare, anche gli esen-
to il clero secolare e regolare sotto la Cro- ti, in quel modo che sieno tenuti inter-
ce astata a forma di solenne processione, venire nelle processioni solenni, mentre
accompagnato dal popolo, secondo la for- questa funzione è di quella specie, quaa*
ma stabilita nel Ceretnoniale Romano, e do la consuetudine non sia in contrario.
nel Ceremon'iale de f^cscovi^Wb. i ,c. 2: De E nascendovi delle questioni di preceden-
primo accessu Episcopi vel Archiepisco- za e trattamenti, può il vescovo somma-
pi od suani Dioecesiin vel Proviiiciani. riamente deciderle, posposta ogni appel-
Ala perchè questa funzione alle volte suol lazione , in 'quello stesso modo che dal
partorire degl' inconvenienti o disturbi, concilio di Trento, e dalle costituzioni e
per le differenze di precedenze o de'trat- decreti apostolici si è stabilito nelle so-
lamenli, così tra quelli dell' uno e dell'al- lenni Processioni (anche il possesso che
tro clero secolare e regolare, come ancora prende il Papa della proto-basilica La-
tra quelli del popolo,e sopraltullo pe'trat- teranense, qual sua cattedrale^ chiamos-
tamenti de'magislrati secolari; perciò al- si Processo e Processione, ed il Morcel-
cuni vescovi più prudenti e zelanti, per li c'insegna, che Processus Latcrancnsis
non mettersi nel i. "ingresso ad impegni in significa Pompa quam Poitlifices Maxi-
una cereraonia non necessaria, e poco pro- mi ini Lio suscepti Pontifica lus a /Valica-
fittevole pel buon governo della Chiesa, no Lateranwìi ducere solent). I ma-
in
se ne sogliono astenere; concorrendovi popolo e
gistrati secolari, e gli altri del
anche l'altro motivo della carità di evi- sua Comunilà, sono tenuti d'intervenire
tare ne'suddili l'occasione di quelle inu* in questa funzione, in quel modo che por-
li li e superflue spese che seco porta sif- li l'antica e la continuata consuetudine,
fatta funzione. Quando poi all'incontro sì che non si possa per poco alfétto ver-
per il solilo il tralasciarla non fosse per so la persona di quel vescovo negare alla
cagionare scandalo, ovvero diminuzione dignità quell'ossequio, il quale sia soli-
di divozione e di alfetlo nel popolo; che to, e altrimenti si potranno adoperare i

però non è materia capace d'una regola rimedi canonici e spirituali; dovendosi nel
certa e uniforme, applicabile da per lut- rimanente deferire alla consuetudine eli-
to, mentre questa determinazione deve ca la preminenza di portar l'aste del pal-
dipendere dalle particolari circostanze \\[i lio o baldacchino (ne riparlai a Ombrel-
,

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uno), e diassiìttei'tt il vescovo da vicino neati ut processionem habendam in hu-
ineutre cavalcale cose simili. L'alti u fun- jusmodi ingresso indicant ; praeparari
zione solenne, che 8u$se(>ueMteaieiile ce* l'aciantbaldachinum in porta civitatis, et
lebta il nuovo vescovo^ è (|iiella della i.' deputar! qui illud portent sopra Episco-
messa pontificale nella cattedrale^ nella punì, ut inferius dicelur; vias etiam, per
qnal funzione il l*apa è solito concedere quas eunduQi erit, mundari, acHoiibus,
l'indulgenza plenaria, colla benedizione vel froudibus conspergi in signuiii laeti-
papale pei* pontiiìcia facullù. Si legge nel tiae curent. Die praesliluta canonici, et
Ceremoìiiale Episcojìorum : « Insù per capitulom cum
tolo clero debent prò*
praepatabitj quae in itinere, et ingressu cessionali rito proficisci extra portam ci-
usui esse poteiunt,ut ve!«tesEpiscopales vitatis, et prope illam consistere; Magi-

ordinarias, cappam ponlifìcaieui viola- stratus vero, et Olììciaies cum civibus, et


cei colorisj seu, si regulaiis fiierit, colo- populo Episcopum in porla excipere. E-
I is habitus sui; gaiei um ponlificalein cor- piscopus interim in aliquo sacello, seu
do lis, ac floccis sericis coloris viridis or- honeslo,et convenienti loco parum distan-
natuni; equi etiaiu, si ve mula ornamen- te a porta civitatis dcscendet de mula,
ta opportuna; ilem libios necessatios, ut vel equo, ac deposito itinerario habilu,
intet* caeleros, Pontibcale Ilunianuui, et induet cappam poutincalem, iterumque
hoc Cereuiouiale ; ac parauienta etiani ascendet mulam ornatam pontificalibus
sacra , quae pio ingresso eiunt necessa- ephippiis, et stragula violacei coloris, ac
ria, idest pluviale album cum stola, et galerum ponlificalemsolemniorein in ca«
mitra preliosa, amictum, albam, ciugu- pite geref; alque ita equitabit, suis fami-
him , et annulum, nisi ea ad ncirijurem liaribus, et domeslicis ipsumcomitanlibus
commodilatem a propria Ecclesia su- usquead porlain civitatis, ubi descendeus
mere velit. In discessu recitabit in Ec- e mula genuileclet super tapete slratum,
clesia, si commode (ieri poterli, sin mi- et pulvinum ibidem paratum, et devote
nus , anlequaoi equum ascendat , cum osculabitur Crucem sibi perdigniorem
snis clericis, et familiaribus itinerarium; ex Capitolo pluviali albo inclutum obia-
jdemque observabit quotidie mane post latn. Mox suigens in aliquo sacello, vel
missani autequam equum ascendat
, loco ad id parato accipiet, deposila cap-
quamdiu erit in itinere: et si erit Archie- pa, paramenta sacra, videlicet amictum,
piscupus, quam primutu suam Proviti* albani, ciuguliun, stoiam^ et pluviale al-
ciam inlraveritjfaciet ante se deferri Cru- bum, acdeinum mi tram pretiosam, alque
cem per aliquem ex suis ca[)pellanis; l- annulum, et couscendet equum serico al-
magine ss. Cruci x.» ad se versa; sibi oc-
fi bo undique tee lum, et decenter ornatum.
currenles subditos, qui genuflectere de- Ordo auledi procedendi erit equilabunt

beut, signo Crucis super illos facto beoe- primo cives omnes, deinde familiares E-
dicet , alque ita eliam faci et Episcopus piscopi;tum niagistratus,et ofliciales ci-

cum suam Dioecesim intra verit. Cum au> vitatiSj barones, et principes, si qui ade-
temerli unusdiei, vel bidui spatio prò* runt; mox clerus omnis pedi bus incedens
pinquus propriae civitati, significabit vi- praecedenle sua Cruce, quem caniores
cario suo, et canonicis, ac capitolo, nec subsequentur cantantes, ut in Pontifica-
non magistralui , et otlìcialibus civitatis li Bomano; post hos canonici, etcapilu-
diem, et horam sui ingressus, ut possint lum Ecclesiae et si fuerit Archiepisco-
,

omnes se praeparare, ut ei obvium eant, pus, antecedei Crux archiepiscopalis, in-


eumque debito houore prosequanlur. ter quam, et Archiepiscopum nemo erit,
Praemiltent etiam aliquem ex suis, qui nisi dignitates, et canouici ; demum Ar-
citrum et alios, ad quos !*pectal, aduio* chiepiscopus, seu Episcopus luitratus e-
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qiiitaUit sub baldaoliino, quod portabi- oralionera Episcopus surget a faldistorio»
tur primo loco per raagistialuiu civila- et facta altari reverenlia, accepta mitra,
lis,tlemde per iiobiles cives usque ad Ec- ibit ad sedem suam ponlifioalem, in qua
clesiain, si ve per eos, quibus ex consue- sedens recipiet omnes dignilates, canoni-
tudine, ve! ex privilegio id convenit. Ipse cos, et alios de capitolo ad osculum ma-
Episcopus memor erit pojiulo manu de- nus, cantoribus ijilerim antipWonam, vel
xtera aperta,etextensa frequenlerbeiiedi- psalmuin aliquetn canlanlibus; vel orga-
cete, signnm Crucis faciens. Post Episco* nista orgarjum pulsante. Deinde accedei
pum equitabunt piaetati, si qui eruiit, et EpÌ8co[)US ad aliare, quod deposita mitra
leliqui togati; ante portati! Ecclesiae E- ante infimum gradum, et facta ilerum
piscopus descendet ex equo super tapete Cruci reverenlia in medio osculabitur,
,

stratuin ibidem exteusum, et retenta mi- et cantata prius antiphona Sancii Tiluli
tra capiet aspersoiium de tnanu dignio- Ecclesiae cuai suis versiculo, et respon-
ris de capilulo antedicti^ utsupra indu- sorio a choro , vel cantoribus , cantabit
li, quo se, et alios asperget aqua beue- ipsein cornuEpistolae orati onemejdsdem
dicla,incipiendo adigniore, acministiau- Sancii, qua fitnta , accipiet mitram ; ad
le eodeui, qui aspersoiium oblulit, na- medium altaris revertetur, et dabit be-
\icutam, imponetin thuribulum, quoda* nedictionem solemnem cantando, prout
liquis acolyllius tenet, ihus cu(n beiiedi* inferius babetur (in e. 25, \\b.i^ Defor-
elione, lum praedictus dignior ex capita- inani daiulibentdictioneni soli'innet/itiic.)
lo accipiens ihurdjuluin de manu acoiy- eo modo quo datur in fine uìissae. Dein-
ibi, slans facta prius profonda capilisin- do, facta prius Cruci reverenlia, assumpta
clinalione ante Episcopum, ihuridcet il- mitra, et apud sedeoi suam, deposilis pa-
lum slanteoi cum mitra, triplici ductu ramenlis, et assumpta cappa, procedetad
thuribuli; et praecedentibus clero, ca- locum suae liabilationis, quem dignior
iionicis, et dignitatibus, atque hymnum, ille de capitido, dinùsso pluviali, et alii

Te Dtuiìì laudamiLs , cautantibus , ad canonici in babilu canonicali comileu-


altare ss. Sacramenti, si est aliud ab al- tur, si habitatio erit contigua, vel vicina
tari majori , consistei ibi Episcopus , et Ecclesiae; si vero distantior , usque ad
remoto lune baldachino, deposita mitra, portam ipsius Ecclesiae. Quod si adesset
ac facta genuflexioue .usque ad lerraru aliquis magnus princeps, qui veliet Epi-
ante ipsum ss. Sacramentum, genuflectet scopum usque ad portam bospitii comi-
ilerum super pulvino ibidem parato in tari, debebil Episcopus aliquanluliim re-
genuflexorio, et orabil; deiude surget, et sistere , non tamen hujusmodi obsequii,
fida iterum reverentia cum genullexio- et pietatis ollìcium omnmo recusare; prue-
ne ss. Sacramento, accipiet mitram , et sertim si babitationis locus non multuta
procedei ad altare majus, ubi ante inli- dislet, sed ei prò tali humanitale gratias
tnumgradum, deposita mitra, faciet Cru- ageie. Si contigeret, dum Episcopus ad
ci super altari posilae reverentiam, ca- suam civitalem profìciscitur, transire pei*

put profuude inclinando, deinde genufle- aliquem locum insignem suae dioecesis,
ctet super pulvino, et genuflexorio ibi vel in eo bospitari, et clerus, ac magistra-
parato, et orabit; et interim ille dignior, tusejus loci eum bouorare cupiant, per-
ut supra indutus, accedei ad altare, et lu mitlet quidem, ut ei obviani eant^etiaui
curnu Epistolae slans versus orantem E- extra locum, et eum comitenlur usque
piscopum, finito bymno, Tt Dtauilaa- ad Ecclesiam primariam ejus loci, et fa-
clanius f
cantabit ex libro super altare cta ibi oralioue usque ad locum ubi bo-
posilo versiculum, Protector iiostet\ et spilaturus est, non mutalo babilu itine-
ulid, prout ìq Pontificali Ilomauo. Post rario, sed nulla fiel processio: quando ve-
e

8 VE S VES
IO Episcopus posi ingressum in clvitatem r»nmbergn, il suo nuovo vescovo s. Otto-
propriam, voluerit alias civilates, vel op- ne, smontò da cavallo e vi entrò a piedi
pula iiisigiiìa suae dioecesis visitare, con- nudi. Anticamente gli arcivescovi di
venien»erit,ut piima vice lecìpialurcuin Tours, dopo esser stati consagrati in s.
$aci'a cleri secularis et regularis proces- Gitdiano, andavano a piedi a s. Mar-
sione. Ipse vero non erìt mitia, et plu- tino, ove davano lai.' benedizione al po-
viali indulus, seil equilabil super mulam polo, e poi erano portati alla cattedrale
ornalam pontificali bus ephippiiscum cap- sulle spalle de'nobili. A Rouen i novelli
pa, et galet'o potilificali , et olieietut' ei arcivescovi recavansi dalla chie%a subur-
in porta Crux osculaiida, et alia omnia b.uia più prossima alla città, ed in que-
lìent etiain in Ecclesia, prout ile civita- sta entravano a piedi scalzi, camminan-
le propria, et primaria suae dioecesis di- do sulla paglia a tal fine distesa sulla via.
cluiD fuit". Narrai di sopra nel § IV, che In molti luoghi il cavallo o la mula, ca«
ÌD alcuni luoghi anticamente eletto il ve- valcata dal vescovo nel possesso, appar-
scovo veniva portato sopra una sedia d'o- teneva a chi i' addestrava, come rilevai
ro in chiesa: era una specie tli Sedia ge- nel voi. XI, p. 37, e io altri articoli; co-
statoria, nel quale articolo dissi, che in sì in Osimo , e Io scrissi nel voi. XLIX,
essa erano portati i novelli vescovi nella p. 266. In diversi articoli ho descritto i
loro ordinazione, e nel i.° ingresso nella doni soliti farsi a' nuòvi vescovi , dalle
cattedrale, ed ordinariamente da'più no- magistrature delle comuni di loro resi»

bili della città, ciò particolarmente prati- denza nel recarvisi. In altri descrissi non
candosi dalia chiesa d'Auxerre fin dal poche singolari ceremonie che accompa-
IX secolo, anzi dall'altre pure di
Fran- gnavano possessi de' vescovi: mi limite-
i

cia secunduin coiiòutludinein ecclesia-


, rò a ricordarne alcuni. Nel voi. VI , p.
sticam Cathedra innixus Episcopali ... 2^5, in quello del vescovo di Cahors,
nohiliuni humeris deportatus esL JN' se- I quando era signore della città , curioso
colo passalo si osservava tuttavia in Or- era l'omaggio del suo vassallo conte di
leans, e in tal giorno il vescovo avea il Cassac o Casalzs, e di quanto era perciò
privilegio d'aprir le carceri della città, e a lui dovuto. Nel voi. XXI, p. 28, nar-
liberare i Prigioni (Jovse perchè in diver- rai non solamente le ceremonie falle da-
si luoghi aveano cura delle carceri del gli ebrei nel Possesso del Papa (^ .), nia
governo il vescovo e l'arcidiacono pel ,
a p. 32 quelle da loro praticate in Cor-
ben essere de'carcerali, il che notai nel- fù nel possesso dell'arcivescovo. Nel voi,
l'indicalo articolo), I vescovi della Ger- XXV, p. 4^) descrissi il possesso degli
Dìania facevano il loro i.*' ingresso con arcivescovi di Firenze, nel quale seguiva
maggior uìodestia, a piedi scalzi (come lo sposalizio simbolico dell'abbadessa di
s.Leone IX in Uonia, quando designato s. Pier Maggiore, mediante \' Anello del-
Papa eutrc), e quindi vi fu eletto e intro- l' Ahhadessa (nel cui articolo feci cenno
nizzato); e s. Adalberto di Pi-aga, consa- di simile sposalizio del vescovo di Pistoia
grato in Magonza , tla cui Praga allora nel possesso), figura dello sposalizio del
dqientleva, nel recaisi a prender posses- nuovo pastore colla propria chiesa (mi
so della sua cattedrale, prin»a d'entrare piace qui notare, che apprendo dal Rat-
nella città si scalzò (nel ricordato artico- li,Della famiglia Sforza, l. 2, p. SSg,
lo ri}>elei pure la sua sentenza, colla quale essersi nel«589 sposala in Roma d. Fla-
qualifica il peso lerribde del J escos'alo, via Damasceni pronipote di Sisto V,con
ricevuto il quale non più rise): s. Kiiber- d. Virginio Orsini duca di Biacciano, il

tu di Colonia fece lo stesso, benché fosse quale assente avendo d(-stinalo suo prò»
I4u rigorosissimo fieddo, Avviciiiaudosi o cur^ilure u»g/ Usiinbiildi vescovo d'A'

i
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rezzo, questi la sposò). Nel voi. XXVMI, to, a cui con espansione rispose il vesco-
p. 337, racconlai le particolarità del pos- vo. La cavalcala entrò in città, ed appres-
sesso degli arcivescovi di Genova. Nel voi. so la Croce della cattedrale procede la
XLVll, p. 235, un cenno del possesso processione, mu>ici cantando salmi pre-
i i

del vescovo di Narni, preso nel 1709; ed scritti romano: indi 3 be-
dal Pontificale
ìlcan. Bucciarelli nella Calhedralis Nar- neficiati portavano due altre mitre pre-
iiìensis , a p. 179 ci die' la Dislmta re- ziose e il pastorale del vescovo. Questo
latione dell' ingresso solenne fatto nel rimontò la chmea guidata da due gentil-
ì 709 nella citlàdi Narni da mg.' Fran- uomini, 6 de' quali in cappa nera e spa-
cesco Saverio Guìcciardi suo vescovo. Il da sostenevano sopra di lui le aste del
vescovo si recò in portantina nella subur- ricco baldacchino; seguito dui governa-
bana chiesa di s. Luca , nobilmente or- tore e dal magistrato. Fra'comuni applau-
nala dalle monache, da dove principiò la si, per vie tutte sparse di Fiori e Fronde
solennecavalcata, preceduta da una squa- (di questo festivo spargimento scrissero
dra di cavalleria e da'servi del vescovo a pure: Carmeli, Dissert. t. 2, Dell'uso di
cavallo , seguiti da' deputati delle terre spargereJìori^ o cose verdi in terra ^do'
della diocesi, pure a cavallo, come lo e- ve passa qualche ragguardevole perso-
lauoi signori del consiglio de'LX di Nar- nai^gio. G\ovanaì Sch\emn\o^P!iillobolia
ni, le cappe nere del vescovo, due aiae* i veterum,Jen',ìe 1666) e magnificamente
stri di ceremonie, e il vescovo stesso in ornate, con di versefontane di vino, essen-
cappa e cappello pontificale, sopra bian- do decorala la piazza del palazzo priora-
ca chiuea bardata di paonazzo, avente in- le da una macchina, il vescovo benedi-

torno 12 alabardieri e appresso i suoi ca- cendo il suo gregge pervenne alla catte-
merieri, indi numerosi sol-
gli udiziali e drale, le cui porte erano con analoghe i-
dati. A porta Nuova, tutta addobbata, fu scrizioni , e il suo interno nelle 4 "avi
al di fuori incontrato dal prelato gover- parate di damaschi e raselti. Sceso dalla
natore in raantellone e cappello prelati- chinea, il vescovo nell'alrio fu incensato
zio, e dal magistrato de' priori in abito dal detto vicario, il quale poi gli presen-
senatorio, luogotenenti e altri. Ivi scese tò l'aspersorio; ed entralo nella calledra-
il prelato su nobile strato,e genuflesso nel le, dopo veneralo il Sanlissinm, passan-
cuscino, baciò la Croce, presentatagli dal do nel coro, e dopo il canto de' versetti e
vicario del capitolo in rocchetto e pivia- dell'orazione del vicario, ricevè al bacio
le, alla testa medesimo, canonici ve-
del i della mano il capitolo, fece un discorso
stendo la cappa magna, ed beneficiati i al popolo, e udì l'orazione pronunziala
col loro segno (sic) paonazzo, non che del dal catioriico teologo. Finahnenle il ve-
clero secolare e regolare della città e dio- scovo dall'altare compartì lai." sua so-
cesi, insieme alle sue 6 collegiale. 11 ve- lenne benedizione, e deposti paramenti, i

scovo salì sul trono, mentre i musici can- in cappa passò al contiguo episcopio, con-
tavano VEcce Sacerdos Magnns, tra lo gedandosi da tutti. Nella sera generale fu
sparo di molti mortaretti, e il suono di la luminaria e altre dJjnostrazioni di gioia,
tulle le campane della città e del pub- sul maschio della rocca il pubblico fa-
blico. Deposta la cappa, assunse i sandali cendo incendiare una girandola di fuo-
e scarpe bianchi, l'umitto sul rocchetto, chi d'artifìcio. Nel voi. LVI , p. 287,
il cingolo, la Croce pettorale, la stola, il descrissi il posseNSO del vescovo di Re-
piviale di broccato bianco^ guanti simili, canati. Il Rossi, Historianun Ravenna-
e la mitra preziosa, secondo ceremo- il tuin, neir ultimo libro racconta il cere-
mule ambrosiano (sic). Un gentiluomo a moniale col quale veniva accolto in Ra-
uoiue della città gli Tece un complimen- venna il nuovo arcivescovo, dopo essere
IO V ES V E S
stato consnginto in Roma. Arrivato al leggio si condusse alla porta in rocchetto
ponte dei fiume Butico, a cavallo d'una e mozzetta, e (piesta ivi depose, vestendo
Diiiia, veniva salutalo da' caulorì ili sua la cappa rossa. Fu incontrato dal mtigi-
chiesa, con cauli e suoni, e facendosi a- strato e dal governatore , e sulla soglia
"vanli ini cavaliere vestito nol)iliiirnle e prostratosi, depose il cappuccio della cap-
prendeva le redini della
co' piedi scalzi, pa e baciò la Cioce presentatagli dall'ar-
mula conduceva nella città. l*i iu)a
e lo ciprete in piviale, alla testa dei capitolo
d'euliarvi era fermato da due ormati , essendo il vicario in abito da prolonota-
che Tmlerrogavano, chi fosse, da dove e rio, cantaniio i musici pontilicii V Ecca
per quale oggetlo venisse. 11 prelato ri- Saccrdos JllagnuSy e quindi entrcJ nella
spondeva, esser l'arcivescovo di Uavenna cittàcon plauso universale. Nella detta
inviato dalla s.Sede, e venire a difender chiesa levatasi la cappa, assuuse le sa-
le ragioni delta s. Chiesa Ravennate, i gre vesti pontificali bianche con mitra di
pupilli e le vedove. Allora gli armati sog- tela d'oro , e ricevuto il pastorale segu\
giungevano che garanzia ne desse; ri-
, la processione.Era questa composta da
spondeva l'arcivescovo: l'Esarca e il ret- due confraternite, da'cappucci ni e mino-
tore della città. Dopo di che, due arma- i ri osservanti, da un concerto d'istrumen-

li, gli ponevano le spade nude inci ociale ti da fiato; seguivano la sua famiglia
sulla lesta, ed egli tosto faceva il suo in- bassa e nobile, la cittadinanza, il cappel-
gresso nella città, il n. 6876 del Diario lano colla mitra preziosa, ed un aiutante
di Roma del 1761 ollVe la relazione del di camera colla mazza cardinalizia. Indi
possesso pieso del suo vescovato subur- dopo la Croce della cattedrale, gli alunni
hicario di Frascati dal cardinal Yoik. Let- del seminario e altri chierici , il coro dei
te preventivamente nella cattedrale a'i5 musici cantando la suddetta antifona, i

luglio Taposloliche bolle , alla presenza preti, i beneficiati, i canonici, il vicario.


del vicario e del capitolo, il cardinale \er- Incedeva quindi il cardinale benedicen-
so la sera de' 1 8 si recò in Frascati in in- do, col maestro delle cerejnonie pontifi-
cognito; nondimeno fti riconosciuto e fe- cie, in mezzo a óue canonici, come diaco-
steggiato, recandosi nelT episcopio a os- ni assistenti, sotto un magnifico baldac-
sequiarloil capitolo e il magistrato.La se- chino sostenuto dal magistrato ,
proce-
guente domenica destinata al possesso, il dendo lateralmente il suo maestro di ca-
popolo die' segni di grande allegrezza, e mera e il governatore, con l'ombrellino
fu eretto un maestoso arco alla porta cardinalizio, ed appresso il decano col cap-
maggiore della cattedrale, la quale con pellone detto parasole , oltre 6 staHieri
mutnficenzaera stata addobbata d'ordine co'bastoni dorati per respingere l'immen-
del nuovo pastore: le milizie urbane e le sa e plaudente popolazione, accorsa pu-
corazze furono in armi pel buon ordi- re da'Iuoghi vicini. Terminava la pro-
ne, e per accompagnare la pornpa. A o- cessione co' prelati del corteggio, le mili-
l'e 11 il cardinale con carrozza a 6 caval- zie e le carrozze del cardinale. Sulla por-
li e due di seguito, con vari prelati e la la della cattedrale, il cardinal vescovo fa
famiglia nobile, recossi al palazzo subur* incensato e ricevè i'aspersorio;e poi can-
bano del conte Carpegua, ove ricevè gli tato il 2 e Deiini laitdanius^ in trono ri-
omaggi delle deputazioni del capitolo e cevè l'ubbidienza del capitolo e clero, e
della città. Uscì intanto la processione e recitò commovente omelia. L' arciprete
si fermò in ala alla porla s. Pietro, vicino pubblicò l'indulgenza plenaria, concessa
alla chiesa di s. Lucia già parata e cou pic- da Clemente Xlll pel susseguente tri-
colo Irono, in cui poi il cardinale si testi duo, e intimò la cresima da amministrar-

ponliiicaUuente. il cardinale col suo cor- si dal real vescovo porporato a'23. Goia*
VE S V ES II

ceremonie , e^ll tìal


pile le altre preci e pulpito, e fu un punto di commozione
maggior aliare comparii la i/ solenne vivissima e universale dell' uditorio nu-
porjtificale benedizione, colla solila in- meroso di più che 4)0t)0 persone, altea-
dulgenza loo giorni a lulti
di i presen- lissimee avide di udire la i.^ volta la vo-
ti. ^on mancarono nella sera e nella se- ce dell' illustre pastore, che tanto dotta-
guente luminarie e fuochi artificiali , e n>ente scrisse per illuminare i Valdesi
fontane di vino, ad accrescere la pubbli- (/ .); e la sua voce penetrava appunto
ca letizia. generoso pastore soccorse
Il nelle anime, cara, soave ed ellicace. « fi-
l'indigenza con abbondanza di lelti , gli annunziò che veniva in nome di Ge-
vesti e denari distribuiti; e questi anche sù Cristo dalla Chiesa mandato; bandi-
alle maestre pie e a' mentovali irati, do- tore, custode e vindice in meizo a noi del-
wando alla cattedrale due ricchissime pia- la iloltrina cattolica. liicordò che come e-

lìele bianca e rossa. Il n. 6924 del Dia- gli, nostro padre e pastore, era pronto .1

rio di Roma dello stessoiyGi , riporta la qualunque sagiifizio per la nostra salu-
descrizione del possesso preso dal cardi- te, sino al sagrifizio di;ll:i vita; così un
nal Giuseppe Spinelli del vescovato d'O- dovere di noi suo gregge e flgliUolanza
stia e /^<^//e^r/, in quest'ultima città, nel in Gesù Cristo, doveva essere di ascolta-
cui articolo avendone descnlli altri , mi re la sua voce, di lasciarci guidare eoa
contento di questo cenno. Altra si può tutta ubbidienza e ducihtà. E ricordò an-
leggere nel n. 108 del Diario di Roma cora, che non si ponesse mente a coloro,
del 17 76, del vescovo cardinal Gio. Fran- che, senza fede e senza coscienza, voglio-
cesco Albani, investito comeil predecesso- no sorgere pastori e maestri di nuove e
re della carica di governatore perpetuo di pestilenti dottrine in questo cattolico I-

Velletri e Ostia, perciò riunendosi la de- sraele.Mostrò cogli avverlimenli dell'A-


scrizione anche del possesso del gover- postolo che siano veramente costoro. Co-
natorato. ^'el n. 168 del Diario di Ro- sì chiamando il popolo di Dio a star sog-

ma del medesimo i 776, trovasi descrit- getto all'Episcopato , che è quello delia
to il possesso preso dal cardinal Andrea Chiesa, egli finiva implorando l'aiuto del
Corsini del vescovato di Sabina in Ma- divino Spirito, di Maria SS., e de' ss. Pa-
gliano , ov' è la cattedrale. Più moderni troni della città. A lullociò metteva su''-
esempi di possessi di vescovati si ponno gello la benedizione apostolica colla pro-
leggere ne'seguenti luoghi, e certamente mulgazione dell'indulgenza plenaria. Il

le particolarità delle loro descrizioni non popolo, intenerito profondamente, racce-


sono senza interesse. Nel n. 44 ^^^ Dia- so di fede e pieno de'sanli ricordi del suo
rio di Roma del 1 843, quello preso dal arcivescovo, si scioglieva '*.
11 n. 182 del
cardinal Pietro Ostini della cattedrale di Giornale di Roma dello stesso 1 853 rife-
Albano. Nel n. Si del Diario di Roma risce in compendio le ceremonie del pos-
del i844> '' possesso preso dal cardinal sesso preso da mg.*^ Giuseppe Otlmaro
Anton Maria Cagiano de Azevedo del ve- de Rauscher attuale principe arcivesco-
scovato di Sinigaglia. Nel n. ^3 del Gior- vo di Vienna, e poi cardinale, a' 1 5 ago-
nale di Roma del i853, il possesso pre- sto. Nella mattina di tal giorno si raccolse-
so inGenova dall' odierno arcivescovo ro il capitolo della metropolitana di Vien-
mg.' Andrea Charvaz nella metropolita- na, il restante del clero, la comune, il

na di s. Lorenzo, secondo la descrizione magistrato e popolo nella chiesa par-


il

dell'eccellente periodico li Cattolico di rocchiale degli agosliniani, ove il princi-


Genova. Dopo avere ricevuto in trono al pe arcivescovo celebrò la messa bassa.
bacio del sagro anello il capitolo, i preti Indi la processione si pose in cammino
della massa ed i seminaristi, montò sui a! suono di tulle le campane, e passando
la V ES VES
per la pinzzn di Giuseppe ,
per Kohl- ca della gran cappella cantando Tanlifo-
itiaikt, Grnben e per la piazza Sto- na : Saccrdo.'i et Ponti[ex. Indi comin-
ckim-eiseii, enlrò nella chiesa inelropoli- ciò a defilare la processione per la metro-
tann.alla porta maggiore delia rptale l'ar- politana, preceduta da un drappello del-
civescovo comparii a'circost arili l'acqua- le pontifìcie truppe di linea, e formala
s.mla, e venne incensalo da* vescovi suf- dalle dette corporazioni colle loro inse-
fraganei della provincia ecclesiaslica di gne, seguile dal cardinal arcivescovo in
Vienna, da' quali ricevè pure le chiavi piviale e mitra, colla sinistra stringendo
della chiesa (delia presentazione di quel- il pastorale e colla destra benedicendo ,

le della basilica Lateroncnse ai Papa nel sotto baldacchino sorretto da ecclesiasti-


suo possesso, riparlai ne'vol.LlV, p. i6i, ci in colta. Quindi procedevano il prela-
LXIlI,p. ig3, riferendo cosa disse Sisto to prò- legato, il senatore coi civico ma-
V in tale occasione). JNelT ingresso nella gislialo, i tribunali, i dottori collegiali, i

inelropolilana, si catilò l'antifona; Ecce professori dell'università, gli accademici


Sacerdos ALìgnus^e ^ìo\ le preci usuali. benedettini e delle belle arti; olire i ge-
Indiun cancelliere lesse le pontifìcie bol- nerali e stati maggiori delle truppe au-
le pei possesso. Il cardinal Michele Via- striaclie di guarnigione e pontificie, coui-
le-Pielà pronunzio di Vienna cominciò presi i gentlarmi e la guardia urbana ; fa-

quindi il divin sagrifjzio , conferendo a cendo ala lungo la via all'onda premen-
suo tempo all'arcivescovo il paliioj rice- te d' iuiinensa moltitudine, l' indigene
vuto ii quale, l'arcivescovo fu condotto truppe di linea: mentre musici cantava- i

da'vescovi sulfraganei nella sedia arcive- no il salmo, Meme.ntOyDoniine^ Da^ddet


scovile e intronizzalo, li vescovo di Sa- oinnisrnansuetudinisejus.G'mnia la pro-
lepta in partibns suo ausiliare e vicario cessione nella metropolitana, e il cardinal
generale , mg/ Francesco Zenner ,
pro- arcivescovo alla sua porta, baciò il Cro-
nunziò breve discorso allusivo alla cir- cefisso, etra il canto dell'antifona: Ecce
coslanza, a cui rispose il cardinal Viale. Sacerdos Magnus^ venerato il ss. Sagra-
Ebbe poi luogo l'omaggio del bacio del niento, ascese il Irono, e tutti gli altri si

sagro anello, prestato da tutto il capitolo recarono a'Iuoghi e tribune loro assegna-
e clero,mentre il coro cantava l'inno: Fe- li. Il cardinal con voce commossa inluonò

lli Creator Spiritiis. Descrive il n. 2 54 il Te Deuni laudainiis^ eseguito dalia


del Giornale di Roma del i856 pos- il grande musica della ca[)pella ; ed intanto
sesso preso dell'arcivescovato di Bologna il capitolo meiropolitano, preceduto dal-
dall'encomiato cardinal Viale-Prelà. Tut- le dignità, col bacio della mano gli rese
ta la cospicua cillà io festa e lieta per ubbidienza. Finito l'inno di grazie, il car-
tanto pastore, splendidamente addobbate dinale cantò l'analogo Oremus^e vestito-
l'ampia arcibasilica (sic) di s. Petronio e si degli abiti pontificali missali , comin-
iltempio metropolitano di s. Pietro, nel- ciò la celebrazione della solenne messa,
la i.^ si reco privatamente il cardinal ar- accompagnato dalla detta musica. Prima
civescovo, ed ove, deposta la mozzelta , del Credo, l'emioentissimo pastore, co-
indossò la cappa rossa; ivi ricevè gli o- perto di mitra, diresse dal trono al suo
maggi da tutte le autorità e da' più elet- popolo dottissima e tenera omelia, in che
ti corpi che distinguono Bologna, in uno prendendo argomento dal Vangelo allo-
a quelli dell'ecclesiastiche corporazioni ra cantalo, predicò precipua beatitudine
secolari e regolari. Falla orazione all'ara l'amore reciproco e la fraterna concordia,
massima, il cardinale fra aiusicali armo- con parole piene di santissima unzione, e
nie, asceso in trono, depo»la la cappa, spiranti la più amorosa e paterna pre-
assunse i ponlilìcali paramenti, la musi* mura pel bene maggiore del fidatogli
,

VE S VES i3
gregge, elicle sante parole accolse con a- pomeridiane, ricevuto dal capitolo in cap-
iiimo religioso e commosso. Pro«egi»iva pa, da'pai rothi e dal reslodel clero in cot-
quindi e compi va, fra il suono dell'organo, ta, dagli ordini regolari , e dall' autorità
Ja celebrazione dell'incruenlo sagrilizio ,
governative e municipali , fra il suono
e poneva quindi lermine aìreccle»iaslica delle campane, il rombo de'mortari,e le

solennità, impartendo il cardinale la pa- melodie del concerto cittadino, i quali


pale benedizione. Deposte le sagre vesti lutti eransi lecati a prenderlo neh' epi-
e riassunta la niozzetta , accompagnato scopio. Da questo il cardinal vescovo usci
da tutte le autorità, al limitare del tem- in abiti pontificali, con mitra e pastora-
pio, preso da loro commiato, si restituì le, sotto baldacchino, sostenuto dal go-
all'are i-episcopio, seguito dal capitolo, tra vernatore eda'magistrati pubblici, a'qua-
le più divote dimostrazioni della popola- li soltentrarono i canonici all' ingresso
zione, fra le quali il canto d* apposito in- del tempio, ove baciò il Crocefisso. Dopo
noj di suonatori e cantanti cittadini. Nel- il canto àeW Ecce Sacercìos 3Jaginis,e
la sera generale e splendida luminaria del Te Deiim laiidanms, dopo aver pre-
die* termine alla memorabile solennità gato innanzi al Santissimo e all'altare
del giorno. Finalmente il n.277 del Glor- maggiore, l'arcidiacono lesse ì* Oremus di
ila le di Roma ógWo slesso 1 856 raccon- ringiaziamento. Quindi il cardinale sa-
ta la destinazione del cardinal Giovanni lito sul trono, ricevè a ubbidienza il ca-
Biunelli in vescovo d' Osimo e Cingoli, pitolo col bacio della mano ^ e il clero
che diresse una tenera lettera pastorale col bacio della porpora. Si recò poi al-
al clero e popolo osimano e cingolano l'altare a invocare col proprio Oremus
nella quale apriva il cuore alla sua greg- l'aiuto de'ss, Martiri Protettori, e quindi
gia, mostrando con quale evangelica ca- comparii all'affollato popolo la benedi-
ritàvoleva guidarla, ciò che da lei desi- zione. Deposti i sagri abiti, in mezzetta e
derava, ciò che da ogni ordine particolar- rotchelto fu riaccompagna toall'episcopio.
mente si aspettava; e conj'egli ad esem- Termineiò con recare un esempio di pos-
pio del buon pastore, fosse piestoa spen- sesso preso per procura, e lo ricavo dal n.
dersi tutto al bene di lei. Partito da Ro- 1 84 del Giornale di Roma del 853. Nelle 1

ma per Osimo, il gonfaloniere, il gover- ore pomeridiane dì venerdì 29 luglio il cle-


natore, r arcidiacono già vicario capito- ro secolare e regolare di Palermo si riunì
lare, e altre ragguardevoli persone reca- nella metropolitana, dove mg."^ Antonio
ronsi a inchinarlo a Loreto, e altrettan- Cervello, già vicario capitolare, ed allo-
to fecero più deputazioni. A'io novem- ra vicario generale di mg.*^ Gio. Battista
bre entrò decorosamente in Osimo, fra Naselli di Napoli filippino, nel concisto-
splendide dimostrazioni di divozione e di ro de' 27 giugno traslato dal vescovato
esultanza pubblica, anche mediante due diNoto all'arcivescovato di Palermo, per
archi trionfali e iscrizioni. Smontalo alla questo prese possesso per procura della
catledrale, fra gli omaggi delle autorità, sede arcivescovile palermitana, in mezzo
dopo orato, passò nell'episcopio ; e nella a nun^eroso concorso di popolo, che as-
sttva risplendè tutta la città per vaghis- sistè riverente agli angusti riti. Indossati
sime illuminazioni , rallegrata da' lieti gli abiti pontificali, mg.*^ Cervello, accom-
suoni del concerto civico: illuminazione e pagnato dal 1." lerminatore e da due
festeggiamenti rinnovatisi la sera de' 17, maggiordomi, entrò neltempio metro-
collo spettacolo di fuochi artificiali. Nel- politano, ricevuto alta maggior porta dal
la domenica poi de' 2 3 novembre segui capitolo e dal clero di esso, da'parrochi
r ingresso solenne del cardinal vescovo e da'cappellani de'monasferi; ed adorato
JQfilla sua catlediaie d' Osimo nelle ore il ss. Sagramenlo, prese posto nel seggio
j

i4 VES V ES
arcivescovile, essislilo tlnlle dignilà ca- professione d'una medesima fede. Ninna
piNjliiri e da due canonici. Letta che fu chiesa poi e stata mai senza la Liturgia.
Ja bolla ponlìficia colia quale mg/ Na- In quell'articolo precipuamente ragionai
selli dallu sede diNoto veniva trasferito di quella delle seguenti chiese orientali:
n quella di Palermo non che, l'atto di de* Copti^ Abissini, ed Etiopi j i\e* Siri j
procura, in virili del quale mg/ Cervel- de' /1/rtro////iV «logli Armeni ;(\e Greci
lo era autorizzato a prender possesso del- óeIVcstoriani. Qcnndi delle liturgie delle
la sede arcivescovile, egli recatosi quin- chiese latine,cioèdella RornanajLÌeWA/n-
di all'altare e baciatolo, risaliva sul tro- brosianajihWd Gallicana (ivi e altrove,
no e ivi intonava l'inno Ambrosiano. Il come da ultimo anche nel voi. LXXXllI,
suono a distesa di tutte le campane del- p. 3 1 6, celebrando la ripristinala liturgia
le chiese deila capitale della Sicilia , an- e uflìziatura Romana, in molle diocesi di
nunziò a Palermo che la solenne cere- Francia sostituita Gallicana ); della
alla
iDonia era compita. Poscia il capitolo e Spagna o Mozarabica, de Protestanti
il clero fece processionaimcnte il giro insignificante. Tornai a riparlarne negli
del tempio, indi lette che furono le ora- articoli indicati, in altri che vi hanno re-
zioni prescritte dalla Chiesa, mg/ Cer- lazione, specialmente in quelli dell' C//7?-
vello usci dalla metropolitana, collo stes- zio divinOy i\e\ì* Uff/zio Ambrosiano, dei-
so corteggio con cui n'era venuto, e pas- V Uffìzio Edsehiano della chiesa di Fer»
sò a prender possesso del palazzo arci- celli, dell' Uffizio Gallicano, dell' Uffì-

vescovile. Scrisse il Novaes nella Sloria zio Mozarabo (F.j. La chiesa ò'Acfuileia,
di Paolo IT\ che questi fu autore della quella di Fenczia (F.) e altre, un tempo
pubblica Professione di fede che fanno i osservarono il rito detto Patriarchino.
vescovi nel prender possesso de'Ioro ve- Altri riti di cui pure discorsi, sono quelli
scovati; ed io lo ripetei io quell'articolo, della Cina, dei Malabar, de'crisliani di
e oe ragionai in questo nel § III. s. Tommaso, de'Sabei (F.) o cristiani di
s,Gio.Bat lista, ec, riprovando la Super-
§ VI. De* vescovi di riti diversi. stizione (F.) introdotta ne' sagri riti. Nel
De' vescovi religiosi. principio del cristianesimo, i capi delle
chiese vescovili piìi distinte si contenta-
I vescovi di differente rito dal latino, rono delia sola denominazione di Fesco-
sono principalmente quelli orientali di di* vo, ch'era comune co' capi delle chiese
verse nazioni, osservanti i particolari riti meno considerevoli, sebbene ne'primi ap-
loro propri. La varietà e diversità della parisce una certa distinzione anche ne*
Liturgia (^'.), nello studio de' dilferenli primitivi tempi della Chiesa. In progres-
Rili (/^.) della Chiesa cattolica, nulla in so di tempo si chiamò ^/'c^Veicoi^oo Me-
contrario importa, purché siauniforme tropolitanoW vescovo della principale cit-

la credenza cattolica, per le ragioni che tà d'un distretto ; e Primate quelli delle
non senza diffusione esposi in quegli arti- capitali delle grandi provincie; ed il ve-
coli. La Chiesa lasciò talvolta a' vescovi, scovo residente nella capitale dominante
massime a quelli de'priu»i secoli, la liber- di molle di quest'ultin^e si disse Patriar-
tà di variare o aggiungere opportuna- ca.. Meglio è leggere i ricordati vocaboli,
mente le liturgie, secondo i costumi na- il § II Vescovato e il § HI del presen-
di
zionali de' popoli, e cosi pure l'uso della te articolo, non che il voi. LVI, p. 266,
propria Lingua (^.), delle Presti sagre uno de' tanti luoghi in cui dichiarai, non
e óe Fasi sagri^F.), secondo gli speciali essere la Chiesa romana separata dall'O-
usi,saldosempre restandola forma essen- riente, in vece essere gli scismatici orientali
ziale del battesimo, del sagrifìzio ec, la che da essa si separarono. Imperocché la
VES VES 5
Ciiiesaromann, come inatlree universale giunse a citare lo stesso Czar per aver
slemle le sue amorose e materne braccia contraddetto al culto delle s. Immagini e
a'4 plinti cardinali del globo, abbraccian- meditare altri cambiamenti religiosi, on«
do lutti i l'ili, purché a lei si rongiunga- de lo avea costretto ad accettare l'impo-
lìoin unità di fede, di carità, d'ubbidien- sta penitenza, la quale d' ordinario in
za; ed in\'ita a'suoi sinodi lutti i vescovi, tali incontri consisteva, che lo czar fos-
tranne gli scismatici egli eretici. Fu par- se rilegato a vivere in un palazzo di cam-
ticolarmente proprio della Chiesa Greca pagna, esercitando intanto il patriarca
o d' Oriente, che le delle differenti de- l'autorità sovrana. Pertanto lo czar Pie-
nominazioni furono cambiale con altri tro I dichiarò, d'esser egli il patriarca
titoli speciali, non usnti dalla Chiesa d'Oc- della chiesa russa, e d' allora in poi i

cidente, come accennai nel ricordato § li, czar esercitarono suprema autorità spi-
la

coir aggiunta di nomi orgogliosi, come rituale, delegandola al sedicente Santo


di vescovo Universale (^'.) quello di Co- Sinodo residente in Pietroburgo; perciò
slajitinopoli, e di patriarca Universale l'imperatore delle Russie si chiaina figlio
quello d' Alessandria. 1 vescovi orientali prioiogenito di sua chiesa ed Autocrate,
pertanto assunsero e tuttora conservano vocabolo significante che ha libero epìe-
il titolo di Catlolico[V), cioè il patriarca /20/70/erf, equanl'altrodissi nel vol.LlX,
presso alcune nazioni, in altre però è equi- p. 254 riparlandone; la moglie intito-
valente alla dignità primaziale: ed i russi landosi Autocratrice, e può, come ia
chiamarono il patriarca Archipopo. Si Inghilterra la regina, se regna, esser
Esarca (F\J il primate, e la provin-
i\h%t il supremo capo della chiesa! (di che,
cia ecclesiastica da lui presieduta fu chia- altre parole diiò nel!' articolo Viag-
mala Esarcato (f".). Noterò, che in O- gio). I vescovati della scismatica chie-
rienle
i Co rf/;/^ro/7z furono sostituiti da* sa russa si dicono Eparchie, ed il cle-
vicari campestri, ossia foranei, col nome ro secolare bianco e quello regolare «e-
^\ Esarchi. Presso i Giacobiti(V.)\\ pri- roj tremando i vescovi innanzi al potere
mate è detto Blafriano (F.), perchè temporale. Dopo che i nestoriani furono
presiede a più provi ncie ecclesiastiche. cacciati dalle terre dell'impero di Grecia,
Dice il Chardon, che il vescovo del-
p. ritiratisi in parte della Mesopotamia sog-
la Persia e dell' Armenia, dal patriar- getta a'persiani, co'Ioro vescovi ed eccle-
ca d' Antiochia ordinalo e ad esso sog- siastici, vi sparsero la loro eresia, e molti-
getto, avea autorità sui vescovi di quel- plicatisi chiamarono Cattolico il loro ve-
le regioni col nome di Cattolico, for- scovo e poi anche patriarca, e pel favore
se per la vastità di sua giurisdizione, che de' principi persiani e maomettani tira-
comprendeva i metropolitani ed i ve- rono pili popoli alla loro setta. Conqui-
scovi di sì vasti paesi. E soggiunge, questi stala da' turchi la Persia, confermarono
Cattolici si ponno considerare come un al Cattolico o patriarca nesloriano tutta
grado particolare di ecclesiastica gerar- la sua autorità, divenuta vastissima per
chia, e può tra essi computarsi quello che non esservi rimasto alcun cristiano catto-
anticamente tra'moscoviti prendeva il ti- lico. Trasferitisi poi i Cattolici in Bag-
tolo patriarca, dopo essersi sottratto
i}ì dad, si usurparono la giurisdizione sopra
dall' ubbidienza di quello di Costantino- gli ortodossi e sui giacobili ; finche la per-
poli, titolo di cui per la sua arroganza lo derono, e allora fa permesso a' melchiti
privò PielroI ìnìpevaioreóì Russia
(F.J, o ortodossi, ed a' giacobili d' avere loro i

perchèoccupando il 1° posto
ingelositosi Cattolici, così agli armeni. Non pertanto
neir impero esercitava troppa influenza. i nestoriani conservarono V ascendente
Erasi reso tanto formidabile, che uel 1662 dell' usurpata autorità per più di due se-
i6 VES VES
coli, e colle loro missioni eieliclie riusci- di monache armene); il S.^neirospizio de'
rono infelicemente a conquistare alle lo- monaci Antoniani HIaroniti,e prima nel
ro selle immenso numero di cristiani, per Collegio (le* Dlaroniti(a\ presente dimo-
Je vicende de' ieiì\\n restati senza chiese ra a iMontc Libano): di tutto ragionai in
e privi di sacerdoti. Così ebbero vescovi tali articoli. Un tempo, egualmente pe*

e metropoliti in tutta la Persia, nel Tur- pontificali e sagre ordinirzioni ne'loro ri-
questan o Turchestan, nella'gran Tarta- ti, di quando in quando risiederono in
rio, nelle Indie orientali e persino nella Roma altri vescovi orientali, come quello
Cina, guastandovi fedeanche ne'crislia-
la (ìeSiri(F'.)je nel proprio ospizio nazio-
dì di s. Tommaso, il quale co'suoi disce- nale. Era ben conveniente che in Roma,
poli ve r avea disseminata, ed ivi si for- centro del callolicismo, e presso il Som-
marono le dignità di Corcvescovo e di mo Pontefice, dimorassero tali vescovi
J^apas^ lo slesso die il metropolitano, co- rappresentanti buona parte delle chiese
me afferma il Chardon sulla fede di Re- orientali cattoliche, onde prestargli ubbi-
naudot, Liturgiarum Orienlalium Col- dienza e venerazione,eco*vescovi latini ac-
Icclio. Anticamente si appellavano Papa crescere maestà alle sagre funzioni delle
tutti i chierici, e ProiopapagW arcipreti ; Cappelle pontificie (ove parlai sì delle
e tuttora in Turchia (nel quale articolo sì degli ornamenti co'quali v'inter-
vesti e
riportai molte e interessantissime nozioni vengono), vestiti co'loro abiti ecclesiastici
riguardanti il presente argomento), dicon- variati e decorosi ;ne' pontificali cantan-
si Papassi sacerdoti
i cristiani : dipoi i ve- do nella loro lingua T Epistola e l' Evan-
scovi assunsero il nome di P<7yr7fl! esclusiva- gelo suddiacono e diacono greci ; ed an-
il

niente, e in line restò proprio del soloóom- ticamente si cantavano anche le Profezie
mo Pontefice, gli arcipreti greci denomi- in greco : ciò per significare l'unione del-
nandosi tulla\ìa protopapi. Avenuno, ed le due chiese, mentre il primato della la-

in buona parte abbiamo patriarchi, arci- tina sulla greca è mostrato dal canto
vescovi e vescovi cattolici di rito Greco^ del Vangelo tra 7 accoliti co'candellieri,
ArmenOj Greco- Melcìiita^ Siro, Cai- con due cantandosi in greco. E consolan-
deOy Ruteno^ Etiopico o Copto, Maro- tespettacolo, religiosoe imponente, il ce-
nita, Illirico o Slavonico ossia di Schia- lebrarsi in Roma, capitale del mondo cat-
vonia, ec, de' quali trattai a'Ioro artico- tolico, la solenne iesladeW Epifania (F.)
li, e più sotto enumererò gli esistenti, del Signore, in cui la Chiesa precipua-
senza però comprendervi i riti etiopico e mente celebra la manifestazione di Gesù
illirico (Alessandro V I determinò con una Cristo ai gentili, figurata dalla vocazio-
bolla, non doversi reiterare il battesimo ne de' ss. Re Magi (V.), che furono i

ricevuto da' ruteni scismatici, secondo il primi di lui adoratori tra'gentili. Consi-
rito greco, mentre venivano alla Chiesa stono tali solennità, in omaggio a Dio
cattolica). Tra sono ancora Ve-
di essi vi della vocazione a lui piaciuta fare delle
scovi in partihus ( V.) e Vescovi assisten- genti,colla celebrazione del medesimo di-
ti al soglio pontifìcio (V.). Prima nella vino sagrifìzio nella chiesa del Collegio
Chiesa greca sol tanto monaci potè vano sa-i Urbano di propagandafide (V.), offerto
lire alla dignità vescovile.lnPvoma vi sono, da tutti i vescovi e preti di diversi riti

destinali da'Papi, arcivescovi orientali pe' cattolici, presenti in Roma, colle loro ve-
jionlificali e sagre ordinazioni ne'riti gre- sti sagre, e in una medesima credenza;
co, armeno e maronita. Il 1.° risiede nel seguitadalla meravigliosa accademia nel-
Collegio Greco; il 2.° nell* ospizio della r aula del collegio, in cui gli alunni d'o-
nazione e Patriarcato Armeno (presso il gni nazione e rito del medesimo, in qua-
quale ora si va a formare un monastero si tutte le favelle del mondo riconoscono
VES VES 17
e colle stesse espressioni lodano il Signo- bllca e solenne manifestazione dell' Epi-
re, non solamente con poetiche composi- scopato cattolico orientale, di unità al-
zioni, ma talvolta pure con saggi di can- l'Episcopato cattolico occidentale, ed al
ti popolari nazionali. Questi canti, oltre Sommo Pontefice, Le vesti e ornamenti
al sentimento religioso che esprimono, sagri adoperati da* vescovi orientali, in
danno prova di tre caratteri etnografici uno li descrissi ragionando
9 vasi sagri,
delle nazioni diverse; l'indole cioè della di loro; Bonanni, La Gerarchia
ed il p.
fantasia, 1' educazione del sentimento, la ecclesiastica considerata nelle vesti sa-
pieghevolezza della lingua. Inoltre dal glo- gre e civili, usate da quelli, li quali la
rioso pontificato di Papa Gregorio XVI, compongono, espresse e spiegate coli' ini-
celebrasi in Roma l'oltavario nella vasta magini di ciascun grado della mede'
chiesa di s. Andrea della Valle de' Tea- sinia^ tratta nel cap. 74- Si considera-
tiniy dalla congregazione della Regina de- no le vesti usate nella Chiesa Orienta'
gli Apostoli (y.)i ossia dell' Apostolato le, ne' seguenti cap. ragionando di quel-

