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Moroni. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. 1840. Volume 95.

Moroni. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. 1840. Volume 95.

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Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano (1840)


Author: Moroni, Gaetano, 1802-1883
Volumes: 109
Subject: Catholic Church; History; Church history; Biography
Publisher: In Venezia : Tipografia Emiliana
Language: Italian
Call number: AFK-9455
Digitizing sponsor: University of Toronto
Book contributor: Kelly - University of Toronto
Collection: kellylibrary; toronto
Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano (1840)


Author: Moroni, Gaetano, 1802-1883
Volumes: 109
Subject: Catholic Church; History; Church history; Biography
Publisher: In Venezia : Tipografia Emiliana
Language: Italian
Call number: AFK-9455
Digitizing sponsor: University of Toronto
Book contributor: Kelly - University of Toronto
Collection: kellylibrary; toronto

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07/09/2015

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e 3 7^^

DIZIONARIO
DI

ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA
DA
S.

PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIAL MEjVTE INTORNO
AI PRINCIPALI

SANTI, BEATI, MARTIRI,

PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDlNAII

AI VARlI GRADI DELLA GERARCHIA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI COKCIMI, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, AtLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, N0« CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC.EC. E
riu"

CELEBRI

SCRITTORI

ECCLESIASTICI,

DELLA

CHIESA

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONl ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI

SUA SANTITÀ PIO

IX.

VOL. XCV.

IN

VENEZIA
MDCCCLIX.

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA

La

presente edizione
vigenli, per

è

posta scilo
la

la

salvaguardia delie leggi

quanlo riguarda
il

proprietà letteraria, di cui
giusta
le

TAulore intende godere
relative.

diritto,

Convenzioni

DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE

STORICO -ECCLESIASTICA

VER
Compimento
dell* articolo

VER
Verona.
Liicco. A png. 237, col. 2.', lin.4^,>ove« cedi Reno: Remo. /V pag. 284, col. !.*,
lin.

XjLnzilullo deijbo avverliie.cheperle
inlerrotle comunicazioni, cogiooate dalle politiche

4>>" liJogo

tli

Romaro: Romano. A
lin.

pag. 307, col.

I.',

25, in vece di
li-

vicende del giugno e luglio

i85g
suo

(le quali,

volgendo

il

Dizionario

al

1800: 1801. Perciò nella successiva nea 34, dopo marzOj manca 1800.
pag. 309, col.
2.^, lin,

A

mine, mi njanca lo spazio per narrarle), non avendo polulo rivedere e lilei

i/, in luogo di

mare

la

priiìJa
le

parte di

quesl' articolo,

oro : onore. L'epoca dell'origioedella religione
stiana in

cri-

ne collocarvi

preparale giunlarelle, ad

Verona

è contrastata. Essa, co-

onta dello zelo e inlelligenza postavi da'
tipografi, sfuggiroììo alcune lievi

mende,
sa-

me le altre pagana, rendeva culto e adorava molti Numi, a diversi de'quali eresse templi,
i

che l'indulgenza

del

benigno lettore

quali poi nell'epoca cristiana
in

prà condonare, a motivo del caso. Però le poche, che non posso fare a meno
di correggere,

furono convertili
della B.

onore del vero Dio,

ed alcune forse mie o del veneto copista nella copia del mio originale mss. (perchè desso ritorna in mia
tal co-

Verginee de'Sanli. I veronesi adorarono Saturno, Giove, Diana o la Luna, Marte, Minerva, Venere, Apollo o il
Sole. Dice il MafFei, che delle chiese di Verona, la prima che si trovi anticamente mentovata, è s. Stefano, esistente già a tempi di Teodorico, ove furono sepolti
laoli vescovi, e
il

proprietà, e nella tipografia resta
pia,

dopo aver

servilo alla composizio-

ne), sono queste, cioè contenute nel pre-

cedente
lin*

voi. XCIV. A pag. 102, col. 2.", 27, dopo mentovato, manca:, in questo mio Dizionario. A pag. 99, col. i.'jlin. 28, in vece di 1 623: 1263. A pag.
1

conservarvisi cattedra

antica di pietra, fa indizio che fosse

ma-

trice; alcuni la dissero cattedrale, altri o-

ratorio.

La

2.* di cui
1

si

trovi

menzione,
s.

220,

col.

I .", lio.

40| io luogo di Ziicro

da

s.

Gregorio

Magno,

è l'aulica di

4
'

VER
to a

VER
Verona, seguaido
il

Zenone, però disfalla quando sì fubbricù lu gran basilica per collocar più nubillìieule il corpo del santo. Nel secolo VII
o nel principio
dell'
s.

rifciilo dal

Ba-

ronio all'anno 4G. Anzi l'Ughelli, halùt sacra, t. 5, p. 6>55: Veronenses Ejjiscopi^

Vili più chiese sono
Stefano,
s.
s.

aggiunge essere stalo unode'72 discepoli
di Cristo, affermazioni e tradizioni ripe-

nominale, come
ss.

Pietro in
JXazario,

Castello, S.Giovanni in Valle,

tute anche da altri scrittori. Però ilMalFei

Apostoli,

s.

Lorenzo,

s.

Mai lino,

poi

compreso nel Castel Vecchio, e la Madredel Signoreo il duomo dello p#i chiesa madre e s. Maiia Matricolare, ch'eia prima piccola chiesa. E notabile, come
tutte le altre sono fuori della città antica,

sinceramente confessa, non aver fondamento la tradizione che il vescovato veronese abbia avuto principio ne'tempi apostolici,

sapendosi che

il

4.° vescovo

sedeva

perchè forse

gran popolazione, e il connon permise da principio il fabbricarle denlVo l'auliche mura. Quindi parla il Maffei de' primitivi mola

ed il 6.° vescovo nella mela del IV slesso; ed ili ."noa potè sedere prima delUl secolo; egli noa
nel principio del
secolo,

IV

trasto de'gentili

ammettendo

secoli d'intervalli
il

,

essendo

fieramente perseguitalo

cristianesimo

ne' primi secoli di nostra era, nelle città

nasteri e loro chiese, di

s.

Tommaso

Pi-

neolo, della metà del secolo VII o de' primordii del secolo Vili circa. De'monaci di
s.

Zenone non

trovasi

memoria

anteriore airSoo. Si trova nominalo nelVSo6 quello di s. Benedetto de Leonis.

Di quello

Maria in Organo si ha, ail duca Lupoue o Ermelinda sua moglie, e già esisteva neir845,
di
s.

verlo edificato

popoloseprecipuamenle.Ad onta che previde le querele che sarebbero insorte, il Maffei ritarda al IH secolo ili. °vescovoEùprepio, ad onta puredi conoscere la comune credenza che ne'tempi apostolici fosse eretta la s. Chiesa di Verona; e sebbene questa opinione sarebbe presa per istrana , disse essere ormai te(npo nella
chiara luce de'tempi iucui vivea,di

sgom
la

con ospedale pe'pellegnni,

i

quali ospizi

barare dalla
di

sloi ia le

popolari credenze, e
in

crigevaosi presso le porte delle città e accanto d'alcun monastero. L'antico monastero fu alquanto più basso e fuor della porta, poi rinnovalo di qua dal 2.° recinto,

mettere finalmente
la

evidenza

ve-

rità,

teitlamenle essendoci

queste parli sua
petè

propagala in fede, per cui fu s. Zenolutla

ne che ridusse quasi
predicazione
il

Verona

colla

benché consideralo sempre
f«ior della città antica. Il

in

borgo,
di

come

nome

cente anche
la

ballesimu. Di resullodalo d. Schiòr rial

porla deirOigauo, e di s. Maria in Organo a ten)po de'goti e de'longobardi, forse fa conoscere,

tradizione autorevolissima, che

là risalire

l'introduzione del criatianesi-

che
il

in

Verona

preslissi-

Uio

s'

iutrodu!>»e

musicale strumento

Verona al cader del I secolo, per opera d' un discepolo del principe dein
gli

mo

dell'organo, propagalo poi da
lo in
s.

Papa

s.

P^i-

Apostoli, cioè

s.

Euprepio, dal qua-

taliano(F.). La predicazione del Vange-

le trae principio la serie de'suoi vescovi,

Verona

si

fa risalire al i."
il

vescovo

e l'estinzione d'ogni

avanzo
Il

d' idolatria

Euprepio,

ma

tempo

in cur fiori è in1

doversi a

s.

Zenone.

dotto e critico ab.

certo, così l'epoca de' suoi primi
cessori. Avverte Mairei,che

4

suc-

Cappelletti, Le Chiese d'Italia: l'erona,
l.
il

Die greco, latinizzato in derni scrittori veronesi, egli dice, non vo-

Euprepoè noEuprepio. I moda meno

10, p.
i.**

727, ripete che vescovo e insieme il

s.

Euprepio fu
u seminarvi
incerto
fiorì;
,

i.°

la religione di

lendo che

la lor

patria paresse

dice pur egli

Gesù Cristo ma è il lempo in cui

e

dell'altre città, che spedilo da s. Pietro \ollero il i.°lor vescovo, allermano che
s.

Euprepio pai imcule fu da

lui

manda-

prove , poiché 1' oscurità di que'secoli remoti e le vicende a cui soggiacque la cillà hanno involalo per ia
le

mancano

V E R
hiasMma parte
delle

VER
de' «agri

5

memorie

vescovo veronese".

Il

diligentissimo sto-

pastori di questa chiesa sinoall'VlIl secolo. Di essi però

rico riporta eziandio la descrizione del velo dittico ridotto a pianeta, e

fu manifestato

il

no-

ne offre in
s.

me

e

la

successione progressiva da

prezioso drappo del

un linouìatissimo moApollinare
in Clas-

parte

la

figura.

Lo dice

attribuito a

An-

nastero ravennaledi
se,

s.

none, e perciò intorno alla mela del secolo Vili, trovato nel monastero di Classe a

su cui, secondo

gli usi
i

degli antichi sedella

Ravenna,

ma

riconosciuto appartela

coli,

erano eOigiali

sagri pastori

nere a Verona soltanto circa
secolo decorso.

metà del
il

chiesa di Verona,
ficato col

ognuno altresì qualiproprio nome. Questo drappo,
in origine alla chiesa di
ss.

Tra

gl'illustratori

più

giudizioso fu

il

Cenci, che s'ingegnò di
de' vescovi, per

appartenente

Vedi

supplire alla

mancanza
la

rona, ove copriva l'arca de'

martiri

aver

il

drappo

sofferto per la riduzione a

Fermo
ni
il

e Rustico, fu ridotto a

forma

pianeta e per

sua antichità,

nell'imil

pianeta, di cuidiedero erudite illustrazioSarti,
il

magini e

nell'epigrafi.

Egualmenle
il

MafFei,

il

Cenci ed

altri

;

cosic-

monumento
antico che
i

in versi ritmici lo

pubblicò
più

ché la seriede' vescovi veronesi diventòpiù piena ed esalta, senon quanto alle rispettive epoche, le quali tuttora rimasero incerte,

lo stesso Cappelletti, qualificandolo
si

conosca, da cui raccogliere
di

primi vescovi

Verona

:

opportuna-

quanto a'nomi almeno ed
I

alla succes-

mente

olfre notizie altresì delle varie di-

siva disposizione di loro.

vecchi scrittori

vinità pagane, che vi

erano adorate, e de*

della storia di Verona introdussero la falsa
notizia, che
il

molti templi cristiani, che a'4 venti della
città esistevano, a

summentovato vescovo Eula

protezione e tutela sua,

prepio ne fondasse
Apostoli;
io

chiesa attempi degli
s.

nel secolo in cui regnava Pipino, cioè nel

dissero discepolo di

Pietro e

lX.Laseriede''vescovi dell'U^helli,
chiara
il

la di-

come

tale

f'i

anche

elligialo dipoi neli'o-

Cappelletti difettosissima, egli inle

dierna sala dell'episcopio.

Da

questa con-

vece avendo seguito

tracce segnale dal

siderevole inesattezza derivarono in se-

Biancolinie dal Cenci, e nell'esporla Tac-

guito molte altre insussistenti congellure
circa l'età in cui vissero, e circa l'ordine

coropagna

colle più interessanti notizie,

giovandosi del velo e del componimento
ritmico. Già ilMalfei,nel t.2,p.

e

il

ninnerò
altri,

di alcuni de' primi successori

B^g.avea
di a-

di lui. L'Uyhelli in fatti,

ed

dopo il Panvinio credè che questo Euprepio fosse
discepoli del Redentore, e

riportato

il

medesimo documento,
scrittore, rilevando

nonimo poeta
in questo

che in

uno de'72
da vo
to
s.

che

esso conservò l'ordine de'primi

8 vescovi

Pietro sia stato consagralo vesco-

di Verona nell'anno 69; vi sia venudue anni dopo, in compagnia di s. Crivi

modo, dovendo meritar fede. Pel primo predicò in Verona Euprepio
vescovo; 2." Dimidriano; 3." Simplicio;
4.° Procolo confessore e pastore egregio;

cino, ed allora
sa.

ahhia fondata

la

r/chie-

E

su questa sua supposizione rigetta

Saturnino;

6.**

Lucio, Lucilio o

Lu8.**

egli

ed esclude adatto le narrazioni del Tinto e di Giovanni Diacono, storici vequali ben altrimenle da lui ne ronesi,
i

cilio; 7.°

Gricino o Cricino e dottore;

Zenone confessore

e inclito martire, cele-

hanno

tessuto la serie. IMa

il

dotto rac-

brandolo più de'predecessori. Co'raedesimì l'ab. Cappelletti cominciòla serie de*
pastori veronesi, ed
serie
il

coglitore delle menjoriedeir./'/<7/iVz sacra

Coleli riordinò la

ignorò a quale bea più credibile
zioni;

monu-

Ughelliana collo stesso ordine. Pasil

mento appoggiassero quelli le monumento che risale
Pipino (re
riprodotto dipoi nel secolo

loro assera'iernpi di

sando poi

MalFei a considerare

la

con-

dizione del vescovo di

Verona a suo tem(^.), insieme eoa

d'Italia), in lode di

X

Verona; da Ralerio

po

,

lo dice allora essere sulfraganeo del

patriarca à'

Aquila a

6
quelli di

VER
altre città illusili;

V E R
ma
la
ri

molte Chiesa veronese fu sempre per ogni conio mollo distinta. Avverte però, che nel

arcivescovili, accordati talvolta

once

a*

non metropolitani. Taluno crederebbe
sottoscritto, in virtù di essi,
il

vescovo di
tut-

IV

secolo

i

vescovi di

Verona

riconosce-

vano per metropolitano l'arcivescovo di Milano. Per tale il riconobbe il vescovo Siagrio nella persona di s. Ambiogio,
,

Verona dopo gli arcivescovi e avanti ti vescovi, in un concilio di Ravenna
i

del-

1*877. Essendo ne'tempi bassi la dignità
ecclesiastica

pervenuta per
si

lo

più dalla

che chiamò

veronesi suoi carissimi. Come poi passò questa chiesa solto Aquileia, non l'insegna alcun monumento o
i

preminenza
slata nel

civile, è credibile

che

al

ve-

scovo veronese

attribuisse,

per esser
di

IX

e

X

secolo
di

Verona capo

scrillore;

ma

che poco dopo avvenisse,
dall'epistola di
s.

Marca, cioè capitale
cia, li titolo di

tutta la provin-

chiaramente s'impara Leone I Papa (morto

principe fu anche dato al
li,

nel

460>

^ Settil'a-

vescovo Teohaldo o Tebaldo

in

un

mio vescovo
di

d'Aitino, in cui

chiama

diploma

di

Federico

l

del

i

i

54-

A

rende*

quileiese, metropolitano della provincia

re per altro illustre e

veneranda questa

Venezia.
la

E

nel sinodo milanese tenuto

sede, osserva Muffei, basterebbe la

me-

\erso

mela

del

V
si

secolo,
i

ove

si

vedo-

moria

di

s.

no le

soscriziooi di tutti

vescovi Buffi aga-

soggetti la

Zenone. iXon pochi famosi riempirono, anche ne' prossisingolarmente gl'insigni
let-

nei di Milano,

non

trovano quelle de'

mi

secoli, e

vescovi della Venezia e del Trentino, e

terati, Bernardo

Navagero

e

Agostino Va-

ueppur quella

jfE

del vescovo di Verona. Derivandodal patriarcato d'Aquileia quello

liero cardinali, Luigi

Lippomano, Mal-

Grado

(de'quali meglio riparlai a Udì-

teoGibertiacui da Clemente VII fu conferito, per fin che fosse vescovo di Verona,
il

e Veivezia),

dopo

la

loro separazione,

grado, l'indipendenza e

la

podestà

dell' aquileiese resto la

sede vescovile di
il

di legalo

Verona

suffi

aganea. Nel secolo XI

ve-

nipoti di

a Intere e di legato nato. A due Papa, Eugenio IV e Paolo li,

scovo Brunone Fece istanza a l*apa s. Gregorio VII, perché gli rinnovasse 1' onore
del pallio arcivescovile, conceduto già a'

fu altresì data questa mitra, cioè a' car-

dinali
i

«uoi antecessori. Si legge nel registro dell'epistole di tal
te acconsentì.

Papa, com^egli veramenCorrispondente all'onor del
\\

Condulmer e Micheli; all'accettar come ancora il cardinal Marco Cornaro dopo essi, ripugnò la città acremente, per più anni, temendo che per esquali,

ser cardinali

non

vi

facessero residenza.

pallio, soggiunge, fu
1

decreto già fatto

Godeva

il

vescovo

di

Verona feudo am-

anteriormente nel 046 iu un concilio di Pavia, nel quale intervenne l'imperatore Enrico HI col [)atriarca d'A(p>iIeiae
l'arci ve.'covo di

plissimo, con piena esenzione, e con

me-

ro e misto impero, giurisdizione in
teforle,

Mon-

Bovolone e Poi. Allorché Bene-

Milano,

in cui fu

decrel

detto

conseguenza degli antichi Ioli e dell'esame sopra ciò futlo, che nella diotato, in
cesi Aquileiese,

cato d'Aquileia, e ne
vati

neh 75 j soppresse il patriarformò gli arcivescod'Udine e di Gorizia V^erona fu as^

XIV

triarcale

si

prima sede dopo la padovesse chiamare quella di
che
al

segnata
dine.

provincia ecclesiastica e metropolitica giurisdizione del prelato di Lialla

Verona;

in eflelto di

vescovo ve-

Fino

a tale

epoca

il

capitolo della
era soggetto al

ronese fu posta una sedia alla dritta del
patriarca.
il

cattedrale di

Verona non

Tanto vide allermato

in

Roma

suo vescovo,

ma

dipendeva dall'ordina-

cardinal Cornaro camerlengo in un cociò

ria giurisdizione del patriarca d'Aquileie,

dice, e feceautenlicumente trascrivere. Si

per concessione del vescovo di

Verona
sua vol-

conferuìa

dti

ampiamente

il

possesso

Rotaldo deiry
ta, e CIÒ

i

4,

come dirò
gli

alla

goduto giàda'vckcovi veronesi

degli ono-

secondo

antichi esempi, pe'

VER
quali diversi capitoli di canonici, per concessioni apostoliche erano sciolti dall'or-

VER
sta di

7

ganee lodiventarono della chiesa patriarcale di Venezia^ inclusivamente a que-

dinaria giurisdizione del vescovo diocesano, e tuttora ve ne sono alcuni. Benedetto

Verona

e lo è tuttora.
la .-erie

Alla

mia

brevità nel riferne

de'vescovi di
i

XIV

nella bolla

Supreina disposiil

Verona, potranno supplire sunnominaed seguenti. Benedetto BonelWy Notìzie della Chiesa di Verona. Gio.
ti

tionCf de'

19 gennaio 17 53, decretò che
della

storici,

i

capitolo

cattedrale di Verona

ri-

tnanesse nella giurisdizione, come pure

al»

tre chiese di pari ragione, del già patriar-

Battista Biancolini, Serie dt vescovi e governatori di Ferona, dissertazione,

ca d'Aquileia cardinal Daniele DelfinOy

dichiarato

i.**

arcivescovo d'Udine, col

ti-

tolo, insegue e prerogative de* patriarchi

a vita; e
to,

tale

giurisdizione continuasse a

risiedere in lai finché vivesse, e lui

mor-

Verona 1757. Mense povere del Feronese, Trevisano^ Padovano, Bergamajro, Verona pe'figli d'Antonio Pinelli.V. Venturi, Compendio della storia sacra e profana di Ferona, edizione 2.* Verona
1825, tipografia
Bisesti.

ne capituluni veronensem e le altre parrocchie appartenenti da prima all'aquileiese pastore, ullo
sint sine capite j
il

11

1."

vescovo

unquain tempore
di

vescovo

Verona,

itti

apostolicus delegatus,ahh'\a ad assumer-

ne

la

giurisdizione, uscite

dumfuerit

e*

dunque di Verona fu s.Euprepio,di tempo ignoto, il quale, come si ha dagli alti de' ss. Fermo e liusUcOj propter nietiwt paganoriwi cuni paucis christianis non longe a muris civitatis in monasterio suo
_,

xaminalum a
pus
est

s. Sede toiiini id, quodoexaminari, ut rectum judicinm

habilabat. Pare che quest^abitazione fosse presso la chiesa dipoi intitolata a
s.

dari possit superpraetensionìbus,ne dum epìscopi veruni etiam capituli et canonicoruni Ecclesiae Feronensis praedif

Procolo, poiché in essa fu sepolto. Di questo luogo sotterraneo la stessa semplicità

e strettezza manifestavano

il

divoto

ctoruni. Alle quali controversie pose fine
lo stesso

asilo

d'una chiesa nascente;
i

e per essersi

Benedetto

XIV

colla bolla

Re-

trovati ivi nascosti

corpi di

4 ss. Vescovi

gis pacifici^ de' 17

maggio 1706, Bull.

veronesi, assicura ch'essa loro serviva di

Bened. XI F^ t.4, P'i99, annullando interamente qualunque privilegio del capitolo,

chiesa cattedrale in que'primi secoli, cioè
de'ss.

ed assoggettandolo

in tutto e

per tut-

pi©.

Euprepio, Procolo, Criclno e AgaPerò a tale uso, come già dissi, di-

to alla ordinaria giurisdizione del vesco-

versi loro successori fecero
la

pur servire

appena morto d cardinal Delfino patriarca-arcivescovo. Ed egualmente devo,

chiesa di

s.
i

Stefano, giacché in essa fuss.

rono deposti
Probo, ed

Dimidriano, Simplicio,
altri

cretò,anche sul proposito delle altrechie*
se e monasteri, che sin'allora aveauo goduto d' una simile esenzione. Venuto a morte il cardinale neli762, ebbe esecuzione la bolla pontificia, che trasferiva il

Saturnino, Petronio, Vindemiale, Lupo,
in seguito gli

in tutto

il

progresso de'secoli VI, VII e Vili. Egli
é questa una certa prova, che alla pri-

mitiva residenza era poi stala surrogala,

capilolode'canonici della cattedrale di Ve-

sino dal

4oo

circa, l'altra di

s.

Stefa-

rona

nella soggezione del vescovo dioce-

sano, ed essendolo in quel

tempo

jNicolò

no 2.'' cattedrale, un'epigrafe olfrendone nomi. Anche nel sotterraneo di s. Proi

Antonio Giustiniani, con suo decreto de*
i3 aprile ne fece pubblico l'avvenimento, e
te
si

colo, con epitaliisi attestava l'esistenza

de'4 nominali
re sepolcro di

ss.
s.

Vescovi. Nel particola-

legge nel Cappelletti. Finalmen-

Procolo, benché

l'iscrii

Fio VII nel 1819 soppresse la provincia ecclesiastica e arcivescovato d'Udine,

zione dica seppelliti con esso anche

ss.

Cosimo
nel

e

Damiano
si

«

le

cUies« vescovili che ù' erano suifra-

149^ Qon

nondimeno trovarono, quaudo cioè
martiri,

8
^Slelano

V

i:

R

^

VER
chiesa di
si

furono rinvenuti

gli nitri.

La

s.

contenendo
s.

nitri ss. tesori,

disse

per antonomasia

Stephanus ad Mar-

che attestano gli atti de' 88. Fermo e Rustico, secondo il Capj)eli letti, il quale dichiarando non convenire
23t» al

238,

il

lyres, per altri ss/Corpi de' vescovi collocativi nel progresso de'secoli, parlicolarlìiente nella

il

rilardarsi

il

loro martirio più d'un

mezt

zo secolo sotto Massimiano, invita a con<»
sullaie su questo punto controverso
fei,

lunga serie d'anni,

in cui go-

Maf-

enumerandosene 2 1. Inoltre vi sono memorati esistenti corpi de'ss. Quaranta martirizzali in Verona sotto Diocleziano, de' quali

la dignità di cattedrale,
i

Panvinio, Ballerini, Cenci, Biancolini

e altri, che se ne occuparono di propo-?
sito.

Tuttavolta

riporta quanto

lasciò

scritto r antico salmista della pieve ile*
ss.

più sotto, e 4

de'ss. Innocenti. Si

vuole

Apostoli, presso

il

Cenci.

Anno

Do»,

dagli scrittori veronesi clie vi fosse anco-

mini 2 36 vivebat
(seii

s.

Proculus

qiiartus^

ra deposto onorevolmenteil corpo di Galla Flacidia, figlia di

Teodosio

I

il

Gran-

episcopus ìeronae^ frater s. Fuscae. Tuscaejvirginis magislrae s. Tlicuteriae virginia
ss.
:

de
sa

e

madre

di Valentioiano. Ili,

ma

es-

venne collocata nella sua magnifica tomba in ss. Nazario e Celso di Ravenna
figlio e

si fiierunt

(A.) dalla sua pietà edificala, col
il

et luna lemporis pas< Firnius et Riislicus in civitale Veronae. Narra il Mafl'ei, il primo illustre fatto cristiano avvenuto
in

fratello

Onorio, essendo morta

in quel-

Verona, e
il

di cui

memoria

ci sia

rima-

la illustre città,

non mai

in

Verona. Forfiglia di

sta, fu

glorioso loro martirio, colla no-

se la confusero

con Placidia

Vadi

tizia del

quale

si

accoppia quella ancora
s.

lentiniano III, che dimorò e mori vergi-

della santità e del valore di

Procolo,

ne
s.

in

Verona santamente. La chiesa
secolo Vili
il

Stefano cessò d'essere cattedrale verso
,

la iTjelà del

il

che

si
s.

com-

prova che circa

y6o

il

vescovo

An-

none non
di
s.

vi

fu sepolto,

ma
la

nella chiesa

Maria Matricolare,
cattedrale. Bensì
i

quale diven-

tempo preciso. JN'ella persecuzione dunque di Dioclezia-ì no e di Massimiano fu accusalo Ferma nobile di Bergamo a qucst'ullimo che dimorava allora in Milano; il che può cre-r dersi nel 3o4Fu arrestato da un questoeh 'è
ili.**

di cui è

noto

il

ne

la

vescovi per al-

re, e

volontariamente

si

fece

prendere an-r

cuni anni risiederono a

Zeno, però nelr8o6 già era no torna ti a s. Maria, la quale rifabbricala più ampia e abbellita continua ad esserlo. Mori s, Euprepioa'ai
s.

che Rustico,
dall'

ambedue

fatti

consegnare

imperatore ad Anolino suo consigliere, perchè fossero custoditi. Se li fcr
ce poi

Massimiano condurre innanzi qel
in prigione.

agosto,

Cenci

:

ne ignora l'anno. Scrisse il Dissertazioni critico-cronologise

ma

circo, e tenlalili invano con tormenti e

con lusinghe, furono rimessi

che intorno all'epoca de ss. Eitprepio^ Procolo e Zenone. Immediato successore
di
s.

Gli die' poi in balia d'Anolino, perchè q
gl'inducesse a idolatria o uccidesse, ovvero,

Euprepio fu

s.

Dimidriano,

di cui

non ostante
li

ledidìcoltà del Tillemonl,

pure è ignota l'epoca in cui fiori; così quello che lo segue s. Simplicio, che alcuni dicono vissuto nel 5oo, reputato contemporaneo di s. Placidia, perché si trovarono le ossa con quelle della veneranda vergine, il cui collocamento sarà avvenuto in tempo posteriore. Dappoiché 5. Procolo che il successe precede l'epoca di
8.

egli slesso

domandò

e ottenne dall'im-

peratore.

Dovea

costui allora per alcuna

particolare commissione portarsi con conella Venezia , per cui subilo li condurre a Verona e quivi tenuti sino al suo arrivo. Il famoso Atifilealro

mando

fece

,

ch'è in questa città, fece concepir l'idea

ad Anolino
supplizi,

di far

Placidia

,

come contemporaneo
I,

blico spettacolo,

con poca spesa un pubcom'era uso allora ne'
Ve-.

fiirimperaloi'8 Massituino

che regnò dal

Giunsero Fermo e Rustico a

VER
rona in 3 giorni, e furono congegnali a CancaiiooCaio Ancario milite cli'era vicario delia cillà, cioè luogolenenle e coii»aii(J.u)le
i

VER
rivati dal criminale processo

9

loreanonimocìe'tempidi Pipino. A ggìnngesi negli alti, f(ualicre(lonsi inpartedeo
atti
ss.

pro-

del presidio. Arrivò

dopo 6

cousolari, cl»e stando

i

corpi de'
,

Fer-

giorni Anolino, e fece subito invitar dal

mo

e Piustico insepolti

perchè fossero

banditore
lo.

il

popolo veronese a spettacoil

dalle bestie consumati, e facendovi nella

Ma

in

quella slessa notte
il

vescovo

s.

notte Ancario convertilo veglia e custodia, insieme con
di

Procolo,

quale nel suo monastero, cioè

due

lor parenti venuti
si

in luogo appartato e solitario,

non lungi

Bergntno, alcuni cristiani, che

dicee in-

dalle

mura

della città, con pochi cristia-

vano mercanti, veimero a prenderli,
volti

ni stava nascosto, infervorato di spirilo

nobilmente,

li

posero in una barca

maggiore nell'orazione,
Q visitò
i

si

porlo in cillà,

econdussero
che nella
ge

via. Riferisce inoltre Malici,
si

martiri; nel qual
i

tempo

essen-

storia mss. di questi corpi,

leg-

do venuti

ministri,

il

s.

vescovo profes-

come
il

fossero poi riportali in
del

Verona;

•Sandosi cristiano, fece istanza per esser

ed

IMarlirnlonio

Fiorentini

pone

condotto con
le in

essi,

e l'oltenne. Giunti da-

questi santi in Oriente, perchè in quelle
parti
ti
i

\anli ad Anolino, che slava nel tribuna-

saranno

stati allor portati

e venera-

presenza di lutto
il

so,
le

osservando

popolo concorvenerabile vecchio con
il

loro corpi. Si ha dalla leggenda dal

RIalfei
si

pubblicala in fine de'Ioro

alti,

che

mani

legale addietro, chiese chi fosse;

trasferirono in Africa.edopogran tem-

e udito ch'era un cristiano spontaneamen-

non volendo far altro sangue, e mosso forse anche dall'età, ordinò che Cosse rilascialo, alfermando che delirava
te oifertosi,

per

la

vecchiezza.

1

ministri però percuo-

po ne fece acquisto il mercante Terenzio, che li trasporlo nella sua patria Capri, poi Giustinopoli in Capo d'Istria. Di là per timore d'incursioni barbariche furono trasferiti a Trieste, dove portatosi s.

tendolo co"li
ciltàj
alflitto del

schialìi, lo
il

cacciarono dalla

ritornando

vescovo a'suoi tutto
il

Annone vescovo di Verona con accompagnamento di molli ecclesiastici, a forza
di

non aver conseguito

bramaec-titati

denaro

gli

ottenne, e resliliù alla sua

lo martirio.

Ma Fermo e

Rustico

chiesa, insiemea'corpide'ss.
co, Apollinare e Lazzaro.

Primo, Marss.

invano n sagrifìcare, furono
co;
il

rotolali so-

Le

Reliquie

pra acuii rottami, indi minacciati col fuoza loro danno, e gridando

che riuscito per divina grazia senil popolo con-

fiuono poste con balsami e altri odori in arca di pietra, col coperchio ornato d'oro,
si

argento e pietre preziose, collocando-

tro di loro, quasi fossero maliardi e in-

nel sotterraneo della basilica in

cantatori

,

ordinò Anolino fossero

traili

de'ss.

Fermo

e Rustico già eretta

onore mollo

fuor delle mura, e percossi a morie con
bastoni,
si

tagliasse loro la testa. Così fu

eseguilo sulla riva dell'Adige a'9 agosto.

Fecesi poi Anolino portare lescnlluie de'
cristiani, e tulli gli atti, cioè
i

tempo innanzi fuori delle prime antiche mura. Quivi ancora, afferma Maifei, «iposano le ss. Ossa, da quando per s. Annone vi furono riposte essendo favola
,

processi de*
gli

senz'alcun fondamento,che fossero poi ru-

martiri anteriori, che potè a vere, e

fece

bate e portate altrove. Nel Moscardo è
prezioso
il

abbruciare, dicendo che da quelli veniva
il

monumento

o testamento di

cader degli

altri nell' istesso errore,
i

e

Radone
vasi

prete, rogalo nei 774. '" cui tro-

l'esser venerali

loro .sepolcri pia de

iempli degli Pei. Forse perirono allora
gli atti

tuito

dess. Quaranta martiri, de'quali

è fatta

un tempo memoria dal clero

VPVQnese, e menzione se qe vede iu au-

nominata la porla di s. Fermo, istiun ospedale, e falli esecutori (sic) per sempre coloro cUe prò tempore avessero la custodia de'ss. Martiri. Uu' ora-» zione d'aulico Sagrameutario, che fu deb

IO
la chiesa di
i»i venerati.
8.

VER
Bovo, nomina
le
i

VER
«s.

Corpi

«imo e Damiano,
sero qne* de*
ss.

colla

credenza che fose

Neh 189
4

fu trovata iscrizio-

Fermo

Rustico loro

ne

in cui

sono notate

loro reliquie e
nella

concittadini, insieme alla testa di
colo, a quelli

quelle degli altri

^^i^^i registrati
i 1

leggenda, oltre altre. Nel

97

il

vescovo

Adelurdo II eccitò con esortazioni e indulgenze veronesi, a riparar la fabbrica
i

della chiesa de'ss.

dice riposano

i

loro corpi.

Fermo e l^ustico, in cui Ad onta di

s. Procontemporaneo, e tutto portarono a Bergamo, supponendo che avessero avuto comune con esso la tomba. L'Ughelli riporta gli atti de' ss. Fermo e Rustico, e parla delle due epoche

cui fu attribuito

il

loro martirio, nel ris.
i

tante testimonianze che trovo nel MaFfci,

ferire le notizie di

non debbo tacere di leggere nel Cappelletti, muoversi da' bergamaschi grave questione sull'esistenza delle reliquie
de*
ss.

priProcolo. Tra mi avvenimenti cristiani poi occorsi in Verona nel 111 secolo, mg.'^Dionisi (che
il

scrisse intorno ai Santi veronesi), oltre

Fermo

e Rustico nella loro catte-

suddetto de'

ss.

Fermo

e Rustico, ricor-

drale (e parlandosi di questa nelle pro-

posizioni concistoriali^
i'

s'

intende

per

asserzioni de' bergamaschi medesimi,

Corpora ss. Firmi et Rustici coni patronorum magna veneratione
si

dice esistervi

da anche il martirio di s. Arcadio, e con tanto più fondamento, che s. Zeno più vivi colori. Il Maflo descrive con non conviene co* Bollandisli che fei sulla fede de' moderni fecero viaggiare il
i
,

recondita) jiitìzìchè in Verona, nella chiesa che

s.

vescovo Procolo in Oriente, ne' Luosua età e uffizio di pastore dottissis. Saturnino, auch*egli
;

neporla

il

titolo,cioè

s.FermoMag-

ghi Santi, e in Pannonia, incompatibile
alla

giore,

ove

i

veronesi, e con piti ragione,

sostengono esistere tuttavia, in favore della quale scrissero Maffei, Biancolini e
altri, e in difesa di

mo. Gli successe

cospicuo per dottrina

quindi

s.

Lucilio

Bergamo

il

can.

Guei

liui e altri.

gamaschi, che

Dappoiché raccontano bers. Annone nel ySi acquialcuni mercanti

o Lucio o Lucilio, mirabile per virtuosa e santa vita, ma non pare che intervenisse al concilio di Sardica, nel

345, co-

siate le sagre reliquie,

me

vuole anche Maffei, essendosi confus.

bergau)aschi le comprassero a prezzo
d'oro da' custodi dell'ospedale di
s.

so con

Lucio, di cui appresso. Settimo

Ferin

mo, unitamente
8.

alla

testa

del

vescovo

altri

Procolo, e trasferirono a

Bergamo

luogo campestre e sotterraneo, ove poi 3 secoli dopo si trovarono, e con solen-

ne pompa recale
tora riposano.

alla cattedrale,
il

ove

tut-

Ma

critico

Cappelletti

s. Cricino, non bene detto da Gricinoe Brichino, cognominalo il dottore e facondo predicatore. Ottavo il glorioso s. Zeno o Zenone, primario protettore di Verona, che sopra lutti ne illustrò la Chiesa, poche essendo tra le latine, rileva Malfei, quelle che vantar

vescovo fu

conclude
e

l'esistenza a favore di
il

Verona
s.

possono un

s.

Padre

e dottore,

qual vien

non di Bergamo; perchè
le

vescovo

egli riconosciuto e

Annone
ne

trasterile a più decorosa stazioss.

veneralo, e nella qual classe vien collocalo pe*suoi molli, dotli, fruttuosi ed eleganti sermoni, celebrali do non pochi dotti anco stranieri i e Maffei ragiona pure del merito loro e delle di-

ossa de'

Martiri, ne

adornò

l'ar-

ca col discorso velo o drappo dittico, e

perchè nella chiesa

di

s.

Procolo colle
i

sagre sue ossa riposavano

corpi de'ss.

verse edizioni, noli essendo altrove
dal

sin

Cosimo

Damiano, e nella ricognizione ricoidala del i49^ non si trovarono né
e
s.

IX

secolo,

li

Barzio lo chiamò

VApu-

lejo Cristiano.

La

chiesa di Milano fin

questi corpi, né la testa di

Procolo

;

dall'antiche età nel prefazio

concludendo, che

i

mercanti bergamai

no

lo

Ambrogiachiama dottore, essendo egli fio-

schi piulloslo tolsero

corpi de'

ss.

Co-

rilo

versola fine del IV secolo, ignoraci-

VER
benché il nome l'indichi greco e l'anonimo sembri nccennaie che r{ua venisse dalie parti di Siria, ove e in Italia, egli dice, operò grandi e mirabili cose. Non conviene MalFei che Gallieni tempore niartyrio coronalus est, dicendolo vissuto alquanto più laidi, e potersi credere che rendesse l'anima a Dio al Sgo non mollo lontano, il successore essendo stato contemporaneo di s. Ambrogio, il che non pare, come dirò a suo luogo. L' tJghelli pure lo vuole vissuto neir impero di Gallieno, pubblicando l'elogio del Panvinio, e quanto ne scrissero il notaro Coronato e altri. L' anonimo lo chiama confessore e inclito mardosi
la

VER
e
ivi

II

pallia,

educalo, lo dimostra l'elegante e

colta elocuzione latina, che
lui
si

materna

in

può

dire.

Fu

conoscitore profondo

ancora della lingna greca, delle lettere e de' libri sagri, con un cuore veramente inclinato alla pietà e a tutte le virtù

cristiane.

Dotato dalla natura d'un'

in-

dole mansueta, di modi
divina grazia di ardente

alfabili, e dalla

amore per

la

fede e di carità per dilfonderla, pose in

opera a questo sublime e santo scopo ogni sua possa. Predicò eilìcacemenle la
parola di Dio, e pascendo
il

popolo del
la

cibo evangelico, mostrò ad esso

via

della salute e del cielo. Esaltalo alla di-

gnità vescovile, non lasciò per questo di
a (iati carsi,

tire, e

martire replicalamenle
1

lo dice
il

s.

ma

proseguì anzi con sempre

Gregorio

ne' suoi

ripetuto da altri

che fa e da' Martirologi enei
Dialoghi,
in

eguale zelantissima perseveranza, nella predicazione delle celesti verità, e con
tal

romano
nalo

a'

12 aprile. Altri con Coroessersi, riposato

dissero

pace.

religione e al bene de'fedeli.
te

La

s. Chiesa veronese però sempre ne ha celebrata la memoria qual confessore e non di martire; ma forse il non a-

mezzo tornò oltremodo giovevole alla Accortamene con vivezza combattè il vizio, senza
si

dispiacere a'viziosi, e
nire e piegare
voli.
i

studiò di

ammo-

fedeli senz'atti

lusinghe-

ver conseguito secuzione
il

in

tempo di pubblica

per-

Era benigno

e caritatevole co' mii

martirio ne fu cagione. Egli
pietà, e di

seri,
ri.

soccorrendo e confortando

pove-

rese bellissimo e replicalo testimonio agli

La

face della carità ardeva nella sua

antichi veronesi, di singoiar

bell'anima.

Con

se stesso però era

sem-

cristiana liberalità celebrandoli,

non già

pre severo, rifiutando lullociò che non
gli

con semplice attributo d'onore che potesse credersi usato per civiltà e per conciliar

veniva dalla necessità assolutamente

richiesto per

benevolenza,

ma

chiaraujente e

lutti questi sentimenti ne' due sermoni sopra V Avarìzia. Nel Compendio della vita di s. Zenone vescovo e mar-

con

vivere, impiegando il rimanente delle proprie facoltà in mantenere e ammaestrare chierici nel servii

zio divino, nel soccorrere

i

sacerdoti che

pativano disagio d'alcuna cosa, concor-

tire,

protettore di f''e/ona,i\t\

d.'

Ben-

rendo pure a sostenere

le

spese per

le

nassuli, inseiilo nella già ragionata
tizia sul

No-

sagre funzioni, e nel recare larghi aiuti
agl'infermi e a'bisognosi,che
il

rinvenimento della sagra sua

principul

spoglia, in
basilica

uno

alia

sua
si

i.*

invenzione e
si

oggetto formavano delle sue cou)passionevoli cure.

omonima ove

venera,

leg-

Chiamava

la

pazienza regi-

ge, che vogliono alcuni scrittori che traesse
i

na
ti
:

di tutte le cose, la connolazioue di tutla

suoi natali dalia Grecia, ed accintosi
la

celebrava piùcoll'escrcizio che col-

a propagar
si

religione cristiana, io Asia

le
la

parole. Angelica fu in lui la viriti delpudicizia, dalla dilfusione della (juale,
si

trasferisse, e di là in Italia

passasse;

altri

poi riferiscono che i'Alemagna fospatria sua
;

deve certo Verona, come
tere di
s.

se

la

ma
sia

la

chiesa Triestina

Ambrogio, quella
vergini
uè' monaileri,

ha dalle letscelta molcongregale
e dimoranli

e la
in

Veronese
e

lo dicono nato e allevalo

titudine delle sagre

Verona;

che

cresciuto in Italia

gran parte

12

VER
soggiorno.
d'

VER
profitto
il

alile nel proprio domestico
J*er lui
si

Vangelo,

si

avvicinò a quel

rese

Verona degna
dall' edifìcanli

anuni-

lazione anclia agli occhi de'genlili stes^i,

che sorpresi
della verità,

pratiche

delle virtù cristiane, e illuminali dal rag£>io

non lardavano ad ab11

doveva coglici' la palma de' suoi trionfi nelle sempiterne allegrezze del cielo; chiamato il popolo a lui, |)rese cou)miato con discorso coramovenie |>ieno di salutari consigli, e tutti poi benein cui
detti,

tempo

bracciarla, accrescendo cosi meraviglio-

l'anima sua dalla prigione corpoInllo cagionato

samente
istruire

i

fedeli al cristianesimo.

san-

rea uscì soavemente e festosa, ed al suo

to da' suoi
i

sacerdoti

e

ministri faceva

Signore volò.

Il

da quegrati-

catecumeni, che ogni anno venivano da lui rigenerati col sagranìeuto
del battesimo, gran quantità di

sta perdita fu universale in

Verona,

de

il

pianto del popolo fedele.

Dopo dilui

popolo

vole esequie ebbe onorala tomba lungi
dalla città, nel tempio

d'ogni nazione, d'ogni età, d'ogni sesso

medesimo da

e d'ogni condizione. Perciò resosi angusto il vecchio oratorio, dove esercitava divini uffizi, un nuovo più ampio n'eresse. Degna di grande encomio fu eziandio la sua vigilanza nel mantenere la disciplina, e tultociò che riguaidava il culdisordini e sregoto sorgendo contro latezze introclolli ne'convili di carila che
i ;
i

eretto e consagralo, nel quale soleva esercitar
il

suo ministero, e presso cui
a'

la

propria abitazione teneva. Questa gloriosa

morte avvenuta
I

12 aprile verso
il

la fine del

V

secolo,

non troncò
'

corso

a'prodigi, poiché molti se ne operarono al

sagro avello, celebrati nel

mone da

s.

Petronio. Nel

4 ^ in un serSgo il fiume

si

celebravano nelle

feste de' Martiri, ol-

Adige, per ripetute dirottissime pioggie,
traboccò dal suo
nella chiesa di
letto,

ire l'aver tolto altri abusi

introdottosi
;

recando danni e
la

neireccleMastiche giurisdizioni
tè e sconfisse
il
1'

combat-

rovine a Verona. Accorsa
s.

moltitudine

arianesimo, e vari scismi,
portenti

Zenone per invocarne

cui veleno erasi propagato per l'Italia.

Non

pochi furono

i

tielìa

divina

provvidenza a intercessione del santo,
da' quali ricevè la fede gloriosi e molteplici trionfi,

il patrocinio, le acque impetuosaraente crescendogiunseroa tanl'altezza da chiuderla a un tratto nel tempio, onde teneva certo di perire ; ma per divina on-

e per cui contrassegnate

ri-

nipotenza, investendo l'acqua da ogni
to la chiesa, crebbe fino
delle
alla

la-

masero
prova

di chiara,

autorevole ed eterna
lui

sommità

le

verità

evangeliche da

pre-

finestre

senza che una sola gocIl

dicale a istruzione del suo popolo, ed a

cia vi entrasse.

popolo stupefatto dal

conversione degl' idolatri. Meravigliosa
poi fu
la

prodigio, se ne servì ad estinguere la

sua possanza nel cacciar da'cor-

propria sete, e dopo
trò

24

ore l'acqua rien-

pi ossessi gli spiriti

maligni; prodigioso
infermi ottenne da
miracoli in-

l'ardore della sua mediazione con cui a

^ran raollitudine

d'

Dio

la

sanità.

Fra' diversi

terceduti dalla divina misericordia, devesi ricordare

mirabilmente nel suo letto. Questo fatto fu narrato 4 anni dopo da s. Gregorio I, sull'autorità di Giovanni tribuno e di PronuKo vescovo di Verona. Però il miracolo più memorabile e più salutare a* veronesi, fu l'aver ridotta

l'aver risuscitalo
il

negalo nell'Adige,
tà d'idolatri,

un anche produsse mera*
nella diocesi ve-

Veconil

rona a ricevere

il

battesimo, compiendo
s.

vigliosu conversione a Cristo di quanti-

l'opera cominciala da

Euprepio

e

non meno

tinuata da' successori, distruggendo
culto de'
ri,
falsi
1'

ronese, che fuori e nelle più lontane parti

numi. Laonde que'barbaopera portentosa del santo
il

d' Italia.

iregliare
gia, e a

Continuando il s. vescovo a con amore paterno sulla gregseminare eoo sempre maggior

che per

videro crollar

genlilesimo,
di lui e

si

scnglia-

lOQO furenti sopra

crudelinen-

VER
morie il ri«lusserò e sarebbe morto, se un prodigio non gli avesse restituito la sanità. Per tale patito strazio, l'anouimo lo chiamò martire, e dopo di lui s. Gregorio 1 e Paolo Diacono lipelerono, oltre diversi INlarlirologi. Quindi ben a ragione è anche venei alo martire, poiché molti quantun(]ue non soiìVirono il martirio, sono
te
il

VER
atti

i3

(rallarono, che presso a
;

propriamente è
Il

sottoscritto

Lucio «
l

non Lucdlo.

Coleti nell'emendare

U-

ghelli attribiù a Lucilio T intervento al

sinodo Sardicense nel ^^j. Segue poi Siagrio, imparandosi da uit'episloia di s.

Ambrogio un

notabilecaso.

Era

in

Vero-

na una vergine consagrata aDiopernome Indicia, ed ancora un monastero di donne, di che sarà dillicile trovare
piìi

antico

tuttavia dalla Chiesa così chiamati pe'

esempio,
diato di
allora in

come opina
s.

IMalfei,
il

che, ripelo,

gravi all'anni e patimenti che sostennero per dilFondere e far germogliare Tinfallibili

di Siagrio volle fare

successore

imme-

ed eterne verità evangeliche; e

Zenone. Delle sagre vergini Verona, altre vivevano congrele (jua-

per aver logorata lino all'ultimo avanzo
la vita loro.

gate, altre nella propria casa, tra
li

Del resto quanto all'inven-

Indicia. Essendosi

zione e traslazione del venerando corpo
di

ritata

una sua sorella macon Massimo, tristo uomo, non voin villa, adi-

Zenone, ripeto, descrivendone in principio la sua basilica, anche col d.*^ Dennassuti ne ragionai, e sono notissime le solennità che nell'agosto 1889 furono celebrate in Verona per la ricognis.

lendo Indicia star con esso ratosi il cognato divise con
tersi veliere, e

muro

in cit-

tà la casa, togliendo alle sorelle di

poCre-

tentò di

muover

lite.

zione del sagro corpo, su di cui e
d. Cesare Cavalloni, ed
il

1'

ab.

scendo poi l'odio, forse per altro occulto motivo, ordì calunnia atroce, accusandola
al

tu conte Orti

vescovo

come caduta
il

in delitto

Manara, e molti sagri oratori diedero a stampa fruiti pregevoli di eloquenza e di erudizione. Con s. Zenone l'anonimo Pisuo breve catalogo de' primi vescovi di Verona.
il

contrario alla sua professione, e
vesse occultato e ucciso
altri

come

a-

parto.

Addusse
Il

scellerati

per testimoni, che non
in

pìniano termina

potevano aver accesso
ordinò che
trici,
si

ca>a sua.

ve-

scovo Siagrio die' orecchio all'accusa, e
visitasse Indicia dalle levala verginità,
il

Nono vescovo
e successore di

po

classense,

Verona, Zenone, secondo il drapfu s. Agapio o Agabio o Adel la s.Chiesa di
s.

per constatare
tal

che era

un'ingiuria,e

disposizione fu di

sommo

gapilo, che alcuni dissero già vescovo di

dolore alla vergine. Perciò questa appellò
as. A(nbrogiometropol(tanodi Milano, di
cui allora era sulh-aganea la chiesa di Vero-

Cesarea e forse successore di Teotemo vescovo di tal città, ma ancora la disciplisaggi

na della Chiesa non permetteva i pasda una sede ad altra. Il Maffei die*
per successore as. Zenone
grio, cos\
il
il

na.

sa in

Dovendosi adunque far questa cauMilano, Massimo cercò di sottrarsi
il

vescovo Sia-

dalla figura di accusatore, e fece che

Biancolini,

il

quale registra

vescovo scrivesse, non da
vulgato
al
il

Ini essersi

di-

poi Lupicino e
s.

Massimo, e dopo questi

fatto, uìa

da femmine

riferito

Agabio, nella qual progressione discostandosi troppo dalla serie moslralaci dal
prezioso velo dittico, a questo
il

uìonastero, ond'era poi giunto a no-

si

attiene

Cappelletti. S. Agapio, l'Ughelli l'avea segnato 3.° vescovo, e io." il Coleti: fu
pietà e ardore
al

anche di lui suo congiunto. Si portarono a Milano due testimoni. Renato e Leonzio, dove interrogali parlarono
tizia

dilFerentemente e
vilissime
la,

si

contraddissero

:

tre

pari in

predecessore.

Jndi
io,

s.

Lucio, cliB
s.

il

Cenci credè Lucil-

donne, jMerciuia, Lea e Tcodoche doveano far teslicnonio, si trafual

ricordato da

Atanasio e intervenu-

garono, onde innanzi
scovi

consesso de' ves.

to ai couciiiodi Saidica nei

345, ue'cut

radunato perciò dal

arcìvescovO|

i4

VER
futle

VER
malignità esporre all'orribile
ludi-*

nessun comparve. Questi, nluno presentandosi al giudizio, esaminò due sante

brio dell'ispezione

una sagra vergine,

la

donne, e ne riportò ampia teslimonian* za degi' irreprensibili costumi della vergine Indicia j onde pronunziò sentenza, assolvendola del lutto da ogni sospetto, e condannando scomunicali Massimo.R*'" nato e Leonzio; con questo, che al i.^non
fosse tolta la speranza d' esser

cui modestia venerabile esser dovea, e
sicura.
dici, tal

Asserirsi inoltre da'priraari

metal-

esame e

tal

giudizio riuscire faldi esso
si

lacissimo, per cui

dopo

era

volta continualo a disputare. Indis.

Am-

brogio scrisse altra lettera a Siagrio, a-

rimesso,

quando emendasse il suo errore; ma gli aluidueche rimanessero scomunicati per
sempre, finché con pubblica penitenza e lungo piangere il lor peccalo, non si fossero

michevolmente e con un fatto della «. Scrittura mostrandogli, quanto rispetto si dovea alla sagra verginità. A Siagrio
successe
s.

Lupicino. Al Cappelletti, per
sludi diligenti del Sarti e del
la

fissare la successione de' vescovi, lo per-

mostrati
la
s.

degni

di

misericordia.

suasero

gli

Giunta
grio a

sentenza in Verona, scrisse Sia-

Cenci, e riassumendo
scia,
la

serie nella
s.

fa-

Ambrogio, aver timore che di essa non mormorassero veronesi ; restar dubbiosa la castità d'Indicia se non
i

che sta a fianco
il

di
s.

mostra

vescovo

Fermo, quelPetronio. Anche
gli scrii»

sul

tempo

di lui

sono discrepanti

seguiva l'ispezione per venire in chiaro
della verginità; trovarsi chi
lo

minaclui,

ciava di non comunicar più con
ta dalle levatrici

se

ed all'ab. Cappelletti sembra opinione più ragionevole che sia vissuto sul principio del V secolo, per le ragioni che
tori,

raromeltesse senza esser prima osserva-

adduce, cioè intorno

al

4io.E

qui per

mo

ne potersi dir Massiaccusatore, per aver mostrato dolo;

dar saggio della
li,

serie riferita dall'

Ughel-

re della

Rispose

s.

fama sparsa contro la cognata. Ambrogio, non credere che
il

dopo s. Procolo registra per io." vescovo 8. Mauro, pel Coleli li." e pel
egli

i

Cappelletti
ti 1

39.'';

S.Giovanni

i

i.^pelCole-

suoi carissimi veronesi fossero per parlar

3.° e pel Cappelletti 4o.°

Senza rimargli alla

male, contro

loro uso, della sua sen-

care
tri,

come

questi ultimi riportano

tenza, e lanlo più che col parere e ap-

tanto più che seguendo

serie del
li

provazione
scita,

d'alili suoi confratelli era u-

Cappelletti col suo ordine progressivo
riferirò,
essi

dov'egli all'incontro senza consi-

neli'

Ughelli
I

hanno
s.

il

se-

glio d'alcuno erasi arrogalo di giudicar

guente: I2.°s. Probo,
14.°
s. s.

3."

Teodoro,

solo: riprese Siagrio, perché a suggestio-

Innocenzo,
s.

1

5.°

s.

Lupicino, 16.°

ne e a richiesta

di

persone

Irìsle e cat-

Lucido, 17.°

Zeno huius nominis
s.

tive, senza accusatore manifesto,

avesse

IFj cuiiis inentio facll

Anihrosias in
creduiiUir esse

credulo doversi dubitare dell'onestà di fanciulla, approvata già molli anni avanti

Epìst. 46,

lìb. 6.

Huius

dalia cognizion di

Zenone

di santa

me-

scrmones, qui sub nomine Zenonis Mar* fyris aspexerc lucem^ ut egregie notai

moria

e dalla sua benedizione santifica-

ta (sulle quali parole ancora,
se Siagrio

Ma (Tei

scris-

immedialo successore di s. Zenone: noterò che s. Ambrogio governò la chiesa di Milano dal374al397) Rappreienlòpoijconieconlro
ecclesiasticlie
le leggi civili

ed

avea proceduto senza ma-

Baronius inNot. ad Martyrol Rom.ad dieni \i aprilis. Ibi oplinie colligil duos Zcnones f^ernnenses Episcopos fuisse, non unum, i8.° Siagiio, ig." s. Massimo, 20.° s. Alessandro, 21.° s. Biagio, 22.** s. Lupo, 23.° s. Felice, 24." s. Moderato, 25.° s. Salvino, 26.° Andronis. Silvino, s. Vindemiale, 28.° 29.°s.Luperio, So.^s. Manio, 3i.°8. Petronio, 32.° 8. Gerbone, 33.° s. Simpli-

nifesta accusa, ammettendo malevoli e nemici per testimoni: vero accusatore esser Massioio, e non doversi per cosif-

co, 27."

VER
«io,

VER
«.

i5

34'
s.

s.

Senatore, 35."
s.

Servolo,

36.°

Verecondo, 37/

Valente, 38.°

Solazio.

E

basti coli* Ughel'i, per

dare
sui

un' idea della diilerente cronologia

primi vescovi
Solazio è
leti
il
il

col Cappelletti, pel

quale
Pe-

32." e scismatico, e pel Coil

38.° Riprendendo
1

filo

con

s.

tronio
dietro

3,° del Cappelletti, a lui

venne

Esso ignorò il vescovo s. Concesso I, il quale o ebbe più nomi e si disse anche Servidio e Servolo, ovvero fu un vescovo da questo distinto in tal caso il drappo dittico dovrebbesi reputar mancante di esso. Bensì conobbe il vescovo s. Servolo, l'encomia e lo dice chiamalo pure Servus Dei: se ne celebra la festa
ghelli.
;

s.

Innocenzo d'anno incerto, loda-

a*

26

febbraio nel calendario veronese.
s.

to dairUghelli per giustizia, innocenza,

Questo
ni del

Servolo, a' due concilii
e del

romaSer-

esimie virtù e scienza.
figiato nel

Montano

solo ef-

5o4
Il

5

1

2,

si

sottoscrisse

drappo

dittico, forse

perchè

VHS Dei,
ronesi

MafFei io disse iiUervenuto
i
i

breve fu il suo vescovato e perchè non fu annoverato fra' scinli. Circa il 4'3^ S•

a quelli del

Vindemiale, iodatissimodairUghelli per
dottrina, indefesso zelo, virtù e amautis-

5o e del 5o4, e che vechiamano s. Servolo. Dunque fa un medesimo personaggio, dello ancora
Il

Servidio.

vescovo

s.

Verecondo, pio,
chiesa

simo della religione cristiana. Nel 44* s. Lupo, detto dall' Ughelli mirabile per
santità di vita e dottrina, diligentissimo

dotto e ornalo di gravi virtù, morì nel

5^3

e fu sepolto
s.

nella

ora noa

più esistente di

Pietro di Castello, con

custode dell'ovile
zio nel
lio,

di Cristo,

che edificò

epigrafe riportata dall'Ughelli,

come

fe-

coir esempio e colle parole. S. Gauden-

ce di quelle di diversi suoi predecessori.

465 sottoscrisse ni concilio roma* non conosciuto dalTUghelli che per
di fervore, efilcace nel

Così di

s.

Valente,

riferita
la

pure e me-

glio dal Maffei, che

chiamò insigne

4.° vescovo, la cui carità e santità splen-

monumento

di detta

chiesa, insieme a

deva
ti

sermone. Co-

quella del predecessore.

Da
i

quella di

s.

leli lo

registrò per

i

i.°,

e MafFei avver-

Valente s'impara, che diventò vescovo
nel
ni.

che nel detto concilio, presso Labbé, G audentìus Vecco;?en5/.9, Cristiano Lupo trovò leggersi Veessendo sottoscritto
Tonensis ne' mss, cassinesi. Di

523

e

morì

nel

53
gli

di circa
s.

85 anSalvi-

Io anno ignoto

successe

no, che

Germano
soltanto e

non

si

conosce che

il

nome,

pel i.° nominandolo ed esprimendolo il drappo. In anno incerto s. Felice, che r Ughelli dice studiosissimo della pro-

non devesi confondere con s. Silvino sunnominato, e d'ambedue parla anche l'Ughelli, che fa elogi di s. Calvino per dottrina e grandi opere, convertendo col suo zelo a Dio quella parte della città che non lo era; limosiniero co*
poveri, assiduo ne' digiuni e nelle orazioni. E'

pagazione
ta

della pietà cristiana,
:

probo e

illustre per altre virtù

a lui fu edifica-

nominalo anco
1

nel Martirolo-

una chiesa non lungi dal monastero di s. Gabriele, il cui nome fu imposto ad rmo de' castelli, colla sua immagine sulla
porta e iscrizione che
riferisce. Indi s. Silvino eccellente in dottrina, soave nel

gio

romano a' 2 ottobre, e la chiesa di Verona ne celebra l'ullizio. Nel 792 ca1

pricciosamente ne' calendari fa cambialo il suo nome in quello di Fiorente, finché fu reintegralo il vero nel 1837. In questo cominciarono ad aver culto anche ss. Agabio e Gerbone, del quale più
i

sermone,

fregiato d'ogni virtù, umiltà, assiduo ne' digiuni e nell'orazione, colle

quali sedò

le

inimicizie tra gli uomini,
s.

sotto,

benché

già

erano
Il

registrati

nel

come

leggo nell'Ughelii. Quindi

Teo-

Martirologio romano.

vescovo

doro, pio, virtuoso e per dottrina insigne,
d' esimia eloquenza
^

di

sua

traslazione

simo ebbe sepoltura nella nome, demolita nel i5i8

Maschiesa del suo
s.

in occasione

da

s.

Stefano nella cattedrale ragiona U-

della generale spianata intorno alla cit-

i6
là,

VER
per
rnilitoi'ì

VER
8.

operazioni. Di

Cel!>o«

lo alla contemplazione, per cui riniiirziò
il

ne, l'Ughelli fece elogio, quale

indum-

vescovato per menare vita eremitica,

propagazione delle velila evaugeliclie, ed eziandio inirabilinenle
inolo per
la

ove poi fu dedicalo un tempio a suo onore dopo 7 anni avvisato dall' Angelo, si
:

dedito all'estirpazione delTeresie. Segue
8.

Luperio, grato a Dio e agli uomini,

recò verso Verona,e caduto infermo mori nella chiesa di s. Felice. Miracolosa-

fregialo di molteplici cognizioni, propen-

mente
ni I,

lo strepito delle
la città

campane, ne av-

so per natura qual padre a sollevare gli
iiiftriiii,
i

visarono

ed

il

successore Giovan-

pupilli, le

vedove, e
s.

come

il

predecessore fu deposto in

l'rocolo.

Lodato per dottrina
fu
il

e mirabile santità

vescovo

s.

Senatore.

Ad

esso

nel

il quale vi accorse col clero e {)opotrovando che nelle mani teneva una carta, che a niuno fu dato togliere. Allora Giovanni I prostratosi a pregare Dio,

lo,

579

era già succeduto Solazio, vescovo

ottenne che dal santo
derla.

si

lasciasse pren-

scismatico, che sottoscrisse al sinodo di

Grado, insieme
sori

cogli altri vescovi difen-

de'

Tre Cnpiloli
Miifl'ei
il

(P\)f del rpiale
nel
t.

scisma ragiona
seg. llColeli e

2, p.

^SS

e

Malfei dicliiararono fala l^apa Pelagio

Conteneva le sue preclare gesta, che il vescovo ad alta voce divulgò al popolo. Questo festante ne condusse ils. corpo nella chiesa di s. Stefano, ove poi si venerò la mitra, il bacolo pastorale ed

so
Il

il

diploma attribuito

e riferito daU'Uoljelli, colla sottoscri-

2Ìone del

l^apa e dello stesso Solazio,

mentre era diviso per lo scisma dalla sua comunione. In anno incerto segue Giùlìiore ortodosso perciocché inserito venne il suo nome nel drap[)0 dittico, mentre
noi fu quello del predecessore.
l'Ughelli e nelMaffei
il

A Giovanni 1 sucClemente, indi s. Moderato, la cui severità fu moderala dalla clemenza, amato e venerato da lutti, lii

guanti da

lui usati.

cesse Arborio, poi

berale co* poveri. Circa
co,
il

il

7 [2

Domeni-

cui vero

nome

fu ignorale per lun-

I\Ia

nel-

si

dice,

che dopo
Illa-

590 circa intervenne rano [F.) o Mariano,
di

al

sinodo di

go tempo, dicendosi Paterno, per non essersi ben letta la lapide che lo nomina e lo ujostra conleaiporaneo al re Luitprando, ricordando l'erezione di elegaiile
s.

nella

maremma
le

tabernacolo

marmoreo

nella chiesa di
il
il

del Friuli, luogo f)rtissimo per

palu-

Giorgio di Valpolicella,

cui tenore

che

lo

circondano, non già vicino al
n' è

riferisce Ughelli, e
ti.
il

meglio

Cappelletil

molto distante, A suo tempo, cioè in detto anno, ovvero nel 58g, racconta il Mulfei, avvenne la furiosa piena dell'Adige, narrata ne'cenni di s. ZenoDe. S' ignora Tanno del vescovo ». Proho e de'seguenli 9 successori, di cui parscritto.
la

fiume Celina, che come da inolti si è

III." lo disse

Paterno, così

Malici e

Diancolini. Eruditissimo delle divine

scritture, visse

però sotto di
stero di

lui

lungo tempo, che Carlo

ma non fu Magno ine
il

signì di privilegi la basilica
s.

mona-

rUghelli. Indi

s.

Andronico, che quelper dottrina
l'iscrizione esiivi

Zenone, e l'Ughelli riprodusse il diploma, emanato piìi tardi. In anno incerto s. Alessandro, che dì e notte
era dedito alla meditazione del le cose celesti,

lo storico qualifica illustre

e miracoli,

liproduceudo

zelantissimo pastore, splendente di
virlìi. Il

stente in

s.

Stefano. S. Manio, pur

ogni bella

vescovo Sigiberto del

sepolto, lo dice ornato di singoiar dottri-

na e preclara eloquenza, consolando il suopopolocolla predicazionee l'esempio.

vede soltoscrillo in una carta appartenente alla chiesa di s. Maria in Solaro. Non molto dopo ebbe a succes-

744,

si

Dopo

di lui è registrato
II,

s.

Pietro

I,

indi
ve-

sore

s.

Biagio, che rifulse di episcopali

Concesso

ignorali dall' Ughelli.

11

virili,
si,

mirabile nel soccorrere

i

bisogno-

scoTos. Mauro, quello lo loda tulio deUi-

di

somma

iulegrilà, esimia dollriua e

VER
SRtìla vita,
a'

VER
morto
Stefa
dit
latrlce, piccolo
1'

17

come

scrive l'Uglielll,

22 giugno

'j5o. Egli Cu

uUinio ves.

tempio già denominato s. ùlaria Coi»forlatrice, e poi s. Maria Conda
s.

scovo sepolto nel sotterraneo di
no, ed è altresì rultimo del
tico,

solalrice
ilei
lei

Consolata o Maria sorella
il

drappo

vescovo, per avervi esso deposto

di
s<

guida
la

all'ab. Cappelletti nel tesser-

corpo, e poi cambiato in quello di
cui chiesa

ne
in

la serie.

Pare anche cessala

a questo

Maria Consolatrice, della
sloriche delle chiese
eli

ri-

tempo
s.

residenza cattedrale de'vescovi

ferisce le notizie coi Biancolini, Notizie

Stefano, e sembra che abbia cominla

ciato ad esserlo
liicolare,

chiesa di
si

s.

MaiiaMa-

come

la

leggenda

riferisce

/'erona. Narra aver s. Annoa Trieste
la
i

giacché
i

principia a trovare

ne mantlaloa ricuperare
pi de' ss.

cor-

sepolti in essa

vescovi successori,
in fatti
fti s.

notai di sopra.

Primo

come Hanno
il

Martiri e altri suddetti,
la

pro-

pria sorella,

quale venne denominata
la

o Annone, che credesi autore del drap-

Consolatrice, per
tli

consolazione che nel

dittico. Egli era nobile

veronese,

lei

ritorno co*

ss.

Corpi recò

a'

vero-

cui clero e

popolo l'elesse nel ySì,

se-

nesi oppressi <la

grandissima carestia cau*
i

condo

l'Ughelii, essendo fratello di

MaySS

sala dalla lunga siccità,

quali tosto ne

ria piissima, della cui

santità e venerail

furono
ficollà,

liberati

;

leggenda che patiscedif-

zione riporta
rato,

i

documenti. Verso

perchè

lo scrittore della Tiasla-

ricuperò da Trieste,
i

come

di già

ho nar-

zione

racconta essersi recato a Trieste

corpi de'
essi

ss.

Fermo

e Rustico; ed

lo stesso».

Annone con

n)olti ecclesiastici
la

insieme con
tno prete.

acquistò quelli de'ss. Prie Lazzaro diaconi, ed

per l'acquisto de'ss. Corpi, per
ra soltanto dice invece
essersi ottenuti.
lo,
il

cui ope-

Marco

ritmo Pipiniono
il

Apollinare suddiacono, martiri, nel

ySS

Comunque andò

fat-

solennemente tulli deposti in s. Fermo Maggiore; la quale traslazione è ricordata nell'iscrizione e anche nel ritmo Pipiuiano;il vescovo poi i^enemereolissimo

certo è che né l'autore dei ritmo, né

lo scrittore della traslazione

fanno oienfu esposto

zione della santa,

il

cui corpo pe»ò nel

i320

dal vescovo

Teobaldo

per pie opere, dopo aver collocato nella
cliiesa
stoli
i

alia pubblica venerazioni' nella rhiesetta
in discorso, la

da

lui

eretta
s.

non lungi

da'ss.
*«i

Apo-

Tosca (non deve confondere con s.Toscana nobile cittadina vecorpi delle

esservi deposto, per esser

quale non fu edificala per morta in l)uon

odore
prese

di santità,
il

ma
s.

solo per questo poi

ronese, viittiosa e illustre fra

le

sorelle spe-

nome

di

IMaria Consolatrice,
fu dedi-

daliiighe dell'ordine Gerosolimitano) e

mentre nell'anteriore erezione
cala alla D. Vergile,
la

Teuteiia sua discepola, vergini, riposò nel Signore, dicendosi morto a* i3 marzo

cui

ioìmag:nenei
forse con-

celebrarla
fuse

il

p.

Gumppenberg
con
nei

760, neir epigrafe che esibisce Ughelli, posta alla sua tomba nella cattedrale di
s.

Consolatrice
s.

Conforta Ir ice.
fiorì
la
ii

Dopo
le;

Annone

760

ve-

Maria Matricolare. S. Annone è il 4 '•" vescovo per l'Ughelii e pel Coleli, il 48.°
il

scovo Loterio che rinnovò
quindi nel
l'arcidiacono della
do, in
I

cattedra-

pel Cappelletti, ed
d.

43.° pei veronese

780 già eragli succeduto medesima A Lione oAli

Agostino Zanella, il quale nella traduzione con apri-iunte (\e\V Atlante Ma^ rianoy parlando della immagine della

colpevole d'aver scialacquato
ne, bensì nel

uogo del quale Coleti poneLoterio, benidisua ciiiesa. In anno incerto Egino o Egino-

Madonna
che
ii

Confortafrice di Verona, dice
ss.

799 rinunziò

ii

vescovato

miracolo operalo dalla
s.

Imma-

gine contro l'eretico a
di Verona,

Pietro Martire

avvenne nell'antichissima e ora soppressa chiesa di s. Maria Cooso-

monastero di Reichenau, dove eresse e consagrò una chiesa a s. l'ielro Apostolo, ivi morto santamente
per
ritirarsi nel

uell'802 e sepolto. la detto anno

799

C\

CL/

i8
ingraodì

VER
ma
di

VER
Maria Matr/cO'
stabilmente
del monastero di

circa Rotaldo o Rataldo eragli successo:
la

chiesa di
1'

s.

lare, e verso

806

la fissò

per calledrale, e
i.° divise la

lo è tuttora,

benché
il

in

seguito rifabbricala in altra foima. Pel

Lodovico II in favore Zenone) ; mentre in veccia progressiva continuazione de*monumenti di quest' illustre chiesa ci mostra al governo di essa dal 799 all' 840
Lotario
I

e

s.

mensa

Ira

il

vescovo e

cle-

il

solo e unico Rotaldo. Nel quale
egli

anno
ritirò

ro della cattedrale, ed assegnò a questo
abitazioni per condujcie vita in

840

rinunziò l'episcopato e
i

si

come
e
si

comune, Garampi, trae dal documento dell'SiS, pubrilevai in principio col

a finire in pace

suoi giorni nel

mona-

stero stesso di Reichenau, ov'erasi por-

tato

il

suo predecessore, ed
gli

ivi

neir874

blicato dair Ughelli e più corretto dal

mori. Intanto neir84o

era stato sur-

Cappelletti.

Però

l'Ughelli

ci die*

pure

i

rogalo Notingo o Nottingo, detto anche

seguenti diplomi. Di Carlo

Magno

del-

r8o4,
di

di privilegio sulla libera

naviga-

zione all'abbate di

s. Maria in Organo; Lodovico I il Pio per la basilica di s. Zenone, descrivendo l'operato per essa dal padre Carlo Magno, dal fratello Pipino re d'Italia, e dal vescovo Rotaldo;

Novergo, cui per altro l'Ughelli attribuì assolutamente alla chiesa bresciana; ma oltre a' documenti della chiesa veronese, che lo mostrano sino air844 vescovo di questa, il Paslrengo annovera tra
le

opere di Rabano

Mauro

il

libro,

De
ad
Ne

di quest'ultimo e dell'S i4,col quale con-

praedestinalìone et praescieniia Dei Novergum Veronensem Episcopuni.
tratta
re,
il

cede

al

celebre arcidiacono Pacifico di
la

Maffei dicendolo
il

uomo

di lette-

fabbricare nella sua casa

chiesa di

s.

che fu

i.°

motore

delle gran dispu-

Giorgio, poi consagrata dal patriarca di Aquileia Massenzio,
e di altri vescovi,
coli'

le risvegliate allora sulla predestinazio-

intervento suo

ne. Nel ricordato libro è detto,

come Nol-

quo

etiani

Rolaldus

lingo nel passaggio delTimperatore Lo-

Episcopus Pncificus arcliidiaconunij
caeterosque f^eronensis Ecclesiae Canonìcos a sua suornmque succcssoriini ordinaria jurisdiclione immu/ies fecit^
et in perpcliLiiin

dovico
in

II,

era venuto a fargli riverenza
di diocesi vero-

Lugana; ch'essendo
si

nese, e allora

probabile

anche di territorio, più rende che ne' suoi confini
il

sub Patriarchae Jqni-

venisse quivi a incontrarlo

paslor veil

lejensis polestate esse constituil, qitcni
K'elul

ronese, che nell'altrui giurisdizione

ordiiiariimi siiuni vencrarentur et
il

bresciano. Avverte pure, che lo scriversi

colerent. L' Ughelli riporta ancora

di-

Novergo nel Paslrengo non dee recar
meraviglia, trovandosi spesso variainente

scorso epitaflio del benemeienlissimo ar-

cidiacono Pacifico, ed

i

documenti
di

del-

enunziali questi nomi,

come Nolerio

Pampliazione
lo

di

Verona, a'tempi

Car-

Magno

e di Pipino suo

figlio, e delle
s.

beneficenze di Rotaldo colla chiesa di

Zenone. L' ultima memoria dell'ottimo e munifico vescovo è dell' 826, pel suo
intervento
al concilio di

o Nolkerio, di cui in seguito. Dair844 in poi Notingo devesi allrdjuire alla chiesa di Rrescia, poiché a quella fu trasferito. In tale anno gli successe Agino o

Mantova, secon-

Agnino o Algorio, che intervenne alla coronazione fatta in R.oma da Sergio II,
di

do rUghelli. Il eh. Cappelletti qui esclude vescovi UtifTredoo Witidredo, che ueirSao introdusse il Canobio; Moveri

Lodovico

II

in re de'

d'Italia: visse brevissimo
a*

longobardi ossia tempo, poiché

gio e Audone, che nel seguente decennio
inserì l'Ughelli
;

6 agosto un vescovo nominalo Vilprando consagrò la chiesa di s, Alessanintitolata a
s.

e finalmente

Rotaldo

li

dro martire, più lardi
co, nel

Roc-

da

lui

notato
il

nell*

840 (avendolo pure
il

borgo sotto

la

parrocchia di Quia-

avvertito

Colali, riportando

diplo-

zano, invitatovi e pregatovi da Pacifico

VER
arcidiacono di Verona, perchè n'era va canle la sede per la morte del vescovo.
Gli successe
il

V
nanlola, e col
cui l'invitò a

ER

19

Papa che nell'epistola in un concilio, io disse, tansi

bresciano Bdlongo, e
il

TUera

tae sapientiae vir. Forse per quello di

ghelli pubblicò

suo testamento segnaNeil'

Pont-Yon

in Francia, a cui

recò.

Le

to neir847 o forse 849.
erudito, di cui

853

sue azioni essendo poi degne di lode, e
soggetto di onore per
la

vescovo Landerico o Landarico, pio ed
si

sua chiesa, nel-

fa

menzione

nel diplo1

1*898

si

portò

al

concilio

romano. A suo
la

ma, presso
dovico
Il

l'Ughelli, di Lotario
figlio in
s.

suo

favore del

Lomonae

consiglio Giovanni prete di grande esti-

mazione, ornò e migliorò
ss.

chiesa de*

Zenone, ma porta il Panvinio disse ch'ela data deir847 ra già vescovo neir848. Gli successe Audone, nel testamento di Bilongo ricordato quale arcidiacono della cattedrale, che fece edificare la chiesa di s. Lorenzo di Cesano nella Valpaltena. Quell'Audo o Audone, che l'Ughelli die'per successore a Rotaldo, dicendo aver fatto testamento neir 83o, il Coleli disse meglio nell'86o, ed essere nominato in due diplomi riguardanti s. Maria in Organo, che riprodusse. iVel 1*865 Ardecario o Ascario o Ardichino, di cui pubblicò l'Ughelli sentenza pronunziata a'5 febbraio di detto anno, per decider la controverstero e basilica di
>

Fermo
di

e Rustico, in favore de' beni

della quale

ploma
inoltre

abbiamo nelTUghelli un dili il C«A'odeir883. E* nominato Adelardo I nel diploCarlo
I

ma

di

Berengario

deir895, da

lui

im-

petralo per la conservazione del teatro

rovinato dal terremoto

;

e nell* altro di
s.

Carlo
gano,
l'

II

imperatore per
lo

Maria

in

Or-

deir895
il

dice Coleti, correggendo

Ugheili che

produsse col preceden-

te; ed

Cappelletti dice invece di BeI,

rengario

ed emanato nel

914,0
da

forse

sarà altro, perla qual data, egli soggiunge, restano esclusi que' vescovi
taluni attribuiti a questa chiesa nel fratlem'

sia insorta sino
s.

dall'SiS, tra'monaci di

pò suindicato, cioè Pietro posto dal Biancolioi nel 906, e Giovanni memorato in
questo torno dall' Ugheili (nell'edizione di Venezia del 1720 non \o trovo, soltanto leggo a p. 729, del vescovo Noterio é

Zenone, e

i

canonici della cattedrale,

circa le offerte
fatte alla

che da*

fedeli
;

venivano

chiesa di quelli

documento
nell*

non

di tutta fede, al

diredi Cappelletti.

memoria

nel testamento di

Joaa-

Visse poco Ardecario, poiché

866

nis Ticinensis episcopi patria veronen-

trovasi sostituito Aislulfo o Astolfo, no-

una carta di tale anno. Neir876 sedeva Adelardo I, poiché involte in

minato due
tervenne

al

sinodo provinciale tenuto in

quo condìdit anno 922)^ nato bensì a Verona, ma vescovo di Pavia; non che Adelberlo, dato dal Panvinio in un diploma di Ugo imperatore(omegliored'Isis,
lalia), a

Pavia da Ausperlo arcivescovo di Milano ; ed alla coronazione fatta in Pvoma da Papa Giovanni Vili (altri dicono a' 25 dicembre 875), dell'imperatore Carlo II il Calvo. jNel seguente anno, non si sa come, Adelardo I invase la nobilissima badia di Nonantola, onde fu scomunicato da Papa Giovanni Vili nel1*877, '^ qi^ole ne die' avviso con apposite lettere al detto

favore del monastero di

s.

Zeno

imperatore,

al clero

di

Verona, agli arcivescovi di Milano e Ravenna, e al patriarca d'Aquileia. Ma riconciliossi ben presto co' monaci di No-

927, nel qual diploma avverte trovarsi anche il nome del vescovo Noterò, per cui a un tempo sarebbero due vescovi di Verona. Fatto è, egli dice,che Adelberto fu vescovo di Bergamo, bensì veronese di nascila (errò dunque pure 1' Ughelli, che lo registra 54.''vescovo di Verona, consigliere di re Ugo, ed a sua istanza Berengario 1 neir89i elargì un privilegio alla s. Chiesa di Verona; e con alnel tro di tal principe nel

ni donali a

s.

Maria

in

900 convalidò beOrgano da Ode!i

ao
sti
ri,

VER
Quenone arcivescovo
ne nel C)68,
e
si

VER
di Colonia; la 3.'

berto prele, prodollo dairUghelli.
inoltre

avven-

nana

la

calala

degli

unghe-

in cui

rinunziò

il

vescovato,

do

che manomisero Verona nel mopiù deplorando, come raccontai il nel voi. XCIV, p. i53 e i56, parlando
s.

stabilì a

e fu sepolto nel

Natnur, ove nel 974 mori suo monastero di Lodel suo i.° esilio fu intru-

bia. Nel

tempo

della basilica di

Zenone

e altrove.

Di

so nel governo di questa sede

Manasse

più riporta un diploma del 9*26 di re

arcivescovo d' Arles,

il

quale nel
di

933

ot-

Ugo, che dev' essere il discorso coli* ab. Cappelletti, rogata Adalherti^ et Notheni Episcoporuin lune i>iven.tium)^ e che Noterò già sedeva sulla cattedra di Verona fin dal 915, come si ha da* docu-

tenne

il

vescovato veronese dal re Ugo,

unitamente a que'di Trento e
va, e lo tenne fino al

MantoRaterio

946,

in cui

fu ristabilito nella sua sede.
del

Nel tempo

esilio,

il

quale fu conseguenza del

menti

anno (in fatti li ricorda puchiama Noterò li, qualifica di grande santità, amato da Berengario I, pel quale pervenne a questa sede,
di tale

pastorale suo zelo in rimproverare pub-

re rUghelli, lo

blicamente
II

i

rotti

costumi
vi

di

Berengario
al

re d'Italia, fu intruso
di

un Milone gio962.

vane

18 anni, e
il

rimase sino

riferendo

il

suo benefico testamento del

E finalmente 6 anni
rio rinunziò

dopo, allorché Rate-

921). Noterò era veronese, figlio d'Ademaro, ricco di molte terre nella Valpallena
:

vescovato, questo medesiil governo della chieda quest' anno cominciò a

mo

Milone

ripigliò

eresse

uno spedale
s.

in sua casa,
lo

che

sa veronese, e

fu poi intitolato a
di

Apollonia, e

dotò

figurarvi

come vescovo

legittimo. Così

molte rendite; oltre a molte altre sue
i

l'ab. Cappelletti. L'Ughelli
di

molto
i

scrisse

beneficenze, lasciò tulli

suoi beni (co-

sua storia, producendo inoltre

diploI

m'

è detto nel ricordato

testamento)

a'

mi seguenti: dell'imperatore Ottone
in favore della chiesa di
§.

canonici della cattedrale, coll'annuo obbligo d'una libbra d'argento alla chiesa
di
s.

Zeno. Morì
con

a*

io agosto 928, e fu

Zenone, pel cui compimento somministrò ragguardevole somma; altro di lui conferma-

sepolto io cattedrale coU'epilallio che of
fre rUghelli,
altri

documenti che

lo

riguardano.

Ebbe

a successore nell'anno

stesso lUluino del Belgio, già

monaco

di

torio de' privilegi della s. Giiesa di Verona; del conte o marchese Milo o suo testamento; e di Rodolfo li re di Borgogna e d'Italia, pel monastero Zeno-

Corbeja, e stretto parente d'Ugo re d'Italia: i'Ughelli scrive ch'era stato vesco1^0 di Liegi,

niano. Di Milone ancora ragiona
ghelli, riferendo altri

1'

U-

diplomi, come di

per

le

cui fazioni sturbatosi

Ottone

rifugiò in Italia presso detto re, alle cui
islauze fu fatto vescovo di
di

di

Verona; indue anni dopo fu innalzalo alla sede Milano. Nel 981 il celebre Ralerioo

pel detto cenobio del 967, ed medesimo. Il Malfei narra, che llduino abbate di Lobbia e poi vescovo di Liegi, caccialo da quel vescovato, si
I

altro sul

recò a cercare ricovero presso
talia, e

Lgo
di

re d'I-

Hacheriolorenese, figlio del conte di Vienna,

da

lui fu

fatto

vescovo

monaco benedettino
e divine cose. SoiY\\

di Lobia,

uo-

na

:

lasciò de'sermoni, e

VeroGesti Abbatiwi

mo
per

religioso e ingenuo, dottisimo dell'u-

Lobiensium.

Ma

trasferito all' arcivescoi

mane
le

dure vicende
la

vato di Milano, nel

persecuzioui degl' invidiosi,

cui

de
si)

deplorabile origine cominciò col primo

93 successe nella seVerona Raterio monaco della stesbadia, ch'era venuto col medesimo lidi
al

nato da' nostri proto- genitori; laonde fu
costretto a fuggire per ben 3 volte dalla

duino. Qoestijdue anni dopo, unito
te di

con-

sua sede
V
ia
;

:

fu la

i

.'

nel

982, e andò

a

Pa-

la 2."

nel

9 55, e si

ricov; ò presso

Bru*

Verona Mione (sic), eccitò a passare in Italia contro re Ugo, Arnoldo duca di Baviera. Rimasto però vittorioso Ugo, ri-

VER
kgò
e imprigionò Raterio in Pavia.

VER
Fu
quale nel
canonici
le

tìi

poi ritnesso in sede, e quindi
te espulso.

essersi

nuovamenAlpi, dopo trattenuto insegnando presso un
Ripassate però

988 confermò alcuni beni a' di Verona. Nel 990 fu vescovo

OlbertOjdairUghelli detto Oteleberto,ed

grande in Provenza, da Ottone I impe> latore venne eletto per maestro di Brunonesuo fratello, il quale fu poi arcivescovo
di Colonia. Col favore di questo nel

anche AudberloeAdelberto,pubblicando vari monumenti e diplomi che lo ricordano. Adelberlo, crede Panviuio e
sce Ughelli, che gli succedesse nel
riferi-

1000,

gSS
in
\-

benché non

lo registri nella serie, e dica

passò

al

vescovato di Liegi,
di là fu cacciato.

ma

3 anni

volerlo altri succeduto da altro Olberto

dopo anche
lalia, e

Tornò

ricordato nel ioo8,egIi ritenendo però che

per opera delio stesso Brunone fu

rimesso nel vescovato di Verona ; ma dopo qualche leni pò, non già costretto, uè
perseguitato, nju per proprio capriccio
si

Olberto, che pare realmente vivesse nel 1008. Indi nel io 1 1 Witprando o ilpraudo o Utprandoo lldsiensi confusi col solo

parli e ritornò a'suoi paesi carico d'oro

prando, sino al 1014. L' Ughelli lo fa precedere da Milone 11 nel loio, che loda
per singoiare santità, riferendo
la
1'

e d' argento.

Con questo
Morì
nel

si

procurò dal
io

episto-

re Lotario una badia, cui parimente ab-

a

lui diretta

bandonò

subito.

974

Wamur,

(meglio Vili,
del

se

da Papa Benedetto VII si deve ammettere). D'IIci die'il
s.

e portato a Lobia fu nobilmente sepolto
nella chiesa di
s.

deprando virtuosissimo
i

Ursmaro,

coll'epitalfio

ioi4 dell'imperatore

diploma Enrico li,

in versi che produce. Passa

Ma (lei
lui,

a dire

degli scrittori che parlarono di
>»inio

Pan

avendolo fatto molto bene,e Mabil-

lon a lungo. Di sue opere tratta

TAchery

ne' SpicilegUy ed altri autori, ed anch'egli

ne rende rrjgione, dichiarando che di
le

tutte

sue opere

si
i

zione, contenendo
la storia, pel

pensava fare un'edisuoi scritti cose per
e la disciplina, anzi

beni, avendo inoltre a cui confermò concesso un privilegio al monastero Zenoniano. Nel 1027 Giovanni 11 figlio di Tadone signore di Garda. insigne per santità e dottrina, memorato nel diploma di Corrado II imperatore: fu benefico co* monaci de' ss. Nazario e Celso, donando

loro

la

chiesa di

s.

Tommaso
chiesa e
il

di Corlia-

dogma

no, fece rinnovar
di
s.

la

pure per

la

storia veronese del
la

X secolo.

Zenone

di Malcesine, e

monastero mori a' 12

Scrisse Raterio, che

una

volta statii

gran Verona era reputata non meno della

ottobre 1037. lo questo VValterio germano, eloquente, dotto e santo, più di-

villa di

Platone presso Alene (intende TAg-

cademia), e di qualunque altra per moltitudine di sapienti famosa. Intanto successe al vescovo

plomi leggendosi nell' Ughelli che lo riguardano. Nel 046 fu al concilio provinI

ciale di Pavia, e nel

io5o

accolse in

Ve-

Milone
di

escludendo r ab. perchè fu vescovo
il

988 llderico, Cappelletti Wolfango
nel

Rati sbona, mentre
sulla

rona Papa s. Leone IX reduce dalla Germania, celebrandovi il Natale, avendo già emanato un diploma diretto all'arciprete,
tutti
i

Coleti

Tavea aggiunto

fede del
dell'ar1'

all'

arcidiacono, al preposito ed a

MalTei, in base d'una

membrana

canonici di Verona, confermalorio

chivio della cattedrale. D' llderico
ghelli riporta
il

U-

diploma dell'imperatore

Olloiie in del
stero di
s.

988, in favore del monaZenone, in cui si fj speciale
questo vescovo,
in

de' loro privilegi. Nel io56 eragli succeduto Ezzelone o Ezelo. Nel io58 Tebaldo o Teupaldo o Dielboldoo Dorloboldo o Diabaith, per favore di Enrico
J II
:

menzione
^iscopato,

di

uno

alle
e-

discrepanti opinioni sull'epoca del suo
il

riciis

Et fare quideìiiynani eo anno HenVerona reperìehatiir, (fuamobrern

che

si

trae

dal diploma di
esibisce, col

Ottone

11,

che egualmenle

praesidem sili bene visiuiiy vacante sede eligere poluit. Quell' imperatore Irò-

1

aa

VER
a Verona, Ti
i
i

VER
glielmo sunnominato, seppure non
«e
l'eles»

novembre io55, con diploma confermò privilegi Zenoandosi
niani, presso l'Ughelli. Questi registrò pri-

Enrico IV, e s. Gregorio VII rigettò. A suo tempo e nel 1090 fu concessa la bass. Trinità a* vallombrosani.

ma

Dielboldo, dicendolo eletto nel io55,

dia della
ghelli,

e poi Ezelo del io56,

memoralo

in

un

che ne loda
III

le virtù,

proditce

L'Udue
Cle-

documento
in

della chiesa de'ss. Nazorio e

diplomi, uno del

1084 dell'antipapa

Celso. Poi riporta

Theupaldo, ricordato
del

mente
na
;

per

la

protezione accordata

aU

un monumento

io58

della chiesa
s.

l'arcidiacono, preposto e canonici di Vero-

di 8. Stefano, e in altro

per quella di

ed altro di tale anno, in favore pure
Sede.

Zenone del 1061. Ritiene il Cappelletti che di Teupaldo o Dielboldo si fecero due vescovi, ma con falsa supposizione.

del capitolo, di Enrico

mico delia
era
voi.

s.

IV acerrimo neDunque il capitola
nel

partigiano

d'ambedue. Notai
p. 5,
l'

Lo

stesso dice del successore Adilperio,

LXXXVI,

che Enrico IV imimperatrice sua

che fu detto anco Adalberone, e ne'documenli del suo tempo dal io63al 1068 lo si vede talvolta nominato pure Àdel-

prigionò in Verona
moglie.

morendo nel 1070. chiama Aldegerio o Aldigino del 1060, corretto da Coleticol 1061, ricavandosi dal pubblicato diploma beni donati nel 1062 al monastero di «.Giorgio, fonóalo prò su ae ani ni ae ^la da Cadaloo, prima vicedomino di Verona, indi vescovo di Parma, poi antipapa Onoberio e Aldigerio,
lo

Sigimboldo 1' Adige inondò Verona e rovinò il ponte ^rope aedem s. Slephani^ episcopiiwi fredi

A tempo

L' Ughelli

gerii, et

ruperit. Nel

i

do,
tro

aedem s. Ztiionis oratorii ir1094 Valbruoone-Walfrenominato or con uno e or coli' alnome, perciò non fu nome di due

vescovi. Fece esente la chiesa di s. Maria de Marelìsio fabbricata da Aldegerio vice« domino, permettendo che la consagrasse
il

rio li, per disposizione di

Milo

tìglio del

vescovo di Mantova. Cancelliere impe-

defunto Ugone conledi Verona. Congettura Maff'ei che
il

vescovo

sia slato

deno-

minato eziandio Altìcherio, autore d'un
trattalo spirituale per utile delle

mona

che volgarizzato e nel i 552 stampato dal ìrescovo Lippomano. Nel loyoUsuardo oHuswart tedesco, morto nel loyS. L'Ughelli produce un documento Zenoniano del 1071, in cui è nominato con Erman no vicedomino di Verona. Il Coleti lo fa precedere dall' altro tedesco Guglielmo canonico di Goslar, seguendo Maffei. Enrico IV nominò nel 107 3 l'alemanno Drunone valoroso interprete delle s. Scritture, accettissimo a Papa s. Gregorio VII, che lo decorò del pallio arcivescovile, con
lettera riferita dairUghelli,

poco accetto alla s. StAe, Hezeloo del 1 1 o r forse eletto durante lo scisma di Clemente III, è riputato scisma^ lieo. Del legittimo Berloldosi hanno monumenti del 1 o4 e 1 07 consagrò l'aliai e grande della ss. Trinità. Nel i 108
riale, perciò fu
,

1

:

Arnolfo-Zuffelto, dall' Ughelli e

altri fu-

rono creduti nomi di due vescovi, anzi confuso anco con Uberto del imi, detto pur Beinone, mentre questo è il nome

Due documenti pubblicò r Ughelli, che lo riguardano, e celebrò il sinodo in Verona. Fu vescovo immaginadel successore.
rio Sigefredo, inserito nel
i
1

1

3 dal Cano-

16 ancor vi vea Uberto, Nel II 17 Bernone, detto Biimoe Brii

bio, poiché nel

i

insieme

al di-

ploma a fa VOI e del monastero Zenoniano della contessa Beatrice e di sua figlia Matilde: il vescovo fu ucciso da un suo cappellano nel loBSonel io841nque
sto
il

mone, decoralo del pallio arcivescovile da Pasquale II, perciò non mai partigiano d' Enrico V, come il padre nemico della
Chiesa; lodalo per vigilanza pastorale, visitava
le

parrocchie urbane e suburbane.
l'

clero veronese elesse
il

Sigimboldo o

Nel
li,

1

122, con diploma presso
II

Ughel-

Sigebodo, rigettando

Cappelletti

Gu*

Papa Calisto

confermò

i

beni de'ca-

1

VER
nonici.
I i

V E R
guardanti
la chiesa

23

Morto in detto anno Bernone, nel
suGcesseBernardo degnissi me no-

veronese, anche di A-

23
il

gli

lessandro IH, non però del tempo di Tebaldo, e quello dell'imperatore Federico
I

bile bresciano; operoso pastore
se
s.

restauro della cbiesa e
in

promosmonastero di
1

del

1

54, di nobile privilegio a favore
in

Giorgio
a'

Braida, che nel
s.

127

asse-

del vescovo e de'suoi successori.

gnò
nel
di

canonici regolari di

Agostino;

baldo

odore

di santità nel
s.

1

Mori Te157 e fu

I 128 consagrò la chiesa di s. Maria Monlorio, e nel i i3o un altare in s. Maria Novella di tutto porge documenti 1' Ughelli, insieme al diploma in favore de' vallooìbrosani d'Innocenzo II ; di più
:

sepolto nella chiesa di

Croce di Citta-

della, oggi de'cappuccini. Nello stesso gli

successe
ghelli lo

Ognibene de'conti Nogaroli: l'Uchiama pure Fraler Bonasie il
Familiarissimodi Fe-

Coìei'ì Homobonus.

narra

la
I

na nel

beata morte avvenuta in Vero127 di s. Gualfardo d'Augusta,

derico

I,

giiem

venientem (nel

1

Gennaniam in haliant 158), magna veronen-

dopo aver menato vita penitente nel suburbano Saltuello per 20 anni, e santa*
niente per io nella cella costruitasi pro-

pinqua

alla chiesa di

s.

Salvatore in Cor-

sìumfrequentìa^ et honoriflcentia siiscepit,a quoPrincìpis imperii titillo nobilita' tus est, interfuitque Roncalia conventui^ ut narrai Otto Frisingensìs^ ab eodeni

te o in Curia, ivi sepolto

con

epitaflio,
la

imperatore celebrato
vescovo nel
la
1

chiaro per miracoli, celebrandosene
festa a'
1

1

in anno ii58. Il 60 fabbricòla sagrestia deb
i

20

aprile.

Morto Bernardo

nel

cattedrale; e nel

135, subito il clero veronese gli surrogò Tebaldo o Teobaldo arciprete della cattedrale. Nel seguente l'imperatore Loprivilegi del capitolo tario li confermò
i

piscopio,

ad honorem Dei

172 rifabbricò l'eet s. Zenonis

eteodem anno vii die intrante julio combusta est civilas Feron., fu scolpito nella corpi de' ss. lapide. Nel i 174 trasferì Biagio e Giuliana nella chiesa de' ss. NazarioeCelso,alqual monastero nel i58 ottenne da Papa Adriano IV diploma dì
i 1

cattedrale e

lo

prese sotto
g^i

la

sua protezio-

ne, ed a sua istanza

concesse S.Giorgio

maggiore con diploma riferito da Ughelli, Questo dite pure, che nel 1 138 pridie kal. ocloh. cium Lolharius inip. ex Ilalia in Gernianiani reverteretur, in

privilegi, riportalo

cumenti

dall' "Ughelli;

con molti altri dotali sono pure il
1

privilegio largito

da Federico
a'

al

mo-

agro P^eron.morluusest. Veramente moiZj in Bretten presso rì a* 4 dicembre a Trento. Nel i i4o il vescovo inlerveu,i

nastero Zenoniano, ed
cattedrale;
la

canonici della
privilegi de'

conferma de'
III,

canonici di Alessandro

il

quale
1

come

ue alla consagrazionedella rinnovata chiesa di s. Giorgio in Canonica detta di s. Elena, fatta dal patriarca d' Aquileia so-

notai a suo luogo onorò nel

i

77

Verona
ri-

di sua presenza, e vi celebrò sagre fun-

zioni; e quelli di Lucio III che

vado a

apprendeda più monumenti interessanti nell'Ughelli, in uno al diploma d'Innocenzo 11 iufavoredellennemente, come
si

cordare. Questo Papa, come già dissi, ven-

ne in Verona nel
concilio,

i

i84 per adunarvi un
in fine, e

che descriverò

con suoi
1
1

l'arciprete e canonici della cattedrale, da
lui e

diplomi,

da 12 cardinali
nel
i

sottoscritto.

Tebal111
la

tembre,
ci; del

setDatum Feronae^ dell' commendò r arciprete e canoni-

do ottenne

i4^ ^^ Eugenio

I.

bolla pubblicata dall' Ughelli e corretta-

zione di

s.

"dicembre, prese sotto la prolePietro beni e le persone coni

mente

dal Cappelletti, in favore di tutti

i

copiosi possedimenti di sua chiesa, ricevuti

sotto la protezione della s.Sede,sottoscrit-

da 17 cardinali. Inoltre nelr Ughelli sono riferiti molli diplomi rita dal l'apae

gregationem ut vocant Cleri intrinseci Feronensis, da lui e da 1 1 cardinali sottoscritto (vi è pure il diploma del 177 di Federico I, che ricevè nella sua imperiai grazia Congregalionis Feronensium,
1

^4

VER
dinal
:

V E R
Uberto Crivelli, il quale assunse il nome di Urbano lll.IIMalfei nel lodare lo
gli

datimi yenctiìsapiids. Marcum^^kal. septtmb. E qui l'Uglìelli dice Caeterwn

Ferontnsein Cougregalionern vetustissima tn fui s se rcperimusin testamento Joannis Episcopi Ticinensis anno 922 condito. Uhi Sacerdotunis. Veronensis Ecclcsinr Scholn K>ocatai\cujns antiquitalem^ praemincntiam, caeleraque scitu digna non tacucrunt ejusdeni monumenta in hunc modum. Dopo avers.

storico vero»ieseCanobio,avverte the «re-

golò
di

archivi più antichi e più cospicui

Verona, ma secondo l'uso per luoghi e non per tempi, e non senza molti equivoci presi da lui nel conlenulo delle carie e della lettura". Anche l'ab.Cappelletli è andato rilevando gli errori suoi nella serie de'

vescovi,

come
III
1'

io

ho

ripetuto;

ma quanto
ri-

lo

riportato,

soggiunge: Extant alia

all'epoca della sede vacante ed elezione di

Summorunx
s.

