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e 3 7^ é

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBni SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO


SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. LXV.

IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MD CCCL I V.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

S
SET SET
OETTUAGESIMA, SeplnngeMmn. dederiint me gemilus mortis, nel quale si

Nona domenica piitna di Pasijua, 7." pre- parla della morte introdotta nel mondo
cedente alla domenica Lattare, e 3." a- pel peccato originale. Osserva IMagri, che
vanù la Quaresima ('/^.J,
essendo il i.° dalla seltuagesima dipende la notizia di
ti^iininedi suo preparamento. Ecosì chia- tutte le a\iie feste mobili dell'anno, di cui
mala, dice Magri parlando della Sepliia- a Calendario, per essere la i .", per cui cre-
f^esinia, nella Notizia dtvocaboli eccle- dè opportuno dare un modo facile per co-
siastici, perchè da questo giorno fino al noscere la domenica della setluagesima,
subato in Albis vi sono 70 giorni. Questi che qui riproduco. Primamente si dota-
giorni sono simbolo de'70 auni,ne'quali no giorni della luna correnti nella festa
i

durò la cattività Babilonica degli ebrei, dell'Epifania, a'quali aggiungendo altri


come pensano alcuni riferiti dal p. Ray- giorni finché arrivasi 3140.", si va proce-
iiaudo, Opere t.io, p. 49^> ^d alludono dendo pe'seguenli,e ove arriva il numero
ancora all'esilio di questa miserabile vi- 40. "la (.'domenica sarà la seltuagesima;
ta, dopo il quale seguirà il sabato dell'e- e se il detto numero cade in domenica,
terno riposo nella celeste Gerusalemme. la setluagesima comincerà nell'altra se-
Per questa ragione l'introito della mes- guente. Avvertasi però d' aggiungere un
quando terminano 70 gior-
sa del sabato i giorno di più, cioè 4i nell'anno bisestile :

ni, comincia Ediixit Dominus popidum


: tulle le quali regole si compremlono nei
smini, come insegna Alenino. La Chiesa versi che pubblicò. Inoltre per facilitare
in questa domenica si veste di lutto, co- il detto computo tanto necessario agli ec-
me rammentai nel voi. X, p. 79, e la- clesiastici, il Magri volle mostrarlo in pra-
scia il solito cantico di allegrezza, Allelu- tica. Per esempio nel 1644 *iel giornodel-
ja, perchè memoria della caduta del
fa l'Epifania 27 della luna, al qual
si a vea il

nostro primo padre Adamo, come si rac- numero aggiungendo i3 per arrivare a
coglie dall'iolroilo della messa: Circuin- 4o, cadde il n.° 4o.°neli9.° di gennaio,
4
SET SE V
giorno di martedì, e per essere bisesto og- eia dalsabato di settuagesima, onde la
giuugciidoil mercoledì 20 gennaio, la i." Chiesa tollerando l' inveterato costucue,
tiomcnica dopo tal giorno fu la settuage- gemendo contemporaneamente
e di ciò

sima e cadde nel giorno ?.:[ dei mese, il promuove esercizi di pietà, come pur no-
Laroberliul poi CenedeltoX IV, tratta del- tai a Carnevale. Egualmente in Pioma col-
la ScUuagesima nella Notificazione 1 4> la settuagesima incominciano le sanleiS"^flr-

t. I, dicendo cóme per tale domenica e zioni (f.), e la i .'in tal giorno è nella pa-

colle seguenti la Chiesa ci di*|)onealla s. Lorenzo fuori le mu-


triarcrle basilica dis.
quaresima ed incomincia nt-Ila sellna-
,
ra, dove anticamente il Papa cantava la
gesima dal rappresentarci ne'divini ullì- messa, e faceva un di voto sermone al po-
zi la caduta dell'uomo, il di lui bando dal polo, spiegandone l'introito pieno di mi-
paradiso, la penitenza che Dio gl'impose, steri, e lo fece s. Gregorio 1 colla xix

e la speranza del ritorno nella di lui grazia. sua omelia, come abbiamo dal Piazza nel
La Chiesa è piena di mestizia, e sottraen- 3Ienologio romano par. 2, p. 2 38, no-
do ry^//e/f//rt, sostituisce il Laus libi Do- tando che Papi tornavano nella basili-
i

mine, preghiera proporzionala all'umiltà ca nella vigilia di s. Lorenzo, si trattene-


e alla nostra caduta nel

padre, come 1 vano la notte a celebrare i divini uffizi,
beo considera Telartene, De anliq. Eccl. e la mattina della festa cantavano messa
disciplina, t. 4j cap. 16, e ben discorre solenne. Il Butler nelle Feste mobili, tial.
Gavanto, Ad ruhricas Breviarii se?. 6, 4, cap. ragiona colla solila unzione della
I ,

cap. C). Ne' medesimi divini ulT.zi si leva- settuagesima, e di quanto fi la Chiesa per
no i due salmi, Dominus regnn\.-il e Ju- disporre i fedeli ad uno spirilo di com-
odale, come di allegrezza, surrogandosi punzione, ed eccitare pentimento il lor(j

i salmi Confìtemini e Miserere, come di e dolore de' peccati commessi, e a 000-


penitenza. Nella settuagesiraa eseguenti verlirci di tutto cuore. Quanto ai segni

due domeniche Sessagesima e Quinqua- di mestizia, sia per le vesti paonazze, sia
gesima {f-), inculca la Chiesa a' fedeli perchè i diaconi e suddiaconi lasciano le

gli atti di maggior pietà da questi giorni : dalmatiche e le tonicelle, che sono abiti
ucomincia vano antica niente digiuni del-
j i di allegrezza, dice che anticamente ado-
la Chiesa, lo che rilevai anche a Sessa- peravasi la cera gialla da questo giorno
gesima. Non trovansi indizi della seltua- in poi; tutto facendosi dalla Chiesa per-
gesima nella chiesa romana prima del VI chè noi rientriamo in noi stessi. Credeche
secolo, o della fine de! precedente. Gli o- l'istituzione della settuagesima sia poste-
rientali aveano anch'essi da quell'epoca riore alla quaresima, ma che dopo il VI
la loro settuagesima^ che osservano an- secolo trovasi distinta nulle lilurgie, nei
che al presente sotto il nome di prosfo- conciliie negìi scrittori ecclesiastici. Veda-
nesimo o della pro^fonese, vale a dire set- si Sarnelli, Leti. eccl. t.4,lett. 16: Della
timana della pubblicazione, perchè in essa domenica di settuagesima. Zaccaria, O-
si annuncia al popolo il Digiuno della qua- ììomaslicon riluale,\eiho Sepluagesima.
resima che si avvicina. L'intenzione della Diclich, Diz. sacro- liturgico : SfAluage-
Chiesa nell'istituire la settuagesima, si è sima, sulla sua uffiziatura e delle sue fe-

di prepararci co' suoi uffizi e colla com- rie, e così delle domeniche e ferie di ses-
punzione del cuore alle pratiche della pe- sagesima e quinquagesima.
nitenza corporalcj dal che deriva che si SEVARDO (s.). F. Siviardo (s.).

astiene da quel giorno sino all'uffizio di SEVERIANI. Eretici del 11 secolo,


Pasqua dai cantici di gioia,comesonor^/- ch'ebbero per cajjo Severo, che visse po-
ìeluj'a, il Te Deuni, il Gloria in excelsis co tempo dopo Taziano, capo degli En-
Deo. Il Carnevale di Roma [T'^.)'\xiCQin\n- tTrt;/r/(/^^). Ammettevano due principìi,
SE V S EV )

uno l)uono e l'altro cattivo, e tlicevaiio dil penitenziere, e di altri preti e chierici
che il vino e le donne erano produzioni addetti al divin culto. Presso olla catte-
del cattivo principio. Gli encratici che tro- drale è l'episcopio, ma in essa non vi è
varono i princi[>ii di Severo favorevoli ai il battisleiio, imperocché in 3 solechiese
loro sentimenti, si attaccarono a lui e pre- parrocchiali esiste, e nella contigua chie-
sero il nome Furonvi altri
i\\ Sti'eriani. sa tlis. Giovanni. Vi è un convento di re-
severiani,così chiamati daSevero vescovo ligiosi, 4 confraternite, l'ospedale, il mon-
d'yJntiochia (e di cui meglio parlai a Si- te di pietà, il seminario,eallristabilimen-
nUjdescri vendo ancora il patriarcato An- li benefici e scientifici. Fu patria di pa-
tiocheno), capo degli acefali (/'.). recchi uomini illustri, come di Gio. Bat-
SEVERI ANO (s.), vescovo di Scito- tista Modio naturalista, del poeta Corta-
poli, martire. Zelante difensore della fe- seca e di altri; ma non di Papa s. Zacca-
de cattolica contro gli eutichiani, riportò iiach'èdiSiria,nè dell'anatomico B. Eu-
la corona del martirio, allorché l'empio stachio, il quale appartiene a s. Severino
monaco Teodosio, usurpala la sede di Co- [F.) del Piceno. Molto fertile n'è il ter-
stantinopoli, col favore dell'imperatrice ritoi io,abbondanted'oltimi pascoli, e per-
Eudossia, fece soffrire ai cattolici la più fetti vi riescono il vino e l'olio. Edificata
crudele persecuzione, e scortalo da una dagli oenotri, dicesi 12 Scanni avanti la
schiera di ftuibondi soldati portola de- 7 70, la denomi-
nostra era, altri scrivono 1

solazione in tutta la Palestina. Questi e- narono Siberena o Syberonn, che il vol-


retici, impadronitisi di s. Severiano, lo go chiamò poi s. Scverina.Fa fiorentecit-
strascinarono fuori della citta, e barba- là con titolo di ducato, assai forte per si-
ramente lo trucidarono verso la fine del- to, e si crede ches. Dionisio l'Areopagi-
ranno452,o sul principio del susseguen- ta vi predicasse il vangelo. Verso il IXse-
te. Egli è nominato nel martirologio ro- colo la concpiistarono i saraceni, e vuoi-
mano a'a I di febbraio. si chela possedessero sino air884^ne! qua-
SEVERITÀ (s.), s. Severinae. Città le anno furono discacciati dai greci sotto
con residenza arcivescovile del regno di il comando del generale Niceforo che la
Napoli, provincia della Calabria Ullerio- ricuperò al quale nella
greco impero, il

)e ^.''jdistrettOja 6 leghe circa da Coirò- dominazione erasuccedutoai romani. Nel


ne e g da Catanzaro, capoluogo di can- secolo XI poi fu soggiogata dal norman-
tone, sopra un elevato colle o rupe sco- no Roberto Guiscardo, dopo lungo asse-
scesa, presso la destra sponda del Neto. dio valorosamente sostenuto dai cittadi-
Assai bene fabbricala, con edifìzi anche ni. Le furono comuni successivi avveni-
i

privali osservabili, tultavolta si vedono le menti della regione, seguendo destini e i

vestigia de'gravi danni cagionati dal ter- le vicende politiche del regno di Napoli.
remoto. La basilica metropolitana, buon Nel (529 soffrì una terribile pestilenza,
edifizio, è dedicata a Di<i, sotto l'invoca- che somuìamente contribuì a scemarne
zione di s. Anastasia vergine e martire la popolazione.Ma avendola nel 783 uno i

romana, patrona della città, e tra le reli- spaventevole terremotoquasi distrutta in


quie si venera un suo braccio, dono di Ro- gran parte, d'allora in poi diminuì della
berto Guiscardo e chiuso in teca d'argen- sua importanza. Prima di parlare della
to dal celebre arcivescovo cardinal San- sua sede arcivescovile, con Rodotà, Ori-
torio. Il capitolo si compone di 6 digni- gine del rito greco in Ilaliaydnò dcU'in-
." delle quali è l'arcidiacono, le al-
tà, la I truduzione e durata in s. Severina,come
tre sono il decano, il cantore, il tesorie- divenne metropolitana, e de' vescovi e ca-
re, il primicerio e l'arciprete; di i8 cano- nonici greci. Nel secolo Vili greci pa- i

nici cuiapicse le prebende del teologo e triarchi colla loro audacia e ambizione
6 SEV SEV
sottiasscroalcunechiese della Pui^'ift. Ca- si l'avessero eglino occupato contro ogni
labria e Sicilia clall'ubbidienza del som- diritto, ottennero la domi-
traslazione del
mo Pontefice loro antico metropolitano, nio a loro favore. Ma quanto propizioera
assoggeltaodole al patriarca di Costanti- stato Guiscardo, altrettanto renitenti si
nopoli, come narrai a Grecia e articoli mostrarono canonici ad interporre la lo-
i

relativi alla jMagna Grecia. Fu Anasla- ro autorità per confermare il decreto del
siopatriarca di Costantinopoli e iconocla- principe, il quale ricevè per un affronto
i<la,che col favore imperiale, solleticjindo fitto alla sua persona, il tratto poco ci-
la vanità d'alcuni vescovi di Calabria, li vile usato ai monaci da lui favoriti. Irri-
fece schiavi della sede di Costantinopoli, tato (piindi contro i canonici, fece loro in-
costituendo in me'ropoli anche s. Severi tendere, chese avessero osato resistere ul-
na, e attribuendole 5 vescovi sulFraganei, teriormente alle sue intenzioni, avrebbe
cioè Oria, Acerenza, Gallipoli, Alessano fitto strappare dal loro consorzio le mo-
e Castro. La serie de'vescovi vestili delie gli, cui erano legittimamente congiunti.
grechediviseè descritta co' caratteri gre- IN'onpassòoltrelosdegnodiGiiiscardo,ma
ci nell'antica cattedrale di s. Maria Ma- tanto bastò per espugnar l'animo ostina-
gna. Abbandonata la Calabria da' greci, lo de'canonici greci, i quali tosto si rese-
questa sede fece ritorno all'antico grado ro a'suoi voleri. Attualmente l'arcivesco-
Tale era nel tempo
di chiesa vescovile. vo di s. Severina ha 5 suffragane! vesco-
del normanno duca Ruggiero, come ri- vi, seconck) l'ultima proposizione conci-
cavasi da un istromento pubblicato dn sfcjriale; ma di fatto ha solo quello di Ca-
Ughelli, in cui concedendo quel princi[)e riali, secondo il disposto della bolla De
alcuni feudi e privilegi alla chiesa diSquil- ntiliori,de'^S giugno 8 8, emanata da 1 i

lace, vinomina Stefano vescovo di s. Se- l'io VII. Forse Sisara voluto accennare
verina. Non è noto tempo in cui la se-
il alle sedi vescovili che furono ad essa uni-
ronda volta fu sublimata a"li onori dime- te di Belcaslro o Belicastro, mediante ta-
tropolidal romanoPontefìce, e molto me- le bolla, e per quella di s. Leone ante-
no si conosce la soppressione del rito gre- riormente; ed a Cariati colla stessa bol-
co. Certoè, né puòdubitarsijchenel prin- la,quelle di Ctrcnza, Umhriatico eStron-
cipiodel secolo Xllll'arcivescovo ed ca- i goli. Anticameiileeiano sulfraganee di s.

nonici mantenevano in vigore la discipli- Severina anche P^^er/zo, unitaaUinbria-


na orientale. Si raccoglie da una lettera l\co, Isola, Silamo eretta nel secolo X, e
decretale d'Innocenzo III, incuici mani- Fiorentino istituita nel XII, ambedue u-
lissta che i delti canonici, poiché greci, e- nite a Isola, la c[uale lo stesso Pio VII
vano sciolti dalla legge del celibato. Era unì a Colrone.D'iìn Ferenlinuni o Fio-
nata una strepitosa controversia tra i mo- 7e/2/mo ne parlai a (ale articolo, ma fu u-
naci Floriacensi e que'di Corazzo, sopì a nito a /^«cerrt. Quanto a s. £,eo;2e riuni-
la pertinenza d'una chiesa denominata ta in perpetuo a s. Severina da s. Pio V ai
Calabronaria. Lungo tempo discussa ed novembrei 5^7 i, eccone un cenno, trat-
7
esaminata ne'tribunali la causa, ebbe fi- \.0(\a\\'lJ)^^\\e\\\,IlnUa sacra t. 9, p. 5i2,
ne per la decisione d' Innocenzo III. La awertendocon Couimanville che la sede
ritenevano i monaci di Corazzo, i (juali vescovile già esisteva nel secolo X. La cit-
ne aveano altresì riportata la conferma tà di s. Leone Leonia, rovinata dai sa-
dalcapilolodi s. Severina. Contro a'pos- raceni, sorgeva Ira Cotronees. Severina,
sessori implorarono Floriacensi i il patro- e per memoria nella cattedrale di s. Seve-
cinio di Pietro Guiscardo signore del feu- rina fu eretta una cappella con altare di s.
do, dov'era situato il controverso lem- Leone. 1 1 ."vescovo che conosca fu Lu-
si

pioi e posti in campo nuovi molivi, qua- ca raoi lo nel i 349;poi Adamo monaco ba-
SE V SEV 7
siliano del i 349; Giacomo dopo esser&ì di - diCatanzaro nel 1 1 2St;Giovanui fu iuPa-
niessoiit'l i4oo traslatoa s.Severina;Gio- lermo alla coronazione di Ruggiero I nel
vaniii del 1
3g i , cui successe fi'. JNicola Lo- I i3o; Romano deh i 32, sotto del quale
renzi agostiniano; Antonio domenicano diRobeito Guiscardo con-
Mabilici figlia
neh 402 giudi Segni; fi'. Geininianode fermò la di lui donazione e del vescovo
Sochefani nel i4o4 agostiniano; Nicola d'Isola, del monastero di Patiri, con di-
morì nel 1439; Goberlo di Nicbesola ve- ploma scritto in greco. Andrea neh i83
ronese gli successe; Gio. Domenico mor- ebbe in successore Mileto, che da Lucio
to nel 149OJ Giovanni abbate di Squii- III fu preso co'successori sotto la prole-
lario; ÌNlatteo morto nel i.5i8; Giulia- zionedellas. Sede. L'Ughellichiama Dio-
no Dati nobile fiorentino dottissimo, pe- nisio s. Severinae archiepiscopus, eletto
nitenziere Lateranense e Valicano. Nel ueh2 IO da Innocenzo III; così Barlolo-
i525 Francesco Sferoli camerinese sa- meoche ricevè da Gregorio IX, e
il pallio
pientissimo; nel 1 50.6 tv. Anselmo Sferoli giurò fedeltà alla chiesa romana. Nel 1 2 54
caaierinese, francescano dottissimo, per Innocenzo IV fece arcivescovo ^I. Nico-
cessione del predecessore suo parente; nel fu Angelo del 269, e nell'istes-
la, indi lo 1

i'532 Anastasio bolognese; nei i 535 Ot- so anno Ugo già priore del s. Sepolcro
taviano de Castelli bolognese; fr. Tom- per destinazione di Clemente IV, che lo
maso Castelli domenicano
Eossano di ,
coosagrò in Viterbo. Bernardo già cano-
cbiaro per pietà e dottrina, traslato a Ber nico del 1273, Ruggiero di Stefanutio del
liiioro. Nel 1 544 Marco Salvidi; nel 55 j 1
1274, Deigralia s. Severinae archiepi-
fr. Giulio Pavesi domenicano, trasferito scopus, di lodevole fama, consigliere di
a Viesli; e pochi giorni dopo Giulio de Carlo I, e da Bonifacio VIII traslato a Co-
Rossi che fu al concilio di Ti ento; Alva- senza nel I2g5, sostituendogli Lucifero.
ro JMagalene di Lisbona del 1 565, ultimo Paolodeh 309, Giovanni deh 32o,Pielro
vescovo di s. Leone. del 1 340, Guglielmogià decano nel 349, i

La sede vescovile Commanville la di- Amico del i 386, indi Gregorio, Matteo
ce eretta nel secolo VII, ed elevala ad ar- morto nel 1
399, e nel medesimoannoGe-
civescovato nel X, e che il 1 ."arcivescovo rardo già arci vescovo di R.ossano.Nel 4oo 1

di rito latino lo trovò nel i 1 i5. Invece Giacomo già vescovo di s. Leone, virtuo-
rUghelli, loco citalo, p. 47^> l'ipoila la so pastore; Angelo neh4i3 vi fu trasfe-

seguente serie. Il .° vescovo fu Gio. Bat-


1 rito da Sorrento. Neh 43oI\Iarlino V vi
tista greco; Stefano del 1 096, nomi-
il 2.° Iraslatòda Strongoli Antonio Sanguagalo
nato in una carta del conte Ruggero, col- diCotrone; poi neh 454 lo fu fr. Simone
la quale costituì un vescovo latino in Biondo domenicano, pio, dotto e valen-
Squillace: Fortassis hoc tenipoit s. Se- te predicatore. Pietro morì neh 483 in
verinae ecclesiae praesid digniiatein me- R.oma, ed Innocenzo Vili ad istanza di
tropolilanani noiiduni receperat^cnni e- Ferdinando I gli suirogò Enrico de lo
piscopus Slcphanus iste cltiioinintlur.Qu- ^Moyo deEio[jano (de Coprano) calabre-
stantino nel oq9,che die l'assenso a Po-
1 se, e abbate d'zVItilia, iodato pastoie. A-
licrouio vescovo di Gerenza, per l'edifi- lessandro della Marra patrizio barolilano
cazione restauro del monastero cister- neli4S8, intervenne alla coronazione di
ciense di s. Maria d'Altilia; il documen- Alfonso li, rifabbricò l'episcopio, ornò la
to fu scritto in greco : questo monastero cattedrale e fu encomiato. N. Cantelmi
dipoi Innocenzo III l'unì alla congrega napoletano nobilissimo nel 1498) Gio.
zione diF/omoF/ore/zse. Severo nel I 1
19 Matteo de'conti Seriori di Modena, cubi-
assistè in Gaeta alla consagrazione di Ge- culario di Giulio li, che aeh5o8 lo fece
lasio II ; Gregorio a quella della chiesa arcivescovo, iulerveuue al touciliodiLa'
8 SEV SEV
telano, e fu linslalo a Volterra. Neh 53 r scovilee vi fece dipingere gli slemmi dei

ilcaiclinalGiovanni Satviaiì{/'.),chene[ predecessori, donandogli ricchi utensili


1 SS") rassegnò la chiesa a Giulio St^loii sagri; egualmente dai fondamenti edificò
nipote del predecessore, coinniemial.nio il seminario, e curò l'istruzione degli a-
di JNonantolajfii oratore del duca di Fer- Iunni;donò al capitolo 1 0,000 scudi d'o-

rara, a Carlo V e Filippo II, morendo in ro pel divino servizio, fabbricò diverse
Compostella as?ai lodato. Gio.DaltislaOr- case parrocchiali, altre riparò e abI)eUì;
sini morì in Roma nel i 5GG, e s. Pio V non è a dire quanto gli fu a cuore la pie-
gli die in successore Giulio Antonioi9i://i- tà e moralità de' diocesani , la gloria di

torio (/'.) poi cardinale, onde fu detto il Dio; infaticabile pastore, visitò piìi volte

cardinale di s. Scverina, anche dopo la l'arcidiocesi, fu frugale nel ciboe nelle ve-
rinunzia della sode; generoso, dotto ed e- morì come visse santamente dopo 4o
sti,

scmplare pastore, (u per cingersi il trire- anni d'esemplare arcivescovato, lascian-


gno. Nel 1.572 lassegnò l'arcivescovato al do la sua memoria in sempiterna bene-
nipote Francesc'Antonio Santorio tli Ca- dizione : i diocesani ne vollero in folla ba-
serta ben virtuoso, Iraslato ad Acerenza ciare lagrimanti i piedi, e fu tumulalo iu
e Malera. Nel 1 587 il nipote Alfonso, no- nobile sepolcro nella cappella di s. Leo-

Lde pisano, chiaro per virtù, ne occupò ne. Nel 1719 gli successe iN icolò f^isanellt

la sede, abbate coumiendataiio del nio patrizio na|)oletano, de'marchesi di Me-


nastero di Flora, celebre predicatore; fu lilo o Bonito, e degnissimo teatino. Con
sepolto nellas[)lendida cappella della Re- questi termina mW'Tlnlia sacra la serie

gina degli Angeli, di cui era di voto, da degli arcivescovi di s.Severina, che com-
lui e dal fratello Giulio Cesare costruita pirò colle Notizie di Roma.
e con padronato. Urbano Vili nel 1624 Nel I 731 Luigi d'Alessandro napoleta-
iiominòFausto Caffarelli nobileromano, no, de'duchi di Castellina, nato in Porti-
vicario della basilica Vaticana, nunzio a ci: nel 1743 Nicolò Carmine Falcone <li

Torino, amministrò con gran prudenza, Napoli, Iraslato da Martorano; nel 17 59


lodato da Cartari come avvocalo conci- Gio. ballista Pignaltelli, nobile napoleta-
InnocenzoXnèl 654 elesse ^'o*
storiale. 1 no; nel I763 AntoninoGanini, della dio-
Antonio Paravicini nobile della Valtel- cesi di]\rdeto;nel 797 Pietro Fedele Gri-
I

lina, già zelante vescovo di Coirà contro solia, di Normanno tliocesi di Cassano; nel
l'eretica pravità e benemerito della s. Se- 1818 a'25 maggio fr. Salvatore M.' Pi-
de. Nel 1660 Francesco Falabelli di Po- gnaltaro, domenicano di Napoli. Questo
licastro insigne dottore, restituì nel clero prelato Iu il I ."arcivescovo di s. Sevcrina
la disciplina ecclesiastica, zelò l'imniuni- che governò pure la sede e diocesi di Bel-
tà,emorì come il predecessore in Catan- caslro oOelicastro, per averla Pio VII nel
zaro. Nel 1670 Giuseppe Palermo cala- ricmdalo seguente mese unilaas. Severi-
brese dotto teologo, fd oso fo e giurecon- na.Belcastro, BtlUcaslro seii Gufocastro
sulto, Iraslato da Conversano ,
governò nellaCalabriaUlteriores.^a 5 leghe da Ca-
con carità. Nel 1674 IMuzio Soriano pa- tanzaro, vanta molta antichità ; la sede
trizio di Cotrone e arcidiacono di quella vescovile, dice Commanville, fueretta nel
cattedrale, decoròla sede e fu lodato. Nel secolo X suffiaganea di s. Severina, ma
] 679 Carlo lierlinghieri nobile di Coirò- l'Lghelli nnW Italia sacra
9,p. 494 l'* t.

ne,disce[)olo del celebre cardmal De Lu- dice istituita da'greci,e riportando la se-
ca, zelantissimo pastore, acerrimo propu- rie de' vescovi l'incomincia conN.del 1122
gnatore dell'immunità ecclesiastica, pre- nominato in una bolla perla consagrazio-
dicatore facondo, limosiniero; dai fonda- ne di Catanzaro, che si a'itribniscea Cali-
menti ripaiò e abbellì il palazzo arci ve sto li; il 2.° Bernardo che iiìtervcuuea
SEV SEV 9
quella diCoscnzn; il 3. "Gregorio del i 333 1688 Giovanni Emblaviti di Bova, col
regio consigliere, la lacuiitT essendo per quale ì\tì\\'Ilalia sacra si finisce In serie

mancanza di ineniorie.Neli 349daBilon- de'vescovi di Belcaslro,che compirò colie


lo vi fu Iraslerito Nicola; poi passò ad Ar- Notizie di Roìitn. Nel 1722 successe al-
go, e da qi\es(a chiesa a i'elcaslro Ven- l' Emblavili IVlichel.uigelo Gentili della
turino rieli 35();(jiovanni mori nel i Sgc), dioce-i di Trivenlo ; nel 1 729 Giù. Balli-
e gli successe li iccardo d'Ole vano, poi ar- sta Capuani della tliocesi di Bisaccia; nel
civescovo d'Acerenza. Neli4o3 Luca già I 752 Giacomo Guncci della diocesi diSa-
di Policaslro; iieli4'3 Roberto traslalo lerno; nel 1755 Tommaso Fabiani della
da Squillace; nel 14'^ Opizo Gio. Viscon- diocesi di Nicasiro. Dopo assai lunga sede
ti de Ficeccliia di s. Severina; Ilaimondo vacante, uhimo vescovo neh 7^2 fu elet-
morì nel 47^>5 ^i- unico d'Avalos nobile
i ' to Vincenzo Greco di Colrone, e da mol-
spagnuolo e virlnoso iieli5i2. llaiinon- li aimi vacava la sede quando fu riunita
do Poerio nel i5i8; Leonardo de Leuca- a s. Severina. Di questa furono per ulti-
to,dccanodi sua chiesa nell'islesso anno. mo arcivescovi : fr. Lodovico de Gallo ,

Neil 533 fr. Girolamo Fornari domeni- cappuccino di Logonew) diocesi di Polica-
cano;neh 542 Giacomo Giacomelli ro- slro, preconizzalo nel 824 da Leone X II; 1

mano, canonico ili s. Apollinare, dotto in e per sua morteli Papa Pio IX ne! con-
medicina, fu commissario al concilio di cistoro di Gaeta degli i i dicembre 1 848
Trento; nel i553, e per sua rassegna, il dichiarò l'odierno arcivescovo mg.»" Anni-
nipote Cesare Giacoouelli canonico Libe- bale Rafiiiele Montalcini di Colrone, già
riano, intervenne anch'egli a detto conci- della congregazione del ss. Redentore, e-
lio; nel 1577 Gio. Antonio di Paola cala- saminatore sinodale e visitatore de'colle-
brese;nel 1 5q Orazio Schipani
1 calabre- gi del suo istituto in Calabria. L'arcidio-

se, famigliare e amico d' Innocenzo IX, cesi si estende per 5o miglia, e contiene
lodalissimo per virtù e sapere; nel i 5q6 molli luoghi. Ogni arcivescovo è tassato
AlessandroJodocooPapateodorodiFran- camera apostolica in fiorini
ne'libri della
cavilla, dotto predicatore; neli5q8 Gio. iq3, corrispondenti alle lendile della
Francesco Burgardo, già di Civita Duca- mensa chesono4oooducali, liberi daqua-
le; nel i5c)q Antonio Lauro di Tropea; lunque peso.
eziandio neliSqq Pietro de IMalta napo- SliVERL\0(s.), vescovo dlBordeiurs.
letano, traslato da Salaraina; nel 161 i Recalosi a Bordeaux da'paesi dell' orien-

Gregorio de Santis, ptn-e già di Sala- te, s. Amando vescovo di quella città, il

mina; neli6i6 Fulvio Tesorieri di Sa- quale era succeduto a s.Dellinocirca l'an-
lerno; nell'anno slesso Girolamo Ricciullo no 4^*4? f*^' avvertilo in sogno di andar-
diRogIiano,dottissimo giurecoiisullo; nel gli incontro. I due sanli essendosi incon-
1626 Antonio Ricciulli |)aicnte dell'an- trali, si salutarono pei loro propri nomi,
tecessore, poi d'Umbriatico; nel 16'ìCj Fi- sebbene non si conoscessero. A ma mio con-
Grimo di Messina; neh 633 Builo-
li[)po dusse Severino uel palazzo vescovile, e
lomeo Gizio di Benevento dolio, poi di conosciute le di lui virtù, lo obbligò ad
Vùltnraria; nel iGSq Francesco teatino assumere governo di sua chiesa, e non
il

l)apoletano;ueh6'ji2CarloSgombrini dis. si considerò più che comesuo discepolo,

Agata de'Goti, poi diCalanzaro; ne! 672 1 S. Severino morì alcuni anni dopo gli :

Carlo dell'illustre sangue de' normanni, abitanti del paese lo scelsero per loro pa-
mollo caritatevole e zelante, riparò l'epi- trono, ed invocarono principalmente Ij
scopio e l'abbelh. Neh 68 3 Benedetto Bar- sua intercessione nelle pubbliche calami-
Ioli di Lacedonia; neh 685 Gio. Alfonso tà. 11 martirologio romano confonde que-

Peli'ucci della diocesi dis. Severiaa; uel sto saulu con un allro s. Severino arci-
,o SEV SE V
vescovo di Culoniii, facendone menzione di S.Severino, e lo posero nel castello di
a'23 di oUoljie. Lucullano vicino a iVapoIi; ma nel 010
SEVERINO (s.),ahbatee apostolo del venne trasferitoinquesta città, in un con-
Noiico. Crederi che fosse romano, ma vento di benedettini che porta il suo no-
nulla si sa del suo casato, tenuto sempre me, ed ove tuttora si venera. La sua fe-
tia lui con som 11)3 premura nascosto. Pas- sta si celebra agli 8 di gennaio, essendo
sati ì primi anni-delia sua giovinezza nel- nominato in tal giorno nel martirologio
le solitudini dell' Egitto, fu spintodal suo romano, come in vari altri.
zelo a predicare il vangelo ai popoli dil SEVEUINO (s), abbate d'Agauno.
settentrione. Die principio dalla città di Nacque nella Borgogna in un tempo in
Astnra,oggiStockerau al disopra di Vien- cui vi dominava l' arianesimo, ma edu-
na; tua vedendo l'induramento di que- cato avventurosamente nei principii del-
gli abitanti nel peccato, se ne allontanò, entiò in età ancor gio-
la l'eòe cattolica,

dopo aver loro predetto i mali che avreb- vanile nel monastero d'Agauno, ovvero
bero dovuto patire, come avvenne, poi- di s. Maurizio, nella provincia Valesia; e
ché gli unni, presa la città, passarono a divenutone poi abbate, lo governò parec-
ni di spada tutti gii abitanti. Piccatosi a chi anni con eguale virtù e saggezza. In-
predicare la penitenza nella città di Fa- formato il re Clodoveo I delle moltissi-
viana, ch'era aftlitta da una crudele ca- me guarigioni miracolose che s. Severi-
restia, ottenne ottimi frutti, e poco tem- no operava per virtù divina, lo invitò à
po dopo il suo arrivo, l'Ens e il Danu- Parigi nel 5o4, colia speranza che gua-
bio divennero navigabili, loccliè ricon- risse lui pure da una febbre ostinata, al-

dusse l'abbondanza nella città. Un'altra la quale non trovavasi rimedio;ed in tàl-

volta questo santo sgombrò per virili del- li, giunto il santo appresso il pio monar-
lesue preghiere da quelle contrade un ca, e copertolo colla propria veste, ricu-
numero spaventevole di cavallette, che però tosto una perfetta salute. S. Severi-
minacciavano di distiUE'srere lutto il rac- no avendo abbandonato Parigi dopo que-
colto.! suoi discorsi accompagnati da por- sto uiiracolo, fermossi a Chàteau-Lan-
tentose guarigioni e da ogni sorta di be- don, nella diocesi di Sens, con due santi
nefizi, producevano effetti meravigliosi. preti ch'erausi ivi ritirati per servire a Dio
Parecchie città lo chiesero a vescovo, ma nella solitudine; e dopo averli edificati
egli non mai arrendersi a'Ioroprie-
volle coll'esempio delle sue virtù, passò dalla
ghi. Egli foudò parecchi monasteri, ma presente all'eterna vita l'anno Soy. Tro-
non fissò mai stabile dimora in nessuno; vasi registrato nel martirologio romano
e spesso andava a rinchiudersi in un ri- agli I I di febbraio.ed ha wi in Parigi una
posto romitaggio, ove esercitava la più chiesa parrocchiale a lui intitolata.
ligorosa penitenza. La fama di sua san- SEVERINO, Papa LUI. Romano fi-

tità trasse presso di lui una gran folla di glio diAbiennio, o Labieno secondo Pla-
gente. Fu visitato da re e da principi bar- tina, fu eletto Papa a'28 maggio del 640,
bari, e fra questi siconta Odoacre re de- dopo l'interregno di if) mesi e 17 giorni,
gli eruli, al quale predisse che la sua spe- perchè l'imperatore Eraclio ricusò ratifi-
dizione in Italia sarebbe stata felice. Fi- carne r£"/fs/o/ie(^.), fincliè Se veri no ap-
nalmente colto da un male di punta, do- provasse V Ectexi [V.). I legati spediti a
po 4 giorni di malattia, spirò santamen- Costantinopoli simulatamente lo promi-
te il giorno 8 gennaio 4^^> adendo già sero; ma Severino fu ben lontanod'appro-
molto prima predetta la sua morte. Sei vare quell'eretico edi Ito de'.v;o/20/e/ù/,che
unni dopo suoi discepoli, costretti a fug-
i anzi tosto lo condannò. Laonde offesosi
gire da'baibaii, portarono seco ilcojpo Eraclio, diede tali severi e vendicativi or-
SE V SEV II
dilli a" suoi ministri, piiiicipalmente ad di Corbera nella Fita della h. 1^1 a ria di
Isacio esarca di /ìrtreM«rt(/'.)j ed a Mau- Soccos, e Giovanni Vives nel f^iridario
rizio governatore o duca di Roma
(^.), della mercede.
elle saccheggialo il tesoro della chiesa e SE VEil \0^e '
),
s. Sei'erini, Septernpe-
patriarchio Laleraneuse, fino a quel dì da. Città con residenza vescovile nella de-
santissimo, coainiisero gravi vessazioni, legazione apostolica di Macerata, legazio-
non esclusoSeveriiio,chedurarono8gior- ne delle IMarche, con governo distrettua-
ui. Platina non parla che ciò avvenne pel le, a'piedi de' monti Apennini, nel prin-

condannato editto, ma che sacio recato- I cipio della Marca, venendo dall'Uaibria,
sidaRavennaaPioraaperrahusiva epre- e per questa ragione da alcuni viene chia-
potente conferma del Pontefice, per com- mata chiave dell' Umbria j distante 7 le-
pensarsi della fatica del viaggio, con l'a- ghe al sud-ovest da Macerala, e 20 poste
iuto d'alcuni iniqui lomani suoi fautori, circa da Roma. E' situata in riva al Po-
a guisa di pubblico ladrone, rapì quant'o- tenza, partesull'erta d'un colle detto il Ca-
ro e cose di pregio si trovava nella basi- stello, e parte sul soggetto piano chiama-
lica di Lalerano. I principali de'sacerdo- to anticamente il Borgo,in amena posi-

li che gli aveano fatta coraggiosa resisten- zione e buon'aria, come rimarca il Calin-
za, pieno di sdegno, li mandò quasi tutti dri,nel Saggio del ponliftcio sfato. Y^oco
in esilio; irritatoancora che avessero sì dopo l'ingresso dal canto di jMacerata si

ricca chiesa, senza somminislrarne parte vede la sua grandiosa piazza, lunga 224
all'imperatore per la guerra di Persia, on- metri e larga 55 compresa l'area de'nor-
de avea assoldato saraceni a\a\n, delti \ tici, dai quali all'intorno è abbellita, nel-
dai greci per ignominia agareni, perchè la maggior parte rinnovati. Questa piaz-
nati da Agar serva d'Abranio; trovando- za fu incominciala a ornarsi e rendersi co-
si bisognoso, ed soldati ini paga ti. Per tan-
i moda co'portici nel 36o,e l'opera 1 qua- 'ì\.\

to l'esarca diede una parte della preda al- si compiuta nel secolo XV, col farsi avan-
le milizie, altra spedì all'imperatoreinCo- ti ciascuna casa delle logge, mentre dap-

stantinopoli, il resto portò a RAVENNA,ove prima non era cinta chedi soli abitati. Nu-
ebbe quel fine che ivi notai, infelice pu- merose fabbriche di conveniente e bel-
re riuscendo quello diiMaurizio. Il vesco- la appariscenza ricingono l'eliltica forma
vo d'Altina,con permesso del Papa, sta- della piazza, ed il palazzodella magistra-
bilì la sua residenza a Torcello {^F.). Se- tura ivi situato è unode'piìi regolari. Dal
verino afililto e pei strapazzi ricevuti, pre- principale ingresso adorno di antiche i-

sto terminò di vivere, dopo aver governa- scrizioni, spettanti alla vetusta e celebie
toappena 2 mesi e 3 giorni, nclqual tem- Settempcda , per ampia scala si ascende
po creò 9 vescovi. Morì il i.° agosto del tdle sale elegantemente dipinte e ricca-

G-l-O, e nel dì seguente fu sepolto nella mente addobbale, ove si veggono in bel-
chiesa del principe degli apostoli. Si fece lii guisa disposti i ritratti di parte di quei
slunare Severino per singolar pietà, reli- molti illustri che ben a ragione può van-
gione, affabilità, e munificenza verso i po- tare s. Severino, che nome e gloria creb-
veri. La iTer/e apostolica (/^.)vacò4uiC5Ì bero alla nobile patria, sia colla santità
e 24 giorni. dilla vita, sia col saperee col valore. Una
SEVEKIÌNO, Cardinale. Di nazione di dette saleèornata esclusivamente dei
francese, dell'ortline della Mercede, insie- ritratti de'santi e beati , ed altri morti in
me col correligioso Parlaceli, furono da buon concetto. Primeggianoiritralli del-
Clemente V creati cardinali, il i.° nel sa- le ss. Filomena e Margherita, de'ss. Se-
batodelle temporadell'avventodel i 3 10, verino, Vittorino, e Pacifico Divini; del-
il 2." nel I 3 I
3; come alFermano Stefano le bb. Angela, Camilla Gentili, Marche-
la SEV SEV
siiiaLiizì, eMaisilia Pupelli; ede'bb. Pie- blioleca, ch'è in progressivo aumento. Il

tro (nirini'il<i, Giacoaio generale de'croci- teatro ricoslruitoda non molti anni, è di-
feri e vescovoili S.usina, e Denti voglio Bo- segno elegantissimo dell'altro concittadi-
ni,ii ctiì culto iminetnoialjile fu riconosciu- no Ireneo A leandri architetto e inste^rne-
to nel i<S )2 dai regnante Pio IX,ciòcIiefa re di bella fama, a cui feci doveroso eco
celebralo anche con iscrizioni e ode stam- all'articolo MACERATA,nel brevemente de-
pate. Fra i ritratti de' personaggi illusln scrivere quel magnifico Sferisterio da lui
per scienze e per militari imprese, ricor- architettato. La città possiede due catte-
derò (jaelli del poeta laurealo Lazzarel- drali, l'antica e l'attuale. Sorge nell'alto
li, del giureconsulto Cacciahipi, de' vesco- ad un fianco della città il com detto Ca-
vi Servanzi e Massarelli, e de' guerrieri stello, già chiamalo MonleiXero,ov'è l'an-

Annibale Maigarucci eDarloIonieo Soie- tica chiesa di s. Severino vescovo e pa-

ducei. Pri'.uegi^ia pure f|uello dell'immor- trono della città e diocesi, divenuta coii-
tale BarloluineoEustaclii (che alcuni geo- calledrale, dopoché Pio VM con breve
grali tratti in errore dalla quasi omoni- del 20 maggio 821, confermatoda Leo-
1

ma s. Sci'eruìa,a questa cillà l'altribui- ne Xn a'g ottobre 1S23, ed a seconJa


roKo) principe degli anatomici, dipinto del già decretalo da Benedetto XIV con
dal genio artisticodel cav. Filippo Digio- breve del 22 aprile 748, stabilì il trasfe-
i

li nobile di s. Severino, la cui fama risuo- ri mento del capitolo e della cattedrale nel-
na distujta nel magistero del disegnò e la chiesa di s. Agostino, altro grandioso
dei la pittura, a venilolo io celebrato a Leg- e magnifico tera[)io, comechè situato in
gendario per quello da lui in ventalo ed piano e nel centro della città; ponendo
eseguilo; al quale stupendo lavoro or de- Leone Xll alla custodia della chiesa già
ve associarsi quello ancora delle Cento caltedraledi s. Severino, ove sotto l'alta-

sagre Famiglie (sulle quali abbiamo o- re maggiore con gran venerazione riposa
nonficenlissime Lettere stampate di di- il suo corpo,! minori osservanti riforma-
stinti professori e artisti), e quello delle ti (i quali si sono resi benemeriti pel cul-
XI f^ Stazioni dt Gesìi Cristo (delle qua- lo che vi fanno risplendere, per l'amplia-
li opere debbesi pur tnolla lode al gene- to e abbellito convento , e per lo studio
roso e intelligente editore, il fabrianess che vi stabilirono), recandosi il capitolo
llomualdo Gentilucoi amatore delle b^-l- con solennità a celebrarvi la festa. Leggo
le arti), senza qui ricordare le molte en- nel n. "67 del Diario di Roma del 1827,
comiate pitture prodotte dal suo insigne che nella solennità della B. Vergine As-
pennello, e di alcune lo dirò poi. Altra sunta venne festeggiata la traslocazione
onorata eOlgie che risplende nelle juuui- del Rm.° capitolo dall'aulico duomo di s.
cipali sale^di mano del valente e lodato Severino Monte, ne'piani centrali del-
sul
Lucio Tognacci, è quella del dottissimo la, città nel magnifico tempio di s. Ago-

ing.^Gio. Carlo Genlili,altra vivente glo- slino. Che mg.r Ranghiasci vescovo vi
ria patria, già vescovo di Ripatransone accedette pontificalmente, accompagnato
e ora di Pesaro (^.)j postovi dal
(/^^.) dal medesiraocapilolo, dagli addetti al se-
provvido magistrato pubblico, in solen- minario, dalla nobile magistratura, e con
ne dimostrazione di grata riconoscenza intervento e in tutta forn»alità de'nobili
per le varie opere da lui a patrio decuro cav. Gio. B.ittista Colilo, marchese Nico-
pubblicate, e scritte con quella dottrina, la Luzi, e conte Severino Servanzi Col-
critica ed eleganza, che la repubblica let- ilo, come coudeputati secolari per l'ese-
teraria ammira. Nella partesuperiore del- cuzione del pontificio breve di Pio VH.
lo slesso palazzo municipale fu collocata La chiesa cattedrale del dottore s. Agosti-
con lodevole divibcimeulo la pubblica bi- no, Ira le reliquie che possiede, ha quasi
SEV SEV i3
l'intiero CI pn di s. Seveiino,in granbuslo benemerito della patria, cultore zelante
d'argento, disegno del cav. Bernini, ed i del suo lustro, mecenate delle lettere e del-
corpi delle bb. JMarcbcsina nella cappel- le arti ed aggiungerò col marchese Fi-
;

la Liizi, eJMaisilia Pupelli nella cappelh lip[)o Bruti Ldjerati di Ripairansone, al-
Seivanzicon privilegio Gregoriano. Nel- tro anialore della patria, the la città noiv
la cattedrale vi è il ballislerio e la cura meno che l'illustre provincia gli deve mol-
d'aninie,cbe pel capitolo esercita un sa- to. Altri dipinti ilella cattedrale di s. A-
cerdote vicario. Il capitolo si compone di goslino meritevoli di speciale ricordo so-
duedignità, lai. "'l'arcidiacono, la 2.^ l'ar- no un piccolo stendardo colla B. Vergine
ciprete, di 20 canonici comprese le pre- dipinto da Bernardino Perugi no, una ta-
bende del teologo e del penitenziere, di vola colla Madonna e altri santi lavorati

4 beneficiali, di 6 mansionari, e di altri da Antonio e Gian Gentile di Sanseve-


preti echieriei addetti airuiliciatura. Del- rino, un Noli me tangere del Pomaran-
J'anticliità e origine de'canonici parla il cio, l'Addolorala del fabrianese Loreti,e
Tinelli, De Ecclesiae Cainerinensis, p, la b. Marsilia del cav.Silvagni, la cui re-
i5i, tlicendo cbea'lempi del vescovo La- cente perdita lutti i cultori delle arti de-
gone dell ODi) esisteva la canonica con ca- plorarono. Principali patroni della città
pitolo e canonici viventi in vita regolare, sono la B. Vergine, ed i ss. Agostino, Se-
al quale collegio canonicale concesselo verino e Pacifico Divini di s. SeverinOj
privilegi i l*api Alessandro ClementeIII, che riuniti in un bellissimo quadro egre-
III, Celestino II I, Innocenzo IH, Grego- giamente dipinse nel 844 '1 ^^'^- Bigioli, i

rio IX,non cbe gl'in) peralori Enrico IV, bene descritto neW Illustrazione di mg."^
Federico I, e Ottone IV. Inoltre dell'an- Gentili, Sanseverino pe'lipi di Benedetto
tica canonica e della cattedrale, ne ha par- Ercolanii844;cnel 1. 1 i, p. 357 dell'^/-
lato a lungo tng.r Gentili, De Ecclesia bum (li Eoma, in cui si legge ancora uii
Septemptdana, con quella dottrina ed sonetto di lode al chiaro artista pe'due
erudizione cbe tutti pregiano. La concat- quadri eseguili pel conte SeverinoServan-
tedrale di s. Severino è decorata di lielli zi Collioricordato,erappresentanti la re-

dipinti, fra'quali una tavola colla B. Ver- gina Crislinadi Svezia alla presenza d'A-
gine e altri santi di JNicolò Alunno di Fo- lessandro VII, e il prelato Severino Ser-
ligno, ed alcuni alfreschi recentemente vanzi internunzio apostolico della s.Sede
scoperti a cura del conte Severino Ser- in JNapoli. Però s. Severino vescovo pro-
vanzi Colilo, e dalla sua nota intelligenza prianjente è il patrono principale della
attribuiti a'fralelli Lorenzo e Giacomodi città e della diocesi.Fra gli altri santi coni
Sanseverino pittori del secolo XV. Gran- protettori di s. Severino, ricordo s.Giusep-
dioso è il coro in tarsia compito nel i4c)0 pe, s. Vincenzo Ferreri, s. Filippo Neri
da Domenico Individui di Sanseverino; e 5seltenipedani.ll palazzo vescovile, au-
l'intaglio della cantoria e doralo l'esegui lico e solido edifizio, è alquanto distante
il francese Pluvier. Stupendi dipinti ha dalla cattedrale. Nella città, oltre la cat-
pure la cattedrale di s. Agostino, Ira'qua* tedrale e l'altra vicaria del capitolo in s.

li tiene il primo luogo la Madonna della G iuseppe, vi sono due a 1 1 re chiese pa rroc -
Pace, UDO de'capolavori di Bernardino chiali , co! s. fonte: le chiese tanto dell;»
Pinturicchio , e non di Mantegna come città che del suburbioascendono a 7.^. U
per lungo tempo fu creduta : uel 1. 1
8, p. p.Civalli lìcWnF isita triennale della Mar-
i47 c\e\ì' Album di Roma si riporta l'ar- ca, presso Col ucci, Aniuhità picene t. 2^,
tistica ed elegante descrizione (stampata parla dellechiese di cui ho già fatto men-
pure a parte), del conte Severino Servan- zione, della chiesadi s. Domenicoesisten-

ZI Collie cav. gerosolimitano, virtuoso e te nel luogo dato personalmente a quel


SE V
santo (cliiiuualo in s. Severino a sJahilii-- dico s. Francesco, ora de'cappucciui, lo
v\ un convcnlo (I;i Bai lolomeo Smecliici'i zelo del conte Severino sullodato vi pose
signore del luogo, al rif(MÌre di Tomma- una memoria marmorea), morendo san-
so Baidnssini, Notizie di Jesi, p. 3 5), e vi tamente in Venezia nel convento de' frati
si venerano corpi della
i 1). INlaigarita (ve- minori, ove restò sepolto (Bollando tratta
dova, ab. Angela domenicana, la i.' del- di lui a'i o giugno): nella chiesa di S.Fran-
la villa diCesob, la 2."di s. Severino), e cesco, si venerano i corpi de'bb. Benlivo-
della b. Camilla Gentili di s. Severino, il glio Boni, e Pellogiinoda Falerone,enel
cui culto inìmeoiorabile riconobbe Grt- convento fiorirono eccellenti religiosi. Ag-
f;orìo XT'I (/ .), che pur canonizzò il b- giungerò che nella chiesa vi sono diverse
Pacifico; una mano di s. Filippo aposto- buone pitture, ed altre coperte con calce
lo (dentro ostensorio di metallo doralo furono ridonate agli occhi degl'inlelligen-

conta nielli smaltato dal Cavalca), un di- ti, dall'inesauribile generosità del con-
Io di s. Tommaso apostolo, la testa d'u - te Servanzi Collio
questa è storia, anzi:

na compagna di s. Orsola, e altre reliquie impostimi dalla natura dell'o-


pei limiti
(questa chiesa prima era denominata s. pera, debbo con pena trasandare molte
Miriadi Mercato, titolo che restò alcon- delle sue munificenze. Tia le altre chie-
vento, efu data a s. Domenico colla pros- se descritte dal p. Civalli, diròdi quella
sima rocca nel 1200; possiede diversi og- di S.Lorenzo in Doliolo, già abbazia be-
getti d'arte,massime in pittura, ecol con- nedettina e ora parrocchiale,ove nel 1526
vento ricevè molti privilegi dai Papi; vi fu trovalo il coi'po di s. Filuraena o Fi-
furono scoperte alcune pitture, descritte lomena vergine settenopedana, diversa da
dalcontCvSeverinoServanzi Colilo, cono- s.Filomena (/'.) vergine e martire, men-
puscolo pubblicato inMaceiata nel 1 85o): tre si fabbricava l'altare maggiore, della
della chiesa di s.Fraucescode'nìinori con- nobilefamiglia Clavelli di Setlempeda poi
ventuali e magnifica nel sito dello il Ca- (\\ Fabriano [V.)y>ev avervi signoreggia-
stello con convento, nel locale dato allo lo, morta a'iempi de'goti e sotto s. Seve-
slesso s. Francesco, ed ove fu lettore s. Bo- rino che dicesi ne fece dichiarazione in
naventura (ci si recò più volte, ma non pergamena; ivi sono ancora corpi de'ss. i

pare che vi tenesse scuoIa,e che ne regges- Ippolito e Giustino martiri seltempeda-
se il convento; bensì si vuole che colle ni, con altre reliquie, oltre diverse memo-
ricche largizioni ottenute dalla fiimiglia rie patrie non senza importanza. Nel t.
9
Smeduzia,si servisse per rifare il tem[)io dea^W Annali delle scienze religiose,^. 1 4o,
sulle rovine della chiesa di s. Caterina, si dà ragione e loda la Relazione della
e riuscì vasto e imponente nell'esterno, chiesa sotterranea di s. Lorenzo nella cit-

come apprendo dal marchese Amico Ric- tà di Stinseverino, scritta dal conte Se-
ci nelle importantissime lìitmorie sloii- verino Servanzi Collio, Macerala 838. 1

che delle arti e degli artisti della Mar- Questa chiesa sotterranea è un monumen-
ca d' Ancoìia, a p. 4^)j cbe s. Francesco to insigne di antichità sagra e profana ,

vi predicò alla presenza del b. Pacifico probabilmente già tempio diFeronia, con-
allora secolaree poeta laurealo, detto per vertito poi in luogo d'orazione dai primi-
antonomasia il re de'versi, poi dal santo tivi cristiani di Setlempeda: anche la sua

ricevuto nell'ordine e fatto i



ministro riapeitura si deve al suo nobile illustra-
in Francia (di Fiandra, dice il p. Benoflì, tore. Dentro la città esistono 8 conventi
Storia lìiinoritica, p. 2 i , parlando del di religiosi, e 5 monasteri di monache. Nel
b. Pacifico da s. Severino, diverso però suburbio vi sono due conventi di religiosi
da s. Pacifico Divini fiorito diversi secoli mendicanti, cioè i cappuccini situati in ri-

dopo : nella chiesa di s. Sai valore ove pre- dente collina,e quello de'minoriossei'van-
SEV SEV .5
li d«lla slrelln osscrv^n/a in una monta- a suggerimento del ven. Gabriele da Jesi

gna selvosa, che fu daloal b.CiabrieleFer- osservante, è uno de'più antichi di sì be-
lelli (.V Ancona, frequentalo da tutta la nefici stabilimenti. Leconfraternite sono
provincia, perchè vi riposano le ossa di (), tra le quali quella de'ss. Nomi di Ge-
5 Piiciflco Divini Della chiesa di s. Malia sti e Maria, che di recente lece l'apertura
delle Grazie. Va però avvertilo che i nii- della nuova chiesa di s. Paolo (eravi il
itoii osservanti rilbimali hanno due con- corpo del b. Giacomo, trasferito in s. Roc-
venli, essendo gli alili religiosi i cistcr- co ), di cui fu architetto il sanseverinate
ciensi, i domenicani, i conventuali, i cap- A leandri, la cui descrizione si può vedere
puccini, i filippini, i barnabiti, i minimi; rei n.°34del(j/o/7?(7/c/io///d'//odel 1 848,
e che le monache terziarie domenicane e la descrizione e illustrazione in detto an-

hanno 3 monasteri, essendo le altre nio- no stampala in Macerata, del conte Se-
nache quelle di s. Caterina benedettine, verino Servanzi Collio, che parla ancora
le Clarisse, oltre le convittrici chiamate dell'ospedale annesso che si reggeva dai

nella città pel vistoso legato di Alfonso crociferi. L'odierno zelante vescovo mg.r
Servanzi. licitato uìarchese Ricci erudi- Mazzuoli ne fece la benedizione a'4 set-
tamente fratta di diverse chiese e pittu- tembre, e poi ebbe luogo la solenne aper-
re di s. Severino, di altre pregievoli pit- tura jCol IrasferimentodeH'mimaginedel-
tureesuoiedifizi, con notizie interessan- laB. Verginech'erasi depositata ins. Roc-
ti le arti e gli artisti, molti de'quali del- co. Il pubblico ospedale della Misericor-
la città, poiché in essa fiori assai la no- dia serve ad accogliere gì' infelici man-
bile arte della pittura, e quella pure del- canti di mezzi per curarsi, ed i bastardi,
Tinlarsiaree quasi quanto in Venezia. Di e vi sono trattati con carità. Vi è pure l'o-

alcune chiese parla eziandio il mentova- pera pia Lauri, istituita in vantaggio del-
to Ttuchi, come a p. 65 della collegiata le basta rde, dal benefico d.FrancescoLau-
di Benedetto d'antica fondazione, con
s. ri patrizio di s. Severino, con ammini-
canonici e priore, ma non più esistente. strazione separata dall'ospedale pubbli-
Inoltre in s. Severino vi sono due conser- co.Questo pio stabilimento dell'ospeda-
valorii di donzelle, uno de'quali e già ri- le fuaperto mediante alcune pie lascile
cordato, sotto il titolo della congregazio- che persone sensibili, che sempre n'ebbe
ne delle convittrici del ss. Bambino Gè s. Severino, destinarono moreiuloabeiìe-
fìi; il seminario nuovamente eretto nel- ficio della languente umanità. Un'esatta
la ripristinazione del seggio vescovile (di descrizione di questo stabilimento venne
sua anteriore origine tratta Gentili), in- pubblicata nel 1 836in Macerala, dal con-
di fu affidato alla direzione de'barnabili te Raffaele Servanzi. L'orfanotrofio Col-
dal vescovo Anselmi, con autorizzazione lio-Parteguelfa per le orfànelle,fii istitui-

di Pio VII, col breve Clericonim Semi- to dal cav. Gio. Ballista Colilo, ed il con-
i4 "faggio i8oo; quindi col
ìiarìa, de' te Annibale Parteguelfa ne seguì il bel-
breve Postquani , dei 29 marzo 1808, l'esempio, dopoché in vita eranostatiu-
Bull. Rom. coni. 1. 1 3, p. 2 76, confermò le manissimi sovventori della vedova e del
modificazioni convenute tra il vescovo e pupillo, come si riporta nel n.°i del Dia-
i bainabiti sull'amministrazione e inse- rio di Roma del 1842. Ivi pur si diceche
gnamento del serainariostesso.il vescovo ilcompatrono conte Severino Servanzi
Ranghiascia vantaggio del seminario ot- Colilo fece costruire un luogo per rifugio
tenne da Leone XII alquanti capitali per delle orfanelle, in esecuzione de'munifi-
procurare migliori precettori nelle scien- ci le>tatori, e ne fece l'inaugurazione nel
ze sagre in vantaggio de'suoi diocesani.il 1841, che fu celebrata da chiare penne
monte di pietà fondato nel 469, credesi 1 e dal Commenlario o Memorie del sul-
.

iG SE V SE V
lodalo nig.' Ccnlili, i on cpiginfi e versi, Granali, Taccoli, Bagno. Avea un
capi-
e |)ul)l)licalocq'lipi maceratesi. ]]cn pie- tano, un camerlengo, il sindaco,
un so-
sto per lesoleili cure della pietà e
fior"i
prastante per ciascun luogo. Essendo
di-
religione die distingue il coni i-ntioiiocnii-
vota pratica de'sauseverinali di
venerare
le .Severino, quindi neh 843 per la sop- s. Maria del Glorioso nel venerdì santo,
pressione del conservatorio delle Ver-ini
in quello del i5iQ con istupore
la videro
e di s. Se\erino} a favore
e per aumento replicatamenle versare prodigiose lagri-
dell'orfanotrofio gli furono da Gregorio me dagli occhi, il che fu preso a presagio
XVI concessi i capitali che avea possedu- di pubbliche sciagure, minacciate
dalla
to, tranne due rase accordate al semi na-
crescente eresia di Lutero e fanatici
se-
I per ampliarlo, ed un locale per stabi-
io
guaci: la peste e tremendo sacco
lirvi le scuole del ginnasio.
il
di Ro-
Di tutto edel- ma, gare cittadine e le funeste conse-
le
locontiariatedisposizioni sovrane si trat- guenze, ben presto verificarono gl'infausti
ta nell'opuscolo Memoriale con
:
allegali prognostici. Grande fu tpiindi la divozio-
alias, cangi: de vescovi e regolari, in
ese- ne non solo de'sauseverinali, che degli al-
cuzione di grazia sovrana, per
Uoifano- tri piceni e di più lontane parti, come le
trofia CoUiO'Parlegiieìfa , con mg.r ve-
dimostrazioni di fiducia ed'ossequio. Leo-
scovo di Sanseverino, Macerata In- i 845. ne X die la chiesa in patronato al pub-
oltre rilevo da taleopnscolo, che nel
i
844 blico, e fu statuita una fiera pel dì del-
(!. Giovanni de'conli Farleguelfà sacerdo-
l'Ascensione, antico giorno in cui si festeg-
te della missione dispose di tutta
la sua giava il sagro simulacro, con esenzioni e
eredità per l'erezione in Severino d'un s.
hanchigie.DopoG mesi dell'avvenuto por-
iicovero de'piìi poveii maschi; ricovero
tento, si die opera a rifabbricare
la chie-
che sperasi verrà aperto fra non molto
sa, dappoiché moltissimi degli accorrenti
tempo; e che Carlo Gregorelli con testa- fedeli ricevevano le grazie implorate eoa
uientodeli843 dispose le proprie sostan- vera fede, ed in modo che dopo la s. Casa
ze, per un'opera pia secondochè
avesse diLoreto di venne il santuariopiù frequen-
creduto il conteSeverinoServanzi-Collio,
tato della Marca. Clemente VH concesse
che nominò erede fiduciario ed esecuto-
singolari prerogative, e Paolo III l'aflidò
re testamentario. Questi si dichiarò
per alla custodia de'domenicani di Sabina .s.
l'erezione nella stessa città d'una casa
pei di Lombardia. In seguilo fu stabilita la
fanciulli maschi abbandonati dai propri festa della Lagrimazione per la
3." dome-
g<'nitori, onde educarli e far loroappren- nica d'aprile,la B. Vergine del Glorioso
dere un'arte o mestiere; si ha speianza che
fu proclamata comproltctrice della città,
ben presto potrà aver luogo l'apertura.
e ad ogni bisogno si ricorse con successo
Questa città si gloria di due insigni san- al suo po'ente patrocinio. Las. immagine
tuari suburbani, cioè di s. Maria del Glo- fu coronata dal capitolo Vaticano con co-
rioso e di Maria desumi. A breve di-
s.
rona d'oro nel I 73 I , la chiesa venne con-
stanza da Severino.circaioyo passi tre-
s.
sagrata dal vescovo Pieragostini a'2 i set-
'^asi ili.°,nel quale già nel 42
la statua i
tembre 1733;
1
il centesimo della corona-
di terra cotta della D.
Verguiecon in se- zione fu celebrato nel 83
1 1 1 disegno del-
ro Gesù morto veniva venerata, ed ap- 1

la chiesa è diun tal Rocco, l'esecuzione


parteneva all'università de' bifolchi,
la di maestro Antonio diSanseverino: v'era-
quale si com[)oneva degli uomini
del di- no molle pitture a fiesco,non pochedelle
Mi etto e delle viile di Scripola, Orpiano, quali coperte con calce si perdei ono; vi
Tahbiano, Stigliano, Serrone Paterno,
sono de' quadri, fra' quali primeggia la
Foniecupa, Parolito, Biagi, Cegnore,Bo.
Tavola di Allcgrelto Niicci ec. descritta
lognola, Sa^so, Gagliano nuovo,
Ccsulo, dal conte Severino Scrvanzi Collio,Msk-
SEV SEV 17

cerata i85i. Dice il cli.avv. Caslelkuio, lamcute la irradiò, portento che si rin-

