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Moroni. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. 1840. Volume 43.

Moroni. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. 1840. Volume 43.

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Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano (1840)


Author: Moroni, Gaetano, 1802-1883
Volumes: 109
Subject: Catholic Church; History; Church history; Biography
Publisher: In Venezia : Tipografia Emiliana
Language: Italian
Call number: AFK-9455
Digitizing sponsor: University of Toronto
Book contributor: Kelly - University of Toronto
Collection: kellylibrary; toronto
Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano (1840)


Author: Moroni, Gaetano, 1802-1883
Volumes: 109
Subject: Catholic Church; History; Church history; Biography
Publisher: In Venezia : Tipografia Emiliana
Language: Italian
Call number: AFK-9455
Digitizing sponsor: University of Toronto
Book contributor: Kelly - University of Toronto
Collection: kellylibrary; toronto

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e 37^4.

DIZIONARIO
DI

ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO

AI

NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI

PRINCIPATI

SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI

E PIÙ

CELEBRI
CHIESA

DELLA
AI

SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E

AI CONCILII, ALLE FESTE PIIJ SOLENNI, ALLE CEREMONIE SACRE,. ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
RITI,

VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE,

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MOROJNI ROMANO
SECONDO AIUTANTE
DI

CAMERA

DI

SUA SANTITÀ PIO

IX.

VOL, XLIII.
'"%

IN VENEZIA DALLA l'IFOGRAFIA EMILIANA MDCCCXL V li.

DIZIONARIO
DI EIIUDIZIONE

STO lUCO-ECC LE SI ASTICA

n
MAR

MAR
delle
cin-

m;ARIA FRANCESCA
i

que PIAGHE DI Gesù' CmsTo (beata). Nacque -a 25 marzo 7 1 5 in Napoli, e Francesco Gallo e Barbara Basinsin ne furono genitori, di mei

mensa; e sebbene consacrasse alla preghiera buona parte del giorno, si
applicava alle faccende domestiche,
e nel tessere nastri di seta intarsiati

con oro, de'quali teneva commercio
il

diocre condizione

ambedue,

ma

di

genitore, indi
si

come

le sorelle

e la

indole e di costumi diversi, poiché quanto era il primo di natura difficile

madre
sati
i

pose a filare l'oro. Pasquindici anni , le sue avve-

ed

aspra,

tanto

era l'altra

nenti fattezze congiunte al candore
de'suoi costumi, allettarono

mite

singolari maraviglie
i

Iddio che con annunzia talora una vita cui miracoli sono per accompagnare e seguire, non dubbi segni ed insoliti diede nel nascere di
lei.

ed

amabile.

un

ricco

giovane a domandarla

per isposa,

ma
ne
agli

ella
si

a fronte delle furie pater-

sposo
delle
tara,

Nel

battesimo ebbe
in

i

non conoscere altro che Gesù Cristo, il perchè 8 settembre lySi vestì l'abito
dichiarò
terziarie di
il

nomi
rili

di

Anna Maria Rosa
si

Nico-

s.

Pietro d'Alcan-

letta, e nel crescere
sollazzi

vece di puededicava a frequenti
la

cui rigido istituto scrupolosa-

Beata Vergine, con sorpresa di tutti; quindi cominciò a disciplinarsi e a non mostrare altro desiderio che di assistere alla messa ed altre ecclesiastiche funzioni. Crescendo nella
perfezione, di sette anni
gli fu

ossequi verso

Dio e

mente osservò, e prese il nome di suor Maria Francesca delle cinque
piaghe
fisso
.

Si

diede

allo

spirito

di

contemplazione, e
il

tenendo sempre
nella passione
il

pensiero

di

Cristo, incominciò a praticare

quoe

tidiano esercizio della

Fia Crucis^
pel

per-

cadendo

in

deliqui
si

dolore

messo

di

partecipare

all'

eucaristica

pel pianto cui

abbandonava. Du-

,

6
bilancio
il

MAR
suo direttore spirituale

MAR
tìnuamcutc
coperto di
celesti
il eli

ohe

fosse illusione
le
,

quanto

pro-

cilizi,

digioso

avveniva, la

trattò ru-

favori.

suo corpo, che teneva laonde meritò più Fra questi devesi noil

mentre la consolava Gesù nel cuore e ne' colloqui, e l'angelo custode manifestamente la guidava nelle persecuzioni. Alla morte della madre, lo snaturato padre aumentò le sue vessazioni e strapazzi, ed abbandonò la casa
acciò tutta fosse a peso della figlia
allora questa
;

vidamente

verare quello di conoscere

vicino
si

tempo

di

sua morte,

alla

quale

preparò esemplarmente, e baciando in il Crocefisso soavemente spirò, Napoli ai 6 ottobre 1794» d'anni 79. Il cadavere nel dì seguente
fu portato alla chiesa degli alcantarini di
s.

Lucia del Monte, ove ac-

andò ad

unirsi a suor

corse innumerabile gente per baciar-

Maria Felice
quilla vita.

della Passione, e potè

respirare per alcun

tempo più tranNon cessando il demopiù eroiche virtù,

ne le mani e le vesti, e riportarne qualche reliquia, ed ivi restò tumulata alla venerazione dei suoi
divoli,

nio di tentare la sua costanza nell'esercizio delle
la

subito

il

popolo proclamanin ogni avirtù;

dola per santa. Rifulse
zione e nelle
illustre

denunziare quale maliarda all'arcivescovo di Napoli cardinal
fece
Spinelli,
il

più insigni

fu

per

le
si

penitenze a cui volonsottomise, per
direzioni
la

quale per esplorarne

lo

tariamente
va delle
confessori,

pro-

spirito l'affidò a dotto

ed accorto regolatore, che principalmente nella
pazienza la trovò insuperabile, cosi

penose

de' suoi

per ogni maniera d'in-

fermità, sicché
tiera
nia.

può

dirsi

che l'inparticola

nell'umiltà e nell'obbedienza, laon-

sua vita fu una continua ago-

de dovette assicurare
dell'eminente santità di

il

cardinale
lei.

Due

volte la

santa

Quindi
sorelle,

soggiacque

a
nel

nuove persecuzioni
padre e delle
chiostro in cui vi-

andò a posarsi sulla sua lingua, e scemando diverse volte nel calice
del celebrante
il

non

solo del
altresì

vino
la

consacrato,
glorificò con.

ma

per

mano

angelica fu alle sue lab-

vea, pei* cui l'accolse in casa ono-

bra apprestato. Dio
lei

ratissima signora, ed intanto Iddio

prodigi e miracoli che operò a di
intercessione,

punì i di lei persecutori, e lo stesso padre usci di vita placidamente a sua intercessione ; con atroci supplizi procurò alleviargli le pene
del purgatorio, siccome soleva praticare per le

per

lo

che

VII

con
la

decreto

de' 18

Pio maggio

i8o3
la

dichiarò venerabile, e per-

mise l'introduzione della causa per
sua
canonizzazione.
la

Indi

dopo
e pre-

anime

di que' defunti

aver

subito
i

sua causa fino al
preliminari

che a

lei

venivano raccomandati

1824

giudizi
il

come

quella ch'era nella carità del

paratorii,

Papa Gregorio

XVI
1

con

prossimo infiammata. Osservantissima de' voti di povertà e castità,
visse accattando,

solenne decreto de' 1 2 febbraio
virtù praticate dalla
in

832

dichiarò constare dell'esercizio delle
serva di Dio

e nell'innocenza,

ignorando

le malizie le

umane. Giamad
onl<i

mai trasgredì
dell! istituto

severissime regole

alcantarino,
convulsioni
e

delle

fiere

malattie

grado eroico, e con" altro de*29 dicembre 1889 riconobbe l'eccellenza di due miracoli, accaduti iu Napoli; il primo fu una sanazione
d'inveterata ed assoluta cecità ca-

cui

andò soggetta, flagellando con-

MAR
«ionnta da oftalmia,

MAR
manuele Godoy a
ciò
lei

7
accettissimo,

secondo fu l'istantanea e perielta sanazione da emioiegia e spasmo cinico con peril

che produsse quel malcontento,

quelle sventure e quelle conseguenze che la Spagna ancora deplora. Di ciò avvedendosi la stessa regina, onde accattivarsi almeno l'animo di

dita

di

moto e

loquela,

essendo
il

stato postulatole della causa

cav.

Luigi Vagnuzzi. Finalmente
so Gregorio
la

lo stes-

XVI

ne

fece celebrare
a'

alcuni della nobiltà spagnuola, nel

solenne beatificazione

12 no-

i8o5
stre

1843 nella basilica vaticana. Nel medesimo anno pei tipi di propaganda ^fl?e, fu pubblicata
la

vembre

istituì questo ordine equeper le sole cavalieresse, e gli
il

diede

nome

di

Maria Lodovica.

Vita della

h.

Maria FranceC.

Per insegna e decorazione dell'ordine stabilì una croce d'oro smaltata in bianco, avente negli angoli
i

sca delle cinque plagile di G.
terziaria

professa alcantarìna,
ai beni spirituali

ed

gigli,

stemma
il

de' Borboni, e nel
ritratto.

aggregata

della

centro

proprio

Inoltre

congregazione de' chierici regolari somaschi, scritta dai p. d. Bernardo Laviosa somasco ; nuova edizione notabilmente corretta ed accresciuta dal p. d.
zi

Giovanni StrozIl

canonico regolare lateranense.
d.

che la croce delle cavalieresse sarebbe portata in petto, pendente da un nastro rosso di seta, con orli color d'arancio. Con questo ordine la regina insignì e premiò quelle dame di alto rango,
prescrisse
le

p.

Norberto

Palmieri del

me-

quali ogni

desimo ordine, nell'istesso anno e coi medesimi caratteri, ci diede il

sitare
Far

mese dovessero un qualche ospedale celebrare una messa per

vi,

e

cia-

Compendio

della

vita della
ec.

beata

scuna Dipoi

dama

dell'

ordine nella loro

Maria Francesca^
(fuestre.

morte, ed

assistere alla

medesima.

MARIA GLORIOSA,
P\ Gaudenti.

Ordine

e

MARIA ISABELLA,
quesire.

Ordine eV. Isabella la Cattolica.
o
Luisa.
.

MARIA LODOVICA
Ordine
delle

equestre

di

cavalieresse

Nel 1765 Carlo
Indie

IV

re di
la

Spagna e
cugina

rinnovato 18 16 dalla regina Maria Isabella Francesca principessa di Portogallo, e moglie del re Ferdinando VII figlio della regina Maria Luisa Teresa che ancor viveva. Al di lei ritratto fu sostiquest'ordine
fu

nel

gennaio

sposò

sua

tuita
s.

sulla

decorazione

l'

e/ligie

di

Maria Luisa Teresa di, Parma, prima che fosse assunto al trono,
ciò che
la
si

Ferdinando HI, e
cifra

nel

rovescio

la

della

regina restauratrice,

efifettuò

nel

1789 per
il

con

l'iscrizione:

Reale ordine della

morte

del suo genitore Carlo IH.

regina

Maria
equestre.

Luisa.

La

regina

Maria Luisa appena
regnare,
atlari

MARIA LUISA ISABELLA,
dine

Or-

consorte cominciò a
gerì negli

s'in-

Questo

recente or-

dello stato,' prese

dine militare
tuito a'20

a

dirigerli,

non che a disporre a
cariche e delle

ed equestre fu istigiugno i833 nella Spade' servigi

suo

piacere delle

gna, in
alla

memoria

prestati

rendite della monarchia. L' ascen-

dente che prese poi sull'animo del real consorte l' indusse a porre
l'ammioistrazione in

mano

di

£m-

primogenita del re Ferdinando VII, ora regnante Maria Isabella II regina di Spagna. MARIA TERESA, Ordine eque-

8
stre.

MAR
Dopo
cl»e l'imperatrice regina

MAR
cessori

ne sarebbero

gran maestri.
conferisce che

Maria Teresa d'Austria, figlia dell'imperatore Carlo VI, per i generosi

Quest'ordine
in

non m

aiuti

de' suoi

sudditi

e

per

tanto,

premio di servigi militari solnon riguardandosi per con»

la

quelli de' suoi
alla

alleali,

pose termine

seguirlo

nobiltà de' natali
di

,

lunga

e
,

sanguinosa

guerra

ne

la

professione

fede,
la

e che pel trattato Aquisgrana conchiuso nel 174^» l'impero germanico respirò pace, essendo ella salita al contrastato trono insieme con Francesco 1 suo sposo, già granduca di Toscana,
di successione

anni di servigio, uè
delle persone.
rati
si

ne gli condizione

di

è

numero de'decoindeterminato, ammettendoIl

tutti
I

coloro

che
in

se

ne resero
divisi

degni.

cavalieri
,

sono

in in

tre classi

cioè

grancrocì,

si

applicò a far prosperare ne'suoi
le
arti,
le

commendatori, ed
plici.

in cavalieri
il

semquale

stati

lettere

e le scien-

Ciascun
sia nobile,

cavaliere

ze,

ed

a beneficare

tutte le classi
del-

non

de'sudditi.

Quindi assicuratasi
Francia,
Sassonia,

ascritto alla

nobiltà,

volendo deve essere in grado di

l'appoggio della

e fatte

cavaliere degli stati ereditari
stria;

d'Aula

entrare ne'suoi
la

progetti la Russia,
si

e

bramandosi, mediante
lui

Svezia

e la

volle

tassa di spedizione, a

e discendi

vendicare della
tolta
la

Prussia per averle
lo

denti

si

spedisce

il

diploma

Slesia,

che

produsse

la

cavaliere degli stati ereditari d'Au^
stria
.

famosa guerra de'sette anni, sostenuta da Federico II il Grande.
Diversi
prosperi
successi

L'

ordine
di
sei

conferisce

otto
fiorini
fiorini

annue
pei

pensioni

i5oo
di

onorarofra
ri-

grancroci,
la classe

800

no
i

le

armi

di

Maria Teresa,
dai collegati

quali la vittoria
il

commendatori_, e cento di 600 fiorini per la prima
per
dei

portata sotto
ral

comando
li

del gene-

divisione della

classe de' cavalieri,
di

giugno 1757; la pace segnata a' 16 febbraio 1763 in Hubertsburg, terminò la terribile contesa. L'imperatrice fino dal 1756, epoca dell'i ncominciaTuento della guerra dei
a Rollin
sette anni,

Daun

18

non che cento
la

100

fiorini

per

seconda

divisione de' medesimi.

formò il disegno di fonun ordine militare ed equestre, indi Io stabilì a' i3 maggio 1757, e lo mandò ad effetto dopo
dare
la

Le vedove dei cavalieri pensionati o non pensionati ottengono la metà della pensione, a seconda del grado portato dal loro defunto marito. La festa dell'ordine è ai i5
d'ottobre, in cui ricorre
s.

quella di
se-

Teresa

,

o

nella

domenica

guente.

La decorazione

dell'ordine

vittoria
il

di

Rollin, per

immor-

consiste in

talarne
tore

felice

evento. L'imperaI

tata in bianco alle
nel

una croce d'oro smaldue estremità;
vi

Francesco

fu solennemente

centro

è

lo

stemma
:

di

rivestito della dignità di

gran maeil

stro dell'ordine, che prese
della fondatrice. Gli statuti
cati

nome

pubbli-

1758, furono poscia corretti a' 1 2 dicembre 81o dall'imperatore d'Austria France1

a*i2

dicembre

sco

li

stabilendo che

i

di lui suc-

Fartimotto tudini, il quale trovasi pure sulla che sino medaglia de' grancroci dal 1765 vennero aggiunti dall'imperatore Giuseppe II, figlio della fondatrice. Nel rovescio la croce ha la cifra delle lettere iniziali di

casa d' Austria, col

,

MAR
MaVia Teresa, eircoiidate
gliirlaiida
di
dix

MAR
una
dalla

9
vi fe-

permanenza che poscia
i

alloro.

La

decorazio-

cero
villa

vescovi successori, fu quella

ne

si

porta appesa
dei
colori

ad un nastro
e
rosso.
,

listato

bianco

MARIAMIA
Mariamne
seconda
di
.

o Sede
nella

MARIAMME
vescovile
diocesi
di

il Vescovato , nome che tuttora ritiene. Dopo però che la Bastia divenne residenza de' go-

chiamata

della

vernatori della Corsica,
residenza in quella

i

vescovi
ia

Siria, sotto la

metropoli

Mariauensi nel iGyS stabilirono
città.

Apamea,
il

Anla

In

Machiesa

tiochia,

eretta nel

quinto

secolo.

riana vedesi ancora
antica cattedrale,

la

sua

Alessandro
te

Grande confermò
città

sovranità della
re

a Geralostracittà,

dedicata a

s.

magnifica e Pietro o Petreio vegià
città,
:

di

Ai ad.
Siria

La

al

dire

scovo e martire della

ed ora
in essa

del

Terzi,

traeva l'origine

sacra p. 102, dai macedoni, o dai
colla

ridotta in istato lagrimevole
il

vescovo prendeva possesso
Il

della
città

mariandini popoli confinanti
Bitinia,

sua dignità.

rimanente della

e

fu città fenicia,

grande
le

non è più che un mucchio
vine.

di ro-

e facoltosa,
sioni
vi

ma

peri per

incurvesco-

La sede

eretta nel secolo IV,

de'saraceni.

Ne furono

fu sulFraganea dell'arcivescovo di

Ge-

greci.

Paolo
hi

concilio di
sottoscrisse
di

che sottoscrisse al Calcedonia ; Magno che
lettera del

nova, e nel
sotto
Il
s.

XVI

le

fu unita Accia

Pio IV.

concilio

primo vescovo
eresse

di

Mariana fu

sua provincia all'imperatore Leola

Petreio martire, a cui
il

Ugo Co-

ne; Ciro che sottoscrisse
cia

lette-

lonna romano

ra de'vescovi della propria provin-

a

Giovanni di

Costantinopoli;
al

nominato tempio. Suo successore fu Catano o Catone, il quale sedeva nel 3i4,
ed
assistette
al

Eterio che assistette
Costantinopoli,
triarca
rieiis

concilio di
il

concilio

di Arles.

tenuto sotto
neh'

pa-

Leone personaggio cospicuo, degno
d'ogni lode, ebbe da
s.

Menna
Chris t.

anno 536. OH,
pag.

Gregorio

I

toni.

919.
alcuni

una
in
tri

epistola che

il

Vitale riporta,
al-

Ebbe ancora
vescovi latini,

questa

sede

sacra Corsica chronica. Gli
vescovi più meritevoli
di

medesimo
I

p.

come rilevasi dal Le Quien, t. HI, p.
mòri
nel

men-

zione
del

i45o, e Durando Sapelli francescano fu nominato in successore da Nicolò \^
194. Dionigi

MARIANA.
l'isola

Città vescovile
la

delsi-

di Corsica, presso

riva

sono: Lunergio o Aspergio Ottone Colonna conse; crato nel 11 18 dall'arcivescovo di Pisa; Ladio o Joaphus, che nel 1179 intervenne al concilio generale di Laterano III; gli successe

900

,

nistra

e la imboccatuia del

Golo.


si

il

suo

nome
il

al

cantone in cni

trova, e

cui capoluogo è Bor-

Opizo Corti nco nobile corso, fallo da Onorio 111 nel «219; fr. Vincenzo francescano del i33i; fr. Nicolò ligure

go. Dicesi che ripete la sua origi-

domenicano

del

i3t)6

;

ne dal console romano Mario, che vi dedusse una colonia romana.
Dcicchè fu rovinata dai mussulmani

Giovanni Ormessa del 1390; Gregorio Fieschi nobile genovese, fatto amministratore del

i433,

([uin-

d Africa,
villa

il

vescovo

si

ritirò in

una
,

di cardinale ed arcivescovo di

Gegela-

della

sua diocesi, a destra di
,

detto

fiume

sopra

uu

colle

e

Leonardo Fornari nobile uovese, che morendo nei 1482
nova
;

IO
sci^

MAR
una sommo per la riparazione sua chiesa. Meritano pure onofr.

MAR
ne
IT.

Gli successe nel

1297 BenBonial

di

venuto
facio

monaco
per
lo

cistcrciense.

i^vole ricordanza, re ed illustre in

Giulio de

Is-

IX

stato
la

deplorabile

sopo carmelitano, celebre predicatoerudizione,
fatto

della sede,

ne affidò

cura

ve-

scovo di Gravina Francesco Bonaccorsi.

vescovo nel

i494) c"' successe nel

Fr. Antonio

corso de' minori
di

seguente

anno Ottaviano o Ottavio

osservanti fu fatto vescovo

Ac>1

Fornari nobile genovese, chiaro per virtù, nominalo da Alessandro VI
chierico di cjimera e datario;
nel
s.

da Martino quale nel i ^1 1
cia
fr.

V
gli

nel

i4iB>

die a successore

morì
11

Anello o Agnello napoletano carIndi nel
fr.

i5oo

in

Roma,
in

e fu sepolto in

melitano, insigne teologo.

Agostino

magnifico avello.

[44

1

'o

divenne

il

corso

Al-

di lui

successore Gio. Rattisla Uso-

bertino de Casini domenicano,
l'Oli vensi

che

li,

dimare, non conosciuto dall' Ughelche intervenne nel i5i2 al
generale
di

vuole francescano. Girofatto

lamo Buccaureatus protonotario partecipante di Sanseverino,
nel

concilio

Laterano

V.
Ci-

Indi fu vescovo
bo.

Gio. Battista

i54'> vescovo da

Paolo
s.

IH, non
e
vice-

Nel i53i per sua rinunzia Clemente VII ne fece amministratore il cardinal Innocenzo Cibo, e nel medesimo anno gli sostituì il nipote Cesare Cibo, poi nel i54B traslato a Torino, per cui Paolo IH fece vescovo Ottaviano Cibo genovese

che canonico

di

Pietro
nel
fr.
1

datario. Giulio

III

553 nomi-

nò vescovo d'Accia
illustre

Agostino Sel-

vaggi nobile genovese,

domenicano

per dottrina e costumi, tras-

come

i

precedenti.
il

fece vescovo

Giulio III suo archìatro Bai-

Genova nel 1559. Pio IV i56o gli sostituì fr. Giulio Superchi mantovano dell' ordine car563 trasferì alla melitano, che nel
lato a

nel

r

duino Balduini; e nell'anno i554 deputf) amministratore il cardinal
Gio. Battista

sede Crapurlanense, intervenendo al
concilio di Trento.
tale

Finalmente dopo

Cicada

genovese

,

il

quale cetìelte la sede a Nicolò Cicada a' i3 settembre i56o, sotto
di
cui Pio IV unì Mariana la chiesa
in

ultimo vescovo. Pio IV dichiarò il suddetto Nicolò Cicada vescovo di Mariana, amministratore di
Accia, che unì in perpetuo a
riana.

perpetuo

a

Ma-

vescovile di
il

Ac-

cia (Fedi), laonde fu

primo verio

Morì Nicolò

scovo d' Accia

o

Acci e Mariana.
il

XI li

fece

nel 1570, e Gregovescovo di Mariana

Della sede d'Accia fu

primo
la

ve-

ed Accia
zo

Gio. Battista Centurioni

scovo Martino, che dopo
cagionata
dai
I

rovina
,

nobile genovese. Girolamo del Poz-

goti

alia
lo

città

s.

o

Pozzi della

Spezia

divenne
alla

Gregorio

nel
al

Sgi

Iraslatò a
si

vescovo nel
la

1599,
Bastia

sotto del quale

Sagona. Sino

900 non

trova-

chiesa

di

dedicata

no

altre

notizie sui vescovi d'Accia,

e Nicolò n' è

mo
lupi

il primo. Nominereper distinzione Imerio Gnarda-

Beala Vergine Assunta fu ampliata e restaurata, mediante ancora la

somma

lasciata

dal mentovalo ve^fel

francos<;ano

,

celebre

teologo

,

scovo Fornari.

eletto

vescovo di Accia
cui era

da
,

Gregoe inter-

XV

fece vescovo Giulio Pozzi,

1622 Gregorio morluogo
Imio-

rio

X

prediletto
al

to nel

1645. In suo

venne nel 1274

concilio di Lio-

ceuzo

X

pose sulla sede di Maria-

^ ,

MAR
na Gio. Agostino Marlìaiii genovefu consecrato in Roma, celebrò se
:

xMAR
le

ic
Accia.

diocesi di

Mariana ed

V.

Corsica.

il

sinodo, ed illustrò la diocesi col

MARIANA
suita,

Giovanni. Celebre ge-

suo zelo. Per sua cessione nel i656 divenne vescovo Carlo Fabiizio Giustiniani genovese; nel 1682 Agostino Fieschi nobile genovese teatino, dottore

nato in

Talavera diocesi

di

Toledo
cala
,

in Ispagna, studiò

ad

Ai-

ed
il

entrò

nella

società

nel

i554,
prese
gia,
la

all'età di diciassette anni.

ApIn-

ed egregio predicatorigli

greco, r ebraico
storia

,

la

teolo-

re

;

nel

1686 Gio. Carlo de Mari
1

sacra e profana.

nobile genovese, altro teatino, che

segnò a
a

Roma

ed a Parigi, e mori

nunziando nel
zo,

704, Clemente XI

surrogò Mario
Iraslato
nel

Emmanuele Duraz-

da Aleria, ed a questi T707 Andrea della Rocca noabbate
de' canonici

bile genovese,

li 17 febbraio 1624, docomposto diverse opere Hìstoria de rebus Hispanìae cioè ristampata nel 1788 colla continuazione del p. Emmanuele Mariana del-

Toledo
aver
:

po

regolari
ghelli
lìa

lateranensi.
i

Con

lui

V UItrr-

l'ordine della redenzione degli schiavi.

ed
la

suoi continuatori,

Scolii sulV antico e

nuovo Testa-

snera

t.

IV,

p.

999

e se^.^ terdi

mentOj
gis

Parigi

1620.

De

rege et re-

minano
si

serie de' vescovi

Ma-

riana ed Acci,. la cui continuazione
legge
nelle

annuali

Notizie di

Roma, XI a*

eh' è ia seguente.

3

luelio

1720

Aleria alle sedi di
in Corsica,
vese.

Clemente da Acci e Mariana
traslatò

che furono censurati dalla facoltà teologica di Parigi, quindi bruciati. Sette trattati storici e teologici stampati a Colonia ed a Lione nel 1609.
institutione, in

tre libri,

Più, un curioso trattato
misure,
1

sui

pesi

e

Agostino Saluzzi

genofece

Benedetto

XIV

nel

i

747

vescovo Domenico Saporiti genovese.

Toledo nel 599, ed altre opere. Fu ancora lodato pei commenti sulla Scritpubblicato in

traslatò

Clemente XIV nel 1772 vi da Sagona Angelo Edoarin

tura.

MARIANNE

(Marianen).

Città

do
cesi

Stefanini, nato
di

Bastia

dio-

con residenza vescovile nell'impero
del Brasile, provincia di
raes,

Mariana. Pio VI fece veMariana ed. Acci nel 1775» Francesco Cittadella della diocesi di Sagona, traslato da Nebbio ; nel 1782 Pietro Pineau Duverdier della diocesi d'Ageii ed a' 3o marzo 1789 Ignazio Francesco de Joannis Verclos d'Avignone, che fu l'ultimo vescovo; poiché il Papa Pio VII novembre nel concordato de' 29 1801 soppresse non solo le sedi vescovili di Mariana ed Accia o Acci, ma ancora quelle di Sagona, Nebbio, Aleria ed Aiaccio nella
scovo
di
;

Minas-Ge-

lunge quattro leghe da VillaRicca e cinquanta da Rio-Janeiro. Giace sulla riva destra di un piccolo affluente della Piranga. Piccola ma bella, le sue slcade sono
lastricate,

e

le

nuove case ben

fab-

bricate in pietra. Vi sono due piaze sette fontane pubbliche. Il palazzo vescovile e quello della citze
tà sono
belli

edifizi

;

la

cattedrale

è di una costruzione più

elegante

Corsica
di

,

solo

ripristinando

quella

Aiaccio, che quale unico
dell'isola,

vesco-

vo

sotto di lui passarono

Evvi un grandissimo seminario, molte chiese , vari conventi e l'ospedale. Il commercio è qui poco considerabile, quantunque la provincia è di un gran prodotto
che
solida.

, ,

,

Il
per
la

MAH
corona, inassìtito
di
[)er (.|iiai)to

MAR
della diocesi
di
s.

Salvatore

della
conci-

ricava dalle ricche miniete

d' oro.

Buja

;

e per sua

morte

nel

Conta più

7000

abitanti, la

magcittà

gior parte de* quali travaglia nelle

miniere del territorio. Questa
vanni

non era die un borgo, (piando Gio-

21 gennaio 184+ l'odierno monsignor Antonio Ferreira Viscoso, della congregazione di s. Vincenzo de Paoli, di Peniche patriarsloro de'

V

re di Portogallo essendosi

cato di

Lisbona, lettore in teologia,
di

ammogliato

con donna Marianna d'Austria, le diede il titolo di città in onore della sua sposa, ed ottenne nel in ^5 a' i5 dicembre dalla santa Sede, che l'erigesse in
vescovato.

già rettore e professore
nel seminario

hngue

d'Angra de

Reis.

Am-

bedue questi ultimi vescovi furono nominati dal regnante imperatore
Pietro
II.

La
vescovile
alla
in

chiesa cattedrale

è

dedicata

La sede
tuita
siere
il

dunque fu istida Benedetto XIV, col di vivasto territorio del vescovo
di

Beata Vergine Maria assunta cielo. 11 capitolo si cocnpone di
la

quattro dignità,
senza

prima
dieci

delle quali

del

Rio
il

Gennaro
s.

nello

stesso

è l'arcidiacono, di
le

canonici
e

Brasile ossia
te

Sebastiano, mediandella

prebende teologale
di

pe-

disposto

costituzione
il

nitenziaria,

altrettanti cappellani

Candor
Bull.
t.

lucis aelernae^ presso
II,

suo
Sal-

cantori, oltre altri

preti e chierici

p.

i53, e dichiarandola
s.

addetti al divino servigio. Nella cattedrale

sufFraganea dell'arcivescovo di

avvi

il

fonte
si

battesimale,

vatore nel Brasile, di cui lo è tuttora.
fr.

e la cura

d'anime

amuiinistra
Croce.

Per primo
s.

vescovo

dichiarò

da un sacerdote, venerandovisi una
reliquia del legno
della
ss.

Emmanuele

della Croce, trasla-

tandolo da
(lioecesisj

Lodovico del Mara4>.

L'episcopio
cattedrale,

è

poco

distante dalla

gnaiio, nato in

Eulalia

nullius

provincia di Portogallo, codalle annuali

me abbiamo
di

Notizie

Roma, che

riportano la seguente

ed è unito al seminario. non vi sono altre parrocchie, né monasteri con regolari; sonovi bensì delle confraternite ed
Nella città
ali re pie istituzioni.

sene de' vescovi di Marianne. Cle-

La

diocesi

com-

mente XIV nel 1773 fece secondo vescovo' Bartolomeo Emmanuele Mendes dos Reys, di Sercoza diocesi di Coimbra , trasferendolo da
Macao. Pio
nel

prende

la

più gran parte della pro-

vincia di

Minas Geraes

,

e perciò

contiene molti luoghi.

Ad

ogni nuo-

VI

preconizzò

vescovi,

vo vescovo le tasse ne' libri della camera apostolica ascendono a fiorini

1779

fr.

Domenico
di

dell'

Incar-

centosedici,

proporzionate

alle

nazione Pontevel domenicano di Santa rem

rendite della

mensa che sono
e

circa

diocesi

1797 fr. Cipriano di s. domenicano di Lisbona.
nel

Lisbona ; e nel Giuseppe Pio VI[
successore
fr.

duemila quattrocento scudi romani.

MARIANO
martiri.
Il

GIACOMO
lettore, di

(ss.),
il

primo era

se-

1819 dichiarò

condo
vita,

diacono,

ambedue

santa

Giuseppe della ss. Trinità minore riformato di Porto. Gregorio XVI successivamente elesse vescovi , nel
concistoro de' 17

e forse parenti.
si

Verso l'anno
provin-

259
cia

recarono insieme nella Nu-

midia, da qualche lontana
dell'Africa.

Carlo

Pereira

dicembre 1840, Freire de Moui a

Fervendo colà la persecuzione mossa dall'imperatore

MAR
Valeriano contro i cristiani, furono nireslali in un luogo chiamato Muguas, presso
alla

MAR
bosco.
al
11

i3 Tenne portato
nel

suo corpo

borgo

d'Evau o Esvaon,
i

città

di

Cirta, e

crudelmente torturati. Quindi furono rimessi in prigione con molti altri cristiani, dalla quale n' erano tratti ogni giorno alcuni per essere giustiziali. Nel numero di quelli che ricevettero per tal modo la corona del martirio furono Agapio e Secondino vescovi, i quali sono onorati

paese di Combrailles, ed da Dio operati alla sua

miracoli
fe-

tomba

cero istituire una festa in onore di lui. Nel martirologio d' Usuardo e
nel

romano

è menzionato
in alcuni
la

a'

19 di
breè in-

agosto;
viari
di

ma

antichi
festa

Bourges

sua

dicata a' 19 di settembre.

dalla
i

Chiesa

a*

29

d'aprile.

Vedendo
lorosi

magistrati che questi va-

Scoto. Fu chiamato secondo alcuni era scozzese, benché irlandese ; nacque
Scoto perchè
nel 1028, ed era parente del ven. Beda. Nel loSs recossi in Geri;nania, e
vestì
I

MARIANO

cristiani
la

erano fermi nel confede
,

fessare

loro

Giacomo numero

e

mandarono Mariano, con un gran
goa

l'abito religioso a

Co,

d'altri prigionieri, al

lonia nel
si

o58. Nel seguente anno
ivi

vernatore della provincia eh' era

ritirò

nell'abbazia di Fulda

Lambese. Soffersero assai durante il cammino, ch'era lungo e difficile; e come furono giunti, vennero tosto messi in prigione, ed ogni gior-

si

ordinò prete, poscia passò a Magonza, ove morì d'anni 58 in gran

riputazione, lasciando
dalla nascita di
al

una cronaca
Cristo
sino

Gesìi

no molli

di

loro erano

fatti

morire.

Finalmente schieratili tutti in una valle, furono derapitali. Questi santi consumarono il loro martirio nel 259 o 260, forse a' d'i 6 di maggio,
al

qual giorno Irovansi

i

loro

io83, che Dodechino abbate di s. Disibodo nella diocesi di Treveri continuò sino al 1200. Si attribuiscono a Mariano altre opere, come Caiciilalio de universali tempore. E annoveralo fra gli autori che
scrissero intorno
alla

nomi neir antico calendario
tagine;

di

Caril

favola
il

della

ma

gli

autori latini ed

papessa Giovanna^
to

ma

p.

Pagi

tal

martirologio
loro festa

romano

pongono

la

afferma che nella cronaca dello Sco-

mo

e

s.

a' 3o d'aprile. S. GiacoMariano sono protettori di

non

è fatto alcun cenno

ridicola invenzione. D'altronde Vi-

Gubbio, nel ducalo d'Urbino, e vuoisi che le loro reliquie sieno nella catttdiale di questa città.

gnole asserisce che se ne
ria

fa

memo-

qual voce popolare.

MARIANOPOLl,
Ber-

Marianopolis.
la

MAPilAlNO
ry.

(s.),

solitario nel

Sede vescovile dell'Eufrate sotto
cato di Antiochia, eretta nel
colo.

Fioriva nel sesto secolo, e
nella solitudine

me-

metropoli di Jerapoli, nel patriar-

nava

una

oscura. Egli

non

si

vita mollò nudriva che di

V

se-

Ne
s.

fu

vescovo

Cosimo,

pel

frutti selvaggi e del mele che trovava ne' boschi, ne si lasciava vedere die in certi tempi dell'anno. I\on essendo una volta comparso, com'era solito, fu cercalo per tutto,

quale
nia.

sottoscrisse al concilio

Stefano suo metropolitano di Calcedochrist.
t.

Orìens

II,

p.

95 1.
di

MARIE
me
si

(Tre). Sotto questo no-

s'intendono Ire persone
fa

cui

e finaluìente

fu

trovalo
in

sotto di

un albero

morto fondo ad un

menzione nel vangelo, cioè Maria Maddalena, Maria sorella di

i4
LazKaroj e
la

MAK
peccatrice di
sui

MAR
jVaim
piedi
il
,

bolo di marina y col quale
al

si

abna-

die sparse Tungueiito

di

braccia tutto quello che appartiene
servigio di

Gesù
seo.

Cristo presso

Simone

fari-

mare,

sia

per

la

Si

cerca

se

queste

sieno

tre

vigazione, sia per la costruzione delle
le

persone
teri.

diverse,

ovvero
in

se sia la

navi,

il

commercio marittimo e
si

stessa indicata sotto
11

diversi

carat-

forze marittime. Nautica
la

chia-

p.

Calmet
tal

zione

su

una dissertasoggetto, dopo aver
, i

ma

scienza e l'arte di navigare:
si

dalla navigazione

riportarono imgeografia, alla

esposte le diverse opinioni e le pro-

mensi vantaggi

alla

commentatori, i critici si sono appoggiali, conchiude col giudicare che la questione è ad un dipresso interminabile;
i

ve su cui

|3adri

storia, alle scienze, alle arti, al

com-

mercio ed

alle

concjuiste;

quindi

scuole di nautica e di navigazione

pure

egli

inclina

all'

opinione

di

quei che distinguono le tre Marie, e quando si sta al testo del vangelo, questa opinione

sembra

la

più

furono stabilite in vari stati d'Europa con felici successi. Anche gli italiani ebbero anticamente di tali scuole, come furono i primi sino secolo a formare carte naudal

XV
,

probabile.'

tiche
(s.),

fiorirono
nelle

perciò

scuole
città

di

MARINA
la

vergine. Fiori nel-

nautica

principali

ma-

stato

servendo a Dio nello monastico con straordinario fervore. Ella è rinomata nelle vite
Eitinia,

rittime d'Italia, e in alcune tuttora

de' padri

del deserto, per la sua umiltà e pazienza. Si colloca la siw morte verso la metà del secolo YIII. JVel i23o le sue reliquie fu-

Ammiraglio si appella il comandante o capitano generale delvocabolo che le armate di mare; vuoisi derivato dall'arabo amir o
fioriscono.
e/7»r,

che

significa

governatore

di

piovincia o generale d'esercito, per
cui vuoisi introdotto fra noi
i

rono trasportate da
a Venezia, dove
si

Costantinopoli

dopo
i

custodivano in
del

viaggi fatti

in

oriente.

I

saraceni

una
lei,

chiesa
la

intitolata

nome
altri

di

pei

primi chiamarono ammiragli
,

quale essendo stata tolta al

capitani delle loro flotte
di
essi
i

e

dopo

culto divino,
pli

come
città,

tanti

temdella

siciliani
s'

ed

i

genovesi. In

di

questa

in
,

tempo
le

Francia
nel
lo

dominazione
della santa

francese

reliquie

conoscere 1270. Gl'inglesi danno il tito-

incominciò

a

vicina parrocchiale di

vennero collocate nella s. Maria For-

mosa. Nel
nel

martirologio

romano
di

e
s.

di ammiraglio al comandante di qualunque flotta. Chiamasi ammiraglia la nave del comandante vestito

breviario

nuovo
si

di Parigi,

di questo titolo

:

ne' porti

la

Marina
gno.
della
a*

è nominata a' i8

giu-

nave ammiraglia è una vecchia nave,

A

Venezia
luglio.

celebra la festa

per lo più incapace di tenere
sta

il

traslazione

delle sue reliquie

mare. Essa

sempre
capitani

in

porto,
navi

17 di

tiene inalberato lo stendardo, chia-

o MARINERIA. Arte del marinaro. Si disse inoltre marina e marineria una moltitudine
di

MARINA

ma

a

bordo

i

delle
il

ch'entrano; dà alla sera
della ritirata col cannone,
il

segnale
e

rende

naviganti in armata^

e più redi altre nail

saluto alle navi straniere. Dicesi
l'uffizio

centemente sull'esempio
zioni
si

ammiragliato

o

il

luogo del

adottò

d«i

alcuni

foca-

tribunale dell'ammirali tà, cosi chia-

,

5

MAR
ruandosi
i

MAR
che handella
lire
la

1

diversi

uffizioli

marina
dai
flotte

francese
porti

,

che
in

fece

no

ispezione sugU affari

magreci

salpare

suoi
di

diverse
forza

rina.

epoche
gli

qualche

e

Tulli

antichi

scriltori
i

portata, e tentarono alcune
zioni marittime.

spedi-

e latini rappresentano
i

fenicii

come

Già

gl'italiani,
i

spei

primi e più celebri navigatori, e
loro destrezza
i

cialmente
pisani

i

veneziani,

genovesi,

della
te

in

quest' ar-

e gli
ai

amalfitani
articoli,
distinti

,

come
la

di-

fanno prova
sino dai

viaggi

da
essi

essi

ciamo
lungo
perizia

loro

si

erano da
loro

tentati
ai

tempi
giro

più

aulichi
fe-

tempo
nella
di

per
,

più remoti

lidi,
il

giacche

marineria
tutto
il

essendosi

cero più volte
l'Africa,

intorno
si

al-

impadroniti

traffico
,

maed

e da altra parte

spinsero

rittimo coU'Asia

e coli' Africa

fino al Baltico.
gli
ì

Pimio rappresentò antichi franchi o germani come
marineria
:

alcuni persino in lontane terre pres-

so

il

mar

Nero. Altresì

i

portoghesi,
si

popoli dell'Europa più esperti neli

e

ad esempio

loro gli spagnuoli,

l'arie della
li

loro vascel-

fatti di

molti pezzi di cuoio cuciti

erano pure segnalati con lontane navigazioni, e i primi avevano riconosciute tutte
scoperte
le coste dell'Africa,

insieme, o anche di vimini coperti
di

cuoio,
vele,

non avevano né
e
si

prora

nuove
delle

isole,

e

trovato
,

il

avanzavano soltanto a

passaggio

Indie orientali
all'estremità

gi-

forza di
fu assai

remi.

La

loro navigazione

rando intorno
frica;
i

dell'Adi

limitata

da princìpio,

ma

secondi colla scorta
1'

un

poco si arrischiarono ad intraprendere viaggi di più lungo corso, scorrendo le coste della Gallia e della Spagna, indi per lo stret-

poco

a

ingegno italiano,
stoforo

Colombo,
il

immortale Crispinte avevano le
1

loro navigazioni
e scoperto
cesi

sino nell'America,
fran-

nuovo mondo.

to

di

Gibilterra

penetrarono

nel

Mediterraneo. A* tempi dell'imperatore Giustiniano I i franchi s'im-

dopo Filippo VI di Valois lasciarono cadere la marina in uno stato di languore, che durò sino a
Francesco
I,
il

padronirono delia Provenza, di Marsiglia,

quale riuscì
di

a forva-

antica colonia de' focesi, e del
adiacente, per cui
i

mare una
scelli,

jflolta

i5o

grossi

mare

si

deduce

e di altri

6o

minori. In pro-

che verso l'anno SSg
possedessero

franchi già

gresso la marina
stabilita in forza

una specie di marina. Tutlavolta sembra che Clodoveo I
i

francese venne rida Enrico IV ; ma

intanto gli olandesi

e

gì' inglesi

si

e

suoi

discendenti

trascurassero

erano grandemente
l'arte

raffi^rzati
i

nel-

l'arte della

pare

navigazione, alla quale che Carlo Magno prestasse qualche attenzione. Fu però ne-

di

costruire
si

vascelli, e nella

marineria
te

erano
le

distinti

ardite
;

navigazioni
anzi

e

per molper alcune
pirati

gletta di

nuovo

tale arte

dopo

la

scoperte

imprese de'

sua morte, per cui nelle crociate i francesi furono costretti ricorrere
ai veneziani e genovesi, già possenti

e degli avventurieri risvegliarono in governi il gusto quelle nazioni e
della navigazione,

e lo studio d'in-

in marina, e

noleggiare

a
In

prezzo
seguito

enorme
s.

i

loro vascelli.

considerabilgrandire e fortificare mente la marina. Sotto il regno di

Luigi IX, Filippo

III,

e Filippo
stabi-

Luigi XIII

il

cardinal Richelieu
vascelli,

fece

IV

fecero grandi sforzi per

cQStiuire molti

fece espur-

,

.

I

ti

MAR
tulli
; i

MAR
for-

{^are
tificò

porti,

ed alcuni ne

diosi

e

continuati successi, osarono

poscia Luigi

XIV
quel

nel

suo
la

finalmente

passare

lo

stretto

in-

liin«o

e

luminoso regno
la

portò

oggi detto Gibilterra

(che

per

la

marina francese a
splendore che
pa.

grado di rese per qualche
tutta
la

sua celebrità, e per essere in
sesso degl'inglesi,
fine del

posin

descrivemmo

tempo formidabile n

l'Euro-

citato

articolo

Inghilterestesero
si

Ma

r Inghilterra,

Spagna e
flori-

ra), verso l'anno i2 5o avanti l'era
volgare, e le loro flotte
si

l'Olanda aveano una marina
dissima,

quando
in

la

Francia

solo

allora in tutto l'Oceano, e

spin-

possedeva alcuni
gi

vascelli, finche

Lui-

sero a destra e a sinistra di quello
stretto.

XIV
,

breve

tempo avendo

fallo costruire porti, arsenali e vascelli

quasi con

una specie d'in-

canto armò una

flotta considerabile,

L'esempio dei fenicii diede ben presto agli idumei, agli ebrei ed ai siri, l' idea di porre insieme e di munire dei necessari attrezzi
alcune flotte mercantili.
cra Scrittura
frequenti
si

che disputò agi' inglesi l' impero del mare, fece chinare la bandiera agli ammiragli spagnuoli e bombardò Algeri, ora in potere della Francia.
,

Nella

sadi
le

parla

sovente

viaggi

che
terra

facevano
d'Ofir
e

grandi
Tarsis,

flotte

del re

Salomone

neldi

In Europa V Inghilterra,
cia^ e la

la

Fran-

l'Africa,

nella

Russia

(f^edi)^

sono poin

tenze formidabili anche

mare
e per

per
le

le

loro

numerose
e

flotte

loro agguerrite

possenti

madi

probabilmente erano i fenicii che le conducevano, perchè gli ebrei non pare se ne occupassero. Il creatore della marina egiziana
si

ma

rine.

reputa generalmente Boccori, che

In

Itaha

si

diede
di

il

nome

nell'Egitto regnava
vanti
la

670

anni

a-

Flotta

anticamente

ad una combastimenti
di
di

nostra era. Sino a quell'e-

pagnia

o

unione
i

poca
co in
quali
le

la

marina

egizia

non

consi-

mercantili,

quali

navigavano
il

steva che in poche barche,

o andelle

conserva. Si diede poi
flotta,

nome

una
si

specie di zattere,

però abusivamente, anche ad una squadra o ad un'ar-

ma

faceva uso per costeggiare

rive del golfo arabico.
di

Neco

fi-

mata
tori

navale. I nostri antichi scrit-

glio

Boccori,

dopo

aver

fatto

non accennarono
flotte

giammai

le

costruire gran

poderose

d'Inghilterra, d'O-

spedi dalle rive del
flotta,
ni,

numero di vascelli, mar Rosso una
i

landa e di Portogallo, se non co-

che seguendo
il

di

lui

ordi-

me

portatrici

di

mercanzie.

Nel
si

fece

giro di tutta l'Africa,, e

dizionario francese delle
definisce la flotta

Orìgini

un numero conche navigano
traffico,
si

diterraneo per
le,

tornò in Egitto rientrando nel Mele colonne d'Ercoo
di

siderabile

di

vascelli

sia

per lo stretto

di

Cadice
questa

di conserva, tanto

pel
e

co-

o

Gibilterra.

Anche
dice

di

me
cui
Si

per

la

guerra;

dice che

impresa

però
i

si

che

furono

le flotte de'feaicii
si

faccia

sono le prime di menzione nella storia.
flotte

condottieri

fenicii,

e che fu

comtre

piuto quel giro nel periodo di
anni. Tucidide parla d'una
rabile battaglia navale, che

videro

successivamente
nella
nelle
Sicilia,

memosi

nella

Grecia,
e

nella

die-

Sardegna
fenicii

Gallie.

Ma

i

de 600 anni circa avanti
gare, tra

l'era vol-

incoraggiti

dai

loro

gran-

una

flotta

de' corinti

ed

MAR
nìtra

MAR
Corcira;
e

17

degli abitanti

di

cjiieslo

è

il

più
di

antico
cui
si

combatti-

mento navale
zione nella
di
ni

abbia men-

finalmente su quelle dell'Asia minore e della Cilicia contro Mitridate ed pirati. Avevano i romai

storia

greca.

L'ampia

pianma di Roma, detta ora prati Monte Testaccio, fu dai roma-

per difesa dei mari Adriatico e Tirreno o toscana parte del Medini

terraneo,

due

armate

marittime

chiamata Navalis regio, e JVayalia, dopo che vemie particolarmente destinata alla costruzione e custodia delle navi, ed all'approdo dal risalivano delle barche che mare il Tevere. La contiada prese

principalissime,
sentì

una

nel porto

Mi-

che serviva per tutto il ponente, mezzogiorno e tramontana, l'altra a Ravenna ohe serviva per tutto il levante, amfra

Baia e Ischina,

bedue
la

cosi ordinate

da Augusto. SerMiseno, per

da

ciò tal

nome

nel

IV
la

secolo

viva quella del porto

di

Roma,

forse

dopo
fu

riedifica-

Francia,

Spagna,
cui

Mauritiana,

zione della città l'anno

nuta, ed

allora

365 avvedato il nome
prossima sulpresso

Africa e per l'Egitto; quella di

Raassai

venna,

il

di

porto

era

di Navalis alla porta
la

riva sinistra

del Tevere

l'Aventino.
ta dai

La prima flotta spediromani nella prima guerra punica, era composta di 160 vele; quello però che sembra incredibile è ch'essi avevano impiegato
soli

ben munito, e capace di duecentocinquanta navi, serviva per l'Epiro, Ragusi, Macedonia, Acaia, Sicilia j

Cipro, Arcipelago,

Mare Mag-

giore, ed altre

Tenevano similmente i romani due altre armate minori, cioè una nel porto
provincie.

sessanta

giorni nel

tagliare

il

legname, e nel fabbricare tutti quei vascelli. Al tempo della seconda
guerra, punica,
i

al

dire

di

Plinio,

nella Gallia Warbonese nel Foro di Giulia, per cui possedevano ordinariamente in diversi luoghi quattro armate con-

d'Ostia, l'altra

romani spesero quaranta giorni per munire ed eqi.iipàggiare una
flotta,

siderabili,

oltre

quella

che

stava

nel

mare Maggiore
di

ossia sopra

Co-

e per abilitarla

a

scórrere

stantinopohj dov'era in quie' tempi

sul

mare.

Già

i

romani prima

delle

guerre, puniche, e nell'anno di

due Ro-

un porto capace cui a tempo di
mantenevano

cento navi, ia
istorico

Gioseffo

trentamila

soldati e

ma
la

lo d'

4' 6 avevano rovinato il porimpadronendosi del-

Amo

,

flotta

degli

anziati,

numerosa

di

venlidue vascelli; quindi seriamente
si

applicarono allo stabilimento

e al

governo della
le

loro

aiarina.

Laonde spedirono
merose su tutte
diterraneo, nella
frica

poscia flotte nucoste
del

Me-

Sicilia,

e

nell'A-

contro
nella

rono

spedii cartaginesi; ne Macedonia contro il re Fi-

lippo, e poscia

ancora contro Perseo;
gli

quaranta galere. Nei fiumi grossi ne avevano tre. I romani , come; meglio dicemmo a Corona , concedevano la corona navale d'oro a col.ui che pel primo fosse entrato armato nella nave nemica; la corona poi classica o rostrale si dava a quello che con vittoria avesse vinto in mare il nemico, come fu data a Marco Varrone ed a Marco Agrippa. Lduumviri o commissari di marina, furono creati
l'anno di

nell'Asia contro Antioco; sulle coste

Roma 5^i

:

era loro cu-

della-

Grecia contro
XLIII.

etolii;

ra di far costruire ed

equipaggia-

VOL.

Èobwvtwi

m^i
Ck

n

è

i8
re
le

MAR
navi.
Si

MAR
nelle
fc

dislingiirvnno

e coperte

cuoio,

si

dava

la

flotte

greche e romane due divergrandi e i se specie di vascelli,
i

forma d'una
pio,

navicella.
altri,

Da

princi-

dicono

non

adoperao
carri

piccoli; quelle
"vansì

dne
in

specie

divideIriretìrìi
,

vano che zatfeie

(veicoli

ancora

biremi,

piani di legni collegati insieme, che

quadrii'emi e

qiiinquìremi,
degli ordini
si

secondì
re-

vanno

nelle

acque come a nuoto),

do mi
se

il

numero
;

e dì rematori che vi

appli-

cavano
!e

Polibio pel primo descris-

piroghe (barchette de* selvaggi americani fatte dì un tronco d'albero scavato), o semplici barche.

nari de'romani, che in prinla

Le prime
se

rozze barche non erano
schifi

cipio abborrirono

marina.

Os-

non che
si

deboli e leggeri,
chiapiccole

servano alcuni, massime gli storici dell'antica marina, che per le na-

che

condiicevano a remi,
schifi
le

mandosi ora
barchette

più

da guerra si faceva usò piutremi che non di vele, e che all'opposto le navi mercantili o di trasporto, sì facevano viaggiare piuttosto a vele che non a
vi

tosto di

;

remi. Tra

le

flotte di

cui

si

fa
la

menzione

nella storia
dìcesi

moderna,

più celebre

quella

lippo II avea disposto

che Fidurante lo
Portogallo,

spazio di tré anni nel

per cui dal vascello o nave si scende a terra, appellate pure lancie. Alcuni affermano che le prime navicelle furono costrutte sul modello degli uccelli che teggonsi nuotare al disopra delle acque, é certamente si trova nelle barche in generale qualche idea di quella forma, perchè tutte presentano una convessità al disotto,
e

a Napoli e nella Sicilia, affine di detronizzare la regina Elisabetta;

una convessità
il

al disopia

,

che

tiene

luogo dello stomaco e deluccelli,

ma

benché nominata

V ìmdncihìle,
funesta sor-

l'addome degli
la

e

il

collo,

a suo luogo
te di essa,

dicemmo la e come andò

testa

e

il

becco
la

danno
parte

l'idea

a vuoto la

della

prora eh* è

dinanzi
co-

spedizione. Nei bassi tempi, massi-

della
la

nave, opposto di poppa eh'

me

ne'mari del Levante,
i

i

veneì

paite deretana delle
la

navi;
la

ziani,

pisani, gli amalfitani,

ge-

me
il

coda somministra

figura

novesi,

Spedirono

assai

numerose
celebri

e l'idea

flotte; e le

più grandi flotte o arsi

della poppa col timone, quale è quel' legno mobi-le, con
si

mate

navali, che

resero

cui

governa
degli

il

moto
Il

della nave,

ne* secoli

XV

e

XVI, furono per

e Serve di
dei

guida.

moto
l'

altresì

lo più formate o ingrossate da vascelli

piedi

uccelli

acquatici ha

delle potenze italiane.

Le barche più antiche, dicono
alcuni scrittori,

potuto facilmente fornir remi, che a somiglianza
de' palmipedi
si

idea dei
di

quelli

babilmente

se

non furono pronon che tronchi" di
forse

sono
che
di

fatti

più larInolin-

ghi ad una
tre
si

delle estremità.

albero scavati, o

ancoia

ta-

prefende
le

Dedalo

vole o tronchi d'albero galleggian-

ventasse

vele,

allorché

tentò di

su le quali gli uomini si affidarono alle onde. Sembra altresì che molte nazioni più antiche fati,

fuggire dall'isola
col

Greta,

e che

mezzo
la

di

quelle egli
di

attraverre

sasse
l'

flotta

Minosse
fecero

del-

cessero uso di

battelli

composti di

isola,

senza che ad alcuni riuscis.

verghe

flessibili,

alle quali colléga-

se

arrestarlo

Si

ancora

MAR
lìarclie

MAR
certi

19
grandi
piò

iH

luoio, e

le iisaiOTio

gnifìcai'e

ì

bastimenti

che

popoli dell' Indili, e Cesare

le

ordi-

hanno
di
vele,

tre alberi

con

ordini

a'suoi

soldati
I

nella

spedizione

per

trasportar

mercanzie
dello stato

d' Inghilterra.

babilonesi andavain barelle di euoio

o armati
e della

per servizio
questa
in

no per rEulVale
di figura rotonda.

guerra;

specie di

Di cuoio

e di otri

navi
grosse.

sono

chiamate
si

anche

navi

congiunti furono
àì

fabbricati de'ponle

Di mano
si

per trapassare
i

armate, e
i

gli

u-

navigazione
frequente,

che la eslese e diventò più
la

mano

sarono pure
ro
il

romani,

quali ebbe,

perfezionò
si

costru-

Collegio degli

ulriculari

che
le

zione delle navij

fecero

queste

che erano persone ponti con barche e
i

facevano
otri

di più grandi dimensioni,

è

fu

d'uodi

per serJN'oii

po

allora

di

maggiore
iin

mano

virsene ne'fìumi e nel mare.

opera, e di

artifizio

maggiore

conoscendosi chi
forse per
di

pel

primo abbia
riguardare
di

per muoverle e per guidarle.
si

Non
che
faci-

costruito navi, l>isogna
la

lardò a riconoscere

l'utilità

prima
stesso

l'arca
le

Noè,

trarre potevasi dal
litare

vento per
il

cui

Dio

indicò

dimenil

e rendere più veloce

corso
di

sioni

e diverse

proporzioni,

moimcrefos-

di

do

di

costruirla e di renderla

penetrabile alle acque. Si

può
orli

dere tuttavia che
sero già
viani, di

alcune
dagli

o antenne e delle vele alcuni sono di avviso, che il nautilio papiraalberi
:

ima nave, e si trovò valersene col mezzo degli

l'arte

praticale

antidilu-

ceo, detto dai naturalisti

perchè

Dio

ordinò

a

Noè
legni

ta argo,

fabbricare quella nave di

argonauanche nel Mediterraneo, abbia dato il primo
e

non

raro

levigati, di
re,

formarvi diverse camefa
risi

r idea

della

vela

applicabile

alle

con finestra e tetto: ciò

navi, poiché quel testaceo
fuori dal suo nicchio

manda
specie di

tenere che cognizioni edificatorie
conoscessero.

una

In progresso di teml'uso

po,

divenuto generale
lutti
i

delle

navi presso

popoli,

«e

ne

costruirono di varie sorti, di varie

o cartilagine o membrana, la quale gonfiata dal vento. Io trasporta rapidamente a grandissime distanze. Opinano alcuni che
vela
le
ti

grandezze e materie, e
costruzione
navale,

l'arte della

navi de'fenicii fossero somiglianin

straordinaria-

parte

alle

galee,

cioè
;

navifa-

mente
a

estesa

e ingrandita,

giunse

gassero a vela ed a remi

facendo

fabbricare moli galleggianti, sor-

uso delle prime se

il

vento era

prendenti

per

la

loro

grandez-

vorevole, e dei secondi durante le

za e solidità, e destinate fin anche agli usi di guerra. Sarà sempre oggetto di meraviglia^ il considerare,

calme e quando
trari.
I

i

venti erano con-

greci fecero progressi nel-

l'architettura

e

nella

costruzione
fece cola

come
in

su barche

si

tras-

navale,
struire'

portassero

Roma,

specialmente
straor-

dopo che Giasone una nave che per

sua

dall'Egitto, moli di

un peso

dinario,

tora

come gli ammiriamo.

obelischi che tut-

Nave è vocabolo che significa propriamente ogni legno da navigare, ma più spesso si usa a si-

grandezza e corredo superò tutte quelle che eransi fino allora vedute, all'oggetto di penetrare nella Colchide cogli argonauti, per la conquista del
ffreci

vello

d'oro.
vi

Presso

i

e

i

romani

furono

due

--

30
sorta di navi,
traflGco,

MAR
le

MAR
destinale al

Une

e riformò

totalmente,

cosicché

mercanzie, de* viveri e delle Iruppe, e quecbiamavansi navi da carico, ste, naves oncrariaej le altre alle soltanto alla guerra, o adoperate a queir uso, dicevansi lungae navesy naVi lunghe, e questo nome si perpetuò in Italia, e si mantenne anche ne' tempi di mezzo e sin quapassato secolo. Si pretende si al
al liaspoi^to delle /òhe presso
i

grado si venne dalle epoche più remole, e dalla costruzione navale de' tempi antichi, a quella che oia si adopera e si

a grado a

ammira.
stabi li la

Nel passato
tra diveree

secolo

si

è

nazioni
la

una
è

emulazione attiva per
costruzione de'vascelli,
risultato

migliore

dal

che

avessero realmente

romani queste navi un notabile pro-

lungamento, a disti-nzione delle altre la cui forma avvicina vasi alla rotonda o all'ovale. Le navi d'altronde erano aperte e senza punte; esse non ayeano neppure alla prora que'rostri di bronzo che qualificavano le navi da guerra, chiamati anco speroni, ed erano pur di ferro e di rame. Con nati guidale da remi e vele, benché ma e debolmente Jamenle costrutte munite, sì fecero tuttavia lunghissimi viaggi;
si spinsero
li,

che altre volte si sarebbe giudicato impossibile. Si narra che le antiche flotte de're sassoni erano tutte composte di scialuppe, ora battelli al servigio delle navi, mosse da remi ; che il celebre vascello di Enrico Vili, che passava in quei tempi per una delle meraviglie del mondo, sarebbe per noi appena un vascello di quarto ordine; che

un perfezionamento

una

delle

nostre

fregate
nell'antico

(

piccoli

tempo, ora sono vascelli da guerra alquanto minori di una nave da linea )
navilii

da remi

di

prima

forza e grandezza, supei

gl'italiani

navigatori

riore riuscirebbe a tutti
vascelli

migliori
fab-

sino alle Indie orienta-

dèir Inghilterra
a'

che

e gli scandinavi sino neirAmeri-

brica vansi

tempi
di

della

regina

ca* L'invenzione della bussola, della

Elisabetta; e finalmente che ciascu-

quale parlammo
fi

all'

articolo

Amal^

no

de'vascelli

74

cannoni

di

(Vedi) ed altrove, strumento che serve a indicare la tramontana, e per
a ritrovare i luoghi trova, e specialmente
il

tiuova costruzione, è di molto su-

periore a quello ch'erano
li

i

vascel-

conseguenza

di pi-imo ordine nel secolo
Il

XVI 1.
navi-

ove uno si a dirigere

nome

poi di Èattello
v.

corso delle

navi,

e

cello,

o piccola nave,

for^e fissai

quella poscia delle artiglierie

pornel-

tarono grandissimi cangiamenti
si

la costruzione navale, arrischiandocolta

che comunemente* si crede, e se ne fecero ancora con macchine meccaniche per
più antico di quello
diversi usi,

guida
i

dell'ago

calamitato

ma

la

più

celebre

e

o magnetico

navigatori

a

piìi

più

utile è quella

de' battelli a vaogj^i

lunghi viaggi, e renduto
necessario in appresso
il

essetìdosi

pore, motore divenuto

di

uso

rafforzare

universale: sono, pochi anni che a

grandemente
ci fossero di

i

vascelli,

onde capapesi
assai

Manchester
bastimenti

si

costruiscono
ferro
destinali

molti
alla
lo-

sostenere

di

maggiori, e l'urto de'colpi di can-

navigazione di lungo corso;
plicità,

la

none; quindi fiorendo le scienze, anche la marina

arti
si

e le

ro coslruziono è della massima seme molti

ri

uno

ne sono

i

vantag-

.

MAPl
gi.

MAR
teva in
plicate

21

L'rdea di applicare l'azione del

vapore
navi,

per fiir camminare ha dovuto nascere colle

delle
pri-

me

notizie dell'esistenza di

questa
il

po la non avendo pih trovato alcun prorimase didurante alcuni secoli Aggiungeremo a gloria del nome italiano, che il eh. Rambelli nelle sue Lettere intomo invenzioni e
menticata
scoperte italiane,
tettore, la sua scoperta

movimento due ruote apsui fianchi della nave. Domorte di Carlo V, il Garay

mirabile fòrza. Nel

i663
fece

mar-

chese dì Vorcester
l'idea

conoscere

madre della macchina a vaun modo però enigmatico. Quindi nel lySy Giovanni Ilulls di Londra pubblicò la descrizione di un battello a vapore per far
pore, in

a

p.

gS

e seg.,

rimorchiare
pei'

le

navi.

Inutilmente
si

moltissimi

anni

cercò
e

in

Francia,
Scozia
Ilullsj

neli' Inghilterra

nella
di

di

effettuare

i

disegni
utile

ma

bella ed

con-

parlando delle macchine a vapore, discorre del romano Giovanni Branca, che nel 1628 pubblicò in Roma un' opera, con la quale tentò dì applicare in grande la potenza espansiva del vapore a degli oggetti

quista era

ri serbata

al celebre

canico americano
della

Roberto
Lancastro
quale

mecFulton
tìellà

utili;
il

rati,

e del toscano Serafino Serquale verso il 1787 fu il
solo

contea
,

di
il

primo non

ad

immaginare,
ili

Pensil Vania

nel

i8o4

in
la

arricchire
cognizioni,

dimorando Parigi, Occupato ad Sua mente di titili

ma

eziandio a porre

corso sul-

l'Arno un battello a vapore, per cui si diminuisce la gloria di HuIIs

e protetto da Livingtou plenipotenziario degli Stati Uniti presso il governo di Francia, pro-

seguì

il Suo disegno d'impiegare la potenza prodigiosa del vapore ad agevolare la navigazione, con tutto

da cui era animato. il suo primo esperimento con un piccolo battello di cuoio sulla Senna, dopo di che ordinò in Inghilterra una gran macquell'ardore

non che di Giacomo Vatt che fu l'inventore delle macchine a vapore in Inghilterra nel 1796. L'America pose in opera per la prima questo ramo importante d'industria commerciale; l'Inghilterra prontamente imitò la sua rie dì Fulton,
vale d'oltremare, e la Francia

Nel

r8o5

fece

non
con
in

tardò a mettersi in relazione
esse.

In seguito

gli

altri

stati

un
i

all'Italia

adottarono

le

navi

e

china a vaporò, e recossi in
rica

Ame-

battelli a vapore.

Queste macchia
mari,
i

per far preparare
riceverla,

le

navi che
perfetta

dovevano
riuscita.

con
Volle

ne che navigano in lutti i e che affrontano egualmente
ti

venogni
facih

La Spagna

pure

ri-

e le tempeste, avvincono
il

gl'im-

vendicare l'onore
tato
i

di avere

invendi

peri e

mondo,

e

rendono
più

battelli a

vapore, poiché nel

giorno

le

comunicazioni

1543 Blasco
nave, propose

di

Garay capitano

Carlo V di far camminare yna nave senza remi e senza vele, ed essendo la prova
a
felicemente
riuscita

fu

generosacaldaia

mente
recchio

ricompensato.
consisteva
il

Quell' appa-

in

una

e più frequenti. Popola oggi il Mediterraneo e l'Adriatico una famiglia di battelli a vapore d'ogni forza e d* ogni dimensione, che tagliano le acque in tutti i sensi, s'incrociano, si passano da costa, e come due amici che s'incontra-

d'acqua bollente,

cui vapoi'C mct-

no

sullo stesso sentiero^

pur quasi

22
loro,

MA.R
una

MAR
mnno
tra rial.)
liitni^

YOgliano stendersi

quod
f/tti

est:

Praefcrtus

nava-

monile due legni a vele slutliano da lungi la loro direzione,
e

dicitur

Snngnri :

in trxlu

Ccncii §seq. exhihendo,
citur Dilungaris.

legit, (jni di-

come

più

si

avvicinano,

piti

si
i

Conjiciendum hiuc

afTalicano

ad

allontanarsi.

Anche

fiumi sono popolati da legni a va>
pore, ed il Tevere lo è pure. per provvidenza di Papa Gregorio XVI.

se,

romanos dilungnris laicos viros fuisquos et Navales dicerent, seu
". Neil'

navnlilms praesidentes

ordine

del canonico Benedetto, fiorito nei

Delle forze marittime, e delle cose
principali

riguardanti

la

marina
faccia-

che

primi anni del secolo XII, si legge il Papa nel giorno di Natale torin

delle principali

nazioni, ne

nando
la

cavalcala

dalla

ba.silica

mo

menzione

ai
ci

loro articoli, laon-

Liberiana
gari

ol patriarchio,

intorno ali

de qui solo

ni cenni sulla

permetteremo alcumarina pontificia. Incominciato il dominio tempo-

rale della Chiesa

romana nei primi anni del secolo Vili, in progresso
i

andavano dirundue prefetti navali, quali si denominavano anch'essi con bastoni nelle mani vestiti di piviale
processione
e
i i

come
del

i

giudici.

Nell'elezione

poi

Pontefici,

come

si

dice all'articolo

nuovo Papa,
dodici

nella cavalcata che
i

Milizie pontificie [Vedi), quali so-

avea luogo, seguivano
coi

bandoneri
,

vrani dovettero armarsi per difendere
le

stendardi
vestiti

rossi

i

due

armare il litoraper difendere le coste, massime dai
i

loro dominii, ed-

prefetti

navali

di

piviale,

poi

gli

scrinari e gli avvocati,

come
poscia

pirati e corsari,
chi.

e talvolta dai tur-

narra Cencio

Camerlengo

,

Neir849

s,

Leone IV
esercito,

si

portò

Onorio

III.

Nell'ordine

romano XII,
Ital. X.\\,\).

ad Ostia con un

e

con

presso Mabilloti,

Mus.

battaglia navale e terrestre

disper-

170,
terio
soldi.

praefecluf!

se l'armata de' saraceni, che volea-

tur Sangari^

navali, qui diciavevano per presbie

no saccheggiare
secolo

la

basiUca

vatica-

due

molequini

quattro
la

na, facendone molti prigionieri. Nel

Nell'anno

XI vedendo
i

Benedetto Vili
assalivano
i

nedizione di

1046 per Clemènte II,
III

be-

e coro-

che spesso
lidi

saraceni
della

nazione di Enrico
ratrice

e dell'impefu

dello

stato

Chiesa

,

nel
li

Agnese, questa

accome
Nelle

1016 radunato copioso
j>ortò

esercito,

pagnata dal prefètto
dal
secondicero

de' navali

attaccò ne* mari di Toscana, e
chi ordini

ri-

de' giudici.

compiuta vittoria. Negli antiromani sono spesso noi

descrizioni de' possessi de' l*api ab-

biamo:
valij

in quello del

i

i43

di

Ce-

minati

prefetti navali.

Il

Moretti,

lestino II v'intervenne praefecli

na^

De ritus dandi presbyterium, p. 2 1 7, parlando di quello che davasi ai
dilungari dai Papi, e consistente in
otto soldi, ecco
fetti

ed ebbe

il

presbiterio. In quel-

quanto dice
5,
lib.

sui pre-

navali.

»

Apud Luitprandum
3,

127 2 di Gregorio X, duo praefecti navales induti pluvialihus. In quello del i4o6 di Gregorio XII, praefecti dande navales duo in orlo del

Ticinensem, cap.
ìegalionis ad.

Histor.
Pliocani,
ille,

natissinw pracferuntur cultu, ut
telligas' eie.

in-

Nicephorum
ploas dicitur

Nel

i5i3

pel

possesso

Delongaristis

qui

di

navigantibus
(p.

praeeral

,

Chartaritis

praelntl

Leone X, ebbero il et alii omnes

presbiterio,

usqae

ad

98 Syllabi

advocator. cotiiisto-

pratfcclos navales

unum

ducatuui

,

MAR
cL

MAR
cavalca fa
pri-

23
di

unum

j'ulhimj

nella

e nel

fermo intendi mento
ai

far

iuceclerono

Uopo

il

sagiisla, e

guerra
stato,

turchi per toglier loro

Co-

ma
stiti

degli avvocali concistoriali, vedi

stantinopoli (Fedi),

da
le

essi
i

conquiprincipi
allestì

colla o camice e piviale al-

dopo aver

eccitato

l'apostolica, cioè

con

il

braccio drit-

cristiani

a prendere

armi,

to scoperto.

Apprendiamo
Costantino
segreto

dal eh. monsignor
già
di

un'armata navale di sedici galere che spedì nell'oriente contro i turchi, sotto
il

Borgia

cameriere

Gregoiio XVI e del regnante Pio IX, ora ponente di consulta , nelle sue
partecipante

cardinal Lodovico

comando del valoroso Scarampo Mezlegato aposto-

zarota, col titolo di
lico

e generale della crociata.

Coa
con-

importanti

Notizie

biografiche

del

questa flotta

fecero alcune
si

cardinal Stefano Borgia suo prozio, che facendo questi delle corse
nelle spiaggi e del

quiste sugli ottomani, e
le
isole

difesero

di Rodi, di Cipro, di
:

Mediterraneo

e
te-

tilene e di Scio

Miabbiamo una meCalisto
III

dell'Adriatico, avea raccolto

un

daglia colleffigie di
flotta in

ia

soro di cognizioni per un'opera che

mitra e piviale^ e nel

rovescio la
:

avrebbe dovuto veder la luce se la morie noi rapiva prima di porvi l'ultima mano e nel punto che
,

mare

coH'epigrafe

hoc vo-

VI DEO, e nell'esergo:

ut

fidei
.Il

hoIuÌ

STES PERDEIiEM ELEXlT ME.

slava per

divulgarla.
era
:

Il

titolo

di

quest' opera

Istòria

nautica

immedialo successore Pio II , ereditandone lo zelo per combattere
i

de domimi pontificii , in due «volumi il primo de' quali portava l'iscrizione La spiaggia deW Adria,
:

turchi e frenarne l'orgoglio,

si

por-

tò a

Mantova
cristiani,

{Fedi), vi tenne
tutti
i

un
la

generale congresso con
cipi

prin-

tico; e l'altro:

La

spiaggia del

Me-

e con essi
i

stabilì

diterraneo.

Queslo lavojo avrebbe servito d'immenso vantaggio in un argomento quanto rilevante, altrettanto poco conosciuto, poiché aveva raccolto dagli archivi di molte ciltà e. comuni ottocento documenti
inedili relativi alla
stali

crociala contro
cristiano.
le

nemici del

nome
Pio
II

Dopo
narrate

aver
al

fatto

cose

citato

articolo

Costantinopoli, nominò il suo pacardinal Nicolò Fortiguerri generale delle galere pontificie, che
rente
il

navigazione degli
dii

Papa avea

fatto
coli'

fabbricare

nel

pontificii.

Eugenio IV per
di

porto di Pisa
II

ordine

di

con-

fèndere

r

isola

E-odi

contro

maiidò alcune galere in soccorso , come narra il Rinaldi all'anno i434> ww^"- 20. Nicolò V per difendere Costantinopoli da Maometto II, armò dieci galere a
turchi, vi

durle ad Ancona, ove si portò Pio per sabre sulle navi ed in persona partire colla crociata, per ani-

mare in tal guisa tutto il mondo, è togliere ogni pretesto a quelli che
pretendessero di scusarsene.
so fu
il

Immen,

sue spese,

ma

vi
:

perirono colle ve-

concorso in
il

Ancona

per

nete ed aragonesi

ne avea

fatto co-

vedere

Il

mandante l'arcivescovo di Ragusi. primo Papa che propriamente ebbe la gloria di pone sul mare una flotta, fu Calisto 111 spagnuoEletto
egli

Papa
vale,

singoiar spettacolo d' un alla testa d'una crociata na-

il

quale fece incontrare

il

col-

legato doge veneto dalle sue galere

con cinque cardinali. che
lo colpì

Ma

la

morte

lo.

nell'anno

i45j»>

a'i4 agosto i4^4; ^^

a4

MAR
;

MAR
scrive
il

il cardinal impedì rcffeltuazione Hoderico Borgia nipote di Calisto HI, e poi anch' egli Pontefice Alessandro VI, aveva promesso per

Chioccarellò nel Calalof^o
car-

dtgli arcivescovi di TiapoU, p. 288.
11

Novacs narra invece che
perizia
lo

il

dinale fu celebi'o per
tare,

mili-

questa

crociata

una galera
spese.

tutta

fabbricata

a

sue

Giovanni

Simonetta, Ber. gest Francìsc. Sfor* tiae lib. XXX, presso il Muratori, Rer. ital script, t. XXI, col. 764,
lasciò scritto che Pio li non sarebbe mai andato in oriente, ma che da Brindisi sarebbe tornato in lloma. Cristoforo del Soldo, nella sua Storia di Brescia, presso il Muratori t. XX, col 900, afferma che Pio li partì per Ancona con

deputò lecontro gì' infedeli, concedendo indulgenza ai ciociati. Dice inoltre che la flotta si compose di centoquatlaonde
il

Papa

galo per comandar

la

flotta

tro galere, fra le quali diecìolto e-

rano della santa Sede,
neziani.
sul
lica

trenta

del

re di Napoli, e cinquanlasei dei ve-

Essendo
s.

le

galere pontificie

Tevere [J^cdi), vicino alla basidi

Paoloj Sisto
benedirle

IV dopo

la
vi

processione del Corpus Domini,
si
(

animo non
ra
ai

di portarsi a. far la guer-

portò a

solennemente
vi

turchi,

ma

per conquistar

nel Rituale

ronianum,

è quello

quella città che allettava
cie di

una
ai

spefio-

sulla

Benedictio novae nnvis),
sulla

libertà, e poi darla

tato
scrive

galera

capitana,
,

moncome

rentini,

come con

essi

e

col

duca

di Milano avea concordalo. L*

uno

e
te

l'altro
il

però smentisce chiaramene.

veridico

contemporaneo cardetto di Pavia
,

dinale

Ammannati

che

di

tutto fu testimonio oculare;

il cardinal epist. di Pavia 449- Con questa armata fu presa e saccheggiata Smirne. Sisto IV esentò Ferdinando re di Napoli dal tributo dovuto alla Chiesa romana per quel regno durante la sua vita,
.

Mayero,

siccome ancora Francesco Fi4elfo e quali per rampognale *i questo Pontefice, osarono di afferinare, che non conveniva a Pio II
l'essere

coU'obbligo di difendere con galere
le spiaggie

dello stato

ecclesiastico

dai corsari.

Altre

cose

fece

Sisto

IV

in favore del cristianesimo
si

per

comandante

di

questa

ar-

difenderlo dai turchi, e
di fare

propose
di ven-

inata, mentre,

commessi dicono,

non

un'armata marittima

data ai ministri della Chiesa quella spada, cioè la podestà delle

fu

ticinque galere, per unirla alla na-

poletana che dovea essere di quaranta
;

armi.
sa,

La qual

cosa quanto sia
il

fal-

a tale effetto spedì
il

a

Gel'ar-

tra gli altri lo dimostra

sul-

nova per legato
battista
Savelli,

cardinal

Giam-

lodalo cardinal* Borgia nelle Meni.
stor. di

perchè facesse
galere

Benevento^ par.
Sisto
i

Il,

p.

2 5,

mamento

navale, e per ottenere dal

e noi ih parecchi luoghi.

senato una squadra di

per
la

Anche
reprimere

IV molto

operò per

là ricupera di

Otranto. Siccome

formidabili progiessi dei

turchi; nel 1472 spedì legato contro gli ottomani
il

marina pontificia fli per lo più composta di galere, diremo qualche
cosa su questa specie di legni.

cardinal. Olivie-

ro Caraffa,
raglio
si

il

quale

come ammi-

Galea o galera fu
tine, dal

il

primo

de' ba-

condusse a combatterli con una flotta dì novantotto galere, sebbene con infelice successo, come

stimenti latini, o forniti di vele la-

quale derivavano
la

gli altri di

questa specie. Portava

galera ses-

MAR
santa remi per parte, fra mezzo ai
quali eiavi
cliiauiava

MAR
niente in Italia, di
lera,

25
mandare
i

in ga-

un

passaggio

,

die

si

cioè

condannare

malfattori

corsìa,

e serviva

di co-

municazione
ti.

dall' indietro al

davanfe-

lavoro forzato di remar nelle galee, portò che il nome di galea
al

Gli antichi scrittori italiani

passò a quella specie di pena o di

cero sovente menziono di galee di
corsari, di galere tunisine,
di

ga-

leoni

e di galee

sottili.

1

francesi

chiamarono galera un vascello a remi che avea ventìcinque o trenta banchi da ciascun lato, e (j.ualtro, cinque o sei rematori a ciascun banco. Alcuni ne fauno derivare il
fica

condanna, e galeotti o forzati furono chiamati i condannali a tal pena. La pena della galea fu pure in uso presso i greci , e -presso i romani il servizio delle triremi fu riservato agli schiavi. In Francia la pena di galea non è molto antica, ed incominciò verso la metà del
secolo

vocabolo dal ìaiìno galea che elmo, perchè dicesi chxj
la

signii

XVI.
e Giulio II che
istato
i

roel-

Di Alessandro VI
posero

mani ponessero

figura di

un

successori in

di

fi-

mo

su la prora delle loro triremi,
si

gurar nel
delle

mondo come

sovrani ansi

alle quali

nostre galee.
il

sono fatte succedere le Alcuni prelesero che

che potenti nelle armi, poco
loro forze
II

parla

marittime.

Bensì

vascello

degli argonauti,
se

ammiraglio della flotta chiamato Argo, fosdi

Giulio
vianiis

una specie
porti

galea, e fu la pri-

braio
par.
I,

pubblicò la bolla RoPontifex pacis^ de'24 febi5og, Bull. Rom. tom. Ili,
p. 3
1

ma
dai

"nave di (Quella forma che usci
della
la

o,

prohibilio

occUpan'

Grecia.

Scaligero

di bona
ris

naiifragantia in locis

ma-

dice,

prima trireme, ch'egli interpreta per una galea a tre piache
di

ebbe galere armate, e nell'anno 1021 orS. R. E.

Leone

X

ni

rematori, fu costruita a CoMarsiglia ebbe galee in
resero in Italia per
,

dinò
la

alle

galere
di

pontificie

di

u-

linto.

mare
loro

nirsi alla flotta

Carlo

V,

per

sino dai tempi di Carlo IV. Celebri
si

guerra di Lombardia. Nel i5i'2

le

fu eletto a successore Adriano VI>

ardite e gloriose imprese

massime
galee
s.

contro
fano,
valieri
i il

i

barbareschi,

le

to-

scane, quelle de* cavalieri di
le

Ste-

dimorante allora nella Spagna, che avutane notizia fece allestire delle radunò uà navi, nominò capitani
,

pisane, genovesi e

de' ca-

gerosolimitani.

In

appresso
la

veneziani ne accrebboo di molto

numero, ne variarono
la

forma
delle
i

ne fece generale il conte d. Ferdinando de Andrada. In questa congiuntura d. Ignigo Velasco e lammiraglio di Castiglia d. Freesercito, e

e la grandezza, e queste galee for-

derico esibirono
galere.

al

Papa quattro
la

marono
turchi.

forza

principale

Con gran

seguito fece

na,

armate navali adoperate
In Francia
offiziali
il

contro

vigazione dalla Spagna
e fermandovisi la

ad
si

Ostia

generale

codei

flotta,

Adriano
portò

mandante
grandi

delle galee era

uno

VI
a
s.

colla

corte e le milizie
in
nel

corona ; nel i528 era certo Pregeut di Bidoudella
.

Paolo per entrare Quando Clemente VII
recò
ili

Roma.
i533
si

se: Luigi

Xy

nei

1748
a

riunì

il

Marsiglia sulle galere fran-

corpo delle

galee

quello

della

cesi, all'uso de'

Papi antichi che nei
dalla

mariila. L'uso assai aulico, spccial-

viaggi

si

facevano precedere

:k6
ss.

MAE
Eucaristia j questa nella
tii

MAR
piiina
Inoltre
s.
l'

Pio

V

conferma

al le di

galera ol•diu^ che
lo
111

collocasse.

Pao-

Spagna

indulto concesso

da

Pio

nel

i545

islituV l'ordiue dei
[P't'di)^

IV, pel mantenimento delle galere
destinate alla guardia delle
piazze

cavalieri

Laiirctani

per didi

iendere dai corsari

Io «piaggio della

Marca d'Ancona e il Loreto: a Paolo III
ed equestre di in Ravenna, per
s.

gantuario
si

deve

pure
(Vedi)

marittime d' Italia. li di lui sue* cessore Gregorio XIII , all' ordine militare ed equestre de' ss. Mauri'

rereziotuì deirallro ordine militare

Giorgio
contro

la difesa delle spiag*
i

Lazzaro (Fedi)y impose l'obdue galere armate, ad ogni richiesta della marina ponzio e

bligo di fornire

gie dell' Adriatico

turchi.

tificia

;

e

per aver fortificato
ecclesiastico

il

li-

La maggior
s.

gloria del governo di

torale dello stato

per

Pio

V

fu la triplice alleanza
i

lui

couchiusa nel iSy

col re di

da Spa-

difenderlo dai corsari,
dalla zecca pontificia

fp

coniata

una medaglia.
purgato
lo

gna e
chi.

colla repubblica di Venezia,
11

Dopo

avere

Sisto

V

contro Selim

imperatore de' turflolta degli alleati

stato pontificio da' malviventi, affi-

La poderosa

ne di liberare dai corsari
gie

le spiag-

che vinse la strepitosa battaglia navale di Lepanto, avea dodici galere pontifìcie, oltre
cole e grandi,
altre

del

litorale

ecclesiastico,

fece

labbricare dieci galere

ben

corre-

navi pic-

date, e per dotarle stabilì colla co-

uomini,

di

con mille cinquecento cui era comandante gee luogotenente ge-

stituzione

nerale capitano

la quanta, de'23 gennaio r588, un armuo assegnamento di scudi centoduemila e- cinquecento,
ripartiti

nerale della léga d.

Marc' Antonio
gli

alle seguenti provincie sog-

Colonna, cui
in

il

Papa decretò

gette alla santa Sède, e persone

che

onori del trionfo nel suo

Ingresso

Roma
altri

[Fedi).

Ne parlammo anco
si

diremo. Marca, Romagna, Umbiia, Bologna e popolo romano, scudi
dodicimila per cadauno; altrettaiilo
le

in

luoghi, coiTve a Milìzia ed a
disse della
offerta
d' argento,
11

Colonna Fanìi^lìay ove
colonna rostrata
alla chiesa d'Araceli.

beneficiali

,

cattedrali

e

chiese

vescovili

ed

arcivescovili.

Patrimoscudi

Catena nella

nio scudi
(il

5874>

Campagna

Fila di
ci

s.
il

Pio F, a

p.

355

e seg.

diede

nome
si
:

delle galere e dei

26, Ancona e Fei :no snudi 1800 per ciascuna, Ascoli e Fano scu-

capitani che.

trovarono a tal coni*

di

12000 per
5ooo,

ciascuna, Benevento
di

battimento
tificie

quello delle galere pon-

scudi

sensali

Roma

scudi

eccolo.

Fano

capitana.

Vits.

toria,

Grifo4)a, Pisana,

Fiorenza,

Maria, S. Giovanni, iioprana, Padrona, Serena, Reina e Toscana. Si hanno tre medaglie pontilieie

35oo, ed oiIicio.de' revisori scudi 4ooo. Dipoi nel i^Hj istituì «una congregazione cardinalizia, chiamala
nasale, per presiedere alla fabbrica
delle galere e alla
cia,
al

marina

pontifi-

celebranti questa spedizione, in cui

s^

modo
del

detto nel vob

XVI,
gafran-

vede l'armata navale
tro
i

pn parala conguila

pag.

1^6
il

Dizionario.

Nominò

turchi, e la

medesima che

quindi prefetto delle pontificie
lere
cese,

data dall'angelo disperde
turca, in
ze; oltre ultra

flotta

cardinale

Ugo Verdala
Sisto

due diverse rappresentanmedaglia per
la

gran maestro dell'ordine
Inoltre

ge"el

detta

ros<j limita no.

V

alleanza,

tutte cou motti allusivi.

1590

fece legalo delle poutificic ga-

MAR
Jere
il
il

MAR
Pinelli
,

27
tratta

cardinal
si

Domenici

Pontefice. 4Sicilia

Si

darh

o

in

quale

distinse 'in

vigilanza, in-

trepidezza e valore, con
recchi legni turcheschi.
di
(jueste

aver

da-

to più d'una voltq la rolla

9 pai58t:J
,

A

nìeitioiia

cinque galere nel

furono coniate due medaglie ove si vedono in niare, una coli' epigrafe: FOELix PRAESIDIUM, l'altra col
l'iscrizione

o nello stalo ecclesiastico per grauQ che consinnano. 5-^ Si dail rìi un certo assegnamento di denaro, da pagarsi nel tempo che converrà. 6.° Si concederà che portino lo stendardo della Sede apostolica, ogni volta che non vadino in
corso.
tenersi
7."

Dovranno
in

le

dette

galc.-re
li

terra mari securitas.

11

bene

ordine

per

sei

Pontefice Gregorio
dichiarò
Sfondrali,
il

XJV
di
s.

del iSgo,

suo
di

nipote

marchese
Castel

Francesco Montafìò,

mesi di aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e settembre. 8.** Dovrà chi
le

comanderà
spiaggia

lasciarsi

spes-

governatore
possesso che
ì

Angelo

e

so vedere ne' mari della Chiesa per

generale delle galere pontificie. Nel
prese
i

difendere la
corsari, ed

lomana

dai

Leone XI
papali
,

nel

almeno

ne' n)esi di giulasciarsi

6o5, dopo
dei

camerieri segreti soscappelli
di

gno, luglio e agoslo

vedere
a
Ci-

tenitori

tra

due
lere

volte in delti mari ed
9.°

buon numero
il

cavalieri

cavalcò

vitavecchia.

Dovranno dette gadi

marchese Malaspina generale delgalere pontificie^ seguito dai ca-

ad ogni richiesta

Nostro Si-

le

porioni.

ÌSAV Istoria della sacra religione gerosolimitana di Dal Pozzo, t. I, p. 49^', si legge che Paolo nel iGo5, ad oggetto di accrescere le forze di tal benemerito ordine, e sgi avare a un tempo la camera

gnore essere pronte per servirlo dove comanderà, io." Che rivolendole sua Santità, si debhano riconsegnare, ben condizionate con ciur-

V

me

e munizioni,

nello slato e

mo-

do che si consegnano. 11 cardinal Cesi comunicò il progetto e con-

apostolica di glossa spesa, risolvette di

commendatore al i capitoli Mendes anjbasciatore tleila religiosegnò
il quale tosto li trasmise al ne gran maestro dell'ordine, e l'avvertì
,

ligione

commettere alla medesima reil governo e mantenimento
te proprie,

delle cinque galere pontificie, nella

di

molte cose essenziali per
le

la

di-

Torma ch'essa teneva
cui
il

me-

rezione dell'affare; e fra

altre,

diante alcuni patti e condiz/oni, per
cardinal Bartolomeo Cesi, con
la consulta di

che nel discorrere
la

col cardinale del-

quantità precisa circa l'assegnadel denaro, avendogli
la

alcune esperte
i

per-

mento
rito

asse-

sone, fece distendere
capitoli.
I."

dieci seguenti

che

spesa delle galere della

5i consegneranno cingli

religione
l'ai

ascendeva

un anno per

que galere con
artigliere
j)ontificia

schiavi,

forzati,

Irò

a dieciotto in venti nida scu-

(di quelle
se

della

marina

di

per ciascima, se n'era mostrato

ne parla a Milizia ) ed altre munizioni necessarie. 2." Si daranno ogni anno tutti i condannati in galera dello stalo
ecclesiastico
esse.

sorpreso.

E

che l'assegnamento do-

vendp essere sopra la camera apostolica avrebbe forse palilo delle
,

difficoltà

nelle esuzioni.

Fu

il

ne-

per

mantenimento
godono
sotto

di

gozio portato dal gran
consiglio,

3." Si

farà che abbiano tutte

e

si

maestro al deputarono tre com-

le

eseui^ioui

che

il

missari acciò col reggente della can-

a8
celici io

MAR
esani inassero e ponderassero
luto
lo

MAR
delle galere

Innocenzo

X

glie-

bene
alla

che conveniva fare. Però relazione loro, considerando
ciò

tolse

nell*

con un breve apostolico ultima sua infermità, indi
restituì

che

'il

governo

di delle galere

ben

glielo

prima

di

morire.

polea riuscire di gr?uido onore,
d' allrelUmlo

ma

all'ordine,

incomodo e aggravio non fn stimata l' olFerta

Innocenzo X fece presidente delle armi, come scrivono Cardella e Novaes, il chierico di camera Jaco-

né spediente, uè profìcua ^ per cui Paolo V rivocò il trattalo. Urbano VII! nel 1642, temendo qualche invasione dei collegati del duca di Parma nelle parli marittime dello slato ecclesiastico, richiese in suo
aiuto
le

po Fransoni,

indi

nel

iG54

'^

nominò
tezze

tesoriere

generale,
galere

colla

soprintendenza

delle

e for-

marittime dello stato, poscia
prefetto

anche
le

generale
Castel
s.

di

tutte

milizie

e

del

Angelo.
i

galere dell'ordine di Malta.
spirito di

Nella guerra di Candia che
neti

ve-

J'er lo

ncuUalità, l'ordi-

sostenevano

contro

i

turchi,

ne procurò
to fece
di

scusarsi, allegando quanClemente VII, che nel sacco
si

Innocenzo
le

X

prestò

soccorso colpontifica-

sue
e

galere.

Nel suo
fu

Roma

astenne invocai*

il

soc-

to,

nel

1646

ristampata la

corso
ranti

de' cavalieri, sebbene
in Viterbo,

dimo-

Relazione dflla corte di
cav.

Roma

del

per non comproturchi, aven-

Lunadoro. A pag.

29, del ge-

mellerli, e che Paolo III collegalo

nerale- delle galere di
si

sua Sanlìtàf
il

con Carlo

V

contro

i

legge: »

Sua
solito
gli

Santità dichiara

do

richiesto all'ordine che unisse le
le

generale delle

galee con suo breve,

sue alle galere pontifìcie, accettò
scuse perche
.

dandogli

il

giuramento, come
altri
otfiziali

coi

turchi

andavano

danno
giori

tutti

magdi

unite

le

galere di Francia.

Urbano

innanzi
,

a monsignor tesorie-

Vili non volle udire scuse, dichiarando non volersi servire delle galere contro
i

re

generale

con
al

provvisione

trecento

scudi

mese,

ù

soldo
Il

principi cristiani,
tre

Ort^

per dodici lancie
nerale
fa

spezzate.

ge-

de

la

religione inviò

galere a

un
,

luogotenente
e
gli

con
di

Civitavecchia.

èua

patente

fa

dare

Innocenzo

X

appena assunto

al

provvisione
e soldo e

cento

scudi al

mese,
di

pontificato nel i644> dichiarò il suo nipote Camillo Pamphilj gene*
rale deiresercito

razione per quattro lan-

cie spezzate.

Tutti

i

capitani
fanteria

papale,

il

quale
delie

galea,

il

capitano

di

e
del

fu

il

primo

ad
la

introdurre in Cifabbricazione
i

l'alfiere,

stanno

con

patente

vitavecchia
galere,

generale, colle solite

paghe

,

come

che pricua
e

Papi facevano
;

costruire in altri porti

quindi

lo

anche il comito reale (0 comandante della ciurma, soprintendente alle

creò
poi

cardinale

sopraiutendente
la

vele del tiaviglio), l'uditore

dello stato ecclesiastico, dignità che

e

il

notaro.

Ma
il

il

provveditore,
di

il

rinunziò per continuare

di-

pagatore e
stanno

padrone
di

galea vi

scendenza nella sua famiglia. Nfcl 1645 Innocenzo nominò gene-

con

patenti
,

monsignor
il

X

tesoriere generale

come ancora
speziale
;

rale

delle pouiifìcie

galere

il

prin-

nmnizioniere
altra
fìziali,

e

lo

ogni

cipe d. Nicolò

Ludovisi, marito di sua uipote d. Costanza; il genera»

persona,
soldati
,

come

cappellano, uf-

barbieri,

marinari,

j

.

.MAR
cornili,

MAR
millo
Rospigliosi,
il

29
Generale
di
s.

soUo-comiti, corniti di mezconsiglieri,

za nia, piloti,

dipendono

Chiesa (Vedi)^

quale
la

spiegò
del

lo
ss.

immediatamente dal generale, il quale non ha facoltà de jure di liberare uomini dalla catena, il che
si

stendardo
Crocefisso.

coli'

immagine
quella

A

Zante
a

squadra del
dell'ordine

Papa
la

si

unì

spetta di fare alla congregazione

gerosolim.itano di Malta, ed a queldi Francia, incedendo la Reale
pontificia in
a.

della

consulta,

ma

il

generale al-

cune volte lo fìi di fatto ".. La squadra navale creata da Sisto V
in

mezzo, quella francese
a
sinistra
la

dritta^

ed

uìaltese.

Civitavecchia,

la fiibbrica

delle

Nel possesso del
te

1670
al

di

galere incominciata in quella città

X

Altieri,

cavalcò in

Clemenmezzo al
fìglio

da Innocenzo

X, fu

seguita

dal

contestabile

ed
s.

proprio

bellissimo arsenale edificato dal suc'

Gaspare capitanò
fetto di Castel

generale

e preil

cessore Alessandro VII,

il

cui

pro-

Angelo,

prin-

spetto

si

vede

riportato in

una

cipe d.

Angelo
dal

Altieri

capilantu.t

medaglia per ciò coniala nel 1660, Navale CenlumceU. Nel i656 la regina di Svezia Cristina si portò da Roma a Marsicoir epigrafe
glia

generalis
seguiti

trìremium pontifidar uni ^
governatore di
d.

Roma.
il

Nel i68g pronipote
nerale

Alessandro VIII fece
galere
di

Marco Ottoboni gepontifìcie
s.

sulle galere

pontifìcie di

Ales-

delle

e

sandro

Vn. Questo Papa
i

soccorturchi,

governatore
nel

Castel

Angelo.

rendo

veneziani

contro

i

Divenuto Pontefice Innocenzo XII,

mandò

loro cinque galere pontifìcie,

1692 soppresse
pontifìcie galere.
il-

il

generalato

comandate con titolo di generale da fr. Giovanni Bichi priore gerosolimitano di Capua, le quah colla squadra di tal ordine si con.

delle

Anticamente
na, pontifìcia,

cardinal

Camer,

lengo (Fedi) presiedeva alla mari-

navigazione

sanità

giunsero nel canale di

Scio all'ar-

marittima, Porti e Consoli [Vedi)

mata- veneta. Nel i658 il Bichi, che comandava pure la squadra
de'cavàlieri gerosolimitani,
ziò dai
Italia.
si

ma.
le

sulla

marina

ebbe poi suboril

dinata giurisdizione

generale delsuccèsse
il

licen-

galere.
titolo

A
di

questi

veneti e

prese

la

volta di e con-

preiato
col

Tesoriere

generale

[Vedi)

Pervenuto
la

a Zante

prefetto o

siderando
tava

poca fama che riporspedizione di
la

sario

delia

marina.

commisClemente XI
messa
sul
pri-

da una

tanto

nell'anno

1706

concesse ai cavalieri
fregate

dispendio per
risolvè di
sola
di
s.-

camera
l'

apostolica,

di Malta, di far celebrare la sulle

tentare

impresa dell'iMaura, nido de'corsarij

loro

galere

e

mare
vilegio

nelle stesse navigazioni,

che con galeotte grosse infestavano mari e le spiaggie d'Italia ; ma simile sorpresa non riuscì il bramato esito. Continuando la guerra di Candia, Clemente IX tra i
i

che si diceva già concesso Pio IV e Innocenzo Vili Sisto IV avevano accordato ai me-

da

.

desimi cavalieri
portatili,

l'uso

degli

altari

quando
terra.

nelle loro

annue

soccorsi che diede ai
i

veneti conlio
loro la

navigazioni contro gl'infedeli giun-

turchi,

nel

1669 mandò
fiatello

gevano a

Sulle mésse nauti-

squadra delle galere

pontificie, co-

che o di navigazione vedasi

Messa.

mandata

dal

bali

fr.

