Sei sulla pagina 1di 408

` STORIA E ATTUALITA XVII

` COLLANA STORIA E ATTUALITA

1. Karol Wojtya e il Sinodo dei Vescovi. Redazione di Joseph Sarraf a cura della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, 1980, pp. 432. 2. Sacramentarium sublacense (Roma, Cod. Vallic. B 24, cc. 1-99, sec. XI), a cura di Sergio M. Pagano, seconda edizione 1981, pp. 264. 3. Alcide De Gasperi, Scritti di politica internazionale, 1933-1938. Presentazione di Gabriele De Rosa. Volume 1: 1933-1935, 1981, pp. 352; Volume 2: 1936-1938, 1981, pp. 412. ` giudeo-cristiane, secon5. Bellarmino Bagatti, Alle origini della Chiesa. 1: Le comunita da edizione 1985, pp. 288. 6. De imitatione Christi libri quattuor. Edizione critica a cura di Tiburzio Lupo, 1982, pp. 396. 7. Bellarmino Bagatti, Alle origini della Chiesa. II: Le comunita gentilo-cristiane, 1982, pp. 288. 8. Mario Olivieri, Natura e funzioni dei Legati Pontifici nella storia e nel contesto ecclesiologico del Vaticano II, 1982, pp. 320. ` importanti anteriori al 1117, 1983, pp. 268. 9. Italo Marzola, Le carte ferraresi piu ` s les Anciens Egyptiens, 1984, pp. 132. 10. Joseph Sarraf, La notion du droit dapre 11. Il Sinodo dei Vescovi. Natura - metodo - prospettive, a cura di Jozef Tomko, pp. 184. 12. Giuseppe M. Croce, La Badia greca di Grottaferrata e la rivista Roma e lOriente . Cattolicesimo e ortodossia fra unionismo ed ecumenismo (1799-1923). Con appendice di documenti inediti. Vol. I, 1991, pp. 416; Vol. II, 1991, pp. 892. 13. Vittorio Peri, Lo scambio fraterno fra le Chiese. Componenti storiche della comunione, 1993, pp. 496. 14. Alessandra Bartolomei Romagnoli, Santa Francesca Romana. Edizione critica dei trattati latini di Giovanni Mattiotti, Prefazione di Giorgio Picasso, 1995, pp. 1040. `, La conciliazione ufficiosa. Diario del barone Carlo Monti incari15. Antonio Scotta cato daffari del governo italiano presso la Santa Sede (1914-1922). Presentazione del card. Achille Silvestrini, Prefazione del prof. Giorgio Rumi, 1999, Vol. I, pp. 552, Vol. II pp. 678. 16. Agostino Marchetto, Chiesa e Papato nella storia e nel diritto. 25 anni di studi critici, 2002, pp. 764. 17. Agostino Marchetto, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia, 2005, pp. 408.

AGOSTINO MARCHETTO

IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II


Contrappunto per la sua storia

LIBRERIA EDITRICE VATICANA

A mia madre

I Edizione: giugno 2005 Ristampa: luglio 2005

` del Vaticano Copyright 2005 - Libreria Editrice Vaticana - 00120 Citta Tel. 06.6988.5003 - Fax 06.6988.4716 ISBN 88-209-7702-8 www.libreriaeditricevaticana.com

PREFAZIONE

Dopo la pubblicazione, presso la Libreria Editrice Vaticana, di Chiesa e Papato nella storia e nel diritto. 25 anni di studi critici , con la parte IV ` dedicata ai concili, in cui moltissimi saggi vertono sul Concilio Vaticano II, e sorto in me il desiderio di scorporarli da quel grosso volume e di aggiungere gli altri miei successivi contributi nello stesso campo di ricerca (ventotto) in una nuova pubblicazione. ` di contribuire a giungere finalmente ad una storia del VaticaLintento e no II che vinca i condizionamenti gravi e si capisce quindi quel mio contrappunto del titolo posti finora, a tale riguardo, da una visione da me definita ideologica fin dallinizio e che si impone monopolisticamente sul mercato delle pubblicazioni. Dunque ecco qui un volume certo piu ` snello del precedente e piu ` unitario, ` , al magno Sinodo Vaticano, che cos` grande importanza tutto dedicato, come ha avuto nellaggiornamento ecclesiale del secolo scorso e si dimostra di rile` anche agli inizi di questo nuovo millennio. vante attualita Ho cercato anche questa volta di rispettare lordine cronologico della pubblicazione dei miei contributi alla ricerca, ma la disposizione appare anche ` con il telone di fondo di tutti i concili, compreso ragionata . Si inizia cioe dunque il Vaticano II (capitoletti NN. 1-3), per passare poi a quelli Vaticani, ` qui la fondamentale con successivo fuoco dattenzione sul solo II (NN. 5-9). Ve e dettagliata analisi critica dei cinque volumi della sua storia secondo il Prof. Alberigo e la scuola , pur dilatata, di Bologna (NN. 10-14). Segue unappendice ( Volti di fine Concilio : N. 15), nonche uno sguardo sulla Chiesa del Vaticano II (in due parti: N. 16) e su una relativa pubblicazione divulgativa (N. 17), con prospettiva, infine, da Mosca (N. 18). A questo punto ritorno, nel volume, a considerare i due Papi conciliari, vale a dire il Beato Giovanni XXIII e Paolo VI (NN. 19-21 e 22), per poi riprendere lesame di alcune pubblicazioni con orizzonte conciliare generale (NN. 23-27). ` diretta successivamente alla Lumen Gentium (NN. 28 e 29) e Lattenzione e a uno scolio sulla veritas salutaris (N. 30), con ritorno al tema del Primato e ` in tre opere recenti (NN. 31-33), nonche della Collegialita allanalisi del legame tra lo sviluppo odierno dei Movimenti ecclesiali e il Concilio stesso (NN. 34-35). ` non si puo ` dimenticare una questione fondamentale, quella Ma in tutto cio delle Fonti del Concilio, private (NN. 36-45: si riferiscono ad opere su o a diari di Siri, Chenu, Edelby, Bea, Ratzinger, Charue, Philips, Prignon, Betti e Congar, nellordine), sinteticamente presentate dal Turbanti-Faggioli in un volumetto (N. 46), e ufficiali, a cui le anteriori debbono criticamente sottomettersi (NN. 47-48). Riportiamo infine lintervento del Padre Scheffczyk, ora Cardinale, per una corretta interpretazione del Concilio Vaticano II (N. 49) e un nostro

contributo, sulla stessa linea, dal titolo: Tradizione e rinnovamento si sono abracciati: il Concilio Vaticano II (N. 50). Concludono lopera due studi riassuntivi sulle tendenze ermeneutiche relative al magno Sinodo, dal 1990 ad oggi (NN. 51 e 52), con visione, il primo, che si ferma al giugno 2000, e che arriva invece allOttobre 2002, nel secondo caso. Come in precedenza, abbiamo raggruppati i nostri studi in Parti (7), i cui titoli hanno il vantaggio di scandire chiaramente il procedere e di indirizzare il lettore nella scelta degli argomenti da affrontare, secondo il suo particolare interesse. Eccoli: Nel contesto conciliare ; La preparazione conciliare ; Una storia del Concilio Vaticano II ; Altre storie del Concilio e dei suoi Papi ; Temi e questioni particolari ; Fonti conciliari ufficiali e private e Per una corretta interpretazione del Concilio . Limpostazione del volume rimane la stessa del precedente per elenchi ed indici, che risultano assai ricchi. Buona lettura, anche se ve la consiglio per partes !

SIGLE E ABBREVIAZIONI
a. A. Aa. AAS Aa. Vv. AD = = = = = = anno (i) Autore Autori Acta Apostolicae Sedis Autori Vari Acta et Documenta Concilio cumenico Vaticano II Apparando (ed. V. Carbone), Typis (Polyglottis) Vaticanis, 1960ss. Annuarium Historiae Conciliorum Archivum Historiae Pontificiae Apollinaris articolo Acta Synodalia Sacrosancti Concilii cumenici Vaticani II (ed. V. Carbone), Typis (Polyglottis) Vaticanis, 1970ss. canone, o capitolo circa Cardinale confronta citato Codice dei Canoni delle Chiese Orientali Codice di Diritto Canonico ` Cattolica La Civilta concilio (concilium) La Documentation Catholique Editore edidit, editio, edizione Eminentissimi enciclica epistola(e) esempio Gaudium et Spes (Conc. Vat. II) ibidem idem Lumen Gentium (Conc. Vat. II) luogo citato LOsservatore Romano Medio Evo numero, qualche volta nota Nota Explicativa Praevia Nouvelle Revue The ologique opera citata Padre pagina (e) paragrafo

A.H.C. A.H.P. Apol art. AS

= = = = =

c. (anche can. o cap.) ca. Card. cf o cfr. cit. CICO C.I.C. Civ. Catt. conc. Doc. Cath. E. ed. Em.mi enc. ep. es. G.S. ibid. (ib.) id. L.G. loc. cit. LOss. Rom. M.E. n., N. N.E.P. N.R.T. op. cit. P. p., pp. par.

= = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = = =

P.L. q. Rev. des sc. rel. Riv. della Dioc. di Vicenza RSChIt. (o R.S.C.I.) s. (ss.) S. sec. t. tit. v. vol. (voll.)

= = = = = = = = = = = =

Patrologia Latina (ed. J. P. Migne) quaderno Revue des sciences religieuses Rivista della Diocesi di Vicenza Rivista di Storia della Chiesa in Italia seguente (i) San secolo (i) tomo (i) titolo vedi volume (volumi)

ORDINE CRONOLOGICO DELLE PRECEDENTI PUBBLICAZIONI


(i numeri si riferiscono a quelli progressivi del volume)

1989 1990 1992 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Inediti:

N. N. N. N. N. N. N. N. N. N. N. N. N.

28. 5. 1. 4, 6, 16. 2, 7, 10. 8, 9, 11, 22, 36, 37, 38, 39, 40. 12, 18, 23, 24, 47A. 48, 49. 19, 47B, 50, 51. 3, 13, 15, 20, 30, 41. 14, 17, 32, 33, 34, 42, 46. 35, 43, 44, 45, 52. 21, 25, 26, 27, 29, 31.

ELENCO DELLE PRECEDENTI PUBBLICAZIONI

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. 39. 40.

Apol. LXV (1992), pp. 665-689; cfr. RSChIt XLVI (1992), pp. 246-263. Apol. LXIX (1996), pp. 453-460. Apol. LXXIV (2001), pp. 801-809. RSChIt XLIX (1995), pp. 547-551; cfr. Apol. LXVIII (1994), pp. 433-438. RSChIt XLIV (1990), pp. 585-591. Apol. LXVIII (1995), pp. 848-854. Apol. LXIX (1996), pp. 444-453. Apol. LXX (1997), pp. 881-883. Apol. LXX (1997), pp. 883-888. Apol. LXIX (1996), pp. 305-317. ` pubblicata in Apol. LXX (1997), pp. 331-351; Nel suo testo piu ` esteso la critica e ` apparsa su LOsservatore Romano del 13/XI/1997, pp. 8s. in forma ridotta e ` apparsa in Apol. Cfr. LOsservatore Romano del 28/VIII/1998, p. 6. La forma lunga e LXXIII (2000), pp. 571-590 e A.H.C. XXXI (1999), pp. 468-483. Apol. LXXIV (2001), pp. 811-825 e A.H.C. XXXIII (2001), pp. 213-227; cfr. LOsservatore Romano dell1/II/2000, p. 10. Apol. LXXV (2002), pp. 855-877. Apol. LXXIV (2001), pp. 789-799. Apol. LXVIII (1995), pp. 412-421 e pp. 425-433. Apol. LXXV (2002), pp. 319-322. LOsservatore Romano del 22/VIII/1998, p. 6; cfr. Apol. LXXI (1998), pp. 373-380. Nuova Storia Contemporanea n. 5 (2000) pp. 157-160; Apol. LXX (2002), pp. 385-389. LOsservatore Romano del 16/III/2001; Apol. LXXV (2002), pp. 389-393; A.H.C. XXXIII (2001), pp. 463-467. Inedito. Apol. LXX (1997), pp. 891-898; cfr. LOsservatore Romano 26/IX/1997, p. 3. A.H.C. XXX (1998), pp. 131-142; cfr. LOsservatore Romano del 12/VIII/1998, p. 5; cfr. Apol. LXXI (1998), pp. 325-337. LOsservatore Romano del 10/VI/1998 p. 10; cfr. Apol. LXXI (1998), pp. 721-727. Inedito. Inedito. Inedito. Apol. LXII (1989), pp. 382s. Inedito. Bailamme (2001), pp. 39-42. Inedito. Apol. LXXV (2002), pp. 353-360. Apol. LXXV (2002), pp. 361-366; A.H.C. XXXIV (2002), pp. 193-198. Apol. LXXV (2002), pp. 887s. People on The Move XXXIV (2002), pp. 101-111; La nuova Europa, n. 3 (2003), pp. 74-81, con traduzione russa, nella stessa rivista, n. 16 (2003), pp. 77-84. Apol. LXX (1997), pp. 413-417. Apol. LXX (1997), pp. 888-891. Apol. LXX (1997), pp. 421-425. Apol. LXX (1997), pp. 409-413. Apol. LXX (1997), pp. 417-421; cfr. LOsservatore Romano del 7/VI/1998, p. 9.

10

41. Apol. LXXV (2002), pp. 393-395; LOsservatore Romano del 19/V/2001, p. 5; A.H.C. XXXII (2000), pp. 467-470. 42. Apol. LXXV (2002), pp. 884-886; A.H.C. XXXIII (2001), pp. 459-462. 43. Apol. LXXV (2002), pp. 591s. 44. Apol. LXXVI (2003), pp. 592-594. 45. A.H.P. XLI (2003), pp. 252-270. 46. Apol. LXXV (2002), pp. 881-884. 47. A. Apol. LXXV (2002), pp. 378-383; LOsservatore Romano del 14/X/1998, p. 8. B. LOsservatore Romano del 12/IV/2000, p. 5; A.H.C. XXXII (2000), pp. 204-209. 48. LOsservatore Romano del 20/I/1999, p. 4; A.H.C. XXXI (1999), pp. 233-236. 49. LOsservatore Romano del 22/I/1999, p. 6. 50. Bailamme (2000), pp. 51-64; Riv. della Dioc. di Vicenza (1999), pp. 1232-1245. 51. A.H.P. XXXVIII (2000), pp. 275-286; Apol. LXXIII (2000), pp. 515-627; cfr. A.H.C. XXXII (2000), pp. 371-386. 52. Jus Ecclesiae XV (2003), pp. 187-202.

11

LISTA DEGLI AUTORI DELLE OPERE E DEGLI STUDI CONSIDERATI E NUMERI CORRISPONDENTI NELLA TRATTAZIONE CRITICA

Aa. Vv., Storia dei Concili ecumenici, N. 1. Aa. Vv., Chiese particolari italiane a concilio, N. 5. Aa. Vv., Verso il Concilio Vaticano II, N. 6. Aa. Vv., A la veille du Concile Vatican II, N. 7. Aa. Vv., Cristianismo e Iglesias de Am. Lat., N. 8. Aa. Vv., Il Vaticano II fra attese e celebrazione, N. 9. Aa. Vv., Storia del Conc. Vat. II, vol. I, N. 10. Aa. Vv., Storia del Conc. Vat. II, vol. II, N. 11. Aa. Vv., Storia del Conc. Vat. II, vol. III, N. 12. Aa. Vv., Storia del Conc. Vat. II, vol. IV, N. 13. Aa. Vv., Storia del Conc. Vat. II, vol. V, N. 14. Aa. Vv., Volti di fine Concilio, N. 15. Aa. Vv., La Chiesa del Vaticano II (I e II Parte), N. 16. Aa. Vv., Giovanni XXIII e il Concilio, N. 17. Aa. Vv., Vatican II in Moscow (19591965), N. 18. Aa. Vv., Giovanni XXIII e il Vaticano II, N. 21. Aa. Vv., Levento e le decisioni. Studi sulle dinamiche del Concilio Vaticano II, N. 23. Aa. Vv., Vatikanum II und Modernisierung ... Perspektiven, N. 24. Aa. Vv., I Concili Vaticani e Ut unum sint, N. 31. ` re des e Aa. Vv., Le ministe ve ques au Concile Vat. II, N. 33. Acerbi A., N. 22. Acerbi A. (a cura di), N. 31. Alberigo G. (ed.), NN. 1, 5, 6 e 9.

Alberigo G. (diretta da), NN. 10, 11, 12, 13 e 14 Alberigo G., N. 19. Aubert R., NN. 2 e 25. Beozzo J. O. (ed.), N. 8. Betti U., N. 44. Buonasorte N., N. 27. Cannelli R. (a cura di), N. 38. Carbone V. (ed.), N. 47 Carbone V., N. 48. Charue A.-M., N. 41. Chenu M.-D., N. 37. Congar Y., N. 45. Declerck L. (ed.), NN. 41, 42 e 43. J. (a cura di), N. 15. Dore Edelby N., N. 38. Faggioli M. (ed.), N. 46. Fattori M. T. (a cura di, con A. Melloni), N. 23. Fedalto G., N. 2. Garzaniga G. (a cura di), N. 21 Grootaers J. (presentazione di), N. 28. Guasco M. (a cura di), N. 16. Guerriero E. (a cura di), N. 16. Haquin A. (ed.), N. 43. Hegge Ch., N. 34. Kaufmann F. X. (ed., con A. Zingerle), N. 24. Lai B., N. 36. Lamberigts M. (ed.), N. 7. Legrand H. (sotto la direzione di), N. 33. Maiheu E. (ed.), N. 45. Mayeur J. M. (diretta da), N. 25 Melloni A. (a cura di), NN. 6 e 15. Melloni A. (a cura di, con M. T. Fattori), N. 23. Melloni A. (ed.), NN. 18 e 37. Philips G., NN. 28 e 42. Pottmeyer H. J., N. 32. Prignon A., N. 43. Quaglioni D., N. 2. Ratzinger J. (Card.), N. 40. Roncalli M. (a cura di), N. 20.

12

Schatz K., N. 3. Scheffczyk L., N. 49. Schmidt S., N. 39. Siri G. (Card.), N. 36. Soetens Cl. (ed.), NN. 7, 25 e 41. Theobald Ch. (sotto la direzione di), N. 33.

Thomas J., N. 26. Traniello F. (a cura di), N. 16. Turbanti G. (ed.), N. 46. Verschooten W. (ed.), N. 42. Zambarbieri A., N. 4. Zingerle A. (ed., con F. X. Kaufmann), N. 24.

13

I
NEL CONTESTO CONCILIARE

1. Una storia dei concili ecumenici Aa.Vv., Storia dei Concili ecumenici, ed. Giuseppe Alberigo, Brescia 1990, pp. 479.
La celebrazione di grandi assemblee conciliari costituisce un filo rosso che ` tutta la secolare storia cristiana : cos` G. Alberigo attraversa in profondita nella prefazione. La presente pubblicazione affronta dunque un tema di particolare interesse ` percio ` benvenuta; solo che, ancora una volta, il filtro nella vita della Chiesa ed e ` di Bologna e ` subito manifesto, appunto fin del noto Professore dellUniversita dalla sua breve introduzione quale concertatore e direttore dorchestra. ` , riuniti su iniziativa dellautorita ` Egli, per i grandi concili dellantichita imperiale e celebrati sotto la sua ombra , rileva le seguenti caratterizzazioni: Vi emergono tre elementi: la concentrazione primaria sulla formulazione di professione di fede ... Alle professioni si aggiungono statuizioni disciplinari ` . In secondo luogo la partecipazione ai lavori per la vita interna della comunita conciliari appare aperta sia a teologi che a laici, ancorche sia essenziale (ma non esclusivo) lintervento dei vescovi e, via via, divenga conditio sine qua non il coinvolgimento dei cinque Patriarcati apostolici (Pentarchia). Infine, costituisce un fattore di particolare rilievo la partecipazione di rappresentanti degli am` la messa in sordina del ruolo del bienti monastici (pp. 5s.). Il lettore notera Vescovo di Roma e quel via via che apre il passo alla conditio sine qua non. ` cos` descritta che per lA. sembra ideale i Di fronte ad una realta concili generali del Medio Evo presentano una fisionomia sostanzialmente diversa, non solo per la loro limitazione alla Chiesa latina con le sterili eccezioni del Lionese e del Fiorentino ma anche per altri significativi aspetti. Anzitutto fa la sua comparsa, in misura sempre piu ` consistente, una accezione astratta della fides intesa come dottrina e veritas, concettualmente formulata e ` ?]. Il diritto definita [ma cosa definivano i concili cristologici dellantichita ` ecclesiale, sconosciuta nel primo millennio canonico acquista ... una centralita ` che e ` mutata ed e ` lo stesso Autore ad ammetterlo]. (p. 6) [ma in una realta Ancora, la partecipazione a questi concili papali [categoria a parte, dunque] ` selezionata discretamente dal papa; vi hanno un peso sempre piu e ` cospicuo i cardinali, ancorche di norma non siano vescovi. Tuttavia il ruolo piu ` incisivo spetta ai rappresentanti degli ordini mendicanti, a causa del loro inatteso quanto dilagante successo (ibid.). E anche qui ci chiediamo se i giudizi siano ben fondati.

17

Dopo aver caratterizzato, ancora a suo modo, i concili di Trento e del Vaticano I e II e tratto alcune conclusioni circa la composizione dei concili ecumenici e generali e la loro fisionomia, il prof. Alberigo affronta brevemente ` , per il quale riesce a non citare mai il l aspetto cruciale della loro ecumenicita Vescovo di Roma, se non nel contesto della tradizione cattolico-romana , che ha messo laccento soprattutto nel tardo medioevo sul riferimento al papa, al quale viene accreditata la direzione del concilio (convocazione, determinazione del regolamento e dellordine del giorno, trasferimento, chiusura). Anzi, secon` dal Vaticano II , la stessa autorita ` conciliare do alcuni contraddetti pero dipenderebbe da quella papale e, comunque, spetterebbe al papa dare efficacia ` evidente anche qui lequivovincolante alle decisioni dellassemblea (p. 9). E ` delle affermazioni e la necessita ` per il lettore di continuamente fare distincita ` zioni. Lo prova ulteriormente la successiva attestazione circa il fatto che e arduo per molti concili medioevali distinguere le decisioni dellassemblea e quelle del papa che la presiedeva (p. 10). Ma ci domandiamo, a questo proposito, se ci siano decisioni finali conciliari senza che il Vescovo di Roma le assuma. Conclude lAutore: Levoluzione storica sembra caratterizzata da una ` dei concili da universali a occidenprogressiva riduzione dellecumenicita tali, da occidentali a romani e anche del loro orizzonte. Legemonia del ` sembra via via sostituita dalla funzioservizio alla fede vissuta della comunita ` dellistituzione ecclesiale (ibid.). I sembra non tolgono la pesantezza e nalita linfondatezza della prospettiva di conclusione. Ad ogni modo, il volume assume come riferimento, lelenco dei concili ecumenici ritenuto dalla tradizione cattolico-romana (p. 10). Si tratta solo di riferimento. La prima parte dellopera, che va da Nicea (325) a Calcedonia (451) ` affidata a Lorenzo Perrone, pro(pp. 11-118), comprende cinque capitoli ed e ` di Pisa. Il sottotitolo cos` fessore di Storia del Cristianesimo nellUniversita suona: I primi quattro concili ecumenici: istituzioni, dottrine, processi di ricezione . Linizio, ricezione verso Nicea , ha una premessa sul primato dei primi quattro concili ecumenici che hanno formulato i dogmi fondamentali del cristianesimo e stabilito le premesse essenziali per lassetto ecclesiastico della pentarchia (il regime dei cinque grandi patriarcati, con la loro gerarchia inter` notare il silenziatore na) , sanzionato poi a Calcedonia. Anche qui si puo ` ` per dare imposto al Vescovo di Roma perche e il concilio lunica possibilita ` della Chiesa (p. 15), mentre nel terzo secolo non emerge espressione allunita ancora unistanza rappresentativa universale (ibid.). Daltra parte, la com` assente nemmeno dove vanno emergendo istanze eccleponente sinodale non e ` la situazione delle chiese siali di portata regionale o sovraregionale, quale e madri di Roma in Italia o di Alessandria in Egitto . Qui si profila la dialettica fra le rivendicazioni primaziali delle sedi maggiori, ma specialmente del Vescovo di Roma, e i poteri del concilio, non solo locale, ma poi anche universale, sebbene essa rimanga allo stato latente per gran parte dei concili ecumenici antichi (ibid.).

18

` trovare ancora a La stessa tendenza minimista per il ruolo del Papa si puo proposito del concilio di Arles, che pur manifestando la sua autonomia sia verso limperatore sia verso il papa, proprio in ragione della sua collocazione geografica (sic!) riserva ... un trattamento di speciale riverenza nei riguardi di ` (sic!) il compito di pubblicizzare le sue decisioni questultimo al quale demando garantendo in particolare la ricezione dei canoni (p. 17). Rifacendosi al sinodo di Antiochia, poi, lAutore pensa che le sue decisioni, per quanto significative, non siano state piu ` vincolanti di quel che fosse stata la sentenza romana del 313 per il successivo sinodo di Arles (p. 22). Per Il concilio di Nicea continua lo stesso spirito. Cos` , a proposito di Osio di Cordova, la sua presenza al fianco di Costantino, per quanto abbia contribuito a far sentire anche la voce dellOccidente, non va vista in alcun modo a titolo di rappresentanza formale di Roma (p. 24), e ancora: si pensa che la presidenza sia stata tenuta da Ossio di Cordova, non perche si trattasse del legato romano, bens` in quanto fiduciario dellimperatore (p. 26). Landamento poi di presentazione del concilio, in forma spesso congetturale, parte dalla convocazione e passa allo svolgimento, con indicazione delle circostanze e del contenuto del simbolo niceno (piuttosto somigliante al credo ` di gerosolimitano-antiocheno) ed analisi dellhomoousios, con il quale si penso refutare larianesimo. ` dato quindi spazio allillustrazione dei testi disciplinari di Nicea (data E della Pasqua, con allineamento alluso in vigore a Roma, soluzione dello scisma meliziano, regolamento della penitenza pubblica, importanti norme relative alle strutture del governo ecclesiale). Tendenziose, anche in questo contesto, sono le considerazioni circa lentrata nel collegio episcopale (p. 38) e il ruolo della Sede di Roma: ragioni geografiche-politiche e la rivendicazione dellorigine apostolica furono forse le premesse per [la] nuova struttura patriarcale. Lo stesso canone riconosce come ovvia una prerogativa analoga [a quella di Alessandria] della sede romana, benche pure in questo caso si eviti di precisarne il contenuto. Quanto allestensione geografica di un simile primato si presume che il canone faccia riferimento alla posizione della chiesa romana in Italia piu ` precisamente nellItalia centrale e meridionale. nonche in Sicilia e Sardegna ... prima ` in seguito a costituire lunico ancora che nelloccidente, di cui Roma verra patriarcato (p. 39). Anche sulle questioni della disciplina del celibato sacerdotale e della vali` [o illiceita ` ?] delle ordinazioni, in talune circostanze, avremmo desiderato piu dita ` precisione, sulla linea di ben fondate soluzioni proposte dagli Aa. Segue il capitolo Da Nicea al Costantinopolitano I. La ricezione del primo concilio ecumenico , conformemente allinteresse peculiare, appunto per la ricezione dei sinodi, manifestato dallopera. Tra silenzio e reazione il Perrone descrive cos` la rivincita dei seguaci (ariani) di Eusebio di Nicomedia, fino alla morte di Costantino e poi durante il regno di Costanzo II (a Roma papa Giulio I invalida, peraltro, la deposizione sia di Atanasio che di Marcello di Ancira), arrivando allavvento di Teodosio I. ` questione di linguaggio, ma non solo Rileviamo qui unespressione e

19

` il riferirsi lAutore a comunione delloccidente per la comustonata, e cioe nione ecclesiale con Roma operata dal Melezio. ` Anche in precedenza, e successivamente, luso di formule improprie puo rivelare o una mal assimilata terminologia teologica o limpegno sistematico a ` riferirsi il meno possibile al Vescovo di Roma, e alla comunione con lui, che e ` tendenza inoltre a decisiva per quella ecclesiale, non solo in Occidente. Vi e riferirsi a chiese anche quando si dovrebbe parlare di Chiesa universale (e del suo patrimonio comune: v. per es. p. 57). Segue la trattazione del concilio di Costantinopoli (381), della sua convocazione, della fase iniziale, delle trattative di unione con i macedoniani, dei canoni 2 e 3 (primato donore di Costantinopoli in Oriente) con risvolti antialessandrini e antiromani, e del simbolo di Costantinopoli. ` dedicato a La questione cristologica e la rottura Il capitolo successivo e dellecumene. Da Efeso (431) a Calcedonia (451) con illustrazione della crisi nestoriana e le reazioni di Roma (condanna di Nestorio in un sinodo tenuto allinizio di agosto del 430) e di Alessandria. Anche in questo caso lAutore ha cura di aggiungere, significativamente, losservazione che il ricorso a Roma da parte di Cirillo, rispondeva in sostanza a ragioni tattiche piu ` che allammissione di un primato dottrinale del papa (p. 77). Per Efeso il Perrone descrive le due assemblee contrapposte che vi si riunirono con condanna di Nestorio e la rottura con gli orientali , nella prima, e deposizione, di Cirillo e Memnone di Efeso, nella seconda, presieduta da Giovanni di Antiochia, in assenza in entrambe dei legati di papa Celestino, non ` . Essi daranno poi la loro approvazione formale alla ancora giunti nella citta deposizione di Nestorio. Sciolto il concilio, iniziarono le trattative di pace, concluse con lepistola indirizzata da Cirillo al vescovo di Antiochia. ` la crisi eutichiana e si arriva al latrocinio efesino (449) e Ma si apre gia allappello di Flaviano alla Sede Romana, seguito da quello di Eusebio di Dorileo e Teodoreto. Anche qui lAutore chiosa: senza che tale ricorso debba essere visto come un esplicito riconoscimento del suo primato di giurisdizione ` dunque implicito, almeno? Ingiustamente limitante suona anche la (p. 91). E successiva affermazione, con riferimento a una lettera di papa Leone allimperatore, che domanda la convocazione di un concilio in Occidente. La richiesta ... era rivelatrice di come il papa ... non volesse ne potesse fare a meno dellistanza conciliare per regolare una questione dogmatica di importanza vitale [noi diremmo che non era possibile convocare un concilio ecumenico senza lintervento imperiale]. Linsieme dei pronunciamenti di Leone, prima e dopo il 451, dimostra che il rapporto tra papato e concilio si pone piuttosto in termine di una ` del primo e subordinacorrelazione dialettica e non unicamente di superiorita zione del secondo. Sebbene il vescovo di Roma ... intervenga autorevolmente ... esponendo la propria decisione di fede e rivendicando la supremazia della sede apostolica in maniera affatto diversa da tutti i suoi predecessori [e qui dissentiamo ancora una volta], nellultima fase del pontificato riflettendo su Calcedonia si fa sempre piu ` strada lidea di un significato del concilio indipendente dalladesione a Roma (ibid.).

20

` , con la E siamo al concilio di Calcedonia, il piu ` frequentato dellantichita riabilitazione di Flaviano, secondo la decisione romana, la formulazione, alla fine, di un testo dogmatico e lapprovazione di importanti canoni disciplinari e relativi alla struttura ecclesiastica (fra cui spicca la soluzione per i diritti della sede gerosolimitana e il famoso canone 28 , riguardo ai privilegi di quella costantinopolitana, non accolto da Roma). A tale proposito suona strano il giudizio dellAutore per il quale Calcedonia inverte, in qualche misura, gli ` di Dio (p. 99), mentre e ` felice, invece, accenti [di Efeso] insistendo sullumanita losservazione che lanzidetta formula dogmatica media fra i diversi modelli cristologici delle tradizioni alessandrina ed antiochena e, per la prima volta, inserisce in maniera davvero decisiva nellelaborazione dogmatica il contributo ` una tragedia della Chiesa occidentale per il tramite di papa Leone (ibid.). E ` armonizzatrice di della Chiesa antica aggiunge il Perrone ... che la volonta Calcedonia non sia stata compresa da ampie porzioni del cristianesimo orientale (ibid.). Unampia nota bibliografica conclude questa prima parte del ` la citazione di alcuni lavori importanti di V. Monachino: volume manca pero v. per es. larticolo Communio e primato nella controversia ariana, A.H.P. 7 (1969) pp. 43-78 che non riesce a colmare peraltro il disagio della mancanza, nel contributo dellAutore alla ricerca, dellapparato critico. La parte successiva che va Dal secondo Concilio di Costantinopoli (553) al ` dovuta a Panayotis secondo Concilio di Nicea (786-787) (pp. 119-154) e A. Yannopoulos. Detto in breve, il quinto concilio ecumenico tratta della questione del monofisismo e dellorigenismo. Per la prima il decreto del 544-545 e la politica che esso inaugurava costituivano la linea direttrice del concilio. Bisognava dunque condannare i Tre Capitoli per permettere un riavvicinamento con i monofisiti. ` , nellottava sessione, Dopo il constitutum I [di papa Vigilio] il concilio condanno le idee occidentali e i Tre Capitoli. La politica imperiale trionfava mentre ` certo [inoltre] che il concilio ha condannato Roma riceveva un duro colpo ... E ` Origene (p. 132). Il concilio del 553 ha finalmente ristabilito lordine e lunita della Chiesa, ma ha fallito laltro obiettivo, il ravvicinamento con i monofisiti, che non hanno accettato le sue decisioni . Introducendo il sesto concilio ecumenico (terzo di Costantinopoli: ` sul fronte 680/681), lAutore nota che dopo la morte di Giustiniano regno ` rifugio in Siria ed in ecclesiastico una relativa calma. Il monofisismo trovo Egitto. Teodosio di Alessandria, e soprattutto Giacomo Baradeo, organizzarono la Chiesa monofisita su basi solide. La Chiesa monofisita di Siria porta, del resto, fino ad oggi, il nome di Chiesa giacobita dal nome di Giacomo, mentre quella dEgitto porta il nome di chiesa copta ... Questo clima sereno venne avvelenato da Foca (602-610) ... [ma il suo successore] Eraclio fece appello alla saggezza e al senso politico del patriarca di Costantinopoli, Sergio [per] ... ` del mondo trovare una formula capace di riunire tutti i cristiani per rifare lunita ` , nel testo di Unione in nove greco-romano (p. 135). Sfortunatamente, pero capitoli, il settimo ammette il monoenergismo. A questo punto Yannopoulos segue la nuova pista dei contrasti fino al concilio Costantinopolitano III, che

21

` la fede ortodossa con lammissione di due volonta ` nel Cristo, delle proclamo ` la umana veniva detta sottomessa a quella divina (p. 139). quali pero Lanzidetto concilio ebbe un prolungamento piuttosto imprevisto ed inatteso, il quarto concilio di Costantinopoli (692) o Quinisesto , che prese decisioni unicamente di ordine pratico, ma quando i canoni e gli atti vennero inviati a Roma per essere firmati da papa Sergio, questi non volle sottoscriverli e i suoi successori fecero lo stesso (p. 143). ` le Il settimo concilio ecumenico, il secondo di Nicea (786/787) , rigetto ` la rappresentativita ` del sacro decisioni iconoclaste del sinodo di Hieria e accetto e la venerazione delle icone , che gli abusi degli ortodossi, linflusso degli eretici e lesempio degli arabi e degli ebrei, la tradizione orientale e la teologia di qualche padre della Chiesa avevano messo al bando (p. 146). Roma e i patriarcati doriente accettarono favorevolmente la decisione finale del concilio, ma le cose non ebbero un seguito facile (p. 150). Il contribuito, piuttosto conciso, specialmente quando si riferisce a Roma, lascia a desiderare. Citiamo qui, ad illustrazione, alcuni passi esemplificativi: Roma non ha mai voluto riconoscere la perdita del proprio primato politico e lerezione di Costantinopoli a capitale dellimpero, con tutte le conseguenze sullordine gerarchico delle chiese. Sotto la pressione del potere imperiale, Roma aveva dovuto ammetterlo, ma senza accettare i canoni dei concili che attribui` vano a Costantinopoli uno statuto pari al suo (pp. 123-4). Roma approfitto cos` del periodo di occupazione dei goti per crearsi uno spirito di indipendenza (p. 124). Alessandria venne in tal modo eliminata dalla corsa al primato: la lotta fu limitata unicamente a Roma e a Costantinopoli (ibid.). Teodoro [papa], un greco di origine orientale, [si badi bene!] sosteneva lidea che il papa ` il capo supremo della Chiesa e quindi ha il diritto di intervenire negli affari e ` nel 649 un sinodo a interni delle altre Chiese (p. 137). Martino I ... convoco Roma senza chiedere il permesso allimperatore, come invece si faceva di solito (p. 137). Anche se qualche storico contemporaneo ha messo in dubbio la condanna del papa [Onorio, durante il III concilio di Costantinopoli] essa ebbe effettivamente luogo in occasione della XIII sessione ... senza che i rappresentanti occidentali reagissero (p. 139). Inoltre, notiamo che i due supposti cos` riteniamo rappresentanti del papa e quelli di Antiochia sono indicati con la voce sospetti . La terza parte ritorna nelle mani del Perrone con Il Costantinopolitano IV (869-870). Primato romano, pentarchia e comunione ecclesiale alla vigilia ` a tutti noto il della separazione tra oriente ed occidente (pp. 155-181). E ` e ci si puo ` domandare se laverlo introdotto problema della sua ecumenicita in questo volume significhi una risposta positiva alla questione. Comunque il titolo non lafferma. ` I, Adriano II e Per lAutore i pontificati di Leone IV, Benedetto III, Nicolo Giovanni VIII vedono nellinsieme da parte di Roma la rivendicazione di un primato universale di giurisdizione con una fermezza mai incontrata in prece` esatto o si vuol posticipare al piu denza (p. 159). E ` tardi possibile una tale rivendicazione ? Comunque il Perrone ammette che Leone IV, per il caso

22

della deposizione di Gregorio Asbesta, critica il fatto che Roma non fosse stata ` ancora prima che le decretali affatto interpellata o coinvolta in essa, e cio ps.isidoriane fossero note a Roma (v. p. 161). Lavvento di Fozio come patriarca di Costantinopoli segna linizio di una crisi nei rapporti tra Roma e Costantinopoli, dopo la condanna del suo predecessore Ignazio. Ma Roma riserva a se il giudizio, delimitando il compito dei [suoi] legati al ruolo di ispettori che avrebbero dovuto controllare come si erano svolti i fatti e ribadendo i privilegi della Sede apostolica nei confronti della Chiesa costantinopolitana (p. 162). Mentre lAutore accenna al fatto che a Costantinopoli si reag` assai criticamente alla pretesa romana di giudicare i problemi interni della Chiesa bizantina (p. 164), egli deve riconoscere, a proposito dei diritti della Chiesa romana ... ad intervenire nelle questioni di quella costantinopolitana, anche in casi disciplinari , che si tratta di un atteggiamento non nuovo nelle sue mo` formulati da Leone Mativazioni essenziali (che si richiamavano a princ` pi gia gno e Gelasio) . La conseguenza piu ` rilevante era tratta in ordine al rapporto ` del primo sul secondo viene del papa col concilio ecumenico, la superiorita ` nuovo. Senza affermata espressamente (p. 164). Ma anche questo non e ` della sede apostolica come Nicolo ` I ha cura di affermare in numelautorita ` necessirose occasioni i concili non hanno alcun valore; per la loro validita tano dellapprovazione papale (p. 164). Ed anche questa aggiungiamo ` novita ` . Ci piace pure rilevare laffermazione che Fozio rompendo noi non e la comunione con il papa, si sarebbe automaticamente escluso dalla Chiesa ` valeva gia ` nella Chiesa primitiva e fu proprio la conces(p. 165). Ebbene, cio sione o il ritiro della comunione, in nuce, quellesercizio del primato pontificio ` stato debitamente rilevato proprio dal Perrone come dicevamo , che non e nella prima parte di questopera. Ignazio fu reinstallato il 23 novembre dell867 e la condanna di Fozio consumata durante il concilio Costantinopolitano IV. Nota lAutore: Se Ro` ma si preoccupa di ribadire il suo ruolo di giudice e arbitro supremo che le e stato drasticamente contestato da parte di Fozio, limperatore bizantino appare disposto a riconoscerlo solo a condizione che non pieghi lautonomia e la di` in questa prospettiva che nel Costantinopolitano IV ` della sua Chiesa. E gnita ` il forte riconoscimento nellaffermazione del primato romano si affianchera della pentarchia (p. 166). A riguardo del ruolo di Roma, il Perrone rileva che i legati romani ottennero finalmente la sanzione richiesta per la sentenza emessa da Roma, sia pure come autonomo pronunciamento del concilio ` (p. 168). Che significato ha qui autonomo quando la sanzione richiesta e esatta da Roma? I canoni approvati dal Costantinopolitano IV riflettono in prevalenza una problematica strettamente legata alla vicenda di Fozio, ma non sono privi di risvolti piu ` generali che toccano i temi del primato romano, della ` civile . pentarchia, e dei rapporti fra la Chiesa e lAutorita Segue la revisione del giudizio su Fozio nel Concilio di S. Sofia (879880) , che si concluse con un preannuncio indiretto di futuri conflitti. Le diffi` fra Roma e Costantinopoli si trascinarono fin verso la fine del secolo. colta Solo nell899 Giovanni IX riusc` finalmente a chiudere la controversia con la

23

` formula conciliatrice che non scontentava direttamente ignaziani e foziani, ne abdicava ai diritti della chiesa romana, riconfermando indirettamente lillegitti` del primo patriarcato di Fozio e la validita ` delle sentenze di Adriano II mita (p. 176). Infine lAutore illustra le sorti separate di due concili di unione , in Oriente e in Occidente, e fornisce una buona nota bibliografica. ` affidata ad Alberto La quarta parte, I sette concili papali medievali , e Melloni (pp. 183-218). Diciamo subito che non ci piace tale qualificativo pur inserito tra virgolette. Egli lo giustifica per rendere ragione dellapprodo a cui giunge la tradizione sinodale latina , che vede tali concili come il punto di forza del pontefice nello sforzo di emancipazione del proprio potere dai vincoli ` dellimperatore, dalle tradizioni e diritti impostigli dalla simbiosi con lautorita ` cardinalizia . Ogni parola avrebbe bisogno di una prelocali, dalla collegialita cisazione. La trasformazione in ecumenici di sette di detti concili generali (o ` dovuta allopera di alcuni canonisti e teologi posttridentini (ma universali) e ` Costanza aveva reclamato per se gia il diritto di rappresentare la Chiesa universale ). Nota il Melloni: lingresso della Rus nel mondo cristiano, la rottura tra il papa di Roma e il patriarca di Costantinopoli, la vittoria di unecclesiologia che si impernia sulla ecclesia romana, il successo della riforma perseguita con tenacia da Gregorio VII e dal variegato gruppetto dei gregoriani, sono altrettanti fattori che contribuiscono a innestare un processo storico di portata epocale, che nel volgere di due secoli avrebbe fatto del successore di Pietro il vero ` occidentale (p. 187). E reggitore ed il supremo legislatore della cristianita ` in antecedenza qui bisognerebbe chiarire il concetto di Christianitas, perche gia il pontefice romano era, per la Chiesa, vero reggitore e supremo legislatore. Non si risolvono le questioni ripetiamo posticipando sempre, con soluzione di ` , quegli elementi presenti magari in nuce nella Chiesa dei primi secoli. continuita Limpegno poi dellAutore di differenziare tali sinodi dai concili ecumenici, appare piuttosto affannoso (v. pure p. 196), con ricerca di fondamento nel Dictatus Papae. Non sa che esso pure cristallizza fondamentalmente quanto ` e ` prassi occidentale, non senza fondamento in quella ecumenica, sulla linea gia dei privilegi della Chiesa romana? Le conseguenze di quei principi ribaditi per secoli da tale Chiesa sono proprio inattese e rivoluzionarie (p. 188)? Il primo papale , Lateranense (1123), sancisce la fine dello scisma di Gregorio VIII, ma mostra forti resistenze davanti alla ratifica della dichiarazio` e la indisponibilita ` del papa a ne di Worms. Tuttavia il mezzo secolo di ostilita revisioni persuase, alla fine, il concilio (p. 189). Esso provvede anche a regolare varie questioni pendenti e destinate ad un forte sviluppo (ibid.) che sono in seguito illustrate (vi furono promulgati 22 canoni). Nellaprile del 1139, poi, Innocenzo II convoca a Roma una plenaria synodus, oggi conteggiato come Lateranense II. Il concilio scioglie fra laltro il conflitto di competenze generatosi in oriente fra i patriarchi (p. 192). A questo punto lAutore inserisce alcune considerazioni su la svolta della ` del secolo XII , legata per lui a Graziano, Non si avvede come il meta ` fondamentalmente un raccoglitore del passato? Parecchie affermaMagister e

24

` dire che zioni a riguardo di tale svolta ci lasciano quindi perplessi. Si puo esisteva una tendenza, in fondo ancorata ad una prassi attestatasi proprio grazie ai gregoriani, [senza distinzioni!] che si spingeva a rifiutare i sacramenti amministrati da chierici indegni ? (p. 194). E a proposito del concilio di Reims (1148), in cui si consegna a Gilberto una lista di correzioni da inserire nelle sue Opere, cosa dire dellasserzione che si usurpa cos` ( da parte del concistoro, la riunione del papa e dei suoi fratres cardinales ), a nome della Ecclesia romana, una prerogativa conciliare (atto fin l` normale e necessario per il giudizio specialmente su di un vescovo : ibid.)? Tali smottamenti istituzionali introducono per Melloni alla tema` che connota ... la Chiesa latina della meta ` del tizzazione di un salto di qualita ` proprio ius secolo: la nascita del diritto canonico come scienza (ibid.). Ma e novum? Gli atti qualificanti del governo di Alessandro III conclude lAutore sono altrettanti gradini verso questa nuova concezione del potere papale ` . E, pure qui, bisognerebbe ancora distinguere. e della cristianita Laccordo di Anagni (1176) e la composizione fra il pontefice e limperatore raggiunta a Venezia, nel luglio del 1177, prevedono un concilio generale di ` il Lateranense III ratifica e pacificazione. Esso si svolge finalmente a Roma. E ` 70 (1179), a cui segue il IV (1215), indetto da Innocenzo III e che approvera capitoli, poi inseriti nelle Compilationes. Gli importanti argomenti ivi affrontati sono illustrati brevemente. Notiamo solo, a tale riguardo, unincongruenza a proposito del canone 9, che proibisce la ` dei vescovi nella stessa sede. Sarebbe, tale disposizione, lo strumento pluralita con il quale si vogliono imporre alla chiesa greca i vescovi latini, in ordine ad ` gia ` tutta pensata nei termini del ritorno e della uniuna concezione dellunita ` (p. 203). Invece proprio nel canone 9, riportato del resto dal Melloni, formita leggiamo: Comandiamo rigorosamente ai vescovi ... di nominare uomini capaci di celebrare gli uffici divini e amministrare i loro sacramenti nei diversi riti e ` non regge, in questo caso. lingue . Dunque almeno laccusa di uniformita ` convocato da Innocenzo IV per sanare le 5 piaghe che Il Lionese I (1245) e affliggono la Chiesa, immagine di Cristo. Sono la corruzione della fede e dei costumi, il mancato recupero della Terra Santa (Gerusalemme era ripassata in mano maomettana nel 1244), lo scisma orientale, il pericolo dei tartari, e, infine, il contrasto col contumace Federico II (p. 205). Il negotium con limperatore ` luogo ad un processo sbrigativo ... Federico viene addirittura privato di tutti da i diritti imperiali e regali, ivi compreso quello alla fidelitas da parte dei sudditi (p. 206). Passano quasi trentanni e Gregorio X coltiva lidea di un concilio piena` di riconquista della Terra Santa alla Ecumene mente ecumenico (con la finalita Cristiana), di riunione (reductio) a Roma dei greci e degli armeni, anche in vista ` celebrato ` dei tartari e di riforma della Chiesa. E dellammissione nella cristianita cos` il Lionese II (1274). Unamara costatazione del Melloni ci dice quanto fu effimero lo sforzo di superare lo scisma, perche piuttosto si voleva rimuovere una fonte di debolezza per la crociata, mercanteggiando sulla base della convergenza di interessi fra lambizione romana e la debolezza costantinopolitana (p. 209). Non si

25

` teologica delle quepoteva quindi prendere in considerazione la profondita stioni irrisolte, prima fra tutte la divaricazione ecclesiologica fra le Chiese (p. 210). A tale proposito, a titolo di esempio, si criticano due prese di posizione conciliari, la prima, peraltro, deriva da unanalogia, mentre poi il fatto che il Lionese II stabilisca che tutte le cause relative alle elezioni episcopali o quelle nate da tali elezioni vengano annoverate fra le cause maggiori e di conseguenza la loro trattazione, per qualsiasi genere di ricorso, deve essere demandata alle` legato alla considerazione gia ` plurisecolare same della sede apostolica (ibid.), e che i giudizi che concernono i vescovi sono appunto causae maiores. Sul successivo concilio di Vienne (1311-2) pesa in misura determinante, a ` di Bonifacio VIII ... effettivamente listruttoria compiuta detta di molti, leredita a carico dellordine cavalleresco dei Templari e le accuse contro di loro, la questione della Terra Santa, il programma della crociata, sono merce di scambio fra papa Clemente V e Filippo il Bello, alla ricerca di una improbabile condanna postuma di papa Cajetani, ovvero alla riscossione di quanti piu ` vantaggi possibili dalla rinuncia a questo progetto (p. 211s.). Nelle conclusioni , prima della buona bibliografia (pp. 216-218), si ripe` che connota il concilio nella cristianita ` medievale e ` ormai il te: cio ` impraticabile e neppure desiderata. papato, che ha surrogato unecumenicita ` a mutare La funzione genetica del concilio rispetto al diritto canonico verra profondamente quando, in misura macroscopica dal Lateranense III in poi, le decisioni assembleari di valore giuridico universale verranno prese in attuazione di precedenti decretali papali. Solo nelle nicchie del diritto e della teoria politica ` la coscienza dellalterita ` fra papa e concilio, grazie alla quale si si conservera ` risolver lo scisma doccidente (p. 214). Per le relazioni canoni conciliaripotra ` in precedenza il mutuo influsso ed inoltre decretali crediamo si possa notare gia ` di cui si fa cenno e ` sui generis poiche ` concilio senza il Vescovo lalterita non vi e di Roma, legittimamente eletto e non deviante nella fede. La quinta parte del volume, ad opera di J. Wohlmuth, professore di Storia ` di Bonn, e ` dedicata a I concili di Costanza (1414della Chiesa nellUniversita 18) e Basilea (1431-49) (pp. 219-281). Per la prima volta fra i vari contribuiti troviamo espresso chiaramente il proposito dellAutore ed il metodo del suo lavoro: Il mio tentativo personale si ` di una ridotta cronaca degli eventi, concentrando linteresse sulla accontentera ` quindi dapprima separasequenza delle sessioni e dei loro testi ... Mi occupero ` le acquisizioni teologiche tamente dello sviluppo dei due concili e riassumero nelle linee ecclesiologiche fondamentali che legano strettamente i due concili fra ` lo sfondo pragmatico in cui si di loro. La cronaca delle sessioni rappresentera situano i testi conciliari (p. 221). Il programma risulta interessante e lo svol` allaltezza delle premesse. Varra ` anche ricordare che il cronista di gimento e due concili cos` grandi ... deve limitarsi allindispensabile, tanto piu ` che, nonostante una sterminata mole di ricerche parziali, a tuttoggi la storia di questi due ` ancora stata scritta (ibid.). concili non e

26

L assemblea piu ` grande e rilevante del tardo medioevo (K. A. Fink) fu convocata per superare la crisi della duplice serie di papi, a Roma e ad Avignone. Non seguiremo lAutore nei meandri del sinodo, ma citeremo alcune considerazioni fra le piu ` interessanti, con qualche chiosa personale. La famosa quinta sessione porta alla decisione, grazie a un approfondimento teologico ... di grandissima importanza (p. 226), che anche dopo la fuga del papa, anzi proprio a causa della sua assenza, il concilio riunito deve avere la competenza, e ` della chiesa. Questa competenza del disporre della forza, per ricreare lunita concilio viene motivata su un piano cristologico: il concilio riunito legittimamente nello Spirito Santo (come recita il passo introduttivo) ha la sua potestas ` evidente: anche un papa deve obbedirettamente da Cristo. La conseguenza e ` e riforma. dienza verso questa potestas e precisamente in materia di fede, unita Una conseguenza ulteriore si aggiunge nella sessione V: ogni credente che ostinatamente si oppone a una decisione conciliare, fosse anche il papa, deve essere ` riupunito. Se quindi il concilio voleva affrontare il suo primo obiettivo, cioe nificare la Chiesa ponendo termine allo scisma, doveva trovare mezzi e metodi ` quindi dovuto per procedere in questo senso. Il decreto della sessione V e anzitutto a quella determinata situazione storica in cui questo concilio (Haec sancta synodus constantiensis) doveva trovare una soluzione al problema del ` davanti alla Chiesa intera, di cui si quale poteva assumersi la responsabilita ` la rappresentanza (repraesentatio) (p. 226). considero Wohlmuth cos` continua: Va quindi fatta una distinzione fra il condizionamento storico del testo e la sua motivazione teologica. Il fatto che dietro questa decisione stia la contingente situazione di emergenza dello scisma papale deve considerarsi piuttosto come una condizione che non come motivazione del ` cos` precaria e poiche ` vivere a testo: poiche la situazione e la Chiesa non puo lungo sotto tre obbedienze, si cerca una soluzione motivata teologicamente e questa si trova nel rapporto immediato con Cristo del concilio radunato, il quale rapporto richiede obbedienza assoluta (p. 226s.). Ci verrebbe da chie` sine qua non, ma reputiamo dal contesto che non lo sia dere se quella conditio e per lAutore. Di poco peso sembra poi a noi la conclusione che Costanza (e anche Basilea) avessero ben altre mire che quelle di abolire il papato , tratta ` , una porta gia ` ... dalle intenzioni del concilio di eleggere un papa. Si apre, cioe ` un papato... diverso, delimitato da parte del concilio aperta. In effetti e (p. 228). ` toccato successivamente, che potrebbe indiUn altro punto culminante e rizzare ad una soluzione tradizionale il giudizio su Benedetto XIII (sess. XXXVII). Pedro de Luna sarebbe divenuto eretico (e quindi non poteva piu ` essere papa, secondo la comune sentenza canonica) per non aver osservato larticolo di fede una (sic) sanctam catholicam ecclesiam (p. 233). Nota lAutore: con laccusa di eresia, il testo raggiunge senza dubbio il nocciolo autentico dellargomentazione conciliare: senza la dimostrazione delleresia il conci` accaduto prima, per Giovanni XXIII, non vide alcuna possibilita ` lio, come gia di procedere contro Pedro de Luna (p. 233). E anche a noi sembra che un approfondimento di questo aspetto possa risultare illuminante nellinterpreta-

27

zione, dal punto di vista cattolico, riguardo a Costanza. (Si veda anche la questione della plena fides del papa: p. 237). ` nato da una nuova situaPure il decreto Frequens della XXXIX sessione e zione di crisi del concilio. Comparabile a quella esistente prima e durante la sessione V, esso fu considerato normalmente non vincolante per la mancata osservazione nella pratica. ` fluttuanIn ogni caso, nella storia della recezione, il giudizio sui due testi e te. Per Wohlmuth lelemento della sessione XXXIX piu ` importante per la ` da vedere nel fatto che lufficio papale, proprio in quanto massima dogmatica e carica della Chiesa, viene vincolato alla plena fides della Chiesa, la quale fede implica, da una parte, un vincolo alla storia diacronica della fede e, dallaltra, un riferimento vincolante, in ciascuna epoca, al concilio universale. Si potrebbe quindi pensare ad una specie di vincolo costituzionale del piu ` alto potere papale ` sottomesso anche il concilio (p. 237). Ma cosa si deve alla plena fides, cui e intendere per plena fides in casi di conflitto? E come si deve comprendere il riferimento vincolante ? Il concilio di Basilea (1431-1449), che sta per passare dallobl` o a fenomeno storico di portata universale (Helmrath), indubbiamente fu, sul piano ecclesiastico, una lotta decisiva fra papismo e conciliarismo (H. Jedin). ` dello studio, anche qui esemplarmente indicato dal Wohlmuth, e ` Finalita rilevare le piu ` importanti linee di fondo per lecclesiologia e la storia dei dogmi, il conflitto costituzionale, importante per i suoi aspetti ecclesiologici, i progetti di riforma e gli sforzi ecumenici del concilio nelle trattative con i Boemi e negli sforzi per lunione con i greci (p. 241). Come orientamento lAutore si serve dei testi delle 45 sessioni di Basilea e delle 5 di Losanna (queste ultime ormai praticamente irrilevanti) e ricorda che rivolgersi a questo intero corpus di testi, sembra cosa ovvia per lo storico, ma rappresenta fino ad oggi un problema di primordine per un tipo di approccio teologico ad orientamento ` ben noto che con la convocazione del concilio di Ferrara-Firenze sistematico. E si tolse al concilio di Basilea il riconoscimento papale, di modo che la ricezione cattolica (quando esiste) in genere si interrompe con la sessione XXV (del 7 maggio 1437) (ibid.). Dopo aver brevemente illustrato il procedere degli avvenimenti sinodali dallinaugurazione (23 luglio 1431) fino alla XIX sessione, prima, alla XXV, poi, per giungere alla fine a conclusione, il Wohlmuth espone alcune importanti linee guida ecclesiologiche che hanno improntato i due concili (p. 242). Tralasciamo i fatti (noto solo, con rammarico teologico , due affermazioni pure teologiche e politiche di p. 254, n. 74) riportati con ordine dallAutore egli mette in evidenza le tres veritates del concilio, in cui il conciliarismo arriva al suo vertice dogmatico , e non cattolico, aggiungeremmo noi e veniamo dunque alla panoramica sulle acquisizioni ecclesiologiche dei due concili . Dopo aver valutato lopera conciliare di riforma della Chiesa, piuttosto povera ed incompiuta a Costanza, mentre i risultati di riforma del concilio basilese oggi vengono riconosciuti con minore esitazione (p. 260), e citato

28

Meuthen che rileva limportanza di Basilea come tappa nellelaborazione di unecclesiologia cattolica consistente e costruita sistematicamente , Wohlmuth precisa: nel contesto del concilio ... nacquero i primi grandi trattati sulla Chiesa provenienti da parte conciliare e papale (p. 263). ` se Ad ogni modo la domanda fondamentale che lAutore pone a se stesso e ` si possa parlare di unecclesiologia che da Costanza si evolve verso Basilea, e cio in base ai testi conciliari (regolamenti sinodali e interpretazione odierna della `. Haec sancta e della sua ricezione basileese). Ed evoluzione ce Nel fine procedere di Wohlmuth avremmo amato, dal punto di vista teo` proprio, una maggiore sensibilita ` per la visione cattolica della logico, che gli e relazione Papa-Concilio. In ogni caso se egli afferma che ambedue i concili sono profondamente radicati nei princ` pi costituzionali cattolici, cui appartiene ` non solo la tradizione del papa, qui potest dici ecclesia, ma dai tempi di pero Zabarella anche luniversalis ecclesia id est concilium (p. 268), bisogna esplicitare che, allusare il termine concilio , vi si include anche il papa. Del resto lo stesso Autore rileva, successivamente, che, quando a Costanza si parla di concilio , presumibilmente si intende lasciare aperta la questione se si deve intendere il concilio con o senza il papa (p. 269). Basilea, invece, nella sua interpretazione di Haec sancta, effettivamente pensa al solo concilio senza il papa. A questo proposito, pur non riportando qui il pensiero di vari studiosi in risposta alla domanda di cui sopra, vorremmo citare la conclusione e applicazione alloggi fatta dal Wohlmuth. Partendo dalla convinzione che il conciliarismo non deve essere limitato ne nei suoi propositi di riforma ne nella sua fondazione teorica, al rapporto tra papa e concilio e rilevando come sia estremamente precario lequilibrio tra principio monarchico e principio corporativo , oppure, per dirla con parole che ricordino meno la logica del ` del singolo per il tutto e la sua inclusione nella dominio, tra la responsabilita ` di tutti appunto per questo tutto , il Wohlmuth ricorda che responsabilita la soluzione non sta nelleliminare uno dei due princ` pi (p. 276). Siamo daccordo con tale conclusione. LAutore prosegue: La lotta per trovare un equilibrio tra questi due princ` pi scuote la Chiesa fino ad oggi. Il fallimento storico dellecclesiologia conciliare oggi non dovrebbe indurre nessuno a rinunciare a quellelemento costituzionale che sono i concili universali (ibid.). Per trovarci daccordo, anche su questa considerazione, avremmo desiderato precisione su cosa si intenda per ecclesiologia conciliare (o conciliarista?) e sapere se per il Wohlmuth esistono concili universali senza il papa, in Ecclesia, naturalmente. Non si tratta in casu si guardi bene di principio monarchico , bens` di esercizio personale ` petrina nella Chiesa e per la Chiesa. Il problema e ` cos` posto della responsabilita alla radice, con franchezza. ` affidata la sesta parte, dal titolo: Lunione al II A Umberto Proch e concilio di Lione e al concilio di Ferrara-Firenze-Roma (pp. 283-319). Per il primo dei due anzidetti sinodi, ecumenici tradizionalmente per i cattolici, e non per gli orientali non cattolici, lo scopo prioritario fu quello del soccorso alla Terra Santa e del reperimento dei fondi necessari ad organizzare

29

una crociata (p. 287) e secondario quello dellunione dei greci e della pax (rapporti pacifici tra oriente cristiano e potenze occidentali e fra le Chiese). I due elementi unio e pax devono essere ben distinti, per evitare confusioni riguardo al Lionese II (p. 288). Il terzo scopo era la promozione di una riforma intraecclesiale. LAutore illustra la preparazione dellunione (reductio) dei Greci ed il loro interesse politico, ma con giudizio piu ` positivo, per laspetto teologico, di ` semquello formulato, per esempio, dal Melloni (v. p. 209s.). Non si tratto plicemente di un gioco di compromessi politici (p. 291; v. pure p. 292), conclude Proch, ma per i latini la unione doveva essere unaccettazione della ` avvenne nel febbraio 1274, a Costantifede prescritta da Roma (p. 291). Cio nopoli, e laccettazione fu ripetuta ufficialmente, a nome dellimperatore, alcuni mesi dopo, a Lione, da una delegazione del Paleologo, che vi giunse il 24 giugno. Dopo avere presentato i lavori del concilio secondo la ordinatio , Proch analizza la sorte dellunione stessa e le cause dellinsuccesso. ` qui acutezza di visione: proprio ... [nel] mancato chiarimento eccleVi e ` riconoscere la causa probabilmente piu siologico si puo ` profonda del fallimento dei colloqui unionistici del secolo XIII. Nonostante qualche sporadico sforzo ` , non si riusc` ad arrivare ad un confronto in profondita ` fra (almeno) qua e la due impostazioni teologiche differenti (ma non necessariamente discordanti), quella scolastica latina ... e quella greca, piu ` rivolta alla patristica, meno incline ad accettare il metodo filosofico nellindagine teologica, e piu ` legata alla tradizione delle formule di fede (p. 296). La bibliografia conclude la trattazione, come sempre. Dopo la storiografia del concilio fiorentino, e avere esposto il contesto del XV secolo e i preliminari del concilio, lAutore ne presenta fatti e prassi. Durante le sessioni furono dunque discussi 5 fattori principali di divisione (aggiunta al Credo, Processione dello Spirito Santo, Purgatorio, Epiclesi e Primato papale), identificati insieme, e si fece luce via via nei Greci il pensiero che i Padri delle due Chiese avessero sempre sostenuto idee simili fra loro in campo trinitario: fu una sorpresa (p. 307). Particolare cura mette il Proch nel descrivere levoluzione e il perfezionamento del metodo di lavoro e di discussione del concilio. Il decreto di Unione (Laetentur Caeli) si compone di due parti: una introduttiva, ampia e apparentemente ampollosa, ed unaltra piu ` sobria e di carattere dottrinale, formata dai testi praticamente giustapposti delle singole formule via via proposte, discusse, emendate e approvate . LAutore le presenta con ordine e conclude: Qualche settimana piu ` tardi essi lasciarono lItalia, ma senza grandi entusiasmi, con lanimo incerto, senza molti aiuti economici e militari, e con la fatica di dover spiegare in patria unevoluzione di 15 mesi e piu ` . Sommate allincertezze dellimperatore Giovanni VIII nella proclamazione dellunione, alla lotta ormai aperta fra mediazionisti sostenitori del decreto e intransigenti, al fallimento della crociata e degli aiuti militari (sconfitta di Varna, novembre 1444), alla scomparsa in breve tempo degli uomini artefici dellunione e soprattutto al mancato aggancio reciproco ad un piano teologico ed ecclesiologico piu ` profondo, queste cause possono far ` e fallimenti di ununione pur vera ma da approfondire capire difficolta

30

` in nuce la risposta alla questione: Il concilio di Firenze: un successo (p. 311). E mancato? , che segue alla presentazione di unioni con altre Chiese e precede ` e diversita ` fra Lionese II e Fiorentino. lanalisi finale su affinita La settima parte ( Il concilio Lateranense V e il Tridentino : pp. 321-368) ` opera di Marc Venard, che, con scrittura piana ed equilibrio, sintetizza la e ricerca a proposito dei sinodi anzidetti. Il V concilio del Laterano si apr` a Roma il 3 maggio 1512, convocato da papa Giulio II, anche per fare fronte al conciliabolo riunito a Pisa, dallottobre del 1511, per iniziativa del re di Francia, sostenuto dallimperatore. Per questo si inser` nella dinamica di riforma, in favore della quale due nobili veneziani, il Giustiniani ed il Querini, avevano scritto un libellus ad Leonem X, ` considerato dallo Jedin il piu redatto nel 1513, e che e ` ampio e radicale di tutti i programmi di riforma dellera conciliare (p. 325). ` poi presentata nel suo aspetto dottrinale e in Lopera del Lateranense e quello di riforma della curia e del clero e per il popolo cristiano. Il susseguirsi ` in scena di Lutero) hanno reso irrisorie le degli avvenimenti (lentrata cioe misure che il concilio aveva previsto, se solo fossero state applicate (p. 328). ` quella di aver Quindi lacquisizione piu ` durevole di questo concilio abortito e ` del detto la parola fine alle teorie conciliariste, riconoscendo la superiorita papa (ibid.). Dal Lateranense V a Trento comprende lanalisi dellappello al concilio, della sua convocazione, per affrontare i mali di cui soffriva la chiesa ( cattiva scelta dei vescovi, ordinazioni troppo numerose di preti mal preparati quanto a formazione, cumulo dei benefici ed abuso della curia su questo punto, decadenza degli ordini religiosi, scadimento della predicazione, slittamento dei collegi ` : p. 334) e la situazione nella cristianita ` (nelle varie Nazioni). verso lempieta Ne Il concilio di Trento lAutore descrive il funzionamento del sinodo, i suoi personaggi e le sue vicissitudini, fino alla XXV sessione (4 dicembre 1563), durante la quale acclamazioni solenni celebrano la chiusura del concilio ` [peraltro] del concilio di Trento si rese manifesta nel fatto (p. 344). Lunita che in questa seduta di chiusura, tutti i canoni e i decreti votati sotto Paolo III, sotto Giulio III e sotto Pio IV vennero riletti e approvati in blocco. Lopera del concilio forma dunque un insieme indivisibile (ibid.). Gli stessi Padri conciliari avevano consegnato tutta la loro opera al pontefice romano per lapprovazione e la conferma . Pio IV, forse sotto linfluenza del nipote Carlo Borromeo, con la Bolla Benedictus Deus, datata 26 gennaio 1364, ma pubblicata il ` tale opera e costitu` una commissione di cardi30 giugno successivo, confermo nali che ne seguisse lapplicazione. In seguito il Venard illustra i risultati dottrinali (a partire dai testi approvati) e disciplinari ( I vescovi alla testa delle diocesi, i parroci nelle parrocchie: sono questi i due pilastri della Chiesa restau` orientata rata dal concilio di Trento : p. 352. Tutta listituzione ecclesiastica e nella prospettiva della salvezza delle anime : ibid.) del sinodo Tridentino e il ` un prodotto della riforma dopo concilio. In sintesi, il concilio di Trento e ` stato la guida; e molte delle realizzazioni postecattolica almeno quanto ne e

31

riori, che hanno contrassegnato il cattolicesimo moderno, non sono state tanto applicazione dei decreti conciliari, quanto innovazioni creative (p. 353). Nei capitoletti Il completamento dellopera conciliare , La ricezione , Lapplicazione del concilio e La Chiesa post-tridentina (chiesa romana, clericale, di cattolicesimo popolare), agilmente lAutore riesce a darci una prospettiva essenziale e degnamente conclude la sua snella e obiettiva trattazione con una giusta critica e una lode a Jean Delumeau ( la riforma cattolica non segna il passaggio dal paganesimo al cristianesimo gli storici del Medioevo hanno giustamente reagito a questa visione delle cose , bens` lintroduzione, portata avanti con metodo ed efficacia, di un nuovo modello di cristianesimo, il cattolicesimo moderno : p. 367; una volta costatata la rottura [protestante], ` a cui lassemblea di Trento diede a coloro che restavano fedeli a Roma cio aspiravano tutti i cristiani doccidente, allinizio dei tempi moderni: un catechismo e dei pastori : ibid.). Lottava e nona (ultima) parte sono trattate dallAlberigo stesso (pp. 369396 e 397-448, rispettivamente) e dedicate a Il concilio Vaticano I (18691870) ed a Il concilio Vaticano II (1962-1965) . Per il primo, le premesse e la preparazione introducono alla prima fase dei lavori e al dibattito sul De ecclesia e la costituzione Dei Filius, fino allo schema De Romano Pontifice e alla costituzione Pastor aeternus. Segue la sospensione del concilio e ricezione delle sue decisioni . Ci limitiamo a qualche nota critica, per quanto riguarda anzitutto la pre` il caso della definizione dei vescovi titolari: quelli cisione del linguaggio. E ` sprovvisti di una diocesi (p. 373) e se vogliamo, ma ce ` di piu cioe ` dellaffermazione che il rapporto personale tra lapostolo (Pietro) e i vescovi di Roma ... lasciava in ombra il rilievo della Chiesa romana, che pure aveva avuto un ruolo decisivo nella tradizione teologica del primato (p. 389). Ancora, l inaspettatamente ci sembra fuori posto per linterpretazione sostenuta ` in Pio IX un sostenitore zelante ed da parte dellepiscopato tedesco [che] trovo incondizionato (p. 392). Non si tratta, infatti come afferma lAutore , di una interpretazione moderata della Pastor aeternus, che emarginava le posizioni integriste degli ultramontani alla Manning (p. 392). ` il caso Le altre nostre obiezioni entrano piu ` profondamente nel merito. E dei seguenti giudizi, che non condividiamo: Era la prima volta che un concilio generale aveva un regolamento dei lavori predisposto in anticipo e al di fuori di qualsiasi partecipazione dei padri conciliari (p. 375); Anche piu ` allarmante era la norma secondo la quale la maggioranza assoluta era sufficiente per ap` rilevare provare definitivamente una decisione (p. 381. A tale rispetto si puo quanto afferma, al contrario, il Wohlmuth: p. 253); solo laffermazione del terzo capitolo sullobbligo di accettare linsegnamento del magistero ordinario ` perplessita ` (p. 383); il punto cruciale era costituito ancora una volta suscito ` del primo di procladal rapporto papa e chiesa: come si collegava la capacita mare infallibilmente una dottrina con il consenso della coscienza ecclesiale e del corpo episcopale in particolare? In definitiva il papa era sopra la Chiesa oppure ` sui generis? (p. 387); il voto era nella Chiesa, sia pure con una responsabilita

32

solenne si ebbe il 18 luglio, quando una parte consistente [ma quanto consistente, in relazione allassemblea?] della minoranza irriducibile decise di non intervenire per attenuare lo scandalo di una definizione conciliare votata a ` (p. 388). Quel ex sese non scalfiva invece maggioranza e non allunanimita il criterio altamente tradizionale per cui qualsiasi decisione ecclesiastica com` non troprese le venerande definizioni dei primi concili ecumenici non puo vare ricezione nella vita e nella fede della Chiesa universale, pena lirrilevanza? (p. 390). Le tensioni sviluppatesi durante la celebrazione del concilio e la lacerazione finale, per cui la minoranza [?] aveva abbandonato lassemblea prima del voto sulla costituzione Pastor Aeternus, facevano temere echi pre` del cattolicesimo (p. 391); Si era cos` affermata limoccupanti per lunita ` del concilio. Lassemblea come tale aveva avuto pressione di una precaria liberta una vita stentata a causa della prevaricazione per cui gli orientamenti determinanti maturavano fuori dal suo seno nei gruppi di pressione (p. 393); modesto impatto del concilio e delle sue decisioni ... sugli stessi fedeli cattolici (ibid.). ` (e da ` il suo tono) alla trattazione del concilio VaLa conclusione prepara gia ticano II, perche neppure tale concilio, pur contribuendo a preparare la dila` delleurocentrismo, ha saputo trascender limtazione del cattolicesimo al di la postazione difensiva e la psicosi dellassedio che affliggevano il cattolicesimo (p. 394). Dopo aver presentato il contenuto della seconda assise conciliare vaticana, il suo annuncio inatteso , il periodo antepreparatorio (1959-60) e la fase preparatoria (1960-62) , lAlberigo inizia la trattazione dello svolgersi vero e proprio del grande sinodo, con la solenne apertura, dividendo poi il suo studio ` ai periodi (I-IV) di riunione dei Padri in assemblea e alle interin conformita sessioni (durante le quali continuava limpegno delle Commissioni conciliari). LAutore mostra dimestichezza con il tema trattato, anche se due recenti articoli hanno ora arricchito la conoscenza di alcuni punti delicati da lui af` , del ruolo del cardinal Tardini pp. 401-2 e della frontati (la questione, cioe Curia Romana pp. 401 nota 6, 403 e 408 nota 12 , nonche del polo di ` ... costituito dalla segreteria generesistenza alla loro [dei Moderatori] autorita rale e in specie da Mons. Felici, che paventava una riduzione del proprio spazio di intervento, soprattutto se il collegio dei moderatori avesse istituzionalizzata una propria segreteria, affidata nelle prime settimane a don G. Dossetti : p. 418 nota 17). Ci riferiamo a Il Cardinale Tardini e il Concilio Vaticano II di Vincenzo Carbone, in R.S.C.I. XLV (1991) n. 1, pp. 42-88 e allarticolo, anteriore, di Michele Maccarrone: Paolo VI e il Concilio: Testimonianze, R.S.C.I. XLIII (1989), pp. 101-122. ` a In ogni caso anche in questo saggio riappaiono i noti filtri, le sensibilita senso unico e i giudizi preconcetti dellAutore, molti dei quali furono da noi rilevati in altra sede. Si tratta di unecclesiologia di comunione a suo modo ` a quella comunione gerarchica intesa (v. pp. 425 e 426), chiusa cioe ` dellespressione, qualifica giustamente la (pp. 441 e 434) che, pur nella novita medesima, con sicura base storica. Del resto la Nota explicativa praevia, che introduce nella ecclesiologia tale espressione, per Alberigo, non venne messa in

33

discussione ne in votazione, ma non venne neppure sottoscritta dal papa, rimanendo cos` estranea alle decisioni conciliari vere e proprie, documento di lavoro ` conferma la sua incomprendella commissione teologica (pp. 434 e 433). Cio sione per la faticosa e lungimirante mediazione, fra maggioranza e minoranza conciliare, svolta da Paolo VI (opera di riduzione delle distanze: p. 436) per ` storica (ibid.; timore di una perdita di chiarezza dottrinale e di incisivita v. pure p. 438). A noi sembra piuttosto che allAutore stia a cuore, avanti tutto, la sua visione del rapporto papato-episcopato, per superare lisolamento dellufficio papale (p. 414). Piu ` che di isolamento, peraltro, si tratta, lo sappiamo successivamente, del problema della dimensione esclusivamente personale del` parte della lufficio papale (p. 420, v. anche pp. 429 e 433), che peraltro e credenza integrale del concilio. ` per una tale integralita ` di visione, altri Fanno da corollari, alla difficolta punti del saggio, che pure ci trovano in posizione critica, quali lostentato silenzio nei confronti della Chiesa universale ( si riconosceva limportanza della Chiesa locale come autentica realizzazione della chiesa : p. 441 e anche pp. 430 ` , per lo meno, del linguaggio relativo allorigine dellauctoe 436), limproprieta ` per la citazione ritas episcopale (pp. 427 e 437; v. p. 400 nota 3), la suscettibilita del magistero ordinario nei testi conciliari in fatto di procreazione (p. 440), ` e la irreformabilita ` del magistero, malgrado si per sottolineare la continuita ` e di livello inferiore rispetto a quello di trattasse di documenti di diversa autorita una decisione conciliare (ibid.); il giudizio negativo sulla Optatam totius ( decreto ... tra i meno adeguati alle esigenze effettive della chiesa, non solo perche non aveva potuto approfondire il nodo del celibato ecclesiastico, ma soprattutto ` perche era mancata al concilio una percezione lucida della grave crisi di identita che da decenni minava la formazione sacerdotale e la stessa condizione del prete : p. 442), la supposta gerarchia di valore teologico (decrescente) dei capitoli della Lumen Gentium ( Al capitolo terzo si sarebbe invece trattato della gerarchia ecclesiastica ... in questo modo la stessa successione degli argomenti ne avrebbe rispettato la diversa importanza teologica : p. 419), la frecciata alla ` imprecisa: Chiesa romana che, con la Dei Verbum [la sua presentazione e v. pp. 409 e 415] ritrovava una corretta consapevolezza della propria subordinazione alla Parola di Dio: p. 444), laffanno per dimostrare il non intervento di papa Giovanni nel merito dellordine del giorno del concilio (pp. 402 e ` per lOrdo agendorum (p. 412) e per il regolamento del 407) e la sensibilita medesimo (pp. 405 e 416). Grave sembra inoltre a noi la inesatta presentazione della relazione conci` gravida di conseguenze. Il Regno liare tra Chiesa e Regno, che (come si sa) e ` considerato solo distinto dalla chiesa (p. 435), ma vi e ` alterita ` tra non e regno di Dio e chiesa e tra chiesa di Cristo e tradizioni ecclesiali (p. 437). Forse ` germe e inizio del Regno? (L.G. n. 5). che per il concilio, invece, la Chiesa non e Infine, per la guerra giusta , (pp. 415 e 432) non vale parlare di teolo` esatta lespressione che si riferisce alla condanna dei gia , cos` come non e cattolici che avessero collaborato con i comunisti, escludendoli dalla partecipazione ai sacramenti (p. 400 nota 4).

34

` arricchito dallindice delle sigle e da quelli analitico e generale, Il volume e mentre degli Autori dei vari contributi si fornisce una breve indicazione di ` e di studi ed opere. Un indice per argomento (temi) avrebbe professionalita potuto rendere un ulteriore buon servizio al lettore. Per gli errata corrige segnaliamo: snodi (p. 13, 1), il regolamento (p. 231, 3), una sanctam (p. 233, 3), s mento (p. 301, 1), e gi (p. 418, 2), invece di: sinodi, di regolamento, unam sanctam, strumento e gli. A conclusione, rifacendoci a quanto accennato allinizio, a proposito del primo saggio del Perrone, la bibliografia posta da ciascun Autore alla fine del proprio contributo non riesce a togliere il disagio per la mancanza abbastanza generalizzata fanno eccezione A. Melloni, J. Wohlmuth e lAlberigo, il quale, peraltro, per il concilio Vaticano II, usa un criterio assai restrittivo dellap` , al variegato pensiero di chi, prima di parato critico (note e riferimenti, cioe ` nellapprofondimento storico). Ai nostri tempi e ci si loro, si cimento perdoni il giudizio nel caso di tale omissione era espresso nei seguenti duri ` scientifico . Quanto e ` inserito, in qualche caso, nel termini: Il lavoro non e ` sufficiente e, testo stesso del lavoro (come riferimento alle fonti in genere) non e ` fornita appunto per spiegare lassenza dellapdaltro canto, nessuna ragione e parato critico.

2. Una storia dei concili R. Aubert - G. Fedalto - D. Quaglioni, Storia dei Concili, Edizioni S. Paolo, Cinisello Balsamo 1995, pp. 476.
` introdotto da Elio Guerriero con una boutade, crediamo Il volume e allindicare, ispirato dal Prof. Alberigo, lunica caratteristica veramente costante dei concili (ecumenici) nella grande attenzione del popolo dei comuni cristiani, malgrado la loro partecipazione sia sempre stata esterna e marginale (p. 5). Su tale onda, anche la questione della convocazione e della ratifica (noi diremmo conferma) pontificia dei concili, al piu ` (p. 6), ci appare trattata in maniera piuttosto disinvolta . La problematica riguarda il rapporto papaconcilio, i concili ecumenici, ed essi nella storia. Pure qui ci sono cose che ` ameremmo vedere svolte in altra prospettiva, piu ` rispettosa della specificita della Chiesa (e non in termini di assolutismo monarchico o monarchia costi` , non si puo ` spingere tuzionale ), anche se lA. aggiunge: probabilmente, pero cos` a fondo limmagine del parlamento e conviene rifarsi a immagini piu ` specificamente teologiche (p. 7). Altres` , per i concili ecumenici, il criterio scelto ` il consensus ecclesiale, dovrebbe essere speciper un tale riconoscimento, e cioe ficato, in relazione al ruolo del Vescovo di Roma. In ogni caso nella presente storia ci si attiene, per i sinodi ecumenici, al catalogo tradizionale della Chiesa cattolica. ` affidata la prima Parte del volume, e cioe ` I concili A Giorgio Fedalto e ` una bella e chiara sintesi, ` (gli otto primi ecumenici: pp. 11-97). E dellantichita

35

atta a fornire elementi fondamentali di discussione e di giudizio, con buone considerazioni di prospettiva (v. per es. laspetto di libertas ecclesiae: pp. 6869 e 96), equilibrio di valutazione (si pensi alla questione di Papa Vigilio v. pp. 65 e 68, nonche nota 15 di p. 67 e di Papa Onorio p. 76 ) e anche giusta attenzione a quellabbozzo e sviluppo del primato romano che pur si manifesta nel periodo storico esaminato (v. pp. 33, 39, 49, 56, 72 e 74, 75, 84, 89-90 e 94, nel contesto della istituzione patriarcale). Diego Quaglioni si occupa, nella seconda Parte, (pp. 99-177) de I concili ` moderna , prendendo pure lavvio dalla libertas eccledel Medioevo e delleta ` che corre dal Costantinopolitasiae e da una felice, telegrafica sintesi delleta ` dallo scorcio del secolo IX fino agli inizi del XII no IV al Lateranense I, cioe ( epoca di tormentata gestazione di un mondo nuovo : p. 103). Con tale sinodo inizia la stagione dei concili generali papali (espressione che non ci soddisfa). Su di esso, pur citando il giudizio negativo dellAlberigo (le decisioni sarebbero di interesse circoscritto e frammentario : p. 107), lA. rileva che si tratta di canoni che hanno avuto un ruolo non secondario nella vita della Chiesa e nella storia del diritto canonico (citazione di C. Leonardi), di un momento basilare di quel processo di adattamento razionale che avrebbe presto trovato il suo compiuto sbocco nella Concordia discordantium canonum di ` in Graziano (p. 107). Ad ogni modo per lo Jedin il Concilio Lateranense I gia ` . alto grado fu punto dincontro e foro della cristianita ` la Sul II ci siano permesse solo due osservazioni ed un giudizio, e cioe mancata citazione della confutazione vigorosa del Fois, in Archivum Historiae ` ... (v. p. 108, nota 2) delPontificiae, dellopera Cardinalato e Collegialita lAlberigo, (Autore molto tenuto presente dal Quaglioni e per il quale sono ben note le nostre motivate riserve di metodo) e una equivoca esegesi, del medesimo Alberigo, del canone 28, che sancisce la fine dellelezione dei vescovi da parte del clero e del popolo e ne riconosce lesclusiva competenza ai capitoli cattedrali (p. 113). Basta in effetti la semplice lettura del testo per intendere che trattasi del divieto ai canonici della sede episcopale (da provvedere) di escludere i religiosi dallelezione dei vescovi; col loro consiglio piuttosto sia scelta per vescovo una persona onesta e idonea (p. 377). Prendiamo le distanze altres` ` e curialidal giudizio positivo su un volumetto del Landi ( Tra collegialita smo ... ) citato dal Quaglioni (p. 114, nota 18), che trovammo a suo tempo molto parziale ed artefatto . Per il Lateranense III consideriamo ancora sfuocato un enunciato-citazione dellAlberigo, secondo il quale, per i Catari, non era piu ` la Chiesa che difen` come tale che si riteneva deva la propria purezza dottrinale, ma la societa minacciata e reagiva, colpendo anche le persone e non piu ` solo le idee (p. 120). Ma non fu sempre cos` , dopo le persecuzioni? Basti pensare alle deposizioni (vescovili) e agli es l del tempo imperiale (dOriente) e degli stessi Merovingi e Carolingi ed oltre, per rendersene conto. ` data al Concilio Lateranense IV che Giustamente, attenzione particolare e ` costituisce certo, con quello Tridentino, il grande arco sul quale si sviluppo come diceva egregiamente il compianto Mons. Maccarrone la vita della

36

` moderna . Ai Vescovi e ` Chiesa dalla fine del Medio Evo allinizio delleta ` della cura rimessa la direzione di tutti i negotia ecclesiastica e la responsabilita ` giurisdizionale del pontefice romaanimarum , mentre si riafferma lautorita no (p. 122). Le 70 costituzioni lateranensi furono il sigillo del programma di rinnovamento politico-religioso di Innocenzo III. ` occasione a richiamare la monarchia papale e la Il I Concilio di Lione da ` (v. p. 131). Avremmo amato stessa idea di plenitudo potestatis, della sovranita un inizio meno ex abrupto e qualche chiarimento, specialmente per la anzidetta ` , assume, in altro contesto e tolto il antica formula, che qui, versatile come secondo elemento delloriginario binomio, (in partem sollicitudinis vocatus), un ` (teocrazia, v. anche p. 142). Federico II usc` dal nuovo significato di sovranita ` il crollo della Sinodo condannato e sconfitto. La sua deposizione significo potenza di casa di Svevia ... LEuropa cambiava volto, assistendo allascesa del regno di Francia come potenza egemone, creatura del papato destinata ad esercitare su di esso una pesante tutela (p. 135). Tutto contribuiva a porre il Vescovo di Roma di fronte a compiti di gi` in tre gantesca portata, a dare un salubre remedium, che Gregorio X indico punti: lunione con la Chiesa greca, la crociata e la riforma ecclesiastica, proposti al Concilio II di Lione (che ebbe un innegabile carattere di assemblea ecumenica : p. 137). E dopo il Sinodo di Vienne (anche qui con tre punti in discussione: il processo ai Templari, il ricupero della Terra Santa e la riforma ecclesiastica : p. 143), siamo alla Costanza dellHaec sancta synodus, che costituisce la gran` del concilio sul piano della dottrina ecclesiologica: vi si legge infatti de novita che il sinodo generale congregato in Costanza, immagine della Chiesa militante, riceve il suo potere immediate dal solo Cristo, a cui chiunque, sia pure investito ` pontificia, deve obbedienza nelle questioni di fede cos` come neldella dignita lestirpazione dello scisma e nella riforma della Chiesa in capite et in membris (p. 150). Era sia pure entro un quadro di contingente emergenza, come osserva prudentemente lo Jedin il fondamento di ogni successiva afferma` del concilio sul pontefice in materia di fede e di riforma zione di superiorita ecclesiastica (p. 151). In ogni caso con Martino V lo scisma ebbe dunque fine e il Concilio si chiuse il 22 aprile 1418. Dei 18 punti previsti di riforma ecclesiastica il sinodo era riuscito, un mese prima, a regolarne solo sei. Notiamo infine ` in alcun modo le decisioni del concilio di Coche Martino V non promulgo ` scrupolosa obbedienza, convocando nel 1423 ... stanza, alle quali tuttavia presto il concilio a Pavia e poi a Basilea. Ivi si fece strada sul piano dottrinale, la tendenza a presentare i decreti della V e della XXXIX sessione di Costanza come definizioni dogmatiche (p. 158). I contatti con i Greci costituirono peraltro loggetto e la causa della svolta impressa al concilio nella primavera del 1437 (p. 159), perche dinanzi alla scelta di Ferrara, concordata fra Eugenio IV ed i Greci per la celebrazione del concilio di unione, a Basilea si ebbe una scissione. La minoranza, infatti, ` Cusano e in accordo con il Pontefice, accetto ` la sede di capeggiata da Nicolo Firenze o qualsiasi altra, abbandonando Basilea. Conclude il Quaglioni: Il

37

conflitto si risolveva a favore del pontefice e segnava la ripresa della plenitudo potestatis papale (p. 159). A Ferrara e a Firenze Eugenio IV colse i maggiori successi del suo pontificato, mentre il primato papale, messo in discussione a Costanza e a Basilea, trovava una piena riaffermazione, resa ancor piu ` solida dallaccoglimento formale e solenne dellecumene cristiano (p. 161). Dopo un breve intrattenerci sul Concilio Lateranense V ( emblematico dellepoca meno felice del papato : p. 163), il Quaglioni presenta il suo sintetico studio su quello di Trento, in cui non manca un certo spazio per il pensiero del ` certo togliere il forse. Brevemente Sarpi indagatore forse tendenzioso . Si puo lA. ne esamina il percorso accidentato, le fasi, i decreti (per la giurisdizione episcopale la tendenza di dichiarare lobbligo della residenza vescovile di diritto divino, che non riusc` ad imporsi, non implicherebbe peraltro un ridimensionamento del primato del pontefice ma, semmai, la considerazione da parte sua di un allargamento dello jus divinum episcopale avremmo amato ` anche per il almeno un cenno agli studi del Padre W. Bertrams, che ben merito Concilio Vaticano II). E Quaglioni cita ancora Alberigo: Tutto questo complesso normativo (emanato dal Concilio di Trento) era dominato da un criterio supremo: adem` discendeva un silenzio presso che totale sulla piere la cura delle anime. Da cio riforma del papa e della curia romana, che era daltronde la condizione tacita ` del papato ad uneffettiva politica di riforma (p. 175). Noi della disponibilita ` ci chiediamo se la grande causa di tutti i mali non fosse proprio lallontapero namento dalla cura danime, per cui la sua riscoperta , a Trento, il conside` una riforma. Cio ` avveniva senza peraltro mettere in rarla primaria, era gia ` del dominio temporale della Santa discussione il primato pontificio o la realta Sede (p. 176). Roger Aubert nella terza Parte (pp. 179-273) presenta I Concili a dimensione mondiale , iniziando con il Vaticano I. Trattasi di un buon articolo, su argomento rodato per lA., con varie scansioni. Si inizia con la preparazione e le prime polemiche (non parleremmo di consultori stranieri per indicare quelli non italiani, ma li definiremmo semplicemente cos` : non italiani; p. 183) e si continua con lapertura e la divisione dei Padri ( a preponderanza latina , p. 187; diremmo invece di ` per lingue neo-latine; in ogni caso notiamo in Aubert una grande sensibilita ` , v. per es. lespressione autorita ` italiane , termine assolutamenla nazionalita te improprio: p. 188). Qualche precisazione sarebbe da fare pure a proposito delle decisioni accentratrici della Curia romana , noi le attribuiremmo alla Santa Sede come pure dellinflusso (sui Padri) di ideologie politiche (ad es.: Ora, tutti coloro che credevano che sul piano politico il futuro apparteneva alle istituzioni liberali, ritenevano che la Chiesa avesse tutto da perdere presentandosi come il campione dellautoritarismo autocratico , p. 189). Le considerazioni, poi, sulla minoranza , l opposizione organizzata e le elezioni ` a dubitare della reale liberta ` del conci( da allora in vari ambienti si comincio

38

lio : p. 191, anche se poi si aggiunge che il concilio era piu ` libero di quanto si fosse temuto ) sono degne di rilievo. ` dei Seguono i primi dibattiti conciliari , con sottolineatura della duttilita ` del pa dirigenti romani (p. 192), e delle manovre attorno allinfallibilita pa , che iniziarono con la petizione di piu ` di 450 padri accolta da Pio IX e proseguirono, anche per una organizzata opposizione minoritaria il cui vero punto di forza fu lord John Acton (pp. 194 e 195), con la contropetizione, che raccolse 136 firme, nella quale si chiedeva al papa di rinunciare alla definizione. ` altres` di coinvolgere lopinione pubblica e alcuni governi, Non si disdegno mentre da parte pontificia si intervenne sempre piu ` direttamente nella questione, con la convinzione di rispondere al desiderio di gran parte dellassemblea ... e ` della Chiesa di fronte a inammissibili ingerenze secolari di difendere la liberta (p. 198). Nacque cos` una breve costituzione autonoma, la Pastor aeternus, illustrata ` 88 non dallA. in 4 dense pagine. Dopo la votazione provvisoria , che rivelo placet, e il fallimento di un ultimo tentativo di composizione , una sessantina di Vescovi decise di lasciare Roma prima della votazione finale. Anche per ` dei presenti, noquesto lapprovazione solenne raggiunse la quasi unanimita nostante linserimento allultimo momento di una formula maldestra (ex sese, non autem ex consensu Ecclesiae) (p. 202). Due giorni prima lassemblea unanime aveva sconfessato due opuscoli francesi che mettevano in dubbio la ` del concilio (ibid.). Per lopera citata di Hasler, giudicata tenreale liberta denziosa (p. 200, nota 29), rileviamo che successivamente, nella nota bibliografica, si aggiunge che manca di senso critico e storico (p. 206), e cos` sta bene. ` dedicata a la conclusione del concilio e le ultime Lultima scansione e agitazioni . Alla fine le defezioni furono rare, ad eccezione dei paesi tedeschi (p. 203: scisma dei vecchi Cattolici ). La maggior parte poi di quelli ` ben che si erano rifiutati di essere presenti alla votazione del 18 luglio manifesto presto la propria adesione al nuovo dogma (ibid.). Termina il tutto la menzione dellapprovazione significativa da parte di Pio IX della dichiarazione dei Vescovi tedeschi in risposta a una scorretta presentazione, del Bismarck, del primato papale dopo il Concilio. Lultimo capitolo, il piu ` lungo, (pp. 207-273) riguarda il Vaticano II. Diciamo subito che abbiamo trovato questo testo migliore di quello, sullo stesso argomento, e dello stesso autore, apparso nella Storia della Chiesa iniziata ` meno giornalistico , piu da Fliche-Martin (Ed. S. Paolo). Esso e ` stringato e e ` decantato, in fondo anche piu ` obiettivo, pur notando che qualche cliche difficile da vincere anche per Aa. ben provveduti. Ne la preparazione , in effetti, perche scrivere che Tardini ... non lo ` (riguardo alla convocazione del Concilio), quando (Papa Giovanni) scoraggio invece se ne mostra favorevole, anzi quasi entusiasta, collaggiungere: a me piacciono le cose grandi e belle ... , o perche formulare unaffermazione generale: Lannuncio del concilio fu accolto con reticenza dai cardinali (p. 207), senza nessuna specificazione, o attribuire alla Curia romana la precisazione

39

che non si trattava di convocare un concilio di unione (p. 206)? Voleva Giovanni XXIII un tale concilio, come a Lione o a Firenze, e la Curia unaltra cosa ` ? Sappiamo che non e ` cos` . Lincertezza in capite, e questa impose la sua volonta ` una realta ` che risulta, per es., pure al Consiglio Ecumenico nella fase iniziale, e ` sfavorevolmente. Anche per questo le discussioni sulla delle Chiese, e vi gioco ` del concilio si moltiplicarono, allinterno della Curia natura e sulle finalita romana, ma non solo. In fondo troviamo qui, proprio allinizio della ricerca dellAubert, tre dei fondamentali pomi della discordia della fresca storio` la relazione Tardini (Felici, Cicognani)Giovanni XXIII grafia conciliare, e cioe (con obnubilamento di Paolo VI), il senso dei Cardinali, e il ruolo della Curia romana (era un monolito?) in rapporto al Concilio. Le questioni si ritrovano successivamente nel testo con la tendenza sopra delineata (v. p. 208, nota 1: le risposte dei Vescovi sarebbero state sintetizzate in modo un po tendenzioso ; p. 209: era evidente il desiderio allinterno della Curia romana di limitare strettamente laggiornamento annunciato da Giovanni XXIII ; p. 212: due sarebbero state le tendenze nella Commissione ` quella aperta al mondo e fiduciosa nel futuro, e quella paviCentrale, e cioe damente sulla difensiva e portata spesso a confondere abitudini e consuetudini con lautentica tradizione ; p. 213, ove risulta forzato il pensiero di Giovan` esatta la conni XXIII sul lavoro delle Commissioni preparatorie, anche se e clusione finale di molta sua soddisfazione per i testi a lui presentati ). La seconda scansione dello studio riguarda lassemblea e il suo funzionamento , che inizia con lanalisi dei vari episcopati presenti (e relativi giudizi, su posizioni, ruolo, ecc., non sempre secondo noi equanimi) e presentazione della maggioranza e minoranza, con loro caratterizzazioni (vi troviamo uninflazione del criterio di atteggiamento di fronte al mondo moderno ). Per lincessante ` della minoranza, a volte giudicata severamente , lA. nota: In realta `, attivita oltre al fatto che per la maggior parte dei suoi membri si trattava di un vero e proprio problema di coerenza, bisogna obiettivamente riconoscere che essa costrinse la maggioranza ad esaminare con piu ` attenzione e perfezione i testi proposti; occorre anche dire tuttavia che in alcuni casi, oltre a ricorrere a metodi discutibili cosa che del resto fece anche la maggioranza le sue manovre ostruzionistiche portarono, piu ` che ad ulteriori chiarimenti, ad adottare formule ` dei testi (p. 220). [Ma di compromesso ambigue, a discapito della qualita ` e lambiguita ` e ` da dimo diciamo noi si cercava giustamente lunanimita strare concretamente]. Sono poi introdotti i periti, gli osservatori e gli udi` occasione a pesanti e riteniamo ingiusti tori, nonche il regolamento, che da giudizi sul Segretario Generale Mons. Felici (pp. 224-225), in alternativa, ma non si scrive, con Dossetti e chi lo ostendeva (tre dei quattro Moderatori), pur non godendo egli di nessun incarico ufficiale. Del capitoletto I papi e il concilio ci sembra utile citare, perche indicativa della posizione dellA., una enunciazione su Paolo VI, a cui stava a cuore di giungere al consenso pressoche unanime dellintera assemblea: Questa preoc` piu cupazione lo porto ` volte a ridurre la portata di alcuni testi; tuttavia non si ` affermare che egli si sia lasciato realmente [noi toglieremmo questo avverpuo bio] manovrare dalla minoranza: fedele al suo ruolo di arbitro, ascoltava atten-

40

tamente i vari pareri, ma alla fine riusciva sempre [aggiungeremmo un quasi ] a far prevalere il suo punto di vista, prudentemente riformatore (p. 227). ` e ` altres` oggetto di attenzione benigna. Linformazione e le sue difficolta Avremmo desiderato che si parlasse pure della disinformazione e, oltre alla pressione esercitata sulla maggioranza quando essa tendeva ad allentare i propri sforzi (p. 229), anche del bombardamento a cui fu sottoposta la minoranza. E si giunge a lo svolgimento del concilio , allapertura, al dibattito del ` a primo periodo. Si ha limpressione e non ci pare degno di loro che basto molti Padri un corso di riqualificazione teologica , da parte degli esperti, a Roma, per metterli in grado di essere finalmente ... strumenti dello Spirito Santo, che i rapporti tra la Chiesa e lo Stato avessero nei documenti preparatori una prospettiva medievale (p. 235) e fosse sufficiente qualche piccola correzione scritta personalmente dal papa su un testo, pur importante, del Card. Suenens, per affermare che Egli faceva praticamente suo il discorso : ibid. La valutazione che la distinzione fra i responsabili dei lavori conciliari e la Curia romana era ormai netta (nello svolgimento del Concilio: p. 236), conferma il pensiero di coloro che avevano distinto anche in questo campo la fase preparatoria da quella di realizzazione. ` opportunita ` alla menzione di vari interventi di La prima intersessione da ` sottolineato giustamente, ma un po a discapito personaggi illustri, il cui ruolo e di quello collettivo, lo diremmo conciliare, della stessa Commissione di coordinamento, che di fatto chiama allimpegno di lavoro le varie Commissioni. Segue la trattazione del secondo periodo [Paolo VI non aveva ancora un ` ? p. 242 e per la suo pensiero definito sul problema della collegialita ` di eliminare quelle limitazioni che la Congregazione per i riti liturgia si tratto aveva voluto imporre alle indicazioni dei leader del movimento liturgico ? p. 243 ], dellintersessione 1963-1964 e del terzo periodo [per il progetto ` religiosa si trattava, per la maggioranza, di difendere un punto di sulla liberta ` di coscienza ? p. 248 ; vista piu ` moderno del Sillabo sulla liberta ` invece il rilievo dato alla storicita ` dei vangeli , mentre suona strana esatto e lenunciazione che per evitare al cardinal Agagianian una troppo antipatica ` una formusconfessione, respingendo il documento (sulle missioni), si escogito lazione che invitava la Commissione a rielaborarlo secondo le indicazioni espresse nel corso del dibattito p. 251 . In effetti, durante il Concilio, ` tanto per il sottile in fatto di persone. Vi e ` invece ci sono casi in cui non si ando personalismo eccessivo e manifestazione ad oltranza di potere per i Cardinali Do pfner e Suenens, nel contesto degli ordini religiosi: ibid.]. Abbiamo trovato particolarmente appropriate alcune osservazioni circa la minoranza e la maggioranza, e sulla formazione, alla sua sinistra , di una nuova opposizione che accusava la Commissione teologica di fare eccessive concessioni appunto alla minoranza (v. p. 252). LAubert la identifica giustamente come composta soprattutto da alcuni vescovi francesi e melchiti, e appoggiata da qualche esperto ` , da numerosi teologi tedeschi e olandesi e francese del Segretariato per lunita ` oltremodal gruppo di Bologna (ibid., nota 16). A questultimo proposito e

41

do rivelatrice la lettura de Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione di G. Dossetti, ed. Il Mulino, 1996, specialmente pp. 23-102. In tale atmosfera nasce la Nota Praevia, sulla cui redazione bisognerebbe aggiungere qualche precisazione ma che, s` , fu formulata fondamentalmente da ` non lo pensiamo piu Mons. Philips, come attesta Aubert [ora pero ` ]. Con essa si diede a molti limpressione di voler attenuare la portata del testo del capitolo ` non ne modificava in nulla la sostanza III della Costituzione, mentre in realta (ibid.). A tale proposito la citazione di J. Grootaers (in nota 17) dovrebbe essere accompagnata dalla segnalazione che tale Autore proprio non accetta il giudizio dello stesso Philips, per il quale la Nota non toglieva appunto nulla al testo conciliare. Ci sembra inoltre che il fondamentale contributo di ricerca di Mons. Carbone al riguardo avrebbe dovuto esser qui almeno menzionato. Non abba` parso poi il giudizio dellAubert circa liniziativa papale di stanza fuso ci e proclamare Maria Madre della Chiesa ( apparenza di una sconfessione del concilio da parte del papa : p. 254) e quello relativo alla Lumen Gentium (specialmente nella critica ai troppi elementi di natura giuridica, destinati a tranquillizzare i timori dei difensori del primato papale : p. 255). In effetti nel documento si avvertono ancora troppo spesso stridori dovuti alla non sempre felice compenetrazione di due ecclesiologie: quella di ispirazione giuridica.., e quella, poi complessivamente prevalsa, incentrata sul concetto di comunione, risultato del rinnovamento biblico, patristico e liturgico (p. 255, v. pure ` ) della fusione, p. 269). Noi insistiamo invece sul fatto (oltre che sulla necessita compenetrazione e mutua fecondazione delle due ecclesiologie, che risulta fon` -vita di comunione damentalmente dai testi conciliari, grazie al concetto-realta ` e rimane gerarchica . Il discorso si farebbe lungo ma vale qui almeno che e averlo accennato. Lultima intersessione , presentata a larghi tratti, conduce al quarto periodo e allattuazione dei documenti conciliari, in cui piu ` riappare lanimus dellA. nei confronti della Curia (v. pp. 260, 265, 266 e 267). Basti una citazione: il sistematico ritardo (delle Congregazioni romane) nel dare attuazione ufficiale alle riforme stabilite dal concilio fece s` che, in vari campi, molti fedeli impazienti cominciassero a metterle in atto in maniera improvvisata, con gli inevitabili eccessi prodotti da questo modo di agire (p. 267). Ci sia permessa una semplice confutazione esemplificativa. Crediamo non si possa dire che nel campo della riforma liturgica si sia andati per le lunghe e non ci siano state ` applicative; ebbene forse gli abusi visibili piu continue novita ` gravi sono avve` in cui piu ` di rispondere con prontezza allappello nuti l` , nel campo cioe ` si cerco conciliare. Ne Le prime reazioni , capitoletto di chiusura, lA. mette in evidenza che la reazione conciliare messa in moto da Giovanni XXIII, e confermata dalla maggioranza dellAssemblea (non si fa parola di Paolo VI), contro limmobilismo miope e il prevalere delle preoccupazioni giuridiche sullispirazione evangelica che aveva progressivamente caratterizzato il cattolicesimo posttridentino, fu subito salutata con entusiasmo dalla parte piu ` dinamica del clero e dei fedeli. Ma a questa breve fase di euforia segu` ben presto un periodo di delusione. Infatti ... fra i semplici preti molti divennero fautori di un aggiornamento che si

42

voleva radicale, si lanciarono subito in una serie di riforme improvvisate, preoccupandosi piu ` che altro di adeguarsi al mondo moderno ... [ci si dovrebbe chiedere perche ] furono commessi numerosi errori e, a volte, vere e proprie scorrettezze, in particolar modo nel campo della liturgia e della catechesi, che fatalmente provocarono reazioni ... Anche la crisi della Chiesa ... fu denunciata da molti avversari del concilio come una diretta conseguenza di questultimo (p. 268). LAubert conclude: Vi furono dunque, negli esiti del Vaticano II, lacune, ` ed anche alcune eccessive prudenze, ma nel bilancio finale del conciambiguita lio le voci passive non devono far dimenticare limportanza di quelle attive (p. 269). Dopo averle elencate, in sintesi brevissima ma efficace, seguendo i ` qualcosa di piu temi (documenti) conciliari, lA. aggiunge che vi e ` , perche ` anche un evento storico . Nellapplicare il concetto, peraltro, un concilio e ` lAubert ritorna al dettato sinodale, poiche in fondo il nuovo clima che si e innegabilmente prodotto nella chiesa cattolica, nonostante i numerosi tentativi ` frutto dei testi promulgati dal Concilio stesso e di restaurazione , (p. 270) e ` separare evento storico (la feconda ispirazione che animo ` i leader non si puo ` lo del concilio : ibid.) e quanto da esso creato tangibilmente, dato che da cio ` giudicare e valutare in concreto, nel documento perenne, oltre il clima si puo conciliare transeunte, sia pur unico ed irripetibile. ` unantologia di testi e documenti dei La IV Parte dellopera (pp. 275-439) e concili, da Nicea al Vaticano I, che precede lindice dei nomi (pp. 461-471) e quello generale (pp. 473-476).

