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Camillo Trapuzzano

La Gizzeria Medievale
nel XVI secolo
Fonti inedite per una indagine storico - demografica: La
numerazione dei fuochi del 1544
Il volume è stato realizzato con il contributo del Comune di
Gizzeria

Si ringraziano:
prof. Francesco Altimari, Università degli Studi della Calabria
prof. Giuseppe Masi, Università degli Studi della Calabria

Foto
Ove non specificato le foto contenute nel volume sono dell'autore; per il
restante repertorio fotografico si ringrazia quanti hanno contribuito con le
loro donazioni.

In copertina:
1- Logo del Centro Storico Culturale Hydria
2- Gizzeria, località Ponte 1905, prop. Ettore Cortellaro

Editing:
Progetto grafico e impaginazione di Giusy e Elisa Trapuzzano

Copyright © 2017 Camillo Trapuzzano


Via Roma, 57 – 88040 Gizzeria
trapuzzanocamillo@gmail.com
Vivicalabria Blog
Prima edizione 2011
Seconda edizione ampliata e aggiornata 2017
Questo saggio è dedicato a
tutti coloro che amano Gizze-
ria e la bellezza del suo pae-
saggio

6 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

Premessa

Amare il proprio luogo di nascita è facile, anzi naturale come lo


è l'amore che si nutre per la propria madre, meno facile, invece, è
fare amare questo stesso luogo anche alle altre persone. Proporlo
alla conoscenza e quindi all’attenzione della cultura, insinuando
nell’animo del lettore, con garbata malizia, il desiderio di andarlo
a visitare. Quest’ultima finalità si può ottenere, prevalentemente,
con la pubblicizzazione della nota storica, artistica, paesaggistica
ed etnoantropologica del paese; così come di qualsiasi altro
paese, o meglio ancora, la Storia della “nazione Italia” affinché
possa essere considerata completamente scritta e tramandata, ha
bisogno che ogni comunità che la compone, anche la più piccola
o la più remota, passata o recente, avrà ricercata e tramandata la
'sua storia'.
Questo libro nasce dalla voglia di far conoscere la Gizze-
ria nell'Età Moderna. Ricostruisce, con un grande lavoro di
archivio – documenti, scritture e corrispondenze private – e
promuove la conoscenza del proprio territorio e delle popolazioni
che lo hanno abitato con la loro storia, cultura, laboriosità e
religiosità affinché questa memoria sia mantenuta nel tempo e
nei luoghi contestuali.
Il poter consegnare alle famiglie di Gizzeria queste pagi-
ne è per noi un momento di grande commozione, in quanto
PREMESSA 7

convinti che solo fondando i comportamenti di una comunità


sulla conoscenza di sé e della propria storia si può produrre un
maggiore rispetto per l’intero habitat in cui viviamo, interagiamo
ed interveniamo.
Ogni libro è stato numerato e autografato, in modo da co-
stituire una testimonianza preziosa e unica.
Per giungere a questo traguardo, che noi riteniamo vera-
mente alto, siamo stati aiutati dal Centro Storico Culturale
Hydria; su tutti, in particolare, esprimiamo un sentito ringrazia-
mento a Camillo Trapuzzano – attento indagatore della realtà
gizzerota alla quale ha già dedicato opere di ampio respiro (Giz-
zeria nei documenti storici; Il costume femminile di Gizzeria;
Gizzeria nel catasto del 1753; Gizzeria tra passato e presente: i
nomi e i luoghi; La storia attraverso le immagini) – che,
dall’amore per Gizzeria e la sua storia, ha promosso ed elaborato
la ricerca storica.
Con l’augurio per il lettore che queste pagine possano
produrre un meraviglioso senso di appartenenza ad un luogo
dalle radici così profonde, consegniamo questo strumento, con-
vinti di contribuire alla conoscenza e al rispetto del nostro territo-
rio, della nostra Gizzeria.
Gizzeria, 2 agosto 2017

Pietro Ing. Raso Sindaco di Gizzeria


Introduzione

Uno dei più illustri sociologi della metà del secolo scorso, Bar-
rington Moore Jr., ha osservato che l’impresa intellettuale che si
misuri nel tentativo di descrivere e spiegare le azioni umane
succedutesi nel tempo, ha qualcosa di paragonabile al tentativo di
vivere in una vecchia abitazione usata da lungo tempo e ammobi-
liata da generazioni successive dai gusti molto differenti. Questo
atteggiamento non è esclusivo solo dell’impresa intellettuale: in
fondo, ne siamo più o meno consapevoli, ciò non è altro che la
concreta situazione in cui si trova ogni essere umano, poiché noi
tutti viviamo in una civiltà, che altro non è, da un punto di vista
estremamente concreto, il precipitato delle passate esperienze
umane.
Se condividiamo il fatto di riconoscere che questa è la
nostra condizione, di fronte a noi vi è, continuamente, la necessi-
tà di “risistemare” il “mobilio ereditato” decidendo che cosa si
tiene, cosa si scarta, dove devono andare certi pezzi, e, soprattut-
to, perché devono andare dove riteniamo, sulla base di quale
criterio debbono andare. Se concordiamo su tale affermazione, ci
deve essere familiare la necessita che, per rispondere a domande
su chi noi siamo, su chi noi siamo stati, e su chi potremmo e
potremo essere, per conoscere il “mobilio ereditato”, dobbiamo
10 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

continuamente rimettere ordine nelle “case” delle memoria


individuale e collettiva.
In questo breve saggio, non abbiamo contemplato i vari
aspetti della storia di Gizzeria. Più semplicemente, esso intende
offrire uno spaccato del suo territorio come si presentava agli
inizi del 1500, il suo ripopolamento e la scelta del sito, attorno al
quale ha avuto inizio la prima forma urbana.
E, con la prima forma urbana, la rinascita del territorio, il
sorgere a nuova vita di Gizzeria con il suo statuto cinquecentesco
e la sua diversità culturale e religiosa. Si instaura un nuovo rap-
porto col mondo delle campagne e del territorio lametino, deter-
minando un riassetto territoriale legato allo sviluppo del polo
lagunare dei laghi la Vota (che trova le sue motivazioni storiche
ed economico-politiche nel quadro più ampio delle dinamiche
tirreniche) dall'altro la progressiva occupazione stabile del terri-
torio gizzeroto medio e alto con le attività per l'allevamento, la
pastorizia il disboscamento e la messa a coltura di nuove terre.

Siamo felici infine di esprimere la nostra gratitudine


all'Amministrazione Comunale, al Sindaco Pietro Raso, che
grazie alla loro sensibilità, al loro entusiasmo e al loro sostegno
hanno reso possibile la stampa di questo volume, facendosi
intelligenti interpreti dell’appassionato progetto di ricostruire la
storia di Gizzeria nel periodo dell'Età Moderna.
Gizzeria, 2 agosto 2017

Camillo Trapuzzano
Presidente Centro Storico Culturale Hydria
Parte Prima - Rifondazione del casale nel tardo Medioevo

Gli atti relativi alla rifondazione tardo-medievale di Giz-


zeria ed alla sua iniziale organizzazione fanno esplicito riferi-
mento ad un precedente insediamento con il nome di
Yussariae.Dell'antico insediamento non sono rimaste tracce, ma
solo le testimonianze documentali nelle denominazioni di ‘Casa-
le Vecchio’ o di ‘Paragolio’(antico centro gr. Παλαιοχωρίοη); la
sua fondazione è probabilmente da collegarsi alla dominazione
bizantina, poiché già nel 1060 Roberto il Guiscardo conferiva
all’erigenda abbazia di S. Eufemia, «Sanctus Nicolaus Yussariae,
cum villanis et omnibus pertinentibus et appendicibus suis, tam terrae
quam mari pertinentibus eidem loco concessimus» 1, cioè: i beni del
Monastero di San Nicola con i suoi villani della terra ‘Yussa-
riae’.
Poi più nulla. Il silenzio dei documenti dura fino alla se-
conda metà del 1400, da allora in poi, le tracce si fanno frequenti
e la documentazione da occasionale diviene sempre più precisa e
dettagliata, fornita soprattutto da documenti scritti per esigenze
locali: elenco dei fuochi 2, Platee, Catasti e atti notarili ecc. In

1 P. Giuliani, Memorie storiche della città di Nicastro, Atesa Editrice. Bologna 1985,
p. 4 delle note.
2 Il censimento focatico, divenuto con Alfonso il Magnanimo un elemento importante

della politica fiscale del Regno, si basava sul rilevamento dei cosiddetti fuochi, cioè i
12 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

questo periodo, il territorio ‘Yussariae’ tornò a popolarsi quando


numerosi profughi albanesi di Gjergj Kastriota Skanderbeg 3, nel
sec. XV e successivi, vennero a rifugiarsi nel regno di Napoli,
provenienti da tutta l'Albania e da varie regioni della Grecia 4, in
particolare dal Peloponneso, dall'Attica e dalla Boeotia 5.