Sialo Ponli/ìcio: Sanscverino, che il san- novò in varie forme con lumi e fiaccole

luaiio è sulla via Labiena, rimarchevole vedute muoversi dalle circostanti chiese
per 3 navi soslenule da colonne di pie- verso la stessa divota immagine, e talvolta
tra, e per la grandiosa cupola che serve la notte si tramutò in meravigliosa luce.

di Irono alla cappella in cui si venera il Generale fu la religiosa commozioue,non


sagro simulacro. Aggiiuige che di questo solo de' sauseverinati che de' luoghi cir-
e del tempio stava per pubblicarne la sto- costanti, numerose le olferle de'voti e le
ria il eh. Giuseppe Ranaldi di s. Severino, oblazioni. Il vescovo di Camerino, ch'e-
zelantissimo raccoglitore delle patrie me- ra allora l'ordinario di s. Severino, colle
morie. In fatti abbiamo dell'encomiato debite cautele provati i rinnovati prodi-
scrittore: Memorie storiche di s. Maria giosi lumi e splendori, ne permise la ve-
del Glorioso presso la cìtlà di Sansei'e- nerazione, che si coprisse di tetto las. ini-
vino nel Piceno, Macerata 1837. Del me- tnagine, e che vi ardessero innanzi alcu-
desimo inoltre sono \e Notizie di s. Ma- ne lampade; indi si fabbricò una cappella
ria de' Lumi della cillà di Sanseverino, e si ornò il sagro dipinto, continuando le
Sanseverino presso Benedetto Ercolaui apparizioni de'lumi e persino provenienti,
1847: Centesimo dell' incoronazione di dalla parte di Loreto e dal cielo. Colle gra-
s.Maria de Lumi solennizzalo nel 847 1 zie concesse dallaB. Vergine se ne aumentò
dal pubblico di Sanseverino, ivi presso la divozione, come le visite de'fedeli an-
Ercolani impr. vescovile. Abbiamo pure che in corporazioni d'intieri sodalizi con
il Racconto delle fesle celebrate nel set- pie offerte e processionalmente. Divenuta
tembre iS^j dopo il 1° centenario della la cappella un santuario, il comune acqui-
coronazione di s. filaria de' Lumi, prece- stò un fondo per erigervi la chiesa che la
duto da un cenno storico scritto e pub- contenesse, venendo assegnato per la fe-

blicalo dal conte Severino Servanzi Col- stiva ricorrenza quella della ss. Trinità,
ilo, IMacerata 1848. Da questi opuscoli, siccome giorno in cui erasi incomiucsata
come ho fatto dell'altro, ricaverò un bre- r ufFiziatura della cappella ; e stabiliti i

vissimo cenno sul santuario di s. Maria che già vi-


filippini custodi della chiesa,
de'Luuii. Luca di ser Antonio in un suo vente il loro fondatore erano in s. Seve-
podere sotto le mura della ciltà,in contra- rino, congregazione che vuoisi la prima
da Pescara, secondo la volontà del geni- dopo la romana. Circa l'edificazione del-
tore, neIi56o fece dipingervi la B. Ver- la chiesa, ne tratta pure il march. Ricci
gine sedente in trono col divin Bambino t. 2j p. 25 e 4^, parlando degli archi-
in grembo, il quale benedice colla destra, letti Carducci e Guerra,il quale la costruì
e colla sinistra regge il globo sovi-aslato a croce greca ed a 3 navi, citando la Sto-
dalla croce: Giangenliledi messer Loren- ria del Racheli, e la mss. del p. Severa-
zo pittore sanseverinale,non disuguale al no che ne fu rettore, in nome della con-
padre nel merito d'arte, fu quello che la gregazione filippina dell'oratorio di Ro-
colorì in un pilone nel cancello, ed ai fian- ma nel I 586, ed il nuovo I .° vescovo Mar-
chi ss. Sebastiano e Rocco, Dipoi e in-
i ziario fu il i.°a pontificarvi, unendole i

cominciando pare dali58j ,e certamente beni dell'antica chiesa di s. Maria di Mag-


nel 1 584, nella notte dal 1 6 al 7 di gen-
1 gio. Nella contigua casa vi si fondò l'ac-

naio, divenne la ss. immagine venerata, cademia ecclesiastica de'Conferenti,sulla


celebre e dispensalrice di grazie, per le teologia, la morale e le belle lettere. Dopo
notturne e frequenti prodigiose appari- ili5q8 rinunziando filippini il santua-
i

zioni di lumi, cioè per lo splendo- e mi- rio di s. ftlaria de' Lumi, subentrarono
rabile fc per la vivissima luce che ripetu- neh 601 i baruabili, avverandosi la pre-

YUL. LXV. 2
''
fi

irosemrvarit, TO.
i8 SEV SEV
dizione di S.Filippo, che mentre edifìca- densi di s. Caterina, già de' hcnedetlini
vasi disse loro F(ihì>rico per voi. Succes*
: di s. Mariano (nella cui chiesa vi è il cor-

sivnmeiile h\ chiesa, ampia ed elegante, po di s. Illuminato confessore : per que-


andò abbellendosi di profusi ornnli e cap- ste nionache il cav. Bigioli sta eseguen-

pelle, e di G grandi e vaghi dipinti del do il bellissimo quadro di Cesìi deposto


Damiani da Gubbio a olio, cpudi f.iniio i dalla Croce, la cui degna descrizione del
decoro alle cappelle gentilizie dc'Canctl- bozzello fece a p. ^\ del t. ir) AtiW' Al-
lolliede' Servanzi, ricevendo diversi pii Inni, il suddetto conte Severino Servanzi
legali per la gran divozione che si pro- Collio, e stampata nel i 852 iuMacei-ala :

Vergine de'Lnmi: marmi


fessava alla D. i Gcsìi deposto dalla Croce , ec. bozzello
che contornano la s. immagine, sono si- dacrillo, iiisiemead altro da lui commes-
mili a quelli ini piega li nella sontuosa cap- so al concittadino pittore, ed esprimente
pella Biirghesiana della basilica Liberia- i ss. vSeveiiiio, Radaele, Andrea Avellino,
na di rkoma. l\i per l'educazione della Antonio di Padova e Pacifico da Sanse-
gioveolìi si formò la congregazione del- verino), cui successero nel i 544 «nche
'•

l'Assunta; e per celebrare con lodi il 17 il bel tempietto di s. Michele (eretto con
gennaio, festa della i. "apparizione, fu i- disegno dell'Aleandri dal cav. Gio. Bat-
sliluita l'accademia degli Agitati : i san- lista Collio, disposizione ch'eseguì l'ere-
severinati nel 1 701 elessero loro eoinpro- de conte Severino Servanzi Collio e ne
leltrice la B.Vergine de'Luuìi. Il vesco- è proprietario e descritlore Cullo antico :

vo IMeragoslini che consagrò la chiesa ,


dc'setlenipedaiii i'er.^o l'arcangelo s, Mi-
per accrescimento del cullo nel sinodo da chele provalo con moniunenli. Macerata
lui celebralo inculcò la coronazione del- iSSG) riluceva di lumi, che rilevavano
la V). Vergine e del diviu Figlio, la (pi ile la sua architettura; così l'orologio pub.
con corone d'oro eseguì il capitolo Va- blico di s. IMaria della iMi<ericordia, la
licano a' 7 settembre 747. ^'el collegio
I 1 piazza eie vie. Tra'dislinli barnabiti che
fiorirono dottissimi barnabiti; LeoneXlI illustrarono il collegio colle virtù e il sa-
concesse all'altare della B. Vergine i pri- pere, nominerò i cardinali Luigi Lauì-
vilegi che gode in Roma quello di s. Gre- bruscliiui e Antonio M.' Cadolini. Il [ler-

gorio, e fìiialmenle con gran pom)>a e so- elice per la divozione che il Lam-
cardinal
lennità nel I B47 si celebrò l'anno secola- bruschini avca per la B. Vergine, la ma-
re dell'incoronazione. Processionalmen- gistratura municipale l'ollenne da Gre-
te si recarono al santuario le confrater- gorio XVI
per protettore, e per festeg-
nite del Suffragio, di Gesù e Maria, di s. giare questo patrocinio con pubbliche te-
Biagio, di s. Hocco, di s. Gio. Ballista de- stimonianze, fece (pianto apprendo dal n.
collato, di s. Antonio eilcl ss.Sagramento, 94 Oìario di llonia deli 843, e dal-
'lei

colle loro insegne; il clero regolare eseco- Yyllliimi 1. r p.i8. Oltre alle molle di-
1
,

lare colle croci alzate,com[)osto il i.°de're' niostiazionì di giubilo, il magistrato fece


ligiosiminimi, cappuccini, minori osser- dipingere al vivo il ritratto del cardinale
vanti riformati, minori conventuali e do- da! cav. Bigioli e inciderlo in medaglia dal
menicani; il capitolo, l'attuale pastore al- perugino ^L^rlinelli, e nel rovescio il fron-
lora amministratore apostolico, la magi- tespizio del santuario di s. Maria de'Lu-
stratura. Universale fu la luminaiia, di- mi, con l'epigrafe: rirgini Lnininuni So-
stinguendosi la (acciaia del tempio e u- spilalrici Coli. Barnnbitariim Sncruin
nilo collegio, le mura della città con rad- Patrono Opl. S. P. Q. Seplempedantis
doppiati archi gotici,le sue principali por- 1843.
ICj la torre del comune^ alcune fabbri- La città di s. Severino vanta un copioso
che del castello, il monastero delle cister- novero di uomini illustri, che fiorirono in
SEV SEV .9
santità tli vita, in dignilà ecolesiosliclie, le famiglie picene Grimaldi, Gcntìlncci,
nelle arti, nelle scienze, nelle armi. Dirò Scrvanzi, cenni storici, ivi 1 838. A.Mar
qui de' principali, e di altri farò onorato STRI DEM.E CF.KEMONIE PONTIFICIE, tra gli

ricordo in seguilo, olire i già nominati. illustri e scrittori posi Gaspare e Fulvio
11 Turchi, Camerinum sacnttn p. 6g, ri- Servanzi,e di quest'ultimo riparlo a Sve-
porta relenco con note de' santi e beati zia. Inoltre lo stesso prelato Gentili nell<v
seltempedani e sanseverinati; più dotta- sua opero, De Ecclesia Septeinpedana,
mente e con piùcrilica ne tratta mg.r Gen- esaminò legesta di piii die 00 personag-
s

tili piìi volte lodato, De Ecclesìa Scllem- gi, che per armi, scieiizce lettere si procac-
ptdanaj importante è poi l'opuscolo, Vn ciarono la generale estimazione. Lorenzo
giorno di divozioue in Sanxcverìiio , ossia e Giacomo di Sanseverino, fratelli pittori
la i'Isila de' Corpi santi e di allri og^cUi del secolo XV; Giulio Lazzarclli [)ittoie
di culto descritti dal conte Severino Scr- di paesaggio; Domenico Indovini e Gio-
vanzi Collio, con notizie relative, IMace- vanni di Fior Giacomo ca[)iscuola degli
jatai843. Sono i primi i Ss. Severino e intarsiatori [)iceni. Fr. Giuliano domeni-
Vittorino fialelli, vescovo il i.° di San- cano nel 14 '4 pul)blico mandalo
f"^' *^'<'^'

severino, il ?..°eremita, e non come al- oratore a Carlo IMalatesta signore di R.Ì-
tri di.ssero vescovo d'Amilei'no (questo è mini e al concilio di Costanza, neli43t
uno de' i/\ santi omonimi secondo alcu- a Eugenio IV, che nel 1439 si crede l'ab-
ni; de' santi col nome di Severino altii bia fallo vescovo di Corico in partibus.
dicono che se ne conoscono i 2), i ss. Ip- Gio. Battista Caccialupi avvocato conci-
polito e Giustino martiri, s. Illuminalo storiale e autore d'opere. Il Marchesi, (xrzZ-
benedettino, es. Filomena vergine (di cui leria dell'onore t. 2, p. 4o6, parlando di
si celebrala restaa'5 luglio,alqualgiorno Sanseverino, riporta alcuni cavalieri di
ne tratta Bollando): sono i secondi s. Mar- s. Stefano delle fainiglieCancelloltijMar-
gherita vedova, Giacomo de'croci- i bb. garucci e Servanzi. Si ha V Elogio sto-
feri, Benlivoglio francescanoj come pur rico della vita e delle missioni dclp. Gio.
lo sono bb. IMasseo, Domenico, Pietro,
i Battista Caiicellolti della compagnia di
e Pacifico diverso dal santo; le bb. Mar- Gesù, descritto dalp. Giuseppe Mariano
gherita vedova, jMarsilia Pupelli agosti- Partenio della medesima compagnia, Ro-
niana, Rlarchesina Lnzi agostiniana. An- ma I 847. Fra gli uomini illustri che Ìto-
gela domenicana, Camilla Gentili matro- rirono in qiiesla lispettabile famiglili si

na.La serva di Dio Felice Acciaferri fu deve pure annoverare l'altro gesuita p,
monaca domenicana nel monastero di Lo- Gio.Battista CanceIlotli,di rara erudizio-
ro ove morì : il p. Benedetto Laudi scris- ne e singoiar bontà, confessore di Ales-
se il ragguaglio di sua vita : lungo sarebbe sandro VII, che volle seco nel palazzo a-
il dire degli altri servi di Dio. Il conte Raf- postolico per parlarci ogni mattina. Qui vi
faele Servauzi scrisse : Commentario sto- risplendè assai la sua virtù, vivendo in
rico-critico su la vita di tng.r Gregorio mezzo alla corte con tanta povertà, umiltà
Servami domenicano vescovo di Trevico, e unione con Dio, che da tulli fu riverito
Macerata 84 I I. Il can. ora vescovo Gio. qual santo: pubblicò la Vita de' ss. Se-
Carlo Gentili ci diede : Elogio storico di verino e Vittorino, ed altre opere. Il p.
mg.'' Angelo Massarelli di Sanseverino Giovanni Severano filippino, autore di
vescovo di Telese e segretario del colle- eruditissime opere, come sulle Sette chie-
gio diTremo, Macerata 1837. Elogio di se di Roma, e perciò giovandouiene lo ci-

Bartolomeo d'Eustachio, e Memorie sto- tai molte volte: il conte Severino Servan-
riche di Eustachio Divini seltempedani, zi Collio gli eresse un onore monutnen-
ivi I Sij.Sopraalcuniuomini illustri del- tale con ritratto nella chiesa di s. Filip-
20 SEV SEV
pò; ed a Dailuloineo Euslaclii e ail Eu- ria. Tra'giureconsulti (loi irono France-
stachio Divini con generoso intendiaien- sco Bruni, Nicolò e Pieranlonio CoHio,
to,neIla chiesa di s. Severino o antica cat- Gentile di Ilovellone autore De Patricia-
tediale, innalzò niaimoiei monumenti. rum origine. Furono valorosi militi Fi-
L'onorevole conte Severino fa decoro al- lippo A. Boccaurati, Lorenzo Cìoccelti,
la patria e contrihuisce al suo lustro an- Gentile di Rovellone, Clearco Servanzi
che colla penna, e qui legistro le sue l\Ie- e altri. memorie lagrimevoli del-
Fra le

morie di alquanti vescovi nati in Sanse- medio evo e suoi ti-


la stoi'ia italiana del

verino dopo il secolo XII I, raccolte e pub- rannetli, suona ancora famoso il nomede-
blicate ec. Macerala 845- Il p- Civalli fa
i gli Smeducci, cresciuti in potere e dovizie
onorata nìenzione di Francuccioda San- presso s. Severino.che in mezzo al parteg-

severino, condotliere eccellente d'armi ; giar de' G«e//E e Ghibellini[f^.) furono in-
Francesco Faiifdo insigne poeta, che nel vestiti di terre e castella, e tanl'oltre spin-
suo libro Delaudibus Piceni fece ricordo sero le gare, le contese e le leghe colle fi-

di altri; Gio. Ballista A loisio.lellore di Pa- nitime genti, da restarne perpetuo argo-
dova; il conte Leonardo Franchi, celebre mento storico , massime nel Piceno. La
medico e poeta; Girolamo Boccaureato ca- loro storia interessa e principalmente si

nonico Vaticano, solto-datario di Paolo rannoda con quella de'pontificati turbo-


III e vescovo d'Accia. Giuseppe Colucci, lenti d'Urbano VI, Bonifacio IX, Inno-
Antichità picene l. 17, riporta i soggetti cenzo VII, GregorioXil, Gio va nniXXI II,
illustri della famiglia Gentili, ch'è un ra- ed Eugenio IV; ([uindi per ismodata am-
mo de'conti degli Atti, cognominala diPio- bizione ebbe deplorabile fine e grave pu-
\el'one pel possesso che anticamente eb- nizione. Neli84ifu pubblicato in Mace-
be su quel feudo, oltre altri: Giumenta- rata, per le nozze del conte Gregorio Ser-
rio Gentili (secondo Colucci, altri dicen- vanzi con Marianna Valentini Sopra gli :

dolo Apiro) fu celeberrimo capitano


di Smeducci vicari per s. Chiesa in Sanse-
iie'tempi del cardinal Albornozedi Co- verino dal secolo XIV al , remini- XV
la di Rienzo tribuno di Roma. Sopra tut- scenze storiche scritte da mgS Gio, Carlo
te le famiglie signoreggiò s. Severino e Gentili.
prevalse in potenza e ricchezza, con un bel In questa città fiorisce baslantemen-
novero d'illustri, quella degli Smeclucci, te il commercio. Gli opificii, dove la-
ora come vicari im|)ci iali, ora apostolici, voransi il rame e il ferro, le cartiere, le
ora liberi signori, ora come prepotenti si- concie di pelli, le fabbriche di cappelli e
gnorotti. Altri illustri di Sanseverino so- vetreria offrono un mezzo di sussistenza
no i vescovi Cesare Cancellolti di Bisce- a moltissimi individui, così molini da
i

glia, Giacomo di Bitonto, Natumbene grano e da olio. Meritano speciale ricor-


d'Avellino e poi di Trivento, Celestino do, la grandiosa fabbrica di cappelli e ri-

PuccitellidiScalaeHavellOjOnofrioSme- nomatissima di Giuseppe Pavoni, sicco-


ducei di Melfi e vicario di Roma d'Euge- me tra le migliori dello stato pontifìcio;
nio IV.Oltre il suddetto internunzio,lofu e la vetreria aperta dall'industriosa av-
come esso della Svizzera Girolamo Fran- vedutezza di Giuseppe Aleandri. Vi fio-
chi.Francesco Luzi fu sotto datario di Pio ri un tempo anche l'arte de' tessitori in
VII. Ciccolino Margarucci non solo go- lana e in seta. Pio VI nel 1
797 concesse al
dè l'amicizia di s. Filip[)0 Neri, ma fu vi- cav.Gio. Battista CoUioil privilegiodella
cario generale di s. Carlo Borromeo. A- zecca, come Clemente VII avea dato fa-

stolfo Servanzi fu diarista e consegreta- coltà di battervi le piccole monete, e di


rio del concilio di Trento. Gaspare Ser- rame erosa fu battuta sotto Pio VI, per
vanzi è lodalo per lo studio dell'auliqua- quanto trovo nel eh. aw, DcMinicis, Ctn-
SE V SEV 21
ìli storici e numismatici p. 107. La chiu- scavate dalle mani di que'divoti solitari.
sa del fiume Potenza, chìnmatu ora il Pod- Se poi si retroceda e si prenda la via che
te di s. Antonio, olire il presentare bella conduceaiMacerala,a piccola distanza dal-
pitloresca veduta, dà rilevanti vantaggi la porta della città s'incontrerà il passeg-

all'industria colle abbondanti sue acque. "


giero a ricrearsi con la Villa Collio, archi-
La ricchezza delle molte e nobili famiglie, tettala dal valente cav. Giuseppe Loca-
e il bene stare del medio ceto degli abi- telli, che poi volle di sua mano dipinti l'a-

tanti olirono all'artista e al povero l'op- trio e la scala di quel delizioso campestre
portunità di provvedere ai bisogni di lo- recesso,econ tal impegno da sorprendere
ro famiglie: la vigilanza de'magislrali niil per superare gli altri pittori di qualche ri-
la lascia a desiderare,precipnamentesMlla nomanza che abbellirono gli appartamen-
pubblica e privata igiene, che viene te- ti superiori. Varie sculture in pietra delle

nuta giustamente in gran pregio; quindi picene montagne, eseguite dallo scalpello
l'ampiezza e nettezza delle strade, la svel- di Venanzio Bigjoli (dal march. Ricci lo-
ta costruzione delle fabbriche, la somma dato il più valente intagliatore in legno
civiltà degli abitanti, l'edificante e lode- della Marca, lui vivente, e nota che di i

volissimo amore del patrio decoro, for- lui esempi trassero il figlio cav. Filippo a

mano il soggiorno di (juesta città assai pia- collivarecon infinito impegno learti, per-
cevole, ga'o ed ameno, come rilevo dald/ ciò laudatissimo), notissimo nella Marca
Cesare Barbieri: Cenni sopra la topogra- e altrove pe' suoi meravigliosi lavori in

fìa fisico-medica della città di Sanseve- legno; deliziosi giardini a vari compar-
vino, Macerata 841 I • La fertilità e l'ot- timenti,, fabbriche accessorie con molta
tima coltivazione dei campi rendono il esattezza eseguite, dimostrano il vivo ge-
territorio ollremodo ubertoso; perciò so- nio alle arti e il gusto squisito del defunto
pravauzano i cereali al bisogno della po- cav. Gio.BatlistaCollio sanseveriuate. i^g-
polazione, l'olio è molto, il bestiame d'o- giungerò col Barbieri, che pure encomia
gni sorta è copiosissimo, le uve sono ab- laVilla Collio, che fu resa ognor piti deli-
bondantissime. In Sanseverino vi si ten- ziosa e nobile per le cure del conte Seve-
gono fiere affluenlissirae in gennaio, giu- rino Servanzi Collio, che chiama pro'eg-
gno, agosto e settembre, oltreché negli gilore magnanimo delle lettere e delle bel-
ultimi sabati d'ogni mese, che accrescono le arti. Questi colla degna moglie contes-
vivezza al commercio e prosperità alla sa Teresa a segno di pérenne grato animo
popolazione. Nel territorio vi sono motte verso il suddetto cav, Gio. Battista , ivi

cave di pietra sostituibile al marmo ne- gli eressero un obeliscodisegnatodalcav,


gli edifizi,e talune di carbon fossile. Av- Bigioli, mentre il suo padre scolpì lostem-
verte l'avv. Castellano, che se il viaggia- ma de'ColIio e 1' elligie del cavaliere ia
tore vuole procurarsi la veduta sorpren- pietra.Per destare emulazione ai bene-
dente di un orrido pittoresco, si porti alle meriti della patria umanità, ora il conte
grotte di s. Eustachio di Demora con ve- va ad erigervi 7 busti in pietra ad altret-
tustissimo tempioj situate a' piedi delle tanti sanseverinati. Tanto della chiesa di
rupi di Mambrica non lungi da Sanse- s. Eustachio Deraora, che della Villa
di
verino pera Camerino, abitale una volta Collioj ragiona pure il march. Ricci. Dice
dai monaci di s. Benedetto, poi dagli e- che la chiesa è la slessa di s. Michele de
remili; ed ivi per una stretta apertura di Daemoris,coa monastero, luogo abitato
scogli vedrà istantaneamente a doppie sce- dai benedettini fino al i SgS, che poi l'ab-

ne altissime rupi tulle vestite di veizu- bandonarono per riunirsi agli altri di s.
ra, e sentirà dolcissitua impressione in ve- Lorenzo in Doliolo dentro la città La chie-
dendo gli avanii di quelle cello qua e colà sa è di molto interesse, poiché la mela e
22 SEV SEV
cavala ueì sasso, l'allra è lutla di traver- de' terreni, e l'abbondanza delle acque,
liuo coniies^sa assai bene, ed è della for* dalle quali sono innairiati. Sanseverino co-
luaogivulecoiminemenle noinnta gotica. me governo distrettuale contiene nel suo
Lsislesopta la porla mai^giore un occhio distretto, oltre il proprio governo, quelli
travagliato a fogliame con linilczzaenie- di Ginesio e di Sarnano; 21 castelli e
s.

iliocie eleganza, come di buona maniera ville con c) parrocchie sparsi nelle vicinan-

sono gli oiiiati della delta porta, opere ze compongono il suo particolare gover-
posteriori alla fabbrica : rpiesto pregievo- no comunale annninistrazione, fra i
e la
le edilìzio, benché abbandonato, resiste al quali merita special men/ione il villaggio
tempo e alled ila inazioni. Quanto a Ila Vi Ila di Filino (/'.),che fu antico castello e for-
Collie, riferisce inauh. Ricci, che nel
il se sede vescovile,ciò che altri negano, po-
i yc)C) rovinato pel terremoto il casinoCol- sto sulla cima di elevatissimo colle, che
lio, disegno di l'ietto da Cortona, il cav. da tutte le parti della Marca superiore si

Gio. IJalti^la Colilo alcon tempodopo al- presenta allo sguardo. iS'el voi. XL, nel
logò !.' nnova fabbrica di questa sua vil- descrivere la delegazione di Macerata a
letta a Giuseppe Locatelli nativo di Mo- p. 290 e seg. feci altrettanto col governo
gliano e lolentinale, pittore e architetto : dislretlualedi s. Severino, parlando di lut-
iKjll'alrio vi lasciò bella pittura d'orna- t'i luoghi descritti i\*i\ Riparlo lerrilorialc,
n^eriti a chiaroscuro, e così volle vincere ne'qiiali articoli «onovi notizie riguardan-

altri artisti che aveano o[i('rat('in più no- ti il paese e la cillà. La complessiva po[io-
bili luoghi di quelli fabbrica. 11 cav. Col- lazioiie era di l>\,\o^y ma si è auuieu-
lio a perpetuità vi dipinse ini' epigrafe, tata non poco.
sotto l'atrio della sala del bigliard<i, che Settempeda,^):'/^^??^^'/^, col'e sue il-

I iporta il marchese. Pel medesimo cava- lustri rovine die origine a Sanseverino,
liere e nel palazzo Collio di città (ornato che prese il nome da s. Severino vesco-
anch'esso di pregievoli di[iinli, di scul- vo di Setlempeda e suo piincipale pa-
ture e di altri oggetti d'arte), Locatelli ar- trono. 11 Colucci, yJnlicliilà picene t. 4, in
chileltò la cappella domestica in un otta- ti'e ai liculi ci diede : Dell' anlica cillà di
gono, ed iu una sala dipinse 8 figure e- StUenipeda , donde ricaverò breve cenno,
seguite nel suo bel modo di colorire a tem- ommeltendo le discussioni. Sanseverino

pera. Le monache Clarisse di s. Severino sorta dalle ceneri di Settempeda, siccome


hanno di disegno del Locatelìi il loro [)ic- abbondò in ogni età di uomini illustri,

colo tempio dell'Annunziata, opera ele- così ebbe chi gli antichi monumenti ap-
gante iu forma di croce greca. Meglio è prezzando, cercò di raccoglierli e illustiar-
leggere : Lavori eseguili in Sanseverino li, secondo lo stile o il gusto del secolo in
da Giuseppe LocaicUi pillore archi tallo, cui fiorirono. Francesco Panfili e il p. Gio.
edesciilùfìalconleScverìnoServnnziCól- Battista Cancellotti ne trattarono legger-
Ho, Sanseverino presso Benedetto Erco- mente,il I ."nel poemaDc laitdiòus Piceni,
lani impressore vescovile 1843. llp.Cival- l'altro nell^ vita di s. Severino. Il nominalo
II scrisse che s. Severino avea sotto di se LeonardoFranchi e il cav. Valerio Cancel-
12 castelli e 34- ville popolate. Il INIar- lotti, Ia.sciaiono mss. le loro erudite ricer-
chesi dice che s. Severino giace ove fini- che. Il p. BernardoGentili, altro sanseve-
sce la Marca e si congi(uige con l'Umbria; rinale e dell'oratorio di s.Girolamo, pub-
che il suo recinto è più d'un buon mi- blicò con plauso in Roma nel 174"?- 'e-
glio; che il contado contiene 4G tra castelli lud i la Disseriazione sopra le anlichiUÌ di
e villaggi, gli abitatori de'quidi co'cilta- Sellenipeda ovi'cro Sanseverino, giovan-
dini fornjano i 5,ooo capi;che rallegra l'a- dosi assaissimodegli studi fatti da'suoi ri-
menità del circonviciuo paese, la fertilità cordali coaciltadioi diligenti e dotti. Va-
SEV SEV 23
rie cose nonilimeno erano d'aggiungersi catasti e negli alti pubblici col nome di
e con altre memorie niss. date dal nobile Seltempeda si denomina il luogo ovesor-
niagistratodellaciltàal Colucci, esso Irat- geva l'antica. L'ubicazione di Seltempe-
lò l'argomenlo che vado a sfiorare, sul- da, Colucci la prova cogl'iliuerari pure :

J'esislenza,nouiejOrigine,ubicazione e me- un ramo della via Flaminia da Nocera,


morie onorevoli di Seltempeda, e di sua per Seltempeda, Trcja e Osimo condu-
decadenza che die origine a s. Severino, ceva in Ancona, restando Seltempeda tra
serbando per la sede vescovile le memo- Prolaqueo ora Pioraco, e Treji un tem-
riecristicine della medesima. S'inlendeche po detta Montecchio; nell'altro ramo Set-
ilrispettabile mgJGentilianchedi questo lenipeda era collocata tra Pioraco e Ur-
argomento si occupò nella sua bell'ope- bisajviacome trovasi s. Severino. Secori-
ra, lib. I Dcanliquis Stptenipcdanoruiii
: do alcii;ii l'etimologia del nom^Setleni-
vioiintnaiitis. Nel Piceno vi fu la città di peda sembra greca, per cui forse anche
Settenipeda e il popolo settempedanOjCo- la città fu greca d'origine, ritenendosi da
me si raccoglie da Plinio, Strabone, Dal- essi fondata da' greci siculi, mentre il p.
bo IMensore, e dagl' itinerari d'Antonino, Gentili l'attribuisce a'sabini, come quelli
confermand.olo le superstiti lapidi, alcune che da Sabina (/'.) si recarono ad abi-
delle quali riprodusse Colucci. Surse nel- tare il Opina Colucci e crede prò-
Piceno.
le sponde del fiume Potenza presso alla vare,che sbarcali greci-siculi nel suo non
i

presente città di s. Severino, e [)arecclii prossimo si portarono in questa


litorale,

documenti provano del suo nome Se- parte montana, nedisboscarono l'inospilo
pteiiipcda e del suo popolo Sipternpcdci- suolo e fabbricarono la città,con altre me-
ìins, sussistili anche dopo la distruzione diterranee della regione, sebbene altrove
della città ed usali comunemente e quali attribuì a'siculi le fondazioni delle città
sinonimi con Sanseverino e co'satiseveri- marittime, e le mediterranee agli umbri
nati, siccome derivati da Setteuipeda e piuttosto ed al sabini. Pertanto ricreden-
propinquainente dove fu già in un'ame- dosi dell'anteriore opinione, con ragioni
na pianura sulle sponde del fiume Fius- congettura che i siculi non si arrestarono
sore (non pare; Colucci e altri presero il nel litorale, ma penetrarono ne' luoghi
Flussore pel Chienti; il p. Brandi marte, mediterranei piìiprossimiagliApennini,e
che eruditaoìente ne tratta nel Plinio il- specialmente lungo lesponde de'fiumi,co-
lustralo nella descrizione del Picerio, a me viepiì^i (hcili a penetrare in regioni di-
p. IO), pensa che il Flussore sia il fiimii- sabitate e impraticabili, anche per aprir-
celloAsola,eforse ilFiastra fu anticamente si facilmente le relazioni fra le parti mon-
chiamato Flussore: del fiume Potenza io tane, mediterranee e marittime; quindi
parlai ne'Iuoghi che tì hanno relazione) vi piantarono primi loro abituri chedie-
i

poi Potenza, secondo il p. Gentili, circon- ronopoi occasione a Ile grandi città. Laon-
data da 7 vaghe colline donde natural- de rigettata l'asserzione del p. Gentili, che
mente le derivò il nome, e forti mura la Seltempeda sia d'origine sabina e rico •

cingevano, le fondamenta delle quali, for- nosca^ingrand^lnentollai greci siculi, Co-

mate di grandi e quadrate pietre, si rin- lucci gliela dà più antica con attribuirla
vennero nella contrada Cerrelana lungi ed a que-
a'greci-siculi anteriori ai sabini,
da Sanseverino circa un miglio; il quale sti ne accorda l'incremento. Sia cO'
solo
luogo nel medio evo e nel secolo XIH an- munque, la condizione che seguirono le
cora si denomina vaiye/fe/«/;e^/(r/,come pro- altre città del Piceno fu comune a Sel-
vasi dalle bolle di Gregorio IX del i 2'z8, tempeda ancora. Finché la contrada non
d'Urbano I V del 26 r
1
, e durava nel 1 4o '» fu soggetta al dominio de'romaui, Seltem-
anzi sempre e anche presentemente nei peda si resse e visse colle proprie leggi
o4 SEV SEV
godendo unn vera nulonoinia, non essen- linuafi sino alla (ine del territorio. L" e-
do ad altri die a se stessa soggetta, o ai poca della deduzione colonica di Seltem-
magistrati che dai suoi cittadini creavan- peda, come la colonia di Cingoli, segu\
si. Nell'anno 4^6 di Pionia, sollomesso dopo que>ta in vigoredellaleggel'laminia
il Piceno dalle armi romane, anche Set- e nelSro di Roma, e tale era ancora iu
tempeda cadde in servitù, ciò che ripu- tempo d' Augusto. Settempeda divenne
gna alquanto al p. Gentili, che pose la poi sotto gì' imperatori romani munici-
sua patria fra le confederate e non rihelle pio di 2.° grado e come federata aequo
ai romani suoi alleati, per le teslimonian/e foedore, e provasi con lapidi in cui si leg -

d'alcuni che affermarono non aver set- i gè: Municipi Seltcmpedani. Come tulle
tempedani preso le armi contro romani, i le altre città del Piceno, eziandio Settem-
dichiarando però non sicura la'o asser- peda fu regolata nel governo politico; for-
tiva. Ma Colucci, considerando che i ro- mava la sua repubblica, e i suoi cillaJi-
mani ebbero due guerre co'piceni, delle ni erano divisi in gradi, secondo le gene-
quali fiu'ono capi e autori gli ascolani ; rali divisioni : il grado più nobile fu det-
chela i.'tei-minò colla resa de'piceni, onde to ordine, corrispondente a quello eque-
considerabilmentesi aumentarono le for- stre di Roma; ebbe i suoi capi chiamati
ze romane, con cambiamento del gover- principi della gioventù, equi valenti a'pri-
no in tutte le città picene, che dall'auto- mi della città e figli de'decurioui con di-

nomìa passarono alla servitù; che la 2.^ ritto di essereammessi all'ordine decurio-
guerra e molto posteriore fu mossa per naie. Il principale magistrato di Settem-
la pretensione delle ciltù italiane e di mol- peda si formò de'duoviri, che esercitava-
le picene di voler dare il voto ne'rom.'ini no la giurisdizione solamente nel suo di-
comizi, ed in cui gli ascolani vicino a Fa- stretto. Ebbe puie '\(jua[uon'irìjuridicHn-
lerio vinsero Pompeo Strabone; conclu- r/oj il prolettore dei municipio, e la man-
de che havvi qualche dubbio, se in que- canza di lapidi impedisce il conoscere gli
sta s.^guerra si comprendessero setleai- i altri suoi magistrali maggiori. Fra' mi-
pedani, ma niun dubbio però vi può es- nori in[.° luogo vi furono gli edili, di visi

sere rispetto alla ,^ E siccome la pena del-


r in curuli e plebei, secondo la polizia della
la prima ribellione de' piceni fu quella romana repubblica, e sembra che anco
di sotlomeUerne le città e ridurle al gra- Settempeda avesse suoi. Il curatore set-
i

do servile di prefettura, così non potè al- tempedano era un senatore romano, in-
lora esimerseneSettempeda,che dallo sta- vialo dal senato con intelligenza degl'im-
lo di pienissima libertà passò a quello di peratori, a soprintendere aireconomico e
prcfellura,e perciò soggetta alle leggi che al politico della città, e come gli altri am-
Rema imponeva pel prefetto che spedi ministrava, giudicava, ficeva ciò che vo-
a governiula; di più patì la conquista di leva abusi vamente;mentre i curatori era-
parte del lerritorio,che passò per ima me- no stati istituiti per riparare ai disordini
tà in potere de'romani vincitori. Con que- e porre freno alle prepotenze de' cittadi-
sti acquisti de' terreni, t romani vi de- ni colonici. Non conviene Colucci col p.
dussero delle coIonie,e l'ebbe pure Set- Gentili, che volle sostenere che il curato-
tempcda, sebbene ne dubiti il p. Gentili, le seltempedano risanato da s, Marone,
confutato da Colucci, il quale con testi- sia di quelli che presiedevano agli affa-
monianze storiche sostiene che Settem- ri pubblici, ma piuttosto d'altra specie
peda fu colonia appunto, perchè il suo e destinati da Augusto, non solo perchè
agro soggiacque ad essere diviso e asse- ancora non erano stali istituiti silFalti cu-
gnal(),con limiti interrotti dai luoghi sle- ratori che presiedevano agli affari pub-
rilr,monluosi e sassosi, per non essere con- blici, ma altre»! per leggere nei Uollan-
s ì: V S EV ?. 5

disti. Muro Prociiralorcin cn'iliìtis Se- Marone, detto


Dulia predicazione di s.

pltripedae hydrope vcxatum curavil. I ancora impropriamentes. Maroto, e spe-


st;i'eiT)[)eiliini ebbero Feronia (a questa cialmente dal miracolo ila lui O|)er;tlo a
dt^a fu intitolato il tealio rinnovalo da favore del procuratore setleinpedano, ri-

non nioUi anni in Sanseverino,onde chia- conoscono alcuni l'origine del cristiane-
masi Teatro Ferouia) per nume luteia- simo in Seltempeda: Colucci peraltro la
re, ossia Giunone, assai venerata dai sa- ripete da piùremoto principio, conforme
bini e latini, e forse dai primi ne fu in- al da lui dichiarato nella Dissf.rtazione
trodotto il culto : si vuole che il suo tem- preliminare del t. 3 delle Amichila picc'
pio fosse alle falde del ÌMonle Nero, ove «e. Sulla inlroduzionedella fede di Gesù
si eresse l'abbazia di s, Lorenzo in Do- Cristo in Seltempeda, più egregiamente
liolo, ed ebbe il flamine e la flaminia, va- scrisse uìg.'^ Gentili, De christianae re-
le a dire il sacerdote e la sacerdotessa a ligionis apiuì Selteinpedanos iniliis, nel-
lei particolarmente dedicali e godenti pre- la storia della chiesa seltem pedana. La sin-
rogative onorevoli e autorevoli, comesi golare situazione di Seltempeda sul tri-

apprende da due marmi settem[)edani. vio della rinomatissima descritta strada,


Fra'seltempedani anche Giove ebbe spe- probabilmente le dovè recare lo spiri-

ciale cullo, cosìGiano.Stltempeda fu città tuale e morale profitto di ricevere tra le

illustre fra le antiche della provincia; ma prime città del Piceno la salutifera fede
Colucci non può concederle quanto viene cristiana. O si guardi la spedizione fatta
asserito da Panfilo sulla sua dominazione in questa regione, o in altre parti della
nel Piceno, e sulla distinzione a lei usata Gallia Senonia o altrove, egli è certo che
dagl'imperatori Aureliano e Costanzo; i zelanti propagatori dell'evangelo dove-
bensì rimarca la vantaggiosa sua situa- vano far capo in Seltempeda, anche pri-
zione posta in un trivio della frequenta- ma di giungere al destinato luogo di loro
tissima viaFlaminia,che ivi facendo capo missione; e Seltempeda potè ricevere i

venendo da Pvoma, ivi ancora si divide- lumi della religione cristiana prima dei
va in due rami, portando uno a Fermo luoghi a'quali erano diretti gli apostoli o
e Ascoli, l'altro per Osimo e Ancona. Di i discepoli loro. Però il procuratore sel-

conseguenza fu assai popolata e frequen- tempedano, risanato dall'idropisia da s.


tata, anche pel celebre tempio diFeronia, Marone, potè cooperare alla propagazio-
ove si ponevano in libertà i servi : sicco- ne del cristianesimo, ma non all'introdu-
me Strabene nella Geografia non ram- zione. Anzi se egli mosso dalla fama dei
mentò che le città più celebri e piii illu- miracoli del santo, andò a impetrarne
Iri, l'averla egli ricordata,questo ben sup- la propria guarigione, conviene credere
plisce alla mancanza di monumenti in fa- che già in Seltempeda vi fosse penetrala
vore di Seltempeda, consumali dal tem- la dottrina cristiana che da quel santo si

po divoratore manomessi nell'irruzioni


e predicava. Ottenuto poi dal procuratore
barbariche. Fu Seltempeda città di molto il miracolo, e con esso convertito alla fe-
splendore, e certamente avrà avuto quei de, pare naturale conseguenza che molti
magnifici edifiziche di altre restano avan- sellempedarii sorpresi dalla grandezza del
zi; esistono però lapidi di diverse illustri prodigio,e mossi da un esempio tanto au-
famiglie e individui settempedani, che si torevole e di persona tanto rispettabile,
ponno vedere in Colucci. Riferisce il ci- si saranno convertiti e avranno dilfiisa a
tato Calindrijche in Sanseverino conti- meraviglia la credenza cristiana nella lo-

nuamente sono scoperte delle statue di ro città. Che il miracolo dis.IMarone con-
bronzo e di marmo ed altri oggetti che tribuì a promuovere la fede pressoi set-
mostrano qual fosse la prima origine. ten)pedini resta ancor provalo dali'an-
ib SEV SEV
licliissimo cullo che gli professano i set- inoltre, non esservi memoria che il re de-

leuipedani, e lecillà e luoghi coulenni. vastasse alcuna città del ducato, quindi
Ili. Lniigii questione si f.i dai |). Gentili essered'a vvisocbes. Severinodi Scllem-
sull'epoca della decadenza diSetleinpe- peda, edificato colle macerie dell'incene-
dii, ponendo ad esame le opinioni tli vari rita ciltà, si popolasse nel secolo X, e che
nioileini scrittori, i quali dicono the To- Settempeda non fosse rovinata per opera
Illa re de'goli per soccorrere i suoi.slrelli de' longobardi, né nella guerra spoiela-
in l'iOMia cra>';edio dalle orini di Delisa- na. Invece porla opinione, che lo scem-
ii'j,nel 54') traversò con più bre\ e cam- pio della città avvenisse quando l'eser-
mino le regioni picene, ruljando e diser- cito di Tolila recò al Piceno tante rovi-
tando città e villaggi, assediò Selteinpe- ne ; e siccome Seltempeda era nella via
da, la prese e saccheggiò, la mise a fuoco consola re e militare, recandosi Tolila dal-
e dai fondamenti la rovinò, con grande l'Umbria all'acquisto d'Osimo e Fermo,
eccidiode'ciltadini. Altri poi vogliono che passando per Seltempeda l'assediò e die
piì.1 lardi fosse abbnttuta, o almeno in- alle fiamme; ovvero tale inforlunio av-

tieramente desolala da'non meno feroci venne quando Toti la, vinto il Piceno, s'in-
longobardi. Un anonimo riferito da T^la- camminò a soggiogare l'Umbria. Termi-
va{oi\yScriplores rerum Ital.l. i o,() 365, na con dire: certo è che Settetnfieda non
attribuisce più lunga esistenza a Selleui- cadde vivente il suo vescovos. Severino,
pedj, poiché la vuoledistrutta nella guer- ma infelicemente perì quando il santo era
ra spoielana contro Trasmondo 11 duca volalo in cielo nel i>4-')3nno 111 cui la cit-
di Spoleto del 724, e si fonda nella caria tà restò bruciala. Tuli senliuienli del p.
di Eudo vescovo ili Camerino, il quale Gentili furono seguiti dal Turchi. Il Co-
liei g44 fyljbricò la chiesa in odore di s. lucci dichiarando incerta l'epoca del de-
Maria e de'santi del cielo presso Sause- vastamento diSellempeda, crede che pe-
verino, e le assegno la dote : dalla carta caduta delle altre città picene,
risse nella

del vescovo riferita daColucci si appren- avvertendo però, che quelle de'goli in
de, che fondò la chiesa non vicino a Set- diverse epoche colle sue genti malmenò
tempeda, bensì alla via pubblica, sopra il Piceno. Dalla parola del vescovo Eu-
d'un sa«so contiguo al Potenza e presso do Gastalda sub lepidauo, pare che
in
il castello di s. Severino. La decadenza e sia lo slesso che dire in Gastaldato Set-

distruzione di Seltempeda, e l'origine di lempedano.Dopo la venuta de'longobar-


Sanseverino, è un punto storico contra- di, come avvertono dotti Bollandisli ,
i

stalo e incerto è uno de' laberinii che


; cambialo governo e nome al Piceno, co-
presenlano le storie municipali del me- minciò a chiamarsi /ìJarchia, perchè da
dio evo, prive di sicure testimonianze. Il essi derivarono dal 5'j5 in poi le contee,

Colucci riporta è vero le diverse senten- i marchesati, i gaslaldati. Questi ultimi


ze, mapropriamente poco siringe per si forniarono d'un complesso di castella,
stabilire sia l'epoca, sia il conoe e da chi o/^/;ù/('7, soggetti al gaslaldojdeputato dal
fu Scllempeda annientala. Tentenna fra principe signore di quel dominio al suo
le varie lezioni, le quali poi sono tra lo- governo. Laonde sembra che aila venuta
ro contraddittorie. II p. Gentili con ra- de'longobardi ancora esistesse Seltempe-
gione confuta r asserto dell'anonimo, il da, per essere dichiarata gastaldato, o al-
quale fa punire la ribellione di Trasa- meno lo formarono nel castello di s. Se-
mondo II dal re Berengario (il quale di- verino nel VI o VII secolo, appellando-
venne re d'Italia e imperatore neir888, lo col nome dell'incenerila città, a cui era
mentre Trasamondo futìucadal 'j'2f\.aì succeduto, secondo il p. Gentili e Coluc-

740!), con privarlo del ducalo ; dicendo ci. Quesl' ultimo crede che V origine di
SEV SEV 9.7

s. Severino dcbbnsi ciH'ejjoca lU.-lIa sepol- Rammento, che ricordai a Picr.vo come
tura del vescovo ili tal nome, come poi già la regione d(jpo il 7'2(), avendo scos-
dirò mcylio, sulle velie del IMonte Nero, so il giogo imperiale de'greci e de'longo-
ed il suo iiigraiulimenlo doversi ripete- bardi eretici, si pose sotto la protezione
re dalla totale rovina di Settempeda, ad e difesa de'Papi,anche nel dominio tem-
onta che il p. Gentili ed altri sieno di di- porale, inclusivainente al ducato di Spo-
verso parere, cioè che S.Severino comia- leto; laonde Carlo Magno ricuperò dalle
ciò dopo la distruzione di Sellempeda. usurpazioni de'longobardi tali ilominii,
che sussistendo ancora
Piiliene Colucci, e li romana, amplian-
restituì alla chiesa
Sellempeda, cominciò a edificarsi s. Se- doneilprincipato. Nella prima metàdun-
verino, a cagione delle reliquie riposte in que del secolo VI II incomincio il sovra-
cima del IMonle Nero, con aggregato di no dominio de'Papi sopra Sanseverino,
case, chiatualo Castel Reale, alla cui ve- che seguì le vicende e destini che ripor- i

nerazione accorrevano i divoli da molte tai a Piceno, Mabca cMacerata, gover-


parli, e le abitazioni si aumentarono coi nandosi a comune, con reggimento come
superstiti cittadini di Setteu^peda dopo le altre città marchiane, con forme re-
la sua totale distruzione; le fabbriche an- pubblicane, al modo di quasi tutto il ri-

darono successi vamenle crescendo, dimo- manente della legione. Come questa San-
doché co! leinpo divenne CaslelPveale im- severino fu agitata dalle fazioni, conclu-
portante, scambiò la denominazione con se alleanze, fece guerre e paci. Ebbe prin-
quella di s.Severino per le spoglif^ del san- cipalmente osti nate guerriere contese con
to ivi esistenti; fu presto luogo assai ri- Camerino, e sovente ne danneggiò il ter-
spettabile e polente castello,com preso an- ritorio. Scrivono alcuni sloru;i,che già nel
ticamenle nel ducato di Spoleto, secondo I I 19 Sanseverino era divenuto in par-
Gioselfo Ptosaccio, couimentalore della te soggetto anche al dominio temporale

Geografìa di Tolomeo; ma altretlanto dei vescovo di Camerino, senza pregiu-


non si legge nel p. Fatleschi, lìlf morie del dizio dell'alta sovranità della s. Sede, e
ducalo di Spolclo pi 77, il quale bensì della signoria del comune. Pertanto ri-

parla del gast-ddalodi Setteinpeda, e dei porta il Turchi a p.5g, che il vescovo do-
monasteri celebri fondati nella diocesi. minava come niarchiones in molti luo-
Cosa fecero gaslaldi ed i i guslaldaii del ghi, ed in loto castello s. Sevtrini et c/iis

ducato di Spoleto lo dissi a Rieti che tale curte^ in Castro PalUolid, in coeiiobiis
era. Dopo che Carlo l\I;iguo nel 770 die s. Enstachii de Denioris, et s. Lauren-
iine al regno de'longobardi, donò alla s. Ili ili Doliolo , in plebe s. f'iclorini, et

Sede il ducato à\Spolelo[f'.), il quale per in aids ecclesiis. Inoltre spettava al ve-
allora intieramente non consegnò, seb- scovo Castriun Collis Ludi [mì\^o Colle
bene gli abitanti, e perciò anche sanse- i luce), et Bohignanunij et ad saeculuin
verinati, giurarono vassallaggio a Papa usque XIII dorninatits fuisse Castro A-
Adriano 1, e in testimonio di fedeltà si lifurni. Hinc palet AnUstites nostrosjus
raserò la barba e i capelli, che portava- habuisse temporale in iota Septtmpcda-
no alla foggia de'longobardi, protestando na dioecesì, in nua Castra dia, et eoe»
di vivere all'uso romano; so^^ezione che nobìa sita sunt. Noterò, che non è posi-
i sanseverinali rinnovarono nel 775 alla tivo che vescovi di Camerino avessero
i

sede apostolica. Narra Colucci, che cogli il dominio temporale sopra l'intiero ter-
abitanti del ducato di Spoleto giurarono ritorio di Sanseverino: lo sarà stato so-
vassallaggio ad Adriano I quelli ancora pra alquanti luoghi della diocesi, e forse
del ducato Feru)ano,Osimano e Anconi- sopra (|uel li sol tanto noni ina ti JalTurchi.
tuDo, tutti radeaUosi la barba e i capelli. Dal vescovo di Camerino fu duLoquaii-
rtS S EV SEV
tentarono ricuperare san-
to possedeva in Sansevetino in feudo al di le castella,!

niaicheseWarnieroealia sua moglie Al- severinali co'fermani si sollevarono con-

linda, cioè quanto [ìo'ì meglio duo p.-.r- tro la Chiesa, e cagionarono la ribellio-

lando dell'antica mensa di Seltempeda. ne della Marca operata da Manfredi na-


Gio. Marangoni, Meinoriedi Civitanova turale di Federico II, e le successi ve guer-

p. 245ijripoila il diploma dell'imperato- re.Appiendo da Girolamo Baldassini


re Federico I, in favore della cattedrale Memorie di Jesi p. 89, che nel 256 An- 1

e del capitolo di Sanseverino, mentre ar- nibaldj nipote d'Alessandro IV e retto-


mato sia va nel contado d'Osi moneti 177. re della Marca, assolse i jesini pel gua-
Nella contesa per l'impero, rifeiisceCom- sto dato insieme alla gente di Sanseve-
pagnoni, Reggia picena p. 82, che San- rino, al Castello dell'Isola, ch'era di pri-

severino non fu compreso nel 1202 nella vativo dominio di Gentile da Rovellone,
famosa pace perchè con al-
di Polverigi, a condizione chegiammai stringessero le-
IrilnoghiaderivaaFilippodiSvevia con- ga co'sanseverinali suoi nemici, a'quali il

tro Ottone IV: già Sanseverino era di- rettore dopo minacciata la sua indigna-
venuto importante, dice Compagnoni, zione, promise che gli avrebbe rimessi
traendo i suoi fasci e regi auspicii dall'an- nella sua grazia, appena restituissero il ca-

ticaSeltempeda, città di curia generale, stello da loro ritenuto al Gentile, e agli

prerogative che nou ammette Colucci. arbitri stabiliti dal comune di Sanseve-
Convien dire che poi Sanseverino rico- rino e dallo stesso Gentile. Compagnoni
noscesse Ottone IV colonato da Papa In- a p. i2iparla delia rivolta de'sanseveri-

nocenzo lll.dappoichè sebbene per la sua nali e altri popoli della Marca contro il

ingratitudine e usurpazioni fosse poi dal rettore Anuibaldo.che colla sua pruden-
Pontefice scomunicato, nel novembre del za li ridusse all'ubbidienza e nella fede

1211 trovandosi inSanseverino, concesse di s. Chiesa, con quelle capitolazioni con-


un privilegio alla chiesa setlempedana ,
venute e da lui pubblicale. Leggo in Co'
che Marangoni riprodusse a p. 255. Ca- o Montecchio illustrala p.8g,
lucci, Ziryy'rt

millo L' lii, Hisloria diCamerino p. 2 34, che tullociò si fece in Montecchio, ove ri-
racconta la concordia seguita per mezzo siedeva il rettore. Riferisce l'Acquacotta
del vescovo di Camerino Azzo, tra i conti nelle.^/e/;jonff///l/<2tó/icrtp. 8 5, che que-
del castello della Truschia,ed i sanseve- sta con Sanseverino e altri luoghi favo-
rinati, e per essi col podestà retlore Fil- rirono nel I 263 il due
partito del re delle

dismino, nel gennaio 12 18, nella chiesa Sicilie I\Tanfredo, Papa e do-
nemico del

di S.Severino. Aggiunge Lilii che castel- i minante nella provincia, confermando


li diMaria e di s. Venanzio, che pos-
s. con solennità e giuramento di fedeltà i
sedevano i nobili di Camerino, ebbero o- patti d'unione e concordia. Nel seguente
riginedallegueneco'sanseverinati e ma- anno sanseverinali infestarono lo stalo
i

Quindi lodando sanseverinali


telicaui. i diCamerino, con molli danni. Dopo la
perchè conservavano gli spiriti, la gran- morte di Manfredi, temendo sanseveri- i

dezza e splendore de'seltempedani, dice


lo nali d'essere assalili, si unirono colle re-
che furono assai favoriti dall'imperatore liquie del partito guelfo, assoldarono 4oo
Federico I e dall'imperatore Federico II, bretoni, ed uscirono a daoneggiareil ter-
il quale nelle guerre co'camerinesi si ser- ritorio de' camerinesi, e poi molle ville

vi di Sanseverino per piazza d'airai,e la- che saccheggiarono; inoltre co' lolentinali
sciò che sanseverinali usurpassero le ca-
i depredarono dintorni e bruciarono il
i

stella di Gagliole, Palino, Aria e Chri- borgo di Caldarola nel 1270. Fremendo
spieri a' camerinesi. Essendo morto nel vendetta, i camerinesi furono repressi da
j25o Federico li, mentre i camerinesi Gentile Varani loro capitano, per la di-
SEV SEV 29
sparità delle forze. Unite poi tutte le sue il suo contado da una parte, e lo <'omu-
genti con Giacomo conte di s. Maroto, nità di Fabriano, di Malefica e di Sanse-
uccise ^oo nemici CI eoo ne fece prigioni: verino e altri luoghi del loro distretto,
questi ritenne lungo tempo, ad onta delle dall' altra ; onde non passava giorno in

scomuniche lanciate dai ministri ponti- cui non succedessero gravi conlese, vio-
ficiidell'Umbria e delia I\Tarca contro i lenze, ladronecci, incendi!, oinicidii e altri
camerinesi. Lilii cheViò narra, dice pure enormi scandali, tantoera lo stntodi con-
delle barbarie secondo alcuni usate dai fusione in cui versavano i marchegiani,
camerinesi co' tinti, che nel 1272 colla 1 mali umori di que'tempi infelici creb-
restituzione delle castella e sborso di de- bero coH'assenza del Papa, che avea sta-
naro ricuperarono la libertà , lasciando bilito la residenza in Avignone, onde nel
degli ostaggi per l'esigenze de'camerinesi, I 3,dopo la morte dell'imperatore En-
3 I

ad onta che Gregorio X, ed i rettori del- ricoVII capoparte ghibellino^ si com-


l'Umbria e della Marca non lo permet- mossero suoi aderenti e fuoruscili della
i

tessero e minacciassero camerinesi; laon-i Marca, e uniti in lega co'sanseverinati,


de poi furono multati di 0,000 lire, ma I vollero abbattere il partito de'guelfi ma-
ne pagarono 2,000 al rettore della Mar- ceratesi, come più prepotenti appresso i

ca Fulcone de Podio. Nel 1278 sanseveri- i suoi rettori. In questi tempi di turbolen-
nati uniti a' tolentinati scorsero Bclforte ze,appena sopite ripullulavano, così av-
e Urbisaglia, le saccheggiarono e ne rove- venne nel 3 1 4 contro il marchese della
I

sciarono le mura, ad onta de'camerinesi. Marca e sua curia, trovandosi tra'prin-


Sanseverino neli2c)o concorse tra'primi cipali nobili insorti Clauduccio di Malpe-
comuni della Marca
nuovo studio di
al lo da s. Severino. Frattanto pretenden-
Macerata; quindi nel lagS venne asso- do all'impero LodovicoV il Bavaro^ fu
luta dal rettore Raimondo, per offese fat- scomunicato da Giovanni XXII, ma il
te ad altri comuni. iXel 3oo Sanseverino 1 principe co'suoi aderenti ghibellini si recò
fece tregua con Monlecchio, Tolentino in Roma nel i 328 e vi fu coronato; quin-
e Matelica, per le rotture insorte, come di per sostenere il suo partito dispensò
di fazioni guelfa e ghibellina, e per ripa- privilegi e grazie, ed esercitò molti at-
rare ai disordini che ne provenivano. Nel tentati contro la sovranità pontificia, tra'
I 3o4 nuove guerre municipali agitarono quali dichiarò vicario imperiale di s. Se-
la Marca, e Camerino la mosse ai sanse- verino, Smeduccio della Scala, che Mar- il

verinati, assediando nel i3o5 castello il chesi nella Galleria dell' onore, chiama
di Gagliole ripreso dai sanseverinati , e progenitore della casa degliSmeducci. Nel
l'ebbe per cessione degli abitanti, contro i353 Giovanni Visconti arcivescovo e
i quali si portarono i matelicani ed san- i principe di Milano-di fazione ghibellina,
severinati : dopo fiera battaglia co'came- agognando al dominio d'Italia e spegne-
rinesi, questi assediarono Matelica, e l'a- i"e i guelfi, negoziò una gran lega di co-

vrebbero espugnata, se Sanseverino non muni, quale entrò Smeduccio della


nella
avesse concitato tutta la IMarca; quindi Scala che signoreggiava Sanseverino, e
Clemente V ordinò a Camerino di depor- altri potenti e tirannetti della Marca; per
re le armi. Mentre nel 1807 si ribellò la cui Innocenzo VI a reprimere le violenze
maggior parte della Marca di fazioneghi- de'grandi, spedì da Avignone il celeber-
bellina, Ancona infestò con barbare scor- rimo cardinal Albornoz, legato e vicario
rerie i confini della guelfa Jesi, che per- generale dello slato pontificio, e nel i 355
ciò si trovò costretta invocare l'aiuto di si dichiarò al suo servigio Smeduccio da
Sanseverino e l'ottenne : tuttavolta nel s.Severino,con altri nobili ecapi di guerra:
i3o8 insorsero gravi discordie fra Jesi e imperocché sebbene sanseverinati secca- i
3o SEV SE V
do le cnnlingen7e cie'lempi furono guelfi liprini posto al principio del ponte) Dnì.
o gliibellini, co^helli a sognile le piedo- TI onofiiCol.Snieduli prò sacra rovi. Eccl.
niinanti fazioni, nondiiiicno iiioblraroiio f icari gcii.lis. Terrae Sancii Sci'erini
sempre inclinazione alla dipendenza del et Deslrictus hlc Pons conslrucUis fitit.
J'apa, loro antico sovrano, per cui si se- Trovo nel Turchi a p.27 che Innocenzo
i

gnainiono Ira' primi ad nbl)idire il car- Ali leslitin il castello di Ficaiio a Bar-
dinal Alhornoz. il cardinale frenò l'au- tolomeo Smeduccio, ed al suo nipote do-
dacia de'signoioUi, e ricuperò alla Chie- minaiore di Sanseverino il dominio d'A-
sa i doininii usurpali. Dispulaiidosi nel piro, de'cpiali luoghi se n'era impadro-
1
37 1 se a Fermo o in Macerala dovesse nito il famoso Doldrino da Panicale, giù
) idursi la curia generale della Marca, tra ucciso sotto Bonifacio IX d'ordine del ni-
i primi s. Severino si dicliiai ò per I\Iace- potedicpiesti marcheseerettoredellaMar-
lata, come pel i ."si soUoscrisse nella sup- ca.y e Cenni sloricie numismatici di Fer-
plica a Gregorio Xi. Pel podestà, consoli, mo, del eh. avv. De Minici-;, leggo a p.
jniori e consiglieri generali e di credenza, 61, che nel i4o7 Lodovico IMigliorati ni-
iirmò l'alio Pietro Cinzio di Gubbio giu- pote d'Innocenzo VII, e da Gregorio XII
dice ordinario e iiolaro, e vi appose il si- spogliato del governo della Marca, s'im-
gillo di cera verde, con sopra le chiavi di padron'i di Sanseverino, facendo continue
s. Chiesa e colla figiiia della facciala del scorrerie sui paesi nemici e della Chiesa.
duomo. Al riferire di Lilii, nel i SySguer- Il Colucci parlando dell'ubicazione di Set-
reggiavano i camerinesi, contro i mate- tem[)eda, riprodusse una cronaca, che di-
licani e i sanseverinati, con grave dispen- ce: come a'3 ottobre i4o i mg.» Rossi ve-
dio. In seguilo pacificali, nel i 889 Came- scovo di Parma, rettore di s. Chiesa, a i-

rino si collegò con Roberto ed Onofrio ''tanzadi Papa Alessandro,eGaleazzolMa-


Suieducci signori di Sanseverino, e co'si- 1 a testa con altra gente d'arme die il guasto
gnori di Fabriano e Alalelica, non cliecou fino alle Cagnore, e passò a Setlem|)eda.
JjoI Ir ino da Panica le. Nel la signor iadiSa II- Questa cronaca è inesatta; la rettificherò.
Severino, a Smeduccio erano succedutij Alessandro V giugno 1 409,
fu eletto nel
prima il figlio Cola, poi Roberto,indi Ono- emori nel maggio i4io; dunque bisogna
frio. Quest'ultimo, padrone eziandio di assegnare per vera epoca il 1409. Il Leo-
Sanseverino, figurò nella tregua Marchia- pardi, iSVr/W/fpf ^or«//j^??co«i7(7/i^c,']/rtr-
na del I 3q3, con ailre cillà e terre divise cae, riporta ap[)uiilo al i4"n Giacomo
per guerre, fazioni e nimicizie; l'alto lo de Rubeis di Parma vescovo di Sarzana
j iporta Compagnoni a p. 262, rilevando e luogotenente del legato, e scrisse bene.
che simile lega non poco inasprì il mar- Di più rUghelli, Italia sacra t. 2,p. 184,
chese della Marca. Ricavo dal march, liic- in quell'epoca registra pervescovodi Par-
ci, che grato mostrò il popolo di San-
si ma Giovanni Rusca (seu Ruscoiiis nota
severino ad Onofrio Smediizio, che essen- Lucenzi) di Como; bensì nel t.i,p. 80
do vicario della città per Pa[ia Innocen- tra' vescovi di LuniSarzaui riporta Ja-
zo ^ II, fece co'piO[)ri denari costruire un copo deRubeis di Parma, già vescovo di
ponte di un solo arco sul fiume Potenza, Verona, traslato poi da Giovanni XXIII
a pochi passi dalla porta delta del Mer- (clie succes^^e ad Alessandro V) a Napoli.
cato, e lo diede compiuto neli4o4- ^'<i'- Dunque il De Rubeis non fu vescovo di
l'iscrizione che vi li» po.ita si legge : An- Paruia,nè nativo di Sarzana, sibhenenao-
no Domini i4o4 tempore SS. D. Inno- que e mon a Parma, e fu pastore di Limi
ceiìlii Pap. FU, et /I7(7i,'/.?;. (interpretato e Sarzana. Per tale lo notai a Sap.zana,
per Magnifici: neh 833 si perde cpiesla ed a Macerata narrando il ricupero della
iscrizione nelladisli azione dell'arco liar- IMmca che in gran parte ubbidiva al le-
SEV SEV 3t
gillimo Grei^oiio XII, ed a lale azione si ciò, questi decise le controversie fra le par-
riferisce l'enafa cronaca. Di poi avendo ti. Ma nel 4' 8 cainermesi si gravarono
i i