3. La Chiesa nei suoi punti focali conciliari Klaus Schatz, Storia dei Concili. La Chiesa nei suoi punti focali, EDB, Bologna 1999, pp. 351.
Non mancano di questi tempi, in Italia, le pubblicazioni conciliari , ad indicare anche il rinnovato interesse per questa eminente espressione di colle` episcopale, riemersa a nuova vita dopo il Concilio Vaticano II. Lultima gialita ` opera di Klaus Schatz che gode di una attenzione assai benevola apparsa e da parte degli editori cattolici italiani. Il volume, snello, con poche note, (fonti e bibliografia sono poste alla fine del volume pp. 317-325 ; vi notiamo la grave mancanza di indicazione degli ultimi importantissimi 10 tomi di Acta et Documenta 4 e Acta Synodalia 6 del Concilio Vaticano II, curati dal Prof. V. Carbone, con integrazione italiana, partigiana , di R. Burigana pp. 325-329 ) ripresenta le solite ` attenuamento indebito delle testimonianze del caratteristiche dellA., e cioe primato del Vescovo di Roma, specialmente nei primi secoli, e vaghezza, im` di linguaggio (per es. per cio ` che concerne ultramonprecisione e improprieta tanismo , gallicanesimo , assolutismo papale , proletariato ecclesiasti-

43

co ), che le virgolette profilattiche , usate alleccesso, non riescono a superare. Manca altres` la distinzione tra Chiesa cattolica ad intra e ad extra, mentre nuocciono le troppe divisioni e suddivisioni nella catalogazione dei concili, che sembrano volersi allontanare da un loro ordinamento piu ` generale, abituale e canonico (sinodi ecumenici e particolari, con suddivisione per questultimi in plenari e provinciali), e troppo relativizzare il loro rapporto con la Sede di Pietro. I tre ultimi concili ecumenici, poi, fanno nellopera la parte del leone (48 pagine sono dedicate a quello di Trento, 45 al Vaticano I e 66 al II, in cui Schatz appare piu ` a suo agio, e dove, invece, si fa ancora piu ` profonda la nostra critica). Le sintesi comunque sono buone, in genere suo, e considerato lintento divulgativo del volume. Nellintroduzione lA. si pone anzitutto la domanda di quali siano i concili ecumenici, esponendone la moderna problematica (pp. 10-11), che porta a discostarsi dalla tradizionale numerazione della Chiesa cattolica. In ogni caso, anche su di essa, Schatz espone le sue riserve, fondamentalmente per lidealizzazione dei concili del I millennio. Si tratterebbe comunque di tre tipi di concilio ` strutturalmente diversi (p. 13), quelli imperiali ( conseguono la loro validita e il loro generale riconoscimento nella Chiesa sotto forma di leggi imperiali ; bisognerebbe anche distinguere e approfondirvi il ruolo del Vescovo di Roma), ` occidentale fra i quali vi sarebbero quelli concili medievali della cristianita conciliaristici, il caso particolare del papale (!) concilio di Firenze e i grandi sinodi della chiesa confessionale cattolica dellepoca moderna unicamente asseblee della Chiesa (cattolica) . In tale contesto lA. afferma che la relazione fra il concilio e il papa ... attraversa come un problema irrisolto tutta la storia della chiesa (p. 15). Il I capitolo tratta degli inizi dellistituto conciliare a cui andrebbero fatti continui e necessari distinguo (pp. 17-22). Segue Nicea, la sua recezione e la battaglia attorno al dogma trinitario e Costantinopoli I. A tale presentazione si dovrebbero fare appunti per quanto riguarda liter per la scelta del Vescovo (p. 30), il limite dellItalia suburbicaria (ib.), la questione del celibato (lo studio del Cochini fa ormai testo) e quelle delle diaconesse (p. 31), dell enorme ` di uno stato cristiapericolo che poteva rappresentare per la Chiesa lautorita ` conciliare e del suo rapporto con la Scrittura no (ib.), dell infallibilita (p. 37). Si prosegue con Solo Nicea? Da Efeso a Calcedonia e sopravvalutazione della componente umana, troppo umana, di lotta di potere e assoluzione di Nestorio (pp. 46-47), nonche illustrazione delle pretese di Roma, con particolare analisi del can. 28 (p. 58), e conclusione che fu la Pentarchia ad assicurare, a partire dal VI secolo, i concili ecumenici (p. 60). La conclusione sibillina, per quanto riguarda la ricezione , un tema che ritorna, si capisce ` la seguente: Recepire un concilio significa entrare nel processo della e trasmissione della fede, processo che costituisce di per se lessenza del concilio.

44

` anche fallire. Daltra parte le Naturalmente, questo processo di recezione puo decisioni dei veri concili non sono mai condizionate dalla futura recezione. ` ex sese. Ma che la loro pretesa Esse pretendono sempre perlomeno unautorita fosse giusta lo dimostra ovviamente ancora una volta la recezione (p. 65). ` . I concili Seguono Patriarcati, Chiese nazionali (autonome) e fragile unita della Chiesa antica dopo Calcedonia nel segno della lotta contro di esso, con evidente sottolineatura, alleccesso, dellinflusso regale e dellautonomia da Roma. Schatz vi attesta infatti il rigetto energico di ogni tentativo di correzione da parte di Roma (p. 69) e sua costrizione al ruolo di difensore e salvatore di Calcedonia (p. 69). Da segnalare comunque quanto si afferma, nel senso del primato romano, a pagina seguente. LA. illustra altres` brevemente la controversia dei Tre Capitoli e Costantinopoli II e III, con trattazione, moderata, questa volta, dei casi di Vigilio ed Onorio (pp. 74 e 76). Dopo di che egli continua nel segno della disgregazione del mondo cristiano , con non felice cenno alle Decretali Pseudo-Isidoriane, nel contesto della ratifica dei concili da parte della Sede Apostolica (p. 81s.). ` la controversia delle immagini, Nicea II (a. 787) e Altro punto di studio e la reazione dellOccidente : si chiude cos` lera bizantina della storia del ` messo questa volta giustamente in rilievo, Papato (p. 84). Il ruolo di Roma e anche nel contesto della Pentarchia, un ruolo specifico ed irrinunciabile (p. 87), ma con applicazione alloggid` piuttosto azzardata (p. 88). Buona ci risulta infine la disamina dei concili costantinopolitani dello scisma foziano . Per i sinodi papali dellalto medioevo, in formula entrata ormai nelluso, lA. presenta quelli imperiali-papali , altra cristallizzazione per noi ostica (poiche collaborano strettamente, insieme, limperatore e il papa quali ` : p. 95) e poi quelli della riforma gregoriana, i sinodi quasupreme autorita resimali , con giudizi criticabili (p. 97) e quelli generali , che suscitano ` con pure interrogativi. Siamo nel segno del governo papale della cristianita caratteristiche particolari che lA. delinea secondo il suo modo di vedere. Brevemente si presentano i concili Lateranense IV e di Lione I, e lillusoria unione ` . Dopo lacme di questultimo delle Chiese al momento del II nella stessa citta grande sinodo inizia la crisi del potere papale, in quel di Vienne. ` e la riforma della chiesa: i concili del XV secolo , Schatz af Sullunita ` , della supefronta lo scisma papale e il conciliarismo, lannosa questione, cioe ` del concilio sul Papa, nella sua espressione moderata (per emergenza riorita ecclesiale, in casi di grave crisi, in concreto di scisma, appunto) o estrema. Noi non andiamo dietro a B. Tierney, come fa lA. (p. 119) per cui il conciliarismo affonderebbe le proprie radici soprattutto nella tradizione e per il quale ` promessa la verita ` e ` rappresentata dal concilio la Ecclesia universalis cui e (p. 119) , anche se, successivamente, non si ignora il suo collegamento con le concezioni socio-politiche del tempo (modello corporativo o della universitas o del regimen mixtum: p. 121). La via concilii inizia a Pisa (con la deposizione, per eresia, dei due contendenti) e prosegue con Costanza ( conferma di Pisa o nuovo tentativo? :

45

p. 125ss.), via facti, fino alla crisi e il drammatico punto culminante: il concilio al di sopra del Papa (p. 129). Lanalisi continua con la condanna di Hus, causa fidei (p. 133), e lo studio dei problemi del decreto Haec sancta, che per Schatz dal punto di vista ` difficile comprendere solo come una misura eccezionale per far contenutistico e fronte alla particolare situazione di crisi rappresentata dallo scisma (p. 137). Esso comunque non intende essere una definizione dogmatica (ib.), pur rin` del concilio generalmente intesa (p. 138), in caso viando a una superiorita di un analogo estremo mancamento da parte del papato (scisma, papa eretico) (ib.). Lapice e la crisi del conciliarismo sono viste, infine, in tre tempi, e cioe : lintermezzo Pavia/Siena; il Concilio di Basilea: struttura, composizione, idee, tendenze (un continuo conflitto con il Papa) e il Concilio di Firenze e lunione della Chiesa. Del primato del Vescovo di Roma, in tale Sinodo, si riconobbe la ` magisteriale e giurisdizionale, con la classica terminologia suprema autorita ` attestato anche negli atti dei concili ecumenici e nei sacri occidentale, come e canoni (p. 146). Un altro paragrafo, tuttavia, fu dedicato allordine in cui sono disposti i cinque Patriarchi senza alcun pregiudizio per tutti i loro privilegi e diritti (p. 147). Nota lo Schatz che non si dice in quale relazione stiano le due affermazioni, se e in che modo esse si limitino reciprocamente (ib.), anche se per i ` attestato di cui Greci si doveva intendere in senso limitante quel come e sopra. Fu certamente per quel tempo un buon risultato teologico e anche ecumenico, pur se lunione fall` . Lultimo scisma in Occidente precede la sintesi e il bilancio di Schatz, per ` sul conciliarismo una vittoria di Pirro (p. 150), con il quale il papato riporto piu ` perdite che guadagni, insomma, sopravvivendo esso, anche nelle sue forme piu ` radicali, soprattutto in Germania e Francia, oltre il XVI secolo. Tali forme confluirono infatti nella Riforma o si rifugiarono nei circoli erasminiani (cfr. p. 151). In Francia, invece, sarebbe sfociato nel gallicanesimo . In ogni modo ` ricordare che nel 1460 Pio II vieto ` sotto pena di scomunica lappello al varra concilio. Conclude il capitolo un concilio come alibi: il Lateranense V , che pur prese importanti decisioni in materia di riforma della Chiesa. Il suo orienta` ) era quello di una riforma conservatrice: le antiche leggi mento di fondo (pero della Chiesa bastano ampiamente, si trattava solo di esigerne una piu ` puntuale ` peraltro una seria volonta ` da parte papale di far osservanza (p. 154). Manco rispettare quelle direttive (ib.). Con buona sintesi lA. presenta poi il Concilio di Trento, nel contesto della confessionalizzazione . Ne sono scansioni la pressante richiesta di concilio e riforma, la prima fase del Sinodo, crisi e interruzioni, lultima fase e influenza ed importanza storica. Rileviamo, dopo la lode, un giudizio eccessivo sulla carente coscienza della dimensione storica (p. 176), dei sacramenti [bisogna ricordare che il numero ` anche accettato dai nostri fratelli orientali], con una certa difficolta ` di sette e

46

espressione, per quanto riguarda leucarestia (p. 180), e buona soluzione, invece, ` ] della confessione per i peccati gravi (ib.). per la completezza [piuttosto, sincerita La visione dellultima fase del Concilio si dilata in cambiamento della situazione generale , ultimo tentativo di un concilio di unione , la crisi del concilio , Morone salva il concilio ( sorvolando sulle questioni ecclesiologiche di fondo ... con soluzione meno impegnativa sulla questione della riforma : p. 190s.) e i decreti dottrinali dellultima sessione . Rileviamo soltanto che gli appellanti (al Papa), considerati come mancanti di autonomia a livello di presa di decisioni (p. 186), devono essere visti ` una invece quali Padri conciliari desiderosi di rimettere alla superiore autorita materia che ritenevano particolarmente bisognosa di visione dallalto, come risulta successivamente, del resto (v. pp. 195 e 198). Per quel che concerne poi lorigine della giurisdizione vescovile, il richia` poco cosa, perche marsi alla formula tradizionale di Innocenzo III (p. 187) e essa viene da lontano. Una maggior accortezza varrebbe anche per il rifiuto dei prelati francesi dellaccettazione, come ecumenico, del Concilio di Firenze (ib.), per la questione dellelezione del Vescovo da parte del clero e del popolo (p. 189), pei seminari (p. 191s.), per il significato degli anatemi a Trento (p. 193) e per la piena ` del matrimonio ( il canone ... lascia aperte delle strade sul piano indissolubilita della prassi pastorale e canonica : p. 197). Che poi il purgatorio e le indulgenze fossero piu ` importanti di ogni altra cosa (p. 198) bisognerebbe dimostrarlo. Considerando linfluenza e limportanza storica, lA. colloca il Tridentino dopo il Vaticano II, quanto a strutturazione e trasformazione del volto e dellimmagine della Chiesa cattolica (p. 199). Nutriamo a tale proposito i nostri dubbi, nellodierno momento storico, come pure per la giustezza della sottolineatura dellaspetto tridentino del disciplinamento sociale (ib.), della confessionalizzazione (p. 200), nonche del fondamento della critica a Lortz (ib.). `, Anche i tempi, pur lenti, dellinflusso del Concilio di Trento sulle mentalita risultano a noi eccessivi (p. 201), come altres` il giudizio che la riforma dipese essenzialmente dai nunzi papali (ib.). A loro proposito lopinione espressa che essi sono sorti con il concilio di Trento e grazie ad esso va scartata (ib.). Giova invece ricordare, perche attuale e vera, la conclusione che solo attraverso il papato un concilio poteva sviluppare uninfluenza duratura ... in grado di modellare lintera chiesa (p. 202). ` posto sotto il titolo Concilio e principio di autoIl Sinodo Vaticano I e ` . Dinizio Schatz esamina i fattori storici, con formula lapidaria che nesrita sun avvenimento piu ` della Rivoluzione francese ha preparato il terreno alla ` altres` definitiva vittoria del papato in seno alla chiesa (p. 203). Lapidaria e laffermazione che il gallicanesimo fu sconfitto non perche fosse teologicamente sbagliato, ma perche non era piu ` storicamente possibile (p. 205). Ancora ` fuorviante risulta poi lattribuzione, fin dal XV secolo , della infallibilita magisteriale (si badi bene, per i filoromani ) alla dottrina del primato (p. 205). Forse che prima non era cosi? Linviolabilitas romana non fu in ante-

47

cedenza riconosciuta? Ad ogni modo, a questo punto, ci troveremmo nella ` di dissentire e chiosare lopera dellA., cosa che evidentemencontinua necessita ` possibile qui, anche per questioni di spazio (v. pp. 206s. e 210s.). te non e Fondamentalmente, peraltro, segnaliamo almeno che sono inaccettabili, come ` accennato, la visione dellA. circa lultramontanismo ( cattolici ultramongia tani contro cattolici liberali ) e il cosiddetto assolutismo papale. Neghiamo anche che in definitiva, si trattava dellimmagine e del ruolo della chiesa nel mondo moderno (p. 215 e p. 239). ` di concilio e Schatz passa quindi a trattare attorno al concilio , e cioe politica , e opinione pubblica e quindi del sinodo (composizione e tendenze considerate alla stregua di due partiti politici : p. 224 e p. 232 , comincia la divisione , la discussione dei primi schemi , lo scontro si aggrava , ` ). consenso sullo schema della fede e discussione sullinfallibilita ` piaciuto assai lo studio sul consensus unanimis, cavallo di battaMentre ci e glia ( errato : p. 233) della minoranza conciliare, non altrettanto possiamo dire della valutazione di un lasciar cadere la riflessione storica ( La ratio ` a-storica : p. 236), come dei conflitti fra integrata nella costituzione Dei Filius e ` giurisdizionale del papa (p.237), da parte della scienza e fede e della potesta minoranza. LA. ci appare invece piu ` equilibrato nelle obiezioni contro lin` provenienti dalla storia, secondo la minoranza, anche se essa mostrava fallibilita ` storica decisamente superiore (p. 240). Per noi inoltre non e ` una sensibilita ancora certa quella terribile frase: la tradizione sono io (p. 242). Nel dopo il concilio , infine, Schatz nota che al termine del 1870, quasi ` la conclusione tutti avevano accettato il dogma (p. 245). Non felice peraltro e tratta da una non contestazione di Roma di lettere pastorali e scritti. Era lesperienza di una possibile interpretazione moderata del dogma ? Lo si poteva interpretare anche nel senso della minoranza ? come scrive lA. . Ci pare ` che in definitiva nessun che qui egli giochi sullequivoco. (p. 246). Certo e ` da Roma (ib.). vescovo della minoranza del concilio Vaticano I si separo ` sotto il segno di concilio e aggiornamento . Schatz ne Il Vaticano II e presenta i precursori in modo certamente sorprendente, cos` : quelle correnti e direzioni ecclesiali che erano state relegate per secoli nelleresia o erano state considerate perlomeno non ecclesiali (p. 250), anche se poi aggiunge se ` vero, e ` pure vero che dal punto di vista storico-genetico sono pochisquesto e simi i casi in cui esiste una linea diretta tra queste correnti contestatrici e il ` continuano pero ` con lambiguita ` e concilio Vaticano II (p. 250). Le perplessita confusione sullultramontanismo (pp. 250-255) e ancor piu ` con il richiamo a Noi siamo la Chiesa (p. 252). ` scandita dai seguenti sottotitoli: Progetti La preparazione del Concilio e conciliari prima di Giovanni XXIII; la grande sorpresa di un concilio ecumenico (con buona pagina demitizzante : p. 258); le attese del concilio: i vota dei Vescovi, con anticipo, allinizio del Concilio, dei cambiamenti di visione dei Padri (p. 261s.); la preparazione del Concilio a porte chiuse (con necessari ` distinguo per quanto riguarda il segretariato per la promozione dellunita dei cristiani p. 263 e buone osservazioni, invece, circa le Commissioni

48

preparatorie, nonostante il pregiudizio anticuriale e qualche sbavatura su pa` e aggiornamento, sulla romanita ` e sulla posizione di Geiselmann storalita circa la tradizione 263-265 ); lagenda del Concilio e alla vigilia del Concilio: timori, contatti. Il III snodo del capitolo sintitola composizione e tendenze , con richiamo alla distinzione dei mass-media fra progressisti [si potrebbe meglio definirli innovatori ] e conservatori . Piu ` proprio sarebbe riferirsi a maggioranza e minoranza , pur non accettando lasserto che la minoranza del Vaticano II corrispondeva piuttosto alle tendenze della maggioranza del Vati` pure asserire che il Cardinale Ruffini riucano I , e vicersa (p. 273). Errato e niva attorno a se il coetus internationalis Patrum (p. 274 e anche 312), mentre valida risulta laffermazione che un tratto distintivo essenziale del concilio ` proprio lattenzione prestata a quel principio dellunanimita ` moVaticano II e rale che era stato trascurato al concilio Vaticano I ... ; in un concilio ecumenico non possono esservi vincitori e vinti (p. 274s.) ed esagerate sono le affermazioni sui teologi e sugli esperti (p. 277). Nella IV scansione (sorprese e avvio: primo periodo) suscitano riserve alcuni giudizi sulle svolte iniziali (p. 278s.), sul de fontibus revelationis (p. 280) e sul paragone tra Conferenze episcopali e nazioni a Costanza (p. 286). Seguono importanti svolte e primi risultati: secondo periodo conciliare , con il cambio di pontificato e conseguenze, nonche menzione della strategia del ` di integrare lecclesiologia conservatrice mettendo cauPhilips il quale cerco ` la corda nella trattazione di tamente nuovi accenti (p. 288). LA. mostra pero munera e potestates vescovili, della communio, come se non fosse gerarchica, e del rapporto fra potere di ordinazione (sic) e di giurisdizione, fra sacramento e giurisdizione (p. 291). A questo riguardo la distinzione, fra i due poteri, fatta ` quella soltanto riflessa . risalire al XII sec., e Buona abbiamo trovato la disanima sulla costituzione della Liturgia, in cui si riconosce che comunque si voglia valutare la cosa, levoluzione postconci` andata oltre cio ` liare, anche quanto allordinario romano ufficiale della messa, e che sanciva la costituzione della liturgia (p. 295). Il successivo snodo, riguardante il III periodo conciliare, dal titolo obiet` abbastanza drammatizzato dallA., quando accentivi raggiunti e delusioni , e na, ad esempio, a quegli slittamenti verso il polo primaziale che sarebbero stati ` di seguito a discussioni poi espressi nella Nota praevia (p. 297). Si passa pero piu ` tranquille una selva di testi (p. 299), fino alla crisi di novembre . Pur considerando lA. nero solo il gioved` (p. 303), quello che egli attesta, come beneficio della decisione papale in tale giorno (p. 304), dovrebbe liquidare finalmente luso del funereo qualificativo. Da precisare inoltre che le firme raccolte in favore di una immediata votazione e promulgazione della dichiarazione ` religiosa furono intorno a 450 e non circa mille (p. 303), mentre sulla liberta ` fuori luogo dire, conoscendo il carattere delluomo, che il Papa sia stato e assalito dai conservatori (per introdurre proposte modifiche al documento ecumenico).

49

` solo la Nota praevia. Comunque, per lA., quello che continua a pesare e Essa non cambia certamente le affermazioni della costituzione sulla chiesa, ma tornando a sottolineare, in modo eccessivo e con ansiosa pedanteria, il primato ` personale del papa, torna a produrre un certo squilibrio e a e la piena potesta sottolineare unilateralmente la linea del concilio Vaticano I (pp. 304-305). ` positivo (p. 305s.), pure se a noi Peraltro il bilancio, anche per Schatz, e risulta ingiusta la seguente affermazione: La Lumen gentium insistendo ... sui ` , cambiamento e storicita ` interna alla Chiesa e relativizzanmomenti di pluralita ` di salvezza, predo nello stesso tempo momenti esclusivistici (come necessita ` , immutabilita ` , struttura gerarchica e obbedienza), viene intesa di esclusivita ` (p. 305). contro anche ai paradigmi e ai valori centrali della modernita ` pure lintersessione di cui al IV periodo: riAbbastanza drammatizzata e finiture dei testi , con rilievo del ruolo dellopinione pubblica che avrebbe costretto il Vaticano a proseguire sulla strada intrapresa dal Concilio! ` religiosa la visione di Schatz, comunque, e ` inesatta, nel(p. 306). Sulla liberta laffermare: la Chiesa accettava in linea di principio il punto centrale delle` aveva conosciuto nellepoca moderna (p. 307). La voluzione che la liberta linea tradizionale dellantiliberalismo ecclesiale era condizionata infatti dal liberalismo ideologico europeo, diverso da quello nordamericano, per esempio. Significative sono pure le osservazione a proposito della inerranza della Scrit` tura (p. 310 e, prima, p. 280) e della sufficienza contenutistica di essa (ib.). E bello comunque sentire dallA. che la tradizione diventa ora la corrente di vita della chiesa che porta la Scrittura, la attesta e ne spiega il messaggio (ib.). ` infine la trattazione delle ultime battute per la Gaudium et spes, Buona e mentre sulla questione della condanna del comunismo, Schatz avrebbe dovuto rifarsi al chiarificatore intervento di Mons. V. Carbone (v. RSChIt 1990 n. 1, pp. 10-68). Ad ogni modo molte delle idee espresse in queste pagine finali (p. 313ss.) ci trovano ancora in disaccordo con lA. Ugualmente vorremmo concludere con una giusta sua domanda nellultimo paragrafo dellopera. Egli ` se un certo modo di evocare continuamente lo spirito del si chiede cioe concilio, che era in qualche modo anche lo spirito degli anni 60 ... non ritardi, piuttosto che affrettare, la sua vera recezione (p. 315).

4. I concili del Vaticano Annibale Zambarbieri, I Concili del Vaticano, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 1995, 406 pp.
Le Edizioni San Paolo, in breve lasso di tempo, pubblicano una seconda importante opera di storia del Concilio Vaticano II, anche se, questa volta, in ` un ulteriore segno che si sta cercando di combinata , non casuale, con il I. E passare a fare storia , oltre la cronaca, e forse la ideologia e i partiti presi, in materia che rimane delicata per la vicinanza temporale del grande evento

50

conciliare (v. p. 27, nota 44). Rileviamo subito i pregi della ricerca di Zambarbieri, stesa in bello scrivere. Trattasi di una buona sintesi, con rapide carrellate e presentazione dei vari documenti, frutto anche di approfondita conoscenza ` piano e i giudizi calibrati, quasi sempre, lontano bibliografica. Il discorso e dallo stile giornalistico (v. per es. la settimana difficile , p. 271, e non nera , anche se poi vi si accenna a p. 302), con affidamento alla guida sicura del Padre Caprile e puntuali riferimenti, in concreto, agli Acta del Concilio, quando si riportano i piu ` importanti interventi degli uomini di maggior spicco nelle posi` necessariamente indice di zioni di minoranza e maggioranza (tale dicitura non e ` parlamentaristica, come asserisce lA.: pp. 19, 56, 215 e influsso di mentalita anche pp. 262, 375 e 377). Ci pare perfino di poter asserire che trattasi della migliore sintesi conciliare (del Vaticano II) finora apparsa, per il senso storico che la pervade, anche se ` qualche riserva la manifesteremo in seguito, specialmente quando lAutore e preso nel vortice dellinflusso della scuola di Bologna , e citiamo, come esem` piuttosto che per il primato pio, la maggior preoccupazione per la collegialita (v. pp. 280s. e p. 297). Entrambe sono invece legittime e la disarmonia , di ` vinta da quanto sottosta ` allespressione hierarchica comcui si fa menzione, e ` atta ad unire i due poli del binomio senza scalfirne i termini di munio, che e ` almeno quanto fermamente riteniamo. relazione. Questo e Ma veniamo al testo. Dopo la Nota preliminare e lelenco delle abbreviazioni, il volume offre una interessante introduzione ai Due concili cattolici (pp. 9-27), ritmata dalla loro collocazione fra storia e memoria cristiana (con ` ) e aggancio ai parlamenti (con diproblematica sulla loro ecumenicita scussione sul fondamento di una tale immagine) e al Vaticano . La trattazione de Il Vaticano I (Prima Parte) inizia con La preparazione (pp. 31-61) di un concilio cattolico dellOttocento e rilevazione della sua fisionomia, La prima fase (pp. 62-88: lavvio, i problemi ecclesiologici, la discussione sullo schema De doctrina catholica) e Le prerogative papali (pp. 89` analisi, piu 114: e ` approfondita delle precedenti, del primato e del magistero infallibile del Papa, della costituzione Pastor Aeternus, della proclamazione del ` segno del suo equilidogma e le reazioni successive). LA. cos` conclude, ed e brio, oltre che dei risultati delle recenti discussioni al riguardo: durante il dibattimento conciliare venne garantito uno spazio di espressione e di confronto dei punti di vista, anche se esso parve a volte notevolmente restringersi; e malgrado gli interventi di Pio IX, assai drastici durante le ultime fasi delle ` dispute, rimase accesa una dialettica non scevra di incidenze, certo a profondita variamente misurabili, sui risultati finali (pp. 113s.). Infine il IV capitolo ` privo di interessanti considera(pp. 115-118), Un concilio tra due epoche, non e zioni su tale spartiacque. La Seconda Parte del volume (Il Vaticano II: pp. 119-351), ben piu ` sviluppata della prima, che si articola in agili capitoletti, inizia con Un nuovo concilio ` (pp. 121-134), ove si affrontano, fra laltro, le questioni della sua ecumenicita e della sorpresa per la convocazione, eppure sappiamo che gli immediati predecessori di papa Giovanni, Pio XI e Pio XII, avviarono entrambi lo studio

51

` di indire un concilio ecumenico nonche ` della possibilita della intenzionalita superiore, e trascendente alla quale il papa volle comunque ricondurre il ` molto ben detto). proprio disegno (p. 130: e ` di visione In Un mondo nuovo (pp. 135-146) lA. presenta con profondita ` diversa e contraddittoria ed, in essa, i mutamenti religiosi e la una civilta ` dei tempi , a cui fa seguito: La fisionomia del nuovo concilio secondo novita ` la sua dimensione spirituale e la fraternita ` Giovanni XXIII (pp. 147-155), e cioe ecumenica (ci sia permessa qui una nota critica circa lintento roncalliano di segnare un implicito distacco non solo dal Vaticano I, ma anche dai concili papali del medioevo : p. 147 ed altres` per tutta la esegesi attorno ai canali ufficiali e ufficiosi della Santa Sede: p. 149), l aggiornamento e la pastora` (che e ` la fisionomia ideale dellassise ecumenica). lita E siamo a La preparazione (noi aggiungeremmo concreta ) del Concilio (pp. 156-177), presentata in maniera ordinata, anche se a volte indulgente, in questo punto, con qualche moda di giudizio spesso infondata (en passant ` piu rileviamo che il concetto di rappresentante pontificio e ` ampio di quello di nunzio , a cui lA. si riferisce, aggiungendo anche un verosimilmente fuori posto: v. p. 162 in nota. In tale contesto anticipiamo qui una osservazione, per quanto riguarda il loro posizionamento . Zambarbieri li pone dopo i vescovi ausiliari, mentre sono arcivescovi: v. p. 186, nota 19). Sono qui con esattezza presentati gli schemi preparatori e la loro discussione da parte della Commissione centrale. Non possiamo non rilevarne la impressione che, a questo proposito, i giudizi dello Zambarbieri siano piu ` equilibrati e obiettivi di quelli, per es., dellAubert e dellAlberigo. Segue la trattazione de Il primo periodo (pp. 178-217), con il suo famoso discorso di apertura (e buona nota di mons. G. Zannoni, un silenzioso ed ignorato protagonista del Concilio, secondo la felice espressione del compianto Mons. Michele Maccarrone: p. 179, in nota) e con il regolamento (Ordo Concilii Oecumenici Vaticani II celebrandi, modellato in misura considerevole su quello del Vaticano I ). Tale esatta osservazione vale per molti altri aspetti conciliari, come potrebbe confermare voce autorevole e testimone-attore della ` a Segreteria di Stato, ai primissimi inizi della preparazione, quando si ando consultare la documentazione del Concilio Vaticano I. Lanalisi continua con la fisionomia dellassemblea, lavvio dei lavori, la discussione sullo schema De Liturgia, le divergenze sul tema della Rivelazione, le questioni ecclesiologiche e, finalmente, le valutazioni e prospettive . Per Zambarbieri il periodo non ` dice molto della sua prospettiva ponderata, era trascorso invano (p. 214), e cio che si rivela altres` nel criticare quelle classificazioni di conservatori e progressisti, le quali rischiano di semplificare in modo artificiale un reticolo molto piu ` delle due teologie fitto di convergenze e divergenze (p. 217), cos` come il cliche e delle due ecclesiologie, che ha pesato non poco sui lavori conciliari e soprattutto sui teologi (ibid.). E si va Verso il secondo periodo (pp. 218-245), con illustrazione del piano di lavoro e della revisione degli schemi, nonche degli inizi del pontificato di Pao` un richiamo, possibilista, forse coglieva nel segno di un lo VI. Vi e

52

` , anche esagerato giudizio di don Dossetti per il quale Zambarbieri mostrera in seguito, una particolare simpatia , riferito da Jedin. Il Bolognese considera che lattuale Concilio non avesse, a differenza dei due concili generali piu ` recenti, una struttura bipolare (papa-concilio) bens` triangolare: papa` scandito, curia-concilio (p. 226, nota 31). Tale Secondo periodo (pp. 227-245) e nella ricerca, dal pensiero del papa sul concilio e la nuova edizione del regolamento (con diversificati giudizi sullapporto dello stesso don Dossetti, pur con propensione a suo favore), nonche dalle discussioni sulla Chiesa, lepiscopato e lecumenismo e dallapprovazione finale della costituzione De Liturgia e del decreto De instrumentis communicationis socialis. Infine appare una disamina della formula di approvazione e promulgazione conciliare, ad opera del Pontefice, frutto di un approfondito studio. Tra il secondo e il terzo periodo (pp. 246-256) lA. tratta, poi, del ridimensionamento e della rifusione degli schemi (per noi sono infelici l insinuazione di p. 249, II capoverso, v. anche, successivamente, p. 278 e il denigratorio di p. 251, riferito allo schema XIII), di problemi procedurali e di tensioni ideali. Segue Il terzo periodo (pp. 257-289), con le scansioni dal titolo: La ` losservazione di p. 260, nutrita articolazione dei dibattiti (degna di rilievo e ` ; la discusnota 13, sul ruolo condizionante della stampa); la collegialita sione su altri argomenti ; una settimana difficile (con accenno allaggettivo nera , per definirla, usato da alcuni); la costituzione della Chiesa e i decreti sullecumenismo e sulle Chiese orientali cattoliche . Menzione critica merita, in questultimo capitolo, quanto si riferisce alla Nota Explicativa Prae` gia ` segno il fatto che di essa non via, la trattazione piu ` lacunosa dellopera. Ne e si presentano nemmeno i punti fondamentali e non si accenna neppure alla distinzione stabilita tra munera e potestates. Nella bibliografia al riguardo, poi, si cita inizialmente (p. 271, nota 53) il solo Alberigo, mentre la nota 63 di p. 273 dovrebbe esservi invece incorporata, per giusto equilibrio, in materia ` fornita la visione estremista del Dostanto delicata. Anche in questo caso e setti, ma non si presenta, per esempio, il giudizio di un testimone tanto quali` contraddizione tra testi conciliari e ficato come il Philips, per il quale non vi e Nota. Per la ricostruzione di alcuni episodi nevralgici , infine, avremmo amato aver definita come puntuale, e non puntigliosa , come fa lA. lanalisi ben fondata di Vincenzo Carbone. E siamo a La fase preparatoria allultimo periodo (pp. 290-295), una inquieta vigilia , che illustra lopera di vescovi e periti nella rielaborazione degli schemi, e precede appunto Lultimo periodo (pp. 296-342). In questo capitolo sono visitati , con ordine, divergenze, dibattiti e votazioni, il riesame dello schema XIII, la promulgazione di decreti e dichiarazioni e lintenso finale. Ci ` emblematico il giudizio di permettiamo qui la citazione di un passo in cui e ` riferito alla Gaudium et valore che lA. porta su vari aspetti conciliari. Esso e spes, considerata si aggiunge peraltro un forse documento che, nel suo insieme, risente limpatto di un moto storico il quale si percepiva, proprio durante gli anni Sessanta, come flusso rapido, quasi sfuggente. Il contraccolpo ` nellintegrare linguaggi tra loro che ne derivava, accanto allobiettiva difficolta

53

lontani quali il sociologico, lo scientifico e il teologico, si ripercuote in un certo riserbo, avvertibile lungo alcune sezioni del documento, nellattingere al pensiero cristiano antico per pronunciare parole su eventi considerati come radicalmente nuovi, e nel ricercare ideali e immagini intrisi di afflato evangelico da ` detto bene. proiettare su scenari mutevoli, spesso effimeri (p. 341). E ` posta tra i segni della moLa conclusione, per il Concilio Vaticano II, e ` e della Parola di Dio (pp. 343-351), affrontandovisi la relativa prodernita ` per la ricerca storica ( i tentativi per giungere ... ad blematica e le difficolta unermeneutica organica ed adeguatamente approfondita del concilio incontrano molti problemi ancora irrisolti : p. 344). E tuttavia appaiono ormai assodati alcuni aspetti: la grande portata della celebrazione stessa di un concilio; lacqui` da parte dei vescovi e sul piano dei sizione di un senso di corresponsabilita contenuti dei documenti il rilievo assegnato alla celebrazione del mistero liturgico nella vita cristiana, la nuova visione ecclesiologica che riconosce lori` delle chiese locali, assegna maggior autonomia al laicato, privilegia la ginalita ` religiosa dellunione fra tutti quelli che si riconoscono nel cristianesimo, densita considera positivamente anche chi non condivide tale fede, sostiene unampia ` religiosa per ogni uomo. Determinati principi hanno poi trovato immeliberta diato sbocco tangibile, anche se variamente giudicato (ricorso alle lingue nazionali, la costituzione di strutture sinodali, ecc.). In ogni caso ancorche la tematizzazione dei documenti, specie della Gaudium et spes, risentisse di insicurezze e di obiettive impasses teologiche, i pastori della Chiesa hanno indubbiamente ` di fronte alle avvertito, manifestato ed esercitato la propria responsabilita grandi rivoluzioni nella vicenda del genere umano ... Ma su tutto sembra ancora sovrastare la tensione al ritorno verso le sorgenti della propria fede. Simile ` inconsueta nella storia del cristianesimo, ma vi ritorna ad istanza ... non e ` nuove e ondate ora improvvise ora piu ` calme, sempre portatrici di virtualita sorprendenti (p. 350). In modo significativo ed emblematico lA., nella conclusione finale, vede I concili Vaticani fra tradizione e rinnovamento (pp. 352-388), con un curioso inizio ( il Vaticano II verso il Vaticano I ) dellanalisi dei rapporti tra luna e laltra delle anzidette assise, che per Zambarbieri forse andrebbero situati su piani comunicanti, ma comunque dissimmetrici (p. 353). Ma certo non ci pare si possa basare il giudizio sul fatto che Giovanni XXIII non intese il nuovo concilio quale riconvocazione dellassise del 1869-1870 (ibid.), ne su alcuni suoi puntuali agganci o richiami o esclusioni. Invece, s` , riteniamo esatto il parere di saldatura con il Vaticano I nel pensiero organizzato cos` lo definiremmo (su determinate linee tematiche ), per le questioni della Ecclesia ad intra con unenfasi particolare su quelle concernenti la gerarchia (p. 360). Sempre in termini di ricerca dei rapporti di cui sopra, lA. desidererebbe procedere in altre direzioni, per esempio quella dellanalisi dellopera di ` cammino ancora non praticabile (p. 361). Pure lo formazione dei testi, ma e studio della stessa discussione assembleare (altra pista possibile) risulta acerbo (vedi comunque un giudizio sulla questione sociale, p. 363, da rivedere confron` tando con p. 385, nota 91). Rimane certo comunque che nel Vaticano II vi e

54

una ridefinizione dei compiti ecclesiali nei confronti di tutto il genere umano ` divenuta larena del mondo intero. (p. 363): laula conciliare e Per quanto riguarda le citazioni (Inhaerens vestigiis ... ), la frequenza dei rimandi al Vaticano I, nei testi del II, supera leggermente quelle del Tridentino, ` dei richiami al magistero restando peraltro decisamente inferiore alla quantita degli ultimi Pontefici, in cui domina Pio XII. In ogni caso il confronto, per quel `, che concerne per esempio un tema fondamentale come quello della collegialita ` concludente, ma fornisce loccasione a Zambarbieri di presentare alcune non e ` abbozzata altres` qualche analisi delle correnti di pensiero a tale proposito. E citazioni della Dei Verbum e della Gaudium et spes nei confronti dellanteriore concilio ecumenico, ma anche qui limpasse rimane, cos` come in fatto di ricerca del vocabolario usato in entrambe le assise. Connessioni e disgiunzioni tra i due concili sono isolabili anche su altri piani conclude lA. nel capitoletto simmetrie e dissimmetrie . Non lo seguiamo in tutte le sue osservazioni, che hanno il loro interesse, ma non vanno oltre unanalisi puntuale, indicativa ` della relazione fondamentale tra fedelta ` e rinnovamento, della complessita ` (tra virgolette, si aspetto, questultimo, presentato sotto la voce modernita ` (p. 379). badi bene), ad indicare efficacemente una svolta epocale della civilta Dopo un brevissimo excursus storico sul posizionamento della Chiesa cattolica ` , lA. illustra il forgiarsi in essa di una di fronte appunto alla modernita ` (p. 382). Infatti il cattolicesimo giunge ad assumere propria modernita come proprio interlocutore il mondo moderno, fuori di una logica di anate` apparve con nitida evidenza, quasi in un luogo simbolico, al Vaticama . Cio no II (ibid.). Era in fondo un percepire le dimensioni storiche della propria esistenza. ` Zambarbieri presenta il ricercatore storico come un amante della Da cio ` , ma qui dissentiamo perche ` lasciarsi trascinare ininterrotta continuita egli puo dalle ideologie e prediligere, per esempio, la tendenza a considerare piuttosto ` capiti e rimandati linnovazione, la rivoluzione . Credo che siamo in cio allimpegno generale di tendere ad una ricerca obiettiva e faticosa, ancora lunga e travagliata, dellavvenimento conciliare piu ` recente. A questo proposito avrebbe giovato al volume il rivisitare quellassemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi ( 20 anni dopo il Concilio Vaticano II ) che lA. cita in nota ma sulla cui interpretazione non vuole entrare in merito (p. 387). Segue la presentazione di una buona ed esauriente bibliografia, come dicevamo sopra, (pp. 389-392) a cui peraltro aggiungeremmo almeno laureo es ma tresses de Vatican II , lindice dei nomi volumetto del Martelet: Les ide (pp. 393-401) e quello generale (pp. 403-406).

55

II
LA PREPARAZIONE CONCILIARE

5. Chiese particolari italiane a concilio Aa.Vv., Chiese italiane a concilio (a cura di Giuseppe Alberigo), Marietti, Genova 1988, 322 pp. ( Dabar , Saggi di storia religiosa, 6).
Il volume presenta, come indica il sottotitolo: Esperienze pastorali nella Chiesa italiana tra Pio XII e Paolo VI , alcuni contributi alla ricerca storicopastorale sulla Chiesa in Italia negli anni cinquanta e sessanta, fondamentalmente. Vi hanno collaborato lo stesso Alberigo ( La Chiesa italiana tra Pio XII e Paolo VI ), A. Riccardi ( La Conferenza Episcopale Italiana negli anni cinquanta e sessanta ), E. Bianchi ( La diocesi di Torino e lepiscopato di ` ( Lepiscopato di G.B. Montini a Milano Michele Pellegrino ), G.L. Potesta 1955-1963 ), A. Niero ( Il patriarcato di Venezia e i patriarchi A.G. Roncalli e G. Urbani ), G. Battelli ( Tra chiesa locale e chiesa universale. Le scelte pastorali e le linee di governo dellarcivescovo di Bologna Giacomo Lercaro 1952-1968 ), B. Bocchini Camaiani ( Lepiscopato di E. Florit a Firenze. Temi e linee di governo della diocesi fiorentina ), A. Giovagnoli ( La diocesi di Napoli e lepiscopato di C. Ursi ), D. Farias ( Un quarto di secolo della chiesa reggina 1950-1977 ) e G. Dossetti ( Memoria di Giacomo Lercaro ). ` posto utilmente alla fine dellopera, che si apre con Un indice dei nomi e una premessa di G. Alberigo ed un saluto opportuno del Card. Giacomo Biffi. LAlberigo osserva giustamente che il volume frutto dellincontro di studio svoltosi il 24 e il 25 ottobre 1986, in occasione del X anniversario della ` un sintomo incoraggiante della riflesscomparsa del Card. G. Lercaro e sione che da qualche anno si tenta di fare sulle vicende della Chiesa in Italia negli ultimi decenni (v., ad es., Le Chiese di Pio XII , a cura di A. Riccardi, Laterza, Bari 1988; Aa.Vv., La chiesa e i problemi del Mezzogiorno 19481988 , Nuova Minima AVE, Roma 1988; Pie XII et la Cite , Actes du Colloque de la Faculte de Droit, Presses Universitaires, Aix-Marseille 1987; A. Riccardi, Il potere del Papa. Da Pio XII a Paolo VI , Laterza, Bari ` contemporanea, dal primo dopo1988; G. Verucci, La Chiesa nella societa guerra al Concilio Vaticano II , Laterza, Bari 1988; Papa Giovanni a cura di G. Alberigo , Bari-Roma 1987, ed infine gli atti del convegno tenuto a

59

Lucca su Mons, E. Bartoletti: Un vescovo italiano del Concilio. Enrico Bartoletti 1916-1976 , Marietti, Genova 1988). Alberigo aggiunge: Sono passi importanti, benche ancora frammentari, verso il superamento del pur necessario empirismo quotidiano, sempre esposto al rischio di risolversi in attivismo miope e incline allautogiustificazione. Il ` a una riflessione criticamente avvertita sul proprio bisogno e la disponibilita passato indica il formarsi di una coscienza nuova del cattolicesimo italiano, ` propriamente ecclesiale, al di la ` di unidentita ` prevalentemente come realta socio-politica ( movimento cattolico ) o essenzialmente correlata al pontificato romano (p. 7). Significativamente lAlberigo cos` continua, dal suo consueto, ben noto, punto di vista: Si tratta di un orientamento impegnativo non solo per la forza e la pregnanza delle tradizioni locali delle nostre chiese, ma anche e soprattutto per la tenacia della riduzione del popolo di Dio pellegrino in terra italiana a area di salvaguardia del papato o alle aggregazioni sociali e politiche espresse da quel ceppo . Oltre tale proclama , il noto professore rivendica, per il lavoro storico, ` conoscitiva alle proprie conclusioni, al di la ` di precom unautentica validita prensioni apologetiche o polemiche , senza confusioni ne indebiti salti di livello (p. 8). Cos` , nellambito dei decenni considerati, anzitutto emerge il peso esercitato dal Concilio Vaticano II che ha costituito anche per la Chiesa italiana uno spartiacque epocale, come non si verificava almeno dal Concilio di Trento . Infatti malgrado manchino ancora indagini adeguatamente esaurienti sia sulla partecipazione italiana al concilio che sulla sua recezione nel nostro paese (v. peraltro Aa.Vv., Il Vaticano II nella Chiesa italiana: memoria e profezia , ` chiaro il peso eccezionale che limpulso conciliare ha Assisi 1985), risulta gia ` unitaria dei cattolici italiani avuto proprio sulla presa di coscienza di unidentita ` differenziata, questa coscienza ha coinvolto il come chiesa. Pur con intensita vescovo di Roma e i vescovi italiani in generale, il clero come i cristiani comuni e ` recepita anche se con fatica dallopinione pubblica laica (p. 9). infine e Una rivisitazione attenta di quei decenni consente (dunque) di mettere in ` e la fecondita ` di fede e di testimonianza, malgrado laccelerata luce la densita ` italiana ed i ritardi accumulati nella prima meta ` del modificazione della societa ` ) saputo generare una XX secolo. Le Chiese pellegrine in Italia hanno (cioe messe di impegno evangelico degna delle stagioni feconde della presenza cristiana nelle nostre terre (ibid.). Una linea di tendenza altrettanto significativa riguarda laccettazione da ` pluralistica e in un parte della Chiesa di una condizione comune in una societa ordinamento giuridico democratico ... La proposta di guardare avanti, di riconoscere unoccasione di rievangelizzazione della stessa chiesa, trova adesioni convinte ma anche complesse resistenze. Il ritardo del cattolicesimo italiano rispetto ai movimenti (liturgico, biblico, patristico, ecumenico) che hanno animato altre aree ecclesiali tra XIX e XX secolo sembra aver offerto a questa chiesa loccasione di un rinnovamento meno graduale ma anche piu ` direttamen` postmoderna e agevolato dalle autorevoli te misurato sulle istanze della societa

60

indicazioni conciliari . Aggiungeremo, noi, e pontificie (pp. 9 e 10). Negli anni Sessanta e Settanta conclude lAlberigo si sono manifestati numerosi fermenti in tale direzione (p. 10). A queste provvisorie linee di fondo interpretative molti pensiamo possono aderire. Piuttosto radicale e parziale ci sembra invece lanalisi dellAl` vero berigo nel suo contributo La Chiesa italiana tra Pio XII e Paolo VI . E che certe scelte metodologiche, francamente esposte, aiutano a farla intendere ` altrove rispettosamente manifestata, (pp. 15 e 16), ma rimane limpressione, gia che un eccessivo dipendere da opzioni o visioni personali arrivi ad offuscare losservazione obiettiva dei fatti e porti a giudizi parziali o distorti su persone e movimenti ed associazioni, in ultima analisi sulla stessa Chiesa italiana (che pur si vuole considerare come fondamentalmente un pianeta sconosciuto ). ` lo stesso Alberigo, per la stagione giovannea e conciliare, a definire Comunque e superficiale il pensiero di coloro che ne facessero un bilancio prevalentemente negativo (p. 28). A sostegno di una tale affermazione, peraltro, egli rivela ` a senso unico, che appare pure nellanalisi degli anni ancora la sua sensibilita settanta (v. pp. 31-34). Segue lo studio di A. Riccardi, puntuale e ben documentato, sulla Confe`, renza Episcopale Italiana negli anni Cinquanta e Sessanta, nel periodo, cioe ` la difficolta ` di esprimere il della ricerca della sua fisionomia. Rileviamo pero concetto di Chiesa italiana, che deriva, in un certo grado, dalla necessaria accettazione della Chiesa romana come sua parte integrante, con la prerogativa del suo primato (v. pp. 36-37 e 55-56, con riferimento a Paolo VI: lepiscopato italiano viene considerato come lepiscopato del Papa, molto vicino alla Santa Sede. Le sollecitazioni e le indicazioni della Segreteria di Stato presso i vertici della CEI sono decisive per gli orientamenti della Conferenza ). E. Bianchi, invece, con una testimonianza piu ` che una lettura storica di una chiesa locale e dellopera del suo pastore, come egli scrive non ha la pretesa di fornire uninterpretazione completa ed equilibrata , ma vuole far emergere tratti finora dimenticati o non sufficientemente posti in risalto nellat` e nella figura del Cardinale Pellegrino. tivita Successivamente, anche se non riesce del tutto a mantenere fede al proposito iniziale, ( connettere per delineare il profilo pastorale di G.B. Montini il piano delle sue enunciazioni dottrinali a quello dello stile di governo, delle iniziative e decisioni da lui effettivamente assunte nella diocesi , perche si deve pur tentare di far uscire la ricerca da un cerchio strettamente dottrinale : `. p. 91) valido e preciso risulta il saggio del Prof. G.L. Potesta ` Egli nota su unimportante questione rimasta finora aperta, quella cioe di una possibile periodizzazione nel corso del tempo il raccogliersi e lo spostarsi della sua (dellarcivescovo) attenzione intorno ad alcuni grandi temi , ` fedele costantemente ad una visione della Chiesa nel mondo anche se egli restera contemporaneo e a una percezione del proprio compito rigorosamente tracciate ` nei primi documenti successivi al suo insediamento. gia

61

Ci sarebbe piaciuto incontrare in queste pagine anche una presentazione piu ` sviluppata del futuro Paolo VI come Pastore, oltre che Dottore, del suo rapporto fondamentale per un Vescovo con il Clero, con il Seminario (v. Montini educatore del clero del Card. Carlo M. Martini, in Notiziario `, dellIstituto Paolo VI N. 19, pp. 60-70), in vista della formazione, cioe dei futuri presbiteri, nonche dellincontro con il popolo di Dio nelle sue espres`. sioni piu ` umili, agli occhi del mondo. Cos` non e ` ( Il patrimonio Ad ogni modo gli agili capitoletti dello studio del Potesta ` cristiana di fronte alla modernita ` ; Caratteri e limiti dellazione della civilta ` e costituzione gerarchica della innovativa ; Annuncio cristiano della verita Chiesa ; La pastorale religiosa ; Il cristianesimo come nuova forma di vita ; Il vescovo dei lavoratori, larcivescovo degli industriali ; Lapertura a sinistra e lautonomia del laicato cattolico ; Il periodo del Concilio e ` del benessere e poverta ` evangelica. Un documento composito ) Fra civilta riescono bene a fornire i tratti fondamentali dellepiscopato di G.B. Montini a Milano. A proposito, comunque, dellinterpretazione della nomina di Mons. Pignedoli ad Ausiliare di Milano che risulterebbe stabilita ... direttamente da Roma (p. 95) dobbiamo invece ritenere che la proposta veniva dallamico ` totalmente libero di accettare o meno Montini e che la Santa Sede lo lascio (v. Aa.Vv., Il Cardinale Sergio Pignedoli amico indimenticabile , Collegio Missionario S. Cuore, Andria 1989, p. 393). ` a Milano, lo ha compiuto A. Niero, Quanto non ha potuto fare il Potesta per i Patriarchi A.G. Roncalli e G. Urbani, a Venezia. La sua attenzione, infatti, ` indirizzata a cogliere lanimus di due Pastori, che e ` come dire ... la chiave e ` (p. 129). interpretativa della [loro] pastoralita A tale proposito appare la caratteristica del Roncalli, la sua paternitas, inserita nel contesto piu ` vasto e profondo della sua humanitas, intesa nel valore ` esercitata nei confronti dei sacerpregnante del termine latino (ibid.). Essa e doti cura principale di ogni vescovo (p. 130), nel clima di confidenza che egli ` ( La bonta ` e la carita ` : che grande sapeva infondere. Fu pater et pastor in verita ` , lindulgenza, grazia! ; Non correr dietro alle mosche: meglio in tutto la bonta la pazienza ), nella predicazione, nelle visite pastorali, nei Seminari, nei confronti delle religiose, dei malati, dei carcerati, senza dimenticare il mondo della cultura, dellarte, del lavoro e del turismo. Anche la ricerca sul patriarcato di G. Urbani continua nel tono felicemente impresso a quella sul suo predecessore. G. Battelli e G. Dossetti ci intrattengono, poi, con caratteristiche proprie, sul Card. G. Lercaro tra Chiesa locale e Chiesa universale . Il primo, oltre il mito, negativo o positivo che sia, predilige un aspetto ` , tra gli specifico ed importante dellepiscopato lercariano, il rapporto, cioe orientamenti pastorali e le linee di governo della diocesi, tentando di spingere ` dei momenti progettuali per cogliere della pastorale e del governo lanalisi di la ` lo sviluppo non di Lercaro le concrete realizzazioni e, per quello che consentira lunghissimo del suo episcopato, anche gli esiti (pp. 152-153). Lo fa felicemen-

62

` notare ci sembra te, anche se nella parte finale del suo lavoro si puo qualche giudizio un po troppo personale. ` la presentazione dei collaboratori del Card. LercaInteressante, peraltro, e ro, i Monss. Baroni e Bettazzi, e poi di don Dossetti, nel tentato passaggio dallimmagine monarchica del vescovo alla teologia della chiesa locale . La ` la decisione-chiave lercariana che ha carattecollaborazione di questultimo e rizzato laprirsi del postconcilio a Bologna (p. 178), o anche il secondo inizio dellepiscopato di Lercaro (p. 182). Per G. Battelli, a questo riguardo, non mancano ... elementi che permettono di asserire come al fondo la reazione esterna (alla diocesi, sfavorevole al ` quando dallinterno della diocesi gia ` erano emersi sintomi Cardinale) maturo palesi di una risposta negativa o piu ` precisamente di una non risposta alle sollecitazioni che il concilio per tramite di Lercaro stava introducendo nella vita ordinaria bolognese (p. 184). Ancora piu ` personale risulta la memoria di G. Dossetti con lo scandaglio di una certa divaricazione (orazione mentale e liturgica) dellanima del Card. Lercaro (ipotesi di lavoro), riportata a gerarchizzazione armoniosa verso ` liturgica la fine della sua vita, sub unica conclusione, si direbbe, nella pieta ` ), lontano dall efficientismo volontari(arricchita dal pensiero conciliare, pero stico denunciato fino alleccesso dal Dossetti, per cui altri ( semipelagiani ?) sono stati segnati a dito. ` pure la citazione, in note lunghissime, dellapporto al ConSignificativa e cilio dellArcivescovo e della diocesi di Bologna, come fu delineata, a San Domenico, dallA. soprattutto per la concezione stessa del Concilio come cele` brazione ed evento sacramentale ed irreversibile e quindi sulle modalita fondamentali del suo operare (a questo proposito, peraltro, si vedano le note critiche, nei confronti di Dossetti, del Maccarrone: R.S.C.I. N. 1 [1989], pp. 104-109) sulla ecclesiologia generale e prevalentemente sul rapporto tra chiesa ed eucaristia, sulla concezione della chiesa stessa, una, eppure articolata ` delle chiese locali, sulla collegialita ` episcoin piu ` chiese sorelle, sulle originalita ` episcopale e primato del papa (pp. 300-304). pale, sul rapporto tra collegialita ` nella Segue la presentazione del pensiero lercariano sui poveri e la poverta ` civile, sulla pace. Chiesa, sul modo della sua presenza piu ` specifica nella societa Rapidamente, quindi, lultimo punto: la rimozione del cardinale dalla sede di ` la chiave interpretativa dellA. che a S. Petronio . Il termine scelto fornisce gia noi si rivela angusta. ` affidata, come La rievocazione dellepiscopato del Card. Florit a Firenze e sopra indicato, a B. Bocchini Camaiani. I limiti della sua ricerca sono esposti con franchezza. Si tratta fondamentalmente della chiusura degli archivi della ` di gran parte di quelli privati , che impediscono diocesi e la non accessibilita un esame piu ` ravvicinato dallinterno delle motivazioni del vescovo, delle sue analisi specifiche e dei giudizi sulla situazione religiosa della diocesi, cos` come dei suoi rapporti con il Vaticano (p. 188). ` , i giudizi espressi, fortemente critici, non sembrano Ciononostante, pero tener conto di una tale premessa. Un certo riduzionismo risulta pure dallaffer-

63

` , polemimazione relativa al capitoletto laccentuarsi di una crisi : In realta che e tensioni facevano parte della storia della chiesa italiana, non solo fiorentina, di questi anni; erano tutte interne a quella politicizzazione della vita ecclesiale ben nota, che aveva avuto effetti totalizzanti. In questa prospettiva si ` ben comprendere come lazione di Florit avesse ottenuto anche un certo puo consenso (p. 211). Lesame dellepiscopato napoletano di C. Ursi, che presenta molteplici ` per un suo inquamotivi di interesse , offre altrettante ragioni di difficolta dramento storico , certamente perche non si tratta solo di avvenimenti piuttosto recenti, ma soprattutto di una parabola non ancora conclusa. Difficile ` e ` maturare il necessario distacco, impossibile qualsiasi tentativo di bilanpercio ` cercato percio ` di tracciare una cio. Piu ` che una storia di questo episcopato si e cronaca essenziale di alcune vicende, accompagnandola con riflessioni ed interrogativi che potranno essere utili per un futuro e piu ` completo lavoro storico (p. 217). Cos` A. Giovagnoli. Il forte legame dellArcivescovo con il Papa si accordava, nei primi anni del ` di Paolo VI di guidare efficacemente lattuazione suo episcopato, con la volonta del Concilio in Italia (p. 219). Lanalisi risulta valida ed approfondita, per quanto riguarda dunque le grandi linee del rinnovamento conciliare a Napoli, ` incontrate e degli insoddipassando poi alla presentazione delle gravi difficolta ` che oltre lintreccio di incomprensioni e delusioni sfacenti risultati. Il fatto e ` delle vicende dellepiscopato del Card. Ursi, reciproche emergono, al di la tanti problemi vecchi e nuovi della chiesa di Napoli (p. 244). Insomma lo sforzo riformatore coinvolgeva un cambiamento complessivo ` , a Napoli come altrove, caratterizzato da una del rapporto tra chiesa e societa ` . In una citta ` dove solo stretta compenetrazione e da una certa subalternita limitatamente la chiesa aveva assunto il modello tridentino, dove non si era sviluppato un forte movimento cattolico organizzato, dove il fascismo e la monarchia avevano potuto contare sullappoggio cattolico, mancava una robusta autonomia della chiesa capace di fare da supporto ad unazione rinnova` dire che il rinnovatrice sul piano religioso e sociale. In questo senso si puo ` incontrato con problemi piu mento conciliare si e ` antichi, emersi anche nella fase preconciliare, per es. con lepiscopato del Card. Mimmi, osteggiato per la sua intransigenza tridentina. Il problema di un clero poco vincolato allobbligo di residenza, legato alla famiglia, piuttosto sensibile alla questione del suo status ` , rappreeconomico e sociale, ancorato a una specifica tradizione di spiritualita senta dunque solo un elemento di una situazione piu ` generale (p. 244). A. Giovagnoli conclude ponendo questioni valide per tutta lItalia. Mal` la diversita ` , per es., tra Napoli e le diocesi settentrionali, proprio le grado cioe minute vicende napoletane suggeriscono qualche interrogativo complessivo. Da questa storia particolare nasce ... lesigenza di tracciare un bilancio del tentativo montiniano di guidare lattuazione del concilio in Italia, oppure di chiedersi ` conciliari, abbia sub` to la quale modificazione, su sollecitazione delle novita figura del vescovo; o ancora, di interrogarsi su quali mutamenti si siano introdotti nel clero, dopo il concilio. Lesame delle concrete situazioni postconciliari

64

suggerisce di non limitare lindagine sulla recezione del concilio alla diffusione di nuove tendenze teologiche, pastorali, organizzative ... Se il concilio ha introdot` nella vita della chiesa, appare importante indagare riguarto sostanziali novita do il suo impatto sugli elementi essenziali che costituivano il cuore e lossatura della chiesa preconciliare. Il problema dellepiscopato e del clero appare in questo senso di primo piano, mentre forse si ridimensiona limportanza di vicende piu ` note, legate alla cosiddetta contestazione. In assenza di altri piu ` vicini punti di riferimento, il pensiero va, come termine di confronto, al concilio di ` conseguita (p. 245). Trento e allampia opera di ristrutturazione che ne e Tali suggerimenti ci sembrano particolarmente pertinenti e degni di risposta combinata. ` il Esemplare e ricco di valide considerazioni per lintera Italia meridionale e bel saggio del Farias sullepiscopato di Mons. Ferro, un quarto di secolo della chiesa reggina . Abbastanza completa ci sembra la presentazione dei temi di ` o faziosita ` , con esame pure giudizio sul suo servizio episcopale, senza parzialita del capitolo della partecipazione conciliare e del suo riverbero in diocesi, con imboccatura, infine, della problematica piu ` larga della indispensabile comunione a livello regionale (convegno di Paola del 1987), promettente ed inquietante (p. 280) ad un tempo. ` risultare per molti appassionante . Il Per concludere, il volume potra ` il merito e il rischio. Esso infatti rivive la storia qualificativo ne rivela gia ` quindi porsi legittimamente la recente, materia ancora incandescente. Si puo domanda se sia maturato oggi il necessario distacco e risulti possibile un tentativo di bilancio su una storia ecclesiale recentissima. Lo stesso Giovagnoli se lo ` piu chiede, rispondendo che e ` appropriato dirigersi verso una cronaca essenziale di alcune vicende, accompagnata da riflessioni ed interrogativi utili per un futuro e piu ` completo scavo storico. Noi pure propendiamo per tale giudizio, anche perche solo in futuro, con laiuto di documenti ora non accessibili (o passati attraverso il filtro di un pensiero legittimo, forse, ma troppo personale, nel caso di quelli reperibili o ` possibile chiarire, in una prospettiva in possesso di qualche studioso), sara storica piu ` lunga e quindi meno parziale, il merito di uomini di Chiesa, che spesso dolorosamente hanno sostenuto limpatto del mondo contemporaneo. Vi hanno risposto con un apporto al Concilio Vaticano II e con limpegno per una sua meditata e difficile attuazione nel vorticoso cambiamento del re` aggiungere, infine, che la stessa esegesi cente passato. A questo proposito varra ` purtroppo ancora conciliare, con base sulla intera storia documentata, non e cosa acquisita.

65

6. Preparazione conciliare Aa.Vv., Verso il Concilio Vaticano II (1960-1962). Passaggi e problemi della preparazione conciliare (a cura di G. Alberigo e A. Melloni), Marietti, Genova 1993, pp. 503.
Nella prefazione di questo volume, dopo lindice, cos` scrivono G. Alberigo ` e A. Melloni: La conoscenza della preparazione del Concilio Vaticano II e stata, fino ad oggi, circoscritta ed approssimativa: il periodo 1959-1962 sembrava da un lato esaurito dalla clamorosa ecatombe degli schemi preparatori ` delle fonti e dei docuche esso aveva partorito, e daltro canto lindisponibilita ` dindagine storico-critica. Un atteggiamento conmenti frustrava le possibilita diviso e fedelmente registrato dalla preziosa e monumentale serie degli Acta et documenta concilio oecumenico Vaticano II apparando, che ha rinviato la pub` invece limitata alla blicazione degli atti degli organi preparatori intermedi e se edizione degli atti degli organi apicali: la commissione preparatoria centrale, da un lato, e la commissione antepreparatoria, nelle appendici degli Acta Synodalia. Su questa area di ricerca, considerata in tutto il suo spessore e la sua ` , se ` venuta concentrando lattenzione delle quipe dellIstituto per le globalita scienze religiose di Bologna, integrato da alcune collaborazioni specialistiche, nel quadro del progetto internazionale per la storia del Vaticano II: dapprima col volume di A. Indelicato sui lavori della commissione centrale, ed ora con questa raccolta di saggi che per la prima volta mettono a fuoco il lavoro e i dibattiti delle commissioni e segretariati preparatori, ai quali fu assegnato il compito di stendere gli schemi in vista del futuro Concilio (p. 11). Il contesto ` cos` dato. e ` dunque solo la documentazione Base della presente pubblicazione non e ufficiale ma sono anche alcuni fondi di archivi privati, la cui consistenza (vi ` essere valutata scorrendo lelenco sono indicati anche quelli non consultati) puo edito alla fine del volume (pp. 483-492), che molto deve al convegno di Lovanio del 1989 su Les sources locales du Vatican II. Per conoscere poi i pensieri preconcetti (in senso etimologico) che vi sono sottesi vale trascrivere un altro passo della prefazione, il seguente: Prescindendo tanto dal rimpianto per il concilio mancato dei settori tradizionalisti, che dal trionfalismo conciliare che ` che era stato solo scartato nel 1962, la ha creduto troppo presto superato cio ` che si preparazione del Vaticano II appare come un alabastro sul quale cio trova da un lato, traluce dallaltro: tanto il conflitto degli anni Cinquanta che ` decifrabile, pur nella alterazione dei rapporti di il dibattito degli anni Sessanta e ` (p. 12). Credo sia forza e nel rovesciamento della definizione delle priorita ` limmagine di un concilio come cosa rivoluzionaria, un conflitto delineato gia di rapporti di forza, che caratterizza la visione della scuola di Bologna, in una ` notevole, storica, per quellaspetto di continuita ` , nelmancanza di sensibilita ` , nel rinnovamento, che e ` sempre stata caratteristica laggiornamento, di fedelta ` poi qualita ` della Chiesa cattolica. dei Concili, che e

66

` dellAlberigo, con i pasDopo le sigle, il primo contributo alla ricerca e saggi cruciali della fase antepreparatoria (1959-1960) (pp. 15-42). Alla base ` losservazione de lallergia istituzionale per i concili, interiodellanalisi vi e rizzata da Roma dopo le assemblee di Costanza e di Basilea [ma non venne celebrato, dopo, il Concilio di Trento?] (p. 15), che suggeriva di evitare lincognita di un concilio , o domandava che esso si svolgesse a Roma, fosse breve e ` ?]. senza sorprese [ma non lo voleva breve pure Papa Giovanni, che lo convoco Sotto il nome di luogo ci sta, per lA., fondamentalmente, la Curia, e lo dimo` nel corso del suo impegno. Ci troviamo di fronte, qui, ad un punto nodale strera ` in pasdella interpretazione bolognese del Concilio, ad un elemento che gia sato abbiamo qualificato di ideologico, senza distinzione alcuna allinterno della ` raggiunto nella conclusione: Si profilava Curia stessa, anzitutto. Il vertice e ` la tensione tra cos` ... una delle caratteristiche dominanti del Vaticano II, cioe lassemblea conciliare da un lato e la curia romana dallaltro lato. Il fenomeno di un conflitto tra concilio e curia ... sarebbe esploso vistosamente al Vaticano II. La dialettica storica tra papa e concilio stava trasformandosi in una complessa e talora inestricabile dialettica a tre (p. 42). Laltro elemento nodale ` linterpretazione del ruolo della scuola bolognese e qui anticipiamo e del Cardinale Tardini e del suo pensiero (specialmente in relazione a Giovan` anche qui linterpretare laffidamento della fase prelimini XXIII). Prova ne e nare alla preparazione conciliare alla Congregazione per gli Affari Ecclesiastici ` Straordinari come scelta motivata (tecnicamente) con la maggiore idoneita burocratica degli Affari ecclesiastici straordinari a diramare a tutti i vescovi la richiesta di pareri (p. 17, nota 5). Ma obiezioni interpretative si dovrebbero moltiplicare da parte nostra (v. pp. 18, 19, 25, 27, 37, 38, 39, 40, 41 e 42). L intervento si articola su preparazione della preparazione? , una commissione curiale , un concilio nuovo: Vaticano II , preparazione romana per un concilio universale? , la scelta dei temi della preparazione e preparazione senza anima? . Nel II studio A. Indelicato analizza la formazione e composizione delle commissioni preparatorie (pp. 43-66), strutturato attorno a lavv` o del lavoro preparatorio , unimmagine globale , presenze per sedi di lavoro e per ` , il peso della curia romana , la presenza dei religiosi e delle nazionalita istituzioni culturali , lanalisi delle singole commissioni . Si danno, infine, alcune chiavi di lettura dei criteri di nomina , che sono piu ` articolati di quanto comunemente si pensi. Le cifre comunque sono cifre. Mi limito ad osservare soltanto che quei rappresentanti periferici della segreteria di stato rappresentano invece il Vescovo di Roma (p. 62). E veniamo al buon capitolo, consistente, di Maria Paiano, dal titolo: Il rinnovamento della liturgia: dai movimenti alla chiesa universale (pp. 67-140). ` unafVi sono indicati problemi e mediazioni. Proprio allinizio, peraltro, vi e ` ... fermazione meno equilibrata, la seguente: Alla vigilia del Vaticano II ... e ancora diffusa, in ambienti soprattutto romani, una concezione della liturgia quale culto esterno, gestito dalla gerarchia sacerdotale attraverso la rigida osservanza delle rubriche, e tendente ad escludere la partecipazione consapevole

67

ed attiva dei fedeli (p. 67). E tutto il movimento liturgico pure in Italia ci domandiamo ha fatto proprio niente? E che dire della riconquista catto` e sul potere politilica volta a ristabilire il controllo della chiesa sulla societa ` pericoloso co? (p. 68). Anche il termine restaurazione risulta equivoco ed e qui usarlo, pure se messo tra virgolette (p. 75). La ricerca ha le seguenti scansioni: la liturgia prima del concilio: linee di riforma e di restaurazione nel XX secolo , il movimento liturgico entra nella storia del concilio , il progetto di riforma della liturgia nella prima sessione plenaria: un fondamento dottrinale al fine pastorale , movimento e movimenti di riforma della liturgia nel lavoro delle sottocommissioni , tensioni nel periodo tra le prime due sessioni , la seconda sessione plenaria: la riforma liturgica dai movimenti alla chiesa universale , il primo schema organico di costituzione: la partecipazione attiva fine della riforma , il ruolo di Vagaggini nellelaborazione del primo capitolo , la partecipazione attiva tra principi generali e traduzioni concrete , lo scontro sul primo capitolo: incarnazione o mistero pasquale? , lo schema del 15 novembre , verso lo schema definitivo: incarnazione ed escatologia , dalla commissione liturgica preparatoria al concilio e conclusioni . Ci piace riportarne due, indicative: Nello schema liturgico preparatorio, sia pure con le mutilazioni e variazioni operate dalla sottocommissione per gli emendamenti, non muta limpianto generale dellesito del lavoro della commis` di diverse sione liturgica. In tale impianto trovano composizione le sensibilita istanze di riforma della liturgia (p. 134) e, inoltre: la mediazione operata da Bugnini e Vagaggini riveste un ruolo fondamentale nel far passare nella sostanza istanze nuove, utilizzando un linguaggio o categorie teologiche di tipo tradizionale (p. 137). Riccardo Burigana affronta il progetto dogmatico del Vaticano II: la ` pure lavoro commissione teologica preparatoria (1960-1962) (pp. 141-206). E consistente che, dopo unintroduzione in cui si tratta sinteticamente e per larghe approssimazioni (sono parole dellA.) dei movimenti ecumenico, liturgico, biblico e per il laicato, sono, poi, presentati la riflessione ecclesiologica, alla luce della Mystici corporis, e lo sviluppo della morale. Il tema vero e proprio inizia ad essere trattato dopo una decina di pagine. Di valore ci sembra una rettifica, ` la costatazione in nota, che avremmo voluto introdotta nel testo (p. 141), e cioe che sarebbe ... piu ` esatto parlare di teologie romane , anziche di teologia romana. Cos` facendo ci si incamminerebbe bene, e si comincerebbe a rompere s impropri e preconcetti . cliche Lanalisi vera e propria inizia dunque con fisionomia, organizzazione e periodizzazione della commissione , a cui fanno seguito i lavori preliminari e lordine degli schemi , i nuclei tematici in seno alle singole sottocommissioni e nelle sessioni plenarie (de Ecclesia, de fontibus revelationis, de deposito fidei pure custodiendo, nova professio fidei, de ordine morali individuali, de ordine sociali, de castitate, virginitate, matrimonio, familia, de beata virgine Maria) ` equivoca la frase di p. 175 circa una formulazione che ribadisse lunicita ` e della chiesa cattolica come chiesa di Cristo e fuorviante quanto si dice del

68

Cardinale Ottaviani, che impose damnandi (p. 181). Era infatti previsto dal ` di voti, il Presidente avesse la parola decisiregolamento che, in caso di parita va e infine gli aspetti trasversali . A questultimo proposito risultano interessanti la disamina della questione rapporti (con il Concilio Vaticano I, tra Ottaviani-Tromp-Felici, fra la Com` dei Cristiani) e losservazione, missione teologica e il Segretariato per lUnita ` di superare una semplicistica contrappoper noi fondamentale, della necessita sizione tra romani e non romani, che, seppure vi fu, assunse col tempo un peso ` dei romani e al sempre minore di fronte al frantumarsi dellapparente unita coinvolgimento sempre maggiore di teologi non residenti a Roma (p. 202). Lultimo paragrafo di p. 206 ci sembra infine ancora spiegazione troppo semplicistica del fallimento del progetto della commissione per un concilio di completamento del magistero pontificio a partire dal Vaticano I, e in particolar modo di quello di Pio XII, e di condanna degli errori presenti nella chiesa e nel mondo . ` il titolo della ricerca succesE proprio I laici nella chiesa e nel mondo e siva, quella di Giovanni Turbanti, ben fatta, puntuale e pure consistente ` scandita dai seguenti sottotitoli: la commissione prepa(pp. 207-271). Essa e ratoria per lapostolato dei laici ; i laici nella chiesa e il loro apostolato ; la ` ; tra azione caritativa e assistenza pubblica e linvio presenza nella societa dello schema alla commissione centrale: bilancio del lavoro della commissione . ` dei cristiani (pp. 273 La proposta ecumenica del segretariato per lunita ` affidata alla penna di Mauro Velati. Qui le scansioni sono: i primi 350) e ` della prassi di questo passi del segretariato (con allusione alla singolarita ` ed apertura rispetto al panoraorganismo, caratterizzata da unestrema liberta ma delle diverse commissioni preparatorie: p. 282); il dibattito teologico sulla chiesa ; una questione controversa: i membri della chiesa [ lambizione del segretariato era proprio quella di contribuire ad elaborare una nuova teologia ` adatta ai tempi nuovi della chiesa ?: p. 290]; primato papale e collegialita ` nella diversiepiscopale ; il sacerdozio comune dei fedeli ; la liturgia: unita ` (questione delluso del latino); la Scrittura nella vita della chiesa (con il ta rapporto Volk e i seguenti sottotitoli: la riscoperta della Bibbia e de ` e carita ` nella pastorale matrimoniale (tema traditione et S. Scriptura); verita ` : un ecumenismo spirituale [non dei matrimoni misti); la preghiera per lunita userei la parola conversione per il passaggio al cattolicesimo di Paul Watt` lecumenismo? ; tolleranza o liberta ` religiosa? [la son: v. p. 315]; che cose ` ben formulata a p. 326]; la chiesa e il popolo posizione tradizionale non e dIsraele e veritatem facientes in charitate. La conclusione non ci trova consenzienti, perche bisognosa di essere limata assai e precisata. Eccola: In un ordine fortemente condizionato dalle pretese egemoniche della commissione teologica di Ottaviani, che evocava a se ogni decisione in ambito dottrinale esso (il Segretariato) rappresentava un elemento ` e nello stesso tempo di chiara opposizione allimpostadi stridente originalita zione che la stessa commissione teologica intendeva dare al concilio. Si trattava evidentemente di un confronto impari per un organismo come il segretariato che

69

non godeva di alcuna garanzia istituzionale precisa e contava solamente sullappoggio di Giovanni XXIII, assicurato dal costante rapporto con Bea. Il fatto stesso di non essere una vera e propria commissione lo poneva in una condizione di debolezza allinterno della grande macchina preparatoria, fortemente condizionata dalla curia romana (pp. 338-339). ` posto un Excursus: la commissione preparatoria per le chiese Alla fine e orientali . Maurilio Guasco, autore del contributo dal titolo Verso un aggiornamento della pastorale (pp. 351-395), prende molto alla larga (una trentina di pagine sono dedicate al retroterra del Concilio) il suo argomento, prima di ` di tipo piuttosto descrittivo, giungere ai limiti di tempo fissati. La trattazione e narrativo, iniziando egli dalla pastorale preconciliare, per giungere (solo a p. 373) alla vigilia del concilio . ` definire lepiLanalisi riguarda vescovi e governo delle diocesi [si puo scopato come il completamento del sacramento dellordine ?: p. 374], la ` commissione degli studi e dei seminari e clero e popolo fedele [si puo ` di sacraseriamente parlare di mandato (dei laici), assurto quasi alla dignita ` ancora il regime di mento ?: p. 388, o del punto di riferimento che e ` ?: p. 390]. Ecco la conclusione: Quel popolo di Dio al quale, nei cristianita testi preparatori, sembravano riservati soprattutto dei doveri e fra i diritti solo ` di cui altri erano responsabili, diventava invece nei nuovi quelli di ricevere cio schemi il vero protagonista della storia della chiesa postconciliare (p. 395). ` affidata la trattazione di Missioni e concilio. La A Giuseppe Butturini e storia, i testi e i criteri della commissione preparatoria (pp. 397-423). Dopo la presentazione dello stato attuale delle ricerche sul suo argomento, lA., pur con ` ed esagerazione, illustra diligentemente la missionarieta ` della qualche asperita chiesa , ladattamento missionario , le missioni nei vota trasmessi dai ` , la vescovi alla commissione antepreparatoria ( adattamento e cattolicita ` delle missioni e missione della chiesa e missioni ), la commissione necessita preconciliare: storia, testi e criteri ( le commissioni missionarie: vicende e problemi sullinfluenza della prospettiva tardiniana sui lavori preparatori, ` citato limportante e chiarificatore studio di Mons. Carbone , gli non e schemi della commissione preparatoria , orientamenti, contenuti e criteri ) e conclusione . ` il titolo della Per il rinnovamento della vita religiosa (pp. 425-444) e ricerca di Luiz Carlos Marques. Nonostante due o tre passi contestabili (p. 427: a modo suo ; pp. 429 e 438 sull Opus Dei e p. 444 circa il matrimonio e lo stato religioso), lanalisi naviga abbastanza convenientemente da le richieste dei Consilia et Vota a la commissione ( i membri e i consultori , la cronologia e il metodo di lavoro e lo schema De statibus perfectionis adquirendae ). Ma le nostre riserve si riferiscono soprattutto allo studio finale del Melloni: Parallelismi, nodi comuni e ipotesi conflittuali nelle strutture della pre-

70

parazione del Vaticano II (pp. 445-482), a cominciare dallaffermazione iniziale, stroncatrice: Nessun concilio ... ha conosciuto una preparazione piu ` vasta e sterile del Vaticano II (p. 445). Fu proprio sterile? Risponde del resto, in altro modo, lo stesso A., a seguire, ammettendo: lobl` o (della preparazione) ... non ha forse tenuto adeguato conto dellinflusso che risultati, tematiche e le procedure del quadriennio 59-62 possono aver avuto sulle caratteristiche e le debolezze del Vaticano II . La ricerca inizia con la preparazione e la paura del concilio (mettendo giustamente in rilievo i grandi nodi della questione della Curia romana e del Tardini, come sopra da noi accennato). E proprio nella valutazione del Tardini non ci troviamo daccordo con il Melloni. Perche ci domandiamo egli esige dal Segretario di Stato di allora un atteggiamento neutro e informe ? ` , poi, alle Congregazioni romane, con riferimento alle (p. 447). Laggancio e Commissioni e al loro numero lA. si esprime in termini di clonazione ` con due eccezioni. Ma tale era altres` la caratteristica del Vaticano I, che si ando anzitutto a consultare alla bisogna. Quanto al parere negativo sulle griglie di lettura, e sulle sintesi dei suggerimenti ricevuti in vista del Concilio, esse sono ` iniziale, appunto preconciliare, coeve bisogna ricordarlo alla mentalita senza fare un giudizio di merito con luso di questo aggettivo. Segue il personale della preparazione , parlandosi di lotta per il con` il cilio e lotta nella curia , come caratteristica interferenza che segnera passaggio cruciale dalla fase antepreparatoria (noi preferiremmo antipreparatoria, come si dice antipasto) a quella preparatoria (p. 448). Sottotitoli sono: le eccezioni , le regole e obiettivi e protagonisti duna selezione [anche ` trattato ci sembra secondo un preconcetto giudizio; le qui Tardini e affermazioni risultano pesanti e hanno il sapore della ricerca e sete di potere, dellambizione, fino a giungere ad affermare che in un certo senso il papa restava prigioniero di questo meccanismo (preparatorio) : p. 456 nota 44]. Sulla stessa linea va la descrizione della parte non prevalente del Papa (p. 457) nella scelta del personale delle Commissioni. E ritorna poi il lancio del sasso nello specchio dacqua conciliare con la famosa espressione forse ` di Capovilla o di DellAcqua) neppure esistono dei fedelissimi a (al di la ` esatto affermare che Egli, ad Giovanni XXIII (ibid.). A questo riguardo e ` alla nomina del segretario esempio, ammette candidamente la propria estraneita della antepreparatoria, della centrale e poi del concilio ? (ibid.). Un ulteriore capitoletto concerne laltra antepreparatoria: ambienti e gruppi di lavoro ; il linguaggio usato ci risulta improprio, o almeno giornalistico. Si parla di lobbies , di un leader come in tutte le lobbies , di shadow cabinet (p. 460). La sociologia e la politica hanno la loro parte nel ` non esagerare, specialmente se vi e ` rischio di non campo delle ricerche, ma varra adeguatezza e abbassamento di tono. Segue la debolezza di un parallelismo imperfetto , in cui lA. si domanda fondamentalmente perche lipotesi Tardini non funziona . La risposta, ma ` la sola, pur menzionando il fatto della morte del Cardinale ( anche ), non e ` al suo successore si riduce a unaffermazione: In fondo Tardini lascia in eredita se non legemonia, la pretesa dellegemonia sul concilio (preparato o attuato

71

poco importa) (p. 461). Sottotitoli sono: i parallelismi [con giudizi del tutto discutibili e linguaggio che dovrebbe essere piu ` controllato; si parla infatti finanche di schizofrenia, di libri dei sogni delle Congregazioni, di gelosia, di banalizzazione dellintuizione di Papa Giovanni] e la differenziazione [si ` dei Cristiani come elemento di eversione ]. qualifica il Segretariato per lUnita Sotto lombrello de i temi del lavoro , il Melloni disserta di fonti e limiti ` molto dubbio delle quaestiones [si asserisce pure qui un grado di fedelta (p. 465) per la sintesi dei pareri], di temi e schemi , gestione e ricezione delle ` rispetto alle quaestiones se ne serve anche il quaestiones [ della liberta papa : p. 469]. Concludono lintervento del Melloni i capitoletti metodi e meccanica dei lavori ( tutte le commissioni condividono alcuni abiti tipici della prassi curia` identificato come un conservatore illuminato le ; Mons. Bugnini, en passant, e o un riformista moderato: p. 472), dati procedurali comuni , norme e prassi ` funzionale a scopi tutti interni : p. 474), del segreto , (la regola del segreto e ` assai diverse. Ci si puo ` doman larticolazione delle sottocommissioni , realta ` istanza politica e non solo dare cosa si intende collaffermare che la segreteria e organizzativa (p. 476). La nota 119, poi, fa un passaggio indebito, crediamo, tra Ottaviani-Tromp e la stessa commissione, da loro stessi creata , alla quale ci si riferisce in termini di onnipotenza ottusa : p. 477. Si passa quindi al predisporre i canoni sub velamine schematum [sono indebite le conclusioni dellA. sul rapporto Concilio-Codice di Diritto Canonico: pp. 478-479] e allesito della preparazione. Melloni qui conclude: Da parte di tutte le istanze ` questo, preparatorie emerge dunque un rapporto difficile col concilio in se ; e e non altro, che segna le debolezze della preparazione (pp. 479-480). Ma il ` Concilio non esiste ancora, noi dobbiamo notarlo. Laffermazione surriferita e comunque la premessa di altre, piu ` o meno dello stesso tono, che non condividiamo. Parlasi infatti di interessi spesso incongrui (fra le varie Commissioni), di ideosincresie teologiche, dell obiettivo piu ` diffuso ... di superare la parentesi ` sullo status ecclesiae (non si sa se per sopravvalutazione conciliare , di cecita della propria potenza da parte del gruppo dirigente la preparazione o per sottovalutazione dei problemi che agitavano la Chiesa: certo le commissioni preparatorie riflettono, nel loro insieme, una conoscenza ed unimmagine del mondo sfocata ed ideologica: larroccamento resta il dato prevalente ). Per lA. ` del concilio, della sua coscienza, viene sottovalutata ed e ` prola possibilita vata la solitudine del papa che risulta, ad un esame del lavoro preparatorio, ancora piu ` grande ed incolmabile (p. 481). E la fine diventa profezia delloggi (postconciliare, oltre che giudizio dellieri conciliare), con indicazione dei problemi che ora vivremmo: Nella preparazione si affacciano sintomatologie del Vaticano II adulto e perfino del postconcilio: burocratizzazione, irrisolta ` dei rapporti curia-papa-concilio, il tabu ambiguita ` delle questioni teologiche, ` . Solo leffettivo costituirsi dellassemblea potra ` la negazione della discontinuita interromperne gli effetti e costringere tutti a passare dallimmagine del concilio (cos` povera e scheletrica) alla esperienza vitale dellaula (p. 482). Il volume si chiude con lindice dei nomi (pp. 493-503).

72

7. Vigilia conciliare in Europa e nel cattolicesimo orientale actions en Europe Aa.Vv., A la veille du Concile Vatican II. Vota et re et dans le catholicisme oriental, ed. M. Lamberigts e Cl. Soetens, Bibliotheek van de Faculteit der Godgeleerdheid, Leuven 1992, pp. 277.
Il volume riporta alcuni testi ed interventi presentati o fatti in occasione dellincontro di Houston (12-15 gennaio 1991) sul tema Cristianesimo e Chiese alla vigilia del Vaticano II , con laggiunta di qualche altro, ripreso dallanteriore colloquio dello stesso genere, realizzato nel 1989, o redatto a parte per cole franc quello del 1986, organizzato a Roma dall E aise . Oggetto della pubblicazione sono in concreto i Vota di alcuni Episcopati nazionali (che ` di illustrare la situazione generale della Chiesa si considera avere la capacita negli anni precedenti il Concilio), e certe reazioni non cattoliche allannuncio della sua convocazione. Dopo la presentazione e lindice generale, il volume si apre, a mo dintroduzione, con il contributo di M. Velati dal titolo Cristianesimo e Chiesa alla ` un tentativo abbastanza superfivigilia del Concilio Vaticano II (pp. 1-11). E ` ecclesiale nei vari ciale ci sembra di caratterizzare brevemente la realta continenti, con richiamo alla solitudine istituzionale sottolineata da G. Gutierrez e da altri, nel presente volume di Giovanni XXIII, non solo in relazione, come di consueto ormai, alla Curia Romana ma anche allintero ` una solitudine Episcopato. La enunciazione potrebbe essere bene intesa (vi e ` questo diremmo costitutiva nellesercizio personale del primato), ma non e ` dellesagerazione a tale riguardo (v. p. 6) che si vuol fare intendere. Orbene, ce cos` come nel tentativo di accreditare il Concilio piu ` come avvenimento che assemblea magisteriale (pastorale-dottrinale). ` proprio fondamentalmente su detto tentativo, sotto le spoglie dei Ed e Criteri ermeneutici per una storia del Vaticano II (pp. 12-23), che interviene G. Alberigo, a dar man forte, nella prospettiva dellimpegno di pubblicazione ` definita, nel suo progetto, come pluridimendi una storia del Concilio, che e ` , per dirla nei termini dellA., solo di avere una sionale . Non si tratterebbe cioe percezione articolata dello sviluppo interno dellassemblea conciliare, ma anche del suo rapporto con i fattori esterni, relativi al contesto sociale, politico, economico, culturale dei vari continenti . Egli aggiunge: Ricostruire la fenomenologia del lavoro conciliare, cos` come lo spirito e la dialettica che hanno animato e caratterizzato lassemblea nelle sue varie fasi, richiede che si confronti costantemente lo svolgersi dei lavori con levoluzione della coscienza dellassemblea e delle sue ... componenti. I grandi temi dottrinali, istituzionali e pastorali potranno essere ugualmente seguiti nella loro evoluzione trasversale, ` indipendentemente dallordine stretto dei lavori. Una attenzione simile cioe ` essere portata al rapporto dialettico tra il clima interno del concilio e il dovra contesto esterno, romano, ma anche generale (p. 12).

73

` in concreto non lo possiamo piu Quando Alberigo applica cio ` seguire. In ` dunque di criteri effetti sul Concilio come avvenimento egli afferma: si trattera (ermeneutici) differenti (anche se sono in rapporto stretto e complementare) ` canoniche richieste per la legittimita ` istituzionale dun concilio e delle qualita dei criteri dinterpretazione del corpus delle sue decisioni (pp. 2-13). Cos` lermeneutica elaborata per linterpretazione delle fonti storiche sarebbe inadeguata per difetto (p. 13). Anche la caratteristica pastorale del Vaticano II porterebbe ad utilizzare solo in modo analogico lermeneutica messa a punto per la storia degli altri concili, mentre quella usata per linterpretazione dei documenti del magistero ecclesiastico appare ancora meno adatta . Non siamo evidentemente daccordo con lA., come purtroppo spesso ci capita con dispiacere. Passando concretamente alle prime proposte ermeneutiche lAlberigo fa cenno a una lettura integrista del Vaticano II che lo considera come una ` della Tradizione cattolica. A cio ` si oppone la visione cesura nella continuita di chi vi scorge la legittimazione di una svolta radicale in rapporto alla tradizione precedente. Ci sembra che gli estremi si tocchino [ma lA. non lo rileva]. Per altri trattasi invece di un concilio minore o, infine, [crediamo lA. sia del numero di chi cos` pensa] ci troviamo di fronte ad un sinodo di transizione , in senso forte, che fa uscire la Chiesa dal periodo tridentino o anche costantiniano e che marca linizio di una epoca nuova . A questo punto lAlberigo enumera i suoi piu ` importanti criteri ermeneu` : il concilio avvenimento come canone ermeneutico; lintenzione di tici, e cioe Giovanni XXIII; la natura pastorale del sinodo; l aggiornamento come fi` del Vaticano II; la pratica del compromesso e la ricerca dellunanimita `. nalita Ci limitiamo a qualche osservazione circa lintenzione di papa Roncalli che ` del legislatore . Non ci si accorge pero ` che legislatore sarebbe volonta ` invece propria al solo PaoGiovanni XXIII non fu, in senso stretto, qualita lo VI, che poteva ricordiamolo anche non convocare di nuovo il concilio. In ogni caso appare qui ancora lo svilimento dei testi conciliari da parte dellAlberigo e lesaltazione dellavvenimento (v. p. 18). Comunque, anche in questa prospettiva, il ruolo di Papa Montini non deve essere ridotto. Che poi Giovanni XXIII abbia voluto un concilio nuovo ` non una sua continuazione) non significa che egli rispetto al Vaticano I (cioe intendesse convocare un concilio nuovo rispetto agli altri sinodi ecumenici, nonostante le caratteristiche sue proprie, cosa del resto che ogni concilio ha avuto. Anche la natura pastorale del Sinodo non devessere avulsa da quella `. dottrinale, positiva, di proposizione gioiosa della verita Le prime enunciazioni sullaggiornamento ci trovano invece consenzienti, ` alla ricerca e allinculturazione della Rivelazione (nelle se alla disponibilita ` (v. p. 21), come nuove culture), aggiungiamo un significativo nella fedelta ` non impedisce allA. di del resto si fa bellamente nel paragrafo successivo. Cio produrre affermazioni contrarie, a pagina seguente ( Interpretare il Vaticano II alla luce dei concili precedenti appare ... ipotesi anacronistica, ma soprattutto come estranea tanto allintenzione di Giovanni XXIII che alla coscienza conciliare ), e non saccorge che successivamente, e in nota 20, si contraddice ancora

74

una volta. Poco esatte ci sembrano anche alcune considerazioni circa maggioranza e minoranza conciliari (v. p. 22), nel contesto della ricerca della `. unanimita Ne I Vescovi bavaresi prima del II Concilio Vaticano (pp. 24-37) K. Wittstadt illustra la galleria di quei Pastori diocesani, ne scandaglia le radici e qualche caratteristica, nonche la durata del servizio episcopale e i Vota (almeno di qualcuno di essi) e relativo ruolo in Concilio o nelle varie Commissioni. Sbozzando qualche tema comune nelle risposte vescovili, anche questo A. stabilisce una separazione errata tra testi ( che sono una cosa ) e ` unaltra cosa ), mentre parla di riforma, riferendosi spirito del concilio ( che e ad esso, e non tanto di aggiornamento, come riteniamo debba farsi. C. Soetens si occupa, invece, dei Vota dei Vescovi belgi (pp. 38-52), delle ` perche loro varie categorie (ci domandiamo pero lelaborato del Nunzio Apostolico sia accorpato con quelli dei tre Ausiliari), e dei Superiori religiosi; in totale 22 risposte. Lanalisi tematica precede le osservazioni generali, che manifestano una delusione per le proposte, una volta tenuti in considerazione gli obiettivi di Giovanni XXIII e il comportamento episcopale durante lo svolgimento del Concilio stesso. Lo studio si chiude con una buona lista comparativa dei temi abbordati, presentati in ordine alfabetico. I vota dei vescovi spagnoli dopo lannuncio del concilio Vaticano II (pp. 53-82) son presentati da E. Vilanova, nel contesto di una teologia politicizzata e/o di una politica teologicizzata , neotomista, antimoderna, antiecumenica, a-istorica , di riconquista, ecclesiocratica , gerarcologica . Certamente non vogliamo negare che piu ` che altrove la situazione politico-religiosa spagnola possa aver radicalizzato tendenze abbastanza comuni nel tempo pre` anche questa una conciliare, ora connotate con termini soltanto negativi. E esagerazione abbastanza comune. Successivamente lA. accenna a una timida apertura alla teologia e alla pastorale europee e alla sorpresa e il disincanto in relazione al Vaticano II. Segue lanalisi sufficientemente sviluppata delle risposte alla consultazione del Cardinale Tardini, da cui si deduce la concezione del concilio dei Vescovi spagnoli, con il desiderio maggioritario di definire e condannare . Il Vilanova, nelle questioni dottrinali e liturgiche , rivela ancor ` , non piu ` la sua posizione riduttiva circa i Pastori quali maestri della verita considerando il magistero come ultima istanza di discernimento (p. 68) e ` storica al chiedere, per es., una esposizione dei accusandolo di insensibilita fondamenti della teologia morale ex lege naturali, more deductivo (p. 72). ` il suo uso del termine riforma, riferito al Un altro indice della posizione dellA. e concilio, cosa che, naturalmente, lepiscopato non fa, del resto lo stesso ` conciliare anche Giovanni XXIII definisce come aggiornamento la finalita ` dunque cos` retrograse la dinamica della riforma appare nei vota. Non e do tutto questo episcopato, come si era detto per linnanzi. Chiudono lo studio lapogeo dellAzione Cattolica e della teologia laicale, alcune opinioni su ecu` della Chiesa, e le conclusioni. Si potrebbe cos` menismo, missioni ed universalita sintetizzare: la maggioranza dellepiscopato spagnolo presta marginale atten-

75

` e agli adattamenti della chiesa agli stessi ... La zione ai cambi della societa risposta alla crisi si colloca essenzialmente sul piano ideologico ... si costata una assenza di categorie storiche e un predominio di categorie morali al mo` (p. 82). mento di giudicare la realta Seguono I consilia et vota dei vescovi italiani (pp. 83-97) illustrati da M. Velati. Essi, alla vigilia dei Concilio Vaticano II, avevano una importanza rilevante nel panorama ecclesiale mondiale, non solo dal punto di vista quantitativo (p. 83), ma anche perche cresciuti allombra della S. Sede . LA. conferma il giudizio di Morozzo della Rocca. Nel pensiero dei vescovi italiani, (dunque) il Concilio avrebbe dovuto corrispondere a precise e urgenti esigenze di chiarezza, con la definizione di tutte le materie controverse ` non esclude il manisia in campo dottrinale che disciplinare e canonico ... Cio festarsi, a tratti, di un desiderio di rinnovamento, pur a un livello molto superficiale: una versione potremmo dire pragmatica dellaggiornamento di cui parlava Giovanni XXIII, a volte piu ` vicina a una semplice revisione del Codice di diritto canonico o alla correzione di alcune disfunzioni evidenti nella cura pastorale ordinaria (p. 87). ` ad un primo sguardo, la questione della Le proposte mettono in risalto, gia condizione del clero, con decisa riaffermazione della norma celibataria (p. 89). Laggiornamento della chiesa passa quindi, nellopinione dei vescovi, ` in un preciso conteattraverso un rilancio della figura sacerdotale, inserita pero ` diocesana, il vescovo sto ecclesiale dove domina incontrastata lautorita (p. 90). Per quanto riguarda il nesso strettissimo venutosi a creare in un secolo di storia tra episcopato italiano e Santa Sede , a cui fa cenno lA., ricordiamo che i particolarissimi legami sono plurisecolari, risalgono anzi in parte allesistenza di quelle tre zone di influsso della potestas del Vescovo di Roma di cui parla il Batiffol, riferendosi ai primi secoli della vita della Chiesa. Il Velati illustra poi gli aspetti delle proposte riferentisi al magistero della Chiesa e il Concilio, sottolineando l evidente ... preponderanza di istanze in negativo, con la condanna di dottrine erronee come il marxismo, lesistenzialismo, il laicismo oppure il cosiddetto neo-modernismo (p. 92). La conclusione ` evidente la presenza, in queste varie prese di risulta azzardata ed affrettata: e posizione, di un progetto per il Concilio che va prendendo forma in opposizione ` proprio agli orientamenti che Giovanni XXIII delineava (p. 93). In effetti e papa Roncalli a volere la libera espressione dei Vescovi, in occasione della loro consultazione. Al termine lA. si chiede: Rinnovamento o conservazione? e richiama una qualche apertura dei vescovi italiani in fatto di Liturgia ( un certo desiderio ` indubbiamente presente , p. 96), mentre maggior diffidenza e ` di riforma e ` riservata alle istanze del movimento biblico o ecumenico (p. 97). Essi pero ignorano i grandi temi della vita politica ed ecclesiale internazionale, come daltra parte faticano a cogliere i cambiamenti culturali e di costume della stessa ` italiana ... Manca in molti casi una visione propria, potremmo dire societa pastorale, dei problemi (ibid.). Cos` si annunciano in modo chiaro in questi ` che segneranno il contributo della maggior parte pareri i limiti e le incapacita

76

` pertinente, visto che pure gli dei vescovi italiani al Concilio . Non trovo cio altri episcopati, nelle risposte alla consultazione, in genere non si discostano molto da quelle degli italiani. J.Y.H.A. Jacobs sintetizza i vota dei vescovi olandesi per il concilio (pp. 98110), presentando prima i loro autori, quindi la genesi delle risposte (con influsso evidente del Comitato di Direzione della Conferenza Cattolica per i problemi ecumenici) e il loro contenuto. Fra le osservazioni, a guisa di valutazione da parte dellA., ci piace riportare la seguente: I vota analizzati ... ci offrono una immagine netta delle attese, tuttavia molto contenute, dei vescovi olandesi in relazione al concilio in un momento in cui si sapeva ancora particolarmente poco sullorientamento che prenderebbe lassemblea ecclesiale (p. 109). Ci pare che tale enunciato sia pertinente e da tenere in considerazione per tutte le risposte ricevute a Roma. Jacobs comunque conclude: Mentre i vescovi, nella loro gestione intraecciesiale, agiscono ancora con molta circospezione e si tengono piuttosto dal lato conservatore ..., nei loro auspici preconciliari, del resto mai resi pubblici, essi optano in maggioranza e in modo indubitabile per la via del rinnovamento (p. 110). I vota dei vescovi svizzeri (pp. 111-118), in totale 7 testi, sono affidati a Ph. Chenaux, il quale anzitutto evidenzia il fallimento di una loro risposta ` fondamentalmente per loppocomune, suggerita dal Nunzio Apostolico, e cio ` re e Caminada. sizione esistente tra i Monss. Charrie Le linee di forza di una attesa, peraltro, sono la dottrina episcopale (rivalorizzazione dellepiscopato), il rinovamento liturgico, la disciplina ecclesiastica e lapertura al dialogo ecumenico. Ma quel che colpisce, presso la maggior ` lassenza di ogni preoccupazione di ordine sociale o politiparte dei vescovi, e co (p. 117). R. Morozzo della Rocca, in uno studio consistente, anche se a volte abbastanza tagliente verso chi si accosta a posizioni latineggianti, analizza i voti degli orientali nella preparazione del Vaticano II (pp. 119-145). Ne giunsero da parte di circa tre quarti degli interpellati, peraltro con una frammenta` zione di pareri notevole, tale da rendere infime le percentuali in minoranze gia ` il termine deboli prese insieme (5%). Ciononostante malgrado questa diversita ` una pura etichetta negativa applicata alle Chiese non-occidentali Oriente non e (p. 122). In ogni caso due ordini di distinzioni traspaiono nitidamente dal ma` , in primo luoteriale preparatorio del Concilio prodotto dagli Orientali, e cioe ` alle origini orientali delle loro Chiese go, il piu ` significativo, il grado di fedelta (v., per es., le differenze fra melchiti e maroniti) ed in secondo la provenienza da due grandi aree culturali che si possono definire europea greco-slava ed afroasiatica. Inoltre lA., pur accodandosi allopinione dellAubert e ad altri circa i giudizi ( generalmente deludenti ) sulle risposte giunte a Roma in preparazione al Concilio, afferma che quelle orientali costituiscono una rilevante eccezione al tono generale della vasta consultazione (p. 125). In effetti nei voti

77

conciliari dei vescovi e superiori religiosi orientali a differenza dei voti degli occidentali sono molto rare sia le richieste di condanne di errori e di movimenti storici, sia linsistenza sugli aspetti giuridici della vita ad intra e ad extra della Chiesa, sia le proposte di formulazione di nuovi dogmi . La preoccupa` altres` lunita ` della Chiesa, con riguardo zione dominante, il dato peculiare, e preminente (se non esclusivo) ai cristiani delle varie Chiese ortodosse dOriente. Le chiese della Riforma sono di solito ignorate. ` di tratta? Le idee sono molto varie e lA. le sgrana nel suo Ma di quale unita lavoro, con bella proposizione, partendo dal pensiero del Card. Agagianian, ` di una riforma della struttura giungendo ai melchiti (che affermano la necessita gerarchica della Chiesa, con denuncia ... del potere assoluto del papato e richiesta di restaurazione del rango dei Patriarchi nel rispetto delle tradizioni del primo millennio; contestualmente la diplomazia pontificia verrebbe a perdere di significato : pp. 130-131), ai copti cattolici, al Pontificio Istituto Orientale. ` presentata altres` qualche considerazione critica del pensiero melchita, che Ci e risente del tempo di formulazione, diciamo cos` . A noi comunque sembra che il voler difendere i due gradi di ius divinum ` del Vescovo diocesano) sia di tutto rispetto (sommo Pontificato ed autorita (v. p. 134) e che non si debba modificare una situazione esistente allinterno del Patriarcato latino, frutto di un lungo travaglio storico, sia pure per una ` ecumenica, ossia mostrare allOriente come potrebbe essere la sua finalita situazione, una volta ristabilita la piena comunione. I due polmoni, per stare al linguaggio entrato ormai in uso comune, dovrebbero conservare entrambi le loro caratteristiche, frutto del lavorio dei secoli e dellesperienza della libertas ecclesiae, in Occidente, conservandovi altres` i diritti e i doveri patriarcali del Vescovo di Roma. Sulle lagnanze degli orientali si concentra poi lA., sul loro timore di essere fedeli di seconda classe, da cui nascono i desideri di maggior autonomia da ` di delatinizzare le Chiese Roma (Curia e Diplomazia pontificia), la necessita cattoliche orientali, le critiche ai missionari latini e alla presenza latina in Oriente, la richiesta di effettiva uguaglianza dei riti, anzi si dovrebbe ... scegliere di ` e alla cultura locale (p. 143). Si volta in volta il rito piu ` adatto alla mentalita desidera inoltre la revisione delle norme sulla communicatio in sacris e sui matrimoni misti, nonche sul regime dei digiuni e delle astinenze, ecc. Ripetiamo, i Padri orientali non erano unanimi nel formulare i loro desi` una varieta ` di posizioni e di pareri piu derata, anche perche vi e ` o meno ispirati dalla cultura occidentale e latina. LA. segnala infine il non interesse per il mondo musulmano, apertura manifestata invece dallArcivescovo di Algeri, Mons. Duval, che orientale non era. I vota Romani (pp. 146-168) di A. Riccardi sono di particolare interesse e degni di attenzione, anche per ridimensionare facili preconcetti. E tuttavia leffetto liberatorio di cui parla lA. (che si deve ridurre a dimensioni piuttosto limitate, se stiamo a quanti ci parlano di risposte generalmente deludenti alla consultazione pontificia in vista del Concilio, che ne sarebbe ` negli ambienti romani , per natura tendenti alla contistata la causa) manco

78

` . La preoccupazione invece serpeggiante riguardava chi avrebbe gestito nuita limmensa macchina conciliare (p. 146), anche per il precedente stabilito con il ` poco, aggiungiamo noi. Vaticano I; ma essa duro Per le considerazioni poi sulla Curia di Giovanni saremmo piu ` cauti del Riccardi, pur riconoscendo egli giustamente la presenza di gruppi (non si tratta ` monolitica) la cui linea non era del tutto omogenea . Non quindi di una realta ci pare in effetti di poter mettere sullo stesso piano, per esempio, la trattazione riguardante i preti operai e quella del comunismo, ne ci affideremmo troppo ` riportato di papa Roncalli ( Non ho nessuno ad uno sfogo se ci fu, come che Mons. DellAcqua e don Loris ). Ci viene in capo, infatti, per cercare forse di intendere meglio lespressione di un uomo, anche se Papa, unaltra esclamazione giovannea dello stesso genere, la seguente: Io Mons. DellAcqua lo amo, mentre il Cardinale Tardini lo stimo . Ebbene, concluderemmo, i propri collaboratori non possono necessariamente essere tutti amici, o figli , ma da tutti ` esigere, e ` la lealta ` e appunto la collaborazione. E quella che anche un Papa puo fu, per esempio, il caso del Tardini, laiuto piu ` vicino e piu ` forte del Papa ` in morte al quale Giovanni XXIII la nel governo della Chiesa , lo definira chiese. E gli fu concessa. ` dello studio del Riccardi e ` provare ad individuare alcune strade in Finalita cui la classe dirigente romana si attrezza al Concilio (p. 148). A Roma: molti silenzi ed una proposta scrive lA. Faremmo distinzioni a questo riguardo, che attutiscono la portata dellasserzione iniziale, tra Cardinali e Vescovi, Vescovi impegnati nella cura pastorale della diocesi di Roma, o in quelle suburbicarie, e coloro che facevano parte dei Dicasteri Romani, chiamati a fornire un vaglio dei vota episcopali e a modellare le loro proposte a partire da questi orienta` spiega alquanto la psicologia di attesa romana, senza menti (p. 149). Cio definirla immediatamente in termini di distacco conciliare. Giustamente lA. aggiunge Non ci si riconosce in un impegno consultivo, ma in una funzione orientativa (p. 148). ` ecclesiastiche romane. Tra di Molto piu ` coinvolte sono invece le universita esse spiccano la Gregoriana, con una notevole attenzione alla questione biblica, ed il Laterano che convoca addirittura una settimana in preparazione del Vaticano II (ibid.). Questultima istituzione, anzi, oltre i pregiudizi, appare ben disposta conciliarmente, anche nella proposta di innovazioni. Non per niente il Riccardi attesta che il lavoro preparatorio dei docenti lateranensi appare tra i ` romane (p. 157). Segno ne e ` pure lattenzione piu ` notevoli delle universita dedicata ai non cattolici, per i quali viene proposta la creazione di un nuovo Dicastero (p. 160). Dopo tante voci, tanti problemi (sono i vota degli altri istituti teologici romani, molto meno centrati di quelli del Laterano e della Gregoriana, piu ` distaccati dal dibattito generale e con una minore pretesa di autorevolezza), si riferiscono i Proposita et monita SS. Congregationum Curiae Romanae. LA., oltre ad un innegabile lavoro di sintesi , scorge nellopera dei Dicasteri un apporto originale , notando che in un certo senso i proposita sono i veri vota della Curia romana (p. 163). Essi sono quindi brevissimamente illustrati, negli aspetti piu ` salienti o interessanti. Conclude il Riccardi: La lettura dei vota non

79

pare aver stimolato un atteggiamento piu ` disponibile a quei cambiamenti richiesti dalla periferia (accanto naturalmente alle molte condanne). Del resto i vota dei padri contengono elementi obiettivamente contraddittori, che possono anche confermare in tutto la visione romana oppure introdurre nuovi problemi ed esigenze di rinnovamento ... Complessivamente la lettura dei vota fatta dalla ` con le linee erediCuria avviene in una prospettiva che conferma la continuita tate dal pontificato di Pio XII (p. 167). I Dicasteri romani, peraltro, cominciano a cogliere lesistenza di un malessere tra il governo centrale della Chiesa e lepiscopato (ibid.). Anzi la Congregazione degli Affari Straordinari, nel suo parere, non solo sente il problema ma anche lo interpreta. M. Lamberigts illustra, successivamente, I vota ante praeparatoria delle ` di Teologia di Lovanio e Lovanium (Za re) (pp. 169-184). Per la Facolta ` che la Chiesa prima il testo consiste in due sezioni maggiori, una riguardante cio dovrebbe essere, mentre laltra si riferisce a specifici desiderata (24 vota), che non ` dire per Lovanium. La mancano di prospettiva ed interesse. Lo stesso si puo ` un tentativo di comparare il contributo delle due Facolta ` (eleconclusione e ` , lecumenismo e menti in comune e qualche differenza) dalle quali la collegialita il rinnovamento liturgico furono riconosciuti come impulsi necessari per la Chiesa del tempo. Cos` quelli che saranno lo spirito e le idee del Vaticano II non erano sconosciuti nelle due Lovanio. ` il titolo del Movimenti teologico-spirituali e concilio (1959-1962) e capitolo (pp. 185-199) affidato a E. Fouilloux. Al riguardo ormai si ripetono le solite cose. Con un certo spirito diniziativa lA. simpegna a presentare i ` e la vota dei movimenti, affare piuttosto complicato, vista la loro informalita ` di individuarne obiettivamente i rappresentanti . Egli si toglie pedifficolta raltro abbastanza bene dimpaccio, specialmente per quanto riguarda lecumenismo, per il quale rileva lo stato dimpreparazione degli spiriti tanto in seno alle comunioni separate che della Chiesa cattolica (p. 197). Fouilloux termina con un bilancio piuttosto personale circa la riuscita dei movimenti oggi. ` il giudizio per quelli liturgico ed ecumenico, mentre il movimento Positivo e ` lontano daver abbassato le braccia (p. 198) e quello biblico rimariano e ` che figura nei mane in pena (ibid.). In ultimo lA. asserisce: quasi niente di cio ` nuovo, parlando propriamente; lequilibrio della fede cattolica testi conciliari e ne esce tuttavia modificato in un senso differente della triplice reazione antiprotestante, antiliberale e antimodernista dei secoli precedenti (p. 199). Il capitolo seguente continua a dare attenzione allecumenismo, con obiettivo messo a fuoco su Il Consiglio ecumenico delle Chiese e la convocazione del Concilio (pp. 200-213). Ph. Chenaux, che si rivela esperto ed equanime (v. specialmente pp. 212 e 213), suddivide il suo studio in tre scansioni: lincertezza dei primi mesi , speranza e incertezza, appunto, con una reale mancanza di chiarezza nel seno stesso del Vaticano (p. 203) circa la natura dellavvenimento, il suo oggetto i tormenti del dopo-Rodi (fino alla crea` dei Cristiani) e verso il Concilio (con zione del Segretariato per lUnita

80

acquietamento, ma anche un certo disinvestimento da parte dei dirigenti del Consiglio). Le loro principali richieste per una risposta favorevole allinvito al Concilio furono la presenza di Osservatori cattolici a New Delhi, lammissione ` religiosa, linizio di conversazioni teologiche e lavanzare a passi della liberta paralleli sulle questioni internazionali. Dopo la partecipazione al Concilio, la ` lo sbocciare di unera visita del card. Bea a Ginevra, nel febbraio 1965, segnera ` , in ultimo, lanalisi della base psicologico-diplomatica novella. Di interesse e della decisione, alla finfine, dinviare Osservatori al Concilio (v. p. 213). Vissert ` , ben condizionante il Consiglio. Hooft vi appare in tutta la sua umanita A. Melloni tratta quindi di Governi e diplomazie davanti allannuncio del Vaticano II (pp. 214-257), fondamentalmente di quelle francese e tedesca, ma anche, meno, italiana, inglese, portoghese, spagnola e americana. Lo scandaglio iniziale riguarda i precedenti tentativi conciliari e la situazione della vigilia , che aiuta a meglio collocare l ispirazione giovannea di convocare un concilio, specialmente tenendo presente anche lintervento a suo favore del Card. Ruffini (le carte di Papa Roncalli non rivelano chi abbia affrontato ` dedurre facilmente che non fu il Pontefice). Si passa poi largomento, ma si puo a lo stato e le linee di tendenza delle relazioni diplomatiche col Vaticano (si dovrebbe dire S. Sede) sul finire degli anni Cinquanta e in seguito, mettendo in rilievo la mancanza di un filtro validante fra Tardini-Montini e Pio XII. Il problema era piuttosto quello che il Papa si considerava ancora Segretario di Stato , per cui di filtri non cera proprio bisogno. Ebbene, il conclave del 1958 aveva rodato le cancellerie in vista del Concilio, anche se per lA. esse vanno dalla disattenzione allintuito, per quanto concerne lannuncio del 25.1.1959. A questo proposito, che la Chiesa appaia disorientata , come asserisce lA., lo si deve anche alla poca chiarezza in capite ` che proprio si voleva (v. altres` p. 234), come conferma del resto la di cio reazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Si va dunque alla ricerca del progetto e del programma (interessante risulta losservazione controcorrente a quella di molta storiografia attuale, per lannuncio di una certa soddisfazione ` per della Curia, che lungi dal temere il Concilio, vi vedrebbe una opportunita recuperare un ruolo appannato, se non perduto, durante gli anni di Pio XII : pp. 229-230; v. ancora la curiosa osservazione ecumenica favorevole alla Curia ` di vedute tra il Papa e il Card. di pagina seguente e il giudizio sulla omogeneita Tardini: p. 234). In ogni caso il consenso della stampa e dellopinione pubblica ` generalizzato e si riflette sui diplomatici (p. 231): ecco dunque una impore tante fonte di informazione ... diplomatica , la stampa. Dopo i passi falliti della primavera siamo finalmente a la fase antepreparatoria: dallidea al dato . Ci paiono a questo riguardo non pertinenti le ` teologiche e di diritto conclusioni che lA. trae dalla citazione di Facolta ` posta canonico (nota 89, p. 242), che lascerebbe intendere (anche se la cosa e con interrogativo) ancora una sovrapposizione fra proposta del Concilio e revisione del C.J.C., e da una citazione del Tardini (p. 243 nota 95). La fase ` caratterizzata dal Melloni come lagenda che non successiva (preparatoria) e ` (p. 246), con commenti diplomatici sulla costituzione delle Commissioni ce

81

che a noi sembrano a volte particolarmente fini (v. p. 248), mentre risultano non collimare con quanto si sarebbe aspettato lA. Egli giunge perfino a porsi la questione seguente: una diplomazia superficiale o una chiesa ammutolita ? (p. 249). E vi esprime il suo giudizio, opinabile assai, come quello, riconfermato, della solitudine istituzionale di Giovanni, che certamente non si riferisce al normale esercizio personale del magistero supremo. A questo proposito tutta la nota 120 meriterebbe una conveniente esegesi . Le ottiche parallele: il contesto politico della preparazione , con i timori del Portogallo per le sue colonie, le diatribe circa il Popolo ebraico e lo Stato di ` quel collegamento fra SantUffizio e Paesi arabi! p. 254 Israele (che faziosita nota 139) e con le posizioni franchiste, precedono le annotazioni intermedie . ` degli ambasciatori a scovare gli ermeneuti dellevento Ritorna cos` la difficolta ` in conformita ` col penconciliare (p. 257): si vuol intendere quelli veri , cioe siero dellA. Alcune conclusioni, infine, non diremmo che risultano dalla ricerca, ma stavano prima e stanno ancora nella mente del Melloni (v. tutta la p. 257). J. Famere e chiude il volume con lo studio su Strumenti e prospettive per una storia del Concilio Vaticano II. La carta delle fonti private (aggiornata) (pp. 258-268). Una volta ammessa limportanza delle fonti non ufficiali per la ` , obiettiricerca storica (che apre peraltro la questione della loro credibilita ` , ecc.), lA. vuol proporre una sintesi panoramica della situazione, sopratvita tutto in Europa, a partire dagli Atti del Symposium Vaticanum Secundum del 1989, a Lovanio-la-Nuova. ` , giunte a sua conoscenza, dopo il 1989, En passant Famere e indica le novita seguendo nella presentazione lordine cronologico degli interventi dellanzidetto Symposium, con distinzione tra archivi vescovili e quelli dei periti. I Paesi rivisitati sono la Francia, la Germania, il Belgio, la Gran Bretagna, la Spagna (perche vi si parla di vergogna nel mostrare gli archivi? Non ci sembra ` dedurre una maggior riserva a causa delle regole proprio il caso, semmai si potra che fissano la loro apertura dopo un certo numero di anni), lItalia, i Paesi Bassi e lAfrica (anche per questi ultimi archivi si parla della influenza nefasta di ` anche le Congregazioni Missionarie?). Roma. Riguarda cio Il volume termina con lindice dei nomi di persona (pp. 269-277).

