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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E più' celebri SCRITTORI AI VARI! GRADI DELLA GERARCHIA
ECCLESIASTICI,
DELLA CATTOLICA,
CHIESA ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILI!, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NOli
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. CI.

i/&C^t^

iws&nwrvfc, Pcj,

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCL X.
•^ ^-^m

La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi

vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui


l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERtJDIZrONE

STORICO- ECCLESIASTICA

VIL V I L

V ILLA VICIOSAoVICOSA, ni- duchi di Braganza presero sotto questo


Ine Vicosae.Q\i\^A Nullìus dioecesis cele- titolo la B. Vergine per speciale loro pa-
bre del Portogallo, provincia d'AIera-Te- trona e protettrice, dedicandole nel det-
jOjCapoluogodi comarca edicorregidorin, to ducale palazzo, anche sotto l* invoca-
a 5 leghe da Elvas, 8 da Evora, 33 da Li- zione di s. Girolamo, una cappella regia,
sbona, riaipello a Badajoz. Giace in ame- che magnificamente arricchirono quanto
na situazione di valle fertilissima. Difesa quella di Lisbona. Quindi i Papi la deco-
da un'antica e vasta fortezza, circondata raronodi molti e singolari privilegi, e^ian•
di mura, ha vie larghe, diritte e nette, dio per la celebrazione degli ufiìzi divini
belle piazze, case ben edificate, e fra'belli diurni e notturni. Paolo HI con breve
edifizi primeggia il palazzo reale già de' de' 3 novembre i534, ne aumentò sa- i

duchi di Braganza con giardini spaziosi, gri ministri, e con clero come le catte-
dove essi facevano V ordinaria residen- drali. Il successore Giulio III con breve
za, ed al presente i re di Portogallo loro de* 26 novembre i552, le attribuì va*
discendenti vanno a passare una parte rie rendite ecclesiastiche. Pio IV a suo
dell' anno, qual culla di loro augusta ca- decoro con bolla de' 12 luglio i56o isti-

sa. La sua insigne collegiata e cappella re- tuì un'università nel convento degli ere-
gia è tenuta comeunacattedraledel regno, mitani di s. Agostino, ma mai fu portata
ed è di bello stile architettonico e nobilis* ad effetto: bensì i duchi di Braganza vi
8imi ornamenti, con iscuola di musica sa- mantennero gli studi minori. Fra di essi
gra. Il culto deirimmacolala Concezio- il duca d. Giovanni, parente più prossi-

ne (V.) in Portogallo, comincialo nella mo e discendente da'monarchi portoghe-


diocesi di Coimbra, ad istanza della regi- si, poi re Giovanni IV capostipite della

na Elisabetta moglie del re Dionisio del casa regnante in Portogallo e nel Brasi-
1279, si propagò per tutto il regno, ma le, dalla nazione innalzato al trono nel

pviucipalmeole iu Villa Yiciosu, ove i 1G40, si distinse nella profonda divozio-


4 V IL V I L
ne verso 1* Immncolata Concezione, che nominati canonici, col collegio di i4
volle venerala per tulio il regno, al qua- cantori e 2 maestri di musica, o semi-
le la die* per patrona e difensore; a tale nario regio pel servizio divino della cap-
effetto facendo erigere in tutte le città pella, ed altri sagri ministri. Il re Giovan-
indelebilimonumenti del suo tenero os- ni VI mentre era principe reggente, di
sequio verso la gran Madre di Dio. Sotto sua madre Maria ottenne da Pio VU
I ,

icui auspiciijil suo figlio Alfonso VI, pres- la bolla Ronianorum


Pontificuniy de' 18
so Villa Viciosa a'i 7 agostoi665, aMon- dicembre 1802, Bull. Rom. cont., t. i, 1

tesClaroSjViosela hattagliaconlro gli spa- p. 44^ Suppressio archidiaconalus de


gnuoli invasori del Portogallo, che lene- Regoa nuncupali cathedralis Ecclesiae
vano assediala la città, per la quale libe- Portugallensis, ac Cappellaniaruni re-
rò la nazione dal giogo straniero, e fermò giae Cappellae de Villa Vicosa Elbo-
stabilmente la corona nella sua dinastia. rensis dioecesis, illiusque cappellae in
Già altri Papi aveano accresciuto le pre- CollegiataniEcclesianiy et in ea duae di-
rogative della regia cappella di Villa Vi- gnitates et cappellaniae Canonicatus
ciosa, che fondala da'duchi di Bragauza nuncupandae de viginti ed una respecti'
continuavasi da loro a nobilitare e dota- va erectiOy illisque applicatio beneficio'
re di rendite. Gregorio XIII con bolla rum utsupra suppressorum. \?eviSiììloP\o
de* 0.1 oprile i58i, istituì la i." dignità VII eresse la cappella regia in chiesa col-
del decano, e con altra bolla degli 8 ago- legiata insigne, con capitolo formalo da*
sto creò la 2.' dignità del tesoriere, e suc- nominati ecclesiastici, cui concesse pri-
cessivamente furono conferite a ragguar- vilegi e preminenze, come li godevano
devoli e nobili personaggi. ClemenleVlII, quelli delle regie collegiate di Ourem e
ad istanza di d.Teodosio duca di Bra- di Barcellos, aumentandone la mensa.
ganza, col breve Expoiiì nobis, de' 3 i Autorizzò il nuovo capitolo a formarsi i

agosto 1592, Bull. Rom. t. 5, par. i,p. nuovi secondo il prescritto dal
statuti,
'ò'jZ'. Indultiun Cappellanis, et mini- concilio di Trento, e concesse la nomina
stris Cappcllae in palatio diicis Bracan- delle due dignità e de* canonici a' duchi
ti ae rUlaa Ficoscy ut divina Officia ce- di Braganza redi Portogallo. Inoltre Pio
Ithraiilcs in qualibct alia Ecclesia, ubi VII per le preci dello slesso principe reg-
ipsc Dux
praesens fuerit, vel absens gente colla bolla Per inejf'abilem divi-
mandavevit, distribaliones dari solilas naeboninatis abundantianifdei'j mar-
interessentibus in dieta Cappella tuta , zo i8o6, Bull. Rom. cont., t. 3, p. 5 1 :

conscientia lucrari possint. Lo stesso ampliano privilegiorum, et conJirniaLÌo


Papa a richiesta del medesimo duca, col- providenliaruni captaruni prò incre-
la bolla Ex injuncto JYobis^de 18 set- mento decoris regiae Cappellae Villae
tembre 1601, Bull, cit., par. 2,p. 388: Vicosae Elborensis dioecesis. Con tale
Exemptio a quacuwque Ordinarioruni bolla il Papa, revocando l'anteriore bol-
jurisdictione Cappellae s. Hieronymi la Romanorum Pontificumy nuovamen-
Oppldi de Fi Ila T icosa ducis Bragan- te eresse la regia cappella in collegiata
tiae, illiusque decani^ cappcllanorum, insigne e regia, cogli inerenti privdegi,
et aliorum winislrorum, qui ininiediale e confermando l'esenzione di Clemente
subiiciunlur s. Sedi Jposlolicae ej'us- Vili, di nuovo totalmente la dichiarò li-
que Colleclori. I cappellani intanto da bera e la sottrasse dalla giurisdizione del-
16 si aumentarono sino a 5o, pel de- l'arcivescovo ò' Evora j e formando il

coro e splendore del divin culto; cioè capitolo determinò che la i." dignità del
colla I." dignità del decano e la 2." t\^\ decano prò tempore fosse decorala del
tesoriere maggiore, eoa 21 cappelluuide- grado episcopale eoo lilolc //* parltbus,
VIL VIL 5
e iVì esercitarvi in tutto rordinaria giu- primo eremita^ decano dell'insigne regia
risdizione, bensì da doversi consagrare coWe^miaM^W Almanacco di Lisbona del
vescovo dall' arcivescovo d'^i'or/z (onde 1826, a p.43è notata ^illa Ficiosa,
fu considerato quasi qual su (Traganeo, co- qual vescovato e diocesi separata da E-
me notai ili queir articolo). Confermò vora così: f^illa Ficiosa, Vescovo di Ne-
la dignità del tesoriere maggiore, stabili mesi decano della reale cappella, pr.
i4 canonici cappellani, de' quali 4 e il Manuele della Concezione Sobrinìio, del-
tesoriere fossero decorati dall' università la congregazione di s. Paolo. Ed a p.
di Coinibra del grado di baccelliere in 573 si riportano le notizie dell' insigne
teologia o in ulroque jarej tutti con collegiata e reale cappella, col decano
voce attiva e passiva. Aggiunse 16 bene- vescovo di Nemesi, il tesoriere, q cano-
ficiati, con un maestro di musica, pel ser- nici capitolari, 8 beneficiati, altri addetti,
vizio e canto del coro diurno e nottur- il seminario col rettore e 12 seminaristi,

no, addetti al seminario, con proprio edi- oltre il maestro della


lingua latina, di
ficio per abitarvi i seminaristi istruiti musica, e de'primi elementi della lingua
nel canto. Ed aumentate le rendite, ne portoghese, che derivò da un latino bar-
assegnò i redditi a ciascuno, e le distri- barizzato, come la spaglinola, pei ò ambe-
buzioni quotidiane, come per la manu- due hanno Per la singola-
frasi speciali.

tenzione dell'insigne regia collegiata, già rissima divozione avuta da Villa Viciosa
cappella regia, di nuovo riservando il da tanti secoli all' Immacolata Conce-
padronato alla regia casa di Braganza. zione, non sarà superfluo il notare, che
Finalmente Pio VII ad esaudire le bra- r ordine equestre della ss. Concezione
me di Giovanni VI, colla bolU In su- protettrice del regno di Portogallo (f^.),
premo AposLoUcae dignitalis apice, de' porta 1' aggiunto di s. Maria di Filla
1 4 agosto 8 5, Bull. Roni. coni., l.
1 I i 3, P'iciosa, come si trae da' suoi statuti, e
p. 386; Disineinbratio filine Ficosae rilevano gli scrittori degli ordini equestri,
ìiuncupalae in regno Algarhioruni a ed io feci altrettanto in quell' articolo,
jurisdictione archiepiscopi Elborensis. inclusivamente &\V Almanach de Gotha
Laonde a quel prelato tolse in perpetuo pour Vannée iSSy, in cui tutti sono de-
la giurisdizione episcopale dell'intera cit- scritti Ordre de l" LnniaculéeConccption
:

tà, distretto e territorio di Villa Vicio- de Filla licosa. In portoghese: Ordein


sa, cogli abitanti ecclesiastici, e laici de' de N. S. Co'.iceicao de Filla Fico sa.
due dismembrandoli dall' arcidio-
sessi, L'istituzione avvenne quando il re di
cesi d'Evora, e formandone una separata Po r/o^<^//o Giovanni VI, a' 6 febbraio
diocesi Nullius. Ne attribuì l' ordinaria 1818 fu coronato in s. Sebastiano oKio
giurisdizione spirituale, con ampliazione Janeiro imperatore del Brasile {F.), in-

d' autorità, al prelato decano e vescovo titolando r ordine cavalleresco della ss.

in partibus della regia collegiata della Concezione di Filla Ficiosa, dal vene-
stessa Villa Viciosa. Ad esecutore della rarsi in(]uesta città con grandissi(no cul-

bolla deputò Antonio Gaetano Maciel- to, e per onorare la culla de* suoi mag-

Calbeiros arcivescovo di Lacedemone m giori, come lo è ilegli odierni regnanti


partibus, sidiraganeo del patriarca di del Portogallo,non meno coM'invocazio-
Lisbona. Quindi i primi due decani de- ne della Deipara Protettrice del regno^
corati della dignità episcopale, furono la cui cifra del ss. Nome splende e trion-
insigniti de'titoli \escov\\\ in partibui ó\ fa nell'insegna equestre.Ed io mi glorio'
Zoara e di Olba ; e Leone Xll conferì potermene fregiaresin dal maggio i83(i,
nel 18 ili (pielli di Neniesi(l'\) al mini- (jtial civaliere anche di (p>esi'ordiue co-

stro generale dell' ordine di s. Paolo spicuo. Ciò luunifestOj uuu per osleuta-
4

6 V IL VIL
zione (che ormnì sarebbe pure ridicola, mondo. Impero cchè secondo alcuni dati
per la deplorabile facilità colia quale in 1854, l'area dell'impero
statistici del

diversi stali si prodigano gradi eque- i russo, prima dell' ul time ampliazioni, si
stri, ed a chi e perchè meglio lo san- calcolava a375,413 miglia geografiche
OD contemporanei
i di essi), ma per tre- quadrate, quella dell'impero cinese si
vanni nell'articolo che lo riguarda, ca- computava di 254, 000, e quella del Bra-
poluogo dell' ordine slesso, massime do- sile di 147,624. Può quindi aversi quasi
po la definizione dogmatica, che celebrai eguale a'5 sesti della superficie di tutta
col gratuitamente offerto a' benevoli as- quanta l'Europa, essendo nel rapporto di
sociati, nel voi. LXXIII, p. /{T. e seg. ; e 29 a 46. Ma se per estensione è il 3.° degli

perchè non lascio di proseguire il mio stati mondiali, il Brasile per popolazione
filiale ossequio all'opportunità. In que- occupa un posto assai minore, essendo
sta era anco dovere; 1* ultimo de' prece- assai rada e formata di razze diverse. Pe-
denti omaggi è in Fienna d'Austria ma ; rò possiede ogni elemento pel suo ra-
non sono finiti, e ve ne restano da farsi. pido accrescimento, e contribuirà al suo
JXella città di Villa Viciosa, oltre la par- sviluppo l'emigrazione dell'Europa. A'
rocchiale, vi sono altre chiese ed oratorii i5 novembre i853 mori di parto la re-
pubblici, 3 conventi di religiosi e 3 mo- gina d. Maria li da Gloria, e siccome i

nasteri di monache. La città ha il titolo miguelisti pretendevano appartenere la


di marchesato. Ne' suoi fertili dintorni tutela del suo figlio e successore d. Pietro
si raccoglie vino e olio in abbondanza, e V, a d. Michele qual principe di Bragan-
sono argomento di buon tradìco pe' suoi za, così il re consorte d. Ferdinando, prin-
circa 4»5ioo abitanti, la sua comarca con- cipe di Sassonia- Cobiirgo- Gotha, aa^un-
iandone quasi 45,000. Nelle vicinanze se la reggenza pubblicando un proclama,
sono rimarchevoli le case di villeggiatu- in cui deploiando la grave perdila della
ra, precipuamente quella del luogote- sua amatissitna e onoralissima sposa, giu-
nente del re, ed a poca distanza è un pa- rò di mantenere la religione cattolica a*

lazzo da caccia, con parco grandioso di 3 postolica romana, e l' integrità del re-
leghe di circuito, pieno di varia selvag- gno; d' osservare e fare osservare la co-
gina: altri dicono avere io niiglia di stituzione politica della nazione porto-
circonferenza, e chiuso da mura. Termi- ghese ed altre leggi del regno, e di prov-
nai r articolo Portogallo, con cenni si- vedere quanto meglio potesse ben es- il

no al i85i, dicendo regnare la regina sere generale della nazione; giurò pure
Maria II (il cui padre d. Pietro IV ab- di tenersi fedele al re d. Pietro V suo a-
dicò in suo favore nel 1826), e lo zio d. malissimo e rispettato figlio, e di render-
Michele di Braganza ( acclamato re nel gli il governo del regno, tostochè perve-

1827, e non nel 1847 com'è detto per nuto all'età maggiore. 11 reggente con-
fallo tipografico nel voi. LIV, p. 274) fermò il minisleroche trovavasi in eser-
essersi coniugato.Aggiungerò alcun'altre ch'ìOf ed i consiglieri di slato baciata a
parole, per compierne le notizie, non sen- lui la mano, si recarono a rendere egua-
za rammentare, che descrivendo Fica- i le omaggio alla mano reale di d. Pietro
nati Apostolici^ principalmente per le V re minore. Indi a' 19 dicembre le ca-
colonie portoghesi, non poco ragionai del mere del regno riconobbero la reggenza.
Portogallo^ e anco del Brasile, W quale Narrai nel voi. LXVllI, p. i5 e 175,
i

ultimo impero per vastità di dominio, che in virtìi del disposto da Pio VII, nel-
già appartenente alla monarchia porto- la cappella pontificia si celebrarono a' 1

ghese, tuttora regnandovi l'augusta casa aprile 1 854 solenni esequie ^''^ regina
di lìragauza. si vuole il 3." fra gli stali dei Maria 11, ad istaoza deicomaieud/ Gior-
VIL VIL 7
gio Augusto Hiisson da Camera, mem- 29 aprile 1 858 sposò la principessa Ste-
bro del consiglio di S. M. Fedelissima, fania di liohenzolIern-Sigmaringen, la
consigliere di legazione e incaricato d'af- cerimonia religiosa celebrandosi a' 5
fari presso las. Sede (in conseguenza del- maggio nella chiesa cattolica di s. Edvi-
le analoghe notizie che gli piacque veni- ge a Berlino, solennemente e con con-
re a chiedermi). Ho raccontalo nel voi. corso straordinario, da mg.' Forster ve-
LXXXII, 95, che il re d. Pietro V,
p. scovo di Breslavia, che alla nuova regi-
col fratello d. Luigi duca d'Oporto o Por- na di Portogallo fece un bellissimo di-
lo, si recarono a Roma a'26 giugno 1 855, scorso, avendole proposto come esem-
ricevuti benignamente dal Papa Pio IX, il pio a seguire sul trono e qual modello
quale si recò poi a visitare il re : ed a'3 lu- d'ogni virtù, S.Elisabetta regina di Por-
glio il re ne partì, coll'infante fratello. No- togallo, la quale anch'essa avea abban-

tai nel voi. LXXVI, 25o, che durò la


p. donato suoi genitori e la patria sua per
i

reggenza sino a* 1 16 settembre 855, nel andare a raggiungere lo sposo in terra


qua! giorno fu solennissimamente procla- straniera. A Lisbona poi si effettuò il
mato re di Portogallo e degli Algarvi d. matrimonio a* 18 dello stesso maggio.
Pietro V, uscito di minorità, il cui regno Ma la ben amata giovane regina, scese
si annunziò sotto più felici auspicii, in
i nella tomba a'17 luglioi859, lasciando
mezzo alla calma de' partiti, le cui agita- inconsolabile il reale sposo, e venendo
zioni politiche. erano state con saviezza pianta dall'universale. Nel ricordato ar-
e abilità pacifìcate dalla prudente ammi- ticoloPortogallo dissi che il principe
nistrazione del re reggente suo padre. In d. Michele di Bragauza, figlio di d. Gio»
quel giorno mentre a Lisbona s'inaugu- vanni VI e fratello di d. Pietro IV, da
rava un tronco di via ferrata fino a Cor- questi nominato reggente di Portogallo,
regado, nello stesso per la i .^ volta a Por- poi ne fu proclamato re, e venne co-
to s' illuminava col gas la piazza princi- stretto a partire nel 18 34, ed a' 24 set-
pale e altre grandi strade della città; e tembre i85i sposò la principessa Ade-
nelle due città si celebrò l'inizio del nuo- laide Sofia figlia di Costantino principe
vo regno con altre fondazioni e con isti- ereditario di Loewenstein, del ramo cat-
tuzioni di pubblica utilità. In Lisbona, tolico residente Klein-Heubach sul
a
per cura del municipio,s'istituì un monte Meno, dal qual matrimonio nacquero le
ìlipietà, si fondarono dalle dame del- seguenti principesse e principe infanti di
l'alta società, con alla testa la duchessa Portogallo e di Algarve. Nel i852 d.
di Braganza, due asili d'infanzia, e fu Maria neli853 d. Michele, nel
Isabella,
ampliato il ricovero degl' indigenti. Il i855 Maria Teresa, neh 857 d. Ma-
d.

municipio di Porto inaugurò la detta ria Giuseppa, nel i858 d. Aldegonda. Il

illuminazione, e 1' associazione commer- Giornale di Roma de'22 maggio 1 858,


ciale della città stabilì un monte di pietà col Jornal do Coniercio di Portogallo,
e una cassa di soccorso pe'negoziauti ono- avea annunziato, che dicevasì trattare
revoli e disgraziati. A Goimbra venne a- per costituireall' infante d. Michele di

perto un asdo di mendicità e a Villa Braganza una pensione, soggetta ad al-


Reale una casa per le povere partorienti. cune condizioni. Ed aver pubblicato il
Di più in ogni luogo si distribuirono a' Nacao, giornale aiiguelita, che ciò si

poveri abbondanti sussidii. nuovo Il re é discuteva a mediazione del principe rea-


cugino dell' imperatore Napoleone llf, le di Prussia, il quale avea rappresen-
uipote del principe Alberto sposo della tato la necessità e la convenienza di as-
regina d'Inghilterra, e pronipote di Leo- sicurare al principe d. Michele mezzi di
poldo re del Belgio. Il re d. Pietro V a' sussistenza, che sarebbe riguardato ili.*'
8 VIL VIL
suddito del re d. Pietro V, e cli*era ri- per torio de teda a legislacao portugiie-
soluto a ciò fare, senza esigere alcuna za conslilucionaly Lisboa i838. L. Ca-
condizione politica. » Ecco, dice WNa- moens, Os Zr/.s/^^^^-, Lisboa 1 663, Pa-
caoy tulio l'accaduto. Per parte del re ris j832. Parlai di sua tomba nel voi.

•vi sarebbe per fermo un atto nobile e LXXXV, p. 38.


generoso, cui egli può fare in tutta sicu- VILLAMURO o VILLEMUR Pon-
rezza, perchè le passioni politiche che zio, Cardinale. Chiamato pure Arnaldo
già fervevano al solo nome di don Mi- e nato in Villamuro diocesi di Tolosa,
guel, sono oggi affatto spente, e opera divenne insigne nel diritto canonico, ed
somigliante contribuirà più a pacificare avendo professato tra'canonici regolari di
ciò che ancor rimane del partito migue- s. Agostino, fu eletto priore nel priorato
lita, che qualsiasi provvedimento d' in- di Vicodesos nella diocesi di Pamieis, del-
tolleranza e d'oppressione". Ma lo stes- la quale venne fatto vescovo nel i348.
so Giornale di Roma de' 2 del seguen- Pe'suoi meriti, Clemente VI a' 17 o 18
te giugno pubblicò. « Il Diario eh Go- dicembre i35o in Avignone lo creò car-
herno smentisce uilìcialmente la notizia dinale prete di s. Sisto, ed ivi mori al-
ripetuta da molli giornali di una tran- l'improvviso nel i355, e fu sepolto.
sazione, per cui don Miguel rinunziereb* VILLA UYoVILLlERSoGROLAJE
be definitivamente a tutte le sue pre- Giovanni, Cardinale. Francese e mona-
tensioni al trono di Portogallo. La tran- co abbate di s. Dionisio di Parigi e di s.
sazione dicevasi fondata sulla restituzio- Quintino, attesa l'eccellenza e profondi-
ne di tutti i beni al pretendente, con più tà di sua dottrina, della quale die'saggio
una forte pensione annua", il Papa Pio nelle sue opere, neh 473 fu da Sisto iV
IX nel 1859 dichiarò prolettore della fatto vescovo di Lombes , e successiva-
nazione portoghese presso la s. Sede, il mente anche di Condoni, e di Viviers
cardinal Camillo Di Pietro già nunzio secondo Ciacconio, ma iSammartani nel-
di Lisbona. A'riportati scrittori sul Por- la Gallia Christiana non ne fecero paro-

togallo e sulla casa di Braganza,si pon- la. JNel 1477 ^^ Carlo Vili re di Fran-

ilo aggiungere seguenti. Justificaiion


i cia fu spedito ambasciatore a Ferdinan-
de Antonio I roi de Portugal^ touchant do V re d'Aragona e alla sua moglie Isa-
la guerre quilfail à Philippe II roi de bella I regina di Castiglia ,
per stabilire
Castille,lueyòe i585. Girolamo Cone- la pace tra le corone di Francia e Spa-
slaggi, De Portugalliae conjunctione gna, con felicissimo successo. Si trovò pre-
cimi regno Castellae^ Francofurti 1602. senteall' assemblea convocata da Carlo

Francesco Macedo, De jure succedendi Vili contro il duca d'Orleans, che avea
in regimi Lusilaniae, Parisiis iG/f-i- De impugnalo le armi a danno del regno, e
Souza, Lusilania liberala ab iujusio neh 483 come deputato dal clero di Pa-
Castellano rimi dominio, Lendini 1 645. rigi intervenne all'assemblea del clero a-
G. Pinlo Ribero, Discorso dell'usurpa' dunala in Tours. P^u eziandio incaricato
tione, e ristoratione del regno di Por- dell'ambasceria in Germania, dove in
Wgalloj Lisbona 1646. G. B. Birago, Francfort stipulò la pace con Massimi-

IIistoria della disunione del regno di liano I re de' romani, e poi di quella di
Portogallo dalla corona di Castis;lia, Roma ad Aiessandio VI. Fu in questo
Amsterdam 1647. Giacomo Guglielmo tempo che il Papa a'21 settembre 149^

Imhof, Slemma regium Lnsilanicum, lo creò cardinale prete di s. Sabina, ed


Amstelodamiii 708. Exposé des droits esili incaricò il celebre Buonarroti ancor

de dona Maria iV., et de la (/uestion giovane di scolpire la famosa Pietà o B.


Porlugaiòc, Parisi 83o. Figueiredo, Zie- Vergine Addolorala col divin Figho mor-
VIL VI M 9
lo in seno, per la coppella de* re di Fran- ri, si veda il voi. XCVI, p. 1.^2, XCIX,
cia, die descrissi nel voi. XII, p. 274 e p. 170), del Fescovo, ^^e\V /lhha(e o al-
altrove, perchè si ainniira capolavoro tro mitrato, che soprappongono alla cot-
darle nella basilica Vaticana rimpello ta, intorno al collo e sulle spalle, fer-
al battisterio. Pagò in Uorua il debito del- mandola sul petto con cappio di due fìt-

la natura nel i499? ^^^ ebbe sepoltura tacce di seta bianca, per sostenere la lo-

nella detta basilica, cir>è nella niemurata ro Milra^ onde non ombrarla. Importa
cappella de' monarchi di Francia, da lui il ricordare, conie neli.^de'citati articoli
elegantemente ornata, e dipoi fu traspor- notai, che il p.Bonanni,ZLrzGer<3/c/i/tìf eC'
tato nelle grotte Vaticane con breve epi- clesiaslica considerala nelle vesti^ cap.
tallio. Ili : Dell' uso di sostenersi dal cauda»
VILLEGGIATURA. F. Viaggio. tario la veste cardinalizia ^ o coda del-
VILLEGGIATURE DE' PAPI. F. la Sottana e la mitra, offrendone le fi-

Viaggi de' Papi. gure, a vverteche anticamente diiferivano


VILLE, Gì ARDINI EORTl DI RO- i caudatari de' cardinali dell' ordine de'
JMA. F. VILLA. diaconi e di quello de' preti, da' cauda-
VILMARO (s.), abbate di Samer in laii de* cardinali dell' ordine de' FescO"
Picardia. Nacque nel territorio di Boulo- vi Suburbicari; imperocché caudata-
i

gne in Picardia, di nobile famiglia, e ri- ri de' diaconi e de' preti portavano la to-
nunziato al mondo in verde età, si riti- ga (cappa) e il velo pendente dalle spalle
rò tra'fratelli conversi della badia di Hau* lungo fino alle ginocchia, con cui pren-
mont neirilainaut. Benché incaricato di devano le quando in alcune
loro mitre,
guardare le greggie e tagliare legne ad sagre funzioni dovevano usarle, allorché
uso della comunità, lo spirito di orazio- le deponevano ; mentre caudatari de* i

ne lo rese ben presto l'aramirazione del cardinali vescovi sulla toga aggiungeva-
monastero. Ricevette per ubbidienza gli no la cotta ; ma al presente nelle messe
ordini sagri e il sacerdozio. Prediligendo solenni (e altre sagre funzioni), quando
la vita solitaria, chiese ed ottenne di ri- i cardinali d' ogni ordine devono usare
tirarsi in un romitaggio presso la mon* la mitra, tutti i caudatari sopra la toga
tagna di Cassel. Tornalo poi in patria, vi ossiacappa paonazza {^o cappuccio deWa
fondò una badia in un bosco appartenen- Crocia) assumono la cotta, sopra cui
te a suo padre, la quale dal nome scon- impongono il velo, e assistono col capo
cialo del fondatore fu appellata di Sa- scoperto. Questo velo l'adopera ancora
mer, ed appartiene alla congregazione di il prelato decano degli Uditori di Rota
s.Mauro. Rinchiuso in questa solitudine, (F.)^ o quel prelato del medesimo s. tri-

in continuo raccoglimento, ed inteso agli bunale che ne fa le veci, per sostenere la


esercizi della contemplazione, aspellò il mitra e il Triregno usuali del Papa;
termine de'suoi giorni, che chiuse santa- mentre le mitre e triregni preziosi pon-
raenie a'20 di luglio 780. Molti miracoli tificiisi portano nelle processioni da*
testimoniarono la sua santità e trovasi , Cappellani segreti dtl Papa, e da' Cap»
il suo nome in parecchi martirologi sot- pellani comuni òtWd Cappella ponti/i'
to il detto giorno. cia^ sopra testiere foderale di velluto o
VILNA. /'. WlLNA. damasco rosso, sostenute da cinte di pel-
VIMPA o VIPPA o BIMBA. Velo le con eguali fodere, le quali da essi si
bianco a guisa di stola con frangie d'oro pongono al collo e spalle, e poi durante
nelle due estremità, usato dal Cauda- la messa o altra sagra funzione collo-
tario {F.) del Cardinale (della vecchia cano le testiere colle mitre e triregni
e nuova chiesa del collegio de*caudata- sull'altare papale. Di tutto trattai ue'raui-
IO V!N V IN
mentati articoli. Quanto al vocabolo del r erba delle quali nella prima stagione
Felo^ il Du Gange, G lassar ium^ al ver- s'innalza fino ad 8 piedi. Il clima è da

bo Fimpla, chiama relum muliebre.


Io per tutto salubre , ma si fa oltremodo

E nel Guimpa, Peplum, ve-


vocabolo rigido nelle parti boreali ,
quando spe-
lum muliebre^ quo etiamnum uluntur cialmente muggiscono gli aquiloni. Tut-
jiionachae, quod Guimpe vocant : il ve- te le biade vi crescono, ma il mais pria*
lo di s. Agata fa chiamato Guimpam, cipalmente rende un frutto esuberante.
Grimpam.E soggiunge: TVimplafiuim- Vi alligna il tabacco, la canape, ne' lati

pia, ex Guimple, Gimpie, vel


gallico meridionali il cotone , e in qualche an-
f'Fuimple^ sempre qual velo muliebre, golo la vite. Da'boschi si trae molto com-
quindi applicalo al descritto uso, acciò il bustibile, e quantità di legname d'alto
sudore delle mani non ombrasse le mi- fusto. Gli armenti lanuti e cornuti, il be-
tre ed i triregni. Il Cancellieri, De Se- stiame cavallino e suino, ne formano la
cretariist denomina latinamente questo ricchezza animale. Tranne le saline, non
Felo Fimpay Superpellicia^ per so-
: siha contezza di miniere. L'industria pro-
pì apporsi alla Cotla^ ed a p. 44^^ gredisce attivamente, anche negli ordi-
'*'"

portando i doni fatti da Bonifacio Vili nari mestieri. I francesi , discendendo il


del 1294 alla basilica Vaticana, quan- Wabas, sul finir del secolo XVII stabili-

do n'era canonico, registra fra essi : liem rono de'posti muniti lungo le rive di que-
tria Superpellicia Finipa^ et cortina, sto fiume, e si associarono facilmente co-
Nell'intimazioni del prefetto de Maestri gl'indiani proprietari del suolo, che han»
delle ceremonie ponlificiCy per la cele- no mantenuto allo stato il nome d' //z-
brazione delle funzioni papali, in cui i diana. Quando gì' inglesi nella guerra
cardinali indossano le Fesli sagre e la dell'indipendenza o concitarono i selvag-
mitra, si Caudatarii in-
legge : Forum gi a danno degli Stati-Uniti, o li ricevet-
duenl vestem violaceam, cum Crocea^ tero ausiliari nelle loro file , i militi di
et Superpelliceum cum Felo prò eli- Kentuky commisero ne' villaggi e nelle
tra. campagne enormi devastazioni, e ricche
y\Ì!{CEm'E.S(Fincennopolìtan),Cì\.' prede di vittovaglie e bestiame esporta-
tà con residenza vescovile dell' America rono. Dopo la pace del 1783 l' Indiana
Settentrionale, nell'Indiana, negli Stati- entrò sotto la protezione degli Stati-U-
Unili, capoluogo della contea di Rnox, niti. Ma le guerre degli anglo-america-
giace sulla sinistra riva del Wabas, ed è ni cogl* indiani cominciarono appunto
regolarmente Per la sua posi-
edificata. dopo quell'epoca a divenir feroci. Arse-
zione e per la comunicazione fluviale
, ro molti villaggi degl'indigeni, e il capo-
coir Ohio, acquista iu)portanza sempre luogo degli shawauesi nel 1791 dal ge-
maggiore. Vi si trova stabilita un'acca- neral Wilkinson fu totalmente distrut-
demia scientifica, ed altre istituzioni let- to. Le principali tribù conosciute, che
terarie. La città è distante 4o legbe sud- nella parte boreale stanziano tuttora, so-
ovest da Indianopoli, città capitale dello noquellede'Pottawatomy, degli Shawa-
stato d' Indiana, la quale nel 1822 non nesi,de'Rickapoi, de'Delawari, de'JVIia-
era che un aggregato di 4o case, dispo- mi, degli Huroni, de* Piankashawi e de'
ste però con bell'ordine, ai 65 leghe da M use] ui toni. Tutte appartengono aUa fa-
Washington. Lo stato dell'Indiana, ch'è migliaLennappe,denominata taloraChip.
pressoché la metà occidentale dello sta- pawais-Delaware, ovvero Algonquino-
to d'Illinois, possiede estese pianure bo- Mohegane. Sono però tutti avanzi del-
schive, e verso le rive de'fìumi interni si l'auriche tribù popolose fra di loro con-
dilatano pingui e verdeggianti praterie, fusi, e rincalzati sempre dall' estendersi
1

V I N VIN II
lìelle «ivìlizrfjfe popohizioni , alle qunli comitatn Lasalle, et lane usque ad se-
però si vaiinooi^nor più collegando. Dal- ptcntrionaleni provinciae flneni, adto ut
la lril)ù de'Rickupoi provennero il loro pars occidenlalis lineae provinciae Illi-
celebre profeta Eyquataway, ed il terri- ncnsispcriineataddioecesini s. Ludovici^
bile guerriero Tecumseli suo fi alello, che pars vero Orienta lis ad dioecesi m fin-
sovente fece toccare acerbe rotte agli a- ccnnopolitanani omnino speciet. Quin-
mericani. Dalla tribù de'Sakis, che cogli di lo stesso Gregorio XVI col breve Ma-

Otlogarni mantennero seoipre costante xinia inter gravissiniasque curas, de'6


alleanza co'^ioux, derivò il famoso Pon- maggio 1834, Bull. cit. p. 579: Eraclio
thiak, il più ostinato e temuto nemico Episcopatus Fincennopolitani in India
che abbiano avuto gl'inglesi. I progressi in foederalis Americae Septenirionalis
dell'Indiana hanno del prodigioso, giac- provinciis archiepiscopi Balthimorensis
ché nel 795 soltanto gli americani com-
I suffraganei, e lo è tuttora. Di tali dio-
prarono il terreno dagl'indigeni. Wel 80 1 cesi e di questa di Vincennes abbiamo:
l'Indiana ebbe un governo territoriale, Memorie istoriche ed edificanti d' un.
ed a'2g giugnoi8i6 fu ammessa fra gli missionario apostolico dell' ordine dei
stati e adottò la costituzione, per la qua- predicatori fra varie tribù de' selvaggi
le il popolo elegge un triennale gover- efra cattolici e protestanti negli Siali-
natore e suo sostituto. 11 senato poi é e- Uniti d'America, Milano i844- Ne die
letto parimente in ogni 3 anni, ed una bella contezza il eh. mg."^ Fabi Montani,
camera annuale dideputali esercita il po- negli /annali delle scienze religiose, t.

tere legislativo. L'autorità giudiziaria è 20, 357. A i.° vescovo di Vincennes,


p.

da ogni altra indipendente. Si divideva Gregorio XVI nominò nel detto giorno
lo stalo dell*Indiana in 53 contee ma , 6 maggio 1834 tog.' Simone Gabriele

sono aumentate. Il Papa Gregorio XVI Brulé di Rennes. Mg." De Luca ne'suoi
colla bolla Benedictus Deus, de' 17 giu- encomiali Annalidelle scienze religiose^
gno 18 34,-^"//. Rom. c'o/i/.,t.i9,p. 378: 1. 16, p. 124, ne pubblicò l'edificanle Ne,"

Circumscripiio dioccesiun in Provinciis crologia , egregia Gjenle compendiata e


foederitatis Americae Septenirionalis. tradotta dal Calliolic Almanac di Bai»
E ciò perla propngazione della fede, e timore, per l'anno i843. Eccone poche
per aderire al decretato nel sinodo di Bai- parole. Nacque il prelato nel 1779 da S^"^"
timora, celebrato nell'ottobre 1 833, alla tiluomo timorato di Dio, che colla degna
cui arcidiocesi attribuì nuovi vescovi suf- moglie ottimamente allevò la prole. Si-

fraganei, fra'quali:Z^/oece5W denique Pin- mone Gabriele, dotato d'ingegno, lo col-


cennopolitana comprehendeù provili- tivò con costante studio ed estese cogni-
ciani Indianae una curii parte Illinois, zioni , fioche si dedicò alle scienze me-
cujus rclUjua pars dioecesi s. Ludovici diche per far bene agli altri, consideraU'
adjungctur^itaquideni ut utriusqucdioe- dole più tìcconce a esser convertite io i-

cesis lintites in provincia lllincnsi sia- slrumento di carità. Collostudioegli pro-


tuanlur hoc modo. Incipieiulo a fiumi' gredì in pari passo, anzi con maggior fer-
ne Ohio , quod ad meridieni dividet vore, nell'acquisto della virtù e nella pie-
Kanluhy ab llUnois^et proprie ab castel- tà, mentre la Francia col suo terribile e-
lo Massae dncatur linea rectaperfines serapio d'incredulità serviva d'insegna-
Orientales coniitatuuni Johnson, Fran- mento morale a tutto il mondo, onde la
cklin, Jefferson^ HJarion, Fayetle, Siici- sua fede provò i più duri cimenti. Nel
by, et Macon mque ad nias^na fhunla 180 3 fu gradualo dottore a co«ifronto
Jluminis Illinois, quac sunt ad odo mil- di moltissimi competitori. Ma ripatriato
Ha passiuun supra oppiduin OlUiwu in uou ebbe peusieru di caercilure lu uobil
12 VI N V I N
arte, se non a servigio de'poverì e qnal preso d'angoscia in mirare il vasto cam-
sli'u»nento di beneficenza, anco divenu- po, le rovine della già florida fede cat-
to prete e vescovo. Chiamalo alla subli- che ogni cosa dovea ricevere co-
tolica, e

me vocazione del sacerdozio, abl)iacciò minciamenlo da lui e condursi a compi-


quello stato di maggior perfezione e di mento con penuria di mezzi. Nondime-
abbondanti grazie, entrando nel semina- no con fermo coraggio si [)ose all' opra
rio di s. Sulpizio di Parigi. Giàinotlello infervorato dalle preghiere che rivolse a
di studio nel mondo, toslo divenne l'e- Dio. In men d'8 mesi avea corso a ca-
sempio de'Ieviti, con acceso amore dedi- vallo mille e più miglia, per iscoscesi
candosi alle scienze ecclesiastiche , onde sentieri, visitando ogni parte di sua este-
poi in esse divenne maestro e guida a lut- sa diocesi, e pigliando minuta informa-
ti uomini di lettere negli Stati Uniti
gli zione di tutte le particolarità che concer-
d'America, reputandolo vivente biblio- nevano le missioni da stabilirsi in essa e
teca ambulante di sagra erudizione. Or- in tutto il rimanentedelle occidentali con-
dinalo sacerdote, si ascrisse alla beneme- trade. Ciò fatto, ritornò in Europa, visi-

rita congregazione di s. Sulpizio, indi fu tò Roma, fu confortalo da GregorioXVI,


mandalo al seminario di Rennes a inse- benedettoe accolto con argomenti di sin*
gr»ar teologia, e in America nel 8 o col i i golar slima e benevolettza. In bieve si
\enerando mg/ Flagel poi vescovo di guadagnò l'ammirazione de' personaggi
Louisville. In Baltimore dettò filosofia illustri per dottrina e pietà che popola-
nel collegio di s. Maria, e nel i8i5 ne no la reinadel mondo cattolico. Recatosi
fu eletto direttore. Si ritirò nel8 i8 nel i a Vienna d'Austria, espose grandi biso- i

seminario teologico del monte s. Maria gni di sua diocesi alla società Leopoldi-
presso Emmitsburg ad esercitare u»olte- na, cotanto benemerita delle cattoliche
plici e importanti ulìizi , con i>traordi- n»issioni nel settentrione d'America ivi :

nario zelo e accesa industria, insegnan- i dotti e grandi gareggiarono nell'ono-


i

do pure molte scienze, con mirabili e soa- rario. Da ultimo rivide l'amata patria,!
vi modi, modello a lutti di splendide vir- suoi, la Francia, onorato, ammirato e
tù, massime nella carità co'poveri ; l'iu- distinto da tutti. Venti e più «nissionari
gratiludine viemmaggiorn»ente infiam- dall' Europa gli si fecero compagni nel
mò la sua eroica carila, per cui abbon- suo ritorno in i\mericai e dalla carità
danti furono i fruiti che trasse da si e- del vecchio mondo otleoneconsiderevoli
semplare vita infaticabile. Gregorio XVI soccorsi per fondare nel nuovo scuole,
dovendo provvedere d'un vescovo la nuo- chiese , spedali, asili pegli orfani, e per
va diocesi d» Vincennes, con l'acuto suo celebrare idi vini misteri colla convenien-
sguardo seppe discernere da lontano le te dignità. Ilsuoritoroo in Vincennes fa
sopraeminenti qualità del Brute, U (pja- un trionfo, siccome veneratoci • tutti. Al-
le prescelload Angelo della novella chie- lora cominciò una novella sene di fati-
sa, piegò la testa all'autorevole coman- che apostoliche. Visitò tutti i villaggi di
do e s'avviòalla distante sua diocesi, con sua estesissima diocesi. In Vincennes era
quell'abnegazione, zelo e carità che l'in- vescovo, maestro, padre e amico a tutti,
tijrmavano. Fu consagrato vescovo nello il benefattore de' poveri. In breve a(MÌ
stesso 1834 nella cattedrale di s. Luigi un collegio, fondò a sue spese una scuo-
del Missouri nella festa de%s. Simone e la gratuita , frequentata da 80 scolari ,

Giuda , ed accompagnato dal sullodato altra per le donzelle, congiungendovi un


mg.' Flaget e da mg.' Purcell vescovo asilo [)egli orfani governalo dalle suore
di Cincinnati, prese possesso di sua sede di Carila, a tutto supplendo colle priva-
a'5 del seguente novembre. Ma fa coua* zioni alia slessa sua inferma salute, li ve-
V N I V I N i3
srovo, il clero, i seminaiisli ,
gli scolari rabile ma difficile missione in mezzo alle
dfl collegio occupavano lutli la medesi- vaste foreste di sua diocesi. Mg/ Rosati
ma casa, e comune n'era il refettorio. E* che nel 1843 pubblicò la Notizia stati*
gli non voleva niuna particolarilà per se. stica delle Cnttolicìie miss:ioni^ ci die la
lnin>ense erano le sua fatiche, le pasto- seguente di Vincennes. Popolazione del-
rali occupazioni, e pure inviava lunghe la diocesi 885 ,866
cattolici 25, 000. ,

inenioi ie sloriche e archeologiche ali'ac- Lingua che si parla, inglese, francese e


cailemia letteraria ili Vincenoes, senza tedesca. Seminario diocesano diretto da*
due ìa rie(|uenle corrispondenza episto- preti secolari, con i
7 seminaiisli, vicino
lare con molti paesi d'Europa e d'Ame- alla cattedrale. Collegio di s. Gabriele ia
rica. Tra le regoledi sua vita, eravi quel- Vincennes degli eudisli, con 7 professo-
appena sveglialo! Quando
la di alzarsi ri e 5o collegiali. Oltre gli eudisli, eran-
assunse governo di sua diocesi vi tro-
il vi i s. Giuseppe in Davis Coun-
hatelli di
vò un prete, con circa 3 chiese. Alla sua ly, dove hanno casa con 12 fratelli e una
mui te lasciò i3 missionari ; e quasi in o- scuola; monasteri e case religiose: delle
gui città , oltre a molte stazioni ne* vil- sorelle della Provvidenza in Tei're-hau-
laggi , era surto dal suolo un tempio in le, con 22 suore;
in Vincennes 4 sorelle
onore di Dio. Disfatto e logoro dall' in- della Carità, 8 educande di pensionato,
fermità, lultavolta progrediva nelle sue 32 esterne, 90 scolare gratuite. Scuole
pellegrinazioni , recando cousolaiione gratuite pe* giovanetti, in Vincennes 7,
e assistenza a tulli. Alhanto dal male ,
con 85 scolari, ed una società di tempe-
c<jme visse, morì santamente a' 26 giu- ranza. Più estese sono le notizie che of-
gno 838. La sua morte fu pianta pub-
1 fre l'ab. Corsi nelle sue iVbf/s/e sLatistì-
blica calamità, e da tulli deplorala ama- che delle Missioni di tutto il mondo di-
ramente, acclamalo per dotto, caritate- pendenti dalla congregazione di Pro- s.

vole e santo. Cattolici e protestanti d'o- pagandafìde,slai\ì^ale nel 844- ^^ cat- i

gni grado assisterono alle ceremonie fu- tedrale è sagra aDio sotto 'nvocazionedi l

nebri. Il maestrato di Vincennes, le ci- s. Francesco Saverio. L'ab. Corsi riporta

vili autorità, 1' accadeniie scientifiche e il titolo dell'altre chiese della diocesi, co*
letterarie della città egualmente onora- nomi de' preti, e osserva quanto pro-
rono i suoi funerali. Tulla quanta la po- ficuo sia alla religione cattolica l'erigere
polazione accompagnò con solennesilen- i vescovati nell'America, e I* adidarli a
zio la sua onorata salma al luogo del suo vescovi zelanti. Per il notabile aumento
riposo su questa terra. A' 17 maggio 1839 di cattolici , la diocesi riuscendo troppo
Gie^orio XVI gli die a successore mg." vasta , il Papa Pio IX a' 22 settembre
Celestino de la Hailandiere, consagrato 1857 colla parte settentrionale dello sta-
neir istesso anno, ed allora i sacerdoti to Indiana vescovato di Forl-
istituì il

della diocesi erano 27 e 3o le chiese, e Wayne. La diocesi Vincennes ora com- di


pel suo zelo aumentò 7 altre chiese, con prende la parie meridionale di dello sta-
5 altri sacerdoti, le stazioni essendo 29. to, conta 75parrocchiee più di 55,5oo
Da'3 ottobre 848 1 n'è vescovo mg. 'Mau- cattolici.
rizio de Saint- Palais, che neh 85 1 si recò VINCENTI MARERI InmiTO An-
a Parigi, degno e pio su,ccessore del ve- tonio, Cardinale. Nobile di Rieti, ivi
nerandoe santo, come vien chiamalo,mg.'^ nacque da illustre famiglia a' 20 gen-
Drutó, occupandosi a reclulare alcuni ze- naio 738, sortì dalla natura indole egre-
I

lanti ecclesiastici di Francia, la (|uale è gia, e ricevè l'educazione civile, religiosa


vera ntiniera inesauribile di uomini apu* e morale conveniente alla sua conitizio-
&loilci, per coudiu vario nella sua ammi> ue. Con successo fece gli sludi , anche Ut
^Ì4 V I N V I N
gius civile e canonico, e detlicalosi al ser- zinturn si mostrò saggio, prudente ed at-
\'igio della s. Sede , riferisce il Novaes tivo, zelante degl* interessi della s. Sede,
nella Storia di Pio FI^ 1.
1 7, p. 82, che con soddisfazione altresì della reale cor-
fu incaricato dell'uffizio di uditore della te ede'rnonarchi Carlo III e suo figlio
nunziatura apostolica di Madrid, ove si Carlo IV, sebbene le condizioni politiche
rese assai accetto e gradito. Imparo dal- de'tempi vieppiù si facevano gravi e com-
le Notizie di Roma
che nel pontifica-
, plicate, ed ottenne ricchi benefizi eccle-
to di tal Papa fece onoievolmente la sua siastici. A premiare le sue fatiche, Pio VI
carriera, imperocché ammesso in prela» nel concistoro de' 2 i febbraio i
794 lo
tura e dichiarato referendario delle due creò cardinale dell* ordine de' preti con
segnature e prelato domestico, nel 1775 bello elogio, riportando il n. 2000 del
fu fatto assessore del governatore di Ro- Diario di Roma^ che il Papa nominò ab-
ma nel tribunale e congregazione di con- legato apostolico a recargli in Madrid
sulla, enei 776ponentedella medesima,
i la berretta cardinalizia mg.*^ Francesco
e tale proseguì ad essere sino alla promo- Carafa d' Andria napoletano, suo came-
zione a Commendatore di s. Spiri lo, Wc^q riere segreto soprannumerario. Pvitorna-
ripelei in quell'articolo, carica che oonaf- to in Roma, rilevo dal n." 2 82 del Dia' i

fatloappariscedalui esercitata dallericor- rio, che Pio VI nel concistoro de'28 mag-
dale Notizie di Roma del 1784 e 1785, gio 1795 gl'impose il cappello cardinali-
ove sono registrati per commendatori Do- zio colle solite formalità, e nella sera glie-
menico Sampieri eFrancesco Albizi. Ben- lo trasmise pel suo guardaroba camerie-
sì da esse rilevo, che per la promozione re segreto mg/ Giuseppe Coppari,acui
alla Madrid Co-
porpora dal nunzio di il cardiiialedonò una scatola d'oro.Poscia
lonna di Stigliano, seguita a' i4 feb- il Papa gli conferì per titolo la chiesa de'
braio I 785, il prelato per la sua capacità ss. Nereo ed Achilleo, lo annoverò alle
e virtuosa condotta, essendo già sacerdo- congregazioni cardinalizie de' vescovi e
te, verme dichiarato nunzio di Spagna, e regolari, di propaganda fide e di quella
preconizzato nel concistoro degli 1 1 apri- della Cina, del concilio, dell'indice, delle
le arcivescovo di Corinto in partihus e paludiPontine e Chiane. Mentre la Fran-
quindi assistente al soglio pontifìcio, ciò cia rivoluzionata avea inondato de' suoi
che conferma il n.°io74 del Diario di democratici molti stati italiani, e
eserciti
Roma di dello anno. Nel ricordato arti- minacciava pure que' della s. Sede, nel
colo Commendatore credei che Vincenti declinar dello stesso 1790 il cardinale fu
succedesse nella carica al cardinal Gui- credulo degno in sì difficili circostanze
di, ma devesi collocare tra il Sampieri della legazione di Bologna, ove si recò, a-
immediato successore del Guidi, e l'Al- vendo per vice-legato mg."^ Giacinto Or-
bizi eletto dopo il Vincenti, ciò che si sini di Gravina. Non andò guari che l'e-

prova colla serie deVitratli de'commen- sercito francese avvicinandosi a' confini
datori esistenti nell'arcispedale di s. Spi- della provincia mostrò di elfettuarne l'oc-
dove sotto al suo si legge l'epigrafe:
rito, cupazione. governo papale desideran-
Il

Emus. D. Hippolitus Vincenti Reat. do di tenersi in pace colla Francia, ebbe


Praeceplor LXXXII. Ah ^z/z. 1784 ad cura d'evitare qualunque cosa che potes-
an. 785. Per maggior sicurezza feci flue
1 se servire a' repubblicani di pretesto a
cortesi ricerche nell'archivio, e si trovò rompere guerra al Pontefice, per cui il
nelle memorie de'possessi de'commenda- cardinale a'2 i maggio 1 796 pubblicò un
che il Vincenti lo prese a'2 1 gennaio
tori, editto col quale ordinò agli abitanti di
1784, ed il successore Albizi 3*17 feb- sua legazione, che i soldati francesi fos-
braio 1785. Nei grave uffizio della nuo- sero per ogni maniera rispettati, e chi
V I N V I ?f t5
avesse arHito olleiuleiii palireVibe rigoro- francési, e altro relativo all'accennato di
so casligo e anche la morte. Ma il tliiet- sopra. Essendosi il cardinal Vincenti ri-
loiio di Traucia, che avea decretato Io tiralo nel suo palazzo in Rieti, a'9 marzo
spoglio della sovranità pontificia, ordinò di dello anno il comandante di piazza
a Uonaparle generale in capo l'occupa- gl'intimo che nella notte partisse per Ci-
zione delle legazioni dello stato romano, vitavecchia accompagnato da un ulliziale

ed egli ne cofnmise l'esecuzione al gene- francese, altrimenti ve lo farebbe condur-


ral Augerau, il quale colla sua divisione re prigionieroda'dragoni. Rimasto il car-
passalo il Vo nel Mantovano, corse a Bo- dinale co'suoi parenti costernatissimi, ii

logna vanguardia francese


(f^.), ove la concittadino marchese Gabriele Vincen-
eutròla sera de' 18 giugno (e non gennaio tini col suo coraggio di cuore li confortò
com'è detto nel voi. V, p. 3o5), e nella a non desolarsi , e si olFri di seguire il

seguente mattina il resto di (|uel piccolo cardinale per assisterlo e consolarlo, eoa-
esercito. Il cardinal Vincenti, secondo le tento di subirne la sorte, prendendo la
istruzioni ricevute da Pio VI, con edil- qualifica di nipote onde colorare il suo
lo de'ig giugno corrispose al proditorio divisamento, e sebbene noi fosse da tale
assalto con atto pacilico e amichevole ,
ailettuosamenle operò. Quindi ottenne
dichiarando che terminava l'esercizio di dal comandante di partire col cardinale
legato apostolico di Bologna (lultavolta e facendo la via di Roma, ove accompa-
come tale lo trovo ancora nelle Notizie gnati dall' tiffiziale arrivarono dopo il

di Roma deli 797, ma s'intende di solo mezzodì delio. 11 che saputosi dal gene-
Dome), invitando i cittadini al manteni- ral Dallemagne , succeduto nel coman-
mento dell'ordine, della pubblica quiete, do di Roma al Berthier, ordinò ad un suo
ed a rispettare i francesi; quindi fu obbli- aiutante che subilo facesse condurre il
galo a partire per Roma. Poco dopo so- cardinale al già monastero delle conver-
praggiunse in Bologna Bonaparle , die tite in cui avea rilegato altri 6 cardinali.