Gregorio Xll generosaiiiciite rinunziato con Braccio per relfctluazione del con-
il pontificato per estinguere il gran Sci- venuto. Allora Braccio marciò all' asse-
Sina (/".) d'occidente, che lacerava l'unità dio diSanseverino,senza nulla operare per
della Chiesa e teneva in subbuglio lo sta- le nuove promesse fatte dagli Sme. lucci.
to ecclesiastico, il concilio di Costanza lo Il medesimo Turchi racconta pure le vi-
dichiarò I. "cardinale, legato della Marca cende d' Antonio Smeducci a p. 282 e
e v( scovo di Macerala e Recanali (f-)- seg., come gli fu tolto l'Apiro; che a'ic)

Di quest'accordo, Macerala v\<i\i/\\S ne. ottobre 1 4^0 il magnifico messer Anto-


die parie al signore di Sanseverino, co- rio fu preso e ritenuto dal legato della
me a'signori di Riniini (che ospitava Gre- Marca cardinal Coudulmieri (poi Euge-
gorio XII), di Fermo e di Camerino: O- nio IV), ed il suo commissario [)cr I\Iar-

liofilo Smeducci rispose a Macerata con tino V prese possesso dell' A [)iro, indi a'2 i

gralulazioni. Neli4'7 per la pace della novembre Antonio fu rilasciato e tornò a

Marca fii fatto un gran compromesso de- Sanseverino con grande allegrezza : non-
scrillo da Compngnoni, nel quale vi fu dimeno Antonio a' I 3 marzo 1424 P'S''^
compreso Sanseverino, rappresentato da il cassaro dell'Apiro e il castellano che lo
Antonio Smeducci tli Sanseverino, essen- governava pel Papa, venendo costituito
do ancora la sede apostolica vacante. Que- rettore Bartolomeo Antonio diSanseve-
sta cessò nel novembre con elezione di I lino, per Antonio Smeducci vicario ge-
Martino V, che terminò lo scisma e pa- nerale per la s. romana chiesa, che per
cificò l'Italia, ed il quale 0^142 3 ad i- la sua tirannia era segno dell'odio di lutii,

stanza degli aquilani vessati dalle incur- ed era esecrato dai sanseverinali. Che nel
sioni di Braccio da Montone, ordinò ad maggio 1426 perciò l'esercito ponlifìcìo
AntonioSmeducci vicario di Sanseverino cinse Sanseverino, comandato d;il nipote
e ad altri signori della Marca e comuni di Martino V, Pietro (Colonna già gover-
picene, di non permettere ai loro sudditi natore della Marca (secondo Leopardi,
di guerreggiare nel regno di Napoli. Già che inoltre lo fa moito neh 425, ma vi-
questo Braccio per vendicare camerine-
i vente e solo morto a' 1 6 settembre 4^6, 1

si, e punire sanse verinali che


i aveano per- al dire di Compagnoni); l'assedio durò

messo che Carlo Malatesta signore di Ri- 3 mesi, finché i sanseverinali si diedero
mini facesse in Sanseverino prigione Co- a'minislri pontificii, dopo vigorosa resi-

stanza Varani, neli4i6 avea posto l'as- stenza. Antonio hi preso prigione^ spo-
sedio a Sanseverino, il quale riconobbe gliato di tutti i beni e ragioni, e col Ca-
la liberazionedal suo patrono S.Severino, stello turoiio applicali al fisco, e gli fu da-
al modo che narra Turchi a p. 287 lut- : ta la morte in Roma miseramente nel ca-
tavolta dice il Ranaldi, M
e movie di s. Ma,' ste! s. Angelo. Siccome Anlonio,oltre la sua
ria del Glorioso p. 49, t;hc il convento ri prove voi e condotta erasi ostinalo contro
de' domenicani di s. Maria del Mercato il V, a ritenere l'Api-
volere di Martino
ricevè grave danno quando Fortebraccio volgarmente con proverbio fu detto:
ro,
vi si cacciò dentro colla forza per vincere Unptroha strozzato I\l. Antonio daSan-
i sanseverinali. Nondimeno afferma Lilii Severino. Di Apiro, della Valle di s. Cle-
che cessarono quando Antonio
le ostilità mente, di Castel dell'Isola, ede'rappor-
Smeducci si raccomandò al commissario ti di Sanseverino con tali luoghi, ne toc-

di Chiesa per interporsi coi Varani e


s. cai nel voi. XL,p. 242, descrivendo la dele-
camerinesij promettendo restituire Ga- gazione di Macerata. Dice Marangoni, che
gliole; e fatto un compromesso iu Brac- volendo Martino V abbassare l'insolenza
32 SEV SEV
tici'foiul.vlnii, e ridurle It; cillà e lerreal- Macctaln, csseiKlo piìi rinomati Lodo-
i

l'imnit'di ila ubbidienza tlell;iCliiosiì,i snri' vico e Paolo Colonna, Gattamelata assai
severinali non potendo piùsoflii re la tiran- celebre, e Rocca di Farro o Ferro, per
nia degli Sineduccij con onorifiche capi- opera di questi ricuperò alla Chiesa San-
lolazioni si dierono alla s. Sede, od il pon- severino, sbindilone Antonio Isuieduccio
tifìcio iegnloerilrò inSansevcrino;{"ece ar- suo signore con altri fuorusciti, ch'eiansi

resìaie gli Sniediicci,e concesse le loro fa- filiti forti nella rocca di .Monte Acuto, scor-
collà e quelle degli aderenti all'arljitrio rendo edaiiiieggiandod'ogni intorno. Nel-
«le'soldati, dice Lilii. Contribuì al debel- lo slesso annoi 4^6 nelle loggie della chie-
lamento degli SineducciGiovanni figlio di sa di s. Maria della Misericordia, il pub-
Giovanni Servnnzi, il quale come descri- blico consiglio istituì il tribunale econo-
ve mg/Gentili tic Cenni storici p. 6, vin- 1 mico. Nel seguente 14^75 "Ot^ '' 'W^i''*
se la Ii:icclie7za e la servilità ingenerata chese Pucci, si pose mano al ponte diCe-
dalla tirannide degli Stneducci, e avviò salonga, ora s. Antonio, da un maestro
la patria al futuro inciviliujento. V inci- Stefano da Monte INIdone, e fu compiuto
tori gli Smeducci di più battaglie, aveano da Ijardese da Caldarola questo ponte :

acquistalo un ricco dominio. Benché al- che serve di chiusa alle acque, le quali '\a

lacciali dalle pontifìcie scomuniche, ed e- grande abbondanza sgorgano per amplis-


sposti al fVu'oi e dell'ira cittadina esacer- sima sc;da, mostra un magnifico edifizio
bata dalle loro prepotenze, pure aveano fallo dal senno de'noslri maggiori, quali i

trionfalo audacemente d'ogni ostacolo, guardavano alla reale utilità, che soni-
ca '

diffondendo nelle terre e castella ad essi ma apparve,quando fattisi canali, occu- i

soggette, un sistema tutto feudale per me- parono tulio quel tratto che si dirige al
glio dominarle. Giovanni Servanzi spe- sobborgo di s. Maria delle Concie. Pier
dilo dai sauseverinali console e ambascia- Gentile Varani de'signori di Camerino,
tore a Martino V, tenne sugli Smeducci avendo falsificato le monete d' Eugenio
tanlograve ragionamento, che riuscì a lo- IV, si ritirò a Sanseverino: ivi arrestato
dall'animo de'medesimi la lusinga
gliei e d'ordine del famoso Vitelleschi governa-
e il disegno di ralìermare la signoria sulla tore della Marca, e portato a Recanali,
patria. Dipoi il Servanzi per le sue co- gli fu mozzato il capo. Intanto figli di i

gnizioni legali die una saggia riforma alle Antonio Smeducci aspirandoa ricuperare
leggi 5tatularie,ed anco per questo si rese il potere, furiosamente co' loro partigia-

benemerito de' concittadini e ne meritò ni, fuorusciti e sbanditi , nella notte del
gli elogi. Anche Marchesi parla della de- i.° giugno 1434 pei' la porta di s. Fran-
cadenzadegliSmeducci dal potere, dicen- cesco rientrarono in Sanseverino, e feri-

do che annoiati sanseverinati «lei tiran-


i rono Biscancia famiglio del magistrato;
nico governo de'loro sovrani, nel pontifi- presero e si fecero forti come in propu-
cato di Martino V ottennero permissione gnacolo nel convento di s. Francesco, poi
di reggersi colle proprie leggi; quindi in s'impossessarono della piazza e torre del
quello del successore Eugenio IV ubbi- comune. Il popolo armato ingaggiò una

dirono a Francesco Sforza marchese della fiera scaramuccia cogli audaci aggressori,
Marca, e da Kiigenio IV furono messi in e in tal fatto morirono due camerinesi e
possesso di tutte quelle giurisdizioni, che un folignate. Superati poi e fatti prigioni,
godevano per l'avanli i tiranni Smeducci. furono quindi ne! Campo del Mercato im-
Da Compagnoni pure si ricorda l'avve- piccati I I tra fuorusciti e paesani, come
nimento airannoi426, poiché riferisce ricavodaTurchijoUregli uccisi nel tempio
che Pietro Colonna colle milizie e molti di s. Francesco, e perciò pollato. Dopo la

capi di gucria che aveano quartiere in cucciala de"li Smeducci dal domìnio di
SEV SEV 33
Saiisevcrino, alcuni di essi presero il co- SCO Piccinino e il cardinal Domenico Ca-
gnome Scala, altri Bartolomei. Un ramo pranica legato apostolico, che fatti prigio-
vivoaauclie in Jesi esi eslinsc in Fabriano ni tradusse nella rocca di Fermo, ricon-
colcognome Scala signori di Rotorscio, quistò prontamente Sanseverino e l'inte-
come lo furono gli antenati. Dice l'avv. ro Piceno, meno 4 luoghi, come narrano
Castellano.clic gii Smeducci cacciati da s. il Baldassini a p. 146, e l"'avv,De Minicis
Severino si rifugiaronoa Firenze, ove a- a p. 76. Sul finir dell'anno Io Sforza con-
veano già ottenuta la cittadinanza, e dove cluse conEugenio IV una pace grande-
lianiio tuttora domicilio col nome di Bar- mente onorevole. Fra'Iuoghi soggetti nel
tolomei Smeducci. Nelle guerredellalVIar- i444'''l'f' legazione del cardinale, trovasi
ca,clie in tanti luoghi raccontai, la città fu pure Sanseverino, benché il Leopardi lo
occupata da Alessandro Sforza fratello di riporti legalo delia Marca nel 1 44^. Cac-
Francesco marchese e invasore della Mar- ciati dal Piceno tiranni, e cessate tante
i

ca, e per poco tempo ne fu signore. A- guerre e rivoluzioni, cagionate ora dalle
lessandro vi dimorava nel luglio 1437, e fazioni, ora dalle compagnie di masnadie-
nel novembre i44'2> so'foscrivendosi F. ri, ora dalle discordie civili e co'convicini
Hfai'chio ef gen. gub. ex terra nostra s. i5e- non che dalle tiranniche usurpazioni, co-
verlni. A (Ferma Baldassini citato, che nel minciò nella Marca a rifiorire la pace sot-
1443 Eugenio IV fatta lega con Alfonso to Sisto I V, ed a ricomporsi in amistà so-
V Aragona re di Napoli, per cacciar
d' cievole lecittàealtri luoghi tra loro.Quin-
dalla Maica Francesco Sforza, questi non di è, che dopo tante fiere discordie e ini-
potendo lottare con tante forze si ritirò, micizie ch'erano passale tra'montecchiesi
dopo aver posto guarnigioni in diverse e pubblico di Sanseverino, delle quali
il

piazze (ed in Rocca Contrada Roberto da varie memorie ci diede Colucci ne'docu-
Sanseverino suo nipote e de'conti diMarsi menli riferiti nel suo Monlecchio, final-
della famiglia Snnse\>erino, non sanseve- mente nel 1482 per reciproco consenso
rinate), nel modo narrato dal Lilii a p. d'ambedue comuni fiM'ono stabiliti certi
i

196. Entrato quindi il re nel la Marca colle patti solenni d'alleanza e d'amicizia, che
sue truppe e quelle della Chiesa, e spie- indi in poi sempre
mantennero tra'dtie si

gate di queste le bandiere, tosto alla di popoli lodevolmente. Ma dopo pochi an.
lui ubbidienza si volse la città di Sanse- nilaMarca fu agitala dall'ambizionesmo-
verino, della quale prontezza Alfonso V derata di dominio di Cesare Borgia du-
in una lettera scritta ex felicibns Castris ca Valentino e figlio d' Alessandro VI,
nostris apud s. Sei'eriiiiun die 1 8 angusti che principalmente s'impossessò de'vica-
1443, atutteleciltàeluoghi della Maica, riali temporali della s. Sede, fra'quali Ca-

se ne lodò e portò ad esempio perchè lo merino, e imperversando co' Vara ni che


imitassero di questo accampamento del
: ne furono vittima, Neli5o2 Gio, Maria
re coir esercito, discorre eziandio Com- Varani fuggì da Camerino ov'era ritor-
pagnoni, riproducendo come il Baldassini nato con molti del suo partito, e scorren-
il manifesto lettera regia. Osserva Ma- do di passaggio a Sanseverino, con minac-
rangoni, che giunto Alfonso V a Colle- ce di dare il guasto alla campagna, tentò
luce, castello di Sanseverino, posevi l'as- di farsi accomodare qualche somma di
sedio, mentre gli ambasciatori di Sanse- denaro dal pubblico, ma indarno; fin-
verino in segno di assoggettarsi gli por- ché s'allontanò dalla chiesa del Glorio-
tarono le chiavi della città, che il re volle so, con avere le sue genti tagliati alcuni
che si consegnassero al legato del Papa. alberi d'olivi, e provato di fare altri dan-
Ma nell'anno seguente, Francesco Sforza ni, come leggo in Lilii. Questi pur narra,
avendo sbaragliato a'2 3 agosto France- che i sanseverinali avendo nelle rivolle
VOL. i,xv.
34 SE V SEV
(lolla cillìj sor|Mcso il costello di Gaglio- no, Domenico, Rosa e Alfano oranti, ol-
U' , Cameiino, il Popò era
nel ducalo di ire il mirabile s.Gio. Ballista, cndulo di

stalo neccssitalodi spediivi un commissa- Raffaele per la sua bellezza, di cui fu fa-
rio, al quale opponendosi quelli die vi e- niigliarissimo. A Raffaele fu pureallribui-
«ano alla difesa, furono costretti gli eccle- ta la preziosa tavola della sagreslia del
siasticijnonscnVa perdile, di riacquistar- nuovo duomo di Sanseverino, ove Pinto-
lo colla forza. RitornòGagliole in pulere ricchiocolor'i un'altra immaginedi Nostra
dc'cainerinesi, ed ai sanseverinati fu con- Signora , ossia la ricordata in principio
donalo l'eccesso in grazia del celebre mg.' Madonna della Pace, siccome pittura me-
INicola Bonafede di s. Giusto fiimigliaredi ravigliosa. Con questi e altri dipinti mi-
Alessandro VI, che nelle guerresche sue gliorò Pintoricchio la maniera de'cullori
imprese avea preso stanza anche a Sanse- delleartiin Sanseverino, ed in falli illiicci

^erino, come trovo in Leopardi, T'ita di potè celebrare Ira i tanti valenti artisti

Nicolo Bonnfede. Abbiamo da Tomma.so sanseverinali,eziandio quelli che ne segui-


l?aldassini. Notizie di Jesi, p. 99, altra Jono le tracce e la scuola,e lasciarono nella
narrativa della guerra delle milizie papa- patria molle loro produzioni , ricordan-
li contro Camerino, per cui a'20 dicem- doli nel t. 2, p. r I 1 e seg. Nell'encomiute
l)rei5o2,per ordine del cardinal legato Memorie di s. Maria del Glorioso, Irovu
della Marca, Jesi dovè mandare 3oo pe- le seguenti notizie. Nel iSig piceni e san- i

doni a Sanseverino colle necessarie vetto- severinati furono turbali da Renzo di Ce-
vaglie a danno de'camcrinesiji quali uniti ri (di cui parlai pure a Roma, descrivendo
ni matelicani avenno assedialo la città di il lagrimevolesacco del 52^), e Napoleo
i

Sanseverino. Di tale stretto assedio e pron- ne Orsini scorrenti la provincia con armi;
to aiuto dato dai jesini,fece ricordo ezian- tristi casi da altri più tardi rinnovati, ede-
dio l'altro Baldassini a p.196. Vuole JNIa- scriltidaglistorici citati nelle/I/emor/e.Di-
rangoni,cheSanseverino benché ubbidis- venuto Papa Clemente VII, Sanseverino
se inquesto tempo al luogotenente pon- inviò aRoma oratori per congralularsene,
tifìcio della Marca Girolamo vescovo d'A il conte A nlongiacopo Franchi, e ilprela lo
sisi, pure si governasse in fornia di repub- Girolamo Boccaurati , che ricordai tra
Jjlica, come Civilanova. Osserva il march. gì' illustri sanseverinati , e invocando la

Ricci, Memorie t. 2, p. 85, che nel 1 509 conR-rnia de'privilegi e statuti, benigna-
fermò il domicilio in Sanseverino il cele- mente la concessecon breve apostolico o-
l»re pittore Bernardino l*erugino, e che norevolissimo, dichiarando che nel car-
abitando presso Giovanni Gentile vi a- dinalato conobbe la fedeltà e l'iminensfi

prisse scuola, rinianendovi oltreili5i4} divozione de'sanverinati verso s. Chiesa.


nel quale anno altri lo fecero già morto, Inoltre Clemente VI con 1 tal diploma ac-
prima che il eh. Giuseppe Ranaldi ne tro- cordò a Sanseverinoniioveeseiizioni e pri-

vasse le memorie nel patrio ardii vio, per- vilegi, e la facoltà già accennata al comu-
ciò lodalo dal dolio scrittore , come so- ne di battere per una volta i pìccoli, mo-
lerleedciudito cotnpilatore delle Memo- neta cos'i detta, per la somma di 5o ducati
rie del Piiiforiccìiio, lelative alla sua sta- d'oro, con licenza del prefetto della fiib-

zione ili Sanseverino, distinguendolo dal- brica di s. Pietro, onde sostentarvi [)o- i

l'altroBernardino l'erugino, perchè altri veri nel luogo di s. Maria del Glorioso,a-
ne aveano confuso. Fu invece in quel-
lo bililando per la fabbrica della chiesa il rac-

l'anno, che Pinloiicchio terminò la gran cogliere Imiosine per tutta laMarca An-
tavola esistente nel maggiur aliare di s. conitana. Quindi furono battute le mo-
Domenico, ove espressela B. Verginecol nete, cioè quattrini a 6 per bolognino,
i

$. Bambino, il quale è volto ai ss. Severi- come allora correvano, ad onta che fino
SEV SEV 3j
tlal £ 5 8 LconeX avea
1 soppi-esse le zecclifi per rimuovere Carlo V dalla guerra con-
provinciali; per cui, sebbcii.; limitato, sif- tro i francesi, passò per Sanseverino coi
fatto privilegio fu veiatncute singolare, e cardinali GuidoAscanioSfoi za suo nipote,
la chiesa del Glorioso ha perciò un par- Marcello Cervini poi Marcello II, e Mar-
ticolare monumento fra le storie delle zec- cello Crescenzi, seguiloda 800 uomini
che italiane. Noterò con Marangoni, p. a cavallo e da 2000 pedoni. L'Avicenna

357, che nel 15-2'j per la funesta occupa- tielle Memorie della città di Cingoli, p.
zione di Roma del crudele esercito di Bor- 27 parlando del corpo di s. Filomena
,

bone, e accennato tremendo spoglio, as- eia velli che si venera in Sanseverino, dice
sediato Clemente VII in Castel s. Angelo, mancarle un solo dito, che vuoisi levato
si ammutinarono nella Marca vari signo- da Paolo III cpiando fu di passaggio per
rotti, che occupati più luoghi, tennero in la città nel recarsi in Lombardia. Dipoi

agitazione la provincia, ed in Sanseverino il Papa nel 54') con un breve approvò


1

fu nuovamente fomentata dalleconlrarie quanto il comune avea statuito, pel cullo


parti di due nobili primarie famiglie, i ecustodiadi s. Maria del Glorioso. Final-
conti Vicoli-Caccialupi, contro i Gentili menle, dopo vinti ostacoli gravissimi, ai
di Rovellone, ìe fazioni de'cpiali durarono I 3marzot 564IefazioniCaccialupi eGen-
più anni, condanno e travaglio di San- tili, che tenevano come divisa la città, per
severino, eziandio nello stesso secolo XVI. essereimpegnatenell'unao nell'altra qua-
Dopo le disavventure, Clemente VII ri- si tulle le principali famiglie, si compo>e-
cevè oratore della provincia della Marca ro in pace con islroraento solenne stipola-
il conteLeonardoFranchi sanseverinate. Io avanti il governaloredella Marca Pao*
Lo stesso Papa donò una medaglia d'ar- lo Odescalchi protonotario, nella chiesa
gento dorata al guerriero Patrocinio Par- maggiore di s. Severino, inter Missaruin
teguelfa di Sanseverino in essa si vede : soleinnia. A comporla eransi impegnati,
da una banda Clemente VII a caval!o,le- ad istanza del magistrato, il cardinal Ni-
nendo nella manodritta il Rosario, nella colò Gaetani de'duchi di Sermoneta go-
sinistra una face accesa; innanzi alni è ge- vernatore di Sanseverino, le comunità di
nuflesso il detto milite, e solfo l'arme dei Cameri no eFabriano,ed altre distinte per-
Parteguelfi si legge l'epigrafe: Patroc. sone : pei Caccialupi trattò Giulio Orsini,
P/rr/fg/u'//?. Dall'altra stemma banda è lo pe' Gentili il cardinal Vitellozzo Vitelli;
pontificio de'Medici. Dipoi sotto alla me- per sicurtà del trattato si promise dalle

daglia fu incisa l'iscrizione Domini Cle- : parti darne fede ad altri grandi personag-
mentis FU, Patrocinio Parteguelfi Pa- gi, ed alla magnifica comunità di Sanse-
triciaSeplempeclano oh praeclara merita verino. I deputati di Camerino e tli Fa-
erga X. Sedema. Sa 7. Nella famiglia Par-
1 briano dal consigliogenerale finono crea-
teguelfa fiorirono vari uomini illustri, che ti cittadini di Sanseverino, col titolo di

celebrò il conte Severino Servanzi Collie: perpetui conservatori della yt'rt' ce, presen-
Alcune parole su lafamiglia Parteguel- tali di ricca tazza d'argento, e accompa-
fa patrizia di Sanseverino, Sanseverino gnati onoratamente alle loro patrie. Il

1844 pei" l'Ercolani. Nel i536 accadde cardinal Vitelli fu presentato d'un vaso e
la solle vazionede'sanseverina ti contro l'u- bacino d'argento, ed altro bacino renne
ditore di Giuliano Soderini governatore donato all'Orsini. Nel pontificato del glo-
della Marca, per cui ne fu fatto processo e rioso Sisto V surse un'era novella perSan-
vennespedito un commissario per punir- Severino, sia per essere riconosciuta dalla
li; ma col pagamento d'una multa di scu- s. Sede per citlà,sia per l'erezione o re-
di 2000 ottennero perdono. Allorquan- stituzione della sede vescovile, come l'a-

do Paolo III neh 543 si portò a Bussclo, vea avuta Setlempeda,ed in falli i vescovi
36 S EV SEV
tuttora i."ìf\l'\lo\nno Seplempe(laiui<; .^nu- scovile, si ponno consultare per la storia
di Scveiini. Secondo alcuni la cill;"! ili di Sanseverino: Cipriano Divini, Icono-
(|uando in quando a vca avuti pergo verna, grafia della città di Sanseverino, lìoma
tori de'cardinali,ma Paolo V nel 1607 la 1640; le diverse erudite e pregievoli o-
decorò del governo prelatizio, percui mol- pere del conte Severino Servanti Collio;
ti prelati governatori dopo distinta car- e leoperedel Ranaldierudilissime,anche
riera furono elevati alla s. porpora. Vc- di notizie bibliografiche, ed ove sono ri»

roDiente il cardinal Silvestro Aldobran- portate le diverse storie mss. che si con-
dini pronipotedi Clemente Vili fu l'uni- servano in Sanseverino.
co certogovernalore diSaoseverino, anzi La sede vescoviledi Settempeda,secon-
fu il governatorejqualcuno ritiene es-
I." do Colucci, risale all'epoca della conver-
sere stato pure un cardinal Simonetta, ma sione di Costantino Gra?idene\ prin- I il

è dubbio. Nel iGysco'tipi di Macerata fu- cipio del IV prima ancora;


secolo, ovvero
rono pubblicati: fura Municipalia Sta- ma dopo tal tempo non se ne può du-
tuta civitatis s. Se^'erini. Ebbero i san- bitare, ritenendo per ultimo suo vesco-
se verinati più statuti; il i ."è ricordato nel- vo il glorioso s. Severino, e non l'unico
le Riforraanze deli 807, il 2.° venne or- come opinò il p. Gentili, avendo seguito
dinato nel 14^6 e portato a termine nel Colucci il sentimento d' Ughelli, Italia
1427. La serie de'prelati governatori di sacra, t. 2, p. 764, e del suo annotatore
Sanseverinodelsecolo passato e de'primi Coleti ; anzi crede certo che s. Severino
anni del corrente sino al i 8og, si riporta fosse il penultimo de'vescovisettempeda
nelle Notìzie di Roma : l'ultimo fu mg.' ni, fondandosi sugli /4tti più recenti dei
Giuseppe Negroni, quindi dopo il i8i4 santo, dai quali apparisce che il santo per
Sanseverino ebbe un governatore distret- avviso d'un angelo si eleggesse il succes-
tuale secolare, che come prelati risiede i sore, ad onta e quantunque tali y^tti, del
nella città. I prelati talvolta colle loro fa- tutto diversi dai più antichi, da Colucci
miglie furono ascritti alla nobiltà di San- non si abbiano in grande stima. L'anti-
severino, come nel 78 fu mg.' Roberto
i i ca diocesi Seltempedana,al dire di Coluc-
de'conti della Genga con tutta la sua no- ci, fu più ristretta della presente, poiché
bilissima casa, da cui usci Leone XII e il i suoi confini erano quelli della ragguar-
vivente cardinale di tal cognome. 11 con- devole sua colonia e municipio, e sino a
te Rinaldo della Geuga era stato podestà dove si estendeva la giurisdizione de'ma-
nel 1460. Sanseverino come la Marca e gistrati municipali si estendeva la spiri-
il Piceno soggiacque successivamente agli tuale de' vescovi. Le città circostanti del-
avvenimenti politici, indicati in quegli ar- l'antica Settempeda furono Camerino ,

ticoli, e grandi feste fece per la canonizza- Tolentino, Urbisnlvia (di cui nel voi. XL,
zione celebrata del suo concittadino da p. 267 e seg.), Treja, Cingoli, Matelica
Gregorio XVI, e descritte da Domenico (/^.), tutte città importanti del Piceno e
Valentini Relazione sulle festività cele-
: ch'ebbero come Settempeda, chi prima,
brate nella città di Sanseverino per la ca- chi riopo, i loro vescovi; di conseguenza
nonizzazione di s. Pacifico Divini, Ma- tali diocesi furono i confini di quella Set-
cerata 1839. Già il conte Severino nea- tempedana, e perciò questa più ristretta
vea scritto e diramato un Diario rass., dell'odierna, come pure rilevò Turchi, il
di cui si parla nella Relazione sull'inco- quale aggiunge che la variazione seguita
ronazione della B. Vergine del Buon Cuo- tra l'antica e la presente diocesi si deve
re seguita in Monte Cassiano,dié. can.G. ripetere dal disposto di Sisto V, che nel
Sampaolesi. Oltre i citati autori eglialtri reintegrare la città di Sanseverino della
che ricorderò nel descrivere la sede ve- sua cattedra vescovile, le costituì per dio-
SEV SEV 37
cesi tulio quel ilisUello che temporalmen- desimi non furono monaci, uè si
fratelli

te apparteueva a quel pubblico; e sicco- ritirarono nel monastero di s, Lorenzo di


me la citlà di Sanseveiiiio ue'bassi teui- Doliolo, celebre per l'antichità e per la
pi era stata molto potente, cos'i avea com- santità de' monaci clic vi fiorirono; ma
prato vari castelli e vari ne avea ricevu- semplici anacoreti rifugiatisi inMonteNe-
ti in dono dalla s. Sede, in benemeren- ro,poco lungi da Seltempeda; né furono
za de'servigi ad essa prestali, e della sua benedettini o basiliani, che se lo fossero
fedeltà. Col mezzo di tali acquisti il terri • stali, que'due ordini gli avrebbero ascritti

torio di Sanseverino venne a dilatarsi as- ne'Ioro martirologi. Secondo gli alti più
sai più, die non era quello dell'antica Set- atilichi a cui Colucci dà tutta la fede, le

teuipeda, ead un tempo venne a ingran- memorie della vita di s, Severino non so-
dirsi anche la sua diocesi rispettivamente no che di un gran distacco di»l mondo,
all'anlica.Non con vieneColucci col p. Gen- d'una vita d'una gran peniten-
solitaria,

tili, che l'antica diocesi si estendesse si- za. Dopo la morte de'genitori, seguendo
no a l'ioraco. Ne'fasti ecclesiastici vi è di il consiglio evangelico, d' unanime con-
un solo vescovo settempedano la memo- senso del suo fralello s. Vittorino, ven-
ria, chiamato s. Severino, che si distingue dè tutte le loro sostanze e le distribuì ai
dagli altri di tal nome, come prova Co- poveri. Ambedue si ritirarono in luogo
lucci parlandone con qualche dettaglio e solitario nel Monte Nero, e siccome araa-
critica, onde correggere gli abbagli pre- vansi scambievolmenle,runo all'altro sot-
si da alcuni per la comunanza del nome; tomettendosi, ciascuno profittava de're-
e seguendo il Mazzocchi li riduce a due, ciproci esempi e consigli. Dopo qualche
l'uno s. Severino [f^.) apostolo del No- tempo s. Vittorino slimò meglio separar-
rico e abbate, l'altro il vescovo settem- si per attendere più liberamente alla per-
pedano, escludendone il napoletano che fezione, rimanendo s. Severino solo nel-
si pretese fiatello di s, Vittorino, diverso l'eremo posto nelle cime dell'avventuro-
dagli omonimi martiri, il quale lo fu ve- so Monte Nero, santificate dalle sue o-
ramente di S.Severino vescovodiSettein- razioni e penitenze, e poi dal venerato
peda. Noterò che abbiamo ancora s. Se- suo sepolcro. Per suggestioni del demo-
verino {F.) abbate d'Agauno, e s. Seve- nio cadde qual fragile uomo nel peccato
rino (^f.) vescovo di Bordeaux. Colucci il fratello Vittorino, in mezzo alla fore-

dichiara col Turchi s. Severino vescovo sta d\ P'ìoraco,Prolagueuni,hì cui vivea


di sua patria,cioè settempedano, rigettan- solitario, e ricevutolo s. Severino nello

do i pareri di quelli che lo credono un- Slesso tugurio doudeeraparlito,non man-


garo, d'AmiternOjdel Lazio,e persino ca- cò di consolarlo colla speranza che devesi
merinese lo vuole Lilii; discrepanze tut- avere nella divina miseiicordia ; quindi
te che si confutano cogli atti sinceri del per ottenerla al fralello raddoppiò le sue
santo, e del fratello s. Vittorino pur set- penitenze, sino a cibarsi come lui per 3
tempedano e piceni ambedue. Perciò di- anni continui di poco pane e acqua nelle
ce Turchi, eh' essi in Seltempeda ebbe- sere della doraenica,che fu il tempo della
ro genitori, i
i fratelli, le possidenze, e pres- penitenza forse stabilita dal vescovo diSet-
so Seltempeda si ritirarono a menar vi- tempeda, dice Colucci, a Vittorino, e che
pone indub-
ta solitaria e eremitica, solo vi conduceva il santo. La fama delle virtù
bio la loro prosapia. Con buone ragioni di Severino essendo notissima al po-
s.

Colucci ribatte gli argomenti di Lilii al- polo settempedano, vacata la sede vesco-
quanto coutraddittorii, sul credere ca- vile, fu eletto vescovo di Seltempeda nel

marinesi i ss. Severino e Vittorino sel- ponlificatodiPapaVigilio (eletto nel 540,


Icinpedaui. Sostiene Colucci, che i me- morìncl 535: invece crcdcCulucci che Vi-
38 S EV SEV
gilio fos'se ilconosciulo uel siuguo 538), secnbra 54.3, epoca che corrisponde a
il

e forse tla lui ordinato, se deve credersi quella della distruzione di Seltempeda o-
al Fr;mclii. Gli alti antichi lo dicono e- perala daToliladue anni dopo, secondo
sentpio insuperabile di virtù; i più recen- la [)iù comune tradizione. Appena avve-
ti aggiungono i miracoli d'ogni maniera nuta la beata morte, depositato il sagro
operati per virlùdivina,d'averaccrcsciu- corpo nella cattedrale, per soddisfare la
la lasua chiesa, che lasciò mollo ricca, pietà de'fedeli, anche accorrenti dai limi-
d'aver foudato e ben provveduto 5 mo- troll luoghi, fu lasciato insepolto per bea
uasleri,d'aver ristabilite e ridotte alla lo- 20 Dio a sua intercessione ope-
giorni, e
ro integrità più canoniche, d'aver sopite rò iiun pochegraziee prodigi. Altri ritar-
le discordie e visitato tutta la Marca. Co- dano la deposizione del corpo di s. Seve-
lucciconviene sui niiracoli operati an- rino nel luogo ove si venera, nell'eccidio
che dopo morto, dubita sui monasteri, e de'golij per preservarlo dal loro estermi-
quantoallecanoniche le restringealla so- iiio, collocandolo settempedani sulle vet-
i

la della chiesa settempedanaj egualmente te del Monte Nero per assicurare s"i pre-
dice incerta la visita della provincia pi- zioso tesoro da qualunque pericolo. llTur-

cena. Altri dissero s. Severino dotto delle chi, De Ecclesiae Cameriiiensis, p. 3, 1 1

cose divine, capacedel governo delle ani- «arra che due invenzioni si trovano del
me, che estirpò dalle picene contrade gli corpo di s. Severino, lai." a'26 aprile del
errori de'pelagiani,corresse i costumi, raf- 586, l'altra a' 5 maggio 1 576. Forse alla
i

fermò le credenze, e salvò vivente Set- 1 .


'
appella la narrata dal Marchesi, Gal-
lempeda da guerra e da stragi, onde fu leria dell'onore 1.1,^.^06. » iMentre an-
proclamato padre della patria. E' contra- davano dispersi e privi di sede i setlem-
stala l' epoca di sua morte, e fu sepolto pedani , fu ritrovato prodigiosamente il

sulMonte Nero o Castel Reale, nel sito corpo di s. Severino loro vescovo e citta-
medesimo del suo romitorio, dopo esse- dino. Apparso egli tutto ammantato di lu-
re stato esposto al pubblico nella catte- ce ad un sacerdote, ordiuogli rhe facesse
drale di s. Maria della Pieve, ove poi fu porre le sue sagre ossa sopra un carro ti-

fabbricata l'antica cattedrale di s. Seve- rato da due indomiti tori; poiché era e-

rino, r episcopio, ed il castello chiama- spresso volere di Dio, che dove quegli a-
to Caslrum regale^ e dal nome del san- nimali arresterebbero il corso, si fabbri-
to appellato in seguito s. Severino. Tut- casse una chiesa in suo onore, ed il popo-
tavia la Severino da tempo
chiesa di s. lo vagabondo ergesse una nuova terra. I
immemorabile riconosce per giorno della bovi entrali col venerabile pegno in cam-
morte del santo suo vescovo 1' 8 di g'eu- mino per la pianura, giunti al flunie Po-
naio, ch'è quello pure dell'abbate e apo- tenza, gonfio d'acque per le dirotte piog-
stolo del Norico o Pannonia col quale , giedi recente cadute, ritrovarono asciut-
si confusero gli atti di s. Severino vesco- to il varco; cessando la corrente di prose-
vo di Seltempeda, dice Colucci con Maz- guire il naturale suo moto, divisa asomi-
zocchi e Turchi; inoltre festeggia il gior- glianzadel mareErilreo in due prodigio-
no 26 aprile come anniversario della i.'^ se spalliere, hiviatisi poscia i bovi verso
invenzione delle saule spoglie : la stessa Monte Nero, gli alberi piegarono le cime
chiesa celebra pure ili 5 maggio, giorno loro per riverenza; e benché allora fosse
del 1° trovamento, e li 3 novembre la uel maggior rigore d'inverno, videsi ri-
traslazione del corpo: tutto fu ricono- coperte le superficie de'campi di fiori mi-
sciuto nell'uflicio e messa approvata dal racolosi. Salili finalmente il giogo del mon-
regnante Pio IX, con decreto de'Q dicem- te, si fermarono come trattenuti da invi-
bre i852« Quauto airuuno della morte, sibile mano tu Castel Reale, ove fu disc-
SEV S EV 39
gnato da* sellein[jetlai)i il tempio. Nello so, simbolo del Salvatore, e siccome era
spazio di pochi iiniii aunientossi il luogo inllssa dietro la cappella geutili:/iaServan-
di abitazioni; maesseiido troppo angusto zi, ora sta presso il conte Severino racco-
il dorso delftlonte, convenne dilatare gli glitore e conservatore delle mecnorie pa-
edilizi , montuosa rimase
e così la parte trie, non si disperdino altrove. No-
acciò
disabitata". Meglioè vedereilgesuita sìmi- chesembrami annoverare tra mo-
terò, i

severinate p.GiambattislaCancellotti, fi- numenti sagri di Settempeda, il già cele-


Lì di s. Severino vescovo selleni pedano, e brato sotterraneo di s. Lorenzo , monu-
di s. fillorino suo fralello, Roma 1 643- mento di somma pietà e di divozione, ove
In questo libro vi sono de' bei saggi spet- siconsideri che in questo sotterraneo ri-
tanti alla storia della città di Saiiseveri- covero possa avere germogliato da pritna
no, come avvisarono il p. Ranghiasci nel- la religionecristiana;che una parte di es-
la Bibliografia dello sialo pontifìcio, ed so l'edificarono i primitivi cristiani set-
il citato p. Orandimarle. Coluccinell'Ap- tempedaui, e forse fu asperso del sangue
pendice del t. 4 deWcAnlichilà picene, ri- de'ss. Ippolito e
Giustino martiri setlem-
produsse due Filede'ss. Severino e T'il- pedani; che finalmente qui per costante
torino mss. Inoltre Colucci nello stesso vo- tradizione si ritiene depositato il corpo di
lume : Dell'aulica ciltà di Sellenipeda, s. Filomena da s. Severino, e che a lui e
art. 3, § c), tratta de'ss. Ippolito e Giusti- al fratello s. Vittorinoservisse come luo-
no martiri seltempedani, sepolti ius. Lo- go di culto religioso. Neh 838 per cura
renzo di Doliolo, le reliquie de* quali si e zelo del suo illustratore, riaperta la co-
trovarono nel i6o4> enei 1607 trasferiti municazione colla chiesa superiore,sgom-
nelTaltare maggiore nel § io di s. Vit- : brato in ogni parte, poterousi ammirare
torino penitente confessore settempeda- gli avanzi d'insigni pitture, diche Torna-
no, ne descrive il fallo e lo spettacolo di rono verso il i4oo ragguardevoli pitto- i

un nuovo genere di penitenza, con essere ri Lorenzo e Jacopo daSauseverino; ed il

stato per 3 anni colle mani piegate e fic- vescovo Ranghiasci benedl il sotterraneo
cate dentro una quercia spaccata e poi riu- a'7 aprile. Il can. Anastasio Tacchi con
nita, col corpo penzolone; il ritiro nell'an- carme lodò i cisterciensi e il conte Seve-
tro delle sei ve di Pioracu, e che morto san- rino, per la riaperta e restaurata caU\-
tamente fu portato nella chiesa di Came- eoinbe. La canonica settempedana fu di
ove riscuote venerazione e culto :nel
rino, antica origine, e provasi che esisteva dal

§ I I di s. Filomena vergine selteriipeda- ricordatodipIomad*Ugone vescovodiCa-


na che venerasi a*5 luglio, giorno in cui merino deh 06 /, il quale cominciò la fib-
fu trovato il suocorpo neh Say, sotto l'al- brica della chiesa di s. Severino, sul col
tare maggiore di s. Lorenzo in Doliolo, le detto pure s. Severino, ch'è precisamen-
ove r avea collocato s. Severino; di più te il Monte Nero, dove il sauto visse a-
riferisce i sentimenti d' un anonimo per nacoreta e fu sepolto, ed in cui presente-
isciogliere le obbiezioni de*Bollandisti su mente esiste l'antica cattedrale. Soppres-
s. Filomena. Colucci nel §i2passaapar- so il vescovato settempedano perla nar-
laredelle memorie emonumeuli di sagre rata rovina, tutta la diocesi fu incorpo-
antichità, della chiesa settempedana. Co- rata al vescovato diCamerino. Colla giu-
me tutte le altre antiche città distrutte, risdizione spirituale acquistarono i ve-
settempedana scarseggia di
così la chiesa scovi canierinesi anche le possidenze del-
monumenti sagri, che perirono misera- la mensa soppressa, ed unita a loro, per
mente nel suo sterminio. Nell'antica cat- cui si formarono molti beni e ricchez-
tedrale vi era una pietra con bassorilievo ze. Il vescovo Eudo dotò la chiesa di s.

esprimente l'Agaello colla Croce sul dur- Maria di molti beni già della chiesa set-
4o S EV SE V
Iciupedana, e posti nel conlado dis. Se- ogni anno nella festa di s. Maria. Quan-
vcriuo e nella gnstaldia selteoipcdana. tunque il vescovo Lorenzo mollo conce-
Oninili vescovo Ugone godendo l'entra-
il desse al marchese in enfiteusi, tutta volta
te della mensa settempedana, volle im- si riservò altri beni nel territorio sanseve-
piegarle in un tempio più vasto e più de- rinate, come poggio d'Aliforni, alienato
il

coroso, in onore di Dio e per eterna me- poi nel 207 da Guglielmo altro vescovo
I

moria di s. Severino, mosso dal vedere i diCauìeriuo, e venduto con tutte le azio-

popoli di tutta la IMarca fervorosamente ni leali e personali, utili e direlte, spet-

accorrere per domandar grazie e venerar- comunità di San-


tanti alla sua chiesa, al la

lo in povera chiesa eretta da'sellera pedani Gen-


sevei ino. VedasiLilii, Turchi, e mg.'"

a misura delle loro forze, e secondo l'in- tili, De Ecclesia seplempedana.

felicità de' tempi, le cui vestigia si scuo- Il piceno e gran Pontefice Sisto V, nel

p! irono nel i
74 ' j(|uaiulo il zelante vesco- riordinare i vescovati della IMarca, colla
vo l^ieragostiui, con vaga e tuoderna ar- hoWdSiiprcnia dispositione,àit n&novem -

thilellura volle abbellire la cattedrale ri- hvei5'6'ò,BtiU.Rom.\.. 4>p3'"- 4) P-2 77>


fabbricala daUgoue.collocandovi un qua- riportata ancora da Ughelli, dismembrò
dro in cui Giuseppe Pesci romano ben Ih diocesi di Sanseveriuo da quella di Ca-
dipinse tutti i santi e beati concittadini. merino, e l'eresse nuovamente in vesco-

Inoltre Ugone nel 1098 incorpoiò alla vato, dichiarandolo sulfraganeo dell'arci-

mensa capitolare lachiesadis. Abbondio vescovo di Fermo e lo è tuttora; cosi l'an-

nella villa d'Agello,uel contado dì s. Se- tica Settempeda rivivendo in Sanseveri-


verino. Dall'amplissima concessione del no riebbe il suo particolare pastore, e la

] I iq di Lorenzo vescovo di Camerino, città fii nobilitala dalla residenza episco-

iiouconosciulo daUgbelli,si trovanoaltri pale. Stabili per mensa del vescovo scudi
molti beni della chiesa setten) pedana, im- 1 000 da comune, ediversi be-
pagarsi dal
perocché die in enfiteusi al march. War- ni. Formò la diocesi con 25 parrocchie,

niero, alla contessa Altrude sua moglie, 35 ville, e de'seguenti luoghi. Ficano, di
ed a Warniero loro figlio a terza gene- cui parlai nel voi. XL, p.244> ^ '^i Eron-
razione, tutto quello che di ragione a lui tate suo appodiato; di Pelino (P^.) e del-

apparteneva come vescovo nella chiesa di le seguenti frazioni della città di Sanseve-
s. Severino e sua Corte, ossia luogo d'in- veriuo: Isola di s. Clemente, licito, Ca-
torno, nel castello di PaHiolito,nella pieve slels. Pietroj di Aliforni con Palazzata,
dis. Vittorino, ne'monasteri dis. Lorenzo di Seralla,Colliluce e Carpionano. Quin-
in Doliolo,e di s. Eustachio di Demora. di Sisto V a'26 novembre
i 5ìì6 medesimo

Di più, campus deplthis s. Pelriciun usii dichiarò 1° vescovo di Saiiseverino Ora-


Libulcì,decimis,primiliis,elohs€quiomor- zio Marziali nobile di Vicenza, protonota-

tuoriim, et mcensu,el synodo, de prae- rio apostolico, e 1 collaterale della curia
diclis ecclesiis in nobisreservalo. Et hatc ca()itolina, il quale fece nella città il suo
omnia vohis siipradiclis pelitoribus tra- solenneingresso a' 1 3 gennaio 1 587. Egre-
dulimus^el concessinius cum terris,vineis, giamente amministrò la diocesi, fu elo-
iìh'is, pasciiìs, ciillis vel incullis oquis, quente e di molte lellere,adopralo in molli
fìquii'olis, aauaruni dtcursibus, et ornili- governi e ufiìzi dalla s.Sede, e pietosissimo
hiis eorwn accessibus ad habendum. Il verso pò veri,come.leggo nel
i p. Ci valli con-
vescovo Lorenzo, con questo enfiteusi al temporaneo. Dice rUghelli: Eleaini illuni
marchese Warniero, volle obbligarlo a prius experlusfuerat Sixtus, cuniAscu-
difendere la sua chiesa, ciuia nostrae pa- lum,Spoletuni,Burgumque Romanuni et-
ironos, et defaisores habere spvraniusj dem traderetadminislrandum.ìLmsse l'o-
e che tenuto fosse a pagare un bisanzio spedale, fu propuguatore della disciplina
SEV SEV 4i
ecclesiastica, ed aumenlòi canonici. Moi"i gra che di frequente afTliggeva il vescovo.
ili Sanseverino neliGoy a'3 giugno, fu i; ]Mg. '"Gentili non dice vescovo il Negrelli,
sepolto nella calledrale nel sepolcro de' ve- ma parlando del cardinal Petrucci, ecco
scovi. PaoloV nel medesimo anno a'5n)ag- come si esprime. Re ila constitiila, con-
gio gii a vea dato in coadiutore con futura j linci is studiis ileruin clini civibiis IVigrel-
successione AscanioSperellid'Asisi vesco- liis strenue laboravit, ut aniniaruni sa-
•vo diClaudiopoli in parlibus, che gli suc- lali opliineesstl consulluni.C\en^cn\e XI
cesse. Resse la chiesa con somma lode, e nel 1 702 a'2 ottobre trasferì da Pesaro A-
per l'inferma salute e vecchia età otten- lessatidro Avi di Camerino, e giù arcidia-
ne da Gregorio XV
a'24 dicembre 6a i 1 cono di quella cattedrale, assai istruito e
per coadiutore con futura successione il lodato pel suo zelo pastorale; ma poco
seguente pastore: morì nel i63i e fu tu- visse, emorì a' 5 settembre 708, onde i i

mulalo in cattedrale. Dotto ed eccellente il Papa dopo sede vacaolea'2 marzo 70? 1

pastore d'incolpala vita, vigilò l'istruzio- gli surrogò il dottissimo Alessandro de

ne del clero, istituì nella città confraler- Calvi Organi nobile di Prato, già votan-
Bite,ecompose le dissensioni felicemente. te di segnaluja e visitatore apostolico del-
Weoccupòlasede il nipote Francesco S()e- la chiesa di s. Angelo in Pescarla di Ro-
ielli,già vescovo di Costanza in parlibus ma, non che vicario di s. Nicola in Carcere
il monte frumenlario
e dotto, che fondò e di s. Maria in Cosmedin, altre collegiate
e monache carmelitane, indi generosa-
le della della città, e governatore di Todi.
mente dai fondamenti edificò e dotò l'e- Benefico pastore, nella cattedrale eresse ed
Jegante cappella della Madonna del Car- ornò due altari, compartì altri benefizi ,
mine nella cattedrale, ove nel 1646 fu ed istituì o accrebbe il seminario pe'cliie-
deposto presso lo zio trasportalo da Asisi rici, provvedendolo degli opportuni mini-

in cui era morto. Innocenzo X nell'otto- stri. Rilevo dal Ranaldi, che ora appartie-
bre surrogò fr. Angelo Maidalchini di
gli ne al seminario il palazzo Nulo, edifica-
Viterbo parente di d. Olimpia sua cogna- to dal cav. Nulo della famiglia Marganic-
ta, trasferendoloda Aquino. Fu pioe pru- ci, ed il quale ha V architettura stimata
dente, lasciò di se onorata memoria, pel la più bella della città : però non devesi
modo come governò, e per la generosità tacere, che il palazzo Collio a capo della
"verso la cattedrale che donò di ricche sup- piazza grande è uno de'più antichi, e cer-
pellettili e utensili sagri d'argento; fece tamente il più ben decoralo. Il cav. Nulo
la cantoria eTornamento dell'organo, la- l'istituìcon fidecommissopei primogeni-
voro laborioso e di bell'intaglio dello scul- ti. Giovanni IMargarucci nel 1637 nel pa-

tore in legno Dionisio Pluvier francese. lazzo vi ricevè distintissimi personaggi ,

L'arcidiacono e canonici per tante e altre


i come il cardinal Maurizio de'duchi àiSa-
munificenze gli eressero presso la porta vaia con numeroso seguilo, fra il quale
della cattedrale una lapide monumentale Massimiliano Monlecuccoli, l'ab. Grillo,

di gratitudine. Morto neli677 esepolto il landgravio d'Assia, Francesco I duca


in detto tempio,nel settembregli successe di Modena, e il principe Rinaldo d'/iVe
Scipione de'marchesi Negrelli di Ferrara, suo fratello, poi cardinale. Col vescovo
primicerio di quella cattedrale,referenda- CMv'i Deli' Italia sacra si termina la serie
lioe prelato della congregazione delle in- de'vescovidi s. Severino, checompirò col-
dulgenze,che mori neh 702 efu sepolto in le Notizie eli /?o/?2<7. Neil 725 Giulio Ce-
cattedrale. A suo tempo fu deputato vi- sareCompagnoni nobile di Macera la. En-
sitatore apostolico a curare la disciplina comiato per nobiltà, sapere e versato an-
del clero e del popolo il cardinal Pier che in poesia, caritatevole e pio, nelle fe-
Matteo PeCrucci (/',), forse per la poda» ste salmeggiava iu coro col capitolo. Nel
4i S EV SEV
1732 Cleiiieiite XII da Ti-icala in par- rò vescovo Giacomo de'conti Brancaleonì
tihiis vi traslocò Dionisio Pici'agoslini (li Ranghiasci di Gubbio, fratello del dotto
Camerino, lienemereut issi ino [)astoie,che archeologo Sebastiano (sepolto nell'anti -
celubiò il sinodot lo fece slampare Sy : ca cattedrale), e del p. ab. Luigi compi-
noilus dioecesana Seplempedanae Ec- latore dell' interessantissima e ricordata
clesiae sancii Sederini ab Ill.mo ci Rjno BibUogra/La dello sialo ponùficio, il qua-
D. Dyonisio Pieragoslini hahiia lySS, le Sebastiano in patria incominciò una
Camerini i ySS. Si distinse pel suo inge- preziosa raccolta di quadri e disegni, che
gno e integrità di vita, elegante scritto- continuata dal vescovo Giacomo divenne
re, generoso colle chiese, molte cose ope- una delle più insigni pinacoteche dell' Uni-
rò. Nel r
74^^'"S^PP^ Vigiioli della dio- ])ria.Dissi in principio,cheil vescovoRan-

cesi di Camerino, traslato a Carpentrasso. gliiasci nel 1827 trasferì la cattedrale e il

Fu splendido vescovo, in ogni genere tli capitolo dalla chiesadi s. Severino,a quel-
dottrina lodato, protesse l'incremento de- la ili s. Agostino. Nel n." 5o del Diario
gli studi nel clero, come pietoso si mo- di lionia iS^S si legge un'elegante necro-
strò sollecito co'poveri e zelante della ve- logia del vescovo Ranghiasci, del can.Gio.

nerazione alla ss. Eucaristia. Nel 1757 Carlo Gentili, ora degno vescovo di Pesa-
Benedetto XI V vi trasferì da Dardania in ro. In essa si dice che il prelato fu cano-
parlibus Francesco M.' Forlani, di Ca- nico teologo della patria cattedrale, ca-
pranica diocesi di Sutri, già sufiraganeo nonico della basilica Liberianadi R.oma,
di Sabina, poi vescovo di Civita Castella- ove pel suo ingegno che coltivò in ogni
na. Compone vari sermoni e omelie, sta- maniera d'antichità, si rese caro ai cele-
bilì annuo sus*.i{lio pe'bisognosi: Episco- bri Giiasco,Fea e Cancellieri; e per la par-
patus sui fura miri/ice auxilj conven- te che prese nell'accademia di religione
tnin cofgit synodalein. Nel 760 Domeni- 1
cattolica, fu stimaloda 5 amplissimi car-
co Giovanni Prosperi di Camerino. Curò dinali; operoso ecclesiastico, ne' pericoli
la santificazione de' chierici, l'osservanza della Chiesa patì con fede esilio e perse-
delle feste e il decoro del cullo; promosse cuzioni ; tornato in Roma si conciliò la
quello di s. Giuseppe sposo della B. Ver- speciale fiducia del re di Sardegna e della
gine; zelante della disciplina ecclesiasli- regina d'Etruria.Avuto in gran conto pu-
ca,benefico colle chiese, celebrò il sinodo. re da Leone XII e Pio Vili, migliorò la
Nel (792 Pio VI traslocò dalle sedi di Ter- fortuna della sua sede, ampliò il semina-

racina,Sezze e Piperno, Angelo Antonio rio, e riaprì in piti florido stato le case dei
Anselmi di Viterbo: da questo vescovo cenobiti. Abbiamo di lui, Synodus dioe-

il seminario per l'insegnamento e ammi- cesana s. Sederini anno i83i, ìMacera-

nistrazione fu alfidalo ai chierici regola- tae 832. Lodalo perle doli che abbel-
1

ri barnabiti, ciò che Pio VII poi appro- liscono un vescovo, ebbe splendidi fune-
vò, come notai superiormente; le scuole rali dal nipote marchese Francesco, pro-

pubbliche parimenti furono loro degna- nunziando 1'


elogio funebre il ricordato
mente adidale. Lodato per dottrina, pie- can. Anastasio Tacchi. Nella sede vacan-
tà e singolare amore pe' poveri, ornò la te governò la chiesa l'odierno arcidiaco-
cattedrale e le compartì doni. Nella per- no mg. r Camillo Margarucci,qual vicario
secuzione della Chiesa patì esilio, si mo- capitolare, finché Gregorio XVI nel con-
strò acerrimo in combattere le opinioni cistoro de'i3 settembre! 838 preconizzò
{le'novatori,comequellochegiàavea esa- vescovo Filippo Saverio de'conti Grimal-
minato d [)0Ì condannato sinodo di Pisto- di di Treja, già abbate di s. Pietro d'An-
ia;a tante doti devcNi aggiungete una mi- licoli Corrado, preposto della cattedrale
rabile eloqucuza.PioV II nel 18 iGdichia- di llecanati e lettore delseminai-io, vicario
SEV S EV 43
generale con apostoliche facoltà di mg.' del Diario del i83f), con belle ludi giu-
Bellini vescovo di Loiolo eUt:cauali,e del stamente rimarcò pregi ilell'opera pub-
i

successore mg.* Dei-netti pro-vicario ge- blicata co'tipi di Mancini di Macerata e


nerale. MajciUite diccndi ornalus el e- i'U itola la: De Ecclesia Si-plent pedana :

locfueiis , gessil per fJulpUa


chrìsliannni lihri tres , alidore Joanne Carolo can.
virum, snmiiiatn evangelii auclorilaieni GentiUo e Sancto. Severino , Maceratae
curiisumnia ntaiisue ladine conjunxit ^ 1837. Anche negli Annali delle scienze
suis ìlaqtie externis aequegratus seiupcr religiose l, 5, p.i36, fu encomiata que-
et i>t;rciidus.\\ plauso di Sanseverino fi» ce- sta eruditissima e importantissima-opera.
lebrato dal can. Gentili, rammentato pa- JN'el 1,10, p. i4^ trovasi annun/.ialaaltra
store di Pesaro, eziandio colla descrizio- opera dello stesso prelato Sopra l'ordi- :

ne del magnifico e solenne possesso, con ne serafico in Sanseverino, e sopra la vi-


questi due opuscoli Onori Iributalia S.
: ta di s. Pacifico Divini minore riforma'
E. R. Mg.rFiUppo Xfiv. de conti Grimal- io, saggio storico illit strato con fatti pro-
di patrizio Trejensee Recanatese nelCe- vinciali e patrii,MiìcevHltì i83g.Ivi è pa-
l'esaltazione alla sede vescovile di San- re fatto ricordo: De laiidibits el rebus gè-
severiiw, Macerala i838; Elogiuni Più- slis a Sanclo Severino, ec.
divi Pacifici
lippi Xav. Griiiinldiconiilis episcopi Se- Commenlarimn a Joseplio Sanpaolesio
pteinpcda ni Sancii Severini.Vev le sue in- recinetensi can.thcologo cadi. Scptenipe-
fermità di corpo, il regnante Pio IX, nel danae elnnibralum, Maceratae i83g.
concistoro de'2 dicembre 846, dopo a-
i 1 SEVERO (s.), vescovo d'Avranches.
vere annunziato la spontanea dimissione Nato da poveri genitori nel Cotentin, si
di mg.r Grimaldi, diesi riservò l'annua pose al servizio d'un signore del paese,
pensione di scudi 120, ritirandosi a vita per nome Corbec, il quale essendo ido-
privata in Recanali (leggo nel n.° l'ji del latra , esili riuscì a convertirlo alla fede