8. Cristianesimo e Chiesa in America Latina alla vigilia del Vaticano II rica Latina en visperas del VaAa.Vv., Cristianismo e iglesias de Ame ticano II, Jose Oscar Beozzo (editor), Cehila-Editorial D.E.I., San Jose (Costarica) 1992, pp. 216.
Basta leggere lintroduzione al volume per scoprirne lo spirito, che si potrebbe definire rivendicativo (da questo quasi diprezzo per il Concilio e per le sue grandi ispirazioni , per evitare indifferenza o programmato obl` o ,

82

nasce questa pubblicazione: p. 14 e inoltre p. 16) e accusatore nei confronti di ` (p. 15) le proposte episcopali in vista della Roma, che, a suo tempo, filtro ` ancora nel contesto di preparazione della realizzazione del grande Sinodo. Ed e storia del Concilio Ecumenico Vaticano II, orchestrata dal Prof. G. Alberigo, ` ora qui pubblicato. che il frutto dellincontro di Houston e Gli studi sono stati raggruppati in tre blocchi. Il primo, con il famoso articolo introduttivo del citato Alberigo, esso continuamente riappare e fu ` da noi sottoposto a valutazione critica presenta le fonti brasiliane (di L. J. gia Barau na) per la storia del Concilio (con la creazione del fondo Vaticano II ). ` la discrezione di Mons. A questo proposito degna di nota e di apprezzamento e H. Camara, che non cedette i suoi documenti, riferentisi al Concilio, per mantenerli inaccessibili al pubblico, lui in vita, dato che concernono persone ancora vive o decedute solo recentemente (v. p. 43). E si tratterebbe del pezzo maestro della collezione (p. 44). ` dedicato a una analisi della Chiesa latino-americana Il secondo blocco e ` costituito da due studi, luno dello stesso J. alla vigilia dellevento conciliare. E ` in Brasile , con ampia e sfuocata, per la O. Beozzo ( Vita cristiana e societa ` , digressione latino-americana e conclusioni che dovrebsua marcata parzialita bero essere passate al setaccio v., per es., p. 81) e laltro di G. Mele ndez ` in America Centrale : degne di particolare riserva, ( Vita cristiana e societa nellanalisi, sono le ultime pagine: pp. 92-94). La terza parte raccoglie finalmente lo studio dei vota espressi dai Vescovi di quel Continente in risposta alla famosa lettera del Cardinal Tardini. Essa presenta una radiografia della vita della Chiesa latino-americana e dei Caraibi in quel momento, per lo meno nel suo segmento episcopale, e costituisce una preziosa fonte per conoscere le preoccupazioni pastorali dei vescovi. Permette altres` di delineare un quadro realista della immagine che si facevano i vescovi di un concilio ecumenico, e dei temi dei quali esso potrebbe e dovrebbe occuparsi (p. 15). Quasi tutti i paesi furono studiati, e molti autori completano la loro ricerca fornendo un panorama della Chiesa locale, delle sue tendenze, tensioni e preoccupazioni nel momento della presentazione dei vota per il Concilio ` rilevare che trattasi di una lettura, in genere, (ibid.). A questo proposito varra ` vale anche per il blocco precedente, il secondo marcatamente ideo e cio logica , piu ` che storica, di pronunciato sapore marxista, che stabilisce una stretta divisione progressista conservatore in modo per noi inaccettabile. La ricerca riguarda lArgentina (F. Mallimaci ci sembra obiettivo e giunge a concedere buono spazio anche allintervento del Nunzio Apostolico, di valore, cosa abbastanza rara, ma che si ripete, nel volume, con lAmerica Centrale v. p. 186s.), il Cile (M. Salinas appare duro e partitario), il Paraguay (M. Durn Estrago , che usa un linguaggio assai improprio), il Peru ` (J. Klaiber, il cui commento p. 162s. risulta severo), la Colombia e il Venezuela (I. Madera Vargas, in buona e semplice esposizione), lAmerica Centrale (J. Delgado, che sembra quasi attribuire a tutti i Vescovi le proposte magari di uno di essi), il

83

Messico (J. Garc a, dalle chiare conclusioni) e, infine, i Caraibi (A. Lampe, al parlar di Cuba, ci fa pensare a come si possa maltrattare la storia). ` posto agli inizi (pp. 7-11) e per gli errata (es Lindice del volume e p. 67 , Cathollicisme p. 98, nota 1 , cest p. 104, nota 1 , clery man p. 106 , bautisso p. 108 , toda p. 112 , Mooni p. 117 , Lateinamerika Lowen p. 163 , EL p. 173 , deben dia conos p. 175 , Raymundi p. 204 , monenor p. 210 e Cantoz p. 213 ), corrige: el, Catholicisme, cest, clergyman, bautismo, todo, Mozzoni, Lateinamerika, Lowen, El, dia conos deben, Raimondi, monsen or e Centoz.

9. Il Concilio Vaticano II fra attese e celebrazione Aa.Vv., Il Vaticano II fra attese e celebrazione (a cura di Giuseppe Alberigo), Il Mulino, Imola 1995, pp. 250.
Lopera si apre con uno studio dellAlberigo sui Criteri ermeneutici per ` pubblicato in A la veille du Concile Vatiuna storia del Vaticano II , gia can II. Vota et re actions en Europe et dans le catholicisme oriental (ed. M. Lamberigts e Cl. Soetens), Bibliotheek van de Faculteit der Godgeleerdheid, Leuven 1992. Rimandiamo quindi alla nostra posizione molto critica, al riguardo, espressa su Apol. LXIX (1996), pp. 444-6 (v. in questo volume p. 73s.). Segue la ricerca di Giuseppe Butturini dal titolo: Missioni e Concilio. Le istanze missionarie dei vescovi in vista del Vaticano II (pp. 29-74). Sullargo` era apparso uno studio dellA. nel volume Verso il Concilio Vatimento gia cano II. Passaggi e problemi della preparazione conciliare , Marietti, Genova 1993, pp. 397-423, da noi pure analizzato, in Apol. LXVIII (1995), p. 852 (v., in questo volume, p. 70). La lettura rivela un certo interesse e un contributo va` risulta lido, da parte dei vescovi, sul tema missioni , in vista del Concilio. Cio in contraddizione, almeno in questo campo, con quanto ritenuto finora da piu ` ` parlato infatti di impressione deludente , al leggere i vota dei futuri parti. Si e padri conciliari. Comunque le note lasciano molto a desiderare e da esse non risulta altres` chi sia per esempio lassociato ad una determinata sede vescovile (Nunzio Apostolico? Vescovo Coadiutore? Ausiliare?). ` trovate sul suo cammino di ricerca LA. inizia con il rilevare le difficolta (ancora agli inizi, in genere), che limita ai vota, di cui sopra, dove largomento ` presente, almeno implicitamente, nel 35% delle risposte (p. 33). missionario e Dopo lanalisi della sua presenza o assenza, se ne esaminano i termini e il contesto ( Concezione ... territoriale, religiosa e caritativo-assistenziale delle missioni. Le risposte dei vescovi muovono da questo sfondo, pur non mancando proposte, criteri e accenti nuovi : p. 37), le fonti e i modelli (le encicliche pontificie, il grande risveglio missionario dei sec. XIX e XX) ed,

84

` : le missioni tra incaralfine, le richieste degli episcopati: occidentali (cattolicita ` ; necessita ` della Chiesa e salvezza univernazione e trascendenza; missionarieta sale) e missionari (orientali, presso i quali si sottolinea la questione sociale, quella del rapporto culture-religioni ed infine dei riti africani con aspetti politici, culturali ed ecclesiali e latino-americani). ` lontano dalla La conclusione raccoglie e fa proprio (con un non e ` ) il parere del P. J. Schu realta tte, il quale costata una concordanza sorpren dente fra le dichiarazioni espresse dal Concilio sulla missione e le proposte ` preconciliari per un rinnovamento dellopera missionaria della Chiesa (p. 72). E forse un segno che le missioni fossero uno dei luoghi ... dove la chiesa stava rinnovandosi (ibid.). Certo, aggiunge lA., I vota dei vescovi furono presi particolarmente in considerazione nel corso della fase antepreparatoria del con` altrettanto vero che ce ` un salto tra gli schemi elaborati dalla cilio , ma e commissione missionaria antepreparatoria e i vota dei padri, sia sul piano dei contenuti che dellimpostazione . In ogni caso, conclude Butturini, nei vota ` riflessa lanima del movimento missionario (p. 73). dei padri e ` poi Mauro Velati a riprendere un tema a lui caro, (v. ancora Verso il E Concilio Vaticano II (1960-1962). Passaggi e problemi della preparazione conciliare, Marietti, Genova 1993, pp. 273-350, da noi recensito in Apol. LXVIII ` e loperare del Segretariato per lUnita ` dei 1995 , p. 851s.) la nascita cioe Cristiani (1959-1960), con il titolo Un indirizzo a Roma (pp. 75-118). ` anzitutto lo sguardo, velocissimo, ad un arco temporale che comprende Ce tutto il Novecento, che ha visto sorgere il movimento ecumenico, con visione delle premesse lontane del Segretariato. E anche qui si considera, come nel caso anzidetto delle missioni, che ne la grande consultazione antepreparatoria voluta da Giovanni XXIII ... un consistente blocco di proposte ... si poneva lungo la via delle intuizioni di papa Roncalli, mostrando una consapevolezza profonda dei problemi posti dal rapporto con le diverse confessioni. Proprio allinterno di questo blocco possiamo trovare alcuni accenni alla proposta di creare un nuovo ufficio ecumenico (p. 84s.). Essi sono quindi esaminati e trattati ` Lateranense, pp. 88 e 89). Vi e ` anche (male, quello che si riferisce allUniversita un tentativo di rilancio della Congregazione Orientale, mentre decisivi sembrano essere stati i contraccolpi dellincidente di Rodi (p. 95ss.) nel successo della azione congiunta di Bea e Jaeger, con la collaborazione di J. Ho fer ` implichera ` un mutamento sostanziale degli equilibri curiali (p. 103). Cio (p. 105), anche se la decisione istitutiva di Giovanni XXIII inseriva il nuovo organismo nel quadro della struttura di preparazione del Concilio, il che costituiva una specie di messa tra parentesi del carattere permanente della nuova creazione (p. 106, v. pure p. 116ss.). Si illustra quindi lambizioso progetto di Bea , la esclusione iniziale della sollicitudo per i problemi del mondo orientale (nella versione del Cardinale: p. 110), con cenno allinterrogativo (ancora nellaprile del 1960) sulla pos` e sulle eventuali modalita ` della partecipazione degli altri cristiani al sibilita ` errato dire che linciconcilio (p. 113) la questione dellinformazione (e dente di Rodi aveva messo in luce tutte le carenze dellapparato curiale, pro-

85

prio per cosa che curiale non fu) corretta e completa , la struttura del Consilium e il suo statuto ( mai promulgato ufficialmente : p. 116). Il Velati conclude con il seguente giudizio: Il nuovo organismo ... svolse un ruolo fondamentale nella trasformazione del cattolicesimo (p. 118). Per noi si tratta di aggiornamento. Il lungo contributo di Alberto Melloni (pp. 119-192) si intitola Lo spettatore influente. Riviste e informazione religiosa nella preparazione del Vaticano II (1959-1962) . Il saggio , reso possibile da un retroterra di collaborazione, inizia con dichiarazioni che sovvertono gli schemi di giudizio fin qui espressi, dagli stessi circoli di indirizzo bolognese. Si giudica in effetti inconcludente la leadership degli organi preparatori e modesto il grado di si` decidere, pur nergia fra papa e curia (p. 119). Una buona volta ci si dovra ammettendo che ancora le opinioni sono in fase abbastanza magmatica. ` di Consenzienti, invece, ci trova la valutazione, successiva, della necessita una riflessione puntuale su un protagonista della preparazione conciliare (e non solo, aggiungiamo noi) piu ` influente di quanto si fosse percepito agli inizi, il ` nellopinione pubblica, grazie ai giornali, alle riviste, che sono dibattito cioe veicolo di un serrato dibattito storico-teologico. Prima di passare allesame delle conferenze , per cominciare, valga una critica per quanto riguarda La Ci` Cattolica (p. 120, nota 2) che ben illustra il metodo , di parzialita ` vilta ` lesegesi, eventualmente, del nongrave, dello scrivere la storia del Melloni (e ` che si e ` detto). Come al solito, vi e ` in tale campo, pubblicato, piuttosto che di cio ` italiana, e cio ` indipendentemendelle conferenze , deprezzamento della realta te dalla linea di chi vi prende parte, siano Bea, Frings, o altri ..., qualora ad ` organizzare sia Siri. Anche quel grande, che fu Marella in Estremo Oriente, e visto come inserito perfettamente nella linea di pensiero tracciata da Siri (p. 123, nota 9). Del Card. Bea ci sorprende comunque il giudizio sul suo Segretariato come, in primo luogo, organo dei rapporti dei cattolici con gli ortodossi (p. 124). Si passa poi ai libri, cominciando da quello di Jedin. Chi lo considera innocuo ? secondo il Melloni: p. 125 . Non staremo qui a citarli tutti, ` consueta, che troviamo anche in seguito, ma solo rileviamo ancora la parzialita nella presentazione, pur esaustiva. Basti ad indicarla la sottolineatura della pubblicazione in I pericoli del concilio , edito a Roma dalleditrice fascista Il Borghese , delle conferenze stampa di Tardini e Felici, quasi ad indicare un ` lAutore (p. 131). legame fra i due con M. Tedeschi, che ne e Lanalisi continua con le riviste dei movimenti, con particolare attenzione a quelle ecumeniche, a cui seguono i periodici francofoni, anglofoni, di lingua tedesca (con esagerazione a p. 163), romani, ispanofoni, lusofoni, e nelle lingue minori e nelle periferie delle chiese . Termina la rassegna una conclusione: Il dibattito come scelta , nello sviluppo di unattesa non indirizzata (si solidifica quindi l equivoco ecumenico: p. 189) che il bluff della creazione del Segretariato per la stampa non risolve (p. 190).

86

Con una espressione ad effetto Giuseppe Alberigo conclude, anche questa volta, cos` : Concilio acefalo? Levoluzione degli organi direttivi del Vatica` questa la verita ` , oltre il punto no II (pp. 193-238). Ed ognuno sa che non e interrogativo pro forma ; basti la decisione proprio iniziale sulla votazione dei membri delle varie Commissioni conciliari. Se invece egli vuol dire che il Vaticano II ha posto complessi problemi di funzionamento e di direzione ` unaltra cosa. Si parla comunque di pletorico e sprovveduto (p. 192) e Consiglio di Presidenza, che invece bisogna considerare nella visione iniziale delle cose e nella tradizionale funzione della Segreteria di Stato, come il piu ` indicato e stretto portavoce papale. Non per niente Giovanni XXIII aveva scelto il Card. Tardini al suo alto compito conciliare . Che il rodaggio ` ben capire, ma non riterrei delegittimata la Presidenfosse difficile si puo za dalla provvida decisione di Giovanni XXIII circa lo schema De fontibus ` sempre decidere persorevelationis. Il Papa, Presidente-nato del Concilio, puo ` ledere lorganalmente su una materia particolarmente delicata, senza con cio nizzazione normale da lui stesso stabilita. ` esatto Quanto al Segretariato sulle questioni conciliari extra ordinem non e asserire che la direzione del concilio (durante tutto il primo periodo di lavoro) fa capo se mai a questo organo (p. 195). Meglio, esso ha la sua funzione rafforzata, s` , dal fatto che lo guida il Segretario di Stato, primo collaboratore del Papa e suo naturale portavoce, (v. del resto laffermazione del Card. Agagianian, riportata dal Dossetti: p. 234, alla fine), non tanto invece, come afferma lAlberigo perche Cicognani fosse desideroso di esercitare uninfluenza significativa sul concilio (p. 196, v. pure pp. 208 e 216). Bisogna non conoscere Cicognani e i suoi rapporti fraterni con Giovanni XXIII per atte` inesatta la conclusione lassemblea come tale e ` acefastarlo. Ad ogni modo e la , anche in considerazione di quel famoso Rescritto mai pubblicato ufficial` da dimostrare mente (p. 197). A questo proposito l irritazione di Felici e (p. 198, nota 14), come pure abbastanza fuori quadro appare lipotesi Bea (ibid.). LA. legge poi quelli che sarebbero i verbali di alcune sedute dellanzidetto Segretariato , spulciando dai diari di Siri e Do pfner. Si passa quindi alla Commissione di coordinamento , ancora presieduta dal Segretario di Stato, che riconferma quanto sopra da noi attestato circa il suo ruolo, volenti o nolenti, ed ulteriormente comprobato dal procedere, che definiremmo informale ed amichevole, a tre (con Ottaviani e Bea), per trovare una soluzione concordata circa il problema dellunificazione dei tre schemi ` dei cristiani. Seguono alcune illazioni di Alberipreparatori concernenti lunita ` della dialettica interna alla Commissione, go (verbale clandestino? Vivacita ` qui spazio per lazione della offisupposizioni circa i vari punti di vista). Vi e cina che da Bologna coadiuva Lercaro, la quale elabora suggerimenti, e per ` di Alberigo) impegno di Dossetti in ordine ai lavori lansioso (laggettivo e dellintersessione conciliare dai quali il gruppo bolognese era formalmente ` una collaborazione destinata a comescluso (p. 209). Si consolidava pero ` al loro interno, piersi nel gruppo dei moderatori , ma che di fatto sincuneo creando il gruppo dei tre Moderatori, il che fu grave cosa. La conclusione poi circa la convinzione di Papa Giovanni di una insufficienza del proprio ruolo

87

rispetto al concilio del primo periodo (p. 210) risulta acerba e prematura nella formulazione, cos` come quella dinizio di p. 211. Intanto in nota (37) lA. comincia a rendersi conto che a volte vi furono incontri senza verbalizzazione. ` congiunta dallAlberigo alla convinzione Lentrata in scena di Paolo VI e ` di far valere, il Vescovo di Roma, il maturata da Papa Giovanni della necessita suo essere Presidente del Concilio in maximo iure suo. Infatti il nuovo Papa decide di dare un organo di direzione piu ` snello ... assieme ad un pacchetto di modifiche del regolamento (p. 212). Nascono i Moderatori che lavorano ` dellassemblea conciliare o quasi esclusivamente durante i periodi di attivita ` specifica e fa identificare il loro ruolo. nella loro immediata vigilia , e cio Emerge cos` dai fatti una distinzione di competenze . Ci sembra giusta, anche ` esatto. Alla sua maniera lA., infatti, definisce la Comse quanto segue non e missione di coordinamento piu ` direttamente sensibile alle istanze della curia romana , mentre il collegio dei Moderatori sarebbe espressione piu ` diretta del concilio (p. 213). E qui si inserisce la vicenda Dossetti che rivela lanimo ` cos` qualcosa che sfuggiva al controllo dellAlberigo stesso, di parte. Vi e del Segretario Felici (p. 215). Ci sia permesso di dire che vedere la cosa in ` indirizza male la questione, che del resto appare in termini di controllo gia ` da quanto, del Dossetti, (con il suo attivismo e protatutta la sua complessita gonismo, e non facciamo un discorso morale: v. pp. 216, 226s, 231 e 237: legge stralcio per dare applicazione immediata alla costituzione della liturgia ) lAl` niente e ` stato inviato allArchivio del berigo pubblica in appendice (e di cio Concilio Vaticano II, istituito da Paolo VI proprio per raccogliere era vo` pontificia tutto il materiale proveniente dalle diverse Commissioni ed lonta Organismi conciliari). Obiettivamente non si poteva tollerare la riduzione a ` lindipendenza nei confronti della Segreteria tre dei quattro Moderatori, ne generale, che appariva sempre solidale con gli orientamenti della fase prepa` e ` da dimostrare) (p. 215). Da notare, infine, linterpretazione del ratoria (e cio ` singolarmente ghiotto : Dossetti, per il quale, scrive lAlberigo, e il caso e p. 217 Paolo VI ... avrebbe approvato che vi fossero voti del concilio impegnativi per le Commissioni su questioni gravissime (per es. diaconato; ` episcopale) . Tutti capiscono dove si vuole andare ... ma e ` sacramentalita certo, invece, che il Papa fece distruggere le schede preparate per chiedere il parere sulle famose questioni proprio sul diaconato e sullepiscopato. Ma anche sul ritiro spontaneo del Dossetti dal collegio dei Moderatori si potrebbe chiosare. Egli rimane comunque sulla stessa rotta (p. 217, nota 49). La storia dovrebbe restare storia, oltre il cuore. Daltra parte la soluzione circa la verbalizzazione o meno delle riunione dei Moderatori offerta alla fine dallAlberigo ` essere accettata. Ci furono riunioni verbalizzate da Dossetti e poi da Felici, puo mentre quelle informali e ordinarie non lo furono, tranne prova in contrario. Lindice dei nomi conclude il volume (pp. 241-250). Per gli errata segnalia` vescovo di Bombay (p. 35, v. pure nota 13), fidels mo E. Roberts, gia (p. 36 nota 15), Ambrosi (p. 39, nota 20), Laghonat (p. 40, nota 21), Kampela (ibid. e p. 65), Seckan (p. 45, nota 38), Reus (ibid. nota 39), Sheen, coadiutore (p. 48), Montreal (p. 49, nota 52), Mistici

88

(p. 52, nota 57), in Germania (p. 55), Amazzonias (p. 68, nota 114 e 71, nota 125), la (p. 83, nota 16), Ou (p. 142, nota 94), an (p. 150, nota 26), tollerance (p. 165, nota 190), grands (p. 166, nota 193), Salamanticensis (p. 180), Criterion (pp. 182, 191 nota 309), Meja (ibid.), paroquea (p. 183, nota 283), invence (p. 186, nota 289), Oestpolitik (p. 190, nota 306) di Roma (ibid.), parroissiales (p. 192, nota 309) Reformierte (ibid.), Telogia (ibid.); a pagina 200, infine, si ripete una riga e a pagina 215 un con . Corrige: T. Roberts, Arciv. tit. di Sugdea, fideles, Locri-Ambrosi, Laghouat, Kampala, Seckau, Reuss, Sheen, ausiliare, Montre al, Mystici, in ` , Ou Francia, Amazonias, la ` , and, tole rance, grandes, Salmanticensis, Criterio, Mejia, paroquia, invece, Ostpolitik, a Roma, paroissiales, Reformierten e Teologia.

89

III
UNA STORIA DEL CONCILIO VATICANO II

10. Per la storia del Concilio Vaticano II (lannuncio e la preparazione) In occasione dellinizio di una pubblicazione 1
Una recente opera, preannuncio di una serie di volumi celebranti la storia del Concilio ecumenico Vaticano II, ci permette di poter valutare il dibattito storiografico intorno ad un evento che ha caratterizzato in modo preminente la ` di questo secolo XX che volge ora al Chiesa cattolica e tutta la Cristianita tramonto. Nella Premessa, dopo lindice, cos` scrive G. Alberigo egli si assume il ruolo di direttore dorchestra dellopera (e ne trae anche le conclusioni) : A ` utile domandarsi quale sia lo stato della conotrentanni dal Vaticano II ... e scenza che si ha del concilio, del suo svolgimento e del suo significato (p. 9). E ` concentrati sul commento ai testi aggiunge: Subito dopo la conclusione ci si e ` stato limpegno degli anni settanta ... Cos` il approvati dal concilio stesso. E ` stato conosciuto un po troppo astrattamente, quasi fosse solo un Vaticano II e insieme sovrabbondante fino alleccesso! di testi. Il Vaticano II appare, a ` e malgrado limiti e trenta anni di distanza, come un evento che al di la lacune ha reso attuale la speranza e lottimismo dellEvangelo. Attardarsi in una visione del concilio come la somma di centinaia di pagine di conclusioni frequentemente prolisse, talora caduche ha sinora frenato la percezione ` dei credenti a accettare del suo significato piu ` fecondo di impulso alla comunita il confronto inquietante con la parola di Dio e con il mistero della storia degli ` battuto ancora, finche ` caldo, ad indicare un uomini (ibid.). E tale ferro e e punto nodale di visione sul quale esprimemmo fin dallinizio le nostre riserve, perche residuo dellormai vecchia antitesi spirito-lettera conciliare, binomio per noi indivisibile. ` giunto quindi il momento (si potrebbe ancora considerarlo Per lAlberigo e prematuro, peraltro) di operare una storicizzazione del Vaticano II non per ` allontanarlo ... ma per agevolare il superamento della fase controversista (e cos` ?) della sua ricezione da parte delle Chiese (p. 10). Nel paragrafo seguente si usa significativamente due volte il termine dialettico , invocando poi criteri ` distinti anche se connessi o ermeneutici adeguati all evento , criteri cioe ` istituzionale di complementari rispetto ai requisiti canonistici di legittimita
1 Aa.Vv., Il cattolicesimo verso una nuova stagione. Lannuncio e la preparazione, gennaio 1959 settembre 1962 (Vol. I della Storia del Concilio Vaticano II diretta da Giuseppe Albe` editrice Il Mulino, Urbino 1995, pp. 549. rigo), Societa

93

un concilio e ai criteri di interpretazione del corpus delle sue decisioni . Il ` ovvio che la storia pendolo peraltro ritorna sul suo cammino oscillante, cos` : E ` essere ricostruita che sulla base dellanalisi rigorosamente del Vaticano non puo critica delle fonti e tuttavia, significativamente, si pone in rilievo che la do` solo come si e ` giunti allapprovazione delle manda alla quale rispondere non e ` nostro) come si e ` svolto decisioni del Vaticano II, ma soprattutto (il corsivo e ` stato il suo significato (ibid.). La proeffettivamente il Vaticano II e quale e blematica fondamentale appare almeno chiaramente fin dagli inizi. Il I Capitolo dellopera (a cui faranno seguito altri 4 volumi, dedicati ciascuno a uno dei periodi di lavoro dellassemblea conciliare), di A. Alberigo, porta il titolo Lannuncio del concilio. Dalle sicurezze dellarroccamento al fascino della ricerca (pp. 19-70). In esso lA. prosegue, sullo slancio della Premessa, nella visione del concilio come evento , in modo misticheggian` poi quello dellAlberigo, natute , con sottolineatura del suo spirito , che e ralmente, e svalutazione dei testi sinodali. Vi prevale lattenzione allaspetto ` della scuola di Bolo ecumenico e a questioni conformi alle note sensibilita gna (qualcuno significativamente, sia pure in maniera giornalistica, ha qualificato il presente impegno storico di pubblicazione come il Concilio secondo ` il rinnovamento (v. per es. p. 58), mentre noi Dossetti ). Parola chiave ne e preferiamo piuttosto identificarla con il termine aggiornamento , passato, ` , la pregnanza, nonche intraducibile, in tutte le lingue, ad indicarne loriginalita ` , essenziale ad un concilio, di coniugare nova et vetera, Tradizione ed la qualita apertura, o incarnazione, che dir si voglia. ` del Vaticano II Senza entrare nella problematica dell ecumenicita (v. pp. 19 e 24), molti sono i punti interrogativi che sorgono in noi, al seguire ` concludere che la decisione del il procedere dellA. Essi riguardano quel si puo ` fuorviante; v. pure concilio fu solo sua (di papa Giovanni) (p. 21: il contesto e p. 31. Si veda del resto laccenno problematico relativo al dialogo di papa Giovanni con il Card. Ruffini: ibid. e pp. 25, 30, nota 21, 31 e 32), il superamento della guerra fredda (p. 22), il giudizio su consensi riduttivi al progetto di concilio (p. 23), quale camuffamento di opposizioni, e sul problema ` delle affermazioni di Giovanni XXIII (vi e ` critica a G. Martidella sincerita na: p. 24, nota 14), con tentativo di breve sua biografia, la convocazione dei concili (pp. 83s.), lappello canonico al Concilio (p. 34), il cristianesimo posttridentino (p. 35), la valutazione senza sfumature della Curia (p. 40, ripresa peraltro dal Congar) e le rivendicazioni primaziali romane (p. 40). ` la trattazione delle informazioni diplomatiche e commenBen poca cosa e ti giornalistici (pp. 47-50, con affermazione che praticamente senza mediazioni, liniziativa giovannea giunge a milioni di donne e di uomini e li convince della propria portata : p. 49), a cui segue il capitoletto verso una caratterizzazione (scopi e natura) del concilio , progressivamente sbozzata da Giovanni XXIII. Un tale riconoscimento della progressione nella rivelazione do` cos` , a una maggiore comprensione dellumano vrebbe portare, ma non e procedere, senza sfiducia preconcetta nei condizionamenti di persone ed organismi coadiuvanti il Pontefice (v., p. es., domande e omissioni di p. 55).

94

Daltronde, anche nei cenni di Giovanni XXIII non mancano oscillazioni (la ` peraltro fuori quadro). Comunque papa Giovanni non ha nota 89 di p. 56 e alcuna esitazione nel caratterizzare il concilio prossimo in modo assolutamente ` effettivamente deliberantradizionale (p. 58), libero e responsabile, e percio ` , ne ` di te (ibid.; aggiungeremmo con lui ), non un concilio di cristianita ` moderna. Insomunione, di lotta o di contrapposizione e resistenza alla societa ma, per lA. Papa Giovanni voleva un concilio di transizione epocale, un ` che facesse transitare la chiesa dallepoca posttridentina, e, in concilio cioe una certa misura, dalla plurisecolare stagione costantiniana a una fase nuova di testimonianza e di annuncio, con un recupero degli elementi forti e perma` evannenti della tradizione, giudicati idonei ad alimentare e garantire la fedelta gelica di una transizione tanto ardua. In questa prospettiva il concilio assumeva una importanza tutta speciale, ancora prima come evento che come sede di ` il pensiero di Papa Giovanni elaborazione e di produzione di norme (p. 58). E o di Alberigo? Anche la sottolineatura della visione del Concilio come una novella Pentecoste , pure cara al Roncalli, porta lA. a una conclusione che ci sembra ` : il richiamo alla Pentecoste ... poneva eccessivamente carismatica , e cioe in primo piano lazione dello Spirito e non quella del Papa o della chiesa, come ` era stato per gli apostoli e i discepoli che si erano trovati ad essere oggetto gia dellazione prepotente e travolgente dello Spirito (p. 59). [Eppure nel concilio di Gerusalemme le decisioni sono attribuite allo Spirito Santo e a noi (cfr. ` di sintesi e non contrapposizione]. Anche altre At 15, 28), in una formula che e affermazioni ci sembrano stonate, per es. sul rapporto tra il Concilio e Papa Giovanni, determinato dalla sua convinzione profonda e irremovibile ... per ` o almeno dalla un balzo innanzi da un lato e, da un altro lato, dalla sordita miopia iniziale di larga parte dellepiscopato anche aperto ed illuminato convinto di colmare col concilio il ritardo della chiesa sui tempi moderni, ma ` si aggiundistratto e quasi disinteressato verso prospettive piu ` ampie ... A cio geva lallergia istituzionale della curia romana verso il concilio, allergia che la curia parve disposta a superare solo per preparare un concilio appendice del Vaticano I e occasione di solenne approvazione dellonnipotente magistero pacelliano (ibid.). Ci risultano sfuocati, se non erronei, ancora giudizi circa laffidamento a Tardini della presidenza della Commissione antipreparatoria e su un presunto atteggiamento di papa Giovanni di non lasciarsi coinvolgere in un confronto dialettico con vari atti antepreparatori (p. 64), cos` come laccenno a un itinerario pontificio di preparazione parallelo, nettamente differenziato (e si aggiunge: tendenzialmente contraddittorio? ) a quello che faceva capo alla Commissione Tardini. Lipotesi ermeneutica, poi, del Card. Lercaro circa una solitudine istituzionale , destinata a caratterizzare lintero episcopato giovanneo, diviene convinzione per lAlberigo (v. p. 60). In un certo senso si potrebbe allora affermare la stessa cosa di Paolo VI e in fondo di ogni Pontefice nelle` non e ` quanto sercizio personale del Primato. Ma crediamo di intendere che cio lA. ci vuole dire. E si passa allanalisi della costituzione della commissione antepreparatoria , rilevando, dentrata, che nel 1959 per quasi quattro mesi (26 gen-

95

naio-17 maggio) non si ha nessuna determinazione istituzionale relativa al concilio (p. 60), mentre successivamente (pp. 61s.), peraltro, si afferma che il ` al 6 febbraio primo abbozzo di una commissione antepreparatoria risale gia 1959. Esso fu redatto sulla falsariga di quanto si era fatto per la preparazione del concilio Vaticano I . Per questultima osservazione siamo sulla buona pista, (v. note 104 e 106 e il farsi strada della simmetria degli argomenti con le aree di competenza delle diverse Congregazioni curiali: p. 62, che dovrebbe riequilibrare i giudizi su Tar` del lavoro dei collaboratori dellanzidetto Cardinale. dini di p. 64), quella cioe Per l oscuro Uditore della Rota, P. Felici, nominato Segretario della citata ` fuori posto, almeno per gli ambienti romani (e a Commissione, laggettivo e questo proposito abbiamo anche noi vivi ricordi e giudizi positivi del compianto Prof. DErcole, che pur ebbe un ruolo nel varo della rivista Concilium ). Per il nome del Sinodo, Vaticano II , lA. presume che la decisione sia stata maturata autonomamente dal Papa, in linea sempre con i suoi punti di vista, il cui impegno supremo avrebbe mirato piuttosto a concentrarsi sulla ` del concilio , pur non rinunciando ad indicare scopi salvaguardia della liberta determinati allassemblea conciliare (p. 67). Il fatto, poi, della decisione di scegliere Roma come sede diremmo ` di influire meglio il Vaticano poteva assicurare i romani sulla possibilita agevolmente sul concilio (ibid.) ed era una sfida e impegno (p. 68) a coinvolgere nel rinnovamento conciliare anche il centro della chiesa cattolica: sono punti di vista opinabili. Per quel che concerne la politica giovannea, lA. ` rispetto ai pontificati precedenti. La lotta al comunismo vi coglie una novita infatti non egemonizza piu ` il magistero papale; Giovanni non lo sottovaluta ma lo relativizza (ibid., per la nota 119 vi sarebbero da fare dei distinguo, mentre meglio va il testo al riguardo di p. 70). Giovanni mostra maggiore interesse per i vari aspetti del problema della pace ... il suo orizzonte politico si fa mondiale (p. 69). Noteremmo noi, peraltro, che egli, in precedenza, risente maggiormente della sua origine italiana, (v. nota 122, pur equilibrata) come risulta da alcune ` molto. lettere pubblicate or non e Infine per il ruolo di Mons. Lardone, destinato a divenire luomo di fiducia del papa per avviare contatti con lUnione sovietica (p. 69), troviamo eccesso di valutazione. Altres` manifestiamo riserva sulluso del termine preistoria del Vaticano II ad indicarne il primo semestre post-annuncio conciliare considerato dallA. Nel II Capitolo E. Fouilloux analizza La fase antepreparatoria (19591960). Il lento avv` o delluscita dallinerzia (pp. 71-176), strutturato anzitutto attorno a Vaticano II, un evento? (con dinizio la domanda se la convocazione del XXI concilio generale della chiesa cattolica sia legata al clima tipico degli anni a cavallo tra il 1950 e il 1960, descritto a larghi tratti in quattro dense pagine) e a una chiesa afflitta dal mal di concilio? (comprende la sopravvivenza di una tradizione conciliare? ). Non esatte ci appaiono le affermazioni dinizio di p. 80 sulla non conoscenza, da parte di Papa Giovanni, dei propositi, anteriori al suo, di un concilio e sullapparizione del concetto di magistero

96

` ordinario, nel 1863, nonche sulla visione ecclesiologica che vi sottosta: il papa e lapice del cattolicesimo, una sorta di sovrano assoluto in materia dottrinale, sottratto ad ogni forma di contro-potere , inoltre sul diffondersi della devozio` invece cosa antica: v. pure p. 87, e circa la ne alla persona del Pontefice, che e tipologia conciliare del Vaticano II, con scadimento a riformismo new look del termine aggiornamento : pp. 87s. Si analizza pure la chiesa cattolica alla fine degli anni 50 . Ivi si tratta, fra laltro, del modello romano , con considerazioni assai sfuocate e criticabili sul movimento di centralizzazione a Roma, sui nunzi con funzioni religiose ufficiose, che ne fanno i veri capi di un episcopato nominato a loro arbitrio e privo di coesione (p. 89, v. altres` noti pregiudizi nei loro confronti a pp. 118 e 162), su una storia, a troppo larghe pennellate, della Chiesa Romana prigioniera del complesso della fortezza della ` assediata (p. 90), sul concetto, anche nuovo, di cristianita ` , tutto da verita chiarire e specificare (pp. 91ss.), ma con carrellata integrativa e positiva, finale, sui pontificati romani a partire da Pio X con i loro tentativi di riforma, non trascurabili (pp. 94ss.) e un certo malessere [ complesso antiromano re`, trodatato, e caratterizzazioni e critiche eccessive su cattolicesimo e romanita nonche descrizione di vari movimenti : cristologico, biblico, patristico, l` turg` co, catechetico, ecumenico, ecc.]. Si passa poi, finalmente, alle consultazioni romane , con cambiamento di procedura, il 30 giugno: non piu ` questionario completo, bens` una semplice ` la volonta ` di Giovanlettera, abbastanza generica, datata 18 giugno: Tale e ni XXIII (p. 107). Di rilievo sono le considerazioni dellA., perche alquanto nuove in una certa tendenza storica conciliare che definiremmo anticuriale , circa le divergenze romane sul futuro concilio, sin dai primi passi della sua preparazione (p. 110, v. anche pp. 144 e 168). Il che conferma un principio di diversificazione allinterno della Curia, che sempre abbiamo rilevato, da tenere presente al fine di evitare ogni generalizzazione indebita. La critica a Mons. ` ( la sua opinione e ` prossima allautocompiacimento : p. 111), a Carbone, pero ` ingiustificata, come quella successiva sugli schemi concetquesto punto, e tuali impiegati nella tecnica di analisi delle risposte alla anzidetta lettera del 18 giugno. Seguono Le risposte che non meritano ne un deprezzamento eccessivo, ne una abusiva valorizzazione (ibid.). I primi sottotitoli sono: sul buon uso dei vota (con presentazione un po speciale di quelli piu ` interessanti per lA. e richiamo alla loro catalogazione, discutibile, fra conformismo e originali` , alla quale ultima va la simpatia del Fouilloux, fra canonici e pastorata ` una buona presentazione, piuttosto guidata li ) e tre gruppi di risposte . E ` pretendere una diversa griglia romana, dal senno di poi. In effetti come si puo definita di tipo scolastico-canonico p. 155 , magari progressista , diciamo cos` , tendenza che non si rilevava, fra laltro, nemmeno maggioritaria, nelle risposte, che risentono ancora del clima preconciliare? v. pp. 144s. . Seguono altre piu ` gravi critiche ed accuse di secondi fini e di mancanza di ` , di ordine non ... innocente nello spoglio delle risposte e nella neutralita ` eco fedele della compilazione del relativo Analyticus Conspectus, che non e ` quel consultazione antepreparatoria pp. 152ss. . Che brutto, infine, e

97

Poi vengono le persone divine o equiparati: Dio Padre (vi) dispone di sette pagine, il Verbo incarnato di cinque e la Vergine Maria della somma dei due ` dodici pagine ... p. 155 . Fouilloux termina peraltro precedenti, cioe ammettendo che si possono contestare tali criteri (romani di catalogazione), ` ne ma non ... la serieta la costanza con le quali sono stati messi in opera, ` con ulteriore forte critica dallinizio alla fine di tale operazione (p. 156), pero della Sintesi finale sui consigli e suggerimenti degli ecc.mi vescovi e prelati di tutto il mondo per il futuro concilio ecumenico p. 157 (apogeo del metodo deduttivo che riduce il complesso al semplice, leterogeneo allomogeneo, il pluralistico al maggioritario: cfr. p. 157), retta dai criteri del numero e della moderazione cfr. p. 158 , e da altri di tendenza conservatrice , pur non avendo niente di univoco nella misura in cui sposa le grandi linee della consultazione, e anche qualcuna delle sue sfumature p. 160 . La conclusione ` comunque la seguente: Non ci s` puo ` , malgrado tutto, impedire di pensare e che essa (la Sintesi) le orienti secondo tre assi che la attraversano da parte a parte. Lecclesiocentrismo ..., la sua ossessione difensiva ..., la sua preoccupazione, infine, di proteggere i fedeli, attraverso lerezione di un muro di parole e di carta: costituzione dogmatica per la chiesa, summa sociale o raccolta dei principali errori moderni (p. 160, v. pure p. 164). LA. opta invece per una selezione secondo il contenuto e non per categoria dinterlocutori e per continenti quella degli Acta et documenta , anche se poi considerazioni geografiche appaiono ben evidenti pure in lui. Si esaminano quindi I vota romani ( Tra indifferenza e diffidenza , con giudizi pesanti anche sul sinodo romano , p. 146. Le risposte dei Prelati di Curia, o di Superiori di Congregazioni religiose di spirito ultramontano e ` romane o le proposte dei Dicasteri, non saranno analizzate qui, delle Universita ma successivamente e Dal disprezzo allinquadramento ), con lanalisi del lavoro del Segretariato della Commissione antepreparatoria sui risultati della ` . Il mateconsultazione (p. 123). La cosa non ci arride e mostra la parzialita ` diocesi, universita ` e riale pervenuto a Roma dallinsieme della cattolicita congregazioni religiose non romane (cosa vuol dire? V. altres` pp. 146s.) abbiamo deciso di ripartirlo grossolanamente in tre grandi blocchi (p. 123), spiega lA. quello in cui non si tengono molto in conto gli obiettivi pontifici ( coronare quattro secoli dintransigenza ); e quelli degli impegnati nella strada tracciata da Giovanni XXIII ( Verso il Vaticano II ), e, infine, di ` impossibile tale classificazione bipartita ( Contrasti e incoloro per i quali e certezze : si parla di posizioni innovatrici, ma diluite da una massa di risposte timorose, perfino decisamente stupide, presenti in buon numero : p. 144). LA. ` considerare tale tipologia come provvisoria , ma la cosa aggiunge che si vorra resta carica di conseguenze, mentre egli si attribuisce linterpretazione degli obiettivi pontifici , compito piuttosto arduo (v. p. 163: gli apprezzamenti di lode da parte di Giovanni XXIII su tali proposte non cessano dincuriosire ... deve ammettere il Fouilloux ) e soggetto ad interpretazioni personali, come si sa, oltre laspetto ecumenico, ben evidenziato dallA. ` parlare, poi, de la teologia romana di fronte al concilio (p. 147) al Si puo singolare, tanto piu ` che nel testo si evidenziano pure i contrasti e le differenze

98

fra gli ambienti romani di studio? Seguono le reazioni delle congregazioni ` diversificazione da noi romane che si presentano, significativamente, e sempre sostenuta in modo molto poco omogeneo: tutto o quasi le distingue (p. 161). ` lultimo sottotitolo di questo Verso la preparazione vera e propria e Capitolo tratta della struttura, degli organi preparatori e dei suggerimenti per il programma (Quaestiones) da sottoporre loro, in stretta parentela (p. 165) ` i suoi procon la sintesi finale: Ciascuna commissione preparatoria elaborera ` inviato, a rischio di disperpri schemi, sul segmento delle Quaestiones che le e sioni e sovrapposizioni, che la concessione di sottocommissioni miste non corregge granche . Anelli intermedi tra le due fasi preliminari, le Quaestiones (che hanno ben giocato, nella buona e cattiva sorte, un ruolo di transizione intellettuale, tra fase antepreparatoria e fase preparatoria : p. 166) lasciano scettici quanto alla coerenza della preparazione del concilio, ma vi si trova, come nel Conspectus, un condensato del metodo applicato dalla commissione Tardini alla consultazione antepreparatoria . Non vi si ritroverebbe anche una lontana eco del questionario inizialmente previsto, ma scartato da Giovanni XXIII? (p. 165). Linsinuazione va situata nel contesto della motivazione pontificia ` per lasciare la massima liberta ` agli interrogati che non era di ripro cioe vazione dellanzidetto questionario, a cui sembra indurre il Fouilloux. Validi sono invece gli accostamenti al modello del Vaticano I, che fu fonte di ispirazione del progetto di preparazione approvato da papa Roncalli (cfr. p. 167) e lanalisi dei retroscena del motu proprio Superno Dei nutu , che lA. identifica come vittoria della Curia, resa completa il 6 Giugno dalla nomina dei presidenti di commissione che sono ... i prefetti delle congregazioni corrispondenti, con leccezione di Cento ... e di Bea (p. 170; cfr. pure pp. 171s.). Tale decisione del Pontefice, su proposta di Tardini, operaio devoto al concilio, ma di un concilio dal profilo basso : p. 173 stupisce lA. perche il Papa aveva manifestato la sua preoccupazione di evitare qualsiasi confusione tra Concilio e ` di ottenere ladesione dei suoi Curia. Ne sarebbe giustificazione la volonta piu ` vicini collaboratori (p. 171; cfr. p. 173), secondo un tacito compromesso in cui il suo desiderio daggiornamento sembra pertanto perdente (p. 172). Fouilloux cos` conclude, dopo una breve presentazione di alcuni personaggi conciliari (Bea, Tardini, Felici): Gli uomini scelti, il loro quadro concettuale e i loro metodi di lavoro hanno condotto, dopo un considerevole sforzo, al risultato prevedibile: una sensibile romanizzazione del progetto conciliare sia ` che riguarda le strutture di preparazione sia nei temi di questultima in cio (p. 176). E veniamo al lungo, consistente Capitolo, di Joseph Komonchak dal titolo: La lotta per il concilio durante la preparazione (pp. 177-379). Il termine ` il tono della ricerca (basterebbe considerare lotta crediamo indichi gia altres` laggettivazione, spesso infelice) che a volte dispiace francamente, anche perche il senso storico sembra essere messo in scacco altres` dallo scrivere con ` manifestato per lecumenismo e la liberta ` il senno di poi . Interesse particolare e religiosa, mentre appare anche da questo saggio una diversificazione allinterno

99

della Curia Romana, degli studi teologici in Roma e tra orizzonti e desideri papali (di non facile inquadramento, peraltro, stando poi alle valutazioni concrete del frutto dei lavori preparatori: v. pp. 368, 370 e 376) e quelli specialmente di alcune Commissioni. Vi risulta inoltre lerroneo concetto dellA. circa una presunta delega papale per quanto riguarda la giurisdizione episcopale (pp. 194 e 314), mentre anche prima del Concilio Vaticano II in casu non si riteneva trattarsi di potestas delegata. La ricerca ha le seguenti scansioni: lorganizzazione del lavoro preparatorio (generale, interna, distribuzione dei ruoli, il segreto, lassenza dei laici, preparare un concilio pastorale ); la riforma della pratica pastorale (con esame del lavoro delle varie Commissioni e relativa critica alle loro posizioni, con la costante, per lA., della mancanza o della scarsa attenzione ai problemi moderni , definiti quasi esclusivamente in modo da difendere il deposito della fede contro gli errori); la commissione teologica preparatoria (i membri, le ` dei competenze e gli argomenti, il metodo, i testi del Segretariato per lUnita Cristiani, dottrina e dialogo, la Parola di Dio, la Chiesa); la revisione e lemendamento dei testi preparatori (la loro discussione in Commissione centrale, la sottocommissione per gli emendamenti e relativo impegno su schemi importanti); la presenza ecumenica al concilio (stabilire il principio, estendere ` , che novita ` gli inviti, fissare le regole con inesatta valutazione di una novita non era , preparazione del regolamento); la data, la durata ( il papa desiderava che il concilio iniziasse nellottobre 1962 e si concludesse, se possibile, prima della fine dellanno : p. 360) e lagenda del concilio determinandone anche un piano e papa Giovanni e la preparazione del concilio . Le ultime pagine del Capitolo, specialmente, non mancano di spunti critici che suscitano la nostra adesione o, per lo piu ` , discostamento. Trattasi, nel primo ` tra caso, della proposizione di una questione fondamentale ( il rapporto cioe Papa Giovanni e il processo preparatorio conciliare : p. 373), non sempre affrontata in antecedenza, con tale chiarezza, e che troviamo ben condensata ed ` di come mettere equamente affrontata, anche se il problema rimane, quello cioe insieme desideri e intuizione papali con la soddisfazione che egli manifestava circa le realizzazioni effettive a lui sottoposte (v. p. 374ss.), o con situazioni concrete (circa il latino, per es.: v. p. 379) o silenzi per carenza e tensione ` papa Giovanni sembra (ecumenica, con gli ortodossi, o biblica. In realta turbato dai recenti sviluppi degli studi biblici cattolici : p. 378). Giudicava le realizzazioni allaltezza o confidava nel Concilio? Il nostro discostamento si riferisce ad alcune accuse a Mons. Felici (p. 368), alla presentazione al Papa di testi preparatori come un fait accompli (p. 370), alla valutazione (eccessiva) dellinflusso di un intervento del Card. Le ger presso Giovanni XXIII (p. 373) e al giudizio finale secondo il quale i Vescovi del Vaticano II per dimostrarsi ` interprete?) ritennero necessario coerenti con la visione del papa (ma chi ne e ripudiare tanta parte del lavoro fatto per prepararlo (p. 379). J. Oscar Beozzo affronta poi, nel IV Capitolo ( Il clima esterno : pp. 381` almeno 428) il tema dei mass media in relazione al Concilio. Non vi risulta pero la problematica dellinflusso e condizionamento dei mezzi di comunicazione

100

sociale sui Padri. LA. analizza linformazione pubblica sul lavoro preparatorio (attesa di informazione, lufficio stampa della Commissione centrale, iniziative spontanee), linformazione e i dibattiti spontanei (gli informatori religiosi , il dibattito teologico e le riviste, il circuito librario), la preparazione del Concilio da parte degli episcopati, la vita ordinaria della Chiesa (il nuovo stile di Giovanni XXIII, con visione piuttosto idilliaca, ripresa dallAlberigo cfr. p. 405 , le tensioni nel governo ordinario, il collegio cardinalizio e le nomine episcopali, il sinodo romano, con giudizi non sempre calibrati il congresso eucaristico mondiale di Monaco, lassemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese a New Delhi) e gli echi in altre aree religiose ed ideologiche (latteggiamento del mondo musulmano, i cattolici davanti ad esso, latteggiamento del mondo ebraico, Giovanni XXIII e gli ebrei, le iniziative di Jules Isaac, lorizzonte politico del dibattito, latteggiamento dellarcipelago marxista, vescovi ed ` parlare pero ` di un considerevole osservatori dellEst a tale riguardo si puo quanto inatteso successo ?: p. 427 e gli osservatori russi). ` affiIl Capitolo V del volume, Alla vigilia del concilio (pp. 429-517), e dato alla penna di Klaus Wittstadt. Vi si esaminano anzitutto i primi sette schemi (essi sono descritti e giudicati piu ` o meno sbrigativamente, anche con ` evidenziate per affermazioni osservazioni che destano in noi forti riserve, gia analoghe di altri Aa.) e la reazione piuttosto distillata (attraverso spazi preferenziali) dellEpiscopato, con illustrazione iniziale dellatteggiamento generale dattesa in vari Paesi nei tre mesi precedenti il Sinodo. Segue lanalisi di Giovanni XXIII durante limmediata vigilia del conci` dire che il ... Vaticano II e ` il concilio di Giovanni XXIII ? lio [ma si puo p. 451. Su altri punti successivi dissentiamo pure, con particolare riguardo a quelli illustrati alle pp. 452, 456s., 461 per la relazione Regno di Dio-Chiesa si cita proprio un passo, contrario allasserto, di Papa Roncalli! E che dire dellaccostamento Francesco dAssisi-Giovanni XXIII riformatori entrambi, luno della Chiesa del Medioevo e laltro di quella contemporanea?: p. 466 e 471]. Si disserta, poi, della preparazione spirituale e organizzativa, della nomina dei periti, della struttura dellinformazione e dellorientamento della stampa, dellaula conciliare e dei suoi servizi e dellarrivo dei padri a Roma. Nel brevissimo Capitolo VI, Preparazione per quale concilio? (pp. 519` stata lussu526), Alberigo cos` conclude: La preparazione del Vaticano II e ` durata piu reggiante. Essa non solo e ` della celebrazione del concilio stesso, ma ` stato il supreha avuto caratteristiche istituzionali molto rilevanti. Il papa ne e mo moderatore, la curia romana la protagonista, lepiscopato e i teologi soprattutto europei vi sono stati considerevolmente coinvolti. A fronte di questi dati sta il rifiuto drastico della grande maggioranza dei padri conciliari e dei loro collaboratori di riconoscersi nelle risposte uscite dalla preparazione stessa (p. 519). Successivamente lA. menziona i nodi per lui problematici di interpretazione nell intenzione primigenia di Papa Giovanni (dellansia di ricompo` dei cristiani), della lunghezza della preparazione, del mistero, sizione dellunita diciamo cos` , di risposte non significative alla consultazione preconciliare ( una pletora di testi quasi tutti di basso profilo, ispirati da unattitudine difensiva e

101

preoccupati di cristallizzare la condizione degli anni 50 del cattolicesimo romano : p. 520), del comportamento timido ed impacciato di alcuni personaggi che solo dodici mesi piu ` tardi avrebbero svolto un ruolo determinante nellevoluzione conciliare (p. 522). Riassumendo lapporto degli anni 1959-1962 Alberigo afferma, giustamente: La prospettiva storica sia pure breve, consente ` di superare le valutazioni manichee, che vorrebbero demonizzare la perversita della preparazione del Vaticano II o, al contrario, esaltarla come il momento ` non scalfisce le nostre riserve sano dellintera vicenda conciliare (ibid.). Cio sulle successive considerazioni conclusive che si riferiscono soprattutto al filtro selettivo della struttura preparatoria di proposte al concilio in forme farraginose e estranee allo spirito giovanneo della ricerca dellaggiornamento (p. 523), all egemonia , sia pure incrinata dalle gelosie dei diversi atenei pontifici , della teologia romana e curiale (ibid.), allinflusso (giudizio eccessivo) su Papa Roncalli del Card. Bea (p. 524), al parallelismo Commissioni` ma di coscienza e di Congregazioni romane, allo iato, non solo di sensibilita modo di percepire il significato della fede, tra i gruppi che avevano la respon` ecclesiastica centrale e la grande maggioranza dei fedeli (p. 525), ai sabilita limiti e alle deficienze della preparazione che hanno condizionato gli stessi risultati del concilio molto di piu ` di quanto non si potesse sospettare (ibid.), alle valutazioni sulle tensioni (si parla di conflitto vistosamente esploso , di dialettica storica tra papa e concilio trasformatasi in una complessa e talora inestricabile dialettica a tre ) fra Curia, tout court, e assemblea conciliare (ibid.) in cui entra la pressione esercitata dallopinione pubblica (p. 526) e specialmente alla visione finale sociologica . Da tale punto di vista la preparazione appare concentrata nelle mani di un gruppo proporzionalmente ri` media piuttosto stretto, composto esclusivamente da maschi, celibatari, di eta elevata e di cultura europea. Questa composizione, ancorche percorsa da ten` rispetto alla situazione sioni dialettiche, ha favorito una forte impermeabilita sociale generale (ibid.). Il volume si chiude con gli indici, dei nomi, tematico e sommario (pp. 527-549).

11. Per la storia del Concilio Vaticano II (primo periodo e prima intersessione) Riflessioni su una storia
Della Storia del Concilio Vaticano II diretta da Giuseppe Alberigo (Peeters-il Mulino), il cui primo volume fu da noi presentato, lo scorso anno, ` pubblicato il secondo (Bologna, (v. Apol. LXIX - 1996 - pp. 305-317),* e ` sottotitolo La formazione della coscienza conciliare . 1996, pp. 464). Ne e
* V., in questo volume, pp. 93-102.

102

Nella breve premessa, lAlberigo ha cura di rilevare il profondo adeguamento dei criteri storiografici di ricostruzione, e letterari di esposizione, rispetto a quelli usati nel volume dedicato alla preparazione conciliare. Finalmente ` ritenuto di privilegiare leffettivo dipanarsi dellesperienza egli scrive si e ` , rispetto a una ricostruzione assembleare, anche nelle sue innegabili tortuosita tematica, sicuramente piu ` lineare, ma anche meno rispettosa della concretezza ` una scelta che ha i suoi vantaggi. dellevento (p. 11). E Per quanto riguarda le fonti, in fretta si fa il punto della situazione, da cui a noi risulta ancora una volta che il cammino storico di una tale ampiezza e ` stato intrapreso prematuramente (v. p. 104, per es.). Forse si era pretesa e pensato al detto latinoamericano se hace camino al andar ( la strada si fa ` chi non vede lapplicabilita ` al caso concreto. Gli inediti camminando ), ma ce comunque, nel nuovo volume, non mancano, specialmente quelli che si riferiscono alle Agende di Giovanni XXIII, spulciate peraltro ad usum delphini. Anche le fonti ufficiali non sembrano in genere ben digerite (i tomi sono molti, del resto), limitandosi qualcuno dei collaboratori a citazioni generali o a qualche osservazione di dettaglio o di critica. Che peraltro si cominci ad andare oltre la cronaca (v. p. 12) lo concediamo ben volentieri allAlberigo. Dopo la lista della abbreviazioni e delle fonti, il I capitolo, opera di A. Riccardi, porta il titolo La tumultuosa apertura dei lavori (pp. 21-86). Ci sembra eccessivo tale aggettivo, che potrebbe essere sostituito semmai da ` indice gia ` di quella certa qual drammatizzazione sorprendente , ma esso e (si parla di contraddizioni e confusioni, ecc.) degli avvenimenti che caratterizza tutto il volume. ` di incertezza (p. 22), anche se non manca chi, e si A Roma il clima e fanno i nomi di Confalonieri e Cicognani, lasciando aperto lo spiraglio per altri cardinali di Curia, ha mostrato di assecondare levento conciliare voluto da ` importante perche Giovanni XXIII (v. p. 23). Lasserzione e conferma quanto ` cioe ` di non da noi sostenuto fin dallinizio, contro venti e maree, la necessita ` monolitica. Bisognava quindi diversificare. considerare la Curia come una realta Fuori Roma, invece, prevale la preoccupazione, anzi il pessimismo, sul materiale che deve andare al giudizio dei vescovi (ibid.), ma in questo lA. considera piuttosto lopinione dei teologi. In tale contesto, peraltro, si attribuisce a Chenu, noto per il suo interesse e la sua simpatia per il mondo, diciamo cos` , lipotesi ` . A dire il vero da altra fonte (Garrone) di un messaggio del Concilio allumanita ` in cantiere (v. p. 71ss.), ed e ` segno della diffisappiamo che il progetto era gia ` di attribuzione che si presenta allo storico, leggendo i Diari conciliari , colta specialmente quando si cavalca un cavallo vincente . Anche la formula lapidaria grande attesa, grande impreparazione, poca esperienza (p. 24) dovrebbe essere spiegata, perche mai concilio ecumenico ` lapalissiano ebbe, per esempio, una preparazione cos` lunga. Poca esperienza? E per i partecipanti ad un concilio. Seguono alcune considerazioni pertinenti, invece, circa il luogo di realizzazione del grande Sinodo, con giuste osservazioni sul posto dei Patriarchi, ` di implicito dal punto di vista anche ecumenico la sua e quanto vi e

103

apertura (processione e liturgia; notiamo en passant che i rilievi del Congar, sono piu ` diversificati, specialmente nella prima parte della sua riflessione, di quanto il Riccardi lasci intendere: p. 31), la parola del Papa (Gaudet mater ecclesia: una delle espressioni piu ` compiute della visione roncalliana del concilio p. 34, e qui il vocabolo aggiornamento entra nel linguaggio ufficiale: p. 35 , con forte presa di distanza ... da una lettura catastrofica sulla situazione della chiesa e del mondo ibid. e distinzione tra sostanza dellantica dottrina del depositum fidei e formulazione del suo rivestimento p. 37 ) e relativo impatto ( Giovanni XXIII ha aperto il concilio indicando una strada e non un programma : p. 39). Si analizzano poi le tre successive udienze del Papa: alle missioni straordinarie, ai giornalisti e soprattutto agli osservatori non cattolici. Nella straordinaria seconda giornata del Vaticano II non mancano allinizio alcune imprecisioni di analisi. Vogliamo indicarle? Si parla infatti di autogoverno del concilio (v. anche p. 53) e qui bisognerebbe ricordare che la Presidenza era stata posta dal Papa stesso (cos` come egli aveva approvato il ` proprio la Presidenza ad accettare la proposta di posticipare regolamento) ed e la seduta per lelezione dei membri delle Commissioni conciliari. A questo pro` rilevare che la eventuale conferma della lista dei vescovi gia ` posito varra facenti parte delle commissioni preparatorie (p. 45), non avrebbe significato ` erano stati approntati recepire automaticamente quegli schemi che gia (pp. 46, 53 e 60) e nemmeno affermare che le scelte fatte dalla Curia nella fase preparatoria sarebbero state cos` confermate (p. 46). A questo punto giusta` posto in rilievo il ruolo negativo giocato dalla lista fantasma messa mente e in circolazione dal Dicastero del Card. Ottaviani (p. 46), fatto che alcuni Padri lessero come un tentativo di pilotare il lavoro delle Commissioni. La proposta Lie nart, appoggiata da Frings, anche a nome di Do pfner e Ko nig, di riman` lelezione di qualche giorno e ` cos` accettata. Il Riccardi disserta poi dare cioe sul significato di quel rinvio, citando una affermazione infelice di Mons. Edelby, che lo considera come un primo fallimento inflitto alla segreteria del concilio, che voleva condurre il concilio con la bacchetta (p. 48, v. anche p. 53). Era stata infatti la Presidenza a prevedere, dinizio, la votazione e non il Segretario generale, il quale non fece che realizzare, poi, la decisione sembra, alla finfine del Segretario di Stato. Un certo peso ha invece losservazione del conseguente valorizzarsi di corpi ed aree intermedi (leggasi Conferenze episcopali: p. 49), mentre circa i retroscena della iniziativa Lie nart (p. 50) bisogne` presentata rebbe poter appurare il fondamento della cronaca dei fatti come e dallo stesso A., senza che dallapparato critico risultino le fonti di quanto egli ` per poter giudicare la fondatezza dellaffermazione finale: Nesasserisce. Cio suna congiura, ma un diffuso disagio reale che si era fatto iniziativa concreta (p. 51). Circa poi il nuovo ruolo per le conferenze episcopali , esatta affermazio` duopo ne per quanto riguarda leffetto in Concilio, (p. 52, v. pure pp. 53s.) e ` organizzative e di merito che esse ancora incontravano riconoscere le difficolta (pp. 52 e 54s.; solo 7 su 43, in effetti, avevano uno statuto approvato in via ` nonostante il favore dei Papi Pacelli e Roncalli. A questo definitiva, e cio

104

riguardo il giudizio sulle Congregazioni sembra peccare per eccesso: p. 55) e aggiungere, da parte nostra, una critica allimmagine, fornita, di un Felici uomo di Curia . Egli invece sembra essere stato proposto al suo alto ruolo proprio perche uomo a parte , situato al margine delle varie correnti curiali, caratteristica che piacque a Papa Roncalli, il quale, dalle sue Agende , appare con lui ` non lo riteniamo capace di ironizsempre in grande intesa . Anche per cio zare , a suo riguardo, o di preventivare le sue dimissioni (v. p. 59, nota 101). LA. analizza in seguito il formarsi delle liste per le elezioni di cui sopra. Per noi peraltro sono le correnti ad organizzarsi, piu ` che le Conferenze episcopali, pur non in forma rigida (v. p. 64). La proposta poi del Card. Ottaviani, che si rinunciasse a esigere per tutti i votati la maggioranza assoluta, prima respinta, fu in seguito saggiamente recuperata, per intervento papale. Linterpretazione ` un po speciosa, intesa come ` ad allontanare il lettore dal qui del Riccardi e pensiero che lopinione di Ottaviani abbia prevalso, ma altres` per attestare la ` di certi aspetti del regolamento. Si trattava invece di snellirlo e non applicabilita ` impreviste si renderlo ragionevolmente duttile, mano a mano che difficolta ` e ` signipresentavano davanti allassemblea. Non era esso quindi un tabu ` , e cio ficativo, pur dovendosi rispettare (e quindi si comprende la Segreteria generale, che non fa ostruzionismo , come si scrive, quando lo applica: v. p. 65), fino ` Superiore per modificarlo. Che cio ` fosse legittimo e ` allintervento dellAutorita ovvio perche Essa stessa lo aveva dato e in casu non si trattava di saltare il concilio (v. p. 65). LA. trae la conseguenza che con il voto posticipato ed i suoi risultati si ` notevole (p. 60) con i criteri e le prospettive era realizzata ... una discontinuita ` adottati nella fase preconciliare, eppure egli stesso aggiunge, poco dopo, al gia fondo lorganigramma delle commissioni comporta la conservazione di alcuni ` anche qui la dialettica becaratteri tipici della fase preparatoria (ibid.). E ` e dellinnovazione a manifestarsi, implicita al Concilio e nefica della continuita direi alla Chiesa cattolica. Eppure piu ` avanti nel volume troveremo limpegno di Grootaers e dellAlberigo di allontanare e mettere in opposizione divaricata la fase preparatoria e la realizzazione conciliare, introducendo anzi la fase anomala che essi battezzeranno seconda preparazione . Si tratta invece, in questultimo caso, di un periodo in cui sono operanti le Commissioni conciliari: la ` unaltra! preparazione al Concilio era finita da lungo tempo e non ve ne Nel procedere del Riccardi ecco poi la presentazione dei membri delle Commissioni di nomina papale (su 90 ben 27 erano italiani e solo il 30% non aveva mai partecipato ai lavori preconciliari) e lannuncio dellelevazione del ` al loro rango. Cos` la specularita ` commissioni-curia, Segretariato per lUnita (e noi qui dissentiamo, v. altres` p. 85) che si sarebbe voluta tramandare dalla preparazione al concilio, veniva incrinata (p. 65). Si disserta, successivamente, sul come parlare , sulla questione della lingua, del latino obbligatorio in aula. Dalle Agende appare chiaro limportan` da distinguersi fondamentalza che Giovanni XXIII vi attribuisce, cosa che e mente (e Riccardi non lo fa, anzi stabilisce una connessione: v. p. 67 e ancora p. 69) dal problema della conservazione del latino come lingua della liturgia romana (ibid.). E giungiamo, infine, dopo gli interventi pontifici fin qui men-

105

zionati, alla seguente conclusione, che dovrebbe essere piu ` sfumata: il papa non intendeva governare il concilio ne tramite la curia o gli organi conciliari, ne direttamente. La sua presenza a fianco dei lavori conciliari sarebbe stata discreta. Utilizzando parcamente i suoi poteri ... (p. 69, v. anche p. 85: Il papa non ha intenzione di fungere da regista della meccanica conciliare , per il noto suo programma di vita: lasciar fare, dar da fare, far fare : pp. 86s.). Seguono i messaggi, programmi e piani , con buona caratterizzazione delle posizioni piuttosto divergenti di Bea e Montini, anche se per questultimo non condividiamo la troppo stringente conclusione, circa la direzione : manca un progetto per il concilio ed una direzione che lo metta in pratica (p. 75). LA. prosegue sullo stesso registro: la direzione del concilio nella ` molto ben definita (ibid.) eppure e ` evidente visione di papa Giovanni non e il ruolo appunto straordinario del Segretariato extra ordinem, presieduto dal ` Cardinale Segretario di Stato, che rappresentava immediatamente la volonta del papa sia per il suo ufficio sia per laccesso costante che egli aveva con il pontefice (p. 77). Vi sono inoltre i partiti romani (che noi definiremmo, meglio, tendenze o correnti) ben modellati attorno ad Ottaviani-Browne (a cui si devono aggiungere Ruffini e Siri, e con diversa frequenza Pizzardo, Marella e Aloisi Masella) e a Cicognani-(con lui Giovanni XXIII si intende sempre assai bene ) Confalonieri, su posizioni mediane, equilibrate e moderate. Ma a guardare bene ` di anche allinterno di quel partito romano di Ottaviani quante diversita pensiero e di strategia (a blocco o no, per es.) esistono! (v. p. 80s.). Continuando con lanalisi della direzione (guida e orientamenti del conci` lio), il Riccardi riporta il giudizio del Card. Urbani per cui la presidenza e impreparata (p. 81). Non saremmo di questo avviso, perche non trattasi di ` preparazione o meno, ci sembra, per una cosa del tutto nuova, a cui in verita non ci si poteva rendere atti. Anche quanto egli afferma sulla Segreteria generale lo troviamo eccessivo. E a conferma viene del resto il giudizio di Giovanni XXIII (ibid.), pure se emerge il ruolo (per la fiducia papale) del Segretariato extra ordinem, nei cui lavori rifluisce lesigenza di dare un piano armonico al Vaticano II (p. 83), anche se in esso possono delinearsi due blocchi (p. 85). ` materia del II capitolo, affidato a Lavvio dellassemblea (pp. 87-127) e Gerald Fogarty, la cui scansione iniziale concerne i primi contatti tra i ` : le inquietudini iniziali (con vescovi e tra i teologi , con vari sottotitoli, e cioe reazioni piu ` o meno negative), i gravamina dei teologi, le osservazioni di K. Rahner (con richiesta ai Padri di sostituire lo schema preparato sulle fonti della rivelazione), le animadversiones di Schillebeeckx, i contatti tra vescovi (con loro evoluzione , parimenti ai teologi, e giudizi particolari su personaggi statunitensi), gli incontri paraconciliari (con un fronte del rifiuto , riguardo ai 4 schemi dogmatici, non compatto, con iniziative tedesche e franco-tedesche: per la prima volta si trova riunito il gruppo pensante dellepiscopato centro-europeo p. 100 ; i francesi sono su una linea piu ` morbida , in genere, ibid., nota 47 con allineamento sulla tattica vincente Suenens` progetti alternativi, ma un riaggiustamento dello Philips, che non inseguira

106

schema teologico accettabile da tutti , coinvolgendo il teologo del Card. Montini, Carlo Colombo p. 102 e anche pp. 105s. ) e gli schemi alternativi (proposta tedesca e un proemio globale del Congar). Non ci addentriamo, questa volta, nellesame dettagliato, considerata la presentazione piuttosto narrativa dellA. In ogni caso troviamo ancora quella drammatizzazione di cui parlammo sopra, basti pensare alla collaborazione tra vescovi e teologi (che) permise di strappare con la forza il concilio al controllo di Ottaviani (p. 104) e un uso disinvolto di aggettivi e di un linguaggio che sembra escludere conservatori e curia dal Concilio stesso (v. p. 113, mentre i teologi vi sono inclusi p. 127: i vescovi e i teologi ... allorche assun` sero il controllo del concilio ... ). E poi abbiamo visto che la Curia non e `. monolitica e sarebbe tempo di terminare luso di genericita La seconda grande scansione di questo capitolo riguarda la crisi dei missili a Cuba: una iniziativa papale per il mondo . Diciamo subito che lA. qui ci appare piu ` felice che nella prima parte della sua ricerca, (anche perche tiene ` di ricostruire linserimento conto spassionatamente della problematicita nei fatti della azione del Pontefice (v. note 83 e 84, p. 115, e ancora pp. 119s., 121 nota 103, 122 la montagna partorisce un topolino, per le relazioni bilaterali e 125). Lultima scansione infine concerne la salute del papa che avrebbe messo in ombra il trionfo della sua visione in seno al concilio (p. 125). Non diremmo proprio! Del resto di quel disturbo gastrico (gastropatia o gastrite, come la definisce il Papa stesso) egli non conosce veramente la natura. Cade quindi lattestazione di Zizola (di cui alla nota 117, p. 126) e superficiale si rivela lipotesi che linvocazione del Papa alla Vergine Madre, del 5 dicembre 1962, sia ` stato un gesto di pacificazione nei confronti di Ottaviani, il cui schema (ma e suo?) su Maria ... era stato recentemente bocciato (p. 126). ` opera di Mathijs Lamberigts e si riferisce al dibattito sulla Il capitolo III e liturgia (pp. 129-192). Notiamo anzitutto i molti sembra nel procedere dellA. che indicano come sia necessario ancora il maturare storico dellargomento, oltre la cronaca, anche perche le fonti non possono essere cos` facilmente assimilate (v. un chiaro esempio a p. 168, I par. e successivo richiamo, monco, di p. 181). Lamberigts segue molto, comunque forse troppo pedissequa` del Jenny (dal relativo Fondo), e dellarcivescovo mente, due piste, quelle cioe Hallinan, (proposta dal volume di T.J. Shelley), che risulta avere il pallino dei regolamenti interni con conseguente preponderante prospettiva statunitense. ` false conclusioni dalle sue premesse. Egli trae anche qua e la Laggettivazione e il linguaggio utilizzato, poi, risultano altamente impropri, mentre appare altres` cosa unica in tutto il volume qualche imprecisione nei nomi e negli incarichi dei Padri conciliari, con alcuni errata. Circa il metodo, lA. sceglie invece, comprensibilmente, di presentare il pensiero degli interventi piu ` qualificati di chi si contrappone, sul terreno della lingua latina (o volgare), della concelebrazione e della comunione sotto le due specie, delladattamento, del potere dei vescovi (e delle Conferenze episcopali) nella riforma

107

liturgica stessa, comprendente quella del breviario, messale e rituale, e infine dellunzione degli infermi, specialmente. Seguono i primi voti con parecchie cose su cui si potrebbe, anzi dovrebbe, discutere. In effetti la ricerca di Lamberigts risulta molto debole, se non deficiente. Il IV capitolo presenta la fisionomia iniziale dellassemblea (pp. 193` opera di Hilari Raguer. Questione principale ne e ` , in fondo, lappli258) ed e cazione di criteri politici, parlamentari, sociologici e psicologici al Concilio. ` basta per suscitare la nostra Trattasi di modelli politici tout court e cio ` di buon livello, in genere suo. Riconoriserva, anche se linsieme dello studio e ` pure noi i condizionamenti umani, ma si deve lasciare spazio anche sciamo cioe allo Spirito. La ricerca si fonda, quasi fondamentalmente, su una tesi, non pubblicata, di Gomez de Arteche circa i gruppi conciliari extra aulam , che ` buoni spunti (basti ricordare le osservazioni obiettive sulla Curia ropure da mana, dove esisterebbero due settori, di tendenza opposta e di importanza diseguale p. 236 nota 120 ). Lo studio inizia con un duro giudizio, esagerato, sullepiscopato mondiale (p. 193), prendendo per base i vota dei vescovi in vista del Concilio. Ebbene lA. si propone di analizzare come si produce il ` passaggio da tali posizioni a una nuova presa di coscienza che permettera allassemblea di avere altre visioni. Una volta analizzata la sua composizione (Padri conciliari ed osservatori non cattolici e ospiti) si studia il ruolo svolto da alcuni gruppi ai quali il regolamento del Concilio non attribuiva competenza alcuna: prima di tutto le Conferenze episcopali non mancherebbero qui le mie osservazioni critiche (v. pp. 214, 216, 218, 219 e 220) , ma anche alcuni gruppi informali (p. 194, concretamente il Coetus internationalis Patrum, a p. 226 ci sono ` del Laterano e su un Felici che sarebbe due affermazioni errate sullUniversita stato legato a Carli, perche vescovo di Segni di cui il primo era originario il gruppo della Chiesa dei poveri , con altre due affermazioni sfuocate a p. 227 il blocco centroeuropeo o Alleanza universale , la Conferenza dei delegati , larea curiale, semmai area di una certa Curia; tutto lo studio su questo punto meriterebbe continue precisazioni e critiche, ma specialmente circa i giudizi su Mons. Felici e i gruppi francese , latino-americano , dei Superiori religiosi , dei Vescovi religiosi e di quelli Missionari Vriendenclub ). Si considera pure lambiente dei mezzi di informazione (con diatriba sul segreto, ancora su Mons. Felici, nel contesto dell Ufficio ` meglio e piu Stampa , da confrontarsi con quanto si dira ` obiettivamente in seguito: p. 603, pur tenendo presenti le osservazioni del Diario Tucci di cui lA. fa uso ), che non informarono semplicemente sullevento conciliare ( con unampiezza di cui nessun concilio aveva mai goduto in precedenza ), ma, agendo in direzione opposta, influirono anche sugli stessi padri conciliari ` altres` del popolo di Dio, che non fu semplice spettatore, (ibid.). Si parlera ma ag` , attraverso i mezzi di comunicazione, come cassa di risonanza, con innegabili rispercussioni . Peraltro la chiave di interpretazione per il rovesciamento di posizioni tra maggioranza e minoranza fu la persona di Giovan-

108

ni XXIII, che ag` come grande catalizzatore dei pochi vescovi rinnovatori e seppe entusiasmare il popolo di Dio e lopinione mondiale con il suo progetto, il quale, a sua volta, in questa simpatia universale suscitata dalla sua persona e ` la forza morale per vincere lopposizione che dominava dal suo concilio trovo ` nella curia allidea di un concilio rinnovatore (pp. l94s.). Ecco fatto. Tutto e chiaro. E tuttavia ci sembra troppo semplice per essere vero, anche perche la ` implica mediazione tra parola chiave del Pontefice era l aggiornamento e cio antico e odierno. Il capitolo V (pp. 258-293), di Giuseppe Ruggieri, tratta de Il primo conflitto dotrinale , partendo da uno schema contestato , oggetto di un dibattito tuttora aperto in seno alla stessa teologia cattolica , che verteva sul rapporto tra la rivelazione orale la predicazione del Cristo e la sua successiva trasmissione (tradizione), da un lato, e il Nuovo Testamento dallaltro, coinvolgendo la stessa funzione del magistero ecclesiastico (p. 259). Pur nella esage` riportare qui il razione dellespressione e nella semplificazione delle cose, varra pensiero dellA. sulla discussione dello schema circa le Fonti della rivelazione (dal 14 novembre allotto dicembre), perche esso contiene unanima, anche se ` . La discussione costituisce cioe ` il momento in cui si consuma piccola, di verita una svolta decisiva per il futuro del concilio e, conseguentemente, della stessa chiesa cattolica: dalla chiesa pacelliana, ancora sostanzialmente nemica della ` , erede ultima in questo della chiesa della restaurazione ottocentesca, modernita ` moderna, ad una chiesa amica degli uomini tutti, anche se figli della societa della sua cultura e della sua storia (ibid.) Qui continua il Ruggieri il ` di se stesso, della sua natura e del suo scopo, entrando in concilio si approprio sintonia con le intenzioni di Giovanni XXIII, una sintonia che in qualche modo era stata impedita dal lavoro delle commissioni preparatorie, soprattutto di quella teologica . Su questultimo punto, come su qualche altra enfatizzazione ` lA. sente il bisogno di dire in qualche precedente, dissentiamo, anche se gia modo (ibid.). Piu ` avanti si parla di strategia curiale tout court, (per quanto riguarda la elezione delle Commissioni) che ci fa ripetere, fino allesaurimento, ` collettive , cosa sempre di distinguere e non inclinare verso responsabilita delicatissima. La storia ce lo insegna. Anche quel bisogno dei vescovi di andare a scuola (p. 260) e il riferimento al testo-base che parlava di inerranza di ogni singola affermazione sia religiosa che profana (nella Scrittura, p. 261) ci sembrano superficiali. Cominciarono intanto a circolare testi alternativi, e lA. formula anche affermazioni gravi (per es.: gli schemi della commissione dottrinale si ponevano al di fuori della chiesa del proprio tempo : p. 264 nota 10). Con un titolo ad effetto, Vigilia di lotta , ( ci saranno aspre battaglie : p. 272) egli illustra quindi le discussioni che si accendono attorno allo schema proposto e le posizioni che si delineano (respingerlo, o integrarlo, fondamentalmente, dopo magari discussione e voto orientativo, peraltro cosa lasciata alla discrezione del Consiglio di presidenza). ` Dibattendo sul De Fontibus si delinea la scelta conciliare per la pastoralita della dottrina (p. 276, v. ancora p. 293). LA. la presenta in maniera utile e abbastanza completa, aggiungendovi anche la dimensione ecumenica

109

(p. 285ss., con ottimo riferimento al metodo ecumenico del Congar: p. 286) e accennando al concilio dei teologi , che per noi non esiste (p. 282). Il papa ` prevedibile laprirsi di qualche contrasto ... Che il Siannota sobriamente: e gnore ci assista e ci riunisca . Ammirabile considerazione, degna di essere fonte di ogni analisi conciliare ed ecclesiale. A qualche confusione si prestano poi alcune affermazioni di p. 290, circa lapprovazione papale degli schemi preparatori, che si riferisce certo al suo nihil obstat per la discussione in aula, ma che in qualche caso era accompagnata da ` lasciava di certo ugualmente liberta ` di poconsiderazioni di valore , ma cio sizione ai vescovi, sia pure tenendo presente la cosa. Giustamente, a proposito del delinearsi di una certa impasse, lA. mette in rilievo il ruolo del Card. ` impossibile ricostruire, allo stato attuale Cicognani, anche se riconosce che e delle nostre conoscenze, il modo esatto in cui alcuni personaggi influirono sulla ` indicativo, pur non decisione di Giovanni XXIII (p. 291). E anche questo e essendo fedele poi il Ruggieri a tale dichiarazione (v. nota 91, p. 292, il cui tenore circa il Card. Cicognani contrasta anche con quanto detto due pagine prima). Si inviava comunque il documento a una Commissione mista, soluzione che poteva dirsi salomonica. ` il titolo del Una pausa: i mezzi di comunicazione sociale (pp. 295-308) e ` citato M. Lamberigts. Allinizio egli riassume corto VI capitolo, affidato al gia brevemente lo schema e ne riferisce la presentazione e la discussione in aula, dove globalmente ... ricevette unaccoglienza positiva (p. 300). Dopo la sua accettazione, almeno nei suoi aspetti essenziali (p. 307), vi fu la rielaborazione in Commissione. In conclusione nota lA. esso ricevette lo stesso spigoloso trattamento che sub` la stampa (p. 308). Il giudizio sembra a noi eccessivo anche perche ribadito, successivamente, dal seguente: Il dibattito stesso non ricevette molta attenzione: probabilmente questo era il risultato delle relazioni con la stampa (ibid.). ` cos` intitolato: Il Il capitolo VII (pp. 309-383), ancora del Ruggieri, e difficile abbandono dellecclesiologia controversista . Nel complesso si tratta di un buon lavoro, anche se non centrato . La nota iniziale Auctoritas ante omnia et super omnia ne indica la musica, attorno al tema ecclesiologico, con alcune varianti di contrapposizione che sono presentate fin dallinizio. Peraltro ` il 18 ottobre il teologo Philips attesta di essere stato incaricato dal Card. gia Suenens di riprendere, completare e migliorare (p. 310) lo schema De ecclesia. Egli incarnava, infatti, nella sua persona una sorte di via media. La scelta decisiva era quindi compiuta, anche perche il noto teologo comincia a tessere la sua tela, stabilendo rapporti preziosi per adunare a consenso. A questo punto lA. illustra il testo primitivo dello schema, nei suoi vari capitoli, facendo altres` qualche commento non sempre felice (per es. a propo` ordinaria, che invece puo ` essere propria o vicaria: p. 316), a sito della potesta cui segue lillustrazione del diverso apportato dal Philips, il quale si mostra abilissimo nella tattica pure con qualche commento (pp. 325ss.). ` Trattasi di work in progress, con tre successive stesure, il suo carattere e meno giuridico e piu ` coerente, con un linguaggio piu ` ecumenico e legato alla

110

` e quindi puo ` apparire piu Scrittura per quanto concerne la collegialita ` facilmente fattibile a ciascuno (v. p. 326). E il Ruggieri si industria a caratterizzarle quelle stesure. In ogni caso il Philips non offre uno schema alternativo e ` fara ` la sua fortuna ma un nucleo capace di agglutinare il resto (p. 332). cio Invece lontane dalla sottile tattica di Philips erano ... le osservazioni elaborate da Schillebeeckx e Rahner , con lui aveva collaborato Semmelroth (ibid.) che lA. passa ad illustrare (pp. 332ss.), anche nelle proposizioni alternative. Era comunque loro obiettivo comune leliminazione dello schema preparatorio, ma non riusciranno nellintento. A questo riguardo non risulta obiettivo il richiamo alla Nota praevia come ad un qualcosa che il progetto Philips avrebbe permesso (p. 343). Invece essa si rese necessaria, nonostante limpegno del citato teologo, anche se proprio lui la defin` non in contraddizione con lo schema stesso. E fu imprescindibile per creare il vastissimo consenso che si voleva. ` poi la giornata melchita Facendo eco allArcivescovo Edelby, vi e (p. 345), considerando chi per essa elabora una strategia forte circa lo schema sulle Chiese Orientali. In tale occasione, pur non richiedendo la sua bocciatura, ma distanziandosi ... fortemente dalle altre chiese uniati, lepiscopato melkita si poneva piu ` come rappresentante della chiesa ortodossa allinterno della chiesa cattolica, che come espressione di essa nei confronti dellortodos` del sia (p. 346). Eppure il ragionamento dellArcivescovo Tawil (p. 347) non e tutto esatto. Non mancano, a questo riguardo, le esagerazioni (v. per es. pp. 348 e 354; i melkiti, infatti, non erano tristemente soli , perche proprio essi si impegnarono a non far bocciare lo schema), anche se bisogna riconoscere che la posizione di forza del Card. Cicognani, in difesa del testo, faceva indietreggiare piu ` duno (lo stesso Bea: p. 353; peraltro non si deve parlare di visione ` poi descritto piu bassa dello schema). Tale testo e ` che altro attraverso la ` errata comunque la conclusione della nota 64, p. 349, e, lo critica melkita (e diciamo en passant, la didascalia di una delle foto inserite a questo punto del volume, in cui erroneamente ci si riferisce all arrivo di un osservatore accompagnato da J. Willebrands e P. Duprey , mentre si tratta del Metropolita Nikodim). Siamo a il futuro del concilio (p. 354), che inizia con alcune considerazioni piuttosto fiacche (p. 355) e prosegue nellanalisi della vasta gamma delle posizioni sullo schema teologico, con presentazioni delle opinioni piu ` qualificanti (Ottaviani, Gagnebet, gli episcopati di Germania ed Austria, Montini, Siri, Florit, Carli, Ruffini, Bueno y Monreal, Ko nig, Alfrink, Do pfner, Volk, Frings con il discorso forse piu ` incisivo, dal punto di vista critico : p. 361 , Maximos IV e gli Orientali questa volta abbastanza compatti : p. 361 , Bea, Lercaro, con il suo unico tema di tutto il Vaticano II: la chiesa dei poveri , un sasso gettato nello stagno : pp. 371s. , ecc.). LA. conclude: In questi giorni infatti il concilio, piu ` che ad una determinata dottrina della chiesa, pensa al proprio futuro (p. 366) e questo appariva incerto , anche se alcune decisioni di fine novembre del Segretariato per gli Affari straordinari diedero il via a scelte rassicuranti e di importanza. A conferma poi di un indi` vengono i discorsi dei Card. Suenens e rizzo positivo e creativo di unita Montini dinizio dicembre (v. p. 369s. Per il Ruggieri, in questultimo caso, si

111

sarebbe trattato di una sottoscrizione implicita delle condizioni della futura elezione al Pontificato supremo : prosecuzione del concilio attorno ad un programma moderato p. 370 . Quel suo non posso tacere sul fatto che ` sufficiente segnava anche unaperta presa di distanesso schema non e za dagli ambienti curiali in termini che prima non aveva mai osato ibid. . ` sembra a noi eccessivo). Ma cio Le resistenze del passato (p. 373), con trattazione piuttosto superficiale, precedono la presentazione della salutare decisione papale di istituire una commissione per coordinare e dirigere i lavori futuri, presieduta dal cardinal segretario di Stato (p. 372). Intanto procedono i lavori della Commissione mista a proposito del De Revelatione, con qualche rilievo piuttosto partigia` di soluzione solo nei rapporti tra no e finale costatazione di impossibilita Scrittura e Tradizione (con buona ricostruzione della discussione relativa, in base soprattutto al Fondo McGrath e al protocollo di Laberge, pubblicato dal ` Sauer: p. 380). Il discorso conclusivo del primo periodo, di Giovanni XXIII, e cos` , in fine, valutato: Era tutto sommato un addio dimesso al suo concilio, che non avrebbe piu ` rivisto adunato. Unallocuzione ben diversa da quella dapertura (p. 383). Il concilio si gioca nellintervallo. La seconda preparazione e i suoi ` il titolo dellottavo capitolo (pp. 385-558), affidato a Jan Grooavversari e taers. Egli vorrebbe far passare lidea quasi di un nuovo inizio del Concilio, ed introdurre la tesi di un abbandono totale degli schemi iniziali (p. 386s. e anche, successivamente, p. 463, con uno specchietto dove abbondano gli ad es. per sminuire lorigine del XIII negli schemi antichi). Per avvalorare tale pensiero, teso in fondo a svilire o distruggere la prima, vera, unica fase preparatoria lA. introduce il concetto, appunto, di seconda preparazione , tra virgolette a ` cosa non recepibile, anche volte, per renderlo piu ` accettabile. Per noi peraltro e tenendo presente il tenore della lettera di Giovanni XXIII Mirabilis ille (del 6 ` del Congennaio 1963), da cui traspare con evidenza il senso della continuita cilio, anche se i venerabili vescovi, che ne costituiscono, uniti al Papa, la struttura, si trovano fisicamente lontani . Ci troviamo in una intersessione, siamo in Concilio! Pure in questo studio, inoltre, prevale la drammatizzazione delle cose, come indica il linguaggio improprio e laggettivazione infelice, molte volte usati. Emerge quindi nella ricerca uno spirito polemico e di parte estrema (che dispiace dover rilevare. Si parla di campo di battaglia, disfatta, disastro, fallimento, trauma, sabotaggio, strappi, indignazione, trappole, esplosione (per tre volte vi si riferisce in una sola pagina: p. 437), rivoluzione (due volte a p. 441), con ` degli autori, che, tendenza a fare, delle cose, questioni personali, di suscettibilita per quanto riguarda i testi, non volevano fossero sacrificate le loro creature . Ebbene non ci sembra proprio che tale delicatezza (per non umiliare coloro che avevano diretto la fase preparatoria : v. pp. 387, 406, 446, 462s. ivi si fa questione anche di nazionalismo , 466s. per salvare la faccia al card. segretario di stato e 504) abbia caratterizzato lo svolgimento conciliare, e giustamente. I Padri non erano bambini (che tenevano il broncio : p. 452), anche se uomini, certamente, e a idee contrapponevano idee, nel

112

rispetto delle persone. E ancora prevale uno spirito, per principio, diremmo, anticuriale, senza giuste sfumature, revisioni e valutazioni. Dispiace per amore alla storia, non necessariamente alla Curia. Si comincia con Incertezze e confusione (p. 385), dellinizio della intersessione , circa, rispettivamente, il come andranno le cose in fatto di schemi e una confusione a cui noi faremmo precedere almeno il qualificativo limitativo certa , relativa , per la sovrapposizione di progetti di testo (p. 387). Del resto il Card. Cicognani dichiara, a partire proprio dalla I sessione della Commissione di coordinamento, che bisogna escludere la sostituzione dei ` stato preparato ed emendato con tanta cura nuovi schemi al materiale che e ` di introdurvi delle modifinella fase preparatoria, restando salva la possibilita che (ibid., v. anche pp. 401, 407s., 428 e 549). A lui fa eco il Card. Confalonieri a cui si associa lo stesso Suenens, che assicura lutilizzazione, nel nuovo De Ecclesia, del 60% dei materiali dello schema preparatorio portante lo stesso nome (v. p. 388). Laltra scansione del capitolo riguarda proprio la commissione di coordinamento , messa in atto in vista di una seconda preparazione del concilio ` sulle Commissioni conciliari per la revisione degli (pp. 391ss.), e che ha autorita schemi. Si esaminano qui norme, direttive ed ordine del giorno (p. 392), e si presentano altres` i 20 progetti di testo (poi 17, su proposta del Card. Urbani, al quale si riferisce la nota 44 di p. 408, ma che devessere completata da quella 140 di p. 373 del capitolo affidato al Ruggieri) scelti fra i 70 iniziali (alcuni sono stati ` raggruppati ). Seguono la carta della commissione di coordinamento , pero lispirazione di Giovanni XXIII , la composizione della supercommissione e la ripartizione dei compiti (con riduzione, ingiustificata dai fatti, del ruolo del Card. Spellman, definito marginale , per laffidamento a lui di un ` , poiche testo minore . Ma cos` minore proprio non e non si tratta solo di ` , come rileva il Grootaers ma anche di verginita ` , matrimonio e castita famiglia ), i legami con lambiente curiale e lazione degli avversari della ` intesa dallA. ), con rinnoseconda preparazione (aggiungeremmo: come e vato attacco ai Dicasteri della Curia romana e al Cardinale Segretario di Stato, nonche a Confalonieri. Non si tratta invece di Commissioni conciliari o di ` : p. 526, o coordinamento legate (o infeudate : p. 465, o sotto lautorita sotto tutela : pp. 551s.) ai Dicasteri romani, bens` corrispondenti agli og` poi getti di loro competenza, sia detto una volta per tutte. Degli avversari e studiata lazione, sul piano della procedura, con manifestazione, forse, di qualche debolezza o miseria umana anche se, per es., nel caso di Ottaviani e Tromp, questultimo affermi, in casu, che entrambi non erano stati invitati a ` giustificherebbe una loro assenza, interpretata quella famosa riunione , e cio invece dal Grootaers come rappresaglia (v. anche pp. 411 e 451) . Lanalisi continua con lo studio de le sessioni e levoluzione interna del coordinamento (e il loro svolgimento , in gennaio, marzo e luglio 1963) e le commissioni conciliari al lavoro . Su di esso si dilata successivamente lA., presentando dapprima in materia tematica i tre schemi-apice, che possono indicare bene il carattere transitorio ` quelli sulla rivelazione, ecclesiologia e relazione della prima intersessione, e cioe

113

chiesa-mondo (con estesa analisi del testo di Malines), che nel 1963 si chiamava ` il numero romano XIII a partire dal 1964. ancora schema XVII, e che prendera Non seguiremo landare dellA., anche se sarebbe interessante il farlo e ci porterebbe a chiosare molte cose, specialmente a riguardo della Chiesa (v. pp. 422, 425, 430 con boutade ironica nei confronti della tradizione orale , 432, 433 numerose istanze romane ignoravano perfino lalfabeto dei movimenti che erano stati la prima fonte di ispirazione della corrente maggioritaria al concilio , 434 con vano richiamo alla politica del tanto ` del fallimento del peggio , 435 e 461 a proposito delle responsabilita testo di Malines, attribuite ingiustamente a Cicognani e Felici, mentre era stato Confalonieri a incaricarne la stesura e molti membri della Commissione mista lo consideravano indesiderabile ed arrischiato ). Si illustrano poi lavvio di altri due progetti, il De oecumenismo e sullApostolato dei laici, e gli insuccessi della seconda preparazione (p. 483). Trattasi dei testi riferentisi ai vescovi e al regime diocesano (si parla di reazione spietata dellassemblea conciliare , poi, nel novembre 1963, e del sistema delle com` piccole sottocommissioni comprendenti soltanto missioni tronche cioe alcuni membri che si trovano sul posto ed alcuni esperti della commissione ), alle Missioni (con giudizi contrari a quelli di pur autorevoli Aa., come Schu tte, e lode a Felici, in fondo, che pretende di essere buon giurista, e che qui dimostra di aver maggior realismo di Cicognani, Confalonieri ed Agagianian ), alle Chiese orientali (insuccesso dovuto allimpotenza degli orientali stessi a raggiungere fra di loro un benche minimo consenso e allinflusso crescente del card. Bea ` veramente disfatta o amico ? di Giovanni XXIII. Ma non ce ` obbligo ad accettare il car disastro , come drammatizza il Grootaers, ne dinalato per Maximos IV, come egli asserisce: p. 511 nota 292). E ancora fra gli insuccessi sono annoverati l adattamento ed il rinnovamento della vita religiosa (per la tensione tra la leadership della corrente maggioritaria del Vaticano II, da una parte, e la concertazione organizzata di numerosi vescovi-religiosi, dallaltra : p. 516) e gli schemi De beata Maria virgine, De cura animarum, sul sacramento del matrimonio, il ministero dei presbiteri, sui seminari, gli studi universitari e le scuole cattoliche. Si passa quindi Dal concilio al conclave , con varie esagerazioni di giudizio iniziali, che Giovanni XXIII stesso, citato proprio dal Grootaers, fa ridi` mensionare. Certo la svolta del dicembre 1962, se veramente di svolta si tratto (v. p. 549ss., dove lA. si rende conto che laver mantenuto Cicognani e Felici in funzioni direttive significava aver esercitato unazione moderatrice), fu resa possibile proprio dallesperienza conciliare e dal contarsi delle forze e tendenze in campo, che in antecedenza, nella fase preparatoria, erano sconosciute. Lipotesi, poi, dellinflusso sul Papa della pressione del tempo , perche informato della funesta diagnosi (p. 528), risulta in contraddizione con il pensiero stesso del Pontefice che fin quasi alla fine crede ai medici, i quali, per la ` sua malattia, gli parlano di cosa non grave. Ciononostante egli si rimettera sempre a Dio, se ..., se ... Gli ultimi tre mesi di pontificato sono quindi presentati, con rinnovata e piu ` pronunciata radicalizzazione di giudizi, specialmente sulla Curia, e varie

