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FABIO MARCO FABBRI

COMUNE

ACQUAPENDENTE

Filiale di Acquapendente

In copertina: Pergamena ebraica n3029 conservata presso lArchivio di Stato di Viterbo

FABIO MARCO FABBRI

ACQUAPENDENTE EBRAICA NELLA CARTA CUM HEBREOS (1488)

Comune di Acquapendente

Ringrazio il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, Archivio di Stato di Viterbo, che mi ha concesso luso delle immagini di alcune pergamene ebraiche, originarie di Acquapendente, risalenti al XV secolo e conservate presso lIstituto medesimo. La pergamena n 3029 stata utilizzata come copertina del presente lavoro, similmente allutilizzo fatto dal Notaio aquesiano Pietro Paolo Biondi vissuto nel XVI secolo, che reimpieg il foglio pergamenaceo come coperta di un suo protocollo notarile.

Fabio Marco Fabbri Comune di Acquapendente - 2012

Lo studio delle dinamiche sociali, dei flussi umani nella storia ha sempre attratto linteresse di storici, sociologi, antropologi e persone comuni curiose di conoscenza. La consapevolezza di tali apprendimenti utile a comprendere molte realt che oggi, in particolar modo, fanno parte profondamente del nostro vivere quotidiano. Concetti come integrazione interculturale, relativismo culturale, spesso favoriscono riflessioni con lobiettivo di dare spiegazioni e significato a ci che accade. La presenza in comunit stanziali consolidate di collettivit considerate diverse, ha portato e porta a considerate, incidenti sociologici tali presenze ad esse spesso storicamente non collegate. La globalizzazione lelemento che coagula i pi diversi concetti di comunione, dimostrando che tale termine, coniato piuttosto recentemente, non altro che lespressione pi caratteristica dellessere umano elemento migrante per temperamento. Nella Carta cum hebreos, importante documento elaborato nella Nostra citt nel 1488, e dottamente presentato dal Dott. Fabbri, si ravvisano significativi concetti che richiamano, appunto, laccezione di integrazione interculturale, come astrazione che equilibra comunit considerate diverse. Tutto ci, rappresentato nel Documento in esame, da unimpronta sociologica agli artefici del Rogito decisamente brillante ed illuminata, che accompagnata ed unita ai numerosi studi che hanno interessato il Nostro paese, contribuisce a delineare le caratteristiche di tolleranza ed apertura sociale che gli abitanti di Acquapendente hanno sempre dimostrato.

Il Sindaco Alberto Bambini

PREFAZIONE

Ricordo un giorno di agosto, qualche anno fa. Una passeggiata per i boschi di Monte Rufeno, sopra Acquapendente. La guida addita una pietra di confine: segna il punto in cui le tre regioni si toccano. Umbria Toscana Lazio. Dovremmo averlo capito, ormai: difficilmente storia, cultura, tradizioni tracciano confini di cui le carte politico-amministrative sappiano poi (o vogliano) dar conto con pienezza di senso. Specialmente se pensiamo al poco che resta di questo nostro Bel Paese: dove, almeno fino al secondo dopoguerra, ciascun Campanile poteva ancora vantare, insieme con lazzurro del proprio cielo, almeno un pittore o poeta di vaglia che ne avessero illustrato, a futura memoria, le bellezze e il vivere civile. Parliamo qui di una piccola (quanto vitale) citt, Acquapendente appunto, posta dal destino (e dalloperosit umana) sulla rotta della via Francigena, Strada maestra della Cristianit. Stazione di pellegrini e mercanti in transito. Ma anche borgo che seppe offrire natali a chirurghi anatomisti e ad abati libertini-poeti di chiara fama. A volte chiarissima, almeno ai tempi loro. Acquapendente, lembo di dolcissime colline, avamposto estremo del potere papalino, presidio insinuato per chilometri fin nel cuore della Toscana del Sud. Terra bella, questa Toscana, e lo sappiamo bene, perch civilissima e feroce. Prima senese-ghibellina poi granducale. Maledetti toscani!, giurerebbe Malaparte. Acquapendente come lingua di un Altrove, insomma. Acquapendente come nostalgia inestinguibile di un nostro voler essere Altro dallo stereotipo toccatoci in sorte. Ma proprio perch Acquapendente (ogni Acquapendente) ambasciata vaticana in terra di Siena, Fort Apache sparato nel pi lontano West, Acquapendente anche (e resta) lontana. Infinitamente lontana. Lontana da Siena.
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Ma anche da Roma. Lontana da Dove. E ogni lontananza, si badi, non soltanto presidio o esilio. Ogni lontananza al tempo stesso possibilit. Libert, occasione, scelta. Veniamo allora a questo libro, dove si racconta con intelligenza e sensibilit di fondazioni, transiti, identit. Dove si racconta di Comunit. Comunit indigene (autoctone, del tufo, ci piace ancora sognare). Comunit ospiti. Comunit ospitate. Ebrei ad Acquapendente. Comunit altre dentro altre comunit. Come scatole cinesi, come matrioske. O fianco a fianco. Insieme (ma anche contro, a volte: sia chiaro). Comunit stanziali. Comunit erranti in sosta (non importa se soste lunghe secoli). Ebrei e terraciani. Accoglienze-convivenze. Attriti e accordi. Mediazioni tutele riconoscimenti. Pregiudizi addomesticati. Diffidenze inestirpabili. Interessi pratico-economici e umana solidariet. Usura e affetti. Nel segno di uno sforzo costante, sia a livello istituzionale che popolare, di mediazione tra egoismi di parte. Statuti e carte medievali ce lo spiegano bene: il puntiglio normativo, di cui in questo libro si tratta, testimonia e si attesta quale forma imperitura di saggezza, esempio di un possibile vivere in Comune che tanto ancora ha da insegnarci, specie nei giorni di questo Dopostoria xenofobo e migrante. Questa, a mio parere, la verit pi preziosa che lamorevole cura di Fabio Marco Fabbri, acquesiano e storico, ci affida attraverso la trascrizione e il puntuale commento alla Carta cum hebreos, documento con cui le istituzioni civiche locali sancivano nel tardo Quattrocento diritti e doveri della comunit ebraica in Acquapendente. Cos che dai trentotto articoli della Carta, accanto e oltre una serie di dettagliate prescrizioni riguardo a termini di pegno e riscossione, vien fuori un mondo fatto di intelligenza pratica e margini di tolleranza in materia di ghetti e sinagoghe, cortei funebri e diritti alla sepoltura, dispute teologiche e tradizioni alimentari. Il generoso lavoro di Fabbri, sia chiaro, sostenuto da una speciale pietas degna di lode: quella, dalle pudiche sorgenti autobiografiche, di chi sa ascoltare i sussurri di una pi lunga storia. Cos che in questo saggio si affacciano anche riferimenti al tema dellAlbero della Vita, raffigurato in una ceramica di

produzione locale del XIII secolo, ma anche alla fattiva solidariet di molti acquesiani verso i perseguitati dal vergognoso delirio razziale fattosi legge nel 1938. Infine Orvieto. Radicofani in trono sulla Val dOrcia. Allombra del Monte Amiata, Castel del Piano e Santa Fiora. Pitigliano. Castro. Maremme febbricose in lontananza. La pi addomesticata Tuscia. Fra castelli arcigni e scordati da Dio, fra signorotti riottosi ai gravami feudali e insofferenti di un potere centrale comunque lontano, Fabio Marco Fabbri traccia i fluttuanti confini di uno snodo geopolitico (territorio-non-Stato) di cui Acquapendente rappresenta da secoli il fecondo crocevia. Cos da raccontarci di un eccentrico reame, teatro esemplare quanto a civile convivenza e tolleranza per lunghi tratti di storia. Civile e tollerante, Acquapendente, forse proprio perch eccentrica e remota. Antonello Ricci

PREMESSA

La storia degli ebrei la storia di una minoranza religiosa che si fonde con quella delloccidente cristiano e con la sua storiografia. la storia di una minoranza attiva e industriosa con radici robuste in ambito culturale, religioso, giuridico e scientifico, che ininterrottamente a contatto con la societ maggioritaria riesce ad esserne assolutamente autonoma e spesso ne determina lo sviluppo. Ricostruire la storia di una comunit frammentata e dilatata sul territorio, in continuo movimento e con forti differenze anche al suo interno non sempre agevole, ma le vicende accadute durante la Seconda Guerra Mondiale hanno creato in maniera violenta e dolorosa le premesse per avviare studi metodologici e sistematici su una collettivit che da circa due millenni stanziata sul nostro territorio nazionale. La sensibilit storiografica verso questa comunit religiosa, maturata appunto, nella seconda met del XX secolo a seguito della Sho, ha portato a tracciare la vita interna ed esterna alla societ giudaica in numerosi studi che abbracciano un arco cronologico ampio che va dalla storia antica alla contemporanea, con osservazioni nuove o riconsiderate, oppure con nuove tematiche. Di conseguenza linteresse verso la conoscenza sempre pi particolareggiata delle dinamiche sociali giudaiche, hanno spinto la riflessione anche verso la storia di genere con lattento sguardo alla donna ebrea, al matrimonio, alla maternit e alleducazione dei figli. Lattenzione posta verso gli ebrei, le numerose ricerche avviate negli anni, che stanno portando ad avere un quadro dinsieme della comunit giudaica e contemporaneamente laccentuazione alle minime differenze, hanno prodotto lesigenza di realizzare strutture dedicate come: associazioni, centri di documentazione, biblioteche, archivi, musei, fondazioni e siti internet. Tuttavia la ricerca storica non si muove solo allinterno degli istituti culturali ebraici, ma principalmente si articola presso i numerosi archivi storici statali o degli enti locali italiani dove sono conservati e tutelati documenti che
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sono testimonianza della millenaria convivenza tra ebrei e cristiani. Quindi la ricerca si muove tra i fondi documentari degli archivi di stato, degli archivi notarili, ma pi di ogni altra cosa negli archivi storici comunali che nella loro funzione di conservare gli atti delle attivit della societ maggioritaria cristiana accludono al loro interno consistenti carteggi inerenti ai rapporti sociali con la minoranza giudea. In fine, non si pu dimenticare lesistenza degli archivi ecclesiastici che con il loro ingente patrimonio documentario a volte perfezionano limmagine dinsieme delle vicende storiche. Acquapendente Ebraica in Carta cum Hebreos 1488 disegna questa fitta trama delle relazioni fra le due comunit, ebrei e cristiani, appunto, e ci mostra quanto era articolata la convivenza tra i due gruppi sociali. uno studio che va ad arricchire il quadro generale sullanalisi degli insediamenti ebrei in Italia ed al contempo rappresenta il punto di partenza per un esame metodologico su un abitato ebraico specifico, quello aquesiano. Il documento elaborato in epoca tardo medievale, datato 1488, testimonianza di un rapporto consolidato tra le autorit cittadine ed alcuni rappresentanti della comunit ebrea residente in Acquapendente. Il carteggio inserito allinterno dellincartamento delle Riformaze e Consigli del 1488, appartenete allArchivio Storico Comunale di Acquapendente e si compone di otto carte ed stato stilato in scrittura gotica corsiva. La minoranza giudea aquesiana dimenticata nel tempo, trascurata dalle antiche cronache e dagli studi storici locali, o ancora, citata in maniera generica e rapida allinterno di contesti di ricerca diversi per riferimenti storicogeografici, in questo studio trova lintento di ricostruire la sua esistenza sul territorio, al fine di ritrovare la realt del tempo in cui visse. una storia, quella che si cerca di disegnare, nei risvolti meno noti, che si snoda su una terra di confine, periferica rispetto ai luoghi del potere, ma comunque interessante allo scopo di inserirsi in un quadro di riferimento pi ampio. Acquapendente Ebraica nella Carta cum Hebreos 1488 fissa lattenzione esclusivamente su un momento determinato dei rapporti tra ebrei e cristiani, ma sappiamo che altri documenti continuano a raccontare le vicende della comunit ebraica aquesiana, pertanto merita che lo studio continui nella ricerca e nellinterpretazione dei carteggi custoditi nellArchivio Storico Comunale di

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Acquapendente e nellArchivio di Stato di Viterbo, senza tralasciare un tentativo di consultazione dellArchivio Vescovile di Acquapendente ed eventualmente lArchivio Vaticano e degli antichi catasti, Catasto Italiano e Catasto Gregoriano, che potrebbero rivelare nuove notizie.

Rossana Rosatelli
Universit degli Studi della Tuscia di Viterbo

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INTRODUZIONE

Terzio che ciascuno di loro [ebrei] per questioni criminali che facessero per ciascuno rectore comissario luocotenentij podesta et ufficiali della dicta terra siano hauti tractati et reputati come veri terrazani della loro dicta terra et che alcuno di loro no sipossa inquire cercare fare o procedere per altra via et modo che si procedesse un simile caso con di qualunque aquapendentano et vero tranzanj della dicta terra.1 Il terzo capitolo, della Carta cum hebreos, facente parte della raccolta Riformanze e Consigli del 1488 del Comune di Acquapendente, esprime in sintesi la relazione che esisteva tra gli aquapendentani e gli hebrej. Viene ribadita, in pi circostanze, luguaglianza di trattamento, in presenza di fatti criminosi, che gli ebrei avevano nellambito del Comune di Acquapendente, assimilandoli ai terrazzani o tranzanj, ovvero i terraciani, cio coloro che abitavano questo territorio. Il territorio di Acquapendente, posto sulla strategica via Francigena, si insinua tra i confini dei possedimenti senesi prima e Granducali dopo il 1557, come alla ricerca di un rapporto sociale con le popolazioni confinati: i costumi, le usanze, le forme dialettali, la consapevolezza dei diritti, assimilarono, infatti, la popolazione aquesiana molto pi a quella toscana che alla pontificia, anche mantenendo evidenti peculiarit. Tra alterne vicende che hanno visto attori delle sorti di Acquapendente, tra il XII e la prima met del XIV secolo, il potere imperiale e quello del Papa, si giunse alla seconda met del medesimo secolo, quando Siena suggell il succitato rapporto sociale estendendo il suo governo su Acquapendente. Agli inizi del XV secolo, in epoca scismatica, un simile contesto politico si verific nuovamente. Nel 1413 lAntipapa Giovanni XXIII, secolarmente Baldassarre Cossa (Ischia, ca.1370 Firenze, 1419), perdette molti territori del Patrimonio, lasciandoli al re Ladi-

1 Archivio Storico Comunale di Acquapendente (A.S.C.A), Riformanze e Consigli, Carta cum he-

breos, 28 dicembre 1488 c. 48v.

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slao di Napoli (Napoli, 1376 Napoli, 1414) il quale concesse al suo fido Capitano Generale Tartaglia di Sabello, la dittatura su Toscanella, Sutri ed Acquapendente. Questultima citt, al fine di evitare saccheggi, si don, tramite Ranuccio Farnese il Vecchio (Ischia, ca 1390 Ischia, 1450), al re di Napoli; subito dopo anche Montefiascone, Proceno, Bagnoregio, Corneto, Toscanella, Viterbo e Orvieto scesero a compromesso con il Farnese. Orvieto chiese, inoltre, tutela da Acquapendente, sua proverbiale antagonista gi agli inizi del XIII secolo, come viene evidenziato in una parte della sconfortata Bolla del 1210 di Innocenzo III ( Anagni o Gavignano, 1160 Perugia, 1216): in oculis nostri predam adduxeritis ab Aquependente nulla nobis exposita vel oblati querela. La signoria su queste terre fu delegata dal Papa a Giacomo Attendolo detto lo Sforza (Cotignola, 1369 Pescara, 1424), controversa figura, noto soprattutto per la sua pochissima affidabilit verso il Pontefice. Molto spesso, infatti, fu additato come traditore. La caduta dello Sforza permise al Carrafa, notoriamente psichicamente instabile, gi siniscalco del defunto re Ladislao, di prendere il potere sulle terre suddette. Brevemente: gli atteggiamenti del Carrafa indussero gli aquesiani a preferire il papato e rientrarono sotto il Dominio, tra alterne vicende, solo dopo lascesa al soglio pontificio di Martino V, al secolo Ottone Colonna (Genazzano, 1368 Roma, 1431). Il Papa affid nuovamente agli Sforza la signoria su Acquapendente fino al 1443, quando gli aquesiani si sollevarono contro Francesco Sforza (San Miniato, 1401 Milano, 1466), potendosi fregiare nuovamente delle Chiavi Papali e rientrando definitivamente sotto il Patrimonio di San Pietro. Fu proprio grazie a questo importante ritorno alla protezione papale, che scaturirono una serie di Capitolati che, come ricorda Giorgio Lise (19411979), statuivano e si prometteva di non concederla [Acquapendente] a nessuna Signoria, salvo desiderio contrario della popolazione; venivano condonati i debiti per dieci anni e la Camera Apostolica non aveva nulla a pretendere in tasse dalla Comunit, ma soprattutto, confermando la dignit di Priorato e Consiglio, dava la possibilit di emanare statuti, emendarli, con lavallo del rettore della Provincia2.

2 G. LISE, Acquapendente: Storia, arte, figure, tradizioni, Acquapendente, La Commerciale, 1971, p. 66-71.

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In un importante atto del 1457, come menziona lAvvocato Nazareno Costantini, Secondiano degli Asinari, delegato del Papa Callisto III (Xtiva, 1378 Roma, 1458), rettificando i confini tra Acquapendente ed Orvieto, eman uninteressante sentenza di arbitrio. In detto giudizio si indica la possessione del Santo Sepolcro, ubicato nella omonima contrada, patrimonio degli eredi del Conte Ugolino della Gherardesca (Pisa, 1220 Pisa, 1289), parente di Ugo, Marchese di Tuscia o di Toscana (950, circa Pisa, 1001), noto anche per le numerose donazioni; in detto lodo si accerta la donazione, al Santo Sepolcro in Jerusalem, della contea che il Marchese Ugo possedeva nel territorio di Acquapendente3, un legame di diverso genere ma che, tuttavia, unisce Acquapendente alla Terra Santa. sulla base della presenza di atti amministrativi socialmente e storicamente significativi che il mio studio, sulla presenza ebraica ad Acquapendente, prende avvio. Indubbiamente si hanno importanti testimonianze di storici locali e ricercatori che hanno sviscerato gli avvenimenti di questa cruciale e indomita cittadina posta sulla via Francigena, ma al fine di contribuire a comporre un disegno pi completo del quadro storico-sociologico, ho voluto approfondire laspetto multireligioso, oggi per altri versi degno di eguale attenzione. Lanalisi dei carteggi, da me reperiti, ha configurato la comunit ebraica come totalmente integrata, in alcune circostanze anche accarezzata e curata; le loro attivit, le abitazioni, il modo di relazionarsi con la popolazione non ebraica, il sistema di interagire con essa, mostrano una comunit considerata e rispettata dai concittadini non correligionari. Le mie ricerche sono state incentrate sullanalisi di documenti relativi a famiglie ebree che hanno vissuto ad Acquapendente, sono stati visionati carteggi di varia provenienza, atti notarili, statuti, corrispondenze municipali, Riformanze e Consigli, documenti riguardanti aspetti sanitari, dati anagrafici dal 1870 fino a met 900 e sono state ascoltate interessanti testimonianze orali, non trascurando opinioni di studiosi della ceramica che hanno dato interpretazioni singolari circa larte figula nella Tuscia nei secoli XIII e XIV.