Cattolico, ora denominata Pia Società le de' greci, siri, maroniti, armeni ec. O-
delle 3Iissiow\ parimente con messe di spizi e colonie di greci, armeni e altri

vescovi e preti d' ogni rito, professanti orientali sono sparse in Italia e in altre
una stessa fede cattolica, e con sagri di- regioni d' Europa, a Venezia (/^.) es-
scorsi in varie e molteplici lingue. Pub- sendovi arcivescovi greco e armeno, e l'ar-
blicò il Diario di Roma del i845, col meno l'ha pure Fienna (V.). Descriven-
n. 8. « E poiché il mistero, del quale si do vescovati del regno delle due Sicilie^
i

solennizza la memoria, ricorda la chia- ragionai delle tante colonie greche che
mala de' gentili alla fede, e con essi e- in essi fiorirono con vescovi dello stesso
ziandio di tutti gli uomini che volevano rito, e de'superstiti. Parlando il cardinal
abbracciarla ; e perciò tal chiamata fu De Luca, Il Vescovo pratico, AtWd^ visi-

universale, cioè per tutti i popoli e per ta diocesana de' vescovi latini di tali re-

tutte le nazioni ; cosi può dirsi che nel gioni, dice che debbono vegliare che il

mentovato otta vario siasi reso, per quan- rito greco sia ben praticato co'sentiraenti
to si poteva, un tributo universale di ri- cattolici, senza mistura di abusi introdot^
conoscenza per si grande benefizio; e ciò ti dagli scismatici a pregiudiziode'dogmi;
sia in riguardo delle singole funzioni che non che usare diligenza òhe quelli i quali
ebbero luogo, sia in riguardo di qae'che vivono astengano d'alcu-
col rito lati no, si

"?i accorselo. Colla offerta del divin sa- ne cose permesse dal greco, onde non av-
grifizio ne' diversi riti, coli' amministra- venga mistura e confusioni de'due riti. No-
zione della parola divina in varie favel- tai verso il fine del § l VdeU'articoloVEsco-
le, e coll'assistenza di tanti corpi del cle- VATO, che in questo non pregiudica l'esser-
ro secolare e regolare si è prestato all'E- vi più vescovi di diverso rito, poiché in

pifania del Signore un omaggio univer- questo caso figurano più diocesi formale
sale, massime per lo straordinario con* dagli osservanti ciascun rito, e ne indicai
corso di persone d'ogni ceto e d'ogni na- alcuni esempi ; mentre ne' rispettivi arti-
zione. Così insieme uniti nello spirito i coli de'vescovati dico quali vescovi di ri-

ministri del Signore e popolo fedele, il to diverso furono, od esistono ne'mede-


con diversi modi ripetevano uno stesso simi.Costantementei Papi,inclusivamen-
cantico di benedizione e di lode, e sem- te al regnante Pio IX, zelarono solleci-
bravano invitare i cuori di tutti i catto- tudine e cura per le varie nazioni cristia-
lici a venerare sì tenero mistero, e nu- ne e cattoliche d* Oriente e d'ogni rito,
trire per esso il sentimento della gralilu- prova recente essendo la nuova arcidio-
diae e dell'amore". È questa una pub- cesi e provincia ecclesiastica di Fogaras
VOL. xcvi. * 3
i8 V ES V ES
<ii rito greco-cattolico, pe' volacchi della la li pubblicarono le Notizie di Roma, nel
Transiivanìa (f.), oltre i nuovi vesco- i85i, e perciò non era io piìi in tempo
TBti delPatriarcato Arnìeno( V.)y sudra- di spiegare tali vocaboli, che forse gli an-
ganei al primate di Costantinopoli; invi- tichi geografi li riferiscono con altre de-
tando gii scismatici delle prime alla riu- nominazioni, ovvero sono recenti istitu-
nione colla Chiesa romana, e le seconde zioni. Gli arcivescovati li riporterò in cor-
che vi appartengono all'esatta osservanza sivo. Comincerò co'vescovati di rito gre-
delle loro liturgìe, per le quali osservanze co-unito, e proseguirò gli altri coll'ordme
iPapi emanarono più decreti, eziandio ri- col quale poc'anzi ho notato patriarcati i

guardanti i vescovi, di cui tenui proposito di ciascuno. Di rito Greco-Unito: Apa-


in molti luoghi, ed anco nel voi. LXXXI, mea, ed Emessa. Armenopoli o Szamos-
p. 4^5. Ricorderò solamente, quanto a* Ujvar (anche nel voi. LXXIX, p. 1 12).
vescovi, la bolla di Clemente VII, Ciim Bresta,e Wladimiria. Crisio. Eperies. Va-
sicnt Nobis, del i53i, Bull. Pontif. de radino oGran Varadino.Homso Emesa.
Prop.Jìde, Jppendix, 1. 1, p. 19: Non- Munkatz.Lugos (anche nel voi. LXXIX,
nulla decernilne Graeci Latinorum E- p.i 1 1). Tolemaide. Di rito Greco-Mel-
piscoporum jura violent. La bolla di Be- chita o de' Melchiti: A leppo o Berrea.
nedetto XIV, Gravissimuni j4poslolicaey Balbek oEliopoli. Berito. Bostro oBosra.
de* 17 gennaio 1747» Bull. cit. t\onAp- Damasco. Farzul e Zaade. Sidone. Tri-
pendix, t. 3, p. 44?» pG*^ escovi in par- poli. Di rito Maronita: Balbek o Eliopoll.
tibus infidelìum (V.) dimoranti, sulle in- Berito. Botri o Botra o Gibail. Cipro.
terrogazioni da farsi loro, cioè a' nuovi Damasco. Sidone. Tripoli. Di rito Siro
vescovi d' Albania, Macedonia, Servia, o Siriaco: A
leppo o Berrea. Bagdad e
Bulgaria, Persia, Armenia, e dell'isoledel Mossul. Berito. Damasco. Emesa. (Ke-
Mare Egeo. Attualmente i patriarcati o- riatim e Nabk ). ( Madiat). Seleucia.
rientali di diversi riti, uniti alla Chiesa Tripoli. Di rito Caldeo: ( Aderbegian).
cattolica, co' loro metropolitani e vesco- ( Gezira ). Kerkuk. Mardin o Marda.
vi, tutti riferiti dalle annuali Notizie di Mossul. Salmas. Seleucia. (Suort). Di
Roma, sono quelli di /Iniiochìa^de Gre- rito Armeno. (Arluin o Arlvin, di cui
ci Melchitìj di Antiochia, òe' Maroniti j nel voi. LI, p. Zif\. e 325). Adana. Alep-
di Antiochia^ de* Siri; di Babilonia, de* po o Berrea. Bursa o Brussa o Prusa. Er-
Caldei j di Cilicia, degli Armeni, oltre zerum o Teodosiopoli. Hispaham. Leo-
arcivescovo primate di Costantinopoli.
J' poli. Mardin o Marda. Seleucia. Trebi-
Sono poi immediatamente soggetti alla sonda. Tokal. Quest'ultima è conosciuta
s. Sede i vescovati uniti di Chelmae Bei- pure sotto il nome
Neocesarea e di
di
zi, di ritogreco-ruteno; ed il vescovato Eudossia d'Asia, Armenia Minore,
nell'
di Supraslia, parimenti di rito greco-ru- di cui fu i.** vescovo il glorioso s. GregO'
teno. Altre diocesi di rito greco-ruteno rio Taumaturgo. Erano quasi Vili seco-
sono: Leopoli, Halicia e Kamenieck arci- li dacché mancava del proprio speciale

vescovato con tali sedi unite.Luck e O- pastore, quando nel novembre i858, il
strog, altre sedi formanti un arcivescova- clero unitamente al popolo, presieduti da
to. Minsko. Poloskoj altro arcivescovato. un arcivescovo ad hoc deputato da mg.'
Premislia, Sanochia eSamboria,sedi uni- Pietro Vili patriarca armeno di Cilicia,
te. Meglio è vedere Ruteni. I nominali sotto la cui giurisdizione trovasi la pro-
luoghi tutti hanno articoli;!' hanno pu- vincia a cui appartiene, tra* tre soggetti
re i vado a ricordare, e fra
vescovati che proposti dal patriarca, però raccomandan-
parentesi indicherò que'pochi che'non do con supplica piena di numerosissime
hanno sotto tal voce, in cui per lai." vol- firme ili.° della terna, che restò eletto.
V E S VES 19
Egli é r armeno di Costantinopoli p. d. stalo religioso perfetto, e quello del ve-
ArsenioAvak-Vartao-Aogiarakian abba- scovo perfettissimo, perciò si toglie benis-
te dell'ordine Antoniano armeno, inter- simo un monaco dall'ubbidienza de'suoi
prete pontificio, consultore della s. con- superiori per farlo vescovo, stante che si
gregazione sulla correzione de'libri della passa ad uno stalo più perfetto. Viceversa,
Chiesa orientale in Roma. Per le sue be- il vescovo non si può passare allo stato mo-

nemerenze colla s. Sede, la stima e il pa- nastico, non potendo lasciar la sua chiesa
terno affetto di cui in particolare l'onorò ed uno stato perfetto. Inoltre, aggiunge,
Gregorio XVI, lo celebrai in più luoghi, Eeligionis status perfcclionem non sup-
e per ultimo nel voi. LXXXI, p. 882 e ponit, sed adperfectionem inducit.Ponti"
seg., 387 e seg.,389 e seg. Il patriarca ed ficalis autem dignitas perfectioncm prae-
i suoi vescovi ne restarono contentissimi, supponiti perchè il vescovato est spiritua-
onde il patriarca spedi al p. Angiaral^ian le magisterium, ed a s. Pietro fu detto /7^-
i) breve patriarcale di nomina, che giun- sce^ dopoché rispose, tu scis Domine quia
se in Roma nel declinar d'aprile i85g. Il amo te. I religiosi diconsi successori degli
Papa Pio IX, a cui rassegnò il diploma, Apostoli nel genere di vita, cioè per la so-

vinse la virtuosa ripugnanza del p. abba- lenne osservanza de'consigli evangelici, e


te, e gì' ingiunse di accettare la dignità, vita di perfezione. Essa è questa non una
per cui da R.oma a'24 luglio e
egli partì successione vera, ma ad normam. Sono
fu dal patriarca Pietro Vili consagrato considerati in uno stato quasi aposloIico,e
in Monte Libano vescovo di Neocesarea prossimo alla gerarchia di ordine minore,
a'i5 agosto, sagro all'Assunzione in cie- come fanno fedela benedizionesolennenel
lo di Maria Vergine, da dove recatosi a creare l'abbate, e le formole delle profes-
Costantinopoli, passò alla sua sededi To- sioni regolari. Gli abbati regolari furono
kat, ossia JNeocesarea, che io chiame- chiamati pastori, hanno il pastorale, dan-
rò avventurata per si degno, pio e dot- no la trina benedizione nella messa, por-
to pastore. Innumerevoli poi sono gli tano r anello, usano i pontificali, danno
articoli de' vescovati di tutti riti, ora o i gli ordini minori, scomunicano, interven-

occupati da eretici e scismatici, ovvero gono a* concili! con voto decisivo, sono
che per le vicende di tanti secoli restaro- in dignità : dell'origine di loro esenzio*
no soppressi, onde in alcuni luoghi pe*su- ne da* vescovi riparlai nel voi. LXXX,
perstiti cattolici furono istituiti ìXq T^ica- p. i84- Tuttociò prova il Nardi, De*
riali npostolici, o delle Prefetture apo- Parrorhiy e così riporta la gerarchia di
stoliche. —
Del Vescovo Religioso f À^j. giurisdizione ecclesiastica regolare: i. gli

I religiosi sono in via perfeclionis, emi- abbati, 1. generali À\ ordini, 3.


i i provin-
nente è il loro statOj come dichiarò s. Tom- ciali, 4^ i superiori locali, e sono prelati^
maso, sempre luce evangelica della Chie- Neil' antichità talvolta si fecero Corepi'
sa cattolica, suo dottore e splendido faro scopi (F.) de' monaci preti; ed anche
di luce de' regolari. Egli dice: Lo stato missi episcopaleSy i quali contenevano i

vescovile è stato il più perfetto della Chie- preti di campagna, facevano le veci del
sa di Dio, che suppone la perfezione ac- vescovo fuori di città nel foro esterno co-
quisita; e quello dei regolare è stato che me vicari foranei, con maggiore o mino-
conduce alla perfezione, per la rinunzia re podestà. Nel principio dell'articolo Ve-
delle cose temporali e abnegazione di se scovato parlai degli abbati dell'antichi-
slesso. Siccome ne'conlratti vi sono certe tà e nel suo § Vili, dell'abbazie e mo-
:

solennità, così nella consagrazione del ve- nasteri nullius dioecesis, ed anco della
scovo e nella professione religiosa si usa- giurisdizione quasi vescovile che eserci-
no solennità e benedizioni. Essendo lo tarono pure alcune abbadesse; come s'in^
ao V ES VES
titolano gli abbati, e de* vescovi cle'mo- nel luogo citalo, che Clemente XI rinno-
nasleri antichi e attuali. Per tutto que- vò il decreto di Alessandro VII, ambi e-
sto, ben a ragione il concilio di Latera- manati per organo della congregazione di
no IV, decretò nel I2i5, col can. 28: propaganda /i/'/e; Super Residenlia Epi*
M Proibizione a' canonici, sotto pena di scoporwn rcgulariumy cunij'uramento,
anatema , di escludere dall' elezione di qualenus non residcanl redenndi ad ,

vescovo (allora generalmente devoluta a' claustra. Anche ne\Bull. Ponlif.de Prop.
capitoli delle cattedrali), gli uomini reli- /ìdey 1. 1, p. 313, trovo il decreto d'A-
giosi; imperciocché d*uopo è che la loro lessandro VII, Qiùa Ecclesia.; dì Clemen-
elezione si faccia di lor consiglio, o alme- te XI, Refcrenle R. P. D., e la forraola

no di lor consenso (altra prova che nel- del giuramento. Il Magri nella Notizia
l'elezione erano ammessi gli abbati e al- de'vocaboU ecclesiaslici^ in quello di jE"-
tri superiori maggiori de'regolari), sotto piscopuSf riferisce il decreto della congre-
pena di nullità ". Vale a dire, secondo i gazione de* riti dell'i I giugno i6o5. H
canoni, tutto il clero secolare e regolare, vescovo regolare deve recitare l'udizio di-
ed anche de'laici, do veano aver parte nel- vino secondoil rito della sua diocesi, e non
l'elezione, cioè al modo che spiegai nel § conforme la regola del suo istituto. Sì
]II del presente articolo. Nondimeno de- legge nella Biblioteca sacra de'pp. Ri-
plorai, parlando de' Vescovi in pariibus chard e Giraud, articolo Vescovo, § VII
(F.)y che massime nel seguente secolo De' Vescovi religiosi.»» i.° 1 vescovi reli-
diversi religiosi brigavano tale dignità; giosi sono dispensali da tullociò che è
non che ho riferito nel voi. LVII, p. 99, opposto al loro stato ed al loro mini-
che Giulio ni nella metà del secolo XV J, sfero, come la solitudine, il silenzio, le

riprese l'ambizione di que* regolari che si vigilie, i digiuni e le astinenze, che gl'ira-
adoperavano per essere esaltali alla di- pedirebbero di adempire alle loro fun-
gnità vescovile, decretando cheniunovi zioni:non sono però dispensali da'voli di
potesse esser promosso , senza l'esplicito continenza, di povertà, né dall'osservan-
consenso de'loro singoli superiori, e car- ze religiose compatibili col loro stato (s.

dinali Pro^e^^on degli ordini cui appar- Tommaso). Sebbene assolutainenle


2.°

tenevano. Avvertendo ancora, che diver- parlando, vescovi religiosi non siano
i

si regolari, principalmente quelli ivi da sciolti dal voto di ubbidienza che hanno

me nominati, nell'esser promossi alle di- fatto, essi nondimenósonodispensatidab

gnità ecclesiastiche, vescovile o cardina- l'ubbidire a'superiori regolari de'ioro or-


lizia, hanno bisogno della pontifìcia di- dini, perchè cessano di essere loro infe-
spensa, al mirabile voto da loro fatto di riori a cagione della loro dignità (s. Tom-
non accettarle. Ricordai ancora la bolla maso). 3.'*I non sono re-
vescovi religiosi
di Paolo IV, In sacra B. Pelvi Secle^ de' si capaci di successione. Essi non ponno

19 1559, Bull. Boni. t. 4i po»'« ij


loglio far testamento se non in favore della
,

p. 363: Archiepiscopi^ et Episcopi cujus- Chiesa ovvero de' poveri. La ragione è


curnque Ordinis professores ad clan- , che restano essi sempre legali col volo di
strasuorum Ordinum redeuntes^ad ejiis povertà, e che essi non hanno che la sem-
officia^ el digniiates assumi non passini. plice amministrazione de'loro beni, il di
Qui però rammento un recente esempio, cui superfluo appartiene alla Chiesa ov-
cheGregorioXVl nel 1 834 dichiarò mg.' vero a'poveri (s. Tommaso, e Pontas al-
fr. Luigi Grati vescovo di Callinico in la parola Vescovo). Intorno al vescova-
partìbuSf vicario apostolico del suo ordi- to ed a' vescovi in generale si consulte-
ne de'Servi di Maria, in luogo del con- ranno i diversi teologi, ne* trattati degli
sueto priore generale. Rammentai pure^ ordini, e fra gli altri Vilasse, e Van E-
VE S VES 21
spen,/Mr. eccl. Vedasi pure il libro inti- Cesco Maria de Scellonibus frale minore,
tolato: L'abbate regolare consagralo ve- vescovo di Viterbo e Toscanella, e gover-
scovo in parlihus iiifideliuni^ e stampa- natore e castellano di Benevento, dipinto
to ÌQ lingua francese a Lus.emburgo nel nel Registrimi Prwilegiorum di tal città
1739. La Combe, Jurisprud. caii.t e le neli^Bg, in alto di tenere un pubblico
Memorie del clero ec. Nel regno di Fran- consiglio; osserva che né il prelato, ne
cia la legislazione non era conforme a gli 8 consoli hanno alcun abito distinto.

questi principii riguardanti i vescovi re- 11 vescovo governatore veste l'abilodisua

ligiosi ,
poiclié gli autorizzava a far te- religione francescana , ed i consoli cogli
stamento de'frulli de'Ioro benefizi, come abili loro senza toga ,
giacche essi noQ
gli altri beneficiati; così pure quando mo- ebbero alcuna divisa prima del 1693, in
rivano senza aver fatto testamento i lo- cui la congregazione della s. Consulta loro
ro parenti ad succedevano (Gabas-
essi concesse il manto senatorio. Quindi av-
suzio)". Dell'abito che deve usare il Pie- verte, quanto al De Scellonibus, vestito
ligìoso , elevato alla dignità di J^escovo coir abito del suo ordine, sebbene fos-
o di Cardinaley neh.*' articolo ne ragio- se vescovo, che a' vescovi d'ordini regola-
nai, e credo esaurito l'argomento, ezian- ri non fu permesso l'abito prelatizio, seb-
dio per leparticoiarità,sesi terranno pre- bene del colore di quello del proprio or-
senti numerosi articoli degli Ordini e
i dine, che dopo tempi dello slesso De
i

Congregazioni religiosi^ d'ogni specie ed Scellonibus. Abbiamo su di ciò nel con-


epoca. Aggiungerò che mg.' Luigi M." cilio Lateranense IV il decreto d' Inno-

Cardelli de'minori riformali, già arcive- cenzo 111, riferito nelle Decretali (X\ Gre-
scovo di Smirne, ed ora di Acrida, per gorio IX, lib. 3, tit. I, cap.i 5, ove si leg-
indulto apostolico veste il colore paonaz- ge: Ponlifices (cioè i vescovi), in puhlico
zo, e il panno e la seta come tulli gli al- et in Ecclesia super indiunentis lineis o-
tri vescovi (consimili dispense per cardi- mnes utantur^ nisi monachi fuerinty q uos
nali religiosi l'ho riferite in diversi luo- oportet ferre habitum vionachaleni (ma
ghi, e nel voi. LIV, p. i43); perciò inve- già il concilio generale di Costantinopo-
ce della Ulozzella accordata a'regolari in li deir869 avea ordinato col cao. 27: Che
luogo del Rocchetto, questo usa. Di più, i monaci e frati fatti vescovi portino vi-
benché regolare, Gregorio XVI lo fece sibilmente l'abito del loro ordine). Intor-
canonico Vaticano. Altri esempi di vesco- no a 55 anni dopo la celebrazione di
vi religiosi e canonici, li riportai altrove: quel concilio, s. Tommaso nella sua Som^
un altro fu quello di fr. Agostino Nicola via teologica,2, 2,quaesl. i85, art. 8, scri-
degli Abbati Olivieri agostiniano, vesco- veva in Si qua suntin Regu-
tal guisa.
vo di Targa e poi di Porfirio e Sagvista laribus ohservantiis.quae non impediant
(f^.) del Papa: prima gli fu conferilo dal pontificale officium^ sed magis valeani
parente Clemente XI un canonicato in s. ad perfeclionis custodiani, sicut est con-
Anastasia (onde quando prese possesso di tinentia, paupertasy et alia hujasmodi
quel titolo il cardinal Cunha de Attaide, ad haec remanet Religiosus^eliani fa*
mentre gli altri canonici gli baciarono la perconse»
ctus EpiscopiiSj obligaius, et
mano, egli vescovo fu ricevuto all' ara- quens ad portandwn habitum suae Re-
plesso, come ricavo dal Diario di Roma, ligionisy qui est obligationis signuni. Ma
n. 63o del 72 1) e poi nel 1 727 da Bene-
1 regola sì ragionevole patì di già 1' inos-
detto XIII fu fallo canonico Lateranense, servanza nel secolo XVI. Imperocché Do-
come pubblicò il 600 dello slesso Dia-
n. 1 menico Solo, il quale morì nel 56o, do- 1

rio, 11 Borgia, Memorie storiche di Be- po aver asserito nel suo trattato, De ju-
neventOf t. 2, p. 197, parlando di Fran- slilia etjure^ lib.io, q. 5, art. 7, che il
7

22 V E S VM S
regolare assunto ul vescovato, habltum rornamento verde, soggiunge il Borgia,
Jietigionis i'jcuere non debeaty nisi Sani- ed io dissi a suo luogo, lo concesse a've-
mus fiat roulijexj soggiunge cosi : In scovi d'ordini regolari Leone X nel 1 5 1

Italia qnidcm^ ubi Monachi ad f/iieni- (il qual Papa, usando i canonici regolari
cumquc pauperctn Episcopalwn assit' il rocchetto, se fatti vescovi, concesse loro
munUiry habiliim vel prorsus abjiciunty vestire come i vescovi del clero secolare),
vel alia figura incrustant , omnes mo- e ili." a usarlo fu Varino Favorino mo*
naslicas caeremonias cuin deponuntj ilio naco silvestrino e vescovo di Nocera nel-
quia Itali non dignantur Episcopos in l'Umbria. E la berretta e il berrettino i'o%%\
habitu monachali videre: quae quideni li concesse Gregorio XIV nel 1 5g i di cui ,

pestis ad alias j'ani muiones inserpsit. abbiamo, Responsa de B irreto rubeo dan-
Et inde Cajctanus judicium sumpsit, la- do S. R. E. Cardinalibus Regularibus,
metsinonpro sCy qui eliani Cardi nalis ad Antonio Scappo. In questo eruditis-
in habitu inonachali semper religiosissi- simo e raro libro si ponno vedere le se-
me vixit. Questa medesima coudotta do- guenti proposizioni. Episcopus non ha-
vè aver tenuta il domenicano s. Pio Y bel propriuni habitum, merito Episcopus
prima d'esser creato Papa nel 1 566, poi- Religiosus iubetur induere se habitu niO'
ché per quante istanze mai gli fossero nasticOy queni antea gestabatcum nulla
fatte di permettere ai cardinal Bunelii, sii cur alio uti debeat. Episcopus
ratio,
detto PAIessandrino, suo nipote, che po« retinet habitum suae Religionis. EpiscO'
tesse lasciar Tabito del suo ordine dome* pus debetretinere suuni habitum. Episco-
Dicano, e vestire il rosso conceduto a'car- pus Religiosus teneturad observantiam,
dinali da Paolo II, secondo lo stesso Bor- eoruni, quae magis substantialia sunt
già (imperocché l'uso di tal colore nella in regula suae Religionis : signuni suae
Porpora^ nelle f^^'esti e nel Cappello, ne* Religionis dcferre tenelur. Episcopi Re-
Cardinali, è assai anteriore a tal Papa, salva sui habitus substantia, uti
ligiosiy

come può vedersi in tali articoli; meglio possunt pileis nigris. Episcopi Religiosi
é ritenere che Paolo li concesse a'cardi- debent portare birretunt clericalem in
nali la berretta^ il berrettino e le val- signuni suae dignitatis. Alcuni vesco-
drappe di colore rosso, ed altre distin- vi religiosi, massime francescani, usano

zioni), non volle giammai condiscender- ancora l'abito religioso, distinguendosi


vi. Nondimeno l'uso dimutar l'abito re- per l'anello, la Croce pettorale, e il cap-
ligioso nella forma, benché ritenutone il pello col fiocco verde. 11 De Luca di-

colore, talmente prevalse, che Sanchez


il chiara: La mozzelta denota giurisdizio-
morto nel 16 IO, nel lib. 6 in Decalog., ne, e si porla dal vescovo nella propria
Gap. 6, n. 22, accennò lo stile del suo diocesi (non però da per tutto); talvolta
tempo con dire: Ita servatur modo in da'uìelropolilani nella propria provincia
praxi. E il costume si giudica approva- ecclesiastica; ed in ogni luogo l'usano ve- i

to nel Ceremoniale de Vescovi riforma- scovi regolari, degli ordini mendicanti e


to da Clemente Vili, ove al lib.i, cap.i, monastici, ìnclusivamente a Roma, ove
dell'edizione romana del 1606, si dispo- la ricevono dal Papa dopo la preconizza-
ne, che pronioti ex regulari ordine non zione (e V ho riferito superiormente nel
utunturroc cheto, sed retinent in vestibus § 111), come abito loro ordinario, in ve-
colorem habitus suae Religionis, et de- ce del rocchetto. Pio VII col breve Ex-
ferre possunt ubique mozze ttam ejusdem positum Nobis, de'26 settembre 1820,
coloris, et biretum nigrum, pileo tamen jBull. Rom. coni., t. i5, p. 338 Facul- :

viridi ornalo, proutaliinon Regulares tas u tendi Vestibus Episcopalihus prò


liti possunt. Il cappello pontificale col- Religiosis regni Poloniae, qui ad Epi-
y

VES V li S 23
scopaleni dignitateni promovcnLur. Il tre costituzioai. La i.^ quantunque ella
Papa lo diresse a fr. Prospero Buizynski pure ricerchi la giurisdizione, suol chia-
de' minori osservanti riformati, vescovo marsi, a differenza dell'altra, podestà del-
di Sandomir. Abbiamo di Lucarini, E- l'ordine^ la 2.' è la podestàdella giurisdi-
piscopus Regitlarisy Romae iGSg. zione. Della i."* che si dà nella consagra-
zione, è indubitata cosa, che infondesi

§ VII. Della giurisdizione, degli onori immediatamente da Dio in tutti gì' indi-
delle prerogative f delle funzioni nella vidui. Anche questa è certa cosa, che la
propria diocesi e delle vietale nell'al- podestà della giurisdizione è da Dio im-
trui, e de* doveri de* vescovi, mediate in genere, e in alcuni individui,
come in Pietro e ne' suoi successori. Pe-

I vescovi sono superiori a'preli, e quan- rocché Cristo medesimo ordinò siffatta-

to alla possanza deirordioe,e quanto alla mente la Chiesa, che ci dovessero esser
giurisdizione; e questa giurisdizione l'han- Pastori, Dottori ec, secondo quello det-
no i vescovi ricevuta immediatamente da to da Paolo agli efesii : Egli volle alcuni
Gesù Cristo, percbè sono essi i successori Aposloli^cerC altri Profeti, altri Pastori
degli Apostoli, i quali ricevettero imme- e Dottori.K'ìn fatti immobile é questa giu-
diatamente da Gesù Cristo la podestà di risdizione in genere, ne è in mano d'alcu-
legare e di sciogliere^mandati da per tutto na terrena podestà far sì, che vescovi non ci
per fondare le chiese, stabiliti dallo Spi- siano; il che non sarebbe vero, se cagione
riloSanto per governarequelle medesime immediata di questa giurisdizione in ge-
chiese ; conforme nel resto a quanto dissi nere fosse il Romano Pontefice, od anche
superiormente nel § Il e nel §111, inclusi- la Chiesa. La questione dunque, se i ve-
vamente alla precunizzazioneche ne fa il scovi abbiano immediatamente da Cri-
Papa, divenendo in quell'istante vescovo sto la podestà, si muove intorno di que-

il preconizzato, ed acquistala podestà giù* sta stessa giurisdizione, ma considerata


risdizionale e l'amministratoria, mentre negl' individui, e si controverte, se come
colla solenne cousagrazione, che si fa per s. Pietro, e tutti i successori di lui, cosi
commissione del Papa, riceve l'ordine ancora lutti e ciascun vescovo immedia-
vescovate e acquista la podestà d' eserci- le da Dio debbano riconoscere la loro
tare la pontificale. Imperocché, sebbene giurisdizione, o non anzi dal Ilomauo
gii Apostoli riceverono da Cristo la loro Pontefice? Nel che volendo noi sostene-
giurisdizione, nondimeno gli Apostoli a re la sentenza, che immediata cagione
s. Pietro rimasero soggetti e subordinati della vescovile giurisdizione, siccome l'ab-
come a loro capo. Il Zaccaria che uel- biamo spiegata, fa il Romano Pontefice,
V Aiiti-Fcbbronio ciò dichiara; Se i ve- diciamo primamente che Padri della i

scovi abbiano immediatamente da Cristo Chiesa apertamente l' insinuano. Oliato


la podestà, soggiunge Ancorché vesco- : i Milevitano ci assicura, che Pietro solo
vi da Cristo immediatamente riconosces- ricevette le Chiavi del regno de' Cieli da
sero la loro giurisdizione, niente al pon- comunicarsi agli altri. Ma chi sono que-
tificale Primato del Papa, d* onore e di sti altri ? Non certamente gli Apostoli, per-

giurisdizione, ne tornerebbe di piegiudi- ché eglino ebberle da Gesù Cristo, quan-


rimanendo nella sua interezza.
zio, esso do lor disse, che siccome il Padre avea
» Doppiamente é ne'vescovi, l'una e l'al- mandato lui così egli mandava loro : re-
tra indiritta alla santiQcazione delle ani- sta dunque che fossero vescovi. Da Pie- i

me, una che l'intendeimmediate coU'ef- tro dunque e dal solo Pietro anche in og-
fìcacia de'sagramenti; e una che il fa me- gi ne' successori di lui ricevono i vescovi
diatamente per le scomuniche, e per l'ai- la loro giurisdizione. Più chiaramente lo
a4 VES V ES
dicono e s. Gregorio Nisseno, scrivendo, proposizione : Il Vescovo de jure divù
che PER Pietro diede Cristo a* vescovi no puh nella sua diocesi quello che il

la chiave de* celestiali onori, e s. Inno- Papa puh in tutto il mondo ossia in tutta
cenzo I nella lettera al concilio di Carta* la Chiesa universale, eccettuate le cose
gine aiTei-mando, che da Pietro lo stesso riservate a sì' dal Papa. Premesso i no-
Vescovato e tutta V autorità di questo mi e le opere degli scrittori sostenitori di
nome derivo j e in alUa al concilio Mile- lai opinione. Piiferita la sentenza di s. Ci-
filano, protestando che Pietro e auto- priano pronunziata nel concilio d' Afri-
BE del nome e dell' onore de' Vescovi ; ca Ciascun vescovo ha libero arbitrio
:

e Stefano vescovo di Larissa dichiarando, nell*amministrazione della Chiesa, per


che siccome a Pietro fu dato da Cristo il rendere ragione a Dio delle proprie azio-
precetto di pascere le pecorelle, così alle ni. Proposto l'esame, se vescovi ricevo- i

altre chiese sìdà di presente pel Romano no la podestà della giurisdiziotie imme-
Pontefice; e s. Leone Magno predican»
I diatamente da Cristo, o pure dal Papa,
do, che quello, che Cristo agli altri A- perchè nell' Epist. ad Roman. 1 3 è scrit-
postoli volle comune, noi diede agli al- to Oninis potestas est a Deo ; e detto
:

tri, non per Pietro. Or se la giurisdi-


se che il Papa riceve la podestà da Cristo, e

zione non si derivasse da' vescovi pel Pa- la dà ad un altro, secondo il can. Quiscit^
pa, come sarebbon vere queste asserzioni 2 q. 6di Papa Vigilio: fpsa namque Ec-
de' Padri e de'Romani Pontefici, sep-
ss. clesia, quae prima est, ita reliquis Ec-
pure a tutt' altro intendimento, che né clesiis vices suas credìdit largiendas, ut
le parole suonano, né il contesto riceve. in partemvocatae sintsollicitudinis, non
Don si torcessero?... In somma quelle in plenitudinem potestatis. Osserva, che
parole : Pasci le mìe pecorelle, o furono con dire largiendas, dimostra non essere
dette a s. Pietro solo ed a' suoi successo- Ja giurisdizione data immediatamente da
ri, e quindi seguita, eh' egli ebbe la pie- Ci islo, ma
mediante la Chiesa, e per la
nezza della giurisdizione in tutta la Chie- Chiesa al suo Capo eh* è il Pontefice R.0-
sa, onde questo è l'unico fonte, dal qua- mauo. Dice inoltre vocatae in partem.
le tutti lo attingono; o dissele il Salvato- Dunque la Chiesa Romana dà la giuris-

re ad ogni vescovo, e con ciò togliesi an- dizione, e le sue veci alle altre Chiese.
che il fondamento d'attermarequelio,che Ne può intendere della podestà del-
ciò si

pure dagli avversari si confessa per neces- l' come diffusamente sostiene il
ordine,
sario, cioè che tutta la materia di questa Fagnano.Qui è che la Chiesa può togliere
giurisdizione fosse da Cristo sottoposta al alfatloal vescovo la podestà dellagiurisdi-
Pontefice, e da lui debba venire a'parti- zione; il che non si può dire di quella
coiari vescovi assegnata. Finalmente co- dell'ordine, che sidà perconsagrazione,
niecol Lainez ben argomentano il Bellar- che secondo la sua essenza rimane nel ve-
mino e Benedetto XIV, la forma del go- scovo, anche deposto e degradato. Quindi
verno della Chiesa da noi provato Mo- il Sarnelli opina, non poter sussistere la
narchico richiede, che tutta la giurisdi- suddetta proposizione, perchè non è vero
zione in un solo, cioè nel Romano Pon- che i vescovi, circoscritte le riserve apo-
tefice, come in origine risieda, e da lui stoliche, possino nelle loro diocesi tutto
a tutte le altre membra si diffonda ". quello, che può il Papa nella Chiesa uni-
Prezioso sarebbe il riferire, come il dot- versale; perciocché se ricevono la giurisdi-
tissimo Zaccaria svolge il grave argomen- zione immediatamente dal Papa, necessa-
lo, ma io debbo contentarmi del ripro- riamente hanno quella parte di giurisdi-
dotto. Il vescovo Sarnelli, Lettere eccle- zione, alla quale dalla Chiesa romana sono
siastiche, l. 7, leu. 3.^ Se sia vera questa chiamati secondo le leggi canoniche; pei>
V ES V ES 25
Sede apostolica non ha conceduto la
elle la governa e dispone come gli piace, e ge-
pienezza della podestà. E benchèdalla ro- neralmente in tutto, omnia poteste me-
mana Sede sia stata conferita la giurisdi- no contro la fede. 11 solo Papa può con-
zione in generale a qualunque vescovo, cedere Indulgenza plenaria per tutto il

pure in tal collazione non vengono mol- mondo: commutare le pie istituzioni ia
te cose; non perchè i romani Pontefici altro uso, levare ad una chiesa e dare ad
fecero di quelle speciali riserve, ma per- altra, perchè è il governatore di tutta la
chè in tale generalità non s' includono Chiesa; egli solo può creare dignità nuo-
quelle cose, che hanno bisogno di specia* ve e inusitate, il vescovo col consenso del
le commissione. Oltre a che nella gene- capitolo soltanto potendo erigere o ripri-
rale concessione non vengono quelle co- stinare le usitate, e ciò perchè la sola
se, che taluno verosimilmente non avreb- Chiesa romana da principio istituì le di-

be specialmenteconcedulojele cosemag- gnità, con ordinare qual dignità fossero


giori non si commettono senza speciale nella Chiesa. Conclude il Sarnelli, che a*
iiiattdato;quindiè,chemoltissime cose può stenendosi dal riportare moltissimi altri
il Papa nella Chiesa universale, che non esempi: Non può il vesco'^o nella sua
possono i vescovi nelle loro diocesi, oltre diocesi^ quello che puh il Sommo Po fi'
alle riserve apostoliche. Ne riporta indi te/ice nella Chiesa universale. Non pe-
gli esempi. Le cose di Fede debbonsi ter- rò nega, che l'ordine de* vescovi in uni-
minare solamente dal Papa, e general- versale sia di ragion diviua,echesia prin-
mente tutte le cause maggiori della Chie- cipale nell'ecclesiastica gerarchia, istitui-
sa, non per apostolica riserva, ma per di- ta per divina ordinazione. Di più il Sar-
vina istituzione. La Canonizzazione de* nelli ragiona nel t. 2, leti. 22 Della prO'
:

iSVz/ift appartiene alla Chiesa romana, non miscua giurisdizione praticata da alcu-
per riserva, ma per le ragioni che addu- ni vescovi nelle loro diocesi. Riporta
ce la Glosa (però dice il Novaes nella esempi di santi vescovi, che V esercitaro-
Storia d' Alessandro III, che nel 1 80 1 no con fraterna concordia e carità, pro-
ne fece riserva alla s. Stàe^ giacché prima miscuamenteedi comune consenso eser-
i vescovi canonizzavano nelle loro diocesi citando le funzioni pontificali per utile
i Servi di Dio, con lacUo consenso del delle loro chiese. Della giurisdizione in
Papa). La Traslazione^ Deposizione e uno stesso Vescovato di vescovi di diver-
cessione de' vescovi, per le quali si scio- si riti, riparlai nel precedente § Vi. Del-
glie lo spirituale coniugio, appartiene al la giurisdizione pontificia e suo principio,
solo Papa, non tanto per istituzione ca- e che ne* vescovi ancora risiede la pode-
nonica, quanto perislituzionedivina.Può stà di giudicare, Antonio Arrighi scrisse
commettere al semplice sacerdote il con- r Oraiio prò Jurisdictione Pontificum,
ferimento della Cresima. Può delegare pubblicala dal Calogerà nel t. 5 della
al mero laico le cause criminali de' chie- Raccolta d' Opuscoli. Come Innocenzo
rici, e facoltà di scomunicare; ed il ve-
la 111 stabili la preminenza del Sacerdozio
scovo non può delegare tali cause ne al sui /?<?, lo riportai nel voi. XXX. V, p. 235
laico, né al chiei ico, e né al chierico con- e seg. Il vescovo deve difendere la propria
iugato. 11 solo Papa dispensa dal Matri- giurisdizione mostrando costanza, non
monio rato, non consumato, il che non disgiunta da prudenza e circospezione;
compete a' vescovi, non essendo a loro altrettanto dicasi dell' Immunità eccle-
concesso da'canoni. Solo il Papa può in- siastica (F.). Dice il De Lu-
cardinal
trodurre impedimenti derimenti il ma- ca, che può erigere il Tribunale (F.) in
trimonio, il che non poimo vescovi, co- i qualsivoglia luogo della diocesi, né i sud-
me gerente di Dio in terra, oude regge, diti pouuo ricusarlo sotto pretesto della
26 V ES VES
consuetudine e della lontananza. Se pe- Papa Scomunica (V.) i vescovi, e del po-
rò contro il senso de' canoni, e contro i tere de'vescovi in dichiarare tal gravissi-
decreti del Tridentino volesse risiedere e ma censura e pena ecclesiastica, lo dissi

tener tribunale indiscretamente in luogo in queir articolo. Il De Luca, // Fesco-


troppo incouiudo, in tal caso i sudditi i'Opratico, dottamente ragiona in argo-
ponno ricorrere al l-*apa per l'opportune mento, spiegando quando gli esenti pon-
provvidenze, ma intanto non gli ponno no essere innodati dell' anatema e della
negare l'ubbidienza, né lar da giudice nel- censura del vescovo l'una e l'altra esser
:

la causa propria. Papa s. Innocenzo I del dovrebbero una spada temuta, ma ristret-
4o2 ordinò, che le cause maggiori, dopo ta nel fodero, per cui l'uso di esse dev'es-
la sentenza del vescovo^ fossero rimesse sere raro, e adoperarsi qual medio sussi-
ri

per l* /appellazione (!''.) alla s. Sede, se- diario. Da quali censure e scomuniche
condo il religioso costume. Il vescovo di può assolvere il vescovo, e da quali il
due vescovati uniti può tenere un solo Papa solo, cioè dalle riservate alla s.Sede,
tribunale dove gli piace. 11 suo Vicario eccettuato l'articolo di morte, nel qual
generale (^.), col vescovo, costituisce un caso ne ha facoltà ogni semplice sacerdo-
tribunale per conoscere e decidere le te; notando come non sempre si può dal
causedelforoecclesiasticoe vescovile. Può vescovo sciogliere il daini legalo, quan-

dunque il vescovo esser giudice nelle cau- do dichiarò taluno incorso nella scomuni-
se delle sue cinese, e ciascuno può reclama- ca maggiore, o almeno sotto certe condi-
re al suo tribunale ; ed aveva il diritto di zioni per rivocare o moderare o assolve-
stare in causa permezzo d'un procuratore. re. Egualmente spiega quando la scomu-

Il conciliodi Trento, sess. 3,cap.6 de Re- i nica del canone sia riservata al Papa, ov-
form. proibisce di citare o ammonire un vero possa assolvere il vescovo. E quan-
vescovo a comparire personalmente, se do la percossa fdttn ad un chierico si pos-
non pel motivo per cui fosse da deporsi sa dire leggera o grave: della scomuni-
o da privarsi, anche se si procedesse ex ca riservata al Papa, quando possa so-
officio^ o per mezzo d'inquisizione e de- spendere a tempo il vescovo. Lo scomu-
nunciazione, o accusa, o in qualsivoglia nicato non può esser promosso a chiese.
altra maniera. I vescovi non incorrono Delle scomuniche fulminale da' vescovi,
mai né la SospensionefUè VIn(erd(ttto((le\ anco in unione col Papa, ne' concilii,
quale riparlai nel voi. Lll, p. 2 13), la di parlando di questi le riportai. Osserva il
cui sentenza è pronunziata di diritto, se Zaccaria ne\\*/énti-FebbronioÀa scomuni-
uon quando' è fatta di essi una espressa ca è nel Papa allo di giurisdizione, diver-
menzione. C. 4 ^^ sent, excoin. in 6. sa da quella che davano gli altri vescovi.
Anticamente si dissero Tractorie le Ze^ JXeir antica disciplina, la scomunica de'
ter e apostoliche c\\G^)di\'^Q\ìxn%\ per tutto vescovi particolari contro altri vescovi
ilmondo, le quali erano depositarie de' non era in virtù delia podestà delle chia-
nomi di coloro ch'erano stati convinti di vi, ma in virtù di generale precetto di evi-
delitti, e che sugli altri, di cui erano icn- tar r occasione del danno spirituale;
putati, ricusavano rispondere. Tracloria mentre la scomunica de' Papi era in vir-
fu denominata la lettera di Papa s. Zosi- tù delie chiavi. Le scomuniche scambie-
luo dei 4'7i denunziatrice de' pertinaci voli de' vescovi altro non erano, che un
e già condannali Pelagio e Celestio ereti- sottrarsi vicendevolmente la comunione.
ci e scomunicati. Tali lettere furono dette Eia ben altro la scomunica del Romano
anche decreta excommiinicationis,Q coni' Pontefice: tanto era venire da lui sco-
ìJionitorie, dal qual vocabolo pare deri- municato, che r esser diviso da! corpo di
vato quello di Monitorio (F.). Come il tutu la Chiesa. Tulio prova il Zaccaria
V ES V E S 27
colla stoiia'ecclesiastica. Anche il p. Gap- a* vescovi la podestà di giudicare i laici,

pellarij poi Gregorio XVI, // Trionfo che volevano di concordia esser giudicali
della s. Sedcy ragionato sulla natura e da essi, la quale autorità fu data loro da
derivazione della giurisdizione universale s. Paolo e confermata da Costantino I. Lo

e particolare de'vescovi, tratta qual sia il stesso imperatore ordinò che non si po-
loro diritto di scomunicare, e in che dif- tesse appellare dalle sentenze de'vescovi,
ferisca da quello del Papa, le cui scomu- che aveano giudicato col consenso delle
niche sono assolule ed hanno un' effica- parti. 1 santi vescovi intrepidamente più
cia intrinseca, non dipendente dall'espres- volte si opposero a'magislrati, liberando
so consenso della Chiesa, il che pure di- gì' innocenti condannali a torto; furono
mostra la loro infallibilità. II vescovo non pur solleciti di rediuiere gli Schiavi. An-
può esercitare la sua giurisdizione che nullarono le sentenze inique, quantun-
sopra i propri sudditi, e non impone al- que date dal principe, e nelle proprie Pri'
cun obbligo agli altri vescovi ; laddove il gioni ponevano gli oppressori delle per-
Papa obbliga tutti i vescovi indistinta- sone Qìiserabili. Alarico re de' visigoti,
Diente ad osservare la sua scomunica, ed benché barbaro e ariano, non promul-
inoltre scomunica chiunque fra essi ar- gava leggi, se prima vescovi non l'esa- i

disse di contraddirvi. I tribunali ecclesia* minavano e approvavano. I vescovi ado-


stici originano da' precetti degli Aposto- perarono i Flagelli per far confessare la

li, come intimamente persuasi che per verità e per pena. Giustiniano I volle che
•voler di Dio le cause de' Chierici dovea- i vescovi sovrastassero a'giudici ed a'pre-
no e debbano giudicarsi dal Tribunale fetti delle provincie. L'autorità de'vesco-
ecclesiastico, nel quale articolo riportai vi giunse in que' primi secoli a deporre
le nozioni relative, riparlando altresì del- i prefetti delle provincie e comandar lo-
la Curia ecclesiastica, del Foro ecclesia- ro. Il prezzo delle cose venali pe'pellegri-
stico, de' Cancellieri de Vescovi^àtW Uf- ni,era ad arbitrio de'vescovi. Deplora lii-

Jiziale (V.), e de' giudici del Sinodo in naldi all'anno 520, che i fratelli Salonio
quest'articolo. Papa s. Eugenio del654j
I vescovo di Einbrun e Sagittario vescovo
ordinò che i vescovi avessero le Carceri di Gap, pessimi pastori, per la i." volta
ecclesiastiche [V.), in cui dovessero casti- diedero lo scandalo, nella guerra contro
gare i delitti de' chierici. L'annalista R.i- i longobardi de' borgognoni, di combat-
naldi, negli Annali ecclesiastici, ossia il tere armati d'elmo e di lorica, uccidendo
Baronio compendiato e continuato, oltre più persone colle proprie mani. A quel-
molteplici e preziose nozioni riguardanti l*epoca continuavano vescovi a soprin- i

i vescovi, riporta diversi esempi della po- tendere a'giudici e vegliarne portamen- i

destà giudiziaria esercitata da'vescovi, nel- ti. Nel Gregorio I,per frenare l'iu-
598 s.

le cause de'secolari litiganti. Anticamente vasioni de' longobardi, permise a'vescovi


giudicarono le cause de' popoli, o perchè per pubblica necessità di far prendere le
erano eletti arbitri dalle parti, o per an- armi, e slare vigilanti; e scrisse al vesco-
nullare i giudizi de' giudici secolari, ben- vo di Terracinn, che anco gli ecclesiasti-

ché supremi, malamente fatti. Costanti- ci dovessero far la guardia delle mura,
no 1 facendo grande stima de'vescovi, ne facendo il Papa altrettanto in Roma, e
rispettava le sentenze, eziandio per ri- cosi la liberò dal giogo de* longobardi
guardo alle liti civili de* secolari. Valen- che volevano occuparla. Per sì giustecau-
tiniano I e Valente vollero che apparte- se, s. Gregorio I non fu disapprovato da
nesse a' vescovi il provvedere, che i mer- alcuno. I popoli supplicarono Carlo Ma-
canti non vendessero troppo care le merci gno, di non condurre i vescovi alla guer-
loro. ludi l' imperatore Onorio restiiui ra, lasciandoli alle loro chiese per porge-
28 VES VES
i-e aiuto air esercito colle toro orazioni. ponno vedere: J. Fr. Leoni, Thesaurus
Queir intperatore ordinò che giudici i jPor* Ecclesiastici Episcopis^ ac eoruni
fossero loro soggetti. Trovo nel Regola- Vicariis perutilisy etnccessarìiSy Romae
mento legislalh'O e giudiziario per gli 1627. Laurenius, Forum Beneficiale; de
a/fari civili^ emanato per lo slato ponti- Episcoporuni Ficariis ; de Archidiaco-
ficio da Gregorio XVI nel i834, titolo nìSf Coloniae 1742. Della giurisdizione
3.>» De' giudici e tribunali per le cause de'vescovi sul principato temporaIe,quan-
appartenenti al furo eciesiastico: Sez. i.' do fino agli ultimi tempi la esercitarono,
Degli Ordinari e de Metropolitani. con mero e misto impero e col j'us gladii,
§ 358. I vescovi e gli arcivescovi, e per in uno a quanto riguarda la mensa vesco-
essi i vicari generali nelle diocesi rispet- vile, parlai verso il fine del § I 11 di Vesco-
live, sono giudici di i.' istanza: i.*' Nelle vato; e vi ebbero vicari generali giudici
cause di competenza del foro ecclesiasti- delleappellazioni de'giudici laici dellecit-
co, sia per ragione di materia, sia per ra* tà. Dissi nel voi. XI, p. 2 1 2, con analos;he
gione di persone. 2.° Nelle cause mera- nozioni, che essendo la chiesa di Wil-
mente laicali meri laici, quando le
fra na spesso tormentata dalle invasioni de'
parti vi consentano nella forma prescrit- tartari, e dubitando quel clero, se fosse
ta dalla costituzione di Benedetto XIV, lecito al vescovo di prendere sempre le
che incomincia: Ronianae Curine prae- armi per riiituzzarli, ne consultarono il
stanliani^ne\ ^Jurisdiclioneni sfero.^ SSg. Papa Alessandro VI. Questi rispose: Po-
La giurisdizione degli ordinari nelle cau- tersi ciò fare, sì da' vescovi che da'sacer-
se di i.^ istanza non è limitata a veruna doti, e dagli altri, senza incorrere in ve-
somma e valore. § 36o. Gli arcivescovi, runa irregolarità, per la difesa della fede
come metropolitani, sono giudici di ap> e della libertà ecclesiastica. 11 Sarnelli t.