Pontificum privilegia eidem Congrega tionis praecipue Urbani HI
i

Urbano

ha senza
il

critica seguito,
c!ie

producendo ancora
lare
le

suo brano,

vado

concessa) j-\\ diploma de' 1 3 giugno
col quale

i85,

riferendo eziandio più avanti, nelraccousolenni relative cereujonie. Mi é
indispensabile, pel già più volte notato,

ad esenjpio d'Alessandio III, prese sotto la prolezione della s. Sede il monastero de' ss. Pietro e Vito di Cala"wena, sottoscritto dal Papa e da i4 cardinali. Mentre il Papa Lucio Illcolla corte e curia dinnorava in Verona, a'22 ottobre i85 morì Ognibene, e per la cir«
I

r osservare di passaggio, che

il

Platina,

Pite de Pontefici^ dice Urbano 111 crealo a'i5 novembre i 85. Il Panvinio,
1

Le

Epitome PontificumRonianorum^\o vuole eletto in vigiliis
tis

doniinicae Natività-

costanza eziandio del concilio,
lutti

i

suoi fu-

nerali furono decorati della presenza di
i

cardinali, vescovi e

altri

prelati,

che

si

trovavano allora nella
il

città,

pon-

tificando

cardinal Uberto Crivelli arci-

vescovo di sua patria Mdano. Itnmedia-

Coronai anno Doniinicae i85 die Natalis Domini l'eronae in calhedrali Ecclesia, Trovo nel Ciacconio, Historia Ponlificum. Urbano Ili siiffectits est a ij cardinolibus^ viikal. deceinbris[7.5 novemhoc
est IX kalend. januarii.
i

tio

tamenle
sore
il

fu eletto dal capitolo

per succes-

bre), qui

loro

arciprete
d*

Goffredo patriarca

Riprando. Indi Aquileia consagrò

et dìes obitus

fui t festuss. Calcrinae v, et ni.^ Ludi Tertii. Coronati» Vili kaL januarii (25 dicembre) i i85,

con solenne pompa la chiesa di s. Maria Antica il g novecnbrei 18 5, al modo riferito dalla lapide presso CJghelli.

Veronae in cathedrali ecclesia. ì^eWAdditio del Viltorelli, e nella
tio deli'Oldoini,

Nova AddiSandini, f^i-

nihilin contrarium. Senil

vembre
I

Già narrai, che a* id dello slesso noI 85 morì in Verona Papa Lucio
1

za osservare altri, scrisse

II, e gli
Il

furono celebrale ^olennissime ese-

quie.

cadavere fudeposto avanti

l'altare

Urbanus III anno Christi i85j eodemdie^qno Lucius Illesi scpultus VII kal. decembr.{i5 tìovemtae Pontificum:
I

la
il

maggiore della cattedrale. Senza vacar Sede apostolica, subito fu eletto Papa
suddetto cardinal Crivelli, che prese
di
il

bie), essendo morto, vili kal. decembr. (24 novembre). Si vede dunque, che Ca-

nome

Urbano

III.

Avendone di sopra
che

abbastanza ragionalo, anche sull'epoca
dell' elezione,

uobio o copiò il concittadino Pauviiiio, o dallo stesso fonte apprese le notizie, che non sembrano esatte. Quantoalla co^
ronazione, di sopra
guita nella chiesa di
hi, e
la dissi
s.

opina
gioì

l'ab. Cappelletti

col MalFei sein

no della Sede apostolica vacatile; imperocché, soggiunge, i cari

seguì nel

2.**

Pietro

Castel-

dinali che qui

si

trovavano, tennero

il

lo-

ro conclave nel palazzo vescovile, ed elessero

Novaes Storia de' Pontefici^ e col Ferlone, De' viaggi de' Pontefici^ dissi ch'ebbe luogo il i." dicembre. Rir
Col

Papa

a'

7 dicembre

il

milanese car-

porta

adunque l'abbate

Cappelletti, col

VER
Canobio, Annali^
ta r elezione,
i

VER
:

25;

\\h.

6

»

Si>bilo fot-

cardinali accoinpagnachiesa del
il

i5 sellembre in domenica, ma prima fece un sermone sopra al pulpito a tulio
il

l'ono

il

Papa

nella

duomo,
il

popolo,persuadendoloa continuare nel-

e quivi concorse tulio

popolo,

quale

r unione e nella pace, nella quale allora
per grazia di N. S.

niosliò grandissima

allegrezza, perchè

Dio

si

ritrovava, es-

mollo amava il dello Pontefice, sì perchè era lombardo e di città così amica e confederala a Verona, come ancora perchè vi era stato molti giorni prima del concilio legato del Papa Lucio 111. Fu posto nella sedia, e cantato il Te Deiim ritornarono al palazzo, e per tutta la città con diversi segni d'allegrezza ciascuno mostrava il contento che di così fatta elezione sentiva. 11 giorno seguente principali della città gli andarono a baciare i
i

sendo che con
coli
(i

sua autorità era seguita parentela Ira'Sanbonifaci ed Montila
i

conti di Bonifazio ed

e che in (juel

Montecchi), giorno concesse indulgenza
i

ogni anno alla detta chiesa, che in perpetuo dura, come si contiene nella bolla.

Pochi giorni dopo partì

di

dispiacere universale di tutta

la città,

Verona eoa mas-

a'

simamente che s' intese che in Ferrara 22 d' ottobre era pissato a miglior vita, avendo quivi sentita la sconfitta de*
GerusalemIII

piedi, e a rallegrarsi della sua esaltazione:

cristiani in Soria,ela presa di

a quelli, olire

1'

essere stati

umanissima-

me

per lo Saladino sultano d' Egitto'*.
il

mente accolti, parlò (com'egli disse) comese fosse un cittadino veronese, dicendo
che essendo
lon) bardo e

In tutto
se in

tempo che Urbano

rima-

milanese era an-

Verona, soggioinò nel palazzo vescovile, mentre il vescovodi/norava nella
casa della chiesa di
poi a
s.

cor veronese, e ujolto obbligalo insieme
co' suoi milanesi a* veronesi, per gli aiu-

s.

Giorgio, intitolata
:

Eiena,

come

ripelei

ciò è prova,

che ne'maggiori loro bisogni avean ricevuto, massime nella Confederazione di Lombardia. Ringraziò tutta la città del
ti

che r episcopio non era per anco ridotto
all'ampiezza nella quale
coli
si

ridusse
si

due

se-

dopo, come
d'

di

presente
111 in

vede. Nella

gli

molto onore e delle molte cortesie ch'eavea ricevuto jcome legato e come car-

dimora
i

Urbano

V^erona,

emanò

seguenti pontificii diplomi, che abbia-

dinale, e poi

come

Pontefice, alla quale
fet

mo
e

neir Ughelli, colla

Datwn Feronae,
de'23 marzo
tutti

con parole eflìcacissime
te, di

e molte offer-

Primamente con due
<le'

lettere
i

che restarono

tutti soddisfattissioìi.

22 sellembre
erano

i

86, confermò a'ca-

il mesi e »5 giorNovaes un anno, io mesi, e aS giorni: il Papebrochio,z« Propylaeo^ pospone un giornoall'elezione e alia morVisse nel pontificato
il

nonici della cattedrale di
privilegi eh'

Verona
le

t

ni (dice

stali loro concessi,

e

decise

un

litigio di

confine tra
s.

contrai.'

de
\u

di

s.

Vitale e di
era

Paolo,

la

delle

te,

dicendo che fu eletto a'-aò novembre
1

quali chiese

de' cavalieri
si

templari.
descrizio-

I 1 85 e morto a'20 ottobre 187; la coronazione assegnandola agli 8 dicembie),

ampio documento

legge

la

e stette in

po.
di
s.

Verona quasi lutto questo temCantò due volte messa nella chiesa
Pietro in Castello,
i

ne della coosagrazione fatta dal Papa della chiesa di s. Giuliano de Lepida o Le* pia nel distretto di Verona, alla presenza di 12 cardinali, de'palriarchi
leia e di

il

2.° giorno di

Pasqua di Risurrezione 186, e il giorno de' ss. Pietro e Paolo, e concesse giandissima indulgenza a quelli che
si

d'AquiGrado, degli arcivescovi di Ravenna, di Magdeburgo, d' Arles, di Bari

tro-

e di
ti

Magonza

;di molli vescovi e di mol-

varono presenti,
fre
il

oltre

molte altre in(!'

personaggi

laici inclusi

dulgenze a della chiesa
i

Ughelli ne

of-

chese di tutta la

Marca

vamente al mardi Verona Eril
il

documenti).... L'anno segiienle
la

manno

tedesco; concedendole quindi
privilegio.

Papa consagrò

chiesa cattedrale a'

Pap^ un

Segue

documento

26

VER
sore,

VER
o nel 11 89 come vogliono Maffei e
il

della consagrazìone della cattedrale di Verona, fatta da Uibano III, coli' inter-

Cardella,

cardinal AdelardoII Catta-

vento di ragguardevoli personaggi e la concessione di privilegi. E giunto a Ferrara,
il
1

neo
gli

di

Lendinara, allora nel Veronese. E-

era stato canonico e maggiore precene quindi

Papa emanò un diploma
187
a favore dell'
s.

a'

1

5

ot-

tore della cattedrale, creato cardinale in

abbate e moZenone, ricevendoli sotto la protezione della s. Sede. Da altro docutobre
nastero di

Verona da Lucio IH,
da Clemente

mandato
a'

III (eletto in

Pisa

19

di-

cembre
cona o
II

I

187) legato

in Oriente,

trovan-

mento
"vesa, si

dell' archivio delle

monache d'A111

dosi a quell'epoca all'espugnazione d'Acs.

ricava che nel

i

187 Urbano

Giovanni

d' Acri,
I

con Filippo
re d' Inghil-

permise a Verdiliaalbergalrice dell'ospedale di capo di Borgo Lecco d'erigervi

re di Francia, Riccardo

una chiesa
dazione
le

a

s.

Barnaba, per

la cui

fon-

mandò una
al

pietra di

marmo

triangolare.

prando,

vescovo di Verona Riconfermato dall'imperatore Federico I, si trovò alla morte di Lucio Ili e all'elezione di Urbano 111, in un tempo dunque assai memoraegli fu

Tornando

terra, ed una brava schiera di veronesi, ac selce ta multorum nobillum veronenslum cruce signatorum ala, dice Ughelli, ed il Papa 1' approvò. Terminata la legazione si recò in Verona, e santamente ne amministrò la diocesi siccome ottimo
,

e sapientissimo. L'Ughelli presenta molti

diplomi e monumenti del

suo operalo.
ss.

Nel II
stoli,

94 consagrò

la

chiesa de'

Apo-

bile,

poiché

Verona quasi

fu converti-

antichissima e restaurata, esistente

Roma papale, per Papa, della curia e corte
ta in
zioni.

la residenza del

già a' tempi di Pipino re d' Italia, e nel
I

pontificia, colla

107 appellavasi
e di
s.

basilica,

con canonici e
le

celebrazione delle più auguste sagre fun-

arciprete, avente soggette

chiese di

s.

Per

le

sue virtù, assiduo zelo pel
pe* poveri,
si

Agnese

Teuleria. Contribuì alla

ri-

divin culto,

amore

rese

ben

fabbrica della chiesa de'ss. Rustico e Fer-

accetto al popolo.

Da un documento U-

mo, avendo
ze a chi
ni.
i

nel

i

197 concesso indulgenle

ghelliano rilevo, che nella canonica di Milano, alla presenza di cardinali e vescovi,

vi

avesse cooperato con oblaziogiurisdizioni e

Nel

1209 confermò

ede'principali capitolari di Verona, Federico I investì Riprando de loto honorem et dislricUi,

privilegi de' canonici di

sua cattedrale,

qiiod imperìum habet in

Episcopatu, et Comitatii Feronae seciinduin antiquum consuetuni usum.Quofa'

do praenoniinatus Episcopus
cit eifididitalein sicut

statini fé-

principi suo Ini-

peratori^ et ejusfilius Regi Henrico VI,

tamquam
et

suo Regi,

et

quod adìuvahit

ad istanza del tesoriere della medesima. Nel 207 permutò colla comunità di Vedirona il castello di Legnano, e tutti vescoritti e le proprietà che vi aveano vi, col castello di Monteforle e altrettante giurisdizioni, che ne portarono perciò al vescovato il mero e misto impero; permuta approvata da' legati d'Innocenzo
1
i ì

cuni manutenere regnuni, et imperìunt^

llljdi cui

si

hanno 4

lettere

dirette al

coronam, etpraecipue civitatis Veronae cuni tota suo Comi tatù, et Districlu
cantra onuies honiines, et supradictus archiepiscopus Maguntinus, qui dedit
fidelilatem, statini fidelitatifacta dicit d. episcopo Riprando corani d. Imperalorcj
et

cardinale. Egli s'intitolava:

Adelardus
i
[

sola divina grati a S. R. E. Cardìnalis, Veronae humilis Episcopus. Nel 2 4
rinunziò
la

dignità episcopale e morì nelil

l'agosto 1225, secondo

Cappelletti.

II

MalFei invece crede intorno al liio, ed
io col

corani omnibus suprascriptis.
a'

Morì Riprando
sto dal clero e

25 giugno

1

188, e

to-

nel 121 2. L' Ughelli nel

Cardella nella sua biografìa dissi / o al prin1 2
r

popolo ne fu eletto succes-

cipio del 12 12,

aggiungendo

la sentenza:

VER
Veritas fllìa lemporuni ; e siccome fu tumulato io s. Zenone, lipoila Tistromento dell' invenzione del suo cadavere
eseguila nel ió4^. Indi
gli

VER
tadella

17

suburbnno di Verona, nel 1 2 3o costruì un convento, poi segno alle crudeltà di Ezzelino III da Romano gran fautore
crudelissimo della fazioneghibellina ed eretico.Nel 1 235 il vescovo confermò le decime sulle navi all' abbate di s. Zenone, Morì Jacopo I nel 2 54 ci»'ca inBrescia,ove l'avea esiliato Ezzelino III empio tiranno.
1

dà per succesper pochi me-

sore Abundonio, biasimato per ignoranza

e pravità di vita
si: gli si

;

ma durò

attribuisce aver nobilitato la chie-

sa de'ss. Giorgio ed Elena, e fu dipinta la

sua

efiìgie

nell'aula episcopale,
Il

come

af

ferma Canobio.
fallo

Cappelletti esclude aflo

Abudone, come

chiama Pan-

tempo il clero elesse nel i25a Manfredo della Scala, figlio di Gioacchino o Jacopino, canonico della cattedrale,
Nel qual
illegittimo per esser vivente Jacopo;anzi
il
1

\inio,

che pure l'ammette, e dà per suc-

cessore al cardinale,

Norandino già ca-

Panvinio anticipa

la
1*

sua nomina al
Ughelli,
le

nonico maggiore della cattedrale, eletto con tutti i voli nel 12 12 (epoca corri-

24

t .

Non

avea, dice

qua-

lità richieste nel

vescovo, facendolo

mor-

spondente

alla

decessore). Si

morte del cardinal fa memoria di lui

prenel

1220
del

nella lapide esibita

dall' Ughelli,

1256. Considerandolo l'abbate intruso, osserva che morto Jacopo, Alessandro IV nel I2 55 gli sosti'
to

nel

Cuppelletli

monastero suburbano di s. Maria Malris Domini. A suo tempo furono introdotti in Verona i domenicani, in cui
il

luì

che

Gerardo Cossadocea; Ughelli scrive il Papa soltanto lo confermò nel 1256. Il moslro Ezzelino III fece anche
d'esilio dalla

tosto fiori

veronese
si

s.

Pietro Martire,

a lui soffrire gravissime angustie, e persi-

la cui festa

celebra in
s.

Roma dalla
IX,
p.

con-

no un anno

sua sede, e
liberato

il

gregazione della

Inquisizione^ nel mo-

carcere in Brescia, ove nel
L' Ughelli però lo disse
prigionia

1259 morì.
dalla

do che
trove.
81
ti

187 e alNorandino leggono nell'Ughelli, che confermò tutdescrissi nel voi.

Documenti

spellanti a

dopo

tornato co*

motte del tiranno, e canonici a Verona morì nel
la

i

privilegi del capitolo veronese.
il

Morto

1261

circa.
i

A

suo tempo Alessandro

Panvinioe rCghelli glidierono per successore Adelardo 111, ed a questi Witfredo. Ambi rigetta Cappelletnel 1224,
ti,

trasferì

fiancescani da Cittadella in

rona, nel monastero de'ss.
stico,

Fermo

e

IV VeRu-

quali immaginarii, e invece nel dello
l

ed assolvette que' canonici che aveano parteggiato per Ezzelino III. Nel

anno surroga Alberto
cattedrale, deposto nel

arciprete della

1260 o
Padova,

1261 divenne vescovo Man-

marzo

I225 da

fredo Roberti
tù egregie,

Onorio HI, il quale gli sostituì Jacopo I da Braganza o della fau»iglia Dreganlia vicentina, canonico della cattedrale. Di questa deposizione e sostituzione offre la la-

sommo oratore

reggiano e canonico di e chiaro per vir-

gostiniani in
presi

ed ammise in Verona gli as. Eufemia, da Urbano IV
s.

nella protezione di

Pietro.

Anli-

pide,esislente tra la porta del campanile e
la

ch'egli fu travagliato da' ghibellini, nelle

cappella del Sagramento. Jacopo
virtù. Sotto di lui nel
III

I

loda

cui

mani cadde nel 1264;

io<li

fu

Ughelli, per innocenza di costumi e altre
insiani

berato dal carcere a istanza di Papa Cle-

122 5 da

Onorio

furono

istituiti

4 mansionari

o beneficiali, con una prebenda canonicale vacata, sottoponendoli all'arciprele. Quel Papa e iMmperatore Federico H

mente IV e di Giacomo I re d'Aragodopo due anni. L'Ughelli lo dice rettore del Piceno pel Papa Urbano IV conna,
cilia,

confermarono
suo vescovato

i

privilegi Zenoniani. Nel

troManfredi usurpatore del regno di Sicapoparte de' ghibellini, e fu allora che cadde prigione. Tornò alla sua
1

s.

Francesco d'Asisi, in Cit^

cbiesa, e nel

268 passato

in

Reggio

ivi

-

28

VER
La sua morte
Jie'oc-

VER
successe
fr.

inr»n e fu sepolto.

Pietro

II

della Scala dorae-

casiooe a grave scissura nella chiesa veronese, perchè due vescovi nello slesso

nicauo, nobilissimo veronese di rispettabile integrità e dottrina,
gli scrittori

annoverato
1

tra

tempo furono eletti, Alemdino che porlo sempre la qualifica d* eletto, e il veronese Guido della Scala figlio naturale di

veronesi dal Maffei. Nel

292

Raimondo

pati iarca d' Aquileia conferprivilegi dell'arciprete e ca-

tutti

i

Mastino

I

signor di Verona, e ar-

nonici veronesi, con diploma pubblicato
dall'Ughelli. Per

ciprete della congregazione del clero pa-

morie
i
il

di

fr.

Pietro

il,

che figurò sempre come legittimo pastore. Forse A learJino fu nominato dal Papa, e Guido dal clero veronese, ovvetrio,

pianto da

tutti, nel

295

coll'alto profr.

dotto dall'Ughelli,
dotto e

clero elesse
di
s.

Teo-

baldo agostiniano e abbate
di santa vita e
la

Fermo,

ro ambi da questo dissidente,
tenza nascente degli Scaligeri

ma

la

po-

nell'estimazione
dignità, perciò a*

prevalse,

generale, che ricusò
1

e l'altro fu costretto dimorare a
va.
11

Manto-

3 dicembre restò eletto Bonincoutro ve-

Cenci chiatnò legittimo Aleardino,

ronese, arciprete maggiore della chiesa
cattedrale, dotto, esimio e piissimo,
to nel

illegiltimo
rito a

Dio

Guido. Neil 272 rese lo spiin Cremona, ove per le fazioil

morin te-

1298

in

odore

di santità e sepolil

ni erasi ritirato,

b. B^acio

orefice

ve-

to nella cattedrale, lasciando

suo

ronese, chiaro per miracoli edeposto nel-

stamento

a favore de' suoi successori,

e

Se ne legge la vita lìeìCotupendio delle vite de' Santi orerei e arla cattedrale.

di varie chiese, ospedali e luoghi pii.

Nel

1628

apertasi la sua tomba, per trasfeil

gentieri. Nel

1275

il

clero d'
fr.

unanime

rirne altrove

corpo, fu trovalo intat-

consenso elesse vescovo
tere esercitato. Nel

Teraidio franvescovo col
il

to in ogni sua parte,
ti.

con istupore di tut-

cescano, pio, eloquente e nelle sagre let-

1276

il

l'inquisitore

fr.

Bonaconsi e

pretore di

Teobaldo lodato, che non avea voluto accettare prima del defunto, cedendo questa volta alle preghieGli successe
fr.

Verona, procederono ali* estirpazione dell' eresia in Sarmione, col ferro e col fuoco, e molti abiurarono pravi errori. Morì il vescovo ne' primi di febbraio 1278, e poco dopo onorevolmente dal
i

re del clero e del popolo lutto. Nel suo

pastorale governo, senza lasciar

le

sue

contemplazioni e studi monastici, atten-

clero e popolo gli tu sostituito d.

Bar-

monaco benedettino, consagrato nella cattedrale. Hic electus Botolomeo
I

deva ad ascoltar litigi, a visitar la città e diocesi, e ad esercitar con prontezza le (unzioni tutte del suo ministero, compilando costituzioni per la riforma di tutto
il

clero veronese. Nel

1809 intervene
nel

nìncontruin archipreshyleruniy et canonicos veronenses una ciiin ecclesiis^tnO'
nastcriiscjue

ne

alla

pace d'Italia conclusa dal cardi-

nal Pelagrue legato di Bologna,

adeos

pertinentibits

risdìctione sua exeniptos^ nec
(judtiensi

a janon A-

i3i

I

alla

coronazione d'Enrico VII.
fra
il

A

suo tempo insorse questione
tolo di

capi-

patriarchae suhjectos esse hoc sequcnti monumento declaravit. Lo riporta l'Ughelli, insieme alla conferma de'beni fatta da Manfredo predece»!»ore a' domenicani, poi da Paolo V ratificata con bolla che produce. Nel 1284 fu benedetto dal vescovo e da quello di Città

Verona

e

il

vescovo d'Adria per
e con-

giurisdizioni di chiese, giudicata dal detto cardinal legato in favore del
i.°,

fermando r esenzione pure
pastore: l'Ughelli offre
i

del proprio

documenti, in

uno ad

altri di plorai degli Scaligeri e di

altri principi in

favore del capitolo, con
^^u»' di e-

Nova
s.

il

cimiterio, ante facieni ecd.

diverse notizie degli Scaligeri e del vescovo,
il

ciesiae

Eupheiniac. Morto

Barto-

(piale

mori dopo 84

lomeo

uel

1290

1*8

uovembre,

tosto gli

gregiu episcopato Qeli33i a'iSuoveui-

VER
hre, sepollo in
s.

VER
gli

29
riprovare e

Stefano. Tn questo

Avignone

volle

detestare,

venne

tlietro Nicola n>ilanese,
tli

abbate be-

nedettino

Villanova, modesto, di grasucces-

punire tanta enorme empietà coi diplomi presso rUghelli che vado ad accennare, dovendosi tener qui presentequanto

ve pietà e solerle vigilanza, cessando di
vivere nel i336. Nello stesso
se
gli

ho

riferito

Bartolomeo li della Scala de' signori di Verona, abbate benedettino di s. Zenone, eletto dal capitolo e confermalo da Bertrando patriarca d' Aquileia, per la postulazione che leggesi nell'Ughelli;
il

ligero omicida per espiare

ragionando del fiero Scasì gravissimo

delitto, oltre il molto eh' egli spese, cujasquideni tain nefarii sceleris expiaiioneni grandi peciiniae suinma paci-

sci cani Ecclesia
le

Romana. Frimamendell'

quale prelato, per
e coosagrò.

la di lui

parentela
nipoti

Benedetto XII in pena
richiauìò a se
di
il
il

orrendo

cogli Scaligeri, senza dinicollà V appro-

misfatto

diritto dell'e-

Nel i338

i

suoi

lezione de' vescovi

A^erona, privancapitolo e
il

Mastino li e Alberto II signori di Verona^con diploma esibito dall'Ughelli, confermarono tutti privilegi concessi a'vescovi di Verona. Ma nelT istesso anno, perla malignità di Azzone da Correggio,
i

done

in

perpetuo
la

clero;

con annullare

nomina

fatta ili. "set-

tembre
I

nella cattedrale dal
fr.

clero nella

persona di
de'

Pietro Spella pavese delinviati all' arciprete,

ordine degli umiliati; mediante brevi

il

vescovo fu calunniato
il

di

tradimento
li,

28 settembre,
Verona, ed
a

presso

di lui nipote

Mastino
i

per

ti

al-

canonici e capitolo della maggior chiesa
di

tare co'veneziaoi ed

fiorentini suoi ne-

mici onde togliergli lo slato. Dappoiché

per

la

guerra mossa a Mastino

11

da've-

iieziani, fiorentini e loro collegati,

onde

Bertrando patriarca di ancora la elezione del vescovo, dovendo intanto il patriarca amministrare il vescovato, col
Aquileia, riservandosi

reprimere la sua cupidigia nei dilatare la signoria, dopo aver preso il grande e for-

detto arciprete Martino. Nel dì seguenle
il

Papa

indirizzò altra lettera al patriar-

Verona e Vicenza, e di quest'ultima occupato buona parte e 3 boighi,coo intendimento d'assediar Verona; fece credere Azzone a Mastino II, che lo zio fosse loro unito e meditare la sua uccisione. Già deplorai di sopra, come Mastino II accete castello di

Montecchio, chiave

tra

ca, ingiungendogli di esplorare

con tutta

diligenza
cida,

i

rei del tragico delitto parri-

onde procedere

alla

pene decreconcilii,

tale da* sagri canoni e

da

mas-

sime dal generale di Vienna, tanto contro Mastino II, quanto contro chiunque altro complice e colpevole, e ciò
senza
dilazione e appellazione.
Il

calo dall'ira, di propria

mano

barbalala

pa-

mente
ta

uccise

il

prelato zio presso

por-

triarca coadiuvato da altri procedette al

dell'episcopio a'27 agosto, ad ora di

processo, dal quale risultarono
stino
II,

rei

Madi

compieta, e fu sepolto subito senz'affaito alcuna poujpa funebre. Afflitto il capitolo dall'acerbo caso,

e

Alboino dellaScala naturale
1,
i

Can Grande
del loro

due

giorni

dopo

fe-

umilmente a mezzo nunzio Guglielmo da Pastrenquali
misiatlo, supplicarono
il

ce

economo

e amministratore del vescos.

go, pentiti del

vato Martino arciprete di

Stefano, e

Guglielmo Zolfino
la

vicario generale nel-

misericordia e per l'assoluzione. Benedetto XII con lettera de'27 setlemdi

Papa
bie

sede vacante

:

gli

Scaligeri

si

dichia-

rarono difensori de' beni del vescovato,
fino all'elezione del
sto atroce assassinio

zione,

1339 iujpose le pene per commellendo al vescovo

l'espiadi

Man-

nuovo

pastore.

Quepadre

tova Gottifredo di esigerle, mediante giu-

desiò l'universale
al

ramento per
re
i

l'esecuzione, e poi assolve-

iudegnazione, dolore e mestizia

rei dall'incorsa

scomunica che ripor-

comune

de'fedeli

Benedelto XII, che da

tai nel

luogo citalo. Fr. PleUo Spella ri-

3o
nunzio
io
la

VER
nomina
capitolare, giaccliè an-

VER
i353 rinvenutesi
nella

cattedrale al-

nullala dal Papa, e più tardi Clemente

VI

promosse al vescovato di Pavia. Da quesede poi il Papa ri mosse il vescovo Matteo Ribaldi, 8*27 giugno i343 trasferendolo alla sede veronese, non dovendosi credere che Benedetto XII dopo l'uccista

quante ossa di s. Agata vergine e martire, a suo onore in essa fabbricò un aU tare e solennemente ivi le collocò. Benemerito di sua chiesa, procurò la rifor-

ma

del clero colle costituzioni, rinno-

sione di Bartolomeo

il gli

avesse dato a

vando quelle di Teobaldo e aggiungendone altre tratte da'concilii aquileiesi tenuti dal patriarca Bertrando.

successore Teobaldo, dicendolo
vinio virtuoso e benemerito,
1

il Paomorto nel 34 '.Matteo, almeno per un tempo, non fece residenza in Verona, tenendovi per l'icario fr. Tiberio degli umiliati. L' U-

Neli36o

ottenne
re e

il

vescovo da'fratelli Can Signo-

gbelli riporta la sentenza del vicario del

Paolo Alboino Scaligeri signori di Verona il diploma, riferito dall'Ugiielli, di conferma a* privilegi del vescovato e della tutela de' suoi beni assunta da
essi
,

patriarca d* Aquileia del i344) contro

dal

vescovo aumentati

j

gli

Scsdi-

Matteo e
se, di

in favore del capitolo

veronevesco-

geri altrettanto facendo col capitolo ca-

sue esenzioni e prerogative, alle
il

nonicale.

Non

ostante che Pietro iV ade* canonici,

quali sembra avesse attentato
vo,

vesse ratificato l'esenzioni
sulla giurisdizione

onde
il

il

capitolo avea appellato al pa-

insorsero gravi disil

triarca Bertrando.

tagio

Morì Matteo di conmaggio 1348, ed a* 27 giugno da Viterbo il Papa io questa sede traslatò il nobilissimo beneventano Pietro Ili Pino, del quale si hanno le
i."
yf'i

sensioni e scàndali, e

vescovo volle

ri-

vendicarla,

si

adoperò incessantemente

per ridurli alla propria soggezione e de*
suoi successori,

ma

indarno. Lunga, dila lite,

spendiosa e deplorabile fu

finché

costituzioni per la

riforma di tutto

ii

compose anche sermoni. A'27 luglio 349 Clemenclero della città e diocesi, e
1

1376 si venne mala dall'autorità
nel

a concordia,
di

confer-

Randek

patriarca

d' Aquileia, soggetti al (|uale

rimasero
del

i

te

VI

trasferì Pietro ili al vescovato di

canonici, e l'atto leggesi nel!' Ughelli. Es-

Perigueux, e da quello di Melfi a questo fr. Giovanni Ili di Naso, domenicano, comasco o milanese, cospicuo per dottrina e santità di vita: dimorò breTissimo tempo in Verona, governando la
diocesi pel vicario, per cui

sendosi nel

i

387 impadronito

domisi-

nio Scaligero, Gio. Galeazzo Visconti

gnore
tro

di

Milano, fu tolto da Verona Pie-

venne

trasla-

IV per sospetto d'infedeltà, per aderenza agli Scaligeri, benché innocente, venendo in quell'anno trasferito a Lodi,
donde poi
nire
Si
i

tato a Bologna a*

1

3 ottobre i 35o da Cle-

fu

pure cacciato, e andò a

fi-

mente VI,

minò
Iro

quale nello stesso giorno novescovo di Verona ii veronese l-*ieil

suoi giorni a

Mantova
co'

mostrò benevolo

393. domenicani, ma
nel
i

IV

della Scala figlio naturale di

MaNei

stino il, canonico della cattedrale.

non appartenne a quell'ordine. Allontanato egli appena da Verona, nel 1387
sotlentrò

i35i, ad esempio del predecessore Bartolomeo i, Canonicos calhedralis Ecdesine exeniplos a jiirisdictione Episcopali suo diplomate declaravil^ omniaque eoruin privilegia solenmi stipiilatione rata habuit: il documento è neir Ughelli. A suo tempo il marchese
^

do

ili,

e visse

governo della chiesa Adelarchiamalo Aleardo, pochissimo, forse morto nel maral

dal Panvinio

zo i388. A'
se

20

del seguente gli success.

Jacopo

II

Rossi de' conti di

Secon-

do, generoso e bello della persona, inli-

mo

consigliere favorito di Gio.

Galeazzo

Spinetta Malaspina fondò

la

chiesa di

s.

Visconti dominaloredi Verona; nel

1389

Gio. Battista nel suburbano Sacco. Nel

ottenne

la

conferma

de' privilegi Scali-

V

ER
documento proti

VER
in

3i
gesuali,

geri pel vescovato, con

vescovi. Sotto di lui furono introdot*

dotto dairUghelli; insieme al dipiuma del 1892, col quale quel principe ratifica ancora
la

Verona nell'anno 14^9
assegnò
la

'

a* quali

chiesa di

s.

Bartolo-

giurisdizione civile del ve-

meo

io

Monte;

nel

i435

i

religiosi gi-

scovo su
ii

Monte Forli^ Bodoliniy et Pulvillarum^ et terra rum Episcopatus
die'

rolamini della congregazione

di Fiesole,

Veronen. Ci r invenzione
parte) de'
ss.

del

pure il documento sulSqS, de' corpi (meglio
i

che ottennero la chiesa di s. Michele a Porta Borsari, e poi anche quella di s.

Simone

e

Giuda

apostoli, in
s.

S.Giovanni

in Valle; e delle ossa di

GiaGri-

Zeno in Monte, lultociò confermando Eugenio IV con bolla presso 1' Ughelli. Guido inoltre riedificò la chiesa di s. Martino di

como Maggiore
giano. Jacopo

apostolo, nel

Monte
(

Legnago. Scrive l'Ughelli: Ipse
effice-

II

dettò sagge regole per

vero ut canonicorum collegìuni suae or-

la clausura delle

monache
il

nel

4o

i

,ed a'

dinariae juris die tieni subjectum
ret,

25 giugno i4o5

vide l'ingresso de' veprincipio del loro

neziani in Verona, e

benefico dominio,con Jacopo Soriano per

nullum non movit lapidem, siida^ vity et alsity ac in casswn lahoravitj nunquani majus ah Episcopis, aiit magistraiibiis, vel apiid

pretore e Pietro A rimondo per prefetto.

Summum

Ponti-

Ma

caduto

il

vescovo in grave sospetto

a*

ficem^ vel principe oppugnattun capi'
taluni veronense, minusve
extitf

veneziani, siccome aderente a* Visconti,

Innocenzo VII lo fece passare alla sede di Luni-Sarzana a'2 setlembrei4o6,che

expugnatuni quani sub Guidone Episcopo, ut

ex

1412 (dice il Maffei, che ne' monumenti di Verona trova nsi memorie di Nicodemo Scaligero
il

can.

Dima

ritarda al

suo vescovo nel principiodel i4oo,di cui parla il Gobelino ne Comentari di Pio IT.

litteris^ quas liic fideliter canonicorum tabulario, in quibusjura, liberaque eorumdein canonìcorum Juris dictio ab Episcopis immunis recensetur. Quindi ne riporta 3 di

apostolicis

danius, è

Giovanni

XXI 11,

contenenti
in

altri

docu-

Forse

confonderà con Nicodemo della Scala vescovo diFrisinga contemporaneo, e discorso più sopra). L'istanza fatta dal doge al Papa per la sua remozione, riferisi

Venezia nel 1 45^8, e portato il suo cadavere a Verona, fu deposto nella suddetta cappella da lui e»
dificata nella cattedrale, e dotata col te-

menti. Morì

Guido

sce Ughellì.

giorno

gli

Immediatamenlenello stesso fu sostituito Angelo Barbari-

stamento

co (V.) patrizio veneto, il cui zio il i. "dicembre divenneGregorioXII,e nel i4o8 lo
creò cardinale. L'Ughelli descrive
1

di 2000 ducatid'oro perla fondazione d' una mansioneria quotidiana. Nel 1439 fu eletto il cardinal Francesco
1

la

pom-

te di

Condulnier(F.) patrizio veneto e nipoEugenio IV, già ambedue canonici

pa del suo possesso,e o loda qual religioso,
giusto e zelantissimo delia disciplina ecclesiastica. Sotto di lui fu

della cattedrale, de'quali e delle loro be-

neficenze, per l'amore

cheaveano a Vepoiché
il

dato

il

monaste-

rona ed

al

capitolo canonicale, molti docar-

ro di
s.

s. Leonardo a' canonici regolari di Frediano di Lucca. Assunto al cardi-

cumenti
dinale
il

riferisce l'Ughelli;

nalato, rinunziò la

sede vescovile, alla
vi trasferì

neIi44o Papa confermò con
istituì

nella cattedrale, e

bolla,

il

collegio

quale Alessandro
a'

V

da Pola

degli accoliti, per decenza e

maggior devesti di
1

to

26 dicembre i4^9 '^ patrizio veneGuido Memo, il quale pure vi fece
Lodatissimo pa^
cappella de' san-

coro delle sagre ufFiziature, con
benedettini di
il

color ceruleo. Accolse nella città nel
i

44^

solennissimo ingresso.
slore, eresse e
ti

s.

Giustina

di

Padova,
Nazario e

ornò

la

e die' loro

monastero

de'ss.

Zeno

e Nicola nella cattedrale, e que-

Celso; nel i444

sta arricchì di sagri utensili

per uso de'

Olivetani, a cui ats'' tribuì quello di s. Maria in Organo; ed

32
i

VER
sima
bilita nel

VER
2.* dignità dell'arcidiaconato, ristain Pio-

minori osservanti, ponendo nel i^'yi )a i." pietra della chiesa di s. Bernardino.

Morì
a'

il

cardinal

Condulmer
i

un catalogo

1475 da Sisto IV.l'Ughelli die' di 25 di essi dall' 8o5 al

ina
za

5 settembre
fatto in

\/\.53j

poca residen*

Verona. A* 6 novembre vi fu trasferito da Treviso Ermolao Barbaro patrizio veneto, di esimia pietà,rendendosi assai benemeritodi que-

avendo

me

lo continuò il Coleti, coavea fatto co' tesorieri. Il cardinal vescovo ottenne al capitolo la bolla d'In-

1697, perchè

nocenzo Vili,
nifico

riferita dalTUghelli, sulle
le

distribuzioni quotidiane e

decime. Mu-

sta chiesa, speciahnente in ciò

favorito

dal doge Moro,

il

quale con diploma,
i

ma

anche in morte, che seg<ù in Ronel 5o2, lasciò alla cattedrale »4iOOO
I

presso rUghelli, confermò
ritti

beni e

i

dila

scudi d* oro per

la

sua riedificazione. X'

del vescovato.

Ornò con

eleganza

cattedrale, e l'arricchì di vasi d'argento e vesti sagre;
struì

restaurò l'episcopio, conel colie di

i4 novembre i5o3 gli successe il cardinal Marco I Cornaro (F.) patrizio veneto e abbate commendatario di s. Zeno, e solennissimo
cattedrale, col
r.e fu

un palazzo con amcnissimo

orto, e ville

Nazareth formò in
benefico

l'ingresso. Nella

Monte Forte
che
Ja
;

e in Budoloni.

Fu

cogli ospedali, co' religiosi, colle
istituì

mona-

nuovamente
al capitolo,
il

1'

antichissimo

ferma di tuì una commissione, appellata mensa Cornelia^ per procurare incremento di
decoro
alle sagre funzioni.

diploma e la bolla di conLeone X, presso Ughelii, isti-

tesoriere della cattedrale,

concedendone
a'

Morto

io

Ves.

nomina

del cui ulììzio of-

nezia a'

24

luglio

i524

e sepolto in

fre Ughelii

documento, unitamente

privilegi concessi

a tale uffizio, ed alla

Giorgio Maggiore, i veronesi fecero calde istanze alla repubblica di Venezia,

i454^' '679ad Ermolao il governo di Perugia, e poi l'inviò nunzio in Francia. Morì in Venezia a' 12 marzo i47'> e
serie di

19

tesorieri dal

onde rimuoverei disordini introdotti
la disciplina ecclesiastica,

nel-

Paolo

li

allìdò

principalmen-

te

per

la

trascuranza de' vescovi cardivi

nali

che non
il

facevano

la

dovuta

resi-

trasferito a

Verona

fu sepolto nella cap-

denza. Laonde Clemente VII stimò op-

pella della B. Vergine della cattedrale. Tosto gli successe il cardinal Giovanni JV Micheli i^V.) nobile veneto e nipote di Paolo 11. Ad Episcopatus possessionetn adniiUendo, acritcr a cìvibus vc-

portuno
le

troncarla serie de' vescovi ve-

ronesi tratti dalla nobiltà veneta, e vol-

che questa volta

vi fosse

promosso un
fi-

celebre genovese,

ma

nato in Palermo,

rS

agosto, cioè Gio. Matteo Giberti

roncnsibitf per septcnnium diniicaluni
esty asserentibiis se

oli ni

a

venetoriirn

senalu decretuni obtinnisse, quo cavebatur^ ne Pontificis dignitas cuiquani deinceps daretiir, qui apud ipsos in ci-

Francesco generale delle galere pontificie, di dolci costumi, rara prudenze e sano giudizio, dottissimo e di mollo
glio di
inerito, segretario del

Papa nel cardinaab-

lato, e allora datario pontificio, ed

Fcruui post diuùnam concertationeni tandem ille voli compos facluSfUt ad placandani populi invidiani magnificenùae suae insigne aliquod specimen darei. Decorò
vitale

non

esset per/nansurus.

commendatario di t\osazzo nel Friuli. Nondimeno, appunto pel suo ingegno, anch' egli dovette essere lungamente asbate
sente da Verona, occupato in molteplici
e gravi affari ecclesiastici, per la sua spec-

Ja porta dell'episcopio

con ampliarla, e

chiata integrità, ed intanto resse per lui
la diocesi
il

con colonne e statue. In esso alloggiò nobilmente nel 1488 l'imperatore Federico
III,

domenicano
(li

fr.

caria vescovo
te la

Scolari. Inoltre

Antonio BecClemen-

r Ughelii narrandone

la

pompa

dell' ingresso e del

soggiorno. L'aotichis-

VII aftldò pure l'amministrazione delchiesa veronese ul celcbic Gio. Pie-

VER
tre Carafa. "là arcivescovo di Cliieli, noi
ressi

VER
consultò.
Il

33
Bo-

gravi e del pontificato, sempre lo
Zini lo celebrò nel libro,

cuidinale e Papa Paolo IV, come dal documenlo dell' Ughelli,il quale parecchi ne
riporta riguardanti
il

ni Pastoris
Il

cxemplum^
il

Venetiis i573.

Giberti

;

testimo-

Maffei esalta

libro

stampato delle
modello
nelA.

nianze certe degl' innumerevoli vantaggi

sue costituzioni, colle parole del cardinal Valerio, che Io tenne a

che procurò

alla

sua chiesa anche da
Ini e-

lungi, e colle sagge costituzioni da

l'amminislrazione della slessa diocesi.

manale. Egli neli527 trovavasi

in

Ro-

suo tempo
la

si

fecero più libri spellanti ale
all'

ma
I

nel

famoso sacco, e corse pericolo

buona regola
:

uHizialura ecclc"
costituzioni per

della vita,

come

rilevai nel voi.
la

VII,

p.

siaslica
le

fece

ancora

le

g3

e altrove.
fu

Per

sua perizia e pru-

monache. Il prelato essendo ricchissimo

denza

occupato in varie nunziature,
Francia, sebbene fosse

e pieno di spiriti grandi e generosi in fa-

come

di

come

il

vor de'buoni studi, ed avendo trovato in

confidente e l'anima ne' consigli del
pa, anzi da' suoi consigli

l^ale

Verona
s'

fiorire

singolarmente

le lettere

pendevano
il

greche, volle che a pubblico benefizio

cose tutte del principato. Osserva

ba-

intraprendessero nobili e dispendiose
i

rone Reumont, Della diplomazia italiana, che Giberti, uomo di stalo de'più sagaci ed esperti del suo tempo, però al
pari di
tanti altri
s*

edizioni, facendo gettare

greci caratteri
alle

poco familiari
rie.

in quel

tempo

slampe-

illuse nel

concetto

che avea

delle forze e della persevera n-

Ea de' francesi, che pure avrebbe dovuto meglio conoscere,

ancora in casa copisti esperli per trascrivere correttamente codici greci, con grandissimo stipendio. La corte di lui era illustrata da persone noegli
i

Teneva

avendo

sulla fine

bili

e di scienziati,

non meno

del territo-

dell'ottobre

ìSi^

accettata la nunzia-

rio che forastieri; eranvi

tura di Parigi. Allorché nel i528 Clemente VII, comprimendo neir animo il

tonio Flaminio, e

il

pure Marc'Aupoeta Derni che molte
ivi

delle sue facete e graziose poesie

comcapi-

dolore degli orribili

fatti e

l'umiliazione

pose. Nel principio del suo pastorale go-

dell'anno precedente, nell'espugnazione
di

verno insorse ostinata dispula
tolo canonicale, sopra
i

col

Roma,

ravvici nossi a Carlo

V, perchè

di lui

privilegi e

solamente mediante l'imperatore credeva di poter giungere a'suoi fini, in ispe* cial modo a quelli che vagheggiava per
l'ingrandimento de' nipoti Medici,
berti
fari,
si
il

per l'erezione della prepositura 2.^ dignità della cattedrale,
iar

ma

riuscì alla singo-

prudenza dell'arcivescovo Caraffa
le parti

di

Gi-

quietare

nel

i53o con

transazio-

ritrasse e fu allontanato dagli afsi

e tutto quind' innanzi

dedicò alla

sua chiesa. Nel 1^29 Clemente VII avendo stabilito d'abboccarsi con Carlo V in Bologna e coronarlo imperatore, in\iò ad nal

ne delta Giberlina, che Clemente VII a istanza del doge veneto confermò con bolla, la qualecolla transazione parimente
si

leggono neirUghelli, insieme

al di-

ploma
col

relativo di Paolo HI, ed a quello

incontrarlo a
e
il

Genova

il

cardi-

quale nel i536 rinnovò nell'illustre

Gonzaga
;

Giberti, olire 3 cardisi

prelato la

nali legati

vero è però che non
i

troes-

a

memorata autorità di legato laiere nati in civitate ac dioecesi T'aero-

alla

coronazione seguita nel 53o,
Il

nensi, con ogni giurisdizione e facollàj

sendosi già ritiralo in Verona.

Maifei

omnia capitala, conventus, monasteria
tani virorum quam mulieriini^ et alias personas ecclesiasticascivilati^, etdioecesis praedictae^ prac.seriini Archipreshytcruni, Capitalum et Canonicos,tiiac

crede che

sia slato

pure nunzio

nella

Spa-

gna, Residente in Verona, Paolo

esempio di gli aggiunse la dignità di legato apostolico, e sebbene lontano, io tulli gì* inteVOL. XCV.

HI ad Clemente VII, nuovamente

Ecclesiae FeronensiSj

quamquam
3

olini

34

VER
di
al

VER
qual nunzio o presidente
al al

ob Episcopo Vcroncnsì exemptos ah
nuctoritalc apostolica regcndi^ visitatiili, corrigendi^ punieiidi in co etc. Esibisce puie
la letlern

concilio di

Trento, e passalo nel i558

vescovado

Bergamo, rinunziò
nipote Ago-»lino

qtiesto di

Verona
professo

da Paolo
al la

111

con-

Lippomano

teniporanearaenle inviala
nonicale di Verona, per
zia

capitolo ca-

dell*

ordine Gerosolimitano, suo coadiui 557, e divenne giugnoi559, morto in Pa-

dignità legali-

tore fin dall'S gennaio
cifellivo a'6

confermala

al Gibeili.

Descrivendola
il

cattedrale già dissi quanto

generoso presuoi in-

dova

a'

16 luglio
in

I

56o,

ma

trasferito

il

lato vi fece per nobilitarla nella forma, e

cadavere

per testamento

le

donò
la

lutti

i

dumenti

pontificali preziosi per uso de'

successori,

adldnndone

custodia

al

ca-

pitolo, n* poveri lasciando

6,000 ducati
regolari
s.

Verona fu deposto nella cattedrale. Quanto a Luigi, di sue diverse opere ragiona Maffei. Avvenne la sede vacante, alquanto protratta, perchè Marc' Antonio Anudio o da Mula ricusò il
vescovado conferitogli da Pio IV, giacché
vietatogli dalle leggi della repubblica, ia

d'oro.

Il

Giberli contribuì all'approva-

zione

dell'

ordine de' chierici

Gaetano e dall'arcivescovo Carafa, il quale fu dal santo mandato a Verona ad
Teatini (f^.)^ fondato dal glorioso
istanza del vescovo per riformare
ro,
il

onta alle quali

il

Papa

lo creò cardinale.

Delle conseguenze parlai nel voi. XCII, p. 366. A'28 gennaio i56i fu elelto ve-

cle-

die poi volle
presso
la

stabilita

una casa
di
si

di

no

scovo fra Girolamo Trevisan domenicae patrizio veneto, insigne teologo e di
cospicua probità. Fabbricò
scovile
cilio di
il

teatini

chiesa

santa

Ma-

palazzo ve-

ria di Nazareth. In
s.

Verona

recò pure

di

Monleforte. Recatosi al con-

Gaetano per contribuire

alla riforma,
le

riuscendovi felicemente, anzi per

pre-

di dello

Trento, ivi morì a* 10 settembre anno: trasportato il corpo a Ve*

mure
nando

del vescovo vi ritornò,
le

ma

raffre-

nezia^

sue beneficenze verso l'ordine,

altrimenti veniva esso a sottrarsi alla cura

ebbe tomba nella sagrestia di s.Do* menico di Castello. Di sua dottrina fa tesettembre I 562 stimonianza Madei.L'
i
I

immediata delladivina Provvidenza. MorìGiberti a'3o dicembre 1 543 santamente, commovendosi al pianto tutta quanta la città

fu dichiarato amministratore perpetuo
il

celebre cardinal Bernardo

Navagero

pe'grandi benefizi che n'avea

(y.) patrizio veneto: assunse l'uflìzio a' 12 aprile 1 563, e reduce dal compito
concilio di

ricevuti, e per l'opinione universale della

Trento morì

a'

25 maggio
cattedrale.

sua santità.
il

Ne

recitò l'orazione fune-

i565

e fu tumulato nella

bre

canonico

Adamo

Funiani, che fece
f^arioriim a-

dirollamentelagrìuiaregli ascoltanti, e fu

impressa dal
le

p. jNovarrini,

pusculorum. Fu sepolto
con
l'iscrizione riferita
l'epitaffio
1

nella cattedra-

da Ughelli,col-

composto dal Fhuninio. Nel

Di sua dottrina, opere e virtù, ragionano tJghelli e Mafiei. 11 nipote celebre Agostino 11 Falcrio (F.) patrizio veneto, già fatto suo coadiutore a' 18 di dello mese degnamente gli successe, poi nel i583 creato cardinale. Sedò le discordie tra' veronesi,
rio,
li

544 o'' *'"^^^^*'^^^'^''^ V Lippomano pavenelOj già vescovo di Bergamo, e

eresse

il

trizio

celebrò

più sinodi,

istituì

seminaospeda-

ottenne a coadiutore con futura successio-

e pii luoghi per custodia delle vergini
gli

ne il nipote Luigi vescovo di Modone, come l'avea ottenuto per Bergamo. Poco dopo inviato da Paolo III nunzio nellaScozia, morì in Edimburgo a'9 agosto 1 548. Ne occupò il luogo il dello Luigi Lippoinano patrizio veneto, che poi intervenne

e vedove. Ridusse

ebrei, sparsi per

Verona
paolotli,

e frammisti a'cristani, m//Y-{ fer-

zo .9 cancello.';.

V introdusse

i

gesuiti e

i

ed a'ieatini

die' la chiesa di

s.

Maria già degli umiliali. Insorte discordie
giurisdizionali col capitolo, le tranquillò

VER
soavemente con transazione, convalidata con bolla di Gregorio XIII, proilotta dalrCJghelli co'diversi
ni riguardanti
il

VER
visitò

3^

4

volle

il

suo gregge, promulgò sagla disciplina ecclesia-

ge costituzioni per
stica,

monumenti

e iscrizio-

profuse ogni cura pel decoro mateIntro-

cardinale, celebrandolo

riale e spirituale pel divin culto.

per
ra.

le

sue doltissioie opere, che enumee di «ne interessanti notizie
il

dusse in Verona
resse

Di queste

stimando forse ja principale, De utililate capienda ex rehusa Fenetis geslìs.Com^oinpwxe^ Ri-

dà pur contezza

iM;iirei,

nendo la f.* un oratorio presso

carmelitane scalze, popietra per la loro chiesa; e*
le
3.

Gregorio
il

iti

Braida, ove fu martirizzato
Pietro Martire; concesse
la

veronese
chiesa di

s.

s.

tuale Ecclesiae P^eronensìs, ed
ronesi. Belle notizie di lui e sue

il

Marsi

Sebastiano a'gesuiti, consagrò lachìe^iadi
s.

tirologio l'erone<!e o lezioni pe'Sanli ve-

Antonio

di

Padova

in

Verona.

Nell'e-

opere

piscopio eresse un'accademia ecclesiastica per l'istruzione scientifica de'chierici,

le"£;ono ancora nel Cancellieri, Disser' ro

tazìoni epistolari^ p. 24ieseg. Per le sue

proteggendo

la

Filarmonica, ad esemplo

popolo veronese gli decretò una statua di bronzo, imperocché fu illustrata da lai la s. Chiesa veronese, come si trae anche dall'epigrafi onorevoli seolpite egualmente per pubblico decrebeneficenze
il

d'altri suoi predecessori.

Zelò l'istruzione religiosa del popolo, e delia dottrina
il

cristiana pe'fanciulli.R.inunziò

vescova-

to al nipote, fu fatto arcivescovo di

Tesfavo-

salonica, e

dopo aver disposto

in

to e sparse per la città

:

mori
il

in

Roma

a*

re della cattedrale le suppellettdi sagre,

23 maggio 1606, donde
sferito in

cadavere

tra-

morì

circa nel

1670
il

e vi fu sepolto. Gli
II

Verona, fu deposto

nella catte-

era succeduto

nipote Sebastiano
l'i i

Pi-

drale.
to
Il

Il

suo coadiutore e nipote Albergli

sani patrizio veneto

dicembre 1668,

Valier patrizio veneto, tosto

suc-

cesse, essendo vescovo di
gli

Famagosta. E-

dopo aver esercitato distinte magistrature. Consagrò la chiesa delle benedettine
di s. Antonio abbate; die'il convento di s. Bartolomeo in Monte, già de'gesuiti, a*

era ornato d'

ogtji

virtù, di pietà pe*

poveri, di

amore

pel clero e di pastorale

vigilanza, degnissimo di tutte le lodi.

Ot-

francescani del 3." ordine ;ed a'somaschi
il

tenne diploma dal doge veneto

di confer-

monastero

di

s.

Zenone

in

Monte. Con

ma delie giurisdizioni del mero e misto impero del vescovato nelle terre di Bogolon, Monteforfe e Poi, pubblicato dall' CJghelli. Mori in tempo di peste nel Pado-

accordo,riportatodairab. Cappelletti, nel

lin

1675 terminò un litigioconVincenzoMoabbate commendatariodi s.Zeno Mag-

giore, per causa di benefizi e altri diritti

vano

settembre i63o, e fa sepolto nella cattedrale. In tempo di sede vacanili."

rispettivamente prelesi. Piicoraposte le cose perlai
ni la

convenzione, durò alquanti anil

te fu posta la

."
»

pietra alla cappella del
di fu
s.

ss.

pace tra
il

vescovatoe l'abbazia; rin-

Redentore, nella chiesa
teatini. A.'4 aprile

Nicola de*

novossi poi

dissidio

con più calore, e fu

i63i

vescovo Mar-

deciso a favore del vescovato.Celebrò

co

II

Giustiniani patrizio veneto, già di
e perito nelle sagre

sinodi diocesani nel
cui

1670

e nel

due 168 5, in

Ceneda, integerrimo
lettere. Nel principio

promulgò

utilissimi decreti,

morendo

ebbe controversie

giurisdizionali col capitolo, introdusse in

a'5 agosto 1690. Gli successe nel 1691 o i6g^ Pietro VI Leoni patrizio veneto,
traslato

Verona
!

i

minori osservanti riformali ed

da Ceneda, dottissimo, giusto,

e-

somaschi, morendo nel

fico

1649 con benetestamento. Nel i65o da Ceneda vi
I

loquente e di santa vita. Fu amante della decorosa celebrazione delle feste, zelante nel visitar
la diocesi, trasferì
il

fu trasferito Sebastiano

Pisani patrizio

se-

veneto, zelantissimo e lodatissimo pastore.

minario da
s.

s.

Angelo del duomo, presso
lo studio. Solen-

Celebrò il sinodo diocesano nel i653,

Vitale,

aumentandone

36
iieinenle nel

VER
di
to,
8.
il

VER
Nicolò Antonio Giustiniani benedettino

1697 consagrò la chiesa di 5. Nicola de*lealini, e morì a' 17 dicembre. \'i5 di questo gli fu sostituito Gio.
Francesco Barbarigo patrizio veneto e
primicerio di
s.

Giustina di Padofa e patrizio vene-

quale pel

i.° nel

1762 riassunse l'e-

sercizio della giurisdizione episcopale sul
cftpitolo. Trasferito a

Marco, egregio pastore.

Padova

a'

i4 di-

Zelò il disimpegno del suo ministero, rimisein vigore lesinodalicostilu'/,ioni,aaipliò il seminario, visitò la diocesi, curò
l'insegnamento della dottrina cristiana,
restaurò
la

cembre 1772,
cesse

nello stesso giorno gli suc-

Giovanni VI Morosini, altro mona-

co cassinese e patrizio veneto, venendo traslato da Chioggia, e poi morendo nel
I

cappella di
s.

s.

Carlo nell'epinel palaz-

scopio, e quella di

Gaetano

cesso a

789 assai compianto. Nel descrivere l'acVerona di Pio VI nel 1782 non
il

zo di Nazareth, fu misericordioso co'po"veri,

potei nominarvi

vescovo:

il

motivo

Io

ammise

puccine, nel

1699 in Lonato le cap1712 in ss. Fermo ePiustinel

ricavo dal barone Henrion: Storia della

00

i

filippini, e fece

quant'altro con difiu-

Chiesa universale^ 1. 12, lib. 96. « Il vescovo di Verona dovea essere assai infastidito della presenza del

sione narra Colati. Trasferito a Brescia
nel 17

Papa, perchè
diocesani

i4j§h successe Marco IlIGradeni-

di recente
tirolesi

avea diretta

a' suoi

go patrizio veneto, già coadiutore del patriarca d'Aquileia e vescovo in pariìbiis

Phìlopolien, lodato per pietà e vigilanza pastorale
;

fu

il

i.°

a registrarsi nelle

Notizie di

Roma,
anno
II

e nel

1725

fu

pro-

pasecondo la massime novatrici di Giuseppe II; avea soppresso pie confraternite, e proibita l'ammissione dell' indulgenze papali se non aveano il
lettera più filosofica che
storale, tutta

una

mosso

al

patriarcato di Venezia. A'2 3 luvi fu traslato

glio di tale

da Cene-

da Francesco
Io,

Trevisan patrizio veneConferenze pastorali, e

celebrò
gli

il

sinodo diocesano, scrisse con-

tro

ebrei,

stampatele in Pvoma ov'erasi recato, ritornalo a Verona vi mori nel dicembre

1782

:

sepolto nella cattedrale, lasciò

il

cuore alla chiesa di s. Tommaso de'Borgognoni, di cui era stato abbate. A* 2 marzo i733Giovanni V Bragadino patrizio veneto, segnalò il suo governo col pro-

muovere incessantemente

la

spirituale

prosperità del suo gregge. Nel suo vesco-

vato fu soppresso da Benedetto
patriarcato d'Aquileia, onde
la

XIV

il

Placet dell'imperatore (che il pio e virtuoso imperatore Francesco Giuseppe I abob di moto-proprio nell'ultimo concordato di Vienna)*', A' 29 n)arzo 1790 Gio. Andrea Avogadro patrizio veneto già gesuita, poscia rinunziò nel i8o5 perla speranza di rientrare nella società di Gesù, e morì in Padova nelr8i5, tumulato in quellacalledrale.Dopo circa un biennio di sede vacante, a' 18 settembre 1807 Innocenzo Maria Liruti cassinese di Valefreda diocesi d'Udine, dotto e zelante pastore. Di poi a' 1 4 luglio 1817 scrisse la seguente lettera a Pio VII, riportala nella collezione delle Dichiarazioni e Ritrattazioni

chiesa ve-

degV

indirizzi

umiliale

a

ronese divenne suiìraganea della metropolitana d'Udine, indi nel

1756

il

Papa

interamente annullò l'esenzione del ca* pitolo canonicale, già soltanto dipendente
dal patriarca, e del lutto l'assoggettò all'ordinaria giurisdizione del proprio ve«

Pio VII. « Beatissimo Padre. Un dovere mi chiama a presentarmi con questa umilissima a Vostra Santità, il quale dovere riguardal'indi rizzo che nel 181
I

pre-

sentai al governo, che allora regnava. Dalla

benignità di Lei, Santissimo Padre, io

scovo
11

:

il

tulio al

modo

di

sopra descritto.
i

vescovo Bragadino divenuto nel

patriarca di Venezia, a*r2 febbraio

758 1759

da Xorcello fu Iraslalo

in questa chiesa

mi compromettei compatimento sopra un alto estorlo da tempi di oscurila e di confusione. Ed in questa mia fiducia mi confermò la risposta piena di clemenza,

VER
degnò onorarmi per occasione d'averle io presentate le mie condi cui Ella
si

VER
ria

37
a quella
il

di Cinto, e fu aggregala

di

Padova. Nel 1827 morì

vescovo Li-

gratulazioni e quelle de' miei veronesi

sopra

il

Stali ed alla sua Sede.

suo glorioso ritorno a' suoi E scorgendo in
alti di

seguito dalla paterna benevolenza di Vostra

Santità secondati altri miei

Leone Xll nel concistoro de* i5 dicembre vi trasferì da Treviso il tirolese Giuseppe Grasser, al cui tempo Gregorio XVI a' 17 novembre 1837 dichiarò il culto immemorabile del b. Evangelista
roti, e

filiale

ossequio e dipendenza, io tenea-

veronese, sacerdote agostiniano

j

asse-

mi tranquillo sopra l'affare di quell'indirizzo. Giuntami però notizia, ma da due mesi in qua soltanto, che altri prelati d'Italia aveauo quasi a gara rassegnata a
Vostra Santità scrittura in disapprovazione del loro rispettivo indirizzo, non lascio io ora di fare

Non grave d'anni, ma pieno di <nerili e di viriti, mori mg." Grasser a'22 novembre 1 889 con
gnandone
la festa

a'20 mar^o.

universale cordoglio.
ce pianse sull'onorata

Verona a gran votomba dell'amato
che pietà, religiovi-

padre, con
ne,

le

lagrime reudendogli quel
uffici,

medesimo. Ed alla Santità Vostra dichiaro, che vorrei non
il

solenne tributo di

amor filiale ed
lei

indelebile riconoscet?-

aver fatto quell'indirizzo^ essendo io sempre slato premuroso nell'animo di non
riportare in alcuna cosa mia
la

za a

richiedevano.

La memoriasua

vrà certo perenne ne'cuori veronesi, non

disappro-

vazione di Vostra Santità. Considero an-

meno che ne' fasti illustri di loro chiesa. Gregorio XVI a' 1 4 dicembre 1840 preconizzò vescovo Gio. Pietro Aurelio Multi

che quell'atto come contrario alla filiale pietà, siccome dato io tempo che il San-

abbate cassinese

"di

Praglia, della dio-

Padre era tenuto io afflizione ed angustie da un duro e violento dominatore. Qui però mi permetta Vostra Santissimo
tità di esporle

cesi di

Bergamo

;

dotto, zelante e lodalo

come

nell'indirizzo, che

stamparono

mi furono ommess. Cipriano de Unit. Eccles. z=zz Che il Primato e dato a Pietro^ affinchè siavi una Chiesa sola
a Milano,
se le seguenti parole di

promosso a* i5 Venezia, nel quale articolo l'encomiai. Nel medesimo concistoro il Papa Pio IX promulgò vescovo di Verona mg.' Giuseppe Trepastore, meritò d'esser

marzo i852

al patriarcato di

visanalo di Venezia, canonico teologo dì
quella patriarcale, pel cui processo io aelogio, essere egli degnissimo e

di CrisiO) e
tro
sa.
il

sia\.n ne*

Successori di Pie-

centro dell'Unità di questa Chie-

vea giurato legalmente con dovuto allo idoneo
pastore della
s.

n= Tutte queste parole mi sorpassarono nella stampa ; parole che da me si erano aggiunte per professare in faccia a quel governo il Primato di Pietro e suoi Successori. Ora mi rimane di supplicare umilmente Vostra Santità dell'apostoUca benedizione in segno di perdono, con tutto il mio capitolo che concorre a quest'atto con me, le baciò santissimi piedi. Di Vostra Santità. Verona i4 luglio 8 7.
i

Chiesa di Verona; però a

questa non fu dato goderlo, perchè a'

26

del susseguente

Francesco Giuseppe

maggio l'imperatore I lo nominò all'arci-

nizzato in concistoro a'

vescovato à' Udine (^.), e tale fu preco27 settembre di
il

detto anno. In questo stesso concistoro

Papa Pio IX dichiarò vescovo
na
in

di

Verona
di Lesi-

Luigi Guglielmi di Lissa, diocesi

1

i

Uin!*

Dni°

Servidore, Ubbnì° figlio
se-

Innocenzo Vescovo di P^erona^\ Nel

guente 18 18 questa chiesa divenne suffiaganea della patriarcale metropolitana
di Venezia, nella quale occasione fu tolta alla diocesi
la

Dalmazia, già vescovo di Sculari ; ma neppur questo vide la sua chiesa. Mentre il degno prelato si disponeva a recarvisi a prenderne il possesso, infermatosi gravemente a Zara, spirò nel bacio del Si-

parrocchia di

s.

Ma-

gnore a'29 gennaio i853, per la violenza del male. A' 3 suo cadavere con il
1

38

VER
nalzasl

VER
uno zoccolo
col

pompa
l'

decorosa e fuuebre, onorala dalarcivescovo mg/ Godeassi, fu portato

suo basamenlo,

col suo tronco scolpito nelle

4

facce del

alla inelropolilana,

magni ficameute pa-

dado
bella

di

4

iscrizioni e colla

sua cimasa in

rala a luUoedoviziosameii'e illuaiiuala,

armonia

di

proporzioni. Questo

ponlincaudo la solenne messa mortuaria lo stesso metropolitano, in mezzo alla generale commozione e compianto. Finiti
i

zoccolo sorregge una colonna scanalala
d'

ordine dorico, sopra
la

al capitello della

funerali, la spoglia mortale dell' egre-

gio estinto fa

ove
allo

la

accompagnala alia marina, una barca e trasportolla Scoglietlo di Zara, per temporanea
raccolse

Maria Vergine Immacolata. Gentil pensiero fu questo, perchè, legando col mezzo di questo sensibde segno nella divozione della Vergine SS. colla vivente generazione le genequale posa
statua di
razioni future, assicura a questa terra la

tomba, poiché Lissa inconsolabile di lauta perdita la volle nel suo seno. Quindi nel
concistoro de'7

protezione di Maria Immacolata. La
sta poi fattasi

fe-

aphlei854ilPapa Pio IX

per

la

benedizione del pio

promulgò l'odierno vescovo mg.' Benedetlooiccabona diCavalese diocesi diTrento, già lodevolmente appartenuto alle nunziature apostoliche di Baviera e del Belgio, parroco zelante di

monumento

fu tenera e solenne, e deco-

rala dalla presenza di dufi vescovi,
colle loro parole incitarono
il

che

sto mitrato di Bolzano, canonico

Roveredo, prepodecano onorario della cattedrale di Trento, e di essa esaminatore pro-sinodale, lodandolo

popolo alla pietà verso Dio, e al culto verso la sua ss. Madre". Dipoi fu pubblicalo: Lettera di mg/ Stefano Crosatti lllm.° e Rni.'' mgJ Benedetto de Riccabona^ we-

aW

^coi^o di

con queste parole. Fir tandem gravitate^ prudentia^cìoclriiia, moriim probi-

mento

in pietra che fa eretto

f^erona ec, relativa al Dlonu^ sopra la

talty

rcrwnque

experieiitia praadiliis,

et inecclesiasticis functionibus rite ver-

satus, digniis ta propter censendus, qui

ad

mcnioralain Icronen. Ecclesiani in

JEpisvopus promoveatur. Nello stesso an-

no si recò in Roma ad assistere alla promulgazione del decreto dogmatico dell'I mutacolata Concezione di Maria Vergine, in onore della quale fu eretto nella
diocesi

piazza di CìiiesanuovaV anno 18 55, in memoria della dogmatica definizione sali' Immacolato Concepimento di Maria. SS., ornato ed abbellito con nuove decorazioni nel 1807, Verona tipografia Vicentini e Franchini 1857. » M^/ Riccabona regge con saggezza e carità l'allidatogli gregge, e sempre più se ne concilia con le sue virtù la slima e l'affetto".

Omaggio
Altri

storico

dell' ab.

Cappelletti.

un

pubbli«^o

monumento.

E

qui

memorabili avvenimenti succeduti
i

di esso dirò colla Civiltà Cattolica^ serie
2.^, t.i2, p.

nel suo vescovato sono

seguenti. Narrai
voi.

108.M

11

monumento

in pie-

superiormente, ossia nel

XGIV,

p.

Ira fu innalzato sulla piazza di

Chiesanuo-

va nel Veronese dalla pietà di que' parrocchiani, eccitala dallo zelo instancabile
del suo venerabile parroco, afiine di per-

186, r istituzione della congregazione di sacerdoti del benen»eritod. Gaspare Bertoni veronese,

nell'oratorio delle Stim-

mate
per

e contigua casa

da

lui fabbricata,

petuare
ina, e

la

ricordanza della tenera soleuposteri

la cristiana

e

letteraria

educazione

uità fallasi per la pubblicazione del

tramandare a'ioro

domla memocosì,

della gioventù, della (juale qui

trovo opportuno darne miglior contezza, col la Civiltà Cattolica, &tvìe i.'f
Il
t.

ria della

gran definizione, imitando
in

12, p. 702.

sola forse tra le città e le terre d' Italia,

pio sacerdote Bertoni, esimio cultore
fin

l'esempio dato

descrizione ne' voi.

Roma (ne compii la LXXXVII, p. 281,

d'ogni genere di virtù e dottrina,

dal

18 IO Iddio

gì*

inspirò fondare
1'

LXXXVlll,

p.234). Sopra 3 gradini io-

vo istituto, ed egli

un nuoattuò eoo (orma di

VER
vita regolare in

V E
a'

R
le

39
porte della

comuoe
i853

suoi

compa"

timo, chiuse dietro di se
casa in seguo della
entrali quindi

gni, e propose loro delle

regole da os-

posta clausura.

Ed

servare. Indi nel

volò in cielo a gofatiche.

nuovamenle

in chiesa, col

dere

il

premio delle sue lunghe

Dopo la sua moi le la congregazione domandò e olteune dalla s. Sede la facoltà di

gra e

canto del Te Dcii/n, fu dato (lue alla sacommovente funzione ". Lo spirito di quesl* istituto è di
citarsi in

sanlamenle eseral piofillo spiri-

procedere

alla

sua pubblica erezio-

ogni sorte di ministero spirilua»

ne, mediante decreto de' 1 6 aprile i855, confermato dal Papa Pio IX, avendovi

le

o letterario che giovi

tuale del prossimo, e precipuameule nel

appostala sua sanzione liuiperatoreFrancesco Giuseppe
I,

sopperire a qualsiasi bisogno, anche improvviso, del vescovo e de' parrochi, senz*

com'era costume

in-

mentovalo concordato. Pertanto fu stabilito a' 3o settetubre di farne con
nanzi
il

alcuna ricompensa umana, chiuden-

solenne rito

la

pubblica istituzione. Nel-

la matlitia di tal

giorno

il

podei>tà,

ed

i

Verona, invitativi da* pp. della congregazione, convennero nella chiesa delle Stiuiluale, già piena di popolo. Mg."^ vescovo
superiori delle religiose
di

comunità

done perfino ogni adito a cure perpetue, non che a dignità e preminenze ecclesiastiche. Consentaneo a questo fine è il nome assunto da (|uesto nuovo islituto:
i

suoi

membri chiamausi
stampato
il

jMissionari

A-

postolici in aiuto e servizio de\'escovi ".

Fu

in

Verona: Cenni intorno
ec. Inla

lliccabona fu ricevuto alla porta dal Rev.°
p.
se,

alla Congregazione de' sacerdoti
oltre

Marani superiore

dell' islituto. Indi,

vescovo attuale ebbe

consola-

preceduti dal Crocefisso con torce acce-

zione dì veder eretto l'ospedale de'pp.Beu-

entrarono nella chiesa a due a due i membri della nuova congregazione, e do-

fralelli,pelqualeslabilimeotonon perdo-

nò cure e

faticlie

il

presente, degnissimo e

po
il
i

il

cauto del Peni Creator Spirilus,
la me^ìsa e

vescovo celebrò
3

fratelli dell'istituto

la

messa e apertosi
al ss.

il

comunicò medesimo. Finita s. Ciborio, il p. Suvoti

ottimo priore Rev.°p.Gio.M.' Alfìeri,beQche sacerdote, e ciò mediante dispensa appstolica, assai benemerito e vero orna-

periore, genuflesso sulla predella dell'al-

tare dinanzi

Sagrameuto, fecei 3
il

mento del suo illustre ordine. Egli di recente ha pure fondato un altro conventoospedale in Mantova, meritamente avendolo decorato cou insegne equestri l'encomiato monarca Francesco Giuseppe I. Non posso dar contezza, per mancanza di tempo, della Breve notizia sull'ordine ospitaliere di s. Giovanni di Dio detto Fate bene fratelli^ dalla sua origine fino a* nostri tempi pubblicata all' occasione dell'erezione del nuovo con^

di castità, povertà, ubbidienza secondo la

regola. Chiuso dipoi
si il

tabernacoloe postoi

superiore a sedere, ricevette
laici.

voti di
i

4
il

padri e di 3 fratelli

Falli

voti,

vescovo tenne loro breve ed eloquente
in cui

sermone,

animò

i

novelli religiosi
la

a battere generosamente

via additata

loro dal fondatore Bertoni, di cui ricor-

le

virtù e la scienza; ed

esortolli

a

vento-spedale de*

continuar cogli esempi delle loro virtuose azioni e colle loro fatiche

ss. Zenone Ferona, dedicata al Rev.'*

e

Carlo in
Pietro
del-

p.

ad essere non
i

Paolo Deldda superiore generale
tipografico
chini
1

pure di ornamento, ma di utilità alla sua diocesi. Finito il ragionamento padri della congregazione, seguili da tulli membri deli' altre comunità religiose, i eh' erano presenti, entrarono processionaloienle nella casa per una porta, e ne
uacirauodairallra.il vescovo, ch'era
i'ui-

l'ordine suddetto. Verona slabilimento
vescovile

Viceulmi e Fran-

855. Egualmente nulla posso dire della stampa riguardante L'inaugurazione del convento-spedale de' Fate bene fratelli in Mantova il giorno 1 1 novembre i858. Vi si trovò preaeutcil
:

4o
Itìtialo p.

VER
generale, olire rarcìduca Fer-

V E R
sima del vescovato di Padova; ma da qualche tempo per deterioramento ne'beni é

dinaiitlo

Massimiliano governatore ge-

nerale colla serenissima Consorte. Sebbene poi dichiarai non poter narrare
gli strepitosi

non poco scemala. Leggo
proposizione concistoriale,
i

nell' ulti-

ma

frutti

ad
le

avvenimenti succedutisi raItalia

ogni nuovo vescovo sono tassati ne* libri
della

pidamente

in

nel

corrente

anno

camera apostolica

a fiorini

1

200,

1859, qui dirò solamente, che dopo sanguinosa guerra tra T Austria, e
ti

rendite ascendendo a circa 5, eoo scudi ro-

gli allea-

mani, non gravati
si

di pensioni.

La

diocesi

Francia e Sardegna, Napoleone III offrì la pace a Francesco Giuseppe I,che

estende per quasi 100 miglia e com-

r I I luglio in Vilìafranca ne stipularono preliminari, fra'quali la cessione della Lombardia all' imperatore de* francei

prende 2 56 parrocchie, di cui 1 5 in città, una nella provincia di Rovigo, 4 in quella di Mantova, 16 in quella di Brescia, 220 nel Veronese. Tutte poi sono suddivise iu

si, il

quale

la

rimetteva
le

al

re di

Sarr

46

vicarie.

degna, eccetto

fortezze di

Mantova e
Concila di Verona.
Il

Peschiera, oltre Borgoforle, che col ^e-

gno Fendo,
restano
all'

fino alla linea del Mincio,

Austria in pieno diritto di

i.°

fu celebrato nel

967 da Raterio
i

Laonde le fortezze di Legnago e \erona continuano a formare, colle altre due nominale, il formidabile e
proprietà.
strategico quadrilatero. In verun caso poi,

vescovo di Verona, per fare eseguire
creti del concilio di

de-

i'imperalored'Austria non accorderà mai ad alcuna potenza il diritto di fare entrare un solo soldato nelle quattro fortezze rimaste in suo possesso esclusivo. to riferiscono
i

Ravenna, tenuto nello slesso anno. Il 2.° e provinciale adunato nella cattedrale nel novembre 994 o meglio nel 995 da Giovanni IV patriarca d' Aquileia, coli' intervento de'vescovi di

Verojia, Vicenza, Treviso, Trento,
altri.

Tan-

e

due

Ne

fu la causa

perchè alcuni
le

giornali

più accreditati.

chierici

che abitavano presso
s.

chiese
in

Prima per
scrissi

altro di

abbandonare quanto
la serie dei
le

collegiate unite all'abbazia di

Maria

finora intorno

vescovi

Veronesi per seguire
li,

tracce dell'Ughel-

del Malici

e del Cappelletti,

mi

fo de-

bito di ricordare quella che secolo per se* celo n'ha tessuto e stampato l'eruditissi*

DOG ab. d. Giuseppe Venturi nel più voiria sacra e

Maria Antica e di 8. Margherita, per la tradizione non volevano più intervenire al sinodo, né alle processioni dal vescovo Giberto intimate, né osservar quanto 1' allre chiese di Verona osservavano, come il non celedi
s.

Organo, come

Compendio della Stoprofana di Verona, alla cui somma autorità, massime pei primi sete

ricordalo t-uo

brar messa pubblica ne'giorni solenni
terdetti dal

in-

coli,

rimetto pienamente
il

il

lettore.

do
le

il

medesitno vescovo, cioéquanvescovo proibiva il dire la messa nelil

parrocchie affinché riconoscessero

Scrisse

Mall'ei.

La

diocesi di

Verona

proprio pastore portandosi a celebrarla
nella cattedrale.

per ampiezza ha poche eguali, poiché oltre al
rio,

Di

ciò querelandosi nel

Veronese, ch'è grandissimo territosotto di sé

se e nobili terre

del

non poca parte, e groscomprende del Trentino, Mantovano, della riviera di Salò e

ha

sinodo Giberto, si alzò Lamberto vescovo di Vicenza, già arciprete della chiesa
veronese, e testificò che a
ti

tempo suo

i

det-

chierici
in

del Bresciano, procedendo fin a quasi io

na

prestavano al vescovo di Verotutte le nominate cose ptmtuale
;

miglia da Brescia.

La

rendita era tale,

ubbidienza
gli alti
ti
i

e lo stesso accertarono tulli

che ne'

libri della

camera apostolica fu

preti e diaconi di
il

Verona, presene

coubiderata in eguaglianza colla pinguis-

nel concilio. Allora

patriarca aquileie^

V E
se,

II
i

V E R
Olberlo^ ordinò
quelli

4t

ricordaiulo esser giii«la e secondo
la

nire severamente l'inaudile' crudeltà che

canoni che
ai

domanda
i

di

di consenso di tulli
i

vescovi e sacerdoli,
liit-

tro gli ecclesiastici, esigendosi

commettevano precipua mente conla mede-

cliieiici delle

ricordatechiesein

le le

tuenlovate cose dovessero ubbidire
le

sima severità usala già dagl'imperatori romani contro i Circonctllioni (f^-), che
ripullularono nel seguentesecolo. Veimero dal concilio scomunicali anche
tici

vescovo di Verona, benché

chiese

fossero soggette alla giurisdizione del patriarcato aquileiese, e perciò esenti dalla

gli

ere-

giurisdizione dell'ordinario.
fu tenuto forse nel

II

3.°concilio
di

ioi4

in

presenza

Papa Benedetto Vili
s,

e dell' imperatore
le

Enrico

II,

per terminare
d' Aquileia

differenze

fra* patriarchi

Grado. Ciò può essere avvenuto quando il Papa fuggendo da PLoma nel io 12, a ciò coe di
stretto dagli scismatici fazionari dell'an-

tipapa Gregorio, ed insieme per invocar
l'aiuto di
s. Eurico 11, si condusse in Germania, da dove poi il l^apa e l'imperatore
1

eque' romani loro finitori e seguaci, peiciò disubbidienti o ribelli air autorità temporale del l^ipa. Arnoldo di Lubecca dice che nello stesso concilio furono dibattuti diversi punti contestati fra il Papa e Federico I, e principalmente il patrimonio della gran contessa Matilde, come beni da essa donali e confermati al principato della Chiesa romana: furono prodotti diversi atti, ma alAnialcUsti
('^.),
la pei fine le

cose restarono nel

medesimo
in pos-

statojddppoichè l'imperatore n'era
sesso, e
il

RomaBenedelto Vili coronò l'imperatore a' 4 ft:bbraio i o 4> con s. Cunegonda sua sposa.
partirono nel o
i

3, e giunti io

Papa ne reclamava
I

la

restituzio-

1

i

ne. Lucio III e Federico non furono d'accordo nepf)ure relativamente a' diversi

Il

4-° concilio fu celebralo

secondo alcunel
i

prelati e altri ordinati

scismatici, eletti

ni nel

1184,0 veramente

i85, da

durante
le III,

lo

scisma di Vittore V, Pasqua-

Papa Lucio IH, intorno

agli affari della

Calisto III e Innocenzo III antipa-

Chiesa, nella cattedrale di s. Maria, e durò dal I.'' agosto al 4 novembre almeno.

pi,

sostenuti coH'armi dallo stesso impeil

ratore, durante la funesta rottura tra

Non manca
le

chi
s.

pretende

si

celebrasse
di ta-

Sacerdozio e rimpero,brasnandone l'imperatore l'assoluzione e
il

nella chiesa di

Fermo Maggore;

riconoscimento.
il

opinione essendo pure alcuni
ragguardevoli

storici

Federico

I

pretendeva inoltre, che
il

Pa-

veronesi. Vi presero parte
scovi e altri

numerosi

ve-

pa coronasse imperatore

figlio

Enrico

ecclesiastici,

VI,

al

che

si

ricusò Lucio III, dicendo

non che ambasciatori, anche per
re coU'imperatore

tratta-

Federico

1,

eh' eravi
la s.vSe-

presente, molle questioni tra lui e
de, e per concordare
il

concorso delle due

potenze spirituale etemporale, per l'estirpaziope delle propagate eresie. Il Papa of-

in per frenarle
lore,
i

le

pene spirituali, l'un perai

un te«npo due imnon polendo coronare il figlio se prima il padre non vi rinunziava. Laonde si separarono malcontenti 1' uno dell' altro. La sola cosa eh' ebbe felice riuscita, fu la discorsa costituzione che Lucio 111 fjrmò e promulgò nel concilio conesser l'uso d'aver a

non

peratori,

signori ed

magistrati

le civili

;

alle

tro gli eretici, e dalla quale derivò la

s.

prime non essendopiusensibiligli
occorse
il

eretici,

braccio secolare. Volevasi prinil

cipalmente reprimere
ri, de' Palariìiìy àvtri eretici

^lìvove da'
(f'.)^

Falciasi

Cataed al-

quanto che ordinò a' vescovi d'informarsi da per loro, oa mezzo di deputali commissari delle persone
Inquisizione, in

sospette d' eresia, secondo

la

comune

fa-

fanatici di quel

de' quali erano stati

tempo, molti condannali nel 1179

ma
si

e le denunzie particolari. Nella bolla
i

distinguono

gradi di sospetto, di con-

da Alessandro
di

Ili

nel concilio generale

vinto, di penitente e di relapso.
10.

Labbé,
l.

t.

Lalcruuo IH.

Volevasi eziandio pu-

Arduino,

t.

6. Mansi, Siippl,^

i.


4a
benigno lettore a
lume, anche
riportare,
le

V B R
Compilò questo
pregando voler condonare, per
articolo
il

sistenza.

VER
Pag. i3f»
col.

2.'

le

molto

gli

austriaci scoperchiarono

Non ha il Damondo,

ragioni indicate al principio di questo vo-

slione delle Boccare, e distrussero cosi la

seguenti rettificazioni ed

più bella cavallerizza coperta del
senza riguardo
all'

aggiunte, che di sopra eranji astenuto di

incomparabile mae-

temendo

di

non

far in

tempo.

6tria,eleganzaesolidilà,cheaveano presie-

duto
Correzioni.
2.*

alla

sua erezione.

Pag. i4o,col.
raccolta di

Merita un cenno

la bella
d.*^

al

Pag. 12 I, col. 2.^, la torre, attribuita Ponte Nuovo appartiene in vece al

Cesare Bernasconi, delle cui principali opere fu stamquadri posseduta dal
pato un catalogo, corredato da disegni.

ponte della Pietra.
leggasi S.
di S.

— Giacomo Giovanni. —
s.

Pag. i5o, col.i.*,

alla

Pigna
i

in

luogo
2.*, la

Pag. i4i| col. 2.^ Verona non ha più le due prime accademie. Gli /énfioni-Fi'
locorei mutaronsi nella società del C(tsinOy ed
i

Pag. 52, col.

prima(chiesa)di
se era,

Tommaso CanlaurieiiP^g" *^4i
col. 2.*, la

Terpandri

fecero luogo alla

come ora,
ec.
s.

convento,

parrocchia, ed in questo

società Pio- Filarmonica.
001.2."

Pag. i4'»

Coppa

di

Zenone non è ora

in

angu-

sta stanza

ma

di chi entra.

Pag. 77, col. 2.*, la Bilancia, era foglio di Milano, non di Vei

in chieda, subito a

manca

Verso ili 832 ilnob. cittadino, che fujGiangirolamoOrti Manara,un\ in sua casa non soli studenti^ ma anche pròi

i

fessorifC le loro produzioni, giudicatene

rona.


la

degne, vedevan poi

la
il

luce nel periodico
titolo
i

Pag. 240,

col. 2.*, la

Fede,

la

Speranza e la Carità del Cimitero furono scolpite da Gratioso «5y^<izz?, e non Pazzi.

— Pag.
detto
\[

verone8e,che porta va

i4*i>col. 2. "Oltre

teatri

diPo%/v//ò. sudde-

scrilti, altri n*

Pag. 3 o,
I

col.

I

.*, il

cholera comnel
1

Nuovo,

parve
e

prima volta

in

Verona

836

to sulla

Verona. Uno, ultimamente fabbricaPiatza Navona: l'altro, dello priesistono in
fu
(\ù\

non

nel i835.

ma

Falle, poi Ristori

nome

della ce-

lebre attrice italiana, s'innalza in vicinan-

addizioni.

za del civico ospedale.

Pag. 1 56, col. i .* Ilnob.,chefu,GiangirolaraoOrti-Manara
il tempio di s. Zenobenemerito della patria per molti e dotti lavori archeologici con cui Pag. 60, col. le accrebbe rinomanza.

Pag. 128,
tante

col.

i.^La statua rappresen-

descrisse ed illustrò

Verona

è nel centro d'una fontana

ne, e
i

si

rese

sulla piazza delle

Erbe, ed ha ora

sul ca-

po una corona

di ferro, in cui

Pag. 124? col. 2.' L'Arco de' Cavi ora più non esiste. Fufigurare l'Arena.
>

si

volle raf-


in

1

I.* Il

collegio di

s.

Zeno

Monte

fj tra-

ron bensì raccolte

le pietre,

che

lo con]-

)1. mutato ni caserma. Paj .^. 197, col. 1. Il cav. Andrea Monga imprese molli sca-

ponevano per

riedificarlo altrove,

nulla finora ne fu fatto.

ma

vi sul sito dell'antico

teatro

romano

di

Pag.

i

2 5, col.,

Verona, e ne disotlerrò buona parte a
proprie spese, essendosi a
tal

^.^ha mura detta Viscontea sussiste ancora in gran parte. E da ammirarsi in essa la torre pentagona contigua ai grandi archi

uopo reso

proprietario di vari fabbricati colà so-

pra
ti

esistenti.

Questi scavi furono illustradel

chiamati Portoni della Ora: più,

dalla dotta penna

fu consigliere

un'altra torre sopportata da grossi
diglioni di pielia, forse unico
tal falla di costruzioni, e

modi

Gaetano
tanto

Pin.di, che fece e scrisse

pur

esempio

che fu fatalmen-

per s;dvar l'Arco de' Gavi. Pag. 200, col. i.'^ Il nob., che fu, Giaustà di

te atterrala dagli austi iaci,
i

delti

restando solo modiglioni a far fede della sua e-

girolamo Orti-Manara, essendo pode-

Verona,

iniziò e

compi uuo

bca-

VER
vo tutto air ingiro
dell' Anfiteatro, cin-

VER
fezionai'sì ne'suoi sludi.
Il

43
vescoTo cardi*

gendolo in parie con niuio i iparalo da spranghe di ferro, onde ione icoperta anche la base d' un si prezioso edificio, che prin)a di Ini slava sepolto nel lerre* no per l'allezza d'un uomo. In questa operuzione non si rinvenne alcuna iscri-:
zione diiuostrànle

nal

Cornaro

nel

i

708

lo fece

canonico del-

la calletlrale patria.

Pel suo profondo sa-

pere, purità di costumi, prudenza e altre
virtìi
si

meritò

la sticna di

diversi cardi-

nali, indi
il

divenne canonico tesoriere, ed

vescovo cardinal Rezzonico, a cui fu aclo scelse a

mole

fu creila.

1'

epoca in cui tanta
il

cettissimo, per l'estimazione

Cosi pure

«nedesi-

ne faceva
le

grande che suo vicario genera,

mo podeslà die' principio al magnifico slrudone di Porla Nuova, che poscia sotto altri compissi.

delia diocesi di

Padova
s.

e nelle relai

zioni di sua chiesa alla

Sede, del

747

Pag. 240,

col.

1/

e del 1750,

gli rese

splendidi elogi per la

Per venire sino
ro degli gere
i

ai nostri giorni, ai

nove-

vigilanza, zelo, virtù e distinti meriti, e sic-

illustri

veronesi sono da aggiunpoeti Cesa-

come

lutto fervoroso per l'incremento del-

nomi

dei chiarissimi

ladisciplinaecclesiaslica. Giunta la

Catenna Bon Crenzoni ed Aleardo Aleardi da poco tempo defunre Betteloni,
:

sue eseujplari qualità a Benedetto
voleva fare vescovo di
tibus^ e poi vescovo di Treviso,

fama di XlV,lo Famagosla in par-

ti

i

primi due,

l'allro tuttora

vivente,

per lacere d'

altri chiari e fertili

ingegni

ma la sua mirabile umilia a tutto rinunziò, suppli-

che colle loro opere onorarono U patria. Pag. 249, col. 1.^ ÌNelle montagne di Bolca si trovano nou solo pesci

interissimi,
te
di

ma

piante e

palme

pietrefat-

cando d'essere dispensato. Aumentatasi perciò l'ammirazionedel cardinal Rezzonico, divenuto a'6 loglio 1758 Papa Clemente XIII, poco dopo con onori ficentissima lettera
gli aOidò l'amministrazione della sua chiesa di Padova, nella quale per i5 anni l'avea egregiamente assi-

rara bellezza e perfezione.

Tra

le altre le

Raccolte dei marchesi di Ca-

nossa e del prof. A. Massalongo, delle cose naturali dottissimo investigatore ed
interprete, ne fanno amplissima fede.

stito

per vicario generale; quindi nello

stesso

anno,

i.el

concistoro degli

1 1

set-

VERONESE
trizio veneto,

Sante, Cardinale. Pa-

tembre
sima.
11

lo dichiarò

vescovo della mederallegròil suo cle-

nacque a' 1 2 luglio 1 684 '" Venezia, da una famiglia che per le sue benemerenze verso la repubblica , nella
qualediversisuoi individui copersero importanti cariche e uHlzi, fu aggregata alla nobiltà.

nuovo pastore
prudenza e

ro e popolo con un'enciclica piena di unzione, di
di sentenze gravis-

sime.

Non contento Clemente XIll

di a-

verlo fallo immedialosuccessore nella sua
diletta chiesa vescovile, nel concistoro de'

Suo padre Giulio

e sua

ma-

dre Daria Colomba, scoigendo io

lui vi-

vo e acuto ingegno e tenace memoria, posero particolare cura nelT istituirlo nel-

24 settembre 1759, a dimostrazione di amore e di somma estimazione, lo creò
cardinale dell'ordine de'pieti, e gl'invio
la

l'umane
si.

leltere,ÌQ cui fece rapidi

progres-

berretta cardinalizia pel suo camerie-

Nella sua

adolescenza

dichiarandosi

re segreto partecipante, mg."^ Francesco

per

lo stato ecclesiastico,

applicò l'animo

Fantini padovano, a tale ertetlo dichiarato ablegato apostolico.
to glieia
li

od istruirsi nelle sagre discipline,e divenne peritissimo nel diritto canonico e civile, e nella teologia,

Con solenne

ri-

impose

il

cardinal Marino Priu-

ricevendone

la lau-

veneto e vescovo di Vicenza;,
recarsi in
il

ma

per

rea dottorale nell'università di

Padova.

la

sua inoltrata età e incomodi disilute,

Indi fece progressi nelle scienze, e riuscì
facile

non potè mai
il

Roma

a ricevere

ed elegante

nell*

idioma latino, e

cappello, l'anello e

lilolocardinalizio.
gli

ueirepiàlolare, recaadosi in

Roma

a per-

1!

Papa

nel

i

763 con un breve

man-

44
ilo cjuello croci
tli
tli

VER
per insegna de' canonici,
in

VER
un oratorio o nicchia situata nell' interno d* uno de* 4 grandiosi piloni o ottagoni che sostengono l'eccelsa cupola
(cioè in quello

cui parlai a

Padova, commeUendogli

porle loro al collo formalmente,

come
2Y^-

eseguì. Meglio delle geste di questo co-

denominato della VeroniGiulio
li

spicuo cardinale se ne tratta nella

ca, ne' fonda menti del quale
la
i.^

pose

raelPurpuraP'enelafdeì cardinal Quiriiii, a p. 322 e 4^8, ove pur si dice: »> Huic
tuaximis sunt in
deliciis

pietra per la gigantesca mole, a' 18

aprile i5o6),

a comu Epistolae deWaU
l*

observantia re-

tare papale, con loggia per
di detti sagri
vi collocò
il

ostensione
nel

rum
cum
vita,

ecclesiasticarum, ardor divini cui-

tesori.

Paolo

V

tus, animi detnissio, pax conjunctioque

Volto
s.

Santo, ed

1G06 Urbano
esterno
il

bonis omnibus.

Quamobrem

ejas

mullos anuus superstitem precamur, clero populoque suo splendidum in esemplar proposila est". Ma il n. 7743 del Diario di Ro/nadeì 1767
nolillcò la sua tanto deplorata morte, avvenuta tra l'universale dispiacere in Pa-

quam ad

della

Vili nel 1629 la s. Croce. E'
con

Lancia

e del legno
nell'

l'edifizio

ornato

bassorilievo

esprimente

dova, d'anni 83 non
io.
Il

finiti,

il

i.°

febbra-

Volto Santo, mentre a'suoi piedi, nel corrispondente nicchione sottoposto esterno, sopra basamento è la statua marmorea colossale di s. Veronica, che il Mochi espresse in atto di mostrare colle mani
lai
il

Papa ne
con
le

restò sensibilmente addo-

lorato, e

lui tutti quelli
la

che ne amla sol-

nel voi.

medesimo Volto Santo, di cui LXXXVIII, p. 23 i, e

ripar-

altrori-

miravano

rare virtù,

scienza e

ve della censura del Dernini e della

lecitudine pastora le.Celebi ale con

pompa

sposta arguta di Mochi. Inoltre nel ricor-

funebre l'esequie nella cattedrale, ti restò tumulato con elogio scolpito sul mar-

dato articolo dissi pure, e qui meglio dichiarerò, della cappella della Veronica, e-

mo, ed

il

suo

nome

resta in perenne be-

nedizione nell'insigne chiesa di Padova e
ije*suoi fasti ecclesiastici.

Ne

recitò l'ora-

zione lunebre

il

dotto d. Gaetano Cogno-

lato prefetto degli studi nel seniinario, nel-

lo stesso

1767 stampata con
di sua vita.

in fine

un
il

breve compendio
riterebbero
la

Lasciò

cardinale uìolte lettere pastorali che

me-

opera
ivi

di

m^/

pubblicazione.Neli783 per Nani vescovo di Brescia fu

Grotte Vaticane delmentovata basilica.Les'jro nella Descri^ zione della sacrosanta basìlica Fatica;ìùc, edizione romana4•^ del 1828. Il luogo sotterraneo che resta prossimo all'antico cimiterio o^veiMinò Faticano {^F.), fra il pavimento della nuova basilica e una parte non piccola del piano della vecchia, e che per conseguenza fa una di lei porsistente nelle sagre
la

zione, degnissima di sagro culto, prese a-

impiessa con qualche mutazione nel

busivamente
discesa
s.

il

nome

di

Sagre Grotte,

titolo un* o|)era

postuma

di lui:

cessarla Jìdclitini conuntiiiioiie

De necum A-

colla suddivisione di vecchie e nuove.

La

comune

è sotto la detta statua di
vi

pò sto lica Sede.
Feronicae. Vocabolo formato dalle parole Vera Icon, veraimmagine.E la rappresentazione della venerabile faccia di

Veronica, sebbene

siano altri 3 in-

VERONICA,

gressi sotto le

3 altre colossali statue a
dalle

pie' degli altri piloni, e
al

ripiano della Confessione

due porte Faticami

Gesù Cristo, detta comunemente P^olto Santo (^.), improntata sopra un pannolino fazzoletto o velo,
che gelosamente
si

(/^'.).

Internandosi per quello detto della
sinistra una porta mediante una scala a

Veronica vedesi sulla
di metallo, per cui

custodice con
insigni
ss.

somma
Chie-

chiocciola

si

sale alla suddetta
ss.

nicchia e

venerazione, fra

le tre

Reliquie

loggia delle

Reliquie
il

maggiori. Per

maggiori della patriarcale basilica

ordine d'Urbano Vili

Bernmi ornò

le

sa di

s,

Pietro

in.

Faticano

di

Roma,

4 grandi

nicchie da

lui

scavate oe'pilooi,

VER
formò la cappella sotterranea della Veronica e le altre 3 cappelle di figura emicicla, e le decorò di due colonne di
e
vi

VER
posto sopra
tore,
il

45

Simo commentatore del Butler chiama egualmente Feronica il Sudario che fu
volto adorabile del Salvaegli

"^breccia d'

ordine jonico, ricevendo

il

lu-

me da due feritoie
I

nel piedistallo delle so-

vrapposte statue di

s. Veronica e altre. quadri degli altari sono opera a musai-

co di Fabio Cristofari sul disegno d'Andrea Sacchi.
lo della di

Le

pitture delle cappelle e

de* corridori die da esse portano a quel-

Confessione furono fatte a'tempi

Paolo

V

e

Urbano Vili,

poi

restau-

rale da Benedetto
Battista Ricci

XIV:

l'autore fu Gio.

da Novara, il ristoratore Gioacchino Borti romano; altro restauro ebbero nel 1824. II quadro dell'aliare in discorso, rappresenta s. Veronica ehe porge il velo al Redentore. Nelle pareli y'ì sono espresse, due per parte, Maria Vergine, e le tre Marie (delle quali riparlai nel voi.
i.°

andava al Calvario caonde noi nella 6.' stazione della Via Crucis(F.), meditiamo e veneriamo quando Gesù fu asciugato eoa dello panno dalla pia donna denominata Veronica, espressa in figura di donna presso il Redentore col Volto Santo pendente dalle mani ne' quadri delle stazioni, acciò egli imprima nell'anima nostra la memoria continua di sue acerbissime pene, patite dolorosamente nella sua Passione,
rico della

quando

Croce

;

siccome impresse

il s.