N. COSTANTINI, Memorie Storiche di Acquapendente, Roma, Casa Editrice del Patriziato, Roma, 1903, p. 82.

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Le comunit ebraiche hanno trovato, come viene evidenziato anche negli atti del convegno Gli ebrei dellAmiata: storia e memoria4, un biotopo favorevole in quella area delimitata dai confini della bassa Toscana e dellalta Tuscia. Vi una giustificazione storica che spiega la moderata facilit di stabilizzazione degli ebrei nella zona suddetta: la frammentazione del territorio tra le varie famiglie aristocratiche e nobili degli Aldobrandeschi, dei Baschi di Orvieto, dei Burbon del Monte, degli Orsini, dei Farnese, degli Sforza, dei Cesarini, degli Ottieri, che hanno dominato con unampia autonomia amministrativa nei propri territori, tollerando e rispettando dette comunit dalle quali traevano profondi benefici. Inoltre, la peculiarit della posizione di Acquapendente, anche se inserita allinterno dello Stato Pontificio, la rendeva soggetta pi al Potere Spirituale che a quello Temporale, non pativa alcuna restrizione n sociale n economica circa i rapporti con i confinanti, godeva di significativi contatti umani dovuti alla posizione geografica che la collocava su una via di grande flusso umano e commerciale come la gi citata via Francigena. Tali rapporti la mettevano in relazione con le dinamiche realt toscane; inoltre, la presenza di importanti famiglie nobili e aristocratiche aquesiane, favorirono una non comune sensibilit culturale, considerando anche la profonda disponibilit sociale che la popolazione aquesiana ha sempre palesato.

Gli ebrei dellAmiata: storia e memoria, in La presenza ebraica nellarea amiatina (Secoli XVIXVIII). Seminario di studi, Santa Fiora (GR), 10 febbraio 2002.

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Parte prima

SINOPSI STORICA

La presenza di comunit ebraiche nellarea del basso territorio toscano e nel nord della Tuscia, stata ben documentata da numerosi studi; bene approfondite sono le ricerche sulla consistenza di detta collettivit nellarea compresa in quelle piccole realt istituzionali godenti di ampie autonomie, ubicati ai confini tra le attuali regioni geografiche di Lazio e Toscana; ricordiamo il Ducato di Castro dei Farnese, Sovana e Sorano, la Contea di Pitigliano degli Orsini, la Contea di Santa Fiora degli Sforza, la Contea di Castellottieri degli Ottieri, la Contea di Piancastagnaio dei Marchesi Burbon del Monte Santa Maria. Su Acquapendente, citt che potremo definire libera, anche se inserita nel Patrimonio di San Pietro appartenente a nessun sistema di controllo feudale e beneficiante di una spiccata individualit, non molto stato scritto. Sicuramente, la nota storia del Comune, delinea percorsi sociologici ben definiti, incastonando il carattere non subalterno ed il protagonismo del popolo aquesiano in vari momenti della storia, illuminandolo di brillanti personaggi, come il medico Girolamo Fabrici (Acquapendente, 1533 Padova, 1619), discepolo di Gabriele Falloppio (Modena, 1523 - Padova, 1562), o labate letterato, diplomatico, libertino, malato di sifilide e autore di scritti con lessico massonico (Hiram 4/2011, Erasmo editore, p.58) Giovan Battista Casti (Acquapendente, 1724 Parigi, 1803) solo per citare i pi noti. Acquapendente ebbe anche importanti famiglie nobili ed aristocratiche che hanno dato lustro al Paese per molti secoli, ne ricordo solo alcuni rappresentanti: il nobile Ranieri Marchionis, governatore di Acquapendente nel 1113, delegato da Matilde di Canossa (Mantova, 1046 Bondeno di Roncore, 1115), Giovanni di Brienne (ca.1168 Costantinopoli, 1237), re spodestato di Gerusalemme e suocero di Federico II (Jesi, 1194 Fiorentino di Puglia, 1250), Morello Lattanzio presente ad Acquapendente dal 1528, sacerdote aquesiano e delegato ambasciatore presso il re di Francia; per passare poi a nobili e prestigiose casate, come la famiglia Viscontini (XVI sec.), i Piccioni, i Caterini, i Costantini Bran21

cadoro, la famiglia Lesen, i Cozza, i Falsacappa, Taurelli Salimbeni, Maidalchini, i principi Boncompagni Ludovisi, presenti a Trevinano, frazione di Acquapendente, i Burbon del Monte che cedettero il castello di Torre Alfina nel 1881 alla famiglia ebrea dei Cahen5 e la famiglia Bramini, proveniente da Ronciglione e stabilitasi ad Acquapendente nel XVIII secolo, che ha annoverato alte gerarchie acclesiastiche tra i pi illustri rappresentanti del proprio casato. Per concludere, non esaurendo lelencazione, potremmo citare i Conti Leali che, nel 1911, causa la morte del primogenito in un inverosimile incidente automobilistico, alienarono la propria estesissima propriet terriera alla prestigiosa famiglia ebrea dei Sadun, la quale entr in possesso di un territorio che andava dallAlbinia fino a San Lorenzo Nuovo, compreso il bosco della Bandita. Gli studi sociologici hanno dimostrato che una collettivit d il meglio di s quando rappresentata dalla totalit del panorama sociale ed economico; purtroppo, nellultimo secolo, Acquapendente dopo avere goduto ed essere cresciuta grazie al valore di molti suoi autorevoli concittadini, ha perso questa pluralit umana. Testimonianze orali da me raccolte6 hanno accertato la grande solidariet che molte famiglie aquesiane avevano verso i compaesani ebrei soprattutto nel frangente delle Leggi razziali del 19387, rendendosi disponibili nel salvaguardare la vita dei cittadini di detta comunit, senza porre distinzioni sociali o re-

N. Costantini, Memorie Storiche di Acquapendente, Roma, Casa Editrice del Patriziato, 1903, p. 26. 6 Intervista al maestro Mario Catone, classe 1919, figlio di Guido classe 1891 e Filomena Chierici classe1902, testimone oculare della protezione nella casa di famiglia, dellebreo Mimmo Moscato, dal 1938 fino al 1943. Ulteriori testimonianze attestano lapprovvigionamento di viveri che venivano forniti ad ebrei di Acquqpendente che in momenti particolarmente rischiosi, si nascondevano in cantine e nelle macchie limitrofe al Paese, fino alla pi lontana macchia del Lamone. 7 R.D.L. 5 settembre 1938, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista. R.D.L. 7 settembre 1938, Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri R.D.L. 23 settembre 1938, Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica R.D.L. 15 novembre 1938, Integrazione e coordinamento in testo unico delle norme gi emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana R.D.L. 17 novembre 1938, Provvedimenti per la razza italiana R.D.L. 29 giugno 1939, Disciplina per lesercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica Manifesto della razza o Manifesto degli Scienziati Razzisti, Giornale dItalia 14 luglio 1938. Manifesto della razza o Manifesto degli Scienziati Razzisti, Giornale dItalia 5 agosto 1938.

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ligiose. verosimile che, anche la collocazione geografica di Acquapendente, abbia favorito lo sviluppo di quella elasticit mentale e di quel senso di profonda tolleranza, che ha caratterizzato i nostri avi nei secoli. Acquapendente stata citt accogliente, senza riserve, per molte famiglie ebree che, almeno sin dal XIII secolo vi hanno avuto residenza, vi hanno vissuto e vi hanno lavorato operosamente. Va sottolineato che il territorio della Tuscia, in particolare lAlta Tuscia, oggi comprendente un area che si estende dalla zona viterbese fino alla bassa Toscana e la media Umbria occidentale, non fu mai particolarmente recettiva alle decisioni papali; anche se gli interessi a controllare le zone di confine dello Stato Pontificio erano fortemente sentiti dalle gerarchie ecclesiastiche. Le numerose norme, tese a controllare e penalizzare la popolazione ebraica presente nel territorio pontificio e linasprirsi degli atteggiamenti verso di essa, palesati gi con la bolla Cum nimis absurdum emanata da Paolo IV Carafa (Capriglia Irpina, 1476 Roma,1559), controriformista e inquisitore, nel 1555 immediatamente dopo la sua ascesa al soglio pontificio, non penalizzarono particolarmente le comunit localizzate nella Tuscia. I disagi loro arrecati influirono minimamente nelle relazioni con le collettivit della zona. Va peraltro ricordato che tale Bolla cre un diffuso esodo delle comunit ebraiche dal Patrimonio e produsse unanticipata decimazione del numero degli ebrei presenti sul territorio, prima ancora che lemanazione della bolla Hebraeorum gens sola quondam a Deo dilecta8 concepita da Papa Pio V Ghisleri (Bosco Marengo, 1504 Roma, 1572) il 26 febbraio 1569, ne sancisse la cacciata e ne autorizzasse la presenza solo nei ghetti di Ancona e Roma9. Tuttavia, nella diocesi avignonese tale Bolla non divenne mai esecutiva, significando la diversit di applicazione delle norme sui territori non prettamente orbitanti nellombra del Potere Spirituale di Roma. Le repressioni antiebraiche ebbero solo una pausa con il pontificato di Pio IV ma il suo successore Pio V, mediante la bolla Romanus pontifex del 1566, ripristin le norme di Paolo IV e ne accentu gli effetti con la gi citata Hebraeorum gens.

La comunit, tra le pi vessate anche prima dellemanazione della Bolla Haebreorum gens, fu quella perugina, diminuita a sette famiglie gi nel 1567. A. Toaff, Gli Ebrei a Perugia, Dipartimento di Storia Patria, Perugia, 1975, p.140. 9 A. TOAFF, Gli ebrei a Perugia, op. cit. p. 138.

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Con Sisto V (Grottammare, 1520 Roma, 1590) si ebbe lemanazione della Bolla Christiana Pietas del 22 ottobre 1586, pubblicata in italiano allo scopo di renderla comprensibile a tutti; grazie ad essa gli ebrei avevano libera scelta sul luogo dove vivere, potendo beneficiare a pieno dei propri diritti civili, non obbligati a manifestare la loro religiosit con il segno ebraico sulle vesti. Il 15 agosto 1592 Clemente VIII (Fano, 1536 Roma, 1605), con lemanazione della bolla Pro commissa nobis, istitu un organismo curiale atto a salvaguardare gli interessi burocratici, monetari e delleconomia della popolazione e dei comuni dello Stato, denominato Sacra Congregatio Boni Regiminis. Listituzione di tale dicastero influ relativamente sulle comunit dellalto Stato Pontificio confinante con il sud dellormai territorio Granducale; come accennato precedentemente, non era semplice sovraintendere aree morfologicamente impervie, con estese zone boschive che rendevano difficile il controllo del territorio. Allo stesso tempo, la popolazione localizzata nei centri urbani, godeva di contatti con i pellegrini transitanti lungo la Francigena, anche se non sempre il flusso umano su tale arteria rivelava aspetti positivi. Nel 1593 il 23 febbraio Clemente VIII eman una nuova Bolla, Caeca e obdurata, considerata dalla storiografia come una delle bolle pi repressive ed infami10 mai prodotte, accompagnata in questo triste giudizio dalla Cum nimis absurdum e dalla Hebraeorum gens; la Caeca e obdurata prevedeva lespulsione di tutti gli ebrei dallo Stato Pontificio ed in sostanza ribadiva i dettami di Pio V. Levolversi dellesodo ebraico caus uno squilibrio economico, che in un secondo momento, indusse il Papa a concedere agli ebrei di permanere a Roma ed ad Ancona, al fine di poter continuare le loro attivit commerciali e feneratizie. Lemigrazione degli altri ebrei dislocati lontano dalle due citt, caus uninterruzione della rete di relazioni tra appartenenti alla stessa religione che grav pesantemente sulleconomia dellarea. Le origini della cacciata degli ebrei dallo Stato Pontificio, attingevano ad atavici pregiudizi che vedevano lebreo ladro, ricettatore, fenerator, nella sua

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A. MILANO, Storia degli ebrei in Italia, Torino, Einaudi, 1992, p. 262.

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accezione etimologica pi disonorevole, inoltre avvezzi alla pratica di sortilegi e malefici, pregni di aspetti diabolici. In realt, lapplicazione della bolla di Clemente VIII, danneggi prevalentemente leconomia pontificia e caus, altres, lestinzione di importanti comunit ebraiche, come quella di Terracina e Ravenna, ma anche quelle di Spoleto, Perugia, Orvieto e Viterbo. Il confine nord dello Stato Pontificio, limitrofo con il territorio toscano, grazie alla peculiarit geografica e politica, protesse decisamente dette comunit. Oltre alle caratteristiche dei gi citati domini, la variazione di alcune giurisdizioni, come la diocesi di Sovana che includeva fino al 1785 Onano e Proceno poi passati sotto la diocesi di Acquapendente, contennero notevolmente esodi e discriminazioni.

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TRACCE STORICHE MEDIEVALI

I carteggi analizzati mi hanno condotto a datare, inconfutabilmente, linizio della presenza ebraica nella citt di Acquapendente nei primi decenni del XV secolo anche se, verosimilmente, antecedente quantomeno di un secolo, in quanto i dati esaminati databili intorno al terzo decennio del 1400, gi danno una evidente stabilit della comunit stessa. Testimonianza interessante data dallo studio di un grande bacile in ceramica di forma tronco-conica con due manici applicati (fig.1) risalente al XIII secolo, presente in una collezione privata ad Orvieto. Unanalisi storico-artistica, di detto reperto, sostiene che la provenienza, con molte probabilit, da attribuirsi ad Acquapendente, notoriamente citt ricca di attivit ceramiche e appartenente alla diocesi di Orvieto. La raffigurazione dellAlbero della Vita, elemento centarle di detta testimonianza, caratterizza spesso la simbologia biblica, rappresenta lo schema dei pi conosciuti e fondamentali magisteri della Cabal. Graficamente un ideale simbologia (fig.3 e 4), formata da dieci essenze, denominate sefirot, disposte in altezza su tre assi verticali e paralleli, localizzati quattro al centro, tre a sinistra e tre a destra. La rappresentazione eseguita sul catino sopra citato sorprendente dal punto di vista grafico, infatti, la tipologia dellAlbero della Vita perfettamente rispondente ai canoni classici: quattro sefirot circolariformi sullasse centrale verticale, sei della medesima forma disposti simmetricamente tre e tre sui due lati. La complessa articolazione dei simboli posti nel piatto in esame, oltre che la generale interpretazione sopra riportata, stimola una ulteriore e pi complessa lettura se si analizzano tutti i sefirot presenti, infatti, si possono notare 9 simboli non tutti circolariformi sullasse centrale di cui uno sembra doppio, e gli altri disposti quasi simmetricamente ai lati: 3, 5+4, 5+7, 6+5, per un totale di 35 sefirot. Si possono studiare anche i collegamenti tra i medesimi, i quali canonicamente dovrebbero essere 22 quante le lettere dellAlef Beit11 ebraico, ma nella lettura su dieci sefirot risultano solo 9,
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La tradizione ebraica rappresenta ogni lettera dellAlef-Beit ebraico come un sistema di conduzione di luce ed energia divina, tramite i propri elementi strutturali, forma, valore numerico e

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mancano 11 canali laterali; espandendo lanalisi sul contesto generale simbolico si raggiunge una numerazione non ortodossa, tuttavia, molto interessante nella sua visione pi flessibile. Detti simboli essendo una espressione kabalista, quindi contigua al mondo ebraico, se manifestati in opere medievali e moderne, spesso, ma non in modo esclusivo, possono essere attribuite alla cultura ebraica e comunque degne di approfondite riflessioni. Ritroviamo tali raffigurazioni anche in una brocca (fig.2) databile met del 1300 recuperata in un butto ad Acquapendente ed esposta nel museo della citt; essa lunica testimonianza del genere reperibile nella ceramica aquesiana e, se riconducibile alla mano di un ebreo, pu confermare la presenza di questa comunit in Acquapendente intorno al 1350. Lanalisi del reperto non risulta graficamente conforme al complesso di elementi della scala di Giacobbe (Genesi 28); c stata indubbiamente la volont di raffigurare lAlbero della Vita: la localizzazione dei sefirot posta simmetricamente ne un segnale, la struttura semplice e incompleta, mancano molti collegamenti (canali metafisici) dentro i quali scorrono, in tutti e due i sensi, sia gli angeli che la consapevolezza degli esseri umani, ma decisamente esplicativa della volont e cultura dellautore. Considrando che, nella fattispecie, la Comunit ebraica aquesiana ha prevalentemente goduto dellagio indotto dalle attivit legate al commercio, ipotizzabile anche che potessero commissionare la lavorazione di tali manufatti. Dai carteggi considerati, ho potuto verificare che ad Acquapendente era presente unarea nella quale gli ebrei prediligevano risiedere, mai riscontrata con la definizione di ghetto12, infatti non risulta una delimitazione forzata di

nome, influisce sulla consapevolezza umana. La lettera ebraica ha una forza intrinseca di energia pura e si differenzia dalle altre sia per laspetto grafico, che per il suono, che per il significato del nome, che per il valore numerico. Lalfabeto ebraico, unico nel suo genere, raccoglie nel proprio significato e valore elementi che possono significare insegnamenti profondi che si uniscono nel trinomio: suono, forma, numero. La parte pi significativa che la tradizione ebraica da allAlef Beit che lo studio e la meditazione su ognuna delle 22 lettere pu essere oggetto di profonda riflessione, sia sullEssere che sulla Coscienza, sia sullo stato meditativo che porta, tramite il silenzio e lesercizio mistico, alla illuminazione spirituale. 12 Brevemente: con ghetto si intende, generalmente, unarea che tende ad organizzare una segregazione ed emarginazione destinata agli Ebrei. La struttura architettonica del ghetto prevede un sistema di barriere che tendono allalienazione della comunit ebraica dal resto della popolazione, tali barriere possono essere insite nella disposizione delle abitazioni: vicoli a fondo chiuso o aperti con ingressi controllati. Tuttavia, sovente, il ghetto era unarea abitativa libera, senza alcuna barriera fi-

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(fig.1) Catino in ceramica XIII sec. h. 13,4 - b29,1 - o44,5 Collezione privata Orvieto

(fig.2) Brocca ceramica met XIV sec. Museo comunale di Acquapendente

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(fig.3) CABALA EBRAICA - Albero della Vita

(fig.4) Rappresentazione grafica dellAlbero della Vita

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tali residenze, la cui ubicazione individuabile nel quartiere Santa Maria (fig. 5) e con ragionevolezza in via del Pavone (fig. 6-7). Tale localizzazione suffragata anche dalla residenza e dalle propriet immobiliari che molte famiglie ebraiche hanno avuto soprattutto in questa area nel XV e XVI secolo, come Salamon di Abramo, Salamon di Raffaele e Isaac Vitali. Inoltre lanalisi dei dati anagrafici13, presenti nel Comune e risalenti agli ultimi 90 anni, ha potuto comprovare che la comunit ebraica prediligeva la residenza in questa zona. Lultima famiglia di religione ebraica presente sporadicamente ad Acquapendente, risiede in un palazzo limitrofo al quartiere Santa Maria. Lo studio di un carteggio datato 25 ottobre 147714, evidenzia la concessione alla comunit ebraica di poter aprire banchi di pegno, edificare sinagoghe e di comprare terra al fine di officiare sepolture secondo la tradizione israelita. Tali concessioni vengono confermate, avvalorando una continuit di atteggiamenti omogenei verso la comunit ebraica aquesiana, nel documento in esame denominato Carta cum hebreos, datato 28 dicembre 1488; in esso risulta concessa la facolt di acquisire terre al fine di localizzare le loro sepolture15. Va sottolineato che la concessione allapertura di una Condotta

sica che impedisse o controllasse la mobilit della popolazione di religione ebraica, anzi era una zona dove si raccoglievano le residenze della popolazione accomunata dalle medesime caratteristiche culturali e razziali. Va sottolineato che questultimo esempio di ghetto risponde ad una concentrazione spontanea della popolazione ebraica in un sito non prestabilito dai governati della citt, come verosimilmente si verificato per la localizzazione degli ebrei nel quartiere Santa Maria ad Acquapendente. I ghetti propriamente detti nacquero alla fine del Medioevo. Il sostantivo ghetto fu creato a Venezia nel 1515 allorch si crearono tra veneziani ed ebrei gravi tensioni che sollevarono il problema della forte presenza ebraica a Venezia. Non ravvisando la convenienza di una loro espulsione, ne tantomeno la risoluzione del problema con un loro allontanamento coatto, le gerarchie veneziane decisero di creare unarea cittadina atta a raccogliere tutta la popolazione ebraica presente, sulla stessa linea che si era applicata presso le loro colonie presenti nellarea egea. Con la Bolla Cum nimis absurdum, il Papa Paolo IV, nel 1555, istitu il Ghetto di Roma che recludeva, per legge, gli Ebrei in un area circoscritta e definita, estendendo tale indirizzo su tutto il territorio pontificio, e consigliando ai regnati degli Stati limitrofi di osservare tale disposizione; questa norma accompagnata da altrettante serie di tragiche restrizioni, rimase in vigore fino al XIX secolo, quando sulla spinta ideologica della Rivoluzione Francese, vennero gradualmente aboliti tramite labbatimento dei muri che li delimitavano. Ovviamente lultimo ghetto ad essere soppresso nellEuropa Occidentale fu quello di Roma nel 1870. 13 A.S.C.A., Fondo anagrafe comunale. 14 A.S.C.A., Riformanze e Consigli, 1477, c. 27. 15 A.S.C.A., Riformanze e Consigli, Prot. 24, c 48r e 48v.