Giornale di Roma del 18 53, che ponti- cristiana. Spinto dal desiderio di vivere

ficò a'19 novembre nella chiesa del riti- nella solitudine,*! ritirò in un bosco non
ro de'passionisti, per solennizzare la bea- molto lontano, e fu presto seguito da un
tificazione del fondatore di tali religiosi buon numero di persone che voi lero porsi
b. Paolo della Croce), nominò vescovo di sotto il suo governo. Questa comunità di-

Autipatro in parlibns e amministratore venne edificante: i fratelli non possede-


del vescovato mg.r Francesco Mazzuoli di vano, né desideravano nulla, poverissi-
Città della Pieve, già canonico di quel- mi erano i loro panni, vivevano di pane
la cattedrale e professore del seminario, ed acqua, e mangiavano una sola volta
esaminatore prosinodale e convisitalore il dì. Dopo la morte di s. Seniero vesco-

delladiocesi, vicario generale del cardinal vo d'Avranches, fu scelto a di lui succes-


Ostini vescovo d' Albano. Dando saggio sore Severo, ch'era già stato ordinato sa-
di provvido, savio ezelante pastore,il me- cerdote. Egli acconsentì alla sua elezio-
desimo Papa nel concistoro degli 11 di- ne per timore d'opporsi alla volontà di
cembre 1848 lo dichiarò elfettivo vescovo Dio, sebbene gli recasse grave dolore. La
di Sanseverino, che paternamente gover- preghiera, la lettura, i digiuni, le veglie
na. La diocesi si estende per 20 miglia continuarono ad essere i suoi esercizi or-
di territorio, e comprende 2 3 parrocchie. dinari; mentre pieno di dolcezza e carità
Ogni nuovo vescovo è tassato ne'libri del- pel suo gregge, si adoperava a sollevare
lacamera apostolica in fiorini 256,ascen- le miserie de'poverì, e ad estirpare le su-
deudole rendile della mensa acirca scudi perstizioni dell'idolatria nella sua diocesi.
1 700. Il prof Michelangelo Lanci nel n.° Sospirando continuo la solitudine, chie-

99 del Diario di Roma i^Zj ,Q nel n.° 1 o i se uu successore, che ottenne dopo lungo
44 s EV SEV
tempo; etl allora ritoniò al suo deserlo, niaggioi8i3,Z?«Z/.flo/«. conl.ì. 1 5,p.6o7,
ove morì della morte c1e'giu5li,ma non concesse alledignilà e canonici insigni in-
si conosce in qiial anno e in qual giorno. dutuenli nel coro e nelle sagre funzioni,
Il suo corpo fu poscia trasportalo a Ronen, entro i limiti della diocesi, cioè le calze,

j)er ordine diRiccardo duca di Norman- il collare, ed il cordone al cappello, tutto


dia. Il martirologio de'santi di Francia di colore paonazzo. Vi sono 3 altre chiese
fa memoria dalla di lui festa a' 7 di lu- parrocchiali munite del s. fonte, ed altre
glio; a Coutances onorasi a'5 dello stesso due conventi di religiose,
eleganti chiese,
mese, e la chiesa di Rouen ne fa roHìcio un monastero di monache, un conserva-
il [."di febbraio. torio per le donzelle, diversi sodalizi, l'o-

SEVERO(s.), S.Severi.Gllh con re- spedale, il seminario, ed altri pii e scien-


sidenza vescovile del regno di ^'apoli, nel- tilici stabilimenti. Molto produttivo n'è
la provincia di Capitanala, capoluogo di il territorio di frumento, legumi, olio, be-
dislretto e di cantone, lontana da Bene- si fa grosso tralKco, e pel qua-
stiame, di cui
vento per la strada di Paduli,Castel Fian- le sitengono due fiere frequentatissima
co e Castel Nuovo miglia 48, per la via di dal 2 > giugno al 2 luglio, e dal 4 al 22 1

Lucerà e Buccolo miglia 4^- E' situata ottobre. Ne'suoi dintorni s'innalzavano i

fra ilRadicosa ed il Triolo, che congiun- famosi templi di Calcante e di Podalirio,


tamente influiscono nel Can delaro, ali "an- ove la superstiziosa moltitudine pagana
golo nord est della gran pianura Puglie- accorrevaadivinare il futuro. E patria del
se, col Gargano da un lato, ed il monte dotto scrittore Minaziano, e di altri uo-
LiLurno dall' altro, che 1' adombra col- mini illustri. Per un tempo s. Severo fu la
le alle cime. E' residenza d'un giudice di capitale di tutta la provincia di Capitana-
istruzione e di altre autorità. Questa no- ta, ed ora è Foggia, da cui è distante più
bilecitlà di Puglia è grande, cinta d'anti- di 6 leghe. Il distretto e cantone di s. Se-
che mura mezzo dirute, con 1 porte delle vero comprende circondari diCastelnuo-
i

7 che un tempoavea; mediocremente fab- Torre Mag-


vo, Celenza, Serracapriola,
bricata, tuttavolta è di beli' aspetto, con giore SannicandrOj s. Marco in Lamis,
,

molti edilizi privati grandiosi, lunghe e Cagnano, Vico ed Apricena. La città di


spaziose strade, molto pure estendendo- s. Severo, Fanum sancii Sederi, iix fab-
si ne'suoi sobborghi, e vanta famiglie ben bricala nel medioevo, e ne'suoi dintorni
ricche. Lacattedraleèdedicataalla Beata il normanno R.oberto Guiscardo nel i o53
Vergine,ed è moderno edilìzio, con batti- riportò una segnalata vittoria sulle mili-
sterio e cura d'anime, la quale si ammi- zie condotte da s. Leone IX (f.) contro
nistra dall'arciprete, coadiuvato dal sa- i normanni, per frenarli dalle devastazio-
cerdote economo; l'episcopio le è prossi- ni che commettevano nella Puglia e nel-

mo. Il capitolo si compone di 3 dignità, la Calabria,(ìom\m\ temporali della s. Se-

la I.* essendo l'arcidiacono, la 2/ l'arci- de sebbene il Papa vi fu fatto prigione,


:

prete, la 3.^ il primicerio; di i 2 canonici pure dettò legge ai vincitori. Innocenzo


comprese le prebende del teologo e del 111 scrisse al clero, militi e popolo di s. Se-

penileiiziere, di alcuni mansionari, e di al- vero, che ubbidissero al suo cardinale le-
tri preti e chierici inservienti al divin cul- gato. Indi s. Severo divenne principato.
to. Notai nel voi. Vili, p. 92, il singoiar Nelle guerre dell'imperatore Federico H
privilegio che nel 174^ Benedetto XIV la distrusse, altri diroccamenti ricevendo
accordò ai canonici, cioè di andare nel ve- dalterremotoche più volte la desolò. Ab-
nerdì santoall'adorazione della croce col- batto ta da questo flagello a'3oIuglio 1627,
l(; cappe spiegate. Pio VII col breve Ro- come narra Sarnelli nelle Memorie de ve-
manoru'ii iiidulgenùia Pouli/icuin,de 1 sco^'i e arcivescovi Beneventani a p. 1 5o,
SEV SEV 4'>

il duca diTorre IMag^iore suo signore ,


nel secoloX suffraganca deirarcivescovo
della nobilissima famiglia deSangro, dili- di Benevento, e la serie de'vescovi inco-
gen^emenlelare^lanrò, e restituì nel pri- mincia conAmelgerio.che nel 1 062 sotto-
miero splendore. Altra gravescossa di ter- scrisse il concilio provinciale diBenevento

remoto vi fu sentita il i febbraio 1828, tenuto da Uldarico; Ruggiero fu nelioyS


nello slesso giorno che ne provò di tanto a quello dell'arcivescovo s. Milone; Lan-
violenti l'isola d'Ischia. A' 4 agosto 85
1 1 dolfo nel 092 intervenne al concilio di
I

le dannose scosse di terremoto cheofTlisse* Melfi celebralo da Urbano II ebbe lite :

ro la provincia diCapitanata,/i<7po//rt'(/^.) sotto Pasquale coU'abbale e monacidi II

e altre città, ins. Severo cagionarono mol- Torre Maggiore, la quale compose Ge-
te lesioni negli edifizi; lievemente tocche lasio li nel I I I 8, con diploma di cui è sin-

furono le terre d'Apricena, Sannicandi o, golare il titolo, perchè invece di quello


Cagnano, Serracaprioln e altre del distret- col nome di Papa usò l' nitro nome che
to grande fu lo spavento delie popola-
: prima avea.*i/b. Gajelnniis rpiscopusSer-
zioni. Il Papa Gregorio Xlll colla bolla viis servorimt Deìj ed altrettanto si vede
Pro excelienti praeminentia, de'f) marzo in altre bolle sulla rilcnyione del nome
i.58o,pressorUghelli,7tó//rt5^fra t.8,p. anteriore al pontificato. Il vescovo Ro-
359, eresse la sede vescovile di s. Severo, berto neh 179 fu al concilio di Laterano;
e dichiarò suffraga nea di Benevento, e lo N. canonico beneventano, eletto da Inno-
è tuttora. Soppresse la sede vescovile di cenzo IV, fu nel 255 confermato da A-
I

Civitateo Teano di Pii glia , e Wìtìì al nuo- lessandro IV. Pielio vi ve va neh 3o3, Gio-
vo vescovato, nella cui cattedrale trasferì vanni nel 1 3 I o, Ugo nel 3 8 fr. Lorenzo
i 1 ,

il capitolo di Civitate, stabilendo per men- da Viterbo domenicano, insigne teologo,


sa del vescovo annui scudi i 200. Inoltre ma si vuole con più di ragione vescovo
a s. Severo pare che già si trovasse unita di Città Rodrigo nella Spagna, che in Ia-
l'arcipretura di Dragonara, e come dis- lino ha la slessa denominazione, Civita-
si suo articolo già sede vescovile, che fu
al ten. Giovanni del 347, ^ nell'islesso an- 1

compresa in quella di s. Severo. Laonde no Cristiano poi traslato a Frigento; nel


dirò prima de'vescovi di C/V/'to/e, poi di i34q Matteo già Orghatense; nel i353
quelli di Dragonara, e per ultimo ripor- Raimondo Civifalensis, ma Lucenzi cor-
terò la serie de'vescovi di s. Seveio, con U- regge Ughelli, dicendo che fu vescovo di
ghellichene tratta a p. 269,274, 358, e Civita in Sardegna {^^ .), poi traslato a
con Sarnelli che ne parla nelle Memorie Mariana. IS'eh 367 Stefano; indi fr. Gio-
cronologiche degli arcivescovi eli Bene- vanni di Viterbo domenicano, poi Bene-
vento, a p. 1 47, 25o e 252. detto, Pietro, Giovanni del i4oi, Gia-
Civitate, TeaniiniApidiim Theannm, como Minulolo canonico napoletano nel
già città vescovile del regno di Napoli, ora 1 4' Giacomo Caracciolo neh 4^5 am-
2,
è un borgo della provincia di Capitana- ministratore come il precedente. Morto
ta, lungi 9 miglia da s. Severo, da Bene- neirotfobrei439, Eugenio IV unì Civi-
vento48 perla viadel Colle,e62 perquel- tate alla sede vescovile di Lucerà {f^-),
la di Lucerà. Fu edificala da Dolano Bu- ma non molto durò runione,poichè Sisto
baiano capitano diMichele imperatore dei IVnel i478nominò vescovo Nicola, a cui
greci nel 1022 (ma allora regnavano Ba- successero neh 483 Pietro, nel j5oo iV.
silio 11 e Costantino Vili). Alcuni voglio- Tommaso di Nola domenicano, neh 5o4
no essere Civitate l'antico Teano detto di Pancrazio Rotondi diFralla, nel 5o5per 1

Puglia, a differenza di Teano di Campa- sua morte Roberto Tribaldeschi e gover-


nia nella Puglia Daunia, presso i fren,lani natore di Benevento, piudente e lodato
e l'Apennino. La sede vescovile fu creila prelato. Neh5i7 da Betlemme vi fu tra-
4ci s EV SEV
slnlo Antonio Monte aretino, poi Gn-
«lil contro il fpiale Amico abbate di s. Sofia
sparetlel INIonlc morto nel i545, indi Lu- diP)enevcnto reclamò nel sinodo dell'ar-
ca Gamico cliGiftmi (ìlosofo e astrologo civescovo Uldarico, per certe chiese a lui
celebre, che molle cose pi etlissc; in segui- appartenenti e occupa te dal vescovo. Cam-
to dopo 5 anni rinunziò, moiì in Roina po nel 1071 intervenne alla consacrazio-
e fu sepolto in Alaceli, per cui il |). C;tsi- ne fatta da Alessandro II della basilica
niiro da RoOia nelle IMtuiorie della due- di IMonteCassiiio; Berardo del i 100; Ni-
sa di s. ]\lariad' Araceli,^. 268, riporta cola nel r I
77 fu al concilio di Laterano;
la lapide, ed erudite notizie che rettifica- Giovanni fiorì nel i 192; N. del 1220, a
no A ari ei lori, e ricorda le sue opere. An- cui Onorio 111 alìidò la vacante sede di
ch'esso narra che fu iti |>ericolo di vita, Lucerà; Giovanni nel 1236 fu delegato
per aver predetto a Centivogliola perdita commissario contro l'abbate e monaci del
dellasignoria diDologiia. Siccome la men- monastero di s. Benedetto diTremito; Ce-
sa di Civitale erasi ridotta a 3oo ducati nedeltodel 283;R. del 1 2q8;allro Bene-
i

d'oro, Paolo Migli assegnò 10 ducali d'o- detto del 1 3oi Pietro dell
; 3 18. Nel i 333
ro al mese, su[)pri alle spese necessarie, Simone cappellano e consigliere di Ilo-
e lo provvide di 3 servi, 2 mule e un ca- berto re di Napoli; nel i 343 Clemente VI
vallo. NelSoo-Gerardollambaldo nobile
I da INIonfe Marano vi tiaslerì Pietro, ri-

Tcroneseedotto, morto in florida età nel provando l'elezione di (Uiefattadal capi-


i56i.PioIV gli sostituì il celebre e dot- tolo. iMarino già arcidiacono nel i34'>;
tissimo Francesco Alcìato (/'.) milanese, Bernardo morì neh 349? fi"- Vallerò de
che chiaro eziandio per vi rt il creò cardina- Coppello domenicano gli successe. Gio-
le, e dipoi rinunziò il vescovato nel 1 58o. vanni di Troia morì neli363; fr. Mar-
P\i allora che Gregorio Xill soppresse chesane o Marchesinobolognesedomeni-
la sede vescovile, la traslatò e unì a s. Se- cano fu surrogalo da Urbano V, già vi-
vero. Di Civitale si vedono ancorale ro- cario di Nonantola. Lo stesso Papa per
vine degli antichi edifiri, e dell'antica cat- sua morte nel 1 366 gli sostituì fr. Guido
tedrale appena le vestigie. Poco distante di Monte Furcolo francescano; indi Gia-
vi è il ponte detto di Civitale, di legno e como, Giovanni morto nel 1398, cui
poi
il fiume Fortore,
fiasche, per tragittare successe fr. Francesco de Bardisfìoreutino
almeno a'tempi di Sarnelli. agostiniano. Eugenio IV colla bolla Per-
Dragonara, Trngonara,^\\\ città ve- sonai/i ?;/<7A7j dichiarò commendatario nel
scovile del regno di Napoli, tuttora è pic- 1438 Nicola Tartaglia cistcrciense, vesco-
cola città della provincia di Capitanai;], vo di Lesina. Neh 4^0 Bartolomeo di Bo-
lungi 8 leghe da Foggia da Benevento , logna domenicano; nel 43 2 da Isola vi fu 1

per via di Colle4o miglia, e 53 perla


la traslnto rdeltoBenedetto; nel 1482 altro
strada di Lucerà. Fu edificala nel 1022 Barlolomeofrancescano, maColeti dubi-
da Catapano greco preside della provin- ta chesia domenicano. Leone Xnel i5i 9
il

cia, come dissi al suo articolo, ma distrut- fece vescovo Giacomo Hruno da s. Seve-
ta la città, fu soppressa la sede vescovile ro e lodato; Alfonso sedeva nel i554,eper
e unita allanuova di s. Severo. Divenne sua cessione nel i.° ottobre di tale anno
poi masseria con una rocca abitata, np- gli successe Lodovico Siiarez di Toledo,
partcnendo il territorio al principe di s. dopo il quale non si trovano altri vesco-
Severo. 1 geografi chiamano piccola
la cit- vi, e pare che dopo la sua morte la sede

tà, con circa 2000 abitanti. La sede ve- divenisse chiesa arcipretalee fosse unita
scovile fu eretta nel secolo XsulTiaganea al vescovato di s. Severo.
dell'arcivescovodiCcneventOjed il i ."ve- Il i.° vescovo di s. Severo fu Martino
scovo che si conosca è Leone del loGr, de Marlinis aquilano, già vescovo di Fa-
SEV SEV 47
ro, iiominnio da Gregorio XIll il 28 My- calorcelebròil sinodo, islituKpialtro con-
braio I 5<S 1 .Ne fiironosdccessori.nel ^S3 1 fraternite, introdusse in s. Severo! cap-
Germnno de'marchesi IMalaspinn ligure, puccini ed i carmelitani, e nella diocesi i

poi niinziodi Clenienle Vili in l'olonia minori riformati,! minimi, i cappuccini:


per sedare le insorte conlioversie. Nel rifece e ornò l'episcopio, la cattedrale e
1604 Ottavio Vipera nobile bene-
della il seminario, e fu munifico di sagre sup-
ventanOj'già ablegato in Benevento e pre- pellettili, acerrimo difensore dell'immu-
fetto della rocca, dotto e virtnoso, prn- nità e prerogative di sua chiesa, lauda
deiilee vigilante pastore. PaoloVnel 1 606 tissimo pastore. Clemente XI nel 1 7 i 7 lo
elesse Fabrizio />/rz//o(/'.)romano, cbc trasf'ri :i Capaccio, e notninò in sua vece
poi creò cardinale: per sua dimissione nel fr.Adcodato Vincenzo Su m mani ico prio-
16 5glisnccesseViacenzoCapulodiRii-
I re generale agostiniano e nobile diFoggin,
vo, indi traslato a Andria. Neh 625 Ur- oriundo di s. Severo e dottissimo: rifab-

bano Vili fece vescovo Francesco Ven- bricò l'episcopio, ed aumentò quello di
turi nobile fiorentino molto dolio, refe- s. Paolo, dai fondamenti erigendo il luo-
rendario di segnatura, cbe Gregorio XV go pel vicario generale e per la curia, non
avea inipiegalocon altri alla compilazio- che per altri ministri del vescovato; eresse
ne del le costituzioni per l'elezione del Pa- il monte friirnentario, confermò le ren-

pa. D'animo forte, difese eneigicamente dite de! seminario, migliorò e rese più
i diritti di sua chiesa, per cui ad onta del- fiuttiferii fondi della mensa; nel 720 ce- r

le sue rare virtù incontrò gravi inimici- lebrò il sinodo, in cui rimosse molti abusi,
zie,abd icò e ri tira tosi aFireiize di venne ar- e restaurò l'ecclesiastica disciplina, enco-
cidiacono della metropolitana. NeliGsQ mialo e zelantissimo vescovo. Con questi
gli fu sostituito Domenico Ferro della dio- ì)e\\' Italia sacra si termina la serie dei
cesi di Minervino; nel 635 FrancescoA n-
1 vescovi, che completerò colle Notizie di
Ionio Sacchetti, poi trasferito a Troia. In- Roma. Nel i 7 89 Bartolomeo Mollo, nato
nocenzo X
neli65o dichiarò vescovo di nel Casale di Lusciano feudo di sua casi,
s. Severo, Leonardo Severoli nobile di nella diocesi d' A versa; nel 1761 Angelo
Faenza, e per sua morie Venanzio Maz- Antonio Pallanle, di Bagnolo diocesi di
zincoli di Terni, che non accettando, nel Nusco;nel 767 Eugenio Benedetto Sca-
1

i655 Alessandro VII no mi nò Gio. Batti- iamuccia,di Campoli diocesi di Sora; nel
sta Monti di Fereandina; quindi nei 657 1 1775 Giuseppe Antonio Farao, diCuc-
Francesco Densa di Monte Corvino, già carodiocesidi Capaccio.Dopoalcuni anni
canonico di Salerno. Clemente X lo lisce di sede vacante, nel 797 Gio. Gaelanodel
1

succedere nel 1670 da Orazio Fortunati Moscio scolopo, di Foggia diocesi di Tro-
di s. Arcangelo, che restaurò la cattedra- ia; egualmente dopo diversi anni di sede
le, celebrò il sinodo, fu caritatevole e in vacante, nel 1818 Pio VII da Marsi vi

al tre cose munifico, fraslato a Nardo. Nel traslatò Gio. Camillo Rossi d' Avellino;
1678 Carlo Felice de Matta cremonese, Leone Xll nel 1826 gli sostituì Beinardo
tenne due sinodi,ne'quali decretò santis- Rossi pure d'Avellino; Gregorio XVI nel
sime leggi propugnò le ragioni di sua
,
concistoro de' 2 luglio i832 preconizzi)
chiesa, eresse ilseminario, edificò dai fon- Giulio deTonimasi di Capua, e per sua
damenti un palazzo pe'vescovi in s. J'ao- morte in quello de' 19 giugno 843 1 l'o-

lo,luogo della diocesi, pi udente, giusto dierno mg.' Rocco deGregorio diLacedo-
e virtuoso. Nel 1703 Clemente XI ele- nia, già rettore del seminatio d'Ascoli e
vò a questa sede Carlo Francesco Gio- Cerignola,e professore d'eloquenza, ca-
coli nobile di Lucania, nipote del vesco- nonico di quella cattedrale ed esamina-
vo Fortunati e da lui egregiamente edu* tore prò sinodale. La diocesi si estende
48 SE V SEV
sex fere tnillinrin, e confionc due luoghi brlca fino all'altro cantone verso s. Eu-
principali enllii minori. Oi»ni vescovo è stachio, per cura del pioteltore cardinal
tassato ne'libri della cornerà apostolica in Imperiali, avendo perciò l'apa sommi- il

fiorini i5o, ascendendo le rendite a circa nistralo 48,000 scudi),()ve egregiamente


3ooo ducali. avea a[)prese le sagre scienze il concitta-
SEVEROLI Antonio GADnii-i.E, Car- dino /ffo.a/j/, poi promosso al cardinalato,
(ìinale. Nacque in Faenza a'28 febbraio ed anche per godere dell'assistenza amo-
1757, dal conte Carlo e da Anna Doro- revole dello zio mg.'" Gnidi, allora co'«-
tea de'marcliesi Guidi di Cesena, la cui mendaiore ilis. Spiritose poi dal parente e
nobilissima e primaria famiglia di Faen- conciltadiuo Pio VII creato cardinale. Il

za (/ .), illustre e celebre per antichità, conte MàStai Ferretti nelle Notizie slo-
per ricchezze, e pei personaggi che vi fio- riche delle accademie d'Europa, e del-
rirono (il Piazza ne\Y Eusevologio roma- l' accademia nobile ecclesiastica ristali-
no trat. i3: Delle librerie romane, paria rata da Pio f^ I, e resa più florida per
nel cap. 3o della Severola, formata dal ledirezionide'celebri pp. Paoli della con-
faentino Nicolò Severoli avvocato conci- gregazione della Madre diDio,e Zaccaria
storiale e primario della curia romana,co- ex racconta che nel 1766 vi en-
ges'iita,
piosa e scelta al suo tempo, cioè nel i6q8. trò questo nobile giovane e vi attese se-
Di Nicolò, della nobile sua famiglia e dei riamente agli studi, specialmente sagri, a
molti uomini celebri che vanta, riporta noi-u)a dell'inclinazione che lo chiamava
eruditissime nozioni il Cartari, Advoca- al sacerdozio. L'indole di lui piacevole,
toriim s. Consislorii p. 279) nelle armi, l'alìlibilità, la naturale facondia e gl'illi-

nella giurisprudenza e nelle dignità ec- bati costumi lo resero l'ammirazione dei
clesiastiche. Si vuole oriunda di Ferrara o suoi accademici, che non poterono fre-
di Lugo, pel quale Farolfo Severoli nel nare le lagrime (piando nel 1
779 si divise
1 229 giurò fedeltà all'arcivescovo di Ra- da loro per tornare alla sua chiesa. Ma
venna. Fino dalla fanciullezza die chiari Pio VI a temperarne il dolore e insieme
segni di quell'indole egregia e complesso onorare i meriti singolari dell'arcidiaco-
di virtù che poi lo resero degno della ge- no, lo dichiarò prelato domestico, e con-
nerale venerazione, e di quel la'pietà e di- decorò così anche l'illustre cattedrale di
vozione verso Vergine che sempre
la B. Faenza. Ritornato in patria si die mag-
fti per luì oggetto di tenerezza divota. E- giormenteallo studio e alla pietà, quindi
gualmentesino dall'infanzia di mostrò sve- giunta la fama delle di lui ulteriori virtù a

gliato ingegno e vocazione allo stalo cle- Pio VI,a'23 aprile 787 lo preconizzò ve- I

ricale. Dopo avere in Ravenna appreso scovo di Fano, dove in varie occasioni die
con eccellente educazione le letteredai ge- saggio di sua umiltà, pietà e saviezza:
suiti, conseguì la dignità d' arcidiacono la sua irreprensibile condotta sorpresegli
della patria cattedrale, padronato di sua animi di tutto il popolo, che per amore
famiglia sino dal 1 5 7,come notai nel voi.
1 e rispetto verso degno pastore cieca- il

XXI!, p. 3 5; quindi passò all'universi-


I mente l'ubbidiva. Questo è il bell'elogio
tà di Modena, ma per poco, giustamente che il conte Mastai fece al Severoli viven-
preferendo ['Accademia ecclesiastica di te, nell'opera da lui dedicata a Pio Vf.
^0W(7 (al quale articolo dissi che nel 706 i Allorché si restituì in Faenza, dopo es-
Clemente XI la slabilìnel palazzo Seve- sersi ordinato sacerdote restaurò l'antica
roli incontro la chiesa di s. Maria sopra chiesa di s.Bernardo ch'era di suo diritto,
Minerva, a tal uopo acquistato, che al di- e vi fondò una congregazione di giova-
re di Cancellieri ne] Mercato, p. 226, fu netti che ne'dì festivi ammaestrava nella
migliorala e aumentata nel 7 5 la fab- i 1 religionee in divolepraliche.Inoltredalla
SEV SEV 49
2.^ Jignità arcitliaoouale fu elevalo alla divina parola con omelie, sermoni, istru-
I.' tli preposto, quindi meiitòche il pro- zioni e lettere pastorali, con mirabili ef-

prio vescovo De Buoi lo dichiarasse suo fetti. Nella carestia del i 79'2,insorto gra-
vicario generale. Governando la sede di vissimo ammutinamento, non badando a
Fano, dispiegò nel fiore dell' età singo- rischio alcuno, coll'eflicacia di sue parole
lare sapienza, maturo sentvo, fermo zelo, e colla maestà del suo volto calmò all'i-

rara e squisita cortesia, come quello che stante il fremilo bollente de' sediziosi, e
aveva preso in tutto per norma e modello ridonò la calma all'agitata città. Frattan-
il pastorale ministero di s. Carlo Borro- to i repubblicani francesi rivoluzionan-
ineo. Divenne l'apostolo della chieda di do l'Italia, e occupandola insiemeallosta-
Fano, e non vi fu classe di persone ch'egli lo pontificio, agli i giugno i 798 con pe-
i

niai perdessedi mira.Primamenteridusse na tle'diocesani rilegarono l'ottimo vesco-


il seminario a sontuoso edifìzio, lo rifor- vo in Castrocaro, paese toscano non lun-
mò e vi fece grandemente fiorire le scien- gi dalla sua patria, donde con eroico co-
ze con valenti maestri, fra'quali ilcelebre raggio non cessò di far l'apostolo nell'e-
ex gesuita Huriaga suo teologo, forman- silio,con ammirazione degli stessi suoi ne-
dolo a seminario collegio per appagare le mici. Ridonato alla sua chiesa nel settem-
brame degli accorrenti da diverse pro- bre 799, vi fu ricevuto in trionfo. Eletto
i

vincia, che non si sentivano chiamati alla nel 1800 in Venezia Pio VII, recandosi
vita ecclesiastica. Non è a dire le quoti- poi nel suostato,approdò in Pesaro,don-
diane premure eh' egli dedicava al suo de a' (9 giugno giunse a Fano. A que.st(j
amato stabilimento, come vegliasse alia articolo celebrai il seminario convitto, ed

disciplina e alla pietà, come .provocasse insieme raccontai che nel monastero delle
l'einulazione con lodi e premi, laonde ne teresiane santamente eravi morta la ma-
uscirono dottissimi ecclesiastici e letterati dre del Papa, quale ricevuto con pro-
il

insigni secolari. Con tenera sollecitudine fonda riverenza dal vescovo, e da lui de-
visitava i monasteri delle religiose, infer- corosamente ospitato, nel visitarne con
vorandole alla perfezione; procurò il mi- lui i monasteri celebrò in quello abitato
gliora mento de'conser va torli, donò all'or- già dalla madre, per sulhagarne l'anima.
fanotrofio più comoda abitazione, e ne Ammirando Pio Vlll'eccelse doti del Se-
accrebbe le rendite e numero: rallegrava
il veroli, degnamente volle elevarlo a mag-
col suo elegante e venerando aspetto le giore dignità, dichiarandolo nunzio apo-
pubbliche carceri, per rendere meno pe- stolico di Vienna nel I 80 r, e nel concistoro
nosa la condizione de'prigioni, non chei de'28 settembre lo fregiò del titolo di ar-
più luridi abituri, portandovi il soavecon- civescovo di Petra in parlìhus, colla ri-

forto degli aiuti spirituali. Tutto a tutti, tenzione del suo diletto vescovato di Fano
era largo di consigli e di soccorsi a quelli inamminislrazionejbensìglidièpersudra-
che gl'imploravano; fu allento di accor- ganeo mg.i' Francesco M.' Paolucci Mau-
rere al sollievo delle femmine pericolanti, cinelli di Todi vescovo inparlihus di Ti-
come de' veramente miserabi li jprivandosi beriade,e poi agli i r gennaio 1808 gli con-
persino della giornaliera sussistenza, ed ferì la sede di Fano, esonerandone l'ar-

a tale effetto alienando anche degli ogget- civescovo e trasferendolo a' vescovati uniti
ti Divoto di s. Fortunato vesco-
preziosi. di Viterbo e Toscanella. Fra il pianto dei
To e patrono di Fano, nella cattedra le gli diocesani e le alFeltuose e ripetute benedi-
fabbricòilnuovoallare maggiore conmar- zioni dell'arcivescovo Severoli, questi con
mi sceltissimi, e fece la solenne invenzio- dispiacere nel gennaio 1802 lasciò Fano,
ne del sagro corpo,il tulio a suespese. Non che però giammai dimenticò fia le più
tralasciò con liequenza di dispensare la i.ruvi cure dell'alto suo ministero,daViea-
VOL. LXV, 4
^o SEV SEV
Ila nvendo sempre rivolti il cuore e gli lu\ie di opere giansenistiche, e di filosofi
occhi alla sua cara diocesi, cui proseguì increduli francesi e tedeschi, che conta-
a prestare indefesso ogui più minuta sol- minando la morale,guerreggiavano aper-
lecitudine episcopale. Tanto l'amore
fu tamente la religione cattolica, facendosi
\erso la sua chiesa, che si addolorò quan- plauso alle fatali riforme Giuseppine, per
do incominciò a conoscere che si tratta- la Dio mercè ora abrogate, li zelante pre-
\odi traslocarloodallia. Divolissimosiuo lato con pettobronzo indefessamente
di

dalla tenera età a s. Rosa di Vilerho, con si adoperò con l'imperiale governo, per
fervore domandò e ne ottenne la sede l'energica repressione di tanti gravi mali;
inluogo della designala Ancona, e grande ma vedendo poi che le sue cure non era-
fu la contentezza e il giubilo che ne provò, no corrisposte da una politica, che quasi
lemperandogli la pena in cui era per la- erasi emancipata dalla Chiesa e non guar-
Fano, di cui era passionalo.
nciare la sua dava che suoi materiali interessi, si pose
i

Tullavolta da una sua lettera non [mre con estrerai sforzi a fronteggiare gli as-
che provocasse la destinazione di Viterho. salti dell'empietà. Eccitò pertanto i più
Certo è che grande e sincero fu il di lui insigni scrittori ecclesiastici e apologisti

amore per Fano; tenera ed indicibile la della Germania a scrivere e propagare


sua divozione per s. Piosa, che avendola poderose opere, che riuscirono di saluta-

f) patrona, a lei attribuì la riuscita delle re antidoto al veleno delle anticattoliche


sue operazioni. L'epoca in cui l'arcive- dottrine, poiché si fanno ascendere a so-
scovo si recò a Vienna per nunzio, è as- pra 1000, ed alcune anche da lui com-
sai rimarchevole nella storia diplomatica, poste. A. tale effetto non risparmiò par-
e ne'faslide'clamorosi avvenimenti che se- ticolari e generosi sagrifìzi, per cui vi pro-
gnalarono primi anni del memorabile se-
i fuse oltre a scudi 20,000. Nelle lolle con
colocorrente, imperocché fu a suo tempo r umana
politica, egli non conobbe che
cherimperaloreFrancescolIjConsideran- le massime del vangelo e le leggi cano-
<Jo che Napoleone I dominatore di Fran- niche; sempre sostenne intrepido diritti i

18 maggio i8o4 assunse il titolo di


cia a' della Chiesa e della s. Sede, uè dubitò di
imperatorede'Francesi, Francesco li fece esporsi ad ogni rischio, eoo note e rap-
ilgrande atto di dichiararsi agli 1 i agosto presentanze valorose indrizzate tanto al-
imperatore ereditaiio d'Austria, quindi la corte di Vienna, che alla segreteria di
rinunziò alla dignità d'imperatore de'ro- stato in Roma.
In conseguenza della fa-
mani a'6 agosto 806, prendendo 1 il rome mosa battaglia d'Austerlit/, de' 2 dicem-
di Francesco l.Non solo così terminò il ro- Jjrei8o5, stretta da vicino Vienna dalle
mano impero d'occidente, ripristinato da vittoriose armi francesi, il nunzio seguì col
s. Leone III neh' 800, e con esso il col- corpo diplomatico l'imperatore a Trop-
legio degli Elettori delVimpero, ma eb- pau, capitale della Slesia austriaca, ove
bero luogo quella serie di strepitose vi- si adoperò in molte e gravi cosca favo-

cende, che descrissi in tanti luoghi e prin- re di que'cattolicijUoo nienodi quelli della
cipalmente a Germani a, Frangi a e Inghil- Slesia prussiana, ed il re Federico Gu-
TERBA. Quindi difficilissimi e perigliosi fu- glielmo III lo regalò d'una ricca scatola
rono i tempi io cui l'arcivescovo trovossi d'oro. Passato poi nella Polonia russa,
rappresentante pontificio nella gran corte quivi pure si adoperò per farvi riconosce-
di Vienna. Correvano dunque per l'im- re i Sede^ e tanto si gua-
diritti della s.
pero e più per la Chiesa, e singolarmente dagnò l'animo dell'imperatore Alessan-
per quella di Germania pel seguito spo- dro I, sino ad ottenere che in quel paese
glio dc'principati ecclesiastici, travagliose i soli cattolici si ponessero alle pubbliche
vicendc,inoudando la Germania una col- magistrature, e poscia nel celcbratissimo
SEV SEV 5t
congresso tli Vicnm» "li donò una croce simi brillanti, altra e di maggior valore
(li glandi e preziosi topazi e diamanli di quel monarca regalò al cardinale per di -

mollo valore, e come il monarca prus- mostrargli il sommo gradimento della sua
siano in segno di particolare stima e di lunga nunziatura, sostenuta peri 6 anni
piena soddisfazione. Per la battaglia di presso di lui. Nel 8 7 il cardinale partì
1 1

Wagram e vittoria riportata dai francesi daVienna per Roina,e passando per Fano
a*6 luglio i8oq, mentre dessi nel mede- ricevè soleimi dimostrazioni di amore e
simo giorno portavano via di Roma Pio di riverenza ne'tre giorni che vi si trat-

VII in prigionia, il nunzio seguì la corte tenne. InRoma Pio VII dopo l'imposizio-
imperiale in Ungheria, a Tyrnau ea'con- ne del cappello, gli conferì per titolo la
lìni di Turchia. Nella lunga deportazio- chiesa di s. Maria della Pace, e l'anno-
nedel Papa,de'cardinali edella prelatura verò alle congregazioni cardinalizie del
si aumentarono le fatiche diplomatiche conci lio,propagantla jriti,correzionede'li-
del nunzio, che si trovò in mezzo a tante bri della chiesa orientale,e buon governo.
guerre, ed ai più grandi affari che si trat- Siccome verha \'olanl et scripta manent,
tarono per vincerela formidabile potenza noterò che dipoi nel i834 fu stampato
di Napoleone I, e restituire la pace all'Eu- in Forlìun libretto da d. Gaetano della
ropa. Ciò avvenne neli8i4)per cui Pio Casa con notizie biografiche del cardina-
VII [iole ricuperare i suoi domini!, e tor le, ed una iscrizione che il can. Romual-

nare gloriosamente alla sua sede, onde do Sevei oli cresseal fratello nel i83o, er-
volendo premiare lunghi e segnalati ser-
i gerti cliaracteribns affaire expressis ex-
vigi resi alla Chiesa, e le preclare virtù oriiatar/i fìerijii$sitj\n cui erroneamente
d'unode'due nunzi pontifìcii chein tempo si dice creato cardinale da LeoneXll,ciò
di suadeportazione aveano sussistito (l'al- che pregiudica pure la parte storica che

tro fuCaleppi nunzio di Portogallo, ri- vado a ricordare, cioè che prima dell'e-
fugiato colla corte nel Brasile,perchè Gra- lezione di quel Papa contemporaneamen-
vina di Spagna nel 1 8 3 era stato espul-
i te a lui decorato della porpora,! sulfia-
so),locreò cardinale dell'ordine de'preti gi de' cardinali aveano giudicato degno
nella singolare promozione che come Leo- del triregno il cardinal Severoli. Pertanto
ne X fece di 3 (porporati, io de'quali ri- fece grave avvertenza dell'abbaglio e con
servò in petto. Il Papa colla notizia dì sua parole di molta lode pel cardinale, ilSup-
esaltazione e il berrettino rosso, spedì al nlemenlo al n." 5o dell' Imparziale di
prelato in Vienna la guardia nobile Fran- Faenza de' io settembre 845, a cui mi 1

cesco Ceva, come leggo ne' n.i io e Zj unisco per istorica veiità,ed a correzione
del Diario di Roma deli8i6. Ablegato del pregiudizievole anacronismo. Il car-
poi per la tradizione della berretta car- dinale arcivescovo, vescovo di Viterbo e
dinalizia, il Papa destinò mg. ^Leopoldo Toscanella,feceil suoingresso solenne nel-
Severoli (cav. gerosolimitano, poi prelato la i." città a'20 ottobre 18 i7,ove datosu-
decano de'ponenti di consulta, ed ora ca- bito sfogo alla sua divozione per s. Rosa,
nonico dell'arcibasilica Lateranense), ni- prese alacremente le sue cure pastorali
pote e compagno diletto del cardinale, e di persona, imperocché nella sua assen-
che allora di suo ordine per affari erasi za, a mezzo di ottimo vicario e per let-

restituito in Faenza,
quale eseguì l'o- il tere pastorali con viva sollecitudine avea
norifica missione,per cui ricevè molte di- governato le due diocesi unite. Tutto si

stinzioni, e dall'imperatore Francesco I diede all'islruzione del popolo,al perfezio-


che formalmente impose la berretta car- namento del clero, e ben presto anche in
dinalizia sul capo dello zio, il donativo questa diocesi si fece ammirale per quel-
di una scatola d'oro guarnita di ricchis- le virtù ch'erano rifulse nella chiesa diFa-
52 SEV S EV
110, nnn con mnggiori fatiche n motivo di Mirabili ne sono i regolamenti, oonfacen-
loro ampiezza. Nel visitare l'ospedale de- tiaiieclutali in esso, ove è vietato il lusso,

gl'infermi, vedendolo bisognoso di più co- come l'istruzione scientifica, raa solo quel-

se, prontamente accorse a provvedervi, la propriamente adatta alla loro condi-


provocando la pietà de'piìi doviziosi per zione. L'alletto di quesli beneficati pelcar-
aiutare l'alflittae languente umanità col dinalechechianiavanoAif/zr «OJ^ro, la ri-
suo caiitatevole esempio. Ed ottenne la conoscenza che doverosamcntegli dimo-
sua totale sistemazione, tanto nell' assi- strarono non si può descrivere. A Ile donne
slenza corporale degl'infcrmijCiuanto del- che per umana fragilità mancavano a'do-

la spirituale. Vedendo vngaie per la città veri cristiani, anziché rinchiuderle nella
ima turba di fanciulli e fanciulle derelitti casa di condanna in Roma a consumar la

e pericolanti, senza vesti, senza pane e sen- pena, con somma carità aprì loro un asi-

za letto, irreligiosi e scostuma ti, in breve a locon rigorosissima clausura, affine di ri-
proprie spese aprì alle fanciulle abban- chiamarle nel tempo dell' iidlillo castigo
donale una casa di ricovero sotto l'invo- a cristiano e costumato vivere, e ne rac-
cazione della Divina Provvidenza, e di- colse abbondanti frutti anche di sorpren-

ventò uno de'[)iìi benefìci stabilimenti di denti conversioni. Quando avevano espia-
cristiana carità : ne affidò la direzione alle la la pena, procurava loro decente collo-
maestre pie, acciò con l' istruzione reli- camenlo, che se volevano restare nel luo-
giosa apprendessero lavori donneschi.
i go pio le affigliava al medesimo con certi

Dipoi per rimediare al crescente numero moderati benemerito del-


voti. Inoltre fu

de'fanciulli abbandonati, colla coopera- l'incremento e propagazione dell' utilis-


zione di virtuosi cittadini, aprì loro un simo istituto delle liJaeslre pie della ser-
vasto ricetto con regolare ordinamento, va di Dio Venerini viterbese, quindi le
a bene della sociale e cristiana educazione aumentò in Viterbo, e slabih in Cagnaia,
di que'miseri; e poiché l'ampio agrodella Bieda, Vetralla e Viano, non senza som-
provincia di Viterbo mancava di propor- ministrar loro ogni genere di soccorsi. A-
zionato numero di coltivatori, statuì che mantissimodell'educazionede'giovani ec-
fossero istruiti nell'arte agraria: al man- clesiastici e laici di civile condizione,fondò
lenimento loro assegnò del proprio scu- per gli uni un seminario in Toscanella,
di 600; 5o t)e ottenne dal comune, e da
1 donandogli cospicua biblioteca, ed un con-
Pio VII SoosuH'erariOjOltre certa porzio- vitto per gli altri io Civitavecchia, allo-

ne di eredità disposta pe'Iuoghi pii. Pel ra appartenente alle sue diocesi, ed ove
crescente numero degl' infelici che l'an- fece provvedere di più decorose rendite
gustia di tali luoghi non consentiva soc- il capitolo, e sparse le sue beneficenze su
correre, rinfiiticabile e operoso cardinale quella mendicità, massime nella fame e
ottenne dalla congregazione di propagan- peste che patì nel i8i7,al quale elTelto
da fide l'utile dominio d'uno de'piìi spa- impiegò legemme preziose della crocedo-
ziosi edifizi di Viterbo, lo ridusse con sue natagli dall'imperatore delle Russie. Nel
grandi spese, e vi collocò i due nominali 1 8 grecandosi inR.oma limperalorFran-
r

stabilimenti o conservatorii, chiamando cesco I, passando poi- Viterbo onorò di vi-

il luogo orfanotrofio della Divina Prov- sita il cardinale, ammirò ed encomiò le

videnza. Di quanto guadagnavano gli a- sue belle istituzioni, che donò di generoso
lunni e le alunne giornalmente, trailo un soccorso, e di tutto se ne congratulò col
con)penso pel pio luogo, il resto dal car- porporato. Altrettanto fecero in diversi
dinale fu devoluto a loro vantaggio, ri- tempi altri sovrani e distinti personaggi.
ponendosi in cassette donde si trae il de- Intanto Pio VII a'20 agosto iu23 passò
naro allorché escono dallo slabiliraeiito. agli eterni riposi, il cardinale si recò al
SE V SEV 53
conclave, e con tanta univeisale reputa- scelta, e con una specie di compromesso
zione, che in uno di f|ue' migliori e più l'invitarono n proporre un cardinale per
componimenti politici die sogliono
sensati procederne all'elezione. Che il cardinalSe-
puliblicarsi in Pioma nelle sedi vacanti, veroli nominando il cardinal della Genga,
vi fu anche questo: CUi vuole che il Pa- questo venne elTeltivamenteinnalzatoalla
pa ci racconsoli, I voli porga per Seve- cattedra apostolica,e preso il nomedi Leo-
rolì.F.(ì in fatti adunati i cardinali in con- ne XII (F.), dichiarò prò Datario il car-
clave per eleggere un degno successore al dinal Severoli (carica già esercitata da un
glorioso Pio VII, e divisi in due parti, suo antenato, poiché leggo nel Carfari ci-
l'una óezelaiitì e italiana per ripristina- ta lo: Jphricanus Scverolus clari nomi-

re in tutto il rigore le antiche istituzioni; nis in Urbe advocalus, Leonis X fami-


l'altra de'rnodcrali e favorevoli alle po- liaris, ac proda Cari us))a cui rassegnazio-
tenze straniere, che sostenevano la con- ne per tanta preterizione fu un' eminente
servazione delle introdotte riforme, ed il e ulteriore solenne prova distia profonda
celebre cardinal Consalvi nel ministero virtù. Essendomi giovato della bella, in-
di segretario distato; prevalente per nu- teressante e ragionata biografia del cardi-
mero lai. ^ designava per Papa il cardinal nale, scritta dal suo concittadino il eh. can.
."
Severoli, onde fino dai i giorno del con- d. Celestino Majelti, e pubblicala col ri-

clave riuu'' nella sua persona il maggior tratto dell'esimio porporato nelVAlbuni
numero de'voti con progressivo aumen- di Roma t. 20, p. 108 e seg., riprodurrò
to , finché nello scrutinio della mattina testualmente il suo opinamento sui mo-
de'a r settembre ebbe 26 voti (cioè 20 di tivi delta narrata esclusiva. «Le cagioni
scrutinio e 6 di accesso) pel pontificato, di un tanto fatto sono tuttavia al pubblico
e per certo in quello pomeridiano sareb- ignote, e in questo mistero politico non
bero concorsi almeno altri 7 cardinali per puossiche andare per congetture. L'auto-
formare l'inclusiva canonica di due terzi re della Slor. di Leone A77si limita adire
di voti bastanti per l'elezione. Ma fatal- in questo luogt) che l'Austria avversò il
mente ricevè l'Esclusiva (della quale pre- Severoli, forse in grazia di alcuni contrasti
tensione, tollerata pròbono paim, ripar- ch'ebbe in Vienna,quando colà si trovava
lai nel voi. L, p. 2 I 3 e seg.) dell'Austria nunzio apostolico; indi altrove ci narva,
per mezzo del cardinal Albani, e confer- che fu vittima di sinistre interpretazioni.
mata dall'ambasciatore A ppony a profitto Ma che maggiormente rileva, noi ab-
ciò
del cardinal Castiglioni (già vicario ge- biamo contezza indubitata, come lo stesso
nerale del Severoli nel vescovato di Fano, arciduca cardinal Piodoifo Ranieri sicu-
ma senza successo, perchè quasi tutto il vendo al Severoli, che l'augusto
ra va, seri
sagro collegio commosso e inasprito per fratellonon aveva inleso quella esclusiva,
l'inopinata esclusiva, efiìcacemente av- ed anzi non essergli punto andata all'a-
versò il Castiglioni, e soltanto nel 1829 nimo, perchè provatolo devoto e amico
fu Papa Pio fili), con quelle due note alla sua imperiale sovranità (lettera letta
diplomatiche, e con quelle particolarità dal can. Gaesi morto santamente, già in-
di circostanze e congetture sulla pronun- timo confessore e teologo del cardinale,
ziata esclusione,che riportai ne' voi. XXII, ecomunicata all'encomiato biografo). Do-
p. 89, XXXVIII, p. 5. e 52, LUI, p. po di che ci sorge una considerazione non
174> LX, p. 2i4 e 2i5. In tali luoghi lungiforsedal vero, ed èche l'Austria so-
dissi ancora chei cardinali se^a^^i restan- stenitrice aperta delle operazioni della pò-
do vieppiù compatti ue'Ioro proponimen- litica del grande ministro di Pio VII, e
ti, e perchè l'elezione non uscisse di lo- temente di novità, abbia insinuato al suo
ro, consultarono il cardinal Severoli sulla ambasciatore in conclave di escludere dal
54 S EV SEX
seggio ponlificalc oon già un ilesignalo in- siero, a fine di non turbarlo e metterlo
dividuo fra i porporati, ma chiunque dei in calma. Il cardinale aifraiito nulla salute
zelatili vi fosse dal consenso dei Padri in- senza che lo dimostrasse il suo as[)ello,

nalzato. Ora essendo per avventura ve- sentendo avvicinarsi il suo termine mor-
rnilo ili." ne'cosloro pensieri il Severoli, tale, andava dicendo al prelato ni[iole ed
iioino non solo appartenente a quell'o- ai suoi domestici, che avea motivo di spe-
pinionCj ma in concetto eziandio di so- rare di assolutamente morire nella festa
verchia severità, non meraviglio che do- della Natività della C. Vergine, e di tro-
vesse andare il primo al non evitabile sa- varsi partecipe in paradiso alle solenni le-
grificio. IMa egli dispiegala in quel punto tizie di tal giorno. Questo venuto, mal-

tutta la grandezza dell'ali iniosuOjappar ve grado i medici e il parroco che noi vede-
degno di essere veramente PontelÌQe: im- vano in caso estre.no, volle ricevere ss. i

perocché senza lamento muovere, uoii- sagramenli con grandissima compunzio-


iiossi colla più eroica rassegnazionealsuo ne e pietà, e fra le braccia del suddetto
destino, e riconobbe in esso un favore del amato nipote placidamente spirò dopo le
cielo, qual se fosse sialo goltrallo al più orci I dell'S settembre i824>'i'^"'^" ^7>
formidabile peso.iVb/t gli uomini , ma Dio mesi G, giorni B. H a.° 78 del Diario di
mi lia loto una croce che non era per le Iloina ne annunziò la grave perdila di-
mie spalle. Ringraziamolo adunque e cendo che dopo essere slato più volte sul
:

consoliamoci. Cos'i scriveva ad un amico". margine del sepolcro per una complica-
Leone XII si mostrò lutto propenso ad zione di mali prodotta da vizio organico,
onorare e ricompensare il cardinale, che era passato al riposo de'giusli. Dopo al-

dovea tenere il suo luogo, e però lo ammi- cune notizie di sua decorosa carriera gli
se nella con2;re"azione consultiva da lui rese questa testimonianza. » 1 santi ed e-

istituita,per chiamarlo innanzi a se quan- semplari costumi di questo insigne por-


do gli occorreva, non che ne'suoi più in- porato; il suo metodo di esercitare la di-

limi consigli,euon lasciòoccasionedi pro- gnità episcopale Iralto dall'imitazione dei


vargli ch'era suo ammiratore e amico. Il più egregi e applauditi pastori; la sua il-

pei che fu divulgato, come toccai altrove, limitata carità verso gl'indigenti; la va-
che ilcardiuale esercitasse una segreta pre- stissima sua erudizione specialmente nelle
ponderanza suH'auimodel Papa, indi ven- discipline le più necessarie ad un uomo
necreduto da tulli il più influente dispen- di chiesa; ne hanno reso universalmente
siero delle grazie e favori sovrani. Certa' amara la perdita a tutti i giusti estimatori

mente il cardinale, come per voto erasi delle tante prerogati ve che lo adorna vano,
ubbligato di occuparsi ogni giorno al bene tra'quali per ogni riflesso dee darsi il pri-

delle sue diocesi, così per egual voto avea mo luogo al santo Padre, il quale anima-
promesso a Dio di non tacere a costo di toaldi sopra d'ogni altro dal più ardente
(jualunque suo pregiudizio, contro certi desiderio del bene, anche più d'ogni altro
principii di politica e leggi di stato, per ha sentilo al vivo la morte di un soggetto
le quali a lui sembrava che si ledessero che vi contribuiva con tutto lo zelo". Nel
le immunità ecclesiastiche, di cui fu sem- n.° 74 del Diaro stesso si descrivono i so-

pre acerrimo propugnatore e difensore lenni funerali celebrati nella chiesa di s.

senza rispetti umani. Quindi Leone XII, Mai iasopra ]Minerva,in cui cantò la messa
che ben apprezzava le pure intenzioni del- di requie il cardinal Certazzoli, e poi fu
l'animo delicato del cardinale, nella no- tumulato nel sepolcro gentilizio de'suoi
bile benignità e cortesia che lo distinse, maggiori ivi esistente. 11 suo nome sarà
talvolta volle persino prevenirlo, reuden- sempre in benedizione perenne.
dogli ragione di alcun suo operato opeu- SEXAKTAPRISTA. Setle vescovile
SEY SEY 55
tiella Mesia a.', «olio la nietropoH ili Mar- lidi nielkedi Grodno, riuniti all'impe-
cìatiopuli,di cui fu vescovo Policarpo, Ira- ro russo. Racchiude vaste foreste e molte
sferilo poi a Nicopoli di Tracia. Oricns pcdiidi, ed più gran laghi del regno, che
i

dir. i. r, p. 1 23 I. Sono Duzia, Metelle, Obelia, Paserey e


SEYNA oSEYNY {de Seyna seu Ju- Wigry. Un solo fiume un poco conside-
gustoi'ien). Cina con residenza vescovile rabile l'attraversa nella parte meridio-
del regno di Polonia, nel palatiuato di nale, Narew. Qualche porzione è assai
il

Auguslow, voivodia Augustow, e ca- di fertile. Questa voivodia, di cui Suwalki è


poluogo d'obvodia, a 6 leghe daSuwaiki il capoluogo con magnifica cattedrale, si
o SuAvalkij ei3 da Grodno, presso a un divide in 5 obvodie, che sono:Lomza,
laghetto sopra un alUuentedi sinistra del- Auguslow, Seyna, Ralwary, iVlarianpol.
la Czarna Hansze. Occupa un'eminenza La città d' Augustow è pure capoluogo
con 120 case, e più di 200 cristiani, se- 1 d'obvodia, situata sulla inetta, fra i laghi
condo l'ultima proposizione concistoriale Neczka e Seyna, a 49 leghe da Varsavia.
del 1 836. La chiesa cattedrale è sotto l'in- Regolarmente edificata in legno e selciata,
vocazione di S.Giorgio mar tire,di elegante porta il nome del suo fondatore re di Po-
struttura, con fonte battesimale, e cura lonia Sigismondo II Augusto I. Hai ele-
d'anime esercitata da un vicario. Il ca- ganti chiese, una delle quali è cattedrale,
pitolo com[)one di 4 dignità, la prima
si comodoospedale, e 8 distillatoi d'acqua-
1

dellequali èli decano, di 8 canonici, senza vite. I suoi mercati sono frequentatissimi
le prebende del teologo e penitenziere, di pe' bestiami e precipuamente pe' cavalli

4 [)reti vicari, e di altri preti e chierici russi. Conta più di 2000 abitanti, e circa
addetti al servizio divino. A detta epoca 80,000 l'obvodia. Oltre vaste paludi e
non esisteva l'epifCopio.OItre la cattedra- molte foreste, possiede buone terre col-
le nella città non eranvi altre chiese, uè tivabili e fertili. Ora riporterò quanto mi
ospedale, uè confi aternite, né monte di è dato leggeresu Seyna e Augustow,sti{!a
pietà, bensì eravi il seminario con alun- loro sede vescovile. Pio VII colla bolla
ni. La diocesi comprende 120 parrocchie Ex iinposlta, de3o giugno 1818, Bull.
in una superfìcie di 325 miglia germa- Rom. coni. t. i5, p. 61, nella nuova cir-
niche quadrate. Ogni nuovo vescovo è tas- coscrizione delle diocesi di Polonia [f^.)
salo ne' libri della camera apostolica in soppresse la sede vescovile di FVigry o
fiorini 4oo,e le rendite della mensa ascen- TVigiiy {P'.), forse perchè situata nella
dono a 6667 scudi romani. Le notiziegeo- Prussia orientale, e con la cattedrale la
graficheairermanocheioSeynaesisteuna trasferì nelle città di Seyna e di Augu-
scuola palatiuale, ed un conveato di do- stow ch'eresse in vescovato, il cui vesco-
menicani, i quali sono tuttora numerosi vo Augustoviensis sive Seyneiisis deuo'
in Polonia e in Piussia; e siccome nel voi. minahilur^ el in eadeni civitale ecclesiaoi
LV, p. IDI, per fallo tipografico fu detto ab infrascripto li ter arimi executore (il ve-
esisterne 107, ed invece devo dire Sag, scovo di Wladislavia) in cjus decreto ex
tuttavolla nel Dircclorium prò provincia presse referendam erigitmts in cathedra-
Lilhuaniae el Russine ordinis Jf. Prae- lem, in qnani capituliwt antìfone Figcr-
dicatorum, leggo la cifra 32o. Al breve scensis cathedralis iransferiinus. E sta-
cenno che diedi ad Augusto vr, conie in- bilito quanto si conviene alle diocesi e se-
dicai in quell'articolo, qui aggiungerò le di vescovili,dichiaròsulfraganea della me-
seguenti notizie. Augustow è città vesco- tropoli di Varsavia, e lo è tuttora, (jue-
."
vile unita a Seyna nella Polonia, voivo- Seyna seu Augusloviensein. Per
sta di r

dia del palatiuato del suo nome, che for- vescovo dichiarò Gio. Clemente do Go-
masi de'terrilorii degU aulichi palatina* tez^vski di Tykocin delia diocesi di VVi-
56 S EY SEZ
gry, e di questa da lui fallo vescovo fino che ambedue gli conservò nel diihiararlo
da'i6 f^iugiio 1805, disponendo inoltre il vescovo d' Adraso in pariibiis. Essendo
Papa che avesse un vescovo sulTr.ii^aneo morto il vescovo lVicola,governò la dioce-
pei aiuto; laonde nelle Notizie di Roma si il su(fiaganeo,flnchèGregorioXVl nel
del18 19 per la i." volta fu riporlnla la concistoro de'2 i novembre i 83(3 fece ve-
nuova sede Seyna o Auguslow. Quindi scovo di Seyna seu Auguslo^'ien Paolo
JMo VII a' 29 maggio 820 lo fece suc- 1 SlaszynkidiKransnytaw diocesi diLubli-
cedere da Ignazio Cryzewsky di Ilalitz. 110, già canonico della metropolitana di
Ma per diversi n)olivi,cheil Papa es[)resse Varsavia, e vicario capitolare in sede va-
nella bolla Sediatn eniscopaliuin trans- cante, conie di sommo zelo, il quale fece
latiories, de'20 luglio 182 i, Bidl. cit. p. la professione di fede nelle n)ani del ve-
4i8, soppresse la sede vescovile di Sey- scovo d' Adraso. Sono circa 5 anni dacché
na, eresse quella d'Augustow separata- la sede è vacante, e le dette Notizie nep-
niente, e la trasferì a Suwalki o Suvva- pure nominano il sulFraganeo.
iki o Souwalki, come ris[)eltaljile città, SEYNA o SERENA. r\ Sere.va.
capoluogo del palatinato d'AuguslovV', si- SEZZE [Se.tin). Città con residenza ve -

tuala nel suo centro, e residenza del go- scovile nella legazione apostolica dilMarit •

verno provinciale: stabilendola cattedra- lima e Caujpagna, nella provincia di IMa^


le nella chiesa parrocchiale di s. Croce. rittìma dello stato ponti(icio,aulichis.iiuia
Inoltre statuì che il vesQovato si chiamas- e celebre, vicina aWePulndi Pontine [P^.),
se Siiwatkiciisein sta Aicguslovieiiscìii sede di governo e di distretto, che com-
e vi trasferì il vescovo Ignazio già di Sey- prende Nonna (^".)j Bassiano e Sermo-
na e Augustow. Suwalki oSouwatki,a 7 1 nela, di cui parlo a Velletri descriven-
leghe da Grodno,e piìidi Gda i\ugusloAV, do la legazione, lontana per5 leghe e mez-
sopra un fiumicello che scaricasi nel VVi- zo da Terracina, secondo 1' avv. Castel-
gry, è benissimo fabbi'icata e abbellita, in lano, Lo Slato pontifìcio, e6 [ìo%le(ìal\o-
luogo salubre e ameno, in vasta pianura, ma come vuole Calindri nel Saggio del
ben popola t a da
d 3 o o o abi la n ti, e de-
pi Li i pontificio stalo. Sorge sullacima di un e-
corala di diversi pregi. E' animala da traf- levato e delizioso colle, sempre di verdeg-
fici colle limilrofe Provincie rus'io-polac- gianti olivi rivestila, come lo è il suo pen-
che, e vi si tiene un gran mercato. Non- dio. A mpio è l'orizzonte che da essa si go-
dimeno sebbene falla di
la disposizione, de, delle sottostanti pianure pontine va-
concerto con l'imperatore di Russia Ales- stissime, propinque al suo ferace territo-
sandro!, non fu trovata eseguibile, onde rio. Ad Oliente si vedono amene collinet-