pellazione in tutte le cause di qualunque IO, lelt.45, riferisce col Baronio che nel
somma o valore giudicate in i.' istanza 770 i popoli domandarono con grande
da'vescovi suffraganei della loro provin- istanza, che non più i vescovi andassero
cia. Nondimeno è in facoltà del sentimen- alla guerra, ma restassero nelle loro chie-
to di appellare direttamente alla
s. Sede, se per aiutare i combattenti colle orazio-
ossia aTribunali di Roma (f^.). § 36i. ni, le messe, le processioni e l'elemosine.
Le cause del pubblico erario, comprese Poiché andando i vescovi al campo, i sol-
quellechesi enunciano nel §334 (riguar- dati doveano restare alia loro difesa e
danti gli Spogli ecclesiastici), abbenchè perciò talora uccisi, donde ne derivava
riguardino persone e (ondi ecclesiastici, lo sbigottimento dell'esercito. Perciò ba-
sono eccettuate dalia regola generalecon- stare il mandare coli' esercito, in aiuto
lenuta del § 358. § 362. Nel caso del § delle anime, alcuni idonei sacerdoti scel-
precedente non potrà devenirsi ad atti ti da* vescovi. E Carlo Magno pronta-
eseculorii, che in virtù un ordine del
d' mente soddisfece le brame de' popoli eoa
giudice ecclesiastico: quest'ordine sarà da un capitolare: i^erm Z^dzyyer omnia 0-
esso rilasciato come mero esecutore, nel- niiàbus armatura portare, vel pugnare
la forma che verrà prescritta dalle leggi aut in exerciluui et in ostem porgere,
di procedura. Non ha luogo tale forma- omnino prohihemus.Ma il Muratori, Dis-
lità per gli atti eseculorii ordinati dalla sere. 26: Della Milizia de' secoli rozzi
congregazione civile dell'A. C. §363. 11 in Italia, osserva che sebbene erano esen-
disposto de' §§ 36 1 e 362 comprende ti dalla Milizia (F.) gli entrali nella mi-
pure le cause de' comuni e delle provio- lizia ecclesiastica per servire Dio, e per-
eie, e gli atti eseculorii che le riguarda- ciò non doveano mischiarsi nella sangui-
". 1' ambizione de'
uu òul foro ecclesiastico vescovile si nosa arte della guerra,
VES VE S 29
principi conqaislalori, sino a Carlo Ma- per ribattere e punire il sacrilego e fello-
gno, con grave abuso aveano obbligato nesco attentato. Essa sorge in tal caso per
i chierici e i vescovi a prender parte al- sostenere le proprie ragioni, che sono al
le guerre, col pretesto di godere beni re- tempo slesso le ragioni di Dio, L'obbie-
gi, ed esser perciò sottoposti a'pesi de* zione del non intervento straniero, che
f^assallij e neppur gli abbati godevano da qualcuno per avventura si allegasse,
l'esenzione di recarsi alla guerra, noa sarebbe fuori di proposito. Ogni cattoli-
ostante i divieti de' canoni e delle leggi co, principe o popolo o anche individuo
ecclesiastiche, anzi non cessò l'indecente privato chesia, interviene in casa propria,
abuso ad onta dello statuito da Carlo quando interviene alla difesa del Papa. O
Magno, e persino V abbadesse doveano vorremo dire che il figliuolo sia straniero
somuiìnistrare soldati, continuandosi for' al Padre, la pecorella al proprio Pastore?
zare a militare chierici e vescovi, sot- Che le membra sieno straniere al capo,
to pena di onerose ammende anche di
e i sudditi di Cristo Ke sieno stranieri a chi
perdita de' beni. Spesso i vescovi erano a di Cristo sostiene in terra le veci, l'auto-
ciò obbligati, eziandio per essere conti e rità, la persona? Quindi non è meraviglia
governatori delle città, coli' esercizio del se i Papi per difendere il possesso o l'in-
temporale governo, ovvero perla condi- tegrità de'loro stati hanno fatto sempre
zione di essere feudatari. Il cardinal De esogliono far appello alle armi cattoliche
Luca dice infauste le armi in mano de- (cominciando da s. Gregorio 11 del 7i5,
gli ecclesiastici, e perciò non adatte a'i^ve- nel quale piò stabilmente e formalmen-
scovi, perchè la Chiesa di Dio non si de- te cominciò la sovranità de'Papi e della
ve governare all' uso militare. Mentre le Chiesa romana, implorando egli il soc-
armi degli ecclesiastici, oltre le lagrime, corso dell'armi di Francia, quando i lon-
sono le orazioni, l'elemosine, i digiiuii, le gobardi minacciarono invaderne lo stalo),
penitenze, la vita esemplare, e nel biso- chiamando al soccorso senza distinzione
gno censure e pene ecclcsiasliche^ che
le quanti professano la vera fede di Cristo,
pi'ecedule da ammonizioni deve usarne e si onorano di ubbidire al suo Vicario
con moderazione, non abusarne. Però si in terra. Se ci ha mai caso che legittimi
deve tener presente quanto dichiarai a la forza e renda glorioso il guerriero, e-
Scomunica, a Milizia pontificia, ed a So- gli appunto questo, in cui si trae
è la spa-
vranità DELLA s. Sede, acciò non si fac- da non per cingersi d* un caduco alloro
cia abuso di tali proposizioni. Quanto la fronte o' per ampliare d'alcuni mi-

a'Papi e alla loro sovranità, se aggredita serabili palmi di terra un possesso, ma


da ribelli o altri, la Civiltà Cattolica, se- per sostenere le divine ragioni della Spo-
rie 4-'} 4> P- 5« Ragioni e diri (lì de' Pa-
t. sa di Cristo e rompere le inique falan-
pi al Principato, conclude, che l'essere gi di Satana ". Nel concilio generale
il civil principato de'Papi un'appartenen- di Laterano V, vietossi la pubblica-
za non tanto del Pontefice in particolare, zione di Libri a Stampa (/^'.), prima
quanto della Chiesa cattolica in genera- che fossero approvati da* vescovi. Il ve-
le, fa sì che incombe a tutti cattolici il i scovo può quindi deputare i; revisori, e
debito di procurarne la difesa.*» La Chie- proibirli se stampati, o almeno sospender-
sa tutta è ferita ne'suoi diritti, è minac- li finche non abbia giudicato di loro la
ciata ne'suoi piò vitali interessi, allorché Congregazione dell' Indice, preposta a
ladroni sacrileghi si attentano d'usurpa- porre ueWIndice de' libri proibiti quelli
re in lutto o in parte il sagro possesso che lo meritano. Dice la citata Civiltà
degli stati pontifìcii. La Chiesa tutta dun- Cattolica, t.ij p. 579 M Chi ripete una :

que può e dee levarsi come un sol uomo, condanna pronunziata dal Papa e da'con-
3a V ES V ES
ciiii, lungi dall' ai'iogorsi autorità, fa un vietarsi. Potranno supplire a questi cen-
allo d'ossequio e d'ubbidienza, a cui ogni ni seguenti autori. Francesco Vargas,
i

cristiano è obbligato". Tratta ilp.Meno- De Episcoporuni jurisdiciionCj et Pon-


chio, Staore^ l. 3, cent. 9.', e. 79 Infino : tificis Maxinii auctoritate, Romaei563.

aqital segno com'cnga che li vescovi s'ap- Filesaco, De sacra Episcoporani aucto-
vlichino alla cura delle cose temporali. ritatCy Parisiìs 1606. B. Ugolini, De of-
A questo dubbio egi egiameote rispose s. Jicio et potcstate Episcopi, Dononiae
Bernardo lib. 4, i^e Consideratone. Ivi 1G09. Agostino Barbosa, De officio et
dichiarò, dovere il vescovo lasciar la cu- potestate Episcopi, llomaei623, Lugdu-
ra delle cose temporali a persona fidata ni 1678 e 1679. Erasmo Ghokier, De
e prudente, comunicandogli l'opportune jurisdictìone Ordinarii in Exemptos,
facoltà acciò ne adempia bene l* uHìzio. Coloniae 1629. G. B. Rinuccini, Della
Biporta r esempio di santi vescovi che dignità ed uffizio de' vescovi, \Xomai65i.
così praticarono, senza entrare in minu- Icìmografia, ossia piano e pianta della
ziosi particolari, non convenienti ad un vita e dell' uffìzio del vescovo, Roma
pastore, che dev' esser libero di tali solle- 17 19. Cari' Antonio de Manentibus, De
citudini, e tutto quanto dedito al governo potestate EpiscopalifRomae 1 726. Tom*
spirituale delle anime, il quale non de- maso uffizi del vesco-
Alfa ni, Fita ed
"v'esser distratto dalle cose temporali. Non vo, Napoli1729. D. de Dominicis, Liber
però devonsi biasimare, anzi meritare de dignitate Episcopali, Romae 1757.
onimirazione, que' vescovi la cui capacità A. G. Andreucci, ffierarchia ecclesiasti-
può a un tempo soddisfare lo spirituale e ca, Piomae 1756: § Vili. De Episcopi
il temporale. Nondimeno non tacque il officio et potestate. Fita e uffizi del ve-
canone 17 del concilio 4-° di Cartagine, scovo, a seconda de' dettami de^ sagri
che determina dovere il vescovo lasciare Concila, de' ss. Padri, e dell' istoria,
all' arciprete o all' Arcidiacono la cura Roma pe' tipi di Propaganda i85o.
delle Fedove e de' pupilli, óe Pellegrini Molte sono le onorificenze e le prero-
e dell' altre cose esteriori temporali, per gative inerenti alla dignità del vescovo,
poter attendere allo studio delle cose spi- molte le funzioni chea lui spettano. Ri-
rituali e alla predicazione della divina corderò in breve le principali,ollre quanto
parola. Anche il concilio di Calcedonia già tlissi in questo e negli articoli riguar-
ordinò che il vescovo non maneggi le fa- danti il Fescovato, il quale in tutto si ran-
coltà della Chiesa e la Rendita ecclesia- noda col presente. Le devono regolare il

stica (F.), ma per mezzo LÌeWEconomo Cerenionialc, il Pontificale, e gli altri li-

(Papa s. Simplicio I del 467 proibì che bri della Liturgia e de* sagri Riti. Il ve-
amministrasse Beni di Chiesa quel ve-
i scovo è il primo e il capo di tutto il Cle-
scovo che li dissipasse). 11 buon governo ro della sua diocesi, la dignità pontifica-
della propria casa noti consiste nella cu- le di sua cattedrale, perchè da lui e dal
ra minuta del temporale, ma nella solle- capitolo viene costituito il corpo catte-
citudine che il padre di famiglia deve dratico. Nel Canone della messa , nella
avere, che tutta la Famiglia de^ prelati propria diocesi prega espressamente
, si

(f^.j sia virtuosa, timorata di Dio e di per lui, oltreché per il Papa da per tutto
lodevoli costumi. I vescovi usano il Tre- il mondo cattolico, come F'escovo della

no ( F.) come Prelati ( F.) in Roma, raa


i Chiesa Universale e ordinario del me-
non con ciudi e fiocchi a' finimenti de'ca- desimo, ommettendosi in sede vacante,
valli, solo propri del vescovo Ficegerente nella quale però si prega Dio per l'otti-

di Roma (F.)^ i quali sono di seta verde; ma e sollecita elezione del Papa suc-
laonde sealcuoo l'usa, ciò è un abuso e può cessore. Si legge nel Dizionario sacro-
VES VE S 3 t

lilurgico del sacerdote Diclich. « Do- gette da tutti quello del piede, inclusivu*
ve si dice Antistile nostro IV.j si spe- mente a'senatori ed a'patrizi,a tal uopo
cificherà il nome del patriarca, dell'arci- facendo più riccamente ornare calzari, i

vescovo, o del vescovo ordinario nella parie delle vesti ifnperatorie, di preziose
propria diocesi, e non di altro superio- Gemniej V uso estendendosi in qualche
re, quantunque omnino
il celebrante 5?V imperatore cristiano e alle loro mogli,
exemplus^ o sotto la gimisdizione d'un come Giustiniano I e Teodora. Questa
altro vescovo. Se sarà morto il vescovo dimostrazione di regio onore fa detta
di quel luogo in cui si celebra la messi, anche adorazione, e l'esigettero pure al-
allora si ouimetteranno le predette pa- tri sovrani, almeno sino al secolo XIII in

role; le quali si omraetteranno eziandio peculiari circostanze. Mai cristiani, sino


da quelli che celebrano a Roma. Se il dal principio della Chiesa resero questo
celebrante sarà poi vescovo, arcivescovo, pubblico omaggio al Vicario di Cristo,
o patriarca, ommesse le predette parole, imitati da'più possenti monarchi, e pe*
diià in lor vece: Et me indigno servo tao. primi dail' imperatore Costantino I nel-
Quando celebrerà il Sommo Pontefice, la persona di Papa s. Silvestro I, e dal-
ommesse le parole: Una cani fa mulo tuo l' imperatore Giustino l nella persona
Papa nostro N. et Antìstite nostro JV.^ di Papa s. Giovannidopo ricevu-
I, cui
dirà in suo luogo: Una cuni me indigno te l'insegne imperiali, l'onorò con gran

famulo tuo,queni gregi tuo pracesse i'o- pompa delle vesti auguslali; e per non dir
luistiy e continua come segue: Et omni- d'altri,dairimperatore Giustiniano li, che

bus orthodoxis eie. " A questa rubrica baciò i capo a Papa


piedi colla corona in
del Messale romano, il Diclich aggiun- Costantino. Per venerazione verso mol-
ge gli analoghi decreti della congrega- ti santi vescovi si cominciò anche a loro

zione de's. Riti, da'quali si ricava dover- a baciare il piede, e fu stabilito render-
si pregare nel canone anco pel vescovo gli questo onore stabilmente nella mes-
deputato amministratore , benché non sa pontificale, nella persona del diacono
consagrato; e non doversi tn esso nomi- prima del canto del Vangelo; finché s.
nare gli abbati nullius dioecesis, benché Gregorio VII lo riservò esclusivamente
in esse presiedano come vescovi , cresi- al Sommo Pontefice, che tutto a Cristo

mando, dando gli ordini minori, e le di- riferisce tale onore. Secondo il Sarnelli,
naissorie pe'sagri ordini. Nel § l del pre- lett. 38, t. 6, gli ebrei baciano la terra

sente articolo ricordai un notabile nu- ove posa il piede del Papa per non ba-
mero di titoli onorificentissimi, co' quali ciar la croce, ma al presente baciano il

furono qualificati e distinti i vescovi del- lembo della veste; ed anch' egli afferma
l'antichità, alcuni de'quali in seguito fu* chea'vescovi si baciavano piedi da'fedelr.
i

rono riservali a'Papi, così altre dimostra- Oltre il Bacio della mano a' vescovi, e

zioni di venerazione, una delle quali è il chinar il capo in ricevere la benedizione,


Bacio de'piedi (^.), che l'umiltà degli gli antichi cristiani gli acclamavano nel-
slessiPapi volle convertire a onore del venuta alle città, incontrandolife-
la loro
salutifero segno nell'adottare le Scarpe stosamente cantando salmi e gridando
{F.) crucigere. Tal contrassegno di rive- Hosanna. In più luoghi il Ruinart, Alti
renza fu alquanto in uso tra gli ebrei, sìnceri de' martiri, nana quanto i primis
persiani , assiri e altri popoli. Gli orgo- tivì cristiani riverivano e onoravano som-
imperatori romani in generale por-
gliosi mamente i vescovi, erano estremamente
gevano a'nobili la mano per baciarla, al ubbidienti ad ogni loro cenno, e da loro
popolo il ginocchio o piedi. Invece del i dipendevano pienamente. A seconda del-
Bacio della mano{V.), Diocleziano esi- le circostanze de'lempi, fin dal principio
3i VES
tìeila Chiesa con molti segni esterni dimo- pre arcivescovi in pariihuf^ ^ i quali nelle
stravano i vescovi neir adunanze de* cri- corti cattoliche hanno la precedenza su-
stiani e pel luogo ove sedevano , e per gli altri diplotnatioi: ^V fi iter nunzi apo*
qualche oinameulo e della sede e della sono di più recente istituzione, e
stolici
persona, e per altre esteriorità, l'eminen- pare dal XIV secolo, per lo più anch'es-
za del loro grado e della loro divina au- si insigniti del non
titolo arcivescovile,
torità. Nelle lettere di s. Ignazio, in tut- però nelle almeno per
corti acattoliche, '

ti gli scritti de'Padri apostolici, in s. Ci- l'ordinaria consuetudine. Anticamente


priano, e presso lutti Padri è sì racco- i e sino da* primi secoli i Papi dichiara-
luandata e inculcata a tutti i cristiani rono loro P^icari in varie regioni di-
r ubbidienza a' vescovi perfettissima , e versi metropolitani, talvolta con autori-
dovuta riverenza; che
l'onorarli con ogni tà di nominare i vescovi delle loro pro-
iiiuno senza aver letto
le opere citate, pò» vincie ecclesiastiche. Egualmente in ser*
Irebbe immaginare l'espressioni fortissi- vigio della Sede impiegano Papi mol-
s. i

me che vi si adoperano a quest' inten- ti vescovi e poi gli elevano al cardinalato,

dimento; e in quale orribile e funesto a- donde di frequente sono sublimati al su-


spedo si rappresentino le mancanze a premo Pontifical.oj notando a'ioro arti-
questi doveri. Il disubbidire a'vescovi, e coli le particolarità inerenti. Gli ecclesia-
lo sprezzarli è un disubbidire a Gesù Cri- stici secolari e regolari ed anche i laici
sto, e disprezzar lui. La Chiesa ne'primi rispettivamente, devono al vescovo ub-
tempi riputava dovere essenziale d'ogni bidienza e rispetto. Il vescovo deve ave-
cristiano l'esser persuasissimo di questa re in tutte le chiese, esenti e non esenti
gran massima. Fra le molte distinte e- della sua diocesi , il primo luogo. Nelle
slerne dimostrazioni di rispetto e di rive- funzioni del vescovato, il vescovo ha nel-
renza, de'primi cristiani versoi vescovi, la propria diocesi la preferenza su tutti
eravi quella che recandosi alla chiesa per gli altri arcivescovi e vescovi, sebbene cia-
gliUffizi divinif evano in segno d'onore scun vescovo debba rendere certi onori
accompagnati da' preti e da' diaconi. E a'vescovi e arcivescovi che trovansi di pas-
dovere A dimostrare con qualche segno saggio nella sua diocesi. Fuori di questo
visibile l'interno rispetto, verso chi per caso, cioè i vescovi fuori della loro dio-
ordinazione divina dev'essere rispettato. cesi, seguono per la preminenza l'ordine
Le onoranze che si rendono agli ecclesia- e l'anzianità delle loro promozioni, co-
stici, e massimamente a'vescovi, sono or- me più volte decise la congregazione de*
dinate da Gesù Cristo, e per ispirilo di riti. Ma Roma, nella Cappella pò a-
in
religione si debbono rendere loro da tut- tificia^ essendovi ammesso l'Episcopato
ti cristiani con esaltezza. Insomma, la
i con tale norma, sia nel sedere, sia nelle
grande venerazione professata dagli an- processioni, sia nel rendere Ubbidienza
tichi cristiani pe' vescovi, e le maniere e* (^.) al Papa, qualora il vescovo appar-
sterne umilissime, onde la dimostravano, tenga al collegio ì\q f-^escovi assistenti al
diede occasione a' gentili di sospettare, soglio pontifìcio (^.), la precedenza ha
ch'eglino adorassero i vescovi, come ado- luogo non dall'epoca della consagrazione
ravano il vero Dio; giacché essi adorava- al vescovato, ma dal grado arcivescovile,
no i loro imperatori, come adoravano i e dall'epoca dell'ammissione al collegio
loro Dei. Da'suprerai Gerarchi sempre fu- sia per atto possessorio, sia per nomina
rono onorati i vescovi in ogni maniera, di breve apostolico. In tale articolo dissi
come sono andato dicendo, con gradi eie- ancora quanto riguarda l'Episcopato nel-
Tati di Apocrisari^e poscia d'i Nunzi apo- la cappella pontificia. Quanto al vescovo
stolici, e questi ultimi per lo più sem- forasliere che recasi nell' altrui diocesi,
VES VES 33
rammenterò prima, che Papa s. Lucio I zione della conferenza diCarlagine, si nar-
del 2 55 ordinò ad esempio del prede- ra che fra'vescovi tanto cattolici che do-
cessore s. Evarislo, che due preti e tre natisti, I vescovi nella propria chiesa da-
diaconi accompagnassero da per tutto i vano la preminenza del luogo al vesco-
vescovi ,
per servire di testimoni della vo forastiero; imperocché essendo stato
loro \\la; e che Sìncello si disse quel- (F .) preposto in quel concilio da'cattolici, per
che dormiva nella stessa
l'ecclesiastico temperamento pacifico , che lasciando i

stanza del vescovo, convivendo con lui, donatisti lo scisma, nelle città ove fosse
ed avendone molli il patriarca di Co- qualche vescovo del loro partito, vi po-
stantinopoli, ili." di essi chiamavasi Pro- tessero rimanere nel tempo slesso due ve-
tosincello (f^.). Il concilio di Toledo del scovi finche uno non fosse morto, è det-
633 ordinò ed a'preli di aver
a' vescovi to: Poterli unuscjuisque nostrum hono-
de'sincelli, cioè persone di vita esempla- ris sibi socio copulato, vicissim sedere e-
re che doraiissero nella stessa loro came- minejitiunt, sicut peregrino Episcopo j'u-
ra. Papa s. Sisto 1 del i32 stabilì che i ata considente collega. Trovo nella Di-
vescovi chiamali a Roma e tornati nel ploma ticapon tifici a. d e n ,ch e q u a n-
I IM a r i i

vescovato, non vi fossero ricevuti senza do i vescovi venivano chiamati a Roma


presentare al popolo le lettere dette ca- da'Papi colle o presso
lettere 2><3c/or/'e,
noniche o Formate^ colie quali significa- di loro o pe'concilìi, erano alimentati nel
vansi e l'unità della fede, e il mutuo amo- viaggio. da'fedeli, e forniti anche delle spe-
re fra capo e le membra della Chiesa,
il se occorrenti, se ad esse non sopperiva
e servivano purea rassodare l'unità del- l'imperiale generosità. Però le caritate-
la stessa Viaggiavano gli antichi
fede. voli accoglienze fatte da'fedeli a que' ve-
vescovi, e portando seco ìass.Eucarisnaf scovi, erano spontanee. Discorre il Sar-
ne derivò l'uso de'Papi della ss. Enea' nelli nel t. 4> leti. 52 : Come il vescovo
ristia che precede i Papine viaggi ( F.). Il forastiere debba esser trattato dal dio-
Eerlendi Delle Ohblazioni all' aliare^
, cesano j e di altri trattamenti. Colla mag-
p. 94, ne riporta gli esempi. Il vescovo giore umanità e cortesia possibile, poiché
di Trento s. Vigilio del IV secolo, viag- nel can. Episcopi e nel concilio 4-° ^^
giando con Giuliano prete, ed fratelli i Cartagine si comanda: Episcopi si causa
Magoriano e Claudiano, giunti a Randi- visitandi, ad Ecclesiam al terius Episco-
no, lutti i fedeli l'incontrarono, e da lui pi venirenty in grada suo suscipiantur.
ricevettero 1' Eucaristia che portava. Si Indi dimostra l'Episcopato il grado più
ha pure che ne'viaggi portassero l'Euca- sublime nella Chiesa in quanto all'ordi-
ristia, s. Birino vescovo di Dorcester , e ne, benché rispello alla dignità i Cardi-
s. Massimiano vescovo di Siracusa. Rac- nali siano maggiori. Dice pure il ricor-
conta s. Girolamo, di s. Esuperio vesco- dato concilio: tam ad verbumfaciendum,
vo di Tolosa, Corpus Domini canisiro vi' quam ad ohlatiouem conseórandani in-
mineo, Sanguine portai vitro.ChePio FI vitentur. Quindi Papa s. Aniceto, essen-
e il regnante Pio IX ne\ \ovo Viaggio in do venuto in Roma s. Policarpo, l'invi-
tempo di tribolazione portassero indosso tò a celebrare la messa. Prescrive il Ce-
la ss. Eucaristia entro una pisside^ lo no- remoniale de* vescovi nel lib. i, cap. 4-
tai in più luoghi. Il Buonarroti, Osserva- Proptcradvc ninni alterius Episcopi^ non
zioni sui vasi antichi di vetro , p. io4, cessabit obire sua munia, nec relinquet
parla del costume di dare in alcune par- sua insigniaj licet in caeteris honorijice
ticolari funzioni il posto più degno al no- eum tractarCy et recipere debeat^ de do-
vizio e al forastiero, oltre molte altre di- mi ponet eum a dextris^ secus extra do-
mostrazioni di disliuzioue. iNella descri- mas. V abbondare io cortesia e uma-
VOL. xcvi. 3
34 *
VE S V ES
nilà, Tapprovò pure la congregazione de* tà e convenienza da praticarsi fra gli ar-
8. rili. E con ragione, perchè se il vescovo civescovi e vescovi, ed i presidi, gover-
deve esser cortese co'propri preti in casa natori e vice legati , nello slato ponlili-
sua, tanto più dev'esserlo fuori di essa ciò. Circa il ri-^pello dovuto da* sovrani
con un suo pari, essendo i vescovi fra- a'vescovi, e quale dovea essere, il p. Ta-
telli, e per tali debbono trattarli cardi* i magna racconta in fine del ca[)0 ultimo,
naii (come ordinò Leone X colle bolle: Origine e prerogative de* Cardìnali^quan-
Superna e: Dum in Ira). Toccava al vesco* lo Leonzio vescovo di Tripoli di Lidia ri-
'vo diocesano andare a ricevere ilforastie- ferisce di sé medesimo, e Suida il confer-
re, mas. Agostino prevenne Forlunio ve- ma.»* L'imperatriceEudossiaoEiisebia fa-
scovo donatista, in riguardo all'antica età stosa consorte di Costanzo augusto, bra-
di lui. Nel Concilio essendo slato s. Ful- mando ardentemente di conoscere Leon-
genzio vescovo di Ruspa, col consenso di zio, Io fece a sé chiamare, ma protestos-
tulli i Padri, anteposto al vescovo Qnod- si nel tempo stesso di non volerlo né in-
villi' De US, che diceva spettargli ili.** luo- contrare alla porta della camera impe-
go e poi ne dolse. Per questo s. Ful-
se riale, né inchinare il capo per ricevere
genzio pregò Padri a permettere nel fu-
i l'episcopale benedizione, come praticato
turo sinodo che il precedesse Quod-vult- avea con Porfirio vescovo di Gaza l'altra
Deus: ed iPadri ammirando tanta cari- imperatrice Eudossia (la quale sedendo
tà e umiltà l'esaudirono. Era costume sul letto , quando lo vide con Giovanni
sino dal tempo degli Apostoli, che chi al- di Cesarea suo metropolitano, fu la pri-
bergava alcuno in casa sua^ 1* accompa- ma a salutarli, con dire: Benedicite Pa-
gnasse un poco nel cammino. Il vescovo tres, scusandosi se impotente a incontrar-
dev'esser cortese anco co'ltiici, massinie li). Ricusò il sauto vescovo l'onore, che
co'principi, e l'insegna il Ceremoniale. Pa- gli si voleva recare coli' udienza della so-
pa s. Gregorio l confortava vescovi ad i vrana, e pieno di apostolica dignità cosi
evitar le lili e le brighe co'prefetli delle all'imperatrice le sue pretensioni espose.
Provincie, e cercare di vincerli colla be- Se tu vuoi che io a te venga^ osservata
nevolenza e co'benefizi; mollo giovando la riverenza dovuta a^vescovi^ io senza
i vescovi stare d'accordo co' ministri se- dubbio entrerò j ma tu scendendo subi-
colari, dalla quale buona intelligenza del- to da codesto sublime soglio, rispettosa-
ie due autorità civile ed ecclesiastica ne mente mi verrai incontro^ e sottoporrai
deriva il benede'popoli, spirituale e tem- alle mie mani il tuo capo per ricevere
porale. Quindi il Sarnelli riporta varie- la benedizione. Io sederò: tu starai in
diflcauti esempi di principi che onoraro- piedij sederai quando tei comanderò.
no i vescovij come Coslantiijo I il Gran- (Se queste condizioni ti piacciono io ver»
de, e quanto su di ciò determinò il con- rò. Dopo il parlo, l'imperatrice l'incou-
cilio di Trento , sess. iS , De Reform,^ Irò alla porla, e inchinatasi domandò la

Gap, 17. Scrisse G. B. Padano, Della pru- benedizione perse e pel figlio). Costanzo
denza tra la podestà ecclesiastica e la si strinse vieppiù in amicizia con Leonzio.
^eco/are, Bologna 1 586. Affinchè fosse os- Ma Leonzio era vescovo non uànistro
,

servato il precelto dell' Apostolo, che a della corte: era santo, non adulatore ".
tuttiìntima si diano a vicenda l'onore Osserva però il Barouio, all'anno 3^5,
dovuto, Benedetto XIV colla costituzio- che Leonzio quantunque escluso dalla
ne, Qaod Jpostolus,òe 5 maggio 74 ^> 1 i comunione cattolica, pur come vescovo
suo Bull. 1. 1, const.i8, approvò i capito- tsjnto richiese, come dovuto al sacerdo-
li decretali dalla congregazione ceremo- zio. Quanto dunque più giustamente si

niale, pel cereuioniale di reciproca civii- deve tale ossequio al vescovo cattolico?

VE S V E S 35
Ma perchè niuno pensi, soggiunge 1' an- vasi a'preti prlniariij \ quali erano in-
nali.sta_, che sacercloli di Dio si usurpi-
i oltre i principali elettori del nuovo ve-
no dovere somigìianli onori, ba-
oltre al scovo, e vi venivano essi stessi per lo più
sii far menzione del giudizio divino, di- promossi^ come a tutte le altre dignità
mostrato quando non degnando l'impe- primarie. A'concilii generali interveniva
ratore Valenliniauo I di levarsi in piedi qualche membro del presbiterio o come
all'arrivo di s. Martino vescovo di Tours, compagno ambascia-
del vescovo, o qual
uscì dalla sedia imperiale fuoco^ il quale tore della sua chiesa. Non pare affatto
non ptue lo costrinse a levarsi e andargli che nel presbiterio avessero luogo par- i

inconlroj e sottoQ)eltere il capo alle nia- rochi; e dopo il Tamagna, più didusa-
ni di lui, ma ancora a getlarglisi a*piedi. niente ciò sostenne il Nardi, De' Parrò*
Altre parole sui vescovi foraslieri che de- chi. Le dignità non precedono il vicario
vono essere onorati dal diocesano, le di- generale del vescovo, bensì nell'assenza
rò più avanti , nel riferire alcuni cenni di questo la i.* dignità fa le funzioni pri-
sulle funzioni vescovili fuori della pro- marie. Il capitolo dà il consenso per l'a-

pria diocesi, e verso il fine del § Vili. lienazione de'beni della chiesa, ha deju'
J dignitari, i canonici e prebendati della re la limitazione col vescovo nella prov-
chiesa cattedrale sono obbligati, non ex visione de'benefizi e canonicati della cat-
urhanitatCy sed ex debito^ ad accompa- tedrale, quando non vi sia contraria con-
gnare il vescovo quando va alla chiesa suetudine; interviene al sinodo diocesa-
per celebrare pontificalmente e quando no, potendolo rappresentare uno o due
ritorna al suo palazzo. Nelle altre occa- canonici; nella sede vacante o impedii?»
sioni, un certo numero di di-
basta che ha piena giurisdizione, deputando il vi-
gnitari e d» canonici lo vadinoa riceve- cario capitolare e l' economo, e visita la
re alla porta della chiesa e lo accompa- diocesi per mezzo del vicario. Quanto al-
gnino quando si rilira. Di già quanto ri- la giurisdizione col vescovo, ed in quali
guarda la superiorità de'vescovi sui pre- casi, e qual suppellettile sagra sia tenuto
ti,ragionai nel § Il di questo articolo, sojn ministrare alla chiesa, può vedersi il

mentre in quello di Vescovato e ne' §§ De Luca, // Vescovo pratico. L'Andreuc-


111,IV, V, VII descrissi ciò che appar- ci poi uaWdk Ilier a rchia Ecclesiastica yitiì'
tiene a' vescovi ed a* capitoli, l'antica lo- ne proposito nel § X: De tuenda pace,
ro vita comune, AeX Presbiterio vescovi- et concordia iiiter Episcopiun, et Capi-

le esistilo sin da'primì tempi della Chie- taluni. Le principali notizie de'capitoli,le
sa, a cui successe il capitolo. Di che trat- riportai descrivendo le cattedrali, alcuni
ta ancora Tamagna, Origine e prero-
il godendo la reciprocanza dello stallo ia
gative deCardinaUy cap. 3, De Canoni- coro, se i canonici d'una cattedrale si re-
ci, cioè i seguenti argomenti. Il presbite- cano in altra. —
vescovo indossa tutte
Il

rio vescovile esistente fin da'primi secoli le Presti sagre degli ordini inferiori, per-

della Chiesa; Tomassinie Muratori il con- chè riunisce in sé il potere di tulli; ed


fessano. Incarichi del presbiterio episco- ha il diritto di portare l'insegne della sua
pale. Senza il suo presbiterio non poteva dignità, e gli altri ornamenti vescovili.
il vescovo amministrare i beni della sua Osserva s. Tommaso, che essendo gli a-
Chiesa. Non battezzare solennemente, non bili sagri come simbolo del grado de'mi-
riconciliare i penitenti, non conferire gU nislri ecclesiastici , ed essendo i vescovi
ordini. Il presbiterio inoltre istruir do- superiori agli altri nel grado, con autori-
i parrochi, e consigliare assiduamen- tà per esercitare varie funzioni spettanti
b il proprio vescovo. Questi o morto, o al grado loro, perciò anche le vesti pon-
Ivea tificali di essi souo diverse, uelle quaii so-
36 VES VES
no parimente sopra gli allri privilegiati. che io descrissi a*luoghiloro,e poi passa a
Anche oe'pt'incipi secoian,la dignità vie- fare il simile del sacerdozio de' cristiani
ne espressa dal modo di vestire, con par- d'ogni grado della gerarchia ecclesiastica,
ticolari vestiwenta a niun'altra persona di cui fu ombra e immagine quella del
inferiore concedute: così il re usa il man- Testamento vecchio. Osserva il Buonar-
tOj la corona, lo scettro, insegne indica* roti, che greci per lo più rappresenta-
i

tive della dignità superiore a' popoli a rono nelle loro pitture vescovi vestiti i

quello soggetti. Innanzi di accennare gli della dalmatica, mentre latini sovente i

abiti prelatizi, eie vesti e ornamenti ve- gli hanno Hgurati vestiti colla penula ossia
scovili^ fa d'uopo dir prima del segno che pianeta antica più ampia dell'odierna.
ivescovi hanno nella persona, cioè della Notò poi, che la dalmatica fu più in isti*

Tonsura o Chierica (V.) del sagro loro ma della penula, per averla Papi con- i

capoj nell'antichità delta corona, a mo- cessa per privilegio specialissimo anche
tivo che radevansì gran parte della testa, a'vescovi, il che della pianeta non si leg-
che primilivicrisliani solevano nomina-
i ge. Le antiche vesti usuali de*vescovi era-
re con venerazione parlando co* vescovi, no il rocchetto, la tonaca senza maniche
o pregandoli d'alcuna cosa, o scongiuran- ovvero una veste sciolta, sulla quale si
doli per ottenerla, esclamando ^er CorO' sovrapponeva, e su quello il birro lacer-
nani vestram. Pregevoli erudizioni ci die* DO o Mozzetta, usato in Africa anco da'
.'
il Sarnelli, nel t. r, colle lett. i e* e 1 1 preti, ma men prezioso di quello de've»
Della canonica Chcricale Coronale qua- scovi. Ma senza altro si venga a ricorda-
le esserdovrebbe. Era più grande dell'o- re del vescovo, i suoi abiti civili ecclesia-
dierna, come quella d'alcuni religiosi, e stici e sagri, e ornamenti, in corsivo sem-
quale dal principio della Chiesa costuma- plicemente riferendone i nomi, lutti a-
rono i Papi sino al XVII secolo. Di più, vendoarticoli, oltre alquante parole che
giurandosi e facendo preghiere a* vesco- aggiungerò, ed il notato in questo nel §
giurava e supplicava loro colia ri-
vi, si 111 e nel § IV precipuamente; pe' vescovi
verente formola Per vestigia tua: Per
: religiosi dovendosi tener presente il de-
vestigia reverenliae i^e.9/rtìfe.Ne offre esem- scritto nel § VI del presente aiticelo. Il

pi lo stesso Sarnelli nel t. 4, leti. 52, da* Cappello de vescovi ha il fiocco di seta
quali si trae come tenute venerabili le verde, ed io quell' articolo dissi che lo
vesligie del vescovo. Nello stesso t. i^lett. conservano sempre, e chi di essi v'intar-
19, DelC abito chiericale, produce ca- i sia l'oro, per la concessione notata nel
noni de'concilii che prescrivono le vesti voi. LI, p. 3oi, quanto a'patriarchi. No-
usuali di lana, vietando 1* uso della se- terò che il Reggente della Cancelleria
ta, e questa apparisce pure interdetta a' apostolica (V.) gode il singolur privile-
Vescovi, che soltanto dovrebbero vestir di gio di usare al cappello la fittuccia e il

lana o di cammellotto. E nel t. 2 , lett. flocco di seta verde, come i vescovi, il

28 , descrive il Sarnelli: Della forma che ripelei nel voi. LXVI, p. 79; anzi
d'alcune ecclesiastiche vesti ^ somiglianti lo godeva pure {'Uditore delle Contrad-
a quelle degli antichi romani. Il p. Bo- dette (F.), altro prelato del medesimo
na uni. La Gerarchia ecclesiastica con- tribunale apostolico, ed ancor vivono
siderata nelle vesti sagre e civili, usate di quvilli che con tale ornamento vi-

da quelli li quali la compongono, espres- dero incedere per R.oma mg/ Giacomo
se e spiegale colle immagini di ciascun Gualdi ultimo uditore, morto nel i825.
grado della medesima, comincia dal de- Usano inoltre i vescovi il Collare eoa
scrivere le vesti e ornametiti sagri del fodera di saia o seta paonazza. La Sot-
sacerdozio degli ebrei, ordinali da Dio, tana di saia, di panao di seta paonazza,
VE S VES 37
nel quale articolo riparlo deirabito tala- rale. L'uso della mitra fu concesso anche
re, che si compone appunto della sotta- ad altri prelati minori, ed una dell'ulti-
na e del Mantello j e nel voi. LV, p. 1 5o, me concessioni è quella di Pio Vili, che
descrivendo V abito del Prelato, ripro- colhvG\Q Sacrar iim itisigniiun, Ae* 1^ set-
dussi il decretato nel i85i d'ordine del tembre i83o, Bull. Roìii, cent, 1. 18, p.
Papa che regna per l'uso delle vesti pre- i44» accordò la mitra vescovile nell'ec-
latizie nella vita privata, cioè soltana al clesiastiche funzioni al priore del mona-
modo ivi descritto, Fascia di seta pao- stero di s. Lorenzo de* girolamini della
nazza , e ferraiolone o mantello pari- vdla d'Escoriai in Portogallo, entro i lì-

mente di seta paonazza. Diversi vescovi miti di sua giurisdizione. Il Pallio è in-
usano il di saia nera o paonazza,
mantello signe ornamento ecclesiastico e pontifi-
e nell'inverno mantello o ferraiolo di
il cale, dalPapa concesso a*patriarchi, pri-
panno paonazzo,anche filettato con picco- mati, metropolitani, e per privilegio ad
la trina d'oro. Il Rocchetto^ veramente te- altri vescovi, e si usa sulle vesti pontificali
nuto per veste sagra, oltreché civile. La in segno di giurisdizione, fermandosi eoa
panno
iJ/^«Ze//eW^7,e la/1/ozze^^rt di saia,di 3 Spilloni: ne riparlai nel voi. LXXXf,
o di seta paonazza (che V Arcivescovo o me- p. 38 , ed il Sarnelli ne ragiona nel t,
tropolitano può usare la roozzetta anche 7, lett. 26: Del Pallio arcivescovile. Sì
in tutta la sua provincia ecclesiastica, ed formano colla lana degli agnelli che si
eziandio ne'iuoghi esenti , lo notai nel ri- benedicono nella chiesa di s. Agnese fuo-
cordato articolo; non ponno portarla i ri delle mura nella sua festa (dall'abba-
coadiutori, come avverte il Magri). La te della contigua canonica de'canonici re-
mozzetta è il compimento dell'abito del golari Lateranensi, o dal cardinal titola-
vescovo massime fuori d'Ita-
in diocesi, re della chiesa, come neh 853, al modo
lia. Perciò non adoperano la mantelletta, riferito a p. 70 del Giornale di Roma),
se non percoprireil roccheltoavantiii Pa- ma pegli ultimi nobilissimi restauri, in-
pa o un cardinale, se si recassero nella sua dicati nel voi.LXXXll, p. 2 38, riporta
diocesi. Quindi fuori di essa incedono sen- il n.i8 dell 856, fu fatta la benedizione
za mozzetta, principalmente in Pioma.Le in quell'anno de'medesimi agnelli nella
Calze di seta paonazza. Lq Scarpe òì^eX- chiesa di s. Agtiese al foro agonale. Nella
le nera con fibbie d'oro^ o dorate o d'ar- messa solenne pontificala da un abbate
gento. La Cappa de*prelatlè l'usata da' de' canonici regolari Lateranensi, coll'as»
vescovi, di saia paonazza, foderata di se- sislenza di questi in coro, eseguì la be-
ta chermisi e nell'inverno di pelle d' ar- nedizione degli agnelli. La solenne bene-
mellino. Sono le Festi sagre, ed i sagri dizione de'pallii la stabilì Benedetto XIV,
ornamenti e insegne vescovili. La Mitra dopo i primi vesperi della festa de* ss.

de'vescovi è proprio loro distintivo, per Pietro e Paolo. Prima di tale epoca tro-
cui quando fu concessa agli Abbati ne vo nel n. I 1
79 del Diario di Roma del
fecero gravi lagnanze, e particolarmente I 725, che Benedetto Xlll nel 2.° giovedì
si oflesero, perchè ne'sinodi noneravi piti di quaresima, recitate le Laudi nel coro

distinzione fra vescovi e abbati; ed è per- della basilica Vaticana, si porlo alla Con-
ciò che Clemente IV del iQ^ ordinò che
i fessione de' ss. Apostoli, ove colle solite
gli abbati esenti portassero ne'sinodi le ceremonie benedì molli palili arcivesco-
mitre semplici bianche, e lasciassero a' vili, portandoli poi egli stesso in un graa
vescovi le mitre di lama d'oro o d' ar- bacile e salmeggiando sulla tomba di s.

gento, ricamate e gioiellate, e anche or- Pietro. E siccome talvolta il pallio vie-
nate con cerchi d'oro a guisa di corona ne imposto dal Papa, in ciò fare Bene-
a quelli che esercitavano siguuria tempo*. detto Xlll nel 1726 col cardinal Po»
1

38
ligoac arcivescovo crAiicli,
VE S
donò tre gli
VES
scovidi portare la Crocetta pendente dal
1
preziosi spilloni per fermarlo. \J Anel- collo sìa antico^ sopra le vesti comuni e
lo ihl vescovo y il quale anticntneiile se ordinarie, diversa essendo l'altra che si

ne serviva di Sigillo^ e con esso sigil- prende nel celebrare i pontificali, ma re*
lava il s. Fonte ballesìmalc dal princi- sta coperta dalle vesti sagre. Benché il ce*
pio di quaresima sino al sabato santo; le remoniale de' vescovi ristampato nel 65 i

professioni di fede che in iscritto faceva- non fa menzione della Croce pettorale u-
no i neofiti, ed anche le lettere pubbli- suale, tuttavolta é certo che i vescovi in-
che. Osserva il Sarnelli, l. 6, leti. 59, che tervenuti neir869 al concilio generale di
Tertulliano, De fiiìe^ cap. 3, si meravi- Costantinopoli l'usavano, tranne (juelli

gliò dell'uso di portare l* anello nel 4'° orclmatida Melodio eisnazio.eche avea-
«Ilio della mano, perciò detto anulare; e no comunicato con Fozio, il quale in es-
questo praticarsi a coronare il
4-*' dito, so fu condannato. Però avendo tali ve-
eh* è il più ozioso e inutile. Imperocché scovi dato hbelli della penitenza e do-
i

ili. "spinge, il 2." mostra, il 3." appoggia, mandato perdono al sìnodoyit/iposuit su-
il 5.** siringe, il 4-° """ ^^ nulla; e pure per colla nostra Enculpiuni, cioè la cro-
tanluiii gemmai iiiiL habet^ quoti gemma- cetta pettorale. Il Magri nel vocabolo En-
ium esse non debet. Al the lisponde il colj)ium, lo spiega Crocetta con reliquie
Sarnelli ciò si fece acciò il suggello fosse che sogliono portarci vescovi attaccata al
immune d'ogni lesione; ed essendosi poi collo, e significare ancora qualsivoglia
introdotto \ Anello di onore, anch' esso Reliquiario portatile. Tale voce derivare
si porta nel 4-° dito. Certo è, che i vesco- forse dal greco verbo EnxolpizOy ossia
vi usarono a portarlo nell'indice, ch'era contenere in seno, perché si porta conti-
il dito di mezzode'3,co'quali anticamen- nuamente al colto e perché in essa si con-
te si benediceva, benché quando si cele- tengono ss. Reliquie. E riferendo le paro-
brava, si passava al 4-° dito della destra. le latine, poi riprodotte dal Sarnelli, do-
L* antiche patenti erano senza soltosci i- po la parola Encolpiuni^ aggiunge: idest
zinne del vescovo, ma col sigillo, perché Cruceni cumpretioso Lignovd Rcliqniis
iu quelle cose che spettano all'unìcio del suspensani ex collo Lnperatoris, et Epi-
vescovo, il suo sigillo si sliraaauleutico, e scoporum. Si fa pure altrove menzione
le lettere del vescovo fmno fede come «lei vocabolo, cioè negli atti del concilio
pubblico istromento. Il Bacolo o Pasto- d'Efeso del 43 1 lìlittimus Encolpiuni
:

ralCj segno della spirituale autorità del aureumy cujus una facies crystallum in-
vescovo. La Croce pelloraley^'i porta pen- clusavi^ a Itera pietà nigella, et intus ha-
dente dal collo, ed appesa ad un cordo' bet alterum Encolpium, inquo sunlpar-
«e di seta paonazza o verde intarsiato d'o- leshonorandi Ligni in figura Crucis po-
ro, o da una collana d'oro; si porta sco- sitae. Uno di questi reliquiari Niceforo
perta e da per tutto, anche innanzi al Pa- patriarca di Costantinopoli mandò a Pa-
pa, pel dichiarato nuovamente verso il pa s. Leone HI del 795. Viene anco chia-
fine del g i V del presente articolo, onde mato Philacterium, Cri/x pectoralis.Sui
eliminare la quasi generale erronea con- vocabolo Filaiterie si può vederne l'ar-
suetudine contraria , cioè di portare in ticolo. Narrai nel voi. XII, p. 240, aver
vista il cordone e la collana , e nascon- donato Gregorio XVI aila basilica Vati-
dersi in petto la Croce. I cardinali del- cana uno di delti reliquiari, cioè una te-
l'ordine de'preti l'assumono nel vestirsi ca d'oro fatta in forma di trittico^ colla
de'paramenti sagri, e se vescovi, conti- reliquia della ss. Croce, la quale si crede
nuano sempre n portarla. Il Sarnelli nel portasse in petto Costantino I nel tempo
t. 6 scrisse lu lelt. 28: Se V uso de ic- di guerra. Ilipigliaudo il Sarnelli , egli
V ES VES 39
ripele col Tìaronio, che V Encolpiuni eiM Sponsi loco Chris ti. Archiepiscopi Pal-
insegna de' vescovi, talché col rimettersi liuin habent in sigiium privilegialaepole'
ai colio era restituita la tolta dignità del statis, significat enìm portantes aureani,
sacerdozio, e vi si racchiudeva del legno quam solebant legitirne ccrtantes acci-
delia ss. Croce, o delle reliquie de'Sauti, pere. Episcopus auteni Festibus mini'
come al presente si fa colle Croci petto* st rerum est in Episcopo, sicut in origi-
rnli. Si portava continuamente attacca- ne. Agli arcivescovi e ad alcuni vescovi i
la al collo. Parla ancora della Croce pet- Papi concessero il privilegio di farsi pre-
torale usala da s. Gregorio I del Sgo, di cedere dalla Croce astata. Dice il De Lu-
sottile argento con entro il legno della ca, i metropolitani l'inalòerano anche pri-
vera Croce, dopo la sua morte venerata ma della consagrazione, ne'casi permessi,
con gì aridissima divozione nella sua festa ovvero quando per commissione apostoli-
con riverenti baci. Sono sagre vestimen- ca visitala provincia, ovvero che la cogni-
ta vescovili, oltre altre comuni al sacerdo- zione della causa ad esso spettante iti
zio, la Pianeta^ la Dalmatica, la Timi- grado d'appellazione, ricerchi la sua pre-
ctlla^ il Plvialcy il Grembiale^ Guanti i senza, con casi simili a'quali si adatti la
(uno de' più antichi esempi de* guanti medesima ragione. INel passaggio d* un
usati da' vescovi, lo trovai in s. Mauro arcivescovo per altra diocesi, non appar-
vescovo di Feroiia nel VII secolo), i tenente alla sua provincia ecclesiastica, il

Sandali colle proprie Scarpe dello sles- vescovodiocesano soltanto per civiltàsuo-
so drappo e colore ecclesiastico. Il Sar- le invitarlo a esercitare questo o altro at-
iielli, t. IO, leti.
77, dice che insegna s. to giurisdizionale. Sogliono i vescovi de-
Toaimaso, vescovi avere 9 ornamenti
i corare il proprio Stemma con farlo so-
sopra i sacerdoti, cioè le Calze, i Sanda- vrastare dalla Croce astata latina: quelli
li, il Succinforio (^^.), la Tunicella , la che sono patriarchi e arcivescovi, titolari
Dalmatica, la Mitra, i Guanti, l'Anello^ o di giurisdizione, o che lo furono, ancor-
il ^rt6o/o, perchè
9 sono le cose ch'essi pos- ché cardinali, usano farlo sovrastare dal-
sono far sopra sacerdoti; cioè ordinare i
i la Croce greca, ossia con due sbarre, in-
Chierici, benedire le P' ergi ni, consu^vai e ventata dall'orgoglio orientale, e perciò
i imporre le Mani, dedicar le
Pontefici, impropria della Chiesa Romana pel da
Basiliche, deporre gli Ecclesiastici^ cele- me replicatamenleavvertilo ne'Iuoghi ri-

brare Sinodi, fare il Crisma, benedire


i IV del presente articolo, di-
cordati nel §
le iresti a consagrare i P^asi sagri pel di- cendo che Gregorio XVI la rigettò per
vin ministero. I misteri poi di tali orna- consagrare 4 vescovi cardinali, conosciu-
menti sono: i.PerCaligas significatur re- tane la derivazione. Cosisi astenne ado-
ctitudo gressiaun}2. Per Sandalia,quae perare in Pietro quel segno che avea
s.

pedes tegunt, coniemptus lerrenoruni. 3. usato in Paolo per altrui imperizia.


s.