Ca-

Noteremo che Benedetto

XIV

non

-

3o
solo

M AH
concesse
pel
ti*ntiato

1^1

A

R
da
lui

che nelle galere tlì Malfn si potesse celebmre la messa, ma t'gunl privilegio accordò allo galere pontificie nell'aprile i74''> col-

di pace

conchiupre
alla

so colle potenze africane,
giiulizievole
al

come
e

commercio

sicurezza de' suoi sudditi
l'Italia,

e di tutfa

Exponiy presso il suo p. 162. Fra le me«iaglio di Clemente XI ve i/è una ove si vede una flotta, allusiva ai* le pubbliche preci fatte da lui pel felice esito degli armamenti de'prin^ i.ipi cristiani. Inoltre Clemente XI nel 1709 mandò a difendere Malta d. Federico Colonna con galere e seicento uomini 5 e nel partire per
la costituzione

per l'ammissione accordatji
barbareschi ne* porli della
le

Jìullario

t.

I,

ai

legni

Toscana. Non essendo slate
doglianze
italiane
si

sue
ar-

attese

,

tutte le

potenze

tiH3varono
i

costrette

marsi contro
coniata una

Nel 1746 fu medaglia coli' epigrafe
pirati.

AUCTO TERRA con Nettuno
stra,
la

MARIOUE COMMERCIO
sul

,

carro

tratto

ckii

cavalli" marini, col tridente nella

de-

^Marsiglia la regina vedova di Polonia, la fece servire dalle galere
tìficie;

che in mezzo
dei
le

al

mare
,

felicita

pon»
in*
sei

navigazione

vascelli

onde

indi nel 17 i4 l'ambasciatore

celebrar

cure di Benedetto XIV.

di

Malta ottenne dal Papa che
per
la

-viasse

difesa

dell'isola
il

galere armate, per cui
conieri

cav. Fai»

ebbe Y incarico di reclutai* mille uomini, ed il comando di essi. Kel 17 16 il Papa spedì alcune compagnie di corazze per guardare dai turchi le spiaggie della mari* na, ed re di Spagna e Portogallo promisero validi soccorsi per mare contro il turco. Nel 1 719 parti per Napoli monsignor Vicentini, accora* pagnato da due galere pontificie. Quando Benedetto XII! nel 1727 ki recò a Benevento, per porto d'An%o passò a torre Paola, ove s'imbarcò in una feluca delle galere
i

di ClemenXIII col porto di Civitavecchia, Con nuove fabbriche e galere > l'alrappresentante il Papa che tra arriva a Civitavecchia ove nel mare si vedono le navi pontifite
,

Abbiamo due medaglie

cie.

Nell'anno

XIX

del

pontificato

di

Pio VI fu coniata una medaglia ove vedesi una flotta naufragare,

allusiva

a

quella francese spe-

dita contro gli stati della Chiesa, e
sconfìtta

dagli anglo-napoletani.

Nella Relazione della carie di Ro-

;n^del cav. Lunadoro, accresciuta dal
Zaccaria, edizione
si

romana

del i774>

dice che

un

prelato chierico
s.

di

camera era

prefetto di Castel

An-

pontificie

per

le

Paludi Pontine,
,

gelo, e soleva essere

approdando a Terracina dopo aver scampato il pericolo di due
corsari
di

rato commissario del

ancora dichiamare , dac-

barbareschi

che

tentarono

predarlo. Ritornando nel 1729 da Benevento, trovò a Terracina le galere pontificie, e con tre fé* luche si portò fino alle Case nuove.

ché Benedetto XIV al tesoriere tolse la cura sul medesimo, e perciò soprintendeva alle fortezze e alle torri delle spiaggie marittime, alle
navi
e
galere pontificie
,

regolate

daf comandanti, capitani
ziali

ed

nffi-

Le

scorrerie de' pirati
le

barbareschi
stato
eccle-

sopra

spiagge

dello

siastico,

costrinsero nel

1749
siìe

Be-

nedetto

XIV

a fare

le

rimoI,

da lui dipendenti. Il Villelti, Pratica della cuna romana, dell 'e dizionedi Roma i8i5, t. II, p. 197, tratta del consolato di Ancona in
c]ucslo

stranze air imperatore Francesco

modo»

I

mercanti d'Ancona

,

,

MAR
tra
di

MAR
ulteriore

3t

loro e con chiunque altro
la

appellazione.

Questa ap-

nelle cause concernenti

mercain
di

pellazione in

certe c<iuse

tura, COSI nella

prima, che
in

ul-

solamente in devolutivo, cioè
si

compete dove

teriore istanza,

vigore

una

tratta, di

CvSccuzione

d'istromenti

bolla dì Clemente Vili del

i594,

e dì

un suo breve
per
loro

del

i595, hantribunale
il

no

privato

consolato di quella città,

formato

da tre consoli che in ogni anno si mutano. Procede ancora privativamente nelle provvisioni da pren*
dei
si

pagamento di lettere di cambio, ed in qualunque altra materia, non eccedente gli scudi quaranta. Dai gixìdicatì dì dettò consolalo, non può ricorrersi se non all'uditore del Papa. Nel consolato
pubblici,
di

Civitavecchia
in

,

dice
si

il

Villetli

su quelle navi, che incontrar
il

che
si

sostanza

pratica

quanto

potessero
V.

perìcolo dì naufragare,
in

è detto per quello d'Ancona.

nelle cause

su ciò insorgenti,
zioni

qualunque modo come si ha dalle
e dichiaradel

p.

Nel medesimo libro del Villetti, 84, l^cl commif^sario del mare,

conferme, ampliazionì
di

questa

giurisdizione

o sìa prefetto di Castel s. A rìselo ^ Il tribunale si legge quanto Segue.
del commissario del

consolato,

emanate da Paolo V,
Vili,
de*

mare
più

richiede
specifica.

Gregorio
poi Pio

XV, Urbano
e Benedetto

Cle-

qualche
pra
le

Spiegazione

mente XII,

VI con breve
dichiarò

XIV. Di* 5 marzo
cause
lai:

Égli ha giurisdizione economica sotorri
le

e

fortezze

marittime,

1777

ed

ampliò questa
delle

e sopra

galere e navi pontificie.

privativa giurisdizione
mer.catura", di

Presiede inoltre al governo econo-

naufragi e di

limenti, contro
privilegiati

qualunque specie

di
i

mico ed il
vece
le

di di
la

Castel
lui

s.

Angelo

(Fedi)

^

uditore esercita in stia

e patentati.
certi

Tengono
della
si

giurisdizione contenziosa nel-

consoli

in

giórni

setti»

cause di

sua

pertinenza.

Sono
gli

mana
tano
altri

l'udienza ordinaria, è
le

tratcol*

isoggetti
fiziali,

a questo tribunale

uf-

cause avanti

di
si

loro
tiene

soldati

ed

altri

ministri delj

ristesse

metodo che

dagli
si

l'attuale servigio di

detto castello
gli

giudici ordinari.

E

se

trat-

come sono
tanti,

i

bombardieri e
nelle

aiu-

tasse di

mono un
legale.

qualche articolo legale assudottore dì legge pel volo Questi però lo promulga sen*
giudiziaria,

a

tenore delle
espresse

limitazioni

e

riforme
di

costituzioni

d'Innocenzo XII, e particolarnrente

za

servare tela

e

del

Benedetto XIV, come
Bull.
t.

si

legge

tutto strigiudizialmente. L'assessore

parti

concede anche per richiesta delle a loro spese , e la persona deputata in assessore può allegarsi
si

56, § 21, e delle successive ampliazionì espresse nel motu-proprio di Clemente XIII dei
nel
I,

p.

26 maggio 1762,
ditto

riportato

nell'e-

sospetta

dentro
giudici

sei

giorni

a

die

depiUationis.
vi

Nell'istesso
di

consolato
i

sono
'si

appellazioni,

pubblicato nel 1-763 dal pi efetto di Castello di quel tempo. Nel motu proprio si dispone che tutti
appartenenti al detto castelil

quali
to di

estraggono a sorte dal cel'unifeisità de'mercanti,

quelli
lo,

tutta

godessero

privilegio del

foro

ed anche

questi

all'opportunità as-

in

tutte le cause,

quali doveva
il

co-

sumono

l'assessore,
si

come

è detto:

noscere e decidere

detto prelato

allreltuuto

pratica

in

caso

di

prefetto, rimossa ogni appellazione,

Sa
purché non
i\'ì

MAR
sia

MAR
che i patentati

slato rinunziato al

privilegio, e prescrisse

camera del coraandanlc del brick s. Pietro era vi un quadro ad
Irò
.la

240 compresi i giubilati. Il commissariato (lei mare sotto il pontificato di Pio VI fu uniCastello
fossero
to- ni

olio rappresentante l'autorità

data

da

Gesìi

Cristo

al

principe degli
il

apostoli; e nell'altro legno

qua-

tesoriera lo;

posteriormente fu

nuovo separato, e nel detto anno 181 5 si esercitava provvisoriamente insieme col commissariato delle armi da monsignor Sanseverino chierico di camera e presidendi
te delle strade.
zi,

dro esprimeva la caduta di Saulo o conversione di s. Paolo. Nel ponPio VII la soprintentificato di denza sulla marina pontificia fu
al

data alla congregazione militare ed prelato assessore, essendone preil

Ci avverte
della
p.

il

Man-

sidente
to.

cardinal segretario di staI,

Dello stato

.città

e porto

Nel voi.

p.

333. della

Rac-

di Civitavecchia^
le

acque

la

4^, che in quelmarina pontifìcia avea

colta delle leggi di pubblica

ammiregola-

nistrazione , riportandosi

il

negli

ultimi anni del secolo passato

galere e fregate;

ma quando

poi

mento provvisorio di commercio emanato da Pio VII nel .1821 per
organo del cardinal Consalvi, a
p.

venne
"viglio

guerra di Francia, il napontificio composto ed equila

364

e seg. vi è

il

lil>.

Il

del
in

comquate de-

paggialo

di"

sudditi

pontificii,

fu

mercio marittimo diviso
tordici
gli ùltri
titoli,

preso dai
dire

fi-ancesi

e condotto nella
si

i."

Delle navi

spedizione di Egitto, per cui

può

bastimenti di mare. 2.° Del

che

finisse

allora

la

marina

sequestro, ossia esecuzione, e della

pontificia,

perchè il naviglio non più tornò, e le ciurme perirono. Pio VH, nella costituzione. Post
diuturnaSf
dispose che
privilegio
al

vendita de' bastimenti. 3.° Dei pro-

4° bastimento del capitano. 5." Dell'arrolamento e dei
prietari
.

^^
di

§

5

tit.

de jurisd.

tri-

salari

de* marinari

e

della

gente

bunal, civ.^ relativamente ai miHlari

d'equipaggio. 6."

Dei contratti

non godrebbero alcun
foro

noleggio o
e dei noli.
rico. 8."
di
sa.

locazione di bastimento,
7."

di

privativo

nelle

Delle polizze di ca-

cause civiJi, come avea disposto Benedetto XIV, ma dovranno solo

Del nolo. 9.° Dei contraili cambio marittimo ossia alla grosIO.*"

godere il privilegio di non poter andare soggetti ad alcuna esecuzione, senza che V exequatur sia
sottoscritto

Delle assicurazioni, cioè del

contratto di assicurazione, della sua

forma e del suo- oggetto; degli obblighi dell'assicuratore

dal loro

legittimo

su-

e

dell' assi1

periore;

ma

questo exequatur però
l'

^curato
le

,

e dell'abbandono.
12.°
3.**

1."

Del4."

non è
zione
si

necessario, qualora

esecu-

avarie.
1

Del getto e del coni

faccia sopra degli stabili. ^e\
in

tributo.

Della prescrizione,

1802 pervennero Civitavecchia due
l'uno
s.

detto porto di

brick
s.

nominati
Paolo, che
re-

Motivi d'inammissibilità di azione. Nel pontificato di Pio VII non
essendovi più
allora
di
le

Pietro, l'altro

galere

pontificie,
i

Napoleone primo console della

pubblica francese mandò in dono a Pio VII. Nella poppa era vi l'effigie

del Papa e degli apostoli con un motto a ciascuno allusivo. Den-

luoghi opera pubblica e per la galera furono destinati il Castel s. Angelo e Tedifizio fabbricato nel 1705 da Clemente XI per
e

successivamente
«1'

condanna per

MAR
ampliare
i

MAR
nWc
Tutti
i

33
la

granai dell' annona
il

forzati

o galeotti hanno

terme Diocleziane, Sebbene
criminale dislingua l'opera
ca dalla galera, ed
lino ai cinque

codice
pubbli-

catena eh* è

fermala

ad ambedue

infligga

quella

le gambe, del peso di circa libbre quattro e mezza ; quando mancano

anni, e

questa per

sedici

mesi

al

un maggior tempo ed a vita, ciò non pertanto in fatto le due pene sono una medesima cosa, tranne la lunghezzjt del tempo. Il bagno di Caste) s. Angelo può contenere 200
individui
i

essa
gliesi

si

toglie

termine della pena, da una gamba, e to-

ancor
soli

dall' altra

quando
I

re-

stano

tre

mesi

all'uscita.

conper-

dannati

in

vita

tengono

oltre la
gli

detta Catena altra che non

quello

alle

terme 5oo.

Le

altre galere dello slato o bagni

sono a Civitavecchia nella darsena, in Ancona, a Spoleto nella rocca, a Narni, a Porto d'Anzo ed a Terracina
;

altri

luoghi

di

detenzione
,

mette discostarsi dal loro luogo che quattro passi. -Nello slato pontiilcio il trattamento degl' infelici condannati è più umano che altrove', e molte sono le pratiche religiose che V. Carcesi esercitano nei bagni.
ri
si

sono in Imola, Paliano

ec.

Alle

DI

Roma, e Governatore,

in cui

terme sotto Leone XII v'erano state le donne condannate di s. Michele;
nell'anno
di

parla della visita graziosa de' carAll'articolo Milizia pontifi-

cerati.

i83i

fu aperta

la

casa
I

cia, oltre
ti

detenzione

per

gli

uomini.

forzati
cie di

sono

scortati

da una

spe-

molte notizie riguardanmarina papale, dicemmo pure come nel 1817 furono stabiliti
la

soldatesca detta guardaciur-

ne'porti di

Ancona

e Civitavecchia

n\e, ai

pubblici lavori della città

:

alcuni lavorano nei bagni, così negli

chiamati scorridore e guardacosie doganalij per vegliare
de* l^gni
sul

altri

luoghi di detenzione nello

contrabbando
Sotto Gregorio

de'

due

litorali.

slato pontificio.

E

regola di

man-

dare fuori a lavorare solo quelli che hanno una condanna sotto i dieci

1841 marina pontifìcia fece quella spedizione comandata dal capitano Anel
la

XVI

anni, e ritenere gli altri nel basicura custodia.
I

lessandro Cialdi,

di

cui

tenemmo

gno per più
sono

bagni

proposito all'articolo Egitto (Vedi)^

sorvegliati

e dai custodi.

dai capo custodi Ciascun bagno ha

1842 introdotti cole furono nel r opera dello stesso Cialdi nel Tevere,

un

ispettore.
la

che ha

luoghi di

Monsignor tesorieie suprema presidenza dei pena, ha fra le sue fala

come diremo

a quell'articolo,

cinque navigli a vapore, che il Papa onorò usare in breve tragitto. Allor-

coltà quella di diminuire
di tre

pena
pre-

ché poi nel maggio

i835

erasi re-

mesi, la quale usa

in

mio della buona condotta nel tempo della prigionia. I castighi che
si

cato a Civitavecchia, città e porto come quelle di Ancona e Terraci-

na da
di

lui

beneficale in tanti

moma-

adoperano sono

la

privazione del

(solo qui

ricorderemo

che ad

lavoro, la più stretta reclusione nel-

Ancona
rillimo,

fece erigere l'arsenale
il

camera di disciplina, le battiture, il pane ed acqua, e per le più gravi mancanze procedesi a forma di legge dal tribunale del Campila

e Terracina fece costruire il nuovo porlo e canale, da lui visitata come Ancona),
bastione

Gregoriano,
a

restaurò

la

fortezza;

doglio, cui è data

la

giurisdizione*

salì

sul ballello a vapore

il

Fraii-

VOL. XLUI.

3

,

34
Cesco
tana,

MAR
I
di

MAR
napolehaltcllo a

regia bandiera

non che suiraltio
ii

de ebbe, come abbiamo narrato ima marina militare molto più

Sully di regia bandiera francese; come ancora volle ascendere la golcUa pontifìcia il a. Pietro. In allro giorno il Papa s'imbarcò sul ballello a vapore il Mediterraneo dì regia bandiera fran-

vapore

numerosa di quella che ora esiste, dappoiché le circostanze di quelle epoche esigevano che a tutela delle

sue coste avesse
gli

il

modo
delle
le

di re-

spingere

attacchi

potenze
cose,

barbaresche; cambiate poi
il

cese,

comandato

dal capitano Uai-

per visitare le saline di Corneto: il capitano ne riportò testimonianze onorevoli, e poi rimise al Pontefice

mond,

due quadretti rapla

presentanti
ta

il

vapore, e

gita fat-

governo pontifìcio nella sua saviezza credendo bene di limitare le forze militari ni puro necessario ha ridottola sua marina militare a due soli legni da guerra, quanti sono puramente necessari pel decoro
della

con

esso.

Ritornando

Gregorio
in

sovranità, e quindi nell'ordi-

XVI

nel settembre

1842

Givi-

tavecchia per osservare le grandiose lavorazioni
le

da

lui

ordinate neldell'an-

fortificazioni

del porlo,

non che del lazzaretto, V ingrandimento oltre della città, montò sul brick pontificio il s. Pietro comandato dal capitano Reali. Questo legno era la mentovala goletta costruita nell'arscogliera,

temurale e

ne del giorno 29 dicembre i834 sé ne può vedere il dettaglio. I legni da guerra sono, il suddetto brick, chiamato s. Pietro^ ed una barca cannoniera, chiamata s. Benedctlo. Il quadro della marina militare pontifìcia nel

i834

^ riportato

nel voi. II della citata Raccolta di
tale

anno. Nel medesimo volume
la

vi

sono:
cia,

tariffa

del soldo

mensile
ponlifì-

senale di Civitavecchia, ed

il

re di

dei militari

della

marina

Sardegna lo fece ridurre a brick, condonandone al Papa una parte di spesa del lavoro. Il Papa a bordo
di tale legno usci dal

e la tariffa della ritenuta della

quota del soldo, che rilasciano i militari della marina allorché sono
in

porto, e vi
di

punizione. Nel voi.

I

del

i835

rientrò

dopo un tragUto

circa

riproducendosi l'ordine della segreteria
ni,

piacere.

cinque miglia, fatto con molto suo Rientrato in porto salì sul
il

per

gli

affari

di

stato inter-

in

seguito della definitiva condi un solo ministero due aziende del ramo sani-

vapore da guerra francese
te,

Dan-

centrazione
delle

comandalo ad interim dal primo tenente M.r Bardon: il santo Padre fu ricevuto con segni di vera divozione, donando a tale uffiziale una grossa medaglia d' oro,
medaglie di argento, all'equipaggio corone beneagli altri ufHziali

tario e

della polizia

de' porti,

si

parla delle

cure

del

governo
cassa

di-

rette a stabilire
sidio a
di
ti
;

una

di susinvali-

favore

de' marinari

delle regole sulle carte ed
ai

at-

relativamente

bastimenti dello
in corso;
il

dette e 5oo franchi. Quanto ai due brick regalati da Napoleone a Pio VII, uno dalla camera apostolica fu venduto

stato pontificio

che sono

delle disposizioni intorno

perso;

nale della, marina
requisiti

mercantile
di

dei

ad un genovese,

l'altro

occorrenti ai marinari per
le

venne

disfatto.

ottenere

lettere

comando;
di

Nei tempi trascorsi la santa Se-

della forinola

del

giuramento

MAR
h>(U'lfìi,

MAR
capitani o

^^
enumerali

(la

prestarsi dai

mi,
rie

portata e valore, nelle categodi

paioni
di
la

quando ricevono le lettere comando delle disposizioni sul;

gran corso sono

quattordici tra navi, brick, brigantini,

marina da pesca, e
agli

delle
officiali

pro-

pine competenti
rittimi.

ma-

ther.

polacche, scooncr, godette, cuIn quelle delle mentovale
i

qualità di legni, con più
cav.
coli,

trabac-

Angelo Galli computista generale della camera apoil

dì.

per lungo corso,
di

numero nopiccolo

vantatre. In quelle

ca-

stolica nel

1

840 pubblicò

gli

utilis-

botaggio, cioè trabaccoli,

pieicghi e

simi

Cenni economici

statistici stillo

paranze,

stato pontificio, e parlando a p.

5o

e

Per

la

pesca,

numero centoquarantotlo. come paranze, ba,

33o della marina pontificia, ne daremo un'indicazione. La marina potrebbe anzi dovrebbe essere un articolo importante pel commercio
pontificii, per due ragioperchè siamo fiancheggiati da due mari, cioè dal Mediterraneo, che oltre i porti di Civitavecchia e d'Anzio, ha per mezzo del fiume Tevere comunicazione diretta colla capitale, e mediante

ragozzi,

schiletti

sciabiche

e

ni-

chesse,

numero quattrocento
Nelle categorie
poi
sia

oltan
de' ter-

tono.
rieri
le,

ed

alibbi

,

o

burchiel-

de' sudditi
:

piate

e

barcaccie,

quallrocen-

ni

i.°

tonovantotto.

die nel Mediterraneo esistono legni di altre denominazioni, cioè sciabecchi, bonotato
vi,

Va

mistichi,

tarlane,

martigavi
e
il

e

lagheri.

Nell'Adriatico^
in

segnata-

mente

Ancona, ove

commerdei bri-

il

porto -canale

di

Badino serve
provincie
di

cio è più attivo, esistono

al

commercio
e

delle
di

gantini a vela quadra,
dei glossi

come pure
poppa qua-

Prosinone
esso viene

Velletri

(quanto
canale

Irabaccoli a

immensamente aumenporto e
lo

dra. Tulli questi legni però

tato
di

dal suddetto

sono compresi nelle quantità suddescritle.
In altro fatato dei legni
nel

ticolo);

diremo a quell'arche dopo portiil porto d'Ancona, e diversi canali lungo il litorale, comunica colla legazione dal Ponte Lagoscuro; 1" perchè abbiamo un commercio attivo e passivo di cirTerracina^
e dall'Adriatico,
ca venti milioni di scudi all'anno, e

marittimi

1838, nell'unico circondario del Mediterraneo, sono registrati , 22 per la navigazione a lungo corso, 17 pel piccolo cabotaggio, loG
per la pesca, 24 barche terriere ed alibbi. Nel primo circondario dell'Adriatico legni 2 per la navi-

questo segue quasi
la via

di
i

totalmente per mare. Nulladimeno pochi
al

gazione di lungo corso, 2 5 pel piccolo cabotaggio,
1

19 per
dell'

la

pescaj

sono
sa,

bastimenti nazionali in guipiccolo
si

237 barche

terriere ed alibbi.

Nel

che mancando pure

secondo circondario

Adriatico

cabotaggio,
e

anche questo
sardi
lo

clfet-

tua in gran parte dai
toscani
della
te
;

napoletani,
stesso

dicasi

pesca, che viene in gran pardagli esteri

legni 14 per la navigazione di gran corso, 49 P^^' quella di lungo corso, 38 per piccolo cabotaggio, IO per la pesca, i23 barche
terriere

esercitata
INello

con legni
nei
lito-

ed

alibbi.

Nel

terzo
la

cir-

esteri.

slato dimostrativo dei
esistenti

condario legni 20 per
zione di lungo corso,
colo

navigapel
la

legni
rali

marittimi

68

pic-

dello stato poulificio,

loro nu-

cabotaggio,

9.4^

per

pe-

-

,

36
8ca,
libbf.
1

MAR
14
barche
terriere

MAR
ed
a-

marina pescareccia, che ora
libem
ai

lasci.t

napoletani

la

pescagione

Nelle asservaztoni poi sullo
rina,
il
il

mache

in

tutta la spiaggia del Mediterradì

Iodato
di

scrittore

dice

neo, ed a quei

Chioggia

gran

ramo

dalia
terito

commercio costituito marina sì vede non poco pree negletto.

parte

di

quella

dell'Adriatico, e

specialmente dal

Po

al Cesenatico.

Dal bilancio di commercio quindi risulta , che fr«i ciò ch'entra e ciò che sorte abbia-

Ne

6i

mo
il

creda indilTerente questo rad' industria, perche si calcola

mo

un movimento

di circa

dieci

novB milioni di scudi, avuto a calcolo il contrabbando, e che questo viene e va nella massima parte per
la

di un milione di chiamò V attenzione di Leone XII. Monsignor Nicolai opinò, che l'ampliazione della ma-

pi'odolto più

scudi, per cui

rina potrebbe

cooperare

al

ripo-

via di

mare
il

;

quindi

il

prezzo

polamento
nie di
nel

delle

campagne
Il

sul

Mecolo-

di trasporlo delle merci che costi-

diterraneo, formandosi
pescatori.

delle

tuiscono

movimento, anche

ri-

eh.

Calindri
dello
rii

tenendolo ragguaglialamente ad un

Saggio

statistico

storico

ventesimo del valore^ suppone un traffico di circa un milione. Di questo

stato pontificio^ parlò di

quanto

non mollo
di

ài

partecipa

sull'A-

driatico,

menti
to

meno

ove pure esistono bastibandiera nazionale, e molsul Mediterraneo per la
stessi
:

quasi nullità de' bastimenti

non essendo
sogno, tutto

questi sufficienti al biil

tua dagli

esteri.

rimanente si effetDal riportato stato

guarda la marina pontificia, e mari lambenti lo stato, le cui acque Sono continuamente solcate da legni da guerra, mercantili pescarecci e da trasporto, a p. 87 e seg, e 648. Le leggi marittime, massime del commercio, nacquero dalle celebri
,

leggi Roditi formatesi

nell'isola di
si

emerge, che nella spiaggia del Me* diterraneo, lunga miglia i5'j, esistono 169 legni nazionali; ed in quella dell'Adriatico, lunga miglia 198, se ne veggono io65: s'in* tende à quell'epoca. Nell'Adriatico dunque allora esistevano proporzionatamente il quintuplo di quelli esistenti nel Mediterraneo j propor* zione che regge se si ha riguardo
tanto
ai
ai legni

Rodi
per

in

Asia, la quale tanto

di-

stinse pei
la

Suoi

Saggi

regolamenti,
nautiche,

perizia delle cose

e per la soggezione ai corsari, che

Secondo
zioni del
leggi,

Aulo

Gellio,

tutte le na-

mondo adottarono
si

queste
ai
il

dove non

opponevano

loro usi marittimi, e divennero

codice marittimo

del

mondo.

Ne

parla

il

Martinetti,

Codice de' doal ci-

mercantili,

quanto
spropor-

veri p.

44?^ ^^^ commercio marit-

pescarecci.

La grande

timOf al

modo che dicemmo

zione del commercio marittimo tra
le

tato articolo Consoli Pontifici r (ove

due spiagge si fa derivare dal non inclinare al commercio marit*
le

limo
cie

popolazioni

delle

Provin-

mediterranee, e dall'aria malsa-

na
gi

delle spiaggie, che allontana gli equipaggi nell'estate. Molti vantagsi

Sonovi notizie analoghe a questo argomento, e si dice che sogliono grado onorario ottenere qualche della marina pontificia dalla presidenza delle armi per mezzo della
segreteria di stato
),

riportando

le

avrebbero

se

si

dilatasse

la

opere

di

diversi

trattatisti,

coaie

MAH
pure
ed
ta sui

MAR
ammiragli
di

37

daveri

dfegM

altri

femeridi
di

magistrati navaR. Nelle Efletterarie di Rama &i trat-

varie

opere

riguardanti
p.

la

gravò il p. Menochio nelle Sluore par. IV, cent. 54In questo argomento si ha tra le altre opere: Sam. Frederico Wilqorsaro, lo

marina. In quelle del 1778,

De

/lire

naufragii, di

33^: Pietro Ra-

nucci,

Lucca 177B. In quelle del 177^, p. i3 e 2I^ Del sequestro dc^ bastimenti neutralij di M. Hul> ner, Genova 1778. In quelle del

1780, pag. 98 e log: Storia del commercio e della navigazione dal
principio del
stri,

mondo

a* giorni

no-

di

Michele de Jorio,

Napoli

1778. In quelle del 1785, pag. 86:

Quale

h stato l'influsso delle

leg-

gi marittime dei rodiani sulla

ma-

rina de" greci e dei romani, e quale

V

influsso della marina sulla potenza di questi due popoli, di Pa-

lembergio, Disput. de excursioni" bus maritimis. Sedani 171 1. Tractatus de eo quod justXim est circa excursiones maritimas, multis accessionibus auctus, Sedani 1728 e 1735. Conrado MoW'iOf De /ure pìratarum disputaiio, Traj. ad Rhenura 1737. Nella conclusione che dovette fare monsignor Andrea Malia Frattini come avvocato concistoriale, trattò questo argomento che pubblicò Colle stampe: Dissertatio ad legem I codicis de naviadafiis seu naucleriSj etc. Romae 1837. Eruditamente discorse dell'origine
della navigazione, e principalmente del suo commerciò e vantaggi im-

1784. In quelle del 17B5, p. 218: Delle assicurazioni marittime, di Baldasseroni, FirenOltre acquali abbiamo: ze 1786. Stanislao Bechi, Istoria dell'origine e progressi della nautica antica, Firenze 1785. Federico Otstorel,

Parigi

di

mensi che ne derivarono, non che que'principi ó nautici che di
éiisd
si

della

lesero benemeriti e celebri; navigazione de'fenicii, ebrei,
greci,

cartaginesi,
lativi

romani, e de'ree
leggi

magistrati

tone Menchenio, Bibliotheca

oiroil-

massimamente
dei collegi de*

dagli antichi

emanate romani;

rum

militia

aquae, ac
1734.

scriptis

Naupegariorum seu
lapidi in

lustrium, Lipsiaé

0.

Henr.
pe-

Navicularìorunt fabbricatóri di navi
(di cui
pitolino
si

Goezii, Dissertalio historicó litteraria de eruditis, qui vel dquis
rierunt, vel

hanno

Pesaro
cail

e Verona, essendovi nel

museo

divinitus

liberati jfue-

una
).

lapide

contenente
leggi

runt,
feri
,

Lubecae 1715. Joannes Schef-

catalogò d'un collegio dì navicellai
ostiensi

De
et

militia

TJrbsaliae

nautico
Si

navali veterum , i654. Scriptores de jure mariiimoj Halae l'j^ù.

Celebrò

le

e prov-

videnze emanate dai Papi
navigazione, incrementò é
rità

per

la

prospe-

ri

chiamarono poi corsali o corsanon solo ladroni del mare, ma anche quelli che avevano facoltà legittime di armare legni in corso,
i

del

commercio,

é

di questo

quelli

contro

i

nemici della santa fede e
e patti, che però con

del suo principe, e ciò sotto certe
leggi, ordini

che ne furono piò benemeriti, segnatamente Piò IV, Gregorio XIII, Sisto V, Clemente Vili, Clemente X, Clemente XI ^ Benedetto XIV, Pio VI, Piò VII é Gregorio

XVI,

del quale in «ingoiar
le

miglior vocabolo Sogliono chidmarsi

modo

giustamente ne rilevò

ma^

armatori.

Che

gli

antichi
la

non

si

gnanime

utilissime provvidenze.

vergognarono di fare

professione

MARINI

Carlo, Cardinale. Car-

38
Jo

MAR
Maiiiìi
in

MA
ma
i

ri

genoTCiC,

nulo

in

Roma: avendo destmalo Roncdello

Ruma
hili

occasione

che

suoi iiuvia^^Ji^io

XIV
colla

suo erede

fiduciario,
e
le

questi

genitori

facevano
di

il

dell'Italia,

dopo aver applicato
provincie

agli

massima prontezza ne adempì i voleri e
tenzioni.

religione

pie in-

hludi nell'università

Torino, e

scorse le

più celebri di
a

MARINO
fìziale

(s.),

martire.

Eva

ol-

Eui'opa,
e siccome

si

trasferì

Roma

pei

impiegarsi in servigio

della Chiesa,

a Cesarea in Palestina, ragguardevole per probità e per ricchezze.
di

abbondava di denaro, ebbe agio di comprare nel pontificato di Innocenzo XI un chierica*
to di camera,
allora

Avendo

chiesto

centurione

eh' era

vacante,

un posto un

suo competitore
eristiano.

accusollo d' esser

venale.

Nel

pontificato di Alessandro Vili comprò parimenti l'altro ufficio di uditore della camera, in cui fu lanciato per grazia speciale da Innocenzo XII, (juaudo abolendo la vendita degli impieghi restituì ai compratori le somme sborsale j>er
,

Chiamato dal governatore, detto Acheo, confessò Marino la sua fede perchè Acheo non il
;

accordò che tre ore da deliberare, se morire o abiurare la sua religione. Egli non ismentì la sua
gli

fede, e

fu

della testa.

condannato al taglio Ciò avvenne verso l'an-

Clemente XI dichiaratodi camera, poscia a'a9 maggio lyiS lo creò cardinale diacono di s. Maiia in AquiJ'acquisto.

lo suo

maestro

no 273. II martirologio romano ne fa menzione ai 3 di marzo.

MARINO
che lavorasse
ni

(s.),

diacono.

Dicevi
nella

da

muratore

ro,

divenendolo
ascrisse
alle

poi

di santa

Ma-

riedificazione delle
;

mura

di

Rimiconos.

ria in

Via Lata e primo diacono.
congregazioni dei
e regolari,

ma

avendo

Iddio

fatto

Lo

scere la sua santità, fu

da

Gau-

vescovi

dell'immunità,
de*
gli

denzio vescovo di Brescia ordinato
diacono. Ritiratosi in una capannuccia

della consulta, ed altre. Benedetto

XIII

colla
la

prefettura

riti

che coslrusse
sul

in

mezzo
a
sul

ai

bodieci

coufèrì

legazione

di

Ravenna,
lo

schi

monte

Titano,

provincia che resse con incorrotta
giustizia,

miglia da

Ri in ini, visse

parecchi
finire

per cui Clemente XII
altro
gli

anni da romito, e
del quarto secolo.
esso

mori
Sulla

confermò per
nedetto
di

triennio. Be-

cima

di

XIV

assegnò
nel

quella

monte
città

fu

poscia

fabbricata

Urbino, di cui prima di andaral

una
s.

che

prese

il

nome

del

ne

possesso, essendosi

1747
80, con-

santo, ed è la piccola repubblica di

per suo
tria,
vi

diporto condotto alla palasciò la

vita

d'anni

dopo
clavi

essere

stato presente ai

d'Innocenzo XIII,
e

XI II, Clemente XII,

Benedetto Benedetto
nel-

Marino {P^edi).]\\ si venerano con gran divozione le di lui reliquie è onorato anche a Pavia, a Riinialtre diocesi d'Itani e in molte lia, celebrandosi la sua festa a'4 ^i:

XIV

che coronò.
ss.

Fu

sepolt^j

seltembre.

la chiesa della

Annnuziata dei
li

MARINO

I,

Papa.
III

K

Martino
Marino
fiorì nel
1,

minori osservanti detta del Vastato. INel suo testamento lasciò centomila scudi da impiegarsi in usi
pii
,

e Madtiivo

Papi.

MAlUiNO,
pontificato di
s.

Cardinale.
s.

cardinale prete di

Sabina,

parie in

Genova

e parte

in

Gregorio llldel 73

-

r
x\

MAR
MARINO,
Cardinale.
sotto
s.

MAR
Marino de'ss, XII
Gregorio
si
s.

39
per

dirìgendola da

Roma ad Albano;
la

cardinale prete del titolo
postoli, viveva

dappoiché
questa città
stale

autecedeulemente
passava

strada po-

lli

eletto nel

781.
Cardinale. Maiino
di

dirigendosi

a

Vellctri, e di

MARINO,
fmva
Paolo
sto
la
I,

a Terraciua girando intorno alle

sottoscritto al concilio

pendici de' monti Lepini.

Un

proco-

tenuto nel 761, in
titolo di
8.

qUe-

fondo
circa,
colli

acquedotto di
vi

mirabile

modo: Marino umile
S.

prete del-

struzione, esteso

quasi tre miglia

R. C. del

Lorenzo

reca

principalmente dai

in

DamasQ.

Algidi quella abbondante co-

Cardinale. V. MarPapa. MARINO, Marinutn, Cìltà dello stato pontifìcio, comarca di Roma, diocesi del cardinal vescova suburbicario di Albano. Giace su amena collina, dodici miglia lunge da Roma, avente a mezzogiorno ed a settentrione due vaili, lo che rende più pregevole la salubrità dell'aria che vi si respira. Il suolo
Tiiro
11

MaRINO,

pia d'acqua potabile
linfeo

che

il

vasto
si

conserva

sotterra,

onde

alimentano le varie sue fonti, dopò di aver fatto di sé bella mostra nella

piazza in apposita fonivi

del territorio
la

è fertilissimo, e dalmisura censuaria del i833 è di rubbia 1933. Vi prosperano albee frutti d'ogni specie, vino
cereali,

pure attinta dalquelli che hanno veduto le nominate pròper la loro fondissime forme , struttura le ritengono opera degli antichi romani. Marino già feudo dell'antica e polente famiglia Frangipani, passò quindi in dominio di quella degli Orsini, e stabilmentana, venendo
la

popolazione.

Tutti

ri

gè»
orti

te nell' altra

romana e
,

nobilissima

«eroso,

non che

gli

casa Colonna
in cui

ed

versi rivi

ogni specie di erbaggi, pei did'acqua che vi scorrono,
territorio

che vi esercitò la giurisdizione baronale sino al 1816,
atteso
il

motuproprio

di

Nel medesimo cave di pietre
di

sono due

di

molto uso, cioè

Pio VII, il contestabile d. Filippo Colonna, a cui apparteneva il maggiorasco di detta
famiglia, rinunzio ai diritti feudali.
ci

peperino e di macigno, ed una sorgente di acqua minerale. Di
molli
opifizi di

Dopo

quindiil

carta,
si

ferro, ra-

anni che n'era

priva,

Papa

me

e cuoi che vi

ricordano, più

Gregorio
stiluì
il

XVI

non vi sono ora che vari mulini da grano, da olio, una fabbrica di sapone, ed altre fabbriche ne
accrescono
il

i83i gli regovernatore che tuttora
nel

vi

risiede.

Sempre
la

benefico

coi

marinesi, considerando quel glorio
so

traffico
si

industriale,

Pontefice

loro
alla

costante di-

tengono, l'una dal 10 al i3 giugno, detta di s. Baruaba, e l'altra dal io al 16 difiere
vi

Due

vozione e
lica,

fedéltìi

Sede apostoed

le affettuose

dimostrazioni so-

lenni

di

sincera

venerazione

cembre con molta affluenza specialmente di negozianti di tele e stoviglie. Tuttavolta Marino molto perde dopo che Pio VI diseccando le Paludi Pontine, riaprì la
via

attaccamento date alla sua sacra persona in molti incontri ; che Marino cospicua terra popolosa di occupa più di sei mila abitanti
l'antica

Appia per

andare

a

Napoli,

Firenlumj che fu illustre municipio romano, che vi fiorirono

4o
illustri
luiiili,

MAR
cheli suo soggiorno
air apostolo

MAR
s,

Barnaba protettore

è deiiziosu,
tlinlorni,

piacevole la sitiiuzìoiie

della città, grandlosQ edifizlo di ec-

posta in mezzo ad

ameni
di

e nolVili
di

cellente architettura, eretto dai fon-

dccoiuta

edifìzi,

chiese, case

religiose,

collegio, o-

spedale, e di altri particolaii pregi,
col

breve In more

institutoqne
,

inanorum

Ponlijìciim

Roemanalo ai
Raccolta
del

damenti con maestosa e regolare facciata dal cardinal Girolamo Colonna vescovo di Frascati, IV duca di Marino, il cui mausoleo è nell'interno con pregiati ornamenti
di scoltura,

3 luglio i835, presso
lìdie leggi, voi.
Il,

la
i

sebbene egli è sepolto

p.

i835,
al

nella basìlica Lateranense, secondo
il

Gregorio grado di

XVl
cìlià,

elevò

Marino
le

Cardella, e in detta chiesa al di-

con

donsuete

re del Piazza.

prerogative e privilegi.

sa giuspatronato

Dichiarò di Sua
lasciò

la

chie-

famiglia,

Tosta questa città soprft un ripia-

ed

in

morte

le

tutta

la

no della falda dipendente dalla cresta di Albalonga,in ùria purissima, donde si gode l'ampia veduta della canìpagna romana, è ben flibbricala. La strada del corso con regolari edifizi, anche del secolo XVI, la piazza ed il duomo sono degni,

sua ricca e sacra suppellettile. Qui noteremo , che il cardinale non
la

dotò di
del
le

entrate

,

ma

per

l*

e-

sercizio

divino

culto provvie che

dero
il

pie lascile de* marinesi, ed

ricavato delle sepolture;

le

nobili suppellettili di cui è
la

come

il

palazzo

baronale, di par-

fornita

ticolare

menzione.

La

vecchia

ter-

elargizioni
ti

ora provengono da del comune, e da di vochiesa
marinesi.

ra degli Orsini 6 de'Colonnesi con-

benefattori

Abbiamo

serva

gli

avanzi del

suo reciuto e

dal can.

Etnmanuele Lucidi, Me*

qualche torre rotonda del secolo XV, sulle quali ancora sono gli stemmi de* Colonnesi che lo innalzarono, come in quella piccola rotonda e
merlata, chiusa nella parte Inferio*
re

morie istoriche dell! Ariccia p. 228, che i primi fondamenti furono gettati a* io giugno 1640, e fu compita nel i65o: certo è che fu aperta nel 1662. Le sue campane

da piccole

case, e posta a

mail

hanno un
1747 no
la

bellissimo suono.

11

sot-

no manca quasi

sul cominciar la
si

terraneo è ampio e luminoso. Nel
casa
il

via del corso. Incontro

vede

«palazzo edificato con ornati di
saici tuttora visibili, dal cardinal

moCa-

patrona, fece

Colonna, che ne è nuovo coro d'inverstalli

pel capitolo, con

di

noce

stagna, poscia nel

i

^90 Papa Urbano

all'intorno, e nobile

altare di

mar-

VII.

il

corso in una piazza, in

mo

mezzo

alla

quale eia memorata fon-

tana decorata da una colonna da quattro turchi o mori di marmo,
colle

e da ultimo il principe d. ì Aspreno fece rinnovare il pavimento* Il quadro deiraltare maggiore^
tolare,

rappresentante

il

santo

ti-

mani avvinte
de' Colonnesi
,

di

dietro, stem-

ma

sebbene costruico*

è di scuola guercinesca, distinguendosi per la forza del coe del chiaro scuro- Sull'al-

ta nel

i632 a
il

tutte spese del

lorito

mune,

quale

pure ha

sempre

tare della crociera poi a
nistra di

mano

si-

spurgato e mantenuto l'acquedotto.

chi entra

é

un quadrò

La

chiesa principale abbazialtì col*
e

del Guercìno stesso^ rappresentante
il

jegiata

parrocchiale

è

dedicala

martirio di

s,

Bartolomeo apQ%

]yiAR
slolo,
pìtlui*^ ^i

VAR
merito prinnassinuì
Chiesa, (fella
fs.

4i
Trinità,
della

gran

gliiai^ e di

gran

pastO)>ìtì!i

congregazione
gante fabbrica
gio,

de* dottrinari,

Elenella

nelle figure dei ^anto,

ma

pregiualta-r

con

annesso colle-

dicata dal restauri,

Nell'altrq
èì

eretta

nel secolo

XVIIj

ve

della

prociera

venera

un

quale
lari

furono
tal

introdotti
i

nel prin-

antico Crocefisso.
fregiata

Questa chiesa è

cipio di

secolo

chierici

rego-

un capitolo con obbaie mitrato, il quale gode il pridi
vilegio di pontificare nelle feste di

minori dal contestabile Fabrizio Colonna, perchè servissero di
aiuto spirituale e d' istruzione agli
abitanti
;

prima classe, ed ha la cura d'anime. I canonici sono dodici, ed i beneficiati sei, con l'obbligo dell'ufficiatura
I

ma

la

prima
quanto

fondazione

fu opera del sacerdote Pietro Gini,
il

quale
delti
si

lasciò
religiosi.

possedeva

quotidiana alternativa.
l'onorificenza d'in-

ai

Sull'altare

mag-

canonici

hanno

dossare

la cappa magna. Il Piazza, Gerarchia cardinalizia pag. 297, stampata neliyoS, dice che allora i canonici erano sei, e che la prima dignità dell'arciprete nella cura di anime avea due coadiutori perpetui, per le due parrocchie soppresse ed unite alla collegiata ; e che Urbano Vili, il quale eresse

venera per quadro la ss. Trinità, meraviglioso dipinto di Guido Reni, che il Bellori stima il suo miglior lavoro, non così il
giore

Nibby, fatto
vote
istanze

genialmente con pia
soddisfare le didel

applicazione, per

detto

sacerdote

compenso di pochi barili di vino, come si ha per tradizione; quindi il sacerdote lo donò
Gini, pel solo
ai

la

chiesa in collegiata nel i643, pri-

chierici regolari

minori.

Il

di-

ma
la

che fosse compito

l'edifizio,

col-

pinto

rappresenta

il

Padre Eterno

costituzione,

cloruni, accordò all'abbate la

Excelsa merita sancappa
concesse all'ab-

magna, ed
le.

ai

canonici l'abito cora-

che tiene sulle ginocchia il Figlio immolato, e nel petto lo Spirito Santo fiammeggiante. Narra il Piazza

Benedetto bate l'uso de'
nonici
il
,

XIV

come
pella*

fu
il

ivi
ss.

collocato in bella cap-

pontificali,

ed

ai

ca-

Crocefisso

miracolosis-

rocchetto
di

e

la

mozzelta
conserva

piionaz/a

che se ne

simo, il quale prima rilrovavasi in una nicchia cavata nel masso
di
le

memoria in marmo nel coro, che il Papa vide nel 174^- Leone XII
poi
insigui
i

canonici della cappa

peperino nella via del Fontanipoco distante dalla città. Operando la sacra immagine molti prodigi, e

maglia, con

breve
si

dei

12 agosto
di

fra
i

gli

altri

di

aver fatto

1828,

ove

legge

Marino

rompere
gliere dal

ceppi

due

volte,

ad uno

quest'elogio:

Ob

eoruni in adversis
vicissìludì^
et

calunniato di delitto, volendosi to-

rt'troactorum teniporuni

luogo oscuro, e riporla

nibus erga
^lolicani

ipswn

Sedem apo-

nella

chiesa, a'i4 giugno
la

1687

se

ac devotioneni. Finalmente Gregorio XVI nel 1843 con breve de' 17
fidelitateiii

probatant

ne
si,

fece

traslazione con solenne

processione per opera dei Colonnee coll'intervento dei cardinali

Co-

novembre concesse alTabbale
nonici

e ca-

r uso

del
altre

(iollaré

di Seta
le

paonazza.
seguenti,

Le

chiese sono

lonna e Santacroce, della famiglia Colonna, di altri personaggi ronmni, di tutta la popolazione maìiuèsCf

onde immenso fu

il

concorso


del popolo. nel
Il

MAR
Papa Gregorio
l;i

MAR
XVI
collegiosi, benefattori,

e chiari in lette-

i835 donò
città,

chiesa ed
i

il

re ed esemplarità di
rio Boezio,
rinese,

vita:

Grego-

gballa

collocandovi

Dottrina'
locale
fe-

Agostino Ronacci

ma-

ri (f^edì)y jicciò nel

medesimo
lodevole e

aprissero

un
Il

collegio,

siccome

ed Agostino Usardi romano. Siccome al modo che dicemmo
Confraternite (Fedi)^ di

cero con successo
taggioso.

van-

all'articolo

ed abbellì,
lìce

comune lo ingrandì ed a memoria del seeresse al Ponteiscrizioni:

queste in

Roma
altre,

la

prima fu quella
la quale furono che la romana

del Gonfalone,

dopo
e

gnalato benefìzio

fondate
derivi

le

due marmoree
destinato

ven*

e sia

stata eretta

dopo

la

ne
del
retti.

per
d.

primo
san

rettore

marinese,

come

scrive

il

Piazza, e

medesimo
Chiesa

Raimondo Cesa»

Domenico^ domenicane detdelle monache monastero erette gavotte, con to con bolla di Clemente X, degli 8 maggio. 1675, di strettissima osservanza. Apprendiamo dal

come sostengono parecchi marinesi, ne faremo breve digressione, importando il conoscersi la vera origine delle confraternite della metropoli del cristianesimo. Essi pertanto dicono che si ha per antica e costante
tradizione che S.Bonaventura generale de* francescani^ poi cardinale e
s. Chiesa, dimorando nel 1260 in Albano, si recasse sovente a Marino a visitare un'antica immagine della Beata Vergine in una

Piazza,
il

che fabbricò la chiesa e monastero suor Maria Isabel-

dottore di

la

Colonna,
e

stero

co

monaca del monadomenicano de'ss. Domenine fu Sisto di Roma, che
fondatrice
:

pure

la

la

chiesa è
bei

di

cappella ora
il

diruta

j

che

sta fra

gaia architettura, e di
rivestila.

Chiesa di
del

s.

marmi Maria delle
perchè
ivi

bosco Ferentino e le pietraie di Marino. Questa tradizione si avva-

Gr^ie,
della
eretta;

degli

agostiniani, detta an*

ticamente

Gonfalone,
di
tal

compagnia

nome

a'i3 aprile i58o fu (Ceduto convento e chiesa a detti religiosi*: merita menzione il quadro di s. Rocco, che dicesi del Domenichino
di

rivo d'acqua lora dal fiumicello chiamato Marrana che lì vicino Scorre, chiamato con più antico vocabolo Marrana di Bonaventura^

diverso però dall'altro

rivo

Mar-

o

dello Spagnoletto.

Ivi

rana che scorre a settentrione da Marino a Roma. In una di quelle meditando visite, S. Bonaventura
,

venerasi una divotissima

immagine
Beata
chiasi

il

modo

acciò

i

secolari

con
la

par-

antica
la

divozione

della

ticolar ossequio onorassero

Ma-

Vergine,

quale

prima


dal

del Gonfalone,

come
lati

apparisce
cioè col
in

dre di Dio, credette che gradito le riuscirebbe il redimere dalle mani
degl' infedeli
vi,
i

modo
in

in cui è effigiata,

cristiani

fatti

schia-

manto

ambo
i

i

aperto,

l'erezione di ospedali,
i

l'accom-

atto di ricevere sotto di esso e suo

pagnare

defunti alla
le

sepoltura e

patrocinio
la detta

fratelli

e

sorelle

del-

Dipoi

si

compagnia del Gonfalone. chiamò delle Grazie per
quelle

la copia di

concesse à chi

anime; vide in visione che molti angeli in candide veriverenti intorno alla sti Stavano sacra immagine, é dopo aver egli
suffragarne

ricorse alla sua mediazione. Della

orato avanti
!

la

medesima

,

rivolse

chiesa e convento

furono

correli-

suoi passi a Marino, ed incontrò

,

MAR
alcuni fanciulli marinesi
inicietle
,

MAR
con
ca-

43
alla

nita

del

Gonfalone
le

romana,
oratorii

in luogo di cotte sui loro die imitando le processioni del clero, cantavano laudi spirituali. e Allora il santo si unì con essi

producono
ve,
i."

seguenti ragioni e prodegli

ubiti,

L'antichità

del sodalizio in Marino, poiché

do-

,

po

con loro
di
s.

s'

inviò

all'

antica

chiesa

Lucia, di

gotica

bellissima

rovina di quello ove orava il santo, ne furono edificati successivamente tre altri; cioè nel borla

struttura, di
saici

marmi,
(

pitture e

mo-

go
agli

fuori

di

porta
,

adorna

forse perciò, e stando

agostiniani

Romana, ceduto come si è detto

alla

memorata

tradizione,

Vaerei-

ora chiesa di

confraternita del Gonfalone {Vedi)
di

s. Maria delle Grazie, con istromento che si conserva ; vi-

Roma
Lucia

eresse la

propria
della

chiesa

cino alla chiesa di
esistente

s.

Lucia, ancora
,

sotto
s.

r invocazione
) ;

ivi

medesima giunto encomiando
,

come
; ,

il

precedente
fu

indi

abbandonato quando
la

interdetta

lo zelo di que' giovinetti

invitò

i

chiesa

l'attuale presso la chiesa

signori

di

Marino ad
di
tali

unirsi

insie-

collegiata

eretto

con architettura

me

per

l'efletto

opere

pie,

del

cav.
2."

Girolamo

Fontana nel

ad imitazione del terzo ordine secolare di s. Francesco. Il che fatto e data forma all'abito, se ne divulgò ne* luoghi vicini la fama, on« de poi volendo due canonici di s.
Vitale uniti a
dodici
gentiluon)ini

1698.

Diversi autori asserisco-

no

l'antichità e la

primazia dell'ar-

ciconfraternita del Gonfalone di
rino, e
fr.

Ma-

fra

gli altri

il

francescano
citato

Flaminio da Latera, che dice che
il

vari autori l'affermano, ed

romani praticare simili opere pie, un Irate domenicasi diressero ad no, il quale venuto in cognizione di quanto era stato da s. Ronaventura operato in Marino, a lui li
rimise, ed
eresse col
il

Piazza.
nita
filiali

3."

L'avere
le

l'

arciconfrater-

fondato
della
in

altre

confraternite
ss.

Carità e del

mento
gli

Marino prima
diversi

del

Sagrai5oo,
e fra

col riservarsi
altri

diritti,

santo
di

a

foggia

del

quello del feretro, conser-

sodalizio marinese quello di
titolo
si

R^oma raccomandati
1

vatole dal cardinal Giustiniani vescovo d'Albano. 4-° Ad onta che
ne' saccheggi
stilenze sieno
libri

di
111

Maria j che
quello di

cangiò nel

354

Gonfalone. Ottenutasi

ed incendi e nelle pepiù antichi periti i

poi dal sodalizio di
la

Marino
in

la bol-

dell'arciconfraternita,

non odelhi

pontificia

di

canonica erezione e

stanle nei superstiti del cinquecento

di

conferma, questa
si

argomento

s'incontrano alcune

memorie
si

di primazia

riteneva originalmendell'oratorio di

primazia e dei diplomi che
in
li

te nell'archivio

Ma-

antico latino, mentre

la

danno romana

rino,

con

l'altra

bolla di

Vixoìo

V
in

del

novembre 1607, come
allora

dichiara

Girolamo Fazza una ricevuta di

priore,

consegna

fattagli

concede in volgare. 1 diplomi Nos praesi^ marinesi dicono così dcs ven. archiconf. vexiWferoriun Mareni sub ins^ocationc Deiparat
:

dal suo antecessore Riondi, esistente
nel libro dell'arciconfraternita,

dp.

Mercede primiun a

s.

Bonaven-

de'3o

novembre 1647.
oltre
la

1

suddetti marinesi

tura fundataej e nel fine: Oramus itaquc univerias urbis et orbis archiconf.^ confrat.y sodali tia,
gatiofiesj pioscjue uniones^

costante tradizione in favo-

congrc
ut se in

e della primazia suH'arcicofjfraltr-

,j ,

44
talem
t'eripia nt

MAR
et

MAR
Tali

agnoscnnt.

divozione delk Beata Vergine,
fiziandq
in

uf-

diplomi soiiQ ricevuti da per tutto, ed I confrati marinesi indossano Tabilo in

tutte

le

fe^te

annuali

oltre le proprie
nel

qualunque
,

godalir.io. S.''

Nel
clic

pacificare

le

che sono molte, e persone che si so-

passato secolo

nel

trasporto

no inimicate.
Il

venne
voi.

ftilto

della
(di

vino amore

Madonna del cui parlammo

di-

cardinal

Marit) Matte» protetdell'arci-

nel

tore della città lo è pure

XVII,
di
la

p.
vi

i8 del
quella di

Dizionario)

confraternita del Gonfalone:
della sotto
l'

mentre
Carità

quantun(|ue
iiita

fosse l'arciconfratcr-

confraternita

della

Roma,

Marino ebsi

be

precedenza, ed altrettanto

invocazione di Gesù, Maria, Giuseppe, Antonio di Pado-

anno santo (il numero 77 del Diario di Roma iSi5 quando il sodalilo confermo),
pratica ogni
zio
in

va, e

anime purganti,
il

dal

i845

n'è protettore
Fieschi.

cardinal

Adriano

portasi

in

Roma.
dato
la

Nel
al

1799

un

discarico

governo

Questo sodalizio della Cagode medesimi privilegi di ([uelli della Morte e Gesù Maria di
rità
i

d'allora, e portante

data 24 ot-

Roma,

associa

i

cadaveri di quelli
,

tobre,

non

solo
si

mazia,
portato
li'deli

ma
il

conferma la pridice che avendo risi

morti in

campagna

ed

i

poveri

gratis, facendo loro

sodalizio dalla

pietà dei
di
slabili

funere con messa
spedale ch'esisteva
za,

un competente e uffizio; mangì'

molte

donazioni

tiene l'ospedale per
a'

infermi

(

o-

((uindi

divenuto ricco di rendite, se
asse-

tempi del Piaz-

ne spogliò per erigere un convento
agli

che

lo

disse

agostiniani con congruo

fetto, verso la
in

porta
sei

gnamento, non che per erigere tre compagnie filiali sotto 1* invocazione del ss. Sagraniento, già del ss. Cor-

Roma, con
si
i

canonicamente eche conduce stanze, donde gli
con

ammalati
suffraga
volta
il

mandavano

defunti

pò di Cristo, del Crocefisso o buona morte, e delle Àiiinie del purgatorio.

mese, ed in

Roma); una novembre nella
in
uffìzio

commemorazione
per sedici

de' fedeli

defunti

Finalmente è da

rimarcarsi,

giorni; facendo ogni an-

che nel 1887 gli vSteSsi confrati della romana confessarono ai marinesi come questi aflfermano, la primazia,
e nel
la

no

in

tal

tempo

nel cimiterio della

l'insigne

chiesa collegiata

rap-

presentazione con scenari dipinti
figure dì cera al naturale,

e
dei

i^^g recandosi
de* principi

a

Marino per
apostoli
di

dispen-

festa

degli

sando
fatti,

incisioni

e

spiegazione

sette confrati del

Gonfalone

ma, iiconoscendo
rinese,
si

primazia
di

Roma,

oltre la
di
il

celebrazione di

gran

vestirono de* loro
confrati

abili

otffciarono coi

Marino
i

nel loro oratorio, offrirono all'altare
sei
Ix'lli

ceri,

e visitarono

luo-

i845 rapquando s. Antonio di Padova chiama in testimonio l'ucciso a giustificare V innocenza del padre. Nel 1846 poi per
messe. Nel

numero

presentò

fatto,

ghi dei tre più antichi oratorii.
i

Che

rappresentazione

si

figurò la regina
il

Gonfalone furono in origine chiamati crociferi, lo dicemmo altrove. H sodalizio si occupa
confrati del
della redenzione degli schiavi, nell'a-

Saba, che
tà in

si

porta a visitare

re Salo-

mone. Lo

stesso sodalizio della Cari-

delta

commemorazione
con grandiosa

fa

nel
es-

duomo

o collegiata una solenne

iulare

i

carcerati, ucl

propagare

la

posizione

macchina.

,

,

MAR
paratura e sorprendente luminarla,
inoltre celebra sontuosamente la fèsta a
s.

MAR
brarvi la messa a
cerali. S.

4>

comodo

de' car-

Maria della
«lel

Natività, chic
strada

Antonio di Padova, inter-

sa

rurale posta sulla
edificata

verso

Tiene a tutte le processioni, ed es-

Roma,
lio

1641 da Giue
s.

sendo unite ad essa le sorelle della carità di s. Vincenzo de Paoli, fa continue elemosine ai poveri ed inferrai anco nelle proprie case. 11 Piazza a pag. 299 parlando delle chiese di Marino, alcune delle quali non più esistenti , dice che
nella collegiata
vi

Ciliano protonotario fipostolico.

S.

Giovanni Evangelista
pubblica
del

Franper

cesco, cappella

(àbbricula

vicino ai molini

couumkì

legato delia famiglia Mnjoni. S.
tonio di

An-

Padova,
iS'.

situata sulla strar

camente

erette quattro
:

furono canonicompagnie,

da Romana, eretta da Bartolomeo Santo pad re. Girolamo delle Frattoccjiie,

eretta per

comodo

degli a-

vale a dire

del ss.

Sagramento agss. Crocefisso-,

gricoltori

dalla casa

gregata all'arciconfraternita della Mi*

Crocefisso,

Colonna. SS. vicino alla via Appia,
Marioli. Nel
vi

nerva
del

di

Koma;

del

della famiglia
rio
di

territo-

Gonfalone; della Carità; e del Rosario che mantiene di cera e sup*
sacre
l'altare
di

Marino
della

è

la

chiesa

e

il

convento
s.

de' minori

osservanti

di

pelletlili

esso

in

Maria
al

detta chiesa, e lo recita nei giorni
destinati.

ove

dire del

Neve di Palazzola, p. Kyrcher fu già
della
chie-

Albalonga.
al

Del luogo,

novero delle altre chiese eccolo. S. Rocco^ chiesa od oratorio rurale sulla strada di Grottaferrata.

Quanto

sa e convento

tenemmo

proposito

S.

Maria

dell'

Orto

detta

deWAcqua
Albano,

santa, sulla strada verso
capitolo, e,

di ragione del

ove che bevono con divozione gl'infermi, ed opera prodigiose guarigioni, essenretta colle limosine de' fedeli sotto l'altare sorge

un' acqua

all'articolo Albano, e ne parlammo ancora agli articoli Lazio e Castel Gandolfo. Per la celebrità del silo, oltre quanto dicemmo ai citati arr ticoli, principalmente in quello di Albano, ed in quello di Lazio parlando di Lavinio ed Albalonga

qui aggiungeremo alcune altre notizie.
11

do in gran venerazione magine della Madonna
peperino,
rio per

la

sacra imria

convento e

la chiesa di

s.

Ma-

scolpita nel

di Palazzola, nel
i

i449

^'^l^be-

scendendosi
scala
di di

nel

santuagradini
pie-

ro

minori osservanti, dai monaci
con quelle
condizioni ri-

una

34

certosini,

praticata nel

masso

detta

tra albana nerastra.

Non

è poi vero

portate dal p. Casimiro da R.oma, Mem. istor. p. 227, della chiesa e

che

tale
la

acqua

sia la Ferentina.

Nel

del convento di

s.

Maria

di

Pa-

1819

chiesuola fu decorata d'un

lazzola. Esso fu onoralo piti volte
dai Pontefici, cardinali ed altri per-

prospetto esterno tutto di peperini,
lodata architettura di Matteo
vatti,

Lo-

sonaggi. Si sa di certo che

vi

fu-

essendo semplice e bella, ed
l'aspetto di antichità e se-

avendo

S. Antonio di Padova, chiesa eretta per decreto del
rietà che piace.

rono Pioli, e Sisto IV francescano nel settembre i47^- Per la sua amenità e scaturigini di acque abnon che bondanti e freschissime
,

cardinal Pallotla nella

sua
,

visita

termali, ora deviate, vi furono fatte
piscine e vivai
,

dirimpetto

alle

carceri

per cele-

laonde

nel secolo

I

-

J[6

MAR
si

MAR
delizia.
Il

XV

tpnne in conto di

in

cui

dopo

la

celebrazione

della

celebre caidinale Isidoro di Tessa
Ionica,

morto

in

Roma

nel

r463

,

nmava il riliramento di Palazzo!», ed amava sovente desinare nella
stagione estiva in

uno

degli spechi o

die si vedono a destra del convento, vestite di edera e di musco con sorgenti di acqua limpida, oggi inondata e priva degli ornameiìti boscarecci, che
caverne piftoriclic,
dal cardinale erasi fatto

messa volle visitare la chiesa di s. Angelo coll'annesso romitorio fabbricato fin dal i63G. Benedetto XIV da Castel Gandolfo si trasferì a questo convento a' 28 ottobre I74' orò in chiesa ov' era esposto il ss. Sagramento, indi ammise al bacio

del

piede

i

religiosi, e

permise che
la

entrasse nel convento
bilcssa

contesta-

un
i

deli'

Colonna. Nel 1829 nel mese di ottobre vi si recò a passare alcuni
giorni
il

zioso triclinio di estate. Si vuole che
tali

cardinal
p.

d.

Mauro

caverne abbiano tornito

mate*
luoghi

Cappellari col

abbate

d.

Am-

riali

ad Albalonga,

poscia

brogio Bianchi ora cardinale, volen-

di orrido carcere, ed in tempo dei romani prima un ergastolo e poscia un amenissimo ninfeo. Il cai' dinal Girolamo Colonna otteime da Urbano VII! (il quale lo dichiarò prolettore del convento mentre vi dimoravano pp. riformati, che vi
i

do sempre mangiare nel
coi frati;
lutti
i

refettorio

ed

io

ebbi l'onore,

come
e

in

luoghi

nel cardinalato

che
di-

nel

pontificato, di

seguirlo

morarvi. Divenuto Papa

Gregorio
vi

XVI,
sitò
la

nell'ottobre
di cui

i83i
io
il

ritornò

colla corte,

feci

parte; vi-

restarono dal 1626
vestitura di

al

1640)

l'in-

chiesa

e

convento,

ama

un terreno, e vi formò una villetta, edificando un casino nella ripa che sovrasta il convento
e
la

mettendo con
discorso ed al

somma

affabilità

bacio del piede l'e-

sultante religiosa famiglia,

rammen-

rupe, che è

alquanto
de' quali

fragile

e soggetta ad improvvisi scoscendimenti, l'ultimo
nel

avvenne

1826, che per qualche tempo troncò le comunicazioni fra Albano e Palazzola. Alessandro VII si recò
al

convento de* francescani

agli

i

i

tando la cortese ospitalità ricevuta due anni prima. Ecco come il p. Casimiro da Roma descrive la chiesa a p. 242 e seg. Incomincia dal riferire le parole di Pio II, che nei suoi Comnienlari descrisse il luogo. Ecclesia est vetiisU opens^ non ma^
^na^ uno contenta fornice , cujus watibuluni ntarmoreis nitet columnis. Nell'altare maggiore vi è il quadro rappresentante la Beata Vergine
coi

maggio i656, dopo
la

essere sialo al

palazzo del cardinal Colonna; visitò
chiesa, passeggiò pel

chiostro e

per

l'orto, e fu trattato di rinfresco.

,

Clemente XI due

volte vi

si

trasferì

come

il detto predecessore da Castel Gandolfo: la prima fu ai ^3 giù* gno 171 I, e dopo aver celebrato la messa nell'altare maggiore, am-

Francesco d'Asisi ed Antonio di Padova, di buona maniera.
ss.

mise
nella

al

bacio del
s.

piede

i

religiosi

cappella di

Diego

situata

nel chiostro, assistito dai cardinali Paolucci vescovo diocesano, e Gozzadioi
;

Verso la fine del secolo XVII furono fabbricati due altari quasi nel mezzo della chiesa; e a mano dritta della porta fu collocata ed ornala con pietre la croce di metallo, tolta dalla porla santa di s. Giovanni \n Laterano, che nel i65o avea aperta
pel giubileo universale
il

l'altra fu a'

1

8 giugno

1

7

1

3^

cardutai

-

MAR
GirolamoColonnacoincarcipiele.il convento fu restaurato a spese del Fonseca p. fi'. Giuseppe Maria di da Evora, detto il Por/og/zp.?mo, pròcuralore e commissario generale dei minori osservanti, che morì vescovo di Oporto o Porto in Portogallo, del qual regno fu ministro
plenipotenziario
in

MAH
l'ordine,

47

che vi si portassero a di porto. Questa chiesa è filiale del duomo di Marino, e soggetta col convento alla giurisdizione parrocchiale di s. Barnaba, per cui i re« ligiosi sono tenuti ad intervenire
alle principali processioni che si fanno in Marino, e da questa città, ove d'ordinario scelgono il sindaco

Roma

pel

re

Giovanni V (che alcuni chiamano suo genitore). Oltre a ciò il p. da

Evora

nel

lySgabhein con
,

diversi

ornamenti la chiesa mente con quattro

e particolardi

altari

marillustre

apostolico, ricevono le maggiori limosine per la loro sussistenza, Finalmente in Marino vi sono, una casa religiosa per l'educazione delle fanciulle, e un pubblico ospe-

mo

e colla balaustrata di bardiglio

dale

pegli

infermi.

Altro
il

edifizio

innailzi al

maggiore. Questo
lo

poi ragguardevole è

palazzo bafab-

personaggio
luoghi,

celebramnìo
all'articolo

in più

ronale dei Colonna, magnifico
bricato non condotto a fine.

come

Bibliote-

Ave-

CA Akacelitana da lui grandemente aumentata, lo che pur notammo ai "voi. XII, p. g8 e XXYI, p. 147 del Dizionario; oltre di aver operato molti miglioramenti nel contiguo convento, essendo stato gèneroso e benefico con molti di quelli della provincia romana, ed avendo concorso al collocamento della statua nella basi» di s. Francesco d'Asisi di Pa* lica vaficana. Nella chiesa lazzola vi sono pitture del Masucci,
,

va nel mezzo una gran torre quadra, che venne però mozzata. Nei saloni vi sono molti quadri im[X)rtanti

pei soggetti

no

,

poiché

i

migliori

che rappresentafurono ai

giorni nostri

trasportati

ad

accredel

scere la
lazzo

preziosa
di

galleria

pa-

Colonna

Roma, ove pure
i

vennero collocati
palazzi

più

scelli

dei

baronali

di

Genazzano e

Paliano [Fedi). JVella gran sala al primo piano vi è la pregevole e
interessante intera serie delle effìgie
di
tutti
al
i

in

pe

una rappresentandosi s. Giusepcol bambino Gesù^ nell'altra i

sommi

Pontefici

da

s.

genitori della

Madre

di

Dio.

Un

altro celebre pittore, Ippolito SconZani

bolognese,

sepolto in

mezzo

regnante Pio IX, dipinti in tela in tanti quadri colla test» al naturale, tanto più preziosa doPietro

della chiesa, colorì nel convento tra
le

pò T incendio
s.

dell'antica basilica di

altre cose

due camere ed

sala.

Nel
1,
si

t.

XIV
legge
il

del

Bull.

una Rom.

Paolo, che nelle pareti
la

avea in

ritratti

cronologia de* Papi. Nel-

p.

23

breve

nohis, di Clemente Xll, de'
le

Exponi 9 apri-

la gran sala al secondo piano vi sono molti quadri di vario argo-

il

lySS, dal quale si rileva, che da Evora spese più di ottantamila scudi pel convento e chiesa di Palazzola, e si ordina che dopo la di lui morte le ampliale abitazioni non dovessero servire che per alloggiarvi i benefattori delp.

mento^
tanti

la

maggior parte rappresend' illustri

ritraiti

Colonnesi.
dipinto
del

Rammenteremo
la razza dei

quel

cavallo tutto bianco, che dicesi del-

Colonna,

il

quale

ba

lunghi e ricca la criniera del collo
la

e

coda, che quella strascina per

48
terra, e questa

MAR
lunga drca tre candegli
italiani
vestiti
,

MAR
illustri.

Altro
fu

Colonivi

ne, è sostenuta da

camente

due valletti ricmentre un terzo
si

ncso nato in
de' duchi
la

Marino

Prospero
vide

di

Sonnino, che

tiene le briglie

di

meraviglioso

e bellissimo cavallo. Vi sono inoltre nel palazzo antiche suppellettili,

Incedei giorno nel 1673, creato cardinale da Clemente XII, e morto
in

Roma
di

nel

I74'5-

Altie persone

ed apparati ricchissimi de* Colonnesi. In Marino vi è l'amena villa

illustri

Marino sono: suor Ma-

Bel PoggiOy già dei Colonnesi
di Marsciano,

,

ed

ora della nobile famiglia de' conti

con elegante palazzine,

bei viali e giardini, ed ombrosi boschetti.

La

contessa

Marianna Marfece ristaurare
la di-

Costanza Biondi fondatrice delle oblate di Albano. Suor Claudia de Angelii fondatrice delle monachelle di Anagni è dubbio se nascesse propriamente in Marino, certo è che marinesi furono geria

monache

:

i

sciano ultimamente

ed abbellire
rezione
stini.

il

casino, sotto

dell'architetto

Luigi

Ago-

Barbara Costantini, ambedue morte in odore di santità, avendo Dio connitori.

Bernardina Cioglia

e

cesso grazie a

loro intercessione.

I

Marino fiorirono uomini e donne illustri. Primieramente si
In

vuole

che

l'antica e

nobile
al

fami-

glia Crescenzi appartenesse

nicipio di Marino, e

si

mudesume da

nominati religiosi Boezio e Bonacdottore fici. Do'menico Gagliardi sico, che pubblicò alcune opere, e servi quattro Pontefici, Alessandro

una

lapide sepolcrale scritta in gre-

co ma latinizzata , che esiste nel palazzo del comune, rinvenuta nella tenuta di

Vili che lo ascrisse alla nobiltà romana. Clemente XI, Benedetto XIII, però il Marie Benedetto XIV
:

ni

non

ne
Alatri.

fa

menzione
Gagliardi
del

ne' suoi

Monte Crescenzo

,

la

Archiatri. Nicola

vesco-

apparteneva al comune, indi incamerata, ora è proprietà libera dei Colonna. Tra i celebri personaggi di questa prosapia che videro la luce in Marino,

quale di rubbi cento

vo di
celebre
re

Giacomo

Carissimi,

compositore
si

Misereva-

che

cantò nella basilica
nella

ticana.
di

Giuseppe Ercole
corte

maestro
austriaca.

cappella
fratelli

nomineremo Vittoria Colonna che celebrammo nel voi. XIV, p. 287 e 288 del Dizionarioy nata nel 1490 da Fabrizio Colonna e da
Agnese
di Montefeltro, e

Due

Falconi,

di cappella nella corte
l'altro

in quella

maestro Spagna, di Portogallo. Cadi
si

uno

nestri e
la

de Cesaris
Il

distinsero nel-

morta
il

in

pittura.

Roma
cipe d.

nel iS^f.

Da

ultimo

prin,

scultore,

Mocchi valente fu chiamato alla corte di
cav.
nella crociera della colle-

Alessandro

Torlonia

per

Baviera
giata

:

cura del eh. cav. Pietro Ercole Visconti, ne fece pubblicare con più corretta e magnifica edizione le sue rime e la vita, ed a suo onore fece
glia,

edificò

un

bellissimo

altare

coniare

una
il

bellissima

medadi

con colonne di marmo colorato ed altri ornati. Anticamente molti marinesi si distinsero nelle armi, e da ultimo certo Rovina morì mentre
era al servigio della Russia col gra-

mentre Campidoglio
Vittoria
cito
di

nella protomoteca

busto

marmoreo

di

fu collocato con benepla-

Gregorio

XVI

tra quelli

do di colonnello. Maria Domenica Fumasoni, oltre essere poetessa, si dice che fu discopritrice della fila-

MAR
amianto ( del quale intura combustibile ne pailanìmo al voi.
(leir

MAR
dìni,
zi,

49

e per lo splendore de' palaz-

XXVI 11,

p.

19 del Dizionario) f di

latine. Nelle

gareggiava colle più illustri città sue vicinanze, Murena,

die, secondo il eli. I^aggi, fece esperimento nell'accademia de' Lincei
nel

Lucullo, Cicerone,
altri

Ponzio
di
ville

e

tanti
,

personaggi
di

illustri

Roma

1806, presenti

i

rinomati

pro-

dimorarono
se case

nelle

o

delizio-

fessori

Scalpellini, Brocchi

e Morifi-

campagna,
agli
articoli

delle quali

cbini che assai la lodarono: suo
glio è
il

tuttora V* ha copia. Di

alcune

ne

notaro Francesco
facilità

Fumacon
versi

parlammo
celebri

Grott afer-

soni

Biondi, lodalo poeta che

mirabile
illustre

improvvisa

su d'ogni argomento. Altro vivente

è Giuseppe Mercuri invenin

tore dell' incisione

acciaio,
,

nella

quale divenne

celebre

che

fu

fatto direttore dell'accademia delle

belle arti nel Belgio.

Vanno
,

enco-

miati
e

i

filantropi
fratelli

patrii

Mauro

Giani

Francesco per aver
di
s.

istituito

cinque posti gratuiti e perapostolico

rata e Frascati, abbazia e città che gli sono vicine, succedute all'antico Tuscolo. Abbiamo dal Piazza che presso l'odierno Marino fosse la villa di Caio Marino, sulle cui rovine probabilmente fu edificato, ovvero nel luogo ove sursero i famosi giardini di Lucio Murena onde il luogo anticamente venne chiamato Mariano^ come lo appellò Pio II ne* suoi Commentari
,

petui neir ospizio

lib.

II,
i

compilati

dopo aver per-

Michele di Roma, due per maschi con pubblici e tre per femmine istromenti de' i/^ gennaio i833, e
,

e MariDice ancora, che alcuni affermarono giungesse sino a Macircostanti luoghi

corso

no

stesso.

25
dini

luglio

1839 per gli atti del Solnotaro in Marino, avendo denomina dopo
la

rino la magnifica e vastissima villa di Lucullo, ciò deducendo dai rot-

ferito la

loro

te

al

magistrato e

segretario

morprò

tempore del comune di Marino. I medesimi benemeriti fratelli fondarono pure sei mezzi posti per convittori nel collegio di Marino
oltre diverse altre opere pie, per le

tami di statue, di colonne, di capitelli e di altre memorie che si rinvennero ne' campi. Nel sito o
valle

detto le Fratlocchie e volgo Torre del re Paolo, già
deliziosa de' Colonnesi, di cui

dal
villa

,

si

dilettò

Alessandro
la

quali

hanno disposto
vi

l'intiero

loro

villeggiava in

molto VII mentre Castel Gandolfo fu
,

patrimonio.

un tempo
sono
sicuri
il

villa
al

argomenti famoso console Mario qual fondatore di Marino, ne memoria si ha di alcuna villa sua nel recinto, sebbene talora sia stato latinizzato col nome di f^illa Mariij tutlavolla diremo ciò che opinarono gli archeologi. Il p. Kircker nel riferire che non avea la terra il titolo di città, aggiunge che per
per
dichiarare

Non

Claudio, in un
dicato.

imperatore tempio a lui dedell'

Amante

l'augusto della sodi

litudine, in essa

frequente
e

riti-

ravasi con Tito Livio,

siccome

dotto nella lingua greca ed
ratore di

ammi-

Omero, a

lui si attribuisce

l'erezione di quella tavola di

marmo

con elegante bassorilievo, che si disse opera di Archelao di Apollonio, in cui erano rappresentate le piti segnalate azioni di quell' insigne prxìta,

l'ampiezza dell'area, per
de' templi, per
VOI..
l'

l'eleganza
de' giar-

amenità

che nel declinar del secolo

XVH

XLIII.

4

So

MAR
dapprima
collocata nel

MAR
costruzioni della
via

fu rinveniiln presso le Frnlloccliic,
indi illustrata dal prelato Marcello

Appia

e della

via Trionfale, die guidava al
te

Mon-

Sevcrali,

mu*

seo valicano, poi in quello di Londra,

e meglio conosciuta sotto
di

il

nome

Albano. Che sotto Marino vi fu il Castel di Paolo, ne fa fede il p. Sciommari , Note ed ossen'azioni
p.
1 97, dicendo che (pubblicò l'opera nel

Di questa scoltura ne parlarono ancora Reyj4poteosi

(V Omero.

al

suo tempo 1728) se ne

nolds
del

dallo stile e Winkelmann monumento si volle ccngcllu»
:

vedevano ancora
Il

le

vestigia.

eh.

Nibby, Analisi de dintorl.

rare che

1*

artefice vivesse

al

tem-

ni di
tratta

Roma,
di

Il,

p.

3i5

e seg.,

po

Avendo fatto ricerche su tale monumento, venni a conosce* re che due di Omero ne furono trode'Cesari.
vati
alle Frattocchie,

Marino, che chiama Castrimoeniuniy scrivendo quanto qui
riportiamo. Plinio
colonie del Lazio
giorni
i

nomina
esistenti
,

tra
ai

le

appartenenti
nell'opera che
il

suoi

all'antica Bovilla, di cui tra gli altri

Castrinioenienses

colonia

tratta

anche

il

Nibby

qui ricorderemo.
tiquario

Che
,

primo fu

che direbbesi derivata d'd Moenienses o Munienses primitivi, che poi
fra i LIII popoli del Lache perirono senza lasciar vestigia. L'autore del trattalo De coloniis mostra eh' era un oppiduni che per la legge di Siila fu mutiizio,
to,
il

posseduto da Arcangelo Spagna an-

enumera

romano dalle cui mani passò nel museo Roccia ed in seguito dagli eredi
glia

di questa

fami-

fu dato in

dono

a

Clemente

XIII, che

lo fece collocare nel
;

mu-

cui

territorio

prima era

sta-

seo capitolino

certo è che nell'/zidell'

dicazione di esso
direttore l'egregio
fanelli,

attuale suo

tenuto per occupazione, e poscia fu da Nerone assegnato ai tribuni
to

Alessandro To:

ed

ai

soldati.

Non

si

a p. 7 1 si legge l'Omero « simile a quello che si trovava in bassorilievo nella sua apoteosi già in ca-

porre in dubbio

la esistenza

pub pertanto di un

sa Colonna; ed aggiungo che questo

luogo di questo nome, il quale d'altronde è ricordato ancora in mol« te lapidi, che ne determinano la
ortografia vera in
Castri- moenium,

monumento,
quelli

eh' è

il

secondo
di

di

in discorso, fu probabilmente

come
del

in

Castrinioenienses quella
Il

quello passato nel
seo
teosi

museo

Lon-

popolo.
i

luogo avea

il

suo

dra, essendo pur certo che nel

mu-

principe,
ni,

suoi patroni

e decurio-

valicano
di

mai esistette 1* apoOmero. Nel territorio maFrattocchie
:

come

altre colonie e

municipi,

e fioriva ancora sotto Antonino Pio,

rinese e presso le

era

come

dalle

iscrizioni

riportate dal

situala l'antica città di Boville
gli

ne-

fatti si sono ritrofondamenta dell'anfiteatro Covillcnse. Di greco scalpello fu pure la bella statua di Diana ritrovata in detti luoghi. Il tempio di Giove Cimino sorgeva al nord-

ultimi scavi
le

Grulero e dal Fabrelti. Soggiunge il Nibby, queste lapidi furono rinvenute tulle presso Marino
li

vale

(fi

a le quel-

rimarchevole

in

favore del Castri-

,

menio

è quella ritrovata dj

recente

poco distante da Marino, da Innocenzo Soldini proprietario di essa ed attuale zelante segretario del
ivi
la

nella vigna

ovest sull'eminenza, che dicesi tuttora

Colle Cimino.

Fra

gli

antichi
le

comune), e per conseguenza
colonia in discorso dee collo*

monumenti sono a

rimarcarsi

MAR
rni-si,

MAR
Mto di Marino annunzia per
antica.

Si
Plinio, Fé»

tanfo più che

il

Tito Livio,
sto,

Dionifio,

[>cl

suo isolamento
di
il

si

ed

il

p

Rirckcr principalniencap. VII,
in

quello

una
cliiaro
1'

città

Con

te nella

sua celebre opera: Latium

questo

scrittore

vorrebbe
dotto p.

vcius et
lo

novum

cui

escludere

opinione

del

Volpi che ritenne CaslromoenUtm o Cnstrimoniiim essere il campo di
pretoriani stabilito nel sito dell' o-

chiama col nome di Marenus svu Ferentanum. Che Marino avessc origine da Firento lo asserisce anche il più volte citato Piazza a p. 295 e seg. Il p. Volpi, Pietas Latium profanum^ asserisce

dierno Albano,

cemmo

altrove.
tal

come noi pure diQuando penò si
dopo Anto-

estinguesse

colonia

che dopo

la distruzione

di Firento,

nino è incerto, come incerta pure è l'epoca in che per la prima volta
il

da Caio Mario
rino cui diede

fosse fabbricato
il

Ma-

nome

di

Marino

si

dasse ai

luogo della città odierna. Vero è che Anastasio bibliotecario nella vita di s. Silvestro I, parlando della chiesa o basilica di S.Giovanni Battista edificata da Costantino in Albano,
dice che fra
vi
i

nome. Il Riondo pure scrisse che Marino ripete r orgine da una villa del famoso console Caio Mario, chiamala Mariana. Il rivo Ferentum apiicl caput
/Iquae^

conserva

tuttavia

il

suo

vocabolo, essendo ancora

nelle vi-

doni che

le

assegnò

cinanze di Marino,

Capo d'acqua,

fu

quello di

un

possessio

Ma-

ed

rinasi che

rendeva

5o

soldi;

ma

già

quel
altri

nome non
testi

è -sicuro, poiché in
si

diversamente

legge

Jìlaritanas,

Marianam

e

Mariana.
da

I)a molte carte de'lempi bassi riportate negli annali camaldolesi, e
altre esistenti
al

negli

archivi privati,

dire del Nibby,

sembra potersi
secoli

Ferenlina dea Feronia: questo famoso bosco resta a piedi del paese, a destra della strada che conduce a Castel Gandolfo, passail to la chiesa d' Acquasanta ed pubblico lavatoio o fontanile, in una convalle che si dilunga verso oriente, amenissima perchè tutil

bosco

o

Selva

sacra alla

stabilire,

che
le

nei

X

e

XI
del

ta
le

ombrala da
scarse e

alberi, irrigata dal*

tutta

la fra

falda
vie

settentrionale

limpide acque del gros-

monte
•si

Appia

e Latina

so ruscello, già

Caput Aefuac Fé-

dicesse

Moreni
tal

(

perchè alcuni vo-

rentinae^
tissimi

gliono
delta

che

famiglia

nome derivi dalla Morena che possedeva la
del

falda
egli

monte

),

e questo
terra,

vede tra intrica* Firento non si deve confondere con Ferentino dee siccome in prova cigli ernici,

che

si

cespugli.

nome

crede poter aver data

tummo
qui
rere,

a

quell'articolo

il

origine a quello eh*

ebbe

la

appresso ne riferiremo

Nibby, pail
celebra-

die poscia tbrmossi sul sito dell'anCaslrimoenium, il quale dapprima 3Ioreni, poi MarenOy ed in
tico

come luogo
pei
vi

e curia

tissima

pubblici

assemblee che
latini,

ed comizi tennero i popoli
la

fine

Marino
il

e

Marini

si

disse.

massimamente dopo
di

ro-

Dicemmo
occupa
Fircntiinìy

di sopra che

Marino
di

sito

dell'antica città

poiché

anco

i

marinesi
di

ritengono
rtnto
si

che

sulle rovine

Fi-

ergesse

Marino.

Ne

parla

Albalonga capitale del Lazio, per tener a freno i romani, per discutere gli affari più imporsegnare federatanti dello stato, zioni e trattati , e per altre mevina

5a

MAR
di

MAR
nostro era, vietando rimpcraloI
il

morie storiche che accenneremo; le quali diete e parlamenti nazionali la protezione si convocavano sotto di Giove Laziale, con molte cerimonie e riti, dopo aver celebrato le Ferie Latine (Vedi) sul monte Albano o Laziale , oggi Monte Cavo, denominazione presa verso il XIII secolo. Noteremo però, che tale tempio fu eretto da Tarquinìo il Superbo, per decreto fatto nel
concilio tenuto nel bosco Ferentino,

re Teodosio Giove Laziale.

falso

cullo

a

Scrive pertanto
pie
di

il

Nibby, che a

Marino verso oriente, fra questa città ed Albalonga s' inforca una convalle solinga ombreggiala da un bosco, che chiamano il Parco di Colonna, luo,

,

go celebre nella storia

latina,

come
le

quello ch'era destinato a tenere

qual
città

monumento
in

della giurata con-

federazione

cui

quarantaselte

il primato de'romani nella lega, dopo aver perduto Turno Erdonio, uomo forte e sdegnoso della preminenza del

latine riconobbero

assemblee nazionali durante la indipendenza del Lazio negli alfnri più importanti della confederazione, e del quale col nome di Férentinum, Lucits Ferentinacy Caput Aquae Ferentinae, fanno menzione Dionisio
di
essi

e
re
di

Livio.

Il

primo
,

tiranno romano; tempio che dovea
servire agli
ferie
latini

mostra come avendo Tulio
terzo
di

annuali

sagrifizì

delle

Ostilio

Roma

dopo
mesessere

latine, si pei

e volsci.

romani, che pei Vi si teneva ancora

la distruzione

Albalonga,
nella

sa

fuori

la

pretensione di

mercato, ed un sagrifizio in comune si faceva distribuendo le carni immolate ai legati di ciascun popolo che vi concorreva ; e perchè quei di Laurento ne furono preteriti neir anno di Roma 5^5 , si
dovettero
fare
delle espiazioni,
al

succeduto

ancora

primazia
oltre

che
terre
la

questa
latine

esercitava
,

sulle

queste
in

convocarono
Ferentino,

dieta

nazionale
di

decretarono
la

non sottomettersi, ed

elessero per duci colla facoltà del-

di

che facemmo parola
p. 222 e
feste

223

del

vol.XXXVII, Dizionario. Le

o ferie latine da principio durarono un sol giorno, ma quando Furio Camillo ristabilì in Ro-

pace e della guerra, Anco PuCorano, e Spurio Vecilio Laviniate (essendone stata conseguenza 5 che i romani ebbero il primato nella confederazione latina).
blicio

Di

nuovo
di

ivi

si

radunarono
porre

ai

ma
il

la

concordia

tra la

plebe e

tempi
re di
alle

Tarquinio Prisco quinto

patriziato, si fecero durare fino a quattro. Compito il sacrifizio ed il pranzo federale, il popolo ban-

Roma,

onde

argine
Dionisio

conquiste che faceva.

chettando esso pure
dosi
si

e mascheran-

abbandonava interamente

all'allegrezza.

Le

città

che

vi

con-

narra ancora a lungo la dieta ivi tenuta a' tempi di Tarquinio il Superbo settimo ed ultimo re di Roma (che strinse alleanza con
tutti
i

correvano solevano
ste

celebrare que-

popoli del
dai

Lazio, facendosi

prima d'incominciare una guerra, e Lucio Paolo Emilio avanti di partire per la Macedonia contro di Perseo le convocò, il quale uso durò fino al IV secolo
ferie

dichiarare capitano generale, e ricevette
latini

giuramento

di

essere riposto sul trono,
della

a cagione

va sopra di

grande autorità che esercitaessi, in riguardo al suo

, ,

MAR
genero Ottavio Mamilio Tusculano
<ii

MAR
put aquacy
ferito
tutti
i

53

somma

stima presso
),

poac-

nella quale fu gittato ed annegato Turno Erdonio,

poli del

Lazio

ed

i

fatti

che

l*

morte ivi data, apud Caput Jquae, a Turno Erdonio deputato aricino perchè si opponeva a Tarquinio ), ( pei maneggi infami e false accuse di quel audele principe. Dopo la espulsione da Roma di Tarquinio, vi tennei-o generale adunanza lacompagnarono,
seguiti dalla
i

trame di Tarquinio comparire orditore di congiure, con un graticcio pieno di sassi, poiché le acque del ruvittima delle
lo

che

fece

scello

non bastavano ad
il

affogarlo:

d'altronde è
sotto

noto che questo era monte Albano. Queste cirriunisconsi nel bosco so-

costanze

praindicato, sotto Marino, ch'è
pittoreschi de' contorni di

un

l'anno 254 ^^ Roma, nella quale si decise di mover guerra
lini

luogo de' più interessanti e de'più

Roma

romani, onde rimettere Tarquinio sul tiono. Altre diete generali vi tennero i latini due anni dopo nell'assedio di Fidene, per
ai

consultare intorno ad esso, e final-

dove nel parco Colonna , circa mezzo miglio entro la convalle, si vede ancora il Caput Aquacy che non presentando una profondità sufficiente per annegare, forzò a
gittare sopra

mente
della

l'anno
battaglia

258,
al

poco
lago

prima
Regiilo

Turno un

graticcio

e sassi per farlo morire.

(perduta dai
stretti

latini,

che

furono co-

giurare

romani).

perpetua pace ai Dionisio e Livio ricorfatti, cioè

A quanto riportammo del Nibby in difesa di Marino, contro le
assertive del p.
di

Cialino

in

favore

dandogli
di

stessi

la

morte

Ferentino di
contrastare

Campagna
l'

e a dan-

Turno Erdonio,

e la lega lati-

no del nostro FirenLum
per

latino,

che
p.

na per ristabilire i Tarquinii , chiamano il luogo dell'adunanza Lucus Ferentinacy e Caput aquae
Fcrentinae quello
del supplizio di

autorità

del

Turno, e

di

nuovo Caput Feren,

Rircker addusse quella dell'Alberti, aggiungeremo alcune prove e riConvien dunque dire che flessi. l'Alberti non abbia bene letto il
p.

unum
stesso

quello dell'adunanza. Livio
poi
di

Kircker, né Livio, né Dionisio,

4o2

rammenta come l'anno Roma, cioè poco prima
lega latina, vi

delfultima
insieme
diete
si

tennero

Festo , né Plutarco Kircker indica la vera situazione dell'antico bosco e torpoiché
il

né Pompeo

p.

l'ultima dieta.
si
li

Da

tutti

questi pas-

rente Ferentino, ov'era l'antica curia

uniti

apparisce, che ta-

delle ferie latine, colla

testimo-

tennero
lega
il

successivamendi

nianza di

Pompeo

Festo,
del
:

che

lo

te

dalla distruzione

Albalonga
cioè

dice situato alle radici

monte

fino

all'ultima

latina,

tempo dell' indipendenza de'latini da Roma ; che
durante tutto

tenevano in un bosco sacro dea indigena, detta Ferenlinay la quale probabilmente è identica coWn Feronia de' sabini, tjtrusci e volsci ; che questo luco o bosco
si

alla

PopulL Albano con queste parole latini ad Caput Ferentiiiae^ quod est sub monte Albano Consilia init" rej e sotto tal monte appunto sono torrente Ferentino che il bosco e abbiamo descritto. Livio racconta, che Tarquinio quando fece morire Turno, avendo convocato il concilio

^iucro

conteucva

uua

sorgente

cci"

fercutiao in dieni certuni^ erano

, ,

54
tervenuti
lutti,

MAR
in>

MAR
Perento, die

quei principi sul far del giorno

hanno ancora

i

luo*

mentre
il

Tarquialo
giorno in
della

ghi presso Marino,

smentiscono c-

rimase per quasi tutto

gualmente
ciò per

la

contraria assertiva.
si

A

cadula del sole v'intervenne, sed paulo antequnni sol occiileret venti. Po-

Roma; ma poco prima

^va dunque
^1 a

egli

starsene

tutto

il

aggiunga le ra* gioni del centro del Lazio ov'ù Marino, del tempio di Giove Laziale avanti cui dignitosamente doveansi fare
cioè corani ze di
i

ultimo

Roma

e

poi

giungere

verso

conciiii

o adunanze

roccaso a Ferentino di Campagna, ch'è circa cinquanta miglia lonta-

Numine, e le vicinanAlbalonga, Roma, Tuscolo,

no dalla metropoli, al mentovato bosco

non piuttosto sotto Marino che come dicemmo n'è appena die
,

stante dodici miglia? Dionisio poi,
oltre che conviene

Preneste e Velletri che edominanti latine. Anche il Piazza, nel dire che questo luogo si chiamò anticamente Ferentino

A riccia,
le

rano

con

Livio,
et

di

curia celebre de'romani e de*
ni,

lati-

più asserisce, che Alba fu edificata

per

le

famose acque ferenline,
la

da Ascauio

inter

montem

laciim

alle quali
tili

superstizione de' geu'
lo

dfutl acjuas Ferentinas. Plutarco lìnalmente nella vita di Romolo ci
assicura, ch'egli

prestavano culto,
ernici.

dichiara

espressamente diverso da Ferentino
negli

dopo
alla
il

la

pestilenza

Ed

il

Nicolai,

De

boci-

purificò con lustrazioni la città, ed
istituì
i

nificamenti delle terre Pontine,

sacrifizi

porla

Ferenla

tando l'autorità del cardinal
radini, autore

Cor-

tina,

che

secondo

costume roverso
il

del

Pietas

Latiuni,

mano dovea

essere volta

parte ond'era venuto

male
la

,

co-

proseguito dal p. Volpi, afierma che nostro Ferentino è diverso dalil

me

face va si

nell' intimar

guerra,
verso
il

^n che vibravasi lo strale

paese
verso

nemico

, e in Laurento, per

questo
le

caso
del

offese

avvenuto il flagello; ed è perciò che la porta Ferenti na dovea essere certamente l'Asinaria o la Capena che mettevano alle vie Latina ed Appia o fra esse, e non la Maggiore o quella or detta di s. Lorenzo, che sono pur le vie Labicana e Prenestina, per cui si va a Ferentino di Camquale credevasi essere
,

come situato nel monte , Albano e presso la macchia Faiola. Va notato che il celebre Oplaco, che combattè a singoiar tenzone con Pirro, era originario di Firenl'ernico
to,

come afierma Plutarco
Pirro.

nella vita

di

Distrutta la città

di

Ferento
fede

o

Firento, surse l'odierno Marino. Ricevette
il

lume
s.

della

probas.

bilmente da

Pietro,

da

Paolo

pagna.

Che

la

porta

romana Fe-

rentina fosse nella direzione del ce*
lebre luco di Ferenlina presso
rino, per cui

Ma-

dichiara

il

ne prese il nome, lo lodato Nibby, Roma nel
I,

i838,
te

pari.

antica, p.

209.

I

no-

mi finalmente e conservati di MonPerento e di Capo d'Acqua, e di Bosco sacro Ferentino e Colle

o dai loro discepoli, poiché nel vio Frascati la proci no Tuscolo mulgarono tali apostoli, principalmente il primo. In Albano fu il medesimo s. Pietro o almeno il suo discepolo e successore s. Clemente medesimi principi L In Ariccia degli apostoli o i loro priiiii discepoli propagarono il vangelo. Dunque alcuno de' medesimi certamente lo avrauuo bandito iu Marino
i

MAR
ne' primi tempi

MAR
,

55

deUa Chiesa
sujsero

per
al

questa terra degli Orsini attrasse a

cui ben

presto
,

templi

vero

Dio

primi de' quali
Lucia.
goti

furono
s.

quelli sotto l'invocazione di

Giovi

vanni e di

s.

I

che

r occhio di quel nemico de' noromani, o nel i347 Oiordano Orsini da lui bandito da Roma ivi andò a ritirarsi, e raccolta molta

bili

fermarono stanza, con marmi e colonne del demolilo tempio di Diana Aricina, e colle macerie di altri edifìzi

gente uscì in campagna , e dopo aver messo a ferro e a fuoco i dinin

diroccati, costrussero quat,

tro torri
esistente,

una

delle

quali
le

ancora
anti-

ed ornarono

due

Roma, di nuovo si ritirò Marino suo dominio. Altri narrano, che dopo la famosa rotta che il tribuno dio ai signori romani
torni di

che chiese parrocchiali di s. Giovanni e di s. Lucia di Marino, che
avanzi
to

contro di
s.

lui

ribellati,

sulla

porta

mostrano il gusto del tempo negli che esistono, essendo ora

soppresse.
riporta

Su
il

di che va letto

quanstor.

Lucidi,

Meni.
civili

Lorenzo, molti baroni si rifugiarono a Marino, in cui li difesero Giordano e Rinaldo Orsini, che si vogliono nativi della terra, per cui Giordano si diede in seguito a travagliare

dell' Ariccia p.

228. Nelle

guersi

lungamente
,

le terre

vicino

re
to

i

baroni

romani
ed
d'

piti

volte

a

Roma

finché

i

romani venuti
a

trincerarono in Marino, siccome
elevato,
fatti

si-

ad

assalirlo

lo costrinsero

conTali

ebbero

luogo
triste

fre-

chiudere
guerre

con

loro

la

pace.

quenti

orme

e

rap-

civili

nel secolo

XIV

furono

presaglie.