nuclei familiari tassabili, perché produttivi, e residenti stabilmente nel territorio


comunali. Ad ogni fuoco gli studiosi hanno assegnato un valore medio di 3,5 - 5
componenti, in modo da poter così calcolare il numero approssimativo degli abitanti di
ogni centro censito. In conseguenza dell'esame da parte del Superiore Ufficio, i casali,
riportati "in pede" alla sudetta lettera, "restorno liquidati per le subscripte quantità de
fochi" e veniva disposto che da ciascuno di essi si dovevano esigere "regii pagamenti
fiscali ordinari ad ragione de carlini undici pro foco per lo anno presente". Cfr.
Fausto Cozzetto, Mezzogiorno e demografia nel XV secolo, Soveria Mannelli, Rubbet-
tino 1986.
Si precisa inoltre che per fuoco si intendeva un nucleo familiare che "assicurava -
scrive il Pedio - alla Regia Corte una rendita certa” fissata in un ducato e 52 grana
all'anno. Cfr. Tommaso Pedio, Un foculario del Regno di Napoli del 1521 e la tassa-
zione focatica dal 1447 al 1595, in Studi Storici Meridionale 3/1991, A XI n 3 settem-
bre-dicembre 1991, Capone Editore, Lecce 1991.
3 «Giorgio Castrista, detto Scanderbeg, eroe nazionale albanese, nato intorno al 1404 e

morto il 17 gennaio 1468, era figlio di Giovanni, signore dell’Arbano e di parte della
Valle di Matja. Trascorse la fanciullezza e la gioventù come ostaggio alla corte del
sultano turco in Adrianopoli, dove fu costretto a convertirsi al musulmanesimo;
avviato alla carriera militare nella quale ottenne eccellenti risultati, fu soprannominato
Scanderberg, nome turco che significa “principe Alessandro”, “Iscander Beg”. Il 28
novembre 1443, a seguito di una importante vittoria contro i Turchi, che portò alla
conquista della roccaforte di Croja, ritornò alla fede cristiana», in Cfr. Quaderni del
Palio n° 2, Chiesa e società nel Principato di Bisignano dal 1462 alla fine del XVI
secolo, Bisignano, Atti del Convegno di Studi 22 giugno 1998 a cura di Luigi Falcone.
4 Forse da quelle stesse aree che, fin dal XIV secolo, erano state interessate da signifi-

cativi flussi migratori provenienti dall'Albania: «[…]Le testimonianze storiche che


abbiamo pongono la loro venuta al principio del secolo 14° d. C. . Essa avvenne per
due vie principali, cioè attraverso l’Epiro e attraverso la Tessaglia. Questi Albanesi,
emigrando verso Sud per vari motivi storici, con molta probabilità già fin dal secolo
13° d. C., giunsero parte nel Peloponneso, dove si stabilirono senza alcuna azione
bellica, con il permesso di Teodoro Paleologo (1382-1407) e parte nell’Attico-Beozia e
nell’Eubea, dove presero dimora in qualità di contadini e di soldati, con il permesso dei
rispettivi signori dei soprannominati territori e cioè dei Catalani, degli Angioini e dei
PARTE PRIMA - RIFONDAZIONE DEL CASALE NEL TARDO 13
MEDIOEVO

A far ripopolare il casale dai profughi albanesi che fuggi-


vano dall'invasione ottomana musulmana, nella seconda metà del
XVI secolo, fu quasi certamente l'allora priore di Sant’Eufemia,
fra Fabrizio del Carretto, una delle più influenti personalità
politiche nel Regno di Napoli (v. M. Salerno 2010, 27) 6. Obiettivo
del Priore di S. Eufemia era quello di popolare, bonificare e
risanare il territorio disabitato da secoli e la possibilità di avere
un presidio civile, con compiti militare, al fine di difendere le
coste e i centri abitati dai sempre più numerosi attacchi turchi.
Questo avvenimento fu decisivo per il futuro del territorio di

Veneti. Altri Albanesi si stabilirono nelle isole dello Ionio ed in alcune dell’Egeo come
Tdra, Speze, Egina, Andro, Io, ecc[…]», in cfr. Titos P. Jochalas, Considerazioni
sull’onomastica e toponomastica albanese in Grecia, in Comunicazione letta in
occasione del 12° Congresso Internazionale di Onomastica tenutosi a Berna (25-30
agosto 1975). fileCUserscamtrapAppDataLocalTemp1269-2550-1-SM.pdf.
5 Secondo una tradizione di studi storici consolidata, l’emigrazione albanese in Italia è

avvenuta in un arco temporale che abbraccia tre secoli, dalla metà del XV secolo alla
metà del secolo XVIII. La formazione delle colonie albanesi risale a dopo il 1468,
anno della morte dell’eroe nazionale, Giorgio Castriota Skanderbeg. La composizione
etnica della popolazione che intraprese la fuga era però più complessa: «È anche il
caso di sottolineare che importanti gruppi di immigrati albanesi provennero non
dall’Albania ma dalla Grecia, dove gli albanesi avevano cominciato ad emigrare sin
dal secolo XIV e dove pure si erano duramente scontrati con i turchi», in cfr. Paolo
Petta, Desposti d’Epiro e Principi di Macedonia: esuli albanesi nell'Italia del Rina-
scimento, Argo Editore, Lecce 2000, p.14.
Sulla diaspora Albanese, e sulle varie fasi della loro venuta nel meridione d’Italia, si
rimanda alla lettura delle varie pubblicazioni che in questi ultimi anni sono stati
prodotti, in particolare con quanto scritto da M. Mandalà, Mundus vult decipi. I miti
della storiografia arbëreshe, Palermo, 2007, P. Petta, Stradioti – Soldati albanesi in
Italia (sec. XV-XIX), Argo, Lecce 1996; V. Giura, La vita economica degli Albanesi in
Calabria nei secoli XV-XVIII, in “Gli Albanesi in Calabria – Secoli XV-XVIII”, a cura
di C. Rotelli, Ed. Orizzonti Meridionali, Cosenza 1990, D. A. Cassiano, Il paese
scomparso, Ed. Libreria “Aurora”, Corigliano Calabro (Cs) 2009, e da tanti altri
studiosi, da cui scritti online ho tratto dei brani che ho inserito in questa riflessione
storica-demografica.
6 Mariarosaria Salerno, L'Ordine di Malta in Calabria e la commenda di San Giovanni

Gerosolimitano di Cosenza (secc. XII-XVI), Pellegrini Editore 2010, p.27.


14 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

‘Yussariae’, che da quel momento assunse il nome di 'Jzaria' e le


tradizioni culturali e religiose degli albanesi iniziarono ad intrec-
ciarsi con la storia, la cultura e le tradizioni della Calabria. Se
resta indeterminata la presenza della comunità gizzerota, dalla
metà del Mille, fino alla metà del Quattrocento, questa ammonta
a 75 fuochi 7 poco dopo la metà del XVI secolo, secondo la nu-
merazioni dei fuochi del 1544 8, in appendice riportata. La rile-
vanza di questo documento consiste nell’essere una preziosa
fonte perché oltre ai dati di natura demografica, ci informa su un
fenomeno tuttora affatto risolto dalla storiografia calabrese: ossia
la ri/fondazione dei borghi nuovi in età moderna da parte degli
albanesi 9. Ci fornisce inoltre la popolazione complessiva e il
numero di famiglie, che è possibile vedere, entrambe, secondo la
presunta data di arrivo nel casale, da cui è possibile ricavare
moltissime informazioni, ricche di capacità descrittive e investi-
gative.
7 Per fuoco si intende qui una famiglia fiscale, cioè l’insieme delle persone che viveva-
no sotto lo stesso tetto, soggette a un capofamiglia fiscalmente responsabile. Un fuoco
poteva anche essere composto da più nuclei familiari - per esempio quando un figlio
coniugato continuava a vivere nella casa paterna, o quando a scegliere la convivenza
erano due o più fratelli, con le rispettive famiglie -, e comprendeva anche eventuali
servi e domestici.
8 Archivio di Stato di Napoli (d’ora in poi ASN), vecchio fascio n° 254 della Seconda

numerazione dei fuochi del casale di Jzaria. Si tratta di un documento unico, da me


reperito assieme ad altri documenti nelle carte di mio nonno Camillo Trapuzzano, ed è
la trascrizione fedele del documento inedito dei fuochi di Gizzeria, per l’anno 1544. I
documenti originali dei fuochi del Regno di Napoli, come è noto agli studiosi, purtrop-
po, sono stati distrutti dalle truppe naziste durante la seconda guerra mondiale. Parlo
dell'archivio e cartulario angioino e aragonese. Con esso abbiamo perso dei documenti
importantissimi a cui si deve sopperire con altre fonti indirette, per lo studio della
condizione economico-sociale del Viceregno nel Cinquecento.
9 Delle diverse immigrazioni di albanesi, venuti in Calabria, si sono occupati molti

studiosi e in diverse pubblicazioni. Restano sempre, però, delle lacune da riempire per
la mancanza di documenti e di notizie esatte, per cui riesce difficile precisare quando le
diverse colonie giunsero ai nostri lidi, dove sbarcarono, e in quali paesi dimorarono.
PARTE PRIMA - RIFONDAZIONE DEL CASALE NEL TARDO 15
MEDIOEVO

