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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI

SANTI, BEATI, MARTIRI,

PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI

AI VARI! GRADI DELLA GERARCHIA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PI SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC.EC.

PI

CELEBRI

SCRITTORI

ECCLESIASTICI,

DELLA

CHIESA

COMPILAZIONE
4

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI

SUA SANTIT PIO

IX.

VOL. XCVL

IN

VENEZIA
MDCCCLIX.

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA

La presente edizione
vgenti, per

posta sotto
la

la

salvaguardia delle leggi

quanto riguarda
il

propriet letteraria, di cui


giusta
le

l'Autore intende godere


relative.

diritto,

Convenzioni

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

ST

OR ICO-ECCLESI ASTICA

VES
Continuazione e fine delV artcolo Vescovo.
V. Del possesso del {vescovo.
X-J exlravagante Injuncta vieta a'vescovi
di
(ii

VES
la

propria dignit,

come dice ii can. r 8 del


3ii
circa:

concilio tenuto in Arias nel

che
te.

se,

continua
si

il

canone, quivi mover

delle turbe,

privi Presbyteri dignit-

Poteva anche accadere, non per coleletto ^

pa sua^ che non solo dopo


f

ma

mi-

esercitare la giurisdizione

prima

cUe(\opo ronsagr alo non potesse andare


alla chiesa destinatagli,

prendere Possesso de! /Vescovato : si vescovi cardinali. Vedasi il Barbosa, De officio et potestate Episcoeccettuano
i

ed allora pure

re-

stava nel presbiterio, o capitolo, della sua


citt;

ma sembra

dall'espressioni antiche,

pi. Riferisce

il

Nardi, un nuovo vescovo

gi consagralo, che

non avesse preso ii regime della chiesa per la quale era

che in questo caso avesse ili." posto: non poteva per ingerirsi in aifari vescovili.

Slato ordinato, veniva scomunicato, fin-

ch non avesse ubbidito, o il concilio provinciale non avesse sopra di lui deciso qualche cosa. Cos ii can.i8 Antiocheno
del

341;

cos

Ferrando
ii

nel can. 7.

fosse

accaduto

caso, die

Se poi non per parte

nuovo eletto non consagrato, ma perch non fosse ricevuto dalia citt per la quale era stato fatto vescovo^ non vi fosse potuto andare^ in allora, purch non
del

avesse disturbata la diocesi, era prescritto,

che

fosse rimesso

nel

grado canonica-

Secondo ilcanone 71 Niceno-Arabico_,dopo la consagrazione,il metropolitano mandava ii novello vescovo alla sua sede con un vescovo che io accompagnava; lo faceva mettere a sedere sul trono, iathronizatio, cio in possesso. Anche Flcdoardo chiama inlhronzari il mettere il nuovo vescovo nella sua Sedia o Cattedra. Ci vedesi pure nell'azione xvi del concilio di Calcedonia del 4^1, ove Proclo dice: prfecto sani in Gangra^ inthronzari Epi scopnm. Io una carta del 9i4> presso la Gallia Christiana, (e\esco\\ d'Orange,
adoprasi eziandio
la

le delia

sua chiesa,e cos uoo rimosso dal-

parola Inthronza-

4
re, ossia

VES
Intronizzazione
(/".), in

V ES
questo
ta, e nel

caso d' impedimento in quella


e ci basta per tutte

dar possesso a un nuovo vescocanoni del il Nordi. Ecco concilio d' A nliochia del 34i* Quelli che essendo stati ordinali vescovi^ non saran* no stati ricevuti dal popolo, al quale erano destinati, e che vorranno occupare un'altra diocesi, ed eccitar sedizioni contro il vescovo stabilito, saranno separati d^Ila comunione. Se un vescovo avendo
senso
(li

chiesa, la quale sia solila servire in luo-

vo. Fin qui

go della cattedrale,
le

chiese e luoghi della diocesi.

Ma se fos-

due o pi cliiese cattedrali unite insieme acque primipaliter^ sicch infalli siano due o pi vescovati, con diversi casero
pitoli e diversi vicari capitolari; in tal ca-

so

il

possesso
esse,

si

deve prendere

in ciascu-

ricevuta l'imposizione delle

mani

ricusa

d'andare a servire la Chiesa che gli affidata, sia scomunicalo finche egli ubbidisca^ ovvero che il concilio della provincia ordini altrimenti. Se
il

onde il possesso il (piale si sia preso in una, non basta per l'altra, quando la consuetudine nou portasse diversa*
na di
mente. Se per d'una sola cattedrale for-

vescovo oril

male fossero due o pi chiese materiali, baster che si prenda il possesso di una
di esse, nella quale sia solito farsi quell'alto',

dinato non ha potuto prendere


pa,

pos*

sesso della sua chiesa, senza per sua col-

se

pure

la
,

consuetudine non

ri-

ma

pel rifiuto del popolo,

o per qual-

chiede altrimenti
sifTatte

dovendosi a questa io
in pi diocesi, ia

che ;.!tra causa, che non procede da lui, goder dell'onore e delle funzioni, a condizione di non ingerirsi negli aifari della
chiesa, nella quale assiste a'divini uffizi,

materie deferire. Del possesso se-

parato del Vescovato

quell'articolo ne feci parola nel

IV. Per

fare quesl' atto di possesso, senza incon-

si

assoggetter agli ordini del concilio


Il

venienti, in alcuni stali necessario ot-

della provincia".

cardinal

De Luca,

//

tenere un certo consenso, ovvero una eseculorizzazione del principe secolare, se-

Vescovo pratico, insegna che non basta la preconizzazione del Papa in concistoro dell'elello vescovo, per l'amministrazione della chiesa, e per l'esercizio della
giurisdizione, colla percezione delle rendite;

condo
ti.

le

diverse usanze de'medesimi slasi

cos

scovo. Di pi

compie la provvista del veil De Luca ragiona nel cap.


il

io: Dell,'' ingresso solenne del vescovo

ma

necessario che

si

spediscano

nel luogo di sua residenza. Appena


rio di sua diocesi,
vi gli atti

le lettere apostoliche, cio le bolle,

al-

vescovo entrato ne' confini del territo-

meno un

breve, il quale si dice de ca~ pienda possessione^ con l'obbligo di spedirete bolle nel termine di 6 mesi. E senza queste il vescovo non pu ingerirsi nel
possesso e nell'amminislrazione della chiesa, e della giurisdizione, e percezione de*
frulli, sotto

comincia ad esercitaril

preminenziali, benedire

po-

polo, concedere indulgenze, non maggiori

di

4o

giorni, e
la

quando

sia

arcivescovo

censure e altre pene. Anzi

necessario che segua l'atto del possesso

Croce astata (anche vescovo se ne gode il privilegio, alcuni de* quali notai nel vol.XVllI,p. 26oe26i), le quali cose e i pontificali non pu fare
inalberare
in altre diocesi,

per s stesso, ovvero pel suo procuratore, sicch

prima

di quest'alto

continua

la

qualora per civilt noi permetta l'ordinario, tranne metropolii

giurisdizione del capitolo e del suo vicario, ei fiutli spettano agli


^//c/ della

tani nella propria provincia ecclesiastica,

Spogliecclcsia-

ed

pontificii legali;

neppure
il

fuori

del

camera

apostolica, cionegli sla-

suo vescovato
strato,
il

lecito usare

trono, lo

Uove essi sono in vigore, ovvero alla chiesa come se durasse la vacanza. Quest'atto
di possesso
si

bacio del Vangelo,

il

dar

la
il

pa-

ce, l'uso della

mitra e del bacolo,


alti
il

roc-

deve fare nella chiesa catsia

chetto scoperto ec. Tali


nali in sua diocesi

giurisdizio-

tedrale,

quando questa non

impedi-

pu

vescovo eserc-

VES
aoche nelle chiese te'regolar e di altri esenti, perch anticamente e colle persone de'regolai'i erano soggette a'vetarli

VES
casi, e

5
le

secondo l'usanze de'Iuoghi e

con-

tingenze correnti.
se,
ti,

soggiunge
i

il

Non mancano perforDe Luca, d'alcuni prelaconto di

SGovi, eccettuato l'esercizio d'alcune cose

quali

avendo per iscopo principale


la

d'ordinaria giurisdizione.

per

la

detta

l'avarizia e l'interesse, e facendo

ragione

prelati inferiori esenti,

non pone privile-

ottenere e di esercitare
vile

carica vesco-

no

esercitare le loro

preminenze

per negozio, eleggono volonlieri di


fare questa solenne funzione, all'ef-

gi alla

presenza del vescovo diocesano, n

non

ponilo dar licenza ad altro vescovo che


l'eserciti,

fetto d'ottenere in

denaro sotto nome di

meno

il

caso che l'ordinario lo

donativo, dal popolo o dal clero, ovvero

permetta per urbanit.


zione ecclesiastica poi che

La prima funsi i dal nuovo

vescovo, quella del primo ingresso so-

viale e

lenne vestito con abili pontificali, con pimitra a Cavallo (nel quale arti*
sio ili a' vescovi di

d'ambedue, quel che dovrebbe importar la spesa di tale solennit; cosa degna di biasimo, dando cosi nel i. ingresso un mal esempio o poco buon saggio di se. Tuttavia quando il vescovo slimi spediente

colo dissi che bianco lo concesse Anasta-

che questa entrata solenne


tutti

si

faccia,

Pavia^ oltre

altri pri-

sono tenuti intervenire


in quel

quelli del

vilegi), sotto ^<2/<:/rtcc/t/io, precedendo tut-

clero secolare e regolare, anche gli esenti,

to

il

clero secolare e regolare sotto

la

Crofor-

modo che

sieno tenuti inter-

ce astata a forma di solenne processione,

venire nelle processioni solenni, mentre

accompagnato dal popolo, secondo la

questa funzione di quella specie, quaa*

ma

stabilita nel

Ceretnoniale

Romano,
i

do

la

consuetudine non

sia in

contrario.

nel Ceremon'iale de f^cscovi^Wb.

,c.

2:

De

E nascendovi delle questioni di


za e trattamenti,

preceden-

primo accessu Episcopi vel Archiepiscopi

pu

il

vescovo

somma-

od

suani Dioecesiin vel Proviiiciani.

Ala perch questa funzione alle volte suol partorire degl' inconvenienti o disturbi,

riamente deciderle, posposta ogni appellazione , in 'quello stesso modo che dal concilio di Trento, e dalle costituzioni e
decreti apostolici
si

per

le

differenze di precedenze o de'trat-

stabilito nelle soil

lamenli, cos tra quelli dell' uno e dell'altro clero secolare e regolare,

lenni Processioni (anche

possesso che

come ancora
al-

prende
si
li

il

Papa

della proto-basilica La-

tra quelli del popolo,e sopraltullo pe'trat-

teranense, qual sua cattedrale^ chiamos-

tamenti de'magislrati secolari; perci

Processo e Processione, ed

il

Morcel-

cuni vescovi pi prudenti e zelanti, per

c'insegna, che Processus Latcrancnsis

non mettersi nel i. "ingresso ad impegni in una cereraonia non necessaria, e poco profittevole pel buon governo della Chiesa,
se

significa

Pompa quam

Poitlifices

Maxi-

mi
no

ini Lio suscepti Pontifica lus

/Valica-

ne sogliono astenere; concorrendovi


l'altro

anche
li li

motivo della carit

di evi-

tare ne'suddili l'occasione di quelle inu*


e superflue spese che seco porta
sif-

Lateranwi ducere solent). I mapopolo e sua Comunil, sono tenuti d'intervenire in questa funzione, in quel modo che porin
gistrati secolari, e gli altri del

fatta funzione.

Quando

poi all'incontro

per

il

solilo

il

tralasciarla

non

fosse per

cagionare scandalo, ovvero diminuzione


di divozione e di alfetlo nel popolo;

che per non materia capace d'una regola certa e uniforme, applicabile da per lutto,

l'antica e la continuata consuetudine, che non si possa per poco alftto verso la persona di quel vescovo negare alla dignit quell'ossequio, il quale sia solito, e altrimenti si potranno adoperare i
li s

mentre questa determinazione deve


\\[i

rimedi canonici e spirituali; dovendosi nel rimanente deferire alla consuetudine elica la preminenza di portar l'aste del pallio

dipendere dalle particolari circostanze

o baldacchino (ne riparlai a Ombrel-

6
uno), e

VES
diassittei'tt
il

VES
habendam in hujusmodi ingresso indicant ; praeparari l'aciantbaldachinum in porta civitatis, et deputar! qui illud portent sopra Episconeati ut processionem

vescovo da vicino

ineutre cavalcale cose simili. L'alti u funzione solenne, che 8u$se(>ueMteaieiile ce*
lebta
il

nuovo vescovo^

(|iiella

della i.'

messa pontificale nella cattedrale^ nella qnal funzione il l*apa solito concedere
l'indulgenza plenaria, colla benedizione

pun, ut inferius dicelur; vias etiam, per

quas eunduQi
tiae curent.

erit,

mundari, acHoiibus,

vel froudibus conspergi in signuiii laeti-

papale

pei* pontiicia facull. Si


:

legge nel

Ceremoiiale Episcojorum

Ins per

praepatabitj quae in itinere, et ingressu


usui esse poteiunt,ut ve!tesEpiscopales ordinarias,

Die praesliluta canonici, et tolo clero debent pr* cessionali rito proficisci extra portam civitatis, et prope illam consistere; Magicapitulom

cum

cappam
si

ponlifcaieui

viola-

stratus vero, et Olciaies

cum

civibus, et

cei colorisj seu,


I is

regulaiis fiierit, colo-

populo Episcopum

in

porla excipere. E-

habitus

sui; gaiei

um ponlificalein
si

cor-

piscopus interim in aliquo sacello, seu


honeslo,et convenienti loco
te a

do lis, ac
ta

floccis sericis coloris viridis or-

parum distan-

natuni; equi etiaiu,

ve

mula ornamen-

porta civitatis dcscendet de mula,

opportuna; ilem libios necessatios, ut


caeleros, Pontibcale Ilunianuui, et

vel equo, ac deposito itinerario habilu,

intet*

induet cappam poutincalem, iterumque

hoc Cereuiouiale ; ac parauienta etiani sacra , quae pio ingresso eiunt necessaria, idest pluviale

ascendet

mulam ornatam

pontificalibus

ephippiis, et stragula violacei coloris, ac

album cum

stola, et

mitra preliosa, amictum, albam, ciuguhim , et annulum, nisi ea ad ncirijurem

galerum ponlificalemsolemniorein in ca pite geref; alque ita equitabit, suis familiaribus, et domeslicis

ipsumcomitanlibus
descendeus

commodilatem a propria Ecclesia sumere velit. In discessu recitabit in Ecclesia,


si

usquead porlain
e

civitatis, ubi

mula

genuileclet super tapete slratum,

nus

anlequaoi

commode (ieri equum

poterli, sin mi-

et

ascendat

cum

osculabitur

pulvinum ibidem paratum, et devote Crucem sibi perdigniorem


pluviali albo inclutum obia-

snis clericis, et familiaribus itinerarium;

ex Capitolo
latn.

jdemque observabit quotidie mane post autequam equum ascendat missani quamdiu erit in itinere: et si erit Archiepiscupus, quam primutu suam Proviti* ciam inlraveritjfaciet ante se deferri Crucem per aliquem ex suis ca[)pellanis; lmagine ss. Cruci x. ad se versa; sibi oc,

Mox

suigens in aliquo sacello, vel

loco
pa,

ad id parato accipiet, deposila capparamenta sacra, videlicet amictum,

albani, ciuguliun, stoiam^ et pluviale al-

bum, acdeinum mi tram pretiosam, alque


annulum, et couscendet equum serico albo undique tee lum, et decenter ornatum.

fi

currenles subditos, qui genuflectere debeut, signo Crucis super


dicet
,

Ordo

auledi procedendi
cives

illos facto

beoe-

primo

erit equilabunt omnes, deinde familiares E-

cum suam

alque ita eliam faci et Episcopus Dioecesim intra verit. Cum au>

piscopi;tum niagistratus,et
vitatiSj

ofliciales cisi

barones, et principes,

qui ade-

temerli unusdiei, vel bidui spatio pr* pinquus propriae civitati, significabit vicario suo, et canonicis, ac capitolo, nec

runt;

mox

clerus omnis pedi bus incedens

praecedenle sua Cruce, quem caniores subsequentur cantantes, ut in Pontifica-

non magistralui
diem,
et se

et otlcialibus civitatis

horam

sui ingressus, ut possint


ei

omnes

praeparare, ut

obvium

eant,

eumque

debito houore prosequanlur. Praemiltent etiam aliquem ex suis, qui citrum et alios, ad quos !*pectal, aduio*

Bomano; post hos canonici, etcapilulum Ecclesiae et si fuerit Archiepiscopus, antecedei Crux archiepiscopalis, inter quam, et Archiepiscopum nemo erit,
li
,

nisi dignitates, et

canouici

demum

Are-

chiepiscopus, seu Episcopus luitratus

VE
qiiitaUit

sub baldaoliino, quod portabitur primo loco per raagistialuiu civilalis,tlemde per iiobiles cives usque ad Ecclesiain, si ve per eos, quibus ex consuetudine, ve! ex privilegio id convenit. Ipse Episcopus memor erit pojiulo manu dextera aperta,etextensa frequenlerbeiiedicete,

S 7 oralionera Episcopus surget a faldistorio


et facta altari reverenlia, ibit

VE

accepta mitra,
in

ad sedem suam ponlifioalem,

qua

sedens recipiet
cos, et alios

omnes

dignilates, canoni-

de capitolo ad osculum ma-

nus, cantoribus ijilerim antipWonam, vel

signnm Crucis

faciens. Post Episco*


si

pum

equitabunt piaetati,

qui eruiit, et

psalmuin aliquetn canlanlibus; vel organista orgarjum pulsante. Deinde accedei Ep8co[)US ad aliare, quod deposita mitra
ante infimum gradum, et facta ilerum Cruci reverenlia in medio osculabitur,
,

leliqui togati;

ante portati! Ecclesiae E-

piscopus descendet ex equo super tapete


stratuin ibidem exteusum, et retenta
tra capiet
ris
li,

mi-

et cantata prius

antiphona Sancii Tiluli


cantoribus
accipiet

aspersoiium de tnanu digniode capilulo antedicti^ utsupra induquo se, et alios asperget aqua beuequi aspersoiium oblulit, na-

Ecclesiae cuai suis versiculo, et responsorio a choro


,

vel

cantabit

ipsein cornuEpistolae orati onemejdsdem


Sancii,

dicla,incipiendo adigniore, acministiaule eodeui,

qua

fitnta

mitram

ad

medium

altaris revertetur,

et dabit be-

\icutam, imponetin thuribulum, quoda*


liquis acolyllius tenet, ihus cu(n beiiedi*

nedictionem solemnem cantando, prout inferius babetur (in e. 25, \\b.i^ Deforinani daiulibentdictioneni soli'innet/itiic.)

elione,

lum

praedictus dignior ex capita-

lo accipiens

ihurdjuluin de

manu

acoiy-

eo

modo quo

datur

in fine uissae.

Dein-

ibi, slans facta prius

profonda capilisin-

do, facta prius Cruci reverenlia, assumpta

clinalione ante

lum

slanteoi

cum

Episcopum, ihuridcet ilmitra, triplici ductu


atque
est

mitra, et apud sedeoi suam, deposilis pa-

ramenlis, et assumpta cappa, procedetad

thuribuli; et praecedentibus clero, caiionicis, et dignitatibus,

locum suae
ille

liabilationis,

quem

dignior
alii

hymnum,
,

de capitido, dinsso
si

pluviali, et

Te
tari

Dtui laudamiLs
ss.

cautantibus
si

ad
et

canonici in
tur,

babilu canonicali comileuvero distantior

altare

Sacramenti,
,

aliud ab al,

habitatio erit contigua, vel vicina


si
,

majori

consistei ibi

Episcopus

Ecclesiae;

usque ad
si

remoto lune baldachino, deposita mitra, ac facta genuflexioue .usque ad lerraru ante ipsum ss. Sacramentum, genuflectet
ilerum super pulvino ibidem parato in genuflexorio, et orabil; deiude surget, et fida iterum reverentia cum genullexione ss. Sacramento, accipiet mitram , et
procedei ad altare majus, ubi ante
inli-

portam
aliquis

ipsius Ecclesiae.

Quod

adesset

magnus

princeps, qui veliet Epibospitii

scopum usque ad portam


tari,

comi-

debebil Episcopus aliquanluliim re,

sistere

non tamen hujusmodi obsequii,

et pietatis ollcium

omnmo recusare; pruetali

sertim

si

babitationis locus non multuta

dislet, sed ei

pr

tnumgradum,
ci

deposita mitra, faciet Cru-

ageie. Si contigeret,

dum

humanitale gratias Episcopus ad


pei*

super

altari posilae

reverentiam, caibi

suam
vel in

civitalem profciscitur, transire

put profuude inclinando, deinde genuflectet super

aliquem locum insignem suae


tusejus
loci

dioecesis,

pulvino, et genuflexorio
ille

eo bospitari, et clerus, ac magistra-

parato, et orabit; et interim

dignior,

eum bouorare
ei

cupiant, per-

ut supra indutus, accedei ad altare, et lu

mitlet quidem, ut

obviani eant^etiaui

curnu Epistolae slans versus orantem Episcopum, finito bymno, Tt Dtauilaaclanius


f

extra locum, et

cantabit ex

libro super altare


iiostet\ et

posilo versiculum,
ulid,

Protector

eum comitenlur usque ad Ecclesiam primariam ejus loci, et facta ibi oralioue usque ad locum ubi bospilaturus est, non mutalo babilu itinerario, sed nulla fiel processio:

prout q Pontificali Ilomauo. Post

quando

ve-

VE

S
rnmbergn,
ne,
il

VES
suo nuovo vescovo
s.

IO Episcopus posi ingressum in clvitatem

Otto-

propriam, voluerit alias civilates, vel oppula iiisigiia suae dioecesis visitare, convenienerit,ut piima vice lecpialurcuin
$aci'a cleri secularis et regularis

proces-

sione. Ipse vero


viali

non

ert

mitia, et plu-

smont da cavallo e vi entr a piedi nudi. Anticamente gli arcivescovi di Tours, dopo esser stati consagrati in s. Gitdiano, andavano a piedi a s. Martino, ove davano lai.' benedizione al popolo, e poi erano portati alla cattedrale
sulle spalle de'nobili.

indulus,

seil

equilabil super

mulam
ei

ornalam
in porta

pontificali bus

ephippiiscum cap,

A Rouen

novelli

pa, et galet'o potilificali

et olieietut'

arcivescovi recavansi dalla chie%a suburb.uia pi prossima alla citt, ed in questa

Crux

osculaiida, et alia

omnia
di-

lent etiain in Ecclesia, prout


le propria, et

ile civita-

entravano a piedi

scalzi,

camminan-

primaria suae dioecesis

do

sulla paglia a tal fine distesa sulla via.


il

cluiD fuit". Narrai di sopra nel IV, che D alcuni luoghi anticamente eletto il ve-

In molti luoghi

cavallo o la mula, ca

valcata dal vescovo nel possesso, appar-

scovo veniva portato sopra una sedia d'o-

teneva a chi
nel voi.
s in

i'

addestrava,

come

rilevai

ro in chiesa: era una specie


essa

tli

Sedia ge-

XI,

p.
,

37, e io

altri articoli;

co-

statoria, nel quale articolo dissi, che in

Osimo

e Io scrissi nel voi.

XLIX,

erano portati

novelli vescovi nella


i.

loro ordinazione, e nel

ingresso nella

p. 266. In diversi articoli ho descritto i doni soliti farsi a' nuvi vescovi , dalle

cattedrale, ed ordinariamente da'pi nobili della citt, ci

magistrature delle comuni di loro

resi

particolarmente prati-

denza

nel recarvisi. In altri descrissi

non

candosi dalia chiesa d'Auxerre fin dal

Fransecunduin coiiutludinein ecclesiasticam Cathedra innixus Episcopali ... nohiliuni humeris deportatus esL JN' secia
,
I

IX

secolo, anzi dall'altre pure di

poche singolari ceremonie che accompagnavano possessi de' vescovi: mi limitei

r a ricordarne alcuni. Nel voi.

VI

p.

2^5,

in quello

del vescovo di
,

Cahors,
curioso

quando

era signore della citt

colo passalo

si

osservava tuttavia in Oril

era l'omaggio del suo vassallo conte di

leans, e in tal giorno

vescovo avea

il

Cassac o Casalzs, e di quanto era perci


a lui dovuto. Nel voi.
rai
gli

privilegio d'aprir le carceri della citt, e

XXI,

p.

28, narfalle

liberare
si

Prigioni (Jovse perch

in diver-

non solamente

le

ceremonie

dania

luoghi

aveano cura delle carceri


,

del

ebrei nel Possesso del

Papa

(^

.),

governo il vescovo e l'arcidiacono pel ben essere de'carcerali, il che notai nell'indicalo articolo), I vescovi della GerDania facevano il loro i.*' ingresso con maggior uodestia, a piedi scalzi (come
s.

a p.

32 quelle da loro praticate


p.

in

Cor-

f nel possesso dell'arcivescovo. Nel voi,

XXV,

4^)

descrissi

il

possesso degli

arcivescovi di Firenze, nel quale seguiva


lo sposalizio
s.
l'

simbolico dell'abbadessa di
\'

Leone IX Papa eutrc),


nizzato); e
s.

in

Uonia, quando designato


di Pi-aga,

Pier Maggiore, mediante

e quindi vi fu eletto e intro-

Ahhadessa

(nel cui articolo feci

Anello delcenno

Adalberto
,

consa-

di simile sposalizio del

vescovo di Pistoia

grato in Magonza

tla

dqientleva, nel recaisi

Praga allora a prender possescui

nel possesso), figura dello sposalizio del

nuovo pastore
li,

colla

propria chiesa (mi

so della sua cattedrale, prina d'entrare


nella citt
lo ri}>elei
si

piace qui notare, che apprendo dal Rat-

scalz (nel ricordato articola

pure
il

sua sentenza, colla quale


J escos'alo,

essersi nel

qualifica

peso lerribde del

ricevuto

il

quale non pi

rise): s.

Kiiberfosse

tu di Colonia fece lo stesso,


I4u

bench

Della famiglia Sforza, l. 2, p. SSg, 589 sposala in Roma d. Flavia Damasceni pronipote di Sisto V,con d. Virginio Orsini duca di Biacciano, il quale assente avendo d(-stinalo suo pr
Usiinbiildi

rigorosissimo fieddo, Avviciiiaudosi o

cur^ilure ug/

vescovo

d'A'

VES
rezzo, questi la spos). Nel voi.
p.

VES
XXVMI,
posto, a cui

9
il

con espansione rispose

vesco-

337, racconlai
p.

le particolarit del

vo.

La

cavalcala entr in citt, ed appres-

sesso degli arcivescovi di

XLVll,

Genova. Nel voi. 235, un cenno del possesso

so la Croce della cattedrale procede la


processione, mu>ici cantando salmi prei i

del vescovo di Narni, preso nel 1709; ed


lcan. Bucciarelli nella Calhedralis
iiensis
,

Nar-

a p.

179

ci die' la

Dislmta re-

latione dell' ingresso solenne fatto nel

709 nella
si

citldi

Narni da mg.' FranIl

cesco Saverio Gucciardi suo vescovo.

vescovo

rec in portantina nella suburdi


s.

bana chiesa

Luca

nobilmente or-

romano: indi 3 beneficiati portavano due altre mitre preziose e il pastorale del vescovo. Questo rimont la chmea guidata da due gentiluomini, 6 de' quali in cappa nera e spada sostenevano sopra di lui le aste del ricco baldacchino; seguito dui governatore e dal magistrato. Fra'comuni applauscritti

dal Pontificale

nala dalle monache, da dove principi la


solennecavalcata, preceduta da una squa-

si,

per vie tutte sparse di Fiori e

Fronde

(di

questo festivo spargimento scrissero


t.

dra

di cavalleria e da'servi del


,

vescovo a

pure: Carmeli, Dissert.

2,

Dell'uso di

cavallo

seguiti da' deputati

delle terre

della diocesi, pure a cavallo,

lauoi signori del consiglio


ni, le
stri di

come lo ede'LX di Nari

spargereJori^ o cose verdi in terra ^do' ve passa qualche ragguardevole personai^gio. G\ovana Sch\emn\o^P!iillobolia
veterum,Jen',e 1666) e magnificamente
ornate, con di versefontane di vino, essen-

cappe nere del vescovo, due aiae* ceremonie, e il vescovo stesso in

cappa e cappello pontificale, sopra bianca chiuea bardata di paonazzo, avente intorno 12 alabardieri e appresso
merieri, indi
dati.
gli udiziali
i

suoi ca-

numerosi solA porta Nuova, tutta addobbata, fu


e

do decorala la piazza del palazzo priorale da una macchina, il vescovo benedicendo il suo gregge pervenne alla cattedrale, le cui porte erano con analoghe iscrizioni
,

il

suo interno nelle


raselti.

"avi

al di fuori incontrato dal prelato

goverabito

parate di damaschi e
chinea,
il

Sceso dalla
presen-

natore in raantellone e cappello prelatizio, e dal

vescovo nell'alrio fu incensato


il

magistrato de' priori

in

dal detto vicario,

quale poi

gli

senatorio, luogotenenti e altri. Ivi scese


il

t l'aspersorio; ed entralo nella calledrale,

prelato su nobile strato,e genuflesso nel


la

cuscino, baci

Croce, presentatagli dal

do

dopo veneralo il Sanlissinm, passannel coro, e dopo il canto de' versetti e

vicario del capitolo in rocchetto e pivia-

dell'orazione del vicario, ricev al bacio


della
al

medesimo, canonici vestendo la cappa magna, ed beneficiati col loro segno (sic) paonazzo, non che del
le, alla testa

del

mano

il

capitolo, fece

un discorso
il

popolo, e ud l'orazione pronunziala


ve-

dal catioriico teologo. Finahnenle

clero secolare e regolare della citt e diocesi,

insieme alle sue 6 collegiale.


sal sul

11

ve-

scovo dall'altare compart lai." sua solenne benedizione, e deposti paramenti,


i

scovo

trono, mentre

musici canlo

tavano VEcce Sacerdos Magnns, tra sparo di molti mortaretti, e il suono


tulle le
blico.

di

campane
la

della citt e del

pub-

Deposta

cappa, assunse

sandali

cappa pass al contiguo episcopio, congedandosi da tutti. Nella sera generale fu la luminaria e altre dJjnostrazioni di gioia, sul maschio della rocca il pubblico facendo incendiare una girandola di fuoin

e scarpe bianchi, l'umitto sul rocchetto,


il

chi

d'artifcio.
il

Nel voi.

LVI

p.

287,

cingolo, la Croce pettorale,

la stola,

il

descrissi

posseNSO del

vescovo di Recere-

piviale di broccato bianco^ guanti simili,

canati.

Il

Rossi,

Historianun Ravennail

la

mitra preziosa, secondo


(sic).

mule ambrosiano
uoiue della

ceremoUn gentiluomo a
il

tuin, neir

ultimo libro racconta quale veniva accolto

moniale

col

in

Ra-

citt gli Tece

un complimen-

venna

il

nuovo arcivescovo, dopo

essere

IO

ES
Roma. Arrivato
a cavallo
ili

V
al

E
alla

S
porta in rocchetto

stato consnginto in

leggio

si

condusse
rossa.

ponte dei fiume Butico,


Diiiia,

d'una
sua

e mozzetta, e (piesta ivi depose, vestendo


la

veniva salutalo da' caulor

cappa

Fu

incontrato dal mtigi,

chiesa, con cauli e suoni, e facendosi a"vanli


ini

strato e dal governatore

e sulla soglia

cavaliere vestito nol)iliiirnle e

prostratosi, depose

il

cappuccio della capdall'ar-

prendeva le redini della conduceva nella citt. l*i iu)a d'euliarvi era fermato da due ormati , che Tmlerrogavano, chi fosse, da dove e per quale oggetlo venisse. 11 prelato rico' piedi scalzi,

pa e baci
essendo

la

Cioce presentatagli

mula

e lo

ciprete in piviale, alla testa dei capitolo


il

vicario in abito
i

da prolonota-

rio, cantaniio

musici pontilicii V Ecca


e

Saccrdos JllagnuSy
citt

quindi entrcJ nella


detta
le

spondeva, esser l'arcivescovo


le ragioni delta

di

Uavenna
i

inviato dalla s.Sede, e venire a difender


s.

con plauso universale. Nella chiesa levatasi la cappa, assuuse


tela
la

sa-

Chiesa Ravennate,
gli

gre vesti pontificali bianche con mitra di

pupilli e

le

vedove. Allora
,

armati sog-

d'oro

e ricevuto

il

pastorale segu\

giungevano che garanzia ne desse; rispondeva l'arcivescovo: l'Esarca e il rettore della citt. Dopo di che, due armali, gli ponevano le spade nude inci ociale
i

Era questa composta da due confraternite, da'cappucci ni e minori osservanti, da un concerto d'istrumenprocessione.
ti

da

fiato;

seguivano
la

la

sua famiglia
il

sulla lesta, ed egli tosto faceva

il

suo in-

bassa e nobile,

cittadinanza,

cappel-

gresso nella citt,

il

n.

6876

del

Diario

lano colla mitra preziosa, ed un aiutante


di camera colla mazza cardinalizia. Indi dopo la Croce della cattedrale, gli alunni

di

Roma

del

1761

ollVe la relazione del

possesso pieso del suo

vescovato subur-

hicario di Frascati dal cardinal Yoik. Lette

del seminario e altri chierici

il

coro dei
i

preventivamente nella cattedrale a'i5


,

musici cantando
preti,
i

la

suddetta antifona,
i

luglio Taposloliche bolle

alla

presenza

beneficiati,
il

canonici,

il

vicario.

del vicario e del capitolo,

il

cardinale \er-

Incedeva quindi
cie, in

cardinale benedicen-

so

la sera de'

si

rec in Frascati in infti

do, col maestro delle cerejnonie pontifi-

cognito;

nondimeno

riconosciuto e feos-

steggiato, recandosi nelT episcopio a

ni assistenti, sotto

mezzo a ue canonici, come diacoun magnifico baldacmagistrato


,

sequiarloil capitolo e

il

magistrato.La se-

chino sostenuto dal

proce-

guente domenica destinata al possesso, il popolo die' segni di grande allegrezza, e fu eretto un maestoso arco alla porta

dendo lateralmente il suo maestro di camera e il governatore, con l'ombrellino


cardinalizio, ed appresso
il

decano col cap-

maggiore della cattedrale, la quale con mutnficenzaera stata addobbata d'ordine del nuovo pastore: le milizie urbane e le corazze furono in armi pel buon ordine, e per accompagnare la pornpa. A ol'e 11 il cardinale con carrozza a 6 cavalli

pellone detto parasole

oltre

staHieri

co'bastoni dorati per respingere l'immensa e plaudente popolazione, accorsa

pupromili-

re da'Iuoghi vicini.

Terminava

la le

cessione co' prelati del corteggio,

zie e le carrozze del cardinale. Sulla porla della

due

di seguito,

con vari prelati e

la

cattedrale,

il

cardinal vescovo fa
in trono ri-

famiglia nobile, recossi al palazzo subur*

incensato e ricev i'aspersorio;e poi cantato


il

bano del conte Carpegua, ove ricev gli omaggi delle deputazioni del capitolo e
della citt. Usc intanto la processione e
si

2 e Deiini laitdanius^

cev l'ubbidienza del capitolo e clero, e


recit

commovente omelia. L'

arciprete

ferm

in ala alla
s.

porla

s.

Pietro, vicino

pubblic l'indulgenza plenaria, concessa

alla chiesa di

Lucia gi parata e cou picil

colo Irono, in cui poi

cardinale

si

testi

ponliiicaUuente.

il

cardinale col suo cor-

da Clemente Xlll pel susseguente trila cresima da amministrarsi dal real vescovo porporato a'23. Goia* duo, e intim

VE
pile le altre preci e

ES

II

ceremonie , e^ll tal maggior aliare comparii la i/ solenne


porjtificale benedizione, colla solila

pulpito, e fu un punto di

commozione

vivissima e universale dell' uditorio nu-

in-

meroso

di

pi che 4)0t)0 persone, alteala


i.^

dulgenza
ti.

loo giorni a lulti ^on mancarono nella sera e


di

presennella se,

lissimee avide di udire

volta la vo-

ce dell' illustre pastore, che tanto dotta-

guente luminarie e fuochi


ca letizia.
Il

artificiali
la

n>ente scrisse per illuminare


(/
.);

Valdesi

fontane di vino, ad accrescere


l'indigenza
vesti e
alle

pubbli-

e la

sua voce penetrava appunto


in

generoso pastore soccorse con abbondanza di lelti , denari distribuiti; e questi anche
e a'

nelle anime, cara, soave ed ellicace. figli

annunzi che veniva

nome

di

Ge-

s Cristo dalla Chiesa mandato; banditore, custode e vindice in

maestre pie

mentovali

irati,

do-

meizo

a noi dele.1

wando
lele

alla cattedrale

bianca e rossa.

due ricchissime piaIl n. 6924 del Dia,

la iloltrina cattolica. liicord


gli,

che come

nostro padre e pastore, era pronto


sagiifizio per la nostra
di;ll:i

rio di

Roma

dello stessoiyGi

riporta

la

qualunque
te,

salu-

descrizione del possesso preso dal cardinal Giuseppe Spinelli del vescovato
stia e /^<^//e^r/, in

sino al sagrifizio
di noi

vita; cos

un

d'O-

dovere
in

suo gregge e flgliUolanza

quest'ultima

citt, nel
altri
si
,

Ges
la

Cristo,

doveva essere

di

ascolta-

cui articolo

avendone descnlli

contento di questo cenno. Altra


leggere nel n. 108 del Diario di

mi pu

re

sua voce, di lasciarci guidare eoa

tutta ubbidienza e duciht.

ricord an-

Roma

cora, che

non

si

ponesse mente a coloro,


e maestri di

del 17 76, del vescovo cardinal Gio. Fran-

che, senza fede e senza coscienza, voglio-

cesco Albani, investito comeil predecesso-

no sorgere pastori
sraele.

nuove e
I-

re della carica di governatore perpetuo di


Velletri e Ostia, perci riunendosi la descrizione

pestilenti dottrine in questo cattolico

natorato.

anche del possesso del gover^'el n. 168 del Diario di Roi

Mostr cogli avverlimenli dell'Apostolo che siano veramente costoro. Cos chiamando il popolo di Dio a star sog,

ma
to
il

del

medesimo

776, trovasi

descrit-

getto all'Episcopato

che quello delia


ss.

possesso preso dal cardinal

Andrea
in

Chiesa, egli finiva implorando l'aiuto del

Corsini del vescovato di

Sabina

Ma-

divino Spirito, di Maria SS., e de'


troni della citt.

Pa-

gliano

ov' la cattedrale.
di possessi di

esempi

Pi moderni vescovati si ponno


non Dia-

lulloci metteva su''-

gello la benedizione apostolica colla pro-

leggere ne'seguenti luoghi, e certamente


le particolarit delle loro descrizioni

mulgazione dell'indulgenza plenaria.

Il

popolo, intenerito profondamente, racceso di fede e pieno de'sanli ricordi del suo

sono senza interesse. Nel


rio di

n.

44

^^^

Roma

del

843, quello preso dal


del

arcivescovo,

si

scioglieva

'*.

11

n.
1

182 del

cardinal Pietro Ostini della cattedrale di

Giornale di
risce in

Roma

dello stesso
le

853

rife-

Albano. Nel
del i844>
''

n.

Si

Diario di

Roma

compendio

possesso preso dal cardinal

Anton Maria Cagiano de Azevedo del vescovato di Sinigaglia. Nel n. ^3 del Giornale di
so in

Roma

del

i853,

il

possesso pre-

Genova dall' odierno arcivescovo mg.' Andrea Charvaz nella metropolitana


di
s.

preso da mg.*^ de Rauscher attuale principe arcivescovo di Vienna, e poi cardinale, a' 1 5 agosto. Nella mattina di tal giorno si raccolsero il capitolo della metropolitana di Viensesso

ceremonie del posGiuseppe Otlmaro

na,

il

restante del clero,


il

la

comune,

il

Lorenzo, secondo

la

descrizione

dell'eccellente periodico li Cattolico di

Genova. Dopo avere ricevuto


bacio del sagro anello
della
il

in

trono al
i

popolo nella chiesa parrocchiale degli agosliniani, ove il principe arcivescovo celebr la messa bassa.
magistrato e
Indi
a!
la

capitolo,

preti
sui

processione
di tulle le

si

pose in
e

cammino
passando

massa ed

seminaristi,

mont

suono

campane,

la
per
la

V ES
pinzzn di

VES
,

Giuseppe
la

per Kohlpiazza

ca della gran cappella cantando Tanlifo-

itiaikt,

Grnben e per

Sto-

na

Saccrdo.'i et Ponti[ex. Indi


la

ckim-eiseii, enlr nella chiesa inelropoli-

ci a defilare

processione per

la

cominmetro-

tann.alla porta maggiore delia rptale

l'ar-

politana, preceduta da
le pontifcie

un drappello delcolle

civescovo comparii a'circost arili l'acquas.mla, e venne incensalo da* vescovi suf-

truppe di linea, e formala


loro inse-

dalle dette corporazioni

fraganei della provincia

ecclesiaslica
le

di

gne, seguile dal cardinal arcivescovo in


piviale e mitra, colla sinistra stringendo
il

Vienna, da' quali ricev pure


le della basilica

chiavi

della chiesa (delia presentazione di quel-

pastorale e

colla destra

benedicendo

Lateroncnse

ai

Papa nel
p.

sotto baldacchino sorretto da ecclesiastici in colta.

suo possesso, riparlai ne'vol.LlV,

i6i,

Quindi procedevano
il

il

prela-

LXIlI,p. ig3, riferendo cosa

disse Sisto

to pr- legato,
gislialo,
i

senatore coi civico


i

mai

V in
Indi

tale occasione).
si

JNelT ingresso nella

tribunali,

dottori collegiali,

inelropolilana,

catil l'antifona;

Ecce

professori dell'universit, gli

accademici
i

Sacerdos ALgnus^e ^o\ le preci usuali. un cancelliere lesse le pontifcie bolIl

benedettini e delle belle arti; olire


nerali e stati maggiori delle truppe
striaclie di

ge-

aufa-

le pei possesso.

cardinal Michele Viadi

guarnigione e pontificie, couila

le-Piel

pronunzio

Vienna cominci
,

presi

gentlarmi e

guardia urbana

quindi

il

divin sagrifjzio

conferendo a

cendo
te d'

ala lungo la via all'onda

premen-

suo tempo all'arcivescovo il paliioj ricevuto ii quale, l'arcivescovo fu condotto


da'vescovi sulfraganei nella sedia arcivescovile e intronizzalo,
li

iuiinensa moltitudine, l' indigene truppe di linea: mentre musici cantavano il salmo, Meme.ntOyDoniine^ Da^ddet
i

vescovo di Sapro-

oinnisrnansuetudinisejus.G'mnia
cessione nella metropolitana, e
il

la

pro-

lepta in partibns suo ausiliare e vicario

cardinal
il

generale

mg/

Francesco Zenner

arcivescovo alla sua porta, baci


cefisso,

Cro-

nunzi breve discorso allusivo


coslanza, a cui rispose
il

alla cir-

etra

il

canto dell'antifona: Ecce


il

cardinal Viale.

Sacerdos Magnus^ venerato


niento, ascese
il

ss.

Sagrasi

Ebbe

poi luogo l'omaggio del bacio del


il

Irono, e tutti gli altri

sagro anello, prestato da tutto


e clero,

capitolo

mentre il coro cantava l'inno: FeCreator Spiritiis. Descrive il n. 2 54 del Giornale di Roma del i856 possesso preso dell'arcivescovato di Bologna
lli
il

recarono a'Iuoghi e tribune loro assegnali. Il cardinal con voce commossa inluon
il

Te Deuni

laudainiis^ eseguito dalia


ca[)pella
;

grande musica della


il

ed intanto
rese

capitolo meiropolitano, preceduto daldignit, col

dall'encomiato cardinal Viale-Prel. Tutta la

le

bacio della

mano

gli
il

cospicua cill io festa

lieta

per

ubbidienza. Finito l'inno di grazie,


dinale cant l'analogo
si

car-

tanto pastore, splendidamente addobbate


(sic) di s. Petronio e tempio metropolitano di s. Pietro, nella i.^ si reco privatamente il cardinal arcivescovo, ed ove, deposta la mozzelta ,

Oremus^e
missali
,

vestito-

l'ampia arcibasilica
il

degli abiti pontificali

cominmessa,

ci la celebrazione della solenne

accompagnato

dalla detta musica.

Prima

del Credo, l'emioentissimo pastore, co-

indoss

la

cappa rossa;

ivi

ricev

gli o-

maggi da
ti

tutte le autorit e da' pi elet-

perto di mitra, diresse dal trono al suo popolo dottissima e tenera omelia, in che

corpi che distinguono Bologna, in

uno

prendendo argomento dal Vangelo

allo-

a quelli dell'ecclesiastiche corporazioni


secolari e regolari. Falla orazione all'ara

ra cantalo, predic precipua beatitudine

massima,
assunse

il

cardinale fra aiusicali armola

nie, asceso in trono, depola


i

cappa,

l'amore reciproco e la fraterna concordia, con parole piene di santissima unzione, e spiranti la pi amorosa e paterna pre-

ponlilcali

paramenti,

la

musi*

mura

pel

bene maggiore del

fidatogli

VE
quindi e compi va, fra
Ja
il

S
Proegiiva

VES
ta,

i3

gregge, elicle sante parole accolse con aiiimo religioso e commosso.

pomeridiane, ricevuto dal capitolo in cappa, da'pai rothi e dal reslodel clero in cotdagli ordini regolari
,

suono dell'organo,
,

e dall' autorit
,

celebrazione dell'incruenlo sagrilizio


cardinale
le

governative e municipali
delle

fra

il

suono
le

e poneva quindi lermine areccleiaslica


solennit, impartendo
il

campane,

il

rombo de'mortari,e
i

la

pa-

melodie del concerto cittadino,


lutti eransi lecati a

quali

pale benedizione. Deposte

sagre vesti

prenderlo neh' epicardinal vescovo usci

e riassunta

la

niozzetta

accompagnato
temsi

scopio.

Da

questo

il

da tutte

le

autorit, al limitare del

in abiti pontificali, con mitra e pastorale,

pio, preso da loro

commiato,

restitu

sotto baldacchino, sostenuto dal go-

all'are i-episcopio, seguito dal capitolo, tra


le

vernatore eda'magistrati pubblici, a'quali

pi divote dimostrazioni della popolale

soltentrarono

canonici
il

all'

ingresso

zione, fra

quali

il

canto d* apposito in-

del tempio, ove baci


il

Crocefisso.

Dopo
pre-

noj di suonatori e cantanti cittadini. Nella

canto

eW Ecce
al

Sacercos 3Jaginis,e

sera

generale e splendida luminaria

del

Te Deiim laiidanms, dopo aver

termine alla memorabile solennit del giorno. Finalmente il n.277 del Glorila le di Roma gWo slesso 1 856 racconta la destinazione del cardinal Giovanni Biunelli in vescovo d' Osimo e Cingoli, che diresse una tenera lettera pastorale al clero e popolo osimano e cingolano nella quale apriva il cuore alla sua greggia, mostrando con quale evangelica cadie*

gato innanzi

Santissimo e all'altare

maggiore, l'arcidiacono lesse * Oremus di ringiaziamento. Quindi il cardinale salito sul trono, ricev a

ubbidienza
^

il

ca-

pitolo col bacio della

mano

il

clero

col bacio della porpora.


l'altare a

Si rec poi al-

invocare col

proprio

Oremus
benedi-

l'aiuto de'ss, Martiri Protettori, e quindi

comparii all'affollato popolo


zione. Deposti
i

la

voleva guidarla, ci che da lei desiderava, ci che da ogni ordine particolarrit

sagri abiti, in mezzetta e

rotchelto fu riaccompagna toall'episcopio.

mente
pio del

si

aspettava; e conj'egli ad esempastore, fosse piestoa spen-

Terminei con recare un esempio


1
1

di pos-

buon

sesso preso per procura, e lo ricavo dal n.

dersi tutto al

bene
il

di

lei.

Partito da Roil

84 del Giornale di Roma del 853. Nelle

ma

per Osimo,

gonfaloniere,

gover-

natore, r arcidiacono gi vicario capitolare, e altre

ore pomeridiane d venerd 29 luglio il clero secolare e regolare di Palermo si riun


nella metropolitana,

ragguardevoli persone reca-

dove

mg."^

Antonio

ronsi a inchinarlo a Loreto, e altrettanto fecero pi deputazioni. A'io novembre entr decorosamente in Osimo, fra splendide dimostrazioni di divozione e di

Cervello, gi vicario capitolare, ed allora vicario generale di mg.*^ Gio. Battista


Naselli di Napoli filippino, nel concisto-

esultanza pubblica, anche mediante due


archi trionfali e iscrizioni.
catledrale, fra gli

di

ro de' 27 giugno traslato dal vescovato Noto all'arcivescovato di Palermo, per

Smontalo
;

alla

questo prese possesso per procura della


sede arcivescovile palermitana,
a
in

omaggi

delle autorit, e nella

mezzo
as-

dopo
sttva

orato, pass

nell'episcopio

nun^eroso concorso

di popolo,

che

risplend tutta la citt


,

per vaghisda'
lieti

sist riverente agli angusti riti. Indossati


gli abiti pontificali, mg.*^

sime illuminazioni

rallegrata

Cervello, accom-

suoni del concerto civico: illuminazione e festeggiamenti rinnovatisi la sera de' 17,
collo spettacolo di fuochi artificiali. Nella

pagnato dal

1."

lerminatore e da due
nel

maggiordomi, entr
politano, ricevuto alta

tempio metromaggior porta dal

domenica

poi de' 2 3

novembre

segui

capitolo e dal clero di esso, da'parrochi


e da'cappellani de'monasferi; ed adorato
il

r ingresso solenne del cardinal vescovo JQfilla sua catlediaie d' Osimo nelle ore

ss.

Sagramenlo, prese posto

nel seggio

i4
piNjliiri e

VES
da due canonici. Letta che fu quale mg/ NaIn quell'articolo

V ES
professione d'una medesima fede. Ninna
chiesa poi e stata mai senza
la

arcivescovile, essislilo tlnlle dignil ca-

Liturgia.

Ja bolla ponlficia colia


selli

precipuamente ragionai
i\e*

dallu sede di

n quella di

Noto veniva Palermo non che


,

trasferito
l'atto
di

di quella delle seguenti chiese orientali:

de* Copti^ Abissini, ed Etiopi j


de' /1/rtro////iV logli

Siri j

procura, in

virili

del quale

mg/

Cervel-

Armeni ;(\e Greci

lo era autorizzato a
la

prender possesso del-

eIVcstoriani. Qcnndi delle liturgie delle


chiese latine,ciodella RornanajLeWA/nbrosianajihWd Gallicana (ivi e altrove, come da ultimo anche nel voi. LXXXllI,
p. 3
1

sede arcivescovile, egli recatosi quinl'inno

di all'altare e baciatolo, risaliva sul tro-

no e ivi intonava suono a distesa di


le

Ambrosiano.

Il

tutte le

campane
,

del-

6, celebrando

la

ripristinala liturgia
in

chiese deila capitale della Sicilia

an-

e uflziatura

Romana,
alla

molle diocesi di

nunzi a Palermo che la solenne cereiDonia era compita. Poscia il capitolo e


il

Francia sostituita

Spagna

Gallicana ); della o Mozarabica, de Protestanti

clero

fece

processionaimcnte

il

giro ora-

insignificante.

del tempio, indi lette che furono


zioni prescritte dalla Chiesa,

le

articoli indicati, in altri

Tornai a riparlarne negli che vi hanno reUff/zio

mg/

Cer-

lazione, specialmente in quelli dell' C//7?-

vello usci dalla metropolitana, collo stes-

zio divinOy

i\e\*

Ambrosiano,

dei-

so corteggio con cui n'era venuto, e pas-

s a prender possesso del palazzo arcivescovile. Scrisse il Novaes nella Sloria di Paolo IT\ che questi fu autore della pubblica Professione di fede che fanno i vescovi nel prender possesso de'Ioro vescovati; ed io lo ripetei io quell'articolo,

V Uffzio Edsehiano della chiesa di Fer celli, dell' Uffizio Gallicano, dell' Uffzio

Mozarabo (F.j. La chiesa


il

'Acfuileia,

quella di Fenczia (F.) e altre,

un tempo

osservarono
Altri
riti di

rito

detto Patriarchino.
discorsi,

cui

pure

sono quelli

della Cina, dei


s.
s,

Malabar,

de'crisliani di

e oe ragionai

in

questo nel

III.

VI. De* vescovi di riti diversi. De' vescovi religiosi.


I

Tommaso, de'Sabei (F.) o cristiani di Gio.Bat lista, ec, riprovando la Superstizione (F.) introdotta ne' sagri riti. Nel
principio del cristianesimo,
i

capi delle

chiese vescovili
vescovi di differente rito dal latino,
di di*
riti

pii distinte

si

contentadi

rono delia
vo, ch'era

sola

denominazione

Fescochiese

sono principalmente quelli orientali


verse nazioni, osservanti
loro propri.
i

comune

co' capi delle

particolari

meno

considerevoli, sebbene ne'primi ap-

La

variet e diversit della


de' dilferenli

parisce

una

certa distinzione anche ne*

Liturgia

(^'.),

nello studio

primitivi tempi della Chiesa. In progresso di

Rili (/^.) della Chiesa cattolica, nulla in

tempo

si

chiam ^/'c^Veicoi^oo Mecit;

contrario importa, purch


la

sia

credenza cattolica, per

le

uniforme ragioni che

tropolitanoW vescovo della principale


t

d'un distretto

Primate

quelli delle

non senza
coli.

diffusione esposi in quegli artilasci talvolta a' vescovi,

La Chiesa

massime
t di

a quelli de'priui secoli, la liber-

grandi provincie; ed il vescovo residente nella capitale dominante di molle di quest'ultin^e si disse Patriarcapitali delle
ca..
il

variare o aggiungere opportunale liturgie,

Meglio leggere
II

ricordati vocaboli,

mente

secondo

costumi nal'uso della

zionali de' popoli, e cosi

pure

te

Vescovato e il HI del presenarticolo, non che il voi. LVI, p. 266,


di

propria Lingua (^.), delle Presti sagre e e Fasi sagri^F.), secondo gli speciali

uno

de' tanti luoghi in cui dichiarai,

essere la Chiesa

non romana separata dall'Ola

usi,saldosempre restandola forma essenziale del battesimo, del sagrifzio ec, la

riente, in vece essere gli scismatici orientali

che da essa

si

separarono. Imperocch

VES
Ciiiesa

VES
contraddetto
al

5
s.

romann, come inatlree universale slemle le sue amorose e materne braccia


lutti
l'ili,

giunse a citare lo stesso Czar per aver


culto delle

Immagini e

a'4 plinti cardinali del globo, abbraccian-

do

purch a

lei si

rongiungavescovi,

meditare altri cambiamenti religiosi, on de lo avea costretto ad accettare l'imposta


tali

loin unit di fede, di carit, d'ubbidien-

penitenza,

la

quale

d' ordinario

in

za; ed

in\'ita

a'suoi sinodi lutti

incontri consisteva, che lo czar fos-

tranne

gli scismatici egli eretici.

Fu

par-

se rilegato a vivere in

un palazzo
il

di

cam-

ticolarmente proprio della Chiesa Greca

pagna, esercitando intanto


tro
I

patriarca

o d' Oriente, che

le delle differenti denominazioni furono cambiale con altri titoli speciali, non usnti dalla Chiesa d'Oc-

l'autorit sovrana. Pertanto lo czar Pie-

dichiar, d'esser egli

il

patriarca
poi
i

della chiesa russa,

e d' allora in

cidente,

coir
di

come accennai aggiunta di nomi

nel ricordato

li,

czar esercitarono
rituale,

orgogliosi,
(^'.)

come

suprema autorit spidelegandola al sedicente Santo


la

vescovo Universale

quello di Co-

Sinodo residente

in

Pietroburgo; perci
si

slajitinopoli, e di patriarca

Universale

l'imperatore delle Russie

chiaina figlio

quello d' Alessandria.

vescovi orientali

prioiogenito di sua chiesa ed Autocrate,

pertanto assunsero e tuttora conservano


il

vocabolo significante che ha libero epe/20/70/erf, equanl'altrodissi nel


p.

titolo di

Catlolico[V), cio

il

patriarca

vol.LlX,
intito-

presso alcune nazioni, in altre per equi-

254

riparlandone;

la

moglie

valente alla dignit primaziale: ed


i\h%t

russi

chiamarono il patriarca Archipopo. Si Esarca (F\J il primate, e la provinda


lui

Autocratrice, e pu, come ia Inghilterra la regina, se regna, esser


landosi
il

supremo capo
parole
I

della chiesa!

(di

che,

cia ecclesiastica

presieduta fu chia-

altre
gio).
sa

dii

nel!' articolo

Viagcle-

rienle

mala Esarcato (f".). Noter, che in OCo rf/;/^ro/7z furono sostituiti da* i

vescovati della scismatica chiesi

russa

dicono Eparchie, ed
vescovi innanzi
i

il

vicari campestri, ossia foranei, col


^\ Esarchi. Presso
i

nome

ro secolare bianco e quello regolare e-

Giacobiti(V.)\\ pri-

roj tremando

al

potere

mate detto Blafriano (F.), perch


presiede a pi
provi ncie ecclesiastiche.

temporale.

Dopo che

nestoriani furono

cacciati dalle terre dell'impero di Grecia,


ritiratisi in

Dice

Chardon, che il vescovo della Persia e dell' Armenia, dal patriarca d' Antiochia ordinalo e ad esso sogil

p.

parte della Mesopotamia sog-

getta a'persiani, co'Ioro vescovi ed ecclesiastici, vi

sparsero

la loro eresia, e
il

molti-

getto, avea autorit sui vescovi di quelle

plicatisi

chiamarono Cattolico

loro ve-

regioni

col

nome
i

di

Cattolico, for-

scovo e poi anche patriarca, e pel favore


de' principi persiani e

se per la vastit di sua giurisdizione,

che
ve-

maomettani

tira-

comprendeva
scovi di
s

metropolitani

ed

rono
al
la

pili

popoli alla loro setta. Conqui-

vasti paesi.
si

E soggiunge,

questi

stala da' turchi la Persia,

confermarono

Cattolici

ponno considerare come un

Cattolico o patriarca nesloriano tutta

grado particolare di ecclesiastica gerarchia, e pu tra essi computarsi quello che anticamente tra'moscoviti prendeva il titolo
dall'
i}

sua autorit, divenuta vastissima per


esservi rimasto alcun cristiano catto-

non
dad,
gli

lico. Trasferitisi
si

poi

Cattolici in

Bagla

patriarca, dopo essersi sottratto ubbidienza di quello di Costantinoper


la

usurparono

la

giurisdizione sopra
;

ortodossi e sui giacobili

finche

per-

poli, titolo di cui

sua arroganza lo

priv Pielro
ingelositosi

I npevaiore Russia (F.J, perchoccupando il 1 posto neir impero esercitava troppa influenza.

derono, e allora fa permesso a' melchiti o ortodossi, ed a' giacobili d' avere loro
i

Cattolici, cos agli armeni.


i

Non

pertanto

nestoriani conservarono

Erasi reso tanto formidabile, che uel 1662

dell'

usurpata autorit per pi

V ascendente di due se-

i6
coli, e colle loro

VES
missioni eieliclie riuscia conquistare alle lodi cristiani,

VES
di

monache armene); il

S.^neirospizio de'

rono infelicemente
ro
Je

selle

immenso numero

per

vicende de'

iei\\n restati

senza chiese

e privi di sacerdoti. Cos ebbero vescovi


e metropoliti in tutta la Persia, nel Tur-

monaci Antoniani HIaroniti,e prima nel Collegio (le* Dlaroniti(a\ presente dimora a iMontc Libano): di tutto ragionai in tali articoli. Un tempo, egualmente pe*
pontificali e sagre ordinirzioni ne'loro riti,

questan o Turchestan, nella'gran Tartario, nelle Indie orientali e

di

quando

in

quando

risiederono in

persino nella

Roma
nale.

altri vescovi orientali,

come quello
in

Cina, guastandovi

fedeanche ne'crisliad di s. Tommaso, il quale co'suoi discepoli ve r avea disseminata, ed ivi si forla

(eSiri(F'.)je nel proprio ospizio nazio-

Era ben conveniente che


Pontefice, dimorassero

centro del callolicismo, e presso

il

Roma, Som-

marono

le

dignit di
il

Corcvescovo e di
metropolitano, cosulla fede di

mo

tali

vescovi

J^apas^ lo slesso die

rappresentanti buona parte delle chiese


orientali cattoliche,

me

afferma

il

Chardon
si

Re-

onde

prestargli ubbilatini ac-

naudot, Liturgiarum Orienlalium ColIcclio.

dienza e venerazione,eco*vescovi

Anticamente
chierici, e

appellavano

Papa
;

crescere maest alle sagre funzioni delle

tutti

ProiopapagW

arcipreti

e tuttora in Turchia (nel quale articolo


riportai molte e interessantissime nozioni

vesti e

Cappelle pontificie (ove parlai s delle s degli ornamenti co'quali v'intervestiti co'loro abiti ecclesiastici

vengono),

riguardanti
si
i

il

presente argomento), diconcristiani


:

variati e decorosi ;ne' pontificali cantan-

Papassi sacerdoti
il

dipoi

ve-

do

nella loro lingua T Epistola e


il

l'

Evan-

scovi assunsero

nome di

P<7yr7fl!

esclusiva-

gelo

niente, e in line rest proprio del soloom-

suddiacono e diacono greci ; ed anticamente si cantavano anche le Profezie


:

mo Pontefice, gli arcipreti


in

greci

denomi-

in greco
le

ci per significare l'unione del-

nandosi tulla\a protopapi. Avenuno, ed

due

chiese,

mentre

il

primato della

la-

buona parte abbiamo

patriarchi, arci-

tina

sulla greca

mostrato dal canto


in greco.

vescovi e vescovi cattolici di rito Greco^

del

Vangelo

tra 7 accoliti co'candellieri,

ArmenOj Greco- Melciita^ Siro, CaideOy Ruteno^ Etiopico o Copto, Maronita, Illirico o Slavonico ossia di Schia-

con due cantandosi


lebrarsi in
tolico, la

E consolanil

tespettacolo, religiosoe imponente,

ce-

Roma, capitale

del

mondo

cat-

vonia, ec, de' quali trattai a'Ioro articoli,

solenne iesladeW Epifania (F.) manifestazione di Ges


(V.), che furono

e pi sotto

enumerer
i

gli
riti

esistenti,

del Signore, in cui la Chiesa precipua-

senza per comprendervi


illirico

etiopico e

mente celebra
ne de'
stono
ss.

la

(Alessandro

determin con una


il

Cristo ai gentili, figurata dalla vocazio-

bolla,

non doversi

reiterare

battesimo
il

Re Magi
lui

ricevuto da' ruteni scismatici, secondo


rito greco,

primi di

adoratori tra'gentili. Consi-

mentre venivano

alla

Chiesa

tali

solennit, in

omaggio a Dio

cattolica).

sono ancora Vescovi in partihus ( V.) e Vescovi assistendi essi vi


ti

Tra

della vocazione a lui piaciuta fare delle


genti,colla celebrazione del

medesimo

di-

al soglio pontifcio (V.). Prima nella


i

vino sagrifzio nella chiesa del Collegio

Chiesa greca sol tanto monaci pot vano salire alla dignit

Urbano di propagandafide
da
sti

(V.), offerto
riti

vescovile.lnPvoma

vi

sono,

tutti

vescovi e preti di diversi

destinali da'Papi, arcivescovi orientali pe'


jionlificali e

cattolici, presenti in

Roma,

colle loro ve-

sagre ordinazioni ne'riti gree maronita.


il

sagre, e in

una medesima credenza;

co,

armeno

Il

1. risiede nel

seguitadalla meravigliosa accademia nel-

Collegio Greco; quale ora

2. nell* ospizio della

nazione e Patriarcato
si

Armeno

(presso

il

r aula del collegio, in cui gli alunni d'ogni nazione e rito del medesimo, in quasi

va a formare un monastero

tutte le favelle del

mondo

riconoscono

VES
e colle stesse espressioni
re,

VES
lodano
il

17

Signodi

bllca e solenne manifestazione dell'

Epi-

non solamente con poetiche composi-

scopato cattolico orientale, di unit all'Episcopato cattolico occidentale, ed al

zioni,
ti

ma

talvolta

pure con saggi

can-

popolari nazionali. Questi canti, oltre

Sommo
sagri

Pontefice,

Le

vesti e

ornamenti

al

sentimento religioso che esprimono,


di tre caratteri etnografici

adoperati da* vescovi orientali, in


9 vasi sagri,

danno prova
fantasia,
1'

delle nazioni diverse; l'indole cio della

educazione del sentimento,

la

pieghevolezza della lingua. Inoltre dal glorioso pontificato di

li descrissi ragionando Bonanni, La Gerarchia ecclesiastica considerata nelle vesti sagre e civili, usate da quelli, li quali la

uno

di loro;

ed

il

p.

Papa Gregorio XVI,


l'oltavario nella vasta
della Valle de'

celebrasi in

Roma

compongono, espresse e spiegate coli' inimagini di ciascun grado della mede'


sinia^ tratta nel cap.

chiesa di
tiniy

s.

Andrea

dalla congregazione della

TeaRegina de-

74- Si consideraragionando
di quel-

no
le,

le

vesti

usate nella Chiesa Orienta'


maroniti, armeni ec.

gli Apostoli (y.)i ossia dell' Apostolato Cattolico, ora denominata Pia Societ

ne' seguenti cap.

le de' greci, siri,

O-

delle 3Iissiow\ parimente con messe di


vescovi e preti d' ogni rito, professanti

spizi

e colonie di greci,

armeni e

altri

orientali sono sparse in Italia e in

altre

una
blic

stessa fede cattolica, e

con sagri

di-

scorsi in varie e molteplici lingue.


il

Pubcol
si

Diario di

Roma

del

i845,

n. 8.

poich

il

mistero, del quale

Europa, a Venezia (/^.) essendovi arcivescovi greco e armeno, e l'armeno l'ha pure Fienna (V.). Descrivendo vescovati del regno delle due Sicilie^
regioni d'
i

solennizza la memoria, ricorda la chia-

ragionai delle tante colonie greche che


in essi fiorirono

mala

de' gentili alla fede, e con essi etutti gli


;

ziandio di

abbracciarla

uomini che volevano e perci tal chiamata fu


i

rito, e de'superstiti.

con vescovi dello stesso Parlando il cardinal


visi-

De
ta

Luca, Il Vescovo pratico, AtWd^

universale, cio per tutti

popoli e per

diocesana de' vescovi

latini di tali re-

tutte le nazioni ; cosi pu dirsi che nel mentovato otta vario siasi reso, per quanto si poteva, un tributo universale di riconoscenza per si grande benefizio; e ci sia in riguardo delle singole funzioni che ebbero luogo, sia in riguardo di qae'che
"?i

gioni, dice che


rito greco sia
cattolici,
ti

debbono

vegliare che

il

ben praticato co'sentiraenti

senza mistura di abusi introdot^


quelli

dagli scismatici a pregiudiziode'dogmi;


i

non che usare diligenza he


vivono
col rito lati no,
si

quali

accorselo. Colla offerta del divin

sa-

grifizio ne' diversi riti, coli'

amministra-

astengano d'alcune cose permesse dal greco, onde non avvenga mistura e confusioni de'due riti. Notai

zione della parola divina in varie favelle,

verso il fine del l VdeU'articoloVEsco-

e coll'assistenza di tanti corpi del cle-

ro secolare e regolare si prestato all'Epifania del Signore un omaggio universale,

VATO, che in questo non pregiudica l'esservi pi vescovi di diverso rito, poich in
questo caso figurano pi diocesi formale dagli osservanti ciascun rito, e ne indicai
alcuni esempi
coli
;

massime per

lo straordinario

con*
i

corso di persone d'ogni ceto e d'ogni nazione. Cos insieme uniti nello spirito

mentre

ne' rispettivi artiri-

de'vescovati dico quali vescovi di

popolo fedele, con diversi modi ripetevano uno stesso cantico di benedizione e di lode, e semil

ministri del Signore e

diverso furono, od esistono ne'medesimi.Costantementei Papi,inclusivamento


te al

regnante Pio IX, zelarono sollecile

bravano invitare
lici

cuori di tutti

catto-

tudine e cura per

varie nazioni cristia-

a venerare

tenero mistero, e nu-

trire

per esso

il

sentimento della gralilu-

diae e dell'amore".
VOL. xcvi.

questa una pub-

ne e cattoliche d* Oriente e d'ogni rito, prova recente essendo la nuova arcidiocesi e provincia ecclesiastica di Fogaras
*

i8
<ii

ES
la
li

ES
io pii in

rito greco-cattolico, pe' volacchi della

pubblicarono le Notizie di Roma, nel

Transiivana (f.), oltre i nuovi vescoPatriarcato Arneno( V.)y sudraganei al primate di Costantinopoli; invitando gii scismatici delle prime alla riunione colla Chiesa romana, e le seconde che vi appartengono all'esatta osservanza
TBti del

i85i, e perci non era


di spiegare tali vocaboli,
tichi geografi
li

tempo
gli

che forse

an-

riferiscono con altre deistitu-

nominazioni, ovvero sono recenti


zioni. Gli arcivescovati
li

riporter in cor-

sivo.

Comincer

co'vescovati di rito gregli altri


i

delle loro liturge, per le quali osservanze

co-unito, e proseguir
col quale poc'anzi

coll'ordme

Papi emanarono pi decreti, eziandio riguardanti i vescovi, di cui tenui proposito


i

anco nel voi. LXXXI, 4^5. Ricorder solamente, quanto a* vescovi, la bolla di Clemente VII, Ciim sicnt Nobis, del i53i, Bull. Pontif. de Prop.Jde, Jppendix, 1. 1, p. 19: Nonnulla decernilne Graeci Latinorum Episcoporum jura violent. La bolla di Benedetto XIV, Gravissimuni j4poslolicaey de* 17 gennaio 1747 Bull. cit. t\onAppendix, t. 3, p. 44? pG*^ escovi in parin molti luoghi, ed
p.

ho notato patriarcati di ciascuno. Di rito Greco-Unito: Apamea, ed Emessa. Armenopoli o SzamosUjvar (anche nel voi. LXXIX, p. 1 12). Bresta,e Wladimiria. Crisio. Eperies. Varadino oGran Varadino.Homso Emesa.

Munkatz.Lugos (anche
p.i
1 1).

nel voi.
rito

LXXIX,

Tolemaide. Di

Greco-Mel-

chita o de' Melchiti: A leppo o Berrea. Balbek oEliopoli. Berito. Bostro oBosra.

Damasco. Farzul
poli.

e Zaade. Sidone. Tri-

Di rito Maronita: Balbek o Eliopoll.


o Gibail. Cipro.
Tripoli. Di rito Siro

tibus infidelum (V.) dimoranti, sulle in-

Berito. Botri o Botra

terrogazioni da farsi loro, cio a' nuovi

Damasco. Sidone.
o Siriaco:
riatim e

vescovi d' Albania, Macedonia, Servia,

Bulgaria, Persia, Armenia, e dell'isoledel

leppo o Berrea. Bagdad e Mossul. Berito. Damasco. Emesa. (Ke-

Mare Egeo. Attualmente

patriarcati oalla

Nabk

).

Madiat).

Seleucia.

rientali di diversi riti, uniti

Chiesa

cattolica, co' loro metropolitani e vescovi, tutti

riferiti dalle

annuali Notizie di

Roma, sono
ci

quelli di /Iniiocha^de

Gre-

Melchitj di Antiochia, e' Maroniti j di Antiochia^ de* Siri; di Babilonia, de*


J'

Caldei j di Cilicia, degli Armeni, oltre arcivescovo primate di Costantinopoli.


poi
i

Caldeo: ( Aderbegian). Mardin o Marda. ( Gezira ). Kerkuk. Mossul. Salmas. Seleucia. (Suort). Di rito Armeno. (Arluin o Arlvin, di cui nel voi. LI, p. Zif\. e 325). Adana. Aleppo o Berrea. Bursa o Brussa o Prusa. Erzerum o Teodosiopoli. Hispaham. Leopoli. Mardin o Marda. Seleucia. TrebiTripoli. Di rito

Sono
s.

immediatamente

soggetti alla

sonda. Tokal. Quest'ultima conosciuta

Sede

vescovati uniti di

Chelmae Bei-

greco-ruteno; ed il vescovato di Supraslia, parimenti di rito greco-ruzi, di rito

teno. Altre diocesi di rito greco-ruteno

sono: Leopoli, Halicia e

vescovato con
to.

tali sedi

unite.

Kamenieck arciLuck e Oun arcivescova-

strog, altre sedi formanti

Minsko. Poloskoj altro arcivescovato. Premislia, Sanochia eSamboria,sedi unite. Meglio vedere Ruteni. I nominali luoghi tutti hanno articoli;!' hanno pure

Neocesarea e di Armenia Minore, di cui fu i.** vescovo il glorioso s. GregO' rio Taumaturgo. Erano quasi Vili secoli dacch mancava del proprio speciale pastore, quando nel novembre i858, il clero unitamente al popolo, presieduti da un arcivescovo ad hoc deputato da mg.' Pietro Vili patriarca armeno di Cilicia,
pure sotto
il

nome

di

Eudossia d'Asia,

nell'

sotto la cui giurisdizione trovasi la provincia a cui appartiene, tra* tre soggetti

vado a ricordare, e fra parentesi indicher que'pochi che'non


i

vescovati che

proposti dal patriarca, per raccomandan-

do con supplica piena


firme

di

numerosissime
eletto.

hanno sotto

tal

voce, in cui per lai." vol-

ili. della terna,

che rest

V E S
Egli r

VES
scovo perfettissimo, perci
si

19
toglie benis-

armeno

di Costantinopoli p. d.

stalo religioso perfetto, e quello del ve-

ArsenioAvak-Vartao-Aogiarakian abbate dell'ordine Antoniano armeno, interprete pontificio, consultore della s. congregazione sulla correzione de'libri della Chiesa orientale in Roma. Per le sue be-

nemerenze

colla

s.

Sede,
in

la

stima e

il

pa-

terno affetto di cui

particolare l'onor

Gregorio XVI, lo celebrai in pi luoghi, e per ultimo nel voi. LXXXI, p. 882 e seg., 387 e seg.,389 e seg. Il patriarca ed
i

simo un monaco dall'ubbidienza de'suoi superiori per farlo vescovo, stante che si passa ad uno stalo pi perfetto. Viceversa, il vescovo non si pu passare allo stato monastico, non potendo lasciar la sua chiesa ed uno stato perfetto. Inoltre, aggiunge, Eeligionis status perfcclionem non supponit, sed adperfectionem inducit.Ponti"
ficalis autem dignitas perfectioncm prae-

suoi vescovi ne restarono contentissimi,


il

supponiti perch
le

il

vescovato est spiritua-

onde
i)

patriarca spedi al p. Angiaral^ian


di

breve patriarcale

nomina, che giunIl


il

magisterium, ed a s. Pietro fu detto /7^sce^ dopoch rispose, tu scis Domine quia

se in

Roma
la

nel declinar d'aprile i85g.


cui rassegn

amo

te.

religiosi diconsi successori degli


la so-

Papa Pio IX, a


vinse
te, e g'

diploma,
dignit,

Apostoli nel genere di vita, cio per


vita di perfezione.

virtuosa ripugnanza del p. abba-

lenne osservanza de'consigli evangelici, e

ingiunse di accettare la
egli part

Essa questa non una


stato quasi aposloIico,e

da R.oma a'24 luglio e fu dal patriarca Pietro Vili consagrato in Monte Libano vescovo di Neocesarea
per cui

successione vera,
considerati in

ma ad normam. Sono

uno

a'i5 agosto, sagro all'Assunzione in cielo di Maria Vergine, da dove recatosi a Costantinopoli, pass alla sua sededi Tokat, ossia JNeocesarea, che io chiamer avventurata per si degno, pio e dotto pastore. Innumerevoli poi sono gli riti, ora o articoli de' vescovati di tutti occupati da eretici e scismatici, ovvero
i

prossimo alla gerarchia di ordine minore, come fanno fedela benedizionesolennenel creare l'abbate, e le formole delle professioni regolari. Gli abbati regolari furono chiamati pastori, hanno il pastorale, danno la trina benedizione nella messa, portano r anello, usano i pontificali, danno gli ordini minori, scomunicano, intervengono a* concili! con voto decisivo, sono
in dignit
:

che per

le

vicende di tanti secoli restaro-

dell'origine di loro esenzio*


riparlai nel
il

no soppressi, onde in alcuni luoghi pe*superstiti cattolici furono istituiti Xq T^icariali npostolici, o delle Prefetture apostoliche. Del Vescovo Religioso f ^j. I religiosi sono in via perfeclionis, emi-

ne da* vescovi
p.

voi.

LXXX,

i84- Tuttoci prova

Nardi, De*
i. gli

Parrorhiy e

cos riporta la gerarchia di

giurisdizione ecclesiastica regolare:

abbati, 1. generali \ ordini, 3.


i

provin-

nente

il

loro statOj

come dichiar s. Tom-

ciali, 4^

superiori

locali, e
si

sono prelati^

maso, sempre luce evangelica della Chiesa cattolica,

Neil' antichit talvolta

fecero Corepi'

suo dottore e splendido faro


Egli dice:

scopi (F.) de' monaci preti; ed anche

di luce de' regolari.

Lo

stato

missi episcopaleSy
preti
di

quali contenevano
le veci

vescovile stato
sa di Dio,

il

pi perfetto della Chiela

campagna, facevano
citt nel foro

del

che suppone

perfezione ac-

vescovo fuori di

esterno co-

quisita; e quello dei regolare stato

che

me

vicari foranei,

con maggiore o mino-

conduce
slesso.

alla perfezione, per la

rinunzia

re podest. Nel principio dell'articolo Ve-

delle cose temporali e abnegazione di se

scovato
t
:

parlai degli abbati dell'antichi-

Siccome ne'conlratti

vi

sono certe
si

solennit, cos nella consagrazione del ve-

e nel suo Vili, dell'abbazie e monasteri nullius dioecesis, ed anco della

scovo e nella professione religiosa

usalo

giurisdizione quasi vescovile che eserci-

no solennit

e benedizioni.

Essendo

tarono pure alcune abbadesse; come s'in^

ao

V ES
Per tutto que28:
di

VES
nel luogo citalo, che

titolano gli abbati, e de* vescovi cle'monasleri antichi e attuali.


sto,

Clemente XI rinno-

il

decreto di Alessandro VII, ambi e-

ben a ragione

il

concilio di Latera-

no IV, decret

nel I2i5, col can.

M Proibizione a' canonici, sotto pena anatema , di escludere dall' elezione


vescovo (allora generalmente devoluta
capitoli delle cattedrali), gli
giosi;

di
a'

uomini
la

reli-

imperciocch d*uopo che


si

loro

elezione

faccia di lor consiglio, o

no
tri

di lor

consenso (altra

almeprova che nelabbati e al-

l'elezione

erano ammessi

gli

manati per organo della congregazione di propaganda /i/'/e; Super Residenlia Epi* scoporwn rcgulariumy cunij'uramento, qualenus non residcanl redenndi ad claustra. Anche ne\Bull. Ponlif.de Prop. /dey 1. 1, p. 313, trovo il decreto d'Alessandro VII, Qia Ecclesia.; d Clemente XI, Refcrenle R. P. D., e la forraola del giuramento. Il Magri nella Notizia de'vocaboU ecclesiaslici^ in quello di jE",

superiori maggiori de'regolari), sotto


di nullit ".
il

piscopuSf riferisce

il

decreto della congreI

pena

Vale a

dire,

secondo

gazione de*

riti

dell'i

giugno i6o5.

canoni, tutto

clero secolare e regolare,

vescovo regolare deve recitare l'udizio divino secondoil rito della sua diocesi, e non

l'elezione, cio al

ed anche de'laici, do veano aver parte nelmodo che spiegai nel

conforme

la

regola del suo istituto. S

]II del presente articolo.

Nondimeno

de-

legge nella Biblioteca sacra de'pp. Ri-

plorai, parlando de' Vescovi in pariibus

(F.)y che massime nel seguente secolo diversi religiosi brigavano tale dignit;

non che ho riferito nel voi. LVII, p. 99, che Giulio ni nella met del secolo XV J, riprese l'ambizione di que* regolari che si
adoperavano per essere
potesse esser promosso
,

chard e Giraud, articolo Vescovo, VII De' Vescovi religiosi. i. 1 vescovi religiosi sono dispensali da tulloci che opposto al loro stato ed al loro minisfero,

come
i

la

solitudine,
le

il

silenzio,

le

vigilie,

digiuni e

astinenze, che gl'ira-

esaltali alla di-

gnit vescovile, decretando

cheniunovi

zioni:

senza l'esplicito

di adempire alle loro funnon sono per dispensali da'voli di continenza, di povert, n dall'osservan-

pedirebbero

consenso de'loro singoli superiori, e cardinali Pro^e^^on degli ordini cui appar-

ze religiose compatibili col loro stato

(s.

tenevano. Avvertendo ancora, che diversi

regolari, principalmente quelli

ivi

da

me

nominati, nell'esser promossi alle di-

Sebbene assolutainenle parlando, vescovi religiosi non siano sciolti dal voto di ubbidienza che hanno fatto, essi nondimensonodispensatidab
2.
i

Tommaso).

gnit ecclesiastiche, vescovile o cardinalizia,

l'ubbidire a'superiori regolari de'ioro ordini,

hanno bisogno

della pontifcia di-

perch cessano di essere loro infecagione della loro dignit


3.'*I
(s.

spensa, al mirabile voto da loro fatto di

riori a

Tom-

non
19

accettarle. Ricordai ancora la bolla

In sacra B. Pelvi Secle^ de' 1559, Bull. Boni. t. 4i po' ij p. 363: Archiepiscopi^ et Episcopi cujuscurnque Ordinis professores ad clanstrasuorum Ordinum redeuntes^ad ejiis officia^ el digniiates assumi non passini. Qui per rammento un recente esempio,
di Paolo IV,
loglio
,

non sono resi capaci di successione. Essi non ponno far testamento se non in favore della Chiesa ovvero de' poveri. La ragione che restano essi sempre legali col volo di povert, e che essi non hanno che la semmaso).
vescovi religiosi
,

plice

amministrazione de'loro beni,


(s.

il

di

cui superfluo appartiene alla Chiesa ov-

cheGregorioXVl
fr.

nel

834 dichiar mg.'

vero a'poveri
la

Tommaso,

e Pontas alal
si

Luigi Grati vescovo di Callinico in


in

parola Vescovo). Intorno

vescovaconsulte-

partbuSf vicario apostolico del suo ordi-

to ed a' vescovi in generale

ne de'Servi di Maria,
sueto priore generale.

luogo del conpure^

ranno

diversi teologi, ne* trattati degli


gli altri

Rammentai

ordini, e fra

Vilasse, e

Van E-

VE
tolato:

S
il

VES
libro inti-

21

spen,/Mr. eccl. Vedasi pure

Cesco Maria de Scellonibus frale minore,

L'abbate regolare consagralo ve-

scovo in parlihus iiifideliuni^ e stampato Q lingua francese a Lus.emburgo nel

vescovo di Viterbo e Toscanella, e governatore e castellano di Benevento, dipinto nel Registrimi Prwilegiorum di tal citt

1739. La Combe, Jurisprud. caii.t e le Memorie del clero ec. Nel regno di Francia la legislazione

neli^Bg,

in alto di

tenere

un pubblico

consiglio; osserva

non era conforme a


i

questi principii riguardanti


ligiosi
,

vescovi rete-

che n il prelato, ne gli 8 consoli hanno alcun abito distinto. 11 vescovo governatore veste l'abilodisua
religione francescana
,

poicli gli

autorizzava a far

ed

consoli cogli
essi

stamento

de'frulli de'Ioro benefizi,

come
i

abili loro senza

toga

giacche

noQ

gli altri beneficiati; cos

pure quando molo-

rivano senza aver fatto testamento


ro parenti ad
essi

succedevano (Gabassuzio)". Dell'abito che deve usare il Pieligoso , elevato alla dignit di J^escovo o di Cardinaley neh.*' articolo ne ragionai, e credo esaurito l'argomento, eziandio per leparticoiarit,sesi terranno presenti numerosi articoli degli Ordini e Congregazioni religiosi^ d'ogni specie ed epoca. Aggiunger che mg.' Luigi M."
i

ebbero alcuna divisa prima del 1693, in cui la congregazione della s. Consulta loro concesse il manto senatorio. Quindi avverte,

quanto

al

De

Scellonibus, vestito

coir abito

del suo ordine, sebbene fos-

se vescovo, che a' vescovi d'ordini regola-

Cardelli de'minori riformali, gi arcive-

scovo di Smirne, ed ora di Acrida, per


indulto apostolico veste
zo, e
tri
il
il

colore paonaztulli gli al-

panno

e la seta

come

non fu permesso l'abito prelatizio, sebbene del colore di quello del proprio ordine, che dopo tempi dello slesso De Scellonibus. Abbiamo su di ci nel concilio Lateranense IV il decreto d' Innocenzo 111, riferito nelle Decretali (X\ Gregorio IX, lib. 3, tit. I, cap.i 5, ove si legge: Ponlifices (cio i vescovi), in puhlico et in Ecclesia super indiunentis lineis ori
i

vescovi (consimili dispense per cardi-

mnes utantur^
gi
li
i

nisi

monachi fuerinty q uos

nali religiosi l'ho riferite in diversi luo-

oportet ferre habitum vionachaleni


il

(ma

ghi, e nel voi.

LIV,

p.

i43); perci inve-

concilio generale di Costantinopo-

ce della Ulozzella accordata a'regolari in

luogo del Rocchetto, questo usa. Di pi,

deir869 avea ordinato col cao. 27: Che monaci e frati fatti vescovi portino vila celebrazione

bench regolare, Gregorio XVI lo fece canonico Vaticano. Altri esempi di vescovi religiosi e

sibilmente l'abito del loro ordine). Intor-

no a 55 anni dopo
quel concilio,
s.

di

canonici,

li

riportai altrove:

Tommaso nella sua Som^


art. 8, scri-

un
vo

altro fu quello di fr.

Agostino Nicola

via teologica,2, 2,quaesl. i85,

degli Abbati Olivieri agostiniano, vescodi

Targa

(f^.) del

e poi di Porfirio e Sagvista Papa: prima gli fu conferilo dal


in
s.

Si qua suntin Regularibus ohservantiis.quae non impediant pontificale officium^ sed magis valeani
veva in
tal guisa.

parente Clemente XI un canonicato


Anastasia (onde
quel titolo
il

ad perfeclionis
tinentia,

quando prese possesso di cardinal Cunha de Attaide,


canonici
gli

custodiani, sicut est conpaupertasy et alia hujasmodi

mentre

gli altri

baciarono la
all'

mano,
plesso,
n.

egli

vescovo fu ricevuto

ara-

eliani fa* perconse quens ad portandwn habitum suae Re-

ad haec remanet Religiosus^


ctus EpiscopiiSj obligaius,
et

come ricavo dal Diario di Roma, 63o del 72 1) e poi nel 1 727 da Bene1

ligionisy

qui

est obligationis signuni.


1'

Ma

regola

ragionevole pat di gi

inos-

detto XIII fu fallo canonico Lateranense,

come pubblic
rio,
11

il

Borgia,
t.

600 dello slesso DiaMemorie storiche di Ben.


1

servanza nel secolo XVI. Imperocch Domenico Solo, il quale mor nel 56o, do1

po aver
slilia

asserito nel

suo trattato,

De juil

neventOf

2, p.

197, parlando di Fran-

etjure^ lib.io, q. 5, art. 7, che

22

V E S
vescovato, habltum
nisi Sanicosi
:

VM
ed
(il
il

S
il

regolare assunto ul
Jietigionis i'jcuere

rornamento verde, soggiunge


io dissi

Borgia,

non debeaty

a suo luogo,

lo

concesse a've-

mus

fiat

roulijexj soggiunge

In

scovi d'ordini regolari

Leone
i

nel

Italia qnidcm^ ubi

Monachi ad

f/iieni-

qual Papa, usando


rocchetto, se
fatti

canonici regolari

cumquc pauperctn Episcopalwn


munUiry habiliim
vel

assit'

vescovi, concesse loro

prorsus abjiciunty
,

vestire

come

vescovi del clero secolare),

vel alia figura incrustant

omnes mo-

e ili." a usarlo fu Varino Favorino

mo*

deponuntj quia Itali non dignantur Episcopos in habitu monachali videre: quae quideni pestis ad alias j'ani muiones inserpsit. Et inde Cajctanus judicium sumpsit, lametsinonpro sCy qui eliani Cardi nalis in habitu inonachali semper religiosissime vixit. Questa medesima coudotta dov aver tenuta il domenicano s. Pio Y prima d'esser creato Papa nel 1 566, poich per quante istanze mai gli fossero
naslicas caeremonias cuin
ilio

naco silvestrino e vescovo di Nocera nell'Umbria. E la berretta e il berrettino i'o%%\ di cui li concesse Gregorio XIV nel 1 5g i abbiamo, Responsa de B irreto rubeo dando S. R. E. Cardinalibus Regularibus,
,

ad Antonio Scappo.
simo e raro libro
si

In questo eruditis-

guenti proposizioni.

ponno vedere le seEpiscopus non haEpiscopus

bel propriuni habitum, merito

Religiosus iubetur induere se habitu niO'

fatte di

permettere

ai

cardinal Bunelii,

detto PAIessandrino, suo nipote, che po


tesse lasciar Tabito del

suo ordine dome*

Dicano, e vestire
dinali

il

rosso conceduto a'car-

gestabatcum nulla cur alio uti debeat. Episcopus retinet habitum suae Religionis. EpiscO' pus debetretinere suuni habitum. Episcopus Religiosus teneturad observantiam,
nasticOy queni antea
ratio,
sii

da Paolo
nelle

II,

secondo lo stesso Bore nel Cappello, ne*


tal

eoruni,
in

quae magis substantialia sunt


:

gi (imperocch l'uso di tal colore nella

regula suae Religionis

signuni suae

Porpora^

f^^'esti

Religionis dcferre tenelur. Episcopi


ligiosiy

Re-

Cardinali, assai anteriore a

come pu
nali

vedersi in tali articoli;


li

Papa, meglio
val-

ritenere che Paolo


la berretta^
il

concesse a'cardi-

berrettino e le

drappe
zioni),
vi.

di colore rosso,

ed

altre

distin-

salva sui habitus substantia, uti possunt pileis nigris. Episcopi Religiosi debent portare birretunt clericalem in signuni suae dignitatis. Alcuni vescovi religiosi, massime francescani, usano
ancora
l'abito religioso,
la

non

volle

Nondimeno

l'uso di

giammai condiscendermutar l'abito reil

distinguendosi
il

per l'anello,
chiara:
ne, e
si

Croce pettorale, e
verde.
11

capdi-

ligioso nella

forma, bench ritenutone


il

pello col fiocco

De Luca

colore, talmente prevalse, che

morto

nel 16 IO, nel lib.