subito tolse al Papa quella città e prò- Quivi dunque entro il cardinale, quando
vincia a'20 giugno, e con avviso del gon- i detti colleghi si disponevano a recarsi
faloniere Hercolani dichiarò appartene- a Civitavecchia, ove ancor lui sarebbe
re il governo al senato bolognese. Dipoi stato immediatamente tradotto. 11 mar-
fu costretto Pio VI di cedere alla Fran- chese Vincenlini guadagnò l'aiulanle con
cia la legazione di Bologna, e le legazio- promessa di buon regalo, e da esso otten-
ni diPiomagna e Ferrara. Intanto con- ne nella sera d'essere presentalo al ge-
sumandosi dalla Francia repubblicana nerale. A questi fece un patetico raccon-
l'intera invasione dell'infelice Italia, alla to della costernazione d'animo e di cor-
stessa sorte soggiacque tutto lo stato pon- po che opprimeva lo zio caidinale, quasi
tificio eRoma,e dopo democratizzala, dal grave di età e mal costrutto di corpo.
general Berthier a'20 febbraio 1798 fu Per tale perorazione, Dallemagne accor-
Pio VI imprigionato e condotto in Siena dò che il cardinale restasse sotto custo-
e poi in Francia. IN ella Rctazio/ie delle dia militare nel monastero, per riposarsi
avversità e patimenti di Pio VI, t.i, p. e ricuperare le forze onde ancor lui tra-

74, e t. 3, p. 1 I 3, si legge la narrativa del sferirsi a Civitavecchia. Ebbe ancora il

l'autore n)g/ Baldassari contemporaneo, marchese licenza di recarsi a piacere dal


su quanto fecero i repubblicani francesi cardinale. Intanto 1' uiiìziale che lo cu-
al cardinale, quando si dierono a perse- stodiva, gli riferì come i cardinali Altieri
guitaie furiosau»eule il Scirro collegio^ e Aulici aveanu rinunziato alla Porpora
oltreché riporta due editti pubblicati
i (A.) , e iu «pieslo modo eransi liberati
dalcaidmal iu Bologna per \ix venula de' d'ogni muieslia, li loro esempio e se^jua-
2

i6 V I N VIN
tamente quello cì*Anlicl sìlTattamenle Io voro,dal cardinale usate nella nunziatura
commosse, che coniinciò a divisarne l'i- di Madrid quando banchettava diploma- i

niitazione. Quindi commise al marchese ed al suo aiutante e a quello di Dal-


tici;

che insieme a un antico minutante della lemagoe, tabacchiere d'oro, orologi simili
segreteria di stato si recasse dall'Antici, a ripetizione con eguali catenelle, e altre
per conoscere il modo tenuto nel depor- cose preziose. Così a*2o marzo fu resti-
re il cardinalato; il che eseguito, l'Antici tuita la libertà al cardinale, e gli fu an-
a tutto corrispose e die'copia delie lette- cor concesso restar tranquillo per qual-
re perciò da lui senile. Indebolito il car- che altro giorno in Roma, potendo eoa
dinal Vincenti nel corpo e turbato nello sicurezza tornare in Rieti, ed a comodo
spirito, stava per incappare ancor egli trasferirsi nelle provincie venete. Morto
misera ntenle nel laccio, spogliandosi del- gloriosamente Pio VI nel 1799 '" ^^"
la sublime dignità cardinalìzia. Ma la lenza, e adunatosi il conclave in Vene-
y\ì\\i del marchese lo liberò dal perico- zia, il cardinale v'intervenne, come testi-
lo di SI vergognosa caduta, e gli apri l'u- fica l'Artaud nella Storia di Pio VII
scio della prigione nel modo che egual- e nel marzo 1800 restò eletto Pio VII ,

mente col Baldassari vado a riferire. Ri- laonde nel suo soggiorno in quella città
tornalo il marchese da Dallemagne, do- trovo nella descrizione che ne fece Can-
po essersi ingegnalo con artificio a ren- cellieri, Storia de possessi, il cardinale
derlo favorevole, francamente gli propo- avere ricevuto il Papa quando formal-
se di acquistare col denaro la liberazio- mente recossi alla chiesa de'ss. Apostoli.
ne dello zio,ad onta che il generale a- Ritornati in Roma, Pio VII nel dicem-
vesse di fresco tuonato con un proclama bre 80 rnominò il cardinale prefetto del-
r

coniro le pubbliche ruberie. iNondiroeno l' economia del collegio romano, e nel
la viilù repubblicana al suono di premio concisloro de'3 agosto 1807 lo promul-
vacillò, e volenlierissimo subito accolse gò vescovosuburbicario di Sabina, aven-
l'esibizione, a paltò di profondo segreto, do dimesso il suddetto titolo. Non andò
e soggiungendo. »> Andate e vedete di guari che per le pretensioni di Napoleo-
concertarvi col tal banchiere romano, al ne I, di nuovo occupati da'francesi Ro-
quale significherò mie intenzioni; e co- ma e lo slato pontificio, di forza ne fu
me il banchiere m'avrà accertato che l'af- tratto prigione Pio VII nel luglio 1809.
fare è concluso, porrò tosto in libertà vo- Racconta Vita di Pio
Pistoiesi nella
stro zio cardinale". Il marchese ricorse VIl^ e già notai nella biografìa di quel
pure per tale liberazione al generale Papa che tra' cardinali restati desolali
,

Vial, ed agli aiutanti suo e di Dallema- in Roma eravi il cardinal Vincenti , ed


gne, a tutti promettendo ricompense pur- a tulli a' 5novembre fu intimato da Pa-
1

ché vi contribuissero. Andò poi dal ban- rie;i l'ordine di Di"ot ministro del culto
chiere, il quale gli domandò una som- di recarsi immediatamente in quella me-
ma molto grande, da pagarsi in oro e tropoli, ove avrebbero ricevuto lo stesso

argento a Madrid, dove il cardinale go- trattamento usato co'cardinali francesi, e


deva copiose rendile ecclesiastiche. Nego- l'annua pensione di So, 000 franchi, co-
ziò il marchese la riduzione della somma, me ricavo dal cardinal Pacca, Memorie
e non senza molli parlari e difficollà l'ot- istoriche^l. 2, cap. 3. Indi VS dicembre
tenne limitata a scudi 2000. Questa sbor» il general Radei, già carceriere del Pa-
sala mediante lettera di cambio per Ma- pa, per partedelgovernatore Miollis, in-
drid, si venne a' donativi. Furono dati, timò bruscamente al cardinale e colleghi
al general Vial alquanti argenti lavorati, di partire entro 24 ore per Parigi, seu-

fra'quali 2 gtandi zuppiere d'eccelleulela- za repliche, e coiriugiuozione di nolifi-


VIN V I IV f?
care il suo nmvo e abitazione a' mini* no. Soni natali in Valenza di Spagna,
i

sili del cullo e ili polizia. Quando l'ira- a'23 gennaioiSSy, da genitori ragguar*
pei'rtlore Napoleone 1 celebrò nel 1810 de voli per la loro pietà e per la loro li*

in Parii^i il suo '2.^ inaliijuonio, 26 de' beralila verso i poveri. Mostrò fino dalla
cardinali ivi dimoranti assisterono alia suu fanciullezza le più felici disposizioni^
cerimonia civile il 1.° aprile, ma nel di e si abituò a digiunare il mercoledì e il

seguente alla religiosa appena 3 inter- 1 venerdì per domare più agevohnente le

vennero, i quali enumerai nel voi. Lill^ sue passioni. In età di 12 anni incomin-
p. I
44» dichiarando perchè furono delti ciòil suo corso di filosofìa, e non ne avea

rossi, gli altri denominandosi neriy cioè che i5 allorché si applicò alla teologia*
quelli pure ivi notali, a' quali furono Compiuti rapidamente gli studi, e lascia-
interdette le insegne rosse. 11 cardinal to da'genitori in libertà di scegliere quel*'
Vincenti non è nel numero di ninna del- lo stato che più fosse conforme al 8uo'
le due categorie, ma restando in Parigi spirito, deliberò di rendersi religioso, e
mi fa dubitare che fosse compreso tra' prese l'abito fra* domenicani di Valenza
rossi, poiché i neri furono proscritti, di- nel i374- Propostosi a modello il santo
spersie rilegali, con privazione della con- istitutore di quel celebre e benemerito
cessa pensione, ad onta della spiegazione ordine, divenne in breve consumalo nel*
e protesta da loro emessa , che si legge le vie della perfezione, accoppiando alla
nelle indicate Memorie isloriche. Il car- preghiera ed alle auslerilà delia peniten-
dinal Pacca sollarito ricorda i cardinali za, lo studio e la meditazione de'libri di'
Despuigh,Dugnani,Erskineche con nie- vini e degli sciitti de' Padri. Dopo aver
testo o reale motivod'infermilà non com- insegnalo filosofìa a Valenza e a BarceU
parvero a'due grandi alti, che fermarono Iona, e pubblicato il suo trattato della
l'attenzione dell' iuìperatore: avverte pe- Supposizioni dialettiche^ fu mandalo al-
rò che il cardinal Erskine si trovò presen- la celebre università di Lerida^ dove con*
te al(."Giunto il cardinale all'elùdi 78 linuò lo studio ilella scolastica e le fun-
anni, morì in Parigi a'2 marzo 181 e- 1 1 , zioni del ministero. Ricevuto colà il gra-
sposlo nell'esequie celebrate in s. Tom- do di dottore nel 1884, ritornò in patria,
maso d'Aquino sua parrocchia, e sepol- dove espose la s. Scrittura e predicò con
to nella chiesa di s. Genovella, come regi- istraordinaria riputazione. I suoi studi, le
strano le Notizie di Roma, cioè nel silo sue fatiche, tulle le sue azioni addiveni-»
ov* erano stati tumulali i cardinali Ca- vano come una continua preghiera, poi-
prera edEr>kine, e lo rimarcai nella bio- ché il suo cuore era sempre intitnamen-
grafia del 2.", egualmente mancali di vi- le unito a Dio) e vigilando sopra suoi i

ta in Parigi e ambedue del numero de' sensi con somma diligenza, reprinìevacol-»
cardinali rossi^ e forse con quella mede- le mortificazioni tutti gli eccitamenti del*
siuta pompa funebre che accennai in tale la concupisceuza. Quiudi non è n»eravi*
articolo. La famiglia del cardinal Vin- cimento uscì viltorioso dalie
glia se nel
centi si estinse colla morte del conte A- d'una rea femmina, come il casto
insidie
ie^sandrosuo fratello. 11 loro nipote con- Giuseppe da quelle della moglie di Pu*
te Giacinto Sardi aggiunse al proprio il tifare. Venuto a Valenza nel i 890 l'anti*
loro cognome, perchè ne ereditò le so- cardinale Pietro de Luna, che recavasi
stanze; laonde nel voi. LVll, p. 2 i 3, a* in Eraiicia legato deirantipapu Clemen-
vendo chiamato il conte Sardi anche col teVII a Carlo VI, volle che il santo luc-
cognoD»e di /^/«cc/i/m/, a questo vanno conqjagnasse. Ivi pure Vincenzo si ado-
«oppresse le due ultime lettere. però alla conversione de'peccalorii lincile
VINCENZO (s.) Febhbri, domenica- ul cominciamento del 1394 tornò a V«*
\0L. CI.
i8 VIN V 1 N
lenza. Narrai nel voi. LXXXVII , p. eccettuale domeniche, anzi mercole-
le i

265, che succetlulo de Luna nelT anli- dì e veuer dì non prendeva che pane ed
i

papato col nome di Benedetto XIII a acqua, e ciò praticò per ben 4o anni. Dor-
Clemente VII, chiamò Vincenzo in A- miva sulla paglia o sopra sarmenti, e pas-
vignone, lo fece maestro del s. palazzo, sava gran parte del giorno nel confessio-
e poi suo confessore. Olire altre notizie nale. Trovandosi nel Delfinalo, intese che
del santo, pure riportai, che conosciu-
ivi gli abitanti d'una valle chiamalaValpu-
to lo spirito dell'antipapa non volle ac- ta, davansi in preda alle più infami dis-
cettare vescovati e il cardinalato che gli
i solutezze, e per la loro rozzezza e barba-
oiFerse, e preferì di recarsi a fare il mis- rie nessun missionario erasi cimentato di
sionario apostolico. Partì dunque da A- penetrare fra essi. Vincenzo, pronloa lut-
vignone verso la fine deh 898, per ritor- to soffrire per la gloria di Dio, non esilò
nare in patria. Predicò in tutte le pro- ad esporre la propria vita; ne le sue fati-
vincie di Spagna, meno la Galizia, con che riuscirono vane, poiché que* valligia-
grandissimo frutto, riducendo a Dio una ni, instrulti e tocchi dalla sua predica-
moltitudine di giudei, di maomettani, d'e- zione, detestarono i loro delitti e gli espia-
retici e di scismatici. Poscia recossi in rono con una sincera conversione. Tale fu
Francia, e si trattenne alcun poco nella il cambiamento che la valle prese il no-

Linguadoca, nella Provenza e nel Delfi- me di Valpura, ossia valle di purilà, cui
Dato. Passò in Italia, trascorse le coste di porla tuttora. Da Ginevra l* anno i4o3
Genova, la Lombardia, il Piemonte, la scrisse Vincenzo al generale del suo or-
Savoia; e predicò eziandio in una parte dine una lettera, che ancor si conserva,
delTAlemagMa verso l'alto Pieno e nella e nella quale si trovano molte particola-
Fiandra. Il successo dtlle sue missioni lo rità riguardanti le sue missioni. Leggesi
fece riguajdare come un uomo suscitato in essa, che dopo avere cantalo la mes-
da Dio. Enrico IV re d'Inghilterra invi- sa, predicava due o tre volle il d'i, senza
lolloa passar nel suo regno e lo accolse o- avere altro tempo per apparecchiare i

norevolmente. Vincenzo diede buoni con- suoi discorsi, che quello che gli offriva il

sigli al re, sì per la sua condotta, che per cammino. Ptacconta di avere speso tre me-
quella de' suoi sudditi _, e fece delle mis« si nello scorrere i villaggi e le città del
sioni nelle pi incipali città d'Inghilterra, Delfinato annunciando la divina parola;
di Scozia e d'Irlanda. Indi ritornò in che fece lungo soggiorno nelle valli di
Francia, ed esercitò il suo zelo dalla Pi- Lucerna, d'Argeuteia e di Valpula nella
cardia sino alla Guascogna. Pel guasto diocesi di Embrun , ed ebbe la fortuna
prodotlOjComealtrove, specialmente dal- di convertire quasi tutti gli eretici di
lo scisma sostenuto da Benedetto XIII, quelle contrade; che si recò nel Piemon-
era d'uopo d'un apostolo la cui terribile te, nel Monferrato e nelle Valli, dove le

voce valesse a scuotere le coscienze, e ri- sue fatiche non furono infruttuose, e un
muovere i peccatori dalle loro scellera- gran numero di valdesi e di altri eretici
tezze. Egli perciò trattava di preferenza rientrarono nel grembo dellaChiesa. Par-
de'giudizi di Dio, dell'inferno, dell'eter- la in seguito della conversione di molte
nilà, pronunziando i suoi discorsi nel più persone ch'erravano nella fede; della ri-

patetico modo; e la santità della sua vi- conciliazione dei guelfi e ghibellini, del-
ta, illustrala dal dono de'miracoli, dava laquale egli fu mediatore, e della pace
maggior forza alle sue parole. Malgrado generale che avea procacciato alla Lom-
i viaggi continui e tante apostoliche fa- bardia. Aggiunge, che richiamalo nel Pie-
tiche menava austerissima vita , mai
, monte da'vescovi e da^signori del paese,
mangiava di grasso, digiunava tutti dì, i avea passali 5 mesi nelle diocesi di Aosla^
V I N V ! N r9
di Tnrantasia, di Giovanni di Matirlen*
s. lamnnca, dove risuscitò un morto in pre-
ne e di Grenoble; die a Ginevra era riu- senza di numeroso popolo. Entrò nella
scito ad abolire utia testa supeistiziosn, sinagoga della slessa citlà col Crocefisso
alla quale il popolo eia assai attaccalo; in mano, e vi fece un discorso pieno di
che stava per recarsi a Losanna per ten- tanta forza, che gli ebrei commossi e con-
tare di far avveduti del loro errore uo- vertiti domandarono il ballesimo, e la lo-
mini rozzi che adoravano il sole, e un ro sinagoga fu parimente cambiata in una
gran numero di eretici ostinati e perico- chiesa, che prese il nome di s. Croce. Gra-
losi, che abitavano sulle frontiere dell' A- vi turbolenze da due anni agitavano i

leraagna. Trovasi nelloSpondanoe in al- regni d' Aragona, di Catalogna e di Va-


tri scrittori, che Vincenzo predicando nel- lenza, per r elezione dell' erede della co-
la sua lingua materna, era inteso da quel- rona. Per venire a concordia, gli stali

li che ne parlavano una diversa. Ciò è ri- decisero che eleggerebbero 9 commis-
si

ferito eziandio da Ranzano, secondo il sari, 3 per ciascun regno, quali si ra- i

quale greci, gli alemanni, gli unglieri


i dunerebbero nel castello di Caspe in A-
ec. intendevano tutto ciò ch'egli diceva, ragona, e che quegli che avrebbe sei voli
quando predicava in latino, ovvero nella sarebbe riconosciuto per re. Vincenzo fa
lingua che si parlava a Valenza. Frat- nominato commissario pel regno di Va-
tanto l'antipapa Benedetto XIII, ch'erasi lenza, con suo fratello Bonif.icio certosi-
recato a Genova, invitò il santo a portar- no , e Pietro Bertrando. Coinè n'ebbe
si colà, promettendogli di rinunziare al- intesa la novella, ioterrup[)e le sue mis-
le sue pretensioni sopra il papato. Vin- sioni per recarsi al castello di Caspe. I

cenzo, che non si era ancora staccalo dal- commissari quivi esaminata pon-
riuniti,

la di lui Ubbidienza (^'^.), perchè il rea- deratamente la questione, dichiararono


me di Valenza, ingannato come tanti al- Ferdinando di Castiglia il più prossimo
tri stali e popoli, avea seguito lo Scisma parente del defunta re, e per conseguen-
(^.) d'occidente, andò a Genova, e rap- za erede della corona. Il novello re, che
presentò all'antipapa uìali che cagiona-i faceva singolare stima di Vincenzo, lo
va lo scisma, esortandolo a mettervi fi- scelse per suo predicatore e suo confesso-
ne; ma i suoi saggi ammonimenti non fu- re; le quali occupazioni non impedirono
rono ascoltali. Il santo dopo un mese par- il santo di fare delle missioni nelle di-
ti e trascorse di nuovo la Francia e la verse Provincie di Spagna e nelle isola
Fiandra; indi tornò in Inghilterra nel vicine. Dappoiché tutte le rimostranze,
i4o6, e consumò due anni seguenti nel
i ch'egli avea fatto all'antipapa Benedetto
fare novelle missioni nelPoitou, nellaGua- XIII, erano riuscite infruttuose, consigliò
scogna, nella Linguadoca, nella Proven- il re Ferdinando 1 di sottrarsi alla sua
za e nell'Alvergna. Tolse poi a predicare ubbidienza, se non volesse sottomettersi
il Vangelo in Granala , nell' Aragona e al concilio di Costanza, per ristabilire eoa
nella Catalogna; andò a Pisa, a Siena, a questo mezzo la pace nella Chiesa. Il re

Firenze, a Lucca ; e tornato in Ispagna col seguì suo consiglio, e manifestò le sue
il

consueto suo fervore scorse regni di Ca- i disposizioni con un editto solenne, in da-
stiglia, di Leone, di Murcia, d'Andalusia, ta 6 gennaioi4i6. Vincenzo si adoperò
delle Asturie, e più altre contrade , fa- a tutto suo potere per far entrare gli spa-
cendo ovunque molte conversioni e mi- gnuoli nelle mire del re; e mandato (U
racoli. Gli ebrei di Toledo abbracciaro- Ferdinando I al concilio di Costanza,
no il cristianesimo, e trasmutarono la lo- predicò nella maggior parte de' luoghi
ro sinagoga in una chiesa, che fu dedica- pei quali passò. I padri del concilio, che
ta alla D. Vergine. JNeli4 12 recossi a Sa- aspettavano il suo arrivo con impatieu-
,20 V I N VIN
za, non vedendolo i>iiingere, incaricaro- nia mostrò un'ammiral)ile rassegna^ioi-
no il cardinale Aimdjuldi di recarsi a Bi- ne, una singoiar penitenza ed un'amabi-
gione, oveailora lrovavasi,per consigliar- lissima giovialità iomezzo a' più grandi
si eoo lui. Sembra nondimeno clie sia patimenti. 1 magistrati temendo che i ,

sialo sino a Costanza, checche ne ab- domenicani, quali non aveano casa a
i

biano dello alcuni autori. Passalo Vin- Vannes, lo portassero via, gli fecero do-
cenzo nel Deriy, spiegò principalmente mandare in qual luogo amasse meglio
il suo zelo nella città di Dourges; ed invi- di essere seppellito; ma egli, qualifican-

tato da Giovanni V duca di Bretagna, a dosi un servo inutile ed un povero reli-


recarsi ne'suoi slati, si rese a Vannes, do- gioso, cui non ispettava disporre intorno
\e predicò dalla IV domenica di quare- alla sua sepoltura, piegò i deputati di
sima sino al martedì di Pasquai4i7, ed pertnettere al priore del più vicino con-
inoltre esercitò il ministero evangelico io vento di domenicani, di prescriverne il

lulla l'estensione della Drelagna, senza luogo; indi li esortò a conservare dopo
darsi ripoSo ,benché fosse ammalalo. la sua morte quella pace, che nel corso
JNello stesso tempo scrisse ai vescovi e a* di sua vita avea loro sì forlemenle rac-
principali signori di Casliglia, come pu- comandata. Il mercoledì innanzi la do-
re ad Alfonso, che governava il regno du- menica delle Palme, 5 aprile i4^95 ^P'"
rante la minorila di Giovanni li, esor- rò tranquilla mente, in età di 62 anni, 2
landoli a riguardare Pietro de Luna qua- mesiei3 giorni, avendo convertilo alla fe-
le antipapa, e riconoscere il concilio di de cattolica 25,000 ebrei, oltre un prodi-
Costanza. Eletto nel novembre il Sommo gioso numero di peccatori, li duca di lire-
PonteficeMartinoV, scrisse al santo, man- lagna e il vescovo di Vannes decisero che
dandogli il celebre teologo Montano per si dovesse sotterrare il santo nella catte"
confermargli il titolo e le facoltà di mis- drale. INel i455 Papa Calisto 111, a cui il

sionario apostolico, le quel tempo, adec- santo avea predetto il pontificalo Jo cano-
cilamento di Enrico V re d'inghdterra, nizzò; ma la bolla della canonizzazione
Vincenzo passò in Normandia. Era allo- non fu pubblicata che 3 anni dopo da Pio
ra in età di 60 auni , e sebbene rifinito 11. Gli spagnuoli, avendo inuliimenle do-
di salute in modo che non poteva fare mandato, che il suo corpo, il quale era
un sol passo senza appoggiarsi, allorché stalo disotterralo fin dal 1 4^6, fosse tra-
saliva il pergamo parlava con tanta for- sportato a Va lenza, deliberarono nel 5go i

za come hor degli anni. Fiual-


fosse nel di trafugarlo; ma fu nascosta l'urna che
ii)ente vieppiù alhanto dal niale, e con- lo rinchiudeva , la quale scopertasi nel
siglialo a ritornare nella terra natale, si 1687, venne falla una 2.' traslazione del

pose in viaggio; ma giunto presso a Van- sagro deposito a' 6 di settembre. Dipoi
nes, volle farsi condurre in questa città, collocossi quesl'urna suU' altare d'una
che Iddio avea scelta per luogo di sua cappella edificata recentemente nellacat-
sepoltura. Ivi apparecchiossi alla morte ledrale, dove sta ancora esposta alla ve-
con raddoppiato fervore e col ricevere i nerazione de'fedeli. La sua festa si cele-
sagramenti, predicendo che morrebbe io bra il 5 aprile, sebbene Calisto III avesse
dieci dì. Visitato dal vescovo, e da molte prescritto il 6. S. Vincenzo Ferreri, mal-
personedel cleroedella nobillàdiVannes, grado le sue grandi occupazioni, compo-
gliscongiurò a mantenere quello ch'egli se alquanti scritti. Abbiamo di lui uà:

avea incominciato fra essi, e a persevera- Tr aliato ovvero


della vita spiviUiak ,

re nella pratica della virtù, assicurandoli dall'uomo interno j un Trattalo sopra


•chesi ricorderebbe di loro allorché fosse Vorazione domenicale; Conforto ntile
dinanzi a Dio. Kellasua peausissioia ogo- tentazioni contro lafedej 7 Lettere. \
V N ! V I N 21
^fr/;:on/ stampali col suo nome non pos- gato di 1 5oo lire che gli avea lasciato un
sono essere di lui, come hanno osservalo suo amico. Nel tornare a Tolosa per ma-
Dopin e Labbé. Gli si allribuisce ancora re, il baslimenlo sul quale egli era fu as-

un Trattalo soprala fine del mondo e salilo da tre brigantini africani; restaro-
sopra V Anticristo. Vg\ suo culto e^indul- no uccisi tre uomini e feriti gli altri del-
genza plenaria concessa ne' 7 venerdì l'equipaggio, riportando anche Vincenzo
precedenti la sua festa, e degli autori che un colpo di freccia, di cui ebbe a risen-
scrissero la vita di (jueslo Taumaturgo, tirsi per molti anni. Condotto esso cogli
si può vedere il Novaes nella Storia di altri prigionieri a Tunisi, fu comperato
Calisto IH. da un pescatore, che lo rivendette a un
VINCENZO (s.) DE Paolf, fondato- vecchio medico, gran chimico e gran di-
re della congregazione de* preti o signo- stillatore, il (juale da 5o anni occupavasi
ri della nussione, volgarmente delti di a cercare la pietra filosofica. Questi trat-
s. Lazzaro. Nacque nel villaggio di I*oy o tollo con molta umanità, e gli promise,
Pony-Sur-Daz, dipartimento delle Lan- se volesse mutar religione, di lasciargli
de nella Guienna, già della diocesi d' Acqs tutti i suoi beni e d'insegnargli i segreti
in Guascogna, il 24 aprile iSyG. I suoi della sua scienza; ma Vincenzo ,
paven-
genitori, Guglielmo de Paoli e 15ertranda tando assai più il pericolo dell'anima sua,
de Moras, coltivavano colle proprie ma- che i rigori della schiavitù, ricorse all'o-
ni un poderello ilal quale traevano la sus- razione e si mantenne forte contro la ten-
sistenza per la loro famiglia, composta di tazione. Dopo un anno circa, morto il
4 figli e 2 Hglie, che allevarono nella pie- medico, i suoi beni passarono ad un suo
tà e nei travagli della vita campestre. Vin- nipote, il quale fu il 3.° padrone di Vin-
cenzo, eh' era il terzo , dava prove non cenzo. Non andò guari che questi lo ven-
comuni tl'ingegno e di alliludine, per cui dette ad un rinnegato originario di Nizza

il padre fu di avviso di farlo studiare, e in Savoia , che in seguito convertito da


lo diede ad educare a' francescani Cordi- Vincenzo, fuggi con lui, valicando il Me-
glieri di Acqs, i quali aveano cura del- diterraneo sopra fragile barca. Giunti
l'educazione della gioventù. Dopo 4 an- ad Aigues-Morlesil sBgiugtio 1607, in»
ni, essendo in grado di ammaestrare gli di recalisi ad Avignone, il rinnegalo fu
De Commet avvocalo della città di
altri, riconciliato dal vice-legato pontificio
Acqs e giudice di Poy lo diede per mae- Pier Francesco Montorio vescovo di Ni-
stro a'suoi figliuoli ; e con ciò il giovine caslro ; e l'anno seguente andò col san-
de Paoli potè continuare i suoi studi to a Pioma, dove per far penitenza en-
senz'essere d'aggravio alla fimiglia. Al- trò nel con vento dei fale-bene-fratelli,che
l'età di 20 anni recossi a Tolosa, vi fece servono gli ammalali negli ospedali. Vin-
il corso di teologia, prese il grado di bac- cenzo, poiché ebbe soddisfatta la sua di-
celliere; poi ricevette gli ordini sagri e vozione, passò in Francia e fermossi a ,

nel 1600 il sacerdozio. Stimabile per tulle Parigi nel sobborgo di s. Germano, pres-
le virili che formano un degno ministro so r ospedale della Carità, dove sovente
di Gesù Cristo, non conosceva ancora per andava a consolare e a servire gl'inferoii.
altro quella perfetta mortificazione di se La pia regina Margherita, conosciuta la
slesso, la (piale sostiene lutto l'edifizio di lui virtù, lo fece suo elemosiniere or-
della santità; ma piacque a Dio condur- dinario. Slava nella corte della regina un
lo per la via delle tribolazioni a quel- dottore, ch'erasi sempre mostrato zelan-
l'alto grado di virtù al quale innalzullo te della religione e formiilabile contro gli

la sua grazia. Neli6()5 dovette fare un eretici e gli empi ma Dio permise che,

viaggio a Marsiglia per ouuseguire uo le- fosse assalito da violenti tentui;ioui eoa-
22 V 1 N V I N
Irò la fede. Vincenzo implorò per esso la santo ,
protestando pubblicamente che
misericordia del Signore, olfrendo se stes- senza questosarebbe andato perduto. La
so qual villima di espiazione. La sua pre- contessa, avendo a cuore la salute spiri-

ghiera fu esaudita: il dottore ricuperò la tuale de'suoi vassalli, pregò Vincenzo di


lianquillità dello spirito; ma la stessa ten- predicare nella chiesa di Folleville il gior-
tazione assalì Vincenzo. Egli ricorse alla no della conversione di s. PaolodeliGi 6,
preghiera e alle pratiche della mortifi- per istruire il popolo principalmente a
cazione, e durò 4 3"»' io questa lotta, fare una buona confessione. Il suo ser-
Hnchè presa la determinazione di dedi- mone produsse i migliori frutti, percioc-
carsi interamente al servigio de'poveri, ché egli non poteva bastare a tutti quelli

dileguaronsi le sue pene, e la pace di cui che bramavano mettere in quiete la loro
godette in appresso fu accompagnata dal- coscienza con una confessione generale,
le più abbondanti benedizioni. Un giu- per cui fece venire due zelanti sacerdoti
dice del villaggio di Sore, che alloggiava da Amiens. La festa della conversione di
nella stessa casa, essendogli stati involati s. Paolo fa per lui memorabile in guisa,

4oo scudi, incolpò Vincenzo di tal furto, che per tutta la vita ne celebrò ogn'aa-
e si fece a di (la mar lo tra' suoi conoscen- no la memoria co' sentimenti della più
ti ed amici. Soffrì il santo per 6 anni viva gratitudine, e a sua imitazione i preti
questa calunnia; finalmente il ladro, es- della missione rendono in tal dì umili
sendo stato preso per un nuovo delitto, grazie al Signore per essere stato il giorno
dichiarò al giudice di Sore, essere stato in cui la prima volta fu formato il disegno
egli stesso che avea involalo il denaro, e della loro congregazione. Per desiderio
che il servo di Dio era innocente. Vin- di procurare la maggior gloria di Dio, e
cenzo slrinseamiciziacolcelebrep.de Be- per consiglio del piissimo p. deBerulle, la-

rulle, che fu poi cardinale, allora occupa- sciata in quell'anno la famiglia di Gondy,
lo a stabilire la congregazione dell' ora- assunse l'incarico di far le veci di curato
torio in Francia. Questi concepì grande a Chàtillon-les-Dombes, e prese per socio
stima pel santo, ed impegnollo a trava- il virtuoso sacerdote Luigi Girard. Le
anime ed accet-
gliare per la salute delle sue fatiche ebbero un felice successo, sic-

tare la cura di Clichy, dove operò mol- ché un gran numero di persone, fra cui
lo bene; ma presto dovette abbandonar- il conte di Rougemont, abbracciarono
la per incaricarsi dell'educazione de'figli fervorosamente le mortificazioni della pe-
di Filippo Emanuele Gondy conte di Joi- nitenza, e molli eretici rientrarono nel
goy, generale delle galere di Francia. La seno della Chiesa. La contessa di Joigny
contessa di Joigny, commendevole per la donogli una somma di denaro , adinchè
sua pietà, fu talmente compresa dalle e- fondasse una missione perpetua per l'i-

minenti virtù di Vincenzo, che gli donò struzione del basso popolo. Quindi pro-
tutta la sua confidenza e lo scelse a suo curò colla mediazione del p. ile Berulle
confessore. Trovandosi presso di essa nel d'indurloa rientrare in sua casa, ed ot-
easlellodi Folleville, fu pregato di recar- tenne che egli dirigerebbe la sua coscien-
sia Cannes, villaggio due leghe distante, za fiuch'ella vivesse, e l'assisterebbe nel-
per confessare un paesano in pericolo di la sua morte. Pertanto desiderando essa
vita. Vincenzo vi si portò senza indu- di contribuire anche alla santificazione
gio, ed esaminato lo stalo dell'anima del degli altri, risolvette, d'accordo con suo
penitente, gli propose di fare una confes- marito,di stabilire una compagnia di mis-
sione generale. Esso vi acconsenlì volen- sionari, i quali si dedicassero ad ammae-
tieri, e in appresso si chiamò fortunato strare i loro castaidi e i loro dipendenti.
di avere avuto la vcaluia di parlare al Proposto questo diseguo a Gian France»
V I N VIN 23
."
SCO di GonJy, fralello del conte, e i ar- d'allora il disegno d'un ospedale pei ga-
civescovo di Parigi, lo accolse lietamen- ma non potèeiTettuar-
leotti di Marsiglia,

le, prevedendo che doveva venirne mol- lo che qualche anno dopo. Luigi XI V lo
to utile alla Chiesa, e donò il collegio dei dotò nel 1648 coll'annuo assegnamento
Buoni fanciulli per alloggiarvi la nuova di12,000 lire, e divenne unode'più co-
comunità, di cuiVincenzo prese possesso modi del regno. Dopo la morte della con-
nell'aprile 1625, contribuendo pii con- i tessa di Joigny avvenuta a' 23 giugno ,

iugi suddetti considerevole somma , co- i625,il servo di Dio vi andò ad abitare co*
me narrai, riferendo pure molte notizie suoi preti; ma soltanto nel £658 diede una
del santo, nell'articolo Missione, con- costituzione a'suoi discepoli. Per quanto
gregazione de sacerdoti missionari di.9. riguarda lo spirito, le regole e le bene-
Vincenzo de Paoli, detti Lazzaristi o merenze di questa congregazione, si può
signori della missione. Subilo dopo il vedere il citato articolo Missione. Il fer-
suo ritorno alla casa di Gondy, Vincenzo vido zelo di Vincenzo de Paoli non era
imprese a fare una visita a lutti i con- an£or pago, e ognidì cercava nuovi mez-
dannali alla galera, ch'erano nelle diver- zi per procurare al prossimo tutti i soc-
se pi Provò acerbo dolo*
[ioni di Parigi. corsi spirituali e corporali. Quindi stabilì
re nel vedere l'abbandono a cui erano la confraternita della Carità, di cui par-
essi ridotti, e progettò di unirli tutti in lai ne' voi. X, p. 35 e 36, LXVII, p. 225
una sola casa ; il che gli venne fatto mer- ed altrove, per l' alleviamento de* po-
cè la liberalitàdi molle persone pie, ch'e- veri malati in ciascuna parrocchia, la
gli avea interessato in questa buona ope- quale associazione ebbe principio nel-
ra. Dopo aver così provveduto a'bisogni la Bresse, e si estese poi in tutti i luo-
corporali di que' sciagurati , li dispose ghi dove il santo fece delle missioni.
meglio a ricevere le istruzioni che dava Questa istituzione si divise in sorelle
loro egli stesso od altri sacerdoti. Il conte religiose, ed in sorelle secolari: le pri-

di Joigny, edificato del bell'ordine che me assistono virtuosamente e con su-


regnava tra questa gente, risolse d'inlro- blime abnegazione gl'infermi d'arabo
durlo eziandio in tutte le galere del re- i sessi negli spedali ; le seconde visitano
gno, e ne parlò al re, facendogli cono- e soccorrono i malati de' due sessi nelle

scere lo zelo e la capacità di Vincenzo proprie abitazioni, portando loro con-


de Paoli; laonde Luigi XI li lo creò cap- forti e consolazioni. La confraternita
pellano regio generale di tutte le galere delle Dime della Croce ebbe per ogget-
di Francia.Tre anni dopo Vincenzo fece to l'educazione delle fanciulle. Altra det-

un viaggio a Marsiglia e si propose di , ta delle Dame si consagrava al servi-


visitare tutti i forzati di quella città, nel- zio de' malati nei grandi ospedali, co-
Tintendimento di fare per essi quanto a- me quello dell' Hotel Dieu di Pa-
in

vea fatto a Parigi. Narrasi che ivi abbat- rigi.Questa gran capitale non potrà mai
tutosi in un galeotto ridotto alla dispe- dimenticare quanto debba alle cure di
razione, si sentì tanto commosso, che do- s. Vincenzo de Paoli. Fu egli che pro-

po aver esaurito tutti i mezzi per confor- curò e diresse gli ospedali della Pie-
tarlo, ottenne di porsi in suo luogo, e con tà, di Bicetre, della Salpetriere e dei fan-
eroismo ne portò per alcun tem-
di carità ciulli esposti. Quest'ultimo stabilimento,
po le catene. Fece quindi (|uatit'era in dice l'ab. Boiler, che seguo in questa a-
suo potere per raddolcire la sorte di que- giografia, interessa di troppo l'amanilà e
gì' infelici, ed inspirare ad essi sentimen- la religione, perchè si debba parlarne un
ti di virtù. Soprattutto gli ferì il cuore il po' a dilungo. Un gran numero di fan-
miserevole stato de' malati, e formò fin ciulli nati o dalla disolutezza, o in seno
"
94 "V I N V I N
alla miseria, erano sovenle esposti o sul- mantenere l'opera pia, ne più si trattò
le porle delle ciiiese o ne'Iuoghi pubbli- che di aumentarne anezzi. Si ottennero i

ci. L'unico bene che loro si faceva dagli dal re le fabbriche di Biceireper alloggia-
lìffiziali (li polizia era quello di levarli di re que'fanciulli che non aveano più biso-
là : a una vedova e due serve fu dappri- gno di balie; ma siccome l'aria vi era trop-
ma data la cura di nutrirli; ma presto si po acuta, furono trasportati nel borgo di
verme a mancare di soccorsi, e una mol- s.Lazzaro, e se ne commise l'educazione
titudine di questi bambini periva. Alcu- a dodici figlie della Carità. In appresso
na volta per is[)acciarsene erano fino ven- furono acquistate per essi due case, una
duti, o donati a chi li voleva. Vincenzo nel borgo di s. Antonio, l'altra presso la
tocco in sul vivo da compassione, pro- cattedrale. I re di Francia hanno in se-
cacciò rimedio a tanto male; pregò alcu- guito accresciuto le loro entrate, e il nu-
ne dame della sua società di visitarli, e mero dei fanciulli mantenutivi ascese a
quelle pietose sentironsi rabbrividire allo più di diecimila, giusta quanto riferisce
spettacolo che si presentò a'ioro occhi. i\Ia Collet nella Fila dis. Vincenzo de Pao-
siccome non si potevano caricare di sì li. Oltre a'mentovati ospedali, Vincenzo
gran numero di fanciulli, si pigliarono fondò eziandio nel borgo di s. Lorenzo
nullameno ciascuna la cura di alcuni, e a di Parigi quello del nome di Ge>ù per
misura che si aumentavano soccorsi, se i 4o poveri vecchi, e quello di s. Regina

ne andava raccogliendo un maggior nu- in Borgogna, nella diocesi di Autun, per


mero. Da ultimo Vincenzo tenne nel 640 1 i poveri pellegrini malati, che per divo-
un'assemblea di tutte le dame che occu- zione si recavano a visitare la lotnba di
pavansi in quest'opera pia, ed esposti quella illustre martire. Questo ospedaledi-
nella più forte maniera bisogni di que- i venne assai celebre, ricevendovisi tutti gli

sti poveri fanciulli , fu deciso unanime- anni 3oo o 4oo malati, e più di 20,000
mente d'incaricarsi di lutti a modo di prò- poveri che vi passavano di ogni eia, di
"va.JNon c'erano altri capitali che le elemo- ogni sesso e di ogni nazione. 11 santo fe-
sine di persone caritatevoli, le quali non ce de'savi regolamenti per tutte queste
bastavanoa tante spese ; ma il buon servo case, e procurò dei capitali sufficienti al-
di Dio, fidando nella divina provvidenza, le Fu per procac-
necessarie loro spese.
non si perdette di coraggio. Le sue istan- ciai eancora piùefìicaci soccorsi ai poveri
ze presso la regina Anna d'Austria gli ot- D)alati, che di concerto con madama Lui-

tennero dal re 12,000 lire di rendila, lo gia di Marillac, vedova di Antonio Le


che sostenne per qualche tempo lo stabi- Gras, istituì la congregazione delle Figlie
limento. Crescendo il numero de'ragazzi della Carità o Suore grigie. V. Carità
per modo che il loro mantenimento co- (sorelle della), e meglio Sorella e Suo-
stava 40,000 lire al di, le dame della Ca- ra, celebrate in tanti luoghi. Sono vol-
rità ne furono sgon)entate, e dichiararo- garmeule chiamate anche Sorelle didla
no che tale dispendio sorpassava le loro Carità e Sorelle di s. Vincenzo de Pao-
forze. Vincenzo convocò un'altra assem- li. Delle congregfizioni particolari delle
blea generale neh 648, per deliberare se Figlie o Sorelle della Carità, ragionai
si avesse a continuare la buona opera; e nelleciltà ove furono istiluile.Devesi pure
tlopo aver ponderato le circostanze, fece a s.Vincenzode Paoli lo stabilimento delle
riflettere nel ujodo il più commovente, conferenze ecclesiastiche, nelle quali trat-
come quelle povere creature perirebbero tavasi dei doveiidella vita clericale. 11 nu-

infallibilmente, se venissero da loro ab- mero di quelli che v'intervennero si ac-


bandonate. Alle sue parole T assemblea crebbe di mollo, e furono frequentale da
non rispose qhe qolle lagrime^ e decise di quaute vi erano più rispettabili per^pu«
V liN V I N -15

del clero. Fti nel luglio 1 633 clieil grande ra fu la sua fede, per cui si dichiarò a-
animo del salilo pose le fondtioienta di perlamenle contro l'erronea dottrina di
(|iiesl*opera sommamente salutare ; e co» Giansenio e de'suoi seguaci Giansenisti
me intese con es<adi provvedere alla dot- (^.), e combattè con mollo zelo i suoi
trina e santità del sacerdozio, istruendo errori sulla grazia; ma nello stesso tem-
per questo mezzo ne'Ioro alti doveri, ed po che rigettava un rigorismo che ridu-
infiammandoli a bene eseguirli, ministri
i ceva alla disperazione, condannava una
del santuario, grandissimo fu l'ulde de- morale rilassala che apre il varco ad ogni
rivatone alla Chiesa. Ed i personaggi disordine, lls. vescovo Francesco di Sales,

che celebri per dignità, per potenza e per avvenutosi in Vincenzo, tosto si accorse
dottrina fiorivano allora in Francia, aiu- ch'egli possedeva le più sublimi virtù, ed
tarono del loro favore sì bella e sì bene- era alto a scorgere le anime nella via della

fica istituzione. 1 celebenimi cardinali perfezione. Perciò lo scelse a i superio-
Ixiclu'lieii e Mazzanni^ e poco dopo i re delle religiose della ^isilazioney che a-
due dottissimi vescovi Bossuet e Féné- vea di recente stabilito in Parigi. Vin-
loti primeggiano fra questi (Essi sono cenzo fu eziandio superiore di molle al-
espressi col santo nel quadro egregia- tre comunità religiose , tra le altre di
mente dipinto da Guglielmo de Sanclis, quella delleFiglie dellaProwidenza, ch'e-
rappresentante le Conferenze di s. /'in- ra slata eretta nel i643 da madama di
cenzo (ìe Paoliy eseguito per commissio- Pollalion, dopo la morte della quale si

ne del Papa Pio IX nel i855, e collo- dichiarò prolettore di queste pie figlie,

calo nella chiesa de' sacerdoti signori del- e trovò il modo di far sussistere e ren-
la Missione di Roma, per compiere la dere perpetuo questo stabilimento. Nel
decorazione della cappella da essi restau- i658 convocò a s. Lazzaro l'assemblea
rata. Se ne legge la bella descrizione del de'membri della sua congregazione, con-
eh. p. Tommaso Borgogno somasco, nel- segnò a ciascuno la raccolta delle regole
V Mbuin di Roma, t. 22, p. 233 con in- ch'egli avea steso, ed esortoili ad osser-
cisione). Sorprende che un uomo, il quale varle con perfetta esaltezza. Il suo isti-

non era distinto ne per nascita neper for- tuto fu di nuovo approvato
conferma- e
tuna, e non possedeva di quelle vistose to da Alessandro VII e da Clemente X.
qualità che attirano la slima e l' ammi- Ma frattanto la sua salute andava di
razione del mondo, abbia potuto fare sì giorno in giorno adievolendosi, e benché
grandi cose; ma crescerebbe vieppiìi lo temperamento assai vigoroso,
avesse un
stupore se si esaminassero ad una ad una nondimeno le assidue fatiche e le auste-
Je sue meravigliose azioni, e gì' innume- rità della penitenza lo fecero soccombe-
rabili servigi ch'egli rese al prossimo, re. In età di 80 anni fu culto dauna feb-
traendo do Ila carila dei fedeli soccorsi bre, gli accessi della quale erano perio-
straordinari a prò dei miserabili. AlFolla- dici, ma quanto più senlivasi appressare
teda tante occupazioni, egli teneva tut- l'ultimo istante, più raddoppiava di zelo
tavia la sua anima ìntìaiamente stretta neir istruire i suoi figli S[)irituali. Mori
con Dio, e nulla poteva turbarne la tran- a' 27 settembre i6(3o, anno 85." di sua
quillità. Le umiliazioni erano per lui un vita, e fu sepolto nella chiesa di s. Laz-
motivo di gioia, e fu appunto la pratica zaro.I suoi funerali furono accompagna-

costante delTumiltà ed interiore morti- tida immenso concorso di gente, assi-


ficazione, in uno a quella d'un' assidua stendovi il nunzio del l^apa e parecchi
orazione, che lo recò a sì alto grado di vescovi. Esaminata a Roma rigorosamen-
perfezione; quindi inculcò sempre calda- te la sua vita e le virtù eroiche, e rico-
mente a'suoi discepoli questa virtù. Pu- uosciulu lu verità di molti miracoli ope^
2(5 V I N VI N
I-ali a sua iulercessione, Benedetto XI I[ ste vere figlie e suore della Carità si av-
lotlicliiaiòbeato nel 1729. Indi nel 787 i volgono di continuo fra tanto lezzo, come
fu solennemente canonizzalo da Cleineu- il raggio dì sole che batte sui letamai senza

le XII, e la sua festa determinata a' 19 imbrattarla pura fulgidezza della sua lu-
di luglio. Avendo i repubblicani nel de- ce ; ed entrano in mezzo a quelle camera-
clinar del secolo decorso distrutta la chie- te con volto di paradisOjSicure di se, anzi

s. Lazzaro e rapita la cassa d'argeu-


sa di sovrane di quegli animi felloni, che ve-
che custodiva il corpo del santo, Luigi
io dendole chinan loro riverenti quegli oc-
XVI II provvide d'altra casa signori del- i chi talvolta si audaci e temerari perfino
la Missione e ivi loro innalzò altra chiesa, in faccia al giudice che li condanna e al
in cui corpo del s. Fonda-
fu riposto il carnefice che gli tronca la vita. Né sola-
tore nella bellissima urna fattagli dal- mente fanno da infermiere, ma da spe-
l' arcivescovo di Parigi mg/ De Quelen. ziale, da flebotome esercitando la bassa
Seguì la solenne traslazione a'25 aprile chirurgia,curando piaghe e ferite. E
i83o, e Gregorio XYI ne rese perpetua questo non solamente negli spedali, ma
la memoria coli' approvarne 1' uliizio di ne' campi di battaglia e fra* pericoli di
rito doppio maggiore. morte, prodigando le loro cure anco a*
Questo mirabile servo di Dio ricevè nemici, ne badando a religione, se acat-
da lui il suo spirito. Vero grande A- tolici o infedeli, tutti colla stessa carità
postolo della carila^ scelse la donna co- beneficando. Neil' ultima guerra di Tur»
me stromento il più ellicace di sua mis- c/iia, i soldati russi fatti prigionieri epor-
sione, per portare soccorsi spirituali e tali a Costantinopoli, riceverono negli
temporali in ogni classe di persone, e spedali fiancesi da parte delle suore del-
in ogni contrada del mondo, dove ha la Carità le più commoventi cure. Fe-
con essa perpetuato prodigi della cri- i deli alla loro santa vocazione, queste re-
stiana carila, la più ingegnosa ed eroi- ligiose muovono in aiuto dell' umana
ca. Le figlie o sorelle della Carità sono sofferenza con una sollecitudine tutta
celebrale Amazzoni di Cristo e testimo- cristiana, senza mettere distinzione fra*

ni dell' eroismo cattolico. Ad esse non miseri secondo la nazione o la fede che
manca dell' uomo che
la persona este- professano. Si mostrarono ammirabili
riore, tutto rimanente è più che virile,
il neir assistere e curare tanto i russi ete-

e ferve loro in seno un'anima di tempe- rodossi feriti, quanto i francesi. Per l'as-

ra si gagliarda, di pensieri si sollevati e sistenza accurata prestata a questi ulti-


sublimij di cuore sì fermo ed invitto, mi, r imperatrice Eugenia visitò in Pa-
che forse non v' ha soldato che potesse rigi la superiora generale nella casa prin-
bastare a' loro duri, luoghi, faticosi e cipale delle figlie e suore della Carità,
con meravigliosa pa-
svariati uffici. Esse per ringraziarla vivamente: indi passò
ziente industria e incomparabile abne- nella casa di lavoro dove slavano tutte
gazione assistono Pazzi t\ Sordo-Ma- i le monache, e poi al noviziato composto

tif cronaci e le cronache. Ospedaliere


i allora di quasi 4oo novizie, destinate a
per eccellenza, passano il di e la notte reclutare la grande armata della carità.
negli spedali fra il tanfo, lo squallore e Fermatasi a lungo tra le religiose, le in-
la mestizia di tulle le infermità che af- terrogò sui mezzi che adoprano per fare
fliggono r uomo. Esse nelle prigioni co' del bene a' fanciulli, a* loro parenti, a*
cedi de' bargelli e de' carcerieri sempre vecchi, a'poveri, a' soldati, a tutti. Nelle
sotto gli occhi, chiuse nelle tristi corsie recenti terribili stragi operate da'crude-
tra'cancelli di ferro, udendo di continuo lissimi drusi e da* fanatici turchi, de-
lo stridore de'catenacci rugginosi. E que- §r infelici cristiani della Siria, trucidati
V I N V 1 N 17
ferocemente e rapinali senza distinzione, le quali a Parigi, oltre la casa centrale,
io uno agli 6tianieii, anche consoli, le hanno 68 stabdimenli serviti da 597
suore fecero prodigi di carità. Quanta suore. 11 numero de' poveri e degl'in-
eminente parte e quanto sono beneme- fermi, visitati negli spedali o a domicilio
rite della pubblica educazione e istruzio- dallefigliedellaCaritàascendeai5o,ooo,
ne, per ogni clas-^e di giovinette e fan- e quello de' fanciulli ammessi agli asili a
ciulle, in njolli articoli il celebrai, inse- 20,000. Le figlie e sorelle della Carità
gnando con pio zelo le massime fonda- sono sparse in tutto il mondo, e ve ne
mentali della religione, della morale e sono da 10,000 distribuite in 840 sta-
della civiltà; ammaestrando con perizia bilimenti. Ogni anno circa i65 vanno
nel leggere e nello scrivere, e io qualsi- in missione fino all' estremità della ter-
voglia lavoro donnesco. Quanto è mai ra, specialmente ne Ficariali aposto-
alfetluoso e sublime il vedere una don- lici (V.)j eziandio contribuendo alla
na che rinunzi alla fiorente gioventù, propag.izione della fede. È inoltre s. Vin-
alla bellezza, alla propria famiglia, alle cenzo de Paoli celebrato Apostolo della
speranze d' uno sposo e a quelle di ve- Francia^ le cui eroiche azioni furono
der sé stesse riprodotte ne'figli; che quia- tulle improntale di quell' eminente spi-

di abbandoni fin anco la patria, tutti i rilo di carità che lo rese tanto beneme-
piaceri della vita, per interamente dedi- rito d'ogni età, sesso e condizione di per-

carsi al servizio del prossimo, ad utile sone. Per la sua ampiezza di cuore e pru-
della società d' ogni età e condizione. dente consiglio, quesl' eroico sacerdote
Sono questi sovraumani prodigi ope-
i si die'lutlo a tutti, per rendere tutti sal-
ratida s. Vincenzo de Paoli, colla sua vi; e si fece occhi al cieco, piede al zop-
mondiale e benefica istituzione. Gregorio po, e padre tenerissimo de' poverelli. La
XYl ne fugrande ammiratore e patrono, sua carità considerata nel suo principio,
approvò varie loro particolari congrega- ne* suoi mezzi, nel suo fine, è quella ve-
zionì,e a vantaggio di tutte emanò il breve ra carità che posta in perfetta opposizio-
Charilas viscerainduentes^ de* 1 4 coag- ne colla moderna sedicente umanitaria fi-
gio 1 833, Bull. Rolli, cont.y t. i9,p. 229: lantropia lìtW Uomo (7^.), ha sapulo ri-
Privilegia concessa Sororibiis Charila- portare più nobili e duraturi trionfi.
i

tis nuncupatis aVincendo a Paulo.


s. Tutto l'universo saluta il Santo come
Hiporta il n. 191 del Giornale di Ro- uno de' più grandi benefattori di tutta
ma del i856,che l'ab. Darboy, uno de' quanta l' umanità, tanto nel suo secolo,
vicari generali di Parigi, pubblicò la quanto in quelli avvenire. Merita leg-
Statistica religiosa della diocesi di Pa- gersi il Ristretto cronologico della vita^
rigi^ con molte notizie di tutte le dio- virtù e miracoli di
s. Vincenzo de Pao»

cesi della Francia, e dettagli importanti lifondatore della congregazione della


sul numero delle congregazioni religio- Missione e delle Figlie della Carità^
se, e sull'opere di carità di Parigi. Le Roma 1837 centenario di sua canonizza-
comunità di donne ascendono a 48, gli zione.
spedali e ospizi a 35, abitualmente oc- Queslo santo è protettore della Socie-
cupati da 20,000 malati di ogni sorte, tà di s. Vincenzo de Paoli il cui pre- ^

de' quali 12 sono servili da'Iaici e gli al- cedente titolo di Conferenze di Carità di
tri 2 3 da 4^4 ^o'*® ''^''®
Carila. Le co- s. P'inccnzo de Trto//, è rimasto alle sezìo»
munità femminili le divise in 3 classi : ni della medesima, per averlo preso ad e-
quelle che pregano, quelle che insegna- 8emplare.lNe'vol.XLV,p. 235, L^p.ifia,
no, e quelle che assistono. La più consi- xeni, p. i53 ed altrove, feci cenno del-
derevole è quella delle figli* dclluCaiilù, l' isliluzioDe # uti di6si il virluoiu e cu-
^8 V I N V I N
ritalevole scopo, che nella pratica d'una mie le-tterarie, non fosse sufficiente il

vita ciisliana tli vicendevole esempio e parlare, sibbene il doversi operare, e dì


consiglio, è informalo dal sentimentodi esercitarsi nell'opere che furono sì care
pietà e carità cristiana verso i bisognosi, a Vincenzo de Paoli. L'istituzione si
s.