PerSuccinctoriuni,(juoSLola ligatur cuiii La verità sempre si deve dire, altrimen-


Albu, amor honestatis. 4. Per Tunicani ti si tradisce la Storia. Effetto della giu-
perseverantia. 5. Per Dalmaticani, lar- risdizione ancora si dice ne' vescovi il di-
gitas in operibus misericordiae. 6. Per ritto della preminenza della Cattedrale'
Chirothecas, cautela in opere. 7. Per Mi- scovile, ossia delTrono elevato, volgar-
tram, scientia utriusque Testamenti, un- mente appellato Baldacchino, come pre-
de et duo cornua hahet. 8. Per BacU' tende iuesattamenle De Luca, prendendo
lum^cura Pastoralis juxtaversum: Col- una parte pel tutto; e il tappeto o strato,
lige, sustenia, s timida : vaga, morbida, olire il Faldistorio^ sedia minore , che
lenta. 9. Per Annulum, Sacramenta fi- ado[)erano nelle sagre funzioni. Avverte
da j Episcopi enimsufit quasi Ecclesiae il De Luca, che se gli abbati mitrali e
4o V ES V ES
altri prelati inferiori hanno per privi- occupava ili.*^ posto presso il patriarca,
legio r uso del baldacchino (non però o dopo il metropolitano. Nel 1699 fu sta-
in Roma, ai piti il dossello o poster- bilito, con decreto deltacougregazione ce-

gale del medesimo ), non possono rite- remonìule, che nelle cappelle pontificie o
nerlo avanti il diocesano, perchè è ef- papali, se vi è il trono del Pontefice, i car-
fetto della giurisdizione, ed il vescovo lo dinali s'incensino duplici duclu, e tripli-
concede in chiesa per particolare urbana ci quando non vi è tal trono. Si attribui-
condiscendenza al vescovo forastiere , il sce a 8. Clemente Papa del 93, l'aver or- I

quale senza sua licenza non può preten- dinato che le Sedie vescovili si erigessero
derlo. Ma deve avrre il De Luca, che ciò nel luogo più eminente delle cattedrali.
asserisce,ignorato il contrario decreto del- Indi decretò s. Urbano 1 Papa del 226,
la s. congregazione de' riti i656; ed
del che le sedie vescovili fossero alzale e or-
altro ne enìise poi nel i 706. Con essi, che nate come i troni, per dimostrare 1' au-
leggo all' articolo Trono vescovile , t\Q\ torità de'vescovi per sentenziar i fedeli,
supplemento del Dizionario di Diclich, onde furono pur dette Tribunali. Si può
compilato dal con. Ferrigni-Pisone, la s. vedere Elia Yeieì'ìfExerci tatto de Thro-
congregazione dichiarò : Che i vescovi nisyet Calhedris Pontificalìbus^ Ulmae
funzionando fuori della pro[)ria diocesi 1688. Nelle stesse cattedrali si soleva te-
non possono sedere sulla Cattedra vesco nere, fino da'primi secoli, appesi alle pa-
w/e, anche col consenso del vescovo del reti, l'immagine elostemma del vescovo.
luogo, il quale non può ad essi concede- Quanto agli stemmi e sigilli de' vescovi
reun tal ^GViua^^QyFaldistorio ntideberey d'ogni grado, dirò in generale. L'ornato
non Calhtdrani sub Baldachiniini. E- di quelli cardinalìzi e insieme vescovili è
gualmente non può il vescovo in parti- il cappello, sotto il quale devono figurar-
bus sufiiaganeo sedere sulla cattedra, ne si qualunque altre insegne, co'suoi cordo-
in quella di sua chiesa, né in quelle eseu- ni e fiocchi pendenti, cioè 5 ordini i car-
ti della diocesi, de liceidia tanien Ordi- dinali, 4 ' patriarchi e gli arcivescovi, e
narli. £ così fuori di sua diocesi. Bisogna 3 i vescovi. Se gli arcivescovi o i vescovi
tuttavia da questa regola far l'eccezione, sono siali conti, principi e signori della
osserva Ferrigni-Pisone, pe' cardinali, e loro città vescovile, sullo scudo usano an-
pel metropolitano a cui appartiene co- che la corona. Il patriarca di Venezia,
me sulFragaueo il vescovo del luogo; giac- ed i vescovi delio stato veneto, olire la
che il Cerenwniale de' vescovi, lib. i ,cap. Croce astala, lo scudo pure sovrastato a'

i3, §§4^9) ha deciso che qualunque car- lati di essa dalla mitra e dal pastorale : co-
dinale, esercitando i pontificati, possa se- sì l'arcivescovo di iVlodena. Gli arcivesco-
dere sul trono, anzi conviene che il ve- vi e vescovilombardi e del regno di Sar-
scovo del luogo glielo ceda; e che al me- degna , parimenti oltre la Croce astata,
tropolitano poi si debba ergere un altro usano lateralmente la mitra e il pastora-
trono in corna Epistolae. Dice il Sa r nel- le ; ma alcuni vescovi lombardi, come

li che il baldacchmoè parte del Trono^ Morlacchi di Bergamo , Romano <li Co-
non il trono slesso, e dice bene; e ciò in mo, Belle di Mantova, Muscettola di Cre-
quell'articolo ripetei con lui, riparlando ma ec, usarono negli slemmi la mitra in
di proposito del trono vescovile. Ed è mezzo alla Croce aitala e al pastorale. 11
tanto proprio il trono del vescovo^, che i vescovo d'Asti, come già principe della
greci chiamarono Trono
Vescovato^ il medesima, vi aggiunge la spada, cosjquel-
come notai in quesl' articolo, e ProtO" lo di Maurienne e così quello di Savona
trono ili.** vescovo d'una provincia ec- e Noli. Ma l'arcivescovo di Genova Ta»
clesiu»tica^ ovvero quel i.° vescovo che diui,diveuuto cuidiuale, usò la sola Cru-
VE S VES 4i
ce doppia. Gli arcivescovi francesi, ancor- scovi, per privilegio apostolico, molle pre-
ché cardinali, ordiuariaraenle usano la rogative vescovili, oltre i cardinali, al-
Croce doppia sugli slemmi, il manto, la massime Nullius Dioecesisy ed
tri prelati,

corona, e 5 ordini di fiocchi neVIne lati, anchede'prelati inferiori. Giovanni XXII


non però la mitra e il pastorale. I vesco- nel I 3 6 concesse a'frati minori, per l'e-
1

vi francesi non sogliono porre la Croce sercizio delle Missioni pontificie^ V uso
sullo scudo, ma la corona, e sotto la mi* della giurisdizione quasi episcopale , in
Ira e il pastorale, dal cappello penden- que'luoghi ne'quali non si trovavano ve-
do 4 ordini di fiocchi. Mg.^ Casanelli ve- scovi cattolici; privilegio riconosciutodal-
scovo d'Aj-ìccio, ha per ornato allo scudo la congregazione de'riti a'5 aprile i 7o4>
due chiavi incrociate. Gli arcivescovi e come dimostra Lambertini, De Canoni'
vescovi dell'altre nazioni non tutti usano zalione Sanctoruni, lib. 2, cap. i, n. 4-
la Croce astala negli stemmi. Diversi ar- Già Adriano VI nel i522 avea concessa
civescovi pongono l'insegna del pallio so- agli ordird mendicanti, che nell'Ameri-
pra, dentro o intorno allo scudo. Gli ar- ca, di recente scoperta, ove non fossero
civescovi e vescovi decorati di gran cro- istituiti vescovati, o se vi erano in que*
ci, mettono la loro fascia intorno agli scu- luoghi in cui nello spazio di due diete
iVìj colla Croce equestre pendente. Alcu- non si potevano trovare i vescovi ne i

ni vescovi o arcivescovi di case principe- loro vicari, di poter esercitare la giuris-

sclie usano la corona e \\ manto. L'arci- dizione vescovile, eccettuate le cose per
vescovo di Friburgo alza la croce doppia, le quali richiedesi l'ordine del vescovo,
e sotto il pastorale, la mitra ed altra cro- per vantaggio e istruzione degl'idolalri.
ce semplice. 1 patriarchi e arcivescovi ar- Inoltre i Papi accordarono divertii orna-
meni hanno lo stemma sovrastalo dalla menti e vesti vescovili, a'cardinali preti

mitra, la quale a destra ha la Croce dop- e diaconi^ agli abbati e altri prelati, che
pia arcivescovile e il bastone dottorale di usano pontificali, a'canonici, fin anco a'
i

vertubied co'due serpi (di cui e suo signi- Sovrani: anzi accordarono ancora parie
ficalo, nel voi. LI, p. 33i mentre tale , de'propri ornamenti, come dissi nel de-
bastone è il Bacolo pastorale (ìt'^/GSco\i scriverli, con uso temporaneo o slabde.

gì ecij come dissi nel voi. XXXI I, p. i48), Nel voi. LXXX^l, p.i i 2, riportai un tra-
ed a sini>tra è il bacolo pastorale vesco- sunto del celebre decreto de's. rili, con-
vile, e l'insegna della propria diocesi, col fermato nel 1659 da Alessandro VII, sul-

quale si fa precedere alle funzioni (ed in l'uso de' Pontificali ne' prelati inferiori.
Roma non usandosi, mg.*^ Hurmuz arci- Analoga e interessante è la bolla //z Tliro'
vescovo di Sirace, invece di tal segno, usa no justitiae^ del 7 52 di Benedetto XI V,
i

altro bastone pastorale nello stemma). ch'è la Lv del suo Bullariuni^ t. 3: Su^^
Quest'ultima insegna è un bastone ter- per modo utendi indulto ponti/le a liuni
minante con pomo tornito a guisa di Capitalo et Canonicis Ecclesiae archie'
mazza e sovrastato da un globo, sul qua- piscopalis Urbinaien. Indi nel lySS Be-
le è la Croce. Circonda lo scudo il pal- nedetto XIV nella cosi, xi del suo Bui-
lio. iVella pastorale di rog."^ Nurigian ar- larium, 4> .Ad Aadientiani Noalram,
t.

civescovo primaziale degli armeni di Co- dichiarò nel § 8. » Conferendosi la ToH'


stanlmopoli, deli83o, lo stemma è com- sura e Ordini minori, si esercitano i
gli

preso nel manto, ed il pallio nel centro Pontificali;come anche la Consagrazione


dello scudo in forma di Y. Dalla mia dtì f^asi sagri, delle Chiese, dede Fer-

collezione delle Pastorali, ove sono gli gini, del Crisma j e l'amminislrazionedel
slemmi, ricavai l'esposte nozioni. Eser- sagramento della Cresima, la Benedizio-
cilaronu ed esercitano, benché uou ve- ne delle Fesii sagre e da Corporali j col-
42 \ Es VES
la sola differenza, che la collazione degli or- vangelo suole recitare un* Omelia. La
dini, e gli Hlliùalli sopraddeltijcliecoiife- Lavanda delle mani ha Juogo al modo
iendo>i dal vescovo fuori della sua dioce- riferito in quell'articolo. E bene vedere
si gli ordini senza la licenza dell' ordina- il Sarnelli,
t. 7, leti. 5: Se il vescovo,
rio del luogo, incorre, come si è detto, cliccelebra pontificalmente è tenuto re-
ì'psojure la pena della so^pcusionCy che citare privatamente i Salmi di Terza,
non incorre esercituiido gli alti sopiad- ciie tralascia, E se sia lecito dire il Mat-
delti, non essendovi legge che 1' impon- tutino e le Laudi la sera pel dì seguen-
gajancorchè, così facenilo, commetta pec- te. Non si deve intralasciare per conto al-

calo". l*io VII colla bolla Dtcet Ronta- cuno dal nuovo vescovo o nel giorno del
ìios Ponti fìccs, òe ^ìiì^Wo iSi3, Bull, possesso o dij)oi di celebrare la i." messa
lìom. coni. 1. 1
5, p. 6 1 8: Coiiflrmatio de- pontificaIenellacatledrale,uellaqual fun-
crtU S. C. R. super declarationc prhì' zione il Papa è solito concedere l'indul-
legiorum circa usurn Insignium Ponlifi- genza plenaria a tulli quelli che vi assi-

calium, quibus ex Sedis Apostolicae in- steranno. Anticamente nella messa i


.^

dallo noiinidlae dignitates gaudcnl. Co- de' vescovi si faceva loro un'oblazione.
sì rimosse molli aUisi e arbitrii insorti, Leggo nelle Osservazioni sopra un Si-
ordinando la piena osservanza del decre- g/7/o,delcan. Azoni Avog.u•o,pressoilGa•
talo da Alessandro Vii e da Beiiedelto iogerà, Raccolta d' Opuscoli, t. 4B, p.
XIV. — Altre prerogative godono i ve- p. 187. In un'imposizione generale dal
scovi nel celebrare la /Messa privala e clero di Treviso fatta in vantaggio del
ponlilìcale: in questa si vestono al Irono, suo vescovo nel i4<8, dalla quale appa-
in quella nel mezzo dell'aliare. In ambo risce di non aver voluto il vescovo accet-
hanno Palmatoria o Bugìa,
l'osO della tare oblazione alcuna nella suai.' messa
del libro distinto del Canone della Mes- da lui pontificalmente celebrata; poiché
sa^W dire invece del saluto al popolo, Do- vigeva tal costucne nella chiesa di Tre-
minus vohiscuniyV 'à\\.io riservalissimo e viso e ne fa fede il suo statuto, trai, xf,

antico loro saluto Pax P^obis, il compar- De ohlatione Presbyt. rubr. i; ma ripu-
tire la triplice Benedizione nel fine. Ne' lavasi abuso innanzi ancora che venisse
ponliQcali swW Altare in cui celebra vi dal concilio di Trento espressamente ri-
<leve essere il vii Candclliere [\\e\ quale provalo , nella sess. 22 col decreto De
articolo citandosi una lelteradel Sarnelli observandis in celebr. Missar. Per altra
da lui prodotta nel t. 4> erroneamente è era sì inveterato e generalmente introdot-
impresso vi), ed usa ì\ FiddistoriOyVe' to colai disordine, che i maggiori prelati,
stendo tulli gli abiti pontificali. Decretò nonché vergoguarsene,con maggior pom-
la s. congregazione de'rili, che quando il pa ne usavano sotto apparenza d'onore,
\escovo uflizia, il i.° canonico dignitario invitandosi da'melropolilani alla loroi.'*
e due altri dignitari, ovvero due sempli- messa i vescovi e i capitoli della provin-
ci canonici, devono assistere il vescovo, cia. Uu registro del 1 266 ci ha conserva-
oltre il diacono e il suddiacono che canta- to i nomi de'prelali, che invitati assistet-
no V Evangelo e V Epistola. Si crede aver tero alla I
."messa di Mar(|uardo patriar-
s. Clemente 1 Papa del 98 ordinalo che ca d'Aquileia, e la nota de' regali che cia-

i vescovi non potessero celebrare senza scuno gli offrì. Episcopus Tridentinus

l'assistenza del diacono. E si vuole che dedit ... Capitidum ... pede planani coo'
s. Zeferiuo Papa del 2o3 abbia decreta- pertani. Episcopus Padoanus unum ce-
to, che celebrando il vescovo tutti i sacer- reuni cooperium^ et unani cuppam sine
doti di lui vi assistessero. Il Manipolo lo (sic): p\viv\bQS ommìss'ìs. Episcopus Tri-
preude dopo la Confessione. Dopo I' E- vesinus unaiu cuppam cum pedc. Capi-
VES YES 43
tuhim dita<} tacias. iVon si vede die altri narìe nella cattedrale (oltre la festa del*
capitoli presentassero il patriarca, se non la Purificazione e la benedizione e di-
quelli di Trento e di Treviso. Narrai ne* stribuzione delle candele): la benedizio-
vol.LXl,p.2i7,LXVlll,p.i8,LXXlV, ne e distribuzione delle Ceneri e delle
p.65 e altrove, che pontificando le mes- Palme j la consagrazione dtW Olio san-
se i vescovi sovrani, solevano tenere o sul- to nel giovedì santo; nello stesso giorno
l'altare, o sulle mense laterali, o indos^o la Lavanda de' piedi a' poveri e il trat-
alcuna insegna del domìnio sovrano, co- tarli di Pranzo e servirli (come prescris*
me l'elmo, il cimiero, la spada e altre ar- se Onorio III del 1216); Tinteivento a-
mi, la manopola, la miccia accesa. Altri gli Ufjìzi delle tenebre e altre funzioni
vestivano di ferro e armati , con istivali Settimana Santa; il celebrare so-
(.Iella

e speroni. Altri facevano esplodere una leunemente nel giorno della Pasqua di
pistola all'elevazione. Fra gli altri così Risurrezione jLUWd Pentecoste^edeì Na-
costumarono i vescovi di Cahors^ Tera- talej nel giorno del s. Titolare e Protei'
vio, e Sarsi'ia (notai nel voi. LXXXV, tore della cattedrale ediocesi, ed in quel-
p. 3oo, che questo vescovato già unito l'altre festività solennizzate da'suoi prede-
a Bertinoio, nel i853 fu disgiunto, e cessori; il portare il ss. Sagramenlo nel-
poi all'odierno vescovo di Bertinoro da- la Processione del Corpus Domini^ pa-
to in aomìinistrazione a beneplacito del- rimente nella cattedrale; l'amministrare
la s. Sede). Forse alcuni vescovi, i cui a* suoi tempi la Cresima, ed altre di cui
predecessori esercitarono il principato in seguilo farò ricordo. Nota il De Lu-
temporale, tuttora per memoria nel pon- ca, che talvolta per le mentovate e altre
tificare faranno le delle dimostrazioni; funzioni^ insorgono controversie di pre-
ctrto è, come già dissi, che molti hanno cedenza e di traltameulo, [)ÌLi facilmente
conservato i titoli signorili e l'insegne ne- tra'cleri secolare e regolare, tra il vicario
gli Siernmiy e lo rilevai pure nel voi. LI, generale e la r.' dignità o il più degno
j). 280 (ove il tipografo errò la citazione canonico del capitolo cattedrale nell'assi-

«lei voi. XVUI, p. 224:deve leggersi ^54) stenza del vescovo , ed in ciò la regola
e 298, oltre la mitra e il pastorale, po- favorisce il vicario generale sopra le di-
nendovi la Spada anche y il cimiero. I gnità e canonici non parati, ma non già
saggi e i dotti disapprovano che negli soprai parati cogli abiti sacerdotali o dia-
stemmi e sigilli, anche ne' ritraiti^ de' conali quando la consuetudine imme-
,

vescovi e cai tlinali, si aggiungano Croci morabile ben giustificata non persuada
di decorazioni laicali, peggio se di piin- il contrario. Come ancora tra V Arcidia-

cipielero(lossi:ciò lamentai ne'vol.X VII I, cono o V Arciprete della cattedrale, col


p. 265, LXVI, p. 78. Dice il De Luca, presupposto, secondo l'uso più frequente
dovere il vescovo non solamente celebra- in Italia, che l'arcidiacono sia lai.*' digni-

re la I.* messa pontificale nella sua cat- tà e l'arciprete la 2.', cadono questioni
tedrale al più presto possibile dopo il suo solla prerogativa di fare le memorate
possesso e consagrazione, ma deve conti- funzioni , non precisamente pontificali,
nuare a farlo in tutti giorni prescritti i nell'assenza o impotenza del vescovo, o
dal ceremoniale e dalla consuetudine, ol- che non voglia celebrarle sebbene vi as-
tre le altre solite funzioni, con divozio- sista; ed in ciò la regola favorisce l'arci-
ne e maestà, tranne per grave e notorio diacono , se sacerdote e se non osti la
impedimento; altrimenti darà scandalo, consuetudine immemorabile in contra-
con diminuzione di aifello eslima verso rio. Le medesime funzioni sogliono dare
la sua persona, de'diocesani e altri. Ag- occasione ad alcun' altre pretensioni, le
giunge essere le funzioni pontificali ordi- qiicdialle volle producono deplorabili

44 VES VES
tia vagli e forse i maggiori pel vescovo nel gli obblighi della celebrazione delle mes-
governo dì sua chiesa, cioè sulle premi» se, particolarmente nella visita della dio-
iienze e irallamenli de'princìpi, designo* cesi; ma poi la s. Sede ciò riservò alle
li e de' magistrati secolari in chiesa. Le Congregazioni del Concilio e òeWas. Vi-
processioni qualche volta danno motiva sita, mentre al la Congregazione della R.

a controversie di precedenza Ira 'capitoli Fabbrica di s. Pietro spetta il vegliare


o cleri, tra'slessi regolari, tra 'sodalizi (de* l'adempimento de'pii legati, e quieta la
quali abbiamo il raro libro di J. 0. Bas- coscienza coll'assoluzione e composizione,
si, De Sodalitiis^ Romaei625), ed anco supplendovi de thcsauro Ecclesiae a f^a-
circa l'obbligo d'intervenirvi. J>eli.° ge- vore di chi devono celebrarsi suffragi. Le i

nere delle controversie di precedenza, il cappelle degli episcopii della città resi-
vescovo ha una grande autorità datagli denziale e della diocesi sono considerate
dal concilio di Trento e dalle costituzio- chiese pubbliche, e perciò chi vi ascolla
ni apostoliche, di terminarle con pruden- la messa del vescovo soddisfa il precel»
za soinmarianieule senza processo, e sen- to: fuori della diocesi i soli famigliari. Su
za che dalle sue determinazioni si dia di che occorre una breve digressione.
l'appellazione sospensiva; e ciò per la ra- I vescovi hanno il diritto di celebrare o far

gione che quelle funzioni non ammetto- celebrare da altri in loro presenza sopra
no dilazioni, mentre le stesse provvisio- un'Altare portatile (in quest'articolo, os-
ni apostoliche e le dichiarazioni delle s. sia nel voi. I, p. 282, col. 2, linea 3, per

congregazioni cardinalizie oihono il mo- omraissione tipografica al ///manca in-


do per terminarle; cioè si deve attende- nanzi XJy ubique locoruni extra Eccle-
re, tra'chierici secolari l'epoca della fon- siani, e meglio ancora nella cappella del
dazione della chiesa o del collegio , cui proprio palazzo vescovile. Ponno celebra-
appartengono, e lo stesso Ira'sodalizi de- re altresì , o far celebrare in un tempo
vesi attendere 1' antichità maggiore. E d'Interdetto. Quanto al riferito nel i.° ar-
Ira'regolari non la maggior prerogativa ticolo, poiché rammento di rimettermi
dell'ordine, ma l'antichità della fondazio* agli articoli che senza citarli vado indi-

ne della casa religiosa, ancorché d'un me- cando in corsivo, per le nozioni relative,
desimo istituto; e l'incedere di essi dev'es- trovo bene di aggiungere. Nel libro Del-
sere sotto una medesima Croce o sten- la santa Messa, ristampato nel pontifi-
dardo, cioè del pili antico, e cosi rappre- cato del suo autore Benedetto XI V, nella
sentano un solo corpo formale diviso ia sez. 2, cap. I, si dice parlando degli Ora-
più materiali. Fin qui il De Luca. Avver- /om dou»estici o privali, quanto pure in
te il Sarnelli, nel suo Lume a principìan- quest'ultimo articolo ho riferito. Che il

tii p.175, che nell'altare, nel quale ha concilio di Trento tolse a'vescovi e ad al-
celebralo il vescovo non è .lecito cele- , tri ordinari la facoltà di poter concedere
brare nello stesso giorno ad un altro sa- l'erezione degli oratorii privali nelle ca-
cerdote. E nel t. 8, lett.i6, Ivattà: Del- se per la celebrazione delle messe, restan-
la Messa votiva prò re gravi, quando si do però illeso il privilegio de'vescovi di
possa celebrare e se il vescovo possa
y
poter avere nelle loro abitazioni l' orato-
celebrarla senza solennità. Dice potersi rio privato, e di potere in esso celebra-
celebrare nelle feste di rito doppio, fra re e far celebrar la messa, cioè l'uso del-
Tollave privilegiate, e nelle domeoichgj l'aliare portatile o /Vc/m consagrata. Per
eccetto di Pasqua e simili. E che il ve- le successive provvidenze pontificie, i cui
scovo nel celebrarla deve osservare le so- motivi sono espressi nella della opera, e
lile solennità dell'altre messe pontificali. riprodotte al proprio articolo, restò per-
Aulicamente i vescovi potevano ridurre messo a'vescovi l'uso nelle loro abitazio-
VES VES 45
o temporanee o d'alloggio, con
ni slabili, necessarie nell' atto della méssa, ma an-
certe limitazioni cioè trovandosi il ve-
, che di servizio di detti suoi parenti seco
scovo ospite di qualche o facendo
laico, abitanti? 4* Se possa celebrare, e far ce-
ia visita^diocesana o viaggiando, ostando lebrare ne* giorni soliti eccettuarsi nel-
in casa d' altri fuori della diocesi con li- l'apostolico indulto? 5. Se nel caso che i
cenza della s. Sede. Dipoi Benedetto XIV suoi parenti, quali già godono dell' ora-
coll'enciclica all'Episcopato, Magno cum torio privato, avessero fatta celebrare la
animi Nostri dolore, de'2 giugno ySi, i messa, possa il vescovo far celebrare un'
ch'è la XLviii consl. del t. 3 del suo Bul- altra messa, oltre la sua? Sac. eadem Ril.
lariiim: De lollendis ahusibus ab Ora- Congregalioj andito prius altero excae-
toriisprivaliSyqiiaesunt in domihus lai- remoniarum aposlolicarum magislris,qui
corunij dichiarò Episcopi Qratorium
: suam scripto sententiam pandidit, typis-
privatimi in propriis Episcopalihiis Ae- que evulgavit, referente E.mo et R.mo
dibushabere possuntf non solumproMis- D. cardinali Matlheio, loco E.mi et R.rai
sarum celebratione, sed eliani prò alia DD. Cardinalis J. M. de Somalia prae-
quacumque functione y eoruni officii et fecti,et ponentis absentis, respondendum
dignilatis propria. Altari portatili liti censuit. Ad i. Affirmative. Veruni con-
non possunty tani in propria ,
qiiam in sulendimi SS.mo prò extensione privi"
aliena dioecesi, Quod tamen ipsi indi- legii, vide lice ty quod Episcopi in casibus
slincte non licet, nisi in domibus^ in qui- a jure p ermissi hospitantes domi vel pa-
bus vere niorain traxerint^ seu hospila- rentem, vel extraneorum ,
qui gaudent
tifuerinty occasione viòitatione, itineris. Ora torii domestici, possinlj et va-
in du Ito
Super quibus vide decretum Clc mentis leant in eodem celebrarCy vel celebrare
Xif ejusque interpretatione^ certis tamen facereJoco,et vice Arce porlatilis^ qiiani
legibus circwnscriptum. Di più ecco un tantum extra propriam Dioecesìni in-
recente decreto che ricavo da' Decre- dulget Bonifacius VIII^ cap, Quoniani
ta authentica congrega tionis s. Rituiim^ Episcopi, De privilegiis in Sexto , ser-
l. 6, par. i,p. 68. « Dubia: De Episco- vata in reliqids forma decreti s. m. Cle^
pis Tititlaribus. Quum non una, eadera* mentis AJ, j'uxta tamen posteriorcs de-
que sii Auclorum omnino sentenlia, de clarationes s.m. Innocenti! XIIIj et con*
privilegii'>,quibusEpiscopi, litulares prae- Romani sub Benedicto XIII, cap.
cilii

serlim, gaudent, relalae ad Missae cele- Ad 2. Negative j veruni consu-


i5, n. 3.
bratione,dum in propria, yel aliena Dioe- lendum SS.mo prò ex tensione privik gii
cesi peragrautur; ad quascumque elimi- quoad unicam missam, quam, propria
nanda dubitationes, sequenlia dubia in celebrato Episcopi solent audire.
, Ad 3.
ordinario conventu sac. Kit. dici 22 au- Affirmative quoad familiare s dumta-
gusti labentis E.mis et R.nais PP. enu- xat eidem Episcopo adii ntcessarios:
cleanda proposila sunt, nimirum. i. Se Negative quoad reliquos. Ad 4* ^ffif''
un vescovo titolare possa, senza uno spe* vtative. Ad
5. Jam provisum in primo et
ciale rescritto, erigere 1* altare ovunque seciindo.Die 22 augusti 1818. Facta au*
egli voglia, ancorché nella casa di sua a- lem relatione de praemissis SS.mo D. N.
bitazioue esista già una cappella per uso Pio VII Pont. Max. Sanctitas Sua sac.
de'suoi parenti? 2. Se possa oltre la sua Congregalionis esponsa adprobavit, con-
i

Dtessa far celebrare altre messe? 3. Se fimi avi t, et extensionem privilegiiy ut in


delta messa, o messe vagliano in adem- responsione adprimum, etsecundum ex
pimento del precetto, anche a' suoi pa- proposìtis dubiis indulsìt,contrariis non
renti seco abitanti, ed non
alle persone, obstantibiis. Die 25 ejusdem mensis et
solo addette al suo servizio, ancorché non anni". 11 benemerito collelloi e de'decreti
45 VE S V R S
della s. congregazione tie'i ili e assessore lo riguarda il modo di quest'intervento
della medesima nig/ Luigi GaideMiiii^ o assistenza, cappa, sia in para-
sia in
riporta colla risposta a'ri feriti cli»bl)i pre- menti sagri, e i\e\V Ubbidienza che ren-
gevoli schiarimenti. Non si deve confon- dono al Papa sedente io trono, ed pa- i

dere la cappella dell'Episcopio, oh' è ri- triarchi , arcivescovi e vescovi in piviale


putata pubblica, e il privilegio del vesco* del colore corrente e mitra di tela bian-
\o a jave conce Sf^o: ne ulta di'es si ne Sa- ca. Però la precedenza del sedere e del-
crifìcio transeaty quia siciiti induliuin l'incedere si regola così. Dopo i patriar-
personale est^ et non locale. \ f^ escovi chi ,
gli assistenti al soglio {)recedono a
assistenti al ^soglio pontificio godono seconda dell'ammissione nel collegio,con
privilegi più eslesi.Quanto alla cappella questo che l'arcivescovo precede il vesco-
dell* episcopio trovo nella medesima col- vo benché ascritto dopo di lui. ! non as-
lezione due seguenti decreti, pubblica-
i sistentiprecedono gli arcivescovi a'vesco-
li nel t. 2, p, i54 ei55. Dccreluni gene- vi, e tra loro secondo l'epoca della con-

rale. Et an in Cappella Fulatii Episco- sagrazione. —


Vi sono altre fuiizioni che
pahsabsenteEpiscopoMissa celebrari pos- i vescovi non ponno non nelle lo-
fare se
sii, et praesertim a Vicario generali? Et ro diocesi, ed altre che ponno fare essen-
S. C. praebabila matura discus^ione de- do fuori delle loro diocesi. Le une e le al-
ci evit: Decreta edita favore Cathedra- tre sono regolate dal Cerenioniale de' ve-
liiim,et Collcgiatarwn extendi ad casus scovi, dalla Liturgia, ó-àRiti, dalle Ru-
propositos tttni quoad praecedentiam^ briche per VUf/ìziatnra divina. Le fun-
timi quoad Crucein, Atquc in Cappella zioni che non ponno fare se non nelle lo-
Palaia Episcopo liSy eoetiani ah sente vel ^ ro diocesi sono tutte quelle che dipendo-
vacante Sede, posse Missani celehran\ no dalla podestà deW Ordine, come VOr-
polissimuni vero per Ficariuni, nec non dinazione. vescovo conferisce tutti i
Il

diehus festis inibì sacrwn audientes ini- Sagramentif e _la sola sua ordinazione
plerepraeceptuni Ecclesiae: sicque in ca • chiamasi consagrazìone. Ne'primi ten»pi
sihus panie ularih US in posteruni respon- della Chiesa i soli vescovi amministrava-
deri mandavìt. Die i j'ul. 1 66 1 . Bitun' no il Battesimo, ed é perciò che nelle cit-

lina. Proposito dubio in S. R. C: an ia tà vescovili eravi un solo Battisterio o


Cappella Palatii Episcopalis, abseule E- Eonte sagro presso la cattedrale. Tanto
piscopo, Missa celebrari possit, et prae- era il rigore, che per mancanza del vesco-
sertim a Vicario generali? S. eadem C, vo , talvolta raorivasi senza battesimo,
praebabila matura discussione, decrevil: anco per non battezzarsi che perla Pa-
In Cappella Palatii Episcopalis eo ^ e- squa e poi anche per la Pentecoste, pei*
tiam absente, vel vacante Sede, posse le quali solennità talvolta amministrava-

Mìssam celebrari poti ssitn uni vero per no il battesimo solenne ne' due Sabati
Vicarium: nec non diehus festis inibì sa- santi, giacché commisero al clero catte-
cruni audientes implere praeceptuni Ec- drale e ad altri il battezzare ,
moltipli-
clesiae. Die ijul.i66ì. Tutti i patriar- candosi da loro i battisteri. Quindi chi
chi ,
gli arcivescovi ed i vescovi hanno battezzi, battezza pel vescovo , e tutti i

luogo nella Cappellapontificìa, per qua- sagramenli e cose ecclesiastiche si am-


lun(pie funzione sagra che celebra o assi- ministrano e si fanno da'parrochi e altri
ste il Papa; ed Vescovi assistenti al so-
i preti pel vescovo, che una volta faceva
glio pontifìcio vi hanno posto piùdislin- da sé, perciò i vescovi furono detti Pa'
lo, vi esercitano alcuni uftìzi, e vi cantano tres Regeneratorurn. Amministravano e
la njessa nell' Avvento e nella Quaresi- amministrano la Penitenza: andavano
ma, lu tali due articoli ho riferito '[uau- all'arinala per predicare, benedire e n*
V ES yE s 47
concìliarei \)uhh\\c\ penile ni i, benché an- le arlicolo dissi delle sue 4 specie , e ne
co nell'anlichilà vi fossero i Confessori riparlai <dtrove, come nel voi. LXIV, p.
della milizia, i quali in seguito ebbero il 3i6), per la quale ci die' il Snrnelli nel
nome di cappellani, e quello di cappel- t. 9» la leit. 74: Dell' acqua benedetta,
lano maggiore, un vescovo© arcivescovo, che si fa dal solo vescovo, e colla quale
Episcopus Exercitus come ^ al presente si consagrano le Chiese e gli Altari, Mi-
nella Truppa pontificia e in quella di rabili sono gli effetti dell'acqua benedet-
mentre nella Spagna il cap-
altri stali; ta che si fa col sale da ogni sacerdote;
pellano maggiore della regia cappella è particolari i misteri dell'acqua Episcopa-
vicario generale del regio esercito ed E- le benedetta che si fa dal solo vescovo,
lemosinitre (nel quale articolo parlo de* con mescolarvi sale, vino e cenere per det-
grandi elemosinieri de'sovrani, ordinaria- te consagrazioni ; e quella che si fa dal
mente vescovi e talvolta confessori de* solo Papa,coirinfusione di balsamo e cri-
principi), col grado di patiiarca titolare sma per consagrare gli Agnus Dei di
f\e\V Indie, oceidentali, e alle volte altre- cera (de'(|uali anche nel voi. LXXI, p.
sì fregiato della dignità cardinalizia. Non 67 a 71 inclusive, ed è raro il trattato del
solo i vescovi confessano, ma nonno sce- liernardo, Origineed antichità degli A-
gliersi ii Confessore che più loro piace, gnus Deidi cera, Roma 586. Il Sarnelli 1

purché se il confessore è di un'altra dio- scrisse: nel t. 5, leti. 56: Del sabato in

cesi, sia approvato dal proprio vescovo. A Ibis, della domenica in A Ibis, e del'
Il Sarnelli, i. 4, lett. 49- Come il vesco- l'origine degli Agnus Dei; nel t. 9, lett,
vo possa eleggere il confessore a suo 7^: DdC acqua benedetta che , si fa dal
piacimenlo, per privilegio di Papa Gre- solo Sommo Pontefice per consagrare gli
gorio IX, olire ad altri superiori e a'uii- Agnus Dei). Il Redentore per la gran ca-
iiori prelati esenti, supponendo che pri- rità colla quale ama la sua Chiesa , le

ma il vescovo si dovesse confessare dal- ha concesso, che siccome esso ha istitui-

l'arcivescovo, questo al patriarca, ed il to i Sagranientiy così la Chiesa possa isti-

patriarca al Papa, ovvero ottenerne da tuire i SagramentaliyCo'q^ìaW i fedeli so-


essi la licenza di confessarsi ad altri. E no giovali co'temporali e ^ipirituali bene-
ii Papa, ab perìculum ani mar uni tolse ^ fizi; e però la stessa Chiesa a imitazione
questa licenza, e àmt'. Praeter sui supe- del suo divino Sposo, ha destinato la co-
rioris licenlia. Il concilio di Trento non sa da benedirsi di diverse specie , come
annullò, ma dichiarò il privilegio di Gre- materia, cioè V Acqua, \e Candele, le Ce-
gorio IX, determinando inabile chi non neri, le Palme (gli Agnus Dei), i com-
è parroco, o chi non è dal suo ordinario mestibili (di cui ne'vol. LI, p. 260, LV,
approvato. Il vescovo in vigore del suo p. 40 e altrove), ed altre cose simili, e
privilegio, se fa viaggio, può portare ii come forma le Preghiere e Riti. Ora i i

suo suddito , e confessarsi a quello do- riti ordinati dalla s. Chiesa sono 3: VE^
vunque vada. E andando in aliena dio- sorcismo, il segno della s. Croce, V Acqua
cesi può co«:fessarsi al sacerdote approva- benedetta. Quella che si fa coH'acqua e
to da quell'ordinario, e può portarlo se- col sale è la comune; questa che si fa con
co , e confessarsi dovunque vada. Qual acqua, sale, vino e cenere è un'altra as-
poi debba essere il confessore del vesco- sai speciale. Se in quella si dinota il mi>
vo, che il testo chiama provldiun^ e la stero del Eerho incarnato; in questa si
Glosa quia sciai lìgare, et solvere, leg- aggiunge l'effetto della medesiaia, ch'è la
gasi V Istruzione de' Confessori del p. Me- purgazione da'peccati, come l'acqua lu-
dina, lib. 2, CI 6, § I. Spella al vescovo strale dell'aulico Testamento per la Lu'
di fare V Acqua santa episcopale (nel qua- slrazione che Dio insegnò a Mosè ed A-
48 V ES VES
ronne,cliesi faceva col le ceneri della Vac- d'idella Dedicazione , e 4o giorni nel*
ca Rufa immolata fiioi i degli steccati del* V Annìvemario t\t\\tA medesima. La bene-
la città per purgamento e santifìcatione dizione e la consagrazione della Chiesa o
de' lordi d'alcune immondezze legali. Tempio (articoli che ponno tenersi pre-
Spiega s. Tonimaso tal funzione, che fa- senti), con le convenienti particolarità le
cevasi in memoria del peccalo d'idolatria descrissi nel voi. XI, p. 2 38 e seg.; e del-
nell'adorazione del Vitello d'oro, immo- la benedizione e consagrazione solennis-
landosi la vacca a rimprovero della Si- sime della patriarcale basilica di Pao-
s.

nagogfi. Quanto alle cose componenti lo, eseguite da'Sommi Pontefici Grego*
l'acqua Episcopale, spiega il Sarnelli fi- rio XVI e Pio IX, nel 1840 e nel i854,
gurarsi: nell'acqua T Umanità, nel sale la ne'vol. XII, p. 225 , LXXlll, p. SSy e
Divinità , nel vino il Sangue del Salva- 368 e seg. L'acqua Episcopale è delta
tore, nella cenere la penitenza che pur- pure Gregoriana perchè prescritta da
,

ga i nostri peccati, in virtù della passio- s.Gregorio I Magno j e deve farsi dal
ne e morte del Redentore. E così pro- vescovo consagratore della chiesa e del-
pria la benedizione dell'acqua Episcopa- l'altare. Parlando iìeW Indulgenza, pre-
le, che una chiesa consagiata e pollnta, cisainenleoel voi. XXXIV, p. 276 e seg.,
dovendosi riconciliare, non si può dele- dissi i vescovi avere il potere di conceder-
garne ad altri la riconciliazione che non la per diritto divino a'Ioro diocesani; ma
sia vescovo, secondo il dichiaralo da Gre- avendone alcuni vescovi abusalo con ac-
gorio IX. Il Papa per altro può cora- cordarne delle superflue, nel concdio ge-
inetlere questa facoltà a'semplici sacer- nerale di Laterano IV nel 12 i5, i^ cao.
doti, la quale Innocenzo IV compartì a 62 restrinse le concessioni alla dedica-
più vescovi per delegarne preti, ma Cle- i zione della chiesa e per non più d'un an-
mente IV difllcilmente l'accordava. Il no, ossia chela ceremonia facciasi da uà

Durando spiegò misteri contenuti nel- i sol vescovo,ovvero da molli; e che l'in-
l'acqua Episcopale; cioè I' acqua signifi- dulgeuza non sia che di 4o giorni, tanto
care il battesimo, il sale la fede senza la per l'anniversario della dedicazione, co-
quale niuno può salvarsi benché battez- me per ogni altro motivo, sia per cause
zalo, il vino l'intelligenza spirituale del- pie, sia per T edificazione o riparazione
la legge divina, la cenere dinota l'umile delle chiese, e sostentamento degli spe-
penitenza rifugio de' peccatori dopo il dali e simili, per recita di orazioni; anco
battesimo. Ponno più vescovi convenire di 5o giorni, forse con pontificia facoltà,
a consagrare la Chiesa o Tempio ^ ma uno per divote preghiere io qualche santua-
solanìenle è il consagratore, cioè quello rio,come per quello di Galloro, presso
che unge le XII Croci nelle pareli asper- la Riccia diocesi d'Albano, il cui vesco-
se colla detta acqua. E se avvenisse che vo cardinal Ostini concesse l'indulgenza
il vescovo si rendesse impotente a com- di 5o giorni a chi recita l'orazione in 0-
piere la consagrazione, per improvvisa nore dell* immagine della B. Vergine ia
infermità, prima dell' ?7/2Z/o/2c delle Cro- esso venerata nella propria casa, e di
ci, si deve ripetere tutta la sagra funzio- 100 giorni a chi la recita dinanzi la ss.

ne da altro vescovo; ma venendo meno Immagine nel santuario o chiesa :


1' o-
dopo averle unte, basta che altro vesco- dierno vescovo cardinal Patrizi confer-
vo la continui e compia, come decretò la mò tali indulgenze, s'intende con ponti-
s. congregazione de'riti nel 16 14- Siano ficia autorizzazione, per accrescere ve-
poi quanti si vogliano i vescovi interve- nerazione alla medesima miracolosa ss.
nuti alla consagrazione, V Indulgenze che Immagine, e a dare maggiore stimo-
concedono non sono più d' un anao nel lo a' fedeli di lecilare la breve Orazio-
V E S V E S 49
ne. Spiegai la formola, // vescovo conce- più di f\0 giorni d'indulgenza. La risposta
de 4o giorni della vera indidgenza^ cioè fu negativa. Solo con pontificia facoltà ciò
quella che gli fu dal concilio stabilita. ponnofare.il Piazza nella Necrologia o
Bensì l'indulgenze vescovili non sono so- Discorso de" misteri de^ sagri r/7/,erudita-
spese ne' Giubilei degli Anni Santi; ed mente tratta nel e. 4*. DclV indulgenze per
il vescovo può concederle appena confer- modo di suffragio per i defunti. Spelta al
mato, senza che sia consagrato, perchè il solo vescovo la valida confezione dell' O-
potere deri va dalla giurisdizione, non dal* Ho santOt ^ nella cattedrale lo consagra
l'ordine. Non ponno concedere indulgen- nel giovedì santo , in 3 separati vasetti,
za i titolari e i coadiutori, appunto per- ed è di 3 specie. La i."" è l'olio pel Cri'
chè l'autorità non proviene dal caratte- sviai ch^ serve pe'sagra menti della Con-
re, ma dalla giurisdizione. Quanto anti- fermazione e òeW Ordine, per ungere e-
camente erasi parchi nel concederle, qui ziandio i battezzati, le chiese, gli altari, i

basti il seguente esempio. Narra il Do- vasi sagri, e pegli Agnus Dei. La 2." è
nesmondi, Dell' istoria ecclesiastica di Catecimieni, ohe si usa prima
l'olio de'

Mantova y 1. 1, p. 2o3, che in quella cit- disomministrar loro l'acqua battesimale.


tà si recò s. Leone IX nelio53 a vene- La 3." è l'olio pegl'infermi, per V Estre-
rare il ss. Sami^ue, )0Ì consacrò
e pò -,.^. la chie- ma Unzione^ e per l' Unzione delle Cam-
sa dis. Andrea, coll'assistenza di Eberar- pane, Il Sarnelli, t. io, lett. 69: Clie il

do patriarca d'Aquileia e di circa 5o ve- dare gli Olei Santi importa giurisdizio-
scovi, e le concesse molle indulgenze « se- ne. Si dispensano gratis, e diocesani non i

condo l'uso di que'tempi, assai grandi; ponno provvedersene da altri che dal pro-
cioè che chiunque avesse (essendo de* prio vescovo ; e se la sede è vacante, la
peccati suoi confessato, o contrito alme- cattedrale manderà al vicino vescovo per
no) visitato la detta chiesa nel giorno far benedire gli olii santi, ed essa li di-
della sua consagrazione, ovvero nella fe- spenserà poi alle parrocchie della sua
sta di s. Andrea; della temporal pena da diocesi. Anticamente il Papa, come capo
soddisfarsi per gli suoi peccali, d'ogni set- di tutta la Chiesa, prima dello scisma de*
te, o sei, o cinque anni, uno gliene fosse greci, era solito mandare il Crisma a Co-
rimesso; e d* ogni quattro, o tre, o due, stantinopoli in sede vacante. Se sono più
mezz'uno, e per ogni anno 4o giorni, e diocesi unite, in quali cattedrali i parro-
di tutti veniali la metà della pena. Ed
i chi devono provvedersene, lo dissi nel §
il patriarca suddetto concesse due anni IV di Vescovato. Appartengono al ve-
d' indulgenza a chi similmente ne' pre- scovo le sagre Ordinazioni e 1' imposi-
delti giorni avesse fatto V istesso: sicco- zione delle Mani, e si attribuisce a s. Ze-
me ogni vescovo quivi presente gli con- ferino Papa del 2o3 la prescrizione di
cedette un anno, di licenza del Pontefi- doversi fare in pubblico. Uno è il sagra-
ce". Nel supplemento del Giornale Ec- mento dell'Ordf//z^, distinto in VII gradi,
clesiastico di Roma del i ygo bene si ra- cioè per VOstiario, V Esorcista, il Let-
giona, dell'autorilà de'vescovi nel conce- tore ^ V Accolito, il Suddiacono f il Dia^
dere l'indidgenze; da chi abbiano ricevu- cono, il P^etej sopra tulli s'innalza emi-

to tale aulorità; a chiabbiano giurisdi- nente quello del Vescovo, ch'è la pienez-
zione di accordare indulgenze; uso che za del Sacerdozio, parimente al vescovo
devono flue delle medesime; limitazione appartenendone la consagrazione coll'iu*

imposta loro nel conceder le.Nel pontifica- tervento d'altri due vescovi. primi 4> 1

to del Papa che regna fu fatto alla s. con- iniziati colla Tonsura c/mr<7 /e qual at-

gregazione de'Riti il quesito: Se i vescovi, to preparatorio, diconsi ordini minorij


arcivescovi epaUiarchi ponno concedere gli altri 3 ordini maggiori^ e chi vi è
VCL. xcvi. 4
5o V E S VES
promosso è ohbllgHto atl osservare per- l'eccezioni, ma si conferiscono ne'giorni
fello e perpeluo Celibato. Olire il ri- festivi,mentre si stia celebrando la mes-
cordolo arlicolo Tonsura, si può vedere sa, anche privato, secondo il De Luca.

ilSarnelli, t.8, \e{ì.i5:Sela prima Ton- Scrisse il Surnelli nel t. 5, lell. 36: Se
sura clericale sia ordine. La congrega- agli ordini sagri dehhonsi promuovere
zione de' vescovi e regolari riprovò nel poveri a ricchi. Non polendosi stabilire
1620 la proposizione: Qitocl prima Tori' una regola uniforme , si lasciò al giudi-
Slira characterem non imprimerei. Per- zio de* vescovi dal Tridentino, i quali or-
chè il maggior seguito de'canonisli cre- dinassero a titolo di Patrimonio cecie"
de che sia un cerl'ordine, pel quale s'im- sìastico que' soli che stimassero di neces-
prima il carallere indelebile nell'anima. sità di utilità alle loro Chiese. Si può
Jl De Luco crede conciliare le discrepan- vedere il p. Chavóoì), Storia de' Sagra-
ti opinioni colla distinzione, che non sia mentiy t. 3, lib. i,cap. i4'. Ciie in ogni
un ordine speciale, il quale abbia la sua tempo i vescovi ebbero la podestà di da-
materia e forma , o una certa ammini- re gli ordini maggiori ad esclusione di
strazione ad esso annessa, com'è negli aU ogni altro. Regole che osservar doveva'
tri ordini, mentre in tal modo non sareb- no nell'esercizio di loro autorità, sicco-
bero VII ma Vili, e in questo modo vada me di non ordinare in aliene prò-
intesa l'opinione de'leologi che non sìa vincie, di non ordinare soli ec. Papa
ordioe^ma introduzione agli ordini, qua- i s. Anastasio I del 398 proibì che nel
li senza la Tonsura non si conferiscono, Viaggio (F.) i pellegrini ricevessero gli
ovvero un'ascrizione alla milizia ecclesia- ordini senza le lettere sottoscritte dal
che sia un ordine ecclesiasti-
stica; bensì proprio vescovo, colle quali il chierico
co in generale, e dall'imprimereil carat- faceva conoscere, ch'era uscito dalla dio-
tere, a somiglianza de'VIl ordini, ne na- cesi col permesso del suo prelato, e ser-
sce la facoltà di riassumere lo slato che- vivano di regola agli altri vescovi, per
ricale, anche dopo dismesso , onde di- esercitarvi la giurisdizione dell' ordina-
venti il tonsurato vero Chierico. W solo zione. Cosìebbe origme la Dimissoria,
vescovo consagralo è il ministro ordina- Abbiamo di Giuseppe Moreni, Tra-
rio del sagramento dell' ordine : ninno ctaius moralis titulos prò promovendis
può esser lecitamente ordinalo se non ad Ecclesiasticos ordines, Romaei699.
che dal suo proprio vescovo, o da un al- Il Papa come Vescovo della Chiesa U-
tro col di lui pernìesso o Dimissoria. Per niversale (nel quale arlicolo parlai del
privilegio pontificio conferiscono gli or- legame dell' ordinazione, massime àt\-
dini minori, oltreché a'propri sudditi re- V Ordinazione de^ Pontefici), coWovdììVA-
golari, a'suddili temporali, diversi abba- zione lega l'ordinalo alla Chiesa Uoma-
ti ìVm//«/5 e prelati minori, perchè il con- na, e senza sua licenza non può essere
ferir la tonsura e gli ordini minori non promosso ad altri ordini. La Conferma-
è propriamente funzione pontificale ri- zione o Cresima si conferisce dal vesco-
servala all'ordine vescovale, ma piutto- vo, come ministro ordinario del sagra-
sto funzione giurisdizionale, ed un effello mento, e per privilegio pontificio da'pre-
della giurisdizione più che dell' ordine, lati minori, e anco da' preti per urgenti
onde può farsi dagli abbati e altri prela- necessità in rimote regioni, come talvol-
ti che abbiano la giurisdizione ecclesia- ta si concede a* Missionari delle Mis"
stica ordinaria. L'ordinazione deve farsi sioni pontificie. Papa s. Urbano I del
nella propria diocesi, ne* sabati delle 226 ordinò che i battezzati la ricevesse-
Quattro Tempora, massime degli ordi- ro soltanto dalla mano del vescovo; il

ni maggiori,
mentre i minori godono del- che confermò s. Caio Papa del 283. Woa
VES VES 5t
sipuò amministrare dal vescovo non con- perchè nella solenne è il vescovo che be-
SHgrato, e d'ordinario si amministra prin- nedice, sebbene non celebri, come pure
cipalmente nella solennità di Pentecoste, il vescovo e non il celebrante benedice il

massime eziandio in tempo della s. visi- diacono^ Vincenso^ Vacqua^ ec. Si fa al-

ta, ed in ogni tempo si può amministrare trettanto colPapa mediante genuflessio-


a* moribondi. Pio Vili col breve Quum ne, e benedicendo il sacerdote da un lato
sìcntNobis^òe^S settembre 83o, Bull. 1 dove non è il Papa, egli poi comparte la
Roni, cont. t. i8, p. 145: Facidtas tri' benedizione,benchè non celebri. 11 vescovo
buia Ficario generali Episcopi Syracii- benedice all'ultima lezione del Mattutino
sani Cori/Irma tionis Sacramentum in- della notte di Natale, s'egli la legge; ma in-
fantìbiis loco Episcopi conferendi^ du- vece di àxMQjuhe Domnebenedicere^voU
rante s alleni epidemico morbo che af- ^ 10 all'altare dice: Jube Domine benedi'
fliggendo la città e diocesi mieteva le vi- cere. Ninno dà benedizione, che sa-
la

te di molti fanciulli. 11 vescovo ammini- rebbe: F^erba Evangelii doceat nos


s.

strava e può amministrare gli altri sagra- Christus Filius Deij ma invece tutto il
metiti; e l'estrema Unzione fu concesso coro risponde Amen. Ciò secondo tutti i
a'preli di conferirla, stante le molteplici canoni dell'antichità tutta, quali dico- i

occupazioni de'vescovi. I vescovi danno no: Episcopus benedicite non. benedicilur,


la Benedizione agli Abbati e all' Abba- 11 vescovo poi non dice Jube Donine^ ma

desse , e nel Ponlijicale e Rituale Ro- Jube Domine, perchè il Domnus si dice
manum vi sono tutte le benedizioni che agli uomini e Doniinus a Dio. Così il ce-

fanno i vescovi, inclusivamenle agli Al- lebrante dopo il Manda cor meum, dice
tarij Festi^ Fasi e Utensili sagri. Dis- Jube Domine, ma il diacono Jube Donine,
si già a suo luogo , che il vescovo eh* è Sì ponno vedere gli articoli de* discorsi
pure abbate commendatario, rappresen- vocaboli. Si veda il Sarnelli, t. 4, lett. 9:

ta in una due persone, intitolandosi ve- Del rito delle Benedizioni nelV uno e
scovo e abbate. Benedicono le sagre Fer- nell'altro Testamento. Nel Rituale Ro-
gini. Appena entrati nella loro diocesi manum, oltre tutte le benedizioni, vi è
benedicono il popolo: il valore delia be- il Melhodus indiciionis praemiUendae
nedizione del vescovo ed i suoi effetti Pontificiae Benedic tionis slatis diebus
non dipendono dalla santità della vita, super popnlum elargiendae. Ritusqueùi
ma dal carattere. Essendo atto di giurisdi- ea servandus a Regularibus , quibus a
zione non può darsi dal vescovo fuori la s. Sede hujasmodi facultas indulla est^

propria diocesi. Sul suono delle Campa- vel indulgebitur. Delle virtù ed eccellenza
ne nel passaggio de'vescovi pe'luoghi di del segno salutare della Croce, ragionai
loro giurisdizione, e saldare la Benedi- nell'articolo Crocesegno. Il Nardi dice
zione a'diocesani, dovendo questi genu- che il benedire solennemente il popolo
flellere, parlai anche descrivendo il con- fu sempre diritto riservato all'unico pa-
cilio di Ravenna del i3i4« E' così prò* store il vescovo, sia in chiesa, sia fuori; e
prio del vescovo il benedire, che presen- non usò mai terminarsi una sagra adu-
te lui era vietato al sacerdote dare la be- nanza prima che il vescovo presente aves-
nedizione, anche nella Me^^rt, secondo i se dato la benedizione. Ne' primi secoli,
decreti pontifìcii di s. Leone I e di s. Gela- terminala la funzione^ un diacono diceva
sio I. In seguito fu stabilito, che il sacer- al popolo: inclinate ad benedictionem; e

dote domandi la licenza al vescovo pre- il vescovo benediceva prima il clero, poi

sente con Inchinazione del capo nella il popolo, tanto finiti i mattutini, quan-
messa privata, e compartendola da una to finita la messa, quanto dopo i vespe-
parte (lo stesso presente un cardinale), ri^ esibendone letestimonianze. Io uà au<
S2 VES VES
lieo libro Ponlificale, da s. Cnrio Borro* M che il suo gregge sentisse il peso del-
meo in questa parte messo in nuovo vi- l'assenza del pastore , non dando loro il

gore, nel 4*** concilio di Milano del 1 5^G, Crisma, non celebrando le messe solen-
alla benedizione del vescovo il coro dice- ni, ne compartendogli Kpiscopalem Be-

va: Princcps Ecclesiae^ Paslor ovilis, tu nediclioneni. Spesso per dire una sede va-
nos ìienedìcere digneris. Il diacono ri- cante, si diceva: vacare pastorali Bene-
spondeva: Ilumìliate vos ad hcncdiclio' dictione,o ahsque Benediclione Episco-
ncm. Data questa, il clero a voce umile pali degety ovvero unico pastore vidua
cantava Dco gralias seniper aganius.
: Episcopali vacat benediclione. Tale era
Anciie al presente il vescovo benedice al- la giustissima idea che si aveva della san*
la fine d'ogni funzione. Nel 49^ l^apa s. ta benedizione vescovile. Aggiunge il Nar-
Simmaco, scrivendo V Epist. 6 ad Ana- di, debbesi genufleltere lìlla benedizione
stasio! imperatore, nel fargli vedere quan- vescovile, prescrivendolo il Cereìnoniale
to era più grande la dignità vescovile del- de' vescovi, per la ragione ch'è uno de*
l'imperiale, Ira le altre cose gli dice: T'u sagramentali (\t\\di Chiesa, che rimetle i