Le informazioni che si possono desumere dall’analisi del


documento in esame si prestano alle seguenti riflessioni:
1) che la data di fondazione del casale di Gizzeria non
può essere quella del 1450, come hanno scritto autorevoli studio-
si;
2) che molti nuclei familiari non possedevano beni, e mi-
sere erano le condizioni della popolazione, in particolare delle
vedove;
3) la estrema provvisorietà delle abitazioni, costituite per
lo più da capanne o da tuguri;
4) che la popolazione si era organizzata ed aveva eletto il
proprio sindaco nella persona di Luca Greco, mentre il rito reli-
gioso greco veniva celebrato dal prete Domenico Crapuczano e
dal presbiter Nicola Pacera.
Riguardo al primo punto, la testimonianza documentaria
è certamente significativa per varie ragioni. Intanto perché chia-
risce che la fondazione del casale di Gizzeria era stata tentata
alcune volte prima che divenisse definitiva (ciò perché non era
facile il radicamento di nuclei familiari in aree disabitate, perché
gli albanesi passavano da un luogo all’altro, o per cercare solitu-
dine e vivere indisturbati, o per sottrarsi alla gabelle e a qualsiasi
imposta fiscale), in quanto tutti i componenti del primo gruppo di
famiglie, risultano essere nati nel regno «Cola Francze di anni 34 è
nato in detto casale ove sempre ha abitato». È del tutto evidente
che, se ‘Cola Francze’ censito nel 1544 e documentato essere
nato a Gizzeria attorno al 1514, è presumibile che suo padre sia
giunto in Gizzeria verso la seconda metà del 1400; il che avvalo-
ra la congettura che i genitori, già nei primi anni del 1500, vive-
vano nel casale, e che se fossero giunti nel territorio di Gizzeria
nel 1450, qualche nativo del casale si sarebbe incontrato nella
lettura dello stesso, nel cinquantennio successivo; invece nel
16 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

1544 gran parte degli abitanti erano ‘Albanesi che hanno abitato
da 30 anni in su in lo casale di Jzaria’, (i nativi si vedranno nel
primo ventennio del 1500, nati cioè nel cinquantennio posteriore
al 1450); in secondo luogo perché evidenzia che, Gizzeria, a
metà del Cinquecento aveva toccato i vertici di una discreta
consistenza demografica, dal momento che i soli fuochi tassati
erano una ottantina, per una popolazione di circa 245 abitanti,
[sul casale di Gizzeria e le modalità insediative, (v. R. Zangari 1941,
pp. 42-43; C. Trapuzzano 2000], e che Gizzeria assorbì una parte
dei profughi che, a varie ondate 10, partivano dall’Albania, si
dividevano in Calabria e Sicilia per essere accolti in terre abban-
donate, casali diruti, terreni di vetuste abbazie rimasti incolti, ed
ivi si riunivano in parecchie famiglie e fondavano il loro villag-
gio. Si trattò quindi di una immigrazione diretta (v. D. Zangari
1941, pp. 42-43) 11, ciò si spiega col fatto che quasi tutti i cognomi
presenti (sia del primo che del secondo gruppo) appartengono
all’etnia albanese 12, e che nel documento figura un solo nomina-
tivo riferito a ‘latino, indigeno o italiano’ censito, come si prefe-
riva chiamarli allora per necessità di distinzione 13.
10 Notizie di migrazioni verso l'Italia dai paesi dell'altra riva dell'Adriatico si hanno
prima della conquista di Costantinopoli, avvenuta nel 1453, da parte dei Turchi. Gli
spostamenti erano determinati soprattutto dal fiorente commercio stabilitosi nei
territori governati dapprima dall'Impero romano e, quindi, sottomessi alla Repubblica
di Venezia. Si ritiene, in particolare, che sporadici passaggi di gruppi di albanesi in
Italia siano avvenuti già tra il XIII ed il XV secolo, e più precisamente nel 1272, nel
1388 e nel 1393. Tratto da F. Altimari, Profili storico-letterari, in L’Esilio della
parola, curato da F. Altimari, M. Bolognesi e P. Carrozza (1986).
11 Domenico Zangari, Le Colonie Italo Albanesi di Calabria, Napoli, 1941.
12 I cognomi arbëreshe più diffusi erano: Bideri, Brajle, Brescia, Buba, Carcze, Cacos-

sa, Craps, Crapuczano, Chirialese, Colista, Dara, Figlia, Franze, Greco, Manisci, Mase,
Pacera, Peta, Rosato, Sciglia e Staffe, (tra i cognomi prevalgono Mase, Carcze e
Franze).
13 Di una tale convivenza troviamo conferma nei documenti successivi alla seconda

metà del XVII secolo.


PARTE PRIMA - RIFONDAZIONE DEL CASALE NEL TARDO 17
MEDIOEVO

Dato questo ultimo difficilmente occultabile, perché il


numero dei fuochi costituiva il parametro su cui il governo mo-
dulava l’entità del prelievo imposto alle singole comunità. Forni-
re i dati relativi alla popolazione residente significava per le
comunità sollecitare una più equanime distribuzione dell’onere e
con il contenimento del numero dei fuochi si sarebbe ottenuto
anche un peso tributario più leggero.
Non è dato sapere da dove proveniva il secondo gruppo
di famiglie che si stanziarono, a qualche anno di distanza dalla
prima colonia, a Gizzeria, anche se, sembra avvalorarsi l’idea
che si trattò di spostamenti da una comunità arbëreshe all’altra, o
anche da una regione all’altra, come lascerebbe intendere il nome
di donna ‘Sicilia’ del secondo gruppo di famiglie che si stabiliro-
no a Gizzeria.
D. Zangari, inoltre, rileva che il casale di Gizzeria “nel
1595, contava 124 fuochi; nel 1648, diminuiva di uno, e, nel
1669, di 11”. I dati del confronto tra i valori registrati nel 1544
con quelli della numerazione del 1595 lasciano emergere un
raddoppio della popolazione (v. D. Zangheri 1941, pp. 42-43).
Questa differenza, abbastanza elevata, è spiegabile dal
fatto che l'Imperatore Carlo V, a seguito della nuova ondata
migratoria, proveniente dal Peloponneso, volendo compensarli
per i servizi da essi prestati nelle continue guerre da lui sostenu-
te, e considerando i loro meriti nel resistere al grave assedio di
Corone per più anni da parte dell’impero Ottomano, e che infine
,dopo tante sofferenze, erano costretti ad abbandonare la Patria
con le loro sostanze, concesse loro moltissimi privilegi ed esen-
zioni.
18 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

Anche Gizzeria, con diploma 14 del 15 marzo 1536, da me


acquisito in copia presso l’Archivio de la Corona de Aragòn,
usufruì di moltissimi privilegi, e principalmente quello di farli
esenti ed immuni dal pagamento della metà dei fiscali ordinari e
di altre imposte straordinarie. (v. C. Trapuzzano 2000, p. 41).
Tali privilegi furono posteriormente confermati dai so-
vrani anche negli anni successivi. Fu, probabilmente, questa la
ragione che spinse, essendo nel frattempo aumentato il carico
fiscale nel regno di Napoli, sia famiglie di albanesi sia di italiani
a popolare in quegli anni, in modo ragguardevole, Gizzeria. (v. C.
Trapuzzano 2000, p. 41).
Riguardo al secondo e terzo punto, il documento, ci in-
forma che fra gli abitanti del casale regnava uno stato di povertà
diffusa; il più ricco, si fa per dire, era un certo ‘Joannello Mase’
che possedeva ‘casa, vigna, quattro bovi ed un cavallo’.
In merito c’è da osservare come, in quegli anni, non si
evidenziano forti differenziazioni sociali fra gli abitanti di Gizze-
ria, e che le precarie condizioni economiche impedivano ogni
forma di sviluppo e li costringevano a vivere nell’ignoranza.
L’isolamento geografico e il linguaggio incomprensibile per gli
abitanti dei paesi limitrofi, la diversità del carattere ed il rito
religioso (greco-ortodosso) segnarono per lunghi anni la loro
esistenza.
Relativamente alle condizioni di vita, c’è da osservare
come la vita di nomadismo, legata ad insediamenti precari com-
posti da un insieme di capanne, che si evidenziano nel documen-
to, non si giustifica nel caso in cui essi si fossero insediati nel
1450. A distanza di circa cento anni, dal loro arrivo, si sarebbe
14G.Valente; il Sovrano Militare Ordine di Malta; Laruffa Editore; p. 240: «Il Privile-
gio e datato Napoli 15 marzo 1536». Copia dello stesso è allegato al Catasto Onciario
di Gizzeria c/o ASN.
PARTE PRIMA - RIFONDAZIONE DEL CASALE NEL TARDO 19
MEDIOEVO