Volto suo nel pan-

no presentatogli da Veronica. Ma l'encomiato annotatore, quanto al vocabolo, se pur fu nome d'una donna, e di che tanto
si

è scritto e parlato,
sia di ciò,

si

limila a dire

:

Che

che

XCIV,

p.

4^

e seg.).

Nel

Veronica \uo\ dire vera immagine, essendo questa parola compo-

ovato della volta vedesi Urbano Vili
il

che riceve dal Bernini
cappelle (alle quali
il

disegno delle

4

sta di vera e di iconica. In s. Gregorio di Tourf, soggiunge, si trova iconica, in ve-

Papa

istituì altret-

ce di ìcon. Si

fa

tanti cappellani, addetti alla

Biblioteca

del Volto Santo, in

menzione della reliquia un antico ceremonìale,

Barheriìiijj nel

a.*'

Bonifacio Vili che
II

o meglio Ordine
cato
il

Romano, che
II

fu dedi-

mostra
cilia,

il

Volto Santo a Carlo

redi Si-

al

Papa Celestino

nel

i

i43, e che

ed a Giacomo
nel 3.°
fu

1296;

II re d'Aragona nel quando d'ordine di Nico-

V

mostrato all'imperatore Federicorridore dalla
vi al

co

III. Nelle pareti del

p. Mabillon pubblicò Italicwn ; nel Flores Matleo di Westminster, d' Innocenzo 111 morto

nel suo

Museum
le

historiarwn^ di
checita
nel

parole

12 16; e in

parte del Vangelo

è espressa la Vero-

nica che dà
le sorelle

il

velo

Salvatore, ne*

lati

una bolla di Nicolò IV del 1290. Frale messe votive del messale di Magonza del
1493,
stieri
la vi

Marta e Maddalena. Incontro Veronica dispone di recare a Ronia il s. Sudario (V.)-. da' lati Maria di Giacomo e Maria Salome, Maria Vergine e Maria di Cleofa. Nella volta sono

è quella di

».

Veronica, seu

quando

la

vultu Domini. Dice inoltre.»
avvertire che
i

Non fa meonorando

cristiani

espressi 3 fatti, la
s.

Veronica che mostra il popolo; Giovanni VII del 7o5 col tabernacolo da luierettopercusto-

Veronica, ossia T immagine del Salvatore, onorano il Salvatore medesimo, di cui questa immagine richiama
essi la

Sudario

al

ad

memoria.

Si faceva altra fiata

da lui fabbricata nella onore della Madonna delle Partorienti ; ed il s. Sudario mostrato a Lodovico I re d'Ungheria per ordine di Clemente VII (meglio VI). Tultavolta s'impugna l'esistenza della virtuosa femniiua chiamata s. Feronica. L' eiudilisdirlo nella cappella
stessa basilica in

Veronica, e da esso s'è tratta l'antifona che si dice ancora in alcune chiese particolari. Quello che abbiamo detto del culto che si rende alla Vel'uffizio della

ronica, dee intendersi di quello che

si

rende

al

s.

Volto

di

Lucca (f.)i

il

quale

non
che

è altro
si

che un Crocefisso miracoloso,

conserva da gran tempo addielio

4^
nelln cappella

V E
ilella s.

n
Croce del In catte Avvi una copia deldi
elle sìa
il

VER
fazzoletto con cui

una santa

doli-

diale di quella cillà.
la

Veronica
in

alla

badia

Montreuil-les-

Gerusalemme asciugò il vollo del Salvatore, quandoandavaal Calvario cana
di

Dnmes

Tlneroche,

dell'

ordine cisler-

rico della sua croce. Anch'egli ri|)ete, che

mandala da Pantaleone cappellano d' Innocenzo IV e arcidiacono di Laon, poi Urbano IV, che viaTea una sorella. Egli nel 1^49 scrisse a qneslo soggetto una lettera alle religiose,
ciense. Ella vi fu

questa opinione popolare potè

nascere

perchè
tarcmo

i

pittori di frequente

rnppresen-

la

Veronica, ola vera immagine,

sostenuta dalle mani d'un Ange'o, ed altri
il

dalle

mani d'una donna. Crede anche
il

che

si

troifa nel trattalo

De
Il

TJnleis se-

Bergier che
ignorarsi

i.*'

monumento che ne
al

pulrhralihìis di Chifllet.
quelli che

parere di

parlò risalga soltanto
e
il

detto annoi i43,
Salvatore, ed es-

chiamano santa Veronica quella femmina pia, ch'essi suppongono aver presentato un fazzoletto a Gesti Cristo, quand* egli montava al Calvario, non sembra appoggialo che sopra certi quadri, ov'è dipinta una donna tenente nelle mani la Veronica. Lo sbaglio di alcuni non può ricadere sulla Chiesa che non ha mai riconosciuto tale santa. La festa della Veronica non è stata istituita in al
cune
chiese,

principio del suo culto.
il

Con questo

onorarsi

sere simile a quello di Lucca, ed a'ss.
darii di Torino, altre simili
gli uffizi,

Su-

Besancon, Colot)ia, ed rappresentazioni. « Le messe,

le preghiere che a tal oggetto furono composte, hanno per soggetto Gesù Cristo e ci rammentano di lui pai

timenti; esse non hanno alcuna relazio-

ne
sa

alla pretesa

santa donna di Gerusa-

che per onorare Nostro Sidi

lemme chiamata

Veronica, che

la

Chielet-

gnore, forse nell'occasione

qualche im-

non ha mai riconosciuto". Tulio

magine o vera o celebre della s. Faccia. Per questa cagione si fece a Roma a*23 novembre loii la dedica di un aliare
del
s.

teralmente trovo ripetuto nella Biblioteca sacra di Richard e Giraud. Ma dell'anteriorità di secoli che

Roma

si

gloria

Sudario^ sotto
si

la

cupola

(sic) del

possedere
esistito la

il

quale

custodiva

il

velo (dovrebbe dirsi

s.

Vollo Santo, e che abbia Veronica di Gerusalemme,
scrittori
i

della basilica Vaticana,
rito) in cui
il

come ho

già rife-

lo

sostengono quegli

che pro-

Volto era impresso. Noi soppiamo questo da un breve di PapaSers.
s.

seguendurrò in queli' articolo, oltre ti. Narra l'annalista Baronie, all'anno 34,
n.
I

gio IV. Questa

Faccia era portata in

38, stimarsi diverso
il

il

ss.

Sudario, in
se-

processione, e
della
s.

si

diceva una messa votiva

cui fu involto

capo del Signore nel

Veronica, ossia della sagra rapA.

polcro, da quello accoslatoda Berenice alla divina faccia di sangue e di suiiore aspersa,incui rimase impressa l'imuìngine di quella, come si ha per traditione

presentazione di Gesù Cristo.
in

Parigi e

qualche luogo della Francia si fijceva una festa in nome della s. Faccia di Nostro Signore il marledì della Qitinquaies^
lei,

e

si

riferisce in

un mss.

della biblioteca

gesitna (aggiungerò col /IJanuel des daanclie nel dì delle Ceneri)". Cila Bnil-

Vaticana, che traila della traslazione delTistesso sudario fatta a Roma. Di Berenice, nomala anche Veronica, e di tale immagine si fa altresì menzione da Melodio vescovo, antico cronografo. Etl in To-

le

note di Chastelain sul

Feste Mohili\ Papebrochio, 3Jaiiy e Martirologio
Bergier, nel Dizionario
le

Jìoinano. Presso a poco allrellanto avea
già j)ubblicato
il

rino
(/
.),

si

conserva e venera

la ss.

Sindone
il

enciclopedico, riferendo
nioni che rilengnno
re
le,
il

diverse opi-

ove

fu ravvolto nel sepolcro

cor-

il

Volto Santo esse-

sudario posto sul vollo del Iledentoaltri

che

senza prove

si

sono persuasi

po del Signore, che vi lasciò improntata la propria figura, secondochè sino al presente 8i vede. 11 dotto vescovo Saruelli

e

VER
neWe Leltere
l.

VER
ci

47
suo
sa-

ecclesiastiche^

die* nel

Cristo ricetulcx, e asciugatosi la faccia eoa
esso,

6, la leti. 7.':

Se Feronica

sia

nome

impresse nel velo

l'efTjgie del

di una santa donna, oppure del Folto Santo del Salvatore. Premelle le ragioni
eli

gralissimo volto, e a Veronica in caparra
lo restituì. Di questa veda una perpetua e non mai interrotta tradizione, ne fanno fede gran numero di scrittori appresso il Mallonio> ne' Commentari della sagra Siri'

di eterno

amore

quelli

è

il

nome
r.*'

che affermano Feronica del Vello Santo, non già di al:

rità autenticata

cuna donna santa
sono,

di tal

nome,

le

quali

Che

nel

Martirologio

romano

non
si

è registrala alcuna santa donna, che chiami Veronica. 2.°Cheal tempo d'Innocenzo 111 si lavoravano alcune medaglie di

done, eie i4- H Berdini, nell' /.?/or/^ delUantica e moderna Palestina, ed altri, oltre il cardinal Baronio negli Annali ecclesiastici,
ùs?>er'ìscono altrettanto.

slagno colla figura del Volto Sans.

to e le chiavi di

Pietro,

le

quali

si

ven-

Giacomo Pamelio,

nelle sue

Annotazio-

devano

a'pellegrini da certi artefici chia-

ni sul cap. 1 dell* Apologetico di Tertulliano, dice ancor egli: Effìgies Chri'
in Sudario dedisse mine extat tanta in, venera tione, ut de illa dubitare post han non modo miracula non permittant,sed
sti,

roniche eratio
cesi

mali vendentes Feronìcas j sicché Vele medaglie col Vollo Sand'alcune diod'

quam Feronicae

to. 3.° Negli antichi messali

traditio est, etiam

Alemagna,
:

e precisamente della
1

chiesa di Augusta, stampati nel

555, vi é la rubrica Missa de Fidia Sancto, seu Feronica. E Giacomo Gretsero, nel suo trattato De iniaginibns non maniifaclìs^ al cap. 7, dice: che in Germania si usa di dipingere nella parte deretana

nec aspectns ipse.
Gio. Gregorio,
lib.

Il

quale,

17,

come narra Del Pretorio di
il

Pilato, n. io: « Si vede in esso
tutto spinato,
fi

capo

la

fronte insanguinata, gon-

gli occhi_, e di

sangue
si

ripieni,

livida e

maggiore delle chiese l'imma» gine della Veronica, e che il popolo ha
dell'altare
la

annerita

la faccia,

e nella guancia destra,

oltre le lividure, vi

scorge quasi stamdi

divozione d'accoslarvisi, far sopra di
il

pata

la ferrata

mano
; il

Malco, che in
più

segno della croce, e poi nella propina fronte ; e che questa divozione è tanessa
to frequente, ch'è necessario fare rinno-

casa di

Anna

lo percosse, e nell'altra

macchie

di sputi

naso schiacciato e inla

sanguinato, aperta

bocca e pur di sandenti smossi, barba

vare e rinfrescare
colore e

le

dette pitture, che

gue ricolma, con
al

gli

per essere da tante mani toccate perdono
il

pelata e gran capelli svelli". In

quanto

si

/'ero/i/'c^,

consumano. 4.*'Che la parola mutate alcune lettere dice P'e
riflessioni

segno della guanciata, Giovanni Lanspergio, Hom. 19, De Passione, lasciò
scritto:

ra /con. A queste
nelli.

rispondeSar-

Quod Cliristifacies in eodem

im-

Tutti

gli scrittori di

Terra Santa,

precisamente Adricomio,nella Descrizione di Gerusalemme, n. 44? costantemente

pressa Sudario digitorum vestigia impressa relineat, et aspicientibus mon-

alFermano, che
la

la

casa della Veronica

era situata sopra

strada medesima, per

cui Cristo colla Croce sulle spalle passa-

va ; onde al trapassar che di là fece il Redentore tormentalo, uscita di casa, e vista la di lui faccia da sputi e sangue deformata. prese un panno(si stima di bombagia) che sul capo
portava, lo porse a
il

quod armata mann Chrislo Domino injlixere. Tuttociò premesso, il Sarnelli passa ad una ad una a rispondere alle 4 «iflessioni. Quanto alla i.^, egli dice, non essere meraviglia, che s. Veronica non sia registrala nel Martirologio romano, imperocché lo slesso Martirolostrat,

gio termina og«ji lezione con queste parole Et alibi alionun plurimorum Sanctorum Martyrum, et Confessorum, aique Sanctarum Firginum. Infatti nel
:

Gesù per rasciugare
re,

sangue e
il

il

sudo-

che dal viso

gli

gocciava;

quale da

4B

VER
si

VER
tìi i.

Martirologio non

fa

menzione
di

Niil

passò in Francia, e quivi felicemente

a*

colò Pellegrino patrono

Trani, e

4

febbraio terminò

i

suoi giorni nel ter-

cardinal Baronio ne tratta all'anno 1094, n. 38, come di s. Veronica all'anno 34,
11.
1

38. Alla 2.^dichiara, poter essere avil

venuto, che dipingendosi
disleso e pendente dalle

Volto Santo,
della
al

mani
dato

Ve-

Bordeaux, come attestano PieS Uberto, De cultn Vineae Domini, Bollandisli scrissero s. Antonino e altri r istoria di s. Veronica nel mese di 3Jarzo. Quanto poi al nome, chiamasi la sanritorio di

tro

:

i

ronica, questo

nome

siasi

Volto
^''<^*

Santo. Così appare nella statua colossale
della Veronica, che sta in

in

unode*4
s.

chi de'pilaslri della cupola di
di

Pietro

Roma. Soggiunge

alla 3.',

che nel mes-

Augusta è questa orazione. DeuSf qui nohis signatis lumineP^ultas fui mc' ìJioriale Uuun^ad instanliarìi Beafac Feronicae, Sudario impressam imagineni tuam relinquere coluistij praesta, quaesumus, pers. Crucent, et gloriosani Passioìient tuam ita nunc per specuhim in aenìgmate venerari, et adorare, et ho' norare te ipsum in terris, quatenus te
sale d'

greco Berenice. \ latini, che voltano /^consonante la B greca, la dicono Veronice e Veronica. 1 macedoni dicono Plieronice, quasi ferens vicloriam. Usarono anche Ialini fa Z^, in vece del consonante a tempo di Claudio impeta in
i

V

ratore,

il

quale per distinguere

il

^conil

sonante

dall'

U vocale,

introdusse
la

di-

gamma
le

eolico, ch'era

una figura

qua'

constava di due
l'altro,

gamma

greci posti l'u-

no «opra

che formano il nostro maiuscolo, onde per dire servus siscrive-

F

ad faciem venienlem super nos judicem saecuri^ et laeti videre niereamur^ qui cuni €tc. Matteo parigino, nella sua Storia^ dove cominin novissimo diefacie
cia a parlare

yaSerFus, e CiFis, per Civis. Plinio nel e. 4', chiama Pherenice quella che Valerio Massimo nel lib. 8 nomina
lib. 7,

Berenice: cui soli ex mulieribus,
filia,

quod

ma ter et sor or essici Olympionicaest, ut

rum^ concessum
dictosi

Gymnicos ludos
e piìi sublime

d'Enrico HI re d'inghiltcp-

pnsset spectare,foeminis omnibus inter-

ra, dice che

lina divota orazione, di cui fa

Innocenzo HI componesse menzione

Quanto maggiore

gloria riportò la nostra Berenice dall'efss. Volto, che il Signore impressuo velo? Degli Olimpionici era premio una cotona d' ulivo. Di Berenice fu somma gloria una fronte incoronata di spine, onde nel!' inno del Volto Sanlo si canta: Salve Sancta facies Nostri Re-

Giacomo

Filippo, del seguente tenore.

figie del

UeuSy qui nohis signatis luniine Fultus tui memoriale tuuni ad insiantiani D. P^eronicae imagiueni tuam Sudario impressam relinquere voluisli^ praesla quaesumus per s. Crucem^ei Passioncin tuam, ut qui cani hodie in speculo^ el aenigmaie veneramur in terris, desiderabileni^ac veranifacieni laeti^acsaecuri videre

se nel

dcmptoris
splcndoris

-

-

In qua nilet species divini Impressa panniculo nivei

mereamur in
eie.

Coelis.

Qui vivis,

etregnas

4." obbiezione, dice

Finalmente replicando alla che Veronica, Vera
gli

candoris - Dalaque Veronicae signiirn ob amoris. Quindi il mede-.imo Sarnelli, l. g, leti. 8.*: Della donna Emorroissa,
dice che
s.
si

vuole fosse

s.

INIarla, sorella di

Icon, è anagramma, e su

anagrammi non si fa fondamento isloriro. Quando adunque s. Veronica venne a Roma, toccò r
la

Maria Maddalena, secondo s. Ambrogio. Però la comune opinione la ritiene di Cesarea di Filippi, città detta prima

isola del

Zanle, nella quale seminò
principii

Dan, poi Panca,

indi Cesarea. Nell'istoria
p. Coui1664, si leg-

fede del Crocefisso; onde (jnegl'isola-

mss. greca, tradotta in latino dal
befis e impressa in Parigi nel

ni

da questa santa riconoscono

i

della religione cristiana, econ ispecialcul-

ge:

Che l'Emorroissa

avesse nomeliereui-

lo uè conservano la

memoria.

Da Roma

cc.IaUiilSaruelIiuclu.i2iephcaeag3Ìuu-

j

VER
qunotoal nomedìBerenice^chenoì diciamo Feronlca^ cli'è lo stesso, io molli Iuo£*Iìi della Francia e Paesi Bassi è cou paiticolar cullo venerata e implorata in tulle le infeiinità di flusso di sangue; bengei'iln

V E R
in reg.

49
gli

fu, Bargi Eccl. xvn)

ani-

bascialori di Tiberio, per aver

da Pila
tanti

lo inteso, die Gesti Cristo faceva

miracoli, per esser egli pure liberalo da

ché con nome corrotto in vece di Berenice o Veronìcay si dice in alcuni luoghi Venisa e in altri Feniziaj ma dalle pitture si ricava essere l'islessa. dipingendosi col s. Sudario a lato, eh' è particolare
contrassegno
il

una infermità; ma ritrovatolo già crocenarrando loro giudei la favola del corpo tolto da* suoi discepoli [Mefisso, e
i

thod. Episc.f inHist. tenip.)^
ca
ss.
li

s. Veronidisingannò, mostrando loro quella

Immagine, offrendosi

di portarsi se-

di

questa santa,

come nota

coloro a
vista

Bollandone' Commentari istorici àAmedesima. Vedi il p. Calvi, nel Propinomio Evang.^Resol. 11*' L'eruditissimo Piazza, Emerologio di Roma, ove publa
,

Roma, perchè sarebbe alla di lei risanalo. Posto dunque in una cas~
essi

sa

il

sagro pegno, con

navigando,

la

santa se ne venne a
tasi colla

Roma,

e presenta-

blicò

l*

opera nel lyiS,
tal

a'

4

febbraio ri-

lo risanò;

medesima all'imperatore, tosto onde Tiberio volle fare ono-

porta per festa di

giorno; S. P^eroni-

rare tra

gli altri

ca

matrona gerosolimitana (fiorita nell'anno 38 di Cristo, sotto Tiberio imperatore), si crede sia la donna saiio'oìle

Gesù

Cristo.

Ma

noi

Dei nel Larario, anco comportò il senato

nata da Cristo dal flusso di sangue, chia-

mata
tolto

dal Baronie col

nome

proprio di

Berenice, essendo questo di

Veronica
la

romano, dicendo il Baronio, col prelesto, non voleva nelcultOy che ad un solo Dio si deve {sic: forse deve mancare, dopo voleva, una parola, come un mortale, credendolo tale, o Cristo, Pare che
eh* egli
lo

nuncupativo dal Volto Santo;

sdegno del senato derivasse dall'aver

quale mentre Gesù uscito dalla casa di
Pilato s'incamminava tutto insanguina-

Pilato

mandato

la relazione della passio-

to per

le

asprissirae battiture e crudeli
il

trafitture della corona di spine, verso

ne e risurrezione di Cristo, a Tiberio, e non ad esso senato, com'era costume ; sebbene è certo, che ne' grandi avvenimenti
i

Calvario,

dopo /\5o passi (come osservano Andrea cristiatjo, Metafraste e il Surio indetto giorno) avvicinandosi ad una
casa,

presidi delle provincia scrivevano diret-

che faceva cantone

(

altri

dissero

tamente all'imperatore). Morì in Roma la santa donni, e rimase il sagro tesoro in mano di s. Clemente I successore di
s.

dalla sua casa, ch'era sulla strada del Calvario), scoprendolo da lontano,

Pietro (cioè nell'anno

98

qiial 4'"

Pa-

venne per

pa), indi

de'Sommi
il

Pontefici.

E sebbene,

compassione ad incontrarlo, e trattosi il velo dal capo glielo presentò, acciò si rasciugasse il viso lutto bagnato di sudore e di sangue, ed Egli benignamente ricevutolo, glielo rese poi con ricompensa cortese dell'impressa figura del sagro suo Volto {^Brev.Amhr.: Petr. iaCatal.), ma con un sembiante così nalurale,che vi si vede persino il segno delle dita di colui, che empiamente gli avea datala guanciata. Lieta di COSI prezioso tesoro, l'illustre

continua

nulla abbiache morendo in Pioma, fosse qui seppellita, e nel Breviario Ambrosiano se ne fa menzione. Così Pietro Galesino annoverandola nel suo Martirologio con queste parole: RoPiazza, di essa
si

mo, nondimeno

tiene,

mae
mini

s.

J^eronicae, qnae Vullum Doad cani Urbem Hierosolyma atSignorile col Panciroli voglioil

tulit. Il

no che
silica

ma-

suo corpo sia sepolto nella baVaticana, dove con tanta celebrisi

trona

lo

custodì con afFetluosissima gelo-

tà e culto to perciò

venera

il

Volto Santo, det-

sia nella

sua casa, finche recatisi in Ge-

rusalemme da lloma (Octav. Panar.
VOL xcv.

ché

altri

Sudario di Feronica, benchiamano lo stesso Sudario Féil

So

VER
più care delizie.
grazia
di
le

VER
cizio dell'orazione, in cui trovava le sue
I lumi interni', che la comunicava, la posero in istatu meditare incessantemente misteri e
i

ronicdy degno della venerazione di lutto il mondo ; benemerita perciò somma-

mente
le

di

Koma

fu

s.

Veronica,

alla

qua-

recò COSI inestimabile tesoro. Del sud-

detto racconto, disse Pietro Diacono (pare
il

le principali verità di

nostra santa reliagli
esercizi di

fiorilo nel

5i5): Sudarium

cum

gione.Quantoera assidua
del suo slato;
si

quo

Chrisius facìem siiam extersit^
aliis

pietà, altrettanto era allenta ai doveri

quod ab

re Tiherii Cesaris
ris Basilicae

Feronica dìcitur temporomanis delaium est,

metteva

al

lavoro con

una lena mai

stanca, e obbediva a'suoi

eie. 11 Cancellieri,

De

Secrelariis velein
p.

genitori e a' suoi padroni

financo nelle
alle

Faticanae,

più luoghi

più piccole cose. Di mezzo
ni esteriori, la sua

occupazio-

ragiona della Veronica.
rlioissa

54B e 549*. Veronica niim appellaretiir Haemor-

A

conversazione era sem-

pre in
rirvi

cielo.

Se

si

trovava al campo,

riti-

? Plerique erìgendam curavit^ qitanique nonmilli Agalham, aiUMavtham, ala Veronicara, Venicam seu Venisam, non nemo edam Bevenìceca. aiU Beronicem nunciipatani fuìsse diéunt. In supplemento graeci Synaxarii apud

ravasi a lavorare in disparte, per soffe-

meno

distrazioni e intertenersi più

liberamente con Dio. Questo amore della
solitudine nulla però avea di tetro
di austero, e tosto
,


sue

che raggiungeva

le

Sirmonduni die xii julii occurrit, Mc' moria s, Veronicae profluvio sanguinis laborantisy quae a Christo sanata est. A p. 855: Veronica in sacristia maJori adservaia^ tabula chrystalloy et ar-

compagne, un'amabile serenità spandevasi sopra il suo volto. Frattanto Veronica sentiva un vivo desiderio per la vita religiosa; e persuasa che Dio chiamavaia a questo stalo, prese la risoluzione
di entrare nelle agostiniane di
s.

Marta

di

gento elaborata^ ubi custodilur, et

a

quibus donata?

k. p.

1792

:

An

sit

no-

men
cii?

mulieriSf

an

polius Vultus

San-

Milano, in cui tenevasi una regola mollo austera. Per la povertà del suo sialo non avea potuto imparare nemmeno a leggere,

A

p.

depìcta^ in altare

1273, 1470: Sine pennicillo s. Jnnae, et in con-

ma non

si

scoraggiò punto per
il

questo; e siccome tutto
leggere e scrivere. Si
diilicollà

giorno era ocla

clave clericorum beneflciariorum.

A

p.

cupala nel lavoro, impiegava

notte a
le

1268: Veronica^

et

Martyrìbus Peri-

può immaginare

stromatist seu Culcitra, oslensio, festa

die Ascensìonis. Nella Rivista archeologica di Parigi, nel fascicolo d'ottobre

ch'ebbe a superare per venirne a capo senza l'aiuto di alcun maestro.

i85o, si legge una lettera di Maury a Raoul-Rochetle, sulla etimologia del nome Feronica, dato a quella donna che porla il Volto Santo, e sull' origine di
tale culto.

Ricevuta Veronica, dopo una prova di tre anni, nel monastero di s. Marta, vi si distinse ben tosto col suo fervore iu
tutti
i

punti della regola, e colla più per-

fetta ubbidienza alle sue superiore. Id-

VEROINICA
Veronica.

(s.)

di

Gerusalemme. F.

dio permise che fosse messa alla prova con una malaltia di languore, che durò
tre anni,

senza eh' ella

rallentasse

per

VERONICA
tori

(s.).

Nacque

in

un

vii-

questo r osservanza delle austerità delia
regola. Non trovava maggior diletto del render servigio alle altre ed eserciiaie più dimessi ullìzi. Per tutto suo nudrii

laggiù poco discosto da Milano,da geni-

dibassa condizione, che sostenevano

la loro famiglia col solo lavoro delle

mae*
l'a-

ni

,

ma

probi e timorati di Dio. Gli
in

sempli domestici scolpironle

cuore

mento non voleva che pane ed acqua. Sempre raccolta in silenzio, il suo cuore
era di coutiuuo unit^^ cou Dio per ixìti-

rnor delia virtù, che accrebbe

coli' eser-

VER
zo dell'orazione, e
era
sì vi

VER
ta la

5i

la

sua compunzione

gere.

va, che non rifiniva mai di pianQuesto dono delle lagrime, questo spirito di orazione era da lei sostenuto con frequenti meditazioni sulle proprie

sua vita. Orsola provò un profondo dolore per la perdila dell'amata genitrice

e non se ne consolò che per mezzo de'sentimenti di religione, ch'erano già in lei assai vivi. La carità verso i
,

miserie, sull'amor di Dio, sulla passione
del Salvatore e sopra le inellabili delizie

poveri

,

il

desiderio di patire per
fanciullezza.
la

Gesù

Cristo, lo spirito di mortificazione furo-

del paradiso.
i

Ad

onta di una
si

vita

pura

no virtù della sua

Avendo
ivi
si

e

innocente, ella
di dolore

risguardava come

suo padre ottenuta

carica di soprin-

carica di colpe, e ne parlava con senti-

tendente delle finanze a Piacenza,

menti

:

i

suoi discorsi

avevano
i

una

tale

cuori più duri.

unzione, che commovevano Dopo aver predelta la
il

sua morte, volò a ricevere in cielo

pre-

mio

delle sue virtù correndo l'anno
la

Tosto

1497. sua santità fu comprovata da
;

Orsola in età di io anni fu ammessa perla prima volta alla s. Comunione, il giorno della Purificazione , cui si apparecchiò con sommo fervore, e il suo cuore restò
trasferì colla famiglia. In questa città

acceso del fuoco dell'amor divino, che
inspirò

le

molli miracoli

e

Papa Leone X,dopo

le

sempre più
la

il

gusto dell' orazio-

Decessane informazioni, con bolla del i5i7 permise alle religiose di s. Marta

ne

;

laonde prese

ferma risoluzione di
assai l'ama-

consagrarsi intieramente a Dio nello stato religioso.
va,

onorare Veronica col titolo di beata. suo nome fu poi posto fra santi, sotto il giorno i3 di gennaio, nel martirologio romano pubblicato da Benedetto
di
Il
i

Suo padre, che
di
lei

avea su

delle intenzioni diffe-

renti, e voleva farle contrarre

un orrela

vole matrimonio, giacche per

sua av-

XIV
la

nel

1749J mala sua
stesso

festa è

segna-

a*28 dello

mese

nel

martirolo-

gio degli agostiniani, che
dal

fu approvato

venenza era ricercata da parecchi nobili. Ella però tenne fermo nel suo proposito, e invano si procurò di far nascere in lei
dal padre a Mercatello

medesimo Papa.
(s.)

Giuliani, vergine. JVacque a Mercalello, città dell'antico ducalo d'Urbino, a' 27 dicembre 1660, da

VERONICA

l'amore de'piaceri mondani. Rimandata casa di un , in
zio,

suo

diede novelle prove di sua voca-

zione, sostenendo nuovi combattimenti

Francesco Giuliani e Benedetta Mancini,

ambedue

di onorevoli

ed agiate famiil

rali moltissimi ostacoli,

per rimanervi fedele. Finalmente, supeottenne la permispuccine di

glie; le fu

imposto nel battesimo

nome
I

sione di entrare nella religionedelle caps.

di Orsola, e fu l'ultima di 7 figlie.
pii

suoi

Chiaradi Città diCastello,dO'
il

genitori posero

somma

cura ad alle-

ve vestì l'abito

28 ottobre 1677, assunovizia-

varla, scorgendo in essa gì' indizi di sua

mendo
to
fi.i

il

nome di Veronica, il suo

futura santità.

Era però

assai

giovane

quando perdette sua madre, la quale prima di morire chiamò u se le 5 figlie che
rimanevano, poiché ne avea perduto due; e dato loro salutari consigli, le pose
le

penoso per gli sforzi che fece il demonio, afline di farla cadere d'animo e gettarla nella disperazione; ma attingendo forza e consolazione dalla meditazione della passione di Gesù Cristo, vinse il nemico,
e

sotto
stro

il patrocinio delle 5 piaghe del noRedenlore,assegnandone una a cia-

con ammirabile fervore fece
il

la

profes-

sione solenne

i.°

novembre 1678,

in

scuna. La piaga del sagro Costato fu quella ch'ella scelse

eia di 17 anni. In

ad Orsola

;

e questa pia-

generoso
ciale, e la

sagrifizio,

ricompensa del suo Iddio si comunicò a

ga divenne

1'

oggetto particolare di sua

quest'anima pura

in

maniera

affatto spe-

divozione e fu

come

la

sorgente delle

ricolmò de' più preziosi favori.
uffìzi

grazie che in largacopia ricevette in tut-

Nelle occupazioni de'di versi

della

,

52
comunità
,

VER
ne* quali fu successivamente
sto

VER
acqua, che continuò per tre anni. Io que-

impiegala, come di cuoca, di dispensieia, d'infermiera, e in mezzo alle brighe della

tempo

ricevette

una

ferita
Il

che Gesù
nel-

Cristo le fece nel cuore.
del
la

venerdì santo

sua carica di maestra delle novizie o di badessa, era cosi raccolta,come se non avesse

1697, mentre era

tutta

immersa
,

meditazione de' patimenti del Salva-

avuto da pensare che all'anima propria. Sempre intesa a ben occupare il posto che erale affidato, si riguardava come la serva di tutte. Elia studiavasi di sopportar

tore, egli le

apparve crocefisso

e dalle

sue piaghe uscirono cinque raggi infiammati, che le fecero altrettante
piedi, alle
ferite

ai

mani

,

al costalo.

Ella senlì

con pazienza difetti delle sorelle, e apprezzando le tribolazioni e i patimenti protestava ch'essi erano la sua gioia ed gioil suo piacere. Fin dalla sua prima vanezza avea avuto delle prove certe dell'amore che le portava il Signore ; e in età di 33 anni vieppiù conobbe eh' egli voleva innalzarla ad un alto grado di peri

allora

un acuto dolore

e tormento,

come

se fosse

appesa alla croce. Manifestato
al
il

questo straordinario favore
fessore,

suo convescovo

questi ne

informò
Il

di Città di Castello.
di

prelato credette

dover consultare su questo fatto il tribunale del s. Officio di Roma, il quale
stesso

fezione, facendola

partecipare de' pati-

menti di Gesù Crislo.Neli693 ebbe più
volte la misteriosa visione
di

non farne parola ma nello anno essendosi rinnovato il miracolo più volte, ed essendo le stimmate
gl'ingiunse di
;

un

calice

ripieno d'un liquore,

la cui

vista cagio-

vedute da tutte le religiose della casa, il vescovo volle accertarsene da se slesso ,
e

uavale gran ripugnanza, e che tuttavia

accompagnato da quattro
scelli

rispettabili
,

avea un ardente desiderio
allo stesso

di bere. Senti

religiosi

per

testimoni

chiamò

tempo

i

dolori dell'incoronasi

zione di spine, e subilo
testa le tracce di

videro sulla sua

una somigliante corole fosse stata

na,

come

se

realmente

po-

Veronica alla grata delia chiesa e la esaminò accuratamente. Egli fu pienamente convinto della verità delle piaghe, ora co-» le quali ora erano sanguinose
,

sta. 1

medici che furono chiamati accrebi

perle d'una leggera crosta.

La

piaga del

bero ancora

suoi patimenti co' rimedi
si

costato, posta a sinistra, era lunga da

violenti di cui

servirono per guarirla.
cauterio

Le applicarono un bolone da
alla lesta, e le forarono
il

collo

con un

grosso ago arroventato, per farle
Ione. Questi ed altri

un semezzi però non proi

4^ 5 dita, trasversale, larga mezzo dito, e sembrava fatta con una lancia: non era mai chiusa, e pannilini che vi si applicavano ne venivano insanguinati. Tulle
i

le

precauzioni che

l'

utnana prudenza
per assicurarsi
,

dussero alcun effetto, laonde

medici

la

può suggerire, furono usale dal vescovo di Città
di Castello
,

abbandonarono dichiarando che non sapevano a qual motivo attribuire il male ch'ella

della realtà di questi prodigi istruzioni del tribunale del
s.

giusta

le

soffriva.

Frattanto

la

di lei

Ollicio.Nel
spiri-

unione con Gesù Cristo cresceva sempre più, e colla sua mirabile pazienza uel soffrire le pene che provava, dimostrava lo smisurato desiderio che aveva di fare in tutto la divina volontà. Non si dee quindi stupire che il Signore 1' abbia favorita di doni ch'egli non accorda che ai più perfetti de'suoi servi. Coli' assenso
de' suoi superiori ella avea incominciato

timore ch'ella fosse sedotta dallo
to delle tenebre,

o che

fosse ipocrita, si

pose a prova
tà, la

la sua pazienza, la sua umilsua obbedienza, mezzo sicuro per

conoscere se fosse guidata dallo Spirito
di Dio.

Le

fu tolta la carica di maestra

delle novizie, fu privala di ogni voce attiva e passiva nella casa, tiallata nspra-

mente,e perfino chiamala maliarda
municata; lesi proibì
dì scrivere

e sco-

nel

1695 un

rigoroso digiuno in p^me ed

alcuna

,

VER
lettera,

VER
come
te.

53
segni delle feri-

fuorché alle sue sorelle, religiose
di

lo

aveva

ella

disegnato nel cartoi

a

Merca Ielle,

mostrarsi al parlatorio,
ufficio,

ne, e portante ancora

di ascoltare la
i

messa e T
,

trattone

giorni d' obbligo

e

di accostarsi alla

Le compagne di Veronica erano da mollo tempo edificate delle sue virtù.
iXel

sagra mensa. Divisa dalle

sommessa

alla vigilanza

compagne, d'una sorella
Il

nale, e

marzo 17 16 fu eletta badessa triendurò in tale officio fino alla sua

conversa, fu per ordine della badessa rin-

chiusa in una cella della infermeria.

morte. Ripiena dello spirito di Dio, fece in tutto il tempo del suo governo regnafetta concordia.

vescovo cercò di far guarire le sue piaghe, che venivano medicate ogni giorno,
e per timore di qualche soperchieria per

parte di
si

lei, metlevausele dei guanti, che chiudevano e suggellavano col sigillo vescovile. Veronica fu mollo afflitta per la privazione della comunione e deN
:

l'assistenza ai divini uffizi

del resto constesso

servò

la

pace
il

dell'

anima.

Lo

ve-

scovo,

quale l'aveva

severamente
s.

trattata, rese testimonianza delle sue vir-

tù in una lettera che scrisse al

Officio

a'26 settembre 1697.

Il

celebre missio-

monastero esatta osservanza e perAd umili maniere ella aggiungeva sentimenti di amore ed una premura per le sue compagne che guadagnavano loro cuori, sì che nelle loro pene ricorrevano a lei come a tenera madre, e vi trovavano le consolazioni di cui avevano bisogno. Indotta dal suo zelo a pigliarsi la cura del temporale della sua casa, fabbricò un gran dormitorio, edificò una cappella interna, e procurò al monastero altri vantaggi considerabili. Questa donna ammirabile, perfetto modello alle
re nel
i

nario p. Crivelli, gesuita, venuto a Città di Castello, fu dato dal vescovo per confessore a Veronica. Egli
le virtù,

sue religiose, inoebbriata dell'amore divino, cui consagrò la sua vita, sospirava
il

usando
lei,

le

pure ne provò maniere più rozze

momento che doveva
esilio e
il

essere

il

fine del

suo
del

principio della sua eterna
,

verso di

e umiliandola nel
essersi

modo

più

felicità. 11

Signore

che

1'

avea favorita

sensibile;

ma dopo

adoperato con
la di lei

dono

di profezia e di quello de* mi-

ogni ingegno per ben conoscere
la virtù di

condotta, restò pienamente convinto che

racoli , le fece conoscere il tempo della sua morte, cui ella annunziò alle sue so-

Veronica era cosi pura come erano straordinari i favori spirituali che ella riceveva da Dio. Non si può passare sotto silenzio un fatto non meno sorpren* dente degli altri. Veronica solfiiva de'dotormenti dellori che ricordavano tutti
i

6 giugno 1727, dopo essersi comunicata, fu colpita d' apoplesia. Nel tempo della sua malattia diede prove esemplari di ubbidienza e di umiltà.
relle. 11

Poiché ebbe ricevuto il s. Viatico con grandissima consolazione, fece chiamar
le

la

passione del Salvatore.

La

croce e gli

sue

figlie,

diede loro

i

più saggi cona'

strumenti della santa
la stessa

passione furono

sigli

e le benedisse. Finalmente
la

9

del

impressi nel suo cuore sensibilmente. El-

susseguente luglio
in
ni, e

sua bell'anima volò

ne

fece la descrizione al

suo con-

fessore, e gli

consegnò un cartone in forma di cuore, sul quale avea disegnato la situazione di ciascuno strumento , non

seno allo Sposo divino. Ella avea 67 anne avea passato 5o in religione, ed 1 1 data

di badessato.Per la riputazione di sua santità fu

mano

nell'anno slesso al proil

che della croce.
fatta la

morte sezione del suo corpo, ed aperla di lei

Dopo

cesso di sua canonizzazione,

quale fu poi

continuato in quasi tutto
te provali

il

secolo scorso.

tone
di

il

cuore, alla presenza del vescovo,

Parecchi miracoli furono autenticamen;

del governatore della città, di professori

Pio VI nel 1796 pubblicò

il

medicina e di chirurgia, e di sette altri testiinooi degni di fede , fu trovalo

decreto, che dichiarava l'eroismo di sue
virtù; e Pio VII nel

1802 quello che

54

VER
to

VER
eia stessa del luogo,

provava i suoi tniracoii.QuesloPonleflce poi [' S giugno i8o4 la dichiarò beata, eoo un decreto che conferma le particolarità narrate di sopra Leone XII approvò due miracoli per la sua canonizza;

ma

nulla erasi potuil

giammai concludere. Però

prelato

fornito di straordinario coraggio, decise
sul

momento la

differenza: inìperocchè di

forza fatte demolire le cataratte, che

non

zione 3 dipoi fu solennemente canonizzata

da Gregorio
11

XVI

a'26 maggio 1839. La
al

sua festa fu assegnata

giorno 9 di luglio.

furono poi mai ristabilite, die'fine agl'unraensi danni che reca vano le acque. Un'altra non meno gelosa e malagevole incom-

sagro suo corpo
s.

si

veneia nella chie-

benzagli

fu attribuita, per la

grave ver-

sa di

Chiara

di Città di Castello (F.).

tenza insorta tra Paolo

V

e l'imperatore

Nella sua casa di Mercatello fu piantato

Ferdinando

11,

per l'arresto del cardinal

un monastero di cappuccine. Abbiamo: Vita della B. Veronica Giuliani badessa delle cappuccine
in s. Chiara di Città di Castello, scritta dal sacerdote F.

Klessclio (V.)y per cui fu spedito a Vienna il prelato. Tornalo a Roma senza aver potuto nulla concludere, nel i62£ Gregorio XV lo rinviò in Germania, e gli riuscì di condurre il cardinale in Roma, dopo aver dimostrato insuperabile fermezza e deciso di lanciar la scomunica,

M. iSVz/t^tì!for/,Roma 1 8o3. Fu riprodotta con questo titolo: Vita di s. Veronica Giuliani ec, Roma 1889.

VEROSPI
trizio

Fabrizio, Cardinale. Paallo studio delle

venendo poi

il

cardinale dichiarato in-

romano, die'opera
la

leggi nell'università di Bologna,

dove

ot-

tenne
lui col

laurea di dottore, acquistata da merito d'avere per 3 giorni con-

XV prevenuto dalla morte non potè premiare il prelato, e vi supplì il successore Urbano Vili, che donocente. Gregorio

tinui sostenuto in essa, sotto gli auspicii

del cardinal Pietro Aldobrandini

,

con
le-

po avergli in rimunerazione de' servigi valorosamente alla s. Sede, alHdato il governo dell'Umbria e di Perugia, a*
resi

gran presenza gali. Assunto

di spirito, le conclusioni
alla prelatura

19 gennaio 1626
te
,

lo

creò cardinale pre-

vendo presieduto con lode al la città di Fermo, fu fatto uditore

romana, agoverno deldelle

ed assente lo pubblicò a' 3o agosto i627,conrerendogli poi per titolo la chie-

sa di S.Lorenzo Paneperna.Inoltre lo fece

contraddette e poi venne ascritto nel novero de'chierici di camera. A fine però di

prefetto della congregazione del concilio,
lo ascrisse a quelle del s.OIlìzio, di consulta e altre.

non gravare soverchiamente
casa in sostenere
il

la

propria

Finalmente dopo tante

illustri

dispendio, che esige-

e gloriose azioni passò all'immortal vita
in

va

il

prezzo esorbitante di detto chieri-

cato, allora venale, ne fece volontaria di-

piti.

Roma nel 1689, di &^ anni non comFu sepolto nella chiesa della ss. TriMonte Pincio,
nella

missione, ed in vece fu annoverato tra
uditori di Rota. Paolo

gli

nità al

tomba

de'suoi

V conosciutolo

per

maggiori,

ma

senz* alcuna

funebre me-

uomo
ie

di spirito vivo e

intraprendente,

moria.

l'incaricò di

comporre lecontroversiedel-

VEROSPI
Roma
nome

Girolamo, Cardinale. Nidel suo

Chiane che recavano danni gravissimi allo stato pontificio, a motivo delle grandi cataratte fattevi costruire da Ferdinando granduca di Toscana, le quali io tempo d'inverno inondavano le campagne romane,e nell'estate seccavano il letto del Tevere. Fransi
li

potedel precedente,nacque nobilmente in

da Ferdinando de'baroni

e da Giulia de'Massimi, ed educa-

to nel seminario romano sotto la direzione de'gesuiti fece progressi negli studi, e si hannodilui stampali: Oralio ad Pan.
luf/i

indarno adopera,

V de

Ascensione Domini, recitata
a lode di
s.

e interposti altri personaggi

per dar
fac-

nella basilica Lateranese in tale solennità,

finca quella spinosa controversia sulla

ed un

Carmen

Luigi

Gon-

1

VE
/aga.

R
situo,

VER
ed in quella
la

55r
tal città;

Dedicatosi poscia alla giuiispru-

di

s.

Nicolò dì

denza, e nascilo con credilo nel!' avvo* cazione delle cause, fu preposto come lo
zio a giudicarle tra gli

promosse
delle

fondazione del monastero
cistcrciensi di

monache

Monte Fa-

uditori di Rota.

no; ricevè onoratamente Gio. Casimiro
poi re di Polonia; e sovvenuti a larga

Mortoli cardinal Fabrizio, Urbano Vili, che mollo amava la famiglia Verospi, a' 10016 dicembre 1641 sostituì al defunto
il

ma-

no

i

poveri, lasciò la vita in

Osimouni«

nipote nella dignità cardinalizia,

versalmenle compianto, ne'priiicipii del 1 652, di 53 anni, e rimase sepolto nella
cattedrale; e poi nel
sferito in
i

dichiarandolo dell'ordine de' preti e coi

^^^

o nel

1

667

tra-

Agnese al foro Agonale, quantunque nel suo tribunale dellaPiota vi fossero parecchi prelati che lo avanzavano
litolodi
s.

Roma
Trinità

fu deposto nella chiesa
al

della

ss.

Monte Pincio,

nella

tomba

gentilizia de'suoi antenatijSeuz'al-

in anzianità dell'uditorato e nell'età,

ma

cuna particolare memoria.

non però
le

nella dottrina, nel merito e nel

VERRÀ VERIO,
dro
1

Cardinale. Alessan1 1

valore. iMg/

Compagnoni
de'vescovi d'

nelle sue bel-

1

nel

I

1

79 o
s.

nel

80

lo

creò car-

Memorie

O situo

^

di luì

dinale prete di

Clemente, e

sottoscris-

t. 4» p. 261, copiose e interessanti notizie riferisce sul cardinale,ed

predecessori, nel

se alle bolle spedite dal

Papa ad Alfonsi

so

I

re di Portogallo,

che

conservano

in

prima narra l'aneddoto

tra lui e ilPapa.

nell'archivio di Lisbona.

Sembra che po-

Dopo l'elevazione alla
le

porpora, il cardina-

co

sia vissuto,

e morisse nel pontificato

presentandosi riconoscente a
di repente
si

Vili, questi
sto
il

Urbano accigliò, mo-

del suo promotore.

VERSAILLES

o

VERSAGLIES

strandogli cattiva cera. Accortosi di quecardinale, ne restò assai turbato e
la

(Fersalien). Città con residenza vescovile e considerabile dell'Isola di Francia,

confuso, non sapendo immaginare

ca-

capoluogo del dipartimento
leghe e 3 quarti da Parigi.

di

Senna e

Papa continuando a mostrarsi cruccioso, proruppe in lagnanze perchè non avea mostrato fiducia nell'animo suo, col non chiedergli la surrogazione del nipote Leone Verospi
gione di

grave contegno.

Il

Oise, di circondario e di 3 cantoni, a

E

4

pur sede
i

della corte d'assise, di tribunali di

.^ i-

stanza e di commercio, e di altre magistrature, situata in

amena
il

e deliziosa pia-

nell'uditorato di Rota, che poi incontagli conferì. Quindi Urbano Vili sempre più benefico col cardinale, lo a-

nura. Tre bei

viali piantati d'alberi tracittà:

nente

versano questa

maggioreè quelgli altri so^

lo di Parigi, situato in

mezzo;

scrisse alle

congregazioni del

s.

offizio,del

no

lo

stradone di

s.

Cloud, situato

al

nord

concilio e altre, e nel
al

1642 lo promosse vescovato d'Osimo.dove per mezzo di
gli

e fuor della porla continuato dallo stia-

dona

di Picardia, e quello di
in
v.\v\f\

Sceaux, che
rotonda.

frequenti visite e del sinodo diocesano celebrato nel i65r, estirpati
abusi, ri-

termina

bella piscina

Tutti e 3 mettono capo alla gran piazza d'Armi, che spiegasi davanti ed all'est
del castello; la parte della città che trovasi

formato
leed alle

il

clero, fatti doni alla cattedradi
s.

monache

Nicolò e

di

s.

Ben-

venuto d'Osimo, non che a' canonici di s. Candido martire,'si rese benemerito pastore. Inoltre altri benefizi compartì alla cattedrale d'Osimo e vi fondò alcune prebende, introducendovi la pia divozionedella novena del s. Natale.
Cingoli del corpo di

immediatamente

al

sud

di questa

piazza chiamasiVecchio- Versailles; quel-

Gettò la

I .'

pietra nella chiesa <lella

s.

Im-

macolata Coocezione de'cappucciui d'O-

che la tocca al nord vien delta la Città-Nuova: la i.^ non è più vecchia dell'altra, ad onta della denominazione che le proviene dall' occupare che fa il silo dell' antico castello di Versailles. Vi sono a Versailles due quartieri, quello di
la

56
«.

VER
al

VER
Donna
la

Luigi

sud, e quello di Nostra

macchia

al

città è

uord ; il viale di Parigi li divide. La grande e poco popolala, cluariim
circiler

colà, in

Marly, posta a 1 leghe *\3i riva alla Senna, e dall'acquedotdi
Il

to di Bue.
treuil,

grande e

il

piccolo

Mon-

ambì la duo fere millìa domorum conlinet. Dice V ultima proleucarum
posizione concistoriale p/tìf/20 in loco^opii-

quelloal nord e questo al sud del

viale di Parigi,
sailles. 11

sono sobborghi di Vermagnifico Castello fatto edifi-

moglie sub din aedificaia ultra trig iuta contine t incolaruni millia ^ qui fere

omnes catholicani relìgionem
liehraeis

profiten-

tur. in altre leggendo, nonnullis exceptis

ac protestanlibus.

Il

suo aspet-

to riesce inoponente,

ma

triste e

monoquar-

tono.

Le

vie tutte tirale a filo, larghe,
il

fiancheggiale da case eleganti;
tiere di JXostra

Donna

la

vince sull'altra

XIV, e nel quale G. Hardouin Mansard e Carlo Lebrun spiegarono i loro mirabili talenti, sorge sopra un'eminenza, né ha che poca apparenza dalla parte della piazza d'Armi, da cui è separato mediante una vasta corte, divisa in corti d'Onore, de' Ministri e di Marmo presenta da questo lato l'antica facciata del piccolo Castello in matcare da Luigi
;

parte per

la

bellezza delle sue costruzio-

ni e per la regolarità delia pianta.

La

li-

bera circolazione di un'aria viva e pura
fa

toni che fece costruire Luigi XIV, ed il quale contrasta con ale più moderne, ma olFre all'ovest, sul terrazzo del giardino,

siche

il

fango non soggiorni mai nelle

una

facciata

imponente
galleria, la

della
in

tratta

di

vie; le più belle fra esse sono, nel quartiere di Nostra
la

3oo

pertiche.

Ammiransi

questo ca-

Donna,

le vie

Hoche,

del-

stello la

gran

sontuosa capdi pit-

Tromba,
s.

delle Piscine, e nel quartie-

pella così elegante e tanto ricca, la sala
dell'

re di

Luigi, la via delTArauciera, quel-

opera

teatrale,

buon numero

la della
la

Soprintendenza,
;

la via

Regia e

ture ossia una ragguardevole collezione
di quadri. Apprendo dal

via

Salory

quest' ultima prolungasi

Diario di Roma,
il

fino negli

ameni boschi diSatoryche do-

de'

28 novembre 1846, che
grande
galleria,

re Luigi

minano

Versailles al sud.

La

piazza più

Filippo ordinò di collocarsi nella sala della

vagamente fabbricata
va, la piazza

è nella Città-Nuo-

destinata a* ritratti

Hoche (un tempo

Delfina),

de* sovrani attualmente regnanti, quello
di

ornata della statua in piedi del general

Papa Pio IX.
il
:

11

parco che accompa-

Hoche, e che forma un ottagono dal quale partono 4 ampie vie ; la piazza s. Luigi giace nel quartiere di tal nome. Vi hanno due grandi mercati quadrati ; e sono il Nuovo, e quello di Nostra Donna ; il i.° al sud, e il 2." al nord. Tre bei
passeggi detti baloardi tagliano
la

gna
colo

Castello dividesi in grande e picili.°distendesi tre o quattro leghe

per

versi ; il piccolo nel quale Le i Nótre disegnò superbi giardini, per l'abtutti

bellimento de' quali Luigi

XIV

vi spese

200
ti

milioni di franchi, giace all'ovest del

parte

Castello, ed è ornato di viali e boschetdeliziosi, di colonnati e balaustrate, di

uord della città. Versailles manca di acqua corrente numerose fontane recano agli abitanti quella che ad esse porgono
:

una moltitudine

di statue e vasi, di

una

aranciera magnifica d' ogni specie d' a-

il

castello d'acqua, le piscine della stra-

da

di questo

quelle del

nome, presso al Castello, monticello di Mout-bauron,
s.

tra gli stradoni di Parigi e
le

Cioud, quelil

del monticello di Picardia, presso

viale

omonimo,

e le piscine
di

capo allo stradone

Gobert, in Sceaux. Tutte que-

grumi, di bacini guerniti di marmo, ed abbelliti da getti d'acqua mirabilmente svariati e da gruppi di bronzo ec. ; iti seguito ed all'ovest del piccolo parco eslendesi a perdita di vista il Grande Canale, formante una croce Ialina per mez«
zo di due braccia ; ed è l'acquedotto di Marly che somministra tutte queste ac-

ste piscine ritraggono le loro

acque dal-

VER
que.
I

VER
la di
s.

57
Gran-

dintorni sono pure deliziosi e ne

donnB,erelta eziandio da Mansard; quelSinforiano è
la chiesa del

formano la continuazione. Il Castello del Grande Trianon, presso l'estremità del
braccio settentrionale del Canale, è tutto
rivestito di
gi

marmo

;

fu edificato

da Luii

XIV,

e vi abitò

Napoleone

I;

suoi
quelli

de Montreuil. Vi è una casa di religiosi, 3 monasteri di monache,due case de' fratelli delle scuole cristiane con iscuole, ed hanno in cura pure l'orfanotrofio; 3 eoail monte di pietà, due spedae militare, un bel collegio regio con rimarcabile cappella, la sala pegli spettacoli, la biblioteca pubblica, la scuo-

giardini sono magnifici, e

come

fralernite,
civile

del Castello di
francese.
11

Versaglies piantali alla

li

Castello del Piccolo Trianon,

che fu fabbricato da Luigi
bellito

XV,
i

ed ab-

da Maria Antonietta, sta presso ed al nord-est del Grande; suoi giardini sono in gran parte all' inglese. Il
Castello di
Versailles e quelli di Tria-

la

normale

d'istitutori primarii, la so-

cietà delle scienze, lettere

ed

arti, la so-

cietà di storia naturale di
se,la società d'assicurazione

Senna ed Oicontro gl'intutta laFrau-

non, guastali
luzione, di

Conseguenza della rivocui colla città furono deploin
stati

cendii, ed altri slabilimenti.il magnifico

museo istoricoilluslrativodi
ciajfu istituito nel

rabile teatro, sono
poi,

restaurali di-

ma

soli

i

Trianon sono rimobigliati
nord
al

interamente. AI sud-ovest del Castello
estendesi dal

sud
ed

la bella

pe-

schiera detta degli svizzeri della guardia
di Luigi
sta è
il

i837dal re Luigi Filippo, dalla qual epoca Versailles è quasi quotidianamente visitata da una folla di forestieri amatori di tali monumenti. L'istituto agronomico, o società regia d'agricoltura e delle arti, fu soppresso nel
I

XIV. A

lato

all'est

di

que-

giardino od orto e bruolo del

802 da Luigi Bonaparte presidente
repubblica francese, ora Napoleone

del-

3o ingerì. Versaglies ha belle chiese. La cattedrale, eretta dall' architetto Mansard, di moderna strutta*
Castello di
ra, è sagra a Dio, sotto
gi
il

la

IH

imperatore. Presso e al sud-est del Castello vedesi

titolo di

s.

Lui-

un enorme fabbricato, chiamato Gran Comune, che serviva alla
manifattura d'armi stabilita durante la

IX

re

di

Francia, ampia, ornata e
le ss.

nobile edifìcio. Fra

Reliquie, è in

rivoluzione, e che prima dipendendo dal-

gran venerazione un braccio di s. Andrea apostolo. Vi è il s. fonte e la cura d'anime, amministrata dal parroco e da

4

vicari (in altre proposizioni concisto-

conteneva 1,000 stanze da letnotano come belli fabbricati le grandi e le piccole scuderie, che sono il principale ornamento della piazza d' Arla corte,
to.

Si

riali

trovo

il

curato chiamato canonico
11

mi,

la prefettura, la podesteria,
gli

il

tribu-

e anco arciprete).

capitolo

si

compo-

nale;

antichi palazzi della Cancelle-

ne

di

8 canonici

titolari (altre proposii

ria, della

Guerra, della Soprintendenza,

zioni concistoriali dicono

o),

comprese le

della Marineria, e l'antico albergo delle

prebende del teologo e del penitenziere,

guardie del corpo. Evvi un bello stabidi bagni, e numerosi corpi di caserme per la fanteria e la cavalleria, lino de'due cimiteri, quello di Nostra Donna, offre una divisione pegli ebrei. Di poca industria, questa città non possedè che alcuni filatoi di cotone, rinomata fab-

non essendovi

dignità, e di 2 3 canonici o-

limento

norari, contribuendo alla divina ulììzia-

tura altri preti e chierici,
rOf e nelle feste
gli

ì

piieri

de cho-

alunni

del gran secirca), ol-

minario
tre
rio.
il

(nel
vi

1827 erano 240
è pure
il

quale

piccolo semina-

pio, vasto e

Congiunto alla cattedrale è l'episcocomodo. Nella città sonovi
altre chiese parrocchiali col proprio

brica di lime, e fabbriche di candele di
cera, essendo cessata
la

nominata ma-

due

nifattura d'armi, distrutta da' prussiani
nel 18

batlislerio. liella è la chiesa

della

Ma-

15:

vi

si

trovano gran

numero

58

VER
site

V E R
dell'imperatore di Russia AlessanI,

di semenzai. Si tengono ogni anno 3 fiere di 5 giorni, al i° maggio, a' 25 agosto, ed a* 9 ollobre, e mercali ne'roarledì e venerdì.

dro
alle

che rese onorevole testimonianza

amabili qualità del suo spirito. Sei

VersagliesconlenevaBojOoo
della cor-

vres, antichissimo borgo, in cui credesi

abitanti

quando era residenza

re della

i.^
;

stirpe

avervi posseduto
la

un

te, e per antonomasia dicevasi gabinetto o corte di Fersaglies^ quello o quella di

palazzo
ta fra le

è celebre per

più accredita-

Francia; poiché tanto

la città

che

il

me-

manifatture europee di porcellana nobilissima. La città di Poissy (^.),

raviglioso Castello, mollo perderono dell'

antico loro splendore. Al presente ne

conta più di 3o,ooo,
quali

come

accennai, tra'

famosa per esservi stato battezzato s. Luigi IX, il quale piacevasi di esser chiamato Luigi di Poissy; e per la clamorosa conferenza tenuta nel
ciliare
i
1

grande d'inglesi. li' il luogo di nascita di Filippo VrediSpa(altri gna, e de* re di Francia Luigi dicono a Fontainebleau),di Luigi XV],di
assai

un nunjero

56 per con1

religiosi dissidii, coll'intervento

XV

del cardinal ò* Este legato pontificio, e de' dottori cattolici e protestanti,
i

primi

Luigi

XV III,

e di Carlo

X. E' inoltre
del pitto-

convocati dal zelante delle verità cattoliche (e

patria di diversi illustri,
re Colin di

come
del

non partigiano

della riforma,

Vermond

,

matematico

come

altri scrissero

erroneamente), car-

Montucla, de' poeti F. Nogaret, Guyot de JVlerville e Ducis, del compositore Kreutzer, del general Hoche. I dintorni
della città offrono passeggi deliziosi. Ne'

dinal Carlo

protestanti
l'

Guisa-Lorena, e fra quelli Teodoro Beza, deputato dal-

eresiarca Calvino, vi primeggiò; che

se le dispute
lizia

non condussero per
i

la

ma-

sono luoghi di rinomanza, precipuamente seguenti. A/tìtr/)^, situalo in luogo eminente, già celebre pel suo castello con giardini annessi, costruiti da Luigi XIV, e interamente distrutti durante la rivoluzione. La città di s. Germano di Laye, posta sul pendio di ima collina sovrastante la Senna, in aria salubre il suo castello edificato da Carlo V il SaggiOy siccome un tempo residenza de' re di Francia, vide nascere Ensuoi cantoni
vi
i :

degli eretici ad alcun favorevole ri-

su Itamento, tuttavia
se

vescovi cattolici

ne giovarono a vantaggio della disci-

plina ecclesiastica.
tri

E

per non dire d'al-

luoghi, la città d' Etanipes (^.), rinomata pe' suoi concili!; e la città di

Rambouillet^ con bel
Francesco
I;

castello,

ove mori

acquistato dal virtuoso e

infelice Luigi

XVI,

villeggiature più frequentate,
fratello

ne formò una di sue ed il suo
si

Carlo

X

vi

ritirò

dopo

la ri-

Carlo IX e Luigi XIV il de, servendo d'asilo a Giacomo
rico
II,

GranII

voluzione di Parigi, ove a*2 agostoi83o
abdicò, col proprio figlio duca d'Angou-

cac-

ciato dal suo regno d'Inghilterra.

La cit-

Icme

delfino, alla corona in favore di

suo

tà vescovile di

Cloiid (^.), famosa per residenze sovrane, tuttora frequentata,
s.

nipote Enrico

V

conte di Chambord,

nato dal defunto

figlio

e per

la

vaghezza del suo castello acqui-

Questi fuggevoli cenni

duca di Bordeaux. li ho riferiti, per-

stato da Luigi

XI V

pel fratello.

Malninireso

chè

Versaglies per quasi un secolo e
fu
i

son, luogo di delizia,

sommamente
I,

mezzo

il

Parigi domestico de' re di

piacevole da Napoleone

che non ra-

Francia,

quali di frequente soggiornadi loro presen/.a
i

ramente vi dimorava. Rilirossi in esso, dopo la separazione da lui, l'imperatrice Giuseppina Beauharnais Tascher de la Pagerie, madre del principe Eugenio viceré d' Italia e poi duca di LeuchlemLerg
;

rono o onorarono

luo-

ghi che ho ricordato.
Versailles o Versaglies, Versaliae, al

principio del secolo

XVII non

era an-

cora che un piccolo villaggio. Luigi XIII
vi fece

e nel

i8i4

vi

ricevè parecchie vi-

costruire

una casa da

caccia.

Mor-

VER
tò nel
gi

VER
il

59
la

1643

e succedutogli

figlio
la

Luiposi-

colpi al trono,

propose

convocazione
il

XIV,

dipoi trovando

amena

degli stati generali, e contro

parere del

zione, distonie da Parigi due poste e un
il luogo ordinariodi sua diietta residenza. Perlanto, chiamò

cotisiglio scelse Versailles per la loro se-

4.°,risoIvelledi farne

duta, mentre
siderati
se,

i

prudenti

li

avrebbero deIl

lontatji di Parigi.

clero francedi

d'ogni parte

gli artisti

più famosi, ed in
in

ad onta della defezione

qualche
l'in-

breve tempo
I)erba,ed
lazzo.
Il
il

Io

tramutò

una

villa

supa-

membro,
credulilà,

lottava coraggioso contro

piccolocaslelloin
gli edifizi

immenso

opponendo

alle fallaci

produ-

parco e

cominciali nel
e perfe-

zioni filosofiche, molte apologie della re-

1661, furono terminati nel 1680

zionati nel 1687, colla spesa di più d'un

miliardo o mille milioni. Solo nel lyiSLuigi

XVI era stato costretto a prendere una misura che doveva perdere la monarchia. Le assemblee che si tenligione. Luigi

XIV diede a

Versailles

il

litolodi città,

nero nelle provincie per
putati,

la

nomina

de'de-

e fu volgarmente delta

la

città di

Luigi

XIr.
e

d'alleanza, a'2

un trattato maggioi ySGJra Luigi XV Maria Teresa imperatrice e regina di
In questa fu concluso
re Luigi

annunziarono gravemente l'elfervescenza, sotto 1' impero della quale agirebberogli
il

stati generali. A'4maggioi789

re, seguito

da

tutti

i

deputati,

andò ad

Boemia eUnglieria. Poscia il
tra la

XIV

ascollare la messa solenne dello Spirito

coir Inghilterra, da una parte, e dall'al-

Spagna

e gli Slati Uniti, vi

segnaro-

les.

no un trattato di pacea*3 settembre 1783. Quel re vi fece il suo abituale soggiorno sino al 1789. Imperocché narra il baron di Henrion nella Storia universale della Chiesa, lo spirito d'indipendenza in
politica,

Santo nella chiesa di s. Luigi di VersailDe la Fare, vescovo di Nancy, pronunciò un discorso misto a proteste d' a-

more
di

per

la

religione, di fedeltà al re, e
rifiessioni sui

prudenti

vantaggi della

libertà. Alla parola libertà un'esplosione
di gridi e di applausi coprila

voce dell'o-

come
si

in religione, fortificatosi in

ratore, senza alcun rispetto perla

maestà

Francia,

rivelavano da qualche anno

del luogo;glispiriti saggi ne restarono spaventati. Luigi
stati

gravi sintomi di non lontana rivoluzione. Attesa
la

generale disposizione degli
di

XVI fece l' apertura degli con un discorso che mostrava la pupremunire gli spiriti dominante febbre violenta, di

animi, vennero assunti alcuni imbarazzi
finanziari

rezza delle sue viste: die' salutari consigli,

come argomento

querela

e sforzossi di
la

contro

il

governo.

Fu convocatane! 1789

contro

un'assemblea di notabili in Parigi per provvedere a' disordini esagerati, e in essa svilupparonsi germi di rivoluzione, di morte; nulla si operò, molto fu ragionato e filosofato a diritto e a torto, dallo spirito riformatore ossia distruttore,
il

generale inquietezza, di ardore di

cam-

biamento. La saviezza de'suoi consigli fa soppressa dalla tumultuosa voce delle

ohe

accrebbe

il

disprezzo

fomentato dalla

fiacchezza e dall' impotenza della corte,

erano compo148 individui; riunione immensa, e per questo esorbitante numero già viziosa, da cui non potevasi aspettar calma, prudenza e maturità nelle deliberapassioni. Gli stati generali
di
I

sti

essendo già stata in altre precedenti as-

zioni. Il S.^statoera

il

più numeroso, pervi

semblee

avvilita la dignità regia

da un
slra-

ciò

si

prevedeva l'autorità che

avreb-

linguaggio fin allora inaudito.
nié de Brienne (che

Lo

DieroNecker, ministro succeduto a Lonieil

be avulo, contro quella del clero e de'nobili; e lo dimostrò subito, contro l'uso
stabilendo
la verifica de'

re a consolarlo gli

poteri in

comusi

ottenne

il

cardinalato, con grande ripu-

ne, senza distinzione d'ordine, e che

gnanza

di

Pio VI,

a privarlo della

qua le poi fu indotto Porpora)^ die'gli ulliuii
il

opinasse individualmente.Guadagnati diversi parrochi, a'

17 giugno

i

comuni a-

6o

VER
investiti di tutti

VER
i

bolìrono qualunque distinzione d'ordini, e sicosliluirono in Assemblea nazionale. Si

poteri,

depositarli di

di tutta la sua autorità. Si

rifiutarono

la

nobiltà e

il

clero, e

Luigi

XVI
le

eh' egli

annunziò a non era più che un
di far

furono segno a' pubblici insulti della p!e< be ammutinata, intanto incominciava la
corte a insospettirsi di questo procedere

mandatario del popolo, incaricato
eseguire

sue leggi, che

un pubblico

del 3.° stato.

11

20 giugno Luigi
i

XVI

an-

funzionario^ un commesso. Si avvertì il popolo che in esso risiedeva la sovranità,
incoraggiandolo a farne uso.
parlar de' suoi
diritti, e

nunziava una seduta di giustizia, ordinando che tutti membri degli stali generali
si

A

forza di
de' suoi

non mai

riunissero nel

locale

destinato

doveri, di ripetergli ch'era libero e che

fin allora al 3.° stato. Si

cercava di pren-

poteva tutto, lo
ta licenza, e
si
il

si

eccitò alla più sfrenaalla

dere
ì

le

necessarie disposizioni,

quando

provocò
re

ribellione.

deputati del 3.° stalo, dispregiando la
le

L'i

I

luglio,

avendo congedato Ne-

proibizione di continuare
blee durante
la

loro assemsi

cker dal ministero, contro
la

seduta reale,

presenta-

si ammutinò il popolo a Parigi, scagliando imprecazioni

rono

alle porte del

luogo ordinario delle
custoditi tutti

corte, saccheggiando
;

alcuni

loro sedute.
gì* ingressi

Ne trovarono
da' soldati.

Un

subito entu-

siasmo infiamma a questa vista i membri del 3.° stato; con ispontaneo movimento recansi tutti sul luogo dove si giuocava
alla palla

suonò a stormo, prese le armi e coccarde, e s* impadronì della Bastiglia, massacrando il governatore e il preposto de' mercanti ; e molte alstabilimenti
tre persone perirono vittime del furo-

a corda, unico locale capa-

re popolare.

La

capitale in

preda ad

ce a contenere tanta moltitudine adunata; quivi di

ogni disordine, fu imitata dalle provincie, cogli stessi

comune accordo s'impegnaa riunirsi

eccessi,

crudeltà e sac-

no con giuramento
circostanze
l'

ovunque

le

cheggi

;

la sete

dell'indipendenza, colle

esigessero, finché avessero
al

dato una costituzione
ro operato
la

regno ed avesse-

pretesa rigenerazione.
si

seduta reale

tenne

a'

La 23 giugno. Ad

divenne generale. Le leggi per1' auil loro ascendente, torità la sua forza ; le molle dello stato interamente si spezzarono. Tutte quansedizioni,

derono

alTalto

onta degli ordini del principe, V assemblea rimase adunata, e
la

te le passioni scatenate, gli spiriti in

corte intimidita

lirio

non conobbero più

freno.
il

die' una gran prova della sua debolezza, ordinando questa stessa riunione ch'essa avea vietala. Il re scrisse a quella parte del clero e della nobiltà che non si era ancora unita a' comuni, di farlo, ed deputati si assisero il 27 giugno tutti promiscuamente negli stessi banchi. Frattanto sulla pubblica via il popolo aizzai

blea in Vece di reprimere

deL'assemmale, lo fa-

voriva co' suoi decreti e co' suoi emissari!.

Luigi

XVI, spogliato

della sua auto-

rità,

non poteva

in Versailles che

geme-

re sui disordini, e vedeva ogni giorno por-

tare micidiali colpi al suo
te trono.
I

ormai

vacillan-

sediziosi eccitarono contro di

to dagli agitatori, prese a sassate la car-

rozza dell'illustre arcivescovo di Parigi

lui il popolo credulo e fanatico, accusandolo di tirannia, quando appena conservava un'ombra di potere, e pretesero far

De

Juigné, che corse pericolo della vita,

cader su
quali essi
autori.

di lui l'odiosità degli eccessi, de'

per credersi l'unica causa della disunio-

medesimi oi loro complici erano
le fatali
1

ne degli

stati generali,

opponendosi
regi, fu

al

Famose furono
6 ottobre

giornate

clero d'effettuarla.

La

strepitosa vittoria
il

^Q^

e

dello slesso

789 di Veril

de* faziosi, contro gli ordini

sailles, nelle

quali una moltitudine di bri-

presagio d'
lilìcaruusi

altri

peggiori successi: qua»

ganti aruìati venne a insultare

monar-

rappresentanti della nazione,

ca nella reggia di Versailles, nel timore

VER
cìie fosse rapito e

V
;

ER

61

condotto a Metz

cruil

mulgazione della repubblica francese, e

delmente uccise
palazzo e
le

le

sue guardie, forzò

dopo

il

supplizio del martire Luigi
le

XVI,
gli

porte degli appartamenti del-

spezzate
altari,

sagre Immagini, demoliti
le ss.
si

la regina, l'infelice

Maria Antonietta; e
la folla

profanate

Reliquie e
proscrisse

le chie-

nello slesso dì

6 ottobre
il

immensa

se

,

oltre lo spoglio,
il

empia-

de* ribelli condusse

re stesso e la fami-

mente
che
ta
si

culto divino in Parigi e ne'di-

glia reale prigionieri a Parigi, col prele-

partimenti della Francia oltraggiata, anpel pretesto della diserzione del clero

sto di

bramare cbe nella capitale soggiornasse; mentre 1* assemblea, sotto gli occommettevansi qnesteorcontinuava tranquillamente sue fredde deliberazioni. Essa parti da
il

costituzionale e loro apostasia. Tuttavolil

chi della quale
ribili scene,

clero costituzionale

non potè sottrarch'era

interamente

alla persecuzione,

le

a que'dì generale, e molti suoi

membri

Versailles, e seguì
sailles

re a Parigi. In

Ver-

perirono durante

il

terrore,

non mai im-

dnnque cominciò
che portò
1'

quell' iliade dola re-

molali

per causa di

religione,

ma

sa-

lorosa,

ottimo re e

grificati a

vendette particolari, o avvilup*

gina sul patibolo, e pose a soqquadro l'Europa; scossa da' cardini la società, con una serie di tremende e sanguinarie

pati in alcuna delle tante pretese cospi-

razioni che servirono di prelesto a mietere
vittime.
11

clero scismatico, ossia costitu-

guerre e rivoluzioni, le cui funestissime e luttuose conseguenze risentiamo tuttora. Si

zionale, cominciò da par suo
encicliche, la 2.^ delle quali
t:oncilio nazionale pel
i."

ad emanare annunziò un
I

cominciò dalla Francia a sopprimeordini religiosi, nel

maggio 1796,
anno.
così

re

gli
la

1790

si

com-

ma

fu rimesso al seguente

pilò

costituzione civile del clero, ripro-

detti

4

vescovi riuniti

y

investitisi

da se

vata da Pio VI; e chi nel 1791 non la giurò, venne ferocemente perseguitato;

medesimi,
sione di
li

riuniti in comitato, della mislo

mantenere

scisma, erano quella lo-

ed

in

conseguenza del

i.°

articolo, che

che

le

dirigevano, per perpetuare

ogni dipartimento formerà una diocesi
sola, e col

ro fazione, ne' dipartimenti, sollecitando

nome

d'esso e
si

non
il

della città

(l'unica sede cui

lasciò

nome
il

della

città fu Parigi: negli altri luoghi

vesco-

vo avea

il

nome

del dipartimento) che

avrà gli stessi confini e la stessa estensione del dipartimento, tutta la Francia fu
divisa in

o consigli di pregoverno della diocesi in vece de' vescovi e governarle in sede vacante, dove non erano più vescovi costituzionali, e la tenuta de'sinodi. Una delle prime asseml'istituzione de'presbiterii
ti

pel

blee di questo genere fu
to a Versailles a' 18
la

il

sinodo tenu-

io metropoli, in quella della
di

gennaio 1796 sotto

Senna
col

fu Versailleserella in sede vescovile

nome però

Scine et Oise^ e fattone
poi eb-

vescovo costituzionale primaGianGjacorao

presidenza dell'abbate Clement già canonico d'iiuxerre, giansenista famoso pel ridicolo che rimase annesso al suo nome,

A voine parroco di Goroecourt,

mentre all'età

de' malori e del riposo,
al

be

Lodo vicoCharrier de laR-Oche diLione,consagrato aRoueu a' I o aprile i 79 ; ma non concorse alla tirannica condanna a morte di Luigi XVI. Antosto a successore
1

vecchio ottuagenario aspirò

vescovato.

zi

riconosciuto ben presto

il

suo errore,

fece la sua ritrattazione nel bollore e tra
gli

Essendo morto a'3 dicembre 1793 il suddetto Avoiue vescovo costituzionale di Versailles, egli si pose in capo di succedergli, formò un presbiterio, indicò un sinodo e preparò le sue reti alllne d' essere eletto,
città,
li

orrori della rivoluzione, per cui più
.**

sinodo
a'

si

tenne

in

questa

sotto dovrò registrarlo
sailles,

i

vescovo di Verdal

aperto

18 gennaio 1796 e pro-

quando canouicameute
il

Papa

seguito ne'seguenti giorni;

ma

gl'inter-

ne fu

istituito

vescovato.

Dopo

la pro-

venuti non furono molti per una dioce-

62
si

VER
600
parrocchie.
nali, sopra
i

VER
quali

che conlava più di

L'ab. Clement come ricco e il principale dell* assemblea, perciò ne ottenne facilmente la presidenza. La convocazione
erasi fatta

secuzioni del direttorio,
in carica,

non cadevano le persi maDlenevano

ravano

di

dicevano de' vescovi, e procufortificarsi al di dentro e al

con precipitazione
vi

,

e presen-

di fuori. Gli ostacoli

tava qualche difetto riguardo alla forma.

Del resto
e
si

furono

fatti

de'regolamenti,

che avevano compromesso l'ambizione dell' ab. Clement, non l'avevano punto ritenuto. I preti e
i

fecero lagnanze di molli preti che da

fedeli attaccati alla fazione dello scisma,
slati di

alcuni anni aveano dismesso di recitare
il

essendo

nuovo convocati,
la vinse in

il

can-

breviario. Questo sinodo non doveva

didato ottuagenario
e fu consagrato

confron-

essere che

tra riunione, in cui

una preparazione per un'alsi eleggerebbe un vese-

to de'suoi concorrenti nel febbraio
il

1797,
le

12 marzo. Se tulle
in

scovo,

la

quale fu assegnala pe'aS del
di
s.

molle ch'egli avea messo

movimento

guente febbraio nella chiesa
di cui
ti.
i

Luigi,

costituzionali
gli

si

erano impadroni-

per giungere all'episcopato avevano applicato a questo vecchio una vernice di
ridicolo, osserva
1'

Ma

agenti del direttorio di Parigi

Henrion,

la

sua

leti-

ne concepirono timore. L'ab. Clemente
il

zia fanciullesca per esser vescovo,

la

sua

segretario del sinodo furono chiamati
il

premura
re
le

in

metterne fuori

le

insegne, e

dal giudice di pace:

18 gennaio

essi

l'elfìmero suo zelo,

comparvero dinanzi al tribunale di polizia correzionale, dove furono interrogati sopra tuttociò ch'era relativo alla lo-

non fornirono minoargomento perchè si trastullassero alsue spalle
egli,
!

Ora voleva

in virlu, dice-

va

della stabilità dell'episcopato,
alle sedi vacanti del

ro riunione.

Il

tribunale

si

dichiarò in-

nominare

suo

vici-

competente
cala pel
il

;

ma

ilio febbraio un decrela

to del direttorio vietò

riunione indi-

25

e ordinò di procedere contro
il

nalo; ora scriveva in favore del progetto di un sagramenlario francese, e metteva in pratica tale innovazione nella sua
cattedrale. Quasi studiasse d' esser più

presidente e
i

segretario del sinodo, e

contro
di
s.

preti costituzionali della chiesa

premuroso

del

Papa,

egli

annunziò uq

Luigi, che avevano prestalo

mano
s.

giorno che darebbe un giubileo alla sua
diocesi ; il qual pensiero fu trovalo così strano da' suoi medesimi colleghi, che

alla convocazione di questa assemblea. Per

conseguenza
Luigi
si

il

25

febbraio

la

chiesa di

trovò chiusa e non
i

vi

fu sinodo.

non

si

ardì di metterlo ad effetto. Nel
la cui sede vacava pel Poiion, Matteo Asseliu,
s.

Clement ed

suoi aderenti furono nuova-

Passo di Calais,

niente interrogali dal direttore del giuri
del tribunale criminale;

matrimonio
curalo di
s.

di

nondimeno

a^

Sepolcro a

Omer,

si

fece

17 aprile il giurì speciale di accusa pronunziò che non vi era motivo d' accusa
contro
gli

dapprima nominare presidente
sbiterio, indi vescovo, e fu

del pre-

consagrato duottobre 1 797.

autori e (ìrmatarii degli scritti,

rante

il

falso concilio

il

i.**

delle circolari e degli atti del sinodo di

Così seguivano altre elezioni d' intrusi.

Versailles.

Mentre l'esemplare

e virtuo-

Intanto
le,

il

generale Napoleone Bonapar-

so clero ortodosso pativa in Francia

una

proscrizione generale, languiva nelle prigioni, ne'ritiri sconosciuto, in esilio;
tre
i

men-

reduce nel 1799 dall'Egitto, ov'erasi mostrato devolo a Maometto, ritornato a Parigi cospirò contro il governo del direttorio, e fatto
la città lo

deludere la politica dell'empietà erano ridotti ed usare degli

preti per

comandante militare del-

stratagemmi d'ogni maniera
sluzie allrcllanlo nobili,

e delle ail

disperse colla forza a'9 novembre; a'i3 dicembre divenne console della

come
soli

senti-

mento che

le ispirava,

i

coslituzio-

repubblica francese, pubblicò la costi.** tuzione consolare, ed a'26 fu nominato 1

VER
console. Nel declinar del precedente agostoeramorloiri/'^fl/e/zzrt ilgloriosoPioVl

V
quali
si

ER
,

63
ambedue
i

dovico Carrier e Munlault

erano già

riconciliati col

Papa;

in prigione, deironizzalo da'repubblicani
francesi, e nel

ma Fouché
ne che
il

ministrodella polizia, sosten-

pa Pio VII

in

marzo 1800 fu eletto Pa/^e/zezzV/. Quindi Bonaparcontro
i

miglior mezzo di estinguere la

divisione, era quello di
i

combinar insieme
i

te fatta cessare la persecuzione preti, fece celebrare funerali a

due

parliti.

Ed

oltre

2 vescovi ricoraltri IO.

Pio VI, e

dati, egli lece
sti

ammettere gli

Que-

dichiarò volere riconciliare
colla
s.

la
il

Francia

Sede, e

di ristabilirvi

cullo del-

però vedendosi sosleimti da Fouché, abusandosi della debolezza del cardinal

mediante convenmotivi che zione. Qualunque fossero inducevano ili ." console della repubblica francese a proporre un accordo, conifeniva a Pio VII, cui principali pensieri erano rivolti alla Francia, di acconsentirvi. A'i5 luglio 1801 fu sottoscritto il Concordato fi a Pio Vile la repubblica Franctse (/'.). Si convenne pure
la religione cattolica
i
i

Caprara legato apostolico, rifiutarono di sottomettersi a'decreti del Papa con arroganza. Gli scismatici ostinati
,

solo

si

contentarono
la, pel

di sottoscrivere certa

formo-

loro ritorno airunilàcattolica, van-

tandosi poi di non aver fatta alcuna ritrattazione,
li il

che eccitò

i

preti costituziona-

a resistere a'Ioro vescovi, se avessero

loro imposto alcun atto di sommissione.

ad una nuova circoscrizione
di Francia, e la
legittimi titolari alle

delle diocesi

A
li

rinunzia degli antichi
loro sedi,

Versailles, Carrier, che costituzionariguardavano come un disertore dalla
i ,

onde
I

ri-

loro causa

si

espresse nel!' adesione al

muoverne

i

cosliluzionali intrusi.

sui

perstiti legittimi vescovi

erano 8f, ed

concordato e nella sommissione ni Papa, nella guisa più luminosa, nel quale atto
prese
il

costituzionali che

si

dimisero Sg. Laon-

titolo dii." vesco\'o

di Fersail-

de Pio VII colla bolla Qui Chrisli Domini, de'29 novembre 80 i pubblicò la nuova circoscrizione delle diocesi di Fran1
,

les, e chiese a'preti scismatici
la di ritrattazione.

vino, celebrato
la

a'

una formoun uffizio di12 settembre i8o4 nelDipoi
in
s.

cia, di

soppressione di diverse antiche e

sua cattedrale di

Luigi, pel cardinal

d' isliluzione di

nuove

:

fra quesl' ulti-

di Boisgelin arcivescovo di
to,

Tours defunil

me

vi fu Versailles,

canonicamente

eret-

nell'orazione funebre celebrò

corag-

ta in sede vescovile, suliraganea della

mela

gio di quel porporato nell'oppugnare l'in-

tropolitana di Parigi, e lo è tuttora,
chiesa di
s.

novazioni dell'assemblea costituente. Alcuni de' suoi colleghi
si

Luigi

a cattedrale col

iX venendo elevata suo capitolo. Avendo il
il

separarono succol no-

cessivamente dal n)edesimo partilo. Sic-

i.°console, secondo

concordato, nomiil

come VS maggio 8o4 Bonaparte
I

nato vescovo
'valo

di Versailles

summenlo-

me
si

di

Napoleone

I

fu

Lodovico Carrier de la Roche, Pio VII nel concistoro de'9 maggio 1802 lo preconizzò in 1 vescovo di Versailles. An.**

ratore de' francesi, egli

proclamato impebramò che Pio VII

conducesse a Parigi per consagrarlo e
per
la

coronarlo, colle più lusinghiere promesse
e vantaggi
difficoltà
il

che

altri

I

I

costituzionali erano slati no-

religione.

Non

senza

minali a'vescovati, e degli antichi legittimi vescovi
I

Papa

l'esaudì, e

quando a'25

8.

Ma

i

costituzionali rifius.

novembre

fu incontrato da Napoleone I

tarono
Sede.

di sottomettersi a' giudizi della

nelle vicinanze di Fonlainebleau, gli di-

11

ministro de' culti
al
i.°

Portalis avea

chiarò esigere da'vescovi costituzionali individuale assicurazione di essere ritornati nel seno della Chiesa ortodossa, e n'ebbe dall'imperatore certa promessa, che

proposto
ri

console, che per funesto

compenso

della

nomina

degli antichi ve-

vescovi avea voluto sceglierne p,ure tra'

costituzionali, di

non nominare che Lo-

dovette elfeltUvi re per l'insistenza del Pa-

64
pa, altrimenti
intervenire alla

VER
noa
avrebbe ammessi ad solennità della coronali

VER
terna e
in tutte
tutti
i

la carità le

divina che risplendeva sue azioni, fecero nascere iu

zione; però fallace fu la dichiarazione di

Le Coz

arcivescovo di Besancon, finche

pa

si

cuori tenerezza e rispetto. Il Patrattenne nell'episcopio, pranzando

«'28 dicembre cogli altri innanzi al Papa firmò la ritrattazione. Anzi diversi
vescovi scismatici,benchè non promossi alle

solo ad

una tavola, com'è di costume. Mg." vescovo servi di pranzo tutto il corteggio pontificio, e
le principali

autorità

nuove

sedi,

rimediarono pubblicamen-

della città e del dipartimento. parti da Versaglies alle ore
ne.
Il

Pio Vii

te all'anteriore loro condotta,

ed

allret-

4 pomeridia-

lanlo fecero moltissimi preti costituzionali.

le

Soggiornando a Parigi, Pio Vii volconsolare e onorare di sua presenza

maire che l'avea complimentato al suo ingresso nella città, l' ossequiò pure
all'uscir dalle barriere,ove l'attendeva col

Versailles, visita che trovo descritta nei

corpo municipale e
le.
Il

la

guardia naziona-

n.

9

e

1

1

del Diario di

Roma

del

1

8o5».

Papa 6
di

era in una carrozza a 8 ca-

Vi giunse

la mattina de'3 gennaio i8o5, e recatosi direllamenle alla cattedrale, fu ricevuto e coaiplimenlato dal vescovo

valli,

seguito da due altre carrozze della
cavalli
:

corte a

uno

scelto

numeroso
l'

corpo

corazzieri e di dragoni,
al di là di

acpie-

mg/

Carrier, che
il

dopo aver

il

Papa
le

in-

compagnò

Sèvres; ed

un

censato

ss.

Sagramenlo, prosegui

fun-

Ghetto di guide della guardia imperiale
lo scortò fino a Parigi.
Il

zioni della benedizione.

La

chiesa essen-

prefetto della
il

do troppo

piccola per contenere la

po-

Senna

e Oise

polazione della città e degli accorsi da' luoghi circostanti, che vi si era portala quasi interamente, il vescovo pregò il Pa-

vres, e lo

complimentò accompagnò per

Papa
il

a Sè-

tutto

resto

del dipartimento. Dipoi a'5 gennaio Pio

pa di dare la sua benedizione apostolica da uno de' balconi della galleria del palazzo. Pio Vii vi aderì , e il popolo avvertitone
vi

VII si recò a visitare la manifattura imperiale delle porcellane di Sèvres, e percorse quello stabilimento in tutte le sue
parti, e vide
versi lavori

con piacere e interesse
eseguiti
alla
la

i

di-

concorse

in folla.

Niente fa
11

sua presenza.
collezione di

piùimponentedi tal ceremouici. mo Pontefice comparve in abiti
cali, colla
la

Som-

Non mancò d'ammirare

pontifi-

porcellane forestiere e di materie prime
servienti a farle; l'altra di tutte le porcel-

mitra in testa, preceduto dalCroce papale, e accotiìpagnato da'caril

lane, maioliche, stoviglie di terra di
cia, e delle argille

Fran-

dinali e prelati. Allora

nocchiò, e ricevendo
lutti
i

la

popolo s' ingibenedizione die'

contrassegni della fede e della pie-

ch'entrano nella loro composizione; l'altra collezione finalmente, disposta per ordine cronologico, de'
modelli di vasi d'ornamento, vasi da servizio, figure, ec, che stati sono fabbricati

tà cristiana, e poscia esternò la sua gioia
colle replicate grida: /^/V^ //

Sanlo Pagalleria e

dre. Pio VII passando per

la

dalla sua creazione in poi (inoltre a Sè-

per gli appartamenti, non potè osservare alcuna cosa; poiché era circondato da tutte le parti da'fedeli che si precipitavano a'di lui piedi, che baciavano l'anello, e che gli offrivano, chi loro figli, chi dei

vres è

una

bella fabbrica di
si

scualti, ed

una

bella vetraia in cui

fabbricano botfor-

tiglie:

ne'dintorni

si

utilizzano banchi di

terra

da porcellana, ed antiche cave

gli oggetti di

divozione da benedire. Pio Vii restò mollo sensibile a tali atti di venerazione, ed estremamente soddisfatto delle testimonianze di religione degli

mano cantine di considerevoleestensione, dividendosi quella detta del Re in 3o parti
e

può contenere! 5,000 bolli di vino), li Papa trovò al suo arrivo le mogli de' lavoranti di sì celebre f^bblica, come pure le

abitanti di Versaglies.

La sua bontà pa-

dame

della Carità, tutte in fila nel

VER
che domandavano con reli gioso ossequio la s. benedizione, per loro e pe' propri figli, consolandole Pio VII
rrtagfizzino,

VER
dipartimento
i^inla circiter
di

65
e Oise,

Senna

per

tri-

protendilur

Icitcas, el

pia-

soavemente.

JNel

regno di Luigi XVllI
di

nuova

circoscrizione

diocesi

della

Francia fece Pio VII, senza alterare questa di Versailles; però col breve Cuiii ex
voto regis
,

ra sub se continet loca. La DiblioLeca sacra enumera ^1 parrocchie, 5oo chiese sussidiarie e 3i vicariati, con 8 comunità religiose di donne, le une consagrate
all'istruzione della gioventù
,

le altre

ia

de'
1.
1

4 settembre 182
5, p.

i,

BulL

servigio de'malati negli spedali.

Roni. cont.,

435: Cassalio jiirìs-

VERSCHORISTI. F.

Hattemist[.

dicdonis episcopi Versalliensis super

provincia Eburae, et Lyderici in regno

Galliarwn.^
bo
p.
SIS sis

col

hveveNostrissub plumgiorno,

Parole ordinariamente tratte dalla Scrittura sagra e od Salmi, che si dicono e si canP'ersìculiLs.

VERSETTO,
neW Uffìzio

literiSj dello stesso

BulL

cit.^

tano

divino della Chiesa, gei

4^7: Exemptio ecclesiae Carnoten-

a j'urisdiclione episcopi Versallienin regno GalUarum. Mor\ il vescovo
gli die'

Capitoli e ^V Inni, neralmente dopo prima del hiesponsorio e dopo il responsorio in fine delle Lezioni. Dicesi anche
a que'piccoli periodi, o

Carrier nel 1827, e Leone Xll nel concistoro de'25 giugno di tale anno,
a successore Stefano Giovanni Francesco

membri
s.

ne'quali

si

dividono
to.

i

capitoli della

Scrittura, e che

per lo più contengono un senso compiu-

Borderies di Moutauban, già parroco, vicario generale di Parigi, grave, prudente e dotto. Pel

Dice

la

Biblioteca sacra.

Il

versetto

è parte d*

un

capitolo, d'una sezione, o
in molti piccoli

suo decesso, Gregorio
1

XVI

d'un paragrafo suddiviso
articoli.

nel concistoro de'

dicembre 1882 preconizzò vescovo Lodovico Edmondo Maria Blanquart de Bailleul, di Calais dio7

M. Simon

riferisce,

che

i

greci
li-

e

i

Ialini

intendevano per versetto una

nea che conteneva un certo
parole. Così
gli

numero
,

di

cesi

d'Arras

,

già vicario generale della

autori, aflinchè

stessa Versailles,

lodatissimo non

meno

aggiunto nulla alle loro opere

non fosse marcach'ela

per probità, dottrina e prudenza. Aven-

vano
rano
setti.

in fine

il

numero
i

de'veisetti

do meritato
sti a'

d'esser Iraslato all'arcivesco-

in quelle contenuti.

Tutta

Bibbia
ver-

vato di Piouen, dal uìedesimo Papa, que17 giugno 1844 g^' sostituì Giovanni Nicasio Gros di Pieims , che da vicaarcidiocesi e

è divisa in capitoli, ed

capitoli in

La

distinzione de' versetti del
fatta

nuovo

Testamento^ fu
no.

da R.oberlo Stefa-

rio generale di tale

poi di

Leggo nell'opera del dotto mg/ Mar-

quella di Parigi, nel

'843 avea

fatto ve-

Q,hQ{{\^\ui\\o\iiia-/lslruzionipralic1ie sulla

scovo
store.

di

s.

Diez, encomiandolo quale di-

recita privata e corale del divino ufficio

ligente, caritatevole, dotto e

prudente paEssendo morto nel diceujbre 1837,
1

proposte dal cardinal Bussi: De'Capiioliy de' Responsorii^ dell' Antifone, de
Versetti.
e alle
I

il Papa Pio IX nel concistoro de' 5 n»arzoi858 vi Irasfetì da s. Claude, che governava dal 85 l'odierno vescovo mg.' Gio. Pietro Mabile, di Rurey arcidiocesi
I
i

capitoli

si

leggono

alle

Laudi
si

Ore minori,
Dio
scritta.
le

e son presi dalla pa-

,

rola di

Va

avvertito, che

osserva spesso,
quali
si

parole della Scrittura,

di Besaiicon, stalo già rettore del

semi-

leggono ne'capitoli,responsorii e

uario di

Monlauban

e vicario generale

verselti(esimii(nentene'(^r<^r?art//, Trat'
ti,

delia diocesi, lodandolo per dottrina, gravità,

Sequenze, Introiti della Messa)) non
colla slessa Scritsi

prudenza e qual degno vescovo. O-

combinano a parola
tura, quale

nuovo vescovo di Versailles è tassalo ne'libri della camera apostolica in (iolini 870. La diocesi compiendo tulio il
gni

VOL. xcv.

pone nelle lezioni^ neir/ì*pistole ec. Antifona è una voce greca, che indica il icciprocor/i/e/vz^re del Cau5

66
to ecclesiastico.

VER
Con
si

VER
voce
gli

tal

antichi

espressero
li,

il

rito di

salmeggiare a due copratica.

pò Pasquale si aggiungerà sempre VJtle.lujaj non peròa'verselli delle preci, né
a quelli de'responsorii del mattutino. 5.
Nell'uffizio
tutti
il
i

coiue Iutiera
ripeteva

Ma

nel

rito

ecclesiastico Tanlifona <la

una parte del
per
Io

d*una

festa di

3 lezioni,

dopo
dirà

coro

si

sempre

la stessa, e

salmi

feriali colle

antifone,

si

più era un verso di quel Salino^ che l'altra parte del coro andava ordinatamente

versetto del

comune

de'Santi con que-

st'

cantando. N'è serbato
si

il

rito nell* In-

ordine: nella feria 2.* e nella feria 5.' quello del i.° notturno; nella feria 3." e
feria 6.^ quello del 2.°; e nella fe-

vita torio j che

recita a

Mallutino^ sebil

nella
ria

bene quanto
invitatorio
si

al

modo

del canto

nostro

4«''

quello del 3.° notturno. 6.

1

ver-

adatti

pib alla forma del-

setti posti nel salterio alle
ri si

laudi e a'vespe-

l'antico responsorio.
si

Sebbene l'antifone

dicano solo
il

al

principio e al fine de'

salmi (e

b.Tommasi dimostra, che anuffizio di

ticamente neir

qualunque

rito

sempre

dicevano tutte intere, comeora ne'doppi), e si vede ancora osservalo, che
si

dicono sempre quando non ne vengono assegnati altri di propri nel proprio de tempore*. Mg.*^ Alfieri, Saggio storico-teorico pratico del Canto Gregoriano o Romano, a p. 74^ seg., insegna. Sulle intuonazioni de' versetti :Termioato ciascun notturno,
spero
,

ordinariamente sono prese da uno o piti versi di quel salmo, a cui sono premesse. E da questi versi de'saimì sono presi
enei nome versi o versetti, che si dicono sparsamente DelTuflìzio divino, tanto alle ore maggiori, che alle minori. 1 versetti sono delti anche Responsorii i\t Salmi. I verselli sono indicali colla lettera ed respon-

l*

inno

alle laudi e a ve-

e
i

il

responsorio breve alle ore,

cantansi

versetti

come

segue, cioè offre

appunto

nella sostanza

i

rinluonazioni con note musicali; nelle
feste di rito
feste di rito

doppio e semidoppio; nelle
semplice, e ne'giorni
feriali.

Avverte, che alle commemorazioni nelle
laudi e ne'vespri, alle preci, all'antifone
della B.
zio,

^

i

Vergine Maria

in fine dell'uffi-

soriì colla lettera

I^; iniziali lettere che
tali

i

tipografi
ni.
Il

chiamano con

denominaziolit.

avanti rorazione del ss.Sagramenlo, diconsi i versetti come sopra, ma senza
la

Diclich nel Dizionario sacro- litur-

neuma. Nota ancora, che occorrendo
il

gico^ col Breviario

Romano,
i.

24,

De

monosillabo, od accento acuto, dovrà
versetto finire al

P^ersihus^ riporta al vocabolo

seguente rubrica. »
al

Fer setti la Sempre si dicono

modo

da

lui

indicato.
il

Indi riporta quello per cantarsi

verset-

mattutino dopo l'ultimo salmo e au* tifona de'notturni; o si dicano 3 notturni, o un solo. Alle laudi ed a' vesperi si
dice
il

to nell'uflizio de'defunti, e in quelli della

settimana santa.
versetti de'salmi

La maggior

parte de'

sono Preghiere (F.) Giaed abbiamo un libro
in^

versetto

dopo

l'inno.

Alle ore

si

culatorie
titolalo:

(/'.),

dice nel responsorio breve,

dopo

la

ripe-

tizione della parte del responsorio, detto
il

Gloria Patri.

2. Nella
la

Pasqua

di Ui-

surrezione, e per tùlta

sua ottava sino
dice
dice.

Orazioni Giaculatorie di molti Santi e Servi di DiOy Koma 1706. Vedasi, Compendio delle cerimonie ecclesiastiche del p, Gavanto con Vaddizioni del p. Merati, sezione 4> cap. 10:

a'vesperi del sabato in Albis esclusiva-

De
F,

mente, nel notturno soltanto
versetto, nelle altre ore

si

il

Versihus, rubrica.

non
si

si

3.

VESCOVATI SUBURBICAIUI.
Vescovi suburbicarii.