Jmperalor a Pontifice baptismum ac- peccati veniali, come vedesi nel capo Di»
cipis^ sacraiuenla sufnìs,orationeni pò- cium est, e in s. Tommaso; ed veniali i

sciSj Benediclionem spera s^ potnilentìani non si rimettono (salvo i sagran)enli, eia


rogas. Insegna la storia ecclesiastica, che detestazione de'peccali), se non con atto
quando un vescovo andava dall'impera- d'ossequio verso i sagramentali medesi-
tore o dall'imperatrice, e molto più da* mi. Gli ecclesiastici pure devono fare al-
gli altri, questi chiedevano la benedizio- trettanto, anche o quando la debbono ri-

ne pastorale in ginocchio, ed un esempio cevere prima di montare in Pulpito, o


l'ho riferito dell'altera imperatrice Eu- di cantare 1' Evangelo, o fare altra sa-
dossia o Eusebia, quasi in principio di gra funzione. I soli canonici ne sono ec-

questo §. E benedicevano i vescovi in cettuati^ come senatori della chiesa e


chiesa, fuori di chiesa, in città, in cam- del vescovo, soltanto dovendosi scopri-
pagna, in giro, al campo militare. Fu sem- re il capo e inchinare. Danno i vesco-
pie vietalo a'preti di benedire il popolo vi la trina benedizione anco col ss. Sa-
solenneujente, colla formola: Sii Noinen gramento. Da remota antichità e da
Domini lenediclu ni etc, propria de' ve- prima del 1209, canoiMci di Uaven-
i

scovi, e per privilegio degli abbati mi- ua danno la ti ina benedizione col ss. Sa-
trati ; molti sono i canoni prodotti dal gramento, eziandio presente l'arcivesco-
Nardi, ed era vietato anco a* Cortpiscopi, vo, o qualche cardinale; e danno pure la

Il vescovo ne' primi secoli dava la trina trina solenne benedizione in fine della
Lenedizioiie,comeoggidì,dicendola mes- messa in pontificale purché non vi sia
,

sa di s. Basilio, morto nel 879, che in fi* l'arcivescovo o un cardinale. Questi pri-
ne del divin sagrifizio il vescovo bene- vilegi sono riconosciuti dalla s. Sede, che
dice super populum^faciendo ircs Crii- li riguarda come quelli degli abbati. I

ces super eiim, primani in medio, secun- cardinali pure ne'Ioro Titoli Cardinali-
dam ad sinistram par lem, tertiam ad zi e Diaconie Cardinalizie, preti e dia-
dexteram^et convertii se iterwnad alta- coni, danno la trina benedizione. cardi- I

re. Ed il vescovo benediceva anche fuo- nali preti in fine della messa _, e col ss. Sa-
ri della messa, come vedesi in s. Grego- gramento, la danno in tutto il mondo;
rio Nisseno, halellodis. Basilio, ed ezian- come la danno i cardinali /^e^^// colla ma-
dio per le strade ed in privato. Il vesco- no, benché diaconi. Questi nelle loro dia-
vo di Laon, cacciato dalla sua sede, pre- conie, dice Nardi^ ponno usare piviale e

gò gli altri vescovi comproviuciaU a far mitra. Siuoal secolo XVI vedesi iuFran-
VES VES 53
che ujoiibondi chiedessero la
eia l'uso, i insieme per acquistare forza a sostenere
benedizione vescovile, la quale o il vesco- il martirio,accoa) pugnando digiuno eoa il

vo andava loro ad impartire, o vi manda- fervorose orazioni messa , e celebrando


va alcuno a suo nome. I parrochi dovea- anche la sera nelle loro case privatamen-
1)0 ammonire il malato di chiederla. lu te. Anticamente, secondo i termini della

qualche diocesi, anco d'Italia, tuttora si ragione comune canonica, il vescovo a-


conserva l'uso. Benedetto XIV, colla vea la podestà di stabilire alcune Feste
bolla Pia Mater,L\tì ^ aprile l'j/^'jycWè de'Santi di particolare divozione, Pro-
la XXXIV del t. 2 del suo Dullariuni: Ani- tettori de'Iuoghi, ordinandone al popolo
plialur Episcopis facidtas inipertieiidi l'osservanza di precetto; ma per gli abusi
Benedictioneni ciim Indulgenlia pLeiut- di non pochi, come in altre materie rife-
riajiddibiis in mortis articulo consdta- rite dal De Luca, fu ristretta la loro au-
tisj edam per alios^ tam in civilaùhus^ torità tolta per provvidi decreti aposto-
qtiam in dioecesibus, ab ipsis snbdelega- lici, massime d'Urbano Vili, che pe' re-
tos. 1 vescovi aveano la facoltà ad trien- clami degli stessi vescovi, moderò le feste,

nium^ se la domandavano al Papa;Bene- le quali per consuetudine si stimavano di


detto XIV la concesse in perpetuo, come precetto, restando al più di particolare di-
già dichiarai nel §111 dell'articolo Bene- vozione del popolo; altri Papi eseguendo
Dizioivi DEL Sommo Pontefice. Ivi inoltre ulteriori moddicazioni. Però tuttora spet-
§ precedente, che Clemente
dissi, nel XIII ta al vescovo il vegliare sull'osservanza
accordò ad ogni vescovo la facoltà di da- delle feste, e proibire quelle di divozione.
re la benedizione papale, con indulgenza Apprendo dal Ruinurl, Atti sinceri de
plenaria, per Pasqua e in altro giorno a Martiri^ che vescovi ne intimavano al

i

una a'prelali niillius,


loro arbitrio, ed popolo le solennità, secondo la disciplina
1 vescovi coronano le ss. Immagini, e vi- de'primi secoli, narrata da s. Basilio, ne'
gilano sulla loro decenza ; e coronano quali i vescovi a'tempi consueti avvisa-
ey Imperatori^ /Jeed iì\U'\Sovrani. Spet-
i vano il popolo proprio, delle feste occor-
ta alla giurisdizione del vescovo, per an- renti e de'giorni in cui cadevano, per so-
tichissimo costume, il pubblicare Digiu- lennizzarli con religiosi uffìzi e sagre ce-
ni\ oltre il vigilare l'osservanza de' con- remonie, onde rinnovarne le gloriose me-
sueti e dispensarne, cioè perla celebrazio- morie. Inoltre i vescovi furono sempre
ne (le Sinodi, o sovrastando alcuna gra- assai vigilanti nel custodire sincerissimi
ve afflizione, ovvero cosi richiedendo qual- gli atti àe Martiri. Si può vedere il Sar-
che bisogno, esempi risalendo a Ter-
gli nelli, t. 5, lett. 35: Se il vescovo possa
tulliano nel li secolo, che li testifica, in istituire giorni festivi di precelto?K\s>}^oì\-
uno a s. Ireneo, pe'rairacoli che ne deri- de affermative^ secondo il diritto comu-
varono. Appartiene a' vescovi, e non alla ne, poiché il concilio di Lione (pare in
podestà secolare, l'ordinare la pubblica quello del 583 relativamente alla negli-
Preghiera jG in difesa di tal diritto Bene- genza di molti vescovi, a cui fu proibito
detto XIV emanò analoga bolla. Quanto di celebrare fuori delle loro chiese le fe-
a'digiuni, dice il p. Mamachi, i primitivi ste di Natale e di Pasqua, eccettuati ì ca-
vescovi seguendo l'esempio degli Aposto- si d'infermila, o per comando del re) af-
digiunavano quando si accingevano a
li, ferma che il solo Papa può istituirei gioì*,
qualche grave impresa per utilità della ni festivi in onore di Dio e de'Santi nel-

Chiesa e della cristiana repubblica, facen- la Chiesa universale,e ciascun vescovo nel-
de j^m'QÌQ Stazioni jfirgn.'j singoiar men- la sua diocesi: lo slesso dichiarò Grego-
to nelle imminenti Persecuzioni^ qual va- rio IX; e poi il Tridentino, sess. 2 5, De
lido presidio onde placare il Signore, e Regni., cap. i 2, Dies etiamfesii, quos in
54 VES VES
Dioecesi sua servandos idem Episcopus dicare nella cattedrale, sempre ne spet-
praeceperit. Questa podestà però de' ve- ta la nomina al vescovo, non ostante qual-
scovi fu moderata da Urbano Vili e al- sivoglia contraria consuetudine imme-
tri Papi. Appartiene a'vescovi di ricono- morabile, secondo il De Lucaj per la ra-
scere le Rdujuìe i\eSanlif e se siano le- gione che il predicare nella cattedrale
gittime e autentiche non più avendo, propriamente é ufiizio del vescovo, onde
f]uella, come già dissi, circa il loro culto deve deputar altri in suo luogo se non
riservato al Papa. Avverte il Marangoni vuol farlo per sé stesso. Il INardi dislin-
a p. I i8 del poco co«nnue libro, L'avi- gue la predicazione in due specie, una
mirabile conversione di s. Dìsrna detto maggiore, cWè la Predica o Predicazio-
il Buon Ladrone^ì^otoa 74 ,come quel- i » ne propriamente detta; l'altra minore^ o
lo cheda 3oanni assisteva il celebre Boi- sia il Catechismo o Catechistica. La mag-

detti alla ri.ognizione delle ss. Reliquie, giore chiamasi anche tractare, ed é pro-
che gravi abusi ebbero luogo dalla faci- pria de'soli vescovi, ed anticamente non
lità d'autenticare si le trovate ne' sagri predicava che il vescovo, o talora da'pre-
Cimiteri di Roma, e sì de'Santi più in- ti o diaconi faceva recitare le proprie o-
signi della Chiesa, introdotta da molti meliedopo il Vangelo, come le altre pre-
anni da'prelati e loro ministri, con im- dicazioni. In Roma, fuori del Papa, an-
por loro arbitrariamente un nome, il che ticamente niun vescovo predicava. Papa
proibì la congregazione delle ss. Indul- s. Evaristo del 112 ordinò, che il vesco-
genze e Reliquie. Aggiunge, non basta- vo mentre predicasse fosse assistito da
re quindi, che nelle autentiche moderne sette diaconi adJnché loro emuli non
, i

de' vescovi si legga: Ex locis authenticis gl'imputassero alcun errore, come vuole
extractas; poiché sarebbe necessario co- il Ciacconio; ovvero perché imparassero

noscere la prima loro origine, e gli anti- lo stile della verità nel ministero della
chi monumenti di quelle chiese donde predicazione, come interpreta il Bianchi-
furono estratte, nel che dovrebbero i ve- ni. Il Rinaldi dice che fu prescritta l'as-
scovi usare attenta diligenza prima di sistenza de'sette diaconi, per maestà di tal
permetterne il pubblico culto. Occorrere funzione, imperocché la gerarchia eccle-
investigarne la primitiva derivazione, il siastica é stata fatta ad imitazione della
primo fonte, perchè consti delT identità celeste, ove furono veduti sette Spirili as-
d'un s. Corpo o pai te di esso, come nel- sistenti al trono di Dio; e s. Ignazio asso-
le chiese ove esistono siano con antico miglia i diaconi all'angeliche virtù, per-
e immemorabile culto da'fedeli venerati. chè servono a'vescovi nell'altare, e furo-
Quindi grande dev* esser ne' vescovi la no soliti di ministrare ad essi mentre pre-
cautela nel riconoscere e approvare le ss. dicavano. Il De Luca dà utilissimi docu-
Reliquie. Il vescovo è maestro del popo- menti sulla predicazione del vescovo, che
lo e ministro della predicazione, alla qua- nello stile dev'essere diverso da'predica-
le Gesù Cristo scelse gli Apostoli cui suc- tori di professione, cioè chiaro ealfettuo-
cessero, onde il solo vescovo avendone il so, grave e sostenuto; dica familiarmen-
diritto, può delegare a predicare; il prete te più cose che parole, sicché tutto sia
e diacono fanno \& Predica (nel quale ar- grano e non molto fruito e poche
paglia,
ticolo dico pure quanto riguarda il ve- foglie; insistendo precipuamente sui pec-
scovo, ed predicatori che deputa), solo
i cati a cui é inclinalo il popolo di sua dio-
per delegazione del vescovo, a cui spelta cesi, ed in quelle cose ed abusi che reca-
deputarlo e dal quale i predicatori de- no maggiori pregiudizi per le loro con-
vono ricevere la benedizione ancorché , seguenze. Per queste ragioni si slima di
ad altri ne spetti l'elezione. Ma per pre- mollo profitto la predica del vescovo in
VES VES ^S
occasione della visita, poiché sempre rie- parola dì Dio, essendo la principal fua-
sce di grande e salutare impressione a* zioae de' vescovi, il s. concilio ordina, che
popoli le ammonizioni udite dalla pro- gli stessi vescovi nelle lor chiese spieghe-
pria bocca del pastore. Parlando diretta- ranno la s. Scrittura, Q predicheranno la
mente, da padre e da superiore, maggio- parola di Dio, o se nesono legiltiraamea-
re é il risultato che se ne può ricavare. te impediti, avran cura, che quelli a'qua-
Se deputa altri, deve vegliare sulla dot- li ne haa commesso l'impiego, lo adem-
trina che predicano, e sospenderli se se- piano nelle loro cattedrali, come pure i

minano scandali. Benedetto XIV racco- curati nelle loro parrocchie, o perse stes-
mandò calorosamente a* vescovi l'istru- si, o io mancanza loro per altri, che sa-
zione de'popoli nella Dottrina cristiana^ ranno eletti da'vescovi, tanto nella città,
proponendo ad essi il metodo del cele- come in qualunque altro luogo della dio-
bre cardinal Bellarmino gesuita, e quel- cesi dove giudicheranno opportuno di
,

lo pure per insegnarla a'fanciullij laon- far predicare ... e questo almen tutte le
de il vescovo deve vigilare che sia inse- domeniche e feste solenni, e ne'tempi di
gnata, poiché anticamente l'insegnava e- digiuno e di Quaresima ogni giorno, o
gli slesso, quando dovea istruire nella fe- almen 3 volte la selticnana, se lo credo-
de i convertiti adulti; e non mancano re- no necessario ". Nella sess. 24 De Re- ,

centi esempi edificanti di vescovi che tal- form. e. 7. « I vescovi istruiranno da sé,
volta a ciò si dedicano. In diverse dioce- e faranno istruire da' Parrochi intorno
si e città vescovili fiorisce l'inseguamea- alla materia de'sagramenti, quelli che si
to della dottrina cristiana, come io Fe- presenteranno per riceverli. E parro- i

rona^ ed eccellenti regole e istruzioni sta- chi si applicheranno con zelo a questa
bih s. Carlo Borromeo arcivescovo di Mi- spiegazione, e nel mezzo della messa so-
lano, il quale può servire di modello del lenne e del servizio divino spiegheran-
buon vescovo Abbiamo del car-
in tutto. no nella lingua del paese, tutti i giorni
dinal Federico Borromeo De Concio-
, festivi o solenni , il lesto sagro del Ca-
nante Episcopo: De sacris Oratoribus, techismo del concilio (o Vangelo), e gli
Mediolani i63r. Del vescovo di Sarsina avvertimenti salutari che sono in esso
Gio. Battista Braschi, Idea del pulpito Mi- contenuti". Il concilio di Sens del i528
irato, ossia il F escovo che predica, Ro- determinò:" Il vescovo sospenderà i pre-
ma 17 25. Del vescovo di Bisceglia Pom- dicatori, che invece di predicare il Van-

peo Sarnelli, Lettere ecclesiastiche, t. 3, gelo,e d'ispirare amore per la vutù, pub-
lett. 45" ". La predicazione e propria del blicano delie favole che ponno eccitare al
vescovo e del curato; t. 4) lett. 53: Non che inducono popoli alla
riso, e quelli i

potersi il vescovo esimere al tutto dal disubbidienza". Dice l'autore del 3.° ar-
predicare j t. 3, lett. 3: Doversi far con- ticolo pubblicato nel Supplemento al
to degli avvisi de' vescovi ex officio, riu- Giornale ecclesiastico di Roma dell* an-
scendo alle volte profezie. Decretò il con- W01791. L'insegnamento del deposito di
cilio di Trento, sess. 5, De Reform. e. 2. tutta la religione fu affidato dall' Uomo
» Siccome la predicazione del Vangelo è Dio al collegio apostolico, ed a tutta la
necessaria nella Chiesa , e che questo é successionesinoalla fine de'secoli. «Quan-
il primo dovere de' vescovi, quindi è do vescovo insegna per proprio uffizio,
il

che il s. concilio obbliga tutti i vescovi a sia con viva voce, sia cou lettere pasto-
predicare in persona la parola di Dio, pur- rali, sia nel sinodo diocesano, sia rego-

ché quiilche legittima causa non gli di- lando la disciplina della propria diocesi;
spensi". K nella sess. 7.^, De Reform. e. rende testimonianza per la sua chiesa,
4. » L'esercizio della predicazione della che taleèrinseguamentodi Cristo, e che
56 VES VES
quella lai disciplina non contiene cose dificante ne fu il frutto. » Cos'i sempre
contrarie agrinsegnainenti di Cristo. E più avvera die la fede, la quale si e
si

siccome Ecclesia est in Epìscopo , non propagata con la predicazione , con la


nel teologo privalo, non nel dottore, non predicazione resta ravvivata, e si man-
nei cattedratico; quindi il solo vescovo iia tiene ne'popoli". 11 vescovoinfiigge e sen-
la testimonianza di uffìzio a nome delia tenzia la scomunica, V Interdetto, ed al-
sua cliiesa. Anzi il vescovo slesso non lia tre Censure e Pene ecclesiastiche, li car-
questa rappresentanza, se non come ve* dinal De Luca ne tratta al cap. 2.3: Del-
scovo, quando cioè attesta per ullìzio nel le censure ecclesiastiche, e come in esse
suo ministero, non quando scriva o ar- il debba contenere e regolare.
vescoi^o si
gomenti come dottore privato. E sicco- Le armi spirituali usate anche
qualifica
me anciie, uhi Petrus, ibi Ecclesia, la dagli ebrei nel Testamento vecchio e chia-
conformità colla dottrina di Pietro, nei mate ^//.z/f/«tìr, etra essi di maggior gra-
sistema cristiano è il carattere, la pietra vità , portando ancora seco l'ordinaria
lidia delia testimonianza delle ciiiese par- pena della vita. iNe'primi secoli della Ghie -
ticolari". Oltre le prediche, sogliono i ve- sa queste punizioni producevano potenti
scovi da appositi Mi ss io nari, di quando in elfelti, ed erano assai temute, e di gran

quando far dare nelle loro diocesi la lìlis- lunga più operative dell'armi tem[>orali
sione y per la santificazione dei popolo. de'principi, eziandio dagl'imperatori e al-
Essa è preceduta da una ceremonia, più tri sovrani; molto più se si fulminava la
o meno secondo il seguente esempio. Ri- censura maggiore della scomunica , la
porta il n. 4i del Diario di Roma del quale oltre il costituire l'anima nella di-
i833, die a' 5 maggio in P^eroli i
pp. sgrazia di Dio e nello stato delta danna-
missionari del preziosissimo Sangue die* zione, giuridicamente cagiona anche di
dero compimento alla s. Missione nella fallo gravissime pene temporali, cos\ per
gran piazza situata tra la cattedrale e la l'inabiiitazioneall'e^ercizio di tutte le ca-
s. Salome con folla immensa di
cliiesa di riche, e al godimento di tulli gli onori e
popolo; e le di vote funzioni di' ebbero prerogative; come ancora circa l'infamia,
luogo in tale occasione , la resero assai e il abborrimento del commercio
totale
commovente. Fu poi rimardievole il te- e della pratica degli scomunicali. Deplo-
nero incontro del popolo all'arrivo de' ra tempi moderni del poco timore del-
i

pp. missionari, per gli evviva giulivi de* la scomunica, si per la corruttela de'co-
ss. Nomi di Gesù e di Maria. 11 clero e stumi, sì per essersi rilassata e ralfreddata
le confraternite, tra il suono festevole del- l'antica pietà, e sì per le sottigliezze d'al-

le campane per indicare che nella missione cuni canonisti e teologi die inducono al
tutti con piacere accoglievano le divine pretesto di nullità e quindi al disprezzo
misericordie, riceverono i missionari alla esecrando. Per tali riflessi un vescovo de-
porta della città, dove il sagro pastore mg." ve usarne di raro e con molla circospe-
Cipriani,essendosi trasferito per celebrare zione, acciò riescano efficaci e di profitto.
il rito dell'istituto, secondo le pratiche Laonde, soggiunge, esser dovrebbono le
del p. Paolo Segneri, seguito dal b. Leo- censure una spada temuta, ma ristretta
nardo da Porto Mauiizio e da altri ce- nel fodero. Di alcune di queste pene può
lebri missionari consegnò al direttore
, assolvere il vescovo , allie essendo riser-
delia Missione il Crocefisso ,
per indica- vate al solo Papa. 1 vescovi sono Inqni^
re la consegna delle anime che doveva- sitori nati e ordinari , contio 1' Eresia,
no essere pasciute colla divina parola; co- nella loro diocesi: in molti stali non vi è
sa che il vescovo raccomandò con un bre- Inquisizione locale. Scrisse il Sarnelli nel
ve, ma fervoroso di&coiso. Grande ed e- l. 7, la leti. 4o '•
Delia podestà del ve-
VE S VES ^7
srovo intorno all' assoluzione delV ere- funzioni ecclesiastiche; quand'anche ne
.sin. I Benefica ecclesiastici^ di ragione menasse seco degli altri, s'egli non è in-
cosnuiie spettano tutti alla collazione del vitato per lettera dal metropolitano , e
vescovo, tranne quelli delle cattedrali ap- da'vescovi della provincia dove sen va.
partenenti alcapitolo, quelli appartenenti Che se vi farà delle ordinazioni senza es-
a' canonici delle collegiate, le riserve a- servi chiamato, o disporrà degli alfari ec-
posloliche, come le prime dignità delle clesiastici, che noi riguardano, tutto quel-
cattedrali e delle collegiate, gli alletti ai lo ch'egli avrà fatto sarà nullo, e in pe-
papa, e quelli de'raesi di nomina appar- na del suo attentato irragionevole, fin da
tenenti egualmente al Papa. Argomenti questo punto è deposto dal s. concilio".
lutti discorsi nel ricordato articolo, e ne* Vm ordinò il can. l 'j.» Ogni vescovo non
tanli che vi hanno relazione; cosi dell'e- ha podestà che nella sua diocesi, vale a
rezioni, unioni e disgiunzioni de'benefizi direnella città e territorio, che ne dipen-
stessi, potendosi vedere £//i/o«e deUeChie- de. Può ordinare sacerdoti e diaconi, e
fcer/e'i5e«^z/.RiferisceilDeLuca,ilPapa giudicar gli affari particolari; ma oltre a
per allettare i vescovialla stabile residenza ciò non farà nulla senza il parere del
nel vescovato concede loro, quando la vo- metropolitano, né il metropolitano sen-
gliano , V AUernat.va nella provvisione za il parere degli altri". Dispose nel 34/
de'benefizi di libera collazione e non sog- il concilio di Sardica. }> Se due vescovi
getti a riserve o aiFezioni; laonde senza della stessa provincia (dice Osio vescovo
questa concessione , il vescovo ha sola- diCordova) hanno insieme un affare, niu-
cjente 4 marzo, giu-
n\t^\ dell'anno, cioè no de'due potrà prendere per arbitro un
gno, settembre e dicembre, e gli altri 8 vescovo d'altra provincia. Che se un ve-
sono del Papa. Quando poi non risiede, scovo, essendo stato condannato, si tiene
in pena perde i mesi di marzo e settem- tanto sicuro del suo diritto, sicché voglia
bre, benché per giusta causa. Si ponno esser giudicato di nuovo in un concilio;
consultare il p. Luigi Tomassini, Fetus et onoriamo, se vi piace, la memoria del-
nova Ecclesiae disciplina circa Deneji- l'apostolo s. Pietro, che quelli, che han-
eia et Beneficiarios^Yenelus lySo. An- no esaminato la causti, scrivinoa Giulio,
tonio Bengei e Francesco P'inwtì'ì,De Be- vescovo di Roma; e s'egli crederà oppor-
neficiis ecclesiasticisy Parisiisi 654* ('io- tuno di rinnovare il giudizio, assegni de'
vanni Chockier, De conwiutationibiis Be- giudici; se poinon crede, che vi sia luo-
neficiorutny]\.ova£iQi'joo. Le funzioni poi go di cambiar giudice, si dovrà stare a
che vescovi possono fare essendo fuori
i quanto avrà egli ordinato, il concilio ap-
delle loro diocesi sono di accordare le
, prova questa proposizione. Osio rischia-
Dimìssorie, in vigore delle quali altro ve- rò (juesto canone aggiungendovi. Quan-
scovo ordina i suoi diocesani; di conferi- do un vescovo deposto dal concilio della
re i benefizi ecclesiastici; d'instiluire, ri- provincia avrà ap()ellato, e avuto ricor-
lasciare de' w^tìJ, accordare dispense, ap- so al vescovo di Roma, se quegli giudica
provare de'preli, sempre suoi sudditi, e opportuno che l' affare sia esaminalo di
molti altri atti della giurisdizione volon- nuovo, scriverà a'vescovi della provincia
taria ec. Oltre quanto dissi in più luo- vicina aninché ne siano i giudici; e se il

ghi di quest'articolo, del vietato a'vesco- vescovo deposlo ()ersuade al vescovo di


vi nelle diocesi altrui, qui offro alcuni ca- Roma di mandar un prete presso la per-
noni di concilii. In quello d'Antiochia del sona sua, potrà farlo, e mandar comtnis-
341 si stabilì col can.i3. « Nessun ve.^co- sari per giudicare ili sua autorità co've-
\o sia ardito di passare d'una provincia scovi: ma s'egli crede, che i vescovi Ina-

all'altra, né di ordinarvi nessuno per le stino per terminar l' all'ire, farà ciò che
5S VES VES
gii suggerii ù \i\ sua prudenza* . Il conci- esposti principali doveri del vescovo, al-
lio di Carlaginedel 348 dicliinrò.»» Proi- tri ve n'hanno, in un alle qualità che da
bizione a' vescovi d'eulrar nella giurisdi- lui sirichiedono, accennate nel § HI. 11
zione l'uno dell'altro. Nessuno deve lice- vescovo è morto a sé stesso, e non vive
vere il chierico d'un altro senza lettere che a'bisogni del gregge, e perciò divie-
dei suo vescovo, né custodirlo presso di ne il servo di tutti, cocne scrisse s. Pao-
se, uè ordinare un laico di aliena dioce- lo a'corinlii; e sopra tutto ha 1* obbligo
si senza il consenso del suo vescovo". ÌNel di dar la sua vita per le pecorelle. Inol-
concilioS." di Cartagine fu ordinato.» Le tre l'Apostolo, scrivendo al suo discepo-
intraprese de' vescovi gii uni sugli altri lo s. Timoteo i." vescovo d'Efeso, Epist.
sono proiljile: nessuno deve usurpare il I ad Tini the ani fCfìp. 3, espose i gravis-
popolo, né ritenere , né promovere agli simi doveri del vescovo, che agli Angeli
ordini sagri senza pet'tuissione, fino a'iet- stessi riuscirebbero formidabili e gravi.
tori, a'salinisti e agii ostiari. i luoghi che » Iniperocchè dev'essere irriprensibile,
non hanno mai avuto vescovo, non de* casto, sobrio,prudente, aggiustato, pu-
vono riceverne de'nuovi senza il consen- non violento, non
dico, ospitale, dottore,
so dell'antico vescovo della diocesi; e il percussore; bensì modesto, non litigioso,
nuovo vescovo non deve intraprendere non posseduto da' desiderii, attento nel
nessuna cosa sopra la diocesi, che resta presiedere alla propria casa, onde viva-
alla chiesa matrice", li concilio d'Uere- no tutti continenti, e possa sperarsene la
foiddel 673 dispose. « vescovi non met-
I medesima diligenza nella casa di Dio. Non
teranno mano nella diocesi l'un dell'al- j?\^eoy^/o, onde insuperbi lo di sé stesso, non

tro: osserveranno il posto della loro ordi- cada nei giudizio del demonio. Egli, co-
nazione". Neir8i3 statuì il concilio di me dispensatore de'divini tesori, dev* es-
Magonza.'iOgni vescovo investigiieràstu- sere immune da ogni mancanza; non su-
diosamente, donde siano preti e dia- i i perbo, non iracondo, non usuraio, né bra-
coni delia sua diocesi, per rimandare i n)oso di altro turpeguadagno; ma dev'es-
fuggitivi al loro vescovo". Decretò il con- sere bensì benigno, giusto, santo , conti-
cilio di Trento nella sess. i4> e. 3. « Non nente, radicato ne'dogmi delia fede, on-
sarà permesso a nessun vescovo, nemme- de sia valevole ad esortare nella sana dot-
no a quelli che chiamiuisi titolari, di dar trina, e a redarguirne gli oppositori. Poi-
gli ordini sagri, o i minori, e nemmeno ché vi sono molli insubordinati, arcifan-
la tonsura a un soggetto che nou sarà fani e seduttori, in particolare i circon-
della sua diocesi, senza il consenso espres- cisi, i quali fa d'uopo riprendere; giacché
so o la dimissoria del proprio vescovo, pervertono tutte le case, insegnando per

quand'anche potesse allegare de'privile- motivo di vergognoso guadagno ciò che


gi, co'quali avesse ricevuto una volta fa- non conviene". Scrisse poi s. Paolo all'al-
coltà di conferire gli ordini a tutti quelli tro suo discepolo s. Tito 1° vescovo di
che si presentassero, rapporto alle circo- Catidia o Creta e di Salona, V Epist. ad
8lanze,che allora esigevaniojo perclié fos- Tiliim^ cap. i.« Tu dunque uianifesla
se amico di quello, ch'egli ha ordinato, ciò che spetta alla sana dottrina, cioè che
e lo avesse ogni giorno alla sua mensa. siano sobriii vecchi, pudichi, prudenti,
li vescovo elle in onta di questa legge a- sani nella fede, nella dilezione^ nella pa-
vrà dato gli ordini a un suddito alieno, zienza; che si mantengano le donne pro-
non potrà far per un antio le funzioni del vette nell'abilosanlo, non accusatrici, non
vescovato , e quegli che li avrà ricevuti dedite al vino; e siano irriprensibili nel-
non potrà esercitarli, se non in quanto pia- l'insegnare, onde apprendanole giovani
cerà al tuo proprio vescovo". — Oltre gli ad esser prudenti, ed auiiuu i inalili ei
VES VES 59
fjgti; e siano savie, caste e sobrie, atten- ch'entrano nel vescovato, riconoscano
te nella cura della propria casa, affabili, quali sono gli obblighi loro, e compren-
e sottomesse à'ioro mariti, acciocché non dano bene, che non sono stati chiamati
si bestemmi la parola di Dio. Esorta pa- a questa dignità per cercarvi i propri lo-
rimenti i giovani ad esser sobri. Presen- ro interessi, per ammassare ricchezze, ne
ta in tutto la tua persona come un per» per viverci nell'opulenza e nel lusso; ma
fetto modello delle buone operazioni nel- per travagliarvi a gloria di Dio, e per pas-
la dottrina, neirintegrilà, nella gravità; sar la vita loro in una continua sollecitu-
e sia il tuo discorso sano e irriprensibile, dine e vigilanza; che però il concilio av-
acciocché si arrossisca ogni nostro neuji- verte i vescovi di mostrarsi veramente e
co,non trovando in che dir male di noi". in fatti conformi al loro stato, e al loro
Questo è l'arduo carattere d*ei vescovo, impiego in tutte le azioni della loro vita.
chiamato da Dio a sì altissima dignità, 11 che é una predica continua; ma soprat-

questi i doveri, questi i rari meriti e vir- tutto di regolare in guisa la loro condot-
tuose doti^ che deve possedere. Dichiarò ta esteriore, che gli altri possano pren-
nel 398 il concilio di Cartagine. « Il ve- dere da essi esempi di frugalità, di mo-
scovo deve avere la sua piccola stanza destia e di continenza. Per questo dun-
presso la chiesa: i suoi mobili devono es- que a imitazione de' Padri di Cartagine,
sere di prezzo vile, la sua tavola povera; il s. concilio ordina, che i vescovi non so-
deve sostenere la sua dignità colla sua le- lamente contenteranno di mobili mo-
si

de e colia buona vita : non leggerà li- desti, e di una mensa imbandita frugal-
bri di gentili, e quelli degli eretici sola- mente; ma si guarderanno inoltre , che
mente per necessità; non si caricherà né nel resto della loro nianiera di vivere, e
della esecuzione di testamenti, né del ma- in tutta la lor famiglia, niente si vegga,
neggio de'suoi affari domestici, né litighe- che sia lontano da quella santa pratica,
rà per interessi temporali; non prenderà e che non risenta della semplicità, dello
sopra di sé la cura delle Vedove , degli zelo di Dio, e del disprezzo delle vanità
Orfani^ e degli stranieri, ma se ne sgra- del secolo". Quanto alia scienza che si

verà sopra rarciprete(ma il concilio d'Or- richiede per le dignità e ordini ecclesia-
leans del 5i I, oltre altri concilii , ordi- stici, massime nel vescovo, il Sarnelli, t.

nò: Il vescovo deve, per quanto può, da- 7, lett. 59, dice esser la scienza di 3 ma-
re il villo e il vestilo dk Poveri ^ e agl'in- niere, cioè eminente, mediocre, sufìicien-
validi che non ponno travagliare. In-
, te. Ola per la dignità vescovile, secondo
soujma sempre il vescovo fu ed é tenu- tulli, si richiede la scienza eminente, per-
to pel padre de' poveri, e di tutti gli af- ché il vescovo deve aver notizia profon-
flitti e bisognosi, il che celebrai in tanti da del nuovo e vecchio Testamento, co-
articoli, ed eziandio parlando della Ren- me giudice e pastore dell' anime, e ren-
dita ecelesiasiica)j e sarà inteso soltan- der ragione a ciascuno che lo dimanda
to alla letlura, alla preghiera e alla pre- intorno a'misteri di nostra s. fede. Eco-
dicazione: non ordinerà i chierici senza ine gli Angeli superiori, che illuminano
il consiglio del suo clero e il consenso gl'inferiori, hanno più piena notizia del-
del popolo. Non giudicherà che io pre- le cose divine, che gì' inferiori; così gli
senza del suo clero, sotto pena di nulli- uomini superiori, a'quali appartiene e-
tà; esorterà quelli che sono iu^ contrasto rudir gli altri, sono tenuti aver più pie-
ad accomodarsi, piullosloché a farsi giu- na notizia delle cose da credersi. Di van-
dicare". Quindi il concilio di Trento nel- taggio i vescovi devono aver la scienza
la sess. 25, De Rcform. ci, esortò l'E- della legge, secondo la quale devono giu-
piscopalo. « E da desiderare, che quelli dicare, tanto nelle cose spirituali, quanto
6o VE S VES
nelle temporali. Ma quatituoque nel ve è questo il lavorai e al bene comune, que-
scovo si clesidei'i la scienzaeminente, non- sto è il fare ciò che può esservi forse in
dimeno basta la competente lelteralura, questo njoraento più importante. 1 più
come dichiarò il concilio di Laterano V, grandi mali della società vengono dalla
De Re/or. Curiac^ sess. q. Altrimenti se cattiva educazione de'funciulli: la cattiva
fosse necessaria assolutamente nel prela* educazione nella famiglia e la troppo spes-
to la scienza eminente, pochi se ne pro- so cattiva educazione nelle scuole, nelle
moverebbero al vescovato mentre ap- , quali occorre farvi penetrare lo spirito
pena si ponno trovar uomini d'eminente religioso; senza la pietà ogni scienza si

i>cienza alle sublimi dignità. Il concilio corrompe. Conviene faticare per forma-
Tridentino, sess. 22, cap. 2, strinse tut- re una nuova generazione, penetrata da*
to inpoche parole. ScieiiLÌa vero ejas- sentimenti e da' principii della fede, di-
inodi poUcaty ut muneris slbi injungen- versa da quella generazione senza cre-
di necessitati possit salisfacere. Dice il denza, senza convinzione, lo spirito del-
De Luca, è legge canonica che il vesco- la quale ondeggia all'arbitrio d'ogni sof-
vo dev'essere dottore in teologia, dal che fio d'opinione, e colle quali sarebbe mai
non s' inferisce necessariamente che sia sempre impossibile di fondar cosa alcuna
letterato: dal dottorato suole il Papa di- durevole per la gloria della Chiesa, per
spensare, quando riconosce l'idoneità del- la pace del mondo". — Dell'obbligo della
la persona, supplendovi l'esperienza ac- Residenza del vescovo nella sua chiesa,
quietata nell'esercizio degli udizi sostenu- che fu sempre caldeggiata da' concilii e
ti con prudenza. Nondimeno giova qui da'Papi, già parlai a Vescovato ne'§§ IV
ripetere le gravi parole pronunziate con e Vii e che non può esser forzato a risie-
eloquenza dal defunto mg."^
ecclesiastica dere nel solito luogo della diocesi, adem-
Sibour arcivescovo di Parigi, nell'allocu- piendo l'obbligo della residenza in qua!*
zione pronunziata nelT ultimo concilio sivoglia luogo di essa, perchè ubi Epi~
provinciale di quell'illustre metropoli, e scopusibi Ecclesiiz. E tenuto il vescovo a
pubblicata ò^aW Osservatore Romano del fare la Visita pastorale di sua diocesi, di
1849 a p. 'jS.iì La Chiesa, voi lo sape- che tratto in quell'articolo, e ne feci cen-
te, Venerabdi e amatissimi Confratelli, ha no al § VI di Vescovato. Può visitare i
sempre avuto un lustro particolare dal- Monasteri delle Religiose^ avvertendo il
la scienza de'suoi ministri. Oggi (|uesta De Luca, non però con molla frequenza,
scienza debbe essere più forte e piìi este- e farsi con causa di vero bisogno, massi-
sa, a motivo delle circostanze in mezzo a me in quelli di stretta clausura, accom-
cui viviamo. Non siamo più in «(ue'tempi pagnalo da persone discrete; e per l'ele-
di fede, in cui gli elementi di divine co- zione delTabbadessa e altri atti capitola-
noscenze potevano solFiire(sic)il sacerdote ri, interviene in chiesa, e parla tlalla fine-

per fare onorare il suo carattere. Lo svol- strella della comunione. Decretò il con-
gimento,sollo molti rapporti, dello spiri- cilio di Cartagine del 397.'» I non
vescovi
lo umano, la diiTusione di certi lumi ve- visiteranno le Vergini o le Vedove, che
ri o falsi, la natura stessa degli attacchi in presenza de'chierici o d'altre gravi per-
che l'iucredulilà dirige contro la Religio- sone". Delle badesse e loro giurisdizione,
ne, gli fanno una necessità, più grande ragionai eziandio nel § VII di Vescovato.I

che mai d'istruirsi. Voi vedrete se vi sa- Quanto a'privilegi de' Mendicanti e altri
rà qualche miglioramento ad apportare Ri'golariJLx'^ gli altri ne trattano: G.Batti-
negli sludi ecclesiastici: formate preti sa- siiìCiìnitiùyPrivilegioriun sacrorum ordì-
pienti e pii, questo è il miglior modo per num fratrunt Mendicantiwn^et non Men-
assicurare Tazione salutare della Chiesa, dicantiuni,CoUectio j'icjcla sacri concilii
VES VES Gì
Tridentini^ Re/or mationem^ et Summo- del Sussidio, dissi di quello denominato
rum Ponlificum novissinuis confirnia- Sinodatlco (ove ne riparlai), che riscuo-
et ìnno\'ationes^ Venetiis 1604.
tiories^ tevano vescovi recandosi d'Conciliio Si-
i

Sulla esenzione de' Regolari dalla giu- nodi ^eneiaW o provinciali (anche per re-
risdizione de* vescovi y e sulle cause ma- carsi dall'imperatore o dal re, e in Ro-
trinioniali. Lettera indirizzata a mgj ma dal Papa, per servizio della propria
G io. Battista diPergen vescovo di Man- chiesa o per liberarsi da ingiuste vessa-
tova ^ da ingj vescovo di ... . In Assisi zioni), per supplire alle spese inerenti che

1 784. Deve il vescovo eseguir la visita de* incontravano, ed altresì de' sussidii che
Limina Aposlolorum, al luodo parlato ponno imporre i vescovi. Che vescovi i

in quest'articolo, e nell'altro ne'§g li e sono tenuti a celebrare il sinodo dioce-


IV, secondo l'ordinamento di Papa s. A- sano, ed metropolitani il sinodo pro'
i

iiaclelo del 1 o3, o di Papa s. Zuccaria nel vinciale, feci parole anche nel § IV di

743 secondo i critici, almeno per decre- Vescovato. Deve il vescovo convocare il
to sinodale. Tuttavolta pare che il Se- Sinodo diocesano, ed ha pure l'autorità
polcro glorioso de' ss. Pietro e Paolo, i di farvi statuti e costituzioni per elimi-
vescovi primitivi della nascente Chiesa nare gli abusi introdotti nella disciplina
giuravano visitare allorché erano consa* ecclesiastica, con diritto monarchico ch'è
persona o almeno per procura-
grati, di in lui, per avervi egli solo giurisdizione,
tore anche per prestare ubbidienza al
, tranne i casi accennali nel rammentato
Vicario di Cristo; obbligo esleso poi a' articolo, ove pur notai il consiglio che
prelati minori esercitanti giurisdizione ricerca dal capitolo, nominando quali so.
quasi vescovile; eziandio coU'ingiunzione no gli uftìziali sinodali. Avverte il Nanli,
a'vescovi ed a'prelali minori^ di portare essere falsa l'asserzione, che il sinodo dio-
alla s. Sede la relazione dello slato di lo- cesano rappresenti il clero d'una chiesa,
ro diocesi, col metodo prescritto dalla poiché la chiesa è rappresentata dal ve-
Congregazione del Concilio^ alla quale i scovo, Ecclesia est in Episcopo, disse s.

vescovi partecipano la loro venuta, o la Cipriano. » Il sinodo diocesano è un alto


deputazione del procuratore, se impediti d'ubbidienza degli ecclesiastici d'una dio-
per remota lontananza e altre giuste cau- cesi, i quali sono chiamali contempora-
se, la congregazione poi esanimando gli neamente dal proprio vescovo per udirvi
stati delle rispettive chiese. Debbono tar i suoi ordini". Che se il vescovo li adu-
la visita e la relazione anche i patriarchi na anco per avere de'Iumi e udirne pa- i

orientali, i vicari e prefetti apostolici, i reri, ciò non altera la data definizione,

quali si fanno supplire da'procuratori. Si giacché i loro pareri sono sempre con-
può vedere il Parisi, Istruzioniper la Se- sultivi, e mai definitivi; ed il vescovo fu
greterìay t. 2, p. 1^12 e seg.; ed il De Lu- sempre ed é 1' unico legislatore, e le di
ca, che tratta pure del caritativo Sussi' lui leggi non abbisognano della sanzione

dio quando per la visita in discorso pon- del sinodo in cui le promulga. JNel jus
no esigere i vescovi poveri da'cleri ricchi, odierno, una cosa sola abbisogna della
e che il vescovo di più diocesi, facendo la sanzione de'congregali in sinodo, che ab-
relazione d* ognuna, quanto alla visita, biano diritto a dar volo; ed è l'elezione
soddisfaceva nel medesimo tempo per am- degli esaminatori sinodali, de'quali il ve-
l)edue; ma dipoi Benedetto XIV prescris- scovo deve servirsi nella collazione di cer-
se, doversi far la visita tante volle quan- ti benefizi. Se non li fa approvare dal
te sonoi Vescovati che si governano, sul- sinodo, conviene si rivolga all' approva-

l'amministrazione de'quali tenni propo- rione della s. Sede e de'suoi canonici. In


sito iu tale articolo nel § IV. Parlando questo caso é io libertà il vescovo di far
62 VES VES
usare da* TOtanli in sinodo il sufTiagio ovvero frequentemente; il sinodo pro-
pubblico o ii segrelo. Questo volo poi vinciale ogni triennio nella metropolita-
si deve dare da tulli i beneficiati, cioè ca- na coll'inlervento dell'arcivescovo e del
nonici, mansionari ,
parrochi e altri a- suo capitolo, e de* vescovi sulFraganei, e
venti l)eneficio, compresi i vicari foranei. di que* prelati che abbiano il territorio
]i De Luca non
dice cbe fuori del sinodo separalo colla qualità di iiullins dentro
sideputano gli esnniina tori si nodali, quan- la provincia, se il privilegio o la consue-
ti ne debbano intervenire nel concorso tudine non disponga altrimenti, previa
delle parrocchie e del loro voto; e che in l'approvazione della congregazione del
caso d'unione di diocesi gli esaminatori concilio, particolarmente quanto all'Ita-
d'una non ponno inlervenire nel concor- lia. Tanto il sinodo diocesano, quanto il

so delleparrocchie dell'altra. Il sinodo per provinciale prima di pubblicarsi deve si

la sua promulgazione è più solenne, ma approvare da della congregazione. Nel


piacciano o no i decreti del vescovo, ob- sinodo diocesano vi devono intervenire
bligano i congregati e gli assenti. Certo i parrochi del territorio nullins^ se il pro-
che il vescovo senza essere obbligato, può prio prelato non lo celebra, e quindi ne
mettere qualche cosa a voli nel sinodo; osservano le costituzioni. Si ponno vede-
roa due cose capitali bisogna osservare. re: Stefano Quaranta, De Concilio Pro-
La i.^, che se nello scrutinio, che il vesco- vincialif et auctoritate Archiepiscopi in
vo può far eseguire o con voti segreti, o Su/fraganeos, Neapoli i586. Sinodo in
con voti pubblici col vevho placet, la co- pratica per tutte le Curie ecclesiastiche
sa proposta dal vescovo fosse rigettata, ed anche civili per la sua esecuzione m-
pure egli può benissimo dire; si non pla- miliato a S. E. R. mgJ Federico M.*
cet vohis, placet nobìs, e non ostante in* conte Giovanelli patriarca di Venezia
limare a farla osservare, il che prova es- e primate della Dalmazia da D. Do-
ser l'unico legislatore. Se poi i congregati menico Scipione arciprete di Lendina-
vedono una misura nociva o anti-cano- ra^ Roma 1795. Decretò il concilio di
nica,avranno ricorso al concilio provin- Parigi del 1 4o8.» Gli arcivescovi saranno
ciale, se vi è, o al metropolitano io i* obbligati a tener ogni anno il lor conci-
istanza, o in ultimo alla s. Sede; ma sem- lio provinciale; di assistervi in persona
pre in devolulivo, non in sospensivo. La co'Ior sulTraganei, e gli altri che sono so-
2.* cosa importantissima da riflettersi, si liti d'intervenirvi. In caso d'impedimen-
è che^i voti si danno da lutti i nominali to legittimo, manderanno a proprie spe-
beneficiatijobbligali a intervenirvi se il ve- se lor deputaticon sudlciente autorità. Se
scovo ad essi lo comanda, sotto le pene che l'arcivescovo ricusa', o dilFerisce di con-
al vescovo piace d'infliggere; e non pon- vocare il concilio, quegli tra'suoi suffra-
no partirsi dal sinodo, finché il vescovo gane!, che tiene ili.° posto nella provin-
non lo ha dichiarato terminato, e data cia, sarà tenuto di convocarlo e di pre-
la benedizione permette a ciascuno di siedervi". Magia parlando de' Co«c////o
tornare a casa sua. Quando i beneflciati Sinodi, diocesani o provinciali, in que*
si recano al sinodo debbono presentare
, due articoli credo di avere riferito quan*
al vescovo, o al da lui deputato, un tri- lo basti, alla proporzione di questa mia
buto in segno di soggezione, che chiama- opera, alla loro promulgazione, inviti e
si Sinoclatico o Cattedratico: consiste in celebrazione, alle lettere Trattorie e Si-
una somma proporzionala a' rispettivi nodali, persino a'concilii e sinodi cele-
redditi e agli usi, secondo il prescritto dal brali negli ultimi anni decorsi (tra' quali
jus canonico. Il sinodo diocesano deve- qui aggiungo quello d'Avignone, di cui
si celebrare ogni anno nella calledrale, parlai nel voi. XC, p. 178), di altri a-
VES VE S 63
venclcne ragionalo ne'Iuoglii ove furono coltiva l'animo, il risana, e da cui pos-
uno ad un brano della sun-
celebrati, in siamo trarre grande soccorso ed aiuto a
nominata allocuzione delTarcivescovo di vivere bene e prosperevolraente". Il con-
Parigi (nel quale articolo avendone pu- corde insegnamento de' vescovi è il ca-
re fatto menzione coW Ossero' atore Ro- nale che perpetua nella Chiesa cattolica
mano 849, va corretto il 85o) mg/
del 1 i infallibilmente la dottrina di Gesù Cri-
vi pronunziò queste
Sibour, che inoltre sto, e ciò egualmente in tutti i secoli.
memorabili parole. « Voi avrete ancora, L'uso della Verga episcopale è di due
senza dubbio, in questa i.* assemblea, a maniere, l'una per castigare, l' altra per
richiamare a coloro che sembrano qual- insegnare. Riporta il Giornale di Roma
che volta dimenticare che il governo , de* 16 giugno i85g. « Il giorno 8 cor-
della Chiesa appartiene a* vescovi. Essi rente chiudevasi in Urbino il concilio di
sono i capi del clero e de' fedeli. I capi- quella provincia ecclesiastica. La bellezza
toli loro apportano soccorso colle proprie del tempio metropolitano teste riaperto
orazioni e consigli. I parrochi li rappre- più splendido pel nuovo pavimento di
sentano alla testa di diverse greggi di fe- marmo e pegli squisiti ornamenti che vi

deli, disseminate su tutta l'estensione del- sono stati aggiunti, il numero de' vesco-
la diocesi. 1 sacerdoti sono insieme loro vi, abbati, rappresentanti de'capitoli cat-
figli, fratelli e cooperatori. Definiamo tut- tedrali e teologici intervenuti, la genero-
ti questi ammirabili rapporti: cosa mai sa ospitalità e viva gioia de' cittadini, e
più bella e più solida che questa costi- soprattutto la concordia inalterabile, l'or-

tuzione che unisce in un medesimo tut- dine, la magnificenza e pietà delle con-
to, la parrocchia alla diocesi , la diocesi adunanze e delle sagre funzioni,
ciliari

alla metropoli, e la metropoli alla madre, hanno destalo la più edificante commo-
alia maestra di tutte le Chiese, e che non zione e religiosa allegrezza nel frequente
fa che un sol cuore e un' anima sola del popolo accorso, ed hanno aggiunto nuo-
supremo Pontefice, de' vescovi, de' sacer- vo lustro a quell'antica e nobilissima cit-
doti, de'fedeli". Fa a proposito l'aggiun- tà". Il patriarca d'Aquileia Gerardo nel
gere quanto si legge a p. i 7, // Semina- I I 22 concesse al capitolo di Cividale (di
rio Pio, ragionamento di mg.'' Fahi Mon- cui meglio a Udine), il diritto di tenere
tani. « L'Episcopato fu dallo stesso Re- il Placito Sinodale. Era qiiesto un si-

dentore dato a maestro delle genti uni- nodo di grado inferiore al diocesano, di
verse. Non più adunque gli sj contenda cui talvolta solevasi nella Chiesa alìidare
dalla civile potestà un tale uHìcio: tomi il carico a'prelati secondari e minori de*
a signoreggiare gli studi, giudichi della vescovi, ed in cui ponevasi fine alle liti

valentia de' professori, ne guarentisca la e alle contese, procuravasi la riforma


religiosità, e mantenga vivo e possente il de'costumi, castigavasi a tenore de'sagri
grande principio della cattolica unità, iti canoni delinquenti, spiegavansi
i punti i

forza di questo principio il mondo intel- dubbi di ecclesiastica giurisdizione. INe


lettuale, sociale e politico subordinato al- tratta il Tomassini nell'opera di sopra ci-

la Chiesa, riceverà da essa quella saluti- tata, par. 2, lib. 3,cap. 76. Non si deve
fera direzione ed infl!uenza_, di cui le sto- confondere col Placito, giudizio pubbli-
rie di ogni tempo ci forniscono esempli. co straordinario e generale de'secoli di
Vedremo allora diminuiti, se non cessa- mezzo, onde rendere giustizia a* popoli,
ti, i politici rivolgimenti, e rimessa in tro- coll'intervento de'vescovi delle città in
no <piella vera filosofia, che ben appresa cui si tenevano, e Uìedianle la loro pre-
è madre feconda di tutte buone arti, e- set)za veniva impedita la prepotenza nel
stirpa dalle radici germi di ogni male, i giudicare iu siffatto Tribunale. Talvolta
64 VE S VE 5;

i fnes«ì imperiali e regi per rimuovere serbandosi puramente atea, si contenti


(|uiilunqiie sospetto ne'placili, cUfpula va- d'insegnare all'uomo le cose di (juaggiìi,
no in giiiciici i vescovi e gli abbati, i quali senza punto curarsi dell' eterne ; ovvero
alle volte essi medesiiui erano messi ini' si fondi sopra il principio che l'istruzione
perinli e regi. Tornando airinsegnainen- della gioventù cristiana deve cominciare
to pubblico e privato spettante a'vesco- e finire col timore di Dio, inizio d'ogni
\i, ne riparlai nel voi. LX.XX111, p. 3 i6 sapienza; e in questo caso, sia ch'ella
e seg. E' poi magni (Ica la relativa Let- abbracci quella singolare e moderua in-
tera pastorale degli Arcwescovi e Ve- venzione d'un certo cristianesimo comu-
scovi al clero e al popolo cattolico cV Ir' ne, come lo chiamano; ovvero preferisca
landa, cle'5 agosto 1
85g, pubblicata dal- l'istruzione distinta secondo le varie co-
la Civiltà Cattolica , serie 4** ^ *•
P* 4 ^ munioni religiose, lasciando a ciascuna t