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Quartiere Santa Maria

(fig. 5) Planimetria di Acquapendente, indicazione quartiere Santa Maria

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(fig. 6) Vicolo del Pavone

(fig. 7) Vicolo del Pavone

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feneratizia implicitamente portava allinsediamento di pi nuclei familiari che si organizzavano con sinagoga e cimitero propri. La riflessione che scaturisce dallesposizione dei succitati documenti, quella che nel territorio aquesiano, nel XV secolo, si viveva con un profondo senso di libert: riferita alla possibilit per gli ebrei di praticare la legge religiosa, di esercitare il mestiere di feneratores, cio prestatori di denaro e quando si parla di libert nellambito ebraico, tale termine assume un ragguardevole significato. Le medesime concessioni a favore della comunit ebraica, le ritroviamo nellaltra citt libera, Montefiascone16; infatti, la concessione di aprire banchi di pegno, era generalmente legata alla forte presenza della comunit medesima e alla dinamicit economica che produceva; inoltre era necessario concedere anche la possibilit di aprire luoghi di culto e concedere terre per lampliamento delle aree di sepoltura. I primi documenti che rilevano la presenza ebraica nella Nostra comunit, concernono i rapporti amministrativi che alcune famiglie ebraiche aquesiane, stipulavano nellambito delle loro relazioni con concittadini correligionari e non. Nei carteggi dellArchivio Storico di Viterbo17 si pu riscontrare un primo documento datato 20 dicembre 1434, il quale riferisce di una societ bastarorum, costituita tra lebreo Sabatus Daptoli, nativo di Roma ma residente in Acquapendente, con il maestro Paolo di Nanni18 non correligionario. La creazione di una societ che potremmo definire mista, la chiara dimostrazione di una profonda integrazione. Tali rapporti, infatti, anche se presenti in altre realt, non sono cos frequenti; inoltre, va rilevato che la predisposizione degli ebrei alla pratica del prestito, nel caso di Sabatus Daptoli e Paolo di Nanni, sancisce un altro tipo di rapporto diverso dal feneratores, decisamente pi articolato e complesso dal punto di vista sociologico. In un atto notarile datato 20 dicembre 1450,19 si rilevano elementi che statuiscono rapporti economici nei quali si verifica lintercessione di Salamon

16 A. ESPOSITO, La presenza ebraica in una regione pontificia nel tardo medioevo: il patrimonio di San Pietro in Tuscia e Viterbo, in Italia Judaica VI: Gli ebrei nello Stato Pontificio fino al Ghetto Atti del VI Convegno internazionale, Tel Aviv 18-22 giugno 1995, Roma 1998, pag. 187. 17 Archivio di Stato di Viterbo (A.S.Vt), Archivio Notarile di Acquapendente, notaio Pietro Paolo Leluzzi, prot.390, c. 18v. 18 A.S.Vt., Archivio Notarile di Acquapendente, notaio Pietro Paolo Lelluzzi, prot. 390, c. 18 v. 19 A.S.Vt., Archivio Notarile di Acquapendente, notaio Pietro Paolo Lelluzzi, prot. 392, c. 29v.

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Habac, delegato dallebreo Agelo Daptoli residente in castro Clanceano, riguardo a una contestazione di pagamento a Paolo Francesco de Senis Daptoli originario della citt di Siena; tale atto fu concluso e perfezionato nel quartiere di Santa Maria, dinanzi alla dimora di Salamon Habac, a conferma della localizzazione nel quartiere della maggior parte degli ebrei di Acquapendente. Similmente, in data 16 febbraio 145520, i figli di Habac di Consillo, Consilius e Salamon, abitanti ad Acquapendente ma originari di Viterbo, fecero confutazione di quietanza a Cristoforo e Francecsco Catalucci, Martino e Pietro di Perugia. In data 2 luglio 1467, viene redatto, dal notaio Pietro Paolo di Giovanni, un verbale di indagine a carico di tre ebrei, tali Persius, Moysis e Allentius21 che avevano accinto un infiammato scontro a carattere esegetico contro il frate minore Berardino di Simone officiante in Acquapendente, come di seguito riportato: veniens dictus Persius ad multa verba cum ipso frate Berardino, inter alia asserebat quod Saria mortua fuit per dolore filii. Et dictus frater Berardinus negabat predicta, dicendo non esse veritatem et quod hoc non reperiebatur in bibia. Et tunc dictus Persius insistendo asserens quod reperiebatur in bibia ipsorum hebreorum, dicens quod bibia ipsorum erat, sed bibia Cristianorum erat falsificata et quod fuerat falsificata per discipulos Cristi. Linteressante disquisizione ha carattere analitico e tratta della rappresentazione biblica nella quale Abramo sacrifica Isacco. Tale assunto viene fortemente contestano dai tre ebrei che asseriscono la errata interpretazione che i cristiani danno del passo biblico; infatti vi stata e tuttora presente, una diversa interpretazione, tra ebrei e cristiani circa lazione compiuta da Abramo a seguito della imposizione di Dio. Nel passo biblico in esame viene evidenziato il rapporto fra la paternit e la filialit. evidente che se Abramo avesse praticato lolocausto sul figlio Isacco, sarebbe stato artefice di un rito pagano. La parafrasi ebraica, consiste nellaffermare che Abramo compie il sacrificio lasciando vivere il figlio e quindi ridiscendendo con lui dalla montagna, secondo linterpretazione di Rabbi Shlomo Yitzhaqi (1040 1105), meglio conosciuto come Rashi; non nella salita aveva luogo la prova, ma nella discesa con il fi-

Archivio Notarile di Acquapendente, notaio Pietro Paolo Lelluzzi, prot. 391, c 237. A.S.Vt, Archivio Notarile di Acquapendente notaio, Pietro Paolo di Giovanni, prot. 601 bis, cc. 5-6r.v.
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20A.S.Vt..,

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glio. Lesegesi ebraica evidenzia che il coltello non tocca il collo di Isacco quindi il sangue del figlio di Abramo non scorre proprio perch non era nella volont di Dio. Infatti la tradizione giudaica in riferimento allepisodio biblico, non lo definisce come Il sacrificio di Isacco, ma la Legatura di Isacco: Aqedah. Su questa linea si svilupp lacceso conflitto verbale tra i tre ebrei ed il frate, infatti, sostengono i primi, che Sara la madre di Isacco muore subito dopo la vicenda del mancato sacrificio del figlio di Abramo. Ecco che linterpretazione di alcuni precettori vede in Satana la vera causa della morte di Sara, straziata dal dolore della morte del figlio; nella fattispecie il principe dei demoni, dopo avere senza risultato, tentato di persuadere Abramo a disobbedire al Signore, si reca dalla donna e le comunica la falsa notizia della morte del figlio. Il frate minore di Acquapendente nega che nella Bibbia esista tale citazione, infatti dice: negabat predicta e non esse veritatem et quod hoc non reperiebatur in bibia... Tale diversit di esegesi rimane ad oggi immutata. Va ricordato che proprio nel cinquantennio a cavallo tara il XIV e il XV secolo, la cristianit europea visse un periodo di profonda crisi, data anche dalla disputa sulla nomina papale; infatti dopo il decesso dellantipapa Clemente VII (Annecy, 1342 Avignone, 1394), avvenuta il 28 settembre 1394, fu eletto dai porporati francesi Benedetto XIII (Illueca, 1328 Pescola, 1423), noto soprattutto per avere prodotto una articolata legislazione antigiudaica; detto ordinamento giuridico fu annullato da Martino V (Genazzano, 1368 Roma, 1431), eletto Papa nel 1417 dopo la deposizione di Benedetto XIII e dellAntipapa Giovanni XXIII, in seguito ad una forte pressione esercitata da una deputazione di illustri ebrei inviata dal noto sinodo ebraico di Forl nel 1418.

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RICHIAMI CONTEMPORANEI

Questa mia ricerca, incentrata essenzialmente sul XV XVI secolo, lascia spazio al proseguimento di ulteriori studi che possano contribuire a comporre quellarticolato mosaico rappresentato dalle realt ebraiche nel nostro territorio. Brevemente e senza nessuna pretesa esaustiva, faccio presente alcuni riferimenti relativi allultima presenza ebraica ad Acquapendente. Tra il XVIII ed il XX secolo, la comunit ebraica si era ridotta a poche unit familiari. Nel periodo della seconda Guerra Mondiale ed in piena applicazione delle Leggi razziali, risultavano presenti ad Acquapendente alcuni ebrei che erano destinati ai campi di internamento italiani. Durante questa peregrinazione verso linternamento stanziavano con modalit diverse e per determinati periodi, in alcune cittadine attraversate; nella citt in esame era presente una donna ebrea di nazionalit tedesca di nome Better Tobias Selma, indicata reperibile dal 09 agosto 1940, era prevista la sua deportazione nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia il 15 gennaio 1943, non risulta deportata ma internata ad Acquapendente dal 18 gennaio 1943; Lamb William Edwin ed il figlio Giorgio, di nazionalit inglese risultavano presenti dal 09 agosto 1941, trasferiti ad Arezzo nel campo di internamento di Renicci il 19 gennaio del 1943, tale campo fu attivo dallottobre 1942 al settembre 1943; dopo l 8 settembre una serie di sommosse permisero agli internati di fuggire e arruolarsi nelle forze partigiane appenniniche; Kuttner Siegfried di nazionalit tedesca era reperibile ad Acquapendente dal 24 gennaio 1942 e fu internato a Ferramonti il 30 gennaio 194322. Tale campo era noto perch, iniziata la costruzione nel 1940 dalla ditta Parrini di Roma, fu edificato con particolarit architettoniche che ricordavano i lagher nazisti: capannoni lunghi disposti parallelamente e ubicati vicino alla tratta ferroviaria Sibari - Cosenza.

22 A.S.Vt, Fondo prefettura - Archivio Gabinetto, elenco ebrei internati in italia durante il periodo

bellico, b. 101, Archivio Comunale di Viterbo b. 620.

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Le ultime tre famiglie ebree presenti ad Acquapendente sono state i Sadun - Heller, i Paggi ed i Moscato. Della famiglia Moscato non vi sono testimonianze negli archivi anagrafici del comune dalla fine del 1800, alcune tracce ne hanno dato la presenza a Grotte di Castro. Circa la famiglia Paggi, risulta un matrimonio tra Paggi Roberto e Sadun Angela, contratto a Pitigliano il 25 dicembre 1895 e registrato ad Acquapendente il 01 gennaio 1896, la cerimonia fu celebrata da Paggi Osvaldo Assessore comunale delegato dal Sindaco; tale testimonianza manifesta, oltre il forte legame che univa Acquapendente a Pitigliano, anche il notevole inserimento della comunit ebraica pitiglianese nellambito politico-amministrativo locale. In un censimento del 1936 risultano ancora presenti ad Acquapendente sette discendenti del nucleo familiare Paggi: Roberto e Ariel figli di Manlio, questultimo professore di matematica e coniugato con Dina Sadun; Vera, figlia di Sadun Angiolina, definita nella scheda anagrafica atta a casa, tutti si trasferirono il XVII anno dellera Fascista, 2 dicembre 1938 a Pitigliano23; lo studente Giannetto si trasfer a Busseto in provincia di Parma il 28 settembre 1941, XX anno era fascista; circa Aldo Paggi classe 1924, la scheda del primo censimento, datata 1936, lo classifica, con ovviet, professionalmente come studente, mentre nel censimento datato 1951, segnalato sul medesimo modulo, si corregge con ingegnere, egli si trasfer il 18 dicembre 1956; il commerciante di tessuti Alessandro, con un negozio di stoffe ubicato allincrocio tra Via Roma ed il Corso Taurelli Salimbeni, si trasfer l8 marzo 1961. I primi quattro, emigrati alla fine del 1938, anno in cui furono emanate le Leggi razziali, ritennero pi sicuro il territorio di Pitigliano. Nel medesimo censimento del 1936, integrato da quello famigerato del 22 agosto del 1938, dal quale le autori fasciste poterono rilevare la diversit individuando la consistenza della popolazione ebraica24, risultavano residenti ad Acquapendente sei componenti del casato Sadun: Giorgio di professione impiegato; Adele, di mestiere casalinga; come Dina proveniente da Sofia in Bulgaria; Gisla, di mestiere com-

A.S.C.A., Anagrafe comunale, Scheda individuale mod. B. Em.n125. Il 22 agosto 1938 inizi il censimento a destinazione specifica, a soli due anni di distanza, era 1936, data dellultima rilevazione demografica. Dal censimento del 1938 risultarono presenti in Italia 47.000 ebrei, fonte ebraica ne dava 44.000, la percentuale su 45.000 italiani era circa dello 0,1%.
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merciante; Napoleone, figlio di Benedetto e di Servi Elide, proprietario e coltivatore; il possidente Benedetto morto a Roma il 19 aprile 1948. Le schede di Gisla e Napoleone risultano aggiornate da un censimento del 1951; i discendenti di Napoleone ed Heller Flora, risultano presenti nel censimento del 1951, segnalato nelle relative schede anagrafiche. Nel 1936 Giorgio Sadun emigr a Pitigliano, mentre il 2 dicembre 1938, come i Paggi sopra menzionati, emigrarono nella stessa citt anche Adele e Dina; Gisla, figlia di Diodato e Camerino Bettina emigr nel 1961. Napoleone Sadun lasci Acquapendente il 19 giugno 1964 insieme alla famiglia. Conseguentemente alle Leggi razziali fasciste del 1938 ed al successivo censimento del medesimo anno, fu disposto che nei registri dello stato civile, fosse annotato lo stato di razza ebraica; nelle schede individuali da me analizzate, tale annotazione viene regolarmente evidenziata sulla pagina frontale (fig.8); in un secondo momento, probabilmente dopo la caduta del Fascismo o nei primi anni dellepoca repubblicana, molte di queste marcazioni sono state coperte da tratti di penna (fig.9) che ne hanno cancellato le lettere, lasciando, tuttavia, comprendere in alcuni casi quanto sotto vi fosse scritto. Le schede individuali dei successori di Napoleone nati dopo listituzione della Repubblica Italiana, non presentano alcuna indicazione circa la razza, come detta lart.3 della Costituzione Italiana25, che respinge tale distinzione. In questa parte della ricerca realizzata sul campo ho potuto contattare i discendenti della famiglia Sadun i quali, saltuariamente presenti ad Acquapendente, mi hanno confermato quanto sostenuto dagli aquesiani che ricordando gli eccellenti rapporti avuti con tutta la comunit ebraica durante il primo cinquantennio del 900; essi hanno anche confermato la perfetta sintonia e ineguagliabile complicit che spesso ha caratterizzato le loro relazioni. Nel corso dei miei studi, ho verificato un importante e significativo comune denominatore che assimila i rapporti sociali tra la comunit aquesiana e quella

25 Costituzione Repubblicana, Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

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(fig. 8) Scheda individuale (parzialmente celata), con segnatura razza ebraica

(fig. 9) Scheda individuale (parzialmente celata), con segnatura razza ebraica totalmente occultata

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ebraica del XV e del XXI secolo, cio la grande armonia e solidariet fra queste due collettivit, che non si sono affievolite neanche durante lera fascista e le Leggi razziali. In questo ignobile periodo, i cittadini di Acquapendente, hanno offerto protezione ed amore a molti ebrei, nascondendoli e sostenendoli a proprio rischio, manifestando una forte similitudine comportamentale come quella espressa nei dettami della Carta cum hebreos del 1488. Proprio il documento succitato, che tratter in modo analitico di seguito, pu dare una importante indicazione sia sui rapporti tra aquesiani ed ebrei, che sulla raffinata sensibilit giuridica che univa queste due comunit. Il reperimento della Carta cum hebreos, il cui contenuto si uniforma ad altre analoghe produzioni tardo medievali e moderne, d alla luce un aspetto della citt di Acquapendente, che la vede come una protagonista attiva di quella dinamica politica e sociale che nel XV secolo invest il territorio italiano.

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Parte seconda

CARTA CUM HEBREOS 28 Dicembre 1488

Nel 1488 viene promulgato in Acquapendente un pregevole elenco di Riformanze26 riguardanti anche la concessione di aprire un banco di prestito e regolamenti di vita quotidiana; tra essi quelli che interessano la comunit ebraica sono riportati nei carteggi numerati dal 48 al 55, comprende 38 capitoli e 16 fogli. Alla carta n 48 vengono evidenziati i destinatari di tali normative, identificando in Carta cum hebreos i consegnatari. Il documento si presenta articolato e molto puntuale nella descrizione di ci che licito fare alla comunit ebraica aquesiana. Detto carteggio principia con una formale introduzione nella quale viene indicato lanno il giorno e il mese, 1488 28 dicembre, il richiamo al Papa Innocenzo VIII (Genova, 1432 Roma, 1492) e di seguito sono individuati i soggetti di questo accordo, cio i notabili aquesiani Joannes Baptista Lammanicti Cionus Petri Antoni et Bartolomeus e Antenius Fabretij, Petrus Paolus Dominici Accorsini, Mecus Petri Longi et Andreas Joannus Menicutij, risulta assente Ranerio Sartore e verosimilmente, i rappresentanti della comunit ebraica, Jacob de Senis e Raphaelem Salamonis. Nel prosieguo si riporta limmagine originale di tutto il documento (fig.10) preceduto dalla relativa trascrizione, che ha il formulario e la sottoscrizione notarile redatti in latino medievale, mentre i 38 capitoli sono redatti in volgare, per una pi diffusa e certa comprensione. Tecnicamente il documento assume il termine di condotta o capitolato, una concessione data alla comunit ebraica ad aprire banchi di prestito; tale attivit era auspicata e incoraggiata dai rappresentanti di ogni forma istituzionale e dai Comuni presenti sul territorio italiano, come risulta anche da un interessante carteggio crevalcorese (Crevalcore - Allegralcore) del XV - XVI secolo27. I primi documenti reperiti di questa tipologia e

26 27

A.S.C.A. Riformanze e Consigli, prot. 24 -21 dicembre 1488. M. PERANI, Tre manoscritti ebraici copiati a Crevalcore tra il XV e il XVI secolo , in Rassegna storica crevalcorese, 3 giugno 2006, p. 9.