Seyna restò seggio vescovile, e unita ad te coperte di vili, di olivi e di lauri, a pie
AuguslOAV,e come tali si proseguì a pub- delle quali nasce il rapidoe celebre fiume
blicarle nelle Notizie di Roma o almanac- Ufenle navigabile, che ha foce nel mare
co di tulli i vescovati cattolici, come lo TiiTeno, e dal quale preseli nome la fa-
è ancora. Leone XII a' 19 dicembre 1825 mosa tribù Ufentina o Ofenlina, che con
trasferì da Taumaco in partibus al ve- altre volava nel senato romano. Dal Iato
scovato di Seyna seu Augustovitn, Nico- di settentrione e quasi a livello della città
la Manugiewicz di Kaminiech; e di poi vi sonoduecolli,<;o[)ra uno de'quali per la

nel concistoro de' i5 dicembre 1828 gli giocondità del silo e perla salubrità dell'a-
die e deputò per siilTraganeo Stanislao Ro- ria il triumviro Marc'Anlonio fece forma-
ska Choromaiisehi della diocesi di Seyna re la sua famigerata villa, e conserva il no*
ó /Vey^»g»5/owe«, già arcidiacono del la ca t- me d^Antoniana. Alla distanza di circa8
teilralcd'AugustoAV, e lettore della chiesa miglia dalla città trovasi un monte che
parrocchiale Zambrowicense, prowisle partecipa de'Lcpini, e stabilisce la scpa-
SEZ
razione e clemarcn/jotie delle dueilliis?ii nolugiogrecofu nativa diSez/e),s. Andrea,
Provincie di .Maiittiuia e Campagna, sulla s.Angelo, 8. L(nen-^o, s. Paolo nella qua-
cui sommità esistono ileliziosi cosini, abi- le trovasi l'episcopio de'vescovi di Terra
tali nelle migliori stagioni dalle ragguar- cinaeSezze(alsuo temponon crasi nuova-
devoli famiglie seline. Ne' suoi dintorni mente unito Piperno), edificato con gran-
dalla patte de' monti l'aria è pura, e lo> de S[)esa da mg.r N'entiiniglia nel i64^,
dato n'è il soggiorno nella calda stagione. dicendo l'iscrizione: Episcopns Taraci-
Però l'eminente posizione della cillà, co- neiisis et Setinusj e poi da altri vescovi
mecliè dominata da'venli,ha un clima in- restaurato e abbellito. Sulla dignitosaprin-
costante; nondimeno il Contatore, Dfliist. cipale piuzza è il palazzo, più comodoche
Terracinensi, ed il d.*" Rlarcotulli in una bello, residenza del governatore e del ma-
Memoria, la encomiarono. Seize non con- gistrato jnunicipale,ed un tempo del com-
serva l'antica e primitiva ubicazione, in missario che la s. congregazione di con-
pendio al sud-ovest e che si estendeva si- sulta deputava al governo della citlà,e su-
noalla Rladoiina dell'Appoggio, l'odierna bordinato al govei'natore della provincia
essendo posta nel vertice del colle, dove diCampagna. Le strade sono scoscese, e
anticamente Vi era la sua ciltadellu deno- selciate di sasso calcareo bianco; le fabbri-
minata Castnint dariint, psiche ivi si rin- die ingenerale sono mediocri, oltre alcu-
chiudevano e custodivano gli schiavi car- ni rimarchevoli edifizi. Alla mancanza di
l.iginesi.La sua esistenza viene confermata acque perenni si supplisce colle cisterne,
ilagli avanzi delle triplici mura ciclopee e con atligerneal fonte suburbano lungi
che restano; cioè quellcdel .''circuito, la- i 3 quarti di miglio: limpida e leggerissi-
teralmente alla chiesa di s. Rocco; quelle ma è l'acqua d'altra vena e Òq\{:x fontana
del 2.°, sotto il monastero di s. Chiara ; d'oro,uì?i per condottarla occorre immen-
quelle del 3° circondano in gran parte la sa spesa. Forma decoro a questa cospicua
città, specialmente dal Iato di mezzodì, ove città la caltedrale, e primeggia fra quelle
più che in altro luogo sono conservate. della provincia, essendo di buona archi-
Queste mura che con 3 ordini cingevano lettura in forma gotica, come loèil pro-
il Caslrnni dnriiììi,e\^%yii\ situazione giu- spetto esterno, il ili cui ingresso guardava
stificano il nome dato a quel propugna- prima l'oriente eil era dalla parte della tri-
colo. Dalla parte di mezzodì è una via buna, ed ora lo ha a occidente ove an-
sotterranea larga 1 1 piedi eoo magnifica ticamcnleeravi il coro, sopra il quale luo-
volta, che conduceva dentro al suo ma- go s'innalza la torrecampanaria. L'inlcr-
schio. Di grosse mura castellane è cinta uo è a 3 navi a volta, abbellita da ardii,
la cillà, per un miglio di circonferenza, pilastri e colonne di marmo, con sontuoso
comprese le dette superstiti dell'antico e sonoro organo. Sono ri marche voli la cap-
castello, e quelle parli e traili più recenti pella di s. Filippo pe' preziosi suoi marmi
che costituiscono le abitazioni. ]Ne dauno massime d'alabastro orientale,e quella del
ingresso 4 porte, cioè a levante la Pasci- I. "altare nave destra, lanlo perla
della
bel'a di stile detto gotico, e quanto alle bontà ed eleganza dello slile,che pel qua-
altre la più antica al nord ovest è la Pao» drodipinlo in tela da Alessandro Benti-
lina , indi viene la Romana delta anche venga, esprimente la B. Vergine, oltre al-
porla del Piano, ed a seltenlrione quella tri pregievoli quadri che sono nelle altre
di s. Andrea. I! Ciammarucone descrive cappelle. Questo tempio munito di batti-
la sua patria con diverse torri, e ripartita sterio,econ cura d'anime afìldata ail'ar-
in sei rioni chiamati decarcie e foi manti ciprele,èsotto l'in vocaziotìc dilMaria Ver-
altrettante parrocchie appellate s. Maria, gine Assunta in cielo. Nell'altare maggio-
s. Pietro, s.Parasceve (che secondo il u)c- re giacciono le venerabili spoglie di s. Li-
58 SEZ SEZ
tlano abbate benecleltino, prolettore Jel- diTerracina e Sezze, nel i 594 Luca Car-
lu citlù, ivi ^l•a^fe^ìle da altro luogo tlolh» dino che l'ampliò, £'/JiVc, Tarr. et Setino;
niedcsima, da mg/ Perugini vescovo di nel1617 Pompeo Angelotli, pioriun lo-
Terraciiiae Sezze, eda mg.i Criiscosetiiio coniin conservatori; nel7 58 Calisto Pa- i

vescovo di Lettera nel 1 604. H santo visse lombella servita, Episcopus Seùnus, de
euioiì nel monastero di s. Cecilia co'ino- clcricoruni seminario oplinie nieriliis ;
naci benedettini, da lui fabbricalo verso neh 775 Francesco Alessandro Odoardi,
il1081 presso il iluine Cavata o Cavatel- hiijucc. Basii. Calhed. Episcopus. Nella
la o Sisto, e l'antico letto del fiume Ro- chiesa di s. 1614 vi fu sepolto
Pietro nel
sciolo, e di cui appena restano le rovine. il vescovo Pompeo de Magislris: iu quella
Insorta controversia dopo la beata sua de'cappuccini nel iG45 Cesare Venlimi-
morte tra setini e sermonetani sulla ve-
i ^\\a,Epis. Ter. etSelinus in hacsua Cath.
neranda spoglia di s. Lidano, convennero Basilica (mi fa dunque sospettare che in
di collocarlo sopra un carro e dove lo por- essa fosse deposto e così il seguente); nel
tassero due indomili giovenchi che vi
i 1786 Benedetto Pucilli di Tolfa, Terra-
citlaccarono, l'uno di Sezze, l'altrodi Ser- cinae, Setiae, ac Priverni Episcopo. Vi
moneta, ivi restasse, e n'ebbe il vanto la è pure la collegiata de' ss. Sel)astiano e
La cattedrale fu solennemente di
città. Rocco, eretta nel 761, abbellita con 1 ele-
nuovo consagrata a'j8 agusto i364, da ganti stucchi, e tra 'suoi 5 ni tari di mar-
tv. Giovanni deSora vescovo di Terraci- mo è ragguardevole il maggiore: il capi-
ria e Sezze, per averla consunta un incen- toloda cuièuH'iciata formasi dell'arcipre-
dio. Sembra che la sua costruzione nel- te e di 9 canonici, Clemente XIII a' quali
l'odierna forma rimonti al i3oo. Leggo nel 1765 accordòcappa magna, con la
in Ciammarucone, che sotto il medesimo bolla che incom.incia: Cuin Sctia clvilas
altare maggiore vi furono collocale in va- olini romanoruni fjlorente repnhlica, co-
si d'argento le leste intere di s, Lidano, e lonia ùlulo prii'ilegii':quc decorata, e la
de' ss. Pietro e Marcellino altri patroni distinse con altri privilegi. Oltre la catte-

di Sezze; un pezzo della vera Croce, una drale, vi sono altre 5 chiese parrocchia-
Spina tinta del prezioso sangue di Gesù li; e 3 conventi religiosi con chiese poco
Cristo, un pezzo di pane credulo dell'ul- distanti dalla città, fuori di porla s. Paia-
tima sua cena, dell'incenso oCfeitogli dai sceve. Il I
.° de'minori conventuali subur-
ss. Magi, del fieno del s. Presepio, del lat- bano con chiesa dedicala a s. Bartolomeo
te della 13. Vergine, un buon pezzo d'os- apostoIo,che essendostala riedificata, ven-
so di s. Andrea apostolo, un dente di s. ne consagrata a'2 giugno 705 dal ve-
i I

Biagio vescovo e il pettine col quale fu la- scovo di Fondi Vittorio Crucci visitatore
ceralo, e altre molle reliquie. Il capitolo apostolico della diocesi : nel contiguo con-
si compone di 3 dignità, la i
."
delle quali vento vi fiorirono religiosi insigni persan-
è l'arciprete, le altre l'arcidiacono e il tità di vita e per dottrina, avendone de-
preposto, di 1 2 canonici comprese lepre- scritto le notizie il p. Theuli, weW Appa-
bende del teologo e del penitenziere, e di rato niinorilico della provincia di Roma.
altri preti e chierici addetti al servizio di- La chiesa e il monastero appartennero ai
vi no. 1 1 MaioccOfUe Monumenti dello sia- monaci cistcrciensi, a cui li diede nel i4(3 1

lo pontifìcio, t. 6, p. 7 e seg., riporta le la- Eugenio III, e dipoi neli3oo Bonifacio


pidi degl'illustri selini e stranieri sepolti Vili gli assegnò a'conventuali. Secondo
non solo nella cattedrale, ma ancora nel- INLirocco, pare che la chiesa sia slata nuo-
le altrechiese, e quelle monumentali che vamente riedificata da'fondamenti, dalla
le riguardano. Da quelle della cattedrale pia generosità del ricordato vescovo O-
si rileva, che vi furouo tumulati i vescovi doardi di s.Elpidio nella Marca, e da lui
SEZ SEZ 5y
consagrata nel i 769. 11 Marocco non cliia- suiti in argomento d' imperitura ricono-
ma rOtloaicli vescovo, e lodiceSctinojio scenza, nel I G22 sopra la porla ncll'inter-
invece ho creduto tiare alla »ua asser/.io- no della cliiesa eressero la seguente iscri-
ne pili probabile inteiprelazione luUo zione marmorea riportata da Ciammaru-

,

consiileiato. 11 2." convento, («roseguendo cone. D. O. M. S. P. Q. Sclino ^ Un-


la medesima via, lungi un 4-° di miglio jusTt'inpUhaC'— Collega inunifcenlissi-

dalla città, ède'cappnccini con bellissima inofundiiLori SocitLas Jesu — Grati a-


chiesa, il lutto edificalo nel 1 592, circon- iiìini monumenium P. Vi sono ancora in
dato di mura con ameno bosco, dalla pie- Sezze due monosteri di monache: quello
tà del nobile setinoGiovanni Pilorcio cav, dell'ordine di s.Chiara, in cuiairc[)()ca del
de'ss. Maurizio e Lazzaro; quindi a'20 ot- pallio isterico ricordalo viveanojo mo-
tobre) 593 il suddetto vescovo De Magi- nache professe, olire le zitelle che teneva-
slris consagrò la chiesa sotto l'invocazio- no in educazione; l'altro è quello della
ne di s. Francesco. Il 3.° convento, con- sagra Famiglia delle oblale del ss. Barn-
tinuando la stessa strada, distante da Sez- bill Geau [f^.), per l'istruzione e educa-

ze un miglio, è de'francescani 'ifuimali, zione delle giovinette, istituito dal gran


che per essere a ridosso d'un colle, il sog- cardinal Corradini[F.) setino, protetloi
giorno non è perfetto. Ciammarucone ri- ilella congregazione di lloma, acni soiu-

ferisce che a suo tempo e nel 164 1 » re- minislrò ben più di oooscudi. ftlg.rFa- i

ligiosi colle limosine slavano Aibbricando bi Montani nella dotta biografia che com-

chiesa e convento, il quale riusciva gran- pilò di questo amplissimo porporato, e che
dioso e uno de'più belli della provincia; pubblicòcol ritratto nel 1. o i\e.\\' Album 1

e che intorno al medesimo pouìposamen- di Roma, a p.ioSe Sgo, esaltando giu-


te frondeggiava un verdeggiante querce- stamente il di lui singolare amor patrio,
to, eziandio con piante d'elei, olmi, lauri, osserva che il più bel servigio che rese «
castagni, veramente delizioso, romantico Sezze fu il convitto della sagra Famiglia.
e poetico. La chiesa è magnifica, e nell'al- Vedeva egli con dolore come per difetto
tare maggiore il grandioso quadro rap- di buone istitutrioi fosse ivi negletta l'e-
presenta la visione di s. Francesco nella ducazione delle donzelle, dalle quali di-
quale ricevè dalla B. Vergine il s. Bam- pende il ben essere della società. Laonde
bino Iralesue braccia, lodatissima pittura appena seppe che il suo generoso concit-
eseguita nel 1608 da Benedetto Melchior- tadino Bartolomeo Piota avea a tal uopo
ri. Inoltre Ciammarucone ricorda che cominciato la fabbrica d'un monastero,
nelle couvicine colline eranvi diversi ro- egli si uiùa compagnoeneassunse il pro-
mitaggi colle loro chiese,abitazioni e giar- teltorato,quindi vollea sue spese aggiun-
dini. Nellaciltà fiorirono i gesuiti,) qua- gere un braccio, chiamato ancora la fab-
lianche in Sezze hanno diritto alla comu- brica nuova, e considerò lo stabilimento
ne riconoscenza, pel gran bene che vi o- come cosa tutta sua. A tale elfettoformò
pelarono, massime per la pubblica istru- la famiglia di oblale del ss. Bambiu Gesù,
zione. Nel bel mezzo e nel sito più ele- e di iMaeslre pie (.[[YhevhojC Clemente XI
vato della città, per cura del p. Claudio nel 1 ne a[)provò l'istituzione, con fa-
7 I 7
Acquavivapreposito generale della com- coltàamplissimealcardinale sul governo
pagnia dlGesù, fu eretto undecorosocol- e compilazione degli statuti, che poi stam-
legio, con sontuosa chiesa sagra a'ss. Pie- pò nel 1729. Avendo le oblale comincia-
troe Paolo, il tutto incominciato neh 589 to l'insegnamcnlo con successo, ben pre-
dalla nobile e splendida generosità del sto se ne aumentò il numero, ed ebbe egli
comune di Sezze, che v'impiegò la cospi- la consolazione di vedervi entrare la pro-
cua sonmiadj 70,000 scudi; per cui i gè- pria sorella Loreta. Al convitto aggiunse
6o SEZ SEZ
lachiesn.clieconsagrò a'aS inaggio 17 18. nel I 798 dal rinomalo servo
di Dio fr. Bo-

L'i>.lituto[)eila fama che si acf[iiistò mos- nifacioda Sezze minore riformato, il qua-
se Benedetto XI V, per agevolarne l'utile le cooperò in Roma all'erezione d'un o-

propagazione, a favorirlo, onde fu largo spiziopoi unito a quello di Tata Giovanni.


di grazie spirituali. Il cardinal Corradini La nobil donna Giacinta Pacifici, vedova
lincile visse, di questo pio luogo formò del cav. Superio De IMagislris, virtuosi e

le sue delizie, e in morte lo cliiamò ere- amantissimi della comune patria Sezze,
de di sua pingue sostanza, ordinando con suo vr.ntaggio e decoro, ed inerendo alle
mirabili disposizioni, che vi fossero sem- benefiche e provvide intenzioni del suo
pvei^obhie, ed alleandone la protezio- degno consortCjCol suo mirabile testamen-
ne e amministrazione al cardinal protet- to , dopo aver lasciato il suo corpo alla

tore della congregazione di s. Ivo, di cui chiesa di s. A una giuspadronato di sua fa-
trattai a Cupia romaxa. Ed è perciò die miglia, e disposto due annue esequie per
il cardinal Macchi decano del sagro col- se e pel defunto consorte e loro antenati,

legio, come protettore del pio istituto di coll'intervenlode'due capitoli el'estrazio-'


s. Ivo, tì'A giugno 85 I I si portò a visitare ne per ciascun anniversario d'una dote di
il eio'.iastero della sagra Famiglia. Sezze scudi 3o in favore di povera zitella sati-
si pregia di contenere il seminario per le na; quindi lasciò tutta la sua pingue ere-
tre diocesi riunite di Terracina, di Sezze dità, unitamente a quella del consorte,per

e di l'ipcrno, il quale sostiene anche le gl'istituti tl'istruzione e di educazione Irci

parti di liceo, fatto risorgere e rifiorirà i benemeriti coniugi concertati. La pia i-

nit'diantejezelantissimecure del vescovo stitutrice e insieme esecutrice delle gene-


Luigi Frezza (/".) poi cardinale. Pertan- rose disposizioni del marito cav. Superio
tosi apprende Diario di Ro-
nel n.° 12 del DeMagistris sepolto nella cattedrale, det-
/«-7deli828.« Difalti non ha egli rispar- tagliatamente fece tutte quante le prescri-
miato nèfatica, nèspesa onde provveder- zioni sugl'islituli, case, maestri e maestre,
lo di scelti e di rinomati soggetti, tanto mi nist ri, inservienti, ani mi nistrazione, mo-
nell'amministrazione, quanto nell'istru- do delle istruzioni. Per l'esecuzione di lut-
zione, lingue, letteratura, filosofia, mate- to nominò un consiglio composto del pre-
matiche pure e miste, teologia domma- sidente maestro prò tempore della scuo-
tica e morale, storia ecclesiastica e cano- la di legge civile e canonica; di due ese-

ni, canto gregoriano; lutto s'insegna con cutori leslamenlari,nelle persone degli ar-
ze!oe premura, talché nel giorno i o gen- cipreti prò temporedella cattedrale e del-
naio essendo stato il detto pio stabilimen- la collegiata; e di due deputati da sceglier-

to onorato all' improvviso dagli ottimi si dai tre precedenti. L'ottima vedova Pa-
monsignori vescovo e delegato, corteg- cifici ordinò l'erezione di due scuole o i-
giati dal governatore della città, dal cor- stituti in Sezze, uno pei maschi, l'altro per
po nmnicipale e da' due capitoli, gli al- le femmine, a vantaggio de'suoi tanto a-
lievi del seminario e del liceo gareggia* mali cittadini dovendosi però separata-
,

rono nel far mostra del loro profitto con mente amministrare i beni del suo patri-
piena soddisfazione e sorpresa di tutti. monio edi quello del cav. marito. Impe-
Anche l'economia ed il locale vanno pren- rocché, secondo l'idea concepita dal con-
dendo di giorno in giorno forma miglio- sorte , egli ordinò alla moglie di fondare
re, onde non solo dalle tre dette dioce- in detta città degl'istituti di capi d'arte a
si, ma dalla provincia e dalla slessa capi- comodo e istruzione de'cittadini, di scien-
tale, la giovenlìi vi concorre per esservi ze, di educazione e di buoni costumi. Per-
educata ". In Sezze vengono le donzelle tanto quello pei giovanetti la Pacifici i-

anche islruite in un orfanotiofio, eretto ucreudo alle brame del coniorle lo stabi-

I
SEZ SEZ 6i
8 individui, e di più se aumcntnte le
r* (li re è pure presidente della pia opera, di
rendite, con tnaeslri di di verse scienze, e- eloquenza edi filosofia, e quest'ultima (or-
scliidendo la musica, tranne il canto fer- nila d'un gabinetto fisico corredalo delle
mo. Di più stal)ilì che alcuni capi di arti opportune nìacchine,descrilte nel n.°i i6
ineccaniclie e pagali dal patrimonio, gra- del Giornale di Roma del 85 e inau- 1 r ,

tuitamente ricevessero per insegnarle tutti guralo con solennità dal prof. d. Fran»
que'giovanetli salini che bramassero ap- cesco Rcgnani, autore della Democrazia
prende! le. L'istituzione per ristruzioiie e callolica. Qui noterò che il eh. p. Ange-
educazionedelle giovinette la fissò a6don- lo Secchi gesuita, direttore dell'osserva-
zelle con 3 niaestre idonee da trarsi dal- torio del collegio romano, nel i85ci si

la famiglia De Magistris, lequali dovesse- portò in Sezze e nel palazzo De Magistris


sero pure fare scuola gratuita alle giovi- formò una piccola specola con bella me-
nette poveredella città. La vedova bene- ridiana, trovando che Sezze ha di altezza
fattrice morì a'f)geonaioi82 5,eLeoneXlI sul livello del mare 3o4 metri. Finalmen-
sottopose alla Congregazione degli studi te, perchè i solini imparassero le arti, fu
[f.) la sorveglianza dcll'amministrazioìie disposto che la pia opera mantenesse 8
della medesima eredità , siccome riguar- giovani neir Ospizio di Tata Giovanni
dante il pubblico insegnamento, ed in for- (A.) di Roma. Ad oggetto che la città a-
za della bella pel medesimo da lui ema- vesse sollecitamente tali vantaggi disposti
nala. Quindi avendo destinato visitatori dai coniugi De Magistris, più volle vi si

apostolici delle università della INIarca e portarono cardinali prefetti della congre-
i

dell' tfnibiia, non che con visitatori ai pii gazione degli studi. Nel 83 1 1 per questo vi
patrimonii riuniti Pacifici de Magistris, il si recò anche il cardinalZurla prefeltodel-
p. ab.Cappellari poiGrcgorioXVi,ernvv, la congregazione degli studi, col segreta-
concisloriale Teodoro Fusconi, questi agli rio di essa mg.r Soglia ora cardinale,i qua-
8 aprileiSa^ si recarono in Sezze e vi si li presero opportune disposizioni a profit-
trattennero oltre 5 giorni, prendendo co-
i to della città. Nel i 835 vi fu pure, e due
giiizionedi tutto e prescrivendo opportu- volte vi ritornò, il cardinal Lambruschlni
ne provvidenze per l'esecuzione de'bene- prefetto di detta congregazione, e per lo
fici istituii. D' allora in poi lo pia opera stesso motivo, sempre in compagnia del
Pacifici de Magisriis venne tutelata dalla cardinal Fransnni protettore delle mona-
detta cardinalizia congregazione, di con- che clarisse,unitamente ai segretari della
certo col consiglio d'ammini>trazione sta- congregazioneeora cardinali AltierieCa-
Se non che esami-
tuito dalla fondatrice. terini.Allre visite vi fecero il cardinal Viz-
nate le istituzioni da
fatte, pel megliolei zardelli prefetto, e mg.' Simonetti segre-
e per ragioni economiche, in luogo di a- tario e poi cardinale, e vi furono pure pei*

prire le due case, una pe'maschi, l'altra altre visite mg r Capalti e mg.'" Ralli se-
perle femmine, fu stabilito con approva- gretari della medesima congregazione, a
zione pontificia: che 8 giovani si mante- cui preme assai il progresso della pia ope-
nessero agli studi a spese dell'opera pia di ra. Vi sono ancora in Sezze molle confra-
vitto e vestito, nel seminario diocesano di ternite con abiti bianchi, neri e rossi, tut-
Sezze, in una carnei ala separata e col pro- te co'propri oratorii, cappellani e rendite.
prio prefetto. Che
femmine aumenta-
le Vi è una colonia d'Arcadia fondala nel
le a 8, si educassero e istruissero nel mo- I
747) col nome di Colonia arcadica Se.-
nastero di s. Chiara della medesima città, lina, che fiorisce in prosa e in verso. An-
a spese dell'opera pia. Che egualmente a ticamente Sezze avea la giurisdizione del
carico di essa si pagassero tre cattedre nel mero e misto impero, che esercitava an-
seminario, cioè di legge e il cui professo- cora nel suo disliello, che si compose del
62 S EZ SEZ
miinitissimo cnslello d'Acqnn Pn77a, tk-1 sagrificò la vita agli dei infernali per la
castello l'cliala, e di quelli di Trevi edi .salute dell'impero di Roma. Vinsero i ro-
Tcneto; di che copiosa mei) le fratta il Cor- mani, e concessero la pace ai latini loro
ladini.Per molto tempo fu decoiata,corae parenti e confederati. La stirpe Annia eb-
nobile ciltàjd'un cardinale per govenia- be altri soggetti, come n'ebbe la Fulvia e
toie,al quale Papi
i la davauuin commen- credesi selina, la l'onteia e la Cazia. Caio
da e in aniministiazione perpetua. L'e- Valerio Fiacco celeberriujo poeta, auto-
lenco pubhlicatodul cardinal Coriadinisi re i\t\\' Argonantica e di altre opere in-
compone de'seguenli cardinali. Nel i 52C) signi, si meritò l'amore dell' im[)eratore
Tommaso de ^/o,nel i535 Antonioiyrt/i- Vespasiano: altri lo dissero padovano, al-

severinOy nel 53g Ennio Filonnrdi, nel


i tri romano. Tra le famiglieche ne'tempi
J 540 Rodolfo 5 jo con brevedei
Pio, nel 1 successivi principalmente figurarono, fu
27 febbraio Francesco Sfonclralì che fu la Brancaleonc, e R.innldo con diploma
padre di Gregorio XI f-^ nc\ 1 5^0 Fran- fu da Innocenzo III preso sotto la prote-
cesco Tournoiiy nel 5 j is'icolò Gaetani 1 1 zione della s. Sede, probabilmente per le

o Cnelnni, verso ili56i Filiberto Naldi sue benemerenze colla medesima. Cicco
Babou. SeZ7e ha per istenima im bianco Brancaleone.fucav. templario e letterato.
leone, con l'epigrafe : Seda piena bonis, Guglielmo Pagani fu investito da Inno-
gerii albi sigila Lconis.ìii\ pev protettore cenzo III del castello di Fah'atera, di cui

un cardinale, e presentemente lo è il car- parlai nel voi. XXVII, |). 278. Marco Pa-
dmale Antonio Tosti. gani canonico della basilica Laleranense,
Si gloria Sezze di molti uomini insigni, sepolto nella chiesa di s. IM.nia di Sezze.
liscili dalle sue numerose e potenti fami Napoleone Rainaldi si crede autore della
glic,edi cui trattarono il Ricchi nel Tea- torre omonima o Torre del Foro, ed al
tra degli nominiillnstri del regno de ì'ol- quale Onorio ili concesse in feudo il ca-
scili: il Corradini,/^f Eccle<;ia Selinaj ed stelloo fortezza situata fra PipernoeTer-
iIGiorgi,Z?/.y5er/rt//o historica. Nominerò racina, non piìi esistente. Un ramo della
le famiglie ed isetinipiìi distinti. Lucio celebre famiglia Frangipane si stabilì in

Anniopretorede'Iatini,che nel senato Ia- Sezze, ed Antonio fu spedito ambascia-


lino pronunziò una robusta orazione, dal- tore nel 1437 al Vitellesclii legalo d'Eu-
la quale si vienein cognizionedella poten- genio IV. Dalla Ceccarelli uscì Giovanni
za e nobiltà di Sezze. Con questa solleva- domicello di Sezze, che da Rotiifacio IX
ti i latini contro Roma, fu da loro eletto fu investito in feudo di Cisterna, e della
ambasciatore al la repubblica romana. Re- Rocca chiamata Castel Vecchio,con parte
catosi quindi nel senato romano, ricusan- della terra di IMarino,per tutta la sua po-
do di (lepoirelearmi control sanniti, con sterità. Rainaldi e Sassone Tacconi rnac'
eloquente orazione gl'intimo la guerra iu slriostiari pontifìcii,canonici napoletano
iirjnie di sua patria e delle altre colonie e lodino, iceverono due diplomi da Cle-
1

latine, die orgogliosamente equiparò nel- mente V, in cui sono chiamati militi. Ca- I

la grandezza a Roma, fuorcliè nel conso- stagna si stabilirono in vSezze nel i5oi,
lato, per cui irritò quell'augusto consesso. quando Girolamo sposò Solenna Norme-
Quindi pel suo valore e perizia nelle ar- sini di ragguardevole stirpe : Raimondo
mi fu eletto a duce suptemo dai confe- fu falconiere di Federico II , esperto ed
derali latini, e guerreggiò nella Campa- erudito in ogni letteratura. Ricchi parla
gna con T. Manlio console. Le due ora- delle signorie e delle prerogative de'Ca-
rioni di Annio, tolte da Livio, le pubblicò stagna, come rielle altre famiglie, che as-
Ciammarucone. A Capua seguì il combat- saifigurarono in Sezze, cGio. lìattista ul-
timenlo, e vi perì Dccio Mure console che timo di essa fu cav. gerosolimitano; altri
SEZ SEZ G3
cavalieri tli questo cospicuo ordine furo- dc'convenlnnli, professore di teologia nel-
no Gio.AnloniotleAttiscommeiul.tli Ro- l'imi versità romana e vescovo di Lettere.
vino, Pielruccio Frangipane, e Bernar- Sebastiano Leopardi canonico della cat-
dino Normesini. Vi furono selini cavalie- tedrale e vescovo di Venafro. Anania Con-
ridi s. Stefano, di Calatrava, di s. Giaco- iugi vescovo d'Asisi. Pietro Santefabri ve-
mo, e di altri ordini militari ed equestri. scovo d'Orleans. Giacinto Tagliente be-
INormesini vantarono nobiltà e ricchez- nemerito missionario in Egitto, A leppo e
ze, ed ebbero in feudo Trevi (^''.)e Nor- Albania per 3o anni, poi vescovo di Cat-
ma,^ forse da questa derivò loro il cogno- laro. Furono elevati alla dignità cardina-
me. Paolo Nori/iesini fu arciprete della lizia, Pagano Pagani da Pasquale II, che
cattedrale, e da Sisto V fatto vicegover- facoltizzò Ruberto Pagani selino suo ni-
natore di Rieti. I Ciambariconi o Ciani- pote, di cedere al monastero di s. Pietiodi
marucone furono sempre considerati tra VillaMagna (della quale parlai nel voi.
i più nobili e doviziosi di Sezze, signori XXVII, p. 5,74 e altrove) certa peschie-
della terra e fortezza d'Acqua Puzza ch'e- ra delta Tavolato. Leone Drancaleone
ra distante 3 miglia da questa c''llà,con creato cardinale da Innocenzo III, che di-
castellania che \ l*api tenevano con gelo- versi autori vogliono ancora pati i/io ro-

sia a motivo del punto strategico della


, mano, ma Ricchi dimostra il contrario.
viaove sorgeva. Tra Ciambariconi fiorì i Roberto R.ainaldi cardinale d'Onorio III
Pietro prelato della curia romana sotto del titolo de'ss. Gio. e Paolo, giudice or-
Paolo V e Urbano Vili, canonico Late- dinario di s. romana chiesa, ricordato nel-
ranense e segretario della congregazione la bolla deli2 r7 a flivoredi Simone ve-
de'riti pure Maestro delle cerernonie
: fu scovo di Terracina, che avendola sotto-
ponli/ìcie, onde ne riparlai in quell'arti scritta col cardinal Tommaso, ne parlo
colo. Porzia,una del le due superstiti Ciam • nella biografia di questi. Altri monumen-
bariconijSposò Torquato Corradi ni nobile ti in cui si fa menzione di Roberto li ricor-

di Cori, d' antica prosapia originaria di da Ricchi. Questi e il Giorgi pretendono


Reggio di Modenn; si stabilì in Sezze, ove setino il cardinal Pietro iS'r/wo rettore del-

nacque Pietro Marcellino poi cardinale; la p^uvincia di I\Iarittima e Campagna,


altro ramo de'Corradini restòdomiciliato che obbligò Corrado IV di Svevia a re-
in Cori. Gli Aniballio Annibaldi, derivati stituire Sora alla s. Sede. Ma egli è di A-
dagli antichissimi di R.oma, fiorirono in nagnijcd in fatti il cardinal Corradini cal-
Sezze, e l'ultima di essi entrò in casa Con- dissimo d' amor patrio, sebbene afferma
tugi. Altre famiglie illustri furono eliStro- che Sezze ebbe soltanto 4 cardinali oltre
moli, i Massignani, i Valletta, i Gigli, i lui e compreso Sasso, riporta le diverse
DelNovis, CoIona rdi, e molte alt re ricor
1 opinioni sulla patria, insieme a quella che
date dal Giorgi, li p. m. Gio. Francesco lo fa d'Anagni: lo prova anagniiio DeMa-
Buccarelli commissario generale de'con- gistris nella Storia della cillàd' Aunghili.
ventuali in Francia, fu valente predicato- Dal Corradini neppure viene nominato
re apostolico. Di altri insigni religiosi trat- Girolamo Nili ossia il b. Girolamo Tom-
tò il conventuale p. Theuii nel!' appa- masino di Sessn (F.) e non di Sezze come
rato minoritlco. In santità di vita, oltre i vuole Giorgi, ed io seguendo Novaes ho
sunnominati, devesi ricordare il ven. ser- detto nel voi. VI, p. 3o2(ove con Mari-
vo di Dio fr. Carlo da Sezze minore rifor- ni,Archiatri l. i,p. 289, riferendo che lo
malo, autore d'un gran numerodi opere condussea RomaGio.PietroCaraffa, e che
sagre e ascetiche, il cui elenco pubblicò col favore del cardinal Oliviero Caraffj,
Ricchi. Nella dignità vescovile abbiamo: zio di questo, entrò nella corte di Giulio
Fraucesco Bruschi Diinistrò provinciale li per medico, essendosi sturbata la coni-
64 S EZ SEZ
posizione tipografica, soQibra nipote del- Sezze e du'Circcnsi con belle incisi oni. Im-

l'Oliviero e noi fu, essentloloGio. Pietro), pedito da' luminosi suoi impieghi e dai
poi mi letlilicai a IMedico: Gio. Pietro Ca- gravi negozi, e preferendo al vanto lette-
raffa suo amico, divenuto Paolo I V,a'20 ra rio l'amore a Ila chiesa uni versale, quan-
dicembre 555 lo voleva cieare cardina do stava per pubblicare il t, 3." consegnò
le,dignità che virtuosamente ricusò. In- le memorie e documenti raccolti per la
oltre alcuni crederono di Sozze Laudo o vasta impresa al dottissimo p. Giuseppe
Landoiie Frani^ipane Sitino, anlipapa Rocf'o Volpi gesuita, raccomandandogli
Innocenzo Illconlvo Alessandro III. Nel in particolare la descrizione de'rari pregi
l'erudita opera di Lodovico Anastasio, /- e vetusti monumenti di Cori sua 2." pa-
storia ilcgli antipapi t. 2, p. 1
07, si tratta tria, onde in più guise la giovò, come di-
dell'antipapa Landotie Sitino della fami- rò all' articolo Velletri nel descrivere
glia Frangipani, senza far parola di Sez- la legazione, parlando di tale città; per-
ze.Vero Papa piuttosto dovea evseie il car- ciò il Volpi proseguendo il melotlo del
dinal Pietro iMarcellino CorracUni, nato cardinale, compì l'immortale opera per
in Sezze a'x giugno Gj8, e ove apprese
i quella parte soltanto che riguarda il La-
in parte le umane lettere, che onorò e- tinnì proplianutn,e la dedicò al cardina-
niinenteraente porpora che
la patria, e la le medesimo. Gloriandosi il cardinale ili

ricevè da Clemente XI, in meritato pre- chiamarsi setino, imprese a rivendicare


mio del suo sipere e virili, dappoiché fu l'onore della sede vescovile di Sezze, al
sommo giureconsulto, insigne erudito, modo che poi dio, ed alle grandi e be-
profondo acerrimo dei
politico, difensore nefiche prove d' amore già narrate verso
pontificii diritti, zelante vescovo di Fra- Sezze,a!tre ne aggiungerò, e il suo nome
scali, esempiosplendidodi benefico amor è in [lerennebenedizione Ira'setini. Questi
patrio, e mecenate de'Ietterati. Difese con con compiaceli te gara additano al forestie-
dotte opere la s. Sede contro l'iniperato- re il palazzo ili cui nacque, il sagro fonte
re per le Prtci primarie (^''•), e la tem- ove fu battezzato, il monastero da lui i-

porale sovranità di Coinacchio{^F.), ed stituito,il suoritratto collocalo nella sala


ebbe gran parte ne'clamorosi tratti, coi municipale: ne conservano gelosamente
re di Napoli, di Spagna e di Sardegna, gliautografiji diplomi ed il cappello car-
perchè colla sua destrezza e rettituiline dinalizio. Usuo nome risuona di frequen-
felicemente riusciva a comporre (jualun- te glorioso,specialmenle nel monastero e
que arduo affare. Nel conclave deh 780 nella colonia arcadica. Onora grandemen-
era per eleggersi Papa, quando la Spe- te i salini la loro costante e tenera rico-
gnagli lanciò V Esclusi\>a, del quale abu- noscenza, virtù quanto doverosa altret-
so parlai ancliea Sagro collegio. Questo tanto rar i ad esercitarsi I Ne dierono so-
invece nel conclave del I
740 tornò a [)ro- lenni e edificanti prove il giorno 25 feb-
muovere la sua esaltazione al pontifica- braio 1 843, in vece degli 8 di detto mese io
lo, ma egli francamente se ne ricusò, fa- cui cadde il centenario della pianta mor-
cendo considerare a'cardinali: richiedere te del cardinale, imperocché si legge nel
itempi un Papa di fresca età, fijrtedi pet- n.° 22 del Diario di lìonia di quell'anno,
to e zelante, ed egli ottuagenario essere che in Sezze, di cui il cardinal Corradini
vicino al sepolcro. A celebrare i fasti del- fuedèoroamento,venne con istraordina-
l'iolera provincia, e con essa quelli di Co- ria pompa celebrala la suamortualecom-
ri e di Sezze, incominciò la celebre opera niemorazione. Pertanto a preghiera del
Latiunn'clns et sacrimi , nulla tralascian- gonfalonieie maggiore Giuseppe Carne-
do per illustrare sì gloriosa parte d'Ita- bianca, che anco in questa occasione spie-
lia: nel t. 2.° trattò dell'antica storia di gò zelo veramente patrio, si restituì da
SEZ SEZ r.T

Terrncinn a Sozze amatissimo vescovo


l' eie galloni gialli le adorna, vestiario ve-
mg.'' Arelini-Sillani, per la cui venula fu ramente lungriifìco, e che conserva del-
piolialla la tiecorosa f'imzionc. Nella cat- l'antico. I capelli egualmente intrecciati
tedrale, nobilmenle adornata a lutto, fu e uniti con larghi nastri di seta hanno ,

nel centro eretto un magnifico tumulo una particolar foggia e acconciatura nelle
diviso in 5paifi, ricco di faci e di decora- maritale; il Marocco disapprovala con-
zioni, con lutine epigrafi, oltre quella po- suetudine delle donzelle di sposarsi ap-
sta all'esterna fronte della chiesa. L'ur- pena giunte all'età di i?. o i3 anni, pel
na cineraria col cappello cardinalizio del pregiudizio che dicesi zitella rimala la
defuntosi elevava nella sommitàdel mo- nubile di 20 anni : riferisce ancora che il

numento. Ivi furono celebrati magnifici dialetto in moltissime parole corrotte con-
funerali, con l'intervento del vescovo, dei serva vocaboli della bella lingua del La-
due capitoli, del seminario, delle oblale zio, la quale crede che ivi si conservasse
del s. Bambino Gesù, delle corporazioni più a lungo delle altre città latine. Nel
religiose, dell'intiera magistratura, delle febbraio i844 ''• «'attivò il mercato set-
autorità governative, e nulitari degli au- timanale, di cui godeva in passato ne'sa-
siliari e de'caccialori, delle principali fa- bati di tutto l'anno. Trovo nel Calindii
miglie e del popolo alfollatissimo. Il ve- che prima in Sezze eravi un consolato di
scovo dopo avere offerto l'incruento sa- arti, e che ih. "vantasi eretto, e però an-
con lunebre orazione ricordò le
grifizio, teriore ad ogni altro delle capitali d'Eu-
preclare virtìidelcardinalCorradini; e la ropa: di più crede, che nel territorio fos-
sua eloquenza, adir tutto in poco, fu pari sero le città di Treponti oTriponzio, Tre
alla vastità del subbietto. Né qui ebbero Ta[>erne[f^.),eRej^eta,con ilForodi Ap-
fine le pubbliche dimostrazioni, giacché pio (di cui parlala FossanuovacPiperxo:
nella sera alla sala municipale splendi- Ciammarucone non conviene che Fossa-
damente illuminala, dove si collocò in nuovaoccupi il sito diForoAppio,il quale
modo onorevole il busto del cardinale, ri tiene che fosse edi fica to ri m petto aSez?e,
alla presenza del vescovo, della magistra- presso il Ninfeo ch'è il fiume che nasce a
tura, delle altre autorità e del fiore dei Ninfa, e anticamente entrava nel mare in
cittadini, con solennissima adunanza poe- Astura: del Ninfeo e di Ninfa feci parola a
tica, fra gli armoniosi concenti, si enco- lNoRMAeaPALUDiPoNTiNE;diAsluraaPoR'
miarono in prosa e in verso la dottrina TOD'ANZo),e non lungi l'altra di Sessa-Po-
e le non peritureistituzionidel porporato. mezia (di questa tenni proposito a Sessa:
Al forbito elogio di d. Giuseppe di Bella Nicolai, De' honifica me/ìli delle terre Poti-
fecero eco le composizioni, non meno de- ti ne, con fatò Corradini nel credere la sta-

gli accademici arcadi presenti,chedi quel- zioneMesa,il luogo ove fu Suessa o Sessa-
licorrispondeuti,che a gara sparsero fiori, Pomezia). Sezze a'tempi degli antichi ro-
odel Ialino o dell'italiano Parnaso, anche mani ebbe un isplendido anfiteatro, una
in greco, sulla tomba del memorabile car- curia magnifica, di cui si vedono i mae-
dinal Corradini, insigne benefattore dei stosi avanzi, il collegio degli auguslali e
de'grali setini. Rileva il Marocco, che fra de'fabri, l'erario, i templi di Marte, d'Er-
i luoghi della provincia di Campagna si cole,diApollo,di Augusto, di Mercurio,di
distingue Sezze pel costume e modo di Saturno, presso gli avanzi del quale nel
vestire del popolo; le famiglie di civil con- 1818 fu trovala una lapide di bronzo iu
dizione incedendo alla romana. Le fem- contrada delia Madonna della Pace, forse
mine vestono drappi di vivacissimo colo- appartenente a qualche ara votiva, e ri-
re rosso, cioè usano veste talare unita fi- prodotta da Marocco. Dal lato sinistro del-
no alle spalle, dove varie liste di fettuc- la via che conduce a Piperno si trovano
VOL. LXV. 5
66 S EZ SEZ
i ludeii (IcH'nnJicn villa tlilMcrcnate, in Hiondo^eassai daValle,Ricchi e nitri. Vo-
vocnboloPontanelio, dove si vcilono inu- lendo rendere ragione del diminuito pre-
la reticolate, e 7 ampie grolle in comuni- gio, l'athibnisce rdla variala piantagione,

cazione fra lorOjolti e allie grandi grolle. poiché il pendio del colle selino prima era
Il lenilorio confina n levante con Ter- vestito di vili, alle (piali furono surrogati
lacina e Pipeino, a ponente con Sermo- gli oli vi, e che gli antichi preferendo la sani-

iietn, a Irnmontcìna con Bassiano, Carpi- tà al gusto del palato, bevevano vini vec-
ni lo e Rocca Goi ga, a mezzodì colle Pa- chissimi. Il Nicolai, dolto agronomo, opi-
ludi Pontine: tutta campagna è irriga-
la na che o sono andate a male le vili cecu-
ta da fiumi e da fossi. Ciammarncone dice be, o perchè si manchi nel farli.
che il teiiilorio di Sezze anticamente si Sezze, Seda, lJrh<t Campanile chia-
estendeva a 4 miglia lungi da Terijicina, mala da molli scrittori, nobile, valorosa
e comprendeva campi Pomelini, famosi
i ed finlica del Lazio, che si-bbene fiorì Ira

per la denominati da
loro fertilità, e così le primarie sue città, talvolta appartenne
Pomezia,ove lacedemoni fermandovi la
i alregno de' volsci, ed il p. Valle, La regia
dimora eressero il celebre tempio di Fé- Piperno, volle spiegare 'a derivazione del
vonia,a ferendo, per essere stali ivi con- suo nome.Dice il p. Theuli nel Teatro islo-
onde maiine. Il territorio di
dotti dalle lieo, p. 4 '5 t^he Titiimio comico in onore
Sezze a tempo di Ciammarncone si pro- di Sezze compose un'opera, che intitolò
lungava per 5o miglia, con comodi pa- iS>///?^.ALazto e relativi ailicoii ragionai
scoli, gran copia di legnamijdalla parte o- della venula diSalurno nella regione,fug-
rienlale con erbose pianure, collinette ve- gentedal figlio Giove,dove primamenlesi
stile di varie piante, di olivi e di generosi nascose per deluderne l'ira, quindi addo-

vitami, tutto irrigalo da'iu«celli del vici- fneslicali "li animide"liabilatori aborisie-

no A pennino; dalla parte meridionalecon ni oaltii chedichiaraiaRoMA,eridolti a vi-

vasta campagna assai feconda, celebrala vere vita civile,sigrioreagiò su di loro. Cre-

e chiamala ubertosa e felice da Cicerone, de Ciammarucone, con altrislorici, anche

fla Plinio, daMarzia!e,con ollimi pascoli, grecijche Saturno si nascondesse in Sezze,

oni])roseselve montane e palustri, con de- come luogo ameno e forte, e perciò dà la

liziose peschiere.producendol'Ufente ab- gloria alla sua palria,che da questa per Sa-
bondanti pesci, massime eccellenti spigo- turno la provincia ebbe la denominazione
le e cefali, per cui più volte da'signori fu- di Lazio a Intendo, e latini i suoi popoli.
rono fatte pesche di ricreazione, come nel Narra colla tradizione, che Saturno alzò
I 64 idi nobili romani edelgovernatoredi per memoria del corte^e ospizio nella som-
Campagna. Per tutti i dintorni vi sono o- mità a foggia di torre un' alta e sroisura -
gni genere di caccie. Parla pure della fa- la mole di sassi quadrati, di cui appena
migerata Palude Pontina, sue diseccazio- restano le tracce. I setini dipoi eressero a

ni e bonificamenti; che wSisto V vi spese Saturno fLi""iasco il siiuimenlovato lem-


6o,ooo scudi (invece 200,000 dice IN'ico- pio, dalle cui rovine si arguisce quanto fu
lai),e de'giandi vantaggi riportati. ma per grande e !-onluoso,ed il marmo col titolo:
la trascuranza de'bonificatori tornavano Saliirno profugo sacrum,auleuìic'd la tra-

a inondar campagna come prima. Ag-


la dizione. Comunemente si riferisce ad Er-
giunge che il territorio setino abbonda cole la fondazione di Sezze, reduce dalle
ancora di grani, biade, legumi, bestiame, Spagne, chedopo aver vinto lestrigoni i

razze di generosi cavalli, e principalmen- diFormia,tra versando la Palude Pontina


te di ottimi vini, gli antichi essendo stati dopo averla diseccata, passò nel colle clic
più preziosi e perciò altamente decantati aveva ricovrnlo Saturno, e fondò la città
daStiabone, Marziale, Gioveiiale, Plinio, di Sezze, Setia, così delta a Setiit ipsiii.^
SEZ SEZ C7
JlercuUs pure non voglia tlirsi con
, se forza delle armi, e ne fecero una loro co-
Ci;immnrncone^ Selis NemeiLeonis, del- lonia. Imperocché essendosi anche! setini
la cui setosa pelle l'eroe andava veslito per le mene del re di Roma Tarquinio il
per gloria, per cui in memoria di sua o- Superbo, ingolfati insieme co'Iatini nella
rigine eroica la città prese per insegna il guerra contro Pioma,e riuscita infelicissi-
leone bianco; però credè il detto storico ma per tutti l'impresa, anche Sezzefu e-
e ripelèPiiccIii neWaReggia de\>olsci p.g<^, spugnata da'rocaani. Quando poi C. Mar-
chele fu assegnata dallo stesso Ercole, ma zio Coriolano impiegòl'arteeil valore ro-
le origini delle vetuste città e le circostan- mano ad accrescere la potenza volsca, do-
ze meravigliose che le accompagnarono po aver ricuperatoLonguIa eSafrico,mar-
sono sempre alterate dalla favolosa mito- ciòcontro Sezze^e con pari facilità in po-
logia. Ciammarucone dice incominciala la co tempo la prese e restituì ai volsci, co-
città 1 070 anni avanti l'era nostra. Tutta- me riporta Dionisio I. 8, e. 36. Dopo la

via ilGiorgi che scrisse con piii critica cidi- morte di cambiò subito la
Coriolano si

ce.>»Setia igitur, seu abHerculis sociis con- fortuna, e romani tornarono a domina-
i

ditainVolscorum agro sita fuif,nosteaab re Sezze, e 8 anni dopo la venuta de'galli


Albanis regibus multo ante Roraae exor- a Roma,eneiranno373di questa vi man
dium colonia traducta, quamobrem lati- darono una colonia, di che fa testimonian-
norum prisnorumoppidisa latinisscriplo- za VelleioPalercoIo l.i, e con tutti i pri-
libus accensalur.illudautem compertum vilegi inerenti,per cui concorse alle glorie
est sub romanae reipublicae incremen- e gesta de'romani, come notò il Sigonio.
tis coloniam constitulam. Scribit enim Nel 877 di Roma dolendosi i setini della
Vellejus post septem annos ,
quam galli scarsezza degli abitanti, si fece in Roma
urbemcoeperuntjSutrium deduclam co una recluta per ripopolarne la colonia, co-
loniam, et post annnm Setinam ". Leggo me abbiamo da Livio 1. 6, e. 2 1 Avverte .

in Nicolai, De bonìficamenli delle terre Ciammarucone che la qualità della colo-


Pontine, p. 49, che i sezzesi si gloriano di nia diSezze non era a colendo ngros, ma
riconoscere la fondazione della loro patria sibbene ah incolcndo JJrbes, e questo era
da Ercole; il cardinal Corradini avvalora il maggior onore che la repubblica e se-

le ragioni del loro vanto con due lapidi nato romano solevano fare. Indi celebra
scavate una nel i GSy con l'epigrafe: Her- la perfetta confederazione, amicizia e fe-
culifundatoriS. P. Q.S.j l'altra nel 1 67 i dele corrispondenza con Roma. Per quan-
con l'iscrizione HercuUfttndatori Colo-
: tosi adoperassero volsci, sempre ribelli,
i

nia. Ad Ercole i setini eressero un tem- non poterono mai sedurre que' coloni a
pio non inferiore aquellodi Saturno, e coi prender l'armi contro Roma, e perciò i

ruderi di esso in prodigiosa quantità, nel pipernesi che con altre popolazioni nella
medesimo luogo fu fabbricato il suddetto guerra sannitica avevano mancato di fe-
collegio de'gesuiti. Marziale die l'epiteto de, facendo airimprovvvi.so nel4'3 una
di ptndula alla città, perchè essendo fab- scorreria, depiedarono Norma e Sezze co-
bricata in discesa sulla costa o declivio lonie romane eloro confinanti; ma appe-
della montagna che finisce ne'piani pon- na le circostanze il permisero, Roma uni-
tini, le sue fabbriche sembrano pendenti tasi ai setini e norbani vendicossi severa-
oll'occhiodi chi le guarda traversando la mente di tanta perfidia. Quanto patirò-
via Appia. L'antica vSezze fu più celebre noledeltecoloniee la piuiizionedi Piper-
e ragguardevoledeirodierna,e quantun- «0, lo raccontai a quell'articolo; ed il p.
que compresa ne'limiti dell'antico Lazio, Valle lo descrive con dettagli nella sua sto-
nondimeno prestò talora ubbidienza ai ria, ove parla molto di Sezze e delle sue
volsci. I romani se la guadagnarono colla vicende con Piperno emula. Nell'auno di
68 SEZ SEZ
Roma 544 >"^'T"''^*^*'^"°^^'^*^''^Q^'"* toDiise alla signoria della «.Sede, e com-
zio Flamiuioj eS. Elio Peto, mancò poco presa nel nuovo slato romano ne segiù le
cheSezze non venisse occupala dagli scliia- vicende. Nella biografia di s. Gregorio VII

vi cartaginesi. Dappoiché tenendosi ivi notai, che reduce da Rlonle Cassino, nel
guardati gli ostaggi di questa nazione, di 1073 per Piperno si recò a Sezze, e per
cui parimenti v'era una gran quantità di diversi giorni vi restò. Il cardinale Cor-
schiavi, vi si tramò segretamente una pe- radini narra che Gregorio VII fu a
s.

ricolosa congiura. Girarono pel terrilo- Lau;'enlo, ad Albano, in Terracina e in


rie di Sezze e pe'contorui di Norma e di Piperno, indi a'9 ottobre 1073 venne in
Circello alcune persone che sollecitarono Sezze, e vi si trattenne alcun tempo, on-
\iì famiglie de'servi, edeterminòdi sca- si de a'7 dicembre scrisse una lettera Da-
gliarsi a un dato segnale sul popolo seti- tiini Scciae alla conlessa Adelaide o Ade-

no nel tempo che fosse tutto intento alle lasia sul monastero di Frutluaria. Ap-

feste e agli spettacoli che dovevano darsi prendo da Ferlone, De' viaggi de' Papi p.
in breve in onore di Saturno e d'Ercole, 123, che Pasquale II neh 16 per le se- 1

e fallo man bassa impadronirsi di Sez- dizioni de'romani si ritirò a Sezze, come
ze, e ancora di Norma edi Circello. II pre- luogo sicuro e fedele, e non rienlròinllo-
tore di Sezze o meglio di Roma come scri- ma se non nell'estate avanzalo. Dopo le
ve Giammai ucone,L. CornelioLenlulo a- devastazioni de'barbari, e l'innalzamento
\eudo scoperto il complotto per mezzo di della temporale potenza de'Papi, conti i

due schiavi d'un liberto che glielo rive- Tusculani (di cui a Frascati) turbarono

larono e poi premiò, mise insieme in tut- la sede apostolica nel godimento di Sezze

ta fretta un corpo di 2000 armati, e si re- e de'vicini luoghi, come Terracina, Bas-
cò a Sezze d' ordine del senato romano; siano, Norma e Sermoneta. Eugenio IH
colla sua sagacilà sconcertò il disegno dei divenuto Papa neh 4'i ricuperò Sezze, i

scellerati, incalenògli ostaggi, inseguì per Terracina, Norma e altri luoghi a patti;
la campagna gli schiavi fuggitivi daSezze, quindi neh 52 1 concesse Sezze e Terra-
e arrestali li punì secondo il merito, con cina a Pietro Frangipane, Norma e la for-
altri 5oo che in Paleslrina avevano ten- tezza di Prosinone aGuido Colonna, co-
tato di far lo stesso. Nella guerra civile me narra il Ricchi. Neh iSg eletto Ales-
Sezze si diede al partito di G. Mario, e fu sandro III, dovè lottare con 4 anl'pap'»
presa da Siila, e messa a sangue e fuoco, protetti dalle armi dell'imperatore Fede-
come si ha da Appiano lib. i , il quale nel rico Frangipane sostennero la legit-
1. 1

1. 3 dice pure, che quando vennero alle timità del Papa, massime in Sezze, e ne
armi fra loro i triumviri, Marc' Antonio difesero la persona. Eletto neh iSiinVel-
e Gesare Ottaviano, Sezze se la tenne col letri a successore Lucio III, per le dissen-
1

e fu espugnala dal 2.°, a cui tuttavia sioni de' romani, da R.oma ov'erasi por-
poscia i seliui eressero un tempio. Seguen- tato ritornò a Velletri, donde con tutta
do Sezze i destini di Roma, decadde per la curia nel i i 82 passòaSezze,e nel i r83
le funeste guerre civili, e per le successi- a Piperno. Dal pontificato d'Onorio HI
ve incuisioni de'popoli barbari, dai qua- e dal 12 16 il cardinal Corradini incomin-
li furono distrutti templi, palazzi e mu- i molli diplomi pontificii
cia a riportare

rale ne'bassi tempi fu denominala Seda sull'immemorabile gius del mero e misto
o Seccia, ed il suo popolo secieiisis et sec- impero goduto per tanti secoli da Sezze,
t7'e«i/.y. Allorché verso ilySodi nostra era etjure confiscandi et exigeiidi poenas et
sotto s. Gregoi domi-
io II incominciò il mulclas etiain in capilalibusj nonché Ja
nio temporale de Papi,col territorio Pon- giurisdizione sulle fortezze e castelli mu-
tino anche Sezze sponlaneamente si sot- uitissimi alla città concessi dalla s. Sede
SEZ SEZ 69
in feudo e custodia, con diritto di eleg- se a Terracina concludere simili e al-
di

gere il podestà qual giudice di Sezze e suo tri «(fari colle città, castelli e baroni del

tertitoiio, con facoltà di procedere anche limitrofo regno di Napoli per sua utilità,
alla condanna di morte,con esenzionedal- ed eziandio per quella di Sezze. Giuraro-
lagiurisdiziouedel senatore diRoraa e al- no terracinesi, che se qualunque per-
i

ti'i magistrati di quella metropoli. Frat- sona del comime godesse beni o tenute
tanto frequenti erano le discordie traSez- d'un'allra, non dovesse nascere alcun pre-
ze e Terracina, sia pe'confìni, sia pe'di- giudizio, promettendo vice-rettori, con-
i

rittiche ambedue pretendevano, l^er buo- siglio e popolo di Terracina di essere que-
na ventura nelia^y si stabilirono di co- un vero istromento di sinda-
sti capitoli

mune accordo diversi articoli di pace pel cato.Promisero ancora terracinesi e giu- i

zelo di Ercole procuratore di Terracina; rarono di andare a Sezze per richiesta di


e il suo popolo unito nella cattedrale di qualunque sezzese, colla condizione però
s. Cesano al suono di campana, alla sua che se per via accadesse danno nelle ar-
presenza Ercole con l'intervento dei vice- mi o ne'cavalli, setini fossero obbligati
i

rettori, e col proconsole Riccardo di Pie- emenda. Dichiarò inQne il procura-


all'

tro d' Annibale, si dichiarò amore spon- tore che questi capitoli dovessero rinno-
taneo, cittadinanza antica, unità e fratel- con giuramento ogni io anni, e per
varsi
lanza con Sezze. Giurarono tutti di difen- maggior prova di attaccamento e disin-
dere i sezzesi e i loro beni in ogni occa- teresse promisero terracinesi che nelle
i

sione, di non pregiudicarli in alcun di- guerreavrebbero provveduto! cavalli ne-


ritto, e di adoprarsi ogniqualvolta fosse- cessari, sì per loro che pe'sezzesi. 11 pro-
ro da'setiui richiesti di consiglio e d'aiu- curatore giurò in nome del popolo adu-
to. Fu inoltre stabilito che tanto i terra- nato, l'adempimento di tutto tra i frago-
cinesi che i sezzesi, per qualche negozio rosi e ripetuti applausi di gioia, comune
uniti, avendone utilità e guadagno si di- a tutti pacificati cittadini, secondo
i il nar-
videsse,e che avendo guerra con alcuno si rato da Marocco, il quale pubblicò il se-
dovesse tra loro dare libero passaggio per guentediplomadiAlessandrolVdeli2 5g,
riceversi scambievolmente. Che se una dicendolo tratto dal famoso archivio di
delle comunità avesse guerra con qualche Sezze." Alexander Episcopus servus ser-
popolo o barone, non potesse far pace sen- vorum Dei. Dilectis flliis, rectori, Consilio
za il consenso dell'altra, dovendo conclu- etcomuni Setinae fidelibus nostris sala-
dersi di comune accordo. Chesequalche tem etapostolicara benedictionem. Cum
preside o delegato della provincia moves- sit intelleximus illi qui dicuntur boniho-
se contro Sezze o Terracina l'esercito, si mines urbem ad praesens regentes, pò-
dovessealleggerirne i danni,e percependo pulusque romanus nobis injunxerint ut
una di esse cose spettanti all'altra, di re- preparemini, et accingemini cum eorum
stituirleprontamente o almeno compen- exercita processuri, ac hujusmodi exer-
sarla col denaro. Per le liti particolari fra citus in nostrani et apostolicae Sedis in-
sezzesi e terracinesi,fu convenuto doversi juriam congregetur volumus, et univer-
teruùnare colla mediazione di due probe sitati vestrae subdebito ridelitatis,qua ce-
persone de'due luoghi, in 5 giorni e sen- 1 clesiae roraanae tenemini,acsub excom-
za strepito di giudizio. Di non prestare a- raunicalionis , et quiugentarum marca-
iuto a quell'università e barone che fos- rum argenti poenis districtapraecipiendo
sero in lite contro una di loro. Di non far raaudamus,quatenus ipsis super hoc nul-
società e cittadinanza con altre universi- latenus intendatis, ac aliquid eis in mili-
tà, castelli o baroni, senza l'approvazìo- tibus, vel peditibus, aut alias impendatis
licd'ambo lecomuni, salvo che lecito fos- auiihum velfavoicin". Dalla storia si co-
yo SEZ SEZ
iiosce Ki [jicdilczioue che iPapi ebbero per Fazzi, il quale con disseitazione si pro-
Sezze, fra le altre cose leggendosi in un pose provare: che il rivo Martino non a-
bicve di Gregorio X del 127 i al vicario vea mai servito all'impresa del prosciu-
di Uonia, che acremente lo rimprovera gamento delle Paludi Pontine, e che Bo-
de'iicn dovuti pesi imposti a'setini. Già nifacio Vili non avea fatto innovazione
a Paludi Pontine parlai delle antiche e veruna nel territorio Pontino. Il Fazzi
ostinale discordie e contese passate con negando che le prime dissensioni fra'sez-
Sezze e i Cdft'to/n(/^.) baroni di Sermo- zesi e sernionctani incominciassero col
neta, e cogli abitanti di questa. Raccon- pou li ficaio di Doni Cacio Vili asserisce che ,

tando il Nicolai lo stato Pontino sotloBo findali^yo si fecero simigliaiili doglian-


nifacio Vili Gaeta ni, descrive le gì avi di- ze intorno i confini de'territorii di Sezze,
scordie della parte superiore del territo- di Ninfa, di s.Donalo e di Sermoneta, le
rio Ponlino,incoaiinciate al fine del secolo quali terre non erano ancora venule in
XI II fra' serraonetaui e sezzesi, le quali dominio de' Cactani. Sembra quindi al
fatalmente prolungarono e mantenne-
si Nicolai assai verosimile, che in un terre-
ro in vigore sino a Pio VI, e non dierono no facile per natura e tendente a impa-
speianza di termine finché quel Papa ludare, e spesso rivolto e smosso pe' la-
raccolte separatamente in nuovoalveole vori fattivi, i fiumi abbandonali al loro
acque del fiume Teppia, cagione di tante impelo per la infelicità de'lempi e per la

liti e di tanti danni, si accinse farle sca- negligenza delle popolazioni, da loro stes-
ricare in mare con altro corso. Secondo si abbiano altrove piegato il corso delle
il cardinal Corradiui, Bonifacio Vili ri- acque, lasciando gli antichi alvei; e co\le
solvè d'asciugar acque paludose delle
le frequenti inondazioni mutando l'aspetto
campagne Sermoneta, che
del ducalo di del suolo abbiano distrutto e confuso il

i suoi nipoti poco pri(na avevano acqui- confine de'territorii. 11 che apparirà an-
stato, dciivateda'rigurgiti de'Ouuji Nin- che più cred.bile,ove si rifletta che le me-

feo,Falcone e S.Nicola, che per le foci del desime ragioni posero già terracinesi in i

lago di Fogliano correvano al mare pel lite co'pipernesi. Col dominio di Sermo-

rivo Martino, alveo de' romani col Fin- neta passarono a Pietro Caetani anche le
ale antico laonde col mezzo d'una poco
: contese de'sermouetani co'sezzesi, ond'e-
calcolata fossa appositamente scavata fe- gli nell'anno dopo la compera del ducato,
ce andare le acque de'3 fiumi nella Ca- cioè nel 1299, venne a concoidia co'sez-
vata de'sezzesi. Divertita la devastazione zesi con stipulare solenne istromentodi
dalle terre sermonetane, si rovesciò tut- di visione che approvò Bonifazio Vili nel
ta sul territorio di Sezze, ch'era di quel- i 3oo. Da questo documento si rileva che
le più basso, poiché la Cavala per la sua i sezzesi non fecero parola che Bonifacio

strettezza non essendo capace contenere Vili con dare altro corso a'fiumi gli a-
la riunita quantità di tanteacque, in poco vesse danneggiali, e voltate le ac(jue sul
tempo campi sezzesi vennero in gran
i par- territorio di Sezze, e solo si tratta della
ie inondati, conseguenza che ceitamenle conlesa pe'confini finita con tale accordo.
non erasi proposta l'animogrande diqucl Nicolai non conviene sull'accusa data a
Papa. Fu in appresso però questa l'oiigi- Bonifacio Vili, ed infatti i sezzesi nelle

nee la cagione di tante liti e ire, e anche querele in seguilo fatte a'Papi, perchè il

guerrecivili permolli anni, delle duecon- corso de'fiumi sidanno del


fosse volto a
flnauti popolazioni. Tutlavolta Nicolai loro territorio, mai nominarono Bonifa-
nella sua imparzialità storica riportò le cio Vili, e neppure con que'Papi ch'eb-
vi ve accuse del cardinal Corradi ni cotitro bero grandissimo impegno di favorire la
siOaUo operato, e le difese d' Innocenzo loro causa. Piace a Nicolai la congetlu-
SEZ SEZ 71
radeIl'iili'ostaticoSani,clieaccui'alamcii- la provincia diMarittima succedevano
le esamiuò e ilescrisse quella conlratla, il fra'cittadini, d'unanime consenso fu adu-