Quando
to che
si

si

fa

qualche commemorazione,
l'antifona
iiell'unìzio

sempre dopo
pone

dice

il

verset-

VESCOVATO o VESCOVADO, £:^r9CO/7rt^u5.
la

vesperi e delle laudi,

dopo l'inno de* purché non si noti
nel lem-

Vocabolo che prendesi, o per

altri meati. 4- ^i predelti versetti

dignità slessa del Fescovo (F.), Ponlì/icaluss o per il suo Betiejizio ecclesia-

VER
stiro (f^.)i

VER
due, cioè
la

6»;
la

Saccrdotium amplissimus,

Pentapoli marittima e

ter-

perchè è la pienezza del sacerdozio sorgerle della podestà ecclesiastica; o per V Episcopio \r.)o Arci-Episcopio o Patriarchìo (F.), o Palazzo (/^.),o casa del P^escovo, Arcivescovo e Patriarca {V.),

rcstre,\e quali

due Pentapoli spesso camI

biarono limite e nome.
si

greci eterodos-

chiamano Eparchia
nella

la diocesi,

massi-

me

Russia (F.), pare da eparca,

prefettura.
ritorii

Le
{^^e.

diocesi

si

formano

co'ter-

Aedes
la

Pontijicales j o finalmente per

e giurisdizioni eccle^iasllche de'
vasti, hanno suiFraganei ve-

triarcato
lirna

sua Diocesi (^.), Arcidiocesi e PaDioecesis. Di quest' ul( y.)
,

Vescovati

scovi in prtrtibiis, così gli allri che

vado
altri

piincipal mente,
^

come sinonimo

di

a nominare), degli Arcivescovati (jàìcuiù
insigniti della dignità primaziale
,

intendo ragionare, prima Vescovato notando che col vocabolo italianizzato Episcopato s' intende accennare al venerabile corpo di tutti i Vescovi j Arci'
vescovi, Primati e Patriarchi.

senza sulfraganei), de Patriarcati, e dell'

E

sicco-

Abbazie o Monasteri nullìus diocesis. Fra quelli de'dominii della s. Sede, primi sei circostanti a Roma si appellano
i

me le Abbazie niillitis dioecesis

sono con-

siderate diocesi, anche di esse ragionerò
nel progresso dell'articolo, e più partico-

Fescovati Subitrbicarii (F.), governati da altrettanti cardinali seniori. 1 Ficariati Apostolici (V.) equivalgono a' vescovati.

larmente nel § Vili. I greci dissero Trono (V,) il vescovato, e Prototrono (V.) il i." vescovo d'una Provincia ecclesiastica, ovvero quel vescovo che occupava
il

Diconsi

vescovati
la

residenziali,

quelli

che hanno

residenza del vesco-

vo.

Sono

vescovati o arcivescovati o pa-

triarcati titolari,

que'che ne sono privi
i

i.°

posto presso
il

mate o

Patriarca o il PriMetropolitano (F.), ossia ili."
il

perchè occupati
10 vescovi
si

dagr/«/6"<:/e//, perciò

lo-

nominano Vescovi inpar,

de' vescovi Suffraganci (F.).

Con

voca-

tibus infideliuni (F.), così gli abbati delle

bolo greco

ma Roma.W
Sede
il

Procatedria^ la prisede, con precedenza sui patriarchi,
si

disse

abbazie situate in dette parli
gli

onde

i

vescovi e
vi.

abbati non ponno dimorar-

Morcelli scrisse latinamente,

la

vescovile, Tlironi Pontificalisj ed

Felici, la diocesi di

Roma,
S'\

Dioecesis
^'la

Tanto del Fescovo residenziale che tiquanto li riguarda, ne tratto iu quell'articolo, il quale competolare, e di tutto

Urbana j da Urbs(F.).
diocesi

denominò
tra' greci

sarcato ecclesiastico (F.)

composta

di diverseprovincie, pre-

sieduta da un vescovo insignito della di-

gnità di Esarca (F.),

come

il

Primate
arcive-

netrandosi interamente con questo va sempre tenuto presente; e quello che forse si troverà mancare in questo si troverà in quello o negli altri articoli che vi hanno relazione, ancorché non citati. Vi furono
vescovi d'incerti vescovati.
Il

(F.) de'

latini

che soprasla

agli

concilio di
:

scovati e vescovati soggetti alla sua giurisdizione, ed equivalente al Cattolico de'

Nestoriani (F.)q
cobiti

al

Mafriano de Giàorienlali.

Cartagine del 897 decretò col can. 4^ >i I luoghi che non hanno mai avuto vescovo, non devono riceverne di nuovi
senza
la
il

(F)

i

e di altre nazioni

Chiamossi Tetrapoli (F.), la regione della Siria che comprendeva 4 vescovati; e Pentapoli (F), le regioni composte di 5
vescovati nell'Oriente e nell' Occidente.

diocesi, e

consenso dell'antico vescovo delil nuovo vescovo non deve

cesi,

intraprendere nessuna cosa sopra la dioche resta alla chiesa matrice". Il vet.

scovo Sa r ne Ili, Lettere ecclesiastiche,
I, lett. 5.^,

N'ebbe due anche lo slato pontificio, delle quali meglio parlai negli articoli de' vescovati che le formavano. Una si disse Etiusca e Nepesioa; 1' altra Tu divisa iu

parlando de' Core/?z.9co/7i(/^.)

o Covescovi o Corevescovi o Coepiscopi, dice che anticamente erano di due sorte.
Gli uni erano semplici preti che pel ve-

68
alcuna o
la

VER
UT
nense
in
si

VER
secolo. Anzi (Ino al concilio

scovo esercitavano u&Tichie nelle f'ille

Lalera-

maggior parie delle funzioni proprie de' vicari del vescovo, venendo assomigliati agli arcidiaconi o arcipreti
delle terre, a' parroclii, a* vicari foranei,

zioni di

trovano falle di queste ordinavescovi d' incerte sedi, e fu uso

molte regioni d' ordinare come coa-

diutori degli altri vescovi di amplissimi
vescovati.

a'visitatori delle diocesi. Gli altri corepi-

Trovo

nel Galletti,

Del Primi-

scopi erano veramente vescovi',

ma

di-

moranti nell'altrui diocesi, e conseguentemente senza la giurisdizione vescovile; il che avvenne, o quando alcun vescovo era cacciato dalla sua sede per empietà
degl'infedeli o degli eretici, laonde rico-

cero, p. 55f che Papa Adriano I nel 786 confermò a Magenario abbate di s. Dionigi di Parigi
il

privilegio che già avea

ottenuto dal predecessore Stefano 111 detpotere aver fisso nel suo monastero un vescovo proprio per predicare a' popoli che concorrevano alla tomba di detto glorioso martire; il quale vescovo doveva eleggersi dall'abbate e monaci dello stesso monastero, e ciò ia perpetuo, quando veniva a mancare. la parecchi altri monasteri si trovano nel seto IV, cioè di
,

veravasi nell'altrui diocesi, ed

il

vescovo

diocesano

gli

assegnava qualche terra o

castello, ove,

come suo

vicario e parroco

insieme, esercitava quella giurisdizione,
conferiva
quegli
ordini, e faceva quel-

le funzioni

che

al

vescovo diocesano piasi I;

ceva delegare,

come

legge nel can.

8

colo Vili risiedere vescovi, e in quello di
s.

del concilio di Nicea

ovvero erano que' \escovi, che come uso fu , in molte regioni si ordinavano, come coadiutori degli altri

Martino

di

Tours
i

si

crede esservene

stali fino

ai2,

quali

non aveauo vesco-

vato particolare, ed erano ordinati col
solo titolo di Vescovi, per servire ove bi-

vescovi, precisamente

quando

i

vescovi erano pochi e vastissime le diocesi,

e così erano vescovi d'incerti vesco-

vati, quasi avventizii e conduttizii,

come

sognava all'apostolico ministero. Il cardinal De Luca, // Vescovo pratico, c^^, 2: Della ragione, per la quale nelVIta^

fu

s.

Bonifacio finche Papa

s.

Zaccaria

Ha pili

che altrove sia così frequente Vu'
la

gli die'la chiesa di JVIagonza. vi

Molti vesco-

so de vescovati e degli arcivescovatij co-

somiglianti

si

sottoscrissero al concilio

mincia dal confutare
te,

calunniosa e ol-

Macon del 585. Tali vescovi si chiamavano scoli, perchè molti di essi esistedi

Iraggiante tradizione del volgo ignoran-

che

i

vano

nella Scozia; e nel concilio di

Ca-

rivarono da un
la

numerosi vescovati d'Italia deartificio de' Papi e del-

vaillon, can.

43

,

sono chiamali vescovi
Sarnelli nel

Corte di

Roma

(vocabolo per islra-

vaganti, senza titolo e senza sede di vescovato. Inoltre
il
t.

zio inventato da' nemici della

Sede A-

5, lett.

postolica, nel

quale

articolo tornai a

34: Delle ordinazioni de' vescovi d* incerte sedi, de' vescovi titolari, e degli ab-

parlarne), per bilanciare ne' concilii generali
tani, cetti
il

numero

de' vescovi oltramon-

bati vescovi de'loro monasteri, osserva.

anch'essi tacciati di

massimee confal-

Che

io

tempo

degli Apostoli e degli uo-

maggiori della loro podestà. La

mini apostolici, nel grado pontificale si ordinarono i vescovi non per una città
determinata,
37, e
lib.

sa diceria, trista,

de da per

,

maligna e sciocca, caperchè quando si voglia
si

ma
e.
I

per

le

nazioni,

li

quali
lib. 3,

parlare de' Concilii generali antichi, la

sono delti da Eusebio, Hist. eccL,
e.
sti

maggior parte
si

celebrarono

in

Grecia
i

5,

o. Evangelisti.
e.

Di que-

e altre parti orientali; soltanto nel

i

4^> ch'erano ordinali vescovi delle nazioni: Etlinon Episcopi. Di essi se ne trovano nel principio del secolo
11, e nel

disse Fozio, Bibl.

celebrò
1,

il

IX
il

concilio generale

ili

23 La-

terano

e fu

primo adunato
si

nell'occi-

dente; dopo la quale epoca

celebrarodi

priucipioe fine del

uo io Fraucia

i

due

di

Lione e quello

VER
J'icnna^t se vogliamo considerare generale l'allro di Costanza^

VER
aimeno
in cerio

69

in al-

cune

sessioni,
,

il

luogoappailieneallaGer-

mania

alla

quale spelta

modo
a suo

de apostolica (/''.), da questa fu stimato prudente consiglio il farli continuare per loro divozione e onore ad a vere il proprio vescovo, convalidando così l'erezione di
tali

quello pure di Trento, sebbene situato
nel Tirolo italiano. Da'calcoli
falli

vescovati. Di che, ed eziandio

de'vescovati di Calabria e di Sicilia, meglio ragionai in quest' articolo o

tempo

dal jye'Lucdi&yjiW Italia sacra deli

volume

l'Ughelli,

vescovati erano circa

290

e

LXV,

p.

1

25

e seg., e

1

59

e seg.

La

3.'

4o> de* quali vescovati n'erano stali isliluiti da i5 e di questi 9 dopo il concilio di Trento, Diverse dunque sono slate le ragioni de'numerosi vescovati italiani, primieramente perchè il
gli arcivescovati

ragione, dal

De Luca

reputata forse la

tedrali, le quali

maggiore, particolarmente per quelle catcontro tutte le regole si

trovavano erette
e ignobili,

in alcuni

luoghi piccoli

enon
e

meritevoli di questa pre-

Principe degli apostoli

s.

Pietro,

cario e immedialo successore di
sto, fondatore della Chiesa^

primo viGesù Cri-

rogativa, fu quella de'frequenli scismi insorti

prima

dopo

il

1000, pe'quali

i

Pa-

per divina

pi cacciali

da

Roma

dagli antipapi e lo-

provvidenza eletto per
pontificia, la città di

la

sede o cattedra

ro fazioni, ricovrandosi ue'dominii d'al-

e metropoli di lutto

Eomay allora capo il mondo e del genmadre
e

cuni signori restali ubbidienti, per esser-

ne

difesi,

come

fecero molle volte

i

nor*

tilesimo, segui che la città da

maestra dell'errore,

lo divenisse della ve-

ra Rcligionej laonde le persecuzioni es-

sendo per la vicinanza più crudeli e polenti, avvenne che per istruire e mantenere nella costanza della
Pietro ed
gli

da essi signoreggiate, formanti ora il regno di Napoli, convenne a'Papi per compiacerli e onorare il luogo d' asilo e dimora, d'erigervi la
nelle provincie

manni

cattedrale e assegnargli

il

proprio vesco-

Fede

i

novelli

Criòliaiiie insieme per convertire gli altri,
s.
i

suoi successori molti-

vo(graloP/o /Aall'ospilaleG^zetó, l'eresse in arcivescovato). Altra prova che questi aumenti di vescovati non ebbero per fine
di

plicarono

operai evangelici, e quasi ad
il

dominare ne'concilii. Finalmente 4»*
si

ogni città e luogo d'Italia assegnarono

e ultima ragione

fu,

che seguendo per
la

lo

suo vescovo. Secondariamente,perchè dopo esser stata l'Italia in gran parte occupala da' barbari, massime goti e longobardi, r imperatore di Costantinopoli tuttavia ritenesse o ricuperasse alcune
parli della penisola verso le riviere del-

più l'elezione de'Papi in persone italiane,
diverse di queste vollero fregiare
loro

patria e provincia col vescovato, più tardi imitati

da'successori,comePio
e

li,

Gre-

gorio
ciò

massime Sisto V. Oltre a per l'esenzione domandata e concesche con
terrisi

XI li

l'Adriatico e deIJonio; per cui

il

patriar-

sa alle prelature inferiori,

ca

di

Costantinopoli
si

pretendendo che
fos-

torio separalo
5Z.y,di

quanto
se

possedeva dall'imperatore

queste
si

si

dicono lYulliiis Dioeceaumentò il numero, e per
Italia
il

soggetto alla sua podestà e giurisdi-

ultimo

accrebbe in

numero de*
i

zione, e profittando dell'eresie e degli sci-

vescovati, ne'Iuoghi che vi concorsero
requisiti

smi che travagliavano la Chiesa romana , temerariamente s' intruse a creare
molti vescovati quasi in ogni città o luo-

congrui e necessari, voluti da*
le

sagri canoni e dalle pontifìcie costituzioni,

per r erezione delle caltedrali,
i

cui

go considerabile anche senza diocesi. imQjiando poi normanni e s. Enrico
,

i

1 1

peratore cacciarono

i

greci dulia Puglia
i

mense assegnarono popoli che li desideravano, non mai Papi che non potevano d'altronde ricusarsi di appagarli.
i

o Teira di Bari, tornati
bidienza della Chiesa

popoli all'ube della

Da

tulio

il

narrato è manifesta

la falsii

romana

Se-

tà dell'asserzione ingiuriosa,

che

vesco-

70
voli
si

VER
moltiplicarono da' Papi in Italia

V
vo
riporto
il

ER

per influenzare ne'concilii generali, e disporre a proprio arbitrio della raaggior
parie de* voti.

Anche

il

Sarnelli rese rat.

gione nelle Lettere ecclesiastiche ,
p. 70, lelt.

2,

37: Perche' il regno di Napoli sia numeroso di vescovadi^ e quale

di essi sia stato
tanto,

il

primo canonicamente
la

eretto in arcivescovado. Ricordato per-

novero degli arcivescovi senza suffraganei. Diverse nozioni sul presente argomento si ponno apprendere da* seguenti. Jo. Caroli Antonelli, Tractatìis de Regimine Ecclesiae Episcopalis, Ubi omnia, c/uae ad Forum Ecclesiasticum praecipue spectant, exacte, ac dilucide pertractanlur. Opus sane uìilissimum, atque omnibus Episcopìs, Ar^
chiepiscopi.'y,

come dopo
i

guerra di Troia a-

eorumque

vicariis, inquisì,

vendo
ro in

greci edificato molte città nella

toribus

,

regularium superioribus

ac

regione, poi

reame napoletano, crebbepotenza quando Costantino 1 di Bila

caeteris personis ecclesiasticisjudicibus

sanzio fece

sede dell'impero,
al
il

il

cui ve-

quoque saecularibus^aliisque in utroque foro versantibus maxime necessarium,
Venetiisi6g2, 1705. Dell'Apostolato e
dell'episcopato. Lettera d' un anonimo
in difesa dell' ab.
ri de* così detti

scovo soggetto
clea,
si

metropolitano d'Eratitolo di patriarca di

usurpò

Co-

stantinopoli, e

la

preminenza sull'anti-

che chiese patriarcali d'Antiochia e d'Alessandria, estendendo sulle chiese di detta

Cucca gni, agli estensoAnnali ecclesiastici di
1783. Luigi Cuccagni,

Firenze,

Roma

regione

la

sua giurisdizione, con

isti-

tuire metropoli e arcivescovati con facoltà di

Dell'autorità e giurisdizione della Chie^ sa e del Romano Pontefice sull'erezione
e distribuzione de' vescovadi e delle parrocchie, sull'elezione e consagrazione de*
vescovi, e sulla disciplina della Chiesa^

consagrar

vescovi nelle provincie

loro assegnale. Quindi passa ad esaminare
i

pareri degli scrittori quanto all'epo-

ca di tale incremento di grado e di diocesi,

Roma

che pare circa
pio.

il

700 abbia avuto
poi nel

princi-

seu de
niis

Ed avendo

934

il

patriarca

788. Giuseppe Poosi, Episcopus^ munere Episcopalus , Fulginii 1784. Paride de Grassis, De Caeremo1

Xeofìlato estorto da Papa Giovanni
il

XI
suoi

privilegio del Pallio (F.), senza ricors.

rere alla

Sede,

lo

concesse a tutti

i

Cardi naliuni et Episcoporum in coruni Dioecesibus, singulis etiam Ecclesiarum Canonicis valde necessarii, Roda

vescovi. Conclude, essere interamente falsa l'opinione,

che dal Papa sieno

stati e-

maei58o, i585: Veneliisi582. P. Carlo s. Paolo, GeographiaSacra, sive No-

relli tanti vescovati

nella Puglia per a-

maggior numero de'voti ne'concilii; soltanto quando nel io5o circa normanni cacciati greci da essa, per la quiete de' popoli approvarono Papi la
vere
il
i i i

tilia antiqua Episcopatuuni Ecclesiae universae,ex Conciliis, Patribus, histo-

ria ecclesiastica, et

geographis antiquis

excerpta,h\xiti\d% Parisiorum 1641; Accedunt notae, et animadversiones Luca.e
Holstcnii, Amstelodami
Stadel,
1

moltitudine delle metropolitane e de'vescovati eretti dal patriarca di Costantinopoli,

7

1

i.

Gio. Carlo

però restringendone molli nelle
i

so-

Compendinni Geographiae Ecclesiasticae universalis in quo Patriarcìiaiuum,Archi-et Episcopaluuni,per lotum Orbeni d'/fusorum modernus status

le cillà^indi
ti

loro successori estinsero mol-

vescovati, ed altri unirono insieme, per

cui a

tempo

del Sarnelli (che di

Beneven-

exponitur,
vinciarunt,

to riparla nelle

Memorie

de* Fescovi e

cum rebus no tabilioribus pròRomae 1712.

politane e
liili,!."

Arcivescovi, a p. 58), erano 21 metroI IO vescovati compresi gli u-

§

I.

Erezione de' vescovati, promulgaDelle diocesi

e 2.^

metropolitana essendoBenevento Capua. Nel § I dell'articolo Vesco-

zione in concistoro, aiwhc di quelli
in parlibus iufidelium.

V
o
fia ecclesiastica
nif

EU
mondo, geograsoggetta a variazioil

VER
altro che vi ha riferimento.

71

vescOiKlli di tutto

concessione o conferma de'princìpi, e di

incremento de* K'escovati.

concepite

tali

Bolle,

il

Bollarlo

Come suno Romano

Al Papa solamente spelta erigere vescoterritorii, l'unione di due vati, dividere
i i

ne contiene un infinito numero, cos\ la Continualio. In questo poi» no essere esempi due di Pio VII riportale nel 1. 12,
p.

o più cattedrali, le dismembrazioni e le soppressioni de' medesiuii vescovati; co-

rum
*/5.

me Vicariodi Cristo

e vescovo della Chie-

e 21 1. Super Universas terraOrbis Ecclesias, de'9 agosto i8o4: Erectio Sedis Archiepiscopalis Agriea*

204

sa universale.È incontrastabile questa pri-

vativa giurisdizione del

SeA^, e

lo

prova

il

Papa e De Luca nel

della

s.

in

E quella perlasuasuftraganea, Quuni supremo Apostolatus o^c/o,dello sles:

cap.

4

:

so giorno

Erectio Sedis Episcopalis

DeW erezione de' nuovi
antichi.
vali
rali

vescovaliy e delle

unioni, o divisioni, o soppressioni degli

Szalhmariensìs. Molti Papi conferirono a Legati apostolici [F.) {a facoltà d'istituire vescovati, di unirli

Le cause dell'erezione de'vescosono generali o particolari. Le genela

ad

altri, di divi-

derli e di sopprimerli. Nella presente

sono
i.° se

necessità pressante e l'utilità

ropa

civile
sia

evidente della Chiesa. Le particolari sono:
il

non

Eunon vi è quasi contrada che slata una provincia politica di

popolo estremamente molti-

Koma
ti

imperiale e pagana, per divenir
pontificale e cristiana. Si leg-

plicato dall'accrescinìenlo della fede, do-

poscia provincia ecclesiastica di vescovadi

un vescovo particolare; è sì estesa, che un solo vescovo non può fare le funzioni vedi avere
2."

manda

Roma

quando

la diocesi

ge nella lettera pastorale del dotto mg." Cullen arcivescovo d'Armagh, primate
d'Irlanda (nel
1

scovili in tutti

i

luoghi del suo vescovai

852
,

traslalo all'arci vesco-

to, secondo che

bisogni degli abitanti
la

vato di Dublino)

presso

l'

Osservatore
le

lo richiederebbero, e per

lontananza
l'ere-

Romano
mondo,

del i85i, a p.

44^- « La pieChiese dei

pericolano d'essere trascurali. Per
quisiti: le rendile della

nezza di podestà sopra tulle
dice
s.

zione de'vescovati sono indispensabili re-

drale,

il

capitolo, {'episcopio,

mensa, {^catteil semina-

Bernardo, è data alla Sede apostolica per una singol.ir prerogativa. Questa Sede può rizzare nuovi vescovati,

rio, r ospedale, il monte di pietà ec. I Sorami Pontefici per mezzo della Con-

dove non v'erano prima,

se giudi-

ca eh» torni a bene universale.
li,

Tra queli

gregazione
tario del

cardinalizia
il

concistoriale
prelato Segre-

che già sono, può abbassarne alcuni

(^.), di cui è segretario

e sollevarne altri.
vi

(^•), emanano le bolle per l'erezione de'vescovati resi-

Sagro Collegio

Può chiamare vescoad arcivescovi, e fare il contrario, se
di farlo.

crede esserle mesliero
ni di
s.

Da'gior-

dismembrazioni, e altre provvisioni concistoriali, che poi promulgano nel Concistoro (^.), ove parimenti provvedono di pastori {q Diocesi, perchè esci usi vamenle ad essi ne spetta l'istituzione. Avverte mg/ Marini, già predenziali, unioni,
fello degli archivi segreti della
s.

Pietro

non è

il

Pontefice roma-

no mai rimasto d'usare questo diritto. Tra le persecuzioni degli antichi giorni,
allorché erano astretti ad appiattarsi nel-

SQi\e,

catacombe, e spesso sentenziali ad imporporare il palco col sangue loro, essi l'usavano in ogni parte del romano imle

Diplomatica Pontificia, che nelVArcìàvio Faticano ^\ hanno le bolle de' vescovati, le quali assegnano una precisa
nella

pero, per fermo senaa consigliarsi cogli statuali. È senza dubbio, che la fondazione de'vescovati d'occidente fu fatta
dis.

e incontrastabile epoca della loro fondazione, della istituzione de' vescovi^ della

rettamente da' Papi.

E manifesto, dice

Innocenzo I

[dti{

402), nella sua leltera a

ra

VER
Spaf

VER
5r)0, e quasi nel principio della Chiesa

Dcc.cm\OjChcinti(tt* Ifalfa, GalUcty

gna, africa Sicilia e
se

le

Isole che giac-

romana
Lucina,

,

univasi

il

clero col
s.

popolo

iti

cion di i/ìezzo, ninno istituisce vescovato,

Campo Marzo,

net titolo di

non

s.

Pietro ed

i

suoi successori.

E

come ora

nella

Lorenzo in Chiesa di s. Mar-

lo slesso

Papa

scrive a Vitricio vescovo,
di

co, per le Piogazioni

àeWe Litanie

Mag-

che dalla Sede apostolica
rità:

Roma

son

giori (V.), portandosi in

derivati l'Episcopato e tutta la sua auto-

A quo ipso EpiscopatuSy et tota aiihnjus nominis
s.

buon numero al Vaticano; e ciò in memoria del giorno in cui s. Pietro sublimò al Primato della
Chiesa universale
la

cton'tas-

eniersit.
I

Lo

slesso

sua sede vescovile,
s.

\ien definito da
lutti è

Gelasio

del 49'2' A.

dopo aver fondala, mediante
di cui in tal

Marco,

conto che

le

Chiese ne'tempi rae-

giorno

si

celebra

la festa, la iv

1)0 antichi siccome quelle d'Irlanda, Germania, Inghilterra, Danimarca, Svezia, e più recentemente quella d'America settentrionale e meridionale, ebbero il cominciamento da Missionari (/^'.), inviati

chiesa patriarcale d'Alessandria (che es-

sendo ora il suo pastore Ira' Vescovi in partibnSy in quell'articolo ne riparlo), ed
aver esso medesimo predicato nelle
vici-

dall'autorità papale. Da ogni facciuola del-

s'addimostra, che i Papi setnpre ebbero la slessa giurisdizione, non pur sui vescovi occidentali, ma anche sopra grandi Patriarchi ^f\) ola slorio ecclesiastica
i

con erigervi delle chiese e ordinarvi vescovi, per mezzo de* quali stabili una gerarchia subordinata al
città
il
,

ne

Vangelo

I

."vescovato del
il

mondo.—-Poc'anzi nomila

nai

Concistoro e

Diocesi: qui occorin tali due argomen-

re che in

breve accenni quanto

rientali, cui spesso
i)o

deposero, o dipailirodella Chiesa ".
s.

articoli e ne'relativi ragionai in
to,

dalla

comunione

Nel

siccome a questo intrinseco, per eviconcistoro successe all'an-

libro,

De

Unitale Ecclesiae di

Cipria-

tare ripetizioni del molto che altrimenti

si dimostra il Papa, ì^escovo di tutta Chiesa (^'.), Pastore [i^"'.) universale edi lutti pastori (come lo chiamòs. Bernardo) in terra, Vescovo Universale ( F.), con cui chi non comunica è fuor della

no,
la

dovrei diie.
tico

il

i

Diaconismo de composto de* preti e diaconi della Chiesa romana, eziandio per le cose spetPresbiterio (V.) e
I*api,

Chiesa,

il

di cui

Vescovado
il

e

un solo

spoiio per lutto

mondo,

e

governato
dolio

parzialmente da'vescovi parlicolar*, senza distaccarlo o dividerlo. Scrisse
il

tanti alla Chiesa universale, per avere il suo vescovo il Primato (V.) su tulli vescovi del mondo, e si soleva aggiungere qualche vescovo, le cause maggiori trati

tandosi ne'concilii di
la

Roma

{V.), finché

Bianchini, nelle notead AnastasioBlbliolecario,

trattazione degli affari fu ristretta net

De

Vilis Pionianoruni Ponli/ls.
i

Sagro

Collegio de* Cardinali [V.), divi-

cum, avere
to di
ni,

Pietro fondalo

il

vescova-

Roma,

vescovati ad essa suburbad'altri vescovati in alfi-

ed una fjuantità

tre parli.

Essere incontrastabile, che

no dal VII secolo celebra vasi la festa della Cattedra di Itoma a' i8 gennaio, in memoria dell'istituzione della medesima. 11 primato poi sopra tutte le altre chiese
l'assegna
a'

il primo de'quali è quelVescovi suhurhicarii, di cui il primole il Decano. Giovanni XXU nel 1822 slabilì, che nel concistoro segreto il Papa promulgarebbe tutj^f^e

so iu tre ordini,
lo de' cardinali

provviste de' vescovati e de'nuovi vescovi;
si
il

che dal 557, d'ordine
1

di

Paolo IV,

eseguisce col Preconio (V.), col quale

i5

aprile, poiché altrimenti
la

non

si

avrebbe
s.

precisa epoca del pon-

si preconizzano e si pubblicano i vescovi ed abbati delle abbazie nullins diocesis

tificato di

Pietro, che dice duralo anni
3. Infatti nel

(quando però queste non
n.enda,
bazia

si

danno

in con»-

aS, mesi 2 e giorni
slesso, tinche

giorno
I

prima

di

s.

Gregorio

del

come l'abbazia di Snbiaco, l'abdelle Tre Fontane e altre, che si

VER
COI) feriscono

VER
e Persia
si

73
in concistoro a

«enza decreto concistoriale,

proponevano

non

fiiceinlosene nìeiizionein concisloro),

tenore del breve di Cenedelto

XIV

de*

analoganienlealle Proposizioni concìstorinii (/ .)slniì)pate,ed in
l'

precedenza dala questo umi«

18 gennaio ij^j- nia col privilegio della bolla Inscrutabili , emanata da Gregorio

£/W;7ore del

Papa

(/^.),

liate e dispensale a'cardinaii,

onde

darsi

XV a' 22 giugno 1622, per cui i promovendi non soggiacevano alle relai

da

essi

l'individuale giusto parere, poiché

tive spese. Talvolta

detti vescovati
si

che

si

Dell

565

decretò Pio IV, non potersi ac-

preconizzavano

in concisloro,

spediro-

za

cordare vescovato e abbazia nullius, senil consenso di due parli de'cardinali
I

j)resenli in concisloro.

vescovati e

le

ab-

proponevano in concisloro, oltre il Papa, da alcuni cardinali, massime ddProtetlori(F.) degli
bazie nullius vacanti
si

no per breve, a motivo di circostanze particolari e per non potersi altendereil concistoro, j)ef la mancanza de'lestimoni richiesti alla formazione del processo, non potendo promovendi sostenere le spese della
i

spedizione; e finalmetite per

la

ragione

stali della cristianità

,

finché

i

Papi ne
tutti.

che milita per
ci,

le

chiese in paesi acattoli-

hanno assunto
provviste che
si

la

proposta di

Le

eseguiscono in concislodi-

ro de'palriarcali, arcivescovati, vescovati,

si spedivano eziandio per breve, egualmente per l'altre situale fra gl'infedeli. CoUediscorse proposizioni con-

che

milita

ed abbazie nullius, residenziali,

si

cisloriali e co'ponlifìcii decreti di
sta,
si

provvi-

cono Benefica ecclesiastici (F.) concistoriali. Contiene la proposizione concistoriale le condizioni alluali de* vescovati e

formano
i

autorizzare

Bolle apostoliche per promossi al possesso delle
le

chiese residenziali loro destinale. L'arci-

dell'abbazie nullius (ormai ridotte a po-

vescovo, benché insignito della dignità
cardinalizia, ed ancorché inpartibus, Iraslalo

che, perciò di rado
canti,

si

preconizzano) va-

da provvedersi con decreto del Pa-

ad un vescovato, domanda
il

al

Papa
alla

pa, per morie, o per rinunzia, o per seguila traslazione del proprio pastore; ov-

l'indulto di ritenere
le,

titolo arcivescovisi

grado però che non

comunica

vero che sono per vacare dopo l'annunzio; le

sua nuova chiesa. Quindi sono registrali
i

nomine,
il

le

qualità de'

promoven-

cardinali nelle Notizie di

Roma, per

e-

di, chi fece

processo a loro e alle chie-

sempio;Ct7rr/mdr/e

Gaetano Balujfi Arinparresi-

se per r idoneità (di cui

appunto è un

civescovo Vescovo d'Imola, perché pri-

trasunlo
il

la

proposizione), e chi ricevette

ma

era stato arcivescovo di Pirgi

giuramento dagli slessi promovendi. Premesse le proposizioni, in concistoro si
preconizzano ancora
i

tibus. Nelle traslazioni sì di chiese

denziali e
glie
la
il

di titolari,

il

Papa

proscio-

titoli

in partilus

traslalo dal vincolo che avea col-

infide liiim,pav\meiil\ vacanti, de'patriarchi, arcivescovi e vescovi. Inoltre
il Papa conferisce vescovati residenziali e titoli inpartibus, ^evBreve apostolico ^%&W'

prima. ^Sc'concisforisemi-pubblici poi^
la

per

Canonizzazione de* Santi {V.},

v'interviene tutto l'Episcopato che trovasi in

Roma, compreso
i

quello in parvescovi distaa-

za denunziarsi in concistoro, a

mezzo della Congregazione cardinalizia di Propaganda fide {V.)y cioè pe' vescovati e
pe'vicari apostolici e loro coadiutori, sotto la sua direzione,
i

tibus, dovendovisi recare
ti

nel raggio di

vitali

da

lettere

100 miglia da Roma, indella Congregazione car-

vescovati d'Irlanda,

dinalizia del Concilio (^.), vestiti io abilo prelatizio e colla cappa, con fodere
di

America, Inghilterra, Indie orientali, Cina ed altri solevano tutti spedirsi per breve; que'però dell'Arcipelago, MareE,

loro volo.

armellino se nell'inverno, per dare La Diocesi è l'estensione e

il

il

territorio della spirituale giurisdizione ecclesiastica d'

geo, Albania, Servia, Bulgaria,

Armenia

uu vescovato^

d'

un

arci ve*

74

VER

VER
questo mio Dizionario, però supplite e

scovato e delta arcidiocesi, d'una diocesi
pali'iarcale, d'un'aijbazia nullìus, antica-

mente denonf)inata anche Parrocchia
(

compensate con una moltitudiae di articoli analoghi, oltre quanto riguarda la
propagazione della fede rilevalo nel
voi.

F.). Alcune diocesi sono riunite ad altre, con concattedrali aeque principalilcr, su di clie vanno tenute pi esenti le particolari-

XLV,

p,

i^i, cioè eoo dare

in

compen-

dio un Orbis Chrislianus, ossia EpiscO'

tà indicate nel voi.

scovati si

79; altri vetengono in amministrazione perp.

XX,

pologio universale. D'allora in poi assai

maggiori furono

i

particolari miei studi

petua da alcun arcivescovo residenziale.
JNcH'articolo di cui parlo riportai
tistica

sulla geografia sagra

ed

ecclesiastica,

non

una

sta-

disgiunti dalla geografia poiilica,ossia na-

da

me

formata, del
il

diocesi esistenti in tutto

numero delle mondo, seconpubblicai (per

turale e civile, impresa grave e laboriosa,

do l'anno 1843

in cui la

che principalmente produsse il notabile aumento de' volumi. Arduo ne fu lo svi>
luppo, massimamente per
l'

quelle erette posteriormente, non mancai
a'ioro luoghi di ragionarne, e per
cesi
le

incremento
la
(

dio-

progressi vo delle popolazioni, per
fante

trion-

che ciò non mi fu dato, supplirò veWe Addizioni, nelle quali mi propongo
di

Propagazione della Fede

F.), de*

vescovati e de'vicariati apostolici, per le

che ìie' primi volumi di questa mia opera trattai con laconismo. S'intende , che se Dio mi concederà di pubblicare le addiampliare
le

descrizioni di quelle

fiequenli variazioni della topografia politica degli stali a

cagione degli avveni-

menti
ne
la

storici, pe'tanti

Concordati {^f^.)

a*

quali per
s.

amor

della

Pace (F.) conven-

zioni

^

ciascuno sarà in libertà di pren^
,

SiiLÌe,

particolarmente negli ul-

derle o ricusarle)
divisione del
Si'

seguendo
in

mondo

comune 5 parli. Quanto
la
le

timi tempi, in ispecie del corrente secolo,

singolare per
inauditi

Ficariali apostolici, comprese

dele-

gazioni apostoliche ecclesiastiche, ed alle

de

le

un complesso di rapidi e mutamenti religiosi ecivili: laondiocesi andarono soggettea ripetute

PrefcUiire aposloliche, dipendenti dalla

circoscrizioni pegli sparlimenti delle pro-

Congregazione cardinalizia di Propa-

ganda
strai, e

fide, in questi tre articoli

li

regi-

individualmente descrissi appropri
si

luoghi, cioè degli stati in cui
istituiti.

trovano

non chea varie u* ampliazioni, a restrizioni,a soppressioni, e di tutto quanto dovetti renderne contezza. Bensì con
viiicie ecclesiastiche,

nioni o disgiunzioni, ad

Nel3.*'de'ricordali articoli

com-

queste ampliazioni, e col sussidio de'mollissimi articoli

pilai

il

catalogo de'patriarcali, arcivesco-

che
la

vi

hanno

stretta rela-

vati e vescovati,

come pure

de' vicariati

zione, ebbi però

compiacenza di vedee agevolati

e prefetture, dipendenti dalla

medesima

re in

sifTdtli

studi promossi

per
re

la s.

Seóe: ne'due primi poi potei da-

quelli di altri, pel riferito iie'vol.LV, p.
1 33 , e 2o5. Anche l' ottimo , p. mg.' Giuseppe Rosati vescovo di s. Louis

i loro cataloghi più ampii, per gli aumentali vicariali e prefetture. Nell'articolo Vescovi inpartibus iNfiDELixJW, ho

LXX

o

s.

Luigi, di cui pure nel voi.
la

XLV,

p.

«crillo nozioni

analoghe, e (ormato una

333, quando pubblicò

Notizia stati-

statistica de'litoli arcivescovili in parti-

stica delle Missioni cattoliche in tutto il

bus, che

si

conferiscono dal Papa. Ripelo,

mondo

che procedei troppo brevemente in questo immenso e feracissium argomento, cioè a* vanti che pel primo vagheggiassi l'idea di
sopperire possibilmente al vasto concetto del

[liei donarmela graziosamente si compiacque scrivermi, con poco comune equità, che si era grandemente giovato di mia opera. Con essaci diede ancora a p. i36 e 275, La Gerarchia Cat,

gran cardinal Garampi, colle prò-

tòlica, ossia

l'enumerazione

di

tulle le
le

poizioui e forme volute dalla natura di

diocesiesislcQliaeli843 iu tutte

5 par-

VER
mondo. Avendole calcolale, ho trovalo 5^5 diocesi residenziali, e sembra corrispondere al numero di quelle regilì dt^l

VE
diedi
co*

R

75

lilolo,gli arcivescovati,! vescovati,

nomi

de* rispettivi cardinali e prelati
insigniti, colle

che ne sono
ciascuno;
il

epoche

di loro

mia statistica. Ag^ giungerò per la storia (ed anco per essere troppo diflìcile che a lungo andare la lingua non batta dove il dente diio^ le, e la bocca non versi di quel che abtonda nel cuore), che di tante mie studiostrate nella suddetta
6e,pazienti e laboriose faliche,il tuttopassò

nascita e preconizzazione,oltre la patria di

catalogo de'vicari, delegati e

prefetti apostolici in ogni parte del

mon-

do sotto la direzione della congregazione cardinalizia di Propaganda fide, parimente col
scovile

nome

loro e l'epoca in che
il

i

vicari e delegati

ebbero
1

titolo arcive*
i

senza

il

rumore

delle manifestazioni di

o vescovile; e dal

BSg anche

ti-

pubblici periodici, tranne rare eccezioni,

lolidegli arcivescovati e vejicovati

per non averle io provocate, ofors*aoco pel rimarcatospontaneameute dalla Cro^

tibus che sogliono conferirsi
de, lo

inpardalla s. Se-

naca di Milano, de'i5

iSSy^ p. 20I, perchè il leggere opere voluminose gentili e sacosta soverchia fatica. Se
aprile
i

loghi, e

ho proceduto co' due primi cataquanto all'ultimo con quello de* registri concistoriali, perciò ad esso in so-!
riferi-

stanza concorde, soltanto alcuna deno-^

gaci lettori faranno attenzione a diverse

niinazione co'geografi sagri l'avea
ta

opere contemporanee, e analoghe per gli argomenti a' moltissimi della mia, mi vedranno prettamente copiato, mascherandosi
li
i

con diversa lettera iniziale,
sia

con

di-

versa lettera ihe segue,

vocale o con-

sonante (su di che va

letto l'articolo

Ve-

compilatori con intrecciameninfra-

d'altri autori, oltre alcun'altra

scovo, § VI: De' Vescovi DI riti diversi, perchè ivi gli enumerai), o nomenclatura

scatura, senza neanche far parola del pre-

sinonima, ovvero perchè differenti sono
i nomi co'quali sono appellati, anco perchè titoli furono dal greco italianizza-r ti, ovvero si usarono denominazioni latine, che non sempre corrispondono all'ii

cipuo fonte

j

e ciò eh' è piìi curioso, per

non dir peggio, in argomenti vergini, e non da altri prima di me esposti e svilu[)pati sotto tal

punto
altri

sur un

campo che

di vista, ovvero non spigolarono.

taliane; per cui di parecchi titoli
articoli di rinvio, acciò fossero

ne

feci

lo spigolai, nella formazione degli articoli,

salve le

perchè inventar non

tivo,

ma
i

brando
se
j

si può il posidoverosamente celecampi che mi fornuono la mes-

diverse denominazioni, anzi fino a tre e

insieme

quattro, e valga per tutti Acri, Acon,

s,

gli

altri

falciarono

i

miei spietata-

mente, senza alfatto nominarmi, come che avessero la scienza infusa. Ebbene che
si

ha da dir
i

di loro?

Lo diranno

a suo

Giovanni d'Acri, l^oleniaide, città vescovile cui sono comuni tali nomi, e ne scrissi due articoli: così praticai per Acrida o Ocrida, Aleppo o Berrea, Achamito o Hadr amilo, Caffa o Teodosia, e via dicendo, oltreché di

tempo
la

critici,

quando confronteranno
epoche nelle produzioni.
la

molte ne

priorità delle
sole volte

riparlai negli articoli delle provincie ec-

Due

Civiltà Cattolica

si

clesiastiche a cui appartennero. Ma in con-

compiacque nominarmi, con brevi

frasi,

fronto di tutti quanti

i

patriarcali, arci-r
il

pia però generose e incoraggianti, e per

vescovati, esarcati e vescovati di tutto

ultimo nel quaderno 226 del voi, 3 della ser. 4-'j nella Rivista della stampa italiana. Ciò dichiaro per grato animo, Neil' almanacco o annuali Notizie diRonia[F.)
perordiiiealfubetico,e colle loro denomi-

mondo, pure

eterodossi, esistenti o

non

più esistenti, di cui scrissi articoli , minore è il numero di quelli de' titoli de* l escovi in par tibus (/^.) che conferisce
la
s.

Sede. Articoli
si

tutti

e innumerabili,

nazioni laliut^si riportano |)atriarcali,aui

che

rannodano ud

altri multi, special-

76
mente
pendio
ali*

VER
immenso novero
descrizione.

VER
de* Conci-

novembre 1791
vocato
Carrol:
il I
."*

fu agli Stali Uniti

con-

la o Sinodi^ di cui eguelmenle in
feci la

com-

sinodo diocesano dal vescovo

tiasandai

vi sì

trovarono presenti soltanto

Geografìa (F.) antica e moderna, naturale ed ecclesiastica, generale e parziale, comesi può ri«
ìa bibliografia della

20

sacerdoti, probabilmente la più parte

del clero totale.

Tra

di essi viene ricor-

dato
la

il

nome

del R.
di

Lorenzo Grestei del-

scontrare in tanta copia di molteplici articoli, in

compagnia

Gesù, che fu poi coadiu-

quello citato appena avendo

ri-

tore del vescovo Carrol: egli morì a Filadelfia, e la sua

cordato alcuna delle tante opere di cui.altrove diedi contezza e me ne giovai per
tutta l'opera,
le deboli
to, già in

una

lettera del cardinal
I

morte viene ricordala in A monelli, in daelet-

onde corrispondere collesomie forze, al mio proponimengrande concepito dal Garampi
s.

ta del

settembre 791. Nel 1795 fu

sullodato,quand'era archivista della

Se-

de, e nella nostra epoca in cui mirabil-

mente persino nelle piti remote regioni si sono fondati un gran numero di nuovi
vescovati e di vicariali apostolici, oltre
il

Gortyna inparùhus mg." Leonardo Waae, consagrato nel dicembre 1800. Allora vi erano negli Stali Uniti due vescovi e circa 4o preti. Nel 1808 la sede di Baltimora fu innalzata a metroto vescovo di

politana, con

4

vescovati su(fiaganei,cioè

Biirdstown, Boston, Nuova
ladelfia.

York

e Fi-

ristabilimento delle provincie ecclesiasti-

V* erano

in

quell'anno soltanto

che

di

TVeslniinster [F.) e di

Utrecht

due

vescovi,

68

preti e

80

chiese.

11

pro-

(/^\), ossia le

gerarchie ecclesiastiche d'In-

gresso del catlolicismo negli Stati Uniti

ghilterra e di Olanda, per cui trovai l'im-

è un soggetto di vera consolazione e del

iiiensoargomento gigantescamente accresciuto, ed è in via di glorioso incremento.
]jasti
il

maggiore interesse per la futura umanità". 11 eh. d. Olimpiade Corsi, Notizie
statistiche delle Missioni di tallo
il

seguente breve quadro della

si-

moti'

tuazione attuate della religione cattolica
negli Slati Uniti (F.) d'

do, dichiara a

America, per darne un'idea. Compilato sul Metropo-

litan Catholic Alnianackt\e,\ correntean-

noiSSg, mostra

lo stato della

Chiesa in

intervalli di io in io anni,

ed è la prova più manifesta del singolare progresso delopposta parte
dell*

526. « Nella creazione di nuove diocesi, che si anderanno a formare, sarebbe desideral)ile che si stabilissero per confini, quelli che ha fissato la natura, come sono le montagne, il corlidi del mare. Cosi sono so de'fiumi,
p.
i

designati in Francia

i

dipartimenti, ne*

ia vera fede nelT

A-

quali è stato diviso quel regno, e ciò

non

llantico.

Lo
nel

ricavo dal Giornale di Ro-

senza grande vantaggio".

Ora

la

Civiltà
p.

/7?izi85c) a p. 24*2. «

siastiche
Ire, nel
1

Le provincie eccle1839 erano una, nel 1849
diocesi nel
i

Cattolica Ae 5 febbraioi859, a
ci

34o,

die ragguaglio dell'opera divisa in 3
1

839 sette. Le
1849
vescovi nel

889
,

se-

parti e corredata di più di

5o carte geo-

dici, nel

trenta, nel

1859 quaran-

grafiche, cominciata a pubblicarsi e inlitolala:
te

totto.

I

1849

ventotlo, nel

1889 dieciotlo nel 1859 quarantatre. I

VOrhe
.

Cattolico, ossia Atlan-

gcografìcOyStoricOf ecclesiastico: Opeofficia-

sacerdoti

tolto, nel

nel 1839 qualtrocentosettan1849 '"die, nel 1809 duemila cenl'otto. Le chiese nel 1889 quattrocentodieciotto, nel 1849 novecenlosessantasei, nel 1859 duemila trecento t''^"^®'

ra del Conini Girolamo Petri,
le

minutante della Segreteria di Stato.
iS5S. Parte prima, Italia e Svizin foglio oblungo di 80

Roma tipo grafia della rev. Camera apostolica

zera.

Un voi.

quattro. Nel 1771
ti

vi erano agli Stati Uni(quando colonie) 9 sacerdoti. Nel 790
i
1

§

centimetri per 5j. 11. Dell' Episcopato, uni là e autorità.
Il suo stato esige perfezione. Origine

v'era

un vescovo cou 20

sacerdoti. A'7

VER
dc\>cscovatì
e della gerarchia ecclesiastica. Dii'isione delle diocesi e
cipio, cosicché

VER
antecessore un Apostolo, o un
stolico a quelli

77

sione de'loro vescovi risalendo fin al prin-

qualcuno abbia avuto per

loro gradi gerarchici. Inescavi primitivi.

uomo

apo-

Delle Metropoli, delle Primazia-

li

e delle Patriarcali, e delle

grandi

Chiese d'Oriente e d* Occidente, colle
giurisdizioni
de* prelati soggetti al

Primato del Papa.
L'Episcopato è istituzione divina, e la sua origine risale fino alla Chiesa piiraitiva. WoiJ è perciò un'istituzione cattoli-

ca romana,

ma

cristiana universale.

L'E-

piscopato è il corpo organico de* vescovi congiunto indissolubilmente col suo ca-

po il supremo Gerarca da Dio stabilito, che possiede il primato d'onore e di giurisdizione nella Chiesa.

La

stabilità della

Chiesa cattolica deriva dall'intima unione

colsuofondamento,cheè Pietro. La Chiesa cattolica non può trovarsi chedov' è la Gerarchia ecclesiastica de \e^cov'ì,picU e diaconi, del C/i/enc/7to('/^.j,islitui la daGesii Cristo, con non interrotte ordinazioni che risalgonosino agli Apostoli, come rilevai in più articoli e precipuamente a Inghilterra, ed a Svezia, parlando della pretesa successione apostolica de'loro vescovi;

conlemporaneoj poiché a tale indizio si conosce quali sieno le Chiese Apostoliche. Tale è la chiesa di Smirne, di cui ili.° vescovo fu Policarpo postovi das. Giovanni. Tale è quella di Roma, ove Clemente fu o«dinato da s. Pietro (oltre suoi immediati predecessori e insieme successori di s. Pietro, ss. Lina e Cleto). E così le altre mostrar pomio egualmente quelli, che le ressero primi, e furono dagli Apostoli istituiti". Prima di Tertulliano, s. Ireneo avea inculcata la medésima cosa per provare, che la tradizione della Chiesa cattolica è la sola che sia vera, con dire contro Marcion. e. 5, 3: " Tutto il mondo può vedere da 1.
1 i
i

sé la tradizione degli
fatta conoscere

Apostoli, che s'è

da per lutto nella Chiesa, e possiamo noverare quelli, che furono
vescovi dagli
stessi

fatti

Apostoli,

come

i

loro successoli sino a noi".

Aggiunge che

nella fondazione della Chiesa di
gli

Roma
do-

Apostoli (o

gli

uomini

apostolici e

a Presbiteriani eretici, principalmen-

te di

Scozia, che negano
,

il

vescovato

d'i-

stituzione divina

Chiesa

sia

pretendendo che la governala da' soli preti; ed a
ciò

po s. Pietro) vi fecero vescovo Lino, poi Anacleto (o Cleto: su di che va letta la Cronologia de Romani Pontefici,ne\ voi. XVMIl, p. 3i I e 3 7), e dopo la morte
I

di

questo Clemente

I.

INovera poi

i

ve-

Thurles, ripetendo lo Vescovo, verso il

anche

nell'ortico-

scovi di

Roma

fino al suo
di
1

tempo,
Pietro
il

in cui

fine del §

alla massiina fuori della

IV, iu uno Chiesa non vi

sedeva sulla cattedra
s.

s.

Papa

e salute, soltanto nella

romana conserIl

Eleulero eletto nel 79. Eusebio nella nomi delle chiesua storia ci conservò
i

vandosi

la

successione apostolica.

corpo

se principali, e de'loro successori fino al

de' vescovi, separato dal Pontefice

roma-

suo tempo, cioè d' Alessandria,
chia e di Gerusalemme,
gli

d'

Antio-

no, non è

la

vera Chiesa a cui Cristo pro-

tulli creati

da-

mise
li

l'infallibililà; e la

Chiesa

la

desume
Aposto-

Apostoli.

È dell'interesse degli siali catnumeroso Episcopato;
migliore guarentigia della lo-

dall'infallibilità del Pontefice.Gli

tolici

l'avere un
la

stabilirono

i

ministri e successori della

quesla è

loro podestà, di che Tertulliano fiorito
nel
li

ro libertà religiosa.

E

mestieri che

il

cor-

secolo ne cavò

bile contro gli

argomento invincieretici quali non pote,
i

po venerabile

de' vescovi

aggiunga T a-

vano

far risalire fino agli Apostoli la suc-

scendenle dei numero a quello della duitrina e della pietà. Sono essi che, armali
dell'autorità inerente al loro carallere, re-

cessione del loro vescovato, dicendo,
haer.^c. Zi: » Mostrino

Adv.
delle

V origine
la

spingono
e alle

le

intraprese contrarie a'dirilti
della Chiesa. In ogni

loro Chiese^ e

ci

facciano vedere

succes-

massime

tem-

^8

V E

ti

pò l'Episcopato hn mostrato re punto inferiore all'ultezza
nistero. Nella coronazione di

di

non

esse-

t'ietro,

ed a

lui

subordinati.

Il

vesùovo
ec-

del suo mi-

Sarnelli,

ragionando della Gerarchia
la

Carlo

X
i

a

clesiastica^ ripete lo scritto dal Pallavi-

Reims, mg/ di Doulogne, con sovraumanaeloquenza e intrepida franchezza, svol-

cino contro Lutero. Depressa

maggio-

ranza del Papa, come governerassi laChiesa? Ciascun vescovo sarebbe sovrano nel

gendo neirorazione che pronunziò
le altre cose. »

do-

veri de'principi verso la Chiesa, disse fra

proprio vescovato? Diremo, con Lutero,
d'aver estinto una tirannia, e ne
i

Se

il

principe è

il

vesco-

avremo

vo del dì fuori cìl protettore de canoni^

avendo
scovo

il

dilitlo d'interporre la sua

auve-

generato innumerabili. Direte: vescovi soggiaceranno al concilio. Ma ha da star
concilio adunato, cioè a sempre lontani dalle loro chiese? E dato che no, a che si dovrà ricorrere per gli aggravi nel tempo, che non v*è il concilio. Questo concilio a parer di chi si dovrà congregare? quando? come? chi vi sarà presidente? Qua con-

torità per farli eseguire,
al di

non

è però

il

sempre questo
dire
i

dentro, che possa rendersene
:

vescovi

giudice ed arhilro
vinto, che
la

egli
lo

dev' essere con-

Chiesa e

Stato sono indii

pendenti l'un dall'altro^ che se

re

non
de*

tengono

il

loro scettro dalla

mano

Pontefici, questi per converso

non tengopala

I

no

dal principe la loro

Verga [F,)
al

trarietà sorgerebbe di leggi, di
di fede tra'fedeli,

riti

e fin

storale; e

che

se la

Chiesa vuol esser

prima a prestar uhbidienza
deve ubbidire
a* ministri di

principe

ciò

che

il

credendo ogni popolo suo vescovo, però soggetto ad
proponesse come senso della

nell'ordine politico, questi dal canto suo

errare,

gli

Gesù Cristo

nelle cose di Dio, e in

luttociò che ha

tratto alla coscienza".

I

vescovi sono suc-

cessori degli Apostoli senza interruzione,

per far le loro veci nella Chiesa, con Vicaria ordinatione^ come si espresse s. Cipriano, gran difensore dell' Episcopato.

la Chiesa non merite* rebbe nome di Chiesa, cioè di congregazione, ove fossedisgregata per tante membra, senza ricever l* unità da un' anima, che le informasse e le reggesse. In breve

Scrittura? Infatti

simil

governo poliarchico
i

si

arroghereb-

bere
fine

rettori privati in rispetto a'ioro vei

Avendo

alcuni scismatici tiralo al loro

scovi,
si

preti semplici rispetto a*reltori,iu

partito alcuni de*(ormentati nella perse-

cuzione, soiitenevano

essi

che chi non co-

formerebbe quella Babilonia che sacrilegamente fìnse Lutero in Roma. 11

municava con que*
era

prelesi martiri,

non

dottissimo cardinal

Wiseman,

nella disnell'ac-

membro

della Chiesa.

Ma

s.

Cipria-

sertazione fatta leggere in

Roma
la

no loro dimostrò, che il centro della comunione cattolica non sono martiri, bensì vescovi, da'quali non si può uno separare, senza lasciar l'imita; ed mari i i

cademia
di cui

di Religione cattolica

neh 855,
suH' unità

pubblicò un sunto
1. 1

Civiltà Cai-

tolica^ serie 2.*,

1, p.

36 r,

della Chiesa,

tiri slessi

diverrebbero scismatici,

se

si

se-

parassero dal vescovo.

Gesù

Cristo vo-

lendo fare rispettare

il

vescovo, e prescrie sopra questa

dopo aver esposto come oggidì più che mai universalmente predomini nel mondo incivilito una gagliarda tendenza verso l'unità, e come essa si palesi

vendo

la

disciplma della Chiesa, disse a
sei Pietro
y

a mille segni negli ordini materiali e
civili,

Pietro:

Tu

morali, scientifici e

ma

soprattutto

pietra fonderò la mia Chiesa. Pasce aves meas. Di là viene I* ordinazione de'
vescovi, e
la

in ciò che riguarda la religione e la fede,
le cui

funeste divisioni tengono in gran
i

forma unitiva del governo

pensiero ed angoscia
veggenti tra
gli

più

retti e u»eglio

ecclesiastico, per

modo
unione

che
al

la

Chiesa è

e-

eterodossi, entrò nel suo
la teoria

dihcata sopra

i

vescovi, a'quali appartie-

argomento. Pertanto espose

no-

ne

re^gerlci

,

iu

successore di

vella di udìIù inveutala da' teologi pru-

VER
teslanlì, qualificandola la più perniciosa

VER
ma
membra sono

^9

che
re se

sia

mai

scaturita

dossi, colia quale essi

da cervelli eteropretendono di daalle

Chiesa non é già un cadavere o un mero aggregato di parli simili e indipendenti,

sibbene un corpo organizzalo e vivencui
tulle unite

non

a tutte

almeno

precipue tra

te, le

ed a-

le varie sette e

comunioni cristiane, compresavi anclie la Chiesa romana, la sospirata unilà d'un sol corpo. DilFicile era
il

nimateda un medesimo spirito vitaleoperante all'interno e manifestantesi all'è*
sterno con
visibili elfetti.

Ora

l'unità dì

loro problema, giacché trattavasi di tro*

un

tutto vitale in ciò dislinguesi da ogni

vare una

tal

formoladi unità, che toglienla

altra unità,

che

le

sue parti non hanno

do
ti

del pari ed a'cattolici ed a'proteslanil

solo qualche somiglianza di forme inter-

vanto di essere esclusivamente

ve-

ne od esterne,

ma

sono

ra Chiesa di Dio, assicurasse a lutti

la sa-

te connesse e quasi

cos'i intimamenimmedesimale, che

lute eterna anche a condizioni contraddittorie, abbracciasse

delie parti singole

si
:

può parlare come
e ciò apparisce fa-

dogmi più opposti, e non solo dispensasse membri di quel corpo da ogni vincolo di comunione ei

del tutto e viceversa

i

cilmente discorrendo per vari esempi e
riscontri di corpi viventi e

sterna,

ma

loro permettesse eziandio le

più gravi discrepanze. Ora ecco in che

modo
Chiesa

parve ad

essi

di risolverlo.

»»

La

di Cristo, essi dicono,
si

comprende

tutte le Chiese che

reggono a vescovo

non viventi nelQuesto carattere di vitalità a meraviglia si avvera nella Chiesa cattolica romana, della quale, diffusa com'è per tutto il mondo, ottimamente si dice qui grandeggia e fiorisce, là sta in
l'ordine fisico.
sul crescere e dilatarsi, altrove
to
il
il

e professano

la

sede

^

escovile

medesima credenza. Ogni è indipendente, e basta da
i

geme

sot-

giogo del regalismo, o spasima sotto
queste proposi-

sé sola a lulti
(tdeii:

bisogni spirituali de'suoi

ferro della persecuzione,o risorge a nuovita e libertà, e tulle

l'unione gerarchica de' vari vesco-

va

vi è cosa accidentale, tutto

umana, che

zioni in

può dipendere
ligiose,

dal sovrano temporale; da

apparenza contraddittorie si pronunziano con verità nell'unica Chiesa cattolica,

essa nascono quelle varie aggregazioni re-

come

s'ella fosse intiera in tutte le

che

cattolica,

chiamano Chiesa romana o Chiesa anglicana, greca, monosi

sue parti, appunto perchè queste
in
lei

hanno

una somma unità

e

medesimezza

Csila, nesloriana, episcopaliana negli Stati

vitale.
le

Ma

chi direbbe altrettanto di quelle

Uàiili

te,

d'America, ed altre, le quali tutbenché non abbiano comunione ester-

svariate selle,

quali, secondo la no-

vella teoria protestanlica, compongono la

na tra di loro, sono però veri membri d'una sola Chiesa universale perchè hanno
il

no

medesiojo governo episcopale e credonel medesimo Cristo". Tal è il concet-

to d'unità ecclesiastica, ch'è in

voga

al

Chiesa universale? o chi dicendo non sarebbe o franleso o deriso? Tanto è vero che il senso comune e per cos'i dire l'istinto medesimo de'crisliaoi ripugna ad una teoria cotanto assurda e la di 5»trugge. Accettala questa teoria in Inghilterra e for-

presente presso molti protestanti, e mercé del quale

confidano di essere in comunione, almeno interna, colla Chiesa cattolica e di possederne doni più preessi
i

sciuta ed

s'anche in America, sarebbe poi riconoammessa dall' altre selle a cui

ziosi,

come

i

sagramenli,

le

dottrine, gli

benefizio fu inventala ? Questo sistema d'unità inoltre contraddice troppo mani-

esercizi di pietà e perfino le indulgenze.

festamente

alle Scritture, le quali ci rapla

quanto uu tal concello sia fallace ed assurdo ben lo dimostrò la splendida eloquenza dei carduiale
del senso
al

Ma

presentano
figura di
ecclesiastico

vera Chiesa di Dio sotto la
il

Regno (imperocché

governo
Chiese,

semplice lume
la

éassolulamenle monarchico,
le

comune. Imperocché

vera

per tale riconosciuto da tulle

8o
tale Io
ti

VER
riconobbe
In

VER
i

tradizione, ed

fat-

dia dell'Episcopato, a'vescovi

si

raggru p-

confermano); e siccome sarebbe assurdo il chiamare un sol regno la colle»
lo

zione materiale di più stali indipendenti

ed a questi seconda il popolo , e ne esulta la Chiesa pe' trionfi che produce. Il vescovo cattolico che contri
pa
il

clero,

perchè hanno qualche somiglianza politica o

l'usurpatore difende
i

il

diritto, la

Chiesa,

qualche relazioned'amislà, così non
il

canoni, l'ovile, vieu posto alle strette
del

fu

è

meno assurdo
si

fare

una

soia

Chiesa

l'adempimento
una grazia

dovere e

la

sanzione

universale di molte sette o chiese parziali,
solo perchè

d'un'eternità indubitata, ed invigorito da
della quale egli conosce e crein
lui

reggono con somigliante forma di governo, e convengono in qualche principio di loro credenza. Conclude l'illustre porporato. « Resta adunque, che
la

de l'onnipotenza^ quindi
l'irremovibile fermezza, e
le

succede

pugna inerme
si

battaglie della Chiesa, e
all'

fu

spettacolo

nuova

teoria di ecclesiastica unità mes-

e segno

universale ammirazione col

sa in

campo

da'protestanti altro non sia

che una vanissimachimera,eche la Chiesa di Cristo non possa avere altra unità
fuor di quella della Chiesa cattolica, di
cui

a Dio piuttosLo die non

pronunziare coraggiosamente: Ubbidisco agli nomini. Ed

a quelli che lo guardano attoniti, dice:

Abfer-

biamo compiuto un dovere. La sua

Roma è mano è capo
no no
la

il

centro ed
visibile".

il

Pontefice roSctle

Le

tra loro concordi nell'unità,

menoma

conoscenza d'

non sonon hanuna Chiesa

mezza non si appoggia alla terra, perchè felicità e ricompensa non sa vederla che nel cielo.Così l'Episcopato cattolico è guarentigia fortissima d'ogni nazione catto-

vera tra loro, e perfidiano nelle loro

mu-

tue

ostilità e

condajine, per

la

loro natu-

ra proteiforme d'infinite variazioni e con-

traddizioni. Invece l'Episcopato cattolico

Eccone due moderni e mirabili eL'arcivescovo di Colonia, fermo nel dogma e nella disciplina immutabile del matrimonio cattolico, piantò un ar*
lica.
setr-pi.

è eminentemente mirabile per la sua uni-

gine insuperabile a cui dovette infrangersi

forma un sol corpo e una sola anima^ e non prirla che una stessa voce, sia ch'età,
gli

la prepotenza e l'orgoglio di tutto un ministero di monarca protestante, e del

prosperi sotto

la

protezione d'un go-

protestantesimo alemanno capo e soste-

verno
si

ecclesiastico per eccellenza, sia

che

trovi

tuttavia alle prese coli* errore e

con

lo scisma, e colla

prepotenza de'doil

ininanli. J\e' tempi che corrono

vene-

Da ultimo pelconfiittodi Baden, venerando ottuagenario arcivescovo di Friburgo coll'un piede nel sepolcro, e sorreggendosi con la tremula mano il panitore.
il

rando Episcopato subalpino io più incontri fece vedere, che l'Episcopato cattolico non viene meno a'doveri del suo ministero né per minacce, né j)er calunnie,

storale, imperturbabiledifese
la

i

diritti del-

Chiesa, ed erse

la

canizie della sua fron-

te al cospcllo
lo

d'un governo dispotico che minacciava e d'un mezzo popolo di e-

ne per persecuzioni, e
tù e alla paura
fa

in

mezzo
la

alla servi-

terodossi,
si

destando

le

simpatie degli

stes-

sventolare

bandiera

della verità e dell'indipendenza. L'Epi-

scopato cattolico sfida continuamente in ogni punto della terra, in qualsivoglia in-

Fero l'Episcopato cattolico anche nell'atto che resiste, che minaccia, che scomunica da un lato, ripele dal laprotestanti.
to opposto: lieddilc

quae sani Caesans

dividuo ed isolalo membro dell'Episcopato medesimo, qualunque possanza osi
ergere un trono contro
no.
il

Cacsaril Si cerca inutilmente un vesco-

trono dell'Eter-

La violenza che trionfa sui corpi soccombe sotto peso dell'universale approil

un pastore generoso nello scisma gieco o russo, nel luteranismo di Svezia o di Danimarca, nel presbiterianismo scozzese o nella chiesa stabilita anglicana; il
vo,

vazione toslochè in tanta unità e cuucui'

quale abbia supulo

al cospcllu di iniuisiri

VES
e monaichi polenti e risoluti, dettare
ri-

VES
le
la

81
per sedere alla

ed ascendendo

al oielo

mostranze, sostenere
ri

dirilli,

abbantlonar

destra del Padre, lasciò

pace a'suoi

l'episcopio e la mensa, affrontar le carce-

discepoli; per la singolare e affatto pater-

e

l'esilio,
11

tà.

tranne qualche timida velleiconcorde insegnameolo poi dell'Eil

piscopato cattolico, è

canale che perpela

na carità e sollecitudine che nutriamo verso popoli specialmente cattolici, non possiamo non gridare pace, ed inculcani

tua nella Chiesa infallibilmente
trina di
lutti
i

dotin

doa

tutti, colla

massima contenzione del'

Gesù

Cristo, e ciò

egualmente

secoli. 11

Sommo

Pontefice princi-

le stesse parole del Divin Nostro Salvatore, non ripetere senza ia-

l'animo nostro,

palmente

!)arla all'

Episcopato cattolico
relativi

terjuissioue

:

Pace a

voi,

pace a

voi.

E

colle circolari

Lettere apostoliche (nel
altri

quale articolo e

ragionai

delle lettere cattoliche e canoniche del-

con queste parole di pace amorevolissia^amente ci rivolgiamo a Voi, che siete chiamati a parte della nostra sollecitudine, affinchè, secondo la vostra esimia pietà, eccitiate

l'Episcopatoj, o Encicliche

(/^.),

per an-

nunziargli
to
(^''.),

la
la

sua assunzione al Ponlijicaconcessione di Ginhilei[F.)

con ogni cura e studio

i

fe-

per

universali e straordinari, per la partecipazione delle persecuzioni ode'trionfi della

commessi alla vostra vigilanza a pregare Dio ottimo massimo che voglia condeli

cedere a
ce.

tutti la desìderatissima

sua pa-

Chiesa, e per altri gravi argomenti, codi recente per la pace nel tristissimo

me
si

Per questa cagione j\oi, secondo il pastorale nostro dovere non abbiamo la,

clamore dell'irrompente guerra, eccitata»
tra popoli cattolici, l'indirizzò
il

sciato di ordinare che in tutti gli stati nostri pontifìcii
si

a'27 a-

olTrano pubbliche pre-

Papa Pio IX, che comincia colle parole Ciim Sancta Mater Ecclesia^ dopo il consueto saluto: Fenerahiles Fratres , salutem et apostolicaui beneprileiBSg
dictionem (della qual formola parlai ne' "voi. V, p. Qi5y XXVII, p. 23 e altrove). La pubblicò il n. 102 del Giornale di
1

ghiere al clementissimo Padre delle misericordie.

E seguendo gì*
alle

illustri

esempi

de'nostri Predecessori,
di rivolgerci

abbiamo

stabilito

preghiere vostre e di

tutta la Chiesa. Pertanto con queste nostre lettere vi
lelli,

chiediamo,oVenerabiliFra-

del 1859, premesso il solilo indiLettera Enciclica della Santità di Nostro Signore, per divinaprovvidenrizzo
:

Roma

che, secondo l'esimia vostra religione , vogliate ordinare quanto prima
colle quali

pubbliche preghiere nelle vostre diocesi, i fedeli a Voi commessi, imil

za Papa Pio IX , a tutti i Patriarchi, Primati, Arcivescovi, P^escovi ed altri Ordinarli aventigrazia e comunione col-

plorato

potentissimo patrocinio del-

l'Immacolata e ss. Madre di Dio Vergine Maria, caldamente preghino e supplichi-

come il Papa parla all' Episcopato cattolico , io buona parie la riprodurrò. Prima noterò, che nell'altre suole premettere, come
pure
cii, la

la Sede Apostolica. Per saggio,

no Iddio

ricco in misericordia perchè, pe'

meriti dell'UnigeuitoFigliuol suo Signor

Nostro Gesù Cristo, allontanando da noi la sua indegnazione e togliendo le guerre
fiu dagli ultimi confini della terra, colla

nelle Bolle e altri Z^/joZo^i pontifi-

formola: Salnteni et Apostolicani Benedictioneni (F.). La qual formola, col
stolici

sua Divina grazia
e tutti
i

illustri tutte le

menti,

cuori infiammi dell'amore della

Fenerabilis Frater, usa ne* Brevi apO' che dirige ad alcun vescovo.» Vicario in terra di Colui che, nascendo dalla Verginei mmacolala,

pace cristiana, e faccia colla sua onnipotente forza che tutti radicati e fondati nella fede e nella carità osservino diligentis-

annunziò per mezzo degli Angeli suoi la pace agli uomini
di

simamente

i

suoi santi

comandamenti,

buona volontà, e risorgendo
VOL. xcv.

dalla mor-

chiedano con cuore umile e contrito il perdono de'loro peccati, e dechinandodal

6

82

VE
il

S

VES
perchè soggiunge. »» La Gerarchia divina composta del solo Episcopato col suo
continua carità,

male e facendo bene camminino per le -vie ilella giustizia, ed abbiano ed eserciti

no

fra se i?icendevole e

Capo, e

di lutti

i

preti

e ministri;

i

ve-

e conseguiscano così con Dio, con se stestutti gli uomini la pace salutare. asi e con

scovi successori degli ^^09/o/iesoli

che

dubitiamo, Venerabili Fratelli, che Voi, secondo la provata osservanza verIN'on

so Noi e quest'Apostolica Sede, non siate

governano la Chiesa di Dio, e che commettono a'preti e diaconi quelle cose dell'ordine presbiterale e diaconale che a* medesimi vescovi sembrano opportune,
e

per compiere diligentissimamente questi
nostri desiderii".

quando vogliono

e

come vogliono

e a

Seguono

l'

indulgenze,

chi vogliono; che delegano quella di giurisdizione esterna a
stico, ancorché

anche plenaria,
le
to.

a'fedeli

che eseguiranno
ci

preghiere loro ordinale dall'Episcopa-

qualunque Ecclesianon prete o diacono". TolIl

« Finalmente nulla

è più grato che

to l'Episcopato è tolta la Chiesa; avvili-

di servirci

anco

di quest'occasione

perdi
o Ve-

to l'Episcopato, la Chiesa va sossopra.

nuovo

assicurarvi di quella speciale betutti,
vi sia

solo Episcopato ha giurisdizione propria,

nevolenza che portiamo a Voi
nerabili Fratelli. Della quale

cioè

il

solo

Papa l'ha
i

nella Chiesa uni-

anche pegno l'apostolica benedizione, che dall' intimo del cuore amantissimamente
Fratelli,

versale, ed
scovati.
Il

soli

vescovi ne'rispettivi ve-

soloEpiscopato5'com«/2ic« (/^.)

d'autorità o sia giurisdizione propria, e

compartiamo a Voi, Venerabili
e a
tutti
i

delega questa facoltà (della diffcreuza tra
le

chierici e laici alla vostra

commessi.".

— Da ultimo

cura

scomuniche date da'vescovi, e quelle
il

scrisse

Tottimo

date dal Papa, ne tratta

p.

Cappellari,
s.

arcivescovo diBarìdefunto,MicheleClari,

poi Gregorio XVI, Il trionfo della

Se-

Lo

Episcopato Cristiano e suoi principali doveri, Napoli 847. Celebre è l'opera di G. Vincenzo Bolgeni, L* Episcopato ossia della podestà di governare la Chiesa di Gesìi Cristo, Roma 1789, Orvieto 1887. Così quella di Gio. Antonio Bianchi, Della podestà e della polizia della Chiesa trattati due contro le nuove opinioni di Pietro Giannone ^ dedicati al Principe degli Jpostolif Roma 1745». Pareri dell Episcopato Cattolico^ sulla definizione dogmatica dell'Immacolato Concepimento della B. Fergine Maria^ Roma i85i. Fontana, Difesa dell' Episcopato ^IXom^ i 78g.Legspìrito dell'
1

de e della Chiesa). Del presente Episcopato cattolico orientale di diversi
scorro nel §
riti,

diIl

VI
lo

dell'articolo

Vescovo.

vescovato è

slato più perfetto

della

L'episcopato è un peso
Nardi.

Chiesa di Dio, anzi slato di perfezione. terribile. Tutti
il

questi gravi punti svolge eruditamente

j

Quanto all'ultimo,

neWfi Storia de*
s.

Pontefici del Novaes, trovo di Papa

Or-

misda del 5i4j che con sua

lettera de-

cretale a tulio l'Episcopato della

Spagna,
ottenes-

comandò che
se

il

vescovato non

si

con doni o ricercasse con ossequi. Come ripetutamente i Papi condannarono
^

V Investiture ecclesiastiche
del

lo narrai in

j;o nella

dotta opeia del parroco d. Luigi

quell'articolo e io altri relativi. Nicolò III

Nardi. DeParrochi, dedicala a' vescovi

1277 spediva con maggior brevità
i

de*

della Chiesa Cattolica.

11

vescovato non

predecessori
ferire
il

vescovati vacanti;e nel congli

è

il colmo del paslorato, mail colmo del Sacerdozio (^.), e il pastorato islesso. E

sacerdozio sceglieva più
santa vita, che
i

uo-

mini
del

di

dotti.

Leone

X

il

sacerdozio maggiore, e

la

sorgente del
il

i5i3

fu di tanta integrità nella col-

sacerdozio, perciò anticamente

solo ve-

lazione de'beneficii ecclesiaslici,chesi rac-

scovo appellavasi Sacerdote (/^.), ed il vescovato appellasi sacerdozio , e sacerdozio fu eziandio chiamato l'Episcopato,

comandava

spesso

a' ministri,

onde non
il

gliene ridondasse pentimento. Diceva

successore Adriano VI:

Non

^oler ornare

VES
I

VES
,

83
il

sacerdoti colle chiese

ma

queste con

giunte

le

ricche rendile,
si

desiderare tal

che appeoa eletto pronunziò questa sen* lenza: Nel convento aver speralo salvarsi; eletto vescovo e cardinale, cominciò a leiuerne, crealo Papa, quasi ne disperaquelli. Notai altrove,

carico difficilmente

può scusare d'ampoi presunzione e
al ve-

nel

1

566

s.

Pio

V

bizione e d'avarizia.

È

temerità

il

persuadersi esser abile

scovato, per richiedere perfezione di vita

Clemente XI del 1700, spesso ripeleva: Indegno è del vescovato chi se lo procura. Clemente XII deli 780, a togliere l'abuso ch'eravi in Germania di dare a un medesimo soggetto l'auiministraziova.

nedi parecchi vescovati, ordinò che al possessore di
le

ben disse il Tridentino, che il vescovato, est onus' Angelici^ hameris formidanduriiy perchè chi sottentra a questo carico, s'obbliga a dar conto a Dio, non solo dell'anima sua, ma anco di quelle che sono alla sua cura commesse. Perciò tanti santi uomini a tutto loe dottrina; laonde

uno non

si

concedessero
di

le

bol-

ro potere procurarono di non esser pro-

peraltro, se non per grave motivo; e

mossi

al

vescovato,

come

i

ss.

Ambrogio

che all'amministratore
se la

coudizione di

due s'imponeslasciarne uno, doven-

e Sinesio (in onore della vu-tù de* quali

dosi negare assolutamente a chi ne pos-

sedeva

tre. Il p.

Menochio, StuorCy cen*

luria 2.', cap. 87:

Come

debba inten^

dere quel detto di s. Paolo: Si quis Episcopatum desiderai bonwn opus desideraij dice siccome Episcopus significa soprinlendente^cìoè colui che ha cura d'aiIri, e al quale incombe per uftìzio il faticare nell'i nsegnare e nel governare quelh che sono commessi alla sua sollecitudine e fede, da Eusebio chiamato, communem Urbis Episcopum a Deo constitutum, anche s. Girolamo disse significare il nome di Vescovo un uffizio di fatica e di sollecitudine, non di comodità o delìzie. Molto poi più faticosa era la cura
:

Menochio nella centuria 5.* scrisse Quanto sforzo fecero s. Anibrogio e s. Sinesio filosofo, per non essere promossi al vescovato)^ s. Agostino, s. Fulgenzio e altri. Per non riportare alil
il

p.

cap. 26:

tro,

che bello sarebbe

il

riferire,

termina

l'eruditissimo p. Menochio, con avvertire doversi moderare il desiderio, e molto più le pratiche che talora

alcuni, che
ste
di

da s. composto, grave, modesto, irriprensibile, prudente, sobrio, pudico, ospitale e dotto, cioè atto e applicato ad insegnare
e istruire l'anime che
s.

si fanno da non hanno le qualità richiePaolo nella lettera a Timoteo,

ha

in cura.
il

Lodò

Cipriano, Papa

s.

Cornelio,

quale non

domandò, né
fu forzato

s'insinuò per ottenere la

episcopale al

tempo

di

s.

Paolo, anzi era

dignità episcopale,

ma

quieto e modesto

come un grado
martirio,
Ingio.
Il
il

e scaglione prossimo al

che pure rilevò Alvaro Pe-

nel

medesimo scrisse s. Gregorio I Pastorale^ s. Anselmo ealtri. In quelil

ad accettarla, come sono quelli che a quel grado sono assunti per divina elezione. Papa s. Gregorio I non costrinse

mai veruno ad accettare
di vescovati

il

vescovato.

l'epoca siccome

divin fondatore della

L'annalista Rinaldi riferisce

un copioso
ri-

Chiesa Gesù Cristo, eterno Pastorede'Pa-

numero
cusati.

virtuósamente

comunicava a molti il desiderio di patire , e dare anche il sangue e la vita per la fede, così dava a non pochi animo grande di sostenere il carico episcopale, eh' era come mettersi nella prima fila «iell'esercito della Chiesa militante, e ad
stori,

ecclesiastica, ecco

L'origine de* vescovati e della gerarchia come la descrive il p.
,

Bona n ni
cap, 18,

La Gerarchia
v' intreccierò

Ecclesiastica,

ma

alcune diluci-

dazioni. Nella

dimora

fatta

da Gesù Crifondandola

evidentissimo pericolo di lasciarvi
ta.

la vii

sto in questa terra, die'principio alla fab-

Ma

cessate le persecuzioni ed

perì-

brica della Chiesa

romana

,

coli, airautoritù e dignità episcopale ag-

sopra una solidissima pietra, nella perso-

i84

VES
del principe degli Apostoli
s.

VES
Pietro
e maggiori, ed
il

«a

il
il

più stimato
quale
si

di tutti

era

(/^.),

contro

la

quale niuna forza potesse

flamine diale,

s«?rviva

della

prevalere e atterrarla.
a'suoì

Gesù

Cristo disse

sedia curule e della veste prelesta, e del
littore.

Apostoli e Discepoli: Come mio Padre spedi me, cosi io voi spedisco. Lo Spirito Santo vi ha eletti per reggere la Chiesa di Dio. Neirascendere poi al cielo, lasciò alla

Gli scrittori concordemente asse-

riscono, che l'antica disciplina della Chiesa a ciascuna città

assegnava ordinaria-

cura

di tale edifizio,

in

s.

come ordinò s. Paolo aTito suo discepolo, constituas per
mente
il

proprio vescovo,

Pietro un nuovo e

sommo
il

sacerdote, co-

cìi'itates

presbyteros,

ma

la

parola pre-

me

suo vicario

in terra,

quale insieme

sbyteros deve prendersi per vescovi, poi-

cogli altri Apostoli eletti a perfezionar la

ché in principio
zi

fabbrica cominciata

vedesse compila

1'

breve tempo si opera e con sagra
,

in

nome mune tanto a'vescovi, che
il

di

P^ete era co-

a'sacerdoli.
il

Anco-

,

alcuni col Giorgi dimostrano che

pompa dovuta

maestà divina, si vedesse continuamente sopra gli altari ofalla

stume di que' secoli, tanto nell'oriente quanto neiroccidente, fu non solamente
di fissar cattedre vescovili nelle città,

frire l'Agnellodi vino. Gli Apostoli, col ca-

ma

po
la

loro

s.

Pietro

,

fondata già da questi

sede à* Antiochia metropoli della Si-

ria {V-)i per compiere la fabbrica prodigiosa , non essendo sicuri in Gerusa-

ancora ne'caslelli e Terre [F.) più insigni. Avverte il Wardi,chela parola Oppidunie Castellum, che si spiega per paese,

negli antichi

monumenti
il

ecclesiastici

lemme

(F.)

,

della quale
s.

s.

Pietro avea

spessissimo indica città vescovile,

come

il

eletto a i.° vescovo

Giacomo Minore,

Castellimi Lamellense^ ed

Castellum

del

ne partirono e si divisero nelle varie parti mondo, che dichiarai a'Ioro luoghi, inviativi dallo slesso s. Pietro, a promulgare VEvangelo [F.) e fondare ciascuno quale T^escov'o^y.) le chiese apostoliche, Oriente (/^.), come dissi a Chiesa, sì che neir Occidente (^^.). Indi s. Pietro

Synicense^ aveano
si

i

propri vescovi.

Ora

fa distinzione

da

città, Civitas,

a città

vescovile, Civitas Episcopalis. Sotto la
I.*

denominazione s'intendono que' luo-

ghi che sono decorati del titolo di Cillà

mW

(F.) dal sovrano territoriale, sebbene priva di sede vescovile. Sotto
la 2.'

denomi-

trasferia

da
I

s.

Roma la suaCattedra (^.), ch^ Dionisio, De Angeloriim Hierar-

nazione s'intendono quelle terre e città

rhiay fu detto Pater Principatiis^ e dal
."concilio generale di Nicea riconosciuto

che dalla s. Sede vengono elevale al grado di città vescovili allorquando ha luogo l'erezione in esse d'una sede vescovicivescovato. In

Princeps omnium Patriarcharum, RoOla, Orbis Compendium, fu perciò anche
detta,

Urbs Apostoli eSede Apostolica. I
da'romani venivano
,

s ac e r do li fìa mini

ri-

guardali ministri della religione
i

come
i

suo vescovato o arPapi nelle loro bolle quando parlano delle terre, che furono città, se non sono episcopali, le chiamano soltanto paesi e terre, sebbene cole

o arcivescovile,

col
i

falli

vescovi sono tenuti da'caltolici,

onde

munemente denominate
per
città.
il

e riconosciute
le sedi

primi ordinatori de'vescovati mettevano
il

I

Papi nell'erigere
di

vecit-

vescovo in quelle sole città ove trovail

scovili,

luogo

residenza se nou è

vano

doti di

flamine. 1 flamini erano i sacerqualche nume particolare, che a"veano cura speciale de' suoi sagrifizi, ed erano così chiamali dal filo col quale si cingevano il capo, quasi si dicessero filaìuineSf o dal

tà a tal

fu costretta

grado l'elevano. Ne'primi secoli la Chiesa a impedire con provle

vide leggi l'abuso di stabilire

cattedre

vescovili ne'caslelli e nelle terre,a taleeffello
lii

flammeo

velo col quale cuo-

privauo

la testa: vi

erano flamini minori

avendo promulgalo decreti conci347, di Laodicea del 364, e di Cartagine del 390 e del 397,
i

di Sardica del

y

V ES
vietando l'erezione
to
tlelle

VES
calledrali
ne*

85

pracjecinius.

piccoli luoghi e ne' castelli,
s.

avendo
I

scrit-

Atanasio, /jr^e/er traditionem esse
gentili
si

Libro Pontificale nella vita di s. Sisto! Papa deli 32 dice: Conslituit utquicumqiie Episcopus evocatus
Il

in Pagis Episcopos ordinare.
dissero Pagani^ da

fueritadSedemRomanamJpostolicam,
rediens
tere

pago,

castello,

ove

e-

ad Parochiani

suani non susci'
let-

ransi ritirati nel trionfo del cristianesi-

peretnr, nisi cuni formalis (cioè colle

mo.

Il

Nardi però dice, che pfigo era un

tratto di paese ossia

campagna, che

siid-

dividevasi in vari paeselli, o vichi e vìlle^

Formate). Gregorio prete di Cesarea nell'orazione sul concilio Niceno, mentova ex quanam Paroecia, cioè di qual
diocesi fossero
le
i

ed anche le città erano divise in 7 vichi o regioni; e che o ve ne'paesi di campa-

vescovi intervenuti a ta-

concilio.

Il

celebre concilio di Sardigenerale, quale appendice
1

gna

erasi

formalo un competente numevescovi vi

ca del 34*2 circa, che devesi quasi considerare
del
IN

ro di fedeli, nel vico capoluogo del pago,

come

dopo

la

pace data alla Chiesa,

i

iceno, nel can.

5

stabilì:

Si quis E-

stabilirono de'preti, formandosi cosi

una

parrocchia rurale, e già notai che talvolta col

vocabolo parrocchia nell'antichila diocesi.

si

chiamò
si

Questa,

ossia

il

piscopus ex alia Parochia velit alienimi ministrimi sine consensu proprii Episcopi in aliqiio grado constituerey irrita^ et infirma ejiismodi constitutio existime-

vescovato,

disse

pure la provincia con-

lenente più vescovati, significando c^^rator e recLor
di,
il vescovo. Aggiunge il NarDiocesi anticamente chiamavansi le Provincie de'patriarchi, e sovente anche

chiama Parrocchia la dioGerusalemme, culla di nostra s. Religione; e s. Girolamo quella di Barcellona;comeEnsebio avea chiamale Parrocchie le diocesi di Roma, madre di tuttiir.

S. Cirillo

cesi di

le
il

Provincie de'rnetropolitani ossia tutto
territorio coutenenle
i

te le

Chiese e centro del Cristianesimo

vescovati sufTra-

ganei (altretlanlo

dissi nel

ricordato ar-

ticolo, e in quelli di silFalle diocesi

o e-

sarchie o esarcali); e che trovasi Con-

Alessandria, di Antiochia, di Gerusalemme {y.)' Tale fu il linguaggio ecclesiastico, osserva Nardi, prima che fossero dati i nomi di parrocchie e parròdi

diocesano per Vescovo Comprovinciale^
e Dioecesaais Sacerdotibus per dire Coe-

chi, a quelle e quelli d'oggidì, ed

il

ve-

piscopis Provinciae noslrae, nel 3.° concilio di Soissons deir853j lo stesso vedesi indocumenli del g^SjdelgSS e delio4i circa. Lai.* volta che ne'monumenti ecclesiastici incontrasi la parola Paroecia, sempre però nel senso di Diocesi o Vc'

scovo non fu chiamato Parochus. Si disse diocesi per luogo separalo, ed il Nardi crede spiegare Dioecesim del can. 33
del concilio d'Orleans del

54 1, con

rite-

nere significare quegli oratorii ne' recinti
de'Iatifondi, e ne'recinti de'castelli rurali

de'signori, che a que'tcmpi vivevano alla

tfcoi'^fo

,

è neir epistola circolare della

chiesa di

po

la

Smirne sul martirio patito, dometà del 11 secolo, dal suo veneras.

campagna, che per la loro separazione dal resto delle terre del popolo formavano quasi un luogo separato; poiché tale è l'etimologia greca della diocesi, che poi significò il territorio separalo di ciascun vescovo. Dipoi alcuni signori
eressero que'Ioro oratorii io parrocchie,

bilissimo vescovo

Policarpo discepolo
s.

degli Apostoli. Nella lettera 2.^ di

Gle-

niente vedesi Parochia per diocesi.

none

Il CaEpiscopo non licere alienare Parochianiy propria relieta, pervadere. Il lib. 7 delle Costituzioni apostoliche, parlando nel cap. 47»
I

3 apostolico dice

:

onde
i

si moltiplicarono e ne derivarono i padronati colla nomina del parroco, oltre

diritti sulla

chiesa e beni. Si

ponno

ve-

de'vescovi ordinati per varie città, sog-

giunge: /// sunt quos Paroeciis

Domini

dere G. A. Cornaro, De' Parrochi, Pavia 1 788. A. Gnudi, Del manlenimenlo de-

^

86

VES
scovi,

VES
nate provincie non fiorissero molti ve-

gli Economi e de successori nelle parrocchie, Bologna 1789. SoQ\.\ev, Monita ad Parochos, aliosque Sacerdotes aniniariun ciirani habentes, Piomae 1826. Catechismus ad Ptìtroc/w^, Pala vii 1 688. Guidi, Duplicato annuale di parrocchiali

ma

così

chiama vansi, perchè o

fos-

sero primati di quelle provincie, ovvero

sebbene fossero vescovi d'altre provincie,
esercitassero in queste per

comandamenper ignoranza

to aposlolico le funzioni vescovili. Altri

discorsi^ Venezia

bosa,

De
1

officio et
11

Lugduni 670.
c?/>2«//zzVr,

76 Agostino Barpò testate Parochi, Piazza, Gerarchia Car1
1 .

poi

si

sono chiamali
i

tali,

degli scrittori,

quali poco pratici delia

topografia ecclesiastica, ne'cataloghi de'
vescovi
,

ragionando della chiesa subur-

principalmente

settentrionali,

bicaria di

Sabina

(a* nostri

giorni dimi-

nuita coll'erezione del vescovato di Pog-

trascuratamente non notarono le ciità, ma le nazioni; onde devesi intendere che
lo stesso sia
la Gallia e

gio Mirteto^ e con quanto altro dissi ne' due articoli), nota che quest'ampia diocesi si

appo

loro

il

dire vescovo deldell'

vescovo Gallo,
tal

Anglia o

chiama

col titolo della provincia,
di

Anglo. In

non con quello
poli, dicendosi

veruna

città

o metro-

Martino si chiavescovo della Francia, sebbene solo
s. s.

modo

vescovo di Sabina, non di

di Tours, e

Massimo

della Sicilia, sebcosì della Sa-

Magliano, sede del vescovo, ne di Cwr/, i]è di Foro Nuovo, né di Noniento^ città
antiche e celebri, indi sedi vescovili. Im-

bene solo di Taormina. Non
bina,
il

di cui

vescovo negli ultimi secoli

non
za,

fu più sabinese, e distrutte le sue 3

perocché, egli pure dice, che

si

appren-

antiche città vescovili, di stabile residen-

de

dall'istorie ecclesiastiche,
gli

aver costula

giustamente

s'intitolò dal

nome

della

mato

Apostoli e loro successori, quan-

provincia, per la celebrità di essa. Del reslOj

do andavasi propagando felicemente
religione cristiana, di erigere
i

benché

i

suddetti concilii avessero

vescovati
i

proibito l'erezione de'vescovati ne'castel-

e

gli

arcivescovati, ove risiedevano

fla-

mini o protoflamini de' gentili, e quivi vescovi e gli arcivescovi, si ordinavano il che trovasi poi confermato da' Papi s.
i

fu li, terre o borghi , da per lutto non osservato,come nella Pentapoli della Libia, in altre parti dell' Africa, ed anche
in Asia. Ripullulato l'abuso nell'occiden-

Clemente
s.

I

dell'anno 80, dal successore

Anacleto, e da s. Lucio I del 255; e perciò nel sinodo romano del 4^5, adunalo da Papa s. IIaro,si sottoscrisse Tiberio vescovo di Curi.
si

tempi di Carlo Magno, questi nel rinnovò ne'suoi capitolari il canone 789 di Sardica. Va avvertito, il notato a Riete a'
ti,

non doversi credere

i

primi vescovi

E

sebbene trova-

conosciuti per fondatori de'loro vescovalo ti, tranne quelli che certi documenti provano. Altra cosa è fondazionedi Chiesa, ossia di vescovato, col ripartimento

in alcuni luoghi dell'istoria ecclesiasti-

ca, essersi

chiamati diversi© metropolita-

ni o vescovi dal

nome
di
et

delie provincie, co-

me wtW Epistole

s.

Gregorio

I:

MaE-

e confini della diocesi, colla destinazione
del
il

ximiano Arabiae^

Felici Siciliae

tempio

pe' sagri

ministri; altra cosa

piscopis, Aiigusiinus jingliae Episcopo

principio e introduzione della vera re*

Georgio Episcopo Italiae, Felici Episcopo Sardiniae, Leandro Episcopo Hispaniae. Così pure nel Menologìo greco, chiamasi s. Martino vescovo della Frans. Massimo della Sicilia ; più modernamente il gesuita Apollinare vescovo Niceno, vescovo d'Etiopia. Nondimeno non devesi credere, che nelle noini-

ligione e del culto del vero

popolazione.

Anche
p.

di Tolentino,

Dio in una Memorie 88, nota non doversi deil

Santini,

cia, e

durre l'origine de'vescovati dal 1.° vescovo che si trova ricordato, quando non si sappia esser egli stato veramente il primo, citando autori che ciò sostengono a vantaggio delle chiese.

La

loro divisione

si

VES
attribuisce a

VE
26 r.
le

S

8'

Papa
egli

s.

Dionisio del

nato apostolico, e
Cristo è

il

ministero di

Gesù

Verainenle trovo
PonU'fici^
qX\

nel

Novaes, Storia d&

commesso

a'diacutii

che mi sono
al

distribuì di

nuovo

carissimi". Nell'epistola a que'di Filadelfia,

parrocciiie di Rooia.

Ma

il

vescovo Q^okt.

raccomanda loro che ubbidiscano

signani,/?^^'^/^

Marsicana,

2,p. SSy,

vescovo, a'sacerdoli, a'diaconi.In moltissimi altri luoghi esprime lo stesso, e di-

dice che le diocesi furono per la
volta assegnate a ciascun

prima
,

vescovo

nel
la

stingue

i

sagri

Ordini {F.) e
I

la loro su-

266 da Papa

s.

Dionisio,

appoggiando

bordinazione. S. Clemente
sore nella Cattedra di
tro discepolo
s.

discepolo del

sua a-sserziune agli scrittori che ricorda. Ed il p. Fantoni, Istoria (V Avignone^ l.
2,^p.

principe degli Apostoli (e 3.° suo succes-

Roina,menUe
il

l'al-

287, racconta
Dionisio nel

col

Noguier, che Pa-

Ignazio era stato

2."
.*
i

pa

s.

260
,
i

fece l'uni versai di-

successore nella Cattedra d'Antiochia) e

assegnando a ciascuno de' vescovati suoi lioìili, e che allora parimente li ricevè il vescovado d'Avignone, e fu sottoposto alla chiesa d'Arles. 11 IN'oguier giustifica il suo dire, coli'

visione delle diocesi

contemporaneo

di

s.

Ignazio, nella sua

lettera a'corinlii parla sovente de' preti,

ma

prepone loro

quelli

che governano
i

la

Chiesa, ed insegna che
re
sacerdoti

cristiani

devono
si

vivere soggetti a'ioro superiori, e onorai

epistola di

s.

Dionisio a Severo;

ma

il

come

si

conviene; ove

ve-

Fantoni narra, che avendo Severo ve* scovo di Cordova, pregato il Papa di prescrivergli il modo d'ordinar le parrocp.

de

chie di sua chiesa,

s.

Dionisio

gli rispose,

che era tra' sacerdoti ed i vescovi. Altrove egli fa espressa menzione di 3 ordini della gerarchia ecclesiastica, dicendo: « Il supremo sacerdote ha le
la dilfereoza

che facesse quant'esso avea fatto io Pioma, spiegando il modo da lui tenuto. Tuttavolta non tace, che sulla divisione delle diocesi de'

proprie incombenze,

i

sacerdoti
e
i

hanno

il

posto loro assegnato

,

i

leviti
laici

ancora
a-

hanno

il

loro ministero;
i

devono

vescovati

non

vi

è altra

me-

dempiere

loro doveri. Ciascuno di voi,

moria che

nel ììbvo DeRomanis Pontifici-

fratelli, ringrazi

Dio dello stato,

in cui

bus, di parole brevi e oscure.

Hic (Dio-

fu posto, procurando di conservar la pro-

nisio) presbyteris divisisEcclesias^et eoe-

pria coscienza senza rimorso, e
sti

non

si

sco-

meterias,parochiasque,et Dioeceses constiluit. Si

dalla regola, che seguir dee". Meglio
i

Memorie
nel
l.

può vedere il vescovo Marini, s. Barbara^ p. 216. 11 p. Chardon, Storia de Sagramenti, tratta

non potevasi distinguere chiaramente
di loro subordinali, e dal
deli.

3 ranghi dell'ecclesiastica gerarchia, fra

comune
11

de'fe-

3, lib. 2, cap.

i :

La

distinzione del
e la

Anche Tertulliano

nel

secolo chia-

Vescovato dal Sacerdozio,
riorità di quello

sapeisti-

ma il vescovo sommo
dio
i

sacerdote, ed eziansi

a questo

viene

da

preti dal principio della Chiesa

tuzione divina e apostolica. Si risponde

appellavano sacerdoti, e in molli concilii
si

ad

alcune difficoltà. La superiorità de'
i

trovano

i

diaconi indicati col

nome di

P'escovi (F.) sopra

sacerdoti apparisce

leviti. S.

chiaramente nell'opere de'Padri contemporanei agli Apostoli, specialmente di s.
Ignazio vescovo d'Antiochia e martire, e
di
s.

della

Girolamo adottò Sinagoga (F.), circa

la disciplina
il

rango de*
:

suoi ministri, nell' epistola ad Evagrio

Clemente

I

Papa.

111." scrivendo a*

magnesiani,

fa l'elogio di

Damas

loro ve-

sappiamo, che le tradizioni apostoliche vengono dall'antico Testamento, che vescovi, i sacerdoti e i diai

«

E affinchè

scovo, di Bassa e Apollonio sacerdoti, e
di Sozione diacono, poi aggiunge: »
11 ve-

coni

si

attribuiscono nella Chiesa, cioc,
i

ché Aronne
nel

suoi

scovo essendo nel
di Dio,
i

i."

rango tiene

il

posto
il

Tempio

'.

Dunque
gli

sacerdoti rappresentano

se-

persuaso, che

leviti erano Girolamo era Apostoli non senza di^ifigli

e

i

s.

88
bilito lo stesso

VES
sta-

VÈS
da Eusebio, è che i sacerdoti passavano dal rango loro al vescovato, come superiore. Anche s. Sisto 1 e s. Dionisio da sacerdoti furono eletti Papi, nel i Zi e nel 261. Il p. Chardon nel cap. 1 continua la materia stessa, e fa vedere che le Chiese non furono mai governale da un senato di sacerdoti, podestà
al
il

Da ispirazione avessero nella Chiesa

ordine de'ministri, cui a-

\ea posto Dio nel Tabernacolo e nel Tempio. E che non v* ha minor distinzione
tra'vescovi,
la
i

sacerdoti e diaconi, di queli

che passava tra il Sommo Sacerdote, Leviti (/''.), i i Sacerdoti ordinari e cui doveri, funzioni e prerogative erano
i

quale fosse eguale in

molte cose tanto dilì'erenli. li p. Chardon combalte quindi nemici della gerarchia ecclesiastica, che si sforzano d'imin
i

vescovo, esponendo pure leo-

pinioni degli scolastici. JNel senato o Preshiterìo de' sacerdoti, questi

non furono

Secondo il comando del divin Maestro, dopo la sua risurrezione, gli Apostoli andarono
brogliare con
artifizio.

sommo

altro che cooperatori destinali ad aiutare

i

vescovi, con dipendenza e inferioriessi.

da

Gli Apostoli ninna cosa ebbero

predicando

il

regno

di Dio, e fecero

ve-

tanto a cuore, quanto di conformarsi in
tutto alle intenzioni del loro divino
stro.

scovi, sacerdoti e diaconi quelli che ave-

Maeil

vano provato

collo spirito di Dio.

Non

Non può

negarsi ch'Egli abbia a ciain

istabilirono lutto a

un

tratto e

io l'ordine gerarchico,
la

ma

a

conversione de'popoli lo

da per tulmisura che permetteva,

scun di loro

particolare conferito

potere necessario pel governo della Chiesa, e per conseguente non si può dubitare ch'essi

guidati dallo Spinto Santo.