sia nel visitare i poveri nelle loro case, estese tosto nelle province della Francia
recando soccorsi in generi, e dareezian- d'Europa; passò nel-
e negli altri stati
dioconsolazioni ;sia di adoperarsi in pro- paran-
l'Asia, nell'Africa, nell'America,
porzione delle facoltà e del teuìpo che co neir Oceania per lo zelo de' Sicari
hanno gli ascritti, nelT istiu/ioue ele- Apostolici i^P^.), e altri vescovi, con una
mentare e cristiana de' poveri fanciulli, rapidità veramente prodigiosa, favoreg-
liberi e detenuti; sia di spacciare libri mo- giala dall'insuperabile zelo religioso di
rali e religiosi j sia di fare ogni sorte d'o- Gregorio XVI. Narra il Giornale di
pera caritatevole proporzionata a* mezzi Roma (le 2^ agosto 1 852, che la socie-
d'ogni conferenza, ec. La società di ca- tà contava già 8oo e più conferenze, e
rità si cortipone di membri attivi, e di al- nel periodo di soli i8anniavea distribui-
triche non ponno darsi all'opera ch'es- to alle famiglie bisognose L. 5,353, i 26.
sa inculca, Quest' ultimi aiutano per lo » Non è qui il dito di Dio.'' Cosi ne' luo-
meno primi colla loro operosità e col
i ghi i più lontani, i più diversi iper costu-
loro credito: suppliscono colle loro olFerle mi, per nazionalità, per linguaggio, tu
e preghiere alle opere di fatto che non scorgi membri di questa seconda fami-
ponno in niun conio eseguire. Nell'amor glia che si sforzano d'imitare colla stes-
del prossimo, e nello zelo della salute sa carità gh esempi del loro illustre pa-
dell'anima è basata ogni conferenza di trono Vincenzo de Paoli, che cousa-
s.

carità. L'origine della società fu in Pa- giano il loro tempo al soccorrimento


rigi, a cui principio 8 giovani
diedero de' poveri in nome di Gesù Cristo, e che
studenti nel832, e prese forma nel 1 833,
i a' loro materiali sussidi! si studiano di
con conferenze per difendere e propu- aggiungere continuamente que' religiosi
gnare dogmi di nostra ss. Religione,
i consigli, che ne rinnovano lo spirito ri-

presiedute dal virtuoso ai."^ Bailly; sce- chiamandolo al suo cristiano e sublime
gliendo a protettore e insieme modello s. destino". Nella ricordata Statistica re-
Vincenzo de Paoli, dolce e umile di cuo- ligiosa della diocesi di Parigi dell' ab.
mansuetudine e di carità cri-
re, tipo di Derboy è detto. La società di carità più
stiana la più industre. Ne fu precipuo numerosa è quella di s. Vincenzo de Pao-
istitutore l' insigne letterato A. Federico li, la quale nella diocesi di Parigi nel
Ozanam professore di letteratura estera i856 56 conferenze, com-
era divisa in
nella Sorbona, cattolico fervente, opero- poste di 1,800 membri, quali visita- i

so e zelante da aver pochi riscontri nella vano regolarmente 5, joofamiglie. Que-


àtoria, e pochissimi nel nostro deplora- sta società esiste già in più di 3oo città
bile teuìpo. Fu autore di lodate opere di e borgate di Francia. Nel solo i854 a-
cui die'conlezza con elogi la Civiltà Cat- vea speso in buone opere 2,248,964
iolica, e nella serie 3.', t. 2, p. 449 *^* franchi^ di cui Parigi avea dato 240,000
die' ragguaglio: Della vita di Federico franchi. In Roma, come raccontai ne*
Ozananiy Commentario per Enrico citati voi. XLV e xeni, si stabiU la so-
Domenico Lacordaire dell' ordine de' cietà colle sue conferenze nel 1842, ap-
predicatori^ recato dal francese in ita- provata col decreto Perspicientes, de'io
lianoda Alessandro Fantelli, Bologna aprile del cardinal Patrizi vicario, arric-
i858. La società avvisò poi, che invece chita d' indulgenze e protetta da Gre-
delle tempestube discussioni dell'accade- gorio XVI con due brevi apostolici del
V I w V I N 2^
1845^» e poscia lodala con altro breve avvenimenlo. A'5 del seguente i855 ti

tlel i852 dal successore Pio IX. Appe- Papa accolse nella sala del concistoro
na in Roma feee conoscere l'islituzione del Vaticano tulli i membri delle con-
il celebre p. Francesco Saverio Ravi- ferenze di Ronia, in occasione che tro-
gnan gesuita, venutovi ad esercitare il vavasi nell'alma cillà il rammentato pre-
ministero apoiìlolico con magndoquenza, sidente di cpjelle di Parigi. Monsignor
il romano sacerdote d. Luigi Marchetti, Borromeo-Arese fece una relazione di
unitosi a pochi laici, fra' quali primeg- quanto esse (anno, ed il Pontefice enco-
giava ilMarino Torlouia, secon-
duca d. miando r istituto, tulli confortò a pro-
do il desiderio dell' encomialo gesuita seguire con zelo le loro opere caritate-
francese, nel 184^ stesso aprì una con- voli. IN eli* istessoanno Pio IX noujinò il

ferenza in alcune camere dal dello duca cardinal Roberto Roberti protettore deU
cortesemente favorite. Si chiamò Italia^ ìsiSocielà di s. Fi/ice nzo de Paoli e sue
IUI3 adiilinzione di quella degli Esteri^ dipendenze. INel suo Piaggio (/^.) del
forse un anno prima fondala nella na- 1837, in più luoghi benignamente am-
zionale Chiesa di s. Luigi de' Fraiice- mise al bacio del piede diverse confe-
òi a benelizio di que'forastieri che nuio- renze di s. Vincenzo de Paoli, come in
vono alla sede del f icario di Gft.ni Siena nella cappella di s. Caterina da
Cristo (f"^ .) e centro del catlolicismo, e Siena, già sua abitazione, i capi delle
dove valenti oratori, eziandio vescovi, conferenze di quella cillà, per essersi l'i*

come quello d' Orleans il venerando e stituzione propagata anche nella Tosca-
facondi>simo mg.' Dupanloup, di quan- na e resa benemerit» (così in allre città
do in quando predicarono sulla carità a d'Italia, come a P^eiiezia^ e lo notai nel
favore delle f'aujiglie povere, soccorse e voi.xeni, p. i53, ed in Genova di cui
visitale dalla medesima conferenza este- conosca Manuale il della Società di s*

ra. Cosa incredibile a dirsi, ma pur ve- Vincenzo de Paoli^ Genova 1832). Ntì
ra I Si cominciò con sì tenue assegna- quale anno il eh. cav. Adone Palmieri
mento la conferenza italiana di Roma, afferma essere in Roma estesa la società^
da non oltrepassare la mensile somma contenere i4 conferenze, ed istituito pu-
di scudi tre. Benedicendola Iddio, venne re il segretariato de' poveri, nella sua
insensibilmenlti crescendo sotto i benefi- utile e pregevole opera, Topograjlasta*
ci e autorevoli anspicii di Gregorio X V \, Ustica dello Stato Pontificio^ par. i, p.
che non lasciò d' incuorarla e versando 78. Giornale di
Il Roma de' 1
7 gennaio
a prò di essa tesori della Chiesa. Rac-
i 1860 riferisce con elogi, che la società

contai ne' voi. LXXllI, p. <ò5^ celebran- conta in Francia circa i 400 conferenze,
do la definizione dogmatica dell' Imma- e fuori di Francia oltre a 2,000, senza
colato Cuncepimenlo di Maria Vergi- contare 220 consigli particolari. Abbia-
ne, che Papa Pio IX zelando il patro-
il mo; lìéglenicnt de la Sociélcde s. f^iu'
cinio della romana società di s. Vincen- veni de Paul, Paris iniprimérie de E. J.
zo de Paoli, nella basilica Vaticana nel Bailly 1840. Regolamenti della Sucielcì
1854 e nella vigilia del gran giorno in di s. Vincenzo de Paoli in Romaf e
CUIproclamò il detto dogma, comunicò bre^i d'indulgenze concesse alla mcdesi',
4oo e più niembri delle conferenze di m^,Roma dalla tipogralia Forense i85a.
Roma, fra' quali anco il presidente e vi- Ibrevi sono di Gregorio XVI, Roma-
ce-presidente di (juelle di Parigi, ed af- mini dcccl Ponti/iccm^ de* 10 gennaio
fidò alle stesse ronjane conferenze 2,5oo 1845; e Quam Socielateni sub auspi^
$cudi per dispensarsi a' [)ovei'i in pane ciis^ de' 12 agosto i845.
e iu carne pel detto suspiiuto e glorioso ViiNCIiiNZO (s.) DE Paoli, Cungrì-
3o V1 N VIN
GAZrONE DELIE FlGLIE DELLA CaRITA. V. I! tiranno, vedendo lo stato spaventevo-
Vincenzo de Paoli.
(s.) le a cui era ridotto il martire, senza aver
VINCENZO (s.) DE Paoli. Società potuto vincerlo, fe'cessare tormenti, spe- i

E Conferenze. F. Vincenzo (s.) de Paoli. rando che con modi più dolci n'avrebbe
VliNCElNZO (s.) DE Paoli. Congre- Lo esortò quindi ad a-
miglior riuscita.
gazione delle Sorelle della Carità F^, . ver compassione di sé stesso, esagriflca-
Vincenzo (s.) de Paoli. re agli dei, o che almeno gli consegnasse
VINCE LNZO (s), martire. Nato a Sa- le Scritture de'cristiani, conforme all'e-
ragozza in Ispagna, o secondo altri a Va- ditto che comanda di bruciarle; ma Vin-
lenza oad Osca, ora Huesca, nel regno di cenzo altro non rispose, se non eh' egli
Granataci vescovo di Saragozza, Valerio, temeva assai meno qualunque tormento,
Jofeceeducare nellosludio dellesanlelet- che una ftilsa compassione. Baciano più
teree nelle massime della pietà j indi w- infurialoche mai, locondannòal suppli-
dinollo diacono e io incaricò di dispen- zio del fuoco, il martire invitto fu steso
sare la divina parola, benché assai giovi* e legalo sopra un letto di ferro, le cui
ne. Sembra che il crudele Baciano, che spranghe fatte a foggia di sega e guarni-
governava allora la Spagna, ancor prima te di acutissime punte, erano poste sopra
degli edilli emanali dagl'iraperalori Dio- un ardente braciere. Le parti del suo cor-
cleziano e Massimiano contro cristiani, i po, che non erano volle dalla parte del
facesse catturare Valerio e Vincenzo , i fuoco, furono straziate a colpi di frusta
quali furono tormentali in Saragozza, ed ed arse con lamine infuocale, e sopra le
in seguito tradotti a Valenza, furono l'in- piaghe gitlavasi del sale. In questa nja*
chiusi in orrida prigione, dove rimasero niera e a di (Ferenti riprese fu tormenta-
a lungo fra'patimenti e la fame. Sperava to da tulle le parti: il grasso che colava
il proconsole di smuovere con ciò la loro dal suo corpo, serviva di alimento alle
costanza, e restò stupito allorché, faltisili fiamme e ne accresceva la violenza. Que-
condurre davanti, li trovò vigorosi ed in* sto orribile supplizio sembrava rianima-
trepidi. Provò quindi di guadagnarh con re il coraggio del martire, che quanto più
promesse e minacce; ma Vincenzo, inca- soffriva, tanto più mostra vasi ilare e con-
ricato da Valerio di rispondere, fece l'a* lento, ed alzando gli occhi al cielo, in-
pologia della fede, e dichiarò ch'erano trattenevasi con Bio per mezzo d' una
entrambi preparati a tutto soffrire per continua orazione. Il governatore, ormai
sostenerla. Vincenzo fu messo ad ogni disperato, lo rimandò in prigione, ordi-
sorla di torture che può immaginare la nando di coricarlo sopra frantumi di vasi
più raffinala crudeltà, e serbò in mezzo rolli, e di mettergli i piedi tra ceppi di
di esse una tranquillità s\ inalterabile, che legno, che gli tenessero le gambe molto
stordiva gli stessi suoi persecutori, e fa- allargale. Iddio consolò il suo servo : gU
ceva vieppiù infuriare Baciano, il quale Angeli discesi dal cielo vennero a confor-
fece frustare i carnefici, sospettando che tarlo e a cantare con lui le divine lodi. Il

avessero mancato di vigore nel tormen- carceriere, che dalle fessure della porta vi-
tare il martire. Biedero essi di nuovo de il camerotto rischiarato da un vivo
manoa'tormenlijecon tanta ferocia stra- lume, e il santo passeggiare cantando de-
ziarono tutte le parli del di lui corpo, che gl'inni, colpito da questo prodigio, si con-
in molti luoghi gli si vedevano le ossa e le vertì all'istante e ricevette il battesimo.
viscere.Ma la grazia divina rendeva forte Questa nuova fece fremere Baciano di
lasua anima a misura che più soffriva il rabbia, non ostante lasciò in quiete il mar-
corpo, e la serenità del suo volto mostra- ti re, e permise a'fedeli d'andarlo a visi-

va le consolazioni interne ch'egli godeva. lare, i quali piangendo baciavano le ci-


V 1 N V I N 3^
catrici delle sue piaghe, e raccoglievano dopo il concilio generale di Efeso che ,

Usuo sangue con pannilini, che portava- condannò il nestorianismo. Prese di mira
no con divozione alle loro case. 11 santo gli eretici del suo tempo, eparticolarmen-
martire fu in seguilo collocato sopra un le i nesloriani e gli apollinaristi, che con-

sodice letto, dove tosto spirò e credesi , futa con priucipii generali e luminosi. Ai
che ciò avvenisse il 22 gennaio del 3o4. pregi dello stile e della erudizione, va uni-
Baciano fece gettare il suo corpo in un Io in quest'opera un sapore di pietà che
luogo pantanoso, dove un cervo, per vo- alletta e intenerisce. Per umiltà celò il
lere di Dio, lo difese dalla voracità degli suo nome e prese quello di Pellegrino,
uccelli e delle bestie rapaci. Indi gettalo risguardandosi come un forestiero sulla
nel uiare, cucilo in un sacco, benché fos- terra, e separalo dal mondo dopo la sua
sestatoa f|uesto attaccala una grossa pie- professione monastica. Il dotto ab. Boi-
tra , fu spinto alla riva; e due cristiani, ler, nella vita del santo, dà un sunto di
sapulo per divina rivelazione ov'era il sa- quest'opera, e conclude che i raziocini so-
gro corpo, lo raccolsero e seppellirono in di che vi sono sviluppali hanno prestato e
una cappella fuori delle mura di Valen- presteranno sempre le armi più possenti
za, nel quale luogo si operarono parec- contro gli eretici; né avvi libro di contro-
chi miracoli per virtù delle sue reliquie. versia , il quale rinchiuda tante cose in
Esse furono trasferite verso 1' 864 alla poche Vincenzo di Lerino mo-
carte. S.
badia di Caslres in Lìnguadoca per sot- ri sotto di Teodosio II e di Va-
il regno
trarle al furore de'mori, e ne fu data una lenlioiano III, cioè prima del finire del-
porzione alla badia di s. Germano de' l' anno 45>o. Le sue reliquie sono custo-

Prati, non che ad alcune altre chiese : dite con venerazione a Lerino, e leggesi
quelle che rimasero a Caslres furono ab- il suo nome nel martirologio romano a'

bruciale dagli ugonotti verso la fine del 24 di maggio, ov'è detto prele per dot-
secolo XVI. La festa di questo illustre trina e santità cospicuo. Giovanni Sati-
martire si 22 d« gennaio.
celebra il nas canonico regolare della congregazio-
VIl>CENZO(s.)LiRiNEN^E. Nato nelle ne di s. Giovanni in Lalerano pubblicò nel
Gallie, studiò con successo le belle lette- lySi in Roma un'edizione del Comnio-
re e si diede al mestiere delle armi. Co- nitoriuni, su qtiella che ne avea dala il

noscendo pericoli da' quali era circon-


i Baluzio, e vi aggiunse delle utili annota-
dato, e la vanità delle cose mondane, zioni. Non si deve attribuire a questo
pensò seriamente a n»etlersi in salvo dal- santo le obbiezioni di un certo Vincenzo
la procella, rifugiandosi nel porlo della contro la dottrina di s. Agostino circa la

religione. Si ritirò quindi in un'isolelta grazia. — Con


compiacenza ri-
religiosa
appartata per investigar e conoscere ciò produco qui buona parte di quanto si
cheDio far voleva dilui.Gennadioassicura legge nel Giornale di Roma de'29 feb-
che questa isolella fu il celebre monastero braio 1860. Con sensi di profonda enjo-
della congregazione di Lcriiis {^F.).Ai\\iìe zìone quanti amano non solo la conser-
di premunire fedeli vacilhtnli o poco
i vazione de* monumenti che ricordano le
istrutti contro i sofismi dell'eresia, che la- glorie degl* istituti religiosi, ma deside-
cerava il grembo della Chiesa,e far aprire rano ancora ch'essi tornino all'antico lu-
gli occhi a coloro che aveano avuto la stro, perchè la società continui a speri-
disgrazia di lasciarsi sedurre, scrisse con mentarne gli eHetli, nella nostra infelice
gran forza di eloquenza, chiarezza e pre- epoca di cui tanto abbisogna, sentiranno
cisione un libro intitolato Coìnìiionilorio che una commissione si è formala a Pa-
o ylvi'cr ti mento contro gli eretici. Egli rigi nell'intendimento di raccogliere so-
compose quest'opera nel 434» l»'t' a»ni scrizioni ed olfeite per venire a capo di
34 V I N VI N
reslitiiire ad uso religioso il celebre mo- vea quivi preparato il suo Governo del-
nastero di Lcrìnsj di cui la circolale che la Provv'idcnza j e Eucherio (/''.) ve-
s.

invila al pietoso scopo, riferita òaWA/ni scovo di Lione, s. Cesario e s. Ilaria


de la lùliiiioiì, dà alcune interessanti (^A'.j d'Arles vi si erano ispirati a quella

notizie. Il celeÌ3re monastero fu nel 4'0 dolcezza d'eloquenza che donò tanta ef-
fondato da s. Onoralo (f^.)y poi arcive- ficacia al loio ministero pastorale. Fatta

scovo d'Arles, e divideva con quella di rosseggiante Lerino dal sangue di piìiche
Blarojoutiers la gloria di essere la più 5oo martiri, durante l'epoca dell' inva-
antica istituzione de' Monaci in Europa sione saracena, V isola Santa divenne
(Imperocché, è bene aggiungere, M\v- rossetto d'un cullo universale ne' secoli
iiioutiers, Majtis Monas te riunì, badia del medio evo 5
cosi operosi e cristiani

poi dell'ordine di s. Benedetto, fondala essa seguì tulle le fasi utili del risorgi-

da s« Martino vescovo di Tours, presso mento, e non decadde che dopo XIV secoli
tal città nel 3^ i , e da lui abitata, fu co- sotto i colpi della rivoluzione fatta dalle
sì chiamala per distinguerla dagli altri false idee filosofiche, la quale si trascinò
Monasteri fondati dallo stesso santo, do- dietro rapidamente la rivoluzione de'fat-
\e eravi un numero minore di religiosi. ti. Il riacquisto dell' isola e del monaste-
Introdottavi la regola di s. Benedetto, ro di Lerins, desiderato da lungo tem-
l'abbazia fu ricolma di beni da' re e da' po dalla pietà de' fedeli e da tutti coloro
signori ; ma i normanni la devastarono che hanno a cuore le grandi riminiscea-
neir 853, e di i4o monaci non iscam- ze sloriche, è stalo teste compiuto a no-
parono al loro furore che 24, quali » me di mg." Jourdany vescovo di Frejus
fuggirono portando seco il corpo dis.Mar- e di Tolone. Pii tolta all'eresia protestan-
tino, il quale non fu riportato a Tours te, che da alcun tempo aveane fallo ac-
che neir887. Indi Marmoutiers fu occu- quisto, r isola de* Santi e de' Martiri,
pala da' canonici regolari, ritornandovi sembra agitarsi nell'impazienza del gior-
ì benedettini cluniacensi nel 980, il cui no die spunterà per farla risorgere dal-
abbate fu detto Abbate degli Abbati. Nel le sue rovine. A Lerins dunque si pensa
1641 vi fu introdotta la riforma di s. di fondare una istituzione cattolica che
Mauro; ma la rivoluzione nello scorso riproduca possibibnente due traili ca-
i

secolo soppresse pure questo ujonastero, ratteristici dell'antico monastero solitu- :

e la mensa fu unita all'arcivescovato di dine per la preghiera, solitudine per lo


Tours). Però la solitudine di Lerins con- studio. ! preti ed anco pii laici, che vo-
i

seguii sopra l'emula sua il vantaggio non gliono cercare nel mezzogiorno della
solo di venir detta la terra de' Sanli\ Fraucia un dolce clima per risloiare la
ma di essere altresì, durante il V e VI loro salute indebolita, coloro che voglio-
secolo, un seminario di vescovi per la no trascorrere la vita nel raccoglimento
Gallia ; e divenir l'ullimo asilo per la fi- della preghiera,potranno trovare nel re-
losofìa e l'eloquenza cristiana, quando i staurato monastero di Lerins tutti van» i

grandi luminari della Chiesa d'occiden- taggi che sono conducenti a farli riusci-
te venivano fra' commovimenti e le ro- re neir intento.
vine a cercarvi un ricovero. Fa là di fat- VINCENZO d'Aquila (b.), frate lai-

ti che nel V secolo s. Vincenzo Lirinea- co francescano. Nato nella città d' Aqui-
se riuniva in alcune pagine del suo Com- la, nel regno di Napoli, si dedicò a Dio

monitorio le armi, che quind'innanzi sa- neir ordine di s. Francesco'. Per preve-
rebbero slate adoperate ne' combatti- nire la ribellione de'suoi sensi, praticava
menti, che l'eresia avrebbe sollevati con- incredibili austerità, nutrendosi soltanla
ilo la fede callolica. Salviauo ancora a- di pane ed acqua, di alcune erbe crude «
V I N V N I 33
di assenzio. Fuggiva la conversazione de- Nicolo V, La biografia di Vincenzo,
gli uomini ed anche ((uella de'suoi reli- quale anti-cardinale, la riportai nel voi.
giosi, e passava in orazione! giorni e so- IV, p. 167, e non con articolo.
vente le notti intiere. L'umiltà e la pa- VINCENZO MARIA STRAMBI (ve-
zienza si ammirarono in lui, ed ebbe il ner.). Nato in C/V/tói^<"Cc/AzV7, professò nel-
dono della profezia. zVnnunziò a Ferdi- la congregazione de' Passionisli, meritò
nando I di Aragona re di Napoli, guasti i i vescovati di Macerata e Tolentino, ed
che Carlo Vili re di Francia avrebbe offerta a Dio la sua vita per quella di
fatto nel suo regno, e gli predisse la per- Leone Jf//(/^.), morì santamente in Ro-
dila della battaglia che questo principe ma gennaio
il f

824, e venne deposto
1

volle dare all'armata di Papa Innocenzo nella Chiesa de* ss. Giovanni e Paolo,

Vili. Dopo aver ediQcato co' suoi esem- Ne ragionai ne' ricordali articoli e altro-
pi, e chiaro per miracoli, mori nel ! Sof, ve, precipuamente nel voi. XLF, p. 88
e restò sepolto nel convento di s. Giulia- e 89. Abbiamo questo venerabile ser-
di
no presso Aquila. Il suo corpo, trovato vo di Dio, di cui si tratta la causa di bea-
incorrotto i4 anni appresso, fu dist)tler- mese di Giugno consacra-
tificazione: //
ralo e riposto in una cassa gueruita di to Sangue preziosissimo di Gesù
ù'I

cristalli. Papa Pio VII approvò il cullo Cristo, composto dal vcn. Servo di Dio
di questo beato, la cui festa si celebra a* Vincenzo Maria Strambi vescovo di
7 di agosto. Macerala e Tolentino^ Torino 185^7.
VliNCE^fZO, Cardinale. Pasquale II VINCHESTER. T\ Winchester.
nel I r 06 lo creò cardinale vescovo di Por- VINCOLI. F, Catene di s. Pietro,
to, e col Papa fa carcerato e oltraggiato CuiAvi pontificie, e ss. Reliquie.
dall'imperatore Enrico V nel 1 1 1 i . Con VINDAUSICA. F. Carpentrasso e
generosa costanza soffrì molte e gravi in- Vesaissino.
giurie, finche con Pasquale II e gli altri VINEBALDO (s.), abbate di s. Lupo
cardinali fu restituito alla libertà. Con- di Troyes. Ebbe i natali a Nogeot sulla
vien dire che morisse nell'istesso anno Senna, nella diocesi di Troyes, verso la
nel 1 1 1 2, poiché in questo trovasi che metà del VI secolo, e ricevuta un'educa-
il cardinal Pietro era vescovo di Porlo, zione cristiana , entrò nello stato eccle-
come si ha dai Baronio , e da Lucenzi siastico, e diedesi interamente al servigio

annotatore d'Ughelli. di Dio. Egli si formò nella propria patria


VINCENZO E ANASTASIO (ss.). una solitudine, e menò vita austera e pe-
Abbazia nulliusDioecesis àdÌQ TrcFoa- nitente. suo vescovo Gallomagno, co-
11

tane (F.). nosciute le virtù di lui, lo pregò di re-


VINCENZO DOLIVAC, Cardina- carsi a Troyes. Non molto dopo, mona- i

le. Arcivescovo di Gae^w^t, fautore del- ci di s. Lupo lo elessero abbate. Raddop-


l'antipapa Felice V di Savoia, da que- piò allora le sue austerità, e si astenne
sti fu creato anticardinale. Dopo il pen- da tutto ciò die avrebbe potuto solleti-
timento del falso Papa, Vincenzo ricor- care i sensi. Le sue abbondanti limosine
se al Sommo Pontefice Micolò V a'2 ot- lo fecero riguardare come d padre do'
tobre i447> «bitirò lo scisma, rinunziò poveri. Recatosi verso l'atmo 6 14 dal re
alla pseudo-dignità, co(ne poi fece l'an- dotarlo II, lo riooncdiò con s. Lupo ve*
tipapa, e restò assolto ddle censure, re- scovo di Sens, ch'era slato esiliato nella
stituito pienatnente alla dignità arcive- Normandia. Morì a'6 aprile del 620 ov-
scovile, e dichiarato vero cardinale, (la vero 623, e fu seppellito nel suo mona-
allora essendolo stato ìllegitlìmainenle, siero, dal t[U;de fu IrnsporCaio n«dr89'»,
come narra il Novaes nella Storia di essendo stalo il monastero ubhrucialo da'
VOL. CI. 3
34 V I N VI N
normanni. Edificslasi poscia una nuova Giacob!)e nelle benedizioni date a* suoi
chiesa, vi furono lìeposle le sue reliquie. figli, per significare l' abbondanza delle

La sua fesla si celebra il 6 aprile. viti nella parieche toccherebbe a Giuda,


A' INO, Finiim, Mei uni Temetutn. ^ disse che legherà il suo asino ad una vi-
Liquore e bevanda traila dal raspo o te ; che laverà
il suo mantello nel vino,
grappolo, RacemuSj dell'uva, Z/i'tì', frut- e suo pallio nel sangue dell' uva. La s.
il

to della vile, l'^itis, che si coltiva nel Scrittura per significate un tempo felice,
campo e terreno detto vigna, l'inea^ e dice che allora ciascuno vive in riposo
col quale nella vendemmia, yiudemia- sotto la sua vile e il suo fico. 1 viaggiato-
liSj col cogliere l'uva si fa il raoslo, Ahi- ri raccontano, che nella Palestina si ti o-
sfiuìif che produce, quando è ben puri- vanoancora de'grappoli io aialibbie
di
il vino. L'uva selvatica è il frutto
ficato, di peso, e che in quella fertile contrada
d'una vigna bastarda e selvatica, Lahru- si fanno tre vendemmie all'anno; la i.*

scay e non matura quasi mai. Gli stori- nell'agosto, la ^.^ nel settembre, la 3."
ci tanto sagri quanto profani concorda- nell' ottobre. La raccolta del frutto della
no a riconoscere ne' tempi più remoli vite, o come noi diciamo la vendemmia,
la cognizione della coltura delie viti e la era accompagnata anche presso gli Ebrei

scoperta dell'arte di fare i vini. Si legge da feste e da allegrie; ed profeti per si-i

nella Genesi, che Noè piantò la vile do- gnificare un tempo di calamità dicevano»
po il diluvio, su di che molti son d'av- che non si sarebbero più intese le canzoni
viso ch'egli allora fece ciò che avea fat- ordinarie in tempo della vendemmia. La
to prima di quell'avvenimento memo- legge di jVlosè non permetteva a colui, il

rando: solamente credono che fin allora quale piantava una vigna, di mangiarne
quel patriarca ignorasse la forza del vi- il fruito se non nel 5." anno, e ciò che
no, ovvero che per lo meno non pen- produceva ogni y.** anno era pe' poveri.
sasse, che la quantità da lui bevuta fosse 1 noltre era permesso a'passeggieri e vian-

bastante per ubbrìacarlo. Altri in vece danti di mangiare dell'uva delle vigne
opinano ch'eravi in fallo dell'uva prima che Irovavansi lungo la strada, ma non
del diluvio, ma che Noè conoscendo sol- di portarla via, o per sé o per allri. Era
tanto il che ne ricavasse
frutto, fu il i.** altiesì proibito di seminare altre cose
il mosto per farne una bevanda da con- nelle vigne. Mosè ordinò pure, the nel
servare. Allri finalmente sostengono, che vendemmiare non si prendessero raspol- i

l'uso del vino è antico quanto antichi so- li o racimolelli d'uva, scampati dalle ma-

no i primi Patriarchi^ e che l'espressio- ni de' vendemmiatori, ma rimanessero


ne di cui fece uso Gesù Cristo, parlando qua' piccoli grappoli pel forestiero, pel
del momento in cui gli uomini furono pupillo e perla vedova. Allrellanlo do-
sorpresi dal diluvio, cioè cdentes et bi- veasi praticare nella mietitura de' can)pi
hentes dicesi ordinariamenle di coloro
, di grano e altre biade, lasciando loro la
che bevono vino. Nella Palestina eravi L'uso del vino nell' aulico
spigolatura.
una grande quantità di belle vigne e di Testamento era interdetto a' Sacerdoti,
eccellente uva. Se ne può giudicare da' quando etano nel servizio attuale del jTtìf-
grappoli che tolsero in quella terra pro- ^rr«<7co/o.Questo liquore era altresì proi-
messa da Dio a Israele, e nel campo di bito a' Nazarei, in uno qualunque be-
a
questo portarono óue clfgli uomini man* vanda che potesse obbriacare; impe-
dati ad esaminale quel paese. Las. Scrit- rocché quando il vino era proibito, cooi-
tura fra r eccellenti vili e vigne eh' era- prendevasi d'ordinario sotto quella proi-
no nella Palestina parla di quelle di Se- bizione qualunque liquore capace di pro-
bam« Sabama e deli' altre di Jazer. durre l'ebbrezza, ed è espresso nella Voi-
V I N V ! N a5
gala col nome di sìcera^ o vino di pal- bevanda più anti-
sto la birra è stata la

lua, cnraunissiino in Oriente. Quanto al camente e più generalmente usata. In E-


vino i Recabili osservavano pme una ri- gitto se ne fece inventore Osiride, il Bao-,
gorosa astinenza. Si veda il Cancellieri, co Tebano. L' uso fu comune nella Gre-
Notizie della notte e festa di Natale: cia, e anche iu parte di Spagna, Fran-

cap. 36. Se le vigne d' Engaddi pro- cia, Germania, Italia ec., avendo forza
ducessero fiori e uvCf e le cortecce degli inebbrianle, ma affatto diversa dall'odo-
alberi stillassero balsamo? nella notte re e dal sapore del vino. Nel voi. XCVf,
della nascita del Salvatore del mondo. p. 289, narrai l'uso praticato dagli ebrei
Engaddi, citlà dellaPaleslina nella tribìi nello Sposalizio f di gettare in terra la
di Giuda, era assai fertile in viti di Cipro, tazza col vino; e ciò, dicesi, per rappre-
e in alberi da cui stillava il balsamo, le sentare la fralezza umana e la brevità del-
cui vigne sono ricordale da Salomone la vita^gittandoin terra e facendo in pez-
«fila sua Crt/2^/c^. Tra gli ebrei, a'delin- zi il bicchiere di fragile F'etroff^.J.Qaan
qnenli condannati a morte si dava a be« in lutti gii argomenti conviene comin-
re del vino, e fu presentato a Gesù Cri- ciare dagli ebrei e dalle loro famìglie, le
sto, prima che fosse attaccato alia croce, quali sostengono il i.° rango nella storia
e dopo, misto con fiele, col la iSyjo/zo-^?^/^.^, dell' antiche nazioni. I Gentili attribui-
cioè del vino misto colla mirra: era assai rono favolosamente, per le finzioni mito-
amaro^ e preservava dall' ubbriachezza, logiche de' poeti, l'onore dell'invenzione
e davasi a'condannati che pubblicamente del vino a Bacco, e lo deificarono, cele-
avessero confessato il delitto. Ne parla brandogli le feste F'indemiali nella sta*
non poco il Baronie negli Annali eccle- gione delle vendemmie, eh' è l'autunno,
siastici all'anno 34, n. 94 e seg. a 106. massime nel il/e^e d' ottobre. Durante
Eraviil vinodi libazione, eccellente e pu- queste solennità vi erano de' Giuochi iti

ro, che spandevasi sulla r'iitintaneì Tem- tutti gli angoli delle vie e ne'viliaggi del-

pio del Signore. Molli scrittori, anche la Grecia, e un becco o capro era il pre-
moderni, hanno fatto questione se nell'E- mio che si disputava: il principale eser-
gitto al tempo degli ebrei eranvi vigne, cizio consisteva nel saltare sopra alcuni
viti Erodoto dice espressamente
e vino. otri unti d' olio. Presso i romani, il più
che gli egiziani usavano vino spremuto grande divertimento di queste feste con-
dall' orzo, non essendovi viti nella con- sisteva nel portare in processione la sta-
trada ; e Plutarco assicura, che i natu- tua del Nume Bacco, di cantare ebbri ver-
rali del paese abborrivano il vino, con* si burleschi e canzoni licenziose, d' im-
siderandoio come il sangue di quelli ch'e- brattarsi di fango, e di attaccare ad al-
ransi rivoltati contro gli Dei. Nondimeno cuni pini de* bindoli per dondolarsi uo-
siconosce che l'Egitto non era affatto pri* mini e donne, coil'altalena. I pagani pre-

vodi vigne, ed sacerdoti egiziani faceva-


i starono culto a 5 Bacchi. Il Bacco Libe-
no uso del vino d'uva, probabilmente por- ro de'poeti, qual padre della libertà (per-
tato d'altrove, non bastando il prodotto chè il vino libera da' tormenti dello spi*
della regione. Ed allerma Dione l'accade- rito),Dio del vino, delle vendemmie e de*
mico, che gli egizi erano beoni e amatori bevitori, anco de'banchelti, chiamato da'
del vino, i poveri bevendo il prodotto greci Dionisio, e secondo l'opinione ge-
dall'orzo coH'acqùa. Certo è che la birra, nerale figlio di Giove e di Semele figlia
bevanda che si compone per lo più di di Cadmo re di Tebe in Beozia, ed a que-
biade fermentate, è grandemente in uso sto si attribuiscono le azioni di tutti gli
presso que* popoli che ne'loro paesi non altri sognati Bacchi, in ispecie d'Osiride
hanno vino, o oc hanno poco, e dopo que- uno de* primi re d'Egitto, posto Ira'nu-
36 V I N VI N
mi dopo la sua morie. Egli pel i
° inse- rali baccanali. Tuttavolta anche nell'an-
gnò agli uoiiiini l'uso del vino, e il mo- (ichilà conoscendosi i funesti effetti dei
do di coltivar la secondo la fu volo-
vile, vino se ne vietò o moderò 1' uso : i piìi

sa mitologia. Ebbe Bacco molti nonii^ saggi legislatori dell* antichità imposero
ed è rappieseulalo sollo la figura d' un l'astinenza del vino. Gli aborigeni avvez-
bel giovine, con capigliatura inanellata zavano i loro figliuoli a cibarsi di frutta
e ondeggiante per le spalle. E coronato ed a bere acqua. Di fatti 1' Acqua di
o di vite, o di pampini, o di edera, pian- Fontana^ di Pozzo o di fiume, in un tem-
ta specialmente a lui coiisagrata, sia cbe po fu la bevanda preferita sopra ogni
fosse ritenuta come un preservativo con- altro liquido; ed il vino sebbene per molti
tro r ubbriacliezza, sia che si vedesse omogeneo, e per alcuni popoli necessa-
nelle sue foglie sempre verdi il simbo- rio, slimavasi da altri cosa periiiciosa, se
lo dell'impassibile giovinezza del nu- bevuto in quantità eccedente. Saturno
me. Egli tiene in mano un tirso o lan- benché insegnasse a coltivar la vite a'cre-
cia o dardo ravvolto in pampini o info- lesi, ne vietò l' uso alle donne sabine, e

glie d' edera che ne celano la punta; ed Fauno proibì il vino a' ialini. I romani
il tirso fu usato nelle sue feste bacchiche all' esempio de* sabini lo vietarono se-

dalle baccanti. Fornuto spiegò il tirso es- veramente sino dallo Sposalizio alle lo-
sere assegnato a'baccauli per indicare che ro mogli, ancorché di alta condizione,
i gran bevitori hanno bisogno d' un ba- con pena di ripudio, ed anche di mor-
stone per sostenersi, allorché il vino ha te, a cui soggiacque la moglie di M.
loro turbata la ragione; ed i poeti altri- Menenio, o almeno non potevano be-
buirono al tirso sorprendente viriti^ con verne senza licenza del marito. Il Gua-
esso facendo uscir dalla terra sorgenti sco, / Riti funebri di Roma pagana, os«
di vino, li luogo ove celebravansi i mi- serva, che sebbene ne' tempi della re-
steri di Bacco, si disse Baccanale, celebra- pubblica nascente il baciarsi gli uni gli
ti dalleBaccanti, donne e sacerdotesse de- altri non era mollo in uso, solamente i

dicate al suo culto; e Baccanti si dissero mariti valevansi del bacio per ispiare se
gli uomini ammessi all' orgie de' bacca- le loro mogli avessero bevuto vinoj il che
nali, coronati di foglie d'edera, mesco- era loro vietato: ma
appresso fu co-
in
late di corimbi, piccole grane o bacche stume universale e frequente il baciarsi.
che nascono a gruppi su quella pianta. Ne* primi tempi igiovani romani delle
Erano l'orgie le scandalose feste di Bac- distinte famiglie non potevano bere vino
co, che celebravansi con mollo strepito, sino air età di 3 anni. I greci non per-
con tumulto e confusione, abbandonan- misero r uso del vino a'giovani, che nel-
dosi ad ogni turpe licenza sfrenata quel- r anno iS.** Da quelT epoca sino al 4o."
ìi che ne prendevano parte. In esse, al- si tollerava temperato con l'acqua, edai
lorché i baccanti erano riscaldati dal vi* 40.° in poi, largius et meracius non ta-
no, si battevano con grossi bastoni in jnen ad ebrielaieni, disse Plutarco, in
modo da ferirsi gravemente, ed anche Timaeo. A* giovani persiani non se ne
da uccidersi, per cui a'bastoni furono so- dava giammai, in tutto il tempo che fre-
stituiti de'fusli di ferula. Chela tragedia quentavano le scuole; ed era vietalo a*
e la commedia ebbero orisine dalle ven- cretesi nella circostanza medesima. Per
demmie e feste in onore di Bacco, lo de- le leggi di Zaleuco, presso i locresi epi-
scrissi a Teatro, trattando di quelle pro- zefriani l'uso del vino, eccettuato il caso
duzioni e rappresentanze. Il civilizzatore di malattia, era generalmente interdetto
cristianesimo abolì tale ridicolo e abbo- sotto pena di morte. Gli abitanti di Mi-
minevole cullo, ed i vergognosi e imtno- leto e di Maisiglia furono paghi di vie-
V I N VIN 37
tarne l'uso alle donne. Gli antenati de' scrupolizza. Ma nel Wesselingo,
Obser-
moderili francesi non bevevano che il vi- vat. i^rt/'iVzr., Amstelodamii 1787, ad al-
no raccolto nelle loro vigne. Presso i mu- tra causa si attribuisce la proibizione
sulmuni, seguaci di Maoinctio,\\tx' proi- ilei vino presso i turchi, cioè al costume
bizione rigorosa (li quell'impostore, è vie* delle loro stesse antiche nazioni, e nella
tato r uso del vino e quello di altri li' disciplina de'Rechabiti. È indubitato che
quoriiuebbrianli. Alcuni pretendono de- i Saraceni da' quali trasse origine il se-
y

rivato il divieto dallo slesso motivo e per dicente profeta Maometto, erano genti
le medesime ragioni, per cui il legislatore vini penitus ignorantes; anzi l' impera-
degli arabi proibì di divertirsi a'giuochi tore Pescennio Negro del 198, ripren-
di Sorte, e questo per impedire ogni lite dendo alcuni de* suoi soldati vinti da'sa-
e disordine, come pure per togliere ogni raceni, loro rinfaccia, che ilU qui vos non
negligenza che derivarne potesse nell'e- vincuntaqiiam bihiint. Pare che questo
sercizio de'doveri di religione. Questo pre- costume ne* saraceni, e prossimi arabi,
cetto negativo fu sempre tenuto come sia derivato da'Nabatei, arabi discendenti
un gran tratto di politica di Maometto. di Nabajolh primogenitod'lsmaele e pro-
Altri vogliono che quel sagace legislatore nipote d'Abrarao e di Agar, quali non i

titubasse assai, prima di risolversi a una bevevano vino. Ed in questo furono imi-
proibizione assoluta, poiché conosceva be- tati da'Hechabiti. I ìVabatei abitarono una
nissimo qualbalsamo fosseil vino, bevuto porzione dell' Arabia, e particolarmente
con moderazione. Infatti Maometto, ap- la Petrea e i luoghi circonvicini. Da que-
pena giunto a Medina, essendo stato in- st' istesso luogo gli antenati de'R.echabiti
terrogalo da Olii man figlio d'Affao, se si trassero la loro origine. La famiglia Pie-
poteva bere il vino, è tradizione che ri- chabilica derivò dalla gente Kenea, il di
spondesse: sono in ciò molti grandi
P^i cui progenitore fu Jetro suocero di Mosè,
pericoli, ed insieme grandi vantaggi. I sacerdote e principe de' Madianiti, regio-
musulmani di quel tempo, lanciando a ne che se nou era l'istessa colia INabatea,
parte la considerazione del pericolo, si era almeno a quella vici<ia, ondese si os-
attennero al uomini
vantaggio che gli serva l'origine di questi popoli, i Nabatei
traggono dal vino, e continuarono a ber- sono lo stesso che i R.eohabiti e Kenei.
ne; ma dopo che Maometto trovò un Quesl* ultimi furono come i Nabatei pa-
giorno alcuni fra'suoi seguaci, che riscal- stori, e come gli arabi, e da tali paesi si

dati dal vino e abbandonati con efTrena- trasportarono nella Palestina, dove la-
lezza al giuoco, erano venuti a gravissima sciato Gerico, passarono ne' deserti della
conlesa tra loro, (|uel legislatore prese Giudea per avere migliori pascoli ; non
motivo di proscrivere tanto il giuoco, essendo tali deserti inospiti e spogliati)
quanto il vino, essendosi prefisso di vo- ma solo privi d'abitatori e proprio di pa-
lere ne' suoi seguaci una cieca ubbidien- stori.Da simile cagione di pasture si mos-
za ed un'assoluta sommissione. Leggesi se Cheber Keneo a trasportar le sue ten-
quindi Alcorano o Corano: «
uell' fe- O de vicino ad Elon Betzaanim. Non si può
deli! sappiateiu verità,che il vino, il giuo- affermare che Kenei non bevessero vi-
i

co e gl'idoli sono abbominazioni suggeri- no, ma può dirsi che non coltivarono vi*
te dal demonio; astenelevene chiunque". ti, né ebbero eampi, né erigevano case

Siiiatta disposizione non lasciò a'musul- per abitar sotto le tende, essendo ciò na-
mani verun dubbio sulla natura del vino, turale a' popoli nomadi, che non aveaao
e (juindi fu rilegato nella classedelle co- sedi fisse, come i llechabiti e i Nabatei,
se immonde, benché nell'odierna Tur' popoli tutti chd abitavano regioni poco
cliia^ su di ciò, come di altro, qud piti si atte alla coltivazione dello viti e alla se-
38 V I N VI N
tnenla. Da questi dunque appresero i lo- quella che avea a tutti gli altri Del, fe-
si

ro discendenti saraceni T islesso tenore ce dire ad Orazio d'averlo veduto inse-


di vita. Laonde il costume di non bere gnar versi alle Muse, e armalo del grave
Tino i saraceni e i turchi è costume an- tirso far correre i fonti di generoso vino
tichissimo di nazione. Maometto molti e di latte, e stillare il mele da' duri tron-
altri usi di que' popoli approvò, e lì co- chi; canta Arianna, sposala da Bacco, ag-
stituì per leggi, come la circoncisionee la giunta alle stelle, e disastri di Penteo i

proibizione della carne porcina, cose che re di Tebe, trucidalo dalla propria ma-
già molto tempo prima della nascita di dre e dalle sue zie invase dal furore di
quest'impostore, al riferire di Sozomeno, Bacco, per avere il saggio re ricusato ri-

erano iu uso appresso i saraceni, parlan- conoscerlo per nume e tenutolo per im-
done più anticamente Solino. Nondevesi postore, vietando a' sudditi di rendergli
negare, che Maometto potesse esser mosso culto, per vedere che sotto il religioso
ancora da altre cagioni a proibire il vino pretesto d' onorare quel Dio novello, le
a'suoiseguaci, che accenna nel cap. 2 del- donne tebane agli eccessi del vino e alle
l'Alcorano, unendo a questa proibizione dissolutezze si abbandonavano: canta la

ancora quella del giuoco, come dissi, am- morte del celebrelegislatore Licurgo,che
bedue grandi incentivi di risse, sembran- fece recidere tutte le viti, e il domatore

do per altro che non abbia giudicato il dell'Indo e dell'Oronfe convertito in fiero
\ino come cosa di sua natura cattivo; leone discacciare i giganti; e benché più
poiché se fosse stato di tal sentimento, atto alla danza e allo scherzo, lo chiama
non avrebbe dato speranza a'fedeli mu- arbitro e della guerra e della pace. I van-
sulmani, che nel suo immaginario Para* taggi del vino sono prodigiosi. JYunc vi-

diso, pieno di piaceri brutali, vi sarebbe no pellite ciiras, dice Orazio a Planco;
stata abbondanza d'ottimo vino, come fa ed altrove consiglia Varo a non piantare
al cap. 48» ^6 dell'Alcorano. Oggi i tur- altro albero nella sua villa nel Tiburtiuo
chi piantano le viti per cibarsi dell' uva. prima della sagra vite, perchè a quelli
Innumerabili sono panegiristi del vino,
i che non bevono vino gli Dei non voglio-
massime poeti ; ed Orazio, principe della no che le cose succedano felicemente; uè
lirica poesia, di sovente ne fa menzione in altro modo si ponno discacciare le cu-
ne' versi suoi, e specialmente di quello re mortali. Compiange chi non può col
per molti anni nell' anfore conservalo, vino alleggerire i suoi mali, come chi nor»
che non avvi circostanza di particolare o coltiva 1' amore. Il giocoso Bacco, die' e-
di pubblico rallegramento, eh' egli non gli, serve di sprone all' ingegno, solleva
creda doversi onorare e distinguere eoo le cure de'sapienli, e discopre i recondili
mescerne in gran copia, e del più prezio- arcani; dona speranza alla mente dub-
la

so. Egli destinò un' intera ode per can- biosa ; aggiunge forza e conforto al pove-
tar le lodi di Bacco, creduto inventore ro perchè non tema i' ira de' potenti e
del vino, ed a cui fu consagrata la vite, lo strepito dell'armi; ogni cosa manda
sebbene osservò il Sarnelli, che Noè, il a buon esito; discopre la verità, di cui
quale ne fu il vero inventore, fiori nelTan- è il padre, in maniera che sogliono i

DO del mondo 167 1, e Bacco da* greci si principi col vino ne' conviti conoscere i

credette comparso nel 272 1 ; i poeti con» veri amici, i quali discopronsì colla loro
fondono Giano, che egualmente fiorì più Faecundi calicesqueni
stessa facondia.

tardi, con Moè, dicendo: Janus a vino, non fecere disertum? Tale è la pittura
qiiod reperii; unde et prìmiim Jtaliae che fa Orazio de' buoni effetti che pro-
jwmen Oenotria, a vino. La venerazio- duce il giocondo e soave frullo della vi-
ne per Bacco essendo quasi maggiore di te; che tal dicesi per la vitu ch'ella ha e
V I N VIN 3^
t]<^ iilla nostra umana (può essere ti-
vita maestra col descrivere gli effetti del fu-
p»ro alle malattie e [noilurie una felice rore di Bacco, che sono il cieco amor pro-
ciisi, uell'abUaltiinenlo delle forze vitali, prio, la vanagloria, e la temerità di pale-
roeiliante vino generoso e puro; ma tal- sare gli arcani della fedeltà che vien cela-
volta cattivi elFetti cagiona ne'corpi uma- la meno del vetro: Addis cornua pau*
ni infermi, riuscendodannoso e mortale). Bacco ; e prima di lui
peri, dice Orazio di
£ a du* vero non v' ha più. grato e sal- avea scritto Aoacreonte: Calco il tutto
do sostegno che il vino preso con mode- colValnia, onde avviene che gli ubbria-
razione: accresce vigore al nostro corpo, chi credono che tutto il mondo sia loro.
nutre, sostiene, e conforta tutte le nostre La qual pittura corrisponde a quella che
membra, ond' è che volgarmente dicesi fa Catullo nel dipingere i furori delle
il vino la poppa de' vecchi, e l'Alemanni baccanti, e lo stato di (luell'ubbriachezza
cantò: C/ie alla dehil vecchiezza il vin che non giunta al grado di stupidezza,
sia

mantiene - Solo il caldo , e l'umor, la di cui diceDante: Velando g/' occhi, e


forza, e l'alma, - E la toglie al sepolcro colle gambe avvolte - A guisa di cui vi-
e in vita serba. Il vino eccita i nostri pen- noso sonno ^/e^<2. Orazio adunque cono-
animo^ Io spoglia d'ogni
sieri, risveglia 1'
sceva e detestava V uso smoderato del
vano ed importuno timore. Io riveste vino; e sicuramente fu uno de'più sobri,
d' inusitato ardimento. E' sovente d'in- se si rifletta che viveva in Roma dov'era
centivo alle grandi imprese; conforto al recente la memoria di quel Torquato che
laborioso coltivatore e al viandante che fecesi chiamare Tricongio dal bere che
calca le nevi nel piti rigido inverno. Di- usualmente faceva 3 misure di tal nome;
scaccia dal seno la vergognosa pigrizia, e e d'un figlio di Cicerone, che per egual
non di rado avviene che plachi gli animi motivo si fece chiamare Bicongio, toglien-
accesi dalie gravi risse, intrecciando le do questa lode all' uccìsor di suo padre,
sue frondi a quelle del pacifico olivo.Tan* il quale dedicò alla sua ubbriachezza una

lo e meglio celebrò il gradito liquore, il intera opera. Celebrava Orazio col vino i
eh. d."^ Ercole Metaxà, nella DìssertaziO' giorni di ricordanza, ed invitava alla sua
ne Oraziana del vino, presso gli Atti Villa gli amici, nello stesso tempo che
della Società letteraria f^olsca Feli- dava precetti di sobrietà, in tempi poco
terna, di cui era segretario, t. 3, p. 3o3. lontani da quelli io cui Cicerone temeva
Soggiunge quindi. Quando poi si alte lodi d'esser veduto bere 1' acqua dal censore
profonde ne'suoi ilolcissimi carmi al lieto Lucio Cotta. Finalmente Orazio era poe-
Bacco, in cui è personificato il vino, inten- ta, e dice che poeti sono sotto la tutela
i

de Orazio moderato e so-


di parlare del di Bacco^ che produce l'estro e facilita il
brio uso; perché quando ha voluto de- verseggiare; e che nel cantar le lodi di
scrivere ebrietà con altri colori ne ha
l* Cesare fu ispirato da questo nume. Se dis-
dipinti i tristissimi effetti, acciò ogi\uno se più d' una volta di voler bere in ono-
la detesti e T abborra. Uvìdus, chiama re delle Muse, e cantò soverchie lodi a
colui ch'è giunto allo sialo d'ubbriachez- Bacco, lo fece perchè il poetico Parnaso
za, che corrisponde al madidus di Tibul- è sagro a Bacco e ad Apollo; ed imitò io
lo.Vino dieni celehrent non festa luce iu questo Anacreonte e Pindaro , come
madere - Est robor, errantesy et mala in appresso fecero Catullo, Properzio ed
ferre pedes. L* ebrietà ha dipinta nella anche il Redi, il quale dice, col vino: Mi
rissa avvenuta pel vino tra* Centauri e i sollevo^ Sopra i gioghi di Permesso. Ma
Lapiti,ed in Bacco dannoso a'traci, qua- i mentre Orazio voleva che i posteri cre-
li avidi delle libidini poco distinguono il dessero ch'egli avesse vedutoBacco in cer-
giusto dall' ingiusto ; ed altrove ci am* te segrete spelonche in compagnia delle
4o V I N V l N
Kinfe Baccanli, ed insegnargli a cantare, pre cercando che il campo fosse fornito
deride coloro che con l'antico Cialiuo d'ottimo vino, avendo barche per tra-
slimano che non ponno piacere e vivere sportarlo dette Schapìia vinaria^ in cui
lungaaìenle que'versi che si scrivono da si caricavano le bolli col vino, comune-
coloro che non bevono vino, e che dalle mente di legno di varie grandezze, il che

lodi che fri Omero del vino { dicendo pu- riusciva gralo al sommo giocondo a'
e
re che a tempo della guerra di Troia il soldati, i quali assai bevevano. vasi or- I

vino formava parte del traffico), dee ar- dinari de' romani per conservare il vino
guirsi che fosse assai bevitore; cooie an- erano di due specie , e dicevansi i gran-
cora, che Ennio padre della poe'ìia lati- di dolia^ i piccoli amphorae ,
gli uni e
na, Oiui priuìa di bere si accingesse a can- gli altri di vedono ne'mu-
terra cotta. Si
tare, e coloro l'elfeggia che avendo ciò sei, ed anche per ornamento nelle ville.