(jiiale sospellò che la Teppia, piuttosto nato un consiglio di 2 probi uomini per 1

lorreiile die Hume, colla iiieliua delle tor- formare una concordia, ede'capitoli fra
J)ide sue acque si andasse a riempire da i nobili e il popolo, alla presenza di tulli
se stessa l'alveo a poco a poco ; e colia i primari della città, popolani e cavalieri,
veemenza dell'impeto eoa cui corre nel e ciò per comando di Gregorio di Feren-
\eiuo, avendo piegato alla parte sinistra, tino, vicario del comune di Sezze. I no-
violcuteuienle entrasse nel Nuifeo a lui bili giurarono sul vangelo di non tras-
vicino, e addoppiata in questa maniera la gredire il concordato, di alfrontare a co-

massa e la forza delle acque, si facesse fi- sto della vita i nemici della s. Sede e ili
nalmente strada per entrare nella Cava- scacciarli, e di non voler nella città e fuo-
la di Sezze. Quindi un fatto di naturale ri alcuna conventicola pubblica o segre-
couibiuazioue, più tardi da'sezzesi fu at- ta, senzala richiesta o consiglio de'sud-

tribuito ad opera di Bouifacio Vili. Ma delti 12 uomini, del vicario e del giudi-
il Nicolai mentre difende il Papa, dice ce. Seguì inoltre una composizione col
non poter fare altrettanto degli antichi conte di Campagna pe' fatti commessi
duchi di Serujonela, quali avendo ba- i ne'caslelli di Ninfa, Norma, Sermoneta,
ronie a fianco de'sezzesi, per lo più fu- Bassiano, s. Felice, Anagni, Vico, Pon-
rono molesti a' loro confinanti, e molti zano, Villa Magna, Falvalera,Po(ì, Sou-
danni loro rec;nono per prepotenza, co nino, Piperno e Acquapuiza; per cui Pa-
me risulta da indubitabili memorie; e se pa Clemente V lodò con lettera i sezzesi.

essi non si posero alla scoperta a mutare Neil 32 1 la città costituì Rainaido Tac-
il corso del Ninfeo e della Teppia, certa- coni milite selino, sindaco e procuratore
mente mentre co'contiuui lavori procu- per trattar la pace con Goffredo Caetaiii
ravano oltre il bisogno e il dovere di pro- conte di Fondi,e neh 34o Francesco Tac-
teggere il loro territorio dalle acque, co- coni stipulò la concordia tra la sua pa-
strinsero i fiumi a voltarsi nella parte si- tria e Nicolò Caetaiii, altro conte di Fon-
nistra. L'attentato viene comprovato dal- di. Colla vicina città di Cori vi furono
le molte liti, perciò agitate ne'tribunali, pure delle angustie, le quali ebbero ori-
e dalla confessione che talora i sermone- gine per avere neh 335 il setino Parola
taui stessi ne fecero. Altre controversie ucciso un corano ,
per cui insorse som-
ebbero sezzesi colle comunità di Piper-
i mossa popolare, che cagionò non pochi
no e di Sounino per motivo de'confini, ma poco dopo venne ristabilita la
guasti;
di danni dati e di usurpazioni per cui ,
concordia col bacio di pace, rappresen-
vennero alle mani. A'i6 maggio iSot) taudoCori il nobile Matteo di Pietro, sin-
nella pubblica piazza di Sezze segui un daco e procuratore, e per Sezze il nobile
trattalo di concordia con Piperno e Sou- G io vanniTacconianch'egli sindaco e pro-
nino, col bacio di pace,d'ogin briga, guer- curato re,prometlendosi scambievolmen-
ra e morte, distruzione di torri e di case, te obblio al passato e costante amicizia.di
d'invasioni e incendii, distruzione di vi- più la reciproca difesa da qualunque ino
gne, furti, cattività di persone e cavalca- lestia nemica, e d'esser feileli allas.Scde.
te o scorrerie. Questi danni gravissimi Neh3G8i sezzesi armati di spade, ro-
sui territorio selino furono talora ese- telle, baliste, scudi, corazze e mazze di fer-
guiti con l'aiuto de'terx-acinesi e di quei ro, con bandiere spiegate e al suono di
di Trevi, che poi soggiacque a distru/iio- tube assalirono la rocca d' Acquapuzza
uc. Per conservare però lo slato pacifico ch'era della romana chiesa, situata in ma-
de'sezzesi, mentre rumori gravissimi nel- remma presso il pantano, con animo d'uc-
rj'X S EZ SEZ
citlerei custodi se avessero fallo resisten- mente Vll,ilqua!e recandosi in Avigno-
za. l',s|)ugtiala la rocca, poiiaiono prigio- ne die principio al lungo e perniciosissi-
ni iu Se/ze Giovanni Famulo castellano, mo ^vTKVi Scisma {J'' ?) d'occidente. Il con-
efr. Guido da Pescia n)inore osservante le OnoralOjCaldo fautore del falso Papa,
tulio dal convento di s. Antonio e depu- con Onofrio Frangipane e altri partigia-
tato iu cose della rocca stessa; però tosto ni occupò Stizze, e colla sua potenza tras-
liiilasciarono, e resliluirono la rocca al- se gli abitanti al partito dell'antipapa,
la s. Sede. Per queste e altre aggressio- quindi contro i restati fedeli a Urbano V[
ni furono i sezzesi assolti da Guglielmo furono commessi spogli, rapine, incendi;
Ealaeto forlivese, arcidiacono e cappella- furono di<.truttecase e fortezze, e violen-
no ponlilìcio, rettore e governature di tati ad abbracciare lo Si:isma. Bonifacio
Catn[)agua.l sezzesi solirirono grave ram- IX che successe a Urbano VI , nominò
ina! ico per Campo Lazzaro, elle con vio- lega lo del le Provincie di Ma ri Ili ma eCam-
lenta cessione occuparono ISicola Caeta- pagna e vicario generale il cudmal Lo-
ni conte di Fondi, ed i suoi fratelli Gio- dovico Fieschi, per tenerle iu fede e nei-
vanni, Giacomo e Bello. A difesa de'io- rubbidienza,e procurareil ravvedimento
ro diritti i sezzesi emisero per Giovanni de'ribelli. Conosciutosi dai sezzesi il mal
Villani (laTi voli loro giudicesolenne pro- (allo nefurono dolentissimi, come quelli
lesta d'illegalità, e perciò citarono iCae- ch'erano slati sempresouKnessialla s. Se-
laui, ! comuni e sindaci di Sermonela, de, ed erano slati ingannati col far loro cre-
Terracina e Bassiano. Adirali perciò i dere falso Urbano VI e legittimo Glemen-
Caelani,a mano armata con fanlieca» le VII. Contribuì all'abiura dello scisma

>alli,co'loro vassalli e lerracinesi venne- e al ritorno dell'ubbidienza di Bonifacio


lo di notte a Sezze, fecero i co prigioni e IX il nobile concittadino Giovanni Cec-
altri 3o neterrilorii limilrofi.IMalmenati carelli,con felice successo; e Francesco
li condussero nel carcere di Sermoneta, de Annibalis, altro nobile selino, persua-
ove a molli essendo stalo negato il cibo se il pariameuto della città a domandar

morirono, altri erano giù stati uccisi nei perdono al cardinal Fieschi e riconoscer-
campi, e altri fuggendo si annegarono o ne l'autorità. Lo scisma fu solennemen-
ferirono. Furono spediti ambasciatori al te abiurato a'() giugno S.gc), alla presen-I

conte di Fondi, aQlncliè lasciasse i prigio- za de'nominati e di altri principali, come


ni, co'quali invece fu n>inacciata guerra di Pietruccio Frangipane. L'atto fu por*
accanila a Sezze, e come i sezzesi sape- tato al cardinale, che impetrò da Bonifa-
vano che i Caelani eseguivano co'falli le cio IX il perdonoe l'assoluzione daliesco-
parole, acconsentirono per forza alla ces- miuììche e altre pene in cui erano incor-
sione di Campo Lazzaro, il quale dopo liti si i sezzesi, colla bolla Roniaiius Ponti/ex:
solo ricuperarono nel 142 7 colla remis- confermò lutti i privilegi concessi alla cit-
sione de'patili danni. La prepotenza dei tà dai suoi predecessori, e l'acquisto di
Ijaroni nello slato pontificio ormai non Trevi. Innocenzo VII nel 1 4^4 successe
avea piìi freno, a motivo del soggiorno a Bonifacio IX, quindi conferì all'ambi-
de'Papi in Avignone,dove Clemente Va- zioso Ladislao redi Napoli per alquanti
vea fatalmente stabilita la residenza pa- anni il governo delle provincie di Marit-
pale. FinalmenteGregorioXI, il '7.''Papa lima e Campagna, obbligandosi il re a ri-
avignonese,neli 877 consolò sudditi ita- i conoscerlo per legittimo Papa e cosi i suc-
liani recandosi in Roma. Ma nel seguente armi contro
cessori, e di difenderli colle
anno per sua morie esseàido stalo elelto gli allentati dell'antipapaBenedcUoX III.
Ui bano VI, insorse coH'aiulo di Onorato Così Sezze passò nel dou)iniodiqncl prin-
Caelaui cuule di Foudi i' aulipapu Cle- cipe, e vi restò finche a' 1 2 ollubrc i/\i2
SEZ SEZ 73
Giovanni XXllI la ricuperò, in uno alle grand'argine, per render sicuro dalle lo-

Provincie di IMaiitliaia e Campagna, me- ro inondazioni il territorio, il quale resta-


diante Io bborsodi grosse somme, come va pili bassodelsermonetano. In una con-

ii può riscontrare oltreché nel Corradiui, venzione erasi stabilito, che nell'aigine si
iu Tliculi a p. 1 60 del Teatro islorico, ed mantenesse perpetuamente presso Torre
in Ricchi a p. 1 00, La reggia de' volsci. Petrala un'apertura praticata ad arte,
Le quali somme doverono contribuire le di tale larghezza per la quale se la mole
stesse città e luoghi affiancati dal domi- de!rac(|ue salisse per le pioggie all'altez-
nio straniero di Ladislao. Ma avverte il za dell'argine, ne venisse una porzione a
cardinal Corradini , che Sezze sebbene scorrere giti nella sottoposta Cavalella,
sborsò una certa somma, l'infido Ladislao e restasse per questa via piìi prov velluto
dimentico de' palli convenuti la ritenne alla sicurezza del territorio sezzese. Ma
con altri luoghi, e neli4i3 mentre era lo s[)edienle che |)oneva al sicuro le sue
\icegerenle pel re nelle proviuciedi Ma- campagne,esponevaagravi pericoli il ter-
rilliuja e Campagna Giacomo d'Aquino ritorio di Sermonela, a cui danno per ne-
conte di Satriano, persisteva Sezze anco- cessità doveano rigurgitar con impeto le
ra sotto il dominio del rediNapoli. Theu- acque. Questa era la cagione principale
li dice , che \ elletri sborsò per la ricu- delle contese fra le due comuni. Si que-
pera di Sezze GJo scudi d'oro, prezzo la relavano sezzesi che
i i Caetaui per sover-
quel tempo di molla considerazione. La- chieria avessero slargato l'apertura della
d islao confera)ò gli antichi e concesse nuo- Cavata più del fissato, e che se ne fosse-
vi privilegi a Sezze, e scrivendole usò ro usurpato il dominio per poter a piace-
questa iormola: Nobilihiis viris reginiini, re regolare il corso delle acque. Quando
Consilio et Communi civitatis Seliae de- i sezzesi passarono nel governo di Ladi-
vo lis fìdelib a s noslris dilectis. Della con- slaOj senza difGcollà iuq^ctraroMO che tul-
dotta biasimevole di Ladislao, che aspi- le le cosesi ritornassero nell'antico sialo,
rava all'impero, ne parlai a Roma, peres- quindi a'28 novembre 4' 3 il re stabib 1

seiseneimpadronilo, profittando di quei opportuni palli. Repressi i Caelani dal li-


lagrimevoli tempi di scisma e di gueria. inoiedel re, appena Sezze tornò alla giu-
Morto nel i4i4)4"3"^'-'"<l'^s'' Lazio ma risdizione dellaChiesa, si mossero con piìi
ritlimoneli4' venne un poco sollevalo
5i forza contro i sezzesi, e tentarono log! er
dall'aggra vio del le truppe forastiere, non- loro il dominio dellaCavala.Andò la cosa
dimeno la provincia e Roma stes>a nel lant'oltre, che se ne agitò strepitosissima
1417 era infestala dall'esercito di Gio- li te, la quale fu troncata neli42'j con sen-

vanna II sorella del re defunto. Calmate tenza di Sagace Conti, o meglio Ange-
le tempeste della Chiesa nel concilio di lolto /^o^c/j/ poi cardinale, vescovo di Ca-
Cuotauza colla elezione di Martino V, le va, commissario pontificio, decidendo la
occupale città ritornarono in potere del pretensione sulla Cavata, e determinan-
nuovo Papa, che gloriosamente cslinse lo do la lunghezza e larghezza di sua aper-
scisma e restaurò la pace. Per altro nel tura. Così Nicolai corresse l'abbaglio di
suo ponlificato , si ha da Nicolai che si Corradini, che Martino V essendo car-
accese una gagliarda lile de'sezzesi contro dinal camerlengo, se pure lo fu, a vea sen-
la casa Caelani, e assai si disputò tra le mentre
tenzialo sulle delle controversie,
parli sulla grandezza della bocca del laCa- avvenne solo nel suo pontificalo pel
ciò
vaia. In quel tempo i 4 fiumi Teppia , commissario da lui deputato, il Maroc-
JSinfeo, s. iNicola e Falcone si raccoglie- co perchè si conoscesse la maniera di scii-
vano, come dissi, nell'alveo angusto della vereinquc'tempi e con molto latinismo,
Cavata, chei iczzcsiaveauo muuilo d'uu iiporlò dueducumeuli. Ih." è deli 4^4
74 SEZ SEZ
8ui caniloli conclusi Ira il lunguifìcocou- vale le antiche dissensioni e gli sdegni
te Anloiiioda Fisa capitano, e la laagiii- inaspriti, Nicolò V nel 14^0 per porvi ri-

fica coni uni là di Sczze, sul di lui gover- medio die amplissime facoltà a Stefano

no e reggimento nella divozione di s.Chie- di Forlì chierico di camera (credo Nar-


s;i Eugeiuo IV e di d\fenderli
e di , in- di ni poi cardinale, come congetturo col
sieme al duca di IMilano [)rololtoi'e cl^el l]onuli,iVio//rtf/(7^o/7'i!). Continua lido tut-
concilio di Basilea. Il 2.° è del «4^9 sui tavia le due cardinali neli45cì pro-
liti,

capitoli assai curiosi per le parole latine nunziarono per compromesso una sen-
ilaliiinizzate, e liguardanti la tregua Ira tenza confermata dal Papa, che la bocca
Terracina, il castello di s. Felice e Sazze, ilella Cavatasi mantenesse perpetuamen-
accettali e confermatida Pietro Felice te di quella larghezza e profondità, che
de Magestra viceré in Terracina e s.
la sotto IMarlino V era stata prescritta. Ca-
Felice per A Ifonsod' Aragona. InultrelMa- listo 111 nel 1455 riassunse il progetto di
rocco pubblicò una lettera onorevole per Eugenio IV, e per aiutare sezzesi a ter- i

Sezze ed esistente nel suo arcbivio,e giù minare la prescritta fossa spedì il breve :

pubblicata dal Coiradini, del concilio <li Dileclis filiis prò-


Coniiìiiiailatis Seliae

Casilea,quandoera legitlinio: DilcctisEc- viiiciae noslrae Ularilimae, molto onore-


cl<'siae fiins nobiiihus viris, o/JIcialibu^, vole e decoroso, inìperocchè lodata la lo-

et populo lene Secciae: ma la data deve ro divozione e fedeltà, e confermali tutti


essere 1434 e non altrimenti. Era allora i loro privilegi, rilasciò loro la 3. * parte del
protettore di Sezze il cardinal Prospero debito che aveano nel sale. I sezzesi ri-

Colonna, poiché i cardinali di tale fami- dotti alla miseria pe' continui danni del-
glia illublree polente furono sempre pro- le inondazioni, ue[)pLire col sollievo dato
tettori della città, aifettuosi e benefici. lorodaCalisto Hi non poterono far lespe-
Rilevo da Ricchi, La reggia dc\'olscì, che se necessarie a proseguire il lavoro: ed es-

1442 passando per Sezze


nel il capitano sendo quasi in guerra co'duchi di Sermo •

Sinibaldo con schiere armate del re d'A- neta, Pio II giudicando che pel beue del-
ragona, dubitando i sezzesi di qualche si- la pace si dovesse assolutamente compie-
nistro, le disarmarono, il perchè il re da re l'opera iucominciata d'ordine di Eu-
Sicilia scrisse all'università di Sezze, pre- genio IV, neli4'>^ emanò la cosliluzio-

gandola che stante la tregua fra la s. Se- ne Dehilus pasloralis officii. Diede poscia
de e re Ferdinantlo (dev'essere sbagliato l'incombenza ad .\lessio de Cesaris sane-
il nome), restituissero alle sue soldatesche se vescovo di Chiusi e governatore di Ma-
i cavalli, learmi, egli altri arnesi di guer- rittima e Campagna, di procurare solle-
la , come seguì. Ritorno con Nicolai a citamente l'esecuzione de'suoi decreti. La
parlare delle osti nate contese di Sezze coi rapidità con cui si die molo all' aliare ,

sermonetani ed i Caetani. Non essendo scosse Onorato Caetani, il quale come i

sulllciente l'autorità de'tribmiali a con- pretlecessori non volendo esser tocco sul
ciliarle, si cercò d'impedir l'inondazione suo, perchè temeva che pel nuovo canale
con un nuovo lavoro, ed Eugenio IV or- qualche porzione de'propri terreni sareb-
dinò lo scavamento d'un nuovo alveo o be andata in dominio de'sezzesi, tutto si
canale che ricevesse fiumi IN'infeo, s. Ni- i adoperò che non fosse fatta veruna inno-
cola, Falcone e Acqua Puzza, e nello stes- vazione, opponendo le convenzioni stabi-
so teinpo formasse in perpetuo la sepa- lite co'sezzesi, e confermale da Conifacio
razione de'oonfini fra il ducato di Sermo- VniedaNicolòV,ilquale però non annul-
lieta e il territorio di Sezze: \' opera fu lò le disposizioni d'Eugenio iV, mentre

incominciata, e nel i447 P*^'"


''^ '"orte del come ho detto Bonifacio Vili non appro-
l'apas'inUalasciò. OuJe esseudosi rinuu - vò che la concordia pc'coufitii da delcr-
SìiZ SEZ 75
niiiKiisi; perciò quesle di lui rapiioiii era- (pielcontegno per prendere motivo diar-
no di niun valore, e dopo clic dai Caela- licchire la sua famiglia Borgia colla roba
Ili non erasi falla opposizione al decreta- de'Caelani, conie eseguì, ma Giulio li ne
lo di Eugenio I V. La vinsero nondimeno reintegrò gli spogliali. Conviendire che

le adeienze e la potenza de'Caelani, an- sottoA lessandro V I seguisse qualche ac-


zi il Ninfeo cui dovea darsi nuovo cor- cordo trai sezzesi e Caetani, ignorato dal i

so alla destra della Cavata pel territorio Nicolai, perchè kggo in Uicchi^ Teatro^
di Ì5eraioneta,si lece entrare nella Cava- p. iq5, avere il parlaiiicuto o consiglio
Iella più vicino alla sinistra, e così uè re- di Sezze de|)utato Marco Pagani amba-
slava tutto il territorio di Sezze barba- sciatore al Pa[)a per la concordia stipu-
ramente inondato. Contro tale ingiusti- lata alla sua presenza a'G gennaio (5oo,
zia, l'unico sollievo che i sezzesi in tanta tra i suoi concittadini e i Caetani. La li-

rovina ottennero dal suddetto governa- te fu nel i5o4 composta solto Giulio II

tore, fu la concessione di turare quell'e- in questa mainerà, che la bocca del nuo-
nornie apertura fatta nell'argine della vo canale aperto dai sezzesi, e anche l'a-
Cavata, per la quale una strabocchevole pertura della Cavata restassero turate, o-
quantità d'acque si scaricava nella Cava- riginiecause di tante stragi e atroci con-
tella. Inuliliuente sezzesi reclamarono
i tese. La vinsero i Caetani, ma ottennero
lo stabilitoda Eugenio IV e da Pio li; i sezzesi che finalmente si chiudesse tut-
quindi arse un nuovo incendio di liti, che ta l'apertura della Cavata, la cui larghez-
dopoaver turbato Paolo ll,crebberosot- za avea cagionato laute liti. Nulhuneno
lo Sisto IV a seguo, che inferociti gli a- la tregua fu di corta durata, poiché rin-
nimt de'due partiti, si abbandonarono a novandosi le inondazioni, i sezzesi ne at-

facinorosi eccessi; cui volendo porre uu tribuirono il danno alla malizia de' ser-

freno il carnei lengo cardinal Latino Or- monetani; quindi le due comunità con-
sini, pii^i volte scrisse letlere minacciose e tesero fieramente, con una serie di liti e
risentite. Ma Onorato Caetani finché vis- di discordie, cui si aggiunsero le querele
se, e morì nel 1478, non permise mai che clamorose di Piperno e Terracina, per-
.si tirasse innanzi la fossa o canale d'Eu- chè a' loro campi arrivarono le inonda-
genio IV, anzi ottenne da Sisto IV che zioni, ciòche mosse Leone Xa intrapren-
con breve annullasse la lettera di Pio II; derel'asciugamentodella palude, speran-
tultavolta fu restituita al suo vigore nel do che popoli si sarebbero calmati. A Pa-
i

1481, dopo più maturo esame, ma due i ludi Pontine raccontai l'operato di quel
uditori di rota the doveano pronunziar Papa, che separò dalla giurisdizione dei
la definitiva sentenza, evitarono di pro- Piperno e di Terra-
territorii di Sezze, di
nunziarla ed in colai guisa durando la
, cina, i doveano asciugare.
luoghi che si

causa, proseguirono le vive dissensioni fra Vedendone l'utilità grande, sermone- i

i sezzesi e i sermonetani. Questi ultimi lani e sezzesi, per godere cornei cam-
i

a vendo de vastato
il nuovo canale, ed sez- i pi di Terracina la liberazione dalle acque
zesibramandodi ricuperare terreni, se- i stagnanti, deposto l'odio reciproco, con-
condo determinati confini decretati da
i vennero di asciugare la parte sujieriore
Eugenio IV^, Pio Ile Sisto IV, già sotto del territorio, avendo il duca di Sermo-
Bonifacio Vili cedutia'Caetani, colla for- neta Bouificio accordalo di dare al Nin-
za e a mano annata li occuparono. ICaeta- feo e alla Teppia il corso al mare attra-
ui respinsero 1' aggressione con altrettan- verso le sue terre. Questi progetti furono
prendendo ardire Sezze dalla
ta violenza, discussi sotloPio IV, ma per le tante dii-
connivenza di Alessandro VI,che da car- ficoltà insorte restarono senza esecuzio-
dinale avea favorito i stzzosi,epoi tenue ne. Nel pontificalo del suo predecessore
76 SEZ SEZ
Faolo ir{l'.),\)ev la guerra che gli spa- sima torre, custodita da un ministro del
giiuoli fecero nella Campagna romana, fu pubblico per guardia de'fiumi confinanti
occupata dal tinca d'Alba viceré, il qua- conSermoneta, dove cotninciava pure a
le costituì governatore di Sezze a'6 no- correre il fiume della Torre tenuto in ,

\einbrei5j6 Gio. Paolo Fiorimonte de grande stiuìa dallo statuto Setino, ma in


Snessa, con titolo di luogotenente e po- quell'epoca era divenuto quasi asciutto.
destà. Racconta il cardinal Corradini, che In conseguenza dell'opera di Sisto V, fi-

iiislo V che da religioso conventuale avea no al 640 più di 2000 iugeri di terreno
1

dimorato nel con vento di SezzCj e che an- prima paludoso nel territorio di Sezze e-
dava dicendo pubblicamente che a lui e- rasi mantenuto libero dall'inondazione e
la riservato di rimettere qiie'campi a col- ben Coltivato. Avendo però sermoneta- i

tura, divenuto Papa si portò tosto a Sez- ni turalo le bocche del rivo i\Iartinocon-
ze, passò una notte nel luogo della palu- tro i convenuti pallia in vigore de'quali

de^ poi detto Padiglione di Sisto, girò e non potevano far mutamenli nel corso
osservò tutti que'siti, e con consiglio af- delle acque, a poco a poco il detto paese
fatto sorprendeiitedièprincipioall'asciu- tornòad allagarsi; eciòche fu peggio nel
gameuto delle Paludi l*online, scavando i6|4 fecero scaricare nella Cavata dei
il nuovo canale che dal suo nome fu det- sezzesi le acque del torrente Teppia, per
to llunìe Sisto. Non conviene il Nicolai cui furono inondali fecondi campi seti-
i

che Sisto V si portasse subito a Sezze e ni, divenendo paludosi quasi altrettanti
girasse i siti, perchè vi si condusse senza iugeri che avea asciugato Sisto V,come
corteggio molto tempo dopo ch'erano co- riporta il Corradini. Certo è che la Tep-
minciali i lavori, cioèagli i i ottobre i58r) pia abbandonato l' antico letto o per la
tlorml in Velletri, nel dì seguente andò forza naturale delle sue acque o per ma-
a Sezze, ove alloggiò presso i Normesini, lizia de' sermonetani, o per ambedue le

lacuicasafu convertila nel suddetto mo- cause, si aprì altra strada con grandissi-
nastero dal cardinalCorradini.E fama che ma rovina de'sezzesi, entrando violente-
dalla cima d'un colle rimpetto alla città mente nella Cavata al di sopra; quindi più
e presso il monte Trevi si mettesse a ri- accanile si riaccesero le antiche liti, già
guardare la palude, che resta tutta espo- per alquanti anni calmate. Isezzesi veden-
sta alla vista; ed un sasso, sopra cui dice- do cresceie il male, implorarono le prov-
si che il Papa si ponesse a sedere, porla videnze d'InnocenzoX, il quale fece quan-
anche al presente il uoiue dì Pietra di Si- to indicai a Paludi Pontine, senza suc-
sto, dal volgo detta altresì i^er/àz del Pa- cesso con desolazione de' sezzesi, inutil-
pa : quindi passò a Piperno e a Terraci- mentedeclamaudo che ilNinfeo collaTep-
iia. Trovandosi Urbano Vili in urgen- pia con felice riuscita pel rivo Martino si

chiedendo aiuto alle co-


tissimi bisogni, potevano mandare mare. Sotto Cle-
al

munità, Sezze spontaneamente gli man- mente XI Sezze e Serraoneta ottennero


dò 10,000 scudi, esibendosi fare in altra di potere a spese loro asciugarsi propri i

circostanza ogni sforzo, per difendere i terreni, nel tempo che il duca Odescal-
diritti del principato, inviandogli un fo- chi attendeva all'asciugamento generale,
glio in bianco, secondo il contemporaneo che perciò veniva disturbalo e impedito.
Ciaramarucone. Questi dice che allora la Osserva Nicolai, che il cardinal Barberi-
cittàavea 4 compagnie di milizie, 2 di ni posponendo al pubblico il privato van-
cavalli e 2 di pedoni, in tutto 1000 sol- taggio, deluse i comuni desiderio Ormai
dati di gioventù scella, con buoni cavalli, è tempo di parlare della sede vescovile di
abili e armi ben ordinate. iVon lungi dal- Sezze,equi trovo opportuno di farlo per
la riva del fiume Cavala sorgeva fortis- uuilà d'argumeuto.
SEZ SEZ 77
Per la vicinatizadi Roma, e per essere ti da Drusino vesco-
prodigi, fu collocalo
Sezze una delle principali colonie del La- vo di Sezze nell'altare maggiore di s. Ma-
zio, e per tante prove, docutnenli e ra- ria, ove continuò a operare miracoli, ed

gioni'che riporta il cardinal Corradini, pa- uno sicurnnienle in quello di restare il-
re non doversi dubitare che in essa fino leso nel memoralo incendio che bruciò
dalla nascente chiesa vi fosse predicata la la chiesa e la città. Ricorda il vescovo A-
fede cristiana, dilFusa la religione di Gesù lessandro del 1 122 ; che Landò Sitino
Cristo, e quindi stabilita la sede vescovi* probabilmente fu vescovo di Sezze, e nel

le.Dappoichè l'apostolo s. Paolo, da Sira- I 178 eletto antipapa, si recò a Roma coi
cusa pervenuto a Pozzuoli, alcuni cristia- cardinali e vescovi (scismatici e tutti pseu-
ni partirono da Roma e navigando si re- di), e fu ricevuto onorevolmente dai ro-
^carono a Foro Appio ed a Tre Taberne mani ;che Onorio III colla bolla Hor-
per attenderlo, essendo tali luoghi edifi- tallir nos, de' 8 gennaio 2 7,confermò
1 1 (

cali sulla spiaggia della Palude Pontina, l'unione perpetua già fatta dai predeces-
che a guisa di mare era navigabile, se- sori di Sezze e di Piperno {f^.)con tutte
condo ilp. Valle,che dice Foro Appio nel le loro [)ev{'mei\ze,ciefjiueprincipaliler,\^ci-
territorio di Pipernoo sotto Sezze, come cui Sezze rimase chiesa vescovile, e cosi
\ogliono gli storici setini. Nel condursi a era avvenuto di Piperno. Onorio III nel
Roma Paolo avea seco s. Luca con altri
s. congiungere la chiesa setina a quella di
discepoli, per cui da s. Luca vuoisi pro- Terracina, l'una e l'altra chiamò catte-
mulgato l'evangelo in Sezze, che da tem- dra vescovile, nominando tutti idiritli,i

po immemorabile lo venera per princi- privilegi antichi, i monasleri^i luoghi del-


pale paUoi\o,iU notatìir in anliquissimo la diocesi setina e così della privernate.

Statuto, quod prò cerio pula re ni prima Pipernenseni et Setinani ecclesias eidein
religionis chrislianae rudimcnla ab hoc Tcrracìnensis ecclesiae in perpeluum u-
sanclo cornile Docloris Genliiim in Fo- nitas permanere dc'cernimus omnibus fu-
ro Appii coloniae Setìnae proxinio acce- ribus eorum quae siintSomnenum, Boc-
pisse. Cosi il cardinal Corradini. Jl Ciam- casicca, Rocca Jngurge, Magentia,A-
inarucone a p. 53 scrive: che Sezze fu ed spianum, Treve, Sarniinclum /l quapuz- ,

cantica città e antico vescovato, come si za, Bassianus cum fìnibus el adiacenti-
legge ne'brevi apostolici; chePolidio ve- bus suis. Aggiungo con Corradini, che »e-
scovo setiuo neh 080 die un luogo nella slando Sezze cattedrale dopo l'unionecon
campagna setina per fabbricare un mo- Terracina sempre vi risiedè il vicario
,

nastero a s. Lidano abbate benedellino, generale di Terracina e di Sezze; che la

e nel j i gSDionisio vescovo selino uè scris. residenza del seminario di tutta la dioce-

se la vita e miracoli ; che neh 1 1 2 era ve- si in Sezze è immemorabile; che il vesco-
scovo selinoDrusino, e da Alessandro pa- vo dopo che avea preso solenne possesso
rimenti vescovo setiuo, con altri vescovi della cattedrale di Terracina, passava a
nel r 122 fu consagrata la cattedrale di prendere quello della cattedrale di Sez-
Rieti, ed il Corradini dice la confessione ze. L'Ughelli t\e\\' Italia sacra, ed il com-
criptariinij che nel 1 2 i
7 fu unito da O- mentatore Coleti, parlarono del vescova-
norio 111 il vescovato a quello di Terra- to di Sezze nel 1. 1 , p. 1 282, e nel 1. 1 o,
tina. Narra il Corradini, che perdete del p. i64- Il Corradini caldo di amor patrio
vescovo di Sezze fu assegnala Massani e pieno di dottrina, imprese coraggiosa-
Setinanij c\\G\\ vescovo Dionisio verso il mente a rivendicare a Sezze l'onore del-
1 i4o compose la vita di s. Lidano, pub- lasede vescovile. Primieramentenel 1680
blicala coi miracoli dallo stesso Corradi- stampò e pubblicò in Roma 1' anonima
ui> il cui corpo illuslralcda Diucouniol- disseriazione: Discursus B. /^. ac b. M
S EZ
LìncJtvw, Pctro ci Marcellino Sctinnr ci- glie ivi fiorile per dovizie e per feudi pò-
vilalis pro/ecfnribus dicalus, in quo ini- tcntissimc;eda valente giureconsulto ri-

clor Se tinnì civi/nfeni fiiisse, et esse prò- spondendo alle obbiezioni che dai terra-
hot, no suo episcopaln </iis ecc/esin/ii in- cinesi mettevansi in canjpo. Provò a ta-
signitani fuisse^el esse defendit. Inqiie- le evidenza la tesi , che Benedetto XI 11
slail Conadiiii asserì essere slata seiitpie colla coslitMzioncdel 29 apriler 'J^5 nou
Sezzeciltàe con proprio vescovo. Insor- solo approvò l'asserito dal Corradini, ma
te iinliiralmente gravi controversie per dichiarò che In chiesa di Sezze era resta-
parte di Terracini), e portata la vertenza ta cattedrale dopo l'unione che Onorio
nel lril)ii!)ale ili iota romana, una deci- HI ne avea f;jlt;iaTerracinawVvendo[)oi d
sione rotaie corani Dlolines die a'terra- ca[)it(jlodiTerracina qualificata la lettera

cinesi piena vittoria nel 1702. Non per pontificia surielizia, Benedelto XIII col-
c|uesto avvilitosi d difensore diSezze^nel la bolla Regis pacifici, de' 1 6 luglio i 725,
n)ede>imo anno pubblicò in Roma Pe- : Bidl. Boni. 1. 1 2, p. I 6, la rinnovò e con-
Corrndini
tri RIarcelliiii J. C. Selini m fermò, impose silenzio alla controversia

ìoniona cuiia advocati. De clvitate et ed a se l'avocò, nuovamenteerigendoSez-


ecclesia Sttina. Con questa elaborata ed ze in cattedrale se vi fosse d'uopo, e l'unì
eruditissima opera tornò a dioaoslrare, a Terracina aeque principaliter, e che pò •

che Onorio HI non avea già soppresso la lesse il vescovocome prima risiedere nel-
catledraledi Sezze, ma che con eguali di- la maggior parte dell'anno in Sezze come

ritti l'avea unita alla chiesa di Terraci- più salubre, ornando il capitolo e cano-
ua precipuamente provò che l' unione
: nici setini de'privilegi inerenti alle catte-

fu accessoria e cumulativa aeque princi- drali. Poscia colla bolla Super universas,
palilerj clie dai diplomi e dagli storici fu de'fo settembre 72 }, loco citalo, p. 36,
I

poscia continuala ad appellarsi città; ri- Benedetto XI li riconfermò l'unione, e


spose agliargomenli che in contraiio ad- reintegrò Piperno della cattedrale, e ne
diicevano i Icnacinesi , concludendo ii- confermò l'imione con Terracina e Sez/c"
nioneni, et non suppressi\'a/n tituli; ri- aeque principali ter ^ con eguali diritti al-
spose agli autori calle bolle, che nomi- le altre, perchè anco la c.ittedrale di Pi-

narono Terra Sezze;con rnllimo cap. if), perno era antica sede vescovile, e ne enu
ToW tur ab aneto re absnrdum quod j'a- mero i vescovi che l'aveano governata.
ctant terracinensis. qui ajnnt, data unio- Il vescovo Gio. Battista Conventati a' 3
ne cnmulalii'a, etiani Pipernensem cecie- ottobre ne prese possesso, e da lui in poi i

sianirenransisse cathedraleni, ununique vescovi costantemente s'intitolarono fé-


episcopum triuin calliedralinni sponsnm scoi'i di Terracina j Sezze e Piperno, etl a
e<!se. iN'el cap. 12 riportò i privilegi alla Terraci?ja !ie riporterò la serie, alternan-
chiesa e alla città di Sezze concessi dai do il vescovo r annua residenza nelle 3
Papi e dai sempre per provare, «/ro-
re, città. Né per la storia dcvesi preterire l'a v-
neni praecedenlent fuisse acque principa - vertenzacliecon decisione rotaledel i 768
li ter faclam. Il Corradini scrisse con lau- corani OH^'atio, venne interamente a di-
ta dottrina e con tante ragioni non solo struggersi quella del r 702. Le due costi-

positive, ma eziandio dedotte dall' anti- tuzioni di Benedetto XIII furono pubbli-
chità della città, dalle vicende politiche cale da mg. r Domenico Giorgi nella Dis-
nelle provincie di Marillima e Campa- sertalio his lorica de cathedrali episco-
gna, per le frequenti irruzioni de'biirba- pali Seliae civilatisin Lalio, cunt Appen-
ri, dai nomi de' vescovi omessi o mutila- dice monumentoruni eamdeni ecclesiani,
ti negli atti dc'concilii, dagli archivi pe- et civitalein illuslranliuni, Romaei 727.
lili o incendiali, dalle Dobiiissiine fami- UGioigi encomiò l'opera stampala in Uo*
SEZ SEZ '-9

inn neh 64' tini selino Giuseppe Ciani- piscopio, nel collegiode'gesnitì, e dai pri-
inaiiicone Descrizione citila città di Sez-
: mari della città. Il prelatoa spese del car-
za colonia latina de romani, Roma 64 1 1 dinale fece nel refeitniio uno splendido
In questo medesimo anno contro tale de- trattamento, e per tutto iltempo che re-
scrizione, alquanto sfhvore vele all'eroiche stò il Papa nel luogo, di tutto punto trat-
origini di Pipeino, pubblicò Giulio An- il cardmalc in ossequio
tò la corte; di più
neo Dialogo tra Camilla pri\'erna te re-
: avea asuespese latto vestire ima compa-
gina de' volaci, e Sezze colonia antica gnia di milizie per servizio del Papa. Nel-
de' romani, lìonciglione 164 i. Il p. ab. la seguentemattina recatosi ilPapa inchie-
LuigiRanghiasci nella sua Bibliografiah sa, ascollò e celebrò la messa nell'altare
qualificò difesa di Fipeino, ma di poco
: (Iella lì. Vergine, e ad ore-joda una fi

momento. Benedetto Xlll col pontifica- nestra del convento benedì la giubihmtir
to ritenne la chiesa arcivescovile di Bene- moltitudine, indi si avviò per Sezze col
vento, onde nel 1727 volle visitarla, pro- solito corteggio. Non è a dire la letizia dei
mettendo al cardinal Corradini che al ri- riconoscenti e di voti sezzesi,che per gli ap-
torno sarebbe passatoper Sezze. Pertan- plausi e dimosliazioni di riverenza com-
to dal n.° 1 534 del Diario di Roma di mossero il Papa e la corte : alla porta fe-

quell'anno e dal Novaes si apprende, che ce l'omaggio delle chiavi la municipale


ilPapa rtriuce da Benevento e da Pros- magistratura, con parole di fedele suddi-
sedi, accompagnato dal marchese de Ca- tanza e venerazione. All'ingresso un mae-
rolis, ai confini di Piperno trovò mg. rOl- stoso arco trionfale dipinto col pontificio
do vescovo delle 3 diocesijindi giunse ve- slerama sorretto da due fatne, era deco-
nerdìaS nuiggioalle Case nuove, duerni- rato da ornali e dalle figuie della Fede
glia lungi da Sezze. Allora ricordandosi e Speranza, con epigrafe che celebrava la
BenedettoXlll diaver fatto 27 anni ad- reintegrazione elaigita alla città. Lungo
dietro una via scorciatoia che condiiceva fa strada che conduce al duomo, tutto era
alla città, disceso dalla carrozza, montò fnesso a festa; e la facciata di detta cat-
sul proprio cavallo, seguito pure cavai tedrale con tele tlipinle foruianli un co-
candodal marchese, da alcuni de'suoi cap- lonnato, ne'superiori pilastri sovrastava-
pellani, prelati, aiutanti di camera, e ca- no le figure delia Temperanza e Pruden-
valleggieri, e dalla guardia svizzera a pie- za , ed im' iscrizione analoga esaltava il

di : le due mute di cavalli delle carrozze, nuovo beneficio: l'interno del la chiesa era
i calessi col resto della comitiva prosegui- jjaratodi damaschi ti inali d'oro. Nell'in-
ronoil viaggiopcr la via ordinaria, ecam- gresso presentò l'aspersorio aiPapa il ve-
biati i cavalli all'osteria dell' Acquaviva scovo visitatore apostolico, ricevendolo il

per fare la salita, questa trovarono allar- vescovo diocesano, quello di Segni, nig.»'

gata e resa meno ripida. Arrivato il Pa- Crescenzi, il capitolo, il magistrato ed al-
pii nel convento de'francescani riformati tri signori. Venerato il ss. Sagramento,
volle pernottarvi, ricevuto dal vescovo di il Papa si recò a visitare il nuovo altare
Segni da mg.^ Rezzonico poi Cle-
Bisleti, di s. Filippo, ove in urna era stato col-
mente Xlll, che per parte del cardinal locato il corpo di s. Leonzio martire, ric-
Barberini lo pregò nel ritorno a onorare camente vestito. E'er la nota particolare
Velletri,e dal prelato Marcello Crescenzi divozione del Papa as. Filippo, volendo-
poi cardinale, in rappresentanza del car- ne consagrar l'altare, vi fece l'esposizio-
dinal Corradini caduto infermo, che avea ne delle reliquie de' ss. Gaudenzio e O-
preparato convenevole alloggio, pei pre- norato martiri. Indi si trasferì al mona-
latiuna cella per cadauno, il resto della stero delle monache Clarisse, nel semina-
corte venendo nobilmenteospitati nell'e- rio, al collegio de'gesuitijOve nella chie-
8o S EZ SEZ
sa Ixiciò la reliquia del b. Gto. France- compiere due ore canoniche. TI
le altre

sco Regis gesuita, presentata dal p. Luigi Papa donò umetta di ma-
al capitolo, in

Con ladini gesuita e fratello del cardina- dreperla ornata fl'oro, un dente dis. Li-
le; dipoi Papa tornòal convento de'i-i«
il dano abbate, e delle reliquie de'ss. Pie-
formati. Nella mattina del 2 5 maggio I3e- troelNIarcellino protettori della città, en-
iiedetlo XIII aorei o si portò alla catta- tro scatola di velluto rosso. Invece il Pa-
diale, ove ascoltata la messa dell'arcidia- pa ricevè da mg.»' Crescenzi in nome del
cono, dipoi assistito dai prelati Crescenzi cardinal Corrailini un relifiuiario d'ar-
e Genovesi consagrò l'altare di s. Filip- gento col cilizio di s. Domenico, fondato-
po, indi vi celebrò messa bassa: tornalo
la le dell'ordine cui apparteneva Benedct-
al convento, donò a'6 religiosi che avea- toXIlI; edallacittàaltro simile reliquia-
no cantato una corona di pietre fine per rio con un grano di quell'incenso olfer-
cadauno con medaglia d'oro, autorizzan- to dai ss. IMagi a Gesìi bambino. Nelle o-
doli a regalarle. Nel pomeriggio portato- re pomeridiane il Papa assistè nel coro
si in carrozza nella città, visitò le fabbri- de' religiosi, ove albergava, al vespero so-
che del nuovo monastero e chiesa <lelle lennemente cantato. Martedì 27 maggio
religiose del ss. Bambin Gesìi, e nel ritor- Benedetto XIII tra le più vive e sonore
no la chiesa di s. IJartolomeo de'conven- acclamazioni si avviò per Sermoneta, ac-
tuali,onorando di sua presenza anche i compagnato dal vescovo Oidi e da mg.''
cappuccini. Lunedi 26 maggio, festa di s. Crescenzi, dopo aver accordato a molli
l'Mippo,tl)eil Papain Roma avea dichia- grazie spirituali , meravigliandosi che
rato di precetto con cappella papale, vol- niun povero gli domandò soccorso,ciò che
le solennemente celebrarla nel duomo e mai avvenuto, onde lodò la ric-
eragli
con pontificale. R.ecatosi all'altare mag- chezza del suolo, e lasciòtutti con indele-

giore, nel coro intuonò l'ora di terza, pro- bile esultante gratitudine. A perpetuar-
seguila dal capitolo, mentre assunse i pa- la canonici eressero una lapide nella
, i

ramenti missali: diversi prelati fecero da cappella dis. Fdippo, il municipio altra a
assistenti, cioè da diaconi assistenti Cle- corna evan^elii , in cui si legge come il
menti e Genovese, da diacono del vange- Papa avendo ricusato la statua che la cit-
lo Ferrari, da suddiacono Piersanti, da tà voleva innalzargli nel foro, la stabili-

preie assistente Crescenzi ; alle lavande fu ta somma fu ornamento


impiegata nell'
servitodamg.^ deSimoni, nelle ceremo- di tale altare. riformali pure posero una
I

nie da mg.* Prati. Il Papa cantò la mes- iscrizione marmorea sopra la camera a-
sa alla presenza di 10 pielali tra arcive- bitaladal Papa. CenedeltoXIIIavea con-
scovi e vescovi, del generale francescano, cepito l'idea d'intraprendere la bonifica-
del segretario dell'indice, del p. Caravi- zione Pon'ina, ma non potè elfettuarla,
la teologo della penitenzieria, del magi- e desiderio pure fu in Clemente XIII, fin-
strato della città in abito, e di una Pjlla ché Pio VI ebbe la gloria di eseguirla, e
immensa d'ogni ceto di persone. Dopo il nel 1 785 comprò dal comune di Sezze la

•vangelo,Benedelto X I li col testo delDeu tenuta della Selce rotta, perché interse-
teronomiocap. 3, provòcon orazione pa- cava la linea principale; quindi il Papa
negirica o omelia : che s. Filippo tra gli terminò colla sua grandiosa operazione i
onori non brugiò, calpestandoli; tra le ric- danni che pel Teppia risentivano sezze- i

chezze non arse, disprezzandole; tra i pia- si. Nelle vicende politiche del fine del se-
ceri non si accese, abborrendoli. Indi fe- colo passato, del principio e metà del cor-
ce pubblicar la consueta indulgenza , e rente, Sezze seguì la sorte delle provin-
comparti l'apostolica benedizione. Dopo ciedi Marittima e Campagna, di che par-
la messa pas'.ò in coro tra canonici, a i lo a Frosinone e VELLETRr. Gregorio XVI
SEZ SFA 81
pel miglioramento delle Paludi Ponline, ta del pio istituto Pacifici De Magisti i? e
olire diverse provvidenze , incominciò il sua deputazione, si recarono ad ossequia-
riaprimento del nuovo porlo e canale di re il Papa a TorTre Ponti colla banda
Tenacina e lasciò l'opera ben avanzata : selina, presso l'amenissimo luogo donde
inoltre due volte si recò alle Paludi, nel fu da Sisto V in vicinanza di Sezze os-
I 839 arrivando sino a s. Ff //re (/'.), com- servato il suolo Pontino. Nel supplemen-
plimentato dalla magistratura di Sezze a to al n.°49 del Diario di Roma del 846 1

Bocca di Fiume, ove l'attese con gran par- è descritto il cordoglio provato dai sez-
te della la sua banda mili-
popolazione e zesi per la morte di Gregorio XVI, e le

tare. Nella2/ volta giunse nel 843 a Ter- 1 solenni esequie celebrale nella cattedra-
racina[f'.),e nel ritorno trovò aTre Ponti le, in cui l'ottimo vescovo mg.' Aretini-
mg.i- vescovo Aretini-Sillani alla lesta dei Sillani, dopoaver cantato la messadi re-

cleri di Sezze e.Sermoneta, colle rispettive quie, salito sul pulpito,lesse grave e com-
magistrature, recandosi nella restaurata movente orazione panegirica: in essa nel
chiesa e in quella stessa mattina 8 mag- rammentare le tante glorie del Papa, non
gio ribenedelta dal vescovo crll'assisten- tacque l'accesso di lui a Sezzecome con-
za de'due capitoli di Sermoneta. Asceso visitatore a'pii patrimonii PaciflciDeMa-
il Papa nel contiguo con vento già de'cap- lagrime de'sezzesi. Nel pon-
gislris fra le

puccinì, listabilito pe'trinitarij comparti tificatodi Gregorio XVI, l'encomiato ve-


dalla principale finestra l'apostolica bene- scovo, per zelo e senza valutare il corri-
dizione agli abitanti di quelle contrade, spondente incomodo, ecco come celebrò
ammettendo poi i nominati benignamen- un anno la festa del s. Natale nelle sue 3
te al bacio del piede, ed il gonfaloniere cattedrali. A mezza notte cantò la messa
di Sezze Giuseppe Carnebianca gli presen- in quella di Terracina ;
portatosi a Pi-
tò in nome della città quella bella epi- perno, dopo detta l'ora di prima da'ca-
grafe stampata a caratteri d'oro, che tor- nonici, cantò la messa nella cattedrale;
nò a pubblicare il principe Massimo, Re- dopo la quale recatosi in Sezze, nella sua
lazione del viaggio,}^. I
7 1 ,il quale aggiun- cattedrale celebrò la 3.° messa pontifica-
se, »>Santo Padre volendo anche dare
Il le. Questo è un singolare esempio, che
meritava speciale ricordo. Mg. Aretini-
"^

qualche particolare attestato di affetto a-


gli abitanti di SezzCj ch'era stala da lui Sillani avendo rinunziato le tre sedi ve-

visitala prima di ascendere al pontifica- scovili, il regnante Pio IX nel concistoro


to, si degnò di concedere loro varie gra- de' ig dicembre i853 gli surrogò l'o-

zie rescritte di proprio pugno dietro le dierno mg.' Nicola Bedini.Nel voi. LUI,
suppliche da que'canonici presentategli". p. 23 f, riportai gli ordinamenti del re-
Tuttociò con più dettaglio fu celebrato da gnante Pio IX, sul compimento della bo-
Sezze stessa con quanto pubblicò insieme nificazione Pontina nel circondario ca-
all'epigrafe, nel n.° 21 delle Notizie del merale, e i campi impaludati, massime
giorno del 843, ricordando come il Pa-
1 dalleacque del Teppia, non compresi nel
pa in Terracina avea ricevuto, con sin- circondario.
golarissimi tratti di benevolenza, le due SFASFERIA o SFASTERIA. Sede
deputazioni della cattedrale e della ma- vescovile della Mauritiana Cesariana, sot-
gistratura. Come il Papa rammentò con to la metropoli di Giulia Cesarea. Il ve-
piacere la dimora che fece in Sezze, e im- scovo Rufo fu esiliato da Unnerico re dei
plorò di cuore sopra tutti la copia delle vandali, per non aver sottoscritto nella
celestiali benedizioni. Codìc la magistra- conferenza di Cartagina del 4^4 l'erro-

tura e il capitolo co'canonici della colle- nee proposizioni de' donatisti. Morcelli,
giata, i seminaristi, compresa la camera- ///}•. chr. t. I .