114

imprecisioni circa la politica italiana e unItalia sgabello del papato (p. 532). Non ci piace nemmeno la parola plebiscito usata ad indicare la straordi` (come meglio la definisce il Congar) dei cuori attorno al Papa naria unanimita morente e morto. Stesse considerazioni potremmo fare per il sottotitolo seguente: Da un ` di espressione e concilio a un conclave , momenti privilegiati della liberta ` , vissute al centro di strutture rigide e monarchiche (p. 534). della collegialita Lanalisi ricorre alle affermazioni di Zizola, mentre lA. parla di rivoluzione roncalliana , di un Suenens riformista, di cicatrici del conclave , di percentuale minima di vescovi italiani impegnata nellavventura conciliare . Nel Sinodo ecumenico sono dunque impegnati solo i progressisti , pare. Poi si torna Dal conclave al concilio , con lesordio di Montini , la cui ` brevemente tratteggiata, inizialmente, con sottolineatura eccessiva di un figura e suo ruolo marginale allinterno dellepiscopato italiano, nei primi tempi con` apparire in lui una certa ciliari, per cui al principio del suo pontificato puo indecisione, anche se i primi dieci giorni che seguono lelezione furono tuttavia ` fuori luogo linsinuazione di impegni folgoranti (p. 539). In ogni caso e piu ` o meno formali (da lui) assunti in conclave di fronte a due campi ` proprio per avversi che avevano il concilio come posta in gioco (p. 538). E ` a Roma allultimo evitare tali speculazioni, infatti, che il Card. Montini arrivera momento, pochissimo tempo prima dellapertura del conclave. Daltronde il nuovo Papa riorganizza dettagliatamente le strutture del Va` che sara ` detto singolarmente o nellinsieme ticano II affinche , in concilio, cio ` un passaggio dal meno al piu appaia piu ` ordinato e chiaro (p. 540). Ce `, dunque, non dal disordine allordine, si badi bene. Ma sui Moderatori ciascuno ha la sua opinione (v. p. 541) e anche per questo essi (almeno Suenens e Lercaro) nutrono la quasi ossessiva preoccupazione di ottenere a qualsiasi prezzo un ` stato mai concesregolamento interno del collegio loro (ibid.). Ma esso non e so, anzi per il Papa non esiste, e anche per questo credo non esatto parlare di promessa papale al riguardo: p. 545 nota 384 e del resto il comportamento che si manifesta in relazione al Card. Agagianian, pure di nomina papale, spiega molte cose. Comunque il testo bolognese del regolamento del Concilio (cfr. nota 371 ancora di p. 541) arriva tardi e i Moderatori non vollero o seppero interpretare i segni papali fino al sopraggiungere della crisi Dossetti . Altre considerazioni del Grootaers peraltro mostrano che egli non conosce veramente Paolo VI (v. p. 542, e pure nota 377, sul comportamento supposto di Cicognani, per il quale lA. non pensa, o non vuole farlo, che effettivamente ` il Segretario di Stato, e come tale il piu egli e ` vicino collaboratore del Papa come si espresse Giovanni XXIII in mortem di Tardini : v. p. 543, con nota fuori luogo 379 ). Le prime decisioni dei Moderatori partono da una concezione dinami` , e nella ca [ bella e giustificativa qualificazione!] delle loro responsabilita prospettiva di un funzionamento indipendente rispetto alla segreteria generale del concilio . Grande pretesa, obiettivamente parlando, mentre ci si riferisce sempre ai tre Moderatori che rappresentano la corrente maggioritaria [e il quarto che fa?]. Ma sono poi essi emanazione dellassemblea conciliare o rap-

115

presentanti del Papa? E ci si dice che i tre moderatori progettavano ancora di creare le loro infrastrutture con sede autonoma, archivi e un proprio gruppo di periti (p. 547) tutti suggerimenti di Dossetti, come sappiamo . A propo` si intravvede, tra Felici e Dossetti, il sito del conflitto di competenze, che cos` gia ` fuori posto assai (come inverosimile appare linguaggio usato dal Grootaers e lipotesi di nota 391). Lultima scansione di questo lungo e tortuoso capitolo sono I risultati ottenuti in mezzo alle tensioni , con particolare attenzione a Gli avversari della seconda preparazione , che sono poi i difensori dei progetti della fase preparatoria, e rilievo finale del contributo decisivo del coordinamento (con influenza determinante quanto alla riuscita della preparazione del secondo periodo , nellimprimere al concilio un certo dinamismo : pp. 554s.). In questo contesto, esagerato ci sembra il giudizio ( il vero motore del Vatica quipes redazionali (p. 555 nota 405). In conclusione si no II ) sulle piccole e menzionano i testi inviati ai Padri nellaprile-maggio 1963, e poi altri due nel luglio successivo, lordine del giorno ( relativamente omogeneo : p. 556), la procedura rivista (con nuovo organigramma della direzione del concilio : ibid.) e la partecipazione dei rappresentanti dei laici . Nel capitolo IX, Flussi e riflussi tra due stagioni (pp. 559-611), il Grootaers continua la sua ricerca, questa volta con linguaggio fluviale e marittimo, che tuttavia preferiamo a quello bellico prima usato. Partendo da una citazione del Congar, che dice meglio e differentemente, la relazione tra lurbe e lorbe, lA. lapplica al flusso e riflusso tra centro e mon` , se cos` si puo ` dire, che il concilio esperimenta. (Ma tratteggiare le dialita principali ricadute della messa in moto del Vaticano II dopo il primo periodo ` conciliare costituirebbe un progetto ... temerario : p. 560). Il Grootaers tentera comunque di incamminare la ricerca su alcune delle tendenze piu ` evidenti e su qualche avvenimento piu ` significativo, che per lui si rivelano specialmente nel campo ecumenico. Ma saranno solo indicazioni sommarie, egli dice. Si inizia con riflusso a cerchi concentrici , a partire dal centro: un primo cerchio riguarda le lettere pastorali dei vescovi (olandesi, tedeschi, dellArcive` scovo di Malines-Bruxelles). Vi si nota, con disincanto, in genere, una diversita nellaccento dei Pastori quando essi sono a Roma o si trovano, invece, nei luoghi di loro residenza. Sono esaminate poi nomine e promozioni , il che ` , degli osservatori e precede lanalisi del secondo cerchio (le testimonianze, cioe piu ` precisamente di Roux, Vischer e Cassien). Con La retroguardia conquista le prime file siamo nel terzo cerchio, nelle zone di tradizione ispanica, nel ` , delle catacomrisveglio in Italia (vi si parla, erroneamente e con poca serieta be in una chiesa clericale e spesso trionfalista : p. 571) e negli ambienti di matrice irlandese (e quindi anche negli Stati Uniti dAmerica e in Inghilterra, ` da ` occcasione dove il giovane clero si troverebbe imbavagliato : p. 574). Cio al Grootaers di entrare brevemente nella questione del birth control e della secolarizzazione . ` riassunta sotto il seguente, infelice Lanalisi ecumenica piu ` sviluppata e titolo: Il movimento ecumenico: un disordine promettente (ispirato peraltro

116

dal promising chaos del vescovo anglicano Tomkins). Il fascino della eclatante captatio di attenzione, da parte del giornalista che rimane nellA., gli gioca ` qui analisi valutativa e sfumata evidentemente qualche scherzo storico . Vi e del Consiglio Ecumenico delle Chiese, nelle sue varie espressioni, e delle famiglie confessionali , nonche della chiesa ortodossa e dei suoi incontri . Si passa poi allinformazione sotto leffetto boomerang (p. 591), con leco del Vaticano II, la Preparazione di un nuovo flusso (e attacco al Segretario generale del Concilio circa linformazione vi sarebbe sottomissione ` invece poi proprio Mons. Felici a creare feudale dellUfficio Stampa; ma e lapertura nuova, tendente a un alleggerimento del segreto conciliare: p. 602 e lode al P. Tucci per la sua opera di intermediario , e alla fine anche di Mons. Vallainc: p. 603) e il ruolo particolare della Commissione di coordinamento . Lultima scansione concerne Una nuova politica verso lEst (p. 605), ` un evidente intensificarsi dei contatti con i regimi comunisti, che Grootaers cioe illustra ricordando gli avvenimenti salienti del periodo in esame [un appunto: ` amico di Giovanni XXIII, ma non si puo ` dire lo stesso di Bea: Testa, s` , e p. 609]. Il sottotitolo sentimenti e risentimenti chiude il capitolo. Vi si accenna brevissimamente a espressioni di Mindszenty, Wyszyn ski, Slipyi e Sterniuk. Il capitolo finale ( Imparare da se . Lesperienza conciliare : pp. 613631), anche in questo volume, se lo riserva il Prof. Alberigo, che vuole evidentemente trarre ed indirizzare le conclusioni. ` cos` posta: AccetLa prima domanda a cui egli vorrebbe dare risposta e tare la preparazione? . Dopo varie considerazioni su cui ci sarebbe parecchio da ` arguire, come fa ridire, la sua conclusione va rigettata; infatti, non si puo lA. dal concludersi del primo periodo di lavoro senza approvazione di una qualche decisione definitiva, quanto agli schemi, un inequivocabile rigetto della preparazione e una testimonianza della presa di coscienza da parte del ` e del proprio ruolo storico (p. 615). LA. concilio di una propria identita aggiunge credo riferendosi a se stesso, e a chi lo segue, nellinterpretazione storica : solo lentamente e gradualmente ci si sarebbe avveduti che i condi` molto zionamenti derivati dal periodo preparatorio avevano una vischiosita elevata e che il concilio li avrebbe trascesi solo parzialmente e meno drasticamente di quanto molti sembravano credere (ibid., v. altres` p. 618). La que` che nella ricerca della unanimita ` si doveva pur tener conto del passato, stione e di tutto il secondo millennio. ` , di un camminare con le proprie gambe , e ` Alla ricerca di una identita il successivo procedere, con richiamo speciale alla Gaudet mater ecclesia (ove si ` ). Ci si indica per laggiornamento il cammino del primato della pastoralita ` a riferire alla direzione curiale , cosa che risulta fuori posto, continua pero qualificando di perdita di tempo la discussione sui mezzi di comunicazione ` risulta fuorsociale (p. 616), e di seppellito il testo sulla Rivelazione [e cio viante]. Ci si sarebbe anche scrollati di dosso la preoccupazione [ma chi laveva, se i vescovi erano stati convocati per discutere e dialogare al riguardo? Non erano a concilio? Non conoscevano la storia dei concili?] che i testi degli schemi

117

` papale per il fatto che egli aveva preparatori fossero coperti dallautorita autorizzato a sottoporli ai vescovi. Che poi nellesaminarli il Papa avesse espres` unaltra questione, da giudicare so la sua approvazione e il suo apprezzamento e eventualmente a parte. LAlberigo ritorna quindi a parlare unaltra volta della sua impressione di ` da noi confutata altrove, e accenna con umilta ` una certa acefalia conciliare, gia alla mancanza di elaborazioni dottrinali mature che avrebbero dovuto so` proprio cos` stenere la realizzazione del pensiero roncalliano (p. 619). Ma e straordinario questo pensiero, ci permettiamo di dire con tutto il rispetto? Si costata altres` leclissarsi, nonostante la partecipazione di numerosi osservatori cristiani, dello scopo dellunione, che era (sembrato) balenare in termini concreti e ravvicinati in occasione dellannuncio del gennaio 1959. Per la proposta dellinvio di un apocrisario di Costantinopoli a Roma, procedendo nella lettura, ` esatto rifarsi allantico, con detto nome, che aveva contemdiciamo che non e ` la prima plato una tale figura, come, s` , rappresentante del Vescovo di Roma (e realizzazione dei Nunzi Apostolici) ma presso limperatore di Bisanzio (p. 620). Che Bea sia stato, inoltre, un protagonista del Concilio, secondo solo a Giovanni XXIII, ci sarebbe da valutare piu ` ponderatamente, cos` come dubitiamo ` invece quella per cui anche il Papa di altre affermazioni di p. 620. Utile e ` evolve a contatto con lesperienza assembleare . Che se il Papa avesse pero voluto prendere il posto suo in concilio, contrariamente a quanto avvenne nei due primi mesi (p. 621) conciliari in cui i vescovi dovevano imparare da se : p. 622 lelemento mediatore da lui scelto (il suo confessore, Mons. Cavagna) non lo avrebbe riteniamo molto aiutato nellintento. Pure il ` preconcetto, perche ` proprio giudizio dellAlberigo sul Card. Cicognani e egli e luomo del Papa, il suo piu ` vicino collaboratore , uno sicuramente che incide sul concilio, assieme ad altri protagonisti di cui lA. adorna la sua galleria. ` esatto parlare di disgregazione per i vescovi italiani In ogni caso non e (p. 622), cos` come ripetiamo riferirsi a una seconda preparazione al ` concilio. Non riprenderemo qui, a questultimo riguardo, quanto da noi gia ampiamente esposto nel capitolo di Grootaers, ma ci pare questo un punto fondamentale. Su tale sua linea, infatti, lAlberigo procede giudicando e met` ben diverse, considerando con preoccupazione (per la tendo insieme personalita chiarezza dottrinale e per le attese di rinnovamento ) consistenti ricuperi [che poi non lo erano] delle redazioni preparatorie (p. 624). Sarebbero Suenens-Philips a scegliere tale via. [Ma gli altri dove stanno allora?] Lo spirito ` cos` come puo ` sorgere il conciliare dilaga intanto nel cattolicesimo; [ma se e dubbio allA. se Lesperienza tumultuosa e inebriante delle dieci settimane del primo periodo poteva sopravvivere alla dispersione dei vescovi e al loro rientro ` ? : pp. 624s.]. nella quotidianita Segue il rodaggio dellesperienza conciliare con adesione magari a un leader piuttosto che a un altro, con aggiornamenti teologici (perche i vescovi ` proprio possono fermi agli studi seminaristici v. anche p. 631 [Ma e sibile? Che semplificazioni!] e valorizzazione delle Conferenze episcopali: era ` cos` , se si sente il bisogno di una scelta eccclesiologica vera e propria ). [E ` aggiungere tuttavia pacificamente accettata e condivisa come una necessita

118

` sconosciuta al cattolicesifunzionale ?]. Il concilio quindi genera una liberta ` un rimescolamento delle certezze , con lemergere di una mo (p. 625). Vi e nuova ortodossia e di una conversione , che lA. giudica fragile dopo il test dei dibattiti sulla vita religiosa (p. 626), il quale non ci pare peraltro emble` profonde , oltre le idee. matico, anche perche tocca sul vivo le fedelta Si va quindi Da Giovanni a Paolo , senza traumi, diremmo, ma le differenze erano molto considerevoli, anche in relazione alla conduzione del concilio (v., per es., la scelta dei Moderatori). Soprattutto si percepisce presto una diversa atmosfera, determinata non solo dal carattere del nuovo Papa, ma anche dalla sua formazione ... e dalla sua acuta preoccupazione di garantire il massimo consenso sulle decisioni che il concilio si avviava a maturare (p. 627). ` occasione allA. di librarsi sulle ali di un La chiesa in stato di concilio da certo trionfalismo conciliare, contemplando leffeto concilio , la mitica autorevolezza di un concilio (p. 631), che proprio ha coinciso con la fine ` costantiniana . Verso quale futuro ci si avvia? Anticipando un asdelleta ` andar lontano nella sassinio (quello di J. Kennedy: p. 629) certo non si puo predizione dellavvenire. E si ritorna al nuovo inizio , mentre si tratta del principio di un nuovo periodo, e si conclude con unaltra domanda: Otto settimane inutili? (perche ` nessun documento conciliare. Da cio ` si prende occasione per non si approvo rispolverare la famosa sottovalutazione, caratteristica del gruppo bolognese , dei testi conciliari, quasi fosse cosa un po troppo astratta ). Forse che vale, poi, il dire: nessun testo approvato, dunque saltiamo lo studio del periodo? Ma non vi si preparavano, fra laltro, quei testi che poi saranno votati, dopo ulteriore ` anche storia condiscussione ed esame? E lo studio dellevolversi dei progetti e ciliare. Chi ne dubita? Certo i vescovi si fanno una coscienza maggiore delle ` verso la Chiesa universale, ma perche loro responsabilita , riconoscendosi protagonisti , bisogna aggiungere piuttosto che obbedienti rappresentanti perife` superiore ? (p. 631). Ma chi li aveva convocati a concilio quei rici di unautorita ` Superiore? Chi aveva chiesto loro di esprimere vescovi, se non quella Autorita liberamente (abolendo perfino una lista di possibili questioni da suggerire, per ` ) i loro desiderata, in vista dei temi da dibattersi a offrire ancora maggior liberta ` difficile vincere i preconcetti! Si continua, infatti, con la critica concilio? Come e ` ideale essere uomini-no ? O non dipende dalle circostanze, agli uomini-s` [e dalla materia ?], con laccusa di uniformismo di ispirazione ideologica piuttosto che evangelica al cattolicesimo degli anni pre-conciliari. Ed inoltre, perche limitare al primo periodo lapplicazione al grande Sinodo dellimmagine di una ` soprattuto nuova Pentecoste, tanto cara a Giovanni XXIII? E Pentecoste e quello che il concilio ci ha detto, il suo verbo, meglio il suo parlare in lingue, ` , nellunica fedeperche uomini di tutti gli idiomi, di ogni cultura e mentalita ` , hanno portato il loro contributo per farne opera dello Spirito. carita Dopo la presa di distanza possiamo dirci daccordo con le ultime due righe del volume: In ogni caso, quelle otto settimane hanno un posto insostituibile nel ` nella sua storia come grande evento dello Spirito (ibid.). Vaticano II e percio Gli indici, dei nomi, tematico e sommario, a cui seguono alcune cartine , chiudono il volume.

119

12. Per la storia del Concilio Vaticano II (secondo periodo e seconda intersessione) Osservazioni sul III volume di una storia *
Dopo lindice, e prima delle abbreviazioni e delle fonti, il tomo si apre con la Premessa del Prof. G. Alberigo. Da essa appare ancora, fra laltro, la sia pur non colpevole carenza nellaccesso a documenti di grande importanza (non sono, per es., ancora disponibili due volumi della titanica impresa di pubblicazione di Mons. Carbone p. 10 delle fonti ufficiali, relativi, questi, al funzionamento dei suoi organi di direzione, in casu della Segreteria generale del Concilio). ` ritenuto di Anche per questo volume annuncia subito lAlberigo si e privilegiare leffettivo dipanarsi dellesperienza assembleare, pure nelle sue inne` , rispetto a una ricostruzione tematica, sicuramente piu gabili tortuosita ` lineare ma anche meno rispettosa della concretezza dellevento (p. 9). Comprendia` detto in precedenza nella presentazione del II tomo di questa mo , come gia storia , la scelta della direzione. Inoltre, pur coscienti delle conseguenze ne` del rischio di avere tra le mani, in fondo, quasi una enciclopedia gative cioe conciliare in cui ciascuno gestisce il proprio lemma , piu ` che una vera storia ci risulta altres` comprensibile nel presente stadio di ricerca sul grande Concilio Vaticano che le differenze tra i punti di vista dei collaboratori sono state rispettate, dato che costituiscono un pregio dellopera (ibid.). Le piu ` mani , cos` al lavoro, non dovrebbero peraltro giungere a non incon` soluzione critica di alcuni nodi conciliari assai importanti. trare gia Facciamo qui un solo esempio, vale a dire lanalisi della formula papale di promulgazione dei documenti conciliari. In questo stesso volume, infatti, ne trattano il Soetens (pp. 344-349) e lAlberigo stesso (cenno a p. 525 e poi p. 526) in termini assai diversi. Il primo studioso riconosce in effetti che, per ` una influsso di Mons. Felici (v. p. 349 nota 286), oltre il consenso, si trovo formula come aveva auspicato lo stesso Paolo VI piu ` felice e piu ` con` che si sta celebrando , non esattamente quella proposta dagli forme alla realta esperti (p. 348). Si decise cos` , in alto loco, di usare il termine potestas (pontificia, invece di auctoritas: e gli intenditori capiscono la differenza), mentre l intero consenso fu sostituito da tre verbi che specificano il carattere proprio ` ricevuta direttamente da Cristo, anche se il Papa dichiaro ` apdi tale potesta punto di agire unito ai Padri conciliari nei seguenti precisi termini: I decreti ... ` apostolica affidataci da Cristo, insieme piacquero ai Padri. E noi, per la potesta con i venerabili Padri, in Spiritu Sancto li approviamo, definiamo e stabiliamo, e ordiniamo che queste cose che sono state in questo modo decise sinodalmente siano promulgate ad Dei gloriam (ibid.). Le espressioni da noi poste
* Aa.Vv., Storia del concilio Vaticano II, diretta da Giuseppe Alberigo, vol. 3, Il concilio adulto. Il secondo periodo e la seconda intersessione, settembre 1963-settembre 1964. Edizione ` editrice Il Mulino, Imola 1998, pp. 590. italiana a cura di Alberto Melloni, Societa

120

in latino non appaiono in tale citazione in lingua italiana. Fu il Soetens a saltarle ` brutto segno comunque. In ogni caso la formula osserva il o il traduttore? E Soetens tende a fare dellapprovazione pontificia un atto proprio del prima` peraltro per lA. un miglioramento redazionale, rispetto a quella previto. Vi e sta dal Regolamento. Con questo background invitiamo il paziente lettore a ripercorrere lui stesso la pagina dellAlberigo sopra indicata, (p. 345) per rendersi conto personalmente che il direttore parla di consenso (meglio, per ` pontificia). In ogni caso noi, unione con , che, da solo, non esprime la potesta la dizione scelta, alla finfine dal Papa, fu ispirata dallespressione una cum ` usata a Firenze. La formula non e ` quindi del tutto nuova e in ogni concilio gia caso non cambia nulla della sostanza delle cose (v. p. 345). Allora perche lAl` in casu rispetto alla lunga stagione medievale e berigo stabilisce una alterita moderna ? (p. 526). Diciamo subito, a onor di questo III volume, che lo abbiamo trovato piu ` maturo dei precedenti due tomi. A conferma abbiamo costatato che le fonti finora pubblicate mi riferisco specialmente a quelle ufficiali risultano piu ` assimilate. Continuano, peraltro, a fare da pendant parecchi blocchi ideologici . Anzi stimiamo che lacribia e le conoscenze, in genere, degli Aa. merite` quella della maggior obiettirebbero di essere usate per una miglior causa (cioe ` possibile). vita ` portato da A. Melloni, che analizza il Il primo contributo alla ricerca e ` secondo periodo conciliare e il grande dibattito ecclesiologico. Limpegno e buono, e densa la stesura, ma purtroppo inficiato da gravi errori di visione, che ci spiace dover rilevare e definire ancora una volta preconcetta . Consideriamoli. ` non fa meraviglia Trattasi in primo luogo del ruolo di don Dossetti (e cio nella scuola di Bologna , da lui fondata: v. pp. 24 Dossetti si propone di dotare lassemblea di strumenti di autogoverno efficaci e funzionanti , 25, v. anche p. 27 per svincolare le commissioni dalla servitu ` del S. Uffizio ` completamente fuori gioco ). [Ma chi lo ha messo in tale e p. 28: Agagianian e condizione e con che diritto? V. p. 64: sarebbe stato lui a scegliere una collaborazione passiva ! Tuttavia v. p. 100, nota 335]. I Moderatori come si sa nominano Dossetti come loro segretario e non si avvedono che non era nemmeno perito del concilio e non aveva avuto accesso allaula ? Non si vuol, poi, ancora accettare che il progetto Dossetti sul Regolamento non sia ` per altra linea p. 29 giunto in tempo e che in Vaticano si era proceduti gia ` , comunque, che autorevoli storici nota 45, p. 30 nota 464 e p. 100 . Certo e (Carbone, Maccarrone e Martina, per es.) hanno chiaramente affermato che Alberigo ha sopravvalutato il ruolo di Dossetti al Concilio. Noi aggiungiamo solo che il suo progressismo ad oltranza (lapporto del Dossetti non ha solo, quindi, un carattere anticonservatore : p. 104 nota 350) ha nuociuto alla causa difesa dalla maggioranza . Melloni, invece, segue imperterrito lAl` questione berigo nella sopravvalutazione amica. E si badi bene che questa non e di politica interna italiana.

121

In secondo luogo errata risulta la visione del Vaticano I (v. pp. 81 e 123: vi sarebbe stata vittoria di una lobby, che era stata capace di far passare una propria fissazione ... ), mentre continua la solita posizione anticuriale, senza giuste distinzioni (basti laccenno iniziale alla commissione dottrinale , specchio fedele dellorganigramma curiale : pp. 19, 25 e 119: che suona come la presa di posizione della ecclesiologia curiale ). Ne fanno le spese soprattutto il Cardinale Cicognani e Mons. Felici, che formerebbero un asse (inteso, fra laltro, a limitare lagenda del Concilio p. 25 ), e sono visti come espressione della Curia, della Segreteria di Stato, specialmente il primo. Egli media in ` del Pontefice quanto strumento curiale sui lavori assembleari la volonta ` il Segretario di Stato il primo collaboratore del Pa(pp. 22, 26 ma non e pa? , pp. 30 nota 46, 31, 32 [non alla Curia spetta fare la sua riforma, ma al Papa!] e 93). Al predetto asse lA. oppone i Moderatori ( delegati ) che ricevono dallo stesso Paolo VI il compito di rappresentare laula presso di lui e dirigerne i dibattiti (p. 22, v. poi pp. 27, specialmente nota 36, 28, 29 in nota 44 il belga Mons. Prignon giudica il progetto Dossetti sui Moderatori esagerato, imprudente e molto pericoloso ). [Ma non sono essi, invece, piuttosto i rappresentanti del Pontefice? come del resto riteneva Cicognani: p. 26 . La ` assai indicativa di un certo pensare alla democratica , in materia definizione e ` ]. che politica non e In questo contesto lA. considera lagire di Paolo VI, visto troppo come un ` un noviziato nel novizio , (p. 33: la gestione della ripresa del concilio e noviziato ) il quale chiede bisogna tenerne conto a moltissime istanze e persone pareri, proposte, ecc., ma poi si riserva le decisioni (v. per es. pp. 22s. 25ss. e 29s.). La cosa dovrebbe essere istruttiva per tutti e invece non se ne traggono in genere le dovute conseguenze, per il Regolamento per es., per la votazione del 16 ottobre , e relativa distruzione delle schede fatte preparare dai Moderatori, con testo controllato dal Dossetti. ` il momento in cui Paolo VI dira ` : Non e ` quello di segretario dei E ` il suo ritiro, detto eufemisticamente Moderatori il posto di Dossetti . Da cio dai suoi amici autosospensione (p. 99 nota 332; tuttavia egli fa un appunto ancora oltranzista , per Lercaro, in preparazione della riunione della supercommissione pp. 100 nota 335 e un altro, successivamente, ancora a caldo 101 nota 339: Riusciremo a salvare il concilio? ). Chi salva chi? ` lo scandalo (gia ` Comunque, quasi dentrata, nel testo del Melloni vi e riportato dai giornali in cerca di sensazionalismo ) dei presunti interventi di Adenauer (per lui si tratta di espressione di opinione, di giudizi, di sogno , ma non di azione, da quanto risulta dalla citazione di un Rapporto diretto a Parigi, si badi bene) e di Segni che avrebbe (tramite Gedda) loro (ai cardinali italiani e ad alcuni altri) esposto la sua convinzione che il cardinal Montini, se uscito vincitore dal conclave, avrebbe impegnato la chiesa in favore dellapertura a sinistra . Ci sono due condizionali, notiamo, e una convinzione , sia pur di un uomo autorevole. Nessuna coercizione , dunque: fa sapere egli se cos` veramente fu la propria convinzione (p. 20).

122

E su questo tono, di conclave , lA. continua con la supposizione, la speculazione, di un impegno , di un accordo informale ma esplicito fra i Cardinali e leletto , per ottenere voti per lelezione, sulla prosecuzione (e sulla difesa della linea dellaggiornamento) del Vaticano II . Il Melloni si fa ancora eco di una ipotesi (di segno contrario), di un incontro Spellman-Montini , che avrebbe portato al cardinale milanese voti conservatori (p. 21). Povero Card. Montini, che tratta della sua elezione! La ricerca continua con la preparazione dellassemblea (si parla, anche qui, in termini assai impropri, di una seconda preparazione del Concilio : p. 25), le riunioni dei vescovi , i problemi, commenti e (le) posizioni ` acattoliche e i lavori delle varie Commissioni. Pure qui la terminologia puo indurre in inganno quando si parla di nuovi schemi. Va infatti precisato che si tratta spesso di rielaborazioni. Un Moderatore, non certo di minoranza , ` che il nuovo De Ecclesia mantiene il 60% dell antico testo (AS V1, dira p. 98). LA. affronta successivamente, sempre nella stessa onda di pensiero (v. pp. 61 e 63s.), Il nuovo inizio: il ritorno del Concilio , con illustrazione ` di viaggi ed arrivi e dei partecipanti (vescovi, laici, osservatori come e piu ` preciso e cauto, con loro, giustamente, il Velati, per es., nel giudicarne il contributo diretto allo sviluppo del testo conciliare! V. p. 253 di Levento e le decisioni. Studi sulle dinamiche del Concilio Vaticano II, Imola 1997 , teologi poco: solo Chenu e Fenton sono menzionati e giornalisti), nonche ` riassunta lallocuzione di Paolo VI e si predellapertura. A questo riguardo e ` per il gruppo conciliare dei sentano alcune udienze di corredo (la prima e giornalisti! p. 57 ). Particolare attenzione, giustamente, lA. dedica alla problematica eccle` (cap. II, siologica: primi passi (pp. 58-80) e al dibattito sulla collegialita ` state da noi sopra anticipate, pp. 80-96). Alcune osservazioni critiche sono gia per cui sottolineamo qui la deduzione, falsa, che il Melloni trae dalla considerazione della Chiesa come sacramento. La nuova visione sarebbe tesa a rendere piu ` accettabile lestensione di quella espressione (sacramento) a momenti e ` che sbloccavano la limitazione del Tridentino a quei sette sacramenti nec realta plures, nec pauciora coi quali sera voluto rimarcare la differenza fra cattolicesimo e protestantesimo (p. 65, v. anche il linguaggio, pesante assai, di p. 67, che contrasta con la stessa ammissione di Alfrink nei confronti di ` Ruffini, su altro argomento: p. 67 nota 191). Si rende conto lA. della gravita della sua affermazione e che i nostri fratelli dellOriente pure custodiscono il settenario dei sacramenti? ` , con lanalisi Il Melloni prosegue, prima della trattazione sulla collegialita delle interferenze tematiche e procedurali: organi e dibattiti , presentando concretamente la ripresa dei lavori delle Commissioni ( missioni e religiosi, seminari e clero, oriente e vescovi , con in piu ` quelle per lo schema XVII , ` ). Intanto la commissione dottrilapostolato dei laici, la liturgia e per lunita nale vive unaltalena drammatica (p. 77), secondo lA., il quale passa poi in rassegna alcuni organi informali , meglio gruppi informali , di pressione. A questo proposito ingiustamente egli si riferisce al ben noto Coetus internationalis ` la frazione anticonciliare del Coetus in termini di nucleo di quella che sara

123

(p. 78; qui il giudizio andrebbe ben calibrato per non cadere nella trappola di sentenziarlo come anticonciliare , poiche esso ha, invece, al suo interno solo alcuni oltranzisti , come del resto vi sono nella maggioranza , mutatis mutandis). ` troviamo la grande confusione dellA. Venendo ora dunque alla collegialita ` in fondo lo stesso che usa il termine in modo indistinto, senza precisazioni. E ` leso dalla famosa Nota Explicativa Praevia, errore fatto da chi si considero ` felicemente i terche, volta a facilitare il desiderato consensus, chiar` e preciso ` ma a una mini del dibattito. Molti erano infatti contrari non alla collegialita certa sua visione (lo stesso, analogamente, vale per la presentazione del diaconato, da parte dellA.: p. 82ss. nota 256. Sarebbe a questo riguardo oltremodo istruttivo per il lettore, al fine di controllare il dire del Melloni, rileggersi per es., negli AS II/2, pp. 82-89, gli interventi, di Spellman, Ruffini e Bacci). Inoltre lA. non dovrebbe ricorrere alla abusata categoria dei canonisti romani (p. 80 nota 250), per vincere la querelle collegialista (p. 81) e ridicolizzare l avversario che sta con il Medio Evo e invece, dietro di se , porta un millennio di pensiero, sia pure non monolitico, e lo sbocco del Vaticano I. In ogni caso, con la trattazione dei voti parziali o orientativi (pp. 87-96), giungiamo al punto nevralgico della questione, in questa fase del Concilio. Si inserisce qui anche tutta la complicazione del ruolo di Dossetti, di cui sopra, che, in combinazione, per la applicazione immediata della riforma liturgica, parla di una legge stralcio (p. 87; v. anche il contropiede giornalistico dell Avvenire dItalia : p. 93s. e la reazione di Dossetti che pungola ancora Lercaro e Suenens: pp. 95 nota 312 e 99). Lequivoca sua interpretazione, comune altres` ad altri, circa le parole del Santo Padre (considerate come una luce verde per ... tutto: pp. 87ss. e 94) porta Dossetti a formulare delle proposizioni (quesiti) in quattro (poi cinque) punti. Labbaglio balza agli occhi di tutti quando il Pontefice decide di far distruggere le schede preparate alluopo. Quindi tutte da prendere con il beneficio dellinventario, e con numerosi distinguo, sono le pagine 92-93. ` la visioIndicativo del fraintendimento intrattenuto dai Moderatori stessi e ne della Segreteria generale del Concilio come organo esecutivo incaricato ... della stampa (p. 92. Noi rimandiamo utilmente ad AS VI/2, p. 552, in cui Felici, in un Appunto consegnato al Pontefice, il 12 dicembre 1963, rileva: Gli Em.mi Moderatori allinizio dei lavori del II periodo han creduto poter agire da soli, indipendentemente dalla Segreteria Generale, servendosi dellopera del Rev.do Don Dossetti. A seguito dellintervento del S. Padre, i rapporti con la Segreteria Generale son migliorati ). Quanto segue dice invece bene dello spirito del Melloni e della scuola di Bologna (p. 92). Del resto varrebbe a questo punto leggere anche il Commentarius di Felici del 17-X-63 (v. sempre in AS VI/2, p. 374, 7) e quello successivo, del 21 Ottobre. Le riserve riguardano sia il contenuto delle proposizioni che il modo nel quale sono state stese. Ma basta lesame, sia pur difficile, della sinossi, posta in appendice al volume, dellevolversi dei testi delle proposizioni (v. pp. 536-553), per rendersi conto, nonostante i tentativi contrari, (v. p. 100 nota 337: trattasi solo di attenuazioni e p. 107 nota 362, dove si prospetta addirittura una convergenza Dossetti-Philips) del

124

divario tra la prima stesura e lultima, approvata questa volta dal Pontefice, che fa perfino correzioni personali (v. p. 118). ` sbloccata, o quasi, perche Del resto la crisi si e strascichi ce ne saranno, grazie al lavoro di una super-commissione , in cui sono presenti tutte le istanze di direzione del Concilio (il Consiglio di presidenza e la Commissione di coordinamento, i Moderatori e lintera Segreteria generale). ` qui spazio allo sbrigliato Tisserant, ( disinvolta ed energica Il Melloni da ` definita la sua: p. 104), il quale peraltro mostra a volte la presidenza e ` fatto al corda (polemica) dei suoi pensieri . Anche in questo caso invito e lettore ad accostare direttamente il verbale senza mediazioni. Bastano per ` in difficolta `: noi due citazioni. Nella prima Felici, che sta verbalizzando, e qua nessuno ci ha capito nulla (p. 102s. In effetti non sta verbalizzando lui lo svolgimento della seduta lo fanno gli Attuari Carbone e Fagiolo, che avrebbero, insinua il Melloni, delle carte al momento inaccessibili : p. 105 nota 352 ). Comunque sfidiamo anche noi il lettore a capire, scorrendo il verbale di quella seduta . Felici disse precisamente, rivolto a Tisserant: Bisogna chiedere i voti. E poi, secondo, sulla procedura circa gli emendamenti, che qua nessuno ha capito nulla. Noi dobbiamo saperlo, perche dobbiamo regolarci (AS V/1, p. 732) Il secondo riferimento, che vogliamo fare, contiene una grave accusa poiche il verbale rilegge la seduta secondo i desideri del segretario ` senza prove! di Stato (p. 105). Siamo seri e non accusiamo di falsita ` unaltra citazione dellA. circa Sulla stessa linea, per lo meno equivoca, e linvito papale alla Commissione dottrinale ad accellerare il lavoro , fatta a ` (p. 105), perche meta manca il cappello , in cui il Papa riconosce che la Commissione conciliare in parola deve avere un lavoro enorme da fare, tuttavia ` diverso da quello presentato dal Melloni, poiche ... (v. AS V/2, p. 12). Il tono e in fondo riconoscitivo . Segue lincrocio coi dibattiti , la commemorazione di Giovanni XXIII , la questione mariana , la seduta della commissione dottrinale del 29 . A questo proposito lA. accenna alla immensa e inutile macchina preparatoria (del Concilio) (p. 116), con ritorno a trattazione dei quesiti sopra riferiti, con la scelta e le votazioni e commenti e valutazioni per lo meno tendenziose (v. p. 122ss.: schizzi del Dossetti, investitura dei Padri conciliari ai Modera` concilio-moderatori, curia-segreteria di stato, papa , tori, tripolarita Paolo VI che fa da filtro fra laula e le commissioni , rilievo alla non ... considerazione sulla chiesa locale ). In ogni caso, per il Melloni, dal 30 otto` (quale? aggiungiamo noi) e Vaticano II sono sinonimi, e bre in poi collegialita ` solo una fattispecie del boicottaggio dellalmettere in discussione la prima e tro . A proposito, poi, della espressione ( abbiamo vinto! ) con la quale Paolo VI avrebbe accolto i Moderatori, dopo quella celebre votazione, basti ricordare che fu lo stesso Lercaro, se ben ricordiamo, a mettere la cosa al posto suo, ` di papa Montini, uomo super partes. situandola allaltezza della personalita Successivamente lA. anticipa (utilmente, dice lui) il lungo lavoro di rielaborazione (p. 124) del De Ecclesia, come schema Philips , che non vi si fa cenno ingloba circa il 60% del testo inizialmente presentato. I punti interrogativi e le precisazioni alle affermazioni del Melloni sarebbero anche

125

qui numerosi (v. pp. 125, 128 sul magistero , 129 circa lordo episcopalis, ` ), ma la nostra critica va gia ` lunga e vogliamo fermarci. 130 sullinfallibilita e, tratta di Vescovi e diocesi Il II capitolo del volume, affidato a J. Famere (5-15 Novembre 1963) . Partendo dalla disfatta totale della minoranza (p. 134; noi andremmo piano con tale affermazione) sul De Ecclesia, durante il mese di ottobre, lA. presenta anzitutto lo schema De episcopis ac de dioecesium regimine. Anche qui riscontriamo mancanza di precisione dei termini usati ` , non sempre, lultramontanismo radicale, il potere (per es., circa la collegialita monarchico dei vescovi, il loro fuoco individualista e anche la monarchia papale ), diverse esagerazioni (v. pp. 140, 144, e 149 si parla erroneamente di una argomentazione emotiva , invece di dire tradizionale , mentre ` presentato come senza dubbio la piu ` morale e Lercaro e ` grande autorita religiosa dellassemblea conciliare ) ed un linguaggio darmi che non ci piace (non ha ceduto le armi: p 140; mirino : p. 141; attacco ... sferrato : p. 143; tiro incrociato : p. 146; duello : p. 152; tempesta conciliare: p. 156; disarmare : p. 160; minoranza assai combattiva : p. 163; conflitto : p. 169 e fuoco incrociato : p. 191. Per un concilio dei nostri tempi il tutto sembra a noi troppo bellicista). Nonostante il gran lavoro di critica dellA. sullo schema, il testo comunque passa alla fase successiva, con approvazione di 1610 Padri! ` poca cosa. Non e Famere e scandisce il suo procedere con l apologia del centralismo (che non ci risulta), Frings-Ottaviani: il duello maggioranza-minoranza al vertice ` invece da tener presente quel che scrive Frings, minimizzando la controversia: (e ` fissa , Ruffini contro Maximos IV? p. 147 nota 52), le dimissioni a uneta (con citazione in nota del commento salomonico di Tisserant: p. 155 nota 72), una risposta autorizzata (di Do pfner) agli attacchi della minoranza , assemblee episcopali senza poteri giuridici? , un fondamento puramente pastorale? , una maggioranza divisa (sul fondamento e soprattutto sul` delle conferenze episcopali). lautorita ` (diLanalisi continua poi con un nuovo attacco contro la collegialita remmo, piu ` propriamente, contro una certa visione di essa, di un suo indirizzo), diocesi ne troppo piccole ne troppo grandi , un capitolo (il IV) minore e ` pragmatico , un inizio piu ` pastorale che teologico . Domandiamo pero allA. se lo schema nuovo da elaborare era veramente nuovo , dopo lapprovazione dei 1610 Padri di cui sopra: p. 174, v. anche p. 184 nota 160. Poiche ` tendenza quindi in alcuni esegeti del Concilio lo notavamo pure a ve proposito del Melloni a separare preparazione e successivi sviluppi, quasi tutto venisse dal nulla, e non fosse in molti casi emendazione , revisione , ` ecc., del testo precedente, con il procedere della ricerca conciliare bisognera porre attenzione a questo aspetto, come stiamo facendo. LA. prosegue la sua disamina con un bilancio in chiaroscuro , in cui ci ` di elezione dei Vescovi ... non e ` stato piace rilevare che il tema della modalita discusso in quanto tale (p. 174. Il Famere e intanto dimentica la Congregazio` il Papa ad eleggere i vescovi, in ne per la Propagazione della Fede e che e Occidente. Questo dovrebbe altres` far pensare cosa che non avviene quasi

126

` successivamente mai al suo esserne Patriarca). LAlberigo si rammarichera della mancanza di discussione al riguardo (v. p. 521), con linguaggio per lo ` falso: la pretesa eterodossia della magmeno inesatto e in un contesto che e gioranza conciliare . Si proietta anche in questo caso loggi sul passato. LA. continua, con una relazione-programma (del Cardinal Lercaro) ` conciliare del II periodo, gli incontri multipli in margine allassemsullattivita ` , del marted` con gli blea , quelli dei membri del Segretariato per lUnita osservatori , per i quali varrebbe tener presenti i calibrati e piu ` storici giudizi del Velati, di cui sopra del gruppo Gesu ` , la Chiesa e i poveri e delle commissioni conciliari . Particolare attenzione il Famere e dedica al Coetus internationalis Patrum, che presenta come piu ` istituzionalizzato (si parla di membri formalmente iscritti e membri della Curia . Gli chiediamo chi sono) di quanto abbia considerato il Perrin, molto citato del resto dal Famere e (v. p. 188 nota 176), in un articolo apparso su Levento e le decisioni ..., p. 172 (v. in questo volume p. 226s.). Per il Perrin, infatti, non esiste nessun fondo archivistico (del Coetus) e la conservazione dei documenti si rivela al presente diseguale, anzi mediocre . Egli segnala, inoltre, convergenze a geometria variabile (p. 185) e comples` del mondo curiale (ibid.). La ricerca del Famere sita e segue invece fondamentalmente lo studio di S. Gomez de Arteche. Non possiamo comunque ammettere la definizione del Coetus come blocco-anti-concilio (p. 187 nota 171), del resto prima si dice (sempre a p. 187), nel titolo: il catalizzatore della minoranza (del concilio, dunque) ne battezzare la sua azione come parlamentare (p. 188). Le abbondanti ramificazioni (p. 190) del Coetus ci sembrano poi frutto di mescolanze e amalgamazioni di posizioni, che vanno nella stessa direzione, nel concreto, piu ` che frutto di investigazione dellA. (v. del resto linizio della sua nota 183). Ci permettiamo a tale proposito di citarne un passo: Quanto al contenuto, ` minoritaria: ulpoi, si ritrovano alcune grandi caratteristiche della sensibilita ` che appare come attenuazione dellastramontanismo radicale contro tutto cio solutismo pontificio (relatio Carli, Ruffini, Batanian, Ottaviani, Browne, Lefebvre), quasi-identificazione della curia con il papa (Batanian, Del Pino Go mez, ` Mason, Ottaviani), resistenza tenace alla nuova dottrina della collegialita (Ruffini, Florit, Del Pino Gomez, Ottaviani, De Castro Mayer, Lefebvre, Carli), opposizione cavillosa tra voto dorientamento del 30 ottobre e decisione finale del concilio, ovvero della commissione dottrinale (Ruffini, Browne, Florit, Ottaviani, Carli) (p. 191). Quel che risulta piu ` grave comunque, nel contesto delle presunte antenne del Coetus nei differenti luoghi strategici delle assisi ` la conclusione che trae lA. per cui il Coetus conciliari , (p. 192 nota 190) e ` anche introdotto (?) negli organi direttivi beneficia di sostegni importanti (ed) e del concilio: nel consiglio di presidenza grazie a Ruffini e Siri; nella segreteria ` un generale e nella commissione di coordinamento Felici, originario di Segni, e prezioso alleato di Carli e quindi del comitato, tra i fiancheggiatori del Coetus ` conto della gravita ` delle asserzioni... anche Mons. Staffa . Il lettore si rendera basta essere di Segni per diventare alleato di Mons. Carli...

127

` soltanto il 29 settembre 1964 che un cardiLA. conclude, tuttavia, che e ` ufficialmente il suo supporto allorganizzazione ... ed nale (R. Santos) offrira altri cardinali (Ruffini, Siri, Larraona e Browne) patrocineranno le riunioniconferenze del gruppo il marted` sera. Lattenzione ricevuta dal Coetus, una ` di raccogliere, per determinate petizioni, fino volta consolidata, gli permettera ` una risposta abbastanza signia 450 firme di padri (p. 192). Crediamo sia gia ficativa e da tener presente obiettivamente. Lultimo punto (lottavo) dellanalisi del Famere e riguarda gli strumenti di comunicazione sociale (14-25 novembre 1963): un voto a tappe forzate , unopposizione crescente, ma tardiva , un incidente (per la distribuzione di un testo di opposizione) rivelatore del malcontento . Il Cardinale Presidente ` contro di esso largomento dello schema debitamente preparato, deportera bitamente presentato, debitamente discusso e debitamente approvato (p. 206). LA. vi vede, anche se non solo, un rilievo ideologico : il contenuto dei testi preparatori deve essere modificato il meno possibile , rivelando cos` , invece, la ` ricordare a questo proposito che la conservasua ideologia (ibid.). Varra zione degli schemi preparatori come base di lavoro fu una scelta belga (v., per es., sempre il Perrin, a p. 187), certo di strategia conciliare (di consenso, diremmo), ma non ideologica. Oltremodo utile sarebbe stata, comunque, allA. la lettura delle Osservazioni sulliter conciliare dello schema De mediis communicationis socialis , presentato al Papa da Felici il 19 dicembre 1963 (v. AS VI/2, pp. 568-570). ` opera di R. Kaczynski, il Il III capitolo Verso la riforma liturgica e quale segue, dinizio, il procedere conciliare fino allapprovazione del testo in questione, passando poi ad esaminare quello definitivo, e spingendosi altres` nel post-documento (Istituzione del Consilium ad exsequendam constitutionem de ` interessante e puntuale, ma spesso non equanime sacra liturgia). La ricerca e ` appare specialmente nei riguardi di Mons. Dante nei giudizi. Qualche asperita (v. pp. 224, 228 e 230) e di altri personaggi (v. per es. pp. 258, 260, in cui dimostra di non conoscere il procedere, in genere, della Santa Sede, per quanto riguarda i documenti in formazione , e 267, contro i funzionari della congregazione ; la cosa si ripete a p. 269). A noi pare che chi usa il Regolamento, sia pure per raggiungere quel che ritiene giusto o conveniente (in senso ecclesiale), non possa essere accusato alla leggera di voler ritardare il lavoro. ` nella comprensione del linguaggio giuridico-canoniLA. rivela anche difficolta stico (pp. 247s., 251 nota 154, 252 e 276 nota 222). Notiamo inoltre espressioni gravi a proposito della regolare rinuncia ad offrire la comunione al calice (p. 250), radicali giudizi sul Medioevo (p. 251) e sul rapporto Chiesa universale e locale (p. 255), una infelice espressione circa una comprensione magica dei sacramenti (p. 237: che sarebbe derivata dal mantenere il latino almeno nella formula dei sacramenti ), un certo equivoco nellinterpretazione favorevole a nuovi riti allinterno di quello romano (p. 244), uninterpretazione facilona per quel che riguarda il calo, in genere, della partecipazione alle celebrazioni, dopo la riforma liturgica (p. 254). Rileviamo altres` che Mons. Reuss era Ausiliare a Mainz, e non suo Arcivescovo (p. 231),

128

mentre Padre Bevilacqua fu maestro-amico del Papa e non suo collaboratore (p. 259). Inoltre nei testi conciliari si potevano citare anche i Romani Pontefici (p. 233). Un po maliziosa appare infine una nota (143, p. 243) relativa alla presenza femminile al Concilio . ` un giudizio pesante pure al termine del contributo in parola: Con la Vi e pubblicazione del Motu Proprio (definito deludente : p. 269) Sacram Liturgiam negli A.A.S. aveva fine lindignazione per il modo di agire romano (p. 276, v. pure p. 272: i vescovi ... non sopportavano proprio piu ` la curia romana ). C. Soetens affronta quindi, in un buono studio, Limpegno ecumenico ` della chiesa cattolica , con le seguenti scansioni: Dal programma alla realta ` cristiana; il dibattito sullecumenismo; due (un documento ufficiale sullunita ` religiosa e la voce degli osservatori non problemi delicati: gli ebrei e la liberta cattolici); Un problema preoccupante: lorganizzazione conciliare (chi dirige il concilio? La commissione dottrinale al centro delle contestazioni; riorganizzare o allargare le commissioni?) e Un fine periodo in penombra (alcuni ` riconosciute ai vescovi; la chiudossier il loro procedere ; alcune facolta sura; i due documenti promulgati; il discorso del Papa; impressioni dinsieme; il proseguimento del concilio e Paolo VI in Terra Santa). Pur nellaccettazione di fondo della ricerca dellA. dobbiamo formulare alcune osservazioni critiche. Esse concernono il giudizio sul messaggio di Paolo VI a Costantinopoli (p. 276) e alla Commissione teologica (p. 301: manca, ` dicevamo sopra, il cappello iniziale che cambia un po il tono dellincome gia tervento, a cui non si diede poi la risposta non placet!: p. 323 nota 172) e ancora la valutazione sulla Commissione delle Chiese Orientali (p. 285, con attenuazione a p. 288 nota 45), sulla teologia romana (p. 290) e la monarchia papale (p. 295), sugli uomini di Ottaviani (p. 301 nota 96, qualifica del resto del ` religiosa (p. 305 nota 114, Congar), sullantisemitismo (p. 304) e sulla liberta con adesione a un errato giudizio del Gonnet, p. 308, sulla coscienza moderna , la direzione effettiva del concilio e la controffensiva curiale ). A proposito poi del ruolo degli osservatori, rimandiamo alla citazione sopra riferita del Velati, mentre per quello di Dossetti (pp. 318-321, 323 e 325) abbia` espresso agli inizi il nostro punto di vista critico. Tutta lintroduzione, mo gia poi, del capitoletto sulla Commissione dottrinale, (pp. 321 e 322s.) si presenta come altamente ed indebitamente polarizzata (facendone questione di egemo` dei Vescovi nia , cosa che appare altres` per il documento sulle facolta p. 340 e dal frasario usato: p. 341). Un po di confusione emerge infine a proposito della qualificazione teolo` di superare le distinzioni giuridiche gica dei testi conciliari (con volonta ` (p. 355) e sulla differenza tra riconosciclassiche: p. 344), sulla collegialita mento dello Stato di Israele e lo stabilire con esso relazioni diplomatiche (p. 363). ` Il piu ` lungo capitolo del volume, ad opera di E. Vilanova, (pp. 367-512) e dedicato a lintersessione (1963-64) , che fu caratterizzata da un dinamismo ` costatare un buon impegno a tener presenti spettacolare (p. 369). Vi si puo

129

fonti ufficiali e personali, ed un puntuale lavoro, fondamentalmente valido, peraltro con parecchi scarti di giudizio per noi azzardato, eccessivo o squili` insomma, che rileveremo qui di seguito. brato, carente di obiettivita Soddisfa comunque, nel senso di rispetto della storia, luso, in genere, di fare distinzioni in tema di Curia romana (v. p. 371, ma con laggiunta doverosa di molti vescovi, primo fra tutti il Card. Do pfner, con il suo famoso piano di riduzione degli schemi e dei loro contenuti quasi allosso: p. 377 nota 29). ` altres` precisione, in genere, a proposito della redazione dei testi conciliari Vi e in rapporto a quelli dorigine (si dice, ad es., textus correctus, emendatus, I, II, III, IV, V redazione, o bozza, ecc.), pure accennando lA., impropriamente, ad una II preparazione , (p. 367) e richiamandone altres` una terza , alla Grootaers (ibid. nota 1). ` il piu Ad ogni modo linizio della trattazione e ` soggetto a critica concentrata (v. p. 368), poiche si ripetono vari luoghi comuni. Latmosfera romana era tale durante le intersessioni da consentire spesso di isolare i rappresentanti della maggioranza (ibid.). Vi sarebbero state commistioni , con illazioni sull asse Cicognani-Felici ed in generale degli avversari del rinnovamento (p. 379), e sul triunvirato (Tisserant, Cicognani, Felici: p. 368). A questo ` da tener presente quanto ebbe a scrivere Giovanni XXIII: durante proposito e le intersessioni siamo in concilio , e non in una sua fase minore, perche non assembleare, secondo laffermazione dellAlberigo (p. 368 nota 2). Con cautela bisogna pure procedere rispetto alla struttura pluricefala (pp. 372, 374, 383 e 469 ) del Concilio stesso (che poi, in nota 10, rendendo ancora piu ` criticabile il suo dire, il Vilanova fa corrispondere paradossalmente alla parola acefala impiegata da Alberigo ). Oltre tutto riteniamo che Paolo VI, in una certa indefinizione dei ruoli dei suoi rappresentanti, ( organismi direttivi ) pote vedere una qualche protezione del suo essere a capo di tutti. In ogni caso non pensiamo sia esatto definire la Segreteria generale come organismo intermedio tra il papa e lassemblea (p. 373) e attribuirgli lallontanamento, durante un certo periodo, dai Moderatori (ibid.). Furono essi piuttosto, con Dossetti, a considerarsi indipendenti dalla Segreteria e a ritenerla quasi un loro agente di esecuzione amministrativa . Il noto episodio della distruzione delle schede di votazione lo attesta. Assai ideologica appare, poi, nellesame del procedere del lavoro delle Commissioni, lattribuzione alla gerarchia ecclesiastica di una preoccupazione , rispetto ai laici, di perdere la posizione giuridica e teologica di casta superiore (p. 410) e squilibrato risulta il giudizio circa il rapporto dei cattolici con credenti di altre religioni (p. 413) e circa i preti operai (p. 417), nonche il medievale contemptus mundi . ` (p. 441) che lA. rileva nelPer quanto riguarda quella certa ambiguita liniziativa papale di presentare tredici suggerimenti sul cap. III del De Ecclesia, essa diventa qualificante, invece, della sua presentazione da parte del Vilanova. En passant diciamo che la terza riunione del coordinamento ` la tredicesima e che il Prof. Dino Staffa (p. 444) e ` Arcivesco p. 436 e vo. Per il boicottaggio , poi, della costituzione ecclesiologica (p. 446) rimandiamo a quanto sopra dicevamo a proposito delluso del Regolamento, che vale

130

per tutti, innovatori e conservatori , mentre, per le pressioni della Segreteria di Stato (p. 452), rileviamo che in precedenza lA. almeno dubita ( probabilmente : p. 451). ` religiosa chiarificatore risulterebbe, poi, la lettura di uno Per la liberta studio del Komonchak (in Vatikanum II und Modernisierung. Historische, theologische und soziologische Perspektiven, Paderborn 1996, p. 167),* che distingue tra Liberalismo americano ed europeo (ideologico questultimo, inficiato di ` anche accusare la preparazione di relativismo ed indifferentismo). Ambiguo e ` vi gioco ` la approccio pletorico (p. 465), in fatto di schemi conciliari. In verita ` concessa ai Vescovi di presentare le proprie proposte conciliari, lasciata liberta volutamente da Giovanni XXIII. Osserviamo inoltre che nemmeno il Vilanova ha ancora preso atto del giungere in ritardo della proposta del Dossetti per il ` assai indicativa dell assonuovo Regolamento (pp. 467ss. La nota, poi, 344 e luzione generale , impartita allo stesso Dossetti, in assoluta ed infondata subordinazione al pensiero amico dellAlberigo), mentre si fa eco, egli, di giudizi acritici di assunzione, ivi, di usi parlamentari ed imperiali (senatoriali o altri : p. 468). A questo punto lA. fa una larga analisi dellEnc. Ecclesiam suam e del suo impatto sul Concilio, ancora con qualche scarto (v. pp. 475 e 478s.), come del resto gli succede in tema di statuti delle conferenze episcopali (p. 490s.). Per lavvio della riforma liturgica si usano ancora due pesi e due misure (v. per es. il giudizio sullOlanda: p. 496, sulla positiva liberalizzazione nei confronti dei riti latini : p. 498, e sulla teodicea della dominazione , in Africa: p. 505). E siamo alla Conclusione ( La nuova fisionomia del concilio ) del Prof. ` quella del nuovo inizio , Alberigo e alle sue ormai ben note tesi . Vi e ` adombrata nella pagina specificato dalla seconda preparazione (p. 514), gia precedente ( limponente materiale prodotto dalla complessa macchina incaricata della preparazione era stato criticato, contestato, rifiutato bisognerebbe aggiungere, almeno, in parte , ma continuava a pesare sui lavori conciliari sia in forza della rinnovata apologia da parte dei suoi protagonisti che per la tenace resistenza dellimmagine di concilio che vi aveva presieduto ). ` sottesa lidea della rivoluzionarieta ` del Concilio Vaticano II, nel Vi e cammino della Chiesa, e la solitudine istituzionale (p. 514) che aveva iso` che porto ` al popolo di Dio le tavole della lato Giovanni XXIII , nuovo Mose ` e (dell) aggiornamento , divenute ora la piattaforma stessa del pastoralita concilio . ` nella novita ` Eppure lAlberigo, in un sottotitolo, scrive continuita ` aveva alimentato, di primo acchito, qualche nostra speranza di (p. 515), e cio una sua lettura piu ` equilibrata del Concilio. Ma invano. Egli torna infatti sugli antichi tratturi dell impressione frequente conciliare di acefalia (p. 515), dell intransigente rivendicazione di Felici (ibid., e piu ` ancora p. 516), del card. Cicognani (e non del Papa?) che ha fatto (della Commissione di coordi* V., pp. 233-237 di questo volume.

131

namento) listanza suprema di indirizzo del concilio (p. 515). Ancora, gli Organismi curiali sono visti in maniera indistinta, come un tutto, un convitato di pietra (pp. 516 e 517; basti pensare invece, per es., alle caratteristiche proprie di un Confalonieri, come risultano chiaramente dagli Atti della Commissione sopra citata; v. ancora pp. 520, e 529). Inoltre il peccato originale , di cui qui si parla, attribuito dal Congar a Giovanni XXIII di aver concepito le commissioni del concilio in corrispondenza con le congregazioni romane ` essere cancellato dal lettore, tenendo presente che un tal proce(p. 516), dovra ` caratteristica del Concilio Vaticano I. dere era stata gia ` poi almeno equivoco attribuire un A Paolo VI, ritornando al II periodo, e arduo noviziato di papa novello, eletto nel corso di un concilio (p. 517), per trarre la conclusione che questo periodo sembra ancora parte del concilio di Giovanni (ibid.), mentre a partire dallintersessione 1963-64, papa e assemblea sono ormai entrambi esperti (ibid.). Quindi il concilio di Paolo inizierebbe nel dicembre 1963. Quante capriole per far spazio il piu ` possibile a Giovanni XXIII, a cui va tutta la simpatia dellAlberigo, come si sa, e ridurlo invece a Paolo VI! Il Direttore dellopera tratta poi di alcuni passaggi cruciali nei mesi di ` manifeottobre e novembre 1963. Cos` per il De Ecclesia e il De Liturgia si e stata subito la ritrosia dei settori del concilio ostili a decisioni relative al coin` episcopavolgimento dei vescovi nella guida della chiesa universale (collegialita ` corresponsabilita ` di ciascun membro del collegio episcopale le; poi si dira ` qui nei confronti dellintera chiesa universale) (p. 519). Bisognerebbe pero ` . Anche il prospiegare in che senso e tener conto dei vari modi di collegialita seguimento del discorso, relativo alla resistenza passiva della potente com` stata chiamissione dottrinale (ibid.), superata quando lintera assemblea e mata a esprimere chiari orientamenti dottrinali, e li ha effettivamente ` tutta intera. In effetti, conmanifestati , non sembra corrispondere alla verita ` ancora incontrate, successivamente, sul cammino verso il siderate le difficolta voluto consenso, bisogna riconoscere che esso si ottenne, invece, dopo lintroduzione della Nota Explicativa Praevia, che di fatto fece chiarezza in quanti ` per molti ancora dubitavano o erano incerti. Se poi tale voto fu osteggiato, cio non fu per opposizione alla votazione in se stessa (v. la posizione di Mons. Felici, per es.) ma al contenuto dei quesiti e al modo indipendente del procedere. Una parte almeno della minoranza , in effetti, dopo i chiarimenti di ` la votazione. testo e contesto, accetto ` passare anche a quella nel cuore Da questa distinzione al suo interno si puo della maggioranza , che non fu monolitica (v. del resto pp. 521 e 531). Se poi di tentativo di demonizzazione (segnalazioni di una pretesa eterodossia : p. 521) di questultima si parla (p. 520), bisogna anche ricordare allAlberigo quello, di segno contrario, applicato alla minoranza . Gli estremi si toccano. Per quel che concerne la Liturgia, il richiamo dellA. al filibustering parlamentare, ( imparentato con lespediente di moltissime votazioni per frenare ` di leggegli orientamenti della maggioranza : p. 520, mentre, poi, si parlera quadro per la costituzione sulla Liturgia: p. 523), risulta eccessivo giudizio,

132

` di crociera nel suo difficile dato che il Concilio stava cercando la velocita avvio. Come sopra dicevamo, il rispetto del Regolamento attesta un procedere regolare senza processi alle intenzioni. Del resto si sa che restrizioni alla ` dei Padri erano considerate terreno impraticabile. E solo verso la fine liberta dei lavori conciliari si stabiliranno limiti (di intervento, a nome di un certo ` dello stesso Paolo VI. numero di Padri) per volonta Daltro canto, successivamente, premendo nellinterpretazione, lA. assol` limpadronirsi delle decisioni conciliari per realizzare (la costituzione vera ` ecclesiali: Le remore sulla Liturgia) senza indugio da parte di molte comunita sono state frequentemente trascese dallentusiasmo della base popolare ` pero ` nascondere il fatto che (p. 524). Il linguaggio garibaldino non puo non si rispettarono le norme liturgiche. Sul De Episcopis non manca altres` la presentazione rinnovata dei soliti punti di vista dellA. in favore dellistituzione di un organo collegiale, simile al sinodo permanente delle Chiese Orientali, perche la concentrazione nella persona del papa e negli organi della curia delle decisioni relative alle causae maiores (termine infelice, anche se lAlberigo aggiunge intese in uneccezione sempre piu ` onnicomprensiva) appariva eccessiva e insopportabilmente onero` propria delle singole chiese (p. 521). Andiamosa, oltre che lesiva dellidentita ci piano anche nel mescolare cos` Papa e Curia, erroneamente. Sulla stessa linea di proiezione dei propri desideri ci troviamo altres` per la ` sopra abbiamo fatto un riferimento scelta dei nuovi vescovi , tema a cui gia critico della posizione dellAlberigo (v. le affermazioni piu ` storiche del Fa` interessate siano attualmente emarginate , al mere e). Che poi le comunita riguardo, non risulta dalla semplice lettura delle norme in vigore nella Chiesa Latina. Anche a proposito dellecumenismo p. 522 (con un rinnovamento profondo dellatteggiamento cattolico nel senso di una visione pluralista del ` di superamento delle divisioni sulla base di cristianesimo e delle possibilita ` che unisce e nella prospettiva di una convergenza di tutti ut unum sint : cio ` cos` ?) lAlberigo esagera il contributo degli osservatori, anche solo secondo i e meditati giudizi del Velati, sopra citato. ` rimasto Il decreto sui mezzi di comunicazione sociale [poi, per lA. ] e prevalentemente prigioniero dellantiquata retorica sulla stampa cattolica ` trattato insomma di unoccasione sciupata . (p. 524). Si e Per i Laici, lAlberigo nota il rilievo riservato nel De ecclesia al popolo di Dio , che avrebbe modificato completamente la prospettiva dominante dello schema sui laici, prevalentemente prigioniero della teologia del laicato (p. 525). Egli si richiama anche alla distinzione tardo medievale tra dottrina e disciplina , disattesa dallinsistenza di Giovanni XXIII sulla caratteristica ` piu pastorale del nuovo concilio (p. 525). Non ce ` dunque distinzione tra dottrina e disciplina ? E fu cosa tardo medievale, la distinzione? Luso di termini come costituzioni dogmatiche , costituzione pastorale , decreti e dichiarazioni accentuano proprio il superamento della coppia dottrina-disciplina (ibid.)? Che poi la commissione teologica fosse tout court la proie` da provare. zione conciliare del S. Uffizio (p. 525) e

133

Dopo la questione circa il consenso papale e la promulgazione dei testi conciliari (p. 526), da noi affrontata allinizio di questa nostra presentazione, come indicativa della carenza nella visione della relazione Papa-Concilio del` superiorita ` ), egli torna lAlberigo (: il primato del vescovo di Roma non e anche qui alla sua pur nota tesi secondo la quale lelaborazione dei testi nelle commissioni e in aula non esaurisce tutti gli impulsi e i fermenti del concilio e forse neppure la sua dimensione piu ` profonda (p. 526, v. pure p. 531). In questa linea egli fa menzione alla problematica della ricezione (p. 526), ` da quelbisognosa dell animazione derivante dallo spirito conciliare, cioe ` e propositi generati dallincontro dellepiscopato linsieme di istanze, sensibilita universale e dalla comune ricerca evangelica (ibid.). E qui si attesta il superamento del passato, cos` : Lattuazione centralizzata e imperniata su norme e sanzioni, che aveva seguito il Tridentino, apparteneva a un tipo di concilio e a una stagione culturale del tutto superata (ibid. e p. 529). Bastano tre righe per distruggere tutto un passato? Prendiamo un solo esempio, che si risolve in una ` riuscito a far giungere nel porto di domanda, questa: Chi, se non il Papa, e attuazione, per la Chiesa universale, la riforma liturgica ? Dilatando, domandiamo altres` chi, se non il Vescovo di Roma e con norme generali, avrebbe potuto portare a una ragionevole ricezione del Vaticano II? Forse lOrganismo (il Consilium ad exsequendam constitutionem de sacra Liturgia) che, per alcuni minacciava(no) di rendere permanente, sotto altra forma, il concilio stesso, e di interferire strutturalmente con le congregazioni romane ? (ibid.). Del resto lo stesso procedimento di liquidazione del passato, anzi in modo ancor piu ` radicale, lA. applica al Vaticano I, al quale non era seguita una vera e propria stagione di ricezione (pp. 529 e 532). Sull eco dei grandi eventi esterni (p. 526) risulterebbe necessaria, poi, almeno laggiunta seguente, a proposito del lungo pontificato pacelliano , dall orientamento filo-occidentale e filo-atlantico (p. 527): nel contesto di persecuzione della Chiesa nellEuropa orientale. Una stessa incomprensione politica lA. rivela nel definire un geniale atto monarchico e primaziale ` per la scelta di (p. 528) il pellegrinaggio di Paolo VI a Gerusalemme, e cio affidarne la preparazione a un organismo politico, la segreteria di Stato, e non a una struttura conciliare . Le ultime tre pagine della Conclusione cercano di fare un bilancio fra aspetti positivi e negativi, richiamando giudizi di teologi come Laurentin, Ratzinger, Chenu, Congar, Schillebeeckx, e limpegno per il lancio della rivista ` significativo, per chi vuol capire, come lo e ` laffermazione Concilium . E ` il concilio generale che si impone anche al che in questa circostanza e ` di Paolo VI per la pontificato romano (p. 532; ci si riferisce alla volonta continuazione del concilio ). Non vi sarebbe stata, in effetti, alternativa alla sua sollecita e leale continuazione , poiche anche un papa autorevole e di grande prestigio come Montini non poteva politicamente parlando che accettare il concilio e portarlo a buon fine. Qualcosa di analogo era accaduto prima e durante il concilio di Trento ... . ` del Vaticano II, capace di E qui lA. mette ancora in luce la vitalita superare i disagi ... lesasperazione ... linerzia nella quale la grande maggioranza

134

dei vescovi viveva il concilio stesso . Che sdoppiamento tra Vaticano II e vescovi che lo compongono, e lo stesso Paolo VI! Anche per questo si capisce che lAlberigo metta in contrapposizione altres` il De ecclesia con la Nota Explicativa Praevia, una nuova crisi (p. 533). Certamente, egli prosegue, A quel momento pote sembrare che i voti del 30 ` una ottobre 1963 fossero vani o inadeguati (ibid.), ma non sarebbe pero conclusione convincente: la maturazione del concilio da un lato e del papa ` predallaltro erano in continua evoluzione, una ricostruzione storica non puo ` contento che in altre due circostanze scinderne (ibid.). E allora? LA. si dice gia vi fossero richieste, senza esito peraltro, di ricorrere ancora a quesiti sui problemi (conciliari) piu ` controversi, e soprattutto di costatare che quel metodo ` il mutamento della strategia della minoranza , che preferisce esaprovoco sperare le pressioni sulla persona del papa e avrebbe puntato sempre meno sulla dialettica in seno allassemblea (p. 534). Questa seconda parte dellaffermazione risulta peraltro debole. I giudizi finali sono, al termine, tutti sulla linea del Vaticano II come occasione di rinnovamento , mentre si affaccia anche l` mpressione che i risultati ` un caso che si cominci a non potranno essere del tutto soddisfacenti. Non e ` una tappa in un guardare con interesse al post-conc` lio ... anche il concilio sara ` tratto per il post-concilio, in cui si chiedera ` cammino (p. 534). Il dado e quanto si reputa che il Concilio, o, meglio, i testi conciliari, non abbiano, ingiustamente, concesso. Ha proprio ragione SantAgostino quando attesta: Sic amatur veritas ut quicumque aliud amant hoc quod amant velint esse veritatem (Conf. 10, 23, 34; ` e ` cos` amata che coloro che amano unaltra cosa riP.L. 32,794: La verita ` che essi amano sia la verita ` ). spetto ad essa vogliono che cio

13. Per la storia del Concilio Vaticano II (il terzo periodo e la terza intersessione) Osservazioni sul IV volume di una storia *
` da poco in libreria il Con rispetto dei ritmi di pubblicazione previsti, e IV volume di una Storia del concilio Vaticano II , quella diretta dal Prof. ` misi in evidenza per i precedenti tomi, anche questo, G. Alberigo. Come gia ponderoso e dalla consueta bella pagina e attenta presentazione, costituisce un notevole sforzo enciclopedico, per quanto riguarda il magno Sinodo Vaticano, come del resto attesta, in fondo, lo stesso Direttore, nella sua premessa allopera: Le differenze tra i punti di vista dei collaboratori sono state discusse, ma ` stato proseguito lambizioso valorizzate come un pregio dellimpresa comune. E progetto di realizzare unopera a piu ` mani (p. 10).
* La Chiesa come comunione. Il terzo periodo e la terza intersessione, settembre 1964settembre 1965 (diretta dal Prof. A. Alberigo), Peeters/Il Mulino, Bologna 1999, p. 706.

135

Con soddisfazione, comunque, notiamo, in generale, cosa del resto rilevata anche per il volume immediatamente precedente luso ormai sistematico, da parte degli Aa., della titanica impresa di mons. Vincenzo Carbone di edizione delle insostituibili fonti ufficiali, relative ai lavori nelle congregazioni generali e al funzionamento degli organi di direzione e della segreteria del concilio (ib.). A questultimo proposito, in effetti, dopo 61 tomi, ne manca ancora solo uno fra i previsti a tuttoggi di quellinsieme finale che fornisce la chiave, magari piccola rispetto al tutto, ma indispensabile, per aprire la porta blindata mi si passi limmagine dellautentica ermeneutica sinodale. Aggiungerei poi che le fonti ufficiali non sono solo insostituibili, come attesta Alberigo ma anche la chiave (diciamo cos` per associazione di parole) di volta dellinterpretazione degli altri documenti. Mi riferisco a quelli privati, per i quali ` , in senso esse sono la cartina di tornasole atta a rivelarne la autenticita ` insomma, oltre le interpretazioni parziali e perconciliare , il criterio di verita ` e le sonali, o le impressioni e le dicerie, o finanche legocentrismo, la vanita grettezze, rivelate per esempio dai vari diari che si riferiscono allo svolgimento del piu ` grande evento ecclesiale del Novecento. Continua inoltre ad aleggiare sulla presente Storia un elemento che definimmo ideologico , fin da principio, e che traspare anche da varie animo` ingiustificate e non scientifiche contro personaggi della minoranza conciliasita ` monocorde . Tale elemento arriva in re in questo pure il presente volume e fondo a considerare come vero Concilio Vaticano II quello di Papa Giovan` spinni, ritenuto innovatore e progressista , [e tale assemblea sinodale e ta fino a raggiungere la soglia del settembre 1964: Con i lavori dellautunno 1964 qui ricostruiti, il Vaticano II si svolge pienamente nel clima del pontificato di Paolo VI e papa Montini mostra di esercitare con grande consapevolezza le ` di presidente nato del concilio p. 9 ], piuttosto che sue responsabilita ` , uno ed indivisibile, l altro concilio, di Paolo VI. Invece il magno Sinodo fu, e il Vaticano II. Nella stessa linea di soggettiva e non fondata interpretazione appare lidea, ` un esempio chiarissimo, sottostante allermeneutica conciliare di cui il volume e che il magno Concilio emerge s` come evento , ma in una sua visione storica ` , di rottura con il passato, e non di continuita ` e di rispetto alla Tradidi novita zione, pur nel giusto suo aggiornamento (v. nota 1, p. 9, specialmente Levento e le decisioni ...: cfr. pp. 223-232 di questo volume). Infine segnalo che, come in precedenza e si comprende , nel volume si ` ritenuto di privilegiare leffettivo dipanarsi (nel tempo), pur nellordito dei e temi conciliari, dellesperienza sinodale, rispetto a una ricostruzione solo tematica. Non vi mancano peraltro gli inconvenienti, che si sarebbero anche potuti evitare. Mi riferisco, per fare un esempio, alle interpretazioni assai dure e di ` parte circa il ruolo di Mons. Felici, per non parlare di altri, in tema di liberta religiosa ( la crisi di ottobre : pp. 192-219), senza tener conto della mens pa` ancor piu pale, la stessa che si rivelera ` durante la settimana nera (del novembre 1964) del Concilio. Tale espressione continua ad assere qui usata, pur es` ormai da tutti riconosciuto, almeno sendo essa erronea e giornalistica. Di fatto e ` religiosa, anche da chi vi fu visceper quanto riguarda lo schema sulla liberta

136

ralmente contrario, che durante quel settimanale svolgersi conciliare il Sommo Pontefice prese giuste decisioni, con conseguenze altamente positive nell economia sinodale a partire dai suoi giudizi, come appaiono del resto nelle ` del 24/IX/64: Lo Adnotationes (manu scriptae Summi Pontificis Pauli VI) gia schema De libertate religiosa non pare sia bene preparato e del successivo 29/IX: Per lo Schema De libertate religiosa (1) occorre rifarlo (2) associando alla Commissione qualche altra persona competente, specialmente in Teologia e Sociologia (Acta Synodalia VI/3, p. 418). Altre cose potrei e forse dovrei dire ma qui mi fermo, quanto a considerazioni generali introduttive, per situare il lettore dal nostro ormai ben noto punto ` ... quello che e `. di vista critico. Lo spazio concessomi e ` affidato a J. A. KomonIl I capitolo ( Lecclesiologia di comunione ) e chak, che pone le sue basi anzitutto sul terreno solido di una buona assimilazione delle fonti ufficiali conciliari e stabilisce dinizio lo status quaestionum ( attese e inquietudini ) e poi le linee di forza del periodo esaminato (pp. 2226). Le considerazioni sono interessanti, anche se spesso non condivisibili da parte nostra ( dietro le quinte , noi-loro , pressioni a cui non sempre Paolo VI alla fine resisteva , ruolo con esagerazione del Coetus internationalis Patrum, la sinistra , che noi diremmo oltranzista, le differenziazioni crescenti in seno alla maggioranza e linadeguatezza della suddivisione fra progressisti e conservatori ). A questo proposito lA. delinea un profilo dei partecipanti, con descrizione della leadership (?, p. 30; v. anche pp. 49s., 57, 61, 86, 92 e 102, con mescolanza altres` della leadership del Papa) del magno Sinodo e punti interrogativi, non esatti conoscendo la situazione di disagio creatasi nelle relazioni Moderatori` presentato in termini che non Segretario generale del Concilio (p. 31), il quale e ` rispondere al vero ne ` giustificati (p. 31 e poi pp. 52, 55, 60, 93 sembrano ne non si esplicita qui il ruolo decisivo di Felici, positivo per la maggioranza, circa il capitolo III della Lumen Gentium , 96s., 106s., 112 e 115). Il sottotitolo I laici: uomini e donne (p. 40) fornisce inoltre loccasione di una presenta` americana, ma non solo, per il ruolo della donna, zione piuttosto di sensibilita senza capire levolversi progressivo delle cose anche allinterno della mens, in genere, dei Pastori. Il tono continua ad essere negativo altres` nel giudizio sul tipo di presenza dei parroci al Concilio (p. 48). Dopo la terza scansione del capitolo ( Lagenda, le nuove regole cinque aggiunte al regolamento e la questione della durata del terzo periodo ` ), nella quarta e quinta lA. affronta il punto centrale operazione rapidita del suo argomentare: la costituzione sulla chiesa ed Episcopato e collegia` : capitolo III ). Non lo possiamo seguire nel pur bel dispiegarsi della sua lita ` tendenze a non considerare i legami con i analisi che per noi rivela pero ` che il 60% del suo schema era preso dallanterioprecedenti (Philips noto ` anche coloro che avevano re), a vedere come avversari della collegialita ` (e la votazione plebimagari gravi riserve per un certo tipo di collegialita ` ), a porre in modo scitaria finale dello schema, da parte dei Padri, lo dimostrera

137

` della Costituzione e della delega indebito le questioni della dogmaticita papale (per i poteri di giurisdizione vescovili). Molte sono poi in queste pagine le citazioni di fonti particolari che lasciano perplessi assai, in modo speciale circa pressioni esercitate su Paolo VI, particolarmente relative ai problemi che avrebbero condotto alla stesura della Nota Explicativa Praevia. Si sottovaluta, mi pare, in questi casi, per i ricorsi alla ` suprema, in fondo una espressione del diritto di appello, la sua autorita ` del primato pontificio seconda manifestazione, fin dalla piu ` alta antichita la forza di carattere del Papa e il suo stesso considerare lo scrisse di suo ` che i documenti portassero anzitutto la sua firma pugno , vista la necessita (=conferma), di maturare la sua decisione in coscienza e liberamente. Anchegli aveva la sua coscienza! ` di soddisfazione alla Dopo la guerra dei modi (?) e lidea di dare un po ` misero tale linguaggio!)], lA. affronta il tema degli minoranza (?) [come interventi iniziali di Paolo VI e quindi lo schema sui vescovi, che molto risent` del dibattito su quello circa la Chiesa. ` religiosa e le relazioni con gli ebrei son affrontati, Due nodi: la liberta nel II capitolo, da G. Miccoli, il quale si mostra particolarmente critico sullopera di Mons. Felici al riguardo. La ricostruzione degli avvenimenti ci appare di parte, il che si rivela altres` nel prendere quasi sempre distanza dalle vive testimonianze di Mons. Carbone (fra laltro lA. asserisce che nella persistente ` dellarchivio del concilio non e ` agevole valutare la sostanziale inaccessibilita presenza e linfluenza di tali orientamenti di antisemitismo cattolico ` peraltro tra padri : p. 167. A parte i tomi pubblicati degli Acta, da rilevare e lopposto giudizio di A. Melloni, curatore di questa edizione italiana del volu` aperto agli studiosi per lo zelo me, per il quale lArchivio voluto da Paolo VI e di V. Carbone : p. 15). In ogni caso il Miccoli segue, grazie alle fonti ufficiali pubblicate proprio da Monsignor Incaricato dellArchivio, i vari interventi dei Padri conciliari e dello stesso Paolo VI, pur con i limiti di conoscenza del suo agire che ancora vi sono. ` religiosa, non mancano gia ` punti fermi di intervento Comunque, per la liberta pontificio (v., per es., Acta Synodalia VI/3, pp. 417, 440-443, 462ss., 501s., 530 e V/2, p. 773). Chi invece lA. prende per guida e consigliere , oltre luffi`,e ` il P. Congar (Mon Journal du Concile) che non brilla per equilibrio, cialita mi pare ed altres` Hamer, Murray, Dossetti, Rouquette, Scatena, Wenger, Bergonzini, Grootaers, Oesterreicher, ecc. ` religiosa Miccoli illustra anzitutto le due concezioni diameSulla liberta tralmente opposte , che fin dalla fase preparatoria si trovavano di fronte, dilatando la riflessione sulla grande questione, soggiacente, dello sviluppo della dottrina ( il vero grande terreno di scontro del Vaticano II : p. 123). La ` religiosa costitu` dunque un momento privilegiato per tale materia della liberta dibattito, senza sconfessare il passato. E tale preoccupazione emerge spesso, ` lo stesso De Smedt ad esorcizzarla, giucum fundamento in re del resto, ed e stamente per noi (pp. 125, 129 e 153ss., con Garrone). LA. invece sposa lidea

138

di coloro per i quali vi fu opposizione tra il Magistero precedente e quello che si voleva introdurre. Successivamente il Miccoli illustra gli interventi dei Padri e segnala altres` i silenzi, sul tema, di coloro che pur eran detti progressisti (pp. 141 e 143) e ` e dello stesso Congar (a disagio : p. 152), fino a quando si tolsero ambiguita ` religiosa). Il contributo piu malintesi (su definizione e motivazioni della liberta ` positivo a questo riguardo fu quello di Mons. Carlo Colombo, al cui intervento ` giustamente ampio rilievo (p. 156-158), insieme a quelli di Pavan e lA. da Murray. A questo punto peraltro Miccoli inserisce la trattazione De Judaeis et de non-christianis, richiamandone brevemente anzitutto il tormentatissimo iter, impantanandosi, poi, specialmente per la mancata distinzione tra anti-semitismo e anti-giudaismo, cosa gravida di conseguenze deleterie. Qui, ancora piu ` che in precedenza, lA. mostra i suoi pregiudizi , contro la Segreteria di Stato (p. 162, nota 164, pp. 163, 166, 168ss., 182, 201), le locali missioni vaticane (anche con errata interpretazione e generalizzazione: p. 202, nota 311) in rela`) zione pure al deicidio (pp. 170, 172, 178s., 182). Egli cos` conclude: non (e forzata lipotesi per cui lopposizione al testo, motivata con ragioni di opportu` politica, nascondesse in realta ` e offrisse la mascheratura anche a questaltra nita e piu ` sostanziale opposizione (del tradizionale anti-semitismo , nelle sue radici religiose p. 176; v. pure p. 190, con piu ` convinzione ancora ). Inoltre ` esatta, poiche la visione del Miccoli sul Coetus internationalis Patrum non e non ` indentificare con esso ( idee sostanzialmente simili , una parte almeno si puo della minoranza conciliare : p. 184 e anche pp. 189 e 196) lopposizione al testo ` del medesimo gruppo . in parola, soprattutto tenuta presente la mobilita Di seguito lA. affronta il tema della crisi di Ottobre , in cui cerca di stabilire dei punti fermi ma con mano non felice. In fondo non comprende la posizione di Paolo VI che, come del resto egli scrisse di se , aveva grande il senso ` , della sua coscienza, poiche della propria responsabilita doveva confermare i ` dunque questione di pressioni, anzitutto, o di pur documenti conciliari. Non e legittima ricerca del consenso, ma di convinzione personale, contro venti e maree, da qualsiasi parte venissero, diciamo cos` sia da tendenza conservatrice, ` anche una inesatta identificazione tra i curiali e gli altri membri della (vi e minoranza : p. 196) che innovativa. Non comunque per il fatto come scrisse ` Congar di essere molto legato a unottica romana (p. 197). Se con cio peraltro tale teologo voleva significare universale e cattolica, in abbraccio fra tradizione e rinnovamento, egli avrebbe ragione. Dubitiamo tuttavia, legittima` ad agire mente, che cos` intendesse. In ogni caso lanalisi rivela la difficolta insieme da parte delle Commissioni (v. p. 199s.) e listituirsi di prassi ` di che il Segretario del Concilio di certo non poteva approvare, e che cerco superare per il bene del Sinodo stesso (v. prima citazione, importantissima, di ` dunque molto criticato, indebitamente per noi, perche p. 215). Mons. Felici e il Papa (e non la Curia romana!) vuole realmente un cambio, affidato prima al Segretario generale, nella realizzazione, mentre poi Se ne assume personalmente ` vale la conduzione in porto, viste le reazioni (pp. 204-215 e in specie 216s.). Cio ` alfine Gaudium et per questa materia, come altres` per lo schema che si chiamera

139

` parlare qui di una spes. Del resto per quello De libertate religiosa non si puo vittoria di Bea , anche introducendo il lenitivo sostanziamente (p. 217), in modo particolare se si tiene in conto la successiva prospettiva: costatiamo a questo punto la sconnessione nei contributi degli Aa. perche il nuovo testo, esaminato da un gruppo (misto) di esperti, dopo il nihil obstat della Commissione teologica, dovette essere trasmesso a quella di coordinamento (sottratto dunque alla competenza del Segretariato, e non solo primaria, come dice lA. per giustificarsi nei giudizi espressi in antecedenza). Il giudizio pure sul De Judaeis, che ritornerebbe per lA. allo status quo ante ` esatto, in specie se consideriamo il (p. 218), dopo la crisi dellottobre , non e contesto in cui, anche ampiamente rielaborato, il documento si inserisce: quello delle religioni non cristiane. Infine risolutamente contrari ci trova luso dellespressione giornalistica, fatta cos` storica, settimana nera , come sopra rilevato quando ormai tutti ammettono gli effetti positivi della decisione pontificia, presa in quel tem` le discussioni alla seguente, ultima sessione conciliare. po, di rimandare cioe Con I problemi della dottrina sono i problemi della pastorale , ` equivoca e non corrispondente al contenuto del capitolo lespressione e H. Sauer ci immerge nelle discussioni a proposito dello schema conciliare sulla ` lineare e segue, dopo breve preistoria e proDivina Rivelazione. Il discorso e blematica del documento, gli interventi dei Padri, riassunti con qualche commento. LA. cita, oltre gli Atti sinodali, alcuni giudizi, spesso non equilibrati, del ` un vero e proprio molto drastico Semmelroth (per lui per es. Franic ... e ` abietto e demagogico : reazionario : p. 236 e lintervento del vescovo Carli e p. 257, nota 128). Per uno dei temi centrali basti citare, per rivelarne la parzia` , il titolo di un capitoletto: In questa aula leviamo in alto la sacra Scrittura, lita non la tradizione (considerazione tratta dalla Liturgia, da Mons. Volk). ` lo stesso Sauer a continuare la trattazione del capitolo successivo: Il E concilio alla scoperta dei laici . Anche qui si seguono linearmente gli interventi dei Padri, secondo gli anzidetti Atti, mentre la conclusione la fa una lunga citazione di K. Rahner, in netto contrasto con lo schema. LA. menziona pure la nascita della rivista internazionale Concilium , che sarebbe ispirata al concilio stesso p. 291 (e della realizzazione concreta del progetto, fino ad oggi, lasciamo il giudizio agli informati lettori) e la proposta di canonizzare papa Giovanni. Non mancano dunque nella ricerca del Sauer gli indici della direzione in cui egli si inclina, nella visione conciliare, sottolineature non imparziali per i membri di maggioranza e minoranza, ed altro. Pur, nellinsieme, il ` serio, de actis et probatis. lavoro e `: Il V capitolo, affidato a N. Tanner, porta il titolo La Chiesa nella societa ecclesia ad extra , ma oltre allo schema XIII esso riguarda, con evidente incongruenza tematica, le missioni, il ministero e la formazione sacerdotali, i religiosi e il matrimonio. ` abbastanza piano, Anche in questo caso il procedere sullo schema XIII e con lesame degli interventi dei Padri, resi piu ` saporiti dalle reazioni , nel

140

sottofondo, dellOsservatore del Consiglio Mondiale delle Chiese, il Dott. Vischer, e da quelle del Congar. Risulta inoltre evidente la posizione del Tanner contraria a Mons. Felici, ` di questultimo in relazione anche se si deve riconoscere la personale difficolta allo schema XIII (v. la questione, per esempio, delle sue appendici adnexa . Del resto anche lo stesso Congar, su diversi punti, non era daccordo). ` si accende, problematicamente, a pagina 294, da cui bisogna Il contributo pero prendere le distanze, e poi a partire da p. 353, per un sussulto circa il concilio ` importante ... prestare ascolto a come evento . Per questo, secondo lA., e ` che i padri hanno detto, senza preoccuparsi dellinfluenza dei loro interventi cio ` sul risultato finale della Gaudium et Spes (p. 353, v. altres` p. 354s.). Non ve chi non veda penso il gravissimo rischio teologico di una tale visione, di cui trattammo su LOsservatore Romano del 12 Agosto 1998, p. 6. E proprio a proposito di giornali rileviamo che LAvvenire dItalia non era lorgano ufficiale della C.E.I. Per le missioni, lA. rileva che la discussione fu inevitabilmente dominata dal discorso del papa in favore dello schema e dalla riluttanza del concilio a seguire le sue raccomandazioni (p. 360). Vi sono al riguardo buone e fini osservazioni ma con la conclusione di uno scacco del pontefice (p. 362 e p. 372. La interpretazione, in nota, 104: I voti contrari erano quelli favo` ponderata, mentre notiamo revoli allo schema sostenuto da Paolo VI non e che quelli a favore furono 1601 e non 1914). Tale impressione devessere invece molto attenuata (p. 362s.), cos` come le considerazioni durissime del Congar sulla teologia papale (p. 363s.). Per il ministero e la formazione dei sacerdoti lA., secondo il suo metodo, continua nellanalisi, riassume e presenta il nocciolo del vario argomentare dei Padri, sempre con riferimento ai testi pubblicati negli Atti. Ci piace ricordare che fu motivo di sodisfazione per molti di essi rilevare, per la formazione sacerdotale, il raggiunto buon equilibro fra conservazione e rinnovamento ` la sintesi fondamentale e caratteristica specialmente del Concilio (p. 386): e Vaticano II, voluto da Papa Giovanni e indirizzato nel concreto, e portato a compimento, da Paolo VI. Nel VI capitolo L. A. G. Tagle affronta La tempesta di Novembre: la settimana nera (pp. 417, 427, 434, 436, 446, 467, 470, 475, 477, 478, 479ss., 481s.) e il suo gioved` nero (pp. 417, 421 e 441), il giorno piu ` nero del concilio (p. 477). Labbondanza del colore funereo, in quadro tempestoso, dice ` lindirizzo interpretativo dellA. (nonostante quanto egli afferma poi a gia ` ), in uno studio pur ricco e anche approfondito, p. 418 circa la sua misteriosita ` non e ` nellindice ma scentrato. Seppur con espressioni virgolettate (cos` pero tematico) si accetta insomma, con linguaggio giornalistico, limmediata reazione verbale di certi ambienti, anche conciliari, senza il senno di poi e la prospettiva necessaria. Inoltre Tagle, proprio fin dallinizio, fa sua, per il Concilio, la categoria storiografica dell evento (v. sopra), anzi, per la famosa settimana dipinta a lutto, crea una sorta di evento nellevento (p. 417) con una serie di

141

incidenti (che) vennero a turbare lassemblea (ib.): si stavano approvando testi seriamente indeboliti a causa delle concessioni a favore di una minoranza sfiduciata che, al contrario, avrebbe dovuto essere surclassata (ib.) . Con fraseggio sportivo, insomma, sono cos` delineati il rinvio della votazione sulla ` religiosa, la presentazione della Nota Explicativa Praevia che spiega liberta in che senso il capitolo III della Lumen Gentium doveva essere inteso e votato , lintroduzione di 19 emendamenti al decreto sullecumenismo ed, infine, la dichiarazione di Maria Madre della Chiesa . Si capisce, del resto, latteggiamento del Tagle da quel suo scrivere: i padri ` approvati nelle congreinsieme al Papa voteranno definitivamente sui testi gia gazioni generali (p. 419). Il Vescovo di Roma non vota, invece, ma confer` , proprio secondo il Regolamento ma e promulga i testi conciliari e percio ` il notaio del Concilio, come, sinodale, poteva sempre intervenire. Egli non e con espressione colorita, disse di se Paolo VI. In linea con una visione critica del condurre il grande Sinodo da parte di Papa Montini (il ruolo di Paolo VI , pp. 434 e 474s. che provoca ferite profonde , p. 425 e le sue risposte p. 462 ), lA. sottopone allo stesso trattamento i suoi piu ` diretti collaboratori, il Segretario generale del magno Sinodo. Mons. Felici (v. pp. 420, 421ss., 453 perfino , 456 nota 171) e in casu il Card. Tisserant (pp. 422s. e 432ss.). Negli atti assembleari, lA. analizza poi gli antefatti della crisi , dei quattro incidenti cruciali della settimana nera (p. 426). Non lo seguiremo nella sua presentazione indicando comunque qui di seguito le pagine in cui ` richiesta al vero storico abbiamo trovato piu ` mancante quel tanto di obiettivita o ipotesi alle quali non possiamo aderire (pp. 427s., 430, 432ss., 435s., 439, 440 ` nessuno interpretare questa serie di incidenti e scambi come non stupira una transazione ambigua, nella quale la promulgazione del testo dipendeva dallaccettazione delle modifiche desiderate dal papa , 442, 444, 446 ` il frutto di un periodo nero della non si esagera se si dice che la Nota e costituzione sulla Chiesa , 449 la minoranza pensava allora di aver ` del concilio a quamesso il papa sotto ricatto ... Paolo VI voleva lunanimita lunque costo , 451 unaltra causa di timore nella minoranza era la forte distinzione fatta fra ordine e giurisdizione, una disgiunzione ignota allantichi` . Ma, aggiungiamo noi, la pienezza dellapprofondimento teologico e ` nella ta distinzione riflessa e non nella disgiunzione , 456 la minoranza esplose in atti potenzialmente eversivi , 457, 459s., 463ss., 468 nota 228 lanalisi ` principalmente del De Rossi mostra che il testo della Nota explicativa praevia e un collage dei principali emendamenti presentati da membri della minoranza e respinti dalla commissione in quanto contraddittori con il testo votato . Cos` ` per la Nota Explicativa Praevia che Philips stesso non trova proprio non e contraddittoria con esso e in cui il P. Bertrams fa introdurre (Acta Synodalia VI/3, p. 647) il concetto chiave di hierarchica communio, atto a far da felice sintesi fra I e II Millennio, per quanto riguarda lorganica costituzione ecclesiale , 469, 471 in tal modo la Nota offre una interpretazione restrittiva, ma non totalmente, del capitolo III , 473 la Nota non dava la sola interpretazione possibile , essa non devessere assolutizzata , 474 Paolo VI

142

vuole la Nota ... per evitare uno scisma simile a quello dei vecchi cattolici dopo il Vaticano I. Inoltre voleva impedire che nella curia romana attecchisse una sorta di antagonismo permanente verso i vescovi del mondo , 475, 477 Sem` proprio mite , come lo def` nisce lA., stando al suo diario, melroth non e quale appare dalle citazioni riportate nellopera e lo dimostra anche la nota ` il simbolo di do276 , 478 linnocuo titolo di mater ecclesiae divento glianze che riguardavano la nascita di una diversa forma di chiesa , 480 la minoranza ... ha speculato sul temperamento di Paolo VI ... la strategia e la ` dei documenti disputa durante la settimana nera mettono in luce le ambiguita conciliari; ma tener conto delle loro obiezioni aumenta i compromessi teologici nei testi , 481 I suoi (di Paolo VI) interventi furono visti come difesa delle prerogative pontificali, mentre, forse, egli credeva che come papa potesse partecipare al concilio esattamente come ogni altro vescovo e 482, in tema ` mariana che di collegialita ` . Comunque il finale e ` positivo (ma sa di sia di pieta ` una di quelle sorgenti felix culpa) poiche per lA. anche la settimana nera e che hanno reso il Vaticano II una fonte di grazia. Nel capitolo VII, il piu ` lungo, R. Burigana e G. Turbanti si occupano dellintersessione. Vi appaiono ben in evidenza i soliti punti di vista del gruppo di Bologna che per noi chiaramente sono ideologici. Mi riferisco al linguaggio ` nei confronti di battagliero, drammatico alleccesso, pessimistico, alla animosita Paolo VI (v. per es. pp. 484, 510, 512s., 515s., 527 nota 103, 533-536, 542s., 549 e 577), in relazione con Papa Giovanni; i due Pontefici risultano divaricati ( per costoro i piu ` impegnati nel rinnovamento della dottrina cattolica in concilio la Nota praevia veniva a svuotare di significato il passo qualificante del Vaticano II ... per costoro il concilio si era concluso il 21 Novembre 1964 : p. 487. Ivi la maggioranza era stata derubata : p. 486). Mi richiamo ancora al giudizio assai negativo, anzi malevolo, nei riguardi di Mons. Felici, verso la Curia romana (senza distinzione), la Segreteria di Stato, e LOsservatore Romano , al riferimento allo spirito (in cui si inse` che si vuole) e non solo alla lettera conciliare (p. 499). Si stabilirisce cio scono poi impropri ed indebiti legami tra il Segretario della Conferenza Episcopale Olandese e il gruppo della Domus Mariae (p. 488), fra la sodisfazione del Card. Siri e, implicitamente, quanti sottolineano senza spo` conciliare fra il sare le sue posizioni su altri punti il carattere di continuita magno Sinodo Vaticano e quelli che lhanno preceduto. Noi pensiamo, ad es., nel dopo-concilio, a Jedin e a Carbone, a Ratzinger e a Kasper e finanche a Poulat. Proprio a proposito di teologi e storici rileviamo che specialmente qui, ma un po in tutto il volume, troviamo una indebita sottolineatura del loro ruolo, in modo particolare di quello del P. Congar, che sembra esser diventato la vera e giusta misura del pensare di tutta la Chiesa, nei suoi giudizi su uomini e cose (v., a conferma, lindice dei nomi di p. 677s.). Ebbene si deve chiarire che, per ` un po come lacceptio rerum negli Autori sacri. analogia, la ricerca teologica e ` opera dei teologi, anche se essi possono Le decisioni conciliari non sono cioe averne fatto umilmente il tessuto , in parte, ma soggetto alla decisione epi-

143

` poi scopale e pontificia che lo assume, lo qualifica come magistero . Ce eventualmente, se si vuol conoscere lapporto materiale dei teologi ai testi finali sinodali, tutta una ricerca paziente e obiettiva da compiere, di confronto fra proposte e risultati. Occorre una comparazione incrociata anche dei diari , per quanto riguarda il lavoro delle Commissioni conciliari. Del resto, proprio nel caso del P. Congar,** il volume stesso riporta alcuni passi in cui risulta evidente la sua delusione per i tanti cambiamenti e i rifiuti di suoi canovacci di proposte (o affermazione che si tratta di consultazione e non della redazione di testi) (v. per es. pp. 555 nota 160, 547 nota 208, 603 nota 272, 609, 612, nelle note, 614s. e 678). Ad ogni modo abbiamo trovato interessanti le ricerche (pp. 550-563) sulla Commissione mista per lo schema XIII, sempre con molto Congar (anche in ` poi Papa. seguito) e lemergere di colui che sara La trattazione dello schema sulle religioni non cristiane e la dichiarazione ` invece fuorviante per la mancata distinzione fra anti-semisul popolo ebraico e tismo e anti-giudaismo, nel ruotare intorno alla discussione sullinserimento o meno della riprovazione dellaccusa di deicidio al popolo ebraico. Per le altre Commissioni, interessanti risultano pure, oltre la presentazione sullo schema della Rivelazione, quella circa lapostolato dei laici, il clero (con indulgenza dappoggio verso la posizione di chi mette in discussione il celibato ecclesiastico nella Chiesa latina e quanti non erano favorevoli alla celebrazione quotidiana della Messa, quando non fosse stata possibile la presenza dei fedeli) e le missioni. ` da lamentare un atteggiamento preconcetto nei confronti di Qui peraltro e Propaganda Fide , del Card. Agagianian e alla fin fine dello stesso Papa Montini, che porta perfino a un falso giudizio sulla votazione in risposta ad una questione presentata ai Padri. Il Segretario generale del Concilio infatti a tale proposito concludeva: Ergo placuit Patribus propositio facta a commissione de missionibus. Ea propter hoc schema ... perpolietur, perficitur et, ubi opus erit, reficitur iuxta Patrum animadversiones (Acta Synodalia III/6, ` farsi duttile, per salvare, nello p. 457). Del resto lo stesso P. Congar dovra schema, lallargamento della visione di missione, accettando, egli con altri, che subito dopo vi si torni a parlare di essa in senso stretto (dei territori di ` ). Anche qui prevale dunque la sintesi, la combinazione, la memissione , cioe diazione, il metter insieme, non il disgiungere e il radicalismo dei pensieri ` la tendenza nel volume in esame. (v. p. 610ss. e p. 614 nota 300), che invece e Di interesse risultano altres` i lavori della Commissione per i religiosi (con rimprovero al Card. Antoniutti, prima, di aver idee precise sul da farsi p. 618 , e disaccordo da parte di Leiprecht, poi, contro il ruolo poco incisivo e la sua assenza p. 622 e conseguente ruolo primario del Leiprecht stesso), per i seminari e leducazione cristiana (sempre con il linguag` in seguito la gio delle forti pressioni , dei contrasti significativi ). Vi e trattazione sullo schema per i vescovi, con temi particolari e caldi, in confusione
** V. pp. 320-336 di questa opera.

144

evidente tra testo e note corrispondenti (a p. 632) e cenno congariano a unoffensiva terribile degli oppositori, ad una battaglia sulla questione delle conferenze episcopali (p. 633). Infine si esamina limpegno della Commissione di coordinamento, da cui risulta la tendenza degli Aa. a ridurne limportanza, invece decisiva (pp. 634639), con rilievo, giustamente, del giudizio assai critico di Mons. Felici sullo schema XIII, che era frutto di due esigenze in parte contrapposte di enunciare ` ,) principi universali ... e di affrontare problemi contingenti ... il testo non (, cioe risolveva questa contraddizione di fondo (p. 636 nota 367). Il capitolo si conclude con Osservatori vicini e lontani , su cui ci sarebbe pure da ridire assai, specialmente, una volta ancora, sulla divaricazione stabilita nei comportamenti di Giovanni XXIII e Paolo VI (p. 645) e analisi in fondo superficiale e polarizzata su il mondo comunista al Vaticano II . Nellultimo capitolo, al fine, come realizzato del resto sempre, nei volumi in precedenza pubblicati, il Prof. Alberigo trae le sue conclusioni ( Grandi risultati ombre, definite poi pesanti e amare, di incertezza ). Dico sue, come risulta subito evidente dal riassunto iniziale della Lumen Gentium e del de` lAlberigo di sempre creto Unitatis Redintegratio, tutto molto personale. Vi e con la tendenza a considerare lassemblea sinodale quasi come un parlamento civile ( la minoranza talora al limite della filibustering parlamentare : p. 649) e il principio democratico (p. 661), quale base di giudizio anche per la Chiesa, ` cristiana e particolarmente cattolica per esso, che mentre nota una ostilita ` la sua consueta distinzione tra Chiesa pellegrinante e Regno (pp. 649 riprova. Ce e 651), ma tale che non gli permette di tener in conto la visione di essa, pure conciliare, come germe e inizio proprio del Regno (v. Lumen Gentium 5). ` altresi nellA. una caratteristica accezione della collegialita ` , delle Vi e Chiese sorelle (le diocesi), del primato, che non collima con i testi del grande Sinodo, mentre egli nemmeno si mostra obiettivo nellanalizzare lapporto degli osservatori ecumenici al Concilio (p. 653s., v. anche p. 664). Cos` lAlberigo continua a non vedere il legame, fondamentalmente cattolico, tra il Vaticano II e i concili che lhanno preceduto (v. p. 659 sul Concilio di ` Trento) e a negare (p. 655) che esso sia la continuazione logica (p. 664: e espressione di Paolo VI) del Vaticano I. Che poi lassemblea sinodale abbia ` vero proceduto per compartimenti stagni (p. 655) come egli attesta non e ` esempio lo schema sui vescovi, che invece per lAlberigo proprio lo e ne e dimostrerebbe (p. 659). Pure lopposizione irriducibile tra metodo deduttivo ed induttivo, quasi che valido sia solo questultimo (p. 655s.), risulta forzata e in fondo non cattolica , specialmente se i segni dei tempi vengono considerati rivelazione ( rivelano alla luce della fede nel farsi della storia, le ricchezze contenute nella ` della parola : p. 656). sovranita Nei movimenti , poi, citati da Alberigo, che hanno preparato il Concilio Vaticano II manca significativamente quello patristico , che avrebbe proprio aiutato lA. a moderare almeno quel suo cercare ad ogni costo e solo la no` conciliare, oltre la Tradizione e la continuita ` (p. 656). La ricerca di vita

145

Cristo si fa attraverso gli uomini e gli avvenimenti egli afferma e non ` chiamato a cambiare salvo il malgrado loro ... lungo un cammino dove tutto e vangelo (p. 657). Sulla stessa linea vanno i significati messianici della storia stessa (p. 657), la permanenza di unegemonia del cristomonismo e linsuf` della pneumatologia nelleconomia delle decisioni conficienza e la marginalita ` lA. scaglia una freccia contro le letture sempliciste ciliari (p. 657). Per cio delle indicazioni conciliari che non posson essere capite senza passare ad un livello diverso di comprensione (p. 657): il suo? Un esempio egli ce lo fornisce nellanalisi del sensus fidei e fidelium, e in ordine di pensiero con considerazioni a valanga contro lecclesiologia essen` dellannuncio rispetto ad ogni altra zialista ed invece a favore della priorita forma dottrinale o scolare di magistero , di uno statuto autonomo delle funzioni di insegnamento rispetto a quella sacramentale e di governo , di un ripensamento del servizio magisteriale al di fuori degli schemi talora molto ` di governo e della stessa struttura gerarchica, la quale e ` angusti dellattivita ` sviluppata essenzialmente in funzione di governo (tali dichiarazioni nata e si e son tutte di p. 658). Sempre in tema di Magistero, quello ordinario del corpo ` riconosciuta (dal Concilio) linfallibilita ` , starebbe ad episcopale disperso, cui e ` del Papa: da solo (p. 659). equilibrare lenfasi posta sullautorita Continua anche in questa deduzione dellA. la sua tendenza dialettica , ` e non a fare sintesi e a mediare le varie tendenze, che pure ad opporre cioe Congar, alla fine sposa, per es. nello schema delle missioni (v. pp. 612-615). LAlberigo invece fa rovesciare i testi preparati, parla di clima ormai remoto del periodo preparatorio al Concilio e liquida per questo con poche parole gli schemi sui preti e sulla vita religiosa (p. 660), mentre per lo schema ` arduo decidere se si sia trattato di scelte coragXIII attesta che ancora oggi e giose e lungimiranti o di decisioni premature ed imprudenti (p. 661). Cos` egli si avvicina, in questo caso, al giudizio di Mons. Felici del maggio 1965 (v. p. 636s.) e, in parte, al contributo di Mons. Kasper per il Synodus Episcoporum del 1985. ` alla libertas ecclesiae (tema, vedi caso, a cui Con una certa insensibilita Congar stesso avrebbe voluto fosse dedicato almeno un capoverso della dichia` religiosa: v. p. 576 nota 21) e indistinzione tra antisemitirazione sulla liberta smo e antigiudaismo, lA. procede ancora nel suo giudizio negativo sulla Segreteria di Stato (p. 661), e non si avvede che lo stesso Mons. Willebrands, dopo il suo giro in Medio Oriente, giunge alle sue stesse conclusioni. ` linerzia che il conflitto Un altro nodo caro allattenzione dellAlberigo e ` (quale?) prima e la persistenza della teologia bacattolico con la modernita rocca poi avrebbe indotto nella riflessione teologica (p. 662). Anche qui non realizza che in tal modo egli si pone in contraddizione con se stesso, allaver in ` ecclesiale ... non si identifica con nesantecedenza affermato che la comunita suna condizione particolare: storica, sociale, culturale e razziale (p. 650). A questo proposito vale rammentare quanto scriveva nel suo diario largentino Mons. Zazpe: La Chiesa e il concilio sono rimasti nelle mani del Centro ` una corrente Europa. Conta solo quello che loro dicono. Dallaltro lato non ce ` un fattore di o un gruppo che trattenga o equilibri. Lo stesso Papa non e

146

` America, ne ` Africa, ne ` Italia, ne ` Spagna hanno un peso contenimento. Ne ` grave affermazione, ma da ponderare bene. (v. p. 662). E Pure qui come del resto abbiamo notato in precedenza per il gruppo di ` infine (nelle tensioni ed incertezze ) lappesantimento ingiuBologna ce sto nel giudizio storico (v. p. 664ss.) su Papa Montini (in contrapposizione a ` quello su Giovanni XXIII), in una rinnovata incomprensione per la continuita storica (v. p. 666) e per la Curia romana (in concreto Mons. Felici e il Card. Cicognani; v. pure p. 669s.: questione degli yes-men ), nel rammarico che il ` la riforma senza intromissioni conciliari (p. 665). Papa ne abbia avocata a se Egli denuncia inoltre pesanti compromessi , espressioni contraddittorie con la linea dottrinale principale del Concilio (p. 666), manifestazione delle debolezze della maggioranza sinodale verso i bambini recalcitranti (=la minoranza, come in citazione del Congar lavrebbe definita de Lubac). A ` , varra ` ricordare il giudizio di Philips e di altri proposito di contraddittorieta per i quali essa non esisteva proprio tra la Lumen Gentium, nel suo III capitolo, e la Nota Explicativa Praevia (v. pp. 441 e 444), come non cera, per lo stesso Congar e anche per il card. Bea, fra quanto accettato delle modifiche proposte da Paolo VI e il testo del decreto sullecumenismo. ` molto lungo, ma non possiamo tralasciare di Il nostro dire critico va gia accennare, in conclusione, alliniziale scandaglio da parte del prof. Alberigo ` storica del Concilio (p. 668), proprio nella lettura estensiva della validita di alcuni contenuti della costituzione Sacrosanctum concilium . Applicazione e ` . Siamo recezione costituiscono (infatti) la prova senza appello di tale validita alloggid` , ma nel rispetto, per noi, del dettato sinodale, indipendentemente da , magari preso a prestito da un De Luca (a Montini) del 1959 (p. 670) ogni cliche o dallo Chenu (preceduto da Mons. Garrone lo diciamo noi ) per quanto ` , approvato il 20 Ottobre concerne il messaggio conciliare dei vescovi allumanita 1962. Gli indici, dei nomi, tematico e sommario suggellano il volume (pp. 673-706).