credulo per divenir buoni poel;, lian co Il vino anticamente si conservava anche

iniocialo dal bere dalla mattina fino alla in otri falli di pelli d'animali, ne man-
sera; come che quello il quale indossas- cano paesi che se ne continua l'uso ove il

se il manto di Catone dovesse parimen- legno none comune. Si attribuisce a'galli


te possedere le viriti di quel censore. Gli stabiliti lunghesso il Po, l'invenzione van-
antichi romani usarono del vino come taggiosa di conservare il vino in vasi di
d'uno de'sosiegni dell'umana vita, e giun- legno esattamente chiusi, e di mantener-
sero persino ad abusarne. I vini di Le- lo entro ampie botti a malgrado la sua
sbo, di Scio, il Falerno, il Gecubo, il Mas- grande fermenlazione. Colossale è la bol-
sico , e quel di Formio aveano pef più le di Loreto, Gli augurii felici, i lieti

preziosi, e specialaienle quando fossero giuochi, i Brindisi (f'.Jy i Piva f'F.j fu-
di molla età ; alla quale li facevano giun- rono semprecompagni del giocondo Bac-
gere , conservandoli depurati in vasi di co ne' Banchetti (P.), ne Conviti (F.)^
creta ben chiusi e muniti di Sigillo^ ed uè Pranzi (^F.j, sino da' tempi remoli e
in magazzini alle volle a cielo scoperto quasi presso tulli i popoli. Diversi di que-
situati sulla sommità degli edilìzi. Gran sti costumavano porre in mezzo alla men-
cura posero alla loro conservazione, che sa un gran Fase pieno dì viiio, e in que-
giunse all'eccesso, scavando persino pro- sto ciascun convitato attingeva il suo va-
fondi pozzi , e li fabbricavano di pietre so o bicchiere. Si può vedere Alessandro :

quadrate a guisa di rotonda cortina, ac- Petronio , Del vivere de' romani , et di
ciò con maggior sicurtà vi potessero ri- conservare la sanità, tradotto in volga-
por i vini, quali coll'audar del tempo
i redal D. M. Basilio Paravicino da Co-
venivano a formare una corteccia si du- mo, R.oma 1 592. Giovanni Manelfi./f/c/i-
ra talmente che vi bisognavano le scuri sa Romana sive Urbani victus ratio ,
,

per romperla, come si trae con analoghe Piomaei65o. Venanzio Malleij Teatro
erudizioui nella Disseriazione sopra un' nobilissimo di scalcheria, Roma 1669.
antica tavole tla d'avorio figurata^ espri- Cesare E vi la scandalo,// Maestro di ca-
mente 3 soldati in atto di portare vino sa, il Trinciante, lo iS'c^/co,Roma 606. (

per empierne l'anfore, d'Angelo M." Ban- V. Lanceliolti, Lo Scalco pratico, Ro-
dini, presso il Calogerà, Raccolta d'O- ma 1627. Si bevette a onore degli Dei
puscoli^ t. Sy, p. 225. Dalla medesima nel paganesimo; e in onore di Gesti Cri-
ricavasi la diligenza de'capitani romani sto e de'Sanli nel cristianesimo, e lo no-
acciò non mancasse il vino a'soldati, ol- tai nel voi. LV, p. 39. Narra il Derlen-
tre il provvedere abbondautenienle alle di, Delle Obblazioni, p. 92, che vietata
loro necessarie bisogne, apprestando gra- la comunione sotto le due specie sagra-
ni, biade) Ciguo, bestiame e altro ; sem- meutali) di cui più avanti, ia alcuna chie-
,

VI N VIN 4i
sa in qualche festività restò l'uso Ji por- te il vino nuovo , di che ragionai anco
gersi col calice dall'altare a'fedeli il vi- nel voi. XLlii, p. 1 85. Le primitive /d?-

no benedetto, come in Pavia pei* la festa gapij discorse in piti luoghi, si facevano
ili s. Biagio. Crede inoltre il Berleadi che nel sagro Tempio o nel suo Vestibolo^ o
V uso di bere il ^ino benedetto sia una sulla tomba iW3Iartiri, ed erano rifocil*
reliquia dell'aulica costumanza de'fedeli, lamenti esemplari necessari alla lun* ,

di bere talvolta ad onore de'Santi, ben- ghezza delle sagre Sinassi e altre Uffì-
ché resa più religiosa mediante la bene- zio! ture divine^ nelle quali venne poi li-

dizione e il calice dell'altare. Parlò di (jue- mitalo bere de' vini a* cantori, per ac-
il

sto s. Agostino col biasimarne l'eccesso quistare vigore nel salmeggio e nel can-
uelsermontì 2 32<^<? Tciìipore^ che tutta- to di lunga durata. Anticamente nelle sa-
volta è posto fra'dubbi: D'iversis noiiii- gre pontificie funzioni tìeWeCappelle pon-
nihus i nei pi uni bibere^ non solimi vivo- tifìcie ^ i Cantori pontificii (/^.) per ri-
rulli hominuni y sed et Àn^eLoruni , et focillarsi bevevano diverse (jualità di vi-
reiiquornin Sancloruin. Ricorda il Der- no, le cui specie nominai parlicolarmen*
Jendi gli autori che ne scrissero, fra'quali te ne' voi. Vili, p. 119, LV, p. 4o> 4^»
quello de'miracoli di s. Udalrico, che di- 46. Inoltre tali cantori, ne'solenni con-
ce: In auxiliuni ejus (y. Uda Ir ici) fir- viti tenuti nel 7r/c/m/o (A^.), ricevevano
mi ter ubique confidtns in ricreationesua dal Papa, dopo il canto, una tazza di vi-
prò amore ejus frequenler bibebal, et a- no da lui gustata. Questo vino dagli Or-
lios bìbere postulare consueti t. Trovo dini Romani ed in altre antiche carie,
uel Cresci mbeni, Storia della chiesa di è cìùamaio opU/nuni, claretuin^ aroma"
s. Giovaiiniavaiiti porta Laliiia^ p. 1 52, tibus condì tum ac deca-
, vinuni melle ^

che fra le reliquie del s. A postolo ed E- ctum; viiiuni factitiuni ydulccy pigmen-
vangelisla già venerate in quella sua chie- luni. Ne parlano ancorali medicoAndrea
sa, e poi trasferite oell'arcibasilica Late- Bacci De naturali vinoruin
, hisloria ,

ranense, eravi il calice nel quale beve 11 Romae 1622, p. 3io e SSy; ed il Mo-
veleno, .9mtr nocuinentum, secoiìLÌo i Pas- retti, Ritus dandi Fresbyleriurn^ p. 55 ,
sionari antichi ealtretestiinonianze;altro notando che in diversi capitoli e per al-
simile e di legno trovandosi in Bologna cuna festa era distribuito ancora a'cano-
nella chiesa di s. Giovanni del Monte nici. Il KoóoìlxyDeli'origine del rito gre-
cioè quello di cui si valse nel s. Sugrifìzio, co in /tali a, traila nel t. 3,p. 246: Delle
onde sin da'primi secoli fu costumato di* funzioni del Sabato santo, Pentecoste
P'
nsere s. Giovanni col calice da cui sor- e Risurrezione del Signore, che si cele»
ge ilserpe; e ches. Isidoro alìerma d'aver bravano nella cappella del Pupa con
letto in un antico Rituale la benedizio- lezioni e cantici in lingua greca, nelle
ue del vino che fucevasi nella festa di s. quali si gustava il vino greco. Pertanto
Giovanni per servirsene contro il veleno. racconta che nel Laterano, dato compi-
Nelle feste di alcun s. Martire si faceva- mento alia funzione di tre vesperi , che
no da'primitivi cristiani tnodesti pranzi ilPapa celebrava nel giorno di Pasqua
chiamali Àgapi , ma poi degenerati in iu 3 diverse chiese, passava al portico di
pubblici e solenni convili, con crapule e 8.Venanzio , così denominato dal suo
ubbriachezze, per cui in seguilo furono tempio eretto dinanzi al battisterio Lu-
abolite. Fra le più famose e propaga- teranense ; sedeva co'cardinali ne* f.ddi-
le furono ([uelle colle quali si celebra- storii e sedie preparate ; ed i chierici mi-
va la festa di s. Martino vescovo di nori e i laici giacevano in terra sopra tap-
Tours i'i I novembre con 8.", in cui il peti. Il (.** diacono cardinale, etl i pri«
popolo suole beverctuUoru eccelsi vumtiu- miceri davuuu u gustare al Pupa eu'
4a VI N V ! N
cii'costanli di buonissimo vino per ria- ilvino V Elettore dell' ff/ipcro redi Boe-
versi dalle fatiche sofferte nella celebra- mia). Quando il Papa beve la i." volta,
zione de'divini uffizi: Deinde descendunt tutti gli astanti devono genuflettere, tran-

primates Ecclesiac ad accuhila , invi- ne i cardinali e vescovi, che però si al-


i

tante suolano s Vice-Domino (^.), et bi- zano in piedi facendo inchino, ed cardi- i

hunt ter: de graeco semel j de pactis nali levandosi pure il berrettino. Antica-

semel; de procoma semel. Il i.° vino era mente i Papi nel giovedì e venerdì san-
il greco, che si produceva nelle regioni to, quando cioè somministravano la quo-

napoletane, dette Magna Grecia perchè tidiana mensa alla Famiglia pontifici a^\x\
abitate da'gieci. Il vino pac tisi o piutto- tali giorni facevano dispensare ad essa sol-
sto ;7«r/zy^/, era più denso, grasso e vi- tanto erbe, pane e acqua. Tojta la men-
goroso del greco. Crede il Mabillon, che sa quotidiana, i Papi fecero somministra-
le due sorti di vino de pactis e de pro- re a'ioro famigliari, ed a'considerati per
coma denominazione da'luo-
traessero la tali, dal Palazzo apostolico^ la così detta
ghi dove nascevano le loro viti. Di que- parte di palazzo o pan d'onore, com'y^ìeu-
sta solenne ceremonia, ch'era in uso nel te in pane, ciambelle, vino e altro. Tali
portico di s. Venanzio ne' giorni della parti di pane e vino, per le vicende poli-
settimana di Risurrezione, ne fornisce le tiche de* tempi, l* abolì Pio VI col chiro-
prove anche il Panvinio, De septem Ur- grafo dell." luglio 1797, confermato da
bis Ecclesiis, et de porticu s, Fenantii, Pio VII col moto-proprio de'20 novem-
In tulli i detti giorni udivansi l'armonia bre 1800. Appena divenuto Papa Ales-
delle laudi, salmi e versetti greci. Oltre sandro VII, fece incidere nelle tazze in cui
le lezioni greche e latine del sabato san- beveva la figura della morte, onde aver-
to, in greco si cantava la sequenza o pro- lasempre presente. Ne' Possessi de Papi,
sa Pascila sacrwUf dal primicerio de' per segno di pubblica gioia e per ralle-
cantori, nel tempo che il Papa, i cardi- grare il popolo, si fece gettare vino dalle
nali e gli altri ministri dopo vesperi di i Fontane, massime dal senato romano da
Pasqua si rifocillavano colle 3 diverse sor- quelle de' leoni di basalte o granito nero
ti di vino greco,pactisie procoma. Al- laterali all'ingresso della cordonata di
cune altre funzioni dell'anno, celebrate Campidoglio (anche ne' possessi del Se-
dal Papa, aveano il compimento con un natore di Roma: ed il famoso tribuno Co-
sobrio bicchiere di vino , che distribui- la di Rienzo , festeggiando il popolo ro-
vasi al clero greco e latino , stanco per mano, fece dall' alba fino a nona peren-
la fatica delle Figilie notturne. Si ha da nemente uscire dalle narici del cavallo iu
Benedetto canonico di s. Pietro, del se- bronzo di Ma re' Aurelio, allora sorgente
colo Xil, la descrizione della vigilia e innanzi al Patriarchio Lateranense, vi-
festa di s. Gio. Battista , in cui il Papa no rosso dalla narice destra e acqua dalla
celebrava messa pontificale, e conclude: mediante due condotti di piom-
sinistra,
JEt vimim ad poluni omnibus graecis bo , con gran concorso di sbevitori. Nel
clericiSf et latinìs. Ne'soleuni Banchetti^ 1720 pel nuovo gran maestro di Malta
Conviti e jPra/zzide'Papi, a questi lai." Zondadari, la fontana del Mascherone di
volta versavano il vino i Sovrani se pre- via Giulia in Roma fu convertita in vi-
senti,o piti nobili laici , e poscia il ca-
i no, distribuito al popolo sino all'ore 4 del-
meriere segreto coppiere;* in altri meno la notte. £ nel 1788 per la presentazio-
solenni, la i." volta versa il vino il cop- ne della Chinea al Papa, in nome del re
piere o lo Scalco, indi {'Aiutante di ca- delle due Sicilie, ne'cantoni del palazzo
mera in tutto il rimanente del pranzo (al Farnese due fontane gettarono vino. Al-
novello Imperatore, la i,* volta versava tri esempi li riportai a' luoghi loro), co^
V 1 N VI N 43
me in quelli di Leone X, pre»o l'arco p. 4o6. Anch' egli impugna al gran be-
trionfale sul ponte s. Angelo; di Leone XI, vitore la qualità di prelato, e nota il

dallo speziale in Banchi, e da' leoni di suo vero nome essere stalo De Fiigger
Campidoglio; d'Innocenzo X, dagli slessi Fu^cr, e non Deuc, come appare dal-
due figure d'Ange-
leoni, standovi sopra le logore lettere, secondo l'antiche re-
li, aventi due colombe nelle mani col ra- lazioni e gli itinerari, e le ragioni che
mo d'olivo in bocca, parte del pontificio offre ; non senza avvertire, che proba-
slemma. Pel possesso d'Alessandro VII bilmente scioglierebbe la questione di
si distribuì gran quantità di pane e vino questa storiella o favola, il libro di Da-
nel palazzo apostolico; per quello di Cle- nieleGuglielmo Mollerò: Disquisitio hi*
mente IX gettarono vino in gran copia storica de Bibulo quodam Germanico in
le lontane de' leoni di Campidoglio, oltre oppido Montefiascone niniio vinimusca»
altra fontana di vino a pie della scalina* telimi pota extìncto, Altdorfiii68o). Si-
la del palazzo del senatore; per quello di no da'pili rimoti tempi, una delle prin-
Clemente X, lali 3 fontane versarono vi- cipali parti del culto esterno consisteva
a
no copiosamente; per quello d' Innocen- ollrire alla Divinità delpane e del vino.
zo XIII, da* due leoni, cioè dalla matti- Ed poeti antichi nel far l'elogio di que-
i

na del possesso sino al principio della ca* sto liquore, lo riguardaronocome unpre*
valcata, cominciala a ore 8, e dopo pas- 1 sente de'Numi. Omero lo qualificò qual
sata pel Campidoglio fino alla sera, men- Dio delle bevande, e parla delle diverse
tre in due luoghi poco distanti gli uHìziali specie de'vini e delle loro qualità in mo-
capitolini distribuivano gran quantità di do che dimostra d'averne sovenlecimen-
pane al popolo, ec. Anche aef^iaggi de* talo gli elfetti possenti, come già indicai.
Papi, diversi luoghi li festeggiarono con 1 legislatori ei filosofi ne fanno gli stessi

fontane di vino, precipuamente, per la encomi, moderandone l'uso. Il patriarca


qualità eccellente e per abbondarne. Or- e sommo Sacerdote dell' Altissimo, Mei*
vieto e Monte Fiascone (nel quale arti- chisedecco, odriva a Dio pane e vino ia
colo parlai del tedesco Deuc ivi morto Sacrifizio (P^.).G'w. Andrea lrici,/^rfirg-

per aver bevuto eccessivamente quel ve- menti antiqui lapidis Roniaeejfossi, Ex*
ramente eccellente vino, da lui qualifica- plicatio, presso il Ca\o^ei'a,Raccolta d' O*
to Est, Est, Est, non essendo certo ave- puscoli, t. 38, p. 225, riporta testimo-
re ordinalo che si dovesse versare ogni nianze, che il vino non si offriva a tutte

anno sulla sua tomba un barile di vino le Deità. La vile formò un oggetto im-
moscadello, e forse fu disposizione d* al- portante dell'agricoltura de'romani.e Nu-
cun suo famigliare, uso poi rimosso e con- roa loro re lenevasi .° che insegnò a ta-
il i

vertito in opere pie. Di tal beone famo- gliar la vile, e per meglio stabilire que-
so, che tracannò grossi fiaschi di genero- sta pratica , comandò che il vino impie-
so moscadello, e clicesi ripetendo ad ogni gato ne'sagrifizi, sarebbe il prodotto d'un
bevuta 3 volte Est, e con questo in boc- vigneto tagliato col ferro, cioè la potatu*
ca restò oppresso dall'eccesso del vino, ra. In Italia la vile era coltivata, come
onde il suo cameriere per immortalarne al presente, in diversi modi: ora abban-
la memoria ad istruzione degli altri, co* donata a sé stessa, ora sostenuta da pali
me osserva il Sallusli, Storia delle Mis- e canne, ora maritata agli alberi. Plato-
sioni, t.i, p. 7, fece incidere sulla tom- ne mentre biasima lo smoderato uso del
ba r iscrizione, co' suoi stemmi laterali vino che fabbricavasi al suo teuìpo, lo ri-
alla testa, e due fiaschi. Di che parlò guarda come il più bel douo che abbia
ancora eruditamente il prof. Oiioli, nel- fatto il cielo agli uomini. Dioscoride, Pli-
\Album di Ro/uaj l, 20, p. 3 i4j e t. aa, nio, Ateneo, Culoue, Marco Vairone, il
44 V i N V N I

Bncci e alili hanno scritto intorno ia vile stodal congresso accademico di Romct
e sur i processi impiegali a' tempi loro d'agricoltura, arti e commercio per Van-
Della preparazione de' cliTersi vini. Sem- no 'j'Òj sopra il quesito '.Indie are la ma-
l

bra che gli egizi comunicassero le prime niera di perfezionare i vini dello stato
nozioni intorno la cultura della vite eia pontificio, e di renderli atti alla naviga-
preparazione de'vini a'popoli della Gre- zione in modo che
conservino ne* piìc si

cia, fjuali portarono quest'arte ad altis-


i lunghi viaggi, e Carte la pili economica
simo grado di perfezioue, onde i vini gre- di fare l'acquavite^ i rosolii e altri li'
ci Curono assai famosi ueiranlichilà. Ec- qnori tanto per gli usi domestici e per
co alcuni altri de'suoi molti scrittori. Gio. quanto per il commercio, Roma
l'arti,

Ballista Scarlino, Nuovo trattalo della 1793. Giuseppe Torre, Discorso econo-
(inalila t della varietà de viniche vengo- mico sopra la coltura dell'albero della
no a Roma, tu terza rima, Iloma i554. vite, e la maniera di fare de'vini gene-
Gio. Vittorio Soderini, Coltivazione to- rosi e navigabili, Iloma 1787. Conte An-
scana delle viti e delfrutto che se ne può nibale Vimercali, Memoria sulla cultu-
ricavare, Firenze 1 600, 16 1 o, 734- die-
i ra delle viti nel territorio Cremasco^
tro A. Ganonlieri, De adniirandis vini Venezia 79o.MarcoFassadoai, Qualsia
1

virtiitibus,Aa[uti[)\iìei62'j. Ilozier, Me- il miglior metodo da tenersi nella pota-


moire sur la meilleure manière de fairef zione delle vili sul territorio Trivigiano.
et gouverner les vins de Provence soli Memoria premiata ncli'j^'^. Gervais,
pour Cusage^ soitpour leur faire passer Opufcule sur la vinification, Montpel-
les /«o/.y,Lausannej 722. Delle vitie vini lier 1820. Huber, Arte di fare il vino,

dì Borgogna, iM emoria d'un monaco ci- Milano 829: Metodo di fare il vino, Li-
i

stercicnse tradotta in italiano con brevi vorno i833. Ignazio Lomeni, Del vino,
note, 779. Bastiano Piapi, Modo di colti'
I sua fabbricazione, conservazione e de-
vare ipialsivoglia genere di vili, Firenze generazione. Trattato teorico -pratico,
1714- Lorenzo QdiVi\\3ii\\f Insegnamento Milano 18 29- 1834. Album di Roma, V
e uso pratico per ricavare il vino di qua- nel t. 2 p. i33, pubblicò nel giugno
I
,

lità perfetta dalV uve fr acide e corrotte^ 1854: Bisogni attuali. Un secondo, uà
Firenze 17 53. Giovanni Mariti, /^e/i'mo<;/i terzo, un quarto vino colle vinacce del-
Cipro, ragionamento, Firenze 1772. An- iuva die hanno servito alla vinificazio-
tonio iVlaiani,/l/6'mon^ sulla coltura del- /ie.Dice mg.' Nicolai, Memoriesulle Cam-
Spagna, e lamanieracome si fa
le vili di pagne di Roma, die nello stato pontifi-
S'aggiunge un discorso sullacon-
il vino. cio il vino si produce meglio, oltre le vi-
servazìone de'vini, Venezia 1779. Conte gne romane e quelle de'dintorai di R.o-
Lodovico Barloli, Le vigne e il vino di ma, nelle provincie di Campagna, del t'a-
Borgogna Venezia 1 747* Ei'a-
in Friuli, triraonioj della Sabina, dell' Umbria, ed
elio Landi, Dissertazione sul quesito se aggiungerò la liomagna e Velletri. Nel
visian mezzi opportuni di migliorare i descriverle tultenon mancai rilevarel'ab-
vinimantovani f e anche ridurli atti al- boadanza e la perfetta qualità del vino,
la lunga navigazione, Mantova I78r. così in tutti i luoghi e regioni in cui si pro-
Gio. Cosimo Vi llifranclii, frenologia To- duce, massime i piìi famosi e prelibati.
scana ossia memoria sopra i vini, ed in Venne osservalo nel 1 853, che fra gli stati

ispecie toscani, Firenze 1783. Giovanni d'Europa, la uionarchia austriaca pos-


¥abvoiìii Me lodo di conoscere alcune del- siede la più estesa coltura delle viti; e
le pili dannose adulterazioni che sifanno rapporto alla quantità produttiva del vi-
a't^mi,Firenzei785.AdamoFabroni,D/.j- no l'Austria non è sorpassata da nessuno
seriazione j che ollenim il premio propo- degli stali europei , Iraaue la Francia.
V I N VI N 45
Tuttavolta ilcommercio de' vini naziona- vizir ubbriachezza è quella che rende
li austriaci non è gran cosa, quantunque l'uomo più somigliante alle bestie, essen-
si debba molta lode alla coltura delieviti do un uomo ubbriaco incapace di ragio-
nella monarchia, la quale è uno de'più nare e di convivere in società
renden- ,

imporlanti rami dell'economia rurale del- dosi il L'ubbriachezza


ludibrio di lutti.

rimpero, per quanto da "Vienna riprodus- è un peccalo mortale di sua natura e ,

seil Giornale dì lìoina {\e\ìS53 a p.ySo. chiunque si ubbriaca, conoscendo l'effet-


Piagionando della /'illn,i\e Giardini, i\e- to del vino bevuto in quantità eccessiva,
gli Orti, riparlai de'vignaroli collivatori pecca mortalmente, e si rende responsa-
della ^ite e fabbricatori del Pare vino. bile innanzi a Dio di tutte le cattive con-
che principalmente pel Fiag^ioe[)t\ Pel- seguenze della sua ubbriachezza, come
legrinaggio (/^'.)si erigessero ospizi nelle sono le liti, le bestemmie, le quali diven-
pubbliche vie , cui successero gli alber- tano volontarie nella loro causa. Del re-
ghi, le osterie, le taverne, e descrivendo sto, per rendersi colpevoli d'ubbriachez-

le Università ariisiuìie di lìonia, ne'pa- za, non è necessario di perdere la ragio-


ragrafi albergatori^ Osti e Magazzinie- ne, poiché vi sono degli uomini, i quali,
ri, ragionai di loro e de'vocaboli relativi. per quanto abusino del vino, non ne sen-
Di recente, come narrai nel 2." di tali pa» tono che pochissimo effetto, a motivo del-
ragrafi, fu ripristinala in Roma Tuniver- la robustezza del loro stomaco e della loro
silàdegiiosli ecommercìanti de'vinijdella testa, la quale però non può non essereal-
quale fin 786 si pubblicarono inRo-
dali terata ; basta quindi per l'ebrietà il farne
naa: Statuti dell* università de mercanti un uso eccessivo.Questa è la dottrina del-
di vino detti magazzinieri , stabiliti fin l'angelico s. Tommaso, il quale dice che il

dal 173 I e riformati da Clemente XII . principio dell'ubbriachezza è un deside-


Il divieto e l'astensione temporanea o a rio troppo ardente del vino,che spinge
vita di bere il vino, è una pena corpora- l'uomo a degradarsi con farne un uso ec-
le, o una Penitenza imposta o volontà^ cessivo, ecomprende il peccalo di scanda-
ria, o l'osservanza d'un istituto religioso lo. E
un peccalo di gola T uso ini mode-
che proibisce l'uso del vino. Per divozio- ralo delle bevande, che porta all'ubbria-
ne alcuni se ne astengono ne'ttmpi di Di' chezza, col danno eziandio della propria
giuno e di f igilia (/^.). L'ubbriachezza, sanila; peggio se s'infrange il digiuno o
Ebrielas, è deplorala dalla s. Scrittura l'astinenza comandata dalla Chiesa, quan-
con orrore, e ne descrive le conseguenze, to al bere con eccesso, e produce anche
le quali sono di njettere il disordine e la l'impurità e la lussuria , che sono altri

discordia nelle famiglie colla perdita de' peccati. Il p. Menochio nelle Stuoi€S\)\e-
beni temporali, di accorciar la vita, di ga seguenti capi. Cent. i.*, cap. 49» ^^^
i

render l'uomo stupido e di commettere senso di quelle parole del cap. c^deGiU'
qualunque delitto. L'iconologia rappre- dici: Finum laetificat Deum, et homi'
senta r ULbi iacheiza colle ibrme d' una nes. Cent. 3.*, cap. 2 3: Se avanti il di-
donna mezza elìi, grassa e veruìiglia,
di Vuso di bever vinoj e del-
luvio ci fosse
portante una gran misura di vino, di cui la ubbriachezza di Noè. Cent. 0.", cap. 1

sembra aver già bevuto una parte. Essa SO: De* mali effetti deltubbriaihezia;
ride, benché vacillante e vicina a code- cap. 57: Che il vivere temperalo prolun-
re. Chiamasi nbbrifico e ubbriacone, E- ga la vita. Il vescovo Camelli, Lettere
briusy colui il quale per eccesso del vino ecclesiastiche, 1.
1
, kit. 1 9, dice che l'ub-
o qualche altro lìquoie inebriante ha
di briat hezza e la crapula , vietale severa-
perdulo la ragione, pel vizio abbomine- mente a'chierici, sono in abbominio pres-
\cle di bere eccessivamente. i)i tutti i so i sagri conoui, sotto gravi pene, ihe ri-
46 V I N V I N
porla. Indi nel t.io, 89, riferendone
leti. vieti agli ecclesiastici, d'intervenire a'con-
i danni, chiama I' eccesso del vino insa* clamorosi, nel 1569 proibì rigorosa-
viti

nabile veleno, perchè dà morte al corpo la mente a'romani che aveano propria abi-
e all'anima, riproducendo il detto da s. tazione, l'andare all'osterie o bettole per
Ambrogio, De Elia^ clJejunio cap. i4: mangiare, bere e giuncare, poiché desse
JPulchre dicilur insanabile j multi enini erano soltanto istituite pe' forastieri. Nel
a reliquorum serpentiumveneno curan- medioevo pubblici giudizi de' Placiti^
i

tuì\ nenioad ebrielate j atque haec est non si potevano tenere nel Tribunale
causa^ dir vinum non cuìlibet veneno, se non da' giudici digiuni, cioè innanzi
sed draconum quodest insanabile assi- il pranzo, per timore che lo smodato be-

ììiilatur. Indi soggiunge, fa domandato re del vino potesse tramandar fumi alla
Platone, come fosse divenuto cosi sapien- testa e alterarla. Francesco I re di Fran-
te, rispose:Perchè ho consumato più olio cia nell'agosto i536 emanò il seguente
nella lucerna, che vino nel bicchiere. E editto contro gli ubbriaconi. « A fine di
s. Paolo scrisse flc?jE/j^e5., e. 18: Nolile evitare l'ozio, bestemmie, omicidii e al-
inebriari vino, in quo est lux uria ^ sed tri scandali e danni che succedono a ca-
implemini Spirita Sanato. Questo deplo- gione dell' ebrietà, si ordina che chiun-
rabile stravizzo fu represso da' Papi, da' que sarà trovato briaco venga immedia-
conoilii, da' vescovi, e da leggi suntuarie tamente arrestato e tradotto in carcere a
e di prammatica. Gli epicurei e i crapu- pane ed acqua per la i." volta ; in caso
loni fecero consistere il massimo de'pia- di recidiva, oltre il suddetto castigo, sia
ceri nel mangiare assai e nel bevere vino battuto con verghe o frusta nell'interno
in abbondanza e di più qualità. Il Papa delle prigioni ; per la 3.^ volta sia fustiga-
s. Eulichiaoo del ayS, ordinò che gli ub- to pubblicamente; e se si dimostri incor-
briachl, cioè quelli che abusassero del vi- reggibile, soffra l'amputazione dell'orec-
co fino a levarli di sentimepto, e perciò chie e il bando : se poi avvenga che per
capaci di comnjettere peccati, delitti ed causa d' ebrietà, gli anzidetti ubbriaconi
escandescenze, incorressero nella scomu- commettino qualche eccesso o delitto,
Dica finché non si fossero emendali. Papa non solo non sia a loro perdonato per ta-
s. Zosimodel4i7 proibì agli ecclesiasti- le ragione, ma vengano puniti con la pe-

ci l'ingresso nelle bettole. II concilio di na ordinaria del loro misfatto, e più colle
Vannes del 465 decretò: >» Quegli che si pene comminate di sopra contro V ebrie-
sarà ubbriacato, sarà separato dalla co- tà,ad arbitrio de' giudici". Nel declinar
tiìunione per 3o giorni, ovvero punito del secoloXVI, narra il prof. Romanin,
corporalmente". Quello di Agde del 5o6 Storia documentata di Venezia^ t. 6, p.
replicò il canone. Già divenule le Agapi 453. w Rozzo il popolo e manesco dava
bagordi di ubbriachezze, aveano richia- motivo a leggi sempre più rigorose circa
mato la repressione de' vescovi, Ira'quali all'uso dell* armi ; disordini gravi succe-
s. Agostino nel concilio di Cartagine fece devano, e il concilio de' X qualificando
ordinare a' vescovi ed a' chierici di aste- r ubbriachezza (sic) siccome quella dalla
nersi dall' intervenirvi. Nel concilio ge- quale derivavano l'abbandono della mo-
nerale di Laterano I V,celebratoda Inno- glie e de'figli alla fame, alla più orrenda
cenzo III nel 121 5, fu disposto col can. miseria, le imprecazioni e le bestemmie,
l5: » A crapula, et ebrietate onines cle- la lussuria e perfino i delitti di sangue, ri-

rici diligenter abslineant. Si quis auteni correva, secondo l'idee del tempo, al ter-
super bis seculpabdeni cxhibuerit, a be- rore delle pene, e condannava l'ubbriaco
neficio, vel officio suo suspendatur* Pa- . alla galera ". Non basta però il terrore a
pa s. Pio Y, dopo avere rinnovalo i di- contenere il delitto^ e più assai giova l'è-
V I IV V I IV /f7

ducofione inornie e religiosa: a questa recchi anni, che il giusto giudizio di Dio
\iep}>iù rivolse ie sue cure il governo ve- flagella l'orgoglioumano, privandolo del
Delo.Le bettole e le osterie,ossia gli spacci più gradito frutto della terra, colla terri-
di vino a minuto introdotti nella loro o- bile e desolante malattia delle viti, che at»
rigine per provvedere a'bisogni della vi- lacca la foglia, il fiore e il frutto, eque-
ta, e per comodo della classe non possi- stodistruggendoè cagione d'incalcolabili
dente, \ennero per successiva e sempre conseguenze dannose. Questo flagello fi-
crescente scostumatezza fatalmente degra- nora incomprensibile (agli uomini del se-
dali fjno a divenire veri vulcani di disor- dicente secolo de' lumi, che studiano eoa
dini e di delitti. A tanti gravi mali, preci- continue nuove invenzioni alla più rapi-
puamente è fomite il Giuoco di cai te, di da distruzione della società), che tanti im-
mora, di passatelle esimili. I saggi gover* mensi danni ha recato all'economia agri-
ui, e specialmente il pontifìcio, di quan- cola delle meridoniali contrade dell'Eu-
do in quando emanarono salutari leggi ropa, ne'paesi Orientali, in Africa, e per-
repressive, per impedire ie ubbriachezze sino nell'Asia IVIinore, e del quale speria-
che risultano da que' luoghi di tratteiiì- mo per la divina misericordia di vederci
menti, tranne le dovute eccezioni poiché ;
ben presto liberati, è stato attentamente
ivi e dalle lubriche associazioni di uomini studiato da' dotti delle diverse nazioni.
edonne scostumate, cbesi fomentano, de- Ma ignota n'è tuttora la causa. Pel molto
rivanon di rado quel dissipamento di de- die ne fu pubblicato, ne darò alcuni cen-
naro a danno d' innocenti famiglie che ni. L' esperto giardiniere inglereTucker

languiscono, reclamanti provvedimenti negli anni 1 844 ^ meglio nel 1 845» osser-

stabili e radicali. Quindi merita il ricor- vò nelle terre di Margale, nella contea di
darsi per Roma l'editto de*3 marzo 824 1 1 Rent,e ne'vicini vigneti chiusi, che tral- i

di mg.' Bernetti governatore e vice-ca- ci, le foglie e grappoli in parte o intera-


i

merlengo; e le salutari misure prese sullo mente coprivansi d'una polvere bianca*
Impaccio del vino a minuto, dal cardinal stra, e che le uve coperte di quella sostaa-
Kivarola legato a latereótWa città e pro- za crepavansi, contraevano un sapore
vincia di Ravenna, pubblicate nel n. 58 spiacevole e si alteravano gradatamente
del Diario di Roma del 824. Quelli fu- 1 putrefacendosi. Altrettanto si venne a co-
rono gli energici provvedimenti presi a' noscere nel Belgio. 11 botanico inglese
nostri giorni d'ordine di Leone XIl^ per Berckley constatò, con l'aiuto del micro-
repiimere 1' ubbriachezza, riportati in scopio, che quella sostanza, la quale in ap-
quell'articoloe nel voi. LXXXIV, p.iQ^. parenza sembrava polvere biancastra ce-
Ivi celebrai l'apostolo della Temperanza nerognola, costituiva una nuova specie di
p. Teobaldo IMatheW cappuccino irlande- mucedini o vegetazioni parassite pregiu-
se, fondatore d'una recente estesa società dizievoli a diverse piante coltivate, e per
proniiltente d' astenersi dal bere ogni li- ricordare il i.° orticoltore che l'osservò,
quore fermentato e spiritoso, tanto nocivi gli die* il nome di O'ùJinm Tiicheri. A\'
alla salute e alla morale. Egli percorse tri dissero l'infezione Crittogama a Crit-

1* Irlanda, ringliillena, parte dell' Ame- tognmapatia, il cui odore è precisamen-


rica e alti e regioni da tiiontante conqui- te quello del fungo; una produzione ve-
statore. Non v'ha che la religione catto- getale di muffa che Linneo [)Ose nella clas-
lica che possa formare di somiglianti per- se óejiinghi. E che siccome la sua prima
sonaggi, ed eguali eroi d' abnegazione e apparizione ebbe luogo dalla parte del
di zelo. Passato a ricevere l'eterno premio nord del nostro emisfero, il Criltogama
di sue virtù, ignoro se la virtuosa associa- sarebbe dunque una produzione setlen-
zione si couservi o progredisca. Sono pò- Iriouule, Ciipace per conseguenza di resi-
48 V 1 N V l N
stfiie a' nostri inverni più rigi<li, quando l'acqua fredda ordinaria, mediante sprnz-
anciìe nostri termometri discendessero a
i zamenti e iniez oni sulle foglie, sui rami
sogradi di Ueaumur. Il botar»ico francese e fino al cuore del grappolo, con debifn
Mollarne, oggi membro d^ll' accadefni.i doNC graduatoria ; egli diedero il notnedi
delle scienze, annunziò nell'aprile i85o specifico Oidifugo. Ma poi, come vado a
V apparizione del fungo parassito sulle vi- dire, fu trovalo più vantaggioso il zolfo
gne di Versailles. Da quel momento l'at- in polvere, e fu sciolto il problema che
tenzione pubblica e quella de' dotti fu vi- colla solforazione a secco, fatta con accon-
vamente eccitata da'progressi e da'guasti ci soffietti a diverse i'\\ìi'ese,Voì(liuni vie-
successivi della malattia nelle contrade ne totalmente distrutto prosperamente.
vinifere. Essa attaccò nel giugno 1848 i In Francia s' inventò la scattola a fiocco
giardini di Parigi, ed i dintorni di quella per insolforare le viti, quando il nuovo
capitale dal 1
849 al 1 85 1 ; si dilatò per gettito ha alzato di circa4tlita, ossia da 7
tutto mezzogiorno e settentrione della
il a 8 centimetri. Quanto al liquido enun-
Francia, ed invase il Piemonte e di zona ciato da' prof. Bordet e Martin, il Gior-
in zona il resto d'Italia, la Spagna, la naie di Roma del 858 1 a p. 5 1
9 ne olTre
Svizzera, le sponde, del l\eno, la Grecia^ l'efficaci esperienze eseguite in Francia
la Siria e l'Asia minore. La malattia eb- con felice riuscita, e se altri non l'otten-
be origine nelle serre o stufe e nelle spal- nero, fu difetto del metodo, non del far-
liere, e poi si estese ne* vigneti ; rapidi ne maco perciò ne pubblicò V avvertenze.
;

furono i funesti progressi nel 852, e gua- 1 Non mancarono esempi della naturale
sti maggiori fece ne' luoghi più umidi di cessazione della malattia in luoghi che ne
temperatura più limitata. I professori di sono stati infestati per tre, quattro e più
Marsiglia, Bordel di chimica, e Martin anni, e con saltuaria azione in una mede-
di scienze e lettere, a'24 giugno 18 56 pub- sima pianta ed in uno stesso fondo, altri
blicarono r articolo: Guarigione radi- restandone illesi, benché a venti un'eguale
cale della malattia delle viti^ riprodotto esposizione e feracità di terra. Per gl'im-
dal Giornale di Roma a p. 653. Dichia- mensi danni patiti dalle popolazioni, mol-
rarono, che secondo ogni apparenza que- furono le ipotesi, con cui si pro-
te e varie
sto Crittogama nacque da quelle atmo- varono gli studiosi delle scienze naturali
sfere artificiali, caldee umide, che si man- e gli agricoltori a gara per ispiegare V o-
tengono entro leserre,ovela produzione rigine, l'indole, i caratteri di questo rovi-
dell'uva è forzata. 1 semi di questi funghi noso flagello, e i tentativi per iscoprire
parassiti trasportali dal vento hanno suc- mezzi da porvi riparo. Qii basti
efficaci

cessivamente comunicata l'epidemia alle notare quanto concordemente fu cono-


diverse contrade vitifere dell'Europa. L'i- sciuto intorno alla natura di questa muf-
naudito concorso difatali circostanze, ana- fa micidiale, ad allo spediente sicuro a ri-
loghe a quelle che dapprima produssero mediarvi quando s' adoperi colle dovute
la malattia, cioè la straordinaria persisten- condizioni. Questa mulfa biancastra (cui
za per oltoo dieci anni d'unagrande umi- altri crede esser un elfetto della malattia,
dità,accompagnata da una dolce tempe- e non già, come pur è veramente, la ca-
ratura, resero endemico il pericoloso pa- gione die^sa), è un vegetale parassito del-
rassito e disseminarono l'enorme prodot- la famiglia de'funghi, benché ancora non
to de' suoi semi. Constatato il male e an- s'accordino Ira loro i botanici, ascrivendo
dati in traccia del rimedio, riconobbero il questi al genere crysiphe, quelli al genere
zolfosublimato efficace e adottato gene- oì'diu'Uy appunto perché dillerisce notabil-
ralmente, ma criticando il modo cui si a- mente per vari cardtleri dall'uno e dall'al-
doperava, proposero il zolfo solubile oul- tro. Guai data col microscopio scorgesi
V I N V I N 49
composta d'iin^nnumerahile tuoltitudìne do i succhi ajOfluiscono, epidermide of-
1'

ili luinutissimi ouliuni. Vi si clisliuguo- fesa si squarcia; i granelli deli' uva, tut-
Do: 1.° certe fila luoglie, arrampicantisi toché fossero già grossi e polputi quanda
per ogni parte sulla pianta, che s' incro- ne furono tocchi, si fendono, lasciano al
cicchiano e si diramano sull'epidermi- contatto dell' aria i loro granelli e si di-
de de' sarmenti verdi, delle foglie e de' seccano; i più piccoli s'mduraoo e abor-
grappoli, dove (ormano a macchie isolate tiscono. Le foglie si corrugano, si accar-
o contigue un sistema vegetativo, il quale tocciano e cadono prematuramente di-
è come la radice dell* oì'diuni, e da'bota* seccate. Le cortecce de' sarmenti verdi,
nici ha nome ruycelium; 2.'' filaraenla appassite come se fossero state lunga-
cortissime, semplici, articolate, che sor- mente esposte a calore eccessivo, si ridu-
gono dalla parte superiore del AMycd/m/;j, cono ad uno slato filamentoso da potersi
e chiamano steli ; questi nonsouoiu real- torcere come la canape. Gli organi erba-
tà ahi più che un granello di farina, oa« cei della pianta o cessano al tutto o mal
de nasce quell'aspetto polveroso della fò- ponno elaborare i succhi nutritivi, sicché
glia infetta ;
3." ceni corpuscoli somiglian- questa perde la sua virtù di germinazione
ti ad ovicini, delti perciò spore, che sem- fruttifera, s'illanguidisce a grado a grado,
brano far le parti di semi, e non sono al- ed anche perisce. Ecco nelle sue cause,
tro che le varie articolazioni degli steli uè' suoi indizi e nelle sue conseguenze la
ingrossate e mature, perciò cadute; que- malattia delle viti. Secondoildiversomo*
ste, portate da'venti sopra alte piante ia do con cui credevasi poter spiegare la na-
condizioni favorevoli al loro germinare, tura del morbo, si divisarono molteplici
si sviluppano e propagansi con porten- spedienti per ripararvi, che tutti ridu-
tosa rapidità; 4*°^^*^'^^'"^^ ^'^''' corpu- consi a metodi di cura preservativa nella
scoli teuuissimiche in certi casi formausi coltivazione speciale della vite, o a meto-
nelle spore stesse, e perciò appellati spo- di di cura esterna contro il parassito oi'-

mie, e credonsi dotale di facoltà germi- diuìii già manifesto e dilfuso. I primi,
native. Inoltre se le spore e le sporule che riuscirono quasi sempre inefticaci;, si

tiuno i propagalori di ({uesto parassito a ristringono in una concimazione renduta


d'stanza, esso pure si riproduce e si mol- stimolante con l'aggiunta di materie sa-
tiplica per ogni particella del suo iiiyce- line^ che assorbite dalla pianta la rinvi-

Unni. Quando Vouliuin trova sopra una gorissero ad umori guasti,


espellere gli
vite condizioni favorevoli al suo nutri- onde credevasi generato il morbo; in pu«
mento, vi si stende assai presto e la co- lire le radici d'ogni loro parte meu sana,
pre di tante che riesce in^possibile
ferite, e mondare accuratamente gì' intermedi
a condurre a maturità verun fruito. Sul- de'tralci; io sottrarre umore alle vili cou
le prime,quando vi attecchì da poco tem- incisioni nel tronco;in^isfrondarledi qua^
po, busta un leggero sfregamento per si tutte le foglie; in coricarne per terra i

farnela sparire senza cherimanga traccia tralci, o sorreggerli a piccolissima distane


d'alcun danno; ma quando ha vegetato za dal suolo, ec. Qualche utile invece st
per alcun tempo, cominciano a mostrarsi ricavò da'mezzi diretti a distruggere Voi"
al di solto certe macchie brune, violacee dium, immergendo i grappoli e lavando
o nerastre. Il fondo di (jueste è duro, ru- le foghe in soluzioni innocue alla vite u
goso, crivellato di punture, che direbbon- capaci di disorganizzare V oidluni^ e co»
si con un sottilissimo ago. Queste
fatte prendo grappoli d'un velo di sostanze
i

punture, che non attraversano mai fuor alle ad impedire che il germe oulico vi
fuori r epidermide, bastano a produrre potesse germinare. Quindi la lavatura
uegli organi alterazioni gru vissime.QauQ* dell' uve, il pulirle cou morbide spuizor
VOL. CI.
4
So V I N VIN
le,l'immersione in soluzioni di lisciva, in presto a tutte le temperature superiori a
acido solforico diluitissinio, in decozioni 16 gradi. Nell'estate, quando pel calore
di materie oleose, in infusioni di tabacco, solare Y oidiiun si diffonde con maggior
in latte di calce, in soluzioni di gomma, potenza, anche i vapori sulfurei sono più
€c. Ma spesso tali mezzi fugavano per po- abbondanti ; e se una vile sia spolverata
chi giorni VoYdiunij ed arrecavano irre- di fiore di zolfo come im-
, essa trovasi
parabile danno all'uva^ ovvero tornava- mersa in un'atmosfera di vapori solforosi,
no troppo costosi e impraticabili. Final- che durano finché sulle foglie e sui tral-
mente si tentò l'uso del zolfo, e di là on- ci avvi un tenue velo di polvere di zolfo.
de venne il male, venne pure il rimedio. Quindi è agevole inferire come debbasi
Fin dal 848 Ryle in Inghilterra comin-
i doperare questo specifico per la cura del-
ciò a valersene, guidato a tale scoperta le viti. In prima bisogna ridurlo allo sta-
dal sapere chegiàneli8[oGiuseppe Hli- to di massima divisione e polverizzarlo
me adoperava con gran vantaggio lo zol- ben fino ; aspergerne egualmente tutte le

fo in polvere per distruggere gl'insetti. parli della vite;e per questo occorre prov-
Nel i852 De la Vergne, ripensando al- vedersi di soffietti mollo ben acconci a
l'uso che vi ha di bruciare zolfo nelle boi - tal uso; eseguire tale operazione a tempo
ti per preservare il vino dalla muffa, im- asciutto, caldo e sereno ad aria tranquil-
maginò di bruciarne pure sotto alcune la; reiterare più volte l'insolforamento,
coprendole prima d' un velo che vi
"viti, scegliendo a ciò le ore d'un bel mattino.
mantenesse attorno l'atmosfera d'acido È poi necessario ripetere l'insolforamen-
solforoso svolto dalla combustione. L'ef- to tre o quattro volle, cioè come prima
fetto coriispose otti«namente , e con ciò i nuovi pampini (si osservarono più in-
era scoperta non pure l'efficacia del zol- fetti quelli verso il terreno) cominciano
fo, ma eziandio la maniera con cui esso ad allargarsi, sul finire di maggio; poi una
agiva e perciò il modo di adoperarlo. Le 2." volta quando il maggior numero de'
sostanze organiche e minerali che forma- grappoli sono in fiore, e questa dee farsi
no spesso una specie di crosta sopra le più copiosa e su tulle le parli verdi del-
parti aeree delle piante, sono decompo^ la pianta; una 3.* volta quando gli acini
sta da'vapori solforosi per combinazioni dell'uva cominciano ad avere una me-
chimiche; onde le foglie esercitano più diocre grossezza; e la 4-^ da ultimo quan-
rigorosamente le loro funzioni e provve- do grappoli sono in sul colorire. Se poi
i

dono meglio all'alimentazione delle pian- nell'epoche intermedie apparisce indizio


te. Oltre di che l'acido solforoso è mor- di o'idium^ conviene ripararvi senza in-
tale per Y o'ìdìum. Cosi ottenevasi e di dugio con pronta diifusione di zolfo, mas-
rinforzare la vegetazione della vite e di sime quando una forte pioggia avesse la-
distruggere il parassito. Ma coaìe riuscir- vate le foglie della precedente aspersio-
i?! , senza ricorrere alla combustione del ne. Fu detto che il vino prodotto da uve
zolfo sotto i veli, cosa evidentemente co- insolforate si guasta, o per lo meno pi-
stosa assai e quasi impossibile a praticar- glia gusto cattivo e fetore spiacevolissi-
si nel massimo numero de'casi? 11 vapo- mo di gas solfidrico. Ciò non avviene se
re solforoso dovea essere non troppo den- si lasci l'uva sulla pianta finché siasi in-

so, poiché avrebbe così potuto nuocere teramente pulita o per l'azione dell'aria
alla vite; ma appunto perchè debole do- o del calore,o per pioggia, del zolfo ond'era
"vea essere continualo per alcun tempo. aspersa. Ma quando ciò non si potesse, il

Lo zolfo ridotto in Qiinulissima polvere fetore contralto dal vino per le reazioni
possiede in sommo grado le qualità a ciò del zolfo nella formazione del mosto, sva-
richieste. Esso si volatilizza ptii meno nisce iuterameute travasando alcuna voi-
y

V ! N V I N 5r
ta il fino 6te<;so cV iinn in uà' altra hot» continuerà fino a che Colui il quale l'ha
te. Solo allora sembra dovei* persistere, mandato, come ministro di sua giustizia,
quaiulo invece di zolfo puro si fosse ado- M
glidica: fermati e basta. II rimedio dob-
perato un polisoifuro dì calcio, otteoulo biauio cercarlo da Dio, non dalla scienza.
sciogliendo il zolfo in un latte di calce Gettiamo intorno di noi e in noi stessi
bollente,come alcuni usarono eoa loro uno sguardo, e nella mancanza della fe-
danno. Io mi sono giovato liberamente de e nel disprezzo pe'doveri eh' ella im-
anche del dotto e ragionalo articolo del- pone, troveremo tulle le cause de'fiagelli
la Civillà Cattolica , serie 3.^, t. 1
1, p. che devastano le vigne. Ricorriamo dun-
609: UO'ìdium Tiikeri e t insolfora' que con amore e fiducia al Signore de-
mento delle viti, avvertendo che per una gli elementi, all' arbitro sovrano de* no-
pììiampia contezza si può leggere WRìas- stri destini , a chi atterra e suscita: non
sunto della Coniniissione per lo studio mai dimentichia(no, che s' egli è nostro
della inalatila delle viti del M. E. e vice- giudice, è anche il nostro padre". Quan-
segretario Giulio Curioni, presso gli ^Hi to a'periodici, ricorderò solo alcuno de-
dell'I. R. Istituto Lombardo di scienze gli articoli del Giornale di Roma. Nel
lettere e orli. I governi eccitarono gli gennaio i854a p.i 35 pubblicò l'artico-
scienziati a studiare la malattia delle vi- lo diDe Nerkaux: Sul nuovo metodo pel
li, Spagna «e'primi deli 854
e quello di taglio e potatura delle vili. A p. 535
olfr'i premio di 25,ooo duros
il vistoso offre l'articolo di mg."^ Francesco Penti-
( I25,000 lire) all'autore del metodo più ni: Malattia delle vili. Fu pure impres-
sicuro, più efììcace e nello stesso tempo so a parte. Opinò esserne causa un inset-
di facile ed economica applicazione per to che appartiene al genere de' vermi, pre-
curarla radicalmente. L* Eptacordo di cis<imente ad una qualità di tenia di quel-
Roma nel 1860 a p. 80 riprodusse due le formate ad anelli , riprodotta in im-
Lettere al compilatore della Gazzetta menso numero, ed avente insieme la ca-
uffìziale di P^enezia, scritte da Vicenza ratterislica filatoria, quasi interamente
nell'ottobre da Francesco Trissino. Con consimile a quella de'bozzoli. A distrug-
queste cortesemente notificò a pubblico ger tali micidiali insetti, propose il taglio
vantaggio, avere alcune esperienze dimo- de'tralci al principiar della parte legnosa
strato utilissimo r astenersi dalla con- e il loro bruciamento, da rinnovarsi ogni
sueta potatura delle viti ; poiché sebbe- anno sino all'intera disti uzione. A p, 682
ne la micidiale crittogama, in poca quan- riprodusse metodo di Catay, che pro-
il

tità, si attaccò al dorso de' tralci, lasciò pose di togliere Voidium con pennello a
illesi i grappoli dell'uva, non puntoguasta forma di mezzaluna. Il Giornale del iS55
dalla comune malattia. Se si raccogliesse* col n. I 12 esibì il metodo preservativo
ro in!»ieme tutti gli articoli deGiornah\ sperimentato con successo dal tirolese
le dissertazioni, le esami ememoi ie, gli Franocsco Vulcan, contro la malattia del-
le proposte stampale intorno al grave ar- l'uva benché già affetta, basato sul prin-
gomento, si avrebbe materia per una bi- cipio_, che le piante parassite non si sof-
blioteca da potersi dedicare a Bacco ma- fermano sopra sostanze animali, cioè l'iin*
lato, come lepidamente si espresse altro- mersionede'grappoli in acqua fredda bol-
ve la lodala Civiltà Cr^/Zo/Zr^i, encomian- lita con la colla comune de' falegnami.

done lo studio innocente e utile. Tulla- L'Enciclopedia contemporanea di Fa-


volta nel 853 gravissime parole pronun-
1 no nel settembre 1 856 ci die'diPietroMa-
ziò in argomento il cardinal Donnei ar- serali: Malattie cagionate alle piante da
civescovo di Bordeaux. Egli disse: Il (la* nuove Crittogame. Si prova clie VOì'dìuni
gello delle viti continua il suo corso, e lo Tuckeri della vile non colpisce altri ve-
f