dovuto individuare qualche importante movimento sociale nella


costruzione di abitazioni più sicure e stabili, differenziandosi dal
semplice tessuto urbanistico del villaggio, così come si sarebbe
dovuto evidenziare lo stato di agiatezza raggiunto da alcune
famiglie.
È del tutto evidente, inoltre, che il nucleo urbano che si
stava componendo, costruito senza alcuna regolamentazione
urbanistica ma seguendo l’aspra morfologia del terreno roccioso,
non era compatto e solido come i tradizionali centri storici me-
dioevali, ma vi erano "tuguri" sparsi, forse monofamiliari, com-
poste da un solo ambiente in cui si svolgeva la vita domestica. Si
tratta come ben si può vedere di un'area di relativa recente for-
mazione, ed i cui fatti urbani fondativi più salienti sono da ricon-
durre, probabilmente, tra la fine del 1400 e i primi anni del 1500.
Anche se il documento non scioglie tutti i dubbi circa la
data del loro arrivo, possiamo affermare che la loro presenza nel
feudo di Sant’Eufemia non può essere retrodatata, per le conside-
razioni di cui sopra, di molto, dai primi anni del XVI secolo e,
comunque, subito dopo il 1468, anno di morte di Giorgio Scan-
derbegh, che segnò l’inizio - «con l’incalzare della penetrazione
dell’esercito turco in Albania e, più in generale, nei Balcani, le
popolazioni d’oltre Adriatico abbiano reputato più vantaggiosa la
fuga dalla Patria piuttosto che subire un drammatico asservimen-
to ai nuovi dominatori»15 -, della massiccia diaspora cui diedero
vita, tra la fine del ‘400 e sino alla prima metà del ‘500, le mi-
gliaia di fuggiaschi che cercarono riparo nelle vicine coste italia-
ne.
Riguardo al quarto e ultimo punto, si apprende che la po-
polazione si era organizzata ed aveva designato il proprio sinda-

15 Ibidem
20 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

co nella persona di Luca Greco, mentre il rito religioso veniva


celebrato dal prete Domenico Crapuczano e dal presbiter Nicola
Pacera.
Nella essenzialità descrittiva del documenti di cui sopra,
possiamo, rilevare due aspetti di carattere politico-culturali-
religioso legati alla venuta degli albanesi in Calabria.
Innanzitutto possiamo cogliere il proposito della comuni-
tà di avere “una stabile dimora nel casale di Gizzeria, dal mo-
mento che si erano dati in modo definito una struttura
organizzativa religiosa ed amministrativa, poiché già in quegli
anni era venuta meno la speranza di un loro ritorno in patria [v.
C. Trapuzzano 2000, p. 40]. Ad una prima organizzazione sociale16
della comunità, “a capo della quale non sempre era insediata la
persona più anziana ma il più delle volte la più carismatica, da
cui dipendeva ogni cosa che potesse interessare il clan” [v. A.
Pizzi 2010] 17, a distanza di qualche anno, la comunità arbëreshe
avverte il bisogno, di stabilizzare, anche giuridicamente, la loro
posizione.
Al feudo ecclesiastico dell’Ordine di Malta, d'altra parte,
interessava regolarizzare una situazione di fatto e interessava
soprattutto vedere ripopolato il feudo e migliorate le colture,
limitate, fino ad allora, alle sole granaglie, ai pascoli, alle ghian-
de che il folto bosco produceva spontaneamente.
Per tali ragioni nell’anno 1572, sotto il balì don Fabrizio
Pignatelli, vengono sottoscritti e consegnati al Sindaco del tempo
‘Capitoli e Grazie’.

16 M. Greco, La casa dei Gjomarkaj, Online - Nell'ambiente del Kanun (complesso di


leggi del diritto consuetudinario), nucleo principale della società è la famiglia, perfetto
organismo, nel cui ambito ogni Albanese svolge la vita in tutto il suo complesso di
diritti e di doveri; e nel Kanun, infatti, grande parte occupa il diritto familiare.
17 www.scescipasionatith.it
PARTE PRIMA - RIFONDAZIONE DEL CASALE NEL TARDO 21
MEDIOEVO

Si tratta di 25 articoli che sanciscono il diritto per tutti co-


loro che già vi si trovano e per gli altri che verranno ad abitarvi,
di costruire case, vigne, e giardini nel territorio di Gizzeria, ed i
relativi obblighi, ratificando quindi ufficialmente, dopo molti
anni, il diritto all’insediamento dei greco-albanesi a Gizzeria (v.
C. Trapuzzano 2000, p.43).
L’altra considerazione riguarda l’aspetto religioso della
piccola comunità arbëreshe: dalla notizia dei due preti presenti
nel documento «rileviamo indirettamente che in quegli anni il
rito praticato era il greco-bizantino in quanto si trattava di due
preti con al seguito la propria famiglia 18, cioè coniugati, condi-
zione questa non prevista nel rito latino, motivo questo non
secondario delle controversie, con i vescovi calabresi, in quanto
quest’ultimi ritenevano che la presenza di un clero coniugato
costituiva un inconveniente non da poco per la disciplina del
clero latino celibe» (v. C. Trapuzzano 2000, p. 64).
Una conferma ulteriore sempre in merito al rito, anche
questa rilevata dopo molti anni, ci viene fornita dai Capitoli e
Grazie concesse nel 1572 19 agli uomini di Gizzeria, dove un
capitolo viene dedicato ai preti greci per la cura delle anime, il
capitolo recita:
«item supplicano che il Prejte Greco, ch’havra da comunicare
in detto Casale e ministrare li sacramenti ecumenici, piaccia a V.S.
Ill.ma e Rev.ma concederli due tumolate de terra, e questo per la loro
comodità, e salute de l’anima di V.S. Ill.ma e Rev.ma e d’essi cittadini,
e similmente del censo della casa seù pagliaro et horto contiguo, et

18 Un fatto molto importante da tener presente, quando si considera l'organizzazione e


la vita del clero nelle diocesi bizantine, è la facoltà, sempre riconosciuta ai preti di rito
greco, di potersi sposare, purché il matrimonio fosse celebrato prima del conferimento
degli ordini sacri.
19 National Library di Malta (d’ora in poi NLM), Platea del 1624.
22 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

altre angarie; come tanto si sarà uno, come se saranno doi Preti Greci
[..]»(v. C. Trapuzzano 2000, p. 64)
la descrizione prosegue con altre formalità di rito e dove
per Greci s’intende di rito.
Fino ai primi anni del 1600 la Santa Messa si celebrava
secondo il rito bizantino; ma già nel 1616 da documenti d'archi-
vio rileviamo che gli abitanti di Gizzeria si erano adattati al rito
latino 20.
Abbiamo quindi, all’inizio del XVII, e dopo circa un se-
colo dal loro insediamento, la fine del rito greco-bizantino a
Gizzeria, e si abbracciò ufficialmente il rito latino, non sappiamo
se ci furono resistenze mentali più che materiali tra gli stessi
abitanti a questa volontà espressa dall’autorità locale, quello che
sappiamo che l’ultimo prete greco fu un certo Antonio Trapoza-
no:

[…] Le nom de Manuel Atzidas, prêtre, originarie de Rhodes,


est mentionnè dans une note (sous forme d’adresse) du Vat. Gr, 1213.
Cet euchologe appartint au moins jusqu’en 1583 à Antonio Trapozano
(ou Crapozano ? Aux ff. IVv et 79v, le t semble sûr, mais, au f. VI, on lit
C!), diacre de Gizzeria (non loin de Nicastro; Yizzaria, Yizaria,
Гητζιαρία dans le manuscrit). En 1596, il fut achetè à un certain Ginos
(Kakostois? 21), du même village, par Emmanuel Akourios ?, de Falco-

20Nell'anno 1616 l’Università di Gizzeria abbracciò ufficialmente il rito latino, Non ci

è dato di sapere, se ci furono resistenze mentali più che materiali tra gli stessi abitanti a
questa volontà espressa dall’autorità locale. Possiamo solo dire che nel corso del “600
il rito greco, esercitato per più di un secolo, era sostituito da quello latino e che la
celebrazione della messa era affidata ad un prete “latino” come è il caso di don A.
Ventura prima e di don Carlo de Bartolis poi. Nel 1665 cappellano curato era un certo
Don Francesco Piccolo. C’è da rilevare inoltre che nell’anno 1647 il sacerdote don
Francesco Masi era Vicario in rappresentanza dell’Ordine Gerosolimitano di San
Giovanni a Santa Eufemia del Golfo.
21 Forse, Cacossa o Cacozza.
PARTE PRIMA - RIFONDAZIONE DEL CASALE NEL TARDO 23
MEDIOEVO

nara (certainement Falconara Albanese, à la même hauteur que


Cosenza, près de la mer)[…] 22,

e dopo si cercò di distruggere ogni cosa che sapesse di ri-


to greco.
Dal contenuto della breve descrizione, si evince, inoltre,
chiaramente non solo il legame tra le varie comunità arbëreshe
della Calabria, ma soprattutto il legame, forte, con la Chiesa
d'Oriente.