14. Contrappunto per la storia del Concilio Vaticano II


Si conclude, con questo V volume,1 una ponderosa Storia del Concilio Vaticano II , evento qualificante il secolo scorso e che si proietta, con questa ermeneutica monopolistica , sul nuovo. Il tomo, dalla solita bella ed elegante veste tipografica, ha potuto contare, nella sua gestazione, sulla completa pubblicazione delle fonti ufficiali, ben 62 tomi, che dovrebbero verificare, oltre il ` , controllo incrociato dei dati provenienti dai diari personali, l autenticita ` del procedere e del pensare degli Aa. laffidabilita
1 Aa.Vv., Storia del Concilio Vaticano II (diretta da Giuseppe Alberigo), Vol. 5: Concilio di transizione. Il quarto periodo e la conclusione del concilio (1965) , Il Mulino, Bologna 2001, pp. 791 (edizione italiana a cura di Alberto Melloni).

147

` ancora quella penosa di sempre, Ebbene diciamo subito che limpressione e ` dalla lettura dei precedenti quattro volumi: il privato sommerge il colta cioe pubblico, le Commissioni primeggiano sulle Congregazioni assembleari (il ba` invece lAssemblea), sullinsieme dei Padri, dei loro ricentro del Concilio e ` venuto via interventi e dei voti, anche se un miglioramento di prospettiva e via manifestandosi, nel corso della pubblicazione dellintera opera. Gli Aa., dunque, ancora si rivelano fondamentalmente monolitici e parziali, indulgendo a quella che noi abbiamo definito una ideologia interpretativa che non basta dire progressista o innovativa . Si tratta in effetti di un progressismo , di una innovazione lontani, in genere, dallo spirito autenticamente conciliare della ricerca del consenso , pur a partire dalle varie posizioni iniziali, legittime, di ciascuno.2 Del resto noi usiamo qui la parola evento (conciliare) nel significato di fatto importante e decisivo, ma non necessariamente dirompente, rivoluzionario, di rottura con il passato. Che poi la sua ricostruzione sia stata serena e fedele (p. 15) proprio non lo crediamo, anche se un qualche sentimento di insicurezza, a questo riguardo, appare nella seguente attestazione: Malgrado ogni sorvegliata avvertenza e un comune impegno di acribia, qualche sentimen` essere filtrato nella ricostruzione (ib.). La possibilita ` e ` invece to soggettivo puo per noi certezza e non si tratta, purtroppo, solo di qualche sentimento . Nella Premessa, comunque, il Direttore ripresenta i ben noti criteri di sempre, avver` che la lettura di questo volume risultera ` meno lineare di quella dei tendo pero ` stato (infatti) inevitabile laccavallamento in medesimi capitoli di precedenti; e atti diversi che si sono succeduti nelle medesime ore (p. 11). Addentriamoci ora nei vari sentieri dellopera. Il primo, Verso il quarto ` affidato a G. Turbanti. Cercando di fornire elementi illustrativi del periodo , e malessere profondo che serpeggiava in qualche Nazione, lA. manifesta alcune delusioni conciliari per fornire un contesto al suo procedere. Non sono cose nuove. Successivamente Turbanti mette a fuoco i sentimenti (le preoccupazioni), i pensieri e poi lazione di Paolo VI (bene p. 44, alla fine, e p. 47, non bene p. 56), nel rischio di uneccessiva assimilazione della Chiesa al mondo moder` la preoccupazione per il post-concilio e trapelano no (p. 45). Nasceva gia ` dellA. a intendere Paolo VI, nel suo impegno di esercizio anche le difficolta ` di governo nella Chiesa e di difesa della Trapersonale della suprema autorita ` fornito dalla enciclica Mysterium fidei, che aveva un dizione. Un esempio ci e evidente carattere reprobatorio delle dottrine indicate e dei teologi che le avevano professate, secondo uno stile che ricordava da vicino i documenti del s. ` probabile che essa avesse avuto origine proprio negli ambienti di Uffizio ed e quella congregazione (p. 53s.). Con La commissione di coordinamento. La ripresa del lavoro da parte delle altre commissioni , lA. analizza la riunione del 13 settembre 1965, espri2 V. la mia Nota Il Concilio Vaticano II: considerazioni su tendenze ermeneutiche dal 1990 ad oggi , in Archivum Historiae Pontificiae 38 - 2000 -, pp. 275-286: v. pp. 370-380 di questo volume.

148

mendo il giudizio di un suo indebolimento, e non a vantaggio dei Moderatori, i quali erano circondati dalla diffidenza della curia che non perdeva occasione ` (p. 59). Ci sembrano, questi, giudizi sommari, per attaccare la loro autorita come lo sono quelli espressi sullo stesso Mons. Felici (p. 61). Pure per le altre Commissioni lA. sottolinea un presunto cambiamento di clima, mentre si ma` poste dalla minoranza . Il maestro di Turnifestano, chiare, le difficolta ` , anche in questo caso, Congar, pur nelle sue perplessita ` per lo schema banti e XIII (assieme a quelle, riportate, di Lebret e Rahner). ` intitolato Portare a termine Il IIo capitolo, affidato a G. Routhier, e lopera iniziata: la faticosa esperienza del quarto periodo . In esso si riprende, fino a p. 76, il discorso del Turbanti e si introduce la nota della stanchezza , la quale, pure esistente, mi pare non si debba esagerare, specialmente nel senso che ` significhi rassegnazione e quasi diminuito interesse, in particolare da parte cio dei cardinali che avevano guidato la maggioranza durante i primi due periodi (p. 76), mentre la minoranza sembrava approfittare della congiuntura (ib.). In tale contesto lannuncio della costituzione del sinodo aveva colto di sorpresa i padri (p. 79), la cui gestazione , con giustezza, si attribuisce a ` la II Sezione della Segreteria di Stato (Prignon, citato in nota, quella che oggi e come molte volte in questo volume, quasi a divenirne una delle fonti piu ` ` dunque fuori strada ). Per lA., accreditate dinformazione: v. nota 130 e con il Congar, si era consapevoli che qualcosa giungeva a mutare il corso di ` della curia romana . Ma lunghi secoli di centralizzazione e di autoreferenzialita unattenta lettura del motu proprio ne mostra presto il limite (p. 84), poiche ` sottoposto al potere del papa, anche per quanto riguarda la sua il sinodo e ` essere concesso convocazione, il suo ordine del giorno e il potere che gli puo ` ) contri(ib.). Malgrado tutti questi limiti, lannuncio di Paolo VI aveva (pero buito a rasserenare latmosfera in questo inizio di periodo e a far dimenticare un po la fine drammatica del terzo . Paolo VI dava un segnale chiaro di non essere prigioniero della vecchia guardia (ib.). In nota (36), comunque, lA. risolve a suo modo un dibattito con Carbone, ricorrendo a una distinzione non comprensibile. La cosa si ripete in nota 132. ` religiosa, Routhier richiama ancora una Trattando poi il tema della liberta volta la fine drammatica (p. 87, frustrante ) della discussione del terzo periodo conciliare. Egli comunque riconosce che lo schema aveva beneficiato ` ugualmente rilevare quanto lA. attesta in nota (41) a del rinvio (p. 87). Varra proposito di una conferenza di J. Courtney Murray, durante la quale egli aveva dimostrato come linsegnamento dei papi, a partire da Leone XIII, approfon` religiosa (v. pure pp. 111: per i diva gradualmente la dottrina della liberta vescovi statunitensi lo schema non si opponeva alla tradizionale dottrina della Chiesa e 112). Ci auguriamo che questi due punti, sui quali tante volte siamo tornati anche noi, siano ormai acquisiti, pure per mettere nel dimenticatoio lespressione settimana nera (ancora qui presente v. pp. 108 e 121 : fu ` ) di giornalistica memoria. invece la settimana della verita Sotto il titolo Tra due minoranze: le Chiese dei diversi mondi della catto` , lA. presenta, successivamente, una maggioranza da ricomporre e una licita

149

minoranza in via di ricomposizione , alimentata dalle vittorie del terzo periodo (p. 98). Essa avrebbe ora almeno due componenti che, pur non volendosi confondere, condividevano comunque interessi comuni: i cardinali di curia e il Coetus internationalis . E si cita (nota 93) L. Perrin che, in fatto di Coetus, ha ` che concerne la sua orgaun punto di vista ben diverso da Routhier, per cio nizzazione . In ogni caso lA. inserisce qui la problematica dei contesti storici differenti (di provenienza) dei Padri conciliari, per cui la maggioranza non riusciva piu ` a guidare un concilio ormai dilatato alle dimensioni del mondo ` affermazione assai grave. (p. 101). E ` degli organi In attesa del voto Routhier attesta che la molteplicita direttivi e la policefalia del concilio contribuivano a imbrogliare la matassa. Bisognava aggiungere anche lassenza di procedure formali nelle udienze tra i moderatori e il papa, che contribuiva a sfumare tutte le decisioni e a lasciare agli ` superiore (p. 106). Non intermediari il compito di farsi interpreti dellautorita condividiamo il giudizio. Con linguaggio che si fa sempre piu ` bellicoso , lA. presenta quindi vari interventi dei Padri e poi La battaglia per il voto (che sembrava tabu ` ) e liniziativa del papa (p. 116). ` religiosa, Ed ecco the big day , A Day of Destiny (p. 122), sulla liberta sul baccano della minoranza, che si rivela essere una tigre di carta ` (degli organi direttivi e lode, questa (p. 126), sulla non rappresentativita volta, a Paolo VI: p. 126), sul volere che la dichiarazione mettesse bene in ` dellinsegnamento del magistero (p. 130). Ma la tigre di luce la continuita carta , poi, dimostra tenacia , mentre i promotori rivelano sfinimento (p. 132) e il Papa esige soltanto che il testo affermi chiaramente che la Chiesa ` la sola vera religione, che si e ` obbligati a cercare la verita ` e che dimostri che [?] e ` in linea di continuita ` con quello dei suoi predecessori questo insegnamento e (p. 133). Fra alterne vicende, riportate piu ` o meno bene dal Routhier, con linguaggio molte volte infelice, si giunge, alfine, a precisare quale fosse log` religiosa di cui si parlava nello schema (p. 141), mentre si getto della liberta ` promulgata il 7 dicembre. Malgrado tutti i anticipa che la dichiarazione sara suoi sforzi Paolo VI non era riuscito ad ottenerne il consenso che aveva tanto cercato, anche al prezzo di compromessi che molti gli rimproveravano (p. 141). ` LA. affronta poi lo schema XIII, sotto la guida del Turbanti, senza novita dunque, ma con giusta precisazione, rispetto al collega, a proposito di Chenu, (contrario alla Dottrina sociale della Chiesa) praticamente escluso dalla preparazione dello schema (p. 149). Routhier identifica nella revisione degli ` per esso. Ma non e ` cos` . insegnamenti precedenti (p. 144) la prima difficolta Egli parla anche dello sfilacciarsi in casu della coalizione, a geometria leggermente variabile, franco-tedesca e piu ` largamente centro-europea, che aveva, dallinizio, esercitato un vero e proprio ruolo-guida nei confronti del concilio (p. 145). Era unalleanza che bisognava rifare, mentre si formava un blocco mediterraneo, con una frangia latino-americana, corrispondente alla minoranza conciliare (p. 152), ammettendosi che la linea di divisione fra i padri ... non obbediva semplicemente a imperativi regionali o geografici (p. 153). Vi era ` di posizioni, sensibilita ` , presupposti filosofici e di opzioni teodunque fluidita

150

logiche (pp. 155 e 158), con due letture del mondo contemporaneo , meglio, ` terrene, e della storia. Il dibattito piu della creazione e delle realta ` significativo ` il titolo, la portata e la qualificazione teologica dello schema (p. 156). riguardo `,e E siamo all Ateismo e comunismo , con trattazione pure senza novita passaggio successivo Dalla Casti connubii al Vaticano II e lapparire di due tendenze in proposito. Mons. C. Colombo (a nome di 32 vescovi italiani) vi ` del matrimorisulta mediatore , per una via media . Anche lindissolubilita ` Mons. Zoghby e le nio e il divorzio furono affrontati da vari Padri (si ricordera ` ) e ancora il relative discussioni, mentre il Patriarca Maximos se ne dissocio flagello dellaborto. Per lA. restando fuori dal tempo e dalla storia si poteva ` della Chiesa, questo modo di parlare con sicurezza, ma di fronte alla cattolicita pensare difficilmente resisteva (p. 176). Il tema seguente, Cultura, vita economica e sociale, politica , trova Routhier ad indicare le opposizioni di fondo tra una teologia dellincarnazione, che accordava grande valore alla cultura umana, e una teologia della redenzione secondo la quale la cultura aveva bisogno di essere riscattata e la scienza maggiormente sospettata (p. 180). E si giunge a guerra e pace (p. 185). Su tali questioni lA. sottolinea molto la posizione del Card. Lercaro, che nel suo intervento segue una prospettiva completamente diversa rispetto a quella adottata dal papa allONU ... assumeva inoltre una posizione molto piu ` radicale di quella della maggioranza conciliare e di Paolo VI. Lindicazione di Giovanni XXIII sul superamento della guerra giusta trovava cos` uneco ` ed umana prudenza (p. 185). Era uno dei fedele e rigorosa, senza ambiguita temi che avrebbero dominato il dibattito, insieme alla questione della dissuasione nucleare e dellobiezione di coscienza. Eppure lA. segnala, con dispiacere, che il dibattito finisce nella calma generale, senza dubbio a causa della stanchezza diffusa. Si capiva che il concilio, divenuto una assemblea votante piu ` che deliberante [ma la deliberazione non si esprime con il voto?], avrebbe facilmente ` che gli fosse stato sottoposto (p. 189). Non lo crediamo accettato tutto cio proprio. Lo schema XIII ... era sopravvissuto al dibattito nonostante tedeschi e spagnoli avrebbero preferito al suo posto una sorta di messaggio del concilio (p. 189). Iniziava cos` il lavoro delle Commissioni, di nuovo. Prima delle conclusioni il capitolo si chiude con lufficio dei vescovi e il governo delle diocesi , con attenzione al decreto che doveva mettere in pratica i principi della Costituzione conciliare sulla Chiesa. Non vi mancano temi scottanti, quali la sacra potestas (senza distinzione con i munera, e confusione riguardo alla giurisdizione, e con un papa interventista , su suggerimento di mons. Samore e spinto da Carli e Siri : p. 191), le Conferenze episcopali (stru` ), il loro rapporto con i Nunzi (sottomissione al loro mento della collegialita controllo). ` un clima che avvelena il cammino del concilio. CoMa per Routhier vi e munque Bisognava ammettere che era nelle commissioni e non in aula che si decidevano le sorti degli schemi ... (ed) era chiaro che attraverso la pressione sul papa si poteva ottenere qualcosa, e gli avversari degli schemi non avevano mancato di percorrere quella via [e gli altri no?]. Il pontefice preoccupato ` della Chiesa, voleva ad ogni costo tendere allunanimita ` , anche se le dellunita

151

adesioni che otteneva erano spesso date controvoglia. Le sue concessioni avevano anche linconveniente di far salire la posta in gioco. Poiche si era riusciti a piegarlo una volta, non ci si preoccupava di aumentare la pressione (p. 192). In ogni caso si restava prigionieri di una prospettiva universalista, con il vescovo inquadrato innanzitutto nella Chiesa universale, prima di esserlo nella sua diocesi (p. 193). La conclusione va ancora a giudicare, male, il Papa: ` innanzitutto vittima di questo difetto di assimilazione della dot Paolo VI e ` da parte dei padri stessi, che finiscono per considerarlo un trina della collegialita ` anche vittima del suo temperamento arbitro superiore al concilio [e non lo e ?]. E ` cosi esposto a fortissime pressioni e della coscienza esigente del suo ruolo ... Si e da parte di persone poco scrupolose, alcune delle quali appartenenti alla sua stessa cerchia e, in molti casi, a veder offuscata la sua immagine ... Insomma, il quarto periodo pose concretamente il problema del regime collegiale della Chie` primaziale in un contesto collegiale sa cattolica e dellarticolazione dellattivita (p. 194). ` la concezione della traLaltro problema che emerge da questi dibattiti e dizione (per molti era cumulativa e ripetitiva). In effetti il quarto periodo poneva eloquentemente la questione della traditio interpretativa nella Chiesa ` in fondo tutta la questione dello sviluppo dottrinale che si pone at(ib.). E traverso questi dibattiti conciliari . Proprio quando lo consideravo ho letto, di Florence Delay, un intervento in cui, con J. Guitton, si intravvede Newman 3 e ` parso allora piu mi e ` evidente che Routhier si affanna contro una maschera di ` riportato a conclusione, i Tradizione. Comunque per A. Outler, il cui pensiero e mesi di settembre-novembre 1965 possono essere considerati un Reformation Day per la Chiesa cattolica, ma si tratta di una Reformation Roman-style ` giusto che sia cos` ?]. In ogni caso qualcosa dimportante era cambia[e non e to (p. 195). M. Velati affronta, successivamente, nel capitolo III, Il completamento dellagenda conciliare , in un clima segnato da un misto di frenesia e di ` una caratteristica ripresa stanchezza . Questo della stanchezza, dellapatia, e fino alleccesso (pp. 197, 204, 208, 222, 245, 270 e 277), anche nei capitoli `, successivi, (v. pp. 287s., 306, 329 e 420) e non vorremmo che, oltre la realta ci fosse sotteso il pensiero che i Padri ingoierebbero ormai qualsiasi cosa pur ` e liberta ` , in un pedi finire. Sarebbe in fondo sminuire la loro responsabilita riodo particolarmente ricco di decisioni (di voto). Per conseguenza risulterebbero, ingiustamente, svalutati i testi approvati, come si vuole del resto fare. Il ` abbastanza piano, con buona presentazione dei vari oratori . Vi si fa dettato e lesame del rinnovamento della vita religiosa, della formazione dei presbiteri e ` nellassemblea per la dedelleducazione cattolica e risulta qualche difficolta finizione di obbedienza, per il celibato sacerdotale Paolo VI tronca il dibattito : pp. 244-249; i giudizi dellA. sono qui assai opinabili e per il ruolo della filosofia di S. Tommaso. Vi appare la funzione chiave, naturalmente, del Segretario del Concilio, Mons. Felici (p. 221).
3

V. La Doc. Cath. del 6 Gennaio 2002, p. 36.

152

Segue lesame della dichiarazione sui rapporti con le religioni non cristiane. Si parla di vescovi tradizionalisti (pp. 223s., 232 e 242), mentre si dovrebbe dire, piuttosto, tradizionali , del Coetus internationalis Patrum (pp. 224, 226 e 232), usando anche un linguaggio improprio (per es. antisemitismo : pp. 226, 229 e ` invece il P. Cuoq (p. 226), e risulta altres` mal posto il 242). Il P. Cocq, poi, e ` (p. 230). Si affronta dilemma tra la coscienza (dei Padri) e lopportunita anche la questione della soppressione di una chiara condanna della dottrina del popolo deicida (pp. 228s. e 231). E si giunge alla settima sessione pubblica (28 ottobre), in cui il papa si trova al centro di una serie di appelli e di manovre (p. 235), con alterne vicende sui risultati ottenuti da ciascuno. Comunque vera il rischio di degradare il clima della sessione, facendo saltare ogni procedura regolamentare (p. 238). Velati, a questo punto, riporta varie critiche ai documenti approvati e ci domandiamo ancora una volta come i testi conciliari possano essere recepiti con tali funeree premesse. Buone e giuste considerazioni, invece, sono successivamente formulate circa Nostra aetate (p. 242s.). Intanto prosegue il dibattito conciliare tra nostalgie del passato e sentimento di crisi . Molte cose dovremmo rilevare in senso critico a questo riguardo, ma entreremmo in un dedalo di particolari, mentre ci basta averne avvertito il lettore. Si passa quindi al lavoro in commissione , mentre su tutto domina la fretta (p. 260). Fa sempre da guida il diario di Congar.4 LA. in seguito presenta lo schema frutto di un tale lavoro, con attenzione piu ` a vedere le ` . Interviene differenze con i precedenti, piuttosto che a considerarne la continuita poi il Papa e vengono presentati gli emendamenti ( di poca rilevanza sono le ` una sorta di partecipazione del papa inosservazioni papali : p. 266). E dubbiamente tardiva al dibattito in aula (ib.). Una volta chiarito, quindi, ` la proposta tra i il valore non autoritativo dellintervento papale, si inserira tanti emendamenti episcopali raccolti durante la votazione in aula. E inesora` incontro alla bocciatura visto che tale aggiunta in realta ` apporta bilmente andra ` approvato dal concilio (p. 267). qualcosa di sostanziale al testo gia A chi fu Nunzio in Belarus risulta strano, a questo punto, che s. Giosaphat sia considerato missionario e martire in Ucraina e pure il paragone (di Horton) con Lutero, definito coraggioso dallA. (p. 267, nota 197). Il voto conclusivo ` comunque pressoche sul documento e plebiscitario (p. 275). Si era fatta molta strada scrive lA. , giungendo ad un ripensamento della teologia ` notato il carattere del sacerdozio in chiave pastorale e missionaria. Ma si e ` potuto parlare in di incompiutezza dello schema definitivo e per questo si e seguito di un superamento solo parziale della tradizionale teologia scolastica del ` la tesi di C. Duquoc], oppure di mancanza di una riflessione di presbiterato [e ` il pensiero di Dossetti] sulla teologia della Chiesa locale (ib.). fondo [e ` I laici protagonisti nella Chiesa? . Il basso Lultimo argomento di Velati e numero dei non placet sulle singole parti dello schema che li riguarda indica immediatamente un consenso generalizzato. Vi sono anche qui alcuni emenda4

V., in questo volume, la mia analisi sulla posizione conciliare congariana (pp. 320-336).

153

menti richiesti dal Papa che rivelano per la maggior parte la preoccupazione di ` nella Chiesa. Anche sottolineare nello schema il ruolo legittimo dellautorita questa volta Routhier nota che nel dibattito non emergono scrupoli legati allobbedienza dovuta al pontefice [aggiungeremmo almeno: in casu]. Gli emendamenti vengono al contrario discussi e soppesati guardando unicamente alleconomia generale dello schema . Velati parla di rigetto, rifiuto, bocciatura. Ci ` davanti pare di intravedere una certa soddisfazione nelluso di tali parole ... Si e ` assoluta , poiche ` il primo documento, questo, di un peraltro ad una novita e concilio che tratti specificamente dei laici . Anche qui, oltre i pregi, si segnalano i limiti di uno schema che apriva grandi spazi ... pur restando legato ad alcuni schemi teologici e pastorali dellepoca precedente (p. 284). Ma pure in questo ` dire qualcosa allA.? caso non potrebbe cio ` il titolo del contributo di Ch. Theo La Chiesa sotto la parola di Dio e bald, che risulta esatto se teniamo in considerazione lequilibrata visione della Dei Verbum, per quanto riguarda il trinomio S. Scrittura, Tradizione e Magi` maiuscola, mentre stero nel testo dellA., significativamente, solo Scrittura e ` solo minuzia , cos` come, per es., e ` non lo sono Tradizione e Magistero: non e ` grande spazio al diario di presentata dal noto P. A. Vanhoye.5 Theobald da Prignon, eccessivo per noi, (v. un po il giorno degli inganni : p. 287 e una nuova settimana nera : p. 339 nota 269) e anche al P. Betti, nonche , naturalmente, agli Acta Synodalia e, in emergenza, allottimo G. Caprile, che peraltro ` come si attesta la versione ufficiale dei fatti (pp. 336 e 344). non da ` signiLA. inizia con un conflitto dottrinale irriducibile , espressione gia ficativa, con nota (16) atta ad indicare dove si trovavano le zone di turbolenza dello schema. Le convergenze, che Theobald trova strane, tra settori in genere lontani, dellAssemblea dei Padri (pp. 296 e 315 nota 159), indicano invece ` in passato affermato che, in fondo, essi erano piu quanto gia ` vicini di quanto pensassero, come conferma il risultato delle votazioni, non lontano dallunanime consenso (p. 349: 27 non placet e 7 voti nulli, su 2115 voti). Eppure lA. parla di unasse romano-fiorentino e belga (p. 300) e della grande questione della natura costitutiva della tradizione in quanto fonte della rivelazione (pp. 299 e 335ss.). Emergono anche i famosi temi della veritas salutaris 6 (pp. 303, 321-323, ` dei vangeli (v. pp. 323-326, 332s., 339s., 342ss., 345ss. e 357) e della storicita 340, 342 e 344), che ci accompagneranno fino al termine dello studio del Theo` certo idilliaco, ma le tinte sembrano a bald. Il clima che lA. ci presenta non e noi piuttosto calcate, sul fosco. Si parla cos` di una sorta di ricatto sul papa da parte di almeno qualche membro della minoranza (p. 304), [e non ci si avvede che si tratta invece di una sua personale posizione e preoccupazione (v. p. 312) ]; si parla ancora di terzo partito che si sta formando, a sua volta ` quello che vince [ma non diviso, (pp. 305, 311s., 328 e 341 in questo caso e
Cfr. La Parola di Dio nella vita della Chiesa: La recezione della Dei Verbum , in ` alla luce del Giubileo, a cura di R. FisiAa.Vv., Il Concilio Vaticano II. Ricezione e attualita ` del Vaticano 2000, pp. 29-45. chella, Ed. S. Paolo, Citta 6 ` che salva. Un caso significativo in un testo del Concilio V. il nostro scolio La verita Vaticano II , in Bailamme, Genn.-Dic. 2001, pp. 39-42 e qui riprodotto a pp. 261-263.
5

154

era diviso?] ). Vi sono comunque delle impasses nella commissione teologica , ma altres` il desiderio di salvaguardare lapproccio economico della rivelazione (p. 307). LA. passa poi ad illustrare brevemente il testo dello schema e i vari tentativi di soluzione delle questioni piu ` scottanti. E anche Philips manifesterebbe qui ` (p. 319) e fa naufragio , qualche volta (p. 320). Si un briciolo di ingenuita ` superiore, con giudizi assai particolaarriva cos` all intervento, dellautorita ri del Prignon (p. 329) e rimbrotto addirittura al Congar, che non sembra ` del modus 40D con laggiunta del direcaccorgersi veramente dellambiguita te (p. 331 nota 230). Le parole di Paolo VI, molto criticato (v. p. 359, per es.), Vicario di Cristo p. 341 , vi sono invece assai chiare e significative (p. 338s.): nostro dovere (e ) ricercare una sicurezza dottrinale tale da permettere di associare la Nostra approvazione a quella dei Padri conciliari (p. 338). Decisivo fu lintervento di Bea (v. p. 343, ne risulta che la Chiesa non ricava la sua certezza dalla sola sacra Scrittura su tutte le cose rivelate ), il quale crea la ` accusato di abuso di autorita ` (p. 345). Comunque lA. presenta sorpresa ed e i risultati di varie votazioni e poi ritorna sul significato del compromesso dottrinale e la sua ricezione (p. 350), a proposito della Dei Verbum, riprendendone, a suo modo, lillustrazione del testo. Non ne ritorneremo sopra, ma, s` , segnaliamo la permanenza del conflitto dottrinale (p. 355) e lidea del compromesso dottrinale . Theobald sottolinea poi la violenza delle discussioni (a p. 358 si parla addirittura di dibattiti di una rara violenza ) e, ancora una volta, i campi conflittuali, con associazione, per noi infelice, tra Rahner e Giovanni XXIII (p. 357). Che poi Paolo VI vorrebbe sopprimere la formula veritas salutaris; ma alla fine accetta a denti stretti quella scelta allultimo momento, oggettivamente equivalente alla precedente (p. 357s.), non pare esatto se non aggiungessimo almeno, noi: ma non nel senso dello stesso Theobald e di Rahner. Particolarmente importante, e sbagliata, appare qui, successivamente, la ` assai posizione dellA. sulla fondazione storica della Chiesa . Pur andando gia ` la pena di riportarne il pensiero affinche lungo il nostro discorso, varra il lettore si renda conto della nostra critica: Linsieme dellimmagine che la neo-scolastica si fa della fondazione della Chiesa, una sorta di proiezione a-storica, anzi ideologica, dellattuale struttura gerarchica e dellarchitettura dottrinale della Chiesa in un passato immemorabile, diventa subito incerta. Strictu (sic!) sensu, ` parlare di un compromesso dottrinale perche qui non si puo la divisione degli ` mai stata discussa, ne ambiti tra la Dei Verbum e la Lumen Gentium non e in ` commissione, ne nellaula conciliare. Ma la tacita eliminazione di un problema e anche un modo di lasciare delle zone dombra in un testo e di rimandare le ` delle due decisioni al futuro . Si conclude, infine, dissertando sullautorita Costituzioni dogmatiche del Vaticano II (con loro comparazione), rette da un ` per lA. due teologie. unico cristocentrismo , a cui soggiacciono pero Segue la trattazione finale del decreto sullApostolato dei laici [la questione ` di ordine giuridico ?: p. 366] e quella della seduta pubblica del del mandato e ` 18 novembre: Paolo VI progetta il postconcilio (con riforme istituzionali). Vi e qui indicazione di una ricezione ufficiale o kerygmatica del concilio [aggettivo,

155

lultimo, che per noi proprio non conviene]. Inizia comunque il terzo tempo: La discussione finisce; comincia la comprensione. Allaratura sovvertitrice del campo succede la coltivazione ordinata e positiva [sono parole di Paolo VI], ` e sinodalita ` . Egli sembra quindi far che per lA. ridurrebbe a niente conciliarita ` e dibattito [e non applicazione ordinata] e perenne discuscollimare conciliarita ` in questo contesto che Paolo VI annuncia la sua decisione di aprire i sione. E processi di beatificazione dei suoi due predecessori (p. 369). Viene cos` evitata una beatificazione per acclamazione continua Theobald , Pio XII e Gio` romana, essi sono poi messi a vanni XXIII sono ormai associati alla continuita servizio del periodo post-conciliare e dellaggiornamento rivisto da Paolo VI: una sintesi di Giovanni XXIII e di Pio XII, o il richiamo a non dimenticare che questo testo (Dei Verbum) siscrive effettivamente nel solco di Trento e del ` ? chiediamo noi]. Il commento del Congar Vaticano I. [E forse che non lo e ` ancora peggiore. (p. 370) e Le ultime settimane del concilio sono affidate alla penna di P. Huenermann, con ben poche note. Egli ricorre alle Relationes di S. Tromp (molto giustamente, minuzioso e puramente diaristico, preciso sino alle ore e ai minuti), al diario di Semmelroth (e fa meno bene, perche duro, amaro e scettico), e a quelli di Congar (abbastanza imprevedibile, e nervoso-sensibile) e di Prignon ` ben fatto, in genere suo, ma (assai di parte, anzi direi tendenzioso). Il capitolo e ` piuttosto descrittivo: l attivita ` e ` febbrile , difficile, con ideologico. Linizio e critica a Paolo VI (p. 374), che nel discorso del 20 Novembre usa solo citazioni ` egli il piu di Pio XII [ma non e ` citato dai testi conciliare?], con unimmagine di Chiesa totalmente gerarchica , senza una differenziazione tra Chiesa giuridica e Chiesa dellamore [ma non fa altrettanto il Concilio?]. Con queste premesse, ` religiosa, una volta richiamata la promulgazione dei documenti sulla liberta ` missionaria della Chiesa, il ministero della vita dei presbiteri e la lattivita Chiesa nel mondo , lA. affronta il tema delle commissioni come fattore decisivo degli ultimi lavori del concilio . Si inizia con il loro metodo di lavoro. ` ricordare anzitutto che Paolo VI era straordinariamente interessato Varra al successo dello schema XIII (p. 379) e aveva posto le commissioni in una posizione di forza (p. 380). Lo stretto contatto che nella fase redazionale finale ebbe Paolo VI con Mons. Garrone ha sorretto e supportato questo lavoro in maniera decisiva (pp. 381, 395 e 430). E ancora Paolo VI si pose in maniera evidente al di sopra della procedura ... e si assunse il diritto di poter intervenire direttamente quale ultimo responsabile dellortodossia (ib.). In ef` a buon diritto chiedere se alcuni documenti avrebbero mai visto fetti ci si puo la luce senza il forte impegno di Paolo VI (p. 381). Anche a noi cos` sembra. Allora si capisce il suo temporeggiare , a proposito di certi emendamenti da lui proposti non con carattere vincolante e lagire della Commissione in cui i vescovi erano i veri membri (p. 383). Finalmente si dice! I teologi poi erano decisivi nel formare le opinioni , uomini di grande sacrificio . E ` qui lA. chiosa: Lodierno stato della teologia richiederebbe altra modalita di lavoro, per non parlare dei diversi temi che oggi introdurrebbero i teologi e le teologhe (p. 385). Interessante! Huenermann conclude: Fu una grazia che

156

le commissioni rappresentassero in qualche misura i diversi gruppi e le diverse tendenze presenti in concilio. Cos` si ebbero alcune formule di compromesso, ma i testi delle commissioni corrisposero in misura non comune alle opinioni dei padri conciliari (p. 386). Segue la discussione sulle indulgenze , significativa perche rende evidente per lA. come lecclesiologia tradizionale di tipo giuridico e una prassi di tipo controriformistico si inserissero proprio come i detriti di una morena in una situazione teologica notevolmente modificata (p. 387). Dispiace comunque che Huenermann non citi proprio gli Acta Synodalia al riguardo (AS VI/4, pp. 521s., 543s., 556, 609, 611ss., 638, 663ss., 676ss. e 786). LA. richiama cos` la presa di posizione piena di temperamento del Patriarca Maximos IV ` stata tale, ma non fu giusta, poiche ` con la Saigh, [che sara non in continuita prassi della Chiesa antica] ed altre, pure critiche o di sbigottimento (specialmente nei fratelli luterani). Dopo aver visto aprire la porta dellAnno Santo della Basilica di S. Paolo, il 18 Gennaio del 2000, si capisce invece come ora lo sbigottimento non ci sarebbe. ` poi Linizio di un dialogo col mondo moderno. Il lavoro finale sulla Vi e costituzione pastorale Gaudium et spes , che costituisce lapice del significato del concilio (p. 395). Vi sono evidenti esagerazione, o errori di prospettiva, come il seguente: Sullo sfondo stava la questione di una evoluzione della dottrina sociale della Chiesa orientata al diritto naturale o, in alternativa, il tentativo di proporre una interpretazione teologica della situazione storica (p. 397 e ancora pp. 406, 411, 430 e 434s.). Lo stesso dicasi per altre espressioni simili, successive, disgiuntive (p. 397ss.). Per lA. erano sul tavolo questioni essenziali di rinnovamento della teologia e di una nuova visione di Chiesa. Il richiamo a Chenu che non voleva sentir parlare attestiamo noi di Dottrina sociale della Chiesa, mostra dove Huenermann si colloca. Seguono Paolo VI allONU, un avvenimento conciliare e Tendenze generali del lavoro di emendamento , che per lA. attinse il 30% dellintero testo (p. 404). Tanti sono i desiderata di Huenermann, fra cui lopera di Cristo nella Chiesa sulla base di una storia del peccato nella Chiesa (p. 405)! Si affronta, poi, il problema dellateismo e della sua condanna, della re` sociale della proprieta ` , dei fini del matrimonio e del controllo delle sponsabilita ` internazionale dei popoli. E si giunge nascite, della guerra, la pace e la comunita alla grande sorpresa (e irritazione dei circoli conservatori ) della minoranza al vedere che tutte le parti dello schema XIII ottennero una maggioranza supe` molto trattata (e nessuna citariore ai due terzi (p. 414). Sulla questione, gia zione nel testo, invece), della espressa, voluta, condanna del comunismo, ritorna lA., concludendo qui si ebbe una manipolazione del concilio (p. 416). ` considerato quindi un altro problema difficile, quello del matrimonio e E dei modi del Papa. Sono pagine (420-427) in cui bisognerebbe fare tanti distinguo, cos` come per quelle riguardanti ancora sul bando della guerra . ` gia ` capito l andazzo ( appassionata Risparmiamo noi e il lettore, che avra presa di posizione e il disappunto papali). LA. conclude: la maggioranza della commissione mista volle lasciare aperte sia la questione della gerarchia dei fini del matrimonio, sia la questione di una nuova condanna del controllo delle

157

nascite (p. 424). Vi sarebbe comunque Un sistema di relazioni aperto: la ` nessuna grossa controversia Chiesa nel mondo di oggi (p. 431) e non vi sara ecclesiale (nel periodo postconciliare) che non fosse strettamente legata con le affermazioni della Gaudium et spes (p. 432). Noi non lo diremmo proprio. Allispirazione del documento corrisponde la sua struttura . Si parla di toni che non si erano mai sentiti prima (p. 433), per cui ad un concetto di bene e ` del matrimonio e della famiglia dominante fino ad allora, concetto di finalita proveniente dalla Stoa che attribuiva la massima importanza alla procreazione ` nostra) un concetto ed educazione dei figli, venne opposto (la sottolineatura e personale di matrimonio e famiglia (ib.). Ma ci sono pure limiti e problemi non risolti. Il linguaggio si fa pesante: Il concilio aveva una chiara coscienza del carattere iniziale del proprio tentativo di determinare in termini nuovi il rap` non meraviglia dopo quattro secoli di estraniaporto tra Chiesa e mondo: cio mento . Quattro secoli di estraniamento rispetto a che? In Evangelizzazione del mondo o Propaganda fide? si affronta, in seguito, in termini disgiuntivi come si vede un nuovo schema elaborato essenzialmente da Yves Congar . Non direi, ricordando i lamenti e le frustrazioni del teologo in parola proprio per questo schema. Esso si dichiarava per una riforma radicale della congregazione romana di Propaganda Fide (mentre non era competenza del concilio decidere sullorganizzazione della cu` il Card. Roberti: p. 436; v. pure p. 450). In tale contesto lA. fa uno ria, dira ` allinizio degli anni Sessanta questa riflessione strano discorso, vale a dire: Gia si collegava sempre piu ` spesso con il concetto di secolarizzazione. Dio opera la salvezza nellambito profano come nellambito sacro; le missioni hanno come ` e per il perfezionafine la collaborazione storica alla costruzione della societa mento degli uomini. Dallaltra parte il comando della missione dato da Gesu `, lannuncio e la Chiesa passano in secondo piano, cos` come la conversione. Il ` dialogo con le religioni e le culture toccava il punto centrale: la missione non e piu ` plantatio ecclesiae. Queste questioni, aperte allinizio nellambito della missionologia evangelica vennero assai rapidamente assunte dalla teologia cattolica (p. 437). Giudichi il lettore. Segue la descrizione dello schema e la critica. ` lA., Anche se La struttura e i titoli di per se non danno indicazione di novita invece, percepisce una concezione gerarcologica di Chiesa (pp. 438s., 447, 451, 454, 456 e 469). Da qui la critica, assieme ad altre. Si affronta in seguito la discussione in aula, con presentazione dei punti principali del dibattito, seguendo gli Acta Synodalia, ma con scelte di oratori ad usum delphini. La presentazione dello schema continua con Il lavoro redazionale della commissione e le votazioni finali . Cos` si sostitu` il testo criticato dal Card. Roberti (p. 453) e si fecero altre considerazioni , apportando mutamenti. La votazione diede come risultato 2.162 placet e 18 non placet. LA. conclude presentando i limiti del documento su cui non siamo daccordo (p. 454ss.), ` mentre, al termine, sono poste linee principali della teologia della missione: e insomma un contributo essenziale al consolidamento e alla creazione di un nuovo orientamento della missione cattolica alla fine del secolo XX (p. 459). A dire il vero consolidamento e creazione a noi sembrano disgiuntivi.

158

Si riprende, successivamente, con il documento Dignitatis humanae, discusso prima accanitamente e poi accolto con una maggioranza schiacciante ... ` (p. 459). LA. scivola dala un documento decisivo per la storia dellumanita ` passando a considerare in esso lelaborazione giuridica per gli spazi di liberta ` ecclesiastica allinterno della Chiesa , in relazione allesercizio dellautorita allinterno della Chiesa . Egli avverte comunque che questi ultimi prin` onesto dirlo ] ma sono deducipi non vengono esposti nel documento, [ e zioni che conseguono dai principi elaborati e dalle chiarificazioni concettuali del ` costituisce per la storia documento (v. anche p. 465: il limite doloroso che cio post-conciliare). Su tutto questo manifestiamo i nostri seri dubbi, come su ` invece vero che quanto si scrive in seguito sulla Chiesa di Stato (p. 460). E ` religiosa, fondata sulla dignita ` della persona umana, riguarda limla liberta ` dalla coercizione della societa ` civile e lascia intatta la dottrina cattomunita ` verso la vera lica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle societa religione e lunica Chiesa di Cristo (p. 462). Dopo tanto navigare al largo, finalmente, arriviamo in porto. Largomentazione poi si collegava ad una ` religiosa e la fede cristiana) costante tradizione (tra la dottrina della liberta ` detto! (p. 463). Finalmente e Ritorniamo ancora, in seguito, su Una riforma poco entusiasta: il decreto sul ministero e la vita dei sacerdoti , uno dei figliastri del concilio (p. 465). Basta questo per concludere qui la nostra presentazione del pensiero dellA., chiarissimo, al negativo. Solo ci sia permessa una domanda: in base a che si filtra documento da documento, dando certificati di merito o biasimo? Forse che qui manca come scrive una definizione teologica adeguata del ministero del presbitero ? (p. 465). ` quanto noi giudichiamo, da lungo tempo, ideologia Questo e (v. p. 466ss.), in fatto di ermeneutica conciliare. In casu si accusa poi di ambivalenza il testo (di groviglio di diversi approcci: p. 469, di influsso di un modello veterotestamentario e sacerdotale : ib.), della solita questione gerarchica, ecc. ecc. Altre parole di critica (a cui si aggiunge quella di Semmelroth sulle tribune dispendiose e sul trono papale ) sono spese ancora sul discorso del 7 dicembre 1965 di Paolo VI (p. 485), partendo dalloggi. La cosa non ` proprio storica ! Dominate ancora dalla critica sono le ultime pagine dele lintervento di Huenermann (specialmente pp. 488 e 489s.), che cos` si concludono: attestava (Paolo VI, in tema di ecumenismo) piu ` il linguaggio e latteggiamento di Pio XII, piuttosto che quello del concilio e di Giovanni XXIII. Riesce difficile vedere in unico quadro lentrata in scena di Paolo VI allONU ..., da una parte, e dallaltra questa celebrazione papale di chiusura del concilio. Sono i due volti del papa. Sono i due volti di una Chiesa nella transizione (p. 491). Il VI capitolo, Il concilio come evento del movimento ecumenico , di ` storia utile ed interessante. LA. indica tre elementi di influsso L. Vischer, e degli osservatori sui testi conciliari, a proposito della Gaudium et spes (p. 506), ` religiosa (p. 514). Vischer della Unitatis redintegratio (p. 507) e circa la liberta prosegue presentando gli sviluppi (conciliari) nelle famiglie confessionali mon-

159

diali (pp. 516-545), cosi concludendo: in quasi tutte le Chiese sorse un nuovo dibattito sul modo in cui dare espressione credibile alla communio della Chiesa, ` a tuttoggi ancora aperta (p. 546). anche a livello universale. La discussione e La Conclusione e [le] prime esperienze di ricezione sono affidate a G. Alberigo. Egli inizia con tre pagine intensissime e riassuntive, con la solita musica, e la rivincita della preparazione (p. 548). LA. riprende insomma i ` da noi molte volte criticati. Mi riferisco alla suoi punti di vista di sempre, gia contrapposizione tra Giovanni XXIII e Paolo VI (pp. 549 e 561), alla questione ` (cosa significa?) e passaggio, indebito, da questa, all umadella modernita ` (p. 551). Mi riferisco allo spostamento del baricentro conciliare dallAsnita semblea (e relativi Acta Synodalia) alle Commissioni (e ai diari), alla tendenza a considerare nuovi , schemi che tali non sono (p. 552), al giudizio di acefa` religiosa lia dellAssemblea conciliare (ib.), alla visione di parte circa la liberta (p. 556: la coscienza personale trovava finalmente un riconoscimento solenne e inequivoco ). Intendiamo ancora riferirci allispirazione riduttiva del Synodus Episcoporum (rispetto allistanza di un organo collegiale centrale che coadiuvasse abitualmente il Vescovo di Roma nellesercizio della plenitudo potestatis nella ` tra i vari atti approvati ... il loro grado di Chiesa universale: ib.), alla disparita ` vistosaelaborazione e di corrispondenza alle linee di fondo del Vaticano II e mente diseguale (ib.: chi giudica al riguardo? Per lA. la macchina conciliare e le lobbies hanno tenuto in vita quei testi sino allapprovazione finale, malgrado fossero in parte pleonastici e in parte insufficientemente elaborati ); alla svalutazione dei voti dei Padri (p. 557); allo svilimento del C.I.C. e, al contrario, allamore per la legge stralcio (p. 559). Altres` mi riferisco, in accento critico, ` , ma fu quella del al richiamo della settimana nera (p. 560) che nera non e chiarimento ; alla Nota Explicativa Praevia, (con cui si sarebbe voluto precostituire una norma ermeneutica : ib.); alla pretesa lunga attesa trascorsa dalle decisioni conciliari alla loro attuazione (p. 566), che avrebbe giustificato ` tumultuose ; alla riforma della Curia (p. 567: senza apprezzabili spontaneita risultati strutturali ), in unottica ecclesiologica neo-accentratrice e pertanto incoerente proprio con il Vaticano II . Intendiamo riferirci anche al silenzio ` cos` ?] su alcuni argomenti: fini del ` muto : p. 567 [E conciliare (il concilio resto matrimonio, generazione responsabile e celibato sacerdotale); al trauma suscitato in tutto il mondo cristiano dallenciclica Humanae vitae (p. 568); alla ` di un nuovo criterio di interpretazione per il Vaticano II (p. 570s.); necessita alla reiterata difesa della canonizzazione conciliare di Papa Giovanni (p. 571); alla svalutazione dei testi conciliari, rispetto allevento (p. 572) e alla critica alla loro edizione tipica e, per interposta persona, agli Acta Synodalia curati da Mons. Carbone (p. 572 nota 70). Ma la grande questione ( Transizione epocale , che riceve risposta affer` posta nel capitolo successivo dallo stesso Alberigo. In esso il pensiero mativa), e ` un po meno drastico e piu dellA. e ` limato nellespressione, in qualche caso, di quanto fosse in antecedenza, se teniamo presente la bella e giusta affermazione di p. 606 ( non sono esistiti un concilio della maggioranza e un concilio della ` minoranza, tanto meno un concilio dei vincitori e uno dei vinti. Il Vaticano II e

160

il risultato di tutti i fattori che vi hanno concorso ). Ne prendiamo atto con piacere, dopo tanto scrivere, nei precedenti volumi, contro una minoranza an` rifarli, i ticonciliare . Ora certo, in base a tale convinzione finale, bisognera cinque tomi. Tuttavia, anche in questo ultimo capitolo, lA. continua ad esporre i suoi noti punti di vista, per noi ampiamente criticabili poiche inficiati da ` conciliare evidente ideologia. Tralasciando la questione della rappresentativita ( era mortificata dal fatto di essere quasi esclusivamente composta da chierici e ` con lassenza delluniverso femminile : p. 606), della deprecata superiorita romana nei confronti di tutti , anzi persino della sua arroganza (p. 606), della visione sui teologi intervenuti al Vaticano II (con inclusione di Dossetti tra i grandi , per la percezione dei problemi procedurali ), lA. propone il Vaticano II anzitutto come evento e poi anche come corpus delle sue de` , poiche cisioni (pp. 583 e 632). Va qui la nostra opposizione a tale priorita le ` vanno insieme, si qualificano a vicenda. Se poi si intende evento come due realta ` di rottura lo vede la storiografia profana attuale dominante, nel senso cioe rispetto al passato, non possiamo accettare una tale qualifica.7 ` poi presentato, giustamente, con legame allaggiornamento, ma Levento e passato attraverso il filtro di Chenu, da cui dissentiamo poiche , per limitarci ai segni dei tempi (v. anche p. 640), essi esigono un discernimento alla luce del ` caratterizzato, pure giustamente, dalla pastoraliVangelo. Ancora levento e ` (p. 585), ma, anche qui, con ulteriore ricorso a Chenu e menzione ad una ta ` al suo atteggiamento di ricerca da parte del compianto presunta contrarieta Mons. Maccarrone, secondo il quale i concili avrebbero dovuto esercitare una funzione giudiziaria e pertanto conclusiva (lAlberigo non cita peraltro la ` e aggiornamento, per fonte di tale pensiero, a cui si fa eco critico). Pastoralita lA., avrebbero posto congiuntamente ... le premesse per il superamento della egemonia della teologia, intesa come isolamento della dimensione dottrinale della fede e sua concettualizzazione astratta, come anche quella del giuridismo (p. 588 e poi pp. 633s., con affermazioni assai gravi, come: Dunque la fede e la Chiesa non appaiono piu ` coestensive con la dottrina, la quale non ne costituisce neppure la dimensione piu ` importante ... Ladesione alla dottrina, e ` piu soprattutto a una singola formulazione dottrinale, non puo ` essere il criterio ultimo per discernere lappartenenza allUnam sanctam : p. 634). La pasto` , infine, mette in discussione anche lecumenismo dottrinale e sollecita ralita ` (p. 589). unimpostazione globale della ricerca dellunita Comunque, proprio in tema di ecumenismo, Alberigo torna a sostenere che gli osservatori a-cattolici erano stati sostanzialmente membri, sia pure sui generis ( informali ) del concilio (p. 590), durante il quale vi fu una communicatio in sacris, sia pure imperfetta (p. 590). LA. cos` continua: In questo ` emersa sia pure in filigrana nel Vaticano II una concezione modo e pastorale-sacramentale del cristianesimo e della Chiesa, che tende a sostituire una precedente concezione dottrinale-disciplinare (p. 591; v. pure, in seguito, p. 608s., per la questione dottrinale e lermeneutica conciliare, e p. 634). Ma
7 V. la nostra Nota su Levento e le decisioni... , in A.H.C. (1998), pp. 131-142 e Apol. (1998), pp. 325-337, qui pubblicata a pp. 223-232.

161

come si fa ci chiediamo a parlare in termini di sostituzione? Egli prosegue: ` In un concilio ispirato da una concezione rigorosamente dottrinale e percio ` , la partecipazione di cristiani orientato a essere istanza di giudizio della verita non romani non avrebbe potuto essere che affettiva e, alla fine, decorativa ` clamoroso (ib.). In ogni caso il confronto con la situazione pre-conciliare e ` un autentico rovesciamento (ib.). (p. 592), e Segue, nel capitolo, Fisionomia della Chiesa e dialogo col mondo , con equivoci iniziali di termini e differenziazione, sul tema, tra Papa Giovanni e Paolo VI, che si sarebbe mosso secondo una valutazione simpatetica, ma prevalentemente critica del tempo attuale. Pertanto il dialogo rispondeva a un ` , ma non necessariamente di sintonia ne atteggiamento di disponibilita di fra` (p. 594; v. pure p. 638ss.). Diversita ` tra i due Papi si notano pure ternita ` trovato ad insistere sulla costirispetto al Vaticano I. Cos` papa Paolo si e ` di una comunione gerachituzione gerarchica sino a introdurre la possibilita ` derivata una difficolta ` di piena sintonia con lecclesiologia della ca. Ne e maggioranza conciliare, che aveva preferito non riprendere la qualifica della ` culminata nella Nota explicativa praevia Chiesa come corpo mistico, difficolta al terzo capitolo di Lumen gentium (p. 595). Quanti salti mortali fa lA., anche in seguito, per differenziare i due Papi! (v. pp. 602s., 624 e 635 sulla Mystici corporis). ` quello illustrato sotto il titolo Il Vaticano II e Un altro punto scottante e la tradizione . A questo proposito per Alberigo, ora, nel confronto tra testi ` sostanziale continuita ` , ma anche discontinuita ` preparatori e finali, vi e ` medievale e del periodo rispetto al cattolicesimo dei secoli della cristianita ` sostanziali, ma uno sforzo ... per ripropost-tridentino. Non emergono novita porre lantica fede in termini comprensibili alluomo contemporaneo (ib.; v. invece p. 639). Eppure, subito dopo, ecco riapparire la distinzione tra Chiesa ` il germe e e Regno di Dio, (in modo tale che non si considera che essa ne e linizio, v. pure p. 636), ponendosi cos` le premesse per un superamento del` per una relativizzazione della stessa ecclesiologia ... lecclesiocentrismo, e percio per un ri-centramento della riflessione cristiana (p. 599, v. pure pp. 616 e 636). LA. introduce quindi la visione di un parallelismo delle forze: episcopato` qui indulgenza per un certo psicologismo papa-curia-opinione pubblica . Vi e (timore, stanchezza, apatia, marginalizzazione: p. 600), chiamata in causa di conferenze continentali che non esistono, creazione di analogie senza fondamento (con lobbies parlamentari, con le nazioni dei concili tardo-medievali), richiamo [e vale per tutti, e non solo per il Coetus] degli ammonimenti di Paolo VI contro lorganizzazione di gruppi allinterno del concilio e del test della gelosia che ha frenato quasi tutte le commissioni (p. 601). Il trattamento ` pure il solito. Vi fu una sua egemonia ... sia che Alberigo riserva alla Curia e sulla fase antepreparatoria che su quella preparatoria . Essa fu un polo di tutta la vita del Vaticano II, ... un polo che aveva una propria visione della Chiesa, di cui era gelosa (p. 603). LA. continua: La presenza nella stessa curia di posizioni diverse, leali verso il concilio, non ha modificato il dato strutturale di un autorevole e potente polo ecclesiastico, che ha perseguito scopi divergenti rispetto a quelli della maggioranza conciliare (e qui si fanno i nomi

162

del Card. Ottaviani, di Mons. Felici, dei Segretari di Stato, che hanno avuto un imponente influsso sul concilio, sia direttamente che condizionando il papa : p. 604). E non si avvede lA. che, specialmente i Segretari di Stato, sono i piu ` vicini collaboratori del Papa stesso, la sua longa manus. La massima incidenza continua Alberigo del condizionamento cu` avuta anzitutto nel peso che gli schemi preparatori hanno esercitato riale si e ` stata sino alla fine sui lavori conciliari ... la sopravvivenza di quel materiale e ` qui permanenza nellequivoco: gli schemi non molto tenace (ib. e p. 612). Ce ` con il passato, erano curiali, e hanno dato invece il senso della continuita nellaffrontare laggiornamento, il rinnovamento, che nella Chiesa cattolica ` tralasciare la Tradizione. Ed e ` per questo che si volle costruire, fin non si puo dallinizio, il rifacimento degli schemi, nella misura del possibile, tenendo conto di quelli preparatori. Fu preoccupazione non solo di Cicognani, per esempio, ma anche di un personaggio come Suenens e dello stesso Philips. Non siamo ` quando lA. riprende, successivamente, noti suoi pensieri sul lontani da cio primo piano dellazione dello Spirito e non del papa o della Chiesa e del suo universo dottrinale (p. 610), per quanto riguarda il Concilio, [ma a Gerusalemme si disse e ... e ], sulla dottrina sociale della Chiesa (p. 612), su un concilio guidato (ib.: avrebbe invece dovuto farsi da se ?), sul metodo ( superamento di quello tradizionale, deduttivo sia pure in misura incompleta : ib. ) e sul confronto con le scienze profane (ib.) e con la riflessione teologica di matrice protestante, sull accettazione della storia ( del contesto del disegno divino di salvezza, nel quale e non malgrado il quale si svolge il fatto cristiano . Vi sarebbe qui, nel rapporto Chiesa-storia, una macroscopica inversione di tendenza rispetto allorientamento prevalente nel cattolicesimo da almeno quattro secoli : p. 614 e poi p. 638: lamicizia e la condivisione verso la storia umana compie la svolta conciliare e p. 640: un rapporto organico tra storia e salvezza , superandosi la dicotomia tra storia profana e storia sacra : p. 641. Cos` la storia viene riconosciuta come luogo teologico : ib. Noti pensieri sono ancora presentati circa luso rigoroso del metodo storico-critico e lappesantimento (del Vaticano II) per un certo numero di decreti dispirazione pre-conciliare (p. 615), pur concedendo lA. che il Concilio abbia complessivamente trasceso le attese . ` di questo Concilio (anche La nostra critica va pure verso la novita ` legittime rispetto ai precedenti, p. 585s.) se, oltre quanto si dice delle diversita ` e dell aggiornamento erano si vuol significare che i criteri della pastoralita da troppo tempo inconsueti anzi, estranei al cattolicesimo (p. 615), svalutando lA., al tempo stesso, laspetto giuridico, che, al suo posto, rimane pure costitutiva espressione dellistituzione (p. 616. Nella stessa linea va la convinzione di Alberigo al ritenere orientative e non precettive le decisioni conciliari: ib). Sempre in tema istituzionale lA. attesta anche, erroneamente, un ` , consistente nellabbandono del riferimento rovesciamento delle priorita ` e alla loro efficienza come il alle istituzioni ecclesiastiche, alla loro autorita ` affermazione grave se si pensa pure centro e metro della fede e della Chiesa .E che, anteriormente, lA. aveva asserito: Legemonia del sistema istituzionale sulla vita cristiana ... aveva toccato lapice con la qualifica dogmatica del pri-

163

` magisteriale del vescovo di Roma (p. 587, v. pure mato e dellinfallibilita p. 637: tutte le Chiese e i loro vescovi [ anche quello di Roma? ] su un ` ). Sono invece la fede, la comunione e la disponibilita ` al piano di parita servizio (v. altres` pp. 588 e 636) che fanno la Chiesa; sono questi i valori-guida sui quali si misura la inadeguatezza evangelica della struttura e dei comporta` implica, ancora, ricomenti delle istituzioni. Ripensare e rovesciare le priorita noscere il valore di criterio ecclesiale del sensus fidei e dei segni dei tempi in luogo della logica interna delle istituzioni, troppo frequentemente guidate dal potere invece che dalla exousia (p. 616 e anche p. 626). Ma chiediamo ` si trae la conclusione che la ricezione del perche opporre cos` le cose? Da cio Vaticano II e forse la sua stessa comprensione siano ancora incerti e embrionali (ib). Non saremmo cos` radicali e in ogni caso Alberigo non dovrebbe specialmente richiamare a proprio sostegno il Sinodo straordinario del ` egli del resto condannare 1985, che si oppose a ermeneutiche come la sua. E puo un presunto appiattimento ecclesiale sulle istituzioni secolari quando continuamente egli propone una democratizzazione della Chiesa? ` imbarazPoteva il Concilio fare di piu ` ? Si chiede infine. La domanda e ` , rivelando due delusioni. Eppure il zante e la risposta precaria , ma lA. la da Vaticano II non ecumenico strictu (sic!) sensu: p. 642 [perche ?] ha lasciato la Chiesa cattolica ben diversa da quella in seno alla quale si era aperto (pp. 617s. e 624; v. pure p. 643). A questo punto lA. chiama a consulto Jedin, Rahner, Chenu, Pesch, Vilanova e Dossetti per introdurci alla terza epoca della storia della Chiesa (Pesch), e definire levento Concilio Vaticano II ` tra il mutamento epocale , transizione epocale , posto del resto come tramonto della stagione ideologica e linizio di quella post-moderna ... Da un ` punto di arrivo e di conclusione del periodo post-tridentino e lato [infatti] esso e ` controversista, e forse dei lunghi secoli costantiniani; da un altro lato e anticipazione e punto di partenza di un nuovo ciclo storico (pp. 631 e 645). E noi che diremo al riguardo? Ripeteremo anzitutto che non accettiamo la prospettiva di staccare evento e decisioni conciliari e poi preciseremo ancora ` un grande avveniuna volta che il Concilio Ecumenico Vaticano II, per noi, e mento, non una rottura, una rivoluzione, la creazione quasi di una nuova Chiesa, in casu, labiura del grande Sinodo Tridentino e del Vaticano I, o di ogni altro Concilio ecumenico precedente. Svolta certo vi fu, ma, rimanendo ` ad U . Ce ` stato insomma un aggiornacon limmagine stradale, essa non e mento , e il termine spiega bene levento,8 la co-presenza di nova et vetera, di ` ed apertura, come dimostrano, del resto, i testi approvati in concilio, fedelta tutti i testi. ` un sinodo ecumenico,9 per cui non e ` da considerarsi Levento dunque e ` per la fede pregiudizio analizzarlo come tale, a partire da quello che esso e
8 V. il mio Tradizione e rinnovamento si sono abbracciati: il concilio Vaticano II , in Bailamme, Dicembre-Giugno 2000, pp. 51-64 e in questo volume pp. 358-370. 9 V. M. Deneken, Lengagement cume nique de Jean XXIII , in Rev. des sc. rel., 2001, pp. 82-86.

164

` contraddire quancattolica, pur con una sua caratteristica propria, che non puo ` evento di unita ` , di consenso. La to altri concili ecumenici hanno definito. E ` , anche se cio ` non significo ` naturalChiesa poi fu sempre amica dellumanita ` tout court, e in che senso, poi? mente amicizia con la modernita ` con la tradiAlberigo si inclina a pensare che gli elementi di continuita ` sono rilevanti e zione conciliare sono considerevoli, ma anche quelli di novita ` , ma di qualita ` , di forse di piu ` (p. 646). Noi non facciamo questione di quantita ` la storia a dirci se il evoluzione fedele, non di rivoluzione sovvertitrice. E sara ` considerato una transizione epocale , una svolta epocaVaticano II verra le . Non ci resta che attendere e operare, intanto, tutti, per una giusta, vera, ` , ma anche autentica ricezione di questo Concilio, non solo nelle sue novita ` con la grande Tradizione cristiana, ecclesiale, cattolica. nella sua continuita Terminiamo con un apprezzamento per i talenti che gli Aa. rivelano nel` storica sul lopera, ma che sono degni di miglior causa, quella della verita Vaticano II.

15. Volti di fine Concilio Studi di storia e teologia sulla conclusione del Vaticano II (a cura e A. Melloni) [Colloquio di Klingenthal (Strasburgo) di J. Dore del 99], Ed. il Mulino, Urbino 2000, pp. 445.
Il volume si apre, a mo dintroduzione, con laffresco (forse, meglio, di spatolato si tratta) in bella scrittura di A. Melloni, caratterizzato dai ben suoi noti punti di vista su Papa Paolo VI e la Curia romana. Si potrebbe dire che siamo in piena psicostoria, con pregi e meriti di tale tendenza storiografica (v. p. 19ss.). Loggetto dello studio (dei diversi soggetti conciliari, che riprendono la loro autonomia, sperimentano antagonismi e legami creati dal triennio ` diviso in tre sezioni concernenti il passaggio conclusivo del Vaticonciliare) e cano II, le valutazioni teologiche coeve e i programmi e le speranze o le preoccupazioni del post-concilio. Al dire del Melloni, il tutto sarebbe la complementazione dei 5 voll. della Storia del Vaticano diretta da G. Alberigo, con attenzione alla reciproca ` pastorale ed esprime immanenza di recezione e concilio (?), il quale e ` dentro un linguaggio ... di compromesso acquisizioni e nuove fecondita (p. 9). Eppure lA. ricorda che trattasi della piu ` grande assemblea legislativa internazionale con poteri sullintero orbe mai convocata (nota 8 p. 10). Il ` qui per lo meno improprio. linguaggio e ` dunque chi condivide un senso di liberazione , di sollievo , Alla fine ce individuale e istituzionale, per il termine del Concilio ormai prossimo, per il ` oggettivamente un inusuale ingombro ), che passa di nuovo Papa (il Sinodo e alla principesca solitudine (p. 12, v. anche p. 22: il principe riformatore ), alla sua amletica incertezza (p. 12), senza coppia destra/sinistra nella

165

` sgradito anche quale inserire la sua mediazione. Per la Curia poi il Concilio e quando Giovanni XXIII (le) consegna le chiavi dellintera preparazione (ib.). Essa, la Curia, (senza distinzione) avrebbe esercitato, concilio sedente, la resi` vissuta dai piu stenza passiva . La fine del Concilio quindi e ` alti suoi officiali come una guarigione (ib.). Anche i cenni alla riforma della Curia e ai legami con la minoranza ` papale , non risultano ben meditati. conciliare, ossessionata dallautorita ` ora di tornare allheri dicebamus del mansionario (v. p. 12s.). Per la Curia e consueto (p. 13). Comunque lA. riconosce finalmente che la Segreteria di ` di CicoStato (o papale, e laggettivo dice molto) era divenuta grazie allabilita gnani il punto apicale ed equilibratore delle tensioni conciliari (p. 14). Egli ` non e ` come afferma Melloni il vero portavoce dei capi dicastero pero curiali ... e punto di raccordo politico fra episcopato, curia, papa e concilio (ib.), ma appunto il portavoce del Papa. ` , per lA., anche le Conferenze episcopali, si tolgono un peso con la fine Pero ` del quotidiano, ... programma per del Concilio, per sperimentare la collegialita tutte (p. 15). ` la speranza Il secondo polo di coagulo dei sentimenti , dopo il sollievo, e ` fonte di speranza la costatazione di aver superato tutto (p. 16). Per il papa e sommato indenne il periodo conciliare (ib.). Il concilio non ha segnato la vittoria del conservatorismo ... non ha prevalso quella concezione autoreferen` , mentre si spera ormai risolto positivamente il rapporto ziale della cattolicita ` (p. 17). Lesperienza poi degli osservatori quali membri, con la modernita seppure titulo proprio [ma bisognerebbe chiedere ad essi cosa pensano di una tale membership], del concilio costituisce una sfida ad un cammino ecumenico ` senza che la rete delle (p. 18). Si accendono anche le speranze dei poveri, pero nunziature riesca a trovare una linea di condotta sensibile alla tragedia delle chiese e dei popoli (pp. 18-19). ` anche la delusione (il terzo sentimento) di chi e ` stato in fondo Ma vi e perdente in Concilio. Qui lA. carica le tinte ed entra come dicevamo nella psicostoria, senza distinzioni nella minoranza conciliare. Non si tiene conto, in fondo, dellimpegno papale a condurre maggioranza e minoranza al consenso, elemento conciliare per eccellenza. Comunque Melloni accenna anche a coloro che non mettono in dubbio la direzione del convoglio [conciliare] ma la ` , che non chiedono di tornare indietro, ma di badare alle curve. Essere velocita contro gli eccessi non significa essere contro il concilio (p. 20). Pur non resa ` , con la nascita, qualche bene, come immagine, lA. identifica tale sensibilita tempo dopo, della rivista Communio (in contrapposizione a Concilium). Per Melloni in questo solco di pessimismo [o realismo?] intellettuale andranno piu ` a fondo coloro i quali (come Maritain) ... sentono le doglie della prima fase di recezione della riforma liturgica (p. 21). Una diversa amarezza, ` di maggioranza] ma sempre di amarezza si tratta, affligge chi [nellestremita pensa alle occasioni perdute . Nella categoria lA. pone Dossetti, Ku ng e Schillebeeckx, che si richiama allo spirito del Concilio. Non tarderanno osserva Melloni ad emergere le impazienze per una Chiesa ancora autoritaria (p. 22).

166

` lA. vede un precario equilibrio per i semina receptioPer tutto cio nis del Vaticano II al momento della sua chiusura (ib.), anche perche fra i ` pagato con fratture e scontri teologi si deve produrre un pluralismo che verra destinati a prolungarsi per decenni (ib.). Fra le considerazioni che, a sostegno ` quella che il concilio si chiude senza aver dato di tale suo dire, lA. porta ve vita ad un partito del concilio (p. 23), perche in esso mancano gli snodi di coagulo e di rafforzamento, mancano i leaders. Proprio non ci sembra, senza ` tutta, ` la S. Sede. E ricorrere al leader per eccellenza, quanto a ricezione, che sara questa, una pagina (23) da leggere e meditare perche trattasi di un condensato del pensiero del Melloni, che ad ogni pie sospinto merita la nostra critica ` pure pessimista lui, lA., (del resto in linea con Dossetti) al storica. Non e pensare che manca il partito delle carriere, il partito delle idee, il partito della ` una ` e della sinodalita ` e perfino quel partito del Papa (p. 24)? E regionalita ` nel 1965, quando consumato nel 63 il tempo assenza che per lA. nasce gia dellentusiasmo, e nel 1964 quello dello scontro, i padri e i teologi si trovano ` il periodo piu davanti alla fatica di custodire e concludere: e ` fruttuoso del Vaticano II dal punto di vista delle decisioni, e anche quello nel quale molti nodi concettuali importantissimi sono risolti sotta la pressura del tempo e nella frammentazione delle posizioni (p. 24). ` con utilita ` per la comprenCi siamo dilungati nellintroduzione (penso pero sione del volume), ma ora cercheremo di procedere piu ` speditamente nella I e inaugura sondando la Responsabilizzazione parte dellopera che J. Famere ` ai Vescovi: segni di delle conferenze episcopali e [la] concessione delle facolta decentramento? . Dopo aver indicato il suo procedere (p. 27), diremmo ben scelto (gli snodi piu ` importanti della ricerca si trovano a pp. 29, 30, 33, 35 nota 15, 37 nota 23, 41 ` , tra collegialita ` in senso stretto e largo, e giusto [con distinzione, da farsi, pero rilievo dato al P. Bertrams], 44 e 51), lA. conclude (e gli lasciamo tutta la ` per le sue affermazioni, giocando un po col titolo del suo interresponsabilita ` presto fatto a riprendere vento): Dalla fine del Concilio, la Curia romana avra le cose in mano, seppur dovendo contare con la resistenza di certi episcopati e la ` di parola di certi Vescovi. Dopo il Vaticano II, la sua affermazione del liberta Collegio dei Vescovi e il suo appoggio allo sviluppo di un sentimento collegiale, la vita ecclesiale e la collaborazione dei Vescovi non possono piu ` essere ` lo spirito collegiale non sara ` garantito da istituzioni che come prima. Ma finche godano di una reale autonomia (nella comunione) in rapporto al papa, e so` fondaprattutto in relazione al controllo della Curia romana, niente cambiera mentalmente: resteremo in gran parte in uno schema di dipendenza gerarchica e ` che e ` ancora molto piu verticale dei Vescovi di fronte al papa e, cio ` anormale, di fronte alla Curia. Il decentramento non era acquisito alla fine del concilio e non ` nemmeno oggi, e in condizioni senza dubbio molto piu lo e ` difficili, poiche ` molto lontana da noi. Non bisogna tuttavia minimizzare leuforia conciliare e ` effettiva che puo ` essere messa in opera, e che lo e ` , da una tutta la sinodalita ` parte, a un livello ... diocesano, regionale, nazionale e continentale. Affinche ` possa esercitarsi pienamente bisognera ` tuttavia che una giusta tale sinodalita

167

autonomia di queste differenti istanze sia riconosciuta dal primato romano, piu ` esattamente sia la conseguenza duna trasformazione della sua funzione e del suo esercizio. Tale compito appartiene a un nuovo concilio generale della Chiesa cattolica, in stretta collaborazione con gli altri cristiani (p. 52). Il contributo di S. Scatena riguarda La filologia delle decisioni conciliari: dal voto in congregazione generale alla Editio typica . Dopo cenno al problema, vasto, del linguaggio conciliare (p. 52s.), ed esaminato perfunctorie lIndex ` ovvio analitico-alfabetico, di carattere privato, dei testi conciliari (a proposito, e che collegialitas manchi come riferimento alla L.G. perche il termine astratto non vi risulta: p. 57 nota 12), lA. analizza le differenze fra le successive versioni dei testi fino a giungere a quella tipica. Le piu ` rilevanti riguardano la Nota Explicativa Praevia ( che, sottoscritta formalmente dal segretario generale, ` sancita da un voto conciliare p. 62 , ma cio ` non toglie non era stata pero che si sia votato tenendola presente, aggiungiamo noi basti ricordare le parole del Congar), le tre differenze relative alla Dei Verbum (un passim, un eis dona divina communicantes riferentesi agli Apostoli e la famosa Deus nostrae salutis causa), la presenza dei sottotitoli nella Gaudium et spes e la questione della sostituzione dellespressione doctrinam socialem con quella di doctrinam de societate, non di lana caprina. Lo illustra lA. con propensione sfavorevole alla prima espressione, tradi` . Largo spazio e ` dato qui a Chenu, notoriamente e viscezionale e che prevarra ralmente contrario alla dottrina sociale perche vi vedeva, nel sottofondo, ` cristiana da restaurare contro i mali del nostro tempo (p. 86). una civilta La questione fu conclusa con petizione del Card. Cento affinche , nella stampa delledizione tipica degli atti conciliari, si ristabilisse lespressione socialem suam doctrinam docere (p. 95). A Cl. Soetens sono affidati i messaggi finali del Concilio , diniziativa pontificia, che rendeva concreta la Gaudium et spes con un gesto simbolico, bene ` di Paolo VI. Fu dunque un atto conciliare, senza in linea con la personalita ` comunque di un gesto pastorale che esserlo veramente (p. 111). Si tratto impegnava tutta la Chiesa (p. 112). Le valutazioni teologiche (II parte dellopera) si aprono con uno studio molto interessante di J. A. Komonchak, anche se non ne condividiamo parecchi punti. Nel titolo, poi, si inverte lordine di analisi degli Autori, cos` : La valutazione sulla Gaudium et spes: Chenu, Dossetti, Ratzinger . Orbene nel testo troviamo Chenu, al primo posto, ma poi Ratzinger e quindi Dossetti. Dinizio lA., a suo modo, segnala uno degli sviluppi piu ` sorprendenti nel ` il frantudecennio successivo alla chiusura del Concilio Vaticano II , e cioe marsi del fronte di quei teologi che, dopo aver contribuito nella prima sessione a rompere legemonia di coloro che avevano controllato la preparazione del Concilio, avevano avuto un ruolo decisivo nel dibattito delle successive sessioni ` la nascita di due nuove riviste teologiche: (p. 115). Espressione simbolica ne e Concilium e Communio.

168

` pone lesigenza, per lA., di uno studio delle dinamiche teologiche del Cio Vaticano II che ricorra a un modello euristico capace di un maggiore discernimento rispetto a quello che Giuseppe Alberigo, riecheggiando Joseph Ratzinger, aveva criticato come lopposizione elementare e grossolana che si volle fare ... tra una tendenza curiale e una tendenza progressista (p. 115s.). Vi furono due tendenze della teologia moderna , per echeggiare il titolo di un importante scritto di Mons. G. Philips, che per Komonchak non sarebbe sufficientemente critico. LA. inizia con lanalisi dello schema XIII, sui generis, alla quarta sessione, e dei vari pareri su di esso, da cui emerge anche un approccio piu ` radicale ed evengelico , specialmente in relazione al problema arduissimo della pace e ` poi ripreso successidella guerra , quello dell officina bolognese , che sara vamente (p. 136ss.), con dilatazione per noi indebita ed eccessiva del pensiero di ` presentato Chenu, in linea con limpegno costante di molti Dossetti. Di seguito e di introdurlo in Concilio (era invece semplice perito di un vescovo malgascio) e di accrescere il suo influsso sulle sorti (v., a conferma, le considerazioni di G. Ruggieri in nota 5 di p. 195) della Gaudium et spes. I capisaldi del pensiero del noto teologo sono ben conosciuti dagli addetti ai lavori per cui non li riprendiamo qui, come non riproporremo quelli dellallora Mons. Ratzinger, ` propos , in viam, o circa un anno dopo la chiusura del Concilio. pur molto a Nella finale analisi teologica lA. si affanna a mettere insieme, invano, le ` di approctre valutazioni sopra menzionate, pur delineandone, poi, la diversita cio, da cui emerge soprattutto la rottura di Dossetti, che, sola, avrebbe potuto corrispondere alla visione di Papa Giovanni (p. 148). Era un impegno teologico, anzi religioso, quello sotteso al dissenso di Dossetti verso il program` non ma e la tattica conciliare: un dissenso che, come presto fu chiaro, lo isolo solo dalla minoranza intransigente ma anche allinterno della stessa maggioranza progressista . Cose abbastanza nuove, ci sembra, continuano ad esserci fornite dallA. nelle ultime pagine del suo saggio (pp. 150-153), specialmente ologie, al singolare, il ressourcement, con per quanto riguarda la nouvelle the fonti diverse, il tomismo e il futuro. ` emblematica ancora della problematicita ` del penMa la frase conclusiva e siero di Komonchak, questa: Sembrerebbe che ad ottenere la vittoria [entro lorientamento post-moderno] siano stati Dossetti e Ratzinger. Sospettiamo, tuttavia, che Chenu avrebbe chiesto se il loro approccio sia fedele ai risultati del Vaticano II (p. 153). Cos` si rimette di nuovo tutto sottosopra. P. Hu nermann esamina, successivamente, sempre dal punto di vista teologico, gli anni 66 e 67, in una ricerca non facile, riandando, poi, a Kant e visitando la filosofia-sociologia moderna (Heidegger, Habermas e Luhmann). Caratteristica del biennio, escludendo la ermeneutica sulla Gaudium et spes, sarebbe per lA. la positiva accoglienza dei testi conciliari. Non saremmo daccordo anche dopo la semplice lettura dellintera opera qui presentata ed aggiun` ad isolare la Gaudium et spes (v. p. 218 dello studio giamo la nostra contrarieta del Ruggieri), pur con le sue specifiche caratteristiche, anche perche alcuni ne

169

` poi la solita fanno proprio il documento-chiave espressivo del Vaticano II. Vi e ` che concerne il Concilio. questione del significato di evento , per cio ` un riandare utile al pensiero dellimmediato post-concilio, da In ogni caso e parte di noti Aa., anche se la divisione in gruppi e categorie appare forzata. ` la sociatas perfecta identificata con il Comunque, il cavallo di battaglia e concetto-( schema , si dice) [ Das Schema ist so eine Regelanschauung gema ss einem gewissen Begriff ]-chiave della controriforma, abbandonato con il ` mistero, sacramento e Popolo di Concilio Vaticano II, per il quale la Chiesa e ` , nei testi conciliari, con Trento e il Dio. Eppure lA. concede una continuita ` pero ` limmagine di Chiesa che cambia, oltre la finalita ` Vaticano I (p. 163). E pastorale del Vaticano II, che mi sembra rattrappirsi, anche se quella di societas perfecta non fu mai dogmatizzata. Stranamente, ma non molto, nel pensiero di Hu nermann non entra il concetto di communio , fondamentale nel Vaticano II, piu ` atto a coniugare istituzione e sacramento, e nemmeno egli tiene conto di altri aspetti che non fanno scomparire societas dai testi conciliari riguardanti appunto la Chiesa, pur concedendo, che la societas perfecta di Bellarmino va compresa nel contesto del suo tempo e della tradizione. ` di Chiesa allA. risulta dai passi centrali Che esista questa nuova identita della Dei Verbum, della Lumen Gentium e della Sacrosanctum Concilium. Non mancano nei commenti degli Autori, cos` raccolti, testi francamente infelici, ` da approfondire il fatto che togliendo quel contro davanti a riformentre e ` sottolineato da noti storici del Concilio di ma, essa rimane, come del resto fu gia Trento: vi fu, infatti, a partire da l` , una riforma cattolica . Seguono un excursus sullimmagine di Chiesa nellenciclica Ecclesiam suam e nella Gaudium et spes e la conclusione favorevole al cambio di Schema ecclesiale. Delusioni alla fine del Concilio. Qualche atteggiamento nellambiente ` il titolo del saggio di G. Ruggieri, illuminante per il cattolico francese e Concilio e il post-concilio. Vi apprendiamo cose molto interessanti, ed anche inedite, su de Lubac, Maritain e Gilson, ma non vi mancano precisi punti scottanti e discutibili offerti dallA., come frecciate nei confronti dei tre anzidetti illustri personaggi, che fanno ben intendere dove sia il pollice verso di Rug` gieri. Legittimo giudizio? Ci sembra che si vada oltre il rispetto della obiettivita ` diretta contro la dottrina storica o almeno la ricerca di essa. La prima freccia e sociale della Chiesa (p. 194ss.) con erronea estensione del Coetus internationalis Patrum e analisi (altre frecce) dei giudizi del P. de Lubac su quel magma che si evolve verso la Gaudium et spes, e altri testi conciliari, in relazione altres` al pensiero di alcuni teologi. (Vi troviamo pure un entusiasmo per il Card. Wojtya, per il vero aggiornamento e non per la mondanizzazione, la miserabile secolarizzazione ). ` degno di grande attenAnche quanto si riporta del pensiero di Maritain e zione e non certo da catalogarsi, invece, come apologia pro vita sua (quel ` ripetuto e posto in evidenza: p. 200), specialmente se e ` esatto, come del suo e resto pensa lA., ritenere che il cattolico contadino della Garonne abbia scritto un libro non contro il concilio, ma contro una sua pretesa interpreta-

170

` sostenere che esso conzione neomodernista (p. 201). Per questo non si puo tenga una svalutazione del concilio quoad se (p. 202). Anche linterpretazione su ` forzata, mentre manca equilibrio sulla continuita ` o meno della Gilson (p. 203) e presenza del patrimonio filosofico perennemente valido in Concilio, pur in contesto allargato (p. 204ss.). Di interessante lettura risultano anche le pagine dedicate agli spettri del post-concilio . Entrano qui in considerazione pure il pensiero di Danie lou, ben saldato con quello della lui teologicamente vicino de Lubac, i suoi timori che ` lequilibrio dellaggiornamettevano a nudo un problema reale, per noi, cioe mento stesso (p. 222), avvertito altres` dai teologi tedeschi Ratzinger e Volk, e non solo. Per superare il problema il Ruggieri auspica una ermeneutica globale del Concilio stesso, che ne cogliesse ... il significato complessivo nella storia della Chiesa recente e quindi il suo ruolo sia in rapporto al passato, sia per il futuro (p. 223s.). Se la relazione con la grande Tradizione ecclesiale fosse qui rispettata, nel ` significa aggiornamento), di certo saremmo daccordo con rinnovamento (e cio lA., ma al vedere come egli tratta, alla fine, lopera post-conciliare di de Lubac ` e Danie lou, non ci sentiamo certamente incoraggiati ad aderirvi. Essi cioe secondo lA. o avrebbero messo tra parentesi il Concilio o utilizzato di esso ` che poteva portare contributo alla riflessione teologica personale. solamente cio ` buttato, anche se poi si aggiunge: Ma questo e ` un giudizio che Il sasso e richiederebbe di esser verificato ... (p. 224). con Il concilio visto dagli osservatori delle altre tradizioni A. Birmele ` un saggio grandecristiane osservatori in senso largo e stretto, poi ci da ` aiutare ad essere piu mente istruttivo perche puo ` oculati, noi cattolici, nellermeneutica sinodale. Ci riferiamo per esempio alla questione vexata di quel subsistit in che ha fatto e fa versare i proverbiali fiumi di inchiostro ` del restare la Chiesa cattolica fedele a se stessa, (v. pp. 244s. e 254) e alla ovvieta anche durante il Concilio Vaticano II (p. 254s. e 261). Diamo anche il benve` , esposta con lealta ` , delluso invalso di aggiungere ronuto alla problematicita mana a cattolica, come qualificativo proprio della Chiesa in comunione con il ` , che, per essere conseguente, lA., Vescovo di Roma (p. 225 nota 1). Credo pero e altri con lui, dovrebbero astenersi da un tale costume che risulta erroneo, anche perche pure noi accettiamo, in campo ecumenico, la denominazione ` ecclesiale da ` a se stessa. che ogni Chiesa o Comunita ` data la Menzionando qui alcuni ben conosciuti osservatori , a cui e parola in questo bel saggio, vorremmo stimolare i nostri lettori a prenderlo in mano. Trattasi di Cullmann, Schlink, Vajta, Vischer, Aldenhoven, Skydsgaard, Roux, Lindbeck, Scrima, Nissiotis, Cle ment, e infine Barth, che riporta la pal` il concilio, e chiediamo venia per il linguaggio calcistico) in la (in questo caso e area protestante: quel fra noi ripetuto (p. 264), principale, rispetto alle relazioni nuove da allacciare con la Chiesa cattolica. ` sembrato gonfiare il ruolo e linflusso Unultima osservazione. LA. ci e degli osservatori in Concilio. A giusto equilibrio, pensiamo alle piu ` prudenti ricerche di Velati.

171

La III parte del volume, dal titolo Speranze e programmi inizia col l su Il lavoro post-conciliare. Le attese del gruppo della saggio di P.C. Noe Domus Mariae e lorganizzazione del post-concilio . Egli parte dal fatto che in molti luoghi gli Atti del grande Sinodo inviano esplicitamente al dopo concilio, ed illustra anzitutto, in modo comparativo, quanto veniva dicendo in proposito Paolo VI e significavano le iniziative al riguardo del gruppo di rappresentanti di varie Conferenze episcopali che prende il nome dal luogo delle sue riunioni, la Domus Mariae appunto (pp. 270-308). Non mancano a volte, nel saggio pur istruttivo di Noe l, le conclusioni indebite (v. pp. 271s., 276, 280, 285, 294ss., 298, 301, 308). Il punto centrale di confusione si cristallizza comunque in quelle riunioni, ancora durante lo svolgimento del Concilio, dei Rappresentanti delle Conferenze episcopali, che lA. definisce erroneamente come pre-sinodali (rispetto al Synodus Episcoporum e che sono, per Noe l, legate pure al tema della ` in effetti portera ` a un restringimento dellinteresse della riforma della Curia. Cio stessa Domus Mariae (v. p. 303) per listituzione di commissioni post-conciliari , nonostante qualche ritorno di fiamma (v. p. 304). G. Routhier affronta, successivamente, un caso particolare, quello di Que bec, di ricezione kerigmatica del Vaticano II nella sua prima tappa . Non siamo daccordo, lo diciamo subito, che si richiami tale espressione, usata dal Grillmeier per la ricezione del Concilio di Calcedonia. Il significato kerigmatico ` ben comprendere, ma cio ` non vale, secondo noi, per il Vaticadi esso si puo no II. Meglio usare la dicitura proposta da Pottmeyer (p. 310) di interpreta` chiara ed accettabile per tutti. Non approfondiremo qui la zione ufficiale , che e ` del Que particolarita bec, per il nostro interesse piu ` generale e specifico circa il Concilio, nel suo insieme, non tralasciando di segnalare peraltro che Routhier ` essere, in stesso riconosce deludente il risultato della sua ricerca. Essa dovra futuro, piu ` perseverante, piu ` lunga e piu ` meticolosa su fonti che per se saranno frammentarie e meno accessibili. In ogni caso giustificare gli eccessi liturgici con la grande lentezza della relativa riforma (p. 354) contraddice ` dei fatti, nel loro proprio quanto lA. stesso afferma in precedenza e lobiettivita ritmo intenso di applicazione. Un altro caso particolare, pur dilatato a tutto un continente, quello latino` proposto, in seguito, da O. J. Beozzo, con Medellin. Ispiraamericano, ci e zione e radici . Non vi mancano, fra laltro, i refusi che feriscono il portoghese. ` meraviglia il suo procedere disinvolto, ideologiPer chi conosce lA. non fara camente qualificato. La reductio ad unum inizia nel senso della Chiesa dei poveri (pp. 362, 375s. e 381), della lotta contro la Curia (pp. 361s., 371 e 380), ma sempre in comunione col Papa, della teologia dei segni dei tempi ` , senza distinzioni (pp. 361, 368, 370s., 372 e (pp. 367 e 373), della collegialita 393), anzi con dilatazione a tutta la Chiesa (pp. 370, 373: tutti votano, per questo, sui temi pastorali), e continua nel senso di avvenimento (p. 369), restrittivo, e di ricezione, povera teologicamente, (p. 369) pur ispirata dal Congar ` diverso il concetto di Willibrands!: ib.). (come e ` fedele pastorale, Per lA. la ricezione del Vaticano II a Medell n e soprattutto , creativa, critica e selettiva (pp. 368-385). Certo la prospettiva

172

` quella che lA. definisce rivoluzione ecclesiastica del Vaticano II (p. 372). e Segue lanalisi della ricezione del Magistero pontificio e delle lacune a Medell n, ` tra le quali appare per prima lassenza di una visione storica della realta ` in tono positivo (p. 392s.). (p. 387s.), con conclusione pero Pure G. Alberigo porta il suo contributo allopera con un saggio dal titolo Il Vaticano II dalle attese ai risultati: una svolta? . Egli risponde positivamente a tale domanda, definendola profonda (p. 395), talora contrastata ma ormai irreversibile (p. 414), piu ` profonda e organica di quanto le istanze della vigilia avessero avuto la lungimiranza e il coraggio di auspicare (p. 415). ` , un concilio nuovo, diverso da quelli della tradizione Il Vaticano II fu, cioe ` di oggi precedente (ib.), impegnato a rispondere in positivo ... allumanita ` e dellaggiornamento (ib), criteri, insomma, secondo i criteri della pastoralita ` inconsueti anzi, estranei al cattolicesimo (ib.). Vi fu un salto di qualita che si percepisce confrontando le formulazioni preparatorie con i testi finali e, ancor piu ` , paragonando il clima del cristianesimo degli anni cinquanta con quello delle conclusioni del Vaticano II (p. 416). Pur in tono meno radicale che dabitudine, lA. ripete, per motivare i suoi argomenti, le solite critiche, con richiami a pubblicazioni anteriori, sue e di altri. ` abbiamo ampiamente manifestate le nostre gravi riserve per cui Su di esse gia non le ripeteremo qui, di nuovo. Solo, per rimanere a livello dellimmagine ` trattarsi di una svolta dellA., tratta dalla strada, riaffermiamo che non puo ad U , la quale non si addice al Cattolicesimo, proprio alla sua essenza. , impegnato fondamenLe conclusione dellopera sono esposte da J. Dore talmente in uno sforzo di sintesi e di assemblaggio di quanto altri separano. Con ` che dopo non sara ` piu il titolo dato al suo intervento, Cio ` come prima , non ` chi non possa esser daccordo (v. p. 433). Anzi e ` ovvio. Rimane da vedere su ve che cosa. E lA. risponde a tale quesito. Ci sono, a questo proposito, alcune importanti affermazioni, anzitutto quella che siamo di fronte a un autentico ` di conconcilio ecumenico (p. 421), il quale manifesta la deliberata volonta segnare un insegnamento, di far passare uno spirito e, nel contempo, di non ` dimenticare di occuparsi delle istituzioni (ib.) (tale attenzione alle istituzioni e ` paconfermata, di seguito p. 422 , con affermazione che il dottrinale e storale, senza cedere alla fuga illusoria nella ideologia ne alla contestazione sempre suicida della tradizione : ib.). Lanalisi, interessante, si concreta dallevento allinsegnamento , in un ` dunque chiaro che non ce ` chiesa se non dove il mistero di comunione ( sara giuridico e listituzionale da un lato, lumanitario e limpegno dallaltro, sono al servizio dello pneumatico e dello spirituale: p. 424), con rilievo alla rivelazione di Dio e alla liturgia della Chiesa (ib.) e attenzione ripetiamo pure allorganizzazione istituzionale e allarticolazione gerarchica della chiesa come luogo della vita di chiesa in quanto tale (p. 425). ` anche un cambiamento significativo nella comprensione e gestione dei Ce rapporti reciproci fra chiesa e mondo (p. 427, dalla comunione alla comuni` imparare a vivere la consegna evangecazione : ib.). Ma per tutto bisognera ` non e ` detto che lica a fare una cosa senza omettere laltra (p. 428), cioe

173

` che esso davvero e ` , comporti labbanvolgersi verso il mondo, per onorare cio dono della croce, la rinuncia al discernimento e labbandono di ogni senso del peccato (ib. e p. 430s., con qualche riserva da parte nostra nella visione della ` piu societas perfecta ). Comunque fra gli ambiti nei quali e ` marcato il cambiamento datteggiamento verso laltro, che il Vaticano II ha introdotto nella Chiesa, lecumenismo fra le chiese cristiane devessere messo ai primi posti (ib., ` non indica una de ` ancora piu ma cio ba cle del Cattolicesimo); e ` spettacolare ` ripetuta il cambiamento verso le altre religioni (p. 429). La sintesi peraltro e ` la per quanto riguarda una teologia cattolica degna di questo nome , e cioe ` alle ricchezze della tradizione ecclesiale e linevitabile confronto con le fedelta sfide del mondo moderno (p. 433). ` questione di dosaggio , oltre Naturalmente possiamo aggiungere e ` questione di ermeneutica conciliare, per il quale appare lideologico; meglio, e ` stato certo una benedizione, prima del tornante del millennio cui il Concilio e ` nellesatta misura in cui e ` stato e potra ` essere accolto nello spirito che e lo sara lo ha effettivamente aperto, condotto e concluso, lo Spirito santo del Dio vivente (p. 433s.). Tale appello implicito di un nostro confratello nellepiscopato ` che trovarci daccordo, se specialmente possiamo aggiungere: e nelnon puo ` , frutto di una laccoglienza dei documenti conciliari nel verbo scritto, cioe costante ricerca di consenso, opera dello stesso Spirito, autentica espressione di ` e unita ` , in abbraccio fra Tradizione e rinnovamento. cattolicita

174

IV
ALTRE STORIE DEL CONCILIO E DEI SUOI PAPI

16. La Chiesa del Vaticano II I Parte La Chiesa del Vaticano II (1958-1978) (a cura di Maurilio Guasco, Elio Guerriero e Francesco Traniello), Parte Prima, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1994, pp. 594 (Vol. XXV1 della Storia della Chiesa iniziata da Fliche-Martin).
Comincia lardita impresa di investigazione complessiva , sia pur con sintesi ancora narrativa, quasi provvisoria e fatta con un po di fretta, del grande evento conciliare che sta al centro della storia della Chiesa in questo fine-millennio. I rischi non vi mancano anche perche ancora troppo gli Aa. rimangono legati alle loro visioni di parte e difficile risulta la ricerca veramente ` impegno lungo e paziente lassimilazione e il scientifica, altres` poiche sara controllo delle cronache (v. p. 125) si tratta di quelle di Caprile, Wenger ` definita la piu (-Villot, aggiungiamo noi), Laurentin, La Valle (la sua e ` completa ), Congar, Rynne e Kloppenburg e dei servizi giornalistici contempo` , anche nel presente ranei al Concilio a cui in genere facilmente ci si rifa lavoro alla luce dei suoi Acta Synodalia. Citarli in genere, come riferimento ` facile, sviscerarli e trarne le dovute conseguenze critiche e combibliografico, e ` altra cosa. parative e ` lodevole comunque limpresa dei curatori e degli editori dellopera che E qui presentiamo, nella Prima sua Parte, nella quale si vuole soprattutto offrire ` dei credenti alla luce la storia di un cammino, quello percorso dalla comunita ` al della nuova immagine della Chiesa offerta dal concilio (p. 5). Ed esso vi e centro, con le sue alterne vicende, gli uomini che vi emersero quali protagonisti visibili e il contenuto dei suoi decreti. In linea generale notiamo che nel volume si pecca in fatto di apparato critico, specialmente nel capitolo dedicato al pontificato di Paolo VI, mentre dispiace che nelle citazioni in testo, dello stesso Aubert, esse quindi sono fatte proprie dallA.? non si indichi in calce la fonte. Il riferirsi poi alle categorie conservatori , progressisti , moderati , reazionari , a sinistra , di centro-sinistra o Scuola romana (senza specificazione), per es., meriterebbe una piu ` meditata ponderazione, oltre i modi correnti di esprimersi, spesso giornalistici, cos` come la meriterebbero i giudizi senza sfumature e precisazioni, in genere, per quanto riguarda la Curia romana. Le tendenze, in Concilio,

177

devono essere proposte dallo storico, ci sembra, senza qualificativi di parte, per quel che si afferma, si propone e si difende, in buona fede, salvo prova in contrario (v. a questo proposito un giudizio del compianto P. Caprile, riportato ` uomo partigiano, anche se pure lui ha le dallo stesso Aubert). Lo storico non e sue preferenze e i suoi limiti. Cos` , parlare in termini di maggioranza e minoranze, (ma non come tendenze ideologiche : v. p. 174) pur se nel loro interno ` vi possono essere stati dei mutamenti, ci sembra piu ` consono alla neutralita del metodo storico. Dopo la bibliografia generale, la prima sezione della Prima Parte si apre con Il Papato , articolata in tre Capitoli. Si inizia con la trattazione del Pontificato di Giovanni XXIII (pp. 15-51), affidata allabile penna di Giuseppe Alberigo, che con i ben noti suoi personali criteri storiografici, dai quali ` in passato abbiamo preso le distanze, giunge quasi a fare di Papa Giovanni gia ` che Fustel de un mito (v. specialmente pp. 47-51). Prendendo lo spunto da cio Coulanges dice del patriottismo, potremmo affermare che la devotion est une vertu, lhistoire est une science, il ne faut pas les confondre . Del resto limpegno del Roncalli per evitare il trasferimento a Roma, alla testa della Concistoriale, dice del suo prendere cum grano salis finanche il proprio motto oboedientia et pax. Attribuire poi a Pio XII unottica manichea (p. 17) risulta improprio, ` il giudizio su un dissenso cos` corposo ed elevato , alla come eccessivo e proposta conciliare, da parte del Tardini (v. anche p. 4. Se non altro si poteva citare quasi il suo entusiasmo, documentabile, per lardita iniziativa). Ritenere ` impegnato, forse anche per la prevedibile inoltre che Giovanni XXIII non si e ` del proprio pontificato, a inserire uomini di sua fiducia nellapparato brevita ` tradire in fondo proprio lo spirito giovanneo, ben curiale (p. 27 nota 30) e ` per la conferma del primo suo collaboratore, lanzidetto Cardinale evidente gia Tardini (v. anche p. 32). Altres` il giudizio negativo sul Sinodo Romano pecca ` , ci sembra, specialmente dopo una attenta lettura del volume del di parzialita Manzo, citato (Papa Giovanni Vescovo di Roma). Dissentiamo ancora una volta, inoltre, dallinterpretazione restrittiva, come unica lettura, della scomunica del SantUfficio contro quanti votassero per i partiti comunisti (p. 25 nota 25) e anche su quella del presunto muoversi dellallora Nunzio a Parigi a favore dellelezione di Atenagora a Patriarca di Costantinopoli. Laver consigliato all ambasciatore Taylor di giungere a Costantinopoli tramite linflusso anglicano e turco , perche un elemento assai importante in qualsiasi ` il Governo turco non significa che si possa concludere quanto calcolo ... e ` infine qualificare di consueti toni moralistici linsegnasopra asserito. Si puo mento tradizionale sociale della Chiesa fino a Papa Giovanni (v. p. 31) e dire che la Pacem in terris contribuisce a mettere maggiormente in luce la perento` della pace assoluta come caratteristica del regno di Dio e percio ` obbligo rieta ` esatto poi parlare e concludiamo di stilindeclinabile della Chiesa? E licidio di atti difformi dalla sua linea (p. 34) che il Papa sembra incassare ` s` luomo della tran(con richiamo alla Veterum Sapientia)? Giovanni XXIII e ` anche profondamente inserito nella tradizione, ed amante della sizione ma e lingua latina.