VOL. LXV. 6
82 SFO SFO
SFONDRATl Francesco, Cardinale. tanto incaricato da Carlo V del governo
Nacque nobilmenle in Cremona da fami- diSiena, agitata e sconvolta da gravi tur-
glia oriunda di Milano, e felicemente cb- bolenze, eseguì la commissione con lai

bedalla natura singolare perspicacia e ta- dolcezza, saviezza e soddisfazione de'se-


lento, e tanta quadratura di mente che nesi, che fu aggregato alla loro cittadi*

ampiamente dimostrò nel progiesso mi- iianza e acclamato Padre della patria.
rabile che fece nelle scienze e nelle lingue Giuntala sua splendida reputazione a co-
greca e latina, massime nella legge da lui gnizione del sagace Paolo 111, lochiamo
appresa in Pavia, ed in cui divenne uno in Roma con particolari dimostrazioni,
de'piìi insigni dottori del suo tempo. Di nel I 543 vescovo di Sarno, donde
lo fece

25 anni già era professore in tal facoltà nel 1 promosse all'arcivescovato di


544 lo
nell'università di Padova, ov'ebbe a oA- Amalfi. Volendosi il Papa giovare di sua

lega Parisio poi cardinale. Diffusasi la fa- consumata prudenza e destrezza ne'ne-
ma di sua rara ed eccellente dottrina, fu gozi piìx scabrosi, lo deputò ntinzio in
i

chiamato successivamente a insegnarla Germania alla dieta di Spira, ed a Carlo


legge nelle università di Pavia, Bologna, V per congratularsi della pace fatta col
Roma e Torino. Dotato puie di straor- re di Francia ; quindi a' 1 9 dicembre di
dinaria prudenza nel maneggio degli af- detto 1 544 lo creò cardinale prete de'ss.
fari, e di sommo zelo per la divina glo- Nereo ed Achilleo. Poco dopo fu invialo
ria,meritò la stima di Carlo III duca di legatonuovamente in Germania a Carlo
Savoia, che lo annoverò tia' suoi primi V,peropporsi alla pubblicazione dell'/zz-
consiglieri, e poi tra'senatori di Torino, terim {F-), ma senz'effetto. Nondimeno
prevalendosene molto e utilmente in af- non mancò in quella circostanza di op>
fari ardui e gelosi. Lo slesso fece il duca porsi con ottimo successo contro i parti-
di Milano e suo signoreFrancesco 11, (he giani e fautori dell'eresia luterana. Spe-
eziandio lo comprese tra'senatori, l'im- dita quella legazione, si trasferì in Inghil-
piegò in onorevoli ambascerie e nel go- terra per ridurre quel regno all'antica ub-
verno dello stato, con tale e tanta auto- bidienza e divozione della chiesa roma-
rità,che più come compagno che quale na. Eletto nel 1
547 amministratore della
suddito lo riguardava. L'estimazione me- chiesa di Capaccio, dimise nel 1^49
si

desima si procacciò con Carlo V impera- quando passò al patrio vescovato di Cre-
tore quando divenne sovrano del Milane- mona: alcuni col Ciacconio lo pretendo-
se, confermandolo nella dignità senato- no anche vescovo di Lacedogna, ma l'U-
ria colla carica di consigliere di stato. A ghelli noi pose nella serie di que'pastori;
lui affidò l'ambasceria al duca di Savoia, tultavolta l'Argelati nella Biblioteca de-
e lo creò barone di Valsessina,e conte di gli scrittori milanesi t. 2, p. 1 36 1
, afferma
Rivera e di altre contee sulle riviere del che ne fu amministratore. Venne quin-
Ingo di Como. Dalla moglieAnna Viscon- di destinato alla legazione di Perugia, e
ti ebbe molti figli e per ultimo Nicolò che di Cremona e luoghi ad essa soggetti, e
fu estratto dal suo ventre nel i535 già poco mancò che nel conclave per Giulio
morta, che fatto adulto pose sotto la di- 111 fosse in sua vece elevato al pontifica-
rezione di Fili ppoMigliori genti luomotìo- to. Finalmente colmo di meriti, poco do-
renlinoe presidente dell'università di Pi» po cessò di vivere in Cremona a'3 i lu-
sa, nella fiducia che sotto la disciplina glio i55o, d' anni 57 non compiti, e fu
d'un tanto uomo, dovesse col tempo egli sepolto in quella cattedrale nel vestibolo
pure divenire erudito e dotto, utile e van- della cappella del ss.Sagi amento, con ma-
taggioso alla Chiesa, ed infalli fu poi car- gnifico e lungo epitaffio postovi da'figli.
dinal* e Papa Gregorio XIF[F.). Frat- L'Argelati pubblicò l'elenco di sue opere
SFO S F 83
di giurisprudenza e di profana Icltera- di Roma vcslilo di ruvido sacco e colla
tura. faccia coperta, e ritiiandosi sovente a fa-
SFONDIIATI "SicoLo, Cardinale. T\ re gli esercizi spirituali in qualche casa
Gregorio XIV Papa. religiosa. A tal genere di vitauniva gran
SFOKDRATI Paolo Emilio, Cardi- zelo e le più pregiate virtù ecclesiastiche.
nale. Palrizio milanese, che a un'indole Nel 1G07 Paolo V lo promosse al ve-
aurea accoppiò pari illibatezza di coslu- scovato di Cremona, e consigliò eflicace-
tne, educalo per cura dello zio cardinale, menle il Papa a pubblicare, come fece, il

appena questi neli5c)o divenne Grego- Rituale Romano amplialo e correWOjdel-


rio XIV, i4 giorni dopo ossia a' 19 di- la cui operazione e stampa ne commise
cembre, nell'età di 3 i anni e sebbene as- la direzione al cardinale. Donò a Paolo
sente da Roma, peli.° Io creò cardinale V la I .'parte del Menologio greco, com-
prete di s. Cecilia, e poi legalo di Bolo- pilato d'ordine dell'imperatore Basilio
gna, prefetto di segnatura, nieu)bro del- l'orfìrogenito, che fu collocato nella bi-
la congiegazioue del s. oflìzio, protettore blioteca Vaticana. Con questa parte e col-
degli Olivetani, con sì grande potere, che la 1." che fu trovata nel monastero di
il governo ecclesiastico fu quasi tutto a Grottaferrata, fu fatta dipoi del Menolo-
lui aflìdalo; per cui il cardinal Bentivo- giù una magnifica edizione dal cardinal
glio osservò nelle sue /l/ewjor/Vj che nel Annibale Albani colle stampe d'Urbino,
breve spazio di i mesi fu cumulata in lui nella cui prefazione si fa del cardinale o-
tale e tanta autorità, che difficilmente un norata menzione. Alcune cose ch'egli la-

altro cardinaleavrebbe potuto consegui- sciò scritte sono riferite dall'Argelati, 5/-

re in IO anni. Provveduto di pingui be- blioi. degli scrittori milanesi t. 2, p. i 37 i

nefizi e riocheabbazie, generosamente ne Nel 161 I passò all'ordine de'vescovi col-


distribuì le rendile a'poveri, contentoche la chiesa suburbicaria d'Albano, ritenen-
dopo la morte dello zio le sue stanze fos- do per affetto in commenda la Chiesa di
sero addobbate con modeste suppellettili s. Cecilia, a\ quale articolo narrai il ma-
e immagini divole, la mensa frugale e il gnifico reslaiuo che vi fece e il suo ab-
vasellame di semplice terra, a tenore del bellimento, e come con sua religiosa con-
prescritto a' vescovi d'Africa dal 4-° conci- solazione ritrovò corpo della santa con
il

liodiCartagine, cui canoni rinnovò quel


i quelli di altri ss. martiri, ed ili. "fece col-
di Trento anche pe'cardinali. Prendeva locare in cassa d'argento di 25 libbre, 1

singoiar diletto in conversare con perso- colla spesa di 44^° scudi. Fu pure bene-
ne in credito di santità di vita, come s. fico colle monache del contiguo monaste-
Filippo Neri, col quale lo zio nel i
577 e ro, che pel suo governo e cura fece assai
d'anni 17 lo avea posto a convivere nel- rifiorire. Distribuiva larghe elemosine ai
la casa di s. Maria in Vallicella, e meri- poveri, e nelle feste si portava nella chie-
tò di vederlo andare in estasi, co' vescovi sa de'teatini, ove come uno di essi ascol-

di Grosseto e di Foligno. L'intimità e l'e- tava le sag';amentali confessioni. Ivi isti-

sempio di s. Filippo, unito alle sue ottime tuì una congregazione di sacerdoti,siraile
disposizioni, a poco a poco in Paolo accese a quella degli oblati fondati in Milano da
singolare e viva brama di avanzarsi nelle s. Carlo Borromeo. Mentre era legato di
cristiane virtù, onde all'orazione, in cui Bologna, tre volte visitò il santuario di
impiegava notabile tempo, aggiunse la Loreto, in una delle quali segretamente
mortificazione del corpo che macerava lasciò un anello del valore di 5oo scudi,
con astinenze e vigilie,e col prendere scar- in altra una croce di smeraldi, valutala
so riposo sulla nuda terra o coricato su 4ooo scudi, e nell'ultima volla ritornan-
tronchi e sarmenli, visitando le 7 chiese do da Milano un prezioso anello con dia-
84 SFO SFO
manie posto nel dito del santo Dambino. tarvl la curo delle anime, e vi compose
Quando iicli6o5 compila della legazio- un corso di filosofia. Penetrato rajjbale
ue si esliluì in Roma, essendosi accinto
I di s. Gallo dell'orrida solitudine e della
a restaurare la Chiesa di s, /Agnese fuo- pazienza mostrata dal monaco, lo richia-
ri le mura, a cui professava singoiar di- mò nell'abbazia e fece suo vicario nello
vozione, ebbe la sorte di rinvenire il suo spirituale. In questo tempo per commis-
corpo e quello d'altri santi, che nel 1616 sione dell'arcivescovo di Salisburgo scris-
furono da Paolo V riposti sotto l'altare se l'insigne libro: Regale Sacerdoliiini
maggiore. La storia di questa invenzio- contro 4 Proposizioni (T.) del clero
le

ne si trova nel codice 1234 della Biblio- gallicano del 1682. Mosso Innocenzo XI
teca Barberini, ed a Moniim,
p. gS de' dal raro e distinto merito di degno re- s'i

Cremonensium del pAairani. Intervenne ligioso, che scrisse in favore àeW I ninni
a'conclavi di 4 Papi, e pieno di meriti e nilà ecclesiastica (T^.) allora vulnerata,
virili, un male di 3o ore lo trasportò da lo promosse nel 1686 contro sua voglia
questo misero esilio all'immortal vita in al Ma nel punto che
vescovo lo di Novara.
Tivoli nel 161 8, d'anni 58 non compiti. apparecchiavasi per recarsi in P\.oma,fu
Trasferito in Roma, fu sepolto nel sol- per morte dell'abbate di s. Gallo a voti
terraneo di s. Cecilia con breve iscrizio- concordi eletto successore di quella ce-
ne, che vivendo da se stesso erasi com- leberrima abbazia, e previo il pontificio
posta. Avendo lasciato tale chiesa sua e- permesso rinuuziata la chiesa di Novara,
rede,nel destro lato gli fu eretto un son- ne prese possesso. Quantunque assai va-
tuoso mausoIeo,con nobile epitaffio. L'A- sta ed estesa, tutta la visitò con immenso
midenio lo loda qual degno ecclesiastico, vantaggio de'popoli, predicando sovente
vigilantissimo vescovo, ornato d'innume- ne'dl festivi in tedesco, non solo nella ba-
rabiii virtù, che dichiarò pure la roma- silica di s. Gallo, ma nelle vicine parroc-
na rota in una decisione. chie. La sollecitudine e la cura cheavea
SFONDPvATI Celesti\o, Cardinale. pe'poveri e per le persone afililte e tribo-

D'antichissima e illustre famiglia mila- lale, era veramente paterna e singolare,


nese, pronipote di Gregorio XIV e nipo- come lo mostrò ne'3 anni in tempi di guer-
te del precedente cardinale, fece onore ra, nei distribuire a notabile partede'dio-
all'ordine benedettino in cui professò nel cesani,paue,farina,legnae vesti. Visitava
celebre monastero di s. Gallo, dove fu ogni anno l'ospedale de'lebbrosi,e dopo
mandato fin da fanciullo, colla sua pro- avere ad ognuno di essi bacialo i piedi,
fonda dottrina e vasta erudizione. Dopo partiva consolandoli con abbondanti li-

aver insegnato le scienze teologiche in mosine. Severo con se slesso, menava vita
delta abbazia e in quella di Campidona, divota, sobria e penitente, come se ne vi-
fu nel 1679 scelto a professore di canoni dero i manifesti contrassegni dopo la sua
nell'università di Salisburgo, ov'era tale morte. In premiodi tante virtù Innocenzo
che concorrevano a u-
la folla degli scolari Xlljche l'avea incaricato di scrivere con-
dirlo,che appena bastava la scuola,quan- tro \\Nepolismo[f''^.),dJ 1 2 dicembre 1
69^,
lunque assai ampia, per contenerli, non sebbene assente, lo creò cardinale prete
peiniellendo mai che alcuno ne partisse, di s. Cecilia, e l'ascrisse alle principali con-
seprima non avesse ben capilo l' inse- gregazioni cardinalizie. Giunto in Roma
gnato da lui, onde si acquistò i litolidi fu colto da infermità, che dopo 8 mesi gli

anima de'discepoli e di vera idea d' un tolse la vita 0^1696 a'4 settembre, con
ottimo professore. D'ordine de'superiori quella stessa pietà con cui era vis3uto,in e-
si trasferì nel castello di Rosaco, luogo là di 53 anni non compili. La camera apo-
alpestre, scosceso e solitario, per eserci- stolica gli fece celebrare i fuQerali,noa Ito-
SFO SFO 85
vnodosi nella sua eredità moilo di supplir- ove ne ragionai, ora nella legazione di Fer-
vi, come amanlede'miserabiliedella reli- rara, ed avendo per islemmauu meloco-
giosa povertà. Ebbe sepoltura nella chiesa togno adottato dagli Sforza. I principi!
sotterranea del suo titoio,solto una rozza de'gran personaggi si sono voluti sempre

pietra, con semplice iscrizione spirante circondare con racconti straordinari, me-
umiltàjda lui composta vivente; mai suoi ravigliosi e favolosi. Insulsa fu quindi la
parenti altra gliene posero nobile e ma- diceria, che Muzio destinato dal padre a
gnifica. 11 p. Zeilgebaver, iS'tor/rt /e/tó/'rt- coltivar la terra j e ripugnandovi lasua
ria par. 3, p.4 1 6> descrisse accuratamente inclinazione, gettasse un giorno la zappa
la sua vita, riportando l'elogio a lui fatto sopra una quercia, risoluto di continuar
dai dotto cardinal d'Aguirre, con un co- la vita campestre se giù ricadesse, o darsi
pioso elenco di tutte le sue opere, in tutte alla milizia restando suiralbero,come ac-
dimostrando la sua divozione alla s. Sede cadde. Le condizioni di sua famiglia At-
e il suo profondo sapere; il quale elenco lendoli, se non nobilissima e discendente
si legge pure nell'Argelati, Biblioteca dc' di Dacia, o dai re di Danimarca, o dal-
gli scrittori milanesit.^ip. 36o,di alcune i l'antica Etruria, è certissimo che ni suo
delle quali ne parlai agli articoli citati, a nascere era ragguardevolissima, ricca, po-
Regalia, a Francia ed altrove. tente e mirabilmente feconda di soggetti
SFOr. ZA FAMIGLIA. F. Conti, Pb- dediti alla guerra fino da alcune genera-
BETTi, MrLANO, e le seguenti biografie. zioni, come può vedersi nel Giovio, f^ì-
SFORZA Asca:vio Maria, Cardinale. ta Sfortiae,e nel Bonoli, Storia di Coti'
Questo gran cognome, potente, glorioso, gnola. incominciò Muzio la sua carriera
derivato da una delle più illustri, più no- militare sotto il famoso Boldrino da Pa-
bili e più celebri famiglie che fiorirono nicale generale delle milizie papali, Gio-
in Italia, massimamente ne'memorabili vanni Aucuth,il BrogliOjCd il celebre conte
secoli XV e XVI,
regnò su tante
in cui Alberico daBarbiano, tutti suoi maestri
nobili parti d'Italia, e che vanta eroici nell'arte militare. Quest'ultimo gl'impose
guerrieri, principi magnanimi, cardinali il nome di Sforza, per essersi Muzio sde-
amplissimi, vescovi e arcivescovi insigni, gnosamente risentito con lui per certa pre-
ed anche personaggi di santa vita che ve- da, che il generale decise spettare ad al-

neriamo sugli altari, merita ch'io qui ac- tri e non a lui. Sorpreso Alberico di tanto
cenni i principali articoli in cui ne par- ardirc,sorridendo lo riprese: G/ov'rt/jeguer-
lai, e col quale sono collegali tanti avve- riero vorrai usar violenza anchea me tuo
nimenti storici da me in molli importanti generale? Prenditi da ora innanzi il no-
articoli descritti, anche per meglio com- me di Sforza, che assai pili ti conviene di
prendere il poco che dirò del cardinal A- quello di Muzio. Il valoroso ed eroico Mu-

scanio e dci'li altri


o cardinali Sforza. Fra zio nel mestiere dell'armi si rese celebra-
l'eccelse femmine gli Sforzeschi noverano tissimo,ilpiù prodecapitano de'suoi tem-
anche imperatrici, regine, duchesse e altre pi, e fu Gonfaloniere di s. Chiesa fatto

sovrane. I suoi rami furono fecondissimi da Martino V, e gran contestabile del re-
di distinti e segnalati personaggi, e non gno di Napoli per volere della regina Gio-
meno rispeiiabili per le principesche pa- vanna lì, la quale ingiunse al di lui figlio
rentele da loro contratte. Il capo stipite Francesco di prendere il soprannome del
fu famoso Muzio Attendolo,delto Sfor-
il padre Sforza per cognome della propria
za Grande, nato nel 869 da Giovanni
il 1 famiglia, e che il simile facessero i fratelli,

Altendoli e da Elisa Petrocini, ch'ebbe conì(' fu eseguito e restò ereditarioa tutta


per patria e origine Cotignola, rinomato la gloriosa discendenza e sostituito al co-
e popoloso luogo della diocesi di Faenza, gnome Altendoli. Muzio dunque all'età
86 SFO SFO
di 3o anni, radunalo uu buon numero di l'Italia altro generale da mettergli a! pa-
valorosi comballentij la Qiaggiorpartedei ragone, cioè sino al tempo dello storico.
quali erauo colignolesi suoi congiunti, si Alessandro Sforza, allro naturale di Mu-
fece egli slesso capo di armala, e in tal zio e nato in Colignola, che fu capo della
qualità con gloriosi successi servi quasi tut- linea de'signori di Pesaro (f^.) e altri luo-
te le potenze italiane nelle frequenti guer- ghi. Bosio I Sforza, allro figlio di Sforza
re, come i fìoi-eulini, il marchese di Fer- il CrandcjtìHio dal legittimo matrimonio
rara,» Papi Gregorio XII, Alessandro V, di Antonia Salindieni di famiglia antichis-
Giovanni XX HI e Martino V, Ladislao sima e potente di Siena, il quale formò
re di Napoli, e sua sorella Giovanna li. lostipilede'conlidiSanta Fiora, cheriuni
Innumerabili furono le decorose onori- in progresso di tempo tulle le linee Sfor-
ficenze che ne riportò, le sostanze e i feudi zesche e di cui riparlerò; ed ebbe a fra-
che consegui,inclusivamenle a quello della tello il b. Gabriele arcivescovo di Mila-
Terra e contado di Colignola sua patria, no. Da Francesco I duca di Milano nac-
eretta in contea da Giovanni XXIIl e data quero fra gli allri, Gio. Galeazzo M." che
a lui e discendenti in investitura. Una mor- gli successe, ed il cardinal Ascanio, noa
te immatura recise il (Ilo di sua immensa che Sforza suo naturale e propriamente
fortuna, annegandosi a cavallo per sal- suo primogenitOjChe formò la branca dei
vare un soldato nel fiume di Pescara a'4 conti del nobilissimo feudo di Borgono-
gennaio 1 424» d'anni 55 circa. Ebbe due vo, nel ducato di Parma e Piacenza (/^^.).
concubine. Lucia di Torsano che lo fece Da Lodovico M.' Sforza il Moro duca di
padre di numerosa e gloriosa prole, di 2 Milano, si formò pel suo naturale Gio.
figlie e 5 figli, fra i quali Francesco e A- Paolo Sforza la linea de'marchesi del no-
lessandro di cui parlerò, e Tamira di Ca- bilissimo castello di Caravaggio e conti di
gli; e tre mogli, la Salimbeni di cui e pre- Gallialo, feudo del Bergamasco, reso fa-
clara discendenza ragionerò; Caterina A- Kìigeralo per la sanguinosa battaglia fra
lopa sorella del celebre Pandolfo, che gli i veneziani e Francesco I, e per essere la
die 4 fio''? fia'fl"al' Pietro vescovo d'A- patria de' celebri pittori Polidoro e Mi-
Maria Marzana vedova del re Lo-
scoli; e chelangelo detti da Caravaggio. Estinta
dovico Il d'Augiò e del conte di Celano, la successione de'duchi di Milano, de'si-
poi sposata da Francesco Orsini conte di gnori di Pesaro, de' conti di Borgonovo,
Manupello. La posterità die il titolo di de'marchesi di Caravaggio, e piìì lardi la

Grande a Muzio Attendoli cognominato linea primogenita eziandio de'marchesi


Sforza^ e neesaltòlegesta splendidamen- di Proceno e duchi d'Onano nella pro-
te, encomiando pure la sua frugalitàjgiu- Paolo
vincia di Viterbo (/'.) e fatta da d.
stizia, generosità co'nemici, genio olle let- I Sforza, gl'intieri diritti di tulle le varie
tere, prolezione ai dotti, ingenuo, affabile, linee Sforzesche si riuuirgno ti\ d. Mario
cordialee religioso. Molli scrittorijfra 'qua- I conte di Santa Fiora, e nel suo figlio
li Crivelli e G io vio, descrissero le azioni e unico erede d. Federico, nel quale co-
di questo uomo celebre e singolare. Tra' me nato da d. Fulvia Conti (/^),si com-
suoi figli particolarmente ricorderò il na- penelrarono con questo cognome le ric-
turale gran Francesco T,nato in s. Minia- chezze e le singolari prerogati ve della no-
/Oj duca di Milano che signoreggiò
(/^^.)j bilissima famiglia de' conti di Segni [V.)
laMarca o Piceno {J^.), precipuamente e Valmontoue nella legazione di Felle-
Fermo e Macerata (F.), donde uscirono tri (^' ), ed altre signorie. La successione
un bel numero di duchi di Milano; prin- però prosegm il fratello d. Alessandro:
la
cipe che il Simonella esaltò sino a dichia- la sorella d'ambedue d. Francesca si ma-
raie, che dopo Giulio Cesare non abbia rìtòio seconde nozze col marchese A lessa a»
SIO SFO 87
àvoPcilla\'iciuo,e divenne madre del dot- gregò alla sua casa, il melo accordatogli
tissinio cardinal Sforza Pallai'icino{ì\). dalla slessa sua patria. Lo stesso si dica
Da d. Alessandro nacqne d. Mario II, la degli Sforza signori di Pesaro, benché gli
madre Eleuu Orsini neh Geo fondò
cui uni e gli altri l'abbiano in vari tempi in-
monastero e chiesa (che si può dire la
il quartala con altre armi prese o dovute
cappella sepolcrale de'conti di Santa Fio- assumere per privilegio di qualche mo-
ra, per quelli che vi sono tumulali) delle narca, o pe' cospicui matrimoni da loro
cappuccine Santa Fiora, il figlio uni-
di fatti con principesse sovrane o ereditiere.

co del quale d. Lodovico essendo morto Ma duchi di Milano lasciarono l'arme


i

senza successione, questa passò in d. Pao- paterna e adottarono quella de' Visconti,
lo li Sforza marchese di Proceno, fratello a' quali erano successi , cioè due aquile

di d. Mario li, ed ebbe a successori i fi imperiali e due biscie inquartate, delle


gli di d. Francesco, e poi d. Federico nato quali puie trattai nel luogo citato. Que-
da Olimpia Ctsi figlia ^unica del principe staperò venne alterata dal cardinal Asca-
Federico Angelo gran fondatore della ce nio Maria, usando la biscia de' Visconti
lebre accademia de'Lincei (di cui riparlai inquartata con l'onde bianche e azzurre,
a Scuole di Roma). D. Federico conte di e l'Iride, impresa di Sforza il Grande suo
Santa Fiora e duca di Segni nel 167 3 spo- avo, col cotogno in mezzo. marchesi di
I

sò d. Livia Cesarini che gli porlo in dote Caravaggio inquartarono 4 biscie, ponen-
i ricchissimi patrimoni, i diritti e le co- do in mezzo in piccolo scudo l'aquila im-
spicue onorificenze delle nobilissime fa- periale, ed a'piè il melo cotogno. I conti
miglie Cesarmi (di cui a Genz.vno), Sa- di Borgonovo usarono per arme una sola
velli e Perelti (f^^.), essendo ereditiera di biscia col melo cotogno in mezzo, prefe-
tulle queste insigni case. Segui allora l'in- rendo ambedue queste linee la biscia al leo-
neslo della famiglia Sforza con tali discen- ne, come discendenti dai naturali de'du-
denze illustri e colle altre alle medesime chi di Milano, che già aveano preso per
appartenenti, cioè la Cabrerà e la Boba- loro stemma Lai. "arma Sfor-
la biscia.
dilla spagnuole (delle quali e di tutte le zesca venne adottata ancora dagli Atten-
famiglie nominale, Nicola Ratti nel i
794 doli Maiizoli di Bologna, ed altresì dai Ria-
pubblicò in Roma tutte le storie nell'o- ri e Fogliani, che vantano l'origine da due
pera documentala e preziosa : Della Fa- donne Sf jrza. Gli Attendoli Manzoli conti
miglia Sforza), posseditrici del maggio- derivano da Giacomo Leonardo Attendoli
rasco di Cincione nella Spagna ricaduto primogenito di Marco nipote di Sforza il
ai Savdli, e da quel tempo il duca d. Fe- Grande^ che sposando Polissena erede dei
derico e suoi discendenti furono obbligati Manzoli di Bologna ne fece la casa. Dei
di cognome e learmi de'du-
assumere il Riari ne parlo a suo luogo. I Fogliani di
c\i\ Sforza- Cesarini fComt tuttora deco- Reggio ebbero attinenza cogli Sforza, per-
rosameale si prosiegue nel duca d, Lo- chè Sforza il Grande dopo avere avuto
renzo, avendone parlatoaGENZANO eluo- da Lucia Torsano Francesco I poi duca
ghi ivi citali, ove pure descrissi e resi ra- di Milano, Alessandro signore di Pesaro,
gione degli attuali stemmi gentilizi. Qui altri 3 figli e 1 figlie, con buona dote la
però avvertirò conRatli, che conti diSan- i sposò a Marco Fogliani, che fu padre di
la Fiora, ora duchi Sforza-Cesarini, han- Corrado perciò fratello uterinodi France-
no costantemente ritenuta l'arme del lo- sco I,ai cui servigi e a quelli del figlioli
ro 1.° autore, consistente nel leone d'oro dedicò come gran politico e valoroso, per-
palatino e nel melo cotogno; il leone ri< ciò arricchito e investito di molli feudi,
cevuto da Sforza il Gra/i(/e da Roberto onde fu stipite de'marchesiSforzaFogliani
re de'i'omaDi e duca di Baviera che l'ag» d'Aragona. Qiianto al feudo diSanlaFio-
88 S F O SFO
ranella Val di Fiora di Toscana, con Rat- di Chiusi, fu collocala nel detto museo.
ti citalo, e con Bepetti, Dizionario della Mg. Luciani è assai benemerito della sua
"^

Toscana^ dirò alcune parole. Santa Fio- patria, per quanto si legge nel Toschi,

ra nelcompartimento di Grosseto, nella della chiesa del Suffragio, dell'accademia


provincia di Siena, fabbricata nell'estre- filarmonica da lui istituita, e di altro. Il

mo piano meridionale del Mout'Amiata, Monte Amiata celebre per le sue memo-
fece parte della diocesi di Chiusi, finché rie storiche e per la sua elevatezza, ebbe
Clemente Vili avendo eretto in sede ve- per folte capo del paese del suo nome il
scovile una delle terre principali del con- castello s. Fiora, il quale ha comune la
tado di Chiusi, cioè Città della Piei'e{F.), denominazione col fiume s. Fiora, che
a questa furono assegnate fra lei 8 chiese nasce nel centro del paese e poi si scari-
battesimali staccate dalia diocesi di Chiù- ca nel Mediterraneo presso Montalto di
si, 3 parrocchie,comprese tuttora nel gran- Castro,dicui parlai nel vol.LVIlI,p. 1 35.
ducato Toscana, vale a dire Campor-
di Santa Fiora fu già castello, le cui memo-
sevoli, le Piazze, e Santa Fiora, la quale rie rimontano air8c)o, contea e residenza
è capoluogo di comunità con pieve bat- d'una linea de'celebri e potenti conti Al-
tesimale e arcipretale sotto l'invocazione dobrandeschi, dalla quale probabilmente
delle ss. Flora e Lucilla, sino dal secolo secondo Ratti trasse l' origine il gran s.
XII, adorna di vari bassirilievi di terra Gregorio JII {f.), ed il Repetti pure di-
vetriata detta della Robbia (per quanto ce che forse derivò quel Papa, anzi crede
notai a Scultura), appartenente alla dio- che tale famìglia sia salica e non longo-
cesi di Città di Castello (F.); altri luoghi barda. De'conli Aldobrandeschi, Ratti e
spettano a quella di Sonna (^.). Di data Repetti ne danno le notizie : poscia il cav.
pili antica e assai maggiori sono le me- Berlinghieri con diligenza le pubblicò nel
morie del monastero della ss. Trinità po- 1842, mentre al conte Lilla nella classica
fiume A rmino ora Fio-
sto alla sinistra del opera, Le famiglie celebri italiane, de-
ra, già delle monache cistcrciensi, poi dei vesi la genealogia la più completa del ra-
francescani osservanti (per opera del con- mo degli Sforza Attendolida Cotignola.
teGuidoSforza)o riformati. La chiesa più Perciò e pel breve cenno che mi sono pro-
moderna è l'oratorio del Suffragio. Riferi- posto, non mi è permesso descrivere le glo-
sce Repelti, che il paese va abbellendosi riose gesta degli Sforza conti diSanta Fio-
nel giardino già degliSforza signori diSan- ra, ma solo qualche nozione principale per
taFiora,d'uD museo di oggetti di belle arti, quanto dichiarai in principio. Nelleguerre
specialmente di statuaria antica, che va colla repubblica di iS'/ewa^soventesi distin-
raccogliendo in Roma rog.*^^ Michelangelo sero nellearmi,emeritaronsi pur spesso fa-
conte cav. Luciani di Saula Fiora, mu- ma, onore e nome conti diSantaFiora. Re-
i

seo del quale molti giornali e opuscoli han- stata erede della contea l'unica figlia del-
no con qualche predilezione di già parla- l'ultimo conte Guido Aldobrandeschi, la
to. Girolamo Toschi Vespasiani di Santa contessa d. Cecilia Aldobrandeschi si ma-

Fiora compose il poemetto, Il giardino, ritò nel 1 439 con Bosio I Sforza gran guer-
museo e gabinetto di mg.r 31ic]ielangelo riero e di vastamente, figlio di Muzio At-
Luciani ec.^'^oma 837,con erudite note.
1 tendolo o Sforza Bo-
il Grande; inoltre
Posseggo pure del march. Giuseppe Mei- sio I ebbe d'Arquato nel
in feudo Castel
chiorri; Lettera intorno un'antica statua Piacenlino,palazzo inParma chiamato poi
etrusco ec, Roma 1 838; la quale statua di Santa Fiora, indi de'marchesi Palla-
di nenfro o peperino (di cui abbondaSanta vicino che l'acquistarono nel fine del se-
Fiorajperchè il monte su cui sorge vuoisi colo XVII, ove pur fece acquisti conside-
un esliuto vulcano), trovata nel territorio rabili, onde fu fatto cittadino e nobile di
SFO SFO «9
Parma; Mi-
di più ricevè vari feudi nel degli abitanti, commosso il Papa gettò per
lanese, per cui divenne potente e sovrano memoria in mezzo alla moltitudine la sua
libero con giurisdizione del rispettabile mantellelta (o mo/zetta) pur bagnata di
stato di Santa Fiora, che avea casteìli di- lagrime, che fu ricevuta econservata qual
pendenti che enumera Ratti, nel narrare preziosa spoglia. In più luoghi narrai le
come passò in potere della casa Sforza, munificenzedi Paolo III cogli Sforza,oltre
che domi nò oltre a due secoli nella contea. insigni privilegi, come di creare protono-
Guido Sforza nato da detto matrimonio lari, cavalieri dello Speron d'oro (/^^'.), e
successe nella contea di Santa Fiora, e ne conti palatinijdi che feci cenno nel voi. XI,
prese possesso dopo la morte della ma- p. 12 e altrove. Sforza Sforza, che crebbe
dre, benché vivente il padre, ricevendo sotto gli occhi dell'avo Paolo III e da lui
l'onore d'essere visitalo in Santa Fiora impiegato in più cose, rese segnalati ser-
nel 1464 da Pio li, che lo amava, per le vigi alla s. Sede, onde lo fece capitano ge-
qualità che lodò ne' Cor//e/z^rtr/,desci'i ven- nerale della cavalleria, come lo fu dell'im-
do una succinta storia della terra e con- peratore Carlo V pel suo gran valore e
tea, con vari curiosi aneddoti alla medesi- perizia militare, capitano generale e gon-
ma relativi. Il l^apa lo consolòmentre pas- faloniere di s. Chiesa: fra le tante sue glo-
sava restalo nella vicina e celebre abba- riose im[)rese, memorabile è quella del-
zia dis. SalvatoresulMonteAmiata. Eb- la spedizione che ne fece s. Pio V colle
be a nemico, tome di tutta la casa Sforzd, Milizie{f^.) della Chiesa, in aiuto di Carlo
Alessandro VI, il quale benché fosse ad IX re di Francia contro gli ugonotti, sui
essa interamente debitore del suo innal- quali riportò compiuta vitloria,e per mo-
zamento al papato (per quanto il Ratti ri- derazione ricusò gli onori del trionfo che
porta nel t. i,p. 382),nonconlentod'aver gli avea decretati il Papa; quindi prese
fatto perdere agli Sforzeschi il ducato di gloriosa parte alla famosa battaglia di
Milano e la signoria di Pesaro, unito ai Lepanto. Istituì con tutti suoi beni una i

senesi fece occupare dal figlio Cesare Bor- primogenitura perpetua, come dal fratello
ala lo stato di Santa Fiora, e solo potè cardinal Guid'Ascanioeransi istituiti tan-
riaverlo per la protezione del suo parente ti perpetui fidecommissi. Gli successe il

l'imperatore Massimiliano che fece de- I, figlio Francesco nel 1570 secondo Repetti,
sisteredall'impreseil Borgia. Il conte Gui- al dire di Ratti sembra Mario il fratello
do formò lo statuto di Santa Fiora, la- I nel 1575, altro figlio di Bosio
e Co- II
sciò diversi monumenti di sua pietà, e fu stanza Farnese, come lo fu Carlo gran
sepolto nella chiesa della ss. Trinità. Usuo priore gerosolimitanodi Lombardia, che
fratello Sforzino Sforza fu signore di Ca- Giulio III con piccola flotta spedì contro il

stel Arquato e di altri feudi in Lombar- corsaro Dragut nell'Africa, indi sotto Ptìto-
dia, la cui eredità ebbe poi Bosio 11. Nel lo IP' [V.) ebbe quella vicenda notata a
1 5o8 al conte Guido successe il figlio Fe- suo luogo, e Paolo 1 marchese di Proce-
dericOjChe in Scansano fondò il convento no che guerreggiò con Mario I e con Sforza
ai francescani riformali, ed a questi nel contro gli ugonotti, di cui feci parola nel
1 528 il figlio Bosio II che sposò la celebre vol.LV,p. 240. Mario I fu slimato dei
Costanza Frtr/2e5e(/^^.) figlia di Paolo III maggiori guerrieri d'Italia, fu capitano
e capitano di sua guardia. Morto nel 1 535, generaledella cavalleria di s. Pio V; e Gre-
gli successe il figlio Sforza Sforza, e la gorio XIII che alsuo figlio Giacomoi?o«-
•vedova ebbe il conforto mentre stava nel compagni [F.) avea dato in moglie Co-
feudo di Castel Arquato di ricevere suo stanza figlia di Sforza, gli conferì la digni-
padre Paolo III neli543,e vi si trattenne tà di luogotenente generale di s. Chiesa.
alcuni giorni; uel partire fra le lugrliue Sposò la suddetta d. Fulvia Coati, con
90 S F O SFO
Segni.Valmontone e allri feudi per dote. ta Fiora che riporta Repetti ; ma salito
j\eli59i gli successe Alessaudio nipote al trono Leopoldo 1 liberò tutti vassal- i

nato dal suo figlio Federico Alessandro : li dei feudi dagli aggravi feudali, ed in
iieli6i6 vendè al granduca di Toscana quanto al conte Francesco duca Sforza-
Cosimo li per 2 1 5,ooo scudi la terra di Oesarini padre del vivente e sullodato,
Scansano insieme al suo distretto, che si- pe'diritti ch'egli esigeva tanto utili,quaa-
no allora avea fatto patte della contea Al- to onorifici, fu indennizzato con una ren-
dobrandesca di Santa Fiora. Nel I SSaMa- dita equi valente ai primi, mentre rispetto
rio II successe al padre Alessandro, che ai secondi restò investilo nel 1
789 del prio-
per gli enormi debiti da lui in gioventù rato di s. Papa, da passare ai
Stefano I

fatti, nel 1633 vendè ai 9 dicembre la suoi discendenti maschi e primogeni ti, re-
sovranità assoluta della contea di Santa stando intatto in lui e ne'suoi discendenti
Fiora al granduca Toscana Ferdinan-
di il titolo di conti di Santa Fiora, ed infatti
do II, oltre altri feudi ad altri, perla som- l'odierno duca d. Lorenzo secondogenito
ma di scudi 466,000; colla condizione che didettoduca,èXXcontediSanlaFiora:di
Ferdinando li dovesseinfeudaredellosta- recente ha visitatoli luogo e vi ha operato
to e contea il venditore e suoi discendenti beneficenze.Ripeterò con R.atli, l'ioclila e
per scudi 2 i8,3oo da ritenersi sulla sud- ragguardevolissima famiglia Sforza van-
detta somma, per cui nello slesso giorno ta tanti gloriosi eroi, quanti forse niun'al-
Mario II restò in possesso di Santa Fiora ti*a privata famiglia può coniarne ne'suoi
colle restrizioni riportateda Ratti, ma con fasti domestici , gran
e nel riprodurre i

maggiori privilegi delle altre infeudazio- privilegi inperpetuo concessi da Paolo


nijCoi vassalli e territorio annesso, ed Ill,rilevòchenon sono comuni a veruna
in favore altresì de'discendenti ed eredi altra famiglia, neppure delle pontificie;
maschi in infinito con ordine di primo- tutte ragioni di più perchè io qui riportas-
genitura. Cos'i conti di Santa Fiora di-
i si queste laconiche indicazioni, per rana-
vennero feudatari de'granduchi di To- mentare ove meglio ne trattai. Fino al
scana. Morì Mario li neh 638 in Santa 1789 risiedè in Santa Fiora un vicario
Fiora, e fu sepolto nella parrocchia e nella feudale nominalo dal conte, dipendente
capjjella del s. Presepio eretta da d. Ful- però dopo la legge deh 701 per gli atti

via. Lodovico suo figlio non ebbe succes- criminali ilal vicario regio di Arcidosso:
sioiie, e morì in Santa Fiora nel 168?. ora vi è un podestà e un cancelliere, di-
Paolo II marchese di Proceno, secondo- pendenti dalle autorità di Arcidosso.
genito di Alessandro, era morto nel 1
669, /Iscanio Maria iS/òrzade'duchi di Mi-
e gli era successo il figlio Francesco, che lano, figlio di Francesco I e di Bianca Vi-
dopo la morte
Lodovico divenneconte
di sconti, questa lo partorì a'3 marzo 44^ 1

di Santa Fiora e morì senza figli maschi (meglioi 4?5i) inCremona, mentre erasi
liei 1707. Federico suo fratello gli suc- _portataper la fondazione di due monaste-
cesse dopo avere sposalo d. Livia Cesa- ri di religiose, e comesi conveniva a fi-

rini, della discendenza de'qualigià parlai. glio d'un sovrano d'una delle più belle
Solo aggiungerò, che il suo nipote d. Giu- parli d'Italia, fu affidato per l'islruzioue
seppe,sebl)enemorìinPiomaneI i744>'ol- a eccellenti maestri, e perchè secondasse-
le essere se pollo nel la chiesa delie cappuc- ro quel genioche dimostrava. Dopo i pri-
cine di Santa Fiora. Il suo primogenito mi studi, il padre l'inviò a Roma per ap-
d. Filippo essendomortonel 767 in San- i plicare alle scienze più sublimi, come ma-
ta Fiora, fu pine sepolto in detta chiesa. dre e asilo de'dolti, avendo in mira d'i-
11 granduca Francesco II nel 75o e seg. i stradarlo nella via ecclesiastica. Paolo II
prese quelle disposizioui sul feudo di San* lo fece protouotario apostolico, e poco do*
SFO SFO 91
pò assunto al poiilincaio Sisto IV (il cui principe del secolo che della Chiesa, ed a-
nipote conte GirolumoRiai io avendo sj)o- vendo trasporto per la caccia alimentava
sato la celebre Caldina Sfoiv.a figlia na- prodigiosa quantità di sparvieri, di cani e
turale delcluca Galeazzo Malia, i suoi di- cavalli. Magnifica e laulissima fu la cena
scendenti si chiamarono /i'V///o Sforza, data in Roma a Ferdinando principe di
come notai all'articolo Rumo), fu desti- Capua, poi Ferdinando II re di Napoli.
nalo dal duca Galeazzo M." suo fratello Però era in pari tempo singolarmente u-
a prestargli omaggio co'spediti ambascia- mano verso di tutti, generoso co'poveri,
toli. Nel 147G morto Galeazzo, si unì co- gentile, affabile e cortese verso quelli che
gli alili fratelli per togliere alla cognata a lui ricorrevano, onde accrebbe sommo
Lona la reggenza, ma
2,5oo prima ebbe i splendore alla romana curia. Nel concla-
ducati annui d'entrata e un palazzo, in- ve per l'elezione d'Alessandro VI, gli con-
di fu rilegato in Perugia. Richiamalo nel ti'se il paputo per avere i voli a lui egua-
i479> Sisto IV lo nominò vescovo di l*a- onde il Corio, intimo del cardinale, di-
li,

via, seguendo però la fazione ghibellina ceche Alessandro VI per guadagnarlo gli
fu matidato a Ferrara. Si riconciliò col olfrì grandissima somum di denaro, tolti

fratelloLodovioo il Moro guelfo e gover- i suoi mobili e la carica che occupava di


natore di Milano, ed a sua raccomanda- vice cancelliere, discendendo a degradan-
zione e di Ferdinando! re di Napoli, Si- ti bassezze. Certo è che il cardinale poten-
sto IV a'6 marzo 1484 lo creò cardinale temente influì alla sua esaltazione come
diacono, e poi da Innocenzo Vili ricevè amico, e ricevè la detta carica coH'annesso
la diaconia de'ss.Vito e Modesto; dappoi- pa\iizzo,ora P(ì lazzo Cesari/li Sforza{f^.).
ché sebbene promulgato a'i 7 non si recò Dice Ratti che questo edifjzio era di A-
in Roma o non ricevè le insegne cardina- lessandro VI e fabbricato da lui, e lo a-
lizie, onde morendo il Papa nell'agosto e bitò esercitando il cancellierato, indi colla
trovandosi egli colla bocca chiusa e privo carica lo die al cardinal Sforza che lo go-
di voce attiva, si mosse dubbio se pote- dè sino alla morte, poi l'abitarono i suoi
va votare, e fu risoluto dal sagro collegio successori nella carica, onde chiamò Pa- si

affermativamente. Contribuì all'elezione lazzo della Cancelleria (/^.), anche dopo


d'Innocenzo Vili, ma pel difello notalo il suo trasporto nel palazzo Riario ove e-
dovè dare ilsufiragio verbalmente. Inno- Molte ragioni riporta Ratti per pro-
siste.

cenzo Vili nel 486 gli accordò l'ammi-


1 vare, che il palazzo non fu promesso si-

nistrazione della chiesa di Cremona, e nel nioiiiacamente, uè donato da Alessandro


j488 quella di Pesaro che governò per VI al cardinale, e che solo più tardi ven-
idonei vicari , e zelanti suffraganei. Nel ne in potere della famiglia. Pare dunque
1488 fondamenti della nuova
gittò ne' che ili.°e antico palazzo della cancelleria
cattedrale di Pavia la i." pietra e die prin- fosse da Leone X ceduto aFrancesco II du-
cipio a quel sontuoso tempio donando , ca di Milano a lui propensissimo, e il duca
alla sagrestia preziose suppellettili. Fu ar- Massimilla no lo donasse a Otta via no Sfor-
ricchito pure dell'abbazia di Chiaravalle za vescovo di Lodi (qui Ratti sembra ca-
e di s. Ambrogio di Milanese gli furono dere in anacronismo, poiché Massimilia-
conferi te successivamente le legazioni del- no fu anteriore a Francesco li, almeno
le Provincie del Patrimonio, di Romagna, deve dirsi prinja che Francesco li fosse
Bologna e Ravenna, d' Avignone, e poi duca, giacché portatosi in Roma amba-
quella al re di Francia quando calò in I- sciatore nel 5 3 abitò nel palazzo), e poi
I 1

talia. Opulente per tante reudite, oltre le a suo fratello Francesco, che nel 1 522 lo
copiose lasciategli dal padre, grandeggiò concesse in locazione al cardinal Lorenzo
io ispleodidezza e uiagnifxccuza più da Pucci, come leggo nel Garampi, Saggi sul'
9^ SFO SFO
valore della moìiele pontificie, p. 2 8 7 .Fran- gli fu permesso intervenire pei premurosi
cesco li ne tenne il dominiosino alla mor- sagro collegio e pe'maneggi del
uffici del

te, onde nel 1 535 se ne raise in possesso cardinal tl'Amboise, che ambizioso della
lacamera apostolica, pel credito di 20,000 tiara voleva procurarsela col favore del
scudi d'oroche avea col defunto. Ma Pao- cardinale. Racconta Cardella che il cardi-
lolll definitivamente fece ampiadonazio- nale avendo procurato incautamente l'in-

ne del palazzoai nipoti cardinali Guid'A.- nalzamento d'Alessandro VI, pagò il fio
scanio e fratelli Sforza, e cosi vieppiù le- di s': prava elezione sino ad essere spoglia-
galmente passò in proprietà degli Sforza : to della dignità cardinalizia, di cui fu pro-
altra simile donazione fece nel 1 54 al car- 1 sto reintegratojquindi onde fuggire la per-
dinale, mg.r Ottaviano de'diritti che po- secuzione, si ritirò prima in Germania, e
teva avervi per la donazione antica a lui poi inltalia assistito dagli svizzeri,e per tra-
faltanedalducaMassimiliano. In tale gui- dimento il conte Landi nel castello di Ri-
sa il palazzo della vecchia cancelleria passò valta lo consegnò ai veneti, dai quali ad
pieiiamentein proprietà degliSforza Ro- di onta delle grandi premure d'Alessandro
macontidi Santa Fiora, chein vari tempi VI (notate da Ratti contro l'asserto di Mu-
lo accrebbero di nuove fabbriche e abbelli- ratori, che pure rettifica in altre cose) l'eb-
menti, tuttora vedendosi gli avanzi del- be il re di Francia con gran premura, in-
l'antica cancelleria. Il palazzo prese il no- fortunio che l'animo grande del cardinale
med\PalazzoSantaFiora,eàanche la con- sostenne con intrepidezza e spirito. Ratti
tigua piazza, finche s'i l'uno che l'altra pre- confuta l'asserzionedella deposizione del-
se stabilmente quello di Sforza. Io lo regi- la porpora, e discolpa Landi della falsa
strai col nome Cesarmi Sforza per adat- incolpazione. Dopo la morled'Alessandro
tarmi alla volgare denominazione.che im- VI, il cardinale rientrò in Roma a' i o set-

propriamente chiamaCe^^rmiil duca e la tembre i5o3, a modo di trionfo, per l'amo-


nobile famiglia, mentre propriamente de ve re che gli portavano romani, che ripe- i

dirsi Sforza Ce^arm/, poiché come di so- tutamente l'acclamarono: Ascanio^Asca-


pra narrai uno Sforza al proprio cognome nio, Sforza, Sforza. Ma né in questo con-
associò quello de'Cesarini pel suo matri- clave, in cui fu elettoPio III, né in quello
monio e sostanze ereditate dalla supersti- di Giulio li il cardinale si determinò per
te di quellaromana celebre e nobilissima Amboise,che però fortemente irritato pre-
famiglia. Bensì Alessandro VI fece al car- tese di ricondurlo in Francia prigione; ma
dinale doni più considerabili che il palaz- Giulio II l'impedì, e neli5o4 gli die la
zo della cancelleria, secondo l'uso di quei chiesa di Novara in amministrazione. Na-
secoli , come la città di Nepi infeudata a to il cardinale per grandi imprese, conce-
\ita, ed il castello d'Anticoli nella Cam- pì il disegno della ricupera del Milanese,
pagna; ma
non ne godè sino alla morte, con determinare la guerra ai francesi, e
perchè Alessandro VI qualche anno dopo già molte misure avea prese, quando la
gli ritolse il suodono, per investirne suoi i pestee non il veleno l'uccise a'28 maggio

parenti Borgia. Alessandro VI mal corri- 1 5o5, d'anni 5o, mesi 2 e giorni 25, co-
spose ai benefìzi ricevuti dal cardinale, an- me si legge nel bellissimo e singolare e-
zi come rammentai contribuì allasuaro- pitaffio erettogli con magnifico mausoleo
vina,ed a quella della di lui famiglia, di da G iulio 1 , dietro il coro dell'altare mag-
cui si dichiarò aperto nemico, venendo dal giore di s. Maria del Popolo (nella pro-
le di Francia spogliatoLodovico il I\loro pria cappella dice Ratti, ma Landucci, O-
del ducato di Milano, ed il cardinale fatto rigine del tempio, p. 79 e 8 1 riferisce che ,

prigione fu condotto nella torre di Bour- l'altare maggiore fu eretto dal cardinal
gesjove rimase sino al conclave, al quale Borgia poi Alessandro VI , e rifatto dal
SFO S FO 93
cardinal Sanli), uno de'pib belli e piì!i e- strotore delle chiese di Monte Fiascone e
legauli di lioniajColla statua del cardina- Corneto,di Narni(non il fratello cardinal

le giacente, disegno e scultura del celebre Alessandro,come pretende Ughelli, segui-


Andrea Sansovino. Questi d'ordine dello to da Gardella, e perciò feci altrettanto a
slesso Papa e sullo slesso disegno, scultu- Narni, e qui mi emendo),diChiusi,d'An-
re in tondo e bassorilievi, ed ornati di squi- glona,e nel 1 54 'patriarca d'Alessandria,
sito lavoro, fece dipoi quello incontro pel non che arciprete della Chiesa dis. Ma-
cardinal GirolamoBassodella Rovere cu- lia Maggiore (/^.), dove fondò la nobile
gino di Giulio li. Landucci lodandone la cappella di s. Caterina, che poi prese il

luaeslìi e preziosità delle perfette scultu- con disegno del som-


titolo dell'Assunta,
re, le celebra altamente, e che le statue mo Buonarroti e denominata Cappella
de' due cardinali valgono a peso d'oro. Sforza, econ generosa liberalità eappro-
Nei funerali pronunziò l'orazione funebre vazione del Papa si spogliò della preben-
ringhirami detto Fedro, il più celebre o- da di s. Pudenziana ch'era unita all'ar-
ratore del suo tempo; essendo le qualità cipretura, con annua rendita di 3oo du-
più distinte delcardinale, perizia somma cati d'oro, e la cedèa'canoniciper la fab-
nel trattare atTari politici, e un gran ge- brica della basilica (presso la qualeè la via
nio per le lettere e pe' letterati di cui fa Sforzainome che preseda un casino della
niunifìco mecenate, lasciando opere in famiglia situato ove fu eretto monaste- il

verso e prosa, riportate dall' Argelati nel- ro delle Filippine), sua musica, cantori
la sua vita. Benché morto di peste, i tanti e sagrestia. Oltre a ciò Paolo III lo anno-
poveri da lui beneficati si affollarono in- verò tra gl'inquisitori della fede, gli con-
torno al cadavere, né potevano saziarsi di ferì contemporaneamente le due legazio-
baciargli le mani. ni di Bologna e Romagna, e la cospicua
SFORZA Guido AscANio, Cardinale. carica di camerlengo di s. romana chie-
Nacque nel 1 5 8 da Bosio
1 II Sforza conte sa nel i537;aggiungendomoltericcheab-
di Santa Fiora eda Costanza Farnese, si bazie, la protettoria de' regni di Spagna
applicò fin da'primi anni allo studio del- plesso la s.Sede, ilgovernoa vita di Pro-
le lettere, nelle quali divenne coltissimo; ceno, e molti personali privilegi. Gli at-
d' indole egregia e virtuosa, meritò che tribuì altri rilevantissimi carichi, avendo-
mentre trovavasi in Bologna col cubino dolo mandato in Ungheria neli54o suo
Alessandro Farnese a terminare gli studi, legato per l'importantissima guerra con-
essendol'avo divenuto Paolo III,pocodo- tro, il turco, al quale effetto fu deputato
poa'iS dicembre 1 534 di 6 anni lo creò 1 col tesoriere Capo diferro (Ratti dice con
cardinale diacono de'ss. Vitoe Modesto, altri 3cardinali)per raccogliere dallechie-
dalla quale diaconia successivamente pas- se e da altri luoghi pii denaro per soste-
sò a quelle di s. Maria
Cosmedin, di s.
in nere le spese, poiché gli ottomani minac-
Eustachio e di s. ftlaria in Via Lata. Sic- ciavano non solamente il settentrione, ma
come contemporaneamente fu elevato al- eziandio l'Italia. Come camerlengo, per
la porpora F'arnese,ilPapa mandò ad am- commissione di Paolo III fu incomben-
bedue la berretta cardinalizia, che a loro zato di esaminare, se conveniva ammet-
imposeDel Monte governatore diBologna, tere la permuta del ducato di Camerino
poiGiuliollI; quando poi venuti in R.oma e Nepi, in quello di Parma e Piacenza
i nipoti fu loro aperta la bocca dall'avo, (/^.)a favore del figlio del Papa Pier Lui-
furono da lui tenuti a mensa. Il cardina- gi Farnese, al quale e al figlio Ottavio die
le fuchiamato volgarmente il Cardinal l'investitura del 2.° nel proprio ^n/^sso
di Santa Fiora.D'i più Paolo 111 nel 535 1 Sforza, con giuramento di vassallaggio
io fece vescovo di Parma, e poi ammini- e fedeltà al Papa,e l'annuo censo di 9000
94 SFO SFO
ducati d'oro di caiuera nella vigilia dei chia h: rilasciasse ad Alessandro e Mario
ss. l'ietro e Paolo. In tutto il pontifica- di lui fratelli, onde furono portate a Gae-
to di Paolo 11! esercitò gli uflìci di car- ta, indi a Napoli in potere di d. Bernardi-
dinal nipote (de'quali a Parente), insie- no Mendoza comandante spagnuolo. Al-
me col celebre cardinal Alessandro /vzr- lora Francia si querelò col Papa per la
nese, e di i.° nipote nella di lui assenza. violata fede, ed il conte di Montoro ri-
Attesa la stretta parentela con 1'
eccelsa cuperata la sua lettera, altra ne sostituì
casa Farnesejinquarlòalla sua arnie sfor- per discolparsi col Papa in aggravio degli
zesca del leone d' oro palatino col melo Sforza, onde Paolo IV minacciò il cardi-
cotogno, i
gigli de'Farnesi. Giulio 111 che nale di gravissime pene se non procura-
successe all'avo e parente del cardinale, va che le galere fossero restituite a Fran-
gli fu largo dispensatore di grazie e be- cia. Ma il cardinale potentissimo in Ro-
nef]cenze,e lospedì decorosamenteaPar- ma per le grandi aderenze di sua fami-
ma al duca Ottavio per trattare un acco- glia congiunta in parentela colle princi-
modamento sulle controversie insorte col- pali della città, volle procurarsi un ap-
la s. Sede. Non cos'i favorevole, anzi di- poggio. A tale oggetto tenne in sua casa
chiaralo neniicosi mostrò Paolo IF[F.) una notturna adunanza, alla quale inter-
per avversione originala in conclave (No- vennero cardinali di fazione imperiale,
i

\aes riferisce che il cardinal Sforza al pun- i Colonnesi, i Cesarini e tutti gli altri ba-
to dell'elezione concorse per Paolo W Ca- roni aderenti allo stesso partito spagnuo-
raffa), incili eragli slato contrario, pegli lo, il marchese di Saria ambasciatore Ce-
opposti interessi degli Sforzeschi segua- sareo, il conte di Cincione ambasciatore

ci di Spagna, da quelli At Caraffa (/^.) di Filippo II, ed altri signori, essendosi


addetti a Francia. Narrano Cardelia nel- riempite le camere, le scale, il cortile del
le Memorie de'cardinalij e Ratti, Della palazzo Sforza, di minori partigiani e ser-
famiglia Sforza, che si ricoverarono nel vitori, e persino le piazze e strade conti-
porto di Civitavecchia due galere incerto gue. Fu riferito al severo Paolo IV che
modo aderenti a Filippo II re di Spagna, tal notturno congresso avesse un colore
tolte dalla flotta d'Enrico II re di Fran- sedizioso, e si fosse sparlato di lui , sino
cia e già di Carlo Sforza gran priore di a mettere in dubbio la legittimità di sua
Lombardia che n'era proprietario e am- elezione. Ciò mise al colmo il suo sdegno,
miraglio, come per lui acquistate dal car- e ordinò l'arresto del cardinal Sforza e
dinale, essendo perite nelle guerre navali degli altri suoi partigianijdandonela com-
altre tre pure comprate per lui dal car- missione al famoso di lui nipote cardinal
dinale. A schiarimento aggiungerò, die Carlo Caraffa. Questi pollatosi a'3 i a-
Carlo avea servito alcuni anni colle sue gostoi 555 a far visita al cardinal di San-
galere il re di Francia, il quale venuto in ta Fiora per non fare pubblicità e cou
Sospetto ch'era risoluto passare ai servi- apparente amicizia, ed invitatolo a uscir
gi del re di Spagna, voleva arrestarlo. Ciò seco a diporto, proditoriamente lo con-
conosciutosi da Carlo fuggii, rimanendo dusse in Castel s. Angelo (ove più tardi
le galere sequestratein Marsiglia d'ordi- Caraffa d'ordine di Pio iV fu strangola-
ne del re, poco dopo approdarono in
e lo: giudizi di Dio!), La prigionia durò 22
Civitavecchia, comandnte-da Nicolò Ale- giorni, essendosi date al Papa le dovute
manni al servigio di Francia. Il cardinal e richieste soddisfazioni. Lai.' e più es-
Sforza di lui fratello per ricuperarle otten- senziali fu quella della pronta restituzio-
ne artificiosamente da Gio. Caraffa con- ne dellegalere in Civitavecchia, imperoc-
te di Montoro enipole di Paolo IV una ché il contedi Santa Fiora fra tallo del car-
lettera perchè ilcaslellano diCivilavec- dinale temendo di sua vita , comechè in
SFO SFO 95
grandissimo credito presso gl'imperiali, ci, nella Porpora IMarìatw; pel ragguar-

si porto dal viceré di Napoli duca d'Alba devoli monumenti di pietà e religione la-

per ottenere cheMemloza rilasciasse le ga- sciati nelle diocesi de'suoi vescovati,e spe-
contentato. 11 Papa volle inoltre
lere, e fu cialmente nell'abbazia di Val di Tollanel
una sicurtà peri5o,ooo scudi d'oro, altri Piacentino; nel maneggio degli affari po-
dicono 3oo,ooo, di non partir mai il car- litici, ne' quali fu di frequente occupato
dinale da Roma senza sua licenza,edi pre- con sua gran lode; per generosità insigne,
sentarsi a ogni richiesta. Inoltre il cardi- prudenza e naturai piacevolezza; per dot-
nale soffrì nuova mortificazione in conci- trina e protezione de'sapientijde'qiiali gli
sloro per la parlata di Paolo IV, die die piaceva avere piena la sua corte, e mol-
/*tì//a/7o(/'.)de'Colonna al contedi Mon- ti fece promuovere a cospicue dignità, ai
terò con altri feudi, restituendo agli Sfor- vescovati, e al cardinalato, come léce eoo
za i beni sequestrati. Queste e altre cir- Carlo G/v7i« già suo famigliare. Fu fon-
costanzeservironodi scintille per la guer- datore della copiosa e ricca bibliolecaSfor-
ra che scoppiò tra Papa e la Spagna, che
il ziana nel palazzo Sforza, celebre a tempo
ricordai anche a Roma, nella quale Pao- del Raronio, che fece grande usode'dilei
lo IV potè nella sua rettitudine meglio codici, ed altrettanto se ne giovò Giusto
conoscere l'attaccamento del ca rdinale al- Lipsio esistente ancora e rinomata nel
,

la s. Sede, giacché a lui singolarmente si i6q8, quando Piazza pubblicò VEusei'O-


deve la riconciliazioneseguita tra il Papa e logia romano, poiché nel tratt.iS Delle :

la corte di Spagna,essendosi con mollo ca- librerie romane, a p.iyy la chiama insi-
lore ed efficacia interposto mediatore pres- gne,ben ordinata in ogjii disciplina, con
so il duca d'Alba viceré di Sicilia {^), vari codici e mss. greci e latini, antichi e
al quale fu perciòspedito insieme al car- di varie lingue. Similmente istituì un'ac-
dinal ^/7e//ozz/. Dipoi essendointervenu- cademia di belle lettere inCastel Arquato
to a 3 conclavi, e mentre visitava la sua nel Piacentino, secondoilQuadrio. La sua
diocesi di Parma, secondo il Cardella (ma morte fu pianta generalmente in Roma
Ratti dice che non era piìi vescovo, ed è da ogni ceto di persone, e onorata in con-
vero), d'anni 46 morì a'7 ottobre 564 'fi 1 cistoro da Pio IV con solenne elogio. L'il-
Comedi villa del Manlovano,o meglio nel lustre famiglia Sforza gli deve moltissimo^
distretto di Cremona, donde il suo corpo perché non solo per di lui opera acquistò
fu trasferito a tenore di sua volontà nel- nuove signorie e ricchezze, ma fondò uà
la suddetta cappella sontuosa da lui eret- perpetuo fidecommisso della casa, acciò i

ta nella basilica Liberiana, ed ivi dal car- tanti feudi e beni a essa appartenenti sta-
dinal Alessandro fratello gli fu eretto un bilmente si conservassero nel rappresen-
magnifico mausoleo colla sua effigie dipin- tante della famiglia.
ta su pietra dal Sermoneta,il quale è pu- SFORZA Alessandro, Cardinale.Doi
re autore del ritratto dello stesso cardi- conti diSanta Fiora, fratello del preceden-
nal Alessandro sepolto incontro,e del qua- te, nel 1542 di circa anni 8 fu dall'avo

dro dell'aitare esprimente l'Assunta; es- Paolo III (atto scrittole delle lettere apo-
sendo del Nebbia gli a (Treschi rappresen- stoliche. Attesecon molto profitto allebel-
tanti le storie dellaB.Vergine e alcuni pro- le lettere e alle scienze nell'università di
feti. Il cardinal Alessandro che terminò la Perugia, e tornato in Roma ottenne un ca-
cappella, la dedicò alle ss. Flora e Lucilla nonicato di s. Pietro, e neh 554 il fratel-
patrone di Santa Fiora e di sua famiglia. lo caidinale per 20,000 scudi gli comprò
Il cardinal Guido Ascanio si distinse per un chiericato di camera, ed ebbe alcune
la singolare sua divozione versola B. Ver- abbazie. Pel disgustoso alfaie delle galere,
gine, cornea lungo dimostra il p. Marrac- narrato nel precedente articolo, fu nei
96 SFO SFO
I 5 56 privalo da Paolo IV delcnnorìicnfo XIIT chenssai loamava lo decoròdcll'nr-
e tlcl chiericato, il i ."liiiunziandolo, e il cipretura della basilica Liberiana, onde
2.° gli fu tolto dal governatore di Roma e aprì e chiuse la porta santa nel giubileo u-
dato a Bozzulo arcivescovo d'Avignone niversale delr575, nelqualeanno lasciò
poi cardinale. Teroìinata la vertenza, a il vescovato di Parma, dopo averlo bene-
istanza d'alcuni cardinali di tutto fu rein- ficato e ricuperati i feudi di Corniglio e
tegrato, agli 8 ottobre 1.557 <^^1 chierica- Roccaferrara; inoltre lo dichiarò prefet-
to, e poco dopo fatto presidente dell'aa- lo della segnatura di giustizia, protettore
nona. Nell'esercizio di cosnniportanteca- della Spagna, legato a Intere con amplis-
rica spiccò moltissimo il suo talento e at- sime e illimitale facoltà per tutto lo sta-
singolarmente nel 1 550, in cui es-
tività, to papale, tranne la provincia di Bologna,
sendo per tutta Italia una gran carestia, per ester minarci band iti, mal vi venti e fa-
pe'suoi savi provvedimenti presi oppor- cinorosi che lo infesta vano. Superò la pub-

tunamente in Ptoraa ,
quasi non sentì il blica espettazione in adempiere a sì geloso
comun flagello, anzi potè soccorrere po- i e importante incarico. Bastò a lui discor-
poli vicini per l'abbondanza del frumen- rere colle milizie le infestate provincia
to che avea raccolto senza dispendio del ner liberarle dalle gravi molestie che sof-
governo, coadiuvato da Alloviti decano frivano. Pertanto gli si resero dappertut-
camera e arcivescovo di Fi-
de'chierici di to onori singolarissimi, reputalo il vindi-
renze. Pio IV restò così soddisfatto del ce e liberatore di quelle Contrade. L'in-
suo valorejvigilanza e industria, che lo di- gresso in R.avenna fu uno splendido Irioa-
chiarò soprintendente dell'annona di tut- f Faenza gli eresse una statua di mar-
:

to lo stato ecclesiastico, e nel 1 56o "li con- mo con iscrizione, e più magnifica e lun-
ferì il vescovato di Parma rinunziato dal ga gliene innalzò altra Camerino. Morì in
cardinal fratello, e dove nel i 564 celebrò Macerata nel maggio 1081, d'anni 47»
il sinodo, dopo essere intervenuto al con- ov' erasi portato per accudire agli affari
cilio diTrento, ove fece una gran com- della provincia di cui era legato. Trasfe-
parsa. Avanti di lui e di Colonna arcive- rito inRoma,fu tumulato nella basilicaLi-
scovo di Taranto si tennero le particola- beriana, nella tomba ch'erasi fabbricata
ri sessioni per concertare i punti della ri- dentro la cappella Sforza, da lui compita
forma; inollrefu incaricato perla conclu- e dotata, come dissi parlando del fratello.
sione del concilio e a comporne l'insorte Fu d' ingegno pronto e vivace, di cuor
dilferenzeinnomedel Papa.Colmodi me- grande e magnanimo,ondegenerosamen-
ri ti,poco dopo la morte del fra teIlo(non po- te intraprendeva e portava a buon fine
tendo per legge esservi due cardinali fra- qualunquearduoalfare. Fu ornato di non
tellinel s. collegio, onde si ritardò la sua ordinaria letteratura, di sincera e costan-
promozione), Pio IV a'i2raarzoi565 lo te pietà, di prudente libertà nel proferi-
creò cardinale pretedi s. IM."inVia,quindi re ne'concistori il suo parere, e gran pre-

gli furono attribuiti molti e rilevanti im- mura ebbe di giovare quelli che a lui ri-
pieghi. Dovendosi rifardi nuovo le prin- correvano in vantaggio de'quali era ia
,

cipali strade consolari dello stato pontifi- continuo moto nel rintracciare mezzi on- i

ciOjS. PioV gli die la commissione di pre- de procacciare ad essi aiuto e favore.
siedervi; fuanche fatto legato di Bologna SFORZA Francesco, Cardinale. Ro-
e di Romagna
con molte straordinarie
, mano nobilissimo de'conti di Santa Fio-
facoltà sul deputare gli uffiziali, le quali ra, nacque in Parma neh 562 da Sforza
Provincie governò con molta saviezza e Sforza, nipote de'precedenti cardinali, ri-
gran contento di que'popoli, come ampia- cevè la sua .' educazione militare, poiché
I

luenlealleslano gli storici patrii. Gregorio il gran genio guenierodel padre erasi in
SFO SFO 97
Itti trasfuso, presso duca di Paima Ot-
il Chiesa, ciò distinse con proteHorie d'or-
tavio, e poi presso Francesco I granduca di dini e congregazioni religiose. Fu un po-
Toscana, ambedue suoi slrelli congiunti. tente strumento dello risoluzioni di Sisto
Gli studi a'qualisi applicò con molto pro- V, il quale venuto in deliberazione di al-
fitto, furono la lingua Ialina, la rettori- lestire IO galere per la difesa delle S[)iag-

co, la filosofia, le matematiche, alle quali gie pontificie de'due mari, Io scelse a tale
attese con maggior impegno, come neces- incombenza con altri 4cardinali inclusi-
sarie ad un signore destinato alla vita mi- vamente a Verdala ch'era pure gran mae-
litare: fu dis'i tenace memoria, che mol- stro di Malta. Lo depulòaucora con altri
tissime storie,ancorchè una sola volta let- 4 cardinali alla cura delle nuove strade,
te, prodigiosamente ricordava. Terminali ponti, fontane e acquedotti, costruiti da
gli studi e secondando lo spirilo guerrie- quel gran Papa in P».oma e nello slato.
ro da cui era animato, di 18 anni si un\ Dopo la di lui morte, ricomparsi in Ro-
al gran Alessandro Farnese suo cugino, magna fuorusciti e malviventi che avea-
i

per domare belgi nelle Fiandre ribella-


i no potuto sottrarsi dalla sua severità ,

ti a Filippo li, ed in sua assenza fu rico- Gregorio XIV volendo distruggere siffat-

nosciuto generalissimo e capo, per le me- ta razza che teneva inquieti i popoli, lo
ravigliose prove di valore da lui date nel - mandò legato a laterc in Romagna, men-
le battaglie. Perciò il re lo dichiarò capi- tre eguale incarico die a'cardinali legali

tano generale delle truppe italiane, men- di Bologna e Marca, Sfondrali e Giusti-
tre eransi stabiliti gli sponsali con d. Vir- Le masnade
niani, per le loro Provincie.
ginia de Medici sorella del suddetto gran- de'banditi si formavano di 1800 assassi-
duca; ma non come dice Cartlella, forse ni, aventi per capo Giacomo del Gallo,

seguendo Pico, per morte della moglie, che si faceva chiamare Papa da' bandi-
sibbene per l'inaspettala promozione che tij e risoluti di resistere sino all'estremo
di lui fece a' 12 dicembre 583 Gregorio 1 alle milizie papali, si divisero in 3 squa-
XIII, creandolo cardinale diacono di s, dre, una delle quali si portòsul territorio
Giorgio in Velabro, e nell'età di 2 i an- d'Imola, l'altra nelle valli di Fusignauo,
ni, rinunziò alla fidanzata che poi sposò la 3.'' occupò il castello di Monte Maggio-
d. Cesare d' Este duca di Modena , cioè re. li cardinale colle sue truppee con quel-
in occasione che il Papa maritò la di lui le che gl'inviarono il duca di Ferrara e i
sorella d. Costanza al proprio figlio Gia- fiorentini, disfece con incredibile attività

como Boncompagno. Venuto poco dopo rapidamente tutte queste compagnie di


in Roma, inlraprese un nuovo tenore di malfattori, uccidendone un grandissimo
vita e quale si conveniva a un cardinale numero,aItri dissipandone; laonde in po-
di s. Chiesa; riassunse lo studio delle let- co tempo ridusse la provincia in perfetta
tere, attese con impegno alle sagre disci- tranquillità, ed ilsuo nomerisuonòovun-
pline, ed ebbe singoiar trasporto alla sto- que lodato. Egli infatti ricevè per tutta
ria ecclesiastica. Passò alla diaconia di s. Italia onori grandissimi, principalmente
Nicolò io Carcere dov'era canonico, colla in Lombardia, ove si recò al suo castello
ritenzione del canonicato, come rimarcò diTorchiara per sollievo di sue fatiche.
Torrigio, Della diaconia di s. Nicolò, p. Questo castello situato nella Bianora, fu
2q ; e dipoi a quella di s. Maria in Via da lui scelto per autunnale villeggiatura,
Lata come i.° diacono. Gregorio XIII a- quindi amenamente lo abbellì, amplian-
vendo giustamente gran concetto del di done la rocca. Altri onorifici incarichi e
lui lalento, vivacità d'ingegno, e destrez- delegazionigli furono addossati anche da

za d'animo, subilo l'impiegò nelle congre- Clemente Vili, ed in suo nome levò al s.
gazioni degli affari più interessanti della fònteCosirao li granduca di Toscana, fi-
VOL. LXV. 7
98 SFO SFO
gl'io di sua soielIa,indi accompagnò il Pa- que in Roma aio gennaloi 6o3 dal du-
pa Ferrara; e ne'9 conclavi a'quali fu
a ca Alessandro e da d. Eleonora Orsini,
presente, con autorità fu sempie la per- nipote dell'antecedente porporato. Fin da
sona più inleressanle e può dirsi più in- giovinetto abbracciò la vita ecclesiastica,
fluente, nella parte che vi Iianno le pra- e terminati i suoi studi fu posto in pre-
ticlieumanenell'elezionede'Papija splen- latura con titolo di protonotario aposto-
dore e vantaggio della s. Sede. Nella i^/o- lico, ed Urbano Vili l'inviò governato-
ria de conclavi^ alcuni furono scritti da re a Cesena. Avendo dato riprove di sa-