Sanchez 6 in Decalog.,

La mozzelta denota

giurisdizio-

porla dal vescovo nella propria

Gap. 6, n. 22, accenn lo stile del suo tempo con dire: Ita servatur modo in

diocesi (non per

da per tutto); talvolta

da'uelropolilani nella propria provincia


ecclesiastica;

praxi.

il

costume

si

giudica approva-

ed in ogni luogo l'usano vei

to nel Ceremoniale de Vescovi riformato da Clemente Vili, ove al lib.i, cap.i,


dell'edizione

scovi regolari, degli ordini mendicanti e

monastici, nclusivamente a
la

Roma, ove
preconizza-

ne,

romana del 1606, si dispoche pronioti ex regulari ordine non

ricevono dal Papa dopo

la

zione (e V

ho

riferito

superiormente nel

utunturroc cheto, sed retinent in vestibus colorem habitus suae Religionis, et deferre possunt ubique mozze ttam ejusdem coloris, et biretum nigrum, pileo tamen
viridi ornalo,
liti possunt.
Il

111), come abito loro ordinario, in vece del rocchetto. Pio VII col breve Ex-

proutaliinon Regulares
cappello pontificale col-

positum Nobis, de'26 settembre 1820, jBull. Rom. coni., t. i5, p. 338 Facultas u tendi Vestibus Episcopalihus pr Religiosis regni Poloniae, qui ad Epi:

VES
scopaleni dignitateni

V
tre costituzioai.

li

S
quantunque

23
ella

Papa
di

lo diresse

fr.

promovcnLur. Il Prospero Buizynski


di Lucarini,

La

i.^

pure ricerchi

la

giurisdizione, suol chia-

de' minori osservanti riformati, vescovo

marsi, a differenza dell'altra, podest dell'ordine^ la 2.' la podestdella giurisdizione. Della


i."*

Sandomir. Abbiamo

E-

piscopus Regitlarisy

Romae iGSg.

che

si

nella consagra-

zione, indubitata cosa, che infondesi

VII. Della giurisdizione, degli onori delle prerogative f delle funzioni nella

propria diocesi e delle vietale nell'altrui,

immediatamente da Dio in tutti g' individui. Anche questa certa cosa, che la podest della giurisdizione da Dio immediate
in genere, e in alcuni individui,

e de* doveri de* vescovi,

come
I

in Pietro e ne' suoi successori. Pesiffatta-

vescovi sono superiori a'preli, e

to alla possanza deirordioe,e

quanquanto alla

rocch Cristo medesimo ordin

mente
to

la

Chiesa, che

ci

dovessero esser
volle alcuni

giurisdizione; e questa giurisdizione l'han-

Pastori, Dottori ec, secondo quello det-

no

vescovi ricevuta
Cristo, percb
i

immediatamente da
sono
essi
i

da Paolo

agli efesii

Egli

Ges

successori

Aposloli^cerC altri Profeti, altri Pastori


e Dottori.K'n
fatti

degli Apostoli,

quali ricevettero
la

imme-

immobile questa giu-

diatamente da Ges Cristo


per fondare
rilo

podest di
dallo Spi-

risdizione in genere, ne in

mano

d'alcu-

legare e di sciogliere^mandati da per tutto


le chiese, stabiliti

na terrena podest far s, che vescovi non ci siano; il che non sarebbe vero, se cagione

Santo per governarequelle medesime chiese ; conforme nel resto a quanto dissi superiormente nel Il e nel 111, inclusivamente alla precunizzazioneche ne fa il Papa, divenendo in quell'istante vescovo
il

immediata
nere fosse
la Chiesa.
il

di

questa giurisdizione in gePontefice, od anche


se
i

Romano

La questione dunque,

ve-

scovi
sto

abbiano immediatamente da Crila podest, si muove intorno di que-

preconizzato, ed acquistala podest gi*

sta stessa giurisdizione,

ma

considerata

risdizionale e l'amministratoria,
colla solenne cousagrazione,

mentre
si

negl' individui, e
s.

si
i

controverte, se

come
cosi

che

fa

per

Pietro, e tutti
lutti e

successori di

lui,

commissione del Papa, riceve l'ordine


vescovate e acquista
la

ancora
le

ciascun vescovo immediala

podest d' eserci-

da Dio debbano riconoscere

loro

tare la pontificale. Imperocch,


gii

sebbene

giurisdizione, o

non anzi dal Ilomauo


immediata cagione

Apostoli riceverono da Cristo la loro

Pontefice? Nel che volendo noi sostenere la sentenza, che


della vescovile giurisdizione, siccome l'ab-

giurisdizione,
s.

nondimeno

gli

Apostoli a

Pietro rimasero soggetti e subordinati

come a loro capo. Il Zaccaria che uelV Aiiti-Fcbbronio ci dichiara; Se i vescovi abbiano immediatamente da Cristo la podest, soggiunge Ancorch vescovi da Cristo immediatamente riconosces:

biamo

spiegata, fa

il

Romano
i

Pontefice,

sero

la

loro giurisdizione, niente al pon-

tificale

Primato

del Papa, d* onore e di

giurisdizione, ne tornerebbe di piegiudi-

rimanendo nella sua interezza. Doppiamente ne'vescovi, l'una e l'alzio, esso

diciamo primamente che Padri della Chiesa apertamente l' insinuano. Oliato Milevitano ci assicura, che Pietro solo ricevette le Chiavi del regno de' Cieli da comunicarsi agli altri. Ma chi sono questi altri ? Non certamente gli Apostoli, perch eglino ebberle da Ges Cristo, quando lor disse, che siccome il Padre avea
sta

tra indiritta alla santiQcazione delle ani-

me, una che


fcacia

immediate coU'efde'sagramenti; e una che il fa mel'intende


le

mandato lui cos egli mandava loro : redunque che fossero vescovi. Da Pietro dunque e dal solo Pietro anche in ogi

gi ne' successori di lui

ricevono

vescovi
lo

diatamente per

scomuniche, e per

l'ai-

la loro giurisdizione.

Pi chiaramente

a4

VES
Papa puh
riservate

ES
il

dicono e s. Gregorio Nisseno, scrivendo, che PER Pietro diede Cristo a* vescovi la chiave de* celestiali onori, e s. Innocenzo
I

proposizione : Il Vescovo de jure div

no puh nella sua diocesi quello che


in tutto il

mondo ossia

in tutta

nella lettera al concilio di Carta*

la Chiesa universale, eccettuate le cose

gine aiTei-mando, che

da

Pietro lo stesso

s'

dal Papa. Premesso


sentenza di

noCi-

Vescovato e tutta V autorit di questo nome derivo j e in alUa al concilio Milefilano, protestando che Pietro e autoBE del nome e dell' onore de' Vescovi ;
e Stefano vescovo di Larissa dichiarando,

mi
lai

e le opere degli scrittori sostenitori di

opinione.

Piiferita la

s.

priano pronunziata nel concilio d' Afri-

che siccome a Pietro fu dato da Cristo


precetto di pascere
altre chiese
s

il

le

pecorelle, cos alle

Ciascun vescovo ha libero arbitrio amministrazione della Chiesa, per rendere ragione a Dio delle proprie azioni. Proposto l'esame, se vescovi ricevoca
:

nell*

Pontefice; e

d di presente pel Romano Magno predican s. Leone


I

no la podest della giurisdiziotie immediatamente da Cristo, o pure dal Papa,


to

do, che quello, che Cristo agli altri


se

A-

postoli volle comune, noi diede agli altri,

perch nell' Epist. ad Roman. 1 3 scritOninis potestas est a Deo ; e detto


:

non per Pietro. Or se la giurisdizione non si derivasse da' vescovi pel Papa,
de'

che
la

come sarebbon vere queste


ss.

asserzioni

il Papa riceve la podest da Cristo, e d ad un altro, secondo il can. Quiscit^ 2 q. 6di Papa Vigilio: fpsa namque Ec-

Padri e de'Romani Pontefici, seppure a tutt' altro intendimento, che n


le

clesia,

quae prima

est, ita reliquis

Ec-

clesiis vices

suas creddit largiendas, ut


sintsollicitudinis,

parole suonano, n
si

il

contesto riceve.

in

partemvocatae

non

Don

torcessero?... In
:

somma
a'

quelle

in plenitudinem potestatis. Osserva, che

parole
dette a
ri,

Pasci

le

me pecorelle, o furono
suoi successo-

con dire largiendas, dimostra non essere


Ja giurisdizione

s.

Pietro solo ed

data immediatamente da

e quindi seguita, eh' egli

ebbe
la

la pie-

nezza della giurisdizione in tutta


sa,

Chie-

onde questo

l'unico fonte, dal quail

mediante la Chiesa, e per la Chiesa al suo Capo eh* il Pontefice R.0mauo. Dice inoltre vocatae in partem.
Ci
islo,

ma

le tutti lo

attingono; o dissele

Salvato-

Dunque
Ne
l'

la

Chiesa

Romana d

la giuris-

re ad ogni vescovo, e con ci togliesi an-

dizione, e le sue veci alle altre Chiese.

che il fondamento d'attermarequelio,che pure dagli avversari si confessa per necessario, cio

che

tutta la materia di questa

pu intendere della podest delcome diffusamente sostiene il Fagnano.Qui che la Chiesa pu togliere
ci
si

ordine,

giurisdizione fosse da Cristo sottoposta al

alfatloal vescovo la podest dellagiurisdi-

Pontefice, e da lui debba venire a'parti-

zione;

il

che non
si

si

pu

dire di

quella

Finalmente coniecol Lainez ben argomentano il Bellarmino e Benedetto XIV, la forma del governo della Chiesa da noi provato Monarchico richiede, che tutta la giurisdizione in un solo, cio nel Romano Pontefice, come in origine risieda, e da lui
coiari vescovi assegnata.

dell'ordine, che

che secondo
il

la

d perconsagrazione, sua essenza rimane nel ve-

scovo, anche deposto e degradato.


Sarnelli opina,

Quindi

non poter

sussistere la

suddetta proposizione, perch non vero

che

vescovi, circoscritte le riserve

apo-

stoliche, possino nelle loro diocesi tutto

tutte

le

altre

membra
il

si

diffonda ".
il

quello, che

pu

il

Papa

nella Chiesa uni-

Prezioso sarebbe
lo,

riferire,
il

come

dot-

versale; perciocch se ricevono la giurisdi-

tissimo Zaccaria svolge

grave argomendel ripro-

zione immediatamente dal Papa, necessa-

ma

io
Il

debbo contentarmi
l.

riamente hanno quella parte


zione, alla quale dalla Chiesa

di giurisdi-

dotto.

vescovo Sarnelli, Lettere eccle7, leu. 3.^

romana sono

siastiche,

Se sia vera questa

chiamati secondo le leggi canoniche; pei>

V
elle la

ES

ES

25

Sede apostolica non ha conceduto la pienezza della podest. E benchdalla romana Sede sia stata conferita la giurisdi-

governa e dispone come gli piace, e generalmente in tutto, omnia poteste meno contro la fede. 11 solo Papa pu concedere Indulgenza plenaria per tutto
il

zione in generale a qualunque vescovo,

pure

in tal collazione

te cose;

non perch

non vengono molromani Pontefici

mondo: commutare
altro uso, levare ad
altra,

le pie istituzioni

ia

una chiesa

e dare

ad

fecero di quelle speciali riserve,

ma

per-

perch

il

governatore di tutta la

ch
le

in tale generalit

non

s'

includono

Chiesa;

egli solo
il

pu creare dignit nuovescovo col consenso del

quelle cose, che hanno bisogno di specia*

ve e inusitate,

commissione. Oltre a che nella gene-

capitolo soltanto potendo erigere o ripristinare le usitate, e ci perch la sola

non vengono quelle cose, che taluno verosimilmente non avrebbe specialmenteconcedulojele cosemaggiori non si commettono senza speciale iiiattdato;quindi,chemoltissime cose pu il Papa nella Chiesa universale, che non
rale concessione

Chiesa romana da principio


nella Chiesa.

istitu le di-

gnit, con ordinare qual dignit fossero

Conclude
il

il

Sarnelli,

che a*

stenendosi dal riportare moltissimi altri

esempi:

Non pu

vesco'^o nella
il

sua

possono
gli

vescovi nelle loro diocesi, oltre

diocesi^ quello che


te/ice nella

puh

Sommo Po fi'

alle riserve apostoliche.

esempi.

Le

cose di

Ne riporta Fede debbonsi

indi
ter-

Chiesa universale. Non pe-

r nega, che l'ordine de* vescovi in universale sia di ragion diviua,echesia principale nell'ecclesiastica gerarchia, istituita per divina ordinazione. Di pi
nelli
il

minare solamente dal Papa, e generalmente tutte le cause maggiori della Chiesa, non per apostolica riserva, ma per divina istituzione. La Canonizzazione de* iSVz/ift appartiene alla Chiesa romana, non per riserva, ma per le ragioni che adduce la Glosa (per dice il Novaes nella Storia d' Alessandro III, che nel 1 80 ne fece riserva alla s. Ste^ giacch prima
1

Sar-

ragiona nel

t.

2, leti.

22 Della prO'
:

miscua giurisdizione praticata da alcuni vescovi nelle loro diocesi. Riporta esempi di santi vescovi, che V esercitarono con fraterna concordia e carit, promiscuamenteedi comune consenso eser-

vescovi canonizzavano nelle loro diocesi

citando

le

funzioni pontificali per utile

Servi di Dio, con lacUo consenso del

delle loro chiese. Della giurisdizione in

Papa). La Traslazione^ Deposizione e


cessione de' vescovi, per le quali
glie lo spirituale coniugio,
si

uno
si

stesso

Vescovato

di vescovi di diver-

scio-

riti,

riparlai nel precedente Vi. Del-

appartiene al

la giurisdizione pontificia e

suo principio,
la

non tanto per istituzione canonica, quanto perislituzionedivina.Pu commettere al semplice sacerdote il consolo Papa,

e che ne* vescovi ancora risiede


st di giudicare,

podescrisse

Antonio Arrighi

ferimento della Cresima.


al

Pu

delegare

mero
e
la

laico le cause criminali de' chie-

rici,

facolt di scomunicare; ed il vescovo non pu delegare tali cause ne al laico, n al chiei ico, e n al chierico con-

r Oraiio pr Jurisdictione Pontificum, pubblicala dal Caloger nel t. 5 della Raccolta d' Opuscoli. Come Innocenzo 111 stabili la preminenza del Sacerdozio
sui
/?<?,

lo riportai nel voi.

XXX. V,
la

p.

235

e seg.

Il

vescovo deve difendere

propria

iugato. 11 solo Papa dispensa dal Matrimonio rato, non consumato, il che non compete a' vescovi, non essendo a loro concesso da'canoni. Solo il Papa pu in-

giurisdizione

mostrando costanza, non

disgiunta da prudenza e circospezione;


altrettanto dicasi dell'
siastica (F.). Dice
ca,
il
il

cardinal

Immunit eccleDe Luin


i

trodurre impedimenti derimenti il matrimonio, il che non poimo vescovi, coi

che pu erigere

Tribunale (F.)

qualsivoglia luogo della diocesi, n


diti

sud-

me

gerente di Dio in terra, oude regge,

pouuo

ricusarlo sotto pretesto della

26
r contro
il

ES
Se pei

VES
Papa Scomunica (V.)
i

consuetudine e della lontananza.

vescovi, e del po-

senso de' canoni, e contro

tere de'vescovi in dichiarare tal gravissi-

decreti del Tridentino volesse risiedere e

ma
i'O

censura e pena ecclesiastica,


Il

lo dissi

tener tribunale indiscretamente in luogo

in queir articolo.

De Luca,

// Fesco-

troppo incouiudo,

in tal

caso

sudditi

ponno

ricorrere al l-*apa per l'opportune

pratico, dottamente ragiona in argomento, spiegando quando gli esenti ponessere innodati dell'
:

provvidenze,

ma

intanto non
lar
s.

gli

ponno
I

no

anatema

e della

negare l'ubbidienza, n
la

da giudice neldel

causa propria. Papa


ordin, che
le

Innocenzo

censura del vescovo l'una e l'altra esser dovrebbero una spada temuta, ma ristretta nel fodero,

4o2
per

cause maggiori, dopo


alla

per cui l'uso

di esse
ri

dev'es-

la sentenza del
l*

vescovo^ fossero rimesse


(!''.)
s.

sere raro, e adoperarsi qual


diario.

/appellazione

Sede,

se-

Da

medio sussiquali censure e scomuniche

condo il religioso costume. Il vescovo di due vescovati uniti pu tenere un solo tribunale dove gli piace. 11 suo Vicario generale (^.), col vescovo, costituisce un
tribunale

pu assolvere il vescovo, e da quali il Papa solo, cio dalle riservate alla s.Sede,
eccettuato l'articolo di morte, nel qual

caso ne ha facolt ogni semplice sacerdo-

per conoscere e decidere

le

causedelforoecclesiasticoe vescovile.

Pu

dunque

il

vescovo esser giudice nelle cau-

se delle sue cinese, e ciascuno

pu reclamail

re al suo tribunale
stare in causa per

ed aveva

diritto di

mezzo d'un procuratore. Il conciliodi Trento, sess. 3,cap.6 de Reform. proibisce di citare o ammonire un vescovo a comparire personalmente, se non pel motivo per cui fosse da deporsi o da privarsi, anche se si procedesse ex officio^ o per mezzo d'inquisizione e dei

nunciazione, o accusa, o in qualsivoglia


altra

maniera.
la

vescovi

non incorrono

mai n

SospensionefU VIn(erd(ttto((le\

quale riparlai nel voi. Lll, p. 2 13), la di cui sentenza pronunziata di diritto, se

notando come non sempre si pu dal il daini legalo, quando dichiar taluno incorso nella scomunica maggiore, o almeno sotto certe condizioni per rivocare o moderare o assolvere. Egualmente spiega quando la scomunica del canone sia riservata al Papa, ovvero possa assolvere il vescovo. E quando la percossa fdttn ad un chierico si possa dire leggera o grave: della scomunica riservata al Papa, quando possa sospendere a tempo il vescovo. Lo scomunicato non pu esser promosso a chiese. Delle scomuniche fulminale da' vescovi, anco in unione col Papa, ne' concilii, parlando di questi le riportai. Osserva il Zaccaria ne\\*/nti-Febbronioa scomunite;

vescovo sciogliere

uon quando'

fatta di essi

una espressa

ca nel
sa

Papa

allo di giurisdizione, divergli altri

menzione. C. 4 ^^ sent, excoin. in 6. Anticamente si dissero Tractorie le Ze^


ter e apostoliche c\\G^)di\'^Q\xn%\ per tutto

da quella che davano

vescovi.

JXeir antica disciplina, la

scomunica de'
altri

vescovi particolari contro

vescovi

mondo, le quali erano depositarie de' nomi di coloro ch'erano stati convinti di
il

non era
vi,

in virt delia podest delle chia-

ma

in virt di

generale precetto di evi-

delitti, e

che sugli

altri, di

cui erano icn-

putati, ricusavano rispondere.

Tracloria
s.

fu denominata

la lettera di

Papa

Zosi-

luo dei 4'7i denunziatrice de' pertinaci e gi condannali Pelagio e Celestio eretici

e scomunicati. Tali lettere furono dette

anche decreta excommiinicationis,Q coni'


Jionitorie, dal

r occasione del danno spirituale; mentre la scomunica de' Papi era in virt delie chiavi. Le scomuniche scambievoli de' vescovi altro non erano, che un sottrarsi vicendevolmente la comunione. Eia ben altro la scomunica del Romano Pontefice: tanto era venire da lui scotar

qual vocabolo pare deri-

vato quello di Monitorio (F.).

Come

il

municato, che r esser diviso da! corpo di tutu la Chiesa. Tulio prova il Zaccaria

V ES
colla stoiia'ecclesiastica.
pellarij poi

V E
Anche il p. Gapa* vescovi la

S
i

27
laici,

podest di giudicare

della

s.

Gregorio XVI, // Trionfo Sedcy ragionato sulla natura e


il

derivazione della giurisdizione universale


e particolare de'vescovi, tratta qual sia loro diritto di scomunicare, e in che differisca

che volevano di concordia esser giudicali da essi, la quale autorit fu data loro da s. Paolo e confermata da Costantino I. Lo stesso imperatore ordin che non si potesse appellare dalle sentenze de'vescovi,

da quello del Papa,

le cui

scomueffica-

che aveano giudicato


parti. 1 santi vescovi

col consenso delle

niche sono assolule ed hanno un'


cia intrinseca, non

intrepidamente pi

so consenso della Chiesa,

dipendente dall'espresil che pure diII

volte
g'

si

opposero a'magislrati, liberando


rediuiere
gli

innocenti condannali a torto; furono


solleciti di
le

mostra

la

loro infallibilit.

vescovo non

pur

Schiavi.

An-

pu

esercitare la sua giurisdizione che


i

nullarono

sentenze inique, quantunoppressori delle per-

sopra

propri sudditi, e non impone alagli altri vescovi


tutti
i

que date
sone

dal principe, e nelle proprie Pri'


gli

cun obbligo

laddove

il

gioni ponevano
Qiserabili.

Papa obbliga
inoltre

vescovi indistinta-

Alarico re de' visigoti,

Diente ad osservare

la sua scomunica, ed scomunica chiunque fra essi arI

bench barbaro e ariano, non promulgava leggi, se prima vescovi non l'esai

disse di contraddirvi.
stici
li,

tribunali ecclesia*

minavano
perarono
i

e approvavano.

vescovi adola

originano da' precetti degli Apostopersuasi che per

Flagelli per far confessare


I

come intimamente
e

verit e per pena. Giustiniano


i

volle

che

voler di

no

Dio le cause de' Chierici doveadebbano giudicarsi dal Tribunale


quale articolo riportai
riparlando
altres del-

vescovi sovrastassero a'giudici ed a'predelle provincie. L'autorit de'vesco-

fetti

ecclesiastico, nel

vi
i

giunse in que' primi secoli a deporre

le nozioni relative,
la

prefetti delle provincie e


Il

comandar

lo-

Curia ecclesiastica, del Foro ecclesiastico, de' Cancellieri de Vescovi^tW UfJiziale (V.), e de' giudici del Sinodo in
quest'articolo.

ro.

prezzo delle cose venali pe'pellegrilii-

ni,era ad arbitrio de'vescovi. Deplora


naldi all'anno

520, che

fratelli

Salonio

Papa

s.

Eugenio del654j
I

vescovo di Einbrun e Sagittario vescovo


di

ordin che
gare

vescovi avessero

le

Carceri
R.iil

Gap, pessimi
lo

pastori, per la i." volta

ecclesiastiche [V.), in cui dovessero castii

diedero
i

scandalo, nella guerra contro

delitti de' chierici.

L'annalista

longobardi de' borgognoni, di combat-

naldi, negli

Annali

ecclesiastici, ossia

tere armati d'elmo e di lorica, uccidendo

Baronio compendiato e continuato,


i

oltre

pi persone colle proprie mani.


l*
i

quel-

molteplici e preziose nozioni riguardanti


vescovi, riporta diversi esempi della po-

epoca continuavano vescovi a soprintendere a'giudici e vegliarne portameni

dest giudiziaria esercitata da'vescovi, nelle cause de'secolari litiganti.

Anticamente
o per an-

giudicarono

le

cause de' popoli, o perch

Gregorio I,per frenare l'iuvasioni de' longobardi, permise a'vescovi per pubblica necessit di far prendere le
ti.

Nel

598

s.

erano

eletti arbitri dalle parti,


i

armi, e slare vigilanti; e scrisse

al

vesco-

nullare

giudizi de' giudici secolari, ben-

vo
ci

di

Terracinn, che anco


la

gli ecclesiasti-

ch supremi, malamente fatti. Costantino 1 facendo grande stima de'vescovi, ne


rispettava le sentenze, eziandio per ri-

dovessero far
il

guardia delle mura,

facendo
cosi la

Papa

altrettanto in

Roma, e

liber dal giogo

de* longobardi
s

guardo
tiniano

alle
I

liti

civili de* secolari.

Valenmer-

che volevano occuparla. Per


se,
s.

giustecau-

e Valente vollero che apparteil

Gregorio
I

non

fu disapprovato

nesse a' vescovi


canti

provvedere, che

alcuno.

popoli supplicarono Carlo


i

da Ma-

loro. ludi

non vendessero troppo care le merci l' imperatore Onorio restiiui

gno, di non condurre

vescovi alla guer-

ra, lasciandoli alle loro chiese

per porge-

28
i-e

VES
aiuto air esercito colle toro orazioni.
i

VES
ponno vedere:
J.

Fr. Leoni, Thesaurus

giudici Queir intperatore ordin che fossero loro soggetti. Trovo nel Regolamento legislalh'O e giudiziario per gli a/fari civili^ emanato per lo slato pontificio da Gregorio XVI nel i834, titolo
3.>

jPor* Ecclesiastici Episcopis^

ac eoruni

Vicariis perutilisy etnccessariSy


1

Romae

627. Laurenius, Forum Beneficiale; de Episcoporuni Ficariis ; de ArchidiaconSf Coloniae 1742. Della giurisdizione
de'vescovi sul principato temporaIe,quan-

De' giudici e tribunali per


al

le

cause
i.'

appartenenti

furo eciesiastico: Sez.

do

Degli Ordinari e de Metropolitani.


358.
essi
i

vescovi e

gli

arcivescovi, e per

fino agli ultimi tempi la esercitarono, con mero e misto impero e col j'us gladii, in uno a quanto riguarda la mensa vescovile, parlai verso
il

vicari generali nelle diocesi rispet-

fine del

11

di

Vesco-

live,

sono giudici

di i.' istanza:

i.*'

Nelle

vato; e

vi

ebbero

vicari generali giudici


laici

cause di competenza del foro ecclesiastico, sia per ragione di materia, sia per ra*

delleappellazioni de'giudici
t. Dissi nel voi.

dellecit-

XI,

p.

2,

con analos;he

gione di persone. 2. Nelle cause mera-

nozioni, che essendo la chiesa di Wil-

mente
parti vi

laicali

meri laici, quando le consentano nella forma prescritfra

ta dalla costituzione di Benedetto XIV, che incomincia: Ronianae Curine prae-

na spesso tormentata dalle invasioni de' dubitando quel clero, se fosse lecito al vescovo di prendere sempre le
tartari, e

stanliani^ne\ ^Jurisdiclioneni sfero.^ SSg.

armi per riiituzzarli, ne consultarono il Papa Alessandro VI. Questi rispose: Potersi ci fare, s

La

giurisdizione degli ordinari nelle caui.^

da' vescovi che da'sacer-

se di

somma
come

non limitata a veruna e valore. 36o. Gli arcivescovi,


istanza
le

doti, e dagli altri, senza incorrere in ve-

runa

irregolarit, per la difesa della fede


11

metropolitani, sono giudici di ap>

e della libert ecclesiastica.

Sarnelli

t.

pellazione in tutte

cause

di
in

qualunque
i.'

IO, lelt.45, riferisce col Baronio che nel

somma
cia.

o valore giudicate

istanza

770

popoli

domandarono con grande


i

da'vescovi suffraganei della loro provin-

istanza, che
alla guerra,

non pi

vescovi andassero

Nondimeno

in facolt del

sentimen-

ma
i

restassero nelle loro chie-

s. Sede, Tribunali di Roma (f^.). 36i. Le cause del pubblico erario, comprese quellechesi enunciano nel 334 (riguar-

to di appellare direttamente alla

se per aiutare
ni, le

combattenti colle orazioprocessioni e l'elemosine.


i

ossia a

messe,

le

Poich andando
dati

vescovi al

campo,

sol-

doveano

restare alia

loro

difesa e

danti

gli

Spogli ecclesiastici), abbench


ecclesiastici,

perci talora uccisi, donde ne derivava


lo sbigottimento dell'esercito. Perci

riguardino persone e (ondi

ba-

sono eccettuate dalia regola generaleconlenuta del 358. 362. Nel caso del precedente non potr devenirsi ad atti
eseculorii,

stare

il

mandare

coli' esercito,

in

aiuto

delle anime, alcuni idonei sacerdoti scelti

da* vescovi.

Carlo

Magno

pronta-

che in virt

giudice ecclesiastico:
esso rilasciato
la

un ordine del quest'ordine sar da


d'

mente soddisfece le brame de' popoli eoa un capitolare: i^erm Z^dzyyer omnia 0niibus

come mero

esecutore, nel-

armatura portare,

vel

pugnare

forma che verr


per
gli atti

prescritta dalle leggi


tale

di procedura.
lit

Non ha luogo

forma-

aut in exerciluui et in ostem porgere, omnino prohihemus.Ma il Muratori, Dissere.

eseculorii ordinati dalla


civile dell'A. C.

26: Della Milizia de' secoli rozzi


gli

congregazione
disposto de'

36

362
che

363. 11 comprende
riguardasi

in Italia, osserva che sebbene erano esenti

dalla Milizia (F.)

entrali nella mi-

pure uu
".

le

cause de' comuni e delle proviole

lizia ecclesiastica

per servire Dio, e per-

eie, e gli atti eseculorii

ci

ul foro ecclesiastico vescovile

nosa arte della guerra,

non doveano mischiarsi nella sangui1' ambizione de'

VES
principi conqaislalori, sino a Carlo

VE
Maper ribattere e punire
sostenere
le

S
il

29
sacrilego e felloin tal

gno, con grave abuso aveano obbligato


i

nesco attentato. Essa sorge

caso per

chierici e

vescovi a prender parte al-

proprie ragioni, che sono al

le
gi,

guerre, col pretesto di godere beni re-

tempo

slesso le ragioni di Dio,

L'obbieallegasse,
cattoli-

ed esser perci sottoposti a'pesi de*


gli

zione del non intervento straniero, che

f^assallij e neppur
ostante

abbati godevano

da qualcuno per avventura


co, principe

si

l'esenzione di recarsi alla guerra, noa


i

sarebbe fuori di proposito. Ogni

divieti de'

canoni e delle leggi

o popolo o anche individuo

ecclesiastiche, anzi non cess l'indecente abuso ad onta dello statuito da Carlo Magno, e persino V abbadesse doveano

privato chesia, interviene in casa propria,

quando interviene alla difesa del Papa. O vorremo dire che il figliuolo sia straniero
al

somuinistrare soldati, continuandosi for'


zare a
militare chierici e vescovi, sotto pena di onerose

Padre,
le

la

pecorella al proprio Pastore?

Che
i

membra

sieno straniere al capo,

ammende
i

perdita de' beni. Spesso

anche di vescovi erano a


e

sudditi di Cristo

Ke

sieno stranieri a chi

di Cristo sostiene in terra le veci, l'autorit, la

ci obbligati, eziandio per essere conti e

persona? Quindi non meraviglia


il

governatori delle

citt, coli' esercizio del

se

Papi per difendere

possesso o l'infatto

temporale governo, ovvero perla condizione di essere feudatari.


Il

tegrit de'loro stati

hanno

sempre

cardinal

De
de-

esogliono far appello alle armi cattoliche

Luca

dice infauste le armi in

mano
si

gli ecclesiastici, e

perci non adatte


di

a'i^ve-

(cominciando da s. Gregorio 11 del 7i5, nel quale pi stabilmente e formalmente

scovi, perch la

Chiesa

Dio non

dele

cominci

la

sovranit de'Papi e della


egli
il
i

ve governare

all'

uso militare. Mentre

Chiesa romana, implorando

soclon-

armi sono

degli ecclesiastici, oltre le lagrime,


le

corso dell'armi di Francia, quando

orazioni, l'elemosine,
la vita

digiiuii, le

gobardi minacciarono invaderne lo stalo),

penitenze,

esemplare, e nel biso-

chiamando
e
in
si

al

soccorso senza distinzione


la

gno

censure e pene ecclcsiasliche^ che pi'ecedule da ammonizioni deve usarne


le

quanti professano

vera fede di Cristo,

con moderazione, non abusarne. Per si deve tener presente quanto dichiarai a Scomunica, a Milizia pontificia, ed a Sovranit DELLA s. Sede, acci non si faccia abuso di tali proposizioni. Quanto
a'Papi e alla loro sovranit, se aggredita

onorano di ubbidire al suo Vicario terra. Se ci ha mai caso che legittimi


renda glorioso
il

la forza e
gli

guerriero, ela

appunto questo, in cui si trae da non per cingersi d* un caduco

la

spa-

alloro

fronte

serabili

o' per ampliare d'alcuni mipalmi di terra un possesso, ma

da

ribelli
t.

altri, la

Civilt Cattolica, se-

per sostenere
sa di Cristo e
gi

le

divine ragioni della Spole

rie 4-'}

4> P- 5 Ragioni e diri (l de' Papi al Principato, conclude, che l'essere


civil

rompere
".

inique falan-

di

il

principato de'Papi un'appartenen-

di

Satana Laterano

Nel

concilio
la

generale

V,

vietossi

pubblica-

non tanto del Pontefice in particolare, quanto della Chiesa cattolica in generale, fa s che incombe a tutti cattolici il
za
i

zione di Libri a

Stampa

(/^'.),

prima

debito di procurarne

la difesa.*

La Chieminac-

sa tutta ferita ne'suoi diritti,

ciata ne'suoi pi vitali interessi, allorch

ladroni sacrileghi

si

attentano d'usurpail

re in lutto o in parte
degli stati pontifcii.

sagro possesso
tutta dunsol

que pu e

La Chiesa dee levarsi come un

che fossero approvati da* vescovi. Il vescovo pu quindi deputare i; revisori, e proibirli se stampati, o almeno sospenderloro la li finche non abbia giudicato di Congregazione dell' Indice, preposta a porre ueWIndice de' libri proibiti quelli che lo meritano. Dice la citata Civilt Cattolica, t.ij p. 579 M Chi ripete una
:

uomo,

condanna pronunziata dal Papa

e da'con-

3a
ciiii,

ES
fa

V
un
vietarsi.
i

ES

lungi dall' ai'iogorsi autorit,

allo d'ossequio e d'ubbidienza, a cui ogni


cristiano obbligato". Tratta ilp.Meno-

chio, Staore^ l. 3, cent. 9.', e. 79 Infino aqital segno com'cnga che li vescovi s'ap:

Potranno supplire a questi cenni seguenti autori. Francesco Vargas, De Episcoporuni jurisdiciionCj et Pontificis Maxinii auctoritate, Romaei563. Filesaco, De sacra Episcoporani auctoritatCy Parisis 1606. B. Ugolini,

vlichino alla

cura delle cose temporali.


s.

De

of-

questo dubbio egi egiameote rispose

Jicio et potcstate
potestate Episcopi,
ni

Episcopi,

Dononiae
officio et

Bernardo

lib. 4, i^e Consideratone. Ivi dichiar, dovere il vescovo lasciar la cu-

1G09. Agostino Barbosa,

De

llomaei623, Lugdu-

ra delle cose temporali a persona fidata

1678

e prudente, comunicandogli l'opportune


facolt acci ne

jurisdictone

1679. Erasmo Ghokier, De Ordinarii in Exemptos,

adempia bene

l*

uHzio.

Coloniae 1629. G. B. Rinuccini, Della


dignit ed uffizio de' vescovi, \Xomai65i. Icmografia, ossia piano e pianta della
vita e
dell' uffzio

Biporta r esempio di santi vescovi che


cos praticarono, senza entrare in
ziosi particolari,

minunon convenienti ad un
tali solle-

del vescovo,

Roma

pastore, che dev' esser libero di


citudini, e tutto

spirituale delle anime,

quanto dedito al governo il quale non detemporali.

17 19. Cari' Antonio de Manentibus, De potestate EpiscopalifRomae 1 726. Tom*


uffizi del vesco1729. D. de Dominicis, Liber de dignitate Episcopali, Romae 1757. A. G. Andreucci, ffierarchia ecclesiastica, Piomae 1756: Vili. De Episcopi

maso

Alfa ni, Fita ed

"v'esser distratto dalle cose

Non

vo, Napoli

per devonsi biasimare, anzi meritare


onimirazione, que' vescovi
la

cui capacit

pu
il

un tempo soddisfare

lo spirituale e

temporale. Nondimeno non tacque il canone 17 del concilio 4- di Cartagine, che determina dovere il vescovo lasciare all' arciprete o all' Arcidiacono la cura delle Fedove e de' pupilli, e Pellegrini
e dell' altre cose esteriori temporali, per

officio et potestate.

Fita

e uffizi del ve-

scovo,

a seconda
ss.

de' dettami de^ sagri

Concila, de'

Padri, e dell' istoria,

Roma

pe' tipi di
le

Propaganda i85o.
onorificenze e
le

Molte sono molte


gi
le

prero-

gative inerenti alla dignit del vescovo, funzioni

poter attendere allo studio delle cose spirituali e alla

chea

lui

spettano. Ri-

predicazione della divina


il

corder in breve
tlissi
il

le principali,ollre

quanto
si

parola.

Anche
il

concilio di Calcedonia
le fa-

in

questo e negli articoli riguaril

ordin che
stica (F.),

vescovo non maneggi


per mezzo

danti

Fescovato,

quale in tutto

ranil

colt della Chiesa e la Rendita ecclesia-

noda

col presente.
il

Le devono

regolare

ma
i

LeWEconomo

Cerenionialc,

Pontificale, e

gli altri liIl


il

(Papa s. Simplicio I del 467 proib che amministrasse Beni di Chiesa quel vescovo che
li

bri della Liturgia e de* sagri Riti.

veCle-

scovo
le di

il

primo

il

capo
la

di tutto

dissipasse).

11

buon governo

ro della sua diocesi,

dignit pontificalui

della propria casa noti consiste nella cu-

sua cattedrale, perch da


il

e dal

ra minuta del temporale,

ma nella

solle-

capitolo viene costituito


dratico. Nel

corpo catte-

citudine che

il

padre di famiglia deve


la

Canone
,

della

messa

nella

avere, che tutta

(f^.j sia virtuosa,

Famiglia de^ prelati timorata di Dio e di

lodevoli costumi.
i

I vescovi usano il Treno ( F.) come Prelati ( F.) in Roma, raa non con ciudi e fiocchi a' finimenti de'ca-

prega espressamente per lui, oltrech per il Papa da per tutto il mondo cattolico, come F'escovo della
propria diocesi
si

Chiesa Universale e ordinario del medesimo, ommettendosi in sede vacante,


nella quale per
si

valli, solo

propri del vescovo Ficegerente


i

prega Dio per


del

l'otti-

di

Roma (F.)^

quali sono di seta verde;

ma

sollecita

elezione

Papa suc-

laonde sealcuoo l'usa, ci un abuso e pu

cessore. Si legge nel

Dizionario sacro-

VES
lilurgico del sacerdote Diclich.

VE
Dospesi

S
a'patrizi,a tal
i

gette da tutti quello del piede, inclusivu*

ve

si

dice Antistile nostro IV.j


il

mente a'senatori ed

uopo

cificher

nome

del patriarca, dell'arci-

vescovo, o del vescovo ordinario nella

facendo pi riccamente ornare calzari, parie delle vesti ifnperatorie, di preziose

propria diocesi, e non di altro superio-

omnino exemplus^ o sotto la gimisdizione d'un altro vescovo. Se sar morto il vescovo
re,

quantunque

il

celebrante

5?V

Gemniej V uso estendendosi in qualche imperatore cristiano e alle loro mogli, come Giustiniano I e Teodora. Questa
dimostrazione di regio onore fa detta anche adorazione, e l'esigettero pure altri sovrani, almeno sino al secolo XIII in
peculiari circostanze.

di quel

luogo
si

in cui

si

celebra

la

messi,

allora

role; le quali

da

quelli

ouimetteranno le predette pasi omraetteranno eziandio che celebrano a Roma. Se il


le

Mai

cristiani, sino

dal principio della Chiesa resero questo

celebrante sar poi vescovo, arcivescovo,

pubblico omaggio
imitati da'pi

al

Vicario di Cristo,

o patriarca, ommesse
dii in lor vece:

predette parole,
servo tao.
Pontefice,

possenti

monarchi,

e pe*
I

Et me indigno
il

primi
la
l'

dail'

imperatore Costantino
s.

nel-

Quando

celebrer
parole:

Sommo

persona di Papa

Silvestro
l

I,

e dal-

ommesse le

Una

cani fa mulo tuo


JV.^

imperatore Giustino

nella

persona

Papa

nostro N. et Antstite nostro

di

dir in suo luogo:

Una

cuni

me

indigno

famulo tuo,queni gregi tuo pracesse i'oluistiy e continua come segue: Et omnibus orthodoxis eie. " A questa rubrica del Messale romano, il Diclich aggiunge gli analoghi decreti della congregazione de's. Riti, da'quali si ricava doversi pregare nel canone anco pel vescovo

dopo ricevute l'insegne imperiali, l'onor con gran pompa delle vesti auguslali; e per non dir
s.

Papa

Giovanni

I,

cui

li, che capo a Papa Costantino. Per venerazione verso molti santi vescovi si cominci anche a loro

d'altri,dairimperatore Giustiniano

baci

piedi colla corona in

a baciare
gli

il

piede, e fu stabilito render-

questo onore stabilmente nella mes-

deputato amministratore

bench non

sa pontificale, nella

persona del diacono

consagrato; e non doversi tn esso nomi-

nare

gli

abbati nullius dioecesis, bench

in esse presiedano

come

vescovi

cresile di-

mando, dando

gli

ordini minori, e
l

prima del canto del Vangelo; finch s. Gregorio VII lo riserv esclusivamente al Sommo Pontefice, che tutto a Cristo riferisce tale onore. Secondo il Sarnelli,
lett.

naissorie pe'sagri ordini. Nel

del pre-

38,

t.
il

6, gli ebrei

baciano

la terra

sente articolo ricordai

un notabile nui

ove posa

piede del Papa per non ba-

mero

di

titoli

onorificentissimi, co' quali


distinti

ciar la croce,

ma
si

al

presente baciano

il

furono qualificati e

vescovi del-

lembo
Oltre

della veste; ed anch' egli afferma

l'antichit, alcuni de'quali in seguito fu*

chea'vescovi
il
il

baciavano piedi da'fedelr.


i

rono

riservali a'Papi, cos altre

dimostrail

Bacio della

mano
la

a' vescovi, e

zioni di venerazione,

una

delle quali

chinar
gli

capo in ricevere

benedizione,

Bacio de'piedi (^.), che l'umilt


slessi

degli

antichi cristiani gli acclamavano nel-

Papi volle convertire a onore del salutifero segno nell'adottare le Scarpe {F.) crucigere. Tal contrassegno di riverenza fu alquanto in uso tra gli ebrei,
persiani
gliosi
,

venuta alle citt, incontrandolifestosamente cantando salmi e gridando


la loro

Hosanna.

In pi luoghi

il

Ruinart, Alti
i

snceri de' martiri,


tiv cristiani

nana quanto

primis

assiri e altri popoli.

Gli orgo-

riverivano e onoravano som-

imperatori romani in generale porgevano a'nobili la mano per baciarla, al popolo il ginocchio o piedi. Invece del Bacio della mano{V.), Diocleziano esii

mamente

vescovi, erano

estremamente

ubbidienti ad ogni loro cenno, e da loro

dipendevano pienamente. A seconda delle circostanze

de'lempi, fin dal principio

3i
teila

VES
Chiesa con molti segni esterni dimoi

pre arcivescovi in pariihuf^ ^


corti cattoliche

quali nelle

stravano

vescovi neir

adunanze

de* cri-

hanno

la

precedenza su-

stiani e pel luogo ove sedevano , e per qualche oinameulo e della sede e della persona, e per altre esteriorit, l'eminenza del loro grado e della loro divina autorit. Nelle lettere di
ti

gli altri diplotnatioi:

^V fi iter nunzi apo*

stolici

sono di pi recente istituzione, e pare dal XIV secolo, per lo pi anch'esinsigniti del
titolo

si

s.

Ignazio, in tuts.

gli scritti

de'Padri apostolici, in
i

Ci-

non almeno per l'ordinaria consuetudine. Anticamente


arcivescovile,

per nelle

corti acattoliche,

'

priano, e presso lutti Padri s raccoluandata e inculcata a tutti i cristiani r ubbidienza a' vescovi perfettissima , e

e sino da* primi secoli

Papi dichiararegioni di-

rono loro P^icari


t di

in

varie

versi metropolitani, talvolta con autori-

dovuta riverenza; che le opere citate, p Irebbe immaginare l'espressioni fortissime che vi si adoperano a quest' intendimento; e in quale orribile e funesto aspedo si rappresentino le mancanze a
l'onorarli con ogni

nominare
s.

vescovi delle loro pro-

iiiuno senza aver letto

vincie ecclesiastiche.
vigio della

Egualmente
i

in ser*

Sede impiegano Papi molti vescovi e poi gli elevano al cardinalato, donde di frequente sono sublimati al supremo Pontifical.oj notando a'ioro articoli le particolarit inerenti. Gli ecclesiastici

questi doveri.
lo sprezzarli
sto,

Il

disubbidire a'vescovi, e

un disubbidire a Ges Crie disprezzar lui. La Chiesa ne'primi

secolari e regolari

ed anche

laici

rispettivamente, devono al vescovo ub-

tempi riputava dovere essenziale d'ogni


cristiano l'esser persuasissimo di questa

bidienza e rispetto.
della sua diocesi

Il

vescovo deve ave-

re in tutte le chiese, esenti e


,

gran massima. Fra

le

molte distinte e-

il

non esenti primo luogo. Nelle


il

slerne dimostrazioni di rispetto e di rive-

funzioni del vescovato,


la

vescovo ha neltutti

renza, de'primi cristiani versoi vescovi,


eravi quella che recandosi alla chiesa per
Uffizi divinif evano in segno d'onore accompagnati da' preti e da' diaconi. E dovere A dimostrare con qualche segno
gli

propria diocesi

la

preferenza su
certi

gli altri

arcivescovi e vescovi, sebbene cia-

scun vescovo debba rendere

onori

a'vescovi e arcivescovi che trovansi di pas-

saggio nella sua diocesi. Fuori di questo


caso, cio
cesi,
i

visibile l'interno rispetto, verso chi

per

vescovi fuori della loro diola

ordinazione divina dev'essere rispettato.

seguono per

preminenza l'ordine
la

Le onoranze che si rendono agli ecclesiastici, e massimamente a'vescovi, sono ordinate da Ges Cristo, e per ispirilo di religione si debbono rendere loro da tutcristiani con esaltezza. Insomma, la ti
i

e l'anzianit delle loro promozioni, co-

me
riti.

pi volte decise

congregazione de*

Ma

tificia^

Roma, nella Cappella p aessendovi ammesso l'Episcopato


in

con

tale

norma,

sia nel sedere, sia

nelle

grande venerazione professata dagli antichi cristiani pe' vescovi, e le maniere e* sterne umilissime, onde la dimostravano,
diede occasione
a' gentili
i

processioni, sia nel rendere Ubbidienza

(^.) al Papa, qualora il vescovo appartenga al collegio \q f-^escovi assistenti al


soglio pontifcio (^.),
la

di sospettare,

precedenza ha

ch'eglino adorassero

vescovi,

come adoadoravai

ravano

il

vero Dio; giacch

essi

luogo non dall'epoca della consagrazione al vescovato, ma dal grado arcivescovile,


e dall'epoca dell'ammissione al collegio
sia

no

loro imperatori,

come adoravano

loro Dei. Da'suprerai Gerarchi sempre fu-

per atto possessorio,

sia

per

nomina

rono onorati

vescovi in ogni maniera,

di breve apostolico. In tale articolo dissi

come sono andato dicendo, con gradi eieTati di Apocrisari^e poscia d'i Nunzi apostolici, e questi

ancora quanto riguarda l'Episcopato nella cappella pontificia. Quanto al vescovo


forasliere

ultimi per lo pi sem-

che recasi

nell' altrui

diocesi,

VES
rammenter prima, che Papa s. Lucio I del 2 55 ordin ad esempio del predecessore s. Evarislo, che due preti e tre
diaconi accompagnassero da per tutto
vescovi
,

VES
natisti,
I

33

zione della conferenza diCarlagine, si narra che fra'vescovi tanto cattolici che do-

vescovi nella propria chiesa da-

per servire di

testimoni della

vano la preminenza del luogo al vescovo forastiero; imperocch essendo stato


preposto in quel concilio da'cattolici, per

loro \\la; e che Sncello


l'ecclesiastico

si disse quelche dormiva nella stessa stanza del vescovo, convivendo con lui, ed avendone molli il patriarca di Co-

(F .)

temperamento

pacifico

che lasciando

donatisti lo scisma, nelle citt

ove fosse

stantinopoli, ili." di essi chiamavasi Pro-

tosincello (f^.).

Il

concilio di

Toledo del

ed a'preli di aver de'sincelli, cio persone di vita esemplare che doraiissero nella stessa loro camea' vescovi

633 ordin

qualche vescovo del loro partito, vi potessero rimanere nel tempo slesso due vescovi finche uno non fosse morto, detto: Poterli unuscjuisque nostrum honoris sibi socio copulato, vicissim sedere eminejitiunt, sicut peregrino Episcopo j'u-

ra.

Papa

s.

Sisto

del

i32

stabil

che

ata considente collega. Trovo

nella Di-

vescovi chiamali a

Roma
le

e tornati nel

ploma ticapon tifici a. d e


do
i

vescovato, non

vi

fossero ricevuti senza


lettere dette casignifica-

n ,ch e q u a nvescovi venivano chiamati a Roma


I

IM a r

presentare

al

popolo

da'Papi colle

noniche o Formate^ colie quali


vansi e l'unit della fede, e
re fra
il
il

di loro o pe'concili,

mutuo amo-

o presso erano alimentati nel viaggio. da'fedeli, e forniti anche delle spelettere 2><3c/or/'e,

capo e le membra della Chiesa, e servivano purea rassodare l'unit delfede.

se occorrenti,

se

ad

esse

non sopperiva
le

l'imperiale generosit. Per

caritate-

Viaggiavano gli antichi vescovi, e portando seco ass.Eucarisnaf ne deriv l'uso de'Papi della ss. Enea' ristia che precede i Papine viaggi ( F.). Il Eerlendi Delle Ohblazioni all' aliare^
la stessa
,

voli accoglienze fatte da'fedeli a que' ve-

scovi,

erano spontanee. Discorre


t.

il

Sar-

nelli nel

4>

leti.

52

Come

il

vescovo

forastiere debba esser trattato dal dio-

p.

94, ne riporta

gli

esempi.

Il

vescovo

di

Trento s. Vigilio del IV secolo, viaggiando con Giuliano prete, ed fratelli Magoriano e Claudiano, giunti a Randii

cesano j e di altri trattamenti. Colla maggiore umanit e cortesia possibile, poich nel can. Episcopi e nel concilio 4- ^^ Cartagine si comanda: Episcopi si causa visitandi, ad Ecclesiam al terius Episcopi venirenty in grada suo suscipiantur. Indi dimostra l'Episcopato il grado pi

no, lutti

fedeli l'incontrarono, e
1'

da

lui

ricevettero

Eucaristia che portava. Si

ha pure che ne'viaggi portassero l'Eucaristia, s.


s.

sublime nella Chiesa


ne,

in

quanto
i

all'ordi-

Birino vescovo di Dorcester

bench

rispello alla dignit

Cardiil

Massimiano vescovo di Siracusa. Racconta s. Girolamo, di s. Esuperio vescovo di Tolosa, Corpus Domini canisiro vi' mineo, Sanguine portai vitro.ChePio FI e il regnante Pio IX ne\ \ovo Viaggio in tempo di tribolazione portassero indosso
la ss. Eucaristia tai in

nali siano maggiori. Dice pure

ricor-

dato concilio:
vitentur.

tam ad verbumfaciendum,
conserandani
s.

quam ad ohlatiouem
Quindi Papa
in

in-

Aniceto, essen-

do venuto

Roma

s.

Policarpo, l'inviil

t a celebrare la messa. Prescrive

Ce-

entro una pisside^


Il

lo no-

remoniale de* vescovi nel

lib.

i,

cap. 4-

pi luoghi.

Buonarroti, Osserva,

Proptcradvc ninni alterius Episcopi^ non


cessabit obire sua munia, nec relinquet

zioni sui vasi antichi di vetro

p.

io4,

parla del costume di dare in alcune particolari funzioni il posto pi degno al novizio e al forastiero, oltre

sua insigniaj

licet in

caeteris honorijice

eum
mas.

tractarCy et recipere debeat^ de dodextris^ secus extra doio cortesia

molte
iNella

altre di-

mi ponet eum a

mostrazioni di disliuzioue.
VOL. xcvi.

descri-

V abbondare

uma-

34
nil,
8. rili.

VE

S
la

V ES
congregazione de*
il

Tapprov pure

t e

convenienza da praticarsi
i

fra gli ar-

E con

ragione, perch se

vescovo

civescovi e vescovi, ed

presidi, gover-

deve

esser cortese co'propri preti in casa

natori e vice legati


ci.

nello slato ponlili-

sua, tanto pi dev'esserlo fuori di essa

Circa

il

ri-^pello

con un suo pari, essendo


telli,

vescovi frai

a'vescovi, e quale

dovuto da* sovrani dovea essere, il p. Ta-

e per tali debbono trattarli cardi* (come ordin Leone X colle bolle: Superna e: Dum in Ira). Toccava al vesco* 'vo diocesano andare a ricevere ilforastiere, mas. Agostino prevenne Forlunio venaii

magna

racconta in fine del ca[)0 ultimo, Origine e prerogative de* Cardnali^quan-

lo Leonzio vescovo di Tripoli di Lidia riferisce di s

medesimo,

Suida

il

confer-

ma.* L'imperatriceEudossiaoEiisebia fastosa consorte di

scovo donatista,

in

riguardo all'antica et
s.

di lui. Nel Concilio essendo slato

Ful-

mando ardentemente
zio, Io fece a s
si

Costanzo augusto, bradi conoscere Leon-

genzio vescovo di Ruspa, col consenso di


tulli
villi'
i

chiamare,

ma

protestos-

Padri, anteposto

al

vescovo

Qnodluo-

nel

tempo

stesso di

non

volerlo n in-

De US, che
se
i

diceva spettargli

ili.**

contrare alla porta della camera imperiale,

ne dolse. Per questo s. Fulgenzio preg Padri a permettere nel futuro sinodo che il precedesse Quod-vultDeus: ed iPadri ammirando tanta carit e umilt l'esaudirono. Era costume

go e poi

n inchinare

il

capo per ricevere

l'episcopale benedizione,

come

praticato

avea con Porfirio vescovo di Gaza l'altra imperatrice Eudossia (la quale sedendo sul letto , quando lo vide con Giovanni
di

tempo degli Apostoli, che chi albergava alcuno in casa sua^ 1* accompagnasse un poco nel cammino. Il vescovo dev'esser cortese anco co'ltiici, massinie co'principi, e l'insegna il Ceremoniale. Papa s. Gregorio l confortava vescovi ad
sino dal
i

ma
li).

Cesarea suo metropolitano, fu la pria salutarli, con dire: Benedicite Pascusandosi se impotente a incontraril

tres,

Ricus

sauto vescovo l'onore, che


coli'

gli si

voleva recare

udienza della so-

vrana, e pieno di apostolica dignit cosi


all'imperatrice
le

evitar le

lili

e le brighe co'prefetli delle

sue pretensioni espose.

Provincie, e cercare di vincerli colla be-

Se

tu vuoi che io

te

venga^ osservata

nevolenza e co'benefizi; mollo giovando i vescovi stare d'accordo co' ministri secolari, dalla
ie

la riverenza dovuta a^vescovi^ io senza

quale buona intelligenza deldue autorit civile ed ecclesiastica ne


il

dubbio entrer j ma tu scendendo subito da codesto sublime soglio, rispettosa-

deriva

benede'popoli, spirituale e temil

mente mi verrai incontro^ e sottoporrai alle mie mani il tuo capo per ricevere
la benedizione. Io seder: tu starai in

porale. Quindi
diflcauti

Sarnelli riporta varie-

esempi

di principi

che onoraroI

piedij sederai

quando
ti

tei

comander.
io

no

vescovij

come
,

Coslantiijo

il

Granil

(Se queste condizioni


r.

piacciono

ver

de, e quanto su di ci determin


cilio di

con-

Dopo

il

parlo, l'imperatrice l'incou-

Trento

sess.

iS

De

Reform,^

Ir alla porla, e inchinatasi

domand

la

Gap, 17. Scrisse G. B.

Padano, Della pru-

benedizione perse e pel


si

figlio).

Costanzo

denza

tra la podest ecclesiastica e la

strinse vieppi in amicizia

con Leonzio.

^eco/are, Bologna 1 586. Affinch fosse osservato


tutti
il

Ma

Leonzio era vescovo

precelto dell' Apostolo, che a

della corte: era santo,

non unistro non adulatore ".


,

ntima si diano a vicenda l'onore dovuto, Benedetto XIV colla costituzione,

Qaod Jpostolus,e 5 maggio 74 ^>


1 i

suo Bull.
li

1.

1,

const.i8, approv

capito-

decretali dalla congregazione

ceremo-

Osserva per il Barouio, all'anno 3^5, che Leonzio quantunque escluso dalla comunione cattolica, pur come vescovo tsjnto richiese, come dovuto al sacerdozio. Quanto dunque pi giustamente si

niale, pel cereuioniale di reciproca civii-

deve

tale ossequio al

vescovo cattolico?


VE
Ma
i

V
oltre
i

E S
\

35
quali erano in-

perch niuno pensi, soggiunge 1' annali.sta_, che sacercloli di Dio si usurpidovere somigianli onori, basii far menzione del giudizio divino, dimostrato quando non degnando l'impeoltre al

vasi a'preti prlniariij

principali elettori del


vi

nuovo
per
lo

ve-

no

scovo, e

venivano

essi stessi

pi

promossi^

come

a tutte le altre dignit

primarie. A'concilii generali interveniva

ratore Valenliniauo
all'arrivo di
s.

di levarsi in piedi
di

qualche

membro

del presbiterio o

come

Martino vescovo

Tours,
il

usc dalla sedia imperiale fuoco^

quale

non ptue
ni di lui,

lo costrinse a levarsi e
il

andargli
alle nia-

inconlroj e sottoQ)eltere

capo

ma

ancora a

getlarglisi a*piedi.

ambasciatore della sua chiesa. Non pare affatto che nel presbiterio avessero luogo parrochi; e dopo il Tamagna, pi didusaniente ci sostenne il Nardi, De' Parr*
del vescovo, o qual
i

compagno

Altre parole sui vescovi foraslieri che de-

chi.

Le dignit non precedono


la
i.*

il

vicario

vono

essere onorati dal diocesano, le di,

generale del vescovo, bens nell'assenza


di

r pi avanti

nel riferire alcuni cenni


della pro-

questo
Il

dignit
il

fa le

funzioni pril'a-

sulle funzioni vescovili fuori

marie.

capitolo d

consenso per

pria diocesi, e verso


J

il

fine del Vili.

lienazione de'beni della chiesa, ha

deju'

dignitari,

canonici e prebendati della

re la limitazione col vescovo nella provvisione de'benefizi e canonicati della cattedrale,

chiesa cattedrale sono obbligati,

urhanitatCy sed

gnare

il

ex debito^ vescovo quando va

non ex ad accompaalla

quando non

vi sia

contraria con-

chiesa

suetudine; interviene al sinodo diocesano, potendolo rappresentare


canonici; nella sede

per celebrare pontificalmente e quando


ritorna
sioni,
al

uno o due
il

suo palazzo. Nelle altre occa-

vacante o impedii?
vi-

un certo numero di divadinoa ricevere alla porta della chiesa e lo accompagnino quando si rilira. Di gi quanto riguarda la superiorit de'vescovi sui prebasta che
gnitari e d canonici lo
ti,

ha piena giurisdizione, deputando


cario capitolare e
diocesi per
la
l'

economo,

e visita la

mezzo

del vicario.

Quanto
sia

al-

giurisdizione col vescovo, ed in quali

casi, e

qual suppellettile sagra


//

tenuto
il

ragionai nel Il di questo articolo, mentre in quello di Vescovato e ne'

sojn ministrare alla chiesa,

pu vedersi

De Luca,
ci

Vescovo pratico. L'Andreuc-

IV, V, VII descrissi ci che appara' vescovi ed a* capitoli, l'antica loro vita comune, AeX Presbiterio vescovi111,

poi uaWdk Ilier a rchia Ecclesiastica yiti'

tiene

ne proposito nel X: De tuenda pace, et concordia iiiter Episcopiun, et Capitaluni.

le esistilo sin

da'prim tempi della Chieil

Le

principali notizie de'capitoli,le

sa, a cui successe

capitolo.

Di che

trat-

riportai descrivendo le cattedrali, alcuni

ta

ancora
cio

gative
ci,

Tamagna, Origine e prerodeCardinaUy cap. 3, De Canoniil


i

godendo
coro, se
i

la

reciprocanza dello stallo ia

canonici d'una cattedrale

seguenti argomenti.

Il

presbite-

cano
le

rio vescovile esistente fin da'primi secoli

vescovo indossa tutte Presti sagre degli ordini inferiori, perin altra.
Il

si

re-

della Chiesa;

Tomassinie Muratori

il

con-

fessano. Incarichi del presbiterio episcopale. Senza


il
il

suo presbiterio non poteva


i

vescovo amministrare
penitenti,

beni della sua

Chiesa. Non battezzare solennemente, non


riconciliare
i

ch riunisce in s il potere di tulli; ed ha il diritto di portare l'insegne della sua dignit, e gli altri ornamenti vescovili. Osserva s. Tommaso, che essendo gli abili sagri come simbolo del grado de'minislri ecclesiastici
,

non

conferire

gU

ed essendo

vescovi

ordini.
i

Il

presbiterio inoltre istruir do-

superiori agli altri nel grado, con autorit per esercitare varie funzioni spettanti
al

parrochi, e consigliare assiduamen-

b Ivea

il

proprio vescovo. Questi o morto, o

grado

loro, perci

anche

le vesti

pon-

tificali

di essi souo diverse, uelle quaii so-

36

VES
privilegiati.

VES
che
fare
io descrissi a*luoghiloro,e poi passa
il

no parimente sopra gli allri Anche oe'pt'incipi secoian,la


ne espressa dal modo
ticolari

dignit vie-

simile del sacerdozio de' cristiani

di vestire,

con paril

d'ogni grado della gerarchia ecclesiastica,


di cui fu

vestiwenta a niun'altra persona


il

ombra
i

immagine quella del

inferiore concedute: cos

re usa

man-

tOj la corona, lo scettro, insegne indica*


tive della dignit superiore a' popoli a

quello soggetti. Innanzi di accennare


abiti prelatizi, eie vesti e
scovili^ fa
i

gli

Testamento vecchio. Osserva il Buonarroti, che greci per lo pi rappresentarono nelle loro pitture vescovi vestiti della dalmatica, mentre latini sovente
i

ornamenti ved'uopo dir prima del segno che

gli

hanno Hgurati
poi,

vestiti colla

penula ossia
isti*

pianeta antica pi

ampia dell'odierna.
i

vescovi hanno nella persona, cio della Tonsura o Chierica (V.) del sagro loro capoj nell'antichit delta corona, a mo-

Not

che

la

dalmatica fu pi in

tivo che radevans gran parte della testa, che primilivicrisliani solevano nominare con venerazione parlando co* vescovi, o pregandoli d'alcuna cosa, o scongiurandoli per ottenerla, esclamando ^er CorO' nani vestram. Pregevoli erudizioni ci die*
i

Papi concessa per privilegio specialissimo anche a'vescovi, il che della pianeta non si legdella penula, per averla
ge.

ma

Le antiche
il

vesti usuali
la

de*vescovi era-

no

rocchetto,

tonaca senza maniche

ovvero una veste sciolta, sulla quale si sovrapponeva, e su quello il birro lacerDO o Mozzetta, usato in Africa anco da'
preti,
scovi.

il

Sarnelli, nel

t.

r,

colle lett.

e*

.'

ma men

prezioso di quello de've


si

Della canonica Chcricale Coronale quale esserdovrebbe. Era pi grande dell'odierna,

Ma

senza altro
i

venga a ricorda-

re del vescovo,
stici

suoi abiti civili ecclesia-

come

quella d'alcuni religiosi, e

e sagri, e ornamenti, in corsivo semi

quale dal principio della Chiesa costuma-

plicemente riferendone

nomi,

lutti

a-

rono
vi, si

Papi sino

al

XVII

secolo. Di pi,
a* vesco-

vendoarticoli, oltre alquante parole che

giurandosi e facendo preghiere

giurava e supplicava loro colia riverente formola Per vestigia tua: Per
:

aggiunger, ed il notato in questo nel 111 e nel IV precipuamente; pe' vescovi religiosi dovendosi tener presente il descritto nel

vestigia reverenliae

i^e.9/rtfe.Ne offre esemt.

VI

del presente aiticelo.


il

Il

pi lo stesso Sarnelli nel

4,

leti.

52, da*
le

Cappello de vescovi ha

fiocco di seta
dissi

quali

si

trae

come

tenute venerabili
t.

verde, ed io quell' articolo

che

lo

vesligie del vescovo. Nello stesso

i^lett.
i

19, DelC abito chiericale, produce canoni de'concilii che prescrivono le vesti usuali di lana, vietando 1* uso della seta, e questa apparisce pure interdetta a' Vescovi, che soltanto dovrebbero vestir di lana o di cammellotto. E nel t. 2 , lett.

conservano sempre, e chi di essi v'intarsia l'oro, per la concessione notata nel voi. LI, p. 3oi, quanto a'patriarchi. Noter che
il

Reggente della Cancelleria


il

apostolica (V.) gode

singolur privileil
il

gio di usare al cappello la fittuccia e


flocco di
seta

verde,

come

vescovi,

28

descrive

il

Sarnelli:

Della forma
Il p.

d'alcune ecclesiastiche vesti ^ somiglianti

che ripelei nel voi. LXVI, p. 79; anzi lo godeva pure {'Uditore delle Contraddette (F.), altro prelato del

quelle degli antichi romani.

Bo-

medesimo

na uni.

La Gerarchia

ecclesiastica concivili,

tribunale apostolico,
di

ed ancor vivono

siderata nelle vesti sagre e

usate

da quelli li quali la compongono, espresse e spiegale colle immagini di ciascun

grado della medesima, comincia


scrivere
le vesti

dal de-

quvilli che con tale ornamento videro incedere per R.oma mg/ Giacomo Gualdi ultimo uditore, morto nel i825. Usano inoltre i vescovi il Collare eoa

e ornametiti sagri del

fodera di saia o seta paonazza. La Sot-

sacerdozio degli ebrei, ordinali da Dio,

tana

di saia, di

panao

di seta paonazza,

VE
re,

S
rale.

VES
della sotta-

37

nel quale articolo riparlo deirabito tala-

L'uso della mitra fu concesso anche


minori, ed una dell'ulti-

che

si

compone appunto

ad

altri prelati

na e del Mantello j e nel voi. LV, p. 1 5o, descrivendo V abito del Prelato, riprodussi il decretato nel i85i d'ordine del

me
col

concessioni quella di Pio Vili, che

hvG\Q Sacrar iim itisigniiun, Ae* 1^ settembre i83o, Bull. Roii, cent, 1. 18, p.

Papa che regna per

l'uso delle vesti pre-

i44 accord
stero di
s.

la

mitra vescovile nell'ec-

latizie nella vita privata, cio

soltana al
seta pao-

clesiastiche funzioni al priore del

monai

modo
nazza

ivi descritto,
,

Fascia

di

Lorenzo

de* girolamini della


l-

ferraiolone o

mantello pari-

vdla d'Escoriai in Portogallo, entro


miti di sua giurisdizione.
Il

mente
usano

di seta
il

paonazza. Diversi vescovi

Pallio in-

di saia nera o paonazza, mantello o ferraiolo di panno paonazzo,anche filettato con piccola trina d'oro. Il Rocchetto^ veramente te-

mantello
il

signe

e nell'inverno

cale, dal

ornamento ecclesiastico e pontifiPapa concesso a*patriarchi, primati, metropolitani, e per privilegio ad


usa sulle vesti pontificali

altri vescovi, e si

nuto per veste sagra, oltrech

civile.

La

in segno di giurisdizione, fermandosi

eoa

iJ/^Ze//eW^7,e la/1/ozze^^rt di saia,di

panno o di seta paonazza (che V Arcivescovo o metropolitano pu usare la roozzetta anche in tutta la sua provincia ecclesiastica, ed
eziandio ne'iuoghi esenti
,

3 Spilloni: ne
p.

riparlai nel voi.

LXXXf,

38

7, lett.

ed il Sarnelli ne ragiona nel t, 26: Del Pallio arcivescovile. S


colla lana degli agnelli
di
s.

formano
ri

lo notai nel ri-

benedicono nella chiesa


delle

che si Agnese fuo-

cordato articolo; non ponno portarla i coadiutori, come avverte il Magri). La

mura

nella sua festa (dall'abba-

te della

contigua canonica de'canonici re-

mozzetta

il

compimento

dell'abito del

golari Lateranensi, o dal cardinal titola-

massime fuori d'Italia. Perci non adoperano la mantelletta, se non percoprireil roccheltoavantiii Papa o un cardinale, se si recassero nella sua diocesi. Quindi fuori di essa incedono senza mozzetta, principalmente in Pioma.Le Calze di seta paonazza. Lq Scarpe ^eXvescovo
in diocesi,
le

re della chiesa,
riferito a p.

come neh 853,

al

modo

70

del Giornale di

Roma),

ma
il

pegli ultimi nobilissimi restauri, in-

dicati nel voi.

LXXXll, p. 2 38, riporta n.i8 dell 856, fu fatta la benedizione in quell'anno de'medesimi agnelli nella
chiesa di
s.

Agtiese al foro agonale. Nella

nera con fibbie d'oro^ o dorate o d'ar-

messa solenne pontificala da un abbate


de' canonici regolari Lateranensi, coll'as
sislenza di questi in coro, esegu la

gento.

La Cappa de*prelatl

l'usata da'

vescovi, di saia paonazza, foderata di seta chermisi e nell'inverno di pelle d' ar-

be-

nedizione degli agnelli. La solenne benedizione de'pallii


la stabil

mellino.

Sono

le

Festi sagre, ed
vescovili.

sagri

Benedetto

XIV,
ss.

ornamenti e insegne
cui

La Mitra

dopo

primi vesperi della festa de*

de'vescovi proprio loro distintivo, per

Pietro e Paolo.

Prima

di tale

epoca tro-

quando

fu

concessa agli Abbati ne

vo nel n.
I

79

del Diario di

Roma

del

fecero gravi lagnanze, e particolarmente


si

oflesero,

perch ne'sinodi noneravi

piti

distinzione fra vescovi e abbati; ed perci che


gli

725, che Benedetto Xlll nel 2. gioved di quaresima, recitate le Laudi nel coro della basilica Vaticana, si porlo alla Confessione de'
ss.

Clemente IV del iQ^ ordin che


i

Apostoli, ove colle solite


palili

abbati esenti portassero ne'sinodi

le

ceremonie bened molli


vili,

arcivesco-

mitre semplici bianche, e lasciassero


vescovi
le

a'

portandoli poi egli stesso in un graa

mitre di lama d'oro o d' ar-

bacile e
Pietro.

salmeggiando

sulla

tomba
il

di

s.

gento, ricamate e gioiellate, e anche or-

siccome talvolta

pallio vie-

nate con cerchi d'oro a guisa di corona


a quelli che esercitavano siguuria tempo*.

ne imposto dal Papa,


detto Xlll nel

in ci fare

1726

col cardinal

BenePo

38
preziosi spilloni
lo ihl vescovo y

VE

S
gli

VES
collo sa antico^ sopra le vesti

ligoac arcivescovo crAiicli,

don tre per fermarlo. \J Anelquale anticntneiile se


e con esso sigil-

scovidi portare la Crocetta pendente dal

comuni e
si

il

ordinarie, diversa essendo l'altra che

ne serviva
lava
il

di Sigillo^

prende

nel celebrare

pontificali,

ma
il
i

re*
ce*

s.

Fonte ballesmalc dal


al

princile

sta coperta dalle vesti sagre.

Bench

pio di quaresima sino

sabato santo;

remoniale de' vescovi ristampato nel 65

professioni di fede che in iscritto faceva-

non

fa

menzione della Croce pettorale ui

no

neofiti,

ed anche
il

le lettere
l.

pubbli-

suale, tuttavolta certo che

vescovi in-

che. Osserva

Sarnelli,
fiie^

6,

leti.
si

Tertulliano,

De

cap. 3,
l*

59, che meravi-

tervenuti

neir869

al concilio

generale di
(juelli

Costantinopoli l'usavano, tranne

gli dell'uso di portare


Ilio

anello nel 4'

orclmatida Melodio eisnazio.eche avea-

della

mano, perci detto anulare; e


il

questo praticarsi a coronare


eh*
il

4-*'

dito,

pi ozioso e inutile. Imperocch


il

ili. "spinge,
il 5.**

2." mostra,

il

3."

appoggia,

siringe,

il

4-
iiiiL

"""

^^ nulla; e

pure
il

tanluiii

gemmai
non
si

habet^ quoti gemmasuggello fosse

ium

esse

debet. Al the lisponde


fece acci
il

Sarnelli ci

immune
si

d'ogni lesione; ed essendosi poi


\

introdotto

Anello

di

onore, anch' esso


,

porta nel 4- dito. Certo

che

vesco-

no comunicato con Fozio, il quale in esPer avendo tali vescovi dato hbelli della penitenza e domandato perdono al snodoyit/iposuit super colla nostra Enculpiuni, cio la crocetta pettorale. Il Magri nel vocabolo Encolj)ium, lo spiega Crocetta con reliquie che sogliono portarci vescovi attaccata al collo, e significare ancora qualsivoglia Reliquiario portatile. Tale voce derivare forse dal greco verbo EnxolpizOy ossia
so fu condannato.
i

usarono a portarlo nell'indice, ch'era il dito di mezzode'3,co'quali anticamente si benediceva, bench quando si celebrava, si passava al 4- dito della destra. L* antiche patenti erano senza soltosci izinne del vescovo, ma col sigillo, perch
vi

contenere in seno, perch

si

porta contisi

nuamente
tengono
le latine,

al colto e

perch

in essa

conparo-

ss.

Reliquie.

riferendo

le

poi riprodotte dal Sarnelli, do-

iu quelle cose

che spettano all'uncio del


sigillo
si

vescovo,

il

suo

sliraaauleutico, e

po la parola Encolpiuni^ aggiunge: idest Cruceni cumpretioso Lignovd Rcliqniis suspensani ex collo Lnperatoris, et Episcoporum. Si fa pure altrove menzione
lei

le lettere del

vescovo
Il

fmno

fede

come

vocabolo, cio negli


:

atti del

concilio

pubblico istromento.
vescovo.

Bacolo o Pasto-

ralCj segno della spirituale autorit del

La Croce pelloraley^'i porta penpaonazza o verde intarsiato d'o-

dente dal collo, ed appesa ad un cordo'

e
ro,

di seta

d'Efeso del 43 1 llittimus Encolpiuni aureumy cujus una facies crystallum inclusavi^ a Itera piet nigella, et intus habet alterum Encolpium, inquo sunlparleshonorandi Ligni in figura Crucis positae.

o da una collana d'oro; si porta scoperta e da per tutto, anche innanzi al Papa, pel dichiarato nuovamente verso il fine del g i V del presente articolo, onde
la

Uno

di questi

reliquiari Niceforo

patriarca di Costantinopoli

pa

s.

Leone HI

del

mand a Pa795. Viene anco chiasi

mato Philacterium, Cri/x pectoralis.Sui


vocabolo Filaiterie
ticolo.

eliminare
vista

quasi generale erronea con,

pu vederne
XII,
p.

l'ar-

suetudine contraria
il

cio di portare in

Narrai nel

voi.

240, aver

cordone e

la

collana
I

e nascon-

dersi in petto la Croce.

cardinali delvestirsi

l'ordine de'preti l'assumono nel

donato Gregorio XVI aila basilica Vaticana uno di delti reliquiari, cio una teca d'oro fatta in forma di trittico^ colla
reliquia della
ss.

de'paramenti sagri, e se vescovi, conti-

Croce,

la

quale
I

si

crede

nuano sempre t. 6 scrisse lu

n portarla.
lelt.

Il

Sarnelli nel

portasse in petto Costantino


di guerra.

nel

tempo
,

28: Se V uso de ic-

Ilipigliaudo

il

Sarnelli

egli

V ES
ripele col Taronio,

VES
dignit del

39

che V Encolpiuni eiM


la tolta

insegna de' vescovi, talch col rimettersi


ai colio

era restituita
vi si

Sponsi loco Chris ti. Archiepiscopi Palliuin habent in sigiium privilegialaepole' statis, significat enm portantes aureani,

sacerdozio, e
delia
ss.

racchiudeva del legno


fa colle Croci petto*

quam
st

solebant legitirne ccrtantes acciest in

Croce, o delle reliquie de'Sauti,


presente
si

pere. Episcopus auteni Festibus mini'

come

al

rerum

rnli. Si

portava continuamente attacca-

ne. Agli arcivescovi e

Episcopo, sicut in origiad alcuni vescovi i


il

la al collo.

Parla ancora della Croce pets.

Papi concessero
ca,
i

privilegio di farsi preil

torale usala da
sottile

Gregorio

del

Sgo,

di

cedere dalla Croce astata. Dice

De Lu-

argento con entro il legno della vera Croce, dopo la sua morte venerata con g aridissima divozione nella sua festa

ma

metropolitani l'inalerano anche pridella consagrazione, ne'casi permessi,

con riverenti baci. Sono sagre vestimenta vescovili, oltre altre


zio, la

Pianeta^
il

la
il

ctlla^

Plvialcy

comuni al sacerdoDalmatica, la TimiGrembiale^ Guanti


i

ovvero quando per commissione apostolica visitala provincia, ovvero che la cognizione della causa ad esso spettante iti grado d'appellazione, ricerchi la sua presenza, con casi simili a'quali
si

adatti la

(uno de' pi antichi esempi


usati da' vescovi, lo trovai in

de* guanti
s.

medesima ragione.

INel

passaggio d*

un
il

Mauro

arcivescovo per altra diocesi, non appartenente alla sua provincia ecclesiastica,

vescovo di

Feroiia nel VII secolo), i Sandali colle proprie Scarpe dello slesso drappo e colore ecclesiastico. Il Sariielli, t. IO, leti. 77, dice che insegna s. Toaimaso, vescovi avere 9 ornamenti
i

vescovodiocesano soltanto per civiltsuole invitarlo a esercitare

questo o altro ati

to giurisdizionale. Sogliono

vescovi defarlo so-

corare

il

proprio

Stemma con

sopra
li,
il

sacerdoti, cio le Calze,


(^^.), la
i

Sanda,

vrastare dalla Croce astata latina: quelli

Succinforio
la

Tunicella

la

che sono patriarchi e arcivescovi,


o di giurisdizione, o che
lo

titolari

Dalmatica,

Mitra,

Guanti, l'Anello^

furono, ancor-

il ^rt6o/o, perch 9 sono le cose ch'essi possono far sopra sacerdoti; cio ordinare i
i

ch cardinali, usano farlo sovrastare dalla Croce greca, ossia con due sbarre, inventata dall'orgoglio orientale, e perci

Chierici, benedire le P' ergi ni, consu^vai e

imporre le Mani, dedicar le Basiliche, deporre gli Ecclesiastici^ celebrare Sinodi, fare il Crisma, benedire
i

Pontefici,

impropria della Chiesa


cordati nel

Romana

pel

da
ri-

me replicatamenleavvertilo ne'Iuoghi

le iresti

a consagrare
I

P^asi sagri pel di-

IV del presente articolo, dicendo che Gregorio XVI la rigett per

vin ministero.

misteri poi di tali orna-

consagrare
tane
la

vescovi cardinali, conosciu-

menti sono: i.PerCaligas significatur rectitudo gressiaun}2. Per Sandalia,quae pedes tegunt, coniemptus lerrenoruni. 3. PerSuccinctoriuni,(juoSLola ligatur cuiii Albu, amor honestatis. 4. Per Tunicani
perseverantia. 5. Per Dalmaticani, largitas in operibus misericordiae. 6.

derivazione. Cosisi astenne ados.

Pietro quel segno che avea Paolo per altrui imperizia. La verit sempre si deve dire, altrimen-

perare in
usato in

s.

ti si

tradisce la Storia. Effetto della giusi

risdizione ancora
ritto della

dice ne' vescovi

il

di-

Chirothecas, cautela in opere. 7. tram, scientia utriusque Testamenti, unde et duo cornua hahet. 8. Per BacU' lum^cura Pastoralis juxtaversum: Collige, sustenia, s timida : vaga, morbida,
lenta. 9.

Per Per Mi-

preminenza della Cattedrale'

scovile, ossia del

Trono elevato, volgarmente appellato Baldacchino, come pretende iuesattamenle De Luca, prendendo una parte pel tutto; e il tappeto o strato, olire il Faldistorio^ sedia minore , che
ado[)erano nelle sagre funzioni. Avverte
il

Per Annulum, Sacramenta fi-

da j

Episcopi enimsufit quasi Ecclesiae

De Luca,

che se

gli

abbati mitrali e

4o
altri prelati

V ES
inferiori

V ES
privi-

hanno per

legio
in

r uso del baldacchino (non per

Roma, ai piti il dossello o postergale del medesimo ), non possono ritenerlo avanti
il

occupava ili.*^ posto presso il patriarca, o dopo il metropolitano. Nel 1699 fu stabilito, con decreto deltacougregazione ceremonule, che nelle cappelle pontificie o
papali, se
vi

diocesano, perch efil

il

trono del Pontefice,

car-

fetto della giurisdizione, ed

vescovo lo

dinali s'incensino duplici duclu, e triplici

concede in chiesa per particolare urbana condiscendenza al vescovo forastiere , il quale senza sua licenza non pu pretenderlo. Ma deve avrre il De Luca, che ci
asserisce,ignorato
la
s.
il

sce a

quando non vi tal trono. Si attribui8. Clemente Papa del 93, l'aver orI

dinato che

le

Sedie vescovili

si

erigessero

nel luogo pi

eminente

delle cattedrali.
1

contrario decreto del-

Indi decret

s.

Urbano

Papa

del

226,
1'

congregazione de'
i

altro ne enise poi nel

i656; ed 706. Con essi, che


riti

del

che
nate

le

sedie vescovili fossero alzale e ori

come

troni, per

dimostrare
i

au-

leggo

all'

articolo
del

Trono

vescovile

t\Q\

torit de'vescovi per sentenziar

fedeli,

supplemento

Dizionario

di Diclich,

compilato dal con. Ferrigni-Pisone, la s. congregazione dichiar : Che i vescovi funzionando fuori della pro[)ria diocesi non possono sedere sulla Cattedra vesco
w/e, anche col consenso del vescovo del

onde furono pur dette Tribunali. Si pu vedere Elia Yeie'fExerci tatto de Thronisyet Calhedris Pontificalbus^

Ulmae

1688. Nelle
reti,

stesse cattedrali

si

soleva te-

nere, fino da'primi secoli, appesi alle pa-

l'immagine elostemma del vescovo.


agli

luogo,
re

il

quale non pu ad

essi

concede-

Quanto

stemmi

e sigilli de' vescovi

un tal ^GViua^^QyFaldistorio ntideberey non Calhtdrani sub Baldachiniini. Egualmente non pu il vescovo in partibus sufiiaganeo sedere sulla cattedra, ne
in quella di sua chiesa, n in quelle eseuti

d'ogni grado, dir in generale. L'ornato


di quelli cardinalzi e
il

insieme vescovili

cappello, sotto

il

quale devono figurar-

si

qualunque

altre insegne, co'suoi cordo-

ni e fiocchi

pendenti, cio

ordini

car-

della diocesi,

de

liceidia tanien
diocesi.

Ordi-

dinali,

'

patriarchi e gli arcivescovi, e

narli.

cos fuori di sua

Bisogna

vescovi.

Se

gli

arcivescovi o

vescovi
della

tuttavia da questa regola far l'eccezione,

sono

siali conti, principi e signori

osserva Ferrigni-Pisone, pe' cardinali, e


pel metropolitano a cui appartiene co-

loro citt vescovile, sullo scudo usano an-

che
ed
i

la

corona.

Il

patriarca di Venezia,

me sulFragaueo
che
i3,
il

il

vescovo del luogo; giacde' vescovi,


lib.
i

vescovi delio stato veneto, olire la


lo

Cerenwniale

,cap.

Croce astala,
lati di
s

scudo pure sovrastato


:

a'

4^9) ha deciso che qualunque


i

car-

essa dalla mitra e dal pastorale

co-

dinale, esercitando

pontificati, possa se-

l'arcivescovo di iVlodena. Gli arcivesco-

dere sul trono, anzi conviene che il vescovo del luogo glielo ceda; e che al metropolitano poi
si

debba ergere un altro

trono in corna Epistolae. Dice il Sa r nelli che il baldacchmo parte del Trono^ non il trono slesso, e dice bene; e ci in
quell'articolo ripetei con lui, riparlando
di proposito del trono

vescovile.

Ed

lombardi e del regno di Sardegna , parimenti oltre la Croce astata, usano lateralmente la mitra e il pastorale ; ma alcuni vescovi lombardi, come Morlacchi di Bergamo , Romano <li Como, Belle di Mantova, Muscettola di Crema ec, usarono negli slemmi la mitra in mezzo alla Croce aitala e al pastorale. 11
vi e vescovi

tanto proprio
greci

il

trono del vescovo^, che


il

Vescovato^ come notai in quesl' articolo, e ProtO" trono ili.** vescovo d'una provincia ecclesiutica^ ovvero quel i. vescovo che

chiamarono Trono

vescovo d'Asti, come gi principe della medesima, vi aggiunge la spada, cosjquello di

Maurienne

e cos quello di

e Noli.

Ma

l'arcivescovo di

Savona Genova Ta
la sola

diui,diveuuto cuidiuale, us

Cru-

VE

S
la la

VES
scovi, per privilegio apostolico,

4i
molle precardinali, al-

ce doppia. Gli arcivescovi francesi, ancor-

ch cardinali, ordiuariaraenle usano Croce doppia sugli slemmi, il manto,


corona, e 5 ordini di fiocchi neVIne

rogative vescovili, oltre


tri prelati,

lati,

non per

la

mitra e

il

pastorale.
la

vesco-

massime Nullius Dioecesisy ed anchede'prelati inferiori. Giovanni XXII nel I 3 6 concesse a'frati minori, per l'e1

vi francesi

non sogliono porre

Croce
la

sercizio delle

Missioni pontificie^ V uso


,

sullo scudo,
Ira e
il

ma

la

corona, e sotto

mi*

della giurisdizione quasi episcopale

in

pastorale, dal cappello penden-

que'luoghi ne'quali non

si

trovavano ve-

do 4 ordini di fiocchi. Mg.^ Casanelli vescovo d'Aj-ccio, ha per ornato allo scudo

scovi cattolici; privilegio riconosciutodalla

congregazione

de'riti

a'5 aprile

7o4>

due chiavi
la

incrociate.

Gli arcivescovi e

come dimostra Lambertini, De Canoni'


zalione Sanctoruni,
lib. 2,

vescovi dell'altre nazioni non

tutti usano Croce astala negli stemmi. Diversi ar-

cap. i, n. 4-

Gi Adriano VI
agli ordird

nel

i522 avea concessa


non fossero

civescovi

pongono

l'insegna del pallio so-

mendicanti, che nell'Ameri-

pra, dentro o intorno allo scudo. Gli arcivescovi e vescovi decorati di


ci,
iVj

ca, di recente scoperta, ove


istituiti

gran cro-

vescovati, o se vi erano in que*

mettono la loro fascia intorno agli scucolla Croce equestre pendente. Alcuusano
di la corona e \\ manto. L'arciFriburgo alza la croce doppia,

luoghi in cui nello spazio di due diete

non

si

potevano trovare

vescovi ne

ni vescovi o arcivescovi di case principesclie

loro vicari, di poter esercitare

la giuris-

dizione vescovile, eccettuate


le

le

cose per

vescovo
e sotto
il

quali richiedesi l'ordine del vescovo,

pastorale, la mitra ed altra cro1

per vantaggio e istruzione degl'idolalri.


Inoltre
i

ce semplice.

patriarchi e arcivescovi arlo

Papi accordarono

divertii

orna-

meni hanno
mitra,
la

stemma
il

sovrastalo dalla
la

menti e

vesti vescovili, a'cardinali preti

quale a destra ha

Croce dop-

e diaconi^ agli abbati e altri prelati, che

pia arcivescovile e

bastone dottorale di

vertubied co'due serpi (di cui e suo significalo, nel


voi.
il

bastone
g ecij

mentre tale LI, p. 33i Bacolo pastorale (t'^/GSco\i


,

usano pontificali, a'canonici, fin anco a' Sovrani: anzi accordarono ancora parie de'propri ornamenti, come dissi nel descriverli, con uso temporaneo o slabde.
i

come

dissi nel voi.


il

XXXI

I,

p.

i48),

Nel

voi.

LXXX^l,

p.i

2, riportai

un

tra-

ed a
quale

sini>tra

bacolo pastorale vescopropria diocesi, col


alle funzioni (ed in

sunto del celebre decreto

de's. rili,

consul-

vile, e l'insegna della


si

fermato nel 1659 da Alessandro VII,

fa

precedere

l'uso de' Pontificali ne' prelati inferiori.

Roma non
vescovo

usandosi, mg.*^

Hurmuz

arci-

di Sirace, invece di tal segno, usa

altro bastone

pastorale nello stemma).

Quest'ultima insegna un bastone terminante con pomo tornito a guisa di mazza e sovrastato da un globo, sul quale la Croce. Circonda lo scudo il pallio. iVella pastorale di rog."^ Nurigian arcivescovo primaziale degli armeni di Costanlmopoli, deli83o, lo stemma compreso nel manto, ed il pallio nel centro
dello scudo in

Analoga e interessante la bolla //z Tliro' no justitiae^ del 7 52 di Benedetto XI V, ch' la Lv del suo Bullariuni^ t. 3: Su^^ per modo utendi indulto ponti/le a liuni
i

Capitalo et Canonicis Ecclesiae archie'


piscopalis Urbinaien. Indi nel lySS Be-

nedetto

XIV
t.

nella cosi,

xi del

suo Bui-

larium,

4> .Ad Aadientiani Noalram, dichiar nel 8. Conferendosi la ToH'


gli

forma

di

Y. Dalla mia
Eser-

collezione delle Pastorali, ove sono gli

slemmi, ricavai

l'esposte nozioni.

cilaronu ed esercitano, bench

uou ve-

Ordini minori, si esercitano i come anche la Consagrazione dt f^asi sagri, delle Chiese, dede Fergini, del Crisma j e l'amminislrazionedel sagramento della Cresima, la Benedizione delle Fesii sagre e da Corporali j col-

sura e

Pontificali;

42

\ Es
Lavanda
il

VES
vangelo suole recitare un* Omelia. La
delle

la sola differenza, che la collazione degli or-

dini, e gli Hllialli sopraddeltijcliecoiife-

mani ha Juogo

al

modo

iendo>i dal vescovo fuori della sua diocesi gli

riferito in quell'articolo.

bene vedere

ordini senza la licenza dell' ordina-

rio del luogo, incorre,

come

si

detto,

'psojure

la

pena della so^pcusionCy che

t. 7, leti. 5: Se il vescovo, celebra pontificalmente tenuto recitare privatamente i Salmi di Terza,

Sarnelli,

clic

non incorre esercituiido gli alti sopiaddelti, non essendovi legge che 1' impongajancorch, cos facenilo, commetta peccalo". l*io VII colla bolla Dtcet Rontaios

ciie tralascia,

E se

sia lecito dire

il

Matal-

tutino e le
te.

Laudi

la sera pel d seguen-

Non

si

deve intralasciare per conto


la i."

cuno dal nuovo vescovo o

nel giorno del

Ponti fccs, e ^i^Wo iSi3, Bull,


1.
1

possesso o dij)oi di celebrare

messa

lom. coni.

5, p.

8: Coiiflrmatio de-

pontificaIenellacatledrale,uellaqual fun-

crtU S. C. R. super declarationc prh' legiorum circa usurn Insignium Ponlificalium, quibus ex Sedis Apostolicae indallo noiinidlae dignitates gaudcnl. Cos

zione

il

Papa

solito concedere l'indultulli quelli

genza plenaria a

che
i

vi

assi-

rimosse molli aUisi e arbitrii insorti,

ordinando la piena osservanza del decretalo da Alessandro Vii e da Beiiedelto

XIV.
scovi

messa de' vescovi si faceva loro un'oblazione. Leggo nelle Osservazioni sopra un Sig/7/o,delcan. Azoni Avog.uo,pressoilGa ioger, Raccolta d' Opuscoli, t. 4B, p.
.^

steranno. Anticamente nella

Altre prerogative

godono

ve-

p.

187. In un'imposizione generale dal

nel celebrare la /Messa privala e


si

clero di Treviso fatta

ponlilcale: in questa

vestono al Irono,

mezzo dell'aliare. In ambo Palmatoria o Buga, del libro distinto del Canone della Messa^W dire invece del saluto al popolo, Dominus vohiscuniyV '\\.io riservalissimo e antico loro saluto Pax P^obis, il comparin quella nel

in vantaggio del suo vescovo nel i4<8, dalla quale apparisce di non aver voluto il vescovo accet-

hanno

l'osO della

tare oblazione alcuna nella suai.' messa

da

lui

pontificalmente celebrata; poich


tal

vigeva

costucne nella chiesa di Treil

viso e ne fa fede

suo statuto,
i;

trai,

xf,

De

ohlatione Presbyt. rubr.

ma

ripu-

tire la triplice

Benedizione nel
vii

fine.