In

progresso

divenne feudo de' polenti sculani, e passò quindi ai Frangipane. Nel 1265 vi si ritirò Rainatdo Orsini, e vi si difese contro

tempo Conti Tu*
di

frequenti, stante

l'assenza de'

residenti in Avignone. Portatosi

Papi Grenel

gorio

XI

in

Roma,

vi

mori

Eurico senatore di Roma. Questo Enrico fu forse il figlio del re di Castiglia, che nel 1267 era senatore di Roma, secondo il Pompilj Olivieri, // senato romano, p. 219.

1378, e fu eletto in successore Urbano VI, contro di cui insorse l'antipapa Clemente VII. Ambedue posero in piedi un esercito per difendere le loro ragioni , essendo
quello
di

Urbano VI

forte delle

Era dunque a già un castello

quell' epoca
fortificalo

Marino

truppe imperiali ed italiche, sotto il comando del celebre capitano Alberico conte di Barbiano. I dintorni di

ed appar-

teneva agli Orsini, che lo ritennero almeno in parte fino al secolo

Marino furono il teatro della battaglia fra le due armale. All'ardore
di

XV
ché

,

meno

diversi intervalli

,

poica-

Alberico resistè invano
de' guasconi guidati

il

furo-

lo

dominarono ancora un
ì

re

da Bernar-

valier Gianni, e l'ultimo de'Frangi-

pane che donò
bina di

suoi diritti ai

moSastava

la Sale, e sebbene il subalterno capitano Galeazzo Pepoli pie-

do de

nasteri di Grottaferrata

e di
ivi

s.

gasse incontro a

Montjoye o Monquesti tene vasi ia

Roma. Nel i3o2
allorché

zoja, nipote dell'antipapa, co' suoi

Sciarra Colonna,

Filippo

bretoni

,

sicché

IV
lui

il

Bello re di Francia apri con

punto
se in
re,

la

vittoria,

ma
lo

sopraggiungià
vincito-

trattative contro Bonifacio

VI IL

tempo Alberico
strettolo
I

Mentre signoreggiava Roma l' audacissimo. Cola di Rienzo trìbuQO,

che

privò

d'ogni
peri-

scampo.

soldati

quasi

tutti

,

fiS
rono,
i

MAR
duci e
a'
il

MAR
resta*

generale
aprile

da Papa Martino V. Pertanto nel

lono prigioni
teggiasse per

28

1379.
par-

1436

fu

Marino

assalito,

preso

e

Sembra che Giordano
l'

Orsini

disfatto dall'arcivescovo di Pisa (giu-

antipapa

Clemente

liano Ricci legato di

Eugenio IV.
dei Codi
,

poiché questi a' a dicembre 1378 avea emanato un breve a suo favore, come signore di Mari,

VII

Ritornò poscia
lonnesi nel

si

in

potere

i447>per volere

Nicoe
vi

V,

i

quali lo riedificarono

no,
IVemi

investendolo
e

del

dominio

di

fortificarono nella guerra

insori

Genzano
a

alcuni

, ed altre terre, quell'anno assegnano il

ta

sotto Sisto IV, nella quale

ma-

mentovato assedio
dai romani, e
il

di

Marino

fatto

successivo accordo.

Nel
zione,

i4oo, per

volontaria

dedi-

una scorreria fin dentro Roma a' 3o maggio 1482, portando via un tal Pietro Savo macellaio. Nello slesso anno ai 5 di
rinesi

fecero

Marino

si

diede

al

Pontefice
le

giugno eutrovvi

il

duca

di

Cala-

I^onifacio IX.
lizie

In quest'anno

mi-

bria figlio del re di Napoli, anch'esso in guerra con Sisto alloggiò
la
;

marinesi, sotto la condotta del

IV,

e

vi

capitano Pietro Paparelli, liberaro-

ma

pochi mesi dopo, per
dalle
milizie

no

il

popolo di Genzano (al quale

vittoria

riportata
r

articolo

avendo

ciò narrato,

chia-

pontificie a' 2
letri,

agosto vicino a Velfu
fbi-zato

mammo
Ja

Pietro Passarello nobile napoletano, capitano di Marino per

Marino

ad arrena'

dersi

alle genti

del

Papa

24

a-

Chiesa romana) dalle sevizie di Jjuccìo o Bruto Savelli, e di Nicolò

gosto. Nell'accordo seguito nel

i483.

Colonna, per essere
zanesi all'autorità di
IVel

ricorsi

i

gen-

Bonifacio IX.

pontificalo di Martino

V

Codi-

da Sisto IV ai anno seguente ai 26 di giugno fu preso ad istigazione di Lucii Antonio di s. Gefu
restituito

Marino

Colonnesi;

ma

l'

Jonna, eletto nel

i4i7> Marino

mini, dal contestabile delle truppe
di

venne proprietà dei Colonnesi per donazione di quel Papa, il quale nel giugno 14^4 l'onorò di sua
j)resenza.

Sisto
la

IV

,

Andrea da Norcia
gli

meno

rocca che continuò a difu
eletto
restituito
a'

fendersi; indi

da

Dipoi Marino

fu

dichia-

Innocenzo VIII,
sto.

rato ducato in favore de' Colonnesi.

29 agoNel i5oi Alessandro VI mai

È

nota
di

la

guerra che

dopo
.

la

ledi

Colonnesi collegali col re di
il

Martino V insoi^se fra i Colonnesi ed Eugenio IV suo immediato successore. Questi a* 18 dicembre 143 1 fulminò una bolla contro il cardinal Prospero Colonna che privò de' benefìzi, a motivo di ribellione, giacché invece di

morte

Napoli,

quale empiamente chiasterminio
d'I-

mava
talia
;

i

turchi allo
i

laonde Colonnesi per la gravissima sentenza cederono al Pa-

pa

le

loro signorie,

mentre
oppressi

i

loro
dagli
Ales-

partitanti

vennero
a*

Orsini

loro

perpetui

emuli.

fare restituire alla Chiesa
li

i

castel-

e le fortezze occupale dalle genti

di
le

Antonio Colonna , al contrario avea animate co' suoi scritti a

da dopo aver stabilito col senato romano di spianar Marino; egli soggiogò Sermosandro 17
luglio
parti

VI

Roma

col

suo

esercito,

non renderle, ed avea disposto a danno di Roma il castello di Mavino, a
lui

neta ed
e

altri

luoghi de' Colonnesi,

Cesare

Borgia

lasciato

in

testamento

colle milizie francesi

duca Valentino adeguò al suo-

,

MAR
Io

MAR
Il

Sj
fu

Marino^ Morto nell'agosto i5o3 Alessantlio VI, il successore Giulio JI richiamò dall'esilio i Colonnesi,
restituì

successore Giulio III

benigno

ad

essi le

loro terre, e

li

pa-

cificò cogli

Orsini.
II,

Nel

pontificato
ai

di

Giulio

Fabrizio Colonna

17 luglio i5i2 animosamente condusse da Roma a Marino il duca Alfonso d'Aragona, il quale correva rischio di essere carcerato per
ordine del Papa. Questi credendosi

con casa Colonna, che ricuperò colle armi i suoi dominii. Ma nel pontificato di Paolo IV, Ascanio Colonna si trovò in nuovi guai, perchè cadde in sospetto agli spagnuoli, ed il suo figlio Marc'Autonio
gli

tolse

i

suoi stati,
il

sebbene

poi dovesse fuggire
del

risentimento

Papa per essersi miito colla Spagna nella guerra che si faceva
intorno
a

morto a' 17 agosto i5i2, Pompeo Colonna incitò il popolo romano a
ricuperate l'antica libertà. Fabrizio
restò nel castello di

ne' luoghi

Roma.

Egli

Marino sino ai 20 febbraio i5i3, giorno della vemorte
di

ra

Giulio

II.
si

Dall'Eschinardi e dal Theuli
t;he

ha,

Marino sotto ClemeiJte VII fu bruciato. Ad onta che (juel Papa
avesse ricolmalo di benefizi
requieti Colonnesi
,

gli

ir-

si

unirono
per

essi

scomunicato dal Papa, perchè Paolo IV etnanò le censure ecclesiastiche, e gli beni, che diede a' suoi confiscò parenti Carafa; per cui quando il Pontefice nella sua rettitudine punì i suoi nipoti, esiliò il cardinal Carfeudo di Marino lo Carafa nel donde passò a Civita Lavinia. Pio IV s'imparentò coi Colonnesi, refu l'ultimo de' Colonnesi
i

nel

i526

cogli

imperiali

im-

stituì

loro

i

feudi,

e

li

assolvette,

padronirsi del palazzo vaticano, che

saccheggiarono, ed avrebbero ucciso
il

onde Marino fu dagli antichi suoi signori restaurato. Il Papa s. Pio

Papa, come dicemmo altrove,
si

se

V
tro

nella celebre guerra navale coni

non
gelo.

rifugiava in Castel

s.
i

An-

turchi,

nominò generale

delia

Non andò

guari che

Colon-

flotta

pontificia

Marc' Antonio Co-

nesi furono puniti colle censure ecclesiastiche,

narrando
p.
ai

il

Borgia, Stoil

ria di

Vellctrl

4^6, che
la

Pa-

lonna , che coi collegati veneti e spagnuoli riportò la famosa vittoria di Lepanto, nella quale brava-

pa ordinò

velletrani

demoli-

zione delle terre de' Colonnesi, ciò

che fecero incominciando da Marino, che smantellarono e bruciandolo distrussero
,

mente militarono anche marinesi, quali tuttora mostrano uno scudo ed uno stendardo, trofei della
i

i

parte ch'ebbero alla vittoria. Nello scudo, che trovasi nella sagrestia di
s.

spettando

allora

ad Ascanio Colonna domicello romano. Riavutosi appena, fu messo
a

Barnaba, vi è questa iscrizione Triuinphale hoc inarirwnsis laililis
:

fiamme

e fuoco dal generale

Osi

clypeuni auspiciis Pii

V Pont.

Max.

bigny,
l'eco in

poiché Prospero
la

Colonna,

abbandonata

parte

francese,

Napoli a combattere

m

vanpe-

taggio degli aragonesi.
ripezie

Nuove

Marco Antonio Colunvia supremo duce cantra Solinianuiii turcarwn iyrannuni ad Enchinades strenuissime durtanlis ad ornamcnsub

gravitarono

sui

Colonnesi

tum Donius

Dei, et sacri belli pe-

sotto Paolo HI,
slati

di

massime conti o gli Ascanio, che Luigi Farne-

renne monunieutum. La descrizione del trionfo che s. Pio V decretò a

se

conquistò con diccicuila uomini.

Marc' Antonio,

la

riportammo aN

,

, ,

56
l'nrllcolo

MAR
TpronEssi
(li
i

MAR
Nel
inco-

pontificato

Roma, Urbano Vili
ix

Marino, dopo aver
collegiata
nel
,

visitato la chiesa

avendo
degli

preso

alloggio
Il

minciando
tificia

Piipi a recarsi nlln

pon-

convento

agostiniani.

villeggiatura di Castel

fo,

venne da

loro

Gandolspesso onoralo

contestabile Colonna

l'avea incon-

trato alle Frattocchie, luogo in cui
ì

di presenza e di benefìzi

Marino o pel primo da Urbano Vili. Que« sto Papa avendo unito in detto castello in matrimonio, a* a4 ottobre 1627, il suo pronipote d. Taddeo
Barberini, con d.
contestabile
d.

pi

Colonnesi solevano ricevere i Pache si conducevano a Castel Gandolfo o ad Albano, facendo sempre

Anna

figlia

del
le

Filippo Colonna^

nozze furono celebrate privatamente in
bile,

i quali ebbero luogo pure in questa circostanza. Benedetto XIII nel seguente giorno partì da Marino ad ore quindici proseguendo il suo viaggio per Ci-

lauti rinfreschi,

Marino, luogo del dove Urbano Vili

contestasi

sterna

,

altra

stazione di fermata.
si

ritrovò

Benedetto

XIV
di

giovò molto delia
Castel Gandolfo

con grandissimo gusto e piacere, come riferisce il contemporaneo diarista Gigli. Per l'amenità ed aria salubre di Marino, nel secolo XVII l'requenti furono gli accessi di personaggi che vi si recarono a villeggiare
prelati
,

villeggiatura

nel maggio, giugno ed ottobre, cioè

due
si

volte all'anno, per cui

spesso

portò in Marino, e noteremo alvisite.
si

cune delle sue
e
le

Con

tre

mute

guardie

vi

recò lunedì gior-

tra'

quali

nomineremo
il

i

Ludovisi e Pamphilj,
di

pri-

mo
col

predecessore

Urbano Vili

no 9 giugno 174» ; visitò la collegiata ed il palazzo del contesta bile, ricevuto dal medesimo , che
fece godere alla

nome

di

Gregorio

XV

,

il

se-

famiglia

nobile e
giu-

condo successore col nome d'Innocenzo X. Essendo due prelati ai

generoso rinfresco. Vi
la

ritornò per
agli
1 1

festa

di

s.

Barnaba

micissimi, per convalescenza
philj
si
si

il

Pam-

recò a Marino, e Ludovisi

gno, ricevuto alla carrozza dal contestabile, governatore e pubblici
rappresentanti. Entrò
collegiata incontrato

portò Q trovarlo, restando con lui

nella

chiesa

del tempo.

dall'abbate e
all'altare del

L'anno i656 fu a Marino fatale, avendo il contagio menomato per due terzi la popolazione. Alessandro VII che regnò dal i655 al 1667, frequentando la villeggiatura
.

dal capitolo, ed orò
ss.

di

Castel

Gandolfo
a
dica di

,

si

dilettò

di

portarsi spesso

Marino;

altret-

Sagramento^ e poi all'altare maggiore, in cui era esposta la reliquia di buona parte del braccio del santo apostolo, in mezzo al canto dell' Ecce sacerdos niagnus. canonici gli presenL'abbate ed
i

tanto
te di

si

altri,

e specialmen-

Clemente XI che regiK) dal 1700 al 1721. Continuando Benedetto XIII a ritenere la sua antica sede di Benevento, volle portarsi a visitarla nel 1727 e nel 1729. Nella seconda volta partì da Roma

tarono un nobilissimo gento frammischiato di

fiore

d' ar-

varie

spi-

ghe

d'oro. Trasfeiitosi quindi in saivi

grestia,

in

sedia

con dossello,
,

posata sopra

da
re,

ricco

un gradino manto, ammise
il

coperta
al

bacio

del piede
il

capitolo,
la

il

governato-

lunedì 27 marzo
di

col

suo
e

seguilo

magistrato, e

nobile fami-

treutasei

persoiic,

pernottò a

glia

Colonuit. Pas:iato indi al casi-

MAR
lìo

MAR
liovb
fu
il

59

del conlcslabile, vi

cai

le

camere del

p.

generale Nella gali

(linai

Acqnaviva^

e

dispensalo

uiagnifìco rinfresco. Nella villeggia-

tura di ottobre 1741, ai "xa si recò nelle ore pomeridiane a Marino, e
vi

di

ritornò in quelle del 28; prima giungervi smontò a passeggiare
alla
villa

due cardinali Vacompagnia del Pontefice, il contestabile ed i pri' mari della corte j gli altri mangiarono nel casino della villa Del Poggio. Tutto fu splendido e decoroso.
leria

desinarono

lenti

e Colonna di

vicino

del

contestabile,

Benedetto
cavalli; ed

XIV
il

passeggiò nel giarla

delta

il

Parco, ed arrivato in Marino
74'^> io

dino, mentre facevasi

corsa dei
fatto

giunse nell'altra di Bel Poggio. Nell'ottobre
1

commendatore

un dopopranzo,
ss.

dispensare altro rinfresco, presentò
al

Benedetto XIV si recò e dopo aver visitato il
fìsso

a Marino, Croce-

di

santo Padre una ricca pianeta lama d'oro rossa, ricamata d'oro
fiori

nella
si

chiesa

de' chierici

nori,

trasferì nella villa

miBel Pog-

con

al

naturale, con cui avea

celebrato, ed

una coperta
cose
,

dell* In-

gio del contestabile, ricevuto dalle
contestabilesse
niarinesi
;

die tessuta d'oio e fiorata, che avea
servito al suo letto;

nel


gli

seguente

i

somma

Gagliardi
di

mandarono
Nel

due

bacili

pere

angeliche.

giugno 1747
la festa

Benedetto

XIV

per

che col mente gradite dal Papa commendatore recossi nella contigua villa Bel Poggio a camminare per quei
viali.

Barnaba andò a Marino, e nella collegiata ebbe il soV Ecce sacerdos lito ricevimento:
di
s.

Nel giugno

174^,

dalla consueta
stel

villeggiatura di

Ca
per

Gaudoifo, Benedetto
festa

XIV

magnus
all'

fu

cantato con molti stroil

la

di

s.

Barnaba
dal

si

portò u
in sa-

menti. Visitalo
lebrare
la

ss.

Sagramento
a ce,

Marino, ricevuto
ed
altri

contestabile

alture del Rosario, passò

sum mentovati, che
baciarono
al
il
il

messa
il

nel

maggiore
cioccolate

grestia gli

piede, precioccolata

ed

in

sagrestia

contestabile die
di

sentando
i

Papa

la

e

cospicuo

rinfresco
il

e

gelati
di

contestabile coi figli: pri-

gelati. Indi

Papa, passò

alla chiesa

ma

dei chierici minori, ricevuto dal

pa-

visitò

partire da Marino, il Papa l'appartamento del commen-

dre generale e dalla religiosa fami-

datore Sampajo. Nel giugno

commendatore Emmanuele Pereira de Sampajo miniglia, in

un

al

Benedetto
ss.

stro di Portogallo, che

vere in quel giorno

il

dovea Papa

rice-

dal

17^1 andò a venerare il Crocefisso in Marino , ricevuto generale de' chierici minori e

XIV

nel

dagli altri padri graduati
le

;

indi vol-

l'apparta mento da lui fabbricato nel

osservare

una

nuova

fabbrica
agosti-

contiguo collegio, e magnificamente
perciò addobbato. Nel coro mentre

fatta

dal p. generale degli

niani.

orava
Poscia
lesse

si

fecero vaghissime sinfonie.

passato
l'iscrizione

nell*

appartamento,
eretta

marmorea

per celebrare T avvenimento, colla data /// idus jiinias, sotto la sua
effigie

Per la festa di s. Barnaba tornò a Marino, e ad orare avanti ss. Crocefisso. Nel il 1755 Benedelio XIV onorò altresì di sua presenza Marino, per la festa di dello santo suo proiettore. Noteremo, che

un medaglione. Il una camera assistito dal commendatore, e riposò nelscolpita in
in

quando
stel

i

Colonuesi ricevevano alle
i

Papa pranzò

Frattocchie

Papi che reeavansi a Ca-

Gaudoifo, solevuuo quindi man-

6o
dar loro leguli stibili. Siccome

MAR
di squisili

MAR
commelitanir

della

chiesa

abbazialc di
villeggiature
le

le descritte visite di

Benedetto XIV a Marino, e quelle che audiamo a riportare de' suoi successori lo prendiamo dai Diavi
di Roniay ai relativi numeri
diverse epoche
il

Grò Ita ferra la: le sue dopo il 765 non più
1

fece.

Anle

che Clemente

XIV

fece delle gite

a Marino, essendo incominciate

delle

se

uè può
le

leggere

sue villeggiature di Castel Gandolfo, dal settembre 1769. Ai 19 ottobre

dettaglio.

All'articolo poi

Castel

1771

portatosi

a
e

Marino,

Gandolfo
si

notammo
da
conoscere
le

pontifìcie

fu ricevuto alla chiesa

de' chierici

villeggiature, e

esse

facilmente
visite

minori
tri

dal p. proposto
il

da

al-

potrà

fatte

padri, e venerò

ss.

Crocefis-

dai Papi a Marino; su di che C per

so: le sue villeggiature finirono nel

Gregorio
l'articolo
fici.

XVI

si

potrà

consultare
de'

1773. Pio VI
tura
in

non
a

foce

villeggia-

Villeggiatura

Pontestra-

Castel

Benedetto

XIV

rifece la

ogni anno andò
osservare
il

dollo conduce a
Pontefìci
delle

da che dal giardino di Castel GanMarino altrettan;

perchè Terracina per progresso de'grandiosi
bensì
vi

Gandolfo,

lavori delle paludi Pontine. Diverse

to rifece Gregorio
visitarono

XVI.

Inoltre

i

villeggiature

fece

il

Marino molle

volte che recaronsi a Grotta-

ferrata e Frascati^ dovendolo traversare ; ed a quegli articoli notam-

dobbiamo dire, come nelle vicende porepubblicani, che litiche e deliri resero infelicemente famoso il sesuccessore Pio VII,
colo

ma prima

mo

chi

furono
ciò

tali

PdVitefìci,

e

XVII,
tolti

Mariuo

nel

quando
to
si

fecero.

piazza d'arme difesa da

1798 fu due can-

Clemente Xlll egualmente molpiacque della villeggiatura di in conseguenza Castel Gandolfo,
diverse volte fu
la

noni
a*

da Castel Gandolfo;

ma

a Marino,
nelle

e

per

19 agosto 1799 solfri il saccheggio dei napoletani, e nel seguente anno vi si tennero acquartierati

prima volta
li

ore

pomeri-

più reggimenti di quella nalo era stato Pio

giugno 1759 (poiché, come Benedetto XIV, faceva giula villeggiatura per maggio, gno ed ottobre ), per la festa di s. Bainaba; dopo aver fatto oraz,ione
diane degli
nella collegiata,
in

zione. Nella seconda invasione francese,

come

VI, fu

deportato ancora Pio VII, laonde dal 1809 al 18 14 Marino diven-

sagrestia
il

amnella

mise
e
re
p.
il

al

bacio del piede
Indi

capitolo

ne capoluogo di cantone del governo invasore. Quanto alle villeggiature di Castel Gandolfo di Pio
VII, non
del

magistrato.

passò

chiesa de 'chierici minori a venerail

ss.

Crocefìsso,

ricevuto

dal

generale e da quello degli ago-

contando la brevissima 1802, la prima fu nell'ottobre i8o3, in cui onorò di sua presenza Marino, come pur fece nel

stiniani,

che ammise

con

altri
,

al

bacio del piede

ove gli fu presentata una di vota immagine, con un fiore nobilmente lavorato. Soleva inoltre Clemente XIII visitare Marino quando il
in sagrestia

i8o5 (massime a' 17 otche si recò a Frascati) ; e dopo il suo glorioso ritorno nel 181 4, 18 15 (particolartnente ai

i8o4

e

tobre

22 ottobre),
Marino,

1816

e

1817,

nelle

quali circostanze più volte
festeggiato

audò a

sabbaio andava

ad

assistere

alle

dai

marincsi,

MAR
orò nelle loro chiese, e vi ricevette la benedizione col ss. Sagran)ento decorosamente esposto.
formalità:
so a piedi
giata,

MAR
da
loro

6i

accompagnato
alla

soleva percorrere la strada del cor-

per recarsi
la

colledi

Leone XII e Pio Vili non
te

fecero

essendo
ornati
la

via
le

coperta
e

villeggiature a Castel Gandolfo; mol-

verdure
balconi

e fiori,
di

finestre

i

ne

fece

il

Papa Gregorio XVI,
le

drappi,

prece-

come molte furono

volte

clie

dendo

banda filarmonica, cui

partendo da tale luogo visitò Marino, da lui in particolar modo

amato
to,
ti

e affettuosamente

benedetcostan-

facevano giulivo eco tutte le campane e il continuo fragore de'mortari. Nella chiesa trovava sempre
esposto con

anche per

le molteplici,

sontuosa
il

e solenni festevoli dimostrazioni

sfarzo di cera

ss.

macchina e Sagramento,
la

dategli dai morinesi, tutte le volte

con
ne,

il

quale riceveva
il

benediziosacer-

che onorò di sua presenza il bel paese da lui elevato al grado di città. Lungo sarebbe il riferire i variati modi religiosi con cui i tripudianti marinesi celebravano la sua venuta o passaggio per Marino, con edificante e religioso giubilo, presentando spesso lo spettacolo
ta.

dopo

canto

àeW Ecce

dos magniis e del Tantum ergo. Dipoi il Papa ammetteva il clero e i magistrati in sagrestia al baaccogliendo pure cio del piede, con giovialità altre persone; lasciando ogni volta copiose
liraosi-

ne

ai

poveri,

ricevendo

benigna-

della

loro

selva

illumina-

Accennerò le cose principali, mentre dalle epoche che riporteremo, nt' Diari di Roma e nelle Notizie del giorno, se non l'intero dettaglio, se ne può ricavare le più rimarcabili nozioni, molte delle quali furono in Castel Gandolfo,

mente le suppliche che gli venivano presentate, molti riportandone
grazie e beneficenze.

8 ottobre i83r Gregorio la prima volta fu a Marino (vi era pure stato da abbate camaldolese, eda cardinale mi ci conAgli

XVI

per

dusse), ricevuto alla porta della collegiata dall'ab.

per

incarico

de' prelati
descritte we*
i

magDiamae
di

Giuseppe Maria Sevefece vescovo di

giordomi, da
ri

me
un

ra, che nel

1887

mentovati. Distinguendosi per
particolare
alla

Città della Pie^e [Vedi),
pitolo e dal magistrato,

dal

ca-

rinesi

attac,

camento
singoiar

santa

Sede
verso

passando poi a Grottaferrata tra gli evviva
e
il

divozione

i

somvi-

tripudio de'marinesi, e lo spa-

mi

Pontefici,

sembrerà esagerato
,

ro de' mortari e suono di tutte le

quanto indicherò dero ogni volta
luoghi convicini,
dini

che

però

gli
ì

abitanti

dei

miei concittadi

campane. A* i3 ottobre ritornò a Marino, avendo seco in carrozza il cardinal Pacca: nella collegiata ricevè
la

romani,

e forastieri
vi si

ogni

benedizione col santissimo

condizione, che

recavano apfui

poMtaroente, ed

io

ne

costante-

Sagramento magnificamente esposto, da monsignor Soglia ora cardinale, in quell'epoca elemosiniere;
in

mente testimonio ammiratore. Sempre il Papa fu ricevuto dal capitolo
colle

sagrestia
del

il

Papa
il

ammise
capitolo,

al
il

insegne
dal

corali

l'abbate,

con alla governatore e

lesta

bacio

piede

dal

magistrato

ed

altre

persone,
si

ciò

magistrato municipale in abito di

che fece ogni volta che

recò a

G2
lilarino,

Mivn
e
partì
tra
le

MAH
vivissime

uno spettacolo
te e singolare,

tenero,

comraovcn

ncclamnzioiii di

immenso popolo.

Ai i4 ottobre Gregorio
candosi

XVI

re-

zinne di altro

poiché oltre l'ere arco trionfale con
vollero
il-

all'eremo

de' eamaldolesi

paratura ed

iscrizione,

di Frascati, traversò Marino, e nel

ritorno trovò eretti
tlii

due

piccoli ar-

trionfali,

parate e

illuminate
festeg-

tutte le finestre, e da lutti
giato.

Tanto nell'andata a Castel Gandolfo che nel ritorno in Roma, i marinesi colla banda filarmonica e lo sparo de* mortari, si
trovarono nella via Appia
fine del territorio di
al

luminare con ceri di non comune grandezza tutta la lunga strada che traversa il bosco o macchia che sostenevano essi del parco, medesimi da ambo i lati tra spesse
fiaccole sino al

confine del teril

ritorio.

Penetralo
cordiali

santo

Padre
,

da

tante

dimostrazioni

cona
fa-

traversò a piedi Marino, e in

comvisitò

Marino
in

pagnia
la

del cardinal

Malici

re

omaggio

al Pontefice,

e quest(j
simili

chiesa
le

della

d*

Acqua

santa,

lo rinnovarono
occasioni,

sempre

tra
di

con gradimento del Papa. Come ancora tutte le volte che fu a Castel Gandolfo, dopo l'arri-

vo e prima

della partenza, le de-

putazioni del
gistrato civico

capitolo e
ivi

del

ma-

recaronsi a prefedeltà e di di-

ingenue acclamazioni i5 il Papa si recò a piedi da Castel Gandolfo a detta chiesa, ivi orò ed osservò la prodigiosa acqua che vi scaturisce, accorrendo subito il clero e popolo a festeggiarlo. Ai i6 dello stesso
più
gioia.

Ai

sentare

i

sensi di

ottobre nelle ore pomeridiane Gregorio
la

vozione del clero e
nese,

popolo

mari-

XVI andò
la

a Marino,
minori,
ss.

visitò

venendo

tutte le volte accol-

chiesa de*chierici

e

ri-

te con paterna effusione. Nel

Gregorio

XVI
a*

felicitò

i832 Marino di
dimostra-

cevè
al

benedizione col
indi in

Sagra-

mento,
scia

sagrestia
i

ammise
Poe

sua presenza

4

ottobre, riceven-

bacio del piede
coi

religiosi.

do

i

soliti

ossequi e la

cardinali

Odescalchi

zione di

un arco

trionfale di

ben

Malici a piedi passò

alla villeggia-

inleso disegno, sovrastalo dal pon-

slemma. Volle onorare TaLilazione del cardinal Mario Maltificio

tura del secondo in Bel Poggio, ove fu servito di rinfresco e partendo da Marino gli vennero tri;

ici

nella

villa

di
alla
oi"e

Bel Poggio j

col

butati

i

consueti ossequi.

Nel i833

quale si recò a piedi. Nelle
del

chiesa collegiata

Gregorio
fo agli
I

XVI da
I

Castel
nelle

Gandolore porice-

pomeridiane poi

ottobre,
si

Papa col solito treno e nobile accompagnamento visitò la *:hiesa e il monastero delle monathe domenicane, le quali consolò
6,
il

meridiane
vuto con

recò a Marino,
rispetto,

vivissimo

pas*
di

sando

sotto

un arco
la

trionfale

verzura col suo
zione. Visitò

stemma ed
chiesa

iscri-

<on benigne parole e coH'apostolica

collegiata,

benedizione. Indi passò a Grote nel ritorno traversanin più lieti

taferrata,

ricevendo in sagrestia gli ossequi e del capitolo, del governatore
della
i

do Marino,
rinesi

modi

i

ma-

magistratura

ne celebrarono il passaggio. A* IO detto, reduce dall'eremo di
i

cardinali

comunale ed Lambruschini e Malici
,

trovaronsi presenti alle tripudianti

Frtìscali,

marinesi

presentarono

dimostrazioni de' marinesi. Sab-

MAR
bato
,

MAR
,

63

giorno

1

2 dello

cìi
i

ritor-

altrettanto a* 18 ottobre nel ritor-

no da

Grotta ferrala,
disceso

marinesi
carrozza

illunainarono a cera la macchia al

Papa, che
visitò
la

dalla

no che fece il supremo Gerarca dall'eremo di Frascati, e con un entusiasmo che non si può descrivere, poiché
la

chiesa della

Beata

Ver-

strada

principale

gine

di

Acqua

santa,

ricevendo

dal popolo plausi infiniti. Ai i5 ripassando per Marino, proveniente

lampadari di cristallo con candele di cera, ed i balconi erano pieni di lumi. Il
era

illunnnala

da

dall'eretuo
il

de* camaldolesi

di

pontificio
distico

stemma

trasparente coni

Frascati,

cuore del santo Padre
le

rimase intenerito per
li

nuove
i

af-

decorava da vicino il suddetto arco trionfale: gran numero
di
vasti

fettuose feste dei marinesi,

qua-

fuochi

artifiziali

illumina-

non

solo con ceri, torcie e fiac-

vano
diati;

la collina
il

su cui erano incenrischiarato

cole illuminarono la macchia,

ma
destra»

bosco era

da

con molti fuochi e luminarie corarono il rimanente della

fiaccole,

ed

i

marinesi

con grossi

da , restandone sorpreso e commosso il cardinal Zurla , che da Castel Gandolfo volle incontrare il
Pontefice
;

precedendo e seguendo la carrozza, accompagnarono il Papa sino a Castel Ganceri e torcie accese

dolfo. Nell'ottobre

le

giida

di

gioia

,

il

fu la villeggiatura di Castel
dolfo,

i835 brevissima GanGredi
lieto

suono della banda e di campane, e il fi agore
mortari,
rattere
al

tutte
di

le

laonde una sola volta

molti

gorio

XVI

visitò

Marino,

solito

dierono

un

caallo

essere divenuto città per sua
ficenza.

bene-

imponente

e religioso

spettacolo.

Nel
1 1

1834 Gregorio

XVI

agli

ottobre con entusiasmo fu ac-

Breve pure fu quella del i836, tuttavolta il Papa consolò marinesi della sempre grata sua i presenza nel dopopranzo del 20

colto dai marinesi, che

aveano

e-

ottobre.

La

strada

del

corso
in

fu

retlo

un arco

trionfale di

elegan-

abbellita di fiori disposti
disegni, rappresentanti lo

vari

te disegno e

proporzioni architet-

stemma
le

formato di verzure, ed ornato in più modi, col pontificio
toniche,

papale, indicando un' iscrizione
virtù
e
le

beneficenze

del

glorio-

stemma,
li.

relativa iscrizione, e colle

figure delle quattro virtù cardina-

Ricevuto
in

dai

pubblici

rapprecardila

a contemplarne con compiacenza l'amorevole lavoro. Ricchissima di lumi
so Pontefice, che fermossi
fu la

sentanti

abito,

e

dal

macchina

in cui

si

espose

il

nal Mattei,
legiata,

dopo

visitala

col-

Venerabile nella collegiata, ed ac-

Btl

onorò la Poggio del passando quindi a te Marino. Ai i4
dalla
villa

villeggiatura di

compagnato dal

capitolo, dal

maMat-

porporato,
piedi

tra-

gistrato governativo e municipale,

l'esultan-

e dai cardinali Odescalchi e
tei

detto, di ritor-

no
gio

Urbano

e

Montalto del colleda Grottaferralaj
fu
fiesteggiato dalla

tàj

benemerito protettore delia citGregorio XVI recossi al col-

legio de'pp. dottrinari, ricevuto dal
p.
si;
ze,

Gregorio

XVI

generale illuminazione e dagli evvi-

Glauda generale e suoi religioed ivi come in altre circostanla

va de'marinesi, che assordavano
tia;
la

l'a-

municipalità fece servire

mi

giubilante popolazione (ece

nobile rinfresco. Nell'atto della par-

64
tenta
in

MAR
riconoscente
civica

MAR
magise,

spesso facendo passeggiale sino
fontanile.

stratura fece scuoprire la

marmosuddet-

al

Da

questo solendo

il

rea lapide, con altra eretta dal co-

P.ipa
la

fermarsi a mirare dal basso
pel

mune
ta
si,

stesso,

che attesta

la

città,

punto pittoresco che

donazione del locale ai marineed affidato ai detti padri ad utireligiosa
i

presenta, animato dal folto popolo

che

in iscaglioni l'applaudiva tra lo

de'malinesi, quali accompagnarono il munifico covrano sino al fontanile,
Jità

e

letteraria

sparo dei niortari,
dirla,

quindi bene-

mosse

il

valente paesista cav.
in

Pacelli sino dal

fra

replicati

vivacissimi

applausi,
vari

rappresentare
presentato
al

i834 il tutto a un quadro, che
Padre
e tro-

innalzando nel tempo
globi areostatici a

stesso

santo

compimento
Ai 2r

del

vatolo mirabile, l'accettò collocan-

loro

filiale

tripudio.

poi di

dolo nella sua particolare galleria.

detto mese, Gregorio

reduce dall'eremo di Frascati e da Grottaferrata, la commozione de'marinesi

XVI

Sono

poi

memorabili
1

i

giorni

i

1

agosto ed
to in essi

1

settembre, per quani

fecero

marinesi a Greil

non potè

trattenersi

;

tutto fu

gorio

XVI. Nel primo

Papa

tra-

gaudio, giubilo e festa ; splendide luminarie, vaghi fuochi d'artifizio, il bosco divenuto giorno per le
fiaccole e

versò la città, visitando

la collegiata

per recarsi a Grotta ferrata; nel secon-

do

fece altrettanto, in occasione

che

globi trasparenti

a

di-

fu a Frascati

per visitare
passò
all'

la

regi-

versi colori, la gioia dipinta su tutti
i

na Maria Cristina vedova
degna, donde

di

Sardei

volti,

presentò una tenera sce-

eremo

na che potè sorprendere ed ammirarsi, non descriversi. Nel iSSy e nel i838 il Papa non si recò a
Marino. Gregorio XVI a'y ottobre iSSg da Roma si mosse per l'eremo di
Frascati, e traversando nelle ore vespertine Marino, per recarsi alla
Ijreve villeggiatura di Castel

camaldolesi. Pel trionfante viaggio

1841 da GregoLoreto e a diverse provincie, non ebbe luogo la villeggiatura di Castel Gandolfo. Nel iS^i vi si recò a'3 otfatto nell'autunno
rio

XVI

al

santuario di

tobre, e tornò in

Roma
6

agli

8. Vi-

sitando Marino
i

ai

di detto mese,
liete

Gan-

marinesi gareggiarono con
dimostrazioni,
nelle

e

dolfo,

fu dai

marinesi
nelle
si

festeggiato

divote

quali

colle solite solenni
affetto
.

dimostrazioni di

Dipoi

ore

pomeriin questa

diane degli 8
città,

trasferì

sempre studiarono distinguersi con nuove feste. Dal numero 86 del Diario di Roma si rileva che il

visitando egualmente la col-

Papa percorse a
gioia
alla

piedi la strada del
la

legiata e le

monache domenicane,
il

corso tra le salve de'mortari e
del

rinnovandogli
tegli nel

popolo

le

feste fat-

popolo;

che

così

andò

giorno avanti: nel seguenin

te
il

si

restituì

Roma. Nel 1840
Castel

cattedrale e al nuovo collegio, mentre passando per la piazza di

Papa passò a
16
di
luglio,

Gandolfo

a'

e

vi

restò fino a* 17

di settembre.
7.Ì0
si

In questo lungo sparipetute volte recos-

Lucia, vagheggiò un obelisco di s. nuova invenzione, che rasscmbrava un granito orientale, sebbene
lavorato con legumi a vari colori,
nel cui
piedistallo eravi
in

tempo
e

a Marino,

sempre ricolmato
splendide

di

lo

stemnegli

giubilanti

accoglien-

ma

pontificio

un

lato,

e

MAR
altri
le

MAR
riporta
tal

G^T

iscrizioni

che

magistrature, e dai cardinali Ostini vescovo diocesano. Malici vescovo di Frascati, e da monsignor Lucciardi presidente della Cornarca.

Diario. Dalla

loggia del

collegio,
il

come
lo.

altra
si

volta,

benedì
suo

poponella

Ivi

dice pure,
il

come

seguente maj-tina
di

passaggio

Visitata

la

collegiata e

il

col-

per Marino, onde recarsi all'eremo
Frascati, fu
le

legio de'dottrinari, tra

l'esultan/n
alla

festeggiato

,

e nel

del popolo

fece

ritorno

sua

ritorno oltre
ni,
il

solite dimostrazio-

residenza. Nel di seguente traversò
la

più sorprendente
dell'

spettacolo

città

per
di

recarsi

all'eremo

fu
sco,

quello

illuminazione del bo-

de' camaldolesi

Frascati
le

ed

a

vedendosi
volte
,

come
sugli

in

tutte le

Grottaferrata, e tra

solenni di-

altre
di

alberi,

gruppi

mostrazioni

de' marinesi,

nominedi
du(!

sommità delle colline che ciicondano grande di la vallata, un numero che persone con candele accese rendevano un gaio simmetrico
fanciulli,

e

nelle

diverse

remo
archi

il

bellissimo e grandioso ar,

co di verdura

decorato

minori, di pilastri
del Pontefice,
l'arco

con

basi
i

,

e capitelli, d'iscrizioni
fasti
il

celebranti
cui

stemma

splendore, quindi in diversi
di
esse colline

punti

sovrastava
cui

sorgevano fuochi ara
replicate

nicchie

due fontane
esse

maggiore, nello gittavano

tificiali

frammischiati
al

vino.

Le

iscrizioni

erano
le

quattro,
dell'arco

batterie e
Il

fragore

de'mortari.
via,

ed una
cos'i

di

parlava

Papa percorse a
piazza e
la

piedi la

innalzato.

Per

gite

a Ti-

la

discesa,

preceduto
dai

da quantità
to dal

di torcie

portate
autorità
fu
il

convittori di detto collegio, e seguiclero e
dalle
del

Monte Rotondo ed a Castel Porziano, Gregorio XVI non si recò nel 184^ alla villeggiatura
voli,

a

di Castel

luogo. Sorprendente poi

ve-

dere ogni volta

gli

alberi che fan-

no

spalliera alla discesa
il

della cit-

tà verso
ciulli

fontanile, popolati di fan-

e giovanetti, che

ad esempio
liei

Gandolfo. Finalmente nel Supplemento al numero 49 *^^'^ Diario di Roma 1846 si legge il profondo dolore provato dai marinesi per la morte del Pontefice, non che i solenni funerali celebrati

de' loro padri

alzavano voci di

nel

duomo,

e le iscrizioni

in tal

tissime acclamazioni, agitando

ra-

circostanza dettate.

e le fronde, cosa che riusciva ognora grata al benigno Pontefice, restando sempre commosso il suo

mi

MARINO
tifìcio,

o

SANMARINO

.

Repubblica d'Italia nello stato ponta

animo paterno
Il

dall' esultanza

co-

sotto la protezione della sanSede, situata nella legazione a-

stante e religiosa di questi abitanti.
simile questi rinnovarono a Gre-

postolica di Forlì ossia in

Romagna,

gorio

XVI

nel 1843,
si

quando
o
al

dalla

o meglio nella Romagnola, che fu detta Pentapoli mediterranea, confinante coll'altra legazione di

villeggiatura

portò

traversò

Urbino

Marino, essendo
stello a*

arrivato

Caai

2 ottobre e partito

9.

e Pesaro, nella diocesi di Montefdtro (Fe^i), posta a mezzogiorno di Ri-

La

villeggiatura del

i844

f"
:

^^^

primo settembre al 7 ottobre ai 3 di questo mese il Papa si recò a Marino, ricevuto dal capitolo e
VOL.
XLIII.

Ha due
mezza

mino, e lunge da essa dieci miglia. leghe di lunghezza dalsopra una lega e all' ovest, l' est
di larghezza, e circa tre
le?

5

Gr>

MAR
di superfìcie.
Il

MAH
territorio

glie

non

ni

clie

lo

consiste che in
scesa,

una montagna sco

degli

altri

sOìIdamento di monti vicini,

esso
si

e

del)-

cimo
tese

I^lons
di

chiamala sino dal secolo deTkamis, che ha 36o
elevazione, e nei castelli e

ba
ni.

altrihuirc a vnicaniche crnzio-

che ne dipendono, essendo Faelano ( da altri chiamalo Forilano e Fcntrano),
villaggi
i

acrjne minerali di Sanmarino o sia acque della \jalle, non sono propriamente nello stalo della

Le

princit)ali

Serravallc,

Cawle,
la

Busiirnnno
sopra

e

repubblica, ma per la conginnV-ione delle medesime al detto territorio, e per l'ospitalità che rice-

Fiorentinò: n'è
di
s.

capitale

la città

vono
alla

i

molti forastieri di

distin-

Marino^

posta

detta
in

zione che da ogni
città

parte

si

recano
sla-

montagna, e

di cui

faremo cenno
Altri

di

Sanmarino
di
gli

nella
tali

fìne di questo articolo.

dico-

gione del passaggio

acque,

no che
abitanti

il

territorio è di diciasset-

per approfittarne,
ogni
s.

fece
di
il

dare in
volgo di

le miglia quadrate,

con circa 7600 repubblicani Il fiume
.

tempo

il

nome

acque di

Marino^ che presso

Marecclìia bagna da due
sto isolato

Iati

qnc-

Romagna chiamansi anche acque
Fallcy per la posizione del luogo donde scaturiscono. Il perche il dotto arciprete Luigi Naidella
di
al

monte,

di cui

dal nordil

ovest, al sud est estendesi

limgo
da
placidi
il

dorso,

rendendosi
venti,

accessibile
piìi

quella sola parte, ove

bibliotecario di

Rimino, dedicò
dell'eccelsa

spirano

i

mentre dall'altra
alle

supremo
:

consiglio

sasso perpendicolarmente tagliato op-

pone opportuna barriera
diche bufere, e dona
peratura.
il

noral

repubblica di Sanmarmo ii libro Direzione storica per intitolato
coloro

pregio

che

si
s.

purissimo clima di una dolce lemIl

minerali di
della Falle j
Albertini.
il

portano alle acque Marino o sia acque

fiumicello

Amarano,

discendendo dalle cime feretrane, bagna più da vicino il suo terri-

Pùmino 1823, per gli Prima di lui nel '792
:

dottor Naidi pubblicò

ed un torrente vi fluisce pure, che porta notabili acque in Marecchia. Il monte tributo al si 'chiamò Titano dai piti remoli
torio,

gna l'opuscolo
rino.
ri

in BoloDelle acque medis.

cìnali dette volgarmente di
I

Maolio

principali prodotti

del ter-

torio

sono

vino

eccellente,
vi
si

tempi, e

si

compone
Vi
si

di

un

tufo

calcareo arenoso, che posa su base d'argilla.

comune, leva un
stiame.
Il

fruita e seta; e
sufficiente

al-

numero
della

di

be-

trovano

molte
gessi

conchiglie incastrate, e sonovi pu-

potere esecutivo
è confidato a

repub-

re concrezioni alabastrine, e
di

blica

due

individui,

varia specie surrogabili ai marcol
.

mi

polimento

di

che sono sudi

soliy

che dapprima ebbero nome di conposcia di difensori, ed ora di
reggenti
essi si

scèttivi

Vi
di

è

copia

mangadel-

capitani

o

gonfalonieri.
i

nese,

e tracce

considerabili

Uno
do.
è di

di

sceglie fra

cittadini,

l'esistenza

carbon

fossile,

del

ed altro
sei

fra gli

abitanti del contadella

quale però non si è mai tentato di trarre profitto. Pei fiequenti filoni di zolfo che s'inconIrano pel monte, opinarono alcu-

La durata

loro
si

autorità

mesi, quindi

rinnovano,

ed entrano in carica nel primo di
aprile

e nel

primo

di ottobre,

il

MAR
c:oipo
legislativo

MAR
formato nei
il

6y

era

proporzione de'pubblici bisogni; né

piiiiìordi

dell'inteia

popolazione,

reggimento dello quale
/arringo o

chiamavasi

consiglio universale. In
si

deve lacere, come dice il Fea, che la repubblica ha anco esistilo ed esiste per grazia e favore de*somsi

progresso
di

stabilirono de'consigli

mi

Pontefici.

maggiore
i

o

minor numero

di

individui, ed attualmente

sono sesdi

Quello scrittore, nell'opera di cui andiamo a parlare, combatte il titolo
di slato assoluto,

santa

consiglieri;

composto essensenato
Tenti

e fa osservare che

do
ti
il

il

consiglio

o

formando
la

esso parte de'dominii deli

nobili, di

venti cittadini, e di

ven-

santa

Sede, non possono

Papi

paesani possidenti, meglio.

Vi è
di

poi

come si crede un perraanenle
individui
clie

concedere

porzione

dello stato della

frammento Chiesa romana in
o
giuramenti

consiglio,

dodici

assoluta proprietà, pei

viene ogni anno
terzi,

rimosso
esercita

per due

e
;

preso dal

detto consiglio

tere giudiziario,

verun poil suo voto consultivo alla reggenza negli di maggior Dai affari rilevanza. giudicati poi del commissario ap-

o senato

non

ma dà

che fanno; e che la Sede apostoin feudo con lica nel concederla mero e misto impero, proprio dei feudi, accordò l'utile non il dominio diretto. Raccoglitore imparziale
di

erudizioni

riporterò

gli

opinaDelfico,
di

namenti del
senza
essi,

Fea

e

del

pellasi
cjuello

al

consiglio
di

principe^
sessanta

cb'è
indi-

parteggiare

per

alcuno

composto
Nelle
,

vidui.

semestrali

assemblee

sembra che ambedue con troppo calore e zelo abbiano vopoiché
luto

nazionali
diritto
di

ciascun

petizione al

gistrato,

e

ha il supremo maqueste adunanze chiacittadino

sostenere

il

loro assunto, che

talvolta

partecipò di animosità e di

spinta prevenzione. Questa ristjetlii
società, per molti rapporti singolare,

manfiì V Arringo.

Un

podestà è chia-

mato
da!

dall'estero a rendere giustizia,

formò

l'attenzione

.degli

storici

e

e viene in ogni triennio
consiglio

generale

,

nominato non può

de' filosofi

indagatori.

GÌ' inglesi
,

Macpherson,
Gillies,
il

Addisson

Adams
ed

e
il

che una sola volta, ed è assistito da un procuratore generale e da un cancelliere. Tutcittadini ti atti alle armi sono
essere rieletto
i

faentino Zuccoli

cesenate Chiaramonti ne parlarono
ai

nostri

giorni

in

diverso

,

ma
pri-

difensori
leggi.
i

nati

della

patria
di

e

delle

sempre onorevole senso, ed mo vi ravvisò una perfetta
le

il

rasso-

Due

segretari

stato, cioè

miglianza cogli antichi modelli del-

due

capitani, sono incaricati
interni,

uno
gli
,

repubbliche
il

greche.
tipo di

pegli affari
affari

T

altro per

ravvisò pure
stici
lia

Taluno vi que'domebeata
l'Ita-

esterni

della

repubblica

le

governi, ond' era
innanzi alla

cui

superano annui scudi seimila ; formandosi le tru ppe di sessanta uomini, divisi in due guarrendite
die pei
è

due capitani. Il governo si sempre mantenuto nei giusti riguardi di non essere incomodo ai vicini, ne punto gravoso ai propri
cittadini,

romana dominazione^ e che insieme confederati componevano le gloriose nazioni sicule, umbie, elrusche, sabine ed altre. La jepubblica venne in più fama dopo che il nestore de* letterati nail cav. don Melchiorre poletani,
Delfico
cittadino
della

limitando

le

imposte

in

medesima,

G8
con
glio

.

MAR
storia
la

MAR
fece

filosofica

me.

conoscere,

rendendo
però
la

parziali

no, pel suo fausto avvenimento al trono pontificio , unendo in voce
le

omaggi
patria

di riconoscenza a questa sua

espressioni

della

più ferma diverso la

di adozione,

lascia mio

vozione della

repubblica

non

solo q
si

desiderare

venera-

Sede

apostolica, consci* va la

zione che

deve

alla

santa Sede
pii^ castigata

dai più remoti secoli,

sempre non ostante

e suoi ministri, e una

riservatezza nelle ffiaterie di ecclesiastico diritto,
tica

ma eziandio più
,

cri-

le vicende da cui è stata spesso circondata, e dalle quali ha saputo mantenersi in ogni tempo illesa.
Il
tili

e verità istorica

onde

il

suo

contegno fu disapprovato dai saggi e dai letterati giusti ed imparziali. E s'egli colla sua penna valse ad
eternare l'onore della cittadinanza
dai sanmarinesi ricevuta,

Pontefice rispose colle più genparole di benevolenza, assicude'gloriola

rando che pari a quella
si

suoi

predecessori
si

sarà

sua

protezione per

pacifico governo.

immenso

L'incaricato passò

quindi ad ossefece

però è il novero di quelli che trovarono sempre in questo suolo acco " glienza ospitale, ed ove talora i meriti

quiare

il

cardinal Bernetti pro-sestato, che gli
la

gretario di

più cortese accoglienza. Finalmente

e

le

virtù

si

videro sfoggiare,
suoi rapporti,

quindi nacque gara nella repubblica,

anche per

dilatare

i

numero 69 del Diario del 1846, si riporta come il marchese Alessandro Muti-Papazzuni già Sanel
vorelli,

di Conferire

l'onorata cittadinanza,

colonnello delle guardie ed

e chi la riceveva andava ben
tento
dello appartenervi,
versi motivi e ragioni.

condi-

incaricato di affari della repubblica

per

La repubblica ha un cardinale per protettore pressò la santa Sede , ed un incaricato d' affari in Roma per antico costume. Per,

Sanmarino, avendo ricevute le suo governo che lo confermarono in tal quahfica presso
di
lettere del

regnante Pontefice Pio IX, fu da ammesso all' udienza, che con singoiar bontà rispose ai sentimenti
il

lui

tanto

si

legge nel

numero 16
del

del

di divozione espressi dall'incaricato

Diario di
repubblica
tettore
ni sotto
il

Roma
aveva

1816, che la scelto per pro-

per

parte

dello

stesso

governo,
suoi pre-

assicurandolo che
decessori,
cosi

come
la

ì

cardinal Antonio
del

Dugnadefunto

egli

avrà

partico-

decano

sacro collegio,
al

lare

protezione per

repubblica.
car,

e che
celebre

avea

sostituito

Passò quindi
dinal Gizzi
cui presentò

l'incaricato dal

e dotto monsignor Gaeta^

segretario di stato
le

a

no Marini

l'avvocato conte Ales-

più vive

congrasan-

sandro Savorellì cameriere d'onore di Pio VII, ambedue di famiglie ascritte alla cittadinanza nobile della stessa repubblica. Nel numero 34 del Diario i83i si dice come il conte Alessandio Savorelli incaricato della repubblica di Sanmarino, ebbe l'onore di presentare al Papa Gregorio XVI la lettera gratulatoria di questo gover-

tulazioni dell'eccelsa

reggenza
di

marinese, perchè fosse stato elevato dalla

legazione
,

Forh
il

a tal

suprema dignità
la

ed

porporato

ricambiò sì falle nianifeslazioni colpiù grata e gentile accoglienza.

Al presente protettore della repubblica di

Sanmarino presso
il

la

santa

Sede

è

cardinal

Vincenzo Mac-

chi sotto-decano del sacro collegio.

,

MAR
In Milano
grafia
ie

nel

i8o4

nella tipo-

disposto

Sonzogno si pubblicarono Memorie storiche della repubblica di ». Marino raccolte dal
cav.
della

MAR 69 come hanno stimato nelle circostanze; ne hanno dilatato il territorio; le hanno accordato mol;

Melchiorre

Delfico

cittadino

medesima.

Questa

edizione

in foglio dedicala dall' autore al general consiglio principe della repubblica, ed ai capitani reggenti la

ti privilegi ed esenzioni, che giornalmente sì godono e hanno permesso ai sanmarinesi di continuare a governarsi da loro con par-

ticolari

statuti,

approvali
a

e rifor-

mati

a

quando

quando

dai
di

medesima
ta in

,

nel

1842

iix

riprodotanaliti-

Pontefici e loro legati, a

modo

dodicesimo con tavola
cronologica, dalla

feudo, e feudo è slato Sempre di-

ca

e

tipografia
prefìi-

chiarato 6 chiamato dai medesimi
Pontefici.

elvetica di

Capolago.

JXella

zione l'istorico dichiara che l'avea
coi

che anno

Aggiunge, che da qualode e si legge in si
le

pieceduto Matteo Valli, che nel i633 tipi di Padova diede l'opuscolo:
Dell'origine e

qualche

libro

parole

libertà

indipendenza
tà,

e sovranità

assoluta;
liber-

governo

della

re-

per mostrare poi qual

sia tale

Marino, breve relazione di Matteo Valli segretario
pubblica di
s.

quando essa fu restituita nel 1740 da Clemente Xli agli abidi

e cittadino di essa repubblica. Ri-

tatori

Sanmarino,
di

riportò

la

produssero
il

i

suoi racconti

il

Linda,

parte essenziale
zioni,

quelle innova:^

Bisaccioni

I

di

protesta

scrisse
il

ed il Baudrand. Quinche il primo che ne con critica ed accuratezza fu

giusta idea,

anche acciò se ne abbia una vedendo nei libri di
alterate

alcuni autori

dotto arciprete Giambattista
nell'opera intitolata
città
;

Ma-

nemente
della
della

mal prevenuti comule cose a danno
della
giustizia
,

rini,

della

di
,

s.

Leo

detta

Ragioni già

verità esatta

e

e

condotta

del

legato

Pesaro 1758. Il avvocato don Carlo Pea pubblicò in Roma coi tipi cameMontefeltro, ec.

cardinal Alberoni* Per avere insie-

dotto

rali

nel

1834 l'opera

intitolata:

una storia imparziale e più compita della repubblica, suo territorio è forma di governo, il Fea
v' inserì

me

Jl diritto sovrano

della santa Se-

la

porzione

della

storia

de sopra le valli di Coniacchio e sopra la repubblica di s. Marino difeso. Questo scrittore incomincia nella prefazione a protestare che
parlandosi
nità
tale di

di

Matteo Valli l'elativa, è la relazione del Salmon, correggendole
e

supplendole
di

,

facendo

così

in

succinto una

storia

critica

diplo-

oggidì

tanto di sovra-

matica
di

assoluta

ed

indipendenza

to-

prefazione

Sanmarino. Termina la che più coli' avvertire
si

Sanmarino, che vuol
quale potenza
diritto, colla

farsi

tutto la conservazione della re-

considerare
coi

estera,
sto-

pubblica
degli

deve
al

all'attaccamento
loro patrono
s.

principii del

abitanti
alla

con documenti diplomatici dichiara, che questa repubblica e suo territorio è sempre stata una
ria

e

Marino,
la

loro località

isolata

sopra un alto

forma

popolare

inonte alpestre , aldel governo,

minima

frazione

delio stalo
è

della

Chiesa, nel quale

inclusa;

che

i

alla

che lega ed obbliga ogni individuo libertà ; mentre che sotto altro

sommi

Pontefici

sempre ne hanno

reggimeulo perirebbe

la

liber-

70

MAR
e
la

MA
ninno
po-

I\

popolazione,
iuteres!>e

tendo avervi

economico
in

di

ne politico assumersene il

di

peso con

lucro cessante

emergente,

e danno un tenitoiio che si
Tettile

mantiene
forza di

bastantemente
attività

u

e secondo tutti canoni ; bene scrivere ci vogliono pezze (li appoggio, documenti autentici id idonei, non frasi non declamazioni enfatiche ed iraconde. 11 Delfico all'opposto, secondo lui, cai

mana

,

ed

industria re-

ricò

d'ingiurie molti

Pontefici,

tac-

golarmente continuata. Laonde, dice il Fea, conviene confessare che fu provvida e savia risoluzione di

que molte
a

carte, narrò

molte cose

modo suo, sempre ad onore di Sanmarino; virulente cor^tro la getutti
i

demente

XII, di
stato

rimettere
di

le

cose

rarchia ecclesiastica, insultò
Papi,
i

nel pristino

libertà,

con
si

cardinali e gli
delle

scrittori

a-

qualche altra
legge nel di lui

provvidenza che

pologisti

ragioni

e

diritti

Sommario j

il

tut-

della

Sede apostolica, tacendo molil

to per altro
te

sulla prudendipendenza della santa Sede, che sempre i sanma-

basato
e

te cose riguardanti

cardinal Al-

condotta

beroni e Clemente XII. Lungi dal
portare giudizio sopra
rici,
i

rinesi

hanno

protestato di profes;

ripeto, nai limiterò a
le

due stocompenai,

sare

nobili che plebei
, ì

ricordan-

diarne
critici

asserzioni,
ai

lasciiindone

do per ultimo
accordati

che Papi hanno e mantenuti i tanti faagli

ed

savi

l'

imparziale giu-

dizio.

vori e privilegi
rali,

abitanti

natusus-

La regione
capoli o nella
e

del

Titano

si

tro-

per

la

loro più

comoda

vò anticamente compresa nella DePenlapoli
nella divisione de'contadi,

sistenza,
s.lieri

non

per rifugio
banditi.

a fora-

molesti ed a

Quale
vera-

Montana, benché
detto di

stima poi meriti in fatto di
cità istorica

a

ninno appartenesse,
in
il

si

considerò,

e critica
si

la

Relazione
il

come compresa

quello

del citato

Valli,

legga

Fea
p.

Monlefeltro. Benché

Monte Titano
Virslissitno

che
67.

ne rimarca l'esagerazioni a
Il

elevi altieramente la sua cresta fra le

Salmon

poi

nell'opera:
i

Lo
e

nuvole, e presenti in un
orizzonte
il

stalo presente

di tutti
j

paesi

mondo ec, stampata in Venezia nel 1757, voi. XXI, cap. 4? p. 49o> C' diede la Relazione della repubblica di s. Marino. Il Fea a pag. 83, parlando del Delfico, dice che ne compilò una nuova storia
popoli del
panegirica
in

vago e maestoso spettacolo visuale, pure sarebbe forse senza gloria e senza fama, se un uomo proveniente dalla Dalpiù
n)azia
alpestri

non

avesse prescelto ([ueste
pel

balze

suo prediletto

soggiorno. Tale fu quel Marino ve-

tono

trionfale

,

per

encomiare quella ch'egU si era scelta per nuova patria libera; ma che l'ardente encomiaste non ha riflettuto che se è cresciuta la libertà di scrivere a capriccio, è pure molto migliorata l'arte
critica,
la

diplomatica
si

nuto o mandato in Rimino dopo la metà del IV secolo; ed essendo muratore di mestiere, o condannato a farlo, ebbe perciò occasione sul Titano pieno di di recarsi materiali pei suoi lavori. Potè alluogo non lora conoscere che il
era

e

la

storica,

e soprattutto

sono
1*0-

meno

utile

per occuparsi nelsot-

schiarite le controversie intorno al

Tarte
trarsi

moratoria, che atto a
dalle ingiurie

dominio temporale della Chiesa

della pcrsecu-

,

MAR
7Ìcik;

MAR
era a quelcallolico,
ri.

7t
religioso
,

religiosa

,

di
ii

cui

L'uomo

pio

e

di-

l'epoca

segno

cullo

venuto

quasi

rettore

del

piccolo

o proprio
lilìero

ad essere
e

un soggiorno
per esercitarvi
gli

circondario, pensò naturalmente

a

e tranquillo
delia

mantenere
pii
ti,

i

suoi

soci
li

nei

princi-

nel' silenzio
ulfizi

nella solitudine

e sentimenti che e nel culto

avea riuni-

cristiana pietà.

Ma

co-

n»e spesso
iTu

avviene che dagli ereancora vola la fama delle virvero merito, non
quello
di
di
vi
;

tù e del
stò occulto
li

re-

che n*era l' espressione ; ed al suo eremo aggiunse una chiesuola, che ierv\ di primo e fedeli punto di riunione ai

buon vescovo

Marino ed Rinvino s. Gau-

membri
po
e

del
,

piccolo

nascente corlasciò

sociale

cui

morendo

denzio lo volle per ministro e cooperatore nella difesa del culto e
nella

ricordi di
di

pace, di buoni costumi

libertà,

come
in

esprimesi

il

propagazione
per socio
eguali

della fede.

Eb-

Delfico, conservati

perpetuo

re-

be
(ii

egli

un

tal
i

Leone,
principi!
poi alla

taggio dalla

successiva popolazione.

cui

furono

Le

più

antiche

memorie

dei

e l'emigrazione, promosso cattedra Feretrana,
si

mentre Marino
fra
i

primi abitatori e delle prime abitxizioni sulla vetta del Titano, è
vero che si sono espresse colle parole di monaci e monastero, ma indicanti più lo stato, che la condizione degl'individui
e del

contentò
cullo
e l'altro,
feroci
si

restare

ministri
e
l'u-

del

semplice
forse

levita;

no
bidi

stanchi

de'lor-

Rimino

tm vagli che in offrivano, come nelle
e
de'
,

loro

cercarono luoghi più coniiicenti a persone abituate alle opere ed al diletto della
tranquilla solitudine.
di

vicine contrade

admiamento. Tultavolla, al dire del citato istorico, il monaco Eugippio fiorito
nel

Severino
della
fra
il

in

san
s.

Marino quin-

vita di

Leo, ed Severino,

monastero di s. autore
fiorito

rimontò le sue balze, e sempre occupato negli eserci/i di pietà e di umanità, egualmente che nei lavori

V

e

VI

secolo, lasciò scritletta
la

to di
di

aver veduta e
tal Basilico

vita

un
del

o Basilicio monaTitano,

necessari alla sussistenza

,

non

co

Monte
i

potè allontanare dalla sua angusta dicuora ne soci de'suoi travagli,
i

più antichi

successori di

uno dei Marino,
nella


lui,

i

fedeli

che

si
i

accostavano a

che poi finì Lucania. Gli

suoi
poi

giorni

atti

della vita dì

la

o per ricevere rudimenti delmorale e della credenza, o attidall'esempio e
carità.

Marino si leggono nei Bollandisli, Jc(a sancì, ntens. stptemhris t. If,
p.

rati

dalla
la

sua

dif-

2i8,
gli

i

quali
dell'

però
autore

restarono
di
essi

fusiva
inoltre,

Narra

tradizione
nello
il

malcontenti
per

che

Marino
il
;

tagliò

scoglio la sua casa,

suo

letto,

suo orticino

e

pei

miracoli

da

episodi drammatici e cose Le favolose che v' introdusse favolose narrazioni del Valli sul.

Dio operati a sua intercessione, e per le buone sue opere, ebbe da pie persone in dono il territorio
del

le

miracolosa di Sanmarino, discusde' BoHandisti se a'4 settembre, le combattè più
l'origine
storielle

Monte Titano,
il

proprietario, ed
ciò

di cui divenne Titano incomin-

parlitamente
(pi scopata
(juale
si

l'autore

anonimo de

ad avere

i

suoi

propri abitato-

Ferttrano , contro il diffuse Giambattista Ma-

72
lini,

MAR
ragionamlo intorno
dell'

MAR
ai

docu-

di

abbati e di monaci alcima vol-

incnti

operato

dai

Pontefici,
t.

ta

furono designali
vi
fatti

gli

ecclesiuslici

Si
JI,

può vedere anche coi. 854, edizione

l'Ughelli
del

che
In

presiedevano ed orticìavano.

Coleti,

successivamente
la

tal

chiesa
il

che riporta la storia deirinvenzione del corpo di s. Murino a' 4 ottohre 1596 in una grotta dentro chiesa la sua in Sanmarino. Si vuole che i primi alti veridivita del santo andassero ci della
smarriti
,

divenne
((uello

parrocchiale e

prese

titolo di pieve,

corno l'abbate prese

di prete

o
gli

di rettore. scarsi
titanica

Quali

intanto fossero
della
facile

progressi
,

popolazione
il

non

è

riferirlo

»

nella

scarsezza
di

mentre
stati

la

di
in

lui

fama
ivi

anzi

mancanza

di

documenti

essendosi
gli

propagata

Italia,

quel tempo.

Abbiamo da Anastain

eiano
in

eretti

de* templi,
nell*
,

sio Bibliotecario,

Vita Stephani

come
«ecolo.

Pavia, edificato

Vili
il

// detto IH, che

questi

avendo nel
di

Non sembra
il

vero

dice

7^5

ricorso

all'

aiuto

Pipino

Delfico e cosi
la

Fea, che in quelle

contro

Astolfo

re

de' longobardi,

chiesa vi riponesse

sue

reli-

ch'erasi impadronito

daìV Esarcato

quie Astolfo re de'longobardi, pri-

(Vedi)

_,

il

quale

per

spontanea
già sotto
roil

vandone
a

il

Titano,

mentre

pare

dedizione
la

de'popoli era

))rovato ch'egli

questo
:

mai si accostasse monte allorché invase
in

protezione
strage

della santa Sede, e
nella provincia

faceva
principe

i'Esi» reato

favore di Pavia pereliquie di
in

mana suo dominio
francese

temporale,

rò scrisse Giovanni Gualla, nel suo
santuario
città,
fol.

obbligò Astolfo

delle

quella

a
le

stampato

latino, lib.

5S

;

e

Stefano

V, Beneventano
descrizione

romana alla Chiesa restituire occupate terre, e ve ne aggiun-

cittadino pavese,
delle
sa.

nella

memorie sacre di quella chicMarino venendo acclamato per
dalla

dono, come l'Esarcato, principato del ampliare il sommo Pontefice, fra le quali Sanse altre in

per

marino, Castelluni
tefeltro,

s.
:

Marini^

Mon-

santo

qual

primo

popolare divozione autore della pacifica
,

Rimino

ec.

altrettanto ri-

portano

aggregazione
Titano, questo
porta di
11

sociale

fondata
di
lui

sul

naL
ed
p.
il

t.

dal

nome

il cardinal Baronio, AnIX, anno 755, fol. 229 ; Cenni, Codex Carpi, t. I,

prese in vece la denominazione che
s.

62

e seg.

Butler

o Sanmarino. registra questo santo ai
,

Manno

A

questa

donazione ripugna

il

Delfico,

4 settembre

dice
,

eh' è onorato

anche a Pavia a Rimino e in molte diocesi d' Italia, ma le due vite che abbiano di lui non meritano fede. 11 monastero rammentato da Eugippio, non si credè popolato da uomini che vi menassero vita regolare,
chiesa destinata

quanto a Sanmarino, perche il Titano ancora non avea preso questo nome, e perchè non luogo fortifiesisteva allora un calo, castnwif che portasse il nome di Sanmarino dicendolo le
>

diverse

ma
alla

piuttosto

una

riunione dei

fedeli, che in quei tempi talora Momiuavasi chiesa, qoxùq coi nomi

donazione di or san Marino, or san Mariano, or san Martino. Che ailora sul monte Titano sussistesse una popolazione con chiesa provcopie
della

Pipino

j

veduta dì molti fondi, provenienti

MAR
dalla
sciuli

MAR
Nel
cangiar
secolo
la

75
bisogno
di
di

prima
si

fondazione, ed ?iccre-

X

pel

a poco a

poco dall'oblazione
secolo IX, dal gìu^

maniera

vìvere spar-

(leTedeli,

prova da un autentico
del

samente

nelle

campagne, riunire
e fortificazioni,

documenlo

e concentrare le lontane abitazioni,
e fornirle di
gli

dicalo o placito feretrano di Giovanni abbate e tcscovo di Monte-» lèltro, ficclesiae Feretranae, contro Deltone vescovo di Rimino, dato

mura
tal

abitatori
gli altri

del Titano

provando
si

come
che
te,

bisogno,

vuole

vi

soddisfacessero più facilmenla

Stefano parroco, ed preshyicr et ahhas s. Marini è cliiamato, essendo Orso tinca (li Montefeltro nominato puin

favore di

perchè
facili

natura
i

avea in gran
di completarla.

in

cui Stefano

parte provveduto alla loro custodia,
e

erano
si

modi

Quindi
a

congettura che divenuto

re

nel

placito.

Quantunque
il

nel

castello servisse di

primo ricovero

territorio
lusse

o

provincia

feretrana

Berengario

compreso marino che si
feretrana,

distretto di

San-

d'Italia,

imperatore e re ed a parte della sua gente,
li

trovava
osserva

nella dioil

allorché

sulla

metà

di

tal

secolo

cesi

Delfico

die né dal placito, ne da altri documenti si rileva che la giurisdizione politica de' duchi e poscia ile'conti di Montefeltro si estenmonte e su le desse su questo 6ue appendici. Narra in vece il Fea a p. 68, che per le accurate 1660 da ricerche ordinate nel Alessandro VII , venne provato che Sanmarino col suo territorio è .-.empie stato sotto il dominio dellu santa Sede, la quale, come sua proprietà, incastrata la repubblica nello stato, lo avea sempre sostenuto e difeso nelle guerre civili italiane, e T avea favorita di poter continuare in certo modo da <jualche secolo a governarsi da se,

dovè fuggire dalle armi vittoriose di Ottone I; trovandosi in data 26 settembre gSi un diploma di Berengario W^ aclum in plebem s. Marini. Nella donazione che fece l'imperatore Ottone I nel 962 ad Uldarico conte di Carpegna di 27 o 28 castella o terre, fra gli altri sono nominati questi Et inter Jliwìos Concavi et Marichium, Serrav alluni, sanctus Marimis, et oppiduni Montìs Feretri; ecco un altro esempio contro il Delfico sulla denominazione del luogo , secondochè rileva il Fea. Nel secolo seguente, in una bolla di O:

norio

li

del

11 26, riportala

dalcol.

rUghelli,

Italia

sacra t

II,

come quasi
però con

tutte le

città

d'Italia,

933 845

(della

prima edizione,
chiese

e col.
si

della seconda), in cui
le

condi
indidi
s.

certe date regole econogiudiziarie ripetutevi

fermano
cazione

della diocesi

miche e
tanto,

ogni
e che

Montefeltro, con
si

particolare
la

in
tali

modo
diritti

di

feudo
di

;

nomina
Marini

pieve

contro

sovranità e
valeva

dominio
sesso

diretto

non

un

Marino Plebem

colla qualifica
s.

di castello:

cuni Castello,

supposto o preteso lunghissimo pos*
e
prescrizione alcuna, riporsi

tandone alcune prove, che
.scivano
dj
ili,

cou-

nella
il

biblioteca

Chigiana,

cui

Fea era
li,

bibliotecario. G.

che certamente avrà avuto un grado di consistenza civica e di fòrza. Avverte il Fea a p. 70, che Onorio 11 con tal bolla confermò dominio utile del Castellò di s. il

68,

63.

Marino

alla chiesa

e

vescovo di

74

MAR
il

MAR
fine
di

Montefelli'o, e ciica
l*fg}^c>
•s<3rA'W

essu

quindi

invalida

ad

agire

e

resi-

in

omnibus Romai

stere, potè

facilmente essere neglet-

nae Kcclesìae
Iclìci

juslilin et re\>erenùa.
il

ta e trascurata daf»li nati

uomini domied
avidi

Osserva inoltre

Fea, che

Ponte-

dall'ambizione
;

del

o tulli gli scrittori gcULnalineii-

potere
della

om quando
popolazione
e

,

colla estensione

le, prima da due secoli, sempre dicono castello, terra, gli uoiniid di s. Marino, uè mai città, né rejmbblicay e terra dice pure lo statuto. Ad esempio delle altre città e castelli d'Italia clic proclamarono
i

de' suoi confini,

coli'

accrescimento
colla valida

e

fortificazione

annunziò
gli

un

grado

di

forza

resistenza sostermte

dal

coraggio,

sguardi

dell'am-

bizione e

dell'orgoglio

non furono
ada-

santi tutelari, questo popolo dela

più indiflerenti per questo scoglio, e Yolontieri
giati,
vi
si

corò

poi'ta

maggiore della chie:

sarebbero

sa coH'epigrafe

Mva Marino

Pa-

se

avessero potuto espellerne
natia,

trono et
S.

P.
il

senti

Libertatis Auctori D. C. Crescendo la popolazione bisogno d'in|»randire il suo
territorio,

la

libertà

come

dichiara

il

Delfico.

Aumentata
abitaziorw di
go, eslesi
i

la

popolazione
si

con
boril

piccolo

quindi

comprò

cui

formò

il

dai confinanti signori di
tlelle

Carpegna
Gregorio
l'acquisto,
livello

confini,,

e fortificato

terre

colle

loro giurisdizioni,
di
s.

e
in

col

monastero

luogo di residenza del governo , si propagò la fama dell' inaccessibilità

Concii

coni[>letarono

ed

inespugnabilità

del

castello
gli

prendendo dal medesimo a
cjuelle
«li

o rocca nel secolo XII; mentre
italiani

terre,

sulle

quali dai conti
la giuris-

per

la

debolezza del goveril

Carpegna acquistavano
e
tutti
fatti
i

diziorte

diritti

signorili:

no imperiale scossero niero dopo la pace
,

giogo stra-

di

Costanza
le
i

gli acquisti

dal
il

sindaco di Sancastello di
di

ogni luogo volle assumere

for-

inariuo, furono

Pen-

me
soli,

repubblicane, eleggendo

confu
le

na

rossa

e

la

metà
Altri

quello di
se

benché

la

pretesa
,

libertà

Gasoli, del quale dipoi

r acquieto.
dalla

se

ne comne fecero

effimera e tumultuaria
bite dalle più
strati
si

perchè
e

piccole società furono presto assorpotenti,
i

dai conti di
dati

Montefellro convaliperpetua amicizia di
,

magipotere

politici

abusando
in

del

quella famiglia colla repubblica di
^^anniaiino.
passi
cietà

trasformarono popolo

dominanti, ciò

Ecco come
,

con

lenti

non accadde
sciuto
col
il

sul Titano, perchè cre-

progredendo stabiliva una
sua
quella

la

piccola so-

neir indipendenza,

forza

propor,

zionata alla

piccolezza

e

si

lòrmava

base

che
si

dovea
espri-

suo naturale andamento non ebbe bisogno di farsi imitatore delle nuove repubbliche insorte, liberandolo
la

garantirne la durata, come

sua situazione dal par-

me
be

il

Delfico.

La

popolazione eb-

tecipare al

movimento ed
le

al

gene-

rapporti

continui

con

le

fa-

rale scompiglio d'Italia.

Questo poe le sue

iai|:;lieFeltria

de' duchi di

Urbino,

polo avea già
magistrati,
soli, al

sue leggi
I

e Malatesta de' signori di Rimino.

forme governative.
intitolati

suoi

supremi

Finche
(u di

la

popolazione

del

Titano
e

pochi individui, e d'una for-

numero
ai

di

pur essi condue o tre, adem-

za

disunita

ed

iudetermlaala

,

pivano

doveri del potere esecu-

MAU
livo
e

MAR
mentre
il

75

dei

giudiziario,

no

potere legislativo risiedeva presso
famiglie.
tale
fico
,

il

popolo, rappresentato dai capi delle

comprassero per loro le ragioni di detto vescovo; che dovevano essere il jus- delle prime istansi

Ma

se

potè

salvarsi
il

da

ze delle cause^ pei

prezzo

già acai

sconvolgimento, racconta

Del-

cordato
partiti

coi

riniinesi.

Quanto
,

non

andò Sunmarino esente

guelfi e

ghibellini

il

Fea
dal

dall'insania de' parliti guelfi e ghi-

con opportuna osservazione
di
tali

fatta

U'llim\ che per lnnghissin»o

tempo
del

Rotta, non conviene che l'elemento
fazioni

perturbarono
sta

anche

la

vetta

potesse aver luogo in
la

tranquillo Titano,
alia

riuscendo

funela

Sanmarino per
per
i

sua piccolezza, e

repubblica, perchè oltre

discordia civile da cui fu lacerata,
fu

successiva cagione che nella coni

trarietà de' partiti
tenti
i

vicini

prepo-

componenti l'amministrazione. Aggiunge in nota che il Roscoe, nella Fila di Lorenzo de' Medici t. I, p. 4> scrive che nel priy

ne volessero
di
la
città

profittare,
,

come
vescovi
i

mo tempo
contro
cessivi,
in
i

signori

Carpegna
di

i

si dicevano guelfi quelli che sostenevano le parli del Papa

feretrani,

Rimino o
Si

ghibellini aderenti agi' im-

suoi Malatesta, e pegii
ritti
i

antichi di-

peratori;

ma

che
si

nei

tempi

suc-

ministri pontificii.

crede

guelfo

che Ugolino di Monlefeltro vescovo feretrano e fanatico ghibellino, quale lo dipinge il Delfico, come
gli

qualche
la

chiamò quello che popolare commozione

sposava
rissimo,

causa del popolo.
il

E

vecit-

dice

Fea, che ogni
(àr
la

altri

di

sua famiglia, gittasse

i

e paese intendeva
la

causa

primi semi di zizzania nella popolazione titanica, per estendere
so-

piopria per

libertà

e

indipen-

pra di essa

il

dominio
e

temporale
dice
il

della sua chiesa,

come
il
iJ

Delfico,

vantando pretese
si

signorili

denza una dall' altra ; ma sempre si protestavano dipendenti suddite del Papa, di sostenere le sue parti, o a lui ricorrevano per aiuto,
e spesso a lui
si

su questo territorio. JVota
a p. 70, che
so di
giustifica

Fea

,

sottomettevano
finire
le

in-

possesvesco-

teramente
interne
:

per
le

discordie
di

Sanmarino, avuto dal

Storie di

Bologna

vo di Montcleltro, e massime nella persona del vescovo Ugolino , dal contenuto d'un istromento che si
trova nel pubblico archivio di Verrucchio, stipulato a' 12 settembre

Gaspare Rombaci, ne danno continui esempi.

Legata
per
riale,

la

casa
al

di

Monlefeltro

gratitudine
e

partito

impe-

vedendo

V imperatore Fe-

1243. Nei
enfiteusi del
2, sta

libri

poi di

contralti

o

derico

pur
;

a p. oggi notato di carattere
s.

medesimo vescovo,

antico

Plebatus
s.

Marini

liabtt

In dirlo Plebatu est Marini, ex qua dictus efjiscopus Feretranus habet, et consucvit ha bere conde/nnationes et
ecclesias X.

Terra

11 guerreggiare in questi monti coi ghibellini, contro il Papa e suoi guelfi, non potendo resture indifferente, secondo il Delfico, Ugolino eccitò lentusiasmo dei sanmarinesi pel ghibellinismo. Ma
i

colpito Federico

H

nel

concilio ge-

,

rolligcre decinias

tradizione, e
il

si

ab hominibus. È ha per sicuro, dice
di

Fea, che

gli

uomini

Sauu)ari-

Lione dai^li anatemi del Pontefice Innocenzo IV, lo fu pure il vescovo Ugolino partitante, e con esso il comune di Sanmarinerale
I

di

76

MAR
Que'^•49>
i

MAR
che avea fatto Guidone da Cerreto. Nel medesimo anno ia53 poi

no comlaiiualo uU'inleiUcllo. sto durò (.lai l'Jtl? ^^"^ ^'
quniidu in Perugia
tef«.'llro,

conti di

Mon-

chi

Ugolino,

i

sanmarinesi ed
e
re!>lituiti

altri

ftii'ono

ribenedelti

uomini del restante territorio di Casole, spontaneamente si unirono con quelli di Sanmarino fi,

alla

coinunione cattolica.
giiaii

Non nucogli

cendo^i loro perpetui castellani ed
abitatori
;

che

i

ganmarinesi
le

cosi

il

scomuniche della Chiesa, ed essendo da loro bandita la cojicordia, provarono in conaltri

obliarono

rinese potè dare

conmne sanmauna maggiore esterritorio
,

tensione

al

suo
si

e

nel

suddetto anno

trova

già

men-

segui-n/a gli

stessi

mali ond'erano
italiane.
Il

zione dei primi statuti

(dell'origi-

afllilto le altre città

par-

ne de' quali
Comuìvita'

tilo

dominante in questa terra fu sempre quello de' ghibellini, sostenuto dai
vicini

parlammo all'articolo o Comune ) di Sanmai idebbono
d' Italia.

no, che sicuramente
re tra
i

esse-

baroni,

e più de,

più

antichi

Nel
dei

bole essendo

<|uello

de' guelli

si

trovarono perciò questi quasi semdalla pa[)re fuoruscili o banditi
tria;

1277 Rodolfo d' Absburgo romani confermò al Papa
III
le

re

Nicolò

donazioni

fatte

dagl' impe-

finché l'autorità di Filippo ar-

ratori suoi
la

predecessori,
poi
dei
il

compresa

civescovo di Ravenna, se non (ine al-

Romagna, onde
Solfrj

comune
nel
indi-

meno

pose tregua tra

le

due tremen-

sanmarinese
pendenza,
vescovi
e

distiu'bi

de e accanite fazioni. Considerando il prelato Sanmariiio come luogo libero e indipendente, quindi njcno
soggetto
nel

possesso della sua libertà ed
dalle

pretensioni
si

dei

feretrani,

onde

conferma,

air influenza
vi

de' polenti

,

rono nel partilo ghibellino
pretende
spressioni.
il I

come
tali

12^2

tenne
le

un

congresso
in
lui

Delfico che usa

e-

per pacificar
eransi

parti

che

vescovi feretrani avenla

compromesse,

ma non

potè
gechics.l

do

in

Sanmarino
pili

loro casa

nel

ottenere che un armistizio nel
neral consiglio tenuto nella
di questa fu
qtiasi

luogo ìi rone del

fortificato, cioè nel gi-

monte

della

Guaita

,

il

pieve, perchè
tutta

l'adunanza

Comune

cedetle loro in vece

altre

formata dai ghibelcol

case in luogo di quella.

lini.
I

dosi in quei

Costumantempi tenere genei

sanmarinesi

loro

vescovo

rali

parlamenti 'ne' capoluoghi, tal-

dimorando
;

Ugolino tornarono al ghibellinismo, loro, avendo egli con fissata la sua residenza in San marino ma il Papa lo depose dalla dignità, e sostituì Giovanni nella
cattedra feretrana,
rino
fiece

volta

Sanmarino
dal

intervetuìe a quelli

tenuti

podestà di

Montefeltro
feretra-

o delle terre della
lette

chiesa

na, contribuendo prestazioni e col-

imposte dal geneial parlamenpodestà
il

che che

per

essere

to o dal

delle

medesime;

entralo in comunione con
neir acquisto
della
di
,

il

Sanmacomune
o del
imitò
passo

secondo

Delfico non dev|& trarse-

metà del

castello

monte
quello

Casole, ovvero ratifica di

ne argomento di giurisdizione o dipendenza, poiché il presentarsi alle assemblee era pel sostegno del la

fatto

anteriormente
de' diritti

,

causa comune, tanto
il

piìi

ch'es-

l'esempio del predecessore
nella

Ugolino
di

scuilo

comune

sanmaiinese

ad-

cessioue

detto al ghibellinismo, d quale era

,

,

MAR
quasi genernlmente
trano,
il

partito

fere<li

cario

non poteva fare a meno
coi
il

77 Montefélho d'ildebrandino vescovo d'Arezzo e
nel

MAR

contado

di

coalizzarsi

suoi

simili.

Come
a

rettore della

provincia

di

Roma-

ghibellino,

comune
i

aderiva

Guido
tal

di

Montefeltro cnpoparle di

intimò alla comunità di Sanmarino di pagar la contribuzione
gna,
dei soldo pel suo salario.
rinesi
I

partilo,

ma
Io

discordi

citta-

sanmaa
c.i-

dini seguivano

stendardo guel-

ricusando

di

pagare,
si

fo sotto quello di tre
i

Mala lesta, menparenti d'ambedue parteggiale

gione della loro libertà,

compro

vano per

opposte fazioni.

Dopo

molte vicende Guido scomunicalo da Martino IV e sconfitto dal suo
rettore di

mise la causa nel giureconsulto Pa lamede de Herri, giudice di Rimino; e Teodorico liconosciut.a la
giustizia

delia
si

negativa
egli

de' san-

Romagna d'Apia

(delle

marinesi,

recò

slesso a

San-

trattammo all'articolo Forlì), già da lui vinto, portatosi in Sanmarino, questo luogo divenne quasi il nido e il propugnacolo de'ghibellinisti, e vi si rigesta del quale

marino
la

a pubblicar la sentenza del-

loro

assoluzione
liberi

ed

esenzione

perchè

ed esenti da qualun-

que

esteriore superiorità.

Non andò
somiaf-

guaii che nel
glianti

1^-96 pretese
di

parò pure Parcitade
sta.

ministro

per

a quelle
i

Teodorico

l'imperatore debellalo dal

Malatein

facciarono
cui
i

podestà feietrani,

per

Parcitade
si

passò in Venezia, e

sanmarinesi ricorsero al

Pa-

Guido

fece francescano

An-

cona. L'attaccamento

del

comune
amichefamiglia
di

per Guido

strinse la piti
colla

vole corrispondenza
bino, e sotto

di Montefeltro de' signori

Uri

valente capitano
il

pa Bonifacio VIIT, il quale commise la causa ad Uguccione di Vercelli suo cappellano, e a Teodorico suo camerlengo , giudici dei snero palazzo, e questi subdelegarono Ranieri abbate del vicino monastero
di
s.

sanmarinesi appresero meglio
stiere

mesi-

Anastasio. Si difesero

i

san,

delle

armi.

Della

costante

marinesi

dinanzi

al

giudice

con

confederazione colla casa Feltria

esame
i

di

testimoni da loro prodot-

no
ta

all'estinzione

della famiglia, ve
sulla por-

n'è pubblico

monumento

maggiore della città di Sanmadove si vedono a paro collocate di antica scoltura l'arma di Sanmarino, cioè le tre torri colle
rino,

ti, quali concordemente deposero che il comune avea sempre goduto per costante tradizione della libertà

fino dai tempi de

santo fondatore.

Renchè

me
di
fico
s.

non terminò
che
il

siavi
la

documento

co-

disputa coi podestà
si

penne, e quella più antica de' conti
di

Montefeltro,

ritiene dal Del-

Urbino e
la

della città

medesima
ali

giudicato dell'abbate di

cioè un'aquila ardita colle
gate,
altri

spie-

Anastasio fosse coerente alla giu-

quale

si

vede ripetula

in

luoghi ancora.

ed al precedente giudicato. Nel i3oo per l'altra pace generale
stizia

Dopo la pace generale di Romagna, in cui fu escluso il contado di Montefeltro ma non pare Sanmarino, il Delfico racconta che
,

di

Romagna, potè

re!«puare calma

anco Montefeltro, o
gresso,

a meglio

di-

re sospensione di ostilità. Nel con-

che seguì
di

in

s.

Leo per
,

la

inviando

la

santa Sede

i

magistrati
vi-

pacificazione

Montefeltro

con
di

supremi

io

Romagna, Teodorico

l'intervento anche del

comune


Sjìiìtìinrino,

MAR
in

MA
vescovo
a

cui

il

iWrle

cui

li

fulminò, e quelle ancora del

Irano
liti

Uhnlo

rinuncia

tulle

successore Benvenuto.
poi
si

Con questo
iG settembre

mosse contro ni del to comune, sì nella cnrin romana, cl»e plesso delegati della medesima, ma con n lei me clausole ed
e queslinni
i

pacificarono

a'
i

iS^o, restituirono castelli occue furono assolti dalle censure. Malijfrado questo trattato, si ripali,

il

pagamento

di mille lire

per tran-

mase sempre
tati

nell'incertezza dei van-

sazione, in cui dovette concorrere an-

diritti della

chiesa feretrana, al

che Sanniarino. Verso questo tempo fn compilato il secondo statuto, ove non più consoli, ma capitani
e difensore sono nominati
dosi però
solari
ai
,

uìodo

di esprimersi del Delfico, Gli di

uomini
la

Busiijnano domandarono

castellanza, ossia l'unione loro co!
di

tenen-

comune
ad
di
essi

Sanmarino, che
essere soggetti
sui

venuta

ferme le attribuzioni connuovi magistrati. Vennero
i

concessa; protestando però

non voler
il

dunque
del capitani,

aboliti

nomi

di

difensori
i

diritti

che pretendessero
F'ea,

a quei sanmadi
s.

popolo^ cui

si

sosliluirono

àiie

rinesi

vescovo feretrano o
il

quindi ebbe luogo

il

giu-

Leo. Racconta
ritrovandt)si
la

a p. yr,

che
giu-

ramento prestato

dai magistrati ad onore e stabilimento del castello di San marino, senza commemorazione
di

chiesa di Montefel-

tro

in

pacifico

possesso

della

risdizione su
gliata

Sanmarino, ne
1

fu spo-

superiori

rapporti.
in

Nel

i3o3
alcuni

da Federico

conte di

Mon-

comparvero
della chiesa

Sanmarino
i

individui in qualità di audiascialori
feretrana,

quali dan-

do sospetto

d'essere emissari guelfi,
piti

Però Papa Giovanni XX.I1, con breve dato da Avignone nel i3i8, ordinò al rettore di Romagna perchè operasse in modo, che
tefellro.
il

ftnono imprigionati da alcuni
ardili ghibellini:
la

castello

di

Sanmarino spettante
ri-

comime
il

li

punì
di

al

vescovo di Montefeltro, fosse

col
7.elo

banilo,

poiché per che

eccesso

lascialo e restituito a quel vescovo,

avevano violato
onta
del

diritto delle

siccome ne eseguì
in libro
fol.

la

consegna, proiit
Pontijicis

genti, ad

non
i

sembrasloro
so-

secret,

e/'usdem

sero ingiusti
spetti.

tutto

139. Nel i32r il vescovo Benvenuto vedendosi impotente di difendere
il

Nuovi acquisti
fece
il

di

fondi pubblici
in

castello di

vSanmarino dal-

comune che

questo temcasa, che

l'ingordigia e pretese del

suddetto

po

fece edificare la

sua

Federico
di poter

I,

ricorse al

medesimo Papa

fu il primo palazzo pubblico, divenendo sempre più luogo imporil

Giovanni XXII, chiedendogli licenza vendere o permutale le giurisdizioni

tante e
cie dai
di

castello

fortissimo,

perciò
in ispe-

e diritti della chiesa fereil

vagheggiato dai guelfi, ed
Malatesta. Uberto

trana sopra
la

castello

o rocca del-

vescovo

Montefellro adontato dell'albonsanmarinesi, che pugnan-

to fatto ai suoi ambasciatori, mosse

guerra

ai

do prosperamente, gli conquistarono Montemaggio, Tausana Mon,

Sanmarino, e cederli di Rimino, vale a dire alla città ai Malatesta, allegando per motivo la potenza di Federico I da Monche occupava il castello, tefellro per cui ni un reddito o poco potePenna
di
,

tefotongo, ed altre feretrane castella,

va trarne

la

sua

chiesa.

Giovanni
ordinò

disprezzando

le

scomuniche

di

XXll però con

suo

breve

,

MAR
nd Almerico di Castrolnce
di

IVI

Aa
lire

'ji)

rolloie
d'in-

per quattoi'dicimila

ravennati

,

Romagna

e poi

cardinale,
tal

formarsi del vantaggio di

per-

muta per
rificar

la cljiesa

feretrana, e ve-

l'esposto,
il

poiché non era veavesse
di

con istromcnto prodotto dal Clemenlini, Rac. istor. de' Malatcsla t. Il, p. 9j e che la facoltà data per la fletta vendita al rettore Alrisce

ro che

vescovo
la

invaso

il

costello e

rocca

Sanmarino,

merico da Giovanni XXII da una sua lettera

,

appadata

in

dichiarandosi signora del

comune

la

sede feretrana

;

il

perchè poi, seconcontratto

d'Avignone il novembre i37,2, Rcg. secr. anni VII, p. i3^; indi
avverte
a

do

il

Delfico,

il

non ebbe
i

che

tal

somma

equivaleva

luogo, dovendolo acquistare
ncsi

rimi-

6364

fiorini d'oro, presso a

poco

per quatlordicimila

lire di

bopre

del

peso e lega de' nostri zecchini.
il

lognini,

rcservatis jiirihus

.sonctae
la

Aggiunge, che poco durò
di

castello

romana
vae
s.

Ecclesìae, secondo

Sanmarino

in

mano

de' riminesi,

scrizione di Giovanni

XXII

su Pen-

raccogliendosi

dai libri della caoie-

Marmi.

1

sanmarinesi

per

ra apostolica di
nel
alla

Urbano
pagava
lii-e

V
ogni

eletto

avvenuta in una sedizione di Federico I conte di Ura bino, rimasti privi di appoggi
l'uccisione
,

136?, che

anno
de-

medesima

(^5, soldi 6,
Il

nari

9 per

le

Tall'c.

caidinal
di

mezzo
coi

del

loro sindaco fecero pace
di

Anglico Giimoardi, fratello

detlo

Malatesta

Piimino,
;

confedee

randosi pure colla ciltà
za

Speran-

Papa, ci assiema, che nel pagava anche le fimantcrie

iSyr
(di cui

da Monte feltro, zio e cugino del
si

parlammo
riconosceva
Montefellro.

all'articolo
la

Dogane),

defunto,

rifugiò in

Saumaiino,
felUeschi
,

santa Sede ne' par-

ricuperando poi gli slati coir aiuto de' sanmarinesi
attaccati

lamenti, e obbediva al vicariato di

sempre

Martmo
i

V

nel

i4i**^

all'amica famiglia Fellria.
i

concesse a Giovanni della Serra da

sanmarinesi il Per aver favorito morto conte Federico I, dichiarato dalia santa Sede ribelle ed eretico, furono pur essi tenuti per suoi fautori
le

Gubbio tutti proventi che la camera apostolica allora riscuoteva in
Sanmarino,
lib.
I

de Cur.
il

p.

207;

ma

in

appresso dichiara

Garampi

ed

eretici, e

perciò incorsi nele

scomunica; il perchè Giovanni XXH con breve del 5 agosto i39,3 auloiizzò il suddetto rettore Almerico, mesentenze d'interdetto
diante

che non ne trovò più menzione. Soggiunge il Fea a p. j^,<ihe se non
fossero stali
della
i

sanmarinesi

sudditi

santa Sede,
bolla

Giovanni
1

XXII
pe»'

nella

de' 3 agosto
e

828^

ammenda

e cauzione, che

li

quella adesione

sottomissione al

assolvesse da ogni censura e pena

Malatesta signore di
gli

Rimini,
rcbelles.

non

dovendo ritornare
dinal
fetto

alla
11

divozione e
dotto car-

avrebbe nominati
Nel

fedeltà della Chiesa.

i332

i

sanmarinesi vennero

Garampi
degli

riminese, che fu prepontificii
s.

archivi
Castel

vali-

cano

e

di

Angelo, nelle

convenzione con Rimino per le collette arretrate imposte sui loto beni nell'agro riminese, mediante lo
a

Memorie

istor. p. 5'?^., riferisce

che
di

sborso di cinquecento

lire.

Nel i^38

Sanmarino
to nel

fu

già della

chiesa

per evitare qualunque
tradimento, con
legge

sorpresa
fu

o

Monlefeltro, dalla quale fu vendu-

stabilito

i323

al

comune

di

Rimiui

non

far accostare alla

terra

perso-

,

8o
ne
dello anno
si

MAR
nobili e polenti
;

MAR
qullli
i

tuttavolta nel

sanmarincsi

,

e

solo
fosse

vello

Sanmarino Ubellino da Carraia signore di Padova, mosso a far guerra contro Malatesta di Rimino, come amico
recò a
i

che
la

la loro fortezza

non

cu

stodita

da armi Feltresche,

fincht;

Chiesa

non

si

fosse assicurala

della fedeltà

de' signori di Urbino
il

Feltrii. A quest'epoca il vescovo Benvenuto, esule dalla pro-

dei

e di
si

Rimino: aggiunge
la

Delfico chr*

arrogò

custodia della terra di

pria sede,

si

rosità de'sanmarinesi,

abbandonò alla genecome dice il
ne

Sanmarino
di

in

un

trattato coi conti

Montefeltro,

ma

probabilmente
stesso, co-

Delfico, ricercandone l'ospitalità, e

la custodia della

rocca sarà rimasta

ebbe la più lusinghiera accoglienza, malgrado le precedenti inimicizie
e
vi

a disposizione del

il

comune
che

scrivendo quello storico; laonde

lasciò poi

le

spoglie

mortali
tale epoal

Fea

dichiara,

invece
al
i

i

san-

nel

i35o. Similnjente a ca Benedetto XH restituì
della

marincsi

ricorsero poi

medesiloro pri-

gremcol

mo

legato

per provare
dalla stessa

bo
lari

Chiesa

i

santnarinesi,

solo

mezzo

delle spirituali e

formo-

purgazioni.

Fu

fondato l'ospe-

dale di

s. Maria, e disposta la fondazione del convento dell'ordine dei

servi di Maria, di

s.

Maria

in Val-

dragone, per testamentaria disposizione di messer Gambalesti. A Benvenuto successe nel vescovato Carlo Peruzzi;

Sede apostolica, farli confermare ed estendere, confessandone in certo modo la dipendenza. Eppure, aggiunge inoltre lo stesso Fea, da taluno si volle poi chiamare Roma e la santa Sede, rispetto a Sanmarino, potenza estera; mentre dalla beneficenza de'Papi sanmarinesi ottennero anche il
vilegi avuti
i

e siccome la città di

s.

privilegio di eleggersi
altri
offiziali,

i

capitani e gli

Leo,

solita residenza episcopale,

era

colla

facoltà

ad

essi

ancora occupata dai Feltreschi ghibellini, i quali estendevano il loro potere sopia quasi tutta la diocesi, quindi forse non trovò altro riparo che nei soli uomini liberi che
allora avesse questa regione,

capitani annessa di giudicarli e reggerli. Nel i358 i sanmarinesi pre-

sero in affitto dal vescovo Peruzzi
le

rendite di tutta la sua diocesi per
fiorini.

cinquecento

Indi

il

cardinale

por-

Albornoz
a
di
lui
si

pei crediti

tandosi a risiedere

in

Sanmarino,
i

vescovo, ordinò ai

che avea col sanmarinesi che
restavano

dando
diritti ,

al

comune

in affitto tutti

pagasse quanto

esazioni e

pigioni

che

debitori per l'affitto,

minacciando

mensa
ritorio.

vescovile possedeva nel ter-

A*

4

aprile

i353 solennei

scomunica il comune, il quale invocando l'intercessione dei Feltrii, ottenne dilazione. Successe una contesa di rinnovate pretensioni in-

mente
tuti,

si pubblicarono nuovi stacorreggendo o modificando gli

anteriori, rendendoli

analoghi alle

torno
di

all'

indipendenza

e

libertà

circostanze. Frattanto Innocenzo

VI

nel

1

354 mandò

nello stato eccle-

siastico

per legato il celebre cardinal Egidio Albornoz, per debellare quelli che ne avevano usurpato
le signorie.