Nel corso del Seicento, Gizzeria si sviluppò lentamente.


Lo stato economico del luogo migliorò rapidamente. Il quadro
che emerge dallo studio dai documenti del periodo e successivi, è
quello di un casale, in un certo senso, in crescita; si va formando,
anche a Gizzeria, una schiera di benestanti che si fregiavano del
titolo di "magnifico”, di proprietari, di ‘nobili viventi’, di ‘civili’,
che ne condizioneranno, nel bene e nel male, le sorti del paese.
In particolare, inoltre, a partire dalla seconda metà del
XVII secolo, come si evince dai libri parrocchiali, la comunità di
Gizzeria è più aperta e ricca di rapporti con le altre località della
Calabria. Ciò è dimostrato dai registri dei battesimi e dei matri-
moni, nei quali sono indicati i nomi, i cognomi ed i luoghi
d’origine dei padrini cosi come numerosi sono i matrimoni tra gli
Albanesi di Gizzeria e gli Italiani. Tutto ciò favorì gli scambi
commerciali dei prodotti della terra, ma anche dei prodotti arti-
gianali. Mentre l’abitato andò via, via incrementandosi grazie
anche alle massicce migrazioni interne, fino ad allora di modeste
dimensioni, e si consolidò” (v. C.Trapuzzano 2000, p.50).

22 P. Canart, Les Vaticani Graeci 1487-1962, Città del Vaticano, 1979, pag. 174.
24 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

Avvenne, inoltre, durante il XVI, XVII, XVIII, per quel


che riguarda Gizzeria, un miglioramento sociale, si costituì
presto una categoria di benestanti, formata prevalentemente da
enfiteuti. Sorse in questo modo in seno alla terra feudale una vita
municipale, dove si differenziava quel ceto di benestanti in rap-
porto diretto con la terra che veniva data loro in enfiteusi. Questa
nuova classe sociale assurgeva presto a maggior dignità, poteva
adire alle cariche amministrative e para-nobiliare, cosi come si
ricava dalle indicazioni contenute nel Catasto Onciario del 1753.
Fra le famiglie ivi menzionate con segni di distinzioni (dottori in
legge, nobili viventi, vive civilmente, magnifico) 23 si ricordano
le famiglie Masi, Toia, Dara, Franzì, Cacossa, Miceli, Crapis,
Statti. 24
Nel corso di quei secoli si costituirono, inoltre, importanti
istituzioni pubbliche, come il Monte Frumentario e il Monte di
Pietà 25, perché venissero aiutati i ceti meno abbienti; mentre altri
cittadini si organizzavano attorno alle confraternite religiose: la

23 APCT, a riprova della agiatezza di alcune famiglie, rileviamo, da una copia del libro
dei battezzati del Comune di Gizzeria che: «1) l’anno del Signore 1789, il 5 del mese
di Novembre. Gaetana Francesca Domenica Carlotta Miceli figlia legittima e naturale
di Francesco Antonio e Marina Cacozza, coniugi, è nata ieri, ed oggi fu battezzata da
me sottoscritto. Padrini furono l’Eccellentissimo Signor Barone Don Francesco Parisio
e Donna Gaetana Parisio, ed in fede; 2) l’anno del Signore 1790 il giorno 26 del mese
di Marzo. Paolo Maria Toja figlio legittimo e naturale del Dottore in Legge Civile e
Canonica, Don Vincenzo Toja e Donna Saveria Miceli, coniugi, fu battezzato
dall’Ecc.mo Baiulo e Barone Don Giacinto Commendatario Parisio e Donna Gaetana
Parisio.»
24 Accresciuta la popolazione e il benessere di molti dei suoi cittadini nel 1753 trovia-

mo che a governare il paese erano stati chiamati: mag.co Giovanni Cacozza, Sindaco;
mag.co Paolo Franzi, cancelliere; eletti nel ramo dei civili: mag.co Giovanni Miceli e
mag.co Ottavio Franzì; dei mediocribus: Domenico Crapis e Isidoro Vertino; inferiori-
bus: Francesco Chierelesi e Paolo Chirillo.
25 ASCZ, con atto notarile del 1719, rogato presso il notaio Domenico Antonio Dara si

costituì in Gizzeria un Monte di Pietà .


PARTE PRIMA - RIFONDAZIONE DEL CASALE NEL TARDO 25
MEDIOEVO

prima del SS. Sacramento 26, poi soppressa; la seconda della SS.
Annunziata, operante fino agli anni 40 del Novecento. Mentre F.
Scordovillo ci informa che fu fondato un istituto di credito «con
sede principale in Sant’Eufemia e con succursali in Yzzaria (con
più di 200 clienti) e Nocera»27.

Nel corso dei secoli, gli italo-albanesi, eredi diretti dello


spirito di Scanderbeg, hanno mostrato di assorbire, facendole
proprie, le tradizioni e le aspirazioni della terra che li ospitò
divenendone, a ogni effetto, cittadini e figli fedeli, e tali dimo-
strandosi in ogni grave momento storico. Per questa Patria
d’adozione amata come la terra madre essi seppero combattere,
soffrire e morire, dando un generoso contributo a tutti i moti per
l’unità e l’indipendenza d’Italia, lasciando sul cammino eterno
della storia i loro nomi, nomi d'eroi: fra i tanti ricordiamo Anto-
nio Miceli, tenente, fervente repubblicano, mazziniano convinto,
partecipò ai moti del 1820 e nel 1848 alla battaglia dell’Angitola;
Alessandro Toja, maggiore garibaldino, si distinse per atti di
eroismo nella spedizione dei Mille, mostrando il meglio del suo

26Nei secoli XV e XVI si affermano e si propagano celermente le Confraternite del SS.

Corpo di Cristo e del SS. Sacramento, con lo scopo di incrementare il culto eucaristico,
di partecipare alle processioni eucaristiche, di accompagnare il SS. Sacramento nel
viatico agli inferi. Le Confraternite del SS. Corpo di Cristo e del SS. Sacramento
hanno notevole impulso nel 1539 sotto il pontificato di Paolo III. Nell’Italia Meridio-
nale, e specialmente in Calabria, venivano affidate all’Arciconfraternita del SS.
Sacramento, poste nelle Cattedrali e nelle Chiese parrocchiali, la Cappella del SS.
Sacramento. Pertanto per norma del diritto canonico, la Confraternita del SS. Sacra-
mento divenne obbligatoria in tutte le chiese parrocchiali_(cfr. Padre Russo, Storia
della Chiesa in Calabria, Rubettino, Soveria Mannelli, 1982, pp.664-665).
27 Francesco Scordovillo, Aspetti e figure nei feudi di Nicastro, Maida e Sant’Eufemia

del Golfo tra il XVI e il XVIII sec, Calabria Letteraria Editrici, Soveria Mannelli 1993,
p.144
26 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

cuore risorgimentale, pronto alla morte nel nome dell’Unità


dell’Italia.
Accanto agli eroi Risorgimentali, l’apporto, in una sorte
di legame ideale, di un filo ininterrotto, dei soldati che scesero in
trincea nella Grande Guerra, e trent’anni più tardi, nella resisten-
za al nazi-fascismo della seconda guerra mondiale, per ricordare
a tutti noi che la libertà è un dono che viene dal passato e che
senza “memoria del passato” non può esserci piena consapevo-
lezza del presente e del futuro.
Parte Seconda – Appendice Documentaria