Ne'
vi

lavasi

abuso innanzi ancora che venisse


nella sess.

ponliQcali
<leve essere

swW Altare
il

in cui celebra
[\\e\

dal concilio di Trento espressamente ri-

Candclliere

quale

provalo
era

22

col decreto

De

articolo citandosi

da

lui

una lelteradel Sarnelli prodotta nel t. 4> erroneamente


vi),

observandis in celebr. Missar. Per altra


s

inveterato e generalmente introdot-

impresso

ed usa

FiddistoriOyVe'

to colai disordine,

che

maggiori prelati,

stendo
la
s.

tulli gli abiti pontificali.


de'rili,

Decret
il

nonch vergoguarsene,con maggior pompa ne usavano sotto apparenza d'onore,


invitandosi da'melropolilani alla loroi.'*

congregazione
uflizia,
il

che quando

\escovo

i.

canonico dignitario
assistere

e due altri dignitari, ovvero due semplici

messa
cia.

vescovi e

capitoli
1

della provin-

canonici,
il

devono
il

il

vescovo,

Uu

registro del

266

ci

ha conserva-

oltre

diacono e

suddiacono che canta-

to

nomi
I

de'prelali, che invitati assistet."

no V Evangelo e V Epistola. Si crede aver s. Clemente 1 Papa del 98 ordinalo che i vescovi non potessero celebrare senza
l'assistenza del diacono.
s.

tero alla

ca d'Aquileia, e

scuno
dedit

gli
...

messa di Mar(|uardo patriarla nota de' regali che ciaoffr. Episcopus Tridentinus
...

si

vuole che
decretai

Capitidum

pede planani coo'

Zeferiuo Papa del

2o3 abbia
vescovo

pertani. Episcopus

to,

che celebrando

il

tutti

sacerlo

Padoanus unum cereuni cooperium^ et unani cuppam sine


p\viv\bQS ommss's.

doti di lui

vi assistessero. Il

Manipolo

(sic):

Episcopus Tripedc. Capi-

preude dopo

la Confessione.

Dopo

I'

E-

vesinus unaiu

cuppam cum

VES
tuhim
dita<} tacias. iVon
il

YES
si

43

vede die

altri

nare nella cattedrale (oltre la festa del*


la

capitoli presentassero

patriarca, se

non

Purificazione e

la

benedizione e di-

quelli di

Trento

e di Treviso.

Narrai ne*

stribuzione delle candele): la benedizio-

p.

vol.LXl,p.2i7,LXVlll,p.i8,LXXlV, 65 e altrove, che pontificando le mesi

ne e distribuzione delle Ceneri e delle Palme j la consagrazione dtW Olio santo nel gioved santo; nello stesso
la

se

vescovi sovrani, solevano tenere o sul-

giorno
il

l'altare,

o sulle mense
cimiero,
la

laterali,

o indos^o

Lavanda

de' piedi

a'

poveri e

trat-

alcuna insegna del domnio sovrano, co-

tarli di

me
mi,

l'elmo,
la

il

la

spada e altre arcon


istivali

se
gli

Pranzo e servirli (come prescris* Onorio III del 1216); Tinteivento aUfjzi delle tenebre e altre funzioni

manopola,

miccia accesa. Altri


,

vestivano di ferro e armati

(.Iella

e speroni. Altri facevano esplodere


pistola all'elevazione.

una
cos

Fra

gli

altri

Settimana Santa; il celebrare soleunemente nel giorno della Pasqua di Risurrezione jLUWd Pentecoste^ede Natalej nel giorno del
s.

costumarono
p.

vescovi di Cahors^

Tera-

Titolare e Protei'

vio, e Sarsi'ia (notai nel voi.

LXXXV,

tore della cattedrale ediocesi, ed in quell'altre festivit

3oo, che questo vescovato gi unito

solennizzate da'suoi predeil

a Bertinoio, nel
poi all'odierno

i853

fu
di

disgiunto, e

cessori;
la

il

portare

ss.

Sagramenlo

nel-

vescovo

Bertinoro dacui

to in aoministrazione a beneplacito della


s.

Processione del Corpus Domini^ parimente nella cattedrale; l'amministrare


a*

Sede). Forse alcuni vescovi,

suoi tempi

la

Cresima, ed

altre di cui
il

predecessori

esercitarono

il

principato

in

seguilo far ricordo. Nota

De Lu-

temporale, tuttora per memoria nel pontificare

ca,

faranno

le

delle dimostrazioni;

che talvolta per le mentovate e altre funzioni^ insorgono controversie di predi traltameulo,
[)Li

ctrto ,

come
i

gi dissi, che molti

hanno

cedenza e
generale e

facilmente
il

conservato
gli
j).

titoli signorili

e l'insegne ne-

tra'cleri secolare e regolare, tra


la
r.'

vicario

Siernmiy e lo rilevai pure nel voi. LI,

dignit o

il

pi degno
nell'assila

280 (ove

il

tipografo err la citazione


p.

canonico del capitolo cattedrale


stenza del vescovo
favorisce
il
,

lei voi.

XVUI,
la
i

224:deve
il

leggersi

^54)
I

ed

in ci

regola
gi

e 298, oltre la mitra e

pastorale, poil

vicario generale sopra le di-

nendovi
saggi e

Spada anche
y

cimiero.

gnit e canonici non parati,

ma non

dotti

disapprovano che negli

soprai parati cogli abiti sacerdotali o diaconali

stemmi

e sigilli,

vescovi e cai

tlinali, si

anche ne' ritraiti^ de' aggiungano Croci


peggio se
di piin-

di decorazioni

laicali,

quando la consuetudine immemorabile ben giustificata non persuada il contrario. Come ancora tra V Arcidia,

cipielero(lossi:ci lamentai ne'vol.X


p.

VII I, 265, LXVI, p. 78. Dice il De Luca, dovere il vescovo non solamente celebrare la I.* messa pontificale nella sua cattedrale al pi presto possibile dopo il suo possesso e consagrazione, ma deve continuare a farlo in tutti giorni prescritti dal ceremoniale e dalla consuetudine, oltre le altre solite funzioni, con divozione e maest, tranne per grave e notorio impedimento; altrimenti dar scandalo, con diminuzione di aifello eslima verso la sua persona, de'diocesani e altri. Aggiunge essere le funzioni pontificali ordii

cono o V Arciprete
in Italia,

della cattedrale, col

presupposto, secondo l'uso pi frequente

che l'arcidiacono

sia lai.*' digni-

t e l'arciprete la 2.',
solla

cadono questioni
le

prerogativa di fare
,

memorate
pontificali,

funzioni

non precisamente

nell'assenza o impotenza del vescovo, o che non voglia celebrarle sebbene vi assista; ed in ci la regola favorisce l'arcidiacono , se sacerdote e se non osti la consuetudine immemorabile in contrario. Le medesime funzioni sogliono dare

qiicdi

occasione ad alcun' altre pretensioni, le alle volle producono deplorabili


44
tia vagli e forse
i

VES
maggiori pel vescovo nel
gli
se,

VES
obblighi della celebrazione delle mes-

governo
li

sua chiesa, cio sulle premi

particolarmente nella visita della dio-

iienze e irallamenli de'princpi, designo*

e de' magistrati secolari in chiesa.

Le

processioni qualche volta

danno motiva

ma poi la s. Sede ci riserv alle Congregazioni del Concilio e eWas. Visita, mentre al la Congregazione della R.
cesi;

a controversie di precedenza Ira 'capitoli

Fabbrica di

s.

Pietro spetta

il

vegliare

cleri, tra'slessi regolari, tra 'sodalizi (de*

l'adempimento

de'pii legati, e quieta la

quali
si,

abbiamo

il

raro libro di J. 0. Bas-

coscienza coll'assoluzione e composizione,

De

Sodalitiis^

Romaei625), ed anco

circa l'obbligo d'intervenirvi. J>eli. ge-

supplendovi de thcsauro Ecclesiae a f^avore di chi devono celebrarsi suffragi. Le


i

nere delle controversie di precedenza, il vescovo ha una grande autorit datagli


dal concilio di Trento e dalle costituzioni apostoliche, di

cappelle degli episcopii della citt resi-

denziale e della diocesi sono considerate


chiese pubbliche, e perci chi vi ascolla
la

terminarle con prudendia

messa del vescovo soddisfa


i

il

precel

za soinmarianieule senza processo, e senza che dalle sue determinazioni


si

to: fuori della diocesi

soli famigliari.

Su

l'appellazione sospensiva; e ci per la ra-

gione che quelle funzioni non ammetto-

no

dilazioni,

mentre

le stesse

provvisios.

ni apostoliche e le dichiarazioni delle

una breve digressione. I vescovi hanno il diritto di celebrare o far celebrare da altri in loro presenza sopra un'Altare portatile (in quest'articolo, ossia nel voi. I, p. 282, col. 2, linea 3, per
di che occorre

congregazioni cardinalizie oihono

il

mo-

omraissione tipografica

al

///manca

in-

do per terminarle;

cio

si

deve attendecui

re, tra'chierici secolari l'epoca della fon-

nanzi XJy ubique locoruni extra Ecclesiani, e meglio ancora nella cappella del

dazione della chiesa o del collegio

proprio palazzo vescovile.


re altres
,

Ponno

celebra-

appartengono, e
vesi attendere
1'

lo stesso Ira'sodalizi

de-

o far celebrare in un tempo

antichit maggiore.
la

d'Interdetto.
ticolo,

Ira'regolari

non

maggior prerogativa

poich

Quanto al riferito nel i. arrammento di rimettermi


citarli

dell'ordine,

ma

l'antichit della fondazio*

agli articoli

che senza
per

vado

indi-

ne della casa religiosa, ancorch d'un medesimo istituto; e l'incedere di essi dev'essere sotto una medesima Croce o stendardo, cio del
pili antico,

cando

in corsivo,

le

nozioni relative,

trovo bene di aggiungere. Nel libro Del-

la santa Messa, ristampato nel pontificato del suo autore Benedetto


sez. 2, cap. I,
si

e cosi rappre-

XI V,

nella

sentano un solo corpo formale diviso ia pi materiali. Fin qui il De Luca. Avverte
il

dice parlando degli

Orail

/om douestici
concilio di
tri

o privali, quanto pure in


riferito.

Sarnelli, nel suo

Lume a principan,

quest'ultimo articolo ho

Che

175, che nell'altare, nel quale ha celebralo il vescovo non .lecito celetii p.

Trento
la

tolse a'vescovi e

ordinari

facolt di

ad alpoter concedere
messe, restanorato-

brare nello stesso giorno ad un altro sacerdote.

l'erezione degli oratorii privali nelle case per la celebrazione delle

nel

t.

8, lett.i6, Ivatt:

Delsi

la

Messa

votiva pr re gravi,
y

quando

do per

illeso

il

privilegio de'vescovi di
l'

possa celebrare e se il vescovo possa celebrarla senza solennit. Dice potersi


celebrare nelle feste di rito doppio, fra

poter avere nelle loro abitazioni

rio privato, e di potere in esso celebra-

re e far celebrar la messa, cio l'uso dell'aliare portatile o


le

Tollave privilegiate, e nelle domeoichgj


eccetto di

/Vc/m consagrata. Per


i

Pasqua e

simili.

che

il

ve-

successive provvidenze pontificie,

cui

scovo nel celebrarla deve osservare


lile

le

so-

motivi sono espressi nella della opera, e


riprodotte al proprio articolo, rest per-

solennit dell'altre messe pontificali.


i

Aulicamente

vescovi potevano ridurre

messo a'vescovi

l'uso nelle loro abitazio-

VES
o temporanee o d'alloggio, con certe limitazioni cio trovandosi il veni slabili,
,

VES
necessarie nell' atto della mssa,

45

ma

an-

che

di servizio di detti suoi parenti seco

scovo ospite
ia

o facendo visita^diocesana o viaggiando, ostando


di
laico,
li-

qualche

abitanti? 4*

Se possa celebrare, e
soliti

far ce-

lebrare ne* giorni

eccettuarsi nel-

in casa d' altri fuori della diocesi con

l'apostolico indulto? 5.

cenza della

s.

Sede. Dipoi Benedetto

XIV

suoi parenti, quali gi

Se nel caso che i godono dell' ora-

coll'enciclica all'Episcopato,

Magno cum
i

torio privato, avessero fatta celebrare la

animi Nostri dolore, de'2 giugno ySi, ch' la XLviii consl. del t. 3 del suo Bullariiim: De lollendis ahusibus ab OratoriisprivaliSyqiiaesunt in domihus laicorunij dichiar Episcopi Qratorium
:

messa, possa

il

vescovo far celebrare un'

altra messa, oltre la sua? Sac.

eadem

Ril.

Congregalioj andito prius altero excaeremoniarum aposlolicarum magislris,qui

suam

scripto sententiam pandidit, typis-

privatimi in propriis Episcopalihiis Ae-

dibushabere possuntf non solumproMissarum celebratione, sed eliani pr alia

quacumque functione
non possunty
tani in

eoruni

officii

et
liti

dignilatis propria. Altari portatili

que evulgavit, referente E.mo et R.mo D. cardinali Matlheio, loco E.mi et R.rai DD. Cardinalis J. M. de Somalia praefecti,et ponentis absentis, respondendum censuit. Ad i. Affirmative. Veruni consulendimi
legii, vide lice ty

propria

qiiam in
ipsi indi-

aliena dioecesi,

Quod tamen

SS.mo pr extensione privi" quod Episcopi in casibus


,

slincte non licet, nisi in domibus^ in quibus vere niorain traxerint^ seu hospila-

a jure p ermissi hospitantes domi vel parentem, vel extraneorum


in du Ito

qui gaudent

tifuerinty occasione viitatione, itineris.

Super quibus vide decretum Clc mentis Xif ejusque interpretatione^ certis tamen legibus circwnscriptum. Di pi ecco un recente decreto che ricavo da' Decreta authentica congrega tionis s. Rituiim^ l. 6, par. i,p. 68. Dubia: De Episcopis Tititlaribus. Quum non una, eadera*

Ora torii domestici, possinlj et valeant in eodem celebrarCy vel celebrare facereJoco,et vice Arce porlatilis^ qiiani
tantum extra propriam Dioecesni indulget Bonifacius VIII^ cap, Quoniani Episcopi, De privilegiis in Sexto , servata in reliqids forma decreti s. m. Cle^
mentis AJ, j'uxta tamen posteriorcs declarationes s.m. Innocenti! XIIIj et con*

que

sii

Auclorum omnino

sentenlia, de

privilegii'>,quibusEpiscopi, litulares prae-

serlim, gaudent, relalae ad Missae cele-

bratione,dum
cesi

in propria, yel aliena

Dioe-

peragrautur; ad quascumque elimi-

Romani sub Benedicto XIII, cap. Ad 2. Negative j veruni consulendum SS.mo pr ex tensione privik gii quoad unicam missam, quam, propria
cilii

i5, n. 3.

nanda dubitationes, sequenlia dubia in ordinario conventu sac. Kit. dici 22 augusti labentis E.mis et R.nais PP. enucleanda proposila sunt, nimirum. i. Se un vescovo titolare possa, senza uno spe*
ciale rescritto, erigere
egli voglia,
1*

celebrato Episcopi solent audire.


,

Ad

3.

Affirmative quoad familiare s dumtaxat eidem Episcopo adii ntcessarios: Negative quoad reliquos. Ad 4* ^ffif''
5. Jam provisum in primo et Die 22 augusti 1818. Facta au* lem relatione de praemissis SS.mo D. N. Pio VII Pont. Max. Sanctitas Sua sac.

vtative.

Ad

altare

ovunque

seciindo.

bitazioue esista gi
de'suoi parenti? 2.

ancorch nella casa di sua auna cappella per uso

Se

possa oltre

la

sua

Congregalionis esponsa adprobavit, coni

Dtessa far celebrare

altre

messe?

3.

Se
pa-

fimi avi t,

et

extensionem

privilegiiy ut in

delta messa, o messe vagliano in

adem-

pimento

del precetto,

anche

a' suoi

responsione adprimum, etsecundum ex propostis dubiis indulst,contrariis non


obstantibiis.

renti seco abitanti,

solo addette al

non suo servizio, ancorch non


ed
alle persone,

Die 25 ejusdem mensis

et

anni".

11

benemerito

collelloi e de'decreti

45
della
della
s.

VE
congregazione

S
tie'i ili

V
e assessore
lo

R S
di quest'intervento

riguarda

il

modo

medesima nig/ Luigi GaideMiiii^


clibl)i

riporta colla risposta a'ri feriti

pre-

gevoli schiarimenti.

Non

si

deve confonri-

cappa, sia in paramenti sagri, e i\e\V Ubbidienza che rendono al Papa sedente io trono, ed pao assistenza,
sia in
i

dere

la

cappella dell'Episcopio, oh'


il

triarchi

arcivescovi e vescovi in piviale


tela bian-

putata pubblica, e

privilegio del vesco*

del colore corrente e mitra di


ca.

\o a jave conce Sf^o: ne ulta di'es si ne Sacrifcio transeaty quia siciiti induliuin personale est^ et non locale. \ f^ escovi assistenti al ^soglio pontificio godono
privilegi

Per

la
si

precedenza del sedere e delregola cos.


al

l'incedere
chi
,

Dopo

patriar-

gli assistenti

soglio {)recedono a

seconda dell'ammissione nel collegio,con


questo che l'arcivescovo precede
il

pi

eslesi.

dell* episcopio

Quanto alla cappella trovo nella medesima col-

vescoas-

vo bench ascritto dopo


sistenti

di lui.

non

due seguenti decreti, pubblicali nel t. 2, p, i54 ei55. Dccreluni generale. Et an in Cappella Fulatii EpiscopahsabsenteEpiscopoMissa celebrari possii, et praesertim a Vicario generali? Et S. C. praebabila matura discus^ione deci evit: Decreta edita favore Cathedraliiim,et Collcgiatarwn extendi ad casus propositos tttni quoad praecedentiam^ timi quoad Crucein, Atquc in Cappella Palaia Episcopo liSy eoetiani ah sente vel vacante Sede, posse Missani celehran\ polissimuni vero per Ficariuni, nec non
lezione
i

precedono gli arcivescovi a'vescovi, e tra loro secondo l'epoca della consagrazione. Vi sono altre fuiizioni che

vescovi non

ponno

ro diocesi, ed altre che

do fuori delle loro tre sono regolate dal Cerenioniale de' vescovi, dalla Liturgia, -Riti, dalle

non nelle loponno fare essendiocesi. Le une e le alfare se

Ru-

briche per VUf/ziatnra divina. Le funzioni

che non ponno fare

se

non

nelle lo-

ro diocesi sono tutte quelle che dipendo-

no dalla podest
dinazione.
Il

deW Ordine, come VOr-

diehus festis inib sacrwn audientes

ini-

plerepraeceptuni Ecclesiae: sicque in ca


sihus panie ularih US in posteruni respon-

vescovo conferisce tutti i Sagramentif e _la sola sua ordinazione chiamasi consagrazone. Ne'primi tenpi
della Chiesa
i

soli

vescovi amministravacit-

deri mandavt. Die i


lina. Proposito

j'ul.

66
R.

Bitun'
ia

no

il

Battesimo, ed perci che nelle

dubio

in S.

C: an

t vescovili eravi

un

solo Battisterio

Cappella Palatii Episcopalis, abseule Episcopo, Missa celebrari possit, et prae-

Eonte sagro presso


era
il

la cattedrale.

Tanto

rigore, che per

mancanza

del vesco-

sertim a Vicario generali? S.

eadem C,
^

vo

talvolta raorivasi senza

battesimo,

praebabila matura discussione, decrevil:

In Cappella Palatii Episcopalis eo

e-

squa

Mssam

tiam absente, vel vacante Sede, posse celebrari poti ssitn uni vero per Vicarium: nec non diehus festis inib sacruni audientes implere praeceptuni Ecclesiae.

anco per non battezzarsi che perla Pae poi anche per la Pentecoste, pei* le quali solennit talvolta amministravano il battesimo solenne ne' due Sabati
santi, giacch

commisero
il
i

al

clero catte,

drale e ad

altri

battezzare
battisteri.

moltipli-

Die ijul.i66. Tutti

patriar-

candosi da loro

Quindi chi
,

chi

gli arcivescovi ed i vescovi hanno , luogo nella Cappellapontifica, per qualun(pie funzione sagra che celebra o assiste il Papa; ed Vescovi assistenti al soi

battezzi, battezza pel vescovo

e tutti
si

sagramenli
preti

e cose
si

ecclesiastiche

am-

ministrano e

pel vescovo,
i

fanno da'parrochi e altri che una volta faceva

glio pontifcio

vi

hanno posto

pidislinvi

da

s, perci

vescovi furono detti

lo, vi esercitano alcuni uftzi, e


la njessa nell'

cantano

tres Regeneratorurn.

ma, lu

tali

Avvento e nella Quaresidue articoli ho riferito '[uau-

amministrano

la

Pa' Amministravano e Penitenza: andavano


n*

all'arinala per predicare, benedire e

V ES
concliarei \)uhh\\c\ penile ni i,

yE
bench anConfessori
il

s
4
il

47
specie
,

le

arlicolo dissi delle sue

e ne
p.

co nell'anlichil
della milizia,
i

vi

fossero

riparlai <dtrove,

come
ci

nel voi.

LXIV,

quali in seguito ebbero

3i6), per
t.

la

quale

die'

Snrnelli

nel

nome

di cappellani, e quello di

cappelpresente

la leit.

lano maggiore, un vescovo arcivescovo,

che
si

si

fa dal solo
le

74: Dell' acqua benedetta, vescovo, e colla quale

Episcopus Exercitus come


^

al

consagrano
sono
si

Chiese e gli Altari, Midell'acqua benedet-

nella

Truppa

pontificia

e in quella di

rabili
ta

gli effetti

mentre nella Spagna il cappellano maggiore della regia cappella


altri stali;

che

fa
i

col sale

da ogni sacerdote;
fa dal solo

particolari
le

misteri dell'acqua Episcopasi

vicario generale del regio esercito ed

E-

benedetta che

vescovo,

lemosinitre (nel quale articolo parlo de*

con mescolarvi

sale,
;

vino e cenere per det-

grandi elemosinieri de'sovrani, ordinaria-

te consagrazioni

e quella

che

si

fa

dal

mente

vescovi e talvolta confessori

de*

solo Papa,coirinfusione di balsamo e cri-

principi), col

grado

di patiiarca titolare

sma per consagrare


cera
(de'(|uali

gli

f\e\V Indie, oceidentali, e alle volte altres fregiato della

anche nel

Agnus Dei voi. LXXI,


il

di
p.

dignit cardinalizia.

Non
sce-

67

71 inclusive, ed raro

trattato del

solo

vescovi confessano,
ii

ma nonno

gliersi

Confessore che pi loro piace,


il

purch
cesi, sia
Il

se

confessore di un'altra dio-

approvato dal proprio vescovo.


i.

liernardo, Origineed antichit degli Agnus Deidi cera, Roma 586. Il Sarnelli scrisse: nel t. 5, leti. 56: Del sabato in A Ibis, della domenica in A Ibis, e del'
1

Sarnelli,

4,

lett.

vo possa eleggere
gorio IX, olire ad

il

49- Come il vescoconfessore a suo


di

l'origine degli

Agnus Dei;
,

nel

t.

9, lett,

7^:

DdC

acqua benedetta che


Il

si fa

dal

piacimenlo, per privilegio


altri
iiori prelati esenti,

Papa Grepri-

solo Sommo Pontefice per consagrare gli

superiori e a'uii-

Agnus Dei).
rit colla

Redentore per

la

gran ca,

supponendo che

quale

ama

la

sua

Chiesa

le

ma

il

vescovo

si

dovesse confessare dalil

ha concesso, che siccome esso ha


to
i

istituiisti-

l'arcivescovo, questo al patriarca, ed

Sagranientiy cos
i

la

Chiesa possa
i

patriarca
essi
ii

al

Papa, ovvero ottenerne da

tuire

SagramentaliyCo'q^aW

fedeli so-

la licenza di confessarsi ad altri. E Papa, ab perculum ani mar uni tolse questa licenza, e mt'. Praeter sui superioris licenlia. Il concilio di Trento non annull, ma dichiar il privilegio di Gre^

no

giovali co'temporali e ^ipirituali

bene-

fizi;

e per la stessa Chiesa a imitazione

del suo divino Sposo, ha destinato la cosa

da benedirsi

di diverse specie
\e

come
le
i

materia, cio V Acqua,


neri, le

Candele,

Ce-

gorio IX, determinando inabile chi non

Palme

(gli

Agnus Dei),

come
i

parroco, o chi non dal suo ordinario

mestibili (di cui ne'vol. LI, p.


p.

260, LV,

approvato.
suo suddito
cesi

Il

vescovo in vigore del suo

privilegio, se fa viaggio,
,

pu portare

ii

40 e altrove), ed altre cose simili, come forma le Preghiere e Riti. Ora


i

e confessarsi a quello do-

riti

ordinati dalla
il

s.

Chiesa sono 3:
s.
si

vunque vada.

E andando in aliena diopu co:fessarsi al sacerdote approvato da quell'ordinario, e pu portarlo seco , e confessarsi dovunque vada. Qual poi debba essere il confessore del vescovo, che il testo chiama provldiun^ e la Glosa quia sciai lgare, et solvere, leggasi V Istruzione de' Confessori del p. Medina, lib. 2, CI 6, I. Spella al vescovo di fare V Acqua santa episcopale (nel qua-

sorcismo,

segno della

VE^ Croce, V Acqua


fa

benedetta. Quella che


col sale la

coH'acqua e
si

comune; questa che

fa

con

acqua,

sale,

vino e cenere un'altra as-

sai speciale.

stero del

Se in quella si dinota il mi> Eerho incarnato; in questa si

aggiunge l'effetto della medesiaia, ch' la purgazione da'peccati, come l'acqua lustrale dell'aulico Testamento per la Lu' slrazione che Dio insegn a Mos ed A-

48

V ES
Vacd'i

VES
santifcatione
legali.

ronne,cliesi faceva col le ceneri della

ca Rufa immolata
la citt

fiioi

degli steccati del*

per

purgamento e

de' lordi

d'alcune immondezze

della Dedicazione , e 4o giorni nel* V Annvemario t\t\\tA medesima. La benedizione e la consagrazione della Chiesa o Tempio (articoli che ponno tenersi presenti),

Spiega

s.

cevasi in

Tonimaso tal funzione, che famemoria del peccalo d'idolatria

con

le

convenienti particolarit

le

descrissi nel voi. XI, p. 2


la

38 e

seg.; e del-

nell'adorazione del Vitello d'oro,

immo-

benedizione e consagrazione solennisbasilica di

landosi
nagogfi.

la

vacca a rimprovero della Sialle

sime della patriarcale


lo,

Quanto

cose componenti
il

eseguite

da'Sommi

Pontefici

l'acqua Episcopale, spiega

Sarnelli

fi-

rio

XVI

e Pio IX, nel

gurarsi: nell'acqua T Umanit, nel sale la

ne'vol. XII, p.

225
,

1840 e LXXlll,

PaoGrego* nel i854,


s.

p.

SSy e

Divinit

nel vino

il

Sangue

del Salva-

368
s.

e seg. L'acqua Episcopale delta

tore, nella cenere la penitenza che purga i nostri peccati, in virt della passione e morte del Redentore. E cos propria la benedizione dell'acqua Episcopale, che una chiesa consagiata e pollnta, dovendosi riconciliare, non si pu dele-

pure Gregoriana perch prescritta da Gregorio I Magno j e deve farsi dal


vescovo consagratore della chiesa e del-

l'altare.

Parlando ieW Indulgenza, pre-

cisainenleoel voi.
dissi
la
i

XXXIV,
il

p.

276

e seg.,

vescovi avere

potere di conceder-

garne ad
sia

altri la riconciliazione
il

che non
cora-

per diritto divino a'Ioro diocesani;

ma

vescovo, secondo
Il

dichiaralo da Grealtro

avendone alcuni vescovi abusalo con accordarne delle superflue, nel concdio generale di Laterano IV nel 12 i5, i^ cao.

gorio IX.

Papa per

pu

inetlere questa facolt a'semplici sacerdoti, la quale Innocenzo IV compart a pi vescovi per delegarne preti, ma Clei

62

restrinse

le

concessioni alla dedica-

zione della chiesa e per non pi d'un anla ceremonia facciasi da u ovvero da molli; e che l'indulgeuza non sia che di 4o giorni, tanto

mente IV difllcilmente l'accordava. Il Durando spieg misteri contenuti neli

no, ossia che

sol vescovo,

l'acqua Episcopale; cio

I'

acqua

signifi-

care

il

battesimo,

il

sale la fede senza la

quale niuno pu salvarsi bench battezzalo,


il

per l'anniversario della dedicazione, come per ogni altro motivo, sia per cause
pie, sia per T edificazione o riparazione
delle chiese, e sostentamento degli spedali e simili, per recita di orazioni;
di

vino l'intelligenza spirituale del-

la legge divina, la cenere dinota l'umile

penitenza rifugio de' peccatori dopo


battesimo.

il

anco

Ponno pi
la
il

vescovi convenire
^

5o

giorni, forse con pontificia facolt,

a consagrare

Chiesa o Tempio

ma uno

solanenle

consagratore, cio quello

rio,
la

per divote preghiere io qualche santuacome per quello di Galloro, presso

che unge
vescovo
la

le

se colla detta acqua.


il

XII Croci nelle pareli asperE se avvenisse che


rendesse impotente a

si

com-

Riccia diocesi d'Albano, il cui vescovo cardinal Ostini concesse l'indulgenza di 5o giorni a chi recita l'orazione in 0-

piere

consagrazione, per improvvisa


sagra funzio-

nore

dell*

immagine
nella

della B. Vergine ia

infermit, prima dell' ?7/2Z/o/2c delle Croci, si

esso venerata

propria casa, e di
la ss.
:

deve ripetere tutta

la

ne da altro vescovo;

ma

venendo meno

100 giorni a chi la recita dinanzi Immagine nel santuario o chiesa

1'

o-

dopo averle
vo
s.

unte, basta che altro vesco-

la

continui e compia,

come decret

la

dierno vescovo cardinal Patrizi conferm tali indulgenze, s'intende con pontificia

congregazione
si

de'riti nel
i

16 14- Siano

autorizzazione, per accrescere

ve-

poi quanti

vogliano

vescovi interve-

nuti alla consagrazione, V Indulgenze che

nerazione alla medesima miracolosa ss. Immagine, e a dare maggiore stimolo


a' fedeli di

concedono non sono pi

d'

un anao nel

lecilare la breve Orazio-

V E

V E S
cio

49

ne. Spiegai la formola, // vescovo conce-

pi di f\0 giorni d'indulgenza. La risposta


fu negativa. Solo con pontificia facolt ci

de 4o giorni della vera indidgenza^


quella che
gli

fu

dal concilio stabilita.

ponnofare.il Piazza nella Necrologia o

Bens l'indulgenze vescovili non sono sospese ne' Giubilei degli Anni Santi; ed il vescovo pu concederle appena confer-

mente tratta

Discorso de" misteri de^ sagri r/7/,eruditanel e. 4*. DclV indulgenze per
di suffragio per
i

modo
Ho

defunti. Spelta al

mato, senza che


l'ordine.

sia

consagrato, perch

il

solo vescovo la valida confezione dell'

O-

potere deri va dalla giurisdizione, non dal*

santOt ^ nella cattedrale lo consagra


,

Non ponno concedere indulgeni

nel gioved santo

in

3 separati
i.""

vasetti,

za

titolari e

coadiutori, appunto per-

ed di 3 specie. La

l'olio pel Cri'

ch l'autorit non proviene dal carattere,

sviai ch^ serve pe'sagra menti della Con-

ma
il

dalla giurisdizione.

Quanto
il

anti-

fermazione
ziandio
i

eW Ordine,

per ungere ei

camente
basti

erasi parchi nel concederle, qui

battezzati, le chiese, gli altari,

seguente esempio. Narra

Do-

vasi sagri, e pegli


l'olio de'

Agnus Dei. La

2."

nesmondi, Dell' istoria ecclesiastica di Mantova y 1. 1, p. 2o3, che in quella citt


si

di

rec
il

s.

Leone IX nelio53
e p consacr )0 -,.^.
coll'assistenza di

a venela

Catecimieni, ohe si usa prima somministrar loro l'acqua battesimale. La 3." l'olio pegl'infermi, per V Estre-

rare

ss.

i^ue, Sam

chie-

ma

Unzione^ e per
Il

l'

Unzione
io,
lett.

delle

Camil

sa dis.

Andrea,

Eberar-

pane,

Sarnelli,

t.

69: Clie

do

patriarca d'Aquileia e di circa

5o

vese-

dare
ne. Si

gli Olei

Santi importa giurisdizioi

scovi, e le concesse

molle indulgenze
assai

dispensano gratis, e diocesani non


proe se la sede vacante, la
al vicino

condo

l'uso di

que'tempi,

grandi;

ponno provvedersene da altri che dal


prio vescovo
cattedrale
;

cio che chiunque avesse (essendo de*


peccati suoi confessato, o contrito alme-

mander

vescovo per
li

no)

visitato

la

detta chiesa

nel

giorno
fe-

far benedire gli olii santi, ed essa

di-

della sua consagrazione, ovvero nella


sta di
s.

spenser poi alle parrocchie della sua

Andrea;

della

temporal pena da

soddisfarsi per gli suoi peccali, d'ogni sette,

sei,

o cinque anni, uno gliene fosse

rimesso; e d* ogni quattro, o tre, o due,

Anticamente il Papa, come capo prima dello scisma de* greci, era solito mandare il Crisma a Costantinopoli in sede vacante. Se sono pi
diocesi.
di tutta la Chiesa,

mezz'uno, e per ogni anno 4o giorni, e di tutti veniali la met della pena. Ed il patriarca suddetto concesse due anni d' indulgenza a chi similmente ne' prei

diocesi unite, in quali cattedrali


chi

parro-

delti giorni avesse fatto

istesso: siccogli

me

ogni vescovo quivi presente

con-

devono provvedersene, lo dissi nel IV di Vescovato. Appartengono al vescovo le sagre Ordinazioni e 1' imposizione delle Mani, e si attribuisce a s. Zeferino Papa del 2o3 la prescrizione di
doversi fare in pubblico.

cedette
ce". Nel

un anno,

di licenza del

Pontefi-

Uno

il

sagra-

supplemento del Giornale Ecclesiastico di Roma del i ygo bene si ragiona, dell'autoril de'vescovi nel conce-

mento
tore ^

dell'Ordf//z^, distinto in

VII gradi,
il

cio per VOstiario, V Esorcista,

Let-

V Accolito,

il

Suddiacono

il

Dia^

dere l'indidgenze; da chi abbiano ricevu-

abbiano giurisdizione di accordare indulgenze; uso che devono flue delle medesime; limitazione imposta loro nel conceder le.Nel pontificato tale aulorit; a chi to del

il P^etej sopra tulli s'innalza eminente quello del Vescovo, ch' la pienezza del Sacerdozio, parimente al vescovo

cono,

appartenendone

la

consagrazione
1

coll'iu*

tervento d'altri due vescovi.

Papa che regna


il

fu fatto alla

s.

con-

gregazione de'Riti
VCL. xcvi.

quesito:

Se

vescovi,

primi 4> iniziati colla Tonsura c/mr<7 /e qual atto preparatorio, diconsi ordini minorij
altri

arcivescovi epaUiarchi

ponno concedere

gli

3 ordini maggiori^ e chi

vi

5o

E S
l'eccezioni,
festivi,

VES
ma
si

promosso ohbllgHto atl osservare perfello e perpeluo Celibato. Olire il ricordolo arlicolo Tonsura, si pu vedere ilSarnelli, t.8, \e{.i5:Sela prima Tonsura clericale sia ordine. La congregazione de' vescovi e regolari riprov nel

conferiscono ne'giorni

mentre si stia celebrando la messa, anche privato, secondo il De Luca. Scrisse il Surnelli nel t. 5, lell. 36: Se agli ordini sagri dehhonsi promuovere
poveri a
ricchi.

Non
,

polendosi stabilire
si

1620

la

proposizione: Qitocl prima Tori'

una regola uniforme

lasci al giudii

Slira characterem

non imprimerei. Per-

zio de* vescovi dal Tridentino,

quali or-

ch il maggior seguito de'canonisli crede che sia un cerl'ordine, pel quale s'imprima il carallere indelebile nell'anima.
Jl
ti

dinassero a titolo di Patrimonio cecie"


sastico que' soli che stimassero di necessit

di utilit alle loro Chiese. Si


il

pu

De Luco

crede conciliare
speciale,
,

le

discrepan-

vedere
mentiy

p.

Chavo), Storia de' Sagrai4'.

opinioni colla distinzione, che


il

non
la

sia

t.

3, lib. i,cap.

Ciie in ogni

un ordine

quale abbia

sua

materia e forma
tri

o una certa ammini-

strazione ad esso annessa, com' negli


ordini,

aU

mentre in
Vili, e

tal

bero VII

ma

modo non sarebin questo modo vada


i

non sa ordioe^ma introduzione agli ordini, quaintesa l'opinione de'leologi che


li

tempo i vescovi ebbero la podest di dare gli ordini maggiori ad esclusione di ogni altro. Regole che osservar doveva' no nell'esercizio di loro autorit, siccome di non ordinare in aliene prvincie, di non ordinare soli ec. Papa
s.

Anastasio

I
i

del

398

proib

che nel
dal

senza

la

Tonsura non

si

conferiscono,

Viaggio (F.)
ordini senza

pellegrini ricevessero gli


lettere

stica; bens

ovvero un'ascrizione alla milizia ecclesiache sia un ordine ecclesiastitere, a somiglianza

le

sottoscritte
il

proprio vescovo, colle quali


cesi col

chierico

co in generale, e dall'imprimereil caratsce la facolt di


ricale,

faceva conoscere, ch'era uscito dalla dio-

de'VIl ordini, ne nariassumere lo slato che,

permesso del suo prelato, e


di regola
agli
altri

ser-

vivano

vescovi, per

anche dopo dismesso


il
il

onde

di-

esercitarvi la

giurisdizione dell' ordina-

venti

tonsurato vero Chierico.

solo

vescovo consagralo
rio del

ministro ordina-

sagramento

dell'

ordine

ninno

ebbe origme la Dimissoria, Abbiamo di Giuseppe Moreni, Tractaius moralis titulos pr promovendis
zione. Cos

pu

esser lecitamente

ordinalo se non

ad
Il

Ecclesiasticos ordines,

Romaei699.

che dal suo proprio vescovo, o da un altro col di lui pernesso o Dimissoria. Per
privilegio pontificio conferiscono gli or-

Papa come Vescovo della Chiesa U-

niversale (nel quale arlicolo parlai del

dini minori, oltrech a'propri sudditi regolari, a'suddili temporali, diversi abbati

legame dell' ordinazione, massime t\V Ordinazione de^ Pontefici), coWovdVAzione lega l'ordinalo alla Chiesa
na, e senza sua licenza

Uoma-

Vm///5 e prelati minori, perch

il

con-

ferir la tonsura e gli ordini

minori non

promosso ad
vo,

altri

non pu essere ordini. La Confermaconferisce dal vescodel sagra-

propriamente funzione pontificale riservala all'ordine vescovale,


sto funzione giurisdizionale,

zione o Cresima

si

ma

piutto-

come ministro ordinario

ed un effello
dell' ordine,
altri

mento,
lati

e per privilegio pontificio da'pre-

della giurisdizione pi

che

minori, e anco da' preti per urgenti

onde pu
ti

farsi dagli

abbati e

prela-

necessit in rimote regioni,


ta
si

come

talvol-

che abbiano

la giurisdizione ecclesia-

concede

a*

Missionari delle Mis"

stica ordinaria.

nella

L'ordinazione deve farsi propria diocesi, ne* sabati delle

sioni pontificie.

Papa
i

s.

Urbano

del

226 ordin che


che conferm
s.

battezzati la ricevesse-

ni maggiori,

Quattro Tempora, massime degli ordimentre i minori godono del-

ro soltanto dalla

mano

del vescovo;

il

Caio Papa del 283.

Woa

VES
pu amministrare dal vescovo non conSHgrato, e d'ordinario si amministra prinsi

VES
di Pentecoste,

5t

cipalmente nella solennit

perch nella solenne il vescovo che benedice, sebbene non celebri, come pure il vescovo e non il celebrante benedice il
diacono^ Vincenso^ Vacqua^
trettanto col
ec. Si fa al-

massime eziandio in tempo della s. visita, ed in ogni tempo si pu amministrare


a*

moribondi. Pio Vili col breve


1

Quum

scntNobis^e^S settembre 83o, Bull. Roni, cont. t. i8, p. 145: Facidtas tri'
buia Ficario generali Episcopi Syraciisani Cori/Irma tionis Sacramentum infantbiis loco Episcopi conferendi^ durante s alleni epidemico morbo che af^

Papa mediante genuflessione, e benedicendo il sacerdote da un lato dove non il Papa, egli poi comparte la
benedizione,bench non celebri. 11 vescovo
benedice all'ultima lezione del Mattutino
della notte di Natale, s'egli
la

legge;

ma in-

vece di xMQjuhe Domnebenedicere^voU


10 all'altare dice:
cere.

Jube Domine benedi'

fliggendo
strava e

la citt

e diocesi mieteva
11

le vi-

te di molti fanciulli.

vescovo ammini-

rebbe: F^erba

metiti; e l'estrema

pu amministrare gli altri sagraUnzione fu concesso


I

a'preli di conferirla, stante le molteplici

benedizione, che saEvangelii doceat nos Christus Filius Deij ma invece tutto il coro risponde Amen. Ci secondo tutti i quali dicocanoni dell'antichit tutta,
la
s.
i

Ninno d

occupazioni de'vescovi.
la

vescovi
all'

danno

no: Episcopus benedicite non. benedicilur,


11 vescovo poi non dice Jube Donine^ ma Jube Domine, perch il Domnus si dice agli uomini e Doniinus a Dio. Cos il celebrante dopo il Manda cor meum, dice Jube Domine, ma il diacono Jube Donine, S ponno vedere gli articoli de* discorsi

Benedizione
,

agli

Abbati e
le

AbbaRoAl-

desse

e nel Ponlijicale e Rituale


vi

manum
fanno
si
i

sono tutte

benedizioni che

vescovi, inclusivamenle agli

tarij Festi^

Fasi

e Utensili sagri. Dis,

gi a suo luogo

che

il

vescovo eh*

pure abbate commendatario, rappresenta in una due persone, intitolandosi vescovo e abbate. Benedicono le sagre Fergini.

vocaboli. Si veda

Del

rito

il Sarnelli, t. 4, lett. 9: delle Benedizioni nelV uno e

nell'altro Testamento. Nel Rituale

Ro-

Appena
il

entrati

nella
il

loro diocesi

manum,
il

oltre tutte le benedizioni, vi

benedicono

popolo:

valore delia bei

Melhodus

indiciionis

praemiUendae

nedizione del

vescovo ed

suoi effetti

Pontificiae Benedic tionis slatis diebus

non dipendono

dalla santit della vita,

ma

dal carattere. Essendo atto di giurisdi-

zione non pu darsi dal vescovo fuori la

super popnlum elargiendae. Ritusquei ea servandus a Regularibus , quibus a s. Sede hujasmodi facultas indulla est^
vel indulgebitur. Delle virt ed eccellenza
del segno salutare della Croce, ragionai
nell'articolo Crocesegno. Il Nardi dice che il benedire solennemente il popolo fu sempre diritto riservato all'unico pastore il vescovo, sia in chiesa, sia fuori; e non us mai terminarsi una sagra adu-

propria diocesi. Sul suono delle

Campa-

ne nel passaggio de'vescovi pe'luoghi di loro giurisdizione, e saldare la Benedizione a'diocesani, dovendo questi genuflellere, parlai
cilio di

Ravenna

anche descrivendo il condel i3i4 E' cos pr*


il

prio del vescovo

benedire, che presen-

te lui era vietato al sacerdote

dare
e di

la

bei

nanza prima che


se

il

vescovo presente aves-

nedizione, anche nella Me^^rt, secondo


decreti pontifcii di
sio
I.

s.

Leone

s.
il

Gelasacer-

In seguito fu stabilito, che


la

dato la benedizione. Ne' primi secoli, terminala la funzione^ un diacono diceva al popolo: inclinate ad benedictionem; e
il il

dote domandi
sente con

licenza al vescovo pre-

vescovo benediceva prima


popolo, tanto
finiti
i

il

clero, poi

Inchinazione del capo nella messa privata, e compartendola da una

mattutini,
i

quanvespe-

to finita la messa,
ri^

quanto dopo

parte (lo stesso presente

un

cardinale),

esibendone letestimonianze. Io u au<

S2

VES
M che
il

VES
suo gregge sentisse
,

da s. Cnrio Borro* meo in questa parte messo in nuovo vigore, nel 4*** concilio di Milano del 1 5^G, alla benedizione del vescovo il coro diceva: Princcps Ecclesiae^ Paslor ovilis, tu nos ienedcere digneris. Il diacono rispondeva: Ilumliate vos ad hcncdiclio' ncm. Data questa, il clero a voce umile cantava Dco gralias seniper aganius.
lieo libro Ponlificale,
:

il

peso delloro
il

l'assenza del pastore

non dando

Crisma, non celebrando le messe solenni, ne compartendogli Kpiscopalem Benediclioneni. Spesso per dire
cante,
si

diceva: vacare pastorali

una sede vaBene-

dictione,o ahsque Benediclione Episcopali degety ovvero unico pastore vidua Episcopali vacat benediclione. Tale era
la giustissima

Anciie

al

presente

il

vescovo benedice

als.

idea che

si

aveva della san*


benedizione

la fine d'ogni funzione. Nel

49^

l^apa

ta
di,

benedizione vescovile. Aggiunge il Nardebbesi genufleltere


llla
il

Simmaco, scrivendo V Epist. 6 ad Anastasio! imperatore, nel fargli vedere quan-

vescovile, prescrivendolo

Cerenoniale

to era pi grande la dignit vescovile del-

de' vescovi, per la ragione ch'

uno

de*
i

l'imperiale, Ira

le

altre cose gli dice: T'u

sagramentali

(\t\\di

Chiesa, che rimetle

Jmperalor a Pontifice baptismum


cipis^
sciSj

ac-

peccati veniali,

sacraiuenla sufns,orationeni pBenediclionem spera s^ potnilentani rogas. Insegna la storia ecclesiastica, che quando un vescovo andava dall'imperatore o dall'imperatrice, e molto pi da* gli altri, questi chiedevano la benedizione pastorale in ginocchio, ed un esempio
l'ho riferito dell'altera imperatrice

cium est, e in non si rimettono


d'ossequio verso

come vedesi nel capo Di veniali s. Tommaso; ed


i

(salvo

sagran)enli, eia

detestazione de'peccali), se non con atto


i

sagramentali medesila

mi. Gli ecclesiastici pure devono fare altrettanto,

anche o quando
1'

debbono

ri-

cevere prima di montare in Pulpito, o


di cantare

Eu-

dossia o Eusebia, quasi in principio di

gra funzione.
cettuati^

Evangelo, o fare altra saI soli canonici ne sono ecsenatori della


chiesa e

questo

benedicevano

vescovi in

come

chiesa, fuori di chiesa, in citt, in

pagna,

in giro, al

campo militare.

camFu sempopolo

del vescovo, soltanto dovendosi scoprire


il

pie vietalo a'preti di benedire

il

vi la

capo e inchinare. Danno trina benedizione anco col

vescoss.

Sa-

solenneujente, colla formola: Sii

Noinen

Domini lenediclu ni
trati
;

etc, propria de' veabbati miCortpiscopi,


la trina

scovi, e per privilegio degli

molti sono

canoni prodotti dal


a*

Nardi, ed era vietato anco


Il

gramento. Da remota antichit e da canoiMci di Uavenprima del 1209, ua danno la ti ina benedizione col ss. Sagramento, eziandio presente l'arcivescovo, o qualche cardinale; e danno pure la
i

vescovo ne' primi secoli dava


Basilio,

trina solenne benedizione in fine della

Lenedizioiie,comeoggid,dicendola messa di
s.

messa
vilegi
li

morto

nel

ne del divin sagrifizio il populum^faciendo ircs Criices super eiim, primani in medio, secundice super

879, che in fi* vescovo bene-

l'arcivescovo o

purch non vi sia un cardinale. Questi prisono riconosciuti dalla s. Sede, che
in pontificale
,

riguarda come quelli degli abbati.

cardinali pure ne'Ioro Titoli Cardinalizi e

dam ad

sinistram par lem, tertiam

ad

dexteram^et convertii se iterwnad altare. Ed il vescovo benediceva anche fuori della messa, come vedesi in s. Gregorio Nisseno, halellodis. Basilio, ed ezian-

coni,

Diaconie Cardinalizie, preti e diadanno la trina benedizione. cardiI

nali preti in fine della

messa

_,

e col ss. Sail

gramento,

la

danno
i

in

tutto

come la danno

cardinali /^e^^// colla

mondo; ma-

dio per

vo g

di

le strade ed in privato. Il vescoLaon, cacciato dalla sua sede, pre-

no, bench diaconi. Questi nelle loro diaconie, dice Nardi^

ponno usare

piviale e

gli altri

vescovi comproviuciaU a far

mitra. Siuoal secolo

XVI vedesi

iuFran-

VES
che ujoiibondi chiedessero la benedizione vescovile, la quale o il vescoeia l'uso,
i

VES
il

53

insieme per acquistare forza a sostenere


fervorose orazioni

vo andava loro ad impartire, o vi mandava alcuno a suo nome. I parrochi dovea1)0 ammonire il malato di chiederla. lu

qualche diocesi, anco


bolla Pia Mater,L\t
la

d'Italia, tuttora

si

conserva l'uso. Benedetto

XIV,

colla

aprile l'j/^'jycW

XXXIV del t. 2 del suo Dullariuni: Aniplialur Episcopis facidtas inipertieiidi Benedictioneni ciim Indulgenlia pLeiutriajiddibiis in mortis articulo consdtatisj

digiuno eoa messa anche la sera nelle loro case privatamente. Anticamente, secondo i termini della ragione comune canonica, il vescovo avea la podest di stabilire alcune Feste de'Santi di particolare divozione, Protettori de'Iuoghi, ordinandone al popolo
il
,

martirio,accoa) pugnando

e celebrando

l'osservanza di precetto;
di

ma

per

gli

abusi

non pochi, come in altre materie riferite dal De Luca, fu ristretta la loro autorit
lici,

edam per
1

alios^

tam
ab

in civilahus^

tolta per provvidi decreti aposto-

qtiam
tos.

in dioecesibus,

ipsis

snbdelega-

massime d'Urbano Vili, che


si

pe' rele feste,

vescovi
se la

aveano

la facolt

ad

trien-

clami degli stessi vescovi, moder


le

nium^
detto

domandavano
la

al

Papa;Bene-

quali per consuetudine


al

stimavano

di

XIV
DEL

concesse in perpetuo,

come

precetto, restando

pi di particolare dialtri

gi dichiarai nel 111 dell'articolo BeneDizioivi

vozione del popolo;


ta al

Sommo Pontefice.

Ivi inoltre

ulteriori moddicazioni.

Papi eseguendo Per tuttora spet-

dissi, nel

XIII precedente, che Clemente accord ad ogni vescovo la facolt di dare la benedizione papale, con indulgenza plenaria, per Pasqua e in altro giorno a

vescovo

il

vegliare sull'osservanza

delle feste, e proibire quelle di divozione.

Apprendo
popolo
quali
le

dal Ruinurl, Atti sinceri de


i

una a'prelali niillius, 1 vescovi coronano le ss. Immagini, e vigilano sulla loro decenza ; e coronano ey Imperatori^ /Jeed i\U'\Sovrani. Spetloro arbitrio, ed
i

Martiri^ che
de'primi
i

vescovi ne intimavano al

solennit, secondo la disciplina


secoli,

narrata da

s.

Basilio, ne'

vescovi a'tempi consueti avvisa-

vano

il

popolo proprio, delle feste occor-

ta alla giurisdizione del

vescovo, per an-

renti e de'giorni in cui cadevano, per solennizzarli con religiosi uffzi e sagre ce-

tichissimo costume,
ni\ oltre
il

il

pubblicare Digiu-

vigilare l'osservanza de' con-

remonie, onde rinnovarne


morie. Inoltre
assai vigilanti
gli atti
i

le

gloriose

me-

sueti e dispensarne, cio perla celebrazio-

vescovi

furono sempre
il

ne

(le Sinodi, o sovrastando alcuna grave afflizione, ovvero cosi richiedendo qual-

nel

custodire sincerissimi

e Martiri. Si pu vedere
5, lett. 35:

Sar-

che bisogno,

esempi risalendo a Tertulliano nel li secolo, che li testifica, in uno a s. Ireneo, pe'rairacoli che ne derigli

nelli,

t.

Se

il

vescovo possa

istituire giorni festivi di precelto?K\s>}^o\-

varono. Appartiene

a'

vescovi, e
la

non

alla

de affermative^ secondo il diritto comune, poich il concilio di Lione (pare in


quello del

podest secolare, l'ordinare

pubblica

583

relativamente alla negli-

Preghiera jG
detto

in difesa di tal diritto

Bene-

genza
ste di
si

di

molti vescovi, a cui fu proibito


ca-

XIV eman
il

analoga bolla. Quanto

di celebrare fuori delle loro chiese le fe-

a'digiuni, dice

p.

Mamachi,

primitivi

Natale e di Pasqua, eccettuati

vescovi seguendo l'esempio degli Aposto-

d'infermila, o per
il

comando

del re) af-

digiunavano quando si accingevano a qualche grave impresa per utilit della


li,

ferma che
la
la

solo

ni festivi in

onore

Papa pu istituirei gio*, di Dio e de'Santi neldichiar Gregosess.

Chiesa e della cristiana repubblica, facen-

Chiesa universale,e ciascun vescovo nelsua diocesi:


lo slesso

de j^m'QQ Stazioni jfirgn.'j singoiar mento nelle imminenti Persecuzioni^ qual valido presidio onde placare il Signore, e

rio

IX; e poi
i

il

Tridentino,

2 5,

De
in

Regni., cap.

2, Dies etiamfesii,

quos

54

VES
ta la

VES
dicare nella cattedrale, sempre ne spet-

Dioecesi sua servandos idem Episcopus praeceperit. Questa podest per de' vescovi fu
tri

nomina

al vescovo,

non ostante qual-

moderata da Urbano Vili e

al-

sivoglia

contraria consuetudine

imme-

Papi. Appartiene a'vescovi di riconole

scere

gittime e autentiche
f]uella,

Rdujue i\eSanlif e se siano lenon pi avendo


,

morabile, secondo il De Lucaj per la ragione che il predicare nella cattedrale

come

gi dissi, circa
il

il

loro culto

propriamente ufiizio del vescovo, onde deve deputar altri in suo luogo se non
vuol farlo per s
stesso.
Il

riservato al Papa. Avverte

Marangoni

INardi dislin-

a p. I i8 del poco connue libro, L'avimirabile conversione di s. Dsrna detto


il

Buon Ladrone^^otoa 74 ,come queli

lo

cheda 3oanni

assisteva

il

celebre Boi-

detti alla ri.ognizione delle ss. Reliquie,

che gravi abusi ebbero luogo dalla


lit

faci-

gue la predicazione in due specie, una maggiore, cW la Predica o Predicazione propriamente detta; l'altra minore^ o sia il Catechismo o Catechistica. La maggiore chiamasi anche tractare, ed propria de'soli vescovi, ed anticamente non
predicava che
ti il

d'autenticare

si le

trovate ne' sagri

vescovo, o talora da'prele

Cimiteri di
signi della

Roma,

de'Santi pi in-

o diaconi faceva recitare


il

proprie opre-

Chiesa, introdotta da molti anni da'prelati e loro ministri, con impor loro arbitrariamente un nome, il che proib la congregazione delle ss. Indulgenze e Reliquie. Aggiunge, non bastare quindi, che nelle autentiche
de' vescovi
si

meliedopo

Vangelo, come

le altre

dicazioni. In

Roma,

fuori del

Papa, an-

ticamente niun vescovo predicava. Papa


Evaristo del 112 ordin, che il vescovo mentre predicasse fosse assistito da adJnch loro emuli non sette diaconi
s.
,
i

moderne

legga:

Ex locis authenticis
quelle chiese

extractas; poich sarebbe necessario conoscere la prima loro origine, e gli antichi

gl'imputassero alcun errore, come vuole il Ciacconio; ovvero perch imparassero


lo stile

della verit

nel ministero della


il

monumenti

di

donde
i

predicazione,
ni. Il

come

interpreta

Bianchital

furono estratte, nel che dovrebbero


scovi

vedi

Rinaldi dice che fu prescritta l'as-

usare attenta diligenza


il

prima

sistenza de'sette diaconi, per

maest di

permetterne
investigarne

pubblico culto. Occorrere


primitiva derivazione,
il

funzione, imperocch
siastica stata fatta
celeste,

la

gerarchia eccle-

la

ad imitazione della
s.

primo
d'un
s.

fonte, perch consti delT identit

ove furono veduti sette Spirili astrono di Dio; e


Ignazio assodiaconi all'angeliche virt, pernell'altare, e furoessi

Corpo o

pai te di esso,

come

nel-

sistenti al

le chiese

ove esistono siano con antico

miglia

e immemorabile culto da'fedeli venerati.

ch servono a'vescovi

Quindi grande dev* esser ne' vescovi la cautela nel riconoscere e approvare le ss. Reliquie. Il vescovo maestro del popolo e ministro della predicazione, alla quale

no

soliti di

ministrare ad
Il

mentre predocu-

dicavano.

De Luca d

utilissimi

menti
nello

sulla predicazione del vescovo, che


stile

dev'essere diverso da'predica-

Ges

Cristo scelse

gli

Apostoli cui suc-

tori di professione, cio chiaro ealfettuoso,

cessero,
diritto,

onde il solo vescovo avendone il pu delegare a predicare; il prete

te

grave e sostenuto; dica familiarmenpi cose che parole, sicch tutto sia
paglia,

e diacono fanno \& Predica (nel quale articolo dico pure quanto riguarda il vescovo, ed predicatori che deputa), solo per delegazione del vescovo, a cui spelta
i

molto fruito e poche precipuamente sui peccati a cui inclinalo il popolo di sua diocesi, ed in quelle cose ed abusi che reca-

grano e non

foglie; insistendo

deputarlo e dal quale

predicatori de,

no maggiori pregiudizi per


seguenze. Per queste ragioni

le
si

loro con-

vono ricevere la benedizione ancorch ad altri ne spetti l'elezione. Ma per pre-

slima di

mollo profitto

la

predica del vescovo in

VES
occasione della visita, poich sempre riesce di

VES
parola d Dio, essendo
zioae de' vescovi,
gli stessi
il s.

^S
principal fua-

la

grande e salutare impressione a* le ammonizioni udite dalla propria bocca del pastore. Parlando direttamente, da padre e da superiore, maggiore il risultato che se ne pu ricavare. Se deputa altri, deve vegliare sulla dottrina che predicano, e sospenderli se seminano scandali. Benedetto XIV raccomand calorosamente a* vescovi l'istruzione de'popoli nella Dottrina cristiana^ proponendo ad essi il metodo del celebre cardinal Bellarmino gesuita, e quello pure per insegnarla a'fanciullij laonde il vescovo deve vigilare che sia insegnata, poich anticamente l'insegnava egli slesso, quando dovea istruire nella fepopoli

concilio ordina, che

vescovi nelle lor chiese spieghe-

ranno

la s.

Scrittura, Q predicheranno la

parola di Dio, o se nesono legiltiraameate impediti,


li

avran cura, che quelli a'quane haa commesso l'impiego, lo ademi

piano nelle loro cattedrali, come pure


si,

curati nelle loro parrocchie, o perse stes-

o io mancanza loro per altri, che saranno eletti da'vescovi, tanto nella citt, come in qualunque altro luogo della diocesi dove giudicheranno opportuno di
,

far predicare

...

e questo

almen

tutte le

domeniche

e feste solenni, e ne'tempi di

digiuno e di Quaresima ogni giorno, o

de

convertiti adulti; e

non mancano
che

retal-

centi

esempi

edificanti di vescovi

volta a ci
si

si

dedicano. In diverse dioce-

almen 3 volte la selticnana, se lo credono necessario ". Nella sess. 24 De Reform. e. 7. I vescovi istruiranno da s, e faranno istruire da' Parrochi intorno
,

e citt vescovili fiorisce l'inseguamea-

alla

to della dottrina cristiana,

come

io

Festa-

rona^ ed eccellenti regole e istruzioni


bih
s.

materia de'sagramenti, quelli che si parropresenteranno per riceverli. E chi si applicheranno con zelo a questa
i

Carlo Borromeo arcivescovo di Miil

spiegazione, e nel

mezzo

della messa so-

lano,

quale pu servire di modello del


in tutto.

lenne e del servizio divino spiegheran-

buon vescovo

dinal Federico

Abbiamo del carBorromeo De Concio,

no

nella lingua del paese, tutti

giorni

festivi

o solenni

il

lesto sagro del

Ca-

nante Episcopo: De sacris Oratoribus, Mediolani i63r. Del vescovo di Sarsina Gio. Battista Braschi, Idea del pulpito Miirato, ossia il F escovo che predica, Ro-

techismo del concilio (o Vangelo), e gli avvertimenti salutari che sono in esso contenuti". Il concilio di Sens del i528 determin:" Il vescovo sospender i predicatori, che invece di predicare

ma 17 25.
peo
lett. 45"
".

Del vescovo

di Bisceglia

Pomt.

Sarnelli, Lettere ecclesiastiche,

3,

gelo,e d'ispirare

La

predicazione e propria del


t.

blicano delie
riso, e quelli

il Vanamore per la vut, pubfavole che ponno eccitare al


i

vescovo e del curato;


potersi
il

4) lett. 53:

Non

vescovo esimere al tutto dal


t.

che inducono popoli alla disubbidienza". Dice l'autore del 3. articolo

predicare j

3, lett. 3:

Doversi far con-

pubblicato nel Supplemento al

to degli avvisi de' vescovi

ex

officio, riu-

scendo alle volte profezie. Decret il concilio di Trento, sess. 5, De Reform. e. 2. Siccome la predicazione del Vangelo necessaria nella Chiesa , e che questo il primo dovere de' vescovi, quindi che il s. concilio obbliga tutti i vescovi a predicare in persona la parola di Dio, purch quiilche legittima causa non gli dispensi".

Giornale ecclesiastico di Roma dell* anW01791. L'insegnamento del deposito di


tutta la religione fu affidato dall'

Uomo

Dio
do
il

al collegio apostolico,

ed a tutta la

successionesinoalla fine de'secoli. Quan-

sia

vescovo insegna per proprio uffizio, con viva voce, sia cou lettere pastorali, sia nel sinodo diocesano, sia regola

lando

disciplina della propria diocesi;

nella sess. 7.^,

De Reform.

e.

4. L'esercizio della predicazione della

rende testimonianza per la sua chiesa, che talerinseguamentodi Cristo, e che

56
quella
lai

VES
disciplina

VES
dificante ne fu
il

non contiene cose

frutto. Cos'i

sempre

contrarie agrinsegnainenti di Cristo.

siccome Ecclesia est in Epscopo


nel teologo privalo,

non

nel dottore,
il

non non

avvera die la fede, la quale si e propagata con la predicazione , con la predicazione resta ravvivata, e si manpi
si

nei cattedratico; quindi


la

solo vescovo iia

tiene ne'popoli".

11

vescovoinfiigge e sen-

testimonianza di uffzio a
cliiesa.

nome

delia
lia

sua

Anzi

il

vescovo slesso non

questa rappresentanza, se non


scovo,

come

ve*

ed alCensure e Pene ecclesiastiche, li cardinal De Luca ne tratta al cap. 2.3: Deltenzia la scomunica, V Interdetto,
tre
le
il

quando

cio attesta per ullzio nel

suo ministero, non quando scriva o argomenti come dottore privato. E sicco-

vescoi^o si
qualifica

censure ecclesiastiche, e come in esse debba contenere e regolare.

me

anciie, uhi Petrus, ibi Ecclesia, la

conformit colla dottrina di Pietro, nei


sistema cristiano
lidia delia
ticolari".
il

carattere, la pietra

testimonianza delle ciiiese parle

Oltre

prediche, sogliono

ve-

scovi

da appositi
far
la

Mi ss io nari, di quando in
la llis-

quando

dare nelle loro diocesi

armi spirituali usate anche Testamento vecchio e chiamate ^//.z/f/tr, etra essi di maggior gravit , portando ancora seco l'ordinaria pena della vita. iNe'primi secoli della Ghie sa queste punizioni producevano potenti elfelti, ed erano assai temute, e di gran lunga pi operative dell'armi tem[>orali
dagli ebrei nel
de'principi, eziandio dagl'imperatori e altri

Le

sione y per

santificazione dei popolo.

Essa preceduta da una ceremonia, pi o meno secondo il seguente esempio. Riporta


il

sovrani; molto pi se

censura

si fulminava maggiore della scomunica


,

la
la

n.

4i del Diario di
a'

Roma
i

del

quale oltre

il

costituire l'anima nella di-

i833, die

5 maggio

in P^eroli

pp.
die*

sgrazia di Dio e nello stato delta


zione, giuridicamente cagiona

missionari del preziosissimo

Sangue

dannaanche di

dero compimento alla gran piazza situata tra


cliiesa di

s.

Missione nella
cattedrale e
la

fallo gravissime pene temporali, cos\ per


l'inabiiitazioneall'e^ercizio di tutte le ca-

la

s. Salome con folla immensa di popolo; e le di vote funzioni di' ebbero luogo in tale occasione , la resero assai commovente. Fu poi rimardievole il te-

riche, e al

godimento

di tulli gli onori e

prerogative;
e
il

come ancora

circa l'infamia,

nero incontro del popolo all'arrivo de'


pp. missionari, per
ss.

abborrimento del commercio e della pratica degli scomunicali. Deplora tempi moderni del poco timore deltotale
i

gli

evviva giulivi de*


11

la

scomunica,
s

si

per

la

corruttela de'co-

Nomi

di

Ges

e di Maria.
il

clero e

stumi,

per essersi rilassata e ralfreddata


s

le confraternite, tra
le

suono festevole delle

l'antica piet, e

per

le sottigliezze d'al-

campane per indicare che nella missione


con piacere accoglievano
i

cuni canonisti e teologi die inducono al


pretesto di nullit e quindi al disprezzo

tutti

divine

misericordie, riceverono

missionari alla

esecrando. Per

tali riflessi

un vescovo de-

porta della

citt, dove

il

sagro pastore mg."


pratiche

ve usarne di raro e con molla circospezione, acci riescano efficaci e di profitto.

Cipriani,essendosi trasferito per celebrare


il

rito dell'istituto,

secondo

le

Laonde, soggiunge, esser dovrebbono


censure una spada temuta,
nel fodero.

le

Paolo Segneri, seguito dal b. Leonardo da Porto Mauiizio e da altri celebri missionari consegn al direttore
del p.
,

ma

ristretta

Di alcune
vescovo
1
,

di

queste pene pu

assolvere

il

allie essendo riser-

delia Missione

il

Crocefisso

per indica-

vate

al

solo Papa.

vescovi sono Inqni^


,

re

la

consegna delle anime che dovevavescovo raccomand con un brefervoroso di&coiso. Grande ed e-

sitori nati e ordinari

contio

1'

Eresia,

no
sa

essere pasciute colla divina parola; co-

nella loro diocesi: in molti stali

non

vi

che

il

Inquisizione locale. Scrisse


l.

il

Sarnelli nel
ve-

ve,

ma

7, la leti.

4o

'

Delia podest del

VE S
srovo intorno all' assoluzione delV ere.sin.
I

VES
di

^7
non
in,

funzioni ecclesiastiche; quand'anche ne

Benefica ecclesiastici^

ragione

menasse seco degli

altri, s'egli

cosnuiie spettano tutti alla collazione del

vitato per lettera dal metropolitano

vescovo, tranne quelli delle cattedrali appartenenti alcapitolo, quelli appartenenti


a'

da'vescovi della provincia dove sen

va.

Che
servi

se vi far delle ordinazioni senza es-

canonici delle collegiate,

le riserve

a-

posloliche,

come

le

prime dignit

delle

clesiastici,

chiamato, o disporr degli alfari ecche noi riguardano, tutto quel-

cattedrali e delle collegiate, gli alletti ai

lo ch'egli

avr fatto sar nullo, e

in pe-

papa, e

quelli de'raesi di

tenenti egualmente al
lutti discorsi nel

nomina apparPapa. Argomenti

ricordato articolo, e ne*


relazione; cosi dell'e-

na del suo attentato irragionevole, fin da questo punto deposto dal s. concilio". ordin il can. l 'j. Ogni vescovo non

Vm

tanli

che

vi

hanno

rezioni, unioni e disgiunzioni de'benefizi


stessi, potendosi

ha podest che nella sua diocesi, vale a direnella citt e territorio, che ne dipende.

vedere //i/oe deUeChie-

Pu ordinare
gli affari

sacerdoti e diaconi, e
particolari;
il

fcer/e'i5e^z/.RiferisceilDeLuca,ilPapa

giudicar
ci

ma

oltre

per allettare
gliano

vescovialla stabile residenza

non far nulla senza


il
il

parere del

nel vescovato concede loro,


,

quando

la

vo-

metropolitano, n
za
il

metropolitano sen-

V AUernat.va nella provvisione

parere degli altri". Dispose nel


}>

34/

de'benefizi di libera collazione e non soggetti

concilio di Sardica.

Se due vescovi

a riserve o aiFezioni; laonde senza


,

della stessa provincia (dice Osio vescovo


di

questa concessione
cjente

il

vescovo ha sola-

marzo, giugno, settembre e dicembre, e gli altri 8 sono del Papa. Quando poi non risiede, in pena perde i mesi di marzo e settembre, bench per giusta causa. Si ponno consultare il p. Luigi Tomassini, Fetus et

n\t^\ dell'anno, cio

Cordova) hanno insieme un affare, niuno de'due potr prendere per arbitro un vescovo d'altra provincia. Che se un vescovo, essendo stato condannato,
si

tiene

tanto sicuro del suo diritto, sicch voglia


esser giudicato di

nuovo

in

un

concilio;

onoriamo,
l'apostolo

se vi piace, la
s.

memoria

del-

nova Ecclesiae disciplina circa Denejieia et Beneficiarios^Yenelus lySo. Antonio Bengei e Francesco P'inwt',De Beneficiis ecclesiasticisy Parisiisi

Pietro, che quelli, che


la causti,

han-

no esaminato
vescovo
di

scrivinoa Giulio,

Roma;

e s'egli creder opporil

654*

('io-

tuno

di

rinnovare

giudizio, assegni de'

vanni Chockier,

De conwiutationibiis Be-

neficiorutny]\.ovaiQi'joo. Le funzioni poi che vescovi possono fare essendo fuori delle loro diocesi sono di accordare le
i ,

Dimssorie,
re

in
i

vigore delle quali altro vesuoi diocesani; di conferiri-

scovo ordina
i

non crede, che vi sia luogo di cambiar giudice, si dovr stare a quanto avr egli ordinato, il concilio approva questa proposizione. Osio rischiar (juesto canone aggiungendovi. Quando un vescovo deposto dal concilio della
giudici; se poi

benefizi ecclesiastici; d'instiluire,

provincia avr ap()ellato, e avuto ricorso al vescovo di

lasciare de' w^tJ, accordare dispense, ap-

Roma,

se quegli giudica

provare de'preli, sempre suoi sudditi, e molti altri atti della giurisdizione volontaria ec. Oltre

opportuno che l' affare sia esaminalo di nuovo, scriver a'vescovi della provincia
vicina aninch ne siano
i

quanto

dissi

in

pi luo-

giudici; e se
al

il

ghi di quest'articolo, del vietato a'vescovi nelle diocesi altrui,

vescovo deposlo ()ersuade

vescovo di
la

qui offro alcuni ca-

Roma
sari

di

mandar un
ili

prete presso

per-

noni

di concilii. In quello
col

d'Antiochia del

sona sua, potr


scovi:

farlo, e

mandar
che
i

comtnis-

341 si stabil \o sia ardito


all'altra,

di passare

can.i3. Nessun ve.^cod'una provincia


le

per giudicare

sua autorit co'vevescovi


Ina-

ma

s'egli crede,
l'

n di ordinarvi nessuno per

stino per terminar

all'ire,

far ci che

5S
gii

VES
suggerii
\i\

VES
.

sua prudenza*

Il

conci-

esposti principali doveri del vescovo, altri

lio di

Carlaginedel 348

dicliinr.

Proi-

ve n'hanno,

in

un

alle qualit

che da

bizione a' vescovi d'eulrar nella giurisdi-

lui si

zione l'uno dell'altro. Nessuno deve lice-

richiedono, accennate nel HI. 11 vescovo morto a s stesso, e non vive


a'bisogni del gregge, e perci divie-

vere

il

chierico d'un altro senza lettere

che
ne
di
il

dei suo vescovo, n custodirlo presso di

servo di

tutti,

cocne scrisse
1*

s.

Pao-

u ordinare un laico di aliena diocesi senza il consenso del suo vescovo". Nel concilioS." di Cartagine fu ordinato. Le
se,

lo a'corinlii; e

sopra tutto ha

obbligo

dar
s.

la

sua

vita

per

le

pecorelle. Inol-

tre l'Apostolo, scrivendo al


lo
I

suo discepogravis-

intraprese de' vescovi

gii

uni sugli

altri
il

Timoteo

i."

vescovo d'Efeso, Epist.


i

sono

proiljile:

nessuno deve usurpare


,

ad

Tini the ani fCfp. 3, espose

popolo, n ritenere

n promovere

agli

simi doveri del vescovo, che agli Angeli


stessi

ordini sagri senza pet'tuissione, fino a'iettori, a'salinisti e agii ostiari.


i

riuscirebbero formidabili e gravi.

luoghi che

Iniperocch dev'essere irriprensibile,


casto, sobrio,

non hanno mai avuto vescovo, non de* vono riceverne de'nuovi senza il consenso dell'antico vescovo della diocesi; e
il

dico, ospitale, dottore,

nuovo vescovo non deve intraprendere


nessuna cosa sopra
foiddel
la diocesi,
li
I

prudente, aggiustato, punon violento, non percussore; bens modesto, non litigioso, non posseduto da' desiderii, attento nel

che resta

alla chiesa matrice",

concilio d'Uere-

teranno
tro:

673 dispose. vescovi non metmano nella diocesi l'un dell'alil

osserveranno

posto della loro ordiil

presiedere alla propria casa, onde vivano tutti continenti, e possa sperarsene la medesima diligenza nella casa di Dio. Non j?\^eoy^/o, onde insuperbi lo di s stesso, non cada nei giudizio del demonio. Egli, co-

nazione". Neir8i3 statu

concilio di

me
sere

dispensatore de'divini tesori, dev* es-

Magonza.'iOgni vescovo investigiierstudiosamente, donde siano preti e diaconi delia sua diocesi, per rimandare fuggitivi al loro vescovo". Decret il concilio di Trento nella sess. i4> e. 3. Non sar permesso a nessun vescovo, nemmeno a quelli che chiamiuisi titolari, di dar
i
i

immune da
di altro

ogni mancanza; non su-

perbo, non iracondo, non usuraio, n bran)oso

turpeguadagno;

ma

dev'es,

sere bens benigno, giusto, santo

conti-

nente, radicato ne'dogmi delia fede, on-

de

sia valevole

ad esortare nella sana dotgli

trina, e a

redarguirne

oppositori. Poi-

gli

ordini sagri, o

minori, e

nemmeno

ch
cisi,

vi

sono molli insubordinati, arcifanin particolare


i

la tonsura a

un soggetto che nou sar


il

fani e seduttori,
i

circon-

della sua diocesi, senza

consenso espres-

quali fa d'uopo riprendere; giacch

so o la dimissoria del proprio vescovo, quand'anche potesse allegare de'privilegi, co'quali avesse ricevuto una volta facolt di conferire
gli

pervertono tutte

ordini a tutti quelli

le case, insegnando per motivo di vergognoso guadagno ci che non conviene". Scrisse poi s. Paolo all'altro suo discepolo s. Tito 1 vescovo di

che
se

si

presentassero, rapporto alle circo-

Catidia o Creta e
Tiliim^ cap. i.

di

Salona, V Epist.

ad
che

8lanze,che allora esigevaniojo percli fos-

Tu dunque

uianifesla

amico

di quello, ch'egli

ha ordinato,

ci che spetta alla sana dottrina, cio

e lo avesse ogni giorno alla sua mensa.


li

siano sobriii

vecchi,

pudichi, prudenti,

vescovo

elle in

onta di questa legge a-

sani nella fede, nella dilezione^ nella pazienza;

vr dato
vescovato

gli

ordini a

un suddito
le
li

alieno,

che
al

si

non potr

far per
,

un antio

funzioni del

vette nell'abilosanlo,

mantengano le donne pronon accusatrici, non

e quegli che

avr ricevuti

dedite

vino; e siano irriprensibili nel-

non potr esercitarli, se non in quanto piacer al tuo proprio vescovo".

l'insegnare,

onde apprendanole giovani


ed auiiuu
i

Oltre

gli

ad

esser prudenti,

inalili

ei

VES
fjgti;

VES
affabili,

59
comprenchiamati
propri lo-

e siano savie, caste e sobrie, atten-

ch'entrano nel vescovato, riconoscano


quali sono gli obblighi loro, e

te nella

cura della propria casa,


la

e sottomesse 'ioro mariti, acciocch non


si

dano bene, che non sono

stati
i

bestemmi
i

parola di Dio. Esorta pa-

a questa dignit per cercarvi

rimenti
fetto

giovani ad esser sobri. Presen-

ro interessi, per ammassare ricchezze, ne

ta in tutto la tua persona

come un

per
nel-

modello delle buone operazioni

la dottrina, neirintegril, nella gravit;

sia

il

tuo discorso sano e irriprensibile,


si

per viverci nell'opulenza e nel lusso; ma per travagliarvi a gloria di Dio, e per passar la vita loro in una continua sollecitudine e vigilanza; che per il concilio avverte
i

acciocch
co,

arrossisca ogni nostro neuji-

vescovi di mostrarsi veramente e

non trovando in che dir male di noi". Questo l'arduo carattere d*ei vescovo, chiamato da Dio a s altissima dignit,
questi
i

conformi al loro stato, e al loro impiego in tutte le azioni della loro vita. 11 che una predica continua; ma sopratin fatti

doveri, questi

rari meriti e vir-

tutto di regolare in guisa la loro condotta esteriore, che gli altri

tuose doti^ che deve possedere. Dichiar


nel

possano pren-

398

il

concilio di Cartagine.
la

Il

ve-

dere da

essi

esempi

di frugalit, di

mo-

scovo deve avere


presso
la chiesa:
i

sua

piccola stanza

destia e di continenza.

Per questo duni

suoi mobili
la

devono

es-

que a imitazione
il s.

de' Padri di Cartagine,

sere di prezzo vile,

sua tavola povera;


leli-

concilio ordina, che


si

vescovi non so-

deve sostenere

la

sua dignit colla sua


vita
:

lamente

de

e colia

buona

non legger
si

bri di gentili, e quelli degli eretici sola-

contenteranno di mobili modesti, e di una mensa imbandita frugalmente; ma si guarderanno inoltre , che
nel resto della loro nianiera di vivere, e
si

mente per

necessit;

non

caricher n

della esecuzione di testamenti, n del

ma-

in tutta la lor famiglia, niente

vegga,

neggio de'suoi
sopra di s
la

affari

domestici, n litighe-

che

sia

lontano da quella santa pratica,


risenta della semplicit, dello

r per interessi temporali; non prender

e che

non

cura delle Vedove

degli

zelo di Dio, e del disprezzo delle vanit

Orfani^ e degli stranieri, ma se ne sgraver sopra rarciprete(ma il concilio d'Orleans del 5i


n:
Il
il

del secolo".

Quanto
le

alia scienza

che

si

richiede per
stici,

dignit e ordini ecclesiail

I,

oltre altri concilii

ordi-

massime

nel vescovo,

Sarnelli,

t.

vescovo deve, per quanto pu, davillo e


,

re

il

vestilo

dk

Poveri

e agl'in-

59, dice esser la scienza di 3 maniere, cio eminente, mediocre, suficien7, lett.
te.

che non ponno travagliare. Insoujma sempre il vescovo fu ed tenuvalidi

Ola per
si

la

dignit vescovile, secondo


la

tulli,

richiede

scienza eminente, per-

to pel padre de' poveri, e di tutti


flitti

gli

af-

e bisognosi,

il

che celebrai

in

tanti

articoli,

ed eziandio parlando della Ren-

dita ecelesiasiica)j e sar inteso soltanto alla letlura, alla preghiera e alla pre-

ch il vescovo deve aver notizia profonda del nuovo e vecchio Testamento, come giudice e pastore dell' anime, e render ragione a ciascuno che lo dimanda
intorno a'misteri
gl'inferiori,
le

di nostra

s.

fede.

Eco-

dicazione:
il

non ordiner

chierici
il

senza
pre-

ine gli Angeli superiori, che illuminano

consiglio del

suo clero e

consenso
io

hanno pi piena
g'

notizia del-

del popolo.

Non giudicher che


che sono
iu^

cose divine, che

inferiori; cos gli

senza del suo clero, sotto pena di nullit; esorter quelli

contrasto

ad accomodarsi, piullosloch
dicare". Quindi
la sess.
il

a farsi giu-

concilio di

Trento

nel-

25,

De Rcform. ci,

esort l'Equelli

piscopalo.

da desiderare, che

uomini superiori, a'quali appartiene erudir gli altri, sono tenuti aver pi piena notizia delle cose da credersi. Di vantaggio i vescovi devono aver la scienza della legge, secondo la quale devono giudicare, tanto nelle cose spirituali, quanto

6o
nelle temporali.

VE
Ma
si

S
questo
sto
il il

VES
lavorai e al bene

scovo

clesidei'i
la
il

dimeno basta

quatituoque nel ve la scienzaeminente, noncompetente lelteralura,


concilio di Laterano V,

comune, que-

fare ci che

pu

esservi forse in

come

dichiar

De

Re/or. Curiac^

fosse necessaria

sess. q. Altrimenti se assolutamente nel prela*

questo njoraento pi importante. 1 pi grandi mali della societ vengono dalla cattiva educazione de'funciulli: la cattiva

to la scienza eminente, pochi se ne pro-

educazione nella famiglia e la troppo spesso cattiva educazione nelle scuole, nelle
quali occorre farvi

moverebbero al vescovato mentre appena si ponno trovar uomini d'eminente


,

penetrare lo spirito
scienza
si

religioso; senza la piet ogni

i>cienza alle

sublimi dignit.

Il

concilio

Tridentino,
to in

sess. 22, cap. 2, strinse tutpoche parole. ScieiiLa vero ejasinodi poUcaty ut muneris slbi injungen-

corrompe. Conviene faticare per formare una nuova generazione, penetrata da*
sentimenti e da' principii della fede, diversa da quella generazione senza credenza, senza convinzione, lo spirito della

di necessitati possit salisfacere. Dice

il

De
non

Luca, legge canonica che


inferisce

il

vesco-

vo dev'essere dottore
s'

in teologia, dal

che
sia

fio

quale ondeggia all'arbitrio d'ogni sofd'opinione, e colle quali sarebbe mai


di

necessariamente che
il

sempre impossibile
durevole per
la la

fondar cosa alcuna


Dell'obbligo della

letterato: dal dottorato suole

Papa

di-

gloria della Chiesa, per

spensare, quando riconosce l'idoneit della persona,

pace del mondo".

supplendovi l'esperienza ac-

quietata nell'esercizio degli udizi sostenuti

con prudenza. Nondimeno giova qui

ripetere le gravi parole pronunziate con


ecclesiastica

Residenza del vescovo nella sua chiesa, che fu sempre caldeggiata da' concilii e da'Papi, gi parlai a Vescovato ne' IV e Vii e che non pu esser forzato a risiedere nel solito luogo della diocesi, adem-

eloquenza dal defunto mg."^ Sibour arcivescovo di Parigi, nell'allocupronunziata nelT ultimo concilio
provinciale di quell'illustre metropoli, e

piendo l'obbligo della residenza


sivoglia luogo di essa,

in

qua!*

zione

scopusibi Ecclesiiz.
fare
la

perch ubi Epi~ tenuto il vescovo a


ne
feci

pubblicata ^aW Osservatore

Romano

del

Visita pastorale di sua diocesi, di


in quell'articolo, e

1849
te,

a p.

'jS.i

La

Chiesa, voi lo sape-

che tratto

cen-

Venerabdi e amatissimi Confratelli, ha sempre avuto un lustro particolare dalla scienza de'suoi ministri. Oggi (|uesta scienza debbe essere pi forte e pii estesa, a motivo delle circostanze in mezzo a cui viviamo. Non siamo pi in (ue'tempi
di fede, in cui
gli

no al VI di Vescovato. Pu visitare i Monasteri delle Religiose^ avvertendo il De Luca, non per con molla frequenza,
e farsi con causa di vero bisogno, massi-

me

in quelli di stretta clausura,

accom-

elementi di divine co-

pagnalo da persone zione delTabbadessa


ri,

discrete; e per l'elee altri atti capitolatlalla fineil

noscenze potevano solFiire(sic)il sacerdote


per fare onorare
il

interviene in chiesa, e parla

suo carattere.

Lo

svol-

strella della
cilio di

comunione. Decret
I

con-

gimento,sollo molti rapporti, dello spirilo


ri

Cartagine del 397.'


le

umano,
o

la

diiTusione di certi lumi ve-

visiteranno

Vergini o

le

non Vedove, che


vescovi

falsi, la

natura stessa degli attacchi


la

in presenza de'chierici o d'altre gravi per-

che l'iucredulil dirige contro


ne,
gli

Religio-

sone". Delle badesse e loro giurisdizione,


ragionai eziandio nel VII di Vescovato. Quanto a'privilegi de' Mendicanti e altri
I

fanno una necessit, pi grande

che mai d'istruirsi. Voi vedrete se vi sar qualche miglioramento ad apportare


negli sludi ecclesiastici: formate preti sa-

Ri'golariJLx'^ gli altri

ne trattano: G.Batti-

siiCinitiyPrivilegioriun

sacrorum ord-

pienti e pii, questo

il

miglior

modo

per

num fratrunt

Mendicantiwn^et non Men-

assicurare Tazione salutare della Chiesa,

dicantiuni,CoUectio j'icjcla sacri concilii

VES
Tridentini^ Re/or mationem^ et

VES
Summodel Sussidio, dissi di quello
i

denominato

rum

Ponlificum novissinuis confirniaet nno\'ationes^ Venetiis 1604. Sulla esenzione de' Regolari dalla giutiories^

Sinodatlco (ove ne riparlai), che riscuotevano vescovi recandosi d'Conciliio Si-

risdizione de* vescovi y e sulle cause


trinioniali. Lettera indirizzata

ma-

mgj

G io. Battista diPergen vescovo di Mantova


1
^

da ingj vescovo di
il

...

In Assisi

784. Deve

vescovo eseguir
al

la visita de*

Limina Aposlolorum,

luodo parlato
di

in quest'articolo, e nell'altro ne'g li e

IV, secondo l'ordinamento


iiaclelo del
1

Papa

s.

A-

o3, o di Papa
i

s.

Zuccaria nel

743 secondo

critici,

almeno per decrepare che


il

to sinodale. Tuttavolta

Sei

nodi ^eneiaW o provinciali (anche per recarsi dall'imperatore o dal re, e in Roma dal Papa, per servizio della propria chiesa o per liberarsi da ingiuste vessazioni), per supplire alle spese inerenti che incontravano, ed altres de' sussidii che ponno imporre i vescovi. Che vescovi sono tenuti a celebrare il sinodo diocemetropolitani il sinodo pro' sano, ed vinciale, feci parole anche nel IV di Vescovato. Deve il vescovo convocare il Sinodo diocesano, ed ha pure l'autorit
i

polcro glorioso de'

ss.

Pietro e Paolo,

di farvi statuti e costituzioni

per elimi-

vescovi primitivi della

nascente Chiesa

nare

gli

abusi introdotti nella disciplina

grati, di
,

giuravano visitare allorch erano consa* persona o almeno per procuraanche per prestare ubbidienza al tore Vicario di Cristo; obbligo esleso poi a'
prelati

ecclesiastica,
in lui,

con diritto monarchico ch'


nel
il

per avervi egli solo giurisdizione,


i

tranne

casi accennali

rammentato
consiglio che
quali so.
il

articolo,

ove pur notai

minori

esercitanti

giurisdizione

ricerca dal capitolo,

nominando
Avverte
il

quasi vescovile; eziandio coU'ingiunzione


a'vescovi ed a'prelali minori^ di portare
alla
s.

no

gli uftziali sinodali.

Nanli,

essere falsa l'asserzione, che

sinodo dio-

Sede

la

relazione dello slato di lo-

cesano rappresenti

il

clero d'una chiesa,

ro diocesi, col

metodo
la

prescritto dalla
alla

poich

la chiesa

rappresentata dal ves.

Congregazione del Concilio^


vescovi partecipano

quale

scovo, Ecclesia est in Episcopo, disse

loro venuta, o la

Cipriano.

Il

sinodo diocesano un alto


ecclesiastici

deputazione del procuratore, se impediti per remota lontananza e altre giuste cause, la

d'ubbidienza degli
cesi,
i

d'una dio-

quali sono chiamali contempora-

congregazione poi esanimando

gli

neamente dal proprio vescovo per udirvi


i

stati delle rispettive chiese.

Debbono
i

tar

suoi ordini".

Che

se

il

vescovo

li

adui

la visita e la relazione

anche

patriarchi
i

orientali,

vicari e prefetti apostolici,

quali

si

pu vedere il
greteray
ca,
t.

fanno supplire da'procuratori. Si Parisi, Istruzioniper la Se2, p. 1^12 e seg.;

na anco per avere de'Iumi e udirne pareri, ci non altera la data definizione, giacch i loro pareri sono sempre con-

ed

il

De Lu-

dio quando per

che tratta pure del caritativo Sussi' la visita in discorso poni

mai definitivi; ed il vescovo fu sempre ed 1' unico legislatore, e le di lui leggi non abbisognano della sanzione del sinodo in cui le promulga. JNel jus
sultivi, e

no esigere
e che
il

vescovi poveri da'cleri ricchi,


di

vescovo

pi diocesi, facendo

la

odierno, una cosa sola abbisogna della sanzione de'congregali in sinodo, che ab-

relazione d* ognuna, quanto alla

visita,

soddisfaceva nel
l)edue;
se,

medesimo tempo per am-

biano diritto a dar volo; ed l'elezione degli esaminatori sinodali, de'quali il vescovo deve servirsi nella collazione di certi

ma

dipoi Benedetto

XIV prescris-

doversi far la visita tante volle quan-

benefizi.

Se non
si

li

fa

te

sonoi Vescovati che

si

governano, sulIV. Parlando

sinodo, conviene

rivolga

approvare dal all' approvavescovo di far

l'amministrazione de'quali tenni proposito iu tale articolo nel

rione della

s.

Sede

e de'suoi canonici. In
il

questo caso io libert

62
pubblico o
si
ii

VES
il

VES
sufTiagio

usare da* TOtanli in sinodo


segrelo.
tulli
,

ovvero frequentemente;

il

sinodo proe del

Questo volo poi


altri

vinciale ogni triennio nella metropolita-

deve dare da

beneficiati, cio ca-

na coll'inlervento dell'arcivescovo

nonici, mansionari

parrochi e
i

a-

venti l)eneficio, compresi


]i
si

vicari foranei.

non deputano gli esnniina tori si nodali, quanti ne debbano intervenire nel concorso
dice cbe fuori del sinodo
gli

De Luca

suo capitolo, e de* vescovi sulFraganei, e di que* prelati che abbiano il territorio separalo colla qualit di iiullins dentro
la

provincia, se

il

privilegio o la consue-

tudine non disponga altrimenti, previa

delle parrocchie e del loro voto; e che in

l'approvazione della congregazione del


concilio, particolarmente
lia.

caso d'unione di diocesi

esaminatori
sinodo per

quanto

all'Itail

d'una non ponno inlervenire nel concorso delleparrocchie dell'altra.


la sua
Il

Tanto

il

sinodo diocesano, quanto


si

promulgazione pi solenne,
i

ma

piacciano o no

decreti del vescovo, obgli assenti.

deve approvare da della congregazione. Nel sinodo diocesano vi devono intervenire


provinciale prima di pubblicarsi
i

bligano

congregati e

Certo

parrochi del territorio nullins^ se

il

pro-

che
roa

il

vescovo senza essere obbligato, pu


cose capitali

prio prelato non lo celebra, e quindi ne

mettere qualche cosa a voli nel sinodo;

osservano
re:

le

costituzioni. Si

ponno vede-

due
i.^,

bisogna osservare.