49, quale insigne monumento della sol- dogmi propri e per maestri i propri mi-
lecitudine pastorale, onde l'Episcopato nistri; in qualun(|ue di queste ipotesi, e-
Irlandese fa di provvedere a'vantaggi di gli è impossibile ad umano ingegno l' i-

quella eletta porzione della grande fa- deare ed attuare un sistema di educazio-
miglia cattolica. « In questi ten)pi di prò* ne pubblica in questi paesi, senza che
strazione morale, che scusa od ammira gl'interessi della religione ne abbiano a
tante codardie velate di prudenza, è bel- ricevere qualche influenza, utile o per-
lo il vedere la fermezza de'pastori della niciosa. A qualsiasi di siQalti disegni d'e-
Chiesa, i quali levano generosamente la ducazione, e a'Ioro autori si applica esat-
voce per gl'immortali interessi di que- tamente quella parola di Gesù Cristo: Cid
sta. Oltre a ciò, il primo argomento di non è meco e contro di me. Posta adun-
questa lettera pastorale, riguardante la que questa influenza d'un sistema qual-
parte che la Chiesa dee avere nell'istru- sivoglia di pubblica educazione sopra la
zione della gioventù, e l'ultimo che de- religione e la fede della gioventtj, influen-
plora l'ingratitudine fellonesca onde la za la cui ampiezza cresce colla estensione
Santità del regnante Pontefice èamareg- di tal sistema, e la cui efficacia trapassa
giata (per la ribellione delle provincie di anche nelle generazioni venture ; egli è
Bologna, Ravenna, Forlì e Ferrara),dan- diritto e dovere a un tempo de' vescovi
no a questo scritto una opportunità spe- cattolici di questa contrada, di vigilare
cialissima alla presente condizione del- sopra siffatti sistemi, chiunque siane l'au-

rilalia. Quantunque neppur manchino di tore e qualunque l* intenzione. A loro


rilevanza argomenti che a questa
gli altri spetta di esaminarli con minuta cura, di
gli vanno in mezzo; quali sono la com- i osservarne con somma attenzione i pro-
passionevole maniera, onde vengono trat- cedimenti, di guardarne da vicino i me-
tati poveri negli osili che loro apre il
i todi e i corsi, il carattere de'libri, lo spi-
governo(inglese), l'abbandono d'ogni spi- rito de'uìaestri, e di scrutinarne ogni pos-
rituale sussidio, in che sono lasciati i ma- sibilità, affuie di poter giudicare e di giu-
rinai cattolici dell'armata,e le crudeli ves- dicare autorevolmente, >e e quanto T i-

sazioni che si fanno soffrire a'poveri co- struzione profana vi sia conforme all'in-

loni delle campagne; Ire piniti che gio- fallibileed immutabile norma della ie-

vano a far conoscere altri lati deboli del- de cattolica. Tutlociò appartiene per di-

la civiltà e della giustizia inglese". Dico- ritto e per dovere a'vescovi cattolici d'Ir-

no i zelanti e sapienti vescovi, il posses- landa. Essi sono i custodi della fede del-
so della vera fede è il più prezioso de'do- leloro greggie; essi ha posto lo Spirilo
ni di Dio. « Qualunque sia la forma e Santo sopra queste greggie , sì per gui-
lo scopo dell'educuzione pubblico; ella, darle u'pascoli salutari, come per rilrar*
VE S VES 65
leda'nocivì: ad essi fu detto da Cri&lo nel- giovani con paterne amorevo-
al prefìtto
la persona degli Apostoli: Andate^ am- lezze, onori epremi d'incoraggiamento,
maestrate tutte le nazioni. Che se per non senza castigare con salutari mortifi-
difello di loro vigilanza, alcuno di qiie* cazioni i negligenlijusi antichissimi e com-
parvoli redenti dal suo Sangue prezioso, meridevoli, come insegnano Quintiliano
venisse a perdersi per la funesta infiuen- e altri scrittoli antichi, come rileva De
Ea d'un perverso sistema d'educazione, E- Luca. 11 vescovo Cecconi, De' Seminari
gli nel gian dì del giudizio ne cliiederà vescovili, dice che il vescovo ha piena fa-
ad essi conto sopra le anirae loro. Che se coltà d'accrescere o diminuire le regole
eglino pur volessero addornienlarsi a'Io- del suo seminario. Lo deve spesso visita-
10 posti, mentre le loro greggie corrono re, e secondo s. Carlo ogni 3 mesi, e non
pericolo, una voce verrebbe tosto a de- abbandonarlo alla discrezione de'minislri.
starli e richiamarli al pastorale dovere, Egualmente al vescovo spella destinare
lavoce del Pastore de'paslori, del Suc- il sito del seminario, allorché non può
cessore di Pietro, che alla vedetta di Sion* stabilirsi vicino alla chiesa cattedrale. In-
ne stende il sempre vigile sguardo sopra vigili nel decente trattamento de'giovani.
la Chiesa universale, fino agli ultimi ter- Nello sciegliere gli alunni esso è mero e*
mini della terra, e al tempo stesso, fra le seculore della mente del concilio, che per-
mille cure cagionateglidalla sollecitudine ciò dee essere molto circospetto, quindi
di tutte le Chiese, mira con profondo e pa- dividerli in classi. Dal medesimo pormo
terno affetto tultociòche si ^tlieneallo spi- accrescersi le scuole. E' suo preciso debi-
rituale vantaggio de'suoi figli nella fedele to, se conferisce a'suoi qualche beneficio,
Irlanda cattolica". — li vescovodeve erige- di già al seminario unito, questo debba
re il Se/ninario,qua\oiiì non esista, sectm- reintegrare nelTequivalenle, o co' propri
do l'ingiunzione del Tridentino, che vol- denari, ovvero mediante relfelliva unione
le ripristinata la »5'tf/o/tì' vescovile^ ovve- di altri benefizi, su di che conviene osser-
ro introdotti nelle diocesi i collegi vol- vare le regole della Dataria apostolica.
garmente detti seminari, uno o più per Destina lachiesa, in cui giovani debbono
i

ciascuna diocesi, secondo la sua ampiezza intervenire ne'giorni festivi. Nel governo
dovendo con-
e le rendite per sostenerli, del seminario deve sempre sentire il pa-
correre al suo mantenimento anche il rere de' deputati, fuorché pel sito della
vescovo, io proporzione della mensa epi- fabbiica e per l'esazione. Avendo di essi
scopale parlata a Vescovato nel § HI
,
qualche fondalo sospetto, è tenuto con-
verso il fine. Quando la povertà della dio- sultare altri soggetti d'integrità. Procuri
cesi non comporta l'erezione del semina- far buoni allievi per non aver necessità
rio, incombe al aìelropolitano e al con- di ricercare altrove i ministri ed i mae-
cilio provinciale il provvedere, acciò in stri. Dee pagarla tassa, altrimenti si sot"
luogo comodo ed opportuno se ne eriga topooe a'risentimenti dal concilio ordina-
uno, il quale serva per due o più dioce- ti. Il can. Di Giovanni, Storia de' Semi-

si,rilenendo gli alunni di ciascuna a pro- nari Chiericali, osserva, che sotto la di-
porzione della contribuzione. Quindi de- rezione de' vescovi furono da prima fon-
ve il vescovo col n)assimo zelo attenta- dale le pubbliche Unh'ersità, e alla loro
mente vegliare con assiduità al fiorimen- cura aflìdate, con»e tuttora lo sono in va-
lo del seminario , e degli alunni perchè ri stati, singolarmente nel pontifìcio, in

sinno perfettamente istruiti nelle scienze cui i vescovi sono cancellieri delle me-
ecclesiastiche, precipuamente per la cu- desime, e deW Uni<^ersità di Bologna n'è
ra dell'anime e per l'esercizio degli uf- arcicancelliere l'arcivescovo. 11 Sacerdo-
fizi del ministero chiericalei allenando i zio e l'Impero nel concedere i privilegi
VOL. xcvi. 5

CG VE S VES
alle univpisità, principalmente ebbero in congregazioni descritte a' loro articoli.

miro la poclcslà vescovile; ma poi col- Di recente in Verona {f.) solennemen-


l'aiidai- (Itigli anni molle nniveisìlà de- te fu eretta, con approvazione della 8. Se-
caddero <lal pi inìieio istituto, si suttiaS' de, la congrega/.ione de' sacerdoti mis-
seio dalla giurisdizione vescovile e si e- sionari apostolici in aiuto e servizio de*
lessero come in signorie a parte. Fu per vescovi, Missìonarii apostolici in ohse-
questo e perchè ogni vescovo prendesse quimn Episcopornni. 11 clero secolare e
particolnr cura de'suoi chierici, anco per regolare costantemente gareggiò, in o-
non esser le università quanti sono vesco-
i gni maniera, di porgere incessanti pre-
Tali, che i Padri del Tridentino pubblica- sidii al ministero de' vescovi colle lo-
rono il decreto dell'erezione de'seminari ro zelanti, caritatevoli e intelligenli pre-
in tutte le diocesi e sottoposti a'vescovi. stazioni a beneficio de'popoli, di cui sono
l^erò Cenedelto XIII proibì loro, sotlo i consolatori e i benefattori benemeren-
pena d'inlerdetlo, di convertire per loro tissimi, che da'liberlini vuoisi discono-
il

uso le robe de'seminari. Spettando la cu- scere con latrali infernali. Tali devo- —
ra de'semiunri a'vescovi e la buona edu- no essere i vescovi, e quali li descrisseio
cazione de' chierici , si fanno rappresene gli autori che più sotlo riferirò. Innume-
tnre da un ministro, che per l' istituzio- rabili sono santi vescovi, ed anche mar-
i

ni di s. Carlo è chiamalo rettore e ne' , tiri, celebrati nelle biografìe , se riferiti

paesi di là da'monti più comunemente si dal dottissimo agiografo Boiler, degli al-
oppeWa presìdeìite del seminario j essen- tri ne ragionai negli articoli de'vescova-

do consiglieri del vescovo i deputati per- ti, e nelle biogriifie de'Papi e de'Cardi-
petui de'serainari, perciò dispensali d'as- nali, esemplari servi di Dio, dolti, erudi-
sistere al coro, ed i seminari antichi o le ti, modelli de' pastori , e molli patroni
scuole vescovili erano presiedute da' ca- principali delle loro diocesi e calledrali,
nonici. Il De Luca inculca a que'vescovi ove in gran numero e con somma divo-
che non ponno istituire il seminario, di zione se ne venerano ss. Corpi o le re- i

procurare almeno inlaulo l'utilissima in- liquie. Molli scrissero le gloriose gesta de*
troduzione ùe'Gesuitìy owtio lW Soma' ss.Vescovi d'una diocesi, per ((uelle che
schiy o degli Scolopiie simili, che hanno ne vantano in copia, come Alessio Sim-
per islilulo la pubblica istruzione. Equi maco Mazzocchi, De Sanctoruni Neapo^
dirò, che validissimi aiuti e fecondi coo- litanaeEcclesiae Eplscoporum cultu^dis-
peratori de'vescovi furono sempre e so* serlaliOj NeapoliiySS. Leggo nel p. Ma-
no, oltre il Clero secolare y^\\ Ordini re- Diachi, De*costuniì de primitivi cristia-
ligiosij e quanto all' insegnamento spe- ni ^ narrando il martirio sostenuto da s.

ciahiienle quelle congregastioni ad hoc Simone vescovo di Gerusalemme, nell'e-


fondale, oltre le Religiose e Sorelle^ le tà di 20 anni, tormentalo e strazialo per
i

quali a'noslri giorni si aumentarono col- molti giorni; atroci sofferenze che senza
le novelle della Carità de'Piosminiani, una particolare assistenza del Signore,
degli Oliati di Maria l'ergine di Pine- i martiri non avrebbero potuto soste-
Regina degli Jposioli, da ul-
rolo, della nere, non solamente vescovi, ma anche i

timo denominala Pia Società delle Mis- gli allri, e mentre udivano recitar la sen-

sioni, la quale congregazione è in aiuto tenza di morte data contro di loro da'
e sotlo la dipendenza degli ordinari in giudici, rispondevano, grazie a Dio, la

lutto quello che non si oppone alle sue qual cosa Cipriano vescovo
si legge di s.

regole e costituzioni, ed all' assoluta ed di Cartagine e martire, e di più anche


immediala dipendenza che professa al d'aver regalalo il loro carnefice. Quest'e-
Papa ', senza dire di tanti altri istituti e roica fortezza de* primi ss. Vescovi, era
VES VES e>rj

feconda nel mirabile esempio , che i fé tali articoli, e nel i



circa il termine del
deli impavidi e costanti sostenevano ogni § VII. Di frequente il Papa concede fa-
genere di torinenfosissiuia morte. Aggiun- cilmente a'vescovi l'indulto di far Testa-
ge altre virtù de'primitivi vescovi, che i mento, ovvero la facoltà di testare, per
fedeli onoravano in ogni maniera con per- lo più sotto la coudizione della stabile re-
fetta ubbidienza, come l'attenzione e di- sidenza nel vescovato, per cui morendo
ligenza che impiegavano nella scelta de* fuori della diocesi non gli giova. Era vie*
ministri delle cose spirituali, a(Iìncl)è le (alo al vescovo lasciar eredi eretici o pa-
Joro pecorelle fossero preservate da'mor- gani, ancorché suoi parenti, ed era sco-
si di tanti lupi, invece d'esser governate municato se lo faceva; come lo era nel
da buoni pastori. Non era minore l'at- caso di morire intestalo, perchè fatto ve-
tenzione de'sacerdoti e de'ministri verso scovo doveva metter sesto alle cose sue.
i loro vescovi, considerandoli loro padri Non poteva disporre delle cose di sua
e in tutto dipendendo da essi. Quali deb- Chiesa. Nel sinodo rocnano decretò S.Gre-
bono essere i vescovi, quali virtù devono gorio I, che non ponno testare, se non
in loro risplendere, e de'doveri che loro de'beni posseduti avanti il vescovato. Pa-

incombono, scrissero i seguenti. Giusep- pa s. Ilaro nel sinodo romano del 4^^
pe M.' Cianles vescovo di Marsico, Trat- proibì a' vescovi morienli di nominare il
talo della perfezione propria dello sta- successore, come se il Vescovato fosse ere-
to de\>escovi\ comparativamente a quel- ditario e non elettivo; e ciò perla consul-
la che conviene agli altri uomini ne' dif- tazione ricevuta da Ascauio vescovo di
ferenti statìj Ilomai66g. Luigi da Pon- ZtìEr/v/g:o/2rt,per l'enorme abuso introdot-
te, Specchio del Vescovo e del Prelato^ tosi nella Spagna. Il vescovo Sarnelli ren-
Roma. Baldovino di Monte Simoocelli, de ragione nel ^,\tii.5v Come il vesco-
t. :

L'idea del Prelato^ Firenze 1616. Papa vo debba disporre delle rendite della
s. Gregorio I, Il perfetto Pastore, ossia sua chiesa j in vita e iti morte. E nel t. 7,
volgarizzamento dell' EpistolaSinodica, leti. 6 Dell' amor de parenti nocivo achi
:

di A. S., Padova 1843. A. Rocca, Opera governa chiese. Più avanti riparlerò del-
ninia, t. 2, Speciiluni Episcopale , in l' eredità del vescovo. Caduto il vescovo

quo nomen^ status, et munus Episcopo^ infermo, deve il clero e il popolo far pub-
rum expresse repraesentatur et locu- ^ bliche orazioni per lui. Al vescovo mo-

lenterexplicaiur. H. Sebastiani,Z^e Con- riente amministra V estrema unzione il


solatione ad Episcopos , Romae 1806. canonico sagrista, in alcuni luoghi la 1/
Giovanni Fontana vescovo di Cesena, La dignità, anzi può il vescovo farsela am-
santità e la pietà trionfante di ogni di- ministrare da chi vuole. Anticamente
gnitàj condizione e stato^ Venezia 1716. quando il vescovo era vicino a morte, il

Lodovico Abelly, Episcopalis sollicilU' capitolo chegliamministravaisagramen-


dinis, Enchiridion, Vesontione 1837. ti, dovea chiamare il vescovo viciniore ad
assisterlo, per di lui consolazione, e per
§ Vili. Traslazioni rinunzie e deposi-
y aiutarlo nelle domestiche disposizioni. Il

zioni di vescovij loro morte e sepoltu- concilio diToledo del 646 ordinò la so-
ra. Sede vacante. Cerenioniale de* spensione per un anno di que* vescovi,
vescovi. che chiamati dal clero del vescovo gra-
vemente infermo, non intervenivano ad
Delle Traslazioni àtvtscQs'x ad altro assisterlo, ne alle sue esequie. Alla stessa
Vescovato^ della Rinunzia del Vescova- pena erano condannati 1' arcidiacono e
tOf della Deposizioney Degradazione e Ì'arciprete,seaveano mancato d'avvisarli.
Scons a gr azione de* vescovi ragionai in Varie erudizioni riguaidaaU il cadavc-
G8 VE S VES
re,che si espone colla faccia verso l'al- c/»^, come notai nel vol.LXXII,p. 275),
tare, ed i Funerali i}e\esco\'ì, riporta il oveperpassarvi dovea attraversare il ter-
Piazza nella Necrologia o Discorso de' ritorio di altrui giurisdizione, colla facol-
misteri de' sagri riti e ccremonie eccle- tà però in passando di compartire la ve-
siastiche. Dice sul suono delle campane, scovile benedizione adii incontrava. For-
che 3 tócchi interpolali si fanno pegli se si equivocò coU'uccisione di Guiccar-
uomini, per altrellanle volte, e i per le do preside pontificio della provincia , e
donne a cagione dell' imperfezione del residente nel 26 in Monte Fiascone, per
1 1

sesso, come formata Eva da una costa di opera di Giacomo de'conti di Bisenzo, il
Adamo; molti religiosi suonano tante castello del qiial nome fu perciò fatto
volte quanti sono gli ordini che ha ri- demolire da Urbano IV, come narrai nel
cevuto il defunto. Si suona con interru- voi. XLVI, p. 214. Ivi a p. 206, nel ri-
zione un tocco dall'altro, per denotare ferire r iscrizione sepolcrale del famoso
che la vita è stata troncata e interrotta. bevone Deuc, dichiarai non essere stato
Pe' fanciulli si suona a festa, essendo né vescovo né abbate, come sparse la fi-
per loro giorno di trionfo in cielo. Si ma e ritiene il volgo, per credersi erro-
può vedere il voi. XC, p. iqi. Inoltre neamente mitra la berretta del capo di
discorre il Sarnelli nel t. io, lett. ^o: suafigtira, non avendo affatto l'insegne

Che i prelati^ che fanno bene alh lo- vescovili dell'anello e del bacolo, colle
ro chiese vivono per lo piìc lungamente. quali per l'ordinario si sogliono rappre-
Non mancarono empi che commisero sentare i vescovi nelle sculture. Se nel
l'orribile ed esecrando delitto d'uccidere racconto errò l'Ortiz, dice il vero nel-
la sagra persona del vescovo, ad onta l'asserire che la città parricida del pro-
delle gravissime pene ecclesiastiche e ci- prio pastore perde il diritto di godere la

vili. E notai nel voi. LXXX, p. 1 8 r che , dignità episcopale, come nel cap. Sl^ 2 5,
ne' secoli barbari, in cui pochi misfatti q. 2, ch'è il decreto di Papa s. Gelasio I

erano puniti pena capitale, onde es-


colla del 49^; il quale dichiarò indegni di a-

sere assolti dalla prigione e altre pene, vere il proprio pastore coloro che aves-
quello che sacrilegamente avea ucciso un sero commesso l'iniquo e sacrilego atten-
prete pagava al fisco 600 soldi, e 900 se tato d'ucciderlo; e ordinò che la diocesi
uccideva un vescovo, secondo la legge lon- venisse governala dal vescovo più vicino.
gobarda. Tanta scelleratezza deplorai ne' Tale decreto fu fatto in occasione d'esse-
luoghi ove narrai siffatti tragici e dete- re stali uccisi due vescovi da'ciltadini di
stabili avvenimenti, e qui ne ricorderò al- Squillace, come raccontai in quell'arti-
cuni, non senza orrore e indegnazione. colo. Il decreto pontifìcio, Ila nos Scyl-
Del viaggio di Adria-
Riferisce l'Ortiz, lanoruiìiy si legge nell'UgheUi, Ita Ha sa-
no Vii p. i35, che a tempo di quel Pa- cray l.
g, p. 424* «Soggiunge l'Ortiz, né
pa Monte Fiascone non era condecora- è (la stupire, che così vengano puniti tali
ta dalla presenza del proprio vescovo, per- rei, menire nel libro delle decretali &,c[.
chè dicevasi aver un tempo il magistra- I, e. 9, Ot'e.f, Oves pastorcm non
si dice:
to civico o la comunità ucciso il suo ve- reprehendant, plchs Episcopiun non ac^
scovo. La ritengo diceria, non trovando- CLiset ncque vulgus cani arguat. Anzi
,

la narrata dalla storia, anzi confutata dal con quella sentenza, con cui fu condan-
suo annotatore De Lagna. Se allora il nato Chan ei suoi discendenti, vengono
vescovo non vi dimorava, forse era per* pur condannati coloro quali rendono i

che risiedeva nel vescovato unito di Cor- pubblica la reità de'loro superiori, a gui-
neto (da ultimo disgiunto nel 1 854, ed u- sa del!o slesso Chan, che con esecranda
uilo alla sede vescovile di Civita Vec^ irrisione fece palese a' fratelli ciò che ,
VES VES 69
rapporto a Noè suo padre lìovea piutlo- e di ciò non conlenti, fecero in vari pez-
slo dissimulare e occultare con ogni pre* zi il sagro corpo, come fosse quello d'un
murn. I*er lo diesa talvolta è accaduto vile animale da macello. 11 Pqpa Inno-
die degli unti del Signore si senta dire cenzo 111 inorridito, di tanta barbarie e
qualche cosa che possa scandalezzar l'a- compreso di dolore, scrisse V Epìst. i55
nime pie, ognuno è tenuto a ricoprirla, all'arcivescovo di Salisburgo, perchè pro-
imitando non già il perverso Chan, ben- cedesse contro di loro e altri fautori, chia-
sì i casti e pudici suoi fratelli. Disse sa mandoli;?/// Belialy sed osculo Iradc'
viamente l'imperatore Costantino I: Se io runt Fdiuni hoininis sicut Jadas ... Nec
co'miei occhi propri vedessi peccare un sujfecit hoc ipsìs, sed ut sangids sangui'
sacerdote, mi leverei di dosso il manto nern tangeret^ et ahyssus invocarci a-
reale, e con questo lo coprirei affinchè hyssum^in corpus iam exaninie saevien-
dagli altii non fosse veduto. Se dun- teSj amputata, ut dicitura eius dextera,

que grande l'accusare o ripren-


è delitto quafreqnenter signavcrat paneni, et vi-
dere propri prelati, quanto più sarà il
i nwn in Corpus Christi, et Sanguineni
trucidare il pastore? Peccato sì barbaro convertendo^ et capite detruncato, coro-
e nefando si dee espiare colla morte. Nel nam etiani, quafn in clericale religionis
voi. XXXV, p. 4i, deplo>"a« l'abbomine- indicium ad Àpostolorum
imitationeni
vole uccisione, ordinata da Enrico li re prìncìpis deferebat, a reliqua parte ca-
à' Inghilterra^ ed eseguita nel i i 70 a pie pitis strictis gladns aniputaruntj nonat^

dell'altare, di s. To/?2/«flf50 arcivescovo di tendenteSy quod in capite eius, et ma-


Cantorbery, martire dell' Ininiunilà ec- nus, unguentum effusum fuerat sacra-
clesiastica: che gli uccisori furono sco- iissiinae nnctionis. Aliter etiam corpus
municati da Alessandro HI, ed il re fece eius conciderunt in frustra, quasi vcl-
pubblica penitenza alla tomba del Santo. lent, vel quod maciaverant manducare^

in Pioma a suo onore si celebra Cappella ac exponere, quodcoeperant tam impid


Cardinalizia, dì cui anco nel voi. XXXI V, venera tione, venale, velponere niorlici-
p. 39. Il p. Menochio, Slitore, centuria nuni eius escas volatilibus coeli, et he-
S.^cap. 83: Dì Corrado vescovo d'Eròi- terrae carnes eius. Essendosi poi gli
stiis

poli TVurzburgOf ucciso da certi scel- uccisori presentati al Papa per 1* assolu-
lerati j e quali penitenze a questi ingiun- zione, ecco come furono trattati e peni-
gesse Innocenzo III quando chiesero ^
tenziali. Comparvero in forma di peni-
V assoluzione del peccato e della scomu- tenti alla presenza d'Innocenzo III e del

nica. Nel 1 202 in Erbipoli fu ucciso Cor- popolo ,


poco meo che nudi colla corda
rado vescovo della città e cancelliere im- al collo, il che replicarono più giorni, e
periale, di vita esemplare e santa, e prela- poi furono assolti coll'imposizione delle
to di mollo zelo dell'onore di Dio, il qua- seguenti penitenze. Che per l'avvenire
le non potendo sopportare due i scelle- non portassero più armi se non contro
,

rati militi Bodone ed Enrico, questi non gl'infedeli saraceni, ovvero a difesa della
ebbero orrore d'ucciderlo con istraordi- propria persona. Che non usassero vesti
naria crudeltà, nella via pubblica a tra- di colore, non intervenissero agli spetta-
dimento, con simulazione fingendosi a- coli ;
gli ammogliati restati vedovi non
uiici. Imperocché dopo l'empio fatto, in- potessero riprender moglie. Che per 4
crudelirono sul cadavere, gli tagliarono anni andassero a servire in Terra Santa
la mano destra, gli tioiicarono il capo, e nella guerra contro saraceni. Che Bo-
i

da questo toUero quella parte della pel- done, principale reo, per tal guerra man-
le, in cui colla rasura de'ca pelli era figu- tenesse a proprie spese Ire, due o alme-
rala la corona sacerdotale ed episcopale j no uu soldato. la detto viaggio incedes-
70 VES V ES
seroscnlzi a Geruraleinme e vestili iVi la- cesi d'ErbipoIi, colla cessazione de'divini

na, quali pubblici periilenti. Digiunasse- ufli/.i, tranne il battesimo a' bambini, Iq

ro a pane e acqua in luUi Innetlì, mer- » confessione a* moribondi, i cadaveri de*


coledì e venercri , nelle quattro Tempo- quali si tumulassero senza le cerenionie
ra e nelle vigilie de'Sanli. Che ogni an- funerali. Nel1246 fu assolto dalla sco-
no facessero 3 quaresime, avanti il Nata- rounica Giacomo I re d'Aragona, nel con-
le, la Pasqua e la Pentecoste, nelle quali cilio di /^enV/^,avendo confessato d'aver
solennità soltanto potessero mangiar la fallo tagliar la lingua al vescovo di Gi-
carne, ed in niun caso nel giorno anni- rona. Dell'assassinio del vescovo di Tor-
versario del delitto atroce. Che ogni gior- tona, Melchiorre Busetlo, comtnesso nel
no loo Pater nostcTy e facesse-
dicessero 1284 da Guglielmo VII marchese di
ro 5o genuflessioni. Che non potessero Monferrato, e delle gravissime punizioni
ricevere la ss. Eucaristia, se non in pun- a cui Io condannò Onorio IV, ragionai
Però venne loro concessa di-
to di iDorte. nel voi. LXXVIII, p. i4- Quali peniten-
spensa durante la loro dimora nella guer.- ze impose nel iS^G Giovanni XXII agli
ra, de' digiuni settimanali, e invece usar uccisori dell'arcivescovo di IllagdcburgOf
cibi quaresimali, e le domeniche nutrir- scomunicali e interdetta la provincia, 1q
si di carne, ed i i co Palcr dicessero nel
li narrai a quell'articolo. Quelle imposte a*

solo giovedì, non per altro tralasciando signori di FEronay neh 339 da Benedet-
le 5o genuflessioni. Nel viaggio, passan- to XII, per l'abbominevole uccisione del
do per le città di Germania andassero ,
paienle Bartolomeo della Scala, vescovo
come sopra seininudi, in hraccis tortas, della città, le riportai in dello articolo.
colla corda al collo e verghe in mano^, Non pare afflitto cheque'di ForliinpopO'
recandosi alla chiesa maggiore, ed ivi li uccidessero il vescovo Ugolino, onde la

da'caoonici ricevessero la disciplina; e se sede fu trasferita a BertinorOy la quale


alcuno gl'interrogava del fallo per cui fa- poi fu unita a Sarsina. L'eccidio della
cevano penitenza, confessassero l'enorme città e laseminagione del Sale sul di lei
peccalo. Qualora potessero dimorare in suolo nel 1 36o non avvenne per tale pi e-
Erbipoli, nelle suddette 3 solennità e nel- teso misfatto, ma bensì per le sacrileghe
la festa di s. Paolo, uscissero dalla città crudeltà commessevi da Francesco Orde-
semi nudi colla corda al collo e le verghe laffi, fra le quali sulla piazza di Forlim-
in mano, e così andassero alla cattedrale popoli fece ardere le statue del Papa In-
nel tempo della messa cantata, e ivi pro- nocenzo VI e de' cardinali, tra il suono

strati in terra innanzi al vescovo ed a* dellecampane^ ironicamente motteggian-


canonici, umilmente domandassero e ri- do le censure ecclesiastiche da cui era al-
cevessero la disciplina. Finalmente, al ri- lacciato. In tempo dell'interdetto ricu-
torno da Gerusalemme di nuovo si pre- sandosi 7 sacerdoti di celebrare, li fece
sentassero dal Papa, per ricevere i co- scorticare vi vi,con altri 7 impiccati. Laon-
mandi e consigli che a loro [)iaces5e da- de il cardinal Albornoz legato prese la
re. Inoltre Innocen'/o III ordinò all'arci- città e la die'in fiamme, ed il
preda alle
vescovo di Salisburgo, che partecipasse- vescovo Roberto I si trasferì in Bertmo-
ro dj tanta severità eziandio i discenden- ro. Deplorai ancora, descrivendo Sara-
ti de'colpevoli, restando interdetti dal ri- gozza, l'onenda uccisione a tradimento
cevere benefìzi e feudi dalla chiesa d'Er- del venerando arcivescovo Garzia Here-
bipoli, qualora colle loro virtuose opera- dia nel i4io. Ciò riprovando ancora il
zioni non ne fossero dispensati dalla pon- De Lagua, poiché 1' Ortiz lasciò scritto,
tiGcia indulgenza; e se si contravvenisse a che sì enormi attentati o non erano mai
questi decreti, restasse interdetta la dio- accaduti, o assai di rado nella sua Spa-
VES VES 71
gnn, sel)bene conviene essersi detto, die di Vittoria , ed una porzione di quella
nella contea di Discaglia fu anticatuenle di Logrogno; appunto a due terzi di le-
ucciso il proprio vescovo da'cautabri, po- ga da Vittoria, ed ha ne* contorni del-
poli della Spagna Tarragonese, e che tut- l'acque termali. Si tenga presente il rife-
tavia non potevasi neppnr per congettu- rito nel voi. LXVIll, p. igge seg.), che
re rilevarne la verità e certezza del fat- segui verso il io88 (la soppressione, se-
to. Alcq,ni nondimeno opinavano, che ap- condo Commanville, avvenne n^el secolo
punto in castigo di questo infame atten- Xlll), come dice il p. Giovanni Risco nel-
tato , il vescovo di Calahorra non anda- la Spagna sagra (o meglio deve dirsi,
va mai in persona a visitar la Discaglia che allora unita alla nuova sede di Cai-
(provincia d* altronde fregiata di singo- zada, quando questa nel 1498 fu unita
lari privilegi e un tempo quasi indipen- a Calahorra, sotto tal vescovo passò la
dente , alla quale la regina Anna die' il regione). Mentre ardevano gravi dissa-
titolo di nobilissima e di lealissima signo- pori fra la s. Sede e il suo vassallo duca
ria, titolo che confermato da'successori, di Parma, allora anche feudatario duca

la più parte degli abitanti si considera- di Castro e conte di Ronciglione ^ siali


vano come nobili di tutta la Spagna), né Gradella delegazione di Fiterbo,[ie[ nar-
inai metteva il piede in quella provincia; ralo in quegli articoli e in diversi relati-
e che quando canlabri portavano liti
i vi(imperocché sovente l'ambizione di
ecclesiastiche alla curia vescovile , face- piccoli principifornì improntitudine e
vano loro pagare il doppio nelle senten- audace motivo a combattere i grandi, fa-
ze. Questi argomenti non provano l'ac- cendosi umiliante scudo delle passioni di
cennata derivazione, quindi sembrare il sovrani potenti, la politica de' quali tal-
vero motivo, per cui il vescovo non visi- volta è elastica: di frequente poi le scin-
tava i canlabri, né questi volevano che tille furono funesta cagione di disastrosi
il vescovo entrasse nella loro provincia, e vasti incendii), ne restò innocente vit-

la resistenza de' primati della provincia tima il nuovo vescovo di Castro mg."^
per la preleusione di non pagar le deci- Cristoforo Giarda o Ciarda a' 18 mar-
me e gli altri emolumenti , e non vole- zo 1649, presso Monte Rosi, mentre ia
vano che gli ecclesiastici della Discaglia calesse o lettiga recitando 1' uffizio de*
si arrogassero questi diritti. Sarebbe be- morti recavasi al governo di sua dioce-
ne, dice eziandio 1' un Ortiz, ovviare a si, trucidalo da' sicari! dell'indegno pri-
male mentre il Vangelo
cosi pericoloso, mo ministro favorito del duca di Par-
avvisa: // buon pastore conosce lesile pe- ma, marchese Gaufrido (poi, divenuto
corelle, e le pecore eziandìo conoscono segno all' odio pubblico , dallo stesso
il loro pastore. Di più esso comanda a' suo signore fatto decapitare), e la com-
pastori di sforzare le pecore a entrare plicità di Sansone Asinelli capitano de-
nell'ovile: Compelle eos intrare. Dipoi, gli svizzeri del duca, che facevasi chia-
De Lfjgua osserva, il vescovo di Calahor- mare col fìnto nome di Alessandro Dos-
ra potè visitar liberamente tutta la sua si, come imparo dal Cancellieri, MercU'

diocesi, ch'estendesi a tutta la Discaglia, lOy p. 117. Il cadavere fu portato in Ro-


Sin dal tempo della soppressione (o isti- ma e deposto in s. Carlo de'suoi barna-
luzione) del vescovato d' Alava o Alba biti. Innocenzo X non potè lasciare in-
(Arnientia^ ora Armentegui, Armeuza o vendicato s\ esecrabile eccesso, commes-
Armenzia, nella provincia d'Alava o A- so da un suo vassallo comesi sospettò (o
laba, dipendente dalla Navarra, e una complice, come dissi nel voi.XXIII, p.
delle 3 divisioni della Discaglia, che oggi 199, con altre notizie), o almeno dal
forma la massioia parte della provincia suo riprovevole ministro. Decretò i' e*
71 V ES V ES
stretno eccidio eli Castro, 1' assoluta sop* Ranuccio Zambini da Gradoli, e Gio.
pressione del vescovato, a cui sostituì Domenico Cocchi da Valentano questi :

yicqunpfndfnle, e governo tempora-


il morto poco dopo, l'altro fu giustiziato.
le fece trasportare in Valentano, am- Per essi era stato promesso il premio di
bo luoghi della stessa provincia di Pi- scudi 3ooo per ciascuno, se si davano in
terbo. Atterrata la città, sul suolo vi fu mano del governo. « Tutti convengono,
seminato il Sale, secondo alcuni, ed e- che questo gran sacrilegio, pel quale fu-
rella una colonna coli* epigrafe Qui fu : rono scomunicati sicarii, scienti e coni»
i i

Castro. Si può leggere il breve Cuin si- plici in qualunque modo, fosse la rovina
ciUy emanato da Innocenzo X,a'24 uìarzo di casa Farnese, la causa della distru-
1649, Bull. Rom., t. 6, par. 3, p. 188: zione di Castro, della perdita de' duo
Declaral incurrisse in txcoinmunìcatiO' stali, e poi dell'estinzione della fami'
nis ma/oris aliasque poenas canonicas, glia *'. N'irra l' annalista Coppi, all' an»

eoSy quiEpiscopuìii Castrcn. occiderunty noi 821, n. 77, che nel regno delle due
aul inaiidaluiii dc.dcrunt. il p. Annibali Sicilie, durante le conseguenze turbolen-

da Lalera, Notizie storiche della casa ti della rivoluzione della setta de Garbo-
Farnese^dellafu già città di Castro, a p, nari, e mentre colla ripristinazione de*
70, riporta il compendio della vita e mor- benemerentissimi gesuiti & inculcavano
te di oig/ Giarda ultimo vescovo di Ca- precetti di morale cristiana, un sacrilego
stro. Da esso si trae, che il virtuoso ve- misfatto inorridì gli animi di lutti. 11 ser-

scovo appena colpito dalle palle di 4 ^^r* gente maggiore congedato Mormile, adi-
zarole, oel petto, nel braccio destro e nel- rato contro mg.' Agostino Tommasi, dal
la coscia sinistra, con 5 mortali ferite, e- 1818 vescovo d' A versa e fratello di Do-
ficlamò: Gesti, Dio misericordia. Si- nato ministro della giustizia, perchè per-
gnore che favori Me autem judicasti di-
! seguitava (sic) un suo fratello canonico
gnum aliquid pati prò te. Io muoio vo- ch'era carbonaro, a'9 novembre con un
lentieri per la s. Chiesa, e perdono volen- colpo di fucile l'uccise nella pubblica stra-
tieri a chi mi ha offeso, e fatto offende- da. Lo scellerato fuggì, ma fu presto ar-
re. G\\ uccisori nel fuggire gettarono una restalo e condannalo all'estremo suppli-
carta che diceva: Imparerà mg. Giar- '^
zio. Altra vittima vescovile delle politiche
da, frate indiscreto, a male scrivere, e vicende rivoluzionarie, e del suo paterno
a mal parlare. Portalo in Monte Rosi, amore pel gregge, fu mg." A (Ire di La--
e munito di tutti sagramentì, nel dì se-
i tour arcivescovo di Parigi, il quale nel^

gueoie morì martire. Poiché essendo per le giornate sanguinose del giugno 1848,
rendere l'anima a Dio. quanto al conte- nel portare con sublime abnegazione a*»

nuto pronunciò queste pa-


delta carta, gl'insorti parole di pace e di consolazio"
role: Non mi ricordo d'aver offeso al^ ne, dicendo cìhe il buon pastore deve da-*
cuno, ne infatti, ne in dettij ma ciò e re la sua vita per le pecorelle, e tenen-»
un pretesto. Il p. da Latera dice che fu do in mano la Croce e un ramo d'ulivo,
sepolto nella chiesa Vincenzo e
de' ss. mentre avea cominciato la pacifica pei
Anastasio di Monte Rosi. Innocenzo X rorazione, un colpo di fucile di eseciabi*
pose la taglia di 45oo scudi contro gli le e perfido forsennato, fatalmente lo fé-»

assassini. Piisullò dal processo, che essen- ri mortalmente, Dopo aver esclamalo a
do slato minaccialo per lettere nella vita che il mio sangue sia V ultimo versalo^
se fosse andato al vescovato, comechè e- spirò poi martire della carità pastorale.
lello dal Papa, il prelato non voleva an- L' ammirazione, la commozione e il cor^
darvi, ma il Papa lo forzò a portarvisi. doglio fu universale, V assemblea nazio-
1 piiocipali uccisori furouo il capitaoG nale gli decretò uumouumeulo nella me»
V E S VES 73
IfOpolitana, ed il Papa Pio IX gli cele- accorrere a seppellirlo e suffragarlo, se-
brò solenni esequie e nltamerile encomiò condo l'antica disciplina della Chiesa, e
con allocuzione in concistoro. Antica- — morendo in Rora»a coll'inlervento ezian-
mente, per disposizione de' concilii, due dio del Papa. Come ivi procede il Fune-

o tre vescovi dovevano trovarsi alla mor- rale (volendo il vescovo assistere a'fune*
te del vescovo, e quindi vestilo il cada- rati di principi, signori, governatori o ca«
vere pontificalmente e con anello in di- pilani locali, ed anco a que' di cardinali
Io, gli celebravano i funerali, a'quali in- e di grandi prelati, è preferito a tutti, an-
tervenivano i diocesani, e s'intimava a co nelle chiese esenti, nel celebrare l'uf-
tulle le chiese eoraloriidella città ecam- flzialura in forma pontificale solenne,
pagna di far preci per Tanima sua. Se senza che possa essere impedito, per le
il vescovo viciniore non era giunto in sue onorevoli preminenze, secondochè af-
tempo, si teneva il cadavere insepolto i^ ferma il De Luca), a qualunque vescovo
ore, e intanto i canonici, i monaci, i chie- che muore in Roma, e di que'particola-
rici doveano sahneggiare senza ii>lerru- ri fatti celebrare dai Papi (il regnante ne
zione. Si celebravano messe e vigilie in ha dato piìi esempi, come notai altrove
tutte le chiese, ed ogni vescovo compro- e nel voi. LXXllI, p. 69), in tale artico-
vinciale dovea dir messa in certi giorni lo ne trattai; e qui ricordo, che il Cap'
della settimana per un dato teo)po. Or- pcllo eie vescovi pontificale verde si suo-
dinò il concilio di Chelchit deirS i6, che leappendere alla volta del luogo ove vie-
in suffragio dell'anima del vescovo si dia ne tumulato, co'fiocchi secondo il grado,
la decima di tutti gli armenti e prodotti enumerati in tale articolo. Moltissimi ve-
[ delja chiesa a'poveri, e si liberino i ser« scovi eressero il sepolcro per se e pe'suc-
m vi. Che appena morto per tutta la diocesi cessori nelle cattedrali. Decretarono i se-
jl' e in tutte le chiese, statini pulsato sì^no^ guenti concilii. Di Riez.M Alla morte d'un
si radunino ecantino 3o salmi; poscia inti- vescovo, il vescovo più prossimo verrà a
ma moltissimi salmi e messe, e limosine, fare funerali, e a prendere in cura la
i

comanda digiuni e preci, e la liberazione sua chiesa fino all'ordinazione del suc-
d'alcuni servi da farsi da'vescovi e abba- cessore'^. Di Valenza del 524. » l parenti
ti. Il concilio di Ilatisbona del 982 pre- del defunto vescovo saranno avvertili di
scrive il numero delle messe, delle limo- non prender nulla de'suoi beni, senza sa-
sine e preci da farsi dagli altri vescovi pula del metropolitano e de'comprovin-
comprovinciali, dal clero e monache, per ciali, per timore che non confondine i
sulhagarei pastori che morivano, doven- Beni di Cìiiesa con quelli dell'eredità.
dosi seppellire nella cattedrale ovunque Ma se altri domanda modestamente ciò
morisse. Parlando della Sepoltura (ove che gli è dovuto, il metropolitano, o que-
dissi che non ponno erigersi delle nuove gli a cui ne avrà data comrnissione, de-
per secolari, senza permesso del vesco- il ve fargli ragione ". Di Toledo del 65^^.
vo), notai che nelle chiese anticamente » il vescovo potrà disporre di ciò che
l'accordavanoil vescovo o il parroco, poi- gli sarà stalo dato personalmente; s'egli
ché non vi si poteva tumulare che i ve- non ne dispone, apparterrà alia chiesa. [
scovi, abbati ec, ed altri personaggi. Co- parenti del vescovo o del prete non po-
me si deve esporre il cadavere, col cap- tranno mettersi in possesso della sua e-
pello pontificale a'piedi, e doversi depor- red ita senza la partecipazione del me-
re nella cattedrale, se non ha destinato tropolitano o del vescovo". Di Clermont
la sepoltura. Che Papa Benedetto III de» del 1095. « Proibizione d'usurpate i-be-
terminò nell'858, che alla aporie d'un ve- ni de'vescovi o de'chierici alla mone: de-
scovo gli altri comprovinciali dovessero vono essere distribuiti in opere pie se-
74 V ES VES
condo la loro intenzione , o riservati a) gli articoli, e delle diverse foggie, secon-
successore'*. Di Trento, sess. i5, De Re- do i tempi), come si rinvenne col corpo
form.f CI. » Proibisce assolularaenle di di Nicolò Gelanzio vescovo d'Angers, ol-
attendere ad arricchire delie rendile del- tre tulli gliornamenti vescovili, in uno
la chiesa i loro parenti, né i loru dome- alla Croce pettorale (la quale altro non
stici: gli stessi canoni apostolici proibisco- era che un sagro conditorio di reliquie
no di dare a'conginnti i beni di chiesi), <ìesan\'ì),etsuperpectus ejus Calix et Pa-
che appartengono a Dio. Che se i loro pa- tena plumbei cum pane et vino (forse la
rentisono poveri, ne facciano lor parte, ss. Eucaristia o VOblata)^ et retro caput
siccome a' poveri; ma non gli dissipino, erat quidam alveolus, in quo erat lam->
ne gli distruggano a favor loro. Il conci- pus cum oleo acccnsa, ita quod sarcofa-
lio gli esorla per Io contrario a disfarsi go clauso lumen ìpsius lampadis ac-
,

del lutto di questa passione e di questa censae inlus radiabat per foveani supra
tenerezza sen'^ibile pe'Ioro fratelli, nipoti corpus. Lo stesso si costumò co* preti e
e parenti, ch'è l'origine di tanti mali nel- co'nionaci, per riguardo appropri loro a-
la Chiesa". Del medesimo argomento e bili e calice, il quale ponevasi sul pelto
degli Spogli ecclcsiaslici, in quest'arti- loco sigilli. Finalmente, si compone il ca-
colo ne riparlai. Wella Raccolta degli O- davere colle mani sul petto in forma di
puscoli àe\ p. Calogerà, t. 4?^ P-i» è la croce, come gli allri fedeli defunti , rito
Lettera intorno alcune antichità Cristia- antichissimo forse da*tempi apostolici de-
ne scopertesi nella città del Friuli del rivato, poiché primitivi cristiani ognii

p. Lorenzo del Torre filippino d' Udì- luogo e ogni azione avvaloravano con
nCy in cui riporta le testimonianze come quel salutifero, consolante e possente se-
seppellivansi i vescovi tanto dai greci gno, per pia e lodevole tradizione, come
ijuanto da'lalini, co'Ioro abiti e insegne atlesta nel II secolo Tertulliano, De Co-
pontificali. Inoltre alle volle chiudevasi rona mililis y ca\). 3. Perciò è da com-
ne'Ioro sepolcri la ss. Eucaristia^ come si piangersi, come moderni o i noi fanno, o
trovò nel VI secolo nelT invenzione del l'eseguiscono con ine»plicabili segni, qua-
corpo di s. CJldai ico, cum qnihusdanipar- si uu giuocarello di dilal Fra le verten-
ticulis Pontiflcaliuniinduviarum ... et in ze ch'ebbe Clemente XI colla corte di Si-
dextro latere ad caput pyxis argentea cilia, pe* vescovi del reame per violazio-
admoduni nitens in sacello holoserico, ne dell'immunità ecclesiastica, vi fu quel-
et in pyxide, ut quidam dicehant^ San- la delvescovo d'Aquila Ignazio de la Cer-
guis Domini, et alia sancta contìncban- da , il quale morto in bando a Rieti , i

tur. Era anche solito di riporre ne'sepol- ministri regi si ridussero dalla loro per-
cri delle Reliquie de' Santi. Inventa est tinacia, e si misero a discrezione del Pa-
etiam cistella ferata adnwdum magnaf pa, che impose loro di cassar l'alto del-
quae omnino piena erat, et referta Re- l'esilio contro il vescovo , e ne facessero
liquiis Sanclorum. Fu scoperto il corpo trasportare il cadavere nella cattedrale
di s. Ermano vescovo di Metz ornato di colla maggior pompa, e l'intervento di
Croce, mitra e pallio. Ne* sepolcri di s. tutti gli ordini della città, celebrando-
Dunstaiio arcivescovo di Cantorbery e di gli magnifici funerali, per rendergli do-
tigone vescovo di Lincoln, fra gli altri po morto gli onori che ricusarono di dar-
ornamenti si trovò l'anello. Si seppelli- gli in vita. Tulio fu punluahnente ese-
vano ancora col calice e la patena,e col- guito. Ci die' \\ vescovo Saruelli, t. 3, lett.
la ^rzrZ'fl rasa (a richei capelli: della Ton- 1 Della fraterna carità che decesse-
5;
sura della Barba e dt Cappelli degli ec- re tra'vcscos'i, oltre quaol' altro con lui
cle^iuslioi e de'vescovi, ragionai iu que- e con allri dissi nel § precedente. Co-
VES V e;s 75
tnìncia dal compiacersi della costumanza sore dì s. Odone arcivescovo di Cantor«(
di sua provincia (Terra di Bari), in cui bery, imperocché EdelPino spregiò di ma-r
i vescovi foraslieri si ricevevano da'dio- niera il suo predecessore, che calcò con
cesani con giand'onore; poiché ii loro in- fasto il sepolcro di lui: ma andando poi a
gresso, benché privatissimo,era accompa- Roma a dimandare il pallio, morì inti-

gnato dal festivo suono delle campane rizzito di freddo nelle Alpi. Ut caelerls
della cntledrale, incontrati dal camerie- modesdus de Firis Sanclis loqai dorè-
re del vescovo diocesano, recando io un rt-ntur. Dissi già nel § IV dell'articola
bacile d'argento la mozzelta., insegna di Vescovato, che la <5ef/e vacante^ locami
ginrisdizione,e olFrendola con som ma cor- do anco di questa, non solamente succe-
tesia io nome del suo prelato. Sillalfa ur- de per morte del vescovo, ma per la sua
banità proveniva dall'antico uso, per cui traslazione, dimissione, rinunzia ,
priva-
i vescovi pellegrini erano invitati dal ve- zione, deposizione, sospensione, rassegna-
scovo della città a celebrare e predicare, zione e altre cause, ed un tempo pel re-

a benedire il popolo. Se l' A postolo, ^/jz*/. gresso. Deplorai altrove, che nel medio
ad Rom., disse a tutti i fedeli: Charita' evo, in vari feudi eravi la sacrilega e a-
te fraterni tati s inviceni diligetites ho no- busiva usanza, che alla morte del vesco-
te inviceni praevenientesj molto più dee vo barone locale ne saccheggiava la
il

risplendere ne'principi de'saceidoti e pa- casa. Più generale fu il riprovevole abu-


dri della famiglia di Cristo, per dar edi- so, che morto il vescovo il Palazzo di-
ficante esempio a'Iorosuddili. Questa fra- veniva preda della rapina altrui, in onta
terna dilezione, questa prevenzione d'o- alle rigorose proibizioni de'canoni e ile*

nori, praticarono santi vescovi co'pasto- Papi, come in Ptoiiia la depredazione del
ri vi fi e anche morti pe* belli racconti
,
palazzo del cardinale eletto Papa. Vi voi-
che riferisce. Di ammonizione e gravi poi leio de'secoli, ed estremi rigori per estir-
sono quelli riguardanti prelati, che non i pare tanto pubblico ladroneccio. S'intro-
solo non fanno onore a' vescovi viventi, dusse pure la biasimevole usanza, in va-
ma meritevoli di castigo parlano de'Ioro rie diocesi, che i chierici s'impadronisse-

predecessori con tanto poca riveretiza da ro delle cose del def.-nto vescovo; il che
scaodalezzare, sia con biasimi, sia con de« poi vietarono colla scomunica di versi con-
trazioni, sia con altre operazioni, funesto cilii. Come sentenziarono la slessa pena
esempio lasciandone, secondo Sigeberto contro i parenti e afflai del vescovo mor-
presso Baronio, Papa Sabiniano, detrat- to ab intestalo, se toccassero delle cose

tore di s. Gregorio 1 suo im media lo an- senza l'assenso del metropolitano o corn-
tecessore (edificante fu l'operato di altri provinciali, dovendo attendere il succes-
Papi, per quanto accennai nel voi. LVf, sore, aninchè colle cose ereditarie non
p. 77, riguardo a' loro predecessori, su prendessero anco recclesiasliche. Dice il

cose che sovente avvengono incontrario Rinaldi: L'amore verso parenti, è l'ar- i

e narrale altro««). Quindi, non molti an- ma colla quale il demonio assalisce ve- i

ni dopo nel concilio di Merida del 666 scovi. Morto il vescovo indi vescovi , i

da 12 vescovi fecesi questo salutevole de- chiamati dal capitolo ad assistere alla sua
cretò: Che ninno mormorasse del mor- afonia e funerali, f^icevano l' inventario
to vescovo, imponendo diverse pene a* de'beni, quali si aHidavano ad un EcO'
i