Non

istabi-

non abbiano
la

fatto lo stesso, tra-

un vescovo e molti sacerdoti in qualunque città, come ora si fa, ma in alcuna un vescovo, in altra un salirono subito

smettendo
semblea,

loro podestà non ad un'asal

cerdote o più secondo il bisogno. E' credibile, che ne' luoghi da loro frequentati
collocassero sacerdoti semplici, mentre po-

tevano supplire
pali;

essi alle

funzioni episco-

capo e superiore d' una morte degli Apostoli in ciascuna città v'era un vescovo, che presiedeva a tutti gli affari di religione, ed era incaricato di render conto a Dio delTanime de' fedeli. S. Giovanni txeW apoChiesa. Innanzi
la

ma

ma

ne'più rimoti stabilissero vesco-

calisse scrive a' vescovi delle sette Chiese,

personalmente non arrivavano. Così s. Paolo mandò Tito in Creta in qualità di vescovo per consagrar altri \escovi e preti nelle vicine città, a misuvi, ov* essi

e

li

nomina Angeli, per

indicare la

preminenza loro, alludendoagliAngeli cui commise Dio la cura de'corpi sublunari.

Anco
che

gli scrittori ecclesiastici
I

affermano,
la

ra che
spediti

si

estendeva

la fede.

De' vescovi

alla fine del

secolo e avanti

meil

da s. Pietro da lloma, sì ne'luochi suburbani, che in molte parti, ne parlai a'ioro articoli. Quando poi la Chiesa
clas-

tà del II, le

Chiese avevano ciascuna

loro vescovo, e nessuno fa menzione di

veruna chiesa governata da un certo nu-

ebbe corpo, gli Apostoli fissarono tre
si

mero

di sacerdoti indipendenti.

In fine

di gerarchia, acciocché

i

vescovi faces-

ella è cosasi certa,

che

i

più risoluti ne-

sero le loro veci in reggendola dopo la loro morte coll'aiuto de'sacerdoli e diaconi. Il che

mici della gerarchia sono costretti a confessare

chiesa di

avevano fatto prima nella Gerusalemme, madre e modelil

che un secolo e mezzo dopo il , f crho Incarna to,eva\\ un ordine distin-

to del sacerdozio, e

che

i

vescovi

avevano
il

lo di tutte le altre, ov'erano sacerdoti e

autorità sopra

i

preti,

come

sopra

ri-

diaconi, ed ove crearono vescovo

sud-

s. Giacomo. Altra prova della preminenza de'vescovi sopra i sacerdoti, tratta da'monuwenti delia primitiva Chiesa

detto

ma nenie del Clero e de Fedeli. Conforme alla credenza della Chiesa, circa il'

stituzione divina dell'Episcopato, e la sua

superiorità ai Sacerdozio

,

i

vescovi fu-

VES
fono sempre consagrali con riti, orazioni e ceremouie dilleienti da quelle de' sacerdoti.
Il

VES
ro alle Chiese
i

%
le

loro priv'Iegi, o

loro

preminenze
vi
i

nell'altre provincie, cioè sal-

privilegi de'
se

p.

Chardon ragiona

nel cap. 5:

Del-

chiarando che
tropolilano

Metropolitani (f^.), dialcuno veniva promosil

vi.

la siihor dinazione gerarchica de' vescoSi ricerca V origine delle metropoli

so al vescovato senza
,

consenso del

me-

non dovesse
essi

esser vescovo.

ecclesiastiche, e delle principali dignità

Dappoiché ad
le

spettava concorrere al-

della primitiva Chiesa. Gli Apostoli, a'
quali successero
guali
i

l'elezione e consagrazione de' vescovi del-

vescovi, erano tulli es.

loro rispettive Provincie, e quanto al-

fra di loro, a riserva di

Pietro,
il

cui

Gesù Cristo avea conceduto
I

pii-

tnato.

loro successori

hanno

la

medesi-

ma

dignità, e in virtù dell'ordine episco-

palegodono delle medesime prerogative. Sono tulli assisi sulla stessa sedia , tulli
egualmente principi della Chiesa, e capi
della greggia redenta dalsovrano Pastore

anche col p. ad Arcivescovo la cui istituzione vuoisi apostolica, provandolo le parole di s. Paolo a Tito suo discepolo. Sebbene Metropolitano e Arcivescovo siano sinonimi, non tulli gli arcivescovi sono metropolitani , qualora non abbiano la
tro dissi in queir articolo,
e

Chardon,

propria provincia ecclesiastica e sieno senza vescovi sulfraganei, e di sopra indicai
quelli

a prezzo del suo

Sangue. Per evitare tuttavia la confusione, che poteva nascere nel governo ecclesiastico dell' Episcoss.

che

al

presente ne sono privi. Soi

vrastano a'metropolitajii
a'quali,

pato, se tutti
ti,

i

prelati fossero indipendeo"

pure arcivescovi

,

Primati (P^.)j sono soggette

fu necessario metter fra loro

una spe-

più provincie ecclesiastiche, colla giurisdizione riferita a tale articolo e altri analoghi.
1

cie di subordinazione; e

siccome dovevaal

no spesso radunarsi perprovvedereal bene generale delle Chiese, ed
particola-

metropolitani ed

i

primati han-

no
il

la

propria chiesa denominata /Metrosi

re delle loro provincie, cosi era d'uopo,

poli, ed a quelle de' secondi

aggiunge
all'

che riconoscessero un superiore

,

a cui
tali as-

nome

di

Primaziale. Quanto
al

^//-i-

spettasse convocare e presiedere a

ca, di cui non poco riparlai nell'articolo

semblee, denominale ConcUii o Sinodi

Vandali,

tempo

di

s.

Cipriano vesco-

buon ordine. CoP^*' sì fu, e sebbene innanzi il IV secolo questa subordinazione non fosse decretata da leggi, o concilii, salvo il canone 34 degli
(^')>

niantenervi

il

vo di Cartagine,
III secolo, già

fiorilo circa la

metà del

riconosceva Cartagine per

sua metropoli, anzi da lungo tempo, sic-

come

già esercitata dal predecessore
il

A-

Apostoli, la cui autorità è dubbiosa, ella
si

gtippino,

quale convocali

i

vescovi afri-

vede tuttavia stabilita da un tacilo con-

cani fu presidente del concilio.

La

p.irti-

senso universale, e da una consuetudine

colare prerogativa della chiesa di Carta-

generale che tien luogo di legge. Coa-

gine era, che quantunque

le altre

pro-

fòrmea quest'antiche consuetudini
cilio di

il

con-

vincie della regione avessero ciascuna la

Nicea

I

del

325

regolò

i

diritti

loro metropoli, ove risiedevano
natori,

i

gover-

eia estensione della giurisdizione de'principali vescovi della cristianità,

nondimeno

tutte riconoscevano

nulla rinciò
di

per

comune metropoli

Cartagine, ora
1

si-

novando

e

soltanto

confermando

tuala nella reggenza di Tunisi {F.).
scovi delle altre città capitali

ve-

che osservavasi. Pviconobbe l'autorità
quella del Fescovo di
vi delle

Roma,

sui vesco-

sue provincie; quella del vescovo

non avevano autorità su quelli delle altre, e perfino quando in processo di tempo la distanza de'luoghi, e
la

ò'

Alessandria , sui vescovi dtìì' Egitto^ della Libia e deWa Pcntapoli j cosi di quello d'Jniiochiaj e che si conservasse-

moltiplicazione de've-

scovati gli obbligò a coustituire in ciascu-

na provincia uu primate, che presiedes-

90
]i,

VE
(|uesta

S
come

VES
vescovi, ne'luoghi troppo distanti

se all'adunanze de* vescovi comprovincia.

do Carle

prennìnenza non fu data,

tagine fu ciò stabilito pel sollecito disbri-

altrove, alla sedia della città capitale della provincia,

go

degl'interessi ecclesiastici, e

perchè

ma

al

vescovo più anziano

chiese

del paese,
rità con

il

quale usava della sua auto-

non rimanessero vacanti lungo tempo, se fosse stato d'uopo attendere gli ori

subordinazione al vescovo di Careh* era perciò in alcun

dini o la presenza del vescovo di Carta-

tagine

,

modo

il

gine per consagrare

vescovi.

Perciò

solo metropolitano di tutta l'Africa. Es-

sendo insorto dubbio circa il luogo ove dovessero custodirsi registri della pro"vincia, venne con un canone decretato, di pieno consenso de* vescovi sottoscritti, che la Matricola (P^.) e gli Archivi della iVumidia si conservino nella chiesa del 1° vescovato e nella metropoli, cioè Costantina. Questa prima sedia era quella di primate di Numidia, odel vescovo anziano (il quale modestamente intitolavai

questo vescovo, da metronolitano ch'egli era, divenne quel che dicesi primate , e
perlai

modo

forse le sedie d'Alessandria e

d'Antiochia divennero patriarcali, essendosi da queste chiese matrici sparsa la fede
nelle vicine provincie, ove furono
ti si

manda-

a principio semplici vescovi, a'quali poi

ni,

dovette preporre capi o metropolitache restassero dipendenti da queste
sedi.
,

primarie

Ma

il
i

particolare delle

chiese africane

è che
i

capi de* vescovi

si

il

primo j ed
s.

in Ilalia

la

preminenza
di F'erceUif

comprovinciali erano
ni
;

vescovi più anzia-

goduta da

Eusebio vescovo

come rimarcai

in quell'articolo,

appunto

nità, la dignità di

laddove nell'altre parti della cristiaprimate o metropolialla città capitale

derivò specialmente dalla sua anzianità
tra gli altri vescovi della provincia), e la

tano fu annessa
vile.

della
ci-

provincia giusta l'ordine del governo

metropoli era
vernatori

la capitale
il

residenza de'go-

civili,

cui vescovo

distinzione sopra

gli altri,

non avea quantunque si

questo dunque singolare l'uso delle chiese africane, perchè da per tutin

Fu

to altrove le città capitali

erano

le sedi
gli

giudicasse spediente farlodepositario degli archivi,

de' primi vescovi, e sembra che
stoli

Apo-

perchè forse stavano colà più
il

abbiano avuto mira

di adattare lo

sicuri,

che non appresso

primate, la cui

stato delle Chiese a quello dell'

impero

residenza era talvolta
senza

mura

di cinta.

un borgo aperto Qui il p. Bernardo

romano, ripartito in provincie sotto il governo d'un magistrato, che dalla dignità
delle Provincie sortiva
il

da Venezia, traduttore e annotatore del p. Chardon, dichiara non comprendere, come dal mentovato canone l'autore ri>
che il vescovo di Cartagine fosse il solo metropolitano di tutte le provincie
cavi,
africiine.

nome,

e risiede-

va nella

città capitale,

che perciò chia-

ma vasi

Città

Madre
si

sta loro intenzione

o Metropoli. Quescorge da ir£)9/5/oche
le

/edis. Paolo, che sono dirette tuttea chiese metropolitane, o a' vescovi

Forse, soggiunge,
i

si

fonda sulla

reg-

distinzione, che fanno

vescovi tra lai."

sedia e
sti

la

sedia della città metropoli.

Que-

primati, o primi vescovi di ciascuna
istituiti
si

provincia africana non furono

gevano , tranne forse quella a' filippesi. Sebbene gli Apostoli nonabbiano con apposite leggi stabilito per capo della provincia il vescovo della metropoli, ebbero
tuttavia intenzione che così si facesse, di che grandi ragioni avevano; poiché per quanto confidassero in Dio, e da lui uni-

che dopo

s.

Cipriano, quando

divise

l'Africa in

6 provincie

,

poiché innanzi

l'impero di Costantino
traccia nelle
ti
i

I

non

se

ne vede

vescovi

memorie ecclesiastiche,e tut» erano immediatamente sog-

camente attendessero l'esito felice de' loro travagli, non trascuravano tuttavia i
mezzi umani loro somministrati dalla
vina Provvidenza per dislcodere
il

getti

aquellodi Cartagine. Solamente domoltiplicazione de' vescovati e de*

di-

po

la

Vaa-

V ES
gdo, e perlascrare alleChie«e dopo la loro morte la miglior forma di governo e
di disciplina.
il

V
di

ES

91
cillà nel civile.

melropoH goduta dalle

Ora niuna

era migliore che
de' vescovati
la

fissare le principali sedi

Si credè scelte quelle dagli Apostoli, ove dimorava nìaggior quantità di giudei, e dove \oi'o Sine dr a {^f^ .) provinciali con
i

nelle città capitali,

donde

fede poteva

giurisdizione erano stabiliti
essersi bensì seguita la

;

echi penso,
della repub-

piùfacilmentepassarealle altre, e poteva-

forma

no

i

vescovi di queAtesedi primarie più asul

blica giudaica,

ma

colla considerazione

gevolmenle vegliare
i
i

procedere de'lo-

delle sinagoghe e de'Ioro capi.

Non man-

^

ro colleghi nell'Episcopato, e correggere
nascenti abusi delle provincie, usando

co chi sosteime derivate V ecclesiastiche
metropoli, posteriori
a'

tempi apostolici,

popoli di portarsi in folla alle città capi-

per opera de' concihi, de* Papi, degl'imperatori. Opinioni tutte, secondo Maffei,

tali,

ove
il

i

governatori rendevano giusti-

zia a' ricorrenti.

Verso

la

metà

del

IV

che

in

parte patiscono eccezione, rilevan-

secolo

concilio d'Antiochia represse al-

cuni vescovi che affettavano indipendenza, sul pretesto

do che in Africa col modesto nooìe di primo era metropolita nelle provincie il
vescovo anziano d' ordinazione, per cui
sovente
il

che

le

loro chiese erano

state fondate dagli Apostoli, invitandoli

a riconoscere per superiore

il

metropoli-

deva
to.
vili

in

un borgo, luogo

più vecchio nella dignità risiedel suo vescovaci-

tano, giusta

1'

antichissima regola, pro-

A

lui

ripugna, che per metropoli

babilmente accennando al canone apostolico che lo prescrive ; e nel declinar di detto secolo, il concilio di Torino giudicò lo stesso nelle dispute sul primato tra' vescovi d' Arles e di Vienna. Sulla origine delle metropolitane, seguendo altro sistema, dottamente ragionò anQ»)ra
il

sieno state riguardate l'ecclesiasti-

che, mentre in vece con esso dissi a

Ve-

BONA,

1*

instabile residenza de'presidi ro-

mani

nelle metropoli geografiche.

Vuole

stabilire origine più

sublime

al

primato

delle Chiese,

che nacque dall'averle fonsuo

date alcuno degli Apostoli, e dall'averle
colla sua voce, co'suoi scritti, e col

Maffei,

Verona

illustrata,

t.

2» p.

478

e seg. Egli dice:
si

La

necessità che

martirio autorizzate e consagrale. Perciò
sopra tutte primeggiò sempre
collega suo dispose
:

negli antichi tempi
te chi ordinasse
i

avesse in ogni par-

la

Romae dal

vescovi, o la loro ordii

na, quale dal capo degli Apostoli
la

nazione approvasse, e chi radunasse

Sinodi provinciali, costrinse
re
i

a distribui-

paesi

cristiani in ecclesiastiche pro-

Provvidenza che fosse eretta il Primato della Sede apostolica derivò dal merito di s. Pietro
principe della corona episcopale. Di
se-

vincie, e

ad istituire io esse metropoliti; diramò la sagra gerarchia, santamente fondala e promossa, tanto necesquindi
si

condario primato o
gnità non
il

di

metropolitana diall'Italia, sostiene

si

parlò per lungo tempo, ed
tre primi secoli in essa

saria al

buon ordine; ma troppo acerbatalvolta
il

p.

Bacchini, quanto
in tutti
i

mente
Diffuso

si

dispulò di preminenze.
il

che

non

cristianesimo,

nome

di

Me-

tropoli poco

si usò più in altro senso, che neir ecclesiastico, V indagar la cui origi-

ne però divise in varie sentenze, sul tempo del principio di ciascuna poiché altri volle, a norma del civil governo ro;

furono metropoliti, bensì nel IV trionfando la fede, si cominciò l' uso, uniformandosi in parte ne' gradi supremi l'ecclesiastico governo al civile, taluno ne apparve. Non fu per tal motivo che s. Atanasio,
di

nominando
il

tra* legali del

sinodo

mano,

esser dagli Apostoli state fondate

Sardica

vescovo di Capua, questa

le principali chiese; altri

che si ebbe riguardo piuttosto alla grandezza e frequenza delle città; altri, che alla dignità

chiamò metropoli della Campania, perchè l'intese per geografica e regionaria, non ecclesiastica, ne romana. A'tempi di

^

gì s. Ambrogio vescovo
pel

VES
di

VES
Pretorio di Roma, e quella delle chiese soggette al vescovo d' Alessandria, conviene al

Milano trovasi la grande giurisdizione da lui esercitata,

sommo

credito clie godeva, e pel suo
la i.*

Sommo

Pontefice nella sola par-

operare Milano fece
vii diocesi d'Italia,

figura nella

ci

ticolare sua qualità di patriarca d'Occi-

onde Verona ancora
Giorgi,

dente, senza verun pregiudizio a quello
di

lo

riconobbe pel suo primate. Egregiascrisse

mente

Domenico

De an-

tiqidtate Ilaliae Metropolibus^exercilatio historica,

capo della Chiesa universale, troppo bene stabilita in tutti secoli precedenti perchè i Padri di Nicea trovassero che
i

Romae 1722.

Il

Bercaslel

fosse necessario

il

parlarne; tanto più che

nella Storia del Cristianesimo ^ e

THen-

lioQ nella Storia universale della Chiesa^ parlando delle grandi sedi episcopali,

non entravano in questo argomento se non per sostenere l'autorità del vescovo
d'Alessandria contro
i

tentativi de'mele-

secondo

la

divisióne delle provincie ec-

ziani. Circa alla chiesa di

Gerusalemme

clesiastiche nel concilia di Nicea, regolata colla
dell'

nomala ancor

Elia, e poco considerabile

norma

di quella delle provincie

fuorché per rappresentare l'antica ch'era stata onorata dalla presenza del Figlio
di Dio,
il
i

impero, dichiarano. Dopo la giurisdizione universale del vescovo di RoiiiGf
s.

Padri giudicarono opportuno
al

nella sua qualifica di Succesiore di

decorarla del titolo di chiesa patriaril

Pietro e di Vicario di
ò.'

Gesù

Cristo,

si

cale e

concedere
ai

vescovo di essa una
senza pregiudizio

vede venir quella
tiochia
d* Alessandria,

Alessandria eà' Anconferita

presidenza d'onore,

su parecchie provincie; quella

come

a questa

chiesa da

s.

Pietro, che la fondò nella pere quella d' Antiochia

duini del vescovo di Cesarea che n'era il ujelropolitano. Conviene ancor qui ripetere alcune parole sull'apparente inferiorità di Gerusalemme e di
Antiochia, a confronto di Cesarea e di
lessandria, sebbene

nondimeno

sona di

s.

Marco;

derivata dalla slessa sorgente, vale a dire dalla cattedra di Pietro, ch'era stata

A-

prima eh' egli la supremazia delprimal' apostolato. Altri prelati delle rie città dell'impero godevano eglino pustabilita in quella città

trasferisse a

Roma

colla

ad esse maggiori per memorie e avvenimenti ecclesiastici. Tutti quelli che comunemente sostengono, nello stabilimento e preminenza de' vescovati, aver la disciplina ecclesiastica se-

re di straordinari privilegi.

Ve n'ebbero

guito in ciò

il

governo temporale dell'imrisie-

3 che furono dopo nominati esarcbi, cioè dell'^il vescovo d'Efeso^ città capitale sia, propriamente detta, il vescovo di Cesarea'm Cappadocia.e quello di Era-

pero romano, onde nelle città ove

deva alcun magistrato
sede de' vescovati,

politico costituì la

le cui diocesi si

sten-

devano per quel
e

tratto che

dipendevano

cleam Tracia. Anche

il

vescovo di Car-

dalla giurisdizione del magistrato laico;

tagine avea una grande autorità su tutte le provincie dell' Africa. Quanto alla
chiesa di

come

i

magistrali subalterni soggiace-

Roma,

se la

vediamo paragona-

la a qualcuna delle precedenti chiese, essa lo è solamente sotto certi rispetti, vale a dire nel riguardarne semplicemente
il

vano al magistrato superiore di tutta una provincia, così vescovi di quelle medesime città erano subordinati al vescoi

vo della città capitale, residenza del preside, del pro-pretore, del pretore,

o del
porta-

come vescovo, sia come metropolitano, sia come primate o patriarcapo,
sia

proconsole; ilqual vescovo era dello metropolitano,

come

la città capitale

ca.

paragone che viene qui istituito tra la dipendenza delle chiese d'Italia dette suburbane, come di città sottomesse alla giarisdizioue dcPrefcUi del

Tutto

il

va

la

qualifica di metropoli civile.
la

E sebper la

bene

chiesa di

Gerusalemme

fu la pri-

ma

nel

tempo

dell' istituzione^ e

nobiltà de' a>isleri dell'

umana

redcnzio-

VES
ne
ivi

VES
tana, e
la

93

consumala pareva ragionevolmenili

te preferibile a tutte l'altre d'oriente, lut-

Niimidia. Furono soggette al patriarcato Alessandrino V Egitto, la Libia e
la

lavolta perchè la città
ta da'

Cesarea era

sta*

Pentapoli. Appartennero all'Anla Siria, la Cilicia,

romani costituita metropoli della provincia di Palestina^óa essa dipendeva la chiesa di Gerusalemme, perchè nel*
Cesarea era stata stabilita
la

tiocheno
la
la

VOsroena,

Mesopotamia,

la

Fenicia^ V Arabia,
il

Palestina e Cipro,
Il

quale fu poi
la

la città di

fatto indipendente, e

smembrata pure

sede metropolitica della Palestina. Ciò

Palestina.

patriarcato Costantinopoli'

non
la

fu ordinato nel concilio Niceno,

ma
Ba-

tano estese
rive del

la

sua giurisdizione sino alle

statuito e osservalo fin dal principio del-

Chiesa cristiana, come osserva

\\

ronio.
chia,

Quanto

poi alla discorsa

Antio-

Danubio, nella Tracia, nell*^sia Minore e nel Ponto. Quello Gerosolimitano ebbe l'intera Palestina, cioè
la

capo della Siria, il cui proconsole avanzava in isplendore l'altre magistratula

Palesiinai.'e

la

Palestina

2.^, già

ap-

partenente all'Antiocheno, e

la

Palesti'
di

re dell' oriente, di questo fu
sa patriarcale;
istituita
gli

sua chie-

na

3. "già dell'Alessandrino,

su

che

i

da s. mandasse

non ostante che fosse Pietro prima ancora ch'e-

ma

geografi non sono d'accordo, laonde
glio è vedere
i

me-

loro articoli quanto alla
attribuì
all'

s.

Marco

a fondar la chiesa

parte che

si

Alessandrino.

d* Alessandria, conlullociò quest'

ultima

Dovrò

riparlare de'patriarcati e loro Pro-

fu preferita nella dignità all'Antiochena,

vincie ecclesiastiche.

perchè
ta

la

prefettura d' Alessatjdria capi-

tale dell' Egitto, fu sopra tutte nobilita-

Il Zaccaria, AntiFebhronio o apologia del Primato del Papa, t. 2, p. 1 54, tratta nel cap. 7 Bre»
:

da Augusto, denominandola col suo nome Augustale o Augustamnica. Non

ve istoria dell' autorità Pontificia nel-

V
si

erezione de vescovadi e degli arcivea'

ostante,

non sempre

il

rango gerarchico
ci vile

scovadi. Prova che

romani Pontefici
i

de' vescovati ha seguito l'ordine
le città,

nel-

dee l'erezione

di tutti

vescovadi e ar-

solamente quando conobbe concorrervi il bene comune della Chiesa. A* tempi apostolici furono riconosciute per primarie sedi Roma, Alessandria, Anliochia^'m seguito qualificate patriarcali,

ma

civescovadi dell' Occidente ne' paesi, a'
quali la cristiana fede fu

primamente an-

nunzia ta. 11 diritto di
riente, senza

tali

erezioni è patriar-

cale, e da'patriarchi fu esercitalo nell'O-

che

il

quando

principiò ad usarsi

il

nome

ciò la loro giurisdizione.

Papa turbasse mai su Papa s. Innocen-

denotare que'vescovi che aveano giurisdizione non solo in una pardi patriarca per

zo

1

del
di

4o^

scovo

oeir epistola a Decenzio veGubbio, dichiarò che dal solo

ticolare diocesi o provincia ecclesiastica,

ma in

una vasta regione composta

di più

Provincie. A* tre detti patriarcali, nell'e-

apostolo Pietro o da'di lui successori, non che tutta l' Italia, ma le Gallie, la Spagna, l'Africa, la Sicilia e l'interposte isole

poche narrale a' loro articoli, più lardi furono aggiunti quelli di Costantinopoli e di Gerusalenime^ la s. Seàt però propriamente non li riconobbe solennemente che nel concilio generale di Laterano

devono riconoscer

le

loro chiese e

i

primi loro vescovi. Le metropoli ancora, quasi tutte, fuori d'alcune di Spagna, so-

no

state

anchedi poi

istituite

da'Papi neli

le già cristiane

regioni; nou così

vesco-

IV nel

12 1 5. Al patriarcato

Romano

fu*

vadi. Questi da' primi tempi del cristia-,

rono soggette r/f«/z,2, la Gallia,\a Spagna, la Sardegna, la Sicilia^ la Corsica, Vllliria orientale e occidentale, la

Bretagna, V Africa,

la

Mauritiana Tin-

nesimo fino a s. Bonifacio legato nella Germania, dipendevano nell'erezione da* vescovi, o da' sinodi, benché non da per, tutto fu tolta di mezzo 1' autorità della
s.

gitana, Cesar iense, Sitifense, Tripoli'

Sede;

ma

da

s.

Bonifacio fino a

Papa

94
s.

VES
VH, ed
a* nostri giorni Iro-

VES
vo, cioè quello che occupava la
i.*

Gregorio

sedia

^ansi devoluti al Papa, secondo lo stabili-

e chiaraavasi o Arcivescovo, o Patriar-

luento di quel gran propugnatore dell'autorità ponlificia, ordinando e decretando, che
al solo
le

cato Esarca, o
te alla diocesi.

il

Vescovo soprintendeni

Nell'impero d'Oriente tro."era quel-

Papa

è lecito, secondo

il

va vansi
la

le

seguenti diocesi. La

bisogno e

circostanze de' tempi, con-

d'Egitto,\a cui capitale era Alessandria.
2.* era quella

gregar nuove Picvit Cioè far nuove sedi ifescovili, istituir nuovi vescovadi o dividerli.
Il

La

d'One/iie, propriamen-

te detta,

che conteneva varie provincie

cardinal

De Luca,

//

Fescovo
Dell* ere-

confinanti colla Persia,

come

la Siria, la

pratico^ ragiona nel cap. 4'

zione de' nuovi vescovati, e delle unionìy o divisioni o soppressioni degli antichi.

Mesopotamia, 1' Osroena ; e queste riconoscevano per capo il vescovo d' Antiochia.

La

3." era quella d'Asia, di cui
si

E-

Al Papa

spella d' erigere le cat-

feso era la capitale e
le

stendeva in tulle
si

tedrali e le metropolitane, e dividere i lerritorii. Tornando al p. Cliardon, egli
discorre nel cap. 6: De* principali

provincie meridionali, che dopo
1'

dis-

sero

Asia minore sino alla Cilicia, che

Ve-

faceva parte della diocesi d' Oriente (gli
antichi presero
il

scovi che ressero le chiese orientali, de*

nome d'Asia

in 3 sensi.

Patriarchi, Esarchi,

Cattolici ec. Es-

Alle volte significò la parte del

mondo
che
si

sendosi la maggior parte delle chiese mollo dilatate per la conversione de' gentili,

omonima

;

altre quella porzione

eal-

stende dall'Arcipelago fino alla Siria,

che verso
cipio del
ciare
il

la fine

del III secolo e al prinfolla

l'Armenia,

al

monte Tauro; ed

altre infi-

IV accorsero in
i

ad abbrac-

cristianesimo,
sedi,

vescovi delle pri-

marie

no

rette le

che per lungo tempo avevachiese dipendenti in qualità
si

ne denotava una provincia particolare, greci aveano fondato colonie, ain cui venti per principali città Efeso, Smirne,
i

Mileto ec, da* greci jonii fu detta Ionia
indi Asia).

di metropolitani,

videro obbligali a più remoti
si

La

4-°tIiocesi

era quella di

crearne degli
sero tenere

altri ne' paesi

dalla loro residenza, acciocché vi
i

potes-

concilii provinciali, e rego-

Ponto, composta delle rimanenti provincie dell'Asia minore, cioè le settentrionali, con Cesarea di Cappadocia per
capitale.La
la
S.'*

larvi l'amministrazione delle cose ecclesiastiche, senza

re

i

che vescovi troppo

si

dovessero chiama-

Tracia,

la

finalmente era quella delcui principal sede era E-

discosti,

perciò a lunghi viaggi. Quindi

ed obbligati si formaro-

raclea,

la capitale dell'

prima che Costantino I stabilisse impero in Bisanzio, per

no

le

dignità de* patriarchi, esarchi ec,
diritto di appella-

essendosi alcuni di que' vescovi delle pri-

lui della Costantinopoli (nell'articolo ORiENTE, parlando della Chiesa orientale e

marie

sedi riservato
i

il

dell'occidentale, dissi che

ambe compren-

zione sopra

metropolitani, da loro o
le

da' predecessori creati nelle provincie,

devano ciascuna sei diocesi, ma erroneamente quanto all' orientale che ne ha
cinque,
le riferite di

quali prima erano soggette a loro

imme-

sopra, e cinque pu-

diatamente insieme alle chiese stabilite* "vi, ch'erano in piccol numero ne'primi
secoli.

re nel ricordato articolo

veramente enu-

merai, così non corrispondendo alle sei

Tutte le chiese cristiane orientali erano governate in tal modo al cominciar del
li,

con

fallo altrui,

ed allora da

me non

co-

che

si

IV secolo. Erano divise in 5 parchiamavano diocesi, ciascuna
i i

nosciuto, enunciale). Questi capi di diometropolitani, e giudicesi ordinavano
i

cavano
politi.
tali

le

cause delle provincie a loro aplo stalo delle chiese orien-

delle quali

conteneva più provincie; a\evano loro metropolitani, quali riconoscevano per superiore un altro vesco-

pellate specialmente contro iloro metro-

e la

Tale era forma

del loro governo,

due

Sfj-

VES
li

VES
il

95?
«^o-

essendo Palrinrchi
dell' Asia.

(f^.),\\

lessaiidrino dell' Africa, e

veicovoAvescovo An(ulti

dato ad un vescovo che nvea autorità
pra
lutti gli altri della Persia

e dell'Ar-

tiocheno

Primo

di

era
il

menia;
se
il

egli poi era

ordinato dal piìtriar-

ed

è,

qual Patriarca de Patriarchi^
patriarca d' occidente ossia

ca antiocheno, acui viveva soggetto. Pre-

Papa
ropa.

d'Eu-

nomedi

C/7/fo//co, forse per la vastità,

Ma

per onorare
eli'
il

la città di

Coslan-

della sua diocesi e giurisdizione, alla
le
vi

qua-

linopoli,
l'

era divenuta capitale deli."

soggiacevano

i

metropolitani e

i

vesco-

impero,

suo concilio generale del
il

semplici di que'vasti paesi. Di quegli
gli

38 1, non

solo esentò

suo vescovo dalla

Cattolici n'ebbero pure

Armeni^ Ne»
i

dipendenza di quello
cia, di cui era

d'

Eraclea

in
gli

Tradie*

storiani/ì Giacobiti
sero il titolo e
e
si

(F^.),

ec, ed assun-

sulfraganeo,
di

ma

le

prerogative de'patriarchi,

ancora una specie

preminenza su tutti gli altri vescovi d' Oriente. >» Abbia l'onore del primato, dopo il vescovo di Roma, perchè questa città è una novella Ro-

ponno considerare come un grado

particolare della gerarchia ecclesiastica
orientale.

Tra

loro

si

computò

quello di
titolo

Russia ( ^.),che egualmente prese il
di patriarca e
si

ma". Laonde
li

il

vescovo di Costantinopo-

sottrasse dall'ubbidien-

prese il titolo di patriarca e la corrispondente autorità, che giammai i Papi riconobbero, fino a Innocenzo 111 e per

za di quello di Costantinopoli, finché lo czar Pietro
I

glielo tolse. Gli altri

Patriaria

chi d'Oriente e d'Occidente,

istituiti

Gerusalemme, per le prerogative di quella memorabile città, aveano agognato il titolo di patriarca e l'autorità a danno di Cesarea, e eoo disapprovazione pontifìcia Taveano ottenuto in diversi concilii, finché fu riconoprivilegio.
I

vescovi di

progresso di tempo, di favore e di privilegio,
li

enumerai

in quell'articolo e
il

de-

scrissi a'

propri. Nola

Maffei, che per
f/^.j,

lo

scisma de' Tre Capitoli
il

insorto

dopo

544

circa,
la

venendo rimproveraloro separazione dalle

to agli scismatici

sciuto in quello generale di Costantinopoli nel

chiese patriarcali d'Oriente, e da quella di

553. Per

tale

nuovo patriarcato
d' Antiochia,
il

Pvoma, ch'era sola di

tal

dignità in Occi-

gerosolimitano, restò pure diminuita la
giurisdizione di quello

dente, per non parer privi dell' autorità

quale altro pregiudizio ricevè per la primazia accordata al metropolitano di Cipro, la cui provincia fu sottratta dalla sua

d'un tal nome i vescovi della fazione.e per mostrare d' aver capo anch' essa di su-

dipendenza, pel pretesto che
se erano state fondate da
s.

le di lei chie-

Barnaba ala

prema giurisdizione,chiaraarono/7^/r/<7rca il vescovo d' Àquileia,iìlo\o cUe allora non aveano che il Papa in Occidente, e 4 nominali prelati nell'Oriente. Non
i

postolo.

La

giurisdizione e

residenza
fu

fa caso,

soggiunge, che Cassiodoro attri-

del patriarca latino di
ripristinata nel
i

Gerusalemme

buì

tal

nome

a'semplici vescovi, essendo

r impero

di

847, sebbene trovasi nelTurchìa (^.), ove sono purito orientale e nazionali.

ciò nato,

re altri patriarchi residenziali e con giurisdizioni, di

non già dall'uso che avessero i vescovi d'Igoti di chiamar patriarchi talia, come scrisse il chiarissimo De Mari

ca (anche l'ab. Cappelletti,

Le Chiese
Mace-

Dopo che ad Antiochia
trove
la

fu ristretta la po-

d'Italiani. 8, p. 3g, narrando che

destà de'suoi vescovi, tuttavia dilatò al-

donio| divenuto nel
qoileia,

539 Vescovo d'A-

sua giurisdizione per mezzo de'

chiamò Massimiano arcivescovo

predicatori evangelici che

mandò per l'O-

(\\Kiì\'cmìa patriarcha. « Nelle quali pa-

riente, e di là da'confini dell'impero ro-

mano. Questi

uomini fecero gran progressi, come nella Persia ove piantarono piìi chiese, il cui governo fu atfisanti

role si noti il titolo di patriarca aver già cominciato ad usarsi e ad attribuirsi, se-

condo l'uso de'goti, a quelle sedi eziandio, che mai non furono patriarcali; siccome

96
lo
si

VES
trova alhibuito, intorno a questi
visse gli

VES
residenza de*patriarchi aquileiesi, finche

medesiwi tempi, ad uu Lorenzo vescovo
di

furono conservati

il

titolo e le
i

Milano, per lettera del re Childeber-

prerogative di patriarca. Poi, oltre
triarchi di giurisdizione sì in
in

pa-

ad Laurentium patriarcìiam Mediolanensem^ presso Du Cfiesne e il
loìi
il

Oriente che

Occidente, cattolici,

ed eterodossi o
i

Ruinart". Indi a p. 49 «ferisce che nel SSj^ successo a Macedonio, al cui tempo cominciò il detto scisma, il vescovo Paolo « fu il primo ad appropriarsi il titolo di patriarca, non già perchè con esso credesse di accrescere la propria autorità, ma perchè l'uso de'gometropolitani si noti portava, che così minassero. Ed è soltanto per questo, che anco il nostro antico cronista Andrea Dandolo i^om'moWo patriarca j si ponno vedere su ciò altri esempi presso gli scrittori che ne parlarono. A torto dunque ad'ermano taluni, essere stato il primo ad assumere questo titolo Elia del Sy ), ma bensì da enfasi retlorica di quello scrittore, per cui chiamò parimente P^escovo de* Patriarchi il Somuio Pontefice. Tra
»
i

scismatici,
tibus,
i

cominciarono

titolari in
al

cattolici

essendo soggetti
ì

che nomina o approva anche
chi orientali e conferisce loro
al

parPapa, patriarpallio
;

il

suo articolo avendo notato, che alcula s.

ni vescovi talvolta assunsero le qualità di

patriarchi, che

Sede

eresse

il

titolo

di patriarca dell' Indie occidentali (es-

e.

sendolo da'27 settembre 852 uig.*^ Tom maso Iglesias-y-Barcones, di Viilafranca diVierzo, promosso dal vescovato di Mondonedo), quello di Lisbona per V Indie
1

portoghesi, e riportai diversi esempi de'
titoli
li

di patriarchi

inpartibus conserva-

i

conferiti a' vescovi residenziali e di

giurisdizione, ed

nal

De Luca,cap. 36

anche negalo. Il cardiDel MelropoUla'
:

no, e degli altri superiori del f^escovo,
e particolarmente delle sagre

gli scrittori,

il

i." in cui si trovi
il

dato

a'

Congre-

vescovi d' Aquileia

nome
la

di patriarca di
s.

gazioni cardinalizie j' cominciando da'
patriarchi, primati, legati e metropolitani,
ra.»»

è Paolo Diacono.

11

monaco

Gallo,

che poco dopo

scrisse

vita

di

Carlo

ed

altri superiori de' vescovi,
il

dichia-

Magno, dice che tal vocabolo era moderno. Terminato poi lo scisma, nell'accetlare anche Aquileia
il

Ancorché sopra

vescovo, avanti

concilio

V
alla

gene-

rale, e nel sotloporsi di

nuovo
dopo
la

Sede

che si giunga al Papa, il quale è il vescovo sovrano e il Vescovo de Vescovi {zx^ò^Q che l'autore colla parola sovrano non abbia inteso alludere al suo principato tem-

Apostolica, restò ap[)rovato e consolida-

metà del VII secolo, e tanto più, che non pretese per questo d'averne il gius, uè di sovrato
il

titolo di patriarca

porale; poiché a suo tempo molli vescovi

ed abbati nullius e

altri prelati

erano

potenti sovrani,

ma

in senso

che

il

gover-

stare a metropolitano alcuno. Anzi tal

no

ecclesiastico è

assolutamente monarle

nome
de

si

raddoppiò, venendo parimente
al

chico, per tale riconosciuto da tutte

conceduto

vescovo di Grado, già
il

se-

Chiese e dalla tradizione, onde

il

suo ca-

di quelli d' Aquileia,

che appunto
di patriarca,

die* origine alla

scissura con eleggersi
col

due

vescovi,

ambi

nome

l'uno di Grado, col favore dell'esarca di

po il Papa è un vero monarca; ed il temperamento della monarchia coli* aristocrazia non può entrare nella forma essenziale del governo ecclesiastico. Si può
vedere
s.
il

llavenna e de' greci, l'altro in Aquileia con l'appoggio de' longobardi. Dipoi
quello di

p. Cappellari, //
il

Sedej ed

Trionfo della vescovo di Dardania doCoeifettfui, ne'lre libri

Grado

si

trasfuse nel vescovo di

menicano Nicola
della Chiesa

venne soppresso in tempo del cardinal Delfino, che fatto arcivescovo d' Udine (/^.), ultima
e l'altro d'Aquileia

Venezia,

apologetici per la difesa della

Monarchia Romana, controia RepubMarc'Autonio De Do-

blica eccle&iaslica di

V ES
minis arcivescovo di Spalatro, la quale opera fu biuciata in Pioma, ed èluUora

VK
immediatamente

S

97

soggetti alla stessa Se-

condannala. La memorala che l'impugnò è intitolala: Pro sacra Monarchia Ecclesiae Calholicae^ achersus Renipublicain RI. A.
olire
te e
il

de apostolica , e questi vescovati escuti appartengono alla provincia del Papa e di Roina^ nel fine del quale articolo li registrai. Qui noterò, che dopo la pubblicazione di quell'articolo,
te
il

De

Z)o//imù,Parisiisi62 3),
vi

Papa regnan-

il

melropolitano,

siano

il

prima-

pel concordato colla

patriarca;

spella all'Italia, della quale
vi è

nondimeno per quel che si parla, non

l'esefizione a' vescovati

viedo,
p.

il

che pur notai

Spagna tolse di Leon e di Onel voi. LXVII,

alcun patriarca, mentre questa di-

gnità del paltiarcalo d'occidente va unita col
te,

soaimo

pontificato, ne

vi

è pricua-

poiché sebbene l'arcivescovo di Pisa

sica, tullavia in fatti è

usa questo titolo di priniate della Corsiun metropolitano

COSI

chiamato per
di

esser
s*

solo

(

1'

arcive-

269. Benché la s. Sede talvolta deputi il melropolitano della provincia, a cui il vescovo esente appartiene geograficamente, per giudice e superiore dell'esente nel caso dtW appellazioni (P •) o de' ricorsi, acciò stante la lontananza delia Curia romana si possa più prontamente
riparare agli aggravi, e
le

scovo
di

Cagliari
e

intitola priaiate di

parti

non

ri-

Sardegna

Venezia
).

Corsica j ed il patriarca primate della intitola %

cevano maggior incomodo e dispendio.
In tali casi non si considera dall' esente come proprio melropolitano, ma qual delegato apostolico particolare e accidenta-

Dalmazia
il

E

T

islesso
li

cammina

iu

alcuni metropolitani,
titolo
i

di patriarchi,
il

quali abbiano imperocché ec-

cetto

4> cioè
1'
li

Costanlinopolilauo, l'Ail

lessandrino,

Antiocheno, ed
quali sono
i

Geroi

solimitano,

veri

ed

pro-

ad arbitrio del Papa; il quale inoltre depula il suo Nunzio apostolico (V.), ovvero un altro vescovo o arcivescovo. Che però ordinariamente quele

alle volle

pri patriaichi, negli altri è
iioiifìco,
ti

un

titolo o-

sti

vescovi per ordine gerarchico

vanno

piofittevoie però a certi effeti

".

Che però
sono:

superiori de' vescovi nelil

metropolitano; il Legato aposloUcOy iu que'paesi ne'quali si trovi; ed il Papa, in vece del quale esercitano la sua giurisdizione nella Corte
l'Italia

de'medesimi arcivescovi nella soggezione al Papa ed a' suoi tribunali, oppure al legalo apostolico. Segue il De Luca a ragionare della podestà de* mecolla riga

tropolitani co'sulfraganeì, delle cause di
I.'

istanza

da conoscersi dall'ordinario,
il

e Curia

Rotuaua VJJditore della canicancoda'nunle

delle controversie tra
i

metropolitano e

rrt^qual giudice ordinario dell'appellazioni da'vescovi e arci vescovi,ed
zi

suffragauei, e delle provvisioni genera-

li

nell'appellazioni

,

iu

che possa

il

menun-

o legati apostolici, non che

sagre Co/z-

tropolitano procedere nel castigo contro i
sufiraganei e loro ufBziali.I legali ed
zi
i

gr eg azioni cardinalizie, quandoal Papa non piaccia con ispecial Coniniissio^ ìie(F.) deputare altro giudice o tribunale. 11 raelropolilauofa due figure e rappresenta due persone, cioè di vescovo nel suo vescovato, e di metropolitano ossia di superiore e giudice de'vescovi compresi

apostolici

hanno giurisdizione anco sodel Papa.

pra gli arcivescovi e sui vescovi esenti, co-

me rappresentanti

Ma della

Ge-

rarchia ecclesiasticayO\\.VQ^ì scrittori riportali a quell'articolo, aggiungerò: CenedetloBacchini, Deecclesiastìcae Hie-

nella sua provincia, e per questo egli
i

chiamasi arcivescovo, ed
scovi

vescovi

si

di-

cono suffragauei. Sono eccettuali que' veche per privilegio della s. Sede sono esenti da tale giuiisdìzioiie; siccome
VOL. xcv.

rarchiae originibuSy Mutinae lyoS. Emanuele Domodossola,^/)^//^ Chieda in generale f e della Gerarchia ecclesia' stica, Roma 1788. Pietro Castellano, Polignesia ovvero origini e vicende della

7

^8

V E S
visibile, e

V
con esso

ES
i

Ecclciìastica Gerarchia, Roma i853. Alessandro Tuirecremala, De fulgenti

suoi successori.

Onprin-

de Cirillo Alessandrino osserva, che Pietro pel
I .°

radhio Hierarchiac Ecclesiae imlilari' tis, Ron)aei588. 11 INarcli, che mollo ne ragiona, dice che Ire sono gli ordini dell'

rispose a Cristo,

come
s.

il

cipe e capo degli weW'Epist.
1

altri. Dis^^e

Agostino

62: Nella sedia
il

Romana semI

ecclesiastica

gerarchia:

il

purgativo,
de'

pre

si

mantenne
32
il
:

Principato della sede
s.

cioè de'

Diaconij VilluminnlivOy cioè
perfettivo^ cioè de'/
(P5Cot'z,

Aposlolico. Scrisse
4, Epist.
sa la
sa.
ss.
il

Gregorio
s.

nel

lib.

Pretij

il

co-

Che

a

Pietro è

commesla

me

vedesi

anche neir opera

antichissi-

cura e

Principato di tutta

Chie-

ma, De Ecclesiastica Ilierarchia. W
IO, leti/

vet.

E

Reda, neir Ilomil. sulla

festa de'

scovo Sa nielli, Lettere ecclesiastiche,

Pietro e Paolo:

Che

Pietro ricevelle

56

:

Della GerarcJiia Eccleil

Principato della podestà giudiziaria.
tutte queste parole di Principato de-

siasticaj spiega

vocabolo, secondo

la

Or

greca etimologia, Sacer Principatiis, e in questo nome di principato due cose
s'intendono,
il

principe e

la

raollitudine

adunata sotto il principe. Questa gerarchia è di due maniere, celeste e terrestre,

notano la GerarcJua ecclesiastica, fntta per divina ordinazione; onde la podestà dell'Episcopato deriva immediatamente da Dio, quella della giurisdizione deriva dal Papa che assegna ad esso il vescovato in cui
i

una angelica, espressa dal Coro degli Angeli i^y.); l'altra ecclesiastica rappresentata AoXPapa, f\A' Cardinali, òn' Patriarchi,
òdi* Primati,

suoi prelati esercitano
il

il

sa-

gro ministero. In ogni tempo

Pontefi-

cWIÌJctropolitani,
/^(p.«^cot'i,

ce romano è slu'o riconosciuto per supremo gerarca, principe e superiore di
tulli
iiilà.
i

dagli Arcivescovi, da'

dagli

Ab-

gerarchi e capo di tutta

la Crislia-

bati mitrali e altri Prelati e Dignità, da*

Della nosUa gerarchia disse Dioni-

Sacerdoti, Diaconi, Suddiaconi [E.) ec. Imperocché Gesù Cristo istituì la sua

sio,

Eccl. llierarch. cap. G

nini Ilierarchia

Nostra ea Deo traditis Ordini'
:

Chiesa a

modo

della gerarchia celeste, e

bus Sancte disposila Sanctis,
stibus Hicrarchiis
liroo
il

et coele-

Gerarchi, da s. Girolamo chiamati Principi di Cristo,\iionde da s, Ilario furono appellati vescovi Principi del popolo, (\ua\\ successori defece tutti gli Apostoli
i

conformis est. Per iilSarnelli ossewa, dopo avere prose tanto devesi a

dotto diverse allegazioni in favore de' vescovi,

che

gli

Apostoli. Neil' VI

11

concilio generale,

di chiesa particolare,
al

un vescovo molto più si deve

celebrato neH'BGg, Melrofune arcivesco-

principe de'gerarchi, al

le scovo
dell'

del"

vo

Smirne chiamò Nettario, Ambrogio e Niceforo nieuwrabUi Gerarchi: nella IO." Sessione, il no me, l'onore e il ridi

la Chiesa universale. Nel § Vili di quesl'arlicolo ragiono: Diocesi

Abba-

zie Nullius, e Prelati inferiori.

Io gerarchico degli Angeli

del

cielo

fu

appropriato
Dio.
Il

a*

vescovi

della

Chiesa di
nel-

§

III.
te,

concilio di

Trento determinò
:

Delle Cattedrali, delle Collegiade loro Capitoli, Dignità e Cano-

la sess.

23,can. 6

^9/

qiiis

dixerit in Ec-

nici,

clesia Calholica

non

ta

esse Ilierarchiarn

ed insegne corali. Dell'antica vicomune dt canonici col vescovo, un
,

divina ordinatione insti tutani,
stat
nistris,

quae conex Episcopis, Presbylcris, et Mianalhemasit.
Il

tempo eletto da' capitoli alcuni da quali tuttora l'eleggono. Prerogative
de' capitoli e de' canonici.

Sommo

Gerar-

Mense

ve-

ca

è Gesti Cristo, istitutore di questa ge-

scovili e capito lari de' vescovati e

pria •

rarchia.

Ma dovendo
a noi

egli

ascendere al
s.

cipato temporale.
Istituiti
i

cielo e rendersi

invisibile, fece

vescovati, nel luogo residen-

Pietro suo vicario e supremo

Gerarca

ziale del vescovo, la

Chiesa

(/^'.)

priuci-

VES
per l' Ufpale Jiziatura divina {V ) del vescovo e del

VES
ledralì antiche esser assai vaste, e gli
detti alla cattedrale
gli

99
ad-

Tempio (F.),

fu destinata

aver precedenza susignificò

suo Presbiterio, la essa si collocò il suo Trono i^.) o Sedia o Cattedra vescovile (P^.) per rinsegnamenlo e per giudicare, in sito eminente per vegliare sul popolo e perchè questi vedesse il proprio
pastore. Questa chiesa venne perciò de-

eguali.

Come Plebs

anche

diocesi e vescovato, la cattedrale fu detta

anche Vescovado,

e lo trovo nel

Ga-

ra

m pi, 6'/«///o

della

G a rfa g nana. Molte
nome
e de*

cattedrali sono decorate del

privilegi di Basilica (E.). Dicesi metro-

nominata Cattedrale(V.),QàawcheDuoWio {/^.),voca bolo che ilNardi dice fors'ao-

politana quella deirarcivescovo,^j<rifrm/*cale quella del patriarca. Erigendosi dal

co derivato da Dominicum, col quale ne* primi tempi dicevasi la casa del Signore, o meglio da Domus vescovile e canonicale unitaalla cattedrale,nellaqualeve«

Papa un

vescovato, nel luogo stabilito per
al

residenza del vescovo eleva
cattedrale
ti

grado di

la

chiesa perciò assegnata. Univescovati, ciascuno conla

dal

Papa due
la

scovo e canonici abitavano; e facendosi ivi tanti atti ecclesiastici, ed abbisognando a
tutti l'andarvi, fu facile dal

serva

cattedrale, con

sua intera

giurisdizione,
le
il

dire di an-

acque principaliter: suovescovo intitolarsi co' loro nomi

dare Doniiini^ si cominciasse per abitudine ad intendere anchelacattedralech'era congiunta di fabbricato. I concilii di
Parigi del 5^^^ e di Toledo nel

53

i

fu-

rono
li

tenuti

iìi

D omoEcclesiae yCoWe quala

con precedenza alla più antica, ovvero usando la precedenza secondo le qualità degli affari, o di quella in cui fa residenza,e finalmente secondo le particolari consuetudini. Sopprimendosi il vescovato, la
sua cattedrale
si

parole più volte chiamò

cattedrale
Africa, nel-

riduce a Collegiata {E.),
le

Possidio vescovo di
la vita

Calama in

Degli obblighi de' vescovi verso

Catte-

che scrisse di s. Agostino di cui era discepolo e amico. Inoltre l'eruditissimo

drali

,

qualificate loro spose, parlai ia

quell'articolo, e di tutte le sagre funzioni

Nardi spiega
appellata
la

gli

altri

nomi

co' quali

fu

che

vi

esercitano,

dopo

il

Possesso, ne*

cattedrale anticamente, cioè

propri. Alla

morte

de' vescovi,

come

ere-

Matrix^ 3Ialer, Plebs, Plebiiim Calhedrae, Cathedra Domina, Sedes, Sedes Cathedralis, Major, Magna, Grandis, Priiicipalis Eeclesia, ed Ecclesia assolutamente, Ecclesia Senior^ Teniplam,
^

di necessarie di essi, e in loro

luogo

la ca-

mera

apostolica degli Spogli ecclesiasti-

ci (E.),

sono devoluti

gli

Utensili sagri

(E.), di sua proprietà, colle

norme
1

e re-

Matricidaris, Matricialis. Vòporla

i

mìo-

Imperocché Pio VII col breve Nuper Nobis, de'23 giugno 807,
gole
ivi descritte.

numenti dell'epoche incoi sono

usati tali

Bull.

Rom.

cont.,i.

1

3,p.

i

^j:Reintegra%

vocaboli, parla del Cattedratico (F.), an-

tio constitntionis

Pii E, vi cujus para-

ticamente dovuto pagarsi da'preli rurali
(dice
il

De Luca, non

esservi

tenuti

i

menta sacra adhihita ab Episcopis devolvuntur post eorum obitum adEcclesias Cathedralcs, qui praeferuntur. La.

chierici privi di beneficio, chiamarsi pu*

re Siiiodatico, ed in generale doversi da*

parrochi: introdotto per fine onesto e ra-

gionevole, cessato non
tutti gli ecclesiastici

si

può esigere); che
catgli eccle-

derivano dalla

tedrale,dalla quale
siastici

mandavansi

ha la cura d'anime, ed il Fon* tesagroo Battisterio (E.), talvolta questo trovasi nella propinqua chiesa. Bene* detto XI II colla costituzione Omnium sa^ luti, de'20 luglio 1724, concesse un alcattedrale
tare privilegialo pe'fedeli defunti, in tutte le cattedrali del

ad avviare

l'ufliziature delle chie-

se \ìyxo\t\f\e\\' Immunità [F.) che gode-

mondo

cattolico da de-

vano 4o
ghi sagri

passi all'intorno, e gli altri luo-

stinarsi da'vescovi.

E

Clemente Xlil ne

3o

passi;

osservando pure lecat-

concesse altro simile a tutte la chiese par*

loo
roccliiali

VéS
adseplennium,vo\endo che
delle

VES
te di giurisdizione vescovile;

ed ov'erano

lo stesso privilegio

uè godessero tutte
vescovi sono

queslecollc'giate,probabilmente noneranvi corepiscopi,

uiesse nell'anniversario e ottava de'cnorli.

In essa cattedrale

i

la pri-

scovili.

o altri rappresentanti teQueste attribuzioni, la somigliannorniani Apostoloruni,

ma

e principale dignità, e ciiiamasi di-

za del presbiterio cattedrale, la vita co-

gnità pontifìcaleni. Scrisse Marc' Antonio Frances,

mune ad
coli

l'uflli

De

EcclesiisCathedralibus

ziatura e altro, fecero

e.arumque privilegiis et praerogativis^ Lugduni i665, Venetiis 1698. Abbiamo ancora, Provinciale omnium Ecclesiarum Calliedralium universi Orhis^ anni practìca stilo et fornns Canee llariae aposto licaejujita moreniRomanae Curiae per lileras alphnbeti descriptas^ Romae 1 5 14. Sostiene il Nardi essere Canonici
i

che in tutti sedella Chiesa, fuori de' tempi giansenifossero tenute in
i

stici (sic),

sommo

pregio

ed loro canonici venissero dalla Chiesa distinti con abiti diversi
le collegiale,

dagli altri ecclesiastici, avessero ed abbia-

no precedenza sopra lutto il resto del cleassioma e legge canonica Collegialae insignes aequiparantur Cathedraro, e sia
:

(^/^.Jdelle cattedrali di

origineapostolica e

libusj ed

il

concilio di Colonia del

i536

cominciati colla fondazione della Cliiesa^
e che
i

dichiarò, Collegialae Ecclesiae secun-

parrochi non furono introdotti nel-

le città
l'

prima del mi Ile; dipendendo dal-

Itpiscopato che loro assegnò le attribu-

zioni,

poche cose anticamente facendosen[."corpo e senato della Chie-

za di loro e del loro consulto. Essi furo-

no sempre
sa,
il

il

dariae sunt post calhedrales, et instar illarum, quod ad ordines ministrantium, divinutnque cultum aitinet, conslitutae. Moltissime collegiate furono erette in cattedrali di nuovi vescovati, ed uno degli ultimi esempi è quello di Modigliana in Toscana, che descrissi nel voi.

Presbiterio,

come

lo è tuttora. Nelle

città episcopali poi, assai popolose, fiiro-

LXXVlll,p. 5^.
tedrali fino da'

11

presbiterio delle cat-

uo istituite

delle chiese collegiate per aiu-

tempi apostolici fu semil

massime neirOrienle. Devesi premettere che sino da'tempi deto della cattedrale,
gli

pre

il

i.°
il

corpo e

fiore del clero ne' ve-

scovati,

senato ecclesiastico, superiore

Apostoli, nelle città minori, ove noti
vi si

a tutti gli altri. Si

chiamò presto Capitolo
si

collocava un vescovo,

specie di presbiterio, o sia

metteva una un collegio di

(F.)i ebbe la cura di uiHziare nelle cattedrali, nel

luogo che

disse

Coro

[f^.)

certo

numero
i

di preti e diaconi,

con

al-

e ne*sedili denominati Stalli (^.)-

Da

s.

cuni chierici,

quali a

nome
di

del vescovo,
in

e interamente sotto di lui^

comune,

reggevano quella porzione
3
secoli questi casi

popolazione,

ch'era nel distretto della città. Ne'primi

furono più rari;

fre-

quentissimi dal

IV

secolo in poi. Lechiesi

6e aihdate a questi collegi,
ciò Collegiate (F.). Vi

dissero per-

Eusebio vescovo di Fercelli[f^.)^ fiorito nel secolo iV, cominciò nel corpo de'canouici cattedrali la Fita comune (F.)^ col proprio vescovo, cioè d'abitazione, dorcollegi si chiamitorio e mensa, onde marono monasteri. Cessata quella eoa» bitazione, in molle cattedrali, il collegio
i

fungevano il Sersagravizio divino^ vi amministravano menti, v'istruivano il popolo. Siccome poi le collegiate fuori di città erano lontane dal vescovo, e non potevano in ogni coi

canonicale già avea presoli
pitolo (F.)y vocabolo che
gli

nome

di

Ca-

rimase quan-

do
nel

si

ripristinò la medesima convivenza medio evo, e quando nuovamente

ces^ò da per tutto. Tali abitazioni del cle-

sa ricorrere al

medesimo come canonici
i

ro capitolare, annesse

alle chiese, in for-

cattedrali, così ne avveniva

che

in certo

ma

modo avessero
ri,

delle attribuzioni

e partccipaSbcro quiudi a

maggiomaggior par-

con porticati e cortili, furono dette case canoniche o canonicali,
di chiostro,

Claustrum Canonicorum^ e fiorirono

VES
nell'esercizio delle virlh perle santissime

VES
me
il

IDI

dell' elezione in Serie

Facante^ del

regole che osservavano

i

canonici,

come

i

monaci nel monastero. Queste regole precipuamente furono prescritte nel concilio d' Aquisgrana dell' 8 i6 per opera delJ'impeiatoi'e Lodovico il Pio. Nederivaronopure Canonici regolari (J^.)^ massiI
i

Ficario capitolare (F.) per governare vescovato, senza dipendere da essi ; e
potestate Capilnli

Nicola Rodriguez di Ferinosinos scrisse,

De

Sede vacante

ci

Sede piena. A'

loro luoghi

descrissi le

dignità de'capitoli cattedrali, Arcidiacono, Arciprete^ Primicerio, Cantore,

me

molte delle quali io progresso di tempo furono erette in cattedrali, col vescovo e capitolo di canonici redelle collegiate,

De-

cano,Tesorlere, Preposto, Priore, Scolastico, ec. Così del Canonicato, delle pre-

golari, in seguito

anche
la vita
i

secolarizzati. In

bende óeì Teologo edeìPenilenziere.Coù
delle /^e^^; ed insegne corali d'ogni specie,

Boma ancora fiorì
sbiterio del

comune nel Pre-

do,

la

altre.

/ chiesa del monLateranense, nella Vaticana e in Un tempo canonici coadiuvavaPapa, nella
i

anche

vescovili

e cardinalizie, concesse

da'Papi, con

altri privilegi. Nella
il

primi-

tiva Chiesa, essendosi dato

titolo

dica'
e ne'

no

al

vescovo nelT amministrazione del-

nonico

al

chierico ed al vescovo, sicco-

la diocesi, e

dacché cessarono

1'

elezioni

me
lo,

ascritti nel

Canone o Matricola

de' vescovi

fatte dal clero e dal

popolo,

Dittici ecclesiastici (notai in tale artico-

rimase
poscia

a'capitoli col

consenso de'melrocomprovinciali, e
da' capitoli, so-

che ne'

dittici della
i

Chiesa romana

si

polilani e de' vescovi
i

scrivevano
tutti
i

nomi

di tutte le chiese e dì

Papi confermarono o annullaroaltri

vescovati), in seguito in alcuni cai

no

l'elezione postulata

pitoli cattedrali

stituendo

vescovi; finche Giovanni
a riserbarsi
italiani,
la
i

nici
le
si

anche

XXII cominciò
ne
de' vescovati

provvisiosuccessori

loro canoportarono di cardinali, col quasottosc4*ivevano, ed a somiglianza
il

nome

ed

de* Cardinali di

s.

Romana
di

Chiesa, an-

l'estesero a quasi tutto

rOccidente,tranne

co con proprie chiese
nalizii e di

eccezioni, massiuie nella

Germania e nella

Svizzera, tuttora sussistenti in diversi vescovati,

sebbene

in

minor numero degli
vescovo deve approl'idoneità.

CardiDiaconie cardinalizie (F.), fra' quali il capitolo di Torino (F.), nel cui articolo pure feci altresì parola delTitoli

antichi,

ma

l'eletto

le differenze
i

che insorgono

tra* vescovi e

varlo

il

Papa, riconosciuta
il

Fin

capitoli,

sempre

deplorabili.

Non man-

dal Qt^6 decretò

concilio di

Merida col

cano ne' vescovati

capitoli esenti dall'or-

can.8.»>Ogni vescovo deve avere nella sua
cattedrale
e

dinaria giurisdiziojje del vescovo diocesano, singolarmente fuori d'Italia, nella

un arciprete, un arcidiacono
Il

un

primicerio.

vescovo potrà trarre
in

quale però furono rari, e tra di

essi

un

dalle parrocchie que' preti eque'diaconi,
ch'egli giudicherà
to, e
li

tempo
tre in

lo fu quello di

P^erona (F.J, men-

opportuni

suo aiu-

Bologna è tuttora esente dall'aril

metterà nella sua cattedrale. Mai non lasceranno quelli di aver ispezione sopra le chiese, dalle quali sono tratti,
la

civescovo

capitolo della perinsigne badi
il

silica collegiata

s.

Petronio

:

eguale

prerogativa gode

collegio delle

IX Con-

e di riceverne

rendita.

Stabiliranno,

colla scelta del vescovo, de'preli

che ser-

gregazioni del clero di Venezia, formando un corpo distinto dal clero di quella

viranno in lor vece, e contribuiranno a quelli i\e\\Q pensioni ecclesias lidie' \ Qaesta è l'origine, secondo Fleury, de* canonici curati primitivi.

Delle prerogative

de' Capitoli canonicali cattedrali, in quel-

V

articolo e ne* relaliv^

ne ragionai, co-

Quanto a* canonici ponno vedere: Antonio Raguci. De voce Canonicorum in Capitalo, officio, in choroj'et missa in Ecclesia, Neapoli 1621. Gio. Pietro Moneta, De dislributionibus quotidiana, et de
diocesi patriarcale.
cattedrali,

101
dccimìsy

VES
Romae 1621.

VES
V Ecclesiastico
Renevenlo, Pisa, Siena, Vercelli, Capua,
Salerno, Costanlinopoli in Oriente, Milano, Lucca, Piacenza, Verona, Lodi,

in coro del conte

Annio Giiisharchi. Ra-

gionamenti tdle dignità^ canonici, he» nefìcialif ed altri obbligati al servizio del clero, Eenevenloi834- H dolio Nardi poi,

Fermo, Compostella in Ispagna, Magdeburgo inGermania;Orange, Ni?ers,Sens,
Orleans, Besancon, Soissons, Chalons sur Mai ne in Francia, ove era comune \\ titolo,

copiosamente

scrisse de' capitoli

e de' canonici delle cattedrali e delle collegiale,

come

si

potrà rilevare, non es-

sendo possibile compendiarlo in breve, da un esliatto che riporlo del suo indice ; polendo compensarne il laconismo i nomi che produrlo in corsivo, per averne scritto articoli in questo mio DizionariOy giovandomi del medesimo. Altri

terra
fi,

secondo Lupi ; Londra iti Inghil; Rimini, Vollurara, Ariano, AmalSpoleto
;

Alife,

anzi fu titolo generico
tulli
i

d'onore, attribuito a
tedrali,
ci

canonici cati

che perciò non sempre canonir assumevano. Non da' titoli o chiese

titolari

adunque
i

i

cardinali della

s.

Ro-

nomi si compenelrano in quelli non farò rilievi. I Canonici soao
gine apostolica, ossia
cattedrali,
e.
i

di

cui

di ori-

mana Chiesa ed sunsero il nome

canonici cattedrali as-

di cardinale,

ma
i

dalla

preti

e

diaconi

loro aderenza aìcardine^ cioè

primi al

principiarono colla fonda-

SommoPouteficeji secondi
la cattedrale.

al vescovo e al-

zione della Chiesa, l'unico clero de'3 pri-

Immensa è quindi la distanil

mi

secoli;

tichìtù;

nome di Canonico e sua aunon furono monaci. Erano il
ossia

za che passa tra

presbiterio della Chiesa

universale, e quello d'
ticolare.
ci,
Il

una chiesa pari

Presbiterio o senato ecclesiastico antico
del

vescovo chiamava

canoni-

vescovo,
di

T odierno

Capitolo^

formato

19
i

ecclesiastici, cioè

12 preti
cosecolo.

e 7 diaconi:

canonici suddiaconi

Fiatres. I soli canonici preji e diaconi governavano il vescovato col vescovo, ed essi soli avevano tutte le ingerenze. Molti atti vescovili erano nulli, sen

minciarono soltanto nel IX e

X

Era

il

collegio de' preti e diaconi catte-

za
il

drali.

Nel principio del IV secolo non e-

consenso de' canonici. In altre cose vescovo doveva sentire il loro consiil

un arciprete per ogni vescovato, e questo era il ."de'preti cattedrali; mentre il i.** de'diaconi era l'arcidiacono. Furavi che
i

glio.

I

canonici giudicavano
e

le

cause

:

scomunicavano
i

scomunicano.

Soli

am-

rono delti Capitoli anche anlicamenle,

borghi

ministravano sagrcinienli in città e sobpresiedevano all'estrema unzio:

come
no
i

si

trae da' Capitolari di Carlo

Ma-

ne de'

fedeli.

Vegliavano

sul

costume del

gno, ed allora punivano e condannava-

clero e popolo, e sul vescovato.
i

Furono

membri

del loro corpo.
i

Non hanno
i

voto in capitolo
venirvi,

canonici onorari ed

primi deputati a confessare; confessavansi tra loro; confessavano le monache,

canonici coadiutori, e non

ponno

inter-

benché assente il coadiulo. Spetta aliai." dignità convocare il capitolo, in sua assenza alla 2.^ o ad altri, e in quello di Pesaro al canonico ebdomadario. I canonici formarono sempre e formano un sol corpo col vescovo. Erano chiamati e laterCy e cardine^ come Cari

avevano cura delle medesime, predicavano ad esse e tal volta dicevano loro la messa. Assente
il

vescovo

essi soli
:

la

penitenza pubblica

regolavano predicavano.! soli
vescovi potevano

canonici potevano celebrare nelle cappelle

privale

;

essi soli e

i

celebrare nell'altar maggiore della cattedrale, anzi essi soli

potevano cantar la

dinall:

lista di

molti capitoli in cui

i

ca-

messa, e celebrare negli oratorii e chiese
della città.

nonici aveano il titolo di cardinali, cioè Bergamo, Ravenna, Como, Asti, Firenze,

Davano
il

la

conferendo

vescovo

prima tonsura. Noa benefizi in temi

Troia di Puglia, Napoli, Aquileia,

po opportuno, conferivali

il

capitolo.

A*

VES
veano cura del seminario e
Elej^gevano
gli

V
tle'luoglii pi».
:

ES

io3
non è

mare
:

le leggi sinodali. Il capitolo

altri

canonici

aveano

tèndi e dirilli signorili. Tulli gli oralo-

no però

obbligato intervenire al sinodo diocesain sede vacante tiene il sinodo se
le lau-

ni di città dipendevano

da

loro,

come

vuole, in tale vacanza conferivano

pure avevano un' infinità di chiese che parimente dipendevano da loro: vi erano ricevuti con onore, e mettevano prei

ree nell'università,
te
i

l

canonici anticamene gli

esaminavano parrochi
il

ordinandi,

che senza

ti

ne' detti oratorii e chiese, per la piena
vi

"iinisdiziooe che

avevano. Elesiievapreti di
I

non polevansi ordinare.^ In presenza loro si manomettevano gli schiavi. Aulicamente avevano
loro consenso
de' chierici e de'cappellani corali al loro

no

i

vicari foranei pe' distretti e parrocI

chie da loro dipendenti.

città

dipendevano da' canonici. soli canonidiritti sui funeri, funzioni e ci avevano qualunque alto sagro di città. In essa, essi soli avevano la decima e la (piarla, diritti che godevano pure sopra alcune chiese di campagna. Presente un canonico o il capitolo, parrochi antichi, e preti foiensi non potevano celebrare e fare altre cose, anzi dovevano ubbiilienza a'canonici. Era onore grande Tessei* promosso un parroco o altro ecclesiastico a canonico il promosso dovea preferire il servizio della cattedrale a quello della parrocchia, ove poneva un cappellai

servigio: dovevano accompagnarli; dovevano svegliarli all'ora del coro. Il clero minore alzava le portiere al passar d'un canonico. Questo ingiuriato, vi erano delle pene gravissime. Era libero il seguire
la vita

comune
claustri

col vescovo nella canoni-

ca;

tali

godevano immunità. Ces-

i

sata la vita

comune rimase che spesso il vescovo doveva dar loro da pranzo. Neli

l'ingresso
zioni. In

canonici giuravano

le

costitu-

un concilio del 465 circa, fu decretata la pena pel chiericodi città, chesensi s.

:

za necessità
l'epistole di

assenta da' mattutini: dal-

Gelasio Papa del 49'^, parlando de'reddili ecclesiastici, vedesi chia-

no.

Un vescovo

senza sede metlevasi fra

i

ramente l'antichissima distribuzione cocia,

canonici (ciò è in vigore anche nelle patriarcali di

Roma), ed
;

i

vescovi spesso ei

l'ano canonici

lo

furono

sovrani.

I

ca-

FranTridentino, esimono dalle puntatore e fanno partecipi delle distriin uso: tulli iconcilii di

rale,

ancora

dopo

il

nonici dovevano esser nobili (in molti
capitoli di

buzioni no»! solo
fari della

i

canonici assenti per af-

Germania

e di altrove
1

si

osser-

chiesa o del capitolo,

ma

ezian-

va

tale regolamento).

canonici erano

dio

gli

assenti per affari della diocesi col

considerati persone pubbliche ed io rap-

vescovo,

presentanza.
nici

Le cause

criminali de'cano-

il cui segretario è esente dalle puntatore. I canonici anticamente non a-

non

si

sbrigavano dal vescovo

come

vevano

l'uffizialura quotidiana,

ma

la

so-

quelle degli altri preti,
provinciale.
I

ma

dal concilio
cattedrale

la festi va,

salvo V Eh domacia r io y che per-

canonici
il

delia
si

dove lenevasi

concilio vi
I

trovavano

presenti cogli abiti sagii.

deputati de*

vescovi assenti erano canonici, preti e dia-

coni

;

quelli de' canonici delle cattedrali
;

trovavansi anticamente a'concilii

anche

oggidì
siglio

vi

debbono

essere, ed

il

loro con-

deve udirsi. Vi hanno volo decisivo quando trattasi de' loro interessi. 11

canonico
te

deputalo d' una sede vacanha volo decisivo io concilio. Il vescovo deve udire il consiglio nel foi-

Arclii-ebdomadario. Ne* il clero minore solo faceva VUfflziatiira^ presieduta dal canonico ebdomadario, uso ancora vigente ia alcuni capitoli. I canonici erano dislinli tra loro coll'ordine di prùims, secandus ec. l canonici diaconi erano 7 in ciascuna città erano eguali a* preti nelle cariche, nell* incombenze, nelle onorificenze, anzi li superavano ; predicavano,
giorni di lavoro
:

ciò chiama vasi

e talora d'ordine del vescovo assolveva-

uo dalla peuileuzu pubblica. Avevano

la

ió4
cillà divisa in

VES
ec.
sull'

VES
to nel safuto, incensazione, pace, posto

VII Regioni^ corae In Roma, ed ognuno cnslodiva la sua. Ebbero
questioni co* canonici preti

Ponno portare
il
il
i

l'anello

cantando mes-

ordine

sa; oltre

diacono e suddiacono devoprete assistente col piviale
:

del sedere in coro: per la loro potenza

no avere
soltanto

ricusavano d'esser

fatti preti. I
il

canonici

canonici non genuflettono alla
atti,

nuovo vescoun canonico. Il capitolo in sede vacante può accordare indulgenze. Essendo il vescovo eretico, il capitolo dà le dimissorie, e
eleggevano
il

vescovo, ed

benedizione del vescovo e simili

fan-

vo, per r ordinario, dovea esser

no

circolo col proprio vescovo nelle

mes-

fa altre

cose

come

se fosse sede vacante.

vacante.

Governava e governa la diocesi in sede Morto il vescovo, o traslatato,
prigioniero degl'infedeli,
il

se so\enn'\,a\ KyriejGlona,Sanctus e Agnus Deì^ e tale è il significalo di formare canonici un corpo solo col vescovo proprio ; ma non debbono farlo con qualunque altro, ancorché superiore al
i

capitolo su-

bentra in tutta

la

giurisdizione ordinaria.

il quale assistesse alla messa cantata, fosse anche il metropolitano o un cardinale o legato pontificio,

proprio vescovo,

Usavaciòanche assente lungamente il vescovo. Anticamente canonici reggevano da se senza far vicario capitolare: prima di Benedetto XIV il capitolo non era
i

o anche vescovo amministratore, e
cario apostolico
Essi soli sono dello

vi-

stesso vescovato.

dal

ammessi al bacio di pace nuovo vescovo che giunge alla cat-

obbligato

f.ire

il

vicario capitolare inale facoltà.
I

tedrale e in altri incontri.
la

Le

dignità

e
essi

movibile, e delegargli tutte

Ciò

maggior parte
I
1 1
1

de' canonici

devono

ancora
ci

si

usa in molti luoghi.
gli

canoni-

ser laureati.

canonici

onorari

già

danno
i

ultimi sagraraenti e raccoal

trovano nel
iinopoli,
si

o
i

mandano l'anima
lumenti.
I

vescovo moriente,ne
gli

anche

Costan • soprannumerari o quanella chiesa di

fanno funeri, e ne percepiscono

emogli ul-

coadiutori senza stipendio, colla sola

canonici devono ricevere

speranza di divenir canonici ordinari,

timi sagramenli dalla caltedrale,ed in essa
(o nel loro cimiterio,come
il

spe progrcssìonis. Gli ordinari erano l'antico presbiterio;
i

capitolo
;

FtìS-

soprannumerari sede-

devono esser sepolti anticamente eravi una chiesa a parte per la loro sepoltura. I canonici ponno esser delegati
ticano)
pontificii e fare statuti.

vano

negli stalli canonicali

dopo
il

gli

or-

dinari preti e diaconi, sopra
;

clero

m'u

Hanno

giurisdi-

zione quanto alle cose loro, e servizio
divino, e rispetto agl'mdividuijSui

memle

bri capitolari, sui mansionari, beneficia*
li,

nore gli onorari sono creati dal vescovo e capitolo. Le sedi distinte de' canonici furono chiamate nell'antichità thronif suhsellia^ calhedrae^ tribunalia, stai' li a slare: si dava grande importanza,

cappellani corali, e ne puniscono
;

mancanze

perfino scomunicavano

i

lo-

ro individui.

Hanno

1'

ozione alle

pre-

bende canonicali. I canonici sono in grado e dignità; perciò! Fapi commettono
loro
le

pure nell'antichità, all'ordine di sedere sedie più basse pel eie-» ; le ro inferiore chiamavansi pleheja, ed erano in plano. Molti furono titoli distinti
de' canonici
i

e

sommamente onorifici de'canonicijSena•

cause. JNelT antichità

erano didi ran-

to vescovile e della Chiesa sino dal princi

stinti e considerali

come persone

pio della Chiesa stessa,

Corona

di essa,

go, ed
ti

anche oggidì devono esser distin; devono essere ricevuti con onore e distinzione in altre chiee preferiti a tutti
;

Preshyleriuniy Consessunt, Consilinnt, in

progresso Collegium,

Capilulum,

Ca»

uoììicid9\ principio del secolo IV,

Prae-

se

hanno

la

precedenza sui parrochi,

posili, occhio del vescovo, Ilonorati,

Se
Ve-

anco quando questi sono nel loro uffizio. 1 canonici devono preferirsi al magislra*

nforif Ordi/iariiy Primalisy Palres^

nerahiiis^ExcelkndfPastoraUsfdmilia^

^

VES
Beverendiss{mi^Praelaliyay\G furono
sa e fuori; varie le <^//g^/i/zàcnpilolari,
le

VES
tìt-

io5

dalle /)^ciV/7c(/'^.)ecclesiasliche,siada'beni de'vescovatijsia da' Benefizi ecclesiasti-

vesti tlislinlede'canonici aoliclil, io chie-

ci e

fjocrisari ^ev\e legazioni, Arci-Cantore

Prebende (/ \); [ìe\ necessario mantenimento del vescovo e de* ministri della
divisioni

Jr cario

o

l^esorìere,
^

A rei- Sacrista,

Chiesa, ossia se ne facevano tre o quattro
parti

Arci-Canonico ArcidiaconOy ArciprC' fé, Arci-Suddiacono, Primicerio ^ AwvocalOy Camerlengo, Cancelliere^ caput Scholaris o magisler Scholarum ossia Scolastico, Decano, sub-Decani, Difensore, Exocatacoeliy Eleniosinariy Economi, Giudici, O spi talari. Preposti, pre»
fello

canoniche;

la i,"

pel

Ve-

scovo j la 2.* pel Clero j e le altre due per la fabbrica del Tempio o Cldesa,\^ei'
quella del

Palazzo

vescovile, pe' Pelle-

grini e

[)e

Poveri (V.J. Si dissero Sporil

tale [F.) le porzioni distribuite tra

cle-

ro, secondo l'antica disciplina, vegliando

de* Sincelli, Protoiwtari, Priori,

all'amministrazione delle rendite ecclesiastiche gli £'fO«o/7i/ e
i

Precentore, Penitenziere, Teologo, Secondice rio, Sacellario, Scrinarlo, Segretarlo, Succentor, Vicedomino, Visitatore: non unti erano o sono dignità, come
ii

Difensori

(^F.)^

massime in Sede vacante. Per l'abuso enorme d'invadere beni del vescovo dei

funto e di saccheggiarne
rivò lo Spoglio (F.), e
bizioni e

il

Palazzo, derigorose proii

teologo e

il

peuitenziere.

I

canonici delle

le

basiliche e culicgiate di

Roma
e ciò

precedo-

pene emanate contro

depreda-

no

i

canonici di tulle

le
j

cattedrali,

anche

tori, riparlate in tali articoli, io

imo

alla

nelle rispettive diocesi
l'antichità,

non

solo per

tripla

ma

per esser quel clero, doi

o quadrupla divisione de' beni e rendite. Inoltre de' possedimenti de* vesecolare o regolare,

po

i

cardinali e

canonici delle basili-

scovati, e de' cleri

che, quello che
senta la

più da vicino rappreChiesa Romana. « Per un im-

per donazione o per acquisti, ne ragionai ancora all'articolo Regalia, dicen-

possibile, che

morto
i

il

Fapa, non

vi fosse-

ro cardmali,
triarcali di

canonici delle basiliche pa-

Roma eleggerebbero ilSommo

do dell'origine, potenza e decadenza dell' ampie signorie temporali da essi possedute, anche dagli Abbati e altri prelati

come quelli che più da vicino rappresenterebbero il presbiterio della Chiesa Romana". Però si tenga presente 1' articolo Elezione de' Sommi Pontefici R.GM ANI. In un monumenlodel
Pontefice, spettando loro

regolari

e dalle Religiose,

eziandio

con sovranità da loro e da' vescovi esercitata; egualmente dichiarando la loro
salutare influenza nel

tacerne

gli

abusi

;

58o

già

si

nomina la mensa

capitolare de'

zioni de'beni delle

medio evo, senza non meno le usurpamense de' vescovati e
la

vescovati,

Blensa Canonicoruni. Questa
si

badie vacanti, eseguile da rapaci mani,

derivò dalla divisione delle rendile de' vescovati;! beni assegnati a'vescovi
disse-

anche morte
ri;

di sovrani,

non solamente dopo
dell

de' vescovi, abbati e altri possesso-

ro

mensa
per

i'É'5cov'/7e_,'quelli stabiliti
i

a'cano-

che pel decretato

concilio di Galceal

nici

tutti

loro usi, e segnatamente

donia nel ^5i, nel prescrivere
di

vescovo

alla loro tavola,

dopo

la

i."

cessazione

della vita

capitolare.
della
(/^.)e

comune, ebbero nome di mensa Qui deve ricordarsi l'origine

non maneggiar le facoltà della Chiesa se non per mezzo dell'economo, spettano al successore, quanto all' usufrutto; ma ancora viventi
1

Mensa (f'^-jo Rendita ecclesiastica
de Beni diChlesa(F ,)d<ti' ^escovalì e
tali

essi,

per malvagia cupidigia.

vescovi benché spogliati delle signorie

loro cleri secolare e regolare. In
ticoli

ar-

temporali, molti continuano a intitolarsi

ragionai dell'origine e del progresso
(

principi, conti ec.,o della città residen-

dei Patrimonio delle Chiese
lo sia per le

F.), derivasia

ziale

o

d'altri luoghi del
li

vescovato o di

Oblazioni (E,) de'fedelij

altrove,

vescovo però d'UrgGl(F,) tul-

io6

V E S
il

V
can.Bi-

ES
il

loia è principe sovrano della fepnl)blica
deirAiiclorre iiellaSpfigna.Nana
ina,Serie cronolog.

v'esser loro nascosto, in guisa che se

vescovo viene a morire,

si

sappia chiara-

de vescovi d^J.^ti\cUe

mente
e
i

ciò che appartiene alla Chiesa, af-

in lai città celebre per la sua anlichilà, per
te

finchè niente vada perduto o dissipato, beni particolari del vescovo non siano imbarazzati, sotto pretesto degli affari della Chiesa; imperciocché è giusto davanti a Dio e davanti agli uomini di
lasciar

sue gesle e potere sovrano che consersecoli,
la

^ò più
le

giurisdizione spirituale
la

del vescovo era vastissima, e

temporaper fore

estendevasi a

117

terre che gli erano
ristretta

feudatarie.

La 1/ venne

mare la 2/
ta a te in

le

diocesi di Casale e

Mondovìj

beni propri del vescovo a quelli, a favor de' quali ne avrà disposto, e di
i

fu

con pubblico allo

estinta e

cedu-

favor del sovrano, da cui ne ricevet-

conservare alla Chiesa ciò ch'è suo". Ordinò il concilio di Cartagine del 400 co*
can.
/\.e
i

compenso

oltre al titolo di principe,

5; » Proibizione a'vescovi di abeni della Chiesa, senza l'auto-

gran parte ancora de' redditi costituenti la vescovile mensa. I canonici conservarono gran tempo il diritto di nooiina del
proprio vescovo e di quello di Mondovi,e godono tuttora fratellanza co' canonici di Mondovì, in modo che a vicenda sono
considerati presenti in coro intervenendo
io

lienare
rità

del primate della provincia ".

E

il

concilio di

I

Chalons sur Saune dellSiS. vescovi non devono cercar altro, che
dell'anime, e usar de'beni della
se

la salute

Chiesa,
gione,

non come

fossero di

loro ralor af-

ma come

di

un bene, ch'è

Mondovì
li

quelli d'Asti, e viceversa in

fidato in aiuto de* poveri".

H

concilio di

Asti quelli di
pi

Mondovì.

Altri similiesern-

Vienna dispose
>*

nel

1060

col

can. 3
i

:

riportai in altri vescovati.
i

Narra

il

Proibizione

a*

vescovi di alienare

be-

IVinaldi,che

vescovi fabbricarono castelli

ni delle

a difesa del proprio gregge dalle correrie de'

le a dire di

Chiese a titolo di benefizio, va* feudo". Il Berlendi, Dell' oh-

barbari; tenevano soldati per dii

hlazio ni aie altare ^va^xona
scovi soprastano a tutte
1'

come
gli

i

ve-

fendere

diritti delle

chiese

;

e colla 4."

ecclesiastiche

parte che tocca va loro dell'oblazioni e delle rendite ecclesiastiche, erano tenuti sostenere
1
i

sostanze, di cui erano custodi

econodi

mi

preti e diaconi, con

giuramento
la

Pellegrini ancora e

gli

Schiavi.

fedele

maneggio, facendone

distribu-

vescovi

hanno

il

divieto, così gli

abba-

zione col consiglio e consenso del vescovo.

ti,

e altri possessori di beni ecclesiastici,

La

presidenza del vescovo è antichischia-

di alienarli, essendo semplici
tori,

amministrainclusi-

sima, ragionevole, e determinata da* ca-

non vamente

dispotici
al

proprietari,

noni apostolici, onde preposito

si

Papa pe'dominii temporali,
i

ne*primi secoli
la loro

il

vescovo.

Non
,

era

^ino dal principio del cristianesimo i concilii ed Papi ripetutamente lo proibirono, con gravi pene a' trasgressori. Decretò il concilio d'Antiochia del 34 1,
can.

però

autorità dispotica

ne asdi

soluta, giacché anco

prima del concilio

Calcedonia, che

istituì gli

economi, avea-

no debito
coni tutti
i

di manifestare a* preti e dia-

beni della Chiesa devono essere conservali con tutta l'attenzione e

24

"

J

beni,

i

proventi e ciò che di
,

prezioso apparteneva alla Chiesa

ed a
si-

la fedeltà possibile

davanti a Dio, che ve-

quant* altro prescrisse

il

mentovato
i."

de e giudica

tutto.

Devono

esser gover-

nodo antiocheno.
dria
s.

Il

vescovo di Alessanpel
fu taccia-

nati col giudizio e coli' autorità del vescovo, a cui tutto il popolo e l'anime de*
fedeli

Cirillo del

4*2

to d'aver

sono

afildate.

alla Chiesa, dev' esser

Ciò che appartiene noto particolare aienle de-

dato tra'prelati l'esempio d'arricchire i Parentii che amava. Gli eco-

nomi ebbero

autorità di contrariare le

meule

a' preti e a' diaconi,

indebite disposizioni de' vescovi uel di-

V
na di dover
essi

ES
risarcire
le

VES
generali dello sialo, e finalmente
si

107
acle

strìbuire ìe cose ecclesiastiche, «olio pe-

chiese di

coglievano dall'imperatore

doglianze

quanto
11

i

vescovi l'avessero pregiudicale.
t.

de'privatijche solevano farlecolle Croci in

Sarnelli, Lettere ecclcfiìaslicìic,
leti.

4>

mano. Sul potere
Sovranità (
l'8 luglio

spirituale e temporale

o

tratta nella

5i;

Come

il

vesco^'O

/ .),ossia

de'due principati dei

di'hha disporre delle rendile della sua

vescovi e de'l^api, ecco

come

si

espresse

Chiesa^ in vita e in morte, l^rincipia dal
ricordare
la

1849

'^

cardinal Cadolini arla

coabitazione de' chierici ne'

civescovo di Ferrara, nell'omelia per

tempi apostolici e la loro vita comune, nulla possedendo del proprio ; la distribuzione successiva dell'offerte de'fedeli e
de'prodotli delle possessioni fatta dal vescovo, per sé e sua faaìiglia, pel clero, pei

nuova festa di Maria ss. delle Grazie. >» Se bene slia che la slessa mano stringa ad un ten)po lo scettro e le chiavi,
in

ne abbian)o irrecusabili prove in un Noè, un Melchisedecco figura del sacerdo-

dovendo con moderazione usare del superfluo avansagri edifìzi e pe* poveri,

zato dalla sua porzione, e qui riporta

i

un Abramo, un Mosè, in un Samuele, e ne'tre Maccabei, Giuda, Gionata, Simone. Quell'orzio della legge di grazia, in
in

vari pareri de'teologi, e delle loro sen-

tenze dopo l'erezione
de'benefìzi
ecclesiastici

delle
,

prebende e notando che le
rendite delle

dine poi di provvidenza singolare, che miriamo splendere in appresso, e che essere

ricchezze

cumulate

colle

costante, né più maraviglioso
festa assai

non potrebbe ne più anlico,nè più ci mani,

Chiese, passate a'parenti, per l'ordinario

meglio

la

compossibilità del-

non tardano

a dissiparsi. All'arbitrio poi
il

l'un principato coH'uUro nel sacerdozio
cristiano.
il

del vescovo spetta

disporre delle ren-

Una

legge invisibile innalzava

dile del suo vescovato in u)orle,a beneficio di

seggio pontificio, e

Papi dal patìbo-

sua Chiesa, secondo
I

le

costituzio-

ni apostoliche.

vescovi signori di prini

cipato temporale, erano

più nobili

tra'

al trono addivenendo sovrani quasi loro malgrado , e senza che neppur se ne avvedessero
lo de'niartiri salivano

Fassalii (F) ^q Feudi che possedevano
da'Papi,iroperalori, re e altri principi;

(Da

Pape,\\h, 2, cap. 6).

Su quel
si

pati-

bolo per tre intieri secoli
chiare indelebili cifre
il

ed

i

propri vassalli cui subinfeudavano
si

i

leggeva a miracolo di un

castelli

chiamavano Fahassorii^f .).
temporale

Dio, che maturava

il

trionfo per le vie

Ma

tali

privilegi e principato

del sagrificio; e su quel trono

non appossanza
,

dell'Episcopato, mosse in altri sovrani la pretensione dell' Investiture ecclesiasti-

parve raen grande
la

la

divina

quale, sulle ceneri deli Apostolo er-

che (P^.) che produssero tante funeste e lagrimevoli turbolenze nella Chiesa discordie tra il Sacerdozio e f Impero le deplorai in più articoli , ed in questo
, ,
:

^eva un altare indipendente pel gran Sacerdote eletto a proferirvi libero e franco gli oracoli della ^'erz'/à (Du pan11 principato temporale de'Ponleavea suo incominciamento colà nelle stesse catacombe, con quella pacifica ma-

loop).
fìci

§ V. Vescovi e abbati erano principi dell' Impero^ ed iolervertivano alleZ^^e/f, che in Italia tenevansi ne'prati di Roncaglia ^v&^^o Piacenza. Io mezzo
lo farò nel all'esercito sielevava
le,
il

gistratura voluta pe'fedeli dall'Apostolo
(i. Corint. 6); e la

Chiesa romana, ricca

padiglioneimperiaT
i

di lenimenti sin d'allora ch'erale

d'uopo

sovrastato da scudo e bandiera, nsegna

d'occultare tratto tratto
gli nelle viscere della

i

viventi suoi fi-

stodire tutti

e tenda che dovevano quale omaggio cui vassalli maggiori. Aprivano

cuperare

i

beni

le

terra, non che ripiù volte rapitile dai

l'assemblea
ilaliaue,
i

gli

ambasciatori delle città
i

suoi persecutori (Euseb.,Z?ei'f7. Constan,
lib. V»,

quali esponevano poi

negozi

cap. 20), saliva a tanto maggiore

io8

VE

S
opera

VES
mano, ed
l

oltezza di gloria e di dovizia per

soccorsi che

andò ricevendo

dei gi'anGostantino,clie

mosso da sovrauil

lYìana forza trasferiva in sul Bosforo la

sede de'Cesari, percliè indi a poco

Vi-

cario di Cristo avesse a succeder loro sul

la quale r impero avrebbe affrettalo la sua caduta, e le sue provincie, preda de' barbari e della corruzione pagana, avrebbero of-

dalla religione cristiana, senza

Campidoglio. Così
stituiva
il

la

Provvidenza co-

ferto lo spettacolo

d'una totale distruzio-

Pontefice padre e re in

Roma',

ne, anziché

il

lento rinnovellarsi di

nuove
corru-

punto ragionai in più luoghi. Solo qui mi piace ricordare, avere scritto Bossuet. » Gli storici, fra le ra-

Di

quesl' ultimo

e feconde fasi di vita.

L'impero

fu soste-

nuto contro

i

barbari e contro

la

zione interna, dalle virtù de' cristiani, e
dalla salutare influenza dell'Episcopato,
e

gioni della traslazione dell'impero, an-

noverano l'ombra che riceveva da un Sail cerdozio sì eminente 1' imperatore
,

Roma

principahuente ed
al

altre città

doverono

Papa

e agli altri vescovi la

quale lo sofiriva in

Roma men

pazien-

temente che neir esercito un Cesare che gli disputasse V impero ". K De Maislre sentenziò:» In R.oma ancor pagana il Pontefice romano dava già impaccio ai
Cesari ". In seguito,
gì'

Da ciò derivò la polenta temporale del clero, come con-^eguenza naturale di questi fatti istessi ; conseguenza ammessa altresì da Dupuy e da Guizot, sicùramentegiudici non sospetti. Anloro salvezza.

imperatori rico-

che prima però che
e privilegi,

la

religione cristiana

noscendo la santità e la dottrina dell'Episcopato,abbandonaronoinsua mano gran veparte dell'autorità legislativa; ed
i

s'innalzasse a potere, ed ottenesse onori

P autore dimostra
i

l'influen-

za e r ascendente benefico eh* erasi procacciata^ anco mediante
privilegi e gli
I

scovi per zelo della verità, talora ripro-

varono

le leggi

imperiali, per cui gl'im,

onori poi compartitile da Costantino
da' suoi successori.

e

peratori invece di risentirsene

pubbli-

Da

quest' epoca co-

carono che certe

il

leggi dovessero sot-

tostare all'approvazione de' vescovi.

Co-

Papato, specialmente

in

assenza
fin d'al-

la dominazione avventurosa delelemento tutto cristiano, e delle leggi laicali che inflissero pene temporali a'vio-

minciò
l'

del capo lora
se

supremo dell'impero,
in

latori della religione.

Quanto

a*

beni e

cominciò a governare

Boma,

ricchezze del clero ne' primi secoli della

non sovranamente di fatto, certo moralmente e spiritualmente. La Cronaca di Milano de' 3o marzo i855,
^

Chiesa, l'autore ne tratta a lungo, ne di-

die' contezza dell'opera intitolata

:

Sw^li

onori e le prerogative temporali accordale alla Religione ed a! suoi Ministri, presso gli anticlii popoli^particolarmente sotto i primi imperatori cristiani; del
direttore del seminario di
s.

mostra vantaggi molteplici che ne trasse quali anche al presente si godono inforza appuntodelle sue benefiche istituzioni, che per la più parte sopravvissero in mezzo a'cambiamenti ui

la civiltà e la società,

niversali.

Discorre pure dell'immunità ec-

clesiastica e del diritto d'asilo,

come a que*
così an-

Sulpizìo in

tempi specialmente utilissimo, e

Parigi^ Milano i855. In tempi ne'quali nuovamente s'agitano le grandi questioni
de'beni tecnporali della Chiesa, che
si

cora del potere giudiziario de' vescovi in materia temporale; osservando, che seb-

pre-

bene
casse

in appresso quest'ultimo potere re-

tenderebbe del tutto spogliarla
le è rimasto,

di

quanto

non

lievi

imbarazzi, fu però

utilis-

dopo
altri

tanti

enormi spoglia-

simo

in età ignoranti e

avverse

agli studi,

menti,

fra gli

argomenti, dice de*

e lo sarebbe tuttora se in fatto di
lità e di giustizia

mora-

germi

della dissoluzione
[

di Costantino

che molto prima minacciavano la totale

avesse l'Episcopato

un

volo precipuamente nelle leggi dello stato: ne tace dell'i nlluen^^a del clero nella

dissoluzioae del colossale

impero roma-

VES
civile

VES
di cui

109

amministrazione con utili scbiarinienti. Riepilogando 1' autore le cose esposte intorno al potere ecclesiastico, ter-

ro protestante. Consiste l'asseguamento precipuo di que'dignilari, iu 'vasti poderi

hanno l'amministrazione

e

godono

mina concludendo.
ta di questo potere

i.°

Chele fondamen-

parte de'frutti.Lepropinede'vescovali inglesi, determinate fin

furono poste da Co-

da'lempi feudali, so-

stantino! e da'suoi successori, in un'epoca considerabile per lo stato fiorente della civilizzazione dell' ai ti e delle scienze. 2.°

no

così grasse

che ove a'nostri dì ne go-

dessero tutte r entrate, parecchi di que*
\escovi avrebbero aria piuttosto di so-

Che accordando
re,

al

clero

si

gl'imperatori cristiani

grande potenon fecero che
onori e
le

prani che di semplici privati.
\olle
il

11

perchè

parlamento

di

Londra conoscer-

trasportare nella Chiesa

gli

pre-

ne

le

rendile, e trovatele al di là del ne-

tempo concedute a'miromani, come presso nislri sagri presso tutti gli antichi popoli. 3.° Che questa
rogative in ogni
i

cessario ad unagialissimo vivere, ne tra-

smise per legge del i836 al pubblico erario il superfluo, deterniinandoa'singoli
un' annua pensione.

condotta degl'imperatori cristiani era
tresì

al-

Kè credasi che

il

par-

conforme
all'

politica e

tichità per la

una saggia uso e alle massime dell'anstretta unione che deve esia'principii
d*

lamento

siasi

vescovi di

mostrato poco generoso. A. Worcester e di Salisbuiy fu1

rono destinati
a que' di

25, 000 franchi all'anno,
e di

stere tra

la
il

religione e lo slato. 4. °Da ulti-

mo, che

clero, lungi d'aver

ambito que-

a quello di Cantorbery S^S^ooo.
i

sto potere,

non

l'esercitava

che con rincre-

scimento, e
sotto
gì'
i

fra' vescovi soprattutto, quelli

che ne usarono con maggior splendore
imperatori
cristiani,

Londra 2 5o,ooo, ed Anche vescovati di minor rilievo furono abbondantemente provveduti: come p. e. di loS.ooo venne dotato quello di sau-

York

precisa-

mente
l'

più in salvo dal rimprovero del-

della

ambizione e della cupidigia. Ke' libri Camera apostolica e del Sagro Collegio (P\) sono registrate le Tasse de
scovali
le

Asaph, e colla stessa liberalità tutti gli Ridotto per tal guisa il salario dell'alto clero, non volle il governo inglese
t'

altri.

metterle

ilia ni

sopra

i

beni dell'episcosagra noa

pato anglicano, che
no. Cercossi
vescovati,

come cosa
di

henejìciì ecclesiastici(F.), e quelle de've-

pativano d'esser tocchi da veruu profa-

vado riferendo

negli articoli de*

adunque

non

islaccare da*

vescovati medesimi colle proposizioni concistoriali, colle quali

ma

conservar loro scrupolosacarico di

pure riporlo

la cifra

mente per
sciando

inlero le antiche dotazioni, lail

della rendila della mensa.

poche

eccezioni, sono in

Tranne quasi generale medioassai,

a' vescovi

ammini-

strarle, coir obbligo
essi

cri, e in

buon numero scarse
le

la

però di trasmettere medesimi ad uu comitato ecclesiastile-

Tece narrai altrove

pingui mensedel-

co perciò eletto, l'eccesso della tassa
gale. Colla qùal provvidenza volle

l'episcopato anglicano ammogliato,e qui

mo-

aggiungo quanto
tolicay serie 2.%

riferisce la Cirilla
l.

Catric-

strare

il

parlamento che, mentre poneal lusso di que'si-

2, p.