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con i medesimi contenuti, risalgono agli ultimi decenni del XIII secolo; verosimilmente sono antecedenti, dato che nascono come normative comunali atte a istituire una sorta di banche private del Comune. I Comuni ed ogni altro ente giuridico laico o ecclesiastico costituito nellambito del Comune stesso, tramite lo statuto ed altre normative comunali, regolano e gestiscono ogni aspetto della vita sociale del territorio. proprio con il passaggio del potere, avvenuto formalmente nel 1183 con la pace di Costanza tra lautorit imperiale, rappresentata dalla magistratura consolare a carattere collegiale, che fino ad allora governava i comuni ed il Podest, nuova figura del potere comunale, che sancisce un parziale distacco delle autonomie locali dal potere centrale. La parzialit di questo svincolo va vista sotto laspetto del diritto, infatti, lo jus proprium, la consuetudo, lo jus non scriptum, devono subordinarsi al diritto comune, la lex per antonomasia, che prerogativa dellimperatore, in temporalibus e del Papa in spiritualibus. Nel caso della Carta cum hebreos, lautorizzazione alla apertura di una Condotta, oltre a concedere lapertura del banco di prestito, detta le regole di comportamento a cui dovr attenersi la comunit ebraica e contestualmente le regole comportamentali che i terrazani dovranno tenere nei loro rapporti con i concittadini ebrei; si riporta di seguito il testo: In nomine Domini amen. Anno a nativitate eiusdem millesimo quadingentesimo octuagesimo ottavo indictione VI tempore pontificatus santissimi domini nostri Domini Innocentij divina providentia Pape VIII die vero XXVIII mensis dicembre. Spectabiles et prudentes viri Joannes Baptista Lammanicti Cionus Petri Antoni et Bartolomeus hanni magnifici priores atepositi communis Aquapendentis et Antenius Fabretij Petrus Paolus Dominici Accorsini Mecus Petri Longi et Andreas Joannus Menicutij absente Ranerio Sartore eorum collega tamen monito et requisito et omnes de dicta terra Aquapendentis homines electi et deputati a dicti dominis priori bus super hac materia vigore deliberationis et remissionis factarum et balie et autoritates hac potestatis eis concesse et attribute a generali consilio dicte terre ut supra patet manu mejs Cancellarj ad infrascriptam capitula conficenda revidenda concludenda ac limitanda nomine ac vice dicte comunitatis hominum et universitatis dicte terre et pro ipsa comunitate ac etiam pro ferensibus venientbus ad pignorandum ad dicta terram Aquapendentis eorum pignora sub usuris ponenda ab i frascriptis ebreis excerta eorum et cuiuscumque eorum scienzia
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spontanea deliberatione consultatione et unanimiter nemine eorum discrepante non per errorem non metu non dolo nec premio ducti sed ipsorum vera et spontanea voluntate auctoritate ut supra eis concessa et attributa per se et eorum successores in officio et nomine ac vice dicte communitatis hominum et personarum dicte terre Aquapendentis condixerunt et conducunt firmamrerunt et firmant in publicos prestatores usurario set feneratores et qui ad bancum pubblici prestiti ad fenus at que usuras teneant in dicta terra Aquapendentis pre tempore et termino decem annorum proxime futurorum incipiendo die prima novembris presentis anni 1488 et ut sequitur finiendo continuato tempore providos viros Habraham Jacob de Senis et Raphaelem Salamonis de Aquapendente hebreos et quemlibet eorum in solidum presentes stipulantes set aceptantes prose suisque eredibus et successoribus cum omnibus et singulis conventionibus pactis capitulis modis ordinibus penis et obligationibus infrascriptis videicet. Ad una prima analisi dellincipit del carteggio scaturiscono una serie di riflessioni: la prima che nel preambolo vengono regolate concessioni, rapporti e pene riguardanti operazioni di prestito, comunitate ac etiam pro ferensibus venientbus ad pignorandum, mentre non si fa accenno a concessioni inerenti la conduzione della vita quotidiana, tematiche che vengono ben dettagliate nei capitoli del Documento. Altra ponderazione, che scaturisce dalla lettura dellincipit, un rafforzamento della convinzione che la citt di Acquapendente godeva di una particolare autonomia ed indipendenza nella gestione dei rapporti con gli ebrei della citt; infatti il papato di Innocenzo VIII risulta decisamente repressivo nei riguardi degli infedeli in generale, salvo alcune eccezioni. Brevemente: il Papa sale al soglio pontificio nel 1484 e vi resta fino alla morte avvenuta il 24 luglio 1492. Il suo pontificato inizia con un forte richiamo teso alla salvaguardia della cristianit. Il 5 dicembre 1484 eman la bolla Summis desiderantes, nella quale espresse la volont di applicare misure repressive verso le streghe e i maghi; successivamente le direttive espresse nella Bolla furono incorporate nel famigerato Malleus Maleficarum, il pi elaborato e opprimente manuale dellinquisitore mai scritto, sviluppato dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer. Nello stesso anno nomin Toms de Torquemada come capo inquisitore spagnolo e allo stesso tempo, previa donazione di 40000 ducati e un presunto frammento della lancia che colp Ges, scese a compromessi con il sultano Byaz d II al fine di liberare il
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fratello Jem detenuto nelle prigioni vaticane. Tralasciando altre considerazioni sulla sua opera, va detto che nei capitoli delle Riformanze non traspare nessun richiamo della politica dettata da Innocenzo VIII, anzi, risulta evidente la forte autonomia decisionale del governo aquesiano che, come vedremo successivamente, tende ad integrare in modo assoluto la comunit ebraica allinterno della vita della societ aquesiana, mettendola al riparo dalle discriminazioni normalmente applicate nello Stato Pontificio. Va rilevato, inoltre, che la comunit ebraica aveva chiaramente alcuni suoi rappresentanti e, considerando anche quanto statuito nei capitoli successivi, si raffigura una notevole organizzazione e gerarchizzazione della collettivit medesima. Al capitolo primo viene statuito che debba essere rispettato, dalle autorit aquesiane, il sabato e i giorni di festa ebraici. In dette circostanze ogni iniziativa svolta dalla Comunit israelita dovr essere riconosciuta e di conseguenza osservata; le relative cerimonie saranno concesse e considerate in modo da favorire ogni espressione religiosa collegata; cos cita il passo: Primo. Che sia licito alli dicti giudej et ciascuno dessi possa guardare il sabbato et onnj loro festa et che commesso rectore potesta locotenentij priorj ne alcuna altra persona pessino essere costretti a spostare ne a fare alcuno exercitio li dicti dij loro feste pi che sia di suo piacere. Da quanto letto si desume una peculiarit di quanto statuito, infatti non sempre risulta che atteggiamenti, usualit e tradizioni delle comunit ebraiche, venissero tollerati dai concittadini non correligionari. Quanto detto appare chiaro da un documento del 1581, trattante i rapporti di convivenza tra queste comunit nella citt di Valentano28: in detta carta il prelato del posto cosi si esprime: in detta citt gli hebrei pratticano domesticamente con li Cristiani et li Cristiani con essi loro, cosa che pu generare scandalo et anco mettere sinistre oppinione.; ed ancora, riserrare questi hebrei, con manco scomodo et disagio de cittadini et di loro stessi ancora29. Tale deriva di intolleranza si esplicita successivamente con la proposta fatta al cardinal Alessandro Farnese di circoscrivere le famiglie ebree in luoghi ben definiti, magari lontani dai luoghi

28

Archivio Storico Comunale di Valentano, (A.S.C.V.), Fondo Castro, Riforme, H3 (1568 1583), c. 229. 29 Ibidem, c. 231.

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di culto cristiani, in quanto: sogliono di continuo gridare et fare altro inconveniente30 . Come in realt accadde il sabato ad Acquapendente era giorno di mercato, non stato reperito, ad oggi, alcun documento attestante lo spostamento del giorno di mercato dal sabato al venerd, tuttavia testimonianze orali della famiglia Sadun asseriscono che ci fu fatto per non intralciare ed agevolare la festivit ebraica del sabato. Nella citt di Acquapendente, anche se cronologicamente antecedente di alcuni decenni alle disposizione di Valentano, le direttive tendono a percorrere diverse vie, infatti, come accennato, al punto secondo viene descritta lautorizzazione ad edificare sinagoghe, a officiare i propri riti religiosi, ad acquistare terra per sepoltura come risulta dal capitolo secondo: Secondo. Che at essi sia licito et possino liberamente fare in la dicta terra sinagoga et loro uffici et cerimonie secondo il costume et usanza di loro legge. Et che a loro sia licito et possino comprare terra per loro cimiterio o sepoltura secondo la loro usanza facendo le dicte cose in luoco pi secreti sipuo non obstante con qualunque legge tam sia civile. [...]31. Detto capitolo apre ad una serie di ponderazioni, sia sulla estrema libert di azione concessa alla comunit ebraica e sulla presenza ebraica in Acquapendente, sia alla non celata volont di non relegare la comunit in aree della citt predefinite. Infatti la necessit di concedere lacquisto di terreno a fine sepoltura, conferma lidea che la Comunit sia stata presente nella citt gi da molto tempo. La stanzialit della popolazione ebraica suffragata dalla concessione ad edificare sinagoga, tale licenza autorizza implicitamente la Comunit ad incrementare il proprio numero accogliendo altri correligionari e rendendogli agevole la possibilit di praticare i loro riti religiosi. Inoltre, come risulta dai carteggi analizzati, le residenze delle famiglie ebree si dislocavano in pi quartieri della citt, quello di Santa Maria, nel quartiere San Lorenzo e non si fa menzione, in nessun capitolo ad atteggiamenti tesi ad impedire rapporti che potessero favorire relazioni di vicinanza abitativa, come tuttavia verr imposto da Papa Paolo IV nel 1555 con la bolla Cum nimis absurdum. Va per rilevato che, nel quartiere Santa Maria, risulta la maggiore

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Ibidem, c. nn. A.S. C.A., Riformanze e Consigli, prot. 24 - 21 dicembre 1488, c.48v.

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densit di popolazione ebraica; tale caratteristica permane anche in epoca contemporanea. utile considerare poi la concessione allacquisto di beni immobili, tema che ritroveremo nei capitoli successivi e che da maggiormente un senso di peculiarit al rapporto dei terrazani con gli hebrej di Acquapendente. La considerazione sulla equit di opportunit e trattamenti concessi alla comunit ebraica aquesiana, raggiunge un elevato valore morale quando si parla di reati; infatti il capitolo terzo sancisce unilluminata norma che stabilisce, senza riserve, lequit di trattamento in presenza di reati commessi da ebrei, i quali dovranno essere giudicati alla stessa stregua dei terrazani, invero cos viene riportato nel terzo capitolo: Terzio che ciascuno di loro per questioni criminali che facessero per ciascuno rectore comissario luocotenentij podesta et ufficiali della dicta terra siano hauti tractati et reputati come veri terrazani della loro dicta terra et che alcuno di loro no sipossa inquire cercare fare o procedere per altra via et modo che si procedesse un simile caso con di qualunque acquapendentano et vero terrazai della dicta terra. Mai, come in questo caso, laffermazione fatta dal noto medico ebreo David De Pomis nel 1587 il quale defin dette terre citt rifugio, rispecchia la piena validit del concetto. Tale affermazione assume maggiormente significato se si considera la collocazione politica di Acquapendente allinterno dello Stato Pontificio. Nel quarto capitolo si osservano i diritti ed i doveri inerenti la disponibilit verso la comunit aquesiana, infatti si rimarca che solo in caso di dazi essi debbano ottemperare allobbligo di pagare; per il resto, compreso il pagamento di gabelle specifiche per la loro appartenenza alla religione ebraica, nulla dovr essere dato. Inoltre veniva statuita lesenzione a prestare guardia armate alla citt, salvo in caso di guerra, come risulta dalla trascrizione che segue: Quarto. Che li dicti giudej et ciascuno di loro per tutto il tempo che duraranno li presenti capitoli siano absoluti liberi et exempti da ogni guardia e gravezza excepto datij che si ponessero per hora. Che siano tenuti pagare per la loro lira di possessjoni et case como li altrij tranzanj ma non siano tenuti ne obligati a fare guardie ne di dj ne di Nocte excepto attempo delle guerre. Et a nissuna altra gravezza non siano loro ne suoj garzonj o fameglia constretti ne molestati per rectori commissario luogotente potesta cancellario o officiali di dicta terra.
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Tale situazione si differenzia anche da ci che veniva spesso imposto agli ebrei nelle citt limitrofe, soprattutto dopo la gi citata Cum nimis absurdum, infatti, proprio in esecuzione di tale Bolla a Valentano32 i beni di due commercianti ebrei, David e Guglielmo, furono confiscati, tra questi anche alcune some di grano. Linasprirsi di atteggiamenti economicamente oppressivi verso detta Comunit, si espressero anche con lobbligo di versare alla Camera Apostolica 1250 scudi; tale ammenda, a carico dellUniversit ebraica della Provincia del Patrimonio e delle citt di Orvieto e Viterbo, con relative delegazioni, era motivata dallaccusa di non avere pagato secundum veram quantitatem33 e costrinse molti ebrei a iniziare ad alienare i propri beni immobili al fine di solvere a queste onerose tasse. Non risulta che ad Acquapendente la bolla di Paolo IV sort particolari effetti. La normalizzazione dei rapporti commerciali che gli ebrei intrattenevano sia con i correligionari che non, si esplicita nel seguente quinto capitolo: in esso si stabilisce che la conformit amministrativa dei loro commerci debba essere regolata ed avallata dalla scrittura di un notaio. La legittimazione del notaio da ai libri dei loro traffichi validit giuridica, infatti cosi cita il testo: Quinto. Che li libri di loro traffichi siano creduti ad essi a ciscuna cosa in essi scripti si dia piena fede como acta di pubblico notaro. Con questo che chi volesse la poliza di mano dessi giudej o farne rogato di pubblico notario che essii giudej siano tenuti fare dicta poliza et lassare ne rogare quello tale notario che volesse chi ingegnasse et ancora chi volesse chiamare testimonij quanto impegnasse da tre fiorini in suo ovvero volesse dicta poliza di mano dessi giudej siano tenuti a farla ma quando prestassero in questo caso debbino havere e chiamare doj testimonj almeno et sino a che avessero non siano alli dicti loro librj de denari prestati alla fede. Ma dicti pegni siano resi come dicto di sopra. Quindi il flusso di denari presente nei libri contabili, attestante lattivit creditizia e di prestito, assume valore di veridicit anche al fine di esercitare azioni di pignoramento, come vedremo nei capitoli successivi.

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A. S. Vt, Archivio notarile di Valentano, notaio Vincenzo Bonsignori (1557-1563) prot. 8 c. 276. 33 R. G. SALVATORI, La comunit ebraica di Pitigliano dal XVI al XX secolo, Firenze, La Giuntina, 1991, p. 35.

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Dai rapporti fin qui statuiti non si rilevano atteggiamenti tesi a mettere in evidenza particolari diversit tra la comunit ebraica aquesiana e i compaesani, tuttavia di seguito vengono posti dei limiti che, a prima vista, contrastano con le liberali direttive emanate precedentemente, infatti al capitolo sexto si specifica che: Sexto. Che li dicti giudej et ciaschuni di loro e tutti quelli fusseno a loro servitij possino vestire a loro modo et como sir di loro piacere purche essi siano tenuti et debbino portare el segno nelli loro vesti evidenter alla pena di 40 soldi per ciascuna volta che fosseno trovati senza segno da pagarsi di facto senza diminutione alcuna. Et questo sintenda per li giuderj che abitassero et stessero in Aquapendente Ma li giudej forestierj che venissero in la dicta terra et suo distrecto habino termine quello di che vengono e tutto laltro di aponersi et portare il dicto segno et passati li dicti doj dii essendo poj trovati senza segno evidente caschino in la dicta pena di soldi quaranta per uno senza diminutione como a dicto sopra. El quale segno non siano tenute portare le donne dessi evidenter ne minori di quattordici anni.34 Limposizione del segno di riconoscimento, statuito nelle Riformanze prima della famigerata Bolla Cum nimis absurdum, fa riferimento a precedenti disposizioni, come quella emanata da papa Innocenzo III nel 1215 durante il IV Concilio Lateranense nel quale si ordina che gli ebrei uomini, abitanti nei territori assoggettati al Potere Temporale, portino come contrassegno un pezzo di stoffa circolare di colore giallo, applicata con cuciture sulla parte sinistra del petto, mentre per le donne consisteva in un velo giallo poggiato sul capo, che tra laltro era anche il marchio delle meretrici. Tale ordinanza non fu applicata immediatamente negli Stati italiani, solo pi tardi nel concilio ecumenico di Costanza, 1414-1418, fu ribadita ed ancora in modo pi opprimente, la volont di sradicare tutte le miscredenze ribadendo il vincolo per gli Ebrei di portare il segno distintivo, quindi un cappello giallo per gli uomini e il velo giallo per le donne. Si rammenta che, proprio in detto Concilio, fu condannato al rogo il 6 luglio 1415 il grande teologo riformista boemo Jan Hus (Husinec 1371 - Costanza 1415). Si riscontra che, rispetto alle imposizioni succitate, nel capitolo delle Riformanze viene deliberata la non obbligatoriet dellosservanza per le

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A. S. C. A., Riformanze e Consigli, prot.24 - 21 dicembre 1488 c. 49v.