Sanmarino, che recò in dubbio Giberto da Correggio rettore di Romagna; ma non tardò a persuadersi del vero, e fece dipoi tacere Giovanni Levalossi podestà di

Rapidamente ricuperò
Chiesa
,

le terre della

lasciò

tran-

se

Montefeltro, che resuscitava le stescontroversie, volendo obbligare

MAR
il

MAR
della

Si
podestà
fo-

comune a rendere ragione

vollero per più
rastiet'i,
i

secoli

sua inobbedienza alla Chiesa romana, per averne assunto la signoria,

quali

sovente furono di
alla

gran pregiudizio
città

libertà delle

e per accettare in capitani e vii

d'Italia;

quindi

emanavano

cari

mandati dai

conti di Urbi-

leggi

e sentenze capitali, che pubnel general consiglio po-

no

cui

prestavano aiuto.

Con

sen-

blicavansi

tenza de'
lossi

25 agosto

i36o,
al

Levadi

polare.

Reggendo
il,

intanto

la

RoGri-

riconobbe

l'indipendenza

magna

cardinal Anglico
del

Sanmariuo, stando
Delfico.

narralo del
di

moardi, quale legato

fratello

Urbano V,
1

nel general parlamen-

Nel
ove
ai
si

36 1

i

religiosi

s.

Franperciò

to tenuto in
glie la

Urbino
la

stabili le ta-

cesco dal remoto e selvatico luogo

o imposte per

guerra, neli

trovavano,
delle

esposti

quale ebbero parte' -anco

san-

disturbi

guerre,
si

a

vantrasfe-

marinesi, e
se

come
le

loro amico pre-

taggio

ancora

de' fedeli

particolar cura delle loro cose,
differenze
s.

rirono vicino al castello.

Ebbe

luo-

ed acquietò
colla

insorte

go nel
nesi

1

36G

la

pace de* sanraari-

terra ora città di

Arcan-

di Rimino, e coi Malatesta furono costretti per non provocar lo sdegno del cardinal Albornoz, a sussidiare l'esercito pontificio con-

gelo. Altra solenne testimonianza di

questo libero stato,
rale

la reseli cardi-

nal Anglico divenuto vicario genepontificio in Italia nelle eccleterre,

tro

i

Feltreschi, e concorrere
s.

alla

siastiche

quando

ne formò

rovina di
ta
sai.
i

Leo, per

la

cui cadu-

un

esatto censimento nel

1371
di
il

col

Feltreschi se ne risentirono asIl

cardinal Stagno legato

RomaDelfico;

vescovo
il

Peruzzi nel
cardinal

operò presso
to

1367 Androino
il

gna,

come
invece

l'interpreta
il

ma

Fea a

p.

72 rimardei
ri-

Albert legato, per essere riconosciusignore di quasi tutto

ca che nella detta descrizione

Monte-

luoghi dello stato ecclesiastico,

feltro in

un a Sanmarino
formale, che
i

:

fu inten-

portandone
talo
lo di

il

testo intero,

è

na-

tata lite
nesi

sanmarifatica,
ri-

in
s.

modo

particolare

il

castelvi-

sostennero con
il

somma

Marino, come uno del

ma

legalo fece loro giustizia,

cafìato di Montefeltro, cui obbedi-

gettando la domanda del vescovo, e riconoscendo immune il territorio

vano

gli

uomini

di

Sanmarino,
giustizia

ame

ministrandovi la

elicile

repubblicano.

Allora

il

vesco-

eliminale due celpitani da
letti.
,

loro e-

le azioni

vo rinunziò solennemente a tutte mosse contro i diritti e l'indipendenza di Sanmarino, ed
ottenne dal
nell'alto

Giambattista MariIl dotto Saggio di ragioni dèlia città di s. Leo poi Montefeltro^ a pag.
ni

comune
visita

la

pace

;

anzi
di-

jS
si

e seg.,

dà intera

la

descrizione

della

pastorale

del vicariato di Montefeltro ne'medi ottobre e

chiarò che quanto era per fare dolesse
ritenersi

novembre, d'ordine
vaticano.,

innocuo

a

ledere

del cardinal Anglico, estralta dall'originale

qualunque
i

diritto

de' sanmarinesr,

dell'archivio

quali in questo

tempo godevano
eser-

Quanto
te

alle furiianlerie
la

o

collet»-

pieno esercizio di autorità nel territorio,
il

per
il

guerra,

6ome

le

chia-

potere giudiziario

ma
rC)

Delfico^, secondo tale scritto^

citandosi dai capitani, perchè nori

si

|)agavaiìo dai

«sanmarinesr cól

VOL.

XLIII.

6

,-

5


reslo della

MAR
provincia del Monlofcl
no,
col

MAR
per
cui
la
si

rese piìi

durevole
de'sntima-

Irò con cui. era

comune

la difesa

primo

concordia

lua senza pregiudizio della loro au-

tonomia, cioè del diritto di governarsi colle proprie
leggi,

escluso
essi,

vescovo di Montefeltro rinesi. 11 Benedetto pe'suoi talenti giunse alle cari» he di tesoriere e rettore
pontificio di

ogni dominio straniero; perciò
al dir di
lui,

Romagna,

e

propose
della

andavano ai parlamenti. Continuando il cardinal Anglico la guerra contro
i

a Bonifacio
signoria
nei
vescovi
gli

IX

la

riunione
di

temporale

Sanmarino
onde
si

Feltreschi

feretrani,

spe-

già espulsi

da Urbino, ebbe comindividui
della
i

gnervi

antichi odi e inimicizie;
il

passione di alcuni
famiglia, mentre

sanmarinesi doi

ma me

sebbene
il

Papa, come

espri-

veano continuare a prestar
sussidii

loro

temporaneamente vi acconsentisse, concedendo in un
Delfico,
la

nell'esercito della
gli

Chiesa,
Il

suo breve
atto,

plenaria giurisdizione

contro
volenza
cesse

antichi amici.

cardi-

sui sanmarinesi,

nal Stagno mostrò stima e
pei
essi

benecon-

sanmarinesi,
libera tratta

e

ad

delle lo-

ro entrate e rendite dal contado.

Ad

istigazione del

vescovo

Pe-

ruzzi e

del podestà di Montefeltro

derogando ad ogni o privilegio, tuttavolta la minaccia non si mandò ad effetto che nominalmente, essendosi mantenute colle patrie leggi le magistrature ; indi conti di Urbino allontanarono ancor quediploma
i

Bartolomeo da Brescia, nel

1875

sto

turbine

colla

loro

opportuna
il

sanmarinese si ricopri di obbrobrio, perchè sedusse vari complici a danno della patria, onde per la congiura se ne dovea consegnare il reggimento
Pelizzano
colla fortezza al vescovo.

Giacomo

interposizione,

calmando

risenti-

mento del Pontefice. Il Fea a p. 73 riporta un brano della bolla
di concessione, data in

Roma

a'

Per avgli

ventura

si

discoprì

il

tradimento,
altri

Giacomo
to
tro
il

fu impiccato, e

puniti proporzionatamente.

Intan-

conte Antonio
rientrò
in

di

Montefeldel

parlando Bonifacio IX dei sanmarinesi abitanti del castello di Sanmarino, questo lo chiama, ad nos et roma' nani Ecclesiam pieno jure periinentis. E con altre lettere aposto-

maggio 1398, ove

possesso
di

suo

Hche sotto

la

stessa

data

dirette
s.

contado e

della città

Urbino;
i

Universitati et massariis

Castri

reintegrò subito di sua amicizia

sanmarinesi, continuandosi

la

guersos-

Marini feretranae dioecesisy comandò loro che riconoscessero Benedetto in rettore a beneplacito della

ra coi Malatesta, che restata

pesa

i38i riarse nel iSgo. In questo anno per la disfatta sofnel
ferta

Sede apostolica, e l'obbedissero,
Al che
il

altrimenti sarebbero considerati ribelli.

bolognesi,

opera dei trovarono costretti a ripararsi in Sanmarino, e fecero un
dai Malatesta per
si

Fea aggiunge, che

nel
e

i636

quasi tutte le case, orti

contratto cogli abitanti pel sale di

Cervia

di

cui

abbisognavano.

A
con-

premura
latesta e

di Bonifacio

IX

si
i

chiuse la pace nel iSgi
il

tra

Ma-

siti ch'erano in Sanmarino, erano date in enfiteusi e si attenevano al vescovo, e ne pigliavano rinvestitura pagandone il canone. Già fino dal 1396 si compirono

conte Antonio d'Urbi

le

fortifìcazioui

nel luogo dello la

MAR

MAR
per
allo
il

83
espressamente

i

colla chinsma della Fratdue delle tre punte Titaniche, dette Monte della Guaita e Mon-

Fratta j
ta,

che

derogò
della

statuto

Romagna.
si

Nel

principio
lectìs

della bolla

legge:

Di-

te

della

Cesta

o Gista
lavori

rimasero
luogo

filiis,
s.

fortificate:

erasi

trascurato coril

strae
f}i

universitati ttnac noMarini Feretranae dioecc-

redare

di
il

molti

chiamato

Cantone. Sanmarinodiè

aiuto di gente e denaro a Giovanni Ordeladì signore di Forlì, e fece doni al conte Antonio di Urbino per le nozze del figlio. Nel secolo

XV
e
;

univcrsorwn supplicati onihus invohis a primis sententiìs hiifusnwdi ad diios probos viros idoncos per vos prò tempore ad hoc eligendoSf et deputandos appellare liceat. Restava adunque la
s

clinati^

lo

slato politico fu

meno
i

torbido e

terza
di

istanza

alla

corte

generale

retrogrado, malgrado
tati

disastri por-

dai resti del
quelli

ghibellinismo
italiani

di
si si

degli altri stati
le

conservarono
accrebbero
la
le

uìigliori

leggi,

forze ed

aumen-

tossi

popolazione.

Nello scisma
recò
dai

secondo il diritto canonico, il ricorso al Pa« pa, e non impedirlo e denegarlo con condanne e confiscazioni, come segui con esempli che produce il Fea. 11 citato Marini a pag.
e libero,

Romagna,

di

Benedetto XIII antipapa, Grenel

19

riferisce,

oltre

all'ordinato

e

gorio XII
suoi amici

i4o8
si

si

riservato accesso al general parla

Malatesta
di

in

Rimino,

ed
di

i

sanmarinesi
i

regolarono se-

mento, la riserva che due consimili brevi

si

legge in

di

Bonifazio
sotto
la-

condo
rono

consigli

Urbino, indi nel
distinte

Guido Antonio i4i5 ricevesi

IX
gli

a favore

dei

Malatesta

anni

iSgo e iBgg. Cuìus
^

onoiificeuze dai vari
lascia-

mem omnium
pellationum,

et singularutii

signori di

Romagna. Non

^c

nullitatum
,

apqua-

rono però indurre da Carlo Malatesta ad impegnarsi in una guerra col famoso Braccio da Montone, che vinto Carlo entrò in guerra col conte Guido, e progettò sorprendere i sanmarinesi che colla
vigilanza
il

rumlibet lani
cìviliuniy
ritatis

criminaliuni

quam

et alia

quaelibet superio'
et

fura nohis,
et
legatis^

successorihus

delusero,

e poscia

si

tranquillarono pel trattato di
ce
tra

pa-

Braccio

e

il

conte.
de'

\^ii
rinesi

se

ne

fece altro

Nel sanmail

col Malatesta,

mentre

conlo-

te

Guido continuamente dava
corrisposte.

ro testimonianze di affetto, che mai

sempre furono
detto anno,
co,

Non

in

ma

nel

come scrive il 1426 Martino
8
il

Delfi-

V

coii

sua bolla degli
ai

luglio

coticesse

sanmarinesi

privilegio delle
la

seconde istanze^ osia

facoltà di

nominare
^lercio

giudici di appello, essendo
lui

a

ricorso

il

comune,

ac rectoribus provinciarum nostrarum Romandiolac, Marchiae AnconitanaCj et Massae Trabariae^ qui sunt, et erunt prò tempore^ et specialitev retinemus, ac elìani reservamus. Con ciò Bonifacio IX e Martino V vollero da Saumarino un atto di obbedienza e di soggezione al diretto e sovrano dominio della Sede apostolica. Qui cade in acconcio il riflettere col Fea^ che lo statuto, per attestato di monsignor Enriquez, nome caro ai sanmarivedremo, non porta nesi, come approvazione di alcun Papa, ma soltanto per reclores provi nciae Romandìolae in ìpsa provincia prò
nostris,

84
sancta

MAR
romana
Ecclesia deputatusj
questa^

MAR
non
suo
in
sola-

prova insieme

conte Guido gli successe il figlio Oddo Antonio, amicissimo anch'esso de' sanmarinesi, e pei suoi aiuti
questi
si

mente
de,

di sudditanza alla

santa Selega-

ma

di soggezione al

ripararono dalle minacce

to di
di
i

Romagna. Anche pace Sanmarino fece

tempo
il

di Sigismondo.

esercitare

tere fu ucciso
il

Per abuso di poOddo, cui successe
che
fu anch' e-

cittadini alla milizia sotto

con-

conte Federico,

te
la

Guido od altri condottieri. Per morte di Martino V nel i43i
del

amico e come padre della piccola repubblica, e poco dopo guergli

ad insinuazione
marinesi
le
si

conte

i

san-

posero in
si

difesa,

per

guerre che

temevano.
dei
pei

ScopFeltre-

reggiò coi Malatesta che nel i449 ricominciarono a molestare i san-» marinesi, i quali inviarono a Spoleto
il

piò nel

1438 quella
Sanmarino,
nozze

un'ambasceria per

ossequiare

schi e dei Malatesta, e

primi
Ni-

parteggiò
e per

finché
gli

Papa Nicolò V. Sigismondo continuando le sue mene per corrompere
poli
i

colò Piccinino pacificò
le

animi;
figlio
i

cittadini,

il

principale dei
Il

di Federico

traditori fu giustiziato.

re di

NaII

del conte Guido, furono invitati

Alfonso d'Aragona
stabilito

e Pio

deputati del comune.

avendo

muovere guerra a
i

Dal conte Guido nel
concessa esenzione
d'ogni

i44o

T"

Sigismondo, invitarono anche
marinesi,

san-

colletta

per cui

si

fece a'9 otto-

e peso straordinario sulle terre pos-

bre

i45'8 trattato di alleanza tra la

sedute dai sanmarinesi sul Montefeltro;

ma

nella guerra che
coi

il

con-

te di
sta,

nuovo irruppe
vi

Malatei

comunità ed il re. Eccitali da quesanla guerra, sti a rompere marinesi nominarono un consiglio
i

tardi

presero parte

san-

di dodici preposti
la

marinesi,

buona essendo
col

la corris-

pondenza
Urbino.

giovane Federico di mediazione del conte Alessandro Sforza signore di Pe-

A

per le cose delguerra e della pace; ma Sigismondo fortemente incalzato si recò a Mantova da Pio li, ed ottenne la pace nel 14% co» certi
patti,

saro, nel

i44^

l" fatta

la

pace,

ricevendo Sanmarino in

com-

in seguito della quale

Sigismondo
dai

Malatesta accordò
le collette

l'

esenzione delposseduti

pei beni

sanmarinesi nello stato di Rimino;

e nelle nozze
di Federico,

di

Violante

sorella

con Novello Malatesta fratello di Sigismondo, fu invitato Sanmarino. Nel i44i » sanmarinesi ritenendo insufficienti
fortificazioni della
le

penso il castello di Fiorentino. Ad onta di ciò, Sigismondo riprese le armi, e i sanmarinesi ne avvertirono il duca d'Urbino Federico, e Pio II con breve de* So dicembre 1461 l'invitò a dare addosso

con tutte

le

forze all'iniquo Sigis1

Guaita, sommi-

tà del

Titano

la

più elevata, della

settembre mondo; quindi a' 2 fu conchiuso un trattato fra 1 462 il comune di Sanmarino, e il cardinal di Teano ossia Fortiguerra
pel Papa,

sua torre e girone munito di tre torricelle,

ottennero dal conte Guido
i

con cui venne stipulato che per premio della guerra avrebbero
i

per dirigere
di

to dall'Agnelld, e maestro

nuovi ripari GhiberGiovanni

sanmarinesi
i

la

corte

di

Fiorentino, e

castelli

di

Mongiarcorti.

Como

ingegnere. Alla morte del

dino e SciTavsiile colle loro

MAR
Nell'anno

vi

A

R
di

85
Fe-

seguente

i

sanmarinesi
le

vo Sessa luogotenente di Fano, appianate per interposizione
derico,
di quasi
tutti

attaccarono e conquistarono
loro specialmente assegnate
li,

terre

da Pio

mentre Sigismondo, privato
i

ne

ed ottennero anche per dedizioil castello di Faetano quindi il ;
col

suoi

stati,

fu neces-

sitato a chiedere
ce,
ti

Papa

breve de'26 giugno i463
al

confermò

comune

il

di Fiorentino, Serra valle, dino e Faelano.

dominio Mongiarci

umilmente la paed i sanmarinesi andarono liedoverlo più temere. di non
allora
il

Era
di

castello di Serravalle

Tullociò
sotto

racconta
il

il

Delfico;

avverte però
il

Fea,

che Pio

II,

popolato anche qualche famiglia agiata, fra le quali quella de'Bertoldi, da cui era

abbastanza

forte, e

27 giugno dell'anno i463 usò una straordinaria liberalità cogli uomini e comunità di Sanmarino, prò comi tatù nostrae terme s.
Marini^ accrescendo
dizione, ristretta
plice castello
la

loro giurisnel

uscito un Giovanni o Giacomo, prima vescovo di Fermo, poi di Fano, già francescano dottissimo in Sanmarino, e autore d'un commento su Dante: nacque in Serravalle,

semcon assegnar loro in feudo e governo quattro castelli, i quali furono in
allora

nell'anno
nel

1870 o i374,
s.

e

due

ville,

allora

gelo
di

,

ed

contado di intervenne
Il

Arcanconcilio

al

Costanza.
archivi

dotto

monsignor
prefetto de-

quel

tempo
e

levati

a

Malatesta signore di
ritorno

Ferdinando Rimino, senza
alcuna
di

Marino Marini attuale
gli

vaticani, nelle

Memo-patria,

ricognizione
alla

rie
p.

di sanC arcangelo

sua

canone dovuto

camera aposto-

lica, e questi furono Serravalle, Feretrano o Faetano, Mongiardino e Fiorentino. Tutto seguì per opera e favore del cardinal Forti-

124, parlando di tale insigne prelato riprese il continuatore della storia del Delfico, perchè lo in-

serì nel

novero degli uomini

illustri

della repubblica,

mentre appartie-

guerra e del duca Federico, sotto prolezione del quale e suoi successori si erano posti i sanmarinesi, per sottrarsi, come fecero, a
la

ne al vicariato di s. Arcangelo, cui dipendeva Serravalle quando fiorì. Richiedendo Forlì nel 1464 un
soccorso di cento fanti,
cesso, essendo
il

gli

fu conin

slato libero, dalla

immediata
11

giuris-

sempre più

dizione dello stato ecclesiastico. Nella

valore guerriero de'titanici.
la

fama Do-

donazione Pio
il

con bolla che

po

Fea a p. i6r, vi espresse l'obbligo a Sanmarino di non poter mai distruggere il castello di Serravalle, sotto pena di mille ducati d'oro, da pagarsi alla camera apostolica, ed obbligo di rifabriporta
bricarlo; oltre
il

testa,

to di

morte di Sigismondo MalaRoberto suo figlio, a dispetPaolo II volle ristabilirsi sul
prote-

soglio de' suoi avi, e trovò

zione nel duca Federico, nel re di Napoli, nel duca di Milano, e nei
fiorentini;

dice

il

Delfico

che
i

il

titolo
tal

di

feudo
Il

Papa procurò
marinesi
al

d' interessare

sanessi

usato nella bolla, con
vi

clausola

suo partito,

ma

fu pure riserva di dominio.

non
ed
tri
i

vollero discostarsi dal Feltrio,
fiorentini

Pelfico
dirci

ripiglia la sua storia col che per l'acquisto di Sena-

scrissero lettere
gli

oal-

norevoli alla repubblica, e
confederati
si

valle insorsero differenze col

vesco-

mostrarono

con-

86
tenti

MAR
di sua
•"
ti

MAR
A'

alleanza.

3o agosto
la

1470
taglia

Vergiano successe
a
l'esercito

bat-

punti ficio, e

prender l'armi contro chiun<|ue, tranne contro la romana Chiesaj così riportando (jnello scrittore. Nel
di

<|ueUo

de'collegali

comandalo da

nuovo

statuto, a tener lontana <|ua-

Federico a prò di Roberto, in cui i papalini furono sconfìtti ; allora si rinnovò la lega contro Paolo II,
ì\

lunque influenza straniera, s'impose pena capitale, e generale confisca a chiunque invocasse estera signoria, per cui
to e la
si

quale mentre stava per venire ad un trattalo la morte ne impedì il compimento, ed ebbe a sue* cessore Sisto IV. Roberto avendo
riconquistato molle terre, sposò
figlia
la

turbasse lo sta-

perpetua libertà suh. Per rendere poi più obbiobrioso l'ul-

timo
cati

supplizio
alla

de' traditori, attacsi

coda d'asino

volle fos-

del

duca d'Urbino, venendo
vi
il comune sanmandò suoi ami

sero strascinati

all'ultimo supplizio.
di

invitato alle nozze

Fu
tale

pure ad oggetto
il

politica

si-

marinese, che
basciatori

ciuezza
signore
ra
,

proibito sotto

pena capi-

con

donativi.

Sisto

IV

intanto

volendo
il

meglio

stringere

vendere ad alcun potente o le abitazioni dentro la ter-

duca di Urbino, conmatrimonio della figliuola Giovanna per darla in isposa a Giovanni della Rovere suo nipote,
l'amicizia col

chiuse

di non ammettere nella e medesima forastieri di cattiva fama, ciò che non sempre fu osservalo; e con altre buone leggi la

e fratello del cardinal Giuliano poi

repubblica
stabilire

pensò a

consolidarsi

e
I-

Giulio II;

poscia per

l'estinzione

una favorevole opinione.
il

della linea maschile de' Fel treschi, passò lo ^tato d'Urbino alla famij^lia

Alla venuta di Carlo Vili in
talia

per togliere
alla

regno

di

NadilFe^

Rovcresca.
il

La

peste

afflisse

poli

casa
i

d'Aragona, questa
sanmarinesi;
le

pure

cacume
di

del Titano,

e nel

soccorsero

campo

Polesine

ferrarese

ne

renze con Pandolfo Malatesla, fu-

mon
cesse

nel 14B2, e gli sucGuidobaldo, che si mostrò egualmente amico e protettore di Sanmarino, il quale trovavasi in buona corrispondenza coi Mala testa a quell'epoca, a cagione probabilmente delle memorate nozze; Nel 1491 si risolvè dal comune la riforma del suo statuto, seil

Federico
figlio

rono appianate dal duca
no,
di
inoli

di

Urbi-

la

rcj)ubblica
il

concesse al

signore di Pesaro
fanti.

richiesto aiuto

Eletto nel

i49^ Alessan-

dro VI, Cesare Borgia suo figlio duca Valentino, incomineifmdo ad occupar' varie città di Romagna, pose in seria apprensione i sanmarinesi.

Questi non solo nel

secolo

condo
tralti

i

particolari

rapporti
e

con-

colla

società;

trovandosi

con più esteso territorio in un maggior vigore nella sua indipendenza,

avevano consolidato maggiormente la loro indipendenza, al dir del Delfico, ma ebbero uomini insigni che fiorirono nelle armi e nelle
lettere, fra 'qua li
il

XV

prese

questo

piccolo

stalo

il

francescano Gio-

titolo di

repubblica, e
il

ne manifecarattere,

vanni Enrico de Tonsi vescovo di

stò

più decisamente
il

Fano,
te
;

illustratore del

poema

di

Dan-

come afferma

Delfico.

Fu

tolta

l'altro

francescano Giovanni dei

nel giuramento civico l'antica clausola riservaliva nelle

Pili,

autore di

guerre,

cioè

ntcutario sulla morale;

un riputato comfr. Martiuo

,

MAR
Madroni vescovo
di

MAR
Sebaste minonello stato d'Urbino,
i

S7
sanmarinesi
i

re conventuale; Giovanni della Pen-

discacciarono
strati
i

il

presidio ed

na rettore nello studio di Padova; Calcigni, Belluzzi, Lunaidini ed altri

dell'invasore.
di
le

Non

tutti

magiperò
della

castelli

nuovo
furono

acquisto
fedeli,
i

sostennero

il

della patria in

decoro ed i diritti molte ambascerie e

repubblica

poiché

Serravalle non espulse
del tiranno,

magistrati

negoziazioni importanti. Nel

i497

ma

poi

pentendosene

Alessandro VI con suo breve deputò il governatore di Cesena rettore di

a poco a poco ritornò alla divozio*

ne della repubblica. Frattanto questa

Romagna

,

giudice

per

le

proseguì nell'impresa
il

vigorosa-

differenze che vertevano per causa
de' confini tra la

mente contra
cendo quanto
altrui e per

Borgia
poteva
propria
la

,

inviando
fa-

rucchio

comunità di Vere questa di Sanmarino
;

gente all'esercito de' collegati, e
si

pel

bene

cani potestà te

cogendi

et

co mpel-

la

conserva-

tendi iitramque partem sub

poenis

zione.

Proseguendo

guerra, morì

iam
bus

spìntitalibuSj

quam

temporali'
:

ad parendum

judicato

segno

indubitato di supremo dominio liberamente esercitato, e non d'indipendenza libera, scrive il Fea. Tradito il duca Guidobaldo da Cesare
Borgia,
del
i

i5o3 Alessandro VI, e figlio crollò in un punto. Giulio II divenuto Papa nclr istesso anno, nemico de' lirannetti
nell'agosto
la

potenza del

usurpatori delle terre della Chiesa,
infuriò per la
fatta
i

vendita

di

Rimina

sanmarincsi lo avvertirono

pericolo che gli sovrastava, onde fu costretto ripararsi negli stali veneti. Vedendosi la repubblica minacciata d'imminente rovina, trattò
di

da Pandolfo ai veneti, coi quali sanmarinesi erano in amichevoli

relazioni, ispirò

benché

tale

acquisto

gli

gravi timori e dubbiezze.

darsi alla possente repubblica di

Venezia per non cadere nelle tiranniche zanne del duca Valentino il senato veneto confortò i san:

Essendo morto Guidobaldo ultima duca d'Urbino della famiglia Feltria,. grande ne fu il lutto ed il dolore de' sanmarinesi per l'estinzione di

amata

casa.

Gli successe nel

du-

uiarinesi

con
il

buone

speranze,

ma

cato Francesco Maria della Rovere,

non

volle accettare la loro

sogge-

come

figlio

di

Giovanna
il

Feltria (e

zione; dice

Fea, certamente, perchè non ignorava il supremo dominio della santa Sede o per la
,

nipote di Giulio II),
dito anche
zia
i

quale eredi

sentimenti

amici-

e

protezione
il

per

Sanmarino^

sua

tenuità.

Guidobaldo ritornato

ne' suoi stati

(ma

pel trattato col

Borgia

gli furono soltanto lasciale alcune fortezze), procuiò giovare i sanmarinesi col ritenerne la prote-

gran Pontefice incomincontro gì' invasori mentre alcuni scrittori ne lacerarono poi ingiustamente la fama

Quindi
ciò
la

guerra

come
di

violento, guerriero e
;

nemico

zione

;

ma
la

i5oi
la

perchè nel repubblica soggiacque alinutilmente

pace

ma

se avessero imparzial-i

mente ben considerato, come confessa

tirannide dell'ambizioso duca

Vaal

lo stesso

Delfico,

che Giulio

lentino e de' suoi magistrati.

Tut-

lavolta

neir anno

stesso

tornò

incominciò con una guerra giusta, e che le sue mire furono la
difesa della santa
ziofie de'tÌFanni,

governo legittimo de' suoi capitani, perchè al primo tumulto eccitato

Sede,
il

la

disti

u-

e

discacciaracuta


degli slranieri

MAR
dall'Italia,

MAR
sarebbeal

proprio nipote Giuliano de
1

Me^

ro

slati

più ragionevoli ne* loro giù*

dici.

HÌ7>ì.

Nel

tarsi
i

i5o9 si sparse voce tratun accordo tra il Papa ed
,

iiilare

sanmarinesi procurarono aFrancesco Maria, e gli offri-

veneti
di
,

e che questi, già padrosi

ni

Vcrrucchio,

sarebbero

e-

avrebbero occupato il territorio, se tale accordo non si fòsse conchiuso. I sanmarinesi che
sicsi

ed

rono oro inutilmente. Incominciala guerra. Giuliano mori dalle ferite riportate, laonde Leone X dichiarò duca d'Urbino il nipote Lola

renzo,

il

quale colle milizie

papali

a cagione

dell'

alleanza

col

nipote
,

occupò tutto il Monlefeltro, tranne s. Leo ; ed i sanmarinesi per non
perdersi inutilmente, cercata la sua

infeudalo della Sede apostolica

e-

rano

costretti a

concorrere alla guerloro
agitazioni
al

amicizia l'ottennero, ciò
il

che

lodò

ra, esposero

le

Pontefice, avendogli spedito la re-

l*apa, richiedendolo di aiuto o pro-

tezione, e Giidio

li

scrisse

un bre-

ve in cui gli esortò a confidare nel suo impegno per la protezione della
loro libertà, sotto
il

il padre maestro Giuliano Pasini cittadina sanmarinese e celebre oratore. Que-

pubblica per ambasciatore

sta

buona corrispondenza
dell' esercito

co«lò catutti
i

patrocinio della
di che furo-

ra alla repubblica, perchè

santa

romana Chiesa,
l'

condottieri

pontificio

no
to

lietissimi e contenti,

per vedere

sembravano aver preso Sanmarino
pel deposito o magazzino generale

assicurata

indipendenza dello sta-

da un sommo Pontefice e da un sovrano che amava stabilire il

dell'armala, richiedendo ogni gior-

no vettovaglie e munizioni
l'incomodo dopo
ro,
la

;

crebbe

dominì'o temporale della Sede apostolica su basi più solide.

presa di Pesa-

protezione

che

su

Per Sanmarino

l'alta

e

erasi

sedio di

quando l'armata passò all'ass. Leo che cadde forse per
gli esuli

riservata la santa Sede, nel conce-

tradimento,
la

trovarono nela
il

dere r infeudazione del Montefeltrq
ai

repubblica
li

asilo,

fronte

che

Feltreschi e Rovereschi, ecco coil

ne pa

voleva esclusi

vincitore, dal
Il

me
stio

Papa

si

espresse

nel

breve.
et

quale anzi implorò clemenza.
alle

Pa-

Jtaque hortamur ul fovO^

ma,

preghiere

de' sanmarinesi
l'

animo

siiis

,

considerelìsque

solo offri ai

ganleesi

assoluzione

nihil dulcius, atque utilius esse
herlatCy et protectione

li-

dalla scomunica. Intanto Francesco

sanctae

ro-

Maria ritornò con un
lettizio
la

esercito collo stato,

manae Ecdesiae^

m

qua

vos hacte-

per ricuperare
si

nus conservavimusy conservaturique sumus. Cosi il Fea. Sempre Giulio mostrò col nipote benevolo II si colla repubblica, e quando il secondo richiese alla repubblica che
ritenesse
sa,
i

repubblica

trovò

onde combattuta
,

da contrarie istanze ed affetti per Lorenzo entrò in sospetto. Corrotto l'esercito collettizio, Francecui

sco Maria fu costretto a capitolare

riminesi dimoranti in esciò

e andare in

esilio,

riservando

solo

essendo

contrario

all'indi-

l'assicurazione de' sudditi, l'artiglierie

pendenza ed onestà, la repubblica fece una dignitosa negativa. Nel i5i3 divenne Papa Leone X, il quale scomunicando il duca d' Urbino^ gli
tolse

e la biblioteca.

Leone

X
il

riunì

il

allo stato della

Morto Lorenzo, ducato d'Urbino Chiesa , daqdo s.
ai

Leo

e

Montefeltro

fiorentini.
di

Ip stato e lo d|ec)e

Nel

i5:?i, per

morte

Leone

,

MAR
X,
sollo

MAR
Francesco
del

89

Adriano VI,

padre verso

i

sanmarinesi. Nel

Maria rientrò in possesso del ducuto, ad eccezione delle terre occupate dai fiorentini,
Jjjto

pontificato di Paolo

come ricuperò Kimino Pandolfo Malatesta che suad essergli amici, sebbene durò poco il suo dominio. Divenuto Papa nel iSiS Clemente VII Medici, perturbamenti d'Italia accrescendosi, benfchè questo piccolo stato non preninvitò
i

III, a' 4 gi'^gno 1542, mentre erasi senza sospetti di guerra, Fabiano del Monte,

nipote del cardinale poi Giulio
si

saniiiarinesi

III,

mosse dal

castello di

Rimino
con da

col castellano di quella rocca e

5oo

fanti e parecchi cavalli levati
la
il

i

Bologna, per sorprendere
città di

rocca e

Sanmarino;
poiché
in
tutti

ma
in
,

tentativo
istante

fu

sventato,

un

desse

direttamente

alcuna

parte

,

furono

arme

partendone

pure trovandosi in mezzo a varie dominazioni, com'erano il duca di Urbino, i ministri ponliOcii di Ro-

adontato l'aggressore. Altri dicono che lo scampo de' sanmarinesi devesi
il

attribuire perchè

fu

scoperto
del

magna ed

i

fiorentini

di

s.

Leo

trattato, e pegli

aiuti
i

duca

non potè rimanere
ca
si

del tutto esente

d'Urbino; e presso

Bollandisti, ai

dai generali disturbi.

La

repul)bli-

governò egregiamente, del che

ne fu commendata dal Guicciardini e da

Giacomo

di
di

lui fratello,

il il

primo presidente

Romagna,
i5ij

4 settembre, il fatto si racconta alquanto diversamente per l'oggetto. Mostrarono interesse per la salvezza di Sanmarino, oltre il duca di Urbino, Cosimo I duca di Firenze,
i

secondo suo vicario. Nel
castella del Montefeltro
fiorentini restituite a

le

ministri dell'imperatore

Carlo

V,

furono dai Francesco Maria, che quale collegalo del Papa, seguendo sempre le sue parti i sanmarinesi, dovettero dare sussidii ed aiuto alle fortezze ed alle armi pontificie, continuando nel loro prudente contegno alieno da ambizione. Restò illeso Sanmarino dal brutale
a'

ed anco

il Papa, restando dubbia la causa motrice dell'attentato. Inoltre, racconta il Delfico, che un invialo

dell'ambasciatore imperiale

in PioolTri pri-

ma,

si

recò a Sanmarino,
alla repubblica,

vilegi

che senza
In

far

molto

di essi

ringraziò.

questo
nella

tempo Guidobaldo
repubblica
feroci
la

II ristabilì

calma,

alterala
,

da

esercito imperiale ispanico,

che
or-

inimicizie cittadine
gli
i

e parte-

6 maggio prese Roma
saccheggiò,
il

che

cipandole
Farnese,

sponsali con Vittoria
gli

ribilmente
fondossi

Nel

i53i
la

sanmarinesi

donaro-

torrione di Porta della

ripa, indi a

poco

fu

compiuta
la

no una gran coppa d'argento dorato, con una leggenda che attestava la loro libertà: Liherlas per-

rocca del

Monte
vuole

della

Cesta^. o

circondata di

opere
già

torre,

la

petua

reipublicae sancii
le

Marini.

quale
la

si

preesistesse

e

Per

pretensioni dei ministri e

formasse colle torri del Monte delGuaita e del Monte Cucco, estrema e minor punta Titanica, la

tesorieri del

Papa

in

Piomagna, che
sul

volevano estendere
cittadini
le

territorio e

contribuzioni
la

imposte

caratteristica della repubblica.

Mori
e gli

pei

pubblici bisogni,
il

repubblica

nel

i538 Francesco Maria,
il

ricorse a Paolo HI,

quale avendo

Guidobaldo II della Rovere, ereditando anche l'aifetto
successe
figlio

esaminate
dice
il

le

ragioni de'sanmaiinesi,

Delfico

che

riconobbe con

,

,

cjo

MAR
innovazioni
cattivi.

MAR
di

breve nposlolico rimmcmoral)ilc e
perpetua libertà della repubblica, e ed esenzione da qual' iiumunità

cui

profittarono
il

i

siglio

Non giovò al numero

restringere

condi

costituzionale
altri

lunque imposta propria a' sudditi della Chiesa, ed ordin^ n tutti gli oflìziali della medesima, che mai più ardissero far simili tentativi, con pena di scomunica, esentando inoltre sanmarìnesi dallaumento del
i

sessanta,

né giovarono

prov-

uno de' quali fu la nomina nel i566 del duca d'Urbino in primo consigliere, ciò che durò
vedi meiìti,
ne' successori fino all'estinzione della

prezzo del
nel
fendersi

sale.

Da
la

altro tentativo

i549 dovette
,

repubblica di-

tramato proditoriamente da Leonardo Pio, divenuto signore di Verrucchio, onde sorprendere la repubblica a tradimento;

Guidobaldo II morendo i574, gli successe il figlio Francesco Maria 11, dotto assai e religioso , che si mostrò egualmente propizio ai sanmarinesi, rinnovando
famiglia.
nel

nel

i58o

il

trattato di confedera-

zione colla repubblica.
si

In
di

seguito
rifor-

ma

fu

sventato

colla

vigilanza

e

venne

alla

risoluzione

pronto aiuto di Guidobaldo II, col quale i sanmarinesi rinnovarono confederazione ed amicizia, facendo quindi una legge, che non si considerassero
i

mare gli statuti, onde riparare ad un manifesto rilassamento nei sentimenti di patria, si nominarono i
correttori, cui
si

aggiunsero

altri,

come amici

della patria

ma

inutilmente.

La

miseria nel i59i
carestia

cittadini ricorrenti al

duca senza
tefìi-

la pubblica

approvazione, onde nersi in guardia. Nel i55o il
iiioso archi letto militare
tista

divenne pubblica per la vendendosi il frumento
scudi d'oro
ze per la
la

ventidue

soma
d'

:

tanta era la

Bell uzzi di

GiambatSanmarino, e il

deficienza dello stato, che alle istan-

nomina

un pletore o

capitano Nicolò Pellicano
fortificazioni
alla
si

mandato
del

podestà per l'amniinistrazione della
giustizia,
i

dal duca d'Urbino, [)roposero altre
totale difesa

a cui protestavansi inabili
si

capitani,

rispose

dal

consiglio

luogo, onde
si
s.

completò
si

la cinta,

negativamente
mezzi.

per

mancanza
i

di

costruì

il

bastione

Francesco, e

porta migliorarono le
della

L' insensibilità
al

de' cittadini

giunse
sigli
si

segno, che spesso

con-

mura, le quali nella parte dt fronte hanno cinque torrioni. Nello stesso anno fu eletto Giulio III, e nel i555 Paolo IV, a cui ricorse contro la repubblica uno sconsigliato cittadino, ed il Papa fece citare cai

adunavano inutilmente per mancanza del numero stabilito dalia legge. Per la tiascuranza poi dei
correttori eletti alla riforma
stato,
si

dello

dovè dar

forza

di

legge

pitani a renderne ragione avanti di
lui^

ad una privata collezione di leggi antiche patrie fatta da Camillo Bunelli.

che non ebbe però

spiacevoli
ot-

Sotto Sisto
di

V

gli ecclesiastici

conseguenze, e il duca d'Uibino tenne grazia pel licorrente.

di
cesi

Sanmarino dimoranti
Montefeltro,
dal clero feretrano
tassa
il

nella dio-

furono
a

obbli-

Trovandosi
to degradata
e

la

repubbhca alquandispendi
delle
solferti

gati

concoi

pei

lere alla

delle galere imposte

per

la

tra>curanza
gli

leggi

sopra tutto
clesiastico

clero dello stato ec-

come per
di

abusi del potere, quin'usuirczioni

incominciai ono

ed

da quel Papa, cioè pel maulcnimtuto delle galere d'Ance-

MAR
Ha e Civitavecchia. Nel i5»99
pari
in
il

MAB
coiii-

91
Titano
le
si

nuovo
:

glatulo riformato,

ma

no de
ste,

le

creste.

11

vecre-

da lungi per

sue alte

peggio

fu perciò gran ventura
,

guarnite ciascuna da una tor-

per la repubblica

che

nello slato

re più o

meno

fortificata, in

politico di generale inditferenza,
,

non

penna

sulla

sommità
tal

con una vece di
raptre

ricevè urlo alcuno cbe avrebbe potuto agevolmente rovesciarla. Alle molte famiglie antiche restate
estinte,
la
la

l)anderuola; ed in
presentasi lo
blica,

modo
della

stemma
le

republe

colla parola Libertà:

fiorirono invece

la

Cionini,

alte

creste

sono

Tette

dei

tre

Maggi,

la Tosinj, la Maccioni, Biondi oggi Begni. Alla decaden-

co.

za delle

prime
i

buire

il

si deve forse raffreddamento de'

attripalrii

monti Guaita, Gista o Cesta, e CucNella degradazione dello stato non volle esso restare indietro nel vano progresso del titolarlo, quindi
il

sentimenti,

quali

acquistare

in

non si possono breve tempo; fu pumolli
cittadini,
si

consiglio generale
e
(\'

si

qualificò

d'illustre

illustrissinio ,
il

prendenmagnifici

re sventura che

e

do ragionevolmente
cipe, ed
i

titolo di prin-

senza dubbio

i

più

colti,

trovastato

capitani

,

già

rono per

lo

più

fuori

dello
tali

in onorevoli impieghi , specialmente Francesco

e

furono Camillo

ed onorandi^ pur di simili titoli del consiglio furono onorati, trovandosi

molte intestazioni de'
stri

consigli, Jllu^

Bonclli, già del

consiglio, e succes-

et

generali

Consilio alniae reilibertatis
Il
il

impiegalo ed occupato decorosamente fuori della patria così Francesco Belluzzi consigliere del duca di Urbino, il cav. Ippolito Gombertini magistrato in vari
;

sivamente

puhlicae
sanati
già avea

illustris

tcrrofi

Marini.
preso

duca
titolo

d'

Urbino

di altezza.

Nel medesimo secolo XVI s'incominciò ad ambire l'onorarla cittadinanza di questa

luoghi,

Giidiano

Pasini

sullodato,

repubblica

:

il

amico del Bembo e lavorilo di Clemente VII, Costantino Bonelli vescovo di Città di Castello, Simone
relliccieri

governo era
cuni,

solito

accordarla ad

al-

per merito, o per gratitud'amicizia, o

dine, o per rapporti

pubblico professore di mee finalmente
Belluzzi,

a pelizione de* duchi d'Urbino;

ma
de-

dicina in Padova, Giuliano Corbelli,

sovente ancora accadde, che

si

Agostino Belluzzi

,

il

siderasse questo distintivo per avere

nominato Giambattista
nell'architettura

uno

un luogo
essere
rifugio
l'

di

sicurezza
dell'

che

potesse
il

de'più bravi architetti di quel secolo
militare, in

asilo

innocenza ed
vi

cui in

nell'oppressione, sebbene i»
in vece

opere insigni

l'impiegò
il


Si

fu

men degno
politici

figlio

Cosimo I; Gian Anil

progresso su ciò

furono
statuti,

non pochi
la

e gravi abusi. Conosciutasi
de'

drea per
architetto

e nnlitari tulenti.

itnprovvidenza

nuovi
iu

potrebbe

aggiungere

sommo

nel

i6o2
11,

si
;

propose

coniglio di

Bramante Lazzari, che il contemporaneo Saba Castiglioni dice di Penne di Sanniarino, perchè il Titano degli antichi fu pure denominato Penne, vocabolo con cui gli antichi chiamarono le sommità dei

ed il duca Francesco prevedendo di morir senza prole, pensò ad appoggiare la protezione de' sanmarinesi da lui
rimpiistarli

Maria

tenuta, alla santa Sede, per cui spedì
gli

ambasciata alla repubblica

,

che
la

monti che più menlisco-

mandò

deputali per tratlare

97.

MAR
i

MAR
ancora, che
le

cosa. Pertanto

sanmarinesi inviade*

loro pretensioni sie-

rono a
tesli

Roma

Malatesta

MalaCle-

per procuratore loro,

a

nicnle

Vili, supplicandolo
del duca,
si

mancanza
ni di

che in degnasse di
gli

no sempre state patrocinate a danno della Sede apostolica, prima dai conti di Montefcltro stati sempre poco bene alletti alla medesima santa

accettare la repubblica e

uomi-

Sede, e poi dai duchi d'Urbino
i

Sanmarino

sotto la protezio-

prolettori di Sanmarino,

quali pe-

sommi Pontefici in perpetuo (come avevano fatto Pio li, Giulio II e
della Chiesa

ne

romana

e de'

rò essendo feudatari della santa Sede,

non

si

verifica

la

costaijte

as-

soluta indipendenza della repubblica.

Leone X), offrendo essi di stare e essere ai romani Pontefici e alla Sede apostolica sempre ed in pcrdi

Che

i

quai semplici protettori
nesi,

duchi comandassero non i sanmari-

j)etuo

riverenti sudditi e fedeli, sal-

va la loro libertà. Laonde, narra il Fea, Clemente Vili a mezzo d'un suo chirografo degli 1 1 aprile i6o3,
diretto
al

si rileva da alcuni ordini da emanati dal i546 al 1620, e riprodotti da! Fea a p. 100 e seg., osservando che il duca non toglie-

essi

va loro
far

il

gius di governarsi
funzioni

e di

nipote

cardinal

Pietro

quelle

giurisdizionali

Aldobrandini camerlengo, accettan-

che loro

competevano

per
suole

antica
il

do volontieri il patrocinio di Sanmarino anco per la Chiesa e pei
suoi successori, ne fu stipulato istro-

consuetudine,

ma come

so-

vrano sopra i vassalli, stabiliva il modo e confini della giurisdizione e di
i

inento, che

il

general consiglio dei
a p. yS, che
i

quell'esercizio; per cui

il

Fea conchiu-

24 maggio
Osserva
il

ratificò e pubblicò.

Fea

il

fon-

damento
verno,

nel

quale

sanmarinesi

dovrà dunque la protezione della santa Sede essere da meno di quella dei duchi d'Urbino, considerati quade,
li

appoggiarono la libertà del loro golo deducono dall' istromento di prolezione di Clemente Vili, rogato in Roma a' 20 aprile i6o3, ove si dice che la terra era sempre stata in libertà dal 1220 in

semplici protettori di

Inoltre

Sanmarino? Clemente Vili concesse con
sanmarinesi
stata
la libera estracoli' i-

breve

ai

zione delle grascicj mentre

stromento era
la

loro accordata

facoltà

d* acquistar

beni
di

stabili

qua

;

parole

espresse

dagli

stessi

nello stato ecclesiastico,

racco-

sanmarinesi nel proprio mandato di

glierne

i

fruiti,

e

trasportarli libe-

procura
fedeli

:

giurarono però
santa

di

essere

alla

Chiesa

e

sommo

sempre ainicos sanctac rornanae Ecclesicie prò amicisj et inimicos prò ininiicis. Avverte inoltre il Fea che il Papa
Pontefice, ed aver
,

ramente a Sanmarino, e d' istituire ed aprire un banco; il perchè i sanmarinesi promisero ancora di difendere l'onore
sant^
,

stato e diritti della

permise ai sanmarinesi il libero governo rispetto al narrato, ma non
già
di

romana Chiesa e Sede apostolica. Da tuttociò non pare che Sanmarino collo stipulato istromento conseguisse la sua assoluta indi-

dominio, e che gli uomini Sanmarino non hanno mai trasil

pendenza e sovranità indipendente,
siccome
si

legge nel Fea.
principe Federi-

curato

le

occasioni de' propri van-

Per
co,
al

la nascita del
i

taggi, per costituirsi in

dominio

li-

per gioia

sanmarinesi spedirono

bero; e

c|ie

in fine

si

può credere

duca d'Urbino un^ porpposa and^

,

MAR
Lasceria. Nel

MAR
so detto della cinquina. Così
la

93
re-

1621 fu nominata una
e
rifor-

commissione per rivedere

pubblica restò nel pacifico possesso
della sua libertà, gelosatnente e
si

mare lo statuto, senza risultato; e per del principe Federico la morte
padre cadde determinò di restituire alla santa, Sede il ducato che teneva in feudo, facendone donazione iiiter vii'os, per cui Urbano Vili nel 1626 fece prendere possesso dello stato, e fti ad istanza dello stesso duca spedito un prelato pel governo, che fu Bcrlinghie10 Gessi, ma con patente dello stesaccaduta nel 1623,
,

qua-

per prodigio per tanti secoli con-

il

servala, solo

momenlanecunente pera

in grave tristezza

e

turbata dalle pretensioni di un ve-

scovo

feretrano, stando
il

quanto
Il

volle scrivere

Delfico.

Valli

che
1

terminò la sua relazione nel 633, si compiace che la repubblirestata

ca sia

sotto

la

santissima
e del

protezione

di

santa Chiesa

sommo

Pontefice romano^ e vi sta-

so duca. Nella cessione
di

dello slato

Urbino

la

repubblica

ottenne

dallo slesso Pontefice nel

1627

la

rinnovazione

delle

condizioni

del-

l'istromento della protezione e conservazione, stipulata con

rà perpetuamente j loda Urbano Vili da cui fu arricchita di molte grazie e privilegi; ed avendo in cielo ed in terra persone sante che la proteggono, non potrà mai cader in animo ad alcuno di farle

Clemente

nocumento
tore,
la cui

e dispiacere;

ma

in ri-

che la libertà, giurisdizione, mero e misto impero, e governo proprio della repubblica fossero salvi. D'anni ottantadue moi63i Francesco Maria II, rì nel ed Urbano Vili conferì la sua diVili;
stipulando
gnità di prefetto
prio pronipote d.
ni.

guardo del sommo Pontefice protei^
potestà, autorità e giu-

risdizione cede solo a quella di Dio,

non sarà alcuno che non
rispetto,

le

porti

di

Roma
passò

al

pro-

Taddeo Barberieffettiva-

La repubblica mente colla sua

conoscendo massiinamenle meritarlo per l'obbedienza e fedeltà sua verso la santa Chiesa ed il sommo Pontefice romano. Con queste parole il Valli termina la sua
slorica

libertà

sotto

la

narrazione

di

Sanmarino,
il

protezione della Sede apostolica, più
utile senza cale,

come non

tralasciò di rimarcare

paragone

di

quella du-

di

ed i Pontefici si compiacquero confermare e riconoscere il suo libero stato, come già avevano fatto gl'illustri predecessori Pio II, Giue Paolo III, ed lio II, Leone inoltre vollero con nuove grazie

Fea. Osservando
pre
pili

la

repubblica che semsi

in Italia

avanzava
affari

la

pre-

giudizievole costumanza

delle

come

mendatizie

negli

pubblici

X

di giustizia, le

condannò

e proibì.

Nel 1639
l'età
il

si

concesse dispensa deleletti
,

comprovare la lealtà de' loro senlimenti, accordando ai cittadini di Sanmarino il diritto di poter esIrarre e ricondurre nel loro territorio,
te

a

due

capitani,

contro

loro

desiderio
di

per

mancanza
alle

probabilmente
cariche;

persone atte

senza dazio alcuno, le entraChiesa, anco per gli acche avessero potuto fare in

provenienti dai propri beni nello

ed infruttuosi furono i provvedimenti per costringere i consiglieri ad intervenire ai
vani
poi
consigli,
i

slato della
quisti

quali

nel
di

i652

si

ri-

dussero dal

numero

sessanta

a

avvenire, esentandoli altresì dal pe-

quello di quarantacinque consigi ie-

94
ri.

RiAK
Indi
si

M/Vll
mico
rio

volle

provvedere all'amgìiislì/ia

di Gabriele

Naudeo

e segretafu

uiinistrazione

della

collo

della repubblica e

letterato,

staMiire un podestà,
stiere,

sempre
In

fore-

ma

allora

si

Irascurò

pub-

pure autore di alcuni consigli con semplicità.
Indeboliti
nali,
i

scritti

blica

istruzione, tanto necessaria al
civile^

principii

costituzio-

ben vivere

massime ad una
democratica, ciò

nella

degradazione
soiTrì

de' sentila

piccola repubblica

menti, ne
za

ancora

ricchez-

che produsse il degradamento del paese. Innocenzo accordò che gli uomini e cittadini di Sanuia*

pubblica

e la popolazione.

Le
me-

X

guerre
dal
tà del

che
secolo

devnslarono
fin

1'

Italia

principio

quasi

alla

rino,
ficio,

possidenti

nello stato
essere

ponti-

XVIII, incomincianper
la la

debbano
cittadini

considerati

do
ne
per

da
alla

quelle

successiola-

come
nel

del

siedono, e

che

luogo ove riposseder potessero,
piti,

monarchia

spagnuola,

sciarono
terne
la

immune
andò

repubblica, che

pagamento
i

delle collette;

altro

soggetta

ad

instata

esentò

sanmarinesi dal pagamento
Invalso nella repub-

alterazioni,

essendone
la

delle cinquine.

più potente cagione
,

riduzione
di

blica
ulla
esuli

il

pericoloso abuso di accettare
e

del consiglio

che

dal

numero
a

cieca

senza distinzione
correggerlo

gli

sessanta

fu

ristretto

quaranta
Pontefici
nel

e delinquenti in

gran numero,
si

consiglieri.

Se

i

sommi
d'
alla

nel

1654
i

per

fece

un

rigoroso

lutti
talità

bando per discacciare ricovrati, e moderare l'ospiper l'avvenire ed salvaconi

dopo che il feudo 1624 si devolvette
de,

Urbino

santa Se-

cessando
di

la protettoria di

San-

marino

que' duchi

,

e

suben-

dotti, giacché

la

morale

ne avea

trando quella della Sede apostolica,

inteso grave pregiudizio.

Anche

in

Sanmarino
ne, però di
nobili

s'introdusse la distinzio-

non credettero no lo stesso

di esercitare

almedi

identico

diritto

nome,

tra le

famiglie

protezione de* duchi d'Urbino,

non

e le altre, venendo

ampol:

losamente

qualiOcati

i

capitani

ne hanno però perdalo il diritto, né hanno dubitato di poterlo esercitare

Regnandbus in illustrissima Reipub lica illustrissinìis D. D. capilaneis Claudio Bellutio, et Paulo

e praticare,

come

al

tempo

di Clemente

XI

nel 1701, per bi-

Antonio Honofrio nobilibus sanmarinensibus. Furono ancora numerose famiglie forestiere, principalmente dello stato pontifìcio ,
aggregate nel secolo
la

straniere,

XVII

tra le

famiglie nobili di Sanmarino. Nelscarsezza de' mezzi
d' istruzione

accantonamenti di truppe per la battitura delle marine, e somiglianti bisogni; che anzi nel 1 7 8 a' 4 aprile, in camera apostolica avanti monsignor Colonna giudice deputato, fu determinato, che dagli ecclesiastici tutti
di
1

sogno

di

Sanmarino

si

pagasse

la

stessa
si

pure si distinsero in detto secolo, monsignor Valeiio Maccioni vescovo
di la

tassa

delle galere, che

non

pa-

gava se non dagli
lo

ecclesiastici del-

Marocco

e vicario apostolico nel-

stato

pontifìcio.
il

Ta»Uo

sostie-

Sassonia inferiore; monsignor A-

ne e

riferisce

Fea.

Un
i'

grave

iessandro Belluzzi; Matteo Valli che
pel

pericolo

che

minacciò
gli

esistenza

primo pubblicò la relazione islorico-pohtica di sua patria: a-

della repubblica, e

narrare, ravvivò

che andiamo a animi, che ri*

MA
scossi

II

MAR
della

95
gente

dal lungo errore e profonde»

repubblica

,

per portarsi con
di

letargo,

posero ogni potere per
slato e nei

ri-

buon
nel

numero
e
gli

armata
attendere

stabilirsi nell'antico

pri-

territorio,

senza

mieri sentimenti

:

per
il

isterica

im-

quanto
tobre,

era

stato insinuato, en-

parzialità riporteremo

diverso

mo-

trò a forza in Sanmarino ni/^. otvi

do come l'avvenimento
11

fu narrato.

pose

il

governatore,
leggi,

e

cardinal Giulio Alberoni piacen-

prescrisse diverse

malgrado
prestare
il

tino fu
in

da Clemente
rei

XII spedito
di

che

molti

ricusarono
di
I

Romagna
altri

per legato apostolico.
prigione,
del governa-

Alcuni sanmarinesi

ed
la

malcontenti

giuramento alla Sede apostolica. ricorsero a Clemente
richiesto

sudditanza

sanmarinesi
XII,

manidal
dalle

mento

e degli arbitrii

de'capi del-

festandogli
cardinale,

le

violenze
il

usate

repubblica, ricorsero alla protecardinal
sul

ed

Papa alieno
del

zione del

Alberoni, invoil

usurpazioni,
te

riprovò

pubblicamenlegato

cando
terno
Il

altresì

loro paese
delia

pa-

la

condotta
il

e

dis-

governo
la

santa
al

Sede.
di
tali

approvò

giuramento
il

esatto. Sicco-

cardinale

domandò

governo

me

poi alcuni del popolo erano conrestare sotto

democratico
rei

remissione

tenti

dominio della

come

patentati del santuario di

Chiesa, quindi Clemente XII

mandò
di

Loreto,
tenti

che allora concedeva paimmunitarie , esonerando i
dalie giurisdizioni altrui.
la

a Sanmarino
cerata Enrico

il

governatore

Ma-

patentati

Non
fatti

riconoscendo
privilegi,

repubblica

sif-

dichiarò al cardinala

Enriquez poi cardinale, prelato di somma prudenza incaricandolo ed integrità qual commissario apostolico e delegato,
,

le

opporsi alle leggi
il

sua richie-

di ricevere

i

voti

liberi e

spontanei
facoltà
,

sta,

quale

scrisse
gli

a

Roma

proil

dei

sanmarinesi,
gli
atti

con

di
se

ponendo che
diritto di

fosse

accordato

annullare
Pontefice.
la

precedenti
intenzioni

rappresaglia.

nella vita di

Il Novaes, Clemente XII, narra

contrari alle

rette

del

Conosciutasi dal
della

prelato

che più volte alcuni sanmarinesi erano ricorsi al Papa per assoggettarsi al suo dominio, che sulle prime non rispondendo , quando lo supplicarono a mezzo del cardinale, fece a questi
si

libera volontà del consiglio, del

cleio e dei capi
nella

repubblica,
costanti
nel-

maggior
loro,

parte

l'antica
restituì
legi

libertà, questa

interamente

rispondere che

portasse

ai
ivi

confini della repub-

blica,

ed

desse

quelli

prudentemente attenche volontariamente
ratificare
le

venissero a

loro sup-

pliche, e se la migliore e maggior

parte della

popolazione fosse real-

mente bramosa di sottomettersi al dominio pontificio allora si avan,

confermando i priviPapi, ed in ispeeie di Martino V, di Eugenio IV, di Pioli (che avea confermalo il possesso di Serra valle, di Faetano salvo il supremo ed altri luoghi dominio della santa Sede), di Leone X e di Clemente Vili. Il tutto confermò Clemente XII, reconcessi
dai
,

stituendo

alla

repubblica

la

sua

zasse a prendere possesso del
ritorio,

ter-

piena libertà

con sua gloria,

non

altrimenti

ritornasse subito
al

a Ravenna.
nale
,

Tanto bastò

cardi-

però del cardinal Alberoni, il quale pubblicò a sua difesa un manifeslOj di cui
restò assai

impaziente

d' impadronirsi

disgustato

96
il

MAR
Ponlcfice
i

MAR
aver
at-

,

anche per
dal

santo patrono,
i

il

cardinale convoca)
giurassero sogil

taccato
le

suoi ministri, e divulgate
scrittegli

cittadini

perche

lettere

cardinal

gezione. Si

ricusarono
cardinale

capitano

Firrao segretario di stalo. Fin qui il Novaes.

Giangi, Giuseppe Onofri, Girolamo
Gozi, onde
in
il

Però
riferisce

lo

storico
il

di

Sanmarìno
Alberoni,

iraconde
e e

espressioni,

proruppe che poi

che

cardinal

sfogò

con ordinare
gli

carcerazioni e

senza attendere riscontri da
suir invocata rappresaglia,
alcuni

Roma
arrestò

saccheggi,
scandali
alle

altri

per evitarti
sagrificarono

disturbi

innocenti

gentiluomini sanaffari

circostanze,
di

prestando giura-

marinesi
in

che per

trovavansi
tratte e
i

mento
alla

fedeltà

ed

obbedienza

Romagna, impedì
i

le

Sede
il

apostolica
i

condizionata-

passi alle vettovaglie, e fece circon-

mente. Ricorsi

sanmarinesi a Roi

conOni del territorio dai suoi armati; che quindi rappresentò al vecchio Pontefice che a bene della Chiesa e dello stato conveniva riunire la repubblica, che dipinse co'piìineri colori,
le

dare

ma, no

Papa

e

cardinali restarodalla
le-

sorpresi

e

meravigliati

narrazione delle prepotenze del
gato, e

dopo

le

relazioni

del pre-

lato Enriquez,

Clemente XII ripale

alla

papaalle

rando air
e
restituì

ingiustizia
alla

disapprovò^
le

dominazione, per
per
le

ridurla

repubblica
di governo,

sue

vie della salute e della quiete, an-

antiche

forme

dopo

co

future

contingenze
se

se

ne fosse impadronito, e per terminare fra i cittadini le continue dissensioni ed inimicizie; che il cardinale con false carte rappresentò al Papa e al sacro collegio una spontanea dedizione del popolo, cose tutte che
principe
straniero

un

un interiegno di circa tre mesi e mezzo ; e nel giorno 5 febbraio
1740, sacro
alla

vergine

s.

Agataj
ri-

fu la repubblica
costituita, colla
liete

integralmente
più

feste

pura gioia e de* sanmarinesi , che le

indussero
stato a

il

cardinal segretario

di

rinnovano tuttora nell'anniversario giorno. Benedetto XIV adi tal vendo fatto legato di Bologna il
cardinal

persuadere Clemente XII a convenirvi con bolla però circoscritta

Alberoni

,

questi

allora
islorico-

pubblicò
del

un

Manifesto
della

da cautelate condizioni, dal
invece di
verificar

critico- apologetico

conquista
vittoriosa-

porporato non curate, eccedendone
i

Titano,

ma

venne

limiti,

il

volere
il

de' cittadini.

prima Accompa,

santa

mente confutato per decoro della Sede e di Clemente XII,
Neri

gnato

cardinale da milizie
della patria,

con

dal nipote di questi cardinal

alcuni traditori
nel territorio; e
si

entrò

Maria Corsini, con

una Memoria
i

che fece Serravalle
in

trò ancora
le

porte della
d'

dopo pochi applauenal Papa Sanmarino, occupò città per mezzo dei
,

corredata d'irrefragabili documenti, secondo il Delfico. Finalmente sanmarinesi vollero manifestare esterni
sensi di gratitudine alla

memoria

di

contadini
de'quali

un

castello

sedotti
,

,

con sorpresa
si

de* cittadini

parte

allontanarono, che ben

presto ne

conobbero
chietra

le

intenzioni-

Nella maggior

dedicata al

Clemente XII, con un marmoreo busto ed iscrizione che fu decretala ed eseguita, mentre il commissario Enriquez { ciò che tace confonde col busta Delfico, anzi
'\\

MAR
che non nomina) assicurò il cardiCleDal Firrao che la statua di
iDenle
di trecento

MAR
palazzo pubgiusta
i

97

XI 1
in

eretta nel

blico dal cardinal Aiberoni, ivi resterà

perpetuo,

il

suo

decreto, e l'obbligazione giurata fatta
da'consiglieri,

poscia solo
il

si

r

iscrizione,

come notò
la

cambiò Fea. Se

uomini che Io accompagnarono al borgo di Sanmarino, donde dopo rogiti passò a Sanmarino stesso inerme, senza soldati e sbirraglia, perchè la dedizione fosse volontaria compiacendosi di poter disfare un nido che poteva
,

col

tempo

essere

fatale

allo slato

per tale avvenimento
risorse
in

repubblica
dall'oblio,
ri-

ecclesiastico.

La
i

lettera del

legato,

certo

modo
della

di

Sanmarino 2
stato,

ottobre, al segreesser-

profittò

anche
i

sventura,

tario di
si

notificandogli
i

stabilendo

pubblici sentimenti sul
della patria. fu rimesso
il

a

lui

presentati

capi

più ragdel
pel

vero
ral

amore

Il

geneai
le

guardevoli

e

più

accreditali
gli statuti sì

consiglio

nella sua

luogo, per riformar
civile,

integrità,

restituito

decoro
riprese
il

che pel criminale ed econo-

pubblici funzionari,

e

mico.
a'

La

copia

di

lettera

scritta

abitudini repubblicane ed

rispet-

28

ottobre
al

1789

dal gonfalodella città di

to alle

leggi;

le

private
la

gare cesl'o-

niere e conservatori

sarono, e rinacque

stima e
la

Sanmarino
legato di
stolico,
tisi

cardinal

Aiberoni

pinione favorevole per
ca,

repubbli-

Romagna
cui
la

e delegato apo-

d'Italia

laonde diverse illustri famiglie desiderarono di essere asua nobile cittadinanza,
Deifico
nella

in

per

si dice che adunaprima volta dopo l'ob-

scritte alla
la

quale fu con piacere accordata,

e

bedienza prestata alla santa Sede, dopo aver ricevuto e posto al
di

tutto

osservando

il

possesso
Fogli,
nato,
il

governatore
cardinale

il

dottor
desti-

sua nanativa.

dal

a

ciò

quanto all' occupazione di Sanmarino eseguita dal cardinal Aiberoni, questi il Fea difende principalmente col sommario a p. 122 e seg. in cui ne riporta i documenti, e pel primo il breve Inter prnecipitas, di Clemente XII al
,

Ma

era obbligo

loro e di tutto

popolo rassegnarsi umilissimi suddi sua Beatitudine, e implorare la conferma de' privilegi, riditi

servandosi

far simile

atto diretta-

mente con sua Santità, facendo al cardinale ringraziamenti ed ossecarità e moderazione breve Cum diu vìultiimque , de' 21 dicembre 1739, dì Clemente XIT, col quale destinò monsignor Enriquez visitatore e

cardinale;
del

la

copia

della

lettera

qui per
usata.

la

cardinal Firrao

segretario

di

Il

slato al
di

cardinal
in
la

Aiberoni
cui gli

legato

Romagna,

dice con-

venire di aver

terra di

Sanma-

rino con maneggio non per via di
forza, riportando soscrizioni da quelli

delegato apostolico

nella

terra di

Sanmarino e suoi
vedere
e
la
ai

annessi, per provdi

che

desiderano
la

darsi alla santa

bisogni

que' popoli,
al-

Sede, promettendo esenzioni e privilegi
;

successivamente

restituirli
.

copia

di

lettera
di

del

le-

primiera

libertà
in

In

questa
al

gato al

segretario

stato de' 17
in

breve,

come

quello diretto
si

ottobre
cui

1739
le

da Sanmarino,

cardinal
i

Aiberoni,

vede

come

narra

acclamazioni ricevute

a Serravalle dal parroco, e da più
VOL. XLIII.

Papi non hanno mai dubitato del supremo dominio della santa Sede
7

98

MAR
calo
i

Ai decreti

APx
ligunrdanli
vari

sopra Sanraarino, in vigore del quale egli agì in quella occasione con
plenipotenza, ne
i

provvedimenti,
il

restituendo quindi

sanmarinosi oploro
imlipoii-

pubblico
le

nella

primiera

libertà

posero

rilievi

alla

per
ve

facoltà conferitegli
,

dal

bre-

denza, anzi

implorarono
pontificio;
riflelle
il

e

gratìi-

apostolico

onde

il

consiglio

rono r aiuto
allora,

laonde fu

volle che
il

come

Fea,

fìssalo

uno
di

stato inalterabile,

coll'obbligo

il prelato gli proponesse commissario o sia giudice ordinario, ed il cancelliere, dopo che

ricorrere alla santa

Sede

in

o-

si

recò coi sanmariuesi nella chie-

gni occorrenza,
l'asserto

quindi

incoerente
il

sa

che non conoscono

Padi-

maggiore a rendere grazie a Dio, con voci dì riconoscenza verso Clemente

pa

se

non
la

che
loro.

per una
Gli altri
di

potenza

estera,
ritto su

quale non ha alcun
di

prelato al
no, pei

XIL La lettera del magistrato di Sanmariche aveagli
reintegrazione della re-

docu-

ringraziamenti
de' 17

menti sono. L'istruzione doveva fare il prelato
nella
lettera

quanto Enriquez
e la
ai

fatto nella

pubblica

,

febbraio
al

I740'
cardinal
il

commissione
del

alìfìdatngli,

Lettera del

medesimo

segretario di stato

Firrao, in cui

afferma che

suo

capitani di
toria

Sanmarino, accompagnaprelato per ristabilir
la

decreto di reintegrazione è relativo
al

del

pontificio breve,
si

dove
l'alto

per ben

pace

e

la

quiete.

La
tale

lettera

del

tre volte

enuncia

cardinal

Firrao

a

prelato,

e

o

sia

sovranità

della

santa

dominio Sede

quella di questi responsiva de'20 gennaio 1740; con altre del medesimo porporato allo stesso En-

su Sanmarino, del qual breve, co-

me

di

tutti

gli atti

fatti,

slate copie autentiche nel

riquez

per

conoscere

se

vere

le

archivio
più, tutti
gati

sanmarinese
i

;

erano repubblico e che di
obbli-

decantate
del
se

angarie

ed

oppressioni
\i
,

consiglieri eratisi

popolo, prima che
il

giunges-

cardinal

Alberoni

perchè

istallasse

prima di partire il nuovo governo di Sanmarino, e ripristilibertà
l'antico

con giuramento di ricoirere privativamente alla santa vSede in tutti bisogni SI interni che esterni del pubblico per aiuto e fai

,

nasse in

governo.
della
re-

vore, e di

mandare
le

per l'archivio
copie in autenalla

La

lettera
di

de' capitani

vaticano
tica

tutte

pubblica
febbraio

ì'J^o,

Sanmarino, in data 6 di ringraziamento
alla

forma
,

relative

sovranità
archi-

pontificia
vi

estratte

dagli

per aver
della

cooperato

ricupera
lettera
al

primiera
Firrao, in

libertà.

La

Sanmarino, di Verrucchio e della Penna. Il decreto de' 9 febdi

del commissario

Enriquez

car-

braio

1740

del

prelato visitatore

dinal

cui significa

aver
iscritil

e delegato apostolico,
i

reintegrante
slato, di

ricevuto dal
i

consiglio

de' sessanta

sanmariuesi
L'alio

al

primiero
solenne

giuramenti
tutti
i

e promesse in
consiglieri

|il)ertà.
la

col

quale

to di
rispetto

sopra

dovuto olla santa Sede, a prwativamente dovranno ricorrere per aiuto e favore in tulli
cui
i

Sanmarino nel 1464 ^> obbligò di non distrugIl diploma del gere Serravalle.
comunità
di

bisogni

interni

che

esterni di

glie

questo pubblico; e di aver pubbli-

duca Valentino da cui si raccoche Sanmarino e Serravalle erano a lui soggetti come fendala,

MAR
rli

MAR
eli

^^

9*9

lidia Cliiesa.

L'annotazione
,

alla
si

di

lui

indipendenza, cwn' egli

un erudito
dice

apologista
il

in cui

si

esprime;

ed aggiunge,
si

cti'

essa

duca Valentino nel i5o2 occupò Sanniarino come mémche
del

non nasce tanto governo con cui
dalla povertà e
se.

dall'eccellenza

del

regge,
sull'altare

quanto
del

l)io

Monte

Feltro

,

e

parte

freddezza

pae-

dello stato dtl
]1

duca

Guidobaldo.

Aggiunge che
la

mag-

breve Jiilìnniiim ordinis del )5i7, di Leone X, col quale prese sotto la sua protezione gli uomini di

giore della
vasi
te

chiesa principale vedodi
s.

statua

in

mano una
da tre

Marino tenenmontagna coroche sono ap-

Sanmarino. Documento
lezione
clie

sulla pro-

nata

castella,

prese

su

Sanmarino

Guidobaldo 11 nel i549- Concbiude il Fca il suo sommario con dichiara re, cbe la commissione accordata
vere
al

r arma della repubblica. Passa a narrare la storia del car-

punto

cardinal
libera

Alberoni di
dedizione

rice-

Alberoni , seguendo quelli che fecero comparire odiosa la sua spedizione, e più la di lui condotdinale
ta,

la

dei san-

parlando
in

pure

della

risposta

marinesi
giusta
e

per la santa Sede, era insieme piudente , nella
;

dei sanmarinesi al ragguaglio stam-

pato

Ravenna

dal

cardinale.

supposizione in cui fu data
di

quin-

riporta

la

bolla di

Martino V,

Nel 1786 il cardinale Valenti legato di Romagna assunse la protezione di

Sìncerae dcvotionìs affectus^ colla le quale accordò il giudice per e la bolla di Pio seconde istanze
;

un

tal

avv. Diasi

com-

missario della
di gravi

repubblica, accusato
al
il

mancamenti
isfuggire
t

suo impiego,

11,

Evidentia

verae pdelilaiis, del

e che per

giudizio della

i4f>3, per
valle e degli
la

l'investitura di
altri

Serraal-

repubblica

rasi

appellato a

Roma,

castelli,

data
la

adducendo
cale,
i

il

suo privilegio chierisi

terra di
11

Sanmarino.
sua o-

o meglio'

vollero tutelare
ecclesiastica.

Salmon che pubblicò
i

diritti

dell'immunità

pera nel

ca la città

757, narra che a quell'epodi Sanmarino da un lato

L'urto crebbe a segiìo, che in Romagna fu bandita ogui estrazione
di generi

era cinta di

mura,

dall'altro difesa

ed ogni comunicazione con
in certo

da un

orribile

precipizio,
castelli

sopra

il

Sanmarino, che
bloccato
nosciute
sei
le
il

modo

fu

quale erano tre

o fortezze

mesi;
ragioni

ma

Pio VI, co-

poca distanza fra loro; che in conteneva nel isuo circuito cinque cbiese, e quattro conventi o monasteri; che nel borgo a pie del monte ogni settimana tenevasi mercato, e quattro fiere ogni anno, e
nella
tutti
i

de'sanmarinesi,
libertà

richiamò

legato, fece riaprire le
lasciò

comunicazioni, e
i

in

sindacatori

di

sentenziare.

La
fatale

fine del
ai

secolo

XVIII, tanfo

maggioive di
cittadini
il

mi; che

s. Bartolomeo vedevano in arpopolo onesto e dabbe-

si

rapporti dell' Italia, cangiò anche in parte, ma tranquillamente, i rapporti geogralìcopolitici
politici

della

repubblica.

Dal

tro-

ne, vivendo in

mezzo

agli slati della
la

varsi

Chiesa, viveva altresì sotto
tezione pontificia, e
in

pro-

intieramente contenuta nello slato della Chiesa , si vide quasi
intieramente collocata in mezzo ad
successival'aulico vi-

quasi diremo

potere del

Papa,

che volendo
fatica

potrebbe con poca

dar fine

una nuova repubblica, e mente aver da un fianco

.

loo

,

MAR
il

MAR
conquistatore, rispettò
libertà,
la

cÌDo^t^ «l^iraltio

moderno. Il contaggjfgvoluìjionàrio si fece pur sen-

sua pace e

e Cicerone sospirò invano
di
al

in qualche raotiivp^ l^g'ermenle mento, ma l'ordine fu presto ristabilito. Mentre il generale Napoleone Bonaparte nel 1797 continuava ad invadere V Italia colle armate

sul

nome
titolo

un

Pindinisso per farne suo trionfo. Dall'anzitranquillo in

detta epoca tutto fu

Sanmarino, ed a quella della repubblica italiana, la nuova repubblica

francesi repubblicane, dal quartieie

generale di
lebre

Modena mandò il cescienziato Monge a visitare in
suo e della repubblica fransanmarinesi, e proferir
loro
arri-

e il supremo rettore della medesima Napoleone, confermarono con solenne trattato un sistema di

nome
cese
i

amicizia e di beneficenza
bicone.
creata

,

essendo
del

compresa nel dipartimento
Il

Ru-

amicizia e fratellanza.

Monge

trattato

di

fratellanza

vò a Sanmarino
fece

a'

12

febbraio,

e

da Napoleone

un

discorso

nazione, e di

degno di lui, della chi lo mandava. Le
dell'

blica nel

colla repub1802, con bollettino delle

leggi della repubblica italiana

num.

generose offerte
territorio, della

estensione

del

i5, presso

il

eh.

Coppi anno 1802,
leggere.

piccola artiglieria e
ri-

delle derrate, furono accettate o
fiutate

con ragionevoli distinzioni. Hicusato l'aumento del territorio , temendo che in alcun cangiamento
la

benemerito dell^ patria, e ben accetto a Napoleone, Antonio Onofri. Neil' impero e nel ritorno di Pio VII sul trosto
fiori
,

num. 34, tempo

si

può

In que-

potesse restare in pericolo
tria,
i

pa-

no
la

pontificale,

la

repubblica

nul-

sanmarinesi accettarono Tof^

ebbe

a

soffrire, contenta della

ferta delle armi,

non mai però
e
i

ef-

sua mediocrità e della pontifìcia paterna protezione, riconoscendo quel

fettuata, le sussistenze
relativi alla finanza.

favori

Nelle sue gueril

Papa

la

sua indipendenza nel rior-

re

d' Italia

Napoleone ebbe

per-

messo di far transitare le sue truppe nel territorio sanmarinese. La
libertà e indipendenza salvata sulla

dinamento delle pubbliche cose. Il cav. d'Artaud nella Storia del Pontefice Leone XII^ t. I, p. 197 e seg.
narra come per alcune
particolari,
il

dissensioni

vetta del Titano, vi ricevè gli

omaggi
MaceAles-

alcuni

bramarono che
si

della nazione che faceva allora tre-

territorio

della repubblica

uil

pidare l'Europa

:

Alessandro

il

nisse allo stato pontifìcio,

mentre

done

rispettò nelle sue conquiste la
il

libertà di Pindinisso;

nuovo

numero maggiore voleva re r indipendenza come
;

conservaalcuni diil-

sandro

(cosi

lo storico di

Sanmaririspettò
il

plomatici vi presero parte, della

no

qualifica
e

Napoleone)
gli

Titano,
castello

stese la

sua destra
col-

benefica. Pindinisso; piccola città o
degli
eleulero-cilicii
,

luminata moderazione di Leone XII, che difende in un al cardinal segretario di stato della Somaglia
piacentino e figlioccio del

cardinal

locato su d'un altissimo monte,

muamlibe-

nitissimo ed inespugnabile, benché

posto fra bellicose nazioni ed
biziosi principi, restò

sempre

narrando inoltre , che nel 1824 il marchese Antonio Onofri deputato del governo , fu dal santo Padre ammesso ad osse
Alberoni
,

ro e mai da alcuno soggiogalo Alessandro passandogli appresso da

quiarlo per congratularsi dell'assun-

zione

al

pontificato

(il

busto

di

,

MAR
tal

MAR
nel
fi-

loi
1

diplomatico concittadino è
del

no.

Vi

si

tengono anche
si

pubgiurae
si

palazzo

governo);
guerra
il

dice
dell'

in

blici consigli, vi

presta

il
,

ne

die

nella

ultima

mento

civico dai magistrati

rivoluzione di Napoli
iTiont

conte Friperpassar
,

riguarda

come

il

palladio della san-

generalissimo dell'esercito au-

marinese
vi
si

libertà.

A' 3

di

settembre

striaco^ chiese

ed

ottenne
di

il

celebra

messo

dalla

repubblica
nel suo

sta

del

pomposamente la fesanto titolare, che può dirsi

coll'esercito

territorio

ed

nazionale, poiché vi risuonano gl'inni

dal

una parte della popolazione discese monte per vedere il difìlamena venti soldati
della repubblica
rese gli onori mi-

spiranti

amor

di

patria

,

e de-

voti alla celestiale protezione. Nella

lo dell'esercito, che

Fisita triennale, che
fece

il

p.

valli

ne' conventi

de'

Ciminori

litari.
il

Pio VIIJ,

Gregorio XVI, e
la

conventuali nel declinar del secolo

regnante Pio IX riconobbero

XVI,
tichità
di

e pubblicata dal Colucci,

An-

repubblica

sanmarinese

;

e

questa

Picene

t.

XXV,

nelle politiche vicende del

i83i e

aver veduto

il

2o3, dice sepolcro ed il letto
p.

nelle successive

si

contenne saggia-

del santo, di pietra viva, avente vici-

mente.

no una gran tomba o arca pure di
città di
la

La

po detta
capitale

Sanmarino, un temPenna di s. Marino,
repubblica,
è posta

pietra viva, nella quale giacevano i
signori che

della

mo Monte

avevano donato l'altissiTitano a s. Marino; e

orizzontalmente nel versante monte
del

Titano, cinta
il

di

mura

,

leg-

che la chiesa era allora coperta di coppi fatti di pietra per mano del
santo, cosa bella a vedersi. Indi soggiunge che i minori conventuali vi ebbero un convento, la cui chiesa

gendosi

porte. Nel

molto Libertas nelle sue tempio maggiore antichissimo, ed a più vaga e maestosa forma modernamente ridotto dall'architetto Antonio Serra bolognese, si venera qual promulgtore
del vangelo e fondatore della libertà
s.

fu

consecrata
vi

nei
il

i254;
b.

nel

convento
nico,
il

fiorirono

Domedeli

b.

Pietro
il

da

Monte

l'Olmo, ed
trasferiti

b.

Graziano,

corpi

to del titolo di collegiata,

Marino. Questo tempio è insignied è ufficanonici,

de' quali è opinione che sieno stati
nella chiesa di s. Marino. Del secondo convento e chiesa esistenti
al

ciato dai

essendovi

la

di-

gnità dell'arciprete.
altari,

nel

maggiore
la

Vi sono sette ammirandosi
statua
di

tempo
della

della

sua

visita

nell'ara

massima
in

san

Marino

marmo

del valente
scolpì

Adail

mo
colla

Tadolini (che
figura
s\

pure

monumento
piange

del diplomatico Onofri
della

prima risaliva al i36i. Nell'altare maggiore era vi un quadro dipinto da Girolamo da Corognola, vicino ad esso il sepolcro di un signore di Carpegna e
l'erezione
,

repubblica

che
il

presso la sacrestia

quello

del san-

egregio concittadino),
il

quale dopo

i834

l'esegui secon-

baste sunnominato. Illustrò

do

il

disegno
chiesa

datogli.

L'interno
assai
,

marinese Madronio vescovo di Sequesto convento l'altro minor conventuale

della

è ornato
,

con

eccellente
ira'

organo
la

distinguendosi
di

pur rammentato vescovo Bertoldi. palazzo del governo edificato 11
nei primi del
la

quadri

Madonna
ed un
s.

Loreto

secolo

XIV
ed

adorna.

del Guercino,

Sebastia-

piazza principale,

altre

con-

, ,

102
venienti
le

MAR
fabbriche
si

MAR
ravvisano
Fra

ultimi

private abitazioni. In ([uella del

celebre insigne archeologo cav. Bar-

stamponi di questo articolo, sono veniito a conoscere, senza poterne profittare, una terza ediFiren/.e
il

tolomeo
solo

Borghesi
elezione
si

di

Savignano
il

,

zione del Delfico, fatta in
nel

per

e

cittadinanza

1843 con aggiunte; più
storicO'Slalisiico

Qua-

sanmarinese,
rantamila
blica

ammira

suo

mudelle

dro
sinict

della

serenis'

seo numismatico ricco di circa qua-

repidìblica di Sdiimarino^ del
il

medaglie,

molte

capitano della mtdesiaia,

eh. cav.

quali rarissime.

La

istruzione
a' nostri

pubgiorni

Oreste Biizzi aretino;
dita

opera

erunel

risplendeva
collegio

ed impollante, pubblicata
in

nel

ove si coltivavano i buoni studi con eccellenti professori; ma da qualche
Belluzzi,

184*^

Firenze.
scrittore,

Inoltre
nell'

questo
di

riputato

applaudito
cui

Giornale militare italiano^
è direttore
il

tempo il una casa
convento

collegio
religiosa

è

chiuso.
di

Vi è

eh. cav.
ci

F. Glierardi

francescani
città
si

Dragomanni,
mariiio,
delle

ha

dato
e

un

bel-

e vicino alle
di

mura

della

un
me-

l'articolo sulle fortificazioni di San-

cappuccini, che
rispetto e
la

con

la

veduta

pianta

ritarono sempre, per la loro

edifi-

cante pietà,

il

la

venera-

zione di tutta

repubblica. Egual-

mente

il

rispettabile per cristiane vir-

si

reputa
di
s.

il

monastero

delle

medesime, coi n. 4^ e 52. MARIO o MAIO (s.), abbate. Nato in Orleans , lasciò il mondo per abbracciare la vita monastica, e fu eletto abbate della ValBenois,
sotto
di
il

monache
no molte
"vi

Chiara, situato entro
accorro-

nella

diocesi
di

di

Sisteron,

paese, ove di continuo

regno

pie donzelle delle più di-

Borgogna,
di

Gondebaldo re che morì nel 5o9.
s.

stinte famiglie di
religiosa

Romagna

per far-

Egli avea una gran divozione a

professione.

Al disopra
e
nella

della città vedesi sull'alto della ru-

pe

la rocca

della

Guaita
fu

,

pendice
così
si

occidentale
della

costruito

Martino di Tours, laonde imprese un peregrinaggio al loro sepolcro. Ogni quaresima procurava d' imitare il
Dionigi
Parigi e
a
s.

dopo l'aumento
il

popolazione,

digiuno
resta.

detto

Mercatale

o

Borgo.

quel tempo
ta dipoi

Ivi
li,

tengono quattro
le

fiere

annua-

passando fondo d' una foMorì nel S^5. Essi^ndo stadel

Salvatore

,

nel

essendo

principali, quella del

rovinata

dai barbari
si

la

giorno di san Bartolomeo, e quella

badia della
il

Val-Benois,

trasferì
fij

per

la

festa
:

della

Natività
inoltre

di in

suo coipo a B^orcalquier, ove

Maria
ogni
Il

Vergine
mercoledì

avvi
è

fabbricata una chiesa in suo onore,
la

cospicuo

mercato.

quale è collegiata,
di cattedrale

e prende

il

piccolo territorio

fertile,
i

ma

nome
si

di Sisleron.

Ivi

soprattutto sono stimati
di,

vini cru-

celebra

anche

oggidì
il

la

festa

che nell'estate ottimamente si conservano nelle grotte. Nell'urbano recinto e nel borgo gli abitanti superano i quattromila, compresi nel novero di quelli di tutto il terl'itorio

della

sua

traslazione

27 genOrigi-

naio.

MARIO MERCATORE.
go
assai

nario d' Africa, che tenne un randistinto
fra
i

difensori dti

di sopra

riportato.

misteri della grazia
ziouCj nel secolo

e dell' incarna'

Menti e mi giunsero da Venezia, gli

V. Nel 4 7

cir-.

MAR
ca era
in

MAR
fu dato a
gli

io3

Roma

o nelle vicinanze,
e
altri

Mercatore dimostra che
(s.),

tjiiando Giuliano

capi

era laico.

dei
]<i

pelagiani
grazia
la

disputavano

contro
egli

MARIS
abbracciato

martire.
il

Era un

si-

di

Gesù
a
s.

Cristo

;

ne
pie-

gnoie persiano,
la

quale dopo avere

prese
ra che

difesa, e

compose un'opeAgostino
,

fede di

Gesù Cristo

mandò

gandolo di esaminarla come fece d'una seconda, e si dubita che sieiio giunte sino a noi: forse una è VHypognósticon, stampalo nelT appendice
del
t.

con Marta sua moglie e i due suoi ed Abaco, dispenfigli Audi face

i

suoi

beni

ai

poveri dietro

l'e-

sempio dei primi cristiani di rusalemme. Recatosi a Roma
sua famiglia per visitare
degli
le

Gecolla

X

di

s.

Agostino.

Questo padre dice che Mercatore \i combatteva i pelagiani con molti
passi della Scrittura.

apostoli

circa

tombe l'anno 270,
i

mentre
cristiani,

Aureliano
si

perseguitava

Una

terza ope-

prendevano cura

di rac-

ja furono piccole
di Giuliano.

note sulle opere

cogliere le ceneri dei martiri, e le

Essendo nel ^i i a Costantinopoli, compose una memoria
in

seppellivano con divozione. Avvertito

di ciò
li

il

governatore
li

Marcia-

greco, che poi tradusse in latino,

no,
lutti

fece pigliare e alla
la

contro Celestio, eia presentò all'imperatore Teodosio
s.
i

e quattro

condannò morte, dòpo
loro costan-

li.

Dopo

la

morie

di

aver messo a prova
a' suoi
figli

Agostino

intraprese a confutare
scritto

za con diversi supplizi.
fu

A
la

due

libri

che Giuliano avea

troncata

Maris ed testa, e

contro quel santo dottore, e tradusse

un simbolo, che viene attribuito a Teodoro di Mopsuesto maestro di
Giuliano, già condannato dal concilio

annegala. I loro corpi furono sepolti qualche miglio lontano da Roma, e quivi poi venne-

Marta fu

ro portati

sotto

il

pontificato

di

di

Efeso; tradusse
di Nestorio, scritte;
la
lui

altresì

al-

cune omelie
lettere a

ed alcune
cose

VI sessione
molte
altri.
le

Pasquale I, e deposti nella chiesa di s. Adriano, in cui si scopersero nel iSgo. I loro nomi sono celebri
nei

del concilio
di
s.

efesino, e

Cirillo,

ed altre di
in

Merocca-

sugramentario di

martirologi dei latini e nel s. Gregorio I, e se
la

catore
sioni

dimostrò

tutte

ne

celebra

memoria

a'

ig

di

un gran
i

zelo

per

la

purezza
de' suoi
di

gennaio.

della dottrina della Chiesa, senza te-

MARI STI.
cerdoti

Congregazione di
sotto
l'

sa*,

mere

cattivi

Irallamenti
in

missionari

invoca-

avversari.

Fu

conseguenza
i

zione della

Beata

Vergine Maria,
Francia, cioè in

queste memorie, che

pelagiani fu-

onde
•risii.

i

membri sono chiamali Maistituita in

rono scacciali da Costantinopoli e da Efeso, e traducendo dal greco in latino gli anatemi di Nestorio lo
rese l'orrore dell'occidente,

Fu

Belley; è un'unione di sacerdoti secolari che sotto certe

Lione

ed in

come

lo

regole vivono

era dell'oriente.
zioni

Abbiamo

Ire edi-

insieme, e dopo un dato tempo della dimora fatta nel
luoghi
sioni.

delle

sue opere, di

Parigi e

collegio o seminario dei mentovati
,

di
di

Brussclles

dell'anno
1

i6y3,
''*

e

vengono
società

spediti

alle

misinco-

Baluzio che nel
a
11

684

P^l^-

La

dei

raaristi

blicò

Parigi,
titolo

più completa
di

e

minciò
diversi

e ripete la sua

origine

da
di

comoda.

venerabile che

aluuui

dei

seminario

io4
Lione,
cerdoti,
ì

MAR
quali essendo divenuti sasi

MAR
vicario

apostolico

eh' è

penetralo

dispersero nella diocesi di

Lione che allora comprendeva anche quella di Belley. Dopo diverse
tennero una prima riunione generale a guisa di capitolo per eleggersi un primo superiore
peripezie

nell'Oceania, ed ha fallo un gran bene, avendo Iddio benedetto le sue fatiche e sudori con aver convertito alla

nostra santa religione molti di quei barbari. Nel 1846 si recò in

Roma,
al

e nel

settembre
Pontefice

si

generale,

il

quale fu

il

p.

Collin.

umiliò

regnante

Pio
,

Monsignor Gio. Paolo Gastox de Pins arcivescovo d'Amasia ed amministratore di Lione, diede l'approvazione diocesana all'istituto dei
maristi
nella sua origine.

IX.

A

questi

missionari

maristi
di

dalla sacra

congregazione
altre

pro-

paganda

fide verranno quanto primissioni,

ma
sere

affidsile
i

per es-

Le cone

gregazioni dei

maristi di Lione

poco eguali nell'istituto e nello scopo al celebre e benemerito seminario delle
di Belley sono presso a

medesimi eccellenti operai. Attualmenle la società e congregazione di Maria detta de' maristi, sta
nelle

missioni

di

Valparaiso

nella

America, ed
occidentale.

in quelle

dell'Oceania

missioni estere eretto in Parigi fin

da molti anni addietro, il qual seminario ha dato e dà rispettabilissimi
soggetti alle sante missioni,

MARITO. F. MARMARICA.
cia

xMatrimonio.

Sede vescovile del
conosciuta

che in

patriarcato d'Alessandria nella Liinferiore,

un modo più singolare si distinguono nei vicariati apostolici della
missioni,

provincia

ancora col nome di Libia Marmarica,

Cina e regni adiacenti, ed in altre non che per dottrina e per santità, avendo dati pili martiri alla Chiesa, massime nell'ultima
persecuzione della Cocincina.
Il

eretta nel

V

secolo.

Thronas

se-

minario dei maristi di Lione, sebbene sia molto recente la sua islituzione, pure conta già un vescovo
vicario apostolico della Melanesia e

suo vescovo fu condannato pel suo attaccamento all'arianesimo, essendo stato ordinato dai meleziaiii. Oiiens cìirìst. t. II, p. 638. Siria sacra p. 882.

MARNANO
di

(s.

),

vescovo.

Am-

maestrò Oswaldo e Oswi, principi
Nortun»bria, nelle verità del cri;

Micronesia martirizzalo per
cioè

la fede,

stianesimo
di
la

e morì nella provincia
nel

monsignor Giovanni Battista Epalle, fatto da Gregorio XVI vesacrato in

Anandale

620. Veneravasi
e
vi

sua testa a M(i^ravia,
2
di

era

scovo di

Sionne in parùbus, conRoma dal cardinal Fran-

portata in

processione. Celebrasi la
il

sua festa
sulla

ifnarzo,

ed è
era

ti-

soni prefetto della congregazione di

tolare della chieda di

Aberkerdure
assai

propaganda fide nel luglio i844Dal medesimo seminario di Lione è uscito pure fra i suoi alunni monsignor Gio. Battista Pompallier, fatto vescovo di Marronea in partibus,

Duverna,

la

quale

frequentata per le di lui reliquie che
vi
si

custodivano.

o MAROKOS. Impero del nord-ovest dell'Africa, il
più occidentale de'quattro
stati della

MAROCCO

e vicario

apostolico nell'

ceania
dal
le

occidentale sino dal

Oi836,

Barbaria. Confina
diterraneo
terra
,

al

nord
di

col

Me,

medesimo Gregorio XVI; il quaprelato è il primo vescovo e

e

lo

stretto

Gibilal

all'

ovest

coir Atlantico

-

MAR
sud
fìcie

MAR
Sahara, ed
legiie,

loj
abitatori

e

al

sud

est

col

beri,
])aese,

i

più
si

antichi
in

del

air est coir Algeria.

La sua supered è

dividono
detti

due nazioni
abitano
1'

è di circa

24,600

distinte, cioè quella

de' berberi pro-

attraversalo dal grande Atlante, che
\i

priamente
lante

che

At-

mostra

le

sue sommità più alte
riunen-

dalla parte orientale, e quella

coperte di

neve perpetua,

dei chilluhi

sparsa nelle
di

dolo alcune piccole rcimiflcazioni al
piccolo. Atlante. Ingenerale
la
fertilità
si

delle Provincie

Tafilet e di
si

montagne Sudividono
Fez,
e

vanta

sa; queste
in tribù,

due nazioni
provincia

di

quest'impero,
ai

però
tra

come

quella dei cabaili o
di

essa

è limitata

luoghi
i

irrigati,

cabili,

nella

essendo generalmente

terreni

quella

degli

amazighi
si

o
alia

chilluhi

r Atlante
lizioso

e

il

mare.
e

Il

clima è dela

in quella di Susa.

La maggior parte
coltiva-

e

sano,
sia

quantunque
fa

dei berberi

dedica

colhvazione
dità
del
i

negletta, la

fecons\

zione e alla pastorizia, e professano

suolo in generale

un maomettismo
dono da un mani

corrotto,
I

che
reste
beri,

prodotti crescono con

vigore

ogni tribù un capo.

avendo mori discendi

e straordinaria abbondanza.

Le

fo-

vedonsi

popolale di
la

utili

al-

miscuglio mauritani e numidi coi

antichi

fenicii,

ro-

nudrendo

contrada

co-

piosa quantità di bestiame. Vi sono

miniere di ferro, rame, stagno,

ec.

ed arabi. Gli andalusi di' scendono dagli arabi scacciati dalla Spagna. I buccari sono negri comprali
nella

La
di

industriasi riduce alla fàbbrica
oggetti di
di

Guinea,
militare.
la

che

formano
i

necessità,

e di alcuni

una casta
antenati
scacciati

Gli ebrei,

cui

commercio; le più importanti manifatture sono quelle del marocchino rosso e giallo, assai stiarticoli

furono
dal
si

maggior parte
e

Portogallo

dalia

Spagna,
sono
in

occupano dei rami contmanifatturieri.
I

mato
si

e del quale scrupolosamente
il

merciali e

franchi
abitanti

conserva
si

segreto della fabbri
stoffe

piccolo numero,
di
la

cazione}

fanno pure alcune

nelle città

commercio.
filtri
i

I

zingari

di seta e lana, e nella

provincia di
di berretti
la
si

seducono
cio,

credulità del popolac-

Fez una gran quantità
di

vendendogli
questo paese posero
il

e

sortilegi.
dell' anti-

lana rossa, in uso
di

per tutta

In

poeti

Barba ria. L' impero

Marocco

chità

favoloso

giardino

divide in cinque provincie, che sono

delle Esperidi,

Fez

e Marocco, sul versatolo

ma-

un drago, ma
faccia.
I

non più guardato da da tigri con umana

litlimo, tSusa sui versatoi

del gran-

de Atlante, e Draha
versatoio
sud-est.
nell'
I

e Tafilet, sul

marocchini,

come

tutti gli

altri

geograQ
impeio,
o

non

convengono
la/ione
chi
la

assegnare la popo-

di
fa

questo

poiché

ascendere a

quattordici
sei

maomettani, sono poco comunicativi, e non si vedono che nei luoghi pubblici; hanno un contegno grave e silenzioso, e l'orgoglio nazionale fa loro disprezzare gli altri
popoli, specialmente
le
i

milioni, e chi a
lioni,

cinque

mi-

e sono

arabi,

berberi, mori,
e franclii,

cristiani: nel-

andalusi,
i

buccari, ebrei

città

la

reclusione delle

donne è
assog-

nonché zingari. Gli arabi vivono la maggior parte sotto tende, in mezzo ai pascoli; berberi o brei

delle più rigide;

quelle degli arabi

erranti

e

dei

berberi sono
Il

gettate ai più duri lavori.

popola

,

io6
è
indolente
,

MAR
poco ed avido dei
,

MA
della

R
marin.i

intelligenle, curegali.

cucina, ec; tre ministri sono

pido
iiernle

In gedella

alla testa dell'

armata, della
i

strello

osservatore

e delle

finanze;

governaloi'i ilelle
città,

Jegge niussidmana, pratica però certe

provineie e delle
il

che portano
o
kaid

cerimonie
ogni

religiose straniere

a

titolo

di
i

bey,
poteri

pascià

questa legge,
tare
sulle

come
dei

quella di porle

riuniscono
nistrativi
città

militari,

ammi-

venerdì

provvigioni

e giudiziarii; però nelle

tombe

parenti
i

amici, cerimonie a cui

o degli marabuti
pellegrini

principali

dici
stiti

indipendenti,
di

assistono recitando delle preghiere.
1

una

sono cadì o giuche sono invegrande autorità. Oj^ìvi

marocobini riguardano

i

pressi

e vessali
tutti

dal sovrano e

dai

che ritornano dalla Mecca come santi.

cortigiani,

questi governatori

La condizione

degli schiavi cri-

stiani presso

questo popolo crudele

o giudici opprimono e vessano a vicenda loro dipendenti. Il soldato
i

ed inumano é orribile. Il governo di Marocco è forse il più dispotico e barbaro eh' esista sulla terra l'imperatore che prende il titolo di
;

non ha uniforme, ritenendosi l'armata per un ammasso di predatori,
di

cui

si

serve

il

sovrano

per

la

riscossione delle imposte

arretrate,
speri-

sultano o di

Ralifat-allah

(luogoevvi di-

e trista

la

provincia che ne

tenente di Dio),

non ha per legge

che

la

sua

volontà.