Stefano Quaranta,

De

Concilio Pro-

La

che

se nello scrutinio,

che

il

vesco-

vincialif et auctoritate Archiepiscopi in

vo pu
con

far eseguire o

con voti
fosse

segreti,
la

voti pubblici col

vevho placet,
dire; si

co-

sa proposta dal vescovo

rigettata,

pure

egli

pu benissimo

cet vohis, placet nobs, e

non planon ostante in*


che prova esi

Su/fraganeos, Neapoli i586. Sinodo in pratica per tutte le Curie ecclesiastiche ed anche civili per la sua esecuzione mmiliato a S. E. R. mgJ Federico M.*
conte Giovanelli patriarca di Venezia

limare

a farla osservare,

il

ser l'unico legislatore.

Se poi

congregati

nica,

vedono una misura nociva o anti-canoavranno ricorso al concilio provino


al

ciale, se vi ,

metropolitano io i*
s.

primate della Dalmazia da D. Domenico Scipione arciprete di Lendinara^ Roma 1795. Decret il concilio di Parigi del 1 4o8. Gli arcivescovi saranno obbligati a tener ogni anno il lor concie
lio

istanza, o in ultimo alla

Sede;

ma semLa

provinciale; di assistervi in persona

pre in devolulivo, non


2.* cosa

in sospensivo.

co'Ior sulTraganei, e gli altri che sono soliti

importantissima da
si

riflettersi, si
i

d'intervenirvi. In caso

d'impedimena proprie spe-

che^i voti

danno da
comanda,

lutti

nominali
il

to legittimo,

manderanno

beneficiatijobbligali a intervenirvi se

ve-

se lor deputati

scovo ad
al

essi lo

sotto

le

pene che

con sudlciente autorit. Se l'arcivescovo ricusa', o dilFerisce di convocare


il

vescovo piace d'infliggere; e non pon-

concilio, quegli tra'suoi suffra-

no partirsi dal sinodo, finch il vescovo non lo ha dichiarato terminato, e data


la

gane!, che tiene ili. posto nella provincia, sar

tenuto di convocarlo e di pre-

benedizione

permette a ciascuno di

tornare a casa sua.


si

Quando
,

beneflciati

recano
in

al

sinodo
di

al vescovo, o al da lui deputato,

buto
si

segno

debbono presentare un trisoggezione, che chiamaa' rispettivi

Magia parlando de' Coc////o Sinodi, diocesani o provinciali, in que* due articoli credo di avere riferito quan*
siedervi".
lo basti, alla

proporzione

di questa

mia

opera, alla loro promulgazione, inviti e


celebrazione, alle lettere Trattorie e Si-

Sinoclatico o Cattedratico: consiste in

una somma proporzionala


redditi e agli usi, secondo
il

nodali, persino a'concilii e sinodi celebrali negli ultimi anni decorsi (tra' quali

prescritto dal

jus canonico.
si

Il

sinodo diocesano deve-

qui aggiungo quello d'Avignone, di cui


parlai

celebrare ogni anno nella calledrale,

nel voi.

XC,

p. 178), di altri a-

VES
venclcne ragionalo ne'Iuoglii ove furono
coltiva l'animo,

VE
il

S
cui

63
pos-

risana, e da

uno ad un brano della sunnominata allocuzione delTarcivescovo di Parigi (nel quale articolo avendone pure fatto menzione coW Ossero' atore Rocelebrati, in

siamo trarre grande soccorso ed aiuto a vivere bene e prosperevolraente". Il concorde insegnamento de' vescovi il canale che perpetua nella Chiesa cattolica
infallibilmente
sto, e ci
la

849, va corretto il 85o) mg/ vi pronunzi queste memorabili parole. Voi avrete ancora, senza dubbio, in questa i.* assemblea, a richiamare a coloro che sembrano qualche volta dimenticare che il governo

mano

del

dottrina di
in

Ges
i

Cri-

Sibour, che inoltre

egualmente

tutti

secoli.

L'uso della Verga episcopale di due maniere, l'una per castigare, l' altra per insegnare. Riporta il Giornale di Roma
de*

16 giugno i85g.

Il

giorno 8 coril

della Chiesa appartiene a* vescovi.

Essi
capi-

rente chiudevasi in Urbino


quella provincia ecclesiastica.

concilio di

sono
toli

capi del clero e de' fedeli.

La

bellezza

loro apportano soccorso colle proprie


I

del tempio metropolitano teste riaperto

orazioni e consigli.

parrochi

li

rappre-

pi splendido pel nuovo pavimento di

sentano
deli,

alla testa di diverse greggi di fe-

marmo
sono
vi,

e pegli squisiti
il

ornamenti che

vi

disseminate su tutta l'estensione del1

stati aggiunti,

numero

de' vesco-

la diocesi.

sacerdoti sono insieme loro


e cooperatori.

abbati, rappresentanti de'capitoli catla

figli, fratelli
ti

Definiamo

tut-

tedrali e teologici intervenuti,

genero-

questi ammirabili rapporti: cosa

mai
tut-

sa ospitalit e viva gioia de' cittadini, e

pi bella e pi solida che questa costituzione che unisce in un


to, la

soprattutto

la

concordia inalterabile,

l'or-

medesimo
,

dine, la magnificenza e piet delle conciliari

parrocchia alla diocesi


la

la

diocesi

alla alia
fa

metropoli, e

metropoli alla madre,


le

adunanze e delle sagre funzioni, hanno destalo la pi edificante commo-

maestra di tutte
sol

Chiese, e che non

zione e religiosa allegrezza nel frequente

che un

cuore e un' anima sola del

supremo

Pontefice, de' vescovi, de' sacer-

popolo accorso, ed hanno aggiunto nuovo lustro a quell'antica e nobilissima citt".


I
I

doti, de'fedeli".

Fa

a proposito l'aggiuni

Il

patriarca d'Aquileia
al

Gerardo

nel

gere quanto
tani.

si

legge a p.

7, //

Semina-

22 concesse

capitolo di Cividale (di


il

rio Pio, ragionamento di mg.''

Fahi Mon-

cui meglio a Udine),


il

diritto di tenere
si-

L'Episcopato fu dallo stesso Redentore dato a maestro delle genti universe. Non pi adunque gli sj contenda dalla civile potest un tale uHcio: tomi
a signoreggiare
gli

Placito Sinodale. Era qiiesto un


di

nodo
il

grado inferiore

al

diocesano, di

cui talvolta solevasi nella Chiesa alidare

carico a'prelati secondari e minori de*


liti

studi, giudichi della

vescovi, ed in cui ponevasi fine alle

valentia de' professori, ne guarentisca la


religiosit, e

e alle contese, procuravasi

la

riforma

mantenga vivo
il

e possente

il

grande principio

della cattolica unit,

iti

canoni

de'costumi, castigavasi a tenore de'sagri punti delinquenti, spiegavansi


i
i

forza di questo principio

mondo

intel-

dubbi
tratta

di
il

ecclesiastica

giurisdizione.
di

INe
ci-

lettuale, sociale e politico subordinato alla

Tomassini nell'opera
3,cap. 76.

sopra
si

Chiesa, ricever da essa quella saluti-

tata, par. 2, lib.

Non

deve

fera direzione ed infl!uenza_, di cui le storie di ogni

confondere

col Placito, giudizio pubbli-

tempo

ci

forniscono esempli.

co straordinario e generale de'secoli di

Vedremo
ti,
i

allora diminuiti, se

non

cessa-

mezzo, onde rendere


cui
si

giustizia a* popoli,

politici

rivolgimenti, e rimessa in tro-

coll'intervento de'vescovi delle citt in

no <piella vera filosofia, che ben appresa madre feconda di tutte buone arti, estirpa dalle radici germi di ogni male,

tenevano, e Uedianle

la

loro pre-

set)za

veniva impedita

la

prepotenza nel

giudicare iu siffatto Tribunale. Talvolta

64
i

VE
in giiiciici
i

VE
d'insegnare all'uomo
fondi sopra
gli

5;

fnes imperiali

e regi per rimuovere

serbandosi puramente atea,


le

si

contenti

(|uiilunqiie sospetto ne'placili, cUfpula va-

cose di (juaggii,
;

no

vescovi e

abbati,

quali
ini'

senza punto curarsi dell' eterne


si
il

ovvero

alle volte essi medesiiui

erano messi

principio che l'istruzione

perinli e regi.

Tornando airinsegnainenvoi.

della giovent cristiana deve cominciare

to pubblico e privato spettante a'vesco\i,

e finire col timore di Dio, inizio d'ogni

ne riparlai nel

LX.XX111,

p.

3 i6

sapienza; e

in

questo caso,

sia

ch'ella

e seg. E' poi magni (Ica la relativa Lettera pastorale degli Arcwescovi e Vescovi al clero e al popolo cattolico cV Ir'

abbracci quella singolare e moderua in-

venzione d'un certo cristianesimo comune,

come

lo

chiamano; ovvero preferisca


le

landa,

cle'5 agosto

85g, pubblicata dal,

l'istruzione distinta secondo

varie cot

la Civilt

Cattolica

serie 4**

49, quale insigne


Irlandese
fa di

monumento

P* della sol^

munioni
nistri; in
gli

religiose, lasciando a ciascuna

dogmi propri

e per maestri

propri mi-

lecitudine pastorale,

onde l'Episcopato

qualun(|ue di queste ipotesi, e-

quella eletta

provvedere a'vantaggi di porzione della grande fa-

impossibile ad

umano ingegno

l' i-

miglia cattolica. In questi ten)pi di pr*


strazione morale, che scusa od

deare ed attuare un sistema di educazione pubblica in questi paesi, senza che


gl'interessi della religione

ammira

ne abbiano a

tante codardie velate di prudenza, bello


il

ricevere qualche influenza, utile o perniciosa.

vedere
i

la

fermezza de'pastori della


la

qualsiasi di siQalti disegni d'esi

Chiesa,

quali levano generosamente


interessi di

ducazione, e a'Ioro autori

applica esat-

voce per gl'immortali


sta.

quedi
la

Oltre a

ci,

il

primo argomento

tamente quella parola di Ges Cristo: Cid non meco e contro di me. Posta adun-

questa lettera pastorale, riguardante

que questa influenza d'un sistema qualsivoglia di pubblica educazione sopra la

parte che

la

Chiesa dee avere nell'istru-

zione della giovent, e l'ultimo che deplora l'ingratitudine fellonesca onde la

religione e

la

fede della gioventtj, influencolla estensione

za

la

cui

ampiezza cresce

Santit del regnante Pontefice

amareg-

di tal sistema, e la cui efficacia

trapassa
;

giata (per la ribellione delle provincie di

anche

nelle generazioni

venture

egli

Bologna, Ravenna, Forl e Ferrara),danno a questo scritto una opportunit specialissima alla presente condizione delrilalia. Quantunque

diritto e
cattolici

dovere a un tempo de' vescovi di questa contrada, di vigilare


sistemi,
l*

sopra

siffatti

chiunque siane
intenzione.

l'au-

neppur manchino di
i

tore e

qualunque

A
i

loro
di

argomenti che a questa gli vanno in mezzo; quali sono la compassionevole maniera, onde vengono tratpoveri negli osili che loro apre il tati
rilevanza
gli altri
i

spetta di esaminarli con

minuta cura,
i

osservarne con
todi e

somma

attenzione

pro-

cedimenti, di guardarne da vicino


i

me-

corsi,

il

carattere de'libri, lo spi-

governo(inglese), l'abbandono d'ogni spirituale sussidio, in che sono lasciati


rinai cattolici dell'armata,e
le
i

rito de'uaestri, e di scrutinarne ogni possibilit, affuie di

ma-

poter giudicare e

di

giui-

crudeli ves-

dicare autorevolmente, >e e quanto T

sazioni che
loni delle

si

fanno

soffrire a'poveri co-

struzione profana
fallibile

vi sia

conforme

all'in-

campagne;

Ire piniti

che gio-

vano

a far conoscere altri lati deboli del-

ed immutabile norma della de cattolica. Tutloci appartiene per

ie-

di-

la civilt e della giustizia inglese". Dico-

ritto e per

dovere a'vescovi
i

cattolici d'Ir-

no

zelanti e sapienti vescovi,


il

il

posses-

landa. Essi sono


le

custodi della fede del-

so della vera fede


ni di Dio.

pi prezioso de'dosia

Qualunque

la

forma

loro greggie; essi ha posto lo Spirilo Santo sopra queste greggie , s per gui-

lo scopo dell'educuzione pubblico;

ella,

darle u'pascoli salutari,

come

per rilrar*

VE
leda'nociv: ad
la

S
giovani
lezze, onori e

VES
al preftto

65

essi fu detto da Cri&lo nelpersona degli Apostoli: Andate^ am-

maestrate

tutte le nazioni.

Che

se

per

con paterne amorevopremi d'incoraggiamento, non senza castigare con salutari mortifii

difello di loro vigilanza, alcuno di qiie*

cazioni

negligenlijusi antichissimi e

com-

parvoli redenti dal suo Sangue prezioso,


venisse a perdersi per
la

meridevoli,
e altri

funesta infiuen-

come insegnano Quintiliano scrittoli antichi, come rileva De


vescovo Cecconi, De' Seminari

Ea d'un perverso sistema d'educazione,


gli nel

E-

Luca.

11

ad

essi

gian d del giudizio ne cliieder conto sopra le anirae loro. Che se


le

vescovili, dice

che

il

vescovo ha piena faspesso visita-

colt d'accrescere o diminuire le regole


del suo seminario.
re, e

eglino pur volessero addornienlarsi a'Io-

Lo deve

10 posti, mentre

loro greggie corrono

secondo

s.

Carlo ogni 3 mesi, e non


vescovo spella destinare

pericolo, una voce verrebbe tosto a destarli e richiamarli al


la

abbandonarlo alla discrezione de'minislri.

pastorale dovere,

Egualmente
il

al

voce del Pastore de'paslori, del Successore di Pietro, che alla vedetta di Sion* ne stende il sempre vigile sguardo sopra
la

sito del

seminario, allorch non pu

stabilirsi vicino alla chiesa cattedrale. Invigili nel

decente trattamento de'giovani.


gli

Chiesa universale, fino agli ultimi terterra, e al

Nello sciegliere

alunni esso mero

e*

mini della

tempo

stesso, fra le

seculore della mente del concilio, che perci

mille cure cagionateglidalla sollecitudine


di tutte le Chiese,

dee essere molto circospetto, quindi

mira con profondo


si

e pa-

dividerli in classi.

Dal medesimo pormo


qualche beneficio,

terno affetto tultociche


rituale vantaggio de'suoi

^tlieneallo spinella fedele


erige-

accrescersi le scuole. E' suo preciso debito, se conferisce a'suoi

Irlanda cattolica".
re
il

figli

li

vescovodeve

di

gi al seminario unito, questo

debba

Se/ninario,qua\oii non esista, sectmdel Tridentino, che vol-

reintegrare nelTequivalenle, o co' propri


denari, ovvero mediante relfelliva unione
di altri benefizi, su di

do l'ingiunzione
le ripristinata

la 5'tf/o/t'

vescovile^ ovvei

che conviene osser-

ro introdotti nelle diocesi

collegi

vol-

vare

le

regole della
in

garmente

detti seminari,

uno o pi per
la

Destina lachiesa,

Dataria apostolica. cui giovani debbono


i

ciascuna diocesi, secondo

sua ampiezza

intervenire ne'giorni
del seminario deve

festivi.

Nel governo
il

e le rendite per sostenerli,

dovendo concorrere al suo mantenimento anche il vescovo, io proporzione della mensa episcopale parlata a Vescovato nel HI
,

sempre

sentire

pa-

rere de' deputati, fuorch pel sito della

fabbiica e per l'esazione.

Avendo

di essi

verso
cesi

il

fine.

Quando

la

povert della dio-

qualche fondalo sospetto, tenuto consultare altri soggetti d'integrit. Procuri


far

rio,

non comporta l'erezione del seminaincombe al aelropolitano e al conil

buoni

allievi

per non aver necessit


i

di ricercare altrove
stri.

ministri ed

maesi

cilio provinciale

provvedere, acci in

Dee pagarla

tassa, altrimenti

sot"

luogo comodo ed opportuno se ne eriga uno, il quale serva per due o pi diocesi,

rilenendo gli alunni di ciascuna a proporzione della contribuzione. Quindi deve il vescovo col n)assimo zelo attenta-

topooe a'risentimenti dal concilio ordinati. Il can. Di Giovanni, Storia de' Seminari Chiericali, osserva, che sotto la direzione de' vescovi furono da prima fondale le pubbliche Unh'ersit, e alla loro cura afldate, cone tuttora lo sono in vari stati, singolarmente nel pontifcio, in
cui
i

mente vegliare con


lo del seminario
,

assiduit al fiorimen-

e degli alunni perch


istruiti nelle scienze
la

sinno perfettamente
ecclesiastiche,

vescovi sono cancellieri delle

precipuamente per

cu-

desime, e

deW Uni<^ersit

di

meBologna n'
11
i

ra dell'anime e per l'esercizio degli uffizi

arcicancelliere l'arcivescovo.
zio e

Sacerdoprivilegi

del ministero chiericalei

allenando

l'Impero nel concedere

VOL. xcvi.

CG
alle univpisit,

VE
la

VES
a' loro

principalmente ebbero in
vescovile;

congregazioni descritte

articoli.

miro

poclcsl

ma
si

poi col-

Di recente
de,
la

in

Verona {f.) solennemen8.

l'aiidai- (Itigli

anni molle nniveisl depi inieio istituto,

te fu eretta,

con approvazione della

Se-

caddero
lessero

<lal

suttiaS'
si

congrega/.ione de' sacerdoti mis-

seio dalla giurisdizione vescovile e

e-

sionari apostolici in aiuto e servizio de*


vescovi, Missonarii apostolici in ohse-

come

in signorie a parte.

Fu

per

questo e perch ogni vescovo prendesse


particolnr cura de'suoi chierici, anco per

quimn Episcopornni.

11

clero secolare e

regolare costantemente gareggi, in ogni maniera, di porgere incessanti presidii

non
Tali,

esser le universit quanti

sono vescoi

che
il

Padri del Tridentino pubblica-

al

ministero de' vescovi colle lo-

rono

decreto dell'erezione de'seminari

ro zelanti, caritatevoli e intelligenli prestazioni a beneficio de'popoli, di cui sono


i

in tutte le diocesi e sottoposti a'vescovi.

l^er Cenedelto XIII proib loro, sotlo

consolatori e
il

benefattori

benemeren-

pena d'inlerdetlo, di convertire per loro uso le robe de'seminari. Spettando la cura de'semiunri a'vescovi e
la

che da'liberlini vuoisi disconoTali devoscere con latrali infernali.


tissimi,

li

buona edu-

no essere
gli

vescovi, e quali

descrisseio

cazione de' chierici


tnre da
ni di
s.

si

fanno rappresene

autori che pi sotlo riferir.


i

Innumeriferiti

un ministro, che per l' istituzioCarlo chiamalo rettore e ne'


,

rabili
tiri,

sono santi vescovi, ed anche mar,

celebrati nelle biografe

se

paesi di l da'monti pi

comunemente
i

si

dal dottissimo agiografo Boiler, degli altri


ti,

oppeWa presdeite del seminario j

essen-

ne ragionai negli
esemplari servi

articoli de'vescova-

do

consiglieri del vescovo

deputati per-

e nelle biogriifie de'Papi e de'Cardidi


,

petui de'serainari, perci dispensali d'assistere al coro, ed


i

nali,
ti,

Dio, dolti, erudie molli

seminari antichi o

le

modelli de' pastori

patroni

scuole vescovili erano presiedute da' canonici.


Il

principali delle loro diocesi e calledrali,

De Luca

inculca a que'vescovi

ove

in

che non ponno istituire il seminario, di procurare almeno inlaulo l'utilissima introduzione e'Gesuity
schiy

zione se ne venerano

gran numero e con somma divoss. Corpi o le rei

liquie. Molli scrissero le gloriose gesta de*

owtio lW Soma'
simili,

o degli Scolopiie
la

che hanno

per islilulo

pubblica istruzione.

Equi

Vescovi d'una diocesi, per ((uelle che ne vantano in copia, come Alessio Simmaco Mazzocchi, De Sanctoruni Neapo^
ss.

dir, che validissimi aiuti e fecondi coo-

litanaeEcclesiae Eplscoporum cultu^disserlaliOj

peratori de'vescovi furono sempre e so* no, oltre


ligiosij e
il

NeapoliiySS. Leggo
il

nel p.

Mas.

Clero secolare y^\\ Ordini reall'

Diachi, De*costuni de primitivi cristia-

quanto
le

ciahiienle quelle congregastioni

insegnamento spead hoc

ni

narrando

martirio sostenuto da

fondale, oltre

Religiose e Sorelle^ le
si

Simone vescovo di Gerusalemme, nell'et di 20 anni, tormentalo e strazialo per


i

quali a'noslri giorni


le

aumentarono

col-

novelle della

Carit de'Piosminiani,

molti giorni; atroci sofferenze che senza una particolare assistenza del Signore,
i

degli Oliati di

Maria

l'ergine di Pine-

martiri non avrebbero


i

potuto soste-

Regina degli Jposioli, da ultimo denominala Pia Societ delle Misrolo, della
sioni, la quale congregazione in aiuto

non solamente vescovi, ma anche gli allri, e mentre udivano recitar la sentenza di morte data contro di loro da'
nere,
giudici, rispondevano, grazie

e sotlo

la

dipendenza degli ordinari in


si

Dio,

la

lutto quello che non

oppone
all'

alle

sue

qual cosa
di

regole e costituzioni, ed

assoluta

ed
al

Cipriano vescovo Cartagine e martire, e di pi anche


si

legge di

s.

immediala dipendenza che professa

d'aver regalalo

il

loro carnefice. Quest'ess.

Papa

',

senza dire di tanti altri

istituti

roica fortezza de* primi

Vescovi, era

VES
feconda nel mirabile esempio
deli
,

VES
che
i

e>rj

tali articoli, e nel

.
i

circa

il

termine del

impavidi e costanti sostenevano ogni


di torinenfosissiuia

genere
fedeli
fetta

morte. Aggiuni

VII. Di frequente il Papa concede facilmente a'vescovi l'indulto di far Testa-

ge altre virt de'primitivi vescovi, che

mento, ovvero
lo

la

facolt di testare, per

onoravano
ubbidienza,

in

ogni maniera con perl'attenzione e di-

pi sotto

la

coudizione della stabile re-

come

sidenza nel vescovato, per cui


fuori della diocesi

ligenza che impiegavano nella scelta de*


ministri delle cose spirituali, a(Incl) le

non

gli

giova.

morendo Era vie*

(alo al vescovo lasciar eredi eretici o pa-

Joro pecorelle fossero preservate da'morsi di tanti lupi, invece d'esser governate da buoni pastori. Non era minore l'at-

gani, ancorch suoi parenti, ed era sco-

municato

se lo faceva;

come

lo

era nel

caso di morire intestalo, perch fatto ve-

tenzione de'sacerdoti e de'ministri verso


i

scovo doveva metter sesto alle cose sue.

loro vescovi, considerandoli loro padri

Non poteva
gorio
I,

disporre delle cose di sua

e in tutto

dipendendo da
i

essi.

Quali deb-

Chiesa. Nel sinodo rocnano decret S.Gre-

bono

essere

vescovi, quali virt

devono

in loro risplendere, e de'doveri

incombono, scrissero pe M.' Cianles vescovo


i

che loro seguenti. GiusepMarsico, Trat-

de'beni posseduti avanti

che non ponno testare, se non il vescovato. Panel sinodo

pa

s.

Ilaro
a'

romano

del

4^^

di

proib

vescovi morienli di

propria dello stacomparativamente a quella che conviene agli altri uomini ne' differenti statj Ilomai66g. Luigi da Ponte, Specchio del Vescovo e del Prelato^
talo della perfezione
to de\>escovi\

successore,
ditario e

come se il

nominare il Vescovato fosse ere-

Roma. Baldovino

di

Monte Simoocelli,

L'idea del Prelato^ Firenze 1616. Papa s. Gregorio I, Il perfetto Pastore, ossia volgarizzamento dell' EpistolaSinodica, di A. S., Padova 1843. A. Rocca, Opera ninia, t. 2, Speciiluni Episcopale , in quo nomen^ status, et munus Episcopo^ rum expresse repraesentatur et loculenterexplicaiur. H. Sebastiani,Z^e Consolatione ad Episcopos , Romae 1806. Giovanni Fontana vescovo di Cesena, La
^

non elettivo; e ci perla consultazione ricevuta da Ascauio vescovo di ZtEr/v/g:o/2rt,per l'enorme abuso introdottosi nella Spagna. Il vescovo Sarnelli rende ragione nel ^,\tii.5v Come il vescovo debba disporre delle rendite della sua chiesa j in vita e iti morte. E nel t. 7, leti. 6 Dell' amor de parenti nocivo achi governa chiese. Pi avanti riparler dell' eredit del vescovo. Caduto il vescovo infermo, deve il clero e il popolo far pubt.
:
:

santit e la piet trionfante di ogni dignitj condizione e stato^ Venezia 1716.

lui. Al vescovo moamministra V estrema unzione il canonico sagrista, in alcuni luoghi la 1/ dignit, anzi pu il vescovo farsela amministrare da chi vuole. Anticamente

bliche orazioni per


riente

quando
ti,

il

vescovo era vicino a morte,

il

Lodovico Abelly, Episcopalis

sollicilU'

capitolo chegliamministravaisagramen-

dinis, Enchiridion, Vesontione

1837.

dovea chiamare

il

vescovo viciniore ad
Il

assisterlo,

per di lui consolazione, e per

Vili. Traslazioni rinunzie e deposizioni di vescovij loro morte e sepoltuy

aiutarlo nelle domestiche disposizioni.


concilio di

ra.

Sede vacante. Cerenioniale

de*

vescovi.

Toledo del 646 ordin la sospensione per un anno di que* vescovi, che chiamati dal clero del vescovo gravemente infermo, non intervenivano ad
assisterlo,

Delle Traslazioni tvtscQs'x ad altro Vescovato^ della Rinunzia del VescovatOf della Deposizioney Degradazione e

ne alle sue esequie. Alla stessa

Scons a gr azione

de* vescovi ragionai in

pena erano condannati 1' arcidiacono e 'arciprete,seaveano mancato d'avvisarli. Varie erudizioni riguaidaaU il cadavc-

G8
re,
si

VE
espone

VES
c/^, come notai nel vol.LXXII,p. 275), oveperpassarvi dovea attraversare il territorio di altrui giurisdizione, colla facolt

che tare, ed i Funerali i}e\esco\', riporta il Piazza nella Necrologia o Discorso de' misteri de' sagri riti e ccremonie ecclesiastiche.

colla faccia verso l'al-

per in passando
si

di

compartire
di

la

ve-

Dice

sul

suono

delle

campane,

scovile benedizione adii incontrava. Forse

che 3 tcchi interpolali si fanno pegli uomini, per altrellanle volte, e i per le

equivoc coU'uccisione

Guiccar,

do preside
opera
di

pontificio della provincia


1 1

donne a cagione dell' imperfezione del sesso, come formata Eva da una costa di

residente nel

26 in Monte Fiascone, per Giacomo de'conti di Bisenzo, il


qiial

Adamo;
cevuto
il

molti religiosi suonano tante


gli

castello del

nome

fu perci fatto

volte quanti sono

ordini che ha ri-

demolire da Urbano IV, come narrai nel


voi.

defunto. Si suona con interru stata troncata e interrotta.


si

XLVI,

p.

214.

Ivi a p.

206,

nel ri-

zione un tocco dall'altro, per denotare

ferire r iscrizione sepolcrale del

famoso
la

che

la vita

bevone Deuc, dichiarai non essere stato


n vescovo n abbate, come sparse
fi-

Pe' fanciulli

suona a
voi.

festa,

essendo
cielo.

per loro giorno di trionfo in

Si

ma
sua

e ritiene

il

volgo, per credersi erro-

pu vedere
discorre
il

il

XC,
nel

p.
t.

iqi.
io,

Inoltre
lett.

Sarnelli

^o:

neamente mitra la berretta del capo di figtira, non avendo affatto l'insegne
si

Che i prelati^ che fanno bene alh loro chiese vivono per lo pic lungamente. Non mancarono empi che commisero
l'orribile
la

vescovili dell'anello e del bacolo, colle

quali per l'ordinario

sogliono rappre-

sentare

vescovi nelle sculture.


il

Se nel

ed esecrando delitto d'uccidere sagra persona del vescovo, ad onta

racconto err l'Ortiz, dice


l'asserire

vero nel-

che

la citt
il

parricida del prodiritto di

delle gravissime
vili.

pene ecclesiastiche e cinotai nel voi. LXXX, p. 1 8 r che


,

prio pastore perde


dignit episcopale,
q. 2, ch'
il

godere

la

come

nel cap. Sl^ 2 5,


s.

ne' secoli barbari, in cui

pochi misfatti

decreto di Papa

Gelasio

pena capitale, onde essere assolti dalla prigione e altre pene, quello che sacrilegamente avea ucciso un

erano puniti

colla

del

49^;
il

il

quale dichiar indegni

di a-

vere
sero

proprio pastore coloro che avesl'iniquo e sacrilego attenla

commesso

prete pagava

al fisco

600

soldi, e
la

900

se

tato d'ucciderlo; e ordin che

diocesi

uccideva un vescovo, secondo

legge lon-

venisse governala dal vescovo pi vicino.

gobarda. Tanta scelleratezza deplorai ne' luoghi ove narrai siffatti tragici e detestabili

Tale decreto
re stali uccisi

fu fatto in occasione d'esse-

avvenimenti, e qui ne ricorder

al-

Squillace,
colo.
Il

due vescovi da'ciltadini di come raccontai in quell'artilegge nell'UgheUi, Ita Ha sa-

cuni,

non senza orrore

indegnazione.

decreto pontifcio, Ila nos Scylsi

Riferisce l'Ortiz,

Del viaggio di Adriano Vii p. i35, che a tempo di quel Papa Monte Fiascone non era condecorata dalla presenza del proprio vescovo, per-

lanoruiiy

cray

(la

g, p. 424* Soggiunge l'Ortiz, n stupire, che cos vengano puniti tali


l.

rei,

menire nel libro


si

delle decretali &,c[.

ch dicevasi aver un tempo il magistrato civico o la comunit ucciso il suo vescovo. La ritengo diceria, non trovandola

narrata dalla storia, anzi confutata dal

suo annotatore De Lagna. Se allora il vescovo non vi dimorava, forse era per*

Oves pastorcm non reprehendant, plchs Episcopiun non ac^ CLiset ncque vulgus cani arguat. Anzi con quella sentenza, con cui fu condannato Chan ei suoi discendenti, vengono pur condannati coloro quali rendono
I, e. 9, Ot'e.f,

dice:

che risiedeva nel vescovato unito di Corneto (da ultimo disgiunto nel 1 854, ed uuilo alla sede vescovile di

pubblica

la reit

de'loro superiori, a gui-

sa del!o slesso

Civita

Vec^

irrisione fece palese a' fratelli

Chan, che con esecranda ci che


,

VES
rapporto a No suo padre lovea piutloslo dissimulare e occultare con ogni pre* murn. I*er lo diesa talvolta accaduto
e di ci
zi
il

VES
non conlenti, fecero
sagro corpo,

69
in vari pezfosse quello
11

come

d'un

vile

animale da macello.
111 inorridito, di

Pqpa InnoV Epst. i55

die degli unti del Signore si senta dire qualche cosa che possa scandalezzar l'a-

cenzo

tanta barbarie e

compreso

di dolore, scrisse

nime
s
i

pie,

ognuno tenuto
il

a ricoprirla,

all'arcivescovo di Salisburgo, perch pro-

imitando non gi
casti e

perverso Chan, benfratelli.

cedesse contro di loro e altri fautori, chia-

pudici suoi

Disse sa
I:

viamente l'imperatore Costantino


sacerdote,

Se

io

co'miei occhi propri vedessi peccare

mi

leverei di dosso

il

un manto

mandoli;?/// Belialy sed osculo Iradc' runt Fdiuni hoininis sicut Jadas ... Nec sujfecit hoc ipss, sed ut sangids sangui'
nern tangeret^ et ahyssus invocarci ahyssum^in corpus iam exaninie saevienteSj amputata, ut dicitura eius dextera, quafreqnenter signavcrat paneni, et vinwn in Corpus Christi, et Sanguineni

reale, e con questo lo coprirei dagli altii

affinch

non fosse veduto. Se dungrande l'accusare o riprendere propri prelati, quanto pi sar il trucidare il pastore? Peccato s barbaro que
delitto
i

convertendo^

et

capite detruncato, coroin clericale religionis

e nefando
voi.

si

XXXV,

dee espiare colla morte. Nel p. 4i, deplo>"a l'abbomineli

nam

etiani,

quafn

indicium
pitis

vole uccisione, ordinata da Enrico


' Inghilterra^

re

prncpis deferebat,

ed eseguita nel
To/?2/flf50
dell'

70

a pie

postolorum a reliqua parte castrictis gladns aniputaruntj nonat^


imitationeni

ad

dell'altare, di

s.

arcivescovo di
Ininiunil ec-

tendenteSy

quod

in

capite eius, et

ma-

Cantorbery, martire
clesiastica

nus, unguentum effusum fuerat sacraiissiinae nnctionis. Aliter

uccisori furono sco: che gli municati da Alessandro HI, ed il re fece pubblica penitenza alla tomba del Santo.
si

etiam corpus

eius conciderunt in frustra, quasi vcllent, vel quod maciaverant manducare^ ac exponere, quodcoeperant tam impid venera tione, venale, velponere niorlici-

in Pioma a suo onore

celebra Cappella

Cardinalizia, d cui anco nel voi. XXXI V,


p.

39.

Il

p.

Menochio,

Slitore, centuria

S.^cap. 83:
poli

D Corrado

vescovo d'Eri-

stiis

nuni eius escas volatilibus coeli, et heterrae carnes eius. Essendosi poi gli
uccisori presentati al

TVurzburgOf ucciso da certi scellerati j e quali penitenze a questi ingiungesse Innocenzo III quando chiesero V assoluzione del peccato e della scomu^ 1 202 in Erbipoli fu ucciso Corrado vescovo della citt e cancelliere imperiale, di vita esemplare e santa, e prela-

Papa per

1*

assolu-

zione, ecco come furono trattati e tenziali. Comparvero in forma di


tenti alla presenza

penipeni-

d'Innocenzo

III e del

nica. Nel

popolo

poco
il

meo

che nudi colla corda

al collo,

che replicarono pi giorni, e

poi furono assolti coll'imposizione delle

to di
le

mollo zelo dell'onore di Dio, non potendo sopportare due


i

il

qua-

seguenti penitenze.

Che per l'avvenire


se non contro ovvero a difesa della
,

scelle-

non portassero pi armi


gl'infedeli saraceni,

rati militi

Bodone ed Enrico,

questi

non

ebbero orrore d'ucciderlo con istraordinaria crudelt, nella via pubblica a tra-

propria persona.
di colore,
coli
;

dimento, con simulazione fingendosi uiici. Imperocch dopo l'empio fatto,


crudelirono sul cadavere,
la
gli

ain-

gli

Che non usassero vesti non intervenissero agli spettaammogliati restati vedovi non
Che per 4

potessero riprender moglie.

tagliarono
il

mano

destra, gli tioiicarono

capo, e
pel-

anni andassero a servire in Terra Santa saraceni. Che Bonella guerra contro
i

da questo toUero quella parte della


le, in cui colla

done, principale reo, per

tal

guerra man-

rasura de'ca pelli era figuj

tenesse a proprie spese Ire,

due o alme-

rala la corona sacerdotale ed episcopale

no uu

soldato. la detto viaggio incedes-

70
seroscnlzi

VES
a Geruraleinme e
vestili
iVi

V ES
lacesi d'ErbipoIi, colla cessazione de'divini
ufli/.i,

na, quali pubblici periilenti. Digiunassero a pane e acqua in luUi Innetl, mer

tranne

il

battesimo
i

a'

bambini,

Iq

confessione a* moribondi,
quali
si

cadaveri de*
le

coled e venercri

nelle quattro

ra e nelle vigilie de'Sanli.

TempoChe ogni anil

tumulassero senza

cerenionie

no

facessero 3 quaresime, avanti

Natala

1246 fu assolto dalla scorounica Giacomo I re d'Aragona, nel confunerali. Nel


cilio di /^enV/^,

le, la

Pasqua e

la

Pentecoste, nelle quali

solennit soltanto potessero

mangiar

fallo tagliar la lingua al vescovo di

carne, ed in niun caso nel giorno anniversario del delitto atroce.

avendo confessato d'aver Girona. Dell'assassinio del vescovo di Tortona, Melchiorre Busetlo, comtnesso nel

Che ogni

gior-

no

loo Pater nostcTy e facessero 5o genuflessioni. Che non potessero ricevere la ss. Eucaristia, se non in pundicessero
to di iDorte.

1284 da Guglielmo VII marchese di Monferrato, e delle gravissime punizioni


a cui Io
nel voi.

condann Onorio IV, ragionai

Per venne loro concessa dispensa durante la loro dimora nella guer.ra, de' digiuni settimanali, e invece usar
cibi
si

LXXVIII,

p. i4-

Quali penitenagli

ze impose nel

iS^G Giovanni XXII


la

uccisori dell'arcivescovo di IllagdcburgOf

quaresimali, e

di carne,

ed

le domeniche nutrirco Palcr dicessero nel


li

scomunicali e interdetta
signori di

provincia, 1q
a*

narrai a quell'articolo. Quelle imposte

solo gioved,

non per altro tralasciando

FEronay neh 339 da Benedet-

le 5o genuflessioni. Nel viaggio, passando per le citt di Germania andassero come sopra seininudi, in hraccis tortas,
,

to XII, per l'abbominevole uccisione del

paienle Bartolomeo della Scala, vescovo


della citt,
le

riportai in dello articolo.

colla

corda

al collo

e verghe in

mano^,
ivi

Non pare
li

afflitto
il

cheque'di ForliinpopO'
vescovo Ugolino, onde
la

recandosi alla chiesa maggiore, ed


da'caoonici ricevessero
la disciplina;

uccidessero

la

e se

sede fu trasferita a BertinorOy


poi fu unita a Sarsina.
citt e la

quale

alcuno gl'interrogava del fallo per cui facevano penitenza, confessassero l'enorme
peccalo. Qualora potessero dimorare in

L'eccidio della
sul di lei
tale pi e-

seminagione del Sale suolo nel 1 36o non avvenne per


teso misfatto,

Erbipoli, nelle suddette 3 solennit e nella festa di s. Paolo, uscissero dalla citt semi nudi colla corda al collo e le verghe in mano, e cos andassero alla cattedrale

ma

bens per

le

sacrileghe

crudelt commessevi da Francesco Ordelaffi,

fra le quali sulla piazza di


le

popoli fece ardere

statue del

nel

tempo

della

messa cantata, e

ivi

proa*

strati

in terra innanzi al vescovo ed

canonici,

umilmente domandassero
la disciplina.

e riri-

nocenzo VI e de' cardinali, tra campane^ ironicamente motteggiando le censure ecclesiastiche da cui era aldelle
lacciato.

ForlimPapa Inil suono

cevessero

Finalmente, al
di

In

tempo dell'interdetto

ricu-

torno da Gerusalemme
sentassero dal

nuovo

si
i

preco-

Papa, per ricevere


ordin

sandosi 7 sacerdoti di celebrare, li fece scorticare vi vi,con altri 7 impiccati. Laon-

mandi

e consigli che a loro [)iaces5e daall'arci-

de

il

cardinal Albornoz legato

prese la

re. Inoltre Innocen'/o III

vescovo di Salisburgo, che partecipassero dj tanta severit eziandio i discendenti

de'colpevoli, restando interdetti dal

ri-

cevere benefzi e feudi dalla chiesa d'Erbipoli, qualora colle loro virtuose opera-

zioni

non ne

fossero dispensati dalla ponsi

tiGcia indulgenza; e se

contravvenisse a
la

fiamme, ed il vescovo Roberto I si trasfer in Bertmoro. Deplorai ancora, descrivendo Saragozza, l'onenda uccisione a tradimento del venerando arcivescovo Garzia Heredia nel i4io. Ci riprovando ancora il De Lagua, poich 1' Ortiz lasci scritto, che s enormi attentati o non erano mai
citt e la die'in

preda

alle

questi decreti, restasse interdetta

dio-

accaduti, o assai di rado nella sua Spa-

VES
gnn, sel)bene conviene essersi detto, die
nella contea di Discaglia fu anticatuenle
di Vittoria
,

VES

71

ed una porzione di quella

ucciso

il

proprio vescovo da'cautabri, po-

di Logrogno; appunto a due terzi di lega da Vittoria, ed ha ne* contorni del-

poli della

tavia

Spagna Tarragonese, e che tutnon potevasi neppnr per congettula

l'acque termali. Si tenga presente


rito nel voi.

il

rife-

re rilevarne
to. Alcq,ni

verit e certezza del fat-

nondimeno opinavano, che apquesto infame attenvisitar la Discaglia

LXVIll, p. igge seg.), che segui verso il io88 (la soppressione, secondo Commanville, avvenne n^el secolo
Xlll),
la

punto
tato
,

in castigo di
il

come

dice

il

p.

Giovanni Risco nel-

vescovo di Calahorra non anda-

Spagna sagra

(o meglio deve dirsi,

va mai in

persona a

che allora unita

(provincia d* altronde fregiata di singolari privilegi e

dente

alla

quale

un tempo quasi indipenla regina Anna die' il

titolo di nobilissima e di lealissima signoria, titolo


la

che confermato da'successori,


si

alla nuova sede di Caizada, quando questa nel 1498 fu unita a Calahorra, sotto tal vescovo pass la regione). Mentre ardevano gravi dissapori fra la s. Sede e il suo vassallo duca di Parma, allora anche feudatario duca

pi parte degli abitanti

considera-

di

Castro e conte di Ronciglione

siali

vano come nobili di tutta la Spagna), n inai metteva il piede in quella provincia; e che quando canlabri portavano liti
i

Gradella delegazione di Fiterbo,[ie[ narralo in quegli articoli e in diversi relati-

ecclesiastiche alla curia vescovile

face-

piccoli principi

vano
ze.

loro pagare

il

doppio

nelle senten-

(imperocch sovente l'ambizione di forn improntitudine e audace motivo a combattere i grandi, favi

Questi argomenti non provano l'ac-

cendosi umiliante scudo delle passioni di sovrani potenti,


la politica de'

cennata derivazione, quindi sembrare il vero motivo, per cui il vescovo non visitava
il
i

quali tal-

volta elastica: di frequente poi le scintille

canlabri, n questi volevano che

furono funesta cagione di disastrosi


vit-

vescovo entrasse nella loro provincia,


de' primati della provincia
le deci-

e vasti incendii), ne rest innocente

la resistenza

tima

il

nuovo vescovo

di

Castro mg."^

per

la

preleusione di non pagar

Cristoforo Giarda o Ciarda a' 18

mar-

me
si

e gli altri

emolumenti

non vole-

vano che

gli ecclesiastici

della Discaglia

arrogassero questi
1'

diritti.

Sarebbe be-

zo 1649, presso Monte Rosi, mentre ia calesse o lettiga recitando 1' uffizio de* morti recavasi al governo di sua diocesi,

un mentre il Vangelo avvisa: // buon pastore conosce lesile pecorelle, e le pecore eziando conoscono il loro pastore. Di pi esso comanda a'
ne, dice eziandio

Ortiz, ovviare a

trucidalo da' sicari! dell'indegno pri-

male

cosi pericoloso,

mo

ministro favorito del duca di


(poi,
,

Parstesso

ma, marchese Gaufrido


segno
all'

divenuto
la

odio

pubblico

dallo

suo signore fatto decapitare), e


plicit di

com-

pastori di sforzare le pecore a entrare


nell'ovile:

Sansone

Asinelli

capitano de-

Compelle eos intrare. Dipoi,


il

gli svizzeri

del duca, che facevasi chia-

De

Lfjgua osserva,

vescovo di Calahor-

ra pot visitar liberamente tutta la sua


diocesi, ch'estendesi a tutta la Discaglia,

mare col fnto nome di Alessandro Dossi, come imparo dal Cancellieri, MercU' lOy p. 117. Il cadavere fu portato in Ro-

Sin dal

tempo

della soppressione (o

isti-

ma
biti.

e deposto in

s.

Carlo de'suoi barna-

luzione) del vescovato d' Alava o Alba

Innocenzo
s\

non pot

lasciare

in-

(Arnientia^ ora Armentegui,

Armeuza o

vendicato
so da

esecrabile eccesso,
vassallo

commes-

Armenzia,

nella provincia

d'Alava o A-

un suo

laba, dipendente dalla Navarra, e una


delle 3 divisioni della Discaglia, che oggi

complice,

come

dissi nel voi.

forma

la

massioia parte della provincia

199, con altre suo riprovevole ministro. Decret

comesi sospett (o XXIII, p. notizie), o almeno dal


i'

e*

71
stretno eccidio
eli

ES
1'

V ES
assoluta sop*

Castro,

pressione del vescovato, a cui sostitu

governo temporale fece trasportare in Valentano, ambo luoghi della stessa provincia di Piyicqunpfndfnle, e
il

Ranuccio Zambini da Gradoli, e Gio. Domenico Cocchi da Valentano questi morto poco dopo, l'altro fu giustiziato. Per essi era stato promesso il premio di
:

scudi

3ooo

per ciascuno, se

si

davano

in

terbo. Atterrata la citt, sul suolo

vi

fu

mano

del governo. Tutti

convengono,

seminato il Sale, secondo alcuni, ed euna colonna coli* epigrafe Qui fu Castro. Si pu leggere il breve Cuin siciUy emanato da Innocenzo X,a'24 uarzo 1649, Bull. Rom., t. 6, par. 3, p. 188: Declaral incurrisse in txcoinmuncatiO' nis ma/oris aliasque poenas canonicas,
rella
:

che questo gran sacrilegio, pel quale furono scomunicati sicarii, scienti e coni
i
i

plici in

qualunque modo,
Farnese,
la

fosse la rovina

di casa

causa della distrude'

zione di Castro, della perdita


stali,

duo

poi dell'estinzione della

fami'

eoSy quiEpiscopuii Castrcn. occiderunty

aul inaiidaluiii dc.dcrunt.

il

p.

Annibali

glia *'. N'irra l' annalista Coppi, all' an noi 821, n. 77, che nel regno delle due Sicilie, durante le conseguenze turbolenti

da Lalera, Notizie storiche della casa Farnese^dellafu gi citt di Castro, a p, 70, riporta il compendio della vita e morte di oig/ Giarda ultimo vescovo di Castro.

della rivoluzione della setta

de Garbo-

nari, e mentre colla ripristinazione de*

benemerentissimi gesuiti
precetti di

&

inculcavano

morale

cristiana,

un sacrilego
lutti. 11 ser-

Da

esso

si

trae,

che

il

virtuoso ve^^r*

misfatto inorrid

gli

animi di

scovo appena colpito dalle palle di 4


la coscia sinistra,

gente maggiore congedato Mormile, adirato contro mg.' Agostino

zarole, oel petto, nel braccio destro e nel-

Tommasi,

dal

con 5 mortali

ferite, e-

1818 vescovo
seguitava
(sic)

d'

A versa

e fratello di

Do-

ficlam: Gesti,

gnore che favori

Dio misericordia. SiMe autem judicasti dignum aliquid pati pr te. Io muoio volentieri per la s. Chiesa, e perdono volentieri a chi mi ha offeso, e fatto offendere. G\\ uccisori nel fuggire gettarono una carta che diceva: Imparer mg. Giarda, frate indiscreto, a male scrivere, e a mal parlare. Portalo in Monte Rosi, e munito di tutti sagrament, nel d segueoie mor martire. Poich essendo per
!
'^

nato ministro della

giustizia,

perch per-

un suo

fratello

canonico

ch'era carbonaro, a'9

novembre con un

colpo di fucile l'uccise nella pubblica strada.

Lo

scellerato fugg,

ma

fu presto ar-

restalo e
zio.

condannalo all'estremo suppli-

Altra vittima vescovile delle politiche

vicende rivoluzionarie, e del suo paterno

amore
le

pel gregge, fu

tour arcivescovo di Parigi,

mg." A (Ire di La-il quale nel^

giornate sanguinose del giugno 1848,


a*

rendere l'anima a Dio. quanto

al

conte-

nel portare con sublime abnegazione


gl'insorti parole di

pronunci queste parole: Non mi ricordo d'aver offeso al^ cuno, ne infatti, ne in dettij ma ci e un pretesto. Il p. da Latera dice che fu
delta carta,

nuto

pace e di consolazio"
da-*

ne, dicendo che

il

buon pastore deve

re la sua vita per le pecorelle, e tenen-

sepolto nella chiesa

Anastasio di
pose

Vincenzo e Monte Rosi. Innocenzo


de'
ss.

do in mano la Croce e un ramo d'ulivo, mentre avea cominciato la pacifica pei rorazione, un colpo di fucile di eseciabi*
le e
ri

la taglia di

45oo

scudi contro gli

perfido forsennato, fatalmente lo

f-

assassini. Piisull dal processo,

che essen-

do

slato minaccialo per lettere nella vita

mortalmente, Dopo aver esclamalo a che il mio sangue sia V ultimo versalo^
spir poi martire della carit pastorale.

se fosse

lello dal

andato Papa,
il

al vescovato,
il

prelato

comech enon voleva anportarvisi.


il

L' ammirazione,

la

commozione

il

cor^

darvi,

ma

Papa

lo forz a

doglio fu universale, V assemblea nazionale


gli

1 piiocipali uccisori

furouo

capitaoG

decret

uumouumeulo

nella

me

V E S
IfOpolitana, ed
il

VES
IX gli
cele-

73

Papa Pio

accorrere a seppellirlo e suffragarlo, se-

br solenni esequie e nltamerile encomi con allocuzione in concistoro. Antica-

condo

l'antica disciplina della Chiesa, e


in Roraa coll'inlervento ezian-

morendo

mente, per disposizione de' concilii, due o tre vescovi dovevano trovarsi alla morte del

dio del Papa.

Come
il

rale (volendo

ivi procede il Funevescovo assistere a'fune*

vescovo, e quindi vestilo

il

cada-

rati di principi, signori, governatori

o ca

vere pontificalmente e con anello in diIo, gli

pilani locali, ed

anco a que'

di cardinali

celebravano
i

funerali, a'quali in-

e di grandi prelati, preferito a tutti, an-

tervenivano

diocesani, e s'intimava a

co nelle chiese esenti, nel celebrare


flzialura
in

l'uf-

tulle le chiese eoraloriidella citt

pagna
il

di far preci

vescovo viciniore
si

ecamper Tanima sua. Se non era giunto in


i

forma pontificale solenne,

senza che possa essere impedito, per le sue onorevoli preminenze, secondoch af-

tempo,
rici

teneva
i

il

cadavere insepolto i^

ore, e intanto

canonici,

monaci,

chie-

ferma il De Luca), a qualunque vescovo che muore in Roma, e di que'particolari fatti

doveano sahneggiare senza

ii>lerru-

celebrare dai Papi


pii

(il

regnante ne

zione. Si celebravano messe e vigilie in


tutte le chiese, ed ogni vescovo

ha dato
lo

esempi,

come

notai altrove

compro-

e nel voi.

LXXllI,

p.

69), in tale articoil

vinciale dovea dir messa in certi giorni


della settimana per

ne

trattai; e
eie

qui ricordo, che

Cap'
suo-

un dato teo)po. Orsi

pcllo
le

vescovi pontificale verde

si

din
la

il

concilio di Chelchit deirS i6, che


dia

in suffragio dell'anima del vescovo

decima

di tutti gli

armenti e prodotti
si

appendere alla volta del luogo ove viene tumulato, co'fiocchi secondo il grado, enumerati in tale articolo. Moltissimi vescovi eressero
il

delja chiesa a'poveri, e


vi.

liberino
la

ser

sepolcro per se e pe'suc-

m
jl'

Che appena morto


le

per tutta

diocesi

cessori nelle cattedrali.

Decretarono

se-

e in tutte
si

chiese, statini

pulsato s^no^
inti-

radunino ecantino 3o salmi; poscia


digiuni e preci, e
la

guenti concilii. Di Riez.M Alla morte d'un vescovo, il vescovo pi prossimo verr a
fare

ma

moltissimi salmi e messe, e limosine,

comanda
ti. Il

liberazione

funerali, e a prendere in cura la sua chiesa fino all'ordinazione del suci

d'alcuni servi da farsi da'vescovi e abbaconcilio di Ilatisbona del


il

cessore'^.

982

pre-

del defunto vescovo

Di Valenza del 524. l parenti saranno avvertili di

scrive

numero
da

delle messe, delle limo-

sine e preci

farsi

dagli altri

vescovi

comprovinciali, dal clero e monache, per sulhagarei pastori che morivano, dovendosi seppellire nella cattedrale

non prender nulla de'suoi beni, senza sae de'comprovinciali, per timore che non confondine i
pula del metropolitano

Beni di

Ciiesa con

quelli dell'eredit.
ci

ovunque

Ma
che
gli

se altri
gli

domanda modestamente
il

morisse. Parlando della Sepoltura (ove


dissi

dovuto,

metropolitano, o que-

che non ponno erigersi delle nuove


il

a cui

ne avr data comrnissione, de".

permesso del vescovo), notai che nelle chiese anticamente


per secolari, senza
l'accordavanoil vescovo o
il

ve fargli ragione

Di Toledo del 65^^.

gli

il

vescovo potr disporre di ci che


alia chiesa. [

parroco, poii

sar stalo dato personalmente; s'egli

ch non

vi si

poteva tumulare che

ve-

non ne dispone, apparterr


tranno mettersi
red ita senza
la

scovi, abbati ec, ed altri personaggi.

Co-

parenti del vescovo o del prete non poin possesso della

me

si

deve esporre

il

cadavere, col cap-

sua e-

pello pontificale a'piedi, e doversi depor-

partecipazione del me-

re nella cattedrale, se non ha destinato


la

tropolitano o del vescovo". Di Clermont


del 1095. Proibizione d'usurpate i-beni

sepoltura.

Che Papa Benedetto


alla aporie

III

de

termin nell'858, che


scovo
gli altri

d'un ve-

de'vescovi o de'chierici alla


essere distribuiti
in

mone: de-

comprovinciali dovessero

vono

opere pie se-

74
condo
la

ES
,

VES
o riservati
a)
gli articoli,

loro intenzione

e delle diverse foggie, secon-

successore'*.

Di Trento,

sess.

i5,

De

Re-

do
di

tempi),

come

si

rinvenne col corpo


ol-

form.f CI. Proibisce assolularaenle di attendere ad arricchire delie rendile della

Nicol Gelanzio vescovo d'Angers,

chiesa

loro parenti, n

loru

dome-

stici: gli stessi

canoni apostolici proibiscoi

ornamenti vescovili, in uno alla Croce pettorale (la quale altro non era che un sagro conditorio di reliquie
tre tulli gli

no

di

dare a'conginnti

beni di chiesi),
se
i

<esan\'),etsuperpectus ejus Calix et Pa-

che appartengono a Dio. Che


renti

loro pa-

tena plumbei
ss.

sono poveri, ne facciano lor parte, siccome a' poveri; ma non gli dissipino,

cum pane et vino (forse la Eucaristia o VOblata)^ et retro caput

ne

gli

distruggano a favor

loro.

Il

conci-

lio gli esorla

per Io contrario a disfarsi

del lutto di questa passione e di questa

tenerezza sen'^ibile pe'Ioro fratelli, nipoti


e parenti, ch' l'origine di tanti mali nella

erat quidam alveolus, in quo erat lam-> pus cum oleo acccnsa, ita quod sarcofago clauso lumen psius lampadis accensae inlus radiabat per foveani supra corpus. Lo stesso si costum co* preti e
,

co'nionaci, per riguardo appropri loro abili e calice,


il

Chiesa". Del medesimo argomento e

quale ponevasi sul pelto


si

degli Spogli ecclcsiaslici, in quest'arti-

loco sigilli. Finalmente,

compone
,

il

ca-

colo ne riparlai. Wella Raccolta degli

O-

davere
croce,

colle

mani

sul petto in

forma di
rito

puscoli e\

p. Caloger, t. 4?^ P-i la Lettera intorno alcune antichit Cristia-

come

gli allri

fedeli defunti

antichissimo forse da*tempi apostolici derivato, poich


primitivi cristiani ogni luogo e ogni azione avvaloravano con quel salutifero, consolante e possente sei

p. Lorenzo del
seppellivansi

ne scopertesi nella citt del Friuli del Torre filippino d' Ud-

nCy in cui riporta le testimonianze


i

come

vescovi

tanto dai greci


volle chiudevasi
si

gno, per pia e lodevole tradizione,


atlesta nel
II
y

come
Co-

ijuanto da'lalini, co'Ioro abiti e insegne


pontificali. Inoltre alle

secolo Tertulliano,
ca\). 3.
i

De

rona

mililis

Perci da

como

ne'Ioro sepolcri

la ss.

Eucaristia^ come

piangersi,

come moderni o

noi fanno,

trov nel VI secolo nelT invenzione del

l'eseguiscono con ineplicabili segni, qua-

corpo di
ticulis

s.

CJldai ico,

cum qnihusdanipar...

Pontiflcaliuniinduviarum

et in

ze ch'ebbe

dextro latere

ad caput pyxis argentea

uu giuocarello di dilal Fra le vertenClemente XI colla corte di Sicilia, pe* vescovi del reame per violaziosi

admoduni
et in

nitens in sacello holoserico,

pyxide, ut quidam dicehant^ Sanguis Domini, et alia sancta contncbantur. Era anche solito di riporre ne'sepolcri delle Reliquie de' Santi. Inventa est etiam cistella ferata adnwdum magnaf quae omnino piena erat, et referta Reliquiis Sanclorum. Fu scoperto il corpo di s. Ermano vescovo di Metz ornato di
Croce, mitra e
pallio.

la del

ne dell'immunit ecclesiastica, vi fu quelvescovo d'Aquila Ignazio de la Cer,

da

il

quale morto in bando a Rieti


si

ministri regi
tinacia, e
si

ridussero dalla loro per-

misero a discrezione del Pavescovo


e ne facessero

pa, che impose loro di cassar l'alto dell'esilio

contro
il

il

trasportare
colla

cadavere nella cattedrale


e l'intervento

maggior pompa,

di

Ne* sepolcri di

s.

tutti gli ordini della


gli

citt, celebrando-

Dunstaiio arcivescovo di Cantorbery e di tigone vescovo di Lincoln, fra gli altri

magnifici funerali, per rendergli dogli

po morto
gli

onori che ricusarono di darfu

ornamenti si trov l'anello. Si seppellivano ancora col calice e la patena,e colla ^rzrZ'fl rasa (a richei

in vita.

Tulio
\\

punluahnente eset.

guito. Ci die'
1

vescovo Saruelli,

3, lett.

capelli: della

Ton-

sura

della

Barba

e dt

Cappelli degli ecragionai iu que-

cle^iuslioi e de'vescovi,

Della fraterna carit che decessere tra'vcscos'i, oltre quaol' altro con lui e con allri dissi nel precedente. Co5;

VES
tnncia dal compiacersi della
di
i

V
costumanza
sore d
s.

e;s

75

Odone

arcivescovo di Cantor(

sua provincia (Terra di Bari), in cui


vescovi foraslieri
si

bery, imperocch EdelPino spregi di ma-r


niera
fasto
il
il

ricevevano da'dioii

suo predecessore, che calc con


lui:
il

cesani con giand'onore; poich


gresso, bench privatissimo,era

loro in-

sepolcro di
a

ma andando
pallio,

poi a
inti-

accompa-

Roma

dimandare

mor

gnato dal festivo suono delle campane


della cntledrale, incontrati dal cameriere del vescovo diocesano, recando io

rizzito di

freddo nelle Alpi.

Ut

caelerls

un

bacile d'argento

la

mozzelta., insegna di

ginrisdizione,e olFrendola con


tesia io

som ma cor-

nome

del suo prelato. Sillalfa ur-

modesdus de Firis Sanclis loqai dorrt-ntur. Dissi gi nel IV dell'articola Vescovato, che la <5ef/e vacante^ locami do anco di questa, non solamente succede per morte del vescovo, ma per la sua
traslazione, dimissione, rinunzia
,

banit proveniva dall'antico uso, per cui


i

priva-

vescovi pellegrini erano invitati dal vea

zione, deposizione, sospensione, rassegna-

scovo della citt


a benedire
il

celebrare e predicare,
l'

zione e altre cause, ed un


gresso. Deplorai altrove,

tempo

pel re-

popolo. Se

A postolo, ^/jz*/.
fedeli:

che nel medio


la

ad

Rom.,

disse a tutti

Charita'

evo, in vari feudi eravi

sacrilega e a-

te fraterni tati s inviceni diligetites

ho no-

busiva usanza, che alla morte del vesco-

te inviceni praevenientesj molto pi dee


risplendere ne'principi de'saceidoti e padri della famiglia di Cristo, per dar edi-

casa.

ficante esempio a'Iorosuddili. Questa fra-

barone locale ne saccheggiava la Pi generale fu il riprovevole abuso, che morto il vescovo il Palazzo diveniva preda della rapina altrui, in onta
vo
il

terna dilezione, questa prevenzione d'onori, praticarono santi vescovi co'pastope* belli racconti ri vi fi e anche morti che riferisce. Di ammonizione e gravi poi sono quelli riguardanti prelati, che non solo non fanno onore a' vescovi viventi,
,
i

alle rigorose proibizioni

de'canoni e

ile*

Papi,

come

in Ptoiiia la

depredazione del

palazzo del cardinale eletto Papa. Vi voileio de'secoli, ed estremi rigori per estir-

pare tanto pubblico ladroneccio. S'introdusse pure


rie diocesi,
la

biasimevole usanza, in vai

ma

meritevoli di castigo parlano de'Ioro

che

chierici s'impadronisseil

predecessori con tanto poca riveretiza da

ro delle cose del def.-nto vescovo;

che

scaodalezzare,

sia

con biasimi,

sia

con de

poi vietarono colla scomunica di versi concilii.

trazioni, sia con altre operazioni, funesto esempio lasciandone, secondo Sigeberto

Come
i

sentenziarono
afflai

la slessa

contro
to

parenti e

del vescovo

pena mor-

presso Baronio,
tore di
s.

Gregorio

Papa Sabiniano, detrat1 suo im media lo an-

ab intestalo,

se toccassero delle cose

senza l'assenso del metropolitano o cornprovinciali,

tecessore (edificante fu l'operato di altri

dovendo attendere

il

succes-

Papi, per quanto accennai nel voi. LVf,

sore, aninch colle cose ereditarie

non
il

77, riguardo a' loro predecessori, su cose che sovente avvengono incontrario
p.

prendessero anco recclesiasliche. Dice


Rinaldi:
i

e narrale altro). Quindi,


ni

dopo

nel concilio di

non molti anMerida del 666

L'amore verso parenti, l'arma colla quale il demonio assalisce vevescovi indi scovi. Morto il vescovo
i

da 12 vescovi fecesi questo salutevole decret: Che ninno mormorasse del morto vescovo,

imponendo diverse pene

a*

chiamati dal capitolo ad assistere alla sua afonia e funerali, f^icevano l' inventario quali si aHidavano ad un EcO' de'beni,
i

Que' prelati ben a ragione ci ordinarono, secondo il volgar detto: Ne quid in nwrlaum, neqne si fuerit ipse Nero. Volle Dio esigere qucla pena nel q58 da Edellno, succestrasgressori di esso.

nomo,

per lo pi diverso da quello


in

<lel

vescovo defunto, per tenerli

custodia

sino all'elezione del successore, insieme


al
sa.

Fcedomino e al Difensore della chieL'economo l'eleggeva il vescovo inler-

76

VES

VES
dea generale della Liturgia
e sul modo di trattarla^ qualifica 3." fonte liturgico
il Cnere/noniale Episcoporurn. Esso fu corretto, approvato e autenticalo la i.*

ventole o visilalore, parlalo di sopra e nel Ili, destinato dal metropolitano a


presiedere alla diocesi nella sede vacante, fino all'elezione

del

nuovo pastore;
il

nel resto esercitando la giurisdizione

capitolo, coQje narrai a suo luoj^o. L'in*

ventaiiu

si

mandava

al

metropolitano.

L'econoa>oFu eletto pnredal capitolo cattedrale. Il vescovo inlervenlore era diverso dal viciniore cliianiatoad assistere
il

voltada Clemente VI II, indi da Innocen* zo X, poscia da Benedetto Xllf, e per ultimo da Benedetto XIV. Esso colla massima precisione e chiarezza dirige le principali funzioni episcopali, e

che riguardavescovo; anzi

no

in

qualunque modo
le

il

vescovo moriente, e a celebrarne


la

l'ese-

oltre

cose stabilite per

il

vescovo, e per
gli assiste,

quie e
(piali

tumulazione: riceveva una graconcilio di

chi celebra avanti

lui,

le

tificazione per le spese del viiiggio, sulle

quali

danno lume per

le

altre

funzioni
le

naie contestazioni,

il

Tolib-

ancora, vi sono tanti capi per dirigere


funzioni stesseseparatedal vescovo.
di nelle bolle di

ledo del

655 stabil che ricevesse una


i

Quin-

bra d'oro, ossia 80 scudi, se


ra.

la

chiesa va-

Clemente Vili e d'Inpraecipne auCathedralibus, et

cante era ricca, e mezza libbra se pove-

nocenzo
niale,

si

dice essere questo ceremoEcclesiis,


^

tempi, ed

Perle molte cavalcature usate a que' almeno d'8 il manteniaiento

omnibus

leni

Metropolitanis

giorni, tale

somma

pare discreta, he

let-

Collegialis perniile ac necessarinm. At-

tere che in sede vacante venivano scritte

dal clero, chiamavansi cleriche e chericali.

Ora morto
la

il

vescovo o Iraslalalo,
capito-

o dopo

sua rinunzia, ed anco se fosse

Gavanlo, che nelle Rubriche del si tratta minutamente delle ceremooie delle Messe private, ma non con tanta diffusione delle solenni. Le 5 bolle
testa
il

flessale

prigione in
lo di diritto

mano
la

degl'infedeli,

il

che l'approvarono, e inserite nel ristampato d'ordine di Benedetto XIV, meritano leggersi, per rimarcare l'obbligazioni

subentrando
delega

nella giurisdial

zione vescovile,
se ne riserva

Ficaro ca-

pilolarc, che elegge, ed in molti luoghi

che hanno
dosi

gli ecclesiastici di

osservare le
,

Papa, per pcculiaricircostanze, non depula un'amp^rte, se


il

una

prescrizioni
i

del

ceremoniale

adopran-

termini pi stringenti di
togliere la pi

coman

'o,

ministratore o vicario apostolico

nella

e colle pi terribili pene proibiscono l'ag-

persona d'un vescovo o

di ecclesiastico co-

giungere o
sa. 11

il

minima

co-

stituito in dignit.! vescovi presentati

non

ponno

essere i^icari capitolari ^ e per ul-

timo Pio VII si oppose alla pretensione di Napoleone 1 che lo esigeva, dichiarando illegittime tali elezioni, anche per )a decretale di Gregorio X, ossia il can. 4
del concilio di Lione
cilas.
\

ceremoniale dunque ha forza di leg* g, come dichiararono liturgici, fra'quali il Catalani. E' vero che esso non toi

glie le

immemorabili

e lodevoli

consuetu-

dini delle chiese,

come

nel

i6o5 dichia;

la

s.

congregazione de' riti

ma

trop-

II,

Jvariiiae. cae^

vescovi presentali, se fossero insie-

po ci vuole per essere una consuetudine degna di tal nome, ed il Ferrigni riporta al proposito cosa dissero nelle loro bolle

me
do
i

vicari capitolari, sarebbero giudici e

parli in propria causa,

imperocch secon-

canoni, ramministra7.ione capitola-

Innocenzo Xlll e Benedetto XI 11. Quanto alla difformit di molte prescrizioni del
ceremoniale dalle rubriche,
lascia
il

re sottoposta al giudizio del


scovo.

nuovo

ve-

in tal caso si

Terminer

col far parola del

Ce-

ceremoniale per regola delle catper


le

rt'mo/2/<7/<?de'vescovi,oltreildetlo in quell'articolo e ne'relali vi.


Il

tedrali,

le

quali principalmente

si

can.

Andrea Fer-

compil, e

rubriche per quelle chiese


il

rigni Piioue, nella Dissertazione sull'i-

che noi sono, set,oudo

p. Merali. 11 Ri'

iuale e

il

Pontifcak'

V E S Romano

sono,

."
il
i

quei libro che ahbjaccia que'sagramenti


e funzioni ecclesiasliche, che rigiiaiciano

77 Johanni vdelicet Universali Papae .... Totum non latet Mundum Romanae
Ecclesiae Pastorem apostolica vice ita

VES

neir anuiinishazione o celebrazione

il

il 2. quel libro che conmenti e funzioni ecclesiastiche, che riguardano nella loro an)ministrazione o celebrazione il vescovo; diDiodoch quello ch' il rituale pe'preli il pontificale pe'vescovi. Del ceremoniale abbiamo, fra le altre, le seguenti edizioni. Caere moni ale Episcoporiim, Romae

semplice prete;

tiene qiie'sagra

fungi etc. Dicendo del Canone della Messa, non solo rilevai che il nominarvi Gerarca (F.) della Chiesa il supremo
uso antichissimo, poich l'osservava e
faceva praticar^
1
il

lo

^[.

Papa

s.

Clemente
si

del g3;

ma

che

in

Roma non

fa
il

menPapa
il

zione di vescovo alcuno, perch

vescovo

Ordinario (F.)
osserv
il

di

tutto

i65i. Bartolomeo Corsetti, Novssima praxis Caerimonialium Episcoporum^


Venetiis 1666.

Bellarmino e poi il Quarti, per nella Sede apostolica vacante si ommetle nominarvi il Papa. Il
vescovo Sarnelli, Lettere ecclesiasticie,
l.

mondo, come

Ceremoniale Episcopo^

rum Clementis Papae Vili


cenlii Xjussii recogniliim etc.
ris

et IniO-

2, leti. 2

Quanto
il

sia forte

il

legame

CumJigU'

dell'ordinazione, colTomassioi risponde


al

novisque Addiliouihiis decrelorum. Clementi XI P. O. M. dicalttm, Romae

quesito, giusta

cap.

Cum

in distri-

hiendi de tempor. ordin.:

Ordinaius a

1713.

Papa,

sine licentla

VESCOVO DELLA CHIESA


VERSALE,
clesiae. Titolo convenien-le del

UNI-

ordines non promovetur.

Papae, ad superiores Fuerat ea

Episcopus Enversolis Ec-

Sommo

om* nium Orhis Episcoporum, co jani prO'


lex, et consuetudo pervagatissima

Pon(efcc(F.), Fcario di Cristo^ F.) e ve-

pria

Romanae

Ecclesiae,

quod

illa re-

scovo di Roma(F.)^i\\\di cui cattedra am-

iinentioresset priscae disciplinae, guani

maestra
articolo

Urhem

et

Orbem, per

la

cura

universale che ha della Chiesa ^ nel quale


ricordai alcuni de'tanli sublimi

Titoli d'onore, co'quali

sino dal princi-

pio del cristianesimo fu giustamente di-

quaevis alia. Dalle quali parole si comprende, die non solo l'ordinato dal Papa, ma l'ordinalo eziandio da qualunque vescovo, non pu essere ordinato da alordinatore. Di che tri senza licenza del i
.**

da qualunque altro Fescovo (F.), come di Fescoi'o de' Fescovi^ Pastore de' Pastori, escavo ?</z7Per.v<7 /e, denominastinto

si
ci

ripete l'origine dall'obbligo de'chieri-

verso

la

chiesa e

il

vescovo sino

al

eoo,

per cagione dell'ordinazione, anche ne'


minori, di non poter passare ad altra chic*
sa
,

lo nel

4^1

dal concilio generale di Calce


1

donia, e nel

ecumenico di Trento, Pontefice della santa e universale Chiesa, dopo la discussione di questi titoli. La Chiesa fu anche delta Diocesi (V.) e di essa vescovo universale il Papa ed in quest'articolo, oltr la spiegazione del venerando vocabolo, riportai diversi titoli che gli spettano o co'quali fu appellato. 11 Galletti, Del Festarario, riporta la lettera sciitla da Alinardo abbate di s. Benigno di Dijon, circa il io32 a Papa Giovanni XIX detto XX,
dall'altro
,

563

ed

ivi

esser

promossi senza licenza

speciale dell' ordinatore; in conseguenza


de'decreti sinodali di Sardica, di INicea
e del 3. concilio di Cartagine.
I

Per

a*

loro tempi era lecito

a' laici

l*

esser or-

dinati da

qualunque vescovo, senza la Dimissoria. Questa bens veniva data


rici

da'vescovi ordinatori, accii propri chie-

potessero poi esser ordinali da altri

la

quale comincia con queste parole

Domno

Sancto

totius Urbis

JlJagistro

non essendovi allora altro legame, che quello dell'ordinazione, senza riguardo a patria o domicilio, ne a parroc* thia o diocesi. Era tale legame cos stretto , the non poteva il cliierico neppur
vescovi;

78

VES
al

TE
Cristo
,

S
Trento.
Il

passare n beneficio (raltra chiesa, ne

lo

prova

il

cardinal Pallavicino

lo stalo monastico, senza licenza del ve-

nella Storia del conclio di

scovo, e se ovea professalo l'azione era

Huinart, Atti sinceri de Martiri, racconta

temila natia, per cui

Papi

si

delerinina-

co'monumenti

dell'antichit,

la

supei

Quindi sono innumerevoli canoni, fino al looo, obbliganti l'ordinalo al i. oidinafore, solo da tale legge essendone esenti chierici delle chiedispenstii'vi.
i
i

ronoa

riorit del vescovo di

Koma

su tulli

ve-

scovi e su tutta
ta ue'primi
li,

la

Chiesa cattolica, nodi essa

tempi

anche a'genlis.

riconosciuta eziandio da
s.

Ignazio e
tutti

se devastale da* barbari

e gli

ordinali
cial'o-

da
i

Policarpo, da

s.

Cipriano e da

contro lor voglia. Oggi

in 3

maniere

ribattezzanti nella celebre controversia

scuno

fa

suddito del vescovo, o per

del battesimo conferito dagli eretici,

non

rigine, o pel domicilio, o pel beneficio,


Ile cui inosservanze nel

che da S.Dionisio Alessandriuo,ch'quanto dire ne'primi secoli del cristianesimo.

1694 pi'ovvide

Innocenzo XII
>>

colla bolla

Or

il

Sommo

Specula tores. Pontefice Romano, Or-

Inoltre fa vedere, che


t del

la

suprema autoriprovando

vescovo di

Roma

costitutivo, prin-

dinariu^ Ordinririoruni, senza necessit di riguardo ne ad origine, n a domicilio, colla

cipale dell'unil della Chiesa,


altres l'infallibilit del

vescovo di
li

Roma.

soia ordinazione, lega l'ordina-

Tertulliano fiorito nel

secolo, parlan-

lo alla Chiesa

liomana;ed

in

conseguen-

do

del Pontefice
I,

za

il

cos

ordinato non pu essere ne dal


del donicilio,

cap.

lo

romano, De pudicitia, chiama Vescovo de* Vescovi.


s.

vescovo dell'origine, n

Quelli che allerrnano essersi

Sisto

I,

Pa-

di qualsivoglia beneficio,

promosso pi a

pa che pat
to

il

martirio neli4'2, chiama^

ordini maggiori senza espressa licenza del

Papa".

Alle Ordinazioni de Pontefici

(f^')i pegli stranieri,

ingiunse Giegorio

Vescovo de *Vescovi s' attengono ad una sua lettera apocrifa, slimata tale dal De Marca, dal Baluzio, e da altri presso
il

XVI

la

soscrizione d'una formoia, e ci

Pagi, Breviar. t.i,

p.

i3.

11

Piazza nel-

per l'analogo

dichiarato

nel

volume
il

VEmerologio di

Roma

a'6 aprile, festa

LXXXIII,

p.

3 12 e 3i 3. Inoltre

Som-

mo

Pontefice fu chiamato Pastore u-

niversale. Patriarca universaley Arci'

di s. Sisto I, dice aver usato pel i,**, onde opporsi agli eretici impuguatori del primato della Chiesa romana, e non o-

vescovo universale^

Papa

universale^

Li-

stanle di trovarsi nell'angustie della fiera persecuzioneconlro


si:
i

ni ver salis Ecclesia e Praesulj con alti! titoli

fedeli, a

chiamars.

d'onore e

di

preminenza,

riferiti

Xistus Unversalis postolicae Ec11

nella spiegazione del vocabolo IJnvcrsa-

clesiae Episcopus.
sforo, nel

successore
cap.

Tele-

le^e negli articoli relativi pel suo

Prima-

Commentar, ad

Statai\i{.

la (F.) d'onore e di giurisdizione su tutte

mus^

\.

2, dist. 4, e

Transrnarinos,

quante le Chiese sparse per l'intero mondo. Imperocch l'autore della confutazione de* due libelli diretti contro il breve di \^\o\\^ Super soliditate dimostra che gli altri vescovi non succedono
j

Roderico da Cugna, trovasi 98, denominato Episcopus Roniae: ma il ^odi mg."^

vaes ne dubita, per l'imposture spacciate da Isidoro Mercatore nelle Decretali de'primi Papi. Per l'istanze di Faustino

egli Apololi nella


i)

pienezza dell'autorit,

vescovo di Lione,

s.

Cipriano vescovo d

dell'Episcopato universale della Chie-

sa (dell'Lpiscopalo

ne ho riparlalo a Ve-

scovato).

Che

vescovi non ebbero mai

Stefano I Papa del 257,3 deporre dal vescovato d'Arles Marciano, ch'erasi unito al i. antipapa No-

Cartagine preg

s.

giurisdizione universale, che

non succe-

vaziano, separandosi cos dall'unit della

dono

agli Apostoli nella

delegazione uni-

Chiesa cattolica, e

gli sostituisse
il

un

al-

versale,

che sono vicari non generali di

tro vescovo.

Laonde

Novaes osserva,

V
clie cliiaro
si

ES
,

V E S
sia

79

scorge

quanto antico

l'uso di ricorrere nelle cause de' vescovi


ai

romano

Pontefice,

come primo

vesco-

vo della

Chiesa universale.

siccome

l'antipapa insorse nell'elezione di

Papa

Urbis Rcmac, scrivendo all'imperatore Teodosio 11 il Giovane, li Baronio parlando dell'epistola sinodale, scritta nel 45 da*6oo vescovi componenti il concilio ecumenico di Calcedonia a s. Leo1

S.Cornelio, narra

il

Baronio, che questi

ne die'notizia a s. Cipriano, il quale adunato il presbiterio, coirintervenlo di 5


\escovi, scrissero al

Papa

Jin

memoriale

chiama dipo della Cliiesa univescovi quanto sapessero esser di lui fratelli e colleghi, quanto all'ordinazione, nominarono s stessi figli
ne
I,

lo

versale, ed

libello in questi

termini. vSappiamo

suoi, a grandissima istanza pregandolo,

he Cornelio stato eletto da Dio /^escovo della Ciiesa catloUca. Confessia-

siccome a
i

lui

apparteneva
al

il

dispensare

gradi nella Chiesa, di concedere

dopo
,

mo
per

il

nostro errore, e fucnmo ingannali

di lui ili.
lopoli.

luogo

vescovo di Costanti'

la perfdia e loquacit altrui;

poich

Per cui

1*

annalista rileva

non
al-

come

paresse, che noi avessino alcuna

avere

il

conclio intralasciato ossequio

cotnunicazioiie con un

ed eretico, tuttavolta pre mai la mente sincera

uomo scisaiatico mantenemmo semin versola

cuno, rispetto <7/^?m7io Prelato della Religione Cristiana, e

Capo

visibile

della
e
ii

Chieil

Chiesa Universale^ protest


cogli scritti, lui essere

e co'falti

sa;molto ben sapendo esser un solo

vero

in tutte le cose
gli

ViOj un solo CristOj che noi confessato abbiamo esser Signore^ un solo Spirito
Santo, e un sol F^escovo dover essere nella Chiesa Cattolica'*. Da qtiesto mentoriale, fa

Pontefice Universale, e cos


il

diedero

titolo di
il

saj

Vescovo Ec{uuenico della Chic che ripetutamente alFermando s*

notare l'annalista, primieramenil

consueto titolo del Vescovo nominandovisi Cornelio l'scovo della Chiesa Cattolica, e anche
te
si

vede

Gregorio I nel \\b. ^, Epi'ft. 32,36,38, crede il Baronio che l'epiteto Ecumeni' co, sinonimo qV Universale, non trovandosi nell'epistola sinodica, sia stato

Romano j

masic-

liziosamente tralasciato da'copisti.

si

professa che un sol Vescovo vi deve

come

s.

Gregorio

riferisce

non aver niu*

essere^ quale viene riconosciuto Corne-

Per la qual cosa s. Cipriano replic molte volte la sentenza: Che il dividersi dal Romano Pontefice, V istesso che separarsi con iscisma da tutta la Chiesa; e che comunicare con esso lui, e il medesimo, che stare unito con la Chiesa Cattolica. Papa s. Zosimo scrivendo nel 417 ad Esichio vescovo di Salona s'intitol: Episcopus Urbis Romaej onde Novaes rimarca, che fu ili.*' che al titolo di Vescovo o di Papa, aggiunse il nome di Roma. Imperocch perl'innan' ziiPapisemplicementes'inlitolavano Vescovi, co(ne si ha dal cap. Dilectissinius, 12 quaest. Glossa verbo Episcopus in
lio.

no de'suoi piedecessori usato il nome di Ecumenico, intitolandosi Vescovo della Chiesa Universale, rilieneil Baronio doversi intendere che non l'usarono solennemente sempre, e in tutte le iscrizioni e
sottoscrizioni, poich certo, che alcuni
d'essi

no,

di(juando in quando l'adoperaropegli addotti esempi e s per avers.

lo usalo

Leone

nel /\.52 scrivendo al-

l'imperatore Marciano, contro Anatolio

che cercava

di sottomettersi le chiese di
il

Alessandria e di Antiochia, prendendo titolo Universale. Arditamente dipoi

si

usorparonoii

titolo d'

Universale e d'EII

cumenico

altri

vescovi, onde Pelagio

lo

viet, e dichiar soltanto proprio del ro-

prooenio Sextis.

successori ne continua-

mano
rio
l

Pontefice.

rono

il

titolo
il

s.

Leone

dei

44^

^i

del

Il successore s. Grego590, dopo avere riprovato il ti-

aggiunse

nonie di Chiesa Cattolica: Leo

tolo d

patriarca universale

in

Eulogio

Papa Episcopus Ecc lesine

Caiholicae

vescovo d'Alessandria, e quello di vesco-

8o

VE
(li

S
tolica

ES

vo universale in Giovanni il DgitnntO' re vescovo di Costantinopoli, in contrapposto


tanta orgogliosa vanit, cominci ad intitolarsi colla umile e modesta formolo Servii sScrvonirn Dei (/ ), cle

e Universale^ Vescovo della Chiesa Cat-

Romana e Universale, e ordinariamente Vescovo della Chiesa CatlO'


lira, ch' preci)>amente la

formola eziansi

dio colla quale

il

Papa

s'intitola e

sot-

ritennero

successori e divenne esclusiva


tale articolo e ne'vol.
p.

toscrive nelle bolle. Altre formoie di sotsi ponno vedere nel libro Diiirno (V.), Leggo negli Annali ecclesiasti-

de'Papi, bench in

toscrizioni

LXV,

89, riportai esempi d'alcuni vescovi che talvolta Todoperarono. D'altri titoli consimili parp. 45^,

LXXIX,

ci del Baronio, all'anno


cilio

68

che nel con detto


alla
111

generale di

Costantinopoli

lai

di

Fescovo nel I quell'articolo. Prima e dopo s. Gredicendo


di quelli del
I,
i

Trullo, nell'ultima sessione tenuta


presenza dell'imperatore Costantino
i

gorio

muliis
tai a

s.

Papi s'intitolarono ancora y^zPlebis Dei, formoie che ripor-

cnp.
te,

Il p. Menochio nel De' litolicV onore ecclesiastici, twtvsebbene ilconcilio di Calcedonia chia-

Pieve e Servus.

Pogonalo, 123 vescovi e gli altri Padri chiamarono Papa s. Agatone, Sanclissimi Patris nostri, et Suinmis Papae. Nella lettera ioperiale, in cui lodansi Padri, che co' pontificii legati aveano difei

s.

Leone
s.

Archiepiscopuf! UniverI

sa la fede cattolica

si

dice

Interfnistis

saliSf

Gregorio

vasse di
lis

non pare che approchiamarsi Episcopus Universa'

namque

et

vos cani Universali Principe

Pastoruni, simul

cum

ilio divinitus lo-

ovvero Oecumeniciis, che vuol dire il medesimo, ad onta che questo titolo si convenga a'Sommi Pontefici, per la cura universale che

quentes, tani in spiri tu, quani litera.

poco innanzi: Tanquani ipsiusdivini Petri vocem, Agathonis relatonem super

per

la

ragione, onde

hanno della s. Chiesa; non dare con tale tici

mirati siuniis

etc. Nell'epistola
s.

sinodica

poi scrtta dal concilio a

Agatone, per
legge: /-

tolo occasione di pensare ad alcuno, che


nella Chiesa di

pregarlo a confermar
terminate, fra
le altre

le

cose in esso desi

Dio non

fosse altro

F-

parole

scavo che
tri

il

Romano^

e che tutti gli al-

taque

libi

ut

Prima Sedis

Antistiti

Usit,

che hanno litolidi Vescovi, non fossero veramente tali, ma piuttosto Vicari del Vescovo Universale Romano, il che sarebbe stalo distruggere l'ordinedella

niversalis Ecclesiae quid gercndiun

Gerarchia
il

stabilito

nella Chiesa di

Cristo,
ti

quale ha voluto che siano mol-

vescovi, che nelle loro diocesi esercitila

no

cura pastorale, sebbene con subor-

al Sommo Pastore eli tulio il gregge de'fedeli, ch' il Romano Pontefice. Abborrs. Gregorio questo nome

dinazione

permittimus stanti siipra firmam fdei petram, acquiescentes vera confessionis lilerisa Ves tra paterna Beatitudine ad piissinium Imperatoreni missis, quas ut a Summo Apostolorum vertice divinitas scriptas agnoscimusj per quas exortani nuper muliiplicis errorishaerelicam seda depulimus etc. Che il capitolo Lateranense della prolobasilica cattedrale del Papa, omnium Urbis et Orbis (V.)
Ecclesiarurii

di Universale, per rispetto di di

Eulogio e Giovanni che l'affettavano, e ne rela

presse

temerit.

Adunque, come
i

gi

Mater et Caput, lo chiamava Vescovo Lateranense, Io notai nel voi. LIV, p. 162. Si trae dal n.i582 del
Diario di

notai nel ricordato articolo,

Papi ripu-

Roma del i'j'2'jf


lai." pietra
s.

che Benedetto
la riedifica-

gnarono

d'intitolarsi

assolutamente Pe-

XI 11 benedi
cia di
p.
I

per

scavo Universale, appunto per non sembrare quasi di ritenere, che gli altri pastori
lilolarsi;

zione della chiesa di

IMat ia della

Quer-

Roma,

di cui nel voi.

LXXXIV,

non fossero vescovi, preferendo d'i nVescovo della Chiesa Romana

zione.

43, nella quale eravi la seguente iscriEgo Denediclus XIII S, Caiholi^

VES
c^e Erclesiae Episcopus, anteafr. Vnctiitiis Maria ordinis Praedicat. Carditi.

VES
posiziofle:

81
I
il

Se

s.

Gregorio

Grande

Ursnus Archicpiscopus Beneventamis (chiesa che riteneva). Noter che


voce Catlolica, significa universale e

condannava V uso del titolo di Vescovo Universale, non era per alieno da esercitarne rautorit".L*autore premette
l'os-

la

servazione, che

il

detto titolo pu esser

generale.

Il Borgia, Difesa del dominio temporale della Sede Apostolica^ p. 74 scrivendo contro chi parlando del Papa

preso

in

3 sensi o significazioni, ossiano


darglisi 3 diverse interpre-

che possono
tazioni,
i."

Una

interpretazione
nella

/9royur/Vz

chiam Fescovodi Ro' ma^ soggiunge, cio: il Padre de'Principi


semplicemente
il

lo

e naturale, cosicch siavi

Chiesa

e de' Re,

Rettore del

mondo,

il

Vica-

un vescovo superiore per onore e giurisdizione non solo a'fedeli lutti, ina anche
a'vescovi, ossia che abbia vera giurisdizio-

rio in terra del Salvatore

nostro

Ges

Cristo.
tefice

Saper bene che il Sommo Pon Vescovo di Roma^ ma il Vesco-

ne episcopale sugli
essi

altri vescovi,
lui

sebbene

non siano

di

vicari

o delegati.

vo di Roma, nella cui sagra persona s. Petrus ad hoc usque tempus et semper
in snis siiccessoribus vivit, et jiidiciiini e-

ristretta di

men propria o un vescovo, il quale goda di una preminenza d'onore e di giurisdizio2."

Una

interpretazione

xercet,

come Filippo
43
1,

prete della Chiesa

ne entro certi limiti,


ecclesiastico sopra

stabiliti

dal diritto
di vescovi

romana

disse a* Padri del concilio gene-

un numero

va onorato con que' titoli di venerazione e rispetto, che lulla principi pi grandi gli l'antichit ed
rale d'Efeso nel
i

in

una parte pi o meno estesa del mondo. Tale interpretazione fondata sulla etimologia della voce greca, che significa
terra abitabile. In
si

han

tributato in ossequio del divino Pri-

tal

senso

greci ripretre-

mato che in lui risiede. Quel Vescovo di Roma, che tanto spesso risuona nelle
stampe
de'oostri contradditori,

da Anastasio Bibliotecario, quando

vavasi in Costantinopoli, del titolo ch'essi

pu da-

davano

al patriarca^

rispondevano co-

re indizio di poca riverenza verso dell'apostolico trono, oltre l'imporre a chi

men
che
il

versato nelle

sagre lettere

quasi,

Vescovo di

Roma

sia nel

suo po-

tere pari agli altri vescovi".

Neli8o3 si stamp in Roma: // Romano Pontefice vero Vescovo di tutta la Chiesa universale. Sul titolo di Vescovo Universale, vescovi di Costantiche si arrogavano nopoli, si ponno vedere gli schiarimenti del prof. d. Giuseppe M.* Graziosi, presso gli Annali delle scienze religiose, t. i5, p. 23, con questa intitolazione: Sul titolo di Vescovo Universale, che si arrogavano i vescovi di Costantinopoli, e che fu riprovato da s. Gregorio I Mai

ideo Oecumencum,queni multi Universaleni interpretati sunt, dicerent Patriarcham, quod Universi Orhis teneat Praesulatum, sed quod cuidani parti praesit Orbis, quae achrstianis inhabitatur. Nani quod graeci Oecumenem vocant, a latim'egli ne avvisa:
nis
te

Quod non

non soluni Orbis a cujus UniversitUniversalis appellalur, veruni etiani

habilatio vellocus hahitabilis nuncupantur,

in fatti

anco nello
s.

stile

della

s.

Girolamo, le voci Orbis, Terra, Universa terra signiScrittura,

come avverte

ficano

le

pi volte

quella provincia di

cui ne' vari paesi discorso.


tini scrittori

Anche

la-

gno. A darne notizia, dir che ne diede

motivo
sua
si

il

rev.

Sibthorp inglese, nella


1.