576,

sulle

va un qualche argine
gnori, rispettava

chezze de* vescovi anglicani, per confutare le calunnie contro le pretese ricchezze dell'Episcopato cattolico e del clero,
di quelli poi

pur

la

chiesa nazionale,

e altamente

si

confidava nella scrupolo-

sa integrità de' suoi pastori. In vece l'E-

che

si

mostrano ammiraco-

tori de* protestanti inglesi e de' loro

stumi. L' episcopato della chiesa angli-

cana è riccamente dotato; ne
sa riguarda punto
gli alti

la

legge

piscopato cattolico dell' Inghdterra, Irlanda e Scozia, pel quale furono dotavescovati, vede godersi le rendite dalti l'episcopato eterodosso, menlreesso è poi

dell'abnegazione e della povertà religio-

vero e per lo più vive delle pie oblazioni de* cattolici.

baroni del

cle-

Ognuno

poi conosce qua-

no
le de'

VER
due episcopati adempie
il

V E R
suo miIl

nisfero,

come

n

sno luogo descrissi.

tolif della sede vacante^ de* vescovi di rito diverso in un vescovato. Ul'

cardinal

De Luca,// Fcscovo pratico ^iXoX'
mensa episcopale

tinti

esempi di disnienibrazioni.

taniente ragiona della

e sua amoiinishazione. Dice che l'entrale della
si

La

circoscrizione,

mensa sono

sue, e adempiti

i

pe-

unione de' vescovati che

dismembrazione e fa la s. Sede, ha
spirituale e

a cui é tenuto, resta a di lui

comodo

sempre riguardo

all' utilità

e beneQcio, ed a sua libera disposizione quanto ne avanza, mentre vive e sia in
islato di

vantaggio de'rispetlivi vescovati medesimi, principalmente a'diocesani per la loro vicinanza
a*

buona

salute;

ma essendo

infer-

propri pastori. Se
falla
la

il

ve-

molto più in istalo di moribondo, non ne ha disposizione alcuna, cosi dell'entrale di quell'anno già mature, e race
colte, e confuse col

mo

scovato a cui viene

dismem-

brazione è pieno, conviene ricercare il consenso del proprio vescovo; se è vacante,

suo patrimonio, co-

m'anche
sii,

«legli

anni passali, e degli acqui-

re e del capitolo.

occorre l'assenso del vicario capitolaNon mancano però e-

che colle robe ecclesiastiche abbia fatmentre in quelledeve avere per erede necessario la sua Chiesa, ovvero in suo
to,

serapi che le

dismembrazioni ed unioni
inauditis
,

sieno state effettuate da' Papi

Episcopio

,

et

yicariis capìtnlaribus
y

luogo,ov'è in vigore
stico^ la
sia

Spoglio ecclesiacamera apostolica, qualora non
lo

eorumque
prima
le

owei'O che udite contrarie rimostranze e la relacapilulis

munito dell'indulto apostolico
secondo
le

di tetutti

zione dello slato civile ecclesiastico de'vescovati, procedettero agli
pel
i

slare,
i

regole generali di

chierici beneficiati,

essendo

di particole

bene

spirituale de' popoli.

lare

ragione delia medesima Chiesa
1*

seguenti

nel

smembramenti Ne trovo Stimmarium, Trcjcn.,

Suppellettili sagre. Dichiara
«Ielle

entrale

Chiese patrimonio
i

di (^esii Cristo e

scn Camerinen., CatìwdraUtatispro Capi tulo Clero et Ci vitate Trejae. Ivi si
,

de'poveri, e che

vescovi

come operai
,

dice:

Non può validamente

oslare
la

all' e-

ne sono amministratori e distributori dovendone solamente prendere per se
sfesso l'ouesto sostentamento, acciò viva
dell'aliare al

rezione della cattedra di Trcja,

man-

canza del consenso del vescovo, giacché Bollarii di esempi ne* qtiali sono pieni
i

quale serve. Prelevalo
il

il

la s.

mantenimenlo proprio,
dare
alla

resto lo deve

Sede ha dismembrato le diocesi etiani Sede piena per erigere nuovi vetali

Chiesa e

a*

poveri, colle distinsì

scovati senza attendere

consensi, a

zioni che svolge per

delicato e grave
vi

argomenlojollrelealtre parti che

han-

no

relazione. Pviparlerò di questo argo-

mento
§.
l

nel §

VIU

dell'ai-licolo

Vescovo.

motivo di migliorare il governo de' po[)oli, e per lustro maggiore della s. Sede l^api: Giovanni medesima. Lo fecero XXII smembrando Macerala, dalle due
i

diocesi di

de vescovati j loro soppressioni. Governo
e unione

V. Dismemh razioni

e amministrazione
conferiti

eli

piii vescovati j

Fermo e Camerino, a' 320. Urbano V a' 3 36f) separando Monte Fiascone gnorea.LeoneXa'2 7giugnoi5i 5
vembre
I

i

7 no-

1

1

agosto

da Ba-

smem1

a giovani. I^escovati ritenuti vescovato non puh avere pili vescovi. Unioni diverse. Possesso separato. Del titolo de loro vescovi. Vantaggi della residenza episcopale. Del sinodo, dell'olio san-

da Papi. Un

brando Lanciano da Chieli ed a' 7 settembre i520 erigendo il vescovato di lìorgo s. Sepolcro, colla dismembrazione
;

della diocesi di Città di Castello. S. Pio
ili.*'

V

agosto 57
I

I

smembrando

dalla dio-

to,

della visita de' s. Liniiiia, dt'capi-

Fermo, Ripatransone che eresse invescovalo.SistoVa'i4"ovcDibrei5b6
cesi di

VER
cJisfaccando Monlalto dalla della diocesi
di

VER
proprie roani
ver
la
il

III
volle a-

nuovo

ve*scovo,

Fermo,

cjtiiiKli

a'26 dello stesso mese

gloria di riporlo
talora,

Sanseverino<lalla diocesi di Camerino, e
a'i

Avvenne

anco sulla sede. che nelle divisioni del
ob-

o tliceinbre togliendo Tolentino dalla
diocesi cameiinese.

territorio del vescovato, l'anlico nulla di»

medesima
\III
nel

Clemente

minuisse nelle rendite delia mensa
bligandosi
il
,

,

1601, die dismembrò nell'ere-

zione del vescovato di Città della Pieve,

palle della diocesi di Perugia; e per tacere di tanti altri. Pio VI nel 1786 di-

nuovo a fornirla coute si praticò quando da Camerino furono separate Fabriano e Maidica. vJon fecero così altri Papi, come Giovanni XXII, il
quale nel dividere
vide colla
in

smembrò da Camerino

,

Matelica antico

5, o più diocesi,
le

vescovato, e Fabriano eh* era tale fino

l'ampio vescovatodi Tolosa, tutte
quella di Tolosa.

prov-

da Benedetto XI 11, ma unito a quello di Camerino, aeque princìpalìlci\cov\ molli

ripartizione delle rendite di
Il

dotto can. Strocchi

altri

luoghi annessi, per cagione della

nella Serie de' Fescnvì faentini ossevvat

lontananza da Camerino e della vastità del vescovato di quest'ultima ; e Pio VII

che

ne* 3 primi secoli

della

Chiesa non
bastevole di

polendosi rinvenire
e

numero

disgiungendo da Camerino nel 1816 Treja ed assegnandone il vescovato in perpetua amministrazione all'arci vescovo canierinese.

sacerdoti a sostenere la dignità episcopale,

non essendo per anco
la

fissato

i

limiti

delle rispettive giurisdizioni, era bisogno
di

Tutte

le

dismembrazioni ed

mettere sotto

dipendenza d'un solo

unioni di vescovati ponno effettuarsi in Ufodi diversi: i.°con bolla apostolica per
la via della dateria, 2". per camera, 3." per via segreta, 4.° per breve come più

vescovo due o tre vescovati, conie si legge di s. Anatolone, il quale resse a un

tempo quello
scia ch'egli

di

Milano a

lui

assegnato

dall'apostolo S.Barnaba, e quello di Bre-

\olte praticò Pio
"*'nli
)

VI

nel

1786
la

pe' vesco-

avea fondalo;

la

qual con-

d'

Ungheria,

5." per concistoro nel-

alto stesso di provvedersi
fece

chiesa
i

,

co-

suetudine e disciplina ecclesiastica fu poi confermata nel 43 idal concilio generale

me

Pio VI

a'

28 settembre

nelle provviste degli arcivescovati

798 di O*

d'Efeso a richiesta de*vescovi d'Europa, poiché si statuì che Tanliche consuetudini

risiano e di Cagliari in Sardegna. Ne'pri-

avessero forza di legge. Per cui

si

tro-

mi

secoli della

Chiesa

,

quella d' Africa
se-

va, che a

un tempo un vescovo governò

era egregiamente regolata con spesse
di vescovili, e nel giro

più vescovati, senza che questi nulla perdessero della loro integrità, e solamente
fu praticato per provvedere alla vacan-

non mollo vasto

di

vati. S.

poche Provincie coniò sopra 5oo vescoAgostino che n' era uno de' più Lelli ornamenti, mosso da quella carità di cui ardeva per la salute delle anime conoscendo d' avere troppo vasto il suo
,

za di loro sedi; così

vengono

conciliate le

discrepanti opinioni, di quelli che preten-

vescovato d'Ippona, e di non poterlo governare con tutta la necessaria vigilanza,
s'indusse

spontaneamente a smembrarlo, ed a privarsi d'una parte di sua giurisdila

dono un vescovo esclusivamente pastore delTuno o dell' altro vescovato,© che vescovati fossero stati uniti. Sempre poi la Chiesa non tollerò che due vescovi governassero un vescovato, a meno che
i

zione, senza valutare
la

propria autorità e

la

diminuzione deldiminuzione rela-

tiva delle rendite.

Per cui dal vescovato

con autorità delegata di ausiliare o suffraganeo,altrimenti sarebbero stati unius corporis duo capita, unius sponsis diiae sponsae j per cui quando il prepotente

d'Ippona fu smembrato il castello di Possala o Fussala oFussulaje s. Agostino

Costanzo imperatore ordinò che

insie-

me

medesimo dopo averne cousagralo

colle

Papa s. Liberio reggesse la Chiesa romana s. Felice li, il popolo esclamò
a

:

112
scojms. Già era

VES
Epi-

VES
me
ne'surriferili casi.
Il

Vnii'i Deiia^ uniis Clirislus^ iinus

cardinal

De Lu-

ciò stalo

proibito dal

s. Damaso e s. Leone I. E Paciano, scrivendo a Semproniano disse: Jura canoinun, etfas sacerdotiì, non patiunlur^ ut eoclem tempore duo si ut Episcopi ejus-

concilio Niceno, e poi decretarono
I

,

Del governo e dell' amministrazione da farsi per un vescovo di due o pili vescovati j e dtllc diverse specie delle unioni j e come si dti un vescovo di piìi vescovati; ovvero alca ragiona nel cap. 87:

l'incontro se in

dem

Ecclesiae. Per

la

soppressione dei

no

pili vescovi e piìi capitoli e

un solo vescovato si diapiù chiti'

vescovati, e per la unione con altri, per cause canoniche, o ad istanza del sovrano
territoriale,
ci

se materiali colla qualità di cattedrali.

Le

regole generali portano, che in utja

vuole

il

consenso o alme-

chiesa cattedrale e metropolitana

non

no
Ioli

l'inlerpellazione de' vescovi e de'capi-

ponno

essere più vescovi o arcivescovi^ ne

cattedrali de'

medesimi

,

concorren-

dovi rautorilà apostolica per bolla o per
breve. Per ciascuna dellesoppressioni ed
unioni, conviene fare

alcuno può esser vescovo o prelato di più chiese cattedrali o metropolitane; e ciò
sere nell'istesso

uno

slato

preciso

de'vescovali da sopprimersi
delle
li.

o unirsi, e

giuste

cause

clie le

provino

uti-

La

qualilà delle cause

può determina-

re o alla semplice unione, facendo rimanere

ambedue

le

chiese concattedrali, o alla
sia più.

soppressione di una, quando non

compatibile

una città vescovile la residenza del vescovo. Rapporto al la chiesa che si unisce ad altra, o che si soppriuje accain

può un uomo estempo marito di più donne, uè una donna può esser moglie di più uomini essendo questo un uìatrimonio quale va regolato come il spirituale, matrimonio carnale. Sarebbe mostruosa cosa, che un corpo solo avesse due o più capi, o che due o più corpi avessero uà sol capo. Co>i implica, che uno sia vescovo di due o più chiese, e airincoutro che una chiesa abbia due o più vescovi. Queper
la

ragione, che rion

,

il

dono sempre

variazioni sostanziali nel ve,

ste

sono

le

massitne e

le

regole generali

scovato, nella chiesa
l'esercizio delia

nel capitolo, e nel-

in questa materia. Si
casi ne'quali ciò
si

danno però molli

giurisdizione.

La

chiesa

limila, poiché nascen-

colla soppressione perde la cattedralità,si

riduce a collegiata,

come

già notai, e

ri-

do questa contraddizione dalla legge positiva ecclesiastica, e non dalla divina;
quindi segue che l'autorità pontificia vi può dispensare e vi può indurre le limitazioni, le quali

mane

senza vicario generale. Cose tulle

allequali, a misura delle circostanze, con-

viene dare una certa fornia.
rio pertanto
il

E

necessale

consenso de' vescovi per
de'capiloli

mente anche
sta regola,

nell'Italia

sono diverse. Primierasi limitava que-

chiese

non vacanti, o
la
I*

per

le

vacanti, o almeno
ne.

loro inlerpellaziolo

cattedrali o metropolitane

perchè due e anco più chiese si concedevain

Dopo

esame, e
il

stabilimento di
Pontefice inter-

no ad una persona
ro in
lio di

Commenda,

ovve-

tutte le cose,

Sommo

A mmliastrazione.
Trento

Però dal conci-

pone la sua apostolica autorità per bolla o per breve, previo decreto della congregazione cardinalizia concistoriale, a cui
spelta l'esame,
scovatijCosì

in poi cessò tale pratica, la

quale può vedersi in altre parti ad arbitrio del Papa (siffdttecommeode non sem-

come

dell'erezione de'fe-

brano più

in uso).

Questa non

è limita-

de'lorosmembramenti, unioni e soppressioni. Senza le quali canoniche solennità non può aversi per autorizzata ed eseguila la soppressione ed unione de'vescovati, a meno the non avvenga per assoluto volere del Papa, co-

zione della regola, non imporla unione

alcuna di chiese, ne laconunenda imporla il vero matriuìonio spirituale; per la ragione, che quello al quale si concedono in commenda o in amministrazione,

nou è propriaiueule vescovo

sposo del-

V
le

ES

VES

ii3

chiese,

mn

tore, per cui

un semplice nmministranon si osservano le solenniè
i

fempornlibiis la maggior parte de*segiient', promossi a'vescovati in tenera età, s'intende ad istanza de' sovrani, e li ricavo

tà necessarie nella provvisla del vescovo,

vi si

ricercano
le

requisiti voluti

nelle

dalia Storia de Pontefici di Novaes. Pri-

persone
vescovi;

quali
le

si

devono eleggere per
si

ma mi
t.

piace ricordare, che

il

Sarnelli nel

onde

chiese giuridicamente

2. ci die'la lett.
i

i^: Qiial sia miglior
vecchi o ig'ovanial
i'e-

dicono tuttavia vacanti e vedovate sopra

partilo eleggere

un amministratore deputatovi
le

dal

Papa
qua-

scovndo. Riporta osservazioni prò etcontra. In favore de'vecchi, dice che

in luogo di queirauiministrazione, la

non peni

per altro durante

la

vacanza spettereb-

sa a beneficar la sua casa, la chiesa ed

che questo può applicare a se stesso frutti che avanzano dopo sopportati pesi, ed ha la giurisdizione episcopale , unione che dicesi impropria e si ha come fosse meramente provvisionale. Dirò io: Pare che ne sia eccezione, quando l'amministratoreè perpetuo; imperocché le amministrabe
al capitolo; colla differenza,
i i

beni di es^aJ non dovendonegodere a lungo; non pensa a mettersi in guai, doven-

do

forse

non

lardi uscirne; e

che

la

tena-

cita nella vecchiezza è

morbo. Quindi pro5S: Della di'

pende pe'giovani,
iNel
t.

se

esemplari e virtuosi,

6/scrisse

la lettera

zioni delle chiese cattedrali e abbaziali so-

no
per

di
le

due

sorte,
si

perpetue e temporanee,

g nità nell'età decrepita. Giovanni X nel 9^5 confermò l'elezione per l'arcivesco vato di Rf'inis^ ad Ugone figlio del cont( sovrano d'Aquitania e conte di Verman
doi<,il

quali

suole procedere per la dasi

quale non avea compili cinquean
scrisse il Baronio, che mostro che si vide nella Dio, non mai prima udito, né in
il

teria e pe'brevi;

propongono anche

in

ni di età, perciò

concistoro,n>assimeleperpetue, colla conf'ezionedel processo concistoriale.

questo fu
Chiesa
di

i.**

Se Tarn-

ministratore non è vescovo,
la giovanile £'tó(/'^.)

si

promove

a chiesa titolare in partihus. Talora per

dell'amministralo

mente conceputo. Narrai nel voi. LXXll, p. 65, che dopo avere l'antipapa Felice V rinunziato nel i449 l'anlipontifìcatOi
ed
il

re, gli fu

data l'amministrazione in teni-

vescovato di Ginevra, questo fu con»

poralibus tantum j e per la spirituale gli fu dato un coamminislratore, promosso
a chiesa vescovile m/Mr//^«5,
licossi nel

ferito al nipote Pietro di ni
,

Savoia d'8 an-

come pra-

ed ebbe a vicario generale Tarcive* scovo di Tarantasia. Nel i466 Paolo II
die'in

Luigi

di

1732 coll'infante di Spagna d. Borbone^ d'8 anni, per l'arcive-

commenda
di

l'arcivescovato di Liod'i
i

ne a Carlo

Bourbon

anni, per es-

scovato di Toledo^ e cardinale, a cui poi

Benedetto

XIV

nel

1741 accordò pu-

re l'altro di Siviglia, egli concesse quella in spiriucalibusy allorché fosse perve-

sangue di Francia, e 4 anni dopo legato d'Avignone, indi Cardi' naie (nel quale articolo riportai un bel ntunerodi giovani elevati a sì sublime disere del regio

nuto ad età legittima e si fosse con sagrato: dignità tutte che rinunziò per ammogliarsi, colla riserva di i5o,ooo scudi di
pensione sui due arcivescovati, concessagli

gnità; e nel voi.

LIV,

p.

iii, registrai

i

Papi

eletti in

giovanile età. Scrisse Gio.

Giorgio Estor,

De Cardinali

impiibere,

dallo stesso Benedetto

tolo di
to
l^e
i

XI V a ticommenda, non avendo ricevafu concessa an-

743). Fu biasimato Sisto IV, perchè permise che Alfonso, baZ>z^z?rz7;fl6;,Jenaei

stardodel re d'Aragona Giovanni ll,fanciullo di

sagri ordini. Simile amministrazio-

lemporalibus tantum

che per concistoro, particolarmente sotto Clemente XIII. Io credo cheegualmente

meno di 6 anni, possedesse in commenda perpetua l'arcivescovato di Saragozza; ecreòcardinale neh 477 Giovanni ò' Aragona figlio di Ferdmando F
re di Napoli, di i4 a«n<) che pretendono

abbiano avuta l'amministrazione in

r\

±.

A.

\^

-

ii4

VES
eli

VE
Salerno di
lo

S

alcuni già fallo arcivescovo

scovo Giovanni Moroni, successivamente cardinale; e di

9

anni, bensì nel

1478

dispensò

come

eguale età vescovo d'Anil

impubere a conseguire l'arcivescovalodi Taranlo. Di i4 anni, Sisto IV fece vescovo di
se
il

goulcme

Filiberto Naldì, eh* ebbe poi
1

cardinalato. Paolo III nel

544 f^ce
1

il

ni-

Monlauban Giorgio

d'

Amhoi'

pote R.anuccio Farnese di
la

5 anni

arci»

seniore, principe francese, e poscia

vescovo diNapoli,e nel seguente l'ornò colporpora; e
di
1

cardinale. Nel

1487 Innocenzo Vili no-

3 anni arcivescovo di

minò

all'arcivescovato di Strigonia Ipanni, e di i5

ReimsCarlode'duchidiLorcAzrt, poi cardinale: di 2
I

polito à* Este de' duchi di Ferrara, nel-

promosse

al

vescovatodiTroyes
III

ebbe la porpora cardinalizia. Alessandro VI neli5oi dichiarò vescovo di s. Pons fle Tomiers e
l'età di

9

Luigi de'duchi di Lorena, anch'esso cardinale.

Di 16 anni. Paolo
zio,

dichiaròcoa-

diulore all'arcivescovato di Resancon del

nel

seguente arcivescovo di Narbona
di Cler moni
d'i

,

proprio

Claudio de

la

Baunie,
1

in se-

Francesco Guglielmo
ni

22
a"*

guilo cardinale. Giulio III di

5 anni node^

anni, indi cardinale; e neli5o2 di

4

minò vescovodi Ferrara Luigi d'^^/e
lo di

nominò coadiutore

al

vescovato di

duchi di Ferrara, poscia cardinale. Car-

Metz, colla condizionedi nonaverneramministrazione prima di 20, Giovanni di Lorena, figlio del duca Renato li, e poi cardinale e provvisto dii4 vescovati e 5 badie. Di più Alessandro VI, diiB anni fece arcivescovo di TolosaGiovannid'Orleans, poscia cardinale; non che nominò arcivescovo d'Alby Lodovico cVJmboise di 18 anni dipoi cardinale. Di tale età Giulio 11 fece vescovo di Laon Lodovico di Borbone de'reali di Francia, in seguito cardinale ; e prima che avesse 20
,

Borbone

il

giuniore di

20 anni ebdi

be

la

condiutoria all'arcivescovato
poi cardinale.

Rouen,

Con sua

dispensa,

Gregorio XIII fece vescovo di Ratisbona Filippo de'duchi di jSrti^zer^, ancor banibino, e di 20 anni divenne cardinale. Nel

J

a

sa

16 14 Paolo V creò arcivescovo di ToloLodovico Nogaret di 20 anni, e più lardi anche cardinale, dignità che poi rintinziò per
la milizia,

non essendo
fece

m

.s^tìt-

gm.

Benedetto

XIV

amministrato-

re di Frisinga
viera, the

anni conferì

il

vescovato

di

Barcellona

Giovanui Teodoro di BaClemente XI di 16 anni avea
colla

ad Enrico

Cardona^ annoverato più Avente l'età di 18 anni, nel i5i6 innalzò Leone X all'arcivescovato di Cambray Guglielmo de
di

fatto vescovo di Ratisbona; poscia

lardi al sagro collegio.

ritenzione de'

due
il

vescovati, gli conferì

quello di Liegi e

cardinalato. Pio

VII

neliBoS dichiarò coadiutore

dell'arcive-

Crofy e nel seguente cardinale; e di i5 anni fece vescovo della propria patria

scovo d'Olmiltz, Rodolfo Ranieri di 18
anni, fratello dell'imperalore Francesco
e poi lo creò cardinale. Lessi in
I,

Mantova Ercole Gonzaga

de' duchi

di

un mss.

Mantova, elevato quindi al cardinalato. Di più Leone X fece vescovo amministra loie di Monte Fiascone e Cornelo Ranuccio Farnese di 9 anni, che nel i534 dal parente Paolo IH fu abilitalo a rinunziare e prender moglie, non essendo stalo consagrato. Questo bastardo sposò Virginia Gambara e non ebbe figli, verificandosi in lui,
il

si

importante su questo argomento. « ^'o^ trova esempio che ad un vescovo residenziale sia slata conceduta la ritenzione
di altra chiesa residenziale in titolo

ad

certuni tempus, ovvero

sempre bensì in adininisLralionein. Che un vescovo abbia rilenuto due chiese in tilolo,
i^//^/;/,

ad

accadde nelle sole chiese occupale dagl'iufedeli, le quali

come

in altri suoi pari,
e.

detto della Sapienza,

3;

Spuria

vi-

un vescovo
patriarcale,
versi

si conferiscono talvolta ad residenziale " anco di titolo

inlamìna non cìahunt radices alias. Nel 1529 Clemente VII di 20 anni creò ve-

come

a

suo luogo riportai
il

di-

esempi, qui ricordando

vescova-

:SV̻f^VVi;^!'

VEK
io
(li

VES
il

ii5

Pnvin^ a cui

fu unito
il

titolo arci-

zione,

t.

4> p.

168: Brevi tempore Medio-

^cos\\e<\'

A niasia^ ed

vescovato di

Mal-

lanensis Ecclesiae Archiepiscopus fait^

tn

,

a cui fu unito l'arcivescovato di JÌO'

cani deinceps

Summus Ecclesiae

Ponti-

di. Molti poi sono gli

esempi de'Papi che
il

ritennero almeno per un tempo
nella descrizione di essi, ed

loro

fcx adletus per dìgnos^fidosque adnii' nistros ad mortem usqiie sanctissime rexit.

anteriore vescovato, come può riscontrarsi

le

anche nelloro biografie. Imperocché se il nuovo

rio

Il cardinal Conti vescovo suburbicad'Ostia e /^e/Zc^^r/, divenuto Papa nel

Papa era già vescovo di vescovato deler* minato^ non perciò è assolutamente co*
strettoa dimetterlo, cosi dell'abbazia /zfJliiis. Conservò infatti il vescovato di Barnhcrga nel 1046 Clemente If, nella cui

1 254 col nome d' Alessandro IV, ritenne vescovati sino alla morte, e così li governò 32 anni. Dopoché Clemente V stabilì la residenza in Avignone, Giovanni
i

XXII che
vescovo di
vi stabilì

gli

successe nel

1

3

1

tal città, e dipoi nel
il

6 era stato i3i8 ri-

cattedrale fu poi trasferito

il

suo corpo,
il

servò per sé

vescovato d' Avignone, e

benché morto presso Pesaro,
f»lio

che mep.i 65.

un

vicario generale per gover-

dichiarai nel voi.
di

LXXXVI,
s.

Quello
si

Toni nel 1 049
il

Leone IXy ded' Ei-

narlo in suo nome, né volle altro vescovo finché visse. Eletto Clemente Vlaeì
i3/\.2 in

stuiando bensì
recòa visitare
chstett nel

futuro successore, e poi
vescovato. Quello
di

Avignone, vacato

il

vescovato

il

io55 littore IL Quello

Fi-

renze nel I o58 Nicolò II^ e poi fu sepolto nel duomo di tal città. Quello di F^uc-

1348, lo riservò per sé e lo fece governare da'suoi vicari sino alla sua morte. Gli successe neh 352 Innocenzo VI,
nel

ed anch'esso ritenne

il

vescovato d' Avi-

1061 Alessandro II ^ che visitò nel suo pontificato e lasciò dopo o anni. Dice il Novaes: Si vuole che Urbano II deh 088 fosse stato arcivescovo di Mila-

ca

nel

gnone
ce
il

,

e in tutto

il

pontificalo lo fece
vicari generali.

i

amministrare da'suoi
simile

Urbano F" eletto

nel

Fei362.

Questi Papi avignonesi non erano prima
del pontificato vescovi d' Avignone,

no^ per cui

si

crede che ritenesse quell'ar-

ma
che

civescovato, perchè lasciò scritto l'Ughelli:

per dimorarvi, oltre

il

vescovato di Ro-

Ecclesiam Mediolanenseni eliani in

ma

assunsero quello

d'

Avignone,

il

Ponlificatii rexisse perhibetar, Tuttavolta ne'

però non fecero Clemente V, Benedetto

due

articoli

non credei

ciò ripete*

XI le Gregorio XI. E
te

l'antipapa Clemen-

re, e nulla

trovo d'affermativo nel eh. ab.

VII fermando

la

sua dimora in Avi-

Cappelletti,
il

Le Chiese d* Ilalia.T emo che
t.

gnone

Novaes, che ne parla nel

2, p.

56,

delle Dissertazioni d' introduzione alle
vite de'

nel 1379 ^^ assunse il vescovato, che però cede ad altri nel 1 390. Per analogia aggiungerò che l'antipapa i^e //ce

V
vi

Sommi Pontefici, benché citi

r/;<'Z-

talvolta fece residenza in Ginevra, à\ cui riparlai meglio nel voi.

//<7.?^cr<7,t.55p.i65,dellai.* edizione prò-

LXXII,
1

p.

59,

l)fìl)ilmente,abbia equivocalo con

Urbano
iSVo-

avea
il

la dateria,

e nel

1

444

ritenne per sé

HI Crivelli
/•/<?

milanese, che nella sua

vescovato. Divenuto Papa nel

534 P^o*

nondimeno
I

l'avea dello arcivescovo di

xMilanOjChiesache seguitò a ritenere quan<lo nel

qualche tempo ritenne i'amministrazioned'Ostiae Velletri.Neh555
lo III, per

notare che
se di nelle

fu creato Papa, non senza Papebrochio dubitò che fosstalo arcivescovo di sua patria; quin1

85
il

Dissertazioni nulla ne disse,

il

Papa Marcello II, ritenne il veMorto dopo 22 giorni di pontificato, Paolo //^ che gli successe, ritenne V arcivescovato di Napoli
creato

scovato di Gubbio.

cardinal Crivelli fu realmente pastore di

di cui era pastore, finché nel
in

1

55'j lo die'

Milano, e divenuto Papa ritenne l'arcivescovato, leggendosi oell'Ughelli, 2.^ edi*

amministrazione

al

pronipote cardifu eletto Papa,es-

nal Garafa.

Ma quando

ii6

VES
che
il

VES
un podere della dominante, perdendo an-

sendo slato piegalo dal clero e dalla città dì sostituirgli altro arcivescovo , avea

nome

e l'essenza, ossia la qualità di
territorio,
il

non iuicarej misere adirne eorum Archìcpiscopum. Nos qui adhuc singulari amore patriain, ac Ecelesìam Sponsam^ nos UH in poster wn
risposto: Ecclesiani illam

cattedrale,

onde quel

quale

per l'innanzi costituita un vescovato o
diocesi
cesi, la

da

se,

diventa parte dell'altra diosola, così ac-

quale però si dice una

eodeni ajfecliim praeerinius. Nel 1724 fatto Papa Benedetto JC/// ritenne 1* arcivescovato di Benevento, di cui fece suo
coadiutore
il

cresciuta di confini e di popolo.
so della 2.' specie, parimente
si

E

nel ca-

dislingue

cardinal Coscia, e Io visitò
ritenne l'arcivescovalo

e si confonde la primiera natura d'ambedue, e di esse se ne forma un nuovo composto,
rio,
il

due
to

volle nel pontificalo. Eletto ^e/^et7e^

quale costituisce

\\x\

solo territo-

XIV nel 1740

ovvero un solo vescovato, una sola
ed una sola chiesa formale. Però

di sua patria

Bologna^ e solamente /^o^f
lui

diocesi,
si

annos xiv
il

dimisit, per farne arcivescovo

verifica

solamente

la

limitazione nella

cardinal Malvezzi, prima di
il

aven-

3.' specie dell'unione
ter, per la

acque principalile

dolo governato per
selli

suosuffragaueoScar-

quale ciascun vescovato e chieil

arcivescovo di Menico in partibus o
1

sa ritiene

suo stato antico, e tutte

sue

Menilo^ a cui successe nel 743 Lattanzio Filippo Sega bolognese, vescovo d'Amaiuniain parlibuSf per esercitarvi le sagre funzioni. Finalmente Pio /^/ritenne il
vescovato d* Imola sino
al

[)rerogative, senza che

una abbia soggeall'al-

zione o rispettivamente superiorità
tra,

1816: come

sebbene Papa fece un dono col nome di vescovo d'Imola, e come poi con esso
viaggiò, lodissi ne'vol.XCIII, p.
p. 154.
vali per
cio.
i

veramente due separale, appoggiale al governo ealTamministrazione d'un solo, il quale col matrimonio spirituale sia il vero vescovo e sposo d'ambedue, benché a rispetto di
se fossero

ma come

i,

LUI,
al

esso vescovo

si

stimino per una, sicché
gli

Ma

si

ritorni al

De Luca, ed
di

abbia un solo vicario generale e un solo
tribunale, restando tuttavia per
effetti

governo e amministrazione
Oltre
la

più vesco»
pontifi-

altri

un vescovo^ con indulto

due diverse
i

e totalmente separate.

discorsa limitazione, l'altra

Molto rara però,
è la pratica della

e forse nell' Italia
."

niuna

ènei caso della vera e giuridica unione de' vescovati, mediante la quale si dà il caso che una persona sia vescovo e prelato di più chiese cattedrali o metropoli-

e delia 1.^ specie d'u-

nione perpetua delle chiese cattedrali o

metropolitane (cioè
1

al

tempo

dell'autore

675), essendo frequente nelle parrocchie
il

tane, e per conseguenza di più diocesi e
Provincie; e questa suole essere di 3 specie,

e nell'altre chiese inferiori; cooje dall'uso

è anche adlitto tolto
in

dare

le cattedrali

una cioè soggettiva, l'altra sociativa ovvero unitiva, come per un' incorporazione, e la 3.^ che
liter.
si

commenda,
casi.

e solo in amministrazione

per pochi
3." specie

Per altro frequente è

la

dice aeqite principa-

d'unione aeque pruicipaliter,

rifica

due prime specie non si vesia un vescovo di due chieso, ovvero di due diocesi, mentre in effetto è una chiesa sola, per la ragione che
Nelle
il

e lasciando di discorrere dell'altre specie

caso che

suddette, e restringendosi a quest'ultima,

entra la distinzione fra

il

caso e

il

tempo

che

la

sede episcopale

sia

piena del vesco-

nella

i

.'

specie dell'unione soggettiva, cioè
si

vo, e l'altro che sia vacante per

morte na-

che una chiesa accessoriamente
e
si

unisca

turale e civile, o per altro impedimento,

faccia soggetta dell'altra, questa
la

do-

minante è quella

cattedrale, e l'altra

quale resta 1' unica si sopprime ed eslin-

onde sia luogo alla giurisdizione e all'amministrazione del capitolo, ^el i.°caso,
benché
tra esse chiese e diocesi continui

gue; sicché diventa un

membro ovvero

lultavia la diversità,

come

se

veramente

VES
e di fatto fossero separale e ciascuna avesse il suo proprio vescovo, senza che
cell.

VES

117

quanto ifìse^nbWGonzùleZiRegul.SCanGlos. 5, § 7, o. 29, sulla comune pratica de' vescovi di vescovati uniti, i
gli atti s'intitolano

una riconosca soggezione alcuna all'altra;
a
tal

segno che

si

dia la pratica che siano

quali in lutti

dell'uno
il

di diversa natura, cioè

che una

sia sog-

e dell'altro, anteponendo sempre
di

nome

getta al metropolitano, e l'altra sia esente e

immediatamente soggetta

alla

s.

Se-

quel vescovato, a cui appartiene l'affare che tratta. Tertio moclofu unìo dua-

de; ovvero che una sia d'una provincia e soggetta ad un metropolitano, e 1' altra

rum

dioecesitnif vel ecclesiarum

quoad

caputa et gubcrnalorem, ut utraque re-

ad un

altro,

con altre somiglianti

dif-

ferenze.

Nondimeno per quello che

spet-

ta al vescovo e al suo rispetto, ambe si stimano per una sola circa le cose personali e individue, come per esempio sono:
la

maneat in siiis propriis bonis^ ac juribus dislinctisy et separatis, utprius^ sed habeat unum dumtaxat episcopuni etreclorentf et quaelibet retineat suaprivile-

residenza,
il

il

vicario generale,
l'olio

il

tribu-

nale,
d'i

consagrare
,

santo nel giove*

santo, e simili
delle

poiché risiedendo io

una
un

due

diocesi e facendo in essa le

funzioni pontificali,
solo vicario e

come anche lenendo

giayjurajac statata glos. et scribentes in cap. et lemporis^ cap. praecipimus 16, q.ifUtacciditin Episcopatu Fiterbiense et Tuscanense^ quia licei sint duae dioeceses, unus tamen episcopus est, et cum episcopus rescribit super concernentibusjurisdictionemetadnìinistrationeni Episcopatus Viterbien. se nominai

un

solo tribunale appres-

so di sé, soddisfa all'obbligo suo.

Va

ec-

cettuato l'atto del possesso che

si

prende

Episcopum Viterbiensem,

et

Tuscaneu-

dal nuovo vescovo, perchè deve prenderlo in tutte

edue le cattedralijovvero quanonde
alle volte
si

sem, si vero super concernentibus Episcopatus Tuscanensis,se z«^c'r/Z>/f Episcopus
et Viterbiensis, seniper anteponendo nomen illius dioecesisy inqua consistit reSf de qua agitur. Mi piace pure di rammentare, che si suole ancora pra-

do

la

cattedrale sia diruta o impedita, ne'
soliti;

Tuscaoensis

luoghi

il

caso,

che avendo il vescovo preso il possesso in una, continui nell'altra il vicario capitolare, come se fosse ancora la sede vacante. Di gran vantaggio però ad una di esse sopra l'altra riesce la residenza del ve-

ticare, nell'unione de' vescovati, di con-

cedere
quello

il

1° luogo nella nomenclatura a
quale è di più antica erezione.
la circo-

il

scovo per molti rispetti; primieramente per la maggiore onoriQcenza; secondaria-

Così fece Pio VII nel 18 18 per
Sicilie, di

scrizione delle diocesi del regno delle

due
I).

mente perchè sebbene
chiese
cos'i

il

vescovo di due

concerto coire Ferdinando
la

unite

me

o titolo

deve intitolare col nod'ambedue colla precedenza
si

Terzo per

maggior comodità de'diocegiudiziali e

sani in occasione de'negozi
slragiudiziali.

della più antica;

ovvero usando
le

la pre-

Quarto perla maggior con-

cedenza secondo

la

qualità de'negozi, cioè
spedizioni spet-

solazione del popolo nelle funzioni episcopali.
ta la

che quando
tanti

si

fucciano

ad una chiesa o vescovato, dia a quella la precedenze!, o che con essa solamente s'intitoli, secondochè porti la consuetudine alla quale in questa materia

Quinto pe'vantaggi molticheporcontinua presenza del vescovo e del
la comodità delannua dell'olio santo. Set-

suo tribunale. Sesto per
la

distribuzione
l'altra

timo per

comodità nella celebra-

molto

si

deferisce
il

;

nondimeno
l'uso

di fatto e

zione del sinodo,

quando
si

la

consuetudi-

appresso

mondo, e per

comune

ne non porti che questi
l'altra

facciano distia-

di parlare s'intitola con quella sola nella

taraente in ciascuna diocesi. Ottavo per

quale per lo più risiede (arroge che, oltre
il

comodità del seminario, attesoché
diocesi potrà

già detto nel §

I,

io

qui riproduca

quando ciascuna

comoda*

n8

VES
dere
il

VES
cune chiese, che per la povertà non vi siano canonici, non perciò potrà pretencapitolo dall'altra di far questa
figura,

mente avere Ìl seminario proprio, in tal caso non potrà il vescovo pretendere di
volerne erigere un solo nel luogo della sua residenza ; ma quando ciò non sia praticabile, sicché per tutte e due con-

ma la giurisdizione si

consolidane!

solo vescovo,

venga d'erigerne uno

solo,

per ordinario

ciò suole seguire nel luogo della solita

quando l'antica e la legittima consuetudine non disponga diversamente. Kell'altro tempo dellasede vacante,

residenza, con molti altri vantaggi simili,

ovvero impedita, sicché subentri

la

giu-

che porti

il

caso, ovvero l'uso. JNel pro-

risdizione e l'amministrazione del capitolo,

posito dell'intitolazione, dice lo stesso

De

ha luogo

la totale

separazione e di-

Luca, a suo tempo
dosi
il

si

dubitò circa T ac-

versità, per cui ciascun capitolo
il

deputa
gli al-

cettazione dell'alternativa, se intitolan*

suo vicario e
per

il

suo economo, e

vescovo col solò

nome d'un
il

vesco»

tri ufEziali
si
,

la

propria chiesa e diocesi

vate quello s'intende accettato per

amle

perchè solamente

il

caso della

bedue; però
regole

si

tolse poi

dubbio per

loro unione
il

quando
l'

si

abbia da eleggere

scrisse doversi

moderne della cancelleria, che preesprimere ambedue, e che
il

vescovo, perchè
all'
si

elezione egualmente
altro fuori d' Italia,

spetta

uno

e

all'

altrimenti s'intenda per quello solo,

cioè ove

conserva tale disciplina. Quan-

quale

sia espresso.

£ quanto al
ma

sinodo, fu

do
ri

da'capitoli,

o da uno di

essi si

trascu-

anche dubitato
lo per le
gli

se

celebrandosene uno sodistinguendosi

l'elezione del vicario
alle volte
,

due

diocesi,

lamente,

il

o che proceda macaso porla in quela

esaminatori sinodali, ponno quelli d'udiocesi intervenire nel concorso delle

ste diocesi unite

che

devoluzione

si

na

faccia a diversi superiori, cioè che

una

se-

parrocchie dell'altra, e venne deciso di
«o, conforme
si

ha nell'opere

legali, nelle

annotazionial concilio e nel titolo de'parrechi. Circa la distribuzione dell'olio santo,
si

gua al metropolitano, e l'altra al vescovo vicino perchè sia chiesa esente, oppure a due diversi metropolitani se sono
in diverse proviacie.

E

se

si

dasse l'ac-

dubitò, se

i

parrochi, anche quelli
nella quale

cennalo caso che
fosse
la
il

in

una

di esse

non

vi

della città dell'altra diocesi, siano tenuti

capitolo attuale subentrerà subito

andare a quella cattedrale
sia seguita
il

,

la

consagrazione, ovvero che

la dell'altro

podestà del metropolitano, e non quelcapitolo, quando però l'anconsuetudine, in vigore
il

sia tenuto mandarne una par» competente all' altra, e indi debbano prenderlo parrochi della propria diocesi, e venne deciso che si debba attendere al solito conforme nell'opere del miscel-

vescovo

tica e legittima

te

della quale

si

possa allegare

privilegio

i

aposlolico,non disponga allrimente.Quanto poi all'altro

chiesa e in

laneo ecclesiastico. La

visita de'sagri Li'

punto opposto, se in una una diocesi si ponno dare due vescovi, ancorché la regola sia negativa,

mina
bo
i

si

fa

nel

medesimo tempo per am-

vescovati, colla relazione però dello

per l'accennata ragione della mostruosità di dare due capi in un corpo, ovvero
dell'inconveniente di dare due mariti ad

stalo distinto dell'uno e dell'altro; e tut-

to quello che riguarda

la

partecipazione

del capitolo cattedrale nella giurisdizio-

una donna; nondimeno ciò si limita, quando così richiedesse la ragione della diverperché ncli'istessa diocesi il popolo vivesse parte col rito latino, e pai le col greco (o altro, come in CostantinopO'
sità de' riti,
li,

ne e amministrazione della chiesa,

si

a-

datta a'capitoli di ciascuna, come se fossero veramente due vescovi e due vesco-

onde quando il caso porli che in uno non vi sia il capitolo attuale, conforme la pratica alle volle insegna in alvati;

di essi

fra le cillà in cui
rili,

ed in Lcopoli, che vi è pure l'armeno sono cattolici di diverbi
:

certamente va ricordata Ccrusalcm-

VES
wi<'jivioranuovameiile,coraedissì,iisiecle
il

VES
acciò la cattedra vescovile
sorbita tra le sue ceneri
il
,

119
non restasse asfu

patriarca latino,
{\q*

vi

soleva dimorare

unita alla
il

patriarca

Melchìiiy e vi è

un

arci ve*

chiesa di Napoli da
re che n'era vescovo;

s.

Atanasio

senio-

SCOTO Siro del patriarcato antiocheno), mentre in tal caso non implica che vi
siano due vescovi di diversi
riti,
si

ne non fu

ma poiché tal unioaeque principalis, ma subj'e»
sede vescovile di Miseno pertitolo,
il

poiché
fingono
spiri'

cZiVrt,cosi la

in questo caso inteileltuainiente

de l'antico suo

suo pregio e

la

due diverse spose
tuale,
le

di diverse qualità, cia-

sua dignità, restando estinta e soppressa
interamente. Talvolta alcuni vescovati
soppressi, uniti ad altri, quindi furono disgiunti, e

scuna delle quali abbiali suo sposo

ovvero che l'unica persona forma"

e intellettuale del vescovo sia rappre-

nuovamente

ripristinati,

ven-

sentata da

due persone

materiali, che pel'

nero

al

uiedesimo riuniti,
(P^.)

ma aeque prinnel

la diversità de'rispelti toglie
la

impli-

cìpaliter,

come da ultimo

i852 avdiocesi

canza,

quale propriamente cade quau*
capi.

venne a P'^enafro
le altra
si

con Isernia.Tat'

do due fossero vescovi e

La plurala

dismembrò da una
si

lità delle chiese cattedrali

materiali non

territorio,

eresse in vescovato, e quindi

porta contraddizione, poiché sebbene

chiesa cattedrale è unica, rappresentan-

lo

do una
pitolo.
le,

sola persona iutellelluale,

deve
il

venne unito, aeque principaliter^ a quelmedesimo da cui era stalo distaccato, 853 con r'ail che di recente seguì nel
1

essere quindi

uno

il

vescovo e uno

ca-

slo (F.), già parte dell' arcivescovato di

Ciò s'intende della chiesa formache può essere rappresentata da due o tre o più chiese materiali, le quali concorrono egualmente a formarla. » Conforme un'opinione vuole, che le 4 l^asiliche patriarcali (propriamente sono cinque, con comprenderci la suburbana di
s.

Chied, e da esso diviso.
scovato di Troia {F,)
vescovati separati,
gia, e
si

Neh 855

del ve-

formarono due cioè di Troiae di Fog-

niente

perchè quest' ultimo fosse convevi fu unita l' abbazia di s. Marco

di Larais, già nullius

dalla metropoli di

dismembrandola Manfredonia.
^

Lorenzo), egualmente concorranoa
la

for-

mare
di
lica
le

chiesa cattedrale o patriarcale
(tale é

Roma

veramente

la

protobasi-

Lateranense, madre e capo di tutte

§ V. Della provvista de'vescovati. Elezione e nomine de'vescovi. Privilegio di nominare ad alcuni capitoli. lavestiture ecclesiastiche.

Chiese), contraddistinta dalla Chiesa

universale, dandosi tra esse la preceden-

lezione de' vescovi.

Nomine

Canoni sulf eregie a ve-

za, secondo l'ordine dell'antichità,

onde
delia

quantunque

in

ciascuna sia

il

6uo capi-

scovati e abbazie ^ concesse a' sovrani dà'Papii in virtù di Concordati. Gli Apostoli dietro l'autorità data loro

tolo colla diversità dell' entrale e

mensa, ed anche degli
di servire;

statuti e del

modo
di-

nondimeno formalmente si
così distribuito

da Gesù Cristo elessero
sti

i

vescovi,

ma quési

ce

un capitolo solo

per

cessati di vivere, tutta l'autorità

riu-

l'attualità del servizio senza la divisione

nì nel

Sommo

Pontefice,

come

successo-

del suo corpo intellettuale, conforme nell'una e nell'altra opera (dello stesso

re di

s.

Pietro e vicario immediato di Cri-

De

sto, a cui fu

data

la

Luca) più distintamente si discorre". Il Rodotà, Dell'origine del rito greco inlta' /iV7, parlando della rovina della città vescovile di Miseno, non molto distante da
Napoli,operata dalfurorede'saraceni nel-

universale. In seguito

podestà sulla Chiesa pel bene e i Papi

aumento della cattolica religione, secondo le circostanze, accordarono o permisero tacitamente l'autorità di eleggere i vescovi

ad alcune persone, ed anche
il

al cle-

rSGo, eoa uguagliarla

al suolo, dice

che

ro e al popolo,

quale conosce

le

qualità

I20
di quelli

^

^VES
ì

V E
vescovati,

S
nel

che devono preporsi a pastori, uia dovea farsi con molti riguardi siccolue capace d'essere incoslaiile e corrotto
dall'ioteresse,

come per Genova

volume
per

XXVlll,p. 337, insieme

al {)raticato

onde poi
clero,

gli

fu tolta ogni
gli

ingerenza sulle elezioni, e per
sorti

abusi in-

anche al

meno

diversi priviletratta nel cap.
i

V Intronizzazione e. Possesso) j senì^ie però colla conferma ecolTapprovazione della vSede apostolica, con i' autorità della quale ne seguisse quindi la consagrazione dell'eletto confermato. Anco quest'ul-

giati capitoli. Il

De Luca
,

6

:

A chi spetti provvedere
prelature
i'

vescovati e

timo

modo andò

in disuso,

tranne alcu-

le altre

ed

in die

modo

ciò

ni vescovati e arcivescovati di

Germania
la vali-

segue. Secondo

opinione più ricevuta,
persecuzioni de' gen-

e della Svizzera, spettando alla congrega-

ne'tempi della primitiva Chiesa, e finché

zione concistoriale
dità di
tali

il

riconoscere

soggiacque sotto
tili

le

elezioni o postulazioni (voca-

(come

inlese

tale

vocabolo

il

Maf270),

fei, lo

riportai nel
a' cristiani
i

voi.

XCIV,

p.

bolocomunementeusatoderivanle dal Ialino postulaiio, domandare, richiedere;

onde

lebrare

divini

uffici

conveniva vivere e ceoccultamente; lì
s.

come poitulator

si

dice colui che
si

doman-

da, e principalmente

applica a quello

vescovi furono deputati da

Pietro, ov-

vero secondo un'allra opinione, colla sua
autorità dagli Apostoli e da'primi discepoli
di Cristo;

ovvero secondo divers'alne ottennero

tra opinione, questi ultimi

dalla bocca di Cristo la facoltà personale; e così
s.

che avanti la s. Sede introduce la causa d'un Servo di Dio^ per la sua Beatificazione o Canonizzazione, e quindi ne postula e supplica il progredimento e il compimento, facendo per lui la postulazione solenne al Papa un avvocalo concistoriale.

successivamente da'successori di
1'

Alcuni ordini

religiosi

hanno

in

Roma
si

Pietro nella Chiesa romana, e nel Viautorità del
in

un

qualificato idoneo religioso, postula-

carialo di Cristo; ossia con

to re delle

cause de' Santi dell'ordine:

Papa

da' patriarchi.

Ma avendo
la

pro1
il

gresso di tempo,

dopo Costantino
resi
i

può vedere il Chiapponi, Acta Canonizationis Sanctorumj Postulatoris òausae Beatìficationis et Canonizationis, p. 335; Postulatoruni Convenius, p. 8), in
1

Maglio^
quillila,

la

Chiesa acquistalo

sua tranpopoli
i

ed essendosi peiciò

lutti fedeli, e moltiplicatisi
rici, colla

anche

chie-

occasione di chiedersene

la

conferma e

distribuzione de'benefizi e delle
i

l'approvazione aposlolica,come totalmente necessaria. Nell'altre provincie per lo

dignità,
sali del

formarono due corpi univerclero e del popolo. Quindi seguì
si

più

i

vescovati, gli arcivescovati, e

le

ab-

che con l'autorità
missione del
in

e concessione,

o per-

bazie nullius dioeccsis, oltre altre considerabili prelature, sono a

romano Pontefice medesimo,

nomina^ o supmonasteri
/^u/-

molte parti, e forse più generahnente fu introdotto, che l'elezione dei Vescovo (nel quale articolo ne riferirò la disciplisì

plica o postulazione de'sovrani: altri vescovati, e altre abbazie e
lius

sono provveduti per elezione de'rii

na, parlando delle loro elezioni, nel §111), facesse unitamenle dal clero e dal popolo.

spettivi capitoli. In Italia e sue isole

ve-

scovati e arcivescovati, ingenerale,
di

Ma in progresso di

teu) pò,

sperimene-

sono libera elezione e provvisione del Papa,

tandosi che ciò cagionava confusione, fu
ristretta la provvista de'vescovati e
l*

eccettuati quelli di

nomina o presentazio-

lezione del vescovo al solo clero; ed an-

ne delle sovranità. Privilegio sempre concesso da'Papi alle sovranità o perchè ne

che io questo per la slessa ragione seguì dipoi l'altra restrizione al solo capitolo della cattedrale (e talvolta con l'intervenU>

furono
ti

i

fondatori e dotatori de' vescova-

e arcivescovati, perciò di

Padronato

pur€

di altri,

che notai nel descrivere

ovvero per benigna e indulgente concessione della s. Sede, connivenza o
(f'.)j

VES
altro rispelto. Alcune sovranità

VES
nomina-

121

canonici delle cattedrali; indi subentran-

no o raccomandano più soggelli, tra'quali il Papa ne sceglie ed elegge uno, che riconosciulane l'idoneità, approva, preconizza in concistoro e poi

do
ni

l'interesse

anco fra'canonici, GiovanAlcu-

XXII

ritirò a se quell'autorità.

ni capitoli

però della Germania., della
e di altri stati,

l'istituzione

Svizzera

come

dirò nel §
dai-r

canonica. Delle formole usate dalie sovranità nelle nomine, a seconda delle con*
cessionidellas. Sede, riparlai nel voi.
p.

III dell'articolo

Vescovo, per apostolico
re e principi interpon-

indulto e con privilegio furono esenti
la

XV,

riforma; e se
al

i

219

e 2 2 5.

Per

la

provvisione de' ve-

gono

Papa

la

postulazione de'prelati,

scovati e arcivescovati

non vanno
alla

lette e
s.

ciò succede per

Concordati

colla

credute
larono
sta

le

opere degli avversi

Se*

de, di che più sotto. Dell'operato

s. Sq» da Gio-

de, che in pregiudizio de'suoi diritti adule

vanni

XXII, ecco quanto
il
i

nella

sua Stosecoli

sovranità, a queste prodiganle

ria ne scrisse

iNovaes.

Per molli

done. Tra
to de'2

una èia seguente poaWIndice de'libri proibiti con decrealtre
I

eravi l'uso, che

vescovi fossero eletti dal

clero di ciascuna chiesa episcopale col suffragio del popolo e consenso de'vescovi
provinciali,
()ist.
il

aprileiGgS. Istoria dell'origi-

ne e del progresso delle rendile ecclesia' sfiche, nella quale si tratta secondo il
gius antico e

come

si

ha da

s.

Cipriano,

E'

moderno di

lutto quello

3 e 4> lib. I, morto nel 208; acciò popolo non avesse assolutamente la fail

materie beneficiarie della Regalia delV investiture, delle nomine e degli altri diritti attribuiti a' principi, di Girolamo Costa dottore in legge e
le

che concerne

colla d'eleggere, ed

testimonio del clevizi

ro conoscitore delle virtù o

de' pro-

protonotario apostolico^ traduzione dal
^'rt/ice^e,
l'intitolò a

Venezia I 768, pel Zerlelli che 3 deputati aggiunti al collegio de'DieciSavi, conoscendo in questo punto
Io spirito e le pielensionldel

movendi, come nota il Tomassini, Defetus et nova Eccles. disciplina circa Beneficia et Beneficiar os, t. 2, lib. 2, cap I, De Elecl. Episcopor, ante tempora Cons tantini I. Perovviarequindi alle tumultuose fazioni de' laici, che nascevano ia
(jueste elezioni, nelle quali

governo del-

seguivano an-

repubblica di Venezia i^.)- Narra il Cernino, Hisloria diluite V eresie, che
la

cora
ti

le uccisioni, la

provvista de'vescova-

e l'elezione de'vescovi passò in diritto

uell'elezioni de' vescovi,
i

onde provvedere

a'capitoli delle cattedrali nel secolo

vescovati, essendo proibita l'elezionedel
al

come
par.

sostiene

il

XU, Van Espen, Jus Eccles.,
ili."

Successore (^.)
vansi
il
il
li

vescovato, cougregail

I, lit.

i3, cap. 2 (posto a\V Indice nel

vescovi comprovinciali,
il

clero e

popolo:

clero

proponeva

il

soggetto,

1704). Iodi Giovanni XXll fu poi Papa il quale (dopo aver colla bolla
Bull.

Im-

popolo

lo postulava, e col
il

beneplacito

minente nobis, de' i3 settembre i3i9,

de'vescovi,
ne.
ni,

clero sottoscriveva l'elezioil

Rom.

t.

3, par. 2, p.

177

:

Reser-

Ma

tralignando
11

Innocenzo

a lui

popolo in disorditolse lì j'us di po-

vallo Ecclesiarum, aliorumque Benefi'

ciorum, in Dominio romanae Ecclesiae
consistentiuni ad quae quis consueviù per electionem assumi), nel 322 riserbò
, 1

imparo dal Novaes, che nel I i4» insorta discordia tra il Papa Innocenzo li e Luigi VII re di Francia, a cagione del nuovo arcivescovo di Bourges, nominato dal Papa econtraddetto dal re, che un allio voleva promosso a quell'arcivescovato, Innocenzo 11 pubblicò Vlnierdclto in quel regno, che durò 3 anni),
stulare (anzi
l'Cilringeudolo

a se ed a' suoi successori

,

alle

vacanze,

l'elezioni de'vescovati tutti nelle
cie ecclesiastiche d' Aquileia
di
,

Ravenna,

di

Genova,

di

piovmMdano, Pisa, di Nadi

poli,
1. 1

come attesta il Rinaldi, Annal.Eccl. 5 in Append.j e ciò appunto per prov-

prima

al clei'o e poi a'suli

vedere alle frequenti disseubiooi che tra

121
gli elettori vi
si

VE
ailoia
l'

S
nell'elezioni,

VE
mastolo nella sagrestia del
ta la

S
al capi-

nascevano
i

suo pastore, facendola intimare

me

che

Papi risiedendo in Avi-

duomo. Tuttavol-

gnone,
lozioni.
le

Italia era lacerata

da intestine

repubblica fiorentina a supplire a
per avere un vescovo na-

Trovo

nel p. VùcUay Notizie delt.

tale spoglio, e

ChiesejLorenlìne^

6, p. 269, narraniiali nell' Ita-

te le varie
lia fino al
si

maniere, colle

tem[)odi Clemente Videi i342> costumava di eleggere vescovi, e come vi subentrarono Papi. Imperocché ora fucevasi l'elezione dal clero solo adunato nella cattedrale, talora dal clero insieme col popolo, ed altre volle dal popolo solo per acclamazione; ne mancano esempi che vescovi slessi vicini a morte nominassero il successore (era proibito,
i i i

mezzo de'suoi oratoaccomandarsi a' Papi. Quando il gonfaloniere Gherardini si recò da Pio li a pregarlo di dare a s. Antonino defunto
zionale, cominciò a
ri

ai

un
se

successore fiorentino, fu esaudito

nou

senza facezie, riferite dall'Ughelli. Rispo-

come già dissi; sarà meglio il dire, desi* gnavano, proponevano, raccomandavano alcun soggetto da loro creduto opportuno e idoneo). Da* Papi finalmente restò escluso il popolo, poi anche chierici, rii

Papa: » Illustri fiorentini non ponil no essere della loro patria: s. Ambrogio fu vescovo di Milano^ e non lu milanese ; e s. Pietro fu vescovo di Roma, e non fu romano ". Ma Gherardini soggiunse con prontezza: » S. Zanobi fu fiorenti-

no e vescovo
scovo
di

di

Firenze; e

s.

Pietro ve-

Roma,

per non essere romano,
Il
il

fu da loro crocefisso ".
disse occorrere sentire

Papa

rise, e

parere de' car-

strettasi la
a'

podestà d'eleggersi
soli
si

il

pastore

dinali

;

e Gherardini, avvicinatosi all'o-

canonici

capitolarmente adunali.
praticò da quello di Fi*

recchie del Papa, rispose:

Papa

suui c-

Altrettanto

lenze, coirapprovaziooedeU'eletto dipendente dal Papa, come avvenne per Andrea de Mozzi , nel quale concordando unitamente il capitolo, subito lo confer-

go, quasi volesse dire, tu solo puoi ogni cosa. In fatti Pio II pubblicò in concistoro in nuovo arcivescovo di Firenze Or-

trae,

Onorio IV, con breve in cui volle ridopo 12 annidi sede vacante a motivo della discordia de' canonici divisi in due partiti, uno per Ubaldini e
cordare, che
l'altro

lando Bonarli fiorentino. Dal narrato si che dopo la disposizione diGiovaoni XXII, non sùbito per tutti i vescova-

ti,

ma a

poco a poco

i

Papi riservaroasi
d'

la

provvisione. Altro esempio lo ricavo dal
Martorelli,
p.

Memorie historiche

Osimo,

per Lottieri della Tosa, per

la ri-

nunzia d'ambedue, procedette all'elezio* ne di fr. Jacopo da Castelbuono. Morto
poi

242. Per morte del vescovo d' Osimo Pietro Fraticello, avvenuta nel i^i^, Martino V nel 4^2 non volle approvare
1

neh 341

il

vescovo di Firenze Frani

l'elezione fatta dal capitolo del succes-

cesco Silvestri da Cingoli, adunatisi

ca-

sore Nicolò Bianchi osimano, abbate benedettino, o perchè
eletto, o

nonici nella sagrestia per la canonica elezione del successore, a pieni voti fu scello Filippo dell' Antella canonico fìoreiilino,

^ey^c^o

fosse stato

perchè

gli

ostava certo decreto,

forse ignoto al capitolo e all'abbate;

non-

ed

il

capitolo inviò in

Avignone due

dimeno proposto

in concistoro, e consi-

canonici a Benedetto XII per l'approva2Ìone.

deratosi che alla chiesa

Osimana sarebbe

morto il Papa, il successore Clemente Vi pubblicò la bolla, che> il Hicha riporta coli' atto dell'elezione di
Antella, colla quale annullando tale elezione, dichiarò vescovo di Firenze Angelo Acciainoli, e tolse per

Ma

riuscita pregiudizievole la sua lunga ve-

dovanza, ed avutasi relazione ottima dell'abbate, fu approvalo con breve diretto
al capitolo.

Però nel 14^6 cessò sotto

il

medesimo Martino
gere
il

V

l'antica consuetu-

sempre

al capiil

dine al colpitolo e clero d'

Osimo

d'eleg-

tolo fioreuliuo

il

privilegio d'eleggere

vescovo, e l'islesso accadde ad al-

VES
tri capitoli di città anticlie.

VES
Moltissimi esic peraclis etc.
si

ii3

tens eie. obligavit, ut auteniy etc. quibus

Sem pi,
pitoli

di

quando

fu tolto a' l'ispettivi ca-

l'elezione del proprio pastore,

ponuo vedere nella descrizione de'vesconon che come procedevano le auti* che eie2Ìoni, e di queste io debbo ripor"vati,

Judlce Pclrillo Cariu' lOymagislro Antonio de Aulixio,Man' ciò TrapanOy Toniasio in Caponanln^ presbitero Antonio de Scoppa, et Richardo Mar esca y Antonio de Angelo^
el

tare altre nozioni.

Quando
il

era couìune
il

il

claustro, la ìuensa,

dormitorio,

coro

die

diurno e notturno,
iiici,

al

vescovo ed a'canoil

questi

mancando

vescovo proce-

devano air elezione del successore, cioè uno riputalo il più degno e più atto, anche alla convivenza, ed il Papa lo confermava. La formola della postulazione al

Nicolao de Paslana tcslibus. Eodetn apud chorum praedictum. Fenera^ bile Capilulum congregatum ut supra informalioasservii corani nobis ex, ne percepisse, sacram urgenlem maje.

.

Papa Paolo li del capitolo di Sorrento , nel 1470 per Scipione Ciciuelli, è la se6, p. 61 5.

guente presso r Ughelli, Ilalia sacra^ t. E sarà un altro esempio che
il

slatem supplicasse Sanclilali Domini Nostri prò Rev. U. J. D. Domino Sci' pio Cicinello de civilate Neapolisy de archiepiscopalu civitatis Surrenli noviter vacanle , diclumque Capilulum corani nobis lune conte/nplationi dictae regiae
majestatis
,

tam conlemplatione

dicti

ancora vigeva in detta chiesa
gio del capitolo.

piivile-

Domini
tia, el

Scipiiy

quam

nobilitalCy scien,'

Dopo

le

date

dell'

anno

dell'atto e quella

del regnante Ferdi-

lavi t eundeni

bonis moribus sic decorali postuDominmn Scipi uni in ar-

nando

I

redi Napoli, segue. P^enerabilc
ecclesiae Surrcntiin loco

Capiudum majoris
nae congregatum
tiSf

Surrentì

,

ad

chiepiscopum Surrenlinum, asserendo dicium Capiluluniy si opus crii, Sanclitati Domini Nostri supplicalurum prò

sommi campanellae^ modo^
sto
la)

et loci soli-

eodcm Domino

Scipio, offerendo se di-

asseren. corani nobis, Rev. in Chri-

Patrem et D, Donntiiim (FalangoDei et Jposlolicae Sedis grada archiepiscopum^proiit Domino placuit, ab hoc sacculo deniigrasse, et dictani majorem ecclesiani in praescnti non habere archiepiscopiiniy
et volens dicium Capilulum de aliquibus ricariis, Sede
f

cium Capilulum prò diclo Domino Scipio ad omnia sibi grata paratissimum, quibus omnibus sic peraclis, etc. praesenlibus praediclis
tus Scipio in
etc.
.
.

.

Sic postularegis
^

grada Ferdinandi

a Paulo li co nfir Hiatus est archiepiscopusy munusque consecralionis acce^iV, della quale si fa la descrizione. Ancora qualche capitolo gode
di eleggere
il
il

vacante

diclani

major em provider e

y

privilegio

confisuni dictuni Capituluni de fide et caeleris , e te. Venerabilium viro rum

vescovo, come ripelutamen-

presbyterorum Nardi curialis archidiaconi surrenlini, presbiteri Hieronymi

Guardali priniiccrii

surrentini, etpre-

sbyteri Chrislophori de
navity et fecit dictae

Masso de

dieta

te ho dello, in Germania e nella Svizzera, che trovato dal Papa idoneo a forma de' sagri canoni, per mezzo del consueto informali vo processo viene dalla s. Sede confermato. Tanto godono icapitolicattolicidel-

civitale Surrenli sponle consliluit,ordi-

laPrussia,PaesiBassiec.Notainelvol.LllI,
p.
1

majoris ecclesiae

66, che per

la

sistemazione degli alfari

vicariosy

Sede vacanle, praesentes ad manutenendum, et rcgendum, el gubernandum diclam majorcm ecclesiam in locunt archiepiscopalusy el omnia et sin^ gula faciendum quae fuerint opportuna, clgencraiUcrj eie. dans etc. promity

cattolici negli stali protestanti di

GermaVII una

nia, questi presentarono a Pio

Dichiarazioncya cui ripose il Papa coU'^"sposizione y couleueute corrispondenti
i

suoi sentimenti

;

e

quanto

alta provvista

de'vescuvali, per l'amore della Pace, cou-

124
venne che
la
s.
ì

VES
capitoli

VES
di

prima

procedere
ai

all'elezione de'vescovi trasmeltessero al-

Sede

la
il

nota de'candidati

gover-

no
li;

locale,

quale escluderebbe una par-

V Orsato, Historia di Padova, p. 170, che Carlo Magno nel 775, dopo aver vinto longobardi e fattosi padrone d'Italia, se ne intitolò re e perchè si
slruisce
i

;

te di quelli
in

che non gli riuscissero gradiconseguenza di che si formò la
di

conoscesse aver dato alla

bella

regione

qualche specie
zione d'
ch'egli

di libertà, dispose l'istitu-

provincia ecclesiastica dell'aito Pieno, e

un congresso,
i
i

acciò ogni volta

rordinamento
nel voi.

5

vescovati che registrai

o

suoi successori fossero venuti

XXIX, p.

104. Nel i854, la Ciserie

in Italia,

vescovi, abbati e feudatari di
i

viltà Cattolicay

2/,

t.

7,p. io4>

cui lo compose, oltre
del regno, proceri e

più ragguardevoli
vi

un corrispondente, sulle difficoltà mosse da'radicali contro l'elezione del vescovo di Basilea nella Svizzera. Sebbene in parte già
riprodusse

quanto

le scrisse

magnati^

trattas-

sero insieme

i

più gravi

aifari.

Riempì

poi di contento le città del regno Italico, colla restituzione a' cleri con chiese
episcopali, della facoltà d'eleggere
i

l'ho riferito nel voi.

LXXII,

p.

79, im-

loro

porta qui riportare un brano del testo. w Io vi manifestava nell* ultima corri-

Vescovi; alfare, che

come

quello

il

quale,

spondenza alcuni miei timori sopra le difficoltà che sarebbero slate mosse dal nostro governo contro l'elezione del successore di mg.'^Salzmanu defunto vesco-

per le vicende de'tempi, ormai dipendeva dall'arbitrio de' sovrani, sino allora
era con molta variazione e senza alcuna
sicurezza passato.

Da

quell'epoca in poi

vo della diocesi di Basilea. Pur troppo io vedo ora che miei timori non erano vani. Pure ciò che dee praticarsi in simili contingenze fu già determinato fin dal 1828 in un Concordato che non lascia luogo a
i

cominciò a risplendere la condizione de' canonici di Padova, il cui capitolo divenne un seminario di vescovi illustri, poiché da esso per lo più si traevano i pastori

della chiesa

padovana.

Ma
il

la

cagione
provve-

di tali arbitraggi de'sovrani, nel

dubbii sopra

le

parti che

competono
ed
1'

ai

dere

i

vescovati^ la riferisce

dotto cav.

due
vile.

poteri, all'ecclesiaìitico cioè

al ci-

Secondo
il

il

detto Concordato
al

ele-

manze
dice
:

Hurter, Delle islituzioni e dulie costu' della Chiesa nel Medio Evo.E^W.

zione del vescovo appartiene
di Soletta,

capitolo

L' Episcopato nel quale

la pienez-

quale però dee assicurarsi

za e l'apice del Sacerdozio

comprendonsi,

prima che la persona non è ingrata al governo de'Cantoni che formano la diocesi. Il che non può farsi altrimenti che colla presentazione d'una lista di candidati, dalla quale
i

pel prospetto delle virtù richieste ne' /^e-

che si dee avere dell'Episcopato medesimo; concetscovi, appalesa l'alto concetto

to

che sempre preoccupò
i

tutti

i

romani
Posti

governi ponuo cancelrestringere
la

Pontefici ueir ordinare

vescovi.

lare quelli che loro sono poco graditi,

questi

senza più

oltre

hbertà
le

della scella. L' elezione e la qualità dell'

da Gesù Cristo al regime della sua Chiesa, da lui hanno la loro missione, e non da coloro presso cui sono mandati,

eletto sono poi

esaminale secondo

da un delegalo della s. St(\e^ il quale, secondo le informazioni prese e ricevute, ralifica od anprescrizioni canoniche

essendo contrario, come dichiarò Innocenzo HI, ad ogni ordine naturale, che il capo riceva la sua dignità da'suoi suddili.

Quindi
la

il sì

profondamente radicato
la

nulla l'elezione capitolare.
erro,
sia,
si

\L

così, se

nou

male,

vera piaga dell' Episcopato de'

praticò finora negli

slati di
,

Prus-

secoli di

mezzo, fu

parte presa da'priusegni
si

di

Olanda

,

di

Baden

di
s.

VVurlemGallo e
".
fii-

cipi e signori nell'elezioni, cioè all'/zi^tf-

berg, di Assia, di Nassau, di

sliUire ecclesiasliche, per le quali

i

nalmente

di Soletta

medcaima

M'

della spirituale giurisdizione da' laici

VES
conferivano, medianfe
la Iraclizìone

VES
del
principio della
ghilterra sotto

125
in In-

1} de'Carlovingì,
i

Bacalo

e

òeWJiiello
i

(nelle

formolecrin-

vestiture de'signoi

o giudici delegali da-

gl'inìperatoriassenli,

stierunt per

si legge: N.N. invedemanda do nevi Augustiy

re normanni, e in Germania principalmente sotto gli Ottoni e gli Enrichi, moltissime nomine furono e-

sclusivamentein balia del principato profano. Molti degli odierni scrittori protestanti peraltro,

per colonnam de curie, ovvero per Annidiim. Era costume di servirsi in queste ceremonie, che ponno chiamarsi col Costa /?/iz/o/zf

meglio illuminali de'
gli
la

lo-

ro predecessori, considerando
si

animoche

di diritto^ talvolta del solo
insieme.

sforzi de'

Papi per

necessaria indi-

bastone, talvolta dell'anello, e più spesso

pendenza
e

delle sagre elezioni) sforzi

d'ambedue

Quando

quest'inve-

dagU

alti degli stessi

Pontefici e da'de-

stiture facevansi da'principi, questo ba-

creti
ci si

pressoché innumerevoli de' concilia

stone chiamavasi bastone regio, nell*
slessa guisa

i-

che

i

loroprivilegi erano chia-

mali carta regia, comandamento regio^ jussione regia, protezione regia j e fu fi-

noli; ammirati inoltre di gran numero di véscovi che ricevute le pastorali insegne da'principi o le riman-

fanno ben

davano a'donalori, o

le

inviavano a Ros.

nalmente denominato scettro regio. Le investiture de' vescovati ordinariamente
si

ma

per riportarle dalla
colla

Sede, e final-

facevano per sceptruni regale.
in possesso); quasi al

Il

ter-

mine

d' investire significava dar terre o

morte de'martiri la sagra libertà propugnarono. Questi scrittori, e fra essi precipuamente Hiu'ter, non vedo-

mente

metterne

provvedeal-

no

nelle vessate elezioni e provvisioni de*

re a'temporali beni della Chiesa desse

vescovati, se

cun

diritto sull'elezione e sull'esercizio
lei,

non un arbitrio sacrilego e una dolorosa. eccezione. Il magnanimo s.
Gregorio VII, e gli altri Papi che lo imitarono, non sono più pe' discreti storici protestanti, mf>ssime V eccellente Voigt, lo storico di quel gran Papa, se non i
giusti difensori dell'ecclesiastica libertà e
gli

de'ministri di

quasi

la

pietà che

dona

dovesse colle usurpazioni riaversi del dono. Coll'attribuzione pertanto de'feudi e
delle
pastorali

cresciuta,

insegne smisuratamente massime nell'Inghilterra (ove

Goffredo

di

Bretagna fece mutilare canoi

amici beneaieriti

dell'

uman

genere

nici di Salz

che aveano cooperato ad una
1, p. 96), e nella

coir estirpazione della simonia.
s.

Quando
ser-

elezione contraria a'suoi voleri, e lo rac-

Gregorio VII non avesse reso altro

conta

Hume,

1.

Germa-

vigio alla Chiesa che l'estirpazione della

nia, l'influenza de'principi, egli è incre-

simonia, dovrebbe essere appellato glorioso Pontefice e insigne benefattore del-

dibile a dirsi quale e

quanto detrimento
a* diritti del

ne ridondasse non solo

sudelle

l'umanità.

Convengono

essi,

che

gli

em-

premo

pontificato,

ma
si

alla salute

blemi della pastorale autorità non dove-

Chiese, e qual fomite

prestasse alla Si-

vano da profana

mano

venir conferiti,

monia [V.)
pitrice.

d'ogni più santa cosa corromfe-

pe'vescovati e l'abbazie, che l'ordinazio-

Quali pastori poi del gregge
la

ne preceder dovea l'investitura,
rio; e

lo spiri-

dele non per

porta entrati nell'ovile di
al-

tuale al terreno, l'essenziale all'accesso-

Cristo, quale esempio da uomini che
le

consentono che

il

più alto meri-

male

arti dell'adulazione, e alle pessi-

to era la condizione

indispensabile del-

me della simonia dovevano il loro innalzamento, quale libertà nell'esercizio del
loro ministero incominciato con

l'Episcopato piuttosto che l'attribuzione
de'beni: questi ben
sia

ponno godersi da chi
non ponno dare

un

atto di

elevato e consagrato all'episcopale uf-

soggezione illegittima
cipi era

!

L'ardire de'prin-

ficio,

ma

le investiture

cia

proceduto tanl'ol tre, che io Fransotto lai.' stirpe de'Merovingi e nel

capacità e dignità alcuna. Osservò giu-

stamente poi

il

Keller,

De origine^diver'

i?.6
Sì Ut le ^ et

VE.^
nnliirnfeìidnrum
Trex'ìrerifn'im?,

V E S
»
11

principe sarà supplicato di lasciar al
la

che non devesi dare

alla fendalità tropi

clero e al popolo

libertà delle elezioni

po
la

larga estensione, quasi lutti

beni del-

del vescovo. Si eleggerà o nel clero della cattedrale,

Chiesa tenessero natura di feudo, poiche buona parte di essi le erano pervenuti prima della feudalità e doveanoperciòsotlo ogni rapporto considerarsi come
proprietà allodiali. La libertà de'beni ecclesiastici

o nella diocesi

ne'contorni.

Che
la

se

co al servigio del

o almeno assume un chieriprincipe, si esaminerà
,

si

altentamente

sua condotta e
la

i

suoi co-

stumi; del che s'incarica

coscienza del
di fare

doveva render tranquilla quel-

metropolitano, e
presso
il

si
il

gli

commette
il

la delle elezioni e di lutto l'esercizio del-

principe,

clero e

popolo lut-

Tepiscopal ministero,efu grande cura della

Chiesa che

i

vescovi

non contraessero
essi.

tociòche sarà necessario per non ordinare un vescovo indegno". E il concilio generale di Costantinopoli
11 dell'

co* signori gravose obbligazioni feudali o

870

col

ricevessero stipendio da
chi

Imperocché

can. 12 staluì:»5E proibito d'ordinar vescovi per autorità e

non vede quanto

il

possesso delle pro-

comando

del princi-

prietà ed intero e libero assicuri a cia-

pe, sotto

pena
ci

di deposizione; e a'iaici po-

scuna pienezza ed indipendenza di deliberazioni?

tenti d'intervenire alla elezione de* vescovi, se

La

libertà delle elezioni e de*

non

sono

invitati dalla Chiesa,

o

beni tanto caldamente promossa da'Soni-

d'opporsi all'elezione canonica sotto pena

medio evo, lasciò loro suprema autorità nell'Episcopato, e ne abbiamo irrefragaPontefici nel

mi

d'anatema". Noterò, che
poli,
il

in

Costantino-

pieno
bili

l'esercizio della

cartofilaceo vicario del patriarca,

di cui riparlai nel voi.

LXXIX,

p.

1 1

i,

e pressoché innumerevoli gli storici

approvava
cilio di

quelli

che doveano essere pronel

documenti. iVel sinodo romano del 1079 s. Gregorio VII, narra Voigt riconfer mali canoni del celibato ecclesiastico,
, i

mossi a'vescovati e all'abbazie. Wel con-

LateranolV

1

2 15,

si

dichia-

rò col can. 2 3: «

Noi proibiamo di la-

inasprite

le

pene per

tanti anni

commiche

sciar vacare più di 3 mesi

un vescovato,

nate a

lutti, fossero laici

o

chierici,

dessero o ricevessero l'investitura, fu or-

o un'abbazia; altrimenti quelli, che avevano diritto d'eleggere, ne saranno privati

dinato con un canone: « Sempre che,

per questa volta, e sarà devoluta al
sede vacante dentro 3 mesi;

morto

il

pastore

,

devesi provvedere al
il

superiore imurediato, che sarà tenuto di

governo d'una

diocesi,

clero ed

il

po-

riempire

la

polo, congregati a concilio da quel vesco-

e s'è possibile d'un suddito tratto dalla
stessa chiesa,
il

vo
del

il

quale vicario del metropolitano o

prendendo per

tale

oggetto
iscru
-

Papa presiede alla vedova chiesa, dovranno con cuor sincero, cioè senza ambizione, odio o favore, eleggere
il

consiglio del suo capitolo.

La forma

dell'elezione è di
tinio, e

due maniere, per

piìi

de-

gno

ecclesiastico e
al

subordinar l'elezione
s.

per compromesso. Nella i.", la compagnia deve eleggere 3 persone del

canonica

giudizio della

Sede. Impe-

rocché
le sta

la

verità della missione episcopa-

suo corpo per raccogliere segretamente suffragi d'ognuno in particolare, metterli
i

nell'approvazione del Papa, e ogni

in iscritto, e pubblicarli subito in

comusi

altra elezione é eretica, fnlsa,

dannata
le

".

ne, allinchè quegli sia eletto nel quale

Avea

già decretato
11

il

concilio generale di

accorda
so
fa

la

maggiore

e la piìi sana parte

Mcea

del

787

col can. 4.

« Tutte

e-

del capitolo. L'elezione per
si

compromespotere ad al-

lezioni di vescovo, di prete, o di

diacono

rimettendo tutto

il

fatte per autorità del magistrato, saran-

no nulle secondo
Valenza
dell'

i

canoni".

Il

concilio di

855

prescrisse col

can. 7.

quante persone capaci, ch'eleggano a nome di tutti. Ogni altra forma di elezione è dichiarato nulla se non fosse, che lutti si
;

VES
accorJnssero e nominassero lo stesso soggetto,
di

VES
remote regioni, vi, dandone parte
a creare
alla
s.

127
nuovi vescoDel resto
Sei\e.

per ispirazione. Nessuno pnò suo volo per procuratore, purché non sia assente per impetlimento legittimo; e tosto che fatta sia l'elezione, bisoqna

come

dare

il

nella provvisione de'vescovati e nell'ele-

zione de' vescovi, secondo

il

bisogno e
la

le

circostanze de'tempi senza variare
stanza.

so-

pubblicarla solennemente. L'elezione fatta

Qualunque

siasi

la

per l'abuso della podestà secolare sarà

neir elezioni de' suoi ministri
fatto costante e
si

forma, che ha autoil

nulla di pien diritto. L'eletto che vi avrà

rizzato in diverse epoche la Chiesa,
il

ncconsentito,

non ne trarrà nessun van-

principio invariabile
la

taggio, e diferià incapace d'esser eletto.

è che

sempre ne ha disposto
che a
I

Chiesa

Gli elettori saran sospesi per 3 anni da

stessa, e

lei

tocca essenzialmente a
le

ogni

uftìzio e benefìzio, e privati

per que-

disporne.

bisogni e

circostanze varia-

sta volta della facoltà d'eleggere. Sicco-

rono, e la Chiesa variò

modo

e discìpli'

me

non

v'

è nulla di piti nocevole alla
la scelta

ecclesiastica nelle sagre elezioni. la

Chiesa, quanto

de'suddili inde*

Oriente, nell'antico diritto,
vo, qualunque forma
gere,
si

come nel nuoin eleg-

gni pel governo dell'anime, noi ordinia-

tenesse

che quegli a cui appartiene di confermar l'elezione, ne esamini studiosa-

mo

sempre

si

tiene

una pratica appro-

vata espressamente dalla Chiesa, e dal

mente
accordi

la

forma

e la persona dell'eletto,

suo capo
nare
lui

visibile,

il

quale essendo riveper goveregli solo

affinchè se lutto è secondo le regole, gli
la

stito dell'autorità necessaria
la

conferma.

Che
la

se,

per negli-

Chiesa universale, può

genza, egli approva

elezione d'un uo-

fjior del

caso d* un concilio generale, da
f^lto presiedere,

mo, a

cui

manca

la

scienza, o sia di scan*

approvalo e
che
gli

dare

al

dalosi costumi, o che

gittima, perderà

il

non abbia 1' età lediritto di confermar

vescovo eletto
la diocesi

la

mis'^ione canonica sul-

è assegnala, poiché nitin

ì\i,° successore, e sarà privalo del godi-

altro vescovo fuori di lui,

avendo

giuris-

mento
lati,

del benefìzio:

ma

se per malizia,

dizione sulla diocesi vacante, niun altro
la

sarà rigorosamente punito.

Quanto a'prePapa, si

può conferire

al

nuovo vescovo. Quealla stessa co-

immediatamente

soggetti al

sto è

un principio inerente
regie
si

presenteranno a lui in persona, per far confermare la loro elezione; e se noi pos-

stituzione della Chiesa.

Nomine

chiamano

le

nomine
e
allre
si

sono comodamente, manderanno degli

fatte dalle sovranità

a'vescovali

uomini capaci
zioni

di

dar

al

Papa

le

informa-

prelature, in conseguenza delle quali

necessarie.

Quelli però che sono

devono presentare
tenere
le

molto lontani, vale a dire fuori d'Italia, potranno averperdispensaTamminisfrazione delle loro chiese nello spirituale, e
nel temporale;

Sede pel riconoscimento e approvazione, e quindi per otalias.

bolle d'instituzionecanonica.Nel

Dizionario delBergier, ilcamaldolesep.
ab.Diagi che lo corresse e fece aggiunte,fra

ma

riceveranno

la

consa-

grazione o

la

benedizione,

come hanno

quest'ultime pose l'articolo:

Nomine

re-

costumato". Il concilio generale di Lione II del I 274,1'egolò le elezioni a'vesco\ati nel
p.

gie cie'i'escovacli , di cui vado a darne

un

cenno.
te

Ebbe

l'autore per precipuo inten-

modo
'

riferito nel voi.

XXXV III,
si

dimento,

294*

vescovi provinciali

adunavasi

no

nel luogo della città arcivescovile per
il

eleggere

metropolitano.

I

vescovi

e-

leggevano anche ne'
autorizzalo

concilii
i

da' vescovi

di esaminare su questo rilevanargomento la teoria e la pratica, osservarne la vera idea, per separarla da quella, con cui «of^/on, e massimamente moderni, hanno procurato di confoni
i

comprovinciali. Talvolta
i

Papi hanno

derla, per gettare finalmente sotto de'lo-

vescovi, o vicari apostolici

ro piedi e

l'altare e

il

trono.

Sebbene

le

128
rivelale clollrine

VES
ci

VES
la

presentino

sublime

fuorché per rimedio allo scisma della
chiesa d'Alessandria. stiniano
II

idea del sacerdozio, pure di essa ce ne av-

Ma
1.

più lardi Giu-

parimente la natura. Questa è la ragione di ciò che scrisse s. Anribrogio nelvisa

fu imitatore del
1

suo perfido
1 1 1

antecessore Costante
rico, e
il

Leone

Y Isau-

Y Epist, 24' J^olgarwente si di'ce^ che gl'imperatori ambiscono pia il Sacerdozio, che i sacerdoti l'Impero; perchè la natura slessa ne dimostra la superiorità
di quello sopra di questo (ciò principal-

suo

figlio

Costantino IV Copromateria
all'ec-

nimOj giunsero
cesso; però vi
si

in (|uesta

oppose

il

concilio.

L'aduscanda-

lazione d'alcuni vescovi greci versoi loro

imperatori

in ciò

ne accrebbe

lo

mente sostennero gran Papi
i

s.

Grego-

rio

FU,

to nelle loro biografie). Quindi
tica la
si
il

ed Innocenzo ///, pel narrafu anpresunzione de'sovrani di arrogar-

un editto di NiceforoFoca, il qualeordinòchenon si creasse alcun vescovo senza il consentimento
lo; sicché sottoscrissero

dell'imperatore; u)enlre
sori
si

i

di lui

predeces-

sacerdozio, o di porre le

mani

nella

erano mischiali talvolta nella no-

scelta di questi, e nell'autorità ch'è pro-

pria soltanto di esso.

Ne abbiamo
i

gli

e-

giori.

mina de'patriarchi e de'metropolili magV'ebbe però anche in quell'età il
non volle nel 969 né coroammettere nella chiesa il succesnon rescindesse
lacerò;
quell'editto,

sempi nel Testamento vecchio e nelle storie. Sono però da encomiarsi gentili imperatori romani, iranneDecio del 249, che non usurparono aVòmani Pontefici questa autorità; e particolarmente è
di lode l'imperatore

patriarca Polieuto, che pieno di zelo per
la religione,

nare, né

sore di Niceforo, Giovanni Zimisce, se fra
l'alti'e

degno

cose,

Aureliano del 270,

e di

fatti lo

ma
i

poi di

nuovo
i

si

che essendo a lui portata la questione del sinodo antiocheno e di Paolo di Samosata, in esso

deposto da quel patriarcato, per
divinità di

negare

la

Gesù

Cristo, egli la

vescousurpò il diritto di provvedere vati, con nominarne vescovi, fra'quali vi fu anco un eunuco dì n'mn merito. L'eruditissimo p. CrislianoLupo nel t. 4 delle

rimiseas.Dionisioromano Pontefice. Costantino I imperatore cristiano non nominò giammai alcuno singolarmente per vescovo. Costanzo fu il ."imperatore, che
i

sue Dissertazioni, nella 3.*

De

regia
la se-

jdnlistitum nominatione, prosegue
rie

degl'imperatoii greci usurpatori del-

l'ecclesiastico diritto di
vi.

circondatoda'perfidiarianijsi arrogò questa autorità,

Soggiunge

poi,

che

la s.

nominare vescoSede usò semi

contro di cui vide scagliarsi
s.

pre indulgenza cogl'imperatori greci, con-

con tutto
tiniano

lo zelo

Atanasio.

!Vla

Valen-

I, sebbene pregato dal sinodo di Milano di nominare un successore al me-

tropolita intruso Aussenzio, saggiamente rispose:

Essere un affare superiore al-

le sue forze, e doversi quello eleggere

da

vescovi illuminati dalla divina gra1

zia.

vescovi del patriarcato di Costan-

tinopoli

quella sede, indi presentati e
dali

avendone nommati molti per raccomana Teodosio I, egli elesse fra quelli

cedendo loro qualche diritto nell'elezione de' vescovi della città imperiale; ma veramente monumenti che reca in prova, parlano solamente d'ima consuetudine, che potè essere un oggetto di quella tolleranza, onde non esprimono un vero diritto concesso dal Papa, da cui solo-può avere origine, o da' concilii dal medesimo approvati; giacché qualunque sovrano non può avere se non che l' obbligazione di rendere testimonianza al merii

Nettario.

La Chiesa talvolta, attese
I,

le cir-

to delle persone da assegnarsi al gover-

costanze, dissimulò una tale usurpazione

no
la

de' vescovati.

Il

p.

Lupo

sostiene,

che

degl'imperatori. Giustiniano

sebbenea-

Chiesa romana fu sempre poiché

immune da

doperasse della violenza contro le chiese, pure non si legge che nominasse vescovi,

tale servitù sin

da'tempi degli eruli e de*

goti;

i

canoni non permettono se

V ES
sovrano un solo vescovo o patriarca, dello però dal clero, perchè sìa dal medesimo principe con* fermato. Ninna legge o canone approvò mai nell'antiche età, che si facesse dal clero l'elezione di Ire, e che presentati fossi

VES
to della Chiesa,

19.9
s.

non che

proponga

al

da Adriano loda

Leo-

ne

III;

è certo poi,

pitolari di Carlo

come si trae da' CaMagno e Lodovico il
1

Pio, ch'essi lasciarono a
ni libera
l'

norma

de'canofatti al«

elezione de'vescovi. In

cuni

sero alla scelta dei sovrano. Giustiniano
I

che vollero arrogarsene l'autorità, furono da'Papi putra' loro successori,

nelle sue Novelle^

probabilmente col

niti colle
le

censure. Altri re, a

norma

dels.

consenso de'vescovi,
eletti tre,

comandò che
d'uno
al principe,

sieno

diverse circostanze, ottennero dalla

ma

la scella

di essi

non
ben-

fu

da

lui

conceduta

ma

sì al

patriarca cai metropolitano,

come

Sede la nomina de'vescovati per privilegio (come nella Spagna Urbano II nel 1 088 ad Alfonso VI re di Castiglia e Leon,
e Io notai nel voi.

ora è riservata
ratori
sto
si

al Papa. Che se gl'impearrogarono un tal diritto, fu que-

LXVIII,

p.

85, o core

me

altri

vogliono a Sancio
di

Ramiro

sempre contraddetto

da' canoni, e

d'Aragona e
dovi

Navarra, pe' luoghi che

da' Papi come da (s. Gregorio VII), Innocenzo III e Gregorio IX principalmente. Molte furono le violenze de' re

avesse ricuperato du'saraceni, ripristinanla religione cattolica, e

fondandovi

vescovati,
p. 5); altri

come

narrai nel

vol.LXXXVf,

barbari nelle elezioni de' vescovi, nell'Africa
ti,
i

i

vandali, in Italia

gii eruli,
i

i

go-

longobardi, nella Spagna
re

goti o viin Inghil-

per ignoranza e prepotenza lo usurparono, e ne furono ripresi dalla s. Sede, e particolarmente da s. Leone IX
e da'suoi successori fu repressa la violenza di que' sovrani,

sigoti, nelle Gallici

Merovingi,
(si

terra parimente

i

può vedere

in pro-

che vollero estendere a
la loro

posito l'articolo Vescovo, §lIl).Però negli

questa materia

estranea autorità.

tempi barbari non mancano esempi di sovrani saggi, che rispettarono le leggi e le persone ecclesiastiche, e che di buon grado si assoggettarono all'autorità della Chiesa romana, madree maestra di tutstessi

Quando
si

ne'tempi apostolici e posteriori
i

elessero

sagri ministri coli' interven,

to del

popolo

ciò fu

perchè

si

avesse

una pubblica testimonianza
ta irriprensibiie.

della loro vi-

L'autorità dell'elezione
,

te le altre;
vi

non meno di scrittori, vescoe sinodi, che altamente reclamarono
le

de'sagri ministri è sagra
alla

Chiesa

la scelta

delle persone

ed appartiene che

contro

prepotenze e

gli

abusi, da'quali

non andò esente la siesta Elezio ne de' Som-

stima piò capaci pel sagro ministero. >»I sovrani non portano seco alcun diritto di

mi

Pontefici

(/^.),

e difesero con tutta eII

nomine
tenza
,

agli episcopati.

Quella loro poChiesa,

nergia l'ecclesiastica libertà.

p.

L-ipo
Se-

cui

non potè

resistere la

ragiona ancora de'privilegi che

la s.

fu la loro consigliatrice per

prima arro-

de concesse

a'

re

franchi per

le

nomine
li-

garsi quel diritto, e la loro religione dipoi
li

de'vescovati, fra'quali Pipino che ora no-

consigliò ad impetrarlo dalla

Sede

minava
bera
la

de'vescovi, ed ora ne lasciava

canonica elezione: a
concesse

lui

Papa

s.

Zaccaria, nella desolazione della Chiesa
di Francia
,

la

temporanea

fa-

coltà di

nominare

talvolta a'vescovatì al-

romana. Questa beo sapendo quanto utile sia l'armonia fra le due primarie podestà, confidando nell'onoratezza de'sovrani laici, parte tollerò, e parte concesse loro l'autorità di nominare,
apostolica

cuni de'suoi palatini di sperimentata virtù, e ciò

giusta le diverse circostanze de'regni,

e

unicamente fioche durasse
il

la

misera condizione de'tempi. INon è senza questione se fu esteso
lui figlio

privilegio al di

Carlo Magno, lauto benemcri-

maniera che la nomina resti ne'primi limiti di nomina^ e non passi alla vera elezione de'nominati. Quindi chi ha un tale diritto , oomina sempre tre

sempre

nella

YOL. xcv.

9

j3o

VES

VES
ed alla liberlh della Chiesa.

persone per un vescovafo; il romano Ponlefìce una ne elegge, ma non già necessariamente una delle Ire. Ila la s. Seóe i suoi nunzi e legali per mezzo de'quali
ancora acquista
accettati
li

Risponde e

prova: CheseBrunone arcivescovo diTreveri, legato d'Enrico V (come suo padre Enrico IV acerrimo sostenitore delle condannale Investiture ecclesiastiche) imperatore, scrisse a Pasquale li, essere antichissimo il jus dell'impero sulle nomine; ed egli rispose, che la Chiesa d^ Cristo

la notizia

de^norainali(fd

sottomette

al processo,

alg^m-

ramento e alla professione di fede) j e talvolta non ne accettò alcuni di essi (co-

me

fece l'impeilurbabile Gregorio
re de'hancesi,

XVI,

redenta è libera; e sarà
si

fatta schiava, se

benché le sue truppe occupata all'improvviso An-

con Luigi Filippo

pretenda

il

diritto

delle

nomine
il

stes-

se.

Tali pretensioni affacciò poi

sun-

cona, minacciassero d'inoltrarsi a
e siccome d'ordine del re
gli

Roma;
falle

nominato Luigi VII
fece
(

re di Francia, cui

furono

magnanima

resistenza

Innocenzo
l'

II

serie riflessioni sulle gravi conseguenze,
il

nientemeno che fulminò

Interdetto
il

gran Papa rispose, che

i

cannoni non

al

regno, per essersi opposto
dissi nel voi.

re

all' e-

la

ponno
!

sulla coscienza del

capo della
nella conBrasile, in

lezione dell'arcivescovo di Bourges, e per

Chiesa

Inoltre Gregorio

XVI

quanto altro

lesa coU'imperiale

governo del

E
lo re,

il

sinodo

di

I,p. 289). Francforl, in faccia a Car-

XXV

occasione della ricusa delle bolle nell'elezione del vescovo di Rio Janeiro, fu di.
feso nella condotta

Magno

stabilì,

che

gli

abbati non do-

vevano

esser eletti per solo

da

lui

tenuta per pros.

ma

ancora de' vescovi.

Il

comando del p. Lupo of-

pugnare
na
di

le

prerogative della

Sede

nel-

l'istituzione de' vescovi, dal zelo e dottri-

mg/ Romualdo
s.

Anlonio de Seixas

monumenti, che dimostrano doversi affrancare la Chiesa e rendersi libera dalla catena delle nomine regie.
fre molti altri

arcivescovo di

Salvatore o Bahia, roeal

Cerca

in

secondo luogo, con quale occai

Iropolilano del Brasile, colle opere di cui

sione e prelesto abbiano

sovrani inva-

danno contezza con lode
mincnle coraggio
li

senno ed e-

sa l'autorità della Chiesa nella

nomina a*

dell'illustre prelato, gli

vescovati e altre prelature; e risponde, col
pretesto che anco
i

Annali delle scienze
dall' ab.

religiose ^ compiladi

vescovi sono cittadi-

na, l.io,

De Luca, ora nunzio p. 4^9 e seg., 473 e

Vien-

ni sudditi de'sovrani, e

con quella forza

seg).

E

a cui

cosa troppo noia che alcun sovrano

non ha per se slesso certa e sincera notizia de' nominandi; perlanlo può egli essere ingannatoin diverse maniere contro sua voglia. Sa, chi

non può la Chiesa mansuetissima opporsi per mezzo delle armi, con cui
quelli difesero
i

prelesi diritti.

I

vescovi

sono sudditi de'sovrani nelle cose civili, a norma però de'canoni, e non più; e so-

ignorare noi può, quanti di

no ottimi

cittadini soddisfacendo essi a*

codesti nominali e poscia eletti

hanno do-

Tulo impetrare
sure incorse per
sa

1'

assoluzione dalle cenloro

doveri episcopali, lenendo in uilicio il suo gregge,insinuandogli la dovuta ubbidienza alle leggi sovrane, e infervorandolo nella religione,
i

la

ca, o per altri molivi illegìttima.

nomina simoniaLa Chiefine es-

cui vantaggi

amaramente ne piange; ma alla

disgiunti da que' della repubblica.

non sono mai Conche
sic-

sa è fondata su quella slabile pietra, cui

clude
la di

il

p. Biagi, essere evidente,

per lagrimevole esperienza non è simile
quella sopra della quale sono innalzati
regni".
Il
i

come la podestà d'eleggere,cosi pure quelnominare è di proprio diritto della Chiesa, la quale a fine di conservare la concordia col principato, o tollera conla

p.

Lupo propone quindi
sia

varie

questioni, e

la i.^ si è, se la

pretensione dei

sovrani, che
di

loro concessa l'autorità

cede a'sovrani

nomina de'vescovali e

nominare,

sia

opposta

a' sagri

canoni

dell'abbazie) con quelle misure e condì-

VES
rioni, che esige la natura del sagro
nistero.

VES
miautore della
nella
si

i3i

aulorilà nella provvisione de'vescovali e

L'eminente e

ciotto

Dissertazione della natura e carattere essenziale de' Concordati^ da ultimo provò, che
i

amor
no
la

della

Concordati Pace (^.),

(P^.)y conclusi

per

comanda che dovuta libertà; il qual canone fu poi ripetuto col can. 16 nel sinodo di Clermontne\ 10^5, proibennomina
de' vescovi, e
la

lasci alla

Chiesa

fra la

suprema aulor propria,

do

di ricevere

l'

investitura

de' benefizi

torità ecclesiastica e la civile podestà, soatti di

una natura tutta

e non devono esser confusi con quelli che

Diplomazia (della quale riparlai nel XCIl, p. 6So e seg.), suol legare a certe forme per semplici temporali intevoi.
ressi.

mani de' laici. Il Papa Pasquale II non appena fu libero dalle sacrileghe mani d'Enrico V, atliuiò nel I 12 un concilio in Laterano, e revocò la concessione per violenza da quelTimecclesia<«tici

dalle

I

peralore ottenuta per l'investitura delle
prelature; ed in seguito fitta
lo stesso
la

Dopo avere

ragionato, ne'due pri-

pace fra
II, meTransa-

Dìi capi,

dell'indipendenza della podestà
è attentato all'indi3." tratta dels.

Enrico

V

e

Papa

Calisto

della Chiesa dalla podestà civile, delle ca-

diante Concordato che fu detto
concilio generale di

gioni per le quali

si

zione Callistina^venae confermata nelg.°

pendenza della Chiesa, nel

Laierano

/, ivi ce-

l'origine de'concordati stipulati tra la

lebrato nel 1128, in cui fu restituita al
clero
cilio
la

Sede

e le sovranità

civili.