Non

vano, muftì o capo di religione che possa, come in Turchia, contrariare
le

menta r indisciplinatezza. Quando un ministro si è arricchito, non manca il sovrano con qualche pretesto
tutti

di spogliarlo.
gli

L'impero, come
è

sue

delerminazioni; da
vita

solo

altri

dispotici,
,

soggetto

decide della
sùdditi,

e de' beni de'suoi

a grandi rivoluzioni

ninna classe
sostenere
il

saper scrivere;

bastando ai suoi ministri il però non può en-

essendo impegnata

a

trare neir interno delle famiglie, e

più ancora nei santuari dei dervis, che servono spesso di asilo inviolabile all'innocente perseguitato, al

sovrano, e la stessa guardia di negri mercenari del sovrano , fu a questo spesso funesta detronizzandolo per altro che
salario.
Il

gli

dia

primo

alto che fa

maggior il no-

colpevole, ed anco
tresì

ai

ribelli; è
la

al-

vello
lo

obbligato rendere

giustizia
le

comunemente

sovrano del suo potere è queldi ordinare che i
strangolali,

in

persona ovunque risieda;

sue

suoi competitori siano

udienze hanno luogo due volte la settimana, e lutti suoi sudditi,
i

come ancora
essere

gli stranieri, vi

possono
del so-

ammessi.
eh' è

La
di

corte

vrano è composta
letterato,
il

un effendi o visir, d'un ciatn

benché parenti e fratelli. L' impero di Marocco comprende una piccola porzione nella Maurìliana Cesariciisej e tutta la Mail' ritiana Tangilaiia o Tingitana. Questa

grande contrada soggiacque
rivoluzioni
del

alle

bellano
e di

con aggiunti pel servigio dell'imperatore fuori del serraglio,

medesime

restante

dell'Africa settentrionale, finché se

un cadì eunuco
vi

pel servigio
tre maestri
uffiziali

interno;
di

sono inoltre
molti

ne impadronirono loro impero vi il
della fede l'apostolo
si

i

romani. Sotto
sparse
s.
il

lume
vi

cerimonie, e
dell'

del

Simone, e

j>alazzo incaricati delle scuderie im-

periali

,

equipaggio

di

caccia,

fondarono diverse sedi vescovili; e pili tardi anche in Marocco (Fé*

MAR
di), cillà

MAR
in

107

capitale di questo impe-

ro,

capitale della Muuriliana
iia.

ed in Tanger o Tingis [Vtdt) Taugita-

ben altro modo. Nello stesso tempo cinque discepoli di s. Franfrati

cesco d'Asisi

minori,

Bernar-

Dai

romani

la

regione passò

successi va niente nel
dalj,

dominio de'xangieci
nel

e da questi
il

ai

VI

secolo sotto

regno di

Giustinia-

do o Berardo da Calvi diocesi di Narni, Pietro da Saufireminiano di Toscana, Accursio, Adiuto ed Ottone, mandati dal loro padie fondatore
dell'ordine
ai

no

1.

Sotto quello di Eraclio, pri-

a

predicale

il

ma
califi

della

metà

del secolo VII

,

i

già dominatori della

Siria e

non tardarono di sottometterla, col mezzo de' loro luogotenenti, che vi f'ojidarono molti slati indipendenti. Queste diverse
dell'Egitto,

maomettani dell'occidente, cominciarono la loro missione dai mori di Siviglia. Questi infevangelo
deli fecero loro sollrire ujolte asprezze,

e infine gli scacciarono dal loro

paese.

Da

questo passarono
,

al re*

dinastie arabe

si

disputarono
,

lun-

gno
essi

di

Marocco

e

pel
di

loro zelo

;

gamente le loro conquiste ed in un rifortnatore della religione mussulmana chiamato Abu alFin
fine
uscito dal deserto

furono scacciati anche
segno,
il

ma

lungi dal rimoversi dal loro divi

,

ritornarono sperando che

nel

secolo

XI

,

acquistò una
di

grande riputazione
vicine
tri-

santità, che tutte le
si
:

lume della fede ci avesse a trovare almeno qualche cuore pieghevole; in vece furono due volte sì
aspiamente battuti con verghe, che
loro


stia

accolsero sotto la sua
i\ì

ban-

diera

degli

capo della dinaAhnoravidi o Morabiti o
esso
il

rimasero scoperte
giudice
olio

le

coste. In-

di

il

fece

versar sulle loro

Lumptuni,

ch\^stesero

il

loro do-

piaghe

bollente

ed
di

aceto
di

,

e

minio in tutta la Barbaria, ed anche sulla Spagna. 11 vasto in>pero
formatosi, ricevetle
il

tiascinarli
stoviglie.

sopra frantumi
Poscia
il

rotte

re

Marocco

nome

di

Mose-

grab o guente

dell'

Ovest;

nel

secolo

grande impero fu conquistato da nuovi settatori, gli Almoliadi, il cui sovrano portava il titolo di emir-al mumeinon, ed anche di calilfo. Abbiamo dall'annalista Rinaldi, che nel 1212 Alfonso IX re di Castiglia avendo
questo
\into in battaglia Miramomelino o

condurre innanzi, e colla scimitarra ad ognuno tagliò la lesta a' 16 gennaio 1220. Si trasferirono i loro corpi in Coimbra, e
se
li

fece

Sisto

IV

nel

14B1

li

pose nel cain

talogo de' santi. Nel 1221
la nella

Ceu-

Mauritiana Nangitana, a'io ottobre furono dai maomettani martirizzati frati minori Daniele Toi

scano,

Mumillino
le

re di

sue spoglie
ili,

Marocco^ mandò a Roma al Papa Inle

Donolo o Donno. Leone; Ugolino e Nicolò, de'qdali Leone X nel i5i6 approAngelo, Samuele,

nocenzo
lancia,

fra

quali

la

di

lui

il

culto di

martiri.
gli Almokadi ili da molti rivali, fui

ed

uno stendardo

tessuto
in sito

Nel secolo XllI

d'oro, che furono collocati

continuo

assaliti

*e

eminente nella chiesa di s. Pietro, siccome il principe maomettano erasi vantato che avrebbe collocato
il

rono obbligati di cedere

regni di
;

Fez e di Marocco ai M eriniti questa nuova dinastia, più gelosa di
conservarsi in

proprio stendardo nella sommità
vaticana,
si

dominio, che

di renrista-

della basilica

adempì

derlo maggiore,

non pensò a

,

io8
bilire
il

IVIAR
gruiitle

MAR
di

impero

Mogiab.
di-

Infine

nel

1

54?

uno

scerilVo

scendente da Maometto,

cliiamato

rono scacciali da lutti i porti che occupavano. Gli spagnuoli vi con' servano ancora le piazze di Ceuta,
Penoii di
lilla,

Aly, pose nn termine alla dominazione dei Meliniti: devoto, \irlnoso e costantemente occupalo delia felicità de' suoi popoli, mori universalmente compianto nel 1664. 1 suoi successoli che ancora regnano in questa contrada, non molto imitarono il suo esempio. Si sa porlo* poi che gli spagnuoli ed ghesi, appena ebbero liberato i loro paesi dai mori, portarono la
, i

Muley

Velez,
gì'

Albucemas
imperatori

e
di

da dove

MeMa-

rocco tentarono invano di scacciarli,

specialmente nel

1774. Nel secolo

XVII

una missione con prefetto nel regno di Marocco, e nel t. I dell' Appendix p. 2 5 del BidL. de prop. fide, si legge il breve
esisteva
1

Ex
di

debito, de' 3

novembre 1637,
Vili
concede
la

con cui Urbano
prefetto
della
i

al

missione
testamenti

facoltà

loro guerra in

Africa.

I

portoghesi

ricevere

e codicilli

che vi fecero maggiori conquiste incominciarono loro attacchi nel
i

de' cristiani schiavi nel regno. Lui-

14» 5,

colla

presa di Ceiita (Fedi),

sede vescovile (di cui ora n' è ve-

scovo monsignor Giovanni Barragany-Vera dell' ordine di s, Giacomo della Spada di Leon, fatto da Gregorio XVI a' 1 5 marzo 1 840 ), e nel i5o8 regnavano sull'intiera costa sino a Mogador; così non furono giammai tranquilli nei loro
possessi, e
i

XIV ebbe sovente motivo di far guerra agli stati barbareschi, le cui piraterie inquietavano il commercio francese nel Mediterraneo. Nel 1669 dopo alcune ostilità nelgi
la
le

quali
la

i

legni

marocchini avevano

avuto

peggio, l'imperatore

man-

ambasciatore a Parigi AbdallaliBen-Aischa ammiin

dò a Luigi

XIV

raglio di Sale, che vi

vantaggi che ne
le

ri-

spese

dello

stato

fu trattato a magnificamente,

traevano coprivano appena
inseparabili
di guerra.
di

spese

ed
di

il

16 febbraio fu

nelle carrozze

im

continuo stato
piissimo
l'in-

corte condotto a

Versailles

al-

D.

Sebastiano
gli

l'udienza reale; quattordici suoi servi
lo precedettero a cavallo. Offrì l'am-

re

tli

Portogallo, pensando che

terno del paese
piti

sarebbe di una
vi

basciatore a Luigi
senti

XIV
suo

alcuni pre-

grande olili là, e che be propagato la religione
di

avreb,

in

nome
sella
tigre,

del

padrone
in

cattolica

cioè

una

ricamata

una

cui era zelante,
Il

conquista.

ne intraprese la Papa Gregorio XIII
riuscita
lui

pelle di
di
pelli

ed un gran numero
animali;

di altri curiosi

ma

temendo

la

dinicoltà della

procurò distorlo,
pregato dovette
accordargli
scudi sopra
altri
il
i

ma

invece da

condiscendere

soccorso di

ed i5o,ooo
,

beni ecclesiastici
concesse.

ed
re

r ambasciatore partì dalla Francia senza aver nulla conchiuso, benché dotato di molto spirito. Gran contentezza provò il Pontefice Clemente XII nel vedersi in

aiuti gli

Ma
la

il

Roma

a'suoi

piedi,

nel

1733,

Mu-

Sebastiano con un imprudente valore vi perì

con tutta
in

sua

ar-

lei-Abdar-R.ahman, nipote del re di Marocco, che volendo togliere il

mata

nel

1578,

una

battaglia

regno
città

allo zio

fu imprigionato;

ma

che diede nelle pianure di Alcazar, e a poco a poco gli europei fu-

fuggito in

Ispagna, recossi all'alma
gli errori

per abiurare

del

mao*

5

MAR
melfisiiio

MAR
la callolica

109

ed abliracciare

religione.

Dopo

di essere
a'

in

questa

stalo

bene

istruito,

16 marzo fu

Marocco^ Genova 1834. Da ultimo la Francia avendo fatto energiche rimoe stclislico dell'impero dì

dal nipote del Papa cardinal Guadagni vicario di Roma, solennemente

stranze all'attuale imperatore di

Mafa-

rocco pegli aiuti che

dava

al

battezzato in

s.

Pietro coi

nomi

moso Abdel

Kadei', di cui parlam-

di Lorenzo Bartolomeo , tenuto al sacro fonte dall'allro nipote del Pontefice principe d. Bartolomeo Corsini in nome dello zio, per cui nome era quello avuto da
il

mo all'articolo Mano a selle diUt (Vedi), pei gravi danni che ad essa recava nei suoi possedimenti d' Africa

primo
nel

neir Algeria,

i

due

governi
si

lui

con reciproca soddisfazione
pacificati,

sono

battesimo. Clemente XII assegnò al principe africano una pensione di

avendo

il

disceso ai desiderii

marocchino condel francese. Tut-

cento scudi al mese, che egli godè con esempi a rissi ma condotta sino agli II febbraio 1789 in cui pianiente morì, restando sepolto in un
deposito
revole
s.

tavolla
zie
tia

si rileva dalle ultime notiche Abdel Kader per la simpache trovava in diverse tribù

dell'impero, e per

la

debolezza del
al-

che

gli

eresse

lo

spa-

governo,
tri

vi

si

comportava non
la

gnuolo cardinal Belluga
iscrizione
,

con

onodi

nienti

che se fosse stalo in casa
In quasi tutta

nella

chiesa

propria.

Baibaria

da un lato della porlicella. Lo stesso Clemen. te XII col breve Niiper prò parte^ de'22 agosto 1738, presso il citalo Bull. tom. Il, pag. 244, confermò il decieto della congredelle Fratte,

Andrea

Abdel-Kader esercitava più influenza e più potenza reale, che non il sultano o imperatore, procedendo

come
del

quasi le di
;

tutti

i

marabutti

paese

anzi
il

il

porto di Tetuaii
e
suoi agenti

era divenuto
cui

principal punto per
i

gazione di propaganda fide^
le

sopra
di

AbdebKader

facoltà

concesso

al

p.

prefetto
s.

comunicavano con
egli
di

Gibilterra, ove

apostolico de' minori

scalzi

avea corrispondenti per
la

aiuto

Francesco, delle missioni di Mequinez nel regno di Marocco,
l'istituzione di

denari ed armi. Negli ultimi del

e suldelle
di

1846
sciata

Francia spedì un'ambadi

un procuratore
nel

all'imperatore
stessa capitale
si

Maiocco,

medesime

missioni

castello

nella
ro,

del suo impe-

Matrili diocesi di Toledo.

dove

dice nessuno

ha peneofficiale,

la

Dal primo marzo 1799 esiste fra Spagna e Maiocco un trattato di
e d'amicizia, in virtù del

trato ancora in
gli

un modo
a
F'ez

ambasciatori essendosi per l'ad-

commercio

dielro arrestati

ed a

Me-

qjiale queste

potenze godono
diritto di
stali,

reci-

possessi

procamente del nei due
vi

avere dei
la

Dicono alcuni che nell'impero di Marocco vi siano conquinez.
venti
ligiosi

senza che

o
a

ospizi

di

missionari

re-

diversità della religione e de'coslu-

mi

apporti pregiudizio. Nel 181

ger e

Marocco, Mogador, TanMequinez, esposti per altro a

scoppiò in Marocco

una

sedizione
trentavita
in

vessazioni. Certo è che lo stato della

che fu soffocata a slento; mila uomini perdettero la

prefettura apostolica della missione
di

Marocco

è

il

seguente.

La pre-

una

sola

battaglia.

Si

può

consul-

fettura

è diretta da religiosi frances.

tare Straberg, Specchio

geografico

scani della riforma di

Pietro d'Ai-

,

è

I

!•

MAR
circa
tre

MAR
leghe
sonovl

rnntarn delb provincia di s. Diego di Spagna. Il ministro provinciale
lì'

numerose

rovine, grandi
reni.

giardini e vasti ter-

è

il

prefeUo

,

che

vi

spedisce

i

ìcligiosi

dello stesso ordine

e protiene
vi

vincia per
ììtì lii

un decennio,
p.

e vi

vice-prefello, die rei
fatto
il

1837

Gitiseppe Paronollin.
di

Terminato
il

l'ufTicio

provinciale

,

U palazzo imperiale che in forma di cittadella domina la città, ne occupa la maggior parte verso il sud-est, e le sue mura possono avere circa una lega di circonferenza ; è questo un'unione di padiglioni e di
schiati
di

successore eletto chiede
prefetto
alia

le flicollà

corpi di case fran)mi-

di

congregazione
il

di

cortili,

piazze e giardini,
della

propaganda fide^ ed
cende
politiche

permesso di

dominati dalla torre
e bella

grande

potervi spedire missionari.
della

Le Spagna
,

vi,

moschea eretta da
1

Muleydaldelle

la

Abdallah.
principali
tri

padiglioni
i

abitati

soppressione dì que' conventi

dere

l'imperatore portano
città

nomi

vono avere
r.ione
di

resa peggiore

la

condii

questa missione,

cui

di

limosine,

Spagna solevano sovvenire con non essendo la missione

dell'impero; gli alsono occupati dai gran dignitari, dagli eunuchi e dalle oedifizi

dalische.

Nel

circuito

del
il

palazzo

a carico di detta congregazione quanto al mantenimento.
rio

stanno anche l'arsenale,
castello

vecchio

Un

missiona-

omadarassa,

i

vasti

masono

chiamò

il

luogo, la regione di

gazzini a grani
tichi
fatti
gli

dei sovrani, gli an-

Tìtarfe.

Piccola è la cristianità, esdi circa trecento
;

magazzini a biade, che

sendo
delle

ed

i

luoghi

a Tolto, e dove sono rinchiusi

missioni sono Marocco,
,

Fez,

schiavi cristiani,

un mercato per
parte di Maroc-

Mequinez, Felun Tanger e Tetnan. Vi sono due chiese, ed il vescovo di Centri suole deputare un
sacerdote per amministrar
la cresi-

le

derrate, ec.

La

co

ma

ai

cattolici.

MAROCCO
frica,

o

MAROCHIUM.
iti

Ci Ita vescovile della Barba ria
capitale dell'impero
di

A-

Ma-

rocco e della provincia del suo no-

che si chiama Al-Kaiserah ha pure un circuito particolare, eh' quasi di mezza lega; essa sta fra il palazzo ed il restante della città ; quindi si vede mi mercato ben fornito, e molte case rovinose, ed è questa parte popolala da mercanti mori ed ebrei questi ultimi sono
;

me, ed
fertile

ordinaria residenza dell'ime

rinchiusi ogni

sera nel

loro

sepa-

peratore, posta in una deliziosa

ralo quartiere.
piazze e

pianura

,

abbellita

da ben

Marocco ha mercati, che come
;

molte
le stra*

ordinati gruppi di arboscelli, e ba£;nnta

da vari

ruscelli,

che discenla

dono

dall'Atlante e la rendono più
riva

fimena e pittoresca, presso
sinistra del Tensif.

È

cinta di

muia

altissime, assai grosse,
.sabbia

con

calce e
grassa,

mescolata con terra

rhe forma un cemento
interni, e precedute
fossa esterna
;

durissimo

de non sono lastricate l' interno è triste, perchè le case, di un appartamento solo quasi tutte, hanno di rado le finestre sulle strade; le inferriate del maggior numero guardano una corte interna che d' ordinario vedesi adorna di una fontana^ la quale rinfresca l'atmosfèra e

fiancheggiale da torri con baloardi

serve alle Gli

abluzioni
accessi
illustri

ordinate
delle case

da una larga in questo circuito di

dal Corano.
de' cittadini

più

sono sem-

, ,

MAR
pre formntl
tuosi,
tli

MAR
e tordi-

MI
tuttociò

viottoli stretti

retta ed

abbellita

di

che

onde

potersi

agevolmente
guerre

fendere nelle commozioni
o nelle

popolari
intestine.

frequenti

Marocco, se ne le più notevoli sono quelle dette Kautoubia, Muezzin, e Bonious veramente magnifica, e quella che sfa nel circuito del palazzo, fabbricata da Abdullìiumen secondo re di Marocco, e che suo figlio Jacob Almanzor abbelb con molte pietre di pregio che fece trasportar dalla Spagna insieme colle porte della chiesa magle

Fra

moschee
sei

di

immaginare di più comodo e magnidi Ali-Ben-Yussuf fico. Nel secolo suo figlio essa godeva della magl'oigoglio e la

voluttà

fecero

distinguono

grandi;

gior

prosperità,

assicurando

molli

autori che la sua popolazione ascen-

abitanti
se

deva allora a circa un milione di egli è fuor di dubbio, che ;

anche questo numero
la

si

vuole
in-»

esageralo, pure

sua superficie

dica essere stata popolatissima.

Dealla

ve
ni

la

sua decadenza alle rivoluziocui fu spesso
il

di

teatro
suoi

,

tirannia dei
alla

sanguinari

capi,
al-

giore di Siviglia, coperte
di

di

pezzi

peste del

1678 che
del

costò

bronzo di ammirabile lavoro ; portava sulla cima della sua torre
quattro palle
ro, di
di

l'impero tre o quattro
abitanti, a

milioni

di

quella

1799 che ne
alla

rame

ricoperte d'o-

fece perire quasi
alla

tremila al giorno,
carnifìci,

una graduata grossezza, e che pesavano unite 1200 libbre: quantimque la superstizione le credesse incantate, pure verso il i54o Muley Hamet non temette di fiule levare. Marocco ha un serbatoio di acqua in cui si riuniscono un'infinità di
lutti
te,

devastazione ed
fece

na che ne
lorché
la

Muley Elyezid

al-

prese d'assalto, ed infine alla non perenne dimora del sovrae della

no

sua corte.
è

Al

presente

sotterranei
le

conducono
cui

acquedotti che acque dall'Atlan-

un titolo ve'* scovile in partìbus che conferisce la santa Sede. Alessandro VII lo
Marocco, Marochie/i,
conferì

a

Valerio
vicario

Maccioni
apostolico
e

sandel-

le

nevose

sommità
e
l'aria
vi
,

rinfre-

marinese,
la

scano l'atmosfera,
na.

è sa-

Sassonia

inferiore

commissa-

Gli abitanti sono sucidi

e

le

loro case piene d' insetti incomodi
e velenosi; ascendono a circa 3o,ooo,

rio della santa Sede ne' ducati di Brunswick e nelle provi ncie convicine. Ne furono ultimi a portarlo,
il

che nei tempi prosperosi della città
si

suffiaganeo di Breslavia Car-

fecero arrivare quasi a 700,000,
le

perchè
rocco

guerre

sanguinose

e le

Alok o Aulock, fatto da Leone XII; e monsignor Maria Nicola Sillo

fiere pestilenze la

ha nove tempi erano ventiquattro. Marocco si crede da alcuni che
corrisponda all'antica Bocomun- Hc'

spopolarono. Maporte, che in alili

vestri

Guillon

prete di

Parigi

,

a

cui glielo conferì

concistoro de'

1

Gregorio XVI nel 7 dicembre i832.

MARONE
ritirato
gi

(s.),

sopra

abbate. Viveva un monte non lun-

menun, ove

eravi

ma

del dominio de' mori.

un vescovato priSecondo
fu

dalla

città di
la

Ciio, e nell'anno
sua
santità

4o5
zato

fu per
alla

innal-

l'opinione

coimme

fondata

nel

dignità

del

sacerdozio,

io52, o 4^4 dell'egira, da Abu-alFin primo re degli Almoravidi o Lomptuni, e videsi pvoul^ mente e-

Egli

consumava

giorni
:

e

botti

mliere nella
di

preghiera
,

era usato
sólo nella

pregare in piedi

e

,

3

Ili

MAR
alcun alleviasostenuta la
scovi

MAR
causa di
a Gabriele
s.

vecchiaia concedeva

Giovanni
altri
il

nienlQ al suo corpo, appoggiandosi

Crisostomo. Quanto
fino

agli
II,

ve-

ad

un
per

biistone.

Diceva

poche
vi-

quale

cose a coloro che
silarlo,

andavano a
inlerrotnpere
;

non

la

sua contemplazione
gli'evali

tuttavia acco-

molta bontà, e conrimanere con lui. Iddio guiderdonò le sue flitiche con abcon
fortavali a
J)()ndevoli

sedeva nel 172 i, ne tratta il p. Le Quieu, Orieiis chrìxt. t. I, p. 196. Attualmente Maronea, Marroneay seu Marionen, sotto l' arcivescovato
i

in partibus di Traianopoli, è

un

ti-

tolo

vescovile in partibus che conla

grazie,

e col potere

di

ferisce

santa Sede, e

[>er

ultimo

guarire ogni sorta d'uifermità. Eb-

lo

be un
e fondò
Siria.

gran numero

di discepoli,

portarono Giuseppe Mora, per morte del quale Gregorio XVI nel
concistoro
de' 3

parecchi monasteri

nella

settembre

i83i
del

in

San Gio. Crisostomo avealo grande riputazione, che gli
da
esiliato, lui

die

in

successore monsignor Nicola

Ferrarelli

romano,

professore

scrisse

Cucuso, ov' era per raccomandarsi alle di

testo canonico nell' università

roma-

pre-

na, che poi fece canonico Liberia-

Morì verso l'anno 4^3; ed il suo corpo fu trasportato in un borgo vicino, ove venne edificata una gran chiesa sopra la sua tomba. greci l'onorano a'i4 ^' febbraio ma maroniti ne celebrano la lèsta ai 19 dello stesso mese. V. Maroniti. MARONEA o MARRONEA. Maronia, Marogna. Sede vescovile della provincia di Rodope, sotto la
ghiere.
I ;
i

no e segretario

della congregazione

della visita apostolica.

Quindi

a'

1

maggio i836 fece vescovo di Maronea e primo vicario apostolico
,

dell'Oceania
pallier della
risti.

occidentale

l'odierno

monsignor Giovanni

Battista

Pom-

congregazione de' ma-

MARONI
le.

Cristoforo, Cardinadal

Cristoforo Maroni romano, che

in

uu

diario ritrovato
biblioteca

Muradi

metropoli di Traianopoli, nella diocesi ed esarcato di Tracia, situata
airiruboccatura
vicino al
del

tori

nella
si

dei duchi

Massa
per
lo

chiama

Manoni,

chiaro

fiume
in

Nesto
arcive-

splendore delle virtù, fu da

mare Egeo. Fu

eretta in

Bonifacio

IX

a'

18 dicembre

1389

vescovato nel

V

secolo,

creato cardinale prete del titolo di
s.

scovato onorario nel VI, e secondo

Ciriaco, vescovo d' Isernia, arcibasilica vaticana, ed ab-

Coramanville nel IX, e nel gli venne unito quello di Traianopoli dacché questa città fu distrutta, passando l'arcivescovo a risiedere in
IVIaronea.

XV

prete della

bate commendatario del monastero
de'
ss.

Bonifacio
il

ventino,

ed Alessio sull'Aquale fu dal detto Papa

Al
è

presente

Maronea o
Turchia

Marogna
europea
presso

un borgo

della

nella

Romelia, sangiacato
/l

l'Arcipelago,
di

primo veAlessandro
del concigli

incorporato a detta basilica ; benché ciò non ebbe effetto che dopo la morte del cardinale avvenuta in Pioma nel i4o4> ^opo essere inter-

scovo

Maronea

fu

venuto all'elezione d'Innocenzo

VH,

che
lio

sottoscrisse la lettera
di

Sardica alle chiese;
de' vescovi

suc-

cesse Timoteo, che Palladio pose nel

numero

esiliati

per aver

venendo sepolto in s. Pietro nella o presso cappella di s. Gregorio quella di s. Tommaso, in una tomba di marmo adorna di sacre im,

MAR
magini e della statua del cardinale,

MAR
i^j^in
in tan-

ii3

o fregiata di
versi,

un

nobile epi tallio

in

rovinata poi nel
Bonifacio

che que«ta nazione è al presente, lo ancora ne* secoli trascorsi. Ui Oppressa dagl' infedeli, perseguitata

occasione di rifabbricarsi la nuova
basilica.

dagli scismatici
si

,

insidiata

dagli

IX ebbe

eretici,

conservò pura nella fede,
senza mai
dall'apocattoliche

to pregio questo cardinale, che insieme col cardinal Francesco Carbone e Bartolomeo Carafa priore

come
stolico
verità.

rosa fra le spine,

allontanarsi di

un passo
e dalle
la

ossequio

gerosolimitano di
arbitro
in

Roma,

lo destinò

Questa è

più numerosa
si

una gelosa

causa, che

delle nazioni

orientali cattoliche, e

quel Papa avea con Paolo Savelli

più delle altre nel rito
al

avvicina

barone romano, riguardante alcuni castelli, che dal cardinal Maroni fu aggiustata con soddisfazione

latino.

Usa

il

calendario
in

gregonel

riano,

e

con.sacra

azimo

sacrifizio della

messa, quale possono

d'ambe
roniti.

le

parti.

dire anche

più sacerdoti, che uniti
altare

MARONITE,
MARONITI,
roniti.

Monache. F. MaMonaci.

intorno
te

all'

portando
il

una
:

semplice stola assistono

celebrani

F.

Ma-

che

fa

ad

essi

la

comunione

secolari
fizi

MARONITI o MARRONITI, Maronitae. Popoli della Turchia asiatica

te.

coro assistono agli ufdivini, sì di giorno che di notLasciarono la disciplina greca
in
alla

nella Siria,

abitanti princi-

quanto

palmente il paese di Kesroano o Kesrauan, coperto di ramificazioni del Monte Libano ( Vedi) nel sud
del pascialatico di

Tripoli,

e

go-

messa de' presanlifìcati Anche la forma degli abiti sacri non dissomiglia da quella dei latini. In quanto però al matrimonio, il clero secolare
nel venerdì santo.

vernati

da un

ecnir,

che comanda

segue
tali.

la disciplina degli altri

orien-

anche ai drusi. La famiglia dell'emir prima era turca maomettana,
dipoi
si

fece cattolica
al
il

:

al

presente
della
re-

Ai sacerdoti semplici, e molto più ai diaconi e suddiaconi, è permesso avanti che ricevano l'ordine
sacro
il

non

è più

comando
I

gione, ed

Libano è governato da
maroniti sono
lo-

ceidote
patriarca

prendere moglie. Il samaronita procuratore del
di

un
l*

pascià turco.

questa nazione,

resi-

dati per ospitalità generosa, essendo

dente
signor
to nel

in

agricoltura la principale loro

occosì

Roma, al presente è monNicola Murad maronita, na-

cupazione. Questo

popolo fu

chiamato dal V secolo, dai monaci maroniti che riconoscono per fondatore e padre il santo abbate Marone,
il

dal

Monte Libano nel 1797, e Papa Gregorio XVI fatto ar-

civescovo di
a'

Laodicea in pattibiis 5 novembre i843. Il vescovo sudaltri

culto

del

quale

difesero
s.

detto, e gli

vescovi
in

maroniti
tra

dalle altrui calunnie Teodoreto,

che

si

trovassero

Roma hanno
pontificia

Giovanni XIV, ed

Crisostomo
altri.

,

Benedetto
la

luogo nella cappella
i

È

la

caratteristica

vescovi orientali, e nelle cappelle
piviale
di

de' maroniti

trovarsi

nazione
cat-

ordinarie assumono un mantello o

tutta unita al
tolica,

capo della Chiesa

ampio

drappo

di

seta

e costituire
VCL.

una

bella por-

paonazza, portando intorno
e cucita sul piviale

al collo

zione della vigna del Signore. Ciò
XLIII.

una

specie

di

8

I

ii4

MAR
bianca
tutti
i

MAR
ai

mozzetta o stola di seta con ricami d'oro. Quando

rispettivi luoghi

non manchiamo
loro

parlarne, e della liturgia

ne
p.

vescovi nelle pontificie funzioni as-

trattammo

nel

voi.

XXXIX,
La
si

sumono
fa
il
il

gli

abiti

sacri,

altrettanlo
secotj.

5o

del

Dizionario.

gerarchia

vescovo maronita, che

ecclesiastica de'maroniti

compone
arcivesco-

do

costume

orientale

si

lascia

d'un
vi,

patriarca, di sette

crescere la barba.

U

vescovo

ma-

di alcuni

vescovi, di circa cinsecolari,
di

ronita usa l'anello
torale,

e la croce pet-

quecento

preti

circa

non che

il

bacolo pastorale
I

mille seicento monaci, de'quali sei-

sovrastato dalla

croce.

maroniti

scuoprono il capo entrando in chiesa, neppure durante la messa, né quando si canta V uffizio in

non

si

cento e più sacerdoti che seguono la regola di s. Antonio in tre distinte congregazioni, olire le

monaospizi

che

,

ed

hanno
si

collegi

ed

coro, poiché nel loro paese

hanno

nazionali. Nel voi. Il, p.

lyS
della

del

sempre

la testa

coperta d'una ber-

Dizionario

parlò del paliiarcato
sua

retta ornata d'una fascia bianca, o nera rigata di bianco o di qualche

antiocheno de' maroniti,
patriarca,
nel
della

origine, del clero, dell' elezione del

altro colore;
il

ma quando
o
si

si

legge

residenza
presso

di
il

esso

vangelo
la

,

fa

l'

ostensione
si

Monte Libano
il

delle specie

sagramentali
e
si

scuo-

stero

prono
nuflessi

testa,

pongono geil

me

monadi Canobin o Rauubin; coPapa lo approva a mezzo
monaci e
propaganda monache, maroniti superano
delle

per dimostrare

loro an-

della congregazione di

nientamento avanti Dio. I maroniti non digiunano nelle quattro tempora, né nelle vigilie de' santi, ma incominciano la loro quaresima alquinquagesima, e la domenica di digiunano per sette settimane, eccettuati i sabbati ed i giorni festivi Nei mercoledì e venerdì di tutto l'anno essi non mangiano né carni, né ova, e non prendono al.

fide ; dei

e che
i

i

cattolici

centocinquantamila, sebbene alcuni li fanno giungere a duecento cin-

quantamila, ed
di
il

altri al

doppio. Fep.

Terzi, Siria sacra

3o6
il

:

della nazione maronita^

ed

p.

cuu cibo prima del mezzo giorno.
Si astengono altresì dalle

carni

e

Oriens christ. t. HI, 46. La nazione maronita non da Giovanni Marone abbate eretico, che visse nei primi anni del VII secolo
p.

Le Quien,

dai latticinii venti giorni

Natale,

quattordici

prima di giorni prima
degli apodell' As'

sotto l'imperatore

Maurizio,
beli.

come
Ilb.

con
22,

altri

scrisse

Guglielmo arcive-

della festa del principe
stoli,

scovo di
e.

Tiro,
;

De

sac.

ed

altrettanti

prima

8

ma

ripete

l'origine

da

sunzione. Oltre
de' santi,
fizio
i

l'olflzio

ordinario

un

pili

antico

Marone santo ananel

maroniti hanno un oflungo,

coreta

rinomatissimo
molti
santi

propiio, assai

per

la

e in tutta la Scria, padre e
stro
fiorì

Libano maeche

quaresima ; nelle cui tre prime settimane tutto l'offizio è del digiuno; nella quarta e quinta dei miracoli di Gesù; nella sesta della festa della palma nella settima della pas;

di

uomini,

sul finir del

IV

secolo regnan-

s.

do l'imperatore Arcadio (di altro Marone probabilmente romano, primo martire ed apostolo del Pi-

sione.

Quanto

ai

riti

de' maroniti

ceno, ne

parlammo

all'articolo

Ma-

MAR
CERATA, Iraltando di Chùtanova di
cui è patrono). Esaltò
la di lui vir-

MAR
moria
sua
eretto

ii5
nell'impero
di

tù Teodoreto
la

suo
i

conletiiporaneo;

conitneiidaroiio
di

padri del cone"

cilio

Calcedonia

;

s.

Giovanni

Marciano, dal quale poi uscirono trecentocinquanta valorosi che per san la fede ortodossa sparsero il gue sotto Severo ed Anastasio imperatori,
registrati
luglio.

Crisosloino, die

pur

visse al di lui

nel martirologio

tempo, e lume della chiesa orien36 lodò le sue tale, neUa lellera eroiche virtù, raccomandandosi alle
vsue

romano a'Si

Venerabile non

meno
no
nati
la

fu quello fondato in Costani

tinopoli,

cui

monaci propugnaroe

orazioni.
se

JNon nien chiara

me

fede

ortodossa de' loro anteNestorio

moria
Basilio

e presso

ne ha registrata presso s. Girolamo. Nel s,

contro

Giacomo

menologio greco, non che nel martiromano è annoverato tra'sansua virtù e miracoli ne li, e della scrisse con eleganza il p. Rosveido.
rologio

Baradeo capo della setta de' severiani ; laonde ad imitazione degli
eustaziani difensori del concilio ni-

ceno, cognomi naronsi Maroniti. Da questa fede apostolica una
volta
nita

Benedetto
so

^IV

colla lettera

Inter

abbracciata, la nazione maro-

rae/f/Y/, de' 2 8
il

settembre lySS, prest.

9>no Bull.

IV, p. i3i, dopo
la

aver gravemente biasimato
dotta di Cirillo patriarca
nielchitì,

con-

non ha giammai deviato punto, com'è chiaro per irrefragabili monumenti ; anzi la conservò sempre
e in ogni luogo,
tuttora, sana,
tale

de' greci

come
di

la

conserva
e con

per avere in odio de'maeresia
le
s.

pura,

illibata,

roniti

tacciato di

Marone

uniformità

loro padre, e lacerale

di lui im-

ogni

suo

sentimento in individuo, che sebbene
e sieno numerosissi-

^

magini; e dopo di avere in essa enconwata la di lui santità, conchiude essere stata sempre mente della Sede apostolica, e sentenza di tutti gli uomini eruditi doversi atUibuire a Marone
to.
gli

questi furono

mi, ed altronde circondati per ogni parte da infedeli, eretici e scismatici, pure non furono mai suscitate fra
loro

questioni

intorno

alla

fede;

onori di san-

fide,

Anzi nel Bull, de propaganda Jppendix t. Il, p. io 6, si
il

ne furono mai disuniti per iscisma, ne v'ebbe giammai parte di
essi la

che macchiasse
cattolica

la

purità del-

legge

Papa, Jnclyta maronilaruni de orlhodoxa
breve
dello
slesso
fide,

dottrina,

come

altre-

emanato
in

a'

i2 agosto

1744»

osservò costante l'uniformità della disciplina. Non si deve attendere a ciò che da alcuno incautamente

col

quale concesse

indulgenza perde'

petua

tulle le chiese
s.

maro-

Marone abbate Narra Massimo vea' 9 lebbraio. scovo di Cipro, che Marone fondò
niti, nella festa di

nazione mauna volta infetta di monotelismo, mentre tale asserzione
si

è detto, che la

ronita fu

viene da reputati storici

e

da do-

molli monasteri nella Siria,
poi divennero seunnari

i

quali

donde dealti

cumenti pontificii apertamente confutata. Fra gli altri scrisse su tal
proposito
il

rivarono
del

alla

Chiosa soggetti insigni
di

professore di storia ec-

per santità e dottrina, e negli
concilio
11

ilesiastica nell'università

romana
t.

d. p.

Costantinopoli

Gio.

Battista

Palma

nel

II,

rinomati. Celebre fra lutti fu quel-

i38
hist.

e seg. delle applaudite Prtìfe/f^c^.

eccL, ove

chiaramente dimo-

t

ii6
stro»

MAR
che
tanto

MAR
prima dell'impero del Pogonalo^ ne dopo die i maroniti tornarono alr imperatore di che diinosira non essere questo nome proprio della nazione maronita, oppure non essere la mel'

Mosheim, quan-

to gli altri s'ingannnrono a gran partito

nel pretendere che questa nagli

obbedienrii YcviO
Il

zione abbracciò nna volta
ri

erro-

oriente.

di quella setta ereticale, allegan-

do,

come

essi

fanno, per unico fon,

damentale motivo essere questi chiamati Mardaiti per indicare che una volta tralignarono dalla fede
circa
il

domma

cattolico

opposto
è certis,

desima cosa il dire maroniti o marRiporta di più il dotto Palma nel citalo luogo , per rigettar ({iiesta calunnia, l'argomento addaiti.

alla monotelitica eresia.

Ma

dotto fra
e

gli

altri

dall'eruditissimo
peritissimo

simo, dice il prelodato scrittore che questo soprannome fu una volta dato ai maroniti, non perchè ia loro fede fosse venuta meno, ma perche ribellaronsi a Costantino III Pogonato dopo la metà del secolo VII, che non prendeva cura di difendere
de 'saoccupato Damasco, fatta una grandissima strage, e depredati tutti que'contorni; ed avendo finalmente scacciato da tutto il Libano, insieme ai saraceni, tutle loro terre

delle

cose

orientali

Giuseppe Assernani, Dibliollu orietit. pag. 293, t» I, ove riflette che gli
antichissimi calendari maronitici of-

frono

un argomento
la setta

evidentissimo
essi

per convincere, aver
pre in orrore

avuto sem-

de'monolelitij
del sesto sino-

dalle incursioni

imperocché
celebrala la

in

que* calendari viene

raceni

che

avevano già

memoria

do generale tenuto per condannar
questa setta coi suoi errori, ed inoltre

contengonsi in que'libri vetusti
ecclesiastici

monumenti
ti

della

chiesa

ti

gli

eretici

che

ivi

si

trovarono,
dai
della vera

maronitica, cioè quasi tutti que' sanal

e ciò in seguito di

un decreto

vescovi per conservazion

che hanno grandemente monotelismo, come i ss.

resistilo

Sofro-

fede emanato, in vigore di cui ve-

nio vescovo di Gerusalemme,

An-

niva

interdetto

ad

ogni

infedele
ri»

eretico rabitare in quel

celeber

drea cronografo, Massimo martire, e Martino I sommo Pontefice. Mentre
in questi stessi calendari

mo

monte, come

leggesi

nella cro-

non

si

fa

naca de' maroniti) laonde questi furono con voce siriaca o araba appellati Mardaiti^ che vuol dire ribellif ciò che dimostra ad evidenza Fausto Nairone dotto maronita e
,

alcuna menzione

di

alcuno di quei

che favorirono
re,

il

monotelitico erroAssernani.
dei

come nota La credenza

1'

maroniti

non
inri-

andò giammai disgiunta da una
dissolubile unione, dal profondo

professore di lingua siriaca nel!' uni-

romana, nella Dissertatio de orìg. noni, ac relig. 31aronitarunt, Romae 1679. Questa fu Tunica
versità

spetto ed intera
alla

soggezione dovuta

ragione, dice

il

p.

Pagi

nella

sua

critica agli annali

del Barouio, al-

i3j per cui i mafurono dagli eretici per odio chiamati Mardaiti In fatti, osserva il citato Nairone, non si legge mai nelle storie questo nome Mardaiti

l'anno 635, n.°
i-onili

e maePerchè essendo questa nazione oltremodo cresciuta, e fatta padrona della Siria e Fenicia, come narrano Teofane, Ccdreno ed altri, e determinandosi a
stra di

Chiesa romana,

madre

tutte le chiese.

(are elezione

di

triarca, yi^o scy

un particolare pacome dice Benedetto

Xiy

nella sua allocuzione recitala

]\JAR
nel concistoro de' iS 1744? ab ea contagìono (monothelitarum
luglio
scilicet haei-esis in

MAR
chi

117

aggiunseix)

al

loro

nome
eh'

pro-

prio

quello di Pietro, in onore del
apostoli,

patriaicatum on1*

principe degh
la

ebbe

lioclienum gi-assautis) ìntegros ser-

sua prima

sede

in

Antiochia.

varent

(il

che avvenne verso
nella

an-

Giacomo
che
il

no 68 (] o 687
».

persona di

lemaide, e

Vitry vescovo di Tocontemporaneo, attesta
si

Giovanni JVIarone, uno dei tno;

patriarca de* maroniti

re-

naci del santo anacoreta Marone)

cò nel
lebrato
articolo

I2r5

furono subilo umiliati
l'

gli

atti I

del-

generale di

Ptoma al concilio Laterano IV (Ved^)^ cein

elezione al

Papa
il

8.

Sergio
si

di
la

da Innocenzo HI,

al

qual

Antiochia, dal quale

ottenne
il

dicemmo che

si

chiamava

conferma e
patriarca
della
.

pallio per

nuovo
analogo

Giona.
Il

Uno

squarcio

patriarca de'maroniti fu in se-

memorata allocuzione si riporta nel voi. XII, p. 96, degli annali delle scienze religioso^ ove ii legge un bellissimo articolo in
difesa della
cattolicità

guito

dichiarato

patriarca

antio-

de' maroniti,

contro la gazzetta piemontese de'28
agosto

1840.
s.

Il

quale alto di somal

cheno da molti Papi, e principalmente allorquando la città d'Antiochia fatta preda del fiero Bandecar soldano d'Egitto, il rimanente del clero e popolo fedele, che sino allora era governato da Elia
di

missione della nazione

romano
giurij»-

nazione latino

,

succeduto a Rai,

Pontefice

Sergio

1,

o di ricono-

nero Tanno i243

si

ritirò nel

Li-

scenza del di luì primato di

dizioue sopra tutta quanta la Chiesa,

bano abitato dai maroniti. Simone che in quel tempo reggeva con
titolo di patriarca la

non solo in quella elezione del primo patriarca maronita, ma fino
giorni nostri

nazione, accolta

ai

fu

Senza

interruconti-

avendo amorevolmente la smarrita gregge, e ricevutala con quella afe dolcezza, che i maroniti usarono mai sempre e fino al presente, sia riguardo ai latini, non meno che alle altre nazioni che ricoverarono appresso di essi (dappoiché non solo accordarono loro

zione veruna costantemente
nuato.

fezione

Che
atti

so la nazione maronita,
in appres-

come vedremo, rimiovò
so
gli

unione colla santa Sede, ciò non è prova che la
della

sua

fede
di

di

quella

nazione
di

in

avanti

mancasse,
verso

ma

bensì
e

divozione,

lino al presente terreni gratuiti, co-

atlaccamento
il

di

riverenza

me
le

consta da molti istromenti,
essi
il

ma

centro della cattolica unità.

prestarono anco ad
volle aiuti

più delri-

ì^éV appendixi. 1, p. i del Bull, de prop. fide è riprodotta la costituzione d'Innocenzo III, 7 nonas jannarii 1207, Quia divina Sapientia,

necessari

all'edifizio

dei pii

luoghi ove ora trovansi

coverati), e scritto
fice

avendo
quella

al

Ponte-

Alessandro

IV per

ragguagliarcristianità

colla

quale concesse molli

fa-

lo dello

stato di

vorì al
scovi
trihiis

patriarca, arcivescovi

e ve-

ossequiosa e obbediente alla santa

maroniti;

Fenerahilibus fiasive
et episcopisj
,

Hieremiae patriarchae^
pnoribus, clero

Sede apostolica, ne ottenne in risposta nel 12540 poco dopo il titolo

primati j archiepìscopis^
et dilectis filiis

di

patriarca

d'Antiochia,

co-

et

popido maronilano. Alcuni patriar-

pronunziò nella nominata allocuzione Benedetto XIV, e come an-

me

ii8
Cora nella
di

MAR
lui

MAR
afferma
il

vita

pose sul capo;

(jiiindi
il

nella lettera

Novaes,

tliflicile

essendo che Antioantico
la

responsiva assicurò
i

Pontefice, che
ai latini,

chia tornasse al suo

spleiì-

riti

erano corrispondenti

dorè, e che ripristinata
triarcale
vi

sede pa-

e che solo per ignoranza avea er-

potesse risalire
Il

un pachiesa

store latino.
le

medesimo

titolo col-

insegne patriarcali
patriarca

della

rato nel fare il crisma, mescolandovi diversi aromati, secondo l'usanza degli antichi armi-ni. Leone

Antiochena fu dato da Eugenio IV

X
il

rispose

al

patriarca

doversi

il

David nel i438: nel concilio generale che quel Papa celebrò, in Ferrara e terminò in Firenze, v' intervenne un procuratore o vicario del patriarca antiocheno:
al

crisma fare solo con olio e balsamo; e gì' insegnò non doversi aspettare

quarantesimo giorno degl'infanti

per battezzarli, mentre ne morivano molti senza essere rigenerati
in

nella

vita

di detto

Papa

si

dice,

Cristo;

con quali parole
il

si

do-

che nel i44^ spedì nel regno di Cipro ed isola di Rodi Andrea arcivescovo Colocense, per richiamare
al

vesse consagiare

Corpo
;

di Cristo;

che
I'

riti

si

dovessero osservare nele

ordinazione de' chierici
i

molte
pa-

grembo

della Chiesa alcuni oriendiversi

cose riguardanti
radiso e

sacramenti della
il

tali,

fra 'quali

maroniti, ciò

penitenza e del matrimonio,
il

che pur fece Nicolò V nel i4Ì7 a mezzo di Andrea arcivescovo di Nicosia, per restaurare la disciplina
ecclesiastica.

purgatorio;

lo

Spirito

Figliuolo
sul

Santo procedere dal Padre e dal come da un sol principio;

Inoltre Nicolò

V

scris-

se
III

un breve, ed
che nel
1

un

altro

Calisto

ricevere l'Eucaristia nella Pasqua, e sul primato delta Chiesa ro-

455 gli

successe, al pa-

mana.
to

Il

patriarca ricevette
oracoli, e spedì
in

il

tut-

Giacomo Pietro, chiamandolo ambedue patriarca antiocheno. Similmente Leone X nel i5r4 con ispecial breve raccomandò alla pietà del patriarca Simone tutti cattriarca
i

come

Roaia
insieme

nunzi a prestar obbedienza ta Sede, e co' suoi si unì
al

alla san-

concilio Lateranense

V
il

celcbia-

to

da Leone X. In

fatti

Rinal-

tolici dispersi nell'oriente;

te

il


ti

Novaes dice che il un legato apostolico ai maroni-

veramenPapa spe-

all'anno i5i6, n." 5, racconta che nella X sessione nunzi
di stesso
i

del
le

patriarca presentarono
loro lettere di

al

Papa
,

per la disciplina ecclesiastica.

Lo

ringraziamento

conferma l'annalista Rinaldi, poiché all'anno i5i4, n.° 87, racconta che Leone X mandò al patriarca Furaroche figlio di Mobaret, per nunzi alcuni frati minori con lettere apostoliche, per sempre più ammaestrarlo nelle verità
cattoliche,

protestando
tutti

che avrebbe eseguilo gl'insegnamenti ricevuti, e di
co' suoi
i

osservare
cattolica,

popoli

la

fede

riti

della

Chiesa romaal

na, ed in

nome
i

dello stesso patriarpiedi

ca baciarono
gli

Pontefice,

prestarono obbedienza, e giura-

per informarsi come eleggevasi il patriarca, che riti usassero e qual forma usassero ne'sagramenti. Ricevette il patriar-ca con somma venerazione e gioia
le lettere

rono fedeltà. Clemente VII e Pio IV concessero molti privilegi al patriarca dei

maroniti, ed
bris

il

pontificie,
le

f^enerabileni frairem^ kal.

secondo nella bolla septemal patriarca, pres-

e secondo l'uso de* maroniti se

i562, diretta

MAR
so
t.

MAR
lo stato ecclesiastico, nel

119
i5i84
l'e-

il

I,

Bull, de prop. fide, Append. p. 4^; dopo aver lodato la
la

resse

in collegio e l'affidò

ai gesuiti.

nazione per
licità,

sua costante cattoal

Vi

si

potevano mantenere quindici

compaiCi

patriarca

la

fa-

coltà di assolvere eretici, scismatici

alunni, poiché le rendite a poco a poco ascesero, a scudi 1700 a tem:

e apostali di
ritornassero
patriarca

qualunque nazione se alla Chiesa. Essendo
Michele
di

po

di

Alessandro VII
gli

i

collegiali,

come

alunni del collegio Urba-

de' maroniti

Citaraiva, questi spedì

due

oratori

no, furono assoggettati al giuramento. Il collegio fiorì perchè vi
uscirono molti dotti

a Gregorio

XI

l'I

a

prestargli

ob-

che

recarono

bedienza, ed a mostrargli

le lettere

grande

splendore

alla

letteratura

d'Innocenzo
l'antica

III

in

testimonio delricevette

orientale, fra' quali

nomineremo A-

loro unione alla Chiesa ocIl

bramo

cidentale.

Papa

li

con
le

straordinaria benignità, confermò
,

monsignori i Giuseppe, Stefano Evodio e Luigi primi due Assemani de' quali
Ecchellense,
,
i

preminenze del patriarca di che gli oratori lo aveano supplicato, e Il rimandò alla patria con buona somma di denaro, donativi, e con l'accompagno de' gesuiti Gio. Battista Eliano e Giovanni Bruni, periti

hanno
tichità

scritto

egregie opere sull'an-

ecclesiastica,

ed

il

terzo in-

torno alle cerimonie della Chiesa. Del Collegio de maroniti trattam-

mo
del

nel voi.

XIV,

p.

i44

e

i^5

Dizionario. Questo

collegio fu

nella lingua araba,

come

visi-

chiuso nella prima invasione francese al termine del secolo XVIII ; nella seconda perdette la casa e la

tatori

apostolici;

i

quali

ritornati

in

Roma

riferirono che tranne al-

cun errore involontario e non conosciuto, alcune vestigia
rori
di

chiesa convertita

ad uso
gli

profano.

degli

er-

Da
di
s.

quell'epoca

alunni

furono

Dioscoro in alcuni

libri,

e

educati dai sacerdoti della missione

qualche abuso ne' sacramenti ed in alcune altre cose, che essi corressero in due sinodi radunati a tal uopo, la fede era ortodossa, sj del
patriarca e nove vescovi, che della

Vincenzo

di Paoli fino al

1822.

Allora passarono
al
si

convenzione Collegio Urbano (Fedi), al quale
per
gli

pagano

alimenti dal cardinal
il

protettore, che in oggi è

cardinal

nazione; laonde Gregorio XIII si applicò con più parlicolar cura al vantaggio di questa cristianità. Infatti nel

Giacomo

Filippo

Fransoni

come

prefetto della congregazione di pro-

i583 fondò
i

in

Roma

un

o-

spizio

e spedale ove fossero ricevuti

paganda fide, e presso del medesimo rimane l'amministrazione delle superstiti rendite. Da ultimo gU alunni maroniti erano cinque.

benignamente
\ansi
de'
ss.

maroniti che
visitar
la

sole-

portare a
bolla

tonìba
ai
ti

Clemente Vili
maroniti

nel

i5g6 spedì
i

Pietro e Paolo, coll'aulorità
Salvatoris
la

per

nunzi

gesui-

della

nostri^

id.

Girolamo
colla

Dandini e Giovanni
santa
nel

januarii,

presso

citata

Appendix
quanta
la

Bi uni, che sentivano uniformità di

pag. 82. Considerando poi

dommi
al

Sede.

Giunti

maggiore
nazione se
la

utilità
l'

potea

ritrarre

Monte Libano,
Calici

pontificio no-

ospizio

Io convertisse

me
pietà

consegnarono buon sussidio di
d' argento^
libri

in collegio, per istruirvi-ed educarvi

denaro.
e

di

gioventù ch'era per abbracciare

di

materie

ecclesiastiche.

130
arredi
sacrì^

MAR
ed
al

MAR
un
li-

patriarca
i

collegio ponliflcHo,

perchè

la

mapj-

bro pontificale.
apostolici in

Ritornati
,

nunzi

gior parte

de' beni
,

proveniva da

pubblicò
gi,

la

Roma il p. Dondini Relazione de' suoi viagquale poi fu da Riccardo
la
al-

propaganda col dwinae honitatis
glio.

Quoniani emanato a'G luL'esperienza non tardò a far
breve
,

Simon
cune
testo.

tradotta in francese con

conoscere, che

da questo pio
si

stail

note

curiosissime

quanto
scrisse

al
ai

bilimento non
fu decretata la

poteva sperare

Paolo

V

ancora

fruito desideralo; perciò nel

i663

maroniti , ed encomiandoli disse che quale roseto fioriva fra le spine. Eziandìo Urbano Vili ricolmò
di

sua

traslazione in

Roma, da
della stessa

incorporarsi

con quello

nazione. Quindi Alescol

lodi
al

i

maroniti,
patriarca

e

mandò
e
l'

in

sandro

VII
l.

breve

Romanus
i665, /ép-

dono

ricche

nobili

PontifeXf de'22 ottobre

suppellettili sacre.

Dopo

istituzio-

pendix
t.

I,

p.

286, e Bull. Rom.
lo al

ne mirabile della sacra Congrega-^
zione di
la

VI, par. VI, p. 36,
la

soppresse
cardinal

propaganda fide (Fedi), medesima pensò di fondare e

dando

commissione
le

Celio Piccolomini legato di Raven-

nel

mantenere o sue «pese tre scuole Monte Libano e nella Siria,
l'educazione ed istruzione del
;

na, di venderne

possessioni,

che
scu-

comprò Pandolfi Fantuzzi per
di

per
le

6200,

i

quali con sessantaselte
si

clero della nazione maronitica
pio disegno però
efletto,
il

ta-

luoghi di monti

presero in

am-

non potè mai
essendo discor-

ministrazione
la

dalla

congregazione,

mandarsi ad
di
fra

quale

dispose
si

loro

patriarca
i

ed

i

ve-

delle

rendite

che a seconda aumentasse il nudel collegio
le

scovi neir assegnare

luoghi dove
scuole in di-

mero

degli alunni

maren-

dovevano
scorso.

stabilirsi

le

ronita di

Roma,

cedendogli

Nell'anno

i635 venne a

dite stesse.

morto

in Roma 1' abbate Vittorio Sciadah maronita, che avea passato molti anni in Ravenna, e lasciò i suoi beni per fondare in

Nel pontificato di Clemente
insorsero
tra
il

XI

patriarca

Pietro
scrisse

Giacomo
gravi
loro
il

e

la

nazione
Il

maronita

dissensioni.

Papa

questa città un collegio per la sua
nazione.
alla

suo gran cordoglio, ne lodò
fede, e gli esorlò

Piacque quel testamento congregazione di propaganda,
fondazione

l'antica
te alla

caldamenapostolico

concordia.
di

A

questo fine col

e per affrettare l'apertura di questa

carattere

ablegato

pia

aggiunse

del

plicò

suo quattrocento scudi , e vi apquaranta luoghi di monti ridel

Monto Libano Gabriele Eva abbate di s. Maura della conspedì al

gregazione riformata di

8.

Antonio,

sultanti dall' eredità

cardinal
le

Ubaldmi. Cresciute essendo
dite del
collegio, la

ren-

imponendogli, che non potendo esso araichevolmenla comporre le
discordie,
il

congregazione

patriarca intimasse
,

un
de-

anche quattro posti gratuiti per gli alunni maroniti, due prende* quali dovevano dersi da Cipro e due dalla Soria. Ciò avvenne nel 1647, e nell'anno seguente Innocenzo X Ip dichiarò
volle accresciuti

concilio provinciale

in cui

fossero

con giusto ordine esaminate e
cise
le

differenze, e
insorte
e .di
fra

principalmeni

te quelle

vescovi
alla

di

Damasco
poi che
al

Beri lo;

parte

giudizio soccombesse del

MAR
concìlio,

il

MAR
comunicazione.
nasteri.
3.*^'

i-ii

Pontefìco riservò la facolpatriar-

I

religiosi

ne

ave-

di

poter vicorierc alla carila Seil

vano pure nel lecinto de'loro mo11

de. Riconosciuto innocente
ca,
pei' tale

patriarca erasi arroesclusivo

mente
che
gli

riconobbe puro Cle^ XI, ed ordinò ai maroniti
lo

gato
gli

il

diritto

fare

oli santi,

e di distribuirli ai ve-

obbepiena punto \anno emanati da quel letti i tre brevi Pupa: Etsi quotquoty de'29 gennaio 1721 ; Ex romani, del primo
prestassero
dienza.

scovi
oro.

ed
3."

ai

parrochi

a

prezzo di

Su

questo

febbraio; e Curii sicuty de' 12
zo,

mar-

presso
e

VAppendìx

t.

I,

478

479'

Informato

4?^» Clemente
p.

pure vendute le dispense di matrimonio. 4-° H ss. Sagramento non conservavasi d'ordinario che nelle chiese de* religiopreti ammogliati si. 5." 1 passavano a seconde nozze. 6." Le chieornamenti, ed i se mancavano di
poveri di
di
soccorsi.
7.°
I

Erano

XII nel 1736
tro

per lettere
nella

del

pa-

maroniti
celebra-

triarca de' maroniti

Giuseppe Pienazione
e-

Berrea o
il

Aleppo
o

non

Gazeno,

che

vano

divino ofijzio che in lingua
dieci

ransi introdotti
stica disciplina,

abusi nell'ecclesia-

araba da
siriaca

dodici

anni in
costu-

per mettervi

ripa-

poi, invece di
,

celebrarlo in lingua
1*

ro spedi suo legato apostolico nella
Siria

secondo

antica

monsignor Giuseppe Simone Asseraani, primo custode della bidomeblioteca vaticana^ prelato
stico

manza.
nedetto
gazione

Appena divenuto Pontefice BeXIV, dopo che la congredi
i

e

canonico
chiesa
dell'

di

s.

Pietro,

il

propaganda fide
il

ebbe
si-

quale convocò un concilio nazionale

esaminati

decreti del suddetto

nella

del

monastero
s.

di

nodo,
ta

trovatili

Papa

corrispon-

Loasia
di

ordine di

Antonio,
patriar-

denti alle istruzioni date dalla san-

dedicata all'Immacolata Concezione

Maria. V'intervenne

il

col

ca, quattordici arcivescovi e vescovi,

Sede al suo legato, gli appiovò breve Singularis romanoruni Pontificum j del primo settembre

e fra

i primi quelli di Damasco ed Aleppo, due abbati regolari, molli

1741,

presso
p.

il

Bull.

3if7gii.

t.

XVI,
t.

missionari di varie religioni
versi

,

e di-

Ili, p.

4^} e nel Bull, de prop. 3. Indi col breve Apo-

principi

e magnati della
il

na-

stolica praedecessoruiiiy

de'i4 leb-

zione.

Ne

fece l'apertura

mage
un
scopo

gesuita ai

For3o settembre, con
p.
si

braio 1742, loco
Bull.

citalo p.

6^

del

Magn.,

e

p.

12 del Bull, de

discorso

che

aggirò

sullo
ri-

prop.j

Benedetto

XIV

lodò

nuo-

salutare del

concilio, la

forma
fecero

cioè di alcuni abusi.
sessioni,

Si tensi

vamente i decreti del sinodo; abrogò la contribuzione che davasi
al

nero otto

«elle

quali

patriarca

per

la

distribuzione
il

molti

regolamenti
i

per

la

degli oli santi, e
to

perchè che
la

prela-

riforma di detti abusi,
de'cjuali

principali
i.

non

restasse
,

privo de' necessari

erano

i

seguenti,

L'ure-

alimenti
zione di
vescovi
ri,

stabilì

congrega-

sanza, giusta

la

quale

i

vescovi

propngantla imponesse ai

maroniti avevano
ligiose,

vicine delle

una

tassa, cos\
gli

la

casa delie quali

non era
di

la

quale

ai monastesarebbe data ogni

separata da quella de'vescovi stessi,

se

non che da

una porta

anno a menica

titolo

di

sussidio nella dofesta

fra l'ottava della

del-

171
r
Assntitr».

MAR
Inoltre
prescrìsse

MAR
che
Bull.

3fagn.
p.
1

pag.

207,

Bull

de

nella nazione fosse
triarcale
di

una chiesa pa,

prop.

-29.

Nello stesso

giorno

sedici
i

con olio vescovi ch'erano prinaa,

in vere

indirizzò agli arcivescovi e vescovi

ai

quali
stabi-

maroniti

il

breve Exìmìi erga ail

assegnò
Itotra,

limiti delle diocesi,

postolicani, presso
p.

Bidl.

Magn.

lendovi Aleppo o
Eliopoli,

Benea,
,

Tripoli,

Damasco

Berilo,

Estinto

Tiro e Cipro. Nella morte del patriarca Giuseppe Pietro, divisi fra loro d'opinione vescovi maroniti,
i

i3i. scisma de' due patriarchi. Benedetto XIV dichiarò compag.
lo

20S, Bull, de prop.

missario apostolico il p. Desiderio de'minori osservanti, presidente del

alcuni elessero

per patriarca
gli

Elia
in

arcivescovo Arceiise, e

altri

minor numero
«Il

Tobia

arcivescovo
si

Neapolosia.

Ambedue
XIV,
pallio;

appel-

larono a Benedetto

e

mandarono

il

ma

ne doil Paen-

convento del s. Sepolcro, col breve Ne/w'ni sane, de' 20 luglio 1746» e ne prevenne il patriarca Simone col breve DUecto filio, dato in detto giorno, nel quale ne diresse altro.

Non
sono

pos.sunius,

agli

arcive-

pa dichiarò nulla l'eiezione di

scovi e vescovi maroniti, quali brevi
t.

U-ambi, riservandola alla santa Se-

riportati

nell'

Appendix
p.

de
de*
1

col
I

breve
i

Qiiod non fiumana,

Il

del

Btdl.

de prop.
effetto
i

11 5,

743, Bull. Magn. p. 46, Bull, de prop. p. 76. In luogo di detti arcivescovi Benedetto
3 marzo

118,
e
si

120, onde riordinare

le cose,

mandare ad
nodo.

decreti del

XIV nominò
liieve

patriarca

Simone E-

Essendo morto

il

patriarca Si-

vodio arcivescovo di Damasco, col

Niiper ad nos, dato a* 16 marzo ìj^^, BtdL Maga. p. i47, Bull, de prop. p. 79, ordinando alla
iMzione
l'enza

12 febbraio del 1756, gli arcivescovi e vescovi maroniti, ai
a'

mone

e

}*er

lo

maronita, che con rivesommissione lo ricevessero. stesso fine Benedetto XIV

28 dello stesso mese elessero concordemente in successore Tobia Pietro Gazeno arcivescovo di Cipro,

leggendosi
p,

nel

citato tom.
seg.
gli

Il
atti

Appendix
di

2o3 e

col disposto del breve

Nuper ad
Bull.

tale elezione,

la lettela

di

scdandas,

di

detto giorno,

dienza del nuovo patriarca

a

obbeBelet-

Mngn. p. i5o, Bull, de prop. p. 87, deputò ablegato apostolico ai maroniti il p. Jacopo da Lucca minore osservante, visitatore e comn»issario del santo Sepolcro, ch'egli

nedetto
tera
del

XTV

de'

20 marzo,
alla
,

la

medesimo

congregala

zione
degli
st<^sso

di

propaganda
e
il

lettera
allo

arcivescovi

vescovi
della
la

Papa,
di

decreto

conproin

raccomandò
diante
il

a molti

vescovi

me-

gregazione
posizione

approvazione,
allocuzione

breve Magna, non minn.v,
nel predetto giorno, Bull.

e

detta

emanato

concistoro a'

27 marzo
del
il

1757

dal

Magn.
Il

p.

i52, Bull, de prop.

p.

91.

Pontefice,
pel
fece
pallio,

l'istanza

patriarca

nuovo patriarca
la

Simone
pallio
gli

Evo-

e

ringraziamento che
il

dio, fatta
i\(\e,

consueta professione di
pel

di

tal

concessione

prelato
.

supplicò

patriar-

cale,

che

il

Papa
i i

mandò
1

ac-

compagnato dal breve, Literas fraternitalis,

Assemani Il pallio fu dal Papa accompagnalo dal breve Ex venerahilem, de' 3o Giuseppe
aprile 17^7,

Simone

degli

agosto

744»

presso

il

Bull.

Magn,

,

MAR
t.

MAR
di

123
,

XIX, p. ^^76, ed in mi protestò di non trascurale occasione alcuna di
stesso
far

"Bechorche nel Chesronno
fondatrice nel

pre-

tesa

conoscere
nazione.

l'anriore

suo

dell'istituto
di

Monte Libano monastico del ss. Cuor
confraternita.

verso questa
col

Nel

tempo
i

Gesù, e della

E

breve
p.

Non

possninus^
vesco-

loco citato
vi

277, esortò

siccome il vescovo Germano Dieb, ingannato dalla falsa monaca, avea

maroniti a prestare esatta obbedienza al nuovo patriarca, e lodò
col

propagato
sei

i

suoi errori in noateria

di fede, così

grandemente claram, loco

breve Qitam prae-

citato p.

278,

la

co-

il Papa lo sospese per mesi dalla giurisdizione vescovile (nel qual tempo fu deputato

stanza della fede de' magnati

della

all'esercizio della
le

patriarcale Michedi
la

nazione, e la riverenza con che lo

Gazeno
Per

vescovo
a
fare

Cesarea

)

avevano
nel

ricevuto.
de'

concistoro

Clemente XIII 6 aprile 1767,
haud,
si-

e l'obbligò
ne.
ria

ritrattazio-

una simile,

ma

volonta-

coirallocuzione

Tristem

ritrattazione,

fatta

nel

1784

gnificò ai cardinali che per
del patriarca

morte

eletto successore

Tobia Pietro, era stato Giuseppe Stefano
si

da Giuseppe Pietro de Stefanis patriarca de' maroniti, ed umiliata al

Papa

a*

28 marzo,

il

medesimo non

arcivescovo di Berito, cui concesse
il

pallio,

come
t.

legge

nel

Bull,

de prop.
p.

IV, p.
il

Ili, mentre a

112

si

riporta

breve

Quam-

quam

prò, de'22 agosto 1767, dello stesso Clemente XIII, diretto al patriarca
nis,

Giuseppe Pietro de
la

Stefapre-

riguardante

disciplina

paterna gioia che aveva provato, dirigendo a questo fine un suo tenerissimo breve agli arcivescovi, vescovi, magnati e popolo della nazione maronita. Nel medesimo volume àtW Jppendìx a p. 279 e seg. sonovi il detto breve Massimum nohis atlulere gaudiuni,
la

tardò a dimostrare

scritta dal

sinodo Libanese pel clero

de'

28 settembre,
la

che

comprende

de' maroniti.

Pio VI

a'

17

luglio

ancora

ritrattazione e gli analo-

1779,
presso
sortò

^^^

breve Dedimus ad vos^ VAppendix t. II, p. 259, eclero ed
;

il

il

popolo

maro-

nita alla concordia
il

quindi nel 1780

primo luglio scrisse il breve possumus, presso V Jppendìx
p.

Non
t,

li,

Giuseppe Sciab principe del Monte Libano, perchè accogliesse bene Pietro de Moretta delegato apostolico destinato a comporre le questioni insorte tra maroniti; quindi a'20 ottobre 1788 scrisse ancora il bieve Iterum ad vos^ presso il Bull, de prop. t. IV, p. 194. Inoltre Pio VI con breve stampato
i

261, all'emiro

della congregazione di propaganda, e quelli deli' ablegato apostolico Moretta. Olire a ciò nellistesso t. 11 deli' Jppendi'x a p. 226 e seg. vi è l'allocuzione pronunziata da Pio VI a' 27 giugno 1796, in cui annunziando la morte del patriarca Michele Fadel ,

ghi decreti

partecipò al sacro collegio l'elezio-

ne seguita del successore nella persona di Filippo Pietro Gemaiel arcivescovo di Cipro,
di
s.

nel

monastero
vi
si

Maria
la

di

Bekorke;
del

legge
al

altresì

lettera

patriarca

in

latino e siriaco

condannò

e di-

chiarò illusa e visionaria, non che
falsa
la

santità di

na Agemi monaca

Endie o sia Andel monastero

Papa, quella alla congregazione di propaganda, la lettera degli elettori a Pio VI, il decreto di conferma della congregazione nominata, l' islanza del procuratore
p.

Arsenio

1

24

MAR
coffiniufìi, del

MAR
primo novembre 8
1

\

Cardadii monaco auloniano pel pnllio, ed il suo ringrazittinento dopo
averlo conseguilo.
Nello
t^tcsso
l.

iG,

di

congratulaziono,

et

te

tollendis

prorsus agìt monasten'is duplìcibusj

IV,
gli

p.
alti

247 o
del

seg.

sono

riportali

concistoro

24

luglio

triarca antiocheno de' maroniti

1797, in cui fu confernialo in paGiuseppe Pietro Thian già vicario del
sua

5 febbraio 1817, ac potentissimo Scicilk Bescir Gemblat, per la benevolenza con cui riguardava i made'
1

Multa perfusi\
lodo

in

Illustj'ì

roniti;

M^a://«o/;rtrem?^w, dello
Illustri

ster-

patriarca defunto, quelli della
elezione,
pallio di

go giorno, diretto

ac posul-

conferma e concessione del Pio VI, il quale fu dop.

tentissimo
lo

Emiro Bescir Sciehat,

stesso
il

mandalo dal
legato

Luigi Belaibel de,

che

p.

argomento, in occasione Giuseppe Assemani de-

dall' eletto

facendo

il

rin-

fìnìtore della congregazione aleppi"-

graziamento
semani.

l'agente Antonio As*

na

di

Monte Libano, a questo da
fece ritorno.

Roma
VII
col

Finalmente nel
p.

Pio
tiim

breve

Explornprìn-

medesimo tomo a
il

376

si

legge

(ibi rritj degli

8 ottobre 1808,
13iscir

raccomandò
cipe

all'emiro
,

de* maroniti

la

disposizio-

breve di Pio VII, Quod de constand ohsequio, de'3o maggio 18 19, col quale confermò il sinodo tenuto dal patriarca e vescovi maroniti,

ne testamentaria fatta a favore del monastero di s. Maria Liberatrice
di

servatis nonnullis

avtìculis

a

s. e.

Cliesroano dal patriarca de*
;

siri

Ignazio Giarve
nel
t.

IV, Bull,
Ivi

347.

a p.

breve si legge de prop. fide p. 349 e seg. sono riil

de propaganda fide praescriptisj et praesertini decretum prohat de duplicibus monaster. abolendis. Leone XII nel concistoro de* 3 maggio

prodotti gli atti del concistoro dei

1824 confermò
il

l'elezione, e

19 dicembre
rinunzia
del

181 4, riguardanti
patriarcato
fatta

la

concesse

pallio al

patriarca

an-

da Giuseppe Pietro Thian a Pio VII nel monastero di s. Giuseppe di ^Vintura, sino dagli 8 giugno 1809, e r elezione in successore dì Gio*
di

tiocheno Giuseppe

Pietro Habaisci

do

vescovo di Tripoli (che non avenquarant'anni , e mancandogli
salila

qualche voto, fu dalla
sanata
ogni
il

Sede

irregolarità),,

essendo
nel

vaimi Dolci vescovo Acrense, o sia Tolemaide, con tutte le consue*
le
lettere,

morto

patriarca Dolci; l'elezione

era seguita a'

25 maggio 1823

insieme a quella del

vi-

cario apostolico Luigi GandoUi. Es-

sendo il Papa nel mese seguente deportato da Roma, non potè farne
la

monastero di s. Maria di Kannubina o Canubina. Tutti gli atti sono nel e seg. in un alla lettera di t. V, p.
I

Luigi Gandollì vescovo Icosiense e
vicario apostolico liiernpolitano ossia

conferma^ laonde
^'^^

ritornalo

nel

1814

^^^ sede, in detto contenore del
decreto con-

di

Gerapoli,

ed

alla

domanda
Ba-

cistoro, a

del pallio e successiva

orazione di

fermatorio di propaganda, con apposita allocuzione
lo

ringraziamento, del
silio

p.

abbate

confermò,
p.

e

Dursun
Al

monaco armeno an-

ad

istanza del procuratore

Ar-

toniano.

senio Cardachi

concesse
poi del

il

pallio.

Gregorio
diresse
il

A p. 365 tomo souo

e seg.
i

brevi di Pio VII,

medesimo In

mentovato patriarca, a' 24 dicembre i83i breve, Suinmis saepCj Ball,

XVI
t.

de prop.

V,

p.

73, incaricandolo

MAR
di
esaiT)ir>are
|e veitefize insorte tra

MAR
ga in
patria
istato
i

125
scienze, delle

di

riportare nella loro
delle

Imxiivescovo di Hicrapoli Paolo
ititin,
il

A-

lumi

clero ed

il

popolo, pren-

lettere e dello arti; olt«e di
sta

che quevegliare
delle

dendo intanto

egli l'amministrazio»

fondazione intende
gì'

a
del

ne di quella chiesa, finché 1* arcivescovo nel Monte Lihano si ibs« se purgato dalle accuse. Nello stes^

permanentemente
Finalmenle
il

interessi

popolazioni cattoliche

Libano. Papa Gregorio XVI

124 ^'* ^ '^ breve Fraternitalis ^//<7r?, emanato da Gregorio XVr n' 6 settembre i835,
a pag»
sulla

so

tomo

nel concistoro de' 19 gennaio 1846, preconizzò l'attuale patriarca d'An-

questione
di
il

del

patronato
p.

del

monastero
filiils^

$.

Artemio: a

224

inoltre evvi

breve Quuni dilectus

monsignor GiuGazeno, già arcivescovo di Damasco, coH'allocuzione Ob morkni antiocheni patn'archae e gli
tiochia de' maroniti

seppe

^

che Gregorio
Habaisci
Nicola
pel ritorno

XVI
a*

scrisse al

concesse

il

pallio

a

petizione óeì

patriarca

16

febbraio

suo procuratore monsignor

Nicola
legge

1841

*

no

del p,

Monte LibaMurad, incaricaal

Murad
la

arcivescovo di Laodicea. Nelsi

proposizione concistoriale
la chiesa
il

procurare aiuti ai maroniti a cagiono delle vicende di guerra.
lo di

che

patriarcale, esistente
di

presso

monastero
cielo,

Kannubina,
asedifizio;

Negli ultimi tempi
sofferto gravi

la

nazione ha

é dedicata alla Beata Vergine

mah

dai drusi^ e dai

sunta
il

in

buono
;

che

turchi con essi segretamente collegati

patriarca ha nove suffraga nei, tra

per la rovina de' maroniti , poiché caduto il dominio degli egi'
y.iani, si

ftrcivescovi e vescovi

che in detta
si

chiesa la cura d'

anime
il

esercita

accese

la

guerra

fra
i

i

drusì

dall'arciprete, essendovi

fonte batin

ed
il

i

maroniti. Trionfando

primi,

tesimale, e molte reliquie

gran

generale turco consigliò la deposizione delle armi, ed i maroniti prestandovi fede
i

venerazione; che nello stesso monastero vi è un decente patriarchio,
e che
i

le

deposero.

Ma
ne

allora

fruiti

drusi

gli

assalirono e

fecero

ne* libri della

della mensa tassati camera apostolica a-

strage,
se,

devastando campi, case, chiecittà.

scendono a circa scudi quattromila.
Patriarcato antiocheno
c/e'

monasteri, villaggi e

In-

vitali i principi cristiani a prestare protezione ai perseguitati maroniti^ la
Il
il

maroniti.

promisero,
Nicola

ma

con poco

effetto.

Antiochia (Vedi)
de' patriarchi

fu

già
,

la
il

sede
pri-

patriarca spedì a
p.

Coslanlinopoli
e

de' maroniti
s.

Murad, per Iregua pace; quindi da Roma, da Parigi
i\fìi

mo

de' quali fu

Giovanni

Ma-

e

rone.

Oggi

la

residenza patriarcale
di Kannubin in Monte Libano que:

Vienna
sussidi

furono
ai

spedili

genealle-,

è nel monastero

rosi

maioniti

per

una
sto

valle del

viar tanti

mali.

Ultimamente

nel

monastero chiamalo ancora Co-

settembre 1846 è stata fondata a Parigi i' opera di s. Maria del LibanOj per istabiiire in quella capitale un collegio destinato a daje ad alcuni giovani cattolici maroniti ima educazione gratuita che li pon-

nobia e Cannubina lo lece fabbricare in onore della Beala Vergine alle falde del Monte Libano l'imperatore Teodosio
del
1

verso
fu

la

fine

IV

secolo.

Dapprima

un sem-

plice

vescovato,

ma

Giovanni Algi-

ia6
geo
patriarca

MAR
de' maroniti

MAR
avenverso
il

verse stamperie,

casa

di

noviziato
di

dovi stabilita la sua sede i44^ divenne patriarcale.

per
cui

le

missioni,
tre
;

monasteri

modi

Alzaber

naci, oltre le

congregazioni

Bardine soldano d'Egitto esentò da
ogni imposizione questo monastero^
e fece incidere sopra una tavola di

parleremo

diecinove collegi dio-

cesani, oltre quello di

Antura, di
Il col-

piena autorità del patriarca.
legio di
s.

rame

in

grossi caratteri

tale

esenIl

Giorgio, tolto

dall'auto-

zione acciò niuno l'ignorasse.
triarca avea

pa-

rità del patriarca e del

vescovo dioprotezione

prima

la

sua sede nel
stentutti

cesjmo, è posto sotto la

monastero di Capharhai. Egli de la sua giurisdizione sopra
i

della congregazione di propaganda,

e per

essa

ne

esercita

la

cura

il

nazionali dell' Asia e dell'Egitto,
quelli
del

delegato apostolico, ed è giuspatro-

non però su
di

patriarcato
si

nato della famiglia Benedetti.

Noe vivica-

Costantinopoli. Nel patriarcato

teremo che

al

presente delegato a-

trovano 3 20 chiese
piccole città di

e oratorii.
dal

Le
pa-

postolico nel

Monte Libano
latini nel

Eden

e di Zgorta

cario apostolico pei
riato d' A leppo, è

già vescovato,
triarca, senza

dipendono
far

parte oggi di al-

monsignor Francesco Villardel de' minori osservanti,

cuna
rarsi

diocesi

;

e a

possono considesola

arcivescovo di Filippi in partìbits^

come una
abitanti
all'altro;

città,

passan-

fatto

do

gli

vicenda da
chiesa
di

un
s.

zo

da Gregorio XVI agli 8 mar1839. Esiste in Antura un modi

luogo
chiale

la

pari'oc-

nastero

salesiane

,

di circa

5o

è

sotto

l'invocazione
si

monache,

delle nazioni

maronita,

Giorgio.
si

Come

disse in principio,

trovano nel patriarcato circa sa-

melchita e soriana. Il patriarca nel giovedì santo consacra gli olii santi,
e ne fa distribuzione. Al

cerdoti secolari 5oo, regolari
nello
stato di

600

,

medesimo

monaci laici 1000. Monsignor Gabriele Nars vescovo di Nazareth è giudice pei cattolici nel Monte Libano. Vi sono tre collegi
patriarcali, cioè:
i.°

a titolo di sussidio caritativo tutti i parrochi e superiori de' monasteri,
nella

domenica

tra l'ottava dell'As-

sunta presentano una piccola som-

di

Ain-varca,
s.

ma

di denaro.

Il

patriarca oltre

le

fondato in un monastero di
tonio abbate nel

An-

1789

dal patriar-

ca Stefani, di giuspatronato di questa famiglia, e n'è

rettore

monsidi

decime ha le sue rendile particopallio il lari, e prima di ricevere viene annoverato tra i patiiarchi dovrebbe ogni triennio convocare il
sinodo per
oltre
la

:

gnor Giuseppe Rezq vescovo
ro;
2.**

Ti-

direzione del suo pole

di

Marone Rumiè, fondato

polo; non può accrescere
le

diocesi

dal patriarca Dolci, di giuspatronato della famiglia Safìr, erezione che
fu confermata nel
1

otto

stabilite

dal

sinodo

8 9 dalla conr

nazionale del 1736, approvalo dalia Sede apostolica, essendo nei tempi
antichi

gregazione di propaganda;

3."

di

s.

molte
i

di

più;

il

sinodo

(is-

Abdà, eretto dal patriarca Habaisci, già monastero di monache. In Zgorta esiste una scuola fondata nel 1734 da Pietro Benedetti e da Giorgio vescovo di Eden, prima ch'entrassero nella compagnia di Gesù. Di*

sò anco

limiti delle diocesi, ciò
altri

che

pur fecero
Berìlo o

posteriori.

Bayrut (Fedì),

arcive-

scovato con città e porto di mare,
di

cui è arcivescovo

monsignor
si

K;>-

rara.

La

sua giurisdizione

esien-

MAR
de ad Alrnatan , Ginrd Sciuhar ed Almaten fino
giudice detto
s.
,

MAR
Ghorh
al
Il
,

17.7
altri

bet,

Besciarra
villaggio

ed
vi

luoghi. scuole:

In
la

ponte
con»

ogni
di

sono

del

Addamur.

residenza vescovile è nel monastero
s.

vento di
riabilito

Giovanni

Quiaitala fu

Giovanni Marone
quale
s'istruisce la

in Kafarheji,

per residenza dell'arcivescovo, ma non essendo abitabile, l'ordinario si procura altrove il domicilio.

nel
si

gioventù che
la dio-

dedica al culto divino, potendo

gli

alunni essere trenta. Per
vi

Tra

l'arcivescovo
Cu

e

il

su*

cesi

sono sparsi

altri

sei

mona-

pei iore

de' gesuiti

sottoscritta

una'convenzione per conservare perfetta

concordia

,

indi

trasmessa al

Questa era la diocesi più ricca, ciò che indusse la congregazione di propaganda a dismembrarla
steri.

delegato apostolico a' 23 settembre

di

alcuni

villaggi

fticoltosi,

e sotto-

i84k
Tripoli [Vedi)^ arcivescovato
cui è arcivescovo
i\\

porli a quella di

Tiipoli ch'era la
de'

più povera delle chiese
niti.

maro-

monsignor Paolo

Musa, e stende la sua giurisdizione da Tripoli e Zuaja, ad Acca, Nabjas, Ranad, Tartus'', Gabala e
Lattachia fino ai termini della diocesi di Aleppo. Si stava terminando la fabbrica pel seminario, e pro-

Berrea o Aleppo
de
città

(
,

Vedi), glanarcivescovato

della

Siria

di cui è arcivescovo

monsignor Pao-

lo Arutin.

La sua
città

giurisdizione

com-

prende

la

ed

i

suoi dintorni.

La
di

casa vescovile é presso la chiesa
s.

babilmente ora

la

residenza

arci-

Elia.

vescovile sarà fissata in qualche vil-

Damasco
della Siria,

[Vedi),

grande
N.

città

laggio che ha acquistato questa diocesi. Essa è stata accresciuta di undici
villaggi
tolti

arcivescovato di

cui è

arcivescovo
cidiocesi

monsignor
di

L' arcontiene
è ca,

a

quella

di

Ga-

oltre

Damasco
Gazir,
di

ca

bala o Gibail e Botra dal patriare dal delegato apostolico nel

una metà

cui

1840
no

autorizzali

dalla

congrega-

poluogo Ayeltun, Baschinta ZugArab e Zabugha. La residenza dell'

zione di propaganda.
fatti

I biblici

hanper

ordinario
di
s.

fu

stabilita

nel

con-

grandi
fra
i

ma

inutili sforzi

istabilirsi

maroniti,

spargencaldai-

Antonio Bogalà di giuspatronato; non permettendosi però
vento
dalla famiglia patrona, risiedeva nel

do bibbie tradotte in
co ed
ebraico.

siro,

Un

maronita

che

per dispensa pontificia era entiato nella compagnia di Gesù, celebrò
talvolta in rito siriaco

convento di s. Mosè \\ì Baluna, anche questo di giuspatronato. Morti tutti i patroni, gli eredi ne esclusero
il

e

caldaico,

vescovo, che restò senza re-

per istruire

gli

alunni nazionali. Soi

sidenza.

levano comunicare
il

fanciulli

dopo

Enopoli
civescovato

o Balhek
di

{

Vedi), ar-

battesimo

,

ma abbandonarono
^

cui

è arcivescovo

questa consuetudine.

monsignor
tiene
torii
la

Antonio
e

Gazeno.
i

Conterri-

Gihbe o Gibail e Botra o Bostra (Fedi) , vescovato che ha in amministrazione il patriarca, il quale vi tiene un vicario.

Cabala o

sua

giurisdizione
di

di

Baalbah
di

Fouh
metà
nel

nei

confini di Giobeil, e la

della

regione

Gazir
era

.

La
fissata

residenza

La sua

giurisdizione

abbiac-

arcivescovile

con-

ciava Azura, Deir, Elahmar, Geb-

vento di

s.

Giorgio di Raifuni. In-

128
sorse
lite

MAR
due fumigiie DeedAhu Causo Gazeno, per
tra
ìv.

MAR
il

nedetti,

diritto di

patronalo,
risoluto

perdio nel
la

j832
li

fu

clie

sede
i

del
limi-

vescovo fosse

fissata

dentro
Tiro

della diocesi.

XCII, paria del monacxj di s. Antonio nella Siria, e ce ne dà lu figura. Egli dice, che nella Siria, massime nel Monte Libano e contorni, vi sono monasteri di monaci cattolici della nazione de'mapag.

Sidone f o Sur
vescovo
sleni.

o

(Vedi\
J5e-

roniti,

osservando

alcune
,

regole

arcivescovati uniti, de'quali ò arci-

ricevute per

tradizione

e credute

monsignor
le

Abdellah

Comprende
ed
la

diocesi di que-

ste città,
gali,

inoltre Alscius,

Ba*

valle Firn e

suoi contorni

dal fiume

Damur fino a Gerusalemme, che pare spetti al patriarca* Tiro o Sur, e Sidone appartenevano al patriarca, perciò non vi fu
fissata
la

conformi ai costumi' di s. Antonio che venerano come loro istitutore. Si astenevano continuamente dalcelebravano ogni anno la carne, quattro digiuni lunghi, cioù quel della quaresima li dell' avvento ,
festa de'ss. Pietro e
lo

,

quello di quindici giorni avanti la

Paolo, e quelavanti
la

residenza

pel vescovo.

di

quattordici

festa
la

Cipro

(^Fedi)y arcivescovalo

che

dell'Assunta.

Recitavano
il

dopo

ha

per

capitale

Nicosia

(Fedi).

Iv'tì arcivescovo monsignor Giuseppe Giahgiah. I luoghi ove si trovano maroniti sono Carmacili, Marchi, Cambili, s. Marina, Carpascia ed Assomatos. Vi sono sei chiese

mattutino e poi tutte le altre ore canoniche in lingua siriaca. Alcuni di essi più telanti stabilirono altre regole, quanotte
li

mezza

osservavano con

vita

comune,

nuove

struzione.

ó restaurate, e due in coQuesta diocesi ha nel
Bacfaia
vicini

Kesroano,
ed
i

e

Bet-Sciabab,
al

pubblicamente i tre voti religiosi, ed eleggendo un superiore pel governo del monastero. Tultociò era stato approvato dal
professando
patriarca de' maroniti Stefano Aldoense di Eden, ed allora, dice il p. Bonanni, procuravano la confer-

paesi

fino
i

ponte di
di
s.

Berito.

Vi

sono
di

monaci
Elia.
Il

Antonio
gio di

detti

s.

colle-

Cornat e Scihuan è
la

desti-

ma

della santa

Sede.

Vestono

di

nato per

lesidenza dell'ordinario,
l'istruzione del clero è

mentre per
il

collegio di

Mari Giovanni

Zaerit.

nero con sottana cinta con fascia di cuoio nero, e ad essa e unito un piccolo e tondo cappuccio ne aggiungono veste sopra tal
.

Ordine monastico deniaroniii.

un'altra sciolta ed aperta nella parte
anteriore.

Aggiunge

che

tuttociò

Uno
la di
1

è

l'ordine monastico
la

della

riferì

nazione maronita, é segue
s.

rego-

Gabriele maronita, monaco venuto a Roma per impeil

p.

Antonio
diviso

abbate. Fino al
in

trar la conferma
stabilite.

delle costituzioni

757 era
in
s.

due congres.

gazioni, cioè in quella di

Isaia,

Queste infatti approvò Clemente XII a* 3[ marzo 1732,
cioè quelle della congregazione
s.

ed
di
Il

quella

detta
s.

comunemente
degli

di

Eliseo o di

Antonio abbate.

Eliseo

o

s.

Antonio, col breve

p.

Bonanni nel Catalogo
di

ordini rcZ/gzW, pubblicato nel pontificato

Aposlolalns officium, che si legge nel Bull. liom. t. XIII, p. 2 2 3, e
nel Ball, de prop.Jide,

Clemente

XI,

par.

I,

Appendix

MAR
t.

MAR
presso
il

1Ì9

47- Laonde nel 1785 si pubblicarono in Roma con questo
II,

p.

titolo

:

Regulae
lo

et conslitiitìoncs

mo-

naclìorum
Dipoi
1

syronun maronitarum. Clemente XII ai stesso

de prop. t. IV, p. 126. Però in Roma presentemenaleppini, ma solo te non vi sono procuratore generavi risiede il le àe maroniti libanesi di s. AnBull,

col breve Mise1 740, ricordiaruni Pater, approvò le co-

7 gennaio

tonio abbate,

il

cui

nelle annuali Notizie di
si

stituzioni

della congregazione di

s.

legge pure
delle

il

nome si legge Roma, ove nome dei due geNell'oaleppini,
loro

Isaia.

11
t.

breve è riportato nel Bull.
,

nerali
spizio

congregazioni.

XIV, p. 4oo e nel Bull, de prop. p. 309 e seg., ove sono
Rom.
ancora
riportati
le

de'

maroniti
il

an-

che
tore,

quand' eravi
vi

procura-

in

cinque

parti,

abitava

il

procuratore gelibanesi

e per intero

ste erano state

Quepubblicate in Rocostituzioni.

nerale de'monaci
spite,

come

o-

pagando una dozzina compevitto,

ma

nel

174^

con

questo

titolo:

tente pel
diante

ed ora

Regulae et constituliones monacho* rum maronitarum. Divisa dunque de' monaci di s. la congregazione Antonio maroniti^ nelle due congregazioni di
liseo
s.

convenzione.
s.

vi è meLa congrega-

zione di

Isaia
di

ha
s.

quattordici

monasteri, cioè

habda studentato,
s.

di

Antonio BaRocco, dì s.
s.

Isaia, e di

s.

E-

Pietro Elcatin,
di
s.

di

Elia Gie-

o

s.

Antonio,

questa seconda

era composta di monaci di Aleppo
delti

aleppini, e di

monaci monLibano,
per che
in

tagnoli
delti

perchè del Monte

haladitì.

Accadde però
,
i

Giovanni Elealhet, de Mar Domizio Rumiè, di Mar Isain, di Mar Simone Ain Elcubiè, di Mar Abda Elmusciamur, di Mar Elias Altelias, di Mar Giorgio Ancari
zin,
di

questa seconda congregazione
nel

1754 radunati

graduati
la

e di

Mar Elias Gazir, di Mar Adnà Mar Sergio Eden. La conAleppina è
e
di
ristretta

un

capitolo generale per
i

scelta
di

gregazione
quattro
cioè di

a
,

del superiore, poiché

monaci

monasteri
s.

due
,

ospizi
di

Aleppo solevano avere
disprezzo
cioè di
quelli

in qualche

Maria
s.

Luaizè,
di
s.

s.

della

Monte Libano,

si

montagna, ruppe la

Pietro Cartiara Eltim
Sciaueja, e di
zio è in

Elia
ospi-

Eliseo;

un

pace e la carità vicendevole, in modo che non fu più possibile di
riunirli.

Roma»

l'altro in

Deir-Elca-

Per porre un termine a tanti mali convenne alla congregazione approvare la di propaganda fide divisione de'medesimì, tanto consigliata

maz. La terza congregazione è quella òe Libanesi o montagnoli ò badiecinove monasteri in Inditi, ha ed uno in Cipro 5 due ne Siria
dirige di
ria

monache,
quindici

cioè dì

s.

MaErl

de'soccorsì, e di
oltre

Mar

Elias

dal patriarca
Siria.

e

dai

vescovi

ras;

collegi

sparsi

della
ta
la

Fu

pertanto confermadelle

per

l'istruzione della

gioventù,

due congregazioni come oggi esistono, una
separazione
degli Aleppini, l'altra
dei

monasteri

e

i

collegi
,

Antonio

Cosajo
i.

di

sono di s. Antonio s.
di
s.

Libanesi

Hùbi

di

Maria

Maisuh,

Antonio abbate, a b ala diti j da Clemente XIV col breve Ex injunclo nobis, de' 19 luglio 177O;
di
s.

Cipriaho Casifano studentato, di s. Giorgio Quatobà, di s. Marone Elgiddidj
di

Mar Abda Moad^
9

di

Mar

VOL.

XTJIf.

i3o
Giuseppe
Maschilità
di
s.
,

MAR
Borghi
di
s.
,

MAR
MaiSilvio
ss.

di

Marcellino
si

Miiria

Tamisci,
di
s.

che

e Pietro (^edi)^ diede loro ad uflìziare. Vi si
istruire

Antonio EInahechè,
,

MiBir-

dovevano
novizi
renderli
i

quattro

o

sei

chele Bonabil
sanìù,
di

di

s.

Marone

nelle
abili

facoltà teologiche,
alla

per

Mar Musa

Etiope, di

predicazione fra

Mar

Elia Elcasalemije, di
Sir, di

Mar AnRiscidi
s.

tonio
niajà,

Mar Giovanni
di

di

s.

Giorgio Einaiimé,

aperto lo stued approvate le regole, ed a fronte dell'aria malsana, i monaci
dio
vi

loro nazionali.

Fu

Maria Maseimusei,

Mar

Elia in
in

dimorarono sino
chiesa
,

al

i743. Altitolare di

Cipro; inoltre ospizi in Berito,

lora

Benedetto XIV, già
la

Tripoli, in Bolra, in Giobil, in Si-

detta

riedificò

per

il
i

done, in Zhale, in DeirElqumner. questa congregazione I monaci di

monastero delle carmelitane, ed monaci dovendone partire, sotto la
direzione del

sono

mille

:

fanno

quattro

voli

cardinal Petra acquiplesso
s.

solenni, di obbedienza, di castità, di

starono casa ed orto
tro in
tei

Pie-

povertà e di umiltà, e li rinnovano ogni anno nella festa del loro pa^ triarca s. Antonio. La loro vita

Vincoli, ov'era la villa Mativi

de'duchi di Paganica, ed

e-

dificarono

un

oratorio o chiesa sots.

può dirsi attiva e contemplativa. La maggior parte di essi nello come gli antichi mostato laicale
,

to l'invocazione di
te.

Nella

divisione de'monaci

st'ospizio
vi

toccò

agli

Antonio abbaqueche aleppini,

naci

dell'occidente,

si

occupa nella
rilrarne
1
il

tengono

un procuratore.

Monin

coltura de' campi, per
necessario
doti

signor

Eva maronita,
questo
ospizio
,

venuto

sostentamento.
il
;

sacercinq.ue

Roma
ne
di di

nel principio della fondaziofece istanza

frequentano
al

coro

volte

attendono agli studi per la propria ed altrui i struzione, e si portano alle missiodel patriarca ni ad ogni cenno
giorno
e degli ordinari, senza
de* quali sono
alieni
il

consenso

dal prendere
e in ispecie

in cura

delle

anime,

delle
]

monache

del proprio istituto.

rimanere in Roma per ordicome solesuoi nazionali, nare vano fare i vescovi greci ed arQuesta istanza non venne uìeni. ammessa, poiché essendo soliti i maroniti ammogliarsi secondo la disciplina orientale prima di ascendere al sacerdozio, si voleva che
i

abbate

monaci maroniti di s. Antonio del Libano desideravano in possedere R.oma un ospizio dove potessero alcuni trattenersi
per la necessaria istruzione, per

prima si portassero alla patria, dove contratto il matrimonio potevano
ni sacri
tivi
gli

,

alunni

ricevere

gli

ordi-

dal patriarca e dai rispet-

il

ordinari.

che

si

rivolsero al

cardinal Sacri-

chiesa di detto
la festa di s.

A' 17 gennaio nella ospizio si celebra

pante prefetto di propaganda. Queportò le loro istanze a Clesti mente XI, il quale acconsentì alla
richiesta e

Antonio abbate.
maronite.
di
stret-

Monache

rimise l'affare a

pro-

paganda. Vennero in Roma due monaci, e loro si accordò nel 1707 la casa ed orto vicino a s. Giovanni
in Laterano, presso la

Le monache maronite
ta osservanza
steri,

hanno

sette

monache da un

e sono dirette dai

preti

Chiesa dei

professano la regola scritta

MAK
antico vescovo di

MAR
esse

i3i

A leppo;

somcon-

nò che niun cangiamento
rasse al convitto

ope-

mano

a circa

duecento.