I nuclei familiari residenti nel territorio di Gizzeria, citati


nella numerazione del 1544, facevano capo a «1) Cola Franze di
anni 34, sua moglie Vienia di anni 31, Menica, figlia di anni 16, Ma-
ria, figlia di anni 4, Annesca, figlia di anni 3. È nato in detto casale
ove sempre ha abitato. Possiede il tugurio, vigna, due bovi e 5 pecore;
2) Cola Carcze di anni 47, sua moglie Maria di anni 43, Giovanni
figlio di anni 19, Antonio figlio di anni 14, Andrea figlio di anni 3. Son
35 anni che abita in detto casale. Possiede tugurio, vigna e tre bovi. 3)
Thodaro Bideri 28 di anni 47, sua moglie Diana di anni 42, Paolo,
figlio di anni 17. Son 33 anni che abita nel detto casale. Possiede il
solo tugurio. 4) Georgio Carcze di anni 49, sua moglie Menica di anni
42, Giovanni figlio di anni 19, Antonia figlia di anni 14. Son 30 anni
che abita in detto casale. Possiede il tugurio ed un bove. 5) Joanne
Craps 29, di anni 47, sua moglie Dianora di anni 42, Andrea, figlio di

28 F. Altimari, Tracce onomastiche albanesi nella comunità calabrese di Gizzeria, in


Catanzaro Arbëria, anno I – 2006 - n°1, Abramo Editore, p. 58: Non ci sono oggi, in
altre comunità albanesi di Calabria, tracce di questo cognome, attestato invece in
Sicilia (si ricordi il celebre intellettuale napoletano di origine arbëreshe Emanuele
Bidera, originario di Palazzo Adriano, che spinse il De Rada a pubblicare ‘I Canti di
Milosao[…]
29 Ibidem, p. 59: Attestato nella forma Crapis [alb. Krapis] nel censimento successivo,

del 1595. Si tratta di un cognome oggi presente, anche con una certa diffusione, solo in
questo centro calabrese del Lametino. Secondo G. Caracausi, sarebbe attestata
nell’ambito siculo-calabrese nella forma Crapisi (con le varianti Crapes e Crapsi) e
deriverebbe dalla voce albanese Kràpësi, attestata nei registri parrocchiali di Piana
28 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

anni 14. Abita in detto casale da 36 anni. Possiede tugurio, vigna e


due bovi. 6) Joanne Franze di anni 57, sua moglie Antonia, Andrea,
figlia di anni 17. Abita in detto casale da 40 anni. Possiede tugurio,
vigna e due bovi. 7) Angelo Mase 30 di anni 52, sua moglie Vascia di

degli Albanesi nei secoli XVI – XVIII. Secondo lo stesso studioso siciliano, esso
potrebbe forse anche derivare dal toponimo ή KράΨη, registrato nel distretto di
Giannina (Epiro) (cf. Girolamo Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia.
Repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo, vol. I (A-L), Centro di
Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Palermo 1993, p.460). A parere di G. Valentini
si tratterebbe di un cognome di origine stradiota: “ I Krapis compaiono dapprima come
stradioti a partire dal 1504; fra essi un Andrea Crapisi di Corone si distinse come
capitano al servizio di Carlo V nel suo tentativo di conquista della Morea e vi rimase
poi ritirandosi, a quanto sembra, in Sicilia, ottenuto nel 1533 il cavalierato, impiego e
stipendio vitalizio; in Albania abbiamo un toponimo Krapsi nella Malakastra e uno
che da centro della tribù meridionale dei Malacassi”(cf. il suo importante contributo
“Sviluppi onomastico-toponomastici tribali delle comunità albanesi di Sicilia”, in
Bollettino del Centro Studi Filogici e Linguistici Siciliani, Palermo 1955, p. 25).
30 Ibidem, p. 61: Oggi attestato nella comunità nella forma Masi, che compare già nella

seconda registrazione del 1595, compresa nella Platea del 1614. Secondo Giuseppe
Valentini s.j. (cf. il suo prezioso contributo “Sviluppi onomastici-toponomastici tribali
delle comunità albanesi di Sicilia”, pp 5-28, in Bollettino del Centro Studi Filologici e
Linguistici Siciliani, vol. III, Palermo 1955, p.8), “[…] il cognome Mansius, de Masio,
de Massio (che però potrebbe essere Mashi), è frequentemente attestato nel Catasto
veneto per la regione scutarina del 1416-1417; poi dal 1482 al 1549 troviamo dei Masi,
Maza, Massi e Maxi (Masci ?) tra gli stradioti; un Matteo Masa nel 1487 è tra i
fondatori di Piana; un Colla Massi e un Marin Massdi (Mazi? Masci?) figurano tra i
‘vecchi capi principali’ del 1602 l’uno per la provincia di Petrella e l’altro per quella di
Padenia (?), e un Mazi è un cognome che si sente ancora non infrequentemente nello
Scutarino; nella toponomastica abbiamo un Mazi presso Janina nell’antica regione dei
Malacassi, detto altrimenti Mazia, e un Mazia presso Paramythia, un Masi o Mazion
nell’eparchia di Konica; 3 Mazi nel nomo di Attico-Beozia, eparchia d’Attica e
Megaride, e uno per ciascuna delle eparchie di Argo, Corinto, Elea, Olimpia’. La
forma oggi più diffusa di tale cognome, Masci [alb. Mashi] potrebbe rappresentare,
come ipotizza il Solano (cf. Francesco Solano, ‘La realtà storico- linguistica delle
comunità albanesi d’Italia’, in F. Altimari e L.M. Savoia (a cura di), I dialetti –
italo.albanesi, cit., p.73) anche la forma italiana scritta – con evidenti condizionamenti
ortografici dovuti al più ridotto repertorio fonologico (e grafemico) dell’italiano
rispetto all’albanese – dell’originale Mazhi (così nella parlata di Eiannina, in cui tale
cognome è tutt’oggi presente, si sente oggi pronunciato il cognome che viene trascritto
PARTE SECONDA – APPENDICE DOCUMENTARIA 29

anni 42, Joanne, figlio di anni 22, Thodaro figlio di anni 19. Abita in
detto casale da 35 anni. Possiede tugurio, vigna e tre bovi. 8) Paulo
Mase di anni 32, sua moglie Maria di anni 27, Joanne figlio di anni 5.
È nato nel detto casale. Possiede casa, vigna e 4 bovi. 9) Joannello
Mase di anni 42, sua moglie Margarita di anni 32, Antonio figlio di
anni 10, Cosmiano figlio di anni 14, Petro figlio, morto, Palomba
figlia di anni 6, Isabella figlia di anni 4, Paulo figlio di anni 19, Meni-
ca moglie di Paulo di anni 20. Abita nel detto casale da 33 anni.
Possiede casa, vigna, quattro bovi ed un cavallo. 10) Paulo Chiriale-
se 31 di anni 42, sua moglie Menica di anni 37, Joanne figlio di anni 19,
Thodaro figlio di anni 7, Maria figlia di anni 14, Bella figlia di anni 4,
Sonda figlia di anni 3) Abita in detto casale da 37 anni. Possiede
tugurio, due bovi e sessanta capre. 11) Mastro Paulo Carcze di anni
52, sua moglie Maria (morta) di anni 42, Stephana (seconda moglie)
di anni 42, Luca figlio di anni 19. Abita in detto casale da 35 anni.
Possiede tugurio, vigna e tre bovi. 12) Angelo Sciglia di anni 52, sua
moglie Caterina, di anni 42, Nicola figlio di anni 17, Crescia figlia di
anni 12. Abita in detto casale da 33 anni. Possiede tugurio et badoj-
nam.
Albanesi che hanno abitato da 30 anni in bascio nel detto ca-
sale di Izaria.
1) Angelo Dara 32 di anni 26, sua moglie Angela di anni 23,
Joanne figlio di anni 4, Bascia figlia di anni 2. Abita in detto casale da
3 anni. Possiede tugurio e due bovi. 2) Cosmiano Buba 33 di anni 31,

però Masci): ‘non essendovi nella ortografia italiana un segno che rappresentasse il
suono /C/ si è ricorso al grafema più prossimo, ossia <s>”.
31 Ibidem, p. 59: Oggi è attestato nella comunità di Gizzeria il cognome Crialesi. Si

può qui ipotizzare come forma base l’albanese Crielesi (alb. Krieleshi) “testa chioma-
ta”, cognome nel passato attestato anche nella comunità arbëreshe di San Nicola
dell’Alto, nel Crotonese
32 Ibidem, p. 60: […]…anche Dara è un cognome arbëresh oggi attestato prevalente-

mente in Sicilia, con la sola eccezione di Andali, comunità arbëreshe del Catanzarese
dove registriamo tutt’oggi una alta frequenza di tale cognome[…]
33 Ibidem, p. 58: Probabilmente entrato dal ‘baby talk’ col significato di “ferita”,