Que' prelati ben a


trasgressori di esso. nomo, per lo più diverso da quello <lel

ragione ciò ordinarono, secondo il vol- vescovo defunto, per tenerli in custodia
gar detto: Ne quid in nwrlaum, neqne sino all'elezione del successore, insieme
si fuerit ipse Nero. Volle Dio esigere al Fìcedomino e al Difensore della chie-
qucòla pena nel q58 da Edellìno, succes- sa. L'economo l'eleggeva il vescovo inler-
76 VES VES
ventole o visilalore, parlalo di sopra e dea generale della Liturgia e sul modo
nel § Ili, destinato dal metropolitano a di trattarla^ qualifica 3." fonte liturgico
presiedere alla diocesi nella sede vacan- il Cnere/noniale Episcoporurn.
Esso fu
te, fino all'elezione del nuovo pastore; corretto, approvato e autenticalo la i.*
nel resto esercitando la giurisdizione il voltada Clemente VI II, indi da Innocen*
capitolo, coQje narrai a suo luoj^o. L'in* zo X, poscia da Benedetto Xllf, e per ul-
ventaiiu si mandava al metropolitano. timo da Benedetto XIV. Esso colla mas-
L'econoa>oFu eletto pnredal capitolo cat- sima precisione e chiarezza dirige le prin-
tedrale. Il vescovo inlervenlore era di- cipali funzioni episcopali, e che riguarda-
verso dal viciniore cliianiatoad assistere no in qualunque modo il vescovo; anzi
il vescovo moriente, e a celebrarne l'ese- oltre le cose stabilite per il vescovo, e per
quie e la tumulazione: riceveva una gra- chi celebra avanti a lui, o gli assiste, le
tificazione per le spese del viiiggio, sulle quali danno lume per le altre funzioni
(piali naie contestazioni, il concilio di To- ancora, vi sono tanti capi per dirigere le
ledo del 655 stabilì che ricevesse una lib- funzioni stesseseparatedal vescovo. Quin-
bra d'oro, ossia 80 scudi, se i la chiesa va- di nelle bolle di Clemente Vili e d'In-
cante era ricca, e mezza libbra se pove- nocenzo X si dice essere questo ceremo-
ra. Perle molte cavalcature usate a que' niale, omnibus Ecclesiis, praecipne au-
tempi, ed il manteniaiento almeno d'8 leni Metropolitanis ^ Cathedralibus, et
giorni, tale somma pare discreta, he let- Collegialis perniile ac necessarinm. At-
tere che in sede vacante venivano scritte testa Gavanlo, che nelle Rubriche del
il

dal clero, chiamavansi cleriche e cheri- flessale si tratta minutamente delle ce-

cali. Ora morto il vescovo o Iraslalalo, remooie delle Messe private, ma non con
o dopo la sua rinunzia, ed anco se fosse tanta diffusione delle solenni. Le 5 bolle
prigione in mano degl'infedeli, il capito- che l'approvarono, e inserite nel ristam-
lo di diritto subentrando nella giurisdi- pato d'ordine di Benedetto XIV, merita-
zione vescovile, la delega al Ficarìo ca- no leggersi, per rimarcare l'obbligazioni
pilolarc, che elegge, ed in molti luoghi che hanno gli ecclesiastici di osservare le
se ne riserva unaPapa, per p^rte, se il prescrizioni del ceremoniale , adopran-
pcculiaricircostanze, non depula un'am- dosi i termini più stringenti di coman 'o,

ministratore o vicario apostolico nella e colle più terribili pene proibiscono l'ag-
persona d'un vescovo o di ecclesiastico co- giungere o il togliere la più minima co-
stituito in dignità.! vescovi presentati non sa. 11 ceremoniale dunque ha forza di leg*
ponno essere i^icari capitolari ^ e per ul- gè, come dichiararono liturgici, fra'qua- i

timo Pio VII si oppose alla pretensione li il Catalani. E' vero che esso non to-
di Napoleone 1 che lo esigeva, dichia- glie le immemorabili e lodevoli consuetu-
rando illegittime tali elezioni, anche per dini delle chiese, come nel i6o5 dichia-
)a decretale di Gregorio X, ossia il can. 4 rò la s. congregazione de' riti ; ma trop-
del concilio di Lione II, Jvariiiae. cae^ po ci vuole per essere una consuetudine
cilas. \ vescovi presentali, se fossero insie- degna di tal nome, ed il Ferrigni ripor-
me vicari capitolari, sarebbero giudici e ta al proposito cosa dissero nelle loro bolle

parli in propria causa, imperocché secon- Innocenzo Xlll e Benedetto XI 11. Quan-
do i canoni, ramministra7.ione capitola- to alla difformità di molte prescrizioni del
re è sottoposta al giudizio del nuovo ve- ceremoniale dalle rubriche, in tal caso si

scovo. Terminerò col far parola del Ce- lascia il ceremoniale per regola delle cat-
rt'mo/2/<7/<?de'vescovi,oltreildetlo in quel- tedrali, per le quali principalmente si

l'articolo e ne'relali vi. Il can. Andrea Fer- compilò, e le rubriche per quelle chiese
rigni Piiìoue, nella Dissertazione sull'i- che noi sono, set,oudo il p. Merali. 11 Ri'
V E S VES
77
."
iuale e il Pontifìcak' Romano sono, il i Johanni vìdelicet Universali Papae ....
quei libro che ahbjaccia que'sagramenti Totum non latet Mundum Romanae
e funzioni ecclesiasliche, che rigiiaiciano Ecclesiae Pastorem apostolica vice ita
neir anuìiinishazione o celebrazione il fungi etc. Dicendo del Canone della
semplice prete; il 2.° quel libro che con- Messa, non solo rilevai che il nominarvi
tiene qiie'sagra menti e funzioni ecclesia- il supremo Gerarca (F.) della Chiesa è
stiche, che riguardano nella loro an)mi- uso antichissimo, poiché l'osservava e lo
nistrazione o celebrazione il vescovo; di- faceva praticar^ il ^[.° Papa s. Clemente
Diodochè quello ch'è il rituale pe'preli è 1 del g3; ma che in Roma non si fa men-
il pontificale pe'vescovi. Del ceremoniale zione di vescovo alcuno, perchè il Papa
abbiamo, fra le altre, le seguenti edizio- è vescovo Ordinario (F.) di tutto il

ni. Caere moni ale Episcoporiim, Romae mondo, come Bellarmino e poi
osservò il

i65i. Bartolomeo Corsetti, Novìssima il Quarti, però nella Sede apostolica va-

praxis Caerimonialium Episcoporum^ cante si ommetle nominarvi il Papa. Il


Venetiis 1666. Ceremoniale Episcopo- vescovo Sarnelli, Lettere ecclesiasticìie,
rum Clementis Papae Vili ^ et IniìO- l. 2, leti. 2 1 : Quanto sia forte il legame
cenlii Xjussii recogniliim etc. CumJigU' dell'ordinazione, colTomassioi risponde
risnovisque Addiliouihiis decrelorum. al quesito, giusta il cap. Cum in distri-
Clementi XI P. O. M. dicalttm, Romae hìiendi de tempor. ordin.: Ordinaius a
1713. Papa, sine licentla Papae, ad superiores
VESCOVO DELLA CHIESA UNI- ordines non promovetur. —
Fuerat ea
VERSALE, Episcopus Enìversolis Ec- lex, et consuetudo pervagatissimaom*
clesiae. Titolo convenien-le del Sommo nium Orhis Episcoporum, co jani prO'
Pon(efìcc(F.), Fìcario di Cristo^ F.) e ve- pria Romanae Ecclesiae, quod illa re-
scovo di Roma(F.)^ài\\\di cui cattedra am- iinentioresset priscae disciplinae, guani
maestra Urhem et Orbem, per la cura quaevis alia. Dalle quali parole si com-
universale che ha della Chiesa ^ nel quale prende, die non solo l'ordinato dal Pa-
articolo ricordai alcuni de'tanli sublimi pa, ma l'ordinalo eziandio da qualunque
Titoli d'onore, co'quali sino dal princi- vescovo, non può essere ordinato da al-
pio del cristianesimo fu giustamente di- tri senza licenza del i ordinatore. Di che .**

stintoda qualunque altro Fescovo (F.), si ripete l'origine dall'obbligo de'chieri-


come di Fescoi'o de' Fescovi^ Pastore de' ci verso la chiesa e il vescovo sino al 1 eoo,
Pastori, F
escavo ?</z7Per.v<7 /e, denomina- per cagione dell'ordinazione, anche ne'
lo nel 4^1 dal concilio generale di Calce» minori, di non poter passare ad altra chic*
donia, e nel 1 563ecumenico di
dall'altro sa , ed ivi esser promossi senza licenza
Trento, Pontefice della santa e univer- speciale dell' ordinatore; in conseguenza
sale Chiesa, dopo la discussione di que- de'decreti sinodali di Sardica, di INicea I

sti titoli. La Chiesa fu anche delta Dio- e del 3.° concilio di Cartagine. Però a*
cesi (V.) e di essa vescovo universale il loro tempi era lecito a' laici l* esser or-
Papa ed in quest'articolo, oltr» la spie-
, dinati daqualunque vescovo, senza la
gazione del venerando vocabolo, riportai Dimissoria. Questa bensì veniva data
diversi titoli che gli spettano o co'quali da'vescovi ordinatori, acciòi propri chie-
fu appellato. 11 Galletti, Del Festara- rici potessero poi esser ordinali da altri
rio, riporta la lettera sciitla da Alinar- vescovi;non essendovi allora altro lega-
do abbate di s. Benigno di Dijon, circa me, che quello dell'ordinazione, senza ri-
il io32 a Papa Giovanni XIX detto XX, guardo a patria o domicilio, ne a parroc*
la quale comincia con queste parole : thia o diocesi. Era tale legame così stret-
Domno Sancto totius Urbis JlJagistro to , the non poteva il cliierico neppur
78 VES TE S
passare n beneficio (raltra chiesa, ne al Cristo , lo prova il cardinal Pallavicino
lo stalo monastico, senza licenza del ve- nella Storia del concìlio di Trento. Il

scovo, e se ovea professalo l'azione era Huinart, Atti sinceri de Martiri, raccon-
temila natia, per cui i Papi si delerinina- ta co'monumenti dell'antichità, la supe-
ronoa Quindi sono innume-
dispenstii'vi. riorità del vescovo di Koma su tulli i ve-
revoli canoni, fino al looo, obbliganti
i scovi e su tutta la Chiesa cattolica, no-
l'ordinalo al i.° oidinafore, solo da tale ta ue'primi tempi di essa anche a'genli-
legge essendone esenti chierici delle chie- i li, riconosciuta eziandio da s. Ignazio e
se devastale da* barbari , e gli ordinali da s. Policarpo, da s. Cipriano e da tutti
contro lor voglia. Oggi in 3 maniere cia- i ribattezzanti nella celebre controversia
scuno sì fa suddito del vescovo, o per l'o- del battesimo conferito dagli eretici, non
rigine, o pel domicilio, o pel beneficio, che da S.Dionisio Alessandriuo,ch'èquan-
«Ile cui inosservanze nel 1694 pi'ovvide to dire ne'primi secoli del cristianesimo.
Innocenzo XII colla bollaSpecula tores. Inoltre fa vedere, che la suprema autori-
>> Or il Sommo Pontefice Romano, Or- tà del vescovo di Roma è costitutivo, prin-
dinariu^ Ordinririoruni, senza necessità cipale dell'unilà della Chiesa, provando
di riguardo ne ad origine, né a domici- altresì l'infallibilità del vescovo di Roma.
lio, colla soia ordinazione, lega l'ordina- Tertulliano fiorito nel li secolo, parlan-
lo alla Chiesa liomana;ed in conseguen- do del Pontefice romano, De pudicitia,
za il così ordinato non può essere ne dal cap. I, lo chiama Vescovo de* Vescovi.
vescovo dell'origine, né del don»icilio, né Quelli che allerrnano essersi s. Sisto I, Pa-
di qualsivoglia beneficio, promosso più a pa che patì il martirio neli4'2, chiama-
ordini maggiori senza espressa licenza del to Vescovo de *Vescovi s' attengono ad ^

Papa". Alle Ordinazioni de Pontefici una sua lettera apocrifa, slimata tale dal
(f^')i pegli stranieri, ingiunse Giegorio De Marca, dal Baluzio, e da altri presso
XVI la soscrizione d'una formoia, e ciò il Pagi, Breviar. t.i, p. i3. 11 Piazza nel-
per l'analogo dichiarato nel volume VEmerologio di Roma a'6 aprile, festa
LXXXIII, p. 3 12 e 3i 3. Inoltre il Som- di s. Sisto I, dice aver usato pel i,**, on-
mo Pontefice fu chiamato Pastore u- de opporsi agli eretici impuguatori del
niversale. Patriarca universaley Arci' primato della Chiesa romana, e non o-
vescovo universale^ Papa universale^ Li- stanle di trovarsi nell'angustie della fie-
ni ver salis Ecclesia e Praesulj con al- ra persecuzioneconlro i fedeli, a chiamar-
ti! titoli d'onore e di preminenza, riferiti si: Xistus Unìversalis Àpostolicae Ec-
nella spiegazione del vocabolo IJnìvcrsa- clesiae Episcopus. 11 successore s. Tele-
le^e negli articoli relativi pel suo Prima- sforo, nel Commentar, ad cap. Statai-
la (F.) d'onore e di giurisdizione su tut- mus^ \ì. 2, dist. 4, e Transrnarinos, ù\i{.

te quante le Chiese sparse per l'intero 98, Roderico da Cugna, trovasi


di mg."^
mondo. Imperocché l'autore della con- denominato Episcopus Roniae: ma il ^o-
futazione de* due libelli diretti contro il vaes ne dubita, per l'imposture spaccia-
breve di \^\o\\^ Super soliditate dimo- j te da Isidoro Mercatore nelle Decretali
stra che gli altri vescovi non succedono de'primi Papi. Per l'istanze di Faustino
egli Apoèloli nella pienezza dell'autorità, vescovo di Lione, s. Cipriano vescovo dì
i)è dell'Episcopato universale della Chie- Cartagine pregò Stefano I Papa del
s.

sa (dell'Lpiscopalo ne ho riparlalo a Ve- 257,3 deporre dal vescovato d'Arles Mar-


scovato). Che i vescovi non ebbero mai ciano, ch'erasi unito al i.° antipapa No-
giurisdizione universale, che non succe- vaziano, separandosi così dall'unità del-
dono agli Apostoli nella delegazione uni- la Chiesa cattolica, e gli sostituisse un al-

versale, che sono vicari non generali di tro vescovo. Laonde il Novaes osserva,
V ES V E S 79
clie cliiaro si scorge ,
quanto antico sia Urbis Rcmac, scrivendo all'imperatore
l'uso di ricorrere nelle cause de' vescovi Teodosio 11 il Giovane, li Baronio par-
ai romano Pontefice, come primo vesco- lando dell'epistola sinodale, scritta nel
vo della Chiesa universale. E siccome 45 da*6oo vescovi componenti il con-
1

l'antipapa insorse nell'elezione di Papa cilio ecumenico di Calcedonia a s. Leo-


S.Cornelio, narra il Baronio, che questi ne I,chiama dipo della Cliiesa uni-
lo

ne die'notizia a s. Cipriano, il quale adu- versale, ed vescovi quanto sapessero es-


i

nato il presbiterio, coirintervenlo di 5 ser di lui fratelli e colleghi, quanto al-


\escovi, scrissero al Papa Jin memoriale l'ordinazione, nominarono sé stessi figli
o libello in questi termini. « vSappiamo suoi, a grandissima istanza pregandolo,
€he Cornelio é stato eletto da Dio /^e- siccome a lui apparteneva il dispensare
scovo della Cìiiesa catloUca. Confessia- i gradi nella Chiesa, di concedere dopo
mo il nostro errore, e fucnmo ingannali di lui ili.° luogo al vescovo di Costanti'
per la perfìdia e loquacità altrui; poiché lìopoli. Per cui 1* annalista rileva , non
come paresse, che noi avessi«no alcuna avere il concìlio intralasciato ossequio al-»

cotnunicazioiie con un uomo scisaiatico cuno, rispetto <7/^?m7io Prelato della Re-
ed eretico, tuttavolta mantenemmo sem- ligione Cristiana, e Capo visibile della
pre mai la mente sincera in versola Chie- Chiesa Universale^ protestò e co'falti e
sa;molto ben sapendo esser un solo il vero cogli scritti, lui essere in tutte le cose ii

ViOj un solo CristOj che noi confessato Pontefice Universale, e così gli diedero
abbiamo esser Signore^ un solo Spirito il titolo di Vescovo Ec{uuenico della Chic
Santo, e un sol F^escovo dover essere nel- saj il che ripetutamente alFermando s*
la Chiesa Cattolica'*. Da qtiesto mento- Gregorio I nel \\b. ^, Epi'ft. 32,36,38,
riale, fa notare l'annalista, primieramen- crede il Baronio che l'epiteto Ecumeni'
te si vede
consueto titolo del Vescovo
il co, sinonimo qV Universale, non trovan-
Romano j nominandovisi Cornelio l'è- dosi nell'epistola sinodica, sia stato ma-
scovo della Chiesa Cattolica, eó anche liziosamente tralasciato da'copisti. E sic-

si professa che un sol Vescovo vi deve come s. Gregorio l riferisce non aver niu*
essere^ quale viene riconosciuto Corne- no de'suoi piedecessori usato il nome di
lio. Per la qual cosa s. Cipriano replicò Ecumenico, intitolandosi Vescovo della
molte volte la sentenza: Che il dividersi Chiesa Universale, rilieneil Baronio do-
dal Romano Pontefice, è V istesso che versi intendere che non l'usarono solen-
separarsi con iscisma da tutta la Chie- nemente sempre, e in tutte le iscrizioni e
sa; e che comunicare con esso lui, e il sottoscrizioni, poiché è certo, che alcuni
medesimo, che stare unito con la Chie- d'essi di(juando in quando l'adoperaro-
sa Cattolica. Papa s. Zosimo scrivendo no, sì pegli addotti esempi e sì per aver-
nel 417 ad Esichio vescovo di Salona lo usalo s. Leone I nel /\.52 scrivendo al-
s'intitolò: Episcopus Urbis Romaej on- l'imperatore Marciano, contro Anatolio
de Novaes rimarca, che fu ili.*' che al ti- che cercava di sottomettersi le chiese di
tolo di Vescovo o di Papa, aggiunse il Alessandria e di Antiochia, prendendo il

nome di Roma. Imperocché perl'innan' titolo Universale. Arditamente dipoi si

ziiPapisemplicementes'inlitolavano Ve- usorparonoii titolo d' Universale e d'E-


scovi, co(ne si ha dal cap. Dilectissinius, cumenico altri vescovi, onde Pelagio II lo

12 quaest. Glossa verbo Episcopus in vietò, e dichiarò soltanto proprio del ro-
prooen»io Sextis. 1 successori ne continua- mano Pontefice. Il successore s. Grego-

rono il titolo , e s. Leone I dei 44^ ^i rio l del 590, dopo avere riprovato il ti-
aggiunse il nonie di Chiesa Cattolica: Leo tolo dì patriarca universale in Eulogio
Papa Episcopus Ecc lesine Caiholicae vescovo d'Alessandria, e quello di vesco-
8o VE S V ES
vo universale in Giovanni il DìgìitnntO' e Universale^ Vescovo della Chiesa Cat-
re vescovo di Costantinopoli, in contrap- tolicaRomana e Universale, e ordina-
posto (li tanta orgogliosa vanità, comin- riamente Vescovo della Chiesa CatlO'
ciò ad intitolarsi colla umile e modesta lira, ch'è preci)>amente la formola ezian-
formolo Servii sScrvonirn Dei (/ •), cl»e dio colla quale il Papa s'intitola e si sot-
ritennero i successori e divenne esclusiva toscrive nelle bolle. Altre formoie di sot-
de'Papi, benché in tale articolo e ne'vol. si ponno vedere nel libro Diiir-
toscrizioni
LXV, p. 45^, e LXXIX,
89, ripor- p. no (V.), Leggo negli Annali ecclesiasti-
tai esempi d'alcuni vescovi che talvolta ci del Baronio, all'anno 68 i , che nel con -
Todoperarono. D'altri titoli consimili par- cilio generale di Costantinopoli detto
lai dicendo Fescovo nel § I
di quelli del Trullo, nell'ultima sessione tenuta alla
di quell'articolo. Prima e dopo s. Gre- presenza dell'imperatore Costantino 111
gorio I, i Papi s'intitolarono ancora y^z- Pogonalo, 123 vescovi e gli altri Padri
i

muliis s. Plebis Dei, formoie che ripor- chiamarono Papa s. Agatone, Sanclissi-
tai a Il p. Menochio nel
Pieve e Servus. mi Patris nostri, et Suinmis Papae. Nel-
cnp. De' litolicV onore ecclesiastici, tàwtv- la lettera ioìperiale, in cui lodansi Pa- i

te, sebbene ilconcilio di Calcedonia chia- dri, che co' pontificii legati aveano dife-
mò s. Leone I Archiepiscopuf! Univer- sa la fede cattolica , si dice : Interfnistis
saliSf s. Gregorio non pare che appro-
I namque et vos cani Universali Principe
vasse di chiamarsi Episcopus Universa' Pastoruni, simul cum ilio divinitus lo-
lisovvero Oecumeniciis, che vuol dire il quentes, tani in spiri tu, quani litera. E
medesimo, ad onta che questo titolo si poco innanzi: Tanquani ipsiusdivini Pe-
convenga a'Sommi Pontefici, per la cu- tri vocem, Agathonis relatìonem super
ra universale che hanno della s. Chiesa; mirati siuniis etc. Nell'epistola sinodica
per la ragione, onde non dare con tale ti- poi scrìtta dal concilio a s. Agatone, per
tolo occasione di pensare ad alcuno, che pregarlo a confermar le cose in esso de-
nella Chiesa di Dio non ci fosse altro Fé- terminate, fra le altre parole si legge: /-
scavo che il Romano^ e che tutti gli al- taque libi ut Prima Sedis Antistiti U-
triche hanno litolidi Vescovi, non fos- niversalis Ecclesiae quid gercndiun sit,

sero veramente tali, ma piuttosto Vica- permittimus stanti siipra firmam fìdei
ri del Vescovo Universale Romano, il petram, acquiescentes vera confessionis
che sarebbe stalo distruggere l'ordinedel- lilerisa Ves tra paterna Beatitudine ad
la Gerarchia stabilito nella Chiesa di piissinium Imperatoreni missis, quas ut
Cristo, il quale ha voluto che siano mol- a Summo Apostolorum vertice divinitas
ti vescovi, che nelle loro diocesi eserciti- scriptas agnoscimusj per quas exortani
no la cura pastorale, sebbene con subor- nuper muliiplicis errorishaerelicam se-
dinazione al Sommo Pastore eli tulio il da depulimus etc. Che il capitolo La-
gregge de'fedeli, ch'è il Romano Ponte- teranense della prolobasilica cattedrale
fice. Abborrìs. Gregorio questo nome I del Papa, omnium Urbis et Orbis (V.)
di Universale, per rispetto di Eulogio e Ecclesiarurii Mater et Caput, lo chia-
di Giovanni che l'affettavano, e ne re- mava Vescovo Lateranense, Io notai nel
presse la temerità. Adunque, come già voi. LIV, p. 162. Si trae dal n.i582 del
notai nel ricordato articolo, i Papi ripu- Diario di Roma del i'j'2'jf che Benedetto
gnarono d'intitolarsi assolutamente Pe- XI 11 benedi lai." pietra per la riedifica-

scavo Universale, appunto per non sem- zione della chiesa di s. IMat ia della Quer-
brare quasi di ritenere, che gli altri pa- cia di Roma, di cui nel voi. LXXXIV,
stori non fossero vescovi, preferendo d'i n- p. I
43, nella quale eravi la seguente iscri-
lilolarsi; Vescovo della Chiesa Romana zione. Ego Denediclus XIII S, Caiholi^
VES VES 81
c^e Erclesiae Episcopus, anteafr. Vìn- posiziofle: » Se s. Gregorio I il Grande
ctiitìiis Maria ordinis Praedicat. Car- condannava V uso del titolo di Vescovo
diti.Ursìnus Archicpiscopus Beneven- Universale, non era però alieno da eser-
tamis (chiesa che riteneva). Noterò che citarne rautorità".L*autore premette l'os-

la voce Catlolica, significa universale e servazione, che il detto titolo può esser
generale. Il Borgia, Difesa del dominio preso in 3 sensi o significazioni, ossiano
temporale della Sede Apostolica^ p. 74» che possono darglisi 3 diverse interpre-

scrivendo contro chi parlando del Papa tazioni, i." Una interpretazione /9royur/Vz

semplicemente chiamò Fescovodi Ro'


lo e naturale, cosicché siavi nella Chiesa
ma^ soggiunge, cioè: il Padre de'Principi un vescovo superiore per onore e giuris-
e de' Re, il Rettore del mondo, il Vica- dizione non solo a'fedeli lutti, ina anche
rio in terra del Salvatore nostro Gesù a'vescovi, ossia che abbia vera giurisdizio-
Cristo. Saper bene che il Sommo Pon- ne episcopale sugli altri vescovi, sebbene
tefice è Vescovo di Roma^ ma il Vesco- essi non siano di lui vicari o delegati.
vo di Roma, nella cui sagra persona s. 2." Una men propria o
interpretazione
Petrus ad hoc usque tempus et semper un vescovo, il quale goda di
ristretta di

in snis siiccessoribus vivit, et jiidiciiini e- una preminenza d'onore e di giurisdizio-


xercet, come Filippo prete della Chiesa ne entro certi limiti, stabiliti dal diritto
romana disse a* Padri del concilio gene- ecclesiastico sopra un numero di vescovi

rale d'Efeso nel va onorato con que'


43 1, in una parte più o meno estesa del mon-
titoli di venerazione e rispetto, che lulla do. Tale interpretazione è fondata sulla
l'antichità ed principi più grandi gli
i etimologia della voce greca, che significa
han tributato in ossequio del divino Pri- terra abitabile. In tal senso i greci ripre-

mato che in lui risiede. » Quel Vescovo si da Anastasio Bibliotecario, quando tre-

di Roma, che tanto spesso risuona nelle vavasi in Costantinopoli, del titolo ch'es-
stampe de'oostri contradditori, può da- si davano al patriarca^ rispondevano co-
re indizio di poca riverenza verso dell'a- m'egli ne avvisa: Quod non
ideo Oecu-
postolico trono, oltre l'imporre a chi è menìcum,queni multi Universaleni in-
men versato nelle sagre lettere ,
quasi, terpretati sunt, dicerent Patriarcham,
che il Vescovo di Roma sia nel suo po- quod Universi Orhis teneat Praesula-
tere pari agli altri vescovi".Neli8o3 si tum, sed quod cuidani parti praesit Or-
stampò in Roma: // Romano Pontefice bis, quae achrìstianis inhabitatur. Nani

vero Vescovo di tutta la Chiesa univer- quod graeci Oecumenem vocant, a lati-
sale. Sul titolo di Vescovo Universale, nis non soluni Orbis a cujus Università-
che si arrogavano vescovi di Costanti-
i te Universalis appellalur, veruni etiani
nopoli, si ponno vedere gli schiarimenti habilatio vellocus hahitabilis nuncupan-
del prof. d. Giuseppe M.* Graziosi, pres- tur, E in fatti anco nello stile della s.

so gli Annali delle scienze religiose, t. Scrittura, Girolamo, le


come avverte s.

i5, p. 23, con questa intitolazione: Sul voci Orbis, Terra, Universa terra signi-
titolo di Vescovo Universale, che si ar- ficano le più volte quella provincia di
rogavano i vescovi di Costantinopoli, e cui ne' vari paesi é discorso. Anche i la-

che fu riprovato da s. Gregorio I Ma- non rare volte per la voce


tini scrittori

gno. A darne notizia, dirò che ne diede Orbis intendono una parte del mondo,
motivo il rev. Sibthorp inglese, nella 2.' una terra abitabile. 3.° Una interpreta-
sua lettera pubblicata nel 1. 14 degli stes- zione arbitraria e maliziosa, esclusiva cioè
siAnnali a p. 386, in cui dichiara e con- di ogni altra giurisdizione episcopale pro-
ferma i motivi della sua avventurosa con- priamente detta, cosicché gli altri vesco'
versione alla religione cattolica, colta prò* vi debbono considerarsi come delegali o
VCL. xcvi. 6
82 VES VES
vicari del vescovo universale. Ciò pre- giiinatorr, convocò in Coslanllnopoli un
messo, l'aOtore asserisce, .** die Tnccen- i concilio, e si arrogò anch'eglì il titolo di

nata proposizione presa sollo un riippor- Vescovo Universale conobbero cei la- ^

to è vera. 2." Che presa generalmente, mente Papi quali fossero le mire ambi-
i

sotto tntti i rapporti, direbl^ero gli scola- ziose de* vescovi di Costantinopoli, quin-
3.**
stici, sitìtplicilcr et absolute^ è ftiisa. di Pelagio 11 e s. Gregoiio 1, non che i

Cl»e in conseguenza la proposizione è al- loro successori, col più grande impegno
meno sospetta di errore e certamente ine- si adoprarono ad ottenere che desistes-
satta. Soggiunge l'autore, in primo Ino» sero dall'assumerlo, e gl'imperatori d'O-
go, esser vera sotto un rapporto, inquan- riente dall'onorai li col meilesimo. Sebbe-
to cioè riprovava e condannava s. Grego- ne i gieci affermassero, come risposero al
rio I l'uso del titolo di Fesco\'0 LVi/i'pr- Bibliotecario, dirsi da loro ecumenico il

5rt/ene*palriarchi di Costanlinopoli,e spe- patriarca nel senso nien proprio di pre-


cialmente in Giovanni il Digiiinalore^ e- sidenza ristretta a'iimiti del patriarcato;
letto nel 583 e morto nel 5^5. Non fu già tuttavia l'esser divenula Costantinopoli
questi il i.** che tra di essi l'assumesse, sede dell'imperatore e capitale deiTiuipe-
poiché già nel 5i8 i vescovi della 2." Si- ro mise in capo a' suoi vescovi che le
,

ria chiamavano patriarca Ecumenico preminenze e prerogative tulle de' vesco-


Giovanni il Cappadoce, e così l'impera- vi dell'antica Roma, le quali da questi si

tore Giustiniano chiamò di lui suc-


1 i godono non come vescovi della capitale
cessori Epifanio, Antimo e Menna. Per dell'antico impero, ma come successori
altro i romani Pontefici non giudicaro- del principe degli Apostoli, o vescovi di
no allora di reclamare contro l'usurpa- quella sede da morte tenuta,
lui fino alla

zione del titolo, ciò per prudenza e spe- fossero tulle Co-
trasferite a'vescovi di
cialmente per non sospettare che si vo- slnnlinopoli, come nuova Roma. Quindi
lesse attentare al primuto della romana s. tulli loro sforzi diressero a dilatare, con
i

Sede apostolica (articolo che si connette manifeste usurpazioni fino a Prozio e Mi-
con questo, massime a p. 54 e 64del voi. i 1 chele Cerulario stabilmente, la loro giu-
LXllI che lo contiene); poiché il Cap- risdizione, quasiché il Primato del Papfi
padoce e nominali successori ubbidiva-
i non fosse di diritto divino, aspiran\io ad
no pienamente a'comandi de'Papi; e Giu- una totale indipendenza dalla giurisdi-
stiniano 1 non intese che al vescovo di zione pontificia, mediante lo Scisma. Es-
sua metropoli fossero menomamente sog- sendo 5. Gregorio apocrisario in Costan-
getti gli altri patriarchi, in altri monu- tinopoli, all'epoca di detto concilio, di Pe-
menti avendoli appellali soltanto, Uni- lagio 1
1, persuase quesli ad annullarnegli
versi ejiis tractus Patriarchae,^ì'olest{Mì- atti, ed a lui succeduto con ripeluVe let-

do di onore dovuto alla Sede


rendere 1' tere allo slesso Giovanni, all'imperatore
apostolica romana, scrivendo a s. Gio- Maurizio, ali' imperatrice Costanlina, a'
vanni II Papa del 532, quae caput est patriarchi d'Alessandria e d'Antiochia, ri-
omnium sancfarum Ecclesiarum. E nel- provò e condannò l'uso del fastoso titolo
la Novella, ut Eccles. Roman, si espres- colle più forti espressioni, allegando pet'
se: Ut legwn originem anterior Roma ragioni, .° La singolarità e novità del me-
i

Summi Pontificatus api-


sortita estf et desimo, poiché quantunque a' roujani
cem apud eam essenemo est qui dnhitet. Pontefici competesse l'assumerlo, pur se
Adunque una prudente economia dovea n'erano sempre astenuti. 2.° 11 senso e-
trattenere Papi dal condannar l'uso del
i scli^sivo della giurisdizione degli altri ve-
titolo di patriarca e Vescovo Universa* scovi che poteva presentare. INiente era
le. Ma allorché nel 588 Giovanni il Di- che tentar non potessero quegli ambizio-
VES VES 83
sì patriarchi appoggiali dal favore impe- loro dato dagli altri, ma non ne vollero
riale; poteva ben essere che volessero ri- eglino stessi usare, e finalmente per evi-
guardare gli altri vescovi, almen di fat- tare la maligna interpretazione esclusiva
to, come semplici lor vicari, invadendo* degli altri vescovi, ne si sibi in Pontifica'
ne in ogni senso la giurisdizione, come tiis grada gloriam singiilaritatis arripe-
non pochi fatti potrebbero comprovarlo. retj liane omnibus fratribus denegasse
Ciò so-ipeltando s. Gregorio 1, che ben videretur. Co*ù nella lettera a Giovanni.
conosceva i greci, in tale senso chiamò il In quella a Maurizio, dice non essersi da'

titoloUnwersale^ nomen blasphemiaey suoi antecessori assunto quel titolo, ne


profanum, superbum^ scelestiim^nefan.' diiin privatiim aliqaid daretar uni, ho-
cium elactionisvocahiilum. 3.°Finalmen- nere debito sacerdotes privarenlur uni-
te moveva a condannare quel litoloilsen- versi. Ripudiava egli adunque l'uso del
so proprio, pel quale sembra va volersi da' titolo di Vescovo lJnivcrsale^\\(\wd\e com-
patriarchi di Costantinopoli usurpare il peteva a lui nel senso proprio e naturale,
i^Mmalopropriode'romani Pontefici. Ciò non usava però espressioni da cui potes-
davano a divedere i fatti antecedenti, la se dedursi volerlo ne' romani Pontefici
convocazione fatta da Giovanni del sino- condannare. Anzi non poteva condannar-
do per trattar la causa di Gregorio pa- lo, senza condannare altresì Padri di i

triarca d'Antiochia, con che si arrogava Caloedonia, che chiamarono il Papa, Ar-
non il solo onore, ma ancor la giurisdi- chiepiscopus Univer sali set Patriarcha.
zione sugli antichi patriarchi, propria e- Né potea condannarlo, senza condannare
sclusivaroenle del capo della Chiesa; e per almeno indirettamente i suoi predecesso-
ultimo, checche dicessero i greci ad iscu- specialmente s. Leone I, il quale non
ri,

sare l'usurpazione di tal titolo, certo è che avea ripreso que* Padri, ed egli stesso e-
Teodoro Simocatta, il quale sul principio rasi intitolato, Universalis Ecclesiae E-

del secolo seguente scrisse la vita di detto piscopuSy che suona il medesimo che E-
Maurizio, nel dialogo che vi premise, piscopus Universalis y preso nella prima
chiama il patriarca di Costantinopoli Ser- e propria interpretazione. Non poteva al-
gio: Dlagnuni totiiis qitanlumcumqueex- tresì condannarlo, senza condannare in-
porrlgitiir Orbis Pontìficein et Praesii- direttamente Papa s. Ormisda, il quale

lein.Conclude l'autore, che la proposizio- avea accolta con favore la lettera dell'ar-
ne enunciata, cioè che s. Gregorio 1 con- chimandrita e de' monaci della 2." Siria,
dannava l'uso del titolo Universaleyè ve- nella quale leggesi l'intitolazione: San-
ra sotto un rapporto, vale a dire in quan- ctissimOy et Beatissimo^ Universae Or-
to condannavalo ne'patriarchi di Costan- bis terrae Patriarchae Horniisdae con^
tinopoli. Ma in secondo luogo, presa la unenti Sedevi principis Jpostolorum.
proposizione in generale, ritenerla ftdsa; Espressione che nella forza del termine
poiché ses. Gregorio! condannava l'uso di dice il medesimo di Vescovo Universale.

quel titolo ne' patriarchi di Costantino- Quindi é che successori di s. Gregorio I,


i

poli, non condannava certamente, né po- sebbene non vollero da sé stessi assume-
teva condannarlo sotto ogni rapporto, re tal titolo, permisero senza reclamar
cioè nel senso proprio del titolo, il quale giammai che loro da altri, quello o l'e-

a* vescovi di Roma esclusivamente e per quivalente di Universali Papae fosse da-


diritto divino appartiene. In fatti rilevasi to, come apparisce dal sinodo di Latera-

dall'epistole di s. Gregorio I, ch'egli ri- no del 649 pi'csieduto da s. Martino I,

cusa d'assumere un tal titolo ad esempio dalla lettera dell'imperatore Costantino


di modestia e umiltà, per imitare i suoi III Pogonato a Papa s. Leonell, e da al-
predecessori, i quali annuirono che fosse tri monumenti; e in fine eglino stessi a-
84 VES VES
dottarono nelle bolle il (itolo, e si sotto- vino (F.), ed lina delle VII Ore Canoni-
scrissero, iV". Catholìcae Ecclt.nae E- che ( F.) , che tra 1' ora di Nona e quella
pi scopus ^ \\io\o ch^htue analizzalo dice di Compieta (F.) si recita nelle ore po-
il medesimo di J' escovo Universale. Ova meridiane, tranne nella Quaresima in cui
se s. Gregorio I avesse sotto ogni rappor- recitasi prima del Pranzo {F.) nell'ore
to condannalo l'uso del titolo di Fesco- antimeridiane. Chiamasi vesperoda Fé-
vo Universale^ anclie per rispello a* ro- sper (cioè secondo s. Isidoro dalla stella
mani Pontefici, ognun vede che questi nome, detta pure Espero e anti-
di tal

si sarebbono sempre opposti a chi avesse camente Fesperiigo^ uno de'più brillanti
lor voluto darlo, e non aviebbono usato pianeti che comparisce nell'orizzonte in
eglino slessi di titoli che potevano pre- sul far della sera, poco dopo il tramonto

sentar la medesima significazione. Laon- del sole. Quindi il medesimo astro, in


de resta provala l'asserzione del prof.Gra- certi tempi, sorge la mattina quale ap-
liosi. Egli quindi soggiunge, è chiaro ciò portatore della luce, precedendo il ver-
che in terzo luogo alFerraa va, cioè che la miglio splendore dell'Aurora, dicesi Lu~
proposizione del rev. Sibthorp, era almen cifero e i^oy/òroj,perchè anticamente re-
sospetta d'errore e certamente inesalta. citavasi dopo
tramontar del sole, nel
il

Per mancanza della necessaria dichiara- crepuscolo della sera (luce che vedesi al-
zione, comunque per altro voglia giudi- lora e avanti il levar del sole), per cui era
carsi dellamente dell'autore della pro- chiamato Lucernario (F .j^àoven^o^x as-
posizione, non potrà certamente negarsi cendere le Lucerne,e perciò Lucernariuni
esser quella inesatta, e siccome dalle co- venne chiamato nel rito Ambrosiano il
se esposte è ben chiaro, avrebbe potuto responsorio antifona che si canta nel
enunciarsi in tal guisa: » Se s. Gregorio principio del vespero. Di tale articolo
I il Gr/7A2r/e, condannando nel patriarca qualche cosa ripetei nel voi. LXXXIl p. ,

di Costantinopoli il titolo che questi ar- 282, notando che s. Epifanio chiamò tu-
rogavasi di Vescovo Universale^ ne ri- cernaliì ty^/z/z/che in quest'ora solevansi
cusava egli l'uso, non era però alieno dal- cantare, psahni Lucernariae, e il vespe-
resercitarne l'autorilà". F. Vescovato. ro lo disse Psahnos Lucernales. Inoltre
£ Guglielmo Lifdano celebre conlro- il vespero venne detto Lucernalis actio,
versista di Dordrecht, vescovo di Rure- da s. Gregorio Nisseno nella Vita di s.
monda e poi di Gand Romanum Fon-
: Marina; laonde errarono que'che disse-
tificem veroac merito appellari Uni- ro doversi intendere il Lucernario per
versalem Episcoporuni Ecclesiae Chrì- l'ora di Com^ze/^, come avverte il Ma-
sti. Nel suo lib. I Dialogoriim. gri,Notizie de* vocaboli ecclesiastici^ in
VESCOVO DI ROMA. F. Vescovo quello di Fesperae^ che di più aggiunge,
DELLA Chiesa Universale, Roma, Vesco- per la medesima ragione fu chiaoiato il

vato, Sommo Pontefice. vespero, ^or<2 Lucernaria^ daFrodoar-


VESCOVO UNIVERSALE. T. Uni- do ì\e\\a Storia di ReimSy
lib. 4, cap. 43.

TERSALE, e Vescovo della Chiesa Uni- Nella vita di Forseo chiamasi il vespe-
s.

versale. ro, Fesperlinalis psalniodia j da /'e-


VESCOVO DE'VESCOVI. F. Ve- spertinusj ora della sera. Il concilio di
scovo della Chiesa Universale e Ve- Tours disse il vespero, Horam duode-
scovo. cimaniy perchè si soleva recitare nell'ul-
VESENTO o BJSENZO. F. Vi- tima ora del giorno, e altrettanto si legge
terbo. in s. Ambrogio. Anticamente, Z?zfO(ieci>//tì:
VESPERO o VESPRO, Fesper, Fé- o Duodecime si dissero i vesperi, vesper-
spera, Fesperae. Parte dell* Uffizio Di- ^//itìe/?recej, perchè si recitavano 12 ore
V ES V ES 85
dopo che i! sole era levato, siccome dice- legge neir Uffìzio della B. Fergine^ Ro-
Vcìsi prima V uffizio che lecilavasì al le- ma 1797, si dice in memoria dell'istitu-
Tar del sole; ferz;^, quello che dicevasi zione della ss. Eucaristia (F.), fatta dal
alia 3/ ora dopo medesimo levar del so-
il Redentore appunto nell* ora del crepu-
le; scsta^ quello che dicevasi 6 ore dopo scolo della sera; ed iu memoria ancora
che il soie era levalo; nona, quello che della Lavanda de* piedi ( F.), fatta dallo
dicevasi all'ora 9."dopo il levar del soie. stesso Redentore agli Apostoli suoi disce-

L' abbate Smeraldo, spiegando la regola poli. Inoltre in quell* ora, egli fu deposto
16 di s. Beoedetlo, per tal nome di Ho- dalla Croce, e collocato nelle braccia di
ra Duodecima intende la Compieta j ma sua Madre; e si manifestò in sembiante di
questa recita vasi dopo Cena [F.) verso pellegrino a* due
discepoli, che andavano
un* ora di notte, secondo l'oso monasti- in Emaus. dicono a vespero 5 Salmi
Si
co di quel tempo. Ma coll'andar del tem- in riverenza delle cinque piaghe ritenute
po fu anticipato dalla Chiesa la recita del anche dopo la risurrezione del Redento-
vespero dopo Nona^ per somttiiuislrare re, per contrassegno del di lui sviscerato

il comodo al popolo di potervi interve- amore verso di noi. E dicesi il nobilecan-


nire; intendendosi che comin-
la festività to della B. Vergine,Magnificat [F.)^ per-
ci da'primi vesperi, Prima Vespera. Ne* chè in quell'ora essa giunse in casa di s.
primi secoli cristiani alcune chiese conta- Elisabetta, da cui fu salutata e conosciu-
vano il principio della Domenica (f^-), ta Madre di Dio, ond' ella lo compose in

e d'ogni altra Festa {f''.) dalla sera an- ringraziamento a Dio Ecce eni/n ex hoc:

tecedente ; altre da' primi vesperi; ed in beatam ine dicent omnes generationes.
alcuni luoghi si protraeva 1' osservanza Di tali interpretazioni rende ragione il
della domenica mattino del lune-
fino al Magri. Tutti Padri fanno menzione del-
i

di.Osserva il Piazza nel Santuario o Me- l' ora canonica di vespero, che si recitava

nologio RonianOfChe le feste si comincia- ad imitazione e in memoria del Sagrifi-


no da'primi veSperi, che sono perciò più zio vespertino dell' antica legge, secondo
nobili de* secondi, ond' è che nella cap- s. Isidoro, i9e £'cc/e5. Off. Wh.i^ca^. 20;
pella pontificia non si cantano secondi ve- i ovvero in memoria dell' ultima cena in
speri (de'primi che vi si celebrano parlerò cui Gesù Cristo istituì il ss. Sagramento
più sotlo,qai intanto trovo bene il notare, dell' Eucaristia, come notò il Nazianzeno,
che descrivendo le Cappelle segrete del Orat. 4^; ovvero perchè nell' istessa ora
Papa, uel^ 111 registrai! secondi vesperi Cristo fu deposto dalla Croce,al dire del-
segreti cantavano nelle 4
che in esse si la Glossa, De ce/eZ^r^t;. Miss.y cap.i, e di
principali solennità dell' anno, descriven- Durando,lib. 5, cap. 9; ovvero per signi-
done la funzione, coli' intervento del Pa- ficare che andiamo incontro nella notte
pa, de' cardinali e prelati palatini, ec. E allo sposo Gesù colle lucerne accese, a
nel voi. XXXVII, p. i 89 notai, che i Pa- somiglianza delle 5 vergini prudenti. Se-
pi antichiabitando il LateranOj nel gior- condo Gemma, lib. 2, cap. 62, si dicono 5
no Pasqua cantavano tre vesperi, uno
di salmi in memoria delle piaghedel Reden-
nella propinqua basilica, l' altro iu quel- tore,ovvero per chiedere perdono de*
la del suo Baltislerio, il S.** nel vicino ora- mancamenti commessi nella giornata co*
Iorio della Croce; ahreltanto praticavasi 5 sentimenti del corpo. L'Armellini, Ori-
nel seguente lunedì). Gli ullizi divini, gine e progresso dell' Uffìzio divino ^ ri-
secondo diversi tempi dell'anno, comin-
i porta la spiegazione di s. Gio. Crisosto-
ciano da'primi vesperi de'tempi medesi- mo, sul fare orazione de' fedeli in diverse
mi, e terminano alla coajpieta dell'ultimo ore, e quanto a quella recitata al tramon-
giorno di essi. L'ora del vesperu, come %'{
tar del sole, detta Lucernario, era per
86 VES V ES
rendere grazie al Creatore dell* universo per imitare gli Angeli, veduti da 8. Gio-
di aver passato il giorno; e Hnalmente in vanni neir/^^;octìt//.9se,che con odori ado-
sul punto di porci in letto per ottenere da ravano il Re de' Re. Per riguardo all'o-
Dio una notte quieta ed un fine perfetto, ra in cui si vespro presentemente,
dice il

ossia la Compieta. Quest'ultima ora non s'è l'aulica, dice che tutti gli scrittori del

pareche pel i .° la istituisse s.Benedetlo,co- clero monastico e secolare affermano che


me dicono moltissimi, perchè nel secolo si recitava alla calata del sole, onde chia-
IV si hanno esp tessa mente nummate le marono il vespero Lucernario ^sAìasìUo,
VII ore canoniche, mentre ilsanlouacque s. Gio. Crisostomo,
s. Girolamo, s. E|jÌ-

nel seguente ranno4So. Altro èches.Be- fanio, Prudenzio e il concilio di Toledo


nedetto dasse alla ?:ompieta il nome che del 6 IO. Osserva il IVIagii, che nel Sa-
porta ; altro ch'esso proponendola a'suoi bato santo, si dicono vespri assai piùi

monaci, vescovi ne costituissero un'ora


i brevi dell'ordinario, perchè i neofiti no-
particolare pe' loro chierici a di lui esem- vellamente battezzati non sono avvezzi
pio. Dicesi compieta, perchè si dà com- ancora a udire gli uffizi divini; il qual
pimento all' ullizio divino, secondo il vespro recitandosi fuori del coro non si
ven. Beda. Dimostra poi l'Armellini, che dovrà aggiungere il Deus in acljutorium,
l'ora del vespero a' tempi di s. Cipriano non essendo ancora risuscitato il nostro
era già in uso. Circa i salmi, aiferma col capo Gesù Cristo; sebbene altri hanno
b. cardinale Tbmmasi, che sempre si re- avuto sentimento contrario, ma| senza
citavano quelli della feria corrente. Tut- fondamento. Anzi anticamente per tutta
lociò che riguarda il resto del vespero, i'ottava di Pasqua si lasciava il Deus in
prima del secolo IX era in costume, co- adjutorium ^comiacìamiosì il vespero dal
me ora si usa, 1' Amalario che visse in Kyrieeleison^ come tuttora usa la chie-
quel secolo avendone assegnato il meto- sa Ambrosiana ed religiosi carmelitani;
i

do che segue la Chiesa. Questo metodo del qual rito fa menzione l' Ordine Ro-
de' vesperi non fu universale, ne unifor- mano, per denotare, che nella futura glo-
me in tutte le chiese. In fatti trovasi che ria non vi sarà bisogno di aiuto, ivi go-
in alcune al fine del vespero si dava la dendosi un continuo riposo. Neil' islessa
benedizione; ed il concilio d' Agde del oliava, finito il vespero, si faceva quoti-
6o5 ordinò che si dasse la benedizione al dianamente una processione con l'inter-

popolo dal i.*'dei clero. Perchè i primi vento de'neoflti al fonte battesimale, por-
vesperi sono più solenni de' secondi, lo tando essi in mano cerei accesi, e prece-
spiega così l'Armellini. La Chiesa in que- dendo un' asta con sopra un serpe di ri-
sta parteha imitato ilcostume degli ebrei, con una candela accesa in capo, il
lievo,

i quali da un vespero all'altro celebrava- che denotava 1' esaltazione in Croce glo-
no secondo il loro detto:
le loro feste, A riosa di Cristo figurato nel serpente di
f^espera iisque ad V
espera s celehrahit bronzo innalzato da Mosè, per rimedio
Sabbatha destra. Quando incominciò alle morsicature de' serpenti vel enosi ; co-
V Incensazione (F.) dell'altare ne' vespe- sì Cristo in Croce è rimedio efficacissimo
ri, crede che fin dal principio i primi fe- contro le morsicature pestifere del ser-
deli ebbero cura di prestare questo culto pente infernale, spiega Durando, lib. 6,
al Signore, sì per imitare gli ebrei, qua- i cap. 89. Anzi si divideva il vespero, can-
li come abbiamo nelLevitico, nel matti- tandosi due ultimi salmi. Laudate pue-
i

no e nella sera solevano incensare il Ta- rifed In exitu Israel^ nel fonte bailesi-
bernacolo; sì per imitare i ss. Re Magi, malcjper denotare, che novelli ballezza- i

che riconobbero il Salvatore, come vero ti erano divenuti a guisa di putti inno-
Figlio di Dio coir inceuso; sì finalmente centi per mezzo del sagro fonte, ed usciti
^