Col

e coabitazione dei
inutili

senso del patriarca, e se la

mag-

monaci e monache; ed
riparare
al

per
le

non si oppone, possono passare da uno in un altro monastero. Altri due monasteri sono governati dai monaci bagior parte di esse
laditi,
i

disordine riuscirono

minaccio
altri
agli

della
i

congregazione

di

propaganda, e
sinodi.
Il

provvedimenti di

male

giunse

fino

quali

però neirintrapren*
I

ultimi anni
il

del pontificato di
la

derne
rizzati
rii

la

cura, devono essere auto-

Pio VII,
la

quale mise
assegnati

falce al-

dall'ordinario.

cooservato-

radice;

moltissimo ottenne, giacai

sono quattro per le divote. Olun gran numero di monache, che sono sotto l'obbedienza de' vescovi rispettivi. Abbiatre a ciò vi è

che
ed
ti

furono
alle

monaci
e separa-

monache
l'opera

distinti
gli

monasteri lontani
;

uni

dagli

altri

mo
ri

accennato di sopra

i

monaste-

te

non fu pienamencoronata, e nel i836 nel mo-

ma

doppi, qui

dunque ne daremo

nastero di

dichiarazione.

Da antichissimo
le

po

i

monaci e
il

temmonache aveano
l'abita/Jone,

s. Elia in Gezir coabitavano monaci e monache, onde la congregazione di propaganda tornò

comune
comuni

vitto,

comune

a

rinnovare l'inibizione. Nelle costi-

gli alti di

pietà e di ricreazio-

tuzioni approvate
nel
1

avrebbero dovuto es•sere di salutevole esempio al popolo, coabitando cosi erano l'ammirazione. Questi che

XIV
detto
stipi

da Clemente XII 740, nella parte II, il capo tratta de nionìalibus. Bene-

XIV

colla

costituzione,
i

Ad
prest.

ne. Io scandalo, la favola de'cattolici

tmam, de'4 gennaio 74^5
Bull, de prop.y

e degl'infedeli. Nel 17 io

il

patriaralla

so
II,

il

Appendix
l'

ca

Giacomo procurò venire

p.

160, abob

la

congregazione
invocazione

.separazione dei
il

due sessi, giacché suo antecessore avea fulminata monaco, che la scomunica a quel o monache o altre donne ammettesse nel suo monastero. Ma niente ottenne il suo ecclesiastico zelante rigore, che non mancavano ne religiosi, uè vescovi sostenitori di questa corruttela. Nel lySS il
patriarca

delle religiose

sotto

del

Cuore di Gesù, istituita da Anna Agemi, e le trasferì ad altri
ss.

monasteri,

proibendo
la

i

libri

che
e
i

spacciavano
falsi

pretesa santità
della
fondatrice,

miracoli

di

cui

parlammo
provincia

di sopra.

MARONOPOLI.
della
di di

Sede vescovile Macedonia, sot-

Gazeno

e

tre

ordinari

to

la

metropoli
nel

Amida,

nella
e-

mostrarono maggior impegno per estiipare cosidàtte coabilazioni e convitti. Questo fu uno de' motivi
per convocare
del
il

diocesi e patriarcato d'Antiochia,

retta

IV

secolo.

N'era vescovo

Eusebio, quando Simone
tropolitano
sottoscrisse
altri
,

sinodo

nazionale
togliere

suo meeziandio
assenti

1786

nel Libano.

Per

per tutti

gli

vescovi

questo abuso, causa di tanti

mali,
di

della provincia, al concilio di Cal-

per ordine della

congregazione
senza
il

cedonia. Orìens chrisLA.Wy

p.

1007.
Si-

propaganda
ti

si

sottoscrissero agli at-

MARQUEMONT
mone,

Dionisio

del

sinodo,

ma

l'

effetto

Cardinale. Dionisio
fece con

desideralo. Poiché

patriarca fa-

o

talmente mutalo divisamenlo, ordì-

in Parigi,

Simeone di dove

Simone Marquemont, nato
grande
ri-

i3i
putazioue
tò assai
i

MAH
suoi studi, e ne riporla
le

MAR
contee di Bresse e di Borgognfft,
il

giovane

laurea di

dot-

predicando per tutlo
popolo.

vangelo

al

tore, condottosi

a

Roma

coli'

am-

Introdusse
di

in

Lione

un

basciatore Perron, essendo poi questo ritornato in Francia, egli d'or-

gran numero

ordini regolari di
vi

ambo
luoghi

i

sessi,

e

fondò

diel.iselte

dine del
ca di

re rimase

in

Roma,
il

ac-

ciò co' suoi consigli

giovasse

dudi
di

Luxembourg ambasciatore
al

Spedito oratore del pro" prio sovrano alla santa Sede per affari di gravi conseguenze, ad istanpii.

obbedienza
il

Ponlellce.

Prima

za del medesimo,

Uibano Vili
ss.

ai

questa incombenza aveva ottenuto
posto di cameriere
del Pontefi*
ce,

19 gennaio 1626
le

lo creò cardina-

prete del titolo delia

Trinilìi
ascritto

allorquando nel i6o4 fu ammesso tra gli uditori di rota, e deputato a far le veci dell'amba-

al

Monte

Pincio, e venne
s.

alle

congregazioni del

offizio,

di

sciatore assente da

Roma, per

trat-

tare gli affari del regno presso
soddisfazione

la

propaganda e del concilio. Passati appena otto mesi, morì in Roma in detto anno, d'anni cinquantaquattro, e fu sepolto nel suo
tolo,
il

santa Sede; lo che eseguì con tanta

ti-

del

suo

sovrano,

al

manco

lato,

ove fu

erelto'

ambasciatori

che in seguito diede ordine a' suoi in Roma, che non dovessero conchiudere il menomò
del
prelato.

suo busto, con

illustre

e giusta
vita

elogio.

Ad una

costante

im-

affare senza l'oracolo

macolata, unì eccellente erudizione e profonda dottrina. In cinque deter-

Esercitando l'uditorato di rota, ebbe ordine da Enrico IV di trasfe*
rirsì

minati

giorni della

settimana
vino.

os-

servò rigoroso digiuno, essendo sem-

in

Firenze per dar
del suo

principio

pre astinente
di

dal

Sospirava

ai

trattati

matrimonio con

ritornare alla sua chiesa di cui
Il

Maria

de'Medici, che felicemente rimase conchiuso. Da Luigi XUI ricompensa de'suoi meriti fu

fu acerrimo difensore.

Papa

al-

l'annunzio della vicina sua morte,

m

nominato all'arcivescovato
che
nel
gli

di Lione,

non potè contenere le lagrime, dicendo che temeva volere il Signore castigare la sua chiesa colla perdita di
le

fu conferito da Paolo V 1612. Governò parecchi anni col titolo di amministratore la dio-

un tanto cardinale, pel qua-

cesi

d'Autun vacata per morte
s.

di

Pietro Saunier. Consacrò in
nel 1620, nella chiesa di
il

Roma
Luigia
in
si

avea particolare slima e venerazione s. Francesco di Sales. Le sue suppellettili di molto valore^ le lasciò allo spedale di Lione.

Insigne-

celebre

annalista

Spondano

mente
savio,

vescovo

di Pamiers.

Due

volte

suo re, prudente e zelante nel tratpio, divotissimo

del

Roma ambasciatore di Luigi XIII, cioè nel 161 7 e nel 1622. Avendo perorato innanzi il
trasferì in

tamento de'negozi più ardui, sempre favorì
la

Chiesa e
diritti

il

sovrano,
loro

studiandosi di mantenere con perfetto equilibrio
i

monarca
radunati

nel

i6i4
primo

i"

un'assemblea
i

e

le

del clero, ottenne fra
il

vescovi ivi

ragioni.

posto,

vivamen-

MARRA ce
le

I

IppoiiTo. Lucchese,

te contrastatogli

dall'arcivescovo di

e chierico regolare della

Madre

dt

Tours. Visitò con diligenza e sollecitudine la sua arcidiocesi, oltre

Dio, fiorito verso

il

i65o, del qua-

abbiamo una

raccolta inlilolala;

MAR
Bihlìotcc(j.
oicliiie

MAR
disposta
in
tutti

i33

Mariana
cui
si

,

in

olfabelico, e divisa
in

due
gli

parti,

trovano

autori che scissero su Maria Verr
gine, col catalogo delle
re,

deputò legato di Perugia, ove si diportò egregiamente. Abbandonato Gregorio XIl intervenne al concilio di Pisa, in cui
cenzo

VI

lo

loro

opepel

riportò infinite lodi,
in

come
i

inviato
prelati

Roma 1648

in

due tomi,
autore
cioè

Germania ad

invitare

Caballi. Egli

è pure

della

e principi della nazione al concilio;

Porpora Mariana^

de' Papi,
re e

cardine li, prelati, imperatori,
te
ti

principi che furono particolarmendi voti di

tanto era prudente e savio, non che attivo al maneggio degli affari più gelosi. Giovanni XXIII col
i

Maria Vergine,

in mol^^i"*

carattere di legato Io
di

spedì

ai

re

volumi,

Roma i654

P^'

nabò.

MARRAMA URO Landolfo,
dinale. Landolfo
letano,
fu sa
fatto

Car-

Leone, Castiglia, Granata, Navarra ed Aragona, ed a tutta la Spagna, per eccitarli a concorrere
dal

Marraroauro napoda

canto

loro all'estinzione

dello
la

nel

iSyS

Urbano VI
chieal

scisma, che dal

1378
facoltà

turbava
di

arcivescovo di Bari,

Chiesa, ed
tjattato di

al

concilio di Costanza,

ch'egli

teneva nell'assunzione

con amplissime

venir a

pontificato, contrastatagli però dalla

concordia

coli'

antipapa

regina Giovanna

I

fautrice del-

l'antipapa Clemente

VII,
11

per

cui

ziandio

Benedetto XIII, e di procurare edei maola conversione
mettani,
possessori
del

neppure fu consecrato. rò nel dicembre i38i
dinale diacono
cere.
di
s.

Papa

pe-

regno

di

Io

creò car-

Granata.
per

Di

queste

commissioni,
partiti,
.

Nicola in car-

Poco dopo parteggiando pel

na

r ostinazione de' ebbe buon esito
ogni
la

niu-

Intervenne
fe-

re di Napoli Carlo III', nel i384 come reo di lesa maestà fu da Urbano VI deposto dalla porpora e dall' arcivescovato. Ma Bonifacio IX
eletto nel

a quattro conclavi e al concilio di

Costanza, e in
ce risplendere
grità
e

occasione

sua

virtù, inte-

1889, non solo

Io rico-

nobbe per cardinale, ma lo spedi con amplissime facoltà in Romagna e Toscana, per aggiustare e
comporre
ra
le

no di meriti morì i4i5, e fu sepolto
domenicani.

prudenza. Finalmente piein Costanza nel
nella chiesa dei

MARSAGLIA. Luogo
cesi

della dio-

controversie che
i

allo-

di

Parma

in

Italia,

bollivano Ira

Malatesta a cadi

sto

arcivescovo di
concilio nel

ove OneRavenna tenne

Urbino^ alle quali con somma prudenza e destrezza pose fine con immensa gloria del suo nome, e compiacenza
del
lo

gione del ducato

un

973, conciliuni Mar-

salicnse, per mettere

Pontefice

ch'era

stato

pregaese-

per

ai'bitro.

Lo

stesso
di

d' accordo il Bologna e quello di Parma eh' erano tra loro in disputa a motivo di alcune terre che ambedue pretendevano appartenere alla

vescovo

di

guì in Sicilia e nel regno
poli,

Na-

propria diocesi. Regia

t.

XXV

;

Lab-

che agitato e sconvolto dalle
e
fiere

sedizioni
tra
il

inimicizie

insorte
del

re

Ladislao

e
di

i

baroni
fu

VI. MARSCIA. Vescovato armeno, sotto il cattolico di Sis. Gregorio suo

t.

IX; Arduino

t.

reame, per opera
tuito a

lui

resti-

vescovo assistè
kà^X^di.

ai concilii
cìirist.
1.

di Sise di

perfetta tranquillità.

Inno-

Qriens

1, p.

i437»

i34

MAR
Aquale
nobilissima
Mar'si,

MAR
Comneiio imperatole
d* oriente,
il

MARSCIAC. V. Marcuc. MARSI Amawzio, Cardinale.
roanzio della
de' conti di

l'onorò di sua auiicizia,

di

prosapia

nato nella Ter-

sue lettere, e di rari e preziosi doni per lui e [lel monastero; anzi

ra di Lavoro,

cardinale diacono, intervenne e sottoscrisse al concilio tenuto in Laterano da Nicolò li nel

1059.

Enrico IV nemico della Chiesa, fu protettore ed amico del cardinale e del suo monastero. Morì in questo nel io5 dopo quarantasei anni
I

MARSI EPIFANI
Cardinale.

Desiderio
III

,

di

cardinalato, e
s.

fu

sepolto
Il

nella

Papa. MARSI Oderisio, Cardinale. Oderisio de' conti di Marsi fino dall'adolescenza

V. Vittore

chiesa di
si

Benedetto.

suo

nome

legge registrato col titolo di bea-

to nel martirologio benedettino agli

abbandonato
acquistò in

il

secolo

e vestilo l'abito monastico in
tecassino,
si

Montal

tesse

breve

dicembre. Pietro Diacono di lui breve e significante elogio, dicendolo grande per umiltà, rispetI I

credito per l'esemplarità de' costu-

tabile per prudenza, insigne per pudicizia,

mi

e per

la

perizia

in ogni

genere
let,

e sublime per

il

lume

di-

di scienza e di sacra e profana

vino di cui era ripieno.

teratura, che sparsasene

la

fama

da Nicolò II che portatosi a celebre cenobio potè per se

quel
stesso
(il

MARSI Teodino, Cardinale. V. Sawseverino Teodino, Cardinale..

ammirarne
Ferlone
bilità),

la

virtù e la dottrina

MARSI Giovanni, Cardinale. Giovanni de* conti di Marsi, da Urbano II fu creato cardinale vescovo Tusculano e vicario di Roma , benché altri dicano da Pasquale II.
Si to

lo dice cieato cardinale

da

Vittore HI,
nel

ma

con ninna
fu creato
s.

probacardi-

1059

nale diacono di

Urbano
s.

II

Agata, e poi da passato nell' ordine dei
s.

trovò presente

al

concilio tenu-

preti col titolo di

Marcello, o di
Pie-

da questo Papa a Guastalla nel 1106, ed a quello di Roma del
per

Ciriaco alle

Terme secondo

II 12

derogare

al

privilegio

tro Diacono. Nello stesso
fatto
il

tempo fu primo ottobre 1087 abbate

delle investiture accordato per vio-

lenza da Pasquale

di Montecassino, carico che accettò

II ad Enrico V. Fatto da esso prigione, gli riuscì

ripugnante, e sostenne diecinove anni con credito di rara umiltà, pru-

fuggire

dalla

basilica

vaticana in

abito di

villano, insieme

con Leone

denza e discrezione ; egli fu eletto abbate in questo modo. Essendo gravemente infermo Vittore HI, si
fece portare in
letto

cardinal d'Ostia. Trovandosi libero,

con forte ed eloquente discorso infiammò gli animi del popolo a sostenere

nel

capitolo

con

vigore

la

causa della

de' monaci, confortandoli
gersi

ad

eleg-

giustizia e delia religione, ed a ven-

un nuovo e degno abbate. I monaci concordemente convennero
nella

dicare l'enorme attentato

commesso

contro
fice,

la

sacra

persona del
di

cardinale,

ed

il

non meno

persona del Ponteche contro il sacro

buon grado ne approvò l'elezione. In tempo del suo governo segui l'invenzione dei corpi dei «s. Benedetto e Scolastica. La fama
di sue virtù lo rese caro

Papa

collegio,

come

infatti

avvenne con

glande strage
e dello stesso

dell'esercito imperiale,

Enrico V, che sbalin
vi

zato da cavallo e ferito

faccia,

ad

Alei»sio

poco

mancò che

non

restasse

MAR
morto. Tuttavolta Pasquale
scrisse
II

MAR
gli

i35
d'

creò

cardinal
nel

vescovo

Ostia

e
il

alcune lettere risentile,
altri

do-

Velletri

iior,

avvertendo

lendosi di lui e degli
nali uuiti

cardi-

Cardella non sussistere che solo nel
I
r

e vescovi rimasti in

Roma, che

5o

le

due

chiese sieno state go-

con decreto aveano condannato il suo operato nella prigionia di Sabina per la violenza dell' imperatore avendo avuto il coraggio di spedirgli copia del deinsieme
,

vernate da un solo pastore. Accolse

Enrico

V

nell'ingresso che fece in
il

Roma; ma dopo
latosi

sacrilego di lui

misfatto contro Pasquale II, invo-

per allora sotto mentile spoi

creto.

S' ignora

quando
la

morisse.

glie

MAKSl

Leone, Cardinale. Leovestì

da Roma, sollevò poscia romani. Intervenne con Pasquale IT
nel
I
1

ne de' Marsi
sua

cocolla

mola

06
e

al

concilio

di
di

Guastalla,

nastica in Montecassino,

e

per
fu

e nel

112 a quello

Laterano.

eloquenza
li

e

dottrina

da
del

Urbano

nel

1088 creato
a

cardi-

nale diacono. Scrisse

nome

D'ordine del cardinal Oderisio scrisse la storia di Montecassino, da s. Benedetto fino all'abbate Desiderio
poi Vittore
111.

Papa parecchie lettere e ne formò un esatto registro, e secondo il Ciacconio morì nel pontificato di Urbano II, ma probabilmente dopo di lui, come riflette il Baronio. Il fliacconio crede che questo Leone sia quel Leone cardinal diacono di
s.

Questa storia: Chro-

nica monasterii Casinensrs, fu stami5i3 e popata in Venezia nel
scia in

Parigi,

e

finalmente

nel

1616 per opera di Matteo Laureto monaco cassinese che la illustrò
con erudite note assai critiche ; ciò non pertanto tali edizioni coll'originale che si conserva in Montecassino, non sono esenti di gravi e frequenti errori. Scrisse ancora il
cardinale alcuni sermoni e vite dei
santi. A'

Vito, che per volere di Pasquale

11

prestò

il

stiture ecclesiastiche

giuramento delle iuve-» ad Enrico V.

Altri lo vorrebbero fatto cardinale da tal Papa; e però affatto diverso da Leone de' Marsi vescovo d'Ostia che fiorì tra cardinali di Pasquai

i5 ottobre

i

i

12 consagrò

le

II.

solennemente l'altare maggiore di s. Lorenzo in Lucina di Roma^ e morì

MARSI

Leone, Cardinale. Leodi

nel

maggio

i

1

1

5 con gran fama

ne de' conti
sia
fin

Marsi

,

così

detto
os-

di santità.

dalla sua patria nella

Campagna

MARSI
derisio

Oderisio, Cardinale.
di

O-

Terra d» Lavoro, offerto a Dio da fanciullo nel monastero di
,

Montecassino, vestito l'abito religioso di quattordici anni
tra
le
gli
si

Marsi, della provincia di Terra di Lavoro, monaco cassinese, e poi abbate di s.
de' conti

distinse

altri

così

per l'esercizio dell'ardore nel col-

virtù,

come per
studi.

Giovanni in Venere nel territorio e diocesi di Lanciano, per la santità di sua vita, congiunta ad una
rara dottrina,
nel
I

tivare

gli

Fu

quindi fatto
di

da

Alessandro

HI

bibliotecario e

decano

quel

fa-

i63
I

fu creato cardinale, e
Il

morì

e poi vescovo di Sesregno di Napoli, secondo il Rellaimino, di che tacciono Pietro Diacono e l'Ughelli Vittore III o
sa nel
.

moso cenobio,

nel

177.

p.

Gattula sostiene che
vivesse

traesse origine dalla nobile famiglia

Palearia, e che

nel

cardi-

nalato quarantadue anni, in prova
di

meglio

Pasquale

11

del

1099

lo

che allega un privilegio

lui

vi-

, .

i36
stio

MAR
VI
al

MAR
lo
la2;o

venie accordalo da Enrico
ruittanove anni.

di

Fucino, che

si

crede

il

monastero, che governò

qua-

cratere di
tri

Stefano, Cardinale. V. Sanseverino Stefano, Cardinale. MARSI (Marsoruni). Ciltà vescovile del
nella

MARSI

violenta inondazione fu rovinata la ciltà di Archippe eretta da Marsia re dei lidii.

un antico dicono che in una

vulcano.

Al-

Di questo lago
i

si

vedono
passi,

anac-

regno delle
l'antica

provincia dell*

due Abruzzo

Sicilie

cora

superbi avanzi del suo

ulte>

({uedotto

lungo

35oo
il

fallo

riore secondo,

Valeria

giù

costruire attraverso

monte

Sal-

capitale dei

Marsi

detti

anco
la

Fariva

viano per prevenire
il

le

inondazioni:

leHy che abitavano
orientale del lago di

presso

lavoro incomincialo sotto Cesare,
dall'

Fucino,
sotto
i

ora
tal

fu compito
dio,

imperatore

Clauundici

Jago

di

Celano, nell'Apennino. In ge-

e nello spazio di circa

nerale

comprende vansi
i

un

anni occupò trentamila
I

schiavi.

nome
cini

veslini,
i

i

peligni,

ed

frentani.
i

Si

marrucrede comui

popoli marsicani

dominarono
e

varie celebri ciltà dell'Abruzzo,
fra
le

nemente che
slini al
all'est,

marsi avessero
i

ve-

altre

Forconio,
Ascoli

nord,
il

peligni ed

i

sanniti

Aquila,
't'eramo

Valve,
ed

Amiterno , Chieli, Penna,
di
i

Lazio al sud, ed
Marrubiiini
si

i

sabini

Satriano
marsi, po-

all'ovest.

chiamò an-

Anzi credono alcuni che
poli

cora questa capitale, e per distinguerla da Marsico Niiovo^ si de-

della

Germania, sieno

pro-

venienti

dai marsi d'Italia (Fedi),

nomina ancora Marsico Vecchio o y etere. Le sue rovine nell'Abruzzo
ulteriore, appresso
il

da dove furono, dicesi, scacciali da Pompeo. Delle guerre diverse dei
marsi, di quelle di Annibale,
lieila

castello

s.

Be-

nedetto, offrono un'arena e
cie di

le trac-

guerra marsicana detta sociale, ne

un vasto anfiteatro: le acque Fucino la ingoiarono, e vuoisi che prendesse il suo nome da un re Marrone compagno di Marsia re de* lidii Mairuvio divenne capo e
di
;

parlammo
di

a detto articolo, a quello

Lazio, ed altrove. Celebre e po-

tente fu la casa degli antichi gran
conti de'Marsi^ discendenti
lo

da Car-

metropoli della provincia Marsicana.

Magno per Berardo suo affine come figlio di Pipino il giovane
:

Gli antichi

danno a'marsi un'o-

e nipote di Bernardo re d' Italia

rigine favolosa,
ili

ma
Il

si

dicono orionstorie

molti personaggi

illustri

ne

deri-

dai sabini.

paese dei marsi,
per
la
il-

varono, de' quali trattarono Leone
Ostiense e l'Ammirato. Lodovico
II

celebratissimo

nelle

sua antichità e distinte memorie
lustri,

imperatore elevò
Marsi
in

il

gastaldato
al

di

in

progresso

di di
,

tempo

fu

contea, tolta già
cui

dudive-

appellato col
rata tra le

nome

provincia di

cato di Spoleto, di
conti di

era

Valeria o Marsicana

ed annove-

XVII

provincie d'Italia,

nuta soggetta. Altri dicono che i Marsi originarono da Trascui
III duca di Spoleto Trasmondi portano il
,

secondo la divisione fatta sotto Adriano imperatore. Dipoi prese il come di Abruzzo e comprese città e popoli rinomati. Tra le prime vi
fu
la

mondo
i

per
titolo

di

conti di Marsi,

mentre

gli

Sfor-

za-Cesarini
di
i'

città di

legione, poi

Marsia capitale della sommersa nel suddef-

hanno l'altro di duchi Marsi. Su di che si può leggere
inti-

importante ed eredito libro

, ,

MAR
telato:

MAR
al

i37
nel
I.

Compendio
Pionia

storico-genealo-

concilio

di
s.

gico della patrizia famiglia Tras-

adunato da
rito

Laterano Martino
al

649
s.

Liduetro-

mondoj

i832.
al

Il

paese

dei

intervenne
;

concilio sotto

dominio temporale della santa Sede, per cui l'imperatore Ottone I nel 962 ne confermò la proprietà e rinnovò la donazione al Papa Giovanni XII,
marsi apparleiine

Leone IV

Rottario del

968

si

vò presente ad una sentenza emanala dall'imperatore Ottone
I

in

favore della chiesa di
piniaci.
di

s.

Maria AMarsi nel

Gli

successe Alberico figlio
III

con diploma scritto a lettere d' oro, che a' tempi del Baronio si ser-

Berardo

conte di

970,
lui

d'infelice

memoria:
il

dopo
suo

di

bava
gelo.

nell'archivio di

Castel
il

s.

An,

s'intruse nella sede

figlio

Tanto affermano
stor.
t. I,

Borgia

spurio Guinisio nel 994. Nel io'56
dalla chiesa di Chieti
vi

Memor.
anche
di

p.

lui

Marsi

94j chiamando città del ducalo

fu trasla,

tato Actio de' conti di Marsi

cui

Antonio Corsignani nella sua Reggia Marsicana, Napoli 17 38. In questa opera
Spoleto, e Pietro
esso parla delle

Vittore

II

die

per successore Pan-

dolfo, sotto del
nel

memorie topografi-

quale Stefano 1057, essendo in Montecassino, reintegrò la sede vescovile dell' infera diocesi eh' era stata
divisa
in
vi

X

co storiche di varie colonie e città antiche e moderne della provincia
de' Marsi e di

due

parti

da Benedetto

IX

che

Valeria,
delle

compresa
Abruzzi
chiese
e delle viillustri,

nell'antico Lazio e negli
colla

avea stabilito due chiese. Indi furono vescovi Andrea , e Sigenulfb
intruso dall'antipapa Clemente
III,

descrizione

loro

e
te
la

immagini miracolose; de' santi cogli uomini
serie de' vescovi

e

marsicani.

Dai

marsi uscirono valorosi
santi,
il

guerrieri

che governò sino al i 106 per diecisette anni. Nel pontificato di Pasquale II fu fatto vescovo nel io s. Berardo de' conti di Marsi cari

i

Papa

s.

Bonifacio IV, molti
illustri

dinale di
poi del

cardinali, dotti ed altri

per-

sonaggi.

La sede
ne' primi
la
li,

vescovile

vi

fu

eretta

Angelo in Pescheria Grisogono: a s, di lui istanza quel Papa con bolla tedel iri5 confermò confini,
s.
,

titolo di

i

i

tempi della Chiesa sotto provincia della metropoli di Chic-

nimenti e
ta

le

ragioni delle chiese e

della diocesi Marsicana, con distin-

ma immediatamente
santa Sede.
si

soggetta aldi

menzione

di

tutte le sue
,

parti,

la

Il
s.

primo vescovo

sua ampiezza
oltre

e. giurisdizione
i

poi-

Marsico
lea,
stoli

dice

Marco
fede
ai

di

Gali-

ché anticamente
il

vescovi di Marsi,

eletto dal

principe degli
la

apoessenforse

temporale
spirituale,

a predicar

marsi ed
poi

dominio
te

ebbero ampio immediatamenPontefice.

agli

equicoli, e martirizzato
di

soggetti al

sommo
si

La

do vescovo

A

ti

no.

e

bolla Sicut injusta
ghelli,

legge nell'Udel beato del

anco di Rieli^ come scrive il Marini vescovo di tal città. Il secondo vescovo è s. Ruffino, che soffrì il
martirio verso l'anno 240;
il

in

un
Egli

alla

vita

cardinale.

coli' assistenza

preposto di Celano e de' capitolari,

terzo
costi;

fulminò scomunica contro
stici.

il

conte
trova
a ca-

Giovanni che intervenne
tuto del

al

d'Albe usurpatore de' beni ecclesia-

quarto

Papa Vigilio Luminoso che

nel

^^^

il

Fino

al

II

So

non

si

sottoscrisse

altro

vescovo che Bernardo,

1

38
(lei

M A Pv
gravissimi
litigi
s.

MAR
dei
nn-

gioiK!
ncinici

della

catledrale di

Savina
Cela-

Giovanni Evangelista, pure edificata dal beato (xiovnnni ) in cattedrale
col
titolo

e di

s

Giovanili BiUtisla di
vi

di

nulliu!},
,

e giurisdiziocui

no, per cui

prese energica prov-

ne su nove terre
fu decorato
di

il

prevosto

videnza Eugenio IH, massime sulla
consagrazione deirolio santo. Altro

mitra

e
,

bacolo e

giurisdizione

episcopale

dovendo
de' vescovi

Piernardo era vescovo nel
favore del quale
il

i

178, in
II

intervenire

alT elezione
si

re

Guglielmo

marsicani, che talora
sta

fece in

que-

emanò
sa.

sentenza contro

Oddone

di

chiesa.

Celano invasore de' beni della chieZaccaria fu al concilio generale
I

cadero in
tigi

Per questa ragione acvari tempi non pochi licanonici di Celano,
cioè
ss.

tra

i

ed ebbe lite con Gentile di Palearia per la chiesa di s. Bartolomeo d'Avezzadel
l'jcf

Laleranense

III,

del capitolo delle

due

chiese de'

no, che per
data.

mandato
di
lui

regio

fu

se*

Giovanni Battista ed Evangelista , con quelli di s. Savina. La caltedralità di Celano terminò nel 5()2
1

Tra
i

i

successori note-

remo
la

piti

distinti,

riportandone
t.

dopo lunga questione tra il vescovo Matteo Colli e il capitolo celanese,

serie

l'Ughelli,

Italia sacra

I,

che

fu

deciso

dover essere

p.

882.
Nicola di Celano prevosto della
s.

soggetto al vescovo marsicano.
controversia tuttavia

La

non terminò,

chiesa di

Giovanni, eletto vescofu

ma
sta

la

chiesa di

s.

Giovanni Batti-

vo

1^54, Innocenzo IV.

nel

confermato da Giacouio canonico
s.

restò collegiata insigne e pritna-

della cattedrale di

Savina, essencapitolo
s.

do
ni

stato eletto dal

senza

l'intervento di

quello di

Giovan-

Battista di Celano, questo pro-

lesione al privilegio che concedeva doversi eleggere il vescovo nella loro chiesa, e perciò di
testò, di

Noteremo che l'ande' romani e città,, e si chiamò capo de Marsi, ed un tempo spettò al dominio della Chiesa romana, con Soia ed Arpino, per cui Martino V e Niria della diocesi.

tico

Celano

fu

colonia

colò

V
;

concessero esenzioni

al

co-

mune
tezza

pel

mantenimento
dai

di

sua forfeu-

nullità all'elezione.

Per questa lundeputò ad esaminarla il cardinal Matteo Orsini, liionde passati dieci anni Onorio IV confermò reiezione di Giacomo, col voto di diversi cardinali,
ga
lite

e fu signoreggiato

come

Gregorio

X

do

dai

Cibo,

Piccolomini,

dai

Savelli,

e dai Cesarmi Bobadilla.

Nel
la

1295 Bonifacio Vili
del

cassata

postulazione

capitolo

per

Alessandi'o de Ponti, invece elesse

dichiarando però che per l'avvenire

non

s'intendesse pregiudicato

il

Giacomo Busce domenicano. Giacomo de Militibus romano cano,

rapitolo celanese.

La
di

chiesa

di

s.

nico d'Ostia e
cio,

cappellano

pontifì-

Giovanni Battista
luiUiiis^

fu

eretta in

Celano , già Celano vecchio
^^^

i363 divenne vescovo. Pie* 38o, tro fatto da Urbano VI nel
nel
1

nell'anno

beato Giovanni da Foligno, sópra ameniscolle,

1264 o 1:274
e

vicario della basilica Liberiana, aderì

poi

all'antipapa
nel
1

Clemente VII
p«ir

:

simo
so

divenne patrono del luogo. Tanta fu la venerazione vertale

qtjesti

38o

fece

vescovo
nel
il

Giuliano de' minori, che dopo lunga
contestazione
fu

tempio, che

in

progresso fu
s.

deposto

eretto (in

uu

all'altra chiesa di

1409 da Alessandro V, ed ebbe

,

,

IVI

A

R

MAR
roso; ne restò
presso la

l'io

piloralo
re,

(li

Colle Martio per vive-

qualche
di

avanzo

di

finché
chiesa

Martino

V

lo

trasferì

sue rovine, e della diroccala
chiesa
s.

città

alle

Cnpritanense.
nobilissimo

Angelo

Benedetto
visitala

Maccafani

nnarsicano

dopo

essere stata

talvolta
vi

chiaro in giurisprudenza,

Eugenio

dagl'imperatori che

fabbricaroquali
la

IV nel 1446 lo l^cce vescovo, e meritò di essere tesoriere generale
Marca Anconitana luogotenente e governatore di Fano, mordella
,

no sontuosi

villaggi,

tra'

celebre villa di Nerone, e fu rino-

mato

il

vico Valerio.

La

provincia

to in Macerata

nel i47<^j

^ sepol-

to nella cattedrale.
briele,

Francesco, Gae

Giacomo

Gio.

Dionisio

contenne nel suo dominio, Tivoli, Carsoli, Rieti, Forconio, Amiterno e Marsi col lago di Fucino. La città fu diroccala dai
di Valeria

Maccafani,
vescovi, e

successivamente

furono

goti

e longobardi, e in parte dalle
la

Clemente VII nel i53'^ conferì la sede a Marcello Crescenzi nobile romano, che Paolo III creò cardinale nel [5^2. Per sua cessione
nel
1

ncque di Fucino, ed allora
vincia prese
il

pro-

nome

di Marsicana.

Dopo
s.

la

predicazione del vangela

lo fu quivi stabilita

cattedrale di

546

fu

fatto

vescovo

Michele Fran/ino Governatore di Roma, di cui parliamo nella serie
di
quelli. Giaoìbattista Milanesi

Savina o Sabina, denominata la chiesa Marsicana o de Marsi, cioè
dal
s.

poco lungi
la

sito

di

Valeria, e
già ca-

nosi

chiesa di
di
s.

Benedetto,

bile fiorentino, eletto

nel

i562,
Colli

sa

Bonifacio
cui
città)

IV
tempo

del

608

di

recò

ài

concilio di Trento; gli suc-

Valeria (al
esistesse
la

vuoisi

che
della

cesse nel

iSyt)

Matteo
dal

nadi

da
a

lui

convertita

poletano, sotto del quale la sede di

in

monastero

benefizio

Valeria o Marsi,

luogo

s.

patria,

come

fu

pure

di

qualche

Benedetto
rio

fu
in

trasferita

XI II
Il

Pescina
la

,

il

da Gregoperchè è

celebrità
di

indispensabile
ne.
castello

di

scmiente digressios. Benedetto eb-

la chiesa e monastero Maria Adergine, abitato da s. Equizio abbate, che alcuni vogliono rovinalo prima dell' eccidio di

be
di

tal

nome

dalla

rinomata chiesa
costante
opi-

Valeria nel /[Si per

la

persecuzio-

questo

titolo.

È

ni<uie degli scrittori
l'antica
città Prateria

che

ivi esistesse

ne de'vandali devastatori della provincia. Restaurato poi il monastero
,

compresa nelil

Dio
di
i

comandò
il

al

santo ab-

l'antico Lazio, che
alla
la

diede

nome
iìglia

bate
marsi,
ti

predicare
quali

vangelo

ai

contrada. Sì vuole fondata dal-

trovandosi meschiadella

celebre

matrona

Valeria
,

co'

nemici
corrotti

Chiesa

,

si

e-

dell'imperatore Diocleziano
vi

e che.

rano

ne' costumi.

11

mo-

dimorasse qualche tempo, ovve-

ro da

M. Valerio Massimo console romano nell'anno 147 di Pioma
,

nastero dai benedettini passò per breve tempo al governo de'cisterciensi,

da' quali

passò in

commentitolo

dopo aver soggiogato
la
gì,

i

marsi.

Per

da
gli

a' chierici

secolari col
vi

di

sua magnificenza, nobiltà e pie

abbate.

Anticamente

risiedevano

dopo Marruvio
della
il

fu

tropoli

provincia
il

,

capo e mecon avere
V anfi-

abbati benedettini, detti anche

preposti, facendosi
l'

menzione
rendite
e

delsci il-

avuto

collegio,
il

senato,

abbazia

dai
ricca

più rinomati
di

teatro ed

maestrato assai nume-

tori,

come

ter-

I

|o

MAR
a
ta
litaria

MAR
Valeria, rimase
la

tempo de' monaci. II priniu abbate commendatario di cui si trovi menzione è del l'^jS, cioè JXicolò Giacomo Ciucumello; sotto l'abbate commendatario Gio. Pietro Tomassetli di Pescina, nel 1668 fu restaurata la chiesa. Quanto alliloiii
J*anti("a

chiesa in so-

campagna, soggetta a desoruberie

lazione ed alle
dieri,
i

de'masna-

chiesa di
de' marsi

s.

Savina già catdella
città
la

onde vescovi si trovarono esposti a non pochi disagi, così i canonici. Questi avendo col vescovo Matteo Colli ricorso nel i58o al Pdpa Gregorio XIII, egli trasferì
l'antica

tedrale

e

di

cattedrale di
di

Pesci na,

ove

fu

trasportata

cat-

tempio
zie,

s. Savina nel Maria Vergine delle Grail

tedrale e la sede del vescovo, nella

già sotto

titolo della

MadonIn suTut«
fu

provincia
seguenti
s.

di

Abruzzo Ulteriore

na della Neve,

con

bolla

secondo, col Corsigiiani riportiamo
le

prema

dignitatisj kal. januarii.

notizie.

La
s.

cattedrale

tavolta la cattedrale

nuova non

di

Savina, benché
il

stato
si

prillo

Marco sia vescovo de' mar^

verso

l'anno
la

4^>
fede

benché
in

a

quell'epoca

cattolica

fosse

per
re
Ja

lui

già

stabilita

Valeria,
esse-

compila che nel iSgS sotto il vescovo Peietti, con ornati, portici, tre navale, trono del vescovo ed ampio coro, con l'altare maggiore lavoralo di marmo mischio, con
cappelle,
lite,

chiesa
a

de'marsi,

non poteva
eretta
del
,

alcune delle quali abbelin

queir epoca

perché

essendo
seguì,

complesso edifizio
il

santa
fu

moglie
in
,

senatore Pubattezzata

maestoso.
chi
Io

Sbagliò

Baudrand

e

dente
s.

Roma
il

da

in attribuire a

Cle-

l^aolo

patì

martirio
dell'

a'

agosto

o

3

settembre
il

29 anno
tal

mente Vili
vina

questo
città

trasferimento

della sede vescovile di

santa

Sa-

122,
chiesa

verso

qual

tempo

a Pescina,
della.

posta sulla

può avere avuto la sua prima origine in Valeria, divenendo la matrice chiesa dei marIn progresso di tempo l'ediQsi. fu ingrandito ed ornato, anzio che per òpera dei conti di Marin particolare del gran Be^ si, ed Tardo; e Pasquale II gli confermò il dominio su tutte le chiese della diocesi, come abbiamo già detto.
In questa
steva
chiesa

destra riva

Giovencola, che

entra nel lago

di

do
tra

foce

nel
di

suo

Fucino mettenlembo orientale,
che conta
il

capoluogo
i

cantone,

suoi

uomini

illustri

cele-

bre cardinal Giulio Mazzarini. Pescina per tale onore da terra divenne citlà, e fu così chiamata o dal fiume che alle radici dell' Apennino sotto le scorre, oppure dal

furono
le

sepolti

i

rivo deli' antica
ria in

chiesa

di

s.

Ma-

vescovi, e presso
il

sue

mura
i

esi-

Apeniace,

essendo

baronia

palazzo vescovile, ove
altri

car

sotto la contea di
Il

nonici con
vita

preti

vissero in

Celano. suddetto vescovo Matteo Colli

comune
tre

col

vescovo.

sa era a

navate con
bassorilievi

La chiemarmi
fi->

difese con fortezza e zelo le ragioni
di

sua

chiesa, e
s.

soggiacque

al

rissimi, con
alla

e

pitture
pietre

carcere di Castel

Angelo

di

Ro-

gotica,

per
in

cui

molte

ma,

ma

ne uscì innocente, morendo
di

lavorate furono
scina,

trasportate a Pe-r

in della città nel

cadendo

rovina

il

tempio

nella chiesa

s.

1596, e fu sepolto Lorenzo in Lu-

e l'episcopio. Imperocché, diroccq-

giua,

leggendosi nella iscrizipqe

se

MAR
polcrale,che fu benemerllo della cattedrale, del

MAR
La
si

i4i
di

successione de* vescovi di Marsi

seminano, deUVpiscopio

legge
:

nelle

annuali Notizie

e di diversi monasteri. Gli successe

Bartolomeo Pereftì, sotto del quaClemente Vili dichiarò cattedrale s. Maria delle Giazie di Pescina, appena ridotta a tale, e vi trasferì il capitolo. Muzio Colonna lomano fu falto vescovo nel i63o, e fu pio pastore ; per sua morie nel i632 lo divenne Lorenzo Massimi romano, canonico della bale
silica

Eoiha ne riporteremo gli ultimi. 1760 Benedetto Mattci di Avezzano diocesi di Marsi. 1776 Francesco Vincenzo Lajczza di Napoli. 1797 Giuseppe Bolognese di Chieti.

di

Avellino.

i8o5 Giovanni Camillo Rossi 1818 Francesco Sa-

verio Durini abbate della congregazione celestina, nato in Chi eli, poi
Iraslato

laleranense.

Nel

1646
la
s.

fu

seppe
diocesi

promosso a questa chiesa Gio. Paolo

ad A versa. 1824 GiuSegna di Poggio Ginoifo Marsico. Il Papa Gredi

Caccia,

che

introdusse
di

vita

comune
ra,

nelle

monache
la

ed

incominciò
di

Chiafondazione
il

delle scuole pie,

mediante

pin-

XVI nel concistoro de' 19 giugno 1843 fece vescovo l'odierno monsignor Michelangelo Sorrentino della terra di s. Gio. a Pire
gorio
diocesi
di

gue legato
silvestrini,

Lelio Tomasselli, per
i

Policaslro
della

,

della

pri-

cui insorse lite tra gli scolopi ed

ma
La
in

arciprete,

seconda

ca-

monaci dimoranti presso la loro chiesa di s. Antonio abbate. Antonio o Ascanio de Gasperis di
Veroli, secondo collaterale di
pidoglio,
eletto

nonico.
cattedrale di
,

Pescina

dedicata

Marsi esistente alla Beata

Cam-

da

Innocenzo
le

X
col-

nel
sulla

i65o,

compose
della
il

vertenze

Vergine delle Grazie, è soggetta immediatamente alla Sede apostocapitolo si compone della lica. Il
dignità dell'arciprete, di dieci canonici,

precedenza
per

prima

legiata, celebrò

sinodo, e fu Io',

comprese

le

dato
nel

scienza e soavi qualità
gli

teologo e del penitenziere, di

prebende del due
di
altri
al

1664
il

successe Diego Petra
egli

mansionari o benefiziati, e
preti e chierici

de'baroni di Sangro: anch'
lebrò

cela

addetti
di
il

servizio

sinodo, nel

1671

pose
s.

divino.

La

cura

anime

della

prima pietra

alla chiesa di

Giu-

cattedrale, ov'è
le,

fonte battesima-

seppe delle scuole picj e nel
rento. L' ultimo

1680

appartiene
esercitare

fu traslato all'arcivescovato di Sor-

fa
le

dai

continuatori

vescovo registrato dell' Ughelli fu

reliquie

che la capitolo, al da un canonico. Tra che si venerano nella
brac-

cattedrale,
cio di
s.

nomineremo un
o

Francesco Bernardino Corradini nobile di Fabriano, padre de'poveri ed ottimo pastore: il seminario
trasportato
vestrini
1

dal

monastero
alla

de' sil-

Sabina patrona di tutta la diocesi ; ed il capo di s. Berardo o Bernardo vescovo della medesima, il cui corpo dalSavina
l'antica

vicino

cattedrale nel

cattedrale di
trasferito

s.

Savina, nel
chiesa
di

58o dal vescovo Colli, restaurato vescovo Petra, fu nel 1664 dal
accresciuto soltanto dal vescovo Corradini,

i58o
s.

fu

alla

Berardo,
della

posta
città
,

nella

cima
mentre

del

monte
dal

e

rifabbricata
il

e

perfezionato

nel

1720

vescovo de' Vecchi,

dal

successore

Muzio

de' Vecchi.

suo successore Dragonetli nel 1727

i4i
vi

MAH
fece

MA
(.appella
.

II

ediiicare è

L'episcopio

una prossimo

alla

cat-

o Eraclea. Tito Sempronio vi riportò una vittoria sopra Hanon,
al

tedrale; fu eretto dal
li

vescovo Coldella
resi-

detto
di

di

Tito Livio.

Parlano
Pli-

dopo

la

traslazione

pure
nio

Grumento, Tolomeo,
di
la
all'

denza

episcopale

in

Pescina,

re-

ed Antonino. Si

crede essere
altra città

de

ed abbellito dai vescovi Gnspe» is Corradini ed altri. Olire la catltdrale in Pescina non
staura to
,

più antica
del
sale

qualche
cui

paese,

origine

non
:

ri-

che
la

epoca romana

i

sadi-

vi è

vi

altra chiesa

parrocchiale; bendi
religiosi

raceni

rovinarono.

Grumento

è

un

convento
di

ed un
le

uiOiiaslero

monache, quatse-

tro confraternite, più dotazioni per
poverezitelle,

due ospedali e

venne sede vescovile nel secolo IVj e fu irrigata dal sangue di s. Labeijio o Laverio suo patrono. Sempronio Alone è il primo vescovo
conosciuto di
dal

minario

con

alunni.

Ampia

è la

diocesi e contenente più di

sessan-

Pontefice
scrisse

Grumento ordinato 8. Damaso I nel
,

ta luoghi. La mensa ad ogni nuoTo vescovo è tassata ne'libri delia camera apostolica in fiorini cento,

370. Giuliano Patoraa è
cui
nel

il

secondo,
li

58o
alla

Pelagio
clero

per trasferirlo
liense,

chiesa Marcel-

corrispondenti alle rendite
scudi
rihu.i.

d'annui
ouC'

richiesto
11

dal

e

dal

tremila

non

deductis

popolo.

terzo fu Rodolfo Alano,
e degnissimo, al

uomo
{Marsicm).
cui

magnifico
la

MaRSICO nuovo
Città

tempo
Italia
dei

chiesa fiorì pel san-

con residenza vescovile del regno delle due Sicilie, nella provincia
di

gue
neir
serie

glorioso de* martiri. L' Ughelli

sacra
di

incomincia

la

Basilicata, distretto

sulla della

vescovi di

Marsico Nuo-

laida

orientale

del

Monte

vo con quelli
tratta

Maddalena, fiume Acri,
i

presso la sorgente del
al

nel

t.

VII,

p.

Grumento, e ne 485, e X, p.

piede deli'Apennino,

Ili
gesta

e
di

284,
s.

chiamaronsi marsici, come noia il Corsignani nella Reggia Ma rs icona j perché presero il nome da questa città edificata dal possente Rinaldo figlio del conte de'Marsi, quand'egli si ritirò nella
cui

popoli

riportando pure le Laverio martire , che

predicò

la

fede in
tal

Grumento
città

e

ri-

portò

presso

la

palmu
kal.

del martirio

nel

3 12, 5

de-

cembris

:

il

suo corpo fu
a
lui

deposto

nella chiesa

intitolata,
città,

ma
par-

provincia

di

Salerno

presso

alla

quando
te di

fu

devastata la

medesima
"vo

Basilicata.

fu contea

Marsico Nuoed ebbe suoi conti,
i

avendola

signobeggiala

per

molto

tempo
rino.

la

nobile

famiglia Sanseve-

Siccome l'antico vescovato di venne unito a Marsico Nuovo, ne daremo un cenno come de'suoi vescovi. Grumento Grunieniuni o Agiomento città della

Grumento

,

,

Magna
so
il

Grecia, nella Lucania, ver-

golfo di

bellinuni

Marsicum

Taranto , e fra Àed Iltraclea

se ne trasportò nella cattedrale Acerenza, e parte in quella di Satriano. Commanville dice che Grumento fu unito a Marsico Nuovo nel VI secolo, ed altri definitivamente nel 1260 circa. A Giudi patria grumentino, che liano accrebbe il lustro di sua chiesa , r Ughelli pone per successore Tuder o Tuderisìo che si sottoscrisse Marsicensis ecclesiae episcopns^ nel

decreto con

cui

s.

Leone lY

nel-

MAH
1*853

i43
di

conilannò
;

Anastasio
è
il

cardidei

Alessandro

III,

e nel suo vescovato

nale prete
anch'essi

questo

primo

Guglielmo
edificò
la

altro conte

Marsico

vescovi Marsicani seu Mnvsicenses^
sufFraganei
dell'arcivesco-

vo

di

Salerno.

ni al do

S'ignora quando vivesse Orivescovo Marsìccìisis^ notato
sotto di cui

onore di s. Tommaso di Cantorbery, nella quala regole Giovenale prete sotto la di sani' Agostino fu costituito
chiesa
in

priore immediatamente soggetto alla

dopo Tuderisìo,
luogo
di
s.

ebbe

santa Sede, alla quale chiesa fealtri conti

la

traslazione

dejle reliquie
di

cero donazioni
sico.

di

Maril

Gennaro vescovo

Cartagi-

Nel

1

1

88

essendo vescovo

ne.

duecento anni si trova Gisolfo marsicensìs episcopus,
circa

Dopo
del

medesimo

Giovanni,

Bartolomeo
moglie, do-

signore del castello di Marsico vecchio, con Mariella sua

sotto

quale

nel

1089

^^^''

nianno donò a Rado abbate Stefano di Marsico, le chiese
Nicola e di
e subito
s.

di
di

s.

s.

Caterina colle loro

narono all'abbate di s. Stefano di Marsico la chiesa di s. Maria. Anselmo famoso per le sue profezie
sui
le

pertinenze. Nel
gli

1095 mori GisoHb,

Pontefici,

che furono pubblica-

successe Giovanni
et

moGruad

dopo Bonifacio Vili, contempo-

naco cassinese, Marsicensìs
ìnenliiiae ecclesiae
si

sottoscrisse

un

privilegio concesso a Pietro ab-

raneo dell'abbate Gioachino fondatore della congregazione Florense, visse dopo il 1210. Dal 1^39 vacò
la

bate
della

della

Cava
di
s.

per

l'erezione

sede sino

a

fr.

B.inaldo do-

chiesa
;

lUtrgentia

nei

'Giacomo monumenti di

de
tale

menicano siculo, fatto vescovo sotto Clemente IV, traslato a Messina da
Gregorio

abbazia sembra che Giovanni fosse
fregiato della dignità cardinalizia. Al-

X

nel

1273, chiaro per

egregie qualità. Gli successe l'altro

tro Giovanni
cesse; quindi

pur cassinese
fiori

gli

suctal-

domeyicano

Leone
di
:

che
nel

ora
fu
di

si

chiamò vescovo

e talora di
incaricò per
s.

Grumento

Marsico xiZ
i

uno de'deputali
Gerardo

che Calisto II esaminare i miracoli
vescovo di Potenza,
fu

Posentini Grumentinus item appellalur. Enrico

fr. Reginaldo da Piperno discepolo di s. Tommaso di Aquino. Essendo vescovo Giovanni de Vetere Mattei salernitano, nel 1293 Tommaso Sanseverino condi Marsico (il quale confermò te della chiesa e monastero i privilegi di s. Tommaso, che dagli agosti-

vescovo sotto O-

niani

passò in proprietà delle
alle quali

mocon-

norio
fu
sotto

II,

nel di cui
la

lem pò
chiesa

nel

i

1

3

i

nache benedettine,
sico), fece

fabbricata
il

cattedrale

cessero privilegi vari conti
edificare la

titolo della

Beata

Vergine

torre

e di

s.

Giorgio martire, trasferenepiscopale eh' es.

naria nella cattedrale.
nel
il
il

MarcampaClemente VI
di
cui

dovisi la cattedra

i349

quivi trasferì da Tricarico
al

ra nella basilica di
i

Angelo. Tra

vescovo Rogerio,
conte

tempo

suoi successori
distinsero,

si

noteremo quelli che Giovanni a cui Sili

Tommaso,
presso

figlio
il

dell'altro

vestro conte

di

donazioni nel
intervenne
nel

Marsico fece pie i5o e nel i 52
1

;

1179
III

al

concilio

monastero che dipoi soppresse Innocenzo X, concedendolo colle rendite al semidi simile

nome, fondò

pei

celestini

la

città,

ticucralc Lalcraiiense

tenuto da

nario.

i44
vivente
tale
il

1^1

A

R
di

MAR
Potenza,
fatto

Giacomo Capndnin
vescovo
lo

successo suo nipote Angelo de'
zi

Mar-

Tommaso
intruse, e

da Urbano VI, l'antipapa Be-

nedetto

XI II ve

moo
fa-

decano della metropolitana di Fiienzc. Fr. Antonio Fera toscano, gran teologo e vicario
Medici,
apostolico de' conventuali,
i5S/\.
,

i4oo. Pietro Ilperino Alperino, di antica e nobile
nel

generale

miglia

romana
e

,

celebre

teologo
sacro

Gregorio XIII nel mosse al vescovato
nel
fu

lo

pro-

che rinunziò

domenicano
scovo da
in

maestro

del

1600,

palazzo, fu anch egli

nominato vecacciato

sostituito

Urbano VI, ma
nel

literno
in

in cui morì, (ili Ascanio Parisi di Modiocesi di Marsico morto
,

anno

dalla sede dai vescovi intrusi,

moi

i383, e fu secampanile di s. Maria sopra Minerva, al convento
polto

Roma

presso

il

1614. Fr. Timoteo Casello domenicano, napoletano di Guardia, fu eletto dopo il precepatria nel

dente;

aumentò

le

rendite

della
cat-

della

quale

era

appartenuto,

in

nobile

monumento,
della

poi trasportato
ss.

mensa, ornò ed ingrandì la tedrale che arricchì con insigni
lifjuie

re,

nella cappella

Annunziata.

ricevute in

dono dal
popolo
,

l*apa

Gaeta de'minori, nel i4oo nominato vescovo da Bonifacio IX, governò egregiamente, e morì nel pontificato di Eugenio IV. Fr. Antonio de MediFr.
Nardello da
ci

fu colla

voce

e coli' esempio

mo-

dello di
tò che
ta

virtù al

e meri-

nel

dopo 1639
gli

la
,

sua morte accaduil

successore

ed

i

canonici

erigessero

nella catte-

di

Firenze

,

dotto

religioso dei

drale

un

marmoreo monumento.
Cianti nobile

minori francescani, eletto nel

i4^4>
suc-

Fr. Giuseppe

roma-

morì nel medesimo anno:
cesse Fabrizio

gli

no, dell'ordine de'predicatori, erudito nella lingua ebraica, dotto nelle

ed a questi
Caracciolo
la

nel
di
,

Guarna salernitano, i494 Ottaviano
Napoli,
illustre

scienze.

per

lo

fece vescovo.
la

Urbano Vili nel 1640 Con invitto animo
lunga
e ne
lite

sua nascita per
la

per

la

sua
,

pietà,

sostenne
tava in

che

si

agi-

e
nel

sua

erudizione
vescovi

morto
lui

rota
,

contro l'arciprete dt
riportò
di
vittoria,

i535, e

sepolto in cattedrale

Saponaria

nel sepolcro dei

da

re-

con

che

il

vescovo

Marsico
sul

staurato,

nella

cappella
.

de' santi

rientrò nella sua giurisdizione
.

Cosma
gnese

e

Damiano

Il

successore

Vincenzo Bocca ferri nobile boloabbate olivétano, insigne in prudenza, morì in Roma nel se* guente anno, e fu sepolto nella chiesa dell'ordine. Paolo III nel i54i creò vescovo Marzio de'Medici nobile fiorentino, che intervenendo al concilio di Trento si fece ammirare per l'erudizione e morì nel 1573 in Venezia, ove risiedeva
,

medesimo e clero Celebrò nel 1643 il sinodo che fu stampato)
riedificò dai

drale

fondamenti la catteed ornò; eresse nell'episcopio il seminario e l'ar,

l'ampliò

chivio

vescovile
s.

;

restaurò

nella

chiesa di
il

Maria sopra Minerva sepolcro de'suoi maggiori ; inol*
in

tre

Roma

col

fratello

Ignazio,

pur domenicano e vescovo di s. Angelo de'Lombardi, restaurò ed
abbellì
in
s.

quale

ambasciatóre
di
s.

di

Cosimo

I

la

cappella di

s.

Domenico
sede nel

granduca
polto in

Toscana, venendo

se-

Sabina; rinunziò
dedicarsi

la

Maria dell'Orto.

Gli

t656 per

in

Roma a

,

1

MAR
tratlurre l'opera del dottore
s.

MAR
Tomaltri

i4^
diocesi e
il

due

Sicilie,

unì

la

ve-

maso contro
scritti

i

gentili,

oltre

scovato di Potenza (Fedi) a questo
di Marsico

che

lasciò.
gli

Nuovo, indi

confermò

Alessandro VII
lo Pineri
di

sostituì

Ange-

di

Montefiascone, ornato
,

Marsico Nuovo suffraganeo della metropoli di Salerno, e Potenza

m

molte

virtù

al

quale successe
Falvi
dei

nel

1671 Gio. Battista

baroni di Giulianello, canonico di IVlartorano e di Cosenza, stimato

Acerenza. Lo stesso Papa fece primo vescovo di Marsico Nuovo e Posuffraganeo dell'arcivescovo
di

tenza unite,

nel

concistoro

de' 2

da
zio

diversi
di

cardinali;

dopo

l'eserci-

febbraio 1820,
le

Giuseppe BotticelU
al

diverse

dignità

ecclesiasti-

de'minimi paololti di Sora,
die in successore
aprile
in

qua-

che. Clemente
sta

X
le

lo elevò a

quesemi-

quello dei

chiesa;

ne

fu benemerentissi-

29

1822
in

Ignazio
ss.

mo, accrebbe
la

rendite del

della congregazione del
tore,

Marolda Redensuccesse

nario che ingrandì, fu zelante deldisciplina ecclesiastica e dei
studi,
;

nato

Muro,

cui

sa-

cri

soccorse

i

poveri
del

nella

r odierno vescovo monsignor Michelangelo Pieramieo, di s. Angelo
diocesi

carestia

pel terremoto

1673
peni-

di

Penne,

fatto

da
dei

diede

esempli di

edificante

Gregorio

XVI

nel

concistoro

tenza; dotò

le zitelle,

aiutò le ve-

12 febbraio i838.

dove, distribuendo

ai

bisognosi

le

La

cattedrale,

sue vesti e suppellettili; e moren-

dido, perchè
l'antica,

nuovo edificio splenun incendio distrusse
all'Assunzione
di

Vigiano nel i676,fu tumuonorevole sepolcro, tra il lutto e il pianto di tutti i diocesani. Domenico Lucchetti della dio-

do

in

è sacra

lato in

Maria Vergine. 11 capitolo si compone di tre dignità , prima delle
quali

è l'arcidiacono, di dodici cae di
diversi

cesi

di Tricarico,

arcidiacono

di

nonici

mansionari

o

Marsico,

ne divenne

vescovo nel

ebdomadari, oltre
rici

altri preti

e chiebattesi-

1686, succedendogli nel 17 io, dopo tre anni di sede vacante^ Donato Ansani nobile
esso
vi
l'

addetti al divino servigio. Nelvi

la cattedrale

è

il

fonte
,

di

Ariano,

arciprete di quella cattedrale,

ed con

male colla cura d' anime di cui ha l'amministrazione il primicerio,
seconda dignità del capitolo
,

terminando la serie de' vescoMarsico i continuatori delUghelli. In quella che si legge
di

coa-

diuvato da un prete economo. L'episcopio è prossimo alla cattedrale,
anch'esso riedificato dopo l'incendio. Oltre detta chiesa, nella città vi so-

nelle

annuali
gli

Nolizie
i

di

Roma
1766

sono
gani.

ultimi

seguenti.

Andrea Tortosa

di JNocera de' Pa1771 Carlo Nicodemi di Penta diocesi di Salerno. 1792 Bernardo della Torre di Capo di

no
è

altre quattro chiese parrocchiali

munite del battisterio. Vi sona inoltre due conventi di religiosi ed un monastero di monache, diverse
confraternite, l'ospedale ed
nario.
il

Monte

arcidiocesi di Napoli.

1797

semi-,
esten-

Paolo Garzillo di Solofra arcidiocesi di Salerno. Pio VII nel 1818 colla lettera apostolica De lUiliori dovìinicae,

Le due
circa

diocesi unite

si

dono a
di

V
VOL.

kal. julii,

nel

riordina-

novantacinque miglia contengono quindici-, luoghi. Ogni vescovo è tassato nei
territorio, e

mento

delle diocesi del
XLIII.

regno delle

libri

della

camera apostolica 10

in fio-

,

i46
lini

MAR
208, coirìspondenli
circa
alla rendila,

MAR
che più considerabile del primo
altresì

la

(ìi

2000

ducati napoletani,

domina

;

publicis dtduclìs ouerihiis.

MARSIGLIA
ca,

(Marsiticn). Cwxìx
la

una parte della cite non permette il passaggio che ad una sola nave per
è
diflìcile

con residenza vescovile,
zodì
della

più

ric-

volta.

Questo porto è
circa

sicurissimo,

mercantile e popolata del mez-

e

può contenere
le fregate

1200

navi-

Francia

,

nella

Pro-

gli;

Tenza, ora

mento
te
I

delle

capoluogo del dipartiBocche del Rodano,
Parigi.

sono i legni da guerra i più grandi che vi possono entrare ; è soggetto ad essere colmato dalle alluvioni e dal

di circondario e di cantone, distan-

fango delle
dalle

98 leghe da

E

situata

vicine colline, staccato

piog-

sopra una rada del mare Mediterraneo, alla costa nord- est del golfo
di

gie; varie macchine sono di conti-

nuo impiegale
Sul lato nord
stabilimento

al

suo

nettamento.
evvi
lo

un poco al nord della iroboccalura dell Huveaune. Tnoltie
Lione
,

del

porto
;

sanitario

un canale
dogana
è

Marsiglia è

capoluogo

dell'

ottava

cinto di magazzini della

divisione militare, e

del

sindacato
pri-

praticato sul lato meridionale. In-

marittimo, sede de* tribunali di

ma
no

istanza
direzioni

e di

commercio. Vi

so-

se

delle contribuzioni di-

demani e dogane, una conservazione delle iporette e indirette, dei

dipendentemente da questo porto, ne fece di recente un altro chiamato Dieudonné, nella rada, fra le isole ben fortificale di Ralonneau
e di

Pomèguc;

i

vascelli

di

linea

una camera ed una borsa, un consiglio di periti, un sindacato marittimo, un commissario generale, un tesoriere di marina, ed
teche,

possono ancorarvisi
e serve anche di

con

sicurezza,

luogo di ([uarandella rada

lena ai navigli. Avanti
si

trova l'isola

d'if,

roccia

ben cole tor-

un ingegnere
siglia
la

de* ponti

ed argini

perta di batterie, ove stanno
ri

incaricato de* lavori del porto.

Mar-

e gli edifizi che
Il

servono di

pri-

è cinta di colline, delle quali

gione di stato.
la

lazz^uetto sta sul-

più alta è quella della
della

Madonmezzodì,

na

Guardia, verso

il

su cui evvi un forte; all'ovest si trova il mare col porto. Presso ed all'ovest di questo ultimo, vi è la
cala della

200 passi nord dalla cited è uno de' più beili dell'Europa ; si eresse pure nell'isola Ralonneau un ospedale per gl'indicosta a
tà,

vidui

la

cui
i

salute è

sospetta.

Dii

Fontana

del re, e al nord-

scendenti
quali

marsigliesi dai focesi,
la

ovest di questa quella del Faro: al

tracciarono pei primi
marsigliesi

via

nord-est dell'ingresso del porto

si

del golfo Adriatico e del

osservano
bilissimo.
si

le

cale dell' Ourse, della

reno,

i

mare Tirnon hanno mai

Jolietle e del
Il

Lazzaretto

rimarcacittà,

porto, di figura ovale,

smentito la loro origine; ma sempre rivolsero tutte le loro viste al

prolunga nell'interno della

commercio, e questo coronando
della loro prosperità, del qual

le

dall'est all'ovest,

sopra una lunghezlarghezza
è rinchiu-

loro fatiche, fu sem^n'e la sorgente

za di

di circa

5oo tese ed una 200 ; V ingresso
al

comcri-

mercio passirmo a da ine un cenno
istorico,
stiana.

so fra due roccie, sulle quali s'in-

limitandoci

all'era

nalzarono
Tanni, e

al

nord il forte sud quello di

s.
s.

GioNico-

Fino dal secondo secolo

le

sala-

MAR
gioni della provincia
ni)

mah
godevano già
il

mo

profitto,

e l'Italia e

la

ì47 Spagna
ftt

soiniuo credito
scrisse,

;
i

e Plinio
pesci

vec-

specialmente ne facevano
quisti
;

vistosi ac-

chio
in

che

preparati

ma

il

dazio gravoso che

Mursigiia, e specialmente le sar-

de, erano ricercale ed in molto pregio presso
i

romani. Secondo
luogo
di

s.

Greor-

imposto a questa merce nel 1760, diminuì moltissimo siffatto commercio. Nel 1187 il conte di Monferrato concesse
ritto di
a' marsigliesi
il

gorio di Tours^ questa città era nel

di-

VI

secolo

il

deposito
della

commerciare con Tiro fran-

dinario delle
francese, e di

merci
quelle

nazione
si

chi

che

tras-

portavano
di

dall'estero.

Era pure
il

in

questo porlo che sbarcavasi

vino
i

Gaza

,

cosi

rinomato
dallo

presso

da ogni imposta. Nel 14^3 domorte della regina Giovanna li, mentre Marsiglia era sottoposta a tutti gli orrori della guerra sotto Alfonso V re d'Aragona e di Sici-

po

la

galli.

Abbiamo

storico Egidi

lia,

le

repubbliche di Genova e di
s'

nardo, genero e segretario

Carlo

Venezia

impadronirono

in

gran

Magno, che
stabiliti

nell*

B3o

i

negozianti

parte delle relazioni commerciali di

in

Marsiglia
le

importavano
dell'

Marsiglia col levante
sto sotto
il

;

ma

ben pre-

già dall'Egitto

spezie

Indie

ed

i

profumi

di

Arabia;

ne traee

vano anche
seta,
sia
;

dello zucchero

della

regno di Renato tali perdite furono riparate. Questo principe stabilì saggi regolamenti, che

portata dalle caravane dell'A-

ma

questa ultima
lusso,

merce

era

prepararono un'era novella di prosperità, portata al più alto grado
dalle franchigie accordate nel

di

estremo
seta,
la

e

le

sole spose

1669
porto
fu

novelle facevano uso
di

di

un abito
conciate,
gli

da Luigi XIV, che dichiarò
franco. Qiiesla

il

cui fattura costava cinI

prosperità

non

que
gli

soldi.
olii

cuoi,

le pelle

interrotta che nel 1790: in tale epo-

divennero
Marsiglia.

in

appresso

ca Marsiglia ebbe a soffrire in causa di sospensione generale del

oggetti
cio di

più importanti del

commeril

com-

È

noto abbastan-

mercio, e specialmente

dalla legge
1

za
ivi

il

conto

in

cui teneasi
il

sapone

emanata

il

i3 dicembre
la

794, che

fabbricato,

quale

forma an-

«soppresse interamente

franchigia

che oggidì uno de' più considerevoli rami della sua industria, e se ne fa smercio quasi per tutte le piazze mercantili d'Europa. All'epoca delle prime ciociate, nel declinar de!

accordata nel
ta

di

1669, ch'era già stamollo modificata dalla ante-

cedente legge «."agosto 1791, conseguenze solile delle rivoluzioni. Nelle

secolo
i

XI

e

nei primi

tempi del XI 1,
specialmente
correre nel
il

marsigliesi el3bero
di

merito

provve-

dere a tutto quello che poteva octragitto del

mare
j

alle

schiere cristiane de* crociati

ed et»
condazi

lunghe guerre sotto l'impero miMarsiglia andò del tutto in decadenza e la sua popolazione ch'erasi ripristinata dopo la pe.«>le del 1720, di liuovo e così rapidamente diminuita, che rimasero perfino alcune contrade del tutto
litare,
; ,
("lì

tennero perciò
cessioni, e

in Siria diverse
i

spopolate.
abitanti
e

La pace
le

vi

ricondusse
il

gli

l'esenzione di tutti

ricchezze;

governo

sulle

mercanzie
navigli.
fu

che

importavansi
concia
delle

co' loro
pelli

La

s'impegnò a favorire questo ritorno dell'attività del commercio , ed il
porlo in di nuovo dichiaralo fran-

già

per Marsiglia di som-

i4S
co
a'

MAR
una parte

MAR
stende sul mare,
la

3 ottobre 1814. La legge del 16 dicembre 18 16 restituì al poralla di lui
dis-

campagna, ed
Il

della città nuova.

ba-

to le sue antiche franchigie, ed ac-

cordò una piena libertà
navigazione.
innalzata ad

Con

tali
si

provvide

posizioni, Marsiglia

è ben presto

za, la cui base è
ciale

un grado di ricchezun commercio speche non le si può contendere.

Solo gran porto francese sul Mediterraneo, Marsiglia ha una posizio-

ne unica incontro
le,

le corti

spagnuoasia-

luardo delle Dame è assai ameno, essendolo egualmente le strade lungo l'acqua, che sono soprattutto nelr inverno la porzione la più frequentata di Marsiglia. La città nuova, che forma circa i due terzi di Marsiglia, è percorsa dal nord all'est da una lunga e bella strada che dalla piazza della porla d'Aix, va in linea retta alla piazza Castellana
,

italiche, greche, levantine,

sotto

i

nomi

di

strada
s.

tiche ed africane.


le

a queste con-

d'Aix, grande corso, corso di
gi,

Lui-

trade limita essa
ciali

sue

commerlascia
,

strada di
di

relazioni

;

ma non
mar Nero
;

di

mino

Roma e gran camRoma dall'alto della stra;

estenderle col

col Bal-

tico e coiringhilterra
si

le

sue navi
Indie
gli
;

da d'Aix la vista n'è maestosa. Questo viale è ancora abbellito dall'arco trionfale eretto sulla
piazza

spediscono

alle

grandi

sono in comunicazione con
spedizioni

Stati
le

Uniti e colle Antille; infine
per

sue

l'America

del

sud

dimostrano ch'essa intende il valore commerciale nel senso più esteso. Marsiglia è ancora una piazza di guerra, e vi si vedono alcuni avanzi di un'antica muraglia con bastioni.
Si divide in vecchia e /nuova città: )a seconda è bellissima.

d'Aix in onore di monsieiu' il Delfino, da due belle fontane costruite sul gran corso, e da un'altra fontana con sopra un superbo obelisco. Tutte le strade di questa parte di Marsiglia sono belle e adorne di
bellissime case
;

dall'alto della stra-

da Canabière

si

scopre

il

porto coall'estre-

perto di navigli, e chiuso

mità occidentale da colline che non situata all'ovest, eretta in anfiteapermettono di vedere da qual lato tro, in parte sopra alture, ha per tì penetri il mare. Il canale situalimiti il porto, il gran corso, la to sulla parte sud del porto è cinto strada d'Aix ed altre, tutte bene da belle spiaggie, da case regolari irrigate da acque sane ed abbone da magazzini la cui architettura danti. Questa porzione di Marsiglia è semplice ma soda; un poco più ha il vantaggio di non essere mai superiormente del canale, e dal Iato stesso stanno esposta ai venti impetuosi che si cantieri di costrufanno sentire'* nella città nuova e zione: in vicinanza si racconciano dove si è altresì più difesi dagli i vascelli. Le piazze, in minor nuardori dell'estate. Non manca né di mero che nella città vecchia, sono più spaziose, regolari e meglio orpiazze, ne di fontane, né di passegnate, ricordandosi la piazza Reale gi ; la piazza nuova è la più grande e regolare, e quanto ai passeg- colla fontana di s. F'ereoI, cinta da una doppia linea di maronai delle gi, quello della Torretta, chiamato
i ,

La prima

pure la Spianala , è il più bello, perchè vi si gode di una prospettiva variata e bellissima, che si e-

Indie, quelle di
teatro,

s.

Vittore, del
si

gran
dan-

e di

s.

MicheFe ove

no alcune

volte pubblici spettacoli.

,

MAR
I

MAR
fuori della
,

passeggi nel circuito e

e

mezzo

sotto al
il

149 monte Salviano
l'accesso

città

sono

numerosissimi
la

frequentata essendo

strada

mollo che
;

per asciugare

lago di Fucino, e
facilitare

meramente per
ad una
glio
il

conduce al giardino corso Borbone che
la

botanico

il

villa,

forse di Lucullo, tralo

termina

al,

forarono per

spazio di

montagna dello stesso nome ed ora un tempo roccia nuda
,

colle di Posilipo.

un miLa catte-

drale di Marsiglia, posta nella città
vecchia, una delle più antiche di Francia, dicesi eretta sulle rovine
del

piantata
strade e

d' arbusti
laberinti,

,

intersecata

da

con
i

una colonbastioni che
dalla

na

di

granilo; infine
si

con ^ari nomi

estendono
delle

tempio di Diana. 11 palazzo pubblico costrutto da Puget , è il
città
;

montagna
la

di

Borbone sino

alla por-

più bell'edilizio della
ciata

la fac-

d'Aix.

Le acque
;

fontane

sul

porto

vedesi

adorna

di

in questa parte della città sono sufficienti al

bellissimi rilievi in

marmo

bianco;

siglia

bisogno le acque di Marvengono da Huveaune, e da
fontane.

molte sorgenti particolari

mentano alcune
de
acquedotto

quasi

che aligraninteramente

Un

vi si vede la statua di Pietro Bayon, che uccise il console Casaux, capo di quelli della lega, e due bei quadri del marsigliese Serre , rap-

presentanti

le
;

stragi
la

della peste di

sotterraneo, e che ha tre incili sul-

questa

città

borsa

è

nel

pian

l'Huveaune ed uno sul Jarret, è lungo 7828 metri, oltre altri piccoli
acquedotti.
Il

terreno di questo edilìzio. Si distin-

clima di Marsiglia è

sanissimo, quantun(|ue sia la sua temperatura assai alta. Questa città non rinchiude alcun avanzo di antichi monumenti;
Mi
si

guono pur anco l'osservatorio, la pescheria nuova eseguita da Puget il nuovo mercato a 32 colonne d'ordine toscano, i due teatri e
soprattutto
la
il

grande,

il

palazzo deli

prefettura, la dogana,

magaz-

trovarono soltanto negli scavi
statue,

zini

pubblici, e la colonna innalza-

fatti,

urne, medaglie ed una
di

ta nel
corsi

1822, in memoria dei soc-

specie di obelisco
d'altezza, e

che

si

7 a 8 piedi crede essere il

ottenuti dal
la

Papa Clemente

XI durante
di lui vita del

peste. Si legge nella

gnomone
scopri

di Pitea. Ultimamente si un sotterraneo, opera roma-

Novaes, che nel 1720

na e benissimo conservata, che scorre tutta la lunghezza del porto. Questo fece nascere l'idea della costruzione di un Tunnel non inferiore a quello di Londra ( Fedì).

avendo una nave proveniente da Seyde introdotta in Marsiglia la peClemente XI compassiostilenza nando la miseria del popolo, mandò al vescovo duemila rubbia di grano (e mille ad Avignone), per,

Da gran tempo
di

l'ingresso e l'uscita

chè gratuitamente
bisognosi
;

lo distribuisse ai

quel passeggio sottomarino eracliiusi
:

onde

il

magistrato

civi-

no

fu l'ingegnere

Talon che

co di Marsiglia in segno di
tudine, nel

grati-

osò tentare quell'ignoto e pericoloso tragitto in

1726

eresse nel palaz-

numerosa compagnia.

zo pubblico una onorevole iscrizione.

Non
chi

reca meraviglia che gli antiromani costruissero un' opera sotterranea a Marsiglia, mentre pas-

Tanto
;

fu orribile la strage, che

fece perire
tanti
siglia

da

4^ a 5o,ooo

abi-

l'eroismo del vescovo di

Mar-

sarono per lo spazio di Ire miglia

Bclsunce, che in mezzo a tutti

i5o
i

MAR
non
cess?» di

MAR
prodigare
,

pericoli

le

mineremo
tea
to,
il

i

primari.

Il

celebre Pi*

sue cure agii appestati
to una

memoria

in

ha lasciaperenne benebolla Unigelo

astronomo, gootuetra e letteravivente al tempo di Alessandro
;

dizione, solo oUuscntH dalla contrarietà
nittis

che mostrò
di

alla

Grande Eutimene navigatore; medici Demostene e Crinas; fra
,

i i

Clemente XI che
le

aveva

fallo

vescovo. Oltre

chiese e par-

scrittore;
i

ed una chiesa Mele ìùli- greci (f^edi), in Marsiglia vi è una chiesa concistoriale riformata una sinagoga concistode*
,

rocchie cattoliche,

moderni Onorato d' Urfé ameno Dumarsais grammatico; sacri oratori Mascarou e Massillon
;

il

poeta

Pellegrin;

il

viaggia-

matematico e botanico Carlo Plumier; lo storico di Marsiglia Antore,

riale,

parecchi ospedali,
(lettere

l'arsenale,

tonio Rulli
dito

;

il

viaggiatore ed erucav.
d'
p.

]a zecca

M

ed

A

intrec-

orientalista

Arvieux

;

ciale),
te di

una gran corderia, un monpietà, una cassa di risparmio

l'astronomo e botanista
il

Peuillée;

letterato Lantier; lo scultore, pitil

e di prevedimento, dei bagni a va-

tore ed architetto Pietro Puget;

e di sabbia saturata di sai marino buoni pei reumatismi le strade sono bene illuminate dal 1785. Marsiglia è rinomata per le sua fabbriche, massime di sapone,
:

pore

generale Gardanne, ed
ta

altri.

Il

poe-

Petiouio nacvjue ne' dintorni di
la

Marsiglia,

quale
l

conta

circa

marsigliesi so120,000 abitanti, no laboriosi, inteliigtuiti, franchi e

di coltelleria, di

damaschi di grande bellezza, e meglio di quelli di
altre cose
;

probi, ed

amano con

passione

la

musica,

Siria, e di

vi

si

tiene
il

danza ed il teatro. La letteratura fiorì un tempo assai piìi
la

una

fiera di

quindici giorni

3

1

che
cosa.

al

presente^ in cui

il

commer-

agosto.
Mai-siglia

cio e la navigazione attraggono ogni

possiede
scienze,

una rinomata
belle
lettere

Il

territorio

di

Marsiglia è'
le

accademia

di

secco in generale, rinchiudendo

ed arti, stabilita sino dal 1726, molte società di agricoltura, di medicina, di carità
llale

montagne molte cave
e dalla

di

marmo.

E
re-

irrigato dall' Iluveaune, dal Jarret

materna

,

di

mo-

Plombières, piccole riviere.
il

cristiana,

di

beneficenza.

Un

Fu
gno
di

fondata Marsiglia sotto
il

una scuola secondaria di medicina, una di mutuo insegnamento, scuole di disegno licollegio reale,

Tarquinib l'anno 600 prima
e perciò
la

vecchio, verso

di

Gesù

Cristo,

più antica città di Fran-

neare, di navigazione, di
cio e di
di

commer-

musica ; un corso gratuito geometria e di meccanica appli-

cate alle arti,

un

istituto di sordi-

cia, e sembra dovere la sua origine da una colonia greca di focesi, popoli della Ionia asiatica, che abbandonò il suo sterile paese, onde cer-

muti

,

una

biblioteca

pubblica di

carne uno più
essa

fertile.
la

In progresso
[lopolazione
in
1

60,000 volumi, un museo di quadri, un gabinetto di storia naturale, un giardino botanico, ed un
giardino reale di botanica e di naturalizzazione.

ricevette tutta

della Focea,

che abbandonò
,

masti-

sa

la

propria patria

e

si

ifugg»

nelle Gallie per sottrarsi

dalla

La

città

produsse

rannia di Arpago o Arpale, generale di Ciro, e da questo invialo governatore nel conquistato paese.

tanto nei tempi antichi, che nei
derni, molti

mono-

uomini

celebri,

ma

-

MAR
nominata Massalìaj rhe i latini pronunziarono Massiliay da cui poscia cliinmossi Marsiglia e dai francesi Marseille. Quasi dalla sua origine divenne una delle
F(t
in

MAR
resisfelle

i5i
suo
si

origine

a Giulio Cesare, che vo-

lea

forzarla

ad

abbracciar

il

«

partito contro

Pompeo

,

e

non
Sotto
la

arrese se non dopo aver sostenuto

più grandi e eoaìuiercianti

città del-

lungo e terribile romani Marsiglia

assedio.

ì

perdette

l'occidente. Essa formò ben una repubblica simile a quelle
fitta

tosto
delle

potenza politica, ma sua libertà, rivaleggiò,

sua conservando la

greche, che diveime florida pel
traffico,

suo

e rinomata per

la sagla
ci-

gezza delle sue leggi, e per
viltà,

mediante il suo esteso commercio, con A lessati-^ dria e Costantinopoli, ed appunto occupandosi soltanto ad ammassare
delle ricchezze, abbandonossi a piaceri

di

cui

sparse tosto

i

benefizi

sulle

rive del

Mediterraneo e nelle
Marsiglia
di
fa-

di

ogni genere, talché

i

costu-

Gallie.

Pub

^vantarsi

mi
in
di

dei

marsigliesi passarono allora

aver formato una delle tre più

proverbio, onde disegnar

quelli

mose accademie

del

mondo,

e

di

gente perduta nel

lusso,

nella
ces-

aver perciò diviso l'onore con Rodi ed Alene, meritando da Cicerone di essere chiamata V /4!ene delle Gallie^ e da Plinio magislra s indio rum. Quivi venivasi da ogni parte
per apprendere l'eloquenza,
sofia
la filo*

mollezza e nello stravizzo.

Non

sarono però di coltivare

le scienze,

come
za,

lo

aveano
il

fatto in

preceden*

lasciando

loro antico linguag*
essi

gio pel latino, e da
essersi
i

può
della

dirsi

galli

spogliati

loro

e
i

le

belle

arti,
i

mandandovi
figli

nativa barbarie,
marsigliesi la

spesso

romani
I

loro

per

i-

apprendendo dai scrittura, che non larfra
i

struirsi.

naturali del paese,
felicità
i

invi-

darono a spargere
cini.

popoli vi-

diosi

della

e della licchezza
marsigliesi
,

che acquistarono

a-

Roma

e

l'

Italia

soggiogate

nel

vendoli spesso faticali

con

sempre

V
de
la

secolo dagli eruli, Marsiglia cadin

move

ostilità,

li

costiinsero a fare

potere di Enrico re

de' vi-

alleanza col
fece guerra
senti

popolo
ai
salii

romano, che
loro

sigoti

e di suo figlio Alarico,

dopo

più

pos-

ni

nemici ed oppressori. 1 romanon ebbero giammai amici più
e generosi,
lo

Teodorico re degli ostrogoti s'impadronì di que-

morte del
città

quale

sta

e del paese vicino.

I

suoi

fedeli

che dimostradella repubbli-

successori la cedettero
di Giustiniano
I

nell'impero

rono specialmente allorché abbracciarono
gì' interessi
Il

ai

re franchi

Meduca

rovingi, che ne furono padroni sino

ca contro Cesare.
sigliesi

potere de' marassai
dii

a

Carlo

Martello.
se

Allora

il

e

le

forze loro erano

considerabili, talché sostennero

ne impadronì, sotto la protezione dc^ saraceni, ma però es-

Moroote

verse guerre contro
guri,
i

i

gaulesi,
altri

li-

cartaginesi

ed

popoli
la

tesi,

nemici de* romani, avendo
alleanza con
essi,
si

loro
oc-

sendo vivamente pressato dai franegli si salvò per mare, e Marsiglia obbedì a Carlo Magno ed ai
Carlovingi, poscia ai re di

può

dire

Borgo-

casionata la conquista della

Gallia
ai

gna, e finalmente ai conti d'Arias.

Transalpina, apiendone le porle

Sotto
sotto

il
il

tonquistatori. Marsiglia rimase per

lungo tempo alleala dei

romani e

Arles,

i

regno di Luigi il Cieco, e governo di Ugo conte di saraceni che si erano sta-.

,

5

i52
biliti

MAR
e fortificati sulle
coste
della
te

MAR
vesi e pisani gli

avea magnificamen-

Provenza, rovinaroixo tulle le città marittime, e specialmente Marsiglia.

somministrati.

Urbano

V

a
i

Mentii dimorava Roma, non cessando le

nadeli-

Ebbe
to
I
il

la

fortuna di
di

ristabilirsi
il

sot-

guerre tra
quelle tra
varresi
,

francesi e gl'inglesi,

regno

Corrado
ne

Pacifico.

gli

aragonesi
sopirle

ed
le cui

i

suoi governatori, che chiaraavansi

per

determinò di

visconti o duchi, se

rendettero

ritornare in Provenza,
zie

padroni assoluti sulla fine del secolo. Guglielmo, che mon nel ioo4, fu il suo primo visconte proprietario. Ugo Godofrudo, uno dei
suoi discendenti, lasciò la sua viscontea da dividersi egualmente fra i suoi cinque figli. Allora marsii

X

erano amate dai cardinali. A'

settembre

iSyo Urbano
,

V

s'im-

gliesi
le

acquistarono

insensibilmente

porzioni degli uni e degli altri, e
nel 1226,

tornarono a governarsi repubblica-

barcò a Corneto con una bella squadra di diverse nazioni, approdò in Marsiglia a' 16 setteuibre, quindi a' 24 arrivò in Avignone, ove morì a' 19 dicembre vestito dell'antico suo abito cluniacense. Il cadavere fu deposto nella cattedrale, e nel seguente anno fu trasferito
nella chiesa di
siglia,
s.
il

namente
taggio.

ma non
di

godet-

Vittore di Marsuccessore
sei

tero per lungo

tempo

tale

van-

facendolo
fu

Giecar-

Carlo d'Angiò fratello di s. Luigi IX, essendo conte di Provenza, fece marciare un'aràiata conti*o di essa, e se ne impadronì nel f25i, o secondo altri nel 1262. Nel secolo seguente dopo che Cle-

gorio
dinali.

XI accompagnare da
Ivi
gli

eretto
fatto

un
nel

mar-

moreo monumento,
do
si

moallora
,

di architettuia

che

più
gotico

pregiava

di

gusto

con

staluine e ornamenti in mezzo, che
riuscì opera accurata e splendida, ed ove Dio a sua intercessione operò diversi miracoli, venerandolo

mente V Avignone

stabilì in

Provenza ed
s.

in

la

residenza

pontifìcia

Urbano

V

già abbate di
si

Vittorice-

re di Marsiglia (ove

dice

alcuni per santo.

vesse l'avviso di sua elezione, ben-

Gregorio XI volendo
stabilmente ridonare a

anch' egli

ché non fregiato della dignità cardinalizia, altri dicono in Firenze) risolvette dr restituirla a Roma sua legittima sede. nel iSGy, partendo d'Avignone a' 3o aprile, accompagnato da diverse galere italiane.

Roma
da

la

papale

residenza
a'

,

partì

Avidel-

gnone
l'anno

IO o

i3

settembre
tutti
i

1876 con
sei,

cardinali,
vi

tranne

e giunto a Marsiglia
giorni.
Ivi

soggiornò dodici

s'imnel

Approdato

in Marsiglia albergò nel

barcò

a'

12 ottobre in una numea

suo antico monastero di s. Vittore, ove a' 12 maggio creò cardinale Guglielmo
di

rosa flotta, e giunse

Roma

Agrifoglio

,

nipote dei

gennaio 1377, morendovi nel seguente anno. F'u eletto Urbano Vf,

cardinale dello stesso nome, da cui

ma

insorse l'antipapa

Clemente VII,

principalmente ripeteva
saltazione.

la

sua

e-

A' 19 maggio

parti

da

Marsiglia, con
tré galere

una
altri

flotta dì

venti-

per opera de' cardinali francesi che sospiravano il soggiorno di Provenza, che recandosi in Avignone fu
cagione del grande
dente, seguendone
cia.

ed
I

bastimenti, che

scisma d' occile parti la

Giovanna
tessa di

regina di Napoli e con-

Fran-

Provenza, coi veneti j geno-

Morto l'antipapa

nel iSg^, g^i

MAR
successe nella
(lilsa

MAR
con
di di

3

dignità

dello

XI il,

il

quale

Bcneinganno

fuoco, guerreggiando

contro Lodo-

vico III conte

di

Provenza. Luigi
nel

mostrò nei pontificati IX ed Innocenzo VII,

Bonifacio

XI

re di

Francia

1482 riunì
le

convenire

Marsiglia alla corona, e

concesse

all'estinzione del lagrimevole scisma,

grandi privilegi.
Il Papa Cleuiente VII a' 9 settembre i533 partì da Roma per Pisa, ove montato sulle galere francesi, nella prima delle quali lo pre-

vedendosi abbandonato dai francesi ed altri popoli, onde diversi di essi

tornarono

colla Francia alla sua obbedienza. Al tempo di Bonifacio

IX

in Marsiglia

apparecchiò invetraalla

cedeva

la ss.

Eucaristia all'uso dei

ce l'antipapa
ne, ed agli

un'armala per 8 novembre

Papi
cesco

che
I

viaggiano

,

tragittò

a

gittare in Italia

sua oppressio-

Marsiglia per trattare col re Frandella

i4o3

si

riduzione

di

Enrico

portò

egli

stesso a Marsiglia, e sul

VIII
suo

al

Cuttolicismo, e per dare a

principio di dicembre a Tarascona.

figlio

duca d'Orleans, poi Entredici,

Dopo

avervi dato incominciamento

rico II, la sua nipote Caterina dei

all'anno

i4o4j passò a continuarlo

Medici d'anni

che seco con-

in Marsiglia, ove a'

9 maggio creò anticardinali Cbalant e de Salva
,

duceva, accompagnato da buon numero di cardinali, e da molta nobiltà.

come dicemmo
del

nel

voi. Ili, p.

228

Si

Dizionario. Nel
si

pa
la

trasferì

a

i4o5 l'antipaGenova, ma per
in

la città

il

tre figli,
to,

trovarono a riceverlo nelre, la regina coi loro ed appena giunse in por-

peste fece ritorno

Marsiglia;

fu

salutato
Il

da

trecento

colpi
in

ed in lloma nel 1406, per morte d'Innocenzo VII, fu eletto Gregorio XII. Questi nei primi dell'anno seguente spedì i suoi nunzi a Marsiglia,

di

cannone.

Papa albergò
Vittore. A'
il

un

palazzo superbamente disposto nell'abbazia di
s.

4

olt<^*

bre fece a cavallo

suo magnifi-

per invitare Benedetto XI
lui
il

li

a rinunziar con
za,

pontificato

co ingresso vestito pontificalmente. Lo seguivano dodici cardinali pucavallo, e similmente distanda essi alquanto la novella sposa con gran seguito di dame e di

che esercitava nella
e
si

sua obbedien-

re a
te

fece

carsi,

che

un accordo per abbocperò non ebl)e effetto
perfidia

per

la
,

solita
il

papa
che

quale

del pseudoscomunicò quelli

cavaheri.
lasciare
il

Come

se

il

re

volesse
di

Pontefice

signore

separavano dalla sua obl)edienza, ciò che fece quando Carlo VI re di Francia gli mandò amsi

Marsiglia, uscì da

una porta deltempo clie Clemente la cittàj in V^II entrava per l'altra, come naril

basciatori in Marsiglia a

per invitarlo

ra

Ferlone,
p.

De

viaggi de Ponte'
il

rinunziare,

e minacciarlo

che

i

fici,

3oo. Abitava anco

re

un

avrebbero abl>andonato siccome fecero ; laonde l' antipapa fuggì a Perpignano, poi a l'aniscola, ove morì deposto e scomunifrancesi lo

magnifico palazzo, e nel dì seguente fece anch'egli la sua solenne
entrata in Marsiglia, e
si

portò con
Cle-

tutta la sua corte a visitare

cato dai concilii di Pisa e di Costanza.

mente VII, che
in

lo

attendeva assiso
I

Non molto
d'

dopo. Alfonso
prese

trono.

Francesco
i

si

abbassò
il

V
nel

re

Aragona
la

Marsiglia
vi

per baciargli
alzatosi

piedi,

ma

Papa

1423,

saccheggiò e

mise

lo

sollevò.

Dipoi

Cleuieu-

1^4
te

MAR
fece la

MAR
saranno sempre troppo
le
filinosi

VII

ceremonia dello spola

nel179'^
dei

salizio,

e

contro

consuetudi-

pagine

della

storia.
il

Nel

ne

de' suoi

predecessori,

che

non

Marsiglia abbracciò

partito

solevano assidersi a mensa con donne, desinò coll.i regina. In seguilo

girondini contro
della

la

fazione

delta

montagna,
più

allora trionfante;

Papa tenne diverse conferenze col re, ed a' 7 novembre
il

ma
la

la

sua sedizione fu prontamentioll'astuzia

te calmala,
forza.

che col-

creò in Marsiglia quattro cardina-

gran limosi nieColigny d'anni undici, iMiibedue ad istanza di Francesco I, Languy vescovo di Macon, e Ohamber abbate di Corbio e pareuie di Caterina de Medici.
li,

cioè

Veneur

La
la

chiesa di Marsiglia,

secondo
fonfu

re del

rf,

Odetto

di

tradizione di Provenza, fu

data

da

s.

Lazzaro,

il

quale

Dimorando
te

in
il

Marsiglia,

Clemendi

da Gesù Cristo. Questa tradizione dice che giudei scacciarono da Gerusalemme Lnzzaro, con Marta e Maria Maddalena sue
ristiscitato
i

VII ebbe

dispiacere di sentirsi
inviati

sorelle,

dicliinrare

da^^ii

Enrico
al

Marcella loro fantesca, san Massimino, s. Ccdoino che credesi
cieco nalo, e

Vili, che qutjsli appellavasi

fu-

il

(iiuseppe
di

d'Ari;

S'imbarcò il Papa in Ma» sigila a' 2 novembre^ ed ai 10 dicembre rientrò in Roma.
turo
concilK).
i

malea,

discepoli

che
za

li

cacciarono in

Gesù Cristo una nave senrela

timone, senza

vele e senza

Francesco 1 aumentò a Marsiglia le sue fortificazioni, dopo la sua
bella difesa contro
le

mi, in balia del mare;

ma

che

provvidenza avendoli sostenuti, ap-

truppe

del

prodarono felicemente
che
za;
si

a Marsiglia;

suo

illustre

emulo Carlo
r
i

mandate dal cardinal di nel i536 agli settembre. vendo gli abitanti nel secolo
guente
tentato ima
rivolta,

V, coBorbone,

separarono
il

per

andare
ri ti

a

predicare

vangelo nella Provenrossi

Ase-

che

s.

Maria Maddalena
s.

nel deserto di

Bai ma (vSainte-Bau-

Luigi

me), e che
siglia

s.

Lazzaro fermossi a Marfu
il

XIV

nel

suo viaggio

in

Provenza
costrui-

di

cui

primo

vescovo.
i

tolse a Marsiglia

una parte de'suoi
fece

Ignorasi
successori

quali
pel

sieno

stati

suoi

ìMimerosi privilegi, e
re
i

decorso di duecento
si

forti che difendono il porlo e dominano la città. Questa molto soffri durante la rivoluzione,

e più anni.

In Marsiglia
s.

vene-

rano

le

reliquie di
il

Maria Mad-

dalena, ed

per
cio.

la

privazione del suo comtnerdi

Urbano Vili,
pa

Novaes nella vita di dice che questo PaMarsiglia un'arca di
ceneri

Una truppa
di
tigri

uomini

entu-

mandò

in

siasti

e sanguinari, o piuttosto un'orin

porfido^ ornata di statue di bronzOj per
collocarvi
le

da

figura

umana
tosto

uscì

della

dal suo seno, e
sala
diresse sopra a

ben

ingros
si

santa penitente. Commanville dice

da un popolaccio sfrenato,
Parigi, nel
1

che
nel

la

sede vescovile
secolo,
si

vi

fu

eretta

792,

HI

ma da quanto

ab-

ove
\i

in

mezzo

alla

canzone
la

di san-

biamo detto
tribuire al
alla

gue, delta da loro

marsigliese^
dei

deve piuttosto atprimo; che appartenne
il

cagionò
vi

una parte
quegli

torbidi

seconda Viennese nell'esarcato

del mese di agosto di quell' anno^

de'gauli, e che

suo prelato premetropolitaui

e

commise

orrori

che

tendeva

ai

diritti

è

MAR
della seconda Viennese
in

MA R
pregiuPnrigi, nel luogo ove fu poi

T

)^

fondalo

dizio (lell'aicivescovo d'Aix, ciò
gli

die
di

un monastero
golari, di cui
p,

reale di canonici revoi.

fu

accordalo
;

dal

concilio

parlijmmo nel
Dizionario;
Uiijone e

VII,

Torino del 3q^
Pontefici

ma
l

che
e

i

santi
l

264

del

abbazia

Bonifacio

Leone
e

celebre che produsse grandi uomini,
s.

cassarono questa
restituirono
il

ordinanza^

gli

tra' quali

Riccardo di
t.

titolo di

vescovo sufs.

Vittore.

F. Gnllìa
di

rhn'st.

VII.
di

fraganeo di Arles. Noteremo che
Celestino
I,

L'antica abbazia dell'ordine
s.

con lettera
passati

ai

vescov'i

Benedetto
situala

s.

Vittore

di

Marun.

delle Galiie, raffrenò gli

eretici se-

siglia,

vicino al porto della

mipelagiani
Marsiglia,
i

dall'Africa

in
la
al-

città,

da cui
in

era sepaiata

da
di

quali
s.

screditavano

recinto

forma

di

fortezza,

fu

dottrina di
la

Agostino intorno
e
alla

fondata nel
Pietro e di
ni

4^9
s.

predestinazione
di questo

grazia.

san Vittore, da Giovanin

onore

Prima
illustrò

fine del terzo
la

tempo e verso la secolo grandemente
Marsiglia

Cassiano sacerdote della
Marsiglia, conosciuto per
le

chiesa
le

di

sue

chiesa di

san

conferenze e per

sue

istituzioni

Vittore di Marsiglia martire. L'imcolle mani Massimiano ancor fumanti del sangue dei mar-

monastiche.
illustri

Divenne
di

imo

de'

peratore

_,

monasteri

Francia,

più eoa
l'al-

due
tra
in

chiese,

l'una superiore e

che avea versato nelle vaiie parli delle Gallie, venne a Marsitirij

sotterranea, con

una cappella
\ìi

questa ultima ove veneravasi
vicino
si

glia

dov'era una
Il

chiesa

numerosa

Beata Vergine,
nella
la

alla

quale
fosse

e fiorente.

spavento

lutti

poneano,

in

suo arrivo riempi di fedeli che la commezzo alla quale coi

piccola grotta

crede

prima cappella
sia

delle

Gallie, ia
la

cui

stala

celebrata

messa.
Cassiale

sternazione

generale, Vittore
esortò
la
i

uftì-

Oltre a questo monastero,

ziale cristiano
li

suoi fratel-

no ne fondò un altro per
ne,

don-

a disprezzare

fu

accusato
é
i

ai

morle^ per cui prefetti Asterio ed
lo

e

pretendesi

che

nel

primo

abbia avuto in seguito più di cin-

Eutichio,
perire tra

l'imperatore

fece

quemila
sciplina
carsi

tormenti e decapitale,

come
tili.

fece morire Alessandro,

Lon-

monaci sotto la sua diche avea egli veduto pratinei monasteri di Egitto. L'abvolte

gino e Feliciano da Vittore converNel
la

bazia fu più
guerre, e
goti
siglia

rovinata

nelle

V
s.

secolo Cassiano fabbricò
di
s.

presso
gola

tomba

Vittore
la

un
re-

primieramente dai visiche s'impadronirono di Mar-

monastero che
di

ricevette poi
fu

Benedetto, e

secola-

nel
in

secolo
es»;a

neL 4^4) IX:

^
i

c^3'

normanni
vivevano

religiosi

rizzalo nel

e di cui ce
no.