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donne e per i giovani sotto i quattordici anni, dimostrando anche in questo caso la volont di non rafforzare gli atteggiamenti che avrebbero potuto creare divisioni allinterno della comunit aquesiana. Anche nella citt di Montefiascone, nel 1471, fu emanata una ordinanza simile a quella aquesiana, limitando maggiormente le libert delle comunit ebraiche, imponendo, inoltre, il divieto di uscire il venerd Santo: quod Judei non vadant die Veneris sancti per Civitatem quoquomodo35, Solo nel 1586 con la Bolla Cristiana Pietas di Sisto V, viene concesso agli ebrei di stanziarsi in tutti i luoghi murati dello Stato Pontificio senza lobbligo di portare il contrassegno giallo, il tutto fu annullato con la Bolla Caeca et abdurata hebraeorum perfidia di Clemente VIII del 1593. Nella concessione della condotta ad esercitare prestito, che viene accordata ai due ebrei titolari della negoziazione Habraham Jacob de Senis et Raphaelem Salamonis, estesa anche a ...ciascuno che sia a loro servitj..., vengono posti dei limiti circa il pegno proposto da coloro che usufruiranno del prestito; infatti si escludono, dalla garanzia offerta, oggetti sacri e cavalli. Lesclusione dallutilizzo di oggetti sacri alla religione cristiana, come piccoli pegni a garanzia del prestito, uniformemente diffusa sul territorio italiano, infatti si riscontrano simili atteggiamenti a Venezia36, per una condotta concessa agli ebrei nel 1385 durante la quale, a seguito di incidenti tra il Senato veneziano e i prestatori, si impose una penale per coloro che non rispettavano le norme inerenti i piccoli pegni, dai quali vennero esclusi gli oggetti religiosi. Medesima situazione la troviamo nel territorio calabro alla fine del XV secolo37, dove si fa distinzione nella misura di interesse tra il prestito su pegno e il prestito chirografario. Nel primo caso la garanzia ha un valore materiale quindi maggiore, escludendo dai pegni tutto ci che materiale religioso, paramenti sacerdotali, oggetti sacri, esteso poi ad armi per i soldati e a libri per gli studenti. Nel secondo caso, prestito chirografario, gli interessi erano maggiori mancando la garanzia materiale. Si riporta di seguito il capitolo inerente quanto sopra trattato:

Archivio Storico Comunale di Montefiacone, Copia Statuti Veteris 1471, Civitatis Montisfalisci quam ego Fabritius Bisentius trascripsi anno domini 1715, L.IV, Cap. 41, f .262. 36 S. SIMONSOHN, La condizione giuridica degli ebre nellItalia centrale e settentrionale (sec. XII XVI), in Ebrei in Italia, a cura di C.Vivanti, Torino, Einaudi Editore, 1996, p. 104-105. P.C. IOLY ZORATTINI, Gli Ebrei a Venezia, Padova e Verona, in Storia della cultura veneta, 6 voll., Vicenza, Pozze, 1979, p. 540. 37 A. MILANO, Storia degli ebrei in Italia, op. cit., pp. 114-116.

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Septimo che a li dicti giudej et ciascuno che sia a loro servitij sia licito prestare sopra qualunche cosa di qualunche persona stato o conditione si sia non obstante alcuna legge tam civile che disponesse in contrario. maper intendendo che non possino togliere inpegno ne prestare sopra cose sacre o bestie cavalline como disocto si dichiarava. Et in caso prestassero sopra cose sacre o bestie cavalline caschino in pena per omni fiada che controfacessero de ducati dieci doro da pagarsi alla dicta comunit. In questo caso non si fa riferimento al tasso di interesse ma che, orientativamente, secondo i rischi e secondo quanto imposto dal Comune, poteva essere tra il 10% e il 24%. Lesclusine dal pegno delle bestie cavalline si pu giustificare con lindiscussa certezza che lunico mezzo di trasporto era, appunto, il cavallo. Tale pegno se pignorato avrebbe portato il ricevente il prestito a trovarsi in condizione tali da precludere la capacit di solvere ai debiti contratti. Le normative sul prestito toccano aspetti significativi della societ quando si tratta di oggetti rubati concessi in pegno dal richiedente il prestito. Questa tematica presente generalmente in ogni regolamento dellepoca che interessi i feneratores. Sulle Riformanze in oggetto, al capitolo otto si esplicita chiaramente il comportamento da tenersi in caso di insolvenza che porti al trattenimento della garanzia da parte del prestatore. Infatti si acclara che in caso di palese conferma che loggetto concesso in prestito risulti rubato al legittimo padrone, esso dovr essere restituito: dicti hebrei ha restituire al padrone la dicta cosa furata senza alcuno pagamento Chi avesse furato bestie cavalline concesse poi in pegno, oltre alla restituzione al proprietario incorreva in una multa da destinare alla comunit acquesiana come di seguito riportato: Octavo. Che si per caso acadesse che alli dicti giuderj fusse impeganta alcuna cosa furata salvo bestie cavalline che per la dicta cagione contra di loro non si possa procedere ne cogere in alcuno modo et non possino essere constricti per alcuno rettore commissario podesta priori o altro officiale della dicta terra arendere la dicta cosa furata da bestie cavalline in fora se prima non sira satisfacto interamente da omni loro capitale et merto havessero prestato. Ma havendo loro hauto notitia prima che li sia stato impegnato che la dicta cosa sia stata furata et provandosi legittimamente in questo caso siano tenuti li dicti hebrei ha restituire al padrone la dicta cosa furata senza alcuno pagamento ne di capitale ne di merto che dovessero havere ma non sintenda furto si alcuno havessi qualche robba in presto dal vero padrone et poi la impegnasse. Et prestado
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sopra bestie cavalline che fussero state furate siano costricti a restituire alli padroni senza alcuno pagamento et paghino alla comunit ducati dieci di pena como e dicto di sopra. Similmente a quanto si verificava nel territorio in esame, anche nella zona calabra, era interdetto ai militari dare in pegno armi in cambio di prestiti in denaro. Nel Nostro caso lastensione a favorire tali pegni estesa a tutti i cittadini di Acquapendente ed ai pellegrini che sostavano per brevi periodi in paese, quindi a terrazani o forestieri della dicta terra; nel caso in cui tali pegni fossero stati accettati, in caso di insolvenza, si prendeva carico tutta la comunit a garantire gli oneri presi dai richiedenti il prestito, non trascurando minimamente gli interessi degli ebrei prestatori. Si ribadisce che gli oggetti sacri ed i cavalli dovranno essere esclusi da tali operazioni. Viene rafforzata la volont che tali direttive debbano essere osservate da tutta la comunit e che nessun officiale avrebbe potuto imporre ordini che non siano stati conformi a quanto statuito nel presente rogito, come risulta nel nono capitolo: Nono che si acadesse per caso che li dicti giudej o alcuno dessi prestassero sopra qualunche arme, panni argenti cavalli o qualunche altra cosa che fusse di soldati fanti asati officiali terrazani o forestieri della dicta terra di qualunche stato o conditione si sera che ne essi nealcuno di loro o altri che fusse a loro servitij non possino per la dicta comunita ne alcuni officiali di quella essere strecti per alcuno modo arendere o restituire esse armi o altre robbe predicte si prima a loro non sira integramente satisfacto de omni loro capitale et merto che dovessero havere. Et cusi li promectono in mome dessa comunita prestarli omni favore possibile che non siano strecti dalcuni superiori aprestare denari a soldati sopra armi o altri loro pegni pi che sia di piacere et volunta dessi hebrej. Non intendendo pero che possino togliere cose sacre o bestie cavalline como e dechiarato sopra. Stabiliti i termini sulla gestione della condotta da feneratores, nella quale si evidenziavano i limiti dellaccettazione dei pegni, il decimo capitolo ci introduce nellaspetto finale del prestito, cio la riscossione del merto o la trattenuta del pegno. Tale aspetto parzialmente trascurato nel gi citato documento di concessione di apertura del banco di prestito, datato 25 ottobre 147738, infatti nel sotto riportato decimo capitolo si indugia molto sui termini tempo38

A.S. C.A., Riformanze e Consigli, 1477, c. 27.

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rali della scadenza del prestito, con particolare riferimento alla procedura da adottare. Passati i diciotto mesi e trascorsi i quindici giorni di pubblicazione del bando di pignoramento, sar diritto per li dicti hebrerj, gestire a proprio piacimento gli oggetti pignorati, con lunico obbligo di rispettare la tempistica stabilita e la eventuale vendita di detti oggetti solo a terrazani. La registrazione dei bandi dovr essere trasmessa in camera, non specificato se in camera apostolica o camerario comunale ma verosimilmente si riferisce alla seconda ipotesi, dato che tutto il documento incentrato sui rapporti tra lautorit comunale e i rappresentanti della comunit ebraica. Va rilevato che laspetto legittimante il rapporto era generalmente affidato alla burocrazia comunale, la Camera Apostolica era destinataria della maggior parte delle gabelle imposte agli israeliti. Nel caso che non venissero osservate tali disposizioni, sarebbero incorsi in sanzioni che prevedevano ammende pecuniarie divise tra lufficiale sanzionatore e la comunit aquesiana, anche in questo caso, sarebbe stato il camerario comunale a incassare la sanzione. Decimo che tutti et ciaschuni pegni che alli dicti giudej dessi siranno inpegnati da qualunche persona stato o conditione si sia della dicta terra o habitante in essa siranno tenuti per essi giudej diciotto mesi integri et finiti o vero continui non essendo riscossi essi pegni ne pagatone il merto da chi li havessi inpegnati o altri per loro et che passato il termine di dicti diciotto mesi continuj a loro et ciscuno di loro sia licito et possino liberamente vendere alienare appropriare et in sua propria utilit convertere li dicti pegni como sia di loro piacere como cosa lore propria delli quali pegni a loro non possa essere dicto ne domandato cosa alcuna per chi li havesse impeganti. Ma se chi havesse inpegnato o facto inpeganre tali pegni o ferisse provare havere voluti riscotere dicti pegni fraeltermine et pagare il capitale elmerto dessi che in questo caso provandosi legitimamente non sia licito ali dicti giuderj ne possino vendere li dicti pegni. Et siano tenuti togliere elmerto elcapitale insieme se chi havesse inpeganto o facto inpegnare offerisse provare far il dicto termine haverli voluti rescotere. Et in questo caso possino essere constrecti li dicti hebrei atorre il dicto merto quando loro il recusassero. Con questo inteso che chi volesse fare le dicte prove de havere pagato o voluto pagare el dicto merto o capitale siano tenuti et debbino havere provato far il dicto termine di diciotto mesi da poi che siranno inpeganti li dicti pegni. Et passato il dicto termine non siano pi ne uditi ne intesi. Ma prima che li dicti giuderj possino vendere le dicti pegni
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siano obligati passati li diciotto mesi notificare per doj bandj per li luoci publici et consueti della dicta terra in diversi dj che chi havesse inpegnato alcuni pegni di quali fusseno passati lj diciotto mesi li debbia havere rescossi fra tempo di quindici dj et li dicti bandi debbia fare registrare in camera. Et passati poi li dicti quindici dj et facti li dicti bandi possino poi vendere li dicti pegni in la dicta terra como a loro parera. Et questo habbia luoco in pegni che terrazani et non di forestieri. Et si li dicti hbrej vendessero pegni a terrazani non servato il dicto ordine caschino in pena di lire 10 per ciascuna volta che contrafaranno della quale pena il quarto sia de lofficiale che ne fara exequtione el resto della comunita. Come scrive Angelo Biondi39 in numerosi suoi lavori inerenti la storia delle comunit ebraiche tra la bassa Toscana e lalto Lazio, la dinamicit economica di queste comunit direttamente proporzionale al livello di integrazione tra la comunit israelita e la comunit non correligionaria con le quali convivevano. Infatti la rete economica scaturita dallattivit di prestito, presente in questa area, fu spesso favorita o quantomeno non osteggiata, sia dai rappresentanti civili delle varie citt, sia da quelli ecclesiastici, inoltre va sottolineata levidente raffinatezza normativa che viene statuita nel presente documento, segno inequivocabile della forte presenza numerica ed economica della comunit ebraica in Acquapendente e del profondo legame sociale con essi costruito. Altres interessante la sorte dei pegni in possesso agli ebrei prestatori; tali garanzie se danneggiate da fattori non dipendenti dal feneratore non obbligavano, il medesimo, al pagamento delloggetto danneggiato, nel caso in cui i danneggiamenti fossero stati da lui stesso causati, potevano essere venduti ma solo ai terrazani, come risulta nel seguente capitolo. Undecimo si per caso fusse che alcuno pegno si corrompesse maculasse o guastasse per cagione di sorci tignole o altri casi fortuiti li dicti giuderj non siano tenuti ne obligati apagarli ne alla mendita dessi ma si se guastasseno per altro loro mancamento o negligenzia sieno obligati alla mendita dessi pegni et questo habbia luoco in pegni di terrazani et non di forestieri.

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A. BIONDI, DallAmiata alla valle del Fiora: le comunit ebraiche tra il XVI e il XVIII secolo, in Tracce: Percorsi storici culturali e ambientali per Santa Fiora, anno VII 2002, p.34.

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Il dodicesimo capitolo apre, non per la prima volta, il tema delle garanzie. Si ribadisce che ogni ebreo debba essere trattato e considerato alla stregua degli abitanti di Acquapendente non ebrei e che il presente scritto funga da vallido salvoconducto, per tutta la comunit ebraica. significativo che, oltre alle guarentigie sulla persona fisica, queste vengano estese anche alla robba o beni, materiali. Nella parte finale del dodicesimo capitolo si affronta, anche se brevemente, la questioni delle conversioni: si fa monito che non si adottino lusinghe o altri atteggiamenti finalizzati alla conversione alla religione cristiana ai giovani sotto i dodici anni. Il tema del furto delle anime sovente presente tra gli obiettivi delle autorit ecclesiastiche, infatti come cita Annamaria Isastia40 le gerarchie ecclesiastiche utilizzano tutte le pieghe della tradizione ebraica per scardinare dallinterno la comunit , qui traspare una notevole benevolenza nel dare per certo una continuit di garanzie anche nel caso di conversioni alla religione cristiana. Uno di questi testimoniato dal notaio Pietro Paolo Biondi: nel 1589 nellatto di stendere un documento inerente una casata di Acquapendente cosi riporta: Mastro Angelo Famoso. Quest dhebreo fatto cristiano lanno 1570 con tre figli e poi poco doppo si battezzorno la moglie et la matre con molta gratitudine della Comunit, che li vest tutti di bianco, e li fece molti doni, oltre alli doni, che hebbero dal popolo. Ma il primo che si batezzasse era nato in Acquapendente. Analoghe testimonianze si hanno a Marta nel 1569 e a Latera nel 157041. Duodecimo che durante il tempo di dicti capituli li dicti ebre et ciacuno de loro et suoi compagni discipoli factori famegli et garzoni et ciacuno di loro famiglia siano tenuti hauti repurtati et tractati favoriti et difesi como originali naturali et veri terrazani della dicta terra et che per mutamento di qualunche stato si facesse in la dicta terra ne per altra impresa novit o guerra per qualunche persona e qualunche modo si movesse o facesse a li dicti giudej di sopra nominati ne alcuni di loro ne a loro fameglia o robba o beni non si possa ne debbia per la dicta comunit ne per altra persona terriera o forestiera di qualunche stato o conditione si fusse essere fatta alcuna represaglia retensione se-

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A. M. ISASTIA, Pitigliano: Salvare o Rubare le Anime, in Pitigliano La piccola Gerusalemme terra della libert e dellaccoglienza, Atti del convegno Pitigliano 23 maggio 2009, Pitigliano 2010, pag. 83- 92. 41 B. MANCINI, atti del seminario Gli ebrei e LAmiata Storia e Memoria, 2002, p. 44.

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questro o novita molestia ne impedimento alcuno reale o personale per alcuna cagione colore o rispetto contro la loro volunta in quanto fare si possa di ragione et che alli prenominati hebrej et loro famiglia robbe et beni li presenti capitoli se intendino et siano continuamente durante dicto tempo fidanza sicurta et fieno et vallido salvoconducto et che si li figlioli dessi ebrej maschi o femine minori de eta de anni dodici fossero lusingati o convertiti alla fede cristiana sotto alcuno quesito colore dalcuna persona che la dicta comunita se operi preposse che in questo caso alli dicti hebrej sia observato il tenore del dicreto et della ragione canonica disponenti sopra di tale materia. Lequit di trattamento tra ebrei e non, viene ribadita nel tredicesimo capitolo nel quale si rafforza il concetto di imparzialit di giudizio, nel caso alcuno di essi commettesse reati; inoltre viene statuito che non dovranno essere esercitati, da parte delle autorit comunali, azioni ai danni delle propriet di detti ebrei; il riferimento verosimilmente mirato ad evitare atteggiamenti di sopruso che, tramite confische, spesso esercitavano alcune cariche comunali nei confronti dei banchieri ebrei. Tertiodecimo che si per caso fusse che alcuno garzone famiglio factore o discepolo dessi hebrej o alcuno di loro comettesse alcuno excesso malleficio o vero delicto che per dicta ragione il rectore podesta commissario o altri officiali di dicta terra che in quello tempo siranno non debbino ne possino recare ne fare alcuna novita o vero molestia sopra libeni o robbe o cose delli sopranominati hebrej o alcuno di loro compagno che in quello tempo fusse et in cio siano tractati como li altri veri terrazani et homini della dicta terra et cusi contra li delinquenti proceduto essendo il dicto maleficio commesso senza colpa di dicti hebrej loro patroni. Dopo avere ribadito le garanzie di imparzialit di trattamento tra ebrei e cristiani, il quattordicesimo capitolo affronta il tema dellinteresse sul prestito, producendo nella parte iniziale, una chiara disposizione sulla conversione delle monete circolanti sul territorio aquesiano. Si nota come il fiorino sia la moneta pi forte nel cambio rispetto alla lira, al quattrino e al denaro. Si stabilisce ci in modo che si possa garantire il riconoscimento dellinteresse in qualunque modo esso si paghi. Inoltre stabilito il tempo di 18 mesi come saldo del prestito, definendo dettagliatamente da dove inizia e quando termina il periodo. Come si sa, il
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prestito ad usura era interdetto ai cristiani, in quanto il tempo, che il fattore determinate per stabilire linteresse, non di propriet delluomo ma di Dio quindi, come stabilito dalla Chiesa, non utilizzabile dai cristiani. Nella parte finale si stabilisce il pegno, che dovr pagare lebreo se non si attenesse alle disposizioni espresse: Quartodecimo che li dicti hebrej et ciscuno di loro per qualunche quantita di denari che prestassero a qualunche persona di qualunche stato o conditione si sera della dicta terra de Aquapendente overo abitante in essa sopra qualunche beni mobili o stabili per qualunche modo possino et a loro sia licito di dimandare et togliere per ciscuno mese quattrino uno cioe denari sei per ciscuna lira di denari che prestassero che sonno quatrini cinque per fiorino a ragione di lire cinque per fiorino de denari et che aloro sia licito dimandare et togliere in capo de mesi 18 et non prima il merto del merto del denaro che avessero prestato sopra pegni per qualunche modo non intendendo di denare prestati alla fede nonostante alcuna legge canonica (scritto poi depennato) o civile che disponesse il contrario dichiarando che il primo mese che fusse inpegnato alcuno pegno si paghi il mese rotto per sano rescotendosi ma da uno mese in suso cioe lultimo mese quando si rescuotera il pegno essendo mese rotto et non finito si paghi in sino a dj quindici del mese per mezzo mese et passati li quindici dj paghino per lomese integro et questo abbia luoco per li terrazani che inpegnassero in sino alla somma de fiorini tre et non in maggiori somme et non sintenda per li forestieri et tollendo li dicti hebrej piu che quello e dechiarato disopra paghino di pena al comuno per ogni denaro quattro et restituiscino [...] che avessero tolti. La diffusione capillare dellattivit di pegno concessa agli ebrei, raggiunge la massima espansione intorno al XVI secolo. Larea comprendente le citt di Bagnoregio, Orvieto, Toscanella, Corneto, Acquapendente e Montefiascone42 fu interessata da una intensa attivit di prestito, favorita soprattutto dalle autorit comunali, che tramite esse, potevano garantire una spiccata attivit economica. Questa area aveva gi recepito, alla fine del 120043, lattivit di
A. ESPOSITO, La presenza ebraica in una regione pontificia nel tardo medioevo: il patrimonio di S.Pietro in Tuscia e Viterbo, op. cit. p. 187 198. 43 T. PAPALIA, Gli ebrei e la diffusione del prestito a Orte alla fine del 1200, in Biblioteca e Societ, Viterbo, n. 1-2 giugno 1993, pp. 17-19.
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prestito, come ricorda Papalia, la troviamo in Orte e Viterbo i primi centri ai quali era stata concessa lapertura di banchi di pegno ad ebrei. La forte vicinanza, non solo geografica, tra Orvieto ed Acquapendente, sicuramente favor una viva attivit bancaria, corredata da raffinati e dettagliati regolamenti come di seguito trascritti: Quintodecimo che alli dicti hebrej et ciscuni di loro deomni et ciscuna quantita di denari presti sopra pegni o alla fede contanti si per lo passato como per lo advenire el podesta et ciscuno officiale della dicta terra sia tenuto et debbia fare contra di loro debitori summaria ragione expedita et de facto visa [...]. tamen et siano constrecti personalmente a pagare quella quantit che fusseno obligati per le dicte cagioni et non possino dare di lore beni in pagamento nonobstante leggie o statuto in contrario et maxime el capitulo 37 del statuto nel secundo libro sub rubrica de bonis dandis insolutum ma tutte laltre loro mercanzie et facende excepto denari presti contanti como di sopra debbino li dicti hebrej havere et esserli monstrata ragione contra loro debitori como si fa alli altri veri terrazani della dicta terra et stare taciti et contenti a quelli ordini et statuti stanno li altri terrazani. In questo caso si statuisce anche lobbligo, da parte del podesta et ciscuno officiale della dicta terra, di garantire losservanza del rispetto dellimpegno preso da parte del ricevente il prestito. Nella fattispecie il Podest deve assumersi una responsabilit ulteriore sulla gestione della Comunit, impegnandosi a far rispettare gli obblighi di chi deve ricevere il prestito. Linsolvenza del debito avrebbe portato allapertura di una causa civile della quale, la massima autorit cittadina, ne sarebbe stato larbitro. Tale attribuzione del Podest palesata anche in un interessante statuto del 1575 del comune rurale di Torre Alfina, allora sotto la diocesi di Orvieto, oggi frazione di Acquapendente, nel quale al libro secondo, si evidenzia la responsabilit del Podest nelle cause civili44; si riporta il preambolo ed i primi tre commi (rubrica II-III-IV):

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F. M. FABBRI, Lo Statuto comunale di Torre Alfina del 1575, in M. Montalto, Vicende storiche di Torre Alfina dalle origini al XIX secolo, Torre Alfina, Tipografia Ceccarelli, 2000, p. 148.