S-i V I N V I N
getabili,ele CnUognnie di questi non han ta le meraviglie della sapienza , onnipo-
che fare con quello, corae si prelese. De* tenza e carità sua infinita. Per sostenta-
gii opuscoli mi limiterò a ricorJare se- i mento di nostra anima, riceviamo il ss.
guenti. Due discorsi sulla malattia del- Corpo del Signore (F.) nella ss. Conni'
l'uva di d. Felice Priore di Pratif^lione, nione (^.), così chiamala perchè con es-
Firenze 1 8 54- La Civiltà Cattolica che ne sa si comunica il Coi pò e San-
a'cristiani
dà ragguaglio, m'istruisce nella 2/ serie, gue del Piedentore, nel pellegrinaggio di
t. ro,p. 688, ch'essi confutano la ridicola questa vita , ed in forma di ss. Fialico
opinione diffusa tra' villici toscani, che la (F.) nel nostro passaggio all' eternità. Il
malattia dell' uve venisse cagionata dal pane e il vino olferto dal sacerdote Mel-
vapore delle vie-ferrate, quindi impreca- chisedecco in Sagrifizio (/^.) pacifico, in
zioni contro di queste e minacce per im- rendimento di grazie per la vittoria ri-
pedirne l'esercizio Essenza d'uva in e-
1 portata da Abramo , fu viva immagine
stratto ed essenza d'uva
conserva per in delle specie sagramentali, sotto cui nella
vantaggiare i mosti e migliorare i vini ss. Eucaristia si contiene il Corpo ed il

d'ogni specie nelle loro qualità piii de" Sangue di Gesù Cristo (F.). 11 Salva-
siderale e richiestecome sapore e vigo- lore del mondo innanzi la sua Passione,
re j odore e colore ^durata e salubrità alla vigilia di sua morte, nell'ultima Ce'
con un' Appendice riguardante gli am- na cogli /^poi-Zo/nsliluì la ss. Eucaristia.
morbamenti ed infettazionide vasivina" Tenendo in mano del Pane lo benedì,
ri, ed un rimedio risanatore di qualsiasi lo spezzò e die'loro dicendo Prendete^ :

infezione delle botti togliendone il fetore mangiale, questo e il mio Corpo. Pari-
pili incomportabile ed impartendo loro menti distribuendo ad essi il Faso (F.)
invece la migliore fragranza vinosa e detto Calice [F.) , col Fino, disse loro:
permanente, del prof Geminiano Gri- Bevete di questo tutti, imperocché que-
ìnellij Modena i856. La decozione dei sto e il Sangue mio del nuovo Testa^
Cece (Cicer Arietinus) contro la malat- mento il quale sarà sparso per molti
,

tia delle uve, Memoria del prof. Pietro per la remissione de' peccati. Queste so-
Peretti comunicata alla Corrisponden- no le divine e portentose parole usale dal
za scientifica di Roma dalV eccelso pon- Sacerdote [F.) nella Messa ( t'^.) al pun-
tificio ministero del commercio e de' la- to della Consagrazione delle due specie
vori pubblici, Roma 1857. Sulla effica- sagrauìenlali, cui segue la loro Ostensio"
cia dello zolfo per guarire la malattia ne (F.) prima coli' Ostia sagra ( F.) e poi
delle viti, e del modo d' amministrarlo col Calice, L'Eucaristia è un Sagramen-
con sicurezza di pieno successo, Memo- to, nel quale sotto le specie del pane e del
ria del prof cav. Paolo Savi, Pisa vino si contiene veramente, realmente e
1857. sostanzialmente l'adorabile Corpo e San-
Gesìi Cristo scelse sopra tutte le pro- gue di Gesù Cristo, istituito da lui stesso
duzioni della terra il Pane (^.)e il Fi- per alimentare colle sue grazie V anime
no, le sublimò e nobilitò col farne la ma- nostre, com'Egli ci ha promesso. In ve-
teria delle specie sagraraenlali della divi- non mangiate la
rità io vi dico, che se
na ss. Eucaristia (P.), ch'èil mistero più Carne del Figlio Uomo (F.) e non dell'
augusto e ineffabile di nostra ss. Religio- bevete il suo Sangue, non avrete la vita
ne (P\) cattolica, il ss. Sagramento (/'.) in voi, C/li mangia la mia Carne e be-
più venerabile della Chiesa [F.) cattoli- ve il mio Sangue ha la vita eterna, ed
ca, il dono più prezioso che Dio abbia io lo risusciterò nel giorno estremo. iNel-
uomini , nel quale a pio loro
fatto agli la istituzione di questo sagramento aven-
sorpreudenlemeule ha compendiato tut- do Usalo Gesù Cristo pane di grano e vi-
V I N V I N sr
no di vite, ed nvendo ordinalo agli Apo- (^.) o senza lievito de'Iatini (si può ve-
stoli di fure quello ch'Egli avea fallo, ne dere Giovanni Mabillon, De Pane Eu-
viene che il pane e il tino di queste spe- charisdco Azynio ac Fermentato Lu- ,

cie soiamenle sono materia valida di un tetiae Purisiorum 674), siccome non im-
1

tal sagramento, e che le parole da Lui porta mutazione sostanziale, così non va
pronunziale nel porgere tali cose agli A- contro la validità. Solo è comandato che
posloli, ne sono la forma. Qualunque al- ciascuno si attenga all'usodella sua Chie-
tra materia e altre parole, o l'allerazio- sa, sia orientale o occidentale, ed mini- i

ne sostanziale delle sopraenunciate, non stri d'un tanto sagramento sono esclusi-

varrebbero a fare questo Sagramento (U vamente Vescovi e Sacerdoti {^V,) da


i \

BeiìeiKWfDcll'obblazioni all' altare yli-at' essi validamente ordinati. Per dispensar-

ta del vino necessario pel sagrifizio del- lo poi solamente, anche Diaconi{V.) una i

la messa, e di sua qualità scelta, ottima volta erano ministri ordinari;uso da mol-
e ben depurato, come pure dev'esser l'ac- ti Però ancora po-
secoli affatto abolito.
qua con cui quello deve mischiarsi. Fu- trebbero distribuirlo col permesso del
rono piantale apposite vigue e viti per vescovo o del parroco, in caso ch'egli non
trarne il vino per la messa; ed a*cavalie- potesse portarlo, né farlo portare da un
ri della Spica, come dissi in quell' arti- sacertlote ad un infermo per Viatico
colo , fu prescritto la coltura del grano (Scrisse Dionisio Petavio, Diatriba, de
per fabbricare le ostie da consagrarsi. Il potestatc consecrandi etsacriflcaadiSa-
Piiizza, nel Menologio Romano^ parlan- cerdotibiis a Deo concessa, Parisiis 639. 1

do della festa della Trasfigurazione a' 6 Osserva il Piazza ntW Enierologio di Ro-
agosto, dice che in quel giorno si consa- ma a* o luglio, festa di s. Pio l, aver que-
I

grava vino nuovo nella messa; e non ri- sto Papa ordinato che fosse punito il sa-
trovandosene, si spremeva nel vino del cerdote, per cui colpa o negligenza fosse
calice un poco di mosto dall'uve; perdi* caduta nel sagriflzio qualche goccia di
notare coli tale cereuionia regno glo- il sangue; cioè se cadesse in terra facesse la
rioso di Cristo figuralo nel vino nuovo, penitenza col digiuno /p giorni; se so-
come medesimo Salvatore di-
l'attesta il pra V Altare, 3; se sopra la l^ovaglia su-
cendo: Non hiham a modo de hoc geni' periore, 4; e se nella seconda, g ; se fosse

mine vkis^ iisqiie in dieni illum, ciun il' penetrato fino airultimatovaglia,2o gior-
liid biham vohisciim novum in regno Fa- ni ; ed ovunque cadesse, se si potrà rac-
tris mei. E nello stesso giorno si bene* cogliere, sì lambisca; se no, sì rada, o si

diceva l'uva nuova, e da'greci si digiuna- lavi ; tuttociò che sarà lavalo o raso , si

va la vigilia di delta festa. Dicendo poi bruci, e la cenere si riponga nel Sacra-
di quella di s. Tommaso apostolo ni i rio. Cita il Breviario Romano. Però no-
dicembre, narra che nella sua vigilia, fi- tai altrove col Novaes, ciie questo decre-
nito il vespero, il vescovo di Edesia an- to non si trova in autore antico). In for-
dava al suo sepolcro, ov'era stalo porta- za delle parole della Co nsagr azione, del-
to il suo corpo, con gran concorso de'fe- ta altrimenti la forma di questo sagra-
deli veneralo pe' uìiracoli che ivi opera- mento, che un sacerdote legittimo pro-
vn> ed apertolo ponevagli in mano un ra- nunzia in nome di Gesù
Cristo, sul pa-

mo secco di vite, e la mattina seguente ne o sul vino, è di lede che nell'istante


lo trovava verde e con tanta uva, quan- tutta la sostanza del pane e del vino sì
to bastava per ispremere il vino necessa- mula Corpo e San-
nella sostanza del vero

rio per consagrare nella messa)» La diife- gue di Gesù Cristo, il quale realmente vi
renzii fra il Fané fermentato o con lie- rimone vìvo, impassibde, glorioso com'è
\ilo, che si usa da'greci, e fra ['Àzzimo in cielo; e ciò e quaulu dire, che dulia so-
54 VI N V 1 N
slauza del pane costituita dalla farina e Il simbolo e senso Eucaristico delle 7
nell'acqua mescolala, assodata e cotta, e sporte di pane viene confermato da una
della sostanza del vino, cioè del natura- pittura esprimente una mensa a treppie-
le umore della vite, nulla alFalto rimane; de , con 3 pani e un pesce , e sul pavi-
ma solamente la specie o accidenti o ap- Qiento 7 sporte del pane nuracoloso. E
parenze, le quali sono la forma, il colo- poiché il treppiede co' pani e col pesce
re, l'odore, il sapore. La mutazione reale significa il sagnfìzio del Corpo e del San-
e sostanziale del pane e del vino nel Cor,- gue di Cristo, e però l'Eucaristica men-
pò e Sangue di Gesù Cristo, è ciò che la sa; il figurare 7 idrie dell'acqua trasfor-
Chiesa chiama Transustanziazione. Nul- mala in vino, può anco simboleggiar lo

la di più espressivo per indicare la mu- Spirilo Santo che viene a dimorare nel-
tazione di tutta la sostanza d'una cosa in l'anime di coloro, quali degnamente par-
i

tutta la sostanza d'un'allra, cliequesta pa- tecipano della sagra mensa. Siccome il

rola Trans usi anziazione. Non iu) porta miracolo della lrasforn»azione dell'acqua
che il vocabolo sia stalo sconosciuto ne'pri- in vino cotanta forza ha di rappresenta-
nii secoli. La Chiesa quando ha dovuto re la virtù infusa da Cristo nella mate-
fissare con chiarezza e con precisione l'i- ria e nella forma de' Sagramenli , assu-
dea vera d'un dogma, per difenderlo da- mendole a islrumenti d' una grazia spi-
gli errori, non ha avuto la difficoltà di rituale, e nel più augusto di essi trasfor-

comporre una parola espressiva , e non mando altresì la materia del pane e del
ha guardato alle regole della grammati- vino nel suo vero Corpo e nel suo vero
ca e della lingua (Questa da'primilivi cri- Sangue; così il senso allegorico nascosto
stiani fu simboleggiata ne' loro monu- nel monumento che illustra, potrebbe an-
menti, in argomento di loro ferma cre- cora esser quellodi rappresentare agli oc-
denza. 11 p. Garrucci gesuita, nella dotta chi e insieme rivocare alla mente deTc
opera, l^ctri ornati difigure in oro tro- deli la grazia de' 7 Sagranienti'x'ìixiyx'KÙ
vati ne' Cimiteri de' cristiani primitivi di da Cristo. L' idrie dunque del vino mi-
lìoma, raccolti e spiegati a p. 2 3 par- ^ racoloso, ne'raonumenli cristiani, eseguo
la delle sporte o ceste di pane raccol- memorativo e mistico senso della l^ran-
to dopo saziate le turbe nel deserto, da sustanziazione j e in generale de* sagra-
quello miracolosamente moltiplicalo da menli. Iddio, per intercessione de'suoi ve-
Gesù Cristo, con che della trasmutazio- nerabili servi, più volte operò il miraco-

ne da lui fatta nelle nozze di Cuna del* lo di tramutare l'acqua in vino, e l'ho
r acqua in vino collocalo ne' vasi detti riferito a'ioro luoghi). Per quanto atten-
idrie , presso gli ebrei anche in uso per dendo unicamente alla- forza delle paro-
le purificazioni, per notare la differenza le della consagrazione, sotto la specie del
che passa tra esse e panieri, del qual vi-
i pane non si trovi che il Corpo di Gesù
no miracoloso squisito ne fu il sapore. Cristo, e sollo la specie del vino che il

Inoltre osserva, che tale trasformazione preziosissimo suo Sangue, perchè questo
dell'acqua canjbiata in vino e la molti- è ciò che solo esprimono quelle parole ;

plicazione de' pani ponno prendere


, si tuttavia è di fede che Gesù Cristo è lut-
per siukboli del sagramento Eucaristico; to intiero sotto ciascuna di dette specie
facendo pure notare, che ss. Padri ri- i fra loro distinte, per la gran ragione, che
levando il miracolo dell'acqua cambiala dopo la gloriosa risurrezione sua Egli è
io vino, all'intento di confermare la fede sempre vivo, impassibile, immortale. E
de' credenti nella Transustanziazione cosa chiara che per la necessaria conco-
Eucaristica, è pure allegalo da loro come mitanza delle parli, il corpo d'un viven-
argotiitìiito d(ili ouuipolente vii lU divina. te non può esser separato dal sangue^ uè
V I N V IN 55
ilsangue dal corpo. Laonde si tenga fer- nozze di Cana in Galilea nella sostanza
mo che neiriìucaristia ciò che non segue del vino; così nell'Eucaristia, siccome lo
ili forza (.Ielle parole consagrati ve, imman- vuole, il pane ed il vino si mutano nella
cabilnieiite avviene per l'indicata conco* sostanza dei suo Corpo e del suo San-
niitanza , e così sotto la specie del pane gue. Quindi noi crediamo, al momento
insieme col Corpo vi è il Sangue, l'anima, che il sacerdote per comandamento e ia
Id divinità di Gesù Cristo; sotto la specie nome di Gesù Cristo proferisce le sue pa-
del vino insieme col Sangue vi è il Cor- role , che subito il pane non sia più pa-
po, l'anima, la divinità, tutta insomma ne, ne il vinosia più vino, ma il veroCor-
la Persona adorabile di Gesù Cristo, co* po e il vero Sangue di Gesù Cristo vivo
me definì il Tridentino, sess. i3,cap. 3, e glorioso, in quel modo precisamente in
can. 3. Per la slessa ragione che Gesù cui la Chiesa ha definito rapporto a questo
Cristo iu questo sagra mento è vivo, im- domma(Riferisceilp.Bonanni,LaGer<2r-
passibile, glorioso, dividendosi la specie chia ecclesiastica fidi^. 1Si cerca quaw 1 :

del pane e quella del vino non si divi- , do e da chifosse dato principio dopo Cri-
de, ne si fanno più parti del prezioso cor- sto alla consagrazione del Pane e del
po di Lui, ma Egli re^)ta tutto intiero iu A7rto. Esaminò la questione il p.Raynaud,
ciascuna parte visibile di quelle specie. e asserì, che gli Apostoli essendo stati fat-

Gesù Cristo trovasi reaicnente presente ti sacerdoti dal Salvatore, quando disse
nella ss. Eucaristia , finché le specie si loro: Quotiescunque feceritis hoc facile
conservano incorrotte, perchè sotto quel- in nieani commemorationem,sebbene po-
le specie sensibili, per quanto ad esse non tevano celebrare e offrire simile sagrifizio
aderente, tutta la sostanza del Corpo di al Padre Eterno, subito che risorse alla
Cristo contiene, in quel modo appun-
vi si vita il lorodivin Maestro, nondimeno dif-
prima vi si conteneva la sostan-
to, in cui ferirono sino allavenuta dello Spirito
za del pane laonde al momento iu cui
: Santo loro promesso dal Salvatore, e vol-
per qualsivoglia motivo segue nelle spe- lero disporsi a questa grande funzione con
cie talcambiamento, che a giudizio de' aspettar la il me-
pienezza di grazia che
sensi non si potrebbe più dire questo ,
desimo Spirito divino avrebbe loro com-
sembra pane, questo sembra vino cessa , partito. Che poi nel giorno della Pente*
dì essere sotto di esse la divina reale pre- coste fosse celebrata lai.^ messa, l'affer-
senza, il mistero dell'Eucaristia è l'elfet- mano molti ss. Padri e gravi autori. Da
to delTiramensa carità di Gesù Cristo ver- due sentenze stimano s. Gia-
chi lo fu,
so di noi, e muove pure da carità pru- como vescovo di Gerusalemme, ma è più
dentissima la determinazione di farsi no- credibile quella che dichiara s. Pietro, ca-
stro cibo nascosto sotto la specie del pa- po e principe del sagro collegio apostoli-
ne. Imperocché Egli ha rimossa così la co nel Cenacolo, mentre allora s. Giaco-
ripugnanza e il ribrezzo che avremmo na- mo non era ancor vescovo di Gerusalem-
turalmente avuto, se mangiar dovevamo me ; non che capo della Chiesa e Fica^
visibilmente le sue ss. Carni, e ha dato la rio di Gesti Cristo, da questi costitui-
più opportuna occasione d' accumular to, e perciò denominalo dagli antichi dot-
grandi meriti con V esercizio della fede. lori Radix ìiierarchiae ccclesiasticaef
,

Questo mistero finalmente non è solo un et Fons ordinis sacerdofalis. Una 3." sen-
miracolo, ma un complesso di miracoli, tenza vuole, che s. Pietro fu ili.° ad of-
e con tutta ragione si appella Mistero frire il sagrifizio della legge nuova, con-
della Fede. E un mistero che si opera correndovi nella medesima azione gli al-
da Dio, il quale può far tultociò che vuo- tri Apostoli. E fu facile cosa allo Spirito
le. Egli cambiò, come dissi, l'acqua nelle Sauto il tnoderure e ordinare ia tutti gli
S6 V N I V I N
Apostoli la pronuncia della forraola fìel- dell' Eacarislia dagli effetti sensibili di
Ja consagrazione, onde niuno precorres- questo cibo restano stupendamente ma-
se nel dirla, e tutti si accordassero in mo- siccome il pane e il vino
nifestali. Infatti

do, che colla pronuncia di tutti unifor- al corpo si imiscono cosi intimamente, da

me si adempisse la transustanziazione del divenire con esso lui una cosa medesima,
pane e del vino, nel Corpo e Sangue del a lui conservano la vita e la sanità ^ ar-
Redentore. Ne contro quest* ultima sen- restando un germe di morte e di distru-
tenza troTQsi obbiezione alcuna, ma sem- zione, somministrandogli nuovi spiriti che
bra molto probabile e conveniente, che portano vita, sanità e moto in tutte le par-
il capo degli Apostoli s. Pietro celebras- li, ove si distribuiscono, lo fan crescere e

se, e che tutti gli altri, avuta facoltà di aumentano il suo vigore e le sue forze per
celebrare dal Salvatore, l'esercitassero in sostenersi nelle fatiche, per reggersi ne-
compagnia di lui). I sacerdoti celebrando gl'inciampijnon altrimenti opera l'Euca-
il divin sagrifìzio prendono le specie del ristia spiritualmente e meravigliosamen-
pane e del vino: sebbene per questo ri- te rapporto all'anima co'suoi preziosi ef-
cevono due volte GesùlCristo, non rice- fetti. L'ampio e grave suo argomentosvol-
vono però nulla piìi de'laici che si comU' si ne' ricordati articoli e negli altri che
nicano sotto le specie del pane solamen' rammenterò, tultavolla punto di vista
al

te, perchè Gesù Cristo è il medesimo per fin qui discorso, sulle specie sagramenta-
tutti, non essendo necessaria la comunio- li, trovai a proposito di giovarmi dell'au-
ne sotto le due specie per ricevere tutti rea opera del vescovo Bronzuoli, Istitu-
gli effetti del sagramenlo, né è comanda- zioni Cnttolicìie, ed aggiungervi l'erudi-
la dal Redentore, non ostante le parole; zioni che racchiusi fra le parentesi. Quan-

Prendete tutti di questo^ imperocché que- to alla comunione sotto le due specie sa-
sto e ilìuìo Sangue. Volendo Gesti Cri- gramentali del pane e del vino, notai ne'
pto per eccesso di carità a noi lasciare in voi. Lì, p. 1 3, e LXI, p. 35, che ss. Pie-
I i

cibo le sue Carni e in bevanda il suo San- tro e Paolo ne'ritratti furono rappresen-
gue,poteva certamente sceglierealtra ma- tati col labbro superiore tosato o assai ac-
teria, altri simboli che il pane e il vino; corcialo, per maggior decenza dell' uso
ma la sua infinita sapienza trovò questi della ss. Eucaristia sotto le due specie,
i più conformi a'sentimenli dell'immen- particolarmente per prendere il Sangue
sa sua carila, e perchè il pane e il vino senza [)ericolo. Per evitarlo fu poi adot-
è il cibo de'grandi e de'piccoli, de'ricchi tato il cannello o Fistola (^^.) , tuttora
e de'poveri, perchè trovasi in tutti tem- i usata dalPapa ne'pontiflcali,secondo l'an-
pi, in tutti paesi (non meritano credenza
i tica disciplina. Non bevevano però dal ca-
que'che scrissero, avere Innocenzo Vili lice del popolo i principi, ma in altro, co-
concesso alla Norvegia di consagrare il me riferisce il Berlendi.Anziavverte,ch'e«
calice senza vino, a motivo di non poter- ravi anco il costume, a fine di non con-
si conservare a cagione degli estremi fred- sagrare molti calici, o di non fare nel me-
di, confutando l'asserzione il I^Jovaes nel- desimo sagrifìzio molte consagraziooi, di
la Storia d' Innocenzo FUI, poiché in mettere una piccola porzione di pane con-
quella regione si conserva benissimo e se sagrato in un calice di vino non consa-
ne fa abituale uso. Oilrechè il Papa non grato, e cos'i porgevasi a'comunicanti. Di
deroga mai a'sagramenti, il vino è onni- questa mescolanza abbiamo molti esem-
-namente necessario ed essenziale alla con- pi di varie chiese sì d'Occidente e sì d'O-
sagrazione del calice , escludendosi qua- riente; dalla qual mescolanza, se pure il
lunque altro liquore), mescolasi con tutti vino restasse consagrato, diversi furono
gli altri cibi, e perchè gli effetti invisibili i pareri degli antichi, ma il comune sea*
V IN VI N 57
lìmento « che il vino non restasse con* no, lo tflcevfino fiele del principe delle
Stigrato, e solamente santificalo. Tanto tenebre e creato dal demonio. Questa pre-
rispose s. nernardo, aldubbio proposto- scrizionenon fu estesa all' universale de'
gli (la un abbate, il quale avendo profe- fedeli, e durò quanto quell'eresia. R.i-
rite le parole della coiisagrazione sopra pullulata e moltiplicata, Papa s. Gelasio
la sola acqua, posta incautamente nel ca- I del 49*^ rinnovò in Pvoma l'ingiunzio-

lice, Rvea preteso col metter del vino e ne, per conoscere tali eretici. E siccome
aggiungervi una particella d'Ostia coosa- anticamente In comunione sì amministra^-
grata, di supplire all'invalidità della già va eziandio «'bambini e «'fanciulli, si tro-
fatta consagrazione. Vi era pure altra co- vò meglio il farlo ad essi col solo sangue
stumanza cioè d' infondere in un vaso
,
consagralo. Indi si tornò alla comunione
grande di vino, una piccola parie del vi- con una sola specie, e l'uso della comu-
no consagrato, e così mescolato si porge- nione del C<tZ/ce(^'^) insensibilmente an-
va a bere a'fedeli, la quale infusione nel- dò cessando, anco per ripugnare a'fedeli
la Chiesa romana facevasi dall'arcidiaco- di bere in un medesimo calice Ministe-

no. Neir altre chiese e luoghi ciò non fa- riale e di succhiare il vino consagrato
cevasi senon quando il puro Sangue con- con una stessa fìstola o cannello, Tun do-
sagrato non fosse bastevole al numero di po l'altro, principalmente in tempi di con-
quelli ch'erano per comunicarsi,e in quan- tagi e pestilenze. Vi erano nelle chiese
tità secondo il bisogno ; ma non perciò più colici MinisierialeSf ne'quali si ver-
restava tutto il vino consagralo, come sava il vino a mezzo d'un colatoio o pic-
dichiarò Innocenzo III, come poi riten- colo cucchiaio d'argento con sottilissimi
ne la scismatica Chiesa greca, poiché il fori, o altro strotnento di simil figura det-
contatto può santificare non consagrare. to Sion, acciò non vi si mescolasse qual-
J fedeli si comunicavano ne'primi secoli che insello e lordura, di che era vi peri-
della Chiesa sotto le due specie del pane colo quando ciascuno portava la sua por*
e del vino, e sotto l'una o l'altra, non es- zione di vino alla chiesa in oblazione.
sendovi in tale epoca alcun precello né L'arcivescovo di Reims s. Remigio fece
divino oèecclesiastico, il quale costringes- ìncidereìn un calice ministeriale i seguen-
se comechè sia alla comunione sotto am- ti suoi versi. Hauriat hi e populus vilani

bo le specie o sotto una solamente, sen- de Sanguine sacro - fniceto, aclernus


za che per questo lesa mai fosse la so- quenìfudit vulnere Cliristus. - Remigius
stanza del sagramento, e l'integrità de* reddit Domino sua vota saccrdos. Alcu-
suoi santissimi effetti. Special menle agl'in- ni antichi scrittori sono d'avviso che il

fermi si permetteva d'intingere l'Euca- nome di Cnlicc derivi da caUdus per- ^

ristia nel Sangue per maggior facilità chè in esso si beveva caldo giusta I* uso
d' inghioltii la. E intrinseco il tener pre- di que' secoli. Cassiodoro nel Psalnt. 1 5,
sente l'articolo CoMUNioivn, specialmente parlando del calice consagralo nel sagri-
i
§§ II. Comunione soUo le dite specie. fìzio della messa, così si esprime: Ca-

IV. Comunione dé'fanciull'. VII. Delle lix a calida dictusestpotionCy quoniani


ceremonie ed usi antichi della Comu- sicut aia cor hominis exhilarai hibilusj
nione. Di passaggio solo qui dirò, che la ita et hic sanctas nninias perpetuo jn-
comunione sotto le due specie fu coman- cundal hau<ita. Ne'priuùlivi tempi della
data a'fedeli laici in certi tempi, cioè ver- Chiesa non si faceva V h2levazÌQne (/''.)

so il 44^^ *'* l^flpa s. Leone l, che loro del calice; ma il diacono alzava un poco
prescrisse di riceverla pubblicamente per tal vaso sagro, mentre il sacerdote intuo-
iscoprire in Ilooia e altrove gli eretici nava : /Vr omnia saecida saeculoruni.
Manichei (F.), i quali abborrendo il vi- Forse l'impedì vn l'antica forma della Pia-
5S V I N V l N
neia (F.)? Si può leggere il Doughte, sente assaggia solo le ostie. E per la co"
De CalicihusEucharisùcis ve ter uni Clui- munione del Papa Novaes, Disserta'
il

stiaiiorum,Cremaci 694. Oitlinò la co- zioni, l. 2, p. 71 e 72. Avverte l'Ortiz,


munione sotto le due specie neliogS, Pa- Descrizione del viaggio di Adriano FI,
pa Urbano II nel concilio di Cleimoul, p. 77 descrivendo il convito di sua co-
,

per eliaiinare l'enorme abuso d'alcuni ronazione co'cardinali, i quali erano ser-
che amministravano l'Eucaristia col Cor* viti in bicchieri separati da'loro maestri
pò del Signore tinto nel Sangue del me- di camera con vini propri e particolari:

ilesinio; divieto rinnovato dal successore M Ciò forse cosi si faceva, perchè dalla spe-
Pasquale II: in alcuni luoghi tuttavia si rienza constava^ che il veleno più frequen-
permise agl'infermi, perfacililar lorod'in- temente si dava a bere mischiato al vino o
ghiottirla, secondo le testimonianze esi- con altri liquori, che non col cibo. Quin-
bite dal Garampi nelle Memorie ecclesia- di è, che questo costume di operare cosi
stiche, a p.187 e 509. Attesta mg/ Bel- ne'convili, inviolabilmente si osserva ia
lenghi,ó^/(//e antiche custodie dellas. Eu» Roma (cioè a que' tempi) senza veruna
carislia^ p. 1 6, che nel Tabernacolo del- ingiuria della persona che invita atavo*
la ss. Eiicariitia(l^.),c\iìaudo eravi l'uso la (Gio. Jacopo Bosio scrisse: Dissertatio
di comunicarsi colle due specie, in esso depotionihits morliferis, Lipsiae 736)". i

si conservava sotto quelle del pane e del Nel secolo XV pretesero la comunione
"vino, il quale uso fu poi dimesso si pel colle duespecie boemi eretici Z/^^my/^.J,
i

rischio di spargersi Sangue, come pel


il accordata dal concilio poi conciliabolo di
l'ischio di putrefarsi. Nel secolo XIII la Basilea, errore seguito òa Calicisli(F.)^
comunione sotto le due specie general- altri eretici; onde quando Nicolò V co-
mente si restrinse a' preti latini, perchè ronò imperatore Federico III, questi nel-
ì greci e altri orientali la continuavano e la comunione si astenne dal vino consa-

osservano tuttora i laici. In seguito i Pa- gralo, per non sembrare d'approvare i

pi, oltre a\V Imperatore nella sua Coro- loro errori: tornato imperatore in Ro-
l'

nazione, ne concessero il privilegio ad A- ma nel pontificato di Paolo lì, questi nel


Q.\jiv\\ Sovrani ,tdi ii i>a^\'\ ministri delle ba- pontificale pel detto motivo lo comunicò
die di s. Dionisio e di Cluny in certe so- soltanto colla specie del pane, ordmando
lennità. E nel pontificale del Papa par- a'propri assistenti diacono e suddiacono,
tecipano ambo le specie il cardinal diaco- di astenersi dalla specie del vino (Riferi-
no e il prelato suddiacono , assistenti e sce Menochio, Stuore,\..i,CGui. 3.',
il p.
ministranti. Riparlai della comunione del cap. 23, che Federico IH non beve mai
Papa ne'pontificali, nel voi. XV, p. i io, vino in vita sua per la grande avversio-
premesso prima dell' OJfertorio dal Sa- ne chene a vea, onde bramava d'esser imi-
grisia del Papa (V.) l'assaggio o pregu- lato anche dalla moglie imperatrice Eleo-
stazione delle Ostie , e dal credenziere nora, benché per la sìua sterilità fosse con-

pontifìcio quello dell'acqua e del vino, a- sigliata da'medici a beverne.Saputosi que-


zioni dette Prole e descritte nel voi. IX, sto dal marito, disse, che preferiva la

p. 22 ed altrove. Imperocché nar-


e seg., sterilità all'ubbriachezza delia consorte.
rai a'suoi luoghi, che fu propinato il ve- Ma noterò ch'essa fu madre dell' impe-
leno nel calice a littore II del io55 e ratore Massimiliano I , e di Cunegonda
miracolosamente nerestò illeso; ed a Pit- sposata al duca di Baviera). A Pio iV
tore III, che ne perì nel 1087. Si può islaalemenle domandarono tedeschi il i

cedere ilCancéllieri,Z)eiSecre/ari7.y; Pr^e- permesso della comunione anco col cali-


gustatio Panis et fini in sacris Ponti- ce , e gliela accordò ad istanza pure de*
ficum a Sacrista praeslanda. Ma al pie- principi, previa protesta che confessasse»
V I N V I N 59
ro, contenere sì die Tullia specie il
l'aiia Qui aggiungo che
sarli,pe'raolivi riferiti.

vero Corpo di Cristo; ma successori im- i Clemente IX del 1667 finalmente colle
niediali s. Pio V e Gregorio Xlll rivo- sue esortazioni ottenne da Jacopo pa-
caroiio la concessione. Abbiamo l'opera: triarca dell'Armenia maggiore, di met-
Les motìfs dt la su.>pens'ion àe l'espece tere in uso il rito della Chiesa rom-ina
vin dans la Comuniou da pciipte
citi nella mescolanza dell'acqua nel vino del
par Etne. Gandoii pièlrCy Paris 693. A 1 s. Sagrifizio. Fa a proposilo che ricordi,
poco a poco dunque fu tralasciata la co- il calice anticamente nel tempo della mes-
munione colle diie specie, e si contenta- sanon si poneva dietro dell'ostia, comesi
rono i fedeli di comunicarsi sotto la spe- costuma al presente, ma dal lato destro,
cie di pane, siccome ordinarono i concilii per dinotare lo spargimento di Sa/.^ le
di Costanza, di Basilea e di Trento; essen- e acqua usciti dal lato destro del Salva-
do solamente in qualche chiesa restato tore nel cruento sagrifizio del Calvario,
l'uso, rammentato nel precedente para- quando Longino colla Lancia gli ferì il

grafo, di porgersi in alcune festività dal- costalo. I greci osservano ancora (piest'an-
l'altare a' fedeli il calice con vino bene- lico rito. Il vescovo Sarneiii, Lcitare ec-
detto, equivalente all'auliche Eulogie, le clcisiaslirhe, t. 9, leti. 1 3: Della benedi'
quali non erano particole della sagra co- zione dell'acqua die si mescola col vino
munione, ma una semplice loro rappre- nella s. lUessaj risponde
al quesito Se :

sentanza, ma pane benedetto olferto al- nel dì del Nataledovendo il sacerdote ce-
l'altare. Se ne facevano 3 divisioni, una lebrar 3 messe, debba in ciascuna bene-
pel celebrante, l'altra pe'comunicanti, e dir la slessa acqua che si deve mescolare
l'altra nel line della messa dislribuiva- col vino nel calice; e la ragione di dubita-
si a que'che non volevano o non poteva- re si è, che il Rituale romano nel sagra-
no comunicarsi, rappresentando così la menlodel battesimo dove parla del- là

comunione frequente praticata per l' in- la benedizione del sale dice: Deinde Sa-

nanzi da'fedeli. Anticamente laici che si i cerdos benedicaC sale/a, qui semel bene'
comunicavano con una sola specie,in mol- dictiis alias ad eundem usum dtscrvire
te chiese ricevevano dopo la comunione potest. Così la slessa acqua benedetta una
la purificazione o abluzione di acqua o volta, puòservire in appresso, senza nuo-
di vino, come si trae dal citalo Gararapi va benedizione. Quindi il Sarneiii opina,
a p. 1 88. Bisogna mischiare un poco d'ac- che si debba V acqua da mescolarsi col
qua col vino nellamessa per consagrar- vino, tante volte benedire, quante volte
lo; ma questo mescuglio d'acqua none si adopera, benché sia la stessa già bene-
altro, secondo alcuni, che un precetto ec- detta; e la ragione si ricava dal mistero.
clesiastico, fondato sul fatto da Gesù Cri- L'acqua che in 3 stille si mescola col vi-
sto, come ha dalla tradizione de'ss. Pa-
si no, significa il popolo fedele vialore, che
dri. E molto probabile, quantunque non per mezzo della grazia si unisce con Cri-

sia di fede, che l'acqua si cambi, come il sto, cotne appare dall'orazione, che allora
\ino, nel Sangue di Cristo; ma questa è si recita, ed averne egli già parlalo nel t.
questione da lasciarsi a'teologi,epiiji sotto 3, leu. 4i' Cl^^ le specolazionijilosofi'
riferirò il parere del dottissimo Sarneiii. che nulla importano alla pratica della
Si può vedere l'articolo Acqua del vino Chiesa. E
cìie l* acqua, che si mescola

per la messa, ad esempio di Gesù Cristo. col vino nel sagro Calice, prima si tra-
Et notai che gli armeni consagravano ia smuti nel vino, ch'i; la materia delta ss.
solo vino, onde il concilio di Firenze ini- Eucaristia. Conviene che l'acqua nella
pose loro d'infontlere alcune gocce d'ac- detta quantità mescolata col vino, colla
qua, sempre ricusandosi i P^ipi di dispen- cousagraziunu si converte im media lumeu'
6o V I N V ì N
te nel Sangue di Cristo, altriraenli non il calice, enon ad offrire l'ostia ? Quan«
verrebbe a significare, che il popoJo cri- tun(jue il Gavanto di ciò non rechi al-
stiano s' incorpora con Cristo significato cuna ragione, pure si potrebbe dedurre,
dal vino, il quale essendo 7 volle maggio- che secondo il rito romano ciò si faccia,
re nella quantità dell' acqua, questa as- prima perchè il diacono infuse il vino nel
sorbe esi tramuta in vino, equesto si tran- calice, secondariamente perchè il diacono
sustanzia nelSangue di Cristo, come ri- era un tempo quello che amministrava
tennero gliprima che nel secolo
antichi, il ss. Sangue al popolo, secondo il detto

XII nascessero le due opinioni riferite , da s. Lorenzo martire, bramoso del mar-
da Innocenzo III nel cap. Cuni Marthac. tirio, a s. Sisto II Papa del 261: Quo Sa-

Ozi il popolo tante volte si benedice, cerdos Sane fé sine Diacono properas?
quante si umilia al sacerdote, precisamen- numqiiid degenerem me probasti P expe-
te al vescovo cui spetta benedire; e per» rire ulrum idoneum Minislrum elegeriSf
messa solenne,
ciò essendo assistente alla cui commisisii Dominici Sanguinis di-
ilsuddiacono domanda al vescovo, che gpensationem. L'offertorio ricorda l'anti-

benedica l'acqua, che si ha a mescolare che Oblazioni [F.) che faceva il popolo
col vino, e non al sacerdote celebrante. di pane e di vino, per la celebrazione del-
Ed è così certo, che significhi il popolo la messa, dette Oblatc(F.)e Eidogie (F.)

fedele, che nelle messe di Requiem non o Pane benedetto nella quale si comu-
,

si benedice il popolo; e neppure l'acqua, nicavano tutti fedeliinello Sposalizio :

che significa il popolo, ancorché si reciti (V.) si davano a'novelli sposi le Presaw
l'orazione; ed anco per denotare che il po- tiflcate [F.) ^(\t\\e quali anco nel voi.
polo dell'anime purganti già slajin grazia; XCVI, p. 288, cioè si comunicavano col-
il mistero del sale è altro, e giusta Du- le ostie consagrale ne* giorni precedenti,
rando denota la sapienza cristiana che o col pane benedetto, invece del consa-
condisce i fedeli. Sicché denotando quel- LXXI V, p. 27, ch'è
grato. Notai nel voi.
l'acqua il popolo si ribenedice , come il meglio ritenere essere stale poste nella
popolo più e più volte si benedice. Sia Sepoltura co'morti le Eulogie, piuttosto
qui il Sarnelli. Il sacerdote nell'0//er/o« che la ss. Eucaristia, come altri vogliono.
770 (Anticamente in varie chiese era rito Racconta il p. Chardon, che nella dedica-
particolare, come in quella di Reiras e di zione delle chiese si muravano nell'alta-
altre metropolitane di Francia, che nelle re 3 particelle dell'Ostia cousagrata, con
messe con ventualii sacerdoti cantavano o calcina. Le oblazioni ora si fanno soltan-
lecilavano stando weW Jinhone o Pulpito to nella consagrazionedel Fescovo {^F ."^^
tutta la messa fino aW Offertorio, come egualmente con pane e vino, oltre la ce-
ianno i vescovi e gli abbati sulle loro cat- ra; e nella Canonizzazione de Santi [F.)^
tedre, quando pontificano. Lo afferma il di pane, vino e altro. In queste col pane,
alartene. De anliq. EccL ritibus, lib. i, come simbolo d'ogni sorla di cibo, si al-
e. 4)j mentre olire il calice fissa gli occhi lude ad ogni specie di virtù praticate da'
verso il Crocefisso, perchè fa menzione santi per giugnere alla gloria; e col vi-
del soavissimo odore del prezioso Sangue no, esprimendo il simbolo della grazia
questo nelle nìesse solenni
di Cristo, e in santificante, si vuole intendere la conse-
viene coadiuvalo dal diacono, ciò signi- guita abbondantemente da'santi e man-
ficandocome Cristoa mezzo del suo San- tenuta ne'loro cuori. All'oblazione del vi-
gue promulgò il P" angelo. Dice il Diclich no, alcuni pretesero andar unita quella
nel Dizionario sacro-liturgico: Si ricer- dell'acqua, figura delle tribolazioni sosle-
ca perchè il diacono nella messa solenne m»fe dalie virtù de' santi. Anticamente
concorra assieme ai celebrante ad oifi ire V Oblazionario (F.) riceveva l'oblazioqi
V I N V I N 61
de'fedeli, cioè eli qt>e,l!i non era vie-
a cui maio per mescolallo coirinchiostro, tosto
talo l'oIlVirle, e le presentava aWArcidia' si perdeva la specie del vino consagrato.
cono. I principi ancora facevano le loro Il p.Chardon, Storia de' Sagramenli^vai-
oblazioni e io vasi preziosi : le oblazioni gionandone nel t. i,p. 817, tuttavia os-
loro tuttora si (anno nella Coronazione serva. » Simili avvenimenti, per quanto
dcgl' Imperatori [f^.), e nella Coronazìo* singolari appariscano, non devono biasi-
ne de' Re (/'). P'asì pel vino e per l'ac- marsi temerariamente. I santi, che ope-
que nella messa sono le Ampolle (^.), e rarono in tal guisa,avevano senza dubbio
devono essere tli P'elro {F.) o cristallo, le loro ragioni, ed altronde in ciò noi noa

come un tempo furono la Patena e il Ca- veggiamo cosa, che sia opposta al rispet-
lice. Il celebrante, dopo la comunione, fa to dovuto a questo divin Sagraraento '*.
V Abluzione (F.) col vino e coll'acqua, af- Soggiunge, non so poi se si possa dir lo
fine di purificare il calice e le proprie di- stesso d' un altro uso dell'Eucaristia, di
ta. Del rito di purificarsi col vino dopo cui fi» velia il can. 5del concilio di Worins.
1

la comunione, trattano gli scrittori ricor» «Accade soventemente che vengono com-
dati nel voi. XV, p. i og. Si giurò toc- messi da'latrocini ne'monasleri, e che gli
candola ss. Eucaristia. L'innocente s. Gre- autori dì talifurli non si conoscono. Per-
gorio VII a giustificarsi dalle colpe im- ciòcomandiamo, che ({uando frati sa^ i

putategli dal perfido Enrico IV, presa ranno obbligati alle Purgazioni (F.) di
l'Eucaristia, s'imprecò subitanea morte questo sospetto, l'abbate o alcun altro di
da quel Dio che teneva nelle mani, se fos- suo comando, celebri la messa in presen-
se stato reo: il che Enrico IV non volle za della comunità, ed alla fine tutti rice-
fare, quantunque provocato. Un vesco- vano la comunione del Corpo e del San-
vo di Ijenevento recatosi in Inghilterra a gue di Cristo, per far conoscere in tal

tempo del re Canuto il Grande del i o i 5, modo la loro innocenza'. Questa manie-
atfermò con giuramento sul Corpo e San- ra di scoprire i latrocini non pare molto
gue di Cristo, essere di s. Bartolomeo il canonica al p. Chardon, perchè era sog-
braccio che recava. Odoardo ili re d'In- getta a grandi inconvenienti , di cui il

ghilterra e il suo figlio principe di Gal- principale era quello di esporre a i rei

les, contro Giovanni II re di Francia a- pericolo di commettere un orribile Sa^


vendo guerreggialo, giurarono l'osservan- crilcgiOf se non a veaiio abbastanza timor
za de' palli con lui conclusi a Calais in di Dio per riconoscere il loro lallo in ta-
questi termini.») Promettiamo leahnente le occasione; il che tanto pili era temibi-
e giuriamo sopra il Corpo di Cristo e sui le,quanto io confessandolo si esponeva-
Vangeli". Molli scrissero che talvolta fu no non solo alla vergogna di confessarlo,
solloscritla la sentenza di condanna, di ma eziandio a rigorosi castighi. Nondi-
Scomunica e di deposizione contro gli e- meno osserva il p. Dernardo da Venezia,
retici, ed altri alti solenni, colla Penna annotatore del p. Chardon, che quantun-
intinta nel calice contenente il Sangue di que non possa commendarsi tal uso, pu-
Cristo, ovvero intinta nel calamaio in cui re vedendolo comandato da un concilio
erasi stillato il divin Sangue, per ispira- bisogna dire, che il gran rispetto che nel
re un santo orrore per tulli i dommi per- medio evo nulrivasi verso 1* augusto Sa-
versi che allerano il sagro deposito della gramento, forse die' confidenza al si-

fede^ e per dare agli una tremenda alti nodo di far tale decreto, persuadendosi
autorità. Ne riparlai ne'vol. LXI, p. 35, che niun monaco, per (juanto fosse tra-
LXII, p. 2 5, LXX.I V, p. 26 e 27, non
1 sportalo dalla passione, avrebbe avuto
senza rilevare con gravi scrittori, che se coraggio di connmicarsi (pialora si fosse
&i i'usite sldlalu il diviu Sangue nel cala- seulilu culptìvoltì , e COSI dal hào rifiuto
62 V I N V I O
tltrlla comunione si sarebbe senz'altre con- stenle nelmuseo Vaticano, incontransi
fessioni scoperta la sua reità. U Acqua' ad ogni passo sui monumenti cristiani,
santa o benedetta ( V.) Episcopale o Gre- come in questo, e se ne trova facilmente
goriana, di CUI anco ne'vol. LXXIII, p. la spiegazione nel Vangelo, dicendo Ge-

369, XCVI, p. 4<^, da* greci si mescola sù Cristo: E;^o suni ifitis verace la vite
con vino particolare, e si usa per la con- è simbolo della Chiesa sua leggendosi ,

sagrazione delle Chiese e degli Altari (F.). nella tribuna della chiesa di s. Clemen-
La Lavanda degli Altari (f^.) si fa col te: Ecclesiam Christi Fid Siniilahinms
Mino e coll'acqua nel giovedì santo, anco Isti. E la vendemmia simboleggia la press
per ricordare l'acqua e il sangue che usci» sarà di questo mondo, de' patimenti, del-
rono dal costato del Redentore. Si può le penitenze^ e di queste il risultato sim-
vedere il domenicano p. Francesco Or- boleggiato nel vino è il frutto immorta-
landi: Duplex lavacruni in Coena Do- le che se ne ricava. Quindi si vede eoa
mini fidclthus exhibitum , allerum ex quanta convenienza cristiani avesseroi

Chris ti mandato de sacra pedani lotio- scello questo simbolo per fregiarne lo- i

ìiCf allcruni ex velcri Ecclesiae discipli- ro monumenti, e perchè vedesi egualmen-


na de expiandis altarihus , Florentiae te nella volta del sepolcro e nel sarcofago,
j 7 I o. Narra il p. Lupi, Dissertazioniy l. \ \0,Cardinale.hìj(ìnceino\l(}c\ i i 3o
I, p.256, che si ornarono le pareli de* lo creò cardinale prete del titolo di s. Lo-
sagri Templi con frondi e frutta a festo- renzo in Damaso. Il Gardella muove al-
ni, rappresentanti anche uva e melagra* cuni dubbi sul suo cardinalato, a moti-
nate, ambo simboli de*inarliri, a'cui se- vo del titolo in quel poulificato occupa-
polcri solevano scolpirsi. Rappresentano to da altri cardmali.
pure i fedeli, perchè di essi disse il Sal- VIO o GAETANO o CAJETA^O
vatore: Ego sani vitis vera^ vos palmi' Tommaso, Ct2/YZm^/e;DenominatoGaeta-
ics. K perchè la moltitudine de* granelli no da Gaeta sua patria, uomo dottissimo
della melagrana simboleggia l'unione del- nella sagra letteratura, fino da'suoi primi
le nazioni diverse alla Chiesa, rappresen* anni die'chiari contrassegni di quella gra-
lano i martìri. 1 ss. Padri fecero allusio- vità e illibatezza di costumi, che gli fu poi
ne a'uìarliri anche col mosto premuto, e indivisibile compagna per tutto il corso
di vigne e di vino. Il Buonarroti, Osser- di sua memorabde vita. Poiché fin d'al-
vazioni sui vasi antichi di vetro trovati lora dedicatosi con fervore agli studi, su-
ne'ciniileri di Roma, spiega l'Eucaristia però colla penetrazione dell* ingegno di
simboleggiala nella miracolosa moltipli- gran lunga suoi compagni; nemico de*
i

cazione del pane di grano e delle 7 spor- sollazzi e divertimenti propri de'giovani,
te. 11 ]\]arangoni, Delle cose gentilesche fu dedito alla divozione, fieqaente nella
e profane trasportale ad uso e ornamen- visita delle chiese, ove con edificante at-
to delle chiese, dice che le viti e le uve tenzione ascoltava la divina parola. Quin-
furono espresse più volle per significare di non è meraviglia, se ad onta de'geni-
laiS"//2(7g:o^i7,eil popolo piti caro ed eletto tori che avrebbero voluto che si appi-
a Dio. E' comune simbolo dell' Eucari- gliasse allo stalo matrimoniale, obbligos-
stia le spiche di grano, ed i grappoli d'u- si a Dio con volo di perpetua verginità,
"Va, ornano gli arredi e vesti
co' quali si e in età dii5 o 16 anni vestì l'abito de*
sagre massime quelli da usarsi pel ss.
, domenicani nel convento della propria
Sagramenlo. Gli emblemi della vendem- patria, donde sforzandosi^enitori di ri-
raia, osserva Nibby, Roma, parte 1.' An- trarlo, fu da'supeiioii mandato segreta-
tica, p. 541 , descrivendo il Sepolcro e mente a Napoli nel convento di s. Dome-
il sarcofago di porfido di Gostanza usi- nico, dove Iraltenutosi alcun tempo, gli
V 1 o V I O 63
fti imposto (li recarsi a Padova, e poi in a prendere unitamente T armi contro il

Pavia e altri luoghi, dnpperlullo dando turco; come ancora per ridurre l'eresiar-
prove d'ingegno e singolarmente nella so- ca Lutero, da'perniciosi suoi errori, alla
lenne disputa da lui sostenuta innanzi al purità delle cattoliche verità. Disperata
capitolo generale dell'ordine tenutosi in ormai la conversione di quell' ostinalo e
Ferrara, nella quale con gran spirito e empio apostata, quantunque per conse-
valore difese le sue tesi contro il famoso guirla usasse tutta la moderazione verso
Pico della Mirandola, che prese ad argo- di lui, non pertanto e come osserva il

mentare con Tonnnaso alla presenza del Zaccaria nel XùiSloria del concìlio di Trcif
duca e senato di Ferrara laonde quel ; to del Pallavicini, a torto fu tacciato d'a-
dottissimo uomo, supplicò il generale del> sprezza imperiosa nel suo tratto, € d'im-
l'ordine, a voler accordare ai novello can- perizia nell'erudìzioni ecclesiasliclie; alle
didato la laurea e 1' insegne di dottore. quali insulse dicerie, con sode e convin-
Dopo aver insegnato con somma lode in centi ragioni, si scagliò tale illustre scritto-
molte università d'Italia, chiamato a Ro- re per giustamente difenderlo. L' anna-
ma dal cardinal Oliviero CaralFa protet- lista Rinaldi riferisce, che fu pure inca-
tore dell'ordine, ottenne una cattedra nel- ricalo di riconciliare colla Chiesa le reli-
l'università romana, e fu quindi da lui quie degli eretici ussiti boemi, e di con-
fatto procuratore generale e vicario del- citare contro il turco il re di Danimar-
la sua religione, e poi nell'età di 3o anni ca e Norvegia, e l'amministratore del re-
eletto maestio generale della niedesima. gno di Svezia. Warra pure, che die' l'in-
Nel nuovo ministero mostrò quanto fos- segne del cardinalato all'arcivescovo di
se costante e ben radicata nel suo cuore Magonza ; che fece un' orazione, colla
la virtù, dappoiché nel corso di io anni quale mostrò, esser a gran torto la Chie-
in cui presiedè al governo dell' ordine, sa romana accagionala d' avarizia dagli
die'sempre luminosi e preclari esempi di decime non dover essere o-
eretici, e le
zelo, prudenza, sollecitudine, giustizia, ca* diose; che chiamato Lutero in giudizio,
ritàe pietà, onde fu detto da alcuni ch'era questi vi si recò con salvacondotto a di-
comparso un nuovo s. Donienico a regge- fendere i suoi errori, ed invece di con-
re e governare il suo or<iine. Essendosi dannarlicome gì' impose il cardinale,
adoperalo e scritto un libro conti o gli usò modi per ingannarlo. Indi d'ordine
scismatici, arso da loro, per impedu'e il di Clemente VII scrisse un'eccellente o-
conciliabolo di Pisa e poi pel suo scio- pera contro gli errori de'lulerani. Con-
glimento, intentato contro Giulio 1 1 ; non futò chiaramente gli errori di Enrica
che alTiiticato per la celebrazione del con- Vili, e in favore della regina Cateri-
cilio ecumenico di Laltrnno V (^.), e na. Nella dieta di Francfort contribuì
sua prohuigazione ; narra il Flavio nell'o- non poco all'elezione di Carlo V all'im-
razione poi recitata ne' funerali di questo pero, e tornato a Roma
non potè mai
cardinale,chequel Papa di proposito pen- ottenere il possesso della chiesa di Pa-
sava sollevarlo all'onore della porpora, lermo, conferitagli da Leone X, per l'op-
ma prevenuto dalla n)orte ne lasciò l'ef- posizione del regio senato di Sicilia, e
fettuazione al successore. In Leone fatti fu invece neliSig proujosso al vescova-
X, nella strepitosa promozione di 3i car- to di Gaeta sua patria. Da Adriano VI,
dinali, neli.° luglioi5i7 lo creò all'im- al cui conclave fu presente, venne spedi-
provviso cardinale prete di s. Sisto, e le- lo legato in Ungheria, in luogo del car-
gato di Germania, in luogo del cardinal dinal Pon»peo Colonna che modestamen-
Faracse impedito da infermila, aillnchè te se ne scusò, per giovare colle somme
licUtt dieltt d'Augusta eccitasse i principi inviate dui iVipa, colia sua prudenza e
64 vio V IR
consigli, il giovane re Luigi II irapegna* 80 la porla maggiore. Delle molle opere
lo nella guerra contro il turco. Però ar- composte da questo cardinale, si ha O-
rivalo troppo tardi, non solo trovò tutta puscula ow/2WjLugduni 577 1 ; se ne leg-

la sua armata disfatta , ma lo stesso re ge l'esatto catalogo presso pp. Quietif i

perito niiserHmenle tra il fango d* una ed Echard, Degli scrittori dell'ordine di


palude. Tullavolta 1' Ortiz nelle notizie s. Domenico, e ne illustrarotio le princi-
d'Adriano VI riferisce , che il cardinole pali epoche di sua vita. Questa poi fa
giunse in Ungheria prinaa della fatale bat- scritta dal correligioso p. Antonio Fonse-
taglia seguita nel 1 524, e che le sue fati- ca portoghese.Abbiamo pure, O ratio et
che, siccome inesperto delle cose guerre- Carmen de vita ss. Firi, maximec/ue re-
sche, riuscirono ijuasi inutili. Clemente verendi d. Tliomae de FioCajetani card,
VII l'ebbe in gran conto, e si serȓ del- s, Xysti^ alidore Jo. Bapt. Flavio Aqui-
l'opera sua nel governo della Chiesa. Nel laiio^ ejusdeni a secretis familiari ^ Ro«
furioso sacco dell'esercito di Borbone cor- niae. Il celebre cardinal Federico Borro-
se gravissimi rischi, e venne ridotto a ta- meo narra del cardinal Vio , che Lodo-
le estrema povertà e miseria, che se Gar- vico Sforza il /I/oro duca di Milano, aman-

2Ìa Manriquez non gli avesse dato una tissimo dell'ordine de' predicatori, onde
veste per cuoprirsi, non avrebbe potuto nella sua capitale gli compartì grandi e
comparire in pubblico; dappoiché cadu- segnalati benefizi, portatosi un giorno al
to in mano di quella peste di soldati, do- convento loro delle Grazie, in cui ama-
Tette ricuperare la liberiti collo sborso di va di conversare co' religiosi di buono e
5ooo scudi che prese ad imprestilo per- grato aspetto, essendosi incontralo col p.
chè non ricco , oltre 1* averlo spogliato Vio di piccola e spregievole statura, ri-
di tutto. Si ritirò quindi alla sua sede di volto al priore gli disse: E perchè voi te-