178

Il Capitolo II (pp. 53-99), di Antonio Acerbi, tratta del Pontificato di ` Paolo VI in modo narrativo, e per sommi capi, ma soddisfacente, senza novita ` notevole impegno bibliografico su Montini. Forse un aspetto che rispetto al gia ` la stoffa di storico del avremmo amato fosse almeno menzionato (a p. 60) e ` storica, che papa bresciano (v. invece p. 494 nota 36), la sua grande sensibilita ` a condurre il Concilio poiche lo aiuto concordiamo con lA. esso divenne rapidamente il concilio di Paolo VI (p. 59), anche se non amiamo la formu` la seguente: Paolo VI desiderava salvaguardare lazione che vi si riferisce, e cioe ad ogni costo il potere monarchico totale (citazione del Grootaers ripresa dallAcerbi: p. 61; v. pure p. 97). Abbiamo trovato invece particolarmente pertinente losservazione che Le prese di posizione di Paolo VI finirono per introdurre una linea di demarcazione in seno alla maggioranza conciliare, fra unala radicale ed una moderata, la prima riluttante, la seconda incline ad accettare i punti di vista del papa. La divisione fu coperta dal timore di dare spazio alle manovre della minoranza e di compromettere cos` lapprovazione dei documenti piu ` innovativi. Ma il clima di fiducia si era guastato, almeno presso una parte dei vescovi e dei teologi. Il dissenso coperto dava inizio a quel corso che, di l` a pochi anni, sarebbe sfo` ciato, anche per il concorso di altre cause, nellaperta contestazione dellautorita e della persona stessa del papa (p. 62). Dopo Paolo VI e il concilio , lA. affronta Gli anni delle riforme non eversive, ma graduali (1963-1968) , dandovi questa acuta interpretazione: Il concilio era stato il frutto di dinamismi, convergenti e divergenti, che avevano trovato, ma non tutti, un punto di equilibrio nei documenti conciliari, ma che non si esaurivano in questi e avrebbero continuato ad agire anche dopo il concilio (p. 65). In effetti, dopo lanalisi dellecumenismo di papa Montini e ` esatta peraltro laffermadel suo dialogo con il mondo contemporaneo (non e zione che nella conferenza di Helsinki per la prima volta la Santa Sede prendeva parte a pieno titolo ad una riunione internazionale di natura politica : p. 80), si presentano le avvisaglie della crisi e poi la crisi stessa del postconcilio (1968-1973) , con illustrazione di un fenomeno nuovo nella storia del ` papato contemporaneo, la contestazione del papa allinterno della comunita cattolica (p. 86). Vi fu polarizzazione nella Chiesa, aggiungeremmo anche per linterpretazione del testo conciliare. La presentazione degli ultimi anni del pontificato (1973-1978) offre occasione allA. di fare una breve e bella sintesi: I grandi discorsi si sono diradati, i ` distaccata, la salute e ` grandi viaggi sono finiti da tempo, lopinione pubblica si e gravemente minata. Quasi soffocato dallindifferenza e dalla riprovazione, il pontificato di Paolo VI pare avviato, dopo il 1970, verso un inarrestabile declino. Ma ecco la sorpresa: il papa spezza latmosfera di sfiducia e di rassegna` come ununita ` : lAnno Santo e la zione con due interventi, che egli considero ` poi del 1975 la sua riflessione sulla gioia cristiana, con Evangelii nuntiandi . E ` interiormente pacificato e finaluna forte partecipazione personale. Il papa e mente disteso ( Il mio stato danimo? Amleto? Don Chisciotte? sinistra? destra? ... Non mi sento indovinato. Due sono i sentimenti dominanti: Superabundo gaudio. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazio-

179

ne . E ancora Acerbi, con profondo e fine intuito attesta: Lo spirito umano, giunto a limiti estremi, o resta paralizzato o si capovolge. Paolo VI ha tratto ` la forza per il capovolgimento; cos` i suoi ultimi anni furono dalla sua interiorita illuminati da una speranza che faceva risuonare nelle sue parole accenti inaspettati di fiducia in Dio e nelluomo (p. 94). In tal modo Paolo VI ha rinnovato limmagine papale, cambiamento che ` cosa di rilievo se pensiamo allim` iniziato da Giovanni XXIII. E era stato gia portanza dell immagine nel mondo contemporaneo, anche se il suo governo fu criticato non solo per i suoi contenuti ma anche perche egli sarebbe stato esitante ed irresoluto (p. 98). Varrebbe la pena qui riportare larticolata e bella risposta al riguardo dellA., ci limitiamo a citarne un passo: La pazienza era la ` oggettive di unarmonica virtu ` di governo che il papa opponeva alle difficolta sistemazione delle spinte contrastanti. Ma insieme anche la fermezza, quando le circostanze minacciavano di oscurare uno dei due poli (ibid.). Per lAcerbi, ` si intende la consapeinfine, Paolo VI fu un papa moderno se per modernita ` del reale, la percezione delle virtualita ` opposte racvolezza della complessita chiuse nelluomo, il senso delle lacerazioni interiori e laspirazione alla riconci` significa senso della storicita ` , ancora egli fu moderno. liazione ... se modernita ` si congiunse con il senso della relativita ` ... Ma fin La sua passione per la verita ` del messaggio cristiano? ... Qui stava il dramma del dove si spinge la storicita ` del papato (ibid.) pontificato di Paolo VI (p. 99). Anche per la storicita ` Paolo VI ha posto il problema e ha dato, a suo modo, una risposta, che puo ` il piu essere, magari, giudicata soltanto iniziale, ma che non e ` piccolo dei meriti del suo pontificato (ibid.). Ci sentiamo di condividere il giudizio cos` ben espresso. Nel III Capitolo, sempre lAcerbi presenta Giovanni Paolo I (pp. 101117), la sua formazione, con accenno alle gravi crisi di salute, lepiscopato a ` Vittorio Veneto (1959-1969), gli anni veneziani (1970-1978) in cui manifesto ` di tratto, stile umile e accostabile, interesse per i semplici, ma anche semplicita animus ansioso, chiave interpretativa di tanti suoi interventi radicali ... angustiato dallo sperimentalismo teologico e pastorale (questione dei preti operai e devastante polemica attorno al referendum abrogativo del divorzio) e il pontificato romano. Riguardo al discorso programmatico del nuovo papa troviamo affermazioni sfuocate (pp. 116-117), mentre per la morte improvvisa di uno di noi (p. 117) gli accenti dellA. risuonano pertinenti e probanti. ` dedicata al Concilio ed e ` composta da 7 La seconda sezione dellopera e Capitoli, preceduti da una premessa in cui fondamentalmente si presentano le fonti e gli studi finora apparsi circa la grande assise conciliare, con relativo abbozzo di problematica di Roger Aubert, che poi svolge i primi quattro. Il noto storico belga vi fa dunque la parte del leone. La preparazione (Cap. IV: pp. 129-157) comprende unanalisi dellannuncio del concilio e della sua fase antipreparatoria con giudizio azzardato su ` piu Tardini: Sembra tuttavia che lentusiasmo di Tardini fosse in realta ` sfu` preso una decisione, mato, ma che egli, avvertendo come il papa avesse gia `, giudicasse piu ` opportuno appoggiare quanto non poteva impedire . Di cio

180

` essere segno il fatto che il Cardinale anzidetto abbia fatto in ogni caso, non puo osservare al papa, il quale stimava in due anni il tempo necessario per la convocazione del concilio, che quello del 1870 ne aveva richiesto ben sei (p. 132). Il giudizio sfavorevole riemerge in seguito (p. 136) e si dilata alla Curia romana (pp. 138, 144 e 151: pavidamente sulla difensiva ), senza distinzioni pur legittime anche nella fase preparatoria, seppure poi nel Capitolo successivo ` sbagliato considerare in blocco la Curia si precisa (v. p. 177: sarebbe pero ` sempre romana come elemento trainante della minoranza ... perche (essa) e ` di ambienti di Curia ). Ad ogni modo stata composta da una molteplicita ` in vari punti, successivaquesto giudizio sfavorevole alla Curia si manifestera mente, peccando ci sembra per eccesso (pp. 184, 185, 201, 202, 203, 231 nota 12, ` certo dire che la riforma liturgica ebbe un 270 nota 39, 312 e 383; non si puo lento procedere, p. 388 nota 11 tale da giustificare esperimenti scapigliati). Nel corso del V Capitolo (pp. 159-226), dal titolo Organizzazione e fun` , ( dal punto zionamento dellassemblea , Aubert illustra la sua mondialita di vista geografico, per la prima volta nella storia ) passando in rassegna i gruppi nazionali , e di pressione e riflessione, nonche di esperti ed osservatori, con giudizio eccessivamente pesante, inizialmente, sullepiscopato italiano ( la maggior parte di loro mostrava un orientamento eccessivamente antimodernista : p. 162), ma che poi viene sfumato da un riconoscimento positivo del ruolo, per es., dello stesso Cardinale Ruffini, le cui critiche obbligarono piu ` di una volta gli estensori degli schemi ad esprimersi con maggior rigore , (p. 163) e da successive precisazioni. Anche il parere sul ruolo dellepiscopato francese sembra peccare per difetto, se si tiene in considerazione oltre il testo (p. 164) la stessa nota 77 di pagina 176. Per il Belgio il metro appare a noi un po diverso. Ci si permetta di rilevare poi la presentazione di Mons. Roberts, come ` sgradevoli (p. 170). Bisognerebbe gesuita che non temeva mai di dire verita ` ; sorridendo si potrebbe aggiunforse chiedersi se erano, le sue, tutte verita ` cos` estesa non gode nemmeno il Sommo Pontificato. gere che di una infallibilita Si esamina quindi il regolamento. Anche qui prendiamo qualche distanza dalle asserzioni dellA., come nel caso del progresso, per lelezione delle Com` missioni conciliari del Vaticano II (23 di nomina pontificia), di quella che e definita monarchia pontificia , poiche nel 1870, al Vaticano I, tutti i membri delle Commissioni erano stati eletti dallassemblea (v. nota 8 p. 189; ma il Papa non li scelse tra i primi non eletti di ogni Commissione?: p. 203). Lo stesso dicasi del giudizio sul ruolo e la persona del Segretario generale del Concilio, (nel contesto degli organi direttivi del Consiglio: pp. 197 e 199 e pp. 200-202; v. pure p. 344: a volte un po dittatoriale ) pur sfumato, con valutazioni di greci e troiani incorporate nel suo testo. A questo proposito ci permettiamo di considerare azzardata laffermazione del Suenens, secondo il quale la scelta di Mons. Felici non era personale del Sommo Pontefice (p. 200). Si passano poi in rassegna le Commissioni conciliari e si analizza il ruolo dei papi , per lo piu ` avvolto nella discrezione e che resta ancora in gran parte da descrivere , anche se, sia Giovanni XXIII che Paolo VI entrambi ... intervennero regolarmente in diverse occasioni per imprimere una svolta allandamento dellassem-

181

blea o per influenzare il lavoro di certe commissioni (p. 210). Detto con le ` solamente il notaio del Concilio , ma parole di Paolo VI: il Papa non e ` pensiero di Papa Montini tra le due tendenze, enlarbitro supremo e ` mirava ad ottenere quel consenso trambe legittime, che si affrontavano. E cio pressoche unanime dellintera assemblea conciliare, attraverso uno sforzo di chiarificazione piu ` profondo. Egli era prudentemente riformatore (p. 212). ` quotidiana dellassemblea , in aula e alSegue la presentazione dell attivita ` di informazione. lesterno, richiamando le difficolta ` il tema del Capitolo VI (pp. 227-345), in Lo svolgimento del Concilio e ` un compendio cui si fa lanalisi dei quattro periodi e delle tre intersessioni. E valido e stringato della storia , finora emersa, delle discussioni, in senso largo, conciliari, con particolare attenzione, giustamente, allo schema della Chiesa, in ` dellepiscopato e del cui due argomenti suscitarono vivaci contrasti, quelli cioe ripristino del diaconato permanente. Pur nel molto di valido che vi abbiamo ` infatti pensiero trovato alcuni rilievi critici sembrano a noi necessari. Non e teologico recente, molto diffuso nella Scuola romana , (p. 257, v. altres` pp. 258 e 287 nota 17) quello che considera la potestas ordinis dei vescovi di derivazione sacramentale (la consacrazione episcopale), mentre la potestas iurisdictionis viene loro conferita dal Papa, cos` che lesercizio del loro ministero avviene non cum Petro, ma sub Petro (p. 258). Tale accostamento con le anzidette formule petrine risulta in ogni caso oltremodo fuorviante, poiche lespressione conciliare cum Petro et sub Petro vale per tutte le Scuole di pensiero cattoliche , indipendentemente da quello riferentesi allorigine della sa` poi la questione, segnalata giustamente dallAubert, della cra potestas. Vi e ` episcopale. Degna di mancata precisa formulazione giuridica della collegialita ` altres` la presentazione dei famosi cinque quesiti , (pp. 259-260) attenzione e in cui appare il ruolo di Dossetti, inizialmente, poi ridimensionato : le do` linizio della parabola discenmande vennero riformulate per la terza volta ; e dente del ruolo dei Moderatori. Unosservazione anche ci sia permessa a proposito del Cardinale Ottaviani, il quale secondo Suenens avrebbe detto che spettava unicamente alla Commissione Teologica (che di fatto era sua) formulare domande di ordine teologico . Ebbene, prima di sua va inserito un la , anche per rendere lespressione compatibile con quanto si dice poco appresso circa una decisione approvata da tale Commissione, su proposta dello stesso Card. Suenens, malgrado il parere contrario del cardinal Ottaviani (p. 267). Per quanto riguarda la Beata Vergine Maria e la questione dellinseri` esatto affermare che la mento dellapposito schema in quello della Chiesa, non e tendenza di una trattazione separata volgesse ad opporla al resto della Chiesa (p. 263), semmai a distinguerLa Circa Paolo VI e il Concilio (pp. 273-276) non risulta calibrato il giudizio di chi vede nei numerosi emendamenti da lui proposti alla Commissione dottrinale un mirare ad attenuare in qualche misura lespressione della colle` episcopale in rapporto al primato papale . Si trattava invece di cercare di gialita ` , senza vulnus alcuno. Cio ` del resto e ` detto nella fare convivere le due realta nota 4 di p. 284, nella quale peraltro lAlberigo definisce la minoranza conciliare

182

sempre inflessibilmente ostile allecclesiologia di comunione . Di fatto lo stes` bene di specificarla, facendovi aggiungere quel gerarso Papa Montini penso chica che per noi riesce a saldare insieme, proprio in felicissima comunione, il primo e il secondo millennio, permettendo quindi di raggiungere il consenso. ` , invece, la considerazione finale dellAubert, che Troviamo rispondente a verita colloca Paolo VI pienamente sulla linea tracciata da Giovanni XXIII : p. 276. E veniamo alla settimana nera , e al gioved` nero , che vorremmo ` suggerire fossero definiti con espressione meno di parte e giornalistica (si puo il termine cruciale ? En passant rileviamo che Mons. Lamont era Vescovo nella Rhodesia Meridionale e non della Rhodesia settentrionale : p. 301). Pur con una eccessiva considerazione per il pensiero del gruppo di Bologna e per le posizioni del Grootaers, [che sulla questione della Nota Praevia si rivela oltranzista basti pensare che egli non accetta il giudizio del Philips, per il ` contraddizione fra tale Nota e il dettato conciliare come del quale non vi e resto Dossetti e Alberigo] lA. riesce a non incorrere ne in Scilla ne in Cariddi, con qualche eccezionale strappo alla regola (v. per es. nota 97, p. 310, in relazione allo stesso testo di p. 309), presentando gli avvenimenti di quei giorni con ` storica ormai matura. Peraltro non condividiamo il giudizio una attendibilita ` episcopale, ma in un quadro sul P. Bertrams favorevole alla collegialita assai riduttivo (p. 306 nota 81) , che ben contribu` , in via, alla stesura definitiva della Nota Explicativa Praevia. Il Capitolo VII (pp. 347-388) illustra i testi conciliari, anche qui con brevissima storia del dettato di ciascuno di essi dei quali, dopo sunteggio, si pongono in evidenza lacune e meriti, luci e ombre, secondo il parere di vari Autori, con giudizio finale dello stesso Aubert. Non possiamo a questo punto, reputiamo, contrapporre critica a critica, poiche andremmo troppo lontano, ma vorremmo, s` , sottolineare, oltre i commenti e le osservazioni, che si tratta, alla finfine, di testi conciliari, il cui merito teologico dovrebbe essere piu ` rilevato, ` . Orbene, a anche per quella ricezione da tutti auspicata, oltre ogni parzialita forza di sottolineare aspetti carenti, ci domandiamo se resti sufficiente spazio alla accettazione del magistero dottrinale in unottica pastorale del Concilio ` una questione generale ed e ` la difficolta ` dei giorni nostri, anche Vaticano II. E ` dei documenti vanno valutate secondo il genere se, beninteso, forza e autorita letterario, i criteri di impegno e i temi trattati (p. 348). Sempre in argomento di esegesi conciliare, ci domandiamo se sia giusto ` nei testi, nei quali affermazioni asserire il permanere di numerose ambiguita tradizionali e proposte innovatrici si trovano frequentemente sovrapposte piu ` che realmente integrate . Ed ancor piu ` : Tale mancanza di coerenza produsse spesso divergenze di interpretazione, a secondo che si insistesse in modo unilaterale piu ` su certi passi che su altri. Sotto questo aspetto uno studio storico ` consentire di comprendere meglio quali furono le serenamente condotto puo ` della preintenzioni profonde della grande maggioranza dellassemblea, al di la ` occupazione di ottenere un consensus piu ` largo (p. 348; a p. 384 lapproccio e ` diverso; anche qui il procedere dellA. e ` pendolare, con fusione difettosa: pero v. pure pp. 386-388, compresa la nota 11, a questo riguardo). Siamo peraltro

183

daccordo sullimportanza dellapprofondimento storico, (v. altres` p. 387: se i teologi tendono a prendere in considerazione solo i testi approvati, gli storio` anche un evento storico ) ma non riteniamo si grafi sanno che un concilio e possa arrivare al pensiero conciliare qua talis, prescindendo dalla preoccupazio` proprio caratteristica sinodale e che fu cercato non ne di quel consensus che e ` alla Tradizione e il desiderio solo per se stesso ma perche vi si esprime la fedelta di incarnazione, di aggiornamento. E solo i testi definitivi approvati dal Concilio e promulgati dal Supremo Pastore fanno testo , altrimenti ciascuno ri` il Concilio, come spesso si fa, alla sua maniera , a pretesto per il cevera proprio cammino personale o per la propria preferenza teologica, o di scuola . Esso fu invece esperienza di comunione, dove antico e nuovo si baciarono e ` della Chiesa fecondarono; vi si incontra leterna e sempre nuova peculiarita cattolica, del resto, che dal suo deposito sa trarre fuori nova et vetera, e qui ` deve tener vediamo pure noi con sguardo teologico. Lesegesi conciliare di cio conto, se vuol essere appunto teologica, eppure storica, non partigiana o ideologica. Per la presentazione della costituzione Lumen Gentium sulla Chiesa, che piu ` ci interessa, per ovvii motivi, non mancano poi, da parte nostra, alcune riserve, specialmente per quanto riguarda la questione della giurisdizione (p. 349), senza riferimenti alla distinzione fra munera e potestates e mancata menzione alla ` di pensiero e ricerca, che ancora sussiste nelle varie scuole per quanto liberta concerne tale potere di giurisdizione e la sua derivazione. Inoltre qualche asser` che zione circa il collegio episcopale , e presunte restrizioni alla collegialita erano state introdotte nel testo per tranquillizzare i timori di alcuni padri, ed anche quelli dello stesso Paolo VI non ci soddisfa (p. 350). Ugualmente parlare di strati della vecchia ecclesiologia e di non sempre accorta articolazione di due diverse ecclesiologie quella di ispirazione giuridica e quella ` ipotesi da vagliare incentrata sullidea di comunione , nel testo sinodale, e ` per noi vitale invece la sintesi, ricercata, come sopra piu ` profondamente. E dicevamo, tra il primo e il secondo millennio, detto grosso modo , che il ` importante la saldatura tra Concilio riesce ad operare, nonostante tutto. Ed e le due ecclesiologie millenarie . ` del resto quanto lA. alla fine afferma, pur con altre sue note su cui E si possono dare giudizi forse piu ` calibrati dopo il capitoletto dal titolo ` delle Prime reazio Lattuazione delle disposizioni conciliari , in quello cioe ni (dopo leuforia, la delusione). Il passo merita di essere posto in evidenza: Nel formulare un giudizio complessivo sul Vaticano II, occorre ... riconoscere ... che il concilio ha saputo avviare in tutta una serie di campi fondamentali un profondo rinnovamento, basato sul ritorno allautentica tradizione capace di superare le posizioni eredi` di adeguare la Chiesa cattolica alle tate dalla Controriforma, sulla volonta ` della trasformazioni del mondo moderno, sul riconoscimento della legittimita ` delle Chiese locali e delle varie culture che il monolitismo post-tridendiversita ` i leader del tino aveva in gran parte soffocato. La feconda ispirazione che animo concilio, sostenuti da una larghissima maggioranza dellassemblea, e il nuovo ` innegabilmente riscontrare nella Chiesa cattolica, nonostante i clima che si puo

184

numerosi tentativi di restaurazione , appaiono con il passar del tempo come un risultato piu ` importante dei testi promulgati dal concilio (notiamo, noi, che ` pontificia), per quanto ricchi ed interessanti che siano. la promulgazione e Anche se non ha mantenuto tutte le sue premesse [ma quale dei movimenti di rinnovamento della Chiesa lo ha fatto?] il Vaticano II ha segnato una svolta decisiva ... Certo (esso) non ha impedito la crisi dei decenni successivi anzi, mettendo in discussione quellimmagine semplicistica della chiesa alla quale molti erano legati, ha forse contribuito a una certa destabilizzazione ma ha ` cosa ben importante, contribuito almeno in parte ad attenuare comunque, ed e le nefaste conseguenze di quella crisi, impegnando risolutamente la Chiesa ad intraprendere il cammino verso il futuro, con rinnovato slancio sul piano pastorale, spirituale e intellettuale (p. 388). ` dedicato ai Protagonisti del Concilio (pp. 389-515) ed Il Capitolo VIII e ` fatica affidata a Jan Grootaers. Il suo testo, preceduto pero ` da una presene ` stato tazione dei due attori principali (Giovanni XXIII e Paolo VI), era gia dato alle stampe, da poco, sempre dalle Edizioni San Paolo. Sfilano cos` davanti allobiettivo della macchina da presa della storia alcuni padri conciliari, in ordine alfabetico, con curriculum vitae e rispettive gesta sinodali, (punti forti e ` : A. Bea, C. Colombo, J. Do deboli, interventi, ecc.) e cioe pfner, P. Felici, G.-M. Garrone, F. Ko nig, G. Lercaro, Maximos IV Saigh, M. McGrath, A. Ottaviani, ` preceduto da P. Parente, E. Ruffini, L.-J. Suenens e S. Wyszyn ski. Il tutto e qualche confronto tra di loro, alla Plutarco (in Vite parallele ), anche se lA. se ne schermisce, dicendo: vogliamo solo accennare ai rapporti avuti da alcuni ` dunque un rafdei nostri uomini illustri allinterno del Vaticano II . Vi e fronto Suenens-Do pfner, Lercaro-Suenens, Maximos IV-Bea, Ko ` vicino nig-(piu a)-Lercaro-(che a)-Suenens, di interesse, anche per la conclusione che se ne trae: Essi ci mostrano anzitutto che, in unassemblea come quella dellultimo concilio, il concetto di gruppo o di partito deve essere usato con prudenza e mai in modo assoluto (p. 394). Ci permettiamo rilevare che fra i ritratti sopra menzionati il piu ` infelice (e stiamo giocando sulle parole) risulta quello di Mons. Felici, di cui pur con menzione di aspetti positivi ecco alcuni tratti piuttosto graffianti: Per le sue caratteristiche ... si collocava agli antipodi della tendenza di fondo del Vatica` a no II: il suo centralismo romano, latteggiamento apologetico, la contrarieta ogni espressione dell opinione pubblica della Chiesa, lavversione alla concezione della Chiesa come mistero e sacramento, il suo innato giuridicismo e la diffidenza verso ogni sviluppo dottrinale, furono tutti elementi che ostacolarono sempre di piu ` il concilio man mano che esso procedeva verso la sua conclusione. ` La concezione stessa che Monsignor Felici aveva del concilio e delle sue finalita si legava alla visione piu ` conservatrice della corrente minoritaria (p. 436). Non meraviglia quindi che nella galleria del Grootaers, significativamente, il personaggio piu ` di spicco al Concilio appaia il Cardinal Lercaro, che rap` ... la piu ` morale e religiosa dellassemblea . E ancora: presento ` alta autorita gli interventi di Lercaro costituiscono il capolavoro del Concilio Vaticano II (p. 459).

185

Qualche appunto dovremmo anche fare per la questione sensibile della Nota Explicativa Praevia che lA. affronta specialmente in occasione della pre` esposto in un sentazione del Parente, (v. p. 485s.) secondo il punto di vista gia et Colle gialite . Le dossier de G. Philips sur la Nota suo volume (Primaute Explicativa Praevia , Louvain 1986). Ma ci fu occasione per noi di recensire, in passato, tale studio, per cui transeamus [v., in questo vol., pp. 253-254]. ` Il Vaticano II e i mezzi di comunicazione sociale , di Philippe Levillain, e il titolo del Capitolo IX (pp. 517-549), che ha le seguenti scansioni: Ad intra, ad extra, Roma e lopinione pubblica (24 gennaio 1959-11 ottobre 1962), la storia ` (3 maestra di vita (11 ottobre 1962-3 giugno 1963), conciliazione e autorita giugno l963-agosto-settembre 1968), la recezione del Vaticano II (1968-1978), in cui si riportano gli echi della stampa sugli avvenimenti sinodali e post-conci` iniziali di trovare un canale, per la pubblica opinione, liari, dopo le difficolta allaltezza della importanza dellevento storico vissuto ( il nodo riguardava proprio il segreto [p. 523] e il linguaggio [p. 526]). ` affidato lultimo Capitolo (pp. 551-563) di questa A Gian Piero Milano e Prima Parte, dal titolo: Il Sinodo dei Vescovi e la riforma della Curia Roma` puntuale, con illustrazione anzitutto di natura, finalita `, na . La trattazione e tipi di assemblee e composizione, e poi degli uffici direttivi e delle procedure, da cui si trae qualche considerazione conclusiva sul Synodus Episcoporum. Per la riforma della Curia romana si analizza brevemente la costituzione apostolica Regimini Ecclesiae universae (di appena due anni successiva alla chiusura del ` al Vaticano II), che diede luogo a una nouvelle centralisation (Congar), cioe rafforzamento grazie alla posizione centrale e sovraordinata (sia pure solo funzionalmente) conferita alla Segreteria di Stato del controllo papale sul` delle Congregazioni. In cio ` disattendendo le aspettative conciliari per lattivita un piu ` incisivo decentramento di alcune prerogative pontificie e relative attri` buzioni curiali in favore degli Episcopati locali. Nonostante questi rilievi, e ` alle innegabile la matrice conciliare della Regimini, e quindi la sua riferibilita istanze avanzate nellassise ecumenica (p. 559). Vi si fa cenno pure alla ristrutturazione della Congregazione del SantUffizio, ribattezzato nel nome, e del motu proprio Ingravescentem aetatem (i membri del Collegio cardinalizio ultraottuagenari perdono il diritto di partecipare al conclave). Conclude il tomo lindice analitico (pp. 565-586) e quelli delle illustrazioni e referenze iconografiche (pp. 587-588) e generale (pp. 589-594).

186

II Parte La Chiesa del Vaticano II (1958-1978) (a cura di Maurilio Guasco, Elio Guerriero e Francesco Traniello), Parte Seconda, Ed. San Paolo, Pioltello (Milano) 1994, pp. 727 (vol. XXV/2 della Storia della Chiesa iniziata da Fliche-Martin).
Nellintroduzione nostra alla Prima Parte di questo volume da noi definita come ardita impresa di investigazione complessiva, sia pure con sintesi ancora narrativa, quasi, provvisoria e fatta un po in fretta, del grande evento conciliare che sta al centro della storia della Chiesa in questo fine-millennio rilevavamo i rischi per gli Aa. cimentatisi nellimpresa, i quali rimangono legati ` di una ricerca veramente scientifica che alle loro visioni, anche per la difficolta esige impegno lungo e paziente al fine di assimilare e controllare le varie cronache alla luce degli Acta Synodalia. Citarli, in genere, allinizio degli studi, ` facile; leggerli, sviscerarli e trarne le dovute come riferimento a cui si rimanda, e di parte, e ` altra cosa. conseguenze critiche e comparative, oltre ogni cliche Ebbene ci pare appropriato ripetere tali osservazioni anche allinizio di questa seconda presentazione, sia pure riconoscendo che nei rischi di cui sopra questa ` incorsi ci sembra in maniera minore. volta si e Il tomo inizia quindi con la Sezione Terza del volume, che porta il titolo Il ` dedicato a Le Confepopolo di Dio , ma il suo I capitolo (il XI in effetti) e ` affidato alla penna di un esperto in materia, renze Episcopali (pp. 7-16) ed e Giorgio Feliciani. E tuttavia qualche espressione testuale (pp. 15-16), a nostro parere, dovrebbe essere meno chimerica, anche se vi riconosciamo chiaramente la odierna problematica in materia. Segue, nel capitolo XII (pp. 17-27), opera di Juan Ignacio Arrieta, una puntuale illustrazione delle disposizioni canoniche su I Consigli diocesani e parrocchiali , mentre lo studio successivo, di Maurilio Guasco, riguarda Se` una buona e precisa minari, Clero e Congregazioni Religiose (pp. 29-80). E presentazione documentaria della evoluzione della disciplina ecclesiale in risposta ai problemi via via emergenti in tali settori della ricerca. Qualche sbavatura di giudizio abbiamo notato a proposito della ratio studiorum (p. 44), delle vie ` della vita religiosa delineata dal nazionali al sacerdozio (p. 49), dellidentita Concilio (p. 63) e della nostra crisi epocale e del suo riflesso nella Chiesa e sul sacerdozio (p. 79). ` il titolo del capitolo XIV, I laici nella vita della Chiesa (pp. 81-118) e affidato a Giorgio Vecchio, ricerca che riguarda fondamentalmente lItalia. ` lA. riconosce i limiti del suo studio che non consentono ancora Con lealta ` valida, va allessenziale, di elaborare una sintesi soddisfacente . Lesposizione e ` e i ritardi segnalati alla non tralascia alcun tema di rilievo, anche se le perplessita fine del pontificato di Paolo VI ci sembrano risentire di una posizione non equilibrata, per quanto concerne lo stesso Concilio Vaticano II, della scuola di Bologna.

187

La Sezione Quarta, Una Chiesa in Cammino , inizia con il capitolo XV dove Luigi Dalla Torre tratta de Il vissuto liturgico ... preghiera, liturgia, nuove devozioni (pp. 121-165). Lungo risulta il cammino percorso e anche per ` nella presentazione delle questo sorprende una certa qual mancanza di serenita cose (v. p. 122 nota 5, e pp. 123, 135, 148, 155 note 80 e 81, 157 e 161-162). Non ` ed acutezza le considerazioni finali, raccolte mancano comunque di profondita sotto la prospettiva Da una valutazione del passato a uno sguardo sul futuro . ` illustrato da Il rinnovamento biblico (capitolo XVI, pp. 167-216) e ` si era cimentato su tale tema in precedenza. Dopo aver Mauro Pesce, che gia posto con precisione, agli inizi, le questioni principali, egli traccia il piano della ` gli studi sulla Bibbia nel Cattolicesimo; i progetti elaborati da sua ricerca, e cioe organi centrali della Chiesa cattolica, soprattutto dal Concilio Vaticano II, per luso della Bibbia nella vita della Chiesa e, infine, le esperienze effettive di questo uso. Sono pagine esaurienti, anche se su qualche punto non condividiamo i giudizi dellA., per es. a proposito di Giovanni XXIII, ( la sua propria teologia `, biblica non era adatta a comprendere gli studi biblici recenti. Soprattutto, pero sembra che il Pontefice non fosse in grado di controllare pienamente le azioni della Curia : p. 185 e anche p. 196 nota 114) e lamentiamo la mancanza di presentazione degli emendamenti al testo conciliare, a proposito della Dei Ver` contribuirebbe a vedere bum, ad opera dello stesso Paolo VI (v. p. 196). Cio sotto una luce diversa la posizione dei conservatori . Ci piace infine riportare un giudizio conclusivo dellA.: La vita di fede dei credenti, in coerenza con la nuova liturgia, con il nuovo stile biblico delle omelie, con i contenuti biblici del ` comCatechismo, veniva fortemente orientata a basarsi sulla Bibbia. Ma cio portava una riformulazione della teologia cattolica, della formazione sacerdo` teologiche e dei seminari. Si e ` trattato di una tale, dei curricula delle facolta ` ancora svolta storica di dimensioni epocali. Di questa svolta un bilancio non e possibile, perche per un progetto cos` ampio i venticinque anni percorsi sono soltanto un inizio (p. 205). ` affidato alla Il cammino della Teologia (capitolo XVII: pp. 217-247) e mano esperta di Rosino Gibellini, direttore letterario delleditrice Queriniana. Egli dipinge, anzitutto, il quadro della situazione precedente il ventennio da noi considerato (teologia neoscolastica e del rinnovamento, detta nouvelle, sostenu` il ritorno alle fonti bibliche, patristiche, spirituali e ta da due idee-guida, e cioe liturgiche, e un rapporto di dialogo, non di contrapposizione, con il pensiero e la cultura moderna) e poi analizza il rinnovamento della trattatistica nella prospettiva della storia della salvezza, i percorsi di ecclesiologia, il passaggio dalla teoria dellevoluzione del dogma alla teologia ermeneutica, il dibattito cattolico sulla secolarizzazione, la svolta antropologica in teologia, la nuova teologia politica e lemergere della teologia della liberazione in America Latina. Su questa ultima trattazione lA. sembra andare un po per la sua strada e non soddisfa, introducendo altres` giudizi sul Concilio Vaticano II che non condividiamo (v. pp. 234-236). Anche sul capitoletto successivo ( I primi passi della teologia del Terzo Mondo ) abbiamo le nostre riserve, poiche non conviene il taglio di analisi che definiremmo a-storico. LAsia, poi, sembra procedere per

188

` la presentazione de Il tempo della donna e la conto suo. Buona invece e conclusione (= Dislocazioni ). La breve storia della teologia di due decenni, qui ricostruita, conclude il Gibellini conferma questa interpretazione della portata teologica del concilio Vaticano II (p. 247). Etienne Fouilloux, nel capitolo XVIII (pp. 249-270), affronta il tema de ` con Lecumenismo da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II , in continuita ` egli quello svolto nel vol. XXIII, sempre dellopera di Fliche-Martin. Cola giungeva fino al 1958. Rileviamo subito che lA. deborda i limiti di tempo ` piu fissati, dando il tono agli anni nostri, cos` : Verso il 1980 lecumenismo e ` vittima del suo successo che di una vera battuta darresto. Dopo tutto, non ha ` meno bene la superato cos` male la contestazione del 1968; certo, sopporta gia ` alla crisi degli anni settanta: alla fine degli anni ottanta reazione di identita ` ancora peggio il risveglio dei nazionalismi politico-religiosi derivato sopportera dallo sconvolgimento di equilibri rimasti stabili per quarantanni (p. 270). Dopo la considerazione iniziale ( Sommerso dalla massa della produzione confessionale, ma privo di studi di carattere scientifico, lo storico dellecumenismo deve prendere atto del cambiamento di statuto nella sua indagine dopo la formidabile espansione del suo tema allinizio degli anni sessanta ... Piu ` che una sintesi, ancora prematura allo stato attuale della ricerca, queste pagine sono ` un saggio che tenta di delineare in proposito alcune prospettive nella percio forma, cara agli storici, di una periodizzazione che risulta chiaramente ipotetica : p. 249), le scansioni dello studio sono: un riconoscimento ufficiale cla` moroso ( Leuforia ), la contestazione e il ripiegamento sullidentita ` il fatto che linteresse (confessionale). Un altro elemento da tener presente e ` per l ecumenismo tout court e non piu dellA. e ` nella sua accezione cattolica . Non manca nel corso della trattazione un linguaggio che avremmo desi` derato piu ` preciso e meno giornalistico , in fondo piu ` storico , capace cioe ` , oltre linnovazione (v. pp. 252, 253: si e ` comdi captare altres` la continuita preso meglio come il Concilio nel suo complesso sia stato il frutto di un conflitto di orientamenti e quindi di un compromesso tra riformismo transalpino e tradizione romana , e p. 264: aiutati ... dagli interventi unanimistici di Paolo VI ). Meritano la nostra riserva altres` le seguenti espressioni: linea neo-conservatrice di Communio (p. 265); Ostpolitik vaticana (p. 268) e Papa Montini ... tende ... a privilegiare la via diplomatica (p. 269). I nuovi temi della morale (capitolo XIX: pp. 271-303) offrono loccasione, guidati da Giannino Piana, di inoltrarci su argomenti assai delicati del ` evidente lo sforzo di rinnovamento profondo, sia di dopo-concilio, in cui e metodo che di contenuti (stimolato dal Concilio stesso ed altres` dallevoluzione della scienza e della tecnologia, nonche , piu ` in generale, dai rapidi mutamenti ` ). Percio ` lA. offre una rapida rassegna delle intervenuti allinterno della societa tappe piu ` significative del cammino compiuto, che pongono in evidenza le principali linee di tendenza emergenti. Lo studio ci sembra comunque meno ` dellinsegnamento morale, (v. p. 284: La Parola di attento alla continuita Dio non ci fornisce infatti un sistema dottrinale organico e neppure un preciso quadro di valori e di norme definite una volta per tutte e p. 285: Risulta

189

urgente ... la revisione critica di alcuni principi morali tradizionali, quali lassolutezza della norma, lintrinsice malum, il principio del duplice effetto, ecc. ) nel ` ovvio, che e ` scandito dai seguenti sottotitoli: il contributo del rinnovamento, e concilio ; il rinnovamento metodologico ; la questione dello specifico ; la ricerca di un modello ; dallermeneutica al problema del linguaggio ; verso unesposizione sistematica ; le nuove aree della ricerca morale ( le` e del matrimonio oltre ad Ha tica della sessualita ring e von Hildebrand, per lHumanae vitae, avremmo desiderato vedere citato, almeno, il Martelet, in ` quella sua famosa presentazione dellenciclica nella N.R.T. ; la centralita della questione sociale trattazione che ci trova francamente critici, per il senso di rottura che appare in un insegnamento pur fatto alla luce della fede e della tradizione ecclesiale , e qui ci sovveniamo delle lezioni del compianto Cardinale Pavan ; un capitolo nuovo: la bioetica e nodi critici e prospettive . Felicemente, per quanto concerne Il messaggio sociale cristiano e le nuove sfide delleconomia , (capitolo XX: pp. 305-337) Silvio Berretta e Stefano Zamagni fanno da pendant al Piana con una encomiabile presentazione, mentre ` quasi un prolunga La Chiesa e la politica (capitolo XXI: pp. 340-374) ne e mento, pur su altro tono, quello di Francesco Traniello. Egli vede la Pacem in terris come un punto di svolta , prima di affrontare i temi politici nei documenti del Concilio: la Gaudium et spes e la Dignitatis humanae. Segue lanalisi della crisi della cultura politica dellOccidente, dei fermenti contraddittori del postconcilio , di Paolo VI e la sfera della politica , dell espansione e diversificazione del magistero episcopale in materia politica e della Chiesa, catto` naturale che non sempre i nostri lici e politica in Italia negli anni settanta . E collimino con i pensieri dellA. (v. per es. pp. 349, circa i regimi concordatari 358, per l attivismo della diplomazia vaticana 367, circa il ruolo politico del papato e 373-374 sul doppio significato della secolarizzazione, ` [ecco le parole esatte: tendenzialmente difforcon etichetta di non conciliarita me dai principali referenti culturali che, non senza travaglio, avevano trovato sistemazione nei testi del concilio attinenti la sfera e i problemi della politica ] nella relazione tra religione e politica, attribuita a Comunione e Liberazione . Su di esso ancora piu ` fortemente lA. cos` conclude: La forza di attrazione manifestata dal movimento [C.L.] in molte aree cattoliche ... dipendeva non poco dal fatto di riallacciarsi ad una percezione negativa della politica e della ` [cioe ` della forma politica del mondo moderno] profondamente radimodernita ` grave e onnicomprencata nella storia e nella tradizione del cattolicesimo . E ` valutare meglio tenendo presente il giudizio in siva affermazione che si puo seguito espresso da altro pur conosciuto storico: v. p. 404. La Sezione Quinta, lultima prima della postfazione, comprende 7 capitoli, di cui i primi due (dedicati allEuropa occidentale pp. 377-410 e orientale pp. 411-442, rispettivamente) sono affidati ad Andrea Riccardi, non nuovo a questi cimenti. In unEuropa divisa, ecco presentate dunque le strutture di una Chiesa europea , con le sue crisi (del clero soprattutto) e i nuovi modelli, la sua evoluzione, i suoi casi ed Episcopati (rinnovati), la polarizzazione e il

190

` ), con finale nuovo profilo del Cattolicesimo (buona sintesi, positiva, in verita ` , unita ` ed evangelizzazione . Il procedere discorsivo e piaanalisi di pluralita no, sereno ed informato, aiuta nella lettura e nel giudizio. Ci limiteremo a dire che non conviene luso del termine Chiese nazionali (v. pp. 383, 386 e 392), ne ci convince la presentazione del caso Lercaro (p. 391), mentre apprezziamo, in tanto sfoggio di giudizi affrettati da parte di altri Aa., la prudenza per quanto riguarda limpatto del Concilio Vaticano II sulle Chiese Europee (non ci si presta nemmeno ad una ricostruzione anche sommaria, v. altres` p. 403), pure se si afferma giustamente il protagonismo della stampa nella mediazione tra i ` un lungo discorso! Il tentativo poi di testi conciliari e le masse cattoliche. E demitizzare le categorie, modellate sulla politologia corrente, tra conservatori e progressisti, che fra laltro al loro interno coprono un ventaglio di posizioni differenti, si pensi ai casi de Lubac e Danie lou, per es. (v. pp. 392-394) ci trova del tutto consenzienti. Altrimenti si fa una indebita semplificazione. Da ` il tentativo di analisi della crisi ecclesiale postconciliare, che lodare ancora e affonda le sue radici fin da prima del Concilio (p. 396), nel nuovo orizzonte secolare, mentre si concede che Limpatto del concilio ... provoca unaccele` coinvolge inevitabilrazione dei processi di cambiamento. La crisi della societa mente anche la Chiesa (ibid.). Nella stessa linea di merito va il giudizio circa organizzazioni e partiti di ispirazione cristiana in Europa (v. p. 402) e lauspicio ` e dei santuari per la stagione postconciliare dello studio del mondo della pieta (p. 406), che rappresenta sicuramente una porzione consistente del vissuto del cattolicesimo europeo (ibid.). ` . Vi si illustra la svolPer lEuropa orientale la carellata non offre novita ta di Giovanni XXIII e la politica orientale vaticana (preferiremmo non fosse ` . Mentre notiamo con soddiusato il termine Ostpolitik) e le sue gravi difficolta ` parlare di recezione del Vaticano II nei sfazione, en passant, che non si puo paesi dellEst allo stesso modo di come se ne parla per lEuropa occidentale (p. 432), rileviamo lo sforzo dellA. per abbozzare il caso polacco e la ricezione, ` polacca ... resta ancora un terreno da ivi, del Concilio stesso. Ma la religiosita studiare (p. 435). Si tratta comunque di un postconcilio difficile in Jugoslavia, Cecoslovac` alternativa chia, Romania, Bulgaria, per non parlare dellAlbania. E non vi e possibile alla politica della Santa Sede, anche se il panorama era stagnante e il papa non si faceva illusioni. Il capitolo XXIV (pp. 443-495), sull America del Nord , si divide in due ` affidata, rispettivamente, a parti, Stati Uniti e Canada, la cui illustrazione e Gerald P. Fogarty e Paul Crunican. Il primo A. presta attenzione soprattutto a certi argomenti che sono specifici o di particolare interesse negli USA (que` religiosa, per es.). Un particolare aspetto trattato e ` anche stione della liberta quello della leadership, sia dei Delegati Apostolici (avremmo amato giudizi meno di parte) che dei Cardinali statunitensi. Lo studio ci appare comunque ` (di linguaggio) che alquanto polarizzato, in cui traspare una certa animosita ` il Crunican che puo ` giungere ad essere indisponente. spiace. Non da meno e

191

Anche il fatto di dedicare quasi due pagine (su dieci) alla risposta canadese alla ` segno della parzialita ` dellA. Humanae vitae e Soddisfa, invece, il capitolo sull America latina (pp. 497-534) di Eduar rdenas, a cominciare dalla premessa metodologica, in cui si riconosce la do Ca ` di fare una sintesi storica per quel subcontinente, cos` frammentato e difficolta diversificato, eppure con linee comuni ed elementi affini che rispondono alla ` storica del Cattolicesimo ibero-americano. Di esso lA. analizza breveidentita mente laspetto sociale e politico, con uno sguardo generale, poi, alla vita della Chiesa, alle sue strutture, e con attenzione particolare a Medell n, che porta un cambiamento nella visione pastorale. Successivamente si ricordano le grandi caratteristiche, del decennio 1968-1978, con speciale rilievo a Cuba (da notare che Mons. Zacchi fu per molti anni soltanto rappresentante inter no della Santa Sede e che il numero dei cattolici indicato per il l978 fu una valutazione), Cile e al Nicaragua (non useremmo la parola cricca , a p. 524), ai cristiani per il socialismo, alla teologia della liberazione, al protestantesimo settario , al` religiose ed ecclesiali di base. Si conclude lapostolato educativo, alle comunita verso Puebla . ` pure la sintesi per l Africa (pp. 534-578) di Jacques Gadille. Vi Buona e si presentano la sua doppia presa di coscienza, nel ventennio in considerazione politica e cristiana, Giovanni XXIII, il ruolo dei vescovi africani nel Vaticano II, Paolo VI (con due linee direttrici di azione: lo sviluppo di una ecclesiologia meno centralizzata e la ricerca delle condizioni piu ` adeguate ad unevangelizzazione delle culture), il difficile negoziato sui rapporti della Chiesa cattolica con i giovani Stati e limpegno nellevangelizzazione, rilevando la que` e la personalita ` del Cattolicesimo stione dei ministeri, i problemi della societa africano. Ci sia permesso anche qui qualche rilievo critico e precisamente a proposito della impostazione della questione del celibato (p. 566, Paolo VI si era detto disponibile a un apertura in casi ben precisi), della monogamia (p. 573), delluso della parola abati , che in italiano ha un significato preciso e non generale, come in francese, e dellimportanza emblematica concessa a un pensiero personale di Mons. Sangu (p. 578: egli chiedeva un autentico rovesciamento delle tendenze rispetto al centralismo romano ). Giuseppe M. Croce, poi, (capitolo XXVII: pp. 579-607) illustra la situazione ecclesiale del Medio Oriente . I cattolici vi sono minoranza di minoranze , come conferma il profilo statistico e geografico, relativo a vari Paesi e ai Patriarcati esistenti (copto di Alessandria, di Antiochia dei Melchiti e dei Siri Cattolici, di Cilicia degli Armeni e di Babilonia dei Caldei, nonche maronita). Si esamina successivamente la loro presenza ed azione durante il Vaticano II e le loro relazioni con lOrtodossia e il mondo islamico. ` affidata ad La trattazione dell Asia (capitolo XXVIII, pp. 609-665) e Arnulf Camps, che si rivela studioso parziale ed esagerato. Egli cristallizza tre ` la situazione prima del Concilio Vaticano II, i cambiamomenti storici, e cioe menti da esso apportati, e la situazione alla fine del pontificato di Paolo VI.

192

Nella trattazione sono affrontati fatti importanti, problemi e tendenze , mentre non vi si intende delineare una storia delle Chiese locali di ogni paese o regione di questo vasto continente. Si tratta di chiese locali dellAsia (e ` , afferma lA., si e ` operata una terza riforma , o non in Asia) e con cio una rivoluzione ecclesiastica : p. 611 che hanno ora un approccio basato su tesi (7) illustrate dallA. ` scandito dai seguenti sottotitoli: la Il contesto antecedente il Vaticano II e ` religiosa, lIndia, la Malaysia, la Cina, le istituzioni cattoliche regionali, liberta lAsia terra di religioni. I mutamenti sono invece illustrati per lIndia, ancora, per lo Sri Lanka e Hong Kong. Nella situazione di fine pontificato di Paolo VI ` rilievo alla Federazione delle Conferenze episcopali dellAsia, ai nuovi stili si da di vita dellIndia e delle Filippine, allesperienza del laicato in Indonesia, e il tutto porta verso alcune osservazioni conclusive . Ci si permetta di dire che ` quando e ` il caso qui per lA. ci troviamo di siamo sempre in difficolta ` trapiantare fronte a dichiarazioni categoriche come le seguenti: Non si puo ` una Chiesa locale con radici proprie in un una Chiesa. Il punto di partenza e ` , religiosita ` , ricchezza culcontesto particolare, che in Asia comprende poverta ` (p. 611s.); il futuro appartiene ad un atteggiamento di turale e pluralita ` (alla propria cultura religiosa e al credo cristiano) ... quindi e ` doppia fedelta da escludere una scelta tra i due ... questo ... richiede un pensiero teologico ` la scomunica (per radicalmente nuovo (p. 612); si sa per certo che in realta i vescovi cinesi autonomi ) non fu mai comminata (p. 617); Papa Giovan` la parola scisma , ma subito dopo promise di non farne mai ni XXIII utilizzo piu ` uso (ibid.). Anche il giudizio sui missionari non ha sfumature (p. 620), cos` come sulla convinzione che la salvezza fosse possibile solo nella e con la chiesa cattolica (p. 621). Il volume si conclude con una post-fazione (pp. 667-689) dal titolo Il ` autore Jan Grooconcilio, sfida del pontificato di Giovanni Paolo II di cui e taers. A tale proposito proprio anche per i motivi che egli porta ( compito ` di particolarmente rischioso e non privo di insidie, che nascono dalla necessita descrivere un fenomeno a noi contemporaneo e non ancora concluso, e dalla tentazione di formulare giudizi su un avvenimento ancora in corso e per di piu ` colto in un momento arbitrario del suo svolgersi : p. 669) dissentiamo con chi ha proposto e voluto la postfazione. LA. giustamente presenta Giovanni Paolo II soprattutto e in primo luogo come Pastore, riconoscendogli poi la ` di promuovere la ricezione sia nello spirito che nella lettera del ferma volonta Vaticano II, ma ben compreso e interpretato . ` su questo punto, e cioe ` linterpretazione conciliare, che come si Ed e sa il Grootaers ha i suoi pensieri, che noi stessi non condividiamo. Il piu ` ` con il passato ecclesiale, con la Tradizione fondamentale riguarda la continuita ` una costante visione del Papa Giovanni Paolo II di porre il insomma. Ed e ` con il passato. LA. attribuisce tale volonta ` costante, presente in continuita falsamente, allesperienza e origine polacca (nellEuropa orientale) del Vescovo ` e ` invece la caratteristica princidi Roma (v. pp. 671s.) e non si avvede che cio ` solo, in tale pale del Concilio Vaticano II, come di ogni concilio. LA. non e

193

` sostenuta fondamentalposizione, perche in Italia la stessa linea di pensiero e mente dallAlberigo, da lui stesso citato (v. p. 672: La ricezione del concilio ` con il catavrebbe allora come principale criterio la sua organica omogeneita tolicesimo posttridentino ). Ma non parlava il pur da costoro lodatissimo Papa ` allora se non si pone nella linea Giovanni di aggiornamento ? E cosa esso e ` sempre lAlberigo ad della Tradizione e non della rottura? E si continua e essere citato : Sembra che il Vaticano II sia visto come sintesi definitiva del cattolicesimo moderno, piuttosto che come invito rivolto alla Chiesa perche si ` dire poi che la crisi postrinnovi sotto lazione dello Spirito Santo . Si puo conciliare della Chiesa deve essere attribuita ai timori e ai ritardi registrati nellattuazione del Vaticano II (ibid.)? Non vogliamo peraltro chiosare, come si potrebbe e forse dovrebbe fare, ogni espressione dellA. o di chi lo sostiene nella sua interpretazione, ma ci ` alla limitiamo solo a considerare qualche critica personale, riguardo cioe persona che ora guida la barca di Pietro. Vi sarebbe in lui una significativa ` la tendenza a trascurare la dimensione storica degli avvenimenti lacuna, e cioe ` piu in generale e quella del Vaticano II in particolare (p. 673). Egli e ` filosofo ` un pensiero che si libera della che teologo e la sua filosofia fenomenologica e ` che storia. Grootaers conclude: Egli (il Papa) ama sottolineare la continuita rende vicino il passato, mentre sembra sottovalutare gli aspetti del cambiamento: la storia anzi sembra accentuare la distanza dal presente (ibid.). Ma non sa lA. che fra gli storici stessi vi sono quelli che privilegiano legittimamente la` e chi invece quello di novita ` ? In ogni caso nella Chiesa, parspetto continuita ` alla Tradizione e lando in termini teologici, deve coesistere la doppia fedelta allincarnazione nel presente, alla luce dei segni dei tempi illuminati dalla Parola. Che poi la Scrittura abbia un posto di scarsa importanza nel pensiero papale, ` contraddetto proprio a causa degli studi dellAngelicum di altri tempi, questo e dal grandissimo, sia pur personalissimo, uso della S. Scrittura, per esempio, in tutte le encicliche dellattuale pontificato. Ritornando alla storia, perche trattasi di questione fondamentale per lin` poi dire che linsistere dellallora Card. terpretazione del Concilio, non si puo ` che conta e ` la totalita ` costituita dal Wojtya, nel 1965 sul fatto che cio Concilio , una volta raggiunta la quale gli interventi nel corso del dibattito ` al travaglio che ha portato conciliare non hanno importanza , sia insensibilita ` di rifarsi ai testi definitivi. Solo questi infatti al dettato conciliare, ma necessita ` sono piaciuti allo Spirito Santo e a noi e fanno testo , e proprio in essi e avvenuto il consenso, frutto del Concilio. Che vi sia poi una differenza perso` nale di formazione storica fra Papa Montini e Papa Wojtya chi lo puo ` cosa significa? Non e ` forse intervenuto, e a volte pesantemennegare? Ma cio te , Paolo VI, cultore per eccellenza della storia, per arricchire i testi conciliari del tesoro della Tradizione, in una benefica mediazione a favore della comunione con il passato, nellapertura cordiale con il mondo contemporaneo? Che poi si citi ancora lAlberigo, ad invocare la coscienza storica, ci sembra si perdoni il colmo, poiche , con tutto il rispetto, trattasi di Autore che ha la tendenza di fare storia alla sua maniera , come spesso ci pare di aver dimostrato.

194

Per il Sinodo di valutazione (circa il Vaticano II, del 1985) dovremmo ` di parte e vi e ` incomprensione di fondo sul pure chiosare assai. Il linguaggio e significato di quellavvenimento, oltre allespressione di giudizi pesanti nei con` ecclesiali (si pensi a quello su Monsignor Schotte, ora fronti di varie personalita ` bollare del titolo Cardinale). Lo stesso dicasi per il test del caso Lefebvre [si puo ` offre occasione di parlare della di ultraconservatore il Card. Gagnon?]. Cio Curia romana e non fa meraviglia, ma sotto il titolo, pur soggetto allinterrogativo: Ci si sta allontanando dal concilio? . Basti una frase emblematica delle semplificazioni, almeno, o delle illazioni del Grootaers: Il processo di accen` affermatosi con Paotramento del potere attuato dalla Segreteria di Stato, gia ` stato quel Papa a volerlo, per salvaguardare la sua presa in lo VI ... [ma non e mano della Curia?] e rafforzatosi con Giovanni Paolo II (1984) [non diremmo!], era in effetti qualcosa di troppo lontano dallecclesiologia conciliare per lasciare illusioni sul risultato finale delloperazione . Si conclude quindi, logicamente , con il dilemma di essere papa , Pa` , e responsabile delle istituzioni (romane). Deduce lA.: il peso store, cioe ` rimasto schiacciante , da cui si trae la conclusione della carica pontificia e ` umanamente realizzabile? . grave: Viene allora da chiedersi: questa funzione e ` un peso di interessi istituzionali e disfunzioni dellamminiVi sarebbero cioe ` dottrinale alla continuita ` delle strazione curiale. Passando poi dalla continuita ` organizstrutture, parlando di un dilemma tra leadership spirituale e autorita zativa (p. 688), il Grootaers cos` prosegue: Se si pronuncia per un grande cambiamento spirituale, il papa mette in allarme la burocrazia, per la quale ogni ` delle strutture deve essere allontanata. Ma se decisione che minacci la continuita il papa trascura di introdurre cambiamenti, rischia di allontanare coloro per i ` quando accetta il nequali la Chiesa fondata da Cristo mostra la sua vitalita cessario cambiamento, in vista del bene spirituale dei membri della Chiesa ... ebbene i cambiamenti fondamentali nellesercizio dello schiacciante compito del pontefice romano devono ancora avvenire . Con esagerazione e dramma` lA. continua: Una tensione tra questi opposti ruoli e ` dunque esistita ticita anche con i papi precedenti, ma ci sembra che con Giovanni Paolo II essa sia ` vissuta e legittimata oggi a diventata piu ` forte. La teologia del primato come e Roma rischia di apparire ancor piu ` particolaristica di un tempo: essa sembra porsi in contraddizione con limmagine del papa come garante della fede universale ... oggi il dilemma va ben oltre le caratteristiche personali di chi ricopre ` possibile che gli eccezionali meriti della forte personalita ` di Giolincarico. E ` e dai limiti delluomo vanni Paolo II vengano non solo attenuati dalle qualita Karol Wojtya, ma che i suoi carismi siano ancor piu ` messi in pericolo dalle attuali strutture del papato e dal modo con cui esse sono organizzate (p. 689). Quel sembra porsi in contraddizione con limmagine del papa come garante ` certo laspetto piu della fede universale e ` gridante e al tempo stesso meno fondato della filippica. Mescolare disciplina ecclesiale, strutture, finanche centralizzazione o decentralizzazione con questioni di fede [ed aggiungerei di mo` grave leggerezza ed indebita confusione. rale] e Seguono gli indici (pp. 691-727), analitico, delle illustrazioni e delle referenze iconografiche e generale.

195

Per gli errata rileviamo compentenza (p. 26), Schonstatt (p. 115), praesse (p. 138), Biblischen (p. 168 nota I), Leuven 1922 (p. 252 nota 5), Giovani XXIII (p. 344), alto verso (p. 367), ausiliario (pp. 461, 465, 470, 476, 479, 481, 483), gesuita (p. 466), aggregaziome (p. 503), Vanzane (p. 526 nota 35), Resende (pp. 556 e 557), e il piu ` stretto (p. 557), oblate (p. 558), Constantine (p. 561), dal 1982 (p. 561 nota 50), Rulenga (p. 567), ujmaa (ibid.), evangalizzazione (p. 568), un liturgia (p. 662), lordine della messa (p. 664) e Levebvre (p. 680). Corrige: competenza, Scho nstatt, praeesse, biblischen, Leuven 1992, Giovanni XXIII, altro ` il piu verso, ausiliare, dei gesuiti, aggregazione, Vanzan, Resende, e ` stretto, oblato, Costantina, per molto tempo, Rulenge, ujama, evangelizzazione, una liturgia, lordinario della messa e Lefebvre.

17. A proposito di un fascicolo di Duemila anni di Cristianesimo Fascicolo n. 12 (dal titolo Giovanni XXIII e il Concilio) del volume terzo dellopera Duemila anni di Cristianesimo: DallIlluminismo al terzo Millennio , edito da Famiglia Cristiana .
La bella iniziativa di Famiglia Cristiana di mettere a disposizione dei propri molti lettori opera divulgativa e popolare, quindi, ricca di suggestioni tipografiche e visive una Storia della Chiesa a puntate ( Duemila anni di ` che essere benvenuta da parte di uno storico, e non Cristianesimo ), non puo ` nostra impressione che vi sia in essa un declino di solo. Purtroppo, peraltro, e ` scientifica con lavvicinarsi al piu qualita ` immediato periodo contempora` degli Autori, direi il loro taglio ideologico. neo, dove si fa evidente la parzialita ` un esempio lampante il citato fascicolo per il quale esprimiamo la nostra Ne e insodisfazione. Per basare tale giudizio che qui manifestiamo francamente, e con pena fatta ancor piu ` viva per lessere mio di pastore, oltre che di studioso, pensando a quali immagini si trasmettono cos` al Popolo di Dio piu ` semplice, (immagini appunto della Chiesa, nella sua massima espressione di comunione un concilio ), mi ` del lettore, il testo della prima limito a riportare qui di seguito, per comodita pagina del fascicolo in parola, che ne traduce il contenuto in punti salienti, ` in carattere visibilmente significativo. Eccola: qualificanti, e cio Lelezione di Angelo Roncalli come successore di Pio XII spinge molti osservatori ad affermare che i cardinali riuniti in conclave hanno puntato su ` bastano soltanto pochi mesi a un pontificato di transizione. Ma in realta Giovanni XXIII per porre in atto iniziative che segneranno definitivamente la vita della Chiesa. In particolare lindizione del concilio Vaticano II mette in moto unazione di rinnovamento della Chiesa che dura tuttora. Durante i lavori conciliari, che si concluderanno soltanto con Paolo VI, i vescovi diocesani e gli altri Padri conciliari affermano la propria autonomia nei confronti della Curia

196

vaticana, che intendeva invece guidare e controllare lo svolgimento dellassise. Anche per molti teologi il Vaticano II rappresenta loccasione per sviluppare la propria riflessione e per avviare un dibattito ricco di frutti. Fra i nomi di spicco lou e De Lubac. ci sono in particolare quelli dei francesi Chenu, Congar, Danie Nei sedici documenti approvati dal Concilio confluiscono molte delle loro idee e osservazioni . Questa prima pagina, che riflette i contributi monocordi degli Autori (lo` in collaborazione e col patrocinio dellUniversita ` Catpera si attesta e tolica del Sacro Cuore di Milano ) risente, a nostro modo di vedere, di una ermeneutica conciliare parziale e finanche manichea , in fondo, per luso di s, insomma, che non luoghi comuni, infondati e piuttosto giornalistici, di cliche ` e la sintesi conciliare. rispettano la complessita Per rendersene conto basta ricordare la riunione del Synodus Episcoporum ` del 1985, la recente pubblicazione Il concilio Vaticano II. Ricezione e attualita alla luce del Giubileo (a cura di R. Fisichella), S. Paolo, 2000, e quanto ` a Don Giuseppe De Luca) del scrivevo su Bailamme (Rivista che si rifa Giugno-Dicembre 2000, pp. 51-64, in un articolo dal titolo Tradizione e rinnovamento si sono abbracciati: il Concilio Vaticano II .* Chi continua a mettere i Padri conciliari gli uni contro gli altri, una volta creatosi nei testi definitivi (dopo dialogo, discussione e contrastanti pareri) il larghissimo consenso conciliare (ideale), trovato specialmente grazie a Paolo VI martire del concilio lo defin` il Card. Koenig non rispetta la storia, obiettivamente, proprio nel suo riflesso specificamente cattolico. Innovatori e conservatori cos` si dice da molti , per e con lo Spirito Santo, hanno fatto il Concilio Vaticano II insieme, ciascuno portando ad esso il contributo ` , esperienze, scuole , della propria forma mentis teologica, le proprie sensibilita ` le preoccupazioni ecclesiali e umane prioritarie, locali e universali di nonche ciascuno. Non operano, poi, per il bene della Chiesa postconciliare noi ne siamo convinti coloro che divaricano il solco delle opinioni dei Padri e lo rendono incolmabile (quasi essi non fossero membri e pastori della stessa Chiesa) e dividono i Padri stessi (e i teologi, nel loro ruolo specifico), convocati a Conci` in base a una propria scelta che e ` lio, in buoni e cattivi , in fondo, e cio ideologica . Espressione invece, proprio fra i teologi, di un superamento salutare al ` nemmeno menzionato dagli Autori), uomoriguardo, fu G. Philips (che non e ` , con chiave nella preparazione dei testi definitivi conciliari, il quale accetto ` , per analogia con la S. Scrittura, convinzione, di farsi cireneo teologico (e lacceptio rerum sinodale), conservando come base, migliorando ed anche cambiando, quanto avevano offerto la preparazione conciliare e gli schemi approntati a partire da essa, per offrirli poi al giudizio dei Padri.

* V., in questa pubblicazione, pp. 358-370.

197

` illuminante che il testo di quella che Egli stesso ebbe a dichiarare ed e ` la Lumen Gentium finale, ricucita sotto la sua paziente ed avveduta opera, sara ` una precisazione da prenera desunto per il 60% da quello anteriore. Certo e ` , nellapprossimazione quantitativa, ma indicativa di quello che aldersi come cuni ermeneuti conciliari, pur unilaterali, hanno deprecato come una permanenza, purtroppo , nelle stesure successive, dei testi inizialmente proposti. Del resto la decisione di mantenere il piu ` possibile nei documenti, durante il corso del loro iter, quanto preparato in antecedenza non fu atteggiamento di Curia ` composita e frastagliata nei suoi componenti, certo non monoli(che era ed e tica, come la fa invece apparire il fascicolo), se pensiamo soltanto che tale fu ` il Philips nel latteggiamento dello stesso cardinale Suenens, il quale piloto suo compito di paziente tessitore, sintetizzatore ed incollatore . Il testo del fascicolo quindi pare ricollegarsi, nellesegesi conciliare, a quella ` in concilio, frangia estremista allinterno della maggioranza che si manifesto ` quellimpegno, soprattutto di Paolo VI, a mantenere insieme e che non accetto le due dimensioni, autenticamente cattoliche entrambe, della Tradizione e del rinnovamento, in una parola a realizzare laggiornamento. La svolta conciliare, ricorrendo al linguaggio viario (abbastanza indovinato perche sinodo significa appunto camminare insieme) non fu certamente ad U , dunque, e non operano per il bene coloro che innalzano una muraglia tra aggiornamentorinnovamento e Tradizione. Se vogliamo concludere con un richiamo alla bellissima Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, nel contesto del Vaticano II sopra richiamato, ci pare che linvito pontificio ad impegnarci, a livello di Chiesa univesale e di Chiese ` di comunione (n. 42), per fare della Chiesa la casa particolari, per una spiritualita e la scuola della comunione, non sia di certo facilitato, nellapprofondimento ` del Concilio Vaticano II, da divulgazioni del genere di cui al delleredita fascicolo in parola. ` poi, a vedere cio ` che unisce piu Quella mentalita ` di quello che divide, di ` nellaltro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono considerare il positivo che e ` di Papa Giovanni di Dio una delle componenti, si ricordi, della spiritualita dovrebbe valere non solo ad extra della Chiesa, ma pure ad intra, nel rispetto ` . La logica di partiti e di delle legittime visioni teologiche e delle giuste sensibilita gruppi di pressione, anche ermeneutici, non offre ne siamo certi paradigmi ecclesiali tali, insomma, da risolvere i conflitti che sorgono anche oggi nella Chiesa-comunione.

18. Il Concilio Vaticano II visto da Mosca Riflessioni su un colloquio *


Sono ora pubblicati nelle lingue (italiano, inglese, francese e tedesco) usate dai vari studiosi gli Atti del Colloquio, sulla storia del Concilio
* Aa.Vv., Vatican II in Moscow (1959-1965), (A. Melloni ed.) Leuven 1997, pp. 352.

198

Vaticano II, realizzato a Mosca dal 30 Marzo al 2 Aprile del 1995, esattamente sul tema Il Concilio Vaticano II: la visione dalla Russia . ` A. Melloni lo introduce, nel contesto delle ricerche, con uno studio a cui da il titolo Chiese sorelle, Diplomazie nemiche. Il Vaticano II a Mosca fra propaganda, Ostpolitik ed ecumenismo . Egli cos` sintetizza i lavori dellincontro: La partecipazione russa al concilio Vaticano II fa parte integrante della iden` di questa assemblea che costituisce levento nodale del cattolicesimo del tita secolo XX: il modo in cui la chiesa di Roma guarda alla capitale sovietica, il modo in cui la chiesa russa guarda a questo introito solenne del cristianesimo latino nellecumenismo determinano nel corso degli anni 1959-1962 (quelli della preparazione del concilio) e poi degli anni 1962-1965 (quelli del suo effettivo svolgimento) una fitta serie di approcci, ripensamenti, interpretazioni. Di tutto questo, fino a pochi anni or sono, si conosceva pochissimo: la diplomazia sovietica non amava certo raccontare quelle che erano state le attese dellURSS in quegli anni e daltro canto, da parte del patriarcato, mancavano le condizioni minime per poter riguardare a quel momento (e se mai alle carte ad esso rela` . Il riserbo della segreteria di Stato, poi, rendeva tive) con la necessaria liberta impossibile capire il senso dei passi compiuti ed il dibattito da cui erano sortiti. ` gli studi di diversa qualita ` storiografica passavano accanto al tema Percio Vaticano II-Mosca rapidamente, per cenni (p. 1). Ma, poi, gli archivi russi furono aperti. Lenfasi esagerata posta dallEditore circa la partecipazione russa al Con` di questa assemblea , non toglie il cilio, come parte integrante della identita fatto che vi siano per essa elementi di vivo interesse, tanto piu ` che il Colloquio in parola forn` occasione per entrare, sia pur fugacemente, in altri campi di ricerca particolarmente delicati , quali la politica italiana dellepoca e il suo ` dellavvenimento conciliare, influsso sulle cose di Chiesa, nonche , ben aldila la concreta politica religiosa sovietica, atta a fare un po di luce nella storia di quegli anni di fieri avvenimenti. Il Melloni traccia cos` i limiti dello studio fino al 1978, illustra, a suo modo, i contributi recenti e le prospettive di ricerca, segnala i nomi ma nego paritatem di Stehle, Wenger e Riccardi, come pionieri in materia, critica ideologicamente , invece, i lavori di A. Tamborra e di S. Trasatti, prematuramente scomparso. Lo stesso atteggiamento appare anche per i tentativi di dialogo del Cardinal Siri (v. p. 10), a cui si erano pur rivolti qualificati interlocutori sovietici, di loro iniziativa. LEditore passa quindi a segnalare i limiti e le ipotesi di ricerca succcessivi, con analisi della situazione stretta , assai, del Patriarcato di Mosca, fra interessi di politica sovietica e visione che definiremmo ecclesiale, ecumenica (v. pp. 8-9, specialmente nota 27). E conclude, rivelando una inattesa sintonia , oggettivamente paradossale , che accomuna alcuni settori della curia romana ed i dirigenti del PCUS: entrambi ritengono che la condanna (o meno) del comunismo costituisca un tema importante nel Vaticano II (p. 10). Lag` indicativo ci pare della posizione del Melloni. gancio e In ogni caso egli, riprendendo anche il suo tradizionale punto di vista sulla Curia, considera dopo lo svolgimento del Colloquio che la decisione del

199

Patriarcato di Mosca risulta politica (p. 11), forzata (dal PCUS), come sono invece molto piu ` sfumate e calibrate , ad esempio, le conclusioni di Roccucci, che in seguito presenteremo e al tempo stesso lo dicono gli altri studiosi, v. pp. 78 e 117 conforme alla sua linea di presa di distanze e di indipendenza nei confronti di Costantinopoli. ` divisa in 4 Parti ( Relazioni internazionali , La materia del volume e Ecumenismo , Contorni e controversie e Testimonianze ), precedute da una buona prefazione di A.O. Tchoubarian, che ne mette a fuoco tutta la problematica soggiacente. Il primo intervento , Vaticano e Cremlino. A proposito della presa di ` coscienza dellingresso nellera nucleare: crinale apocalittico della storia , e affidato a V. Gaiduk. Vi sono evidenti incomprensioni dei contatti della S. Sede con i rivoluzionari, agli albori del processo rivoluzionario, dello status de LOsservatore Romano (considerato giornale ufficiale), della posizione di una Santa Sede occidentale , alla quale peraltro il precipitoso degradare della situazione internazionale e lapparire allorizzonte di reali minacce di un olocausto nucleare, permetteranno di sposare apertamente il principio della coesistenza pacifica nel contesto del mondo bipolare (p. 18). Ma la radice di ` e ` trovata gia ` si badi bene in Pio XII (v., successivamente, lo stesso cio giudizio nella testimonianza di Krassikov: p. 317), che individua i principi della ` e politica internazionale della Sede Apostolica nella indipendenza, imparzialita nella mediazione (ibid.). Anche la Lettera apostolica ai popoli della Russia , ` considerata tappa importante nel passaggio del Vaticano allattegdel 1952, e ` quindi abbozzata la successiva giamento aperto nei confronti del Cremlino . E evoluzione dei rapporti, dopo Stalin. Segnaliamo qui solo la discrepanza (p. 27) circa il giudizio sul ruolo di Giovanni XXIII per la crisi di Cuba, con quanto per esempio attesta, da parte americana, G. Fogarty. DellA., per concludere, ci piace citare una costatazione: il tempo che passa rende operante la legge storica delle grandi semplificazioni . E proprio quanto bisognerebbe invece evitare! V. P. Ljubin intrattiene poi sulla letteratura scientifica nellURSS sul ` un interessante ritorno al passato ateo e al giudizio Concilio Vaticano II. E meschino di molti, chiusi nei loro preconcetti e nelle loro visioni ideologiche. ` anche la possibilita ` di costatare quali fossero le fonti di informazioneVi e disinformazione dei cittadini sovietici durante il lungo inverno senza il sole della ` . Cio ` non imped` finalmente il riconoscimento dell aggiornamento liberta della Chiesa cattolica e del cambiamento nella politica del Vaticano . Sostanzioso e decisivo, grazie alla consultazione dei documenti relativi, appare, successivamente, lintervento di A. Roccucci dal titolo Osservatori russi al Vaticano II. Il Consiglio per gli Affari della Chiesa Ortodossa Russa e il Patriarcato di Mosca fra politica anti-religiosa e strategie internazionali . Dopo il concordato non scritto fra Chiesa e Stato firmato da Stalin ` una politica antireligiosa, senza durante la guerra, Chrus iov nel 1957 inizio ` a cambi anche allinterno degli organismi addetti esitazione alcuna, che porto

200

al controllo del Patriarcato (con abbandono del patriottismo , come chiave di ` e allontanamento di Karpov). Di partivolta della soluzione delle difficolta colare interesse risultano le conclusioni circa la visione che si aveva del Vaticano , sostenuto dal Patriarca Athenagoras (considerato una creatura americana) nel suo impegno antisovietico (pp. 52-53). Entra peraltro qui in scena il vescovo Nikodim (Rotov), considerato un partner del regime sovietico piu ` indipendente dei suoi predecessori (p. 56), il quale si prefiggeva di rafforzare il prestigio (internazionale) della sua Chiesa per evitare sue nuove e piu ` ` da vedere il cambio di devastanti persecuzioni (p. 57ss.). In questa prospettiva e posizione (dal non possumus alla partecipazione: pp. 58-69) nei confronti dellinvito della Santa Sede ad inviare osservatori al Concilio, sempre nel contesto della lotta dinfluenza riguardo a Costantinopoli, intravvedendosi meglio grazie a vari segni , incontri ed informazioni gli scopi conciliari . Essi sembravano infatti escludere atteggiamenti politici in senso stretto, per la ` pastorale propria del Concilio, anche se non vi fu nessun accordo finalita formale (p. 65, v. poi, p. 158) al riguardo. I sentimenti , i calcoli , la ` strategia di Nikodim (e di Borovoij) furono infine condivisi dalle autorita sovietiche e si decise per la presenza poiche la strategia di apertura di Nikodim poteva coincidere con gli interessi sovietici (p. 64). ` dire, a conclusione, che il Patriarcato e il Consiglio per gli Affari Si puo della Chiesa ortodossa russa, insieme, progressivamente, cambiarono la loro ` la ferma opposizione al Concilio (pp. 68 e 69) e cos` il Politburo approvo proposta di invio degli osservatori (risoluzione n. 5830, del 10 Ottobre). ` inaugurata da V. Borovoij, che come La Parte intitolata Ecumenismo e si sa fu il piu ` in vista degli osservatori russi. Egli presenta anzitutto il significato del Concilio Vaticano II per la Chiesa ortodossa russa . Tutto lintervento ` o meno, per noi, risulta di interesse perche , indipendentemente dalla obiettivita delle sue affermazioni e dei suoi giudizi, che qui dunque non discuteremo risulta limmagine che del Concilio si ebbe tra i fratelli e le sorelle ortodossi russi, almeno come fu trasmessa passando attraverso il filtro del loro osserva` tore. Ci limitiamo dunque a citare le scansioni dellintervento dellA. da cui gia ` prelibare il testo: Il Concilio delle grandi speranze , La rivoluzione si potra di Giovanni XXIII , La Ostpolitik di Paolo VI , Paolo VI continuatore di Giovanni XXIII al Concilio e Alcune osservazioni circa limportanza del Concilio Vaticano II per la Chiesa ortodossa russa nel tempo presente . Ci permettiamo solo di rilevare che dal testo risulta evidente limportanza del Concilio anche per i fratelli non ancora in piena comunione con noi e una grande simpatia e compassione nei confronti di Papa Paolo VI ( abbiamo sempre visto, capito e condiviso pienamente le sollecitudini del papa per il ` e della conciliazione allinterno della Chiesa , tra mantenimento dellunita ` di discussione tendenze diverse , conservandosi insieme alla piena liberta ` di poter prendere decisioni concordi : p. 87. Lesperienza del la possibilita ` stata per la Chiesa cattolica una scuola e un laboratorio Concilio Vaticano II e ` e di conciliazione nella Chiesa : ibid.). di conciliarita

201

M. Velati ci intrattiene poi su La Chiesa ortodossa russa tra Ginevra e Roma negli anni del Concilio Vaticano II . LA. vi ripercorre anzitutto le tappe del riavvicinamento tra Ginevra e Mosca, dagli anni del secondo dopoguerra ` narrativo, buono, preciso e sbocca fino alla vigilia del Concilio. Lintervento e ` negli anni del nelle schiarite tra Roma e Mosca e sulle crisi e difficolta ` conosciute. Ottimo comunque e ` labConcilio . Si tratta in genere di cose gia bozzo delle strategie ecumeniche, diverse, a Ginevra e a Roma-Costantinopoli, in quegli anni, con finale accettazione, peraltro, da parte del Comitato Centrale del Consiglio Ecumenico, che esso non poteva interferire nei rapporti bilaterali ` nel tra le Chiese, lasciando a ciascuna chiesa-membro la propria responsabilita dialogo con Roma (p. 109). Era un cambiamento, rispetto allossessione precedente, di segno contrario, di Vissert Hooft. A disegnare La percezione in Occidente della partecipazione del Patriar` chiamato Dom E. Lanne. Vi risulta la particato di Mosca al Vaticano II e colare importanza dellincontro, a Metz, del Cardinale Tisserant con lArcivescovo Nikodim. Di interesse sono anche le pagine dedicate alla presenza degli Osservatori di Mosca e i cattolici ucraini , nonche degli osservatori stessi e i teologi dellIstituto San Sergio di Parigi (N. Afanassief, N. Koulomzine, J. de Mayendorff e A. Schmemann, i quali pubblicarono, nel 1960, La primaute Pierre, caratterizzata brevissimamente da Dom Lanne). Ottime conoscenze, anche di Bulgakov e del Congar, dimostra A. Cavazza nel buon saggio Lidea di sobornost da A. S. Chomjakov al Concilio Vaticano II: Messa a fuoco del problema . Le conclusioni dellA. su un legame, benche indiretto, tra la riflessione sulla sobornost in Russia, nel XIX sec., e il Concilio Vaticano II sono particolarmente valide, anche per i soggiacenti aspetti di aiuto, che possono offrire, al difficile dialogo fra Roma e Mosca. La III Parte degli Atti si apre con Il problema del comunismo al ` fondamentalmente un buon lavoro Concilio Vaticano II di G. Turbanti. E in cui egli dimostra di utilizzare bene le fonti, indirizzato dal pionieristico arti` cos` fornito, in bel colo di Mons. Carbone apparso, nel 1990, sulla RSChIt. E modo, il contesto storico-culturale , anche se qualche riserva va fatta su alcuni giudizi circa il rapporto sintetico e relativa sintesi finale , riferentisi ai consigli e ai suggerimenti provenienti dal mondo intero in vista della cele` invece lalternativa stabibrazione conciliare (v. p. 150). Chiaramente infelice e lita, nel sottotitolo, come segue: La fase preparatoria: il concilio della curia e il concilio di Giovanni XXIII , proprio per le varie articolazioni e differenziazioni che lA., in seguito, rileva allinterno della Curia stessa con analisi di alcuni archivi privati, e qualche espressione poco precisa o errata (v. pp. 152 e 160, a proposito di Chenu). Per lA., dopo la prima sessione conciliare, il tema del comunismo sembrava essere scomparso quasi del tutto dallorizzonte del Concilio. Ma riapparve, e ` si tratta sotto il titolo il dialogo di Paolo VI con rilievo ai giudizi di cio del Padre conciliare Wojtya: pp. 165 e 170s. e, infine, nella negoziazione con lumanesimo ateo e nell ultima battaglia per la condanna (con strano

202

riferimento a Pio XII: p. 176), accenno al Segretario generale del Concilio che seppe manovrare piu ` abilmente, in seguito lo si definisce abile gioco : p. 183 imponendo alla Commissione una soluzione di sostanziale compromesso con la minoranza conciliare (p. 179) e richiamo del grave disguido causato involontariamente da Mons. Glorieux e della trattazione del ricorso di Mons. Carli: p. 180. Il ritiro di tale giusto ricorso, veniva pagato ... anche con linserimento di una nota che riferiva il testo specificamente alle condanne del comunismo pronunciate dai pontifici precedenti e con un inciso, allinizio del paragrafo 21, di riferimento alle precedenti condanne del Magistero contro il comunismo stesso (v. p. 184s.). Le conclusioni del Turbanti risultano infine equilibrate (p. 186s.), ` , specialmente pur rivelando, gli ultimi suoi due paragrafi, una certa fragilita nella critica al Calvez e nellaccoglimento del concetto di ne gociation , di ` re (p. 187). cui sopra, del Ladrie ` : Il R. Burigana affronta successivamente un capitolo difficile, e cioe Partito Comunista Italiano e la Chiesa negli anni del Concilio Vaticano II , ` , non e ` solo datato ma sulla base di fonti anche inedite (il vol. di Stehle, pero anche assai parziale), perfino del diario di Papa Giovanni XXIII, durante il ` ancora di dominio pubblico. Per questo tempo del suo pontificato, che non e ` la tentazione di spulciare quel che si vuole e tralasciare il resto. ce ` un concilio? alla DiNon seguiremo lA. nel suo andare da che cose plomazia sotterranea e messaggi pubblici , dal Concilio della pace , ad Un papa nuovo e un concilio vecchio e al marxismo e cristianesimo . La trattazione pure in questo caso non manca di interesse. Rileviamo peraltro alcuni ` il giudizio espresso sul gia ` citato lavoro pionieristico punti deboli, per noi, e cioe del Carbone, definito considerazioni, non di valore storico, ma interessanti come testimonianza dellatteggiamento di alcuni padri su questo tema (p. 205 nota 54), il riferimento a un implicito accordo fra Roma e Mosca di non pronunciamento contro il comunismo (p. 205, v. invece, degli Atti , p. 258) e il giudizio circa la crisi di Cuba (p. 206), e su una presunta dissociazione della Segreteria di Stato dalla condotta di Giovanni XXIII nel caso della liberazione di Mons. Slipyj (p. 208 nota 69). Ancora riserve vanno per lopposizione in tutti i modi di una parte della Curia allincontro del papa con Adjubeij (p. 209 e nota 76), per il parlare di schemi di Ottaviani (p. 210), e per le manovre ` (p. 217) e circa linterpretazione sulla Nota Excuriali contro la collegialita plicativa Praevia (p. 218). Lo studio di Burigana comunque permette bene di seguire levolversi della politica e dei giudizi del P.C.I. nei confronti della Chiesa , che al tempo di Paolo VI sposa la linea privilegiata dellincontro con esponenti cattolici del dissenso e delle critiche al magistero di Paolo VI (p. 219, v. anche p. 223ss. e nota 128). La debolezza di una tale posizione e ` tendenziosa e parziale) sul Concilio risulta evidente nello scritto dellanalisi (e dellA. (v. specialmente p. 222s.) e da questa sua considerazione: Il giudizio finale del P.C.I. era dettato quindi, ancora una volta, dalle ricadute che il Concilio poteva avere nel quadro politico italiano e internazionale; il dibattito ` allimpostazione roncalliana, gli interventi di Paolo VI, il teologico, la fedelta

203

delinearsi di maggioranze e minoranze tra i vescovi assumevano rilevanza nella ` della linea misura in cui potevano essere utilizzate per dimostrare la validita politica del P.C.I.: la realizzazione del dialogo tra comunisti e cattolici doveva determinare una nuova maggioranza politica, in grado di spezzare legemonia della DC e del modello capitalista occidentale (p. 225s.). Un ultimo punto da rilevare, tenendo presenti alcune passate valutazioni ` il giudizio di Burigana secondo il trionfalistiche dellazione di Mons. Lardone, e ` avuto seguito (v. anche, poi, quale la trattativa ben avviata non aveva pero ` quanto in questo stesso negli Atti , p. 296). Importante a tale riguardo e volume asserisce il Krassikov (p. 323), che scalfisce assai loperare dello stesso Rappresentante Pontificio, il quale avrebbe fornito un altra versione della risposta sovietica alla sollecitudine del Papa, senza menzionare le riserve che il suo collega Ryzhkov avrebbe invece segnalato. Linsuccesso fu evidente nei fatti. Nel suo intervento su Antisovietismo e Ostpolitik della S. Sede (a parte luso improprio, ma generalizzato ormai del termine) A. Riccardi fa una buona ed equilibrata sintesi, accompagnata a volte da acute intuizioni, anticipando e riprendendo in parte il cammino del suo conosciuto studio Il Vaticano e Mosca, 1940-1990 . Ecco le sue scansioni: Benedetto XV e la rivoluzione bolscevica , Gli anni di Pio XI , e della contrapposizione , Tra guerra e dopoguerra , Di fronte al nuovo islam , La svolta di papa Giovanni , La politica orientale di Paolo VI e, infine, Quale alternativa? . ` sono le pagine 244 e 245, a cui rimandiamo, anche se Di particolare densita ci sembra troppo parlare di un coinvolgimento dei responsabili vaticani e del Nunzio Roncalli nellazione del rappresentante di Truman presso Pio XII, Myron Taylor, per rafforzare il patriarcato ecumenico (con lelezione di Athenagoras: v. p. 245). Qualcosa da limare ci sarebbe pure nellanalisi della partecipazione della S. Sede alla Conferenza di Helsinki (p. 264s.). ` anche quello di V. Martano: Costantinopoli e Mosca Buon lavoro e [Alexej e Athenagoras, insomma, le due anime dellOrtodossia, la slava e la bizantina, in definitiva un rapporto complesso] negli anni del Vaticano II ` puo ` fare bene da sfondo al tema fondamentale del Collo(1959-1962) . Cio quio . La principale questione appare essere il primato costantinopolitano. A ` questo riguardo Mosca non intende vincolarsi al Patriarcato ecumenico per cio che riguarda il dialogo con Roma (pp. 278, 280, 283, 287s. e 291). La conclu` peraltro irenica (p. 292). sione della Martano e Lultima Parte presenta le Testimonianze date durante lincontro mo` dellAmbasciatore J. E. Karlov, che fornisce il scovita. La prima, molto utile, e retroscena del momentaneo atteggiamento dialogante di Chrus iov, spinto dal P.C.I., e sollecitato da altri italiani, lo sapremo poi nel seguito del volume: p. 318 il quale tenta di coinvolgere il Vaticano nellarena della politica estera sovietica (p. 295, v. successivamente anche p. 317), con gravi deficienze di ` indicaconoscenza della Santa Sede (il fatto che si parli sempre di Vaticano e tivo; v. anche p. 309) e conseguente ignoranza (voluta o meno, ideologica )

204

della motivazione religiosa che ne ispira le posizioni e la sollecitudine per i ` sovietica era di dilatare la base credenti in URSS (pp. 296 e 300). La finalita sociale del movimento comunista internazionale (p. 298). ` difeso da N. A. Il Vaticano e il suo ruolo nella storia del XX secolo e Kovalskij. Oltre a una mancanza di visione, anche qui, circa la Santa Sede, come soggetto delle relazioni internazionali (p. 303), sorprende favorevol` , nel rinnovamento, che il teste scopre e rileva mente il senso di continuita nella Chiesa cattolica (pp. 304 e 311) in fatto di dottrina sociale, che si traduce anche nellazione a favore della pace e in relazione allURSS. Lintervento poi di A. Krassikov, Il Concilio Vaticano II nel contesto ` di molto interesse. Esso riesce, delle relazioni fra lURSS e la Santa Sede , e in effetti, a suggerire risposte soddisfacenti ad alcune questioni fondamentalmente ancora in sospeso e a smentire talune soluzioni storiche provvisorie. ` Al testo rimandiamo il paziente lettore perche questa nostra riflessione va gia troppo lunga. In ogni caso appare evidente il ruolo giocato dalla TASS (p. 316s.), di cui Krassikov fu corrispondente, nella creazione di un nuovo clima fra le due anzidette alte Parti. ` quella autorevolissima del Card. J. Willebrands, Lultima testimonianza e ` utile soprattutto per confermare alcuni aspetti di quanto, nel complesso, e emerso dalla lettura del volume, soprattutto riguardo ai primi contatti con il Patriarcato di Mosca, in vista della presenza di suoi osservatori al Concilio. Sentire un protagonista sempre aiuta la ricerca storica a mettere i piedi per terra. ` dellArcivescovo Di riflesso vi risulta ben abbozzata la bella e franca personalita ` Nikodim, personaggio chiave della vicenda. Nessuna garanzia a lui fu data e qui confermato per la questione dellateismo , che poteva tramutarsi in condanna al comunismo . Lindice dei nomi propri chiude il volume.

19. Giovanni, il Papa buono G. Alberigo, Papa Giovanni (1881-1963), EDB, Bologna 2000, p. 221.
Esce in libreria, con il titolo sopra indicato, unagile pubblicazione contenente una biografia che si accoda a quelle di Algisi, Balducci, Chaigne, Dreyfus, Gorresio, Hebblethwaite e Zizola, per citare le piu ` note, e che profitta del nuovo interesse delleditoria creato dallannuncio della beatificazione di Giovanni XXIII. Per tale circostanza sta nascendo in effetti, e limitiamo lo sguardo alla sola nostra Italia, una serie di pubblicazioni dedicate alla sua vita e allillustrazione del suo messaggio. Mondadori infatti ha appena edito Il papa buono. La vita di Giovanni XXIII, di R. Allegri, e Giovanni XXIII. Una vita di ` , di S. Gaeta, mentre la San Paolo mette in mano ai lettori ledizione santita `, e definitiva del Giornale dellanima, congiuntamente ad altri scritti di pieta

205

pubblica la Biografia ufficiale, scritta. da M. Benigni e G. Zanchi, con prefa` immesso sul mercato il zione di Mons. L. Capovilla. Le Paoline, poi, hanno gia volume Giovanni XXIII. Saggezza del cuore, primavera della Chiesa, di M. Sgar` in scena con lopera Papa Giovanni. La parola agli atti bossa. Pure Borla entrera processuali, di A. LArco, mentre Gribaudi ha appena stampato, di A. Tornielli, ` prossimamente Giovanni XXIII. Vita di un padre santo. Unaltra biografia uscira ` tracanche presso Rizzoli (collana BUR), con il titolo Giovanni XXIII, e sara ciata da M. Garzonio, dopo Un santo di nome Giovanni di Sonzogno, per la penna di V. Sansonetti. In queste brevi nostre memorie non possiamo di` lagunare, tanto cara al Roncalli, dove Studium Cattomenticare infine la citta lico Veneziano e Canal & Stamperia hanno edito, Giovanni XXIII. La mia ` e di Venezia, di M. Roncalli, con introduzione del Cardinal Patriarca M. Ce Mons. L. Capovilla. Fra tanto scrivere, abbiamo scelto di presentare il volumetto dellAlberigo ` il pregio principale dellopera, spesso ricchissimo di citazioni giovannee, ed e ` monocorde per la sua e nostra particolare attenzione al Concilio pero Vaticano II, nel suo legame con papa Giovanni. Di fatto ad esso, ma non solo, sono dedicati sei, dei sedici capitoletti di cui si compone la pubblicazione, purtroppo sfornita di indici, che favorirebbero la ricerca scientifica. Per il nostro esame ci fermeremo principalmente su quei capitoli dedicati a Papa Giovanni e al concilio, ma considerando, in tale prospettiva, pure il resto dellopera. Diciamo subito che purtroppo, anche nella presente ricerca, abbiamo trovato i consueti parametri di giudizio soggettivo e spesso non fondato dellA., giustificati da una simpatia indubbia per il suo personaggio , ma ancor piu ` ` fatta, la quale, proprio per la sua passionalita ` per limmagine che egli se ne e ` di partenza, avrebbe richiesto un piu ` attento uso della critica. In effetti lA. da ` di quel grande per risolti gravi problemi storici, e si badi bene non di santita ` delle fonti , debbono Papa i quali, altres` per la non facile accessibilita essere valutati con particolare prudenza, appunto storica . Basti qui citare il rilievo dellA. stesso per quel che riguarda gli archivi della Segreteria di Stato (v. p. 105 nota 11), oltre alla questione, nostra, della valutazione dei rapporti ` di chi li redige o li firma. ivi giunti, e del loro legame, o meno, con la santita Iniziamo con il considerare anzitutto la tendenza costante dellA. a divaricare e distinguere fino allesasperazione fra Papa Giovanni e i suoi predecessori (pp. 143, 161, 189, 198), fra lui, da una parte, e, dallaltra, il collegio cardinalizio (p. 119), il suo Vicario per la diocesi di Roma (p. 152), la Curia (pp. 145, 177s., 195s.), il Santo Ufficio (pp. 157, 166, 177, 196) ed anche i suoi piu ` diretti collaboratori, salvo alcune eccezioni (p. 168, specialmente nota 9, sulle minacce di Tardini, ma pure p. 177s., sul regolamento del Concilio, e ancora pp. 189, 199, 202). A questo proposito ricordo, a conferma, che la Biografia Documentata, stesa a cura di Alberigo e Melloni, nella sua Pars IV, 2665-3459, salta proprio i commenti molto benevoli e consolanti (nelle famose Agende di papa Giovanni) dei giorni 4-13 Gennaio 1961 in occasione ` pure posta fra Giodelle sue visite ai Dicasteri Pontifici. Distinzione e

206

vanni XXIII e i vescovi (nella fase preparatoria del Concilio: pp. 169, 171 e 200), e ancor prima fra il Patriarca di Venezia e i vescovi veneti (p. 130s.). Questa nostra critica, che riflette in fondo laltra, analoga, relativa al Concilio Vaticano II, visto dallA. nel suo aspetto innovativo, progressista , di evento rivoluzionario, e senza sufficiente aggancio, necessario, alla Tradizione, di contrapposizione insomma rispetto al passato, non significa certo, per noi, ` sminuire le caratteristiche che furono proprie di papa Giovanni, le sue novita (p. 11) se cos` possiamo esprimerci , il suo ottimismo (pp. 161; 189 e ancora prima pp. 82, 117 e 120), lamore speciale che egli nutriva per la S. Scrittura (pp. 45, 95, 121ss., con qualche necessario distinguo da parte nostra, e 124), il voler egli seguire la Imitatio Christi (p. 21), in una ricerca indefessa dell u` -poverta ` (pp. 44, 118s. e, sulla carriera , pp. 58s., 63, 71, 205 e 216), milta ` al Papa (p. 43). La nostra della misericordia-mitezza (p. 51ss. e p. 60), in fedelta ` del personaggio critica si basa invece sulla considerazione della complessita Roncalli, pur uomo cos` semplice, nellessere egli un grande amante della Tradizione (v. la discutibile interpretazione tridentina dellA.: p. 131 e specialmente quella di p. 190), insieme con gli altri, prima di lui e con lui, oltre il suo ` lA. salvarsi in calcio essere aperto e desideroso di un aggiornamento. E non puo dangolo, e allultimo minuto, mi si passi il linguaggio calcistico scrivendo che Roncalli fu uomo della Tradizione in senso altissimo (p. 217), indicando quel senso proprio per isolarlo ancora una volta, in fondo, dal contesto della Tradizione ecclesiale tout court . Del resto lo stesso Alberigo, con buona sintesi, lascia trasparire la debolezza della sua interpretazione unidimensionale, precisamente a p. 170 presentando eufemisticamente altre decisioni (pontificie) di piu ` difficile inter` viene allA. dal fatto che esse contradpretazione . Naturalmente la difficolta dicono il suo pensiero fondamentale sulloggetto-soggetto della sua ricerca. Gli ` roncalliana che si deve collocare, per noi, in viene da quella eccezionalita ` , (p. 10), nella versione (i suoi coloaltro campo, appunto quello della santita ` (pp. 9 e 216s.) ma eroica, facciamo ri di evangelismo) dell ordinarieta ` (pp. 78, 82ss., 94, 107, 111, 147, notare noi della vita, della pastoralita ` dei cristiani, volonta ` di Cristo bene190), della dedizione alla causa dellunita ` qui la soluzione della difficolta ` detto, (pp. 67s., 73, troppo facile peraltro e proveniente dal linguaggio usato dal Roncalli 77s., 79s., 87ss., 156, 191 e ` , oltre ogni esasperato nazionalismo (p. 77s.) e 203), dellamore alla cattolicita infine di un acuto senso storico (pp. 41s., 67, 96s. segni dei tempi , ` vale anche a riguardo delle relazione della Chiesa con lo Stato e i 160s.). Cio partiti, con le dovute distinzioni (pp. 154, 167s., 183ss. e ancora, prima, pp. 78, 94, 114, 120, 124s. e 128ss.). Su questo punto siamo daccordo con lAlberigo (pp. 160s., 194 e, prima, p. 9s.), anche se bisognerebbe discutere luso, per Papa Giovanni, della categoria profezia (p. 9). Invece, con gran convinzione, non siamo dellavviso dellA. circa la posizione del Roncalli, prima e dopo lelezione al supremo pontificato, nei confronti dellecclesiologia comune , prevalente, almeno a livello ufficiale aggiunge Alberigo al suo tempo (pp. 63, 77, 80, 96, 109, 113ss., 125, 131, 145, 155,

207

190, 203 e 207), del modernismo (pp. 163, 191, 203, e, prima, pp. 31, 34, 41, 46ss, e 123), dei preti-operai (pp. 105 e 157), del fascismo (pp. 65 e 93), dei ` anche nel rapporti con Von Papen (p. 92ss., a suo favore egli ag` con carita dopo-guerra), degli ebrei, (pp. 86s., 97 particolarmente reticente si afferma ingiustamente della documentazione offerta dai famosi Actes et Documents du ` ge relatifs a ` la II guerre mondiale e p. 164), ecc. Sono tutti argomenti che St. Sie ` vagliare piu ` la ricerca storica dovra ` accuratamente, senza incamminarsi gia ` che a volte lA. ci presenta. verso quelle soluzioni di facilita In tema di accuratezza riportiamo qui due esempi con riferimento, il primo, alla Pontificia Commissione Biblica, e ai turbamenti del Papa stesso sullo sviluppo degli studi biblici cattolici (pp. 163, 178 e 183). In effetti Giovanni XXIII, pur giungendo a ventilarne lo scioglimento, rimase in concreto ` nellatteggiamento silenzioso di Giacobbe, quando ricevette gli interessati, e cio ` lo stesso atteggiamento di nel contesto di divergenze sorte nel suo seno. E riserbo, con richiamo ancora a Giacobbe, che il Papa tiene anche in altre circostanze (v. p. 183). Laver tolto, lAlberigo, poi, dalla citazione di p. 178 la frase giovannea Libro divino (...) accanto e dopo la tradizione apostolica su cui si riposa la S. Chiesa di Cristo , elimina proprio il fuoco contestuale di giudizio sul tutto. Lo stesso dicasi nel secondo nostro esempio, per quellatteggiamento, in termini preoccupati , di Pio XII, nel dialogo con Mons. Roncalli, ` naziste per quanto concerne il silenzio pontificio a proposito delle atrocita ` la versione dellA. . Roncalli scrive invece semplicemente: questa e (Pio XII) chiese se il suo silenzio circa il contegno del nazismo non sia giudi` ben diversa, dunque. Nel primo caso lA. insinua gia ` , di cato male . La cosa e ` da parte del Papa. Aggiungiamo, dopo un fatto, la conoscenza delle atrocita inizio ex abrupto dellAlberigo, circa la diagnosi di cancro per il papa (p. 187 [ma ne fu informato?]), che la trattazione sullimportante discorso pontificio Esulta la Chiesa , non tiene conto delle chiarificazioni assai pertinenti e definitive di Mons. V. Carbone (v. Il Concilio Vaticano II. Preparazione della ` del Vaticano 1998, pp. 36-39), le quali non vanno Chiesa al III Millennio, Citta nella linea di Alberigo e Melloni (v., in questo volume, pp. 346-349). ` tener conto che pure Giovanni XXIII e ` figlio del suo In ogni caso si dovra ` bisogna storicizzare i suoi atteggiamenti senza farne un mito. tempo e percio Ci troviamo di fronte a un beato, a un santo, a un uomo di profondissima fedefiducia e di coraggio, ma il tutto di lui, anche quando si ammala e si accorge ` va sottolineato nei modi che il Concilio, da lui iniziato, un altro lo concludera che concorrono a fare conoscere la sua cara persona e non il suo riflesso sog` alle nostre scelte e priorita ` , al nostri desideri. gettivo in noi, in conformita Questo vale altres` per il procedere della canonizzazione , ( itinerario faticoso e lento , dice lA., ma proprio non ci pare: p. 7) che fu bloccata in Concilio (ib.). In assemblea si decise invece di scegliere la via ordinaria . E qui ricordiamo latteggiamento dello stesso Cardinal Lercaro in tal senso. Passando a volo duccello sugli altri capitoli, i cui contenuti tematici, in ` inseriti negli aspetti di visione dinsieme ai quali ci siamo parte, abbiamo gia ` lineare, pur rilevando sempre, sotteso, sopra riferiti, notiamo che il procedere e

208

il punto di vista dellA., che prepara la sua successiva visione sintetica conciliare. Forniamo anche qui un esempio, quello di una pretesa persecuzione o dimenticanza, o anche di umiliazioni istituzionali (pp. 70, 77, 83: ben deludente promozione dopo lesilio bulgaro , 84, 94, 96: tenerlo lontano dal ` pastorale, e dal suo centro storico , 101ss. e cuore della Chiesa, dallattivita 109 nota 22) subite da Roncalli da parte dei suoi Superiori, della Curia, insomma. Certo anche lui ha sofferto per malintesi, incomprensioni (v. pp. 74 e 93); pure egli ebbe a portare le sue croci, ma quanti, nel servizio diplomatico ordinario della Santa Sede o in altri ministeri ecclesiali, o nel vasto mondo, si sono trovati nelle sue condizioni, anche in apparente abbandono , senza vedervi ` la vita, specialmente se e ` alcun speciale trattamento discriminatorio. Questa e ` messo in prima quella di un sacerdote, di un vescovo! Chi scende e chi sale, chi e fila e chi resta indietro. Le circostanze, favorevoli o meno, contano molto; tuttavia sappiamo e ne era convinto anche il buon papa Giovanni, come ` che importa e ` sempre, sempre l Oboerisulta dal suo Giornale che cio dientia et Pax . ` proprio questa visione soprannaturale delle cose, degli avvenimenti, la Ed e ` tutto, io sono nulla ), a fare sapienza cristiana (a cominciare da quel Dio e grande il Roncalli. Grandezza che risulta evidente, del resto, dallultimo capitolo, il migliore dellopera, dovuto alla penna di un uomo rapito (lAlberigo) da Papa Giovanni, il quale ha saputo cogliere la sua fisionomia spirituale. Lultimo capitolo lo possiamo pure noi sottoscrivere, con due eccezioni. Luna si riferisce allaccostamento nella morte, di Giovanni XXIII a S. Francesco ` oggi dAssisi p. 209 e laltra riguarda un distinguo circa limpossibilita di ammirare (papa Giovanni) senza accettare sinceramente e cercare di comprendere fino in fondo le intenzioni essenziali del suo governo e del suo magistero ecclesiale e storico p. 211 . A questo proposito in effetti noi ag` come lo intende lAlberigo. Vi e ` in fine la questione del giungiamo: non pero vocabolario giovanneo che per lA. sarebbe semplice e alieno da ricercatezza p. 216 . In genere non ci sembra proprio cos` , anche perche spesso appare aulico , seppur di nostro personale gradimento. Comunque riteniamo che la ` di papa Giovanni si manifesta soprattutto nella sua profondissima fedesantita ` e comunione con Dio, per cui gli riusc` , sempre e dovunque, nel corso carita della sua vita, a trasformare tutto in preghiera (il Giornale , intendo le sue ` una testimonianza avvincente e bruciante). Tutta la sua lunga e Agende , ne e coerente vita, tutte le vicende personali, familiari, ecclesiali, civili, diplomatiche `, e religiose e umane, che ebbe a vivere, le seppe trasformare in preghiera. A cio ` di Papa Roncalli, basterebbe aggiungere per sostenere la convinzione di santita facendo tesoro pure della personale esperienza la considerazione del come ` e giudico ` i suoi collaboratori. egli sempre tratto

209

20. Quaderni inediti di Giovanni XXIII con argomenti conciliari ` la volonta ` di Dio (Quaderni inediti Giovanni XXIII, Nostra pace e a cura di Marco Roncalli), Ed. San Paolo, Alba (Cuneo) 2001, 263 pp.
Ritorno ogni volta a stupirmi quando penso a Kierkegaard quasi ventenne che inizia a scrivere i propri pensieri, o quel che voleva tener presente, della sua vita e dei suoi studi, su quaderni dal frontespizio segnato con un grande NB ` e pazienza, fino alla morte. Mirabile (Nota Bene) e continua a farlo, con fedelta perseveranza che riemp` 36 quaderni per un totale di 7600 pagine, appunt` e contrappunto di una vita tra le piu ` pensate dei tempi moderni! Il ricordo kierkegaardiano mi pare sia degno preambolo alla presentazione mia di questi, pure, quaderni (Q1 Q7) di Giovanni XXIII, editi a cura di un altro Roncalli, il quale, pur recentemente, ci aveva offerto un lavoro fondamentale per la conoscenza del Patriarca di Venezia diventato papa del Concilio, assieme a Paolo VI (v. Marco Roncalli, Giovanni XXIII, la mia Venezia, Studium Cattolico Veneziano, Venezia 2000). Nella prefazione, colui che fu solerte ed amato Segretario particolare del papa, e depositario delle sue carte , ci svela come lAutore immaginava che anche le sue riflessioni e la documentazione del suo servizio, da segretario vescovile a pontefice sommo, avrebbero giovato agli storici post mortem ` infatti storia ecclesiameam. In questo si confermava storico lui stesso (insegno ` notevoli opere di carattere storico). stica, apologetica e patristica e pubblico Dopo Il Giornale dellAnima, gli Epistolari e le Agende diaristiche, edite, queste, a motivo della causa di beatificazione, ecco ora i quaderni e fascicoli, ` pubblicato e testimonia un blocco a se che previene o illustra quanto gia lattenzione dellAutore alle improvvise ispirazioni e ai segni dei tempi; svela leffusione di un animo sempre pienamente abbandonato in Dio . Da qui il titolo del libretto. NellIntroduzione, il Curatore presenta le fonti, una silloge di testi autografi relativi agli anni della Nunziatura a Parigi, del patriarcato veneziano e, soprattutto, al periodo del pontificato che abbracciano temi diversi e che ` sorta di zibaldone vengono corredati di una sobria annotazione (p. 9). E spirituale, un ideale prolungamento del Giornale dellAnima, cui in parte rimanda, alternando brevi meditazioni, rapidi appunti, schemi per omelie e colloqui, tracce per ritiri, sottolineature, note diaristiche sul Concilio Vaticano II, taccuini di incontri e di visite, spigolature, riminiscenze erudite, trascrizioni (ibidem). Vergate currenti calamo queste note sparse ci confermano quella pietas giovannea che sappiamo saldamente ancorata al servizio pastorale, vissuta nella preghiera e nella contemplazione, nella ruminatio della parola, nellabbandono, ` quotidiana al Libro e al Calice. pieno di fiducia alla Provvidenza, in fedelta Il Curatore successivamente, sicut decet, si fa piu ` tecnico (in una Nota: pp. 13-18) per presentarci brevemente lapparato critico della pubblicazione, ` edizione critica . Troviamo qui percio ` alcune che peraltro propriamente non e

210

informazioni necessarie al lettore piu ` esigente . Sappiamo cos` che lordine ` frutto di una scelta del Curaseguito nella trascrizione di quanto pubblicato e tore stesso, consentendo gli originali, di per se , un diverso ordinamento dei brani (non datati o databili, talvolta, e che non seguono un ordine cronologico). A noi comunque sembra che il contenuto di questi quaderni faccia proprio da pendant alle Agende. ` del Vaticano II, le pagine, molto Esempio evidente ne sono, nel clima gia significative, circa la Visita familiare del S. Padre alle Congregazioni Romane nella sede di ciascuna (p. 16s.). La pubblicazione riporta le note papali (pp. 103-134), con illuminazione delle vere relazioni di Papa Giovanni con la Curia romana in genere. Tutto si fece infatti con grande soddisfazione del Papa e sue lodi reiterate a tutti, forse con lunica eccezione di Mons. Zerba (p. 106). Sempre in contesto conciliare per noi particolarmente interessante ` ricordare quanto Giovanni XXIII scrive a proposito della visita alla varra Pontificia Commissione Preparatoria al Concilio stesso: Mi accolse S. E. mgr. Pericle Felici ... coi suoi collaboratori ... Fui lieto di conoscerli, essendo molto benemeriti di quanto fu fatto sotto la direzione di mgr. Felici, e di incoraggiarli (p. 108). A conferma di quanto sopra attestato, circa il complemento dei quaderni in relazione alle Agende noto che i testi riferentisi ai vari Dicasteri sono molto piu ` sviluppati, dettagliati e minuziosi di quelli appunto delle Agende, che del resto non furono stranamente pubblicati nelledizione delle medesime in preparazione della causa di beatificazione di papa Giovanni (v. la mia Nota dal titolo Giovanni XXIII, il papa buono. Una nuova biografia alla vigilia della beatificazione a proposito del vol. di G. Alberigo, Papa Giovanni [1881-1963], Bologna 2000, pp. 221 apparso in Nuova Storia Contemporanea 4 [2000], 157-160).* Ancora in tema conciliare segnaliamo comunque che per diverse note diaristiche, relative soprattutto alla preparazione del grande avvenimento, nel pe` servito di unAgenda Ina 1959, copertina riodo 1959-1962, il Curatore si e marrone . Indice della sollecitudine storica del grande pontefice al riguardo desideriamo qui di seguito trascrivere quanto egli stesso segnala: Nota Bene. ` uno zibaldone di parecchie Questo registro porta la data del 1959 ma di fatto e ` piuttosto agli anni successivi, che pure contennote riferentisi poco al 1959: e gono note meglio seguite in altri diari. Qui abbondano alla ventura accenni vari: al Concilio Vaticano in preparazione; ad evitare troppa confusione nella lettura, ` badare alle date a penna segnate volta per volta (p. 18). converra Per convenienza del lettore interessato specialmente ai cenni conciliari, oltre quanto sopra segnalato, ne indichiamo di seguito altri, riferentisi anzitutto alle risposte vescovili, e non, alla famosa richiesta di proposte firmata dal card. Tardini. Eccoli: Ho letto la prima nota riassuntiva dei Vescovi dItalia circa i desiderata del Clero e del popolo a riguardo di liturgia, di ministero pastorale
* V., in questo volume, pp. 205-209.