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DEL PODEST ET COSE APARTENENTE A SUO OFFITIO ET SUO SALARIO Statuimo et ordinamo che il Podest che per li tempi sia estracto per la Podesteria di questo Castello et suo piverio nella Citta dOvieto come solito sia obligato fin tempo di diece gioni da poi che sia estracto, o deputato venire a pighiare loffitio altrimenti li sia defalcato la provisione per errata di tempo. Item non volendo o non potendo il proprio Podesta venire et esercitare loffitio debba mandare il Vice Podesta il quale sia accettato et approbbato dal Consiglio generale di Torre et altrimenti non sia admesso come et solito et tale approbatione si facci con li voti celati. Item habbi per salario et provisione fiorini otto per semestra et non piu et sia tenuto jurare come e solito. Del sindicato del Podesta, o, Vice Podest Rubrica II Perche e cosa ragionevole che ogni persona renda conto di se et del offitio suo Statuimo et ordinamo che il Podest over suo substituto finito il tempo del suo offitio manti a dui Sindici da chiamarsi dalli Priori che per li tempi siranno con licentia delli Signori Conservatori di Orvieto inanti ad un Notario, o, Cittadino orvietano quali sindici mandino li bandi sera per sera Che chi volesse dare querele o petitione compariseba in palazzo fra dui giorni et pigliare le petitioni et essi assolvino, o, condannino dicto Podesta o Vice Podesta. Item il Podesta debba il primo giorno del suo sindicato consegnare li suoi libri tanto del Civile quanto del criminale et danno dato Et li sindici finito il sindicato devino et consegnare alli Priori le loro liste et libri et si mettino nel Archivio, o, cassone del Comuno et si conservino diligentemente sotto due chiave come et solito. Del obligo del Podesta in osservanza li statuti Rubrica III Item statuimo che li Podest risedino li giorni juridici nel palazzo solito la mattina a hora di ragione et fare et amministrare bona justitia per ognuno et osservare li tempi statuiti et tucto quello che si dice del podesta se intende anchora del suo substituto o Vice Podesta.

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Del modo di procedere nelle cause civili Rubrica IIII Statuimo et ordinamo che qualunche persona vorra fare petizione comparischi avanti al Podest a hora di ragione citato la parte il giorno inanti et se il seo sira citato in persona basti una citatione et questa medesima mattina potra acusare la contumacia et commettere lexecutione se sira citato a casa se citi un altro volta a vedere commettere lexecutione per unaltra mattina et essendo contumace comparendo poi possa rifare le spese et al messo et confessando il debito habbi tempo cinque di apagare et non pagando in tempo se li acusi la contumacia et negando et chiedendo il tempo a rispondere il Podest dia tempo alla parte tre giorni o sia quanto parra convenente []. Non possi diece giorni in un termine o dui nel qual tempo si possi [.] testimonij et il seo fare lexceptione dire allegare et produrre tucto quello vorra seondo lo stile et soliti della ragione et spedire le cause fra tempo di un mese. Come si desume, da quanto riportato, lautorit podestarile funge da garante assoluto nelle controversie tra i cittadini, il suo ruolo spazia dallaccreditamento normativo, a quella del garante sulle banche private del Comune. Il capitolo sedicesimo tratta ed integra quelli che lo precedono, circa la concessione del prestito a persone non aquesiane. Viene citata unaltra valuta in vigore, il denaro cortonese, riportando una equivalenza di cambio con il fiorino: 4 denari cortonesi per un fiorino e potendo imporre lusura ogni mese nella misura sopra descritta ed in caso di insolvenza, poter gestire il pegno a proprio piacere: Sextodecimo che alli dicti hebrej et ciascuni di loro sia licito et possino togliere a forestieri non habitanti in dicta terra overo habitanti che non facessero guardie et altre faxioni reale o personale overo non avessero exemptione della comunita li quali sintendino forestieri a ragione di soldi quattro di denari cortonesi per ciscuno fiorino a ragione di lire cinque per fiorino per ciascuno mese et si li dicti forestieri fra termine di uno anno da di che averanno inpegnato non rescoteranno li loro pegni o non aranno pagato il merto sia licito a ditti juderj venderli et disponerne aloro piacere. La stesura del rogito, in questo caso, subisce linfluenza dellargomento trattato in precedenza, interrompendo la dettagliata descrizione del sistema fe-

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neratizio, per accennare nel capitolo diciassettesimo, il da farsi nel caso in cui gente in arme affluisse in Acquapendente. In tale situazione interdetto alle autorit comunali allocare detti avventori in abitazioni di propriet degli ebrei. Riprende poi nel diciottesimo e diciannovesimo capitolo la trattazione circa i pegni concessi in garanzia del prestito, i quali non debbono essere confiscati per nessun motivo dai rappresentanti della comunit aquesiana e ribadendo che non debbano essere costretti da rectore comissario o podesta o altro oficiale de la dicta terra come a forzare le proprie capacit creditizie senza la loro disponibilit: Decimoseptimo che venendo gente darme in la dicta terra per stanzia fare che ne comunita ne podesta ne priori ne altri officiali della dicta terra possa ne debba metterle in casa o abitazione dessi hebrej o di alcuno di loro alcuno di dicti soldati et cusi per questo capitulo li se promecte inviolabiliter observare. Decimo octavo che de nissuno pegno che fusse inpegnato a li dicti judej o alcuni di loro per fine che siranno in le loro mani non possa ne debbia essere stagito ne sequestrato per alcuno rectore commissario o podesta o altri officiali della dicta terra a petizione da alcuna persona di qualunque condizione fusse. Decimonono che durante il tempo di presenti capituli li dicti hebrej ne alcuno di loro non possino essere strecti ne gravati per modo alcuno per rectore comissario o podesta o altro oficiale de la dicta terra a prestare alcuna quantita di denari o altra cosa piu che siano tenuti per vigore di presenti capituli contra loro volunta o intenzione quanto alla dicta comunita sia possibile. Il ventesimo capitolo apre unaltra tematica importante per la questione ebraica, la propriet. Si concede, infatti, come gi al capitolo secondo, la possibilit di acquistare terre, case e vigne al pari dei terrazani. Simili concessioni vennero fatte agli ebrei presenti nella citt capoluogo del Ducato di Castro, ai quali viene accordata la possibilit di acquisire beni immobili45, garanzia che agevolava la permanenza delle attivit svolte dagli israeliti sul territorio, stimolando anche lafflusso di ebrei che lasciavano centri limitrofi per recarsi a

45 A. ESPOSITO, La presenza ebraica in una regione pontificia nel tardo medioevo: il patrimonio di S.Pietro in Tuscia e Viterbo, op. cit, p. 191.

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vivere ed operare a Castro tra questi: Abraham di Consulo, Emanuelle di Mois, Speranza di Davith Aron, Fiammetta di Giuseppe, tutti provenienti da Viterbo o Cherubino di Giuseppe, Joseph di Salamon e Aaron Joseph, provenienti da Acquapendente46, solo per citarne alcuni. Vigesimo che alli dicti hebrej et ciascuni di loro sia licito et possino conperare si dal comuno como da speziali persone della dicta terra et in suo distretto case vigne et terre como a veri terrazani di essa terra et quelle tenere et possedere como sira di loro piacere. Di notevole interesse il ventunesimo capitolo, inerente ulteriori garanzie date alla comunit ebraica. Ritengo particolarmente importante quanto sotto riportato in quanto, dal punto di vista normativo, si creano ad Acquapendente una serie di rigide disposizioni che proteggono la comunit ebraica da rischi di interferenze esterne che possano esercitare vessazioni, sia sulla persona che su i propri beni materiali. Va ricordato, come gi accennato, che il papato di Innocenzo VIII che resse il soglio pontificio dal 1484 al 1492, spinse molto verso unintensa attivit repressiva diretta a quelli considerati miscredenti ed degno di considerazione il fatto che ad Acquapendente, nel 1488, si possano produrre una serie di ordinamenti che tutelano la comunit israelita da azioni repressive determinate da vescovo vicario inquisitore spirituale o prelato. Si rimarca, inoltre, che tale limitazione destinata alle sole autorit clericali, conferendo in esclusiva al Podest, quindi autorit civile, la giurisdizione competente. sintomatico come il potere del Podest possa essere incondizionato allinterno della comunit, come emerge anche dalla lettura del Rubrica VIII del gi menzionato Statuto di Torre Alfina del 157547, del quale si riporta il testo: Pena di chi non obbedir il Podesta Rubrica VIII Et accioche il Podesta sia obbedito como e consuetudine Statuimo che nelle cause civile ogni persona che non sir obbediente al Podesta caschi in
B. MANCINI, Le Comunit ebraiche nelle terre di rifugio del Patrimonio tra XVI e XVII secolo, in Biblioteca e Societ, Viterbo p. 8. 47 F. M. FABBRI, Lo Statuto comunale di Torre Alfina del 1575, in Vicende storiche di Torre Alfina, op. cit. p. 149.
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pena di un julio fa pagarsi ipso facto al Podest et quando a esso potesse comandare possa comandare in diece cause et porre pene maggiori fino alla pena di un fiorino et non pi etccetuato landare al Consiglio quale non sia pi che di un julio come e dicto di sopra. Item nelle cause criminale la pena sia ad arbitrio delle Sanctissimi [ ] superiori. Il deliberato, espresso nelle Riformanze, contrasta con lindirizzo dato dalla politica papale in questo periodo, come risulta dallesame del capitolo di seguito trascritto: Vigesimoprimo (p). che si per cagione del dicto presto essi giuderj o alcuno di loro per lo advenire fussero gravati o molestati in avere o in persona per qualunche modo da qualunche officiale si fusse che comune della dicta terra sia tenuto et obligato juxta posse adiutare et defendere essi hebrej et ciascuno di loro compagni factori et famegli et discepuli et omni loro beni et robba di qualunche vescovo vicario inquisitore spirituale o prelato che contra loro volesse inquirere per cagione di quello si contiene nelli presenti capitoli et solo il podesta della dicta terra sintenda loro judice competente. Il papato di Innocenzo VIII, come ricorda lo storico svizzero Iacob Burckhardt (Basilea, 1818 Basilea, 1897), fu tra i pi corrotti dellepoca. Listituzione della banca di grazie temporali, fonte di guadagno per se e i suoi otto figli maschi, aveva anche otto figlie femmine, permise, previo pagamento, di liberare assassini, malfattori e delinquenti di vario genere, il tutto era ben gestito dallo spregiudicato figlio Franceschetto Cybo (Napoli, ca. 1450 Roma, 1519). La disponibilit della somma complessiva di denaro da prestare unaltro aspetto utile a comprendere le dinamiche del prestito; in questo caso si parla di una disponibilit ragguardevole di 3000 lire, pari a 600 fiorini necessari per tenere il banco e prestabili solo ai terrazani. Il controllo su questo flusso monetario sar sancito nei libri de loro traffichi supporto essenziale per la gestione formale del denaro: Vigesimosecundo che li dicti ebrej siano tenuti et debbiano tenire nel banco del dicto presto in ladicta terra daquapendente per tutto il tempo li presenti capitoli fiorini 600 a ragione di lire cinque per fiorino ad minus li quali 600 fiorini siano tenuti prestare a terrazani avendone loro bisogno et non a forestieri fino alla dicta quantita. Et allegando loro havere presti la dicta quan66

tuta alli omini della dicta terra et no haverne da prestare piu a chi volesse inpegnare a lora in questo caso siano tenuti ad omni requisizione li signori priori della dicta terra mostrare li loro libri di banco et per quelli farne fede sottopena de lire dieci per ciascuna volta che contrafacessero alle predicte cose. I capitoli seguenti, ventitreesimo e ventiquattresimo, indugiano ancora sulla concessione e sui godimenti dei diritti che li presenti capituli statuiscono per gli ebrei. Tali guarentigie vanno, dalle esenzioni dal pagamento di gabelle che in dette Riformanze non siano previste, alla possibilit per gli ebrei, di trasferirsi in altre citt con la garanzia di poter in qualsiasi momento ritornare ad esercitare lusura, fino a poter applicare una sorta di veto su chi volesse avviare una attivit feneratizia ad Acquapendente, senza lautorizzazione da parte sia di detti ebrei, sia dellautorit cancellaria, ci espresso nel venticinquesimo capitolo. Vigesimotertio che li dicti hebrej et ciascuno di loro o loro compagni in futuro che si mostrasse per mano di me cancellario o altro notario publico chiamato et electo per compagno godino et godere debbino et possino omni immunita et exemptione favore et beneficio li presenti capituli como fussero expressi nominati et dichiarati in essi. Vigesimoquarto (4to). Che finito il tempo di presenti capituli ad essi hebrej et ciascuno loro compagno fameglio o discepulo sia licito et possino cum le loro fameglie robbe et beni liberamente et securamente remanere et stare in la dicta terra a rescotere et extraectare omni loro facenda uno anno continuo et de la dicta terra cum le loro persone robbe et beni liberamente partirse et ritornare una volta o piu como sira di loro piacere nel quale anno godino et godere possano omni sicurta exemptione immunita onori et benefici como godevano al tempo de li presenti capituli nel quale anno li presenti capituli sintendino essere a loro et siano fidanza et pieno et vallido salvacondutto in homni bona forma di ragione et de facto. Vigesimoquinto che nissuno altro prestatore ne alcuna altra persona debbia ne possa tenire presto ad usura in la dicta terra per tutto il tempo che duraranno li presenti capitoli senza expressa licentia et volunta di sopra nominati hebrej: la quale non possino concedere luno di loro solo se non ambedoro insieme et apare debba per mano del cancellaro o daltro pubblico notario aliter non vaglia.
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La concessione ad aprire banchi di pegno era prerogativa nel confinate Ducato di Castro dei signori dominati, in questo caso i Farnese, che autorizzavano il licenziamento di detta autorizzazione come risulta dal seguente documento rogato il 22 gennaio 1566: le autorit comunali nelle persone di Laurantio Scaramucci, Framentio Quarciola, AntonClario di Andrea, Egidio di Castro, Jacubo Concuo, che stabiliscono con gli ebrei Crescenzio de Meluccio da Proceno, Simone e Rubini hebrej fratelli et sui nipoti Menseo et Flaminio figlioli gi di Bona Ventura de Consulo, che nessuno possa aprire un banco di pegni senza la preventiva autorizzazione dei banchieri sopra nominati: senza licentia di detti banchieri suoi agenti in scriptis sopto pena a chi conta fara de scudi sesanta per cische pegno 48. Similmente a quanto scritto nel capitolo ventiseiesimo, anche nella citt di Castro la durata della validit del rogito era di dieci anni49: Vigesimosexto che li predicti pacti convenzioni et capitoli et promissioni et oblicazioni dechiarate ne li presenti capitoli et ciascuna dessi et generalmente et spezialmente tutte le cose che in essi capituli si contengono siano vallide et ferme omni cavillazione remossa per pacto expresso per dieci anni continui proximi da venire cominzando al dicto di sopra et non piu di quali dieci anni cominzano a di primo (p) di novembre 1488 ut supra. La profonda integrazione tra ebrei e cristiani di Acquapendente, raggiunge un ulteriore livello quando si tratta di preparare cibo rispettando le regole della Torah. Il reperimento di carne per la preparazione di cibi Kascher, ovvero in questo caso carne sciattata, viene favorito nellosservanza di quanto stabilito nel capitolo ventisettesimo. Qui si specifica che i macellai non ebrei possono, a loro piacimento, lavorare la carne come da consuetudine ebraica, in alternativa possono vendere la carne per dare la possibilit a detti ebrei di scittarla a propria soddisfazione; unica osservazione il pagamento della relativa gabella. Non sempre tale facilitazione allintegrazione viene favorita dalle autorit, infatti, come risulta da un documento del 1567 emanato a Castro, nel quale il vescovo Girolamo Maccabei, preoccupato per la forte familiarit che si era creata tra ebrei

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A. S. C. V, Fondo Castro, Instrumenti e Capitoli, Registro 25 1566-1578, cc.20v. A.BIONDI, Banchieri e mercanti ebrei a Castro nel periodo del ducato farnesiano (15371649), p.67.