2.'

non rare volte per la voce Orbis intendono una parte del mondo, una terra abitabile. 3. Una interpreta-

lettera pubblicata nel

14 degli

stes-

Annali a p. 386, in cui dichiara e conferma i motivi della sua avventurosa conVCL. xcvi.

zione arbitraria e maliziosa, esclusiva cio di ogni altra giurisdizione episcopale pro-

priamente detta, cosicch


vi

gli altri

vesco'

versione alla religione cattolica, colta pr*

debbono

considerarsi

come 6

delegali

82
vicari

VES
del vescovo universale.
i

VES
Ci pregiiinatorr, convoc in Coslanllnopoli
concilio, e
si

un

messo, l'aOtore asserisce, .** die Tnccennata proposizione presa sollo un riipporto vera. 2."

arrog anch'egl
^

il

titolo di

Che

presa generalmente,
gli scolaftiisa.
3.**

Vescovo Universale conobbero cei lamente Papi quali fossero le mire ambii

sotto tntti

rapporti, direbl^ero

ziose de* vescovi di Costantinopoli, quindi Pelagio 11 e


s.

stici, sittplicilcr et

absolute^
la

Gregoiio

1,

non che

Cle in conseguenza

proposizione

al-

loro successori, col pi grande


si

impegno
desistes-

meno sospetta
satta.

di errore e certamente ineSoggiunge l'autore, in primo Ino go, esser vera sotto un rapporto, inquanto cio riprovava e condannava s. Grego-

adoprarono ad ottenere che


li

sero dall'assumerlo, e gl'imperatori


riente dall'onorai
col meilesimo.

d'O-

Sebbeil

ne

gieci affermassero,

come

risposero al

rio

l'uso del titolo di Fesco\'0 LVi/i'pr-

Bibliotecario, dirsi da loro

ecumenico

5rt/ene*palriarchi di Costanlinopoli,e spe-

patriarca nel senso nien proprio di pre-

cialmente
letto nel

in

583
i.**

questi

il

Giovanni il Digiiinalore^ ee morto nel 5^5. Non fu gi che tra di essi l'assumesse,

sidenza ristretta a'iimiti del patriarcato;


tuttavia l'esser divenula

Costantinopoli

sede dell'imperatore e capitale deiTiuipe-

poich gi nel
ria

5i8

vescovi della 2." Si-

chiamavano patriarca Ecumenico


il

mise in capo a' suoi vescovi che le preminenze e prerogative tulle de' vescoro
,

Giovanni
cessori

Cappadoce, e
1

cos l'imperai

vi dell'antica

Roma,

le

quali da questi

si

tore Giustiniano

altro

chiam di lui sucEpifanio, Antimo e Menna. Per romani Pontefici non giudicaro-

godono non come

vescovi della capitale

dell'antico impero,

ma come successori

del principe degli Apostoli, o vescovi di

no

allora di reclamare contro l'usurpa-

quella sede da
fossero tulle

zione del titolo, ci per prudenza e spe-

cialmente per non sospettare che


lesse attentare al

si

vos.

primuto della romana

Sede apostolica (articolo che si connette con questo, massime a p. 54 e 64del voi. LXllI che lo contiene); poich il Cappadoce e nominali successori ubbidivano pienamente a'comandi de'Papi; e Giustiniano 1 non intese che al vescovo di
i

morte tenuta, Coslnnlinopoli, come nuova Roma. Quindi tulli loro sforzi diressero a dilatare, con manifeste usurpazioni fino a Prozio e Milui fino alla

trasferite a'vescovi di

chele Cerulario stabilmente,


risdizione, quasich
il

la

loro giu-

non una

fosse di diritto

Primato del Papfi divino, aspiran\io ad


dalla giurisdilo

totale indipendenza

zione pontificia, mediante

Scisma. Esin

sua metropoli fossero menomamente soggetti gli altri patriarchi, in altri

sendo
lagio
atti,

5.

Gregorio apocrisario

Costan-

monu-

tinopoli, all'epoca di detto concilio, di Pe1

menti avendoli appellali soltanto, Universi ejiis tractus Patriarchae,^'olest{M-

1,

persuase quesli ad annullarnegli


lui

ed a

succeduto con ripeluVe

let-

onore dovuto alla Sede apostolica romana, scrivendo a s. Giovanni II Papa del 532, quae caput est omnium sancfarum Ecclesiarum. E neldi

do

rendere

1'

tere allo slesso Giovanni, all'imperatore

Maurizio,

ali'

imperatrice Costanlina, a'


l'uso del fastoso titolo

patriarchi d'Alessandria e d'Antiochia, ri-

prov

condann
i

la
se:

Novella, ut Eccles.

Roman,

si

espres-

colle pi forti espressioni, allegando pet'


. La singolarit e novit del medesimo, poich quantunque a' roujani Pontefici competesse l'assumerlo, pur se n'erano sempre astenuti. 2. 11 senso e-

Ut legwn originem anterior

Roma

ragioni,

Summi Pontificatus apicem apud eam essenemo est qui dnhitet.


sortita estf et

Adunque una prudente economia dovea


trattenere
titolo di
le.

Ma

Papi dal condannar l'uso del patriarca e Vescovo Universa* allorch nel 588 Giovanni il Dii

scli^sivo della giurisdizione degli altri ve-

scovi che poteva presentare. INiente era che tentar non potessero quegli ambizio-

VES
s

VES
loro dato dagli
eglino
stessi

83
ne vollero

patriarchi appoggiali dal favore impe-

altri,

ma non

riale;

poteva ben essere che volessero


gli altri

ri-

usare, e finalmente per evi-

guardare
to,

vescovi,

almen

di fat-

tare la maligna interpretazione esclusiva


degli altri vescovi, ne si sibi in Pontifica'
tiis

come

semplici lor vicari, invadendo*

ne

in ogni

senso

la

giurisdizione,

come

non pochi
conosceva
titolo

fatti

potrebbero comprovarlo.
s.

retj liane

grada gloriam singiilaritatis arripeomnibus fratribus denegasse


non
essersi da'

Ci so-ipeltando
i

Gregorio

1,

greci, in tale senso

che ben chiam il

videretur. Co* nella lettera a Giovanni.


In quella a Maurizio, dice

Unwersale^ nomen blasphemiaey profanum, superbum^ scelestiim^nefan.'


cium elactionisvocahiilum. 3.Finalmente moveva a condannare quel litoloilsenso proprio, pel quale sembra va volersi da' patriarchi di Costantinopoli usurpare il i^Mmalopropriode'romani Pontefici. Ci

suoi antecessori assunto quel titolo, ne


diiin privatiim

aliqaid daretar uni, honere debito sacerdotes privarenlur universi.

titolo di

Ripudiava egli adunque l'uso del Vescovo lJnivcrsale^\\(\wd\e comlui nel

peteva a

senso proprio e naturale,


espressioni da cui potes-

non usava per

davano

a divedere
fatta

fatti

antecedenti, la
sino-

convocazione

da Giovanni del

do per
non
il

trattar la causa di

triarca d'Antiochia, con che


solo onore,

Gregorio pasi arrogava


la

ma

ancor

giurisdi-

zione sugli antichi patriarchi, propria esclusivaroenle del capo della Chiesa; e per

romani Pontefici condannare. Anzi non poteva condannarPadri di lo, senza condannare altres Caloedonia, che chiamarono il Papa, Archiepiscopus Univer sali set Patriarcha. N potea condannarlo, senza condannare
se dedursi volerlo ne'
i

ultimo, checche dicessero


sare l'usurpazione di

greci

ad

iscu-

ri,

almeno indirettamente i suoi predecessospecialmente s. Leone I, il quale non

tal titolo,
il

certo che

Teodoro Simocatta,

quale sul principio


la vita di

del secolo seguente scrisse

detto

avea ripreso que* Padri, ed egli stesso erasi intitolato, Universalis Ecclesiae EpiscopuSy che suona il medesimo che Episcopus Universalis y preso nella prima e propria interpretazione. Non poteva altres

Maurizio, nel dialogo che

vi

premise,

chiama il patriarca
gio:

di Costantinopoli Ser-

Dlagnuni

totiiis

qitanlumcumqueex-

porrlgitiir Orbis Pontficein et Praesii-

direttamente Papa

condannarlo, senza condannare ins. Ormisda, il quale

Conclude l'autore, che la proposizione enunciata, cio che s. Gregorio 1 condannava l'uso del titolo Universaley vera sotto un rapporto, vale a dire in quanto condannavalo ne'patriarchi di Costanlein.

avea accolta con favore la lettera dell'archimandrita e de' monaci della 2." Siria,
nella quale leggesi l'intitolazione:

San-

tinopoli.

Ma

in

secondo luogo, presa

la

proposizione in generale, ritenerla


poich
poli,
ses.

ftdsa;

Universae Orbis terrae Patriarchae Horniisdae con^ unenti Sedevi principis Jpostolorum. Espressione che nella forza del termine
ctissimOy et Beatissimo^
il medesimo di Vescovo Universale. Quindi che successori di s. Gregorio I, sebbene non vollero da s stessi assumere tal titolo, permisero senza reclamar

Gregorio! condannava

l'uso di

dice

quel titolo ne' patriarchi di Costantino-

non condannava certamente, n pocondannarlo sotto ogni rapporto, il quale

teva

cio nel senso proprio del titolo,


a*

giammai che

loro da altri, quello o

l'e-

vescovi di

Roma
s.

esclusivamente e per

diritto divino appartiene. In fatti rilevasi

quivalente di Universali Papae fosse dato, come apparisce dal sinodo di Latera-

dall'epistole di

Gregorio

I,

ch'egli ri-

no
III
tri

del

649

pi'csieduto

da

s.

Martino

I,

cusa d'assumere un
predecessori,

tal titolo

ad esempio
i

dalla lettera dell'imperatore Costantino

di modestia e umilt, per imitare


i

suoi

quali annuirono che fosse

Pogonato a Papa s. Leonell, e da almonumenti; e in fine eglino stessi a-

84
scrissero,
iV".

VES
il

VES
(itolo, e si sotto-

dottarono nelle bolle

Catholcae Ecclt.nae E-

vino (F.), ed lina delle VII Ore Canoniche ( F.) , che tra 1' ora di Nona e quella
di

pi scopus ^ \\io\o ch^htue analizzalo dice il medesimo di J' escovo Universale. Ova
se
s.

Compieta (F.) si recita nelle ore pomeridiane, tranne nella Quaresima in cui
recitasi

Gregorio

avesse sotto ogni rapporl'uso del titolo di

prima

del

Pranzo {F.) nell'ore

to

condannalo

Fesco-

vo Universale^ anclie per rispello a* romani Pontefici, ognun vede che questi
si

antimeridiane. Chiamasi vesperoda Fsper (cio secondo s. Isidoro dalla stella


di tal

sarebbono sempre opposti a


slessi di titoli

chi avesse

nome, detta pure Espero e anticamente Fesperiigo^ uno de'pi brillanti


pianeti che comparisce nell'orizzonte in

lor voluto darlo, e

eglino sentar

la

non aviebbono usato che potevano premedesima significazione. Laonl'asserzione del prof.Gra-

sul far della sera,

poco dopo
il

del sole.
certi

Quindi

il tramonto medesimo astro, in

de resta provala
liosi.

tempi, sorge

la

mattina quale apil

Egli quindi soggiunge, chiaro ci

portatore della luce, precedendo


ci fero e i^oy/roj,

ver-

che

in terzo

luogo alFerraa va, cio che

la

miglio splendore dell'Aurora, dicesi

Lu~

proposizione del rev. Sibthorp, era almen


sospetta d'errore e certamente inesalta.

citavasi

Per mancanza della necessaria dichiarazione,

perch anticamente retramontar del sole, nel crepuscolo della sera (luce che vedesi al-

dopo

il

comunque per

altro voglia giudi-

lora e avanti

il

levar del sole), per cui era

carsi della

mente dell'autore della proposizione, non potr certamente negarsi


ben chiaro, avrebbe potuto tal guisa: Se s. Gregorio

esser quella inesatta, e siccome dalle cose esposte

chiamato Lucernario (F .j^oven^o^x ascendere le Lucerne,e perci Lucernariuni venne chiamato nel rito Ambrosiano il
responsorio
antifona che
si

canta nel
articolo
,

enunciarsi in
I
il

principio del vespero.

Di

tale

Gr/7A2r/e,

condannando
il

nel patriarca

di Costantinopoli

titolo

che questi arri-

rogavasi di Vescovo

Universale^ ne

qualche cosa ripetei nel voi. LXXXIl p. 282, notando che s. Epifanio chiam tucernali ty^/z/z/che in quest'ora solevansi
cantare, psahni Lucernariae, e
il

cusava

egli l'uso,

non era per alieno

dal-

vespe-

resercitarne l'autoril". F. Vescovato.

ro lo disse Psahnos Lucernales. Inoltre


il vespero venne detto Lucernalis actio, da s. Gregorio Nisseno nella Vita di s. Marina; laonde errarono que'che disse-

versista di

Guglielmo Lifdano celebre conlroDordrecht, vescovo di Ruree poi di

monda

Gand Romanum Fon:

ac merito appellari Universalem Episcoporuni Ecclesiae Chrtificem vero


sti.

ro doversi intendere

il

Lucernario per
il

l'ora di Com^ze/^,
gri,

come avverte

Ma-

Nel suo

lib.

Dialogoriim.

VESCOVO DI ROMA. F. Vescovo DELLA Chiesa Universale, Roma, Vescovato,

Notizie de* vocaboli ecclesiastici^ in quello di Fesperae^ che di pi aggiunge,

per

la

medesima ragione
Storia di ReimSy
s.

fu chiaoiato

il

Sommo Pontefice.
T. Uni-

vespero, ^or<2 Lucernaria^

daFrodoar-

VESCOVO UNIVERSALE.
versale.

do
ro,

\e\\a

TERSALE, e Vescovo della Chiesa Uni-

Nella vita di

lib. 4, cap. 43. Forseo chiamasi il vespeFesperlinalis psalniodia j da /'eIl

F. Vescovo della Chiesa Universale e Vescovo.

VESCOVO DE'VESCOVI.
VESENTO
o

spertinusj ora della sera.

concilio di

Tours

disse

il

vespero,
si

Horam

duodesi

cimaniy perch

soleva recitare nell'ul-

BJSENZO. F.

Vi-

tima ora del giorno, e altrettanto


in
s.

legge

terbo.

Ambrogio. Anticamente, Z?zfO(ieci>//t:


si

VESPERO o VESPRO, Fesper, Fspera, Fesperae. Parte


dell* Uffizio

o Duodecime
^//ite/?recej,

dissero
si

vesperi, vesper-

Di-

perch

recitavano 12 ore

V
dopo che
Vcsi
i!

ES
che lecilavas
al le-

ES
memoria
nell*

85
Rodell'istitu-

sole era levato, siccome diceuffizio


ferz;^,
il

legge neir Uffzio della B. Fergine^

prima V

ma

1797,

si

dice in

Tar del sole;


alia

quello che dicevasi

zione della

ss.

Eucaristia (F.),
iu

fatta dal

3/ ora dopo
il

le; scsta^

medesimo levar del soquello che dicevasi 6 ore dopo


nona, quello che

Redentore appunto scolo della sera; ed


della
stesso

ora del crepuF.), fatta dallo

memoria ancora
(

che

soie era levalo;

Lavanda de*
Redentore

piedi

dicevasi all'ora 9."

dopo il levar del soie. L' abbate Smeraldo, spiegando la regola 16 di s. Beoedetlo, per tal nome di Hora Duodecima intende la Compieta j ma questa recita vasi dopo Cena [F.) verso
un* ora di notte, secondo l'oso monasti-

agli Apostoli suoi disce-

poli. Inoltre in quell* ora, egli fu

deposto

dalla Croce, e collocato nelle braccia di

sua Madre; e
pellegrino a*
in

si

manifest in sembiante di

co di quel tempo.

Ma coll'andar

del tem-

discepoli, che andavano dicono a vespero 5 Salmi in riverenza delle cinque piaghe ritenute

due

Emaus.

Si

po
il

fu anticipato dalla Chiesa la recita del

anche dopo
re, per

la

risurrezione del Redentodi lui sviscerato


il

vespero dopo Nona^ per somttiiuislrare

contrassegno del
di noi.

comodo

al

popolo di potervi interveche

amore verso

E dicesi

nobilecan-

nire; intendendosi

ci da'primi vesperi, primi secoli cristiani alcune chiese conta-

cominPrima Vespera. Ne*


la festivit

vano

il

principio della

Domenica

(f^-),

e d'ogni altra Festa

{f''.)

dalla sera an-

Magnificat [F.)^ perch in quell'ora essa giunse in casa di s. Elisabetta, da cui fu salutata e conosciuta Madre di Dio, ond' ella lo compose in ringraziamento a Dio Ecce eni/n ex hoc
:

to della B. Vergine,

tecedente
della
di.

altre da'
si

alcuni luoghi

primi vesperi; ed in protraeva 1' osservanza

beatam

ine dicent

omnes generationes.

domenica

Osserva il nologio RonianOfChe le feste si cominciano da'primi veSperi, che sono perci pi nobili de* secondi, ond' che nella cappella pontificia non si cantano secondi vei

mattino del lunePiazza nel Santuario o Mefino al

Di tali interpretazioni rende ragione il Magri. Tutti Padri fanno menzione dell' ora canonica di vespero, che si recitava
i

ad imitazione
s.

e in

memoria

del Sagrifi-

zio vespertino dell' antica legge, secondo


Isidoro, i9e 'cc/e5. Off. Wh.i^ca^.
in

20;

ovvero
cui

memoria

dell'
il

ultima cena in
ss.
il

che vi si celebrano parler pi sotlo,qai intanto trovo bene il notare, che descrivendo le Cappelle segrete del
speri (de'primi

Ges

Cristo istitu

Sagramento
Nazianzeno,

dell' Eucaristia,

come not

Papa, uel^
segreti

111 registrai!
si

secondi vesperi

Orat. 4^; ovvero perch nell' istessa ora Cristo fu deposto dalla Croce,al dire della

cantavano nelle 4 principali solennit dell' anno, descrivenche in esse


funzione,
la

Glossa, De

ce/eZ^r^t;.

Miss.y cap.i, e di

done

coli'

intervento del Paec.


i

Durando,lib. 5, cap. 9; ovvero per significare che andiamo incontro nella notte
allo

pa, de' cardinali e prelati palatini,


nel voi.

sposo

Ges

colle lucerne

accese, a

XXXVII,

p.

89

notai,

che

Pa-

somiglianza delle 5 vergini prudenti. Se-

no

abitando il LateranOj nel giorPasqua cantavano tre vesperi, uno nella propinqua basilica, l' altro iu quelpi antichi
di
la del

condo
tore,

Gemma, lib. 2, cap.


memoria

62,

si

dicono 5

salmi in

delle piaghedel

Reden-

suo Baltislerio,

il

S.**

nel vicino ora-

ovvero per chiedere perdono de* mancamenti commessi nella giornata co*

Iorio della Croce; ahreltanto praticavasi


nel

seguente luned). Gli


i

ullizi

divini,

5 sentimenti del corpo. L'Armellini, Origine e progresso dell' Uffzio divino ^ riporta
la

secondo diversi tempi dell'anno, cominciano da'primi vesperi de'tempi medesimi, e terminano alla coajpieta dell'ultimo giorno di
essi.

spiegazione di

s.

Gio. Crisosto-

mo,

sul fare orazione de' fedeli in diverse

ore, e

L'ora del vesperu, come

%'{

tar del sole, detta

quanto a quella recitata al tramonLucernario, era per

86

VES
per imitare
gli

ES
8.

rendere grazie al Creatore dell* universo di aver passato il giorno; e Hnalmente in sul punto di porci in letto per ottenere da Dio una notte quieta ed un fine perfetto,
ossia la

Angeli, veduti da

Gioall'o-

vanni neir/^^;octt//.9se,che con odori ado-

ravano
s'

il

Re
si

de' Re.
il

Per riguardo

ra in cui

Compieta. Quest'ultima ora non

vespro presentemente, l'aulica, dice che tutti gli scrittori del


dice

pareche pel i . la istituisse s.Benedetlo,come dicono moltissimi, perch nel secolo

clero monastico e secolare affermano che


si

recitava alla calata del sole,


il

onde chia-

IV

si

hanno

esp tessa mente

nummate

le

marono
s.

vespero Lucernario ^sAasUo,

VII ore canoniche, mentre ilsanlouacque ranno4So. Altro ches.Benedetto dasse alla ?:ompieta il nome che porta ; altro ch'esso proponendola a'suoi
nel seguente

fanio,

monaci, vescovi ne costituissero un'ora particolare pe' loro chierici a di lui esempio. Dicesi compieta, perch si d compimento all' ullizio divino, secondo il ven. Beda. Dimostra poi l'Armellini, che l'ora del vespero a' tempi di s. Cipriano
i

s. Girolamo, s. E|jPrudenzio e il concilio di Toledo del 6 IO. Osserva il IVIagii, che nel Sabato santo, si dicono vespri assai pi brevi dell'ordinario, perch i neofiti novellamente battezzati non sono avvezzi ancora a udire gli uffizi divini; il qual vespro recitandosi fuori del coro non si dovr aggiungere il Deus in acljutorium,
i

Gio. Crisostomo,

era gi in uso. Circa

salmi, aiferma col

b. cardinale Tbmmasi, che sempre si recitavano quelli della feria corrente. Tutloci che riguarda il resto del vespero,

non essendo ancora risuscitato il nostro capo Ges Cristo; sebbene altri hanno avuto sentimento contrario, ma| senza fondamento. Anzi anticamente per tutta
i'

prima del secolo IX era in costume, come ora si usa, 1' Amalario che visse in quel secolo avendone assegnato il metodo che segue la Chiesa. Questo metodo de' vesperi non fu universale, ne uniforme in tutte le chiese. In fatti trovasi che in alcune al fine del vespero si dava la benedizione; ed il concilio d' Agde del

ottava di Pasqua si lasciava il Deus in adjutorium ^comiacamios il vespero dal

Kyrieeleison^
sa

come
i

tuttora usa la chie-

Ambrosiana ed religiosi carmelitani; del qual rito fa menzione l' Ordine Romano, per denotare, che nella futura gloria non vi sar bisogno di aiuto, ivi godendosi un continuo riposo. Neil' islessa
oliava, finito
il

vespero,

si

faceva quotil'inter-

6o5 ordin che

si

dasse

la

benedizione

al

dianamente una processione con


vento de'neoflti
al fonte

popolo dal i.*'dei clero. Perch i primi vesperi sono pi solenni de' secondi, lo spiega cos l'Armellini. La Chiesa in questa
i

battesimale, por-

tando
lievo,

essi in

mano

cerei accesi, e precedi ri-

dendo un'

asta

con sopra un serpe

parteha imitato ilcostume degli ebrei,

quali da

un vespero

all'altro celebrava-

con una candela accesa in capo, il che denotava 1' esaltazione in Croce gloriosa di Cristo figurato nel serpente di

no

secondo il loro detto: f^espera iisque ad espera s celehrahit Sabbatha destra. Quando incominci
le loro feste,

bronzo innalzato da Mos, per rimedio


alle
s

morsicature de' serpenti


le

vel enosi

co-

V Incensazione (F.)
ri,

dell'altare ne' vespei

Cristo in Croce rimedio efficacissimo

crede che fin dal principio

primi

fe-

contro

morsicature pestifere del serlib.

deli
al
li

ebbero cura di prestare questo culto Signore, s per imitare gli ebrei, quai

pente infernale, spiega Durando,


cap. 89. Anzi
si

6,

divideva

il

vespero, can-

come abbiamo

nelLevitico, nel mattiil

tandosi
rif

no e

nella sera solevano incensare

Ta-

bernacolo; s per imitare i ss. Re Magi, che riconobbero il Salvatore, come vero
Figlio di Dio coir inceuso;
s

due ultimi salmi. Laudate pueed In exitu Israel^ nel fonte bailesimalcjper denotare, che novelli ballezzai

ti

erano divenuti a guisa

di

putti inno-

finalmente

centi per

mezzo

del sagro fonte, ed usciti

VES
Cornell popoloisraelit
CIO

V
dal tirannico gio-

ES

87

go deirinfernal Faraone. Narra inoltre il IMagri, die il serpente di bronzo fabbricalo da


chia,
si

Mos

e spezzato poi dal re

Eze-

conservava nella metropolitana di

r Istruzioni pratiche sulla recita privata e corale del dii'ino Uffizio, a p. 88 ragionando del tempo per recitarlo, ricorda per coloro che recitano l' uffizio in privalo, che la Chiesa mantiene sempre
viva l'idea, nelle diverse ore del giorno,
nelle quali distribuisce la recita delle ore

MiianOjlrasportato da Coslanlinopoli nel

gy

per opera dell'arcivescovo Arnoldo;

altri per sono di parere, che fosse stalo consegnalo a s. Ambrogio dall'imperato-

canoniche nella pubblica ulllziatura del coro. Laonde riguardo all'uffizio notturno, cio
il iMatUUlno e le Laudi^ sar convenientissimo di prevalersi della co-

re

Teodosio

I,

come

si

legge nella crona-

ca mss. di Pietro Soresina riportata dal


Puricelli.

Avanti a
le

donne portare

tale serpe solevano le creature inferme nel 2."

stumanza autorizzata generalmente


l'

dal-

giorno di Pasqua. In lloma aulicamente non si cantava il vespero nel sabato santo,
110

premetterne la recita verso la sera del giorno antecedente, dopo T ora consueta de' vesperi, e secondo le tavole,
uso, di

come
:

viene notato nell'Ordine tloma-

che a
si.

tale

elfello sogliono essere

stam-

hac fiocte de P^esper Liliali Syiiajci apurl Romanosnihil aij^ilurynecj ne ante Missafii^ ncque, post Missam. Occorrendo di recitare vesperi di s. Agnese,
IiL
i

pate alla fine degli Ordinarli delle dioce-

Tuguardo alle ore minori, esse porterebbero la loro situazione convenieutissiina nel proprio

nome

ma almeno
alle
le

sar

come
ch

spesso succede

il

caso in Malta, tra-

ben
ore

fatto,
il

che riserbando

ore pomealtre

sferendosi
in tal
i.**

r uIHzio di quella santa, per-

ridiane
si

vespero e la compieta,

giorno

si

celebra

la festa di s.

Publio
allora

si

recitano

vescovo e protettore dell'isola, salmi vespertini de i


si

coinniuni Marlyrwn^coixtQ
sante
ti

fa

anco

ne*

vesperi dis. Agata, onoraudo queste


la
la

due

per

Chiesa co' salmi propri de* sanstraordinaria fortezza e costan-

prima del mezzod. Una eccettuazione da questa regola si trova ne* vesperi della Quaresima^ che sogliono recitarsi prima del pranzo. Costumanza che ha lodevolmente conservato la Chiesa, per rammentarci l'uso degli anrecitino
tichissimi tempi, ne'quali siccome
ni di
i

gior-

za virile mostrala ne' tormenti,

come

ri-

leva Gavauto, in Riib. ^rei\,sect. 8,cap.


3.

za di

Digiuno %\ passavano colTosservanuna sola refezione, o pranzo al giorsi

Hanno
il

alcuni dubitato, se dovendosi

no, e questa

ritardava

Quo

circa

il

tra-

recitare
te

vesperode'Morti separatamenda quello de' Santi nella Coinnienio[f^.),


il

montar
in tali

naturalmente giorni, che senza trasmutar punto

del sole; accadeva

ri zio ne de^ fedeli defunti

si

in tal caso dire nel principio

debba Pater e

consueta del vespero,questo venisse a recitarsi prima del pranzo. In oggi che
l'ora

Ave, perch
tifieia

le

rubriche non parlano di


iNella

questa separazione.

Cappella ponil

rallentata tal disciplina, la Chiesa ha voluto serbarne almeno un' immagine^


si

ogni anno occorre


dissi, in

caso, perch,

nell'anticipazione del vespero,

come

tut-

come

quella mai

si

cantano
il

se-

tora
visi

si

pratica, e

come
il

sar bene adattarrecita. Altreltaa-

condi vesperi, onde comincia


de' Morii col

vespero

anche nella privata

Pater e A^^e j e tale vespero col Mattutino lo descrissi in que'due articoli, mentre con quali Festi sagre il
interviene a'mattulirili,

to avea osservato

Sarnelli nelle Lette-

re ecclesiastiche,
t.

I,

t. 2, leti. 7." Di piti nel Sdisse la lettera 32.": Perche nella

Papa interveniva e
fertlo.

Quaresima
(ZcsZ/z^re.

il l'^esprosi la

canta prima di
gli altri

neir ultimo ricordato articolo l'ho

Dichiarata

differenza che pas-

Del vespero de' Morti riparlai ael


p.

sa tra
delle

il

digiuno quaresimale e

voi.

LXXXU,

299.

Il

Marchtjlti uel-

Quattro tempora^ delle Figilie e

88
dell*

VES
Avvento {V.)^ come ph rigoroso e
ss.
4'>.

VES
cou
nella Romana, con; m quaresima 4^ giorni, levate le 6 domeniche si digiunava 3Gd, ch'era in uso a tempo di s. Gregorio I, il quale ueW* Iloniil. iG in Evaiig.^ tratta anche del mistero di tal numero. Ma poi per compire il numero di 4o> "e sono stali aggiunti 4 della settimana, e sono

giorni interi
la

originalo dalla

Scrittura e dalla tra-

tenendo

dizione, inviolabilmente osservandosi

pubblica intimazione del diacono


elle

e per-

r essenza del digiuno della quaresi

ma

differiva
sesta

mangiare una sola volta, questa si a vespero die dicevasi nell'ora


altri

dopo mezzod. Negli


il

annuali

di-

giuni

desinare
il

si

dilFeriva nell'ora seIl

que' d ne'quali non


vaiiti
il

si

dice

il

vespero adel tulio


il

mezzod era nell'ora sesta, e cos il desinare, che cena cbiamavasi, della quaresima estendevasi air Ora XII del Giorno che noi diciamo
mezzod.
a ore
cato

conda dopo

desinare.

Non pare per


si

sciolta affatto la dinicolt,


to, ch'
il

mentre
dice
il

saba-

4-" d aggiunto,

vespro

XXIV,

e quella degli altri digiuni

all'ora oliava. Essendo quindi


il

mollo man-

nel mattino. Per la qual cosa da sapersi, che in Occidente e massime in Roma, fu costumanza di digiunare il sabato. La

fervore de'cnsliani, volle la Chie-

ragione, che ne olire

s.

Agostino, secon-

sa addolcire la severit dell'antica disci-

permettendo che molto prima del r uso antico si anticipi il pranzo ; perci
plina,

do l'opinione di molli , quantunque da* romani stimata falsa, che s. Pietro digiunasse colla chiesa di Roma il giorno
avanti della caduta di

ordin che nella quaresima si dica il vespero avanti il mezzod, acciocch ricor-

Simon Mago,

cos vi rimanesse tale uso accettato poi

diamo l'antico uso de* nostri Padri, che dopo il vespero nella quaresima desina vano, o piuttosto cenavanOjperch
il

da alcune chiese occidentali.

La
si

stessa
s.

ragione riporta Cassiano, ed altra

In-

desina-

nocenzo
la

con du*e, che coin

celebra

re (juaresimale era una magrissima cena;

domenica non
si

solo nella Pasqua,

ma
Pas-

ma
l si

negli altri giorni di digiuno, ne'qua-

ogni settimana per


cos

memoria
il

di

quella,
la

desinava dopo nona, essa non anticivespro,

digiunava

la feria sesta

per

pa

il

ma

lascia

che

si

dica a suo

sione del Signore, e re e per


stoli.

sabato pel dolo-

tempo, come eziandio dicevasi allora. Indi il Sarnelli lo prova coH'aulorit de'Padri e de' concilii, confutando l'asserzione di Tertulliano, che i cristiani cattolici non estendevano loro digiuni oltre nona, e che isuoi settari montanisti lo protraei^ano fino al vespro. Non dovere recar meraviglia se solamente dal Sabato (r\) comincino a dirsi i vespri nel mattino, perch diverso fu il numero de'
i

la tristezza

grande degli Apo-

Donde

manifesto

non vero

l'as-

serto di Socrate, nel dire che in


si
il

Roma

la quaresima, tranne domenica. Ma la Chiesa orientale non permettendo che si digiu-

soleva digiunare

sabato e

la

nasse
6.

il

sabato, conforme
:

al

dello di
diein,
]^'a-

Ignazio

Si quis

Dominicam

ani Sabbatuni (cio quello avanti


sqixa) jej una ri t
est. 11 can.

hic C/iris ti

itile rfeclor

giorni della quaresima. Alcuni ne digiu-

66

detto Apostolico, lo proi-

navano pochissimi, quali nondimeno erano tollerali dalla Chiesa, come afferi

bisce in detestazione dell' eresia, per ne-

gare

gli eretici la risurrezione di Cristo,


i

ma

s.

Ireneo; e Sozoraeno riferisce che

mentre
mestizia

cattolici

facevano nella domesostenendo


altri er-

in diverse chiese

diversamente

si

digiu-

nica molta allegrezza, digiunassero per


;

nava, NeirOi ientale eccettuavano il sabato dal digiuno della quaresima, per la ragione che dir poi. L'osserv anche la chiesa di Milano, al riferir di s. Ambrogio, il quale e>orl que' fedeli a digiuaar

altri eretici

rori analoghi, per seguir quelli di

Simon

Mago.

cattolici orientali in loro dete-

stazione, oltre al

non digiunare, celebrasabato,

vano con

festa

il

come

la

dome-

VE
nica.

S
condo
il

V E S
rito

89
il

Ma

in

Roma

e nella Chiesa cl'Oc-

romano,

lo descrive

MaINfel

ciiiente,
i

fedeli

dove non era quell'eresia, come usarono digiunare il sabato, co-

gri, nel discorso

vocabolo Vesperae.

\ol.XClV,p. 45

eseg., riparlai con qual-

reputavano cosa illecita il festeggiarper non parere di convenir cogli ebrei. Perch la Chiesa mulo il sabato
s'i

lo,

che dilfusione delle tre Marie^e a p. 53 ricordai la [)rocessione solenne che avanti
i

secondi

vesperi celebra

il

capitolo

nella

Domenica^ giorno pieno

di

tanti

misteri, parla Tertulliano, in pol. cap.

i6. L' accennato digiuno del sabato so-

levano osservarlo, oltre


chiese vicine e insieme
le

la

Romana,

le

pi rimote, co-

Vaticano nella sua basilica nel giorno di Pasqua, della delle tre Marie j e siccome pare impropriamente, e perch pochi ne scrissero, ne far cenno col seguente libro, dedicato al principe degli
Apostoli
s.

scrive s. Girolamo, e s. Agostino dimostra che facevano lo stesso alcune chiese dell'Africa, specialmente la sua di Bo-

me

Pietro,

di

Filippo Lorenzo

Dionisi beneficiato della medesima,

uno

de' compilatori del Bollario P^aticanOy

na. Gli stessi santi richiesti dello sciogli-

e degli illustratori de' sagri

monumenti

mento
chiesa.

della questione, risposero doversi


la

delle Grotte Praticane. L'antichit del


rito

guardare

consuetudine di ciascuna
la

portando seco

l'

incertezza del suo

Adunque
il

chiesa

Romana,

di-

oggetto e della sua provenienza, divise


l'opera in
i i

mostrando
re
il

suo antico uso di digiunail

capitoli, e col titolo

An-

sabato, volle che


fosse
in

primo giorno

di

tiquissimi P^esperariim Paschaliuni ri-

quaresima
ni,

quando

anche de' digiuni solenOriente niun sabato qua-

exposilio de sacra nferioris aelalis ProcessiiDoniinca Resurreclionis Chritiis

resimale digiunavasi,
in segno di ci istitu

come
anche
il

si

detto,

ed

sii

ante Fesperas in Vaticana Basilica

to i. sabato, dire

il

nominavespero prima del


nel

usitato conjectiira,
capitolo espone
la basilica
la

Romae 780.
i

Nel

."
i

lodevole tenacit delin

desinare, ancorch sia

4- d aggiunto.

Vaticana
de' quali

conservare

suoi

E
no

perch cessate

l'eresie,

cagione che

gli

antichi

riti,

uno

la processio-

orientali

greci di ci
a' latini

non digiunassero il sabato, i non ricordevoli rinfacciaroil

ne detta delle Marie, chiaro vestigio d'una pi antica [)rocessione e pompa ecclesiastica.
Il

digiuno del sabato,


s.

le

cui

2." presenta l'antico rito de'

obbiezioni furono rigettate da

Innodil'al-

vesperi di Pasqua, alfatto particolare, ed


usitato speciahnenle nella basilica Late-

cenzo

con VEpist.

ad Decenum^

cendo:

Non

confessate voi greci, che

ranese,

il

quale ben acconciamente


altri

si

pa-

legrezza

della

risurrezione del Signore

ragona con

registrati negli

Ordini

dee celebrarsi non solamente nella domenica di Pasqua, ma eziandio in tutte le domeniche dell' anno, per cui nelle dette domeniche non lecito piegar le ginocchia fra le orazioni?Termina il Sarnelli con dichiarare: adunque perch il solo sabato avanti Pasqua si dee digiunare in memoria della sepoltura del
gnore, e non in
tutti
i

si hanno delle Sequenze e Prose greche usale presso la Chiesa romana nel decorso del XII seco-

R.omani, ne'quali ancora

lo;

da'quali

si

trae

il

notabile
in

greci, ch'era

anticamente

numero de* Roma, e ia

grazia de'quali queste divole pratiche nazionali


3. "si

devono

essere slate introdotte. Nel

Si-

accenna

lo stesso rito praticato

pure

anno ? non forse la stessa ragione ? Si pu vedere il cap. Placuil, ed il cap. Sabbato de consecr.y d. 3 Del vespero dell' ///?/zio Ambrosiano, \aivW\\\t\\o\.h\X.WVy
sabati dell'
.

in antico nella basilica Vaticana, concat-

ledrale aliaLaleranense,per testimonian-

seriale e Antifonario ad uso del clero

p.

3oo.

Il

cauto del vespero solenne

se-

un vecchio PvesponVaticano, pubblicato dal b. cardinal Toinniasi^ uu argomento piiicch certo di


za d'Innocenzo 111; ed

90

V E S
di rito

VES
usalo nelle
ilet-

questa uniformila
ticolarit

guardo
Papi
to
in

alle chiese di

Roma

nel ritiro de' nel rilas-

te basiliclie.^el 4-^^i !>piegai)u

alcune parquali serl'auli-

Avignone neli3o5, e

accennale nel pezzo estratto dal


le

samento dell'antica
dell'

disciplina sul pun-

inenzionulo codice liturgico,

amministrazione del battesimo


che

vono ad

illustrate

maggiormente

usata, fuori di pericolo di ujorte, ne' soli

ca icnograla del veccluo tempio Valicauo,el*anlii;liesueceremonie.INel 5."


si

tempi di Pasqua e di Pentecoste,

il

rac-

milita

anche per tutte


nel capitolo 10.

le
si

altre chiese.

colgono documenti per mostrare


tica di (|ue.Uo

la

pra-

Quindi

viene a dimo-

medesimo celebre
6.
si

rilo an-

strare, che cessata l'accennata disciplina,

che
lia

in altre chiese d'Occidente,

si

in Ita-

non

si

pu

nella vespertina processione

che fuori

di essa. iNel

esamina

rantichit di (|uesto rito nella Chiesa ro-

Vaticana altro ravvisare, che un'ouibra o vestigio, od un avanzo informe dell'antico rito della funzione,

mana,

e poich

il

1 Ordine Romano,

che andava an-

che lo espone stato inler()olalo, ed accresciuto posteriormente, sarebbe perci


dillicile

nessa all'amministrazione del battesimo,

specialmente
rito,e perci

a' neofiti.

Si cerca

il

tempo
diSislo

ridurre questo rito


1

a'

tempi de*

dell'alterazioneseguila, rapporto a questo


si

l*api

del

del 49^ e s. Gregorio I s. Gelasio 590 come vogliono compdatori. Mon sar mai inferiore al secolo Vili, nel
, i

adducono memorie

qual tempo maneggi quest' Ordine


inalario, e

l'A-

da esso pur rilev


la

la

delta funsi

zione pasquale vespertina. Nel 7."


ca indagare
to,

cerri-

cagione

di

quest'antico

ed escluse tolte

le naturali, le

misti-

1471, e de'due secoli susseguenti, dalle quali si pu arguire la somiglianza, e la discrepanza, che coH'antichissimo rito, con (juello de'teinpi bassi, e col presente, eh' ancora in uso. Quindi si esclude l'opinione di Alessandro Mazzinelli (la riprodurr pi sotto), che in quedel
sta processione

IV

che e le popolari, si trova esso ben giustamente nell'antico rito del battesimo, che, per celebrare in modo condegno la
gloriosa Risurrezione di Cristo, principio

reput rappresentare
al

il

divoto viaggio delle tre Alane

Scpol-

ero

di Cristo risuscitalo. Finalmente nel capitoloi 1 e ultimo, si fa l'erudilissinio

e fonte della nostra salvezza, e base della

Dionisi alcune obbiezioni, che poi facil-

nostra rigenerazione acquistata uell'ac-

mente

scioglie, e finisce col

mostrare l'og-

que battesimali,
to in

amministrava appunquel giorno agli adulti, e che precesi

getto e lo scopo di questo rito, simile

ad

alcuni altri declinanti dal loro primiero


istituto

deva insieme la celebrazione de'vesperi. Questa pompa, il suo ordine di giro, le


antifone,i responsorii,lulto

per l'urlo insuperabile de'secoli,

e questo a lui
altro,

sembra non potere essere


alla

insomma con-

che un onore renduto

Risur-

viene della verit d'una sagra processioie

rezione del Redentore, ed un tributo di


grazie per
il

mo,
re.

che accompagnava il rito del batlesie che formava come un trionfo conNeir8.
passa o mostrare l'alterala

dono della rigenerazione conmalgrado


l'alte-

seguita pe'suoi meriti da'fedeli nell'acque


del ballesimo: cosa, che

secutivo della Risurrezione del Salvatosi

razione in seguito avvenuta in questo rito,


si

zione soflerta da questo rilo, non che

sua totale cessazione avvenuta in molti


luoghi, e specialtnente nella chiesa di Sie-

te riflettere e

pu pure piamente e fruttuosamencontemplare. Ecco poi il te-

sto delMazzinelli erudilissi(no,esposto nel-

na, e nella basilica Laleranense, ove prin-

cipalmente fu
gabili

in uso, come per monumenti manifesto.


le

irrefraS' inda-

gano

nel 9." le cagioni per


,

quali queli-

V Uffzio della SeUiiiiaiia santa: Domenica di Risurrezione, alla Messa. Ricordale 1' apparizioni del Redentore risorlo, narra che in tal giorno Maria Maddalena colle altre

sto rito rimase esimio

si

trovuuo

Donne compagne si

re-

V ES
carono al Sepolcro per imbalsamarne
corpo, e ne trovarono alzala
la pietra,
il

spere. Ci poi che


ile

s.

Marco

dice:
,

91 Et val-

mane una Sabbatoruin


come
spiega
s.

veniiuit

ad

dentro videro un Angelo che le confort assicurandole del risorgimento di Ges


Crocefisso,
il

inoniiinentuniy ovLojani solej devesi in-

tendere,

Dionisio Alessanle

quale

lo dicessero a* disce-

drino, seguito da molti, che

sante
il

Don-

poli, e soprattutto a Pietro (s pel

Priaftlit-

ne

si

partirono all'alba,
al

ma

fra

viaggio
tratten-

maio

per consolarlo, essendo


B.ironioj

e lo stare intorno

Sepolcro,

si

tissimo;

imperocch dimostra non averlo


il

nero insino
re in loro
i

al levar del sole),

per eccitadi tene-

perduto

quantunque avesse

medesimi senlimenli
verso

negato Cristo, secondo che questi dimostr, onde a lui prima d'ogni altro Apo-

rezza e di
to. Si

amore

Ges

Cristo risor-

osserva ancora oggid questo rito

che andassero in Galilea, e ivi l'avrebbero riveduto, secondo la sua promessa. Cosi la tenerezza e la fedelt dell'amore di queste sanie Donne
stolo apparve) e

in alcune chiese,

ma

specialmente nella
s.

sempre grande
tro di

e augusta basilica di

Pie-

Roma,

tenace conservatrice delle

pi antiche costumanze. Questa processione chiamasi delle Sante


le

merit, che esse fossero


della Risurrezione di

priuji testimoni

Donne^ o del-

Ges Cristo. Col

pio

costume introdotto, e per molto teaipo


ritenuto dal clero delle pi grandi basiliche, di

andar processionahnente intor-

con solennit dal clero prima di vespero, per l'impedimento di altre sagre funzioni nel mattino (la celebrazione del pontificale del Papa); si can,

Marie

si

fa

no ad

esse

dopo

l'ore notturne, e di

buon

ta l'antifona

Hegina. eoeliy e da un acalla


il

mattino, cantando l'antifona; Surrexit


ChristOy ovvero Dicite Discipulis^ o altra conveniente
,

colito,

che precede

Croce,

si

asperge

coH'acqua benedetta
da, in onore d'un
tutte le cose
ficare,
si

ha inteso

la s.

Madre
il

popolo e la stragran giorno, in cui

Chiesa di rappresentare a'suoi


voto viaggio delle sante
(gli

figli

di-

benedicono, e per signiil

Donne al Sepolnominano Maddalena, l'altra Maria di Giacomo, e Slome, colle altre Donne che aveano seguito il SignoredallaGalilea, come Giovanna mocro
Evangelisti
glie di

secondo
s.

senso di gravi autori, la


interiore ricevuta nelsi

purit e
le

mondezza

acque del

Battesimo:

termina poi

all'altare della

Confessione dtsi. Aposto-

Cusa procuratore d'Erode; e

nel-

li, coir orazione Deus^ qui per Resurrectioneni etc. ". 11 Cancellieri nella erudi-

l'Ordine

Romano

s'aggiunge per tradile

tissima opera,

De
,

Secretariis BasUicae

zione antica, anche Marta. Tutte


te

san-

l^alicanae,
sa

1.

p.

356^ ricorda
riferisce:

la

discor-

Donne

nella Passione di

Ges erano

opera del Dionisi, e

Ordi-

state al Calvario.
s.

Osserva il Raronio, che Matteo descrivendo la loro andata al

gli altri 3 Ema: P^espere Sabbati quae lucescitin prima Sabbati. Per la parola Fespere s. Matteo non inten-

Sepolcro, non dice

come

uariwnNarbonense ab oculosponit poniad Domini Sepulchrum^ festo Dominicae Resurrectionis, in illius


panisollemneni
inenwrianiy quani tres Mariae^ emptis aroinatibus
Cliristi

vangelisti, la mattina,
^

corpus inuncturaepe-

cos

de l'ultima parte del giorno, ma la stella chiamata, la quale essendo l' istessa che nasce la mattina avanti il sole e perci appellata Lucifer,

regerunty fieri solilam, postquani praedictae Mariae, et pueri intrant Festiariun

ad deponenda vestimento!*. Lo stesnon rese ragione


del-

so Cancellieri per

da

altri fu

detta /^e-

l'opera del Dionisi, ne della processione

^pe/v/^'Oj'edell'istessa stella intese parlare

S.Matteo.

Sembra che le traduzioni abbia-

tino di

no alterato alquanto il testo, poich il las. Matteo non disse scro^ ma ve-

Vaticana innanzi il vespero del giorno di Pasqua, neppure nella sua Descrizione della Basilica Faticana, ove a p. 72, si
liuMl a riprodurre
il

titolo della

mede-

92
siinn, e nella fina
iiina

V E S
Descrizione della Setti'
Pietro
Salterio (tranne
cui
si

V ES
il

tempo

pascpiale

in

santa^ appena avvis che nel doal

dicouo

salmi sotto l'aulifona Al-

po pranzo

vespeio in

s.

si

fa la

It'ldja sollaulo),

purch non ve ne sieno

processione delta delle Marie. Della festa della A/>'ro^j/ior^e,

altre di proprie,

come

nelle

domeniche
dice W Capial

che celebrasi
3.^

in lo-

dell' Avvento e nel

triduo innanzi Pasqua.


si

ro onore da'gieci nella

domenica do*
qual

Dopo
tolo,

salmi e l'antifone

p Pasqua^ ecco quanto


vocabolo Myrophori
,

diceil .Magri nel

VLino, WFersetlo, l'antifona

Ma-

col

nome

gnificat, colio slesso cantico e l'orazione

greci chiamano le tre Marie, che portarono gli unguenti preziosi per ungere il corpo del Salvatore gi sepolto signiQcando tal voce porlalori di nngiienlo. Nella Chiesa greca duiifjue, nella delta domenica si fa memoria di queste sanie Donne, e viene denominala Doininica Sanet arimi /IJirophorarum. Ma da ri,

tutto de

Tempore, o

di

debbono dire, si dicouo innanzi l'oLe Commemorazioni de Gruce^de Sancla Maria, degli Apostoli, del Protettore, e de Pace s dicono dopo l'osi

do do

la

qualit dell'ufllzio.

un Santo, seconLe preci quan,

razione.

razione,

come

si

ha nelle proprie rubri-

che. Si termina poi l'ulluio de' vesperi,

tornare

all'

intermesso principale argodi

come

nelle altre ore canoniche.

Nola
il

il

mento

del vespero. L*ab. Diclich, Dizio-

Diclich, che

4 sono

le

ore canoniche che

nario sacro liturgico, prima


re degli articoli Veaperiy

ragionanel
di-

hanno
s.
i

solennit nel coro, cio

Mattu-

awerle che
la

tino colle

Laudi j Prima
di

nella vigilia del

loro udzio diversa fu nella Chiesa


sciplina,

Natale, per ragione del Martirologio;

come

lo

era negli altri

urtzi: al-

Vesperi

frequente; e Compieta qua

l-

cuni recitavano 6 salmi e 6 orazioni; altri pili o meno come si pu vedere nel
,

che volta nella


scrive pure
le

quaresima.

Il

piviale

si

Ai\\\.ene,DeMonacioruni

Rilil?ui,
i

n.io.

salmi appresso monaci, e 5 costume romano si cantano. I domenicani 5 parimente ne recitano, quantunque nelle altre cose nou conveagono in tutto col rito romano. Appresso
poi

Oggi

Secondo

il

Il Diclich deceremouie e Vesperi solenni, e si cantano anche in quinto ed settimo, cio nelle feste pi soleimi dell'anno dal celebrante e assistenti in pi,

usa alle laudi e a'vesperi.

viale,
ri si

poich nelle messe solenni


in quinto, e nelle
feste in terzo.

vespe-

cantano

domeui-

poi

cistcrciensi

mai
il

si

mutano

salmi a*

che e altre

Nelle feste poi

vesperi. Nell'antica distribuzione de'sal*

mi die divulg
secondo
ge: /4d
l'antico

b. cardinal di

costume

Tommasi, Roma, si leg,

Fesperas recedente sole ac die


,

cessante

in festis sive

majoribus

sive

minorihus seniper dicuntur Psaln Feriae occarrentis^ nsi aliler notetur. Vedasi,

minore non necessario che il celebrante e l'ebdomadario usino del piviale, n si fa 1* incensazione. Decret la s. congregazione de'riti neliGoy: Magister caerenioniaruni non p test alterare seii mutare consueLudinent circa praeintonationeniAntiphonarumadFedi ritodoppio
,

siastiche del p.

Compendio delle cerenionie eccleGavanto con V Addizio-

speras. Merita riportarsi


creto della

il

seguente de-

ni del p. Merati:
jVe'vesperi

De

Fesperis rubrica.

medesima deli 827. Si Missasolemnis, vel Fesperae habeantur eo-

comuni, premesso il PaternoMer, {'Ave Maria, e il Deus in adj'uto* riun, si dicono 5 Salmi con altrettante yntifone, come si assegnano nel proprio

rum Reliquia ss. Crucis, loco principe super altare exposita, sacerdos non aliter

genujlectere dehet, ac si
in

ss.

Sacra

mentum

de Tempore o nel Canone de'Santi. Nelle domeniche poi e nelle ferie l'antifone ed i salmi si dicouo sempre come nel

tabernaculo ibidem osservareiur. /dincen^alioneni non est tius ad-

hibendum, tunc Reliquiaess. Crucis, tum Cruci Altaris sta Crucifxo^ sed unica

V
triplici

ES
dehitus
il

V
energia dello
le,

K S
la

93
robustezza ed
delle paro-

de more

iui rificatione

giovane maestro un

exliibelur ciillus^ cimi Chrisi Crucifixi


imrrgini, tiintlnlrumenloPassionis ejuSy
et

stile alla santit

non disgiunte
lo

dalla bellezza dell'arlr.


il

Redtmpiionis nostrae,quppe iste lapr termino idhct ipswnmet Chrislum.Nec laudabili siint ralione posse i disti lieta incensatio in casa coni probari. Idipsiun affrnia de incensalione Deiparae, vel Sancti^ si sacrae eoruni Imagines et Reliquiae fuerint simili in altari exposUae. Inoltre avverte il Ditrine cullus
clich,
cita e
la B.

Per

che proseguendo

p.

m. Borroni

onorala carriera, sar per apportare sempre piti vantaggio alla musinella sua

ca sacra j facendole schivare in ogni sua parie quello siile teatrale e profano che tanto si ahhorre nella casa di Dio e continuer la serie degli illustri maestri che in ogni epoca fiorirono nell' ordine
,

che

al
si

termine del vespero


canta
1'

si

re-

Serafico".
tali

non

antifona finale del-

egregie parole,

Lode imperitura all'autore di il J Vincenzo Paied

Vergine

col versetto;

disapprovan-

vati cantore della cappella pontificia,

do

l'uso invalso in alcune chiese, che la


in

a tulli quelli che lo imiteranno, a gloria del cullo divino.

cantano solenneoiente,
remoniale
de' vescovi.

onta alle con*


Piazza, nel

Di recente fu pub-

Irarie prescrizioni delle rubriche e dei ceIl


i

blicato

e ne die' bella contezza, con e-

ci-

logi all'autore, la Civilt Cattolica, serie 3.',


t. g, p. 208: Della musica religiosa e detlequestioni inerenti, Discor-

tato 3/enologiOf ritiene

vesperi dell'ul-

timo giorno dell'anno pe' pi solenni di questo, ma intender de'non soiennissimi pontificali. Quanto riguarda le musiche
vocali e islrumentali
negli

so di

U//zi Divi-

ni, sia de' vesperi, sia di messe, sia d'allro,

Girolamo Alessandro Biaggi, Mi' lanoiSSy. Abbiamo, Salmi ed Inni pe^ Vesperi delle Domeniche e feste di tutto Vanno, colla traduzione lilterale in versi rimati^ e collo stesso

in tale articolo ancora

una

volta ne tenni
le

proposito, per sempre riprovare

musi-

latino posto

lato,

metro del testo per intelligenza del

che profane che

vi

s'introducono capric-

ciosamente. Io non cesser mai di alta-

popolo e per uniformit alle melodie della Chiesa, di mgj Filippo Artico di Ce-

mente ammirare la Musica sagra e l' Organo (/^.) suonalo qual si conviene alla
Casa di Dio. Essa sola desta profondo e sublime raccoglimento, prodotto dalla sua inesplicabile potenza , che parla pi che
all'orecchio a lcuore,destandovi di vote impressioni, per essere

neda
sia le

vef^covo di Asti,
le

scrivendo tutte

Roma 1859. DeCappelle pontificie, osil

sagre funzioni annuali e straordi-

narie, cui assiste o celebra


l'articolo descrissi

Papa,
i

in quel-

ancora

riti

e le cere-

monie de'primi

vesperi papali ordinari e

rala dal genio e

veramente arte ispidalla fede. Disse bene il

de'vesperi solenni pontificali, dovendosi

tener presente quanto precede l'incensa-

Giornale di Roma del iSSg a p. 940, parlando della messa posta in musica per la festa di s. Francesco d' Asisi, dal p. ra. Alessandro Borroni minore conventuale, test eletto a dirigere quella cappella papale:

zione dell'altare, criticamente da


sposto nel voi.

me

e-

LXXIX,

p.

58

e seg., on-

de rimuovere un notabileerrore. Tali descrizioni, e tutte le parli del vespero desciitle a'rispetlivi articoli,

Lesue armonie innalzava-

re alla descrizione de'vesperi,

ponno supplimutatismn254, accenil

no

la

mente

degli uditori alla celeste con-

tandis. Nel descrivere ili. vespero delrE[)ifania, nel voi. Vili, p.

templazione deinisleri che esprimevano, mentre facevano in pari tempo gustare


all'orecchio tutto
il

nai pure

quanto

si

pratica assente

Pa-

bello d'un' arie

che

pa, laonde qui riferir una circostanziata dichiarazione, colle

Fuomo

rapisce alla divinit. Severo ne*


in ci che sa di profano,

Brevi indicazioni

concelti, alieno

per

le

attribuzioni di esercizio de' cere-

9i

vrs
in tnffe le cftppellepniielln

VES
mato da Pio VII,
leve
il

moneri pontificii
,sa

prefetto de*cela

pali. Ilcardinnle cliedee celel)nirelH ii>es-

renxinieri pontificii esplorare

volont

seguente mattnn inluotin


(Ifl

il

ve-

del Papa, per l'assistenza de' carilinali e


de* vescovi in abiti sagri; ed a seconda di
il prefetto avverte Cursori aposlo che nell'intimo de'vesperi avvisino i cardinali ed decani de'rispetlivi colle-

spero, invece

Papo,

il

quale seeupre

l'intuona da! Trono, bench


nel sejuenfe mattino.
Il

non
i

celebri

essa,

cardinale assu-

liei,

me
le e

nella sagrestia pontificia

paramenti
da'
soliti

sagri, cio amitto,

camice, cingolo, piviaassistito

gi,

primi se devono
le

vestirli,
i

ovvero
in

as-

mitra preziosa. E'

sumere
lare
la

cappe

rosse,

secondi se

ve-

lue ministri della cappella pontificia Dia-

ce della colta sul rocchetto devono por-

cono e Suddiacono
la

(/^.),

in cotta r roc-

cappa, e questa pure

vescovi inp.

chello. Entrato in cappella, saluta prima

vece del piviale e mitra. Wel voi. IX,

Croce, poi
i

cardinali vescovi e preti,

99

nel descrivere la cappella della 3.'

ed

diaconi, e siede al faldistorio coper-

domenica deil'Avvento, notai con quanveniva festeggiata dal Papa, anche con celebrazione del i. vespero, nel quale poneva una moneta d'oro in bocca di quello che gl'inluonava la 5." antifona. Se nella cappella pontificia, come rilevai di sopra, non mai hanno luogo, cardinali intervengono aWeCappelleCardinalizie (F.), fra le quali vi sono comta solennit
i

to di mitra. Si volge indi verso l'altare,

dice segreto

il

Pater ed

yve^ ed inluo-

na
la

il

Deusin adjutoriuui. AI termine delcolla mitra

prima antifona, siede


s

plice fino al capitolo. Si alza poi colla

semmica.

tra e

volge verso l'altare.


si

Dopo

il

pilolo siede,

scuopre e

si

rivolge nuo

vamejite verso
l'incenso, e

l'altare per l*inno. All'uituonazione dell'antifone siede, benedice

presi

solenni secondi vesperi nelle ba

quando comincia
i

il

Magnifi-

siliche patriarcali di

Roma. Di

piti descrila te-

cat

si

alza, saluta

cardinali, quindi nel

vendo
sta di

la
s.

cappella cardinalizia per

mezzo, scoperto

delia mitra preziosa, fa


vi
il

Francesca liomana
il

(in

cura de*

inchino all'aitare,
l'incensa recitando
iiislri,

salisce, lo bacia,

monaci Olivetani^ de'quali


scrisse,

Lancellollo

3Iagni^cat,co'm\la

dopo aver incensato

Croce. Conin

segnalo l'incensiere, indi dice

mezzo

il

voi.

162 3. XLVllI,
p.

Historiae Olii>etanae , Veneliis Di detta sagra funzione riparlai nel


p. 198, ove citandosi il voi. i36, in cui la descrissi, il tipografo

Gloria Patri, e coperto


hrcA'iorein al faldistorio;

di mitra,
si

va per
i

IX,

volge verso

err con aggiungere un .Y convertendolo in

cardinali vescovi, incensato con mitra,


in seguito
si

XIX),
cade
di

feci

1*

avvertenza, che se la
in cui

scuopre e

si

volge verso
si

l'al-

festa

domenica,

evvi cap-

tare in piedi. Al Sicut erat siede,

cuosi

pella di

Quaresima

nel palazzo apostoli-

pre, e terminata l'antifona


alza,
si
i!

si

scuopre,

co, o di venerdj'incui nel

medesimo

pa-

volge e dice Dontinus vobiscum.

lazzo

vi

la predica del Predicatore apo-

Dopo

scuopre, saluta

Benedicamus Domino siede si cardinali, in mezzo con


, i
i

stolico ^a cappella cardmtWzia nella C/iiC'

sa di
cesca

s.

nitra fa riverenza all'altare, salisce


dini, bacia la

gra-

Maria Nuova ossia di s. FranRomana, de* monaci Olivetani si


,

mensa, e d la benedizione de more. Dopo la quale per hrevioreni va in sagrestia, e depone sagri paramenti.
i

celebra

il

giorno innanzi mediante


si

pri-

mi

vesperi o la Compieta, ovvero

can-

ta la sola
la festa

Ne'vesperi pontificali,
nit del
lo, se
il
1

come per

le

solen-

compieta nello slessogiorno delnelle ore pomeridiane. Pei nonel

ss.

Natale, e de'ss. Pietro e Pao>a

tai col

Diario di Roma, che

1764

si

soltanto assiste, senza pon-

tenne vespero nel di della


festa, a
la

vigilia della
la

tificare, pei*

decreto della congregazione

motivo che ricorrendo


s.

cappel-

ceiemoDule de'26 giugno 1 821, confer-

cardinalizia di

Tommaso

d'A<|ujno

VES
nel d tlelle Ceneri, e Irasjwrlantlosi nel

YE
land
il
I

S
,

o'J

di

questa cappella

n)a le assegna

seguente gioved, nelle ore pomeridiane


i

cardinali intervennero a'primi

solenni

la

\esperi della Santa, pontificati da

mg/

o marzo, menlre a'c) vfn\e. la festa delSanta, senza farvi avvertenze. Si chiam Fesperia una tesi, che nel dopo pran-

Lercari arci vescovo d' A drianopoli.percli


nel

giorno appresso eravi

la

suddetta

zo sostenevano gli scolari fra di loro senz'alcima ceremonia. Eia altres l'ultimo
atto che fticeva nelle Univcrsii di Francia

predica (trovo nel n.i i85 del Diario di

Roma del 1725, che stante


apostolico Vaticano,
i

l'impedimen-

un /;rtcve///e/e

nello vigilia del giorno

lo della predica del venerd nel palazzo


cardinali in

nume-

ro di ig tennero preventivamente gioved dopo pranzo la consueta cappella cardinalizia per

che doveva prendere il berretto di dot' iore, nel qual giorno due dottori dispulavano contro di lui, e la tesi avea per titolo:

Pro Acln Fesperiarum. Una

licen-

chiesa di

s.

Francesca romana, nella Maria Nuova tutta nobilmens.

za. Si suole dire

Vespero

Siciliano per

similitudine di strage grande, furibonda


e improvvisa, o di alcune strane disav-

te parala, e

ove riposa
la

il

suo corpo, aven-

do intonato

Compieta

mg/ Spada

ve

venture,

la

derivazione avendola narra-

122 del Diario di Roma del iy3i leggo, che ricorrendo la festa di s. Francesca nel venerscovo di Pesaro.
nel n. 2
d,
i

ta nel voi.
tri

LXV,

p.

194

e seg., ed in al-

luoghi, deplorandorpiella nel

1282 ava
i

cardinali per

non

tralasciare d'inter-

venuta nel giorno di Pasqua Sicilia a tale ora di vespero


zione e orribile macello di
si

in tutta la
,

distru-

venire alla predica nel palazzo apostolico, si portarono in numero di 1 6 nelle ore

lutti
il i

france-

dimoranti

in essa,

dopo

."

tocco del-

pomeridiane del precedente gioved, alla Compieta pontificata da mg/ Tommaso

la

campana annunziante
la

al

popolo queDlatlntini

st'ora ecclesiastica. Si dissero

Marana vescovo

d'Ascoli,
1

monaco

oli-

francesi,

strage nel x^'ji fatta in Fran-

che nel 828 cadendo la festa domenica di quaresima, nelle ore pomeridiane fu cantala la Compieta, ed io eravi presente col miosignoie cardinal Cappellari, e lo registrai nelle mie memorie mss.; mentre invece leggo nel n. 2 del Diario di Roma del 1828 slesvela no).
nella 3.'
r

cia degli Ugonotti (F.) nella festa di s. Bartolomeo; e Mattutino di Mosca, l'e-

slerminio che fecero


i

moscoviti di De-

metrio e di lutti polacchi suoi aderenche trovavansi in Mosca la mattina ti de'27 maggio 1600 ad ore 6, sotto la condotta del loro duca Choustki.
,

so,

che

cardinali assisterono al vespro


ivi

VESPILLONE,
i

Fespillo, Polinclor.

solenne
festiva di

celebrato per

la

ricorienza

s. Francesca nobile matrona romana, venerandovisi il suo sagro corpo. Mi sembra, che siasi confusa la CoiU'

Cadaveri \ Morti Colui che sotterra nella Sepoltura (F.) e altrove, o tra gli
antichi romani
li

bruciava.

Abbiamo

di

piet
ta
si

col /^^e.v^ero,

il

quale per talvol-

Carlo Bartolomeo Piazza l'eruditissimo libro intitolato: Necrologia ovvero Discorso de' misteri de' sagri riti e ccremO' ni eecclesiastiche ne Funerali et Esequie de Morti, Roma 7 i 1 Dichiara nel cap.
i
.

suol celebrare e cos pure nella vi-

gilia.

Nel corrente i859la festa di

s.

Franvi

cesca ri<:orrendo nel d delle Ceneri, nelle

ore poraeiidiane dello stesso giorno


i

19: De' Beccamorti,

pontific secondi vesperi mg.' Marinelli vescovo di Porfirio e stigrista del Papa, avendovi assistito gli E. mi Cardinali. 11 Cancellieri nella Descrizione delle Cap-

po, direbbe

s.

non pi quel temGregorio I, come ne' nofervore della piet cri-

stri, ne' quali

il

stiana de'primilivi fedeli della Chiesa, per

pelle Cardinalizie^ non solamente nulla


disse del vespero e della compieta, par-

massime e promesse del Vangelo, facevano a gara di dure con caritatevole asle

sistenza sepoltura a' Defunti; e credeva-

96
no
die
le

VES
di

VES
essi,

non poter meglio vivere con


dare onorevole deposilo
al

io de'cadaveri
li,

si

stimavano d'esser pollasacerdote


dei^li
il

col

loro

e perci al

sommo
eziandio

e-

corpo.

memoria quelprosperila che Dio concesse al buon


passale dalla

Sono

brei

non solamente era proibito


morti,

tocca-

re

ma

il

guardarli e pas-

vecchio Tobia, e le copiose benedizioni alla sua casa per aver alteso con santa
piet a seppellire
i

sar loro davanti. Cos pure agli altri sacerdoti, che toccalo
re, era
zi,

aveano un cadaveda' sagrifi-

morti;

il

qual pietoso
pi segnalate

ingiunto d'astenersi

esercizio regislrtto tra

le

per alcuni giorni,

come

polluti, e

da

opere

di misericordia.

Fu

perci bisogno
il

ogni altra pubblica funzione, sinch era-

della Chiesa, col diminuirsi


ldeli, accrescere
il

fervore de'

no

passati alcuni giorni, chiamati dell'^Ei

numero

degli operai

spiazione, dopo
loro ministeri.
si

quali
i

riassumevano

mercede a questo necessario ministero. Con diversi vocaboli chiamarono Ialini quelli, che noi diciamo Beccamorti (nel quale articolo , spiegato il
destinati per
i

Aveano

vespilloni diver-

privilegi dalle leggi romane, come di non poter essere convenuti in giudizio co' ministri e ulziali del tempio di Libi-

vocabolo, ragionai

di

quanto

li

riguarda,

tina senza licenza del

loro pontefice; e

e ne riparlai nel voi.


gli altri articoli

XX VI

II,

p.3o, e neal lo-

quantunque
cio,

fossero rigettati dal

commeril

che hanno analogia

come immondi

e polluti per

con-

ro uHizio, mentre nel voi.

LXXXIV,

p.

tatto co' cadaveri,

nondimeno era gran


erano
rispettati dal

207, feci menzione del sodalizio che forinavanoin Ron)a),ciocolcomune di Lihilinarii, perch tra' romani erano ufilzialie ministri del tempio dedicato a Venere Libilina,cio
la

delitto l'olFenderli, ed

pubblico, dubbioso e timoroso ciascuno


di

cader nelle loro mani quand'erano


essi
i

morti, facendosi ad
se del

funerali a spe-

Morte, dea
ivi si

(\q

Mo-

ribondi e (\e3Iortij ed
stri del
lettili

custodiva-

tempio diLibitina. Ma bench continuamente beccamorti abbiano sotto


i

no, vendevano o davansi a nolo da'mini-

gli

occhi

la

miseria e

la fine dell*

Uomo

tempio,

tutti gli arnesi e suppel(

(F.), talvolta

commettono riprovevoli e

funerei spellanti a' Funerali

F.) ed

sordidi abusi, che biasimai nel voi. LXIV,


p.

a'sepolcri. Si dissero P'espillones^ f^espae,

ovvero Bispillones^ o dal tempo vespertino in cui


si

tro di loro dal

164, nel riferire le pene decretate concardinal vicario di Roedificanti Sodalizi,

solevano seppellire

cada-

ma. Non mancano


to di misericordia,

veri delle persone plebee; ovvero perch

cui confrati esercitano questo virtuoso at-

a guisa di vespe

si

trattengono attorno

a*

massime
s.

ne' pubblici

cadaveri, e per lo pi di nottetempo.


voi.

INel

Cimiteri e ne Cimiteri di
in quello

Roma ( ^.),
fuori

ed
le

i36, dissi che vespilloni furono cos denominati, perch anticamente essendo grande il numero de* pop.

LXIV,

Varano

di

Lorenzo

mura, di cui riparlai nel voi. LXXV, p, 225, oltrech io principio fu benemerito
della sepoltura de'cadaveri d. Felice Xi-

veri defunti in lionia, che

essere portali
alla

non potevano sontuosamente di mattina sepoltura, vi erano condotti da* veche chia\

spilloni sull'ora tarda del giorno,

menes spagnuolo (da cameriere del re di Spagna Carlo IV, divenuto vedovo, bench di non molto studio, dal cardinal Odescalchi vicario di

mendichi invece d'esser bruciati sul rogo, lo erano da'beccamorti Vslores. Dice il Piazza, furono appellali anche /^o//mc^ore^,perch
plebei ed
i

marono Feapero.

Roma fu ordinato
i

saceril

dote),il pio libraio Luigi Alessi

romano,

quale

io novembre 844 lap^^ unione della carit verso i trapasfatiy


istitu a*

loro uffizio era V

Unzione
,

e la

Lavanda

da Gregorio
il

XVI
i

eretta

canonicamente
seppellire
cilai

de' Cadaveri

[F .)

cosi

chiamati quasi

r.

marzo 1845, appunto per


defunti di

pollut itnctoresj imperocch pelconlat-

e sttlfragare

pubblico

VES
rnilerio d

VES
la

97
et

Roma,

sotto

protezione di

factj ftcerat

et

Medicus. Si ponno ve-

Maria

ss.

della Misericordia, di cui celela festa,

dere: G. Giraldi,

De

Sepulchris,

vario

bra solennemeute
del

con indulgen-

sepeliendi rtu, Basileae i53g. Onofiio

za plenaria, anche applicabile all'anime

Purga torio concessa


f

dallo slesso Gre-

gorio

XVI con due brevi de* 6 maggio e 20 giugno 184^ cio nella 3.^ domenica di maggio d'ogni anno. Not il Galletti, Del Festarario, p. 55, ches. Gregorio I
in

Panvinio, De ritu scpeliendl mortuos apud vcteriim Chrstianornni, et eorumdem Coemeleriis Coloniae i568. VESPRIM o VESZPRIM o VESZy

PREM
za

(Fesprmum). Citt con residen-

vescovile d'Ungheria, capoluogo del

ninna delle sue opere


i

dice,

che non
la citt.

sia

lecito seppellire

morti entro

A'

suoi tempi gi erasi


seppellire
i

introdotto l'uso di
,

comilato (circolo di l dal Danubio) e della marca del suo nome, distante 1 1 leghe sud-ovest da Buda, e 20 da Presburgo,
sulla

personaggi

e specialmente

sponda destra del Sed. Giace


posizione, presso
il

in

a-

quelli distinti, nelle chiese, le quali pure

mena

lago Baladon

erano in citt. Nel

lib.

45cap.

5o,De'Diai

ex professo, se giovasse all'anime de'defunti, che loro cadaveri si seppellissero nelle chiese; e prova
loghi\\ s.Dotlore tratta

ed a pie di poggi coperti di vigneti. Leggo nelle due ultime proposizioni concistoriali, cio in

quella del 1842, possede-

re octingentas circiter donios, atque octO'

con vari esempi, chegiova a quelli,

quali

sono morti
to,

in grazia di

Dio, mentre a que'


in pecca-

mille quatuorcentum trigiiita noveni complectitur christifdelesj ed in quella


del 85o, decerti mille complectitur
1

che sventuratameate sono morti


serve a maggior

inc^

cumulo di

loro danna-

zione. Cos

pure

nellesne^/7i!.9f/e parla va-

suo castello, situato sul dorso d' una montagna, circondalo da antiche
las.
Il

rie volte de'fedeli sepolti nelle chiese,senza

mostrar mai, ch'egli fosse contrario a quest'uso, quando queste chiese fossero dentro la citt, o luoghi abitati.

Ho

voluto

mura. La cattedrale di gotica e bella Dio sotto l' invocazione di s. Michele Arcangelo, e con gran divozione vi si custodiscono e venerano
struttura sagra a
insigni
ss. Reliquie. Ha la cura dell'anime amministrata dal parroco canonico,ed

tuttoci riferire,

perch alcuni

scrittori

non fecero tale essenziale distinzione, e mostrarono s. Gregorio I contrario ingenerale


si

il

batlisterio ch'

pure l'unico della

citt,

al

seppellimento nelle chiese, e cochiese nel secolo

la

quale non conta altre parrocchie, sela

riparare, se nel seguirli, lo ripelei. Alle

condo
te

proposizione del 1842, mentre

trove poi rilevai, che

nell'altra detto:

Una est in dieta civita-

XII cominciarono a rietnpirsi di tombe, anche per coloro che le leggi ne li escludevano; massime nel seguerite secolo pe*
privilegi accordati a' benemeriti ordini

parochialis Ecclesia fonte baptismatis munita, senza avvertire, se oltre quelcapitolo


si

la della cattedrale. Il

compola

ne

di

dignit, delle quali

dopo

pon-

Mendicaniiy francescani, domenicani, agosliniani, carmelitani ec. Quindi innumerabili

tificale lai."

quella del preposto; di 12


le

canonici, comprese

monumenti

sepolcrali, iscriziole

go

e del penitenziere,

prebende del teoloed altri sacerdoti e

ni, e sigilli sepolcrali


li

ne'pavimenti;
al secolo

qua-

chierici addetti al servizio divino. L'epi-

funebri

memorie sino

XI ordi-

scopio,

ampio

e illustre edifizio

non

nariamente non si potevano erigere, oltre che ne'cim iteri, se non che negli atrii
delle chiese, detti portici e sottoportici, e
ne' chiostri.

mollo distante dalla cattedrale. Vi sono altre chiese, un convento di francescani, un collegio di piaristi o scolopii, un ginnasio cattolico,
fio,
il

Fra

gli

epigrammi

di

Marzia-

il

le vi questo:

Nupererat
Diaulus.

est

Fespillo

llledicus,

nunc

monte

di piet, l'ospedale.

seminario, l'orfanotroIl suolo

(^l

P empiilo

u' fertile e somministra grano, frulli er-

YOL. CXVI.

98
baggi,
piti
linci,

VE

S
della Bassa

VES
Ungheria
fu istituito nel

tabacco e buoni vini, Ira cui

1000,

rinou>uto quello di Schomlan. Vesi

e che

il

suo prelato fu dichiarato cancelprerogativa di un-

fprim

distiugue per l'abboudaute rac-

liere della regina, colla

emporio di sale. Allevasi mollo bestiame, massime porci. 1 comitato possiede la rinomata selva Da kony, cbe al sud abbraccia una parte del lago Baladon o Balatun. Il bosco abbonda di potassa, trovandovisi pure deiraliu* me, dei carbon fossile, ed altri utili minerali. Vesprim, Fesprmiiim^ citt antica. Divenuto re d'Ungheria e fondatore di quella monarcbia s. Stefano I, voi* le pure esserne l'Apostolo, poich la pi
colta di vino, e pel suo
1

gerla e coronarla. Dalle Notizie di

Ro-

ma

ricavo

seguenti ultimi vescovi. Nel

di Strigonia.

1745 Martino Birro de Padany diocesi Neli762 Ignazio Roller di

slato

Vienna, succeduto per coadiutoria, trada Targa inparlibus.^ti'j'j'j Giu-

seppe Baizath di Ludan diocesi di Nitria. Dopo sede vacante nolabile,nel 1 8 4Gior1

gio

Rurbely
vi

di Tuzsnia. Nel

828 da Neo-

solio

fu trasferito

snavia. Nel

Antonio Makay di Ro1826 Giuseppe Ropaczy di

parte de' suoi sudditi seguivano ancora


l'idolatria.
salito re
si

Essendosi perci

ribellati,

il

slato alla metropolitana di Strigonia,

Vesprim, gi vescovo d'Albareale. TraGre-

prepar a combatterli co'diil

gorio

XVI

nel concistoro de'23

maggio

giuni e la preghiera, invocando aiuto per l'intercessione di


s.

divino
di

1842

dal vescovato di Rosnavia trasfer

Martino
s.

in questo uig.'

Domenico

de'conti Zichy

Sabaiia vescovo
contro
ribelli,

di

Tours,
i

e di

Gior-

de Vasonko
rassegna,
il

di

Vienna. Per sua libera

gio, facendo precedere


i

loro stendardi
di

che stavano all'assedio

di Portici de' 7

Papa Pio IX nel concistoro gennaio i85o gli sostitu


di quel-

se quindi tutto

Vesprim, e compitamente li vinse. Diviil reame in diocesi, e la sua


terra di Slrigonia con autorit apostoli-

l'odierno vescovo mg."^ Giovanni Ranol-

der di Cinque Chiese e canonico


la

cattedrale, dottore in teologia, esercita-

ca di

Papa

Silvestro

II nel

1002

fu eret-

tosi in molteplici

opere di carit e nella

ta in arcivescovato.
gli

Fra

vescovati che
vi

predicazione, grave,^ollo e prudente.


gni
la

O-

furono assegnati per suffraganei,


di

fu

compreso questo
dal re fondato.

Vesprim, parimente
illustri pastori, fra'
il

nuovo vescovo camera apostolica


817,

tassato ne'iibri del-

e del sagro collegio

Ebbe

in fiorini

e le rendite

quali Giulio

II

vi destin

cardinal Ve-

quadragnta
UurUi seu
cini mLlia.

tnillejloreiios

ascendono n<:Z illarumpar-

Ivo Isualles(P^.), d lui spedito per legato


in Ungheria, ove rimase circa 7 anni. Nella stessa sede,

ad romana
i

sculata noveiide-

l'imperatore Rodolfo

II

vi

nomin Francesco Forgach (/'.) di Slrigonia, donde fu Iraslalo a Nitria, ove fond una ricca biblioteca e stabil rendite
per educare 12 giovani da' gesuiti introdotti nella diocesi

Alquanto vasta la diocesi, poichconliene 2 9 parrocchie,22o chiese figliali, e mol ti luoghi, oppida,

VESSILLIFERO DI SAiNTA RO-

MANA CHIESA, rexdliferwn Sanctae


Romanae
Ecidesiae^ Sunifims Fexilla'
riua Ecclesae Sanctae. Nobilissimo uffizio laico di
1'

come

pi atti al publ'e-

blico insegnamento, ed a combattere


resie,

Roma
di

e della

StiQ

con

ed egli stesso le confut coll'opera: Decoiiipcscenda haerelicoriim peiidan"


tia.

uniforme
di

capitano onorario delle

Guardie
do
tificia ^

Promosso
pure
il

alla patria metropoli,

mele e

nobili pontifcie (^.), col gralenente generale della Altlizia pon-

rit

cardinalato, ed encomiato per


la

Cameriere segreto soprannume-

zelo e religione, fu pianta

sua mei

rario di spada e cappa del

Papa

(f-)t

venne deposto

iu

Tyrnaw

nel

mugnidco

custode e portatore a cavallo, con ricca

tempioda

lui eretto e datoa'gesuili. iNar-

bardatura eguale a quella de'due oomandauli di delle guardie,


del

la Gommauville, che questo vescovato

deuommato

VES
volgarmente Fessillodis. RomanaChesa {V.\ spiegato ora soltanto nella solenne Processione (F.) del Corpus Domini celebrata dal Papa, incedendo in mezzo al capitano comandante, ed all'altro capitano del medesimo corpo delle guardie
nobili, nel cui articolo descrissi
rio, e le
il

VES
ri[F.\
volte
la

99

alia

quale successe l'odierna pi


delle guardie nobili, e nel

nominata

sua istituzione fu stabilito che proce-

desse in mezzo a'suoi capitani,


tai nel voi.

come

no-

e simili
tichit,
ni.
Il

vestia-

281. 1 Fessilli{r.) insegne sono d'una remota aned usati da quasi tutte le naziosi

XXXI, p.

variazioni posteriori ne'vol.


p.

XLV,
nel

portatore dell'insegne

disse lati-

p.

i37,LXXIX,

274 mentre quelle

namente Lator Imagnifer. Dal primipilo

delle Iresti de' camerieri del

Papa

de'romani, centurione della


il

i.*

cen-

IV di quell'articolo. Adorna il proprio stemma gentilizio coU'insegne del vessilciodue baodiereincrociale, una per parte delloscudo,avente ciascuna nel
liferato,

turia d'una legione,

quale avea
la

la

cura

dell'insegna dell'Aquila, e

consegnava

diWAqidlfcr, detto poi anco signifero e


alfiere,

quando era da marciare, ebbero


i

campo

le

chiavi incrociate sovrastate dal

origine

posteriori vessilliferi,

tuttora

triregno.

dal collo

gli

pende quella
Sino
al fi-

sussistendo l'alfiere, grado di milizia, ed


quel che porta l'insegna o

speciale decorazione, assegnata alla carica,

Bandiera
di

che descriver

in appresso.
,

[F.). S dissero cavalieri Banneriti [F.)


quelli a'quali
i

ne del secolo passato


la festa de'ss.

il

vessillifero

per

principi

concedevano
Il

Pietro e Paolo riceveva da

poter alzar bandiera, sotto di cui era loro

mg."^

maestro di camera due medaglie, una d'oro e l'altra d'argento, dopo la


quattro medaglie d'argento. Egualmen-

permesso condurrearmati.

Monogram-

ma
silli,

di Cristo
i

essendo stato posto ne' ves-

quale epoca dallo stesso prelato riceve


te sino al declinar del

portatori di questi furono denomii

nati f^m///r/. Furono vessilliferi

Dra-

memorato

secolo,

conari (F.),
(F.),
\

dal palazzo apostolico partecipava

del

Banderesi (F.) di Roma Capo-Rioni (F.), portando insei

pan d'onore o parti di palazzo,


te nel voi.

riparla-

gne e
lo

vessilli nelle

funzioni e possessi de*

2o5. Inoltre sino a tutto il pontificato di Pio VI, il vessillifero, se cavalcava il Papa, o andava in Lettiga (/^.) o in Sedia (T.) a mano, interveniva alle Cavalcate annuali per le Cappelle papali della ss. Annunziala, di s. Filippo Neri, della Nativit della B. Vergine, e di s. Carlo, non che in quella del Possesso del Papa col vessillo spiegato: nelle altre cappelle senza questo accompagnava a cavallo il Papa, al modo che dir. Quanto al possesso, sebbene quello preso dal Papa regnante fu con solenne cavalcata , procedendo egli in carrozza, non v'intervenne il vessillifero; ed appunto non interveniva alle cavalcate di detL,
p.

Papi, ed anche nelle solennit del popo-

romano. Lo Slendardo[F.),AQXio diti-

che Gonfalone {F.)^ principale vessillo d'una citt o d'uno stato, signwn publicuni, portandosi da personaggi ne deriv r uffizio e dignit del Gonfaloniere {F.)y primario magistrato municipale, praefectus Fexillarius, sumnius Fexil'
larius. Il Gonfaloniere del Senato e popolo Romano (^.), portatore del grande stendardo di Roma, divenne dignit nobilissima ed illustre. Assai maggiore fu quella del Gonfaloniere della Santa Ro'

mana Chiesa (/'.), manae Ecclesiae

Confalonerius

s.

Plo-

antichissima ed emi-

nente dignit conferita da'Papial Patrizio di Roma (F.), ed a possenti sovrani.


titolo e la dignit d'Fessillifcro
Il

te cappelle, se za. Nelle

Papa andava in carrozmedesime cavalcate il vessillifeil

dis. Ro-

ro incedeva col vessillo di


gato, in

s.

Chiesa spie-

mana

Chiesa

di

mollo posteriore. L'asgli arci

mezzo a'due o quattro capitani

sumono ancora

tre arcivescovi dell'isola

della poulifjcia guardia q Cai'alleggie-

e regno di tS'ar^^g'/ia, cio

vesto-

100
vi d'

VES

VES
Padiglione {V.) o Sinniccho(V.). A questo Gonfaloniere di s. Chiesa , ossia al personaggio a cui il Papa inviava lo Stendardo di s. Chiesa odi s. Pietro incombeva il tutelare diritti della s. Sede, con
i

Oristano o Arborea^ principalmente di Cagliari (come riferisce anche ii Biina nella Serie degli Arcivescovi e Vc' scovi di Sardegna, a p. 33, chiamando* 10 Vessillario Romano), non che di 6*^^sario Torres (V.) Di quest'ultimo scrive il p. Mallei, Sardinia sacra, p. i4o> Archicpiscopus Turrilamis non secus, ac Calaritanus gaudct lulo, Vexillarii

l'obbligo di difenderne

la

Sovranit, do-

veri gi inerenti aPatrizio di

Roma ( V.),

inclusivamente a quello di propugnare


la

purit della fede e gl'interessi della re*


;

Saoctae

Romanae

Ecclesiae

sibi

ligione cattolica

a tale effetto
tali

dovendo
tutsui
il

Paulo

IH concesso,

et in puhlcis sup-

prestaregiuramento. In
to raccontai,

4 articoli
i e

plcationibus Vexlluni defer, laniclsi

massime

nel

2.*^

annoiS^Z die sexla maji, d. Anlonius de Gardena Sardiniac prorex id prhihuerit, nescio

personaggi a'quali da'Papi fu inviato


vessillo,
rali go/z/ii/ow/Vrr, diversi
li

o espressamente furono dichia-

quojure. Salvatori Ale-

da

quelli

qua-

pusio Turrilano praesuli ejusque suecessoribus. Si vuole che l'arcivescovo di


Cagliari usi
il

pii tardi

si

dissero 1^65.9/7///^^ portato-

ri

del n)edesimo o piuttosto altro diver,

titolo di

Vessillario della

so vessillo

nelle solennit delle pontifi-

S. R. Chiesa, per indtdto di

vanni XXil,

terlio hai.

Papa GioniajiiZi^. Ecco

cie cavalcate, quello cio delle pontificie

guardie de'cavalleggleri:

in tutti poi spie-

come l'odierno s'intitola. Don Emanuele Marongiu-N urr per grazia di Dio
(nella pastorale del predecessore

gaijthe l'incarico di Difensore dellaChie-

sa

Romana

o della

Fede
il

(V.), equifa-

Navoni

lente a quello del suo gonfaloniere, nell'obbligarli a difendere


siastico della
civile e l'eccle-

trovo che usava la formola per Misericordia Divina e per grazia della Sede

Romana
i

Chiesa,

come una

Sede apostolica arcivescovo di Cagliari, vescovo di Bonavoglia, primate di Sardegna e Corsica Vessillario dellaSanta Romana Chiesa, priore di s. Saturnino, barone di Suelapostolica) e della
&.

a vvocazia di patrono e protettore, incerto

modo come
non mai
ni);

Z^Z//z^or/ dell'altre chiese,

affatto implica autorit sul prin-

li 11

s.

Pantaleo
il

e signore di Santadi,

suo

vessillifero lo

precede a cavallo col


in

vessillo,

quale consiste

un Padiglio'

e suoi domiPapi inviavano collo stendardo contenevano reliquie sagre o la limatura delle Catene di s. Pietro ( /^.), ed anco di quelle di s. Paolo, e non

cipato tejuporale di

Roma
i

poich

le

Chiavi che

ne portabile della forma di quello delle basiliche eh* pure parte del Vessillo della Chiesa romana, e riceve dall'arci vescovo uno stipendio mensile. Al gonfa,

altrimenti per segno di podest,

come

in-

ventarono
confutai.

nemici invidiosi della sovra-

nit papale,chene'nominatieallri luoghi


11

giuramento prestalo
il

da're,.e

loniere della

s.

Romana
medesima

alBdarono

la

custodia del

Papi gonfalone o vesChiesa


i

imperatori fianchi e alemanni, di avvocazia, limitava

padronato

alla

sempli-

sillo rosso della

(rilevai nel voi.

ce difesa; che se talvolta

essi

esercitaroaltro, fu

XLIX, p. 8
la

e 9, che gli antichi colori delil

no qualche autorit ne Placiti o


lare dell'odierno vessillifero di
i

Chiesa romana erano

rosso e
,

il

gial-

loro delegala da'Papi. Per venire a pars.

lo, e cos della sua milizia prima che Pio "VII sostituisse il bianco e il giallo; pel il Senato e popolo romano ritenne gli
antichi colori rosso e giallo), colle Chia*
vi pontificie (V.) incrociale, talvolta coll'

Chiesa,

prima ricorder sovrani e personaggi a cui fu mandato il vessillo, o espressamente dichiarati gonfalonieri, le

notizie po-

tendosi leggere ne' rammentati articoli,

immagine

di

s.

Pietro

sovrastate dal

non senza

intrecciarvi alcun'altra erud-

VES
z'ione.

VES
Leone IH il
.** i

IO!

Propriamente fu
nel

s.

Famglia
ticoletto:
la

pontificia ^m p.i
flessi infero di

87
s.

ci

die l'ar-

mamlare

7963

Carlo

Magno

re de*

Chiesa, coi'

franchi lo stendardo di s.Gliiesa colle chiavi pontificie; qiiesl'

figura

colorila del

vessillifero della

ultime avendole gi
s.

medesima, sostenente a
lo
;

piedi

il

vessil-

inviate
al di lui

il

predecessore

Gregorio
,

111

quindi dice che quest' onorevolisla

avo Carlo Martello questo


a patrizi di

e quel-

simo grado ebbe

sua origine dalla


il

lo

come

Roma. La
s.

tradizioIII

conquista di Terra Santa,

che non pa-

ne del

vessillo,

che fece

Leone

con

re pel riferito ne' miei articoli e pel suc-

Carlo Magno, venne espressa nel musaico del Triclinio Leoniano (^.). Poscia i Papi mandarono a'priocipi lo stendar-

cennato. Aggiunge che Bonifacio Vili o-

nor di degna e
diera di

tale ufficio

Giacomo

li

re di Sarla

di Corsica,
s.

mand

a lui

ban-

do
le

&\
i

6.

Pietro benedetto per comballe*

Chiesa, e lo dichiar fioche vi-

loro nemici, e gl'infedeli, precipuanelle Crociate,

vesse, P^essiWfero e

comandante supre-

mente

cominciando dal-

1/ nei 109^. Le chiavi pontificie ordinariamente, e col salutifero segno della Croce,

Redeniptor mundi, che non trovo nel Dullariuni Ronianuni,nne\Bullariamf^aticanufn.


di tutte le truppe, colla bolla

mo

erano intessute

dipinte negli

Bens

Uovo

nel libro,
s.

Della sacrosanta
t.
i,'

stendardi inviati da'Papi, anche coll'im-

basilica di
p.