Comincia con
carne, cli'è
slata la guida

libertà dell'elezioni. Indi

il
i

coni

dichiarare: «

La sapienza della
non è mai

generale di Laterano II, nel
I

nemica

di Dio,

col can.

o vietò

a'Iaici di

posseder

le

3g, de-

de'Sommi Pastori, ne del cattolicoEpiscopato, quando si è trattato di sostenere
diritti dell'ecclesiastica giurisdizione.

cime

della Chiesa; e quello di

Laterano

i

E-

IH, nelr 179, col can. 19 interdisse l'usurpazione della giurisdizione, e la dimi-

glino han profondamente conosciuto che

nuzione

di quella sotto qualsiasi prelesto,
i

non potrebbero abbandonare
sacerdozio, senza tradire

i

diritti del

non che detestò

pesi da'laici magistrati
gli attentati

gli alti interessi

imposti alla Chiesa e

da

lo-

della Chiesa, mettendosi nell'impossibililà di

ro commessi, fulminando anatemi a'coa-

adempire doveri
i

della loro sopranil

traweotori.

>'el concilio

generale di La-

naturale missione; han conosciuto che
libero esercizio di quelli
interesse di tutti
i

terano IV, nel 12 i5, col can.
infinta la sospensione e
la
la

25 venne
laiil

forma

il

sommo
gli

privazione del-

fedeli;quindi è che, con

voce attiva a chi, per abuso della

lodevole zelo e costantemente

han

ca podestà, s'inducesse all'elezioni.
concilio generale di

Ed

propugnati.

E quando

le

particolari cir-

Laterano V, cominsolennemente
il

costanze de'tempi altro non permetteva-

ciato nel i5i 2, riprovò

no che gemere sulle arbitrarie invasioni, non si ristettero dall'ammaestrare almeno credenti a distinguere gli oggetti sopra quali magistrati o vescovi avevan facoltà di comandare, onde perlai modo sapessero cui e quando dovevano ubi
i i i

conciliabolo di Basilea nella Svizzera,

che foggiò

la

famosa Prammatica San-

2zoAie(^'.)suirecclesiastica disciplina, con-

tro la quale già

aveano esercitato
II.

il

loro

zelo Pio

II,

Sisto IV, Innocenzo Vili, A-

lessandro

VI

e Giulio

Diedero poi

bidire".

Rendono

di questa verità solen-

saggio d'apostolica fermezza anche Inno-

ne testimonianza innumerevoli canoni,
costituzioni e decreti pontificii,
i

cenzo

III,

nel cassare tutte le leggi civili
i

piìi ira-

portanti essendo
lio

i

seguenti. L'8." conci-

generale tenutolo Costantinopolineì,

r 869
laici

col can.

22, proibì

a* principali

promulgate contro sagri canoni; Paolo V, con proibire il giuramento a'caltolici ò' Inghilterra; Innocenzo X, con annullar la pace di TVesifaliaj^^QXìeiUnoXW,
nel

e a'potenlali del secolo l'arrogarsi

domandare

a Luigi

XV redi Francia

i32
to; e per

VES
deirEpiscopa-

VES
prilei827, Bull,
/lo/7z.^o/?^, t.i7,p.

la lelnlegrazionede'dirilli

54^
«

non dire d'altri l'operalo da Pio VI e Pio VII. In mezzo però a tanli alti d'animo invitto de'successori di s. Pietro,
nel sostenere la loro podestà,

nondimeno
non
si

fecero luminosamente risplendere la saggia condiscendenza in cose che

Regulae sefvandae in electione Antislittint Sedinm vacantium regni Germaniae. Al duca di Savoia (V.) poi, Nicolò V concesse il celebre indulto di nominaBere per privilegio personale a tutti
i

op-

nefìcii ecclesiastici de'suoi stati, e

che

i

ponessero

al

giusdivino, e che giovassero

alla quiete de' regni e al

de' sudditi rispettivi.

Papi quanto
ministri d'un
la

fosse

bene spirituale Mostrarono così i loro a cuore, supremi
concordia,

Papi non avrebbero nominato a'vescovati e all'abbazie senza il consenso de' duchi. Questo diritto fu poi loro contestato,

ma

Innocenzo XI

l

terminò

la

diffe-

Dio

di pace, la

renza, con dichiarare che l'indulto di Ni-

reciproca armonia, e la stabilità de'reessi

colò

V

comprendeva

tutti gli slati

di-

gni della terra. Quindi

a tenore delle

varie circostanze concessero privilegi, indulti, grazie, esenzioni,

pendenti dalla loro sovranità. Benedetto XIII, Benedetto XIV, e meglio Pio VII
concessero
ti,

provvedendo coa' bisostati.

la

nomina

degli arcivescova-

con leggi speciali di disciplina
bel

gni spirituali di non pochi

Eccone

un

numero,

di altri parlai a'Ioro luo*
,

reame di Sar^ degna dato alla casa di Savoia. Alessanvescovati della dro VI estese per tulli
vescovati e abbazie del
i

ghi, cioè descrivendo gli stati

regni ed

Spagna

(^.),

il

privilegio già concesso
i

imperi. Eugenio
blica di

IV accordò
il

alla

repubpastore

Venezia

privilegio di presenil

tare alla canonica istituzione

di quell'illustre città, privilegio confer-

mato ed
detto
ti

esteso da Nicolò
delle allre

V

e

ria

Bene-

XIV;

nomine

a'vescova-

del

dominio veneto accordate da' Pauè ragionai. Wiprovvisorie condi

da Sisto IV al re di presentare Yescovi pel regno di Casliglia, oltre il padronato sui vescovati delle colonie d'America, per la loro fondazione e dotazione, o meglio questo concesse o approvò Giulio li. Col e Francesco I Concordato Ira Leone re di Francia (/^.), restò del tutto abro-

X

pi, nell'indicato articolo

gata

la

Prammatica sanzione,

derivala

colò

V

convenne

al

Concordato Germale

dal conciliabolo di Basilea ^ che abolite

nico( ^'.),confermando
cessioni

d'Eugenio IV a'principi

Ger-

mania, d'indulto
ternativa,

e privilegio nella colla-

zione de' Benejicii ecclesiastici y con al-

come
la

neir elezioni

,

e tuttociò

avea ristabilito le elevenne accordata a're la nomina di tutti gli arcivescovati, vescovati e abbazie del regno ec. L' imperatore Carlo V, come re di Spagna , ottenne da Ale riserve generali

zioni; e

pace e l'unione fra quelle chiese, aliai." cattedra e alla Chiesa universale; di piti accordò all'imperatore

per accrescere

driano VI, per se e suoi successori cattolici, l'estensione della nomina a' vescovati,

in seguito
111,

ampliata da Clemente VII

Federico
rie
(

111

l'indulto delle Preci prima*

e Paolo

anche

in considerazione, di-

V.), ossia collazione de'benefizi eccle\

cono

gli scrittori

spagnuoli, del padrona-

siastici di dignità, vacali la

.a

volta

dopo

l'assunzione all^impero. Per tale concor-

dato fu conservato a'capitoli l'elezione de'
vescovi;

ma

dipoi in forza de'privilegi ac8.

cordati dalla
stria

Sede, l'imperatore A' Au-

nomina a' vescovati di Boemia, Uqgheria ec. Quanto a'capitoli di Germania elettori può vedersi la bolla Ad dominici gregisf emanala da Leone XII l'i i a-

da loro erette e Clemente VII accordò altrettanto al duca di Milano, pel vescovato di Vigevano. A're di Portogallo (f"'.), per le loro conquiste néV Africa e neW Indie Papi concesso indulorientali, aveano
to de're sulle cattedrali

dotale.

E

i

ti

e privilegi; laonde Paolo

III nell'isli-

tuire la sede vescovile di

Goa, determi-

uaudone

i

limili

lo

slermiualo trailo

VES
(lì

VES
Duona
ne coarituale è connessa.

i33
l'al-

paese che

si

stende dal capo di

Le

sedi vescovili re-

Speranza
feiì
ci
il

a'confini della Cina^

starono lunghi anni vacanti, l'uno e
tro clero

padronato a're portogliesi callolia motivo di fondazione e dotazione.
Paolo

ma

il

abbandonato a se stesso, in sompadronato già tanto benemerito
religione
in

Dipoi

IV

divise

il

vescovato di

della

propagazione della

Goa,

ch'eresse in Daetiopoljtana,e ^\ for-

quelle remote regioni, ad essa era dive-


di
tuì

i

suffraganei vescovati di Coccino e
isti-

Malacca. Poscia Gregorio XIII
ii
i

vescovato di 3/acao, che abbrac-

ciava

due imperi

della

Cina

e del

Giap-

pone. Di questo ede'due primi, que'Papi

nuto un ostacolo a'nostri giorni, e le dovescovati non essendo mai state adempite, perciò decadde dal diritto. Laonde la s. Sede in essi vi eresse ventidue Ficariaù apostolici^ con potazioni di diversi
teri episcopali ricevuti

nato a're
tolo

egualmente ne conferirono il padro* di Portogallo, pei medesimo ti-

dalla

immediatameute medesima, per provvedere alla spi-

ex

nieris fundationibiis et doLationi^

rituale amcninistrazione delle cristianità

bus, accettando i re altresì 1' obbligo di fondar altre chiese e monasteri, di mantenere e riparare
i

cisgangeliche, provvisoriamente sottraen-

do

i

vescovati io cui furono stabiliti dal-

sagri edilìzi, di stipeni

la giurisdizione

metropolitica dell'arcive-

diare

i

rettori,

i

vicari,

cappellani ec.

praticò diversamente pe* vescovati nel
istituiti,

tempo seguente

come

di

Gran-

^anor, Mcliapor, Nankìno, Pekino ec. Quantunque nella bolladi Gregorio XIII SI dicesse che a quella regalia non si sarebbe potuto derogaresenza espresso consentimento del patrono, è chiaro che con ciò romani Pontefici non intesero e uou potevano intendere di vincolare in perpetuo il loro apostolico ministero, lasciani

Goa, primate dell' /«<^/e orientali, il quale prelato avversandoli cagionò io scisma Goano, di cui parlai nel ricordato articolo e nel voi. LI, p. 74. Di questo grave argomento scrisse egregiascovo
di

mente
4>
p.
1

la

Civiltà Cattolica, serie

2.',

t.

29: Lo Scisma Goano, ed il Pu' dronato Por^og/ie^e, deplorandolo peravere fatalmente meglio di
stiani aderito per

25o,ooo

cri-

inganno o per mala vo-

lontà a pretesi vescovi e illegittimi preti

dolo interamente alla discrezione d'un potere estraneo e incompetente qual è il
laicale.

non riconosciuti dalla s. Sede. Ritornando al secolo XVI, Giulio HI, dice l'eminente autore della sullodata Dissertazione, concesse a Maria regina d'Inghilter-

Gomene
di
il

vano intendere
ritto canonico,
diritti e
i

pure intesero ne potesconvolgimento di diquale come stabilisce i

ra

la

nomina

de' vescovi del regno, per

doveri del patrono, cosi assegna

sé e pe'suoi successori cattolici;

ma

infe-

le cause per cui questi

può

talvolta deca-

licemente succedendole
betta,
il

la sorella Elisa-

dere non solo per sentenza,
di per sé dal

ma

eziandio

reame tornò
istituito
1

allo scisma.

Paolo

suo padronato in quanto

IV avendo
si

4

vescovati ae' Pae-

manca

agli obblighi
Il

seguirlo.

che assunse nel conpadronato non è che un gras.

tuito beneficio della

Sede:

la

foodazio-

Bassi, ad istanza di Filippo li re di Spagna, per averli questi dotati, gli concesse ildiritto di nomina. Avendola Francia, pel trattato di
i

De o dotazione é un mero dono che si fa alla Ghiesa; il diritto di padronato è un
meroprivilegiochelaGhiesa gratuitamente concede,
il

Weslfalia, acquistato

mossa da gratitudine versò
s'

Toul e Verdun, nella Lorena, Clemente IX concesse a Luigi XlV la nomina de'benefizi di tali vescovescovati di Metz,
vati; così di quelli
la

donatore. Se fosse altrimenti

incoril

d'Arras e

Tournay
gli

nel-

rerebbe simonia, essendo simonia
rattare o contiatlare
rituale,

ba-

Fiandra. Alessandro Vili poi
la

ac-

non

solo cosa spispi-

cordò
e di

ma

ancora ciò che colla cosa

nomina de'vescovati medesimi, quello di Perpìgnano. ^el 17 53 fu

i34
concluso
il

VES
Concordalo fra Benedetto

VES
ben dovuta soddisfazione, e non si riparava iu qualche modo lo scandalo dato a lutto l'Orbe cattolico". Fu allora che Wapoleone 1 fece eleggere da' cala
pitoli delle cattedrali vacanti,

ma

Ferdinando FI re di Spagna nomina de' vescovati di Spagna. Nel 1783 rimperalore Giuseppe 11 con editto si appropriò la nomina de'vescovati della Lombardia, che da tempo immemorabile spettava al Papa, e Pio

Xiy e

(F.)t sulla

per Fica-

ri Capitolari

(

F.) soggetti da esso
i

nomi-

nati a que'vescovali,

il

che venne ripro-

VI

per benignità

vi

condiscese. Poscia eb-

be luogo il Concordatofra Pio VleFer" dinando IF re delle due Sicilie ( F,) egualmente per la nomina de' vescovati. iSeguì quindi il Concordatofra Pio e la repubblica Francese (F.)^ per laciicoscrizionede'vescovatijilPapaconcedeQ'-

ti

valo dal Papa. Fa a proposito che io noun grave coufiouto. ^ ella Chiesa cat-

tolica l'aulorilà religiosa deriva dal

Som-

mo
del

FU

Pontefice, che imparle la istituzione
i

a tutti

vescovi, arcivescovi e patriarchi
cattolico, sieno essi presentali

mondo

o proposti da'principi, a forma
ciali

delle spe-

nomiIlare agli arcivescovati ed a'vescovali. Di più col Concordato tra Pio File la repubblica Italiana [F.)^ il Papa accordò
al
i.** il

do

console della medesima

discorse convenzioni, sieno eletti dal

concistoro ca[)ilolare.

La Chiesa greca

sci*

ematica manca
to geralico,
le,
il

di

centro comune, a cui
le parti

convergano tutte

del reggimeu-

al

suo presidente

la

nomina

degli arcive-

manca d'un capo universagià di

scovati e vescovati, e di dar loro la canoni*

successore di Fozio e di Cerulario

ca istituzione (parole

om messe

da* tipoil

non è che primate d'ordine, non

grafi nel citalo articolo). JNarra

cardi-

giurisdizione, né tiene alcuna podestà sulle altre diocesi patriarcali. Gli eccelsi di-

nal Pacca, Relazione del viaggio di Pio

FU,

p.

96: »
nella

Ho

riferito nelle Oiie Die-

gnitari della chiesa eterodossa sono eletti

Storia de'due miei viaggi in Francia (F.), che strappato violente* mente dalla sua sede e condotto dctSavona. Pio VII fu assalito dà varie parli eoo

morie e

per ogni dove da'suffragi del clero e del

popolo locale, e senza che vi s'intrometta in modo alcuno il patriarca di Costantinopoli,

domandano

la

conferma

al

go-

lettere
vi,

ed istanze de'cardinali e di vesco-

atììnchè confermasse, e desse l'istitu-

verno ottomano. Caduto Napoleone I dalla sua potenza, e ripristinato in Francia
il

zione canonica agli ecclesiastici nominati
dall'

trono de'Borboni,
col

si

concluse

il

imperatore iNapoleone

1

(che dai."

console della repubblica francese e presidente dell'italiana, era divenuto impe-

dato tra Pio Francia {F.)j
il

FU e Luigi XFIIIre di
quale veime ristabilito

Concor-

ratore de'francesi e re d'Italia), a varie
chiese vescovili vacanti in Francia e in
Italia.

concordato di Leone con nuovacircoscrizione
di
si

X

e Francesco

J,

di vescovati. In-

con venne al Concordato tra Pio

FU

L'ottimo Pontefice credendo inde*
più godere d'una grazia singolare Sede, qual è l'indulto della novacanti, colui

e Massimiliano Giuseppe re di Baviera

gno


s.

{F.\ ed

il

della

ri cattolici

Papa concesse al re e successol'indulto di nominare agli ar1

mina
i

alle chiese vescovili

civescovati ed a'vebCovali.Allrettai»to Pio

che avea sacrilegamente usurpati i beui domiuii della Chiesa romani), e cace ciato eoa inaudito attentato dalla sua sede il successore di s. Pietro e vicario di
Cristo, restò

VII accordò a Francesco
ca

imperatore

d'Austria pe'vescovati della già repubbli-

lo di

dìFenezia, uniti airimpero,e per quelRagusij dopo aver fatta una nuova
il

fermo e costante nella

risole

circoscrizione di vescovati; e poscia

si-

luzione presa di non più

ammettere

Francia e

nomine dell'imperatore per le chiese di d'Italia, se uuu gli si dava pri-

mile eseguì pe' vescovati delia Lombardia. Anzi gli concesse pure la nomina dell'arcivescovo di Leopoli per averlo dola-

-

VES
lo.

VES
VII e
Ferno-

i35

Pel Concordato tra Pio

correre a'disordini, che
se corti

dinando I re delle due Sicilie (/^.), concedendo
al re e successori cattolici la
i

non isciupolo* o trascuravano, o facevano anco
le
il

succedere. Forse in tal guisa, soggiunge
il

mina
nel
1

di tutti
1

vescovati e arcivescovati,

p.

Tamagna, nacque
i

sistema che at-

8 8 fece una nuova circosccizione di essi. Pio VII emanò poi la bolla Sinceri8 i 8, Bull. Roni. tas fldei, nello slesso
1

tualmente ha luogo
stiani là:
lo
le

in tutta quasi la cri-

IndulUun nominandi adplures Archiepiscopales et Episcopales Ecclesia^ favore Serenissimi Ferdi' nandi I utriusque Siciliae regis, ejusque successoruni. Pel Concordato tra Leone XII e il re d' Annover (/^.), il capitolo
cont., t.i5, p. i4-

sovrani rappresentano il popoche anticamente proponeva: il Papa fa veci del clero cui si spellava di qualla scelta. Si

che proposto

conserva
dell'

in tal

guisa la sostanza

almeno

aulico sta-

bilimento, e se ne evitano in gran parte
gl'inconvenienti. Simili alle vicende dell'elezione de' vescovi

furono quelle alle
creazione del loro
si

Hildesheim elegge il proprio vescovo, e lo sottopone all' approvazioue della s. Sede. Ma con tutti questi e altri concord'
dali,

quali

andò soggetta
il

la

capo,

romano

Pontefice, e

fini

col

tollerarsi in alcuni sovrani,
cìs^
il

prò bono pa-

che riporlo altrove, il deplorabile e abusivo Regio Exequatur (/^.) in molli stati è tuttora sventuratamente in vigore,

dichiarare l'avvertenza pacifica del

V Esclusiva[FX grave punto che discorsi

pure nel

voi.

LX,

p. 2

i

3,

non mai

pri-

e ciò tornai a compiangere nel voi. LXI, p. 1 53, siccome mostruoso e incomportabile,
il

Tamagna, Origini
t*

e prerogati'

ve de Cardinali^

do come

la

2 5o, ragionanP» Chiesa variò modo e disciplii>

opportuno, che io riproduca un altro brano della commendata DissertaziouCi prima dicompierequesto §. Dall'esame cioè del cap. 4-° Della
vilegio. E' inoltre

natura e carattere essenziale de' Concordali^ manifestamente apparisce, costitui-

na nelle sagre elezioni, osserva: Che prescindendo dalle occasioni fortunale, nelle quali si degnava Iddio con segni sensibili
di

re tale alto solenne

due

categorie. Lui."
al libero e-

concerie luttociò che spetta

mostrare la sua adorabile volontà, ne' primi Vili secoli della Chiesa il clfiio e il
popolo lutto,
va, richiedeva
il

sercizio della cattolica religìoue, la libera

giurisdizione dell'Episcopato,

la

sua do-

grand'ailare

compivano

tazione e quella de'capiloli e de' parrochi, la libertà dell'erezione di
nefizi ecclesiastici,
1'

dell'elezione de' vescovi: questo proponei

nuovi bedota-

soggetti, e della lor fa-

esislt^uza e le

ma

faceva testimonianza; quello esamii

zioni degli ordini religiosi, la restituzione

nava

proposti, e sceglieva tra essi chi
I dissidii
,

de'beni ecclesiastici illegittimamente occupati,
il

più credeva opportuno.
zioni, le
te

le fa-

diritto della Chiesa d'acquistail

male arti, che aveano facilmenluogo in una moltitudine, fecero finalla

re e possedere,

rispetto alle cose sante

e alle persone sagre, l'osservanza della di-

mente che

plebe venisse rappresentata
;

sciplma ecclesiastica.

La
le

t.!"

categoria

ri-

da'magistrati e dagli ottimali del secolo

guarda

la circoscrizione delle diocesi

o

la

ed ecco insensibilmente la via aperta a posteriori diritti regi
sulla proposizioue e
il

erezione delle nuove,
principi o capitoli,

nomine
la

de' ve-

scovi attribuite per ispecial privilegio a'

sulla

nomina

de' vescovi,

Papa come

non che

presentazio-

primate interveniva bene spesso a tali promozioni, che per inveterato costume la conferma e la consagrazione esigevano
dal sinodo provinciale de'vescovi:
il

ne

di soggetti idonei per

alcune altre disé

gnità: riguarda ancora le alternative per
la collazione de' benefizi, le riserve a
fatte dal

Pa-

pa per ragione della sua dignità e ullìcio di ca^ju dcllii Chiesa dovette molte volte au-

Papa, ovvero la modificazione di queste, la diminuzione o condonazione
dell'aauate; riguarda la ratifica de' laici

i3G
padronati,
so che
la

VES
sanazione delle vendite o

VES
tare alla canonica istituzione un soggetto

distrazione de'beui ecclesiastici,il

permesci*

degno e idoneo

,

non può

essere
,

che
forza

non siano
di

scelte

ad alcuni uHìzi

effetto di apostolico privilegio

in

ecclesiastici
"vile

persone che alla podestà

del quale resta abilitalo e fatto capace
d' una tale elezione, come per speciale mandato. Il romano Pontefice poi ha una eminente facoltà di disporre di tutti benefizi ecclesiastici, come si ha dal cap. Licel^ de Praeb. et Dìgnitat. in 6.°, la quale non può essergli né tolta ne ristretta, non pure dalla podestà civile, ma nemmeno da alcun concilio. dunque
i ,

non siano

gradimento; riguarda
per la

in fine alcune regole eccezionali

cognizione delle cause ecclesiastiche ne'
rispettivi regni,

non che

l'appello alla

s.

Sede

sia in

giunto all'Episcopato di prestare
prio sovrano
il

ultimo gradone l'obbligo io* al pro-

giuramento

di fedeltà

eoa

una convenula formola. Lai." categoria dunque de' concordali abbraccia dovei

K

in virtù di siffatto potere,

che riserva as-

ri

de'principi verso la Chiesa; la 2/inten-r
la liberalità

de

de'Ponleflci.

E

quanto a

quest' ultima,

il

compartire
1'

diocesi e vescovati^

la Chiesa in unione loro o con

solutamente a sé il conferirne alcuni. Il che , mentre conferma l'esercizio della sua podestà sopra tutti vescovati, e la
i

conservazione del suo diritto universale

eguale principalilà, ocon soggezione d'u-

no

ovvero con perfetta incorporazione^ come altresì l'erezione de'uuoall'altro,

d'amministrazione, giova mirabilmente a mantener viva la comunicazione dell'Episcopato e di
ci colla
lei

tutti gli altri ecclesiasti^

'vi,esseudocosa strettamente connessa col

prima Sede, e
filiali.

la
Il

dipendenza da
restringere poi

culto divino e col bene spirituale de'Iedeli, é diritto e

delle chiese

podestà del solo

romano
e ce-

questo diritto è tutto effetto della di lui

Pontefice, e loconfessa e riconosce lo stesso

Van-Espen, dotto giureconsulto

lebre canonista, par. 2,
18.

tit. 29, cap. i, u. sovrano territoriale esi^orre i motivi pe'quali desidera alcuna delle spe-

condiscendenza e liberalità. Il prof. Vermiglio! i, Lezioni di diritto canonico^ 1. 1, lez. 6.^ Della Elezione e della Podestà

Può

il

cificate misure;
là, della

ma

il

giudizio dell'utili-

convenienza è riservato al Pa-

store supremo, cui anche spetta derogare al gius

dopo aver parlato de* represnomine laicali, soggiunge, non ostante pe'concordati colla s. Sede,aU cuni prìncipi cattolici hanno il diritto di nomina, riservata però sempre al Papa
delteletiOy
si

abusi sulle

chiesa

il

comune che assegna ad ogni suo rettore. Ed in vero la cir-

l'istituzione canonica.

» Ciò per altro deusarne a dife-

ve dare animo e coraggio a que'sovrani

coscrizione,divisione ed erezione de'vesco-

che hanno

tali

facoltà, di

sempre richiede una bolla pontificia, ossia un atto libero e solenne della suprema dignità ecclesiastica che induca obbligazione. Inoltre, se furono gli Apo^ati
stoli

sa e profitto della

Chiesa cattolica, né prele false e

valersene secondo

malnate opi-

nioni degli eretici e de'settarii, e segna-

che elessero

i

loro successori, perché

ad

da Cristo fu dato il potere di perpetuare il sacerdozio nella sua Chiesa, e di conoscere ed ordinare chi da Dio era chiamato a quel sublime ministero, riuessi

tamente de'nostri infelici tempi, e stiano ben avveduti sovrani perchè tutto tende alla distruzione de' loro troni e dell'aitare. Questo mai perirà e verrà mani

co,

come può accadere per

giusto giudi-

nita

dopo

la

loro

morte
si

la

pienezza dels.

l'apostolica autorità nel successore di

Pietro, in lui ancora
totale delle elezioni.

trasfuse

il

diritto

Dio de' troni terreni, che ponno perire e venir meno. I sovrani cattolici pongano senno, siano amanti della giustizia, ed abbiano zelo premuroso per la
zio di

Il

delegare

dunque
preseu-

vera e

s.

Religione colla quale regolino

i

ad uu

laico la semplice facoltà di

loro andamenti, e

non

colle

massime deU

VES
né si lascbo sorprendere da chi forse proditoriamente li circonda e avvicina". ÌNel n. 46del Gior'
(«1

VES
ro e popolo; e ritiene che
i

137
vescovi pre-

moderna

filosofia

,

fiale

Bomano

ilei

1848, fu riprodotta

la

lettera sulla libertà dell' elezione de' ve>

scovi, pubblicata

neW Araldo dellaPrag-

malcgia catlolica di Lucca, Del molto
che dice sul gravissimo argomento, mi permetterò solo alcun generico cenno.

Dopo aver
pone
il

dichiaralo essere di diritto di-

Tino, inalienabile, imperscrittibile, prò-

da loro, non ponno avere gran potere sui popoli. « Se la giustizia é l'unico fondamento solidissimo de' troni , comincino principi ad esser giusti con quella Chiesa, colla quale dovrebbero anzi essere generosi ; con quella Chiesa, che fu prima di loro e che sarà dopo di loro ... Tremenda è la loro responsabilità che assumono in faccia a Gesù Cristo, C8n l'immischiarsi nelsentati da'principi e influenzati
i

modo onde l'importantissimo divenga
restitui-

l'elezioni de'vescovi, giacchègli stessi
tori benigni,

au-

ritto della libera elezione

come un

s.

Alfonso de Li-

to alla Chiesa, qualora il clero voglia, perchè soggiunge l'autore, non v'ha libertà nella Chiesa che non possa essere a lei rivendicata in breve tempo; imperocché
la forza

guori, dichiarano, cheil principe
te

un peccato mortale, qualora
i

commetegli non
solo
il

presenti a'vescovati
di quanti ne

piti

degni sacerdoti

può
il

trovare...

Non

bruta deve'cedere alla forza mo-

principe,

ma

potere laicale in generale

rale, e ciò ciré ragionevole e giusto tro-

tion conosce e

non può conoscere

i

veri

va sempre una via convenevole, nella quale può essere ridotto all'atto. A rendere libere
sia
le

bisogni della Chiesa".
§ VI. Residenza de' vescovi e di altri prelati ne* vescovati e nelle abbazie nul-

elezioni vescovili

nomine de' vescovati e le propone dunque che
,

proclamato altauiente a

tutti,

che

tali

iius dioecesis.

Della

visita pastorale.

nomine ed elezioni sono di diritto divino, e come la Chiesa dopo aver combattuto
per
secoli in sostenerne la libertà,

La Residenza (V.) ne'vescovali personale è un obbligo,come
lo è altresì peraltri

ne ab-

bandonò una

notabile parte, per evitare

possessori de* benefizi ecclesiastici. Bene-

de'mali maggiori e per porre un argine

detto

ad usurpazioni maggiori che la prepotenza laicale minacciava a'tempi di Francesco I re di Francia, divenuto assolutisSimo. Essere questa l'unica via per rifor*

XIV nella costituzione suìFescovi inpartibus (y.)^ rilevò che i vescovi talora rinunziarono il cardinalato per noa
privare di loro presenza
i

mare o migliorare
ri

il

clero, e renderlo pa»

vescovati; per anticamente non eranvi che i soli cardinali FescoviSubiirbicarii. Dirò nel
cui
citato articolo,

a'grandi bisogni della società presente.
i

che per

la

residenza che

i

Quando
male

principi cristiani saranno per«

cardinali

debbono

fare in

Roma

pel go-

suasi, eh' essi

producono un gravissimo
1'

alla Chiesa, e tocca al clero
la

amde'
li-

maestrameli, coU'inceppar
berissima
alla Chiesa,
si

nomina

prelati a'vescovati, invece di lasciarla

come

dev'essere di

verno della Chiesa universale, fu ritenuto incompatibile il vescovato che richiede egualmente personale residenza. Convenne loro dispensa pontificia per ritenere le due dignità, finché cresciuto il

sua natura; allora
la coscienza,
si

farà sentire in essi
figli

numero

de'cardinali a settanta,
il

si

trovò

glorieranno da
giustizia.

amo»
con

rosi delia Chiesa, di renderla libera,

vescovato residenziale col cardinalato, per esservi cosi un numero
plausibile

atto di

magnanima
le

Descrive

sudicìeute di cardinali in
tare
il

l'autore
sti
i

conseguenze de'prelati impo-

Papa
11

a'popoli senza conoscerli, e quelle se

niversale.

Roma ad aiugoverno della Chiesa uRinaldi riportai! canone del
al

vescovi si toi'uassero a

nominare dal

cle-

concilio di Sardica del

34/ contro

i

ve-

i38
furono
ralheiiali

VE
i

S

VES
come
formalmente
"porre
il

scovi vaghi delle chiese maggiori,

definire, contentandosi

di

vescovi enanli, e per-

decreto che

emanò
i,
i

fra quelli

de

ciò vietato loro di dilungarsi dalle pro-

Reforni. sess, 23.', cap.

nel quale an-

prie sedi più di 3 selliniane, senza gravi

cora

,

sebbene dichiarò

vescovi essere

necessità;
ì

il

concilio inoltre decretò che

obbligati alla personale residenza ne'loro

vescovi non potessero andare alla cor-

vescovati e chiese, tale dichiarazione
la

nou

te

imperiale, e recandosi a

Roma

doves-

collocò nella

i.^

parte del decreto, io

Papa la supplica che volevano porgere al principe, acciò 1* esa mi nasse e occorrendo correggesse. Di
sero mostrare al

cui trattò del precetto divino, ne la de-

dusse immediatamente da principii della divina legge, e

ciò

perchè

lo stabilito

piùvielò a'vescovi di ricevere alla comu-

sotto Paolo

111

intorno alla

residenza,

nione quegli

altri

vescovi che recavansi

non

si

tirasse in sensi alieni dalla

mente

dalTimperatore non chiamati
lettere del primate, le

o s^nza quali solevano sot,

del concilio. Nel resto, se

non dichiarò

formalmente

la

residenza essere di di-

toscrivere, ospitando

i

prelati.

Nel

VI

se-

ritto divino, lo

dichiarò virtualmente

j

colo

i

vescovi assenti dalle loro sedi ala 4-^

veano solamente
clesiastici.
Il

parte de'beni ec,

vescovo Sa nielli
t.

Lellere
let,

ecclesiastiche^ tratta nel

3, colla

Navarro ae Manuali, avendone riferite le parole, ne deduce che non solo i vescovi, ma anco parrochi per divino precetto sono tenuti a risiedere ed

onde

il

i

tera
de""

4^ La residenza
J

de' vescovi

e

a predicare

al

popolo.

La comune opisi

curali inferiori essere di diritto divi-

nione però de'teologi

è

,

la

personale

no.

hoda

il

trattato del
p.

osservante

veneto minore Antonio Pagani De Or^
:

residenza de'vescovi e de* parrochi inferiori essere di precetto divino,

dine^ Jurisdictione

f

et Residenlia
s.

Epì-

espresso in queste formali parole:

non già Episi

scoporuni

,

dedicato a

Carlo Borrodi

scopi resideant, perchè ciò non
nel Vangelo,
ti

legge

meo, dopo

essere intervenuto quale in-

ma

per parole equipollenlo stesso, e

signe teologo al concilio

Trento

,

il

e

che importano
si

questo an-

quale sagrosanto consesso l* ingiunse calorosamente ma non volle dichiarare
,

cora

chiama legge divina; benché non

neghino, esservi legittime cagioni, per le
quali e vescovi e. curati ponno qualche
volta stare assentì dalle loro chiese.llFa-

essere di diritto divino
tra gli altri
il

5

come sosteneva
di essere

p.

Pagani, cioè

la

residenza di precetto divino affermativo, che obbliga non ad semper ^ licet

semper. Presso gli antichi, dice ilSarneh li, non fu mai rivocato in dubbio la residenza tanto pe'vescovi, quanto pe* curali inferiori, essere di diritto
:

gnano, nel trattare egregiamente la maaggiunge al precetlodivino, che obblighi semper, et ad semper. Quanto al
teria,
i.°

punto, che

la

residenza de' vescovi e
dal-

de'curati sia
le

de jure divino^sì cava

divino; on-

parole dello stesso concilio in
i

ambe23.*

de scrisse il Sodo Hanc quaestioneni temporuni iniquitas celebreni fecit. II i,° che avanti il Tridentino la pose io
questione e controversia, qual diritto positivo e

due

cap.

6.\ cap. i, Mentre nella sess, 6.*, cap. tacitamente dimostra la residenza essere de jure positivo huniano, che
decreti, delle sess.
I.

i5, non può

umano,

si

tiene essere stato

Am,

essere abolito dalla contraria consuetu-

brogio Caterino arcivescovo di Conza
coll'opuscolo

dine,

De

Residenlia

,

ma

i

suoi

come notano i canonisti. £ certacurati inferiori mente se i vescovi ed
i

fondamenti sono deboli. Lunga e acerri-

sono obbligali per divin precetto a conoscere le sue pecore, e pascerle colla pre-

ma

fu la contesa in Trento, come accennai in quell'ai licolo,fra'seguaci delle di-

dicazione della parola divina, coll'ammi-

verse opiuiouìi

ma

il

coocilio

uod volle

nistraziooede'sagrameoti, e coiresempio

VES
di tulle la opere
certi udìzi

VES
Tlsila

i39

buone, ed attendere a

personale del pvehìOyde/ure divi^

pai licolaii, e queste cose
quelli,

non

ponno adempiersi da

die non

no; perché dice: Agnosce^ e non dice, Fac agnoscereMon si può affermare che
il

assistono ai loro gregge,

ma

a guisa di

vescovo possa essere osservalo irripren-

mercenari l'abbandonano; dunque di precello divino sono tenuti risiedere nei
vescovati e nelle parrocchie loro, e tuttociò
si

«ibile,sohrio,caslo,luceed esempio u'suddili,e

in

domo Dei

dimostrare qiialiter alios oporleat conversare; con tenere uu
s.

ra'^'^oglie

dalle parole slesse del
il

vicario generale nella sua chiesa, ed egli

concilio.
sess.

Inoltre

concilio di

Trento
pre-

starsene assente; e
Tini,
2, 4,

Paolo weWEpist.

ad
che

24-*)Cap. 4,chiaaia

l'ufficio del

fa vedere' apertauìente

dicare, Episcoporum praecipuum. Se gli deve parimente l'amministrazione de'sagramenti, precisamente di quelli , che non ponno essere amministrati che dal solo vescovo, come sono la cresima e la

l'ufficio del

vescovo é personalissimo. Che

servirebbero tante diligenze, cautele, esanii intorno al promovendo, se bastasse
poi to
il

vicario deputalo dal vescovo?

Mol-

meno

giova a sostenere l'opinione del
il

sagra ordinazione

,

oltre alla consagraal-

Caterino,
la

dire,

che ricevendo

i

vescovi

zione delle vergini, delle chiese, degli
tari, degli olii santi,

podestà immediatamente dal

Papa,

solamente
la

al

che appartengono vescovo. Sono mezzi per
,

vengono in conseguenza ad
non
na
pel divino.

esser obbli-

gati alla residenza pel diritto pontificio,

salute del gregge, la visita
:

la

custo-

Poiché giusta
i

la

dottri-

dia, la vigilanza

e queste cose

debbono

esercitarsi

dal
le

perchè se
sarebbe

egli

pastore personalmente ; commettesse ad altri , non il pastore, ma il padrone

Fagnano , vescovi ricevono dal Papa immediatamente la podestà della
di

giurisdizione solamente, non già la podestà dell'ordine,
si

che per

la

consagrazione
,

del gregge:

ma

per diritto evangelico
le

i

vescovi sono pastori, giusta
Cristo;

parole di
:

immediatamente da Cristo quale ha istituito il grado vescovile^
riceve

il

coi-

Pasce oves mcas; e non disse pascere oves meas. Né giova qui l'opposizione del Caterino, perchè queste parole furono delle solamente a s.

me

definì

il

Tridentino.

Ed

a questa
il

Fac

stiluzione ha lo stesso Dio annesso
il gregge. « Non Papa possa dispensare sopsa

peil

so di pascere

osta,
la

che

residen-

Pietro; percl>è dice
store, cap.
1

s.

Agostino,

De Pa-

za.

Imperciocché

la

dispensa s'intende in
della

3, Cristo
s.

aver ingiunto sin-

due maniere: una é rilassamento
e secondo questa
il

golarmente a

Pietro, ciocché era co-

legge; l'altra interpretazione della legge;

mune a tutti

i

pastori.

E

s.

Ambrogio
Nobis

nel

suo Pastorale^

COSÌ dice;

in ver-

maniera diciamo , che Papa dispensa sopra il diritto divino,
il

bis diviiiis credila est dispensatio, gre-

cioè dichiarandolo ed interpretandolo.

gemqite Christi alendum suscepimus^et infra. Repetitum est a Domino tertio : Pasce oves meas. Quas oves , et qiiem
gregeni non solimi tane beatus suscepit

Cosi

Papa propriamente non dispensa

col vescovo sopra la residenza,

ma

piut-

tosto interpreta,
tal

che

il

diritto divino iu

caso

Petrus i sed nóbiscuni illas suscepit , et <:um ilio nos suscepinius omnes, Jussit Donnnus Petro pascere oves^ per queni

stanza". Conclude

non obbliga per qualche circoil Sarnelli questo puns.

to colle gravissime parole di

Damaso(
il

xìqW Epist. ^^Concil.

t.

I.

Passa poi ad
precet-

ad

reliquos

omnes

potestas, et auctori-

esaminare raltro punto, che

tas pascendi nianat
ne* Proverbi cap.

a Deo. E
;

dicendosi

to della personale residenza del

vescovo

27
i

Diligenter agnoessere la

e de* parrochi inferiori obblighi non so-

sce vuliuni pecoris tuìs, tuosqiie greges

lamente seniper,

ma eziandio <3<^5ewyoer.
le

considera: tengono

dottori

,

Oltre a ciò di tre maniere sono

opera-

-

,4o

VES
hanno tempo
cer-

VES
ac cvidens Ecclesiae^ reZ reipublicae ulilitas. Le quali cose sono magistralmente spiegate dal Fagnano. Termina il Sarnelli col narrare V avvenuto nel 1099 a s. Pietro vescovo d* A nagnì , che uìallrattato dal suo popolo , se n'andò co'crociati di Doemondo all' espugnazione di Gerusalemme, seguita ta
ta ohedientia:

zioni vescovili; alcune

to e tleterrainalo, com'è la collazione degli ordini, e la
ili

confezione del crisma; ed
il

quanto a
risiedesse

ciò basteiebbe che

vesco-

tempi prescritti dalla Chiesa. Alcune sono di tempo indeterminato, e che non occorrono spesso,come le cousagrazioni e le benedizioni; ed in quanto a quelle basterebbe che il vescovo risiedesse per maniera, che la Chiesa Don patisse per tal difetto. Alcune altre sono finalmente operazioni di tempo indeterminalo e frequente, che non eccettuano tempo veruno, com'è il pascere il
ne'

vo

quale

si

propose

di

rimanervi fino alla
s.

morte.
vescovo

Ma
gli

apparsogli

Magno

protetil

tore d'Anagni, in forma di pellegrino,

domandò
il

chi fosse e

donde
italia-

venisse. Risposegli

santo: Sono

no, e fuggendo dalla moglie sono venuto

gregge di Cristo , operazione cosi assidua, che ne disse 1* Apostolo 2 ad Cor, 1 1, iS: Instanlìa mea quotidiana^ solUcitudo omnium Ecclesiarum j qui
praeest in solicitudine. Per ragione a-

a ritirarmi

iu

questo luogo, per attende-

re all'anima

mia

pel restante della vita.
al vescovo:

Quindi domandò
Al che
la
il

Mi salverò?
cerchi

vescovo rispose.

Tu

qui

salute con
il
:

un proponimento

di peccato

dunque
questa

delle operazioni, e degli atti
il

di

contro

vincolo matrimoniale.

Dice
disse

il

3." specie,

vescovo per diritto

Signore

Quod Deus
s.

conjunxit,

homo
:

divino è obbligato di risiedere assidua-

non

separet. Allora

Magno
tua

gli

mente
quenza
per
la
il

nel suo vescovato

,

si

per

la fre-

Perchè hai tu contro
lute, e

la

propria sa,

degli esercizi degli atti,

anche

contro

la

volontà divina

rifiutata

preparazione; perchè sebbene non

tutto

degli atti pastorali, lutto
si
il

consuma nelT esercizio il tempo però richiede t?ella preparazione, dovendo vescovo essere sempre preparalo ad esi

tempo

temerariamente la chiesa a te sposata, mediante l'intercessione mia? Or che hai compito il. voto di tua pellegrinazione, torna senza indugio alla tua chiesa.
ciò detto disparve; e
te vi
il

E

s.

Pietro subitamenio qui ricordi

sercitarli,

massìaiamente

di pascere

che

si

restituì.

Arroge che

sono

i

principali.

E

vero però, che

la pic-

riferito nel voi.

LXUl,

p.

169,

la

ri-

cola assenza

non interrompe la residenza, onde il Tridentino ammise, che vescovi possano essere assenti due o tre mesi; purché ciò si faccia per giusta cagione, e senza verun detrimento del gregge, di che ne incarica la coscienza di que' che si
i

sposta cioè fatta a Gregorio XI residente
io

Avignone,daunode'vescovi a cui avea
al

intimato ritornare
rivolgendo
il

proprio vescovato

,

rimprovero contro il Papa che preferiva Avignone alla sua sposa di

Roma!

Il

celebre e virtuoso domenicano
de* Martiri

assentano. Circa
gioni, per le quali

poi
i

alle legittime ca-

Bartolomeo

arcivescovo di

vescovi

assenti dalle loro chiese, ciò

ponno stare può avvenire

Braga, recatosi

al concilio di
la

Trento, so*

stenne virilmente, che
za indispensabile. »

residenza de'pa-

per accidens^ poiché essendo questa obbligazione ad stmper^ dalla parie della
materia, ed essendo questa soggetta alle

stori è di diritto divino, e per

A

conseguenche siamo mai ri-

dotti, diceva egli, se coloro a cui

Dio ha

mutabilità e variazioni , perciò avviene che senza violate il precetto, il vescovo

commesso

cura della sua Chiesa mettono iu questione l'obbligo che hanno di
la

non sempre

risieda.

Le

cagioni sono

ri-

dimorare con lei?Sortrirebbesi un servo,
ol
figli

portate dal decreto del concilio: Chri-

Uiaua

charìtas, urgens necessitasi deli-

quale essendo aflldata la custodia dei del suo padroue, questionasse se fos-

,

V
se

ES
da.

VES
effeiri pregiudiziali

i4i
si

no obbligalo a slar loro Ticino? Che diiemoio noi d'una madre, che abl)an*
il

(|uando non

risie-

Non

volle interloquire sulla i."

que-

donasse

figliuolo che allalIa,o
il

d'un pa-

stione o ispezione,

store che hisciasse

suo gregge nei Cfim-

ne sul dispensare il Papa dalla residenza, ne s'è bene o male
i

pi, in balìa de' lupi?

E

chel dubita*
personal-

l'impiegare

vescovi in cariche che porta-

remo
mente

noi di essere
a vegliare

obbligali

sopra coloro pe' quali
le

siamo lenuli a

sagrifìcare

nostre vite,

quando

lo esige la loro salvezza?

Noi

sia-

mo loro più

debitori delle nostre vite pei

loro spirituali bisogni, che non a noi medesimi per qualunque vantaggio temporale ".

no l'abbandono de'Ioro vescovati. Quanta all'altra ispezione, essendo certo l' obbligo della residenza del vescovo, quando non ha licenza o dispensa dal Papa, la regola è che si soddisfa all'obbligo sebbene non risieda presso la cattedrale, in qualunque luogo del vescovato, ancorché
nell'estremità, perchè tutto
rio viene slimalo
il

Era gran tempo ch'egli avea
i

fallo

suo territoil

conoscere
ri

suoi sentimenti sopra

i

dove-

d'una natura. Anzi se
la

Facendo la visita del suo arcivescovato vide un giorno ne* campi un giovane pecoraio, il quale non si dipartiva dal suo gregge in mezzo ad una
de'pastori.

vescovo avesse sotto

sua amministra-

zione due cattedrali e due vescovati uniti

insieme principalmente, basta risiedere
in
si.

unode'due

in qualsivoglia in

luogo di es-

violenta tempesta

,

mettersi

al sicuro in

ed avrebbe potuto una caverna vicina; che

E

sebbene

senso

piùcomune de'cail

nonisti e anco d'alcuni moralisti, deve

ma non

volle allontanarsi, per timore

vescovo risiedere continuamente, almeno
la

il lupo o altre bestie non si giovassero di sua assenza. L'arcivescovo zelante ne fu singolarmente commosso ed esclamò.
,

maggior parte dell'anno, presso
e tenervi
il

la

cat-

tedrale, ad elletto di farvi le funzioni pontificali

Tribunale; e ciò per

wQual lezione per un pastore dell'anime Con che premura non dev' egli vegliare
I

la

ragione che
la

la s.

quel luogo

cattedrale e

per guarentirle da'lacci del demonio " I Papi ed concili! sempre zelarono la re1
i

del vescovato, lo

Sede nell'erigere in non in altro stimò il più opportuno
e pel deco-

per

la

comodila de'diocesani
la

sidenza de'pastori ne'loro vescovati; ed
concilio di Cartagine del

il

ro della dignità;dovendosi avere riguardo, che
cattedrale essendo la sposa del

4oo

proibì per-

sino a' vescovi di risiedere nella diocesi
allrove, all'infuori della chiesa catledrale. Il

vescovo,
sa,

lo

sposo dee coabitare colla spola

sebbene

cattedrale formale sia rapil

cardinal

De Luca

discorre nel cap. 8:

presentata in tulio

vescovato per l'ob-

Della residenza de vescovi e altri pre^ lati. Die e^\\'. Divenuto il vescovo possessore del suo vescovato
,

bligo della residenza in generale. Nondi-

meno

il

concilio di

Trento l'obbligo di
in alcuni

il

i.^e prin-

risiedere presso la cattedrale lo dichiarò

cipale suo obbligo è quello di risiedervi,

preciso e forzoso,

almeno
i.

tempi
e

acciò di presenza possa pascere e gover-

dell'anno, cioè dalla

"domenica

dell'^^-

nare il gregge commessogli. Su quest'obbligo souovi due questioni

vento a tutto

il

giorno

òtW Epifania;

o ispezioni
si

dal giorno delle Ceneri a tutta l'S." di

cioè se sia di legge divina indispensabile,

Pasquaj
del

nelle solennità di Pentecoste^

o

di legge ecclesiastica a cui

possa divi con*

spensare,

maggiormente quando

Corpo del Signore, e del s. Titolare; come ancora in quell'altre solennità
che per uso del paese
cosa
si

corra

la

giusta causa del servizio della

celebrano eoa

Chiesa uni versale, in qualche carica presso il Papa o nelle nunziature a' principi ,
e simili impieghi
;

l'intervento del vescovo, sicché sarebbe

biasimevole che trovandosi nella

1'

altra sul

modo

di

diocesi, senza giusto

soddisfare all'obbligo, e delle pene e

altri

v'intervenisse.

impedimento , non Però in questi termini

i42
ciò rigaarda
(ìcio suo,

VES
un
1'

VES
fidi ecclesia siici d'\ libera collazione, senza
la

ol)l>ligoper farl)enernfsi

per cui

possa

coslringere,
le

qnal concessione ha

il

vescovo

la

come
della

talvolta

ingiungono

Congre-

facoltà di

nominare soltanto

ne'inesi di
,

gazioni o dei fescoviy o del Concìlio, o

Diarzo, giugno, settembre e dicembre
gli altri

Residenza de' T^escovi^ pe' ricorsi de' diocesani ma non all'effetto di con;

travvenire

al precetto della residenza in

8 mesi appai tenendo alla s. Sede. In pena poi delia non residenza, il vescovo perde la nomina nel marzo e nel

generale, per le pene o altri pregiudizi, die risultano dal non risiedere; farà male se

non ubbidirà, provocherà avverti-

menti,

ma

ppgli altri effetti soddisfa alla
i

non risiedere derivi norme dal De Luca discorse nel cap. i6, Della collazione ovvero provvista de benefidi eccleil

giugno, ancorché

da giusta causa,

colle

residenza, né potranno perciò

sudditi

siastici, e

particolarmente delle chiese

diocesani ricusargli ubbidienza, e di

non
il

parrocchiali. Si può vedere Gonza lez,

andare
detti, in

il

vescovo, anche ne' tempi sud-

Comment. adregulamoctav. Cancellariae de reservat. mensìum
et

quel luogo ove risieda e tenga
,

alternati^,

non potendo ne dovendo i sudditi fargli da giudice. Negli altri temtribunale
pi dell'anno
si

Episcoporum, Romaei624Concede ancora il Papa a* vescovi frequentemente
l'indulto e facoltà di testare
,

tollera, salvo la

consuetu-

per lo più
,

dine, per la qualità dell' aria e la deca-

sotto la condizione di

risiedere

per cui
fa-

denza del luogo della cattedrale , onde non più si stimi stanza opportuna del vescovo e de! suo tribunale, e per altra
giusta ragione,
retici

morendo

fuori della residenza

non gioveeffetti

rà loro; oltre altri somiglianti
vorevoli o pregiudizievoli,
i

quali risultaI

come

di

occupazione d'e-

no dal
i

risiedere o

non

risiedere.

Papi
ri-

o infedeli del luogo della cattedrale, oche fosse impedito di andarvi per causa
del principe o della stessa città. Del resto è
facoltativo nel vescovo,di risiedere in altro

contro vescovi che colposamente non
siedono

emanarono

molteplici costituzio-

ni, e fecero

quanto narrala Congrega-

zione cardinalizia della Residenza dei

non ponno
è
la solita,

luogo diverso dall'ordinario, ed ricusarsi d' andare
di sua residenza sotto

i

sudditi

a\

luogo

Fescoviy imponendo pene e censure secondo le circostanze, e talvolta furono anche
rilegati nelle case religiose di Roma. Sono stimate cause giuste d' assenza , il breve tempo che non sorpassi lo spazio

pretesto che
la

non
la

o di lontananza, per

quale

discrezione de'vescovi provvede
ri foranei. Altrettanto
si

z<ò Vicadeve osservare

di

3 mesi continui o framezzati in tutto

co'vescovali uniti, anche
palìter^ che se

aeque princigiuridicamente vengono

r anno; il recarsi a Roma alla visita dei Limina Aposloloriimj la cattiva aria; il
curarsi di alcune infermità;
il

slimati

due cattedrali indipendenti, riambedue si stimano per uno, potendo risiedere in uno solo, tenervi un sol vicario generale e un tribunale per ambedue quando non osti
spetto al vescovo
,

disimpes.

gno

di cariche in servizio della

Sede, e

Ciò potrà giovare per iscusare dalle pene, non già pel godimenaltri casi simili.

to de'favori concessi a' residenti, se

l*

in-

la

consuetudine d' alternata residenza e del proprio vicario generale. Porta seco la residenza del vescovo
contraria
alcuni benefìzi e privilegi, e
il

dulto apostolico non disponga altrimenti.

Alla residenza soggiacciono ancora
i

gli

altri prelati,

quali ancorché non abbia-

all'

incontro

no

la dignità vescovile,
la

nondimeno ne

e-

non
i

risiedere porta alcune

pene e prealletta-

sercitano

giurisdizione quali ordinarli,

giudizi.

Imperocché

il

Papa per

come gli abbati

nullius dioecesis,ed altri

re

vescovi alla residenza, concede loro

prelati inferiori, de'quali parlerò in ulti-

l'alternativa nella provvisione de'i?e«e.

mo^ come di già notai ; poiché

vi

concorre

^

VES
]a slessa ragione cì»e ne*ve8covl,ogni volta

VES
il

i43

che

la consueliicline

non portasse

con-

gative del capitolo j per traslazione; per dimissione o rinunzia ; per

trario,

o per

rincliillo apostolico,

confor-

me

la

pratica insegna ne'monasleri ovve-

privazione o deposizione, e sospensione; per rassegnazione e per re-

ro abbazie, che abbiano siffatta giurisdizione, e che si sogliono dare in comnien-

gresso; non che per altre cause.

da

a'cardinali, a'prelati e

ad

altri,

i

quali

Le
lius

chiese cattedrali e

le

abbazìe nul-

senza risiedere l'esercitano per mezzo dei

loro vicari. Oltre di questi, alcuni cardinali /'escovi Siihiirhicarii [F.) tengono neMoro vescovati un \esco\oSiiff'ragan€0

(F.), e sogliono recarvisi di

quando

in

quando, venendo dispensali dalla
residenza
presso
il

stabile

per farla nella vicina Roraa , Papa. Nelle chiese o Vescovati in partibus occupali dagl' infedeli o dagli scismatici, da'quali non si permetta la
residenza e l'esercizio della podestà a'vescovi cattolici,

vacano in diverse maniere. Peronitum, o morte del vescovo, o dell'abbate litolare o commendatario. Per translationenij o trasferimento da una chiesa residenziale o titolare ad altra. Per dimissionenty o dimissione spontanea o involontaria. Per re/2WA?c/«f/o/?c/72, o rinunzia, che
talvolta differisce dalla dimissione.

Per

privationentf o deposizione. Per resignationeniy

o rassegna a favore di altro indila chiesa.

viduo, ritenendosi in amministrazione o

non

\\

è

1'

obbligo della

commenda

Per vacanzeyjuxfa

residenza,

poiché

conferiscono

come

decretunijO vacanza avvenuta per decreto

vescovati titolari, tranne que'che prov-

vede
r/<?,
l'

la

congregazione di propagandaciAl-

a'quali s'impone quesl' obbligo.
il

incontro, termina

De Luca

col notai

re,

dover sapere

il

vescovo quali siano

pronunziato in concistoro dal Papa, il che avviene particolarmente colle chiese titolari. Per certo modo, o vacat certo modo ecclesia N. in partibus infldcliumy di cui è ignoto l'ultimo vescovo o abbate,

chierici obbligati alla

residenza per co-

come

di quello di chiesa residenziale,
si

stringerli a farla osservare, e punirli colle

ovvero che

fosse

il

vescovo o abbate

pene inflitte da'canoni e dal concilio di Trento. E quanto a^preti e chierici semplici privi di

segregalo dalla Chiesa cattolica. Per con-

tracium matrimoniiy cioè nel caso che un
eletto vescovo

Beneficio ecclesiastico repartire

non

in sacris passasse alil

sidenziale

,

non ponno

dalle ri-

lo stato matrimoniale,

spettive diocesi senza licenza del proprio

so mostruoso: rari ne furono
SI

che sarebbe cagli esempì
%i

vescovo. Della residenza scrissero ancora: Fr.

degli eletti vescovi o amminislratori,

De

Torrensi,

De

Eesidenlìa
:

Pa-

di abbati

sioruniy Florentiae

i55i

De Comnien-

dationc perpetuae adminislrationis Ecclesiaruni vacantium et de Resìdeniia pastorum extra ovilia suay Romae 1 554H. Giganti, De Eesidentia Episcoporum
,

commendatari chierici che mai eransi ordinati. Per promotionem, o promozione a cariche. Cominciamo dalla
vacanza del vescovato per Morte. Nel 549 statuì il concilio d'Orleans col can.
g. »

Veneliis i548.

Durante

la

vacanza del vescovato,

obbligato fare

la
i

voscovo è Visita pastorale (V.)
Inoltre
il

del vescovato,

cui

atti si

devono con-

nessun vescovo potrà ordinare chierici, né consagrare altari, né prendere de" beni della chiesa vacante, sotto pena d'interdetto per
111 nel

servare nell'archivio. Si deve fare ogni an-

no, e almeno fra due anni deve essere

compita.

sotto

un anno ".Papa Bonifacio romano del 607, ordinò pena di scomunica, che non si consinodo
di qualsiasi vesco-

venisse per l'elezione del Papa, o di qua-

5 VII.

Vacanza

de* vescovati e delle

lunque altro vescovo
vato, se

diocesi Nullius:

Per mortele prero

non

passati 3 giorni

dopo

la

mor-

i44

V E S
non
fu
le

VES
chiese patriarcali, primaziali, nrcive^
i

te del predecessore; decreto die

sempre osservato^ massime nell'elezioni
per acclamazione, senza dire di quelle
cordai
se*

scovili, vescovili, e di tutti

monasteri di
soliti

uomini
in
fiorini

destituiti di

monaci, e
il

darsi

guite per violenza delle fazioni. Già ri>

commenda, eccedenti

valore di

200

Laterano V, che proibisce lasciar vacare più di 3 mesi un vescovato o un'abbazia. Decretò quello di Trento nella sess. 24." " Subito che una chiesa verrà a vacare, si faranno per ordine del capitolo delle processioni e delle preghiere pubbliche e private per
il

canone del concilio

di

d'oro. Tratta poi nella

lez. 9.':

e sui

f^acante la Sede nulla deve innovarsi^ diritti episcopali prendere alcuna
il

determinazione; nondimeno può

capi-

tolo assolvere gli scomunicati dal vescovo

defunto; fino
fizi

al

nuovo può dare
temporale,
i

i

bene-

in

commenda

ricevere
presentati

tutta la città e per

tutta la diocesi, af-

permute

e rassegne, istituire

popolo possano ottenere un buon pastore. Quelli che avranno diritto, o parte in qualsivoglia altra maniera nella promozione de' vescovi, sofìnchè
il

clero e

il

da' patroni, unir benefizi,
l'episcopale,

senza

ledere

ma non

conferirli; giudica,

condanna, assolve e

fa le veci del

vesco-

vo come

vivesse; per cui se l'elezione a*

no esortali dal concilio a risovvenirsi, che non ponno far niente di più utile per la gloria di Dio e per la salute de' popoli, quanto applicarsi a far promuovere de* buoni pastori capaci di ben governare la Chiesa, e che peccano mortalmente e si rendono complici de' peccati allrui_, se non hanno una cura particolarissima di
far provvedere quelli eh* eglino stessi re-

benefizi spelta al capitolo e la

conferma

ol vescovo, co* diritti capitolari elegge, e

cogli episcopali

che

in lui

nella

vacanza, conferma.

— Per
^

si

riuniscono

Tra^

slazione (F,) da un vescovato o abbazia

ad

altra,

per

le

questioni che ripor7.**:

ta

il

De Luca

nel cap.

Della Trasla-

zione de vescovi^ e se sia cosa degna di

puteranno piùdegni e più utili alla Chiesa, non avendo puramente riguardo in questo che al merito delle persone, senza lasciarsi condurre dalle istanze e dall'inclinazioni umane, né da qualsivoglia uffizio o maneggio de' pretendenti, osservando altresì che sieno nati di legìttimo matrimonio, di buona vita, di età competente, e che abbiano la scienza e tutte le altre qualità che sono richieste, secon-

lode ovvero di biasimo il permettere il passaggio e le Ozioni (P^.) da una chiesa air altra^ fa diverse distinzioni, secondo il fine per la quale segue. Se per ambizione di dignità maggiore, come da

vescovo ad arcivescovo, o per avarizia onde passare ad un vescovato più ricco, o per altro fine mondano; ne' quali casi è biasimevole ripudiare e lasciare una sposa, per altra più nobile e ricca, mentre quando prese l'altra ne conoscevate qua-

do sacri canoni". Il prof. Vermiglioli, Lezioni di diritto canonico^ l. 3* nella Jez. 7.': Delle Istituzioni, ragiona della
i

collazione de'beneHzi in sede vacante de'

Se poi il fine fosse onesto e ragionemolto più se fosse utile ad una delle due chiese, e maggiormente se ad ambedue, in tal caso sarà lodevole. Caulità.

vole, e

padronati, per

l'

istituzione canonica del

capitolo, riconosciuta l'idoneità; così pon-

sono: l'aria nociva alla salute; per pubblica inimicizia derivata da causa
se giuste

no no

istituire

anche

gli

abbati,

i

delegati e

giusta senza colpa del vescovo, sia col po-

quelli che

ne hannoii privilegio. Won ponscomunicali, interdetti,
ir:

polo o

sia col

principe; per benemerenze,
di vescovato,

istituire gli
i

dopo lungo tempo
che per
sibili

ovvero

regolari,

persecutori ec. Nella lez. 8.'

Del concedere prebende^e chiesa non vacante^ vi discorre pure delle riserve fatte

sue virtù fosse atto al governo di vescovato più vasto, e per altre plaule

ragioni.

La

traslazione

la fa

il

Papa

da GiovaoDi XXII

nella vacanza di tutte

per alto concistoriale, dopo che la congre-

V ES
gnKÌone omonima ne ha esnminato le cause. Parlando tlella Trnslnzìoiie de Benefizi e
dissi

V
in
tal

E8
tal

145
coniugio,

modo
il

concluso un

altro che
lo,

Papa può

sciorre dal vinco-

de Bcnejizinti ecclesiastici ( F.), che nella primitiva Chiesa erano

e Iraslatarlo ad altro vescovato^ seb-

proibite, riferendo alcuni canoni de'con-

massime senza necessità. Si ponno anche vedere voi. LXXII, p. 2-79, e
cilii,
i

LXXXI,
vieti.
Il

p.

i44

6 14^^» pcg'i antichi dit.

Vermiglioh nel

i, lez. 7.':

Del-

La qualifica passaggio di una persona da un vescovato o da un' abbazia ad un* altra, per la necessità e ulililà di quella chiesa ove si passa, tanto da una minore ad una maggiore, che viceversa, sempre però coll'aula traslazione del vescovo.
torità pontificia,
II.

bene dissenziente il vescovo, per la discorsa ragione che il Papa negli affari beneficiali ha la piena libertà di disporne. Un vescovo legittimamente traslatato, noo ha piti alcun diritto sulla chiesa che ha lasciato. La vacanza del vescovato comincia subilo dopo che l'ha decretata il Papa in concistoro colla traslazione del vescovo, secondo
tino.
il

prescritto dal Triden-

Se però

si

traslata

un vescovo o
il

as-

sente o ignaro della traslazione,

vescovato non resta vac^mte, se

primo non quanil

come decretò Innocenzo
nel ne-

do

il

vescovo traslatato abbia prestato
il

L'urgente necessità consiste

cessario sostentamento, e nel pericolo della vita,

meno che Papa avesse diversamente dichiaralo, come d'ordinasuo consenso, a
rio vi

come

se

il

vescovo fosse divenuto
di Irasle

appone
i

la
Il

condizione: se

il

Iraslase-

odioso

al

popolo,

Quando si tratta

to consentirà.

vescovo traslato può

latare un vescovo non consenziente,

co portare
lasciare
i

fruiti già percepiti,
;

ma

deve

prove debbono essere concludenti e
gorose
:

ri-

pendenti

può anche
:

portarsi

così se l'aria gli fosse pernicio-

seco

i

beni immobili già acquistati. Dice
il

sa, se la cattedrale fosse rovesciata e di-

inoltre

Vermiglioli
dichiarò

Si

reputano biga-

strutta da* nemici.

Un
il

vescovo eletto può
vescovato. Confer-

mi que'che da una
tra,

chiesa passano ad alil

liberamente rinunziare, ne può esser costretto ad accettare

come

concilio di Calcedoriparlai nel voi.

nia. Di questa

bigamia

mato

e consagrato,

non può abbandonardi sua autorità e ar-

LXXXVIII,

p.

282
la

e seg. Agli antichi

lo e passar

ad altro

Papi dispiaceva
ficato

mutazione de' vescole

l)ilrio,eciòfacendo resterebbe privo d'am-

vati, e diversi di essi ritennero nel pontiil

bedue (noterò, che il solo Papa, pel suo Primato, può fare la Rinunzia della suprema dignità, senza autorità e permesso d'alcuno). Il passaggio da un vescovato ad
altro, senza giusta causa,

proprio, anche

abbazie,

il

che

rilevai nelle loro biografie e
gli
li

descrivendo

uni e

le altre:

per lo più, in seguilo
Z>eZ/tì5

rinunziarono. L'Hurter,

Chiesa
con-

rende

il

vesco-

del medio evo, dice che

lo spirituale

vo adultero; e disse neWEpist. 54) che
J

s.

Ivo di ChartreSj

nubio del vescovo colla sua chiesa, quest'identità della vita del vescovo colla sua

si

chi passa da un vescovato ad

ha per adultero altro. Se

chiesa,

non può

sciogliersi

che da colui

un

patriarca o metropolita traslatasse
1'

un
i

vescovo senza
vescovi.

autorità del Papa, restedi

rebbe sospeso dal diritto

confermare

La

Iraslaxione annoverandosi

Ira le cause maggiori,
si

non può decretar-

che lega e scioglie, ed una sentenza d'Innocenzo HI, contro il vescovo di Tripoli, dichiara altamente indegno per sempre dell' episcopale ufficio colui, che nell'abbandono della propria sede abbia ri-

che dal Papa, anche perchè tra il vescovo e la Chiesa colla elezione ha principio il suo sposalizio ecclesiastico, il quale mediante la conferma si ratifica, e per la consagrazione si consuma ; ed VOL xcv.

guardo a Cesare piuttosto che a Pietro. Né l'abbandono veniva scusalo dalle traslazioni, molivi delle quali doveano ponderarsi dal supremo Gerarca. Non è perciò meraviglia, se tanto forte si dolse Pa10
i

, ,

i46
squale
II co*

VES
principi polacchi di toro intitolo

V

ES

li asiazioni, se Eugenio non ne riconobbe una fatta dall' imperatore sul vescovato di Magdebui go, e

Ironiissione nelle
III

appartenne ne' IX primi secoli regolaraìenteal l\T[)a. Peic»ò Innocenzo HI non fu ili.'' a riservare tali cause al Papa,

né insoslenere questa
la

rifornja

si

fijndò nel-

se Alessandro Ili

rinnovò pe' re d'Un-

decretale di s.Anlei o del 287, non rico-

gheria

le

antiche leggi, che ogni trasla-

nosciuta legìttima, difendendo Innocenzo
ili dall'ingiurie dei

zione al pastore universale della Chiesa

protestante Darclaio e
il

sottomettevano; anzi

tale

inconveniente

di

Febbronio. Ci diede
è

Sarnelli nel

l.

essendo mollo in uso in Francia, Alessandro 111 se ne lagnò vivamente. Dichiarò Innocenzo
111 al

3, la lettera 2.*:

gnamenle

Come niun vescovo detra ''ferito danna chiesa ad
come non
e

duca

di Svevia,

un' altra j se non per forza j
giusto motivo

che piuttosto avrebbe egli lascialo la vita, che consentire a qualsivoglia principe ogni briga di traslazioni. Egli inoltre si mostrò fortissimo nel riprovare l'arbiIraiia traslazione del vescovo d* Hildes-

la povertà della chiesa.

Osserva

fra le altre

cose, che fra' tanti

privilegi de'patriarchi,

non

vi è

quello di
e pre-

Iraslalare
6.

i

vescovi, ch'é riservato alla
p.

Seóe.

II

Tamagna, Origini
t.

Leim
narra

al

vescovato di Wurtzburg,

intìig-

rotative de Cardinali^

2, p.

252, dice
del
li-

{^endo le pene canoniche.
lo slesso

Imperocché
del suo

che Stefano

111

nel sinodo

romano

Hurler, nella Storia d'Innel

769
mitò

fu ili."
la

che nell'elezione de' Papi

nocenzo ///, che
termine
sa senza
al
fi

primo anno

libertà al clero,

con imporgli di

pontificato stinto conveniente porre

un

eleggere uu cardinale prete o diacono, e
perciò alcuni crederono poi che ne avesse
escluso
i

e(|uenle abuso delia traslaali' altra
s.

zione de' vescovi dall'una
1'

chie-

vescovi e

i

suddiaconi, facendosi

Sede; ond' è ch*egli dichiarò nulle e conie non avvenute sill'atle elezioni, e stabilì che i
auluiizzazioue della
vescovi alle

essi forti

dell'avvenuto poi a Papa For-

moso

(^^.),

che neirSgi

fu

il i.**

vescovo

cardinale che dalla chiesa determinata di

medesime consenzienti peri

dessero

ambo

vescovati; e senza avere

rispello al favore de' principi e alla loro

Porto ( mentre dalla dignità vescovile prima di lui diversi furono innalzati al pontincato,come s. Lino immedialo successore di
s.
s.

particolare benevolenza verso gli

eletti

Pietro,

s.

Cleto,
i

s.

Cleeneute

I,

tenne fermo per T os>ervanza
antichi
diritti della
s.

di

questi

Anacleto, che furono
:

primi Pontefici

Sede, ben cono-

scendo
ne,

egli di

non

esser altrimenti padro-

romani circa io anni innanzi di Pupa Formoso, neir882 fu eletto Papa Marino
I

ma

solo depositario e difensore di tali
Il

o Martino

II,
,

il

quale insignito della

diritli.

Zaccaria, Jnti Fchhronio,

t.

2

i

dignità vescovile

era stalo invialo dal

Jib.

i,cap. 5, tratta: Aulorìlà del Ro-

predecessore Giovanni Vili, ad Anastasio vescovo di

mano

Pontefice nelle traslazioni e

ri-

Napoli per assolverlo dalla
i

nunzie de\'escovi dimostrata colla storia ecclesiastica. In esso ragiona delle
traslazioni dell' antica

scomunica. Negli ultimi secoli di rado

Papi non erano già vescovi consagrali
dal
1

:

Chiesa

rigorosaIII fa-

mente

vietate, poiché

Innocenzo

vellando delle traslazioni, rinunzie e de-

non tanto per canonica costituzione quanto
posizioni
de' vescovi,
alFerraa che
^

1592 al 1775, cioè per lo spazio di 83 anni, tre soli non lo erano, cioè Clemente XI, Clemente XIV e Pio VI nel secolo corrente il solo GregorioXVI, che
:

però era stalo elevato alla dignità cardinalizia da quella abbaziale, che
di

per istituzione divina sono al solo romano Pontefice riservale. Permesse solo
nel caso di necessità, e di aperta utilità
della Chiesa
;

ha

l'uso

molle insegne e prerogative episcopapel i.° fu assunto al
il

li),

sommo

ponti-

ed

il

giudicare

di

questo

ficalo,

che fu poi deplorabilmeule n-

VER
provalo
tla

VER
bisogno della grazia
ne della cristianità
ministero,
i

i47
Dio, n

Stefano Fn(T^.)i condaninvasore della
s.

speciale di

iiiiiidolo (|iiale

Sede, o-

potere con gloria ed onor
cui doveri

suo e pel be-

suo successore Romano abrogò, e restituì agli onori riunocenle Formoso. Pertanto dichiara il p. Tamapeialu che
il

sostenere l'altissimo
gli

sembravano
i

di

tanto superiori alle sue forze;
veri

quali do-

gna, molto pi'in)a del decreto di Stefa-

tanto

no

Ili

erano state vietate

le

traslazioni

e solenni,

de* vescovi da

una chiesa ad un'altra, coI

vere al

più gli apparivano grandi quanto più era persuaso di dodì del giudizio finale render ra-

me
sol

da'concilii di Nicea

e di Sardica,

op-

gione delle anime alla sua cura affidate.

ponendosi idl'abuso;
taggio della chiesa

ma
tali

questo esisteva
in

cjuundo invece d'aver
,

mira

il

van-

traslazioni

non

de'vescovi.

favorivano che l'ambizione e l'avarizia Il perchè egli non seppe persuadersi, che
il

Sperava nondimeno che Dio non 1' asuoi peccati , vrebbe trattato secondo ma sì secondo l'infinita sua misericordia. Ogni sua fiducia riponeva in quel D\o che affidò la custodia dei suo gregge a
i

disposto da Stefano III

Pietro benché

lo

avesse per 3 volte negat.

volesse assolutamente esclusi dal pontiQ*

to. 11 Sarnelli nel

4>

'^t*il

calo

romano

quegli stessi vescovi subur-

racconta di chi ricusando
salvò.

^4> n. io , vescovato si
s.

bicarii, ch'egli

avea incorporato
essi

ai colle-

Un

canonico regolare di

Vittore

gio de'caidinali

romani, tanto più che
quasi gli arbili

di Parigi, nobile, virtuoso e letterato, elelto vescovo ricusò
il

ben presto divennero
tri della

vescovato con ostiil

non veder giammai osservato questo canone ,
creazione dei Papa. «

nata costanza contro
giori.

consiglio de'mag-

Dopo morlocomparvead un amala

la

role possono ricevere,

benigna interpretazione chele sue pami fa credere che
I
i

to

compagno, secondo

promessa

fat-

tagli; e

facendo nella parete un segno di

Stefano
in

1

non abbia voluto eleggibile nel

croce, gli disse:
e

Non

dubitar della visione
io

nostro caso che un cardinale
fatti

romano
i

".

dimandami

ciò

che vuoi, acciocché

nel sinodo

colò

11 statuì:
i

romano del oSg, NiMorendo il Papa, prmiie-

ramente

cardinali vescovi trattando in-

sieme con somma diligenza circa 1' elezione, vi chiamino dipoi chierici cardinarestante del li, ed in tal guisa acceda ii clero e il popolo a prestare il consenso. Numerosissimi furono quindi gli esempi,
i

ne passi a cose migliori. Il compagno giubilando gli rispose: Io ho dubitato molto, che tu soffrissi per io meno gravissima pena nel purgatorio^ perchè
contro
così
il

me

consiglio de' snaggiori ricusasti
il

pertinacemente

vescovato

,

nel

die da'vescovati
slati alla

i

cardinali furono traal vesco-

quale avresti potuto fare bene assai e grande per la salute deiraoime. Ed allora l'altro gli replicò: In me hoc ordina'
vit clemenùssima honitas Salvatoris, et quia ex tuìic timui^ et nane scioy quod si Episcopalus Cathedram ascendisseni , perpetuae damnationis periculnniincì-

cattedra apostolica e

vato di Pioma, come
loro biografie.

può vedere nelle Per Dimissione o Risi

nunzia[F.),óoè perdi missione spontanea o involontaria (della quale dirò più sotto parlando della deposizione o privazio-

dissem.

E

ciò detto

,

splendori, disparve.

11

come scintillando De Luca discorre

ne)
sce.

g per rinunzia che da essa differiInnocenzo 111 teneva per fermo, non esser lecito a chiunque sia chiamato ad
,

vato^

nelcap. 38: Della rinunzia dd vescoquando si possa o si debba fare ,

e rcopetlivamente ammettere.

Ed

anche

esercitare l'episcopale ministero

il

sotlrar-

della privazione del vescovOyOvvero della sospensione o traslazione penale

sene, per quanto penoso egli
il

sia,

ricusarlo è in cerio

modo

però che negar Crisentiva
il

a

vescovato inferiore

,

e delle altre cose

sto; Dia nel

medesimo tempo

penali e pregiudiziali. Tre ispezioni ca-

i48

VE

S
cioè quanriserva dei
la

V ES
per riguardo alla dignità
gli si riserva una pensione sullo stesso vescovato, ovvero con trasferirlo a vescovato minore, co-

dono in questa materia. Una do il Papa l'ammetta con la
fruttilo con altre riserve

assegnando

congrua
2.'

al

nuovo vescovo, ovvero
il

colla

me

praticasi talvolta per castigo. Nel 2."
si

riserva della Pensione ecclesiastica.

La

caso

quando
si

vescovo desideri di rinun-

guale, ovvero con

provvede con altro vescovato ecompetente pensione
lascia.

ziare liberamente,

ma

si

dubiti se la ri3.'

imposta su quello che
za degli avvenimenti

Nel prin-

nunzia

debbaammettere. La

quan-

cipio del secolo corrente, in conseguendi

do

il

vescovo non voglia rinunziare,
si

ma

Francia

(/^.),

cbe

tratti di forzar velo

per qualche

cominciati nel declinar del precedente a
il concordato Pio VII e il i.° console, molli vescovi di Francia rassegnarono pronta-

causa.

Quanto

alla

i^, se

il

Papa

si

conrital

Versailles (/^.), concluso
tra

tenta d'ammettere Ja rinunzia colla

serva de* frutti e di altre ragioni, in
ratto,
ri

caso non cade dubbio sulla validità dei-

mente
doli

i

loro vescovati, per invito del Pa-

ma cade su

quali ragioni restino al

pa, molli de'qualisi distinsero rinunzian-

serva tarlo de'frutti, ovvero al pensio-

con divoti
si

indirizzi al l-*apa,che

per

nario.

E certo cbe al riservalario

non

re-

edificazione

ponno leggere
I

nel

Bello-

sta ragione alcuna nella giurisdizione

o amministrazione della chiesa, mentre la partecipazione de'frutti e la pensione è
cosa temporale. Con indulto poi
conferire
zia del
i

mo. Continuazione della
stianesimo,
t.
,

storia del cri-

p.

99

,

riconoscendo

il

doloroso sagrifìzio necessario alia pace
della patria e al trionfo della
religione.

si

ponno

benefizi

anche dopo la rinun-

vescovato per alcuni mesi.
libera che

Quanquale
ragio-

to alla rassegna

volontaria*
,

mente

si

desideri dal vescovo
l'istanze,
si

il

ne faccia
ni

procede con molta
le

con breve de* io gennaio 1802, che loro indirizzò, cui nobili e afTettuosi sentimenti riferisce lo stesso scrittore. Nel t. 18, p. io5 del Bull. Rom. cont. è il breve
docilità
i

Premiò Pio VII l'esemplare

circospezione e maturità, per

di

accennate

più sopra parlando delle

Vìo^XW fAccepimus aullienticiim monumentum^àe 20 maggio i83o: Accerenuncialionis eniissae ab Episcopo Elvensi. A' vescovi che hanno rinunziato il vescovato si suole conferire

traslazioni, poiché essendo questo matri-

ptatio

monio

del vescovato di sua natura per-

petuo e indissolubile, non deve facilmente ammettersene il divorzio o il ripudio; perciò
si

dal

suole esaminarne

le

cause

dalla congregazione concistoriale. Circa
la 3.* ispezione sulla rinunzia

Papa un titolo vescovile inpartibusj però non l'ebbe mg.' Traversi già vescovo di Se^ni y che avendo rinunziato
nel 1845,
la

domandapotrebbe
,

morì nel i853 canonico
Lateranense
1'
;

del-

la dal

Papa

al

vescovo, ciò avviene per
la

basilica

e senza dire

qualche colpa per
a salvare
la

quale

si

d* altri,

non

a rigore procedere alla privazione

ma

1857 rinunziò

ha mg.*^ Zannini, che nel il vescovato di Feroli.

sua reputazionegli s'ingiun;

ge che rinunzi

ovvero la prudenza lo esige per inimicizia o malcontento del popolo o del principe , il che alle volle suole anco provenire da soverchio zelo o altra cagione, che la s. Sede slimi opportuna la rinunzia per impedire scandali e disordini maggiori. Nel i.°caso, se il \escovo è provvisto del suo non gli si dà provvisione alcuna, e non essendolo

Monsignor Tizzani nell'anno 1848 avendo rinunziato il vescovato di Temij soltanto nel 1 855 fu nominalo arcivescovo
di Nisibi in partihus. Siifalli vescovi
si

dicono titolati, perchè se non hanno quello d*

una chiesa

in parlihns

,

ritengono
,

tuttavia quello della chiesa rinunziata

dicendosi per esempio

già vescovo di Cremo/2^, benché questa abbia il vescoPer Privalionem o vo residenziale.
,

1

,

VES
Deposizione [F,). Per le istanze di Faustino vescovo di Lione , s. Cipriano ves«vo di Cartagine pregò s. Stefano I Papa del 2 5'/ a deporre dal vescovato d*Ar!es Marciano, eh' erasi unito al i.° Antipapa Novaziano, separandosi così dall'unità della Chiesa cattolica, e in vece di lui ne sostituisse altro vescovo.
pili

VES
i'VIII
poli

i49

antica d'Innocenzo 1 1,che la fece, anzi

sinodo ecumenico di Costantinodeir869 ne fu il i." autore, e vi fu deposto Fozio, fatto celebrare da Papa Adriauo
volte.
II, che già lo avea scomunicato 3 Dice il cardinal De Luca , che la materia delle deposizioni non è capace

di regole certe e generali,

dipendendo
,

il

Laonde chiaro
vi al Pontefice

apparisce, quanto antico

tutto dalle circostanze del fatto

per le

sia l'uso di ricorrere nelle

cause de'vesco-

quali alle volte

si

procede

al castigo

più

romano, cornei. "vescovo della Chiesa universale. Si può vedere Baluzio, in s. Cfpriani Epist. 68i DeMarca, De Concord. Sacerd. et Iniper. lib. i ,cap. io; ed ilBaronio, Annal. Eccl.ao. 2 58, D. 3. Questo,quantoairOccidenlej diciamo quanto all'Oriente. Non solaoaente
's.

rigoroso della privazione o deposizione

formale, ed alle volte

si

usa la Sospen-

sione
l'

(F.)

dalla giurisdizione e dal-

amministrazione del vescovato, depuun Sicario apostolico (F.) , col permettere al vescovo la residenza con l'esercizio de'pontiflcali; ed alle voltandosi
te si
si

Atanasio, vescovo d' Alessandria,

ma

sospende anche da questo pure,e

gli

gli altri vescovi e patriarchi

eziandio^in
,

proibisce eziandio di risiedere nel ve-

causa di deposizione da' vescovati

ante-

scovato, secondo la qualità de' casi, asse-

posero

il

giudizio del

Papa

al

giudizio

gnandogli per carcere qualche monastero

degli stessi conciiii particolari, e da questo

a quello ricorsero dal più lontano Oriente
,

qiial

giudice legittimo.

Il

Zaccaria,

And-FebbroniOyVa^ìona nel t.2,al cap. 6: Riserva delle Deposizioni vescovili
al

Romano

Pontefice^coniprovata e
I

il-

lustrata colla storia ecclesiastica.
pi

Pa-

hanno sempre avuto
ivi

il

diritto di esi-

o convento di Roma, ovvero in altro luogo con altre somiglianti provvisioni. Bensì a tali e altri castighi non si può procedere se non pel Papa immediatamente, ovvero per quelli quali abbiano in ciò la Commissione speciale segnata di mano del Papa che per l' ordinario si suole indirizzare aW Uditore generale
, i ,

gere dall'Oriente
chi

le relazioni

de'patriar-

della
si

Camera
la
si

apostolica (F.)^ quando
il

deposti, e di confermare le senten,

tratta di

formare

processo giudizia-

ze de'sinodi

che

gli

aveano degradati.
a' meQuanto a'vescoil riferito di Mar-

le

per

privazione per sentenza, poiché
tratta di altre provvisioni, co-

Altrettanto esercitarono riguardo
tropolitani d'Occidente.
v'\

quando

me

della sospensione dalla giurisdizione,

dell'Occidente, oltre

e della deputazione del vicario apostolico, e simili,
si

ciano d'Arles nel

III secolo,

sino a

s.

Ni-

procede nella forma eslrara-

colò! deir858 non mai segui alcuna re-

giudiziale dalla congregazione de' vescovi,

golare deposizione, che non

ci fosse

il

con-

non praticandosi più quel che dalla
gione canonica
cilio

senso della

s.

Sede,

il

che è mostrato speper l'Africa e per
s.

in ciò

si

dispone sopra

cialmente per r
le Gallie.

lllirio,

l'autorità del metropolitano, o del

Quindi è che

Nicolò

[

non

provinciale

,

conovvero del primate o
i

fece alcuna innovazione su questo articolo,

del patriarca.

Vacarono

vescovati per

e molto
il

meno

sulle false decretali fon-

privazione o deposizione nel pontificato

diritto della sua

Sede intorno a que-

ste deposizioni,

con deporre Teutgaudo arcivescovo di Treveri , e Guntario arcivescovo di Colonia.

La

riserva

di tali

d'Innocenzo XI pel vescovo di Gerace in quello di Clemente XI pel vescovo di di Oviedo, in quello di Benedetto XIV per altro vescovo di Gerace e pel vesco-

deposizioni spettanti alta

SedeKomauu

è

vo

di Lavello,

seppure uou fecero

la di-

.

15^0

V E S
non dopo che
messo

VES
l'accusatore
si

missione nelle mani del Papa per risparmiarsi un tal disonore provocato
dalla loro condotta. Pio

sarà sotto-

VI nel 1791

in

concistoro formalmente depose dalla Por-

pora (^.)

cardinalizia e dall' arcivesco-

pena in caso di calunnia. Quegli che in onta di questo decreto ardirà importunare 1' imperatore o tribunali secolari, o turbare \.\ì\
in iscritto alla stessa

vato di Sens, Stefano Carlo Lomenié de

concilio

ecumenico

,

Brienne (F.), per cui nelle Notizie di Boma òe\ 1792 non fu più pubblicato uè come cardinale, ne quale arcivescovo. Seguono le deposizioni anche per Intrusione (P^-); e talvolta alla deposizione
si

nella sua accusa ".
di

nou sarà ammesso Determinò il concilio

no
te

Troyes deir878. « Non si accuseranvescovi io segreto, ma pubblicamencanoni ". Altri canoni li e secondo
i
i

riportai nel
rò,
al
i

vol.LXXX,

p.

r

16.

Che

pe-

aggiunge la Degradazione [F.)e la Sconsagrazione (F.).S\ pub consultare il Savnelli,
t.

vescovi chiamali a Pioma, tornati

vescovato, dovessero presentare al clele

9

^ lett.

38

:

Che

il

vescovo

,

il

ro e popolo
vai

Lettere apostoliche, che

prete,

diacono ingiustamente deposti, se si tornano ad ammettere alla Ghiesa, non debbono essere riordinati. della imposizione delle mani. Non che veil

attestavano la loro cattolicità, lo rile-

E

Per anche nel voi. LUI, p. i63. Bisegnationem e per Regresso {P^.). Per
rassegnare a favore di altro individuo,

dere nell'articolo Vescovo

§ W, Della Consagrazione de* Vescovi. Intanto ar*
il

non però ritenendosi
ne o
in

in

amministrazio-

commenda

il

vescovato, tale ras-

roge riportare due canoni contro la calunnia, che talvolta determinò severe disposizioni sui vescovi. Decretò
il

segna non ha luogo per concistoro , ma per la Dataria apostolica {V.),c\oè per
le
si

concilio
i.»

abbazie, giacché per

le cattedrali
si

non

generale di Costantinopoli nel

38

Per

ammettono

riserve, e solo

ricevono
11 ReTrento ,

mettere freno
i

alla facilità di

calunniare

per libera dimissione e rassegna.
gresso, vietato dal concilio di

vescovi cattolici,

non sarà permesso a

chiunque indifferentemente d'accusarli. Se trattasi d'un interesse privato,e d'un lamento personale contro il vescovo, non
si

consisteva nella cessione o rinunzia d'un
beneficio ecclesiastico o vescovato
riserva di riprenderlo
,

colla

quando
alla

piacesse al

avrà riguardo ne

alla

persona

dell'acsi

rinunziante

,

ovvero

promozione o
ceduto per

cusatore, ne alla sua religione, perchè

morte

di quello a cui era stato

dee far giustizia a tutto il mondo ; se d'un affare ecclesiastico, il vescovo non
potrà essere accusalo, né da un eretico o da uno scismatico, né da un laico scomunicato, né da \\x\ chierico deposto (già s. Caio Papa del 283 avea proil3Ìlo a'pa,

regresso. Nella descrizione de'vescovati

ho

riportato numerosissimi esempi di vescovi vi

che ceduti per regresso
Cardella e

i

vescovati poi

ritornarono, anche ripetutamente. Riil
il

feriscono

Novaes, che
nel

il

celebre cardinal Dessarione fatto vesco-

gani e agli
tolici;

eretici di

poter accusare

i

cat-

ed
i

a' secolari di

chiamare

in giu-

vo suburbicario di àSabina marzo, quindi a*23 aprile
l'altro
scati, poi ritornò al

i449 ®*^

trasferito al-

dizio
gli

costituiti negli ordini sagri). Que-

vescovato suburbicario di FraSabinese;

eh 'è accusato non potrà accusare un

ma

lo

Spe-

vescovo, o un chierico, se non dopo d'aver purgato se stesso: quelli che sono senza rimprovero, intenteranno la loro

randio nella Sribina sacra, ne rUghelhneW Italia sacra non parlano di tale regresso, per cui il Cardella avea notalo

accusa davanti a lutti
vincia.
sta
,

i

vescovi della pro-

l'ommissione
vita et

dell' Ughelli.

Avea

ragio-

Se

il

concilio provinciale

non base

ne, poiché leggo nel

s'indirizzeranno a un concilio più
,

rebus

ii^cstis

Conimentarius de Bessarionis Cardi1

grande. L'accusa non sarà ricevuta

nalis Nicacnif di Luigi Caudini, a p. 8

V

ES
pud
s.

VES
Marcum
pridie id. octob.

i5t

TTunisque Cnrdinalìs Ecclesiale Tnsctt latine reginicn ad qiiam e dioecesi Salinensi filerai (ninxlalus, rctìnuit.f^e' rum his femporilius, hoc est anno 468, e Tiiscnlano iterimi Sahinoruni Episcopus evasit. Quae fuerit caiisafOb quani nova haec accidit translatìo, seu polìiis regressio ad velerei infida s^omnino latei. flitui solunimodo notata estdignumy qiiod rnidlac hic ambages, ac lapsus eriidi tortini manarunt, diim neniini prorsus haec altera dioecesum earunideni per muta tio venit in. mentem. Prinius hanc reni praelaudatus Jo. Baptìsta
1

na ad diclamEcclesiam Sabinensem ancloritate apostolica sub datum Romae aflorenos auri de

Camera

.

.

.

= Ex quo
Ciac-

annoV

testimonio satis super q uè

liquel

coni uni ^ UghelliurUf Boerncruni, cuti-

ctosque alios esse corrigendos scriptoreSf qui Nicaenuni putarunt ad exiluiii usque vilae Ecclesiam Tusculaiiatn rcxisse. Gli altri molivi pe'(|aali vacano
i

vescovati, gli accennai nel principio di

questo

§.

Altre nozioni sopra
i

i

diversi

modi pe'quali vacano
abbazie nullius^
questo stesso
§.

vescovati e le

le

diedi nel principio di

Schìoppalalha(Dissert. in perantiqiiant

sacrani tahulain graecani

eie.

Venetiis
§

1767) suspicari coepit,ttint qui Bessarion Episcopuni Sabinensem sevocatin epigraphe, qtiani sacro donario apposuit Venetias (cioè il ritratto del cardinale coir iscrizione scolpita in

VIH. Diocesi delle abbazie

e de*

ma-

nasleri Nullius. De' Prelati inferiori
e Nullius e loro giurisdizioni.
zie ritenute

Abba-

da' Papi. Della giurisdi-

marmo,

zione delle

monache

e

delle abba-

fatto eseguire da'confrali della Carità di

dessCy quasi vescovile^ con territorio

Venezia, per aver
essi

il

cardinale donalo ad
col
ss.

Nullius Dioecesis.

una Croce d'oro
di

Legno, ed un
ss.

ostensorio bizantino, con entro della

Le Abbazie

(F.), ed

i

Monasteri (F.)

Tunica o porpora

Gesù
s.

Cristo, esisten-

nullius dioecesis, sono considerali
altrettante Diocesi^ e perciò
i

come

te ora nella chiesa di

Tommaso di Ve-

sudditi di-

nezia, pel notato nel voi. XCI, p. 119), misso sub initluni anni \^^ lettini quia idem titidus legitur in plurìbus manuscripiis codicibus, ac etiam libris impres-

consi diocesani,
ti.

come
a'

quelli de' vescova1'

E

qui noterò, che

ubbidienza che

i

diocesani devono

loro ordinari, siano

vescovi (o abbati), tuttochà sia di diritta

ab anno 1 469 ad annum i^'ji. Quamobrem sedula perquisitione facta^ nodum denique hunc soh'itycaligineniqiie omnem discussit ope clariss. Praesidis Josephi Garampi qui mine apostolici nunlii munus apud atdam Caesareani magna cwn laude virtulis, ac doctrinae sìngularìs exercetj is vnini in lib. 8r Obligat. Cameral. p. 5o ad annum 1468 haec notata adinvenit: i=:Die 29 octob. ven. vir. D. Johannes de Heesboem canonicum s. Severini Coloniensis reveiendiss. D. Bessarionis Episcopi
sis

divino, è però subordinala alla

Chiesa,

Papa; non però subordinata al consenso del clero, per quanto dice il dotto p. Cappellari, poi Giegorio XVf,
mediante
il

// trionfo della

s.

Sede

e della Chiesa^

cap. 6, n. 6. Si deve poi pel

presente §
si

rammentare quanto ho

riferito ne'prece-

dentiin argomento, anzi a questo

cora-

penetrano molle delle nozioni riportale a Religioso, massi me pegli abbati, aPiEXDiTA ECCLESIASTICA, a Regalia, quali artiì

coli

mi dispensano riprodurle,essendo peril

ciò intrinseco

tenerli presenti.
i

Noterò

Sabinensis secretarius, et fanìiliarì obtulit

Camerae apostolicae prò communi

ser-

vitio dictae Ecclesiae ratione translatiotiis

che anco gli abbati regolari, come vescovi, usarono intitolarsi, e forse alcuno ancora s* intitolerà: Dei et Apostolicae Sedis gratta

de persona sua de Ecclesia Tuscula-

Abbas N. N.

Così

s'

intitola-

i52
va r abbate
lo

VES
di
s.

VES
non ne fecero gran conto; onde
denza del vescovo.
intenti
lesti a'
la

Palerniano di Fano, e
1

ele-

apprendoda uu monumento del

38o,
1.

zione restò a'monaci colla sola soprinten-

presso l'Amiani,
p.

Memorie

di

Fano^

1,

Ma

i

vescovi talvolta,

3o3. Nell'articolo Umile registrai questa foimola Joannes Dei grada humilis ahbas ven. mon. s. Paiili extra miiros
:

ad aggrandirsi,

ei

ano troppo mogli

monasteri, per cui

abbati e

i

monaci, desiderosi

di liberarsi

da quella

Urbis... Salute in

et

sinceravi in

Do-

mino caritalem. Oltre il detto della benedizione i\e,\V Abbate io quell'articolo, nel § iV di quello iìtFescovi^ parlando della

soggezione, trovarono il modo, ricorrendo al Papa, che li pigliasse sotto la sua immediata prolezione e della s. Sede,e gli
esentasse dall' autorità de* vescovi,
di a
il

che

consagrazione di questi, riporto l'antico rito. Devesi premettere alcuna paro-

fu finalmente consentilo da'Papi, e quin-

la dell* origine de' Benejizi ecclesiastici

abbazie, ed
sisj

(parlando della quale, nel voi. XIX, p. 1 13, col. I.*, si deve sopprimere a XV,
il

poco a poco andaroiisi formando le monasteri niillins dioeca-^ che più tardi divennero quasi altreti

numero X, aggiunto

dal tipografo,

poiché dal secolo

V

si

fa derivare).

Dot

tanti vescovati. Dopo la pace Callislina, o ricordato concordalo del i 122 fra Calisto Il ed Enrico V, cessate le vertenze
dell' investiture

i

primi secoli della Chiesa, ciascun

ecclesiastiche,

fu quasi
il

ministrocominciòa ritener per se le Oblazioni de* fedeli, ch'erano fatte nel suo
tempio,
sione;
le

per tutto

stabilito che,

morto
si

vesco-

vo, l'elezione del successore

facesse dal

quali già solevansi portare al
la

capitolo de' canonici, e fosse confermala
dal metropolilano o dal

vescovo, acciò ne facesse

discorsa divi-

Papa; e morto
il

ma

per ricognizione della superio-

r abbate

1"

elezione fosse fatta da'monaci

rità episcopale, ciascuno
al

dava

la 3.^

parte

e coiifermata chd vescovo, se

monastej

vescovo e qualche cosa di più per ono-

ro non era esente dalla sua t^iurisdizione

che fu poi chiamato il Cattedratico (V.)y perchè era dato per riverenza alla
re,

e se era esente fosse confermala dal Papa. Nel concordato poi concluso fra Leo-

cattedra episcopale. Divisero anche

i

fon-

ne

X

di e assegnarono a ciascuno la sua por-

tuito
li

e Francesco re di Francia, fu stache a' capitoli delle chiese cattedral

Queste mutazioni però non furono fatte in lutti luoghi insieme, ne con un pubblico decreto, e si praticò quanto in più articoli narrai. Le abbazie di là da' monti erano ormai fatte molto ampie e
zione.
i

e conventuali

fosse
il

affatto

levata

la

podestà di eleggere
i

vescovo e l'abbate;

ma vacando vescovati e le badie il re nominasse persona idonea, alla quale fosse dal

ricche, per cui

i

maestri di palazzo assun-

Papa conferito il Chardon tratta nel lib.
de' monasteri.

benefìcio.
2, cap.

11

p.

4= De^
vescovi

sero a se l'autorità di fare V Abbate (/^.),
colla ragione apparente, perchè allora in

vescovi

Oltre

i

ed icorepiscopi, anticamente v'era un'altra specie di vescovi, cioè quelli

generale

i

Monaci (F.) erano
il

laici,
si

sen-

de'monadi

z'alcun ordine ecclesiastico (però

ten-

sleri esenti dalla giurisdizioVie degli ordi-

ga presente

riferito nel voi.

XIV, p. 98,
al

nari. Tali

erano que'
s.

di

s.

INIartino
di

quando
cerdozio

cioè essi furono

ammessi

sa-

Tours

e di

Dionigi in Francia,

Lau-

e

all'

esenzione).
essi,

Vero

è che

be uelTHainaut, e d'un monastero d'Alsazia presso Strasburgo.

non sempre

lo

davano

ma

alle volte

Siccome questi

concedevano per grazia a'monaci che se lo eleggessero. Però in Italia non essendoTri ancora monasteri molto ragguardevoli

monasteri avevano dipendenti molle chiese, che comunemente si chiamavano celle,

ed era

diflìcile di
le

trovar vescovi che

iu ricchezze, fino al
i

jSo

circa

i

re lon-

vi

facessero
si

funzioni episcopali, così per

gobardi, dopo

re goti, poi gl'imperatori

falle

ordiuuva vescovo uno de' mona^

VES
ci.

VES
città sino all'arcivescovato di

i53

Per questa ragione iPapi Slefiino MI

ch'è situalo nel borgo orientale di detta
co, nel declinar del secolo

del

752

e Atlfiano

legi concessi

per

tal

del 772, ne' privimotivo alle delle ba1

s. Martino e di s. Dionisio, accordarono pure l'avere un vescovo, da eleggersi Ira'raonaci da questi e dall'abbate,

die di

e quindi doversi cons;igrare da' vescovi
del paese.

Dovendo

allidarglisi

pure

la

cu-

Lanfranquale il giusta il I\Iona<iticnni Anglica mini nou sostituì veruno a Goduino che morì al suo tecìipo, dicendo non convenire che vi fos<ero due vescovi in una città, non considerando che il vescovo di s. Martino
XI,

ra de' uionasleri e reggerli nel pontificio

nome, non che
rola, acciocché
si

di predicare la divina pai

naca
i

popoli che da'vari paesi

non risiedeva nella città. Anche nella crodi s. Benigno di Dijoti si leggono nomi di molti abbati, ch'erano corepi-

recavano a
di

visitar la

tomba
i

del santo,

scopi del vescovo di Langres,

ma non
il

pro-

risanassero dalla malattia di loro anime.

priamente
berigo
il

simili agli antichi corepiscopi.

L'abbazia
nigi, e fino

s.