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e cristiani, diffonde una esortazione alle due comunit al fine di evitare che i cristiani partecipino alla vita degli ebrei ed in particolare alle loro ritualit, vietando loro di collaborare alla preparazione degli azzimi e della carne sciattata. da queste situazioni, createsi per la giudicata troppa familiarit tra le due collettivit che pi tardi, in una seduta del Consiglio, venne fatta la proposta di isolare gli ebrei in una parte del paese.. riserrare questi hebrei, con manco scomodo et disagio de cittadini et di loro stessi ancora 50 . Vigesimoseptimo che durante il tempo di dicti capituli quando sira tempo de carne che li macellari possino a complacentia et rechiesta di dicti hebrej o alcuno dessi fare sciattare le bestie a loro modo volendo loro de la dicta carne et quando li macellari non volessero farlo o piacesse a li dicti hebrej comperare alcuna bestia de carne per loro uso et vita possino et a loro sia licito comperarle a suo piacere senza alcuna pena ma siano tenuti et debbino essi hebrej ovvero chi vendesse a loro le dicte bestie pagare la debita gabella. La totale autonomia nel prendere decisioni circa i rapporti con le autorit comunali, viene garantita dal capitolo successivo, nel quale non si transige circa leventuale abuso che tali autorit possono esercitare sui banchieri ebrei, i quali non possono cedere ai solleciti di qualsiasi autorit, se non di propria volont e piacere. Vigesimooctavo che durante il tempo di dicti capituli li dicti hebrej ne alcuno di loro non possino essere strecti ne gravati o sforzati per alcuno podesta o altro officiale de la dicta terra a prestare ad essi podesta o officiali letta ne massarizie alcune contra la loro volunta et piacere. Le disposizioni che limitavano alle comunit ebraiche ad agire liberamente nei luoghi ove vivevano, potevano causare delle intolleranze da parte della comunit cristiana. Tali circostanze si manifestavano in modo particolare durante le ricorrenze di festivit religiose, durante la Settimana Santa, o altre feste. In questi frangenti, poteva verificarsi che facinorosi anti ebraici manifestassero il loro odio verso detta comunit con aggressioni alle persone e alle cose. Riscontriamo iniziative, mirate al mantenimento dellarmonia tra le Comunit, nei Bandi Generali del Ducato di Castro e Ronciglione, nei quali si sta-

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A.S. C. V., Fondo Castro, Riforme, H3 -1568-1583, c. 229 -231.

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bilisce che gli ebrei devono restare chiusi in casa nei giorni da mercoled a sabato della Settimana Santa, ... mercoledi santo sino a tutto il Sabbato della settimana santa rinchiusi nelle loro case ne in quel tempo comparir tra li Cristianio. Va ricordato anche che sempre in detti bandi come in altri editti precedenti, veniva raccomandato, alla comunit cristiana, di non infierire, con lanci di sassi, contro le porte degli ebrei51. Questi gesti che creavano romore allinterno della Comunit, erano previsti anche nelle Riformanze in esame; nel capitolo ventinovesimo, si palesa una ulteriore volont di protezione della comunit israelita, che in caso di danneggiamenti o furti alle cose e ai beni, causati dai cittadini aquesiani, in qualsiasi circostanza, obbligava questi ultimi, a risarcire i danni e a restituire il saccheggiato: Vigesimonono che si per caso acadesse che romore si levasse da dicta terra et che a romore di propri li dicti hebrej fusseno robbati o tolto li pegni che a loro fusseno stati inpegnati o altre loro massarizie cose et beni dessi hebrej o de alcuno di loro che comuno de la dicta terra per vigore del presente capitulo sia tenuto et obligato a li dicti hebrej alla emendazione di dicti pegni et beni massarizie et robbe che aloro fussero state robbate et tolte nel modo predicto et ad omni danno si et interesse dessi hebrej et ciascuno di loro. Quanto disposto nel trentesimo capitolo raggiunge la parte pi intima dei rapporti tra le due comunit; infatti viene concesso agli ebrei di fare allattare, in caso di bisogno, i propri figli dalle donne cristiane, solo fuori delle loro case. Nel capitolo in esame non risulta che tale concessione sia reciproca e in ogni caso, tale permesso non potr contrastare dal dettato dalla legge Canonica o Civile. Va ricordato che in quei decenni la repressione verso gli ebrei si esercitava anche con limpedimento, alle donne cristiane, di allattare bambini ebrei, questo avveniva anche in Castiglia dove nel XIV secolo vennero emanati editti che interdivano donne cristiane ad allattare bambini israeliti. Il rapporto che si creava tra il bambino ebraico e la donna cristiana, poteva essere interpretato oltre il semplice nutrimento di latte materno; infatti gli organismi clericali non sempre giudicavano la semplicit e la naturalezza del gesto ma, potevano vedere dietro latto la possibilit di una apertura relazionale con la famiglia ebrea.

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B. MANCINI, Le Comunit ebraiche nelle terre di rifugio del Patrimonio tra XVI e XVII secolo, p 6. A.S.C.V., Fondo Castro, Bandi e Lettere (1624-1627), c. 184.

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Menziona Lucia Frattarelli Fischer, nel suo trattato sul controllo della sessualit a Livorno nel 1600, che Cosimo III De Medici (Firenze, 1642 Firenze, 1723), Granduca di Toscana dal 1670 al 1723, giunse a punire il commercio carnale tra donne cristiane e ricchi uomini ebrei. Tali traffici venivano spesso facilitati nel caso in cui balie cristiane allattavano neonati ebrei52. Le azioni avviate dal GranDuca tesero a dividere le due comunit in modo pi incisivo. Trigesimo che durante il tempo di dicti capituli sia licito alli dicti hebrej et ciascuno dessi et loro donne et famiglia in caso di necessita fare alactare una volta o piu quanto fusse di necessita le loro creature alle donne cristiane fuora de le case loro tanto et questo sintenda possino fare si et in quanto sia permesso de la ragione Canonica, o, Civile et non altramente. Laspetto normativo presentato nel presente rogito, oltre che essere sottoscritto e accettato dalle parti dovr, al fine di suggellarne la validit, essere ratificato dalla competente autorit ecclesiastica; tanto viene sancito nel trentunesimo capitolo. Le spese per listruttoria dellatto saranno totalmente a carico degli ebrei controfirmatari o verosimilmente di tutta la comunit israelita: Trigesimoprimo che li dicti hebrej siano tenuti obligati et debbino alle loro spese fare et operare si che questi presenti capituli siranno aceptati ratificati et confirmati o signati dalla Santita di nostro Signore o dal reverendo governatore del patrimonio o daltri che in cio avesse autorita . Analizzando la stesura degli argomenti trattati nel testo, si rileva la limitata continuit dei temi affrontati nella successione dei capitoli. Infatti quando si parla degli aspetti del prestito, essi non si esauriscono in una omogenea successione delle parti, ma vengono intercalati da argomenti diversi che spezzano il processo di approfondimento. Invero il trentaduesimo capitolo ritorna sugli estremi dellusura, si pu ritenere che tale atto fosse il frutto di una spontanea scrittura senza una programmata pianificazione degli ar-

L. FRATTELLI FISCHER, Donne nella storia degli ebrei dItalia, in Percorsi di conversione di ebrei nella Livorno di fine seicento. Atti del IX Convegno Internazionale di Studi Italia Judaica (Lucca 6-9 giugno 2005), Firenze, La Giuntina, 2007, p. 142.

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gomenti. Si disquisisce, nel detto capitolo, di interessi; in questo caso si stabilisce che il valore del pegno pu, in caso di oro gioielli e argento, coprire i due terzi del valore, la met in caso di stoffe pregiate. Ovviamente, essendo la stima soggettiva e parziale si prevede, in caso di disputa, lintervento di due periti uno per parte, prefigurando nel caso persistesse il disaccordo, che la decisione finale spetter ad un terzo: per li doj dellitre ut prima. Il presente capitolo riguarda solo i terrazzani, che come prevede il capitolo trentatreesimo, non possono impegnare beni dei forestieri come gi sancito in precedenza. Trigesimosecundo che li dicti hebrej siano tenuti et debbino prestare sopra arienti perle gioye et oro fine alla valuta et stima delli doi terzi dessi pegni: li quali se stimino per rotti et non per lavorati et sopra panni velluti broccati o altri pegni di qualunche ragione si siano debbino prestare fine alla valuta della mitade dessi pegni et quando della stima non fusseno daccordo allora siano tenuti li dicti hebrej et quello che volesse inpegnare chiamare uno homo per parte li quali debbino stimare li dicti pegni et quando li dicti doi non fusseno daccordo: possino chiare uno terzo che aloro piacera. Et ciascuna delle parti debba stare tacita et contenta a loro stima che si fara daccordo fra loro doj chiamati overo per li doj dellitre ut prima. Et questo capitulo habbia luoco et observise per li terrazani ma non per forestieri. Trigesimotertio che nissuno terrazano possa per modo alcuno inpegnare alcuno pegno di forestieri per suo soctopena di lire dieci per ciascuno che contrafacesse della quale i doj terzi siano del comuno et laltro terzo dessi hebrej et tamen del dicto pegno si paghi el merto et facciasene como di forestieri et questo debbino prima notificare per la dicta terra per uno bando publico in luochi consueti. Ai banchieri ebrei era richiesta una sorta di sponsorizzazione per alcuni importanti eventi della comunit. Si chiede nel capitolo sotto riportato un impegno economico finalizzato allacquisto del palio per la festa. Anche in questo caso viene monetizzato limpegno, con relativa conversione tra lire e fiorini, da pagarsi al camerlengo. Tale consuetudine era presente anche a Castro dove lo Statuto del 1558, prevedeva che gli ebrei pagassero al podest dodici fiorini per lacquisto del palio per la festa di San Savino: Quod judei faciant unum bra72

vium quod judei qui stant in civitate nostra in festo sancti Savini omni anno in dicto festo duodecim pro dicto bravio53 . Non specificato, nel nostro caso, per quale festa sia dovuto acquistare il palio e comunque era molto pi gravoso limpegno economico per gli ebrei castrensi piuttosto che per quelli aquesiani, infatti per i primi si impone una tassa di dodici fiorini, per i secondi di cinque. Trigesimoquarto (q.to) che li dicti hebrej et ciascuno insollido siano tenuti et obligati pagare omni anno di dicti dieci alla dicta Comunita daquapendente e tal camerlengo dessa lire vinticinque de denari per uno palio per la festa como e consueto cioe di fiorini cinque. Dallosservazione del trentacinquesimo capitolo, possiamo affermare che il sistema usura poteva essere vessatorio per i prestatori, se i vincoli temporali ed economici avessero gravato eccessivamente a carico del banchiere. In realt il feneratore ebreo era costretto a non ricevere interessi sul denaro concesso, che poteva ammontare sino alla somma di cinquanta fiorini, per sei mesi e solo decorso il tempo stabilito, iniziavano a correre gli interessi. Tale rapporto poteva verificarsi una volta ogni due anni. La situazione si complicava se nel frattempo necessitava, alla comunit aquesiana, un ulteriore prestito; il presente atto stabiliva lobbligo dei banchieri ad erogare un ulteriore finanziamento, si statuiva tuttavia che la comunit poteva non pagare gli interessi per un tempo massimo di trenta mesi. Tale disposizione risulta decisamente penalizzante per i prestatori negati dal ricevere interessi per un tempo decisamente lungo e rischioso. Trigesimoquinto promettono et obligase li dicti hebrej et ciascuno di loro insollido pagare et prestare ad omnj bisogno et rechiesta della dicta comunita o di persona che per lotempo siranno fiorini cinquanta a bajocchi 50 per fiorino per tempo di sei mesi senza alcuno interesso o merto. ma tenendole da sei mesi in su sia obligata la comunita apagare linteresse et questo faccino omnj doj anni omni volta: Maquando pure la comunita ne avesse bisogno prima se obligano ancora prestarli: dumodo in tutto il tempo li presenti Capituli cioe di dieci annj: la dicta comunita non li possa ne debbia tenere li dicti cinquata fiorini senza interesse o merto piu che trenta mesi in tutto.

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A.S.C.V., Volumen Statutorum in quo continentur Decreta Leges Reformationes utriusque status Cstri et Roncilionis, per Petrum Matheum Thesorii, 1558, L.I. rub. 33.

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Linsolvenza da parte del debitore autorizzava i banchieri a vendere gli oggetti o i beni presi in pegno; gli ebrei feneratores dovevano rispettare la scadenza dei diciotto mesi dal momento dellerogazione del prestito e un altro mese dopo la necessaria pubblicazione del bando che mostrava le garanzie messe in vendita. Laspetto burocratico della presentazione del bando era abbastanza coerente, sia nei tempi che nei modi, prevedendo sanzioni a carico dei prestatori se non avessero ottemperato a quanto statuito. Risulta verosimile che spesso le insolvenze portarono gli ebrei prestatori ad entrare in possesso di beni stabili, come terre, vigne, campi coltivati ed altro; era tuttavia uso non restare in possesso di tali patrimoni, in quanto come ricorda Angelo Biondi54, era costume, al fine di evitare conflitti con i cristiani, vendere detti beni stabili, per comprare ori e pietre preziose facilmente trasportabili in caso di esodo. Si riporta quanto commentato: Trigesimosexto che alli dicti hebrej et ciascuno dessi sia licito passati li diciotto mesi di pegni ricaduti non trovando a venderli in la dicta terra poterli mandare a vendere difora dessa terra dove a loro piacera. Ma prima debbino fare bandire per la dicta terra doj o tre volte in diversi dj in luochi consueti et in diverse septimane che chi volesse comperare dicti pegni ricaduti vada aloro a proferire et si pure infratempo duno mese passati siranno li dicti mesi diciotto et facti li dicti bandi et farli registrare in cancelleria da poi passati li dicianove mesi non trovando a venderli in la dicta terra le possino mandare le... ma se li mandassero difora prima o non facti li dicti bandi caschino in pena di dieci lire per volta da applicarsi alla dicta comunita et questo capitulo sintenda per terrazani et non per forestieri. A conferma di quanto riportato sopra, nel trentasettesimo capitolo si ritorna sulla tematica affrontata nel ventinovesimo; in questa sezione si aggiunge solo che il venerd Santo gli ebrei dovranno restare chiusi in casa como si costuma, quindi rispettando quanto detto, non potranno essere molestati in nessun modo, pena il pagamento, da parte dei molestatori o dei loro tutori, di quaranta soldi.
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A. BIONDI, Le Comunit ebraiche nei feudi di confine e la loro confluenza in quella di Pitigliano, in Pitigliano la Piccola Gerusalemme terra della libert e dellaccoglienza, Atti del Convegno 23 maggio 2009, Pitigliano, 2010, p. 30.

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Trigesimoseptimo che tasendo li dicti hebrej et loro famegli rinchiusi in casa il venerdi santo como si costuma nissuna persona debbia andare a le loro case o abitazioni ebreo abitasse la dicta terra a butare sassi legname o altra bructura o farli alcuni impedimento o molestia alla pena di quaranta soldi alla quale sia obligato il padre per lo figliolo el patrone per lo famiglio da pagarsi de facto senza alcuna diminutione el podesta ne debbia fare executione et prima ciacuno anno il debbia fare . hebrej et loro patroni. Lattivit di prestito portava spesso ad allargare gli interessi dei banchieri ebrei su attivit non prettamente creditizie, ma anche commerciali, artigianali, imprenditoriali e agricole. Sicuramente limportanza data dalle autorit comunali allattivit feneratoria era fondamentale e irrinunciabile. Come si evince dallultimo capitolo, gli ebrei prestatori potevano sfrattare dai propri immobili qualsiasi affittuario al fine di agevolare la collocazione, in detti stabili, del banco di prestito. Si esorta, infine, la comunit ad osservare e fare rispettare contro ogni abuso clericale o laico il presente capitolo al fine di procurare agli ebrei la massima tranquillit nel svolgere la propria fondamentale attivit per leconomia aquesiana. Trigesimo octavo che sia licito alli dicti hebrej et ciascuno di loro tollere case a piscione nella dicta terra como sira di loro piacere per tenire il banco et fare il dicto presto ovvero usura et cusi possa ciascuno dela dicta terra locarli le loro case senza riguardo alcuno. Et per dicta cagione li dicti hebrej ne cristiani possino essere inquietati molestati o gravati in havere ne in persone ne cristiani excomunicati o interdicti da vescovi prelati spirituali inquisitori o altri officiali ecclesiastici o seculari et in cio operera la comunita quanto a lei sira possibile per observatione del presente capitulo. Il presente rogito si risolve con la consueta e formale conclusione dellatto. Si ravvisa una presumibile voluta omissione del nome completo dellebreo Habramo Jacob da Siena, difatti, nel testo viene riportato prevalentemente Habramo; si nota una svista nellannotazione del nome del secondo ebreo cofirmatario del compromesso Raphaelem Salamonis, che viene redatto una volta Raphaeli, due volte Raphael e una volta Moyses, nome non appartenente al soggetto. Immaginando la disattenzione come un lapsus, richiamo latten75

zione sulla parte finale del testo dove, al fine di ratificare il presente atto, si invoca il giuramento degli ebrei sui loro Libri e patriarchi: iuraverunt seper hebraicis licter et scripturis et per deum vivum et verum et per Hbram Isac et Moyses et per tabulas concessas [] et si deus infundat super eos et eorum filios []. Lelaborazione dellatto notarile manifesta una dettagliata e non superficiale conoscenza della religione ebraica e delle loro consuetudini da parte del notaio Coriolano. Immaginando che Salamonis e Raphaelem abbiano contribuito sostanzialmente allelaborazione del documento, possiamo intuire anche la profonda conoscenza ed esperienza che il notaio di Citt di Castello aveva circa la loro cultura; non risulta che il Notaio abbia rogato altri atti notarili simili ma plausibile che ci possa essere accaduto data la puntualit di quanto viene statuito ed anche quando invoca per il giuramento i sopra citati patriarchi. Il notaio di Citt di Castello Coriolanus Condam Costantinii de Carbonibus, roga latto in Juxta plateam e con idonei e accreditati testimoni quali: . Jovanne Francesco [] ser Andree camerario [] dicto Perazino Antonii de Tuscanella et Angelo Benedicti, le parti punteggiate tra parentesi non sono leggibili. Lelaborato documento viene redatto in Juxta plateam, tale localizzazione il frutto di un delicato processo decisionale che ha portato gli elaboratori del contratto, giuristi ed esperti, facenti parte della classe dei mestieri degli emendatores, o statutari, o reformatores, o correctores, a scegliere il luogo pi idoneo dove poter stendere latto. La sorte di questi importanti professionisti non fu omogenea in tutte le realt comunali, infatti, alcuni comuni optarono per una Juxta plateam, ubicata in un offitio stabile nel quale gli statutari, dopo un formale giuramento, operavano avvolti nella massima riservatezza e silenzio, agendo in modo da rispondere alle esigenze della comunit; in altri casi, verosimilmente come nella fattispecie della Carta, lufficio non era stabile, i reformatores elaboravano lo scritto a contatto con il popolo, al fine di poter essere maggiormente recettivi alle esigenze ed in alcuni casi istanze della collettivit, tuttavia, non mancavano situazioni spurie rispetto ai casi citati. Dal punto di vista della forma, il documento si presenta puntuale sulle tematiche trattate e decisamente articolato nello specificare i dettagli normativi. Scende anche nei particolari pi minuziosi della vita delle due comunit, ma quello che sorprende maggiormente come nel capitolo ventunesimo la ten-