Pietro in Faticano ^

magine di s. Pietro nome. Anticamente


nelle vesti
vi,

donde prendeva

il

le

milizie pontifcie

126, che in essa Bonifacio Vili coron Giacomo II solennemente, il che vie-

portavano il segno delle chiaeh' erano pure figurale ne' loro vese dicevansi chiave segnali, precipua-

silli,

mente se combattevano infedeli o eretici. Narra l'annalista Rinaldi, all'anno i-igy, che Bonifacio Vili dopo aver investilo Giaconio Il re d'Aragona de* regni di Sardegna e Corsica, dominii temporali della
sta
s. Sede, lo dichiar di queammiraglio e gonfaloniere di i. Chie-

ne confermato dal regio diploma de' 9 aprile 1297, in cui si racconta la funzione, che il Papa lo fece anche Fexillaram. Imparo dal Vettori, Il fiorino doro anvico illustrato,^. 63, che Papa Clemente VI nel 1 345die'solennemenle in Villanova, presso

Avignone sua residenza, allora


ad Umberto Z>('//?o
di Vien-

luogodi pontificia ^/7/eg^g:/^/r^, il vessillo di s.Chiesa

na, figlio diGiovanni Ile diBeatrice d'Un-

sa^

quando
i

si

facesse passaggio oltre


;

maloro

gheria, con titolo di


delle

capitano generale

re contro

saraceni

e fu gloria

grande
il

armi cristiane;

ma

essendogli poco
figlio e la

degli aragonesijche la s.Sede facesse

appresso mancato Andrea suo

re capo dell'esercito cristiano, ossia

Gene-

moglie Maria del Balzo, annoiato del co-

rale di

altri dissi ci

Chiesa j nel quale articolo con aver fatto Giovanni XXU, ma devesi intendere conferma, nel ricevere il suo giuramento di fedelt. Per alcuni secoli il cospicuo uffizio per lo pi
s.

and congiunto col generalato di s. Chiesa della Milizia pontificia^ comech in


origine e per sua natura era militare
,

mondo, determiimpegn suoi stati a dettoPapa per 100,000 fiorini d'oro. In seguito, non potendo soddisfare il debito, vend suoi stati al redi Francia con appannaggio di 10,000 fiorini annui e eoa
e delle cose del

mando
n

di ritirarsi e

altre condizioni dette a

nel

1348
il

vesti l'abito

suo luogo; indi domenicano, riil

quindi in progresso di tetnpo divenne un uffizio di onorificenza pacifica. Di molti


gonfalonieri di
versi
articoli,
s.

tenendo

titolo di Delfino, per cui


lo dichiarasse

re

ottenne dal Papa che


triarca d'Alessandria.

pa-

oltre

Chiesa ragionai in diqui ne il proprio ;

Nel i366 facendo


gonfalone
di

Urbano

il

suo Ingresso solenne in Roil

ricorder
schi,

La

un notabile numero. Il FalaGerarchia ecclesiastica e la

ma (F.)y%v\ suo capo portava


colle chiavi Ridolfo

Varani signore

Ca^

109
incrino
sa da
uaidi,
(

VES
V.), fallo gonfaloniere di .Chie-

VES
citato Rii

Clemenle VI. Ricavo dal


niraiinoi356,
i\\\\\\vh
I

n.

7,

che Innocens.

zo

VI

gonfaloniere d

Chie-

colarl notizie, dicendo pure che nel 1 00 erano slati senatori Francesco Faraondo e Ottavio Rusponi da Ravenna, e che nel i4o8 lo divenne il re Ladislao. Nella mia
1

sa Lodovico

re d'Ungheria, e capitano

serie de* senatori di


pi
Ij

generalei dell' esercito crocesignato, contro lo scismatico re di Rascia e di Servia;

Olivieri, //
la

comincia
narrala
1*

Rofna jCo\ cav. PomSenato Romano, il quale serie dal i43 tiopo aver
i ,

e che

come
1

gonfaloniere e difensore di

s.

occupazione

di

Roma

di

quel

Chiesa, nel
ri

36o scrisse a' Visconti

signo-

di

Milano, con ammonirli a tralasciare


re,

di offendere la s.Sede,nell*ossediare Bolo-

gna antichissima signoria di essa. Indi


L'ontro
Ofr
i

il

che nel 4 '4 assunse il senatorato. Gi contro Ladislao avea Alessandro V nel 1409 nominalo il suo competitore Luigi II d'Angi
scri*.si

principe ambizioso,

Visconti, a cagione del suo uHzio,


i

gonfaloniere di s. Chiesa;
Ferlone,

tale lo

riconob1

pure
e
si

suoi aiuti ad

Urbano

nel

be pure il successoreGiovanni XXII (dice


il

i364j
gorio

merit

le

sue alle lodi. Gre-

De

viaggi de* Ponieficiy

p.

XI

fece capitano generale e ^o/j/rts.

laniere di

Chiesa, Giovanni Aucul per

245:Giovanni XXllI celebr pontificalmente in s. Pietro, alla presenza di lutti


i

riconquistar ad essa Cesena, Forl e altri

cardinali, e benedi

il

gran stendardo
II

del-

luoghi.

Urbano VI

nel

i384benedi

la

Chiesa, che diede a Luigi

d'

Angi
lo

in Napoli lo
il
1*

re Carlo III

stendardo di s. Pietro, che dovea inalberare contro


I,

dichiarato generalissimo e gonfaloniere; e

quello del senatoe popolo romano,


;

con-

Angioino Luigi

pretendente

al

rea-

segn a Paolo Orsini per combattere Ladislao);

me

e seguace dell' antipapa, e lo dichias.

ma

questi nel

4^2

si

dichiar per

r capitano generale di
tre gi nel
lo r

Chiesa, mennel coronar-

Ladislao, facendolo generale di s. Chiesa.

i38i

in

Roma
^

Martino V

elesse

gonfaloniere dis. Chie-

avea fallo gonfaloniere della mede-

saMiio A^ilenoi (.elloSforzaW


gl'inviil

G rande

sima e Senatore di
nel voi.
tosi al

Roma come

notai

di Colignola, capo-stipite di tal famiglia, e

LXV, p. 208. Dipoi il re ribellaPapa, anzi assediatolo in Nocera


Urbano
da
dissi

de' Pagani (V.), quindi liberalo

VI, come

nella

sua

biografia,
s.

diploma e l'insegneaiNapoli. Leggo nel Ratti, Dellafamiglia Sforza, che Martino V in premio d'aver liberata io'ma dalle scorrerie di Braccio da Montone,per impadronirsene
loniere della Chiesa
lo

Raimondo di
regal della

Balzo Orsini, in
{f'\)

Pietro lo

dichiar gonfa-

Rosa d'oro
s.

benedetta, e

fece gonfaloniere di
il

Chiesa. In sguito,
Ladislao, fu dichia-

figlio di

Carlo

III re

ralo da Innocenzo VII nel

i4o6 gonfaChiesa.
tal

romana. Di suo ordine, il proprio fratello Giordano Colonna gli port a Napoli il diploma e le insegne di gonfaloniere della Chiesa. Nedescrisse la

loniere e difensore della


Il

Romana
II,

funzione Leodrisio Crivelli,


:

De

Falaschi dice avergli conferito

mila

vita

Sfortia

His peractis secunduni


Jordanits Sfortiam Ro(sic)

litare distinzione

Innocenzo

sar fal-

Pont'ificis jussa

lo tipografico, colla bolla

Inter curas,
Il

manae

Ecclesiae Confanonerium

quale non rinvengo nel Bullariuni.

eh.

proimntiatj'Pontificalia,qnae attulerat,
insignia adeiim defert.Aiictus vero ea di-

Gaetano Coltafavi xaeW Album di Roma, l. 26, p. 2i4 e seg. ha pubblicalo una
preziosa serie cronologica e Senatori di

gnit te Sfortia, ingenti proceruni nume' ro,etomni deniquc neapolitana nobilitate

Roma
ta

dal

1220

al
,

ed accresciuta

1712, da lui redatcon quella compilala


l'altra esistente nel-

Gomitante, splendlctissimo apparata

da CarloCarlari e con
la

per urheni fertur,sublalis ante se pr more Pontifica li bus signis Januario mense ejus initio anni, qui fuit decinius no-

bibliolecaChigiaua,pregeioIe per parti-

VES
supra mille, et quadri ngeiiios. Il suo figlio Francesco Sforza ebbe tal dignit, col generalato eli s. Chiesa nel i435da
niis
lio II,

VES

io3

i5io,nelconcistorodel d'i seguente Giu-

ipsum marchioneni creavit Con-

falloneriuni j sed insignia nulla dedit,

Eugenio IV,

e poi questo

Papa

nel

144^

ne insign Alfonso
poi lo spogli.
vessillifero
Il

V re d'Aragona, di cui

neque juramentum praestilit Confallonerius asserens, quod ad heneplacitwn

Falaschi registra per 3.

Papae omnia

ista facerct. Ipse aiiteni

Lodovico Delfino di Vienna primogenita del re di Francia, nel i444 colla bolla Cimi primis non esistente nel
,

Pontifex subdidit, quod in festo Omnium Sanctoruni, quia esset anniversarium crealionis Papae insignia
psa darete
Indi
il

J^iillarium.Da\Sanso\'\nOyHistoriadiCa-

ad juramentum
il

praestabit.
il

sa Orsina,
nell'armi fu

si

trae che Napoleone Orsini


di

p.

Gattico, narra

come contro

emulo

Federico

di

Monte
II

duca
il

di

Ferrara fu creato

cardinal Vi-

Feitre duca d'Urbino, e gonfaloniere di


8.

gerlo in legato, e deputali a combatterlo

Chiesa per 22 anni sino a Paolo

del
tra*

1464. Di questa illustre casa trovai Generali di s. Chiesa Giulio Orsini


to
s.

et

sot-

Pio

e insieme vessillifero della


Il

si

medesima: dovr riparlarne. n\diG alleria delV onore^i.


gli

Marche385,
nel

duca d'Urbino capitanaeus exercitus, marchio Mantuano FexilUfer generalisy ed altri. Nei i5i3 divenuto Papa Leone X,subito Alfonso I duca di Ferrara mand a fargli omaggio, e a domandare
d e volleche intervenisse alla sua corona-

2, p.
sei

l'assoluzione dell'interdetto. llPapa l'esau/

afferma, che
lonieri di
s.

Orsini ebbero

gonfa-

Chiesa. Alessandro
s.

VI

zione e possesso, nel quale in abito ducale,

1494

Dflsnd lo stendardo di
re diNapoli,

Chiesa

con

ricca veste

d'oro e col manto a ca-

ad Alfonsoll

che nel seguen-

te cess di regnare. Nella Storia<)^\ quel

Papa, del Novaes,


dichiar
il

si

legge che nel

i5oo

suo
s.

figlio

Cesare Borgia vesvessil-

sillifero di

Chiesa, della quale era geil

con gran copia di adornati staffieri, port lo stendardo della Chiesa, come suo gonfaloniere. Morto il duca a'3 1 ottobre i534, gi a* i3 di tal mese era stato eletto Papa Paolo 111, il quale tovallo,

nerale. Riporta
lifero

Falaschi per 4'

sto fece gonfaloniere e generale di


sa
il

s.

Chie-

Francesco
di

II

glio

marchese)

lio II colla bolla

Gonzaga duca (meMantova, fatto da GiuDani ad insigna che


,

proprio

figlio

Pier Luigi Farnese,

e poi l'invest di diverse signorie, in


a*

uno

ducati di

Parma (e

in tale articolo lo

ncn rinvengo neli8w//ar/ar/i. Conviene sapere , che Giulio II nel i5o8 dichiar
gonfaloniere della Chiesa Alfonso
ca di Ferrara,
g*
I

notaigonfalonierato)e Piacenza, m( per

pugnalato

a'

io settembre i547 Alcuni


III

duil

vogliono che Paolo


t di vessillifero
sa,

concesse

la
s.

digni-

invi lo stendardo,
gli

o gonfaloniere di

Chie-

quale colle dovute solennit

venne

eziandio al duca Ottavio suo nipote

consegnato nel
gosto

duomo di

quella citt;
II,

ma
9
a-

e figlio del defunto, a*

23 gennaio i548,

poi ribellatosi a Giulio


1

questi a'

come
al
il

sostiene

il

Vittorelli nell'aggiunte

1 5 o lo scomunic, lo dichiar decaduto dal feudo di Ferrara, e lo priv del gonllone di s. Chiesa, ed in vece Io confei colla carica al detto marchese di Mantova. Il p. Gattico, Diaria, de

Itinerarium Julii II Bononiam, a p. 65 riporta Adventus marchionis Maninani, qui creaius est Confallonerius Ecclesiae. Entrato il marchese in Bologna,
;

Ciacconio, Fitae Rom. Pont., t. 3; ed Novaes nella Storia d Giulio ///, dice che conferm tale Papa, al duca Ottavio, il grado di vessillifero di s. Chiesa. Racconta il p. Casimiro da Roma, Memorie istoriche della chiesa di s. Maria in Araceli, p, 328. Anno i546 die

^ julii. Papa

[^dio\o

III)

ordinavit lU

col solito cereiuoniale,

a'

29 settembre

cantare tur Miss a de Spirita Saneto in s, Maria de Aracoeli, et cantavit card.

io4

VES
intervento

VES
il Papa and in Carrozza (F.)f costume cominciato col corrente secolo, vero per, che nel precedente solevano Papi tornare al pa-

Carpen. praesentibus ceteris cardinalius. Post mssanif data benedictone a Papa (perch avendo edificato il conti* guo Palazzo apostolico d'Aracocl^ soleva talvolta abitarlo, come dissi in qiiel<
l'articolo), /<^7

quando

lazzo apostolico in carrozza, che perci

ntroduclus

dux Octaet Jiilio

faceva parte del Treno, in


tiga
i\'\

uno

alla Let-

vius Fariiesius artnatus^ et sequutus


{Id,

Alexandro Columnay

a Ur-

riserva.

Tornando

al vessillifera-

lo o meglio gonfalonierato de' Farnese,


pel riferito
si

sino (summenlovalo),e^fVz//2 ipsi armati.

vide interrotto; per

il

p.

Cunt genujlexisstnt ante Papam, benC'


dixit
Clerici

duo Fexilla, quae tenebant duo CameraCf Gonzaga et Suderi-

Annibali da Latera, Notizie storielle della casa Farnese, par. i, p. 63, con altri,
attribuisce
la

perpetuila di tale onoriQ-

nuSy et dedit in

manus

ducis ciun baca-

cenza a Clemente Vili, nella persona di

lo in sigfiuni Capiianeatus geueralis, queni dabat ipsi contra liitheranos : quae vexlla ab ipso data fueruntporlanda ipsis Columnae et Ursino. Po s tea
cui/t recessisstnt

Ranuccio nipote d' Ottavio, per avere sposalo Margherita Aldobrandini proniI

pote di quel Papa,come notai nell'articolo

ad
t>

latus soLii^facta co-

rona a cardinalibus ante Papani^ ipse dedit Crucent more olilo cardinali Farnesio legato: postea ambo associauerunC

Anche il suo padre duGrande, era stalo gonfaloniere, poich apprendo dal citato p. Casimiro da \xoma,Memorie della chiesa di
di quella prosapia.
il

ca Alessandro

s.

Maria

in Araceli, p.

4o3, che ne'solennel


eravi quella che

Papam
cum

in sacrisliam.

Dux

equitavit
et

ni funerali in essa per lui celebrati

nobilibus

ad domum suamj

car-

1593,

tra le iscrizioni

dinalis juxta solituni ductus fuit

ex Ira

lo diceva,

Sanctae Romanae Ecclesiae

portani Flamidani, Dell'Orsini, riporta il p. Gallico, Acta selecta Caere/noiialia^


t.

Confalonerio. Tutlavota. non pare ancora la dignit propriamente in perpetuo


stabilita nella famiglia

I, p.

393, descrivendo

la cos.

Farnese, imperocI

ronazione, cavalcata e possesso di

Pio

ch morto

a'

5 marzo 1622 Ranuccio

i566. In platea s. Petri fuit magna rixa inter f^exillifcrum Illustris. d. Julii de Ursinis capitanei generalls
nel

duca
nito

Parma e Piacenza, il secondogeOdoardo che gli successe nella ducea


di

fu dichiarato Confalonerius

Sanctae Ro-

equituni Ecclesiae, et equites Illustris


d. Fincentii Vitella capitanei custodiae

manae
da
M
lui

Ecclesiae, da

Papa Gregorio

XV

colla seguente bolla

Sanctitatis
rij,

Suae

(cio de' Cavalleggie-

de'27 giugno 1622, e da 26 cardinali solloscritta, che


l.

quia praed ictus Fexillifer volebat in equitatione portare Fexillum erectum, et malej nani Papa equitante

ricavodal Bull. Rom.,

5, par. 5, p. 33.

Ad

Ecclesiae

Romanae regimen,

di-

spensatione divina, nostrorum nullo suffragio

solum modo erigilur Fexillum militum, sive equitum suae custodiae. Sanctissimus Dominus lune ex gratta concessiti

meritorum

evecti, ex multis^ et

gravissimis cure nostrae oneribus prae-

quod etiam aliud deferretur erectum^ et sic rumor ccssavit. Dissi e dovr ripetere, che nelle cavalcate interveniva il vessillifero di s. Chiesa, se il Pa-

cipuam solicitudinem merito illi impendere conamur, ut pacem, et tranquillitatem conservemus. Inlerdum enim hoste humani generisinsligante,nonnulli adversus jus, et fas sese extollentes, terminos,

pa procedeva a cavallo o in lettiga, ma prima di s. Pio V soltanto quando cavalcava ; in seguilo fu ammesso, eziandio procedendo in lettiga, e cess il i\xo

quosposuerunt patres

nostri,

re,elLleipublicae statura

praerumpeimprobe perturest, sacra

bare nitunlur, et quo gravius

prophanis miscere,etDeo resistere impiis-

VES
sime kion verenlur, qui dum arma spiritualia parvi pendent, temporalia provoquii, qui

VES
praesertim, eterga Ecclesiam
sese praestare, ac nostrae, et

io5

tantum annisprocessil, ut brevi

possit palernae, et avitaevirtulis, pietatis

cant,quo sii, ut sicut

iila

adliibere,per uosita

Romanam
ex-

metipsos non valeinus,

etiam personis,

singularis fidei, et devotionissuccessorem

quae

ista

pr re nata ad natura nostrum

omnium

tractare viriliterfideliterque possint indi-

geamue.
menti, et

Quod sane munus quanti moquam in humanis praecipuum

sit,hujus s.Sedis mos,et institutum decla-

rant: quippequodnonnisi vnriis (ide, fortitudine, et nobilitate eximiis illud


piittere

comconsueverit. Qua propter Romapr sua

ni Pontifices praedecessores Nostri

cumulate respondere. Id quod non patrium solum geuus, ac praedicti Odoardi ducis indoles, et educatio, sed eliara materna origo in Domino firmiter DOS sperare suadent quippe quod ex Aldobrandina familiaomni splendore decorata prodierit, in qua in regenda universali Ecclesia immortalis memoriae Poapectationi
:

prudentia, et sapientia ex multis principi-

tifcem

praedecessorem

nostruui

Cle-

bus militaribus laudibuspraestan.


eligere soliti sunt,

unum

mentem
res

VJIIcenseraus, praeter compluet Praelatos, bello

quem
ut

buie tantae pro-

Sanctae Roraanae Ecclesiae laudatis-

non solum suo splendore illam exornaret, sed cum opus foret, suis partibus abunde satisfaceret, et exaltaretur per eum exercituum Domi"vinciae praeflcerent, iius in polentia bracbii ejus
stitiae virtutis Dei.

simos Cardiuales,

ces, qualis fuit bo.

dume. Jo. Franciscus Aldobrandinus Meldulae dux praedicti Odcardi ducis avus, qui hujus
pias
s.

Sedis co-

per arma juINostri

Vero autem bujus-

non semel pr fidei catholicae defensione ducendo, virtutis,et prudentiaemilitarissingulari


posteritati suae

inodi complures

praedecessores

PiomaniPoutificesjmdiu divina aspirante gratia

specimen dedit.sibique et eximiam ad imtanduui


roboris

Romana

in

faroilia

nobilitate,

industriaCj et

famam

reliquit.

ac bellica virtule praeclara, Farnesia scilicetnon semel reperi unt, eosque Sanclae

Quarnobrem

ejus liberi divina favente

gratia, paternis,

Romauae

Ecclesiae

armorum

potestatera

laudibus domesticis
plis

summam

gerere e republica ejusdem Ec-

lam Domi

in

aliorumque majorura incitati, atque exemsacra Purpura, quaui

clesiae esse

compereruul. Quorum postre-

militiae contra hostes Religionis Catholi-

musbo. me. RayuutiusParmae etPlacentiae dux fuit, parente genito bonae etiam memoriae Alexandro ducesingulari pietate, et rebus adversus catholicae
fidei

cae miiitantis familiae gloriam non solum

conservare, sed etiam amplificare


ler adnituntur.

felici-

hostes bello getis tanta gloria claro, ut


in

Quibus, aliisque justis de causisanimum nostrum moventibus habita cum Vea. fr. Nostri S. R. E. Cardinalibus in consistorio nostro secreto deli-

expugnandis mnitissimis urbibus,


celebratissimis

et

fortissimisbostibus devinciendis, antiquitati

beralione matura, de illorum Consilio, et

Imperatoribus non

concedat. Ejus vero virtutem emulatus

Piaynutius

quam

patris laudibus prossipatris auspiciis

me

incesserit,

quamdiu

unanimi assensu,motu proprio, et ex certa scientia nostra, praedictum Odoardum ducen), quamdiu vixerit, Nostrum, et ejusdem Ecclesiae Confaloneriura, cum
jurisdictione, praemiuenliis, honoribus,

militavit, rebus fortiter, ac sapientera se


geslis, satis

humanis a Domino evocato, licet superati tem nullum nalum reliquerit, qui per aetatem muneri par esse possit, tanen ddectum fliumnobilem adolescentemOdoardum Parmae, et Placenliue ducem reliostendit.

Eo nuper

ex

oneribus,

liberlatibus,

immunitatibus,
emoluaientis de-

stipendiis, juribus, et
bitis, et

consuetis, auctoritate apostoli-

cae,
et
ei

praesentium constituimus, declaramus, ac oficium hujusmodi


tenore
tolo
vitae

suae tempore modo,

et

io6
luus:

VES
praedictoque Odoardo duci
ea,

VES
dura carnem ex fratre germano nepotis, S. R. E. Cacuerarii,sive alterius persona ab eo deputanda, in forma solita prae*
stel

forfua praemssis concedimus^et assigna*

quae ad Inijusinodi ofTiciun) speclaut,nec non omnia, et singola, quae Noslram, et


dictae Ecclesae dignitateni, et ulilitatem

quovis

modo

ipse peilinere, et

foie op-

portuna cognuverit, quaeque

aiii

quon-

jurameulum. Caelerum eumdem Odoardum ducem per praesenles monemus, et in Domino boilamur, ut hoc munus ad Dei iaudern, et gloriam,ac noslram, et ejusdeco Ecciesiae dignitaleni,

dam

diclae Ecciesiae Confalonerii Tacere

polueruDt, debuerunt,

seu

consueve-

et utiiitalem tanto studio administret, ut

ruot, faciendi, exercendi et slatuendi. Nec

nos hujusdeiiberalionis
leal,et

nunquam

poeni-

non

in testiiDonium

hujusmodi nostrae

couceplam deillius virlule expe-

Goustitutionis, et declarationis super pro-

ctalionem optali fructus consecpiantur.


JVuIii

priisinsignibus, vel aliis quibusvis rebus,


lieo

ergo omiiino

hominum

liceal liane

non ubicumque, et quomodocunique id sibi honori, et ornamento fulurum


exislinraverit, aut

paginam uostrorum
tilionis,

constltutionis, decla-

rationis, assigna tionis,concessionis,impar-

quacumque eliam

ra*

lione libueril, Ecciesiae Clavescurn Vexillis, et

ornan)entis per aiios Gonfaloneillis

rios gestari soiitas, geslandi, et

utenet le-

di

plenam, etliberam aucloritale,


et

mandali, et voluntalis iqfringeausu temerario contraire. Si ({uis aulem hoc attentare praesumpserit,indignationem Omnipolenlis Dei, ac Beatorum Pelri, et Pauli Apostolorum ejus se
re,vel ei

loie praedictis,

eidem facultatem conce-

imperlimur. Universis aulem, et singulis provinciarum, civitalum, lerrarum,et aliorumlocorura dictae Roma nae Ecciesiae subjecloruoi praesidenti*
bus, nec non baronibus, el gubernatori-

dimus,

s.

DOveritincursurum.DalumRomae apud Mariani Majorem, etc. il Falaschi nomin 5 Vessillifero il discorso duca di
e Piacenza, accennando
il

Parma
1'

titolo

della bolla, senza averla ietta, altrimenti

avrebbe chiamato Confalo ne ri its. Poi

busquocumque nomine nuncupalis^ipsorumque locorum coramunilalibus, universilalibus, nec

aggiunge, che Urbano Vili colle lettere


po&lo\\c\iGSingularis mitilip liciun, confer la distinzione onorifica di Vessillife-

non

nostris, et diclae

Ec-

ciesiae stipendiis militanlibus ducibus,et

ro di

s.

Chiesa

al

proprio fratello Carlo


nella biografia di
di essa prese cocol

niiiitum Iribunis, ac copiarum piaefectis,

Barberini

{(\t\\di

quale nobilissima fami-

80 praedictis baronibus, alque

aliis, ad quos id quovis modo special, dislricle priiecipiei)domandamus,uti|)SumOdoardum ducemad Ijujusmodi odicium omni

glia riparlai

non poco

quel Papa),
gnizione.

ma neppur

Urbano Vili
t.

breve Sitigli-

laria multipliciiin virlutuin^ de' 3 aprile

inora, et recusationepostposila, recipiant,


et admitlant. eique iniis. iqu

1624, Bull. Rom.

5, part. 5, p.

208:

qua quae ad idem


obeet assislant.

Dilectojlio nobili viro Carolo Balbetti-

munus

pertuient, pareant, alque

diant,ac in omnibus faveant,

Yoiumusaulem,ut idem Odoardus dux,


priusquam
dientia, et
ollicio

no nostro seciindiun cameni fralr germano iotius Mililiae S. R. E. gubernatori generali. Prorogatio duoruin mensiimi favore Caroli Barberini pontificia'

hujusmodi fungi

inci-

pialjdeiilo fideliler exercendo,ac deobe*

rum
el

inilitariiim

Arciutnque Perusiiiae^

Ode debita erga

nos, et succes-

Ancoiiitanae praefecli, sive Castella-

sores nostros

Romanos Ponlifices, atque Ecclesam praedictam servanda in mauibus nostriSjSeu dilecli fdii Ludovici titoli
s.MariaeTranspontinaepresbyleri cardiuaiis

niwif ejusque lociiintenentiiun,

adjura-

nienluin in tnanibusCard,S. R.E. Carnerariipraeslatiduin,el inventariiwi dicta-

Ludovisi Duucupati nostri secuo-

rwnArciiun conficiendumAn questo breve alTalto Qou si parla dell'udzio di Go/i-

V E
faloniere ne
i.\e\

S
Della guerra

VES
ragionare nel
voi.

107
a

ressilliferOte neppure

questo nhil verhuni del Vessi lliferato.


della Valtellina tornai

nominato neamente
ta in

il il

f^essillo. Dice inoltre erroFalaschi:" questa militare

XCII,

p.

49^

e seg., e
il

onorificenza stata da' Pontefici conferi-

perci anche di

Torquato.
:

Termina

tempo

di guerra,

ma

successivamen-

Falaschi con dire


so Pontefice
te del detto

finalmente

lo stes-

te anche in tempo di pace. Difutti Urbano Vili dichiar Vessillfero W cardinal legalo di Bologna con bolla Aliits a fclicis". Non la lesse, perch avrebbe trovato il breve, ^//V7.? afcL ree, de'25 lu-

Urbano Vili dopo la morduca fece Vessillifero Giovan Callista Naro, come rilevasi dal Bollario (da questo in vece
tare).

non pare
di questa

risul-

Innestata

la
il

famiglia Patri/.i con

glio

1624,

/?//. cit.jp.iSg:

Translatum

quella de' Naro,

capo

Geiitralibus annoruni Fcrrariae super


milila Bononensi, legalo Bononiensi as'
seritiir.

glia restato Vessillifero

famicon brevi suc-

cessivamente accordati da'Sommi Pontefici


,

Quindi neanco

sillaba

vi

del

gli

ultimi de' quali

sono quelli di

Vessillifero ne del gonfalonierato, e nem-

meno
gio,

si nomina il Vessillo. Vi di pegquando il Falaschi aggiunge. Dopo

Clemente XIV, di Pio VI, di Pio VII, e del regnante Leone XII (perch stamp
l'inesatto suo libro nel

1828).

si

ri-

la oiorte di lui

(Carlo Barberini) confer

guardi dunque

il

nobile oggetto
le

dell'isti-

(Urbano Vili) quest'onore a Torquato Conti duca di Guadagnoli con bolla Singularis tuae del 1626 ". II bieve d' Urbano Vili de'3oagoi.toi626, Singiilaris liiae in Nos^ presso il Bull. I\om.,l. 6, par. I p. 7, non ne fa parola perch contiene tutl'allro,cio: Mandaluni Torquato de
,

tuzione del Vessillifero,

persone che
Vessillifero

sono slate onorate

di qtiesta singolarissi-

ma
di

distinzione,

l'uflzio

di

s.

Chiesa non
la

pu non considerarsi
la pij

che come

pi distinta e

glande
tale
i

delle militari onorificenze; e

come

due luogotenenti generali


guardie nobili incedono
sostiene
la

capitani delle

Comitibus, ut eveniente traditione Forlalitiornm, Propiignaculorum, et alio-

a* lati di lui
s.

che
il

Bandiera di

Chiesa, ed

rum

locoruni Vallis Tellinae^ ilia reci-

Vessillifero indossa lo stesso

uniforme

piai nomine Sedis Jpostolicae. In questo

de'capilani medesimi". In continuazione


delle riferite rellifcazioni,

breve a favore del duca di Guadagnolo, si parla di. Carlo Barberini vivente e non

chiarir tale

periodo. Noft per morte del duca di Gua-

morto, come generale


Valtellina;
lardi, a'

di

s.

Chiesa, e peril

dagnolo, che non fu mai

vessillifero,
il

ma
s.

ci colla sua intesa inviato


il

duca nella suo decesso avvenne piti

vac
to,

il

vessilliferato, anzi
la

gonfaloniera-

per

ribellione del feudatario di


di

ma

il

26 febbraio i63o, e lo confersummenlovato p. Casimiro, rife-

Chiesa Odoardo Farnese doc

Parma

Piacenza

rendo

a p.

244

4^6
i

la

lapide di lui esifatti,

m
ste

(tutti

e Castro^ e conte di Ronciglio' douMuii temporali della s. Sede,

stente in Araceli, e

funerali in essa

ne* quali articoli la descrissi

colle

fune-

come
cere
l*

S. R. E. Generalis.
altro breve d'

Non voglio taUrbano Vili, Cum

conseguetjze,

ne riparlai nel voi.

XClI,p. 5io
loscomunii:,

e seg.); per cui


gli tolse tulle

Urbano Vili
l'onorificenze

sicut Nobisy(e' IO
cit.,p.

novembre 1627, ^f///. ^2: Ratifieatio Actorum per Tor-

insieme all'udzio
r
i

di

gonfaloniere, dichia-

quatum de Coiiiilihus in resti tutione Tormenloruin bellicoruni^ et aliaruni rerum


Vallis TclUnae existentium Cornili Aloysio Trotto procuralo, ri a gubernafore Mediolanensi nomine Regis Catholici deputalo. Ed anco in
in Forlalitiis

suoi stali devoluti alla


1

Camera apoa guerreggiar-

stolica, e nel

64 cominci

lo; finch nel

644)
il

pei*

l'iulerposizione
assolse
il

di diversi principi,

Papa

duca

dalle censure e lo reintegr de'suoi feudi e onorificenze. Notai nel voi. LI, p. 280,

io8

VES

VES
pitano delle pontifcie

che Papa Innocenzo X, che nel i644 successe a Urbano Vili, coufenn a Odoaiilo il goufaionieialo, ma dal Bollario

Lande

spezzale

(y.) o i}(i' Cavalleggieri (come ricavo dal breve d' Urbano Vili de'3 agosto i638,
esistente nel discorso archivio, di familiarit pontificia

non

risulta.
{\e*

Ed eccomi
si

a descrivere le

notizie

ressillifcri d

s.

Chiesa, dopo
possiede.
scritto
il

con

privilegi),

dopo aver

cheronorincenzneiilt'e
la

mantiene nella

acquistalo

la

contea di Mustiolo, pel fa-

nobilissima famiglia che


notare, che

vore che godeva presso Urbano Vili, do-

Debbo prima

dopo

mand

e ottenne che l'erigesse in

mar-

presente articolo, insortami studiosa curiosit di conoscere


i

chesato, col grado di

rilevati errori

del

Falaschi,

domandai

e graziosamente ot-

tenni dall'odierno marchese vessillifero,


di liberamente fare

qual Baldacchino, Di pi Urbano Vili, secondo il Falaschi, ma non vero come pi sotto prover,
(nel

Marchese

articolo di ci ragiono) di

da per

me

ogni ricer-

dichiar

il

suo

figlio (altro fu

Fabrizio)

ca nel suo dovizioso archivio,

onde

potei

marchese Gio. Battista Naro,


di
s.

P'essillifero

leggerne tutte

le

carte e diplomi relativi

Chiesa,

uffizio

e dignit che rest


il

autentici, e COSI resi pi interessante e for-

nella sua nobilissima famiglia,

primolo .

compilo l'articolo, con quanto andr dichiarando ; nutrendo lusinga di aver


se

genito della quale viene nominalo vessillifero

con pontificio breve, e tuttora

corrisposto alle richieste per conoscersi

Non

voglio tuttavolta tacere, esistere nel-

bene questo rispettabile uflizio, che come tanti al'ri, non avea ancora avuto il suo
illuslralore.

l'archivio suddetto questa

memoria, noa

appoggiata da documento, e da quelli di


di cui col

Urbano Vili

nel

1620 avenFrancia
il

do destinato legalo a latere


la

in

medesimo dovr procedere viene distrutta. Urbano Vili con suo breve concesse al marchese Gio. Battista Na-

nipote cardinal Francesco Barberini, per

pace d'Europa, niassime

tra detto re-

ro la carica di vessillifero della sua guar-

gno

e la Spagna, lo fece precedere da Bernardino Naro patrizio romano (con questo nome e cognome fioriva un suo ante-

dia del corpo (cavalleggieri), qual carica si sempre mantenuta nella di lui lamiglia in virt d'

un breve

pontifcio,

ad

nato,
festa
a*
1

nominalo nella descrizione


popolare
fatta a

d'

Testaccio nel

una 1872

ogni nuovo rappresentante della medesi-

ma". Ora
s de'

colla Storia de' solenni posses-

5 agosto,

e riferita dal Brcci a p.

589

Sommi

Pontefici di F. Cancelliel'

famiglia Boccapadiili. Era del rione Campo Marzo, ed in fatti trovo nel Bernardini, Descrizione
della sua Notizia della

rif registrer

intervento de'

vessilliferi
s.

de' cavalleggieri,

ovvero

di

Chiesa,

nelle cavalcate per tali

funzioni,

senza
tra'

dt Rioni di Roma del 1744*^^*^ marchesi possedevano due palazzi, uno incontro la tribuna di s. Maria in Campo Marzo, r altro a s. Chiara. Per Bernardino, nato da Fabrizio, questi riconobbe per padre Orazio Naro capo stipite del suo ramo, di cui intraprendo a ragionare), il quale molto cooper a tal missione; donando poi il cardinale ad Enrichetta, so* reiladi Luigi Xlll, la Rosa d'oro benedetta. Nel 1629 Urbano Vili cre car'

confonderlo col gonfaloniere del popolo


ro/72<2/20,

che egualmente

vi

cavalcava
il

conservatori di

Roma;
in

sia se

Papa

ca-

valcava,

po
si

Lettiga (^.). Doprelati di fiocchetti e altri prelati, nel


sia

seandava

possesso preso da Innocenzo


legge: Deniurn
levis

X nel

644i

duo capilanei castoarmatiirae


(cio de*

dae equitum

Cavalleggieri), et tres F^exilliferi cani

Vexillis^ex quibiis medius erat quideiii


nohilis romanus^deferens Fexilluni

Ge-

dinaleGregorio
di

Naro \P^.)

de' marchesi

Mompeo (di cui nel voi. LX, p. 69), fralcllodi Ikruardiuo. Essendo questi ca-

nerale circa hastani complicalum, deducents duas cohortes milituni praedicto*

rum

equcstruni. in altra relazione det-

VES
to,

VES
cavalleria;

log

dopo

la

prelatura: Tllos immediate

pedice, all'artcolo Cornetta: "Pccoh insegna, di forma quadra, di compagi)ia di


ta insegna

cohors praeLcriae Papac cum suis qfjciahbus comitata eratj ante illam tametifaliquot F'ejcilla, in quibus Ecclesiae CatioUcae et Populi

romani

insi-

non che colui che porta la dete la compagnia che milita sotto la slessa. Stringo il mio dire: trom,
i

pida crani depicta, ferebantur. Io una terra relazione trovo nominati capitani
Cristoforo Panfilio, Bernardino Nari, Cavalieri; seguiti da* cavalleggieri. Nelle no-

betti

ne' cavalleggieri erano diversi


i

da*

cornetti,

quali erano udkiali graduati

e nobili. Nel possesso d'Alessandro

VII

dell 655, precedevano! cavalleggieri gli

te dello slesso Cancellieri

sono

istruito.

alfieri cogli

stendardi, lancie, riccamenvestiti

Dopo

altra lettiga di

Sua Santit,

ve-

te e

superbamente

con pennac-

nivano due trombette della guardia de* cavalleggieri e due paggi con lancie e giubbe ricamate di velluto turcUino, armali d'arme bianche , e cimieri in lesta con ornamento vaghissimo di piume di
,

chiere bellissime, e sono Bernardo Cenci

e Isidoro Carducci;

capitani

marche-

se Luigi

Costaguti e Cristoforo Panfili,

col vessillifero generale


lieri, vestiti

Emilio de Cava

pomposamente con gioie".

vari colori, portando lo

Chiesa

il

Stendardo di s. marchese de*Cavalieri, andandi esso


i

do avanti

due capitani Panfilio

Apprendo dal ricordalo archivio, la nomina fatta da Papa Alessandro VII, con breve de' io giugno i656, Sincerae fidei, et devolionis ajftctus, del

e Nari, con ricchissime giubbe di velluto

marchese

cremesino tutte ricamate d*oro, seguitali

Patrizio Palrizi

romano

in FessilUfero,

dalle

gieri

con

due loro compagnie di cavallegle cornette, cinti d'arme bian-

In esso

si

dice. Nella festa


il

dell'Atmunzia-

la recandosi

Pap; in nobile c-ivalcala

che e casacche di scarlatto, trinate d'oro, Landarole di lafifelt turchino e giallo in cima delle lancie. In ultimo veniva gran
quantit di bellissimi cocchi e carrozze,
e infinito

(quella per
lardi,

s. Filippo fu introdotta pi perch Benedetto XI li ne istitu la cappella, come Clemente XI prima di lui

istitu l'altra di s.

Carlo; e bench anticavalcata

numero

di

popolo".

Devo

trai-

chissima
la

sia la

cappella della Nativit deh


la

tenermi con poche parole sul vocabolo Cornetta, intrinseco per quanto a suo luogo dovr dire. Nel presente caso devesi intendere

B. Vergine, in tulle e Ire

principi ad introdursi nel secolo passato;

nondimeno
non

ne'susseguenti brevi pel


se

per grado militare, non

vessilliflsro

ne

fa
il

menzione, ad onvessillifero; forse

semplicemente persuonatqre del cornetto o cornetta, strumento musicale da fiato in forma di corno il pi antico fra quelli presentemente in uso. E' detto nelV Onomasticuni Romanum del gesuita
,

ta che v'intervenisse
e

materialmente si copisempre ili." breve, di cui parlo, senza neppure nominarsi

la

pi solenne cavalcata del possesso,

Felici:

Cornetta

insegna d'una compa-

gnia di cavalli, Vexillum equestre. Cornetta del generale, Fea:illum imperatorium. Cornetta, suonator di cornetta o di corno, Bucinator. L'ab. cav. IVIanuz-

quella egualmente solenne del Corpus Domini), alla chiesa di s. Maria sopra Minerva, ac numeroso nobilium Comitatu equilihusque levis armaturae
,

Vocabolario della lingua italiana, alanche una insegna piccola, e di forma quadra, di compagnia di cavalleria. Cornetta : Per la
zi,

custodia corporis sui (li cavalleggieri) solemni equitatone sese conferre con' sue^it. Nos specialem gratiam tibi facere volenles, assolvendolo dalle censure, motu proprio, et ex certa scientia, et meraliberalitate nostris te equitationisha-

l'articolo Cornetta: Dces

compagnia, che uulita sotto


iella. 11

la slessa

cor-

jusmodi Fexilltferum cum omnibus honoribuSf privikgiis


gratiis, et
,

Bazzaiini, Dizionario enciclo-

emoLu-

II4>

V^S

VliS
altera levis armaturae, ante qiios pr-

mentis solits^ et consuetiSf adnostrutii et Sedis apostollcae heneplacilum^ aposlO'


lica aitctorifate tenore praescnliiin con-

cedehant eoruni diices (i marchesi Francesco de Cavalieri e Antonio Santacroce),


sequentes luhinices, et paggios splendidissiinis veslibus
ratisy et ferreis

stituimus et deputamiis^ tihque

ad

eo-

dem

die

sex stipa lores Lancie spezzale


creare libere et
li-

nttncitpati fa cere, et
Cile possiti et
/Te

auro plirygio elabo' armaturis redimiti, et

valeas aiictoritatc,

et tene*
et

Fexilliferi siniilibus vestimenti ornati;

praesentis facuUate concedinms

iftpnrtimnr.

Ed

ecco per

la

."
i

volla inli o-

dollo
poi
si

il

nohilissinio udizio ne'Palrizi, che


Irasfiisero

co'Naro,

come

alta

sua
il

Tolla nairei. Intanto ricoiJet, che

procedeva la nuova cavalleria delle Corazze (V.). Lessi in una patente delr8giugnoi67 i: Gio. BaltislaNari, Ke.vsillifero dell' una e dell' altra compagnia di Lancie di N. S. Papa Clemente X,
indi
in

marchese Patrizi un mese prima atea presentalo ad A lesso nd re VII in Castel Gandolfo suoi patenti Chigi j e siccoi

conformila de'privilegi e grazie con-

cesse dal

medesimo Clemente

a' Ctf*

me

ili.

ad entrare all'udienza fu

il

fra-

pilani e Vessillifero delle sue guardie de Cavalleggieri " allesla d'aver ammesso ed arrolato Francesco Cerris per lancia spezzata,

tello del

Papa Mario,

poi

nipoti

Ago-

slino' e Flavio, fu dello

lepidamente: Do'

con

tulli gli
tutti

onori e preroi

p
I

Croce ven la processione. Tanto not Cancellieri, Di Castel Gandolfo, p. I 5. Pel possesso preso da Clemente IX nel 1667, si ha che dopo due tronjhetti de'cavalleggieri e due paggi (de'capitala
i

gative che

godono

soldati

della

guardia del Papa. Innocenzo


possesso nel 1676, e

XI
,

prese

dopo

prelati refe-

rendari e

le lettighe pontifcie

cavalca-

ni)

con lancie, e giubbe ricamate

di vel-

luto turchino, armati d'arme bianche e

ornamento di piume di vaii colori, portava Io Sten.' dardo di s. Chiesa W marchese Patrizio Patrizi, andando avanti di essi due capicimieri in lesta con vago
tani
'*

vano due trombetti di cavalleggieri,/7ortando lo stendardo di s. Chiesa il marchese Nariy in mezzo a'capitani di delta marchesi de Cavalieri e Santa guardia
i

Croce,

vestiti tutti di nobilissimi abili ri-

riccamente

vestiti, seguili dalle lo-

ro due compagnie. Rilevai dall'archivio, che Clemerte IX, col breve Sinceraejidciy et devolionis ajfectus,e'

camali d'oro, e serviti da numerosi staffieri con ricche e vaghe livree. Nel possesso del 689 d'Alessandro Y 1, a ppressoalla lettiga vuota del Papa, trombetI

ti

e paggi de'cavalleggieri, cavalcavano //


lo
lui

gio 1668, concesse


lista

al

ig magmarchese Gio. Bal-

marchese Nari^ portando


di
s.

Chiesa, ed innanzi a

stendardo marchesi
i

Waro romano,

figlio di

Bernardino,

l'unizio di Fessillifcro detto della

guar-

dJa pontificia, Fexilllfcruin Equilibus


IcK'is
II

arniatiirae Custodia corporis sui. breve dice dover soltanto cavalcare per

Ca validi eAstalli capitani de'cavalleggieri. Era sempre Gio. Battista Nari il vessillifero della guardia, e tale lo conferm che il Papa Alessandro Vili, col breve
Sincerae fidei, et dcvotionis affmarzo 1690. Nel 1691 pel possesso d'Innocenzo XI 1, dopo delti due capitani, procedeva il Vessillifero mar* chese Nari, portando lo stendardo di s.
lessi,

la festa della ss.

Annunziata, e nel qual

ctus, del 1.

giorno potesse nominare e creare sei Lancie spezza te. Y.^U questo il i. do-

cumento

cerio del

vessilliferalo concesso

alla nobile frimiglia JVaro,

the tuttora

lo

Chiesa, seguilo a' cor netti,

come nel

pre-

gode ereditario. Nel possesso di Clemente X nel 1670, dopo prelati: Deniuniclaudehant ordinem prasdctum nequitatioi

cedente possesso. Nel 1701 pel possesso di Clemente XI, port lo stendardo di
s.

Chiesa

tionis Ciistodiae equeslres pontificiae j

ro,

il marchese Nari Vessillifeandando iu mezzo a'capitani de'ca-

VES
valleggieri,
i

VES
d'oro e d'argento. Sentendo

III

marchesi Cavalieri e Aslalcapitani cavalcavano con


(sorta

dunque

Cle-

Jirahrettaoto riferisce un'altra relazione,

rilevando die
terzetta in

mano

d'arme

ila fuo-co

simile alla pistola,


cola). Il
lista

ma

alquanto pi

pic-

mente XI, che il Vessillifero generale, com* era registrato nel Diario rass. del maestro delle ceremonie Candido Cassina, a'25 marzo 1693 nella cavalcala per
la ss.

Papa avea confermato Gio. Bal-

Annunziata

per VessiWftro della sua giiar'

ralem, cavalc fra

le

Vexillifirum genedue cornette, ordui

dia^ col Ietto breve, Sinceraejidei, et

che pel possesso facesse altretlanto. Per


il

offectus,Q\i B^vWq i 70 i , copia de'precedenli, i o giorni innanzi il suo


deK'otois

di

possesso.
il

Ma

le

questioni gi insorte tra


i

ed due capitani de'cavalieggieri, che di malavoglia lo prendevano in mezzOj eransi esacerbate e furono
vessillifero

marchese Gio. Battista Nari, ne'piirai marzo si procur molti attestali di nobili romani, che tutti les*ii, comprovauU che tanto nella cavalcata del possesso, quanto per quelladellass.Annunziata, nelle quali s'inalbera lo Stendardo generale,

portate a cognizione di Clemente XI, pri-.

solitoportarsi dal T^essillifero genera-

ma

di delta cavalcata.
,
i

Dall'esame delle
il

Icj questi

carte relative

ne traccier
capitani:

racconto.

era sempre slato preso in mezzo da'due capitani de'ca valleggieri;cosii ves-

Sostenevano

due

Il

Gio. Battista Nari h

Fessilli'fero

marchese non
,

silliferi

marchesi Emilio de Cavalieri e


cos'i egli slesso.

Patrizio Patrizi,e
nel
1

Che

egli

Gonfaloniere di s. Romana Chiesa^ perch questa dignit propria del duca di Parma e Piacenza, gran feudatario della medesima; laonde come vessillifero do-^ vea andare nelle cavalcale in mezzo alle due Cornette de'cavalleggierij e che fu novit quanto permisero i marchesi de Cavalieri e Santacroce^ capitani di lai corpo, che cavalcasse tra loro il parente Nari; essendo grado maggiore il capitano
del vessillifero, per cui a

669

qual Vessillifero generale avea

a^i'x^Ko ikW*

Ingresso solenne in

Roma
il

degli ambasciatori svizzeri, venuti a pre-

stare ubbidienza a

Clemente IX,

quale

0*27 gennaio nel crearli cavalieri, tocc ad esso Nari cingere al 3. la spada. Che
nel corteggio

per Clemente

d'accompagno alle cappelle IX e per Clemente X, a-

vea cavalcalo alla destra del capitano della

guardia svizzera pontificia.

Che a'29
il

tempo d'Inno-

settembre!

683 essendo

stalo p esentalo

cenzo XII, essendosi maialo di podagra

in cappella, a'piedi

d'InnocenzoXl

gran

un capitano,, il collega marchese Astalli non volle permettere che il Nari andasse
alla sua destra. Infatti dalle relazioni de'

stendardo de'turchi, preso ad


loro assedio, e

essi nella

battaglia e vittoria che liber Vienna dal

mandato

al

Papa

dall'iin-

Possessi, raccolte da Cancellieri, ed ac-

peratore Leopoldo I,esso Vessillfero ge-

cennale di sopra

si

trae, che in quelli

nerale
dolo
scia

lo prese in

consegna e port

al-

d'Alessandro YIII e Innocenzo Xll, nel


i."

l'altare dalla parte deirEpistola,sostenenivi in

dopo

due trombetti

due paggi
il

lutto

il

tempo

della cappella

de'capilani de'ca valleggieri, cavalcarono


questi ultimi, e quindi incedelle

inalberato un mazziere pontifcio, e pofu collocato nella basilica Vaticana

mardi
s.

chese Nari portando


di

lo

stendardo

Chiesa, seguito dalle due cornette (invece

qual trofeo del valore cristiano. A tulle queste testimonianze cede Clemente XI,
e rivocato l'ordine in contrario, volle

andar

tra essi che,

secondo

gli

oppo-

nenti, sarebbe stalo pi decoroso); e nel 2. cavalcarono i due trombetti , due


i

pel possesso
ri,

il

che marchese Gio. Battista Nas.

collo stendardo di

Chiesa, procedes-

due capitani, poi il marchese Nari, indi le due cornette^ ciui d'armi bianche con casacche bellissime ricamate
paggi,
i

se in
ri
i

mezzo a'due capitani de'cavylleggiemarchesi de Cavalieri ed


Astalli, ve-

stili di

giubbe riccamente ricamale

in

oro

Ila

VES
gnnmenfo

VES
del Papa
alle

mano, preceduti da'Ioro due pnggi armati d'armi


e in argento con terzella in
binnclie con lancia dorate, e cimieri in
testa

cappelle nelle

chiese e basiliche di

Roma, deve andare


prima
il

fra le guardie svizzere, cio

caves-

con vari ornamenti

di

penne

di co-

pitano

di esse alla loro testa, poi


li

il

lori diversi, degli stessi capitani, e segui-

sillifero solo, indi

capitani delle guar-

due conicllc con piume bianche e rosse al cappello e lande con banderole turchine e gialle. Nel medesimo pontilcato di Clemente XI fu stampato il libro: Ordini e regole che si dovranno osservare dalle compagnie delle Guardie ili Nostro Signore, Roma 7 3. Nel 1 72 i pel possesso di Innocenzo XI 11 non si nomina il vessillifero, e v'intervenne un soli

dalle

die de' cavalleggieri. 3. Nelle cavalcale

pubbliche, del possesso del Papa, della

ss.

Annunziata e del Corpus Domni (dunque ancora non erano state introdotte le
cavalcate per lecappelle di
la
s.

Filippo, del-

Nativit e di

s.

Carlo, non essendo noi

minale; tuttavolta, gi recandovisi


pi in

Pa-

colla

lo capitano de'cavalleggier;cos nel

1724

re in

pubblica forma f devesi intendere cavalcata), il vessillifero deve andamezzo a'due capitani delle guardie
i

Denedetto XllI, e neppure Io leggo nel contemporaneo diarista Cecper quello


di

de'cavalleggieri,

quali lo tengono fra lo-

ro per custode del vessillo, e non per pre-

coni,

il

quale ne anco
del

lo

descrizione della processione del

nomin nella Corpus

cedenza. Altri poi dicono, che doveano

precedere acanti

due

capitani, poi
i

il

ves-

Domini
te
si

tace

medesimo anno. Similmennel 1730 pel possesso di Clelo trovai

sillifero col vessillo solo, indi

due cor*

nettaj fra'quali ullirni, altri senza fonda-

mente XII, ne

ricordato nel n.

mento pretendevanoche cavalcasse. Questo

2077

del

Diario di
Dalle

Roma

che descrive
dell'ar-

marchese Fabrizio
il

vessillifero, lo tac-

la funzione.

memorie per

que

Cancellieri nel possesso preso nel

chivio Naro-Patrizi Monter, trovo che


al

marchese Gio. Battista defunto era


il

dal n.

successo

figlio

Ulderico, ed a questi
lui

il
il

1741 da Benedetto XIV, ma apprenda 3708 del Diario di Romaiche il Papa and in lettiga, ed appresso la prela

marchese Fabrizio Nari da

nato,

latura procedeva

sua nobile carrozza

quale essendo stato aggraziato da Cle*

conferma del posto di Vesal Papa, come non essendo, fin dal tempo del marchese Gio. Battista suo avo, ed anche molti anni prima di sua morte, non pi stata esercitata la carica di vessillifero, e perci quasi perdute le notizie delle prerogative che gli competevano, onde debitamente fare
di
siliifero^

mente XII

rappresent

6 bellissimi cavalli frigionibianchi, e dopo questa le trombe delle due compagnie de'cavalleggierij alla testa delliratada
le

quali cavalcavano

loro capitani du<

chi Strozzi e Corsini, ed in


si

mezzo ad esmarchese Nari Fexillifero di s. Chiesa^con bandiera spiegata. Lessi una patentecon questo titolo: Fabrizio Nail

ro patrizio romano, Vessillifero generale


delle guardie di
re, e

il

proprio servizioj
a' diritti

lo supplic, senza

pre-

Lance di Nostro Signo1

giudizio

della carica

medesima,

del riconoscimento del contenuto nel foglio

che

gli

rassegn, intitolato: Prero-

gative della carica di Vessillifero del'

Guardie di Lande del Papa per quanto si pot saperci!* Entrando nelle
,

marchese di Mompeo " in data de' febbraioi742)e colla quale dichiar fiscale baronale di talesuo feudo Antonio Stazi. Perdi lui morte. Benedetto XIV nomin il suo figlio marchese Francesco iN'aro. Vessillfero delle guardie di suapersona^ col breve Sincerae /idei,
votionis affectus^ de'9 gennaio
r

l'anticamere pontificie, e passando avanti


il

et

de-

quartiere de' cavalleggieri

devono

749, condie. (la fe-

questi fargli spalliera,

come

loro ufFiziale.

cedendogli, tibicjue in
sta della
SS.

eodem

2." Nelle cavalcate privale, di

accompa-

kii\xndXd),sex stipatorcs.

VES
Lancie spezzate riunciipati,faccre etereapossesso in cui

VES
il

ii3
cavalc, per cui

Papa
s.

opportune Forse per la sua giovanile et, Lenedello XIV lo fdcollizz a farsi rapre libere fi licite possiti colle
facolt.

ne'seguenli non pi intervenne alla fun-

zione

il

vessillifero di
i

Chiesa.

Qui consi

viene ricordare
la

luoghi in cui parlai deltra-

presentare, per

la

processione del Corpiii

nobilissima famiglia Naro in cui

marchese Gaspare de Cavalieri, mediante biglietto di segreteria di stalo, quale suo parente; ed
/^o//2m/i 7 5o, dal figlio del
il

sfuse quella

de'Chigi-Montoro, e quella

de'Patrizi. Dalla prosapia illustre de' C/u-

gi i^r.) di Siena,'\u

Roma

si

form

il

ra-

sitnile fece in altra circostanza,

per im-

mo
2."

pedimento del marchese Naro, o meglio la sua et minorenne. Pel possesso di Clemente XllIneliySS, riferisce Cancelper
lierijdopo
i

marchesi Chigi-Montoro (questo cognome pel feudo di Montoro nel


de'
di

governo
glia

Narni

ove tuttora

la

fami*

trombetti de'cavalleggieri, cai

mo

ha ragguardevoli possidenze,e da ultine fu benemerito per l'acqua il mar-

valcavano co'Ioro paggi, due capitani di tal guardia i principi d. Bartolomeo Corsini e d.

chese Filippo),l'ultimode'quali Giovanni

spos la
voi.

dama Maria

Virginia Patrizi de'


(di

Emilio AltierijCon armatura d'ac-

marchesi di Castel Giuliano

cui nel

ciaro e ricca sopravveste, e in mezzo ad


essi il figlio del marchese de Cavalieri, in luogo del marchesino Nari l^exillifero perpetuo di s. Chiesa^ con bandie-

LVIII, p. i34), nipote del cardinal Giovanni Patrizi {F-), edificatore della
Pilla di

Roma

di tal noue, proprieta-

ria

ra spiegata'^ Dopo
alla cui testa

le

compagnie
il

de* ca-

me

ancora del Palazzo Patrizi (F.), cosuperstite di sua stirpe, palazzo che

vai leggieri, seguiva quella delle corazze,

esisteva nel

1079 (come

ricavo dal Bicci,

cavalcava

marchese do

ricordato di sopra, che pi notizie contiene de'Patrizi: e dal

Cavalieri suo capitano; e poscia tutta la


fanteria pontifcia. Precisamente altret-

pur memorato BerPatrizi possedevas.


il

nardini

si

trae,

che

tanto

lessi

nel

n.6453
il

del

Diario di Rova modi,

no altro palazzo

tra Canipitelli e

Caco-

ma. Laonde, essendo


Nari perpetuo
ficato

gi riconosciuto ne*

terina de'Funari).

Compenetrafo

vessilliferato,

gnome e
se

l'insegne de'Patrizi nel narche-

quanto

lessi nel
la

suo archivio

di

questo tenore. Per


(di

seguita adozione

che pi avanti) del marchese Fran-

cesco

Naro

nella famiglia Patrizi,

furono

in esso e sua
sti

queclemenza de'Papi accordati a'iNaro, da Clemente XIV". Pel possesso preso da Clemente XIV nel 1769, in mezzo a'principi d. Emilio Altieri e d. Benedetto Giustiniatrasferiti

discendenza

Giovanni Chigi Montoro, nacque da Maria Virginia l' unica loro figlia de Porzia, la qualeimpahnil suddettomarchese Francesco Naro, fratello del cardinal Benedetto Naro (/".), che si cognod.

e tutti gli altri privilegi dalla

min Naro-Palrizi-Monloro.
tuoso figlio d. Giovanni
si

Il

loro vir-

congiunse ia

ni, capitani

de'cavalleggieri

cavalc

il

marchese Francesco Naro


di
s.

vessillifero

matrimonio colla principessa d. Cunegonda (imparo dal Bicci, che gi una d* Cunegonda Patrizi erasi sposata ad un marchese d'Aste romano) della real casa di Sassonia. Dal loro connubio nacquero d. Francesco Saverio, d.
e d. Filippo. III." entr nella
di
le

Chiesa^ con bandiera spiegata. Pio

Costantino

VI
i

prese possesso nel 1773, cavalcarono capitani de'cavalleggieri principi d. Ei

compagnia
il

Ges, e n' ornamento eziandio per


sue dotte opere altrove celebrate;
2.

rnilio Altieri, d.

Benedetto Giustiniani, d. Giuseppe Mattei e d. Antonio Santa Grcesco

cardinal Ficario di

Romaj

il

3. alla

ce,in

mezzo a'quali evail marchese FranNari vessillifero di s. Chiesa^ con bandiera spiegata. Questo fu 1' ultimo
VOL. xr.vi.

sua volta prosegu

la

sua illustre casa. A'

22 maggior 801,

nig."^

domo

partecip al

Gavotti maggiormarchese Francesco 8

w>i>6inwrvfc,

H.

ii4

VES
dominica

VES
singulls annis in feslo x\nnnncialionls D.

NaroPalrizi-Monloro reiezione Jel nuovo corpo tielle Guardie nobili ponli/icict esseiiJo cessato i'allio iWaival/eggierij e che potrebbe cavalcare in mezzo aMne

M. V. Immaculatue,

sive

eo impellilo,
B.

in Albis, vel alio festivo die in

palatio aposloliio ad Ecclesiau)


riae Virgiiiis sopra JVIinervam
ta

Ma-

medesimo col vessillo, e far uso della montura in tutto alla loro consimile, come in c|iielIo de' cavalleggieri. Che in qualunque in)pedimento ad intervenirvi, coli' intesa del prelato maggiordomo potesse surrogare nitro soggetto, a cui verr colle medesime condicapitani del
,

nuncupa-

de Urbe pr distribuendis post missarum solemnia pauperibus virginibus eleemosynis dolalibus un(i cum S. R. E. Cardinalibus, nec non patriarchis, archiepiscopis, episcopis, quae in romana curia

adesse conligerit
,

ac chiislianoiiim

zioni accordata ronorificenza

medesima,
simili

regum

et

principum oratoribus apud


Pontificem existen-

com'erasi praticato
giunture.

in altre

con-

euiidem

Romanum

Dopo

la

morte del marchese

tibus, aliisque piaelalis, et ofllcialibus, ac

Francesco Naro Patrizi-Montoro, avvenuta a'i3 dicembre i8i3, divenne vessillifero il lodato figlio marchese d. Giovanni, dichiarandolo Pio VII col solito
breve, de' 6 luglio 1 8 1 4? Vfssllifcro (Itila guardia del corpo della sua sagra
1

equitibusque

numeroso nobiliuui virorum comitalu, levis armaturae custodia


ferre consueverit, nos specialera libi gra-

corporis sui solemni equitalione sesecon-

liara facere volentes

teque a quibusvis

excommunicalionis,et interdictis, aliisque


ecclesiasticis senlentiis, censuris,el poenis,

persona^
lui

in

umiliata

conseguenza della istanza da .n'G di detto mese. Poco do-

po inoltre merit che Pio P JI [ptv l'accennato in quell'ai ticolo) a* 3 settembre i8i4 1" iou)inasse Senatore di Roma; e ricavo dal n. 1 del Diario di Roma, che
i

essendo norlo in Pisa nel i8io il senatore di Pi orna principe Rezzonico, nipote

Clemente XllI, il Papa Pio VII gli soil marchese Patrizi, consegnandogli colle sue mani il biglietto di nomina, allorch colla processione eW* Areico nfraternit del Nome di Malia, si recadi

ab homine quavis occasione, vel causa quibus quomodulibet innodatus exislis, ad eifectuin praesentium divmlaxatcoiiseguendum harum serie absolventes, et absolulum fore censentes mota proprio, et ex certa scienlia, et malora dehberalione nostris, te equilationis hujusmodi Vexilliferum cum omnibus hovel
lalis, si
,

stitu

noribus, orieribus, privilegiis, gratiis, et

emolumentis solilis, et consuelis ad nostrum el Sedisaposlolicae beneplacituna


loco Joanuis genitoris tui praedicti ad Senatoriam almae Urbis nostrae dignilatem per nos nuper evecli cui ideui munus conluleramus, apostolica auclO' ritate tenore praesentium nominamus,
,

va

egli vestilo col sacco di fratello di es-

sa, a ricevere la solila

papale benedizio-

ne
il

nel coitile del palazzo Quirinale.


0.

Ed
suo
il

24

^^ detto

Diario descrive

il

possesso privato nelle camere di Cam[)i


doglio.

constituimus,
tale eiiam,
le,

et

deputamus cum

facul-

Quindi ad istanza sua dichiar


s.

Papa

vessillifero di
,

Chiesa

il

di lui

glio d. Filippo

col

seguente breve.

fi-

durante tua minorenni aetasubdelegandi alium nobilem virura

per nos

approbandum

libique

ut eo-

Plus PP. VII. Dilecle Fili salutem et aposlolicam benedictionem. Egregia genitoris tui merita, et certa spes,

dem

die sex stipatores vulgo

zate nuncupal., facere, et


diclis pariter
Il)

LancieSpezcreare(ma non
et

quae no-

pi esistevano) aucloritate,

tenore prae-

bis adfulget, fore, ut


tui vestigia

ejusdem genitoris premas, nos adducunt, ut le

tribuimus, et imperlimur.

contrariumfacien.nonobstantibusqui-

specialibus hoiioribus
gialiis

prosequamur

et

quum

ilaque

Bomauus Ponliftx

buscumque. Datum Romae opud s. Maiam Majorem sub annulo Ptscatoris die

VES
novembris mdcccxiv. Ponllficatus Nostri annotlecimoquiuto. R. Card. BraVII

VES

ii5

schius

ile

Horieslis".

etiani tilt jus sit annis singulis die

gnificentori

maapparata ad B. Maria saeligendi,

Noter, che seb-

pr Dlinervampergitur^sex
constituendi stipatores, qui

ac

bene dal conlesto del breve pare che sussistesse la cavalcala per la Cappella pontifcia della ss. Annunziata, erasi per do-

ex

illis Ja-

po

il

pontificalo del piedecessore Pio


il

VI
al

intralasciata,

che ho avvertilo nel de1

scriverla nel voi. Vili, p.

53, insieme

turi sint, quos vernaculo sermone vocant Lancie spezzate (allora non esistendo, ne poi sono state ripristinale). Il marchese Filippo poi, avendo esposloa Leone XII, che cotue vessillifero godeva 1' uso del

leallre cavalcale,

il

Cancellieri nella

scrizione delle Cappelle pontifcie^

DePtoma

grande uniforme de'capitani delle guardie nobili


,

in

quelle circostanze in cui


il

lygo, lasci scritto a p. 264, descrivendo tale cavalcata: In mezzo a'quattro capitani delU }>iiardia de'cavalleggieri,ha luogo il FesslVfcro di s. Chiesa, che sempre uno della famiglia Nari, con bandiera spiegata". Il n)archese Fdippo Na*

dcvea portare
servizio;

vessillo,
lo

prestando

il

suo

quindi

supplic a volergli e-

stendere l'uso di tale uniforme e di tutte


le altre

proprie de'capitani delle guardie

stesse indistinlamenle in

qualunque

cir-

costanza. Piescrisse

il

cardinal della So-

ro Patrizi Monter dunque


zio di
vessillifero

funse
,

l'ufll-

maglia segretario
Santit Sua

di stalo. Dall'udienli i

fatto adulto

per cui
suppl

za di Nostro Signore
si

2 aprile 1 827. La

a'2Q aprile 1816 con autorizzazione del

degnata di accordare al
Patrizi, ed a'suoi suc-

maggiordomo
Domini,
falo.
I

cug."

Rivarola

lo

marchese Filippo

nella successiva processione del


il

Corpus
del

cessori nell'onorifica qualit di

FessiWfe'

marchese Innocenzo
di
s.

Bu-

n seguilo egli slesso intervenne col

ro, di poter far uso tanto nelle pubbliclie funzioni, quanto in ogni altra privata occasione_,di

"Vessillo

denominato

Chiesa nella ponil

quelle stesse uniformi che

tifcia

processione del Corpus Domini,

che
p.
I

descrissi ne'vol. IX, p.

60, XXXIII,

sono o saranno proprie de'capitani delle guardie nobili. Vuole per il Santo Padre, che per distinguere
il

28. Leone XII col breve

Dialarnafaistanze del

Fessillifero dal

milia tua in calliolicani Religioneniy degli 11

capitano suddetto, l'uso di dette monture nella persona del sig."


zi

maggio 1824, per

le

Qarchese Filippo, lo conferm nella carica di vessillift-ro. Si dice nel breve: f^e-

e suoi discendenti,

marchese Patrinon debba mai an-

xilluni dt'fcrens equituni levis


sler Pius

armaiu-

dar disgiunto dal portar appesa al collo per mezzo d'un nastro l'insegna denotante r ullzio di Fessillifero
,

rae, quas eo tempore praedecessor no-

come

a!

FU ad custodiarn sui corpo,

nodello qui annesso, e vuole inoltre che


di

ris adliibendos putahat. Concedendogli:

questa ulteriore sovrana concessione


si

ut Vexilio praeeas nobili mililia


tutela

cui

alla famiglia Patrizi

spedisca analogo

Corporis
si

Romanorum

Pontificum

breve". Questo noi rinvenni. Vidi bens

credilur, che
cala della
ss.
^

suol portare nella caval-

r originale rescritto e modello, e


si

l'

i-

Annunziata (non pi in uso) conferunt ac quotiescumque alii solenmitatis incident in quibus nobilem islam nilitiam dcccat signo militar i, praeeuntCy incedere, te vero ejus Fexilliferum compoteni esse volumus omnium
,

dentifica decorazione d'oro. Questa

for-

ma

di

due bandiere incrociale e smalta-

rosso, ciascuna avente nel campo Je chiavi pontifcie incrociate e sovrastale in

le dal triregno. L'estremit dell'aste delle

privilegio rum juriuni,

emolumentorum,

col titolo: Fexillifer.

bandiere sono congiunte da una fascia Le parti estreme

quae munus Fexilliferi equituni levis armaturae antea comiiabanturj ita ut

le lancie delle

medesime

te a guisa di cappio

aste sono unida un triregno e

ii6

VES
Pende
quesl' insedel Giorniile di

VES
lani delle guanlie nobili,

chiaTi in croce d'oro.

anche nelTan.
il
>

gna da un nastro di seta rossa ondata, la tjoale non si vede perch si lega al collo sotto il collarino, dopo il quale apparisce in mezzo la decorazione. Dipoi a* 3 giugno 84' il maggiordomo mg.* Massimo partecip al marchese Filippo PaIrizij Vessillifero di s. Chiesa (sic), che Gregorio XVI avendo concesso nuovamente alle guardie ioiili di poter indossare la bandoliera, questa dovea usarsi anche da lui dulia prossima festa del Cor1

ticaniere pontificie".

Ma riferisce Roma del 858


1 i

n.

87
a*

che

i5 febbraio
s.

mezzo

conforti di nostra

lleligioiie cess di

vivere in
Patrizi

Roma

il

marchese Filippo Naro

Monloro,

vessillifero ereditario di

Santa

Romana
ador-

Chiesa, lasciando grandissimo desiderio


di se per distinte virt di cui era

pus Domini
giordomo
le

in

poi.

Al medesimo marnotific
Il
il

chese, a'g febbraio

1847

mag-

mg/ Pallavicino.

corpo del-

guardie nobili avendo implorato da Sua Santit (Pio IX), che alcappello veni

colletto aperto dell'

baffi, al alla barba uniforme il colletto chiuso: che approvati tali cambiamenti^ ne dava partecipazione af^'essillifero per

ga sostituito l'elmo,

no'. Il degno primogenito del defunto, marchese Giovanni giuniore,per tale qualifica supplic quindi il Papa regalante, ad investirlo della carica ereditaria in sua famiglia, di J'essilUfero dis. Chiesa, conferita al genitore da Pio VII nel i8i4> confermata da Leone XII nel 1824 il quale pure nel 1827 oltre l'esteiKUrgli l'uso dell'uniforme, con questo gli assegn il distintivo dell' insegna da tenersi appesa al collo e dimostrante 1' ufficio di Vessillifero, pregandolo ancora ad ordi,

uniforuarsi

dovendo

porsi in altivil

nare

la

spedizione del corrispondente breil

cambiamenti
mini".
Il

nella festa del Corpus'

Docon-

ve. INon solo

Papa pienamente

l'esaud

cardinal Antonelli segretario di


si

col seguente,
lo dichiar

ma

pel i." esplicilaniente

statocon bigliettode'6 agosloi853

con breve apostolico, Vessil-

gratul col marchese Filippo, della pontificia

concessione di Pio IX, per aver agal

Ifero di Santa Romana Chiesa; laonde il pi interessante e pregevole de' discorsi

giunto de'privilegi

dignitoso uffizio di

diplomi

pontificii.

Pius

PP.IX.

Vessillifero delle guardie nobili. Indi con


dispaccio dello slesso giorno
signific al
il

Religionis, ac probitalis laus, atque alia

cardinale

marchese.
al sig."^

Il

Santo Padre

ornamenta virlutem,quibus le acceptam ab avis, et majoribus gloriara lucri comperiraus, Nobis suadent, ut munus aniplissimum Vexilliferi Sanctae Ecclesiae Romauae,quod genitor luusMarchioPhilippus,

volendo dare
Patrizi

marcliese Filippo

un

ulteriore tratto di sua sovrana

benignila,
la

si degnato dichiarare, che alcarica eredUaria di P'essdlifero di s. Chiesa di cui investito lo stesso mary

dum
Te

viveret, gerebat, libi confe-

ramus.

igilur peculiari

honore auge-

chese Patrizi, debba


di

dora innanzi ed
la

in

re volenles, et a quibusvis

excommuni

peipetuo andar unita anche

qualifica

cationis, et inlerdicti, aliisque ecclesiasti-

Cameriere segreto
i

della Santit Sua.

ciscensuris,8enlenliiselpoenis quovis

E siccome

in virt di rescritto di segrete-

ria di stalo de'


sillifero far

2 aprile 1827, pu

il

Ves-

uso delle uniformi che sono


Santit Sua

modo vel quavis de causa lalis si quas forte incurr8li,hujus tantum rei graliaabsolte venles, et absolulum fore censentes
,

e saranno proprie de'capitani delle guardie nobili, cos


la slessa

bisce litteris auctorilale Nostra apostoli-

ha
il

ca Vexilliferum Sanctae Ecclesiae

Roma-

inoltre disposto, che lutte le

volle che

nae consliluimus, ac renuntiamus, cuin

Vessillifero indossa
te,

le

uniformi suddetripetuti capi-

omnibus

et singulis juribus.

privilegiis,

debba godere

degli onori e distinzioi

ni, di cui sogliono fruire

quae buie auneri allribula sunl. Proinde libi concedimus, ul militarem veslera

VES
Ceulurionum vulgo Capitani , Nobilis Coliortis Stipalorum Nostri laleris induele possit et valeai, cum omnibus et sin gulis honoribus, quae iisdem Centuiio,

VES

117

ne fornisce il pubblicalo dal n. 23 delle Notizie del Giorno di Romate i838. Bologna, 3 I maggio. Ieri, giorno onomastico di S. M.
I.

e R. A.

Ferdinando

nibus competant.
ris

Te

insuper bisce

litte-

imperatore

d* Austria,

furono con graa

Cubicularium Nostrum intimum sa-

pompa
diere
ski

e solennit

pr

numerum

eligiinus, consliluimus, et

nuove

dell'i,

renunliaaius.

Non

obstantibus contrariis
s.

stanziato in
della

le due banreggimento RiuBologna e nell' Emilia.

benedette
r.

quibuscuraque.

Datum Romae apud

Compare
fice

i.^

fu

il

Sommo

Ponte-

Pelrum sub
decimo.

aoiui'o Piscaloris die i3 a-

Gregorio

XVI

felicemente regnante,

prilisi858 Ponlificalus Nostri anno duo".Si legV.Card. Macchi.

ge registrato nelle annuali Notizie di Ro-

che design con ispeciale delegazione a rappresentarlo nella sagra ceremouia rEni."e Rev." cardinal legato Vincenza
Macchi.

ma

per Vanno 1859, dopo

due

capita-

Comare
i

della 2.' fu S.

M. Maria

ni delle guardienobili pontificie: /^(^y5/7-

Luisa, arciduchessa d'Austria (vedova di

lfero ereditario di Santa

sUy cameriere segreto di

Romana Chic Sua Santit, sig.'

Napoleone
le

duchessa

di

Parma), la quala

deleg a rappresentarla
di palazzo.

sig.*

consig."

Giovanni marchese Naro Patrizi Montoro di Roma". Rifer poi il n. i/p del Giornale di Roma del i85g, descrivendo la processione celebrata dal Papa Pio IX, che lo seguivano le guardie nobdi a cavallo,
ti,

tessa

Caterina Brignole Marescalchi, sua


L'Em.** e Rev.**

dama

Carlo Oppizzoni arcivescovo di Bologna celebr il divn sagrifizio con tutta la


in

avendo alla testa loro comandanmezzo quali incedeva parimente a


i i

maest dell'alto suo ministero, assistito questo da S. E. Rev.ma mg. Stanislao


"^

Tomba
disse
tre
I
i

vescovo
1'

di Forl.

Tern)inalo

il

di-

cavallo
il

il

Fessillifcro dis. Chiesa; indi

vin sagrifizio,

Em. arcivescovo bene-

general

comandante

in

capo della
la

divi-

sione francese col suo stalo maggiore e


cail

nuovi stendardi, ne'quali conficc Chiodi li nome della ss. Triade, ed al

general comandante

guarnigione
di fan-

di essi l'Em.** legato, a

nome
lei

e in vece

pontificia, e

da ultimo

le

truppe

della Santit di Nostro Signore, attacc

teria e di cavalleria.

(dono

di

Sua

Santit, e da

benedetti)

VESSILLO,

Fexillimi, Signiim. In-

magnifici ornamenti, fregiali di splendidi

segna o Bandiera f^.j, o Gonfalone (A^.), principale Stendardo, nel quale articolo eziandio ragionai di sua origine antica,

ricami inoro, consistenti in larghe slriscie


di velluto bianco,

adorno di due rami

d'al-

loro e di quercia insieme intrecciali, e ter-

forma e

usi diversi, benedizioni

minanti

alle

estremit da una parte coldi nostra redenzione, e

chi inviato o consegnato da'Papi, e del


f^essillifero (V.) suo portatore, appella-

r augusto segno
dall'ai tra collo

stemma

pontificio. Intorno

to con diverse denominazioni, per vessilliferi

sempre latinamente

si

dissero

^ovKd^-Insegne.

Quanto
la

alle benedizioni,

qui aggiungo che sogliono accompagnarsi

col

padrino e
si

madrina

dello sten-

dardo che

benedice, poich

dizione un Sagramentale
ziandio per
le

(^'.),

preghiere della

BenecheeChiesa da
la

Croce si leggevano le parole: In hoc signo vincesse solto lo stemma stava scritto: Gregorius FI anno octavo. Ornamenti analoghi a questi appese alla 2.* bandiera la sig." concessa Brignole Marescalchi. La sagra e solenne ceremonia
alla

ebbe luogo a capo

della vastissima piaz-

za d' armi, suU' alto del i. semicircolo


de' pubblici giardini, sotto

cui accompagnata, imprime nell'insegne come nelle armi virt, massime con-

ricchissimo

padiglione, ornato di
ligione, e degli

ilo

nemici della fede. Recente esempio

emblemi della restemmi pontificii ed im-

rtd

VES
numeroso concorli

VES
tantum, non estensa dieta vexilla. Finita vero missa Domiuus (pseudo) Papa
in sede
,

periall, in presen/.a di

so d' illuslri personaggi, ed* iiimeiiso po-

polo spettatore,

reggimento Kinski

sua solila revesti

vii se

alba, stosic

scliieralo in btlaglia, e oggetto princi-

la, pluviali, et

mitra

soliti*;

quo

re-

pale della funzione, faceva sotto


bella

1'

armi

vestito, et stante

duo

praelati de

regnoGaeorucn u-

mostra
le

di se,

ed accrebbe

la

pomdal-

stellae apportaveruiit quilibet

pa con
le

replicate scariche di

moschet-

num

vexillum plicalum super suis bra-

teria, cui

rispondevano

le artiglierie
la

chiis, et

dum

fuerunt ante conspectum

alture de' giardini, e

banda musiil

ipsius Doiniui

Papae (antipap

i),

ipse in-

cale collocata dietro l'altare. Nel cause

cepit, et finivil
tur, PsahuiK*.

benedictionem, ut sequi-

gnare

le

bandiere

al

suo reggimento,

Qui

hahitat, totus dicaFiltri^

colonnello sig/ barone Schnellestein pr

nunzio una sua allocuzione, cui risposero soldati con un tn|)lice grido di Fiva r Imperatore! Quindi, colle solile foressi prestarono il giuramento. malit L* augusta ceremonia fu terminata con
i

un solenne Je >c/f//z, intuonato dll'Eui."


arcivescovo,
stissimo
ne.
il

quale impart coll'augula trina benediziotriplicata sai va d

deinde Pater ^. Et ne nos : [^. Sed liberi: ^/. Domine exaudi: i^. E( clamor: ^ Dominus vohisciun: 1^. Eteam Spirita tao. 0\'Ao. Ex audi Domine preces nostra<ff et iaec FexHla add<'fcadoncm tane fidia ordinati ijestalslaae dextera henc'dicere digneris, qaal^nw! sic prosine
noster.
.

tur in fine Gloria

Sagramento

Una nuova

moschet-

teriaedi artiglieria

accompagn quest'ul-

tima ceremonia". Gli antipapi d' Avignone (F.)y che in tutto vollero imitare i legittimi Papi di Pioma, benedirono anvessilli. Il p. Gattico, Ada sclecta che CaerenionialiaS. R.Ecclesiae, ne offre il
i

seguente documento a papa Benedetto XI li.


te

p.

lyr, dell'antia Nati vita-

Anno

adprotectionem fldelium.quod lif pa^'or^ formi do infideliani paganorwn, per Cliristiini. Alia oratio. Deas imnctae potenii.ie, et niaje^tatis imm^nsae^ atqae ballantiuufortilado, elcoii'iolationis aaxilium, qui famtilis titis signa victricia trihais^qaaeswnasiaec veneraadae Cruci s,ceteraqae Fexiila bencdicere digneris, ut si ut eis Wentibas co 'lira i a fidelium impetus roborini^iclissinitun: Sint
et

Domini i/^oj, die dominica i3 noveaibris apud Saonam (cio trovandosi in


vanni

eis in

domo

protectio

in via defensio

in bellis praesidium, et tribuant coatra

Sai'Ona)ad supplicalionemDomini(Gio11) regis Castellae, tunc guerram

Cliristianae fidei

inimicos

victoriani
y^. Sit

triamphalem, per Chris tan.


etc.

no-

liabentiscum regeGranalae et saracenis, Dominus noster Papa (frilso) Benedictas

men Doniiaihenedictuni. l^. Ex hoc nunc


^. Adj'utorium no itrum eie.
f

Rj.

XI

11

benedixit quatuor Vexilla, quae

di-

fecit: tris

Benedictio DdiOmnipotenlii
et

ctus rex in suo exercitu portare intendebat, videlicet

Fi

^ Hi

et Spiri tus

^ ^ Sancti

Qui Pa

duo de armis

suis, et

duo,
ru-

quorum campus

erat albus, et

Crux

bea per medium. Servavitautem raodum, quise(|uitur.Dictadiefecit dici missam de die cum nota per ur.um capellanum ca>
pellae, in

qua missa fuerunt dictae

col-

lectae, ultra solitas,propriae

pr dieta be-

dcscendat super hac Fexilla, et may^^7je/2. Deinde aspersit aqua benedicta. Posteasic revestitus sub liacono cum Cruce papali, quam durante dieta benedictioneanteeum tenuerat, praecedente ivit ad cameram suam,et ibuletu devestivit; et cetera, ut moris est. Ipsa
ncai semper.
vero Vexilla facta benedictione fuerunt
per ipsos prothonolarios,
et praelatos re-

neiliclione,quaeinferiusinreruntur.Juxta
altare autem, in

quo missa dicebatur, ex

parte sinistra erat aliud

modicum

altare

portata super altare. Collectae in missae


dictae,

bene paralum; super quo erant plicata

de quibussupra

sint

menlio con-

VES
ira

VES
dello Stocco e Berrettone

119
ducale (F.) be-

ps^anos. OmnifJotenssempiterneDcits

i/icujus nianuelc.

conterantdrperChri-

nedetti

o in premio per vittorie ripors.

slum. Secreta. Sacrificiiini

Domine qnod

tate sui nemici di


I

Chiesa.

im/nolamuselc. securilaleconsUluas. Po-

romani

si

servirono egualmente del-

sicommuino. Protcctor /los ter aspicii Deus mentibus servianl per Chris tunt. Pro Piege. Quaesunius Oninipoleiis Dtus^ ut fanmlus liius Rex nosler^ qui in tua miseralione suscepl Regni guhernacula,i'iretc.

le voci

ogni sorta d' insegne


ce

Signu/n e Fexillum per indicare voj nondiuieno la


qualificava in

Fexillum

modo

par-

ticolare le insegne delle truppe di cavaileria,

che noi chiamiamo Stendardi, Qon-

tuluui etiain

omnium

perciplat incre-

rum

menta, quibus decenter ornatuSyet vitionionstra dei^itarCy et hosles superare^ et

faloniy Guidoni, ossia piccoli stendardi di diversi drappi e colori che portano i
sergenti d'ala o le guidegenerali del battaglione, e servono qual

ad

/e,

qid es via, verilas et

vita^

punto

di vista,

onde

gloriosus valeat pervenire per. Secreta.

allineare
di
i

le

guide sulla riga prefissa, quin-

Alunera quaesuinus Domine oblata


crifica
ni'.ilui
(f.

sa-

sanctifica), al ci nobis

Unige-

drappelli del battaglione sulle guide. L'uso de* vessilli s'introdusse prestissimo,
il mezzo pi opportuno di far conoscere ad ogni Soldato (F.JVovdaaa-

Corpus et Sangninis fiantex illis Regi nostro, adobtinendam animat:,corporisque salulem, et ad peragendum
inviciuni
(f.

come
za e far

injuncluaj) offlciam

te

lar-

il suo posto, l'andare, impeto, e cosi impedire


i

lo slare,
i

il

disordini.

giente

usquequaque proficiant per. Postcommunio. Hacc oblalio Domine salutaris famulum tuum Regem nostrum ab omnibus tueatur adversis , quatenus et
Ecclesiae pacs obtineat tranquillitatem, et post ilinis temporis decursum ad

Presso

greci,

ne'tempi

eroici, era

un'ar-

matura collocata in cima d' una lancia, che sembra aver servilo d'insegne militari. A poco a poco s'introdusse l'uso d'insegne con imprese o Simboli (F.). Gli
ebrei,

come

notai nel voi.

LXVI,

p.

65^

neternam perveniat haereditatem per


Christuni
a
p.
I

ebbero insegne e
(F.), e de' colori

sternali d' ogni


sinili a

Tribic

".

Di pi

Io

stesso p. Gallico

quelli del

Ra-

65

riporta,

detto XiiI, nel


necl
il

come l'antipapa Benei4i5in Valenza (F.) he-

zionale (F.)j e nel deserto le alzavano intorno al Tabernacolo (F.) a guisa di

vessillo coll'acqua santa e l'incen-

s, quindi lo die' pel conquisto del rea-

Stendardi (F.) j per nelle pubbliche comparse le 12 trib usavano 4 vessilli,


cio de'4 primi figli di Giacobbe. Gli egiziani

me di

Napoli a Giovanni secondogenito di


I

Ferdinando

re

d'Aragona.

nobili ivi

presenti, ipsa

P^exiila lanceis afflxecappellani della cappel-

aveano per insegna diversi animali che adoravano; persiani aveano per
i
i

runt, et postea erexerunt, essendovi pure


il

vessillo un'

aquila d'oro in cima a una

re padre.

picca collocata sur


stodia era affidata a
stinti
;

cominciarono a cantare l'inno VexLla Regis prodeunt, il quale terminalo Oenedello XI li deditaingula Fla pontificia

un carro, la cui cudue ufficiali pi dii

e forse die'

pi tardi agl'italiani

l'i-

xilla regi in cujaslibct receplione genu-

dea dell'insegna del carroccio,che discorsi in tanti luoghi, alcuni de' quali accennai
nel voi.
cipio

Jlectenti,

osculanti.

do

d.

pedemque, manum, et os ej'us Deinde ipse rex dedil praedlJoanniejus secundogenilo,quiin

LXX,

p.

23.

non ebbero per


p.

vessillo

romani da prinche un madissi

nipolo di erba o fieno, pel riferito nel voi.

cuj'uslibet receplione osculatus est

ma-

LXX,
dell'

21, ove nuovamente pur

num
ni,

et ospalris.

Molle volte

Papi haninsegne

antichissime insegne degli ebrei e di


questi anco

no mandalo

in

dono a

principi e sovral'

altre nazioni, e di quelle di

per singolare onorificenza,

nel voi. LXVI,p.65,neidirechegli Slem-

lao
1711

VES
e
le

VES
p, la
te,

vessilli

derivarono eia' e insegne guerresche, formatiiosi


gentilizie
i

armi

mano

tutta aperta colle dita uni-

in processo di

tempo blnsoni nraldici. Si pu vedere 0. Cillodini, Dell'antichit

tielle

Armi
tra'

Gentilizie, Lucca l'j^^i

In

appresso

romani
artigli,
lo

1'

aquila, anclie co'


il

fulmini negli
rolo,

ovvero spiccante

che rammenta non solo l' unit ma l'obbedienza dovuta a' duci e altri capitoni. Pi sotto dir ove gi ne parlai. Altre insegne erano le corone, piccoli di' pei o scudi, ed anche con immngini o altri emblemi analoghi agli avvenimenti,
i

o perch

riconoscevano minislra
,

del loro

nume Giove
o qnal re d'

sintbolo suo e di

come meno

trofei delle citt conquistale,

non

di rostri o

punte

di

galee segno di

sua

ira,

uccelli

esprimente

la forza, l'ardire,

la velocit,

divenne

il

combattimenti navali. Per dimostrazione di lutto, alla morte di Germanico, le


legioni per qualche

segno distintivo delle legioni, ponendola d'

tempo usarono
il

l'in-

argento scolpita sur una base nella


dell* asta
l*

sommit
r a tutte

altre.

Caio Mario la prefeEbbero romani per


: i

che pur si fece per altre calamit. Vi furono vessilli formati da un'asta, sovrastala dall'aquisegne senza ornamenti;
la,

insegne anche diverse figure d'animali

con sotto un piccolo drappo a guisa


stendardo, col

quadrupedi, cinghiali,
li

lupi, leor)i, caval-

di

nome

in

mezzo

della

segno militare fu ancora il ininotauro, mostro nezz'uomo e mezzo


e altri.
coniglio del capitano,

Un

coorte o centuria cui apparteneva, alliu-

loro, per denotare che non dee esser me-

no segreto
rinchiuso
il

il

che

che ciascun soldato conoscesse 1' insegna sotto la quale militava. Per esempio: Lcg. XX. V. /^.,cio Legio f^ige-

se fosse nel laberinto,

ove fnsero

poeti

minoiauro. Tali e altre insesi

gne

militari

custodivano nel

Tem-

sima Valens Victrix. Leg. Secuncla Aiig., ossia Lego Seciinda Augusta. N mancarono de'vessilli di drappo senz' ornamenti.

pio di Saturno. Neil' impero sovente usarono per insegna una Alano, forse

Dopo

le

conquiste sulle oazioiii


le tolte

barbare, confusero
e altri mostri.
vessillarii
,

insegne colle

con allusione

al

nome

di

manipoli, che

proprie, comequellecolle figure di draghi

pur

fu

me emblema

dato a diverse loro schiere, o codelta concordia e della fe-

Tra

romani

vi

furono

specie di soldati aderenti

a'

delt. Altri dicono,

che
le

la

mano

aperta

legionari, de'quali ogni legione avea cer

posta nella sommit d'un' asta, con tes>


sere e rotelle, entro quali erauvi motti

o imprese,o il nome della schiera e del dumostrava per le dita l'unit, senza cui non ha milizia, e non intera quella poce,

numero aggiunto. Imperocch nell'anMilizia romana non da vasi che un sol congedo ma Augusto ne immagin
to
tica
,

un
le

altro

chiamato exauctoratio,
il

il

quail

sciogliendo

Milite dal suo giura-

tenza e virt che

si

richiede per vincere

mento,
servizio,

non

lo

disobbligava da tulio
nel retroguardo
la

e abbattere l'inimico. Quindi che nelle concioni di

ma

ritenevalo sotto una bandie, ,

campo,

quando consenmostrando
d'es-

ra

Vexillum

fino a

tivano

soldati alle parole de' capitani,


la

alzavano

destra, cos

ricompensa delle sue fatiche; intanto era esente da cjualunche avesse ricevuto

ser pronti

all'

impresa, ed uniti e ubbi-

dienti a'Ioro comandi. Quest'uso degli antichi


ri,

que servizio. In vece per elfetto del congedo compilo, missio, il soldato ricevuta la

negli aringhi

romani pass nelle milizie posterioesprimendo ia loro proncon grande ardore. Forse dalsoldati, al lato destro dei ca-

sua ricompensa, ritraevasi a casa.