1739 da Clemente XIF, ne permetteremo un cens.

Le

reliquie di

Vittore
lui

si

vene-

rano nella chiesa a

sacra, eh'

con tanta regolarità, che chiamavasi la poila del paradiso. Porta vansi da tutte le parti a cercare quei santi uomini per rifor-

una
cia,

delle

più antiche della
più
ricche
in

Fran-

mare
di te

le

altre abbazie,

e pel corso

e delle

monuchia-

più di un secolo e mezzo molcase religiose
s. si

menti
ri
i

di santi

che hanno
fu

resi

sottomisero alsecolo

primi tempi del cristianesimo.
trasportata a

l'abbazia di

Vittore. Nel

Una porzione ne

XI essendo

ridotta con soli cinque

i7G
religiosi,
siglia

MAR
(»iii5lieln»u

MAR
l)iala

conle di Marnciraiitio

in collegiata.
I. s.

Gallia Christia-

iivenclola

riparala

na
no
fu

t.

Looo, la comuni là diventò assai numerosa, la disciplina monastica vi rifiorì, e la casa venne in sei^nilo

Dopo

altri vescovi, sino

Lazzaro non s'incontraad Oresio che
Marsiglia nel
secolo;

vescovo di
del

prine

arricchita dalie

pie donazio-

cipio

IV
al

assistette

ni

di

molle

persone.
nel

lìenedetlo

IX

Recandosi io4o in Proassistette alla

sottoscrisse

celebre

concilio di

Arles nel 3 14. Prcculo, di cui san

venza,

ai

i5 ottobre
di

Girolamo,
la

epist,

tionsagrazione della chiesa di nuo-

come
38
r,

di fu

4 ad Rustie.^ parun prelato santo e dotal

vo
di

riedificala

s.

Yillore,

alla

tissimo,

concilio

d' Aquileia

j)resenza

de' conti

di

Provenza,
visconti

e
di

nel

ed a

quello di

Torino

Guglielmo
il

Fulcone

nel 397. Successori

furono: Vennio

Marsiglia,
l'

Papa

s.

Leone

IX

esentò dalla
e
la

giurisdizione del ve-

scovo,

sottomise
santa Sede;

immediatae
s.

mente
vilegi

alla

Gre-

gorio VII
di

le

accordò

gii

stessi pri-

cui

godeva quella di Clui

di s. Rustico, che sedeva 4^8, ed intervenne al concilio d'Arles nel 4^*- Eustasio o Eustachio del 470* Creco contemporaneo ed amico di Sidonio Apollinare del 47^S- Onorato dal

amico
nel

gny. Poco dopo
e per rimediare

religiosi

si

rilas-

475
del

fino al

496

circa,
J.

amicissimo
Eraeterio
Arles nel
al

sarono dalla purezza della
agli

regola,
v' in-

Papa

s.

Gelasio

abusi

sottoscrisse

al concilio

di

tervenne
naci

la

podestà

ecclesiastica e
i

secolare, e

luiono obbligati

mo-

554. S. Teodoro dal 5^5 Sereno noto per le lettere
gli

594.

scritte-

a
i

sottomettervisi
prelati
vi

Tra
la

nel lyoq. che l'abbazia die al-

da

s.

Gregorio

I,

la

prima delle

quali è del 595, e l'ultima del 600.

Chiesa,

fu

Urbano

V

suo

Dopo
in

tal

vescovo evvi una lacuna
la

abbate, che l'onorò della preiogaliva

tutto ciò che riguarda

chie-

di

capo di congregazione, inne confermò i privilegi, ciò che
di
altri

sa di
ta ni

Marsiglia,

di cento

quaran-

anni circa.

Le

frequenti incursio-

fJecero

Papi,

i

re di Francia,

che

i

saraceni facevano in Fran-

l'imperatore Carlo IV, e Renalo ù'Angiò conle di Provenza. L'abbazia ebbe titolo di capo d'ordine e di congregazione, avendo avuto anticamente sotto la sua dipendenza una gran cpionlilk cU abbazie
e di

cia, e
della

principalmente sulle coste Provenza, fecero forse restare vacante questa sede per tutto quel tristissimo tempo. Adalone o

Adalongo era vescovo

di Marsiglia

monasteri, alcune delle quali

nel 739, cui succedette s. to o Maronto abbate di
re,

Maurons.

Vitto-

Ru'ono erette iq vescovato. Non solamente ve n'erano in Francia, ma pure nella Spagna, in Sardegna, nel

che mori nell'ottobre dell' 804. Troppo lungo sarebbe il voler dar
qui
tutta
la

serie

de' vescovi

di
ai

Genovesato, in

Toscana,
in

Maisiglia
nostri
la

da quest'epoca
christ.
l.

sino

nella contea di Nizza e

quella

tempi: potrassi leggerla nel-

d'Avignone,
putati

i

cui superiori

o de-

Gallia

L

Noteremo
che
ulti-

erano

obbligati

intervenire

soltanto alcuni distinti italiani

ogni anno

ai capitoli

generali. Di-

ne occuparono

la

sede, e gli

poi l'abbazia fu secolarizzata e

cam-

mi

vescovi.

Prima però faremo

MAR
menzione
Marsiglia,
di

MAR
temili in

i57
tjfficii

due

concilii

mostrò
lo

in tutti

i

detti

quel-

cioè

nel

iio3

riguar-

spirito di
,

dolcezza

e di nel

moderima-

dante i privilegi dell'abbazia di Cluny, e del i363. Marlene, Thesaur.
p.
il

razione

che

mantenne

t. IV, e Gallia christ. t. I, 358. Inoltre il Lenglet registra

nente della lunga mortale sua corsa. Divenuto vescovo di Glandeve
nel 1751, fu deputato alla famosa

concilio di Marsiglia del
le differenze
I

973

so-

assemblea del clero nel i'j55,

do*-

pra
cola

di

molti

vescovi
Ni-

ve tenne
rati,
i

le

parti de'prelali
si

mode*-

italiani.

vescovi italiani sono:

quali

Bramanio nobile napoletano,

lants perchè
il

1447 ^^ i4^7- Innocenzo Cibo genovese, cardinale de' ss. Cosma e Damiano, arcivescovo di Gedal

cardinale

chiamavano Jeuil'avevano a loro capo de la Rochefoucault,
o collazione
a'

ministro della Jfuille,
de'benefìzi,
lati

per

opposizione

pre-

nova, camerlengo
civescovo
di

di

s.

Chiesa, arnel

eccessivamente zelanti, che ve-

Torino
chiesa
nello

i5i7,
quella
e

nivano chiamati teatini^

per allu-

cambiò questa
di

con

sione all'antico vescovo di Mirepoix

Marsiglia
in

stesso

anno,

ch'era stato di quella congregazione,
e di
cui seguivano essi
i

morì
tista

Roma

nel i53o.

Gio. Bat-

principii.

Cibo vescovo dal i53o al i55o. Giacomo Torricelli toscano, de' frati minori confessore della regina Maria de Medici, vescovo
,

Essendo moito nel tempo dell'assemblea de Belsunce, vecchio vescovo di Marsiglia, rispettalo quanto alla
peste,
te
il

lodala sua condotta
cui zelo però

nella

1618. Furono poi ultimi vescovi Enrico Saverio di Belsunce de Perigueux, fallo vescovo nel 17 io: gli succesdi

Marsiglia

dal

i6o4

«'il

erroneamencelebre
bolla

:

esacerbato
di

dalla

JJnìgenitus

Clemente XI, pronel

dotto avea
vescovato, la

grandi turbolenze
corte

se nel

1755 Gio.

Battista de Bei-

pose

gli

occhi

Joy di Morangles diocesi di Belley,
traslato
a'

da Glandeve, poi nel i8o3 17 gennaio da Pio VII creato

cardinale. Avendo questo Papa pel concordato del 1 80 r soppresso la sede di Marsiglia, rinunziò al ve-

surrogarlo al per reputandolo il prelato più capace per la prudenza e moderazione a tornare in pace la sua

sopra

Belloy
,

defunto

diocesi,

e

Benedetto

XIV

vi

conle

venne.

Non furono punto vane
egli

scovato, e fu
le

promosso

a'

IO

apri-

concepite speranze, poiché

sep-

gi.

1802 all'arcivescovato di PariPer supplire al brevissimo cenno di sua biografia, aggiungeremo
sue notizie, anche
ri-

pe con fermezza ed equità contenere parliti nel dovere, con queli

la
la

saggezza con

cui dirigeva tulta

qui alcune
quiete, e

sua

amministrazione,
la

facendosi

guardanti questa diocesi, cui ridonò

amare da ognuno per
e soavità de'snoi

dolcezza

governò lungamente. Gio. Battista Belloy nacque da antica famiglia, che dato avea allo slato militari di un merito distinto ed eiiandio uffiziali generali. Fino
la

niera che non

succedere

la

che
cesi

infierito

di maandò guari che vide calma alle tempeste, aveano nella sua dio-

costumi,

sotto

il

precedente
lo

governatolse

dai principii
siastica,
officiale,

della

sua vita
di

eccle-

mento. La
bly, piccola

rivoluzione

al

in

eletto vicaiio

generale,

proprio gregge, ritirandosi a
città

Chamluogo

ed arcidiacono

Beauvais:

vicina

al

i58
cìi

MAR
,

INIAR
passo tutto
senza
ciale

sua nascita

ed

ivi

che

fosse sepolto

nella

tomba
che
sua
virtù

il

tempo

della

livolutione,

dei suoi
gli

predecessori

,

ordinò
singoiar
di
lui

essere esposto a pericoli gravi. Al-

fosse innalzato

un monumento,
le

l'epoca del

concordalo
il

,

il

fu a

sflcrifìcare

suo

titolo

primo onde

come

attestato

della

considerazione
episcopali.

per

la conclusione. Tale esempio del decano dei vescovi francesij per l'eia ed anzianità del vescovato, influì grandemente, attras-

facilitarne

All'epoca della

so[)pressione del
si

vescovato di Marsiglia,

contava-

no quindici
d'uomini
,

o sedici case religiose

se sopra di

lui

tulli
le

gli

sguardi, e

facendo ricordare
qualità, lo fece

sue piegiate

non
padri

ed altrettante di donne, due collegi dei compresi
i

altresì

considerare
la

dell'

oratorio

e
pei

dei
preti

gesuiti,

come
cia,

il

prelato

in

tutta

Fran-

ed

il

seminario

della

die
e

in quelle
alla

circostanze

me
essa
al
il

missione di Francia fondati

da

s.

glio convenisse

sede della ca

pitale

;

di

fatto

venne ad
gli

innalzato, e

nel

seguente anno

Vincenzo de Paoli. Il vescovo aveva una rendila di trentamila lire, e pagava settecento fiorini di lassa
peile

cardinalato. Pio "VII

mandò

sue

holle.
al

Ritornata

la

fa-

berrettino
ile'principi

rosso

per

d.

Lorenzo

miglia
suoi,

Borbone
la

trono degli

avi

Giustiniani sua guardia
la

sede vescovile di Marsiglia

nobile, e

berretta

cardinalizia

per

monsignor Giorgio Doria
ivi

poi
il

c:ardinale.

Kecatosi poi a Parigi
gli

venne ristabilita da Pio VII nel i3i7) in conseguenza del concordato conchiuso con Luigi XVI 11,
e dipoi gio
nel concistoro de' 16 mag1823 ne preconizzò per nuovo

Papa
il

,

conferì

il

cappello,

titolo

(che per mezzo di

Mazio

(Vedi)^ poi cardinale fece restaurale ed abbellire), e l'anello cardinalizio,

vescovo, dichiarandolo però suffra-

annoverandolo
detriti,

alle

congrega-

y.ioni

della visita apostolica,
I

ganeo della metropoli d' Aix, Carlo Fortunato de Mazenod di Aix. Per libera dimissione di esso, Gregorio

e de* vescovi e regolari.
patriarcali che
.sì

costumi
in

XVI
1837

nel
vi

concistoro de'2
traslatò

otto-

sempre conservò

eminenti dignità, la saviezza del suo governo, la maestà nell'esercisuo ministero , lo fecero zio del

da Icosia in partibus V odierno vescovo monsignor Carlo Giuseppe Eugenio de
bre

da

tutti

rispettare.

Mazenod. La chiesa cattedrale, solAvea ricevuto ato l'invocazione di s. Maria Maggiore,

dalla natura complessione robusta,

è

di
Il

gotica

ed
si

ottima strut-

che seppe conservare
golatissima,
l'età

con vita
giunse

real-

tura.

capitolo
,

compone
il

di

dimodoché
delle

otto

canonici
il

compresi
ed

gran
il

di

quasi cent'anni, senza sof
infetinità

cantore,

penitenziere

teo-

frire

ninna

della
fu

vecchiezza.
la

Un reuma
di

catari ale
,

logo; di diversi canonici onorari, e di chierici detti pueri de choro.
?^^el!a

sua

prima
fino

malattia

che

non

cattedrale vi è
la

il

fonte batsi
.

gl'irapedì
Ja

conservare

sanissima

tesimale, e
esercita

cura d'anime, che

due ore prima della sua morte, che avvenne a' io giugno 1808. L'imperatore Napoleone, nel

mente

dal

canonico
vi

orciprele

]Von lungi da essa

è l'episcopio

ampio

e

decente. Vi sono inoltre

permettere per grazia spe-

nella clllà dodici chiese parrocchiali

MAR
munite
quella
del
ballislerio
;

MAR
,

iSg

compresa
ailresi

co* suoi capelli.
il

de'greci- uniti
pieli

avvi

Dopo questo fatto vangelo non parla più né di Lazl

una
di

casa dei

della

missione
alcuni
le

zaro, né delle sue sorelle,

pro-

Pioveuza
di
le

e

Marsiglia,
religiose
,

venzali

ritengono,

che

scacciata
si

monasteri
cappuccine,
ci

coqae

questa famiglia dai giudei,
credette aver scoperto

riti-

Clarisse,
ss.

le

adoratrile
ri-

rasse a Marsiglia. iXel secolo
si

Xlll

perpetue del

Sagramento,
diverse

le

reliquie
s.

sorelle spedaliere, le sorelle del

di
ria
s.

queste sante
nel

:

quelle di

MaMarta
assi-

tiro, e le

salesiane;

con-

luogo detto

presentemente
di
:

fralernile,, ospedale,

seminario gran-

Massimino, e quelle

s. si

de e
suo

piccolo, e

diocesi di

monte di pietà. La Marsiglia comprende il
cinquanta succursali

a Tarascoua sul Rodano

cura

che

furono

contemporanea-

distretto,

mente

trovali

diversi

monumenti
di

e tredici

vicariati.
la

Ad

ogni nuovo
nei libri in

che attestarono rautenticità
ste reliquie.

que-

vescovo
della
fiorini.

mensa è lassata camera apostolica

Le prime
di
s.

si

custodi-

870

scono nella chiesa

Massimino,
e la

fondata da Carlo d'Angiò nel luo-

(s.). Dimorava in BeLazzaro suo fratello, e con sua sorella Maria [Vedi) j e

MARTA

go dove erano

state trovale,

fania con

parte principale di esse fu nel
galala da
ta
s.

1660

chiusa in un' urna di porfido, re-

la

sua casa fu parecchie
del

volle ono-

Urbano Vili,
maggiore.
in

e colloca-

rata dalia presenza

Salvatore.

sull'altare

Quelle

di

Marta adempiva con
e sollecitudine
ospitalità

molta
i

gioia

Marta

giacciono

una

bella

a
il

tutti

doveri di
allor-

cappella sotterranea nella cattedrale

verso

Salvatore,

ché esso recavasi ad albergare presso di lei, mentre Maria stavasi seduta ai di lui piedi per ascoltare la sua

divina

parola.
volta

Perciò

Marta
sorella

si

lagnò una

che sua

Tarascona, che dedicata in suo onore: il suo capo si conserva in uu magnifico busto d'argento dorato, dono di Luigi XI. La Chiesa onora questa santa, insien)e con s. Lazzaro e s. Maria il giorno 29 i\\
di
luglio.

ma

non venisse a darle mano; Gesù le rispose che Maria avea scella la parte migliore. Marta andò ad incon tiare il Salvatore, allorché
recossi
iu

MARTA
(s.).

(s.),

martire. F.

Maris
Cit-

MARTA

(s.),

S.

Marthae.

Betania

per

re-

suscitarvi

Lazzaro ; ed accompagnadove questi era stato sepolto, insieme con Maria e molti ebrei
tolo

con residenza vescovile neh' America meridionale , della Colombia, nella repubblica della Nuova

Granala, capoluogo della provincia
dello stesso

fu

testimonio
,

del

prodigio.
giorni

tempo dopo
della

e

sei

Poco prima

to a Betania

Gesù venucenò in casa di Simone il Lebbroso. Lazzaro era a tavola con lui, e Marta lo serviva;
pasqua,

essendo

,

nome, sulla baia delia Magdalena, formala dal mare delle Antille, lungi 170 leghe da s. Fede di Bogota. Le case hanno poche finestre a cagione del calore che di rado è al disotto di 25" 75'.
,

mentre
se sui

Maria
di
lui

,

preso

un

vasello

l

venti

violenti

di

sud-ovest

vi

sof-

pieno di eccellenti profumi, lo sparpiedi, e glieli asciugò

fiano regolarmente in

dicembre e
case di

gennaio, e riempiono

le

una

iGo
sabbia
bianca
inselli.
,

MAR
finissima
;

MAR
vi

sono
gl'iii-

no, di

Funsa
diocesi

diocesi

di

s.

Fede.
di

pure

in

grandissiuìti
Il

nnmcm

1771 Francesco Saverio Calbo,

tf>inotli

porto

è grande,
lato,

Avexar

di

Osma.
di

1775

comodo

attornialo da ogni

eccettuato all'ovest,

da

alte

monevvi

tagne, e difeso

da

opere

fortissi-

me
il

;

nel
^

mezzo
roccia

del

canale

Morrò

sormontata

da

Carlagcna 1790 Anselmo Giuseppe de Traga, di Cartagena stessa. 1795 Giuseppe Alessandro de Eques-y-Villamar, di
nelle Indie occidentali.
Alaiisi

Francesco

Navarro

domina l'ingresso i\v\ porlo. 11 commercio è ben meno importante cbe un tempo; tutcastello,

un

cbe

diocesi di Quito.
s.

1798 Fr.
osser-

Diego de
cliez
ti,

Maria

minore

vante, di Jaen.

i8o4 Michele Sanosservandi

tavia le

sue

relazioni

con Carla-

Zerrudo de'minori
Besar diocesi

gena, da cui

è distante
assai estese.

4^

'cghe,

di

Placencia.

sono ancora
di
iiia

Conta più
ferlilissivi
si

5ooo

abilanl).

Nella

18 17 Antonio Gomez Polanco dei minori osservanti, di Città di Pia-

pianura circonvicina
frutta
al

col-

tivano molte piante ortensi
le
:

e del-

di

stanno dei bodi

scbi,

che

abbondano
della

serpenti.

1827 Giuseppe Mariano Ksteda Leone XH. Nel concistoro del primo febbraio i836, per la morte del precedenta
;

ves fatto vescovo

La

costa

provincia
fu

è

piena
lu-

te,

Gregorio
l'attuale

XVI

dichiarò

vesco-

di'pesce;
crosa

un tempo

assai

vo
di
la

la pesca di perle, e ne dà ancora delle bellissime. Questa città fu fondata nel 554 ^^ ^'"
1

monsignor Luigi Giuseppe Serrano di Mompoz diocesi
Cartagena, già arcidiacono delcattedrale, e vicario generale del

inenes Quesada

,

cbe ne
;

fece

un

predecessore.

luogo

di

deposito

fu
sir

ridotta in

La

cattedrale

è

sacra
s.

a

Dio

,

cenere nel

1596 da

Francesco

sotto r invocazione di

Anna madi
si

Drake. Durante la guerra dell'indipendenza ne fu disputato il possesso con molto accanimento, per
cui
soffrì

dre di Maria Vergine, edifizio
elegante
struttura.
Il

capitolo
dignità,

assai.
s.

Marta o s. Martha, secondo Commanvilie fu erelta nel i535, e secondo il Novaes nel 1577 da Gregorio XIII, che la
sede vescovile di
dichiarò suffiaganea
dell'arcivescodi

La

compone di quattro magg iore delle quali di un canonicato cui

la

è

il

decano,
la

è unita

prebenda del penitenziere, di alcuni beneficiati, cappellani ed altri preti
e chierici addetti al divino servizio. Nella cattedrale tra
si

le

sacre reliquie

vo
vi,

di

s.

Fede
si

di

Bogota,

cui

venera parte
nella

d'

una

spina che

lo è ancora.

Gli ultimi suoi vesco-

servì
sto.

passione di

Gesù Cri-

quali

leggono nelle annuali

Notizie di
yano.

Roma, sono

i

seguenti.

1740 Giuseppe Me la rea da Soler1743 Gio. JXielo Polo dell'Aquila, nato in Popayan. 174^
Giuseppe Saverio de Arauz di Qui1755 Nicola Gii Martinez di Kecuenco diocesi di Cuenca. 1764 Fr. Agostino Comacho domenicato,

Vi è il fonte battesimale colla cura d'anime, quale si esercita dal parroco chiamato rettore, a cui presta

aiuto

un

sacerdote. L'episcopio

non una

ed il vescovo abita in casa prossima alla cattedrale.
esiste,

Nella città vi è un'altra chiesa parrocchiale^

muijita
di

del

battislerio,

un convento

religiosi,

alcuni

1

MAR
sodalizi,

MAR
alunni,
ccl

i6r

senìinario con

dusse pure

ospedale.

La

diocesi è amplissima,

contiene sellantacinque chiese parrocchiali, più

imperatore e il sovrano delle Russie. Richiamalo in Roma, fu da Innocenzo XI fatl'

luoghi

e castelli, a-

to

segretario

dell'immunità,

pre-

vendone regolarizzata V estensione Gregorio XVI. Ogni nuovo vescovo è lassato ne'
ra apostolica
in
libri

mio

scarso alla sua

virtù e meri-

della

carnecor-

fiorini

33,

rispondenti alle rendile del mede-

lullavolla tollerò pazientemente ti, per parecchi anni la sua avversa fortuna. Innocenzo Xll mosso di lui a compassione, lo promosse a

simo consistenti

in

scudi ottomila.

segretario di consulta, col titolo di
patriarca di

MARTA, MARTANA
TULA.
lia

o

MAR-

Antica città vescovile d'Ita-

nell'Umbria distrutta, chiamala prima Marlis Ficus, a motivo di un tempio dedicato a Marte, che
vedevasi in quel luogo o nei dintorni.

Gerusalemme. Finalmente Clemente XI ai 17 maggio 1706 Jo creò cardinale prete di
Eusebio, e
lo

s.

ascrisse alle

con-

gregazioni del concilio, dell'immunità, della

consulla e
nel
i

de'riti.

Mori
ollan-

In oggi

il

già dalla città di

occupato Marta, detta anluogo,

in

Roma

7

i

7

d' anni

laqualtro, e fu sepolto in
slino

che Mortulanam inter Tudertum ac CarsulaSy è dello s. Maria in Pantano. S. Bricio o Brlzio l'apostolo dell'

presso

alla

porla

s. Agomaggiore

della chiesa, con lapide fregiata delle

insegne

cardinalizie

e

del

suo
Strue
di

Umbria,
la

e

s. il

Felice

di

nome.

cui

si

celebra

festa

3o

otto-

MARTELLO,
mento per uso

Malleus.
di battere

bre, erano siali vescovi di Maria

come

si

legge neh' Ughelli,

Italia
1

picchiare, che è di

più sorte.

Le

sacra t. X, p. 1 29. Nel 1 77 pubblicalo in Roma il libro:
te

fu

Fi-

sue parti sono tre: l'occhio, che è un foro o una apertura per lo più
nel
il

de santi della

città

di

Maria-

na, e beati

della terra di

Massa
sto-

mezzo di esso, dove si ferma manico; la bocca, che è quella
si

ìieWUmhriaj con un discorso rico. V, Todi.

parte con che
e la penna,
la,

batte per piano;

ch'è la parte stiacciataglia,

MARTELLI

Francesco,

Car-

che

dicesi

ed è opposta

dinale. Francesco Martelli patrizio

alla

bocca, e questa assume divere forme, secondo l'uso a
il

e canonico fiorentino, trasferitosi a

se figure

Roma, ammesso appena da Alessandro VII nel numero de'prelati,
mostrò
i

cui

è destinato

martello.

Deve
appar-

essere stato inventalo sino dal principio della società,

suoi talenti

nella

savia

poiché

condotta

che

tenne

nel

governo
vicele-

tiene ai

primi
gli

bisogni

dell'

uo-

delle pontificie città,

nella

mo, laonde
salire

antichi ne fecero ri-

gazione di Ferrara e nella congregazione del buon governo^ tra
i

l'invenzione

sino

ai

tempi
il

cui

più

remoli.

Il

Papa adopera
nella

ponenti fu annoveralo da Clemente IX. Spedito quindi da Clemen-

martello

d' argento

solenne
nella

apertura
basilica

della

porta

santa

nunzio alla corte di Polonia, per secondare le intenzioni del Papa, eccitò quel sovrano alla guerra contro il turco, a cui inte VOL. XLUI.

X

vaticana

per l'incomincia-

sale
te

mento dell'anno santo dell'univergiubileo. Contemporaneamenadoperano
il

martello per
1

l'a-

iGi
siliche di
lo e di
s. s.

MAR
de' primi

MAR
di
s.
i

pei-tura delle porte sante delle ba-

GioTanni,

Paocar-

Maria Maggiore
a ciò deputati.

sono frammiste molte dissertazioTii di differenti materie. Pubblicò nell'anno
religiosi, e vi

dinali

legati

Vedi

stesso a

Lione un'opera latina piegli

Anno santo, Porte sante, ed il voi. Vili, p. 200 e seg. del Dìzìonarioy dove
ne.
si
i

na

di

ricerche concernenti
riti

an-

tichi

de'monaci

:

De

antiqui^
vita
di

descrive

la

funziotal

monachoriim

rìtibusj e la

Talvolta

Papi

donarono

martello a qualche sovrano, sovra-

Claudio Martin, a Tours nel 1697. Nell'anno seguente die alla luce le

na o principe reale, come fece Leone XII che lo regalò alla du.
chessa di
gi

Massime
l'opera,

spirituali

dello
ivi

stesso

Claudio, a Rouen; ed

nel

1700
ri-

Angouléme figlia di LuiXVI, come raccontarama ai vop.

De

antiquis Ecclesiae

tibus circa

lumi XXVII,
p.

142, e

XXXVIII,
Al volume
il

zo

sacramenta, ed un tervolume nel 1702. E questa
giudizio
degli
intelligenti
il

65

del Dizionario.
p.

per

XXXVII,

286 dicemmo che

legati apostohci.

martello fu una delle insegne dei Dei colpi di mar-

che sia comparso sopra questo argomento. II suo trattato, De antiqua Ecclesiae dimiglior scritto
sciplina in celehrandis divinis offlciisj

tello che si danno nel porre nei fondamenti la prima pietra, ne fa-

fu pubblicato
riscosse
I

nel

1706
eguali
riti

a
al

cemmo
MOCCO.

parola

all'articolo

Mala-

Lione, e
clesiastici

elogi

precedente.

Trattati sui

ecri-

MARTENE

Edmondo.

Monaco

e

monastici

furono

benedettino della congregazione di s. Mauro, nacque a s. Giovanni
di Losne, piccola città della diocesi

stampati con aggiunte e correzioni in Milano colla data di Anversa; cioè
siastici
i

trattati

de'riti

eccle-

di

Langres, nel i654; vestì
s.

l'a-

bito di

Benedetto nel
s.

167F, e
di

fece professione nell'anno seguente

nell'abbazia di

Remigio
nella sua

Reims.

1736, ed i trattati sui riti monastici nel 1788. Egli pubblicò a Parigi sotto il titolo di Thesaurus no\^us anecdotorum^ cinnel

Egli

si

distinse

congreapplica-

que volumi
ti

in foglio

con documenalla

gazione per

la indefessa

tolti

dagli archivi e dalle biblio-

zione allo studio e per le accurate sue indagini
letterarie, e

teche di Francia, per servire

mori

ristampa della

Gallia

Christiana.
nella
città

di apoplesia

il

20
ai

giugno

1789

Fece pure ristampare
stessa un'altra raccolta

d'anni otlantacinque,
di
s.

nell'abbazia
chiesa

da

lui

pubdi

Germano
di

Prati in Parigi,
la

blicata

nel

1700,

col

titolo

dopo

avere arricchito

e la repubblica letteraria di un gran numero di opere. La prim.-i, che è un Commentario latino sulla regola di s. Benedetto, fu stam-

nova scriplorum et monumentoruni moralium, historicorum et dogmaticorum ad res moCollectio

nasticasy ecclesiasticas et politicas
illustraìidas.

pata
la

nel

1690:

esso

è

letterale,

Parigi,
la

morale ed
regola

istorico^

perchè

spiega
anti-

Nel 1717 pubblicò a unitamente al p. Durando, descrizione del viaggio da essi
insieme
in

coU'autorità degli
pratica

fatto lo
di

Francia, col

tito-

chi scrittori, colla dottiina de'santi

Viaggio letterario di due

re-

padri, e

colla

costante

ligiosi

della congregazione di san

MAR
Mauro;
gio
(la

MAR
collo
stess.

i63

e

nel

1724
in

Benedetto,

in

continuazione del-

so titolo, la relazione di
lui

fatto
di

un viagGermania doIl

la

raccolta del p.

Achery e del

p.

Mabillon, e sperava in seguilo pubblicar
tere di
la
s,

po quello

Francia.

frutto di

raccolta della vita e

let-

questo secondo viaggio fu una nuova collezione di nove volumi, 1724*

Cantorbery, quando cessò di vivere. Lasciò mss.
di

Tommaso

1733,
ricoriun

col

titolo:

Velerum

seri-

alcune memorie
storia

ptoriim, et
et

monumenlorum

hìslo-

della

per servire alla congregazione di san
di

sima

dogmaticorum amplisLe due suindicate collezioni contengono un gran numero di documenti singolari, frammenti di concilii e di cronache, fondazioni di chiese, lettere di molcolleclìo.

Mauro
tier.
Il

e dell'abbazia
p.
la

Marmoustudio,
ai

Martene univa mirabilpenitenza
allo
in

mente

trovando il tempo suoi immensi lavori
tutti
gli
uffizi
si

mezzo

di

assistere a

di

giorno che di

li

principi, di

Papi, di vescovi, at-

notte, ed aggiungendo
sterità a
I

nuove ausua
regola.

ti,

formole, ordinanze, ec. Nel
luce:

1730

quelle della

die alla
SIS

Impetialis stahiilen-

mouaslerii

fura

propugnata

gnatii

adversus iniquas disceptationes IRoderici de ahbatihus et
et

ed amalo, ammiravano in lui la semplicità de'costumi del pari che la vasta dottrina, essendo le sue opedotti,

da cui era stimato

orìgines stahulensis
rìensis monasterii

malhunda-

re abbondanti

di

curiose
e

investi-

vindice

domno

gazioni tolte da

libri

da monu-

Edniundo Marlenne.
tazioni sopra
ria,

Questa opepunti di sto-

ra che contiene moltissime disserdiversi
e di diplomatica,

di disciplina

menti rari e poco conosciuti. MARTIANOPOLI, Martianopolis. SeL\e vescovile nell'Asia minore, esarcato di Dacia, che si cre-

è

una

risposta ai religiosi dell'abla difesa

de Pressa u
so
I
il

città

di
il

Bulgaria, ver-

bazia di Mal medi, per
tro quella
di

con17*28

Danubio

e

Ponte Eusino.
la

Stavelo, che

aveano

bulgari ne fecero

capitale del

pubblicato a

Wurtzbourg
:

nel

loro regno,

prima

di

Tarnobia.
nel

un volume

intitolato

Ignatii

Rode-

La sede
le

vescovile fu eretta

V
Al

de abbatibus^ origine^ primaeva, et Jwdierna consti' tiUione abbatiarum inter se unitarici disceptationes

secolo, quindi

divenne arcivescovia

e fu trasferita

Tarnobia.
arcivescovile
la

presente Martianopoli, Martianopolitan,

rum
sisj

nialbundariensis
ec.

et

stabulen-

è

un

titolo

m

Martene ebbe pure parte nella nuova edizione dello Spicilegio del padre d. Luca Achery,
pubblicata nel
dal
gli

partìbus
Sede.

che

conferisce

santa

MARTINA
tire.
stri

(s.),

vergine e mardelle più
ivi

1743 a
i

Parigi.

Aderi-

Uscita da
famiglie di

una

illu-

vendo poi ottenuto
p.

mss.

lasciati

Roma,

suggellò

Mabillon, pel

VI tomo
li

la

fede collo spargimento del pro-

annali

benedettini, egli
essi

vide, fece ad

molte

giunte e
a Parigi
Si

chissimo è

correzioni, e pubblicolli
nel

1739 con una

prefazione.
i

sangue nel terzo secolo. Antiil suo culto in Roma: Gregorio I fino dai tempi di s. Magno, fedeli visitavano con parpizio
i

occupava

per pubblicare

tomi
di

ticolar divozione
.sacrata alla

la

cappella

con-

degli atti de' santi

dell'ordine

sua memoria. Alessan-

I

i64
tiro
'

MAR
IV
nel

ivi

A

R
incarionndo-

i7.56 dedicò in

Roma

pagiio questo prelato,
lo

lina
la
s.

nome; Sisto diede all'insigne Accademia Luca (Fedi), e nel i634 si
chiesa al suo
la

V
di
fe-

e

ancora di trattare con iiujK'gno conchiudere la pace tra Carlo
di
il

VII re
terra, e

Francia, quello d'Inghil-

ce

Iraslfìzione
i

delle sue reliquie,
dell*

duca
i

di

Borgogna, coinè
Arras.
la

trovate sotto

rottami

antica
fece

poi nel

1445
tra

f" seguito in

sua chiesa.

Urbano Vili
una
assai

ne

Insorta

padri

basilcesi

magnifica in onore della santa, e ne pò* se l'ofiizio nel breviario romano, del quale egli stesso compose gii inni, sotto il giorno 3o gennaio. Santa Martina è una delle protettrici della chiesa di Romaj ed è nominata eziandio nei martirologi di AdonCj di Usuardo, ec.
allora fabbricare

controversia sul luogo di celebrare
il

concilio

per

la

riunione

della

chiesa greca colla latina, essi desti-

narono
e
di
il

Pietro

vescovo
col

di

Digne,

nostro

Antonio
e

carattere

legati

a

Costantinopoli, per inil

vitare
al

l'imperatore

patriarca

concilio.
accolti

Giunti a Bologna, fu-

rono

da Eugenio IV con
portatisi

MARTINI BUONTEMPI Andrea,

benignità e cortesia, e

a

Cardinale,

F.

Buontempi

Venezia,
tone,

a'

3 settembre
apostolico,

14^7

col

Andrea, Cardinale. MARTINI o MARTINS Antonio, Cardinale. Antonio Martini o Martins de Chaves, nato nel castello delle Acque Flavie in Portogallo,

vescovo di Coron Cristoforo Garelegato

partirono
mis-

per Costantinopoli, ove
sferito

la loro

sione ebbe felicissimo successo. Trail

concilio da
si

Ferrara a Fipadri sot-

o
di

come
onesti

vogliono
genitori
,

altri

in

renze,

vi

trovò ancoia Antonio,
altri

Porlo,

chiaro
nella

che insieme cogli
toscrisse
le

per lettere ed integrità
ottenne

di costumi,

sue ecumeniche dellniin

un

ricco
di

beneficio

zioni

;

quindi
lo

riguardo a tanti
a'

Lisbona, e poi la dignità di decano d' Evora ; venne quindi promosso a vescovo di Porto. Ardeva in quel tempo sanguinosa guerra tra Giovanni I
metropolitana
re di

meriti

Eugenio IV
s.

18

dicembre
del

1439
della

creò cardinale prete lateranense
fra'

titolo di

Grisogono, ed arciprete

basilica
di

che

ri-

colmò

benefìzi,

quali

un

ec-

Portogallo
della

e

il

re di Ara-

cellente

organo.
la

Donò

ancora

a

gona, per cui quelle regioni erano
bersaglio
licenza soldatesca^

quel capitolo

tenuta Trigoria di

rubbia 4^^ wé\a

Campagna romaOstiense.
di

senza
sacre.
ai

rispettare

nemmeno

le

cose

na
e

fuori della
al

porta

In-

Martino
a

vescovi

intimò pertanto portoghesi di adunarsi

V

tervenne

conclave

Nicolò V,

fondò

in
s.

Roma

la

chiesa nazio-

in sinodo

Braga

per rimediare

a tanti mali,
spiccò

come fecero con opportuni decieti. In quell'assemblea
singolarmente
di
la

Antonio o Antonino dei portoghesi, coli* annesso ospedale,
nale di
in

cui

accogliere

si

dovessero gli

saviezza

infermi e pellegrini portoghesi.

Do-

e

dottrina

nuovo re di dovendo mandare
Alfonso
al

onde il Portogallo Odoardo,
Antonio,
il

suo

nipote

concilio di
gli

Basilea per

po tante e sì preclare opere mori nel i447> '" ^'^^ decrepita, a Roma, venendo sepolto nella delta basilica, in una tomba che prima
della riedificazione della chiesa era

ambasciatore,

destinò per corn-

MAR
la

MAR
al

i65

più

nobile

e

sontuosa, ed
nel
la
la

presente

trovasi

mezzo
navata
statua

del
si-

primo
nistra,

pilastro

sotto

dove

giace

del

cardinale vestito in abiti pontificali

sopra

l'urna

sepolcrale

,

in cui
iscri-

vedosi
zione.
le,

scolpita
Il

una semplice
fosse

giugno 1724. Avendo fatto egregiamente gli studi ecclesiastici, divenne direttore di spirito della regia università di Torino, e meritò col tempo che Benedetto XIY ai 19 h^lio 1757 lo facesse vescovo di Giovanni di Maurienne , e per s,
le

Novaes,
che

suo connazionastalo arciprete

sue virtù e beneficenze fatte aldiocesi,

nega

la

come

zelante pastore,

lateranense,

e dice che

dalle

be-

neficenze da lui fatte

alla

basilica

provenne

tale errore.

Pio VI nel concistoro del primo giugno 177B lo creò cardinale dell'ordine de' preti , ed in quello
de' 12 luglio

MARTINI
lo

naie. Bartolomeo Martini
di

Bartolomeo, Cardispagnuo-

1779

lo

traslatò alla

chiesa di Vercelli.
dinalizia

La

berretta car-

Valenza, nel

147^

Sisto

IV

lo

fece

vescovo di Segovia. Celebrò
il

nel

i4B5
di
il

sinodo
e
zelo

nella
fu

catte-

a mezzo rimise gliela monsignor Cavalchina Allorquando Pio VI fu deportato pridi

drale

Segovia,

commen-

gioniero

in
ai

Francia,

ed

essendo
nella
nella

provvedere ai bisogni de' popoli alla sua ciua commessi. Alessandro VI lo nonjidalo

suo

per

giunto
piccola

23

apiile
di

1799

città

Crescentino
,

diocesi di

Vercelli

alloggiò nella
ivi
si

nò nel 140*^ prefetto
pontificio, nel

del

palazzo

casa de' preti dell'oratorio; recò subito
il

i494

"laestro della
a'

cardinale

per osse-

cappella

papale;
'o

indi

19

feb-

quiarvi l'infelice Pontefice, e n'eb-

braio
di
s.

«496
Agata

creò cardinale prete

be

breve
fu

alla

Suburra,
il

che da

semplice

diaconia
titolo;

per
lo

allora

poscia

Papa dichiarò nel i497

Questo Pio VI
di

ma benigna udienza. r ultimo cardinale che
essendo

vide,

morto

nelcittà

l'agosto di

detto

anno.

La

deputò amministratore della chieBagnorea. Morì in Roma jiì 2^ aprile nel i5oo, o nel i5o8 secondo lUghclli^ dopo lunga masa di
lattia

Venezia fu destinata per
recò

la

cC'

lebrazione del conclave, ed a questo
si il

cardinale,

mentre

(della quale parla
t,

il

Marini,

Pio VII nel concistoro tenuto nel monastero di s. Giorgo
l'eletto

Archiatri
3i
la
ili

256), per cui ai marzo dell'anno precedente nel1,

p.

a'2

aprile

1800,

gli

conferì

il

capsera

pello
gli

cardinalizio, che

nella

cappella pontificia, ultima a che
presente, sedette in fine del bandei cardinali

portò colle

consuete
di

formalità
se-

monsignor
greto.
11

Ginnasi

cameriere
gli

co

vescovi e preti in

Papa

poi

assegnò

luogo non suo, senza neppure rendere la solila obbedienza al Pontefice.
11

per titolo quello ch'egli teneva nel
cardinalato, cioè
Calisto,
la

chiesa di san
alle

suo cadavere
vaticana
col

fu in

sepolto

annoverandolo
indulgenze
dell'indice.

conri-

nella
di

basilica

tomba
Giuseppe

gregazioni
ti,

dell'immunità,
e

dei

marmo,

suo nome.

delle

sacre

reli-

MARTINIANA Carlo
Fdippo

quie, e

Beneficò anco,

Filippo, Cardinale. Carlo Giuseppe

ra la chiesa

di

Vercelli

e ne fu

de Martiniana nobile piein

benemerito, singolarmente nelle frequenti laboriosibsime
visite
;

monltse, nacque

Torino

a'

19

colle

k

,

i66
lettere

MAR
pastorali

MAR
celeste
;

ripiene di

presso l'ora che molte persone ve-

unzione ed ecclesiastica
coi

eloquenza
,

nivano a
e la

ricevere

i

suoi

consigli

decreti

spiranti

soavità

doU

cezza e zelo ; colla predicazione assidua della parola di Dio ; colla
religiosa

sua benedizione, fecesi loro incontro con pensiero di accomiatarle;

ma

preso da salutare
ritornato
alla

ri

morcella,

amministrazione
colla

de't.agra-

di mento,

sua

menti

;

misericordia

e gene-

accese
vi

rosità coi

poveri; colla beneficenza
,

e carità cogl' infermi

che sovente

un gran fuoco ed in esso piedi. Le grida ch'egli mandava per lo smisurato dolore,
cacciò
i

consolava; avendo esercitato eziandio
tali

fecero accorrere la donna, la quale

virtù
colla

e

sollecitudini epi-

lo

trovò

disteso

sul
:

suolo,

e

scopali

diocesi di

Maurieune
la

che piangendo diceva
terrò io
il

»

Come

sosse

ne' ventidue

anni

che
a*

governò.

fuoco

dell' inferno,

Mori 1802

in
assai

Vercelli

7

dicembre
nell'età di

questo

soffrire
si

non posso? " Zoe
converti anch'essa, e
il

compianto,

spaventata
ta
fra

settantanove anni,
quella cattedrale.

e fu sepolto in

andò a passare
le

resto di sua

virigi-

austerità della

più

MARTINIANO
V. Dormienti
(i

Dormeente
sette ss.).
(s), martire.
(ss).
,

(s.).

MARTINIANO

^.

Processo e Martiniano

MARTINIANO
Nato a
tirò
in

(s.)

eremita.

da penitenza nel monastero di s. Paola a Betlemme. Quando Martiniano potè camminare, si ritirò sopra uno scoglio da ogni parte circondato dal mare, ove passò sei
anni, esposto
ria,
all'

Cesarea, nella Palestina, sotto r impero di Costanzo, si rietà di dieciott'auni
vicina,
in

intemperie dell'avolte

senza mai veder alcuno, tranne
l'anno
e

una

un barcaiuolo che due
recavagli
dei
dell'

solitudine

ove

esercitossi

acqua, del pane,

nella pratica di

tutte le

cristiane

rami

di

palmizio da lavorare.

In breve pervenne a eminente santità ; e la fama dei miracoli che Dio operava per suo mezzo, rese celebre il suo nome.
virtù.

Essendosi
to dalla

poscia

un

vascello, spin-

burrasca, rotto contro lo

Avea passato
mise che
alla
la

in

questa

solitudine

venticinque anni, allorché Dio persua virtù fosse messa
prova.

Una
del

meretrice
recossi

di

Ce-

sarea,

nomata Zoe,
povera
la

di sera

il santo cede il luogo a una donzella che ivi avventurosamente salvossi coll'aiuto di lui e gittatosi in mare, afferrò il lido. Poiché ebbe errato d'uno in altro deserto, pervenne da ultimo in Atene, ove usci di vita sul comin-

scoglio,

;

alla cella

santo,

infìngendosi

ciar del quinto secolo,
se
di

in età

for-

una

persona
via

che

avesse

cinquunt'anui.
nel

Il

suo

nome
rodei

smarrito
le

nel deserto, e che

non trovasi

martirologio
ne*
in

correva rischio di
avesse

perire

se

non

mano,
greci.

ma
Era

dato

ricovero.

Accolta
presenofferen-

bene onorato
la

Menci

particolar

per
la

compassione
riccamente
la

da

Martiniano
gli
si

modo
gnata
di

nell'oriente e soprattutto

a

mattina appresso

Costantinopoli, e
il
1

sua

fèsta é se-

abbigliata,
le

3 febbraio.
(s.),

dogli

sua persona e

sue for-

MARTI i^O
della

celebre

vescovo
città

tune, aggiungendo altre

cose

che
eru

Tours. Nacque a Sabaria,

quasi io persuasero.

Siccome

Pauuouia, nell'anno 3 16, giù-

MAR
sta

MAR
Ricevette
la

167

Gregorio ili Toiirs; ma Girolamo da Prato mette la sua nas.

scila

sei

anni

[jriina.

Pannonia. Convelli sua madre e molte altre persone ; ma non potè indurre suo padre ad uscire dalle

prima educiizione a Pavia,
dosi
t|(iali

esseni

tenebre
neir

dell' idolatria

Trovangli

colà

ritirali

i

suoi genitori,

dosi
ni

Illiria

combattè

aria-

erano idolatri. Malgrado di essi ei frequentava la chiesa, ed in età di dieci anni implorò d'essere
nel
vi
ili

la

molto zelo, e questi eretici maltrattarono e lo cacciarono
cori
gli

dal paese. Arrivalo in Italia intese

ammesso
meni
tìgli
,

numero
accolto.

de' catecu-

che

stessi

eretici

teneano opGallie
Ilario;

e

Un

decrevete-

pressa

la

chiesa

delle
s.

ed
per-

to dell'imperatore che
degli
uiìì/.iali

obbligava!

aveano
ciò
si

fatto esiliare

e

soldati

scelse

un

ritiro

presso

Mivita

rani a
se

portare

le

armi, lo costrinprofessione
,

lano, e cominciò a condurre
nionastica.

a seguire

quella

Aussenzio vescovo aria-

giacché suo padre era tribuno dei
soldati.

no
de
la

lo
si

scacciò da quel ritiro; laonrifugiò in

Entrato dunque

in

età di

una piccola

isola

quindici

anni nella cavalleria, egli

detta

Gallinaria, sulla costiera del-

seppe preservarsi dai vizi che pur troppo predominano nella milizia, ed appalesò le più belle virtì:i. Un giorno tagliò la sua Ccifjpa (Feper metà, e una porzione la diede ad un povero nudo che giaceva alla porta d'Amiens nel più
di)

Liguria,

me

presso Albenga, insiecon un virtuoso prete, di cui

avea fatto la conoscenza. Ivi ambedue menarono i loro giorni in grande astinenza, non pascendosi che di radici e d'erbe selvatiche. Avendo inteso nel 36o cbe s. Ilario

crudo inverno. Della cappa o mantello di s. Martino si formò uno stendardo o Bandiera ( Fedì ), che venne usata dall'esercito dei
re di

Butler
S.

tornava alia sua sede, nana il che andò a ritrovarlo .

Ilario gli

donò un

piccolo ter-

Francia, e diede
di
),

(irigine

ai

nomi
(

Fedi

Cappella e Cappellano col primo dicendosi il
si

reno distante due leghe da PoiMarlino fondò il moliers, ove naslero di Ligugey, Locociagum,
che pare
bricato
sia

stato
Gallie.

il

luogo ove

custodiva,

e

col

se-

nelle

Nel

primo fab871 o
di

condo
ni

i

custodi.
il

Di dieciolt'an,

375, Martino per
santità
eletto
la

la

fama

ricevette

battesimo
ottenne

e

due

e de' suoi

miracoli

sua venne

anni
<lo
.

appresso

il

conge-

Secondo
egli

Girolamo
assai
si

da Pralungasotto
alla

mutò
:

vescovo di Tours. Egli nulnella sua foggia di vive-

to

,

militò
e

più

re

alloggiò in

una
e

celletta

vicina

mente,

non
il

ritirò

che

alla sua

chiesa;

siccome
rilirossi

quivi
visi-

Giidiano,

quale
delle
la

fu levato

era disturbato dalle frequenti

dignità di cesare, ed ebbe nel
il

355
di
s.

comajido
pose

Gallie.

Martino
che lo potuto

che riceveva, te monastero fatto fabbricare
vicinanze della
città,

in

un
nelle

si

sotto

disciplina

cioè la cele-

Ilario

vescovo di Poiliers,

bre abbazia
fu
di
ritiro

di

Marmoutier,

che

fece esorcista,

non

avendo

di

santi

vincere la sua umiltà per ordinarlo diacono. Desiderando rivedeJc j,uoi iieiiituii, si reco nella
i

eccellenti
istituito

ed un seminario vescovi. Questo sem-

bra

prima

di

quello

di

Ligugey, come dicemmo a Moìsa-

i68
co, ove

MAR
celebrammo
il

MAR
santo

per
della

te

persone ch'erano state
di

condan-

uno

de' primi

introduttori

nate a morte
parli

vita monastica in occidente, massime nelle Gallie ed in Milano ; così pure a Monaca lo' dicemmo

per aver tenuto le Graziano. Massimo ebbe

a

alla

uno

de' primari

istitutori

de'

mo-

nasteri

delle reIif»iose.
il

Martino amasse
per questo
sercizio
lui

ritiro,

Tuttoché s. non era
nell'e-

onore di avere mensa, ove dopo aver bevuto passò al sacerdote che preferì
propria
fu

sommo

Martino
il

santo

la
all'

coppa impelui;

ratore ritenendolo più degno di

meno

diligente

pure convitato

dall'

imperatrice

del suo ministero. Era a serbato distruggere interamen-

te r idolatria nella diocesi di

Tours

che lo volle servire a tavola ella medesima. Dopo avere invano procurato d'impedire il supplizio de'priscillianisti,

e

nelle altre

contrade delle Gallie.
di

Recatosi alla corte

Valentinia-

di

no, ch'era allora nelle Gallie, questo imperatore proibì
di

lasciarlo

entrare;

ma dopo
di
si

sette

giorni di
il

ebbe la condiscendenza comunicare con llacio e cogli altri vescovi che mal a proposito avevano promosso tale supplizio; ma egli ciò léce per salvare ad altri la
vita.

preghiera e

penitenza

santo

Rimproverando a
debolezza,
partì

se stesso

la

vescovo
al

presentò

nuovamente
entratovi

sua

da Treveri;

palazzo imperiale, ed

giunto ad un bosco, ch'era lungi due
leghe dalla
città

senza nessun ostacolo, giunse sino
all'imperatore.

presso Andetanna
si

,

Questi vedendolo

si

oggidì Echternach,

mise in forte collera contro quelli che l'aveano lasciato entrare; se non che d' improvviso, tocco di venerazione pel santo vescovo, lo abbracciò e gli accordò quanto domandava.; gli diede poi molte udienze, e lo

ad ovenne confortato da un rare, e angelo, il quale gli disse che avea
mise
ragione di dolersi della
discendenza,

sua con-

ammise sovente

alla

sua

che la rendea scuve lo avea la carità che sabile mosso Giunto a Tours, vi fu accolto dal popolo come un angelo
.

ma

regali,

mensa, offerendogli ancora molli che il santo ricusò. Ritornato s. Martino alla sua diocesi,
fece abbattere
i

tutelare.
gli

anni,

Benché assai avanti nenon iscemò punto le sue

le

austerità,
tiche.

sue apostoliche fale

templi degl' idoli,
i

Morì

tra

braccia de' suoi

e schiantare molti alberi che

pae
Il

discepoli,

nella

parrocchia di Candella

gani riguardavano
vi

come

sacri,

de posta
diocesi,

nell'estremità
erasi

sua

fabbricò chiese e monasteri.
lo espose in

ov'

recato per

com-

suo zelo
ta,

parecchie ocla vi-

porre
clero.

casioni al rischio di perdere

una contesa insorta tra il L'opinione più probabile è
ai

che più volle

campò miracoda Dio

che morisse
del 4c>o.
Il

6 o

1 1

novembre

losamente. Sulpizio Severo racconta

molti miracoli operati
di

per mezzo
la

questo santo, ed aggiunge ch'ebbe anche il dono delprofezia, e fu favorito
di
assai

suo corpo fu trasportato a Tours, a .seicento passi dalcittà parla città, ove .sorse una
ticolare detta Marlinopoli, poi

Ca-

stel novo,

ed in

seguito

congiunta
in
vi

rivelazioni

e

visioni.

recò

a

Tre veri

dall'

Nel 386 si imperatore

a
Io

Tours. S. trizio suo successore
fece
basilica

Massimo a chieder

grazia per mol-

una

onorevolmente trasferire poco lungi di là, e

,

MAR
innalzò la sua tomba. Questa basilica fu dapprima dedicata a santo
lero
la

MaR
che esso
fosse
il

169
vescovo dele governò

loro corte. Egli continuò la sua
di vita,
religiosi

Stefano;
lino

ma

il

nome

di

s.

Marti-

non tardò a prevalere tra i fedeli che venivano da tutte le
parti

prima maniera suoi sempre
i

con perfetalla

ta regolarità.

Fu

poi elevato

per venerare questo
S.

celebre
sesto ve-

sede

di

Braga metropolitana

di

taumaturgo.
re più vasta
dai»li

Perpetuo
la

tutta la Galizia, o delle chiese di

scovo di Tours
:

tece

rifabbrica-

Svevia in Ispagna.

Venne
piìi

lisguarbrillanti

tu poi

saccheggiata

dato

come uno

dei

ui^onolti,

che

bruciarono
Si

le

reliquie

del

santo.

potè

non-

lumi della chiesa di Spagna, e dei più begli ornamenti dello stato
monastico. Morì a' 20 58o, ed è onorato in
11

ostante salvare un osso del braccio
e

marzo del
tal

parte del crauio, che
:

sono colà

giorno.

rimasti

conservano pure in altre chiese alcune piccole porzioni
si

suo corpo fu trasportato da Dua

ma

Braga nel 1606. Lasciò una

delle sue reliquie, distiibuite

pri-

Collezione di ottantaquaUro canoni ; una Forinola di vi la onesta o trattato delle quattro virtù car-

ma
e

di

quell'avvenimento. S. Mardella

tino è appellato gloria delle Gallio

lunje

Chiesa

d'occidente,

dinali j

un

libro intitolato

Dei cofra

e credesi

uno de'primi che furono
stati

stami
i

;

onorati con pubblico cullo, tutto-

c|uali

ed alcuni altri una raccolta
ed

scritti,

di sentenze

ché non fossero
martirio, al
lo

coronali del

dei solitari d'Egitto.

modo

dello all'artico-

MARTINO
abbati.
Il

EUTROPIO (ss.),
fu discepolo di
si

Martire, ove
la

facemmo parola
ha
si

primo

s.

della notissima ricreazione che

Martino

luogo per

sua festa,
i

la

quale

celebra agli

i

di
(s.),

novembre.
arcivescovo
di

formò alle pratiche della perfezione evangelica nel monastero di Marmoudi
tier.

Tours, e

Martino
Braga.
si

Ritiratosi di poi nella Santon-

Oriundo

della

Pannonia,
visitare

gia,
tes,

fabbricò un monastero a Saine

rese esperto nelle scienze, e fe-

ne fu abbate.

S.

Eutropio,
discepoli,

ce

un pellegrinaggio per

i

uno
gli

de' suoi

più celebri

luoghi santi della

Palestina.
gli

Passve-

sato poscia in Galizia, ove
vi,

infetti

dell'eresia

ariana, avea-

no stabilito il loro dominio, vi ammaestrò nella fede Teodomiro, dopo averlo guarito dalla lebbra, e
ricondusse colle sue prediche questa parie della Spagna all'unità cattolica.

Martino fioriva nel quarto e nel quinto secolo. Ignorasi l'anno di sua morte; ma è probabile che sia avvenuta il 7 dicembre, giorno in cui è nominato nei mai'lirologi. Quello di Francia
successe. S.

indica nello stesso
s.

di la

festa
s.

Eutropio, successore di

Mar-

Fabbricò verso l'anno 56o molti
il

tino.

monasteri^
fu

principale

de' quali

quello di

Duma,

vicino a Braegli

ga, di

cui assunse
1

stesso

il

governo,

vescovi della
in

provincia

abbate, chiamaMartino il Solo. Nacque a Nantes in Bretagna circa l'anno S^y, e compiuti gli stu(s.),

MARTINO
eziandio

lo

s.

io eressero

vescovato,

ed

in-

di,

abbracciò
gli

lo

slato

ecclesiastico.

nalzarono alla nuova sede
,uo nel
^iò'].
1

Marti-

Felice suo

vescovo l'oidinò
il

diaco-

re degli svevi vol-

ni, e

diede

carico di predi-

T70
Ciii"e
il

MAR
vangelo agi' idolatri di Erdistante
il

MAR
Libbé
due
leghe
11

badilla, ciltà
<)alla

Condì, t. VI, p. (\^. monotelismo dominando sempre
,

Loira, dalla parte del Poitou;

in

oriente, era
;

combatuto
i

a

Ro-

ma
poco

le

sue

fatiche

vi

produssero
corris-

ma

il

Papa seguendo
tenne
vescovi
la

principii

frutto, e

non furono
il

de' suoi

predecessori, nello

stesso
di

poste che con ischerni.
poi la città dalle acque,
^e ne allontanò;
gi

Inabissata

anno 649
centocintiue

un

concilio

santo

nella

basilica
fu

fece

diversi viagle

lateraneuse,

cui
i

autorità

in

Europa, e

visitò

tombe

grande, che dopo
generali
fu

cinque concilii
professiofarsi

dei martiri. Ritornato

in

Bretagna,

inserito nella

fabbricò

un

piccolo romitorio, do-

ve parecchie persone pie
a
di

porsi sosto

la

vennero sua guida. Quini

ne di fede, solita siccome si ha dal

dai

Papi,

lib.

diurnus Ro9,
le

man.

Pont. cap.

2,

tit.

p.

26.

per alloggiare

suoi

discepoli

In esso

condannò
gli

tutte

eresie,

edificò

un monastero
vi

nella foresta
le-

ed in ispecie
liti,

errori

di Vertave,

ora Vertou, a due
dalle

co'Ioro fautori,

de'monoteTeodoro vescoe

ghe da Nantes, e
gola
tratta

antichi padri.
fece edificare,
l'altro
i»<»

pose una remassime degli Altri due monasteri uno per uomini e

vo Faranitano,
sandrino,
nopolitani,

Giro vescovo Ales,

Sergio

Pirro
di
II

Paolo
Eraclio,

successivamente

patriarchi costanti-

coir Ectesi
di

per donne.
I,

Mon
il

circa l'antal

ed

il

Tipo
I

Costante

imperadal

60

a*

24

d'ottobre; ed in

tore.

discorsi

pronunziati

giorno è onorato,
trasportato a
s.

non
ai

si

trova;

lo

suo corpo fu Jouin, dove più che si attribuisce
S. Mirti-

Papa nel concilio, in cui egli luminosamente spiegò tutte le diverse opinioni, danno un'alta idea del
suo sapere ed eloquenza. Gli
del concilio
te
le

guasti degli
di

ugonotti.

atti

no
nel

cui palla Gregorio di

Tours

furono mandati
concjuiste
i

in tut-

suo libro DclLi gloria de cotiprelodato, e
di

chiese di Egitto e di
le

oriente,

fasori, è diverso dal
fu abbate

in

cui

de'mussulmani

Saintes.
I

accrescevano
eresie.
di

mali cagionati dalle
il

MARTINO
l'ebbe

(s),

Papa LXXVl.
,

Essendo
II,

Tipo
se

un editto
ne tenne lagnanze
all'esar-

per
e

padre F abrizio

uomo
il

Costante

questi

ricco
'

nobile di

Todi, città ve-

olfeso,

ed

incitato

dalle

scovile dello

stato ecclesiastico,

del patriarca Paolo, affidò

quale nulla trascurò per procurargli
i

ca

di

Ravenna

migliori maestri per istruirlo.

vendetta.

Olimpo la L'esarca dapprima

sua
dise-

Coiisagratosi allo stato ecclesiastico,
fu
e

ammesso

nel

clero

di

Roma,
,

già legato in Costantinopoli
luglio del

fu

eletto Pontefice a*5

649,
1*

e consecrato

senza

aspettare

a-

gnò di attentare alla vita del Papa^ nel momento della comunione ma sentendosi colpito da terrore e da rimorsi, non ebbe forza di commettere tale delitto,
;

busivo consenso
Oliente,

deirim[)eratore di

e per vergogna e disperazione

parSi-

come

sembra dall'essere
preso
e
il

da

Roma
fu

e dall'Italia, ed in

poi accusato di aver
tificato

ponsenza
in

irregolarmente
coni' egli
stesso

legge,

scrisse

combattendo co' saraceni. L'imperatore mandò un altro esarca, Teodoro Calliopa che si ascilia

ucciso

,

uuu

sua lettera, cpiu.

i5, presso

sunse di arrestare

il

Pontefice, e

di

M A Pt
condurlo a Costantinopoli. Principiò accusandolo che nascosto avesse
delle
facile

MAR
vollero
appressarglisi.

171

Verso

sera

armi per difendersi, raa riuscì a Martino I di giustificarsi.
soldati
il

fu tratto dalla barca nella prigione Prandearia, in cui dimorò tre mesi, senza parlare a persona. Jl

Allora co* suoi
in

si

presentò
prostrabasilica

suo processo

incominciò
il

a*

i5

di-

Boma,

e trovò
la
.

Papa
della

cembre, onde
avanti
il

Papa

comparve
por-

to avanti

porta
I

sacellario Bucoleone,

lateranense

soldati
le
il

entrarono
candele, e
santuario.

tato su d'una sedia,

non potendosi
il

nell'interno,

ruppero
iscompiglio

reggere in piedi pei gravi disagi sofferti,

posero in
li

tuttavia assolutamente
si
il

mini-

clero protestò solenneniente del-

stro volle che

alzasse in piedi.

Venquale
su-

l'innocenza e purità della fede del

ne accusato
Io volea

santo Padre che co-

suo capo;
nelle

ma

il

Pontefice

si

diede

spirato avesse con

Olimpo,
vita. Si

il

loro

mani senza
le

resistenza,

privar di
lui

produs-

e
fu

non ostante

grida del popolo
della
città,

sero contro

venli testimoni

condotto fuori

di

bornali, tratti dalla più vile plebaglia e brutale soldatesca;

cui furono chiuse le porle, a' 19 giugno 6.>3. Il suo viaggio fu lungo e doloroso, senza riguardi agli incomodi che lo facevano molto soffrire, mentre con soli sei servi imbarcato sul Tevere, giunto a

fu inter-

rogalo

il

e feroce,
Ialino alle

Papa in modo insultante ed egli rispondeva in

domande
Il

in greco, per

un
lo

interprete.

sacellario

furore perchè
l'indegna

le

risposte del

andò in Papa
poi del-

Porto, di là lo trassero a Miseno. Poiché ebbe traversato la Calabria, andò errando alcun tempo per
varie isole jonie
;

imbarazzavano; stanco
scena,
all'
si

ritirò

per farfe-

ne rapporto
del consiglio,
terrazza,

imperatore. Si
1

si

fermò un anno
gli

ce uscire Martino
e fu

a Nasso, in cui finalmente

venvaser-

camera posto su di una
dalla

ne permesso
scello,

di

sbarcare dal
gli

perchè

essere potesse

ve-

che fino allora

avea
gli

duto
coprì
di

dalla

corte
il

e

dal

popolo.
ri-

vito di

prigione ordinaria.

Comparve quindi
avea
il

sacellario,

Frattanto l'imperatore
fatto

Papa

di

oltraggi qual reo
gli

dare in Pioma un successore,
s.

lesa
il

maestà, e
e

fece stracciala

Eugenio I (P'ef/i) agli 8 settembre 654- Arrivò s. Martino I a Costantinopoli a' 17 settembre di tale anno. Durante il suo soggiorno a JNasso ricevè dei soccorsi da tutti i fedeli che deploravano il suo infortunio, mentre le sue guardie rubavano tutto, malnella persona di

re

mantello
al

rompere

cor-

reggia de'suoi calzari, indi

lo

con-

segnò

con ordine di Venti voci al più farlo in pezzi. gridarono anatema, tutti gli altri
prefetto

astanti

restarono
,

silenziosi

e

me-

trattando chi

li

recava.
,

Prima
li;

di en-

trare in Costantinopoli
lo

era egli statuttail

chinando la testa per dolore, commossi dal veder così berteggiata la maestà pontifìcia. I manigoldi s' impadronirono allora
lanconici
di
lui, gli

annunziato a Costante
nel

tolsero

il

pallio e

le

in-

voita fu lasciato

porto entro

segne pontifìcie, lo spogliarono delle

vascello, coricato su di
Z.O,

uno stramaztormentalo dalla golia, ed espoagli
insulti

rimanenti sue

vesti,

gli

la-

sciarono che una tonaca senza cintura,

sto

di

tulli

ijucili

che

che lacera tu anch'essa ne due

,-

lyi
lati,

MAH
gli
si

MAR
il

vedeva nudo
al

corpo.
guisa

essendo
cose
piì»

privo nella
pc' suoi

carestia

delle

Gli

misero
collare

collo

un istromeuto
,

necessarie al vitto,
fratelli

pregan-

o

di

ferro

in

lai

do Dio
per chi
Passati

di
la

Roma
in

e

tiasciiiandolo dal
alla
città

palnzzo in mezzo

reggeva
ivi

allora

Chiesa.
conti-

col carceriere,

come con-

quattro mesi

dannato
cui

a

quello colla

precedendolo morie mannaia o spada con
,

doveva

essere

decapilato.
di

Fu

poscia
nel

condotto
prigione di

carico

catene
gi Italo

modello d'invincibile fermezza, morì ai i6 settembre 655, dopo il governo di cinque anni, due mesi e tre giorni,

nui

patimenti,

pretorio, e di

venne

computato
a quella di

dalla

sua elezione sino

nella
gli

Diomede con
alti scalini.

de-

assassini, scorticandosi le
gli

neir ascendere
l)rava
rifinito

gambe Semrial-

vicino a spirare, dal
rigido

onde cadde
;

freddo

fu

zato e messo

incatenato su
prigione
lo

d'una
presero
e
;

Eugenio l, la quale egli approvò; e da quando era stalo creato Papa, sei anni, due mesi e d(-»dici giorni. Con due ordinazioni nel dicembre creò 33 vescovi, 5 o i preti, e 5 diaconi, il suo corpo fu
i

panca.
cura
fecero

Due donne,
della
,

preposte alla

poi

trasferito in
s.

Roma

nella

Chie-

ne

compassione
il

posero

in letto,

possibile

per

riscaldarlo

ed

il

Papa

restò sino a sera senza

parlare.

L'eunuco Gregorio prefetto della

Martino a Monti (Vedi), ove fu riposto a' 12 novembre, che però in tal giorno si celebra la sua festa, mentre greci la celebra )io il giorno della sua morte, e [)iìi solennemente ai i3 aprile. Esa di
i

città gli

mandò

alcuni alimenti,

gli

lasciò

dieciotto

lettere

scritte

facendogli

concepire qualche speJ,

di
si

uno

stile

nobile e fermo,
Labbe'.

che
santa

ranza; e Martino
lenzioni.
tolti
i

desiderando
tali

il

leggono nella
nel citato

Biblioteca de pa-

martirio, restò afflitto da

at-

dri, e

La
s.

Nondimeno
ferri,

gli

vennero
tratta-

Sede vacò, dall'assenza
lino
I,
I,

di

Mar-

e

gì'

indegni

fino all'elezione di

s.

Euventi

menti eroicamente da lui solfei ti mossero molti a compassione, fra quali il patriarca Paolo moiiotelita,
i

genio

un anno, due mesi
II

e

giorni.

MARTINO
Papa
similitudine del

o

MARINO
die

I,

forse

pei
il

rimorsi di coscienza.

Es-

sendo

t'atore

moribondo, l'impee non podissimulare il suo rammarico.
visitarlo,

Papa andò a

CXI. Dovrebbe veramente chiamarsi Marino I, ma perchè la

nome

motivo

a confondersi con Martino, in guisa

Dopo
in

essere stato più di
a'

tre

mesi
gii

prigione,

fo marzo

65'^)

iu

annunziato di

essere rilegato a
il

Clicrson nella Tauride, che

No-

vaes chiama

Crimea

nella

Tracia.

che il IV ed il V furono poi chiamati Martini, come osserva il Pape brodi io, ìli Propylaeo p. i^i, u. 5, ed il Pagi ad an. 882, n. 10, così viene chiamato Martino li, ts

Diede il bacio di pace e uiì commovente addio a chi locircondava, e venne imbarcato segretamente ai 26 dello stesso mese, arrivando ai ì5 maggio al luogo dell'esilio, doade domandò soccorso a' suoi.

sendo
rino
città
sa,
I.

la

medesima persona di MaNacque in Montefiascone

vescovde dello stato della Chieper padre Palombo. Divenne prete, diacono e cardinale
ed ebbe
tre

legalo

volte

a

Costantinopoli

MAR
nella
s.

MAR
per parte di
sotto Adriano

173
monastero
de' be-

causa di Fozio,
I

mente soggetto
il

al

Nicolò

ncll'86G, e nella Bul-

nedettini ch'era

in

Capua

;

e

che

garia con
il

Formoso;
pel

suddetto diacono restasse separa-

nell'

868,

concilio

generale

di

Coslanlinopoli
pontificalo di
la

IV;

e

neir88i
Vili
,

nel

Giovanni

per

causa

di

Fozio. Questo ulinsignilo

timo Pontefice, essendo già
to della

dignità

vescovile,

man-

dò in Napoli ad assolvere dalla scomunica il vescovo Anastasio, se rivocava
i^ieno
di
la

da ogni comunicazione degli ufecclesiastici dal vescovo, al quale minacciò la sospensione del grase do sacerdotale e la scomunica non obbedisse prontamente. Martino III, secondo il Cardella, creò tre cardinali, avendo governato laCliieto
fizi
,

sa

tre anni, sei Si

mesi e qiiatlcrdici
lodevole nel

lega fatta

co' saraceni,

giorni.

rese
la

molto

Papa ai '23 dicembre 882. Scomunicò nuovamente Fozio, e restituì Formoso
meriti
fu eletto
cliiesa

rifoimare
re

disciplina ecclesiastica,

nel ristorare le chiese, nel sollevai

poveri, e nel couiporre le disi

Porto , da cui era stato deposto, permettendogli inolalla di
tre di

cordie tra
nel

principi

mese

di

cristiani. Morì giugno del 946, e tu

poter ritornare in

Roma
Il

con-

sepolto nel Valicano. S'igiiura (juanlo vacasse la sede,
te

tro
la

il

giuramento

fatto.

Cardel-

ma

probabilmen-

registra tre cardinali da lui crea-

due o
di

tre

giorni.

li. Governò la Chiesa un anno e due mesi; e morì a' 2 3 febbraio tlcir884 colla riputazione di un
,

MARTINO
Simone
pizio,

JV,

Papa CXCVII.

Rrie o Brion, o

Mom-

nomo illuminalo e di gran pietà. Fu sepolto in Vaticano. Vacò la
Sede apostolica
sei

nato da una nobilissima famiglia a Mompincè o Montpensier ovvero nella Brie nella Turrena
,

giorni.

in Francia,
II,

o

in Montpilloi castello

MARTINO
l^apa

III

o

MARINO

della provincia di
cesi

Sciampagna
per
e

dio-

GXXXil. Romano,

fu eletto

di

Sens;
di

uomo
animo

dottrina,
santità
di

Pontefice
forse a'
se al

prima de' 4 febbraio o 12 gennaio del 943. Scrisin

grandezza
vita

chiarissimo,

prima
,

beneficiato
e poi
tesos.

vescovo di Capua Sivone, pres-

della chiesa di

Rouen
nella

so

Leone Ostiense,

Chron.

lib. i,

riere e canonico

chiesa di

cap. S^,

rinfacciandolo d'ignorante de' canoni, d'imperito nelle lettere,

Martino
lo

Tours, per cui alcuni credettero turonese di patria,
di
s.

di

familiare

de' secolmi,

e

di

indi giiardasigilli di

Luigi IX.

li

temerario trasgressore, perchè avea dato, contro le leggi divino ed u-

Papa Urbano IV
rota,
indi

lo dichiarò cap-

pellano pontificio, ossia
eletto

uditore di

mane, ad un suo diacono
nefizio la chiesa
il

in

be-

vescovo di

Puy

di

s.

suo predecessore

Angelo, che avea concesso

non seppe determinarsi ad
re.

accetta-

Siffatta

rinunzia

,

suggerita dai

monaci benedettini per fabbricarvi un monastero. Gli ordinò pertanto di restituire i»' monaci la
a'

sentimenti di sincera umiltà, uìosse
detto Pontefice a crearlo cardinale

prete del titolo di

s.

Cecilia, in Vi-

detta chiesa; che fosse
il

fabbricalo

terbo nel dicembre

1262 o i263.
legalo
in
di

monastero, il quale non sarebbe da lui, né dai suoi successori in-

Clemente IV

lo

destinò

Francia a Carlo d' Angiò conte

quietalo,

ma

resterebbe

perpctua-

Provenza, e fratello del mentovalo

,

1

74
Fradicia,
in
Italia

^^ ^

^
poi-le

MAR
insegne pontifìcie,

salito
le
i

re di
taisi

per invitarlo a

cardinali ac-

contro Manfredi u,

cesi

zelo

gli

strapparono

surpatore e tiranno di Sicilia
-attese ni
le

che

di

dosso

vesti

cardinalizie, e gli
,

sue violenze

e concussio-

era divenuto insoffribile, ed ofla

scrive

frirgliene

corona.

Nella sua

le-

papali come le Tolomeo da Lucca. Prese il nome di Martino IV (terminando

misero per forza

gazione celebrò diversi concilii provincialij ne' quali oltre all'aver pre-

con lui la confusione del nome di Marino), in memoria della chiesa
di

scritto

una costante riforma
ritrovandosi
in

agli ec-

cui

era stato canonico, e
a'

si

fece

clesiastici,

Noget

coronare
to

23

marzo

in

Orvieto,

stabilì alcune savie leggi pel buon ordine dell'università di Parigi, ne

privilegi, e stabilì il moconfermò do e il cerimoniale per l' elezione del rettore della medesima. Avendo il re di Francia Filippo III ani

perchè in Viterbo eravi l'interdetper cagione dell'arresto fatto nel conclave, ad istigazione di Riccardo Annibaldi che n'era custode, de' due cardinali Matteo e Giorda-

no Orsini.
Il

nullata la legge che vietava

i

giuole
te,

popolo romano per
cui

terminar
ed
il

chi di asta e spada, ne* quali spar-

discordie insorte in sede vacanin
i

gendosi

molto
in

sangue

la

festa
III

si

potenti

Annibaldi
creato

cangiava

sue lettere

con non mancò rampognarlutto,

Nicolò

Orsini avevano ciascuno

senatore di

Roma, onde n'erano
stragi

ne

il

legato

,

per

l'

eccessiva sua

avvenute
nosi

orribili

e

sangui-

connivenza, e gì impose che promulgasse sentenza di scomunica contro

tumulti, diede a Martino IV,
privato,
la

come ad un
senatore
stituì a
di

dignità di
egli le-

chiunque avesse
di

avuto

la

te-

Roma,

la

quale
1

merità

esporre

la

propria

vita

Carlo d'Angiò

re di Sicili.i,

a cimento in quegl' illeciti giuochi. Già erasi trovato presente al concilio generale di Lione II celebrato da Gregorio X (per la cui elezione fu uno dei sei cardinali in cui si compromise il sacro collegio), dopo il quale per di lui ordine restò in Francia a motivo di ristabilire la sacra
stina.

cui l'avea tolta Nicolò III. Dimorando in Orvieto fece l'unica sua promozione di sette cardinali, fra'quali

uno fu poi Bonifacio Vili; scomunicò r imperatore Micìiele Paleologo per aver mancato alla promessa unione colla Chiesa romana,
e ricusò riceverne
gli

ambasciatori.

guerra
si

della

Pale-

Fu
dal

allora che

studiò

con
Al-

zelo e

minacce

di distogliere Filip-

in Vifamosa congiura de' vespri siciliani che ster-

Nel

1282 scomunicò ancora
gli

terbo

autori della

,

po

III

muovere guerra ad
in

fonso

X

re di Castiglia, e celebrò

un concilio Richiamalo
(Vedi)^

Bourges nel

a

Roma
_,

1276. da Nicolò III,
in

francesi in Sicilia; e minò tutti dopo di essere stato alcun tempo in Roma, egual sentenza fulminò in
i

Montefiascone (ove edificò
e la

il

palazzo

per sua niorte entrò

Conclave

fortezza, e l'abitò) contro Pie-

in Viterbo ove dopo sei mesi di sede vacante, fu eletto con-

cordemente Papa a' 21 1281, ma con tanta di
lenza
,

febbraio
lui

reni-

tro III re d'Aragona complice della medesima, e invasore della Sicilia; lo depose dcd regno, scomunicando chi l'obbedisse, e pubblicando l' indul-

che ricusando di assumere

genza

della

crociata

a

^chiunque

ÌM A

R
ni

MAR
,

175

confro di
(Inndo
il

combattesse ; quindi regno d'Aragona al di lui
Ini

nipote Carlo
vescovi

di

Valois

figlio
,

ili

che avea come Papa erano della Chiesa e non suoi per poterle disporre. Alcuni Io tacciano di essersi

Filippo III re di Francia
ni

ordinò
gli
le

mostralo

troppo

appassionato
1
,

del

francesi
le

che
;

perciò

connazionale
e
lasciava

Carlo
era

per

mezzo
esallato,
i

paga<;.sero

decime
italiani

come
in

co-

del quale dicesi
si

stato

mandò
Carlo
naio
gli
(
I

agli

favore di
III,

contro lo stesso Pietro
I

racoli
cro,

Frattanto morì Carlo
8
I

a' 7

gen-

e

?.

'ì,

lasciando prigioniero deil

alcuni

aragonesi in Catalogna
li,

figlio

sliano

governare; ma miche Dio operò al suo sepolne' (jnali fiorì dipoi, per cui lo venerarono per santo, moabbastanza di non aver egli
i

arlo

e

il

figlio di questi

Carlo

ecceduti

termini

della

giustizia.

Martello inetto per l'età al governo, per cvii il Papa come supremo signore del regno, vi pose auìuiinistratori
,

Vacò
Ottone

la

santa 5?ede tre giorni.

MARTINO
o

Y, Papa
della

CCXYI.
nobilissi-

Oddone

confermando
il

nella

reg-

genza

il

conte d'Artois, e dandogli
cardinal

per compagno

Geraldo di Parma legato. Nell'istesso anno Martino IV fu costretto uscir da

Roma, nacque nel 365 in Genazzano [Fedi), altri dicono in Roma, allri in s. Vito, terra non
di
1

ma me

famiglia Colonna,

una

delle pri-

lungi

da

Palestrina,
Si

da
e

Agapito
insieme

Orvieto per l' insolenza del governatore Ranieri, v. non polendo ritirarsi in Roma per le discordie che
•vi

Colonna.

fece

amare

ammirare
per
la

dai propri

concitladini,

integrità,

sapienza, dolcezza,
del

erano,
vi

passò a
celebrò
la

Perugia. A'

1^

affabilità

e

modestia

suo ca-

marzo

messa di Pasqua, ed appena ebbe desinato si ammalò gravemenle, e morì a' -28 Tenendo il 29 marzo del laSo, per aver mangiato con eccesso le anguille, che molto gli piacevano. Fu sepolto nel duomo di Perugia coir abito de' frali minori, da lui amati sopra gii altri religiosi; e sebbene ordinò al cardinal Saveilì che gli successe, che il cadavere fosse
sa,

eminenza di letterarie cognizioni, che non vi aveva scienza^ in cui non fosse eccellente. Sopra tutto fece mirabili
rattercj congiunta

a tale

progressi

in

quella

del

diritto ca-

nonico, che apprese nell'università
di

Perugia.
tra
i

Da Urbano Vi
referendari

fu ai

scrilto

ed

prò-

tonotari, e

nominato amministratoBonifacio

re di

Palestrina.

IX

Io

fece uditore di
stolico
pite

rota, e

nunzio apo'

trasferito in Asisi nella loro chie-

ciò

non

fu
,

eseguito.

Governò
,

quattro
giorni.

anni

un

mese

ed otto

Fu

magnifico, di gran petto

per l'Italia ed altrove. Comcon suo gran decoro e pari vantaggio della Sede apostolica nove Vili legazioni, fu da Innocenzo
a' 2 giugno i4o5 creato cardinr.l diacono di s. Giorgio in Velabro. vicario di Roma ed arciprete deb basilica Lateranense. Neli.fjugo la di tanti DiK^ri anziché scemarsi,
I

nelle cose della Chiesa, dotto e pru-

dente, ornato di molte virtù, e tal-

mente
lui

staccalo dai parenti, che por-

tandosi un fratello a rallegrarsi con
del

pontificato,

egli

avendogli

,

somministrato una moderata

somlo rii

siccome sapiente,
in
lui
la

andò crescendosi
la

ma

per

le

spese del

viaggio,

liberalità,
;

piacevolezza
a

mandò

a casa dicendogli, che

be-

e

la

benignità

onde

chiunque

I

,

176
ridiicslo
Io

MAR
avesse,
prestava
di
le
le

MA
grazie

11

buon grndu
j^eniili
,

V opera sua con tali maniere, e con traili così obbliganli che si cattivò l'alletto
la
sii

concedute dopo Gre* or-» f^orio XII fino a quel tempo, dinando che le chiese e benefizi
i

ritornassero
cui

al

njedesimo
di

stalo in

e

ma
il

tli

tulli,

tenendosi

per

erano

prinui

Urbano VI,
provvidenindi

quanU)
blici

poteva lontano dai pubSi

ed

emanò

quelle
al

altre

all'ari.

oianlenue fedele a
si
,

ze narrate

citato articolo;

Gregorio XII, finche non
portare
al

concilio
di

di

Pisa

dovè ove

comandò

riforma del clero. Adoperandosi egregiamente Ladisla

Alessandro V ; couìe pure intervenne in Bologna
seguì l'elezione

lao re di Polonia per l'unione della chiesa greca colla romana, Marlino

a quella di Giovanni
sti

XXI II. Que«della
s.

V
gli

gli

die l'amministrazione

con sue lettere lo ringraziò ; confermò privilegi de' suoi
i

provincia del Patrimonio di
tro,

Pie-

predecessori, e
della

lo

dichiavò vicario
ne' suoi
stati.

del ducato di

Spoleto, e delle

Chiesa

romana

città di

Perugia, di Todi, di

Orcol

Avendo Giovanni
impreso
ni,
il

re di

Portogallo
i

vieto,
titolo
si

di
di

Terni e

di

Amelia

la

guerra contro
invitò
i

sarace-

legato, ne'quali

impieghi

Papa
per
e

principi

a soc-

condusse

sempre con
dice

mi i-abile
che fu

correrlo, e fece bandire la crociata.

prudenza. L* Ughelli
fatto

Indi

essersi

impadronito
il

di
di

vescovo di Urbino nel i38o. P^inalmente essendo nel vigore delsalute e di
circa

Madera,
li,
il

scoperto

Capo

Buona Speranza
Martino

e l'Indie orientalegittimargliene

la

5o
coi

anni, nel
agli

V

per

concilio di
li

Costanza novembre i4i7»
le

(Fedi)

possesso, pel

progresso del
ai

van-

voti con-

gelo,

concesse

re di Portogallo

cordi di tutte

nazioni fu eletto

tutte le terre che avessero scoperto

Papa, e ricorrendo in quel giorno la festa di s. Martino vescovo, prese il nome di Martino V, ponendo fine al gran scisma d'occidente. Anche il Baluzio maniera di sua elezione
lib.

dall'imboccatura del
za

l'estremità delle Indie.
il

Mar Nero alDa Costan-

narra
^

la

Misceli.
ai

Papa s'incamminò per l'Itaaccompagnato da dodici cardinali , e per Sciaffusa e Berna giunse a Ginevra ove riconoblia
,
,

Ili,

p.

90.

Avendo

12 e
gli

be
li

per
dell'

cardinali

molti

di

quel-

i3 di detto mese
dini del diaconato

ricevulo

or-

antipapa

Benedetto

XI 11.
Pavia,

e del sacerdozio

Indi

passò a Susa, Torino,
,

dal cardinal Broignac decano, a'i4

con sagrato vescovo j ed a' 2 r che cadde di domenica fu solennemenle coronalo con quella pompa che dicemmo a detto articolo, adfu

Mantova e Ferrara, s'avviò per la Romagna, e per Forlì giunse in Firenze a' 26 avendo declinato febbraio 14^9
Milano, Brescia
>

destrandogli
cata e
il

il

cavallo nella caval-

Sigismondo re de' romani marchese di Brandeburgo
le

,

ed emanò tosto
celleria

regole della can-

apostolica.

Presiedette
del

alle

quattro ultime sessioni
lio,

concitut-

da Bologna allora occupata da Antonio Benlivoglio. Mentre dimorava in Cebenes, Martino V sebbene fosse difficile nella concessione delle dispense pure dispensò nel grado di affinità Giovanni conte di Foix per sposare la cognata.
,

in

una delle quali rivocò

Eresse

in

arcivescovile

la

chiesa

MAH
(\ì

MAR
za
,

Ì77

Firenze, e confermò la canonizs.

zazione di
caricato
il

Brigida,

avendo
di

in-

cardinal Fonseca di socivili

Colonna, Luigi da Sanseverino, e Nicolò da Tolentino furono capitani per la Chiesa. Braccio restò ucciso,
sisi

Lodovico

pire le

guerre

Castiglia.

onde Perugia, Aal
lui occupieno dominio

In Firenz-e attese a liberare lo stato della Chiesa dall'oppressione dei
ritiranni che Taveano occupato, Ostia e cuperando Civitavecchia Castel s. Angelo dalla regina Giovanna II ; come riebbe alla sua
,

e

gli

altri

luoghi da

pati ritornarono

pontificio. Nella vittoria

ancora Marcui

tino

V die saggi
città gli

di rbansuetudine, sa»

pendo a tempo perdonare, per
molte
latesta
si

dierono spontanea-

Sede.

obbedienza altre terre della santa Ricuperò ancora Terni ed
Orvieto,

ma

dovette contentarsi che

Braccio da
di
di

Montone
Assisi,

fosse
Jesi,

vicario

mente, e fra esse Bologna. I Maegualmente gli restituirono Osimo, Cervia, Fano, Pergola e Senigallia. Essendosi propagata di
per
l'Italia

Perugia,

qualche

altro

Todi , e luogo. Essendo
il

nuovo
ticelli

l'eresia de'fra-

chiamati

dell*

opinione
cardinali

,

il

fuggito dalla sua prigione
sto

depopor-

Papa

deputò
si

due

per
in-

Giovanni

XXIII {Vedi)^
il

si

castigarli;

indi nel

14^2

con

tò in Firenze ad

implorar miseriquale lo
lo creò car-

defessa fatica
re
in

applicò a reprimei

cordia da Martino V,
accolse

Boemia

funesti

progressi
le

amorevolmente,

degli ussiti.
tra
i

A

terminare

guerre
b.

dinal vescovo di Frascati, e decano del sacro collegio. Fece gonfalonie-

re di Frància e d'Inghilterra
pacificarli
il

spedì a

cardinal

re della
tre

Chiesa Francesco

Sforza^

Nicolò
decreti

Albergati.

In

sequela
di

dei

affidandogli le milizie pontificie. Ol-

del
la

concilio

Costanza
in
la
le

quanto abbiamo detto a Firenze, sulla dimora fattavi da Martino V, qui aggiungeremo, che pernottò nella villa detta ora Torre
presso la terra
di
s.

promulgò
cilio

celebrazione del con-

generale

che

si

aprì

Papeste

via nel
lo

14^3,

indi

per

trasferì

a Siena, e per

guer-

Casciano.

Vo-

re

d'Europa

in Basilea, destinandovi
il

lendo quindi compiacere i romani^ pel Sanese si portò in Roma a'28 Settembre 14^0, alloggiando nel
polo,

legato

a

Intere

celebre cardinal
lo

Giuliano Cesarini, acciò
desse in suo

presie-

monastero della Madonna del Podonde a'3o dello stesso mese in mezzo alle acclamasi trasferì popolo al zioni del festeggiante
Vaticano, e quivi

nome. Nel 142 3 celebrò Martino V YAnno santo quinto

brasse,

[Vedi): che realmente lo celelo prova anche il Zaccaria,
II, p. 9< e seg. avendo adottato per Alfonso V re d' Aragona, e

Storia

letter. t.

dimorò
presso

sino al

Giovanna
figlio

li

i4^7j
di sua
stoli,

in

cui

andò

nell'abitazione

famiglia,

fabbricandovi di
e desolala,

Aponuovo un
ss.

poi essendo
sostituì

di lui

malcontenta

,

gli

sontuóso palazzo. Trovò
lida se

Roma

squal-

ma

per lui risor-

suo splendore. Mida Braccio, fu il Papa aìutalo da Giovanna II, al che alall'

antico

Lodovico d'Angiò, che difendeva il Papa, il quale nel \^i^ ne approvò l'adozione, e confermò la regina ne! possesso dèi regno, che
g^ià

lìacciata

avèa fatto

coronare dal cardi-

nal Moi'ósini. Nel detto

anno

proi-

tra volta

crasi

rM:usala.

Lo

SR)f-

bì ai cardinali di essere prolettori

tOI..

XLII^.

12

178
di

MAR
re

MAR
diligenti
tre
ni,

o

principi
nel

.

Con

premure

i4^5

si

adoperò Mar-

o dodici giorcompianto da tutto il popolo
e
dieci

mesi

lino V per eslingueie lo scisma che in Aragona sosteneva dementa

ne'funcrali.

Fu

sepolto in
di

un

su-

perbo sepolcro
alla
teste

bronzo, in mezzo
le

riuscì

Pili antipapa poi al modo

(Pedi)y

e

vi

basilica

lalerauense, avanti

detto in qnel-

de'

ss.

Pietro e
riporta

Paolo
inciso

,

che
11,

TartìcolO) come ancora si adoperò per togliere molti abusi introdotti
nella cristianità,
sica.

coU'epitalIìo
ni,

l'Oldoi*
t.

Addii,

ad Ciacconium
l'afflilta

massime A' 26 marzo 14^5
s.

in
colla

Corco-

p.

83o. Estinse l'orrendo e
la

lungo
re-

scisma, pacificò

Italia,

stituzione

Sedis ApostolicaCy canoeremila, e beati-

staurò
fizi,

desolata
il

Roma
titolo

con edidi

nizzò

Sebaldo
Tescovo

e

meritò

padre
in

ficò Nicolò vescovo Licopense, Bri-

della patria e felicità de' suoi lempiy lasciando
la

aiulfo

grida domenicana

cora
slino.

s.

Monica Siccome Alfonso
il

Scadense , ed Incanonizzò an; madre di s. Ago-

sua memoria
il

eterna

benedizione, poiché

giu-

dizio del cieco popolo

può

fallire,

V
all'

pubbli-

non
tino

così

quello de'secoli.

Fu Mar-

co

un

editto pernicioso

immui4^6

V

nità ecclesiastica,

Papa

nel

stato,

e

grand'uomo dabbene e di desideralo dopo morto
quelli
egli
,

citò il re a presentarsi in Roma dentro Io spazio di 121 giorni a renderne conto, e nel medesimo an-

anco da

che vivente
dolalo
,

l'odia-

rono. Era
erudizione
consiglio,

di

affabilità

grande prudenza,
la

no

die ai

monaci

girolamini

il

e di
lui

ottimi costumi: la
fu

monastero e chiesa de'ss. Bonifacio ed Alessio. Nel 14^7 Martino V prese energiche misure contro il
Portogallo,
in lesa

bontà
ti

di

non

meno che
i

giustizia.

Nel promuovere
ecclesiastici

sogget-

ai

benefizi

era se.

cui

del

pari era
delle

vero indagatore del merito

Nalaie
diffi-

gravemente chiese. Nel
il

V immunità

Alessandro
cile

afferma

,

che fu

14^9

delìuilivatneute

Papa si pacificò col re Alfonso V, ed ordinò contro i labori li che la festa del Corpus Domini si ceancora
nello
nelle

ad accordare dispense, comu diciamo all' articolo Matrimonio § IV. Fra tutte le sue virtù spiccò
la

costanza ne' casi

avversi, e
la

lebrasse

terre

inter-

ne

diede

principalmente
dei
fece
fratelli.

dette

;

stesso

tempo

riprese

nella

perdita

prova Di che
che

l'arcivescovo di Gantorbery, perchè

e di quanto rosa famiglia
assai

alla

sua nume(F'edi)y

avea
bileo.

istituito

una specie di GiuIn quest* anno Martino V
i

Colonna

amò ed

arricchì in più modi,

passò in Ferentino
glio,

mesi

di

lu-

lo

dicemmo

a qtiell'articolo.

NeJa
cou
di

agosto

e

settembre. In

tre

zecca

pontificia

abbiamo
sua

quattro

promozioni creò quattordici cardimentre nel i43i si applicava col più indefesso zelo nell'estinguere le eresie che rovinavano la Boemia, la Slesia e la Misnia, monali, e

medaglie di
zione,

lui colla

effigie,

allusioni alla sua elezione e corona-

restauri

delie

basiliche

Roma,
fece
alla

e del

nuovo
,

portico

che
cele-

Vaticana

ed

alla

in

Roma
il

di

apoplesia

a'

19 ve63,
anni,

brazione del giubileo.
questo

La

storia di

nendo

20

febbraio

d' anni
tr«?dici

memorabile

pontificato

fu

coU'oltimo governo di

pubblicata da

uu

codice

oiss.

dei

,

MAR
Papebrocìiio nel suo Conni, Chron.
hìst.

MAR
che quel
ed
ivi

179
in

par.

Ili,

p.

112.

La

vita

cH

Papa celebrò morì nel 1270.

Lione,

Martino
rer.

V. da un codice
il

vatica-

MARTINUSIO
dal

Giorgio,

Cardi-

no è presso
imi.
t.

Muratori negli Script,
par.
II,

nale. Giorgio Martinusio così detto

Ili,

p.

SSy

e

Vi è ancoia di Francesco Ci rocco, Vita di Martino Colonna Noni. Pont., Foligno i638; di Gio. Rivadella, VElogiuni Martini aliorum XIII Ponlif. et (ch'ebbero il nome di V), Romae i58i; e di Felice Contelori, Vita Martini V^ Romae 1641. Vacò la

H59.

ma

V

della propria madre, veramente della famiglia Wisenowiski, quanto nobile altrettanto scarsa di beni di fortuna venne
,

cognome

V

Namiesaz, presso al fiume Tibisco nella Croazia. Annoiato del mondo , di cui nell'età giovanile avea provato le
alla

luce nella rocca di

peripezie, professò

nel

i5o8

nel-

santa Chiesa

undici giorni.

l'ordine di

s.

Paolo primo

eremi-

MARTINO, Cardinale. Martino o Marino prete cardinale, si trova sottoscritto nel decreto ingiustamente emanato da Stefano VI detto VII neir8g6, contro il cadavere di Papa Formoso.

MARTINO,
cardinale di
s.

Cardinale. Martino

ta, quantunque alcuno lo dice monaco olivetano. Essendo superiore del celebre monastero di Cestoconiano nella Polonia, contrasse stretta amicizia con Giovanni re d'Ungheria, che dalle armi di Ferdinan* do I arciduca d' Austria era stato

Sabina,

fiori
il

sotto

costretto a
istanza
si
i

ritirarsi

in

Polonia.

Ad

Benedetto IX che tenne cato dal io33 al io44-

pontifi-

di

quel principe, più

volte

MARTINO
nale.

Bertrando, CardiBertrando da s. Martino nato
flitto

recò in Ungheria , per eccitare magnati del regno a richiamar

l'esule sovrano,
essi

come

in

fatti

fu

da

in Arles, essendo preposto nella chie-

sa di sua patria, fu
di
gli

vescovo

coraggiosamente eseguito; anzi dicesi che ottenesse da Solimano
II,

Frejus

;

nata però discordia tra

di cui

il

re

erasi

fatto tributadi

venne nel 1264 trasferito alla chiesa d'Avignone e nel 1*266 passò all'arcivescovato d'Arles, di cui non potè subito prendere possesso, per la lite promoselettori,
,

rio,

d'intronizzarlo
il

nuovo.

In
nel

ricompensa

re

lo

nominò

i534
gli

al

vescovato di Varadino, e

dichiaratolo suo
conferì
la

intimo

consigliere

prefettura

d«l
lo

regio
lasciò

sa dalla

nomina
di di

fatta

dai

comproil

erario,
colla

ed

in

sua

morte

missari. Si crede che rinunziasse

regina Isabella
figlio

tutore

dell'u-

vescovato
in

luogo

Valence nel Delfìnato, cui si vuole che alla
il

fine ottenesse

possesso della chie-

sa Arelatense, della quale nel

1269
IV,

ottenne

il

pallio

da Clemente

con facoltà di
les.

farsi

precedere dalla

Giorgio ^ bambino di undici giorni, non che amministratore e governatore del regno, sino all' età maggiore del figlio. Incominciò ad altercare colla regina perchè vecchio valoroso, avvezzo a
nico

croce per tutta la provincia d' Ar-

Gregorio
di

X

nel settembre o di-

cembre 1273
scovo

lo creò
;

cardinale vealle

comandare, e per la sua accortezza ed imprese divenuto celebre, usava maniere dispotiche. La regina, donna
di

Sabina

intervenne

valore, per

materna

gelosia
di

prime

sessioni

del concilio generale

o femminile

vanità,

infastidita

I

i8o

MAR
crilcgo,
in

MaR
breve funestamente ief^
di

questo procedere, si ridusse infiire a cliiamar contro di lui Solima' no II) qillil macchinatore della morte del figlio e confederato dell'Austria.

minarono
va essersi

vivere, o sul patibolo
il

come narra

Cardella, che osserribellati
in

Per

la

tardanza

dell'

aiuto

unghcri Ferdinando. Pervenuta
gli

a
la

Roma
il

tindiesco, polè Martinusio
liarsi

riconci-

notizia di

violenta morte,

Pa-

colla regina,
i

e sbaragliare in

pa pati gravissimo rammarico; ne
die parte in concistoro ai cardinali,

Tari conflitti

turchi. Disgustato di

nuovo

colla

regina,

temendo non

e fece citare

l'

arciduca

a

giu-

poter resistere ai turchi, ricorse all'aiuto deir arciduca, che aspirò ad impadronirsi anche della Transil Vania.

stificarsi,

e che poi scomunicò. Finl'

che
potè

visse Martinusio,

eresia

non

penetrare
vita

in

Ungheria.