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denza a far prevalere quanto statuito nelle Riformanze rispetto al diritto utraque specie e alle disposizioni papali. Tali guarentigie hanno permesso agli ebrei di consolidare la propria presenza ad Acquapendente come confermato dai documenti trattati pi avanti. Limpianto giuridico del documento, che nasce come Condotta bancaria, assume aspetti caratteristici dello statuto; non ne assume specificatamente la forma, sia perch non emanato dallassemblea, organo depositario del potere legislativo, sia perch destinato alla comunit ebraica anche se esplicitamente coinvolge anche quella non ebraica. Si riscontra, difatti, laspetto dei brevia, espressione normativa peculiare del Podest e le consuetudini, di fonte antichissima che abbracciavano generalmente il diritto privato (rapporti privati). Si riporta la trascrizione inerente la parte conclusiva del carteggio: Que omnie et singula in supradicti capituli et quolibet heorum contenta et declarata presenti domini priore et homines ut supranominati electi et deputati vigore dicte remissionis in eis facte et arbitrj et autoritaes eis concesse et attribuite nomine ac vice dicte comunitatis et universitatis dicte terre Aquapendentis promisserunt et solempniter convenerunt dictis Habramo et Raphaeli hebreis predictis presentibus stipulantibus et recipientibus per se et suis heredibus et quibusque alys quos in posterum eligerent ut supra in socius ad dictum prestitum plaene facere attendere et observare at que ad implere et in nullo contrafacere vel venire per se vel alium seu alios nec contrafacenti consentire. Et quod per dictum comune et universirtatem toto tempore dictorum capitolorum videlicet decem annorum ut supra plene declaratum quod observabuntur et ad implebuntur omni et singola dicta capitula et quequmque in eis contenta et contra ea vel eorum quomodolibet non contradicerente vel veniret aliqua ratione causa vel ingenio de jure vel de facto per directum vel per obliqum nec aliquo colore Sub fide et legalitate dicti comunis et hoc adeo fecerint predicti domini priores et hominis nominati ut supra quia versavice predicti Habram et Raphael hebrej tam eorum non [] propris quam vice hac nomine sociorum ut supra legendorum pro quibus promisserunt de rato et excerta eorum scentia non per errorem sponte libere atque consulte non vi (forza) fraude vel metu et nominibus quibus supra per se et suos eredes successores et socios promisserunt et splempniter convenerunt predictis magnificis prioribus et ominibus prenominatis mihique Coriolano notario et cancellario infrascripto stipulandi et recipiendi vice ac nomino dicte comunitatis et uni77

versitatis etominibus dicte terre ac habitatoribus et omnibus aliis quorum interest aut interer in futurum quod ipsi Habram et Moyses predicti tempore predicto decem annorum toto assidue tenebunt dictum prestitum publicum ad fenus et usuram et denarius prestabunt pro eo merto et pro eo tempore pignora retinebunt et apceptabunt ut initiis capitulis continetur et eorum quolibet et generaliter et spetialiter omne et singula supra et infrascripta ut supra promissa et conventa et in quolibet dictorum capitolorum contenta nominibus quibus sopra promisserunt quibus sopranominibus attendere observare et ad implere et in nullo contrafacere vel venire per se vel alium seu alios aliqua ratione et sub pena in dictis capitulis contenta et ubi pena declarata non esset sub pena X librarum denariorum. Que pena totiens exigatur quotiens pro quibus omnibus et singulis observandis etc. Dicti Habram e Raphael hebrey supradictis nominibus etc oblagererunt omnia et singula eorum bona presentia et futura renunptiantes omni exceptionj etc. et ad majorem cautela promisserunt predicti hebrej e iuraverunt seper hebraicis licter et scripturis et per deum vivum et verum et per Hbram Isac et Moyses et per tabulas concessas[ ] et si deus infundat super eos et eorum filios [] etc quod ipsi ut supra omnia et singula predicta observabunt inviolabiliter etc omnuibus et per omnia etc rogantes me notarium [] Acta sunt hec in terra Aquapendentis in camera juxta plateam et alia latera coram et presentibus Jovanne Francesco [] ser Andree camerario [] dicto Perazino Antonii de Tuscanella et angelo Benedicti [] de dicta terra testibus et predicta vocatis habilis et rogatis. Et ego Coriolanus Condam Costantinii de Carbonibus de Civitate Castelli.

Nelle pagine a seguire (fig. 10) Testo integrale del rogito Carta cumHebreos

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LEREDIT LASCIATA DAL CARTA CUM HEBREOS NEL XVI SECOLO

Un ulteriore carteggio con data 29 settembre 150955, testimonia la viva dinamicit commerciale della comunit ebraica aquesiana. Il documento in oggetto illustra il caso di un interessante rapporto commerciale riguardante la vendita di pannine. Quanto testimoniato dal contratto conferma una ulteriore caratteristica delloperosit imprenditoriali ebraiche, che si distinguevano anche nel mercato delle stoffe, in questo caso il signore di Onano Gentile Monaldeschi della Cervara acquista da Josef ebreo, di professione sarto, una veste da donna di velluto negro e broccato doro, essi stipularono un accordo garantiti da alcuni sutores56. Circa i rapporti tra gli israeliti aquesiani e i loro concittadini non ebrei, sono confermati quanto fossero saldi e radicati, dalla testimonianza data da un singolare carteggio che accerta le volont testamentarie espresse dallebreo Salamon di Raffaele che fu redatto l11 settembre del 1520, in esso si dispone che il suo corpo dovr essere tumulato in una sepoltura ebraica hebreorum more et stelo hebraico57. Quanto riportato ribadisce che la sepoltura venisse fatta in un luogo ubicato ai margini del paese e segnata da uno stelo ebraico. Non viene specificato il luogo dove detta sepoltura dovesse essere ubicata, ma presumibile che fosse situata nella zona prospiciente allarea fuori lattuale porta San Leonardo, dove alcuni anni fa uno studioso aquesiano, Mario Catone, rinvenne una stele in marmo raffigurante una menorah, purtroppo non pi rintracciabile, forse spedita a Gerusalemme come volont, pi volte dallo stesso manifestata. Tale localizzazione verosimile anche per la vicinanza al quartiere Santa Maria ed in particolare a via del Pavone, area dove ipotizzabile, come

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A.S.Vt., Archivio Notarile di Acquapendente, notaio Bartolomeo Morelli, prot 458, c. 79. Il Sutores era colui che realizzava, aggiustava e vendeva i calzari per gli abitanti della cittadina. 57 A. S. Vt., Archivio Notarile di Acquapendente, notaio Sforza Maidalchini, prot. 434, c.139.

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gi detto, fossero state ubicate la maggioranza delle loro abitazioni e dove risulta avere avuto la residenza la famiglia Paggi anche in un censimento datato 193658. Il passaggio verso larea di sepoltura ebraica doveva essere fuori dai percorsi delle processioni cristiane, come cita il Biondi59, inoltre il percorso dava molta discrezionalit alla cerimonia, in quanto il trasporto da casa del defunto al luogo di sepoltura non intersecava con le vie di maggiore viabilit; queste erano anche le regole che venivano dettate dagli istituti papali. Lordinamento, nel medesimo documento, dispone di assegnare 10 soldi per ogni canonica appartenente alla pertinenza del vescovo di Orvieto, alla quale diocesi conviene Acquapendente, ci ribadisce la stabilit dei rapporti tra la comunit ebraica e quella cristiana. Il documento prosegue con la nomina a erede universale del figlio Lazzaro, mentre lascia 200 ducati alla figlia di secondo letto Flosgentile nata da Perna di Elia Drodari. Altre disposizioni determinano lassegnazione di benefici, sia materiali che economici, a correligionari vicini al testatore, come Jacobo un ebreo abitante ad Orvieto e Salamon Leoni di Sorano. Al fine di non trascurare nessuna informazione scaturibile dallo studio dei documenti presi in esame, ricordo che con 150 ducati, convertibili in circa 700 fiorini, era possibile acquistare unabitazione di medio valore. Lattivit di feneratores viene attestata in un altro atto notarile60 datato 5 settembre 1553, nel quale Habramo di Jacobo Caynano di Acquapendente prestava a Sante di Andrea Pontremoli, di mestiere tessitore, 5 scudi a interesse di 10 giulii per ogni scudo concesso; si nota nel medesimo documento che il feneratore Habramo aveva ricevuto da Fiano di Sebastiano 6 scudi, altres, Girolamo Battista Archilei aveva ricevuto 10 scudi sempre dal banchiere Habramo. Questa intensa attivit finanziaria accerta il ruolo importante che alcuni elementi della comunit ebraica di Acquapendente rivestivano nel XVI secolo, inoltre rafforza il ruolo centrale del sistema dei prestiti che si svolgeva ad Acquapendente, evidenziato dalla circostanza che molti dei rapporti finanziari venivano stipulati con soggetti abitanti anche a distanza di chilometri dalla citt. Sempre nello stesso anno si riscontra un documento nel quale si ratifica la nomina fatta da un certo Maestro Laudadeos di Moys,
Anagrafe, Scheda individuale, modello B, Razza ebraica, Censimento 1936. P.P. BIONDI, Croniche di Acquapendente 1589, Acquqpendente.. 60 A. S. Vt., Archivio Notarile di Acquapendente, notaio Ludovico Morelli , Prot.484, cc. 49v.50 v. 87.
59 58A.S.C.A.,

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ebreo residente a Viterbo, che delega Josef di Salamon come suo procuratore nella Nostra citt. In questo periodo si nota una organizzata attivit di vendita tra commercianti e artigiani aquesiani, con i paesi limitrofi; emerge altres uno spiccato interesse dei banchieri ebrei verso lartigianato ceramico aquesiano. Va rammentato che larte figula, oltre ad essere una delle attivit principali del XVI secolo, era presente nella nostra citt a livelli di eccellenza, espressi dai Maestri figuli Fiano e Archilei, tale attivit veniva svolta in varie zone di Acquapendente, spesso ubicate anche lungo la via Francigena nel tratto urbano ed anche nei pressi di Porta della Ripa dove era presente un mulino e svariati forni. Negli anni successivi compresi tra il 1554 fino al 1590, si riscontrano una serie di prestiti e vendite dei quali sono artefici banchieri ebrei: Abramo di Jsaac di Acquapendente, per conto di Salamon Samuel di Montefiascone presta del denaro a Mariotto di Ludovico. Si nota anche che ebrei prestano denaro ad altri correligionari: come Salamon di Samuele che presta denaro a Salom Abramo di Castro ma abitante ad Acquapendente; altres troviamo banchieri ebrei aquesiani come Abramo di Jacobo Cayani e Moyse di Benigno da Tarano, che acquistano del vino da Cornelio Ser Sforza di Acquapendente. Le attivit commerciali si estendono anche allacquisto di grano, come nel caso di Crescenzio Melucci feneratore di Onano che patrocina il negoziato del grano destinato ai poveri di Acquapendente; tale prodotto viene procurato dai priori della comunit di Acquapendente Francesco Alemanni, gonfaloniere, Agnone Agnoni e Cristoforo Minelli. Sempre nel XVI secolo Acquapendente godeva della presenza di una fiorente comunit ebraica, della quale si attesta la residenza sempre nel quartiere Santa Maria; la presenza di una sinagoga attualmente non palesata, senza dubbio non furono alzate le colonne di un tempio, ma sicuramente vi fu un locale abbastanza ampio nel quale si officiavano le liturgie. Non ho dati documentati che possono attestare lesatta localizzazione della sinagoga, ma in via del Pavone non difficile individuare locali atti, per le dimensioni, a poter accogliere i fedeli al fine di partecipare alla celebrazione della Mincha o della Arvit. Nello Pavoncello61 ricorda che la Sinagoga di Acquapendente, nel 1569, al pari di quella di Castro e Montefiascone, pagava la quota di 10-12 scudi al-

N. PAVONCELLO, Le comunit ebraiche laziali prima del bando di Pio V, in Rinascimento nel Lazio Lunario Romano IX, Roma, Palombi Editore, 1980, p. 81.

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lanno alla Casa dei Catecumeni di Roma. Lesistenza di un mikv ( bagno rituale ebraico) localizza, con certezza, la presenza di un comunit ebraica; non risulta in via del Pavone traccia di tale architettura, ma non manca, tuttavia, una fonte bene in vista al centro di tale percorso. Unulteriore valutazione va fatta su quanto riportato da Aldo Luzzato nel suo lavoro dal titolo Le Pergamene Ebraiche nellArchivio di Stato di Viterbo62 (fig.11); la sua ricerca porta a conoscenza che il notaro di Acquapendente vissuto nel XVI secolo, Pietro Paolo Biondi ha utilizzato una pergamena ebraica ad uso copertina, essa raccoglie atti repertoriati tra il 1553 e il 1566, come il notaro Vincenzo Neri che ha utilizzato una pergamena ebraica come coperta di atti da lui rogati tra il 1543 e il 1588. Tali pergamene riportano, la prima, rappresentata nella copertina del presente volume (fig.12), alcuni passi del codice biblico, la seconda contiene frammenti di un repertorio di preghiere del culto tedesco. Come valutare lutilizzo di questi importanti e rari strumenti di liturgie ebraiche come copertine per fascicoli profani? Si potrebbe desumere linizio di una graduale decadenza della comunit ebraica ad Acquapendente. Va rilevato che le attivit della comunit israelita, nei primi decenni del XVII secolo, ebbero una contrazione circa loperosit feneratizia a vantaggio di quella commerciale63. Una giustificazione della graduale ma inesorabile contrazione della comunit ebraica aquesiana, fu data anche dal trasferimento, nel 1650, della Diocesi della distrutta citt di Castro, ad Acquapendente. Tale passaggio, rendendo meno laica Acquapendente, verosimilmente caus freni alla comunit israelita. Proprio nel XVI secolo il noto chirurgo Girolamo Fabrizio di Acquapendente (Acquapendente 1533- Padova 1615), in qualche modo, manifesta la sua attenzione verso la cultura ebraica, infatti, tra i suoi interventi si annovera la recutilis64, un intervento che consiste nella trasposizione di cute dalla porzione prossimale dellasta al fine di ricostruire il prepuzio o una sua consistente parte. Tale intervento si poteva verificare, raramente per malformazioni congenite, ma frequentemente per circoncisioni maldestramente eseguite.
62 A. LUZZATO, Le Pergamene Ebraiche nellArchivio di Stato di Viterbo, in Biblioteca e Societ (1979) 1-2, p. 29. 63 B.MANCINI, Gli ebrei e lAmiata: storia e memoria, p.46. 64Fabritius ab Acquapendente, De chirurgicis operationibus In Operationes Chirurgicas in duas partes divisas, Venezia, Apud Paulum Meglieim, 619.

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Pergamena 3026

Pergamena 3027

Pergamena 3028

(fig.11) Pergamene ebraiche originarie di Acquapendente conservate presso lArchivio di Stato di Viterbo.

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(fig.12) Particolare della pergamena ebraica n3029 XV secolo, conservata presso lArchivio di Stato di Viterbo nel quale appare il repertorio (1553-1566) del notaio Pietro Paolo Biondi, il folio di cm. 45x34.

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POSFAZIONE

Nel corso delle mie ricerche ho verificato unimportante e significativo comune denominatore, che assimila i rapporti sociali tra la comunit aquesiana e quella ebraica del XV e del XXI secolo, cio la grande armonia e solidariet fra queste due collettivit, che non si sono affievolite neanche durante lera fascista e delle Leggi razziali. In questo ignobile periodo, i cittadini di Acquapendente hanno offerto protezione ed amore a molti ebrei, nascondendoli e sostenendoli a proprio rischio, manifestando una forte similitudine comportamentale come quella espressa nella Carta cum hebreos del 1488. Ritenere detto rogito solo una manifestazione delle regole comportamentali che normalizzavano la comunit aquesiana nel suo complesso, o considerarlo come una concessione di Condotta feneratizia, credo sia decisamente riduttivo. La Carta cum hebreos, d una lungimirante ed illuminata applicazione delle varie forme giuridiche vigenti allinterno del territorio italiano. Si riscontrano norme sia di diritto pubblico che privato, gli spectabiles et prudentes viri, alloccasione reformatores, Giovanni Battista Lammanicti Cioni Pietro Antonio e Bartolomeo, con Antenio Fabbretti, Pietro Paolo Dominici Accorsini, Meco (Domenico) Pietro Longi e Andrea Giovanni Menicuti, con i loro omologhi ebrei, Giacobbe da Siena e Raffaele Salomone, rifiutarono, con ricercatezza giuridica, lapplicazione di disposizioni papali, integrano le norme consuetudinarie, Costitutum usus, con la lex giustinianea, cio il Diritto Romano, proiettando la societ aquesiana ben oltre il tardo medioevo, epoca in cui fu redatto il documento. Non difficile ravvisare in molti capitoli della Carta su esposta, atteggiamenti normativi che potrebbero collocarsi anche in epoca illuminista, se non, in alcuni casi, anche successiva. La presenza ebraica ad Acquapendente stata sicuramente radicata, la loro appartenenza alla religione mosaica si senza dubbio affievolita in epoca moderna, le conversioni pi o meno indotte e i matrimoni misti hanno, tuttavia, lasciato ad oggi cognomi che inconfutabilmente richiamano una antica storia ed una certa provenienza.
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Non volendo in questa occasione annoverare i cognomi che sono di certa provenienza ebraica, tuttavia, ritengo utile esporre solo la quantit numerica che tali nomi di famiglia, presenti negli elenchi degli abitanti del nostro Comune, possono richiamare la sicura derivazione ebraica: essi sono circa 20, a conferma della profonda ricchezza culturale e sociale che ha reso tollerante ed illuminata la citt di Acquapendente nei momenti della storia scorsi.

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INDICE

Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.

Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 11 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 15

PARTE PRIMA Sinopsi storica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 21 Tracce storiche medievali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 27 Richiami contemporanei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 37

PARTE SECONDA Carta cum Ebreos 28 dicembre 1488 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 45 Leredit lasciata dal Carta cum hebreos nel XVI secolo . . . . . . pag. 95 Postfazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 101

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Finito di stampare nel mese di Marzo 2012 dalla Tipografia Ceccarelli - Grotte di Castro (VT)

Fabio Marco Fabbri si laureato in Lettere indirizzo in Storia Moderna e Contemporanea allUniversit la Sapienza di Roma, ha poi conseguito la specializzazione in Storia delle Istituzioni e dei Sistemi Politici Comunitari. Ha svolto attivit di ricerca e docenza presso la Cattedra di Storia dellEuropa Orientale dellUniversit della Tuscia. collaboratore e Cultore della Materia per le cattedre di Storia Contemporanea e di Storia dellEuropa Orientale dellUniversit degli Studi la Sapienza. stato componente del CESPOM ed membro del SISM. consulente di ricerca e collaboratore di Fondazioni e Istituti italiani e stranieri. Ha partecipato con ruolo di relatore a diversi convegni nazionali ed internazionali ed autore di numerose pubblicazioni, tra queste per leditore Sette Citt: Italia e Albania vecchi e nuovi interessi, 2008; le troupes rouges se sont replie sur la nouvelle positions... La Lituania e il bolscevismo nei documenti dellArchivio Storico Militare di Roma, 2007; Breve Storia dellEuropa di Centro, 2004-2007; Giovanbattista Casti, i viaggi diplomatici in Europa, 2006; Da Vienna a Buda, il percorso della diplomazia, 2005; Giambattista CASTI, Un viaggio a Costantinopoli: con alcune osservazioni sulla Grecia e i Balcani, 2002. Inoltre: Linfluenza del pensiero di Pasquale Villari sulla storiografia del 1800-1900, atti del convegno internazionale Universit di Ceskych Budejovicich, Bassa Boemia CEKIA 2005; Lo Statuto Comunale del 1575, in Vicende Storiche di Torre Alfina, Comune di Acquapendente, 2000. Attualmente impegnato in studi massonici ed in particolare nel ruolo della Massoneria nel Risorgimento italiano. Ha collaborato con la Regione Lazio, i cui risultati sono stati pubblicati in: Il mercato del lavoro nella provincia di Viterbo, Regione Lazio Assessorato Lavoro Pari Opportunit e Politiche giovanili, Rapporto Annuale 2007.

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