VES V ES 87
Cornell popoloisraelit CIO dal tirannico gio- r Istruzioni pratiche sulla recita priva-
go deirinfernal Faraone. Narra inoltre il ta e corale del dii'ino Uffizio, a p. 88
IMagri, die il serpente di bronzo fabbri- ragionando del tempo per recitarlo, ricor-
calo da Mosè e spezzato poi dal re Eze- da per coloro che recitano l' uffizio in
chia, si conservava nella metropolitana di privalo, che la Chiesa mantiene sempre
MiianOjlrasportato da Coslanlinopoli nel viva l'idea, nelle diverse ore del giorno,

gy I per opera dell'arcivescovo Arnoldo; nelle quali distribuisce la recita delle ore
altri però sono di parere, che fosse stalo canoniche nella pubblica ulllziatura del
consegnalo a s. Ambrogio dall'imperato- coro. Laonde riguardo all'uffizio nottur-
re Teodosio I, come si legge nella crona- no, cioèil iMatUUlno e le Laudi^ sarà
ca mss. di Pietro Soresina riportata dal convenientissimo di prevalersi della co-
Puricelli. Avanti a tale serpe solevano le stumanza autorizzata generalmente dal-
donne portare le creature inferme nel 2." l' premetterne la recita verso la
uso, di
giorno di Pasqua. In lloma aulicamente sera del giorno antecedente, dopo T ora
non si cantava il vespero nel sabato san- consueta de' vesperi, e secondo le tavole,
to, come viene notato nell'Ordine tloma- che a tale elfello sogliono essere stam-
110 : hac fiocte de P^esper Liliali Syiia-
IiL pate alla fine degli Ordinarli delle dioce-
jci apurl Romanosnihil aij^ilurynecj ne an- si.Tuguardo alle ore minori, esse porte-
te Missafii^ ncque, post Missam. Occor- rebbero la loro situazione convenieutissi-
rendo di recitare vesperi di s. Agnese,i ina nel proprio nome ; ma almeno sarà
come spesso succede il caso in Malta, tra- ben fatto, che riserbando alle ore pome-
sferendosi r uIHzio di quella santa, per- ridiane il vespero e la compieta, le altre
chè in tal giorno si celebra la festa di s. ore si prima del mezzodì. Una
recitino
i.**
Publio vescovo e protettore dell'isola, eccettuazione da questa regola si trova
allora si recitanoi salmi vespertini de ne* vesperi della Quaresima^ che soglio-
coinniuni Marlyrwn^coixtQ si fa anco ne* no recitarsi prima del pranzo. Costuman-
vesperi dis. Agata, onoraudo queste due za che ha lodevolmente conservato la
sante la Chiesa co' salmi propri de* san- Chiesa, per rammentarci l'uso degli an-
ti per la straordinaria fortezza e costan- tichissimi tempi, ne'quali siccome i gior-
za virile mostrala ne' tormenti, come ri- ni di Digiuno %\ passavano colTosservan-
leva Gavauto, in Riib. ^rei\,sect. 8,cap. za di una sola refezione, o pranzo al gior-
3. Hanno alcuni dubitato, se dovendosi no, e questa si ritardava Quo circa il tra-
recitare vesperode'Morti separatamen-
il montar del sole; accadeva
naturalmente
te da quello de' Santi nella Coinnienio- in tali giorni, che senza trasmutar punto
ri zio ne de^ fedeli defunti [f^.), sidebba l'ora consueta del vespero,questo venisse
in tal caso dire nel principio il Pater e a recitarsi prima del pranzo. In oggi che
Ave, perchè le rubriche non parlano di siè rallentata tal disciplina, la Chiesa ha
questa separazione. iNella Cappella pon- voluto serbarne almeno un' immagine^
tifieia ogni anno occorre il caso, perchè, nell'anticipazione del vespero, come tut-
come dissi, in quella mai si cantano i se- tora si pratica, e come sarà bene adattar-
condi vesperi, onde comincia il vespero visi anche nella privata recita. Altreltaa-
de' Morii col Pater e A^^e j e tale vespe- to avea osservato il Sarnelli nelle Lette-
ro col Mattutino lo descrissi in que'due re ecclesiastiche, t. 2, leti. 7." Di piti nel

articoli, mentre con quali Festi sagre il t. I, Sdisse la lettera 32.": Perche nella
Papa interveniva e interviene a'mattuli- Quaresima il l'^esprosi canta prima di
lìi, neir ultimo ricordato articolo l'ho ri- (ZcsZ/z^re. Dichiarata la differenza che pas-
fertlo. Del vespero de' Morti riparlai ael sa tra il digiuno quaresimale e gli altri

voi. LXXXU, p. 299. Il Marchtjlti uel- delle Quattro tempora^ delle Figilie e
88 VES VES
dell* Avvento {V.)^ come pìh rigoroso e 4'>. ; m
giorni interi nella Romana, con- t

originalo dalla ss. Scrittura e dalla tra- tenendo quaresima 4^ giorni, levate
la

dizione, inviolabilmente osservandosi cou le 6 domeniche si digiunava 3Gdì, ch'e-

pubblica intimazione del diacono ; e per- ra in uso a tempo di s. Gregorio I, il


elle r essenza del digiuno della quaresi- quale ueW* Iloniil. iG in Evaiig.^ tratta
ma è mangiare una sola volta, questa si anche del mistero di tal numero. Ma poi
differiva a vespero die dicevasi nell'ora per compire il numero di 4o> "e sono
sesta dopo mezzodì. Negli altri annuali di- stali aggiunti 4 della settimana, e sono

giuni il desinare si dilFeriva nell'ora se- que' dì ne'quali non si dice il vespero a-
conda dopo il mezzodì era
mezzodì. Il vaiiti il desinare. Non pare però del tulio
nell'ora sesta, e così il desinare, che cena sciolta affatto la dinicoltà, mentre il saba-
cbiamavasi, della quaresima estendevasi to, ch'è il 4-" dì aggiunto, si dice il vespro
air Ora XII del Giorno che noi diciamo nel mattino. Per la qual cosa è da sapersi,
a ore XXIV, e quella degli altri digiuni che in Occidente e massime in Roma, fu
all'ora oliava. Essendo quindi mollo man- costumanza di digiunare il sabato. La
cato il fervore de'cnsliani, volle la Chie- ragione, che ne olire s. Agostino, secon-
sa addolcire la severità dell'antica disci- do l'opinione di molli è, quantunque da*
plina,permettendo che molto prima del romani stimata falsa, che s. Pietro di-
r uso antico si anticipi il pranzo ; perciò giunasse colla chiesa di Roma il giorno
ordinò che nella quaresima si dica il avanti della caduta di Simon Mago, e
vespero avanti il mezzodì, acciocché ricor- così vi rimanesse tale uso accettato poi
diamo l'antico uso de* nostri Padri, che da alcune chiese occidentali. La stessa
dopo il vespero nella quaresima desina va- ragione riporta Cassiano, ed altra s. In-
no, o piuttosto cenavanOjperchè il desina- nocenzo 1 con du*e, che coinè si celebra
re (juaresimale era una magrissima cena; la domenica non solo nella Pasqua, ma
ma negli altri giorni di digiuno, ne'qua- ogni settimana per memoria di quella,
lì si desinava dopo nona, essa non antici- così si digiunava la feria sesta per la Pas-
pa il vespro, ma lascia che si dica a suo sione del Signore, e il sabato pel dolo-
tempo, come eziandio dicevasi allora. In- re e per la tristezza grande degli Apo-
di il Sarnelli lo prova coH'aulorità de'Pa- stoli. Donde è manifesto non vero l'as-
dri e de' concilii, confutando l'asserzione serto di Socrate, nel dire che in Roma
di Tertulliano, che i cristiani cattolici si la quaresima, tranne
soleva digiunare
non estendevano loro digiuni oltre nona,
i il domenica. Ma la Chiesa
sabato e la

e che isuoi settari montanisti lo protrae- orientale non permettendo che si digiu-
i^ano fino al vespro. Non dovere recar nasse il sabato, conforme al dello di
meraviglia se solamente dal Sabato 6. Ignazio : Si quis Dominicam diein,
(r\) comincino a dirsi i vespri nel mat- ani Sabbatuni (cioè quello avanti ]^'a-

tino, perchè diverso fu il numero de' sqixa) jej una ri t hic C/iris ti itile rfeclor

giorni della quaresima. Alcuni ne digiu- est. 11 can. 66 detto Apostolico, lo proi-
navano pochissimi, quali nondimeno i bisce in detestazione dell' eresia, per ne-
erano tollerali dalla Chiesa, come affer- gare gli eretici la risurrezione di Cristo,
ma s. Ireneo; e Sozoraeno riferisce che mentre i cattolici facevano nella dome-
in diverse chiese diversamente si digiu- nica molta allegrezza, digiunassero per
nava, NeirOi ientale eccettuavano il sa- mestizia ; altri eretici sostenendo altri er-
bato dal digiuno della quaresima, per la rori analoghi, per seguir quelli di Simon
ragione che dirò poi. L'osservò anche la Mago. I cattolici orientali in loro dete-
chiesa di Milano, al riferir di s. Ambro- stazione, oltre al non digiunare, celebra-
gio, il quale e>orlò que' fedeli a digiuaar vano con festa il sabato, come la dome-
VE S V E S 89
nica. Ma in Roma e nella Chiesa cl'Oc- condo il rito romano, lo descrive il Ma-
ciiiente, dove non era quell'eresia, come gri, nel discorso vocabolo Vesperae. INfel

i fedeli usarono digiunare il sabato, co- \ol.XClV,p. 45 eseg., riparlai con qual-
s'ireputavano cosa illecita il festeggiar- che dilfusione delle tre Marie^eà a p. 53
lo, per non parere di convenir cogli e- ricordai la [)rocessione solenne che avan-
brei. Perchè la Chiesa mulo il sabato ti i secondi vesperi celebra il capitolo
nella Domenica^ giorno pieno di tanti Vaticano nella sua basilica nel giorno di
misteri, parla Tertulliano, in Àpol. cap. Pasqua, della delle tre Marie j e sicco-
i6. L' accennato digiuno del sabato so- me pare impropriamente, e perchè po-
levano osservarlo, oltre la Romana, le chi ne scrissero, ne farò cenno col se-
chiese vicine e insieme le più rimote, co- guente libro, dedicato al principe degli
me scrive s. Girolamo, e s. Agostino di- Apostoli s. Pietro, di Filippo Lorenzo
mostra che facevano lo stesso alcune chie- Dionisi beneficiato della medesima, uno
se dell'Africa, specialmente la sua di Bo- de' compilatori del Bollario P^aticanOy
na. Gli stessi santi richiesti dello sciogli- e degli illustratori de' sagri monumenti
mento della questione, risposero doversi delle Grotte Praticane. L'antichità del
guardare la consuetudine di ciascuna rito portando seco l' incertezza del suo
chiesa. Adunque la chiesa Romana, di- oggetto e della sua provenienza, divise
mostrando il suo antico uso di digiuna- l'opera in i i capitoli, e col titolo : An-
re il sabato, volle che il primo giorno di tiquissimi P^esperariim Paschaliuni ri-
quaresima fosse anche de' digiuni solen- tiisexposilio de sacra ìnferioris aelalis
ni, quando in Oriente niun sabato qua- ProcessiiDoniinìca Resurreclionis Chri-
resimale digiunavasi, come si è detto, ed sii ante Fesperas in Vaticana Basilica
."
in segno di ciò istituì anche nomina-
nel usitato conjectiira, Romae 780. i Nel i

to i.° sabato, dire il vespero prima del capitolo espone la lodevole tenacità del-
desinare, ancorché sia il 4-° dì aggiunto. la basilica Vaticana in conservare i suoi
E perchè cessate l'eresie, cagione che gli antichi riti, de' quali uno è la processio-
orientali non digiunassero il sabato, i ne detta delle Marie, chiaro vestigio d'u-
greci di ciò non ricordevoli rinfacciaro- na più antica [)rocessione e pompa eccle-
no a' latini il digiuno del sabato, le cui siastica. Il 2." presenta l'antico rito de'

obbiezioni furono rigettate da s. Inno- vesperi di Pasqua, alfatto particolare, ed


cenzo I con VEpist. ad Decenùum^ di- usitato speciahnenle nella basilica Late-
cendo: Non confessate voi greci, che l'al- ranese, il quale ben acconciamente si pa-
legrezza della risurrezione del Signore ragona con altri registrati negli Ordini
dee celebrarsi non solamente nella do- R.omani, ne'quali ancorasi hanno delle

menica di Pasqua, ma eziandio in tutte Sequenze e Prose greche usale presso la


le domeniche dell' anno, per cui nelle Chiesa romana nel decorso del XII seco-
dette domeniche non è lecito piegar le lo; da'quali si trae il notabile numero de*
ginocchia fra le orazioni?Termina il Sar- greci, ch'era anticamente in Roma, e ia
nelli con dichiarare: adunque perchè il grazia de'quali queste divole pratiche na-
solo sabato avanti Pasqua si dee digiu- zionali devono essere slate introdotte. Nel
nare in memoria della sepoltura del Si- 3. "si accenna lo stesso rito praticato pure
gnore, e non in anno ?
tutti i sabati dell' in antico nella basilica Vaticana, concat-
non è forse la stessa ragione ? Si può ve- ledrale aliaLaleranense,per testimonian-
dere il cap. Placuil, ed il cap. Sabbato za d'Innocenzo 111; edun vecchio Pvespon-
de consecr.y d. 3 Del vespero dell' ///?/-
. Va-
seriale e Antifonario ad uso del clero
zio Ambrosiano, \ìaivW\\\t\\o\.h\X.WVy ticano, pubblicato dal b. cardinal Toin-

p. 3oo. Il cauto del vespero solenne se- niasi^ è uu argomento piiicchè certo di
90 V E S VES
questa uniformila di rito usalo nelle ilet- guardo alle chiese di Roma nel ritiro de'
te basiliclie.^el 4-^^i !>piegai)u alcune par- Papi in Avignone neli3o5, e nel rilas-
ticolarità accennale nel pezzo estratto dal samento dell'antica disciplina sul pun-
inenzionulo codice liturgico, le quali ser- to dell' amministrazione del battesimo
vono ad illustrate maggiormente l'auli- usata, fuori di pericolo di ujorte, ne' so-
ca icnogralìa del veccluo tempio Valica- li tempi di Pasqua e di Pentecoste, il che
uo,el*anlii;liesueceremonie.INel 5." si rac- milita anche per tutte le altre chiese.
colgono documenti per mostrare la pra- Quindi nel capitolo 10.° si viene a dimo-
tica di (|ue.Uo medesimo celebre rilo an- strare, che cessata l'accennata disciplina,
che in altre chiese d'Occidente, si in Ita- non si può nella vespertina processione
lia che fuori di essa. iNel 6.° si esamina Vaticana altro ravvisare, che un'ouibra
rantichità di (|uesto rito nella Chiesa ro- o vestigio, od un avanzo informe dell'an-
mana, e poiché il 1° Ordine Romano, tico rito della funzione, che andava an-
che lo espone è stato inler()olalo, ed ac- nessa all'amministrazione del battesimo,
cresciuto posteriormente, sarebbe perciò specialmente a' neofiti. Si cerca il tempo
dillicile ridurre questo rito a' tempi de* dell'alterazioneseguila, rapporto a questo
l*apis. Gelasio del 49^ e s. Gregorio I
1 rito,e perciò si adducono memorie diSislo
del590 come vogliono compdatori.
, i IV 1471, e de'due secoli susseguenti,
del
Mon sarà mai inferiore al secolo Vili, nel dalle quali si può arguire la somiglianza,
qual tempo maneggiò quest' Ordine l'A- e la discrepanza, che è coH'antichissimo
inalario, e da esso pur rilevò la delta fun- rito, con (juello de'teinpi bassi, e col pre-

zione pasquale vespertina. Nel 7." si cer- sente, eh' è ancora in uso. Quindi si e-
ca indagare la cagione di quest'antico ri- sclude l'opinione di Alessandro Mazzi-
to, ed escluse tolte le naturali, le misti- nelli (la riprodurrò più sotto), che in que-

che e le popolari, si trova esso ben giu- sta processione reputò rappresentare il

stamente nell'antico rito del battesimo, divoto viaggio delle tre Alane al Scpol-
che, per celebrare in modo condegno la ero di Cristo risuscitalo. Finalmente nel
gloriosa Risurrezione di Cristo, principio capitoloi 1° e ultimo, si fa l'erudilissinio
e fonte della nostra salvezza, e base della Dionisi alcune obbiezioni, che poi facil-
nostra rigenerazione acquistata uell'ac- mente scioglie, e finisce col mostrare l'og-
que battesimali, amministrava appun-
si getto e lo scopo di questo rito, simile ad
to in quel giorno agli adulti, e che prece- alcuni altri declinanti dal loro primiero
deva insieme la celebrazione de'vesperi. istituto per l'urlo insuperabile de'secoli,
Questa pompa, il suo ordine di giro, le e questo a lui sembra non potere essere
antifone,i responsorii,lulto insomma con- altro, che un onore renduto alla Risur-
viene della verità d'una sagra processio- rezione del Redentore, ed un tributo di
ìie che accompagnava il rito del batlesi- grazie per il dono della rigenerazione con-
mo, e che formava come un trionfo con- seguita pe'suoi meriti da'fedeli nell'acque
secutivo della Risurrezione del Salvato- del ballesimo: cosa, che malgrado l'alte-

re. Neir8.° si passa o mostrare l'altera- razione in seguito avvenuta in questo ri-
zione soflerta da questo rilo, non che la to, si può pure piamente e fruttuosamen-
sua totale cessazione avvenuta in molti te riflettere e contemplare. Ecco poi il te-
luoghi, e specialtnente nella chiesa di Sie- sto delMazzinelli erudilissi(no,esposto nel-
na, e nella basilica Laleranense, ove prin- V Uffìzio della SeUiiiiaiia santa: Dome-
cipalmente fu in uso, come per irrefra- nica di Risurrezione, alla Messa. Ri-
gabili monumenti è manifesto. S' inda- cordale 1' apparizioni del Redentore ri-
gano nel 9." le cagioni per le quali que- sorlo, narra che in tal giorno Maria Mad-
sto rito rimase esimio , e si trovuuo li- dalena colle altre Donne compagne si re-
V ES 91
carono al Sepolcro per imbalsamarne il spere. Ciò poi che s. Marco dice: Et val-
corpo, e ne trovarono alzala la pietra, e ile mane una Sabbatoruin , veniiuit ad
dentro videro un Angelo che le confortò inoniiinentuniy ovLojani solej devesi in-
assicurandole del risorgimento di Gesù tendere, come spiega s. Dionisio Alessan-
Crocefisso, il quale lo dicessero a* disce- drino, seguito da molti, che le sante Don-
poli, e soprattutto a Pietro (sì pel Pri- ne si partirono all'alba, ma fra il viaggio
maio e sì per consolarlo, essendo aftlit- e lo stare intorno al Sepolcro, si tratten-
tissimo; imperocché dimostra non averlo nero insino al levar del sole), per eccita-
perduto il B.ironioj quantunque avesse re in loro i medesimi senlimenli di tene-
negato Cristo, secondo che questi dimo- rezza e di amore verso Gesù Cristo risor-
strò, onde a lui prima d'ogni altro Apo- to. Si osserva ancora oggidì questo rito
stolo apparve) e che andassero in Gali- in alcune chiese, ma specialmente nella
lea, e ivi l'avrebbero riveduto, secondo la sempre grande e augusta basilica di s. Pie-
sua promessa. « Cosi la tenerezza e la fe- tro di Roma, tenace conservatrice delle
deltà dell'amore di queste sanie Donne più antiche costumanze. Questa proces-
meritò, che esse fossero i priuji testimoni sione chiamasi delle Sante Donne^ o del-
della Risurrezione di Gesù Cristo. Col pio le Marie , con solennità dal clero
si fa

costume introdotto, e per molto teaipo prima di vespero, per l'impedimento di


ritenuto dal clero delle più grandi basi- altre sagre funzioni nel mattino (la cele-
liche, di andar processionahnente intor- brazione del pontificale del Papa); si can-
no ad esse dopo l'ore notturne, e di buon ta l'antifona Hegina. eoeliy e da un ac-
mattino, cantando l'antifona; Surrexit colito, che precede alla Croce, si asperge
ChristOy ovvero Dicite Discipulis^ o al- coH'acqua benedetta ilpopolo e la stra-
tra conveniente , ha inteso la s. Madre da, in onore d'un sì gran giorno, in cui
Chiesa di rappresentare a'suoi figli il di- tutte le cose si benedicono, e per signi-
voto viaggio delle sante Donne al Sepol- ficare, secondo il senso di gravi autori, la
cro (gli nominano Maddale-
Evangelisti purità e mondezza interiore ricevuta nel-
na, l'altra Maria di Giacomo, e Sàlome, le acque del s. Battesimo: si termina poi
colle altre Donne che aveano seguito il all'altare della Confessione dtsi. Aposto-
SignoredallaGalilea, come Giovanna mo- li, coir orazione Deus^ qui per Resurre-

glie di Cusa procuratore d'Erode; e nel- ctioneni etc. ". 11 Cancellieri nella erudi-
l'Ordine Romano s'aggiunge per tradi- tissima opera, De Secretariis BasUicae
zione antica, anche Marta. Tutte le san- l^alicanae, 1.
1 , p. 356^ ricorda la discor-
te Donne nella Passione di Gesù erano sa opera del Dionisi, e riferisce: « Ordi-
state al Calvario. Osserva il Raronio, che uariwnNarbonense ab oculosponit poni-
s. Matteo descrivendo la loro andata al panisollemneni ad Domini Sepulchrum^
Sepolcro, non dice come
gli altri 3 E- festo Dominicae Resurrectionis, in illius
ma: P^espere Sab-
vangelisti, la mattina, inenwrianiy quani tres Mariae^ emptis a-
bati quae lucescitin prima Sabbati. Per
^
roinatibus Cliristi corpus inuncturaepe-
la parola Fespere s. Matteo non inten- regerunty fieri solilam, postquani prae-
de l'ultima parte del giorno, ma la stella dictae Mariae, et pueri intrant Festia-
cosìchiamata, la quale essendo l' istessa riunì ad deponenda vestimento!*. Lo stes-
che nasce la mattina avanti il sole e per- so Cancellieri però non rese ragione del-
ciò appellata Lucifer, da altri fu detta /^e- l'opera del Dionisi, ne della processione
^pe/v/^'Oj'edell'istessa stella intese parlare Vaticana innanzi il vespero del giorno di
S.Matteo. Sembra che le traduzioni abbia- Pasqua, neppure nella sua Descrizione
no alterato alquanto il testo, poiché il la- della Basilica Faticana, ove a p. 72, si
tino di s. Matteo non disse scro^ ma ve- liuMlò a riprodurre il titolo della mede-
92 V E S V ES
siinn, e nella fina Descrizione della Setti' Salterio (tranne il tempo pascpiale , in
ììiiina santa^ appena avvisò che nel do- cui si dicouo i salmi sotto l'aulifona Al-
po pranzo al vespeio in s. Pietro si fa la It'ldja sollaulo), purché non ve ne sieno
processione delta delle Marie. Della fe- altre di proprie, come nelle domeniche
sta della A/>'ro^j/ior^e, che celebrasi in lo- dell' Avvento e nel triduo innanzi Pasqua.
ro onore da'gieci nella 3.^ domenica do* Dopo i salmi e l'antifone si dice W Capi-
pò Pasqua^ ecco quanto diceil .Magri nel tolo, VLino, WFersetlo, l'antifona al Ma-
vocabolo Myrophori , col qual nome i gnificat, colio slesso cantico e l'orazione
greci chiamano le tre Marie, che porta- tutto de Tempore, o di un Santo, secon-
rono gli unguenti preziosi per ungere il do la qualità dell'ufllzio. Le preci quan-
corpo del Salvatore già sepolto signiQ- , do debbono dire, si dicouo innanzi l'o-
si

cando tal voce porlalori di nngiienlo. Nel- razione. Le Commemorazioni de Gru- ,

la Chiesa greca duiifjue, nella delta do- ce^de Sancla Maria, degli Apostoli, del
menica si fa memoria di queste sanie Don- Protettore, e de Pace sì dicono dopo l'o-
ne, e viene denominala Doininica San- razione, come si ha nelle proprie rubri-
et arimi /IJirophorarum. Ma è da ri- — che. Si termina poi l'ulluio de' vesperi,
tornare all' intermesso principale argo- come nelle altre ore canoniche. Nola il

mento del vespero. L*ab. Diclich, Dizio- Diclich, che 4 sono le ore canoniche che
nario sacro liturgico, prima di ragiona- hanno solennità nel coro, cioè il Mattu-
re degli articoli Veaperiy awerle che nel tino colle Laudi j Prima nella vigilia del
loro udìzio diversa fu nella Chiesa la di- s. Natale, per ragione del Martirologio;
sciplina, come lo era negli altri urtìzi: al- i Vesperi di frequente; e Compieta qua l-

cuni recitavano 6 salmi e 6 orazioni; al- che volta nella quaresima. Il piviale si

tri pili o meno come si può vedere nel


, usa alle laudi e a'vesperi. Il Diclich de-

ÌAi\\\.ene,DeMonacìioruni Rilil?ui, n.io. scrive pure ceremouie óe Vesperi so-


le

Oggi salmi appresso monaci, e 5


poi 4 i lenni, e si cantano anche in quinto ed ,

Secondo costume romano si cantano. I


il settimo, cioè nelle feste più soleimi del-
domenicani 5 parimente ne recitano, l'anno dal celebrante e assistenti in pi-
quantunque nelle altre cose nou convea- viale, poiché nelle messe solenni i vespe-
gono in tutto col rito romano. Appresso ri si cantano in quinto, e nelle domeui-
poi i cistcrciensi mai si mutano i salmi a* che e altre feste in terzo. Nelle feste poi
vesperi. Nell'antica distribuzione de'sal* di ritodoppio minore non è necessario che
mi die divulgò il b. cardinal Tommasi, il celebrante e l'ebdomadario usino del
secondo l'antico costume di Roma, si leg- piviale, né si fa 1* incensazione. Decretò
ge: /4d Fesperas recedente sole ac die la s. congregazione de'riti neliGoy: Ma-

cessante , in festis sive majoribus , sive gister caerenioniaruni non pò test altera-
minorihus seniper dicuntur Psalnù Fe- re ,seii mutare consueLudinent circa

riae occarrentis^ nìsi aliler notetur. Ve- praeintonationeniAntiphonarumadFe-


dasi, Compendio delle cerenionie eccle- speras. Merita riportarsi il seguente de-
siastiche del p. Gavanto con V Addizio- creto dellamedesima deli 827. Si Mis-
ni del p. Merati: De Fesperis rubrica. sasolemnis, vel Fesperae habeantur eo-
jVe'vesperi comuni, premesso il Paterno- rum Reliquia ss. Crucis, loco principe
Mer, {'Ave Maria, e il Deus in adj'uto* super altare exposita, sacerdos non a-
riunì, si dicono 5 Salmi con altrettante liter genujlectere dehet, ac si ss. Sacra -

yéntifone, come si assegnano nel proprio mentum tabernaculo ibidem osserva-


in
de Tempore o nel Canone de'Santi. Nel- reiur. /ìdincen^alioneni non est tìius ad-
le domeniche poi e nelle ferie l'antifone hibendum, tunc Reliquiaess. Crucis, tum
ed i salmi si dicouo sempre come nel Cruci Altaris sta Crucifìxo^ sed unica
V ES V K S 93
triplici de more iìui rificatione dehitus il giovane maestro unì la robustezza ed
exliibelur ciillus^ cimi Chrisiì Crucifixi energia dello stile alla santità delle paro-
imrrgini, tiintlnòlrumenloPassionis ejuSy le, non disgiunte dalla bellezza dell'arlr.
et Redtmpiionis nostrae,quìppe iste la- Per lo che proseguendo il p. m. Borroni
trine cullus prò termino ìidhct ipswnmet nella sua onorala carriera, sarà per ap-
Chrislum.Nec laudabili siint ralione pos- portare sempre piti vantaggio alla musi-
se i disti lieta incensatio in casa coni pro- ca sacra j facendole schivare in ogni sua
bari. Idipsiun affìrnia de incensalione parie quello siile teatrale e profano che
Deiparae, vel Sancti^ si sacrae eoruni tanto si ahhorre nella casa di Dio e ,

Imagines et Reliquiae fuerint simili in continuerà la serie degli illustri maestri


altari exposUae. Inoltre avverte il Di- che in ogni epoca fiorirono nell' ordine
clich, che al termine del vespero si re- Serafico". Lode imperitura all'autore di
cita e non si canta 1' antifona finale del- tali egregie parole, il àJ Vincenzo Pai-

la B. Vergine col versetto; disapprovan- vati cantore della cappella pontificia, ed


do l'uso invalso in alcune chiese, che la a tulli quelli che lo imiteranno, a glo-
cantano solenneoiente, in onta alle con* ria del cullo divino. Di recente fu pub-
Irarie prescrizioni delle rubriche e dei ce- blicato , e ne die' bella contezza, con e-
remoniale de' vescovi. Il Piazza, nel ci- logi all'autore, la Civiltà Cattolica, se-
tato 3/enologiOf ritiene i vesperi dell'ul- rie 3.', t.
g, p. 208: Della musica re-
timo giorno dell'anno pe' più solenni di ligiosa e detlequestioni inerenti, Discor-
questo, ma intenderà de'non soiennissimi so diGirolamo Alessandro Biaggi, Mi'
pontificali. Quanto riguarda le musiche lanoiSSy. Abbiamo, Salmi ed Inni pe^
vocali e islrumentali negli U//ìzi Divi- Vesperi delle Domeniche e feste di tutto
ni, sia de' vesperi, sia di messe, sia d'allro, Vanno, colla traduzione lilterale in ver-
in tale articolo ancora una volta ne tenni si rimati^ e collo stesso metro del testo
proposito, per sempre riprovare le musi- latino posto a lato, per intelligenza del
che profane che vi s'introducono capric- popolo e per uniformità alle melodie del-
ciosamente. Io non cesserò mai di alta- la Chiesa, di mgj Filippo Artico di Ce-
mente ammirare la Musica sagra e l' Or- neda vef^covo di Asti, Roma 1859. De-
gano (/^.) suonalo qual si conviene alla scrivendo tutte le Cappelle pontificie, os-
Casa di Dio. Essa sola desta profondo e sia le sagre funzioni annuali e straordi-
sublime raccoglimento, prodotto dalla sua narie, cui assiste o celebra il Papa, in quel-
inesplicabile potenza , che parla più che l'articolo descrissi ancora i riti e le cere-
all'orecchio a lcuore,destandovi di vote im- monie de'primi vesperi papali ordinari e
pressioni, per essere veramente arte ispi- de'vesperi solenni pontificali, dovendosi
rala dal genio e dalla fede. Disse bene il tener presente quanto precede l'incensa-
Giornale di Roma del iSSg a p. 940, zione dell'altare, criticamente da me e-
parlando della messa posta in musica sposto nel voi. LXXIX, p. 58 e seg., on-
per la festa di s. Francesco d' Asisi, dal de rimuovere un notabileerrore. Tali de-
p. ra. Alessandro Borroni minore conven- scrizioni, e tutte le parli del vespero de-
tuale, testé eletto a dirigere quella cap- sciitle a'rispetlivi articoli, ponno suppli-
pella papale: » Lesue armonie innalzava- re alla descrizione de'vesperi, mutatismn-
no la mente degli uditori alla celeste con- tandis. Nel descrivere ili.° vespero del-
templazione deinisleri che esprimevano, rE[)ifania, nel voi. Vili, p. 254, accen-
mentre facevano in pari tempo gustare nai pure quanto pratica assente Pa-
I all'orecchio tutto il bello d'un' arie che
si

pa, laonde qui riferirò una circostanzia-


il

Fuomo rapisce alla divinità. Severo ne* ta dichiarazione, colle Brevi indicazioni
concelti, alieno in ciò che sa di profano, per le attribuzioni di esercizio de' cere-

9i vrs VES
monìeri pontificii in tnffe le cftppellepn- mato da Pio VII, «leve il prefetto de*ce-
pali. Ilcardinnle cliedee celel)nirelH ii>es- renxinieri pontificii esplorare la volontà
,sa iielln seguente mattìnn inluotin il ve- del Papa, per l'assistenza de' carilinali e
spero, invece (Ifl Papo, il quale seeupre de* vescovi in abiti sagri; ed a seconda di
l'intuona da! Trono, benché non celebri essa,il prefetto avverte Cursori aposlo» i

nel sej»uenfe mattino. Il cardinale assu- liei,che nell'intimo de'vesperi avvisino i


me nella sagrestia pontificia i paramenti cardinali ed decani de'rispetlivi colle-
i

sagri, cioè amitto, camice, cingolo, pivia- gi, i primi se devono vestirli, ovvero as-
le e mitra preziosa. E' assistito da' soliti sumere le cappe rosse, i secondi se in ve-
«lue ministri della cappella pontificia Dia- ce della colta sul rocchetto devono por-
cono e Suddiacono (/^.), in cotta r roc- lare la cappa, e questa pure i vescovi in-
chello. Entrato in cappella, saluta prima vece del piviale e mitra. Wel voi. IX, p.
la Croce, poi i cardinali vescovi e preti, 99 j nel descrivere la cappella della 3.'
ed i diaconi, e siede al faldistorio coper- domenica deil'Avvento, notai con quan-
to di mitra. Si volge indi verso l'altare, ta solennità veniva festeggiata dal Papa,
dice segreto il Pater ed yéve^ ed inluo- anche con celebrazione del i.° vespero, nel
na il Deusin adjutoriuui. AI termine del- quale poneva una moneta d'oro in boc-
la prima antifona, siede colla mitra sem- ca di quello che gl'inluonava la 5." an-
plice fino al capitolo. Si alza poi colla mi- tifona. Se nella cappella pontificia, come
tra e sì volge verso l'altare. Dopo il ca. rilevai di sopra, non mai hanno luogo, i

pilolo siede, si scuopre e si rivolge nuo» cardinali intervengono aWeCappelleCar-


vamejite verso l'altare per l*inno. All'ui- dinalizie (F.), fra le quali vi sono com-
tuonazione dell'antifone siede, benedice presi I I solenni secondi vesperi nelle ba
l'incenso, e quando comincia il Magnifi- siliche patriarcali di Roma. Di piti descri-

cat si alza, saluta i cardinali, quindi nel vendo la cappella cardinalizia per la te-

mezzo, scoperto delia mitra preziosa, fa sta di s. Francesca liomana (in cura de*
inchino all'aitare, vi salisce, lo bacia, e monaci Olivetani^ de'quali il Lancellollo
l'incensa recitando il 3Iagni^cat,co'm\- scrisse, Historiae Olii>etanae , Veneliis
iiislri, dopo aver incensato la Croce. Con- 162 3. Di detta sagra funzione riparlai nel
segnalo l'incensiere, indi dice in mezzo il voi.XLVllI, p. 198, ove citandosi il voi.
Gloria Patri, e coperto di mitra, va per IX, p. i36, in cui la descrissi, il tipografo
hrcA'iorein al faldistorio; si volge verso i errò con aggiungere un .Y convertendo-
cardinali vescovi, è incensato con mitra, lo in XIX), feci 1* avvertenza, che se la
in seguito si scuopre e si volge verso l'al- festa cade di domenica, in cui evvi cap-
tare in piedi. Al Sicut erat siede, si cuo- pella di Quaresima nel palazzo apostoli-
pre, e terminata l'antifona si scuopre, si co, o di venerdìj'incui nel medesimo pa-
alza, si volge e dice Dontinus vobiscum. lazzo vi è la predica del Predicatore apo-
Dopo i! Benedicamus Domino siede si , stolico ^ìa cappella cardmtìWzia nella C/iiC'
scuopre, saluta cardinali, in mezzo con
i sa di s.Maria Nuova ossia di s. Fran-
n»itra fa riverenza all'altare, salisce i gra- cesca Romana, de* monaci Olivetani si ,

dini, bacia la mensa, e dà la benedizione celebra il giorno innanzi mediante i pri-


de more. Dopo la quale per hrevioreni mi vesperi o la Compieta, ovvero si can-
va in sagrestia, e depone sagri paramenti. i ta la sola compieta nello slessogiorno del-
Ne'vesperi pontificali, come per le solen- la festa nelle ore pomeridiane. Peiò no-
nità del ss. Natale, e de'ss. Pietro e Pao- tai col Diario di Roma, che nel 1764 si

lo, se il 1 >a soltanto assiste, senza pon- tenne vespero nel di della vigilia della
tificare, pei* decreto della congregazione festa, a motivo che ricorrendo la cappel-
ceiemoDÌule de'26 giugno 1 821, confer- la cardinalizia di s. Tommaso d'A<|ujno
^

VES YE S o'J

nel dì tlelle Ceneri, e Irasjwrlantlosi nel landò di questa cappella , n)a le assegna
seguente giovedì, nelle ore pomeridiane ilo marzo, menlre a'c) vfn\e. la festa del-
I

i cardinali intervennero a'primi solenni laSanta, senza farvi avvertenze. Si chia-


\esperi della Santa, pontificati da mg/ mò Fesperia una tesi, che nel dopo pran-
Lercari arci vescovo d' A drianopoli.percliè zo sostenevano gli scolari fra di loro sen-
nel giorno appresso eravi la suddetta z'alcima ceremonia. Eia altresì l'ultimo
predica (trovo nel n.i i85 del Diario di atto che fticeva nelle Univcrsiià di Fran-
Roma del 1725, che stante l'impedimen- cia un /;rtcve///e/e nello vigilia del giorno

lo della predica del venerdì nel palazzo che doveva prendere il berretto di dot'
apostolico Vaticano, i cardinali in nume- iore, nel qual giorno due dottori dispu-
ro di ig tennero preventivamente giove- lavano contro di lui, e la tesi avea per ti-
dì dopo pranzo la consueta cappella car- tolo: Pro Acln Fesperiarum. Una licen-

dinalizia per s.Francesca romana, nella za. Si suole dire Vespero Siciliano per
chiesa di s. Maria Nuova tutta nobilmen- similitudine di strage grande, furibonda
te parala, e ove riposa il suo corpo, aven- e improvvisa, o di alcune strane disav-
do intonato la Compieta mg/ Spada ve« venture, la derivazione avendola narra-
scovo di Pesaro. E
122 del Dia- nel n. 2 ta nel voi. LXV, p. 194 e seg., ed in al-

rio di Roma del iy3i leggo, che ricor- tri luoghi, deplorandorpiella nel 1282 av-
rendo la festa di s. Francesca nel vener- venuta nel giorno di Pasqua in tutta la

dì, i cardinali per non tralasciare d'inter- Sicilia a tale ora di vespero , a distru-

venire alla predica nel palazzo apostoli- zione e orribile macello di lutti i france-
."
co, si portarono in numero di 1 6 nelle ore si dimoranti in essa, dopo il i tocco del-
pomeridiane del precedente giovedì, al- la campana annunziante al popolo que-
la Compieta pontificata da mg/ Tomma- st'ora ecclesiastica. Si dissero Dlatlntini

so Marana vescovo d'Ascoli, monaco oli- francesi, la strage nel x^'ji fatta in Fran-
vela no). E
che nel 828 cadendo la festa 1 cia degli Ugonotti (F.) nella festa di s.
domenica di quaresima, nelle
nella 3.' Bartolomeo; e Mattutino di Mosca, l'e-
ore pomeridiane fu cantala la Compieta, slerminio che fecero i moscoviti di De-
ed io eravi presente col miosignoie car- metrio e di lutti polacchi suoi aderen- i

dinal Cappellari, e lo registrai nelle mie ti che trovavansi in Mosca la mattina


,

memorie mss.; mentre invece leggo nel de'27 maggio 1600 ad ore 6, sotto la con-
n. 2 del Diario di Roma del 1828 sles-
r dotta del loro duca Choustki.
so, che i cardinali assisterono al vespro VESPILLONE, Fespillo, Poìlinclor.
solenne ivi celebrato per la ricorienza Colui che sotterra Cadaveri ì\ìì Morti i

festiva dis. Francesca nobile matrona nella Sepoltura (F.) e altrove, o tra gli
romana, venerandovisi il suo sagro cor- antichi romani li bruciava. Abbiamo di

po. Mi sembra, che siasi confusa la CoiU' Carlo Bartolomeo Piazza l'eruditissimo
pietà col /^^e.v^ero, il quale però talvol- libro intitolato: Necrologia ovvero Di-
ta si suol celebrare e così pure nella vi- scorso de' misteri de' sagri riti e ccremO'
gilia. Nel corrente i859la festa di s. Fran- ni eecclesiastiche ne Funerali et Esequie
cesca ri<:orrendo nel dì delle Ceneri, nelle de Morti, Roma 7 i 1 Dichiara nel cap.
i .

ore poraeiidiane dello stesso giorno vi 19: De' Beccamorti, non è più quel tem-
pontificò secondi vesperi mg.' Marinelli
i po, direbbe s. Gregorio I, come ne' no-
vescovo di Porfirio e stigrista del Papa, stri, ne' quali il fervore della pietà cri-
avendovi assistito gli E. mi Cardinali. 11 stiana de'primilivi fedeli della Chiesa, per
Cancellieri nella Descrizione delle Cap- lemassime e promesse del Vangelo, face-
pelle Cardinalizie^ non solamente nulla vano a gara di dure con caritatevole as-
disse del vespero e della compieta, par- sistenza sepoltura a' Defunti; e credeva-
96 VES VES
no di non poter meglio vivere con essi, io de'cadaveri si stimavano d'esser polla-
die col dare onorevole deposilo al loro li, e perciò al sommo sacerdote dei^li e-
corpo. Sono memoria quel-
passale dalla brei non solamente era proibito il tocca-
le prosperila che Dio concesse al buon re i morti, ma eziandio il guardarli e pas-
vecchio Tobia, e le copiose benedizioni sar loro davanti. Così pure agli altri sa-
alla sua casa per aver alteso con santa cerdoti, che toccalo aveano un cadave-
pietà a seppellire i morti; il qual pietoso re, era ingiunto d'astenersi da' sagrifi-
esercizio è regislrtìto tra le più segnalate zi, per alcuni giorni, come polluti, e da
opere di misericordia. Fu perciò bisogno ogni altra pubblica funzione, sinché era-
della Chiesa, col diminuirsi il fervore de' no passati alcuni giorni, chiamati dell'^E-
lédeli, accrescere il numero degli operai spiazione, dopo i quali riassumevano i

destinati permercede a questo necessario loro ministeri. Aveano i vespilloni diver-


ministero. Con diversi vocaboli chiama- si privilegi dalle leggi romane, come di
rono Ialini quelli, che noi diciamo Bec-
i non poter essere convenuti in giudizio
camorti (nel quale articolo , spiegato il co' ministri e ulììziali del tempio di Libi-
vocabolo, ragionai di quanto li riguarda, tina senza licenza del loro pontefice; e
e ne riparlai nel voi. XX VI II, p.3o, e ne- quantunque fossero rigettati dal commer-
gli altri articoli che hanno analogia al lo- cio, come immondi e polluti per il con-
ro uHizio, mentre nel voi. LXXXIV, p. tatto co' cadaveri, nondimeno era gran
207, feci menzione del sodalizio che for- delitto l'olFenderli, ed erano rispettati dal
inavanoin Ron)a),cioècolcomune di Li- pubblico, dubbioso e timoroso ciascuno
hilinarii, perchè tra' romani erano ufil- di cader nelle loro mani quand'erano
zialie ministri del tempio dedicato a Ve- morti, facendosi ad essi i funerali a spe-
nere Libilina,cioè la Morte, dea (\q Mo- tempio diLibitina. Ma benché con-
se del
ribondi e (\e3Iortij ed ivi si custodiva- tinuamente beccamorti abbiano sotto
i

no, vendevano o davansi a nolo da'mini- gli occhi la miseria e la fine dell* Uomo
stri del tempio, tutti gli arnesi e suppel- (F.), talvolta commettono riprovevoli e
lettili funerei spellanti a' Funerali ( F.) ed sordidi abusi, che biasimai nel voi. LXIV,
a'sepolcri. Si dissero P'espillones^ f^espae, p. 164, nel riferire le pene decretate con-
ovvero Bispillones^ o dal tempo vesper- tro di loro dal cardinal vicario di Ro-
tino in cui si solevano seppellire i cada- ma. Non mancano edificanti Sodalizi, ì

veri delle persone plebee; ovvero perchè cui confrati esercitano questo virtuoso at-
a guisa di vespe si trattengono attorno a* to di misericordia, massime ne' pubblici
cadaveri, e per lo più di nottetempo. INel Cimiteri e ne Cimiteri di Roma ( ^.), ed
voi. LXIV, i36, dissi che vespilloni
p. ì in quello Varano di s. Lorenzo fuori le
furono così denominati, perchè antica- mura, di cui riparlai nel voi. LXXV, p,
mente essendo grande il numero de* po- 225, oltreché io principio fu benemerito
veri defunti in lionia, che non potevano della sepoltura de'cadaveri d. Felice Xi-
essere portali sontuosamente di mattina menes spagnuolo (da cameriere del re di
alla sepoltura, vi erano condotti da* ve- Spagna Carlo IV, divenuto vedovo, ben-
spilloni sull'ora tarda del giorno, che chia- ché di non molto studio, dal cardinal Ode-
marono Feapero. mendichi
\ plebei ed i scalchi vicario di Roma fu ordinato sacer-
invece d'esser bruciati sul rogo, lo erano dote),il pio libraio Luigi Alessi romano, il

da'beccamorti Vslores. Dice il Piazza, fu- quale io novembre 844 lap^^


istituì a* i

rono appellali anche /^o//mc^ore^,perchè unione della carità verso i trapasfatiy


loro uffizio era V Unzione e la Lavanda da Gregorio XVI eretta canonicamente
de' Cadaveri [F .) , cosi chiamati quasi il r.® marzo 1845, appunto per seppellire
pollutì itnctoresj imperocché pelconlat- e sttlfragare i defunti di lai pubblico ci-
VES VES 97
rnilerio dì Roma, sotto la protezione di facìtj ftcerat et Medicus. Si ponno ve-
Maria ss. della Misericordia, di cui cele- dere: G. Giraldi, De Sepulchris, et vario
bra solennemeute la festa, con indulgen- sepeliendi rìtu, Basileae i53g. Onofiio
za plenaria, anche applicabile all'anime Panvinio, De ritu scpeliendl mortuos
del Purga torio concessa
f
dallo slesso Gre- apud vcteriim Chrìstianornni, et eorum-
gorio XVI con due brevi de* 6 maggio e dem Coemeleriis Coloniae i568. y

20 giugno 184^ cioè nella 3.^ domenica VESPRIM o VESZPRIM o VESZ-


di maggio d'ogni anno. Notò il Galletti, PREM (Fesprìmìum). Città con residen-
Del Festarario, p. 55, ches. Gregorio I za vescovile d'Ungheria, capoluogo del
in ninna delle sue opere dice, che non sia comilato (circolo di là dal Danubio) e del-
lecito seppellire i morti entro la città. A' la marca del suo nome, distante 1 1 leghe

suoi tempi già erasi introdotto l'uso di sud-ovest da Buda, e 20 da Presburgo,


seppellire i personaggi , e specialmente sulla sponda destra del Sed. Giace in a-
quelli distinti, nelle chiese, le quali pure mena posizione, presso il lago Baladon
erano in città. Nel lib. 45cap. 5o,De'Dia- ed a pie di poggi coperti di vigneti. Leg-
loghi\ì\ s.Dotlore trattaex professo, se gio- go nelle due ultime proposizioni conci-
vasse all'anime de'defunti, che loro cada- i storiali, cioè in quella del 1842, possede-
veri si seppellissero nelle chiese; e prova re octingentas circiter donios, atque octO'
con vari esempi, chegiova a quelli, i quali mille quatuorcentum trigiiita noveni
sono morti in grazia di Dio, mentre a que' complectitur christifìdelesj ed in quella
che sventuratameate sono morti in pecca- del 85o, decerti mille complectitur
1 inc^
to, serve a maggior cumulo di loro danna- las. suo castello, situato sul dorso d' u-
Il

zione. Così pure nellesne^/7i!.9fó/e parla va- na montagna, è circondalo da antiche


rie volte de'fedeli sepolti nelle chiese,senza mura. La cattedrale di gotica e bella
mostrar mai, ch'egli fosse contrario a que- struttura è sagra a Dio sotto l' invoca-
st'uso, quando queste chiese fossero den- zione di s. Michele Arcangelo, e con gran
tro la città, o luoghi abitati. Ho voluto divozione vi si custodiscono e venerano
tuttociò riferire, perchè alcuni scrittori ss. Reliquie. Ha la cura dell'ani-
insigni
non fecero tale essenziale distinzione, e me amministrata dal parroco canonico,ed
mostrarono s. Gregorio I contrario inge- il batlisterio ch'è pure l'unico della città,

nerale al seppellimento nelle chiese, e co- la quale non conta altre parrocchie, se-
si riparare, se nel seguirli, lo ripelei. Al- condo la proposizione del 1842, mentre
trove poi rilevai, che le chiese nel secolo nell'altra è detto: Una est in dieta civita-
XII cominciarono a rietnpirsi di tombe, te parochialis Ecclesia fonte baptisma-
anche per coloro che le leggi ne li esclu- tis munita, senza avvertire, se oltre quel-

devano; massime nel seguerite secolo pe* la della cattedrale. Il capitolo si compo-
privilegi accordati a' benemeriti ordini ne di 4 dignità, delle quali dopo la pon-
Mendicaniiy francescani, domenicani, a- tificale lai." è quella del preposto; di 12
gosliniani, carmelitani ec. Quindi innu- canonici, comprese le prebende del teolo-
merabili monumenti sepolcrali, iscrizio- go e del penitenziere, ed altri sacerdoti e
ni, e sigilli sepolcrali ne'pavimenti; le qua- chierici addetti al servizio divino. L'epi-
li funebri memorie sino al secolo XI ordi- scopio, ampio e illustre edifizio , non è
nariamente non si potevano erigere, ol- mollo distante dalla cattedrale. Vi sono
tre che ne'cim iteri, se non che negli atrii altre chiese, un convento di francescani,
delle chiese, detti portici e sottoportici, e un collegio di piaristi o scolopii, un gin-
ne' chiostri. Fra gli epigrammi di Marzia- nasio cattolico, il seminario, l'orfanotro-
le vi è questo: Nupererat llledicus, nunc fio, il monte di pietà, l'ospedale. Il suolo

est Fespillo Diaulus. — (^lù P empiilo u'è fertile e somministra grano, frulli» er-
YOL. CXVI. 7
98 VE S VES
baggi, linci, tabacco e buoni vini, Ira cui della Bassa Ungheria fu istituito nel 1000,
piti rinou>uto è quello di Schomlan. Ve- e che il suo prelato fu dichiarato cancel-
fprim si distiugue per l'abboudaute rac- liere della regina, colla prerogativa di un-
colta di vino, e pel suo emporio di sale. gerla e coronarla. Dalle Notizie di Ro-
Allevasi mollo bestiame, massime porci. ma ricavo i seguenti ultimi vescovi. Nel
1 comitato possiede la rinomata selva Da
1

1745 Martino Birro de Padany diocesi
kony, cbe al sud abbraccia una parte del Neli762 Ignazio Roller di
di Strigonia.

lago Baladon o Balatun. Il bosco abbon- Vienna, succeduto per coadiutoria, tra-
da di potassa, trovandovisi pure deiraliu* da Targa inparlibus.^tìi'j'j'j Giu-
slato
me, dei carbon fossile, ed altri utili mi- seppe Baizath di Ludan diocesi di Nitria.
nerali. Vesprim, Fesprìmiiim^ è città an- Dopo sede vacante nolabile,nel 1 8 4Gior- 1

tica. Divenuto re d'Ungheria e fondato- gio Rurbely di Tuzsnia. Nel 1 828 da Neo-
re di quella monarcbia s. Stefano I, voi* solio vi fu trasferito Antonio Makay di Ro-
le pure esserne l'Apostolo, poiché la più snavia. Nel 1826 Giuseppe Ropaczy di
parte de' suoi sudditi seguivano ancora Vesprim, già vescovo d'Albareale. Tra-
l'idolatria. Essendosi perciò ribellati, il Gre-
slato alla metropolitana di Strigonia,
salito re si preparò a combatterli co'di- gorio XVI nel concistoro de'23 maggio
giuni e la preghiera, invocando il divino 1842 dal vescovato di Rosnavia trasferì
aiuto per l'intercessione di s. Martino di in questo uig.' Domenico de'conti Zichy
Sabaiia vescovo di Tours, e di s. Gior- de Vasonkèo di Vienna. Per sua libera
gio, facendo precedere i loro stendardi rassegna, il Papa Pio IX nel concistoro
contro i ribelli, che stavano all'assedio di di Portici de'
7 gennaio i85o gli sostituì
Vesprim, e compitamente li vinse. Divi- l'odierno vescovo mg."^ Giovanni Ranol-
il reame in diocesi, e la sua
se quindi tutto der di Cinque Chiese e canonico di quel-

terra di Slrigonia con autorità apostoli- la cattedrale, dottore in teologia, esercita-


ca di Papa Silvestro II nel 1002 fu eret- tosi in molteplici opere di carità e nella
ta in arcivescovato. Fra i vescovati che predicazione, grave,^ollo e prudente. O-
gli furono assegnati per suffraganei, vi fu gni nuovo vescovo è tassato ne'iibri del-
compreso questo di Vesprim, parimente la camera apostolica e del sagro collegio
dal re fondato. Ebbe illustri pastori, fra' in fiorini 817, e le rendite ascendono n<:Z
quali Giulio II vi destinò il cardinal Vìe- quadragìnta tnillejloreiios illarumpar-
Ivo Isualles(P^.), dà lui spedito per legato UurUi seu ad romana sculata noveiide-
in Ungheria, ove rimase circa 7 anni. Nel- cini mìLlia. Alquanto vasta è la diocesi,
la stessa sede, l'imperatore Rodolfo II vi poichèconliene 2 9 parrocchie,22o chie-
i

nominò Francesco Forgach (/'.) di Slri- se figliali, e mol ti luoghi, oppida,


gonia, donde fu Iraslalo a Nitria, ove fon- VESSILLIFERO DI SAiNTA RO-
dò una ricca biblioteca e stabilì rendite MANA CHIESA, rexdliferwn Sanctae
per educare 12 giovani da' gesuiti intro- Romanae Ecidesiae^ Sunifims Fexilla'
dotti nella diocesi come i più atti al pub- riua Ecclesìae Sanctae. Nobilissimo uf-
blico insegnamento, ed a combattere l'e- fizio laico di Roma e della 8« StiÌQ , con
ed egli stesso le confutò coll'opera:
resie, 1' uniforme di capita