Gaeta, nella cui fortezza fu portalo il ca- nete in questo convento silf.ttli uomicciat-
davere di Borbone per salvarlo dalla fu- loli? A cui quel savio religioso placida-
ria de'romanijOnde vivervi con grau par- mente rispose. Signor duca, //;5e/ècfV/i0.y,
simonia e raccogliere la detta somma per et non ipsi nos. Conosciuta in appresso il
farne restituzione agli amici che grazio- duca la virtù e vasta sapienza del p. Vio,
samente gliel' aveano improntata. Que- fece più slima di lui solo, diedi tutti i
st'amplissimo cardmale,alla profonda dot- frati di quel convento. Il p.Menochio nel-
trina congiunse un ardente zelo per la le Stuore^ tratta: Dell'esteriore aspetto e
religione, meravigliosa sobrietà, ed eroi- sembiante, ediquelio che avvenne al car-
co disinteresse, detto perciò a ragione La- dinal de Vio, ed a Filopemene capitano
me della Chiesa da Clemente VII, alla greco per la sparutezza della presenza lo-
cui elezione non potè intervenire essen- ro :Se la bellezza corporale sia segno del -
do in Ungheria, e negli ultimi del suo la bontà de* costumi ? Ed il Sarnelli nel
pon liticato compì in Roma gloriosamen- t. 3 delle Lelt. eccL, ragiona: Se la bre-
te i suoi giorni nel 1 534 *^'' ^5 anni o &6^ compresa ne'dilelti
vità della statura sia
avendo predetto 1' ora di sua morte a' che inducono l'irregolarità?
propri famigliari, e lasciato le sue sostan- VIRGA RUBbA. r. Maestri OsTiAM
ze a'poveri che dichiarò eredi. Fu sepol- Vacabilisti, Verga, e il voi. XCVI , p.
to al manco lato del vestibolo della chie- 242 e 243.
sa di s. Maria sopra Minerva, ed a teno- VIRGILIO (s.), vescovod'Arles. Nac-
re di sua testamentaria disposizione, col que nell'Aquitania, sotto il regno di Clo-
solo nome scolpito sopra la lapide sepol- tario I, e tosto che fu in grado di dispor-
crale, a cui fu aggiunto un magnifico e- re di sé ritirossi nel monastero di Leri-
logio, che si legge fuori della chie>a pres- uo. Fatto sjiipcriore d'una casa di chic-
V I R V 1 R 65
rie! ad Aulntì io Borgogna, ne
religiosi consenl'i tuttavia alla sua consagrazione
sostenne santamente l'incaiico, e meritò nel yGG.Fece rifabbricare magnificamen-
d'essere elevalo alla sede vescovile di Ar- te la chiesa del monastero di s. Pietro di
les nel 588. li Papa s. Gregorio 1 Magno Salisburgo , del quale era stato abbate
nel5g5gli mandò il pallio, accompagna- per alcun tempo , e vi trasferì il corpo
to con una lettera nella ({uale encomia di s. Piuperto, fondatore della sua sede.
la sua carità e le virtù episcopali , e lo Battezzò Chelimaro e Vetuoo, che furo-
esorta a sbandire interamente la siino- no poscia duchi di Cariolia, e mandò in
nia, sopprimei'e le venalità delle dignità quel paese de'missionari,che sotto la con-
ecclesiastiche, allontanare dagli ordini sa- dotta del vescovo Modesto vi piantaro-
gri i novelli convertiti, e distruggere tulli no la fede. Regolale le cose della sua
gli abusi che sformavano la Chiesa galli- chiesa, che arricchii sontuosanjente, visilò
cana. Nello stesso incontro lo fece vicario la Carinlia, e penetrò fino alle frontiere
della s. Sede nel regno di Borgogna ed dove la Orava met-
degli unni, ovvero fin
Auslrasia, per la qual qualità poteva giu- te nel Danubio. Poco ten)po dopo il suo
dicare le cause maggiori in prima istan- ritorno, cadde ammalalo, ed apparecchia-
za, tener concilii,ed altro. Volle inoltre tosi con santo fervore al passo dell'eter-
il Papa che Agostino apostolo dell'In-
s. nità, mori il 27 novembre del 780, o se-
ghilterra ricevesse la sagra unzione da condo altri del 784. Nel dello giorno è
Virgilio, cui poi raccomandò i missionari segnata la sua festa.
colà spediti. Il santo vescovo passò dì VIRIDIANA (beata), dell'ordine di s.

questa vita verso l'anno 6i4> secondo Francesco. Passò la sua giovinezza con
Mabillou, o verso il 624^1 dire di Dail- grande innocenza, meritando la pubbli-
lel; ma pare che ambedue siansi ingan- ca stima colla perfezione delle sue virtù.
nati, mor-
e che la piti certa data della Dopo essere stata provala con dure pene
te del santo sia ilio ottobre 610^ come interne, s. Francesco d* Asisi la visilò, la
si può dedurre da due lettere del Papa consolò, e le diede l'abito del terz' ordi-
Bonifazio IV, l'una indirizzata a Floria- ne, ch'egli avea di recente ristabilito. La
no vescovo d* ^Vrles, l'altra al re Teodo- serva di Dio morì con santa allegrezza il

rico, riportate dal Buller. S. Virgilio fu I


°
febbraio 242, ed è onorata 1 il 1 3 del-
sepolto nella chiesa di s. Genesio, detta lo slesso mese.
ancora di s. Onorato o di Nostra Donna VIRILI Luca ANTowm, Cardinale. Ro-
delle Grazie, la quale è a qualche distan- mano e originario di Castel Nuovo di Sa-
za da Àries. Celebrasi la sua festa a Le- bina ^ approfonditosi nello studio della
rino a'5 di marzo, e a* io d'ottobre nel- giurisprudenza, di 21 anni neliSgo ne
la diocesi d' Arles. riportò la laurea. Appresa quindi nella pa-
VIRGILIO (s.), vescovo di Salisbur- tria la pratica della curia nello studio di
go. Nato in Irlanda, resosi rispettabile per Francesco Pegna decano degli uditori di
virtù e sapere, passò in Francia sotto il Rota, come Lelio suo padre si die' a pa-
regno di Pipino, il quale lo tenne in trocinare le cause, e col favore de'suoi
grande stima, né volle che si dipartisse prolettori e di detto prelato che ne esalta-
da lui finché non l'ebbe fallo porre sul- va il merito alle stelle, non checolla sua a-
la sede di Juvava, della poi Salisburgo bilità, presto si acquistò fama d'eccellente
(/'.). Atterrito dalla gravità de'suoi do- avvocato. Paolo V lo fece luogotenente ci-

veri, incaricò il vescovo Dobda, che avea vile dell'uditore della camera Spinola, e
condotto seco d' Irlanda, di fare le fun- Gregorio XV lo volle soprintendente al-
zioni episcopali per due anni, riservando la sua casa Ludovisi. Urbano Vili l'as-
per se ì\ ministero della predicazione. Ac- segnò per (uaggioidomu u macsiiudi cd-
VOL. CI. 5
66 V l R VIS
mera del nipote cardinal Fiaucesco Bar- si nominarono Fiscontesse. Non solo si

berini, e quindi lo promosse a segretario die* il titolp di visconte a'governatori di


de' memoriali, e poi successivamente a qualche caslello,ma anche a' jPo^é?stó(/^.),
presidente d' Urbino, vice prefetto della massime delle terre Estensi. La voce Fis~
segnatura, e uditore di Rota. Finalmente conte deriva dal Ialino FiceComitìs gC'
a* iq novembre 1629 lo creò cardinale rens. Questo titolo, molto stimato, fu da»
prete di s. Salvatore in Lauro, e protet- io prima al Luogotenente del Conte (F.)^
tore de'minimi, ascrivendolo alle princi- il quale incaricato in pari tempo del co-
pali congregazioni con tal plauso della mando degli eserciti e dell'amministra-
curia romana, che non vi fu chi non lo zione della giustizia, abbandonò quest'ul-
predicesse e riguardasse successore d'Ur- tima parte alle cure de* visconti, che di-
bano Vili. Ma passati pochi mesi nella ventarono come tanti Governatori {F,).
porpora, la sua salute cominciò poco a In Francia alcuni visconti erano nomi-
poco a declinare in modo, che dopo /[.o nati dal re, nelle città, come custodi del-
e pochi più mesi di caidiualato , videsi le contee , e altri vi erano collocati da*
ridotto alla tomba in Roma neh 634 ^^ Duchi o Conti della provincia. In appres-
65 anni, ed ebbe sepoltura nella chiesa so i duchi e i conti essendosi impossessa-
della ss. Trinila sul Monte Piocio, dove li de'loro governi, i visconti seguitarono
Del 2.° pilastro al destro lato di que\ tem- un esempio ch'era loro sì favorevole. Gli
pio, alle sue ceneri fu eretto un elegante uni dovettero l'infeudazione de'loro ufii-
avello col suo busto in marmo, con ouo- ci al re, gli altri la dovettero a' duchi e

revole iscrizione postavi dal fratello Pier a'conti. Molti visconti divennero signori
Cipriano , al riferire di Cardella nelle sovrani de'loro feudi. In Francia furono
Memorie storiche de' Cardinali. Speran- cospicui i visconti di Segur, di Abbusson,
dio, nella Sabina sacra, p. 142, lo dice diComboin, della Torre o Turrena, di
sepolto nella chiesa abbaziale di Farfa e Ventadour e altri ; poiché questo titolo
ne riporta la lapide; e Marocco ne Mo- con qualche feudo passava ne' loro figli
numenti dello siato pontificio afferma, e discendenti. Era inoltre a' visconti ed
che fu tumulato nella chiesa di Castel a' conti assegnalo il godimento d' alcuni
Nuovo. Su questo contrastato luogo del- poderi. Antico era il titolo di Fisconte
la sepoltura del cardinal Virili, per le in- in Italia, essendo adoperato da'più anti-
dagini che ne feci, si può vedere il voi. chi nostri scrittori. Corrado II itnperato-
LX, p. 68. re nelio38 nel creare logone vescovo di
VIRINO Giovanni, Cardinale. Fedi Modena conte della città ,
gli concesse
il voi. Ili, p. 23l. omnia, quae vocata sunt publica, fìsca-
VIRZBURGO. F, V^urtzburg. Ha Comitalia^ aut Fice-Coniitalia. Nel
VISCONTE oVICE-COiNTE, Vice 1 046 il visconte Alberto, Fassallo {F.)
Cowie^.Nome didignità egrado,che ha do- di Bonifacio duca e marchese di Tosca-
minio e giurisdizione sul Fiscontado o na e per lui governatore di Mantova,
Fiscontea Fisconteria, signoria di terre donò 200 astorri eioo cavalli all'impe-
feudali decorate di tale titolo, ed anche ca- ratore Enrico III disceso in Italia, che
stellaneriae podestaria, Fice-Coniitalìa; stupito a sì magnifico regalo esclamò:
dicendosi Comìtatus lutto il territorio,con Qui vir hahet serwos, quales Bonifncius ?
coman-
terre, ville e castella sottoposto al Anche in Italia passava in eredità il tito-
do ,governo e alla giurisdizione del
al lo di visconte, attaccato a qualche feudo.
conte, nome che derivò da' Comes loro In Piacenza fu sommamente ragguarde-
governatori. E come le loro mogli furo- vole la famiglia de' Visconti, donde derivò
no dette Contesse^ così quelle de' visconti Papa G7Tg^o//oA'(/^'.)deli 27 i.Era quel-
^

VIS V l S 67
la famiglia dirersa dall'altra insigne de* de'Viscontijderivaloda Bernabò, nell'uc"
signori di Milano; altri sono di opposto cisione di questi fuggì iu Asti e poi ìq
avviso. Dubbio è il Papa Gregorio XI Fiandra, ove Leopoldo I li fece hberi ba-
(T\), nipote del nominato. Alcuni preten- roni dell'impero romano germanico. Si
dono, cbe restò per cognome alla delta ponno vedere: Giorgio Merula, Antiqui-
polente e nobilissima famiglia Visconti. iati s flceconiiUiniy Mediola ni 629. Pao- 1

Osserva il Muratori, o sia che questi Vis- lo Giovio, Vite de XII Fisconli che si'

conti una volta fossero vicari e luogote- gnoreggiarano R]ilano^ tradotte^ da Lo"
nenti del conledi Milano, oppure gover- dovìco Dornenichij Milano iG^Sy con fi-
nassero con tale titolo qualche tratto di gure. Giuseppe Volpi , Dell' istoria de*
paese, di cui fosse conte l'arcivescovo di l'^isconti e delle cose d' Italia , Napoli
Milano, certo è che Landolfo fa menzio- 1787. Pietro Azario, Chronicon de gè*
ne d'un Eriprando Visconte, il Fiamma stis principimi Ficeconiituni ah anno

d'un Ottone Visconte, dal Merula e dal i25o ad xZjo: De Bello Canepiciano,
Giovio annoverati tra'Visconti milanesi. Omnia edita a Muralorio^ mine emen'
« Chi grandediventa oggi, facilmente tro- datiora^ et auctiora in lucem proferiin'
va chi il fa tale anche ne'precedenti seco- tur cuni notis. Addita Dissertai io de Vi-
li! *'Talestirpe Visconlea, che vanta pro- ce-Coniilum nomine ^ dignità le et munere,
cedere dalla stirpe Angela Flavia di Co- Mediolanii77 r. Nel Festarario di s. R.
stantino 1 il Grande^ secondo altri <\<i Il- Chiesa del Galletti^ è un documento spet-
debrando discendente dalla 9.* generazio- tante al territoriodiPiieti del 1 028, in cui è
ne di Desiderio re de'longobardi, che da sottoscritto: ^ Dodo Ficecotnes testis.ìa
Enrico IV nelio56 fu fatto i.° visconte Francia era conosciuto il titolo e il gra-
di Milano, che però prese il cognome di do di /^zVco^^e sino dair8i9, ma ^^ '""
Visconti pri«»cipescajnente cominciò a
,
ghilterra questa qualifica principiò ne!
signoreggiare Milaiw^V.) nel 1277 col i43o. Non è ben certo se col nome di
titolo di signori, poscia con quello di con- Ficari^ nominati nell'antiche leggi, s'ab-
ti, e finahnente con quello di duchi, l'ul- biano a intenderei vice-conti; pare non»
timo de'quali Filippo Maria Visconti du- dimeno che fosse così.Imperocché dan-
ca di Milano, neli43i adottò per figlio dosi in quasi tutti i uffizi un vi-
pubblici
Francesco Sforza (^.), dopo promessa- cario, di questi abbisognavano piti degli
gli in isposa Bianca sua figlia, e lo inne- aliri i conti governatori delle città, sicco-
stò nella famiglia Visconti, donandogli me personaggi, che o per malattia, o per-
Castellazzo, Bosco e altre terre nell'Ales- chè chiamati alla corte, non potevano
sandrino. Dopo quel tempo non solo as- sempre governo; laonde con-
assistere al
sunse Francesco l'arma Visconti, ma an- veniva che avessero uu luogotenente os-
che il cognome, usandolo sempre nelle sue sia vicario, chiamato ^evc\o Fice-Conics
soscrizioni: Francìscus Sforila P^iceco- ossia Fice-Contey nome che poi passò ia
mes. Un tale innesto restò vieppiù conso- quello di Fisconti, Aveano anche i Fc
lidato dopo seguito il matrimonio con scovi e Abbati^ possessori di signorie e
gli

Bianca, e l'usarono i discendenti conti di Regalie (F.), o governatori regi, i loro


Santa Fiora sino a Bosio II, il quale co- vicari o vice conti, perchè anch'essi crea-
minciò a tialasciare il cognome Viscon- ti conti secolari, ne' loro castelli signo-
ti, benché dagli Sforza si conservi anche rili città, e per metzo di essi vi ren- '

oggidì la memoria dell'unione di lor fa- devano ragione, con giurisdizione su tati
miglia a quella de' Visconti duchi di Mi- luoghi e loro territorìi. Trovasi menzio-
lano, portando due Liscie intorno alla lo- ne de'vice-conti fin da' tempi di s. Gre-
ro arme gentilizia. Si vuole che uu rainu gorio I del 5^0 , scrivendo ad Agnello
68 VIS VIS
Teseo vo di Terracino: Scripsimus aiitem donala dall'imperatore s. Enrico II adE-
et Mauri Ficecomiti^ utfralernitati ve- berardo vescovo di Como. Cosi il Mura-
strae in hac re debeai aclhibere solatia. tori, Dissertazioni sopra V amichila ila-

Carlo Magno nelle Leggi Longobardi- lianey Dissert. 8." De* Conti e Fice Conti
che ordinò che non si possano vendere gli de* secoli barbarici. Iodi nella Disserta-
schiavi, se non alla presenza del vescovo, zione 63.^ tratta : Degli Avvocati delle
vel Coniilis sint vendita^ a ut archidiaco- Chiese, e de* Fisdomini, i quali, come no-
niy etcentenarii.aut Ficedoininì^aut Vi- tai, furono dilFerenti da' Fisconli. Il d.*^

cejudiciSf vel Ficeconiitis. 11 Bai ozio la- Del Bue, DeW origine dell' Araldica, óo-
scia la voce Plcrcomilis , e legge Fice- po avere ragionato del titolo di Co«^e, che
domini aitt Jiidicis Comitis,nìa nel mss. in origine significava compagno de'duchi
Estense si legge veramente Ficecomilis. e governatori delle provincie, nelle quali
Non si devono confondere co' visconti il accompagnavanli, donde derivò il voca-
Fice Domino e il F isdomino (F.). Nel- bolo Coniitatus , per compagnia e cor-
la vita di s. Mauro abbatejmorto nel 584> teggio di gente inferiore al principe, e co-
attribuita al contemporaneo Fausto, leg- sì fecero i conti ne'viaggi degl'imperato-
gesi Praedictus deniqiie vir Florus
:
,
riromani da essi chiamati Coniiles et
,

quuni in omni regno Theodeberti regis amici, formando parte del loro consiglio
summani obtineret potestateni, ac Fice- privato, e perciò costituiti in dignità; pas-
Comitis in Andecavensi eo tempore fun- sa a trattare: Del titolo di Fisconte o Fi-
gerei pago. Se realoìente fu scritta da tal ce-Conte, e lo definisce. Quegli a cui un
monaco, la carica de* vice-conti sarebbe tempo il padrone della contea commet-
ben antica. Non è ben certo se piti d'un teva le proprie veci, e rappresentandone
vice-conte avessero una volta conti, cer- i la persona amministrava la giustizia. Di-

io è solamente che con questo nome s'in- ce che il Menestrier intendeva per vis-
tendeva il luogotenente del conte sì nella conte, in generale, colui che occupasse
città, che nel territorio. L'elezione del vi- illuogo d'un conte. Quasi Fice Comites
ce-conte apparteneva allo stesso conte, o Ficem-Coniitis gerens, titolo che cer-
come lo dimostra il Baluzio. Ed allorché tamente presso gli antichi romani era
erano assenti i conti, uffizio era de' vice- sconosciuto, ma che, secondo esso, non
conti r assistere nel Tribunale alle liti cominciò ad esser usitato che io Francia,
giudiziali óe' Piacili (F.) pubblici, mas- ove fece risalirne 1' istituzione fino alla
sime a tutela de'poveri, de'pupilli degli , I.' generazione di que're, cominciata nel

orfani e delle vedove: sembra che però 4i8 se deesi computare da Fararaondo,
da'vice conti non si decidessero se non le o nel 4^r se da Meroveo i.° della razza
cause lievi criminali. Varia poi fu la for- Merovingia. Siccome, verso la fine della
tuna de'vice-conti: coll'essere cessa ti i con- dettai.' stirpe de're franchi , i duchi e i

ti governatori delle città, cessarono anche conti s'erano impadroniti del loro gover-
i vice-conti, e particolarmente nell'Italia no, i visconti, a loro esempio, facevano
dove quell'uffizio era anticamente sì co- la medesima cosa, e se ne infeudarono
spicuo. Ma o sia che i conti rurali aves- gli uffizi, come quelli de'duchi e de'couli.

sero o destinassero de' loro luogotenenti Gli uni furono infeudali dal re, e gli altri

con titolo di vice-conti ; ovvero che gli da'conli, divenendo quelli poscia eredi-
antichi vice-conti possedessero qualche ca- tari. Per lo passato in Francia i visconti
stello o villa di lor patrimonio o feudo; erano que'signori, le cui terre fossero e-
certo è che in seguito il titolo di vice-conti relle in viscontee, ma presentementecon-
si La metà Fice-
converti in Fisconli. servasi lo slesso titolo senz'essere annes-
comilaius de Falle Tellina fu nel 1006 so a feudo. Non manca il Del Bue di par-
1

V 1 s VIS 69
lare degli uffizi e delle prerogative de'vis- naie della Boiacche seguendo il Ciacco-
conti, già discorse, ed alquanto del rife- nio Io confonde con Ugo o Ugone d' A-
rito dal Muratori. 11 Mastrillo chiama il /^^/z,altro cardinale di Pasquale li e dia-
Fìsconley nome d'ufficio, dicendo che i cono di s. Maria in Via Lata. Gelasio 1[
primogeniti de'conti godevano la slessa gli die' l'incarico di presiedere alla custo*
dignità, e in assenza de'geniloii nella con- dia della città di Benevento, come uomo
tea n'erano i luogotenenti. Il titolo di vis- sagace, senza rimuovere il rettore Stefa-
conte fu pure considerato come una di- no diacono che governava per desti- la

gnità minore di quella di conte, maggio- nazione di Pasquale11, continuandola ad

re tuttavia dell'altra di Barone (^.), es- amministrare insieme con Ugone, il qua-
sendo ereditaria, feudale e regale. 11 Pa- le però faceva lai.^ figura; e perciò egli
radisi osserva, che un tempo de'visconti solo intervenne al concilio di Benevento
Irovavansi un numero esorbitante in Lin- provinciale 3.° 10 marzo
, celebrato a'

guadoca e nel Poitou. Il principato di 1 19 dall'arcivescovo Landolfo. 11 car-


Bearn ebbe a signori visconti, e CentuUo
i dinale nella cronaca di Falcone si chia-
fu il ." investitone da Lodovicol neir82o:
I ma reggente di Benevento, e Stefano ret-
i successori furono bellicosi, e prestaro- tore. Essendo in que* tempi fra loro in
no sovente aiuto Navarra contro
a're di continua guerra Giordano conte d'Aria-
le incursioni de' saraceni. Pel matrimo- no e signore di altri luoghi , e Rainulfo
nio dell'ultima erede del contedi Foix, conte d'Avellino e di Caiazzo, principali
i due feudi vennero riuniti nel 1290, e fra'baroni normanni vicini a Benevento ;

seguendo i vari destini della Guienna, ri- e coltivando il cardinale l'amicizia del
masero in fine da Enrico IV incorporati conte Giordano, è senza dubbio d'attri-
alla monarchia. Quanto ^lia Lombardia, buirsi alla sua destrezza e prudenza, che
soggiunge il Del Bue, fatta osservazione la città non ne risentisse alcun male. Sic-
sullo stampalo Elenco de* Nobili di Lorn- come R.ainulfo era fomentato da Rober-
hardia^ cunferinati nell'antica nobiltà o to zio di Giordano, il cardinale interven-
creati di nuovo, non trovò riscontro del ne alla pacificazione di questi due ulti-
titolo di visconte, per cui convien crede- mi, e poscia per sua opera, col rettore e
re che in essa non abbia invalso l'uso del l'arcivescovo, pose in concordia due coa- i

detto titolo. Bensì ritiene, che i duchi di ti ancora. Fece costruire nella sua patria
Milano fossero dapprima Visconti. Circa una chiesa, che dedicò a Dio in onore
all'Inghilterra, alcuni sostengonoche il dis. Filippo apostolo, e dopo avere so-

titolo di visconte fu introdotto neh 439 stenuta con decoro la rettoria o meglio

ò'\ Enrico VI nel conferirlo a Giovanni reggenza della città di Benevento, nel
di Deauinont; ma già era stato concesso 1 120 Calisto 11 lo alleggerì di tal carico;
a Roberto Brent da Enrico 11 deli i54> e volendolo adoperare in piti gravi biso-
Continuò l'uso di questo titolo tra gl'in- gni e profittare dell' opera sua, nelT au-
glesi, come oggigiorno, costituendone es- tunno dell 121 lo condusse seco iu Pu-
so altro di nobiltà in quel regno. Anche glia a fine di persuadere Ruggero II con-
Id Scozia, la Spagna ed altri stati ebbe- te di Sicilia, a desistere dalle ostilità ne-

ro i loro visconti. gli stati del duca Guglielmo di lui nipo-


V SCONTI Ugo,
1 Cardinale. Da Pisa te, che partito per importanti affari alla

e cappellano pontificio, da Pasquale 11 volta di Costantinopoli, li avea lasciati

del 1099 fu creato cardinale prete de'ss. raccomandati alla protezione del Papa.
XII Apostoli. 11 Borgia, Memorie storia Durante tale legazione per grave infer-
che di Benevento, t. 3, p. 4^> 'o chiama mità fini i suoi giorni nel declinar del
Ugoue, e corregge Beraiuo, Od TriOu' 1 12 14 ed il suo nome Irovatiì registrato
yo V l S V I S
nella serie de'carcìioali elettori dì Gela- ne conobbero rabìlilà, e si prevalsero ef-
sio II, oltrecliè in Roma ratificò l'elezio- ficacemente e con vantaggio di lui, in-
ne avvenuta io Clugny. Fu
di Calisto II, viandolo sovente da Trento a Roma per
riputatissioio cardinale , ed in molti in- affari gravissimi dello slesso concilio.
contri die' belle riprove di senno e di Quindi in ricompensa de'suoi meriti e
valore. delle fatiche sostenute per la Chiesa uni-
VISCONTI Ugo d'Alatri, Cardina- versale. Pio IV a' 12 marzo 1 565 lo creò
le. F. Ugo d'Alatri. cardinale prete del titolo de'ss. Vito e Mo-
VlSCOiNTl Giovanni, Cardinale. Dì desto, e dopo 4 mesi amministratore del-
Piacenza e nipote di Gregorio X, fu da la sede di Monte Feltro, e non già di Fé*
questi nel concilio generale di Lione II e renlino come pretesero Ciacconio e Ar-
nel 12,75 creato cardinale vescovo di Sa- gelati. Di corta durata però fu il fruito
bina. Come porporato di gran dottrina, de'meritati onori, poiché dopo 8 mesi di
fu deputato per giudice insieme con due cardinalato, 1' inesorabile morte lo rapi

altri cardinali nel 1276, per la causa del- in Roma, con universale dispiacere, nello
la postulazione fatta dal capitolo di Mon- slesso 565 e
1 nella florida età di 4^ an-
reale nella persona di Giovanni vescovo ni. Fu sepolto nella chiesa titolare, e non
di I*otenza, in arcivescovo di quella me- altrove come errando scrissero Ughelli e
tropolitana. Lasciò di vivere in Roma nel Marchesi, dove al destro lato dell'altare

1277 o ne! 1278. maggiore gli tu eretto un semplice ma


VISCOiNTl Carlo, Cardinale. Del- elegante avello col suo busto espresso da
l'inclita e nobilissima famiglia Visconti mano maestra in candido marmo, e fre-
di Milano^ al quale articolo, nella bio- gialo di magnifico elogio postovi da Car-
grafia di Gregorio X
e altrove la cele- lo suo nipote. Le metnorie e i dispacci
brai (si può vedere il Domenichi Vite , del cardinale furono stampati in italia-

de* XII Fisconti di Milano , Venezia no e iu francese nel 17 19 ad Amsterdam.


1549), chiaro egualmente per dottrina Il citato Argelali riporta il catalogo di
che prudenza. Inviato dalla citta di Mila- sue opere; Crescimbeni fallò con dirlo
il

no, dov'era senatore, neli56o a Filippo morto nel 1 65o;e ne'monumenli Vatica-
II re di Spagna e duca di Milano in ni, nella serie de'cardinali di Pio IV , è
qualità di pubblico oratore, ottenne da dipinto uomo d'aspetto tetro e raelanco^
luiquanto desiderava la sua patria. Non nico, mostrandosi inadatto a gravi alfa*
debbo tacere che al riferito con l' auto- ri. Però le azioni illustri del porporato
rità delCiacconio, contraddicono l'Arge- smenliscono tal falsa opinione; l'invidia,
lati nella Biblioteca degli scrittori Mi- che al dire di Ciacconio lo perseguitava
lanesi^ ed poco critico Marchesi, Del
il da prelato, non mancò d'aflìlare la ma-
Protonotariaio^ìquaW atfermano cheCar- ledica sua lingua anche nel grado emi-
lo fu da Pio IV neli56o spedito nunzio nente di cardinale.
a Filippo II. Promosso nel i56i al ve- VISCONTI Alfonso, Cardinale. Del-
scovato di Venlimiglia, con tal carattere la prosapia antica e famosa di Milano, a-
intervenne al concilio generale di Tren- vendo con incredibile trasporto e paripro»
to, dove perorò innanzi all'augusto con- fitto applicato allo studio delle leggi in
sesso de'padri. Siccome però era prelato Pavia, dove ne riportò la laurea, se ne
di profondo giudizio e assai circospetto, andò a Roma, dove i suoi rari talenti gli

e nato a grandi imprese, cosìi non vi fu ottennero da'Papi splendidi carichi. Gre-
negozio arduo e spinoso di cui egli con gorio XIII lo spedì collettore apostolico
l'attivila de'suoi talenti non ne venisse a in Portogallo, e nel tempo slesso lo decoi

capo. I legali e padri del coneilio presto rò col carattere di vice legato presso il
V I s VIS 7t
cardinal Alberto d'Austria, che io quel restituendo completainente la quiete a
regno per la Spagna sosteneva la digni- quella provincia, dove con sensibile ram-
tà di viceré. Sisto V lo promosse a luo- marico della repubblica cristiana e del Pa-
gotenente deir uditore della camera, ca- pa finì di vivere in Macerata nel 1608
rica dimolta applicazione e fatica, e che d'anni 56, come rilevasi dal suo epitaffio.
da con tal valore, onde
lui fu esercitata Trasferito a Loreto, fu sepolto in quella
Gregorio XIV, di cui era congiunto di veneranda basilica con magnifico elogio,
sangue, lo destinò nunzio all'imperatore postovi dal nipote Onorato. Contribuì col
Rodolfo II a Vienna, e nel 1391 nominò suo suffragio alle elezioni di Leone XI e
vescovo di Cervia, iodi nunzio a Filippo Paolo V.
II re diSpagna, nunziatura che per la VISCONTI Vitaliano, Cardinale,
morte del Papa non ebbe elTetto. Il sagro Chiaro non meno per nobiltà di prosa-
collegio gli die' la prefettura del concla- pia milanese , che per la specchiata sua
ve e della Città Leonina, e l'eletto Inno- pietà e dottrina, appresa la giurispruden-
cenzo IX gli aflìdò ii governo di Roma- za nell'università di Bologna, fu nel 1 644
gna. Clemente Vili dopo essersi preval- aggregato nel collegio de'giureconsulti di
so di sua opera per estirpare gli assassini Milano. Abbracciato lo stato ecclesiastico,
e banditi dal territorio di Norcia, lo de- sitrasferì a Roma dove venne subito oc-
duca di Transilvania e Va-
stinò nunzio al cupato nel governo delle città e provio-
lacchia , molto giovò col consiglio e
cui cie pontificie, e singolarmente in quella
con l'opera nella guerra contro il turco. dell'Umbria. Quindi a nome di Alessan-
In tale occasione si condusse alla corte di dro VII recò le Fasce benedette (F.) al-
Polonia, dove a nome del Papa trattò col l'infante di Spagna, primogenito di Fi-
re Sigismondo III gravissimi affari spet lippo IV, nella quale occasione si guada-

tanti alla cattolica religione. Tornato in gnò talmente l'affetto di quel monarca^
Roma e reso ottimo conto di sua condot- che concepì vivo desiderio di averlo alla
ta, ebbe [' incombenza di accogliere col sua corte per nunzio ordinario. Nel suo
grado di nunzio apostolico a'confini del- ritorno a Roma nel 1660, il Papa lo no-

lo stato ecclesiastico, Margherita arcidu- minò uditore di Rota, e dopo aver accom-
chessa d'Austria destinala sposa di Filip- pagnato il di lui nipote cardinal Chigi le-

po III, e d'accompagnarla a Ferrara, ove gato a Intere alla corte di Parigi, in qua-
Clemente Vili solennemente ne beuedì lità di datario della legazione, fu spedi-
le nozze. Restituitosi il Papa in Roma, to nunzio apostolico a quella di Madrid
con universale applauso a'3 marzo 1599 per appagare Filippo IV, e vi rimase 6
lo creò cardinale prete di s. Gio. a Porta anni. Alessandro VII in premio di sua
Latina^ e l'annoverò quasi a tutte le con- carriera onorevole, a* 1 4 gennaio 1664 lo
gregazioni cardinalizie, colla protettoria creò cardinale prete, lo pubblicò a'7 mar-
neh 601 lo tra
de* minori conventuali, e zo 1667, e per titolo gli conferì la cliiesa
sferìda Cervia al vescovato di Spoleli. di Agnese fuori le mura. Se non che
s.

L'avea pure designato a levare al sngro rimosto mal provveduto di rendile eccle-
fonte in suo nome il Delfino di Francia siastiche dal Papa, invocata la protezio-
figlio d'Enrico IV, che non ebbe effet-
lo ne del re di Spagna, fu nominato al ric-
to per la morte del Papa. Paolo V appe- co arcivescovato di Monreale in Sicilia,
na eletto nel i6o5 lo spedì legato nella chiesa che appena potè governare 12 me-
Marca d'Ancona e nell'Umbria, sconvol- si, poiché ivi all'improvviso sorpreso dal-
te e infestate da immensa raolliludine di la morte, dovè colla porpora lasciarla nel
facinorosi, i quali colla sua prudenza e va- 1 671 , e fu tumulato nella metropolita-
lore prese e punì a norma delle leggi, na. Intervenne a'conclnvi di Clemente IX
72 VIS VI S
e Clemenle X, fa principe affabile, beni- tare della Madonna deirAlbero, col solo
gno e geoeioso, e dotato d'una certa mae- nome inciso sulla lapide sepolcrale. L'Ar-
stà nella persona, che sebbene sembrasse gelati nella Biblioteca degli scrittorimi-
superbia non lo era affatto, come rimarcò lanesi , somministra il catalogo delle
ci

Corraro nella sua relazione della corte opere composte dt\l cardinale. Il Battagli-
di Roma. ni, negli Annali^ fece di lui il seguente e-
VISCONTI FEDERico,Ctì[r£/mfl/e.Nac- logio. Tenne il governo di sua chiesa 12

que in Milano dalla nobilissima stirpe de' anni con somma lode e pari edificazione
precedenti cardinali, e quantunque seve- di quel numeroso popolo , pasciuto eoa
ro nell'aspetto e ruvido nel tratto, riuscì tulle le specie de'cibi ch'è tenuto sommi-
discreto e gentile. Compiuto con succes- nistrare al gregge il buon pastore; cioè ci-
so il corso degli studi nell' università di bo d'esempio , cibo di parola, e cibo di
I*avia, riportata la laurea didottore, ven- sngramenti: coU'eserapio innalzò al pro-
ne adottato nel i 644 "^' collegio deg'i av- spetto del clero una vita incontaminata
vocati di Milano, e dopo i anni ottenne da passione, e specialmente dall'amore
la dignità di primicerio di quella metro- chiamò po-
de'parenti,in luogo de'quali i

politana, foco dopo portatosi a Roma, fu veri alla partecipazione delle rendite di
dipoi da Innocenzo XI ammesso tra gli sua mensa; col cibo della parola sermo-
avvocati concistoriali; indi venne occupa- neggiando nel pergamo ogni domenica;
lo ne'governi di parecchie città de'domi- col cibo de'sagramenti fu indefesso noa
dìì temporali della s. Sede, ed in seguito solo in amministrarli, ma con preuìuro-
fatto uditore di Rota, e neh 68 r fu pre- se riforme del clero acciò fossero degna-

coni^zato arcivescovo di sua patria Mila- mente somministrati. Da qualche conte-


no. Trascorsi 5 mesi, lo stesso Innocen- sa in fuori, ch'ebbe colla nobiltà per il

zo XI neli.° settembre lo creò cardinale cerenroniale, godè tutto l'affetto del po-
prete del titolo di s. Alessio. Governò la polo, che pianse alla sua sepoltura.
sua chiesa con instancal)ile zelo, avendo VISCONTI Antonio Eugenio Anniba-
più volte visitato l'ampia arcidiocesi, e le, Cardinale. Nobilissimo e di antica e
celebrato il sinodo, nel quale stabili pru- illustre prosa,pia de'marchesi del suo no-
dentissime leggi pel bene del suo popolo me, nacque inMilano 3*28 dicembre 7 i3, i

e del clero, ne scrisse gli atti e pubblicò 1 suoi genitori posero tutta la cura per

colle stampe. Procurò altresì di ripristi- educarlo alla pietà, alla virtù e alle scien-

nare nel seminario maggiore di Milano ze, ed egli colle doti di cui l'avea fornito
le cattedre di filosofia e teologia, istituite natura, vi corrispose con lode, e meritò
dal predecessore cardinal Federico Bor- d'essere annoverato nelT ordine Geroso-
romeo e poi restate soppresse, conferen- lioiitano. Avendo risoluto di dedicarsi al-
dole ad uomini dottissimi, per addestra- lo stato ecclesiastico, e di servire la s. Se»
re in quelle facoltà i giovani destinati al de, si recò in Roma, ove compi i corri-
chiericato. Quindi rivolse le sue cure al spondenti studi sotto la direzione dello zio
materiale de'sagri templi, e tra gli altri mg.' Gio. Battista Visconti, che dal 1735
Ja metropolitana fu da lui ridotta a son- era uditore di Rota, incominciando la sua
tuosa magnificenza, e ne sperimentò so- carriera prelatizia nel pontificato di Be-
pratìutli la sua munificenza. Avendo due nedetto XIV. Questo Papa lo ammise
volte fatto il viaggio di Roma per con- nellaromana prelatura, neli745 '^ ^^^^
dursi a'conclavi d'Alessandro VII! e In- ponente del buon governo, nel 748 po- i

nocenzo XII, intraprese nel 1698 in Mi- nente di consulta, e nel 17 54 segretario
lano quello per l'elei uità, d'anni 76J e fu della congregazione dell'indulgenze e sa-
sepolto in quella inetropolilaoa avanti l'al- gre reliquie , come ricavo dalle Notizie
VI s VIS 73
(li Roma. Inlanlo eletto Papa neliySS del GonciHo, de'riti, dell' indulgenze e s.

Clemente Xlll, vieppiùsi avanzò ne<:;li o- reliquie, e della disciplina regoliire, non
iiori e nelle cariclie,iri)perocchè quel Papa che protettore della chiesa earciconfra-
aininirando la sua saggia condoUa e l'e- temila de'ss. Ambrogio e Carlo della na-
lice altitudine agli alfari dell'ecclesiasti- zione milanese, tutto riportandosi dalle
ca diplomazia, nel concistoro de'28 gen- Notizie di Roma. Si legge ne' Diari di
naio i 760 lo preconizzò arcivescovo d'E- Roma del 1788 ne'n.ii374, 1376^378
feso, quindi nominò nunzio apostolico del le seguenti particolarità sulla morte di
regno di l^olonia, come si legge in dette questo rispettabile porporato. Per le sue
Nolizìc. Apprendo dal n. 665 del Dia- 1 abituali indisposizioni, accompagnate tal-
rio dì /?owirtdeli76o, clieClemeuleXlI! volta in leggiere febbri che ne estenuava-
a*I
7 febbraio nel palazzo apostolico Qui- no le forze, il male degenerò in un cro-
rinale gli compartì l'episcopale consagra- nicismo e in etesia senile con progressivo
zione, con altri prelati pure destinati nun- aumento di febbre, non senza grave pe-
zi, e a'20 di tal mese l'ammise tra gli ar- ricolo. Ad intercedere da Dio la sanità a
ci vp^^covi assistenti al soglio ponlinoio. sìdegno cardinale, furono fatte preci eoa
Meritandosi la soddisfazione non meno l'esposizionedelss. Sagramento nella col-
del Papa, che del re Augusto III e del- legiata di s. Marco sua parrocchia, nel-
ia nazione polacca, dopo avere assistito la chiesa titolare, in quella di s. Carlo,
all'elezione dell'ultimo re nazionale Sta- ed io quella della Madonna de' Monti,
nislao Pouiatowski, Clemente XIII lo alla quale professava particolare divozio-
promosse alla nunziatura di Vienna, va- ne. Aggravandosi il male, invocò l'apo-
cata a'26 settembrei766 per l'elevazio- stolica benedizione in arliculo morlis,
ne alla porpora del nunzio VitalianoBor- ricevè i ss. Sagramenli con edificazione,
romeo, di cui in tanti luoghi celebrai le e nella notte de*3 marzo 1788 rese l'ani-
magnanime azioni, come a Seminario ma al creatore in Roma d'anni 74 e più
Romano. Pertanto si recò a rappresen- di due mesi. Il suo corpo colla solita pom-
tare la s. Sede presso l'imperatore Giu- pa funebre fu portato nella chiesa di s.
seppe II, e per le novità religiose che que- Carlo al Corso, ove gli si celebrarono l'e-
stimacchinava di portare alla discipli- sequie secondo il disposto dal Papa a ,

na ecclesiastica, fu d'uopo al prelato d'u- tale elFelto superbamente apparala a lut-


saregrande prudenza. Disimpegnatosi con to con bel disegno. Nella cappella papa-
savio xiccorgimento, Clemente XIV nel leche vi fu tenuta, celebrò la solenne
concistoro de' 17 giugno 1771 ne premiò messa il cardinal Pallottacaraerlengadel
i meriti creandolo cardinale dell'ordine sagro collegio. Terminate le sagre cere-
de'preti, esiccome lo riservò in petto, poi monie, il cadavere fu racchiuso nelle so-
Io pubblicò in quello de* ig aprile 773. i lite casse d'albuccio,di cipresso e di piom-
Gli rimise la berretta cardinalizia pel suo bo, e colle stanghe del palazzo apostolico
cameriere segretosoprannumerario mg.' nella sera fu trasferito in s. Croce iu Ge-
Maico Serbelloni milanese, che drchiarò rusalemme suo evenne sepolto nel
titolo,
ablegato apostolico, Tornato in Roma, per luogo dal cardinale destinato mentre era
morte del Papa entrò in conclave senza vivente, nel mezzo della chiesa poco di-
essere ornato del titolo cardinalizio, che stante dal suo ingresso. L'onorevole la-
nel 1775 gli conferì l'eletto Pio VI, il qua- pide gliela posero gli eredi, decorata dello
le gli assegnò Croce in Ge-
la chiesa di s. stemma gentilizio e col cappello cardina-
rusalemme. Indi loannoverò alle congre- lizio di marmi colorati , non che della
gazioni cardinalizie di propaganda //V/c, croce gerosolimitana. Per capriccio artì-
di cui poi lo fece prefello duirecouomia j stico sullo slumuia da uti lato vi sono
74 VIS V I S
due croci astate ciascuna con due sbar- VISEU (n^en.). Città con residenza
re,e dall'altro un pastorale, il che vidi vescovile del Portogallo, nella provincia
non senza sorpresa. L'iscrizione lo cele- dell'alta Beira, di cui e della sua comar-
bra piosinodagl'incunnaboli, fornito d'in- caècapoIuogOjdistanteiy leghe daCoim-
gegno e letterato. Con testamentaria di- bra e 56 da Lisbona. Giace con irrego-
sposizione, oltre l'aver lasciata erede di lari costruzioni sopra un terreno eleva-
tulle le sue sostanze la di lui famiglia, to o monticello, fertile e coperto di olivi
dispose de'seguenti legati, cbe prima si e di altri alberi fruttiferi, in amena e sa-
pubblicavano da' Diari di Roma, e servi- lubre situazione , sita nohilibus referia
rà a prendere un'idea de' testamenti de' eslaediflcala^ atqiie ah odo ci rei ter mi L-
cardinali del secolo passato, generosi e an- libiis inhabitatur incolis^ come leggo nel-
che in grado di poterlo fare. Al titolo una l'ultima proposizioue concistoriale. Cin-
pianeta rossa ricamata d'oro, co'relativi ta di buone mura, gli edifìzi sono assai be-
paramenti ; alla chiesa di s. Carlo due ne fabbricati ; è sede del governatore, e
piviali e pianeta bianchi ricamali d'oro dell'altre autorità della provincia. La
con tutti finimenti, e tutti gli arredi di
i cattedrale posta sulla parte più eminente
sua cappella domestica; al monastero del- della città, è antica e magnifica, sormon-
le domenicane della ss. Annunziata, una tata da due torri di costruzione romana,
pianeta paonazza ricamata d'oro co'suoi una delle quali serve di campanile. Si
finimenti; al cardinal Herzan, un Croce- gloria d'essere intitolata alla B. Vergine
fisso d'avorio; al cardinal Corsini, un ser- Assunta in Cielo, e di venerare diverse
vizio di porcellana da cioccolata e caffè, ss. Reliquieha il battisterio colla cura
:

altro al principe Corsini, altro alla du- parrocchiale, amministrata da due par-
chessa di Bracciano; al cardinal Zelada, rochi. Il capitolo, anticamente regolare,
due quadri ; a d. Livio Odescalchi duca sex recensebat anteactìs annis dignità-
di Bracciano e suo esecutore testamenta- teSf plures canonicos ac ministrosj i^ero
rio, la propria croce di smeraldi e anello ab temporum vicìssitudines valde ininii-
simile; a mg.' Paolo Luigi Silva, la croce niitumtribas in praescntiarum conflatur
di Malta in brillanti, di cui era decora- dignitatibus^ quarum post Pontijicalem
to, una berlina e un paio di finimenti; prima Decanatus, aliisqne canonicis et
a mg.' Berretta vescovo di Lodi, il pa- presbyteris divitio addictis servitio. Si
storale d'argento dorato; a mg." Erba O- componeva 1' antico di 7 dignità, di 33
descalchi suo cugino, un camice nobile e canonici, dii i prebendati e di altri eccle-
un rocchetto; al marchese Visconti suo siastici. L'episcopio, antico e convenien-
nipote, due tomi di stampe in rame, fran- te edifizio, è alquanto distante dalla cat-
che di porto; al marchese d. Alfonso Vis- tedrale, poiché è nella suburbana villa di
conti altro nipote, una scatola d'oro con Fontelli. Le altre chiese parrocchiali so-
ismalto rosso; al marchese d. Francesco no 5, parte in città e parte fuori, ne man-
Visconti altro nipote, altro tomo di stam- cano altri sagri templi. In Viseu vi è un
pe pur franche ; al confessore due colte monastero di monache, il seminario , le
di cioccolata; all'avv. Trenca suo uditore confraternite del 3.° ordine di s. France-
e altro esecutore testamentario, un anel- sco e di s. Maria del Carmine, l'ospedale
lo con rubini contornato di brillanti; fi- della Misericordia, e altri benefici istitu-
nalmente dispose legati per altri suoi fa- ti, oltre quelli d'istruzione, fra' quali il

luigliarì. collegio. Erano distinte in passato due


VISDOMINL F. Vice-Domino. Pe' badie, in oggi soppresse, cioè di s. Cristo-
visdomini della repubblica di Venezia,ve- vano d'Alafoens, dell'ordine cislerciense,
diil vobXCII, p. 69, i35e 680. e quella delle benedelliue di Ferreira de
V I s VIS 75
Aves. Grandi e belle sono le piazze ed ì seguenti. Nel 1741 Giulio Francesco de
passeggi , e in una ili quelle si liene nel Oliveira di Lisbona, della congregazione
settembre una fiera che passa per la piìi dell'oratorio. Nel 17 70 Francesco Mendo
considerabile del Porlogallo, ricca di mer- Trigozo, di Macaens diocesi di Lisbona.
ci e di bestiame. I fiumi Mondegoe Ven- Nel 1
779 Giuseppe Antonio Barbosa Soa-
ga, a'due lati gli scorrono vicini. Le più res, di Lordel diocesi di Braga. Nel 1783
selvose campagne aggiacenli nutricano da Lodovico del Marignano vi fu tra-
s.

mandrie di maialile somministranomol- slalo Giuseppe del Bambino Gesù car-


fr.

le castagne. La comarca comprende cir- melitano scalzo , di Minai da Jacobina


ca 55,000 abitanti.
1 ' P'iseu o Prisco o — diocesi di s. Salvatore nel Brasile. Nel
Fizeii, riseiuiiy risensis Urhs^ fu occu- 1791 Francesco Montiero Pereira di A-
pato da'mori saraceni. Ma dipoi guerreg- zevedo di Rezende diocesi di Laraego.
,

giati con ostinato valore da Ferdinando Pio VII nel 1820 elesse Francesco Ales-
1 il Grande re di Casliglia e di Leon, lo- sandro Lobo di Beja, gran teologo e pro-
ro la tolse per la 5.* volta e liberò per fondo canonista, eminenlenell'umanelet-
sempre a'25 luglio 1057. La sede vesco- tere, il i.° dotto del paese alla sua epoca.
vile fu istituita al più tardi nel VI seco- Gregorio XVI nel concistoro de'
19 gen-
lo, sulTraganea della metropoli di Braga, naio 1846 preconizzò mg/ Giuseppe
e lo è tuttora, vantando quella chiesa a Gioacchino de Moura, di Alfandega da
fondatore s. Giacomo Maggiore Aposto- Fé nelTarcidiocesi di Braga, licenziato in
lo , che vi lasciò in essa per vescovo s. jus canonico, giudice de'matrimoni di E-
Pietro de Rates, e perciò i portoghesi la vora e di quella metropolitana decano
credono più antica di tutte le Spagne, ed dignità, e poi vicario capitolare, dotto
ebbe diritti primazinli nella provincia
i e prudente; indi dal Papa Pio IX a' 16
di Lugo al tempo de'vescovi svevi. Il più giugno 1 856 trasferito a Braga, di cui è
antico vescovo che si conosca è Remisol, arcivescovo. In sua vece a' 18 settembre
che sottoscrisse al 2.° concilio provin- di dettoanno vi Iraslalò da Braganza e
ciale di Braga neli." maggio 563 contro Miranda mg. Giuseppe Emanuele de Le-
"^

gli eretici priscillanisti; ed il vescovo Si- mos, di Treviscoso arcidiocesi di Braga,


noia intervenne al 3.° concilio di Tole- dottore in s. teologia, nella qual facoltà
do, verso 58g. Dopo 3 secoli dacché
il fu professore e vice-rettore dell' univer-
sussisteva il vescovato, Viseu fu crudel- sità di Coimbra, vicario generale del ve-
mente occupata da'mori maomettani, scovo e decano della cattedrale; già per
quindi restò soppressa la sede vescovile. la sua probità e scienza nel i854 fatto

Liberata la città dagl'infedeli, venne ri^ vescovo di Braganza e Miranda. Quindi


stabilita.Tra* suoi vescovi più illustri e lo stesso IX a*27 settembre 858 lo
Pio 1

rinomali ricorderò. Lodovico portoghe- trasferì aCoimbra che governa. E nel


se, che intervenuto al conciliabolo di Ba- concistoro de'i5 aprile 1859 dalla sede
silea, die* il vofo nel 14^9 per l'elezione di Beja, che dal 1849 >'eggeva, trasportò
dell'antipapa Felice V di Savoia, che nel a questa Todierno pastore mg."^ Giuseppa
1444 ^^ ^''^^ anticardinale: parlai di lui Saverio Carveira e Sonia, di Mogofóres
nel voi. IV, p. 167. Nel i523 il cardinal diocesi di Coimbra. Già dottore in s. teo-
Alfonso di Portogallo (F.). Nel i539 o logia, parroco ottimo, professore nelTuni-
i54i il cardinal Michele de Silva {l\). Tersità di Coimbra, per la sua gravità
Indi ne fu amministratore il celebre car- dottrina, prudenza e altre virtù, Grego-
dinal Alessandro Farnese (/^.) , nipote rio XVI
a'22 gennaio 1844 l'o^ea pro-
di Paolo Ili, essendo ricco vescovato. Le mulgato vescovo di Funchal, donde poi
annuali Notizie di Roma registrano i nel concistoro di Portici de'28 settembre
76 VIS VIS
1849 era passalo airalira diocesi. Ogni costrinse a ripassare in Asia. E i Getich'e-
nuovo vescovo è tassalo iie'libii della ca- ransi misti agli Scili di alleanze, di costu-
mera a postolica io 600 fiorini, per ascen-
1 mi, di vesti e spesso anche del nome, sta-
dere le rendite della mensa a scudi 3, 000 bilironsi anch'essi nel IV secolo avanti
rontani a qiiihnsdam juribus ac posses- Cristo al di là quando Ales-
del Danubio,
sionihits obvenientia. La diocesi è molto sandro il Grande venne a domar la Tra-
vasta, contiene molli luoghi, è divisa in cia, per cui l'abbandonarono rifugiandosi
i5 arciprelure, ha 2i3 parrocchie, eoa nelle solitudini de'raonti, ma poi disfece-
circa 190,000 anime. ro Zopirione suo capitano. Morto il con-
VISIGOTI, iSieo-Go/Zi/c/. Popolo ve- quistatore , toccò la Tracia a Lisimaco,
nulo dalla Scandinavia, oraiVb/vegw(/^.) che Toile vendicar quell'onta, ma fi;uicoQ
e Svezia (/ .), formante parte della na- darsi per vinto; tuttavolta il re Dromi-
zione de' 6rOf/(/'.), nominavasida prima chite strinse amicizia con lui. Dopo quel
J^Vestcrgoloo Goto-Occidcnlalc, dal che principe, la gloria de'Geti si eclissò per
per corruzione fu chiamato Visigoto^ per quasi due secoli, soggiacendo a' Bastami,
abitare originariamente la Svezia dai la* finché il re Berebisto seppe riaccendere
to delia Danimarca. Le antiche poesie e la loro antica virtù e reseci Geli una del-
le tradizioni, soli elementi di storia d'o- le più possenti e civili nazioni del mondo
gni popolo rozzo, sono lungi dalToffrire barbarico. Questi infatti sono i medesimi
chiarezza nel ricercare le origini delle na- Geli che indi circa a 3 secoli, secondo il

zioni settentrionali o barbare, che preci- celelire Troya, il più profondo e felice in-

puamente nel V secolo invasero l'Euro- vestigatore dell' origini barbariche nel-
pa, secondo Jornandes, De rebus Gelicis. la sua Storia d' Italia f con lieve infles-

Tra queste primamente i Goti, sia che sione di nome chiamaronsi più sovente
fossei'o gli slessi che dagli antichi chiama- Goiiy da cui uscirono nel V secolo di no-
ronsiGeti, o que'che i Romani conosceva- stra era i famosi regnatori à' Italia j àeX'
no col nome di Quadi, oppure che fosse- UGallia xnQ{'\à'\o\\di\Qei\é\i\Spagna[F,),
ro degli Sciti,Tarlari, Sarmali, popoli del- Parte della nazione getica erano i Daci O
la ScizìayTarlarla ^ Lituania Livonia ^ Davi o Dai, posti tra il Pruth e ii Danu-
(^.), vengono essi dalla più parte degli bio, parlando il medesimo linguaggio tra-
storici supposti popoli originari dellaScan- ce, e avendo medesimi costumi e la stes-
i

dinavia,cieduta isolalo que'tempi, e chia- sa religione. Era questa 1* antichissimo


mala la Madre de popoli, per la quantità cullo insegnalo loro dal trace Zimolxijdi
di que'che l'abitavano; donde o perchè cui precipuo domma era l'immortalità
accresciuti di numero, o per desiderio di dell'anima destinata a godere in eterno
emigrare, mossero su alquante navi verso premio dei loro valore. Per-
giorrji beati,

il paese A^' Vandali (^'.), la Pomerania ciò Geli denommavansi ^V Immortali, e


i

e ilMecklemburg, ambo regioni riparla* spregiando (a morte anelavano di ricon-


le la .' descrivendo la Svezia e la Prus-
r giungersi con Zunoixi. Parte della na-
XCVIII, p. 68, ed ove
sia, la 2." nel voi. zione ricevette da Deceneo il nome di
stabilirono dimora novella. Quanto a'Ge* Chiomati j nome che fu in grande onore
li, oriundi di Tracia (F.)e abitanti fra il pressoi Dacogeli, celebrato nelle loro can-
Danubio, l'Emo e l'Eussino, acquislaro- zoni e illustralo dalle gesta de'guerrieri.
noraaggior fama e potenza. Gli Sciti ar- Egli scrisse inoltre un corpo di leggi, det-
rivarono fino alle sponde del Danubio, te Btllaginiy insigne per sapienza, e da
quando Indatirso loro scolola o re, vinto cui trassero poscia ii loro principio le leg-
l'immenso esercito di Dario, stancandolo gi da' Flsigoli e degli Ostrogoti in Ispa-
per gl'iolermiuati deserti della Scizia, lu gua e in Italia (1 Goti stabiUli di là del
V IS VIS 77
Danubio, furono chiamali Ostrogoti os- il terrore de* vìnti suppone nati dal com-
sia Goti Orientali f per distinguerli da mercio delle jy^eg/te cù'Denìonii, abbau-
quelli ch'erano passati nell* Occidente e donando le triste e squallide rupi poste
nella Pannonia. L' antica Pannonia ora in mezzo tra il Caucaso, la Palude Meo-
corrisponde alla bassa /lustria, alla bas- tide e il mar Caspio, ove solo nel mon-
sa Ungheria^ alla Schiavonia. L'Ostro- do eransi credute, vennero a discoprire
gozia, antica provincia della Svezia ^ è la che oltre propri confini stavano pure e
i