Questi

congedati exauctorati erano


(f^.), di cui riparlai

tezza alle campali battaglie,con alzar tutti

vessillarii: ogni legione ne contava


Il

la destra

Labaro

6oo. anche ne'

l'antica

usanza deriv l'odierno costume


i

voi.
v

di alzare

LXVIlI,p. 944, e LXX, p. 22, sersoltanto dopo Costantino 1 il Grande^,

VE
a roppresentare
re,
il

S
Pasala
ta le

yE
i

121

tessillo imperiale.

secondo alcuno, che


proprio

suoi predecesla-

una splendida corona d'oro, arricchidi pietre preziose, nel mezzo della quail

sori col

nome

avessero usali

spiccava

monogramma di
della sbarra

Cristo. Dal-

bari, foruali da

banderuole quadre di velo odi drappo, allaccale ad una cordella nella cima d'un'asla o peudeuli a Iraed anco comuni
alla

le

due braccia
di di

pendeva una
di

bandiera
oro e

porpora ornata
di

ricami in
in vece

gemme
1

gran pregio,

Terso, e sembra che fossero propri delle


coorti
,

dell'antica aquila

romana;
il

ivi

appunto

cavalleria.
I

Costanlino

colloc

vittorioso

mono-

Ma

il

Labaro

di

Costanlino

deriv

gramma
rona e
de'suoi
la

celeste. Nell'intervallo tra la co-

dalla prodigiosa apparizione della salu-

bandiera, quell' imperatore feil

CrocCj del quale portento feci parola anche nel voi. LXX V li, p. iSy, col mirabile mollo In hoc signo vinces. 11 segno di quella tosto divenne l'otifera e Irionfaie
:

ce situare

proprio busto d'oro e quello

figli.

Ordin poi che 5o

scelti

uo-

mini portassero e difendesseio

a vicen-

da questo
diversi di

vessillo.

Recenti illustrazioni

nore de'sovrani,
Scettro (/

il

massimo ornamento

sul Labfiro e sua vera

forma,

e di altri

splendore del loro


.),

Diadema ( /^.),

del loro

forma

fatti al

medesimo

uso,

si

e pi tardi del pontificale

leggono nella dotta opera


teriali del p.

sui Pietri cimi-

Triregno

(f^.), sulle quali


la

insegne emi-

Garrucci. D'allora in poi l'a-

nente trionfa

Croce,

lute universale di

come ancora satutti gli uomini. Pe(/^.),

dorabile iVbwe di Cristo fu posto da'fedeli


ne'Iabari, stendardi o bandiere; ed
silliferi
i

ves-

xilld Regis prodeunt,fiilget Crucis


nel qual inno
si

furono pur
1

detti Clirisferi. Inolil

attribuisce

Venanzio Fortunato, a cui chiama Cruces l^exHla


il

tre Costantino

fece porre

monogramCroce
nel 3
fei

ma

sugli scudi de'soldati, e colla


le
I

Regis 67im^/. Osserva

Piazza nella iVede-

ce terminare

altre insegne.
fece
la

Fu

crologia, che nella tumulazione de* defunti devesi portare la Croce, perch
i

che Costantino
l'adorabile

sua pubblica proin

fessione di cristianesimo

Roma.

Indi
tali

monii fuggono dalla presenza del venerabdissimo


vessillo della
ss.

nome

di Cristo fu tolto

da

Croce, onde
la

insegne d' orduie

dell'empio Giuliano

con ingegnosa e pia eloqtienza canta


Chiesa: Qui salutem

hwnani generis in Ligno Crucis consiitusti, ut nude Mors


,

r apostata, perci rimproverato da s, Gregorio Nazianzeno. Successo a lui l'imperatore Gioviarm nel 363, tosto
bil,
il

lo rista-

oriehatur
in

inde vita resurgeret ^ et qui


in

e varie cose

ancora aggiunse sopra


Ciris tifer o T^essilil

Ligno vincebat^
il

Ligno quoque
I

vin-

Crocfero
j

[F\o

ceretur. Nel
collocare

Labaro Costantino
dottamente

fece

lifero

suo portatore,

di cui

impiego
^

glorioso

Monogramma
scrisse

[P.)

viene dal Morino,

De

sacr. ordinai.

di Cristo, di cui

Do-

qualificato nella Chiesa greca maxiiiae


dignitatis^ perch sedeva
te

sti

menico Giorgi, Z^e Moaogranimate C liriDomini, Romae 1738, oltre altri: ne


sto

immediatamenle

dopo

vescovi.

Dipoi

sagre guerre

riparlai in pi luoghi, e siccome fu po-

delle C/'oc/a/c(/'^.),

massime contro Tur^

ancora ne' Pietri Cimiteriali,


,

in tale

chia (P.), per liberare l^erra Santa

articolo lo dissi, col Buonarruoti

origi-

nato quando
stiani.

fedeli

si

chiamarono Cri-

Tale insegna, che rese pi nobile il Trionfo (A''.) de'romani, consisteva in una lunga asta dorala attraversata da un pezzo di legno che ne formava come una Croce. Nella parte superiore che s'in
,

reprimere la barbara oltracotanza de'nemici del non)e cristiano, furono cambattute da' Crocesignati [F.), co$ detti per
portare sulle loro
il

vesti e sui loro vessilli

potentissimo segno della Croce. Altreti

tanto usarono
tici

crociati,
^

contro

gli
,

ere-

e scismatici

^alzava

al di

sopra della sbarra, era

fis-

colle

che armi vollero sostenere e propagare


crudeli e fanatici

122

VES
E (|ai
dir che nelle guerre
gli

VES
dio col Crocefisso, cioc

loro errori.

quando

lo

cred

coiilro

gV Infedeli^

Eretici e
il

\i

Sci-

opportuno

sm(JticiyS\ us per vallilo vessillo


^.v.vo(/'.).ll

Crocc'

iiouiiiHlodotlogesuilu p.Gar-

per , trarne profitto dalla viva e commovente rappresentazione del mistero. Tanto
la
s.

prudenza de' vescovi

rucci scrisse rnrlicolo jjubljliCiilo dalla Civilt Cntlolica, sene 3/,


t.

oper

Gregorio

\'

Illuminatore apostopredicamlolo

4> p.

^29

Ufi

lo di sua nazione

Armena 3

graffito blasfemo nel

palazzo dc^ Cesaoccidentale del

n\

csisleiile sollo l'angolo

Monte Palatino.^i>so rappresenla una figura d'uomo terniuata a lesta di animale


e colle

con dire: Iddio ha disposto f che i credenti male avvezzi a venerare gli sculli legni, adori-

nelle chiese da s stabilite,

mani apei te, espruienle una croce della forma del 7V;(/^.).La (guia veslila, e la testa aniu.itesca sembra di cavallo
il

no in vece la sua Croce e sopra di essa r umana immagine di Lui, in luo'^o dilabho'ninevoli. Ci posto, non pare ormai esservi alcuna dillicoll d'ammettere che anco nelle chiese ove non erasi
le
,

o asino selvaggio.Tale Croce,

Crocefisso

e Tiscrizioiie >olloposta viene spiegata per

introdotto
cefisso, la

il

pubblico cidlo

di Gesti

Crosi

un empio motteggio
contro
so,
i

e derisione de'pagani

sua

immagine

in tal

forma

cri^liiini

adoratori del Crocefis-

consigliasse nelle chiese alla

privata di-

avendo gi essi calunniato gli ebrei di adorare una testa d' asino, facendo loro eco gli eretici Gnostici. Il pagano beffardo, autore della ujoslruosai ai (uagi ne graffila, volle
ie

vozione de'fedeli, e che


sto pio

al 111 secolo

que-

molto diffuso tra'fedeli. Alla quale epoca il p. Garrucci attribuisce almeno la parodia del graffosse gi
fito palatino,

coslume

porre in ridicolo
crocefisso, e in

tale

adorazio-

testimouianza quindi corro-

del

Dio

uno compren-

boiante

il

religioso uso gi introdotto,

per
l'

dervi r imputlente favola del culto de*


cristiani,

qiiinlo egli espone, anzi ne assegna

e-

come

gli

ebrei, di venerar la teil

secuzione agli

ioizii

del detto 111

secolo

sta d'

un asino selvaggio. Da questo

p.

cristiano, nel quale

appunto l'ignominioi.
si

Gariucci prese argomento, con

critica

ed

sa calunnia veniva nnficciala a'crislirUii

erudizione, di prendere in considerazio-

per ogni dove; e della quale pel


scir del secolo li e l'entrar del III.

ne una vecchissima e insieme sempre nuova opinione, se la Chiesa de'a' fedeli il Crocefisso fin da'primi secoli, o se questo
piuttosto siasi introdotto appresso, e per

risenti deU'ingiuria Tertulliano, circa l'u-

lasciando quanto altro riferisce


rucci, a

il

p.

TraGar-

me

basta averne profittato delle

abuso, siccotne pretendono novatori. L^er dimostra, come ne'primi tempi intori

testimouianze autorevolissime del culto


prestalo da'fedeli alla Croce e
lisso,
al

Croce-

no

agli oggetti

commemorativi de'sagropropagato da per


infer-

almeno

fino dal secolo 111 del crila

sanli misteri, l'uso era

stianesimo, e di chiarire
cos'i

questione.

tutto, e praticamente diretto da' pastori

da quell'epoca

il

vessillo della

Cro-

de* cristiani

onde aiutare l'umana


visibili

ce talvolta fu reso pi

venerando dalla
Papi
piti

ma

natura con

segni esterni per

figura adorabile di Gesi Cristo Crocefisso. Ne' secoli successivi,


i

quindi doversi da'fedeli onorarli con cullo relativo, massime alle Croci e alle ss.

volte

consegnarono
o

vessilli,

o coll'immagine

Immagini come
^

attestano

ss.
i

Padri, e

del Crocefisso, o

sempi e insegnarono laChiesa ed concilii. La Chiesa fu ognora vigile e prudente,

coll'insegfia della
i

con quella di s. Pietro, Chiesa Romana, conNel secolo XI deturMilano da empi eretisanto diacono invillo

tro

nemici
la

di essa.

ed
cui

norma delle circostanze


ne' primi

regol

Sim-

pata
ci

chiesa di
il

Ioli di cullo nelle pratiche religiose, per

e scismatici,

tempi sempre espose alla


la

Arialdo,che ne

fu

apostolo e martire, nel


di

venerazione de'fedeli

Croce, ed ezian-

combatterli d'ordine

Papa Alessandro

VES
H, e
cui
ilei

VES
,

123
il

successore
ne'fasli

nome
ci*

Gregorio VII il ecclesiastici compless.

le

conquistale a'nemici. Riporlo

Gior-

nale di

Roma
11

del

854 ^
al

P-

0^4

'" *^'^*^

so

elogi, fu aiutalo dal

degno suo

fra-

di Parigi.

maresciallo Saint-Arnaud

tello

Erlembaldo, crealo cavaliere dalla


ves-

stato sepolto, dicesi,


rieri antichi, colla

modo

de'

guer-

Chiesa romana, e insignito del sagro


sillo di s.

sua divisa ed involto

Pietro. Quest'onore

s
il

forte guer-

ra gli mosse,

che concitatogli

furore de'

nemici, peri vittima de'pl spieiati supplizi;


fra'

quali altra voce

non

foce in-

una magnifica bandiera tolta a' russi d'Alma". La descrissi nella guerra sostenuta, massime dalla Francia, in difesa della Turchia, nel quale articolo
in

nella battaglia

tendere, che doversi ubbidienza a'saluta-

descrissi

pure

il

gran stendardodi Maometcadaveri de'

Sede apostolica. Che il vessillodella semplice Crocce proprio de' Sommi Pontefici e della s. Sede, bene ne
ri

decreti della

to e

le

insegne turchesche. Ne' Funerali


i

{P^'j,

ed accompagnandosi
&\\di

capitani ede'sovrani
fin dall' antichit
si

scrisse

il

Fivizzani

De

rifu ss.

Crucis

Sepoltura i^P^.)^ usarono vessilli e le


i

Romei no Pontifici praeferendac, facendosi precedere dall'astata Croce pontiJcia


(P^.), e

insegne a ornamento della

pompa
le

fune-

bre ed anche oggi


;

si

pongono

bandie-

per loro segno d' illiuu'tala

re piegale a

bruno, rivoltate o avvolte in


fascia di tal velo

giurisdizione; con essa in

mano

consagra-

mezzo
vero
si

all'

asta e involte in velo nero, ov-

no f^escoviy Chiese, Altari, ed aprono la Porta Santa [V.).T9^\e forma di Cioce secondo la sua natura, mentre il Patriarca (/^.) di Costantinopoli, seguito

pone una

penden-

te dalla lancia

o sommit della bandiera.

Nella Traslazione de' corpi de' Papi^ la

bandiera della guardia svizzera piegata,


e lo notai pure nel voi. Vili, p.

da altri prelati orientali, l'invent orgogliosamente traversata con pi sbarre, ossia doppia, per deprimere romani Poni

187.

11

fatnoso vessillo o stendardo di Francia^

dello l'Ori fiamma,

si

custodiva in

s.

Diop.

tefici e la

s.

ceduto in

Papa sempre preforma pubblica dalla Croce


Sede.
11

nisio (f^.)^ e lo descrissi nel voi.

IV,

88. Col vessillo

si

die'

l'

Investitura de'
di
s.
i

pontificia coll'immagine del Crocefisso,

Feudi (F.J^e
tro
i

collo

Stendardo

Piefeu-

portata dal Crocifero, anche a cavallo,


e talvolta ne' ^^i^ggf {P"^-) eziandio dalla
ss.

Papi dal secolo XI investirono


s.

datari della

Sede,

come

notai

nel voi.

Eucaiislia.

Anche

nell' articolo

Torinsie-

LXXX,
ra
il

p.

neo

riparlai dell' insegne militari


a quella della

glia e Calabria

84, ed anco della Sicilia, Puprincipi normanni. Nari

me

Diano

alzala, sitnbolo
la

Borgia, Breve istoria del dominio

della giustizia e dell' unit,

quale dii

pende dall'ubbidienza de' soldati verso loro duci onde rilevai, che l'odierno ^S"^;

temporale della s. Sede, che Adriano IV invest con 3 vessilli il re Guglielno I


il

lulo militate colla

mano

alzata, origin

ciano,

da quella che

si

alzava da' soldati, negli

aringhi e parlate de' capitani, per seguo


di rispettare la loro volont, e di
si

mostrar-

56 nella chiesa di s. Mardopo avere ricevuto da lui il giuramento di omaggio ligio: et Papa per unum vexilluni de re^no Siciliae, per aliud de ducato Apuliae, per ter tinn de
lJalo nel
i
i

pronti alle loro disposizioni.


il

Quando
il

principatu

Capuae

investivi t.'i!ii\\o\\?i\
a'

anticamente

clero eleggeva
il

proprio
la

Papi
e

lo

conferirono
re
altri

sovrani
s.

i\eQ}\

Stati

Vescovo

(f^.)^

popolo alzava

in segno d' approvazione.

mano Questo modo


Fu
uso

Regni tributari alla


i

Sedei^l^.).

Ani

che

sovrafii

investirono

d'esprimere

il

popolare setUimento, fu
cadaveri de*

loro Vassalli col vessdlo regio. Antica-

detto da'greci tnanuiim extcitio.


cavalleresco di ravvolgersi
i

mente

il

Senatore di Roma, come notai

nel voi.

LXIV,

p.

4^> veniva

dal

Papa

guerrieri colle loro bandiere, o con quel-

investilo di sua dignit colla

tradizione

124
poi

VES
ma
da Paolo II
in
tri

VES
o giurisdizione temporale su

del vessillo o)3anclcra;

Uomn

e al-

cominci la consegna dello scettro d'avorio; questo e quella per simbolo di


il

dominii

pontificii,

la

cui

Sovranit

(^''.)

giurisdizione delegala, no^i

vessillo veal termi-

fu liberamente esercitala du' Papi, tranne talvolta in alcuna cosa per auto-

niva donato da'l^api a'senalori

ritdelegata.
pi

Lo Stendardo

uiolive
ss.

Pa-

Questo vessillo di s. Pietro senatori ponevano ne'Ioro steoPapi lui e monete. Inoltre permisero che alcune armi gentilizie fossero fregia-

ne del loro
i

ulFjzio.

r inviarono in diverse foggie e

Im-

stolica [F.)^ ed anco col

te colle Chiavi incrociate sovrastate dal

magini e collo slemma della s. Sede Apoproprio a' sovrani per dimoslrazionedi paterno affetto, o per invocar loro il divino aiuto e
del principe degli Apostoli, precipuame.ile nelle

Triregno (/

.).

Ad

altri

concessero

le soie

chiavi, cos a citt ed istituti,

come Inno-

cenzo IV nel 124B quando prese sotto r immediata sua piotezione un ospedale
della diocesi di

Terovanne, assegnandogli
fi

guerie. Per queste Papi pi formalmente benedirono e consegnarono lo Stendardo al Generale di s. Chiesa (f^.). Quelli che militavano soli

Volle

per insegna, sgniun Clavis B. Pctro

to di esso, per l'insegna delle Chiavi pontificie, si

Domino
fosse
il

Salvatore no<ilro coUaiaey acci

dicevano Chiava segnati,

la

cui

idem hospitale ad jus et proprietateni B. Petri nullo mediante pertineat.W Garampi, Sigillo della Garfagnana, p. 108, ne offre la bolla.
segnale, qiiod

figura cucivano nelle proprie vesti. Narrai nel voi.

LXIII,

p.

167, che

la s.

Se-

de, sino da'lempi pi antichi, die'


vi

le C/i?Vi-

per insegna della

Papa

Gregorio II, sotto il quale e prima del 780 cominci la Sovranit de Romani Pontefici e della s. Sede^ fu il
s.

Notai nel voi.

Truppa pontificia. LXX,p. 2 5,che nelle /I/ei

Papi daglie pontificie furono espressi nell'allodi consegnare lo Stendardo, co-

i.'^a

battere

le

Monete
le

pontificie, e vi fe-

me Urbano Ville
medaglie

Gregorio

XIV; ma

ce imprimere

Ciavi incrociate, anli*


della Chiesa
di
s.

qui avvertir col libro, Serie de conii di


pontificie, p- 4i> che le medadue Papi sono riguardate apocrife, bench riportale dal Bonanni e dal Venuti, e piuttosto spettanti ad altri Paglie di tali
pi posteriori.
11

cliissima insegna

rou)ana
Pietro.

ed anche
INelle

coli'

immagine

Monete
le

e ne' Sigilli de* Papi sono

espresse

chiavi. Nicolo

le

aJolt per

stemma, non avendolo do cardinale, secondo alcuni:in fatti noi trovoin quelli del Panvinio e del Palazzi, ma il Ciacconio
riprodusse l'arme di sua famiglia Parentucelli.

vessillo

misterioso colla
s.

figura della Croce e delle chiavi di


tro,

PieIII

neh 204 mandato da Innocenzo

a Giovanni re di Bulgaria e Falacchay


in quest' articolo meglio lo descrissi colle simboliche spiegazioni dello stesso Papa:

Forse ci pratic
il

significare che

iNicol V, per Papa dee abbandonare


la

tultoci che riguarda

sua famiglia.

Il

vessillo per antichissimo uso lo inviarono

nonsine mysterio Cruce et Clavesjqaia B. Petrus Apostolus, et Crucem pr


Chrislo
siislinuit, et

per distinzione e io dono


l'elUgie di
s.

a'

Sovrani
s.

col-

Pietro, ed anche di

Paolo,

scepit. Il vessillo di

g.

Claves a Christo suPietro, o di santa


e

ed eziandio colle Cliiavi pontifcie (^^') conentro limatura delle Catene di s. Pietro (f.J^covae

Romana

Chiesa ebbe diverse forme, che

descrissi a

Stendardo
s.

Bandiera,
s'

insie-

pure

di

s.

Paolo:

Papi

me
la

a' vessilli

che nelle solennit

innaU

r inviarono a' re franchi, coU'insegne di Patrizio di. Roma (/^), il che gli obbligava a difendere
^n'itilo
il

zano
iW^k

sul

Castel

Angelo

(/'.),

e presso

porla del palazzoapostolico dalla ^mav-

civile

l'

ecclesiastico

principato della Chiesa romana; non mai

Svizzera pontificia (/^.). Il Moretti, Ritus dandi Presbfteriuni, parla a p,

per indizio o segnale

d'autorit

127

de'

Fexilla collegiorwn clericoruni

VES
aliquot Urbis, che
ri

VES
re
il

125
Trovo
^

lo

ricevevano, delato-

principali citt, concedessero d'inalberavessillo di


s.

de' F'exilla et Insignia, usati da loro

Chiesa.

nel

Bor-

nelle processioni.

Ed

a p.

159
la

del T^exilla cui

gia,

Memorie

di Benevento
il

t.

2, p.

289

limi Cleri

romani^ cio
ai

Croce

che ne'tempi antichi

segno delle chiavi

custodia allidala

Camerlengo del

fu assai frequente in quella illustre citt,


a indicare la sovranit pontifcia; e sicco-

Clero romano (/^.). Il gonfalone o vessilChiesa romana si custodiva dal Gonfaloniere della santa Romana Chiesa (y.)j ed al presente quello che volgarmente Ila tal nome, dal Vessillifero di
lo della
s.

me dopo
vesse
la

zecca, le

Ravenna, pare che per la i.^ amonete si coniavano col

segno delle chiavi, come praticarono le zecche di altre citt papali. Per Benevento prima di tutte le fece battere con tal segno, e prima ancora de'Papi, ilr."
de'quali che ci fece fu Benedetto

Romana

Chiesa

('A'.j,

il

quale lo porta

inalberato e spiegato nella processione solenne del Corpus Domini celebrata dal

XI

del

Papa, cavalcando in mezzo a'due capita meWe Guardie nobili ponti ficie.Manoa si deve confondere collo stendardo particolare di tal corpo, sostenuto pure in tal
funzione ed altre dall'ultimo esente del medesimo: loro dato e benedetto da Pio
VII,
e
si

i3o3. Nel i33i Benevento avea il vessillo della Chiesa de panno rubeo cuni Clavihus Ecclesiae Romanae, econ gran-

de gelosia

si

custodiva nella rocca da'cla-

vesegnaii ciffardi, antichi serventi della


curia beneventana, da dove estraendolo,

lo descrissi nel tol.

custodisce presso

il

127, capitano coraanp.


si

XXXUI,

erano tenuti ad accompagnarlo


t,

in cit-

che nel territorio. Al vessillo della


il

dante.
il

Sempre

e costantemente
s.

form

Chiesa iuccedelte poi


cio, cio collo

vessillo

Pontif-

vessillo della

Romana

Chiesa e della

Stemma
il

gentilizio del

Pa-

Sede

apostolica, eh' pure quello della

Camera

apostolica

(l^.), e della

Sede a-

postolira vacante
tificie incrociate,

(^/^.j,

delle

Chiavipon-

Benevento, non gi nella rocca, ma nella chiesa di s. Sofia si deposit per custodirio, rinnovanpa
cl>

regna,

quale

in

talvolta coll'immagine

dosi l'arma ad ogni


1." a

nuovo

Pontefice.

Il

di
s.

s.

Pietro, tale altra con quella pure di

farne dono a Benevento fu

Inno-

Paolo.

Sono sovrastate

dal Padiglione

cenzo Vili neli4B5;


tutte le citt

in seguito l'ebbero
si

(F.) o Siiniccho (F.)^ o grandissimo Ombrellino^ nel quale articolo parlai degli

pontificie, e ne' fortilizi

inalbera,

come

in altri luoghi, alle porle,

antichi colori della Chiesa

romana,

alla residenza de'presidi e altri


ti.

magislra-

rosso e giallo, da Pio

VII

convertiti in

Dice inoltre

il

Borgia, che nell'esercito

bianco e giallo, pel riferito nel volume XXXIlI,p. i2 3.IP<^re/2t/ de'Papi inquartano nello scudo gentilizio
e
le
il

pontificio

adunato da Gregorio IX nel


II,
i

1228 contro l'imperatore Federico


soldati nelle vesti

padiglione

ebbero

la

nobile

mar-

chiavi incrociale, insegna della Chie-

ca delle chiavi papali,

Claviam signuni
d' appendere una bolla di

sa

Romana,

il

uno di loro supremo capo. A' Vicari temporali


della
tare
di
le
s.

memoria illustre che famiglia un tempo ne fu


per
d'
;

gerebat.

che

la

curia di Benevento co-

stum
agli

fin dal secolo

XIV

strumenti

de' nolari

Sede, fu accordato

inquar-

piombo

colle chiavi della Chiesa

chiavi ne* loro


poi di
il

stemmi

e al

duca
il

per maggior autentica dell'alto. Il

romana Garam-

Ferrara^

Modena^ come
triregno.

pi antico, anche

diversi

pi. Sigillo della Garfagnana, eruditamente co'monumenti antichi parla delle

luoghi e citt de' dominii delia


i

s.

Sede,

chiavi pontificie,
della Chiesa
stolica;

Papi di frequente concessero per loro


l'

stemma

insegna delle chiavi incrociate.


alle

come insegna e divisa romana e della Sede Apotenute in mani dal Papa nel suo
Laterano e funzione della

Anzi pare che anticamente, almeno

possesso del

iiG
coronazione
ortisli
,

VES
secenilo nelle Se^c porfivi pontificie,

V E
e pallio. Gii
loro
to,

S
e l'altra

una d'oro
la la

d'argen-

reticlie, vestilo di pianeta

significano
,

scienza e la podest del-

rappresentarono

Papi colle chia*


la

le chiavi

cio

santissima e

suprema

vi in

mono, per esprimere

somma

autorit

tiel

Papa. A questo

nel Posses-

pontificale ilii;nil e podest, ed insieme


qnellii della

so della proto-basilica Laleronense, sono


presentate due chiavi, una d'oro e l'altra

Chiesa romana, come propria,

onorifica e distintiva sua insegna, anco

d'argento, esprimenti in questa funzione


piuttosto le chiavi delle porte della

unite col padiglione, speciale distintivo


delle principali basiliche e cleri di

meV,

Roma,
il

desima, ed arroge
p.
1

il

rilevalo nel voi. LI


riti,

nella cui

sommit
(li

trionfi

il

glorioso e sapatii-

61.

E negli

antichi

lutare segno della Croce. Inoltre


glione segno

giurisdizione e distintilo
\'

nuovo Papa si pendevano sette


presentavano
to, di
i

Lnterano il cingeva con fascia da cui


nel

(biavi e sette

sigilli,

nel

vo

speciale,

come

Ombrellino

(^'^.),

porsi sulle suddette Sedie. Dicesi che rap-

di cui forse figuro; anzi pare equivalen-

7 doni dello Spirilo


l'eletto

San-

Baldacchino (^.), e questo lo del Trono (^ ). Le chiavi pontificie denotano e significano la sovrana autorit e giute al

cui

dovea

Papa

essere rive-

stito,

ed

selle *5'(7^r<7/^^/2//che

dovea amtalvolta

ministrare; ovvero esser egli l'Agnello dell'Apocalisse. In tre chiavi,


ne'

risdizione della s. Sede. Di queste mistiche chiavi spirituali, molli ne spiegarono


i

coma
s.

monumenti
Triclinio

si

rappresenta

Pietro
,

sensi metaforici:

seguenti, ed altri, gli

(forse
nel

per arbitrio degli

artisti
,

come

ho

riferiti ne' diversi articoli in cui

ne ra-

Leoniano
p.

che descrissi

gionai, come nel citato voi. LXllI,p. 167. In una chiniTy colla quale soltanto tal-

nel voi.

LXXXf,

34,
,

in

uno

alle sitn-

boliche spiegazioni)
re,

si

opina significaet
iti-'

volta fu espresso

s.

Pietro
le

(f-^.),

vuoisi si-

triplex coeleslium, lerresfrium,

gnificare la Chiesa e

sue speciali pro-

fernorum imperio j ovvero


la icienza,

le chiavi del-

priet: una, santa, cattolico e apostolica; ed insieme il Primato del Papa e della Chiesa romana, d'onore e di giurisdizio-

della potenza e dello giurisdiil

zione pontificia. Di pi,

potere spiri-

tuale di legare e di sciogliere, di aprire e


di

ne; r unit della Chiesa

un
il

solo ovile,

chiudere
voi.

il

Paradiso
p.i

colla

Penitenza,
(/^.).
sic-

un
w,
di

sol pastore,
si

un

sol

capo. In

due chia-

coir Indulgenza, colla

Scomunica
ilevai,

crede sirftboleggiato

potere spiri-

Nel

LXXIX,

54,

che

tuale di legare e di sciogliere, d'aprire e

come

colla

morte del Papa

cessa la di lui

chiudere

il

cielo; di

governare
le
s.

la

Chievi-

sa universale,

secondo

divine parole
Pietro, suo

delle da Cesi Cristo a


cario e .

podest significata colle chiavi, si sostiepontificii slemmi de* ne da alcuni che della cassa mortuaria, e quelli funerali
i
,

Romano

Pontefice: anche la

che
le
ss.

si

adiggono

nelle pareli esteriori del-

sovranit e autorit pontificia. Tali due


chiavi

basiliche patriarcali, e della chiesa de'

una cVoro,
si

l'altra
lo

d'argento:

collai.'

crede spiegare

chiave della

col solo li'ves^no,

potenza; colla 2.* quelladella scienza, co-

Vincenzo ed Anastasio, devono essere senza le chiai>ij ma in vece sempre si usano. E inoltre segno
il

me

vuole Molano,

De
la

Inwginihiis^

lib.
si

della cessata autorit,


la

non adoperarsi
traslazione de*

3, cap. 21.

Per quella d'oro inoltre

Croce pontificia

nella

rilienesimboleggiare
le del foro della

podest giudiziaalla
la
la

corpi de* Papi dal palazzo apostolico


rnale alla

Qui

Penitenza. Quanto chiave d'argento^ \uo\%\ denotare podest di fulminare gli Anatemi e
2.

cappella Sistina di quello del

capitolo di

Vaticano, da dove soltanto colla Croce del 8. Pietro, sebbene coU'accom-

Scomunica.

Il

gesuita

Raynaud, Oper.

t.io, Praenct. 4> p.24,dice che le chia-

pagnodel sagro collegio, si trasporta nell'omonima basilica qual chiesa esponea-

VES
tumulante. Del triregno e delle dilavi sono decorali gli stemmi delle patriarcali basiliche Laleraiiense, Vaticana e Lile e

VES

127

chiamato. Vessillifero generale, Vessilli fra deCavalli'ggieri e Lande spezzate, Vessillifero delle guardie del Papa,
Vessillifero delle guardie nobili, van' mente alternandosi /V5.v/////(^ro di s. Chiesa. Le guardie nobili luttavolta hanno il particolare slendardoche accennai, il quale

beriana, cio pendenti e laterali allo scu-

do quello della Vaticana, incrociale negli altri due. Ecco la descrizione del presente P'essillo di santa Romana Chiesa, o per meglio dire di quello co* volgarmente appellato e custodito dal suddetto f essll/ftro deW medesima. Si forma di drappo o nobilt di seta rossa, guarnita di Frangia a fiocclielli pure di
seta rossa intersiata d'oro, con grandi cor-

di raso bianco con guarnizioni e ri-

cami d'orOjCziandio collo slemma del Papa /j/o tempore, egualmente portato nella della [)iocessione del Corpus Domini;

doni e fiocchi
t e

simili, cio

due

nell'eslremit.

Il

due nella sommidrappo ha spar-

medesimocorpo si vedonoinaldue stendardi collo stesso stemma, bench uno sia denominato di s. Chieper cui nel
berali
sa.

Ora che con


il

l'autorit di breve apo*

so nel CJimpo stelle ricamate in oro (per-

slolico,

vessillifero

esplicitamente slas.

che rinnov il vessillo e fece questo Pio VII, che nel suo stemma avea tre stelle), e da ambo le parti, nel mezzo lo slem-

to dichiaralo

Vessillifero di

Romana
filia-

Chiesa, per l'amore e venerazione


le

che ho per quella, sempre col predi-

ma

gentilizio del
in

Papa pr tempore',
in seta co'colori del

ri-

letto
ria e

intendimento
il

di

camato
vi

oro e

suo

tiecoro

de'Sommi

propugnare la gloPontefici, mi

blasone, sovrastato dal triregno colle chiaincrociate.

dolce lusinga
vessillo

La grande

asta di legno
di

dorato, terminando colla lancia


tallo inargentato.

me-

di cui

lo sperare, che in realt il volgarmente dello di s. Chiesa^ supremo capo il Papa, abbia nel

Come ognun vede, quesovrano stendardo d'o-

sto piuttosto

il

suo campo esclusivamente il Padiglione^ e le Chiavi Pontificie, segno della santissima autorit papale, e cos sar cor-

gni Papa che regna, pei che decorato col suo stemma gentilizio, per cui non corri-

rispondente
al

al titolo di

recente r.oncesso

sponde

denominazione di ressillo di s. Romana Chiesa la quale da remoto tempo costantemente l'ebbe formaalla sua
,

suo nobilissimo custode e portatore marchese Giovanni JNaro Palrizi Montoro. Pi sotto riporter vari esempi, che
in

to

colle

proprie

speciali

insegne delle

una

slessa
s.

funzione
il

si

portarono

il

Chia\'i pontificie incrociate e sovrastale

vessillo di

Chiesa, e
in

proprio vessillo

dal gran Padiglione. Se l'odierno vessillo fu fatto

del

Papa vivente;

prova che sono due

come

(juello del pontificalo di

insegne
iiii'

dit'erenti e distinte.

Pio VI,piobabilmenle quello era il/ e.?generale o Grande Stendardo delle pontifcie guardie de' Cavalleggieri e
siilo

di

s.

Possessi de' Papi, oltre il vessillo Chiesa e quelli delle milizie altri
,

vessilli

delle

spezzate, com' chiamalo in documenti dell'archivio NaroPatrizi Montoro, e da me letti, bench in diverse relazioni da' Possessi de' Papi lo trovai qualificalo ressillodi s. Ch'esa.
molteplici

Lande

Piagionaiido del Vessillifero di

s.

Romade'mo-

na Chiesa,

notai, che dall'esame

nunienti originali di dello pregevole archivio, trovai che


il

vessillifero s'intitola-

va, e dalle auloril

venne riconosciuto e

ne decoravano la pompa anticamente, come de Cursori apostolici (V.), de'capi Rioni di Roma [V.), del Gonfaloniere del popolo romano {V.), e di altri. Si ha dal p. Gallico, Jota Caeremonialia, p. 366: De Coronalione, et Equitationesolemni Romani Pontificis ad basilica ni Lateranensem. De VexilUferis. Cursores S. D. N. Papae deputent xir ex ipsis, qui xii parva Vexilia, et duo Che ruhin pori cut \(\'\ quest'insegne ripar-

laS
lai nel voi.

VES
LXXIV,
p.

VES
eseg.^ln

ayo

uno

essi

co'Cheruhlni, incedendo tra loro

ad

altri vessilli; le

(gure de' Cherubini

crtpo' rioni

erano collocate in cacumi/te lanccarum, in quibus (lepidi erant duo Spirilellt

quos Chcnthin vocant

Ionio leggo nel

con xii[ /\'xilla arniorumj ed oltre il gran vessillo del popolo ro mono, e (|uelli degli ordini Teutonico e Cnn'of>()\im\[(\o',fjU(7tuor f^iniiliares portans rcxillutn

iNIagri e nel Cancellieri. Nella cavalcala

rum

arinis Papne. Nello


i

solennissinia fatta in Bologna nel

i53o

splendidissimo possesso preso nel

3 da

da Papa Clemente VII, e dall'imperatore Carlo V, dopo la sua coronazione,


leggo nella

Leone X,
biti sagri

e fu l'ultimo celebralo cogli a-

le

mitre nella cavalcala,

la

Cronaca

illustrala e

pubblicappelli

cui illustre famiglia

de Medici contava 2 3
quello di

cata dal cav. Giordani:


papali,

Dopo 4
i

gonfalonieri di Firenze, fu decoralo da

due camerieri
teste di

pontifcii

portava-

numerosi

vessilli, oltre

s.

Chie-

no due

cherubini alzale sidle aste

sa portato dal gonfaloniere della

mede-

rosse. Di quesl' insegne dopo tale epoca uon trovai pi memoria) ;x/// Capita Regionuni faanl P^exilla sua (Sisto V ag-

sima Alfonso
tri

vessilli

I duca di Ferrara. Gli alfurono quelli de'xii cursori e

di

due cursori co'Glierubini,


i

fra'(juali

ca-

Gonfalonerius popiili romani ;P rocuvalor or dinis B. Mariacfir' dinis T/iculonicoruntj Procuralor ordinis s. Joannis Ilierosolyndianij onines isti habeant equos bardalos et sint armali usque ad colluni anni supravesdgiunse
il

xiv);

ifalcavano
di
il

xiiicapo-rionico'vessillijquiii-

gran

vessillo del

popolo romano, pordel-

tato dal

suo gonfaloniere Cesarini;

l'ordine Teutonico; dell'ordine Gerosoli-

hifs

pr

se, et

cquis

et qulibet

eorum

mitano, nel luogo pi onoralo giusta il costume, sostenuto da Giulio de Medici cugino del Papa, poi Clemenle VII; del

habentfamUiarcsinanlelUni^ pariter indiitos. Il Cancellieri nella Storia da" Possessi^ riferendo quello di Gregorio XII

delj4o6 (non deli4o^ com'egli scrive), col conjemporaneo Scarperia, nella lettera indirizzata al dotto greco Crisolaia,
si

legge: Firi praeterca xii rubra

Fe-

duca Francesco M," I della Rovere duca d'Urbino, come capitano generale di s. Chiesa, portato da Francesco Sanseverino, cum arniis Papae; quello cum arniis Ecclesiae qui fuit vexilUfer conies de Moroni neapolitano affinis Papae, de mandalo Papae, in locuni d. Constanlini

xilLa qnisque stiuni pr hasta pracferunl. Suntj qui dicant^ haec

dux Macedoniae,

qui recusavit
iabere ae-

a xii Etra-

illud portare, asserens,

non

riae populis

ad

fnpcratores Caesares
Fiegi

emanasse^ qnod

ut habcl historia,

Tarquinia Prisco^ ab etruscis xii fasces^

quales poriatores alioruni. Et haec sic factafuerunl ex Pontificis ordinalione,

quos haec repraesentare videnlur, cuni sella curuli, pialerisquc , ac nonnullis aliis insignibus regiis, quibus nolri Poiitflces decorantur^ donali fnerint. L'antica Elruria, o Toscana (P'.)^ va in XII prefetture, chiaruale
si

ac Consilio Cardiaaiium cum decreto, quod ipsL omnes, ac alii irent ad aedes Camerarii, et ibi omnes acciperent Fxilla sumino mane, et sic dia deferri ante se facerent ad palalium j poslea inprocessione (la cavalc'ila) ipsimct Domini portarent. Nelle relazioni de' posteriori
possessi cotnincia a

divide-

Lucumo-

me, rappresentale da'discorsi xii vessilli. Neli447 Ficcolomini, poi Pio li, descrisse la cavalcata del possesso di INicol

nominarsi espressas.

meli le

il

P'essi infero di
in

Chiesa, come
vessillo

V, e dice ch'era preceduto, da iria T^exdla, elwnbraculuni unum. Nel 14^4 P'-'^
possesso d'Innocenzo VHII, olirei xii vessilli

ho narralo
vessillo e lo

quelT articolo, col

della cnedesima spiegato. Inoltre,

stemma o arme della

s.

che il Sude
dal

o Chiesa Uoui^na, alfalto


vessillo del

tlisliiilo

de'cursoii, e

due tnaggiori pure

di

Papa /j/o tempore, eccoueal-

VES
esempi che ricavo dal p. Gatlico, Diaria Cacremonialia De Ilincribus Roinanoriun Poiitijcuni. A p. o ripor*
tri
:
i

VES
la citt fosse ornata, e

129
s.

cod l'arme del

taiidosi

I*

eiuimerazione

dell'

accooipa-

giiamento della corte


nel

e curia, colle quali

i5o6 Giulio

II si

rec a Dologua,

Fexilla nulla Pontifex voluit lia' hcre^ neqne parva^ ncque magna. Ma poi a p. 38 descrivendosi il suo solenne
detto:

Avvocalo ePadrone della medesima, l'arme della Chiesa Universale^ l'arme del Papa, Tarme del cardinal prolettore, se l'avea, e l'arme della comunit, e non di altri. Il baldacchino pel ss. Sacramento, che precedeva il Papa nel Fiaggio, da somministrarsi dalla citt, dovere avere dijinlo il ss. Sagramento, l'immagine del
s.

ingresso in Bologna,
vit

si

legge.

OtdinaGrassis),

Protettore
e

della

citt,

1*

arme

della

eliani

(il

ceremoniere

De

qnod Vexilla omnia populi, quae sunt


XVI, et alia nobiliora iv, videlicet Libertatis,
(il

l'arme del Papa, nelle 4 parli. Ne* pendoni poi del baldacchino, sotto il

Chiesa,

quale dovea incedere


te

il

Papa, parimencitt,
s.

Ponlificis, Ecclesiae,

et

Ciucialae

da somministrarsi dalla
I'

doversi

vessillo della Crociata), et sic in to-

tum XX, anteferrerunt ordinate ante Papam, et congrue, videlicet ipsimet Vexilliferi

ac

quod lam

de Populo xvi singola deferrenl; equi, quibus vehebantur,


ipsi Vexilliferi araiati

quam
inis

essent ar-

bellicosis

discooperlis praeter

gaalia

leam,

quam

singuli pueri

ante ipsos e-

Avvocato della citt, l'arme della Chiesa UniversaUy V ariue del Papa, l'arme della comunit, e non altre; che se vi avanzassero pendoni, si potranno aggiungere T immagini de'ss. Pietroe Paolo. Gli slemmi e le imprese gentilizie, le insegne araldiche sono monumenti che fiancheggiano solidipingere
del

immagine

questies perferient.

Quatuor vero
tolideni

damente

l'istoria, e

testimoniano

falli

Vexilla nobiliora ex nobilioribus Civibus, et Primati bus


ses

onorandi degli avi

in

pace e in guerra,

Bononiea-

nelle scienze, nelle magistrature, nell'arti;

armali similiter defenent ordine de-

sono uno slimolo eccellente a suscitala

secondo Ponlificis, tertio Ecclesiae, quatto Cruciatae, qui est ordo procedendi debitus, et congruus *'. A p. 109 riferendosi la
Carlo
il

bito; idest prijBo Libertalis,

re
Il

virt, e l'esercizio d'eroiche azioni.

blasone rappresenta in immagine la


i

nascita, la nobilt,

parentadi,

le

alleaa-

ze, gli uffzi, le belle azioni, le

ricompenle

suddetta cavalcata di Clemente VII e V per Bologna neli53o, descrive

se di

uomini

illustri.

Ma

di

frequente

pubbliche insegne sono soggette a vandaliche distruzioni

ceremoniere Martinelli vessilli che in si usarono. xii Vexilla rubra per XII Cursores ; Vexillum Populi Promai

dell'insorgente

minuta

essa

plebe, nella piti ingrata e turpe maniera, la

quale poi alla

fin fine

par destinavinta;

ni

Vexillum Papae; Vexillum Ecclesiae; Vexillum Cru;


;

Vexilla Imperatoris

ta a servir

sempre o vincitrice
degli

non

che dalla furia del fanatismo democrali00,

cis;

cum

Vexilliferis ornatis,et armatis'*.


il

nemico

stemmi

gentilizi.
la

L'arte
scienza

Mucanzio ilceremoniale del viaggio di Clemente Vili a Ferrara nel iSgb, dichiara. Dovere il vescovo della citt, ove il Papa far l'inp.

197 descrivendo

interessantissima del blasone e

araldica, nata principalmente in Francia,

gresso solenne, ornare


tedrale, e collocarvi
1'

la

porta della catdel

ancora a desiderare un'opera combench non ne manchi assolutamente,e diverse si tenghino in prelascia

pleta in Italia,

arme

Santo

gio, fra le quali quelle del gesuita p. Silve-

protettore, quella della Chiesa Universale, cio Ombrella e Chiavi^ quella del

stro Pietrasanta
tilidae,
te

romano, Tesscrae Gen


del ravennate con-

Romaei638;

Papa,

e quella del

cardinal protettore,

se l'avea, e

non

d'altri.

Che

la

porla del-

Marcantonio Ginanni, DelC arte del Blasone^ Venezia lySG; e del d/ Gio,

VOL. xcvi.

i3o
Francesco
tei

VES
Bue
nobile cremonese e
SCO,

VES
dove si crede che Marie rese la vestale Rea Silvia madre di Romolo e Remo, fondatori di fotna (F.). A ministre del tempio di Vesta, latini scelsero nobili e
i

mantovano, DeWor^inc dell' Araldica f Lodi 1846. Nell'Inghilterra e nella Germania, a'nostri giorni si mirabiimenle
suscitato (|ueslo studio di vera gloria na-

caste donzelle, osservanti incorrotta verginit; pel cui ministero,


ni,

zionale e nionumeniale, e

la

Francia vanslati, regni

dopo midti an-

ta molti scrittori, esteso a quello dell'u)-

segne de'raunicipiij e degli


nazioni.

VESSILLO DI
sillo,

S.

PIETRO. F, Ves-

ordino castissime ceremonie pel culto della dea. Vogliono alcuni che Romolo edificasse in Roma il Tempio di Festa nel Foro Roi." re di

Romolo

Roma

Stendardo.

mano

(F.)j'

ma

r opinione pi

comune

VESSILLO DELLA SANTA RO-

l'attribuisce al suo

immedialo successo-

MANA CHIESA. F. Vessillo,SteidarDo, Gonfaloniere


"Vessillifero di
s.

Romana Chiesa, Romana Chiesa.


di s.

re Numa Pompilio, ed all'anno 3r) di Boma Baronio, non essendo credibile,


il

che

Romolo avendo

disposto che Vesta


costruisse

VESTALI,
sta, e

P'irgines

Vestalcs. Sadella dea

fosse a tutte le

cune comune,

cerdotesse vergini

romane

Ve-

consagrale

al

suo culto, venerale


repubblica e
per

da'romani come persone sagre, onde ad


esse ailidavansi
i

voti della

un tempio separalo. Si vuole che da Alba Longa fossero passale le vestali in Roma, accolte e alloggiate da Numa nel suo palazzo, indi dotate col denaro pubblico, e rese rispettabili al
col
se,

di tulio l'impero, nelle loro preghiere es-

popolo romano
le

sendo riposta
cui

la

pubblica fiducia;

volo delia verginit a cui

costrin-

goderono

della pi alla consideraziodi privilegi

non per perpetua come quelle d'Al-

u e furono ricolme d'onori,


e di preminenze.
Il

ba,
cui

ma
le

tientenne, e colle onoridcenze di

frigio

Enea porlo da

circond. Inoltre
le

Numa

elesse a

Troia nel Lazio

(F.)^ insieme co'dei Fa-

sacerdotesse

vergini Gegania, Verenia

iiat,il Palladio, e d fuoco di Festa, ilqual vocabolo in ebraico significa fuoco puro. Dopo aver edificata la citt di Lavinio

o Rerennia, Camilla o Canuleia, e Tarpeia. Due altre ne agginse Tarqninio


Prisco 5." re di

Roma,
di

facendo

lo slesso
coli'

(di cui nel voi.

233), che divenne poi capitale del medesimo Lazio

XXXVII, p.

Servio Tullio 6. re

Roma

an-

(dopo quella

di

2i9di
tempio

tal voi.), dicesi

Laurento^ descritta a p. che consagrasseun


figlia di
i

alla

vergine Vesta

Satur-

no, dea del fuoco e de'focolai

domestici,

una

delle pi antiche divinila del

paganeri-

simo, che avea ottenuto da Giove di

dar del tempo il numero di queste sacerdotesse fu aumentato sino a 20, e dal nome della dea a cui erano con sagra le si dissero Prestali. La pi anziana si appellava Gran Festale o la Festale massima^ come la principale. Dice il Nibby, Roma antica, par. 2, p. 95, che a parecchie vestali, massime nel

manere perpetuamente
che
gli

Fergitie (F.), e
le

HI
i

secolo di

uomini

le

offrissero

primizie

nostra era, furono erette staine onorarie presso


li
il

del loro nutrimento, delle loro oblazioni

tempio

da tultuci venne che non pot essa avere al suo servigio che delle vergini. ludiAscanio, figlio diEoea,dopo aver ediflcatoAlbaLonga(di cui nel citae de'loro
sagriflzi
:

di esse

piedistaldi Vesta, ed furono scoperti sotto l'angolo

boreale del

Monte
s.

Palatino ne' dintorni

della chiesa di

to voi., p. 236), altra metropoli del Lazio,

Maria Liberatrice versola met del XVI secolo. L'Aldoviandi, Delle statue antiche di Roma, libro pubvicino a
si

\uolsi che parimente fabbricasse alla

un tempio,

in quella parie del

dea monte Alil

blicalo nel i556, ricorda che

detta chiesa

trovarono

2 sepolcri di
;

bano, Ola detto Cave, a cui soggiace

bo-

vergini vestali colle loro iscrizioni

ma

VES
clie

VES
sepolcrali, e
tefce

i3t
di

non

fossero

monumenti
mostrano

poneva un vaso lucidissimo

solo onorari, lo

desime,

riferite

medal Grutero, Tnscr. Ro'


l'iscrizioni
i

bronzo, e dalla forza de* raggi solari infiammandosi, si traeva il fuoco puro o
celeste. In

man.y
colse

Sog, 3 io, 3 r, il quale le racda vari, dimostrando com* erano slate sparse in diversi luoghi di Ptoma.
p.

Atene

il

fuoco sagro custodi-

vasi dalle VedoK'e {V')^ le quali erano

tanto apprezzate, quanto in


gini vestali.
digi,

Roma

le

ver-

Tutlavolta noto che per impeciale


vilegio erano sepolte dentro
tre le sepolte vive. In
la citt,

pri-

A queste
con
s.

si

attribuirono pro-

ol-

spiegati
p. 6-2.

Agostino nel voi.

principio esse fu-

LXXl,

Le

vestali

facevano voto e
il

rono
ro

scelle da' re, e quindi,

dopo

la

lo-

giuramento

di castit,

per tutto

tempo

espulsione, da* pontefici, e le prendall'et di

devano
perch

in s tenera eia
;

io anni soltanto, non potevano ca-

che servivano nel tempio, cio per lo spazio di 3o anni, de' quali i primi io

essendo necessario che fossero di condizione libera, e senz' alcun

der sospetti

gl'impiegavano a fare il loro noviziato, e ad imparar le cereraonie ed riti, e luttoci che riguardava il loro ministero;
i

difetto del corpo, figlie di genitori viven-

negli altri io anni offrivano o meglio in-

romani e domiciliati in Italia. Il principale dovere di queste vergini sacerdotesse era di guardare giorno e notte il tempio della dea ; di custodire gelosati,

censavano ne'
al

sagrifizi,

allora

vestendo
p.

modo

indicalo nel voi.

XC,

107;

io anni occupavansi nell'istruzione delle giovani vestali. Potee negli ultimi

mente

il

Palladio di Troia,

riguardalo

vano quindi liberamente maritarsi,


vandosi allora
al

tro-

per una delle VII cose


perci chiamate da
s.

fatali di

Roma,

Ambrogio, Pallasi

deporre
dotali.

le

pi nell'et di 4o anni, bende e le altre insegne sacero pochissime o forse,

dis Saccrdolesj e di conservare acceso


il

Ma

ma noa

fuoco sagro, invigilando die non


;

e-

stinguesse

stizioso, ci

il popolo superriguardando di cattivo e funesto presagio, si persuadeva di soggiacere a qualche imminente infortunio e grave sciagura, anzi il mantenimento del fuoco si tenne per simbolo della conser-

altrimenti

pare, ninna volle sposarsi, siccome continuamente allettate da' singolari e su-

premi onori che ricevevano nella gran Roma, in premio di loro continenza e per addolcire il loro stato, perdendo ogni affetto a

dri,

anche

contrarre nozze e a divenir main conseguenza del lungo vi-

vazione dell'impero. Credette

Numa,

di

non poter meglio deporre


se fra le
caste, e

la

sostanza del

fuoco, ch' puro e incorruttibile, se

non

mani

di

persone estremamente

vere rigorosamente vergini. Imperocch erano le vestali in tanta riverenza e slima presso gentili romani, e godevano onori e privilegi, che quando per alcuni
i

di sua natura sterile,

perch quell' elemento, essendo non avea immagi-

importanti
le

affari

dal tempio per

la cill,
i

venivano costrette uscir decorosamente


littori co'fasci, e le ac-

ne pi sensibile che la verginit. Disse Cicerone, che il culto di Vesta non conveniva che alle donzelle scevre
do.
di

precedevano

compagnavano matrone
nobilt, ed
i

della primaria

pas-

magistrati, co' quali s'imla

sioni, e sciolte dagl' imbarazzi del

monsi

battevanojcedevano loro
stabilito

dritta,abbas-

Quando

poi per loro


il

negligenza

sandoifasci.Questo accompagnamento fu

fosse spento

fuoco, erano severissima-

perch

si

conoscessero e fossero

con verghe d'ordine del pontefice massimo. Il fuoco sagro non poteva esser riacceso col fuoco comune, ma con quello del cielo, ossia
e battute

mente punite

rispettate, poich essendone state violate

due daalcuni
tal

libertini

che

si

difesero eoa

sostenere ignorare chi fossero, si volle con

modo

dignitoso prevenire a simili diil

de'raggi del sole, esposto

al

quale

il

pon*

sordini.

Ascendendo

Campidoglio, per

i3:i

VES
te

VES
la

singoiflr privilegio lo facefano in lelliga.

Se

pei"

caso inconlravano per


la

via

tiii

perivano di fame e di dolore. Egli e per questo che l'infausto luogo fu chia-

reo che andava a subire


pitale,

senlenza casiibito

orclinariainenle

restava

mato Campo Scellerato (inoltre in Roma si chiam pctra srclerata, quella


posta avanti l'anfiteatro, presso
le
la

graziato dalia morte e assoluto da ogni

qua-

purch la vergine vestale affermasse con giuramento che l'incontro


altra pena,

diversi

crisliani

patirono

il

marti-

rio; viciim
di

era slato
desse per

puramente
la

fortuito, e interce-

sccleratum, ove y empia figlia Servio Tullio trapass col carro sul
;

sua liberazione.

Non poteva-

corpo del padre


jo).

e poriaii
i

scelcralamy

moriva senza far testamento, bens potevano testare anche di sei anni, e l'apprendo dal iaronio. Marra il Maffei, Ferona illustrala^ t.i, p. io6, che le donne teutoni, superstiti nella famosa battaglia data da Mario a' cimbri, domandarono d'esle vestali

no

essere eredi di chi

quella dacui uscirono


Il

Fabi,conlro f^eavveniva, riguar-

giorno

in cui ci

dandosi infelice e nefasto, per editto del


senato veniva dichiarato feriato, cessan-

do tribunali, niun affare trattandosi, niuno spettacolo celebrandosi, reputani

dosi

giorno funesto e miserando.


le vestali,

rei

mandate in dono alle vestali, offerendosi ad osservare anch'esse egut! casere


stit.

che aveauo corrotto


tuti

erano bat-

con verghe sulla pubblica piazza del


la

Gravissime poi furono

le

pene stavotata ca-

foro, sotto

forca, e

quindi puniti di

tuite alle vestali

che avessero violalo, nel


la

morte.
plizio,

beni delle vestali,

dopo

il

sup-

periodo del loro sacerdozio,


stit,

venendo severamente punite sen-

compassione o riguardo. Erano condannate a vercosinosa, miserabile e Stentata morte. Primieramente si conducevano vive dentro una lelliga chiusa e ben coperta, per non udirne le strida, per la citt, a guisa de'morti, come sopra un feretro, accompagnate da* parenti e amici, con pianti e lamenti, fi/io alla Porla di Roma detta Collina, dentro le mura,
z'affatto

erano confiscali e devoluti al tesoro pubblico. Siccome la Terra e Vesta non erano che una medesima divinit, ovvero nel tempio erano adorati due nu-

mi

d' egual

nome,

la

dea della terra e


la i.^

quella del fuoco,

ma

madre

di

Sa-

turno;
ra,

cos quella

che avea violato

la ter-

nel
voi.

campo
si

Scellerato, e
p.

LXIV,

i3i,

come notai ne' xeni, p. 3o3, docapo dal vogliono, che si


il

dovea esser sepolta viva sotto la terdd s stessa qaorire, onde salvar l'onore della religione con misterioso supplizio. Alcune di quest' impure evitarono la pena colla fuga o con uccidersi altrettanto fecero diversi corromra, lasciandosi
:

ve

legavano e bendavano

pontefice

massimo
il

(altri

cavavano dalla
quale, stando
in

lettiga tutte coperte), dal

popolo tutto commosso

mesto e cupo silenzio, dopo alcune brevi parole in forma di preci, erano poste vive in tomba o profonda caverna sotterranea, incoi erasi collocato un pccolo letto, una lucerna accesa, un poco di pane, acqua, latte e olio
la
;

anno 600 di Pioma, una vergine vestale fu accusata d'incesto, e sdegnando ella di sincerar la sua innocenza con prove umane, recalasi in riva al Tevere con un crivello in mano e questo empito dell'acqua del fiume, rivolta verso il cielo preg la dea Vesta, che se pia e casta sempre erasi conpitori di esse. IVell'

servata, colla

sua virt
al

le

permettesse

e calale in quelle

portar nel crivello

tempio l'acqua, cos.

per una scula ammovibile, giunta


al
la

me

avvenne. Sul qual prodigio parl

sventurate

fondo,

la

scala

si

ritirava,
pietra,
infelici

si

serrava

tomba con grossa


di terra. Cosi le
ivi

Agostino, nel luogo gi citato. Altro anteriore fatto racconta Dionisio all'anno

che rkjoprivasi

restavano sepolte vive, e

tragicawen-

lloma 282. Eravi un'influenza maligna che faceva abortire le donne gravidi

V ES
de, e riuscendo inutili
gli

VE
umani rimedi
pendevano
ai

i33
albero cliiamato
libert
;

calel^re

ed

lelce

ifzi a'num, fu avvisato ii ponmassimo esserne causa la vestale Urbinia, die avendo pertluta la sua veri

sagi

lotos^ per indizio

di ricuperata
s.

ma

per

le

ragioni riferite da

Girolamo

ginit sact ilegamente


gagri(i?.i
;

continuava a fare ed essendo questi impuri, sde-

neirZ^ff^ 4^- Narra poi all'aimo 8'^, n. imperatore Domiziano, restaurando i templi e altri edificandone, au2, ciie r

gnali

gli dei,

aveano mandalo quel deso-

lante castigo. Rimossa quindi la vestale


dal sacerdozio, e convinta di reit, fu bat-

lula per

la cilt

con verghe di

ferro,

poi sepolta viva.


cise

Uno

de' seduttori s'uc-

ment le idolatriche superstizioni, ed a manleiiimento della pagana religione fece seppellir vive tre vestali, altri dicono con diverso genere di morte, condannale di stupro; e per placar numi, furono
i

da se
fu

l'allro

preso da' giudici de'sa-

[jarimenle sotterrati vivi nel foro


tlue

romano

grifzi,

severamente nella pubblica piazza, e qual vde schiavo fu


flagellato

uomini e due donne innocenti, de* quali due erano di nazione greca, e due
della gnllica.
ti

fallo morire.

Dopo

tulio questo cess la


il

verosimileche fossero luti

crudele influenza. Riferisce


6c),

Nibbya

p.

crisliani, percii

gentili

solevano at-

che

il

Comizio, come esistente nel


la

tribuire a'fedeli,
doli, tulli
i
i

come

spregiatori degl'i-

foro romano, e per

vicinanza al tem-

mali che accadevano. Tanto


gli

pio di Vesta, fu scello per luogo di pena


de' rei convinti di aver violalo le vestali.

sacerdoti per placare

Dei consigliaro-

no, avendo rilevato


sibillini,

dd

consulto de'libri

Ed

aggiunge, che nell' anno di Roma 536, Lucio Cantillo, scriba d' uno de'
pontefici minori, per aver violato
stale Floronia, spir sotto
i

la

ve-

colpi

delle

che sovrastava un gran male al tempo avendo il fulmine ucciso certa Helvia. Riporta quindi all'anno 2 i4> n. 2, che il crudele Caracalpubblico, in quel
la fece

verghe datigli dai pontefice alassimo nel Comizio. Questo costume durava anco<ra nell'impero, poich Celere cavaliere

seppellir vive nei


sei

campo

Scellera-

to

quattro delle

vergini vestali, ne

viol una, e prese per moglie la

matrigna
culto de
in

romano, accusalo

Domiziano

di

av^r

Giulia. Di pi all'amio 382, n. 46, che

violalo Cornelia vestale, persist negan-

per decreto imperiale, contro


g' idoli,

il

do sempro

il

delitto a lui attribuito,

tre veniva battuto nel

menComizio. Siccome

non pi

si

pagassero

Roma

alle vergini
liti

vestali gli

assegnamenti so" i3,

anticamente le J'a'/Z^^^ de'romani tenevano le loro assemblee nei Comizio, in quell'articolo ne riparlai, in

pe'sagrifzi.
il

All'anno 384,

detto che

memorato Simmaco,
con

fautore

uno

alla

sua ual-

e promotore dei languente paganesimo,


in

bicazione. Rileva l'annalisla Baronio,

uno

scritto

somma
la

lode celebr le

l'anno 5jy n. 58. che appena promulgalo il Vangelo, presso tulle le nazioni le

vergini vestali,

ma

tosto resl confuso e

svergognalo, per

caduta e impurit

donne professarono perpetua


vergini vestali

verginit, a

della vestale Primigenia, ossia della pri-

gloria della Chiesa nascente; quindi le

ma
fci,

delle selle vestali d'allora, detta masi'istesso

non doversi paragonare in cosa alcuna colle Ferrini cristiane, coOe scrisse s. Ambrogio contro Simmaco,
qualificando
serva nel
la

sima; e

Simmaco, e uno de'pontela

ne procurarono
vi

punizionedel sep-

pellimento
le

va.Sejnbra che alcuna vesta-

piitia, tetnporaria,
n.

vergiml delle vestali eniac fasta piena. O^92, che le vergini cristiane
si

nascondere
ti,

con sagace precauzione abbia sapulo la violazione de'suoi giuramen-

per cui disse Minucio Felice che rest

dedicale a Dio,

tagliavano

capelli (e

persino ignora lo dalla dea Vesta. Vi han-

uou

li

lasciavano pi crescere), non per


le

imitare

vergini vestali, le quali gli up*

no esempi, che ii popolo colla sua autori l^ a mezzo de'suoi tribuni, cass la cou-

i34
danna

VES
al supplizio di alcuna rea velatale,

VES
vestali e
i

sacerdoti a piedi, tocco da piet


i

pronunciata dopo accurate inquisizioui dal collegio de'pontefci. li Saruelli, LetL


t. io, lett. 28: Quali erano i sngri/izi^ che facei^ano le Prestali. Le paragona alle Religiose^ in

religiosa, fece discendere dal carro

suoi,

e salire
tili

le vestali

ed

sacerdoti. Condola

ecclesiastiche, ragiona nel

a Cerio Cere vi furono accolti col pi


rispetto, e pe* sagrifizi e Ceremoiiie
vi

gran
in poi

(V.) del cullo che


ni religiose,

celebrarono, d'allora
le

certoqualniodo,ediceclieriducevansi
lzio, e

al-

Ceremoiiie si appel larouo

funziodell'o-

rinceusazione,ceieinoniaai)nessaalsagt*ialcuni vogliono che


la
si

perpetuando

il

nome

adoperasse

spitale luogo. L' azione d'Albino diven-

perniiligare

puzza della caine bruciata;


viltinje.

ne per
delia

la posterit

una luminosa piova


le vestali,

laonde dice

il

Saruelli, oiTt ivano incenso,

romana venerazione per


suo carro oltrepass
la

Don sagiifcavano
il

Inv^ensavano

ed

il

gloria del

Palladio, piccola slaluaesprimeute Pal-

pi brillante carro trionfale, per aver anteposto


glie
i

lade coir asta in

mano

e nel!' altra

uno
l'a-

ministri della religione, alla

mo-

scudo, portata da Troia e molto riverita


da' romni, ancorch

ed

a'figli.

Riguardale

le vestali

quali

uomo non mai


1'

vesse veduta, perch

entrata nel

Temquanil

pio di

y^

^^^^^(artitiolo

che va tenuto pre-

sente) era vietata agli uomini.

Ma
si

do arse

il

Tempio della Pace,

eslese

fuoco anco a quello di Vesta, e le vestali tolto il Palladio lo portarono per la via Sagra al palazzo iujperiale. Una delle
vestali fu
s.

persone sagre, erano al coperto da qualunque pubblica violenza. Avendo il console Claudio ottenuto l'onore del trionfo, a malgrado de* tribuni opponenti, nella marcia un audace tribuno si propose rovesciarlo dal carro, e mentre stava per conseguirne l'intento, sopravvenne Claudia vestale e figlia del console, la quale

Daria

del cui corpo e di

montata

sul carro, ne

imped

l'

elfet-

quello del suo marito, ove si venerano, e

tuazione,

la sola

sua presenza ralfrenan-

dove furono
p.
1

trovati, riparlai ne'vol.LVII,


p.

do
vi

37), di cui la s. Chiesa celebra la memoria a' 25 ottobre, la


15,

LXXV,

quale fu data per moglie a


col

s.

CrisaiitOy

il furore del tribuno. Imperocch erauna legge che puniva di morte chiunque avesse assalito il carro e la lettiga delle veslali. La vestale Sulfezia avendo do-

quale lu seppellita viva per comando di Numeriano imperatore (circa il 283).


lla ancora s. Daria delta vergine di Minerva, poich le vestali, custodendo il Palladio, furono dette anche vergini di Palladej la stessa che Minerva". Allorquando galli erano alle porte di Roma e tutto il popolo immerso nella pi gran cO'
i

nato un campo

al

popolo, questo

le

deli

cret una statua, colla inaudita prerogativa di collocarsi

dove a

lei

piacesse,

Buonarroti,
vestali,

s se r\^ azioni

de' medaglioni

amichi, offre alcune erudite nozioni sulle

parlandone co'ritratti delle


/^e.9^<3/i^, lai." fiorita

veslali

Bellicia e
f

Nerazia,co'loronomi el'epigra*
a'tempi di
la 2." di

Virgo

slernazione, nel generale disordine


stali

le

ve-

Traiano,
fu Celia

famiglia illuslre,come lo

celarono parte delle cone del tempio

Claudiana vestale massuta. Porla fascia^

nella terra presso la casa del sagriicatore,

tavano

infida,

ornamento prola

che divenne un luogo pi sagro, ed

il

prio delle vestali, che circondava


testa, colle ville fascie
ti

loro

resto co'

numi
i

si

posero sulle spalle,

diri-

pi strette pendensi

gendosi a Ceri o Cere (^.); a loro si associarono sacerdoti di altri templi co*
gli
idoli.

dietro

al collo,

che

solevano attaccale

re all'estremit dell' infoia, dopo


li

Passato

il

ponte di legno che

venivano

le

tenie ancora pi strette,

quache

conduceva al Gianicolo, incontrarono il plebeo Albino che fuggiva colla famiglia,


collocala sur

si

t delle ville stesse.

mettevano da piede o erano 1' estremiQueste fascie sagre si

uu

carro.

Vedendo

egli le

confusero dagli scriltori,e riproduce quau"

V
to ne scrissero

ES
8.

VES
Ambrogio.
gnamenli ch'erano contribuiti
li

i35
alle vesta-

Prudenzio e
davi
di

LisavHiio la vesle bianca, delta carbasina,


colle slriscie o

dal

pubblico; a restituire

quali pi.

porpora.

Non coni

volte invano fu poi ricercato Valentinia-

viene con Prudenzio, che disse portare


capelli sparsi sul collo,
ti si

no

li,

con pubblica ambasciata. Avendo

mentre da'
capelli,

ritrat-

vede che avean pochi


li

o al-

per Eugenio tiranno del Sgo, dopo aver un poco ancor egli resistito, palliando la
sua debolezza, dato a'nobili romani gentili, come in proprio que'beni, e per opera di Flaviano console e pontefice piga-

portavano legali sulla lesta, comeno me tutte le fanciulle, quantunque gli eruditi,

seguendo Plinio
se
li

e B^eslo,

sostengono

che
eia

tagliassero in principio,

bench
il

poi se

li

potevano

lasciar crescere. Belli-

venne espressa

colla bolla avanti

no ristabilito il culto degl' idoli, nel 3^4 Teodosio I il Grande, vinto e decapitato ch'ebbe quel tiranno, venuto a Roma neg
tri

petto, pi elle fibula (fermaglio, bpllone

di voler

dare del pubblico


i

le

spese pe*

o fibbia) semplice, colle quali


aflibbiavano
il

le

donne

si

sagrifizi, e fece cacciare

sacerdoti idolavi

pallio sul petto. Interveni-

de'

due

sessi, fra'

quali

saianno sta-

viino le vestali a' circensi, e giuochi de*


gladiatori,

te le vestali.

Scrive Zosimo, che avendo

non che
la

alle scetiiche rappre-

neir istesso

sentazioni, e
allora

vestale

una

palla d'oro.

massima portava Augusto assegn

adottiva di Teodosio

tempo Serena nipote e figlia 1, presa una coluna vecchia su-

lana da una statua della dea Pvea, ne fu


sgridala e maledetta da
perstite delle vergini vestali.

loro
re, e

il

posto rimpelto a quello del preto-

giur che se alcuna delle sue nipoti

Dopo quel
di

fosse stata in et conveniente, l'avrebbe


otFerta per vestale.

tempo, sembra che per opera


sio II
fi

Teodoi

Vivevano con lusso e nella mollezza, gli uomini aveano la libert di visitarle di giorno, e le donne a qualun(|ue ora; di sovente andavano a
ujangiare nelle loro famiglie. Gol pretesto

restassero del tutto aboliti

sa^ri-

zi

in

Roma

per legge imperiale, cessanvestali sacerdotesse, f^e-

do per sempre le
slaLic. si

dissero

le feste

che celebra vansi


giorno prima dea'

in

onore di Vesta
di
la

nel 5.

di

adoprarsi per
si

la

riconciliazione delle
tutti gli

gl' idi

giugno, vale a dire


festa

di tal

famiglie,
alFaii,

frammi-^chiavuno in

mese: era

de' pistori
il

o fornai

ed era l'ultima e pi sicura risortiu'pi, nella slessa

e de' molini.

Anche
Il

giorno 3o aprile
di

sa degli sventurati.Per talvolta protesse-

era consagrato a Vesta Palatina, ossia del

ro cause
periale.
tivi

famiglia im-

Monte
fu
il

Palatino.
il

tempio

Vesta forse

Erano

ricche, pe'splendidi donaalle

primario e
la vicina

pi venerato de' romala stabile

che ricevevano. Riusc soltanto

ni, e

perla sua maggiorcuslodiaNuma vol-

vestali di riconciliar Siila con Cesare. Nelle

le

che

sua casa fosse

ne andarono esenti. Depositarie degli alti pi


proscrizioni di
di Silla^
i

Mario e

dimora de'poatefici massimi. Di sua ubicazione tratta pure


il

\^.\\\\\

No tizie dtd'

segreti, e de'leslamenti,

Cesare ed Augu-

V Acqua santa di
f^tstalie suo

Roi/ia, cap. 5: Delle

sto nelle loro

ro volont.

mani riposero le ultime loDuiaiono le vestali per mol-

Tempio^ opinando che Nual

0)a fece condottare l'acquasanta dal fon-

to tempo sotto gl'imperatori cristiani, dopo esser cresciuto il loro numero ordina-

rio di sei e quasi

primitivo, a quello di

sette. Asceso all'impero nel

SyS Grazia-

no, apri

la via alla

totale distruzione di

queste pagane sacerdotesse, e Valentinia-

no

il

che gli successe nel 383 circa, lev ha

tempio e contigua cava confuso col Tempio di Presta sul Tevere (F.) tuttora esistente, eretto in onore di Vesta o la Terra madre di Saturno, hi uno de'Uue templi di Vesta, narra Severano nelle Memorie .y<7gre,p. 336, fu conte di

Egeria sino

sa delle vestali.

Quoto tempio non

l'altre coie alcuni privdegi, beni e asse-

dona

s.

Felicula a sture colle vergini ve-

i36

VES
non
volle inai pigliar cibo alcuno
Galletti

V
prendefa il titolo eruditamente ne

ES
di

siali, perdio ricusa tq di sposirsl a Fiacco, dove stando 7 giorni riiicliiusa iti una

Festarario.VfAi.*
Pier Luigi

scrisse d.

stanza,

monaco

cassinese e poi vescovo

il tormento una chiavica e fatta degna del martirio. Che due erano le dee chiamate Vesta, si ha pure dalla DisserLalio de Vesta Elruvcoruin, di Lorenzo Guazzesi, presso il Caloger, Raccolta cV Opuscoli^ t. 18, p. 247.

da quelle vergini.

Onde dopo

di Cirene,

Del Festarario della santa


il

dell' eculeo, fa gittata in

Romana

Chiesa, discorso, Roina 1750.


Cancellieri nell'opera e-

Indi ne tratt

1786, 363, cap. 6: De l^es tararli munerej De Proto- Festiario inAulaConstantinopolitaruditissim<i,Dei5cc/T/tir/7^,Uo(nae


l.

i,p.

333, cap.

5:

De

Vestiario;

p.

Wou
col
tri

solo in
di

Roma,

ina vergini vestali e


in al-

na

De

Festarario

apud Romanos ; De

tempio
luoghi,

Vesta furono anche


in Tii'oli.

come
i

Molli scrisse-

ro su queste celebri sacerdotesse romane, fra* quali


seguenti. Al veri,
i, p.
i

Roma

Festarario Patriarchii Lateranensis ; Series Fc.starariorum Ecclesiae Romanae ; Diversa aliorwn Festarariorurn explicantur j De munere Fcstiarii et
Festariiy

in ogni stato, par.

Delle vergini

apud

etlmieos, et christianos.

Cose fatali di Roma antica: f'J/ il Palladio, p. 19. A. G.FngeviOj Storia delle vergini Vestali romane e del loro cullo, Milano l8ig, 182 I. Gotofredo Cristiano Gotze, De vivi sepidturae, Lipsiaei GgS. G. Cristian* Bastineller, Progr. de vivi sepiilf^estali. Cancellieri,
sette

Le

In breve ragioner del Discorso del Galletti,

e poi far cenno del riferito d<d

cellieri,

tanto del Festarario che del

CanFeZ\^o.

stiario.

Noter anzitutto

col

Magri,
che
il

tizia de\'ocaboli ecclesiastici,

Fera
si

stiario, 'P'estiariuniy

Secretarium,

quella parte

della
le

chiesa, nella quale

Viltetnbergae 1730. Giorgio Andrea Gioachirai, Dlssertalio de vivi se//^r^/c,

conservavano
i

Fesli sagre (V.j^

anche

piilturae delieto, et poena, Lipsiaei 732.

Giuseppe Gianni, Delle chiome delle romane, Vav'xdL 788. Laf'^cstale^ tragdie liriq ne parili. Toul,^ iis 1809. Gaspare Spuntini, Zrt T^estale posta in musica colle parole di Jony. La Vestale al Campo Scellerato, Cantica di Luigi Scalchi Civitavecchia 1847. ^^ ^ *^* stalcy tragedia lirica, musica del maestro Saverio Alercadante, eseguita dagli accademici filarmonici romani l'anno 18 )6, Roma.
T'^es tali
i

Fasi sagri (/^'.), delta oggi comunemente Sagrestia {^f^.)j il cui soprastante chiama vasi Festiariieset Feslitor, comei
Magri
lesse in

un sermone mss.
s.

sulla tra-

slazione delle reliquie di

Gio. Crisosto-

mo,

cio:

io del

E. Cosmas Festitor. Parlando Cubiculario [F.)^ feci parola del

vestiario Lateranense, luogo


di vansi
gli abili
i

dove custoil

sagri

del

Arredi Papa ec, di


f

le

cose preziose,

cui era custode

Vestarario di
tinopoli
col

s.

Romana

Cldesa, ulfizio

derivato da quello introdotto in Costan-

VESTARARIO

VESTARARIE.
s.

nome

probjbilmente da Costantino f, di Proto- Festiarioj non che

V. Vestarario della

Romana

Chiesa.

dell'eminenza della carica


ghi! Nel voi.
si il

d'ambo

luo-

VESTARARIO DELLA SANTA

XLn,p.
il

4^', dissi

chiamar-

ROMANA CHIESA,
siaslicoaulichissi

Festararius San-

vestiario,

Dj/ninico Festiario, cio


Papa. Di
pili

ciac Ronianae Ecclesiae. Ulllzio eccle-

del
voi.
il

Signore

rilevai nel

mo e primario dellaChie-

XXV, p.

sa

Piomana e del Sommo PonteQce, andato in disuso nel decorso de'secoli.a cui
il

nome Camera

78, che forse Festiarium fu significante eziandio la pontificia

apostolica (F.). Arroge

all'

ac-

successero

Camerlengo di

s.

Chiesa

cenufto, la testimonianza del cav.


pilj-Olivieri, // Se/iato

Potnp.

(r.).ed
il

il

Sagrista del

Papa

(F.).

Era

Rouiano,

2^,

custode del FesLiario pontificio, doade

nel segueule laccouto, sul

dcpredameulo

V E S
eseguilo nel

VES
Isacco del

137
secondi pu ctju-

G^o

dall' esai-CQ

noi chiamali coppieri,


gettiuarsi fossero
delti
gli

tesoro Lateiu Dense,


tiiuli pieziosi

dove

si

custodivano
d'oro e
da'
e da paghe

odierni guardarobe,
(f.).

arredi, e vasi sagri


a quella

anche Florieri

Nondimerjo

d' argento, donali

basilica

l^aolo Diacono, che ne parla nella Sto-

Pcipi, dagl* imperatori, da' patrizi,


allri pii benefallori.
i

Mancando

di

soldati greci di Pioma^il cartulario o go-

v<?rnatore o capitano di questa Maurizio,


a;!

istigazione dell' esarca, disse alla tni-

lizia

col tesoro della basilica, e col

reclamante die polevasi sopperire danaro ri-

ria de Longobardi) indica colui che porgeva le vesti, ed aiutava il principe a vestirsi; e polrebbe esser l* uilizio, scrive Muratori, oggid appellato Aiutante di camera, o Cameriere, o Paggio da cappa. Dir io certo che nella Famiglia
:

ponlilicia

vi

il

Cameriere segreto del


di solo titolo, col solo

postovi dal defunto

Papa Onorio

I,

man-

Papay guardaroba
dinali
il

datogli pi volte dall' imperatore per le

incarico di presentare

paghe
gi
i

che significa esercitar Papi parte del governo temporale


/militari,
il
i

formalmente a'carCappello cardinalizio, ed il


della

jSMJi'o/t'/i/esotlo-guardarobajCUSlode della veste pontificia

nel ducato di Pvoma. Allora

soldati cor-

Falda,
il

e degli

sero al Lalerano per impadronirsene, tua

r impedirono

le

genti del
si

Severino, per cui


palazzo, ludi nel
rizio, e
sigill
il

nuovo L^apa fermarono 3 d nel

Agnus Dei benedelti (ne voi. LXXI, p. 68 e seg.);


eia, presso la quale la
to de*

riparlai

nel

vescovo ^^Let-

grisla prefetto della Sagrestia ponlifi'

tesoro vi eulr

Mau-

Camera^

il

festeraro.

Questa

era una parte del Palazzo apostolico


Lalcranetise^ in cui oltre
sti pontificali,
i

le

preziose ve-

paramenti, in cui gli assume il Papa, ed ove si conservano le Suppellettili e gli Utensili sagri per la Cappidla
gli

sagri vasi d' oio e d' ar-

pontificia, le vesti e

ornamenti del

gento,

si

custodiva eziandio

somma
s.

con-

Papa

siderabile di denaro donalo a

Pielio,

per servire

al

sostenlamento de' poveri

Grotte Faticane , p. 3 18, chiama Vestiarium la sagrestia del Papa, bench allri l'appellino guardaro(il

Torrigio,

e al riscatto degli ^c7t/^i'i".


rizio dato parte del

Avendo Mau-

ba

quindi

il

sagrisla del
il

Papa detto

suo operalo ad Isac-

Vestiarius);

Fioriere custode della

co, questi subito

venne a Roma, e impieg 8 continui giorni a depredare il tesoro. Ecco poi quanto scrisse sid vestiario o veslerario Laleranense il Nardi, Da^
Parrochif
t.

F'ioreria apostolica
tificia
;

guardaroba pon-

ed ih." Aiutante di camera del


generale delle vesti pon-

Papa, custode
tificie, pel
il

quale particolare ulUzio, oltre

2, p. 2o5.

Una

porzione

titolo, anzi

guardaroba intimo e do-

del palazzo apostolico appella vasi


jf^e.fiera rio,
i

Sacro

mestico delle cose del Papa, gode alcuni

s.

veslerari della ed in esso Sede aveano incombenza, come la cura

emolumenti. De' Cubiculari del


in quell'articolo. tre chiese,
le

Papa

custodi dellesue vesti e robe, parlai anco

degli arredi sagri, e delle vesti della casa


pontificia. Di

Ebbero

il

vestiario al-

che trovasi frequente lien-

cattedrali,

monaslerij
(juali

zione ne'monumenli antichi e


di
s.

neW Epist.

principi,

il

senato romano, de'

in

Gregorio
s
Il

II.

Inoltre

afferma, che

seguilo ragioner. Queste indicazioni, che

nel vestiario eravi

anche

il

seminario, o
vi si

richiamano
pi

diversi articoli citali o ri-

scuole deWa
allevavano.
f^li it/Jizi

vSede pe'fanciulli che

cordati, ne' quali sono analoghe notizie,

Muratori, D'userl, 4." Dedice


trovarsi

emisi a schiariinenlo di quanto vado a

della corte de' re antichi d' I-

liferire,

principiando col Galletti. Allor-

talia e

degV imperatori,
1

nella corte de' longobardi, Piaceriae, e

ch leggiamo negli anticlii scrittori ecclesiastici il vocabolo bestiario pontificio^

l^esarii o Fesiararii,

primi sono da

onde

il

suo custode prendeva

il

litolodi

i3ii

VES
voi.
[.j
si^
i

VES
XXXVII,
p.

yeslarnro^ non bisogna atlendcre al ()u IO significalo delia voce rtsUarioj luo-

i4p, L, p.ai5, eLIT,

fiWcctio q*

Penitenzieri Lateranen-

go
le

in cui

solunienle erano riposte


al

le sa-

a'quali lo die's. Pio

V, e che avea serscrive


il

gre vesti che doveanoseivire

Papa

nel-

vito di vestiario de'Papi, secondo alcuni.

funzioni ecclesiasliclie; poich dal con-

le

due camere propin(|ue,


II

Se-

fionto dell'antiche testimonianze risulta


chiaro, ch'egli era una parte del P^/Zr/arviio

verano, Calisto

le

destin una

ptCule

bicularifV uliva perle V(lienze)^&oHo


quali era situalo
il

o palazzo Laleranense^
si

iu cui, olle

vestiario pontificio,

ite alle vesti,

custodivano ancora

co-

senza parlare di quello che forse di nuo-

se pi preziose iu oro, in argento, in pre-

vo fece Calisto
triarchio.

II, nell'

antichissimo paII
s,

gemine, e vi si teneva altres riposto del denaro in somma considerabile. Narra il Baronie, che il Papa Giovaimi III
ziose

Imperocch Calisto

costru
iNicol I

da' fondamenti la cappella di e

del
ss.
1

56o, termin

la basilica

e Chiesa de

XII

yJpotol, cominciata da Pelagio


dissi,

(nel

suo articolo, ci

non senza
I
il

due contigue camere cani tato P^esliaquodsiib eis fieri fecerat^ luiani videlicet cuhicidarem^ et pr secretis consiliis alterani. Osserva Galletti, non porio,
tersi

avvertire che vuoisi Costantino

suo
con-

credere che

il

vestiario consistesse

primilivo fondatore), assegnandole


fini della

parrocchia, e che di vari doni

l'arricch, presi dal pontificio i^e5^/^r/0j'ed

erano
fcli

preziosi,

siccome consistenti in ve-

una o due camere, ma bens fosse un edificio assai pi grande e capace,giaccliL' in esso si educavano nobilissimi giovani per poi servire alla cura del medesimo; e noin

molto valore, 8 libbre d'oro e in 4 d'argento. Ottanl'anni dopo il vestiario della s. Romana Chiesa continuava ad essere ripieno di ricchi arredi, e molli denari Onorio I viavea
di seta, allora rare e di
in

ter che per depredarlo occorsero 8 interi

giorni

all'indegno esarca Isacco


l'oratorio di
8.

I-

saacio.

Cesario, ch'era

forse la chiesa destinata all'uso della scuo-

riposto, pel sacrilego riferito spogliamenlo


s

del patriarchio e

specialmente del
del

derubato fu imperatore Eraclio. L'Anastasio lochiamo f^estiavestiario; ed

una parte

del vestiario, non dovea esser se non ben grande; poich pi tardi, morto nel I 145 Lucio II, 43 cardinali si congregarono nella chiesa (e non nella Chiesa di
la
.y.Cer^tfr^'O

inandata a Costantinopoli
riun

all'

diaconia cardinalizia, come eoa


dissi ivi e altrove), e vi elesIII.
il

pi scrittori
sero
la

Ecclesiae, Fesariuin Episcopiiy


e nella vita di Stefano

Eugenio

Conclude pertanto, nulvestiario pontificio,col-

ossia del patriarchio ordinaria abitazione

aver che fare

de' Papi
to IV,

IH

det-

l'asserto

dall'Alamanni,

De Lateranensi-

narrando la sua elezione nel 768, dice che 1' insorto antipapa Costantino,
co' suoi fautori,
si

hus Parietinis^ che la basilica di s. Gregorio presso il Laterano era il vestiario


della Chiesa, qiiatn iodie

rifugi nel vestiario e


s.

camerani vo-

nel suo oratorio di


Diarlire,
fosse
il

Cesario o Cesareo

cant paranientoruni. In ea cardinales et


reliqai antistiles^qid inter religiones
tficLhus

donde

ricavasi presso a poco

ove
l'o-

pow

vestiario pontificio, e
il

non che

praeslo erant, sacra sumehant


Il

ratorio fossepresso

vestiariOjCome inter-

indunienta.

vero vestiario ponlificioera


,

pret

il

Raspooi,

De
i.**

Basilica et Palriarin

luogo superiore
viva

a cui

si

andava dalla
le vesti,

cio Lateranensi.
periore, e

Era

luogo alto e suil

parte del Batlisterio Lateranense, e ser-

non

al
il

piano come vuole


nelle

non pure per custodire

ma

Tiasponi (anche

Severano

Memo-

anco

pe' danari e per le cose preziose,

rie sagrey p. 562),


listo Il

quando
1

dice che Ca-

la basilica ossia l'oratorio di s.

e Gregorio

fabbric due camere, contigue als.

era una chiesetta di due altari a piana terra, slaccala affatto dal batlisterio,

l'oralorio di

JNicol

(di cui

anche ne*

come

si

VES
pu vedere preiso il Rasponi nella sua tavola icnografica, ove non nega il Galletti,
che
si

VES
cospicui personaggi. Scrisse

139

potessero vestire degli abiti sagri

cjue'chedoveanointervenire alle funzioni.


luogo, che

Cedreno nella vita di Costantino, figlio di Ptomano imperatore nel X secolo: Elenini IVcoIanni fanudorum cubiculi principem,
scholaruni domesticuni et accuhitoruni
creavity

Quegli adunque, che presedeva a questo si diceva il Fesiario Latera,

Nicephorum
Michele IV

i^ero

secundas post

ncnse e pontificio
slarario, ed anche

era chiamato
il

il

P^e-

euni tenenieni Proto Fe<itiaruin.^i\Q\'


la vita di
il

l'est irario

Domnila (juale

co, cio del Signore, vale a dire del Pa-

io34> narra Cedreno


siccit di

stesso,

Paflagonco del che dopo la


est in hit-

pa, del padrone, denominazione

6 mesi, supplicatani

avea

comune

co'

Vcslararii degli

altri

mili processu afratribiis imperatoris gslantibns


il

princpi di que'secoli,ccmesi ha da molli


scrittori (di

Johanne sacrimi

mantile, cio

quello della chiesa di Co-

fazzoletto, ov'era impressa l'effigie ado-

stantinopoli e
parlai nel voi.

denominato

Caristrisus,

rabile di Cristo:

magno domesticus
:

epi^

XXXIV,

p.

i55). h\

essi

slolani Christi

ad Angrtrnm

Proto- f^e-

per mancano monumenti per almeno


congetturare,
ficia fu

stIarioGeorgio sacras cunaruni Fascias.

quando

nella corte pontis.

Poteva

il

proto-vestiario

dormire nello

istituito

questo udziale della

stesso sagro cubiculo dell'imperatore, co-

Sede.

Sembra

indubitalo, che sempre uno

me
di
il I

si

narra

di
III

Renlacio proto-vestiario
V Ubriaco: e^W poi avvis
la

fu deputato a tener la cura degli utensili


sagri e delle cose preziose del patriarchio

Michele

patriarca per
il

coronazione

di Basilio

Lateranensejma per incertissimo quando cominci ad esser distinto con questo

Macedone^

e prepar

le vesti

impe-

riali e tutte l'altre su[)[)elleltili


ti

occorren-

nome

di

y eslarario. Nella corte degl'imil

peratori greci

Proto- bestiario fu

uffi-

zio antichissimo, e
tu nella I.*

no

il

Codino dice che l'istimet del IV secolo CostantiGrande. Pu essere, che ad imi-

Matteo moifiCO^DeOffic, panypersebasto potevano usare il pileo rosso lessutod'oro d'ambe le parli, e che il protocalcei verdi, e il panyvestiario usava
alla funzione.
il

dice che

solo proto vestario, e

tazione della corte di Costantinopoli (co-

persebasto di color di cedro. L'anonimo

me

l'avea la chiesa e

summento vaio), s'in-

autore d'un opuscolo, riferisce: Caesar

troducesse nella Chiesa romana; e se ci


fosse,

sub imperii crepidine sedei:- Panyper'


sebaslus senatus est caput: - Prolovestiarius honoreclarissimus est:
-

non recher meraviglia che in essa pure divenne uffizio nobilissimo edecoralo di molte prerogative poich nel vestiario di quella, ove pure, oltre alle ve;

Isti vesti-

bus et calceamentis sibi propris insignes Primam optimaluni constituunt classem.


II

sti,

eravi riposto dell'oro, de' vasi e delle

protovestiario usava lo scettro,

il

quale

pietre preziose, di cui

avea cura, laononori.

era di color d'oro e persino fuso coH'oro,


e risplendente in
la

de per tutto questo era carica ricolma


di

forma
,

di vetro.

preminenze e

di

Avanti che

sua sedia distinta

quae

etiani

Avea mar-

da Alessio 1 Comneno imperatore greco del 1081 fosse istituito il Panypersebaste (il Magri lo chiama Prolo-Seaslus, cio primo Angusto )^ uHlzio e
dignit che
ti stretti
si

gellis-

insigntur sicut sella

panyperse-

basti.
ni

Quando

l'imperatore nelle funziotrono, toccava al protor

ascendeva

al

vestiario d'indicare collo scettro,

ch'era
vesti

conferiva a'

figli

o parenprotoil

asceso, 2. ch'era gi parato delle

dell'imperatorCj e quasi eguail

imperiali, 3." che gi parato sedeva nel


trono.

le

ad esso rendeva
otteneva

soggetto,
2."
fu

il

vestiario

il

luogo dopo

nypersebaslo

Finalmente T uffizio tanto di paquanto di proto-vestiario


,

njugnu-domeslicOjOode

ambilo dappi

erano occupati dagli

stessi

nipoti dell'ini-

i4o
peratore.