211

da trattarsi nel Concilio: appunti seri e degni di rispetto (p. 94) E poi: mgr. Felici, () che su mia indicazione, dal Card. Tardini fu messo in rapporto con mgr. Loris Capovilla ... perche il tramite fra il Papa e il card. Tardini riesca piu ` spedito mgr. Felici, dico, ha iniziato la trasmissione delle varie risposte e proposte che dai Vescovi di ogni parte del mondo vengono qui recapitate, bene ordinate quali elementi di una prima formulazione delle Costituzioni Conciliari ` in seguito predisposta ed eventualmente decisa. Sotto la data odierna che verra 19 febbraio 1960 io stesso ho personalmente esaminato il complesso delle note desunte dalle varie lettere dei Vescovi dItalia. Una prima e felice schiarita di ` svolgendo giorno per orizzonte che ben prepara lo spirito al lavoro che si verra giorno (p. 94s.). Successivamente possiamo ancora leggere: Nei giardini vaticani con mgr. Capovilla lettura delle proposte dei Vescovi di Francia. Sommariamente combinano con quelle dei Vescovi italiani: e lasciano scorgere una felice disposizione a convenire sui punti principali che corrispondono alle esigenze delle circostanze presenti (p. 95). Dopo la lettura dellinsieme delle proposte dei Vescovi di Belgio, Danimarca, Finlandia, Inghilterra e Malta, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Svezia, il Papa annota: Molta discrezione e qualche bizzarria dovuta ` di clima, educazione, di circostanze singolari . Papa Giovanni poi, alla diversita nel giorno seguente, definisce interessantissima la lettura delle proposte dei Vescovi di vario rito della Grecia e dellAsia Minore per il Concilio Ecumenico, ` di colori e di atteggiamenti spiegabili dai e aggiunge: Naturalmente varieta ` perfetta pero ` e felice riflessi storici dei vari paesi e di diverse razze. Larmonia e circa i principi fondamentali del credere, e del culto secondo le differenti liturgie (p. 96). Valga leggere insieme un altro passo significativo sulla preparazione e sulle prospettive di durata sinodale: Il pensiero di moltissimi Vescovi circa i vari punti di dottrina e di disciplina si dispiega in forma ordinata e attraente. Chi sa? Il Concilio potrebbe essere concluso a cavallo degli anni 1961 e 1962. ` da mia parte e neppure desiderio di dare al concilio io stesso la Nessuna ansieta ` che il Signore mi volesse imporre, di sacrificio al mio amor sua conclusione. Cio proprio, alla mia vita, tutto mi accingo a portare in benedizione (p. 98s.). Anche il memoriale della Congregazione del Concilio suscita rilievi di proposte eccellenti ... per la dottrina che chiarisce e per lincoraggiamento che ` il commento pontificio dopo la allieta (p. 99). Omnia in bonum et utile e successiva lettura delle proposte della Congregazione anche dei Sacramenti e dei Seminari. (ibidem). ` pero ` fare menzione a quel Lungo Tralasciando altri cenni sinodali, varra convegno col Card. Amleto per la sistemazione e relativo ordinamento delle adunanze Conciliari (pp. 149-151) e alle significative letture sul Concilio di Trento e Vaticano I, che il papa veniva facendo per prepararsi al II (pp. 83, 96s., 147, 202s. e 241 ). Rilievo merita altres` un giudizio su Mons. Felici: Sacerdote assai distinto, ` facile lavorare per la preparazione del grande avvenimento. Il con cui mi sara mondo esteriore non sa e non capisce niente (p. 98; v. anche p. 151 nota 13, con interpretazione che non mi pare ben aggiustata, riferendosi forse al deside-

212

rio del Segretario generale di avere collaboratori effettivi nel Segretariato, piuttosto che sotto-segretari arcivescovi). Per quanto concerne ancora la Gerarchia rimando altres` ad alcuni pensieri giovannei sul papato (pp. 44, 167ss., 172s., 178s. e 243s.), sui patriarchi (pp. 55, 66ss. e 90) e sul cardinalato (pp. 142ss., 169 e 246). ` alla Di interesse per noi risulta pure il certo rilievo che il Papa da formula Mater et Magistra, applicata alla Chiesa (pp. 218, 232, 234 e 248), della quale le Decretali Ps.-Isidoriane contribuirono a dilatare luso, mentre rileviamo anche le citazioni di un altro falso medievale, le profezie di Malachia (pp. 216, 235 e 237s.). Non vorremmo aver dato fin qui la errata impressione che i quaderni siano ricchi solo di temi conciliari e di struttura ecclesiastica, poiche invece gli argomenti attinenti alla vita spirituale sono moltissimi. Basti pensare, per esempio, a quanto il Papa scrive del Breviario, considerato bellezza e dolcezza (p. 213) e poesia, dei salmi (pp. 228s., 232s., ecc.) e della frequentazione della S. Scrittura. Ci piace, per concludere questa deliziosa cavalcata nei pascoli spirituali di ` al quotidiano diciamo papa Giovanni, riferire il suo richiamo alla santita cos` , che del resto fu la sua. Si tratta di due citazioni, che sono poste signi` di San Tommaso, secondo il ficativamente alla fine del libro (p. 250). Luna e ` eroico perseverare sino alla morte nellesercizio delle virtu quale e ` comuni . Laltra la trascriviamo prima in lingua latina. Essa si riferisce alla causa di beatificazione di Mons. Gianelli, Vescovo di Bobbio, di cui si attesta la perfezione: In una dumtaxat, fideli, jugi et constante proprii status munerum et ` , per molti, tradurre: Nel compimento fedele, officiorum perfunctione . Varra costante, perenne dei doveri e compiti della propria condizione .

21. Giovanni XXIII e il Concilio Aa. Vv., Giovanni XXIII e il Vaticano II. Atti degli Incontri svoltisi presso il Seminario Vescovile di Bergamo 1998-2001 (a cura di Gianni Garzaniga), Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2003, pp. 109.
Le Opere di Giovanni XXIII, edite a cura della Fondazione Papa Giovanni XXIII, Centro Studi Radini Tedeschi si arricchiscono di questo snello volumetto che ha come centro delle riflessioni di Acerbi, Bertuletti, Lafont, Monticone e Zanchi, fondamentalmente, la convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il Prof. Monticone inquadra anzitutto il pontificato giovanneo nellItalia degli anni cinquanta, ricordando i grandi, successivi cambiamenti internazionali, con qualche appesantimento poi sul pontificato di Pio XII. Per lAutore ` degli anni cerano (comunque) grandi fermenti ecclesiali e sociali, nella meta

213

cinquanta (p. 11), con evoluzione del laicato (p. 12) italiano. Per Monticone, Roncalli era un Vescovo tridentino (p. 14), pastorale e pur dialogante. ` di Pio XII e Giovanni XXIII G. Zanchi sottolinea invece diverse modalita nello svolgimento del ministero papale , cosa abbastanza ovvia, ma, per noi, con qualche giudizio azzardato (v. pp. 27ss., 30, 34, 36, 43, 45, 46 e 50). ` stata invece la lettura del saggio di A. Acerbi dal titolo: Gradita sorpresa e Il magistero di Giovanni XXIII e la svolta conciliare , con iniziale riconosci` un dato complesso e a timbro istituzionale (p. 51). Al di mento che esso e ` del Magistero, pero ` , ce ` la persona di Giovanni XXIII che e ` un dato grande la ` che per lo e irrisolvibile (ibidem), il quale introduce un novum, una novita ` un grande problema (ibidem). storico e ` nella Seguiamo il dire dellA. anche nell altro aspetto problematico , cioe ` e rottura [per svolta del Vaticano II, perche lidea di svolta suppone continuita ` ancora la stessa strada ... noi, non certo rottura, invece]. Una strada che svolta e ma essa cambia direzione [sempre per il sottoscritto bisognerebbe aggiungere ` ad U, per rimanere con limmagine scelta]. Quindi nel che la svolta non e termine svolta noi abbiamo, in un certo senso, il rifiuto di unimmagine del Vaticano II come puro inizio (p. 52). ` , finalMa ecco ora la causa della gradita nostra sorpresa, una critica cioe ` invece mente chiara e diretta, allinterpretazione del Prof. Alberigo per cui e dominante lidea del puro inizio (ibidem). Acerbi cos` continua: Qualcuno ` avuto per le mani i primi volumi della sua Storia del Vaticano II e di voi avra ` notato una cosa stupefacente, cioe ` che essa comincia con la decisione del avra Papa di fare il concilio . E a questo punto lA. fa il paragone con la magistrale ` Storia del Concilio Tridentino dello Jedin che invece dedica il primo libro ( ed e ` suo il piu ` bello ) proprio alla preparazione del Concilio. Ora Alberigo, che e ` troppo avveduto perche allievo, e si possa pensare prosegue Acerbi che si sia dimenticato di fare i cento anni dal Vaticano I al Vaticano II ... Evidente` una scelta metodologica [noi invece labbiamo sempre definita ideolomente e ` assoluta e ` data dalla gica], che corrisponde proprio a questa idea che la novita ` di Giovanni XXIII. Ci siamo. Il criterio dellAlberigo e ` in fondo personalita ` Giovanni XXIII). E post tenebras lux, dopo le tenebre, ecco la luce (cioe ancora deinde tenebrae (e dopo di lui ancora le tenebre) . Infatti per lAlbe` quello che ha ridimensionato a tal punto la prospettiva, da rigo Paolo VI e tradirla . Finalmente qualcuno lo dice apertamente. Non sono dunque piu ` solo ` la nostra gradita ad affermarlo con chiarezza, contro venti e maree, e da cio sorpresa. Altre cose interessanti scrive Acerbi nel suo saggio, che vale la pena di leggere, sullo storico, sul teologo, sul filosofo ... sul concilio ( quando la Chiesa da periferia diventa centro : p. 55), sulla Curia romana ( con normale dialet` fisiologica e non con ricostruzione storica stile wetica istituzionale, ed e stern ). Continua lA.: certe ricostruzioni (storiche) mi danno davvero fasti` maestro, in questo! . In cio ` dio: ricostruiscono in bianco e nero ... Alberigo e ecco il giusto riconoscimento che la minoranza ha avuto un suo ruolo indispensabile, e non necessariamente negativo (p. 57). Dopo aver ventilato, come ipotesi, che per Giovanni XXIII lidea di un non governo era sostenuta da

214

` lo differenunaltissima concezione spirituale (ibidem), Acerbi conclude: cio ` da Paolo VI e anche in questo caso avvenne quanto capita nel confronto tra zio ` peraltro dire semplicemente come fa lA. Pio X e Benedetto XV . Non si puo che sulla costituzione iniziale del nucleo dei documenti [preparatori] Giovanni non intervenne . Sul punto poi di una fuoriuscita , per il Vaticano II, da una concezione del Concilio come luogo della disputa, tribunale supremo, in cui si decidono le controversie allinterno della Chiesa (p. 58, v. anche p. 66s.), Acerbi si trova daccordo con Alberigo, una delle poche cose in cui peraltro egli dice di ` in Giovancollimare col Professore bolognese (ibidem, e inoltre p. 60). Ce ni XXIII una visione mistica del grande Sinodo, sempre secondo Acerbi. Un altro suo giudizio merita di essere da noi ricordato, su Philips, un non teologo, sapiente dato che diede spazio a un sacco didee perche non ne aveva di sue , o meglio egli non era un grande teologo: i grandi teologi sono peri` del vero nellaffercolosissimi, perche sono come i grandi artisti (p. 60). Ce ` , non avendo una sua teoria. A questo mazione; anche per noi Philips medio punto, con attenzione al discorso papale di apertura, Acerbi delinea alcune caratteristiche del grande evento sinodale. Ci soffermiamo, a tale proposito, a ` , lelemento purtroppo meno chiaro (p. 63), poiche quella della pastoralita ` e pastoralita ` . E questa non era subito ci fu chi contrappose dottrina, verita ` che segue, nel pensiero di Acerbi, non lintenzione del Papa (p. 63). Di cio ` e ` introdurre la facciamo qui menzione, solo rileviamo che per lui la pastoralita ` vero, ma non solo la storicita ` . E ` , e cio ` dovrebbe apparire nelle pagine storicita successive, il che non avviene, specialmente nellillustrare la relazione Chiesamondo moderno. A. Bertuletti riprende successivamente la trattazione di Giovanni XXIII ` di e il Concilio , con attenzione alla sua forma pastorale , in reciprocita ` rapporto costitutivo di verita ` cristiana (p. 77), dogmatico e pastorale che e specialmente nel contesto della Gaudium et Spes. ` spirituaAnche Bertuletti, conclude il suo saggio sottolineando la qualita le dellintuizione di Giovanni XXIII, con qualche esagerazione ed imprecisione, secondo il nostro modo di vedere (cfr. p. 82). ` orientato pure G. Lafont nel suo Sempre sulla stessa linea spirituale e saggio: Tradizione e profezia in Giovanni XXIII. Il beato papa Giovanni, un dottore della Chiesa . Egli mostra comunque la sua debolezza, come storico, nellaccettare supinamente, senza spirito critico, sia la distinzione proposta dal Delumeau, tra riforma cattolica e controriforma, pure cattolica, con riferimento al Concilio di Trento, ed altres` lopera diretta da Alberigo rispetto al Vaticano II. Per noi, in effetti, Roncalli fu certamente un prete come attesta Lafont , un vescovo, un papa che si potrebbe definire tridentino , nel senso ` (di riforma cattolica) che lo lega al Vaticano II. La sana di una continuita ` svolta ad ermeneutica conciliare ci dice poi che pur nellevoluzione non ve U tra un concilio ed un altro, ma semmai arricchimento, evoluzione, ripetia` in rebus fidei et moribus. Giovanni XXIII, purissimo mo, nella continuita

215

frutto della riforma cattolica (p. 86) certo lo fu, anche nel senso dellapprezzamento della figura del sacerdote tridentino, di Pio IX. Egli avrebbe apprezzato altres` il grande Giubileo indetto da Giovanni Paolo II, il Catechismo della Chiesa Cattolica, e cos` via, come afferma Lafont. Anche se cade quindi il ` ancora e sempre necessacontesto polemico della Sitz im Leben tridentina e ` Papa Giovanni rio il legame con quel Concilio, per la tradizione cattolica. In cio ` (p. 95ss.) universale, non fa eccezione, pur con il suo carisma della carita ` come lo chiama Lafont. LA. articola il suo successivo dire in tre punti, e cioe in primo luogo una piu ` grande speranza di salvezza per tutti; poi uno sposta` al primato della carita ` ; infine una valorizzazione mento del primato della verita ` (p. 98). Lafont conclude del dialogo come luogo di germinazione della carita accostando Giovanni XXIII a Santa Teresina, con proposta finale di proclamare Giovanni XXIII dottore della Chiesa allo stesso titolo di Teresa di Gesu ` Bambino (p. 108). ` pero ` brutto, poiche Il finale del saggio e Lafont supera se stesso e Giovanni XXIII, attestando che pur non essendone senza dubbio personalmente cosciente, egli ha condotto la Chiesa a uscire non solo dalla controriforma, ma pure dalla riforma cattolica, in quanto epoca definita della storia della Chiesa (ibidem). Gli ultimi accenti, poi, trattano delloggid` in termini assai negativi, per quel che concerne il Magistero, dato che si vuole nello stesso tempo ` introdotta da Giovanni XXIII e conservare linsieme tridenvivere la novita tino (ibidem).

` la terra 22. Paolo VI, il papa che bacio


Esce nelle librerie, in coincidenza, quasi, con il 26 Settembre, centesimo anniversario della nascita di Giovanni Battista Montini, un agile (molto sobrio, ` anche lapparato critico) e bel volumetto dal titolo Paolo VI. ma puntuale, ne e ` la terra (Edizioni San Paolo, Alba [Cuneo] 1997, pp. 164). Il papa che bacio ` Autore lo storico Antonio Acerbi, che si era cimentato gia ` sullargomento Ne e in un contributo offerto a I cattolici nel mondo contemporaneo (1922-1958), proprio su G.B. Montini, Arcivescovo di Milano , e in altre opere. Nella Premessa lA., molto umilmente, definisce lopera sua uno schizzo biografico e ne specifica lintenzione: vorrebbe aiutare a superare la barriera della incomprensione . S` , crediamo anche noi che sia compito dello storico il comprendere . Quindi non si tratta qui di apologetica , di adulazione, ne di denigrazione. Per attestarlo ecco la giusta aggiunta: Esso non mira ` compito degli storici ma di Dio, a dare a Paolo VI la ragione. Questo non e nella valle di Giosafat , del resto egli continua troppo complessa e ` la sua personalita ` perche sfumata e non sia tradita da giudizi trancianti . La ` Premessa, cos` si chiude: sforzarsi di cogliere le ragioni di un grande spirito e

216

` una via per riconun gesto di pietas, lunico che allo storico sia concesso, ed e ` ancora tanto vicino da non permettere sempre ciliarci con un passato che e ` dei giudizi . lequanimita Lo studio si apre con gli anni della formazione (1897-1922), con indo` del maestro Padre Giulio vinata, sia pur veloce, descrizione della personalita ` in passato ci permettiamo di Bevilacqua e del retroterra bresciano. Come gia rilevare che il curriculum studiorum del Montini presentato da Acerbi (v. p. 9s.) manifesta qualche contraddizione e inesattezza. Non appare inoltre segnalata la vocazione per la storia da lui avvertita, nei primi mesi dopo lordinazione sacerdotale, e per noi in parte perseguita e realizzata (v. lintroduzione di N. Vian a Lettere a casa 1915-1943 G. B. Montini, Paolo VI, ed. Rusconi, Milano 1987 p. 9, e due nostre Note su Apol, nel 1989 e nel 1990, precisamente alle pp. 243-252 e 869-883. Esse portavano il titolo Fu Monsignor ` comunque il richiamo Giovanni Battista Montini uno storico?). Importante e dellA. al suo rapporto privilegiato con la cultura francese (pp. 10-11) e il suo perenne rammarico per non aver potuto coltivare le proprie inclinazioni ` intravvedere infine le difficolta ` (di salute, intellettuali (p. 11). Il lettore dovra ma non solo) del giovane Montini a Varsavia, oltre quanto il testo di Acerbi dice. ` la descrizione de Gli anni della FUCI con menzione all aDi valore e gostinismo spirituale del futuro Papa, v. peraltro anche il suo aderire al tomismo , non quello dai riflessi politici autoritari, in voga allora presso certi ambienti, ma la dottrina che fonda lUmanesimo cristiano, in equilibrio tra natura e soprannatura, tra cultura e fede : p. 18 e richiamo altres` al suo atteggiamento senza cedimenti, nemmeno sotterranei , in relazione al modernismo, ben diverso dal suo rapporto con il mondo moderno, con la cultura moderna, verso i quali lA. si dimostra giustamente molto attento (p. 17 e, specialmente, pp. 18-21, nonche , poi, pp. 99s., 130 e 145). A questo riguardo dans mi sembra che lAcerbi si ispiri al bel volume Paul VI et la modernite lEglise, Roma 1984, con chiari distinguo (v. p. 145). La trattazione mette in evidenza la proposta spirituale di Montini ai giovani e affronta pure la questione delle sue dimissioni . In Segreteria di Stato (1925-1954) si apre con una affermazione da ` semitica che tende a eliminare il interpretarsi vincendo una certa mentalita piu ` e il meno: Montini non amava il suo lavoro in Segreteria di Stato ` vero, ma, s` , e ` esatto scrivere: alle povere carte preferiva i (p. 27). Non e contatti spirituali e il dibattito intellettuale (ibid.). ` poi lapproccio Montini e le questioni italiane e specialmente Di rilievo e il delinearsi del rapporto con De Gasperi (pp. 36s.) e suo aggancio con la nomina ad Arcivescovo di Milano. Sembra invece che la ragione vada cercata ` ancora presto per dirlo con in relazione con la crisi dellAzione Cattolica. Ma e sicurezza. ` il titolo del capitolo seguente, con A Milano (1955-1963) appunto e buona ricerca sullatteggiamento dellArcivescovo sull apertura a sinistra e

217

il comunismo. Ci sembra che Acerbi sia riuscito piu ` di altri nellintento di ` dellapproccio montiniano alla questione. E siamo a dipanare la complessita lavvio del Concilio (1959-1963) con illustrazione, anzitutto, del votum antipreparatorio dellArcivescovo, che molto non si discosta da quelli dei suoi confratelli nellepiscopato sparsi per il mondo. La maturazione conciliare ` ancora giunta, ma verra ` presto, anzi e ` gia ` presente in vera e propria non e questo capitoletto da cui risulta che Montini, magari senza unintenzione precisa, prefigurava un ruolo mediatore fra le posizioni teologiche piu ` avanzate e il patrimonio consegnato alla Chiesa dalla storia, con lattenzione a non ` ben detto. ` che di valido entrambi possono contenere (p. 56). E scartare cio ` posto Sulla Cattedra di Pietro Finalmente lArcivescovo di Milano e ` piano ed equilibrato, anche se troppo indulgente , (1963) . Il procedere e considerato pure il seguito, nelluso della parola riforma , addirittura anche ` ( di sentimenti, di propositi, di quando il testo papale parla invece di novita costumi, bellezza di spirito, in ogni senso ). E pensare che liniziale verbo magico era aggiornamento ! In ogni caso lA. conclude: Un rinnovamen` alla volonta ` di Cristo e nella continuita ` vitale della Chiesa: era to nella fedelta questa dunque la prospettiva con la quale Paolo VI si apprestava ad affrontare il suo nuovo compito di pastore universale (p. 69). ` Paolo VI e il Concilio (1963-1965) , con In effetti il tema seguente e ` espressione da unione pregnante poiche esso divenne il suo concilio (p. 72). E sottolineare quando altri lo chiamano il Concilio di Papa Giovanni XXIII . ` da attribuire la sua parte, senza visioni settarie o ideologiCerto a ciascuno e che . In tale contesto lA. affronta bene la relazione del Vescovo di Roma con la maggioranza conciliare . Laccordo di fondo non avrebbe escluso mo` continua Acermenti di confusione ed anche di tensione (p. 72). In realta bi le prese di distanza di Paolo VI da certe opinioni sostenute in seno alla maggioranza conciliare non erano solo tattiche, ma corrispondevano a riserve di principio (p. 73). Siamo daccordo, ma non con tutto quel che viene appresso, ` : Egli non era un teologo speculativo ... ne e cioe un canonista, per quanto fosse un finissimo diplomatico; era, nel fondo del cuore, un sacerdote letterato, un direttore di anime, un indagatore del dramma dellesistenza umana . Per noi egli era teologo e anche canonista, oltre, certo, che finissimo diplomatico e Pastore ma soprattutto storico . Non si dolse in effetti soprattutto del fatto che molti vescovi italiani, a concilio, non conoscevano bene la storia della teologia? A proposito di storia non pare plausibile la combinata dellA. Ottaviani e Felici (p. 74), che fu scelto, questultimo, uomo di spirito, Padre Spirituale del Seminario Romano, da Giovanni XXIII proprio perche uomo fuori dai conosciuti circuiti curiali. Contrapporlo a Montini, in compagnia del Card. Ottaviani, proprio non ci pare storico . Anche qui il tempo lo ` pure crediamo fermamente e la ricerca stabiliranno i fatti . Infelice e lespressione potere monarchico totale (ibid.), di cui gode il Papa [invece di ` potere personalmente esercitato] e il giudizio sul suo concetto di collegialita (p. 75), che comunque non va ricercato nel regolamento del Sinodo Episcopale. ` e della persona stessa del papa non si Pure la contestazione dellautorita

218

` vero che le prese di posizione di verifica a livello episcopale (ibid.), anche se e Paolo VI ma non solo, aggiungeremmo finirono per introdurre una linea di demarcazione in seno alla maggioranza conciliare, fra unala radicale ed una moderata, la prima riluttante, la seconda incline ad accettare i punti di vista del Papa. La divisione fu coperta dal timore di dare spazio alle manovre delle minoranza e di compromettere cos` lapprovazione dei documenti innovativi (ibid.). Ma certamente essi non avrebbero potuto giungere in porto senza lappoggio del papa. Il rinnovamento della Chiesa ... portava la firma di Pao` , in quel momento come il garante di quel generale lo VI. Egli appariva, percio moto di trasformazione della Chiesa, che era stato inaugurato dallevento conciliare (p. 76). Sono parole chiare e ce ne felicitiamo. Inoltre il consenso attorno a Paolo VI era accresciuto dai viaggi che egli aveva compiuto a lato del concilio, ma come una proiezione dello spirito conciliare ... Con i due viaggi (a Bombay e allO.N.U.) il papa aveva inaugurato in grande stile il dialogo proprio e della Chiesa con il mondo, incentrandolo su due temi, la pace e lo sviluppo dei popoli, che egli non avrebbe mai piu ` lasciato cadere (ibid.). Seguono Gli anni delle riforme (1963-1968) . Pur con una certa enfasi da ` di chiarire che il parte dellA., alcune decisioni papali indicano la volonta pontificato romano aboliva anche i residui dello Stato pontificio (p. 77). Ma ` del Vaticano resta, quasi a non dobbiamo dimenticare che lo Stato della Citta ` del principio di sovranita ` territoriale, almeno su di un conferma della necessita fazzoletto di terra, per il libero esercizio del ministero petrino. In ogni caso ci ` con il significato profondo della tradizione ecfurono riforme ( in continuita ` sacra : p. 78), ma riformismo clesiale ... e (senza) diminuzione dellautorita incauto no. Comunque le considerazioni e i confronti con Giovanni XXIII, di pagina 79, ci lasciano perplessi anche perche questultimo sembra aver avuto lintenzione di dirigere di piu ` il Concilio, se fosse vissuto, in risposta anche alle critiche di lasciar fare emerse dopo la prima sessione. Il Papa mise cos` a confronto il tempo del Concilio e il successivo, di discussione quello, di comprensione questo: Allaratura sovvertitrice del campo succede la coltivazione ordinata e positiva (ibid.). Peraltro che il postconcilio non conoscesse piu ` la ` era solo un auspicio, non una previsione realistica (p. 80). LA. problematicita saggiamente rileva: Il concilio era stato il frutto di dinamismi, convergenti e ` non tutti, un punto di equilibrio nei divergenti, che avevano trovato, pero documenti conciliari, ma che non si esaurivano in questi e avrebbero continuato ad agire anche dopo il concilio. Ma Paolo VI ebbe due campi in cui pote ` la riforma della applicare, seppure non senza resistenze, i suoi criteri, cioe liturgia e della Curia romana (ibid.). Per illustrarle lA. procede con sicurezza, ` pur con sbavature di giudizio secondo noi ancora in fatto di collegialita (affettiva va al posto di effettiva , a p. 86). La visione paolina sarebbe dovuta a una precisa situazione storica (dipendeva invece, per noi, da una convinzione teologica). A seguire si illustra Lecumenismo di Paolo VI , con lineare trattazione ` rinuncia peraltro, come asserisce lA., allidea della chiesa dei fatti (non vi e romana mater et caput omnium ecclesiarum: p. 91), dato che la formula, quanto

219

a mater, devessere applicata rettamente allOccidente, con speciale significato. Una smagliatura notiamo pure circa il ritenersi, la Chiesa di Roma, come ` vero per lOccidente dove lunica sede apostolica (p. 93). Ancora una volta e ` solo unica, ma anche doppiamente apostolica (per il martirio qui di Pietro non e e Paolo). ` il capitolo Il dialogo di Di particolare interesse, anche per loggid` , e ` abbiamo fatto cenno sopra. Paolo VI col mondo contemporaneo , a cui gia ` nel suo atteggiamento il riconoscimento dellautonomia delle realta ` terVi e rene, in primo luogo dello Stato . Si potrebbe aggiungere laggettivo giusta , ` , ad ogni ad autonomia. LA. continua: La Chiesa doveva rinunciare, percio potere e pretesa mondani, esercitando un influsso solo per via di convinzione ` ne morale; ma non poteva rinunciare ne alla propria identita alla propria mis` impesione, assumendo acriticamente linsieme delle opinioni e delle mentalita ` moderna (p. 99). Da qui il ruolo della cultura cristiana ranti nella societa ed, in essa, della dottrina sociale della Chiesa, che pone come fondamento di ` . Qualche manogni costruzione sociale luomo nella sua totale e perenne verita canza di realismo di giudizio circa la non esistenza di cedimenti ideologici al marxismo da parte di certe teologie della liberazione latino-americane, la diplomazia vaticana, appena lambita dalle riforme (fu rivoluzionata, invece, per noi, dal fatto di divenire pastorale), la conferenza di Helsinki ( una prima ` i secoli) e una svista, per volta della Santa Sede ; tale nome attraversa pero la Spagna (Gennaio 1976 anziche 1979: p. 105), non tolgono molto alla proficua lettura di queste pagine e a quella del capitolo successivo dedicato alla Chiesa italiana (preferiremmo in Italia), con rilievo allesame della nuova Azione Cattolica. Ci limitiamo a tre rilievi, a questultimo proposito. Toglieremmo colletti` o lasceremmo, come nel testo pontificio, responsabiva a corresponsabilita ` collettiva , (p. 109s.). Aggiungeremmo poi ad azione laicale laggettivo lita specifica , perche corrisponde al legame organico fra la gerarchia e i laici proprio allAzione cattolica (p. 112). Non crediamo infine si possa scrivere: A Paolo VI sfuggiva, quindi, il fatto che la DC si era ormai dotata di una propria cultura politica autonoma rispetto alle motivazioni etico-religiose che avevano costituito allorigine la sua cultura fondante (p. 115). Per lA. infatti restava fuori campo sempre per Paolo VI un fattore non istituzionale, eppure ` la dialettica delle forze sociali (p. 116). Ce ` del vero, come potentissimo, cioe nelle considerazioni che seguono, sui processi spontanei (e non, aggiungeremmo ` civile ed ec che nel post-concilio attraversarono tumultuosamente la societa ` superava i confini dellItalia e investiva tutta la Chiesa). clesiale . Ma cio Ci troviamo cos` davanti a Le avvisaglie della crisi , ben descritte. Per il Sinodo del 1971, dopo ammettendo (per il clero) gli impegni professionali ed anche politici , aggiungeremmo: ma in un contesto restrittivo , e faremmo ` la disciplina del celibato , scartando la possibilita ` lasciaseguire a confermo ta aperta da Paolo VI nella sua lettera al Cardinale Villot . Zoppica anche, in qualche punto, la presentazione del pensiero papale espresso nella Humanae

220

Vitae (lenciclica non avrebbe affrontato la dimensione soggettiva: p. 121). Comunque anche per Acerbi la questione storica resta sospesa , pur dovendosi precisare la sua successiva espressione: Ebbe cos` inizio un fenomeno nuovo nella storia del papato contemporaneo, la contestazione del papa allinterno ` cattolica (p. 122). della comunita E siamo in pieno nella crisi del post-concilio (1968-1973) . Valgono qui una precisazione ed un chiarimento. La prima, a proposito di alcuni vecchi amici del papa (de Lubac, Danie lou ...) (p. 125) che assunsero anchessi un atteggiamento critico verso levento conciliare . Diremmo piuttosto verso un ` di certo post-concilio. Per il chiarimento, pur daccordo quanto alla necessita attendere lapertura degli archivi per esprimerci riguardo ai collaboratori del ` quanto al gestire in modo Papa (p. 129), e la loro eventuale responsabilita autoritario i rapporti con le Chiese locali , e proiettare quindi sul loro Signore , per dirla alla Roncalli, una falsa immagine, ci sia permesso di affermare che ` condurre, ma che diresse, quasi come Paolo VI non fu persona che si lascio Sostituto della Segreteria di Stato , che egli era stato, gli affari della Chiesa. E S. E. Mons. Benelli ne rimase quale Segretario , nello scenario di un tempo ` in ogni caso lanalisi sul dolorosissiantecedente al pontificato. Ben condotta e mo conflitto con le ACLI ( un dramma : p. 132) e per lintroduzione del divorzio in Italia. A questultimo proposito peraltro non diremmo che vi fu alternativa, al fondo della quale stava lopzione fra due immagini profondamente diverse della Chiesa, fra affidare la difesa dei valori cristiani alle leggi dello Stato oppure alla testimonianza dei fedeli (p. 133). Nemmeno ci pare che la sconfitta referendaria sul divorzio e, poi, quella sullaborto avrebbe innescato allinterno del cattolicesimo italiano un processo di rafforzamento delli` ecclesiale e di compattezza attorno alla gerarchia, i cui esiti si sarebbero dentita visti nel corso degli anni Ottanta (p. 133s.). Vengono, infine, Gli ultimi anni del Pontificato (1973-1978) , con lAnno Santo ( celebrato in tono minore e senza particolare risonanza nelle diocesi : p. 136. Dipende. Abbiamo ricordi molto vivi delle celebrazioni, ben preparate e partecipate, a Cuba, per esempio), la bellissima Evangelii nuntiandi, lesperienza da parte di Paolo VI dello Spirito Santo nel rinnovamento della Chiesa e nella sua vita intima, nella gioia. Scriveva: Il mio stato danimo? Amleto? Don Chisciotte? sinistra? destra? ... Non mi sento indovinato. Due sono i sentimenti dominanti: Superabundo gaudio ... (p. 138s.). Vi sono, a conclusione, menzioni alla lettera inviata alle Brigate Rosse e alla celebrazione in morte di Aldo Moro, ` di Giovan Battista a San Giovanni in Laterano, che fecero scoprire lumanita Montini, mai veramente conosciuta dal gran pubblico, velata comera dalle ` del papa con le masse (p. 140). polemiche e dalla scarsa comunicativita Prima di una utile cronologia, di una bibliografia essenziale (completa), ` posta la conclusione . Oltre ladesione a degli indici dei nomi e del volume, e vari suoi punti ci sia lecito formulare qualche osservazione critica. Inizieremmo con la definizione di Montini come papa riformatore ( ha voluto per sua esplicita coscienza esserlo : p. 141), seppur poi si precisa: ha rinnovato lim` stato iniziato da Giovanni XXIII S` , in magine papale. Il cambiamento era gia

221

questo senso lo possiamo dire, anche nel contesto che segue: Nel cattolicesimo la valenza simbolica del papato ha un ruolo altissimo per lautocoscienza della ` ; incidere su di essa comporta gia ` di per se comunita un mutamento di tutta la Chiesa (p. 142). Egli voleva dunque proporre una Chiesa umile, missionaria, fraterna e tutto questo perche fedele a Cristo (ibid.). ` , invece, rimandiamo a quanto sopra Per laspetto inerente alla collegialita riferito, anche se il condizionamento del clima ecclesiale appare qui completato dalla giusta considerazione delle divergenze teologiche sul primato, che egli non voleva fosse minimamente toccato dalla discussione, le divisioni di orientamento nellepiscopato e le spinte autonomistiche di alcune Chiese locali (p. 143). Buone cose sono dette, in sintesi, anche sul rapporto con il mondo ` della Chiesa , e sulle sue contemporaneo, che supponeva una chiara identita esitazioni ed irrisolutezze . ` lA. la trova nel dato psicologico dominante La soluzione di tale difficolta ` a decidere, ma la volonta ` lucida di non di Paolo VI, che non era lincapacita abbandonare nessuno dei due poli (di esigenze diverse, ma tutte irrinunciabili, che storicamente si erano realizzate in opposizione le une alle altre ; i binomi ` -tradizione, verita ` -carita ` , storicita ` -permanenza, autorita ` -liberta `, erano: novita ` , superiorita ` -umilta ` , separazione dal mondo-unita ` col monpotere-fraternita do ... ), neanche quando essi non potevano, almeno a breve termine, essere conciliati (p. 144). Cos` il papa persegu` fermamente il rinnovamento della ` poi laccento sulla difesa della tradizione, quando gli parve Chiesa e sposto ` , la direzione di marcia e accoche essa fosse minacciata, senza invertire, pero modarsi in una pura conservazione (p. 145). ` ( nozione cos` ambigua! ) di Paolo VI Acerbi ben risponSulla modernita de, in fondo positivamente, spostando, peraltro, la questione, con la domanda ` stato un papa evangelico? . E linterrogativo non riguarda vera, essenziale: e ` personale del cristiano Giovan Battista Montini, bens` il modo di la santita intendere e di mettere in pratica il ministero papale (p. 146). Con questa ` ancor piu precisazione la risposta e ` difficile, ma lA. si salva con destrezza e saggezza nel modo seguente: Mi limito a dire che Paolo VI ha voluto che limmagine del suo papato fosse evangelica . Il Vangelo fu quindi posto da lui come criterio fondamentale per il suo rinnovamento . LA., con felice salto nelloggid` , conclude: Soltanto Giovanni Paolo II avrebbe posto espressamente questo problema allordine del giorno, chiedendo nellenciclica Ut unum sint a tutti i discepoli di Cristo di riflettere insieme su una ` forse aggiungere che, per nuova forma di esercizio del ministero petrino . Varra ` da considerare, ma lattuale Pontefice come per Paolo VI, non solo il Vangelo e anche lo sviluppo storico che da esso trae origine, con speciale attenzione al I Millennio, quello in cui la Chiesa si presentava come indivisa.

222

23. Levento e le decisioni. A proposito di una tesi In occasione della pubblicazione di un manifesto *
` non Chi segue con attenzione gli studi sul Concilio Vaticano II non puo avere la sensazione di una certa dispersione, in mille rigagnoli, e quasi di una dissezione e scorticatura dellevento fondamentale della storia della Chiesa cat` segnalato, del resto, tolica, e non solo, di questo secolo. Il pericolo in tal senso e ` il rischio di nella stessa Introduzione del volume che qui consideriamo, cioe ` sarebbe solo una uno scivolamento verso una storia dei frammenti, che in realta ` e ` cronaca (p. 12), o una enciclopedia , aggiungiamo noi. In effetti a tutto cio ` di togliere importanza ai documenti consoggiacente, in molti casi, la volonta ciliari stessi, per far prevalere, in fondo, un ben noto convincimento che fin dallinizio abbiamo definito ideologico . Che cos` sia, in genere, lo testimonia anche la presente pubblicazione la ` sopra indicata, in fondo ricupera ad usum delphini una quale, con la finalita ` , il camattuale tendenza storiografica che privilegia levento, la discontinuita biamento, ovvero il mutamento traumatico, in contrapposizione allantecedente indirizzo dei famosi Annales , in cui si guardava piuttosto al periodo lungo, ` storica (Per Braudel la storia e ` , per es., una con sottolineatura della continuita scienza sociale applicata che mette in luce strutture, sistemi, modelli perenni anche se a prima vista invisibili : p. 58). E non ci si avvede, o non si vuol rendersene conto, che se per avvenimento si intende non tanto un evento de` assoluta, il gno di nota (v. p. 417), ma una rottura (v. p. 418s.), una novita nascere quasi di una nuova chiesa, una rivoluzione copernicana , il passaggio ` e dovra ` da un tipo di Cattolicesimo ad un altro, tale prospettiva non potra essere accettata, almeno per quanto concerne appunto il Cattolicesimo e la ` , della continuita ` della realta ` cattolica, storia che tenga conto della sua specificita ` che dovra ` essere preservata pure nellinterpretazione dei suoi eventi e continuita documenti. A questo proposito, leggendo i contributi alla ricerca pubblicati nel volume, si rimane veramente sorpresi delle critiche, in fondo radicali, manifestate al pensiero di tre personaggi illustri come Jedin (pp. 459-462), Ratzinger (pp. 66 e 420s.) e Kasper (con le sue 4 ottime regole ermeneutiche, a cui aderiamo pienamente: p. 67s. Esse sono qui considerate astratte , e quindi tralasciate, ` , fra i Concili, del Vaticano II; lo anche per la sottolineatura della peculiarita ` espresso, in fine, dallAlbestesso giudizio di insufficienza riguardo a Kasper e rigo: p. 520), e finanche del Poulat (pp. 61-62 e pp. 421 e 433), al fine di portare ` avanti l evento , inteso in modo particolare, e sempre con la nota finalita ` un bene che appaia chiaramente la ideologica sopra indicata. Comunque e strategia di quella che noi chiamiamo la scuola bolognese .

* Aa.Vv., LEvento e le decisioni. Studi sulle dinamiche del Concilio Vaticano II (a cura di Maria Teresa Fattori e Alberto Melloni), Il Mulino, Imola 1997, pp. 534.

223

` cos` conto che quella che fu una posizione estrema al Concilio Ci si rendera Vaticano II, allinterno della cosiddetta maggioranza , (la diremmo oltran` ad una costante e fattiva ricerca del consenso, accettato zista , contraria cioe invece da coloro che si potrebbero dire concordisti , ne fa cenno lo stesso Komonchak: p. 435s. e sempre piu ` desiderosa di imporre un proprio punto ` ai richiami e allopera di cucitura di Paolo VI: v. per di vista, con sordita ` riuscita, dopo il Concilio, a monipolizzare, finora, la interes. pp. 360-368) e pretazione dell evento , rigettando ogni diverso procedere come contrario al Concilio stesso. ` e ` Il lettore potrebbe fermarsi qui, se lo desidera, perche la problematica gia delineata. Ma chi la vuole approfondire e chiarire ulteriormente ci segua nel lungo cammino aperto dallintroduzione dei Curatori del volume in parola. Vi si illustra il lavoro fatto fin qui, ormai in vista del terzo, annunziato, tomo della ` Storia del Concilio Vaticano II, edito in Italia per i tipi de Il Mulino. Ci si e dunque interrogati come dicevamo noi sul concilio come evento e sui rapporti che esistono fra questo livello, quello della esperienza dei corpi intermedi nei quali il concilio vive e respira, quello degli atti prodotti e delle dinami` chiesto il contributo di studiosi di assemblee che che essi innescano. Per farlo si e parlamentari e di teologi, di storici delle istituzioni e della dottrina, di esperti della storiografia e della critica testuale del concilio, chiamati a misurarsi con questioni testuali complesse e delicate (pp. 8-9). Orbene i risultati di questi studi vengono ora qui raccolti con scansione tripartita. ` presentato un esame delle categorie ermeneutiche e delle In primo luogo e questioni storiografiche legate alla dimensione di evento delle assemblee legislative, costituenti e conciliari . Si fa richiamo alla storiografia politica piu ` ` specifico in un concirecente, senza tener in conto, evidentemente, quello che e ` una assemblea ne lio, il quale non e politica, ne democratica, nel senso che ` a tale aggettivo. comunemente si da Su questo filone disserta anzitutto P. Pombeni (in un saggio, difficile, su I parlamenti e le assemblee costituenti ) per il quale il parlamentarismo politi` del tutto dipendente dallidea cristiana dellecco, dal punto di vista genetico, e clesia (p. 17). Conferma al suo pensiero viene dal caso Dossetti , che ebbe la ventura di essere un personaggio cardine e decisivo in due occasioni che appartenevano, luna alla grande storia del parlamentarismo occidentale, laltra ` il Concilio Vaticano II) . Egli alla grande storia delle assemblee religiose (cioe assunse dunque la duplice veste del riformatore politico e del riformatore ` superati nella religioso (p. 18, v. soprattutto p. 8 i cui contenuti sono gia ricerca storica, specialmente per quanto riguarda lapporto del Dossetti al rinnovato Regolamento conciliare). Crediamo si tocchi qui il punctum dolens di ` discreto cenno perfino il tutta la questione, focalizzata in un uomo, (fa a cio Komonchak: p. 436) e ne parliamo non da un punto di vista politico (o spirituale ), ma di pensiero ecclesiale a tutto tondo, sperando ardentemente di ` una ben diversa liberta ` di manovra essere capiti, perche nei due campi vi e e di intervento (v., a questo proposito, il pensiero oltranzista , come appare in G. Dossetti, Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione, Il Mulino, Bologna

224

` della distinzione viene 1996, pp. 23-102). Conferma alla delicatezza e necessita da quanto il Pombeni aggiunge a proposito della teologia conservatrice . Non seguiremo lA. nel suo procedere, nemmeno a proposito delle categorie evento critico ( costituente ) e decisione , anche perche , a proposito del Concilio Vaticano II, egli si dichiara, umilmente, osservatore del tutto esterno ed imperito (p. 48). Il vero sottofondo, in tema di evento, a cui ci si richiama, a proposito del ` peraltro delineato da E. Fouilloux nello studio La categoria di Vaticano II, e evento ( il suo ritorno : E. Morin) nella storiografia francese recente (da circa mezzo secolo). Non vi manca, giustamente, lo studio pure del legame stretto dellesistenza storica dellevento con la sua mediatizzazione (v. la visione di P. Nora: perche ci sia evento, occorre che sia conosciuto ). E il Vaticano II risponde molto bene a questa definizione mediatica dellevento (p. 58 e pure, poi, p. 419 e specialmente Addendum di p. 438s.). P. Hu nermann conclude il trittico iniziale del volume, con sottolineatura dellimportanza dei criteri ermeneutici proposti dal Prof. Alberigo, da noi ampiamente criticati in varie occasioni e richiamo al metodo di G. Gadamer, con alcune buone, ma molto complicate cose e conclusioni finali (pp. 87-92), su ciascuna delle quali, ma specialmente sulle ultime, ci sarebbe molto da discutere, ` qui impossibile. Esse sono peraltro cos` riassunte dallA. stesso (p. 92): il che e ` essere compreso come la formazione di quella prag levento del concilio puo ` essere espressa concettualmente come dialettica topica (e ` detto matica che puo con linguaggio delle Ricerche filosofiche del Wittgenstein). Questa dialettica topica (che rende possibile un consenso) costituisce, in forma radicalizzata e rinnovata, il movimento di fondo del concilio, quel movimento unitario che ha ` , inserendole in un flusso collegato strettamente le innumerevoli singole attivita che ha prodotto, come frutto e risultato, quella nuova visione della chiesa e della rivelazione che ha trovato la sua sedimentazione nei testi del concilio . La seconda parte del volume ( Episcopati e gruppi: problemi e fonti sulle partecipazioni allevento ) raccoglie i contributi, appunto sulla partecipazio` , che come tali non ne , di gruppi ed organi collettivi, al Vaticano II. Essi pero (vi) partecipano , sono corpi ... che mediano: insieme di Padri, atelier di periti, organi degli osservatori, gruppi di minoranza e maggioranza, conferenze conti` presentate per la nentali o di coordinamento (p. 10). Non sono, queste, realta prima volta. Inizia la trattazione, a tale riguardo, P. C. Noe l, con uno studio, buono, in fondo sul formarsi delle Conferenze episcopali, investigando egli specialmente gli archivi Baudoux e Primeau. A questo proposito il gruppo della Domus Mariae (detto anche Interconferenza o conferenza dei 22 ) risulta essere stato particolarmente interessato a tale materia, insieme a quella circa il Sinodo dei Vescovi e alla riforma della Curia. LA. conclude il suo impegno ricono` del raggruppamento dei rapprescendo che la sua presentazione delle attivita sentanti delle Conferenze episcopali, esposta talvolta secondo una dialettica della causa e delleffetto, non garantisce di per se la correttezza dellinterpreta-

225

zione dei fatti analizzati (p. 131). Naturalmente non esisteva (poi) solo il ` dei gruppo della Domus Mariae . Attribuirgli quindi lesclusiva paternita successi riportati dalle conferenze episcopali sulla base della presente ricerca, ` di questo gruppo, falserebbe la complessita ` della realta ` circoscritta allattivita (ibid.). Con questa onesta dichiarazione il Noe l pone alla fine alcune domande, come stimolo per il procedere della investigazione futura (cfr. p. 132s.). Mons. M. G. McGrath si occupa, successivamente, de La creazione della coscienza di un popolo latinoamericano. Il CELAM ed il Concilio Vatica` la storia del formarsi di una progressiva unita ` , fino ad attestare che no II . E Il concilio Vaticano II ha senza dubbio lasciato la sua impronta nella chiesa ` divenuto sempre piu del continente ed e ` un fattore determinante nella vita e nella storia dei nostri popoli, con conseguenze sociali che coincidono con gli ` latinoamericana (p. 137). interessi collettivi della comunita ` poi lo studio, del Soetens, su La squadra belga allinterno Buono e della maggioranza conciliare , che non fu un blocco monolitico (p. 143). LA., dopo aver evocato la situazione della Chiesa in Belgio (dove esisteva ` : p. 145) e lattivita ` dei suoi vescovi un sistema modernizzato di cristianita e teologi che giocano un ruolo nella preparazione e nelle prime fasi del Concilio, vi si sforza di cogliere le caratteristiche del gruppo e il modo in cui prende coscienza di se . Successivamente egli evoca alcuni esempi del suo ruolo nella ` , cioe ` a maggioranza, quando il Concilio ha raggiunto la propria maturita ` quella del realismo nella elaborazione partire dal secondo periodo. La linea e delle soluzioni capaci di adunare la maggioranza. ` il seguente pensiero del Philips (criticato, Indicativo a questo riguardo e specie da Dossetti, per il suo sforzo di conciliazione: p. 154): non si tratta di ` che la far trionfare le nostre idee personali, ma di arrivare a un consenso su cio ` oggi accettare come espressione della sua fede comune Chiesa intera puo (ibid.), comunque senza accettare compromessi sui principi di fondo . ` di salvaguardare il piu Anche per questo il Philips cerco ` possibile lo schema iniziale (p. 152, v. pure p. 162 e, poi, p. 340), per esempio nel documento sulla Chiesa. LA. cita anche i casi in cui lintervento belga non fu coronato da successo (p. 156ss. e p. 165s. circa la questione dei 5 voti , non bene precisata dallA.). Per quanto riguarda il ruolo del Card. Suenens in questa squadra , in cui non mancarono i personalismi (p. 161 nota 40), il Soetens si mostra abbastanza spassionato riportando un giudizio critico del Vescovo di Tournai sui Ricordi conciliari del Cardinale (p. 160 nota 39, e anche il giudizio del Congar: p. 164). L. Perrin presenta successivamente il Coetus internationalis Patrum e la minoranza conciliare, difficile da analizzare perche su di esso non esiste nessun fondo archivistico e la conservazione dei documenti si rivela, al presente, di` tardiva, con nascita discreta, seguale, anzi mediocre (p. 172). La sua genesi e ma passaggio in breve alla rivendicazione dei federati romani (tattica ` peraltro minima e i mezzi ridotti adottata alla fine: p. 179). La struttura e ( dallestrema indigenza alla modestia : p. 180).

226

` a Solesmes, in gran parte, che e ` stato cotto il pane teologico del E Coetus (ibid.), un gruppo dai contorni molto sfumati (p. 181), nel quale ` animazione, ma non ce ` una direzione (ibid.). Inoltre non e ` stata trovata ve nessuna lista precisa dei membri o simpatizzanti di detto Coetus. Di interesse sono soprattutto le conclusioni del Perrin (p. 185ss.), in cui si attestano, giu` del stamente, convergenze a geometria variabile (p. 185) e la complessita mondo curiale (ibid., v. in seguito p. 341), dove si stabiliscono utili confronti fra Giovanni XXIII e Paolo VI (p. 186), mentre appare linflusso sulla scelta belga di conservare gli schemi preparatori come base di lavoro (p. 187). Limpegno de Gli Osservatori del Consiglio ecumenico delle chiese al ` illustrato in un intervento il piu Vaticano II e ` lungo del volume ben fatto, lineare, di M. Velati, che peraltro ne esalta la incidenza a noi sembra ` eccessivamente, pur cosciente, egli, che solo la futura ricerca storica potra permettere di apprezzare in modo pieno lo spessore di questa presenza ed i suoi legami con il contesto piu ` vasto dellassemblea conciliare (p. 190). LA. si basa, nella sua conseguente ricognizione, sulla documentazione conservata a Ginevra, a proposito del Concilio, fondamentalmente sui rapporti inviati dagli stessi osservatori delegati, fra i quali spiccano L. Vischer e N. Nissiotis, teologo greco (cfr p. 190). Riguardo ai giudizi del Velati, non entriamo a sindacare quelli degli osservatori ci sembra che almeno il parere sulla visione di Vissert Hooft sul ruolo del Consiglio Ecumenico delle Chiese non sia esatto (p. 196, cfr pp. 219 e 225), mentre per noi va scartata assolutamente lidea di una seconda preparazione del Concilio (p. 203) e lindicazione di settimana nera , ripresa in piu ` luoghi. Due punti comunque cristallizzano lattenzione ecumenica: lecclesiologia ricettacolo di tutte le divisioni e, naturalmente, il dibattito sullecumenismo. A conclusione anche il Velati spezza una lancia, a riflesso del pensiero degli osservatori, a favore del concilio come evento , come fatto , per il sinodo ` ... negare la profondita ` del segno lasegreto , aggiungendo che non si puo sciato sulle decisioni conciliari (dagli osservatori) (p. 253). A tale riguardo lA. ` peraltro solo attestare (dopo accenno al caso di Vischer, in costante rappuo porto con il lavoro di alcune Commissioni, dove giungono in genere attraverso la mediazione del Segretariato proposte e suggerimenti sugli argomenti piu ` disparati) che, pur se meno facilmente documentabili , (p. 253) vi fu rapporto diretto tra le istanze degli osservatori e gli interventi di alcuni vescovi . Resta comunque probabilmente da verificare leffettiva incidenza di questi pareri sulliter complesso dei vari documenti conciliari (p. 253). Quel ` essere tolto. Non dispiaccia se concludiamo qui ricor probabilmente puo dando, come fa del resto il Velati, la presenza conciliare di Oscar Cullmann, che incarna un atteggiamento molto piu ` pragmatico, teso a sottolineare un certo rispetto verso la tradizione teologica e il genio del cattolicesimo ` facciamo perche (p. 257); cio riteniamo che il suo pensiero, in fatto di cammino ecumenico, potrebbe essere oltremodo utile.

227

M. Brun presenta, poi, le Fonti per la partecipazione degli ortodossi al concilio , con le seguenti scansioni, precedute da una premessa: Problemi di contesto ; Gli osservatori al concilio. Una sfida alle chiese ; Ragioni di politica ecclesiastica dietro la questione degli osservatori? ; la soluzione del ` agire liberamente circa linvio problema (in fondo ogni chiesa ortodossa puo degli osservatori) e, finalmente, Gli osservatori ortodossi al concilio . ` con quanto precede e ` lintervento di A. Roccucci, che gia ` in In continuita precedenza ha dimostrato una buona conoscenza delle fonti russe trovatesi ad ` limitato essere, negli ultimi anni, a disposizione della ricerca storica. Il lavoro e alla esperienza della prima sessione e porta il titolo: Levento conciliare nellanalisi degli osservatori ortodossi russi e del Consiglio per gli affari della chiesa ortodossa russa . La ricerca ben si snoda attraverso i meandri di una complessa ` , non solo ecclesiale, che era propria del mondo sovietico di allora, in cui, realta allinizio, si erano incontrate, a favore dellinvio degli osservatori, due esigenze diverse, ma convergenti: quella della dirigenza sovietica e quella della chiesa russa (per quanto riguarda la relazione con Costantinopoli) (pp. 298s. e 319). Non seguiremo i pensieri, riportati da Roccucci, dellarciprete Borovoij, che non dimenticava, nei suoi rapporti a Mosca, il significato socio-politico del Concilio (v. p. 309ss.) e i risvolti della questione della Chiesa Ucraina grecocattolica, nonche il caso Slipyj. Ci basti ricordare che lesperienza del Concilio spinse il Consiglio per gli Affari della Chiesa Ortodossa Russa a proporre al CC del PCUS la continuazione dei contatti di quella Chiesa con la Santa Sede (detta naturalmente Vaticano), con invio di osservatori anche per il secondo periodo del Concilio e ad auspicarvi il coinvolgimento di osservatori delle Chiese Ortodosse di Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia e Polonia, la progettazione di ` del moviiniziative finalizzate alla partecipazione del Vaticano allattivita mento cristiano per la pace di Praga e lorganizzazione a Varsavia di una riunione di tutti i responsabili degli organismi per i culti dei Paesi socialisti, al fine di coordinare le azioni riguardo al Concilio. e si addentra, successivamente, un po, nella foresta dei diari con J. Famere l Uso comparativo di essi, proponendo lanalisi esemplificativa e dimostrativa di lavori conciliari, nel periodo che va dal 5 al 15 Novembre 1963. Abbiamo ` detto altrove che si e ` naturalmente daccordo sulla considerazione, accanto gia alle fonti ufficiali, ma non in alternativa ad esse, dei fondi darchivio privati, pur nella necessaria comparazione critica, anche per motivi di psicologia che diremmo del profondo . LA. qui prende in mano i diari conciliari di Mons. Edelby e dei PP. Congar e Dupont, ed altres` la cronaca di P. Olivier, cos` come i quaderni ` da queste diciture si puo ` osserdi Ch. Moeller e le note di A. Prignon. Gia vare una varia tipologia formale degli scritti e le intenzioni degli Aa. Il lettore ` rendersi conto, personalmente, di quanto essi possano contriinteressato potra buire veramente alla conoscenza della storia grande del Concilio, trattandosi in casu dello scontro Frings-Ottaviani e dell attacco di Ruffini contro Maximos IV .

228

` il titolo del saggio di L. A. Tagle, che Paolo VI e il concilio nel 1964 e affronta un periodo conciliare particolarmente difficile, negli ultimi suoi giorni, al cui centro si staglia la figura del Papa, che, scrupoloso e misuratore , si trova peraltro allorigine di certe decisioni capaci di creare, in alcuni, una qualche inquietudine. Perche e come Paolo VI ag` ? si domanda lA. . Egli risponde manifestando lopinione che il suo condurre a conclusione quel terzo periodo fu unespressione in atto del suo modo di intendere ed interpretare la ` episcopale contenuta nella Lumen Gentium, specialteologia della collegialita mente in riferimento alla difficile questione delle salvaguardia delle prerogative papali ... Senza eliminare la reale influenza del suo temperamento, della sua formazione e delle sue personali predisposizioni sugli eventi del 1964, credo si possa dire attesta il Tagle che i suoi atti hanno semplicemente riflesso le tensioni dinamiche e le esitazioni contenute nellinsegnamento del concilio sul collegio episcopale e sul capo di questultimo (p. 357s). E lo prova (v. specialmente p. 360s.; dovrebbe essere peraltro precisato il giudizio sul conferimento sacramentale del potere di giurisdizione insieme al potere di ordine : p. 361). LA. conclude: nessuno venne sconfitto, tutti vennero convinti (p. 368). Con Sinergie e conflitti nel Vaticano II J. Grootaers tratta dei due versanti dazione degli avversari del rinnovamento (ottobre 1962-ottobre 1964) . Ci sembra che, per usare un linguaggio (spesso improprio, nel testo ` rilevato in passato) il quale sappia meno di parte, si dellA., lo abbiamo gia potrebbe giungere oramai a parlare, in modo piu ` rispettoso di tutti, fondamentalmente di conservatori (nei confronti dellesistente) e di innovatori , sempre rispetto a una data situazione, anche se poi costoro possono far valere il fatto di un ritorno, magari, a una tradizione piu ` antica. Si supererebbero cos` indicazioni imprecise e confusioni tra tradizionalisti, tradizionali, integristi, integrali, progressisti (v., successivamente, pp. 420 e 426), fra i quali, va notato comunque, vi sono anche degli oltranzisti (v., in seguito, p. 435s.), come esistono, del resto, estremisti pure tra i conservatori . E il caso Lefebvre `. lo dimostrera Diciamo subito che non seguiremo lA. in tutte le sue costruzioni mentali , in quelle che egli stesso chiama, del resto, ipotesi di lavoro (v. per es. p. 372), e rischi ( Se ci siamo arrischiati a parlare di due versanti... : p. 412), perche dovremmo fare precisazioni o smentite quasi ad ogni pagina. La ricerca storica ha pure le sue regole, anche quando si dice a nostro parere (v. p. es. p. 382). Ci limitiamo quindi solamente a rinnovare qui il nostro rifiuto della categoria seconda preparazione (detta anche il cambio ) del Concilio lA. parla addirittura di una terza preparazione : p. 413 , dei giudizi ` definita la squadra Cicognani-Felici , della consommari circa quella che e discendenza nel caso Dossetti , e delle valutazioni del piano Do pfner . E ` della suggestione di un accordo fantomatico ( si puo ` che dire della gratuita immaginare che il candidato Montini ... , scrive il Grootaers) per lelezione pontificia (p. 401 nota 51)?

229

Nella terza ed ultima parte del volume ( Evento e decisioni nella dinamica del Vaticano II ), infine, ecco il contributo di J. A. Komonchak ( Riflessioni storiografiche sul Vaticano II come evento ), che apre una problematica senza ` lunghissima fine. E impossibile qui, dunque, in una presentazione gia anche appena abbozzarla. Basti menzionare le scansioni del procedere dellA. per invitare semmai il paziente lettore ad andare alle radici: I documenti ` e unesistenza continua che lesperienza finali ( questi hanno unoggettivita ` che il non possiede : p. 417); I sedici testi del Vaticano II rappresentano cio concilio, nel bene e nel male, fu daccordo nel dire ed essi sono invocati giustamente come lespressione determinata delle sue intenzioni e decisioni : p. 421s.); Lesperienza del Concilio ; Lesperienza e levento degli storici ; Evento come episodio in una trama e Quando finisce il racconto? ( i documenti sono finali solo entro un solo orizzonte temporale e allinterno di una sola delle molte trame possibili : p. 435). Aggiungiamo che fra i tipi di interpretazioni del concilio , grosso modo tre (p. 420) per lA., manca almeno quello che lo considera un grande ` evento ma cattolico , cioe ` capace avvenimento , e in questo senso e di mettere insieme evangelicamente nova et vetera. Possiamo dire che in questo tipo ci ritroviamo? Portiamo un esempio, per farci meglio capire. Circa la Costituzione Dei Verbum Komonchak nota che il testo finale fu certamente immaginato per esprimere qualcosaltro che la semplice riconferma della con` evidente che quel semplice e ` del cattolicesimo (p. 424). E ` introdottinuita to abusivamente perche manca laltro termine conciliare, dopo cattolicesi` nellaggiornamento (v. del resto il seguente ricupero dellA.: mo , e cioe i due campi ... hanno forse avuto piu ` tratti in comune di quanto sembrava a prima vista : p. 434; v. anche, nel contributo successivo, pp. 443 e 450). I due aspetti vanno insieme (e lo stesso vale pure per p. 426). Tempi dei dibattiti, tempo del concilio sintitola lintervento di G. Ruggieri. Lo abbiamo trovato farraginoso, ma felicemente meno sicuro e piu ` ` , di quanto solitamente ammesso. conscio dei problemi, della loro complessita Ne Il tempo (sospeso si dice alla fine ) del concilio lA. affronta la questione centrale del Concilio come evento (per lui i due nomi dicono la stessa cosa: p. 457), accettando completamente il pensiero al riguardo dellAlberigo, cosa che noi non possiamo fare, per ragioni ben soppesate. Su tale pista ` una sua definizione del tempo del concilio , con di lancio il Ruggieri da contrapposizione accentuata tra Giovanni XXIII e Paolo VI, che pure non condividiamo. Ma del resto basti pensare alla critica che lA. fa a Jedin (per ` del Vaticano II, rispetto allepoca tridentina: nesaver difeso la continuita suna revisione, ma completamento v. pp. 459-462 ) per rendersi conto del suo sbilanciarsi, nei giudizi. Sullonda del pensiero di un tale tempo conciliare sospeso ci sembra trovi spazio lintervento di G. Routhier, dal titolo Orientamenti per lo studio ` parlato molto negli del Vaticano II come fatto di ricezione , tema su cui si e ` aver portato a trascurare lanalisi dei processi ultimi venti anni, cosa che puo di ricezione in atto al suo (del concilio) stesso interno (p. 466). Ecco dunque

230

indicata la pista fondamentale della presente interessante ricerca. Vi si parla della ricezione della Scrittura, del Simbolo della fede, dei Concili precedenti, dellinsegnamento del Magistero ordinario, della consuetudine, della vita delle Chiese (ma sono proprio le chiese, e non semplicemente i vescovi, i soggetti del concilio ? : p. 480), della cultura (con applicazione azzardata alla cultura democratica : p. 484) e ancora della ricezione negativa operata dal Vatica` che il Concilio non ha voluto ricevere, con erronee applicazioni, no II (= cio peraltro: p. 484s.), di quella, interna, delle affermazioni contenute nei documen` lA. porta qualche esempio, con incomprensione ti conciliari precedenti. E di cio ` del tema conciliare, per noi chiave, dell adattamento e della instauratio, pero lo citiamo alla latina per evitare fraintendimenti. Si termina con la ricezione del Vaticano II nella vita delle chiese durante il processo conciliare . G. Alberigo conclude il volume con Luci e ombre nel rapporto tra dinamica assembleare e conclusioni conciliari partendo dalla seguente fondamen` tra evento conciliare e sue decisioni? . Per lA. tale domanda: proporzionalita ` , a questo riguardo, uno scarto , poiche vi e il fatto Concilio non si esaurisce e non si esprime completamente nelle decisioni che produce, anche per la sua fisionomia propria, pastorale. In una parola: la storia del concilio non coincide per eccesso con la ricostruzione della formazione delle sue decisioni ` la nota tesi dellanzidetto Professore, e non solo. Si tratterebbe (p. 502). E di un gap non solo quantitativo , ma anche qualitativo (p. 503). La convinzione si ripete, in questo suo contributo alla ricerca, varie volte, con sfumate espressioni, e trova nervatura in alcuni casi tipici (p. 504). Dopo averli esaminati possiamo dire che tutti, essi, hanno trovato riverbero o sono confluiti nei testi conciliari, se non furono respinti o lasciati da parte dallAssemblea (v., per es., il piano Do pfner : p. 509). Cade dunque largo` condizionato piuttosto da come egli avrebbe voluto che il mentare dellA. che e Concilio si fosse svolto. Basti pensare allauspicio di un organo di collaborazione e di congoverno col papa in ordine ai grandi orientamenti per la chiesa ` universale (p. 507s.), in cui Alberigo stesso lo attesta la maggioranza (e dunque maggioranza conciliare ) si allinea ... al suggerimento di Lercaro di rimettere al S. Padre ogni decisione in proposito, come anche in tema di riforma della curia romana (p. 508). Basti ricordare le critiche al Regolamento ma esso fu tale e la ricorrente debolezza degli organi direttivi (p. 509) del Concilio. Nellultimo punto, prima della questione della partecipazione degli osservatori allevento sinodale, che lA. vede come membri veri e propri del Concilio (ma che ne penseranno gli interessati, specialmente gli Ortodossi?), in qualche modo, de facto, se non de iure : p. 511) il Prof. Alberigo ritorna ` di papa sulla proposta affinche il Concilio sanzionasse solennemente la santita Roncalli sancendone la canonizzazione (p. 510). E fu lo stesso Suenens a ` affermare bloccarla (p. 510), egli continua. Cosa dunque vuole dire? Si puo che tale proposta fu conciliare? Essa fu fatta certo in concilio, ma non fu accolta. Sullonda dei suoi pensieri lA. giunge perfino a chiedersi se sia pure solo in filigrana (p. 511) non sia emersa, in occasione del Vatica-

231

no II, una concezione pastorale-sacramentale del cristianesimo e della chiesa che tende a sostituire una procedente concezione dottrinale-disciplinare, che ` moderna, nessuna tradizione cristiana (ibid., non ha lasciato indenne, nelleta ` v. anche p. 520). Ma come si fa ad opporre (per tensione a sostituire , e detto), nel cristianesimo e nella Chiesa, dottrina-disciplina a pastorale-sacramentale? ` conciliare Anche lidea di un concilio largo (p. 514), di una densita sovversiva (ibid.), ci conferma nel nostro giudizio quanto alla finalizzazione ` lunico autentico criterio di di tutto, pure del largo , infine, nei testi. Ed e ` o giudizio della incidenza conciliare di ogni movimento, gruppo, densita meno. La ricerca del consenso non ha poi mortificato la portata dellevento ` evadere (ibid.), ma lo ha reso tale, conciliare appunto, per cui non si puo dalla stretta dei testi, appellandosi, come fa lA., alla coerenza mancata delle decisioni (al proprio interno, fra di loro). ` conciliare, alla riIl richiamo dellAlberigo, a questo punto, alla liberta ` del cristiano, della liberta ` nella chiesa (p. 517), non puo ` scoperta della liberta non suonare come una sfida ai testi conciliari, cos` come furono approvati. E ` giusto. A questo riguardo il rammentare anche la nuova Pentecoste non e ` del Vaticano II, (p. 518) di matrice giovannea per indicare la peculiarita ma trasferendone lanima, nel senso di un porre in primo piano lazione dello Spirito e non quella del papa e della chiesa (p. 518), non ci pare proprio in linea con il pensiero stesso di Papa Giovanni. Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso... (At 15,28), proclama la Sacra Scrittura riferendosi al Concilio di ` per ogni Concilio. Gerusalemme. Cos` e Il fatto che lA. si renda conto che la sua scelta ermeneutica implica anche rischi e costi (p. 519: di una visione frammentaria ed individualistica , ` che egli si assume sul cammino finora per es.) nulla toglie alla responsabilita intrapreso. ` lapplicazione ai testi del ConE anche lultimo criterio ermeneutico, cioe ` , non risolve la questione fondamentale percilio della gerarchia delle verita ` del concilio emersa nellinsieme dellevento che lA. lo riferisce alla volonta ` sfocia in un circolo vizioso e crea un cortocircuito, dato che i (p. 520). Cio documenti finali scrive Alberigo esprimono una immagine contraddittoria dellassemblea (p. 521), dalla quale invece essi per noi non possono, ne debbono essere separati. Il pensiero finale che lA. ricava dalle sue premesse in fatto di superamento della cultura deduttiva , di relativizzazione di tante certezze , della riscoperta della dimensione storica della fede e dellesperienza cristiana , dei segni dei tempi e dei loci theologici dovrebbe condurre a fare emergere dalle conclusioni del Vaticano II gli apporti piu ` dirompenti e piu ` fecondi, ma anche piu ` nascosti (p. 521). Non si accorge lAlberigo che cos` egli cerca, in fondo, le sue opinioni e le sue convinzioni, piu ` che il Concilio Vaticano II? Ne siamo profondamente dispiaciuti. Lindice dei nomi conclude il volume.

232

24. Vaticano II e modernizzazione : prospettive Aa.Vv., Vatikanum II und Modernisierung. Historische, theologische und soziologische Perspektive (hrsg. Franz-Xaver Kaufmann, Arnold Zingerle), F. Scho ningh, Paderborn 1996, pp. 423.
Dopo lindice dellopera, il sociologo F.-X. Kaufmann, nella premessa, ` di questo volume, frutto cioe ` di un lavoro comune presenta la particolarita ` quello del Cat(?) di teologi e storici, cattolici e non, e di sociologi. Il tema e tolicesimo , termine che risulta peraltro equivoco (v. pp. 13 e 68, per es.), come lo sono certi altri concetti che emergono dalla lettura (pensiamo alla subcultura cattolica; cultura specifica , p. 76, va per noi meglio , all ultramontanismo , o al neoultramontanismo , cattolico per es. di pp. 13, 15 e 135, pensiamo a ierocrazia ancora a p. 13 , ad ambiente milieu ` deriva pure dalla diversa metodolocattolico: p. 68). Il rischio di equivocita gia , come si sa, di scienze che qui si mettono insieme. Il progetto interdisci` da sottovaplinare, comunque, che si concreta in questa pubblicazione, non e lutare, pur rimanendo coscienti del rischio di cui sopra, perche tutti dobbiamo ` e, possibilmente, allinternazionalita ` della tendere ormai allinterdisciplinarieta collaborazione scientifica . Al centro della ricerca sta, come dice il titolo, il Concilio Vaticano II (o forse, meglio, il Cattolicesimo che tale Concilio avrebbe coniato , con cenno qui a varie istituzioni le quali del magno Sinodo Vaticano si occupano particolarmente, due in Italia e una in Germania) e il processo di trasformazione culturale del presente, chiamato modernizzazione . Dunque si vuol studiare ` ? Fa lo il Vaticano II come momento di modernizzazione (e la post-modernita ` dato e la scelta, di parte, e ` stesso: pp. 15 e 104) del Cattolicesimo. Il tono e ` solo europea, diremmo anzi di una certa almeno chiara, con prospettiva pero Europa, e opposizioni o divaricazioni varie e ingiustificate, per es., rispetto al Concilio Vaticano I (v., sempre, p. 13 e specialmente lo studio del Pottmeyer). Successivamente, in concreto nella introduzione, lo stesso Kaufmann presenta i problemi e il cammino di valutazione storica del Concilio in parola, per ` per lo meno un secolo (B. Ko la cui elaborazione la Chiesa impieghera t` quello della modernizzazione della societa ` (con pensiero ting). Il cammino e sfuocato sul modernismo: p. 19), nellindustria, nellagricoltura, dove si applica ` per la produttivita ` , nella cultura, nelle strutture, con quella caratla razionalita teristica della funzionale differenziazione , con l individualizzazione , il ` ( e bel richiamo al suo inizio pluralismo, lautonomia (del mondo) e la liberta con Gregorio VII: p. 22), fra le altre cose . Quindi brevemente il Kaufmann presenta i vari studi degli Aa. pubblicati nel volume, raccolti in tre panieri, quelli della fase preparatoria del Concilio (soprattutto in Germania) e dei suoi aspetti principali (uno schizzo), che possono essere visti come risposta alle tendenze modernizzanti odierne. Infine il paniere del Cattolicesimo postconciliare in alcuni Paesi.

233

Nellanalisi della fase preparatoria troviamo anzitutto lo studio di W. Lot, uno storico, che tratta del Cattolicesimo politico in Germania, dallorigine alla ` proprio cos` ?). Esso riguarda la politica , dunque, ma in una sua caduta (e visione troppo semplicistica, diremmo, legata allUltramontanismo (p. 35s.). ` dire che le comunita ` parrocchiali, Basti un interrogativo esemplificativo: si puo al mutar del secolo, (nel passaggio al XX) erano la struttura parallela (ultra` industriale? (p. 46). montana) della moderna societa H. Hu rten (storico, studia il Cattolicesimo tedesco sotto Pio XII: stagnazione o rinnovamento? ) e K. Gabriel (sociologo, analizza bene il Cattolicesimo e lambiente cattolico nei cinquantanni della Repubblica Federale: restaurazione, modernizzazione e inizio di decomposizione ) trattano ancora, poi, entrambi, come si vede dai titoli, del Cattolicesimo tedesco, specialmente ` , qualche negli anni 50, occupandosi del rapporto tra restaurazione (e continuita volta cos` si dice) e modernizzazione. Sarebbe stata l alleanza dellEpiscopato con la modernizzazione economica (con il CDU-CSU, in effetti: p 26) a coprire le tensioni crescenti tra modernizzazione strutturale e culturale (in ritardo, questultima, presso i cattolici). Lo storico K. Wittstadt, in Prospettive di un rinnovamento ecclesiale. LEpiscopato tedesco nella fase preparatoria del Concilio Vaticano II , dichiara esservi coscienza, in quel tempo, che le strutture ecclesiastiche esistenti e le risposte alla situazione delluomo contemporaneo non bastavano piu ` (p. 26). Vi era bisogno quindi di mutamenti, come dimostrato dalla sviluppo ecclesiale ` , con richiamo nel preconcilio (qui analizzato in modo poco approfondito, pero al pensiero di vari Autori). Riappare anche in Wittstadt il noto sentimento ` nella Curia stessa, anticuriale (p. 90), che non rispetta le varie sensibilita anche di quel tempo. LA. presenta altres` i Consilia et Vota, in vista del Concilio, dellEpiscopato tedesco (pp. 91-101), e la Chiesa di Giovanni XXIII ` conosciute. (p. 101ss.). Sono cose gia Pure V. Conzemius riprende, in La problematica della modernizzazione ` risapute (come egli del resto rivela, nei voti degli episcopati europei , cose gia citando gli studi al riguardo di vari Autori: p. 108). Indulgendo nelluso della voce ossessione (di sacrestia, per es.), la presentazione dellItalia risulta trop` dice del punto di vista dellA., confermato dalla sua visione po negativa. Cio ` la piu sullInghilterra preconciliare. Naturalmente lanalisi tedesca e ` sviluppata (pp. 116-122). Nel bilancio finale Conzemius prende comunque le distanze dai giudizi di R. Aubert e G. Alberigo per i quali la rassegna dei Vota, di cui sopra, ` ci saappare deludente rispetto al contenuto (successivo) conciliare. Su cio rebbe da discutere abbastanza, coniugando utili distinzioni. E che dire dello sforzo di H. J. Pottmeyer per divaricare lopera dei due ` da intendersi non Concili Vaticani? Eppur egli afferma che il Vaticano II e senza il I , peraltro come suo seguito allargante o correzione (p. 132). Il testo ` nostro giudizio lascia molto a desiderare, anche per levidente dellA. e confusione fra tradizione tout court e teologia neoultramontana (v. specialmen-

234

te pp. 135-139). Il saggio riguarda la modernizzazione nella Chiesa cattolica, e prende lavv` o dalla recezione ecclesiale dei due anzidetti Concili. Ma il termine ` chiaro, mentre i conflitti postconciliari sono visti stesso, moderno , non e come segno della delusione delle molte fondamentali speranze che il Concilio ` anche per la centralizzazione e burocratizzazione aveva suscitato (p. 145), e cio nella Chiesa. ` lo studio del teologo A. Komonchak ( Il Vaticano II e le dispute Buono e tra Cattolicesimo e Liberalismo ) perche permette, nella presentazione della visione del Murray, e conseguente distinzione fra Liberalismo americano ed europeo (ideologico questultimo, accusato di relativismo e indifferentismo, v. specialmente le conclusioni, a p. 167s.), di far capire come bisogna procedere con cautela storica nellanalisi delle posizioni ecclesiali in materia (v. p. 148: lotta della Chiesa contro la privatizzazione della religione, per es., e contro ` vale anche per il concetto lidolatria del processo democratico : p. 166) Cio ` . Non vi e ` quindi, per lA., una capitolazione o magico di modernita concessione alcuna del Concilio Vaticano II nei confronti del Liberalismo ` vale pure riguardo alla dottrinale, classico, (v. specialmente pp. 157 e 164, e cio ` , intesa in un certo senso: v. nota 26 e pp. 166-169), anche per quanto modernita ` religiosa, e giustamente. Vanno distinte dunque le strutture concerne la liberta politiche liberali delle moderne democrazie dalla ideologia del Liberalismo che pur le ha spesso legittimate (p. 168). Ancora e sempre bisogna distinguere e, ` con il aggiungeremmo, cosa che lA. non fa alla fine, combinare la continuita cambio decisivo marcato dal Concilio (v. nota 31). Il teologo E. Klinger, poi, fa lapologia della Gaudium et spes ( Laggior` namento della Costituzione pastorale ). Per lui, con, da, e per essa tutto e cambiato (si tratta di epocale, nuovo e rivoluzionario cambiamento: pp. 180 e 184, con citazione del Card. Suenens). Si tratterebbe del piu ` importante documento del Vaticano II (p. 172), perche esprime proprio laggiornamento e ne incorpora il programma dinsieme. Assumendo anche il Klinger il solito linguaggio anticuriale, senza distinzioni, egli riassume brevemente la storia del testo conciliare in parola e cerca di analizzarne le conseguenze apportate nel processo di modernizzazione della Chiesa, oltre che in campo pastorale, anche in quello dogmatico, antropologico, ecclesiale, ecc. (con riferimenti al modernismo e al tradizionalismo: p. 181ss.). Le esagerazioni, come si sa, non sono amiche della storia e leccesso di parte , poi, tende a richiamare il suo opposto. E allora perche asserire che Il futuro della Chiesa non dipende dalla sua tradizione e nemmeno dal tradizionalismo, bens` dalla modernizzazione ? (p. 184). Il lavoro del Klinger si conclude con un capitoletto su pastorale e sociologia . Le citazioni conciliari al riguardo di questultima disciplina sono una cosa, ma vi costatiamo il suo essere ancella dellevangelizzazione, della pastorale, ma non la sua signora . Il caso della Teologia della Liberazione, richiamato dallA, come esemplare, risulta invece proprio emblematico, diremmo, (p. 186) della problematica soggiacente ` a quello che lA. definisce il giro sociologico nella Teologia (p. 187). Per cio lA. invoca un ulteriore Illuminismo (ibid.).

235

Il coeditore, sociologo, A. Zingerle affronta successivamente il tema, pos` , esattamente quello siamo dire, della relazione tra istituzione e straordinarieta del Concilio dal punto di vista della teoria sociologica del Carisma (con riferimento a Max Weber). Egli lo tratta, sempre nel contesto della visione del grande Sinodo, come momento di modernizzazione della Chiesa , anche tenendo presente il concetto di istituzioni carismatiche , che legano insieme le ` , quella istituzionale appunto e quella carismatica. LA. studia spedue realta cialmente dunque le dimensioni carismatiche del Vaticano II (con alcune incomprensioni comprensibili , ci piace fare il pasticcio dei due termini in un ` religiosa, diritti umani, relasociologo: v. p. 196 su secolarizzazione, liberta ` dei carismi (v. il concetto di carismatizzione Chiesa-mondo ), la genuinita zazione secondaria ), la loro permanenza (non spegnete lo Spirito!), ecc. Alla fine il Prof. Zingerle considera il Vaticano II, oltre che fenomeno carismati` co , quale cesura nella storia della Chiesa, rispetto al passato. Anche in cio non lo possiamo seguire, trovandoci in buona compagnia in questo rifiuto. Basti pensare al grande Jedin, pur citato proprio a suo favore dallA., ricorrendo a parole del 1959 (p. 205s.). Ma noi ricordiamo invece quelle sue, successive ` tra i Concili di Trento e nel tempo, a proposito proprio della continuita Vaticano II. A questo punto inizia, nel volume, lanalisi (sociologica) relativa ai cattolici europei e alle Chiese cattoliche dopo lultimo Concilio. Essa si apre con una , che, prima dell analisi visione generale ad opera di K. Dobbela re e L. Voye empirica (per mezzo dello strumento della rilevazione della partecipazione alla Messa, per es.), passano da riflessioni teoretiche (la differenziazione ` ) a formulare ipotesi funzionale condurrebbe alla secolarizzazione della societa (quella dell individualizzazione , per es.). Segue poi lanalisi, sempre con ottica sociologica, di qualche Paese, a partire dal Cattolicesimo britannico ed irlandese (M. P. Hornsby-Smith) e proseguendola nei Paesi Bassi (L. Laeyendecker), in Italia (F. Demarchi e G. Capraro) e in Ungheria (M. Tomka), ritenuta caso esemplare dellEuropa centroorientale. Non siamo sociologi e quindi non approfondiremo il giudizio critico in materia, ma molte cose anche qui dovremmo dire, almeno quando si sconfina in interpretazioni unidimensionali e per noi arbitrarie del Concilio stesso. A questo punto, nel volume, troviamo uno studio, bello ed interessante, di ` di cultura popolare , di culto ( dinamico o differenziato ? altro genere, cioe si domanda G. Korff ) dei Santi Rocco e Sebastiano, nel XIX e XX secolo, in Germania, con richiamo allo choc provocato dal nuovo Calendario Romano , a seguito del Concilio. cker, speMolte riserve suscita in noi, invece, lart. dello storico M. Klo cialmente per il suo assai negativo giudizio (per noi ideologico ) sulla educazione e formazione cattolica in Germania, fondamentalmente in questo secolo, ma specialmente nella fase postconciliare, con sconfinamento altres` , e giudizi sempre assai sbilenchi, nel campo della morale e della catechesi (anche

236

` , e spesso fariguardo al Catechismo della Chiesa Cattolica). Per la parzialita ` , dellA. non approfondiremo in questo caso la nostra lettura critica. ziosita ` lo studio del sociologo H. Piu ` o meno sulla stessa linea, purtroppo, e Tyrell, sulla Retorica del Concilio Vaticano II circa la famiglia e attuale sua deistituzionalizzazione e il matrimonio . Anche qui tali e tante dovrebbero essere le smentite e le precisazioni, pure sulla interpretazione della Humanae Vitae, che dovremmo fare, con ampiezza, una recensione nella recensione. E ` di questa nostra presentazione non ce lo consente. Diremo solo la lunghezza gia che, significativamente, lA., su questo punto, tira in campo la terza crisi modernista , concetto preso a prestito da Hu nermann e applicato da lui alla voluta (dai laici e dai fedeli das Kirchenvolk ) privatizzazione della ` addirittura di fondamorale . Laccusa finale, a chi non la pensa come lui, e mentalismo. Il processo di deistituzionalizzazione nel Cattolicesimo ( Lerosione della ` analizzato altres` dal sociologo M. N. istituzione [la Chiesa] di grazia ) e Ebertz, che, prendendo lo spunto dalla comprensione cattolica e protestante della Chiesa come istituzione, giunge allanalisi vera e propria, passando attraverso il concetto, ancora di Chiesa, in Max Weber. Anche qui nella conclusione ci si riferisce a un crescente fondamentalismo cattolico, identificato peraltro in maniera erronea (p. 393). Ci preoccupa il fatto, a dire il vero, che si cominci ad usare spesso tale termine per squalificare chi pensa in maniera diversa dal proprio modo di giudicare. Conclude il libro, prima degli indici dei contenuti, dei nomi delle persone e degli Autori, con relativi incarichi scientifici, lintervento del teologo G. Fuchs ( Distinzione degli spiriti. Note per una ermeneutica conciliare ). Sono brevi ma profonde, sia pur problematiche, pagine, a partire da questa significativa iniziale affermazione: Il Vaticano II si lascia comprendere come espressione della crisi modernista dallinizio di secolo e come risposta ad essa ... con carat` antimodernistiche e modertere conflittivo e consensuale ... con posizioni cioe nistiche ... con laltamente problematica distinzione fra spirito e lettera del ` deriva per lA. la conflittualita ` della stessa Concilio (p. 401). E da cio ermeneutica conciliare. Le scansioni dello studio, che segue a tale premessa, sono: Chiesa come evento di dialogo (apertura al mondo nelle Costituzioni Lumen gentium e Gaudium et spes, teologicamente protetta dalla Dei Verbum, ecc.); Teodrammatica concentrazione (nel mistero trinitario, e nelle sue conseguenze ); Fede esercitata: dogma ed esistenza (insegnamento e vita, ` di fede e prassi ecclesiale, insieme); Anschauung di potere (dalla verita ` e diversita ` si traggono alcune conseguenze di vivente comunione di unita una certa ermeneutica conciliare) e Chiesa morente e risuscitante . Qui si sottolinea limportanza di una ecclesiologia lunare , e solare aggiungiamo ` applicata dai Teologi dei noi , in una simbologia che parte dai Padri, ma e primi tempi alla Chiesa. E adesso lA. la trasferisce, in conclusione, al processo conciliare , in cui ora stiamo .

237

25. Il Concilio Vaticano II visto da Roger Aubert e Claude Soetens


Per linteresse vivo che portiamo per lultimo Concilio ecumenico, ci accostiamo al 13o volume dell Histoire du Christianisme (dal titolo Crise et ` nos jours ), pubblicato da Descle Renouveau de 1958 a e, nel 2000, sotto la direzione di Jean-Marie Mayeur, a Lonrai (pp. 794). ` dediInfatti la sua I Parte, Il tempo dellaggiornamento (pp. 15-122), e cata al Concilio Vaticano II, con 3 pagine, le ultime, di ottima e riassuntiva bibliografia, pur con pendenza pronunciata verso dove va la corrente, che ab` altrove definito monopolistica , in campo di ermeneutica conciliare biamo gia (v. A.H.P. XXXVIII - 2000 -, pp. 275-286). ` J.-M. Mayeur stesso a cimentarsi anzitutto con Gli orientamenti di E Giovanni XXIII , quasi introduzione al volume, in cui avremmo voluto vedere piu ` sfumature (per es. riguardo allimmagine conservatrice del Roncalli a Venezia: p. 16, alle strutture future, alla solitudine istituzionale , agli affari italiani , alla Conferenza Episcopale Italiana, alla Mater et Magistra tutte questioni trattate a p. 18 , ecc.). Ad ogni modo aderiamo alla seguente ` un uomo di riforma, ma colui conclusione del Mayeur: Giovanni XXIII non e che voleva, prendendo liniziativa del Concilio, invitare la Chiesa allaggiorna` a un rinnovamento, a un ritorno alle sorgenti della tradizione mento, cioe (p. 20). Con il I capitolo, dal titolo La preparazione e lapertura del concilio , inizia la collaborazione di R. Aubert e N. Soetens, che, in comparazione con lo sforzo precedente qui in gran parte ripreso del solo Aubert, in materia,* (v. mia recensione del volume in Apollinaris LXVIII 1995 , pp. 412-421) non sembra abbia giovato, pur mantenendosi il tutto in toni meno radicali diciamo del gruppo di Bologna e della storia conciliare da esso orchestrata. ` notevole, e cioe ` sul In effetti su due punti fondamentali esiste una diversita ` nella guida conciliare di Paolo VI (in rapporto a Giovangiudizio di continuita ni XXIII) e sulla Curia romana, piuttosto diversificata, ma non sempre, con giudizio un po differente, di riverbero, sul Segretario generale P. Felici (v. p. 41). ` Si avvicinano invece i giudizi , tra i due indirizzi, sui documenti conciliari. E infatti presente, in questo volume, il mito cos` lo definiremmo e non in senso positivo del nuovo . Quasi che il solo novum, che appare in essi, sia il bonum, lideale, mentre quanto risulta ancora legato al tempo che precede il Concilio sia remora, non riuscito tentativo di sganciamento, rigurgito, residuo del passato, da superare. E non ci si avvede che la Chiesa cattolica, specialmen` alla Tradizione e giusto adattamento al presente, te, deve combinare fedelta senza rivoluzione o rottura, in un crescendo guidato dal Magistero, che filtra lacceptio rerum teologale e vaglia e legge i segni dei tempi alla luce della
* V., in questo volume, pp. 180-185.

238

Sacra Rivelazione (Scrittura e Tradizione) per l oggi di Dio , che non coincide con quello del mondo. Si inizia, dunque, con una lenta messa in marcia , ` Tardini non solo non scoraggio ` il Papa, a proposito del Concilio, ma se (pero ` anzi quasi entusiasta almeno stando alle sue parole: v. p. 21) e ne dimostro interpretazioni varie non sempre affinate, (v. pp. 21, nota 1, 23: troppo felpato; 24: romani, in che senso?) e si prosegue con il lavoro delle commissioni preparatorie e giudizi vari, opinabili, come quello su un Bea assez conservateur (p. 25, nota 1), giungendosi a formulare cos` le due tendenze principali manifestatesi in concilio: aperta al mondo e a un metodo di lavoro collegiale , luna, freddolosamente difensiva e confondente spesso le abitudini di routine con lautentica tradizione , laltra (v. p. 26). Gli Aa. rivelano comunque tre aspetti negativi nei documenti affrontati dalle Commissioni preparatorie (anche se nellinsieme Giovanni XXIII ne fu ` mancanza di spirito ecumenico e dapertura ai problemi fort satisfait ), e cioe del mondo contemporaneo, nonche dispersione e numero eccessivo di argomenti (v. p. 27). Il Papa prefer` ... lasciare linsieme dei Vescovi reagire in tutta ` , ma si ispiro ` alle proposte del Card. Suenens (ib.) nel suo messaggioliberta radio dellundici settembre del 62. Anche per gli inizi del Concilio notiamo qui qualche elemento di modera` a torto che zione (p. 28) rispetto a punti di vista oggi correnti seppur esagerati (e ` , ad es., di una lista unica di nomi per le Commissioni conciliari che la si parlo Curia romana avrebbe voluto imporre p. 28 e a torto pure si disse di una congiura tramata dal Card. Lie nart, ib. mentre la vittoria , per ` certuni, va sfumata p. 29 e pure liniziativa per il messaggio conciliare e da rivedere ib.). Il II capitolo concerne, invece, Lassemblea e le sue condizioni di funzionamento ed inizia con lillustrazione di un assemblea mondiale (per la prima volta nella storia) e caratterizzazione, alla maniera degli Aa., per quanto riguarda le partecipazioni nazionali . Troviamo qui qualche semplificazione anche per quel che riguarda maggioranza e minoranza , e loro corifei, ma con ` : sarebbe un errore un riconoscimento che fa giustizia di vari preconcetti, e cioe considerare in blocco la Curia romana come elemento motore della minoranza (p. 37). Gli Aa. aggiungono giustamente: Lazione perseverante della mino` stata talvolta giudicata severamente. In realta ` , oltre al fatto che si ranza e trattava presso i piu ` duna vera questione di coscienza, bisogna riconoscere obiettivamente che (i suoi membri) obbligarono la maggioranza a esaminare piu ` dappresso i testi proposti e a migliorarli (ib.). Ma le manovre sfociarono troppo spesso nelladozione di formule di compromesso ambigue, a de` giudizio per noi troppo generale. ` dei testi (p. 37). E trimento della qualita ` di Il capitoletto Esperti, osservatori, e uditori offre agli Aa. la possibilita presentare alcuni personaggi legati al Concilio prima di trattare, non proprio felicemente, del Regolamento e degli organi conciliari, anche se il giudizio ` positivo, sebbene i rimandi a opinioni negative, di Levillain e finale (p. 41) e Grootaers, lascino incertezza sul vero pensiero di fondo degli Aa., specialmente circa Mons. Felici.

239

Tono ancora piuttosto equivoco si nota per l informazione , da cui peraltro appare limportante ruolo dei commentatori, che divennero un gruppo di pressione (p. 43). A questo proposito Aubert e Soetens non prendono posizione, pur riconoscendone limportanza. Il III capitolo considera lo svolgimento del Concilio stesso, partendo dal I periodo, con discussione sugli schemi della Liturgia e della Divina Rivelazione e avvio verso una rifusione del programma del Concilio (per interventi di Suenens e Montini) e impegno al riguardo nella prima intersessione. A questo proposito si parla anche di II preparazione (pp. 50 e 51), impropriamente. D` prepa` stata solo una, qui siamo invece in Concilio! razione ce ne ` sempre chiaro e imparziale dunque, a questo punto, il procedere Non e degli Aa., ma si giunge intanto all Elezione di Paolo VI , un progressista moderato , tema affidato a Mayeur, che precede il capitoletto Da Giovan` indicativo di come si veda positivamente Papa Monni XXIII a Paolo VI . E tini, nonostante giudizi che a noi sembrano pesanti sul suo carattere (p. 57). Gli Aa. fanno proprio, quindi, il pensiero di quanti giudicano Paolo VI fedele allo spirito di Giovanni XXIII (v. anche p. 58) ma intellettualmente piu ` rigoroso di lui; egli vegliava maggiormente sui rischi dabuso e anche di errore che risulterebbero dallinterpretazione troppo larga di testi ambigui (p. 57). Esercitava dunque, il Papa, un ruolo darbitro supremo fra tendenze che avevano ciascu` (ib.), aveva un desiderio di consensus e di non umiliare na la sua legittimita la minoranza, con una preoccupazione di precisione dottrinale . Comunque ` dire che Paolo VI si sia lasciato realmente manovrare dalla mino non si puo ` il suo punto di vista ranza (p. 58), poiche in definitiva, per lessenziale, e prudentemente riformista che egli riusc` , in unione con il Collegio episcopale, a far trionfare su una teologia sclerotizzata di manuali e su routines amministrative (ib.). Gli Aa. continuano po` lesame conciliare, nel II periodo, con la discussione sullo schema della Chiesa che aveva due temi soggetto di vive controversie : lepiscopato, la parte piu ` importante dello schema, per non dire la spina dorsale di tutto il Concilio (U. Betti) e la restaurazione del diaconato come grado autonomo del sacramento dellordine e non solo come passaggio verso il presbiterato (p. 59). Per lepiscopato, poi, si trattava della sua natura sacra` . Chiariamo subito che vi e ` anche negli Aa. lequivoco mentale e della collegialita ` coloro che lo erano, invedi considerare, a ripetizione, contrari alla collegialita ce, per una sua equivoca o almeno non chiara comprensione. In effetti, dopo le specificazioni e i chiarimenti circa la relazione col primato pontificio, che condussero, non ultima decisione, alla Nota Explicativa Praevia, vi fu unapprovazione quasi unanime dello schema. A questo riguardo non poche sono le affermazioni inesatte o erronee degli Aa. (v. p. 60s.), anche per quanto concerne il popolo di Dio , la cui posizione, nello schema, fu questione piuttosto di logica , come risulta dalla decisione della Commissione di coordinamento. Pure la visione circa la Chiesa locale sa di senno di poi (v. p. 61), mentre pecca di utilitarismo conciliare quanto si attesta su un assai anodino Inter mirifica (testo invece de-

240

bitamente discusso e debitamente approvato v. p. 63 , come si disse). Sacrosanctum Concilium, rimarcabile , (ib.) inaugurava invece la fine della controriforma . Ma non si chiamava, quel periodo, piuttosto riforma cattolica ? Lintersessione del 63-64 comporta certo un rimaneggiamento degli sche` di mi. Basti pensare al famoso piano Do pfner (p. 64s.) e alle qualita diplomatico e teologo del nuovo segretario aggiunto Mons. Philips (p. 65), che fu personaggio-chiave del travaglio dei testi conciliari (al posto di Balie leggasi Balic : p. 65). Bella sintesi comunque troviamo, nel testo (a p. 65), delle preoccupazioni della minoranza, che introducono allanalisi del capitoletto Paolo VI e il Concilio , con riverbero in noi di parecchi interrogativi (v. p. 67). E siamo al III periodo, con la ripresa dellesame degli schemi sulla Chiesa e ` religiosa e sui Giudei. Non mancano qui sui Vescovi e col contrasto sulla liberta le esagerazioni, se pensiamo soprattutto che molti desideravano fare notare, nel ` dellatteggiamento del Magistero, specialprimo tema, piuttosto la continuita mente tenendo conto del genere ideologico del Liberalismo europeo. E in fondo ` la tesi che prevarra ` , come del resto la finale vicinanza su alcune posizioni della e Dei Verbum, le quali dinizio erano pensate come lontane (v. p. 70). ` degli Aa., segnaliamo peraltro la parSenza seguire da vicino le sinuosita ` di giudizio (fatto cosa personale, nei confronti del Card. Agagianian e dei zialita vescovi religiosi) circa lo schema sulle Missioni e quello appunto sui Religiosi (p. 71). E siamo ancora una volta alla settimana nera , con uso di espressione, pur tra virgolette profilattiche, che dice della dipendenza degli Aa. dal giornalismo, che cos` aveva manifestato la delusione di una parte dellopinione pubblica e dei Padri durante quella fatidica settimana che noi chiameremmo invece del` . Ormai e ` assodato, infatti, che essa fu benefica (p. 73) e fece la verita chiarezza: malgrado le ombre il bilancio finale era largamente positivo (p. 73). Ma continua il lavoro ai fianchi ai testi conciliari, da parte degli Aa., specialmente per certuni, che pone la questione, per noi, in base a quali criteri ` conduce, di conseguenza, a essi articolino le loro opinioni negative. In fondo cio ` di ricezione dei documenti conciliari o ad una accettazione una difficolta parziale, secondo criteri personali, a loro volta criticabili. A noi sembra che ` , cioe ` , mentre qui il criterio sia quello della grande svolta (p. 73), della novita il Concilio mise insieme, proprio per essere cattolico, nova et vetera, nellaggior` nellabbraccio fra rinnovamento e Tradizione.* namento, cioe Comunque una bella lode, un grande apprezzamento, appare negli Aa., per la Lumen Gentium (v. p. 74), anche se pure qui si parla di passaggio dallera della Contro-riforma a quella ecumenica (p. 74). Noi non ridurremmo cos` le cose.
* V., in questo volume, pp. 358-370.

241

` di coscienza ed Lultima Intersessione , con visioni sfuocate su liberta ostruzionismo (v. p. 76), conduce al quarto periodo che inizia con il tema ` religiosa (parlando di obnubilazione nostalgica di alcuni, cosa non della liberta esatta, poiche altra era la questione: p. 77). Ed ecco le ultime votazioni, il varo dei documenti ed i giudizi sintetici degli Aa. su di essi, sempre in termini di ` (approvata) o meno, con richiamo alle questioni della Casti connubii, novita delle armi atomiche, dellecumenismo, dei Decreti Ad gentes e Presbyterorum ordinis, della dichiarazione Dignitatis humanae e della costituzione pastorale ` qui una raffica di opinioni in cui lideale ripetiamo Gaudium et spes. Vi e ` delle posizioni. Per questo gli Aa. possono forse sembra essere la novita cos` concludere: Il dopo-concilio e i suoi problemi stava per cominciare (v. p. 82). Con tali premesse, certo, i problemi, gravi, non potevano mancare. ` dedicato al Concilio e al movimento ecumenico. Vi si Il capitolo IV e accentua limportanza della presenza degli osservatori non cattolici, anche se ` difficilmente misurabile (v. p. 85). Certo, si riconosce che l influsso (loro) e per noi, altres` per il rispetto che portiamo agli osservatori, e a quanto afferma` una quasi-partecipazione (v. p. 86 nota 13) no circa la loro presenza, non ve al Concilio. Gli Aa. si chiedono, alla fine, se il Vaticano II, fu una tappa (ecumenica) decisiva. E cos` rispondono: Importante, senza dubbio alcuno (v. p. 87). I Risultati fanno loggetto del V ed ultimo capitolo e dipendono natu` qui anzitutto unanalisi del ralmente dal punto di visto ideologico degli Aa. Vi e contenuto dei vari documenti conciliari, del prima e del dopo. Ma con tante critiche (v. pp. 91, 92, 93, 94, 95, 97, 98, 99, 101, 102, 104, 105, 107, 108, 110 e 111) non si vede come ci possa essere ricezione cordiale del Concilio, di tutto ` questo mi pare il grande e grave problema attuale della e nella il Concilio. E Chiesa. Certamente gli Aa. riconoscono che si tratta di un magistero dottrinale ` ovvio , ma poi nellinterpretazione si va per in unottica pastorale come e una propria strada indicando giustapposizioni (ancora le due ecclesiologie!) e mancanza di coerenza (quale?) in vista di una non meglio specificata vera e profonda intenzione della grande maggioranza dellassemblea, oltre la preoccupazione di arrivare a un consenso il piu ` largo possibile (v. p. 90). Non siamo ` stato proprio quel consenso . daccordo, perche Concilio e Non seguiremo, anche questa volta, gli Aa. nel loro andare critico fra i testi, ` la novita ` , o la rivoluzionarieta ` delle prese di ma se lideale (il loro) e posizione, siamo fuori strada. Lo stesso dicasi per la visione dei testi approvati quali leggi-quadro , che introduce la presentazione degli Organismi postconciliari (p. 112). Essi avrebbero avuto come caratteristica la lentezza sistematica nellattuazione delle riforme, che avrebbe giustificato la loro selvag` grave e certamente non gia messa in esecuzione (v. p. 115). Laccusa e giustificata per quel che riguarda, almeno, la riforma liturgica, la piu ` visibile, sensibile e gravida di conseguenze. Dire, poi, nel sottotitolo prime reazioni , (v. p. 115) che nella recezione del Concilio le Chiese del III Mondo non si sentivano interessate ci sembra affermazione distorta e gratuita (v. p. 115s.). Gli Aa. procedono quindi

242

abbastanza disinvoltamente circa delusioni , restrizioni , visioni del basso clero , aggiornamento desiderato radicale , riforme improvvisate , reazioni , derive (v. p. 116), sfociando il tutto nella considerazione che gli anticonciliari della prima ora avrebbero trovato una udienza piu ` larga , poiche raggiunti, nella loro posizione, da coloro che denunciavano gli eccessi postconciliari (v. p. 117). Le accuse incrociate sono qui riportate fino a quella che si conclude con lauspicio di un Concilio Vaticano III. Evidentemente attestano gli Aa. il Vaticano II ebbe i suoi limiti e poi le soluzioni intraprese sono restate a ` e ` stata coltivata per tentare di sfuggire a opposizioni mezza strada e lambiguita inestricabili (v. p. 117). Inoltre la preoccupazione di Paolo VI di giungere ad un consenso quasi unanime lha condotto piu ` di una volta a suggerire dintrodurre nei testi dottrinali delle modifiche ispirate ad un altro sistema teologico, il che rompe la coerenza dellesposizione al punto che essa appare a volte come un puzzle (v. p. 118). Fermiamoci qui perche il lettore avveduto comprende bene dove pendono gli Aa., che parlano, infine, di un Concilio di transizione , anche se, con un colpo di reni, si richiama altres` limportanza dell attivo conciliare (v. p. 118), identificato sempre, peraltro, nell innovazione , nelle posizioni nuove ( daltra parte spesso tradizionali ma dimenticate per secoli ). Lultimo paragrafo, poi, scopre levento , in senso per noi non accettabile, come abbiamo attestato parecchie volte (v. Levento e le decisioni , in A.H.C. XXX 1998 , pp. 131-142 e anche Apollinaris LXXI 1998 , pp. 325-337),* specialmente quando lo si considera un fenomeno piu ` importante ancora dei testi prodotti dal concilio, quale ne sia linteresse o la ricchez` dunque risultata decisiva (ib.), ma giustamenza (v. p. 119). La svolta e te e fortunatamente non ad U , aggiungiamo noi, restando nel linguaggio stradale degli Aa.

26. Il Concilio Vaticano II visto da Joseph Thomas


Nel volume I concili ecumenici (Autori Vari, Queriniana, Brescia 2001, ` pp. 475) la terza sezione, dedicata al Concilio Vaticano II (pp. 371- 455), e ` vres di Parigi e redattore affidata a Joseph Thomas, S.J., docente al Centre Se di Etudes. Per il nostro interesse per tale grande Sinodo qui la presentiamo, esprimendo dinizio limpressione che il saggio, pur meno radicale di altri, non ` , qui, sia ancora sufficientemente equilibrato ed equanime. Continuano, cioe ` di giudizio e quei cliche s che vengono da lontano. In ancora, quelle viscosita ` discorsivo e semplice, anzi pedagogicoogni caso lo stile di presentazione e divulgativo (con specchietti e spiegazioni che altri danno per scontate, e non lo sono).
* V., in questo volume, pp. 223-232.

243

LA. si prefigge lobiettivo ambizioso egli scrive di esplicitare la struttura fondamentale che unifica documenti apparentemente tanto differen` che il Concilio e ` stato. ti , con richiamo, allinizio, di cio La prima grande scansione porta il titolo Levento e si sa lequivoco ` essere inteso come grande ed imporinsito nel termine, vale a dire che esso puo tante avvenimento o, invece, seguendo la moda storiografica di oggi, come un fatto che rivoluziona, sconvolge la storia. Noi lo possiamo accettare natural` che e ` implicita nella mente solo nel primo significato, per quella continuita ` cattolica alla grande Tradizione ecclesiale. fedelta ` la prima pagina, con la decisione , rivela limpegno dellA. di atteGia ` e ` un bene , ma senza stare alcune sfumature, diversamente da altri e cio ` il papa del riuscire a sganciarsi completamente da essi: Giovanni XXIII e concilio , anche se Paolo VI ha inteso esserne lerede, il continuatore dello` reticente nei confronti di pera ; la maggioranza dei cardinali di curia si mostro una simile avventura ; lidea di un nuovo concilio, peraltro, riappariva periodicamente , aggiungendo tuttavia laccenno giovanneo ad unimprovvisa ispirazione di Dio , pur considerando altres` che lidea di un concilio (pare) fosse ` da lungo tempo (p. 376). familiare a Papa Giovanni gia ` mai Seguono la preparazione , con cenno a un questionario che in realta fu spedito, e lo svolgimento , con richiamo leggerissimamente critico nei riguardi dei giornalisti. Qui entra in campo visuale altres` Mons. Felici che ` uninfluenza forse eccessiva , per lassenza di una guida ferma ed esercito unificata (p. 379) del Concilio stesso, carente di coordinamento. ` conciliare fu lampiezza del compito che laspettava Unaltra difficolta (p. 379) e il ruolo decisivo delle Commissioni con un potere che avrebbe potuto essere eccessivo . Lo fu, in molti casi. Segue un succinto esame dellazione dei papi, con finale abbozzo, molto riuscito, di Paolo VI: ... Era pre` dellinsegnamento della occupato che apparisse con chiarezza la continuita Chiesa. Fedele allo spirito di Giovanni XXIII ma intellettualmente piu ` rigoroso, vigilava piu ` sui rischi di abuso e sugli errori che potevano scaturire da uninterpretazione troppa larga dei testi ambigui (p. 381). LA. analizza quindi, sempre brevemente, la ricezione del magno Concilio, con indulgenza ad una visione piuttosto filoepiscopale, ma con giusto riconoscimento che le riforme erano ... state condotte con una cadenza rapida. Troppa rapida, forse, in alcuni paesi (p. 382). In ogni caso, mentre lunani` pareva essersi realizzata durante il concilio, unanimita ` morale almeno, mita come dimostrano i voti concordi espressi alla presenza del papa, ... nessuno ` stato un luogo di scontri severi fra quanto si puo ` ben ignora che il concilio e dire maggioranza e minoranza. Questi due orientamenti si affermeranno con maggior vigore negli anni successivi (ib.). ` che non basti cos` dire poiche Credo pero , allinterno di ciascuna di esse, si assiste a un processo di radicalizzazione di due ali estreme, una delle quali ` allo scisma dei tradizionalisti, mentre laltra non accogliera ` , in fondo, portera ` difesa dalla il consenso creatosi in concilio, con accettazione dellanima di verita minoranza, ben tenuta presente, invece, da Paolo VI, sempre alla ricerca del

244

necessario consenso e della congiunzione delle due caratteristiche fondamentali ` e laggiornamento, lincarnazione legittima nel del Cattolicesimo: la continuita presente, con prospettiva futura. Questo nostro convincimento profondo non lo troviamo invece espresso dallA. (p. 385). Per noi infatti il pericolo non viene solo dalla parte delle reazioni integriste . Anche per questo il giudizio sul Coetus Episcopalis Internationalis non ` da considerare la relativizzazione dellindicazione risulta calibrato, mentre e conservatori e progressisti . Il conflitto si collocherebbe, invece, fra riformisti e antiriformisti (o fissisti , come lA. definisce questi ultimi). Dei primi, Thomas, in ogni caso, stende un accattivante identikit (p. 384s.), che dice dove pende il suo cuore dichiarando comunque che, nel contesto di una ` assolutamente inedita , il concilio e ` ripiombato nellombra e crisi di civilta rimasto in gran parte disatteso . E qui bisogna intenderci, anche se lA. ci aiuta a farlo nei seguenti termini: ` spesso accontentati di appellarsi al suo spirito senza Fra i cattolici ci si e essersi mai presi la briga di riportarsi ai suoi testi. Di fronte agli anticonciliari ` visto affermarsi un orientamento che si riteneva post-conciliare e irrigisi e diva alleccesso lopposizione tra la Chiesa prima e la Chiesa dopo il concilio. Si pretendeva liquidare la prima e della seconda non si conservava che linvito allapertura. Come dopo il Vaticano I si era assistito a una vera inflazione ` , cosi il Vaticano II provoco ` uninfladel ruolo del papa e della sua infallibilita ` un periodo febbrile nel quale il riferimento zione di segno contrario ... Ne derivo al concilio doveva coprire ogni tipo di innovazione e giustificare ogni sorta di esperienza (p. 385). Lanalisi non manca qui di fondamento, cos` come laffermazione seguente: Si dovette attendere la convocazione di un sinodo straordinario dei vescovi ... nel 1985 per vedere, almeno per quanto concerne i documenti fondamentali, laffermazione unanime del contributo decisivo del Vaticano II alla vita della Chiesa. Tra gli integristi e gli inflazionisti, la strada allora delineata veniva energicamente confermata dal papa e dai delegati dellepiscopato mondiale (p. 386). ` e novita ` , lA. sviluppa i termini Nel successivo sottotitolo, Continuita del binomio ineludibilmente unito, per il Cattolicesimo, che costituisce la chiave dellaggiornamento voluto da Papa Giovanni, con legame specialmente con i Concili di Trento e Vaticano I, pur con un suo obiettivo proprio: un rinno` vamento della Chiesa grazie ad una presa di coscienza piu ` chiara della sua realta profonda, cos` da renderla piu ` idonea a portare il vangelo al mondo di oggi (p. 388). E lo dimostrano i Temi nuovi dibattuti in concilio, mai fino allora oggetto di un lavoro conciliare (p. 389s.). Anche lo stile per lA. fu nuovo, piu ` biblico che giuridico, con rotture , talvolta persino con la giustapposizione di prospettive teologiche conciliate male e, forse, inconciliabili ` noi non seguiamo Thomas, come anche nella parte finale dello (p. 392). In cio specchietto di p. 393, sul canone , circa un presunto ribaltamento . LA. ` saggiamente: Riguardo ai punti controversi tra le scuole teoloaggiunge pero giche il Vaticano II ha rifiutato di assumere una posizione decisiva (p. 392).