questo cognome nella forma italianizzata Bubba si conserva oggi nelle comunità
30 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

sua moglie Lucretia di anni 23, Menico figlio di anni 4, Maria figlia di
anni 3. Abita in detto casale da 10 anni. Possiede tugurio ed un bove.
3) Joanne Francze di anni 17, sua moglie Maria di anni 18. È nato in
detto casale. Possiede soltanto il tugurio. 4) Thodaro Cacossa 34 di
anni 44, sua moglie Margarita di anni 37, Georgio figlio di anni 16,
Demitre figlia di anni 14, Joanne figlio di anni 6, Antonio figlio di anni
3, Bascia figlia di anni 9. Abita in detto casale da 8 anni. Possiede
casa, vigna e tre bovi. 5) Menica vedova del quondam Giovanni Bre-
scia di anni 37. È sola e poverissima. 6) Antonio Brescia35 di anni 37,
sua moglie Polisena di anni 22, Thodaro figlio di anni 6, Rosa figlia di
anni 2. Non possiede nulla. 7) Loscio alias Thomase Buba, di anni 32,
sua moglie Maria di anni 27. Abita in lo Amato dove è numerato n° 24
folio 41. 8) Menico Mase di anni 47, sua moglie Chaterina di anni 42,
Georgio figlio di anni 19, Margarita figlia di anni 13, Diana figlia di
anni 8. Abita nel detto casale da 3 anni. Nulla possiede. 9) Georgio
Mase di anni 32, sua moglie Annesca di anni 27, Petro figlio di anni 6,
Joanna figlia di anni 1. Abita nel detto casale da 3 anni. Nulla possie-
de. 10) Guglielmo Figlia36 di anni 52, sua moglie Maria di anni 42,
Antonio figlio di anni 14, Dianora figlia di anni 4. Abita nel casale da
due anni. Possiede il tugurio e 4 capre. 11) Joanne Mase, di anni 37,
sua moglie Maria di anni 32, Cola figlio di anni 9, Thodaro figlio di
anni 5. Abita nel casale da 7 anni. Possiede solo il tugurio. 12) Angelo

arbëreshe di Andali, Caraffa e Maida, tutte nel Catanzarese.ë


34 Ibidem, p. 59: Cognome presente oggi a Gizzeria, oltre che nelle comunità arbëreshe

di San Demetrio Corone e di Spezzano Albanese.


35 Ibidem, p. 58: la forma Brescia, presente anche in altre comunità albanofone di

Calabria (cf. Salvatore Bugliaro, Dizionario dei cognomi e soprannomi di San Deme-
trio Corone, Grafosud, Rossano 1999, p. 22), rappresenta sicuramente una forma di
adattamento “italianizzato”, con scambio delle liquide alveo dentali /l/~/ſ/, del cogno-
me originario Blescia [alb. Blesha], che troviamo attestato nello stesso periodo intorno
alla metà del XVI secolo – tra gli albanesi del Molise, e specificatamente a Campoma-
rino […].
36 Ibidem, p. 60: Cognome arbëresh diffuso sia in ambito siciliano, comunità di

Mezzojuso, sia in ambito calabrese (comunità in cui risulta attestato: Cerzeto, Vena di
Maida, Macchia Albanese, San Cosmo Albanese).
PARTE SECONDA – APPENDICE DOCUMENTARIA 31

Bideri di anni 42, sua moglie Maria di anni 37, Thodaro figlio di anni
4, Menica figlia di anni 9, Chatarina figlia di anni 3. Abita in detto
casale da 5 anni. Non possiede nulla ed è senza tugurio. 13) Michele
Carzie di anni 32, sua moglie Sicilia di anni 27, Joanne figlio di anni
4, Chiara figlia di anni 2. Abita in detto casale da 4 anni, non possiede
nulla ed è senza tugurio. 14) Geogio Francie di anni 27, sua moglie
Vascia di anni 22, Rosa figlia di anni 4, Czoga figlia di anni 1. Abita
in detto casale da 6 anni, non possiede nulla ed è senza tugurio. 15)
Luca Peta 37 di anni 37, sua moglie Maria di anni 22, Petro figlio di
anni 5, Georgio figlio di anni 3. Abita in detto casale da 2 anni. non
possiede nulla ed è senza tugurio. 16) Presbiter Nicolai Pacera di anni
42, sua moglie Maria di anni 32, Mallea figlia di anni 13, Georgio
figlio di anni 5, Joanne figlio di anni 2, Dianora figlia di anni 4. Abita
in detto casale da 10 anni. Possiede il tugurio e due bovi. 17) Dianora
vidua del quondam Antonio Figlia, di anni 42, Andrea figlio di anni
20, Maria figlia di anni 17. È poverissima. 18) Martino Mase di anni
42, sua moglie Menica di anni 38, Joanne figlio di anni 9. Abita in
detto casale da 5 anni. Nulla possiede ed è senza tugurio. 19) Annesca
vidua del quondam Lois Bideri, di anni 42, Paulo figlio di anni 22,
Vascia figlia di anni 19: Non possiede nulla. 20) Prejti Dominico
Crapuzano 38 di anni 32, sua moglie Menica di anni 27, Maria figlia di

37 Ibidem, p. 62: Tra i centri albanofoni del Mezzogiorno dove tutt’oggi si registra il
cognome Peta/Petta [in albanese ‘schiacciata’] si ricordano Ururi, Pallagorio, Caraffa e
Andali. Come ci attesta il Valentini, “I Peta o Petta erano anch’essi stradioti37 dal 1473
al 1541, e tra essi, o meglio nella generazione precedente, va ricercato il Nik Peta eroe
delle rapsodie siculo-albanesi; la toponomastica ci dà in Albania una regione di Peta,
suddivisione della Laberia di Volona, e una località omonima presso Arta; in Grecia
abbiamo il toponimo nell’eparchia di Patrasso e in Arcadia; inoltre una famiglia Peta si
trova anche in “Belusi” al Zante; in Sicilia il cognome è corrente (Peta o Petta) e la
stirpe è venuta prima del 1520 da Andro”, in “Sviluppi onomastico-toponomastici ecc.
38 Il cognome, nei documenti d’archivio, lo troviamo sia come Trapuzzano Trapesano
(in gr. da ‘trapeza, mensa, tavolo) che Crapuzano o Crapuczano. Si tratta forse dello
stesso cognome. Potrebbe trattarsi di cognomi provenienti dall’area del Kozani dove
risiedono diverse colonie di albanesi. Esiste un piccolo paese, nella provincia di
Kozani (Macedonia) chiamato ‘Trapesizza (tavolino) i cui abitanti vengono chiamati
32 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

anni 5, Lucia figlia di anni 3. Possiede il tugurio ed un bove. 21)


Minico Staffe di anni 32, sua moglie Polisenza di anni 27, Maria
figlia di anni 9, Joanne figlio di anni 7, Guglielmo figlio di anni 2.
Abita in detto casale da 25 anni. Possiede il tugurio et badojnam. 22)
Cosmiano Mase di anni 32, sua moglie Rosa di anni 28, Cola figlio di
anni 14, Barba figlia di anni 10. Abita in detto casale da 25 anni.
Possiede il tugurio et badojnam. 23) Thodaro Mase (morto), sua
moglie Elena di anni 42, Angelo figlio di anni 17. È poverissima. 24)
Joanne Mase di anni 22, sua moglie Sveva di anni 20, Cola figlio di
anni 1. È nato in detto casale. Nulla possiede ed è senza tugurio.25)
Margarita vidua del quondam Antonio Colista, di anni 42, Menico
figlio di anni 20. Non possiede nulla ed è senza tugurio. 26) Cola
Colista 39 di anni 37, sua moglie Menica di anni 32, Maria figlia di
anni 12 Chaterina figlia di anni 6, Petro figlio di anni 4. Abita in detto
casale da 5 anni. Possiede il tugurio ed un bove. 27) Antonello Mase
di anni 42, sua moglie Sveva di anni 37, Chiara figlia di anni 9, Cha-
tarina figlia di anni 3. Abita da 3 anni in detto casale. Possiede il
tugurio ed un bove. 28) Antonio Francze di anni 27, sua moglie Maria

‘trapesuzzani’. Il cognome, fin dal 1500 è attestato a Gizzeria e in Sicilia fino ai primi
anni del 1600: […] è doveroso ricordare tutti i sacerdoti, che dal 1500 ad oggi hanno
operato nella chiesa locale di rito bizantino e che sono 78, quasi tutti nati a Contessa,
eccetto i primi, fino all’inizio del 1600, i cui cognomi Trapesano, Papadopolo, Amplo,
Prifti, ecc) fanno presumere che siano giunti dalla Grecia o dalla parte meridionale
dall’Albania[…] v. Lajme Notizie – Eparchia di Lungro, Anno X, Numero 2, Maggio-
Agosto 1998.
39 F. Altimari, Tracce onomastiche …, cit, p. 56:[…] potrebbe trattarsi di cognomi di

persone nel frattempo emigrate a Gizzeria a seguito di passaggi interni da altre aree o
comunità, arbëreshe e non della Calabria – è forse il caso di Colista - Colistra, attesta-
to in diversi centri albanofoni e non, del Lametino come Zangarona, Vena di Maida,
Caraffa di Catanzaro, ecc. Oppure abbiamo a che fare con cognomi di persone facenti
parte di altri flussi di mobilità proveniente dall’area greco-albanese dei Balcani, e in
particolare dalla Morea, interessata nella prima metà del XVI secolo, a seguito della
caduta in mano dei turchi della città di Corone e Modone, da un consistente movimen-
to migratorio che si indirizzo prevalentemente in centri del Meridione, già ripopolati
dagli albanesi del secolo precedente. A questa seconda ipotesi ci spingerebbero
attestazioni di cognomi come Comitescia, Lata e Manis.
PARTE SECONDA – APPENDICE DOCUMENTARIA 33

di anni 27, Betta figlia di anni 1. Abita in detto casale da 2 anni .