V E S Oia duuque non dee lorpren*


questo stesso uHizio nel
conferisse a persles-

VES
poi
il

CanierlengOf pel notato nel toI.

iif re, se istiluitosi

VII

palazzo Laleranense, forse ad imitazione


del coslantinopolilauo,
si

p. ya e yS), enza distinzione di maggiori o minori, di pi o meno pre,

ziosi, lutti

li

ricevesse in cura

ili.**

manscri-

sonaggi di sumua condizione, ed agli


si

sionario,

onde con ragion potesse


che
il

patenti de'L\'ipi, e

si

appoggiassero
il

lo-

versi ueir Ordine,

i.''

mansiona-

ro rilevantissime incofubenze.
avverte, che
il

Galletti

rio era custode del


Il

dotto

mg/
e

Giorgi ne'libri
veslarario

veslarario

pontificio

della liturgia de'iomani Pontefici, ctedetle ciie nel

prerogative.

Era

il

donunico Vestiario. godeva diverse custode non solo delle

VI secolo

dopo,

il

ricche suppellettili della Chiesa

romana,

ili.

Mansionario
,

(/'.) fossero la stes-

ma
ne,

sa cosa

s/arius

seu Veil f^csiaiariiis primus mans'ionarius appellabatur. Invece, come con lui gi notai nel
e che
et
si

anche di quel denaro, che si conservava da parte non per le spese quotidia-

ma

pe' bisogni

urgenti straordinari,
il

pel riscatto degli schiavi e per sollevar

citato articolo, egli


elle fossero

tiene per fermo,

due

uHzi distinti, e l'uno

avea che fare


sificate in

coli' altro, a

non motivo delle


1

popolo dalla fame nelle carestie. Per Taccennato nel voi. LXIII, p. 276, pare che
tali

rendile particolari derivassero dalla


apostolica. Infatti trovo nel Vi-

afFatlo distinte e diverse ingerenze, clas-

camera
tale,
tificii^

detto hiogo;
il

s.

Gregorio

a-

Memorie de Tesorieri generali ponche


al

Tendo chiamato
silica

mansionario della ba-

veslarario spellava pure


in

la

Vaticana, Cuslos Ecclesiae , ed avendo dato luogo all'abbaglio del Gior-

cura del denaro

somma

considerabile.
i

un passo dell' Ordine Romano 111, che apertamente ralferma, dicendo: Sed haec cura erit acolylhorwn , ut sacri viinisterii vasaper mannni primi Mansionariiy cjui est custos Dominicalis Vestiarii, acccpla deftranlur per hajulos de niajori nionaslcrio ad celehrandae slatiois locum, quae sunt acjuaniatdle^ hoc est vas manuale, palenae, calices tt scyphi aia u piigillares eie. Ma prima di prestar tutta la ftde a quasi' Ordine bisogna riflettere che il Mabillou non pot confrontarlo con altro esemplare, ed
gi
,

Aggiunge, che siccome presso sovrani di Francia specialmente si chiam Vestiario e

Camera
le

il

luogo

in cui
il

si

custodi-

vano

cose preziose e

denaro, in pro-

tempo si appell semplicemente Caineraj e seguendone l'esempio la Chiesa romana, chiam Camera Domini Papae, quello che prima dicevasi P'^estiario^ comegi dissi ne'vol. VII,p.58, e XKV, p. 78. Per le spese ordinarie, pegli sti
cesso di

pendi de'soldati, pe'salari a'famigliari e


operai del Papa, per l'elemosina, e
la

[)er

dispensa del Presbiterio (l^.)

al

clero

e popolo di

osservare se
siste
il

vi

siano inlerpolazini. Per-

roga quella

somma

Pioma, chiamandosi allora di denaro cui dispen-

Galletti a credere che ili.

man-

sava per tale specie di donativi, cos delta

sionario,
rio,

non

fu lo slesso che

il

veslara-

perch l'Amalario, e il Micrologo fio* rito a'tempidis. Gregorio VII delioyS,

ab erogando, eravi deputato il Saccellario (^'.). Questo ragguardevolissimo ulTiziale, diverso dall' Arcario poi Tesoriere (generale (^.), era inferiore al veslarario ; poich dovendosi suppor-

ninna menzione fauno di tal Ordine, e si pu congetturare che sia posteriore e composto

quando non

trovasi pi riscontro

dell'ufiizio del veslarario.

Di pi pensa,

che nel sopprimersi forse fu unito alla carica del i / mansionario, almeno nella
custodia de' vasi sagri (poich nella custodia del denaro successe l'Arcidiacono e

un cert' ordine di preminenza nella maniera che questi uUiziali tenevano nelle Cavalcate col Papa, immediatamente a questo cavalcava il Ficedomino^ poi il
re
veslarario, indi
il

Nomenclatore, e per
il

ultimo

il

saccellarioj

che

rilevai e^iun-

VES
elio

VES
collo sfesso Gl.-

r4i

nel voi.

XLI,
il

p.

243,

da lui rifeiifo, Del Fri'Sede e altri uffizioli maggiori del s. Palagio Laferdnensc^dt quale appunlo nominali erano di rango. E perch ci si trae dall'Ordine Romano 1, che il Gallelli dice de' tempi di s. Gelasio 1 del 49^) o almeno di s. Gregorio 1 del 5go, pare certo che gi a quelTepoca esistesse il veslarario. Era poi il veslarario cos riputato, chea lui gravis* sime incombenze si aflidavano. Adriano
Jetti,

mediante

Vicero della

s.

Arcidiacono della Chiesa lomana, i conosce che nel III secolo all'arcidiacono apparteneva, in un
hafur. Essendo egli
\*

.**

modo, la cura del vestiario pontinon per della chiesa Laleranense cheancora non esisteva. Ma se si ammette, che a tempo di s. Lorenzo, all'arcidiacerto
ficio,

conato era unito


del vestiario fu

i*

uHizio di veslarario,

coll'andar poi del

tempo

alla

custodia

posto altro uffiziale a


stesso ch'esisteva l'ar-

parte, cio
sistere

il

veslarario, che trovasi sus-

nel

tempo

nel

772

volle

che

fosse in

avvenire
si

il

cidiacono. Nell'antichissimo Ordine Ro-

giudice ordinario delle cause, che

fos-

n)ano

I, si

vede l'incombenza e

la giuris-

sero agitate dal celebre monastero di

fa

in

stiarii

FarSabina, thian)andolo Prior Ves. Bouanae Ecclesiae^G lo notai

dizione dell' arcidiacono sul clero

roma-

nel voi.

XXV,

al veslarario
I,

p. 78. Nell'86i si crede dalo l'incarico da s. Nicol


i

Sicario di Roma q[ Papa, per cui divenne un uffizio lutto diverso da quello del veslarario. Ignora il
no; era

dunque

il

Gallelli (non

rammentando che l'Ordine

di

riconoscere s'erano legittimi o no

Romano
te,
ziali

nel 49*^ o nel

%o gi esistentra gli uili,

che avrebbe fallo Giovanni arcivescovo di Ravenna; ma pvi essere ancontralti,

chiaramente l'annovera
maggiori del Papa)
il

con qual fon-

che

il

festarariua Tiavennae, seco)do A*

damento

Giorgi asserisca che nel


il

VI
a-

uastasio Bibliotecario,

sebbene pare

stra-

secolo gi fosse

veslarario, egli

non

no che il Papa volesse soggettar Tarcivescovo ad un ulliziale di sua Chiesa, laonde con pi fondamento si deve credere che realmente si deput a giudice il veslarario Laleranense. Oltre a ci avea quesl'uifiziale un palrimonioa parte, dalle cui

vendone trovala menzione


lo
1

all'V 111 seco-

con sicurezza pro, per cui registra priamente pel .**: Miccione notaro oproChiesa,

tonolaro apostolico regionario e priore


del vestiario di
dis Testiarii
s.

Af]0 sto tic a e Seil

Prior, eh'

pi antico

rendite probabiliuenle ritraeva


lui e pel

il

bisognevole per
slarario

mantenimento
in enfiteusi

da lui rinvenuto. Fu costituito nel 772 da Adriano I, con bolla che riporta, giudice di tutte
tarsi in
le

dello stesso vestiario;

poich Pipino ve-

cause che dovessero agidal monastero di Farfa

un luogo o Massa de f'esliario domnico,


II

neir857 concesse
regione di

Roma

nella

Roma,

la

quale era di

summeolovato; ordinando ancora che tal giudicatura dovesse in seguito sempre appartenere
ri

ragione del vestiario, per assegno fattone

romana, ed a lui dovea ricadere mancala che fosse la 3.^ persona


dalla Chiesa
dell'enfiteuta
;

al priore del Vestiario. In patempo, nota di passaggio il Gallelli, era

veslarario nella corte di Desiderio re de*

ed interessanti sono

do-

longobardi, cerio Prandulo, che fu

uno

cumenti che

olire. 11

Galletti da'nionu-

degliambascialori inviali da quel rea Pa-

roenti raccolse

una

serie di vestarari,noD

senza esilazioue cominciandola col ricor-

dare

s.

/^oreAzzo martire glorioso nel

261

pa Adriano I; ma non conviene col Muche lo disse guardarobiere di Desiderio, dovendosi credere il suo uffizio
ratori

e arcidiacono della Chiesa romana, sull'autorit di mg."^ Giorgi, che lo

pi nobile, avendo avuti a colleghi nell'ambasceria Teodicio duca di Spoleto e

chiama

Vestararius

seii

P^estiarius, qui sacrae

Tunnone duca
to

d'Ivrea. Inoltre fior sot-

gazaePontiJicum romanorwn pracfice'

Adriano

1 il

veslarario

Gennaro,e'

V E S
la rui

opera

il

Papn

si

prevalse pel ristos.

rHineiitodelle basliche di

Pietro o di

s.

Paolo, riconosciuto idoneo all'impresa e


fedelissimo. Sergio prete e veslarario, no-

un veslarario era od un tempo console e duca, accresce la probabilit che s. Leone 111, col cardinalara e veslarario (se
to fungesse ancora l'uffiziodi veslarario),

nnnnto
], colla

in

una

bolla del
il

785 d'Adriano

nell'857 concesse in enfiteusi


bile

al

venera-

fondo Apiniano, ^i tenuto da detto veslarario ; il quale forse quel Sergio che con Anastasio vescovo erano nel 789 stali spedili in Francia da s. Gregorio HI, a portare le rhirtquale concesse
17 del
ri

Piomano suddiacono e regionario di s. Rouiana Chiesa, un sito [)osto nella II regione, capace di potervi edificare una
casa,
il

quale

silo

era di ragione del

i^e-

nerdbile T'esliario pontifcio^ e fra


tre condizioni
vi

l'al-

sepolcro di

s.

Pietro (cio reliquia-

appose, the alla

man-

in

forma

di chiavi, colla
s.

limatura del-

canza di 3 persone, dovesse assolutamente

le

catene del

Apostolo) a Carlo

Marli-

ritornare

ad jus

suprascripti Festa-

tello,

ed a scongiurarlo che venisse a

riiy

cujus est proprietas. Nel documento


si

berare
silica

Roma

dall'oppressioni de' longola

prodotto da Galletti
stario Doninico
,

legge pure Vc'

bardi, esendosi accampali presso

ba-

e la sottoscrizione:

-^

Vaticana^ e fors'anco saccheggiata_,


rofiianis

signum
side et
fu

mauum

suprascrilo Pipino con-

tepraedalaque Ciiinpania miillos nobiles

de

more longohardoruni

to-

tondil atque K'estH>t{\ longobardi si tondevano, ma si lasciavano due ciocche di


capelli,

che coprivano loro


Boccaccio,

le

orecchie,

e scendevano di(|ua e di l dalla faccia,

come aHerma
Tale costume

il

g. 3,

nov. 2.

rinnovarono or son pochi anni, cui generalmente succesgl'italiani

dux , atque Festarario. Pipino chiamato eziandio potentissimo Vestarario da Giovanni Vili in una lettera, ed ebbe un figlio per nome Cesario console e duca, il quale fece al monastero di s. Scolastica di Subiaco un'amplissima donazione di castella e di fondi, con alto riferito per dal Muratori come spurio a cagione della data, dicendosi
il

ve-

se quello de'secoli

XV e XV
in esso

l).

Leone

ro-

slarario Pipino gi morto, che

il

Galletti

mano

fin dalla

fanciullezza fu educato

nel vestiario Lateranense, ove nella sua

lunga permanenza
stica disciplina,

tanto

si

appro*

procura di chiarire assegnandogli l'anno 884. Forse a'tempi del veslarario Pipino, Sergio II eletto ne!r844 ^ noo'lo nel1*847, a'^icch di preziosi doni l'oralorio
dis. Cesario martire posto nel patriarchio

fjlt nella sagra dottrina e nell'ecclesia-

che merit d'esser prolode esercitandone l'uf-

niosso al presbiterato, e fu fatto veslarario,

Lateranense nello
cerodella
s.

slesso vestiario.

Gior-

con

somma

gio veslarario, figlio di Gregorio primi-

egli venne crealo preSusanna, titolo poi da lui beneficato, pare che gi fosse veslarario e ritenne l'uffizio finche fu sublimafzio.

Ma

siccome
s.

Sede.

te cardinale di

verso 1*878 condannato

Avendo Giovanni Vili Formoso vesco(fazionari di

vo
tri

di

Porto, Gregorio /zo/7ie/zc/^^ore e al-

nobilissimi

romani

For-

to al pontificato col

nome

di

Leone
inter-

moso
della

e tutti scomunicali), egli ne scrisse


1

Jir

lti

795. Gewmo>yo veslarario

venne ad uo insigne placito, che fu tenuto neir8i2 nel patriarchcLalerauensealla presenza di s. Leone IH, il quale dopo lungo diballimenlo delle parti concluse, che Mauro disastro non molestasse pi in avvenire il monastero di Farfa
ue'suoi beni, esibendone la carta Galletti,

vescovi una ben diffusa lettera a tulli Germania e delia Francia, narrando loro delitti che aveano commessi; ed uno di essi nomiualo nella lettera
i

Giorgio veslarario, intorno alla cui parentela essendovi notizie bellissime^ ne

form

Galletti

un alberino. Da questo
il

si

trae ch'era suo parente

veslarario Pila

con alue

relative.

Pipino coasole, du-

pino, ed egli avea sposato

nipote di

]jQ'

V t s
rrtleHo
li,

VES
la

143

con aver pure

concubina

figlia del
|>i

jjGUienclalore Gregorio. A'teini!

della s. Sede. TeofilatlQ vestarario, fu conosciuto per la lapide trovala nel pa-

di

Giorgio avvenne
si

gran devasla-

vimento di

s.

Maria Maggiore,

in

occa-

inento

dell'apostolico vestiario,

come

sione de'reslauri ordinali da Benedetto

del sacrario; iniperocch assunto al


tificalo

to

pouneir885 l'ollimo Stefano Y detVI, ne'primi giorni di esso avendo viqiie'due luoghi, e trovatili afFallo
si

XIV,

scrina da due parti e pubblicala


vi

dal Gallelli. Dall'una

un monumen-

to di sepolcro edificato per un'inlera fj-

sitati

miglia, nella quale avea fiorito un per-

vuoti,

rivolse qlle paterne ricchezze e

le distribu a'

poveri nella

somma

care*

sonaggio decoralo con pubblico onore (\\ decurioni d'una qualche repul>blica, forse delle
te,

stia,

che pativa allora


ricava
essere

la cill.

Tuttoci

vicinanzedi

Roma.

JNell'allra
si

par-

ben descrive l'Anastasio, da


Denle
ghi
si
,

cui chiaradififei

e<posta nel detto pavicnento,


(li

ha

il

il

vestiario
in

deposito
e
fiirli

Sergia e di Roiiifacio fanciulli

lenle dal sacrario, e che


si

ambo

luo-

di Teofilatto vestarario e di

Teo-

custodivano cose di sommo valore. Ritornando a Giorgio vestarario, che morto Giovanni Vili fosse cogli altri
,

dora veslaraiiessa, T^esterarissc seu Fester/irissa^


i

quali concessero
di

un intero
iXepi

fondo posto nel lerrilorio


usi

alla

con>plici restituito nella

comunione

della

stessa basilir.a Liberiana, per servire agli

Ciiiesa ne'pontificati susseguenti odi

Mase-

de'mansionari, cio de'chierici depu-

rino

o Martino

11

(meglio che
III

il

tati alla

cura della chiesi. Pare Teofilatil

guente), o d'Adriano

(imzi

divenne poi Papa nell'Bqi ), come un indizio nella bolla dello stesso Adriano 111 nell' 885 , in cui Gregorio nomenclatore e apocrisario nominato;
che
pra
s'
,

Formoso ne abbiamo

to vissuto avanti

9*27, poich in

un colegge

dice Farfense, che olire Galletti,


in

si

una carta di laleatno, TeofllallOfjitoii' clam vtslararius, il quale avea posseduto beni anche nelle vicinanze di iNepi.

quel medesimo ricordato di sosi

Quanto
crede
il

Teodora l'estararicssa, non


incom-

lo

vede ripristinalo nelT

uffizio,

Galletti che avesse alcuna

laonde pu credersi altrettanto degli altri, fra*(juali Giorgio vestarario. Ma nel

Primicero

che

il

Galletti pubblic d-

benza nel vestiario, ma che cos si chiamasse, perch era moglie del Festarario^ siccome le consorti de'conti^ de'marchesi,

poi, trovorecisamentedichiaratoche

Gree

de* duchi, contesse^ niarchionissac e

gorio nomenclatore e apocrisario allatto diverso dal predecessore

omonimo

duchesse erano anche allora comunemente chiamale (e quanto agli uflzi ne' tempi di

scoaunicato. N. vestaraiio. PrivaloGiorgio della cattolica comunione, e deposto

Roma

papale, cos

le

senatrici

le

prefettesse di
le gi

Roma; e

ne'primilivi secoli
separatisi

da'suoi udzi, avr Giovanni Vili conferiloil vestarurialo

mogli di quelli che

da

sonaggio, cui
il
.si

si

ad altro pi fedele perpu credere appartenga

loro divennero vescovi, sacerdoti e diaconi, tali

donne

si

appellarono Fesco-

frammento

esibito dal Galletti, in cui


r

vesse

Preshileresse e Diaconesse.
il

vede aver quel Papa deputalo nell'88

qui mi pare acconcio


voi.
la s.

riflesso fallo nel

il

vestarario in suo ministro alla custodia

LV,

p.

2, sui primari ufliziali del-

di
ta

Ravenna,

in

tempo della

fazione insor-

S&de
in

negli antichi secoli, e di poter-

contro dell'arcivescovo Maurino, eoa


le chiavi; e ci

lo applicare eziandio al vestarario,

cio

questi scomunicala, dicendovisi espressa-

che

origine chierico, poi laico e

amuiodi

mente, che ne riteneva


aver
il

per

gliato,probabihnenle torn ad essere chierico).

prelato ricorso all'imperatore per


le

Abbiano qualche esempio

Fnel-

cou>porre

discordie, con gran dispia-

s la rarie utile coiti de'principi,


la vita di s.

come

del Papa, essendo R.avenoa

dominio

Pietro seniore arcivescovo di

Ki

i4i
zione
(Iella

VE

s
letti,

V
la cui

ES
chiedono a GioSubiaco,
il

Ravenna, presso Agnello facendosi menvestaraiia della regina

Giovanni Testa rario Domni*


suo
figlio

Ro-

co,
le

e Pietro

sjnonda moglie d'Alboino re deMongobardi, la quale veslararia era conrubina di

anni

prete e

monaco

di

<jua-

era stato duca o governatore del ca-

KImege o
cipessa
si

Ilelmiche, di cui quella prin*


serv per uccidere
il

stellod'Albano.che voalia loro concedere in enfiteusi


nella regione

molilo in
della

Verona
fe,

(cio al

modo
la

narralo dal Maf-

cbe chiama
la

donna damigella
lei

regina,

quale ollenne da

d'occupa-

re una nolle furti vaoenle il suo lelto, onde con turpe inganno obbligar Ilelmiche a commellere l'assassinio del suo re). INIa per quanto lo storico Agnello ivi ne dicCj non dovea essere un ulllzio di grande onore, poich chiania tal vestararia mn/iripnun siium, ove narra che Rosnj onda si vest degli abili di questa sua serva per trarre in inganno Ebnege, e indurlo

una vigna posta in Roniu IV, nel luogo dello campo di s. Agata. Fra'sottoscritti vi : -^ Leone priore scale F'eslarii. Dal nominarsi nel documento Giovanni veslarario eLeo*
ne priore della scuola del vestiario, si apprende che molti erano addetti al servizio del medesimo luogo, il principale de'quali

n'era dello

il

/9r/or6;, e gli altri tutti /^ela

stararii eiauo chiamali; sicch


ce

sempli-

denominazione di veslarario non pu fare determinare a credere, che chiun([ae


cos intitolalo, fosse
il

veslarario in ca-

per necessit al regicidio, altrimenti l'avrebbe accusato ad Alboino del toltogli


onore.

pite del pontifcio bestiario. Il vest arario

Pietro nominato nel diploma d'Ot111

qui dir col Cancellieii, che Va-

tone

del

chimero ricorda Rauleanae Proto- F^ciiarissney quae in aeden sacrani a se mngtfice extruclani corpus Arsemi transferri curavit. Stefano veslarario. ]Vel 965 eletto Giovanni Xlli, tosto incorse nell'odio della nobilt romana, laonde Roffiedo conte di Campagna, Pietro
Prefetto di

ni e privilegi del

996, col quale confermai bemonastero de' ss. Boninell'

facio

ed Alessio
il

Aventino,

al

quale

Pietro e

suo fratello Stefano aveano

donato
diritti

beni che possedevano, in uno a* che aveano o pretendevano d'avei

re sopra altri,

monaci dopo
Galletti,

la loro

da ricadere in dominio de' morte. Giovanniye-

Roma

(in

quest'articolo col

starario trovasi neiristroracutooirerlo dal

Novaes e

altri, dissi

Rolfiedo prefetto e
in Castel

con altre carte analoghe, certa-

Pietro successore suo), Stefano veslarario e altri, chiusolo

mente

del

999,

e sar stato fregiato

di

prima

s.

An-

mandarono poi in esilio, o fuggi Morto RolIVedo e Stefano veslarario, il Papa torn a Roma, ove acgelo, lo

qualche gran soprintendenza sulla Sabina, poich ivi faceva tanta figura, che le

a Capua.

datene segnavano

il

nome prima di quelluogo dove


del Papa: In
si

lo dello stesso vescovo e del rettore della provincia, cio nel

corso a difenderlo nel


peratore,
lo

966 Ottone

im-

sa-

vendic con far morirei prin-

rebbe posto
ne

il

nome

nomi-

cipali ribellij e Pietro prefetto fa

punito

in

modo

esemplare.

Lo

storico Pandolfo

Chrisliyteuiporhus
stararli e.tc

Domini Dei Salvatoris nostri Jesa DomniJohannis FTanta singolarit e


il

Pisano soggiunge:

De

Rqffredo vero co

l'eccels.

mite, et Stejjhano vestararia quia mortai

lenza della carica di Festararo della

crani fjussit iniperator ejfodere sepulera eorum, etossa eoruni foras projici (meglio ritenere, che cadaveri falli a pezzi, furono appesi i varie forche). Leoi

Romana

Chiesa, rilev pure

Fatteschi,

Menorie de" duchi e del ducato di Spoleto, p. 252. Eiquoco veslarario del sagro palazzo primo senatore ed unico
,

ne priore della scuola del vestiario vivea nel 976, ed a' 23 gennaio si sottoscrisse all'istrumento,

prodotto dal Gal*

duca de'romani.Da tutti questi sfolgoranti ed emine mi titoli, come comparisce in una lettera, che gli scrisse neh 082 circa

V ES
Benigno di Dijon, poi arcivescovo di Lione, ben si apprende da qual sorta di suggelli si occupava l'iiHzio nel secoloXI. Egli dunque era il capo del senato, e quello che solo governava Ilon)a, e da quanto si vede nella stessa letAlnartlo abbate di
s.

VES

145

furono alienati. Nell'oscurit in cui si , di ci che avvenisse di quesl'ufiizio, non pi trovandosi mentovato, nondimeno si pu con qualche probabilit congetturare, che fosse per avventura unito ad al-

cun altro
pontificia.

uffizio della

famiglia e corte
il

come l^estarario pare die ottenesse presso il Papa Giovanni XlXdetto XX la


tera,

Non

poi strano

pensare,

che nelle grandi calamit, cui


pei secuzioni

Roma

fu
le

carica di
tera

piimo ministro, al qualealtra

let-

soggetta perle fazioni di quel tempo,

ed ambedue si leggono nel Galletti. In quella ad Eiquoco, l'abbate Alinardo implora la sua prolezione, onde fare riuscir vani gli sforzi de'nenjici contro il suo monastero, cui monaci in lu
scrisse,
i

Sede da diversi imperatori, sostenitori anco di antipapi frequenti Viaggi de Papiy e di scismi,
mosse
alla s.
i

a ci costretti dalle vicende politiche de'


fiuiosi di
la

Pioma, molto andasse scemando

confidavano, sapendo bene, che volendo,

ricchezza del Fe^/mrzo, sicch conve-

poteva impedir qualunque attentato. Si

nisse unirlo al

Sacrario o Sagrestia, che

pu pertanto
in questo
fizio,

arguire, che
sia

il

vestarario

tempo,
la

o perch
."^

per ragione dell'ufpersona che n'era insi-

per l'addietro era affatto distinto dal vestiario, ondeili. mausionariocomincias*


se

ad aver

la

custodia di

tutti

vasi e di

gnita fosse accettissima al Papa, ottene-

tulli gli arredi, senza

che

vi fosse la gi

va

il 1

luogo nella sua corte. Alcuni chia

esposta distinzione tra' vasi maggiori e

marono Eiquoco vestarario. Equvoco^ come il Cancellieri nella sua serie de* J estararli. DopoEiquoco,non riusc al Galletti

minori. In
di

fatti nell'

antico Ceremoniale

Pietro Amelio (celebre Sagrista d'Ure

bano V, Gregorio XI
Avignone e Pioma),
crario s'intendeva
ivi
il

Urbano VI,

per-

ritrovare altro soggetto, che occula

ci istruito e peritissimo del praticato in


si

passe

carica di vestarario.
il

Non crede

vede che per sa-

aggiungere
lando

rinvenuto dal Zazzera, Z>eZ-

vestiario, dicendosi

le famiglie Corsini^s. di questa, cio

Eustachio^ ec, par-

che

il

Papa

finita la

messa dell'aurora
reverlitur

Gregorio vestarario, fiorito secondo lui nel io5g, qui vocatur Minicius Vestiarius sacri palatii, vir clarissimus j dappoich alfer-

nel Natale del Signore,

ad

s.

Mariam Majorem,
mentis
qiiiescit

paramodiciim incamera sua.


et depositis

Ethora competenti intratSacrarium^seu


eie.

mando

esisterne

memoria

nel registro
af'

Farfense, in questo non mentovato


fatto. Inoltre
il

Vestiarium cuni Episcopis^ presbyteris Certamente, ripete Galletti, che ne*


fiorirono
i

Zazzera lo dice

figlio di

secoli in cui

vestarari era

i!

Guido

e di

Milia, cio di

Guido conte

vestiario
crario.

Tuscolano e di Emilia Conti, e fratello di Giovanni Conti nel io58 antipapa Benedetto X, soprannominato da s. Pier Damiani Mincio o Mincione^ non mai che ne fosse il cognome, e di lui riparlai
nel voi.

un luogo assai differente Neil' Ordine Romano XI,


s.

dal sadi cui

autore Benedetto canonico di

Pietro,

che

fior

intorno

al

143,
;

il

Vestarario

non si nomina giammai e se al suo tempo quest' uffizio fosse durato ancora, allorcli egli descrive la funzione della co-

XC,

p.

67.

Il

Galletti crede, che

verso

la

fine del secolo


s.

XI
il

l'uffizio d

Ee-

starar io di
ed

Romana

CA/e,yiZ

andasse a

ronazione del novello Papa, avrebbe probabilmente accennato,che luogo egli ottefra'tanti ufficiali che nomina, e neppure ne fa menzione nel minutamente enumerare lutti quelli che ricevevano dal Papa il Presbiterio, Cos pur Cencio

poco a poco perdendo


i

suo splendore,

neva

beni eh* erano di sua ragione, assegnati al mantenimento del Fesliario


pontificio^

appunto

nel

medesimo

secolo

VOL. xcvi.

i46

VES
se
tal

VES
vestaris. In fatti qui

Camerario neirOrtline che scrisse avanti ili 19*2 niuna menzione fece del vestarario, allorcli descrive gli udziali a'quali
il

non vuol dire


la

altro,
in

non che

a* vestarari

apparteneva
chiesa di
fiori,

solennit sparger

Papa

distribuiva

donativi del pres-

sia di giunchi, cio di fiondi e di

verzura,
.

biterio nel d della coronazione.


si

bens in Cencio certi T estanirii

Trovancom^

costumanza gi introdotta oltremonte, e


il

Dollari nella

Poma sotterranea evii


*

ponenti in
tati

Roma una

delle scuole,

ma

con uHzi in tutto diversi da quelli esercidal vestarario avanti


il

1000

e po-

lamente ragiona dello spargimento di FiO* ri(F.) e Fronde (F.), Presso il Du Cang si ha, che fra le consuetudini mss. di
s.

co dopo. Nel giorno della Purificazione il Papa andava a s. Martina (di cui nel voi.

gustini

Agostino del Limosino: Infeslos.Au.praepositus dehel reciperejiin.

LXllI,

p. 5i), e qi'w' vestarar car?i o-

cum,

qui^ dehelur

ex consuetudine ad
et

stiariis basilicae sacri palalii repracseri'

parandum chornm,

capilulum ; ed in

tant cereos

ad

benediceidum quos miin

nor prebfleroriimcardinalis
henedicit.

ordine

dava

il

Enumerando a quali scuole si presbiterio per mano del camervi

lengo ne' giorni di Natale e di Pasqua,

un codice mss. del Monte di s.Michele si ha pure: Eleemosynarius tenetur edam iiivenre juncwnin magnis feslivitatibus in ciorOy et in c/tfw^fro. Quindi che juncare ejonchare altro non voleva dire,che spargere di giunchi, cio
di
s.

ripone questa sorte di vestarari, dicendo:

fiori.
si

^el^Ordinario

T eslararis qiatiior soldosprovesinos ; e poco dopo soggiunge P'cstarariis vero in omnibus solkmnilatibus s. Ulariae, Asswnplione cxccpla facilini candelas de vinelis vivs papyrum pr candelis
:

Laudo

di
s.

Rouen

legge: Incortinaet
s.

tur altare

Johannis,
badia di

juncatur j e

fra gli usi della

Germano, sub-

aptanles.

Et propler hoc cum Domino


vineiis recipunt

Papa coniedunt in die coronalionis suae


et

pr universis

de alpr

tares.Petri qualuor provesinos pr ipsis


vinetis.

Et

est

sciendum cjuod

isti

ser vitto islo habenlmedietaleni maniiuni

carlae majoris in die Paschae. Quello che voglia qui significare Cencio, s'ignora. In Pietro Mallio, presso Mabillon nel-

eleemosynarius dehet fa cere chorir,^ jnncaridejerre. Nel principio del secolo XI V,cio dopo la morte di Bonifacio VI 1 1, si trova, che il luogo che ne' remoli tempi chiamavasi Vestiario^ si dicea Tesoro della Chiesa Romana (F.),e che era sotto la custodia del Camerlengo della medesima ; per cui pensa il Gallelti, che cesPasate le calamit di Roma e ripreso pi alquanto di tranquillit, in modo che senza timori di rubamenli potessero tei

r Appendice all' Ordine liomauo XI, si legge: In Purifcatioue s. Marine quinqiie libras cerae etqiiatuor denarios pr vincis. Qui doveasi leggere pr jiincis.
Nello slesso Mallio, presso
Junif ct, ss.y
t.
i

ner conto degli arredi e vasi preziosi, che


si

to del

andavano acquistando per incremendecoro beo conveniente a'cnedesine desse


la

rai, se

cura

al

camerlengo. Indal

Bollandisti,

di p'ubblic l'inventario prezioso fallo

7, dello:

In Purifica-

tione

s.

racket

Marae Firginis deceni libras cequatuor denarios prjuncis. Ed in


riferita

una carta
Aevi,
di
cpit
t.

Med. 1220 col titolo Provenlibus quos Dominus Papa redal Muratori,
il

5, scrilta circa

de Confessione B. Pelri,

et

basilicae

Sancta Sanclorum, si legge: In Puri/icatione s. Mariaedecem Lbras cerae pr candelis, et quatuor denarios pr juncis

camerlengo nel i3o4) dopo la morte di Bonifacio Vili, da me discorso in pi luoghi per la sua importanza, come parlando del Tesoriere generale, che nella custodia successe poi al camerlengo, da cui SI trae, che il tesoro della Chiesa romana a quell'epoca conteneva non solo la custodia de' vasi d' oro, d* argento e le
gioie,

ma

anco una certa porzione

di

de-

naro, eh' appunto secondo l'idea del

E S
mcnns secondo
fu detto
il

VES
il

i47

yestario antico, oltre alcun documento

Magri, anche abitazio-

ci

somma itnportanza. Se s liQettealla quantit di cose preziose che registra il


lungo inventario,
a'

ne e ospizio del superiore; ed Egumenuni


vestiario di

molli doni

fitti

da

nuova,
liporta
del

di cui
il

s. Sabba in Cella dovr parlare. Il Torrigio

Bonifacio Vili alla cattedrale patria di

lesto d'Anastasio, e l'operato


la chiesa,

Anagni, di cui il Boldetli pubblic Tinenfario nelle sue Osservazioni sopra i cimilerii, ad onta pure di tante strane
vicende, devesi riconoscere
la

Papa per

Ecclesiaui, sngre-

stia,

FesliariOf e chiostro,

Egunienar-

chio,he per opina doversi leggere Erg-

notabile

ric-

chezza a cui era risalito


gliara dire
il

il

vestiario o vo-

tesoro della Chiesa R.oma

na.

Il

Galletti poi

ca, Chronihisloria

non conviene noi Rocde Apo^olico Sacrache


il

rio, seguito dal Giorgi, oltre altri,

prelato Sacrista del

Papa

possa ripete-

Senato romano ebbe pur Vestarario, ed anil che pi uffiziali nello stesso tempo eoa questo titolo; per le sue precise incombenze non si conoscono per mancanza di monumenti. Verso la met del secolo XllI si vede nel registro di Gregorio

marchio.

Il

esso ne'bassi secoli

re l'origine del suo rispettabilissimo uf-

IX che ancora

sussistevano; poich

si

da quello che una volta fu del 7'^estarario. Distinguo, in tutto no certafizio

riferisce la sentenza di

scomunica da quel

mente, in parte essendo aflidata


vesti ed

lo
la

di fatto, al sagrista

custodia della Sagresi

Papa fulminata contro Luca Savelli seRoma, e contro Parentiam, et Joannes de Cinthio Feslararios, et
natore di

stia pontificia^ in cui


i

custodiscono

le

omnes

illos consiliarios

Urbis, et ju-

per uso della Cappella pontificia e del Papa, e gli ornamenti propri di questo, preziosi per la
vasi sagri,

avere occupalo e ritenere il castello di Montalto. Non per sicuro quanto all'epoca del senatorato di
sliliarios, per

cos ricchissimi e copiosi quali

materia e pel lavoro, certamente non erano nel


inclusiva-

Luca, che trovo chiarita in Vitale, Storia diplomatica de' senatori di


p.

Roma,

declinar del decorso secolo,

mente
ti.

a'triregni pontificii in tempi quie-

Gli antichi Triregni, fino a quell'insi

93. Pacificatosi il Papa co* romani, senatore Malabranca nel I2 35 ^mil Yo^qaod Vestararii judices Palatini, juslitiarii, scrinariif assectatores, et

fausta epoca,

custodivano

in

Castel
e

s.

geneeani-

Angelo, dentro un cassone


cui chiavi tenevano
\\

di ferro, le
il

raliter offlciales 5f/09(sic) ontnes

...

Maggiordomo,

deni

pacem jurarefacict. Ed

in fatti si

Tesoriere generale, che successo al Camerlengo ntWa presidenza dell'erario papale, dopo il Galletti scrisse il Vitali, De*
Tesorieri generali, che l'antico
/^e.sf/<2-

rio fu dato in cuia al camerlengo in luo-

medesimo registro, che nello stesDomitms Romanus Bonaventure (dello slesso nome e cognome viveva allora un cardinale vescovo di Porto, che da senatore di Roma nel 1212
ha
nel

so giorno

go del Festararioj argomenti che non


senza diffusione svolsi ne' qui ricordati
articoli.

era st^to creato cardinale

e lo afferma

Vitale) Festarius Urbis superdicta pa-

ce servanda jnravit simili ter. Tteni


le pii

Do-

Le altre chiese di Roma, almeno


cospicue, ebbero anch'esse
il

l^estiario,

minus Paulus Laurentii Palatinus judex juravit dictam pacem etc. Ora che
quel posto di Feslarario del senato si occupasse da nobilissimo soggetto, ne offie convincente

narrando Anastasio Bibliotecario, che Adriano I del 772, rifece e ampli la Cliiesa di s. Anastasio alle Acque Salvie ,

prova

il

cronista Riccar-

una cani
stero;
il

Vestiario,

gli edifzi

qual vestiario fu detto

monaanco Heil

^uinenarchio ^ Egwncnarchio^ ed E'^a-

do da s. Germano, narrando che nel giuluglio 1287, insorta una sediziogno necoalroGiovanai da Poli senatore, que-

i48
sti

VES
suo luogo
Cincio

VES
Alano abbate
sale di
il l'

fu deposto, e sostituito in di

Giovanni

Cencio forse

lo stesso

Farfa la 3.* parte del caScaitdiliano, ricevendo in cambio


di
la fine

vestaiario nei

tempo

del senatorato di

casale Marianula. Verso


istesso

poi del-

Snveiii, sunnominati, tanto pi che

anco

anno, Taciperto

scrisse

un con-

Parenzio yestar ario nello

slesso, sappia-

tratto, in cui

Sisone vend a detto abbate


di terra del casale

mo
no,
ri

dal

medesimo

cronista, ch'era sena-

IO moggia

tore di

ma

\iiS. Non in tal annel 1234 il cav. Pompilj-Oli vienel


il

Roma

compresa
lice

la

met

della chiesa di

Antiano, s. Fe-

con sua dote. Adeodato vestarario,


precedente, nel
col

assegna

senatorato di Savelli

nuovo nel 1266. aveano anch'esse

Le

e di

successore del
toscrisse

765

sot-

chiese vescovili
il

un istrumento

quale TeoEi/ge-

fra'ioro ofliziali
dell'

Ve-

dosio cede al
sa

suddetto abbate una cas.

starano^ senza dire

oltramontane,

posta in

Mallianum ad

e di alcune d* Italia n* rimasta

memoil

ria. La Tiburtina o di Tivoli ebbe starano ^ od F eslarari fino al


i

f^e-

secolo

poich nel menzionato registro di Gregorio IX, in una sua lettera scritta al vescovo e al clero, sono nominati Priores et Festararios. La cattedrale di Benevento ebbe il vestarariofino al XII secolo, ed in documento del 1241, che nelle solennit sempre vi avea luogo. La
1

XI II,

chiesa diPtietida antichissimo

tempo eb-

nam, ricevendo io cambio altri beni. Inoltre Deodato si sottoscrisse nell'atmo 773 in altro strumento di donazione all'abbate di Farfa; non che pure nel 778 ad una carta d'altra simile donazione. Giovanni vestarario, nel 778 sottoscrisse una donazione al monastero Farfense. Adeodato e Giovanni vestarari, Irovansi sottoscritti nel 785 ad altra egual donazione: forse sono medesimi gi nominati, ed il 2. coadiutore al primo Majo*
i

be anch'essa il vestarario, e poich ragguardevoli ne sono le memorie, il Galletti

cui

co*
la

monumenti

Farfensi volle tesserie.

rano prete vestarario, fiori nell' 80 3, ia come messo dell'episcopio di R.ieti qterveune ad un cambio di beni tra Teute di

serne

seguente piccola

Alfredo
fece a

vestarario, intervenne nel

746 ad una

derado vescovo reatino e Giovanni abbaNe'monasteri antichi eFarfa.

donazione, che

Palombo diacono

ziandio
fizio

si

trovano

P^estarari^

il

cui uf-

Fulcaldo abbate di Farfa, della porzione de' beni che possedeva in Lamniano, il
cui atto riporta Galletti illustrato,
gli altri

per consisteva comunemente


le

nel

provvedere
significato
si

cos

monaci osservano ancora


vesti a'

nel qual

le

Vesta'

che accenner per

altri.

Anselnii-

anno intervenne alla cessione che AdualdoeAudolfo fecero a Godefredo gastaldo di Rieti, de'casali Asiliano e Fida, ricevendone da lui in cambio due altri di ragione del fisco ducale: nell'atto il segno -^ della
no
vestarario, verso la fine di detto

monaNon cos per si pu direde'monavestarario avea steridi Roma, ne'quali


rarie ne' monasteri antichi delle
che.
il

altres in

mano Ansclmini Feslararii. Fecero il cambio per evitar le pene dell'inferno, per
assicurarsi dell' eterna vita, per rimedio

denaro e le cose pi preziose. Giovanni Diacono nella vita di s. Gregorio l del 590, racconta che mentre questi dimorava nella Cella nova o monastero di ^.iS'/7Z>^<t,presenlalosegli per la 3.* volta quell'Angelo in forma di nauconsegna
il

frago per esser da


ce venirea s
il

lui

soccorso, egli
^\a

fe-

dell'anime loro, formole di cui parlai in


tanti luoghi, ed usale in quest'istrumento

perch

la

cessione veniva ad essere in van-

questo che nel vestiario non vi erano pi monete, e ricercatolo poi se per avventura evestarario e sent
ravi rimasta alcuna veste, o qualche vaso, sent

taggio di luogo pio o monastero. Taci-

pcrlo vestaiario,

si

sottoscrisse
in cui

ad uno

che

vi

era tuttavia una scodella


s.

strumento nel 764,

Lupo cede ad

d'argento, con cui

Silvia

madre

del san-

VES
to soleva fargli avere de'legumi.
si

VES
Quindi

149
Item
di-

fortalitioetpertinentiissuisest universaliter ofiicii Vestararii Cassinensis.

scorge, che

il

veslarario di questo

mo-

nastero non differiva nelle sue incombenze gran cosa dal veslarario della Chiesa

ctum
ni

ollcium habet integram decimami

in toloterrilorioCaslrinovi, videlicet gra-

Lateranense, poich

il

suo uOzio non era


dirsi del vestarario
,

hordei milei fabarum etfarrorum".!Xel

limitato solamente alla custodia delle vesti.

castello di S.Giorgio:

Castrum ipsum

to-

Questo
altresi

slesso

pu

lum

est odicii VestarariiCassinensis

prae-

della chiesa di

Monte Cassino
si

il

quale

avea

beni e vassalli a parte di sua

ragione, laonde

stituito anch' egli

vede eh* era stato inad imitazione di quelil

quae pertinet ad CaCassinensem. Item quod omnes dedicto castro debent decimam dicto ofter spiritualitatem

meram

ficio vestarii

de grano hordeo mileo

fa-

lo della Chiesa Lateranense. Presso

p.

Galtola parlandosi degli

ulFizi di
si

detto

arci-cenobio, del vestarario

dice:

Vi-

star ariis reparare dehet curare cimile'


ria^ balnea, vesliariuni etc.,e

de omnibus seminibus et de vino ex consuetudine antiquata". Nel castello dis. Angelo di Teo. dice: Castrum ipsum s. Angeli est ofbis et spelta et farris et
ficii

non aggiunsta-

Vestarii Cassinensis

ge altre incombenze che forse erangli


te assegnate.
si
i

perlinenliis suis.

cum juribuset Item quod homines otenenlur anois singlis


et or-

Da un documento del 1270


e
i

mnes

dicti castri

prova che beni

vassalli, di parte del

officio Vestarii

de omnibus possessioni-

veslarario cassinese, essendo allora ^rater Matleiis


stariiis

bus eorum terraticura grani milei


dei

de Miniano nionacus et vecasinenss .... sub dominio ejussono perdute


le

quod terraticum intelligitur de septem tumulis unum (tomolo misura di


i

dcm
rie

veslarii. Si

memo^

cereali presso

napoletani)". Nel castel:

degli antichi vestarari cassinensi


pel
i
.**

nondimeno
uno

si

conosce l'inglese
1

Am-

fredo vestarario, che nel


de' pi
rispettabili

iSy

circa fu

della comitiva

accompagnarono il nuovo abbate Rinaldo allorch and in Melfi a trovare V imperatore Lotario If, ove dimorava pure Papa Innocenzo IF^
de' caS'iiuesi che

0(ficium Vestarii habet in dicto castro expletam decimata grani de loto territorio dicti castri'*. Nel monastero della ss. Trinit della Cava fu pure il vestarario, e vi durava anche
lo di Vallefredda

verso

la

fine del

XIII secolo, e nel 1284

trovasi Calotto o Carlotto

monaco

e veter-

slarario del monastero

Cavense.Qui

a cui prestarono ubbidienza detestando


quella resa al temerario antipapa
cleto
il
i

minano

le

108 pagine dell'eruditissimo


Il

Analin-

Galletti.-

Cancellieri, nell'opera gi

il

vestarario Amfredo, siccome

eloquentissimo, fece da interprete in

gua romana

a' parlari de'tedeschi.

Rai-

mentovata e classica, nel cap. V comincia dal dire che tra* molti Secretaria^ furonvi que' denominati P^esliarii equivalenti al Secreiariunif e

mondo
nel

vestarario cassinese, e anche pres.

ne

illustra

il

vo-

posto di

Pietro Imperiale di Taranto,

cabolo in vari modi espresso, secondo


l'uso q* Festariiy presso
i

1827 si sottoscrisse ad un accomodamento tra* vescovi Raimondo di Monte Cassino e Leonardo d* Aquino. I vestacontinuarono a figurare nella chiesa dell'arci-cenobio fino almeno dopo la met del secolo XIV, con tutrari
cassinesi
te le loro giurisdizioni

romani

e pres-

so

gli

ecclesiastici

antichi, ricordando

molti scrittori che ne ragionarono, ordinariamente luogo per la custodia delle


vesti, de* vasi, del
lettili,

denaro, delle suppel-

ragguardevoli, che

avendole volute riconoscere Andrea abbate di Monte Gassino nel 1 37 si trov.


i

pure Cameracy Tliesaurus^ Gaza, Annarioj guardoroba. Indi passa a parlare del bestiario Lateranense^ e fa cenno di quello
delle cose preziose, dello
di
s.

In Casteluuoro

M Caslruui ipsum

cum

Sofia dr Costantinopoli, ripetendo

iSo
io breTe
pleiiclo
il

V E

VES
nio(V.) della medesima, f^csliarium fu pur detto il sacrario del Dattislerio(F.)y ubi candidae vcsles a Neophytis drpositae Dominicaa in Albis servabanturj e coxuQyimpuberes Deoin monasterilob lati
il

riferito dai Galletti, e sup

bliogranche; tale essendo


to
il

con altre eriidizioni, massime bila natura di tut-

suo trattalo del f'tstiario e del f^e

sUirariOy in confronto del libro del Galletti)

che

lo

precedette neiriilustrazione
il

in Fcstiariuni adductij e persino, oltre

del irario argomento,

perch vado

li-

mitandomi a sfuggevoli

cenni, altrimenti

sarebbe supeiflua lipelizione. Distingue

pure anch' egli il f esliaro, dal SacrariOf e conviene con Vitale, che il nome
di bestiario
%\

converti in

f'es larario sao custoJe, in

Cainera^QW Camerlengo.
i

Festiariumin Episcoporum coasecra' reservatuniy dell' Episcopns stnltn.<i in Fcstiario per sunimum nefas sacris vestibus inducbaturj e della Fatuoruni festuniy Ifypodlaconoruniy InnoccnLiuniy Stullorum, promiscue dictum. Nel cap.
tic

VI

il

Cancellieri ragiona dell'uffizio e de*

Indi discorre dell'oraloi io Lateranensedi

doveri de' vestarari,


privilegi,

loro prerogative e

S.Tommaso,
si
*/tr,e

iS'ecre/czWo o
si

luogo ove Papi


l'ora di Sc'

vestivano, mentre

cantava

donde

si

partivano processioualmeo-

che leggo nel Severano, Memorie, p. 524; ^^^ l'Alamanni, dell'oratorio Luter nense di s. Lorenzo in Cella Gregoriana, seu basilica s. Gregorii P'ete,
il

cominciando dall'antichissitno Proto- Fesliario in Palalii, et aula Conslantinopolitanay seu supremi Fcstifirii praefecti apud graecoSy ad esempio del
quale fu introdotto
&Gfdiioco\
in

Roma

papale, nel

F starius

Urbis, e nel patriarEcclesiae. Riquesti


vestarari

chio Laleranense, col titolo di Festara^


rius

sliariumfiiily

quam

hodie

Cameram

vonel-

sanclae

Romanae

cant paranientorum, come pur leggo


lo slesso

produce poi
del Galletti

la serie di

Alamanni
et

a p. 26. Col 3.

De
il

ytstiarOy

Hegumenarchio^cVce poi
s.

Cancellieri del vestiario di

Anastasio,

detto llegunienarchioy vocabolo che par-

compendiosamente, e quanto ad alcuna lieve aggiunta superionnenle r ho riferita. Continua co' vestarari dell'altre chiese^ col produrre il canone
1

ticolarmente illustra, derivante da

Hemo-

del concilio di Nicea

del 3 25.

Sii ia

gumcnus, Egumeno
naci Studiti
(/^^.).

(^'.),

abbate o su-

unaquaque
eo
et
alii,

Ecclesia procurator, et

cum

periore del monastero, massime de'


dizione partitamente
caboli
:

qui

curam habeant provenlum,

Spiega oon diffusa eruil

significalo de'vo-

reddituum Ecclesiarum, et deinde villarum, et semeniis, et sumptuum, at va-

F'^estiarii,

Revestiariif

Revesli-

corii, Revestiloriiy Revestoriiy f^estibuli^

sorum auri, et argenti, et vestimento' rum, et ornamentorum Ecclesiae". Scrisse


e.
il

Reveshuliy alque

u.su9y

sollemnioribus

Visconti,

De Missac apparai i,

t.

4,

anni diebusy
"verse
le pontificie

tempi e di molte dichiese, precipuamente riguardanti


di vari

IO, p. 22, che tale uffizio fu imposto

funzioni, in

buona partegi

Mansionario, ma etsi primi tus Festararo dutntaxat comniissum fuit. Nella


al

narrale col Galletti, e anche altrove, lo

chiesa maggiore di Benevento

si

chiam

somma
vestes

risulta essere statoil Festiariunty

Thesaurarius e

F estararius, e dovea estitolo

locus ubi vestes scrvabanlur, pensio

ad
y

se dicy et nocte continue in^Festiario, e


poi la 5." dignit fu decorata del
di

emendasy regium Aerariiuny Thesaurus principumy Camera j Sacrar inni


ScriniOy ossia Archivio
(/'^.),

Tesoriere (F.), dignit ch'ebbero ed


tuttora molte cattedrali. Dispose
concilio provinciale di
:

del quale e-

hanno
il

rano custodi
visti della s.

gli

Scriniari [F.) o Archi-

Benevento del

po, prima
\y.), poi
il

il

Sede (^.), ch'ebbero a caPrimicerio della s. Sede


Primiscii-

Proloscriniario

i557 Vestiarii seu Thesaurarii cuslodiam habeant sacrorura vasorum. Vestimeolorum ecclcsiasticoi um, oruameu

VES
torumque omnium Altarium,eotumque
oitinclitiae,

VES
Oblazioni
casa
e le
il

i5i Dio e
alla

fatte da*fedeli a
gli

sua

nitorique consulant, propte-

tempio; anche
Picliquie,

utensili

sagri

reaque
sto,

sinl assidue in Vestiario".

Del

re-

ss.

tranne erudizioni bibliografiche, de'


offre Cancellieri.

scritlori,allri

secondo i luoghi e gli appellandoli iS'.^grcsf/e. Tan-

veslaiari delle chiese, niun' altra nozio-

ne parlicolare
porge
col 7.":

Bens

le

De

miinere P^estiarii, et

Festarii,

apud

Etinicos^ et Chrstianos.

Principia con parlare de* vari significati


presso
i

svolge Cancellieri, che io poche indicazioni. Terminer colMoretti, /?////5 dandiPresbyteriuni Papae^ Cardinalibus, et Clericis, che con Curopalala parla del Festiarii seu Aerestrinsi in

to in

63 pagine

gentili

ed

pagani di

tali voci,
i

mene-

rarii praefeclus^ che nella coronazione


de;[;rimperatori somministrava
se vesti e
sarsi.
le

morando

diverse vesti degli antichi,

prezio-

gozianti delle

r/Vche nella

Fes ti [F .),'\\ Comes Festiacasa imperiale le procurava

molte monete d*oro per dispenNota poi, che ogni volta che il nuo-

e co user va va. Praeterea Festiarii appel-

lahantur etiam P'eslipices^ Fesjc^ et


Festispiciy
iae^ nncie

vo Papa era coronato in s. Pietro, accipiunt canonici pr Presbyterio odo solidos lucensesj et
stiario.

eorumque uxores^ aiitftmieodem niunere fungehanliir


Festijicae, et

decem

solidos pr ve-

Festiplicae, Festlpicae,

il Moretti, osserva Cancellieri: pluribus inquirit,

quanto

altro dice

plures oslendunt. Dice pure del vestiario


della chiesa di Nimes, de'vestiari
stici,
il

mona-

quid lateat sub hac Vestiarii denominatioue, incertusque haeret, uum pr Sacrario canonici Incus accipiendus
tius
sit, an poibidem innuatur vetus consuetudo,

vestarario de'quali talvolta fu ap-

pellato Cellerario (F^Jje Festiariani ancillaiH vocant,

quae domestici

vesliarii

certis sollemnitalibus

renovandi

vesti-

curam hahet, et in monasteriisfeniinarum apud Abelardam, di*:itur Festiaria^ quae tolum, quod ad curam indiientorum spedata providel. Atque hinc

menta ministrantium Basilicae^quaepostea in Strenam (F.) conversa est, an

demum

pr Vestiarii porlione, cujus

vi-

ces fleret caoonicis,

quorum lune

vita

Auguslimii

sa ne tiino niale s
sic

quasdani

hortatus est iis uerbis, sicut pascimini

ex

communis, solidorum solutio. Postrema hujusmodi signiflcatioeidemMoretlo magis arrisisse

mio Cellario^
sliario.

induimini ex uno F-

Finalmente, che Fesllarius^ aut Festarius appellahantiir^ qui non modo


Festiarii^ sed

videtur, qui hujusce usus vestigium agnoscit in denariis, qui pr

vestibus

quondam

dispensari consuetis,
di-

etiam Tliesauri^
riferisce

et

Cime-

sacrarum Canonizationum occasione


butione, qua sacrarum
praefecti in

liorum curam hahebat. Altre

belle analo-

ribentur,ac praeserlim in pecuuiae distri-

ghe erudizioni
CMp.

Cancellieri nel

caeremoniarum
Dei benedictione

VII:

De
et
i

Receptorio,
sagri ministri,
le vesti,
i

Reposi torio^
tutti o-

Agnorum

Armario^
ve
i

Armariolo, luoghi
ed

vescovi,

altri

ansup-

cora, custodivano
pellettili sagre,
il

vasi, le

donanlur pr Vestiario renovando, seu pr Sirena Vesliaria". Siccome \\ Moretti nomina Fastarios seu Fastararios^ che
partecipavano
tare di
s.

denaro,

le

cose preziose,

dell' oblazioni fatte all'al-

ogni specie di veslimenla, servendo pure

ad alcune quasi sagre funzioni. Nel cap. Vili: De Paratorio, luogo in cui il Papa assumeva paramenti sagri, e vi si riponevano vasi sagri e le vesti ecclesiastiche missali, e fu pur detto Festiarium. Nel cap. IX Z>e Donarlo, et Promptunrio^ altri vestiari io cui si ponevano le
i i :

il vocabolo non si confonda con quelli di Festiario e Festarario^ dir che il Torrigio T interpret

Pietro, acci

ceraiuoli j e sembrando

al

Moretti oscu-

ra la spiegazione, sospetta

che fossero

bajulos palatinoSf che aveano cura delle lampade. De ba/ulis scrisse il Casella,
nella vita di
s.

Basilio:

s.

Salvatore iu

152
{'

VES
cai nel voi.

VES
bre, da* suoi

LI, p. 4? chiesa Campo gi de' benedettini berreltani soppressi;

4>ooo abitanti

circa.

Quivi
1

furono adunale diete importanti


e nel
1

nel

527

ma

essendosi concessa alla congregazione

del preziosissimo

Sangue che

la

possede-

544) nell'ultima delle quali fu confermata la corona ereditaria. Di sue notizie, della sede vescovile istituita nel 1 1 49, suffraganea della metropoli d* UpsaLa
(/^.), e de'suoi vescovi,

va, quella di

s.

Maria
voi.

in Trivio, di

che

feci

pure parola nel


chiesa di
s.

LXXXIV, p. 198, la
Campo ora
i

Salvatore in

pas*

molto ne parlai a

sata in propriet del collegio de' C/7ffr/rt^^


ri de' Cardinal),s\.\auo
laici oblati,
i

Svezia.

che

servivano a portare e riportare vasi sagri, i vestimenti e altri stromenti per ceJebrare
la

messa ponliOcia

e questi tali

VESTI E VESTIMENTO, Festium, Vestimentuni, Indumentuni^ Ornatuni. Abiti che si portano indosso, per bisogno e per ornamento, foggiee mode di vestire.
In moltissimi articoli di questo

neirOrdineRomano sono denominali


iuli. Il

ha-

mio Disi

Buonavi'uo{\,Osservazionisui me-

zionario ho ragionalo su quesl' ampio e


varialissimo argomento, in quanto
ferisce alle principali parti del
s\ civile,

daglioni antichi^ parla de* Feslores Simulacroriini et. Deorum.

ri-

vestimento

VESTERAS WESTERAES.

Citt

vescovile di Svezia, antica e celebre, capo-

moderno,
te latine
;

che sagro, tanto antico, quanto di molte nazioni, precipuamenanzi descrivendo espressamen-

luogo de'i3 distretti della prefettura del suo nome, la quale si forma della parte

te

una

veste,

per analogia

vi

riportai no-

Vestmania e della porzione dell'Upland chiamata Fyrhunorientale dell'antica


tira nella

zioni dell' altre, o

perch ne derivarono
relazione. A'suoi artii

o perch
coli e

vi

hanno

Svezia propria; paese generalritaglialo

luoghi descrissi

parziali

costumi

mente piano,

da alcune

colli-

de* popoli nelle

vesti e

loro ornamenti,

nette, assai ricche di terra arabile, e so-

singolarmente quelle della Gerarchia ecclesiasca^ che per


la

prattutto di prati, tranne nel nord eh'

natura

di

questa
al-

montagnoso e imboscato. Il lago Maelar, che bagna questa prefettura al sud, vi forma parecchie baie, le pi notabili fra
le

mia opera, pi
trove promisi
;

sotto riparler,

come

quali sono quelle di Vesleras, di Galt


Il

non che de* Sovrani^ de* Magistrali^ Giudici^ Governatori ; di quelli municipali conie Senatore di Ro-

e di Black.
vi

clima freddo,

ma

sano;

sono bestiami, abbondante la pescagione, numerosissime le fucine. La citt di Vesleras giace alla foce della Svaria,
in

ma^ Gonfaloniere^ Podest, Priore, Sindaco (anche nel descrivere le citt ed i luoghi); della il////zz<2, degli Ordini Militari

amena

situazione,
:

ma

le vie

ne so-

ed Equestri j in somma deVUomo (F.) d'ogni grado e condizione, cos delle

no irregolari dall'antico suo castello si gode di bellissima vista sul lago. La cattedrale di S.Egidio notabile, con bellis-

Donne d'ogni siaiOyFergini, Spose, FedoK>e{^F.).

Nelle corti e nelle chiese di Pioma e


il

di Costantinopoli specialmente,

luogo

simo campanile,
l'

e contiene la

tomba

del-

ove

si

custodivano

le vesti

sagre e altre co-

illustre e

insieme deplorabile Gusta-

vo
le,

I,eretlagli
il

da Erico XIV.

Ha

l'ospeda-

liceOjCh e

uno

de'migliori del regno,

una

biblioteca che possiede preziosi mss.

si disse Festiario{F.),ed il ragguardevole ufllziale deputalo alla custodia venne chiamato Festararioe ProtO'Festiario; quello poi del Papa e del-

se preziose,

Questa citt il gran deposito del ferro che passa a Stockolma dalla prefettura
di Vesleras;
le
si

la

s. Sede, Festarario della s. Romana Chiesa\F.). Anche altri principi ebbero


i

mandando pure

allacapila-

vestarari e anco vestararie;

primi
le

1'

eb-

molto rame, ottone, vetriolo ec. Tieouna fera considerabile a' 16 diseltem*

bero, oltre
drali

le

chiese di

Roma,

catte-

ed

monasteri, e quelli delle

mo-

VES
I

VES
luoghi, ove ne parlai.

i53

nache ebbero Testararie. Inoltre Vesiiario e Segretario^ o Sagrestia (F.), s appell anlicameDte
il

Laonde
i

nel

voi-

LXXXiV,

luogo ove
i

il

Papa
sa-

ed
gri.

vescovi prendevano
I

paramenti
i

Nomi,

Cognomi

Soprannomi

(/^) derivarono promiscuamente da* Numi, dalle feste, dalle vittorie, da'uumeii,
dagli augurii, dagli eventi, dalla nascita^
dalla qualit, da' difetti del

212, tenni proposilo del Sarto o Sartore, che taglia veslimenli e li cuce, ed altrettanto fa la Sartrice^ di cui pure parlai, non senza nozioni sulr origine e progresso delle vesti, pel bisogno cominciato co* nostri proto-genip.

tori, pel

loro fallo, e
:

come ripararono

alla

corpo, da*

loro nudila
sa

toccai la volubile e rovino-

dogmi
cattivi

religiosi, dalla piet, da*

buoni e

moda,

il

perniciosissimo lusso, fomen-

costumi, dalle virt, da' mestieri,

tato da' Modisti e dalle Modiste, di cui

dqlle civaie o produzioni della

campagna,

ancora

dagli alberi, da'fiori, dagli attrezzi della

nautica, dagli animali, dalle fiere, da'bru*


ti,

dissi alquante parole, e 1' una e r altro pi avanti torner a deplorare. Intanto qui noto, che in questo meravisi

da

altro,
se.

per non dire di anche dalle vesti e dal colore di esTutto prova il Cancellieri, con erudiepiteti ingiuriosi, e

glioso secolo
il

inventata pure, oltre


la

cucire mediante macchine,

Barce-

lotccnia, ossia

zioni bibliografiche nella Dissert. Epist.

Tarte di ritessere e riunire senz'ago, e con facilissima imitazione, ogni materia di stoffe, tessuti preziosi,
sete, tele battisle, tulli e trine

Orsa. Dal colore derivarono nomi Albii^ Albini^ Aurry BrunoneSy Candidi^ Flavi^ Fiisciy Galbae^ Melanion, IVigre, Rufus.
i

sull'iscrizione delle ss. Simplicia e

cachemire,

d'ogni genere ed in qualsiasi

modo offese.
musaico eoa

Essa

altres unisce,

si

dice, l'utile al di-

Dalle vesti principalmente derivarono

letto nell'eseguire disegni a

nomi di Caligula e di Caracalla, dati a due imperatori romani. Da caliga o


calza o calzare^ stivaletto o calzatura de' guerrieri romani, che consisteva in

bell'armonia di colori; ed intorno a quest'arte ne scrisse il suo inventore Giuseppe Darcelo, che
le

impose
il

quanto pubblic
1

il suo nome, con Giornale di Roma del

una grossa suola fermata sul piede con bende di cuoio che giravano intorno alla
Doce del piede, Caio Giulio Cesare Germanico ricevette il nome di Caligola, per dinotare ch'era nato fra le legioni, e
chefinodallasua infanzia fu allevato fra glieserciti di cui Germanico suo padre era la delizia, al pari che del popolo romano. Da Caracalla, sorta di clamide o veste in uso fra'
g\

858

a p.

47

Gli accidenti poi

non

ra-

ri e

funestissimi di persone, especialmen-

le di

pel

dame, abbruciate vive in poco d'ora fuoco appiccatosi fortuitau>ente alle


i

loro vesti, e

vantaggi che

si

trarrebbe-

ro in parecchi casi dal


tessuti

poter adoperare

o altre materie a prova di fuoco,


i

han

falto ricercare a'chimici

modi pi
le

sicuri e

meno

dispendiosi

eli

rendere
3.'\

romani

e poi adottata clil

sostanze incombustibili. Racconta pertanto la

Ecclesiastici, ne venne

nome

a Bas-

ClvUci Cattolica, serie


,

t.

8, p.

siano Antonino di

Caracalla,

figlio di
i

6o8

che

di recente

il

chimico fiancese

Settimio Severo, per aver costretto romani ad andar vestiti con tale abito lungo sino al tallone e in forma di Cocolla. Descrivendo le principali Universit artistiche,

Canteron, ha trovato un nuovo sale, che rende incombustibile qualunque coi{)0 ne

venga impregnato alla superfcie. Si pu mescere alla salda con cui s' inamida la
biancheria, all'olio, a'colori, e couiporre
in varie guise

ragionai ancora di molte arti, che

poi nominer, destinale alla confezione


delle materie per
le vesti,

con

altre sostanze;

si

pu

e di quelle im-

applicare alle
in

stoffe, al legno, al

cartone:

piegale alla loro formazione; delle matexie stesse, delle loro notizie, e degli altri

ogni caso

le

materie preparate con quesulle

sto sale

messe lu

fiamme non

pigliuu

154
fuoco.

VES
1

VES
55, oltre non poche erudlzioni sul commercio in generale, nel discorso che li
se
il

Tnnto sembrano mostrare gli spelimeiili fattine nei iSSy a Neuilly; tua
resta a sapere

primieramente
sia

tro-

precede ed

in

altri

paragrafi;

mentre,
dissi
^

valo possa con


cui segreto
11

facilit applicarsi in vaste

quanto

alle

produzioni, ne tratto negli ar-

proporzioni, e poi qual

questo sale,

il

ticoli geografici. Pertanto a p.

loi

de*

non maniCest
fine la qualit

lo

scuoprilore.

Berrettarij facitori delle Berrette


re del capo; ed a p.

Ber-

JMasson, altro francese, d alle stoffe


ili

rettoniy Berrettini (F.) e altre copertu-

anche pi

resistere alli-

l'azione del fuoco,

immergendole in un
Ci\>ill,

fabbricatori
p.

(\e

107 de* Cappe Ilari Cappelli {f^.); mentre a


Parrucchieri e di
e del

quido preparato, e restano incombustibili.

74

dissi e' Barbieri

Lo

descrive

la stessa

insieme
le stolFe

loro arte tonsoria e


to, di cui

ornamentale del vol-

ad
e

altro

metodo per immergere

veste la

Maschera
la

i^P'.)^

le tele

pi fine in una soluzione di clo-

cnpo, al quale fanno

copertura detta

ruro

di
il

zingo allungata con acqua, che

Parrucca

[F.), o la

dopo

bagno, messe anche


si

sulla viva

pelh\ oltre (juella delta

iiauma

carbonizzano e inceneriscono,

questa e di quelli
dotto

Tonsura ( F.) de' CaBarba (F.). Di dovr riparlarne col

ma

senza fir
le

vampa
'

e perci senza peri-

e satirico Martorelli.

p.

loi

colo di chi

veste (dice ['Enciclopedia

dQ'Calzettarif fabbricatori di Calze e di

contemporanea
la; e

Fano,

l.

6, p. i6o, la

Guanti (F.); e

de'facitori di quest' ultip.


1

spesa per tale soluzione essere quasi nul-

mi, o spacciatori, anche a

33 dicendo

che dopo

la

mortedi Clara Webster,


mussolina
di tutte
stati

le vesti della

quale presero fuoco sui palprimari teatri sono

co scenico,

gli abili in

le ballerine de'
fatti

ch'Guantari, Dq Calzolai^ a p. i o3, con quanto si appartiene alla calzatura del piede, massime per le Scarpe {^F.^ e ^q Sandali; mentre dell'uso de'zoccoli, calzari simili alle pianelle

a prova di fuoco). Finalmente par-

ma

colla pianta

la di certe riuscite
i

sperienze per preser-

di legno, intaccato nel


te

mezzo dalla par-

vare guastatori Pompieri (^.) dall'azione del fuoco, vestendoli di amianto,


di maglie metalliche, o di panni resi in-

che posa in terra

parlai altrove di-

combustibili per mezzodel borace, e ado-

cendo da chi feu'ono usati, mentre lo sono da diversi religiosi e sodalizi. Questa calzatura di legno era conosciuta ed anche usata da'romani, presso quali pi poveri lavoratori se ne servivano esclusii i

perando or l'uno or
lai

l'altro di questi ve-

stimenti, oeziaudio tulli treinsieme. Par-

altrove dell'amianto,
p.

come
gli

nel

voi.

vacnente.

La

cosa singolare

si

ch'essi

LXXXIV,
mavano
scrisse

i38, di cui

antichi forde*

erano

la

calzatura de' parricidi,


in sacco

quando
in

della tela per la

combustione
le

chiudevansi

per gettarli

ac-

cadaveri, per conservarne

ceneri.

Ne

qua, per prescrizione di legge. Catone gli

Giovanni
altri

C\attp\n'\y

stibili lino sive

lapide Amianto^
principali

1691. Gli

De incombuRomae artisti e ma-

accenna come calzatura degli schiavi e delle donne che servivano in campagna. I zoccoli furono in uso in Benevento per
calzari,

nuali che colla loro professione pi con-

come afferma
t.
il

il

Borgia nelle

Me-

tribuiscono alla produzione e composi-

zione de' vestimenti, di

cui'

tenni proposi-

morie storiche^ (ma veramente


degl' istrioni

2, p.

199, ossianosocci socco era un calzare


nella

lo nel ricordato articolo e


i

volume, sono
|)ar-

antichi

commedia,

seguenti, ed in ciascuno eziandio

lai, in

uno

al

proprio mestiere, delle

ma-

usato nel Teatro, ove ne feci parola, ia uno air altra calzatura detta coturno, di cui
si

terie

che lavorano o fabbricano; come

servivano

gli

antichi

attori

pure de'negozianti e spacciatori descritti ne' paragrafi Mercanti e Merciari a p.

nelle tragedie). Nel secolo

XI V

e nel
la

XV

furono

in

grande uso presso

povera

VES
gente
,

YiS
,

i55
Il

massimamente
iiTatto
i

di villa

ne sJepi
a prefe-

fin sia

dairorigioe della loro istituzione, os-

gnaronli

nobili

delle citt
utili

ne'primi anni del XIII secolo.


s.

fon-

colte, riconoscendoli

mollo

datore
suoi di
si

renza di qualunque altro calzare a preservare


i

figli,

Francesco d'Asisi, intimando a* che di tutto sforniti, a piedi nu-

piedi dall'umido. Quiiali nella

portassero pel

mondo

a spargere
inlese

il

Cronica di Novara all'annoi 536 scritto che Guglielmo capitano di No vara, sentendo presa
te, nella
la citt

seme
lendo
ca,

della divina parola,

non
vita

che
vo-

fossero prividi
in essi

qualunque
Cristo e
di

calzare.

Ma

da'nemici, incastruni
il

rinnovare

la

apostoli-

fiigil in zocholis; ed

Muratori avverfatta nel

come Ges
il

gli

Apostoli, cosi
calzati

Disscrf. 2 5.', che in una pittu-

egli a loro

permise

andar
le

di

I*

14^2, rappresentato lo slesso imperatore Federico 111 con quesle scarpe di legno. Nel costumi -voi. XCl, p. 363, descrivendo
ra del palazzo Estense,
i

sandali,

che provano
la

antiche scrittu-

ra, pitture e sculture de'francescani, e pre-

cipua niente
sii

reliquia in discorso.

Que*

de'veneziani, notai che innanzi alla sel-

veneratisandali sono intessuti di"iuno co palustre. Le fila della pianta di ciafalle a foggia di corda, so-

ciatura delle strade di Venezia^

le

don-

scun sandalo,

ne per non imbrattarsi


re,

di

fango o polve-

no 16, e quelle

del

tomaio 23, tutte

for-

portavano altissimi zoccoli, larghi e


fa colle

mate

a trecciola. Nell'interno degli orecil

senza calcagnino^ e pare elicli lasciassero entrate nelle case, couie ora
caloscie, per
si

chini dietro

calcagno sono altre

fila.

prendere uncalzameulo pi

leggero.

Il

Muratori" discorre de'zoccoli

Partono puredall'estremil anleriorealla posteriore parte del piede due fila del medesimo giunco. Altre due meno eslese
si

nella Disscrt. 25.^,uiati

non meno

dalle

osservano nel lato del sandalo coral

donne romane
e

col lusso

dell'ornamento

rispondente
le

malleolo, per legare cos\


il

di pietre prezioseje

perch ne'secoli
,

XIV

pi eslese, onde

piede fosse spedito


gli

XV

la

povera gente
i

massime
a suo

di vil-

al

cammino.
122 3,
s.

Il

santo

us dopo

il

pro-

la,

usavano

zoccoli,

come

tempo

digioso ricevi mento delle s.^S7///zmrtJ/e(F".)


nel nel quale articolo
le
li

costumavano varie conladine del Mifrati Minori Osservanti per umilt si accomodarono a quell* usanza, ed ebbero il nome di Zoccolanti. Pi antico fu l'uso delle scarpe con suo le di legno, e l'adoper Bernardo re d'Ilalia morto nell'SiB. Pantofole, pialo

dissi falli

lanese, perci

da

Chiara, per coprire


di pelle

impressioni

de'chiodi, sulle quali sovrapponeva

uq

brano
di

che copriva colle peduccie piaghe non gemevano


del lato destro del
la
la ferita

lana. Queste

sangue, bens
petto,
il

cui
i

sangue vermiglio bagnava

nelle domesliche, vocabolo tedesco,pf2m/o/e/,

tonaca e

femorali.
1

Tornando

all'artico-

che

significa tavole

de piedi.

Inol-

lo in discorso,
ri,

tre

anche Sandali [f^,) si usano pure da altri Francescani, dagli Eremiti camaldolesi, da altri religioi

zoccoli chiamali

ed a

p.

a p. 99 dissi e Pelliccia226 e Fella ri e P^accinari,


le

rilevando che lepelli degli animali,


lecciee
le

cor-

fogliedegli alberi, furono

le pri-

si,

eda'fralelli d'alcuni Sodalizi. S\ rica-

me

vesti, colle

quali

gli

uomini e

le

dondel-

va dall'opuscolo: /Sandali del patriar'

le si

cuoprirono.

p.

210

226

ca

Francesco, Macerala 1857, trailo i\aW Album di Roma, t. 24, p. 2i3, col
s.

l'arti

ornamentali de* Ricamatori e de*

Triiiaroli.
ta, di

p.

222 ^^

Tessitori ^\ se-

disegno loro per


vero, che
si

la

,^

volta

tratto dal

lana e di lino, materie principali

venerano nella basilica catIvi


si

per formare drappi, stoffe e telerie, colle


quali
si

tedrale di Recanati, gi posseduti da Pa-

lavorano

la

pi parte de* vesti-

pa Gregorio XII.

dice,
i

che l'uso

menti

civili

e sagri; di tale

remotissima
cui soccor*

de'saudali coaiiuci presao

frali uiiuori

ai lificiosa e utilissima arie, al

i56
so, e

VES
per quuiitu dir poi, noo senza pie

VES
bella della pecora, della quale gli
ni
si

uomici ri-

giudizio della societ,

come

si

reputu da

formavano
,

le

vestimenta.

Non

sono inventale tuolleplici anzi eccessivo uumeio di macchine iugef^i.osissinie. A p. 2 iSdc^SctaroUye manialcuni
,

si

fatture di Seta

(/^^.),

con altre nozioni su

corda per che gli egiziani e gli assiri abbiano usato del tessuto di cotone; e per loro non parla che di lana e di filo. Ci pi chiaramente si manifesta, consideran*

queolo prezioso e nobile prodotto.

p.

i34

paia\

dt Lanari^e nuovamente delpreziosissima

la salutifera e

Lana

(A^.),

do che il cotone presso gl'indiani chiamato carhasus (dal sanscrilto Karpasum, in ebraico Karpas), Disse Virgilio

e deiranticltissimo suo uso per vesti; nieutie a p. 27.2

rimarcai, che se forse pi

weW Eneide^ lib.8, 34= Eum tennis glauco velabat aniiclu carhasus. Non esistono soddisfacenti etimologie della parola cotone (nome di molte piante del genere Gossfpiani f che producono una materia
lanuginosa, tenera e filamentosa
,

ren>oto l'uso del lino tessuto, rautenore


antichit di quello della lana devesi in*

tendere non della tessuta,


usala pe'primi da
loro
figli

ma

della lana

nnita alla pelle degli animati, in natura,

della

Adamo, da Eva

e da'
la la*

quale

si

fa la

bandjagia, sinonimo di co-

proto-parenti nostri.

Ma

tone). Plinio nel lib. g, cap. i(),dice:


l'ulto Egitto,

Nel-

u essendo
gli

stata di preferenza usala

da-

che guarda dalla parte del-

antichi^ pi sotto riparler de' suoi

l'Arabia

cresce

tessuti.

N' prova
(>^'.)e nelle

la necessit

che ne dee lo con-

uni chiamata
nuni^ e non
gli

una certa Gossypiani ,


il

pianta, dagli
e

dagli altri
c/'/t-

riv delie frequenti lavande de'corpi ne*

Syion. Se n' fatto


vi

filo

chiamato

Bagni

Terme (V.),
la

ferma Ottavio Ferrari presso


ta del Caloger,
tio
t.

Raccol-

ha lana, che possa esserparagonata per la bianchezza o la de11

5, p.
p.

de Balncis. A

44^: Disserta187 de Linarolif e

licatezza.

cotone
le

il

bisso della

s.

Scrit-

tura:

si

trovano

mummie

d'Egitto av-

dell'uso benefico e molteplice del lino,

come
le, di

dell'arte pregevole di tingere le te-

che anco a p. 225 dicendo de' Tmcompresa la tintura della nobilissiDja Porpora (F.)jed eziandio del cotone e suo uso, il quale per gl'immensi vanbaggi che ci reca, essendosi cotanto diffuso e reso comune, e per non averne
toriy

volte ne'tessuti di lino o di lana, e noa mai nel tessuto di cotone. Il bisso animale degli antichi si il filaticcio della
seta
:

pinna marittima (di questa ragio-

nai nel voi.

LXXII

p.

252

e seg., mi-

rabile conchiglia che produce, oltre la


perla, quella bella lanugine detta

lana

d'oro, e se ne lavorano guanti, calze, scialli

parlato. abbastanza
liti

come materia prima, permeilo un cenno, che ricavo dal

e altri oggetti di luso).

Alla scoperta
i

del

nuovo mondo,

messicani ed
istoffe

brasi-

Giornale di

Roma

in cui l'articolo:

583, Uso e produzione del


del
,

i858

p.

liani si

coprivano con

di

cotone;

que'popoli non avevano n canape, n


lana o seta; non usavano del
lino,

cotone, estratto dall'opera del

d."^

0'R.or-

quan-

ke, singolarmente riguardante l'uso da*

tunque crescesse presso


di

tempi

pi rimoti, ed

paesi
Il

che concor-

cotone trovate

in

Le stolTe alcune tombe perudi loro.

rono

alla sua produzione.

cotone, esem-

viane, e avvolgendo cadaveri imbalsa-

pio assai raro, originario ad un


de'puesi caldi de'due continenti.

tempo

mali, possedevano
gia con quelle
sente.
ti

la
si

pi grande analo-

Sembra
^""' 3"

che

fabbricano

al

pre-

8astatocoltivatoneirindia,(nodulla pi

limola antichit. Erodoto,


vanti l'eia corrente,
gl'ntdiani
ci fa

44^

Stando a'documenti somministradalla storia della Cina, il cotone era


io

conoscere che

conosciuto

quest'impero dalla pi relo


si

aveano una specie di pianta, la quale a vec di frutti) dava una lana pi

mota antichit; ma

coltivava ne'giari

dinioomepiaalu rara

e preziosa, ed

les-

VES
siili

V E S
come
1'

^7

di cotone,

che se ne potevano rleavera curio-

Tare, erano considerati


sila.

do un valore di 600 milioni di franchi. Nel tempo slesso altri paesi del mondo
concorsero alla produzione. L'India pro-

Uno

storico

ebbe cura d'indicare,


allenzione

come

cosa degna di fissare


,

della posterit

una certa

veste di coto-

ne, che
nel

si

fece fare l'imperatore

5o2

di nostra era. INel secolo

Wnn-ti IX due

duce 600,000 balle, il resto dell'Asia 366,000, il Messico e l'America del Sud, meno il Brasile, ne dai i 2,000, il Ijrasile
l'Africa 12,000, senza l'Egitche ne produce 80,000; e diverse altre regioni 65,ooo. Totale 4,600,000
i

100,000,

viaggiatori
i

maomettani osservarono che


vestivano di seta tanto d'indi estate, e

to

cinesi

si

verno, quanto

do
t.

di vestire era

dati e

ad ogni Gengiskau ed
la

che (]u<isto mocomune a'principi^ a'solpersona di minima qualii

balle, che al peso medio di i5o chilogrammi, rappresentano 700 milioni di chilogrammi di cotone in lana. Perquan*

suoi successori d illu-

toenoi
to,

sero r uso e
di

coltura del cotone, quinil

tutto assorbito dall'industria,

da

secoli

che
per
I

cotone forma
abiti

la stof-

sta

sembrare questo prodotnon baad un consumo nel quale prendono


le

me possa

fa principale

gli

della

massa

parte tutte

nazioni,

le

pi barbare, coi

della nazione.

mandarini per hanno


seta. Solil

me

le

pi
i

civili,

ed in ogni nazione

popae-

conservato l'uso esclusivo della

veri ed

ricchi.

Mentre

l'India era

il

tanto all'epoca dell'era cristiana

comroma-

se originario dell'antica industria del co-

mercio delle
no.

stofie di

cotone

si

estese dal-

tone, negli ultimi tempi

si

trovato spos-

l'Oriente in Grecia e nell'impero


I

sato principalmente a profitto di


zioni
,

due na-

mussulmani introdussero
la

la

coltura

gli Stati

Uniti per

la

produzione
fine

del cotone in Africa e


slofle. In

fabbrica di sue

della materia prima, e l'Inghilterra per


la

Europa

la stia

introduzione

ri-

fabbrica de'

filati di

cotone. Alla

IX secolo, ed dovuta agli arabi della Spagna. Si stabilirono manifatture a Siviglia, a Granata ed a Cordova. Siviglia dava tessuti rinomati come
al

monta

quelli di Siria.

Il

religioso pregiudizio fu

cagione

in

Europa per molto tempo


si
:

del

disprezzo, in che

ebbe questa industria


colla caduta

non si consumava una pezza di cotone, che non venisse dall'India; ma non passarono 25 anni e non si consum pi una pezza di cotone fabbricata nel paese, donde provenivano tutte; chennzi gl'inglesi molte ne spediscono nell'India; proprio un fiume che idel secolo passato
1

introdotta da' miscredenti


degli arabi essa fu

monta
vidono
bacei,
]1
i

alla sua sorgente.


il

piantatori dii

anni
I

806

807 d'ordine

fu tentata la

abbandonata. Negli di Napoleone coltura del cotone nel mez-

cotone in 3 classi:
i

cotoni er-

cotoni arbusti, ed
,

cotoni alberi.

loro colore variabile

bianco tetro,

zogiorno della Francia, e questi tentativi, che presentavano soddisfacenti risultati,

bianco brillante, bruno egallo. Essi posseggono, come le lane, qualit latenti,
che non ponno riconoscersi n
al latto,

furono forse prematuramente abban-

100 anni, cio daliySGjcheil cotone che forma ora la ricchezza dell'America del Nord, non vi edonati.
pi. di

Sono poco

alla vista.

Col

filarli

solo
si

si

mettono
di

in evidenza. In

commercio
in

dividono in
corta
dal paese
di

cotone di lun^a seta e o


seta
;

cotone

sisteva

che come pianta

di

gradimento.

inoltre sono specificati


Il

Nel 1784 otto balfedi cotone americano furono sequestrale alla dogana inglese,

da cui provengono.
colla lunga seta,
tutti
i

cotone

Giorgia,

il

re del cotone.

Come

perch gliStali Uniti non potevano asportarne s grande quantit. Nel 1790 l'esportazione fu di

vegetabili assai coltivati, la pianta

del cotone presenta lina quantit di specie e di variet.

80

balle; e

neh 853

toc-

Linneo ne cont 5, La-

cava ia

cifra di

3,262,882, rappresentan-

niark 8, CoodolleiS, e Mole 29. Arroge

i58
mtini

VES
c.o-

VES
fuso.

aMiscorsi argomenti, sulle nintere pi


(le'vefitimeiiti, la
(li

Sene fabbricavano
in Italia e nella

nell'isole Bri-

riproduzione d'iin
il

tanniche, nelle Gallie, in Germania, e spe-

arlicolo

Peil,

che offre
1

n.

217

del

cialmente
e

Spagna, paesi

domo le di Roma del


mi bisogni dell'uomo
teria

855. Uno de'pii


il

che allora, come adesso, davano lane nere

vestire, perci
la

cinscnuo tinppriina mise in opera

mail

che ave fra mano,


la

la

lann; quindi
il

fu adoperala per

prima, poi

lino,

cotone e

la seta.
i

principio,

Conuioi e grossolani sul tessuti non tardarono a per-

brune che si adopravano senza tingerda ci il nome (li gen>i pulldln^ poph coperti degli abiti di bruno colore, con che Quintiliano indica le classi povere di Roma. Sa ognuno che tale uso di portale:
i

re abili di lana di colore naturale

vii^e

fezionarsi. L'arie del filare, del tessere e

ancora negli
nella

sfessi
,

luoghi,
nel
I

in Italia

che
a

del lingeie rimonta alla pi remota antichit.

Spagna
le

quanto

centro ed

Omero ha

consigralo alcuni de'


le

mezzod della Erancia.

romani

distin-

suoi versi a descrivere

fabbriclie di Te-

guevano
di lana

pecore

di lana fina,

da quelle

be, e sui monumenti


si

dell'

antico Egitto

cofuune. Le lane fine servivano a*

trovano disegni delle macchine, che vi erano adoperale, de'meslieri de'tessitori,


spole, conocchie
,

tessuti di
sti

qualche valore;
di

le

altre a far ve-

giossolane, tappeti, materassi e coper-

che hanno grande


fenicii

sosi

te.

Col pelo
al

capra

si

fabbricavano, co-

miglianza con' molli de'meslieri che


usuano al presente.
le
I

me
ti

presente, bisaccie pe' soldati, abili

scaenbiavano

pe'marinai. Certi popoli,


della

come gli abitanle pelli

merci

di seta e lana,

che traevano dali

Sardegna, portavano

in-

l'Egitto, collo stagno ed

preziosi melHlli

tere; qtiesl'uso

non

afTallo perduto.

Tut-

die cercavano alle Spagne e all'isole Critanniche. SecondoPlinio il Fecchio.a cui opere sono utili anciie alla nialeria vesliaria, la finezza di alcune stoffe era som-

tavia allorch l'impero

romano

traball

sotto la potenza di sua gratidezza, allor-

ma: iMuciano, che fu console 3 volte, ci ha assicurato, die' egli, che a Rodi avea veduto nel tempio di Minerva una corazza di Amasi, antico re d'Egitlo, formata di tma stretta e impenetrabile stoffa di ferro, di cui

ch barbari invasero successivamente e saccheggiarono le Provincie dell'Occidente, anche le manifalture furono rovinate dal torrente devastatore: le arti e ci che vi era connesso quasi interamente andai

ogni

filo

era composto di

365

fili:

ma non sempre

bisogna prestar
A.

fede alle parole di Plinio, poco critico.

Roma

si

ficevH gran calcolo delle tele

delle Gallie e della

Germania, fabbrica-

rono perdute, fino all'epoca in che l'Europa riprese con Costantinopoli e l'Oriente relazioni troppo a buigo interrolte. Al X secolo ricomparve l'industria de'lessuti nel mezzod dell'Europa, indi di mano in mano nelle provincie poste al nord della Loira; si eslese poi quasi ad un tea)po
in

te nelle cantine. Nelle Gallie le pi rino-

Bretagna

in

Noruandia

in

Picar-

mate
di

erano fabbricale dagli abitanti quella parte della Francia, che ora si
lele

dia, nelle Fiandre, in

chiama
ry e
la

l'Artois,

il

passo di Caux,

il

Ber-

Linguadoca. L'isola di Malta possedeva una celebre manifattura di stolFe per le vesti muliebri. Cicerone rimprover a Verre
di averla fatta
Il

Germania ed in Inghilterra. Ma il medioevo rimase a lungo estraneo al raffinamento del lusso moprimi romani hi derno come presso
;

paglia (slramentuin) erasi

sostituita

a'

tappeti ne'palazzi de' re. Per alcuni secoli


i

lavorare a suo
il

tessuti

d'una certa finezza

si
i

vendette-

conio per 3 anni.

lino, la seta e

co-

ro ad un prezzo eccessivo. Nel

32o uu'au-

tone servirono particolarmente a fare gli abiti da lusso; ma i tessuti di lana, in g-

na (misura di lunghezza,
col braccio a

il

cui rapporto

nerepi comuni, erano

di

un usopi

clif-

panno fiorentino corrisponde a due braccia e denari 6 e mezzo) di

VES
buon drappo costava in Francia da loo franchi , ed un' auna di buon panno di lana da i5o franchi. Nel iSya si pagava per conto del re un'auna di velluto nero rosalo 70 franchi. Nel 1463 il drappo fino bruno, per la veste del re
Luigi XI, costava
I

VES
di

"Tg

ro suscit le gelosie di Francia e d'Inghilterra. Alla sua volta venuto il secolo

Luigi XI V, lutto annunci il suo splendore sotto l'azione d'una potente centrasi lit, si compirono o aprirono strade
,

io franchi l'auna; fau-

pi illustri sapienti, scavarono canali; pi celebri, fabbricatori pi gli artisti


i
i i
i

bruno pel suo manto 3oo franchi; e del drappo nero per grandi signori daiSo a i4o fianna
di fino scarlatto violaceo

intelligenti

furono chiamali dalla reale


1

munificenza. Nel

646

Nicol

la

fabbrica di Seda; nel


stabil
fini.

chi.

soli ricchi
il

potevano

vestirsi

con

si
si

dese

VanRobais
in

Cadau fon1669 l'olanad Abbeville una


la stessa

grave spesa:
di lana assai

popolo comune, come


di cui alcune,

fabbrica di panni

Verso
la

e-

diceva allora, non usava che tele o stoffe

poca

Francia

si

assicur

miglior la-

comune,

per

na d'Europa, e Carcassona allora pot


darsi a f<bbricare panni leggeri e tinti
co'

esempio

il

droghetlo, sono arrivate fino

a noi, e sono argomento ancora di grandi fabbriche in diversi

pi bei colori, cui poi

mand

in

O-

dipartimenti di
filo e la tra*

Francia.

droghetti sono stoffe di basso


la

prezzo, di cui

catena di

ma
di

di lana. In

molte famiglie un abito


di lusso, e

Per le conseguenze dell'editto di Nantes diminu notabilmente tanta prosperit; lunghi disastri finirono il regno del gran monarca, e fu allora che crebbe
rienle.
la

droghetto era un oggetto


sino agli ultimi

fortuna dell'lnghillerra,

la

quale per

passava in eredit da padre

in figlio (co,

lunghi anni non ebbe pi

rivali.

Dal 'j5o
i

me
biti

tempi

felici

gli

a-

deve datare
quest'epoca

la
la

fabbrica moderna; fino a


lana tosata e lavata
si
si

muliebri di belle e solide stoffe). Nondimeno verso la fine del secolo XV, alla morte di Luigi XI, cadde l'Europa feudale; e nello stesso tempo croll l'iupero d'Oriente.
1

scara

dazzava a mano, e
col filatoio.

distribuiva
l