245

` dato, con laffermazione che La II Parte tratta de LOpera . Il tono e Natura, struttura, missione della Chiesa ( asse fondamentale delle preoccu` pervenuto a pazioni conciliari ) sono i tre ambiti nei quali il lavoro sinodale e una visione piu ` tradizionale rispetto a quella veicolata dai manuali di teologia assai diffusi (p. 396). Tali tre dimensioni sono quindi illustrate dallA., cominciando dalla natura della Chiesa, con rischi di scissione, opposizione, per molti credenti , tra Chiesa spirituale e Chiesa giuridica, comunione e istituzione, Chiesa reale e Chiesa ufficiale (p. 397; v. anche p. 403). E lA. pensa anche ai media che trasmettono allopinione pubblica limmagine di una Chiesa analo` multinazionale, la cui sede sociale e ` a Roma e il cui presidente ga a una societa visita regolarmente le filiali situate nel mondo intero (p. 398). Segue una pre` perfetta , dalla storia, come sacramento, sentazione della Chiesa come societa mistero, popolo di Dio e corpo di Cristo, con ricorso alle fonti. E ancora lA. velocemente cerca di abbozzare le grandi linee della costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, non sempre felicemente, come del resto era capitato pure per linnanzi. Egli, per es., non vi fa cenno al Magistero, anche se attesta che essa ci raggiunge oggi grazie alla Scrittura letta nella Chiesa, ricevuta dalla Chiesa e dalla sua tradizione (p. 401). Si affronta quindi il documento sulla Liturgia e il tema delle frontiere della Chiesa, non sempre con punta acuminata (questione del subsistit: p. 403). Non ci soddisfa nemmeno la visione di Chiesa, comunione di Chiese , anche se si ` comunione soprattutto con la Chiesa romana (p. 404). sottolinea che e ` Siamo poi introdotti allecumenismo e sulle vie del rinnovamento . Vi e anche qui uno sguardo critico, ma non di critica sistematica (v. p. 408). Dopo Maria, figura della Chiesa (p. 409), si affronta il tema della Struttura della Chiesa. La comunione gerarchica (p. 409), con scansioni Clero e laici , La Chiesa comunione , I laici , La Gerarchia , Sacra` , Collegialita ` e La vita religiosa . Con lo scorrere della pagina mentalita ` a seguire lA. (per es.: la Chiesa e ` tuttintera cresce in noi qualche difficolta ` , diversamente, p. 425), specialmente gerarchica pp. 416s. e 419; v. pero ` (pp. 419-424), poiche quando arriviamo allanalisi della collegialita abusivamente si dilata il senso di collegio (v. p. 422), pure senza distinzioni in senso stretto e largo , che ci aiutano a comprendere giustamente i testi. Ai tanti s` , che in cuor nostro dicevamo mentalmente allA., ci siamo accorti, dunque, che seguivano tanti ma . La terza grande scansione riguarda La missione della Chiesa: Chiesa e ` , trovando qui meno difficolta ` a dar ragione allA., seguendo i suoi societa pensieri. Citiamo solo due frasi: Ancora una volta il concilio ha segnalato un percorso equidistante dalle due tentazioni di confusione e di separazione ` , invece, per il mondo ` nel mondo senza essere del mondo. E ... La Chiesa e (p. 430). Segnaliamo inoltre unespressione che ha attirato la nostra attenzione, la seguente: Molti, specialmente nei mass-media, hanno tradotto dialogo con apertura al mondo. Ma si tratta di un termine ambiguo, mai adottato dal concilio. Ha destato lentusiasmo di parecchi a motivo della sua palese generi` . Ha provocato lirritazione di altri, come il Jacques Maritain de Il contadino cita della Garonna (p. 435).

246

Dopo Oltre le frontiere , qualche riserva suscita pure la trattazione sulla ` religiosa, anche perche liberta lA. spiega male la giusta evoluzione, in conti` , della dottrina della Chiesa al riguardo, che il Concilio volle proprio nuita mantenere (v. p. 439s.), dilatando Thomas la cosa, infelicemente, alla fissazione del numero dei sacramenti e al primato pontificio (p. 440). ` buono, con E veniamo alla III Parte: Il futuro del concilio . Linizio e attestazione che lessenziale della traduzione istituzionale delle opzioni conci` stato realizzato, anzi persino ben compiuto (p. 445). Fra tante critiche, liari e ` affermazione di rilievo. Quindi lA. si domanda: Che cosa rimarra ` dai piu `, e ` ben posta poiche ` seguita da unaltra: (del concilio)? . Anche tale questione e e ` segnata per un lungo periodo, dal concilio Vatica la Chiesa cattolica rimarra ` integra leredita ` ? Per designare i quasi quattro secoli che ci no II? Ne custodira distanziano dal concilio di Trento si suole parlare della Chiesa post-tridenti` un periodo altrettanto esteso sotto il segno del Vaticano II? . na. Si conoscera Son domande vere che tolgono quasi un tabu ` , ci sembra. Le successive consi` posta: Che cosa rimarra ` ? . A derazioni, invece, ci deludono; ma la questione e questo riguardo non possiamo far altro che... aspettare la risposta della storia, mentre dobbiamo tutto compiere per riceverlo in pienezza, il Vaticano II, e non `. solo nei suoi aspetti di novita Per quanto concerne i testi conciliari lA. scrive una bella pagina, se tenia` presente quanto sopra detto a proposito di aggiornamento e della loro mo pero rilettura, che Thomas ci invita a fare (p. 446: Alla fine, sono i testi prodotti che ` del Vaticaconsentiranno alle generazioni future di appropriarsi delleredita ` e rinnovamento si sono no II, a patto che si consenta di rileggerli ). Fedelta abbracciati, in concilio, e devono continuare ad andare insieme a braccetto, per ` cattolica. Ma non ci sembra che queste ultime pagine siano del tutto in necessita tale linea (v. i temi relativizzazione della Chiesa, gestione monolitica, spirito del ` anzitutto rimanere fedeli allo spirito del concilio , come se concilio: bisognera esso potesse essere indipendente dagli atti conciliari , che per lA. non sono che degli scritti (v. 447). Il senso del rinnovamento permanente ed autentico, voluto da Thomas, non toglie una qualche preoccupazione, al sentirlo lanciarsi contro Ratzinger, che nega vigorosamente [e giustamente] che il Concilio abbia segnato una rottura ` sarebbe uno stemperare il con quanto lo precedette (v. p. 449). Per lA. cio varco rappresentato dal concilio nella storia della Chiesa, che coincide con un invito a regredire. Tutti i nostalgici del passato rinvenibili nelle diverse correnti tradizionaliste sono solleciti nel sottoscrivere una simile affermazione (ib.). E non si avvede lA. che una cosa sono i tradizionalisti ed altra i tradizionali ` stata denunciata dallo stesso Giovanni (v. p. 450) e che quella rottura e ` , stando al medesimo Thomas. Paolo II, il quale proprio tradizionalista non e Dire poi che Lo spirito del concilio coincide, in definitiva, con la sollecitazione a uninesausta riforma (p. 450), ci sembra per lo meno assai riduttivo e parziale, se pensiamo al concetto di aggiornamento , che per molti, giustamente, lo qualifica.

247

Con Una domanda e Un rischio Thomas esprime le sue preoccupazioni sul futuro del Concilio, pur con equivoci sul senso di restaurazione , integrismo , integralismo e vaticanolatria . Ma il Vaticano II ... si ` leggere alla luce dei concili precedenti . Ce ` aggiunto un significativo dovra ` , cioe ` : pretendere di interpretare un concilio alla luce di quelli precedenti, pero ` vero? LA. ` che di nuovo ha prodotto (p. 452). E rischia di eliminare tutto cio ` stato un concilio fra gli altri e il suo cos` continua: Il concilio Vaticano II e ` incompleto. Al Sinodo straordinario dei vescovi del 1985 e ` stato insegnamento e ` affermazione giusta? In possibile osservare uno slittamento eloquente. (ib.). E che senso? La critica prosegue, con rimproveri a chi sarebbe ossessionato di ` cristiana. E si conclude: Il margine e ` cos` ristretto, piu affermare lidentita ` di quanto non sembri, tra quanti respingono e quanti affermano di accogliere il Vaticano II ... Non sono mancate reazioni romane alla pastorale decisa a Medell n e a Puebla da parte dellepiscopato dellAmerica latina (p. 454). Non mi pare che sia una buona conclusione, ma indicativa s` , di unalternativa che non ` esiste, nella visione autentica del Concilio Vaticano II e della comunione, che e pure gerarchica.

248

V
TEMI E QUESTIONI PARTICOLARI

27. Il tradizionalismo cattolico italiano Nicla Buonasorte, Tra Roma e Lefebvre. Il tradizionalismo cattolico italiano e il Concilio Vaticano II, Edizioni Studium, Roma 2003, p. 177.
` facile Come attesta Roberto Morozzo della Rocca, nella prefazione, non e scrivere sul tradizionalismo cattolico con criterio scientifico. Il tema non si staglia nitidamente. Occorre anzitutto distinguere fra tradizionalismo e tradi` impregnata di tradizione, come, in varia misura, zione. La Chiesa cattolica e ogni altra Chiesa e denominazione cristiana (p. 11). Orbene diciamo subito che la Buonasorte non riesce nella prova cos` delineata, poiche non arriva a ` quedistinguere, per esempio, fra vescovi tradizionali e tradizionalisti . E ` contisto il suo peccato originale, che falsa per noi il procedere scientifico e da nuamente motivi di insoddisfazione nella lettura critica dellopera. Del resto, allinterno sia della maggioranza che della minoranza conciliare, vi erano estre` si rivelarono chiaramente solo dopo il Concilio, nellermeneutica misti che pero sinodale, nel rifiuto o nella critica acerba ai suoi testi, fino a giungere, alcuni, nella frangia estrema di minoranza, ad essere appunto tradizionalisti . Si tratta, nel loro caso, di una incompleta e contraddittoria nozione di ` detentore il tradizione ... che si oppone al Magistero della Chiesa di cui e ` rimanere [cioe ` ] fedeli alla Vescovo di Roma e il Corpo dei Vescovi. Non si puo tradizione rompendo il legame ecclesiale con colui al quale Cristo stesso, nella ` nella sua Chiepersona dellapostolo Pietro, ha affidato il ministero dellunita sa (Litterae Apostolicae Ecclesia Dei, di Giovanni Paolo II, del 2 luglio 1988). Qui sta dunque la radice dellerrore. ` quindi per noi improprio, almeno, parlare di tradizionalismo, tout court, E a proposito dei Padri conciliari della minoranza (e cos` attesta pure lA., ma poi si perde nel cammino). Basti pensare allepiscopato italiano, in buona parte su posizioni minoritarie, al tempo del grande Sinodo, ma in seguito identificato con i suoi documenti finali e in comunione obbediente col Romano Pontefice, il grande motore e lanima della giusta ricezione conciliare. Nel suo lavoro la Buonasorte inizia col domandarsi Quale tradizionali` , che rimane per smo? , affrontando alcuni temi del rapporto Chiesa-modernita noi non cos` facilmente identificabile, specialmente nel contesto di quella che lA. definisce una svolta fondamentale [il Concilio] della ridefinizione del modo di essere della Chiesa cattolica (p. 19). La nostra insoddisfazione continua

251

sia nella successiva nota terminologica che nello stato degli studi , ed altres` nel capitolo su lhumus tradizionalista nella minoranza del Concilio Vaticano II , analizzato soprattutto in relazione ai Cardinali Siri e Ruffini e a Mons. Carli, nonche ai loro gregari . Certamente come dicevamo la Buonasorte attesta che la minoranza ` assolutamente identificare con il tradizionalismo (p. 48), conciliare non si puo ` pure certo che il fenomeno tradizionalista, successivo al Concilio, ma per lei e ha radici negli ambienti e nella mescolanza di opinioni della minoranza conciliare (ibidem). A questo punto lA. presenta alcuni pilastri in cui si fondava tale visione conservatrice (v. pp. 51-78). Non troviamo purtroppo qui quella precisione, su argomenti delicati, che sarebbe necessaria (v. pp. 60, 62ss., 65s., 69, 71ss., 75 nota 75, 77ss., 84s., e poi p. 108): la penna della Buonasorte non si ` sufficientemente appuntita e capace di fare distinzioni pur giuste. manifesta cioe Nella terza parte del suo studio lA. affronta il tema del Postconcilio tradizionalista , un terreno qui piu ` facile danalizzare, per gli ovvi, sopra indicati, punti di riferimento. Non mancano tuttavia anche in questo caso gli equivoci (v. pp. 87ss., 90ss. e 93s.). Qui la Buonasorte cerca di fornire una descrizione della geografia e delle istanze del cattolicesimo conservatore italiano, nel cui vasto mare navigavano spezzoni di tradizionalismo (p. 94). A complicare le cose, peraltro, ci si mette anche la politica (v. p. 158) e la dicitura ultraconservatori . LA. torna quindi ad esaminare il percorso dei Card. Siri e Ruffini e di Mons. Carli, che rappresenterebbero un esempio di quellorientamento fatto di formale adesione al Concilio e di intima disapprovazione, non sempre celata (p. 99). Piu ` felice appare la Buonasorte nella presentazione de Il rifiuto: Lefebvre e i suoi seguaci (v. pp. 110-128) e de il movimento sedevacantista (pp. 128135), tradizionalisti piu ` antiromani , fornendoci notizie e valutazioni di quel` ulteriormente l arcipelago tradizionalista (pp. 135-168) che andrebbe pero vagliato, per non confinare in esso persone che magari tradizionaliste non sono (penso a Del Noce e a Cornelio Fabro, per esempio). In ogni caso i critici del concilio [che] non hanno mai costituito un fronte compatto e organizzato (p. 135) non sono solo gli oltranzisti della minoranza ` lA. non fa verbo, mentre, invece, ma anche quelli della maggioranza, e di cio attesta linnegabile esistenza di convergenze sugli obiettivi da raggiungere da ` comunparte dei tradizionalisti e conservatori italiani e Lefebvre stesso. Cio que non bastava ... per stringere alleanze quando Lefebvre metteva in discussione, non tanto nei principi quanto nei fatti, il ruolo di Roma e del papato (p.121). Noi saremmo cauti anche nellattestare convergenze sugli obiettivi da raggiungere. Prima della conclusione la Buonasorte illustra le strategie della Santa Sede riguardo ai tradizionalisti (pp. 158-168; a p. 161 bisogna leggere lecita` , oltre ad mente, invece di validamente). LA. cos` conclude: La romanita essere un riferimento che in qualche modo accomuna molte correnti tradizio` lelemento che smussa le punte estreme della contestazione, e naliste italiane, e

252

` del cattolicesimo italiano (p. 172). Ma cio ` favorisce la salvaguardia dellunita sembra andare proprio contro il concetto di tradizionalismo proposto nella Litterae Apostolicae Ecclesia Dei nel passo sopra citato.

` (circa la Nota Explicativa Praevia ) 28. Primato e Collegialita et Colle gialite . Le dossier de Ge rard Philips sur la Nota Primaute Explicativa Praevia (presente avec introduction historique, annotations et annexes par Jan Grootaers), Leuven 1986 (Bibliotheca Ephemeridum Theologicarum Lovaniensium LXXII), pp. 222.
Grazie alla pubblicazione che qui presentiamo, di grande interesse per lo studio dellelemento dottrinale che concerne la struttura della comunione gerar` , come attesta G. Thils nella prefaziochica nella Chiesa e della collegialita ` davanti a noi i protagonisti umani del Concilio ne ritornano con vivacita Vaticano II: il Papa Paolo VI, i Cardinali Suenens, Browne e Cicognani, Mons. C. Colombo e Mons. P. Felici, i Padri Tromp, Ciappi, Gagnebet e Bertrams, oltre che Mons. G. Philips. Tutte le tendenze, a proposito del tema in parola, vi sono quindi rappresentate. Che esso sia, poi, di fondamentale importanza per le ` risultato evidente anche nellassemblea relazioni primato pontificio-episcopato e straordinaria del Sinodo dei Vescovi, a 20 anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II. ` composta di tre categorie di documenti. Anzitutto uno studio La raccolta e sulla genesi e le ripercussioni della Nota Praevia, inserita nella Costituzione ` autore il dogmatica Lumen Gentium (cap. III) nel novembre del 1964 (ne e Grootaers stesso). Segue il dossier completo degli inediti, che provengono da quanto lasciato ` : i suoi appunti (al servizio della storia della Nota da Mons. Philips, e cioe Praevia, redatti nel 1969, con 11 allegati pezze giustificative scelti dallo stesso Segretario aggiunto della Commissione dottrinale del Vaticano II). Il Grootaers pubblica, a complemento, quattro documenti darchivio, riguardanti suggerimenti di Paolo VI, trasmessi il 19 Maggio 1964, alla anzidetta Commissione conciliare, e che costituiscono, in qualche modo, i segni premonitori delle ` del novembre 1964 , e cinque documenti di lavoro a cui Mons. Philips difficolta fa allusione nella memoria in parola. Si riportano inoltre estratti della cronaca del Padre S. Tromp, Segretario della Commissione Dottrinale sopra citata, e una sinossi delle modificazioni introdotte nellevoluzione verso il testo definitivo della Nota Praevia. In appendice sono pubblicati, infine, tre articoli di Mons. Philips in diretta relazione con gli eventi e gli argomenti del suo dossier confidenziale. La lettura del volume, giova notarlo, rivela anzitutto, oltre limportanza della documentazione messa a disposizione degli studiosi, un taglio differente di

253

analisi e giudizio fra Philips e il Grootaers. Basti, come indicazione esemplificativa, il punto interrogativo del titolo del I capitolo dovuto a questultimo: Le ` ge des e Pape, Vicaire du Christ et te te du Colle ve ques? e relativa nota. Anche luso dellaggettivo monarchico , in opposizione allesercizio collegiale della ` indicativo, a nostro parere (pp. 28, 32, potestas plena et suprema nella Chiesa, e ` della pubblicazione stessa (per Mons. 42, 54, 56 e 84), come lo sono la finalita Philips era volta a dimostrare che la Nota Praevia non ha indebolito il testo ` votato: pp. 27, 37, 41, 46, 49, 51, 54, 56, 84, 192, 193, 203, 213 e conciliare gia 216) e il giudizio sul pensiero del Papa Paolo VI (pp. 32, 38, 40, 77, 83, 192 e 202). ` pure la convinzione del Grootaers sulla communio hierarchica Rivelatrice e valorizzata in modo esorbitante dal Padre G. Ghirlanda (p. 52), che introduce la presentazione di alcune interpretazioni post-conciliari (Lanne, Alberigo, Acerbi, Pottmeyer, Holste n, Dejaifve e Tillard) fino a giungere allaffermazione che Mons. Philips non poteva, nel novembre 1964, prevedere che certe istanze romane avrebbero cercato dottenere uno sfruttamento massimo della Nota ` (p. 59), che e ` ancor oggi addormentata Praevia per evacuare la collegialita (C. Butler e J. Tillard: p. 60). Per contrappunto ammiriamo dunque lo sforzo di Mons. Philips, che brilla ` e quasi per il distacco dalla propria opera, per servire la storia per lobiettivita ` del procedere e la anche della famosa Nota Praevia, il suo equilibrio e lonesta ` del giudizio su di un tema che suscita ancor oggi la passione, il rapmaturita ` primato pontificio e collegialita ` , pur ora nello slittamento piuttosto porto cioe ecclesiale della questione, nelle odierne tensioni tra Chiesa universale e Chiese locali. Ci sia comunque permesso di segnalare infine, nellappendice, due punti in cui, pur nellaccettazione della funzione del Diritto canonico propria a Mons. Philips, egli rivela che non ne era un esperto. Trattasi del concetto di giurisdizione (p. 194) e della comparazione da lui stabilita tra gli antichi Patriarcati e le Conferenze episcopali, seppur le forme concrete ne differiscano (p. 195, v. pure p. 215).

29. La Lumen Gentium ` della sua ecclesiologia, con speBreve storia del documento e attualita ciale attenzione ai laici.*
` credo convincere nessuno di voi dellimportanza e del Non dovro valore dottrinale, spirituale e pastorale del Concilio Vaticano II, e della centra` in esso della Lumen Gentium, con le altre tre costituzioni (il nome stesso ne lita
* Conferenza tenuta il 21 Ottobre 2000 per lapertura dellanno associativo 2000-2001 del M.E.I.C. romano, presso la PUL (aula Paolo VI), per lincontro Una Fede - una Chiesa .

254

` ). Potrei anzi definire lultimo mette in evidenza limportanza e la peculiarita ` di quello Concilio ecumenico una icona della Chiesa cattolica stessa, cioe ` , costitutivamente, comunione cioe ` , anche che specialmente il Cattolicesimo e ` nellevoluzione, fedelta ` nel rinnovamento, con il passato, con le origini, identita albero frondoso nato da quellumile seme interrato, piangendo, due millenni fa, sepolto nelle tenebre la morte redentrice di Cristo ed esploso, in perenne primavera, con la sua risurrezione: la vigna del Signore ha esteso infatti le sue ` , per fare un es., la presenradici nel mondo intero. Testimone di quanto dico e tazione della Chiesa cattolica in Le Chiese cristiane del Duemila (ed. J.-A. Moehler Institut, Brescia 1998, p. 13) e, con legame al Vescovo di Roma e alla Tradizione, una frase di K. Schatz, per il quale proprio grazie alla struttura del ` di collegare strettaPrimato la Chiesa cattolica ha una particolare opportunita ` e tradizione, da un lato, e dinamismo ed innovazione mente insieme stabilita ` dallaltro ( Papato ed ecumenismo. Il ministero petrino al servizio dellunita a cura di P. Huenermann , Bologna 1999, p. 26). Grande fu levento conciliare e molti di voi ancora certo lo ricordano, anche visivamente. Vi parteciparono 3.068 Padri, provenienti da quasi tutte le Nazioni. Nei quattro suoi periodi (11 Ottobre 1962 8 dicembre 1965) si svolsero 168 congregazioni generali e 10 sessioni pubbliche. Furono promulgati ` detto , 9 decreti e tre 16 documenti: 4 costituzioni come abbiamo gia dichiarazioni. ` dellimpegno, che, se penso solo agli Aggiungo, per accennare alla vastita Atti ufficiali del magno Sinodo, vedo nella mia biblioteca, allineati, 62 ` ad apparire anche grossi tomi di un bel rosso vivo. Ma sono cominciati gia alcuni diari di personaggi famosi, o almeno attenti, partecipanti in vario modo al Concilio, da sottoporsi peraltro scrupolosamente al vaglio critico in` lunga e difficile, ma essi potranno portare sapore ed crociato. La cosa sara ingredienti personali utili alla storia, pur sottomessi al giudizio degli Atti (fatti) ufficiali. ` oggi il rischio di uno scivolamento verso una storia di framCerto qui vi e ` non sfuggirebbe facilmente alla cronaca. In effetti a tutto cio ` menti, che in realta ` sottostante limpegno di molti a sminuire limportanza dei documenti concie liari stessi, uno dei quali oggi esaminiamo sintesi di tradizione ed aggiornamento, per far prevalere un ben noto convincimento, che da sempre ho definito ideologico, il quale punta soltanto sugli aspetti innovativi apparsi in ` insomma, se concilio da prolungarsi nel postconcilio , sulla discontinuita non sulla rottura, rispetto alla Tradizione. Se ne ha esempio nel volume Levento e le decisioni. Studi sulle dinamiche del concilio Vaticano II (a cura di Maria Teresa Fattori e Alberto Melloni, Imola 1997),* in cui si ricupera lattuale tendenza storiografica generale, la quale privilegia levento, la discon` , appunto, il cambiamento, ovvero il mutamento traumatico, e cio ` tinuita in contrapposizione allantecedente indirizzo dei famosi Annales , che
* V., in questo volume, pp. 223-232.

255

` storica guardava piuttosto al periodo lungo, con sottolineatura della continuita ` una scienza sociale applicata che mette in luce strut(per Braudel la storia e ture, sistemi, modelli perenni anche se a prima vista invisibili ). E non ci si avvede che se per avvenimento si intende non tanto un evento ` assoluta, il nascere quasi di una degno di nota , ma una rottura, una novita nuova chiesa, in casu, una rivoluzione copernicana , il passaggio da un tipo di ` le caratteristiche inconfondibili Cattolicesimo ad un altro, che ne perde pero ` e non dovra ` essere accettata, almeno per quanto detta prospettiva non potra ` , della concerne la Chiesa cattolica e la storia che tenga conto della sua specificita ` della sua realta ` piu continuita ` misteriosa, da preservarsi anche nella interpretazione dei suoi documenti. A questo proposito, leggendo i contributi alla ricerca pubblicati nel citato volume, si rimane veramente sorpresi per le critiche radicali manifestate a tre ` quali sono Jedin, Ratzinger e Kasper (con le sue quattro ottime note personalita regole ermeneutiche) e allo stesso Poulat. In tal modo quella che fu una posizione estrema al Concilio Vaticano II, nella cosiddetta maggioranza la ` ad una costante e fattiva ricerca del definirei oltranzista (contraria cioe consenso , dellabbraccio tra aggiornamento e Tradizione), sempre piu ` desiderosa di imporre il proprio punto di vista, sorda ai richiami e allopera di ` riuscita, dopo il Concilio, a monopolizzarne finora cucitura di Paolo VI e la interpretazione dell evento , rigettando ogni diverso procedere, che si vitupera magari come anticonciliare. P. Huenermann, sempre nel citato volume, con richiamo al metodo di ` essere comG. Gadamer, conclude, riassumendo, che levento del concilio puo ` essere espressa concetpreso come la formazione di quella pragmatica che puo tualmente come dialettica topica (detto con il linguaggio delle Ricerche filosofiche del Wittgenstein). Questa dialettica topica (che rende possibile un consenso) costituisce, in forma radicalizzata e rinnovata, il movimento di fondo del concilio, quel movimento unitario che ha collegato strettamente le innume` , inserendole in un flusso che ha prodotto, come frutto e revoli singole attivita risultato, quella nuova visione della Chiesa e della rivelazione la quale ha trovato la sua sedimentazione nei testi del concilio . A questo proposito mi piace confermare il mio pensiero con quello dellortodosso Nicos Nissiotis, prima di passare direttamente allesame della Lumen Gentium. Egli afferma Y. Spiteris, nel volume appena pubblicato sul Vaticano II, a cura di Mons. Fisichella, sotto gli auspici del Comitato Centrale del Grande Giubileo mette in evidenza la ben nota coesistenza in seno al Concilio della corrente progressista e conservatrice [cito il linguaggio dellAutore. Personalmente credo di vedere in questa coesistenza delle due correnti piu ` che una giustapposizione contraddittoria, una dinamica dialettica e dia` alla Chiesa cattolica di fare logica, nonostante tutto] che ha dato la possibilita dei grossi passi avanti senza troppi scossoni e ferite traumatiche e senza

256

escludere nessuno dal suo corpo. Questa dialettica necessaria la troviamo nei documenti principali quali la Lumen Gentium, la Gaudium et Spes e Unitatis redintegratio . Aggiungo unaltra considerazione dello stesso teologo ortodosso che ci ` ancora essere utile, questa: Dopo 20 anni il suo pensiero fu pubblipuo cato nel 1987 esiste una fortissima critica contro il Vaticano, soprattutto da parte del Consiglio Mondiale delle Chiese ... Essi son rimasti delusi perche aspettavano da parte del Concilio il riconoscimento della loro Chiesa e del ` avvenuto ... [laffermazione e ` attuale anche loro sacerdozio. Ma questo, non e per la recente Dichiarazione Dominus Jesus]. Ognuno ha cercato di valutare il concilio partendo dal suo punto di vista, dai suoi interessi. Cos` ognuno ne ha ` tanto considerato solo un aspetto senza abbracciare il suo insieme che e complesso. Si trattava infatti di un avvenimento complesso nel quale cercavano di coesistere tutte le grandi tendenze del cattolicesimo . E anche qui mi trovo daccordo. Orbene, stilando ora una breve storia della Lumen Gentium (a questo proposito, se volete approfondirne la conoscenza, vi consiglio il sintetico ma apprezzato volume di Annibale Zambarbieri, intitolato I concili del Vaticano San Paolo, Cinisello Balsamo 1995),* dal primo al 7 dicembre 1962 fu proprio lo schema de Ecclesia (poi chiamato Lumen Gentium) a polarizzare latten` zione dentro e fuori il Concilio. Si componeva di 11 capitoli, ma come attesto il relatore Mons. Franic la Commissione dottrinale, nel redigerlo, non aveva inteso comporre un trattato completo sulla Chiesa. Non mancarono le critiche, ` naturale, poiche ` un modo di procedere come si era a concilio: vi si riscontro troppo astratto e scolastico, scarsamente ricettivo dello spirito pastorale, universalista ed ecumenico che avrebbe dovuto connotare il Concilio per indirizzo di papa Giovanni che lo aveva convocato. Vi appariva anche una certa reticenza ` episcopale. Fu il Card. Doepfner (seguito da Suenens, in tema di collegialita Jaeger e dallo stesso Wojtya) a chiedere che accanto allimmagine del Corpo Mistico si desse spazio anche a quella del Popolo di Dio : ecco qui una delle idee che faranno piu ` strada in concilio, e dopo, come importante cambio di prospettiva, magari poi in un contesto sociologico deviante. Mons. Hakim, ` lo schema di giuridicismo . invece, con altri Padri, accuso Molti si dichiararono tuttavia favorevoli al documento, anche se altri progetti apparvero allorizzonte e alcune voci (cito Suenens ecclesia ad intra... ecclesia ad extra , ricordate? e Montini: mancata, o almeno non annunciata esistenza di un disegno organico, ideale e logico del Concilio ) si udirono, espressione di preoccupazione per una mancata organica progettazione conci` nonostante che Papa Giovanni XXIII avesse approvato il testo del liare. E cio

* V., in questa pubblicazione, pp. 50-55.

257

de Ecclesia, apponendovi soltanto qualche modifica di dettaglio. Il Card. Ler` pure la sua adesione alla richiesta Suenens-Montini, apportancaro manifesto dovi laggiunta preziosa del mistero di Cristo nei poveri. Si stabil` quindi una griglia di venti argomenti (poi ridotti a 17) che riassunsero , in parte, i 72 schemi iniziali, che talora rappresentavano capitoli di uno stesso schema, mentre veniva ribadito lintento pastorale del tutto. Intanto si coagulava il gergo di maggioranza e minoranza , di tendenza innovatrice ` il rischio, cosi, di semplificare e conservatrice, per intenderci, anche se vi fu e vi e in modo artificiale un reticolo molto piu ` complesso di convergenze e divergenze, di due teologie, di due ecclesiologie, ha pure fluttuanti. In effetti questo cliche pesato non poco, e sfavorevolmente, sui lavori conciliari e soprattutto sui teologi e su una ermeneutica conciliare non corretta. Il Card. Suenens, nella riunione della Commissione di coordinamento del 23 Gennaio 1963, sugger` quindi una rifusione del de Ecclesia (per stare alla breve storia che qui ci interessa) in quattro capitoli. La cosa fu dibattuta, ` , confermandosi la centralita ` specialmente per quel che riguarda la collegialita della questione ecclesiologica. Nel documento si decise di introdurre pure un capitolo sui religiosi, e piu ` tardi (il 29 Ottobre) uno su Maria Ss.ma (con maggioranza risicata: 1114 placet contro 1074 non placet). La rielaborazione (attenzione ai termini che si usano!) dello schema rimaneva affidata alla Commissione dottrinale, divisasi allo scopo in sottocommissioni e, come base del rifacimento dei nuclei piu ` caratteristici del documento, venne scelto quello rielaborato insieme ad altri, dal noto lovaniese Philips. Da ` che il 60% del testo, detto suo, era ripreso da quello notare che egli dichiaro anteriore. Siamo al II periodo conciliare con il nuovo papa e con la editio altera recognita del Regolamento del Concilio. Noto per voi laici che veniva ufficia` delle Comlizzata in tale momento la partecipazione di esperti laici allattivita missioni, mentre auditores, sempre laici, avrebbero potuto assistere alle sedute conciliari. Lecclesiologia vi ottenne un posto privilegiato e la nuova redazione riscosse, dopo due sedute, il consenso necessario (2231 placet su 2301 votanti) per continuare a costituire la piattaforma dei dibattiti dei singoli capitoli. Iniziata il ` piu 4 ottobre la discussione di quello sulla gerarchia manifesto ` chiaramente le divergenze esistenti in seno allassemblea. Segno ne fu la questione della votazione intesa a conoscere lindirizzo di fondo dei Padri. Il 29 ottobre si pervenne infine a proporre il testo delle domande, rimaneggiato rispetto a quello iniziale suggerito da Dossetti. Esse divennero nel frattempo cinque (con la richiesta di un voto orientativo sul diaconato). La distruzione delle schede fatte preparare ` lallontanamento da presso i Moderatori delluomo di indebitamente causo fiducia del Card. Lercaro, che lo aveva cooptato come segretario dei quattro , istituendo di fatto una alternativa non regolamentare con il Segretario generale ` il posto di del Concilio, S.E. Mons. Felici. Il Papa ebbe a dire Quello non e Dossetti!

258

Dopo il ridimensionamento e la rifusione degli schemi, tra il II e III periodo (si tratta del cosiddetto piano Doepfner), ecco che la importantissima Commissione coordinatrice imparte le nuove raccomandazioni, specie sulla sacramenta` e collegialita ` episcopale, sempre in stretti accordi con la costituzione Pastor lita aeternus del Vaticano I. ` in questo periodo altres` la trasformazione di un est in subsistit (la Vi e Chiesa di Cristo) in Ecclesia catholica, (L.G. N. 8), che tanta importanza ha avuto nello sviluppo dellecumenismo postconcilare e tanto inchiostro ha fatto versare da parte dei commentatori del Concilio (da ultimo v. lintervento del Card. Ratzinger nel recente convegno romano sul magno Sinodo e nel documento Dominus Jesus, con sua importante intervista al Frankfurter Allgemei` rilevare anche qui uniniziativa piuttosto pesante, agli inizi di setne ). Varra tembre del 1964, di una parte influente e consistente di Padri (fra i quali molti ` in senso Cardinali, guidati da Larraona), di critica alla dottrina della collegialita stretto. Paolo VI, nel rispetto del Regolamento fece proseguire liter dello schema e quindi la votazione, che oltretutto era con la triplice forma placet, non ` limpegno, placet e placet iuxta modum, rispondendo da par suo. Si continuo quindi, per raggiungere consensus armonico nel corso del III periodo, ben delineato nellallocuzione pontificia di sua inaugurazione (il 14 settembre, v. AS III/1, pp. 140-151). Se le votazioni concernenti i primi due capitoli dello schema sulla Chiesa (come mistero e Popolo di Dio) furono facili , quelle sul terzo la costituzione gerarchica della Chiesa determinarono due schieramenti, abbastanza fissi, maggioritario e minoritario, per dire. Non ne seguiremo qui il dibattersi, pur interessante, ma andiamo invece alla Nota Explicativa Praevia, presentata, in una settimana difficile, che qualcuno, giornalisticamente, defin` nera , la quale ora, con un po di prospettiva, si considera positivamente decisiva, come concilio, consenso e comunione tra aggiornamento e Tradizione. Sarebbe bene rileggerne il testo, ma non ne abbiamo il tempo. A me basta qui dirvi, oltre a ` -mistero di communio hierarchica, il quale sinmenzionare il concetto-realta tetizza bene il I e II millennio ecclesiale, impresa cattolica necessarissima che ` contraddizione per la dichiarazione dello stesso Philips, per me decisiva, non vi e tra testo conciliare ed essa Nota. Vale anche ricordare, a conferma, che pure ` una chiarificazione, necessaria, dei termini delle queSchillebeeckx la considero stioni per cui tolse quellelemento di indeterminatezza e confusione, intrattenuto da alcuni, volontariamente, comegli asserisce per far passare una conce` in senso stretto non in armonia con la Tradizione. zione della collegialita La votazione definitiva sulla Lumen Gentium (cos` articolata, alla fine, in otto capitoli: il mistero della Chiesa; il Popolo di Dio; la costituzione gerarchica ` nella Chiesa; i Religiosi; della Chiesa; i Laici; luniversale vocazione alla santita lindole escatologica della Chiesa pellegrinante sulla terra e la sua unione con la Chiesa celeste e la beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e ` un risultato straordella Chiesa), con approvazione direi unanime, rappresento dinario, considerate le opposizioni sorte nel corso delle discussioni. Fu il merito,

259

grande, di Papa Paolo, che giustamente non volle considerarsi semplice no`. taio del Concilio, come egli stesso affermo Nella terza ed ultima parte del mio dire vorrei delinearvi brevemente i grandi punti della Lumen Gentium che si riferiscono a voi laici espressamente, che questa sera qui siete ad ascoltarmi. Tali elementi teologici fondamentali sono contenuti nel capitolo IV, anche se si deve tener ben presente pure quello ` nella Chiesa e il capitolo sul seguente, sulla universale vocazione alla santita Popolo di Dio. Partiamo dallinizio (n. 31). Con il nome di laici si intendono qui tutti i fedeli ad esclusione dei membri dellordine sacro e dello stato religio` che, dopo essere stati incorporati a Cristo con il battesimo e so ... i fedeli cioe costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dellufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo di Dio . Nonostante la connotazione iniziale, di tipo piuttosto escludente e negativo, ` altamente positiva anima lapproccio e il susseguente proceunintenzionalita dere. Il laico, come ogni fedele battezzato, partecipa ai munera di Cristo (ib.), quindi non si differenzia dagli altri cristiani appartenenti alla gerarchia, oppure ad ordini religiosi, per un piu ` limitato grado di partecipazione allesistenza cristiana e della attuazione della medesima bens` , come subito si completa, in forza di elemento peculiare e proprio, indicato nell indole secolare (ib.). Essa non nasce da qualcosa di aggiunto nei laici, oltre al sacerdozio battesimale, comune dei fedeli, come si dice abitualmente ma proprio da questo stesso. ` che li distingue dai non laici e conferisce loro una positiva situazione coCio ` quanto in tutti i fedeli e ` comune, ma che i non laici non esercitano per mune e unesigenza specifica dei loro particolari carismi e ministeri. ` proprio cercare il regno di Dio, trattare le cose temporali e illuminarle Vi e e ordinarle secondo Dio (ib.), in modo che sempre siano fatte secondo Cristo, e crescano e siano di lode al Creatore e Redentore (ib.), affinche il mondo sia imbevuto dello spirito di Cristo e raggiunga piu ` efficacemente il suo fine nella ` e nella pace (n. 36). Il testo entra nella determinazione del giustizia, nella carita lavoro apostolico di voi laici (n. 33), della vostra testimonianza di fede, speranza ` , specie nella vita familiare e sociale (n. 31 e 35), della vostra preziosa e carita ` di evangelizzazione. Voi dovete essere lanima del mondo, testimoni attivita della risurrezione e della vita del Signore Gesu ` e un segno del Dio vivo! ` che lanima e ` nel corpo, questo siano nel (n. 38). Ricordate Diogneto?: cio mondo i cristiani , un fermento nella massa, insomma. In particolare il Concilio vi esorta affinche con la vostra competenza nelle profane discipline e con la ` , elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo, portiate efficacevostra attivita mente lopera vostra, perche i beni creati siano fatti progredire dal lavoro uma` di tutti assolutamente gli no, dalla tecnica e dalla civile cultura per lutilita uomini e siano tra loro piu ` convenientemente distribuiti. Il dettato conciliare non elude il rapporto laici-gerarchia (n. 37), invitando ` e la responsabilita ` tra laltro i Pastori, a riconoscere e a promuovere la dignita dei laici nella Chiesa (n. 32 e 37), a servirsi volentieri dei vostri prudenti consigli ` , fortezza e prudenza, con riverenza e carita ` (n. 37), fatti sempre con verita

260

verso coloro che per ragion del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo (ib.) ` e campo di azione , incoraggiandovi altres` ad intraprena rispettarne liberta dere opere anche di propria iniziativa (ib.). Daltra parte voi laici, come tutti i fedeli, dovete abbracciare prontamente ` che i Pastori, quali rappresentanti di Cristo, stacon cristiana obbedienza cio ` lesempio di Cristo. biliscono come maestri e rettori nella chiesa, seguendo in cio

` che salva (Dei Verbum, n. 11): scolio 30. La Verita


` attestato che Dio e ` causa della nostra salvezza, Nella Dei Verbum, al n. 11, e o piuttosto che, per la nostra salvezza, Egli volle fosse consegnata nelle Sacre `? Scritture la verita ` la versione LOsservatore Romano del 22-23 novembre 1965 pubblico italiana del testo della Costituzione dogmatica Dei Verbum. Ivi, al N.11 del cap. III, il testo in lingua originale che recita: inde Scripturae libri veritatem, quam Deus nostrae salutis causa litteris sacris consignari voluit, firmiter, fideliter et sine errore doceri profitendi sunt fu tradotto come segue, per quel che ` , che Dio, causa della nostra salqui ci interessa: Poiche dunque ... la verita vezza, volle fosse consegnata nelle Sacre Scritture ... . ` un perito della Commissione dottrinale come sappiamo da un Vi fu pero Appunto di Mons. P. Felici, Segretario generale del Concilio, in data 24 novembre 1965 il quale chiese alla sua Segreteria di far precisare che linciso nostrae salutis causa andava tradotto a causa della nostra salute , poiche non doveva essere considerato attributo del soggetto Deus, ma complemento di veritatem, che Dio ha consegnato nelle Sacre Lettere per la nostra salute (v. Acta Synodalia curati da Mons. V. Carbone vol. VI, pars IV, pp. 648s.). A dire il vero il testo latino, come fu stampato nel fascicolo distribuito ai Padri per la sessione pubblica del 18 novembre 1965, autorizzava entrambe le ` luogo, evidentemente, a significati diversi. anzidette traduzioni, dando pero Nasceva dunque la questione di quale traduzione dovesse essere adottata. ` di ottenerla dal fascicolo contenente lo spoglio dei modi La risposta si cerco (ricordate quellapprovazione placet iuxta modum?) dove si trova pure la conti` salvifica) consegnata da Dio nelle gua questione della veritas salutaris (=verita Sacre Scritture. Da l` risulta che 184 Padri chiesero di togliere laggettivo salutaris (=salvifica, salutare), mentre 73 proposero la versione veritatem qua, ` che Dio, Deus, nostrae salutis causa libris sacris consignare voluti (=verita causa (o a causa) della nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Scritture ...). La Commissione dottrinale del Concilio chiar` che salutaris (salvifica) non suggerisce in alcun modo che la Sacra Scrittura non sia integralmente ispirata (questa era evidentemente la preoccupazione compresa dallo stesso Card. Bea: v. Acta Synodalia, vol. V, pars III, p. 465 dei Padri conciliari autori dei modi sopramenzionati), ma propose onde evitare ogni possibile abuso di interpretazione ladozione dellemendamento presentato dai 73 Padri di cui sopra,

261

cosicche il testo cos` suoni: Cum ergo ... veritatem, quam Deus nostrae salutis causa litteris sacris consignari voluit ... . Osservava a questo punto Mons. Felici: Forse la mente della Commissione (stando anche a quanto ha riferito il P. Tromp, Segretario) fu di dire che la ` e ` stata consegnata nella Sacra Scrittura a motivo della nostra salute, ma verita ` , oggettivamente, non si ricava ne cio dal testo definitivo ne dal fascicolo dei ` stato fatto attenzione che modi, poiche nel primo come nel secondo caso non e linciso nostrae salutis causa (causa o motivo della nostra salvezza) poteva prestarsi a doppio significato (ib., p. 649). ` infine da ricordare continuava Mons. Felici nel suo Appunto che E con lettera in data 18 ottobre lEm.mo Card. Segretario di Stato notificava alla Commissione dottrinale per incarico del Santo Padre di considerare se non fosse ` a false il caso di eliminare lespressione veritas salutaris per non dare possibilita interpretazioni circa linerranza dei Libri Sacri . E Mons. Felici concludeva: ` del parere condiviso anche dal Segretario della Stando cos` le cose, si e Commissione dottrinale, P. Tromp di non pubblicare alcuna precisazione (ib.). Sappiamo che lAppunto fu rimesso dal suo Autore a Paolo VI (lo stesso giorno della stesura), che dispose fosse sentito il parere della Commissione dottrinale stessa, con quesito indirizzato, il 29 successivo, al Card. Ottaviani (Acta Synodalia, vol. V, pars III, pp. 635s.), il quale vi diede riscontro nei seguenti termini: nellespressione Deus, nostrae salutis causa ..., la parola ` nominativo ma ablativo e percio ` non e ` attributo di Deus, e causa ... non e devessere tradotto per la nostra salvezza . E aggiunse: Non sembra tuttavia opportuno pubblicare una rettifica ... potendosi rimediare nelledizione defini` pubblicato dalla Poliglotta Vaticana (Acta tiva del testo italiano che sara Synodalia, vol. V, pars III, p. 641). Da unannotazione successiva di Mons. Felici apprendiamo ex audientia (come frutto di unudienza concessagli da Paolo VI, il 6 dicembre, sempre del 65) che il Papa decise la correzione del testo nelledizione della Poliglotta Va` : e si veda se in futuro sara ` necessaria una nota di ticana, con unaggiunta pero chiarimento ( Acta Synodalia, vol. V, pars IV, p. 649 in nota). In tale pars IV (p. 756) degli Acta Synodalia tutta la questione, non di lana caprina, trova il suo sbocco in una lettera del P. Tromp, del 14 gennaio 1966, diretta a Mons. Felici, in cui gli comunica ex officio che tre dovranno essere le emendazioni di una certa importanza da apportare al testo della Costituzione dogmatica sulla Rivelazione. La terza riguarda la nostra questione, appunto, con decisione di porre causa allablativo (=per la nostra salvezza), nella lingua latina, affinche non sorgano dispute infruttuose . Per chi volesse approfondire lo svolgersi degli antefatti che diedero origine ` salvifica da cui dimana, fra laltro, il problema al dibattito su quella verita del caso nellespressione che ha dato origine a questo mio intervento, segnalo le Notulae (di G. Philips, della Commissione dottrinale) riportate come adnexa negli Acta Synodalia (vol. V, pars III, pp. 465s.) e relativi modi (ib., p. 467) indirizzati dal Card. Ottaviani a Paolo VI. Vi si trova anche un dibattito sulla ` dei Vangeli . storicita

262

` richiamare, ad indicare quella continuita ` conciliare la quale Forse varra abbraccia laggiornamento voluto dal beato Giovanni XXIII, che pure il Con` e della cilio di Trento indica lEvangelo come fonte di ogni salutare verita disciplina (Denz. 783-1501). Concludiamo questo scolio sulla parola-chiave salvezza-salute che lo ` atto ad illustrare anche il modo di procedere conciliare, spaccato risultatone e ` e salvezza, sempre molto interessante. Vi appare, certamente, il legame tra verita che credo sia parte del nucleo fondamentale del pensiero cristiano quanto a ` vi fara ` liberi (Gv salute, a liberazione. Vi riecheggia infatti quel la verita 8,32) che tanta eco trova pure nellinsegnamento di Papa Giovanni Paolo II. Comunque queste brevi note possono accendere lo spero il desiderio ` stato considerato porta del Giubidi rivisitare il Concilio Vaticano II, che e leo. Esse attestano inoltre una grande saggezza e delicatezza nel trattare gli argomenti, partendo dal nostro caso concreto, che onorano il Concilio e i suoi protagonisti. Il procedere testimonia inoltre la sollecitudine di quel grande regi` stato Paolo VI, sotto vari aspetti, e il suo modo di navigare sta conciliare che e attraverso i canali di direzione e di coordinamento del Concilio stesso, da lui istituiti e rispettati. Troviamo qui conferma, infine, della regola sinodale, che ` cristallizzata nelle seguenti parole: risale al Concilio di Gerusalemme, ed e ` stato deciso dallo Spirito Santo e da noi (At 15,28). E A questo proposito mi pare valga citare, al termine, un passo, sempre della Dei Verbum (n. 10), in cui risultano connessi e congiunti proprio Sacra Scrit` tura, Sacra Tradizione e il Magistero della Chiesa, per la salvezza, cos` : E chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto lazione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime .

31. Il ministero del papa in prospettiva ecumenica


(I Concili Vaticano I e II e lenciclica Ut Unum Sint)
Con tale titolo, a cura di Antonio Acerbi, sono stati pubblicati da Vita e Pensiero (Milano 1999, p. 338) gli Atti del Colloquio tenutosi nella capitale ` un nuovo, consistente contributo a quella lombarda dal 16 al 18 Aprile 1998. E ` rivolto riflessione che ha preso avvio dallenciclica Ut unum sint, ma che si e soprattutto a progettare lesercizio del Primato allinterno della Chiesa cattolica con puntate che ne mettono in questione lesistenza, il fondamento biblico-tradizionale e la funzione, contrariamente al dettato dellenciclica stessa , piuttosto che a considerare la questione ad extra, in relazione futura con ` ecclesiali. In effetti molte delle proposte presenle altre Chiese e Comunita tate anche dagli studiosi intervenuti allanzidetto Colloquio, potrebbero a nostro modo di vedere essere fonte di ispirazione per lad extra, ma non

263

` , perdere, pur nellanelito ecumenico, rinnovato ad intra. Non si dovrebbe, cioe ` cattolica, anche a dallappello accorato di Giovanni Paolo II quella specificita ` venuta arricchendo, altres` durante il II millennio, in livello di Primato, che si e ` del Patriarcato latino, che lo fatto di dogma, seppur tenendo presente la realta slancio missionario e fattori storici hanno dilatato al mondo intero. E il tema dei Patriarcati e gli spunti che se ne traggono, nella riflessione milanese, sono molto e giustamente evidenti e di rilievo. La speciale problematica a cui cos` mi riferisco traspare del resto chiaramente dallintroduzione e ancor piu ` dalle conclusioni (pp. 303-338) dellAcerbi. Di fatto sta alla radice di tutto il suo procedere la convinzione che si debba entrare in una fase di transizione , incominciando in primo luogo dai cattolici per giungere ` di un consenso cristiano mondiale, forse allultima tappa, alla creazione cioe un concilio pancristiano o la recezione progressivamente sempre piu ` vasta di un accordo posto in essere in un primo momento fra alcune chiese (p. 3). Per affermare un tale punto di vista il curatore identifica nel Vaticano I la defini` riconoscibile fin dai tempi piu zione di una linea tradizionale, che e ` antichi ` mai stata lunica (p. 5), poiche nella chiesa romana ... ma che non e , nel primo millennio, la struttura della comunione ecclesiale era sinodale e policentrica, ` della Sede romana era inserita in un sistema organico ed cos` che lautorita ascendente (ib.). ` di dovere ed il II millennio e ` sviluppo Per noi cattolici, invece, la sintesi e dogmatico del I, per quanto riguarda il Primato, che resta nostro tesoro, dato da Cristo alla sua Chiesa come dicevamo e contributo ineliminabile di ` di tutti i cristiani, in una coesione interna cattolica, da offrirsi a favore dellunita possibile nuova articolazione di esercizio del primato stesso per quanto concerne i non cattolici. Questo per noi risulta essere il problema fondamentale per non costruire la casa mi si passi lanalogia partendo dal tetto. Nel Colloquio G. Wenz fornisce Una prospettiva evangelica , secondo la ` da ritenersi sufficiente, in vista di unautentica unita ` delle chiese criquale e stiane, che vi venga predicato il Vangelo rettamente compreso e siano amministrati i sacramenti secondo la Parola di Dio (p. 9). Il canone (della Sacra Scrittura) risulta poi essere il criterio di ogni forma di successione apostolica (p. 11). Per quel che concerne piu ` direttamente il servizio petrino e il ministero ` molto presto si e ` papale, Wenz li distingue (p. 23), notando tuttavia che gia ` manifestato un particolare rispetto per la comunita di Roma, cosa che rese evidente come, secondo il modello dellepiscopato di tipo monarchico, al vesco` e una peculiare relazione con vo di Roma si attribuisse una specifica autorita ` , messo in risalto lapostolo martire Pietro e il suo servizio apostolico per lunita dalla Bibbia (p. 24). Quindi, oggi, al vescovo di Roma non deve essere contestata una determinata posizione particolare ... Lalternativa servizio pe` assolutamente scontata e neanche trino, s` , - ministero del papa, no, non e ` essere riconosciuto, in linea di prininevitabile. Anzi, il ministero del papa puo cipio, anche in un contesto evangelico, come forma ecclesiologica di assunzione della funzione petrina, insita nellapostolato (ib.).

264

` sia il massimo che i nostri fratelli evangelici, al presente, Crediamo che cio possano concedere e ne siamo confermati dal giudizio del Wenz sui Concili ` e Vaticani, (p. 25 e p. 28 circa la Nota Explicativa Praevia) sulla infallibilita sul primato di giurisdizione universale (pp. 25-30). Da notare comunque la richiesta di distinzione che ci trova consenzienti tra i diritti e le funzioni amministrative del papa in quanto patriarca della Chiesa latina, e il suo servizio ` della Chiesa universale (p. 29). per lunita ` ben noto e che B. Pseftongas ci presenta invece il pensiero ortodosso, gia ` . Ci limitiamo quindi a ricordare due soli punti, nel pensiero non rivela novita ` teso a cancellare il mito di dellA., meritevoli di speciale attenzione. Il primo e ` quasi idilliaca tra Oriente ed Occidente cristiani. In un primo millennio di unita ` e ` stata minacciata per motivi diversi, conoeffetti in tale periodo la sua unita ` , la sua unita ` ha resistito ed e ` sciuti piu ` o meno da tutti noi ... Tuttavia, pero stata espressa attraverso lunica fede, i dogmi comuni e listituzione dei sinodi ` espressa nella pentarchia del sistema amepiscopali. Questa istituzione ... si e ministrativo patriarcale (p. 47). Laltro punto di vista, personale, riguarda la valutazione di poca importanza per la situazione ecclesiastica attuale della ricerca sulla storia della Chiesa di quel periodo, per risolvere lodierno problema ecclesiastico (p. 49, v. poi nota 19 a p. 71), anche se lA. aggiunge il rispetto profondo per le scelte che la storia ha riservato o che la divina Provvidenza ha previsto per ogni chiesa (p. 49). Naturalmente non ci troviamo daccordo con Pseftongas. ` il Sinodi, patriarcati e primato romano dal primo al terzo millennio e titolo dellintervento del noto Prof. V. Peri. Del primato occorre ... parlare ormai insieme con gli altri cristiani e parlarne altrimenti rispetto al passato ... ` la sostanza dellantica dottrina ... e altra la formulazione del suo riveAltra e stimento. Nuove formulazioni del primato, quindi, ma anche nuove forme per il suo esercizio spirituale e canonico . Dopo tale premessa, lA. ricorda che non ` parlare di primato senza parlare di sinodalita ` , di conciliarita ` , di gerarchia, si puo ` . di autorita ` in grado di Orbene la tradizione comune della Chiesa del I millennio ... e fornire significativi schemi concettuali ed organizzativi, indispensabili per dar ` della vita a un pluralismo ecclesiale (p. 55) dove si combini il senso dellunita ` delle varie espressioni ecclesiali (p. 56). In tale Chiesa nella specifica diversita ` lo strumento indispensabile per ogni legittima contesto la storia della Chiesa e ` cristiana (pp. 58 e 71 nota 19, e 72s.). ricerca di una teologia dellunita Partendo da lessico e fenomenologia storica della funzione primaziale nella chiesa , e distinguendo auctoritas e potestas, Peri sottolinea il persistere fin dagli inizi di una struttura gerarchica finalizzata alla trasmissione integrale ` collettiva al depositum del vangelo, alla sorveglianza concreta circa la fedelta fidei nella dottrina e nella prassi, quindi alleffettiva guida, governo e giudizio ` dei fedeli (p. 70). della comunita Egli passa poi ad analizzare la successione apostolica nelle forme storiche della costituzione sinodale della Chiesa , con attenzione particolare alla Pen` tarchia e al Patriarcato d Occidente ( la denominazione di Patriarchio e

265

conservata a tuttoggi dai Palazzi Lateranensi ), concludendo: il vescovo di Roma si sapeva uno e il primo dei cinque patriarchi dellEcumene, secondo il ` di tutte le chiese e della loro codice di Giustiniano. Il carisma petrino dellunita comunione visibile restava affermato e rivendicato, ma esercitato in modi e ambiti ecclesiali diversi (p. 81). Analizzando, quindi, le condizioni richieste perche un concilio possa essere recepito ... come ecumenico appaiono canonicamente previste sia condizioni di fatto e di diritto che condizioni dogmatiche di dottrina . Trattasi della presenza e della collaborazione personale del papa di Roma in carica con il concilio, anche mediante ecclesiastici che lo rappresentino, o con lettere, come anche lespresso accordo, sempre con il concilio stesso, degli altri patriarchi ` delle orientali dellEcumene cristiana ... Daltro canto si richiede lomogeneita definizioni e statuizioni con la dottrina e la materia dogmatica definita nella serie ammessa dei concili precedenti, e la diffusione e applicazione universale dei decreti emanati (p. 89). Klaus Schatz si cimenta invece su idee politiche e plenitudo potestatis ` gregoriana fino al settecento , analizzando la giurisdizione della Chiedalleta sa, concepita in analogia con la costituzione politica di un regno. Eppure egli ` nella Chiesa e ` concenafferma questa concezione assolutistica (ogni potesta ` sviluppata in analogia allo sviluppo politico (p. 101); e trata nel papa) non si e ancora: il conciliarismo non suppone soltanto le idee politiche del suo tempo (p. 104). Allora perche procedere cos` disinvoltamente fino a dire il tempo classico del trasferimento dei modelli di governo secolare sul governo della ` il Quattrocento (p. 106)? E perche Chiesa e ridurre la visione di ultramontani e gallicani a monarchia assoluta o costituzionale (dal Cinquecento fino al Settecento) ? (ib.). Perche anche continuare sullo stesso cammino di riferimento per loggid` , tempo in cui ci interessa ancor piu ` capire quale sia ... lelemento ` finalmente a comprendere che la democratico ? (p. 107). Quando si giungera ` ne Chiesa non e monarchia, assoluta o costituzionale, ne democrazia? La Chiesa ` altra cosa, e ` ... la Chiesa. e ` Haec sancta di Costanza e la sua ricezione al Nel Decreto di superiorita concilio di Basilea , Th. Pruegel attesta, poi, che la storia della sua interpre` ancora dirsi conclusa (p. 111). Il Decreto tazione e della sua ricezione non puo ` nato dalla necessita ` (p. 113) ed e ` ambivalente (p. 114), per comunque e quanto riguarda la questione se fu redatto a sostegno o in opposizione al papato. LA. cos` continua: sembra dunque che lunico suo scopo sia stato quello di assicurare allassemblea di Costanza pieni poteri giurisdizionali solo per leliminazione dello scisma (p. 115), anche se aggiunge un tuttavia legato alla riforma della Chiesa in capite et membris. Si tratta dunque di un compromesso, di una vittoria del pragmatismo , con richiamo qui al giudizio di Mons. Brandmueller, oggi considerato il miglior conoscitore del concilio di Costanza (p. 116). In ogni caso, per Pruegel, il Decreto in parola evidenzia un punto di frattura nellecclesiologia della Chiesa latina (ib.). Per concludere egli attesta: ` ormai opinione ampiamente diffusa che Haec sancta non sia ai nostri giorni e

266

stato proclamato come dogma ne come semplice provvedimento di emergenza, ` della Chiesa e la sua bens` come legge canonica, con il fine di realizzare lunita riforma nel modo piu ` semplice e sicuro . E qui ancora si cita Brandmueller, ma anche, meno felicemente, il Tierney. Dopo lesame di Basilea lA. asserisce: si deve chiaramente riconoscere che lidea conciliare del tardo medioevo fall` proprio per leccesso di insistenza su di ` essa. Il concilio di Basilea era cos` incentrato sulla questione della superiorita ` di mettere in rilievo, in modo piu (del concilio sul papa) che trascuro ` adeguato e convincente. il proprio fondamento teologico (p. 127). Conseguenze? I vincitori papalisti hanno combattuto le esagerazioni dei conciliaristi, ma nella loro ` della Chiesa hanno causato loblio di importanti paura di perdere la stabilita ` stato pagato, forse, e ` riflessioni su una Chiesa piu ` conciliare. Il prezzo che e stato troppo alto (p. 128). Marc Lienhard, successivamente, nei Riformatori protestanti del XVI secolo e il papato , riesce a far intravedere loro posizioni piu ` sfumate di quanto generalmente ritenuto e soprattutto soggette alla evoluzione delle situazioni e delle diatribe. LA. conclude che pur rifiutando la forma che durante i secoli il papato aveva assunto, i Riformatori non escludono un papato rinnovato. Di tipo pastorale, un papato di questo genere potrebbe, in seno al collegio dei vescovi, avere un primato di onore ed esserne una specie di portavoce. A con` allautorita ` della dizione, certo, di esercitare il proprio ministero nella fedelta Sacra Scrittura (p. 144). Nell influsso del pensiero politico sulla comprensione del primato al Vaticano I e la sua Wirkungsgeschichte nellesercizio del primato ` per H. J. Pottmeyer continua lanalisi dal punto di vista di Schatz. Bastera ` dal concetto di sovranita ` (v. pp. 151-159) che nasce noi riaffermare che non e il primato, oltre le interpretazioni massimaliste o minimaliste del Vaticano I, ` essere il criterio ultimo, valido per tutte le epoche che, per lA., non puo ` considerata da lui (p. 147). Pure lorigine della plenitudo potestatis (p. 148) e ideologicamente e non nel suo sustrato storico, anche dallo scrivente molte volte illustrato. Del resto che vuol dire I teorici dellultramontanismo e la Chiesa di Roma assunsero effettivamente, per il papa, la figura del sovrano assoluto ` dire, poi, che per la Commissione dogmatica preparatoria del (p. 159)? Si puo Vaticano I la Chiesa costituiva la monarchia assoluta del papa (ib.)? Risposta alle nostre domande la danno proprio i vescovi tedeschi alla relativa questione proposta dal Bismarck, che lo stesso Pottmeyer riporta (p. 163). Essi sono confermati, e anche noi, da una dichiarazione di papa Pio IX. E allora perche concludere che essa non ha potuto impedire linterpretazione massimalista nei secoli successivi ? (p. 163). ` del magistero La seguente trattazione sulla definizione dellinfallibilita del papa risulta ancor piu ` fuorviante. Delineando tre interpretazioni del Vaticano I (massimalista, intermedia e una terza ), lA. aderisce a questultima (che corrisponde a quella della minoranza presente al concilio : p. 165), la ` confermata dal Vaticano II . Esso in realta ` non moquale per lui e ` della definizione del Vaticano I, tutdifica nulla relativamente allunilateralita

267

` del magistero papale in unectavia rende integrabile il dogma dellinfallibilita clesiologia della communio (p. 166). LA. gioca a rimpiattino perche di communio hierarchica si tratta. Comunque linterpretazione personale e parziale, e di ` , assolutismo e ultramontanismo , dellA., per quanto ri sovranita ` guarda il Vaticano II ( e la Nota Explicativa Praevia) e il postconcilio e ancora piu ` rilevabile nel finale del suo intervento, nella Wirkungsgeschichte (p. 166s.). A. Zambarbieri, invece, con saggio lungo e ben articolato, guarda un servizio problematico , quello del papato nei confronti del mondo contemporaneo. La bella sintesi di p. 172 apre allanalisi della temporalizzazione , ` imposta soprattutto dagli schemi mentali dellepoca, per i quali unautorita meramente spirituale sarebbe risultata inconcepibile (p. 175). Dopo qualche sbavatura (p. 177s.) circa il Vaticano I, lA. affronta il tema del papato nel contesto del Cattolicesimo contemporaneo, ancora con felice esito, pur domandandosi, in fatto di modernismo, una piu ` ponderata riflessione (v. p. 188). Abbastanza nuovo e indovinato ci sembra infine il discorso sul papato e le nuove tipologie di comunicazione mondiale e sulla dimensione politica universale del ministero pontificio. Sono campi da cui deriva una inclinazione a pensare a favore della convenienza, anche umana, di un tale servizio , ` della Santa Sede e della realta ` mondiale odierna oggi, e della congenialita ` ecumeniche (per es. di L. Vischer (v. p. 206ss.), pur non tacendo lA. le difficolta ` le espressioni circa la diplomazia della S. Sede), a cui fanno da contrappeso pero di P. A. DAvack ed Huntington (p. 209s.). Il contributo, poi, di H. Legrand appare a noi come il piu ` eccessivo, volutamente molto critico , (p. 223) ed ingiustamente. In effetti egli vuole dilatare ` episcopale alle Chiese (v. pp. 216 e 220), protestanil concetto di collegialita ` e specificita `, tizzandolo quindi (ib., e pp. 217 e 220), con perdita di universalita ` in senso stretto e largo (p. 223). Anche senza distinzione, inoltre, tra collegialita ` , la Catholica dovra ` nella communio ecclesiarum, ritrovata eventualmente lunita ` (come risulta dallo stesso Vaticano II, i cui infatti conservare la sua identita limiti teologici Legrand evidenzia, dal suo punto di vista, naturalmente: pp. 212ss. e 221s.). Inoltre egli tralascia quei due poli che con linguaggio tradizionale si definiscono de iure divino (il papa e i vescovi, nelle loro diocesi), per ` qui, nel suo sottolineare invece quelli intermedi (v. pp. 218-221 e 224-227). Vi e ` evidente nel primo millennio, pensiero, opposizione a quel movimento, gia secondo il quale si ricorre al Papa come difensore dei vescovi stessi, anche in relazione ai metropoliti, per esempio. Ritornano nel Legrand anche le solite critiche riguardo ai vescovi titolari e alla disciplina odierna circa le nomine vescovili (p. 216s.), nonche al C.I.C. (p. 217), che anche non articola il collegium episcoporum e la communio ecclesiarum . Gravi riserve ancora, da parte nostra (e non solo, v. pp. 281 e 294), specialmente concentrate a pagina 229, concernono il superamento della problematica del duplice soggetto, inadeguatamente distinto, della suprema e piena ` sulla Chiesa: occorre rileggere il Vaticano I . potesta

268

` invece quello di A. Maffeis sul ministero di unita ` Molto buono studio e per la Chiesa universale nei colloqui ecumenici . Lesposizione, curata e attenta, si articola sui quattro comuni punti di vista prevalenti nella trattazione del ` il biblico ( la funzione petritema del primato nel dialogo ecumenico, e cioe na ), lo storico ( sviluppo storico e ius divinum ), quello ecclesiologico ( un ` per la chiesa universale ) e il pratico ( una ristrutturazione ministero di unita ` di esercizio del primato ). Anche qui, peraltro, sarebbe stata per delle modalita ` sopra menzionata tra lesercizio ad intra e noi imprescindibile la distinzione gia ` avrebbe chiarito altres` quanto lA. attesta circa la possibilita ` di ad extra. Cio una intesa ecumenica sul primato basata sul superamento della ecclesiologia universalistica, che ha dominato in occidente a partire dalla riforma gregoriana e ha svuotato di significato teologico la chiesa locale (p. 259 e ancora p. 274). Larmonia ecclesiologica tra il locale e luniversale dovrebbe in effetti rimanere caratteristica della Chiesa unita. Alcune osservazioni di Scheffczyk e Kasper, riportate dal Maffeis (p. 266s.), hanno a questo riguardo grande importanza. ` di esercizio del Per quanto concerne una ristrutturazione delle modalita ` rilevare che e ` certamente improponibile un ritorno antistorico primato varra alle origini, che cancelli o ignori lo sviluppo che la teoria e la prassi del primato ha conosciuto in occidente (p. 269, v. successivamente anche pp. 296 e 300s., nella trattazione di G. Canobbio sugli aspetti essenziali del ministero papale), ` da tener presente quanto Ratzinger proponeva nel 1979, e cioe ` che mentre e lOriente rinunci a combattere come eretico lo sviluppo occidentale del secondo millennio e accetti la Chiesa cattolica come legittima e ortodossa nella forma che essa ha assunto in tale sviluppo, mentre viceversa lOccidente riconosca la Chiesa dOriente come legittima e ortodossa nella forma che essa ha conserva` se non andiamo errati un richiamo alla nostra to (p. 269, nota 96). E distinzione ad intra (cattolico) e ad extra (non cattolico), di cui sopra, che naturalmente lascia intatta la questione del necessario approfondimento in comune dellesercizio del primato nel primo millennio (v. a questo proposito, successivamente, il pensiero, ancora, di G. Canobbio a p. 300s.), anche grazie a una reinterpretazione del Vaticano I. Maffeis la fornisce a partire da p. 270, alla luce pure della precisazione del rapporto tra primato e patriarcato (ib.) e in un cammino di autolimitazione papale (= un modo di esercitare il mini` : pp. 271-275). stero di unita Alla fine lA. giustamente attesta che la semplice caratterizzazione pastorale del primato, la sua definizione in termini di leadership carismatica oppure la sottolineatura dellovvio carattere di servizio di questo ministero non sono risposte adeguate perche tendono a eludere la questione delle strutture istituzionali della communio o le definiscono in termini talmente labili da non essere in alcun modo vincolanti . Nelle indicazioni riguardanti nuove forme di ` lintento correttivo nei confronti esercizio del ministero papale prevale percio del modello cattolico tradizionale, mentre il momento costruttivo rimane abbastanza vago (p. 275). G. Canobbio affronta, con successiva trattazione, gli aspetti essenziali di una dottrina dogmatica del ministero papale , in cui le note risultano quasi piu `

269

importanti del testo. La riflessione si svolge in tre momenti. Si parte dalle osservazioni metodologiche per giungere, riprendendo gli elementi dottrinali ` stabiliti dalla Chiesa cattolica nei due concili del Vaticano (molto buona e lanalisi delle sfumature del II rispetto al I: pp. 293-296), alla loro rilettura, tenendo in conto le proposte critiche frutto del dialogo ecumenico e della ricerca recente, al fine di ricavarne gli elementi essenziali . ` valido, chiaro e anche costruttivo. Non lo possiamo Il procedere dellA. e qui riprendere, come vorremmo, ma ci basta dichiarare al lettore che le conclusioni finali a cui si giunge sono di particolare valore ed equilibrio (v. p. 300s.). A. Acerbi pone fine al volume spezzando una lancia per una nuova forma ` un riepilogo panoramico degli interventi, del ministero petrino . Il testo non e ` /insinal Colloquio, ma un concentrarsi personale sulla totale discrezionalita ` dellesercizio dellautorita ` papale , per sottoporla a critica. LA. dacabilita ritorna quindi sul concetto di regime assoluto , di monarchia papale assoluta , con evidenti forzature, confusioni ed equivoci. Il criterio di riforma per ` comunque la collegialita ` episcopale strutturata (in dialogo con Acerbi e G. Colombo che non risolve la questione e ancor prima con G. Langevin). Non possiamo attardarci, qui, nel dialogo molto critico con lA., ma rile` il decentramento legittimo e altra lo smantellaviamo soltanto che una cosa e mento del primato e dello stesso patriarcato latino, che dovrebbe invece rimanere, proprio, analogicamente con i patriarcati orientali, procedendosi, magari, ad una nuova sua creazione per gli anglicani ed eventualmente, ad instar, per altre Chiese . Basti, a tale riguardo, oltre lo sbizzarrirsi dellA. in varie proposte, quella circa le molteplici istanze di giudizio (p. 334), con ispirazione ` potrebbe evidente al modo di procedere indicato dal Concilio di Sardica. Cio essere considerato riteniamo per la relazione papale con le Chiese che ristabilissero la comunione con Roma, ma non certo per quella che dovrebbe continuare ad essere vigente allinterno (ad intra) della Chiesa cattolica. Terminiamo indicando che ancora piu ` problematica ci appare la relazione papa-con` proposta dallAcerbi (p. 334s.). cilio come e

32. Una rilettura dei Concili Vaticani (circa il ruolo del papa) le de la papaute au troisie ` me mille naire, Hermann J. Pottmeyer, Le ro Une relecture de Vatican I et de Vatican II, Ed. du Cerf, Paris 2001, pp. 188.
Esce questo nuovo studio e sono gia numerosi, da parte cattolica, in risposta alla Ut unum sint (n. 95) quale ripensamento dellesercizio del ` Autore H. J. Pottmeyer, il quale rilegge a tale fine primato pontificio. Ne e i Concili Vaticani

270

Lagile volumetto, apparso originariamente in lingua inglese, indica anzitutto gli ostacoli che si presentano oggi sulla strada di un ministero petrino ecumenico , suscettibile di essere riconosciuto da tutti i cristiani come un dono di Dio alla sua Chiesa . Naturalmente anche per Pottmeyer il primo ` il passo dovrebbe essere fatto dalla Chiesa cattolica romana stessa (p. 7). E solito ritornello che per noi significa costruire la casa cominciando dal tetto , poiche non si dovrebbe anticipare pensiamo una situazione di unione quando essa ancora non esiste, mentre pure la Chiesa cattolica ha il diritto di conservare la propria fisionomia , come le altre confessioni e Chiese, del ` ritrovata e riconciliata, escludendo, certo, quanto si resto, la loro, in unita oppone invece allunitas in necessariis. Poiche primo ostacolo, per molti, sono i dogmi del Vaticano I soprattutto, ripresi senza cambiamenti dal II , lA. si impegna in una loro rilettura, iniziando con il capitolo Sfide che domandano un dialogo nuovo circa il papato . Egli vi presenta, in modo per noi unilaterale, il Vaticano I (v. p. 15), che non avrebbe tenuto in conto la tradizione della comunione del primo millennio (ib.), essendo stato soggetto, invece, al condizionamento del concet` , in voga al tempo suo, mentre la forma sociale della Chiesa to di sovranita ` profondamente modificata nel XX secolo. Essa e ` diventata piu cattolica si e ` globale (p. 16). ` questo folletto sociologico che lA. fara ` scendere in campo continuaE mente, anche in seguito, quando le decisioni , pure del Vaticano II, non ` , il concetto sovrano , quasi per un princicollimano con le sue. Sarebbe, cioe ` , presente ancora oggi (v. pp. 20, 46s., 53, specialmente, 54, 57s., pio di viscosita ` un abdicare in favore della 83ss., 120s.,131, 133s., 146, 148, 150, 153 e 171). E sociologia (v. pure pp. 77 e 158, circa la situazione cattolica di ghetto ) che ci trova profondamente critici, anche per altri argomenti, con eccesso di visione pure di una Chiesa comunione di Chiese particolari in perdita del senso della `. sua universalita Sul cammino lA., comunque, cerca di togliere alcuni malintesi che sono di ostacolo al dialogo ecumenico. Il primo sarebbe il pensare che una riforma del papato non sia possibile senza relativizzare o ricusare il carattere normativo dei ` invece ritenere attesta due dogmi del Vaticano I che vi si riferiscono. Bastera ` non considerarli lA. che essi sono relativi a un certo contesto, per cui si puo ... come la sola formulazione e la sola definizione possibili (p. 18). Di fatto solo le concezioni che (vi) sono state condannate non possono piu ` essere difese ` quello di credere che la riduzione del centrali(ib.). Il secondo malinteso, poi, e ` del ministero pesmo romano rappresenterebbe un indebolimento dellautorita ` anche per noi possibile, a tale trino. Una distinzione fra centralismo e primato e proposito, procedendo con saggezza nel concreto. Dal testimone al monarca. Sviluppo o cambiamento del primato del pa` e del progresso pa inizia con lanalisi del tema fondamentale della continuita che si dice caratterizzerebbe un tale sviluppo. Pottmeyer vi spezza invece una lancia a favore della rottura con tradizioni venerabili (v., per es., p. 31).

271

` possibile discernere una continuita ` logica o organica Per lA. dunque non e (p. 24), nel primato, portando egli ragioni non probanti (come le conseguenti ` espresso in precedenza il ministero petrino). deficienze delle forme in cui si e ` di Certo accettiamo anche noi laffermazione che vi sia una pluralita ` giusto forme di realizzazione del ministero petrino (p. 24). In ogni caso non e radicalizzare per il Papa lespressione cos` coniata: da testimone diventa mo` narca (p. 25), pur scusandosi lA. per la semplificazione . Per lui s` puo parlare di due paradigmi circa la coscienza che la Chiesa ha di se stessa. Il primo caratterizza il primo millennio, laltro il secondo. A ciascuno dei due paradigmi corrisponde una concezione e una realizzazione specifiche del ministero petrino (ib.). Nel primo il ruolo di Chiesa e papato consiste nellessere garanti e testi della tradizione apostolica (ib.) (ma non lo fu anche il II millennio, chiediamo noi?). In tale linea quando i vescovi emersero quali guide e rappresentanti delle loro Chiese locali, la considerazione particolare di cui godeva la ` del Vescovo di Roma (p. 26). Chi se ne Chiesa di Roma si trasmise allautorita ` sotteso a tali affermazioni ed i rischi relativi. intende sa bene cosa e ` dire, con lA., che solo nel V secolo il Vescovo di In ogni caso non si potra Roma divenne il primo fra i Vescovi (p. 26), ne ha senso parlare a questepoca della plenitudo potestatis (ib., e pp. 29, 31, 41 e 47), poiche la formula, dinizio, espresse la relazione papa-suo rappresentante nellIllirico (vocatus in partem sollicitudinis). Detto binomio ha una lunga storia che, anche in seguito, lA. mostra di non conoscere bene, ignorando completamente tutto il relativo inquinamento pseu` lesercizio del primato e merita di essere do-isidoriano, che certamente influenzo valutato convenientemente. ` limmobilita ` della Sempre in tale contesto del principio supremo , e cioe ` dei vescovi come costitutradizione, Pottmeyer considera allora la collegialita ` della Chiesa , da cui deduce che la tiva ... facente parte dellapostolicita ` piu testimonianza unanime dei vescovi aveva una autorita ` grande di quella del papa da solo (pp. 27, 34 e 89). LA. cos` continua: Verso un nuovo paradigma della Chiesa e un primato monarchico , intrattenendo lequivoco tra monarchico e personale, con aggiunta indebita di assoluto , (pp. 33, 48, 53s., 61 e 65) e varie sfuocate affermazioni (pp. 29-32). Fra tante nostre riserve dobbiamo rilevare positivamente, invece, la considerazione del ruolo del Vescovo di Roma come Patriarca dellOccidente (p. 29), e relativa problematica che ritroveremo in seguito (v. pp. 128 e 172s.). En passant ripetiamo qui quanto in altre circostanze atte` che la distinzione tra i due ruoli deve aiutare nella stato a tale riguardo, e cioe ` ecclesiali non impostazione di nuovi rapporti con le Chiese e le Comunita ancora in piena comunione con noi, ma che i diritti e i doveri patriarcali del Vescovo di Roma devono rimanere vigenti allinterno del Patriarcato latino, pur dilatato al mondo intero dalla storia e dallepopea missionaria. ` lo sviluppo che sta nel sottofondo dello sviluppo del Passo successivo e ` La Chiesa divenne sempre piu primato (cioe ` cosciente del fatto che essa stessa dava forma alla sua tradizione in maniera attiva, attraverso decisioni e ` : p. 34). Da cio ` consegue che la nascita della leggi, in funzione delle necessita

272

` pontificia fra il XII e il XVI secolo non e ` stata un caso dottrina dellinfallibilita (p. 35). Naturalmente si dovrebbe aggiungere, per evitare equivoci, che, nella ` cosa del stessa linea, la visione della Sede Romana senza macchia , non e II millennio. Segue il capitolo Il triplice traumatismo di Roma alla vigilia del Vatica` in primo luogo quale conseguenza del concil` arismo, della Riforma no I , e cioe e del gallicanesimo e poi, come secondo traumatismo (di natura politica), il sistema delle Chiese di Stato (Staatskirchentum) e la rivoluzione francese. Il ` di natura intellettuale, causato dal razionalismo, liberismo e secoterzo, poi, e larismo. Non seguiremo qui lA. in tutto il suo andare abbastanza errabondo, ` preparazione psicologica del lettore per fargli intendere i ma certo esso e ` (v. per condizionamenti dei dogmi del Vaticano I e la loro unilateralita ` il centralismo romano. Vi e ` anche qui un eccessivo inclinarsi es. p. 73), nonche al parallelismo tra evoluzioni politiche ed evoluzioni ecclesiali (pp. 44 e 46s.) per quanto riguarda la costituzione della Chiesa (p. 45). Con il Vaticano I e il primato di giurisdizione del papa lA. giunge al centro della sua disamina, con lungo preambolo sul camaldolese Mauro Cappellari, poi Papa Gregorio XVI, e il suo pensiero, con grande mescolanza di cose ` complessa abbastanza disparate, e presentazione pure della sovranita (pp. 60-65) di Mons. Maret, condannata al Vaticano I. LA. ammette comunque che, nonostante lultramontanismo estremo e lo stesso Pio IX (!), il testo dogmatico non definisce il primato di giurisdizione ` monarchica assoluta, nel senso di Cappellari e J. de Maistre come sovranita ` dunque una relativa moderazione , nei testi conciliari, mentre (p. 65). Vi e linterpretazione massimalista del Vaticano I, estesa fino ai giorni nostri, interpreta la definizione del primato di giurisdizione in modo unilaterale, (v. pure ` che il pp. 74 e 76) in senso ultramontano (p. 65). Pottmeyer riconosce pero desiderio dei vescovi di vedere menzionato il fatto che il loro collegio possiede ` accolto, ma neppur negato ... Non si fa pure una giurisdizione suprema non e ` questione della loro corresponsabilita ` collegiale per la chiesa universale pero (pp. 67, 69, 71: la cooperazione collegiale dellepiscopato alla direzione della Chiesa universale non devessere menzionata nel testo e 73s.). Pottmeyer conclude: il concilio ha resistito alla pressione ideologica (ultramontana), non ha tradito la tradizione ecclesiale e teologica originale relativa alla costituzione collegiale ed episcopale della Chiesa. Non ha voluto presentare il papa come un sovrano e un monarca assoluto (p. 79), e quindi un centralismo romano ` richiamarsi teologicamente al Vaticano I . Esso non ha negato launon puo ` ugualmente suprema del collegio dei Vescovi , inoltre il Concilio non ha torita fatto sua laffermazione, secondo la quale la giurisdizione dei vescovi proverrebbe direttamente dal papa (ib.) ` e da altre considerazioni lA. deduce che il Vaticano I e ` Da tutto cio ` un ostacolo a quella ecclesiologia di comunione che il Vaticaaperto, e non e no II ha cercato di formulare e per la quale ha voluto riannodare la tradizione della Chiesa non ancora divisa del primo millennio (p. 79). Se non escludiamo che tale comunione sia gerarchica, siamo daccordo con lA., anche se rimane da ` , se intesa in senso stretto o in senso largo. chiarire il concetto di collegialita

273

` del magistero papale inizia con la Il capitolo Vaticano I e linfallibilita `, vittoria di Pirro dellinterpretazione massimalista del dogma dellinfallibilita ` accettato da una maggioranza di cattolici in molti paesi (p. 81), in che non e modo particolare proprio per la sua interpretazione massimalista (v. il caso ` rampante : p. 82s.). di H. Kueng e della infallibilita ` ostacolo insormontabile allecumenismo e Per lA., invece, il dogma non e lo dimostra illustrando le tre concezioni in conflitto durante la discussione ` , onestamente detto. che Pottmeyer faccia conciliare in parola. Ci sembra pero qui lequilibrista, distinguendo nella maggioranza conciliare lordine pragmatico (perseguito, strategico ) e quello teologico, il quale sarebbe stato il distintivo della minoranza (p. 92). La cosa sarebbe venuta alla luce chiaramente nellintervento del Card. Guidi (pp. 92-95). Noi affermiamo comunque che pure il desiderio ( strategico ) di condannare il gallicanesimo e di fortificare lefficacia ` pontificia fu una questione teologica e non semplice strategia dellautorita (v. pp. 96s., 106, 108 e 120). Anche lintroduzione del concetto di tattica , da parte dellA., comporta qualche rischio (v. p. 97, applicato allatteggiamento ` personale, separata e assoluta ; della minoranza rispetto ad una infallibilita ` allindurimento di quel ex sese, con cfr. pure pp. 98: un grande errore, che porto laggiunta non autem ex consensu Ecclesiae che teologicamente induce in errore e 101). I pensieri del Pottmeyer troverebbero comunque sostegno, egli dice, nello stesso Mons. Gasser. Pure tre furono le interpretazioni, simultaneamente, del dogma della infal` nel periodo tra i due concili Vaticani, quelle massimalista, mediana e libilita corrispondente alla posizione di minoranza al Vaticano I, legata a una ecclesiologia di comunione (di Chiese locali), caratteristica del I millennio ( il luogo ` un primo di una decisione magisteriale, quando divenga necessaria alla Chiesa, e concilio ..., una definizione ex cathedra ... ha un carattere sussidiario p. 111). LA. conclude: la maggioranza (al Vaticano II) ha ripreso le preoccupazioni della minoranza (al Vaticano I) ... In questa interpretazione il dogma dellin` del Vaticano I e ` perfettamente compatibile con una ecclesiologia di fallibilita comunione (p. 114). Siamo daccordo anche qui se la si qualifica di gerarchica . Che tale non sia chiaramente il pensiero dellA. ce lo fa intuire il capitolo che porta il titolo Vaticano II, la riforma incompiuta , il quale inizia con il sottotitolo sollevazione contro il centralismo e uscita dal ghetto . Per Pott` riuscito a terminare la sua meyer, come per il Vaticano I, anche il II non e opera , quella che lA. intende, naturalmente. Il cantiere e ancora aperto verso la comunione di Chiese locali a direzione collegiale (p. 115). Si attende la cupola di una Chiesa che abbia la forma di una comunione ! (ib. e p. 133). In effetti anche al Vaticano II si aggira lo spettro di una partecipazione del collegio dei vescovi al governo (della Chiesa) , di un congubernium (p. 116), ` riusciti a rompere il fascino della interpretazione massimalista e della e non si e ` (p. 117). Pure per questo lA. se la prende sua maniera di concepire lautorita con laggettivo gerarchica aggiunto a comunione , e specialmente con la Nota Explicativa Praevia, con inesatta interpretazione del sentire di Paolo VI (pp. 119, 146s. e 175) e contrapposizione (v. p. 120) allo stesso Mons. Philips.

274

Questi infatti la considera omogenea al testo del III Capitolo della Lumen ` favorevole allistituzione di un Consiglio PermaGentium. In ogni caso 1A. e nente dei Vescovi questo sarebbe stato il pensiero della maggioranza conciliare , che assista il Papa nel governo della Chiesa universale, cosa che la curia romana impedisce ad ogni costo (p. 121). ` in senso stretto e largo, lA. parla, poi, di Invece di distinguere collegialita ` dallalto e dal basso (p. 122), e, sottolineando altres` il comcollegialita promesso della distinzione fra munera e potestates, fornisce infine un suo concetto di primato (papale) della comunione . Al papa spetta qui di rap` della comunione universale delle Chiese presentare e mantenere lunita (pp. 124, 127ss., 130, 137, 143, 153, 162, 165, 167s. e 175). Considerata limportanza che lA. attribuisce a questo tipo di primato ci pare giusto presentarlo piu ` lungamente, cosa che del resto egli fa successivamente, cos` : un ministero petrino esercitato come un primato della comunione ` una forma normativa allo scambio reciproco degli agenti della tradizione e ... da ` al vangelo e alla della interpretazione ... in nome di Cristo esorta alla fedelta riconciliazione e ... aiuta a realizzare le riforme necessarie , offrendo lassicu` e vitalita ` saranno legate nel processo della tradizione razione che continuita ` poco, direi, anche con tutta lapertura possibile alla comunione , (p. 167). E ` ) di ecclesiospecialmente pensando alla giustapposizione (per noi non ve ` diverse, che, da una parte, vanno in senso logie dai differenti accenti e di priorita contrario (pp. 134 e 147), nei testi del Vaticano II. Per quel che riguarda ` di magistero collegiale e pontificio , la linea ermaneutica seguita linfallibilita dallA. va nel senso che la minoranza presente al Vaticano I trova riscontro nella maggioranza del II, con qualche riserva (pp. 134-141). Al riguardo ci sono affermazioni gravi dellA., ma specialmente un passaggio indebito dal centrali` rampante . smo pastorale a quello dottrinale, nonche all infallibilita Ma la parte dellopera che noi troviamo progressista ad oltranza, con ` lultima, dal titolo: Comunione-primato. Un compito per il giudizi assai duri, e III millenario . Si inizia con I due concili Vaticani aperti a una riforma del ministero petrino (p. 143), in cui lA. mostra di non capire limportanza fondamentale del consenso , nella Chiesa cattolica, specialmente, e si accanisce contro lecclesiologia che, dal punto di vista storico, porta i connotati della Contro-Riforma, che, dal punto di vista sistematico, si presenta come una considerazione unilateralmente giuridica e societaria della Chiesa, e che, dal ` essere qualificata di cristomonista (p. 145). Da punto di vista teologico, puo questultimo aspetto deriva una quintupla preeminenza: quella della Chiesa universale in rapporto alla Chiesa particolare, del ministero rispetto alla comu` , della struttura monarchica del ministero in relazione alla struttura collenita ` rispetto alla divergiale, del ministero in rapporto ai carismi, e infine dellunita ` (p. 145). Siamo allesasperazione dei dati, ci sembra, a favore di una sita ecclesiologia ecumenica della comunione (p. 147s.). Segni di una speranza fondata nel senso di una tale ecclesiologia lA. li scopre, per noi erroneamente, nelle stesse riflessioni della Congregazione per la Dottrina della Fede sul Primato del successore di Pietro nel mistero della Chiesa (pp. 148-152), anche se detto eufemisticamente restano delle

275

` di grande peso (v. p. 153 e questioni (p. 152s.). Il lettore credo le trovera anche p. 159). Confondendo centralizzazione e primato di giurisdizione, lA. arriva finalmente a dare dei principi che dovrebbero incamminarci in direzione di un ` : la Chiesa universale e le sue istituzioni primato della comunione , e cioe non sono niente senza le Chiese particolari nelle quali vive la Chiesa universale ` e ... tutte le disposizioni che non indeboliscano o non mettano in pericolo lunita la comunione della Chiesa universale ... possono essere prese dalle Chiese par` che deve restare sottratto alla competenza ticolari e loro raggruppamenti. Cio delle Chiese particolari, o loro raggruppamenti, non dovrebbe essere definito ` che concerne il governo della Chiesa universale, soltanto da Roma ... Per cio ` reciproca fra primato e bisogna mettere in pratica la correlazione e linteriorita ` . Per lesercizio personale del primato, e ` un dato costitutivo per il collegialita successore di Pietro di essere inserito nel collegio degli altri successori degli apostoli ... Bisognerebbe trovarsi in presenza del caso eccezionale di un pericolo immediato perche il papa agisca da solo, senza alcuna partecipazione dellepiscopato, quando si tratti di una questione concernente la Chiesa nel suo insieme ... Che una amministrazione come quella della curia venga a inserirsi fra il papa ` compatibile ne e lepiscopato non e con il carattere personale delle relazioni ` propria allinterno del collegio episcopale, ne con la posizione di responsabilita ai vescovi ... Per decisioni dogmatiche solenni, in particolare, devessere regola che esse siano prese allinterno del collegio episcopale e non al suo esterno. Ma lepiscopato e dei teologi della Chiesa universale non dovrebbero essere esclusi nemmeno da prese di posizione del magistero pontificio ordinario che sindiriz` zano alla Chiesa nel suo insieme con un certo carattere di normativita (p. 169s.). LA. continua poi con proposte di cambiamenti strutturali, vale a dire: listituzione di un consiglio permanente, composto di cardinali e vescovi provenienti dal mondo intero e che il papa consulta ... la scelta di un altro metodo di lavoro per il sinodo episcopale, che permetta un interscambio reale, dando ad esso altres` un diritto maggiore di prendere iniziative e di decidere ... lincoraggiamento a una pratica sinodale rafforzata e il riconoscimento di una maggiore ` alle conferenze episcopali ... per lelezione dei vescovi vi propria responsabilita sia una maggiore cooperazione tra i livelli della Chiesa locale, regionale ed universale ... si ritorni infine alla forma triadica della struttura ecclesiale (particolare, regionale e universale) ... (p. 171s.). Tali pensieri sono in seguito ulteriormente sviluppati dallA. con dilatazione di considerazioni riguardo allistituto del Patriarcato (p. 173), pure da noi sopra menzionato, fornendo varie ` non dimenticare in tutto cio ` la necessita ` di rispettare pezze dappoggio. Varra sempre i due poli , dellepiscopato, di istituzione divina. Il volume termina con la lista delle sigle, una buona bibliografia e gli indici dei nomi propri e generale.

276

33. Il ministero episcopale nel postconcilio ` re des e ve ques au concile Vatican II et depuis (sous la diLe ministe rection de H. Legrand et Ch. Theobald), Ed. du Cerf, Paris 2001, pp. 325.
Questo Omaggio a Mons. Guy Herbulot, per i suoi venticinque anni di ` storico-canonisticoepiscopato rivela un approccio interdisciplinare (cioe ecclesiologico), con sguardo che va oltre la Francia. Dopo lapertura del Colloquio , dello stesso Mons. Herbulot, incentrato sul Vaticano II come strada per loggi e il domani, la Prima Parte dellopera ha come fuoco di attenzione il rinnovamento dellepiscopato voluto dal Vatica` epino II. Inizia lo studio G. Alberigo con Lesperienza della responsabilita scopale fatta dai vescovi riuniti a concilio, in cui lA. dice di utilizzare piu ` di ` , orietamento e provenienza. quaranta diari redatti dai vescovi stessi di ogni eta Si parte dallo Statuto dei vescovi alla fine degli anni cinquanta per passare, poi, alla consultazione antipreparatoria e ai relativi voti . LA. prosegue quindi con analisi dellassemblea conciliare, delle occasioni istituzionali di ` . Fra le altre affermazioni ci ha colpito quella relativa al 13 Ottoresponsabilita ` lasserzione che almeno la meta ` dei vescovi bre e al 20 Novembre 1962, e cioe ` (p. 33). E ci siamo domandati se gli ha fatto prova di autonomia e di liberta altri non fossero autonomi e liberi. Non hanno essi, invece, fatto un uso diverso, da quello auspicato dallAlberigo, della loro giusta autonomia e della loro ` un segno ci pare del solito procedere dellA., da noi tante volte `?E liberta criticato, e ribadito dalluso anche qui dellespressione settimana nera (p. 38). Essa risulta, al contrario, essere stata provvidenziale per il Concilio stesso, nonostante le prime emotive reazioni. Successivamente Alberigo affronta la sfida della ricezione , partendo dalle carriere postconciliari dei protagonisti del magno Sinodo, fino al de` Giovanni Paolo II, la qual cosa ci lascia assai stino di colui che si chiamera perplessi. Per i nuovi movimenti si usa lespressione ombra ambigua (p. 41), mentre si richiama la non accettazione in concilio (iniziativa bloccata ` : p. 42) della proposta di canonizzazione di Giovanni XXIII. Motivo dautorita sarebbe stato quello di non dare un modello alla Chiesa postconciliare. Nel dibattito seguito allintervento del noto Professore, segnaliamo solo, oltre la ricorrente questione delle nomine vescovili non a fuoco peraltro , il ` , attenzione adeguata, ai fatto, per lui, che non si ebbe (in concilio) sensibilita ` locale che e ` la Chiesa. E si e ` giocato tutto il III capitolo problemi della comunita della Costituzione sulla Chiesa sul versante episcopato e Chiesa universale, in modo squilibrato (p. 47). ` dellepiscoSuccessivamente G. Routhier affronta il tema Sacramentalita pato e comunione gerarchica. I rapporti del sacramento e del diritto . Si parte qui dal primo schema conciliare (preparato dalla Commissione teologica), con approccio tutto giuridico (p. 51), e dal successivo impegno di Philips,

277

criticato dal Routhier: p. 57 (scelto da Suenens, ma con processo avviato da Cicognani, e non si dice) che sincammina sulla strada del non rigetto dei precedenti , ma invece su quella, piu ` sinodale-consensuale, del miglioramen` la formula giusta, mentre giusto non e ` parlare, to, dellaggiornamento. Sara ` inoltre affermare cos` , di una seconda preparazione conciliare. E come si puo che il diritto fondamentale della Chiesa non dipende da un rapporto gerarchico, ma dalla comunione a Cristo e fra di noi data nei sacramenti che sono considerati come i processi istituenti fondamentali della Chiesa ? (p. 55). In tal modo non riesce certo la fusione necessaria tra comunione e gerarchia, nel ` di comunione gerarchica . senso del concetto-realta Il Nostro richiama altres` , erroneamente, la rivoluzione dOttobre (del 30 Ottobre 1963, che sarebbe stata occasionata dai 5 voti dorientamento, in quel giorno espressi: p. 56; v. p. 68 e altres` p. 59: rivoluzione copernicana ), ` egli stesso, subito dopo, la giudica mancante di portata . Routhier si poiche manifesta inoltre contrario alla prospettiva universalistica messa avanti dal Concilio Vaticano I (p. 58), e non intende (parla di scissione ) la distinzione riflessa, a partire dal XIII secolo, tra poteri di ordine e di giurisdizione. Sarebbe, poi, stato privilegiato, in concilio, il binomio primato-vescovo invece dellaltra coppia concettuale, piu ` fruttuosa, vescovo-Chiesa (ib.). Il difetto sarebbe anche caratteristica della Nota Explicativa Praevia (a questo riguardo la p. 60 meriterebbe una continua critica, altres` per tener presente il giudizio del Philips, che ` quello del Grootaers, citato). Pure a pagina 62, sulla collegialita ` , con non e ` in linea col Concilio rearichiamo allApostolos suos (v. anche p. 74), non si e lizzato, ma si vagheggia come esso avrebbe dovuto essere, con il senno di poi e dellAutore. Non siamo piu ` a concilio, evidentemente come si nota , ma in un fantomatico sinodo altro , o nellespressione del desiderio di una durata del Vaticano II fino a maturare , finalmente, nel senso voluto ancora dallA. Sul Consiglio centrale dellepiscopato mondiale , poi, (v. Motu Proprio Apostolica sollicitudino sic!: pp. 63, 67 e 104) i giudizi del Routhier continuano sullo stesso tono (p. 64s.), con incomprensione della distinzione fra collegia` in senso stretto e largo. LA. affronta poi il tema di una prima ricezione lita nella teologia e nel diritto , sempre con la confusione sopra accennata e incomprensione del senso di comunione gerarchica (pp. 68-74) e critica altres` del Sinodo straordinario del 1985 e dellinstrumentum laboris, che vi si riferisce, sul mandatum docendi delle Conferenze episcopali. Routhier si riferisce qui a forme ` , ma cos` non e ` . Si tratta invece di collegialita ` in senso imperfette di collegialita ` ... in tale senso. largo, s` , ma di vera collegialita ` una Chiesa locale o particolare? Quale la posta (in gioco) di La diocesi e queste diciture? si chiede, di seguito, L. Villemin. A noi sembra che basterebbe citare Christus Dominus (n. 11) dove, al riguardo, si parla di una porzione del Popolo di Dio che costituisce una Chiesa particolare . LA., in ogni caso, non taglia la testa al toro , come si suol dire (p. 86: conclusione), ma lo fanno altri, nel successivo dibattito, specialmente il Routhier che non distingue munera e potestates, per i vescovi (p. 92s.).

278

Il Rev. Padre G. Martelet tratta quindi in termini entusiatici della collaborazione tra teologi e Vescovi al Vaticano II , con lodi a destra e a manca. Ci fa uno strano effetto sentirlo confessare: Io pure, essendo in parte teologi` gia ` indicativo, camente responsabile dun gruppo di Vescovi ... (p. 97). E sembra a noi e ci fermiamo qui. La Seconda Parte del volume porta il seguente titolo Il Ministero dei Vescovi dopo il (Concilio) Vaticano II. La ricezione conciliare da parte della Chiesa . Linizia una presentazione onesta , obiettiva, di J. Passicos su La ricezione dei documenti conciliari relativi allepiscopato nei testi normativi emanati dalla S. Sede fino al Codice del 1983 incluso . Gli interventi al riguardo di Theobald, Routhier e Legrand, nella successiva discussione, rivelano a noi, ` . Passicos vi risponde saggiamente, in special moinvece, pronunciata parzialita do per quanto riguarda il patrimonio latino (questo patriarcato immenso di Roma), che sicuramente non deve scomparire (p. 120). e , ( La ricezione officiale degli enunIl contributo successivo, di B. Sesbou ciati del Vaticano II, sullepiscopato, nei documenti della S. Sede dopo il nuovo Codice 1983-1999 ) si rivela profondo, ben fatto, ma fortemente critico, ` su questioni importanti, per noi non solo di alleccesso (v. p. 122, per es.), e cio ` comundisciplina (v. p. 132). Ne siamo dispiaciuti. Nellocchio del ciclone e que la Lettera sulla Chiesa comunione della Congregazione per la Dottrina ` della Chiesa universale su quelle della Fede, con la questione della priorita particolari e assoluzione generale del P. Tillard e di tutti i grandi teologi del ` una Chiesa particolare nostro tempo (p. 128). Per lA. la Chiesa di Roma e come tutte le altre (p. 127), dimenticandosi egli che con essa devono essere in comunione tutte le Chiese, se vogliono formare la Catholica . A questo proposito non sembra sufficiente dire che la comunione con il Vescovo di Roma costituisce la mediazione della piena comunione con la Chiesa universale (ib.). ` solo un ruolo essenziale da giocare ma necessario, Roma non ha cioe per noi indispensabile. ` peraltro lAd tuendam Fidem, il Il principale testo preso di mira dallA. e ` ) del magistero ordinario e universale riservato al papa 18 discernimento (cioe maggio 1998 (p. 133). Non ci addentreremo nel tema, ma non riteniamo giusto il procedere del Sesbou In effetti pur affermando quanto segue: Per dichiarare e che un punto appartiene infallibilmente e in maniera definitiva alla fede o alla dottrina della Chiesa, il papa non ha piu ` bisogno di ricorrere a una definizione ` sufficiente che egli riaffermi e confermi che una dottrina e ` solenne ex cathedra. E ` insegnata in maniera definitiva ed infallibile dal magistero ordinario stata ed e ed universale del papa e dei Vescovi , lA. limita lattestazione nel dominio della fede propriamente detta . Per appoggiare il suo dire Sesbou chiama in e causa il Vacant, dellanno 1887, sbagliando. ` magisteriale (se dovesse In ogni caso per lA. si tratta di una novita ` pontificia imporsi) infinitamente maggiore della definizione della infallibilita ` piu al Vaticano I, poiche ` niente limiterebbe gli atti infallibili del papa ` sopra (p. 138). Infine, per quanto riguarda il Motu Proprio Apostolos suos, gia

279

citato, Sesbou non comprende o non accetta la distinzione che continuamente e ` (vocabolo mai utilizzato bisogna fare, sui punti da lui presentati, fra collegialita ` vero!) in senso stretto ed in senso largo, questione del nei testi conciliari, ed e resto non immediatamente giuridica ma teologica, da cui il diritto deve trarre le ` poi implicita una incongruenza, nel ragionamenconseguenze ... giuridiche. Vi e ` essi difendono la Chiesa particolare, to del Sesbou e di altri con lui, poiche e rispetto alla Chiesa universale, e poi non ne traggono le conseguenze nel contesto delle Conferenze episcopali. Nella conclusione, comunque, lA. cerca di fare una captatio benevolentiae, salvando le intenzioni romane e finanche il fondamento teologico e pastorale dei ` fa uno strano effetto .... dopo tutto quello da lui documenti in questione, ma cio attestato in precedenza (v. pp. 144-146). Il pendolo, nella successiva discussio` portato (dallAlberigo) verso la Chiesa universale (sfiducia di Roma circa ne , e ` dellepiscopato nei confronti della Chiesa universale; in ogni la responsabilita caso non bisogna esagerare il legame vescovile con la propria Chiesa particolare, dimenticando laltro con luniversale). Lo stesso pensa Legrand, mostrando peraltro poco senso storico rispetto al passato (v. p. 146) e spezzando una lancia a favore delle Chiese regionali (che per noi non sono Chiese ). In questo contesto errato si affronta poi la questione di nuovi Patriarcati. Risponde non bene, ci sembra, Sesbou stesso, mentre sulla stessa sua linea si attesta e pure Theobald, per il quale nella Lumen Gentium il giurisdizionale si installa sul sacramentale , lo occupa. Del resto oggi il giurisdizionale , sempre per Sesbou riprende molto peso in rapporto alle grandi affermazioni (conciliari) e ` (p. 152). sulla sacramentalita M. Vidal tratta, alla fine di questa Parte, de La ricezione dei documenti conciliari concernenti il loro ministero da parte dei Vescovi di Francia . Segue la galleria di Figure del ministero episcopale ieri e oggi , che, pure ` e ` bella, tralasciamo di visitare, invitando a nellinteresse che essa ha, poiche mond, F. Balfarlo il nostro paziente lettore. Ritrattisti comunque sono R. Re delli, M. Maziers, e G. Piroird. Con il titolo I Vescovi, le Chiese locali e lintera Chiesa. Evoluzioni istituzionali a seguire al Vaticano II e cantieri attuali di ricerca interviene, poi, ` espressione di una H. Legrand, in modo assai lungo (pp. 201-260), di parte. E