Possiede il tugurio ed un bove. 29) Angela vedova del fu Stoja Franc-
ze, di anni 52, Antonio figlio. È sola ed è poverissima. 30) Joanne
Francze anni 20, sua moglie Maria di anni 18. È nato in detto casale.
Nulla possiede ed è senza tugurio. 31) Luca Greco 40, Sindaco, di anni
52, sua moglie Angela di anni 42, Petro figlio di anni 17, Joanne figlio
di anni 6, Menico figlio di anni 4. Abita in detto casale da 20 anni.
Possiede il tugurio, vigna e tre bovi. 32) Stephana vedova del quon-
dam Antonio Francze, di anni 42, maritata con mastro Paulo Carce,
dei latini, numerato 11. 33) Petro Manisci 41 di anni 47, sua moglie
Sicilia di anni 42, Joanne figlio di anni 17, Chatarina figlia di anni 12,
Bascia figlia di anni 4. Abita da 7 anni in detto casale. Possiede tugu-
rio, vigna e due bovi. 34) Georgio Brajle 42 di anni 52, sua moglie
Chatarina di anni 42, Angelo figlio di anni 22, Antonio figlio di anni 1.

40 Ibidem, p. 60: L’etnonimo Greco veniva usato nel Medioevo in opposizione a latino
per indicare persone che seguivano il rito religioso greco-bizantino. Esso non aveva
pertanto una connotazione nazionale stricto sensu. Dopo il XVI secolo esso passò a
indicare comunemente nel Meridione d’Italia l’albanese che seguiva il rito religioso
greco-bizantino e tale identificazione fu molto marcata, al punto da essere recepito
anche nella toponomastica di molte comunità albanesi del Meridione: ecco perché
ritroviamo quale toponimi ufficiali di centri albanofoni e in origine tutti di rito greco-
bizantino Piana dei Greci (dal 1941 poi Piana degli Albanesi), in Sicilia, Rota Greca,
in Calabria, Greci in Campania. In certi particolari contesti, com’è il caso di alcune
aree albanofone linguisticamente più deboli come quelle del Catanzarese,
l’identificazione esterna è arrivata al punto da influenzare la stessa autoidentificazione,
anche se solo nominalmente, perché la coscienza etnica albanese era ed è tuttora ben
viva in queste popolazioni di origine arbëreshe: ecco quindi come spiegare
l’espressione holjënjë (<foljënjë) ngriku a Zangarona di Lamezia Terme e fjas ngreku
ad Andali per “parlo albanese”.
41 Ibidem, p. 61: Manìsci [alb. Manìshi], Manìssi, Manis, Manes sarebbero varianti

dello stesso cognome, riconducibili ad una forma originaria Manes ˷ Manës. Probabil-
mente anche Minìsci [alb. Minìshi] (oggi pronunciato Mìnisci, con ritrattazione
dell’accento per influenza dell’italiano) costituisce l’esito di una variante venuta fuori
per effetto di assimilazione vocalica Manìsci.
42 Ibidem, p. 58: Braile – Braila –Tale cognome oggi risulta diffuso quasi esclusiva-

mente nell’area albanofona del Cosentino, nei centri di Frascineto, Spezzano Albanese,
San Demetrio Corone e San Cosmo Albanese.
34 LA GIZZERIA MEDIEVALE NEL XVI SECOLO

Abita nel casale suddetto da 4 anni. Possiede tugurio, vigna e due


bovi. 35) Georgio Carcze di anni 47, sua moglie Polisena di anni 42,
Menica figlia di anni 22, Maria figlia di anni 4. Abita in detto casale
da 2 anni. Possiede tugurio ed un bove. 36) Paulo Figlia di anni 47,
sua moglie Menica di anni 42, Joanne figlio di anni 14, Maria figlia di
anni 12, Annesca figlia di anni 6. Abita nel casale suddetto da 2 anni.
Nulla possiede ed è senza tugurio. 37) Angelo Rosato di anni 42, sua
moglie Maria di anni 42, Menica figlia di anni 14. Abita nel casale da
2 anni. Nulla possiede. 38) Petro Rosato di anni 42, sua moglie Bascia
di anni 38, Antonio figlio di anni 12. Abita nel casale da 2 anni. Nulla
possiede ed è senza tugurio. 39) Joanne Rosato di anni 27, sua moglie
Rosa di anni 22, Georgio figlio di anni 4, Menica figlia di anni 3.
Abita nel casale da 2 anni. Nulla possiede ed è senza tugurio. 40)
Angelo Figlia di anni 27, sua moglie Domenica di anni 22, Paulo
figlio di anni 1. Abita nel casale da 2 anni. Nulla possiede ed è senza
tugurio. 41) Angelo Brajla di anni 27, sua moglie Maria di anni 22.
Abita nel casale da 2 anni. Nulla possiede ed è senza tugurio. 42) Cola
Dara di anni 37, sua moglie Angela di anni 32, Francesco figlio di
anni 9. Abita nel casale da 4 anni. Possiede tugurio ed un bove. 43)
Francesco Figlia di anni 42, sua moglie Sanda di anni 37, Menica
figlia di anni 14. Abita nel casale da 5 anni. Possiede tugurio et bado-
jnam. 44) Antonio Carce di anni 27, sua moglie Sveva di anni 22,
Maria figlia di anni 4. Non possiede nulla. 45) Cola Franze di anni
34, Joanne figlio di anni 17. Abita nel casale da 7 anni. Possiede
tugurio, vigna e tre bovi. 46) Joanne Greco di anni 37, sua moglie
Maria di anni 32, Petro figlio di anni 9, Joanne figlio di anni 4. Abita
nel casale da 2 anni. Possiede un bove. 47) Cola Crapuczano di anni
32, sua moglie Sicilia di anni 27, Antonio figlio di anni 6. Abita in lo
Amato et ibi numeratus super n° 25. 48) Joannello Figlia di anni 32,
sua moglie Annesca di anni 27, Antonio figlio di anni 8, Marta figlia di
anni 6. Abita nel casale di Jzaria da 3 anni. Possiede tugurio et 4
capre. 49) Petro Carze di anni 27, sua moglie Sonda di anni 42, Maria
figlia di anni 5. Abita nel detto casale da 4 anni. Nulla possiede ed è
senza tugurio. 50) Paulo Brescia di anni 32, sua moglie Callea di anni
PARTE SECONDA – APPENDICE DOCUMENTARIA 35

27, Maria figlia di anni 6, Cola figlio di anni 3. Abita nel detto casale
da 7 anni. Possiede tugurio ed un bove. 51) Joanne Buba di anni 27,
sua moglie Dianora di anni 22, Cola figlio di anni 5. Abita in lo Ama-
to. 52) Georgio Dara di anni 20, sua moglie Maria di anni 21, France-
sco figlio di anni 4, Diana figlia di anni 1. Abita nel detto casale da 4
anni. Nulla possiede ed è senza tugurio. 53) Maria vedova del quon-
dam Agostino Colista, di anni 42. Marcho, figlio di anni 23 (morto). È
poverissima».
Indice

Capitolo 1 – Premessa ......................................................................................... 7


Capitolo 2 – Introduzione .................................................................................... 9
Capitolo 3 – Rifondazione del casale nel tardo Medioevo .............................. ... 11
Capitolo 4 – Appendice documentaria ............................................................... 27
Finito di stampare nel mese di Luglio 2017
presso Tipografia Global Service
Via Adda, 61 – Lamezia Terme