Gozia-Orientale o Oesler-Goelland, pre- terre ed uomini. Sì che desiatosi in esse


fettura di Linkoeping. La Gozia Occiden- il desiderio d'occupar nuovi siti, e alcun
tale o Westrogozia o Wester-Goetlandè vantaggio recare alla loro esistenza , il

altro antico paese della i^tez/rt, prefettu- breve Bosforo Cimmerio , o stretto di
ra di Skaraborg. I Goti si fanno discende- Coffa o Teodosia, valicarono, e si preci-
re da'Geti, e dagli abitanti della Gozia o pitarono ferocemente sui Goti. Atterriti
Gothia o Goetland, contrada meridiona- costoro dall'impeto inopinatodi tanto ne-
le della Svezia j in antico divisa in 9 pro- mico, chiesero e ottennero dall'imperatore
vincie , fra le quali le dette due Gozie). Valente del 364> oltre Cibales nella Pan-
Altri scrìvono, sull'origine de*Goti. Dice nonia, in asilo la Dacia e la Mesia sulla
Grozio Prolegomeni in hist. golic. , la
, diritta sponda del Danubio; ebbero pure
bonarietà de'costuoii assai semplici etneo facollà libera di provvedere al loro vive-
aspri degli altri popoli boreali, e la ospi- re ne'mercali imperiali, onde colà traslo-
tai cortesia sagra e inviolabile tra loro, carono in numero di 200,000 le loro fa-
il nome gli meritarono di Gotif poiché mìglie, cui indi a poco tennei o dietro in-
Goten o Gulen significa buono nel lo- lernìinabili stuoli. Ma sedi gravissimo er-
ro idioma. Tale nome modificarono ri- rore fu notato Valente in dare ricovero
spettivamente alle regioni occupate, onde ad ospiti così pericolosi, maggiore fu cer-
airOrieole Ostrogoti^ all'Occidente Fé- tamente quello di trasandare necessari i

strogoli o risigoti 81 appellarono; e gl'i- mezzi per la loro sussistenza. 1 Goti j)rivi

taliani quest'ultimi precipuamente chia- de'vasti pascoli dellaMoldavia e dell' U-


marono ^/V/g'o//. Reggeva gli Ostrogoti e crania, obbligati a comprare ad altissimo
sopra ogni altra famiglia era ragguarde- prezzo luttcciò di cui abbisognavano, an-
vole, la nobilestirpedegli AmalijOssia de' gariatida avanie, e messi nell'alternati-
Divini, a cui apparteneva Teodorico, che va di morire nell'inedia, o vedersi schia-
a sua voho signoreggiò l' Italia. Erano vi per un meschino alimento, s'ammuli-

d'altronde i Veslrogoli oVisigoti domina- narono nel 25o, e cominciarono le loro


ti dalla famiglia de' Baiti , ovvero degli terribili incursioni, cioè secondo alcuni,
Arditi, dinastia meno illustre degli Ama- propriamente gli Osliogotio iGoti orien>
li ; e da questa discendeva Alarico, che tali, Romani che tardi tentarono di con-
i

nell'impero pel i." die' il sacco a Roma, tenerli furonodebellati; e Valente mede-
sorpresa a tradimento. Scorsi erano mol- simo, dopo averli "vinti nel 869, dipoi in
ti secoli, e quest'incognite genti, talvolta uno scontro ch'ebbe con essi, perì vittima
in guerra colle legioni della romana re- dell'imprudenza commessa a' 9 agosto
pubblica, poscia con quelle de'Cesari, se 378, nelle fiamme co'suoi udiziali, nella
non vittoriose, indomabili, posavan sicu- casa ove ferito erasi ritirato. 1 Visigoti e-
re avendo a schermo gli orrori del silo e ziandio, che congiuntamente agli Ostro-
del climo; quando foltissime masse d' un goti erano stati per qualche ten»po alleati
popolo selvaggio, molto più sconosciuto de'Romani,poco paghi d'una paceche per
dianzi, a cui dettero nomi di Unni (f\),
i niun conto era loro vantaggiosa, passa-
Alani, Avaii, liunyure Ul?yngur, e the rono il Dunubioe fecero grandi guuslisul*
78 VIS V I S
le terre dell'impero. Teodosio I il Gran- bona (F.)^ capitale della provincia delta
de gli sgominò compiutamente, egli re- lai.'' JNarbonese, e che insia d'allora ot-
spinse al di là della Tracia nel Syg. Ma tenne il nome di Seititnlana, perchè com-

alla perfino eglino si credettero tanto pos- prendeva 7 città o distretti. Evarico o
senti, a cagione de' popoli che rannoda* Enrico segnalò il suo regno con vaste con •
ronsi con essi, e si formidabili pel nume- quiste nelle Gallie e nella Spagna^ che
ro loro, che senz'ostacolo penetrarono soggiogò nella maggior parte. L'annalista
insino neir Italia nel ^oZ. Essi erano i Baronio riporta all' anno 47 3 la discesa
"Visigoti o Goti-occidentali, di religione A' degli Ostrogoti in Italia sotto il duce Vin -

rianay in origine partiti dal mezzodì dei- demiro, essendosi dall'altra parte rivolto
la Norvegia e Svezia, e guidati dal re A- il loro re Teodomiro a predare l'Orien-
larico I. L' imperatore Onorio per libe- te (Teodorico
che gli successe nel 47^;>
I

rarsi da sì immenso stuolo di nemici, lo- nel493divenneredegliOstrogoli in Italia


ro cedette una parte delle Gallie e della e della regione, ove i re successori regna-
Spagna. Alarico a'24 agosto 409 s'im- rono fino 553). Ma appena Vindemi-
al

padronì di Roma e la depredò, con istra- ro entrò in Italia morì, lasciando suo suc-
ge. Morto nel 4' i> Ataulfo suo cognato cessore il figlio chiamato pure Vindemi-
che gli successe, cominciò il regno de'Vi- ro, che fu dall'imperatore Glicerio man-
sigoli nell' Aquilania e nella Gullia Nar- dato a forza di ricchissimi doni nelle Gal-
bonese. Ataulfo passò nella Spagna (altri lie, le quali erano afflitte da diversi bar-
fanno cominciare regno de* Visigoti di
il bari, cheslavanoloro d'intorno, ed unissi
Spagna nel 869 da Atanarico, a cui nel a' Visigoti da'quali originava. Evarico nel
382 successe Alarico I), ove fu ucciso nel 484 ebbe a successore il proprio figlio
4i5 a Barcellona da uno de' suoi schia- Alarico II, che nel 507 fu ucciso da Clo-
vi;mentre che Armenerico, guidando gli doveo I re de'franchi. Quella morte po-
Svevi, dopo aver desolate molte provin- se fino al regnò che avea sus-
di Tolosa,
ole della Gallia si stabilì nel Portogallo sistito pel corso d'89 anni, dopo che Val-
e nella Galizia. Nondimeno Sigerico che lia avea eretto quella città in capitale de'
avea forzato Visigoti ad eleggerlo a lo-
i suoi dominii. Si può vedere Nicola Bac-
ro re, non regnò che 7 giorni e in suo , cello, Historiae Septimianae , ^omae
luogo fu dello Vallia o Wallia, cognato 1724. Per tal modo la Francia fu libe-
di Ataulfo. Questo principe avendo fallo rata dal flagello de' Visigoti, che si man-
guerra nella Spagna per Onorio, l'impe- tennero per pili lungo tempo nella Spa-
ratore gli abbandonò tutta V Aquilania gna (/^.) dove dominarono sino all'inva*
da Tolosa (/^.) insino airOceano,equel- sione araba de'mori l'ultimo re fu Vit- :

la città divenne in tal modo la capitale terico, morto nel 6 1 o, successore di Liu-
del suo piccolo regno. Egli distrusse la ba II. Prima del regno del predecessore
nazione degli Alani nel 4 18. Vallia non di questi PiecaredoI, suo fratello s. Ef'

avendo lasciato che un figlio, nel 4^0 i menegildo (^.), per aver abiurato l'aria-
Visigoti diedero lo scettro a Teodorico l, nesimo e abbraccialo il cattolicismo, nel
che perdette la vita nella battaglia di 585 586 era stato fatto martirizzare
Chalons, guadagnata da Ezio sugli Unni dal comune padre Leovigildo, che l'avea
nel 45» I. Torismondo suo primogenito e associato al regno. Recaredo I volle tosto
suo successore, fu ucciso nel 4^2 da suo imitarlo^ si fece cattolico e trasse tutta U
fratello Teodorico H, che perdette a vi- genie visigota alla Fede, e con tanto s.

cenda la vita nel 4^^ P^i' ternani di E- fervore che non permise militasse verun
\arico, suo altro fratello. Teodorico 11 a- eretico nel suo reame. Fu nel concilio di
"vea aggiunto a'suoi stali la città di Nar' Toledo del 589 che i Visigoti riprovali i
V I s VIS 79
loro errori, si riuoirono alla Chiesa cat- la metropolitana di Toledo una cappel-
tolica. Si chiederà perchè gli Spagauoli la nella quale si celebrasse il rito, la mes-
ch'eransi validaroeùle difesi contro i Re- sa e l'uHlziaturà mozzarabica, e ne fece
mani si soggettarono al giogo de'barba- stampare il messale neliSoo e il brevia-
ri d'Occidente, e a'devaslalori dell'Orien- rio nel i5o2; e siccome ne furono impres«
te? Egli è che la Spagna era composta di se poche copie, vennero ristampati in Ro-

cittadini, allorché fu assalita dagli eser- ma nel 1755 per cura del p. LelHée ge-
citi roraani , ma sotto il giogo de' suoi suita, con note e ampia prefazione. Que-
conquistatori, essa non fu più popolata sto dotto editore dice in essa, che la li-
che da schiavi, maltrattati da'padroni ef- turgia mozzarabica fu stabilita in Ispa-
feni minati. coraggio erasi dileguato col-
Il gna , fino dal tempo degli Apostoli, da
la libertà, e i popoli del settentrione, più que'medesimi che vi portarono il Vange-
forti e più agguerriti, ne fecero un facile lo; per cui i fratelli s. Leandro e s. Isi-
conquisto. Erano restali nella Spagna al- doro vescovi di Siviglia, non ne sono gli

cuni principi visigoti, che forse erano ri- autori, come altri scrissero, ma la rese-
caduti neir eoipia ariana eresia, ma di ro soltanto più corretta e vi aggiunsero
nuovo 1081 in-
convertiti alla fede, nel qualche nuovo ufTizio.Il p. LeBrun, che
viarono un'ambasceria a Papa s. Grego- scrisse egli pure la Storia del rito Moz-
rio VII, il quale si rallegrò della conver- zarahico, nel t. 3, p. 272, osserva, che nel
sione de'Visigotr, li ricevè nel grembo di messale del cardinal Ximenes quel rito
s. Chiesa, e die'agli ambasciatori diversi non è assolutamente tale, com'era nel se-
importanti ammaestramenti. Dopo la con- colo VII , ma che a riempirne vuoti, i

quista della Spagna fatta dagli Arabi, i quel gran cardinale vi aggiunse alcune
Visigoti e gli altri cattolici conservarono rubriche e molte preghiere tolte dal mes-
la loro religione e il suo esercizio, sia nel- sale di Toledo, il quale non era puro ro-
le montagne della Castiglia e di Leon, mano, ma in alcune cose conforme al mes-
dove molti si rifugiarono, sia in alcune sale Gallicano. Distingue quell'addizioni
città, dove ottennero essi per capitolazio- dal vero Mozzarabo e paragona questo
ne il privilegio del libero esercizio del col Gallicano nella loro Liturgia. Il p.
y

cattolicismo. E siccome abbracciarono Lefflée, che fece il medesimo confronto,


questa molti arabi maomettani, i cristia- pensa che il i.° sia più antico: il p. Mabil-
ni si dissero Mozzarahiy MiizarahioMo- lon che pubblicò la liturgia Gallicana, so*
starali y cioè inisLi cogli Arabi j quindi stiene il contrario, e sembra che il p. Le
il che continuarono a seguire fu det-
rito Brun sia dello stesso avviso. Riparlai del-
to Mozzarahico (^.), con alcune parti- l' argomento ne' voi. LXXVI, p. 247,
colarità, introdotte dagli Spaguuoli,dopo LXXXII, p. 290, 3o4 e seg. Scrisse Jor-
le conversioni de' Visigoti dairaiianesiuio nandes,De Getarum^sive Golhor uni ori-
e de'mori dal maomettismo. Ma s. Gre- gine et rebus gestis. Isidori Chronicon
gorio VII l'abolì circa ilt074i e persua- Gothoruin. Procopii, fragmenta depri-
se gli Spagnuoli e il re Alfon>o VI di ser- scis sedibus^et migrationibusGothorum,
virsi nuovamente della Liturgia e Uffì- accessitJornandes de regnoruntcttcni'
zio romano; indi Urbano II nel 1090 lo poruni successione, et de literis, et Un*
tolse alTatto da per tutto, tranne in 5 glia Gotìioruni, cuui notis f^ulcanii,
parrocchie di Toledo e nella coppella , Lugduni RHtavorum 1607.
del chiostro della cattedrale di Salaman- VISION li Twa/zi. Maniera diversa
,

ca. Per togliere però dall'oblio il rilomoz- colla quale il Signore si manifestò a Pa-
^arabico , nella primaziale della Spa- triarchi, a' Profeti, a' Santi, ed agli altri

gna, dipoi il cuidiuul Xiniciics fondò ucl- Servi di Dio (A',), sia chele visioni fus*
8o VIS V \S
SCIO puramente inlelleltuali, sia che si questo divino fanciullo; gli fece parimen-
facessero in qualche maniera sensibile. te comandare che lo trasportasse in E-
Visione, prendesi per le Profezie scritte, gilto colla sua madre, per sottrarlo dalla
come vedesi in principio e nel testo de* crudeltà di Erode, e poi ritornare nella
libri de'profeti. Visione dicesi dell' istru- Giudea. Non si conosce se quando s. Pao-
zioni contenute ne'cap. 3o e 3i de'Pro- lo fu rapito nel 3.° cielo, abbia appreso
verbi. Visione significa talvolta un'appa- de' futuri avvenimenti. Neil' Apocalisse,
renza, cioè che pare a* sensi. Visione di- Dio fece conoscere a s. Giovarmi aposto-
cesi anche delle vane profezie de'visiona- lo ed evangelista delle verità occulte, e del-
ri: e Fisionario è quello che si figura le le rivoluzioni che in progresso doveano
cose, e le crede come se le avesse avute succedere. Iddio a mezzo degli Oracoli
io visione. In alcuni passi delta s. Scrit- (F.) parlò a Mosè, al sommo sacerdote,
tura, visione vuol significare gli spettri a' profeti e ad altri. Gli oracoli de' falsi
ed i fantasmi che spaventano di cotte. Vi- numi, Dio permise per punire pagani i

sione beatifica è l'azione con cui Beati i cheli consultavano. Si ha di Antonio Ve-
(F.) vedono Dio in Paradiso {F.). Del- neri, De Oracnlis et Divinalionihus aa-
la questione, se le anime del Purgatorio liquortini, Venetiis 1624. H p- Ruinart
(F.)y entrate nel cielo, godessero prima negli Atti sinceri de*primi martiri della
del giorno finale la vista chiara di Dio, Chiesa cattolica oltre il riportare un bel
j

parlai in queU* articolo. Visione è pure numero di visioni e rivelazioni miracolo-


Y Apparizione (F.) che Dio manda tal- se, osserva che non se ne può giudicare
volta a*suoi profeti ed a'santi, sia in so- con altri principii se non con quelli del-
gno,sia realoaente. Ragionando della Sw la fede; e ch'è richiesta somma umiltà e
perstizione {F.)^ dissi pure de'sogni, no- prudenza evangelica per non essere in-
tando che i sogni misteriosi vanno distin- gannato. Dice pertanto essere certissimo,
ti dalle y^y[7^tìrr/zzowf, dalle Fisioni, e dal- che le vie di Dio non sono le vie degli
le Rivelazioni (F.). Ne'Iibri santi e pres- uomini, e eh' è somma e sacrilega teme-
so gli scrittori ecclesiastici la visione pro- rità ed empietà il dire, questa o quell'al-
fetica significa una rivelazione che viene tra cosa è indegna dello Spirito Santo, co-
da Dio,in cui ne la fantasia, ne alcuna cau- me scrisse il Basnagio; e questo per 1' u*
sa naturale ha potuto avere parte, o che nica ragione, perchè a me nou piace. La
un uomo l'abbia ricevuta in sogno, o al- s. Scrittura, la Tradizione ^ il giudizio
trimenti. Perciò è chiamata visione la co- del romano Pontefice e delia Chiesa cat-
gnizione che Dio dava a'suoi profeti de- tolica furono le regole del giudicare ve-
gli avvenimenti futuri, perchè Dio avea race delle cose divine; e le visioni, le ri-

loro fatto vedere l'avvenire, e molli po- velazioni , maniera di Miracoli,


e ogni
sero questo titolo alle loro profezie. Ma ove non si mostri che in qualche modo
ogni visione non è profetica. Dio soven- si oppongano alla Scrittura, oalla Tradi-

te rivelò a'suoi santi delle cose passate o zione, o alle definizioni de' Papi, e alla
presenti, di cui non erano istruiti, ed al- dottrina comunemente ricevuta dalla
cune verità, che naturalmente non pole- Chiesa cattolica, nou ponno censurarsi
Tano conoscere, e loro comandò delle a- come cose indegne dello spirito del Si-
zioni che da sé stessi non avrebbero fatto. gnore, e del braccio onnipotente dell'Al-
Così Dio fece rivelare da un Angelo a s. tissimo, perchè non piacciono agi' irreli-
Giuseppe, mentre dormiva, la purità di giosi censori. Chi vuole con orgogliosa
Maria, il concepimento di Gesli in essa presunzione investigare i giudizi di Dio,
per opera dello Spirito Santo, la prossi- resterà oppresso e inabissato dalla loro
ma redenzione del mondo da operarsi da infiuita maestà; esiccome è necessario nei^
VIS V I S
1* nomo Io spirito umano per giudicare zione e ogni colloquio con esso lui. Di*
dell'opere dell' uomo, coìì'i il solo iìpirito cevano e dimostravano, che non sola-
(ilDio può giudicare dell'opere divioe. mente non si erano verificate le predizio-
Eusebio uella sua storia oflVe l* eslrallo ni profetiche fatte da'raontanisli; ma che
d'alcuui dottissimi scrittoti cattolici del di più era dipoi sopravvenuto tutto il con-
11 e Hi secolo, che itnpug»jai'ono gli e- trario di quello eh* essi aveauo prenuu-
relici ilIoritanisLi (^F.), e le loro pareslasi ziato.Di che svergognali e disperati Mon-
e diaboliche «isioui. Niuuo mai di loro tano e Massimilla ,
primari inventori di
uon tenue il metodo del protestante Ba- quella setta, s'erano impiccali per la go-
snagio, né disse: queste visioni sono da la, e s'erano morti da sé stessi, terminan-
ine riputate indegne dello Spirito San- do di vivere come Giuda. Altri visio-
to, senza più. Mostrarono in primo luo- nari eretici li riprovai ne' loro articoli.
go essere contrario alla s. Scrittura, alla INotò il Luchini traduttore e commenta-
dottrina e a' giudizi solenni della Chiesa tore del Ruinart, il Signore anche nelle
quel dementamento e quella pazzia fu- vere visioni , e nellai contemplazione in-
riosa, che i montanisti riconoscevano uè* fusa, la«cia che l'anima pensi e operi eoa
loro profeti: che contrarissime alla Scrit- quelle debolezze e imperfezioni che sono
tura e alla Tradizione, e a'giudizi della proprie dello stato e della miseria delPuo-
Chiesa erano le doti rine predicate da que- mo viatore. Nella via presente dobbiamo
sti fèujalici impostori: e che contrarissimi camminare al lume della fede. Le rive-
alla fede, alla ragione e alla pubblica lazioni e le profezie veramente di vineuou
tranquillità erano gli effetti delle visioni tolgono, ma perfezionano la fede. Gl'in-
fanatiche di costoro, operati e nelle loro creduli deridona tulle le rivelazioni, e so-
persone e in quelli che credevano alle no empi; non pochi cristiani stimano le

loro dottrine. A prova di ciò entravano rivelazioni e le profezie del Signore, ma


a fare uu ritratto de'principali inipostori non per quelle ragioni che si deve, e
de'montaoisli, che tutti vivevano una vi* con questo pascolano d'ordinario la loro
ta sommamente infcime, e dediti alle era* vanità , e ne restano spessissimo confusi
pule, alle ubbriachezze, alle disonestà, al- da Dio. Le rivelazioni della s. Scritturi
l'avarizia la più sacrilega, all' iniinicizie sono da credere di fede divina, ed é in-
le più dannose , in una parola a tutti i credulo ed empio chi le discrede. Quelle
vizi. Riferivano, che alcuni de'principali ri velazioni,chesono approvate dallaChie-

predicatori de'moutanisli pe' loro delitti sa, come sono quelle de'primi 3 secoli a
eranostati da'pubblici governatori impri- noi rimaste ne'monumenti sinceri di que*
gionati e morti; che per far cosa grata tempi, si vogliono e pregiare e riverire,
a'genlili,anche senza essere richiestti, a- e si ponno e scrivere e leggere con sicu-
veano negalo e bestemmialo Gesù Cri- rezza di buon effetto; e lo stesso è delle
sto; che non pertanto essendo slati mor- rivelazioni e visioni approvate dalla Chie-
ti come pubblici e dannosissimi malfatto- sa ne'santi canonizzati; delle rivelazioni
ri, erano da' montanisti predicati e ono- delle persone viventi ne dovrebbouo par-
rati come martiri. Dicevano, che tutti i lare que'soli , che sono ministri deputati
tuonlanisti s'erano ribellati alla necessa- da Dio per mezzo di chi ha egli messo al
ria edovuta soggezione a'ioro vescovile governo della su^t Chiesa, a provare que-
che perciò erano dovunque esecrati da sti spiriti, se siano dal Signore. Qiesta è

tutti i cattolici; e che, se ((ualche marti- una materia, che pasce la vana curiosità
re di Gesù Cristo s' incontrava a dover di non pochi oziosi , i quali con questo
stare nelle prigioni con qualche monta- fomentano uu'occultasuperbia, e s*espou-
uista, fuggiva ogni qualunque comunica- gouo a gran pericolo d'illusioni gruvi&À*
\0L. CI. 6
S2 VIS VIS
i«e, e l'esperienza mostra, che anco l'es- sìonì ciònon pertanto, almeno le due ul«
sere stati cento volte smentiti dal fatto lime specie, ponno avvenire sì nella ve-
con evidenza, non basta a ravvedere que- gliacome nel sonno. Se nella veglia, si
sti vani curiosi, quali di più per giusto
i chiamano contemplazioni, rivelazioni, vi-
giudizio del Signore si vedono pur trop- sionipropriamente dette; e succedono sem-
po tanto più ostinati nel loro inganno vo- pre con astrazioni da' sensi esteriori ia
lontario , quanto più ogni dì il fatto gli persone, per lo più, in luoghi e tempi di
smentisce della loro imprudenza e ceci' quiete e di solitudine, ove gli esterni so-

tà. 11 dotto preposto Antonio Riccardi, no meno occupati, e i sensi interni più
Storia de' santuari più celebri di Maria disposti nel raccoglimento o nell'orazione
ss. sparsi nel mondo cristiano nel ra- , mente,
alle elevazioni, all'estasi, a'ralti di
gionamento preliminare premelteio ca- che introducono alle visioni. Se occorro-
pitoli, fra'quali: Nozioni teologiche sulle no mentre si dorme, essendo anco questo
apparizioni e le visioni: Scienza e filo' un tempo di quiete, e di vacanza da ogni
sofia de miracoli: Storia delle appari- altro operare, e però atto alle visioni in-
zioni e de miracoli : Critica polemica teriori , allora si chiamano sogni miste-
sulla storia delle apparizioni e de* mi- riosi, de'quali si hanno molti esempi nel-
racoli: F^ani pretesti contro le appari- le divine Scritture e nelle storie sagre.
zioni e miracoli: Consolazioni ed af-
i E' proibito di credere a' sogni, ma col-
fetti più salutevoli delle apparizioni e l'eccezione:cenando non siano mandali
de'santuari. Ricaverò poche parole dal dall'Altissimo per visitarti; perchè di-
r.° de' nominali capi. La visione e l'ap- fatti Dio rivelò più volte nel sonno. Ri-
parizione si distingue T una dall'altra, velazioni piene di misteri divini furono
sebbene Tuna partecipi qualche volta del- fatte nel sonno ad Adamo, ad Abramo,
l'altra, e nel comune linguaggio si con- a Giacobbe, a'R.e Magi, a s. Paolo ec. Tan-
fonda spesso l'una coH'altra. Lai.' ossia to nel sogno, quanto nella visione l'anima
la visione è una rappresentazione inter- è trattenuta dalle rappresentazioni, come
na: la 2/ o
l'apparizione è una oianife- se fossero non immagini e similitu-
solo
stazione esterna. La i." ora è puramente dini delle cose, ma le cose medesime. La
intellettuale , e rivela alla mente di chi 2.^ o l'apparizione propriamente detta

ia contempla più alti misteri^ senza fi-


i succede sempre nella veglia , e si comu-
gure che li rappresentino. Sebbene an- nica a'sensi esteriori di quello che il cielo
che questa sia sempre accompagnata da sceglie a questi favori ; e consiste gene-
qualche rappresentazione immaginaria, ralmente nel presentarsi una persona e
poiché in questa vita senza fantasmi s'in- una figura, nel risuonare una voce, nel
tende, può tuttavia di sua natura esser- balenare uno splendore, nel comparire
nesenza. Ora è puramente immaginaria, un se^no o un fallo inusitato meraviglio-
cioè colorita d'immaginazioni e di figure so, che mostra il concorso o la presenza
che qualche cosa significano di misterio- d'uno spirito. Lungi di avvenire, come
so, ma che non s'intende,
non si ricor- se la visione, nell' astrazione de' sensi, una
ra ad un interprete superiormente ispi- stessa apparizione ha bisogno della testi-

rato, o se non si attenda da' successi lo monianza di più sensi; e per giudicare se
schiarimento. Ora è immaginaria e al ha visto realmente, si attende an-
l'occhio
tempo stesso intellettuale, cioè presenta che l'udito e il tatto, come per esser certi
all'immaginazione i simboli, e manifesta di aver udito si consulta egualmente il
all'intelielto la verità, i misteri, gli av- tatto e la vista. Distinte così le visioni e
Tenimenti che in quelli sono indicati : e l'apparizioni, viene l'idea di sapere ^ da
questa è la specie più comune, Queste vi- chi e iu che modo poi sieno operale, Ec-
V I s VIS 83
celluala la visione puramente inlellellua' nato alla cognizione dell'uomo, perchè il

le,che non può essere contiafTalta, le al- modo resta invisibile e riservalo alla sa-
tre potrebbero esser cagionale talvolta pienza di Dio. Ma l'incredulo spesso vuol
ancor dal demonio con «iodi e forze pre- sapere ciò che non può né importa cono-
ternaturali, odairillusionede*sensi inter- scere, e ricusa di ammettere ciò che noa
ni ed esterni per disposizioni a qualità na- potrebbe ragionevolmente negare. Così la
turali; ma qui non parliamo che di quel- curiosità de'modi non è che un pretesto
le che sono da Dio, riservandoci a dare all'incredulità de'fatli. L'utilità di queste
più avanti segni che le distinguono dal-
i manifestazioni è un segno più principale
le illusioni diaboliche o naturali. Però per distinguere le vere comparizioni e vi-
trattando piò specialmentedeirapparizio- sioni che vengono da Dio, dall'apparenti
nijche sono l'oggello principale della sto- e insidiose, che ponno muovere dall'illu-
ria del Riccardi, supposta sempre appa- sioni del proprio spirito, o da quelle del-
rizione divina, si vuol tuttavia domanda- l'angelo delle tenebre il Demonio: men-
re se Dio stesso, se Gesù Ma-
Cristo, se tre le prime sono sempre per cose utili e
ria, se un Angelo, in somma chi compa- pie;le seconde al contrario ponno comin-
risca personalmente , e in che modo si ciare con una certa apparenza di bene,
manifesti a' nostri sensi. Di tutto rende ma finiscono presto nella vanità e nel-
ragione. Qui a me precìpuamente impor- l'errore. Però si vogliono senza più riget-
ta dire delle visioni; tuttavia poi ne farò tare e condannare tra le illusioni, o colle
alcun isfuggevble cenno. Dio si comuni- più empie imposture, quelle visioni o ap-
ca agli uomini con visioni, rivelazioni e parizioni che non tendessero ad ispirare
apparizioni di varie maniere, ma tutte l'amor di Dio e della virlù, a conferma-
incomprensibili, né ha voluto spiegarle re le verità della fede, a promuovere le
appunto perchè fossero meravigliose. La buone pratiche e il vero spirito della pie-
s. Scrittura non ci descrive come Dio fa- tà e della religione cattolica. Avvertendo
cesoie udir la sua voce ad Adamo nel pa- inoltre che l' angelo stesso delle tenebre
radiso terrestre, come per l' uso deli* E- Satana si copre talvolta proponendo al-
phod (V.) facesse sapere a Davide se- i cun bene per impedirne un maggiore, in-
greti dell* avvenire, così al sommo sacer- vitando ad un'opera buona. Come suc-
dote a mezzo dell' £/"/vV;i e Thuniiniin(f^ .). cedono le apparizioni? Lungi dalle cele-
Gli angeli or si presentavano visibilmen- sti visioni, certe più strane e meno mo-
te a'patriarchi e a'profeti; ora senza ap- deste perturbazioni, lungi le convulsioni
parire formavano ne'Ioro animi le visio- e gli atteggiamenti alfeltati e ridicoli , i

ni e le rivelazioni che si volevano mani- discorsi esaltati o imprudenti le noie e ,

festare. Così riferisce il profeta Zaccaria le allegrezze smodate; non sono questi i
le verità che gli erano insegnate dall'An- segni ordinriri del santo Spirito. I simboli
gelo, il quale parlava non fuor di lui, ma stessi e le figure, sotto le quali si manife-
Chi potrà discoprire come
in lui stesso. slauo, sebbene l'opere di Dio non ponno
siformassero que'segni misteriosi di cui essere in questa parte assoggettate trop-
Dio si è tante volte servito per far co- po rigorosamente al pensare degli uomi-
noscere i suoi voleri ? S. Paolo è traspor- ni, in generale tuttavia devono compari-
tato al 3.° cielo; egli vede ed ascolla cose redegne della santità e nobiltà de'celesti;
mirabili; ma non sa pur egli il modo di però la forma dell'apparizioni degli an-
questa operazione meravigliosa. Che pre- geli èsempre 1* umana; dove quella de'
tesa dunque abbiamo noi di saperne di demonii é molteplice e varia; umana so-
più? Non sarà mai lecito di rigettare il vente anche sotto sembianze d' angeli e
fatto che si manifesta sensibile e avvici- santi, di Gesù e di Maria, ma spesso aa*
84 V I s V I S
che di animali e di deformi figure. Uq medesima. Quanto alle rivelazioni di s,

modo poi che dislingue tulle l'apparizio- Caterina di Bologna, non furono scritte
ni è quello d'un primo senso d'allegrez- da lei, ma da persone che le slesero die-
za, che passa ben presto alla tristezza nel- tro tali relazioni , delle quali si può so-

le false, e di un religioso sbigottimento, spettare; essendo anche troppo facile il

cui tosto succede la calma e la gioia, nelle cadere in gravi sbagli in simili specie d'o-
•veie; imperocché quelle che vengono da pere. Di s. Brigida di iS*i'cz/(2, riparlai uè'
Dio sulleprime conturbano, e spesso an- voi. LX, p. 3i I e seg., LXXl, p. i4o e
che spaventano, ma si rischiarano tosto e seg. La Civillà Cattolica^ serie 2.^,1.3,
consolano restituendo la tranquillità e la p. g4, sulle visioni, dà ragguaglio del li-
fìtlucia dello spirito; le altre al contrario, bro Delle cose dii'ine e specialmente
: ,

che vengono dall'angelo cattivo, produ- degli ultimi tempi del mondo. Ammoni-
cono una prima impressione lusinghiera, menti dì Giovanna Le Royer\ poscia suo-
ma portano presto al turbamento e alla ra della Nativitài Rovigoi852. Il libro
confusione, giacché non avvengono che prova il risorgimento dello spirito catto-
per confondere e ingannare. Questi segni lico, di cui era informata la religiosa che
più generali, sono indispensabili anche al in esso parla. Verità del racconto desun-
discernimento di tutti gli altri miracoli, ta, non da documenti autentici ma dalla
cioè la qualità e il sentimento delle per* critica, potendo fornire un pascolo piace*

soue col di cui mezzo viene operato il prò* vole a quell'anime divole, le quali senza
digio, il motivo e il successo per cui vie* credere articoli di fede tutte le privale
ne operato, il modo onde viene operato. rivelazioni, sanno rispettare nella bontà
Il dotto annotatore dell'ab. Butler, J^ile divina il diritto ch'ella ha di comunicar-
de* Santii in quella dis. Caterinasev^mQ si agli uomini anche a'iempi nostri, e non

badessa delle Clarisse di Bologna, fa av- gettano subito dispettosamente un libro,


vertenze sulle visioni e rivelazioni, e da perché favella dun misticismo superiore
quali segni conoscono quelle che ven-
si alla natura. Tutte le materie si riducono
gono da Dio. Dice pertanto che fu pub- a contempla£Ìoni sulla Divinità, o ad an-
blicato un libro delle rivelazioni della nunzi di que'castighi, de'quali sentiamo
santa a Bologn?< nel i5i i, ma in genera- icolpi, oa'vaticiaii de'giorni estremi. Sul-
le, egli crede doversi diffidare di tutte le la visione ideale, la Civiltà Cattolica va-
storie di visioni e rivelazioni, le quali non gionò nel citalo voi. a p. 353: L' Auto-
siano state esaminate secondo le regole crazia dell' Ente. ÌSozxonì sul misticismo,
stabilite per lo discernimento degli spiri- sulmesmerismo, sul magnetismo, sul son-
ti; poiché senza di ciò si corre facilmente nambulismo le ho riferite qua
,
e là in
rischio di cadere in ftmtasticherie, come più luoghi. L'annalista Rinaldi offre uu
dice Benedetto XIV, De Canoniz, San.' bel numero di avvenute apparizioni e vi-
ctor.i t. 3, e. 5i, p. 7 i5. Di piìi ancora sioni.
vuoisi andar cauti in prestar fede a que- VISIR. F. Turchia.
ste visioni e rivelazioni , se sono scritte VISITA, Fisitaiio. L'alto del visita-
non da chi le ha avute, ma da altri. De- re, l'andare a vedere altrui per ufficio di

\esi eziandio esaminare , se quelli che carità o d'affezione o d'osservanza, /^i-


l'ebbero, furono costantemente in fama sitare, Fisere, Il Morcelli latinizza il vo-
di profonda umiltà, di consumata spe- cabolo Fisitare, colle parole Adeo, Lu~
rienza e di perfetto discernimento degli stro, Lustrandus^ Fiso, Plsendi^Fisen-
spiriti.Tutlequesle condizioni, dice Bene- dus. E l'andare a visitare, Convenio, In-
detto XiV, si trovano nelle visioni e nel- visOf Invise/iSf Invisendus. La parola vi-

le rivelazioni di s. Teresa, scritte da lei sita preudesi aucora per la s. Congrega-


V I s VIS 85
«ione dell» Fisitfi apostollcn{F.) in Ro- Templi^ delle QuarantorCy del 8. Sepol*
Oìa;per quella che depula il Papa a mez- ero nella Settimana Santa, de Santuari
zo d'un Fisiialore /4pò sto lico (^.), per col Piaggio iW siìQv'iPellegrinaggi^óe Li'
un vescovato, per una chiesa, peiiinhio- mina Apostoloruni, della Scala Santa,
go pio; per la Fistia Pastorale (F.) del delle principali Sette Chiese di Roma, di
vescovo o altro ordinario nella sua dio- quelle nell*y^/2/20^^z/i;o assegnate pelG/*M-
cesi; per la visita óeW arcidiacono nel bileOf ed altre visite per lucrare le ss. //z-

suo arcidiaconato, per la visita del Par- dulgenze. Sono visite di amicizia e di os-
roco nella sua parrocchia, e simili. Nella sequio quelle del giorno anniversario del
s. Scrittura in molti luoghi prendesi il Natale o del Nome ^ e per le solennità
vocabolo visita in significato di visila- della s. Pasqua e specialmente del s. Na»
rCf ora di misericordia, e ora per deno- tale del Signore. Quest'ultime l'odierna
tare il tempo della vendetta del Signore, società in buona parte ha voluto commu-
che esercita o minaccia d'esercitare con- tarle con visite del primo dì deWAnno^

tro i peccatori. Altresì il visitare prende- secondo il praticato da'gentili, ovvero di-
si in parecchi luoghi della s. Scrittura, per spensandosi da sé stessi in modo curioso,
le meraviglie che Dio opera per segnala- per qtìi non dir di peggio, avendo già de-
re la sua misericordia verso gli uomini; plorato il pressoché abbandonato e più
nel senso di fare ri vista d'un esercito, d'un lodevole costum»i ne* voi. LXIX, p. 261,
gregge ec. ; significando pure il fare e il LXX, p. 95. Del qual costume parlai an-
1

restituire le visite di civiltà, d'amicizia, cora ne'vol. XLll, p. 100, LX, p. 3oo e
di dovere. Delle molte specie di visite vir- 3oi. Le visite per lettere degli antichi
tuose di condoglianza, di pietà, di ami- cristiani , si appellavano lettere festive,
cizia, di ossequio o per altri motivi, ra- colle quali l'un l'altro pregavasi da Dio
gionai in vari orlicolj: qui non ricorderò prosperevoli le Feste ^ e molte trovansi
che gli appartenenti ad alcune visite, ri- in Teodorelo, scritte in diverse sagre fe-
levandoli in corsivo equivalenti a citazio- ste. Anche i prelati le scrivevano tra loro
ni. Sono opere di misericordia il visitare nelle feste solenni, e chiamavansi lettere
gli Ospcdalij ^\\ Oiy;/zi benefici (Inno- sagre. Fa a proposito il riprodurre un
cenzo XII magnanimo benefattore e con- elegante e morale articolo del eh. mg.'
fondatore (\q\V Ospizio apostolico di .Ro- Vincenzo Anivitti, pubblicato negl'inizi
ma, nel suo decenne pontificato lo visitò dell 855 neWJlbum di Ronia^ t. 2(, p.
sessanlaquattro volte, come si trae dal n. 3o2 : V Etichetta Buone Feste, e il
y le

287 delDiario di Roma del 8o3); Po- 1 i Buon Capo d' Anno. Le buone e belle
veri, ei colpiti da disgrazie; gl'infermi, maniere, onde gli uomini si avvicendano
a* quali il Medico è tenuto di ordinare certi atti di rispetto e certe significazioni
la Confessione e gli altri Sagranienti, e di amore, con assai sapienza furono det-
il parroco di confortarli e vegliare per te da'nostri maggiori ef/Wie//^ (costuman-
somministrarglieli, massime il ss. Fiali- za precisa; stile esattissimo e minuto: de-
ioj in tempo di Fjutto'x parenti òedrfiin- finizione dell* ab. Alberti nel Grande
tiy o per unirsi ad e>si onde accompagnar- Dizionario italiano-francese. L*etimolo-
li alla Sepoltura; \e Pr/^'fo/i/, alle quali già del Bazzarini, Ortografia enciclopc'
accedono con visite provvide anche l'au- dica universale, suona: Quasi diminuti-
torità governative, diche riparlai nel voi. va di etica y dal greco cthoT-^ costume, la
XCIX,p. 120 eiy tornando a celebrare
I, scienza de* costumi, altrimenti filosofia
il benetnerenlissicno ricegerciite di Ro- morale. Costumanza precisa o formalità
ma mg.' Scanarolo. Sono opere di reli- delle Cortij e per estensione dicesi anche
giosa pietà e divozione, le visite Ue'sagri delle Cerenéonicivo^^o precisecUesi pra-
y

86 VIS VIS
licano da alcune persone). Che in falli un gìone del fo/, tu, te, iwo, quan-
vostro per
codicetlo di piccoli costumi non è in pra- do e per qual cagione introdotto), dava
tica men necessario dell'alta morale, che sempre al discorso un tuono o troppo alto
con greca voce appellasi etica j e si può ed eroico, o troppo^ familiare e plebeo. E
ben credere che certe convenienze, come da osservarsi la differenza grandissima che
ledìcono, dell'umano consorzio sienoqua- corre trale convenienze epistolari ed ora-

si una derivazione di quelle dottrine che torie delpaganesimo, e quelle del cristia-
informano le regole del ben vivere. E nesimo: quel dilecte in Christo, quel di-
una parte poco studiala della civiltà cri- lectissimiy quel fraternitas charitas ve-
stiana pare che questa sia ; la influenza stra (sono a vedersi Caro e Carissimo
della fede sociale nel galateo (Galateo^ Diletto e Dilettissimo^ Fratello e Fra'
ovvero de' CCS turni fFìreuzei 56 Oy è il no- ierniià), sono impareggiabili espressioni
tissimo e commendevole libro di mg/Gio- di rispetto e diamore a confronto anco-
vanni della Casa fiorentino, uno degli ra del desideria mea, e ùeWanimae di-
scrittori più eleganti del XVI secolo. N'è midium meae. Quanto non dice a questo
come il supplemento: Degli uffizi comuni proposilo, più che il freddo vale roma-
tra gli amici superiori e inferiori. Que- no, o il vocabolo greco, quel nostro sem-
st'opera viene reputata dal celebre segre- pre addio! Ad Deuml Saluto (F.) affat-
tario Francesco Parisi, utilissima al Se- onde nostri maggiori in Dio
to cristiano; i

gretario e a qualunque persona che pre- fermavano l'amicizia, la parentela, l' ia-
sta altrui il suo servizio, oltre il purissi- contro, il congedo , la vita e la morte;
mo di lui Galateo, donde non solo il gen- nella cara fede di trovare in Dio solo la
til costume, che rende altrui grata la per- sorgente e il termine di tutti gli affetti;
* sona, ma anche la nettezza e il leggiadro sapevano essi enon vergognavano, sicco-
stile , e vero genio della lingua toscana me é di noi, professarlo: che per quantun-
potranno apprendere segretari, meglio
i que si dica statti bene, coraggio, ci rive-
forse che da alcun altro libro). Imperoc- dremoj i nostri augurii e le nostre spe-
ché, ammesso che il galateo non sia né ranze sono un bel nulla ove non salgano
più né meno che la morale applicata agli fino a Dio. /4d Deuni ! Che non potrebbe
usi del conversare; ne passa legittima l'af- dirsi altresì di quel Deo Grtì!f/tì!.y( 7^.), tan-
finità fra esso e una Religione che tanto ha to usato da'nostri avi nella vece d'un, è
purificalo e perfezionato la scienza del ret- permesso ? in presenlarsi a casa, o a ca-

to operare. Certo che il principio della mera altrui, in sopravvenire a colloqui e


carità dovette insinuarsi presso i popoli a radunanze di onest'uomini. A tutto era
cristiani in tutte le cose atte a legare gli scorta un pensiero di religione Ed era !

animi, e a mantenere anche i vincoli se- questo l'uno che potesse santificare anche
condari della società. Quindi è che al pre- certi riguardi di pratica Og-
educazione. «
valere del cristianesimo scomparve quel gidì si vive e si tratta , come dicono, da
trattar crudo che generalmente presen- spregiudicati. Eh! li complimenti non so-
tano tempi gentileschi^ salvo il caso del-
i no di certe epoche. E s' intende che vo-
l' adulazione, e dell' amore o affettalo o gliono dire con ciò. Ma ogni allodi cor-
inonesto. Quantunque anche in ciò quel- tes??!, credo io, e lo crederà ogni persona
la formola singolare del tu a preferenza di buon senno, è tanto morale e cristia-

del no&troi'oi(si può vedere ilvol. LXVI, no, se intendasi nel vero senso d'un lea-
p.io4 eio5 l' encomiato Parisi, Istru-
: le ossequio, e testimonio d'affelto, che il

zioni per la gioventù, impiegata nella se- mancarvi accenna pessime le disposizioni

greteria , di cui tanto mi giovai e cele- dell'animo, specialmente nella gioventù,


brai; nel t. 3, p. 4; ^^; 1 14> iL'Gode ra* a cui taulo bene si addice un' aria di ri-
VI s VIS 87
spetto e un bel fare , e die tanto meno fetto, riverenza e stima, per ricordargli
può essere scusala da molteplici cure e la disposizione in cui siamo di servirlo,
distrazioni di lettere o di negozi. Ah non per felicitarlo nel suo arrivo dopo lungo
VOI rei che mancando a certi doveri, an- viaggio, o per altro fausto accidente. In
che di etichetta , si desse indizio che si tali occasioni si soleva mandare anche un
manca di religione e di costumatezza 1 gentiluomo accompagnato con credenzia •

Poiché presso noi né anco quella era da li, il che massime praticarono spesso car- i

separare dalla fede dominatrice un tem- dinali, che aveano alcuna dipendenza da'
po di tutte le nostre parole e di tutte le principi, nell'arrivo de'loro ambasciato»
nostre anche più piccole azioni E però ! ri,a'qualiessi spedivano un loro famìglia-
un fatto che 1' incivile trattare di questi re in qualche distanza da Roma, per com-
giorni data dal difetto di religiosa virtù. plimentarli^ e per esibirsi a ciò che loro
Uomini empi con Dio, poco o non leal- potesse occorrere. Lo slesso Parisi ragio-
mente e perfettamente possono essere cor- na così nel cap. 27 De' Biglietti. Chia-
:

tesi col prossimo! Non vogliamo intanto masi 5/g://d/^o Viglietlo[ F.)quella specie
rinunziare persino a quelle buone feste di lettere da noi inviale a quelli che a-
che ci ricordano la salute delle genti, e bitano nella stessa città o luogo ove noi
la pace agli uomini del buon volere! E' siamo. Presso i latini si denominavano
cosa chiara che se presso gli uomini del Codicilli^ EpisloUa, Pugillares (il Mor-

mondo libero la buonefeste non sono più li disse: Tessera^ Tabella: altri, Sc/lc-
celli

in uso, ciò avviene perchè essi non ispe- dula^ Libellus). Sono frequentissimi nel-
r^no la felicità dalla religione, ma dalle la società, ed il Parisi insegna i precetti
non le danno più, sem-
rivoluzioni. Altri come si devono scrivere, fra'quali disap-
plicemente perchè non le credono più di prova il fare la risposta ne' margini de*
moda; quasi che fosse in potere di certi medesimi, e rimandarli segnando nella
scioli dettar leggi alla società, e dettarle soprascritta: Con risposta. Poiché Tazia-
contro tutte le norme sagrosante, scaltro no, Orai, ad GraecoSy p. 189, ne ripro-
pur nou vi fosse, per consuetudine. E qui vò il costume, pel motivo, che essendo
ricordiamoci che le consuetudini antiche la lettera della specie di quelle cose, che

distinguono anche la nazione, e che per- si mandano come in dono all' amico è ,

ciò riuunziandovi si sforma il carattere cosa incivile il rimandarla indietro. Tro-


tradizionale e proprio di certi popoli. Me- vo nel Dizionario delle origini, chenegVi
nomale che non passa all'ulto dimenticato scrittori de'bassi tempi s'incontrano fre-
un buon augurio per Tanno nuovo! Ma an- quenlemenle i vocaboli di Billeta e Bil-
che qui è da pregare i cortesi che tornino Ictus, iu significato precisamente di Bi'
in voce il buo/i capo d^ anno ^ (or mula cara glietlo o Figlietto. Nomi procedenti da
e sensata de* padri nostri. Il buon anno quello di Billaf tratto da Libellus^ come
è frase d'altre genti; uè si confà con quella molti avvisano, anziché dal sassone Bille^
espansione di aifetli che distingue il Tare colla qual voce iadicavasi una piccola
italiano. Il buon capo d'anno d'altronde scheda,e talvolta qualunque pìccolo scrit-
è assai filosofico nell'espressione medesi- to autografo. Tuttociò riportai, per intro-
ma: cUniidiunifacli qui bene cepìl habet: durmi a parlare ì\q* Biglietti di 'visita co- ^

chiben comincia è alla metà dell'opra". stume per gT italiani nou molto antico,
11 Parisi tratta nel t. 2, cap. 20 : Delle e pare derivato d'oltremonte. In princi-
letteredì rtòita^ Civiltà , Buone feste. E- pio si adottò da' personaggi costituiti iu
gli quindi dice. Si visita con Lettere E- dignità e di grado nobile, ma ormai si è
pistoluri (A.) un assente, per aver nuova reso eccessivamente troppo comune, e tul-
di sua salute') per tcstilìcargli il uuslru uf- li gli estremi souo sempre difettosi. S\n\-
m VIS V I S
o indirizzi de*com'
za pai-iare de'biglietti glieltl di visita di carta bianca alquanto
mercianti e manifatturieri,! biglietti pro- erta e levigata, semplicissimi. Ve ne sono
priamente di visita certo presentano nel però di eleganti per ornamenti d'aurei fre -

complesso un aiuto, un comodo, un di» gi e di rilievi a secco. Coloro che sono in


simpegno, un ripiego alla civiltà della so- lutto, gli usano filettati di nero. Nel mezzo
cietàmoderna. Servono ad accompagna- de'biglietti di visita è il titolo, il nome e
re con semplicità e pulitezza un donati- il cognome di quello cui appartiene, fat-
vo, una dimostrazione graziosa, e preci- to con incisione, laUolta in rilievo a sec-
puamente suppliscono alle visite, lascian- co, tal altra colla penna. Talora sono so-
do sicura testimonianza della visita ch*e- vrastati dauna corona blasonica, altri da
rsi'i taluno recato a fare per cortesia o un lato vi hanno impresso inciso o a sec-
felicitazioni, affari o altro, senza averla co lo stemma gentilizio. Ne mancano di
potuta effettuare, o per non aver trova- quelli che non contenti della corona sul-
to in casa o impotente di ricever!a la per» l'arme, la replicano sul nome! Allo stem-
sona cui era diretta. Con tal mezzo si ma delle signore, qualche volta è asso-
evita la dimenticanza o la negligenza de' ciato quello del marito. Altre signore a*
domestici, non meno equivoci di nomi e loro titoli, nome proprio e cognome del
eli parole, nel lasciare un'ambasciata. Si consorte, aggiungono naia iV"., ossia il co-
fisa inoltre di portare i biglietti di visita gnome paterno. Ciò si pratica anco da
alle abitazioni, quando per alcun riguar- alcune persone particolari, ma non sem-
do non si vuole incomodare la persona a bra plausibile, per ogni riflesso ch'è faci-
cui è diretta; ma però si voglia fare atto le a farsi. Di più vi sono signore, che nel

di dimostrazione di ossequio e di felicita- biglietto adoperano il cognome patroni-


zioni, sia per le buone buon ca-
feste o il mico, ed aggiungono vedova N., cioè il
po d'anno, sia per l'anniversario onoma- cognome del defunto sposo. Vi sono bi-
stico, sia per congratulazioni, sia per con- glietti di visita, i quali ne'4 lati estremi
doglianze, ed ancora per congedarsi in- hanno queste parole: Per visita: Per fe-
nanzi d'intraprendere un viaggio, o an- lici tazioni : Per q/fari : Per congedo.

nunziare il ritorno da esso, ovvero per Quindi si ripiega la parola corrisponden-


ringraziamento d'alcuna gentilezza rice- te allo scopo a cui è indirizzala la visita.
vuta, e finalmente per esprimere azioni Gli altri biglietti poi che sono senza tali

di grazie e qual restituzione alla visita ri- parole indicative, queste talvolta vengo-
cevuta. Si pratica pure, in luogo de'bi- no supplite col lapis o colla penna, come
glietti stampali d'invito che fanno i ma- per esempio: Con mille ringraziamenti:
gnati, gli ambasciatori e ad una se-
altri, Co*pili sinceri augiirii d'ogni vero bene:
rata, o per partecipazione di matrimonio Per prender congedoj e via dicendo, se-
che va a celebrarsi, o di avvenuta morte condo cas», anco per notificare la cam-
i

d'alcuno della famiglia. La classe civile, biata abitazione. Alcuna volta questi bi-
cui non convengono certe forme signori- glietti si mandano con sopraccarta, in cui
li, per gli accennati casi, si serve de'bigliet- è scritto l'indirizzo a chi sono destinali.
ti di visita , aggiungendovi manoscritto Adottarono i biglietti di visita , oltre i

in breve, sotto il nome


cognome, l'og- e principi e altri nobili, gli ambasciatori e
getto pel quale ìi manda, evitando cosi altri diplomatici, i cardinali, i vescovi ed
la diceria de' biglietti stampati. Se bi- i altri prelati, e persino
gli ecclesiastici
glietti di visita si portano in persona, nel- qualche religioso graduato. Ciascuno de'
l'atto dì consegna si ripiegano da un la- nominati vi usa i propri titoli, le cariche,
to, il che non si fa se sono mandati da ed i vescovi il vescovato. I cardinali or-
altri nel proprio come. Si formaDO i bi- diuariameule usano il solo Litote della di-
VI s^ VIS 89
gnith carcKnalìzia e il cognome;' taluno io non pretendo fare nn articolo tulle vi-
agginngela carico. I cardinali adotlarono site, d'altronde ragionate a* luoghi loro,
i l)ii>Iietli (li visita nel pontificato di Leo- nitt solo indicare dove parlai di quelle
ne XII: prima se non volevano scendere del Papa e de Cardinali, con opportu-
dalla cario72<t facevfino fermare questa ne giunte.
avanti al palazzo di chi volevano visitare, JNarrail Rinaldi all'anno 2q4> ^^^^ P^'

e n>andavano nella sala un servo per fa- pa s.Caio si recò nella casa di sua nipote
re registrareil proprio nome nel librodel* s. Susanna, ove prostratisi gli astanti, dis-
le visite. Qualche insignito d'ordineeqne- se loro: In nomine Domini con-^tantcs
stre, lo esprime nel biglietto, e se usa l'ar- estote, e fece questa orazione. Oremus,
me gentilizia da essa pende la decorazio- Domine Deus Pater Domini Nostri Je-
ne. Kè mancano di quelli cui piace di ri- su Chris ti qui omnibus ad saluteni et
^

portare la liratera de'ioro titoli, e il no- S'ita m aeterna ni misisù Dominum ISo'
me delle decorazioni cavalleresche di cui strum Jtsum ChrisVuu^ ut nos e mundi
sono fregiati. Alcun professore di scienze, tcnehris erueretj danohis servis lai s con-
belle lettere o linguista, lo dichiara nel stantiamjidei, quia tu regnas insaecula
biglietto, ed anco in quale pubblico liceo saeculorum. Tutti risposero: Àmen. Pa-
insegna, ed a pie del biglietto altresì la re che queste fossero le consuete preci del
propria abitazione. Egualmente i profes- Romano Pontefice, quando egli visitava

sori di arti liberali aggiungonoquelleche ed esortava i Caio fece un


fedeli. Indi s.