La

La regina

nel

i55i

dovè

ce-

sua
pala
se,

fu

scritta

dere quello stalo e
stello di

ritirarsi

nel ca-

Marnavizio; in
la storia

da Giovanni Parigi ne fu stami'/t5 in france-

Oppien

nella

Slesia.
il

L'ar-

nel

ciduca itominò subito
lio

prelato ar-

da Antonio Bechet canonico di
Storia
del mi'

civescovo di Slrigonia, e pregò GiuIII

Uzes, col titolo di
nusio.

a

crearla cardinale,

come
e

nìstevo del cardinal Giorgio Marti-

fece ai

12

ottobre

i55i
gli

,

per
il

maggior distinzione

trasmise

cappello cardinalizio, con facoltà di

usare le vesti rosse, interdette ai monaci. Pel comando delle truppe, che pretendeva il cardinale, contro
Castaldi generale
dell' esercito

au-

MARTIRE, Martyr. Quegli ch'è od è slato martirizzato. Il nome di martire è un nome greco, che significa propriamente testimonio j e si dà per eccellenza a tutti quelli che soffrono la morte per fare testimonianza delle verità evangeliche.
Si distinguono
ti,
i

striaco, questi risolvette di ucciderlo,

ricolmandolo di calunnie presso Ferdinando, fino a far credere che avesse intelligenza col turco, per cui strappò da lui l'ordine di prendere misure di sicurezza.

martiri in designa-

dicembre
sicari
delizie,

Laonde nel Winlz diversi l'assassinarono in un luogo di
i55i
in

nell'età di

settanl'anni, do-

po due mesi di do il cadavere
giorni, e solo

cardinalato, restaninsepolto per
venti
se-

nel

marzo ebbe
s.

poltura nella chiesa di
d'Albareale.
"vece,
Il

Michele
dice
in

Berc^stel

che fu trasportato a Wisembourg con grande onore, e sepolto a lato del famoso Unniade, rlove
alla sua memoria fu eretto un sontuoso mausoleo; e che tra le carte

non
Ciisse

fu

trovata cosa che

pregi udi-

consumati o coronati, ed in verificati. I martiri designati sono quelli che furono condannati a mor-' non fu te, ma la di cui sentenza eseguita. I martiri consumati o coronati sono quelli che spirarono fra tormenti, o poco dopo per la violenza de' tormenti sofferti. Dicoosi martiri verificati quelli che la Chiesa, dopo un esame canonico, propone alla venerazione de' fedeh. Fu pure un tempo dato il nome di martiri a'confessori che avevano soCferto l'esilio, o qualche supplizio per Gesù Cristo, benché non vi avessero perduta la vita, e ciò^ impropriamente, giacche non si possono veramente dir martiri se non
in
i

alla
i

seguilo

sua fedeltà e probità. In complici del misfatto su-

quelli,

i

quali

muoiono

effettiva-

mente

nei

tormcnli^ o

in i>eguito

MAR
per la violenza dei tormenti stessi, o che per lo meno ne sarebbero morti, se Dio non li avesse preservati
soflra

MAR
morie per annor
della fede;

i8i

che

dalla

morte per un
/^.

miracolo

delia sua onnipotenza.

ConfessoRE DELLA FEDE. Quanto alle cause che fanno il martire, non è la pe-

pazientemente la morte per una causa divina, non per alcun umano motivo, come sarebbe quelrender celebre il proprio lo di

nome. Non sono che affrettano il
che dandosi da
quelli

martiri

quelli

termine

della

na soltanto,

ma

ancora
soffie;

la

causa
queste

loro vita a forza di penitenze;

per la quale si cause che fanno

e

prevengono
sé stessi
la

i

tiranni,

dano o
tire,

la

il martire riguarpersona stessa del mar-

morte, a

meno
divina

ch'essi

non

lo

facciano per

o quella del

tiranno.

Non
faccia

vi
il

ispirazione;

ha che
slessa

una

causa

che
la

muoiono
tagiosi,

servendo
il

quelli che ammalati consia-

martire, e che riguardi
cose

persona

tranne

caso in cui

del martire, cioè la fede delle

che bisogna credere o fare, Perchè un uomo sia ritenuto martire

la

è quindi necessario ch'egli dia sua vita , o per qualche verità speculativa della religione cristiapa, come sono gli articoli di fé-

condannati a quel servizio dai persecutori in odio della fede. Se il martire è catecumeno egli à tenuto a ricevere il battesimo d'ac-

no

stati

qua

se lo

può
di

;

se é

battezzato e

colpevole

alcun
la

peccato

deve

confessarsi, se vi è

un confessore;
s.

de

,

o

per

qualche
gli

verità delle

pravir-

tica,

come sono

atti

deve pure ricevere perchè il martirio
te.

Eucaristia,
esenta da

non

tu cristiane.

Dal che proviene che non sarebbe martire colui che morisse o per un' opinione pia, ma

questi obblighi in articolo di

mor-

La

viriti
la
I

invincibile de'martiri
verità

dimostra
cattolica.

della

religione

non

defìnita

dalla
falsa

Chiesa,

o per

cristiani

furono

somma-

un'opinione

che

fosse creduta

vera per

un'invincibile

ignoranza,

forlarli nelle prigioni

p per una verità conosciuta per mezzo dei lumi della ragione, a meno che essa non fosse relativa e preliminare alla fede, come Tesistenza di un Dio, il che forma un dubbio fra i teologi, o per una verità conosciuta per mezzo di una rivelazione particolare. Non vi ha parimente che una causa che faceia
il

e conove ricevevano l'Eucaristia. Furono i martiri grandemente pietosi verso i caduti, che raccouìandavano a' vescovi con quel-

mente

solleciti

di visitarli

le voi.

lettere

di

cui
p.

parlammo

nel

i33 del Diziouario. Prima di consumare il martirio solevano immediatamente premettere l'orazione: dovendo essere
decollati
,

XXXVIII,

ricevevano
indi
i
i

genuflessi
cristiani

il

martire,
del

persona
della

che riguardi la tiranno; l'odio cioè
e

colpo micidiale,

ne

imbalsamavano
ne
il
i

loro

cadaveri, e
universale

(aie o

di

prescritta
sto, sia
il

dalla

una buona azione fede di Gesù CriDelle dispo-

raccoglievano

premurosamente
giudici

sangue. Nel
martiri

giudizio

tiranno infedele, eretico,

saranno

insieme

scismatico o cattolico.
sizioni

necessarie
essenziale

al

martire,

la

prima

ad

un

martire

con Gesù Cristo. Il coraggio col martiri eroicamente sofFriquale rono inauditi tormenti, derivava dal
i

adulto, è l'accettazione libera della

loro

amove per Gesù

Cristo

:

sup>

iSi
plizi
,

MAR
prigioni

MAR
noti

e

patimenti

sore

di
1

s.

Pietro,

Papa
in

s.

Cle-

smossero la loro costanza mirabile, e meritarono coi loro trionfi di
essere intimamente uniti a
cielo,

mente
ti

del 93,

istituì

Roma
gli at-

sette notari,

per raccogliere
e registrarli

Dio

in

dei martiri
dìttici

nei fasti

godendo

tutta

la

pienezza
oratori ri-

delle chiese,
i

ond' ebbero

della gloria.
fi

La

sapienza deTilosodegli

principio

Martirologi
i

e l'eloquenza

trassero origine
stolici

(Vedi), e Protonotari apo-

inase confusa allo
martiri

spettacolo stradei
fu-

(Vedi)

(di quello per regi-

ordinario delie pugne gloiiose
:

strar gli atti dei martiri della con-

i

giudici

ed

i

tiranni

gregazione di propagandacele, ne

rono compresi da
la

allo stupore al-

parlammo
martire
1
s.

al voi.

XVI,

pag. 2,54
fu proto-

veduta della fede, del coraggio,
contentezza di questi santi

del Dizionario^ e di essa

e delia
atleti.

Tutti quelli

che furono
della

te-

Fedele da Sigmaringa). vescovi usarono grandissima caui

stimoni di
martiri
,

veduta

virtù

dei

tela nel registrare nelle sacre tavole

o fossero gentili o eretici, confessarono che la virtù de'martiri era evidentemente soprannaturale. F. Martirio.
Gloriose primizie de' martiri della

martiri, anche in
il

persecuzioni; ed
patì
il

lempo delle Papa s. Antero martirio nel 288 per ricernegli

care con diligenza e riporre
raccolti

archivi delle chiese gli atti de'mar-

Chiesa

furono

i

ss.

Innocenli
s.

(Vedi), nella
stino,

quale, disse

Ago-

spuntarono a guisa dì sole inverno dell' infedeltà, e furono prima del tempo della brina della persecuzione, come gemme
nel
rigido
allor nascenti, colti e involati, e per-

fedelmente dai notari, s. Fabiano aggiunse sette suddiaconi perchè gli astiri,

cui

il

Pontefice

sistessero in

opera così pia ed imagli

portante,

e

uni e

agli

altri

aggiunse pure sette
invigilassero a
gli

diaconi,
uflìzio,

acciò

tale

perchè
Della

ciò chiamati

primi fiori de martiri.
poi dell'anno in cui

atti

fossero scritti in disteso, e

Verso
fu

ia

fine

non

già

con

abbreviature.

crocefisso

Gesù

Cristo

re

dei

moltitudine de'martiri che partico-

martiri e fondatore della Chiesa, pel

primo soffi glorioso martirio in Gerusalemme il diacono s. Stefano, perciò chiamato protomartire. Nell'anno 69, nella prima delle die1

larmente fiorirono ne'primi quattro secoli delia Chiesa, si può vedere
il

Zaccaria j Storia
I ,

lett,

t.

II,

pag.
,

4i

e

r

articolo

Persecuzioni
ss.

ci

persecuzioni della Chiesa più in-

signi,

patirono glorioso
in

martirio
ss.

i

principi degli apostoli

Pietro e
il

Martiri, ove di molti si fa menzione, còme delle loro diverse denominazioni, sotto cui la Chiesa li onora colche
quello
de'

non

Paolo,
na.
dei

Roma capo di

tutto

mon-

lettivamente.
Calisto
di
I

Il

solo cimiterio di

s.

do, stabilendovi la religione cristia-

Papa

del 221, fu arricchito

Furono ancora

dette primizie

centosettantaquattromila corpi di

martiri, quelli che patirono in

martiri, e di quarantasei Pontefici,

l'

Roma sotto Nerone, pei* incendio in Roma
:

cagione delfiorirono in

onde

si

potrà argomentare in pro-

porzione, quanti

ne
altri

contennero
Cimiteri
I

i

seguito innumeiabili martiri, e so-

quaranta

e più

o
ss.

levano avvisare d Pontefice di quanto loro

Catacombe di Roma (Vedi).
Prudenzio
e

succedeva.

R

terzo

succes-

Paolino

dicono

chu

MAR
Tina
altri «Ietta

MAR
slie

i83
delle

innumerabile tli martiri furono sepolti nella catacomba di Calisto; altii
moltitudine
il

e
,

nel

fervore

persecu-

zioni
di

trovandosi
i

appena

tempo
si

seppellire

corpi

de'martiri,

dissero che
nito.

numero
i

n' era

infi-

soleva frettolosamente segnarne sol-

Osservano
quali
si

critici,

che

non

bisogna immaginarsi che
li
i

tutti quel-

seppellivano nelle ca-

tacombe fossero martiri, perocché le catacombe erano il cimiterio di tutti i cristiani, come hanno provato Onofrio Panvinio, lib. de CoemeieriiSf
si'gnis

tanto il numero, senza notarne i nomi; quindi affinchè per questa mancanza di nome le loro reliquie non rimanessero inonorate e prive del debito culto, come notò
il

p.

Mabilloo,

De

cidtu sanclorunt

ignolorum, num. 211, s'introdusse
l'uso di

cri;

Scacco,
sec.

De
9

notis et

battezzare

questi

corpi a-

sancii tatìs,

(di che

iionimi, con

nomi

appellativi,

che

parleremo all' articolo Martirio ); Benedetto XIV, Z>e canoniz. t. IV,
par.
stra
II,
la
e.

loro potessero conveniie, e che venissero ad esprimere la loro virtù,
i

26,

n. 6, e

come
in

Io

mo-

tormenti

da
loro

loro

sofferti,

ed

i

sola ispezione delle

tombe.

trionfi

da

riportati.

Ognuno
di

Se
di

vi

furono
i

messi

progresso

sa che nella persecuzione

Dio-

corpi di alcuni pagani, tempo essi non erano accompagnati da

cleziano e di Massimiano, ignoran-

contrassegni che indichino martirio.
INe' cimiteri
i

talvolta

si

rinvennero

corpi di alcuni martiri con

meda-

glie

o monete di quegli imperatori
i

gentili, sotto
il

quali avevano sofferto

un martire comgli fu imposto il nome di Adaucto. I trecento martiri dell'Africa, che patirono al tempo di s. Cipriano nel 258, furono decoiati del titolo di Massa Candosi
il

nome

di

pagno

del b. Felice,

martirio.

11

Papa

s.

Felice

I

del
ce-

dida.

Alle reliquie che

si

è

creai

5.72 confermò l'uso antico

di

duto appartenere,

non

meno

lebrare le

messe
segni
de'

sui

sepolcri
(

dei
le

compagni

di

s.

Orsola, che

ai sol-

martiri, chiamati
iscrizioni

memorie
del

per

dati della legione Tehea, sono stati

e

martirio,

e

assegnati de'

nomi adattati
s.

e con-

medesimi martiri ivi riposte, come affermano Schelslrate e Vittorelli), ovvero che si
per
le

ossa

venienti alla loro fortezza. Nell'in-

venzione del corpo di

Agostino di

Cantorbery, essendosi trovato unito ad esso un altro coipo anonimo, spirante soavissimo odore, gli fu imposto il nome di Deo notua.

mettessero sotto
reliquie,

gli

altari

le

loro

per
la

cui

alcuni

vogliono
di

derivata

consuetudine

consare-

grare
liquie

gli

Altari

(Fedi)
S.

colle

Essendosi pertanto abbracciata questa antica disciplina, alle sacre spoglie

de'martiri.
nel

Eutichiano
seppellii

eletto Pontefice

275,
di

dei santi martiri ignoti, che

si

vanno
i

colle

sue

mani

più

trecento

quarantadue martiri, e ordinò che niuno di loio fosse seppellito senza
lor rosso,
lini

scavando nelle catacombe e ne'cimiteri y nosi continua imporre mi di Adeodato, Candido, Felice,
Giusto, Pio, Vittore, Vittoria e
mili,
si-

Colohio {Vedi), o dalmatica di coessendo prima sepolti coi
bianchi aspersi
del

loro

san-

29, e perciò sogliono volgarmente chiail

come

dichiara

Boldelti

e.

gue.
Il

marsi
più delle
volle,

santi

battezzali

,

dicendosi
risul-

nelle

angii-

di

nome

proprio

quelli che

1

84

MAR
Kipidi

MAR
iscrizioni

ftnno dalle
«i

ed
le

che

trovano presso
ai

loro ossa.

Lo

riconobbe per martiri (juclli che si presentavano spontaneamente da
loro
stessi
si

Cliiesa lascia

vescovi clic autenle reliquie

ai

tiranni

;

pure

non

tichino
tiri,

i

corpi e

de'inar-

di

impongano loro un nome, su si può leggere il decreto della congregazione de* riti, 23 giugno 1670, e Benedetto XIV, De
e

scontrano ha'vcri martiri, che ultroneamente incontrarono la

pochi

che

morte, siccome ticolare impulso
to,

spinti

da

un par-

dello Spirilo San-

ss.

canon,
1

lib.

n.

5.

K Reliquie.
USCI
.

pa»'-

2, cap. 28,

avviso da Dio

ed ebbero talvolta un espresso di esporsi al mar-

Da

queste tal-

volta

olio

od

altro
i

umore
cristiani

miracoloso
in

Talvolta

pericolo di

qualche
e

guerra
i

q

di
pi

qualche furto nascosero
de'santi

cor-

Alcuni furono chiamati bis tirio. martyreSj ed anche marlyres triplicati ^ perchè due o tre volesposti restarono ai te tormenti Narra san Prudenzio, fiorito
.

martiri,

poi resta-

dopo
il

la

metà del

IV
al

secolo,

clic

rono
te

in dimenticanza,
li

di chi

o per moravevq nascosti, o pey
si

alle feste de'martiri

particolari,

che
pro-

popolo celebrava
la

suo tempo,
e
Itì

altre eventualità.

tutta

città

di

Roma

Nelle feste de'martirì

faceva-

no dai
Conviti

cristiani solenni
(

e

pubblici

Fedi

)

chiamati

Agape

(Fedi)j

degenerate in crapule ed ubbriachezze, furono abolite ip
progresso di tempo.

ma

Grande

fu

il

concorso de'

fedeli

a

celebrare

le
ri-

venivano ad adorare Iddio alle loro tombe, ed a baciar le loro reliquie; nel suo inno sopra s. Lorenzo parla delie tombe de'marDal costume di pretiri anonimi. gare entrando nelle tombe de'martiri e di baciarle, è venuta l'espresvincie vicine

feste de' martiri

ne' luoghi
i

ove

sione di visitare
soglie,
la

le

loro

liminti,

q
ss.

posavano

i

loro corpi,

quali fab-

quale è stata specialmenle

bricandovisi delle abitazioni, a po-

te

consagrala per

tombe

de'

co a poco divennero terre,
li

castelfiere

Pietro e Paolo.

F. Lìmina Apostoa
prpsta,

e città;

come pure

tante

LORUM.

e mercati in

molti luoghi

ebbero
Alsi

Come
ve ai

s'

incominciò
solenne
gli

origine dalle feste
l'articolo

de' martiri.

martiri
vedersi

culto

so-

Festa
a
il

dicemmo che
dal
principio
le
(

no a

articoli

Canonizchia-

incominciò sino
cristianesimo
de' martiri,

del
feste

zazione e Chiesa.

Mcmoriae marsan
le
ti

celebrar

ed

modo
giorno

dicendosi
del

Lyrum furono anticamente mate le chiese dedicate ai
martiri,
reliquie

in fine delle lettere

festive), e per-

solendosi deporre
in

loro
si

chè

chiamasi

il

loro

quella

parte

che

martirio natale^ per essere con esso rinati a vita immortale ed eterna.

Trattandosi de'santi,
di

il

termisi-

chiama Confessione {Fedi). Abbiamo da Eusebio^, che l' imperatore Costantino e sua madre Elena,
con somma magnificenza e dispendio eressero in Gerusalemme uno splendido tempio chiamato Martyrion, perchè consagi*ato
a

ne

natale
il

il

più delle volte

gnifica

do

in

giorno nel quale morenterra rinacquero in cielo,

venne pure usato per indicare solennità Benedetto XIV, De fanoniz., insegua che la Chiesa non
.

ma

magquesta

gior

gloria
Cristo,

del

capo

de' martiri

Gesù

essendosi

poi

.

MAR
sfessa denominazione attribuita, come dicemmo, anco alle chiese erette in onore de* martiri. Nei primi tre
secoli
il

MAR
giocondità
1 1

.85;

novembre la degli per la festa di s. Martino sia un avanzo di rito gentilesco, come le
allegrezze del
di

della Chiesa già
;

si

prestava

cullo ai martiri
.^anti

e quello degli
si

altri

non martiri

vuole inallora

cominciato nel

IV

secolo:
la

non era necessaria per
zazione de' martiri
de' miracoli,
1'

canonizquella

primo di n) aggio e ed ancora nel restante dei due mesi, che dai cristiani furono continuate. ^". Mese. Dice il Macri che fu chiamala Martinaagosto,
lia
in
la
tal

approvazione
sol

festa

di
la

detto santo, perchè

bastando
la

giorno

plebe dissoluta beil

che avessero dato
la

loro vita nelfede,

ve

indiscretamente
astinentissimo.
il

vino nuovo,
santo,

confessione della

e

nella

con grande offesa
fu

del
Si

^comunione della Chiesa
jyrima di essere venerati

cattolica; e
si

può

che anche

dovedelle

leggere

Carmeli,
II,

Storia di vari

vano approvare dai primati
scovi.

costumi
detta

t.

Provincie colla consulta de'Ioro ve-

di
,

pag. 79, della festa san Martino. Samuele
scolastica

Siccome
il

ne' secoli
le

anteriori

Schmidt

Martinalia

non celebravansi
ove mancasse

glorie de'santi,

martirio; quindi è

L. i688.Joh. Christ. Fromraanni, De Ansere Martiniano, Li-

Quod
psiae

che nel secolo IV e seguenti, procurarono gli scrittori di riconoscere
ne' santi
lustri

uomini, celebri per

le

il-

1720. Parimenti si conosce primi confessori che perchè fra ebbero culto, si trovano gli anai

ed eroiche azioni, la somimerito de' martiri. il Così intendevano perchè fu attribuito a s. Martino vescovo di Tours, che dopo i martiri prima degli alglianza ed
tri

coreti,

poiché
di

furono

reputati a

guisa
dal

martiri,

come

apparisce

ha ottenuto

l'officio

proprio nesanto
;

prologo della vita di s. Pacomio. Il Nazianzeno chiama martire s. Basilio; il Crisostomo, Eustazio Antiocheno. Il titolo di confessore prima significava
tato ai

gli

antichi libri ecclesiastici. Soleu-

un

vero

nizzavasi la festa di

questo

martire di sangue, e poi fu adatmartiri di volontà, e a coloro che osservarono e difesero la

confessore ancor con l'ottava

e vi
il

e chi sostiene essere stato questo

primo de'
in

santi

confessori,

almeno
che
ono-

legge

evangelica.

Parecchi

dotti

occidente, a di cui onore sieno
chiese ed
altari,

hanno
e
to

osservato, che nel VII, VII!
secolo,
si

slate erette

IX
il

è sovente attribuimartire,

prima non ergevansi
re

che

in

titolo

di

non

solo a

e sopra le ossa de'martiri, co-

chi era ucciso per la fede,

ma

e-

me

dimostra

il

p.

Anselmo Costasull'ori-

ziandio a chi era sacrificato ingiu-

doni, nella

Dissertazione

stamente e senza causa dai proprii
nemici
.

gine della jcstevolc ricreazione nella giornata degli
ta di
gli
s.
i i

Per

rilevare
all'

la

fiducia

novembre^ dett.

de' primi fedeli

intercessione dei
s.

Martino, nel
p.
le

XXI
Il

dep.

martiri,
nel

può leggere

Agostino
ser^

opuscoli del

Calogerà.

Cosladoni adottò
dal

riflessioni fatte

84 in Joan.; e nel mone ^V\,de verhis Apostoli
tratt.

so^-

De cullu sanp. Trombelli, ctorum t. Il, dis. VI, e. 4, "el quale ha recato le ragioni perchè
1

giunge: Infuria est enim prò martyre orare, cujus debemus orationibus cominendari.

Perciò nelle loro

i86
feste,

MAR
preventivamente
gli

MAR
alla

messa,
martisacre

vesserò

lasciato

eredi,

ricadessero

leggevansi

atti

del loro

alle chiese.
s.

Pel celebre
I

decreto di

rio; giacché le lezioni
scrilUirc Facevausi

delle

Gelasio

Papa

nel decorso del-

Graziano,

dist.

lo stesso divin sacrifizio,

licenziare
in une de^
tii

i

catecumeni.
nel

prima di Vedi Colilurg.

mana ecclesia, ma comechè si
ti

49^» piesso i5, cap. Sancia ro3, pare che in Rodel

ricevessero

gli

at-

mar tirij

Diz.

de* santi

martiri, ad ogni
la

modo
nelle

Diclich.

ne
circa
il

fosse vietata

lezione

Nella persecuzione della Chiesa,

pubbliche adunanze;

ma

siccome

cominciata
cleziano,
altre,
si

3o2
di

da

Diole

la

più fiera
in

tutte

spiega il Mabillon, Disquisit. cursu Gallicano § i, questo
inteso per la sola
se,
gli

e che durò

per dieci anni,
sol

de va chiesa Lateranendi que' martiri,

contarono

un

mese

circa

e per

gli

atti

diecisellemila martiri.

Dodwel scritche

tore protestante pretese di mostra-

re non colo
le

esservi

stalo

un

pic-

erano ignoti, prudentemente ordinato per non dar luogo ad alautori
de' quali

essendosi

così

numero

di martiri;

nella

qua-

cuni
tici.

alti di

martiri finti dagli ere-

solidamente confutalo da Ruinarl, il quale ha dimostrato nella celebre sua opera,
egli fu

opinione

Questi
di di

e

gli

scismatici

pre-

tendono

vantare

un

gran

nu-

mero

martìri,

ma

inutilmente,
eh' essi gioisia

che
stalo

il

catalogo de' martiri non era
;

giacché è impossibile

aumentato
il

perchè quantun-

scano di questo privilegio,
i

che

que

tempo

e la malizia de' per-

secutori abbiatìo distrutti

un gran
però
fu-

numero

de'Ioro atti, molti
i

i-ono conservati,

quali sono d'una

muoiano per sostenere loro errori, com'è incontestabile, sia che muoiano per la difesa di alcuni articoli di fede che hanno comuni
coi
cattolici,

autorità incontrastabile, senza parlare di

giacche
essi

quanto ne insegna
le
si

la

tra-

questa supposizione

anco in non han-

dizione e

opere de'padri, essenraccoanticadel-

do noto con quanta cura
glievano
e

conservavano

mente
la

gli

atti

de'patimenti e

morte de' martiri,
cautela
si

quindi

con

moltissima
no. Molti
zia
gli

pubblicava-

no la vera fede di questi articoli, non essendone la credenza appoggiata alla prima verità eh' è Dio, ed alla infallibile autorità della Chiesa. F. Benedetto XIV, i9e sen>. Dei beat. lib. i, cap. a, e lib. 3,
cap.
Si
classi

ne alterarono per malie
molti
;

ir,

12 e 20.
dividere
sinceri

eretici,

per
si

indi-

possono
gli

in

molte
,

screzione alcuni cattolici

mansi

atti

de'marliri
quelli

davano

a tutte le chiese,

e

Ira-

e
si

collocare nella

prima

che

diicevano nelle lingue volgari.

F.

Leggenda. Nel 692
col

il

sinodo Qui-

diali ^

chiamano proconsolari o presiquali altro non erano i
interrogalorii
stesi

nisesto celebrato in Costantinopoli,

che

nelle for-

canone 63 provvide contro le leggende e storie false de* martiri. Eusebio autore della vita di Costantino, dice ch'era stato stabilito

me
ni,

giudiziarie
in

da

notari

paga-

presenza

de' proconsoli
il

o

de' presidenti

che facevano

pro-

cesso a'martiri. Tali atti conserva-

da una legge di quell' imperatore, che beni de'marliri, se non ai

vansi

ed è

nelle pubbliche cancellerie, da queste che i cristiani li

MAR
cstraevano a
scriverli
,

MAR
per traatti

187

forza d'oro

quello delle memorie. Tutti questi

benché i gentili furosempre impegnatissirui, che i cristiani non li avessero, e Diocleno
ziano ordinò che
si

erano matinamenle esaminati,
siffatto

e

dopo un

esame

che ap-

parteneva

ai vescovi,

ciascuno nella

bruciassero, in

un

ai sacri libri,

siccome
atti

comandò
proconsoesercita-

sua diocesi, venivano pubblicamente letti nella chiesa con molta edificazione.

ancora Galerio. Gli
lari,

Gli

Jui

e

que* cristiani

che

mi martiri
i

della

sinceri de priChiesa cattolicay

vano

r

uffizio

di

notali

presso

i

quali

diedero
di

la

loro

vita

per

tribunali de'genlili, servirono mol-

la

fede

Gesù Cristo
di

nei

primi
giu-

to a raccogliere

gli atti

sinceri dei
s'

secoli
si

della

Chiesa, ossia

procesi

martiri, ed

i

cristiani

intromet-

verbali

quello

che

tevano
che
si

alcune volte facevano dai

negli
gentili,

esami

dici

ed imperatori

dicevano,

dodastes-

onde
so-

mandavano,
so patibolo
di ^|uesfi

e sentenze ch'essi

testimoniare

quanto operavasi

vano ne' loro tribunali o nello
a' martiri,

locali

pra de* martiri. Devono essere colnella seconda classe gli atti
stessi

e
ai

risposte

composti dagli

marti li, quan-

die

li

manigoldi tormentavano, furono pubdal dotto

a quelli ed e

do n'ebbero
avevano tamente
ne.
alti

l'opportunità,

e nei
uni-

blicati

pio benedetti-

quali essi descrivevano tiittociò che
sofferto
ai

no

per

la

fede

compagni delle loro peclasse

La
che

terza
i

contiene

gli

Teodorico Ruinart, e tradotti in italiano da Francesco Maria Luchini, Roma 1777, ed in castigliano, Madrid 18445 accresciuti
p.

cristiani

presenti alle u-

di

molti

altri

santi

martiri
la

spa-

dienze scrivevano nel tempo stesso
in dei

gnuoli, ed illustrati con
zione del
mrnliri, opera
scritta
in d.

traduss.,

cui

i cancellieri o testimoni combattimenti de'martiri sten
i

Libro de tormenti de'
assai

rara e curiosa
e poscia
in
Ia-

devano
fi.
ti

subito

dopo

i

loro trion-

italiano

La quarta

classe contiene gli at-

lino da

cavati

che furono immediatamente rida quegli originali, da'quali
tolte
le

Il Papa due abusi

Antonio G.dloni. Gregorio 1 del 590 s.
tolse

e

riprovò, di sepchiese, e di
stati

furono
la

formole noiose
giudiziaria,

del-

pellire

i

morti
cadaveri
le

nelle

[trocedura

aggiun-

fabbricar queste ov'erano
terrali
;

sot-

gendovi
flessioni,

qualche volta alcune rinon che alcuni ornamen-

pel

pericolo

di

confondere
stiani

ossa

profane,

colle

di eloquenza. La quinta ti classe comprende gli alti che non furono tolti dalle pubbliche cancellerie,

reliquie dei martiri. Gli antichi cii-

molto ambirono
le

di

farsi sep-

pellire presso

sacre
il

spogli»
salutare
loro

dei

ne composti nello
gli

stesso
si

modo
i

de-,

martiri, per godere

e

altri,

ma

che

trovano

ne'li-

benefico

influsso

della

vici-

bri
li

degli autori ecclesiastici,

quaquei

nei tempi tranquilli della Chiesa
la

hanno narrato
ci,

storia

di

martiri nelle omelie, nei panegiriinni

nanza. Monsignor Maiini illustra egregiamente questo punto ne Papiri diplomatici p. 99 per comeh' ebbei o provare la speranza
,

,

ed

altre

opere,

sia

che

sempre
la
i

i

fedeli di essere aiutati

dal-

fosse

pervenuta
il

a loro

cognizione

intercessione di que'santi, pressa
quali
si

per

canale delle tradizioni j o per

erano

latti

lutuulare

;

a p.

88

MAR
poi rileva
la

MAR
negli
atri,

a83

permissione di sepadiacenze.
s.

pellirsi

entro
e

le chiese,

ne* portici

nelle

Nel

608 a'iS
tutti
i

agosto

Bonifacio

IV

non fecero dubitare del loro martirio. Fu pure segno dei martiri anche la Palma (Fedi), sebbene talvolta tali segni furono cotiri

consacrò alla
santi

Beata

Vergine e a martiri il famoso
il nome Maria ad Marty-

muni
si

ai

semplici

cristiani,

come
di-

dirà

parlando de* loro
basilica

sepolcri.

Pantheon, che prese quindi
di
Chiesa, di
s.

Nella

vaticana,

come

cemmo
la

a

Chiesa
si
i

di

s.

Pietro in

ed ivi quel Papa ripose vent'olto carra di corpi presi
res (P'edi),

f^alicano,

quale
si

dai cimiteri di

ed

altri

ste dei

Roma. I manichei condannarono le fenelle quali erano martiri
eretici
,

quando
nella

la coltre con erano coperti portavano a seppellire

venera

martiri

basilica,

e

si

espone
il

ogni
so-

anno con musica
dell'Ascensione, e

dopo
si

vespero

slate convertite ([uelle de'gentili.

I

leva

pur

che preferilibri rono la morte a consegnare sacri ai gentili , e se ne contano un numero infinito, celebrandone la Chiesa la memoria. Pretendendo 1* imperatore che fossero Foca tenuti martiri i soldati che morivano combattendo contro gl'infederepresso dal vescovo di Coli, fu altri vescovi, ai stantinopoli e da quali egli ne fece richiesta, valendosi essi principalmente dell'autoed allegando il rità di s. Basilio canone penitenziale fatto pei soldain guerra uccidevano gli ti che avversari, il quale dispone che non si dasse loro la comunione, se prima non facevano penitenza. Su quepuò consultare la sto punto si
martiri furono
quelli
i , ,

lennemente il primo po vespero, in cui sì
so

di agosto dofa

un

discor-

sopra

la

provvidenza,
sta esposta vi

e

nel

tempo che

vi

è gran

concorso di popolo, e si acquista r indulgenza. All' articolo Citta*

Leonina
via
pel

si

disse

che

la

porta

Trionfale fu detta santa, via sacra,

de'mar tiri, et carraria sancta, gran numero de*martiri che si conducevano per essa al circo ed orti di Nerone, per esservi martirizzati.

Dell' era

Alessandrina

di

Diocleziano

o
voi.

de'martiri,

ne par-

lammo
ss.

al

XXII,
e

p.

i4 del

Dizionario. Del cavaliere detto dei
martiri
il

Cosma

Damiano, ne
p.
i

tratta
gli

p.

Bonanni, Catalogo de77.
san(ss).

ordini mililari ed equestri,

lettera
Lelt.

XXXVlll

del

Sarnelli

,

MARTIRI
ti

Oltre tutti
colla

eccl.

de'soldati

t. V, p. 75, ove parla CrocexJguati (Fedi). Non

martiri,

de' quali,

scorta

del

p. Butler,

abbiamo
i

succinta-

furono riconosciuti per martiri quelesponevano col distrugli che si templi e con spezzare gli gere
i

mente

riportale le notizie in que-

sto Dizionario^ sotto

loro

propii

idoli.

Dei simboli de'martiri se ne
analoghi
articoli,

tratta agli

come
si

Corona, 7.ÌOS0 o
attaccava
si

la

quale
loro

di

metallo predi

di
ai

lauro o

Fiori,

sepolcri,
le

ivi

scolpiva

significando

vitto-

rie

da loro riportale: le ampolle del sangue trovate prèsso mari

nomi, infinito è il numero di quelli che suggellarono la loro fede col sagrifizio della propria vita, e che la Chiesa onora collettivamente in diversi giorni, ancorché di molli di essi non ne sia stato tramandato il nome. Nel martirologio romano sono menzionati innumei abili
martiri, distinti col

nome

delle cit-

MAR
t?i

MAR
furono
scena.
il

189

e regioni

in

cui riportarono la

teatro di questa orribile

gloriosa
la

palmato coH'incìicazione delAi sin*
regioni
valoesse città e

Il

martirologio

romano

fa

causa del loro sagrifìcio.
proposito
di

goli articoli di

nel giorno 24 gi"gno una generale ricordanza de'cristiani che peri-

tenemmo
rosi atleti

di

quei

Cristo, che vi

porta-

rono rono

in questa occasione,
le

e

che fu-

primizie di quella innumeschiera
di
martiri_,
in

rono

il

lume

della fede,
col

e la

recrori-

rabile

che

la

sero feconda

proprio
in

sangue.

chiesa di

Roma mandò
11

cielo.

Qui faremo cenno
porta, distinti

ordine
il

Martiri Massilani.

ven.

Reda

nologico di quelli che

Eutler
ai
feste.

ha

fatto

menzione
il

di

questi santi
trovasi

come

sopra,

ri-

martiri,

nome

de' quali

spettivi giorni delle loro

ne' più antichi

calendari;
s.

Martiri di
tà di

Roma. Uno spavensi

biamo un

discorso di

ed abAgostino,

tevole incendio

appiccò alla

cit-

Roma

l'anno

64

di

Cristo,

che durò per nove giorni continui, e che incenerì tre interi rioni, recando ad altri sette gravissimo danno, onde quattro soli ne rimasero illesi. Accusato Nerone dal popolo quale autore di questo disastro, ne
rovesciò la colpa sopra
i

cristiani.

Essi

adunque fuiono
trattati

presi da tut-

te le parti, e

come
ed

vitti-

me

del

pubblico abborrimenlo. Inalla

sultavasi al loro supplizio

morte,
lo.
stiti

venivano spettacolo al popolo
e
di
pelli

offerti

come

per

divertir-

Alcuni, dice Tacito, furono vedi bestie,
li

ed
in

esposti

ai

cani furiosi che
altri

fecero in braposti

ni,

o

furono

croce

od

arsi in

tempo

di

notte,
Si

come
Nerone
col-

per servire di
martirizzava

torcie.

legge in

alcuni scrittori pagani che
i

fedeli,

indicati

che fu recitato il giorno della loro solennità. Essi patirono in Africa ; e pare che il nome di Mas^ silani sia loro venuto da Massila, ovvero dal paese vicino, che si estendeva lungo le coste del mare. Se ne fa la commemorazione il giorno 9 d'oprile. Martiri di Creta. Dopo la pubblicazione dell'editto di Decio contro i cristiani, si versò il sangue da tutte le parti, e specialmente nell' isola di Creta o di Candia furono trattati colla maggior crudeltà. Tra' principali che soifersero allora si noverano Teodulo, Saturnino, Euporo, Gelasio, Euniciano, Zotico, Cleomene, Agatopio, Basilide ed EvaristOj volgarmente chiamati i dieci martiri di Creta tre primi erano di Cortina metropoli dell'isola, e gli altri pure cretesi di vari luoghi. Poiché furono
:

i

maghi^ nella più orribile maniera; che dopo aver
l'empio
di

nome

presi,

soffersero

mille

oltraggi

e
di-

diverse torture; poscia condotti

fatto intonacare
ra, di

i

lor corpi

di

ce-

nanzi

pece e d'altre materie combustibili, ordinò che vi fosse appiccato
il

al governatore, residente a Cortina, venne loro intimato di sa-

grificare a Giove.

Fermi

nella

lo-

fuoco, e che durante

il

lo-

ro fede, risposero che non poteva-

ro supplizio fossero costretti a stare diritti per

mezzo

di

un

palo
di

appuntato, confìtto a
loro sotto
il

ciascuno

mento. Tacito aggiundell'

no offerir sagrifìcio ad idoli, francamente dimostrando la vanità di essi. Il giudice non potendo negafatti allegati, non re, né confutare
i

ge che

i

giardini

imperatore

seguì più che

gli

stimoli

del

suo

ic)o
fulgore,
etl
il

MAH
popolo

MAR
che duranti
ciò,
stali
(}i

egualmente trasportato ila rabbia, avrebbe fatto in per.zi fpie'confcssori, se ho» fosse slato ritenuto. Eculei, unghie
di
ferro,
di

le

persecuzioni di Tfd'

Gallo e di Valeriano erano
a nascondersi, e non
i

coslretli

bastoni

aguzzati

,

fruste
la

annate
spieiata

piombo, e quanto
barbarie
|K)slo
in

più

potè

inventare,

tulio

fu

opera per abbat;

aveano potuto offrire santi misteri se non in prigioni o luoghi sotterranei, accorsero coraggiosamente in servigio degli appestati, esponendo la propria vita per recar ad essi
aiuto e conforto, e per render loro
gli

tere la loro costanza
dice,

ilncbè

il

giufece
via

disperando
I

di vincerli,

ultimi

ufììzi.

Molli

tra

questi

decapitare.

crisliani
i

portarono
corpi
le
;

veri

discepoli di

Gesù Cristo rimaloro carità;
dei

segretamente
si

loro

poscia

sero vittime della
essi

ma

trasferirono a
I

Roma
i

loro re-

lasciavano

morendo

fedeli

liquie.

greci ed
di

latini

celebrasanti
in

imitatori del loro zelo,
re

no
cui

la

festa

questi

dieci

morendo,

altri

i quali puentravano in loro

martiri a' 23

dicembre, giorno
la

luogo. » In questa guisa

(

narra
i

s.

riportarono
2 5o.

palma, correnlà per-

Dionigi

vescovo d'Alessandria)
fratelli,
i

più

do l'anno
secuzione

dei nostri

più santi de' nodiaconi, ed anche
il

Martiri d' litica. Durante
diede
il

stri preli, de'nostri

di Valeriano, il quale guasto alla Chiesa neiran-

dei

nostri

laici,

hanno compiuto
di

corso di loro vita; ed è
bile

indubita-

no

7,58,

il

proconsolo d'Africa venfece
i

che questa maniera
sia

morte
di-

ne da Cartagine ad Utica, e comparire dinanzi a se lutti
sliani

non

in
Il
i

nulla

dal

martirio di-

cri-

versa ".
ce che

martirologio

romano

guardali
città, e

nelle

prigioni
s.

di

cristiani

morti

in servigio

questa
slino,

che, secondo

Ago-

degli appestati d' Alessandria, sono

erano

in

numero

di

cento-

onorati

come
e ne fa

martiri,

per una copietà dui

cinquantatre.

ordinò di accendere il fuoco in un forno da calce, vicino al quale fu posto un altare con sale e col fegato di un maiale, per farne offerta agl'idoli;
e propose
ai

Egli

stumanza introdotta dalla
fedeli;
il

la

commemorazione
santi.

giorno 28

di

febbraio.

Martiri de

libri

Avendo

cristiani

la

scelta,

o

di sagrificare,
tati

o

di

essere

precipipreferi-

r imperator Diocleziano fatto un editto nell'anno 3o3, col quale ordinava di dar alle fìamtne quanti
esemplari poteansi rinti'acciare delle
nostre divine Scritture,
delle diverse provincie
i

in quel forno.
la

Tulli

rono
ti

morte, e furono consumainsieme nella fornace. I fedeli

magistrali

raccolsero le loro ceneri, e siccome

formavano
di
calce,

massa mescolata furono chiamale la Massa

una

adoperarono supplizi per isforzare i cristiani a consegnarli ad essi. Ma ve n' ebbe un gran numero che preferirono
i

candida^ col qual

nome
a'

si

distin-

di

esporre

i

loro corpi ai tormenti

guono questi santi memoria è onorata

martiri, la

cui

e alla

morte,

anziché

contribuire

24

d'agosto.

alla sacrilega

distruzione di questo

Martiri della pestilenza d' Alessandria. Nell'orribile pestilenza che desolò la cillà di Alessandria negli

monumento della nostra religione. La Chiesa li onora il giorno 2 di
gennaio sotto
dei libri suuli.
il

titolo

di

martiri

anni

261

a

aiGS

,

i

ciisliaui

MAR
Martìri di Saragozza. Sotto Baciano,
della
di

MAR
Nissa

191
ch'essi

ed

in

Procopio,

uno

de' più ciudeli

minislri

facevano porte della legione fulmi"
nante^ cosi celebre per
losa
to
la

persecuzione accesa

da Dio-

miraco-

cleziano, governatore di quella parte

pioggia ottenuta dal cielo, sot-

di

Spagna che comprende oggil'Aragona, la Catalogna ed il regno di Valenza, diciolto confessori
di

\endo Agricola

r imperatore Marco Aurelio. Agovernatore della
all'

provincia pubblicato

armata un

furono martirizzati in uno stesso dì a Saragozza, l' anno 3o4. Giusta

editto di Licinio, che ordinnva a tutti

Prudenzio
Luperco,

si

chiamavano: OtSuccesso,
Giulio,

tato,

Marziale,
Felice,

Urbano,
blio,

Quintiliano,

Pu,

Frontone,
quattro col

Ceciliano,

Evozio,
altri

Primitivo,

Apodemo ed nome di Saturni*
i

no. Caio e Cremenzio,

quali era-

no stali tormentati a un tempo, non morirono che dopo una seconda prova. Al trionfo di tutti questi
martiri, Prudenzio aggiunge quello
d'
(

dover sacrificare agl'idoli, questi quaranta cristiani si presentarono confessando coraggiosamente la loro fede, e protestando che nessun supplizio varrebbe a far sì che la tragovernatore dopo aver dissero. Il tentato di guadagnarli con dolci modi, comandò che fossero sferzati, loro fianchi con une straziati gine di ferro; e dopo ciò furono
di
i

cacciali

in

prigione

carichi

di ca-

una vergine chiamata Encralide
si

Finalmente immaginò un genere di supplizio lento e tormentene.

Fedi). Nell'anno iSSq
le

scoper-

toso

:

essendo

la

stagione assai

ri-

sero a Saragozza

reliquie di tulli
i

questi santi martiri,

quali

sono

menzionati nel martirologio romano a' 1 6. d'apri le.

che fossero esposti nudi tutta una notte sopra uno stagno agghiacciato, e per tentarli fece
gida, ordinò

preparare
di

ivi

appresso
si

un
essi
si

bagno
lasciò

Marlin del Ponto. Parecchi
stiani

cri*

caldo, per quelli che
sagrifìcare.

risolvessero

riportarono nel

Ponto, sotto
le

Uno
il

di

Diocleziano, la corona del martirio.
Agli uni
si

vincere

dalle

lusinghe

de' pagani,

foracchiarono

dita

ed abbandonato
a
gittarsi

suo posto, andò
caldo,
spirò.

con canne puntute; agli altri si abbruciarono le coscie e diverse parti del corpo con piombo liquefatto
;

nel

bagno
entrato

nel

quale
quel

appena

lu

momento una

delie

guardie

al

restante

si

fecero
di

tutte

vide degli spiriti

celesti

che scendelie

quelle

svariate

sorta

tormenti,

dendo dal

cielo distribuivano

che

la

più raffinata crudeltà seppe

inventare. Questi santi martiri sono

onorati

il

5

febbraio.

Martiri

di

Sebaste.

Questi,

in in

ricompense a que' generosi soldati, eccettuato quello che avea così vilmente tradito Ja sua fede. Tocca la guardia da questa visione, si converti air istante di dosso,
;

numero

di

quaranta, soffrirono
piccola

e

toltisi

gli

abili
altri

Sebaste, città della
nia, sotto

Arme-

andò ad

unirsi agli

r imperatore Licinio, nel
diversi
paesi,

3 IO. Erano di
tutti

ma

trentanove martiri^ gridando ch'era commessi. Fallo giorno, il cristiano
giudice

arrolati
tutti

nello stesso

corpo di

comandò che
giltati

fossero

posti

milizia,

giovani, di bella per-

sopra carri e
si

sona, coraggiosi, chiari pei loro fatti

erano

già tutti

Esmorti o stavano
nel fuoco.
il

guerrescbi. Leggesi in

s.

Gregorio

per

morire, tranne

più giovane

ìiji

MAR
negli
alti

MAR
dei
stagli

(cliiamato Melilone
santi martìri
),
il

arali

nell'anno SyS. Nello stesi

quale essendo
vigoroso,
fu

so
di

anno
di

blemmii, popolo barbaro
tra questi eran pri-

to trovalo ancor
scialo indietro,
tesse cambiare.

la-

Etiopia, sgozzarono parecchi so-

sperando che si poMa la sua madre

litari

Ralla

:

mari l'abbate
racoli

Paolo;

Mosò

,

ch'era presente, lo esortò a perseverare, ed ella

colla sua predicazione e co' suoi

che mi-

medesima

lo
,

pose
e lo

sul carro cogli altri

martiri

di

avea convertito gì* ismaeliti Faran ; e Psaes che passava per
di austerità.
i

accompagnò
i

sino al rogo. Poscia che

un prodigio
secolo

corpi de' santi martiri furono ab-

saraceni

Nel quinto trucidarono pa-

bruciati, gittaronsi le loro ceneri nel

recchi altri solitari del

ne rimase però una parte ai cristiani, che le involarono o comperaronle a prezzo d' argento, e che furono feconde di molti prodigi. La memoria di questi quaranta martiri si celebra il giorno IO di marzo. Martiri dell' Acliahene. Neil' anno quinto della grande persecuzione

fiume

:

V avea
era
bari

monte

Sinai.
di

tra

loro

un

fanciullo

quattordici anni, la vita del

qualtì

fezione evangelica.

uno specchiato modello di perAvendolo bari

minacciato d'ucciderlo, se nort
il

iscopriva
ri
s'

luogo ove

i

vecchi solita-

eran nascosti,
rispose che
vita,

egli

coraggiosa-

mente
le

volte la
i

avrebbe data milpiuttosto che traI

di

Persia, essendo

il

re

Sapore a

dire
gnati

suoi
di

padri.

.«saraceni

sde-

Seleucia, fece arrestare nel vicinato

centoventi cristiani,

fra*

quali eranvi

misero barbaramente a morte. Tutti querisposta,
lo
sti

sua

nove vergini consecrate al Signore, molti preti e diaconi o chierici. Essi rimasero per ben sei mesi in fetide prigioni, ove sovente soffrirono
crudeli torture, confessando costan-

santi martiri

sono onorati a*i4
Il

di

gennaio.

Martiri
triarca

d' Alessandria.
del
Sg:*,

pa-

Teofilo,

avendo
Teodosio
delle

ottenuto

dair imperatore
vi

temente

la

fede di

Gesù

Cristo, e
le

un

antico tempio di Bacco per far-

rifiutando di prestare al sole

a-

ne una chiesa,

scorperse

dorazioni che

il

re esigeva.

Furono
il

volte sotterranee piene di figure, le

quindi tutti decapitati a Seleucia
d'i

quali fece portare per la città, af-

luna d'aprile, che corrispondeva al giorno 1 1 di questo mese, nelT anno 344- Jazdundotla, ricca e virtuosa donna, che aveali
della

6

finchè tutta

la

gente conoscesse la
cui
ess« servi-

stranezza del culto

vano.
la

I

pagani
religione,

sommamente
tratto

sdeferiva
r

gnati da cotesto

che

nudrili,

visitati

e

confortali,

fece

loro

assalirono

cri-

con
corpi,

precauzione
i

seppellire

i

loro

stiani

quali

furono
in

sotterrati

a

per le contrade, e ne trucidarono molti j dopo di che si ripa-

cinque a cinque

un luogo molto

lungi dalla città. Questi centoventi

martiri sono nominati nel martiro*
logio

rarono nel tempio di Serapide, quasi in una citladella. Di là facevano molte sortite, nelle quaU prendeva^

romano

il

giorno 6 d'aprile.
del

no parecchi

cristiani,

menava ni

i

se-

Martiri di Raita e

Sinai

*

co loro nel tempio, e H

costringe-

Quaranta romiti
nel

del

monte
s.

Sinai,
Isaia

vano a
gale
la

sagrifìcare,

numero

de' quali erano

te quelli

che non
fede,

mettendo a morvolevano rinneaverli posti alle

e

s.

Saba^ furono

martirizzali da*

dopo

MAR
pili

MAR
Saputasi
daltivi
li

195
calvinisti,

crudeli torture.

l'imperatore questa sedizione,

manerano.

dò ordine
tutti
i

in Alessandria di spianare
vi

che aveano arrestali a Gorcum, furono appiccati a Bril il 9 luglio
trattamenti dai

templi degl'idoli che
i

1072, in odio della
tolica.

religione

cat-

Appena
e la

pagani

intesero V editto,
il

Erano
di

in questo

numero undi

abbandonarono
città
;

disperali
i

tempio

dici recolletti, cioè:

Nicola Pie guarsanta

ed

cristiani

spezzaro-

diano

Gorcum, uomo
età di

no r
al

idolo di Serapide,
i

gittandone
eressero
ivi
si

vita, in

trent'anni, celebre

fuoco

/rammenti. Sulle rovine
si
i

pei frutti che avea riportato la sua

del tempio di Serapide

predicazione

;

Girolamo
,

di

Werden,
;

due

chiese, e

metalli

che

vicario dello stesso convento

Teodi.Avil-

trovarono furono consacrati al culto del vero Dio. Dopo questo trionfo molti
idolatri
le

dorico di

Embden
JXicasio

nativo

morfort;
laggio
di

Johnson del
;

aprirono
loro

gli

occhi,

Heze

Wilad nato
di

in

ed abiurando abbracciarono
11

superstizioni^

la religione cristiana.

Danimarca ; Goffredo Antonio di Werden;

Merveille;

martirologio

romano
di

fa

commedi

morazione a'iy
gl' invitti

marzo,
a

quela

Antonio di Hornaire; Francesco Rodes, nato a Bruxelles ; Pietro di Asca, e Cornelio di Dorestale,

cristiani

che perdettero

ambedue

fratelli

Tita

in

tale

circostanza,

gloria

conversi. Gli altri martiri erano

un

della religione.

domenicano
i

Martiri d' Italia. Impadronitisi
longobardi, verso
la

metà

del sesto

Colonia, Giovanni di nome, e curato di Hornaire; un canonico regolare di
della provincia di

secolo, della parte settentrionale di
Italia,

portando dappertutto
il

la

de-

Agostino, uomo assai vecchio, per nome Giovanni Oosterwican, direts.

solazione e

saccheggio, tentarono
fede a quelbeni.

tore di

un convento

di religiose del

perfino di
li

togliere la

suo ordine a Gorcum; Adriano di

che

spogliato aveano dei

La

persecuzione cominciò da
contadini,
di
ai

quacosa-

Hilvarenbeck premonstralesedi Midleburgo, che governava una parrocchia
di

ranta

quali

essi

un

mandarono
crificate
ai

mangiare
;

carni

presso la

villaggio di Munster Mosa, e Giacomo Lacop

loro idoli

ma

questi

religioso dello stesso ordine e dello
stesso

fedelissimi servi di

Gesù

Cristo, a-

monastero, che serviva
tre curati

in

una

vendo ricusato

di

obbedire, furono
l'

parrocchia vicina a Munster. Final-

spietatamente trucidali verso

an-

mente
lare.
Il

e

un

prete seco-

no 579. Gli
gionieri

stessi

barbari volevano

costringere un' altra brigata di pri-

primo di questi curati era Leonardo Wechel, il quale studiò
a Lovanio, e divenne famoso e rispettato in teologia ; resse con som-

ad adorare
potuti

una
ciò

testa

di

capra, favorito loro

nume;

e

non
li

avendoli
martiri

a

indurre,

ma

pietà, zelo e dottrina

una parle

uccisero. Si crede che questi

santi

rocchia a

Gorcum,

e

spese

sue

fossero
la

ben

quattrocento.
il

Se ne onora
2 di marzo.

memoria

giorno

àe poveri e desecondo era iNicolò gl' infermi. Il Poppel, parimenti curato di Gorentrate a sollievo

Martiri di Gorciim in Olanda. Diciannove fra religiosi e preti secolari, dopo aver solferlo molti catVOL.
XLIII.

cum, non
sebbene
d'

inferiore

al

precedente
elevato,

nello zelo per la salute delle anime,

ingegno non i3

194
Il

MAR
era Goffredo
il

MAR
furono martirizzati.
ve missionari,

terzo

a

Goicum,

Dunen, nato quale dopo essere sta-

Nel

i^t^-j

no-

per

ordine dell'im-

to rettore dell' unitersità di Parigi,

dove avea studiato e insegnato, divenne curato in Olanda presso il
territorio

peratore Taycosama furono crocefissi sopra un monte vicino a

Nangasacki; de'quali
cescani,

francese,

alla in

qual cura
patria.
Il

rinunziò per
prete era

ritirarsi

Andrea

di

Walter,

già

erano franloro capo il p. Piei- Battista commissario dell'ordine, nato in Avila nella Spagna,
sei

ed aveano

per

sti

curato a Heinort presso Dort. Quefurono tutti dichiarati martiri e
I

e gli

altri

Ire

erano gesuiti (ne
nel voi.

fa-

cemmo menzione

XXX,

p,

beatificati

da Clemente X nel 1674. Bollandisti pubblicarono la reladi
essi,

zione di molti miracoli operati ad
intercessione
ja
la

quale
loro

fu

127 del Dizionario). Uno fra questi, per nome Paolo Miki, disceso da una onorevole famiglia del Giappone, avea sortito dalla natura grande attitudine alla predicazione. Altri giapponesi
convertiti

mandata a
tificazione.

Roma

per

compila»
bea-

zione del processo della

furono

con

essi

La maggior
a

parte delle

martirizzati, essendo in tutti in

nu-

loro reliquie è custodita nella chiesa
dei

mero
ciulli,

di ventisei, fra

i

quali tre fan-

francescani

Bruxelles,

dove
Bill.

furono segretamente recate da

che quantunque in tenera età, soffiirono con gioia e coraggio i
tormenti. Ventiquattro
generosi
atleti

La
glio.

loro

festa

si

celebra

a'

9

lu-

più crudeli
di

questi

furono
si
il

Giappone. L'impero del Giappone (Fedi) era immerso nelle più dense tenebre del paganesimo, allorché s. Francesco Saverio (Fedi) vi pervenne nel
Martiri del

condotti a

Meaco,
di

perchè
questa

moznaso;

zassero loro le orecchie ed

ma

il

rigore

sentenza

venne mitigato, essendosi loro troncata solo
sinistra.

una
Si

parte

dell'orecchia

i549

a predicare fu
;

il

vangelo.
delle

Mesue
ri-

raviglioso

il

frutto

città

condussero poscia di in città colle guance insanper
;

predicazioni
cevettero

intere
lui
il

provincie

guinate,
cristiani
ci

intimorire

gli

altri

lume della vera fede, 1' anno i582 re d'Arima, di Bungo, e di Omura mandarono un'ambasceria a Papa Gregorio XI 11, e cinque anni appresso si contavano nel Giappone duecentomila cristiani. Ma nel i588 l'orgoglioso imperatore Cambacundono ordinò a tutti i missionari geper
i

quindi annodati sopra croe catene, e

c«n corde
colpo
il

con

col-

lari

di ferro alla
i

gola

,

a tutti in

un
no gue

carnefici
colle

trapassaroIl

costato e
le

lancie.

san-

vestimenla
solo

di

questi

martiri, raccolte dai cristiani, ope-

rarono
miracoli.
fra
i

col

contatto
li

grandi
giorno

Urbano Vili
e la Chiesa

annoverò

.suiti

di

uscire dai suoi stati
sei

nello

santi,

nel

spazio di
sto

mesi.

Malgrado quemolti
di
essi

comandamento

5 febbraio celebra il loro trionfo: questa fu la prima causa dei
martiri trattata dalla congregazione

rimasero nel Giappone, e travestiti continuarono esert:itare il lor ministero.

La
di

persecuzione

essendosi

ridestata nel

1592, una gran molgiapponesi
convertiti

titudine

Dopo la morte dell'imperaTaycosama, gesuiti ricomparvero nel Giappone, e vi convertirono quarantamila anime nel 1599, e
de'
riti.

tor

i

MAR

te,

MAR
parte
fervore
del
gesuiti,
,

195:

di

trentamila neirnnno seguenessi

spinti

da

religioso

avvegnaché

non

fossero

pih di cento. Fecero a un tempo fabbricare cinquanta chiese, ove
i

approdarono in un porlo Giappone, ad onta della proilndell'

zione

iujperatore

;

ma
non

la

preriuscì

radunavano. Cubosama nei 1602 rinnovò gli editti ch'erano slati precedentemente pubblicati confedeli
si

cauzione

di

travestirsi

loro a bene grnn tempo, perocché furono scoperti e condannati ad una

tro

i

cristiani.

Molti

giapponesi

ch'eransi
capitati,

ridotti

a Dio, furono de-

morte crudele. Fu perciò che il Giappone ha riempito il cielo d'un im-

alcuni crocefissi, altri ab-

bruciali.

La persecuzione divenne
più sanguinosa
si

ancora

nel

i6i4>

perocché
li

usarono

le
i

più orribiseguaci dì
la

torture per sforzate
Cristo a

Gesù
di

rinnegare

fede;

ma una
questi

innumerevole
la

moltitudine

confessarono costante-

rnente fino alla morte.

Xogun,

sue-

ceduto nel 1616 a Cubosama suo padre, lo superò di gran lunga in
crudeltà,

menso numero di martiri, de'quali non avvi ancora che i ventisei primi che siano onorali d' un culto pubblico, come si disse. Benedetto XIV ha inserito i loro nomi nel martirologio romano, Martìri della Cina. Dopo martiri del Giappone, riferisce il Buller le notizie di quelli della Cina o China (Vedi), e di parecchi zei

tanti

e

distinti

missionari

ch'ivi
la
fe-

non
e
Il

essendovi

specie di

travagliarono per propagare

barbarie ch'egli non usasse contro
i

cristiani

,

massime
più
fu
il

contro

i

missionari.
di

ragguardevole
p.

questi

ultimi

Carlo
san-

Spinola, nobile

genovese, gesuita,
il

de cristiana. La morte impedì s. Francesco Saverio di condurre ad effetto V ardente suo desiderio di predicar nella Cina la fede ; e non fu che qualche tempo dopo
che
i

che pel desiderio di versare

missionari
in
fra'

trovarono

modo

gue per la fede, quivi recossi nel j6o2, e con zelo indefesso ed ammirabile dolcezza ridusse a Dio una gran moltitudine d'anime, menando eziandio austerissima vita, Incarcerato ad Omura, patì più inumani trattamenti e poi venne condannalo al fuoco. Fu giustiziato a Nangasacki con altri quarantanove cristiani, de'quali nove erano
i

di entrare

scolandosi

questo impero, memercanti portoghesi

dimoranti
ottenuto

a
il

Macao, che
pe»'messo
alla

di
fiera
il

due
ton.

volte

Tanno

Uno

di questi fu

p.

aveano andare di CanMatteo

,

Ricci, gesuita

romano, eccellentissirao matematico ^ il quale dopo diversi viaggi fatti a Canton, nel

r583 ottenne
cenza di
gesuiti.

dal

governatore

li-

gesuiti,

quattro
;

francescani
i

e sei

dimorarvi

con
sua
assai

due

altri

domenicani
tri

laici

rimanenti. Vengli

Mercé
cinesi

la

scienza, di

ticinque furono abbruciati,
decapitati.
Il

al-

cui
egli
di

i

sono
di

amatori,
della

p.

Spinola perocchi

si

procacciò
e

un buon numero
ammiratori;
a vantag-

mase immobile e
pre rivolti
al

cogli
,

semle

amici

cielo

finché arse

qual cosa approfittando
gio della
religione,
,

corde con
nel

cui

era legalo,
il

cadde

ridusse a Dio

fuoco, ove spirò

2 settembre

alquanti cinesi

e

fondò
pei
a

una

sein

162*2, in età di cinquant'otto anni,

Molti

altri

cristiani,

la

maggior

conda istituzione Nankin. Recatosi

gesuiti

Pekin

nel

196
1600,
cattivò
il

MAR
con alcuni ne
servi

MAR
curiosi
si

doni

patrocinio dell'imperatore,

per nome Francesco da Capillas, del convento di Valladolid^ ch'era stalo
l'apostolo della città di Fogan. Entrato al maneggio dell' impero il giovane Cambi, figlio Chunchi,

e

se

per

diffondere

la

luce

dell'evangelio, la

quale
di

illu-

minò
cinesi,

una gran non che

moltitudine
ufficiali

di

corte,

che tutti entrarono nella religione di Cristo. Fra questi ufficiali era Paolo Sin, ch'eletto dipoi pri-

pose fine alla persecuzione; e nel 1671 avendo permesso che si aprissero le chiese
dei
cristiani,

vi

mo
na

ministro, favoreggiò la cristiareligione in guisa
,

ebbero più di ventimila che si fecero battezzare.
sori

persone
I

succes-

che a Xanprovincia di

di

Cambi non furono meno
la

kai sua patria

nella

favorevoli ai cristiani,

cui reli-

Nankin, vi furono da quarantamila persone che la seguivano. Il padre Martiaez, gesuita chinese, venne crudelmente a più riprese battuto per avere convertito un

gione

faceva

ogni

giorno
fin

nuovi
il

proseliti,

e

cohtinuò ad essere pasotto
re-

lesemente protetta

gno di Kang-hi. Ma Yong-tching che ad esso successe esiliò i missio nari dalle città principali, ritenen
-

famoso
zo ai

dottore, e

morì
p.

in

mezpoi

tormenti.

Il

Ricci

do

tuttavia nel suo palazzo, col
i

ti •

morì nel 161 7, dopo avere costantemente goduto il favore dell'imperatore Vanlio.
Schall,
Il

tolo di mandarini,
la pittura, delle
le

coltivatori del

matematiche e delIl

p.

Adamo
fecesi

altre

arti

liberali.

successore

gesuita

di

Colonia,

Rien-long
fedeli

ridestò

la

più violenta
tor-

conoscere ed apprezzare dall'imperatore Zonchi, ed assai Io stimava
il

persecuzione.

Un
i

gran numero di
più orribili
far

soffrirono

di

lui

successore Chunchi, prin,

menti, piuttosto che
fosse contraria alla

cosa
di

che
Dio.
fu-

capo della nuova dinastia. Ma dopo la morte di questo principe, cinque mandarini furono condannati a morte per non aver voluto rinnegare la fede di Cristo; ed il p. Schall ebbe pure la stessa condanna, se non che modilazione ch'eragli rì durante la slata accordata. I domenicani, secondo il p. Touron, entrarono pure nella Cina nel i556, ove predicacipe tartaro

e

legge

Molti, morirono ne' supplizi o nelle
prigioni
;

un vescovo

e sei preti

rono martirizzati. Il p. Sanz, domenicano spagnuolo, arrivato nella Cina l'anno I7i5, ivi affaticò con grandissimo zelo duranti quindici anni, in cui la congregazione di propaganda lo nominò vescovo di Mauricastro , venendo dipoi eletto vicario apostolico della proi

rono profittevolmente
chiesa di

il

vangelo, e

vincia

di

Fokien.
i

Avendo
ri ti rossi

l'impenel

gettarono le fondamenta della gran

ratore

esiliato
il

missionari
a

Fokien

nel

aver
vincia.
st'

convertito

una

i63i, dopo grandissima
di

1782^
cao,

p.

Sanz

Ma-

ma
e

ritornò nella provincia di

parte degli abitatori di questa pro-

Fokien nel 1738, ove fondò chiese
,

Quattro
furono
^'

sacerdoti

quenel

ricevette

i

voti

di

moltis-

ordine

martirizzati
dell'

sime
Dio.

vergini che
11

consacraronsi

a
il

1647, ^^

i^ gennaio
la testa

anno
altro,

viceré

adirato contro
felice

seguente, dopo crudelissime torture,

padre
so

Sanz

pel

progres,

venne mozzata

ad un

della

religione

cristiana

lo

,

MAR
fece

MAR
si

197

prendere
:

domenicani
capitato
altri
ii

il

con altri quattro Tescovo venne de-

26 maggio 1747» g'> furono strozzati il 28 ottobre

1748, nella prigione ove aveano grandemente sofferto. Questi quattro domenicani erano: Francesce
Serran d' anni cinquantadue, che avea affaticato diecinov'anni in qualità

permise di celebrare alcune volte conserla messa, e gli si avrebbe vata la vita, purché avesse dichiarato di non essere venuto a Tonchin che in qualità di mercante ;

ma

egli

non

volle
Il

acconsentire a
p.

questa menzogna.

Leziniana,
anni trava-

dopo avere per
gliato nelle

dieci

missioni

del

Tonchin,
la

di

missionario
la

nella

Cina

,

e

fu

arrestato
1

mentre

celebrava

che durante

sua

incarcerazione

messa, nel

era stato nominato vescovo di Tipasa

maggio
p.
Gii.

dell'

743 ; e nel mese di anno appresso venne
prigione
del

da Benedetto XIV; Gioachino Roio,
in età d' anni cinquantasei, de'quali

condotto nella slessa

aveane consumati trentalre nella Giovanni Alcober , i« età Cina d'anni quarantadue, e missionario da diciotto Francesco Diaz, d'anni trentatre, de'quali aveane spesi nove
; ;

Finalmente nulla avendo potuto smuovere la costanza di que-

sti

due

missionari

desiderosi

del
a'

martirio,

furono
Butler
p.

decapitati

22

gennaio 1744*

Qui

il

fa

onorevole men-

nelle funzioni dell'apostolato.
il

Anche

zione del

Giuseppe

Anchieta e
Il

Giuseppe d'Attemis ^ gesuita italiano, ed ii p. Antonio Giuseppe
p.

del p. Pietro Claver, gesuiti.

pri-

Henriquez, gesuita portoghese, fu-

rono
1

arrestali nel

mese
il

di

dicembre
settembre

747, e dopo

iterati

tormenti stran12
Il

golali
dell'

in prigione

anno
di

successivo.
si

fuoco della

mori nel Brasile a' 9 giugno 1597, d'anni sessantaquattro, de'quali ne avea spesi gran parte nelle fatiche di sue missioni, avendo convertito i selvaggi del Brasile in America, ch'eran
nelle Canarie,

mo, nato

persecuzione

accese anche nel real

venuti in potere
p.
si

de' portoghesi.

Il

gno

Tonchin
si si

SHd-ovesl della
patire
diversi

Cina, ove
chiese,

atterrarono cinquanta
fecero

Claver, nativo della Catalogna, portò con alquanti altri missionel

e

nari

16 IO
la

in

America, per
Cartagena
e

supplizi a quelli
si

che
p.

di recente eran-

predicare

fede

a

Francesco Gii di Federico, ed il p. Matteo Alfonso Leziniana, domenicani, riportarono la corona del martirio. II primo di
convertiti.
Il

nelle provincie vicine.
rità

La

sua ca-

questi, arrivalo a

Tonchin nel 1735,

trovò più di ventimila cristiani nella

negri che doppia schiavitù degli uomini , fu ammirabile. Egli attese con instancabile ardore alla conversione de-

per

que* sciagurati
la

gemevano sotto del demonio e

parte occidentale di questo regno
battezzati

gl' infedeli

e

dei
le

cattivi

cristiani.

dai

missionari

del

suo

Iddio benedisse
favorì

sue fatiche, e lo

ordine, e colla più

grande
nel

solleci-

tudine

si

diede a coltivare

questa
fu

del dono di far miracoli. Morì r 8 settembre i654, in età

vigna
alla

novella;

ma

1737

forse di settantadue anni, in odore
di santità.
11

preso da

un bonzo,
Il

e condannato

morte.

suo supplizio fu lun-

confermò
l'eroiche

nel

Papa Benedetto XIV 747 il decreto della
1

go tempo differito: nel carcere fu trattalo con amore e premura, gli

congregazione de*

riti,

comprovante

virtù di qucslo venerabile

ìi)S
iDissioncti'io.

MAR
Airailicolo
di

MA
Cina
o

W
fu chiamalo venne impu-

dei primi cristiani, e

China, e nelle opere

ivi citate,

non
,

battesimo
e

massimo:

che a
Missioni

quelli
,

Indie

Orientali
Pontificie

gnato dai valeuliniani, dai gnostici

Missionari

Missioni
,

,

da

altri eretici

;

contro

i

secomli

straniere

ec,
iu

si

possosul-

scrisse
tyriii

Tertulliano,

De bona mar-

no

leggere

ulteriori

notizie

lo stato delle

missioni

quell'iin-

Origene scrisse ancora un libro in lode del martirio, ed assai

pero e regni adiacenti, e delle persecuzioni che
vi

bramò
sciarsi

di

sostenerlo.

Il

Romagnosi
il

infierirono nel cor-

attribuisce al solo fanatismo

lala

rente secolo.

uccidere

per
,

mantenere
e

MARTIRIO
suvnio
(s.).

(s.),

martire. F. Si-

propria
politica

religione

riprende

la

intollerante

perchè s'oppo-

MARTIRIO/
mento che
tirizzato,
la
Il
si

/l/^/'/yrza/7i.

patisce

Torneiressere mari

ne
ci,

fanatismo. All'incontro il caltolicismo insegna, che i suoi segua-

al

il

sopportare
la

tormenti o

che

si

lasciarono uccidere
la

da'

ti-

morte per

religione cristiana.

ranni!^

per

confessione della fede,

martirio tiene luogo di battesimo

noi fecero per
di

fanatismo, e invece
martiri, e gli

d'acqua negli adulti non battezzati,
scancellando in
ginale
essi
il

fanatici

chiama
.

peccato

ori-

quanto alla colpa ed alla pena temporale ed eterna, sia che egli produca
i

ed

peccati

attuali

onora sugli altari na del Romagnosi
ci

Tale
è
col

dottriin

dunque

contraddizione diretta

cattoli-

i

smo.
Martirio fu chiamato l'altare esepolcro de' martiri,
Il

suoi
et

elFetti

per

la

sua propria virtù,
sia

ex opere operato^
per

che

li

pro-

retto sopra

il

duca

mezzo della caritèi del paziente, et ex opere operanùs, V. Battesimo e Martiri. Si può desiderare il martirio, ma non è
permesso
i

e

le

stesse

chiese.

martirio or-

dinariamente avea luogo fuori della città, perchè fu costume de'greci

il

procurarselo suscitando

persecutori, perchè ciò sarebbe
al

uno

spingerli
lecito;

delitto,

il

che non è

ne darselo da sé stesso, prevenendo carnefici, a meno che non siasi a ciò determinato da un
i

romani di far eseguire le senmorte fuori della città, affinchè dall' aspetto delle pene e dall'effusione del sangue non restassero pollute le immagini delle false divinità da loro adorate. Mase

tenze di

senzio concesse a quelli che aveva-

particolare

impulso

dello

Spirito

no subito

il

martirio di poter es-

Santo.
soffrirlo

Avvi soltanto l'obbligo di sotto pena di dannazione,

sere seppelliti dentro di

Roma,

co-

me
n.

afferma
4-

il

Rinaldi all'anno 3o9,
la

allorché

sene senza

non é possibile di dispensarcommettere un peccato mortale, e quando si è interrogato
intorno alla religione,
sia

Prodigiosa fu
coi

moltiplicità

dei

supplizi,

quali

sono

stati

straziati

e condotti al martirio, al-

pubblica-

l'ultimo scempio gl'intrepidi e valorosi

mente
quali

e giuridicamente, sia

anche
ri-

campioni
Molti
di

di nostra fede nelle

in particolare, ed in circostanze nelle

ferocissime persecuzioni da loro sofferte.
essi

potrebbe

astenersi dal

furono sepolti
i

àpondei-e sulla propria religione senza che ne derivi alcuno scandalo.
Il

vivi, altri

spirarono sopra
ì

patiboli,
Al-

sulle ruote e sopra
tri

cavallelli.

martirio tu

desiderio

ardentissimo

furono

straziati

sopra

gli eculei,

MAR
traforati

MAR
con acutissidelle
delle

199

nelle viscere

mani

e de' piedi; la frattura
taglio della testa colcolla

mi

legni, e tagliati pei

mezzo

delle

mandibole, l'abbaciamento, e
il

seghe. Altri vennero tormentati con

finalmente
la

cardi ed unghie di ferro, e da cento altri

mannaia,

scimitarra,
:

col-

stromenti, inventati
martirio furono

dalla

r accetta e
martiri

colla
la

barbara crudeltà de'persecutori. Altri

presentare poi
,

per rapspada decapitazione dei

generi di

le sof-

derivò
pitture

V idea

di

figu-

focazioni nelle

acque del mare, dei
;

rare

nelle

antiche

e

nei

laghi, de' fiumi e de' pozzi
cefìssione,
la
la

la

cro-

lapidazione, lo stranflagellazione,
la fusti-

golamento,
gazione;
il

gettito

ne' precipizi

e

reggono la propria testa nelle loro mani. F. tutto il cap. VI, t. Il, p. 287 De costumi de primitivi cristiani del
bassirilievi

vari santi, che

nelle cloache, la divorazione di bestie feroci,

p.

Mamachi.
Di ciascuno de'tormenti
descritti
il

l'immersione nell'acqua o

olio bollente e nelle caldaie di solfo

c'istruisce

libro trionfale

De

nior-

e di pece, nelle fornaci di calcina e
iie'termari; l'adustione con fiaccole

tibus

ardenti, l'arrostamento sulle lamine

persecutorum attribuito a Latancora il libro tanzio. Abbiamo più volte stampato del p. Antonio
Gallonio dell'oratorio,

e graticole infuocate;

gii

avvelena-

De
di

ss.

marti-

menti con bevande mortifere; l'incisione ignominiosa delle stimmate,
perfino ne' volti,
la

tyrum
tolo,

cruciatibus, o

coll'altro

degl' Islromenti
si

martirio

come
gli

usavasi

con
lo

usati dai gentili j cui
il

deve unire
descritti

ciurmaglia e con
la

schiavi; Te-

Lìbrum
uno
i

brevis

addillo di Pau-

scoriazione,

sete, lo slento e

lo wich

Lucich.

Ivi

sono

squallore

delle prigioni

più fetide
lo

ad
cora

ad
vari

uno ed
generi

effigiati

andelle

ed

oscure; lo strascinamento e

de' tormenti

strazio per
valli; la

mezzo condanna

de' tori

allo scavo

o de' cade'me-

onde furono ne'lunghi tempi
persecuzioni
nello
dipinti
stesso

martirizzati

i

fedeli,

talli nelle miniere o alla costruzione delle fabbriche; la terebrazione o perforazione delle tempie con i

modo
alle

con

cui sono

intorno
di
s.

mura

della

chiesa
Celio.

Stefano

rotondo al
vedersi
p. la

chiodi;

la

chiusura

entro
coltelli;

l'arche
il

Su

di

che
il

può
fa

piene di acutissimi
cifragio,

cru-

digressione

che
^

Piazza a
sulle

744
dei
ri-

il vivicomburio ne' roghi, genere di morte decretata dalle leg-

àeW Enierologio
delle

diversità

pene

e

atroci

supplizi

gi

romane

pei rei di

vile condizioi

martiri

espressi

ed

esposti

per

ne, pei servi e pei plebei, fra
li

quai

svegliamento della
chiesa.

Mg
del

agli

occhi

erano per

lo

più

tenuti

cri-

e alia venerazione de'fedeli in detta

stiani fino dai
li

tempi di Nerone, che condannò, in usuni nocturni lu-

Dei

segni
in
di

martirio ne

minisi ad ardere

come
;

altrettante

parlammo nogramma

vari

luoghi; del

mo,

Cristo

(Fedi)

a
;

fiaccole per le strade

la saettazioue

quell'articolo

ed a

Monogramma
,

ad un palo;
le le

le

cervellieie infuocacapelli,

te; la sospensione pei

con

la come furono segni la palma colomba come presagio del martirio,

mani e
pietre
essi
;

i

piedi

traforati,

e con

l'iscrizione

o lapide sepolcraparticolarità,
di

le

più

pesanti

attaccate
lingua,

le

con

individuali
il

e

ad

la

recisione

della

certissimo

vaso

sangue

che

,

200
i

MAR
ebbero gran

MAR
premura
di

fedeli

giorni

si

ommette.

V.

Diclich

raccogliere, aftìnc di

collocarlo en-

Irò
le

de'niartiri,

ampolle presso o ne' sepolcri mediante sponga la qua-

Dizionario liturgico^ articolo Martirologìo. Anticamente i marlirosi leggevano o nel capitolo o nel coro, o terminata l'ora di prima, o innanzi il detto versetto,

logi

talvolta intrisa di

sangue

fu tro-

ala
vetro

nei vasi slessi: questi vasi di
dipinti,

ordinariamente

gli
,

e ciò facevasi dal

pulpito, e nelle

scrittori
li

di

archeologia

cristiana

Si

chiamano ampolle del sangue, costumò apporsi indifferentemente non meno ai sepolcri dei
santi

martiri

,

che
gli

a

quelli
altri

dei

comunità religiose leggevasi ancor dopo cena; uso però non anteriore al secolo XI o XII, e nei primi secoli se ne faceva lettura nelle pubbliche religiose adunanze, onde
servisse a glorificare Iddio, onora-

semplici cristiani, de'segni
di

simboli

croce, del
fenici,

faro, delle

re
i

i

santi,

edificare

i

fedeli.

Oggi

fiamme,
sce,

delle

deiragnelio,

martirologi
tutti
i

de'pavoni,

delle

colombe, del pedelle

di

contengono i nomi santi, ancorché non

dell'ancora, dell'ellera, dell'aiviti
,

martiri, ed ai
ta
registrarli

sommi
nel

Pontefici spel-

lerò, delle

uve,

delle

martirologio

.

melagranate, di uno o più cavalli,
di cuori
plici,

Marlirologista chiamasi l'autore e
scrittore
p.

trafitti

di
di

spine, o
piedi
,

de* vestigi
di

semumani,
trian-

d'

un
nella

martirologio
prefazione

.

Il

Ruinart
sinceri

degli

di

pettini,

cerchietti

di

Atti
<jel

goletti,

di

quadratelli,

di

tridenti,

spiegati

dal

p.

Costadqni
il

nella

Dissertazione sopra

pesce^

come
nel
t.

simbolo

di

Gesù

Cristo^

de'martiri, parlando da chi composti, e in qual pregio debbonsi avere i martirologi, dice che questi ed i Menologi e Menei sono un' opera

come

e

opuscoli del p. Calogerà.. Il Ignazio Potenza nelle p. Nolizie di s. Augustale martirCy a
degli
p.

XII

tratta dai registri

e

dai

calendari
e di

delle chiese particolari.
sii

Furono quealtri

lavoro

de' vescovi

5i
i

tratta de' segni

e de'simboli

minori
e
rare in
essi
il

ecclesiastici

autorevolissimi,

che
le

primi cristiani ponevano nelciò

sommamente
niente
scrissero

gelosi di la

non

aite-

lapidi sepolcrali, e
.

che

in-

verità: quanto

tendevano con
giiini.

essi significare.

ne' martirologi, tutto

MARTIROLOGIO,
Lista,

Martyrolo-

nota o catalogo dei martiri , storia o leggendario dei martiri. Queste sorte di raccolte per ordinano non contengono che
il

monumenti a loro tempi reputatissimi; non si nega però che abbiano potuto pigliare qualtrassero

da

che abbaglio.
te Scritture

I soli libri

delle sanprivile-

hanno questo

nome, luogo, giorno, genere del
di

gio di contenere in ogni loro parte

martirio

ciascun

santo.

Come
giorno

semplicemente una
;

inalterabile
ai

ve
dell'

ne

sono
,

per

ciascun

verità

questi nei
il

non tolgono

anno è uso stabilito nella chiesa romana di ogni leggere giorno a prima la lista de' santi
onorati
versetto
in quel

martirologi

pregio

sommo

in

che

si

tirologi

giorno, innanzi al

tarci

debbono avere. Tutti i marconvengono in rappresenun numero innumerevole di
tre se-

duo

Preliosa^ eccettuato il triinnanzi Pasqua y nei quali

eroi cristiani coronati del martirio
nelle persecuzioni de' primi

MAR
coli

ivi

AR

20 1

Dodwello si sbriga da questo argomento, col dire che tutti i martirologi sono zidella Chiesa.

to alcuno

sebio

prima dei tempi di EuGirolamo , i quali e di s.

baldoni
fole

inconsiderati
di tradizioni

,

e

pieni di

e

falsissime del

olgo credulo
questa

e

grossolano.

Egli

ne sono pure riconosciuti pei primi autori; raccogliesi però dal ven. Beda che s. Girolamo trasportò nel latino idioma il martirologio di Eusebio, e vi fece delle aggiunte, per

però non reca niente in prova di

acerba

e irreligiosa cen-

cui incominciò a correre sotto

il

no-

sura, e veramente niente

non avea

me

di

s.

Girolamo.
de'martirologi, secondo

onde
ren/a.
fa
il

giustificarsi

anche neil'appaassaissime volte
:

L'origine

Egli

stesso

Baronio, derivò

dal

Papa

s.

Cle-

uso delTautorità de'martirologi

mente
gliere

I,

eletto l'anno 93, nell'isti-

romano
i

è

usato

ne'divini uffizi
di rito

tuire ed

introdurre l'uso di raccoatti

da tutti i ed anche lo hanno

cattolici

latino

,

protestanti generalmente
in

gU per mezzo

de'

Martiri [Vedi)
notari
distri-

di

sette

gran pregio ; e nello stesso pregio a proporzione sono più altri martirologi, da' nomi dei loro collettori diversamente denominati. L*uso di stendere
i

buiti
la

in altrettante regioni, secondo
ecclesiastica
di

divisione

Roma
furono

fatta dai

Pontefici, ovvero

assegnate due

marti-

rologi

fu

tolto
il

dai

pagani,
de' loro

che
eroi

regioni a ciascuno, su di che sono a consultarsi il Baronio, De Martyrologio ci, ed
il

scrivevano
nei
fasti

nome

Bianchini ne'prolegomeni
t.

ad AQuesto
essere

tramandare alla posterità r esempio delle azioni magnanime. Dalle notizie raccolte intorno ai martiri si formarono priper

nastasium

11,

p.

i38.

impegno
martiri
,

di

raccogliere gli atti dei

non

poteva

non

principalmente della chiesa romana,

ma
gi:
i

i

calendari, quindi

i

martiroloi

ma

l'esempio di questa dovea ben

calendari
santi

riferiscono
i

nomi
loro

presto stendersi

ancora

alle altre,

dei

ed
i

giorni

della

come
la

rilevasi
s.

dalla

ricorrenza;

martirologi

Umì

menluocalen-

decretale di

prima lettera Fabiano Papa^ eoa
i

zione della patria, delle gesta principali de'martiri, della

quale consigliò
in

vescovi di sela

specie,
i

guire anche

ciò

chiesa ro-

go e tempo del
dari

martirio;
solo le

mana

rammentano

festività
i

E
alle

con esattezza « diligenza. quanto fossero docili vescovi
i

di ciascuna chiesa in

particolare,

voci del

supremo

pastore, lo

martirologi ricordano quelli anco-

ra di tutte quasi
ta la

le

chiese.

Dona-

pace

alla

Chiesa, nei marti-

rologi ai
si

nomi

e

gesta de'martiri

aggiunsero anche quelli de'santi

dimostrano Eusebio , Dionisio e Natale Alessandro, su quanto riferiscono delle chiese di Smirne, di Vienna , di Lione , di Gerusalemme e di Cappfidocia. Tuttavolta

confessori.

Se l'origine de'calendari debba rimontare o no ai tempi
si

osserva
s.

il

Novaes
I,

nella

vita

di

Clemente

ch'è sentimento

apostolici
ruditi;

controverte fra
si

gli

e-

pare che
ai

possa

ammettee
il

de'più illuminali uomini di lettere, che i martirologi, nella forma che
quasi
e che
gli

re

quanto

registri

che ciascuna
sta-

abbiamo
in

oggidì,

chiesa

teneva in

particolare,

gano più
s.

alto che al
1

d'Achery prova non esser vene

Gelasio

non salVI secolo, Papa del 49^

aoi
già avenll

MA R
ridotti a
si

MAR
buon
orro,

quel

Renaiidot, e
della

Fiorentini
origine

ove
dei

dine
sia

in

cui

trovano, ancorché
facevasì

tratla

primiera

certo,

che

lungo temde' santi
in

po
sa.

prima
S.

nien/ione

una dotta preliminare ammonizione al martirologio
martirologi in
occidentale.
in

qualclie parte deli'ufìfìzio della Chie-

Veramente dai
i

dittici

Giegorio I del Sqo fu poi il primo che introdusse l'uso di leggerli a prima. Veggasi M. di Hennilly, Storia di Spagna^ t. I, prefaz. cap. 2. Si deve avvertire che quanto riguarda 1' ordinazione sull'edell'uffizio e della messa
,

cui erano notati
l'origine
i

martiri trase

sero
questi
centi
santi
logi,

i

calendari,,
assai

da
re-

martirologi

più

nelle chiese; e dai dittici dei

ne derivarono

i

loro aghio-

o

Leggende,
il

(Fedi), essendo
di

più antico
siasi

dittico
il

qualunrpie

patte,

sui

cicli

,

sulle

lunazioni,
delle
idi,

calendario, e
solo

calendario di qual-

come ancora
calende, delle
lettere

le

indicazioni
,

martirologio. Ne'dittici
il

pone-

none
i

degli
prìncipii

le

vasi

domenicali^
il

delle

del

santo,

nome del martire o come vedesi da quei
sono rimasti
il
;

stagioni,

corso del sole pei segni
le

pochi che

ci

ma

nei

del zodiaco,

festività

principali

calendari oltre

nome

segna vasi

del Signore, della Vergine, de'santi

anche
lo in

il

patroni
le

di

città
le

e

diocesi,

le
si

cui
la

giorno della morte o quelogni anno se ne solenfesta
;

vigilie,

ottave,
le

chiese ove
i

nizza

come

fra

gli

altri

tempi del digiuno, e molte altre cose che orasi trovano scritte ne'martirologi,
facevano
stazioni,

vedesi ne' calendari di

Roma

e di

Cartagine riportati dal Bucherio, nei

commentari
altri.

al

canone pasquale, eda
il

non

ispettava tutto questo ai

mar-

Ne'martirologi poi notavasi di
la

tirologi,

ma

ad

altri

libri

chiamati

più
po,

qualità del martirio,

tem-

Calendari^ Evangelari e Sagramen.'
tari.

Inoltre

noteremo
nei

,

che

non

tutte le chiese sono state concordi

a
i

ricordare
santi

loro

martirologi
giorno; e
i i

nel

medesimo
ai

luoghi
logi

diversi

quali

martiro-

riportano qualche santo,
loro

non
di-

luogo e il giudice, e può osservarsi, per tacer di altri, in quelli di Beda Poiché e di Adone. non si debbono confondere calendari co' martirologi, essendo quelli da questi molto differenti, giacché ciascuna chiesa avea bensì il suo
il
i

sono sempre indizi della
versità.
Il

propiio calendario,

rono quelle
degli antiticolare

ma poche fuche avessero un pare
nel
infatti,

Donati, De'dittici
cap.

martirologio;
scritto
di
la

a-

chi,

XVIII, dell'origine

dei

vrndone
Usnardo,
to

cartendari e de' martirologi,

questi

prova originati dai Dittici {^ì^edi). Pertanto egli dice che si ha giusto fondamento a credere, che dall'uso

tempo

IX secolo esso si servì per molchiesa romana e moli

uno

te altre,

perchè

martirologi,

al
ri-

dir di

Valesio

e di

Pagi, non

de' sacri dittici sieno deiivati
i

guardavano un
ta
la

solo luogo,

ma

tut-

nella Chiesa
tutti
stici,

Calendari
martirologi
i

(f^edi),

e
gli
:

Chiesa in generale, e
così
il
i

contei

gli

altri

ecclesia-

nevano per dir
confessori di
tolico,
tratti

martiri e

così

ancora

menologi, e
de'

tutto

mondo

cat-

aghiologi
fra gli

o

santilogi

monaci

altri

l'osservarono

Scalige-

lendari.

In progresso di

da più e diversi catempo, nei

,

MAR
marlirologi specialmente
ci,
i

MAR
de'monaancora
ch'erano
colo,

2o3
dalla lettera di

come
I

rilevasi

s'incominciò

a

notarsi

Gregorio

nomi
di

di

que' defuntij
ne'loro
vi
;

soliti

pone

obituari
fu

o
la

necrologi, e talvolta

unita

regola del loro ordine
essi
il

e però da

martirologio fu chiamalo o-

ad Eulogio di Alessan7, episL 29; ed è altresì probabilissimo, che il picciolo martirologio mandato da R.oma ad Aquileia dal Papa, e stampalo da Roseveyd sotto il nome di andria, lib,
tico

hituario

o necrologio.
tutti

I

raenoiogi
cristia-

romano,

sia l'antico
11

martirolo-

de'greci e di
ni

gli altri

gio romano,

martirologio del ven.

orientali

ripetono

l'origine

dai

dittici

loro;

zio,

altro

mentre insegna l'Allamenologi, non essere
i

Reda fu scritto verso il 780, ed anmenlato poscia da Floro verso rSSg. È difficile di distinguere in
esso è di

che que' cataloghi che

i

latini

de-

ciò ch'è di Beda, da ciò che

nominano martirologi o
molto
santi

calendari,
de' nostri,
la

Floro, e per fare
il

questa disia

più
fissata
si

ampli

però

stinzione

p. Sollier

crede

d'uo-

riferendovi in ristretto

vita dei

po

servirsi del

piccolo martirologio
in
di
versi.

a quel giorno, in

cui
di

che Beda

da
ria,

essi

fa

menzione,

ovvero
la

avea scritto Wandelberto monaco
martirologio
nell'

Prom
un

quelli

de* quali

non hanno
fanno
santi

l'isto-

nella diocesi di Treveri, scrisse

e

solo ne

commesi

848, attenendosi

morazione. Ne'menologi de'greci

principalmente a Floro, martirologio che pubblicò

leggono molti
nella
in

che

fiorirono

Molan

nella

sua

chiesa

occidentale,

laddove
podelle
si

quelli degli altri

orientali,

prima edizione d' Usuardo e di Achery nel t. V del suo Specilegio.

chi o quasi niuni santi

riscon-

Rabano

arcivescovo

di

Ma^
845»

trano, che
loro chiese.

fioriti

sieno fuori

gonza compose verso
a

l'anno

Provato
rono
s.

l'uso

antichissimo

dei
fu-

un martirologio, ch'è una aggiunta quelli di Beda e di Floro. Il
martirologio
di

martirologi de' santi, e
raccolti

che ne
il

Wolkero,
fu

sopran-

molti,

quello che dicesi di

primo è Eusebio e di
essi

nominalo
co
di
s.

il

piccolo Balbo,
scritto

monaverso

Gallo,
è

Girolamo, o perchè
gli
essi

ne

sia-

no effettivamente chè sia stato ad
Cassiodoro
sorte di
lo

autori, o per-

attribuito

:

cita

nel

VI

secolo,

una compilazione di molti altri; Enrico Canisio lo pubblicò dal primo gennaio fino al 26 ottobre inclusi va mente, il resto non
l'anno

8g4;

e Beda nel VII.
copie, le

Ve

ne sono due une intere e le

si

è potuto rinvenire.
di

11

martiroqiiello

logio

Adone, ch'è una compila-

altre compendiale: delle intere tre vennero pubblicate; quella di Eslernach che passa per la più antica e che fu scritta nel 728 dal monaco Lorenzo, secondo l'ordine di s. Villebrordo primo vescovo di Utrecht; quella di Gorbia, e quella

zione del

romano

e

di

di

Beda aumentalo da Floro, fu scritto l'anno 858. 11 marlirologio di Usuardo monaco di s. Germano ai
Prati, fu scritto

nell'SyS,

e dedi-

cato

non a Carlo Magno, come hanno opinato Tritentio e molti

di

s.

Vandrillo. Credesi che di
s.

altri,

ma

a Carlo
il

il

Calvo che nel-

questo mai'tirologio di
si

Girolamo

l'HyS occupava

trono imperiale,

facesse

uso in

Roma

nel

VI

se-

Usuardo

lo

compose sopra un esém*

2o4
piare

MAR
d'Adone che
il

MAR
falsa-

portava
Nevelone,

mente
Ji

titolo di

quello di Floro.

martirologio

di

mo-

naco di Gorbia,

scrilto

verso l'an-

XIV, Decanoniz, 1. 4» P- 2» e. 17, n. a che suum qaoddam habtbat martyrologìurn, quod ho' die. edam in archivio capitali conto
,

no 1089, non è propriamente che un compendio di quello di Adone,
colle aggiunte di alcuni santi prin-

servatur. Gregorio XUI nel 1^82 compì la correzione del calendario romano, cui andò unita nel i584

cipalmente
teca di

delle

vicinanze

d'A-

mìens. Trovatasi mss. nella biblios.

Pietro di Gorbia, e non

ancor quella del martirologio romano, per negligenza de' copisti e degli stampatori in molti luoghi
difettoso

fu ancora stampato.

Quando

Ditnel-

e scorretto, ordinando ai
regolari
in coro e seil

maro, vescovo
la

di

Mersburgo
di

vescovi, e superiori
colari, che nel dirsi

Misnia, parla del suo
egli

martirodi

di-

logio,

intende
del

parlare

vino

un esemplare
lui

martirologio da

adoperino soltanto tale martirologio, mediante la costituziouffizio,

un marda lui composto, ed è quindi mal a proposito che alcuposseduto,
e non di
tirologio
ni scrittori gliene attribuiscono uno.

ne, de*

Emendalo jam KalendariOy
14 gennaio i584.

Già Pietro
una nuova romano,

Oalesini protonotario apostolico milanese aveva procurato

Kirker nel suo prodromo parla di un martirologio dei copti posseduto dai maroniti in Roma. Vi sono martirologi di chieIl

padre

edizione del
la

martirologio

quale non venne approvata a motivo della prolissità, e della nenelle citazioni,
la

gligenza dell'autore
e per

se particolari,

come

quello del

mofine

confusione
de'

che

fa

delle

nastero di
del

s.

Savino, pubblicato dal
alla

persone e

Saussay vescovo di Toul
l.

Il

del

martirologio di Frans.

Bourges, al3bazia de'benedettini, ec; ma tre primi martirologi di cui qui abbiamo parlato, sono come le sorcia; quello di
di
i

Lorenzo

stampato nel in Milano ed in Venezia, con questo titolo Martyrologium s. Rom. Eccl. usui in sin:

nomi 1578

de' luoghi.

Fu

gulos anni dies
ss.

accornodalum

ad
an-

Palreni Gregorium

XIII

etc.

notaiiones ìtem

ntultiplici

antiqui-

genti
altri,
i

e

gli

originali

di

tutti

gli

talis ecclesiasticae

doctrinae

cumu-

quali

non

sono

che copie

lataci

ad

onine lolus marlyrologii
ec. Il cardinal

aumentate di quelli. Gli eretici hanno fatto dei martirologi che contengono nomi de'Ioro pretesi santi, quali non hanno principio che da Giovanni Wiclefo morto nel 1387, o da Giovanni Huss morto
i i

explicandi rationem,

Cesare Baronie fece delle note al martirologio romano, e fece istanza a Sisto

V che monsignor Luigi Torres poi cardinale con altri prerivedessero
tali

lati

sue annotazio-

nel
Jl

i4i5.
martirologio
in

romano
s.

è

stato

sempre
ep.

uso nella chiesa romana,
è

per testimonianza di
29,

ma

incerto

Gregorio I, se debba
s.

altrettanto dirsi di

quello di
di

Gi-

rolamo, o
i>Qla

quello

Beda

:

della

basilica vaticana, dice

Beuedct-

nel i586 pubde mariyrologìo romano praeniissa ejusdem edilioni. Dipoi nel i63o coi tipi vaticani e nuove annotazioni, in foglio fu pubblicato: Martyrologium romanuni Gregorii XIII jassu editum et Urbani aucioritate ni;

quindi in

Roma

blicò:

Tractatio

FUI

p
mano

al

MAR
recognilum^ accesserunl notaliones atque tractatìo de marlyrologio roautore Caesare Baronio.
Il

MAR
la Dissert.

2o5
Simplicia

epist. delle ss.

ed Orsa,

di

Cancellieri.

MARTIROPOLI
Marlyropolis.
l'Asia

o

MARTIRIO,
vescovile
del-

re di Portogallo Giovanni

V

ordi-

Città

suo ministro in

Roma, che

neir Armenia, situata sul fiu-

di concerto

con Benedetto
il

XIV

fari-

me Oba
stadi

o

Ninfèo

,

distante

240

cesse slampare

maitirologio

dotto in volgare.
sentarsi più bel

Non poteva precampo alla vasta

da Amida, e quindici miglia dal Tigri, perciò detta anche Ta11

grila.

nome

di

Martiropoli

le

e profonda erudizione del Papa, ond' egli dopo averci faticato con
felice

fu dato, a quanto dicesi, nel
colo,

V
il

se-

perchè furono quivi trasporle

successo,

lo

fece

pubblicare

tate

ossa

ed allre
la

reliquie

dei

stampe vaticane e nuove correzioni, mediante il disposto della costituzione Postcjuam intelleximus^ del primo luglio 1748» presso il suo Bull. l. II, p. 43 1. Nel pontificato di Pio VII e nel 1806 nelcolle

martiri, che

avevano sparso
fede di

loro

sangue per
a
di

tempo
Persia,

di
I

Sapore e
suoi

Gesù Cristo, Varano re
la

abitanti

chia-

mavano Mai-Ferakin,
rekin,
di

o

Meia Fail

da

cui ne

derivò
11

nome
Siria-

stamperia dell'ospizio apostolico uscì alla luce: Martirologio romano dato in luce per ordine di Gregorio XIII, e riconosciuto colla

Maipheracta.
pag.

Terzi,

sacra
ropoli

i35,

dice

che

Marti-

o città di
per
fu

mata

un

celebre

V autorità di Urbano
mente
ti

Vili,
e

Cle-

cro a quel falso
fortezza

Marte fu rinotempio sanume. La di lei
a

Xe

Benedetto

XIV,

aggiune

mirabile
dell'

segno che

nomi de* santi recenti. Un' edizione
i

beati piìi
perfetta

qual termine
sioni
11

impero
parti

romano
e
persi.

potè validamente opporsi alle invade' confinanti

completa del martirologio romano
è

quella

de' tipografi

Salviucci

,

Roma

184^. Marlyrologìi romani Gregorii XIII Jussu editi. Urbani Vili et Clementis X auctorìlale re cogniti, ac deinde anno 1749

suo munitissimo castello [xx espugnato da Commentri