Lelio Marretti, suo conclavista e gran po- viezza, di prudenza egiustizia in quel go-
litico. A valore militare, al Pianeggio di
1 verno, meritò che nel 1637 gli fosse con-
grandi affari, a profonda politica, uni il ferita la vicelegazione d'Avignone, soste-

cardinale molta pietà e religione, e non nendo le veci del cardinal Antonio Bar-
pochi monumenti ne lasciò ne'titoli e dia- berini legato e nipote del Papa. In diver-
conie cardinalìzie, nelle sue abbazie, nei se occasioni fece conoscere iu quale alto
suoi vescovati. Dal titolo di s. Matteo in grado possedesse l'arte a pochissimi nota
Merulana nel 16 18 fu trasferito al vesco- di ben governare popoli; singolarmen-
i

Tato suburbicario d'Albano, e v'intro- te si segnalò in preservar tutto quel pae-


dusse cappuccini nel convento e chiesa
i se colle sue provvidecureevigilanza dal-

di Bonaventura, eretti da d. Flaminia


s. la peste che neli64o afilisse Francia, on-
Colonna Gonzaga; nel 620 passò a quel-
i de gli amministrati ne scrissero elogi al

lodi Frascati, ove fu eziandio benefattore legato. IMentr'era iu Avignone gli fu afli-
de'cappuccini, avendo ad essi donato uu data la decorosa commissione di porta-
orto eallreterredella sua villa dellaRuf- re le Fascie Z»f/jef/e/^e d'ordine d'Urba-
flnella. Nel Piacentino cede la chiesa di no Vili e nel 1638 al re di Francia, per
s. Gio. Battista di Firenzuola, e la chie- la nascita del Delfino poi il gran Luigi
sa de'ss. Felice e Tranquillino, sue com- XIV ; ed alla medesima soddisfece cou
mende, a'cisterciensi riformati, con ren- quella splendidezza che si conveniva alla

dite di quelle chiese pel mantenimento. dignità di Roma che rappresentava, e al-

Pieno di meriti e d' onori, moiì in Ro- la grandezza di sua casa, non badando a
ma d'anni G2, agli i i settembre 1624, spese. Per tante benemerenze, ed anche
e secondo la sua disposizione fu sepolto per un qualche compenso alla di lui fa-

nella Chiesa di Bernardo alle Terme


s. miglia pe'danni e pregiudizisofferti a mo-
(T^.), presso sua madre Caterina de No- tivo de'Barberini, sperava che i medesi-
bili fondatrice della medesima. Ebbe due mi si fossero efficacemente adoperati col
figlie naturali, Caterina maritata in pri- Papa pel cardinalato nella promozione
me nozze a d. Fabrizio Savelli principe de*i3 lugli j 1643, che fu l'ultima d'Lr-
d'Albano, in seconde a Federico Rossi bano Vili ; ma i Barberini erano poco
marchese di s. Secondo; e Sforza che fu amici di lui e di casa Sforza, per pren-
duca di Fiano ambedue legittimati da
: dersene tanta j)remura; bens'i volendo

Paolo V neli6o5, che eresse in ducato comparir adoperarono perchè fos-


tali si

Fiatio, il quale la madre del cardinale a- se destinato nunzio a Pari"!, certi che la

vea compralo per 77,000 scudi da Aies destinazione non sarebbe riuscita di suo
Sandro Orsini contedi Pitigliano.A Sfor- genio, ne a seconda de'suoi voti. Il pre-
za die in moglie d. Maria ereditieia dei lato accortosi del mal umore de' nipoti
Pio signori di Carpi, ma non ebbe suc- del Papa verso di lui, fece appunto in-
cessione. tendere di non essere disposto ad accet-
SFORZA Federico, Cardinale. Dei tare, protestando che il dargli una nun-
duchi di Segui conti di Saata Fiora^nac- ziatura tanto dispendiosa nella declina-
SFO SUR 99
zione del pontificato, e dopo le gravi spe gnificenza del treno si acquistò il nome
se sostenute per le anteriori cariche, non di splendido, e colle opere quello di re-
poteva contarsi pei' un eflelto di benevo- ligiosissimo porporato. Tutti i mercoledì
lenza e per un premio alle sue fatiche, ma in privato col caudatario visitava la scala

anzi aggravio e prolungamento a'suoia- santa, ivi sciogliendosi in lagiime in me-


vanzanienli. Egli l'indovinò, perchè mor- ditare la passione del Redentore; ed in
to Urbano Vili nel i644) '' successore tutti i venerdì di marzo e in vari altri fa-
Innoceu/'o X a '6 marzo i645i Io creò car- ceva rigoroso 'digiuno, mangiando una
dinale diacono de'ss. Vito e Modesto. Il sola volta ed in ginocchio. Concorse alla
iiuovoPapa facendone grande stima, nel- riedificazione della cattedrale di Segni,
l'assenza da Roma del suddetto cardinal vi eresse e dotò la cappella della ss. Cioce.
Barberini camerlengo di s. Chiesa, lo di Soccorreva i poveri in grandissimo nu-
chiaro pro-camerlengo, carica che eser- mero per le strade e alle porte delle chie-
citò dal 1G46 al i65o, succedendolo il se, oltre un uiigliaro cliequolidianamoo-
cardinal Raggi. Quasi contemporanea- te beneficava alle porte del suo palazzo.
mente gli conferì il vescovato di Rimini, A' cercanti religiosi per le loro inferme-
al quale articolo lo celebrai assai benefi- rie dava largamente sani commestibili,

co e generoso pastore, che solo lasciò per facendo loro di frequente celebrare mes-
salute, dovendo recarsi in Roma pel ta- se con limosina maggiore del consueto.
glio della pietra, che con felice esito sop- Subito ne concedeva a'prelati e parrochi
portò. Fu uno de' caidinali più assidui che l'imploravano per famiglie vergogno-
non solo in assistere a tutte le funzioni se e bisognevoli, soccorrendo pure lezi-
di sua dignità^ ma anche nell'inlerveni- Ielle pericolanti , lagnandosi non poter
le alle molte congregazioni alle quali era fare di più, per essergli mancati 8,200
aggregato, come di consulta, propagan- scudi atmui dell'archimandritalo perle
da, riti, indulgenze, acque, e niuno in es- guerre e rivoluzioni. Dopo essere inter-
se parlava come lui con più libertà e sen- venuto a'comizi per Alessandro VII, Cle-
za umani riguardi. Fu pure protettore mente IX e Clemente X, ove pe' suoi
."
de'regni di Spagna e di Napoli, e pel 1 talenti e polenti aderenze fece una delle
supplì per qualche tempo anco le veci di primarie comparse, in età diy 3 anni tran-
ambasciatole: a quella corte era attac- quillamente spirò in Roma nel suo pa-
catissimo, e tenuto in grande reputazio- lazzo a'24 maggio 1676, festa di Pente-
ne, neIi65o ricevendone l'archimandri- coste, e con solenne pompa fu portalo nel-
tato di Messina. Nel 1 656 passò all'ordi- la cappella de'suoi maggiori nella basi-
ne de'preti e al titolo di s. Martino, che lica Liberiana, e tumulato nel sepolcro
permutò neliGSg con quello di s. Ana- gentilizio senzaalcuna funebre memoria,
stasia, donde passò a'2 novembre 1661 I lasciando fama d'ingenuo, cordiale, pio,
all'altro di s. Pietro in Vincoli, nel cui di gran mente, valore e coraggio.
annesso palazzo del titolare ricevette in SFORZA Pallavicino Francesco,
alloggio e regiamente trattò il duca diDa- Cardinale. /^.Pallavicino Sforza Fran-
viera. Nel 1675 otto e con piacere con- cesco.
seguì da Clemente X il vescovato di Ti- SHREW^SBURY(^^?/o;?/e4Cittàcon
voli, nella quale chiesa lasciò molli mo- residenza vescovile nel distretto di Galles
numenti di sua pielà, benché poco la go- in Inghilterra, capoluogo della contea di
vernasse: le donò 6 gran candellieri d'ar- Salop, liberty del suo nome, a 52 leghe
gento, e in morte le lasciò l' intera sua da Londra e 1 8 da Liverpool, sulla spon-
cappella ricchissima d'argenti e sagri u- da sinistra della Saverna, all'origine del
teusilijcooipreso il calice d'oro. Colla ma- canale del suo nome. Vi si attraversa il
100 SUR SHR
fiume sopra due ponti di pietra: il ponte prigione, fabbricata sul disegnod'Howard
Gallesedi 6 belli archi e 26G piedi di lun- in situazione amena e salubre; il memo-
ghezza, ha la riviera vicina piena di ma- rato mercato, uno de'raaggiori e più belli
gazzini; il ponte Inglese di costruzione pi ìi edifizi di questo genere in Inghilterra, la
elegante, tòrmatodiy archi semicircola- cui erezione risale aliSgS sotto la regi-
ri, è lungo 4oo piedi. La città si estende na Elisabetta. Presso la piazza del mer-
sopra varie piccole eminenze e gode d'a- cato trovasi un acquedotto sotterraneo
ria salubre e di amena prospettiva e sva- che somministra acqua ad una gran parte
riata; gli alti campanili di due chiese, le della città. Il teatro fu costruitosopra una
massiccie torri del suo castello, e le belle porzione dell'antico palazzo de'baroni di
case che lo circondano le danno di lon- Powis. All'ovest della città stendesi il bel
tano un bellissimo aspetto; se non che l'in- passeggio pubblico, veramente delizioso
terno non del tutto vi corrisponde per le chiamato Quarry. Al principale ingres-
strade scoscese, e per le case che presen- so della città si osserva una bella colon-
tano un miscuglio di antica e moderna na di pietra terminata neli8 16, ed eretta
architettura, nondimeno gli edifizi pub- in memoria delle gesle militari del prode
blici meritano essere ricordali per l'aichi- lord Hill, eroe di questa contea. Possie-
teltura e l'antichità. La parte nuova del- de grandi manifatture di tela, fabbriche
la città si dislingue dalla vecchia, alquanto di birra, di panni ordinari e flanelle, ed
tetra, per le vie spaziose e per le case di una vasta fonderia di ferro. E l'empo-
regolare disegno. La sala della contea, la rio delle flanelleede'paiini grossolani
che
casa del mercato, la chiesa di s.Maria so- si fabbricano pure nella contea in quan-
no i pubblici migliori edifizi. Più non re- tità considerabile, ed in quella pure di

sta del castello normanno, che altre volte Montgomery, eformano ai ticoli ragguar-
la difendeva, se non due torri rotonde che devoli di commercio, facendosene l'espor-
che si sono legate insieme mediante uu tazione in Olanda, Germania, America
vastissimo fabbricato moderno; il palazzo settentrionale e meridionale, nelle Indie
della contea è un grande edifizio termi- orientali e altrove. Anche la crusca di que-
nato nel 1 786, e dove tengonsi le corti di sta città èrinomata, esenemandain tutto
giustizia della contea e della città, e tutte il regno. Sommamente produttiva è la pe-
le assemblee della contea. Delle sue chie- sca della Sa verna, non vi si prende però
se s. Gilles Egidio è la più antica, s. Chad salmone se non di rado. Ogni settimana
fu rifcibbricata nel 1790 ed è un bell'e- si tengono due mercati nella città, la qua-

difizio moderno, quella ricordala di s. Ma- le da Carlo I in poi manda due membri
ria é di stili diversi di architettura, e riesce al parlamento. Il canale di Shrewsbury
rimarcabile per la sua guglia, la cui al- incomincia dalla città sulla sponda sini-
tezza assoluta sopra il suolo risulta di 2 i 2 stra della Saverna, si dirige all'est, e a
piedi. Vi è inoltre un oratorio cattolico Ilodwardine-Wood si congiunge ai ca-
e luoghi di culto pei presbiteriani, gli u- nali di Shropshire e Donnington-Wood
nilari, i battisti, i metodisti, i quacheri e dopo uu tratto di 6 leghe. Presso la città
altre sette. La sua infermeria o ospedale vi è la nobile e amena villa del contedi
è uno degl' istituti più antichi, più belli ShreAvsbury, in paese alquanto montuo-
e meglio diretti del regno. La casa d'in- so, come il più delle ville signorili inglesi,
dustria, che sino al 1784 fu un ospedale, ed è deliziosissima per la sua positura e-
viene benissimo amministrata. Vi si tro- minenteeperla vaghezza pittoresca delle
vano pure parecchi altri ospedali, un col- sue vicinanze. La solida magnificenza del
legio bello e di vasto fabbricato, parec- palazzo, l'amenissimo aspetto del parco,
chie scuole di carità; una grande e bella e gl'innumerevoli tesori dell'arte pe'qua-
SUR SUR 101

li la villii tlel conte ili Shiewsbury è giu- me di alcuni suoi vescovi. Gregorio XVI
stamente famosa, la rendono assai beila nel 1840 nell'erigere il vicariato aposto-
a preferenza di molte altre d'Inghilter- lico del principato di Galles, vi compre-
ra. Fu in questa delizia che il principe se Shrewsbury, ed il vicaiiato lo descrissi
d. Enrico di Boi bone duca di Bordeaux nel voi. XXXV, p.i58. II regnante Pio
allorché nel 844visitò ringhilterra,ebbe
1 IX col breve Universalis Ecclaiae re-
sontuosa ospitalità dal magnanimo lord geiidae, de' 29 settembre 8 5io, 1 ristabilì

GiovanuiTalbot conte diShrewsbury suo la sede vescovile di Shrewsbury e la dichia-


proprietario, che di recente passato agli rò sulfraganea dell'arcivescovo di fVest-
eterni riposi spargerò poi qui stesso qual- come già notai nel voi. LUI, p.
wjirt5/er,

che fiore sul di lui sepolcro. Nel t.i i, p. 228: nello stesso giorno il Papa ne no-
6u\e\V/41l'ui)i di Roma fu pubblicata l'iri- minò i." vescovo r attuale mg.r Domeni-
cisione d'una veduta della villa Shrew- co BroAvn benedettino traslato da Apol-
sbury con elegante descrizione. lonia in parlibus, chiesa che col mede-
Shve\v$bi\vy,Salof)iaj è città antichis- simo vicariato gli avea conferito Grego-
sima, e se ne attribuisce la fondazione a rio XVI agli I I maggio 1840. Del vica-
certi bretoni, i quali allettati dalla bella riato, della sede vescovile e della religione

situazione vi si stabilirono nel V secolo, cattolica in Inghilterra, fu eminentemente


ed in poco tempo divenne la capitale del- zelante e benemerito il pianto, esemplare
lo stato del principe di Povvis, e quindi e celebre conte di Shrewsbury Giovanni
cadde in potere de'sassoni. Sotto re Alfre- lord e barone Talbot , conte di Wex e
do verso il fine del IX secolo conlavasi nel di Walerford, conte d'Inghilterra e gran
numero delle principali città del suo re- contestabile o Steward (del quale voca-
gno; per lungo tempo fu un'importante bolo e dignità parlai a Scozia) ereditario
piazza di guerra,ed il ritrovo degli eserciti del regno d'Irlanda ec. , che celebrai a
inglesi. Odoardo I vi fissò la sua corte nel Inghilterra. La famiglia Talbot è anti-
I 277,sino all'intera sommissione del pae- chissima, e si vuole più di quella di Gu-
mezza lega diille sua mura fu
se diGalles. A glielmo I, che nel 1 066 conquistò l'Inghil-
conìbattuta la famosa battaglia di ShreW- terra, imparentata a nobilissime famiglie
sbury, nella quale Enrico V allora prin- anche reali d' Inghilterra, d'Irlanda, di
cipe di Galles si segnalò, e fu ucciso il pro- Scozia, di Galles, di Francia, e discen-
de Holspur. Di poi prese molta parte nel- dente dai re anglo-sassoni : fra gli eccelsi

le guerre civili del parlamento neh 645. personaggi che vi si noverano


fiorirono
Shrewsbury pure clvamaìaSresbiiria,
fu pure due santi, cioè Lorenzo O'Fool
s.

Sresburi, Sresburiiiin, Schurburnia, che arcivescovo di Dublino, e s. Tommaso


Commanville ae\[' Histoire de tous les e- arcivescovo di Cantorbery. La sua più
t'e«c/tez, chiama luogo della contea di Dor- gran gloria si è l'essere stata sempre la
cester nel Westsex, e lo dice eretto in se- famiglia Talbot pienamente cattolica, e
de vescovile nel yoS per un dismembra- da tempi remotissimi zelantissima della
inento di quello di TVinchester, e fatta vera religione, sostegno della fede e del-
sulfraganea della metropoli di Canlorbe- l'ortodossia. Il conte Giovanni, dovizio-
ry ; quindi con parte del suo vescovato samente ornato delle più belle virtù, ric-
fu fuiaiato il vescovato di Witon, Filo- ca la mente delle divine e umane scien-
nia, che nel declinardel IX secolo fu riu- ze e delle verità evangeliche, intraprese
nito a quello stesso di Shrewsbury, fin- di frequente lunghi viaggi in molte parti
ché ambedue nelioSo, ovvero nel 075, i d'Europa, mostrò singolarmente pre-
e
furono compresi nel vescovato di Sali- dilezione dell'alma Roma, ove potè sta-
sbury nel quale ailicolo oe riparlai co-
^ bilire con ispleadidi malriuioui le uniche
102 S HR SHR
suediie illustri figlie. Egli sposò neh 8 14 in Inghilterra annui 5oo,ooo franchi. Si
la virtuosa e caritatevole d. Maiia Tere- conosce, che già preparavasi a fare eri-
sa Talbot di Castel Talbot in Irlanda, ra- gere due cattedrali in altre contee d'In-
mo cadetto de' Shrewsbury, la quale lo ghilterra. Inoltre in Alton Towers eres-
fece padre di d. Maria maritata al prin- se con generosa munificenza Sscuole pub-
cipe DoriaP<7///p/iz7/(/^^)j di d. Giovanni bliche d'istruzione, due pe'giovanij una
morto neli8iì7,di Guendaiiua mari-
d. per le fanciulle, e con rara benevolenza
tata al principe Borghese (al quale arti- presiedeva alle lezioni edagliesperiraenti
colo con solenni parole deplorai l'imma- de' giovanetti, e altrettanto praticava la
tura sua morte, e celebrai pure a Scuo- piissima sua consorte verso le donzelle
le DI Roma). Suo successore è il virtuo- riguardate da lei come sue fli^lie. Eres-
so di lui cugino contedi Sbrewsbury Ber- seuna scuola pubblica al p. m. Winter
tram Arturo, che professa la religionecat domenicano, per dettarvi le filosufiche di-
tolica, informato a seguirne le pie inten- scipline, e insegnare le verità della reli-

zioni e nobili esempi, il che alquanto


i gione, con fecondi successi, poiché in bre-
consola cattolici d'Inghilterra addolo-
i ve tempo circa i eoo seguaci della pretesa
rati per la perdita del conte Giovanni, sic- riforma, abiurarono i loro errori, ed en-
come riguardata pubblica sventura e ca- trarono lieti nel seno della chiesa catto-
lamità per la chiesa, per la società ,
per lica, fuori della quale non vi è salute al
la patria. Imperocché a lui devono la
si modo che dichiarai a Setta. Contribuì
fondazione dell'istituto cattolico di Lon- all' erezione della òcuola d'Esker in Ir-
dra, che ha per iscopo la fabbrica delle landa pe'poveri, la quale fu affidata alle
chiese, la pubblicazione di libri in difesa cure de'zelanti domenicani. Fabbricò pu-
della fede, il sostenere i diritti de'catto- re e dotò un monastero per lesorelledella
liei oppressi e promuovere l'educazione misericordia dedicate all'istruzione delle
de'poveri; la chiesa di s. Egidio con pro- fanciulle e donzelle ; e fondò altre scuole
pinquo cimiterio nella città di Cheadle, ed altri istituti di beneficenza, sapendosi
chiesa di bellissimo disegno, di grandiosi privare ancora de'piìi onesti sollievi e di-
ornacnenti e magnifiche decorazioni; nel vertimenti, e occupando volonteroso il

suo bel castello d'Alton Towers, splendi- denaro in simili opere grandiose e bene-
do soggiorno della fariiigliaTalbot,eresse fiche. Propugnatore acerrimo della re-
altra chiesa, con nobile ospizio per rico- ligione cattolica, contro la pseudo rifor-
vero degli affaticati e zelanti ministri del- ma compose e pubblicò l'encomiata ope-
le missioni cattoliche; inoltre in tal ca- ra Ragioni per le quali i callolici non
:

stello, ove l'arte gareggia colle inimitabili poleano prestare giuramento sulla supre-
bellezze della natura, ed ove tutto spira mazia spirituale della Corona. Oltre di
religione, magnificenza e carità, vi è una che il conte di Shrewsbury pubblicò e-
cappella degna d'essere ricordata, di già ziandio altri opuscoli in forma di lette-
oggetto della tenera divozione del con- re, sopra argomenti religiosi. Ogni anno
te, e perciò provveduta da lui di sontuo- poneva a disposizione dell'ottimo vescovo
Anche col-
se suppellettili e utensili sagri. di Birmingham mg.r Ullathorme, looo
le chiese di s. Ceadda di Birmingham, di lire sterline per le opere di carità, senza
s. Barnaba di Nottingham, di Ultoxefer, ricordare le beneficenze che direttamente
di s. Giorgio di Londra, e l'abbazia di s. compartiva a diverse persone. In Alton
Bernardo di Leicestershire, tutte quan- Towers fu il padre e il beneflUtore de-
te sperimentarono la pietà magnanima gli abitanti, le cui braccia impiegava nei

del conte Giovanni. Si calcola che spen- magnifici lavori onde di continuo deco-
desse almeno qelle fabbriche delle chiese rava i famosi giardini di quel regio lue-
SUR SIA io3
e;o; e per secondare il pio desiderio del- giorno 27 dello stesso mese pel rito di e-
l'amata e degna consorte, destinò un lo- spiazione. Fu il tempio addobbalo a gra-
cale nel gran castello a quanti infermi maglia, e nel mezzo fu eretto il tumulo
d'ambo i sessi trova vansi inque'dintorni, decorato di serica coltre, ed avente in due
L'd altiesl a qualche distanza, ed ove e- lati l'epigrafi latine, che ricordavano le
rano loro cuii sollecita cura som ministra ti virtìidell'illustredefunto.llcardiual pro-
opportuni rimedi e soccorsi. Ai vicini al- tettore assunti i paramenti in trono, as-
bergatori avea ordinato di provvedere di sistito da'prelati Barnabò segretario della
vitto e stanza quanti irlandesi privi di de- congregazione di propaganda/?r/e,ViteI-
naro vi passassero. La generosa grandezza camera, e Giorgio Tal-
leschi chierico di
d'animo di quest'eroe cristiano formò vi- bot de Malahide cameriere segreto par-
vente l'ammirazione e l'edificazione uni- tecipante del Papa, e accompagnato da
versale; defunto, le sue preclare gesta bau- scelta musica alla Palestrina celebrò la
Do lasciati memorabili esempi da imitare, s. messa, facendogli corona il collegio dei
e reso immortale il nome di Shrewsbury, cappellani della chiesa e gli alunni del con-
con aumento di lustro alla di lui celebre tiguo collegio Painphilj, e quindi impar-
famiglia, non meno cheall'omonima città tì 1 assoluzione intorno al feretro a com-

oradecorntadelseggio episcopale. ReGu- pimento del pietoso -sulfragio. Distinti ec-


glielmo IV acattolico, disse di lui : Vo- molta nobiltà romana e stra-
clesiastici e
lesse il cielo, che fosse dato all'Inghilter- niera assisterono invitati alla funebre ce-
ra un altro conte di Shrewsbury pel be- remonia, unendo alle preci del sagro rito,
ne della religione e dell'umanità Papi ! I quelle d'un cuore religioso e commosso
tutti del secolo corrente onorarono e di- per la precocelagrimata perdita d'un tan-
stintamente stimarono questo modello to cattolico, illustre per natali e modello
de'magiiati e invitto campione della fe- di carità verso il prossimo. Giunte le spo-
de. Sì legge ne'n. 27^ e 286 del Gior- glie mortali in Londra, a'29 novembre
naie diRoma del 802, che a' (g novem-
1 ebbe luogo un servizio funebre nella sud-
])remori in Napoli il nobileGiovannilord detta chiesa cattolica di s. Giorgio per ì'a-
Talbot conte di Shrewsbury generoso ,
nioja del defunto, tra compianto del- il

cattolico d' Inghilterra , che consagrava 1 immensa moltitudine accorsa; e donde

sempre una parte ben grande della dovi- furono trasportate e deposte in una toro-
ziosa sua fortuna a prò delle diocesi, del- ba dal conte eretta per se e per la con-
le chiese, e de'miseri di cui fu protetto- sorte, nellasummentovata sua chiesa ad
re e padre. Che vi era accorsa da Ro- Alton Towers. Ben degnamente e con af-
ma, al primo annunzio del male, l'unica fettuosa eloquenza e interessante erudi-
superstite egregia figlia d. Maria, insie- zione, ne dichiarò con meritate laudi il

me al suo consorte principe Doria-Paui- singoiar complesso di virtù e benemeren-


philj, ma non ebbe il conforto di chiu- ze, il p. m. fr. Pio Girolamo Sacheri del-
dere gli occhi all'amato genitore, perchè l'ordine de'predioalori, dedicando all'in-
già passato dal tempo all'eternità. A suf- consolabile principessa figlia l'opuscolo
fragare per altro quell'anima benedetta intitolato : Parole ai cattolici di Euro-
piacqueal principe genero di far celebrare pa e specialmente della Gran Brettagna
solenni onori funebri nella magnifica chie- in occasione dell'infausta morie di Gio-
sa di Agnese al foro Agonale di suo
s. , vanni lord Talbot conte di Shrewsbury,
patronato, ed ora da lui splendidamente Rofna i853.
restaurata. Pertanto il cardinal Ferretti SIAGRIO (s.), vescovo di Aulun. Si
penitenziere maggiore, protettore e or- crede che fosse nato nelleGallie, efu col-
dinario di detta insigne chiesa, stabili il localo sulla sede episcopale d'Autun ver-
10,4 Sì A SIB
so 56o. Egli assislelle a quasi luUi i
il go, dipoi distrutta Sabiona fu trasferita a
concini die si teruieio in Francia al suo Bressaiinonc, come riporta Conimanvil-
tempo, e gli fu commessa la curo, insie- le neir Hisloìre de lous Ics e^'esdiez, on-
me con alcuni alili vescovi, di licondur- de la cattedrale è sotto l'invocazione an-
re la p;ice nel monastero di s.Radegon- che de'ss. Cassiauo d'Imola (Z''.) e Iiige-
da aPoitiers. 11 reGonlrano volle che lo nuino primi vescovi di Siben o Sabloni;
accompagnasie a Parigi, per assistere al menlrequella di Siben Sabiona era sotto
battesimo di dotarlo II, di cui si fece la l'Invocazione della B. Vergine e della ss.
cereuionla a Nanlerre nel 5q i . 11 Papa s. Croce. Alcuni non convengono ches. Cas-
Gregorio I Magno, facendo assai stima siauo fosse vescovo, o almeno è dubbioso;
della sua virtù ed abilità, gli raccoman- altri negano che prima di s. Ingenuino
dò i missionari che mandava in Inghil- lo fosse di Sabiona; altri dichiarano falsa
terra sotto la guida di s. Agostino; gli die- la tradizione de' sabioiiesl sul vescovato
de parecchie coaimissionl importanti; gli di s. Cassiano, perchè il Martirologio non
accordò il pallio, e la preminenza sui ve- lo qualifica vescovo, soltanto riconoscen-
scovi della provincia diLione dopo il me- do per i.° vescovo di Sabiona s. Ingenui-
tropolitano. S.Siagrio passò di questa vi- nò, come fecero i
pp. Mabillon e Zacca-
ta l'anno Geo. Adone e Usuardo collo- ria ed altri. Contro di essi il p. Benedet-
cano la sua festa a'27 di agosto; ma nel- to Bonelli francescano pubblicò quelleLe^
le aggiunte a'martirologi che portano il tereapohgelidis,\e(.\aci\\ si leggono negli
nome Girolamo è indicala a' 2 di
di s. Opuscoli del p. Calogerù t. 48 , nelle qua-
settembre. A Valde-GraceiuParigi con- li confutandoli, sostiene e dimostra. Che
sci vasi una di lui reliquia. la chiesa vescovile di Sabioua è antichis-
SIAM. P^. Vicariati apostolici. sima^ che s. Cassiano ne fu vescovo re-
SIBA, Syba. Sede vescovile della pro- gionario, straordinario o apostolico, e per
vincia di Zechia o Zichio sul Ponto Eu- vescovo e protettore lo venera la chiesa
sino, eretta da Clemente VI nel 349 ^^^* 1 di Bressannonesino dall' Vili secolo. Che
to la metropolitana di Matrlga. Ne fu- s. IngenuinOjche fiorì nel VI secolo a'tein-

rono vescovi, Tommaso Birago france- pi di s. Gregorio I, è il i.° vescovo pro-


scano nominato in tale anno a'3o apri- priamente stazionario e ordinario, ed e-
le, e morto nel 867; Tealdo del mede-
i gualmente da delta epoca riscuote culto
simo ordine gli successe nel 1867 stesso. dalla chiesa di Bressannone, come vesco-
Oriens dir. t. 8, i).
i 1 1 4- vo e patrono ; che nel Martirologio ro-
SIBABARCA0SIBABARECH. Sede mano si celebra a' 5 febbraio, morto iu
vescovile giacoblta vicino a Edessa nella esilio per l'ariana persecuzioue da lui glo-
Mesopolamia, ebbe per vescovi: Basilio riosamente sofl'erta. Difese pure la chie-
vescovo di Lacabena, eh' essendo slato sa Sabionese dalla taccia d'essere cadu-
deposto a motivo di (òrnicazlone, fu poi ta nello scisma de'Tre Capitoli, e che se
nominato a questa sede, ma dopo 3 anni pures. Ingenuino fu tratto in fallo inquel-
ricaduto nella stessa colpa venne di nuo- la pertinace controversia, la rilegazlone
vo deposto; N. fu uno di quelli che nel e persecuzioue da lui eroicamente soste-
I180 fecero antipatriarca Teodoro Bar nuta basta a cancellare qualunque reato.
Vehebun cóntro Michele I. Oriens dir. t. SI BERI A. Sede arcivescovile nellaTar-
I, p. l32 I. laiia di Moscovia, nell'impero di Russia
SIBEN, SIBIONA o SABIONA. Aiv (/^.), unita a quella di Tobolsk {F.) ca-
sede vescovile della contea del
tica città e pitale della Siberia o Russia asiatica orien-
TirolOjOou più esistente, che vuoisi eret- tale. Oriens dir. t. i, p. i32i.
ta nel III secolo suCiraganea di Salhhur- SIBILLA, iy/^j7/d!. ludoviaa,e propria-
SIB SIB io5
mente si dice di qualcuna delle dieci ce- rono fino dieci, la ((uale ultima opinio-
lebri iudoviualiici, così chiamate dal vo- ne che Lattanzio Firmiano, Dìvinaruni
cabolo greco consiglio di Dio, o pieno di inslitntioniini, cap. 6, lib. attribuisce a i ,

Dìo, che significa ispirato e consigliato Varrone, è divenuta la più comune e se-
dagh dei: poiché gli antichi e speciahneu- guita da Suida, da Panvinio nel libro che
te greci e rotuani dieiono questo nome scrisse sulle Sibille, e da altri. Lai.'' si-

a varie donzelle pagane invase di spirito billa secondo Yarrone è quella di Persia

profetico, alle quali attribuivano la co- o Persica, o come altri vogliono Ebrea e
noscenza dell'avvenire, non che il dono chiamata Sanibea , a cui si attribuisco-
di predire il futuro: mosse dallo spirilo no 24 libri, ne't|uali predisse molle cose
di Dio, predissero a'gentili molte cose di tiella divinità di Cristo e della sua venu-

Cristo , come i Profeti {/^.) degli ebrei. ta al mondo: fu creduta figlia o nuora

Furono così chiamale dal denunziare i di- di Noè, come dice ne' suoi oracoli, e co-

vini consigli, e credute vergini, per cui s. me lui si trovò nell'arca al tempo del di-
Girolamo, Ad%>trsus Jovinianurn, lib. i, luvio, e ne parla Nicànore storico d' A-
ritiene essere stato loro conceduto da Dio lessandro/l-/tZi,'/20. Alcuni la confusero col-
il dono di predire le cose future, in pre- la sibilla di Sidonia {^'.). La 2.^ è quel-
mio della virginità : per questo i Padri la di Libia o Libica, di cui menzio- fa

le chiamarono Piofeltssc de' gentili , ed ne Euripide nel prologo della Lamia. La


Eraclio attribuì loro tanto, che stimò fos- 3.^ è quella di Delfo o Delfica, che al-

seio miracolosamente apparse, come ri- cuni vogliono propriamente la più auli-
leva l'annalista Rinaldi uell' /apparato ca e denominata Arleniide, poiché pro-
agli annali ecclesiastici n.°i8 e seg. Ag- fetò molto tempo avanti la guerra di Tro-
giunge,chespesse voltesi servirono san- i ia, 79 anni riferisce Clemente Alessan-
ti degli Oracoli [F.) delle sibille per con- drino, che gli dà per madre Laniia di Si-
vincere gli errori de'gentili, i quali come done, e dicesi che Omero inserì nella sua
riferisce Origene chiamavano perciò i cri- Iliade molti versi da lei composti, per
stiani sibillistì. Il dotto vescovo Saruelli, tiver vaticinato la rovina di quella cillà.
Lettere ecclesiasticlie, t. 7, lelt. 2 i , n.° 4) Solino nel lib. 7 della Polliystor., e Pli-
dice che le sibille furono profetesse dei nio nel lib. 34, cap. 5, scrissero della si-
gentili, ma sono così incerte le cose che billa Delfica. La 4-^ è quella di Clima o
si dicono di loro, che sebbene non possa Cuniea, o A' Italia, la quale si fa da al-

negarsi esservi state alcune donne gentili cuni figlia dello storico Beioso e nata in
ispirate da Dio,di che tutta l'anlichilà Ìa Babilonia donde , si recò in Ciinia {f^-)
testimonianza, nondimeno quali e quan« nella Campania e vi rese i suoi oracoli,
te, in che secoli vissero e che oracoli pro- nona viva voce, ma scritti sopra foglie di
nunziassero, non si può alfermare consi- palme, che metteva all'ingresso della sua
curezzaj attribuendosi quelli di una al- caverna fu appellata Amaltea, Demo-
:

l'altra, come i nomi e altro. Non essen- file, Erofile, Jerofile, nomichealtridan-
do d'accordo gli antichi sul numero delle no Cuinaua dell'Eolide o Io-
alla sibilla
sibille,né sul tempo e sul luogo in cui nia.Ne fecero menzione Virgilio nel lib.
comparvero, alcuni non ne conoscono che 3 òtW Eneide e Ovidio nel lib. 4 delle
, r

una,comePetit,£>e6'«Z'y//d!,Lipsiaei686, Metamorfosi. Questa che è quella sibilla


seguendo Platone che fu il .°a parlarne, i portò i Tarqui-
fìimosi libri sibillini al re
comeapprendodallu 3Iilologiaja\U\ due, nio Prisco, o a Tarquinio il Superbo ulti-
altri tre o quattro come Eliano, cioè l'E- mo redi Pvoma, come notai nel vul.LV 111,
ritrea, la Sardica, l'Egizia e la Sanila. p. 188, e si vuole che fosse l' ultima si-
l'iualmeute Vanoue ed altri uè coulu- billa. Fu la più celebre di tutte le sibi!»
io6 SIB SIB
le, e cliiamata con diversi nomi, Daf-
f(J zio: altri credono piuttosto che sia la sibil-
ne, HJanlo, Ffjiìonoe, Deifoba, ed anche la Cimmeria óenooììoala Deifoba, o co-
Ainallea. Si fa dalla Mitologia figlia di me altri vogliono /i?«5f//cfl.Tuttavolta non
Tiiesia l'indovino, o di Ercole o di Glau- tacerò chela sibilla Cumanadicuisi trat-
co ; che [jer favore d'Apollo visse looo ta, dicesi essere un'altra oriunda della cit-
anni, ma con trista decrepitezza, avendo tà di Cuma Eolideo Jonia,eda que-
nella
preferito all'eterna gioventù che le oini- sta si nomi che altri dan-
attribuiscono i

va se l'avesse corrisposto, un'inviolabile no aMasi!)ilIa Cmnana o Carnea di Cam-


castità. Enea la trovò che avea 700 an- pania non molto lungi da Pozzuoli; co-
ni e gliene rimanevano 3oo da vivere ,
me pure alla Ionia si credono apparte-
ed ottenne che lo conducesse all'inferno nere libri sibillini portati a Tarquinio
i

per consultare il padre. Questa è tutta Prisco o il Superbo. iVel presentare al re


f.ivola mitologica. La 5." è l'^'/'/Vre^, an- g libri di sue predizioni, domandò 3oo
ch'essa nata in Babilonia, come asserisce monete d'oro, ma Tarquinio la derise;
essa Qiedesitna, aggiungendo che sareb- allora essa gettò alle fiamme tre de'suoi
be in seguilo
o conosciuta sotto il nome di libri, e presentando al re gli altri sei glie-

Eritrea, perchè forse vi dimorò e rese gli ne chiese freddamente la stessa somma,
oracoli. Eusebio ne mette la nascita al sor- che le fu di nuovo negata. La sibilla ab-
gere di Pioma, altri dicono che vivea du- bruciò altri tre libri, e finalmente il re
rante la guerra di Troia, e che predisse scosso dalla minaccia di bruciare gli altri

ai greci la distruzione di quella città, e pure, le die le 3ou monete d' oro per a-
the Omero sciiverebbe vaiie menzogne vere i libri rimasti, che rinchiusi in un'ur-
delle cose troiane. Solino dice che la si- na fece gelosamente collocare in Cam-
billa Eritrea si chiamò Erifìle. Siccome pidoglio, sotto la custodia di due patrizi
le predizioni delle sibille furono appres- duumviri, ed'un collegio di sacerdoti pri-
so gli antichi di grandissima autorità, sti- ma di decemviri, poi di quindicemviri.
mandole veracsiinie,cumequelleche par- Nella storia romana nulla vi fu di più ce-
lavano e scrivevano mosse dallo spirito lebre che i Libri Sibillini, i quali conte-
divino, pare che la Chiesa ne abbia ac- nevano i destini di Roma, perciò consul-
cettate te profezie, che però alludendo al- tali ne' più gravi bisogni, onde Cancel-
la sibilla Eritrea, che molto distintamen- lieri ne parlò trattando delle Sette cose
te e chiaramente profetò la venula di Cri- fatali di Roma antica, e degli scrittori
sto al giudizio finale, inserì il noto verso de'medesimi: se ne rende ragione anrhe
nel Dies irne, sequenza de'defunli; e co- dalla Mitologia, quanti furono e quan-
me detto autorevole quasi si eguaglia la do furono depurati da Augusto e da Ti-
profezia della sibilla a quella di David: berio. L'8.'" è l'£'//e?/jo«//c^ o la sibilla
Teste David culli Sihylla. La 6.' è quella à' Ellesponto , che visse al tempo di So-
di Samo o Samin, così detta dall'isola o- lone e di Ciro. Era troiana d' origine e
moiiitna, sia perchè vi nacque, sia per- nata nel borgo di IMarpessa, vicino alla
chè vi rese gli Secondo Eliano,
oracoli. città di Gergito nella Troade. La 9.^ Fu

Historiae varine Wh. 12, visse al tempo la Frigia, che rese gli oracoli in Ancira
disuma Pompilio 2.° re di Roma. Si vuo- nella Frigia, per cui gliene derivò il no-
le chiamata Pitho, ma Eusebio la nomi- me : se ne ignora il tempo e il nome. La
na Erifìle. La più celebre di tutte le sibil- IO. 'sibilla chiamata Tiburtina,c\a Tivoli
le, che Lattanzio seguendo Varrone con- (^.)ove naccjue e vi fu adorata come una
ta per la 7.'^ è la Cmnana, ma dessa pa- divinitàsotlo il nome à' Albunea, e tutto-
re che si confonda colla 4-^ che realmen- ra si mostra in quella città un tempio sot-
te fu tale, riportata dallo stesso Lallaa- to il suo uomej i cui avanzi baano eie-
sili SiB 107
ganti forme, cambiato in chiesa di s. Gior- Salvatore del mondo; ma i gentili vivea»
gio. L' uuica prova per dire che fu de- no in tenebre oscure, perciò molto me-
dicato alla sibilla Tiburtina, èquella d'un no intelligibili riuscivano loro gli oracoli
bassorilievo, che volgarmente si dice es- delle sibille. Le sibille scrissero in versi

sere stato culla figura della sibilla in atto esametri, le profezie de'profeti sono iu
di rispondere agli oracoli presso quel (lu- prosa, tranne qualche parte in verso, per
me Aniene, e la tradizione che in Tivoli essere cantici. Si può vedere il p. Meno-
presso la caduta dell' Aniene fosse un tem- chio gesuita, ^ftaore t. 3, cent. 9.', cap. 3?.:
pio eretto alla sibilla Albunea o Tibur- Se visieno alate le sibille, e dell' autorità
tina. iìicredeancoraapparteneute a Dru- delle loro predizioni. Cip. 33 : In qua-
silla sorella di Caligola, e persino al fon- li cose convengano le sibille con li profe-
datore della città Tiburto. Si narra che ti. Sarnelli t. Z^\ La venuta del
3, Ictt.
nel Teverone fu trovata la statua della Figliuolo di Dio nel mondo predetta dai
sibilla con un libro in mano, e che per profeti, ed annunciata dalle sibille, dei
ordine del senato romano fu portata in cui oracoli si valse Virgilio ncW Eglo-
Campidoglio. Martino Poloiio dice che ga IV. Eruditamente tratta delle pro-
Augusto consultò la sibilla Tiburlina,se fezie e delle predizioni delle sibille che
dovea permettere che romani adoras- i enumera, riportando frammenti delle i

sero per un Dio i I nato Gesù Cristo , e meilesime, dichiarando. »» E) siccome la


che dalla sua risposta eresse Ara primo- sibilla Cumea parlò sì chiaramente della
geniti Dei, poi collocata nella Chiesa di venula di Cristo, cosi le altre degli altri
s. Maria cV Araceli (^.), di che riparlai misteri della sua vita, passione, morte, ri-

nel voi. LVIII, p. 200. Ma devesi aver Sijrrezione, ascensione al cielo,e della sua
presente la tesLiinoiiianza di Solino, che venuta nell'ultimo "iorno del mondo, che
nessuna sibilla esisteva a'teinpi d'Augu- chiarissimamente cantò la sibilla Eritrea,
sto, In molle cose convengono le predi- dalla Chiesa onorata a segno, che se non
con quelle de' profeti,
zioni delle sibille va al pari del profeta Davide, lo segue
primiera mente in questo, che mentre pre- appresso: Teste David cwn Sibylla. "On-
dicono le cose avvenire, vi mescolano di de il demonio dubitando, come osserva
tanto in tanto qualche cosa di Cristo, il s. Giustino martire, che gì' idolatri dai
che fecero anco profeti, quali non par-
i i non venissero in coani-
versi delle sibille
lano sempre di Cristo, perchè trattano zione del vero Dio e del suo Figlio, pro-
altre maleiie, quindi si sollevano spesso curarono che ora si bruciassero tutti li- i

a ragionare del Salvatore, passando dal- bri delle sibille, com'era succeduto de'li-
la figura al figurato, e poi di nuovo ri- bri di Geremia bruciati colle proprie mani
tornano alla figura o a qualche storia, f\\ re Gioachimo ora si proibisse ai cri-
;

ovvero a fare riprensioni contro vizi,o i stiani la loro lettura sotto pena di mor-
minacciare castighi. Le parole de'profeti te, tanto che in Roma,senza il benepla-
sono oscure e difficilmente ponno essere cito del senato, non potevano vedere
si

intese, prima che l'evento le renda chia- i libri sibillini, perchè da essi rimaneva-
re e intelligibili. Nel medesimo modo so- no discreditate le false religioni, come Ci-
no oscurigli oracoli sibillini, tanto che cerone ne fa piena testimonianza. De Di"
i gentili stimarono talvolta finti e favo-
li vinatione lib. 2. Avendo Attilio decem-

j
losi. Né poteva essere altrimenti, massi- viro trascritti e dati ad un suo amico i

I tue ne'detti delle sibille, perchè gli ebrei versi della sibilla Cumana, avanzati dai
I che aveano la promessa della venuta del bruciati col Campidoglio, fu perciò po-
Messia (^'.), aveano pure qualche poco slo in un sacco e gettato in mare, e così
di lume delle cose future appartenenti al punito col supplizio de'parricidi. Narra
io8 SIB SIB
Ammiano Marcellino, che Giuliano l'A- urgenti bisogni della repubblica, e non
postata avendo fallo cercare i libri sibilli- era accordato che a'decemviri, a'quali ap-
ni, e avendoli trovati li fecedareallefìaoi- parteneva il governo dello stato. Ad al-
me. Similtnente Stilicene volendo susci- cuni sembra pertanto che i libri delle si-

tare una sedizione contro l'imperatole O- bille, tanto vantati ne'primi secoli della
norio suo genero, procurò che si abbru- Chiesa, siano lavoro di alcuni cristiani, i

ciassero i libri delle sibille: altri però af- quali per un zelo indiscreta hanno cre-
fermano che lo stesso Onorio nel /^o5 or- dulo che fosse loro permesso di fingere
dinò a Stilicone che li gettasse alle fiam- e di prestare oracoli alle sibille, afline di
me. Ecco in breve quanto si sa dagli an- trovare fra' pagani predizioni che fossero
tichi intorno alle sibille de'pagani, donne loro favorevoli, nel modo stesso che se ne
che passavano per ispirale da qualche di- trovavano fra gli ebrei. I pagani non tar-
vinità, e che venivano consultate come o- darono molto ad accorgersi dell'impostu-
r a coli. ra, giacché sicconiesi opponeva loro l'au-
La maggior parte de'critici convengo- torità delle pretese sibille per convincerli
11), che i Libri Sibillini, i quali esistono della verità della religione cristiana, essi
ju'esentemente,sono senza dubbio suppo- rispondevano che que' versi erano opera
sti, anzi opera d'un impostore. Se fossero de' cristiani, quali non solo ne aveano
i

esistiti i 3 libri della sibilla che fu nell'ar- fabbricati di nuovi, ma aveano anche in-
ca con Noè, certamente Mosè ne avrebbe trusi negli anticlii e veri molte cose pie-

fatta menzione, ed i Padri dellaChiesa non ne di falsità, come rilevano Origene, Cori'
iimmetlono libri avanti INIosè, né fecero Ira Ceb. p. 368; Cels. apud Origen. lib.

eccezione de' libri della sibilla. La chia- 7; Lattanzio, Iiislit. lib. 4) cap. 5. Del re-

rezza e la disposizione de'superstiti oraco- sto questi libri sibillini erano già citati in

li attribuiti alle sibille è una prova ch'es- favore del la religione cristiana fino da'pri-
si sonosupposti, giacché quelli di cui par- nii secoli della Chiesa, e viventi gli apo-
hìiio gli antichi, tranne gli acrostici (così stoli. Erma, uno de'loro discepoli, fa men-
delti perchè le lettere iniziali d'ogni verso zione della sibilla come d'una profetes-
o strofa vanno secondo 1' ordine dell' al- sa che avea parlato di nostra religione.
da Varrone e da Ci-
fìibeto ebraico) citati L' autore delle questioni agli ortodossi,
cerone,erano senz'ordì ne, oscurijinterrot- che porta il nome di s. Giustino, assicu-
ti, indicavano dappertutto 1' agitazione ra che s. Clemente I nell'epistola a'co-
dello spirito e la specie di furore da cui era- rinti, citava la sibilla per provare che do-
no investite le sibille quando rendevano po il giudizio i reprobi sarebbero puniti
i loro oracoli. 1 libri sibillini dieci riman- col fuoco. Giuseppe Ebreo cita le parole

gono sono per lo contrario composti con della sibilla perconfermareciòchelaScrit-


rillessione e ponderatezza; l'arte e il la- turadice della torredi Babele e della con-
voro vi si fanno scorgere dovunque, l'or- fusione delle lingue, e le parole eh* egli
dine delle materie bene osservato, e
vi è ne riporta sono simili a quelle che Teo-
le predizioni vi sono annunziate in ter- filo d'Antiochia attribuisce alla sibilla, e

mini tanto chiarijche sembrano piuttosto che si leggono ancora ne'nostri esempla-
raccontare il passato che predire l'avve- ri. I libri delle sibille che noi abbiamo

uire. Gli oracoli delle sibille rispettati dai presentemente esistevano dunque al tem-
cristiani trovavansi nelle mani di tutti, po di Vespasiano, che ascese all'impero
quando invece gli esemplari degli altri nell'anno 6g di nostra era, sotto del qua-
erano rarissimi, e tahnente venerati dai le Giuseppe Ebreo compose suoi libri i

pagani, che non era permesso di consul- delieJ litichila giudaiche jmm molte cose
tarli se non per decreto del secato negli vi furono poi introdotte, come sono quel-
SIB SIB 109
le riguarclanli grimpeiatori Traiano, A- pinne 1G88. Erasmo Schmid, Slbyllind
(Jrìatio, M.x-^iuelio e Lucio Vero. I versi a- in tria distribula: i."/-?e Sibilli<! ipsis, ?.."

Cl'oslici che Costantino i! Grandcóia sot- De libris Sibyllinis in genere, 3° De li-

to il nome della sibilla Eritrea, nel suo broriiinSil>y Ili nornni /fili adhucexstanty
discorso a'Patlri del concilio Niceno nel rtffctor/Vrt/ejWittembergae 161 8. Giovan-
325, e che predicono chiaramente la ve- ni Crassei , Dissert. sur les oracles cles
nuta del Salvatore, sembrano composti Sibjlles aiignienlée d'une response à la
secondo alcuni nel III secolo, almeno non cridquc de Jean 3Iarckiiis, Paris 1 684-
si scorge che alcuno tra gli antichi gli ab- Onofrio Panvinio,De Sibyllis,cl Carmi-
biano citati prima d'allora. Ne'secoli po- nibus Sibyllinis liber, in Gand. Pwberti
steriori le sibille perdettero mollo della Misceli, hai. t. I, Parmae 1691. Isiicco
loro autorità, e furono poi rare volle ci- Vossio, De Sibyllis, aliisque quae Chri-
tate nelle dispute di religione principal- stian praedecessere, oracnlis. Accedit e-
mente fra 'cristiani. E da rimarcarsi chegli JHsdein responsio ad ohjectioneni Rich.
8 libri che noi abbiamo sotto il nome delle Sinionii, Oxonii 1680, ei inter ejnsdem
t5^/^/7/e non sono inleramentesupposti, ma obsejvationes varias ,l^on(ì\nae 685. Gi- 1

cheil loro autore vi ha inseriti molti fram- rolamo le Camus, Judtcium de nupera
menti cheì pagani attribuivano alle sibille, I.Fossii ad iteraliis R. Sirnonii ohj'ectio-
per far credere che tutte le predizioni che nes responsione, Edimburgo 685. Gio- 1

egli avea supposte provenivano elìetliva- vanni Reiski, Exercitationes de i'aticiniis

mente delle sibille. La i


.^ edizione àit Li- Sibyllinis , plnribnsque, quolquot Chri-
bri Sibillini conìpav\e a Basilea e in greco sii natalerii proecessisse legnnlnr ad Is.
neh 585, ed ivi Clialillon o Castiglione Vossio libellum co«5cn^tóe,Lipsiaei688.
li tradusse in latino e fece staoiparenel Elia d' Amato, Lettera degli oracoli del-
1 586; ristampali più volle, l'edizione più le Sibille, e de' libri di Mercurio Trisme-
completa e migliore è quella di Serva- gislo, nelle sue Lettere erudite, Genova
zioGalleo, Sibillina orrtc«//7, d'Amster- 1714- Onorato di s. Maria, Dissert. d(.i

dam i68q colle immagini delle sibille. Le oracles de Sibylles, dans ses Rèflex, sur
sibille si trovano anche nella Biblioteca les rì'gles, et sur l'usage de la critiqiie,Va-
de Padri, ed in una Raccolta d'oracoli ris 1717. Natale Alessandro, Dissert. de
stampata neliGyS ad Heimstadt. llcav. libris Sibyllinis in ejus Hist. Eccl. et cum
Floyer inglese un Trattalo sostenne
In nolis F. A. Zaccariae,in t. q Thesauri
l'autenticità de Libri Sibillini, malgrado Theologici.Aìì\.on\oCesav\,Augustoqiiid-
ciò che ne scrissero molli dotti cattolici quani de Nalivitate Chrisli innolueril ?
e protestanti: altro Trattalo suU' auto- Gerae 679. David Blondel, Des Sibylles
1

rilà delle sibille nell'antica chiesa, è del celebrces, tant par l'antiquilé Payenne,
veroneseFrancescoLeoni. Un bel numero que par les ss. Peres, Paris 649. Mons."^ 1

di scrittori prò et contro, si occuparono Gaspare Grassellini attuale commissario


di quest'argomento; eccone alcuni. Au- pontifìcio straordinario per le 4 legazioni
gusto Buchnero, Oralio de ir Firgilii neh 838 recitò nell'Arcadia di Roma la

Ecloga, Vittenibergae 1 64 1 F. Benedet- • dotta dissertazione : Vestigia della tra-


j
to Carpzovioj Dissert. de ir Firgilii E- dizione primitiva, nella poesia e leltera-
I
cloga, Lipsiae 1 669. Tobia Wagnero,/«- ?«/'«/rt'<i>2rtr.Comech è l'argomento sia sta-
j
(juisitio in oractda Sibyllaruni de Chri- to altre volte da altri lrattato,tuttavia per
!
sto, Tubingaei664- Cr. Enrico Horbio, la copia di non comune erudizione, lano-
Inquisitio in oracida de C/irisfo, Lipsiae sità del punto di vista, sotto il quale è
I
1667. Bedae presbiterio De Sibillino- considerata la celebre Egloga iv di Vir-
I
rum oraculoriirn ìnlerpretatione, Agrip- gilio, e la magnificenza del dire, meritò
no SIB SI B
di esseie pubblicata negli AnnoU delle la tradizione, che i loro oracoli furono in
scienze religiose t. 6, p. 274. Dopo aver altissima riputazione dagravissimi uomi-
parlato ilei carme falitlico della sibilla di ni, e da filosofi di altissimo intendimen-
Cuina, dimostrò che certissimamente nel to , né schiavi di volgari pregiudizi; E-
secolo di Virgilio correva sotto nome del- raclito per il[.°, Eraclito lo spregiatore
la sibilla un oracolo o tradizione della d'ogni.su perstizione,Plalone il dotto viag-
prossima venuta d'un Salvatore e Rin- giatore e raccoglitore d' ogni più vene-
novatore del mondo; cp\alunque sia l'o- randa orientale tradizione, Aristotile nel
pinione clie delle sibille e de'libri sibil- secolo fioritissimo di Alessandro, Varro-
imi voglia tenersi, siano esse personaggi ne miracolo dell'erudizione romana, ed
il

storici o allegorici, siano tutti apocrifi ov- nitriche potici annoverare,! quali devo-
vero imprestali dagli scritti e dalle tra- noesserci testimoni non delle profezie del-
dizioni degli ellenisti, o interpolali in qua- le sibille, ma delle tradizioni che l'orien-
le forma che vogliasi i versi e le tradizioni te conservava, e che dall'oriente trasmi-
che corsero sotto il loro nome. Che la di- gravanocon misterioso linguaggionell'oc-
vulgazione di tale oracolo sdjillinodeve cidenle che fu nell'Asia minore soprattut-
bastare per mostrare esistente nel secolo to, ov' erano più di (Fuse le sinagoghe, i

di Virgilio la tradizione d' un riparato- libri e le memorie de'giudei e degli elle-


re divino, né è d'uopo investigare più ol- nisti, che furono nuovamente raccolte do-

ire sull'autenticità de'detti o de' versi at- po l'incendio avvenuto del Campidoglio
tribuiti a questa o a quella sibilla. Dife- e de' vecchi libri sibillini nell'anno 83 a-
se la sapienza de'Padri s. Giustino mar- vanti Gesù Cristo, le memorie e i versi che
lire, Atenagor3,Teofilod'Antiochia,Ter- servirono a rifabbricarle, e che finalmen-
lulliano, l'autore delle costituzioni apo- te se a questi moltissimi se ne tramesco-
stoliche, Lattanzio, Eusebio,s. Girolamo, larono da impurè sorgenti, o si foggia-
s. Agostino, s. Clemente Alessandrino, a- rono anche di novelli libri ne'primi se-
cerbameute impugnati dai protestanti, e coli del cristianesimo, ciò non toglie che
snprattullo dal citato Blondel, per essersi non sianvi restate intatte le tradizioni di
di tale oracolo e di tale arnomento va- più verace origine, e più generalmente
luti contro i gentili a stabilire la divina lia'pagani stesse di vulgate e accettate, sic-

e predetta missione di Gesìx Cristo. I quali ché non si ripudiano dallo stesso Celso,
citando l'oracolo delle sibille, non di al- quando rimproverava ad Origene le io-

tro si fanno mallevadori se non dell'esi- discrete intromissioni di apocrifi versi, e


stenza di quella tradizione ch'è cos'i chia- che fra le veracissime non primeggiasse
ramente esposta ne'primi versi dell'eglo- l'oracolo che si attribuiva alla profetessa
ga Virgiliana; tutto il resto che alcuni tra di Cuma, e ch'era piuttosto l'oracolo e la
essi dicono de'versi in particolare, o dei voce di tutta la orientale tradizione". L'en-
può ridursi ad
libri attribuiti alle sibille, comiato prelato osserva che intorno le o-
vma semplice opinione letteraria, che non ponno vedersi