esercitano, e la località del proprio stu- sermone, e Massimo conte rei privatae^
dio. Ho
veduto biglietti in cui è detto a che l'udì, gli baciò piedi e abbracciò lai

quale unica accademia, e non prioìaria, fede con fervore. Prima recandosi il Pa-
si appartiene! Tutte le cose, ancorché pa alla visita (Ielle chiese, e così nella prin-

buone, hanno i loro difetti, e mostrano cipale de'luoghi ove passava o si fermava

la vanità e la leggerezza dell'uomo e del- nel Viaggio (^.), ed anche per assistere
lodonna: biglietti di visita ne olFrono
i alla funzione d'alcuna Cappella pontifi-
non pochi esempi. biglietti di visita si so- I cia, sul limitare della porla gli veniva da-
gliono raccolti tenere esposti in qualche ta a baciare la Croce e veniva incensato;
grazioso recipiente nelle camere di ricevi- quindi egli coll'acqua santa segnava e be-
mento; ed alcuni vi circondano gli specchi nediceva i presenti. Tali ceremonie sol-
diminuendone la luce! Orache lafoiogra- tanto adesso hanno luogo nell'arcibasili-
fiarapidamente si é perfezionata e diiìusa, ca Lateranense pel Possesso del Papa.
qualcuno volle usare per biglietto di vi- Del resto egli visita alcuna chiesa in cui

sita il proprio ritratto fotografico dell'in- si solennizzano feste, o vi è esposto il ss.


tera persona, senza alterare la minima Sagramento; visita pure monasteri di mo-
forma del biglietto stesso; e quindi di es- nache, luoghi pii, istituti scientifici, sta-

si se ne formarono degli Jlhunì. I bigliet- bilimenti artistici ; talvolta gli ospedali


ti di visito si custodiscono ne' portafogli e le prigioni; tSbiT^Mi e sovrane, dopo a-
tascabili, e puranco in piccoli e apponiti veri» ricevuti nella visita dì Udienza nel
portafogli detti Porta -Biglie Iti ^z\\t le si- Palazzo apostolico, introdotti dal pre-
gnore usano eleganti, come d'argento tra- Iato Maestro di Camera (ne'quali arti-
forati, d'avorio e in altre foggie. Non mi coli di ciò tenni proposito), dopo averli

riuscì trovare se altri ragionò de'biglietti fatti onorare^ e anticamente distinti an-
di visita, ne occupai per dirne
onde me co con Ingressi solenni in Roma (/'.). E'
alcunché; s* è poco, questo è meglio che a vedersi il vol.LXVII,p. 257, ove dissi

niente, di cosa divenuta di tanto uso co- ancora delle visite de'cardinali a'sovrani,

nine , e utile alla civiltà sociale. Ora il cardinal Decano avvisandoli se debbo-
A
\ VIS VIS
unione del Sagro Collegio^
ijo farle in moria della duplice visita ricevuta daOre-
oindividualmenle, in abito cortod'abba- gorio XVI nella sua villa Tusculana, co-
te,ese regolari in soltana, fascia e ferraio- me dissi nel voi. XXVII, p.i 65, illustra-

Ione, ossia F'este [F.) talare; e ciò a se- ladottamente dal celebre cav. Canina
conda dell'istruzioni della segreteria di con opera splendida intitolala Descri- :

slato, anche pe'principi e principesse rea- zione de II* antico Tusculo^ un esemplare
li. 11 Papa nel ricevere queste sovrane vi- della quale Sua Maestà si degnò donar-
site, nel vestiario die usa, ordinariamen- mi col mio indirizzo stampato sulla me-
te, è diverso quello co'quali riceve i prin- desima, ed accompagnata da un onorevo-
cipi reali, così il graduatori© trattamen- le autografo dell'encomiato sommo ar-
to,non meno quello dell'incontro e del- cheologo e architetto. Altre marmoree
l'accompagno, del Maggiordomo (/^.), iscrizioni ricordano le pontificie visite, cos\
del Maestro di Camera {F.) e di altri. quelle di altri sovrani. Piimarcai nel voi.
Gregorio XVI nel ricevere gl'iufanti d. LVI, p. 76, che Gregorio XVI per ispe-
Giovanni ed. Ferdinando, tìgli did. Car- cialè distinzione essendosi recato a visita-
los di Spagna, era vestito colla sottana di re l'arcivescovo di Colonia mg." Droste,
panno, con fascia co'fiocchi d'oro, e scar- V Atanasio de'nostri giorni, il proprieta-
pe di panno rosso, essendo Avvento. Se- rio della casa a perpetuare l'avvenimen-
deva sulla sedia usuale: ed due principi i to, pose in essa una lapide commemora-

sederono sopra due poltroncine di legno tiva. A' 18 marzo 1845 Gregorio XVI ri-

doralo, foderate di damasco rosso nei cevè la visita di Ferdinando II e di Ma-


cuscino e nella spalliera. Cosi accolse il ria Teresa re e regina delle due Sicilie,

fratello cugino del re di Prussia, e nel di- e del fratello deli.° principe Luigi conte
cembre 1841 il principe ereditario di Mo- d'Aquila e sua consorte d. Januaria del
naco. A'5 aprilei842 Gregorio XVI fu Brasile. Gli accolse sotto il baldacchino
visitato dalla granduchessa di Toscana della camera d'udienza, vestito di rocchet-
Maria Ferdinanda Amalia di Sassonia ve- to e mezzetta, ed il re incedeva in montu-
do va di Ferdinando III, colla figlia di que- ra. Le sedie del Papa, del re e della re-

sti arciduchessa Maria Luisa. Era vesti- gina erano eguali, ossia poltrone grandi
to di rocchetto e mozzetla : le ricevette, camerali; il principe e la principessa sie-
poi sedendo alla consueta sedia avanti lo derono in poltroncine. Eguale trattamen-
scrittoio, ed alle principesse die'a sedere to a'24 di detto mese die' il Papa alla re-
nelle dette due poltroncine. Quindi a'i4 gina vedova e madre del re^ Maria Isabel-
si recò al palazzo di Firenze a restituir la. Il re volle ritornare la sera del i5 pel
due principesse. E poi passò
la visita alle congedo, vestito in abito corto, colla re-

ad egualmente restituire la visita di con- gina, e l'altro fratello principe Francesco


gedo alla regina di Sardegna Maria Cri- di Paola contedi Trapani. Il Papa era in
stina vedova di Carlo Felice, alla quale sottana e fascia con flocchi d'oro. Le se-
avea pure restituito la visita nella venu- die furono regolate come nella preceden-
taj visita che la regina volle espressa con te visita. 11 /l/f2g^g^zbrtì?omo invece d'incon-
inaguifico quadro dipinto a olio dall'esi- trare i reali personaggi a pie delle scale
miocav. Cavallero e parlato nel voi. XLI, all' apertura delio sportello, si trovò io
p. 146, con ritraiti al naturale del Papa, sulla porta della sala. E il Maestro di
della regina e de'principali delle loro cor- camera invece d'incontrarli sulla detta
li ivi presenti. Inoltre la regina con iscri- porta, Irovossi sull'altra dell'anticamera
zione monumentale: Tu Adventu Grego- d'onore. Notai nel voi. XVI, p. 169, che
rìiX Fluiti siiaTuscidana comino-
f'ìlla nelle vigile che riceve il Papa, restitui-

ra/ts eie, volle rendere duratura la me- sce a'sovrani, deve trovarsi presente an*
V I s VIS 9r
co il Segretario ihlhi s. congregazione Riferisce Giornale di Roma db 12 di-
il

della Cerenionialey per regolare il cere- cembre 1857. Fino dal giorno 5 novem-
nooniale. Rilevai nel voi. XLl,p. i46,che bre il duca Antonio Alfredo di Gramont,
aDticameute quando i Papi visitavano so- principe di Bidache, ebbe l'onore di pre-
vrani e cardinali infermi, il prelato il/f/e- sentare in privata udienza al Pnpa Pio
j/ro <//r«m^r<7 durante la visita avea giu- IX le lettere sovrane di Napoleone 111
risdizione suiranlicamere, facendole pre- imperatore de'francesi, colle quali veni-
cedentenrjente guarnire dalla Camera se- va accreditato suo ambasciatore presso la
greta ecclesiastica e secolare. E nel voi. s. Sede. In detto giorno poi, l'ambascia-

LXXXII, p. 53, notai die Papi non i tore accotnpagnalo da tutti membri del- i

usavano restituire le visite a'sovrani sta- la legazione, in forma pubblica, con gran-

biliti inRonia,tuttavolta l'eseguivano co- de treno (e scortato da un picchetto di


me in un passaggio dal loro palazzo. gendarmi della guarnigione francese di
Quanto alla visita di cardinali infermi, Roma), si condusse al palazzo Vaticano,
recenti esempi ne die' il regnante Pio ove col ceremoniale proprio degli amba-
IX, visitando ne' loro palazzi nel i853 sciatori, ricevuto a pie delle scale da un
il cardinal Macchi decano del sagro col- cereraoniere pontifìcio, venne introdotto
legio, e nel i855 il cardinal Fransoni. da mg."^ maestro di camera negli appar-
Tutto viene descritto dal Giornale di tamenti del Papa, che lo ricevè in udien-
Eoma, nel i853 col n. 102, nel i855 za colle formalità che sogliono aver luo-
col n. 62. Inoltre, come dissi nel voi. go in sifTalle circostanze. Dopo questa vi-
LXXUl, p. 69, Pio IX visiiò mg."" Bou- sita, l'ambasciatore passò col suo seguito
\ìev vescovo di Le Mans moribondo nel a complinienlare il cardinal Antonelli se-
i854; e mg.' Darbolani patriarca d'An- gretario di stalo, da cui fu ricevuto cogli
tiochia ed elemosiniere segreto nel 1857, onori dovuti all'alta sua rappresentanza.
pure gravemente infermo. I diversi cere- Indi si condusse nella patriarcale basilica
moniali riportai ne'rammentati articoli, Vaticana, a venerare la tooiba di s. Pie-
precipuamente in quello di Udienzay nel tro M e poneva termine alla ceremonia
quale ragionai ancora del ricevimento de- colle altre foi malilà che sogliono praticar-
^\\Jnihasciaiorióell'\ d' Ubbidienza^ F.), si che
in simili atti solenni". E' intrinseco

perchè da'Ioro sovrani accreditati presso io aggiunga, principalmente cella visita


la s. Sede e pel riferito in quell'articolo, al cardinal decano del sagro collegio de*
ove sono erudizioni analoghe. Gli amba- cardinali, o in sua vece, per assenza o
sciatori, per questa formale visita, onde impotenza, al cardinal sotto-decano del
spiegare il lorocaraltere, mediante la pre- medesimo; come praticò, dopo la visita
sentazione al Papa delle lettere creden- delia basilica, col cardinal Mattei (ora
ziali de'loro sovrani, se non l'hanno fat- però divenuto decano, e vescovo di O-
to in altra privata udienza, vi si recano Antonio de los Rios-
stia e Velletri), d.

con treno nobile; ed eseguila la visita, ne y-Rosas ambasciatore di Spagna, ilo-


fanno altra al cardinal Segretario di Sta- po la quale tornò al palazzo di Spagna,
to, e quindi visitano la basilica Vaticana. secondo il riferito dal Giornale di Jio-
Della formale visita al cardinal Decano ma del 1° febbraio 1859. Ivi pur si leg-
del sagro collegio dirò più avanti. Ripar- ge, aver nello stesso giorno visitato il

lai di siifatte visite, e di quelle solenni di Papa, il cardinal Antonelli, la basilica


congedo degli ambasciatori della repub* Vaticana e il cardinal Malici, d. Giovan-
blica diVenezia con altre notizie sugli
, ni Campillo inviato straordinario e mini-

ambasciatori, ne' voi. L, p.i88, XCII, p, Siro plenipotenziario in missione speciale,


G82 e seg., 697, XCIX, p. 32 1 e seg. della repubblica e confederazione d'Ar-
9» V 1 S V I S
gentina; presentando a) Papa le lettere due annue visite graziose, cioè per la fau-
credenziali collequali il suo governo Tac- sta ricorrenza del s. Natale e per l'anno
credifava presso la s. Sede, e il personale nuovo, umiliando i loro omaggi e le lo-

fìi Giornale di
sua lef^azione. Narra il ro felicitazioni di tali augurii, e per l'an-
Boma de'24 aprile 1860, che fin da'28 niversario della creazione e coronazione
settembre dei precedente anno, il barone del Papa, ciascuno ricevuti in separata e
Ales«androdeBacb ambasciatore di Fran- particolare udienza, in diversi giorni. Si-
cesco Giuseppe I imperatore d'Austria, no al secolo passato aveano luogo ^V In-
ebbe V onore di presentare in privata u- gressi solenni in Roma degli ambascia-
dienza al Papa le lettere del suo sovrano, tori,con C<^zi'/7/c<t^rt, partendo dalla f^il^
che lo accreditavano in tale distinta qua- la di Papa Giulio (A^.), ricevuti dal Pa-
lità presso la s. Sede. Indi a' 23 aprile pa in Concistoro j sedente in Trono (l^.)-
1860, accompagnato da lutti i membri Wel citato articolo ricordai ove ne feci le
dell'imperiale e reale ambasciata, nonché descrizioni. Ora passo a dire delle visite
da'due prelati uditori di Rota austriaci che ricevono e ftinno i cardinali e il Sa-
nog/ Nardi e mg/ Uellegarde, egualmen- gro Collegio (V.). Ne' voi. IX, p. 176 e

te che dal principe Odescalchi e dal con- seg., 309 e seg., LXXIX, p. 276 e seg.,
te Gozze cioraberlano dell'imperatore, si 2 79eseg., LXXXl,p.)20 eseg.,XGVI,
portò con nobile treno e in glande for- p. 226 e seg., e negli articoli che vado a
Boa pubblica al palazzo Vaticano, ove ri- ricordare, con diffusione e particolarità
cevuto a ])iè delle scale da urt ceremo- narrai come iCardinali novelli ricevo-
i>iere pontifìcio, ossequialo all'ingresso no le visite appena tali promulgati dal
della i." sala da tulli i componenti la no- Papa, e le speciali formalità delle visite
bile anticamera pontifìcia, fu introdotto che loro fanno nella camera del Trono^
)iegli appartamenti di Sua Santità da i Patriarchi^ i Prelati di fiocchetti, gli

tY)g/ maestro di camera, la quale lo ri- Ambasciatori^ i Principi assistenti al so-


cevè in solenne udienza cogli onori e le glio, i Principi romani, oltre il Senato-
formalità che sogliono compiersi in tali re di Roma. Se avviene la Promozione
circostanze. Dopo di essa, l'ambasciato- neWAvvcnto o nella Quaresima y^uo\e A
re, col suo accompagnamento, passò a vi- Papa dispensare dal potere nuovi car- i

fitare il cardinal Antonelli segretario di dinali ricevere tulle le visite d' ossequio
stato, da cui fu ricevuto con tutta la di- e di gratulazione. Riporta il Giornale di
stinzione che all'alta sua rappresentanza Boma degli 8 marzo 853. Previa dispen-
1

M conveniva. Kecossi indi alla basilica sa del Papa Pio IX, pel tempo quaresi-
Vaticana, e poscia al palazzetto della rev. male, i nuovi cardinali Recanati, Savelli,
Fabbrica di s. Pietro a complimentarne Calerini e Santucci ricevettero le visite

iVrciprele cardinal Mattei, qual sotto-de- di pubblica congratulazione, per la loro


cano del s. collegio, accolto colle consuete promozione alla dignità cardinalizia, dal

dimoslranze d'onore. Per ultimo l'amba- sagro collegio, dal corpodiplomatico, dal-
scialore si restituì collo stesso treno alla la prelatura, dalle guardie nobili^ dall'uf-
sua residenza. Come il cardinale riceve e fizialilà delle milizie francese e pontifìcia,
restituisce la visita degli ambasciatori, lo dalla nobiltà sì romana e sì estera, e da-
dirò poi; però la restituzione della visita gli allri consueti. Per 1* assente cardinal
il cardinale la fa dopo che l'arabascia- IMorlot, ricevè le visite il conte de Rey-
lore ha visitato tutti i cardinali, che alia nej{al ambasciatore di Francia presso la

loro volta la restituiscono. Oltre l'udienze s.Sede. Avvenne talvolta che alcuno pro-
per trattare affari, gli ambasciatori, i mi- mosso al cardinalato, fu impotente o per
nistri e altri Diplomaùci fanno al Papa essere infermo, o per sopravvenuto tuale,
V I s V i S 93
non solo a rìceveie le visite, ran anco a lo ad promozione, nel-
assisterlo nella sua
recarsi dai Papa a ricevere nello stesso la ristrettezza assoluta del tempo accudì
giorno la Berretta cardinalizia dopo , alle sue proposizioni, per averlo il prela-
l'iinposizionedella Mazzetta di Cardina- to incaricato di procurare un plausibile
le y e prendersiil Berrettino cardinali- temperanienlOjChe non portasse comple-
zio. Accennai l'ultimo caso, verificatosi ta alterazione alle consuetudini della cu-
a'i5 marzo i858 nella persona dell'anco- ria romana. Pertanto fu provvedalo con
nitano cardinal Giuseppe Milesi-Pironi- deputare il cardinale a rappresentarlo
Ferrelti del titolo di s. Maria d' Ara- l'illustre parente mg.' Camillo Narducci

coeli, poi legato apostolico di Bologna, Boccaccio commendatore di s. Spirito.


ed ora abbate conìineudalario delle Ire Laonde questo prelato colla pontificia ,

Fontane^ nel voi. XCVI, p. 227, di- annuenza e in abito prelatizio, sulla so-
cendo in breve che il Papa Pio IX de- glia della nobile auticaiuera del cardinal
putò delegato apostolico, per V io)posi« Wilesi, tenne le sue veci, unilamenle agli
eione della mezzetta e della berretta, stretti congiunti del neo-por[)orulo, in ri-
monsignor Lodovico Jacopini, che l'ese- cevere e debitamente corrispondere alle
guì essendo il cardinale giacente in let- pubbliche dimostrazioni di rallegramea-
to, recandogli anche il berrettino cardi- to e osservanza, coruinoiando d dia mat-
oalizio, e promisi in quest'articolo di ri- tina delia seguita promulgazione. Nelle
tornare sull'argomento, e descrivere come ore pomeridiane dello stesso giorno, pri-
si suppij alla rappresentanza del pubblico ma che gli altri novelli cardiuHli ricevesse-
ricevimento delie visite anteriori e poste- ro la berretta dalle mani del Papa, daque-
qual caso alquanto raro e perciò
riori, sii si recò mg.' Narducci per dimostrarsi
importante da segnalarsi. Imperocché ne- riconoscente nell' aver annuito alla sua
gli anteriori, descritti a'Ioro luoghi, non rappresentanza, ed altresì per rassegnare
erasi per anco verificalo quello d' istao* profondi ringraziamenti in nome del cai*,
tanca sopraggiunta infermità, almeno a dinaie infermo, anche dell'onore ch'erasi
memoria e cognizione de'vi venti, quauto degnato impartirgli per la delegazione af-
si praticò nell'assoluta impotenza del ri- fidata a mg.' Jacopini per l' invio delU
cevimento delle visite; mentre pel cardi* berretta e berrettinocardinalizi; indi pas-
Dal Capaccini, allora uditore generale del- sò dal cardinal Antonelli segretario di sta-
la camera apostolica , siccome in istato to, ad ossequiarlo egualmente in nome
di deplorabilecoodizione, Gregorio XVI, del cardinal Milesi. Tornato al palazzo
nel pubblicare a'2 i aprilei 845 d'averlo di questi, attese l'ablegato apostolico. Al-
creato e riservato in petto cardinale a'22 la sua volia vi si recò l'ablegato in for-
gennaio del precedente anno, già lo avea ma pubblica, con frullone palatino, cor-
dispensato dalla pubblicità del ricevimen- teggiato da'palafreuieri pontificii a piedi,
to. D'altronde il prelato mg.' Milesi mi- ed accompagnato da mg.' Pietro Saba-
nistro del commercio, belle arti, industria, tini sotto-guardaroba del Papa, il cjuale
agricoltura e lavori pubblici, in giovanile portava in un bacile d'argento la berret-
e florida condizione, era stutu assalito da ta e il berrettino ro>si, coperti da un ve-
acuta malattia reumatica inasprita nella lo. Ricevettero mg.' delegalo: a pie delle
precedente notte con febbre, onde il me- scale, i servitori, il decano, i camerieri;
dico nella stessa maltina ordinò un salas- al ripiano di esse, i cappellani, un gen-
so e rigoroso riguardo. Istruito il Papa tiluomo, il maestro di camera; ed alla
dell'evenienza, per le zelanti cure di a)g.' porla della sala, un gentiluomo, il cere-
Antonio Cataldi maestro delleeeremonie inoniere e mg.' Narducci. Quimli l' able*
pontificie^ e scelto dall'eucomialo prela- gaio fu iulrodultoddl maestro di carne*
^

9i V 1 S V I S
la del cardinale, nella stanza in cui gia- Principe degli Apostoli. Mi compiaccio
ceva nel letto il porporato, ed a lui ri- d'averlo fatto 3*17 maggio 1824, colla
volta breve ed accoucia allocuzione, gli virtuosa e diletta mia consorte Maria Cle-
presentò le dette insegne cardinalizie. Il mentina Verdesi romana, che Dio lun-
cardinale le toccò colla mano destra, le gamente prosperi e conservi. E questo
fece consegnare al proprio maestro di ce- strettamente si rannoda al detto nel voi.
lemonieje rispose adequate parole di rin- LXXXVIII, p. 237, celebrando il Fa-
graziamento al cumulo degli onori elar- ticano, che meritò poi d'esser segnalato
giti, per distinguerlo, dalla pontificia cle- dall'eloquentissimo p. Bresciani, nella Ci-
menza. Indi il cardinale fatti uscire dalla viltà Cattolica^ serie 4/» t'i> p. iSr, nel
camera tutti presenti al seguito atto, ri-
i suoEdmondo de costumi del popolo
mase coU'ablegato in breve colloquio, e romano: La Fede Romana. Intendo ri-
lo presentò di nobile e ricco donativo. Il cordare il battesimo, presso al sepolcro
delegato riconoscente, presa licenza, par- del Principe degli Apostoli, riparlato nel
li accompagnato sino alla sala da mg/ voi. LXIV, p. 97, a cui disse il Signore:
IVarducci, dal ceremoniere e da un gen- Ego aaiem rogavi non deficiat fides
ut
tiluomo , e dalla corte nobile e di sala tua. 11 sentimento d'amore e di riveren-
del cardinale ov'era^stalo ricevuto; e si za de'romani a s. Pietro è sublime sopra
restituì privatamente al Vaticano, a dar ogni dire, poiché il padre del battezzato
contezza al Papa dell'eseguita missione. ivi ollVe il suo nato a Dio e alla Chiesa
IVella sera e in quella seguente, in cui per mano di s. Pietro, il quale nella sua
ebbero luogo le solite illuminazioni nel- viva e sfolgorante fede gridò al divia
Tinterno e nell'esterno, insieme alle mu» Maestro: Tu e? Christus Filius Dei vivi,
siclie innanzi al palazzo, rag."^ Narducci, » Questa è fede che non iscrollaj peroc-
congiuntamente agli altri parenti del car- ché Dio dee accettare quell'offerta per le
dinale, proseguì i ricevimenti io abito mani di s. Pietro in odore di soavità. E
corto d'abbate, fregiato delle decorazio- in vero dee uscire da quella tomba tan-
ni equestri da cui è insignito. In abito ta luce a inondare quell'anima, che non
prelatizio poi, accolse e corrispose alle vi- fia mai che la tenebra delle passioni la
site delle due mattine di tali successive cancelli nell'adolescenza, nella virilità e
sere. Migliorata la salute del cardinale, nella vecchiaia". Inoltre torna a proposito
potè recarsi al concistoro pubblico a ri- che io qui aggiunga. I novelli Fescoi^i pre-
ceveredallemani del Papa il cappello car- senti in Roma, nell'ore pomeridiane del
dinalizio, e fare le altre consecutive fun- giorno in cui sono preconizzati in conci-
zioni. Il descritto ceremoniale, concerta- sloro, quasi collegialmente si recano alla
to preventivamentecon mg.' prefetto del- visita della basilica di s. Pietro, e quindi
le ceremonie pontifìcie, da mg."^ Gataldi, il cardinal decsno del sagro collegio, o
fu in tutto approvato dal Papa, onde po- in sua vece il più anziano degli altri car-
tersi applicare quando si rinnovasse il ca- dinali vescovi suburbicari , col quale ia
so. I nuovi cardinali, ricevuto in conci- precedenza concertano l'ora a mezzod'ua
storo dal Papa il Cappello cardinalizio Gentiluomo. Poscia i medesimi vescovi,
poscia nella stessa mattina, o più comu- soli o in compagnia di alcun altro vesco-
nemente nel pomeriggio, in Treno si re- vo, visitano ogni cardinale. E tutto fan-
cano alla visita della basilica Vaticana no a! modo detto nel ricordato arlicolo),
(Noterò cbe in Roma seguito lo Sposali- é*quindi passano a visitare ilcardinal De-
zio^ anche di nobili, nuovi coniugi, se i cano del Sagro Collegio {F.), il quale
amano il pio, lodevole e antico costume, poi restituisce a ciascuno con formalità
anch'essi visitano la tooiba preziosa del la visita. Nella sera di detto giorno, mg.*"
V I s V I S 9^
Cameriere segreto del Pupa e guarda- gna. Nella camera del ricevimento, se il

roba, porla ad ogni nuovo cardinale il visitalo avrà il diritto di tenere il trono,
Cappello cardinalizìOy nella quale circo* vi farà sedere il cardinale, ed egli sederà

stanza sono rallegrati ì cardinali dalle ad una sedia senza bracciuoli econcusci*
visite di altri cardinali, personaggi e ben ni di damasco rosso alla sinistra del car-
ailetti da loro invitati. Quindi ciascuno dinale, un poco di fianco. Se poi nell'ap-
de'novelli cardinali comincia a restituire partamento non avrà il Irono, riceverà il
le visite , cioè mandano un gentiluomo cardinale in una camera nobile, ove nel
da tutti i cardinali nel seguente giorno, posto più degno vi sarà la sedia dorata
per prendere l'ora in cui ciascuno voglia con cuscini di velluto rosso pel cardina-
riceverli in abito, ma tutti ringraziano. le, ed il visitato sederà come si disse in

Dopo di che, i cardinali nov^i fanno sa- una sedia dorata con cuscini di damasco
pere al cardinal decano l'esaurita con- e senza bracciuoli. Alla parete ove sarà
venienza, e questi allora per un gentiluo- la sedia del cardinale, si avverta che non
mo stabilisce con ciascuno di essi separa- vi sieno altre sedie, ancorché poste per
tamente il giorno e l'ora per restituirgli semplice ornamento". Sino agli ultimi
la visita. Questa fatta, ogni nuovo cardi- del secolo scorso i personaggi creati car-
nale suole passare da'cardinali più confi* dinali assenti da Roma, nel recarvisi, pra-
denti e visitarli, o almeno lasciargli vxwFi- ticavano quanto dissi nel voi. IX, p. 1 82
glielto di l^ìsita [r'.),co\\a dichiarazione e seg., nel portarsi a visitare il Papa, ri-

del portatore tSert'O^ che il suo padróne e- cevuti in privata Udienza (^.), indi fa-
rasi portato a restituire la vìsita.Neli 856 cevano, dalla Pilla di Papa Giulio [F.),
la s.CongregazioiieCeremonìale^pev uni- il solenne ingresso in Roma descritto nel
formità di procedura, pubblicò colle slam- voi.XXXV, p. 192, con nobilissima Ca-
pe:Cercmoniale da tenersi da un nuovo valcata de' Cardinali per prendere il
Cardinale nella sua promozione alCar» Cappello rosso (F.). Ora si pratica il nar-
dìnalato. Diversi capitoli riguardano le rato ne' luoghi indicati. Il Papa Pio IX
visite che ricevono e quelle che fanno, a'19 dicembre 853 creò cardinale e ri-
1

anco alla basilica Vaticana e al cardinal servò in petto mg. Camillo Di Pietro ro*
"^

decano; ed il cap. xiii: Restituzione del- n»ano, arcivescovo di Berito e nunzio di


la K'isila da farsi dal nuovo Cardinale Portogallo, indi lo pubblicò a' 16 giugno

a* Patriarchi, Ambasciatori, Prelati di 1 856,dichiarandolo pronunzio della me-


Jìocclietti e Principi romani. » Se per- i desima monarchia, e rimanendo a Lisbo-
sonaggi suddetti hanno fallo la visita di na sinoa! 1859. Restituitosi in Roma, an-

formalità al nuovo cardinale, questi de- nunciò il n. 29 del G iemale u(l]cìiì\e del-
ve restituir loro la visita. Si manda il deca- lo slesso anno che nella mattina de' 7
,

no ad avvertire il personaggio suddetto febbraio il cardinal Di Pietro, recatosi in


nella sera perla mattina, oppure nel mat- grande formalità al Vaticano, venne pre-
tino pel dopo pranzo. Deve il nuovo car- sentalo dal cardinal Antonelli segretario
dinale usare l'abito cardinalizio del colo- di slato al Papa Pio IX, che compiace-
re prescritto a seconda del tempo, ed il vasi riceverlo nella camera del trono. Ivi
treno di gala con due carrozze. In vici- il cardinal Di Pietro espresse con breve
nanza del palazzo, si manda un servitore discorso la sua riconoscenza verso il Som-
ad avvertire l'arrivo. Il visitato, chiunque mo Pontefice pel segnalato onore a lui
sia insieme con tutti
, suoi famigliari e i concesso coll'insignirlo della sagra rom<i-
colla corte nobile , vestito dell' abito di na Porpora, dopo di essere stalo per di-
formalilàchegli appartiene, riceve il car- nunzio della s. Sede presso S.
versi anni
dinale olla currozzLtj ed ivi lo riacoump.i- M. Fedelissima^ inviatovi dulia gì. me.
96 VIS V I S
di Gregorio XVI. Il Papa degnossi ri- io prelatizio, da un cere.'noniere pontifi-
spondere con parole di benevolenza e di cio in mantellone, e dal caudatario vesti-
gradimento; indi ammise il cardinale in to di sottana e fascia paonazza, col ferra-
particolare udienza. Dopo di questa il por- iolone nero. Seguito l'incontro, il cardi-
porato passò a complimentare il cardinal nale si prende Entrato il car-
la destra.

Antonelli. Riferì poi lo stesso Giornale^ dinale nel proprio appartamento, condu-
col n. 38, che il Papa a'i ^ di detto feb- ce l'ambasciatore nella sala del trono, ed
braio nel concistoro pubblico impose il ambedue soli ivi siedono in sedie eguali,
cappello cardinalizio all'Em." Di Pietro, il cardinale ora cedendo la destra all'aca-
che poscia si recò a visitarlo nelle sue basciatore. Dopo breve colloquio, l'am-
stanze, ricevuto in privata udienza; e col basciatore domanda al cardinale di pre-
u. 85, che il Papa nel concistoro segre- sentargli i ^retarle altri addetti all'am-
to de' 5 aprile susseguente, chiuse e a-
I basciata, e questi introdotti, il cardinale
pr\ la bocca al cardinal Di Pietro, gli as- li conduce coll'ambasciatore in altra ca-
segnò per Titolo la chiesa di s. Giovan- mera.Dopo alquanto trattenimento, l'am-
ni a Porta Latina, gli die' l'anello cardi- basciatore si licenzia co'detti personaggi,
lizio, e poi gli assegnò le Congregazioni ed il cardinale ponendosi alla di lui sini-
Cardinalizie, e fece presidente del con- stra, seguito da'prelati e dal suo corteg-
non che protettore della
siglio di slato, gio, accompagna l'ambasciatore sino alla
nazione portoghese presso la s. Sede. Le carrozza. Apre lo sportello il decano del
nozioni pratiche per la visita degli am- cardinale, ed un gentiluomo di questi su-
basciatori al cardinal decano, e per quel- bentra a sostenerlo. Entrato l'ambascia-
la di questi di restituzione, sono le se- tore nella carrozza co'prelati o altri d'ac-
guenti. 11 nuovo andjasciatore d' un so- compagno, il gentiluomo consegna al car-

prano, presso la s. Sede, dopo visitatoli dinale lo sportello, per chiuderlo. Esegui-
Papa e la basilica Vaticana, visita il car- te dall' ambasciatore le visite a lutti gli
dinal decano del sagro collegio, o se as- altri cardinali, senza le dette formalità,
sente o impedito il sotlo-decótuo, e quin- lo partecipa al cardinal decano, o se sup-
di tutti i cardinali; eseguite le quali ul- plisce per lui al sotto-decano, ed allora
time visite Io fa sapere al cardinal che questo o quello si porta a restituire la

rappresenta il sagro collegio , ed allora visita, collo slesso corteggio del ricevi-
da questi riceve la visita di restituzione, mento, praticandosi in lutto nell'accesso
come sono andato dicendo. L'ambascia- e recesso il medesimo ceremoniale, cioè
tore recasi alla visita in treno, coll'accom' l'ambasciatore usa lo stesso Irallamento
pagnameuto della sua corte, e de' segre- già ricevuto, ma il cardinale suole por-
tari e altri addetti all' ambasciata, ince- lare due prelatij uno de' quali vescovo.
dendo nella propria carrozza due prelati E' da notarsi, che cardinali ricevendo i

in vesti prelatizie, ovvero due dell'amba- di sera visite private di altri carTtinali
sciata stessa. Giunto innanzi al palazzo (non però a* patriarchi e prelati di fioc-
del cardinale, si portano ad ossequiarlo chetti, ambasciatori, ministri plenipoten-
alla sua carrozza i servi di sala col deca- ziari e principi), in sala durante la visita

no, e l'anticamera col maestro di came- in apposito arnese si tiene accesa una
ra. Apre lo sportello un famigliare del- torcia di ceia; nel partire poi i cardinali,
l'ambasciatore. Il cardinale in vesti car- S(^no accompagnali nelle stan/.e da un
dinalizie r incontra ali.° o al 2.° capo di cameriere con due caudeliieri con cande-
scale, secondo l'altezza in cui é il suo ap- le accese , e dalla sala alla carrozza da
partamento: egli è accompagnalo da 4 due Servi con torcie di cera accese. Que-
prelati, due de'quali vescovi, tulli in ahi- ste torcie si usano ancora per accoaipa-
V IS VIS 97
gnflre i personaggi nominati tra la paren- mera di udienza. La famiglia vestita di
tesi. Quanto si pratica dalla Famìglia lutto, parimenti non incontrava né ac-
pontifìcia nell' Udienze e visite dei Pa- compagnava alcuno, uè anco cardinali, i

pa, lo dissi nel voi. LXXXII, p. 48. Ora restando nell'anticamera; ne suonava si

alcune notizie ed erudizioni ge-


riferirò la Campanella [F.) venuta o par- nella
neriche in argomento, massime antiche. tenza del cardinale, com'era costume(noa
Looigo, che nel 1623 pubblicò, Del-
11 però ne'palazzi apostolici, ove non poteva
della dignità cardinalizia, trat-
le x'esti tenersi da' cardinali che l'abitavano, e
ta a p, 53 Delle visite attive, ed a p.
: dove non si può alzare il baldacchino, né
54 Delle visite passive. Comincia dal-
: incedere col rocchetto scoperto); onde in
le prime, con dire che nelle visite di scor- più luoghi narrai, che ogni palazzo di
ruccio o Lutto per condolersi nella mor- cardinale, ambasciatore, principe, oltre
te di stretti parenti, i cardiViali visitanti quelli del senatore e conservatori di Pio-
usavano (V-) paonazze, per mo-
Presti ma ,
per privilegio aveano una-<:ampa-
strare l'interna mestizia, anche nel tem- nella sopra il tetto del palazzo o nel cor-

po pasquale. Tultavolta il Lonigo dichia- tile, suonandosi anche nelle uscite con
ra lodevole l'astenersi da tali visite nelle treno, e nel ricevere le visite di formali-
3 feste Pasqua, Pentecoste e Natale,
di tà degli altri cardinali , ambasciatori e
dell'Ascensione, del Corpus Domini, e principi. Negli altri lutti meno stretti, i

in altre solennità principalissirae (Il Se- cardinali uscivano a ricevere e poi accom-
stini dice che i cardinali, volendo visita- pagnavano cardinali, più o meno secon-
i

re un altro cardinale per condoglianze do la qualità dello scorruccio. Nel rice-


di morte, vestivano di paonazzo). Alle vere le visite de'cardinali nuovi, de'priu-
visite de'cardinali nuovi, de'grandi prin- cipi grandi , e di ambasciatori venuti a
ambasciatori venuti a dare Ub-
cipi e di prestare ubbidienza alla s. Sede aposto-
bidienza al Papa, che si ricevevano in lica e ricevuti in concistoro pubblico, i

concistoro pubblico, i cardinali antichi cardinali ricevevano i visitanti vestiti di


solevanoandarvi in abito cardinalizio dei sottana e mozzetta conforme al tempo
colore proprio del giorno corrente. Alle corrente, col Rocchetto scoperto. Ma nel
visite degli ambasciatori minori, che dal ricevere le visite d'altri ambasciatori mi-
Papa si ricevevano in udienze private, e nori, che si ricevevano dal Papa in udien-
anche in concistoro segreto , cardinali i za privala o in concistoro segreto, vesti-
potevano condursi in sottana , mozzetta e vano egualmente la soltana e mozzetta
fÌ2rraiolo conforme al tempo corrente. I del colore corrente , nulla dicendo del
cardinali visitanti, nelle visite d' altri car- rocchetto, che per naturale conseguenza
dinali o principi grandi e grandissimi, dovea esser scoperto, non assumendosi
prendevano sen)pre la mano destra, os- laMantelletla. Giunto il cardinale nuo-
sia il luogo di superiorità e precedenza vo alla presenza del visitato, questo gli
,

facendo qualche resistenza ne! riceverla faceva levare la IlJanielletta nell'incon-


co'cardinali e con que'principi a'quali con Irarlo (acciò anch' esso avesse il rocchet-
cavalcata incontrava tulio il sagro colle- to , il che si pratica tuttora da ambo i

gio nel recarsi a Uoma. Passando alle cardinali), ed a pie delle scale, nel [)arti-
visite passive, il Lonigo riferisce de'car- re ,
gliela faceva rimettere. Le visite de*
dinali osservanti morte de'
il lutto per cardinali Legati, reduci da legazione, e
parenlijSpecialuienle se avvenuta con vio- ricevuti in concistoro pubblico, si faceva-
lenza e inopinata, che nel ricevere le vi- no active et passive, a'cardinali, parimen-
site non incontravano cardinali, né )i i ti come sopra sì quanto al colore delle
accompagnavano, se non fuori della ca- vesti e sì al rocchetto scoperto. Nel ri-
VOL. CI.
7
98 V'^'' VI S
,. .

cevei e le visite, i cardinali visitali non ba- drone di casa, poiché restando egli sola*

ciavano a veruno la iriano destra non


, mente col rocchetto scoperto mostrava
agli ambasciatori, non a'principi sebbene superiorità sui colleghi porporati, o al-
grandissimi, ma soltanto a' cardinali ed meno questi riprendessero la mantellet-
a que'principi a' quali nel loro ingresso la innanzi di rimontare in carrozza, se-

in Roma competeva l'incontro del sagro condo il praticatoco'cardiuali nuovi.Nar-


collegio in cavalcata; e ciò per ricevere ra poi che i cardinali nel fare le visite in-

da'medesimi principi la mano destra nel- cedevano in soltana, mezzetta e ferraio-


l'incedere, nel visitarli ne'loro palazzi. Ta- lo del colore proprio della giornata, se-

li principi erano gl'imperatori e le impe- guili dal caudatario per sostenere lo stra-
ratrici Ialini e greci, i re e le regine, i fi- scico della sottana, massime se recavansi
gli primogeniti de're laici e legittimi, il ad auguiare le buone feste; il quale stra-
doge Venezia (come fu osservalo io
di scico veniva preso da' prelati di casa del
Ancona a tempo di Pio 11). Altri di san- cardinale visitalo, allorché usciva dalla
gue veramente regio come fratelli e , I.' camera nel partire, e lo sostenevano
altri figli di re, figlie e sorelle di re e di fino al cocchio. Al Lunadoro sarebbe giu-
regine, non erano incontrati collegial- stamente piaciuto, che cardinali sempre i

mente da'cardinaii, ma si soleva mandar procedessero colle dette vesti, massime


loro incontro due cardinali, nomine col- nelle feste principali, e non lasciarsi ve-
Itgì^ e l'istesso si faceva co'nipoti legitti- dere in Z im a rraj poiché il cardmal Bor-

mi de' re (e.liam ex primogenito) ^ come ghese, poi Paolo V, sempre vesti Tabi-
pralicossi al tempo d'Alessandro VI, con Io talare, ed in abito cardinalizio costan-
Ferdinando principe diCapua, figlio d'Al- temente era inceduto il cardinal Me-
fonso primogenito di Ferdinando I re di dici , suo antecessore Leone Xi ; cosi i

Napoli. INolò per ultimo il Louigo,che x^eX- cardinali Baronio e Bellarmino , splen-
\e Vìsìle (ex qitacuw(/ue causa) o di prin- dore e ornamento di quel secolo. Visi-
cipi grandi e grandissimi, ecclesiastici e tato un cardinale da un principe serenis-
non secolari, ancorché figli primogeniti simo, con rocchetto scoperto l'incontrava
dei re, tanto visitando, quanto ricevendo e accompagnava sino al cocchio,comepra-
visite, mai i cardinali doveano dar loro la ticavasi cogli altri cardinali; se non che,
mano destra , ma sempre ritenerla per asceso il principe nel cocchio, innanzi che
loro, tranne se i figli de're erano cardi- partisse, si ritirava il cardinale, per non
contemporaneo cav. Lunadoro,
nali. Il equipararlo nel trallamenlo a quello usa-
laeWaRelationedellaCorlediRomajBiac- to co'cardinali. 11 duca di Parma e Pia-
ciano 1646, ragionando delle vesti cardi- cenza RanuccioFarnese, feudatario della
nalizie colle quali ì cardinali andavano s. Sede, giunto in Roma fu alloggiato nel
nellecongregazioni temile da altro cardi- palazzo apostolico, e poi sposò la proni-
nale, cioè in abito completo, dice che il poti di Clemente Vili. Visitò i cardinali
cardinale l'incontrava a capo delle scale con gran corteggio di prelati e baroni, con
con rocchetto 8coperlo,e dal proprio mae- I co cocchi d'acccmpagno, il suo essendo
stro di camera faceva levare a ciascuno circondato dalla guardia svizzera e da 12
de'cardinali la mantclletta, restando essi palafrenieri del Papa, oltre i suoi stadieri
in rocchetto e mozzella ,
qual segno di e 20 paggi , vestili di livree ricchissime
giurisdizione; e terminala la congregazio- cariche d'oro', un paggio portando alla
ne, nella saia ov'erasi tenuta, ogni cardi- portiera il cappello del duca. Ciascun car-
nale dal suo maestro di camera riceveva dinale con gran corteggio gli restituì la
la mantellelta ; il Lunadoro proponendo visita. Con rocchetto scoperto i cardiuah
dovesse fare allreltanlo il cardinale pa- ricevevano pure le visite degli ambascia-
VIS VIS 99
(ori, e gli altri cardiuali di ritorno dalle era bene che gli dasse da sedere; bensì li

legazioui. Essendo pi il caidinali a visita- facesse coprire, e li ricevesse passeggian-


re altro cardinale, nei partire tutti insie- do. I cardinali non poter dar mai la ma-

me, il cardinale padrone di casa nell'ul- no dritta , tanto in sua casa che fuori,
timo luogo gli accompagnava, licenzian- neppure nel proprio cocchio, se non ad
dosi a poco a poco da'prinii che monta- altri cardinali neanco ad un arciduca,
,

vano in cocchio, e sussegiientemenle co- precedendo cardinali soltanto


i re. Il i

gli altri. Il dar da sedere in caniera, l'e- Lunadoro eziandio avverte, che quando
ruditissimo Lunadoro lo trovava assai dif- il cardinale deve ricevere visite, il suo
fìcil giovando più la pratica che la
cosa, Maestro di camera faccia prima asset-
teorica. Dice che al cardinal forastiere o tare le sedie nel modo che vanno, massi-
visitante si dovea metter la Sedia in fac- me se devono riceversi cardinali, onde le
cia alla porta, e rimpelto quella del car- sedie sieno eguali nell'altezza, come nel
dinal padrone di casa; e se erano più car- colore e nella materia; appartenendo a*
dinoli, le sedie doversi mettere in linea e gentiluomini più graduati della casa, ve-
tutte guardanti la porta, a questa voltan- stiti d'abito corto, il porgerle a'cardinali
do le spalle il cardinale visitato. Un du- per .sedere, dovendo ogni sedia avere il
ca serenissimo si faceva sedere in linea col suo gentiluomo, supplendo loro al nume"
cardinale visitato, questi pigliando il i." ro i camerieri. Durante la visita, il car-
luogo, ed ambo situate le sedie incontro dinal padrone doversi guardare di eser-
la porta per fianco, altrettanto pratican- citare atti di superiorità co'suoi, ed occor-
dosi con altri personaggi grandi. Gli altri rendo alcuna cosa incombeva più de-
al
poi, il cardinale riceveva sedendo rimpet- gno de'cardinali visitanti suonarti cam-
to la porta, e volgendo le spalle a questa panello, che aireffetto ponevasisu nobile
il visitante. I cardinali Ncpoti del Papa scabello a destra di detto cardinale, a cui
vivente, se per tali riconosciuti, non da- apparteneva pure peli." a parlare. Se un
vano mai da sedere agli anibasciatori di cardinale riceveva in visita o ad udienza
Bologna e di Ferrara^ oè ad alcun agen- un ambasciatore altro personaggio, il
te o residente di principi serenissimi, in- campanello dovea collocarsi presso il car-
elusivamente degii arciduchi d'Austria, dinale, dovendo questi usarlo prima del-
dando loro udienza passeggiando ed il , la voce per alcun bisogno. Ricevendo un

medesimo facevano con mg.*^ governato- cardinale visite di altri cardinali, non do-
re di Roma Ficecamerlengo, e con ogni versi portargli l'ambasciala per altri che
altro ministro o prelato. Ogni allro car- volessero visitarlo, ad eccezione di alcun
dinale dover dare da sedere a tutti i no- altro cardinale e di personaggi distinti; il

minati , ed anco a lutti i GtnùUioniini maestro camera dovendo riferire Taui-


di
(allora tutti essendo realmente tali, per basciata in modo da sentirsi da tutti, e
lo più signori titolati decaduti, aloieno non piano all'orecchia del suo padrone,
nobili, per le loro onorevoli attribuzio- e in sua mancanza suppliva il cameriere.
ni, e dovendosi di frequente trovare a ^el dare udienza doversi avvertire, che a
contatto con ogni specie di personaggi ; persone qualificate, per onorarle, si deve
non mai impiegati, o assistenti a publ)li- tenerla a portiere calate: l'udienza a por-
che botteghe o olllcine darli odi spaccio tiere alzate darsi quando vi è molta gen-
di merci)mandati da cardinali, ambascia- te [)er negoziare atfari , e dicesi udienza
tori e simili, massime dopo il desinare, pubblica. Spettare a un aiutante di ca-
perchè nella mattina si poteva prendere mera o portiere, l' alzare o attaccare al
scusa col passeggiare. Ma ad un cardinale fe.rro la portiera. Clemente Vili, da car-
principe di nascita, a' gentiluomini non duir^le e da uditore di Rota, iodevolmen-
100 VIS VI S
le clava udienza alle dame d'ogni rango segretari del Papa e soprintendenti a'ne-
con portiere alzale: l' inaitarono i cardi- gozi di stato. Venendo di fuori un car-

Nel caso che cardinali,


nali suoi nipoti. i dinale, era visitato da tutti gli altri, cui
gli ambasciatori o altri personaggi sieno poi alla sua volta restituiva la visita, cia-

in visita per complimento o per negozio, scuno vestito come sopra. Kel i634 in
e si faccia notte, al suono dell* Ave Ma- Liegi fu stampato: // Maestro di Ca-
ria, maestro di camera del cardinale
il mera di Francesco Sestini , censuralo
visitato deve far portare lumi, cioè due i da Scipione Amati. Ma il Manni nella
o quattro candeliieri d'argento con can- Lettera al Mazzucchelliy presso il Ca-
dele di cera accese, premesse riverenze di ìo^ev-dyRaccolta d* Opitscoliji. 44>P« 5io5,
chi li porla, a'visitandi e al padrone;quia- lo dice ristampato in Firenze nel 1689
di deve farne collocare due in ciascuna corretto col ceremoniale romano, e nel
delle altre stanze, e due o quattro can- i653 (posseggo l'edizione del i634 per
dele smorzate nell'anticamera, per por- averla copiata, e quella di Venezia 1664
tarsi da' gentiluomini, scudieri o came- impressa dal Brigonci) coll'aggiunta del-
rieri, premessi inchini, avanti a'visitandi V Abito Cardinalizio del Looigo. E sic-
nel partire sino alia sala de' palafrenieri, come fu impugnato dall'anonimo: L'An-
ove già ardeva una torcia di cera bian- ti-Matstro di Camera^ il Manni crede
ca ; e da dove con simili torcie, da'paggi autore della. critica l'abile ceremoniere
da'palafrenieri, erano accompagnati si- Nicola Aldini, di cui offre le notizie ; ma
no al cocchio, due per personaggio; i non conobbe l' edizioni del i634 e del
palahenieri accompagn andò quindi il 1664. Qui nelle parole che mi propon-
cardinal padrone in sala donde gen-
, i go riportare, preferisco l'edizione veneta
tiluomini co'candellieri fanno altrettanto per leggervi Di nuovo ricorretto, secon-
:

camera in cui die' udienza, il


sino alla do il Ceremoniale Romano. L'opera in
Lunadoro volle esortare gentiluomini i 42 capitoli è esclusivamente dedicata a
e altri cortigiani, di eseguire tali azioni illustrare tutto quanto riguarda il Cardi-
senza guanti, grave errore in cui cade- naie di s. Romana Chiesa, ìaóìgmlhy le
vano i novizi delle corti , e di non mai vesti, il lutto, le cavalcate, le principali
farsi vedere da* padroni con in mano funzioni ponlificie cui interviene. Gap.
guanti, manizza o manichino o roanicut* 29 : Delle visite, e tutti i seguenti trat-
lo, fazzoletto, corona e uffiziolo. Uscen- tano: Del far le visite. Del ricever le vi-
do di notte un cardinale, doveano pre- site. Dell' ambasciata. Dell'incontrare.
cedere la carrozza 2 torcie a vento, e 4 di Del dar da sedere. Dell'accompagna-
cera bianca laterali alla testa de'cavalli. re.Del render le visite. Dell* accende-
Volendo un cardinale partire da B.oma re i lumi. Delle Congregazioni. Delibi-
per recarsi in paese lontano, dovea pri- dienza del Papa. Del fermare il coc-
ma visitare il sacro collegio, la qual cor- chio. Del modo che sogliono usare iCar-
tesia poteva estendere agli ambasciatori dinali legati di qualche città e provincia
e altri personaggi di suo piacere; facen- ne II' incontrare e accompagnare princi-
do però le visite con un cocchio solo, in pi tanto ecclesiastici come secolari. Del-
vesti di soltana, mezzetta e ferraiolo a : la precedenza. L' opera cosi corretta è
tale cardinale veniva poi nel ritorno a pregevole, completa, ordinata ed esatt.i,
Roma restituita la visita da tutti i car- già di necessità quando il ceremoniale si
dinali, tranne Papa vivente,
i nipoti del osservava rigorosamente. Oggi diminui-
perché essi non rendevano mai le visite sce l'importanza nella parie pratica, so-
a nessuno, se non per mera gentilezza, lamente peressersi semplificate le minu-
cioè que'uipoti insigniti delle cariche di ziose osservanze delle ceiemonie, auco
VIS VIS IDI
per ragione delle notabili modincazìonì to scoperto, al cardinale visitante levare
delle corti cardinalizie, o Famìglia de la mantelletta, acciò si salutino insieme
Cardinali (^.), ristrette all'indispensa- ambo col rocchetto scoperto, ch'è l'abi-
bile necessario : languida idea d'un ma- to il più degno e segno di gmrisdizione,
gnifico passato, che le deplorabili vicen- come si vede in tempo della Sede apO'
de politiche del declinar del secolo pas- stolica Vacanteeàt\ Conclave [x\t\y\ìà\\
salo fece tramontare. Gli argomenti che articoli descrissi le visite che ricevono e
contiene il libro ,
già li toccai di sopra fanno i cardinali, e le udienze che con-
col Lunadoro, e li svolsi ne'molteplici ar- cedono) ,in cui il Sagro Collegio (r.)
ticoli analoghi e diretti riguardano car-
: i esercita giurisdizione, ed i cardinali l'u-
dinali sì nuovi e sì vecchi, ed anche pro- sano sempre scoperto. Ora il cardinale
porzionatamente gli ambasciatori, secon- che ha da ricevere una tal visita, dovendo
do i sistemi che prima di detta epoca e- usar r abito il più degno , eh* è il roc-
rano in vigore. Laonde non mi rimane chetto scoperto, per onorare tanto più
che sfiorarlo d'alcun cenno, di cose cioè quello che viene a visitarlo, e convenen-
in quest'artìcolo non del tutto ben chia- do mostrare d'usarlo solo per quest'effet-
rite, per evitare ripetizioni, o di qualche to , e non per giurisdizione o autorità ,
nozione che giova il sapere, cioè quanto ch'esso pretenda avere in casa propria
solamente alle visite. L'autore comincia come luogo di suo dominio, ma che piut-
prima del capitolo delle visite con dichia- tosto la voglia cedere al cardinale visi-
rare anzitutto. Le visite si ponno conside- tante, a questo gli fa dal suo maestro di
rare, o in quanto si fanno, o in quanto camera levare la mantelletta, e poi io o-
si ricevono, o io quanto si rendono, onde gni cosa gli dà la precedenza. I cardinali

sono di 3 prime, cioè quelle che si


sorli : le nuovi dopo aver visitato in abito tutti i
fanno, e l'ultime, cioè quelle che si rendo- cardinali, solevano visitare ancora qual-
no.Lesecondejcioè quelle che si ricevono, che dama delle principali, ma vestiti di
dannoalquanlediflìcoltà, e fanno dubita- sottana, fascia, mozzetta e ferraiolo, ed
re que'maestri di camera che non sono ben alle dame davano sempre, in casa e fuori,
pratici, a 4 capi raggirandosi le loro pre- la precedenza, così nel fermare il coc-
cipue ingerenze nelle visite : cioè il fare chio, sebbene come dissi, la destra i car-
l'ambasciata, l'incontrare, dare da se- il dinali cedono che a're. Con detto
non la

dere, l'accompagnare. Tutte le visite che ultimo abito ed una carrozza, cardinali i

si fanno, le fanno i cardinali nuovi, cioè facevano le visite fra loro ( ed ora con
chenon hanno piti visitato, o le fanno tutti quello corto detto d'abbate )
per affari,
iiidilferenlemente, ossia che hanno visi- per complimenti per augurii di buone
,

tato altra volta. Giuntala carrozza in- fesle,per congratulazioni, per condoglian-
nanzi alle scale del cardinale da visitarsi, ze, e per altre occorrenze, come per far
il coppiere gentiluomo del cardinal visi- viaggio, o partire per legato d'alcuna pro-
tante, gli presenta la berretta