M;ulino ebbe

propri ve-

Tali furono Erberto sotto
dell'

vescovo Al-

scovi pili lungo

Tours
il

nel

lempo di quella di s. Dioa Urbano II, il cjuale recatosi a 1096 e portatosi a s. Martino

825

circa, e Bertiloue sotto

vescovo Isacco dell' 874, che gli die' per coadiutore nel governo del monaste-

sottopose

il monasleroa sé slesso, e ne levò vescovo pe'Iamenti de'vescovi di Fran-

cia e de'Iegati della s.vSede,a'quali icanonici

ro Sarano, trovandosi scritto Berillo Coepiscopus et Abbas. Secondo il p. Mabillon, anche molti abbati del monastero

regolari di

s.

Martino non facevano

i

presso Argeulina erano onorati del titolo
di vescovi,

convenevoli onori nel ricevimento. In

o perchè fossero vescovi regio-

quanto a s. Dionigi, pare che suoi vescovi non abbiano durato oltre il regno di Lodovico I il Pio, morto nell' 840. Alcune volle questi vescovi erano anche abbati, altre no; cos'i Erberlo era vescovo di s. Dionigi, mentre il celebre Fulrado n' era abbate; viceversa, nel 797
i

nari senza fìssa sedia, o perchè fossero vicari

e corepiscopi della diocesi d'Argentina,

la

quale un tempo era divisa in due, una

parte governala dal vescovo residente in

Victerbo era nel medesimo tempo vescovo e abbate di s. Martino di Tours. I

primi abbati

di Laube, Ursmar, Erminone e Teodolfo erano anche vescovi. II cronista di tale monastero rende per ragione, che COSI fu fatto onde quegli abbati

Argentina, e l' altra da quello che risiedeva nel monastero. A tempo del p. Chardon in Occidente ve n'erano pochi, come a Fulda, e nell' Oriente nel solo monastero del monte Sinai, che fosse propriamenle tale, poiché sebbene gli altri prelati

orientali risiedevano per la più parte
la

ne'monasleri,

loro giurisdizione tultasi

via sopra vaste diocesi
nelli.

estendeva.
t.

Il

Sar-

potessero predicare a' popoli novellaconvertiti, e abbattere
il

Lettere ecclesiastiche^

5,

leti. 34'-

mente

culto ido-

Degli abbati vescovi de^ loro monasteri, riferisce

latrico,

che alcuni di

que' barbari an-

di trovarsi ordinali vescovi

cora mautenevano. Altri credono, per-

alcuni monaci,

nou

a titolo di alcun ve-

chè

aveano donato il fondo del monastero, il quale era prossimo al palazzo reale di Leptina, di cui non si commetteva il govern'o se non ad un vescovo, e
i

re

scovato,

ma

de' loro monasteri, scriven^-

do Sozomeno nel lib. 6,cap. 4« " Qui furono ancora Barse ed Eulogio, li quali
oltre ciò

ambedue appresso
città,

vescovi fu-

questa dignità

si

conservò

in
i

molti loro
e-

rono, non d'alcuna

ma

per onore,

successori. Talvolta

anche

monasteri

quasi in guiderdone delle loro già fatte

rano

la

residenza de' Corcpiscopi (f^.),
fosse quello di
s.

imprese, ordinali ne* propri monasteri.
Della qual maniera vescovo fu ancora
il

come pare

Martino

di

Cauloibery.

Ve u ebbe

in quel luogo

poc'anzi nomiualo Lazzaro". Quindi ere-

i

i54

VES
non
di città,

VES
ma
deil

de, essere pervenuto l'uso da* Maroniti^ duve gli abbati de' monasteri sono vescovi e arcivescovi,
gli stessi

scovo di Benevento, oltre la rrocciV/, ossia un bocolo Pastorale diverso dall'eo Tati (/^^'.), piscopale, colla figura del

T

monasteri,

come racconta
e

p.

Girolamo Dandini
postolica
al

nella sua missione a-

patriarca

maroniti

del
so-

Monte Libano nell'anno i5^6. Vi
sono semplici abbati
fuori di essi
di

no, die* egli, due sorte di vescovi, alcuni

monasteri, ne

con coi si dipinge s. Antonio abbate, e nel piecedeule articolo lo dissi piuttosto proptio degli abbati greci. Indi a p. 182 spiega il vocabolo Croccia (ioi'se per noa confonderla colla veste usata da' cardi* nali in conclave), CrossiaSy per pastorale degli abbati.
p.

hanno la minima giurisdizione, né anime commesse alla loro cura e vigilanza pastorale. Non portavano essi
segno, né abito alcuno da vescovo,

Narrai nel voi.

XX,

84, che

la

chiesa abbaziale della bas.

dia secolare nullius di

Lucia di Me*

ma

lazzo in Sicilia, è decorata del titolo di

vestivanoda semplici monaci,esolamente cantando messa usavano la Mitra e il Pastonale
(P'.).

Ad

altri poi

sono commesse

chiese più grandi, e popolo più

numero-

£o,e vestivano con giubbaad uso del paese,

abbate godendo l' uso dee che più volte fu insignito della dignità vescovile con titolo in partihus infidelium ; e nel voi. LXXII, p. 5i , che Gregorio XVI nel
cattedrale,
gli
l*

abiti

vescovili,

sopra di quella portando spaino di

1840 dichiarò l'abbate
rizio

e primicerio del
s.

panno paonazzo lungo sino a terra, ed un turbante grande e pesante di color celeste sul

capitolo della badia nullius di

Mau-

cappuccio. Ne'monasteri poi di
di
s.

Cbjaya e

Antonio, situati in uno

stesso luogo,

stavano in uno due nipoti
suffraganeo

d'Agauno nella Svizzera, in perpetuo vescovo di Belllemme inpartibus.Gìì abbati generali delle due congregazioni de'monaci Mechi lanisti sono sempre arcivescovi in parlibus, cioè quello residente
nell'isola di
nia, e quello
s.

del patriarca, l'uno de' quali arcivesco-

vo
del

e abbate del luogo, e

medesimo
il

patriarca, abitando nell'al-

residente in

Lazzaro di Venezia diSiuVienna di Ce-

tro tre fratelli arci vescovi. Quindi,conclu

sarea

,

ed ambedue dimorano ne' loro

de

Sarnelli,si

può credere venuto

l'uso
al-

monasteri. Molte abbazie nullius diven-

de'pontificali negli abbati Religiosi^ed
ili colla sola

benedizione abbazìale, non
la

nero vescovati, e uno degli ultimi esempi è quello di Guastalla. Inoltre molte
abbazie nullius furono riunite a diversi
vescovati,
al

colla consagrazione episcopale.

ritenersi

che

mitra
II

fu concessa

Aggiunge prima
s.

come

di

Nonantola

nel

1820

del

I

ooo daSilvestro

all'abbate di

Sa-

vinodi Piacenza,da
di S.Giustina di

s.

Leone IXall'abbate

vescovo ora arcivescovo di Modena, dovendone portare il titolo d'abbate della

nel

1091 a s. Ma il medesimo
86, riferisce
:

Padova, e da Urbano III Pietro abbate della Cava.
Sarnelli, nelle

medesima. Così

fece

Gregorio

XVI

colle

Mewor/e

bhhdine nullius della Sabina^óok di Farfa che uni al cardinal vescovo suburbicario
di

de* vescovi e arcivescovi di Benevento

Sabina, e di
al

s.

Salvatore Maggiore
di

,

che nel concilio celebrato in quella città da Urbano 11, vedendo s. Pietro abbate della Cava col capo scoperto, secondo il suo costume, gli fece porre sul capo una mitra, e che fu la I.' mitra concessa agli abbati, citando
p.

che unì
rio

nuovo vescovato
lui istituito.

Mirteto da

Poggio Di più Grego-

XVI, come
,

dissi

nel voi.

LXXXVJ,
{\'\

soppresse l'abbazia nullius p. i5o S.Lorenzo in Campo nella diocesi di Pergola, l'uni a quel vescovo, con parte delle rendite per esso e pel seminario, colla
riserva del titolo d' abbazia semplice e

\ari scrittori. Quindi tale prerogativa fu

pur concessa ad

altri

1

2 abbati de*

mo-

nasteri delia diocesi soggetta ali* arcive-

conferita in amministrazione a'mouaci

ci-

,

V BS
slerclensi.
1

VES
bolla di Gregorio

i^j
,

vescovi

non ione pnnto Im-

XII f

cioè che

siano

pediti nell'aulorità per l'esenzione de' regolari.

applicati al continuo servizio di quel con-

Quanlo al vescovo abbate perpetuo o commendatario d'alcuna abbazia
il

vento o monastero, che abitino dentro
quel chiostro o ricinto,e che vivino sotto l'ubbidienza di quel superiore
lato.

dice

Sarnelli,

t.

8,

lett.

i6, rappresenta

o pre-

due persone.Un vescovo che a vea in commenda un monastero esente, domandò alla

La

2." specie é di quelli,

li

quali es-

congregazione del concilio, se poteva ordinare suoi sudditi per ragione del
i

sendo prelati come sopra di qualche chiesa o monastero esente , abbiano ancora per privilegio apostolico, ovvero per antica prescrizione la giurisdizione ecclesia-

monastero, non ostante
sess.

il

cap. io della

2 3 del Tridentino, e n'ebbe in risposta: Non posse, quìa ordinarci eos

stica e vescovile nel

popolo e nel clero

se-

colare di qualche terra o castello, o altro

suhdltos

tanquam Ahhas^non tanquam
Il

luogo abitato e situato dentro
della diocesi del vescovo.
di que'prelati,
i

i

confini
specie é

J'^piscopus.

cardinal

De Luca

ragiona
li

La

3.""

nel ca\i. 35:
li

De' Prelati inferiori, non siano vescovi, ma abbiano
Olive
i

qua-

quali abbiano

la

medesi-

la giu-

ma

giurisdizione nel clero e

nel

popolo

risdizione ecclesiastica vescovile, o
si.

vescovi vi sono degli altri
i

quaPrea

secolare di qualche terra o castello, o luo-

go abitato, uno o più,
situati in

li

quali

non siano
si

lati (^.),

quali

non sono

costituiti nel-

alcuna diocesi, sicché
,

dicano

l'ordine e nella dignità vescovile,

ma

di niun territorio

che però se

gli

il

somiglianza cJe'vescovi hanno
zione e
le,

la

giurisdi-

nome

di Nullius,

la

podestà ecclesiastica e spirituala

vescovato. Quelli

come separato da ogni della i.^ specie hanno
persone, che

maggiore o minore secondo

diversa

la giurisdizione limitala alle

loro qualità.
cie.

Sono

questi prelati di 3 spe-

però se pel bene della chiesa o monastero, per
si

Una è quella che ha la giurisdizione ri-

quanto importa
il

il

suo recinto,

stretta a certe persone esenti e privilegiate,
le quali

dice

territorio di quel prelato.
si

servono a qualche chiesa, ovvero che vivono in qualche luogo, ma senza il
territorio e senza
la

dimeno

ciò

dice per

Nonun certo modo di

parlare improprio; che però se altre per-

giurisdizionesul popo-

lo e sul clero secolare.
lati

E questi sonoi

precol-

sone del clero e del popolo secolare , o regolare di diverso ordine religioso, dentro quel luogo commettessero de'delitti,

o

le

prime dignità d'alcune chiese

legiate esenti, la giurisdizione de'quali è
ristretta a'canonici e cherici, e altri ser-

non perciò questo prelato ne sarà giudice
competente,

nemmeno

con questi potrà
si

venti di quella chiesa, benché vivano all'uso del

esercitare la cura, o la giurisdizione par-

popolo secolare sparsi per

le

rocchiale, eccettuato

quando

tratti di

città e pe'luoghi abitati delle diocesi, sicla giurisdizione sia nelle persone per causa della chiesa, al servizio della quale siano ascritti, come sono alcuni priori o

ché

qualche spedale pegl'infermi in quel che riguarda le funzioni per essi infermi, o
pe'nìorti
i

quali

ivi

e

non

fuori

si

seppel-

liscono

quando

vi assiste

il

privilegio ov-

decani o prime dignità d'alcune chiese
collegiate secolari nelle città e ler?e.

vero l'antica consuetudine. Però anche a
rispetto delle persone, in molti
casi la

Ed

ancora
steri

questa specie sono gli abbati o priori, e guardiani o preposti de* monadi

loro giurisdizione é limitala, e subentra
quella del vescovo. Di maggior ampiezza
giurisdizione di quelli della 2.^ spe-

e de'conventi regolari

,

li

quali han-

è

la

no

la

piena giurisdizione ecclesiastica coi

cie, attesoché

religiosi professi di (juel

monastero o con-

questi
la

Tenlo,ed anche con que'regolari serventi
ne'quali
si

sebbene propriamente in dà il vero territorio, per ragione che non ponno essere due pre-

non

si

verifichino

i

3

requisiti della

lati d'

un medesimo

territorio;

nondi-

i56

VES
si

VES
di territorio

meno

dà una specie

im-

rispetto delia cura

modo che a sagramentale si dà nel parroco, sicché abbia i suoi confini. Anproprio o subalterno, in quel
il

che lo riguardano). Quest'ultima specie però di prelati non par degna di molni

ta lode,

perchè forse contro

il

sentimen-

to del concilio fu loro concessa

quest'am-

ticamente, avanti

concilio di
si

Trento,

pia giurisdizione, anco con qualche van-

quando per
il

questi preiati
la

giustificava

taggio più che a'vescovi, cioè che per la

loro titolo, secondo

stituzione di Bonifacio Vili

forma della coaveano la
,

comune

e più frequente pratica

non

sia-

cognizione di tutte

le

cause

civdi, co-

me criminali e miste, e cosi spirituali, come profane, appunto come l'ha vescovo,
il

s. Sede. slima cosa impropria che nella creazione d'un vescovosi desiderino tanti

no sottoposti al metropolitano, immediatamente soggetti alla
Poiché
si

ma

siano

ogni volta chele circostanze del fatto non
persuadessero
tolo ovvero
il

requisiti, soggiaccia al processo, a'giura-

il

contrario, cioè

possesso fosse in

che il tiun genere

menti,ealla triennale

visita de'

Liniina
del suo

Aposlolorum debba dar conto
governo mediante
to del vescovato
la

di cause, e che nell* altro la giurisdizione

relazione dello stagli

spettasse al vescovo.

Ma

il

detto concilio

(ma trovo che

abbati

tolse la parte più nobile e la più sostanziale di questa giurisdizione, cioè la

nuUius
ti,

regolari, nelle proposizioni con-

co-

cistoriali,

debbono avere
,

diversi requisifare la profes-

gnizione delle cause criminali e delle

macu-

sottostare al processo

trimoniali, e anche tutto quello che ri-

sione di fede nelle

mani

del nunzio o al-

guarda

la

collazione degli ordini, e

la

tro prelato processante,essere dottore ec).

ra dell'anime circa l'approvazione de'confessori e quella de'predicatori
,

ed altre
si

cose, per cui questa giurisdizione

è

ri-

dotta di poca considerazione.

E

final-

un semplice chierico o prete un semplice religioso dell* ordine monastico, ovvero mendicante, oppure un cavaliere di Malta o d'altra reAll'incontro
secolare, o

mente
il

circa la 3.' specie di que'prelali,i

ligione militare, e professore deirarmi,aQzi

quali abbiano materialmente e di fatto
territorio separato

il

un uomo

di

spada e cappa, senza tan-

^evò
basta

dica Nili lìiis
dire,

da ogni diocesi, che j in poche parole
la flicollk

te solennità, e senza sapersi quali abilità

abbia, e di che vita sia, debba per ap-

che eccettuatane

punto avere

l'istessa

autorità e giurisdi-

di esercitarci pontificali per sé stesso

per

zione, senza riconoscere

verun superiore.
siffatti

difetto dell'ordine vescovile, colla facoltà

Aggiunge
liain

il

De

Luca, in

luoghi

si

però di

farli

esercitare per altri vescovi

stimala disciplina rilassata e perciò
bate. Per cui

in ItJ-

a loro arbitrio; per niente differiscono
da'vescovi nell'universalità della giurisdizione, e nella podestà

qualcheluogosi diceva, TerracVA' il dotto scrittore lamentanle

non solamente

or-

do anche altrove
te nulliuSy osserva

prelature inferiori

dinaria,

ma anche

delegata dal concilio

moltiplicate con territorio separato, det-

e dalle costituzioni apostoliche co' suddetti prelati inferiori della
i.**

che

la
i

s.

Sede, quando

e della

2/

nel luogo concorrono

requisiti

congrui

specie,

li

quali fossero dentro
li

il

loro terri-

e necessari per la cattedralità, ve la eri-

torio, fuori di que' casi

quali non fos-

sero particolarmente eccettuati e

come-

messi

al

vescovo più vicino

;

come per
,

sempio è quello dell'immunità ecclesiastica locale, anche in alcuni luoghi secondo la diversa osservanza e la materia della collazione degli Ordini sagri(ìA\\.vQ
articolo a questo connesso, per le uoziu-

vescovo come anime. Egli é per tultociò, che molte abbazie e monasteri nullius dioecesis finirono col conge,

dando a quel popolo

il

più canonico pastore

dell'

vertirsi in vescovati.

Ma

di tale specie di

prelati, per gli

avvenimenti clamorosi del
il

declinar del secolo passato e de'principii
del corrente, assai se u'è ristretto

nu-

VES
mero. Vi è ancora un*allra specie di prelati, li quali hanno ia giurisdizione in alcune persone, e in qualur^iue parie di popolo in diocesi aliena, con la pienezza della giurisdizione anche ne' pontificali,
e nella cura spirituale e parrocchiale, perdi detto

VES

i57

Papa, e dell'uso 'òe'Pontificalif riparlerò nel § VII di Vescovo. Intanto dirò, che degli abbati mitrati, o abbati secolari o arcipreti ec. mitrati e loro prerogative, dillusj» mente ne tratta il Gardellini

nella collezione, continuata, de*

chè sono

costituiti neir

ordine vescovile;
l'arcivescovo di
in Darlelta

Decreta authentica congregationis s. Riiiium, nella quale
si

come per

esentjpio era
il

scioglie

pure ogni

Nazareth^

quale risiedeva
il

dubbio.

I

decreti poi generali che riguarinferiori al

diocesi di Traili^

vescovo di Fiesole in
protettore della
al-

una chiesa con un certo recinto dentro
)a città di
s.

Firenze, e

il

vescovo, per furono emanati dal memorato Alessandro VII 3*27 setteoii

dano

prelati

l'uso de' pontificali,

Casa

di

Loreto

(in

questo e ne'due
simili, casi

tri

indicali articoli

narrai le variazioni
altri

detto

bre 1659, e quindi confermati da BeneXIV, colla costituzione In throno

avvenute), e forse
singolari da
i

però

non formare regola. Anche n R o m a V so n o Titoli Cardin alizi(f^.)j li quali per un modo di parlare si dicono tante diocesi, ed cardinali in essi sono come tanti vescovi ; però secondo la
i
i i

justidae, de' 27 febbraio 1752. Nella stessa collezione de' Decreta authentica, t. 7, p. 123, è riportata ancora la costituzione di Pio VII, Decet Ronianos

Po// ^/"/zce^, sull'oggetto medesimo. Però a
rispetto di quelli particolarmente della
specie,
i

.*

dichiarazione di Gregorio XllI, questi so-

che per

lo piti

sono abbati delle
altri simi-

no

prelati della 2."

ovvero della i.\ più
giuil

congregazioni benedettine, ed
li,

che della
in

3.' specie, sicché vi entri la

la

prerogativa già a tempo del
,

De Lunon in
in

risdizione delegata del vescovo,

quale

ca era stata molto ristretta

laonde non
se

Roma

viene rappresentato dal cardi-

ponno celebrare
ste,

i

pontificali

nal
sti

F icario di Roma [l^.).k molti di queprelati, ossiano della i/, o della

certe solennità dell'anno, ed

anche

que-

2/, o
si

della

3/

specie, pe' privilegi apostolici

concede l'uso de' pontificali, cioè Mitra e Bacolo (o Pastorale^ nel quale orticolo
dissi gli

AbbaliusiBxAo però con velo pen-

dente, a distinzione di quello de'vescovi),e
del 2"ro/2o(^'.)elevalo, volgormentechia-

perchè talvolta dalla parte
to, e altre

malo semplicemente ancheBaldacchino^ si nomina il tut-

purché non vi sia presente il vescovo diocesano. Di altro riguardante le materie in discorso, il De Luca tiene proposito nel decorso dell'opera di cui mi giovo, // F escovo pratico sopra le cose spettanti al buon governo delle chiese , ed alV ufficio de' vescovi e degli altri prelati ecclesiastici. Trovo opportuno far paro^

la delle principali.

I

prelati

inferiori ia

preminenze vescovili, ripetutamente nominate e illustrale a'ioro luoghi, come ne' citati, massime nel penultimo, per avervi riparlato del decreto di

causa di violata immunità non s'ingeriscono, poiché per
il

la bolla

diGregorioXI V,
apostolico

vescovo

come delegato

noa

Alessandro VII, che prescrisse
ti
il

agli

abba-

modo

di celebrare pontificalmente.

solamente è giudice competente e superiore degli esenti, che vivono dentro la sua diocesi, ma anco di quelli che stanno
io territorio

1 silvestrini

hanno

il

privilegio di tenere

separato
il

,

colla

qualità di
il

nella loro chiesa di

Monte Fano sempre

nullius sotto

proprio prelato,

quale

eretto

il

trono abbaziale con baldacchi-

abbia

la

giurisdizione vescovile, eziandio

no, ad uso delle cattedrali. Vedasi Sebastiano Fabrini,

delegata in ragione di vero ordinario del

Cronaca della congregazione de" monaci silvestrini dell' ordine dis. Benedetto^ R.omai7o6. Del decreto

luogo

,

essendo questa materia specialde' vescovi, laonde

mente propria
s'ingeriscono
i

non

vi

prelati inferiori. iSel cap.

i5B
j

VES
19 discorre:

VES
preiati inferiori
lati inferiori lale

5, n.

De

podestà, solo conservan-

non
f^li
////i-,

crvrov'/,

seponno dare la Tonsura e

dola agli abbati regolari co' propri sudditi professi, e

Ordini viinori (F.). Pe'ptelali nul' secolari o regolari, rammelte; il concilio di Trento però, avendo diminuito gli amplissimi privilegi degli altri. Tutlavolta in pratica non tutti esercitano tale facoltà, giacché altri concedono Je Dirnissorit [V.) a' loro sudditi acciò siano

non

co'novizi o oblati,

ri-

chiedendosi

il

vero slato regolare. Dipoi

alcuni Papi concessero a diversi abbati regolari di conferire gli ordini minori a'Ioro

diocesani. I prelati inferiori
le loro

ponno

visitare

chiesCjbenchè già visitate dal vescoI

vo diocesano.

prelati inferiori esenti, se

ordinati dal vescovo viciniore,

il

quale è

una specie di vescovo proprio a questo Se però tali prelati ponno adunare il Sinodo e deputare gli esaminatori
effetto.

hanno 1* amministrazione parrocchiale, devono intervenire al sinodo diocesano, se non hanno potere di celebrare il sinodo e non lo adunano. prelati nidlius inI

sinodali, e che quali veri

ordinari fac-

tervengono pure
triennale della

al

sinodo provinciale
,

ciano

il

concorso alle parrocchie, che sopodestà maggiore, mollo

loro provincia

tranne

no
se

esercizi di

quando

i

privilegi e la

consuetudine noa

più dovranno aver l' altra eh' è minore, pure la congregazione del concilio non
nazione doversi fare dal vescovo più vicino.

voglia moderarla, con ingiungere l'ordi-

dispongono diversamente; benché ordinariamente non riconoscono il metropolitano. Gli abbati ««///a? ancora s'intitoìano'.JY.N, Dei et /ipostolicaeSedis gratta

Quanto

alla

podestà de* prelati
i

in-

Jbhas

etc.

Le abbazie
i

e

i

monasteri

feriori di conferir loro

sagri ordini, ben-

concistoriali sono
la

descritti ne'libri del-

ché mdii'us non l'hanno, perché ial collazione é un effetto principalmente dell'ordine pontifìcalee della consagiazione.

Camera
nuovo

apostolica, colla
prelato, oltre
i

Tassa&ào'

gni

vescovati e gli

arcivescovati. Dissi nel voi.

XX,

p.

Prima

del concilio di Trento, per dispo-

84, essere

di 3 sorte le

abbazie ed

i

83 e mo-

sizione de'canorjiji prelati abbati, sacer-

nasteri, cioè abbazie o

monasteri nnUius

doti e benedetti (la benedizione essendo

concistoriali,
cistoro';

conferuia non pare necessaria; bastare
slrazioiie legittima),

il

che si propongono in conabbazia concistoriale ; ed abbasemplice senza giurisdizione
:

sacerdozio, e la giurisdizione e anunini-

zia titolare

l'avevano per

.*''

la

i

straordinaria

quanto

le

riguarda

l*

ac-

tonsura e pe*

4

ordini nunori co' propri

cennai nel luogo citato. Nel voi.
p.

XY,p.

sudditi, e con quelli degli altri per

com-

missione e licenza de'Ioro vescovi, o altro prelato che in ciò ne avesse autorità. E' per alcuni questione se ponno altrettanto
i

222, 224, 246 e 247, notai comesi propongono in concistoro previo l'ante-

riore processo, con interrogatorii agli e-

prelati nidlius di giurisdizione or-

minori di quelli de'vescovi, la congregazione concistoriale riconoscendo la
letti

dinaria, con diverso litolodenominati ^rcipreti, arcidiaconi^ priori, preposti e
si-

canonica elezione del capitolo, e talvolta
le

annullò, tale altra elesse
gli eletti

il

Papa, che
nominati,

mili, che
li;

ma

il

concedono le lettere dunissoriaDe Luca considerando che la

deve confermare

o

i

come
la s.
si

fa di

quelle di libera collazione del-

podestà é un effetto della giurisdizione e

non vi trova dillerenza cogli altri prelati, massime per la ." tonsura in cui non si usa rito ecclesiastico solenne: non è funzione pontificale, piutdell'ordine,
i

non

Sede. L'abbazie inpartibus non più conferiscono, e ne farò parola a Ve-

scovi

m PARTiBUs.

Con
si

proposizioni con-

cistoriali

stampate,

preconizzano in

concistoro l'abbazie e monasteii nullius:

tosto giurisdizionale.
tolse agli abbati

Ma

il

Tridentino

ne riportai un esempio

a p.

ed a

tulli gli altri pre-

iuollre nelle citate pagine,

224. Riferii che aulica luea

-

VES
te
i

VHS
un concidi

i5g

cardinali proponevano in
le

storo anche

abbazie e monasteri //«/-

li preconizzavano. Ora un solo cuncisturo li preconizza il Papa, quando non li conferisce in commenda, come quelle di Sitbiaco e delle Tre Fontane [r.). ^'ella provincia di Filerbo

//«v, e nel seguente

in

Ri vi poi Io di Tarragona (J".): s. Cucufato di Barcellona j s. Vittoriano di Barhaslro^F.y De'regni di Napoli, Sicilia^Gerniania^Sardegna e Torino ( ^.),
alcuni sono di elezione de'capitoli, altri

nomina sovrana. Tutti gli accennati monasteri e abbazie nullius furono gii
di

padronato de' P^w/)/»7y, è l'abs. Martino secolare, con collegiata dedicata a Dio sotto l' invoca rione di s. Martino, ornala di privilegi dall'istitutore Innocenzo X, anche per le
(

V.), e di

ullimi preconizzati in concistoro, e quello di Einsidien lo fu in quello de*

bazia millius di

26

lu-

glio

1846. Altre abbazie o monasteri

nullius^ olire a'iuoghi loro,
di
s.

come
li

quella
ripor-

Martino

d.'

Ungheria

(^.),

provviste de'benefìzi e
trimoniali. Nella

le

dispense
di

mal^abCliie-

tai,

insieme a quelli che furono soppressi,

Gomarca

Roma

nel voi.
cia,

XLVI, p. 78 e seg., cioè
Sicilia,

di

Fran-

bale benedettino della patriarcale
.sa

Spagna, Germania, Belgio, Svizzera,
Napoli (per l'abbazia di
il

di

s.

Paolo fuori delle mura

(^.),

ha

Polonia,
s.

la
le,

sua diocesi nidlius con vicario genera-

Lucia

di Melazzo,
di

cui abbate Paolo

formata de'paesi di JNazzano, Givilel* la e Leprignano, descritti nel voi. L Vili, p. 12 1, 122 e 124- Benedetto Xlll gli concesse l'uso della mitra e del pastorale, e gli ollri

Mondin
la

Messina, colla ritenzione del1

badia, nel

852

fufallo

vacovoinpar'
245,

tibus di Miriofid», e di essa parlai anche
ne'vol. IV, p. io5,

XV,

p.

XX,

p.

vestimenti pontificali; e di
in detti

84

:

quella della

ss.

Trinila della
di
al

Cava

potere esercitare
re in essi

luoghi
di

la giu-

divennevescovalo; equella
sino nel
s.

Monte Gasvescovato di

risdizione vescovile,
il

non che

raduna-

1834 venne

unita

sinodo e di deputare in questo

esaminatori, e in concorso conferire chiese parrocchiali e altri benefìzi; di conce-

^i^rcoy celebre è quella gine), Sardegna (eziandio
84,

di

Monte Fer-

ne'vol.

XX,

p.

dere
ti,

le lettere

dimissoriali a'suoi suddi-

84), Venezia, in cui esiste quella nullius di s. Maria della Miserip.

XLVI,

e di potere ricevere, in
lui

uno

al vicario

cordia, descritta nel vol.XCIl,p. 77. Pio

generale da
stoliche,
niali.

deputalo,
le

le lettere

apo-

VII neli8i7Concesseall'imperaloreFrancesco I ed
a* suoi

anche per
s.

dispense matrimodis.

successori la

nomina

Tanto l'abbazia

Martino, quansi

to quella di

Paolo, non

preconizzae

de'monasleri e abbazie degli stati veneti. L'abbazia nullius d'Asolo, nella Marca
Trevigiana e nella diocesi
di di Treviso, resa

no

nel concistoro.

Le abbazie

monaha

steri

nidlius che

si

preconizzano in con-

cistoro essendosi ridotti a pochi, ciò

luogo di rado. Quelli superstiti ed esistenti sono i seguenti. Nella Svìzzera, ì
cui abbati sono eletti da'capitoli:s.
rizio

Mau-

maggiore rinomanza pel soggiorno magnifico di Caterina Cornaro regina di Cipro, di cui parlai nel vol.XGll,p. 2 5o,fu soppressa con bolla deli.** maggio 1818 da Pio VII, De salute dominici gregis,
presso
il Bull. Rom. cont.y t. i5, p. 36; aveva la cattedrale abbaziale sotto l' invocazione di s. Andrea apostolo posta nel-

d'JgaiinOf e ne riparlai nel volume LXXl 1, p. 5 1 , nel cantone del Basso Val-

lese: della

Madonna dell'Eremo
p.

d'Einsi-

dlen, nel cantone di Svitlo, della quale nel
voi.

la città, l'abbazia

avendo
s. Il

il

titolo della

LXXII,

77

e

ria di Maristella, in

8 B. Vergine MaWetlingen nel canI :

B. Vergine Assunta e di
stolo,

Pietro apo-

conio parrocchie.
il

Papa ne conAndrea, eie
vescova-

tone d' Argovia, di cui nel voi.
p. 85. Nella

LXXII,
s.

cesse

titolo al

vescovo

d' Adria, lasciò

Spagna,

i

cui abbati sono di

alla città la parrocchia dis.

nomina o presentazione

regia:

Maria

altre

9 parrocchie

le unì, 7 al

i6o
to di

VHS
Mnntova e 2 Innocenzo XII
a
I

V

ES
i

quello di Brescia.

loro aulorìlà.Tali fra gli altri furono 1 «eguenti.iS'/f'/Ì7/2o/A detto.V,elelto nel

Fu

che con moto-proall'arci-

oSy

prio cle'3 agosto

1722 concesse
la

era cardinale abbate di

Monte

Cassino,\'A

piele e abbate della secolare e insigne
collegiata d'Asolo nuìLius^
giurisdizioin altri luo-

qual dignità non solamente 1' avea ritenuta nel cardinalato, ma divenuto Papa
a'2 agosto, passando nell'abbazia a'3o no-

ne quasi vescovile nel paese e

ghi e terre soggette alla sua giurisdizione, con l'indulto di potere usare la mitra

vembre vi approvò l'elezione fatta
siderio in abbate della

di

Detut-

medesima,

ma

e

il

pastorale per sé e suoi successori in
il

tavia volle egli ritenere la carica, essen-

perpetuo, di radunare
nefizi e parrocchie, di

sinodo, ed in es-

so deputare esaminatori, di conferire be-

concedere lettere
lutti gli ordini sa-

dimissoriali

anche per

gri a'suoi sudditi, di

dare esecuzione alle
dispense ma-

lettere apostoliche, tanto sopra le provviste di benefizi,

do ad un tempo Papa e abbate cassine8€, e che soltanto dopo la sua morte Desiderio l'amministrasse, la qualeavvenne a'29 marzo io58. Desiderio ch'era stato promosso al cardinalato dal defunto, divenuto abbate di Monte Cassino, quando
nel

chesopra

le

1086

fu costretto

ad accellare
Fittore III,
si

il

trimoniali.

U Archimandrita di Messi,

pontificalo, col

nome

di

ri-

na, prelato nulliiis
apostolici

ha luogo

nella

dopo protonotari Cappella Poni

tenne l'abbazia, ne volle che

creasse

nuovo abbate finché
rico
la carica di

tificia (f^.J:

ve l'hanno pure

gli

abbati

onde OJode Sangro, poi cardinale, ebbe solo
vivesse,

generali degli ordini monastici descritti
nelle Notizie di
l'articolo

priore della badia. IMorlo Vit-

Roma

^

cioè riportali nel-

prete di Bassano tu distinto dal

Vesti, § IV, periodo 2.° L'arciPapa Pio

16 settembre 1087 inìNlonleCassino, fu sepolto nel capitolo del monastero e poi trasferito nella basilica. Clementore
III a'

di

in uno a'suoi successori, del titolo Abbate Mitrato, con ut in functionibus ejusdeni archipresbyleralis Eoe le'

IX,

te

XÌ, assunto

al pontificato nel
la

i

700,

ri-

tenne per alcuni anni
/o//, e di

commenda

del-

l'abbazie di Casaraari nella diocesi di /^e*
s. Domenico di Sora, lascianmemorie di sua munificenza. Pio /^/quando nel 1770 fu eletto Papa, si

siae, et succursalium

omnia

et singnla

ornamenta, sive insignia gestare possiti quibus Abhates vulgo Mithrali utuntur. Ma però non è esente, essendo Bassano la prima chiesa della diocesi di Vicenza,

dovi

conservò

la

badia che prima avea di Sula

biacOy ne rifabbricò e consagrò
drale, e la ritenne sino

cattedi

che abbia così decorato ciprete. Del processo che si
nullius
dall'

il

suo ar-

311799 epoca

fa agli

ab-

bati

Uditore

del

Papa

sua morte, governandola co' suoi vicari generali, usando il sigillo colle parole:

(^.), di loro preconizzazione in concistoro, della Profissione di fede (F.)

e giuramento
ia
s.

di

ubbidienza e fedeltà

al-

Plus VI OrdinariusSublacensis.W regnante Papa Pio IX A 5 maggio 1847 ** riservò la vacata badia di Subiaco, ne assunse il particolare governo e se ne dichiarò ordinario; ne prese indi il personale possesso, deputando a vicario generale dell'abbazia
tibus.
si

Sede e al Papa, della visita a' Limi' Ita Apostolorum, e della relazione di loro chiese da sollomettersi al Papa, ripàrio nel § 111, massime verso il fine dell'articolo Vescovo. Comede* vescovati, anche dell'abbazie talvolta Papi,che prima dell'assunzione al pontificato n'erano abbati, ad esso sublimati , le ritennero noQ
i

un arcivescovo

in par»

Dopo

averla beneficata, nel

i853

dimise dal governo della badia, e ne conferì la commenda in perpetuo a un
cardinale,

,

com'è
luoghi

solilo.

Va

notato, che

essendo propriamente coslretti a spogliarsene, ovvero ciò fecero nella pienezza di

alcuni cardinali Protettori (F.) di
steri e altri
pii,

mona-

sono pure ordina-

V ES
ri (le*

VES
sono
ì

iCw

racdesiml,

come

Io

cardinali

arcipreti delle patriarcali basiliche di

Ro-

gè n^\V\5 ^^t\\'\, Italia sacra, {. 7,p. 700: Conversa ni seu Cupersanì Episcopi. Sanrtimonialiuni nwnasteria tria,

ma, con Tuso
bunale di
lati

de'pontificali: del loro Tri-

quorum

Roma

ho

già parlato in quel-

unum
titulo

vetusti ssinium sub divi Benedicti

l'articolo, insieme a quelli di altri

pre-

a

s.

Mauro ejusdem

Benedicti di-

e cardinali di giurisdizione locale. Si

scipulo in

monachorum usum constru-

del vallombrosano Ascanio Tamburini, De jure Ahbatum,et Praelaloruni, Abhatissarnm, et Monialìiimj nec non Praelaloruni Epìscopis inferìo' riim^ Lugduni 1 656: De jure Abbatissarum et Momaliwn , siue praxìs gubernandi Aloniales, Lugduni 1668. L. Da Ponte, Specchio del vescovo e del prelato, Pioma 69 r. Vitali, Idea del Supe1

ponno vedere

clunifìiuncmonialium ordinis cisterciensiSf apostolicae Scdis immediate subje-

riore,
sCy

846. Quanto nWeÀhbadesPriore e Superiore, à& Monasteri delle Canonichesse e deWe Religiose, ed altre Vergini^ non che delle Regalie da lo1

Roma

ctum, multis opibus^ ac magnis privileceleberrimnm, cuifere in tota Italia aliud simile non reperiatur, adeoque a jurisdictione Episcopi Cupersani ordinarli exempluni,ut Abbatissa^quae usuni b acuii abbatialis habet in eode.m monasterio, ac in oppido Castellanae suae dìoecesisjurisdictionem quasi episcopalem per suos Vicarios in clericis et laigiis
cis,

tani in spiritualibus,

quam

in teni-

ro godute, in

tali articoli

ne ragionai. Alprivilegi e giuss.

cune goderono singolari
risdizioni,

come

dell'ordine del

Salva-

tore e di

Font-Evraull
la

(P^.), le cui

abba-

desse sovrastavano a'monaci; l'abbadessa
di

Praga coronava
le

Regfna{F.)

di Boe-

mia;

Certosine

(/^.)

hanno

l'uso della

poralibus exerceat, ac beneficia omnia conferai: est enim hoc coe.nobium regni Ncapolitani maximum ornamenlum^regularis disciplinae nobiliumque sacrarum virginum seminarium, cuj'us meminit Lambertìnus , tract. De JurepairO' natus in 5, art. 5, de quo infra laiiits agenius. Adunque dirò di questa abbazia
millius,c[ie sino al declinar del secolo pas-

stola e del manipolo^ cantano l'Epistola

indumenti sono sepolte. Diverse badesse usano V Anello dell' abbadesse e il Pastorale^ furono chiamate Pastore e Prelate, sono in
tali sagri

e V Evangelo, e con

sato e principio del corrente, l'abbadessa
di
s.

Benedetto

di

di Napoli, dall'annalista
ta

Conversano, nel regno Baronio chiamaprivigli

Monstruni Apulìae^ per antico
suo vicario, conferiva
al

dignità e alcune

hanno

giurisdizione, coIl

legio, pel

ordi-

alcune preposile e priore.

Nardi, De'

ni

minori, e riceveva
i

baciamano ve-

Parrochi, dice che usano il pastorale in di comando, e che non vi è diiTicollà che le monache, monasteri e l'abSegno
i

badessa, possano avere giurisdizione spirituale, che non abbisogni d'ordine; altrimenti si servono di vicari e persone idonee citando il Pichler, Jus Canonicus, decis. ex. Certamente poi molli monaste,

guanto preti di Castellana, feudo del suo monastero, di cui chiamavasi regina, mentre in una mensa accanto teneva la mitra e il pastorale. L'ultima ad esercitarla fu Aurora Accolti-Gil della nostita di

bile famiglia di tal città, deiivata dal ra-

ri di

monache hanno cura abituale, e nominano de'parrochì, o vicari amovibili,
provenne loro da' vesco-

i

quali pel monastero esercitano la cura attuale. Tutlociò
vi, da'concilii,

d'Arezzo non più esistente. Non riuquindi superfluo darne un cenno, sul molto che potrei dire, poiché oltre altri documenti, ho le seguenti stampe, gli uni e le altre standomi davanti. RmJ" P, D.
scirà

mo

De Vais

da'Papi. Della ceremonia

dello Sposalizio del

nuovo vescovo

col-

decano (degli Uditorìdì Rota). Nullius provinciae Baren jurisdictionis super territorio separato. Pro ven. mo-

le badesse, parlai in quell'arlicolo. Si leg-

na sterio

s.

Benedicti ordinis cistcrcicni I

VOI. xcv.

iG2
sis in civitate

VES
bate Pietro
il

VES
Vico Castellano, oggi terra
di Castellana,con tutte le perlinen?e,cbiese e territorii contigui nelle vicinanze di
s.

Conversani. Conlra III. et Episcopum Conversanum^ ejusque Jxev. D. promotorem Jìscalem. Reslrictus Bespomionis facti et juris^ Komae ex lypogiaphia Rev. Cam. Aposlolicae
Rev.
I

|

Procopio; e nel 1096 donò inoltre al mo-

nastero 6 fosse del Canale delle Pile. Poscia, colla

ySo.

lìistrello

della scrittura intitola-

conferma de'

privilegi,

venne

Difesa della regia prelatura NulUus del real monastero di s. Benedetto di Conversano, sul capitolo e clero della
tdy

commendato
sotto
il

nel seguente

secolo dal re
di

Tancredi a Nicola vescovo
quale
si

Dulcigno,

fini di dilapidarlo,

onde

terra di Castellana, nella real

camera

ne

fuggì. Federico II imperatore e re di

di

s.

Chiara. Disseriazione storico-diPalmieri, intorno al regio padrosi

Sicilia, nel

1222 ricevè

sotto la sua proe
i

plomaticadeW avvocato napoletano Basilio

lezione

il

monastero co'beni, l'abbate

nato che

appartiene al Re nostro

si-

gnore sul monastero di s. Benedetto di Conversano e su di altre chiese del regno. Conira la Scrittura di un Anoni-

monaci. Avendo questi seguitole parti del suo bastardo Manfredi, poi monaci abbandonarono il monaslero. Prima l'abbate s'intitolava rfg/o sotto normanni, edoi

i

po Federico
te

11

avea preso
et

il

Ì\lo\od'abba'

mo

intitolata: Difesa della natia liber-

imperiale^ cioè: N. DeietRegia gratia
Iinperialis gratia

tà del ven. monastero di s. Benedetto di Conversano, Napoli 1 761. Difesa di di'

Ahhas: N. Dei
Las. Intanto

Ah-

Damela Paleoioga

del san-

della regia prelatura NulUus del real monastero di s. Benedetto di Conversano sul capitolo e clero della terra
ritti

gue imperiale di Costantinopoli, fuggendo le vessazioni de' greci scismatici, con alcune monache sue compagne, benedetcacciale dal monastero Maria di Verge della città di Modone e di Romania, approdò in Brindisi e ricercò asilo al cardinal Ridolfo Capratine cistcrciensi
s.
,

di Castellana, nella real

camera di

s.

Chiara Napoli 1 777,
,

uel la stamperia Si-

di

ujoniona. Raccolta di consulte, reali di-

spacci

^

ed
IE4'

altri

documenti

relativi al

real monastero dis. Benedetto di Conversano.

rio

Chevriers, vescovo d'Albano, che ivi

perlantodasapeisijclie
di
s.

il

real

monastero

Benedello di Conversa-

no sì vuole fondato fino dal V secolo da s. Mauro discepolo di s. Benedello. Fu
abitalo pel corso de'secoli barbari fino
la
al-

metà

del secolo XllI da'nionaci benes.

dettini:
li

Leone

111

neil'BiSe Pasquale

IO a favore del monastero emanarono diplomi prodotti dall'Ughelli a
I
i

neh

dimorava quale legato apostolico di Clemente IV nel 1265. Per volere del Papa, nel 1266 fucila mandala colle sue compagne a Bartolomeo vescovo di Polignano, ordinando che fosse slata posta in possesso di questo monaslero (pare che ne f 1cesse premure anco l'imperatore greco). Tutti i beni dunque del medesimo e tutte le

prerogative abbaziali, colla giurisdi-

p.

702

e 708.

A

cagione delle molle ca-

zione sul clero della terra di Caslelfena,

lamità avvenute in detti secoli infelici, e specialmente per lelerribili incursioni de'
saraceni, e pe'guasli recali da* greci sci-

passarono alla badessa Damela. Il diploma del cardinal legato tulio confermò con altro Gregorio X, ambedue riferiti duH'Ughelli a p.

smalici alla Puglia, fu ridotto in tale miserabile condizione,clienon eravi più quel

706, con

altri,

come

del ge-

nerale de'cislerciensi e dell'arcivescovo di

numero de'monaci
eleggersi

voluto da'canoni per
fu

da Goffredo normanno, dinasta o conte di Center sano,fai se riedificalojquindi certamente egli nel
1

V abbale. Nel io85

Taranto. Di tempo in tempo il monastero ottenne regi privilegi da Carlo I, Roberto, Giovanna 1, Lodovico I d'Angiò,

087

offri in libero

dono

all'ab-

Maria lulrice di Lodovico li, da Ladislao, ed anche dall'imperatore e
dalla regina

VES
greco. Altri Papi ne confermarono l'esenvilegì,

V
reintegrando

ES
il

iG3
di

vescovo

Conver-

zione e

gli allri privilegi,

come

Sislo IV,

sano della giurisdizione spiritual e sul clero e popolo di Castellana, colla podestà
gli apparteneva; che canonicamente confermò poi Pio VII nel 18 18, colla bolla De utiliori. DeX-

Innocenzo Vili, Giulio II, Paolo IV, s. Pio V con bolla pubblicala ilall'Ughelli a p. 710, Gregorio XIII, ec. Da Dameta in poi viilesi
1*

ordinaria cui in origine
il

abbadessa, subentrata

nelle prerogative nullius de'
nedetlii»!,

monaci be-

la

fondazione e privilegi del monastero

per concessione di Cleraente IV,
,

scrissero diversi, e

Paolo Antonio Tarsia

ricevere con vescovili insegne

dopo

la

sua elezione, l'ubbidienza del clero di Castellana, tenere il suo vicario in Conver-

neW Hi storine Cupersancn, presso Muratori Rerum Italicaruni Scriplores. Quando man nel 1809 la suddetta Au,

sano in Aedibus

clivi

Benedicti, e

il

vi-

rora, ultima badessa che esercitò la giurisdizione,

cario foraneo in Castellana, fare

le visite

siccome la soppressione di essa

in quella terra, tenere le carceri sotto del

era stata falla dalla podestà laica,
illegittima, le furono
prelatizie.

come

suo monastero, conferire
siastici,

benefizi ecclela podeluogo per mez-

celebrate esequie
il

ed esercitare

in

somma

Composto
avendo
la
i

cadavere in una
il
i

stà di giurisdizione in quel

ricca bara,
la cocolla,

mitra,

pastorale,
sandali, fu
alla

zo del suo vicario. Questo era forestiere,

guanti, l'anello e

ed approvava

i

parrocbi ed

i

confessori

trasportato dalle sue
del chiostro^ da

camere

porta

a mezzo de"li esaminatori sinodali della o badessa. Si vide pure indipendente dall'ordinario vescovo di Conversano, per es-

4 converse anziane, altrettante monache seniori sostenendo i fiocchi della coltre. Ivi tutte le monache
circondarono
la

sere

il

monastero immediatamente sogs.

bara

,

e resero

1'

ultima
ginoc-

getto alla

Sede. Varie e ripetute furoCastellana;
il

ubbidienza alla defunta con baciarle la

no

l'intraprese de'vescovi contro di esso,
di

mano;
to
il

le

educande baciarono
il

il

ed ancbe del capitolo
alla fine

ma

chio, le converse

piede. Indi consegna-

cessarono quando dopo
di regio

lySi

cadavere

al capitolo della collegiata

\enne dimostrato

padronato, ed era perciò governato da un vescovo re-

diCastellana,che
clausura, tutte le

lo

attendeva fuori della
si

monache

ritirarono.

gio delegato, in que* punti soltanto che

Allora

il

clero di Castellana rese anch'es-

riguardano
era incapace
so.

la la

podestà dell'ordine,

di cui

so l'ubbidienza alla defunta badessa, ba-

badessa per difetto del ses-

ciandole

la

mano,

e

solennemente

la tra-

Questa insigne prelatura era unica nell'Europa, ed il concilio di Trento non
fece disposizioni in contrario, ne
il

sportò nella chiesa del monastero, ove
fu collocata sopra magnifico catafalco, la
cui parte culminante toccava la volta della

vesco-

vo di Conversano Romolo de Valentibus che v'intervenne, vi fece alcun reclamo. 11 monastero fu abitato da varie principesse del reame, tra le quali Maria d'Angiò figlia di Filippo principe di Taranto, da Costanza figlia d'Ugone di Brenna, da Francesca d'Angiò pronipote diCarloDurazzo,da Francesca figlia di GiovanniBorbone, e da altra Francesca d'Angiò. Pos« siede il monastero prezioso archivio con antichissime pergamene anche anteriori al X secolo. Il governo di Napoli del 1806 con decreto spogliò la badessa de'suoipri-

cupola. Celebrata dall'arcidiacono la
i

messa funebre,
titi

4

vescovi assistenti par-

da'Ioro seggi (inclusivamente a

Gen-

naro Carelli vescovo di Conversano), si recarono a'4 angoli del catafalco, e coll'arcidiacono fecero
le

solenni assoluzioni.

rinnovarono ne' giorni 7." e 13." Le campane suonarono, come praticasi nella morte de'vescovi; e perciò così pure all'afe Maria suonarono 9 volte. La badessa Aurora Accolti nobile di
Questi funerali
si

Conversano, menò

vita

esemplare, era di

naturale gravità, che bene armonizzava

i64
monastero di
s.

VES
11

VES
$adis.Prassede,diceavere un anlicomnr-

colle episcopali insegne che indossava.

Benedetto sempre fìon per costumi e di nobile condizione. Fiorisce ancora, ed è tra'

mo

l'iscrizione:

Ponine Theodorae Kpi-

monache

di edificanti

più ricchi del regno per possedere
sco

vasti

scopne corpus quiescit. E la crede forse badessa di qualche monastero di monache, e madre di s. Pasquale I che da'fondanienli restaurò
di
la chiesa.

tenìmenti, onde con isplendore principe-

Nel concilio

rende il culto divino, e si fanno le monacazioni. Anche altre abbadesse ebsi

Tours

si

fa

menzione
si
;

fu del vescovo, e

ordina che

con
ne.

bero giurisdizione sul clero e vescovile, terrilorii nulUus. Ne ricorderò alcu-

trattare come sorella scopam non hahenteni, nulla seqnalur

che debba Episcopani Epidella moglie
la

La badessa benedettina
,

di liuelgas di
III

mulierunt
si

;«rZ>^. Riferisce

Burgos
le

alla

quale Innocenzo

inter-

Preshitere o Pre.shiteresse

pure chiamarle mogli
gli ecclesiasti-

disse e vietò d'ascoltare le confessioni del-

de'sacerdoti greci.
ci

Essendo

quale grave abuso erasi introdotto e assai propagato; conservan-

monache,
la

il

obbligali

al

Celibato (V.), non è iml'aver

pedimento al vescovato
glie,

prima d'es-

dole

giurisdizione vescovile e le corri-

sere inizialo agli ordini sagri avuto

moP/e-

spondenti prerogative. Condannò soltanto Innocenzo III la badessa di Burgos, ed

iro
il

come anche e s. Ormisda

l'ebbero

i

Papi

s.

(su di che

può vedersi

anco quella di Valenza, le quali: Monialesproprias benedicunt,ipsarum quoque
confessiones in crimìnihus audiunt^el legenles Evangeliuni^ praesumunt publìce
pr<7e<i/c^rey perchè giustamente stimò es-

Vermiglioli, Lezioni di di ri Ito canoni-

co, \ìb. 4,

bensì

impedimento
e seg.;

Osservazione cdla lez. xxi). E' la bigamia, della qtianel

le,come
p.

dissi, riparlai

vol.LXXXVIlf,

272

come

lo è pel presbitera-

sere questo
(luni.

ahsonum

,

pnritcr et absur-

to, pel

diaconato e suddiaconato.

Le
e

badesse della città di Quedlim-

VESCOVESSAoVESCOVA.f^. Vescovo, Vedova, Diaconessa, e
le periodo.
il

burgo,

Jotrense nella diocesi di

Meaux,

precedeQ-

esercitavano giurisdizione e autorità quasi

vescovile,

come
il

quella di Conversano,

VESCOVI, r.

Vescovo.

sul clero e
vilegi,

popolo loro soggetti, per priproprio
sigillo;

usando

come

ri-

VESCOVI ASSISTENTI AL SOGLIO POiN'TIFIClO. Patriarcharuui,
Archìepiscoporwn et Episcoporuni in Cappella Sanimi Romani Ponti/iris Assistentium. Il Morcelli li chiama, Sacruni
sollemne Adstantibus Ponlijf. Minorr. Il collegio insigne e venerando formalo de*

cavasi dalle decretali d* Innocenzo III

e

d'Onorio III, che li confermai ono. Di ciò tratta il sunnominato Paloìieri, nella Dissertazione storico-politica. Egli inoltre
descrive
il

ministero delle

Donne ( f\)

nel-

la Chiesa fin da* primi suoi tempi e per più secoli, s. Paolo avendole chiamale /li/-

nistrae, cioè

le scelte al

ministero di qualvestiboli,

Prelati (F.) Patriarchi, e di moltissimi Arcivescovi e Vescovi (V.) di vescovati residenziali o in partibus, d'ogni nazione
e d'ogni
rio d.
rito. Il collegio ha per segretaCarlo Bedoni, e n'è decano mg.' Gaetano Giunta arcivescovo d'Atnida no-

che chiesa, custodi de'sagri
lo più

per

Vedove

{P.), poi appellale

Dia-

conesse (^.), e se separatesi da'mariti, di reciproco consenso, divenuti preti e vescovi, Preshitere e

Vescove (F.)
s.

si

de-

minalo da Pio VII nel 1822, anzi l'unico superstite deTalti da quel Papa (però
n. 49 del Diario di Roma de' 19 giugno 1822, che allora il prelato era vescovo di Crisopoli in parlibiis, e confessore del duca di Calabria poi re Fran-

nominarono;

e

che

Epifanio reputò ap-

leggo nel

partenere all'ordine chiesastico, benché

non ammesse a'sagri ordini, e mollo meno a sagrifìcare. Il Piazza Gerarchia
,

Cardinalizia, p. 5o6,def cri vendo

la chle-

cesco

I).

I

patriarchi Io sono sempre. Gli

VES
arcivescovi, ed
pi,
i

VES
eia,
il

i65

i

vescovi a piacere de* Pa-

prefetto de' ceremónieri accouiil

c{uali

Trono o Soglio
o vescovi

dichiarauo assistenti del loro (^.), quegli arcivescovi

piìgna

dichiarato assistente al soglio al
distinto di essi, previe
le

banco più
do,
le
si
il

ge-

a cui per dislincione, beuevo-

nuflessioni all'altare e al Papa. In tal

mo-

Icnza ed estimazione vogliono compartire questa ragguardevole e cospicua onorificenza.

possesso precede

il

breve, col quagli as-

sogliono nominare, massime

Vi nominano sempre

i

loro

fa-

senti da

Roma (in fine

ne riprodurrò uno,

insigniti del

Sagrisfa {P^.), gr«do vescovile in partibus, onde non manchi mai la loro assistenza
nelle cappelle ponlificie,ed altre sagre funzioni, che celebra oassisle
il

migliari Elemosiniere e

appunto per
ficio).

essersi spedito

ad esso

il

bre-

ve apostolico a

mezzo

del nunzio ponti-

Papa. Nelle anne riporta
il

nuali Notizie di

Roma se
epoca
del

ca-

talogo secondo

1'

di loro

nomina,
li

preceduti dal
del

nome

Papa che

fece

assistenti al soglio papale, cioè in quelle

Questo modo non solamente tante ma il trovo enunciato x\Q Diari di Roma^ e solo mi limiterò a ricordare alcuni esempi. Clemente XI nel pontificale di l^asqua[7i7, a mezzo dell." maestro di ceremonie, fece passare, dopo il canto dell'Epistola in lavolte lo vidi praticare,
lino e in greco, fra' vescovi assistenti al
soglio, l'arcivescovo di Calcedonia

Ire di

1859 se ne registra uno di Pio VII, Leone XII, uno di Pio Vili, ses-

santa di Gregorio
del
tri

XVI,

e cen tot land ne

pa, e nel
sena.
la dì

regnante Pio IX, sebbene poi alne dichiarò, e pubblicati dal Giorili

Stam1718 Guicciardi vescovo di CeNeil 7 19 dopo il canto dell'EpistoPasqua fece altrettanto con Ser,

nale
tale

Roma.
i

JXon

si

comprendono
i

in

maltei vescovo di Viteibo, indi

lo dichia-

almanacco romano patriarchi, pel notato, bensì nomi de* prelati elemosiniere e sagrisla. Dissi
p. le

rò prelato domestico: dopo l'Epistola della Pentecoste distinse in egual modo il vescovo di Mantova Bandi e Zandemaria

nel

voi.

XLI,

iy4>

^^'^

'^

prefetto de' maestri delfa

vescovo di Borgo
ficale di
s.

ceremonie pontificie

l'attestato di
il

Pietro,

s. Donnino; nel pontiparimente dopo l'Epi-

quegli arcivescovi o vescovi, che

Pa-

stola, l'arcivescovo di Leopoli. Nel

1722

pa inter Missaruni solemnia, nella cappella
pontificia,
lo

incaricò, ordinariail

mente dopo
Credo,
di

l'Epistola, o l'Evangelio, o

invitare dal

banco de' vescovi

e arcivescovi semplici, a portarsi a sedere nell'altro de' vescovi e arcivescovi assistenti al soglio, colla

Innocenzo Xllldopo l'Epistola della cappella dell'Epifania, il vescovo d'Aogloua Quarti; nel 1723 per la festa della ss. Annunziata vescovi ìMuzzo di s. Agata de' goti, e Lomellino di Ajaccio;dichiarando
i

assistente al soglio nel pontificale di Pa-

data del giorno in
par-

squa, Herrera vescovo di Siguenza, ben-

cui ciò avvenne, per quindi farsi la spe-

ché non v'intervenisse. BenedettoXlII fa
facilissimo a dichiarare
i

dizione del breve apostolico, per
tecipazione de'privilegi; ovvero se

la
il

vescovi assistenti

Pa-

al soglio, sino a sei e otto

per ogni cap-

pa

fuori di

tali

funzioni

li

dichiarò assi-

pella,

onde trovo

nella Storia de' posses-

stenti, i'iifae vocis

oraculo (frase spiegap.

si di Cancellieri

(il

quale notò, che prima

ta ne'vol.

i^5, LXXXII, p. 4o. Leggo nel n. 7284 del Diario di Roma del 764: " Clemente XIII ha di1

LXXIV,

i566 s. Pio V nella camera ÒQ^òi'mntnùyCreavitAssisttatcnt
di tal funzione, nel

R. D. Episcopiiin Cauierinensem) ^ che
nel

chiarato K'U'ae vocis oracido, vescovo assistente al suo

pontifìcio soglio

monsidi

gnor Landini agostiniano, vescovo
firioj

Por-

1780 per quello del successore Clemente XII: « Venne ordine dal Papa, di non intimare que'tanti vescovi assistenti,
fatti
i

e sagrista del palazzo apostolico).

in sì

Se

ciò

avviene nella cappella

ponlifi-

quali

non hanno spedilo

gran numero dal predecessore, il breve". Di

iG6
più,

VES
quanto
1

VES
essi le principali

a'nosUi giorni, lia'lanti, leg-

mend3ra. Poscia Papa

s.

go
il

nel D. 3

àcì Diario di

Roma del

1

844''

Evaristo deli 12 dispose, che al vescovo,

Papa Gregorio

XVI

eoo bigliello di
si

mg/ Palla vicino
postolici e

prefello de*ss. Palazzi a-

maggiordomo,

degnò anno-

verare fra'vescovi assistenti al soglio mg/ Giuseppe Antonio Borghi cappuccino ve-

scovo di Betsaida e vicario apostolico del
Thibet. Nel o. 2 1 5 del Giornale di Ro-

mentre predicasse, assistessero 7 diaconi, non gl'imputàssero errorij e che due preti e Ire diaconi accotupagnassero il Papa e vescovi, per servire di leslimoni alla loro vita. Tutto confermò Papa s. Lucio I del 255, per eviaflinchè gli emuli
i

tare le maligne calunnie. Nell'elezione dei

ma del

852: il Papa Pio IX con apostolico breve si degnò annoverare fra'vescovi assistenti al soglio mg/ Gio. France1

predecessore

s.

Cornelio, v'intervennero

16 vescovi, malgrado le persecuzioni contro la Chiesa. Prima de'suddelli, Papa s.
Zeferino del

sco Cornetti Rossi arcivescovo di

Nico-

202 avea decretalo,che menil

media e canonico Liberiano, ter Missariwi solemnia era
stesso

il

quale in-

tre celebrava
ti
i

vescovo,vi assistessero
e
i

lut-

slato dallo

sacerdoti,

comei vescovi

sacerdoti
ce-

Sommo

Pontefice chiamalo a far

assistevano in

Roma

il

Papa, allorché

parte di

illustre collegio.

Nel
il

Giornale di

Roma

del

1

853:

56 del Papa Pio
n. fra'

lebrava

i

sagrosanti misteri, anche nelle
nelle quali e

catacombe;
Stefano
rio [V.)
di
I

mentre sedeva
s.

IX

si

tlegnò con biglietto di segreteria di

sulla cattedra pontificale fu decapitalo

slato, di

benignamente annoverare

nel 260. All' antico Presbite^ del
i ,

vescovi assistenti al soglio pontificio

mg/

Lodovico Antonio de Salinis vescovo di Amiens. Inoltre il Papa Pio IX dichiarò
assistenti al soglio

neh 854

"^8-'

Stefano

Papa erano quasi Vescovi siihurbìcarii (/^.), e qualche altro vescovo che fosse stato chiamato in Roma a consulto, e gli
continuo uniti
ni

romano

Missir arcivescovo d'Irenopoli di rito greco, e

prestavano assistenza nelle sagre funzioper accrescerne
la

mg/ Edoardo Hurmuz arcivescovo
armeno, ambo residenti
riti.

di Sirace di rito
in

Ne'sinodi adunati

ìaRoma

maestà e il decoro. [F.) da'Papi,
i

Roma

pe'pontifìcali e per le sagre or-

frequente era l'accorrervi
gni parte,
delle feste
I
i

vescovi d'o-

dinazioni de' loro
gniti di tanto

Essi furono insi1

quali poi nella celebrazione

onore a'29 novembre 854,
vescovi

rendevano assistenzaal Papa.

insieme a

lutti gli arcivescovi e

vescovi suburbicarii intervenivano pure

che trovarousi in

Roma

alla

promulga-

nW Elezione
vicini a

de

Somnn

Pontefici [F.), e
i

zione del pontifìcio decreto sulla definizione dogmatica dell'Immacolato Conce-

poi anche altri vescovi, principalmente

Roma, che

perciò erano

i

primi

pimento di Mana sempre Vergi ne, ch'ebbe luogo nel Ftì//c^/zo(/^.)r8 del seguente dicembre, benché nella solennissima
funzione soltanto 12 di
essi

a rendergli Y Ubbidienza (^^.), assistendo
le funzioni che aveano luogo secondo gli antichi riti, come della Consagr azione e Intronizzazione ^ della Coronazionee Possesso (F.). A'diaconi del-

a tutte

prestarono im-

mediata assistenzaal Popa,allrimenli sarebbe mancato lo spazio a (ionie dell'ampio presbiterio della
patriarcale basilica

le

Regioni di Roma,
r,

s.

Gregorio

III

del

Vaticana. L'enumerai nel celebrare l'av-

ne aggiunse 4 col nome di Palatini(^F.), per assistere sempre il Papa men-

73

venturosissimo utlo nel voi. LXXIIl,

p.

tre

celebrava nel Luterano, Altaris Miil

42

e seg.; de'quali assistenti al soglio ne

nistri ^ e cantavano

Vangelo

alla

sua

leggo i

nomi

del 1859.

di

88

nelle Notizie di

Roma

presenza. L'origine remola delle Cappelle pontificie (/^.) risale alle ecclesiashche

L' assistenza de* vescovi al

Sommo

Pontefice originò colla Chiesa,
il

funzioni che vado accennando. Papa Ste-

dellu quale egli n*è

capo supremo, ed

fano iV^ nel

'/Oc^,

ordinò che ogni dome-

VES
nica alternali vamenle
i

VES
cardinali vescovi
alr.ori

167

pa, ^imperatrice co' vescovi, cu'cardinali

subiubicarii celebrassero negli
tificii

pon-

e co'baroni. Nel possesso preso da Celestino
li

delle patriarcali basiliche di
il

Roma
cir-

nel

1

143 eranvi de'vescovi, avenI

pel

Papa,

quale

vi

prestava assistenza,

dolo consagrato Episcopo Ostiensi specìalìleryCtaliisEpiscopis de Curia.
scovi ancora ricevevano dal
sbiterio (/^.), e già
li

massime

nelle solennità, allora già

ve-

condato dal Primicerio [V.) della s. Sede, equivalente al Segretario di Slato, ed a cui i vescovi rimettevano gli alti

Papa

il

Pre-

leggo nel secolo

XI

non che dagli altri ufiimaggiori del sagro palazzo Lalera«ense, ch'erano il SecondiceriOy V Arcadelle loro cause,
zìali

apertamente denominati, Episcoporuni Assistentiuni papali Solio j il che prova ch'essi prestavano ordinaria assistenza nelle sagre funzioni al

Papa, poiché
il

no o
il

Tesoriere,
il

il

Saccellarìo,\\ ProtoL' assistevano in

partecipavano
quelli

soltanto del presbiterio

scrinarlo f

Primicerio ùq Difensoriy ed
(/'".).

che

vi

erano ammessi. Uiporta

Nomenclatore

Moretti, Ritus clandi Presbyteriuniy a p.
et

tuite le sagre funzioni e processioni, ed

intervenivano pure alle solenni Cai'alcate del Papa (K), colle quali recavasi a
celebrarle; ed anche al

75. Episcopus extraneuSypostFicariuni Cardinalem aliqueniindicatus a Ceji-

ciò

(Camerario e cardinale

nel secolo

XI,

Trono o Sedia

e

pontificale j&Wa quale assistenza più tardi furono ammessi i Maggiorenti [F,)/\
domicelli dell'alma città col baronaggio

Papa Onorio III nel 12 16) lamquam Vaticanorwn oblalorum parliceps^ lo-

cum oblinerepotuisset interpartecipanenini erat

romano,

il

Prefetto di
il

Roma
i

[F.), pro-

babilmente anche
sistenti al

verista (^.), e finalmente

Vestarario ed il SaPrincipi as[f'' .)y^\\
,

Soglio ( K), W Senatore di /\o-

ma
no

cor'

Conservatori

Ambascia-

tori [F.) de'sovrani
diversi degli uflìzi

che disimpegnaroche fungevano que-

de cjuibns sectione sexla. Fortassis ex illis iiniis, quos aetas nostra vocat Assistcntes papali Solio^ celebrantes qiiandoque rìtii solemni corani Apostolico, et Cardinalibus , ac a Pontijicis mensa non alie no s j proplercaque suo modo palatinos. Potuisset, ajo; nisi Ccncius ipse suggereret, porteSy

Chiesa romana; duchi e marchesi chiamati minoris potentiae. Ne' solenni Conviti papali sedevano dalla banda degli antichi dignitari della

non che

altri principi,

pam j'ure

ad Pa^ Quod aliud nobis obser^ vanduni monet; nimirum, summos Aa^
tioneni

a

se notatani spectasse

suo.

tistitesparteni

quoque hahuisse dedonis

stra

i

vescovi e

i

cardinali.

I

Mappula-

praedecessori Petro collatis, que etiarn

ri{F.) portavano il baldacchino o trono dove il Papa andava a celebrare. In seguilo maggiore fu
chi nel recarsi in
la

frequenza de'palriar-

moreni innuit tradita Pontifici, Cancellano non residente etc. Relè gè duo data duobus extrenùs §§ loca Cencii. A dir
solo de'
siiihu'ìlo

Uoma, ciascuno de'quali
abbaalie

Denari (F.)
propria
il

del presbiterio dì-

abitavano il [ìvo[)v\oPatriarchio{ F.); cos\
degli arcivescovi, de'vescovi, degli
ti,

sìdell'abbazie privilegiate di Pvoina che

pel Na« con Cencio Camerario. Omnibus autem Episco-

manu

dal

Papa

tale a' vescovi,

Moretti
11

riferisce

delle

suburbane; prendendo parte

solennità de* nuovi Papi, calle celebrazioni de' loro pontificali e altre sagre
turgie.
li-

marabolinos et Si forte Archiepiscopus aliquis extraneus
pis, et aliis

Curiae

,

li solidi papiensem singulis similiter.

Trovo che ne'secoli X e XI era divenuta cosa comune, intervenendo vescovi anche alla Coronazione dell' Imi

peratore {F.), che face vasi dal Papa; ed al convito rimptratore mangiava col Pa-

tane praesens fuerity prò voluntate D. N. Papae datar ei Presbyterium, scd de portione tantum debet habere, quantani supradictus prior Episcoporum (della Chiesa romana, chea veaJ(//j//ct2a</7i Pre-

s

,

, ,

i68
shyleriuìn),

VES
iv
scilìcct meleqiiinos^ et lote le

VES
per trattare affari.
dinarie,
rio, cioè

Fu

loro stabilito in tut-

tidtm solidos. Si vero alir/uis Episcopus
ejclraneusfuerilj
htt liahere
,

funzioni pontificie,ordinarie e straoril
i

et xii

Nel II 98 eletto con solenne processione alla basilica Lateranense, a compiere
la solennità,

melecpdnuni dedcnariòs papietiscs. Innocenzo III si trasfeiì

unum

luogo per sedere nel presbitepatriarchi, gli arcivescovi ed
i

vescovi che

dovevano prestare immediaPapa,
alla
,

ta assistenza al

sua sinistra

,

e dove

fuori de'gradini del trono

poi dislribuVil presbiterio e
goiflco convito.

piacopiy et

imbandì maEranvi quatuor Archievigind odo Episcopi decetn
y

ed agli altri arcivescovi e vescovi, quasi dirimpetto

ad

essi,o in altro luogo,
le

secondo dove
i

si

celebrano
tificali, in

pontificie funzioni ed

pon-

Abhates. Nella cavalcata pel possesso di Gregorio X nel 1272, cavalcarono con
questo

elevati sedili coperti d'arazzi

numero d'ordine

:

x Ahhates fo-

Episcopi , xii Archiepiscopi xiii Ahbates Urbis, xiv Palriarchae^et Episcopi Car dinaie , xv Presbiteri Cardinales, xvi Diaconi Cardiaales^
re/ises, xi

XFii D.Pripa,lutl\
nelle quali
i

in vesti sagre e mitre,
il

prelati riceverono

presbite-

Cappelle pontificie, ove dissi Uescovi assistenti al soglio pontificio, che fu il nome loro dato, e gli arcivescovi e vescovi non assistenti, e questi secondo l'epoca di loro consagrazione siedono dopo Prelati di fiocchetti. Gli assistenti conservano la precedenza a seconda del grado, e non
descritti a

lutto quanto riguarda

i

i

sederono a mensa. Le sagre pontificie funzioni e le Stazioni (F.) da* Papi si celebravano in Roma nelle basiliche e altre chiese, precipua*
rio, e cogli stessi abili

per l'epoca di
dalla

loro

consagrazione,
patriarchi

ma

nomina

all'assistentato;
i

però a ca,

po de'primi siedono
ni.

ordine

gerarchico che tengono nelle processioGli arcivescovi e vescovi assistenti
iit

mente

nella Laleraneose

ove d'ordinario

abitavano nel propinquo patriarchio, e nella Vaticana ove pure ebbero presto l'abitazione.

partibus hanno la precedenza su quelli residenziali, secondo l'ordine di promozione non all'episcopato
lalo, al

Ma nel i3o5 Clemente vendo con deplorabile risoluzione
le

V

a-

ma

all'assisteu-

stabi-

modo

detto a Vescovi
il

m

parti1*

lita in

Francia e poi in Ai'ignone(F.)ìa
sagre funzioni
si

bus. In breve,

vescovo precede

ar-

residenza pontificia,

civescovo nel catalogo delle Notizie di

celebrarono nel Palazzo apostolico d'A-

Roma,
corché

secondo

la

vignone

{J^.), e fu allora
le
si

che propria-

titolare, e

data di nomina , ansebbene l'arcivescovo

mente ebbero origine
pelle pontificie, quali

palatine

Captut-

sia di giurisdizione;

però nella cappella
vescovo. Gli uni

celebrano

pontificia,

ed

in

altre funzioni papali
il

tora ne' Palazzi Apostolici di Pioma,

l'arcivescovo precede

tranne alcune più solenni. Recatosi tem-

e gli altri vescovi, invitati

dà Cursori A(^.), con
ri-

poraneamente

in

R.oma Urbano
,

V

nei
il

postolicì, v'intervengono con abili prelatizi, e

1367 ve r introdusse
stabilmente
za, in

e le continuò

indossano
vesti.

la

Cappa
i

successore Gregorio XI

quando neliSyy
papale residen-

berretta in
li

mano, ed
i

vescovi d'allri

vi restituì la

le

proprie

Allorquando indosvescovi
latini

porta civitatis affuerunt innumerabilesPradati inducti pontificalibiis; e così proseguirono gli altri Papi, quali slabili rono che v'intervenissero patriarchi, gli arcivescovi ed vescovi dimoranti in Roma, e quelli che vi si recassero ad
i
i

sano

gli abiti sagri,
il

as-

sumono
te, e la
tri le

Piviale [F.) del colore correndi tela bianca, gli ali

Mitra [F.)

sagre vesti secondo

riti,

parimenue'propri

i

te descritte nel detto articolo e

a

tenore delle nazioni cui appartengo,

Limina Aj)Ostoloruni,od a fare omaggio ^Vescovo dcllaCldesa Universale^ y.)^^

no essendovi ammessi anche gli eletti benché non cousagrati. 1 vescovi non as-

,

VES
sistenli

VES
di (ìoc-

169
il

qtiondo incedono cogli abiti sail

prescoperli di zucchetto o berrelllno (me-

gri

occupano
i

luogo de' prelati

no

il

patriarca Siro^ cui secondo
il

suo

chelti,

quali passano nel
apostolici.

banco de'proi

lonotnri

Se
si

nelle processioni

capo coperto è segno di rispetto), sostengono il Lihro[V.)e\aCandela{F.)
rito

o altre funzioni ove
ti

usano
gli

paramenil

quando

il

Papa deve

leggere, la candela
ripiegata,

sagri,

i

vescovi
i

non

hanno,

loro

essendo nell'estremità torta
to

posto è dopo

prelati di fiocchetti e pri-

perchèsi adopera senza lo strumento det-

n)a de'protonolari partecipanti; e se vi è un solo vescovo, piglia la destra deli.°
partecipante,
lificali
l

Bugia o Palmatoria

(/^.),

che

gli

re-

sta. R.Ì inarcai in tale articolo,
il

non usare

vescovi assistenti ne'pon,

PapasilFalto arnese, per non abbisogna-

siedono sul ripiano del Trono
e ne'successivi scalini e

re egli, nella cattedra pontificale, nel lu-

a

destra
ritti,

ed a sinistra, ed in esso stanlateralil loro numero. Ben Vescovo dt* Vescovi dovea

me

della cognizione, di

verun aiuto
il

ter-

no

reno. Censi nelle messe private

Papa

rnenle, se grande è

adopera
pre
in

la

bugia,

come

gli altri

vescovi.

a ragione

ii

III. "vescovo assistente col libro sta

essere circondalo dall'lìpiscopato, sedente nella

ginocchio,

quando
il

il

sua
il

sublime cattedra,
piìi
il

il

mag-

sedendo. Sostiene

libro in

semPapa legge piedi quan-

giore e

più sagro trono
i

della terra, e
di nostra ss.

do

il

Papa legge

in piedi. Ne'pontificali,
il

celebrando
Pieligione,

augusti

riti

quesl'ufìizio l'eseguisce

cardinal vescoil

complesso
boleggia
la

di

che t'orma un imponente maestà sovraumana, e simsoglio dell'Epi,

vo suburbicario
o altro,

assistente, cioè

decano
luogo
quale

ma

in

piedi, e siede poi sul rifaldistorio, in
il

gerarchia celeste. Di questa

piano del trono sopra
del i.° cardinale

assistenza al pontificio

Prete assistente,

scopato di tulio

il

mondo
liturgico

ne rende la

però neir assistenza alle cappelle ordinarie col capo scoperto (e così scoperti

ragione mistica
ss.

il

Mucanzio,

De
i ,

Petri et Palili imnginìbus^

presso

stanno

i

due

cardinali diaconi assi11

Bollandisti,
p.

166
1

e

Sanlorum Juniiy t. 7 438. Se il Papa non intervienon
assistenti,

Ada

stenti)

siede su sgabello.

vesco-

ne,

vescovi assistenti siedono nel banco
i

vo assistente accende la candela quando deve occorrere col Lume [V.) ch'è nella
lanterna collocata dentro
il

e sopra
lati di

ma dopo
i

i

pre-

vano

d*

un
si-

fiocchetti; ed allora

principi as-

piccolo sgabello o credenziuo di legno

sistenti al soglio

censazione^ e
loro data al
cioè
i

non intervengono. L'Inla Pace della Messa, è
detto in
tali articoli,
i

tuato innanzi
ogni volta

al

i.",

che vuoisi avanzo

d'antico rito monastico, e cessata l'azione
la

modo
non

smorza. Osservai nell'anni-

vescovi assistenti vescovi

dopo

cardinali,
i

versario de' Pontefici defunti del

i843,
il

ma

i

assistenti

però dopo
di essi

che non essendovi
lo vescovo
la

all'assistenza

che

so-

prelati di fiocchetti, e

prima

quan-

sagrista, supplì
il

a sostenere
e proto,

do vestono gli abiti sagri. Notai nell'arFamiglia de' Cardinali e Prelati, o voi. XXIII, p. 146, che nel 17 18
ticolo
f»i

candela

maestro

di

camera

Dolario partecipante
cai dinaie.

mg.' Medici

poi

vietato a* vescovi

assistenti

al

soglio

farsi

accompagnare nelle processioni pontificie dalla cappa nera o cappellauo, dovendo essi portare le torcie ma poi quanto a tale accompagno, non si osservò con rigore. I patriarchi o arcivescovi o
;

Tale sgabello, avente sopra un cuscino, serve ancora per posare sul cuscino (foderato di drappo del colore corrente, bianco,rosso, rosaceo, paonazzo ec, come pure lo è la copertura del libro, ma
più ricca)
sale;
a'
il il detto libro pontificale o mesquale libro talvolta lo sorressero Papi Sovrani, imperatori ere, quan-

,

vescovi assistenti al soglio

,

piti

anziani

uell'ammissione a questo collegio, sem-

do intervenuti

alle pontificie funzioni, vi

-

170

VES
ufTizi,

VES
in ossequio e

esercitnrono diversi

omaggio del supremo Gerarca, Pater Regum,R('clororiinìuniflclclium, Ficariuni

Tasi colla

Jesu Christì. Aulioimenle il Papa recaFalda (F,) e colla Cappa padel

pale (F.) a MaltiUini (F.)
delia sellimana

2'riduo

santa, dell' anniverscirio

non solamente quando il Papa non è seduto, ma ancora quando il Papa leggeTZ/ztroito, V Epistola, il G r aduale ^V Evangelo e VOJ/ertoriOf e quando pure benedivescovi assice Vfncenso\ lo sono pure stenti , e siedono quando sono seduti i delti cardinali, e nel tempo dell'incensai

de'defunti,e della notte di Natale; soste-

zione

si

trattengono in piedi finché

non

nevano
e
le
i

i

lembi anteriori della falda

i

ca-

ècojnpita quella del loro corpo. Allorché
il

inerieri segreti partecipanti del

Papa^

Papa scende dal Irono per genuflellei

posteriori collo strascico della cap-

re nel faldistorio per V Elevazione,
scovi assistenti
si

ve-

pa

due

seniori vescovi o arcivescovi pa-

triarchi assistenti al soglio;

nella quale

occasione
stenti,
a'

i

due
stalli.
p.

cardinali
a'Iali

non seilevano
IO e
1

Diaconi assidel Papa, ma
nel
voi.
le

propri

Ne

riparlai
1,

LXXXlI,

e descrivendo

Fesli del Papa. Nelle processioni e in
quelle de' pontificali,
sistenti e gli assistenti
i

vescovi

non
il

as-

pongono dietro come sopra, ed il simile fanno quando terminala la funzione il Papa torna a pregare al faldistorio. Per la dispensa delle CandcL'f delle Cc/^e^/, delle Prt//?ze, degli Agnus Dei benedetti, vescovi assistenti e non assistenti dopo cardinali si recano a ricerverli dalle mani del Papa in pai i

precedono

Papa,

ramenti sagri del colore corrente, inginocchioni e previo
ginocchio;
gli
il

incedendo innfmzi
stili

al

sagro collegio, ve-

bacio del pontificio
,

de'sagri paramenti; nelle altre sagre

Agnus Dei

il

Papa

li

due a due in cappa seguono il Papa. Neir Ubbidienza di adorazione (F), che si rende al nuovo Papa, vescovi non assistenti e gli assistenti geFunzioni
i

pone

nella loro mitra.
,

In queste sagre

funzioni

nuflessi gli baciano

il

ginocchio destro,

anche i vescovi non assistenti precedono prelati di fiocchetti, anzi a questi precedono anche gli abbati mitraperchè anch'essi in penitenzieri li, ed
i

i

,

cioè la

i."

volta incappa, la
cosi nelT

2/

in paragli

menti sagri;

ubbidienza che

rendono

ne* pontificali, in questi

sempre

vestili degli abiti sagri,

ed ogni volta pre-

citato voi. a p. i4,

messe 3 Genuflessioni {F.). Notai nel che Gregorio XVI e Pio IX, pieni di venerazione per l'Epila

scopato, posero sul ginocchio

loro

mapro-

\' Adorazione dtìCroce /^er/2(/^.) nel venerdì santo, e gualmente vescovi assistenti e non assistenti, deposte prima le scarpe, vi si recano due a due, immediatamente dopo il sagro collegio, e precedendo delti prelati. Quando il Papa dalla cappella Sistina nel giovedì santo pone il s. Sepol-

vesti sagre; inoltre per

la

i

i

no coperta
priamente
recatosi

coli'

estremila destra della
è

cro e poi
la

lo leva nel

d'i

seguente, cioè nel-

stola, acciò nel baciarlo, baciassero
la

cappella Paolina; e

quando

in essa e-

croce che

vi

ricamata.

Nelle funzioni ordinarie e ne'pontificali,
il

Papa ad orare

sui faldistorio,
si

spone il ss. Sagraraenlo per la divozione delle quaranCore, vescovi sostengono le aste del baldacchino, sotto il quale proi

dietro ad esso e alquanto distanti

pon-

cede

il

Papa;
i

ma

soltanto
s.

nel giovedì

gono

i

vescovi assistenti a coppia in giil

santo per

la reposizione del

Sepolcro as-

nocchio per fare altrettanto; alzatosi

sumono
to
tiel

Papa

e intuonato col celebrante o cogli

paramenti sagri. In supplemennumero, occorrendo, spella a'procollegio
prelatizio della
s.

assistenti l'Introito della

messa,

i

vescovi

tonotari apostolici, cU'èW primario e più
antico
Salti.

assistenti lo recitano anch'essi bini bini ki

piedi.Delreslo,quandosono

in piedi

i

sud-

Appartiene

a'[)ati iarchi,

arcivescovi e veil

delti Ire cardinali assistenti al soglio (cioè

scovi assistenti al soglio,

celebrare pou-

VES
lìficalmente la
tìjlae
(

VES
prima
chino
la

171

mes^aneWe Cappelle ponarticolo che contenendo tulio

di dare la benedizione fa
a'

un

in-

cardinali vescovi
diaconi.

e preti, e poi

quanto

ciò che riguarda l'Episco^jalo in quest'argomento, pel resto ad esso mi riporto), in tutte le domeniche dell'Avvento,

a' cardinali

La

funzione delil
il

imposizione delle Ceneri, assente Papa, la fa un cardinale, ed allora
i

tranne
e per

la

3/, e

di

Quaresima, eccet-

sagro collegio, ed

vescovi

assistenti

e

tuate

la 4-"

e quella delle Palme.
gli

Su

di

non

assistenti
i

non assumono
all'

le vesti sali

che
essi

,

emolumenti che devono
i.*

gre; perciò

prelati di fiocchetti

prece-

pagare, nella

messa che cantano
se

dono neir andare
le genuflessi
,

aliare a
il

ricever-

nella cappella papale, agli addetti della

sedendo

celebrante cole

medesima, e nuovamente
patriarchi vi
i

non essendo
,

perto di mitra;

ma
s'\

a'

vescovi

impo-

sono promossi

conviene

ne essendo
del

essi in piedi.
fa

Se

la

processione

leggere voi. Vili, p. 234, ^' P* *9^i ove pur dissi che ogni volta celebranti devono pagaie baj. 5o per l* ostia e pel vino, in vece della fiasca che prima davano, a' chierici della cappella pontificia, benché quasi ciascuno suole portare l'uiia e r altro. Tutti i nominati prelati nella cappella in discorso adoperano la
i

Corpus Domini

senza l'intervento

Papa, tuttavia ha luogo quello de' vescovi assistenti al soglia in sagri paramenti, in tutto come la facesse il Papa; però se é sede vacante non assumono le vesti sagre, e con lorcie accese seguono collegialdel

Qienle

i

prelati di fiocchetti uditore gene-

rale della

miti a di tela bianca, e
to.

il

servizio d'argen-

quali procedono

camera e tesoriere generale, i immediatamente dopo il
al soglio

Portano seco il caudatario ed un preo asseftte il Papa non usano Dtai la bugia. Non si deve lasciare inosservalo, che allorquando pontificano nelpala cappella pontificia cardinali ed
te: presente
i

ss.Sagramenlo.l vescovi assistenti
del Possesso de' Papi, e

hanno luogo nelle solenni Cavalcate ( f^\)
v'

intervennero

a quello del regnante, nella forma descritta

i

da

d.

Giovanni Avcìeiìf Esatta

re-

triarchi, sopra la cancellata

dele

,

ardono 6 canmentre soltanto 4 si accendono
i

lazione della Cavalcata, a
stili di

p. 9, cioè ve-

cappa e rocchetto con cappello
foderalo di seta verde,

nelle celebrazioni degli arcivescovi e vescovi assistenti; anzi
triarchi

pontificale nero

cardinali e

i

papicfai*

sono ancora

distinti
,

con un

colo tappetto o strato

sottoposto al

distorio in cui siedono. Inoltre nelle cappelle pontificie,

parimente assente
già notai

il

Pa-

pa, tulli

i

vescovi assistenti al soglio,
,

non

solamente
ro è

come

,

siedono al

banco de'non
il

assistenti,

ma

se

celebrante, ancorché vi

uno di losia un solo
bugia, e

con cordoni e fiocchi simili ; cavalcavano sopra cavalli con gualdrappa di panno paonazzo guarnito di seta di simile colore, con guarnizioni di metallo dorato: furono 7, ed seniori arcivescovi Di Pietro e D'Andrea, ora cardinali, presero in mezzo il Maggiordomo. Tra di essi eranvi un servita, un agostiniano, uu
i

chierico regolare

scolopo.

cardinale non

può usare

la delta

dopo
panti,

la

carrozza del Papa,
i

Cavalcarono il maestro di

chi somministra loro l'acqua per \ix La' Vanda delle mani (F.), deve eseguirlo ia
piedi: in breve, non
si

camera,
il

due camerieri

segreti parteci-

caudatario, l'aiutanledi camera,

stinzioni, e praticarsi nel

devono usargli rimanente
il

di-

lo scopatore segreto e la portantina

pa-

io

pale. Di ciò già parlai nell'indioato articolo, e nel voi.

tulio

come
il

fosse presente
il

Papa. Asil

LV,
del

p.

1

48- Sino e inclui

sente

Papa,

vescovo assistente celefunzioni, benedice

sive a

Leone

X

i5i3

vescovi assi-

brante

fa tulle le
gli

stenti incederouo nelle cavalcate dei possessi vestiti co'sagri

predicatore e

annunzia l'indulgenza

paramenti

in piviale

concessa dal Papa. lu fine della messa,

e milra. Nel qual possesso interveouero

172

VES

VES
cui incedevano, er;mo quelle pe*

pure, omnes elecli in Episcopos et Ah*
hates, non consecrali, aut htntdiclìy in
plm'ialihiis et mitra, curn dispensationc

Fune-

rali de' caidinali Decano,

Camerlengo, Vice-Cancelliere e Penitenziere maggiodi

opportuna, praecesscrunt ante Papani. Imperocché quando il Papa anch'egli cavalcava in paramenti ponlificali, 1' Episcopato
lo

re [E.), e
funti in
(/^.) de*

sovrane e principi
funerali

reali de-

Roma. Ne'
Papi,
i i

Novendiali

vescovi assistenti al so-

precedeva. In

fatti nella bella

glio, ed

vescovi

non

assistenti, v'inter-

descrizione del possesso preso da Inno-

cenzo Vili nel 1484

si

legge.

Cavalca-

vano dopo
scopi

gii

uditori di

rota: Ahbates

forenseff, Episcopi, Archiepiscopi^

Papae

assislenles^

EpiAbbatcsUrhis,

ma con abiCalze nere, con Rocchetto liscio senza merletti, e neppure con semplice frangielta e senza mostre, che sono je vesti da usarsi nella Sede apostolica
vengono
ti

colle solite cappe,

di saia e

Patriarchae, Diaconi Cardinales,^\i altri cardinali, indi ilPapa.iSV^ Abbates,
Epìscopi, Cardinales^equis albo
insìdeiil.
Il

vacante, tranne
denti in

i

vescovi orientali
le

resi-

Roma

per

sagre ordinazioni del
in
il

i'estitis
li

loro rito, che
tra*

avendo luogo

cappella

suo successore Giulio

nel

non

assistenti,

conservano

proprio

i5o3

a'prelali vescovi, vestiti cani pia-

costume.Bensii vescovi

assistenti al soglio,

viali et mitra, dedit

unum

carlenuni et

come gli altri, proseguono
continuano ad usare
zo. Aia sulle
te,
il

a tenere

il

fioc-

ìinum ducatum pel
tre
il

solilo presbiterio, ol-

co di seta verde al cappello, e se è inverno
Terraiuolo paonaz-

solenne convito, in cui quuni Pa-

pa

bibit,

consueverunt omnes astantes
et

,

F es ti de* vescovi '\n%Qi\e vacanassistenti al so-

practer Episcopos,
tatis
tle'possessi,

Superioris digni-

meglio è leggere quell'articolo. Duran-

Plros genujlectere. Nelle cavalcate

te

WConclave {^V.)'{ vescovi

dopo

i

vescovi assistenti, cai

glio in abito prelatizio

valcavano ancora

non

assistenti, talvol-

fanno quotidianamente mattina e giorno la guardia e vegliano alla custodia delle sue ruote sotto
il

ta seguili da' protonotari apostolici, con

mantellonl, rocchetti e cappelli pontificali,

palazzetlo dello della Cifra, contiguo al

cavalcando mule con valdrappe paofoi

palazzo apostolico Quirinale, ove ora

si

nazze e
i

nimenli di metallo doralo.
gli

Ma

vescovi e

arcivescovi

non

assistenti ve-

aduna il conclave, e allora sono trattali di mensa alternativamente dal Magglordonio
(/^.)

stiti

di rocchetto, mantelletta e cappello

governatore del conclave, e

semiponlifìcale, sopra

mule con ornaneiì,

dal Maresciallo del Conclave[F.). Nelle

menti e valdrappe ordinariamente
cavalcarono dopo
i

prelati

di fiocchetti
l'

tificare

Cappelle Cardinalizic(^ P.)soq^\\oqo ponvescovi assistenti al soglio, ed ali

ed

i

prolonolari, secondo

antica con-

lora usano la mitra preziosa aurifiegia-

suetudine. Altre Cavalcate \n CUI ìnlev"venivano
gli
i

vescovi assistenti al soglio, e

arcivescovi e vescovi
delle

non
s.

assistenti e-

lano quelle
della
ss.

4

annuali
di

Cappelle

Annunziata,
s.

Filippo, della

purché non sia messa feriale o di reuna cappella cardinalizia per la festa di s. Tommaso d'Aquino del 7 i mancò il vescovo assistente al soglio che dovea cantare la messa, e supplì un canta,

quie. In

i

r

IS'alività e di

Cailo, incedendo ne'luoil

tore della cappella pontificia, colle seguen-

ghi

come

sopra. Se

maggiordomo era
o
i

de'vescovi assistenti, cavalcava fra questi,
l'iceversa fra' protonotari
fiocchetti. I

di mg."^

prelati

di

ceremonie, che ricavo da' Diari mss. Candido Cassina maestro delle ceremonie pontificie. « Die 7 «abbaio boti

medesimi vescovi interveniva-

ra

iShabita
s.

fuit cappella cardinalilia ia

no

eziandio alle cavalcale negl' Ingressi

Ecclesia

JVlariae

solenni in

Roma

(E,) d'imperatori, soAltre cavalcale in

senlibus

XX Eni.

Cardinalibus.

sopra Minervam praelll.mus

vrani e principi

reali.

Vicesgerens archiepiscopus Tbeodosiae

VES
missam cantare tlebebnt ; sed quia ad Hudienliam SS. mi secontubeiat, et pulEqìì. PP. amplius satati! jam lìora xvi cxpeclaie nolueruiit mihique jussemus, ut nisi alius adessel unus ex religiosis niissam cantarci. A dfuil d.Francisciis Vi\iauus de Pescaglia unus ex tenoribus
,
,

VES
pi defunti

173

fanno altrettanto, spettando gl'inviti al cardinale più antico di e<^\.\\ celebrante suole essere un vescovo assistente appartenente al capitolo

Valica-

no

,

assistilo

da' ministri della cappella
ministri, compreso

pontificia, e vi è la distribuzione della ce-

ra a' cardinali

,

a'

il

inusicis

cappellae

poutificiae, qui

ad-

celebrante

,

ed

ai

ceieraonieri pontifìcii.

huc missam non celebraveral,

et stalinn

Ora avvenne neli84o,pel
menticalo d'invilare
te,
il

funerale an-

sacris indulus missatu cantavit,assi$ten-

niversario di Pio VII, che essendosi di-

tibus sibi diacono, et subdiacono cappellae, non

vescovo celebranaccoliti

autem piesbytero
duclu

assistente. Thu(et
,

supplì

il

decano
la

degli

della
ce-

lificalusfuil triplici
sei duplici)

melius

fuis-

basilica Vaticana, per

non aver ancora

ante inlroitum

post oscula-

lebralo, ed ebbe

dispensa della cera e

lumEvangelium,eladOblata.Celebrans, et ministri sederant ad bymnum Angeet ad Symbolum supra gruduin licum mai ujoreum ad parietem ex parteEpisto,

mezza cotta di cioccolata. Ciò saputosi da dichiarò il dello celeGregorio XVI
,

brante chierico della cappella pontifìcia,
e gli assegnò
gistrai nel voi.

lae, et

nudalis capilibus, quia nulius

bi-

annua pensione. Tutto reXXV 111 p. 4^ e nel
, ;
,

return habebat.

Pacem E«n.

Cardinali-

bus, et

aiiis

dedit diaconus. Cantato //e

missa

esigei

Deo gr alias, CG\e\n'diX\%
,

facla

che appartenendo al cardinal Camerlengo del Sagro Collegio V invitare il vescovo assistente per
voi.
p.

LX,

220

DD.
li,

Cardinalibus reveientia

dedit be-

pontificare la messa nella

cappella del-

iiedictionem sine cantu

moie sacerdotaV.
coliegiaUbusdoin

et canlatae fuerunl Litaniae B. iM.
religiosis

18.' de'ss. Pietro e Paolo nelTarcibasilicaLateranense, ed al cardinal decano del

Poslea unus ex

ctam habuit panegerytu

laudem

divi

Thomae. Anno 648 in
i

praefata cappella

medesimo invitare 1844 •^^6**'"^ venne nel i.° anno
re nel

i

cardinali, questi pu-

''

celebrante (ciò av-

del decanato del carla

praefectus

idem casuinaccidil,eldon)inusPhaebeus caeremoniarum inagister mis-

dinal Micara che ignorata

particolare
si

consuetudine), laonde a un tempo

pre-

sam cantavil'Mo bo veduto diverse volte, in mancanza d' uno de'minislii assistenti
della cappella pontificia, supplire
il
il

sentarono due celebranti


i

o

ed annuente suo il camerlengo, senza pregiudizio del diritto, fu preferito il vescovo invilalodal
,

1° ÒQ Maestri

delle cerenionie pontiil

decano,

al

quale

si

die' la solila

mezza

Jìcìe[P^.y Finche vive

cardinal Nipote

colta o 18 libbre di

buona

cioccolata. I
i

d'un Papa defunto, neiranniversaiio della morte fa celebrare a sue spese nella basilica Vaticana un funerale, o in altra
chiesa se
(gli
ivi

patriarchi, gli arcivescovi ed
sistenti al soglio

vescovi as-

celebrano anche delle

Cappelle Prelatizie {F.). BenedettoXl V
per accrescere in

fu trasportato

il

cadavere

Roma

il

culto

dePrinsi

ultimi esempi accaddero perBenedet,

cipi degli Apostoli protettori di essa, nel

lo

XIll e Clemente Xll)
assistere
il il

con invitarvi
vi

1743

prescrisse che la loro festa

cele-

od

il

sagro collegio (talvolta

interviene
stola
),

Papa

vivente, in mozzelta e

brasse anche per tutta VS.' con pontificali e l'intervento particolare d' uno dei
collegi
prelatizi
le
,

ed

patriarca, arcivescovo o veal soglio

nelle chiese

ove

si

ve-

scovo assistente
la

per pontificale
al

nerano
i.**

loro memorie.

A

solennizzare
I

messa e fare l'assoluzione

tumulo,

la festività, istituita

da

s.

Gregorio

nel

a cui poi offre

una cotta
i

di cioccolata. la

sua niaucanza

cardinali creature de'Pa-

giorno o 3o giugno nella patriarcale basilica e Chiesa di s. Paolo (la cui de*

i7-i

VES
vol.LXXV,
p. ^r/J),

V M S
gio slesso; e quinto all'assistenza, talora
il

scrizione compii nel
slabilì

che
al

il

collegio de* vescovi

assi,

slenti

soglio

celebrassero

cappella

dello nelle p.

maggiordomo siede sopra di loro, Sy e Sq. Nèomraisidi
da Benedetto

pel
ri-

ponlifìcando un di loio nell'altare ponlificio,siiii;olare privilegio

ferire r ordinalo

III nel-

aulorizzato col
p.

rSSy, cherinnovò
la

l'antica disciplina deli

decreto «ifeiito nel voi. IX,
descrivere
voi.
la

i5i, nel

Chiesa, cioè di dovere
l'

vescovi
a'

com-

funzione, di cui riparlai nel

provinciali celebrare

esequie

vescovi

LV,

p.

i5i,clieGiegorioXVI avenriti

dola nobilitala colla sua annua assistenza e con tjuovi
e solennità
,

in

re dell' Apostolo delle

genti

s.

onoPaolo,

Homa, doversi farle anche coli' intervento del Papa e quanto ora ivi si pratica l'accennai a p. 66, ma non coll'inlervenlodel
defunti; e se un vescovo moriva in
;

ju quesl' articolo e nel voi.

35y, 36
in

1

e seg.,

LXXIII, p. nuovamente descritti,

collegio degli assistenti al soglio,

i

quali

bensì assistono a'funerali de'cardinali defunti, se v'inlerviene
il

del

uno alla continuazione dell'inteivento Papa successore; notando, che lostes-

Papa, e ne

feci

av-

vertenza a

p.

49.

A

p.

5^

poi notai

dove

so Gregorio

XVI

vi

aggiunse l'assistenza

ho
il

descritto gli

Anniversari che celebra

de' cardinali, prelati e addetti alla

com-

collegio a' loro patriarchi, arcivescovi

missione e Congregazione cardinalizia per la riedificazione della basilica di s. Paolo (F.)y e graziosamente onorò l'abbate cussi nese della medesima nel conce
dergli per distinzione, sedesse in rocchetto e cappa nell' ultimo posto de' vescovi
assistenti
al soglio,
vi

e vescovi defunti, pontificando
si.

uno

di es-

che pure

in

cappa e

Anticamente seguivano queste annuali esequie nella chiesa di s. Marta, dietro la basilica Vaticana, la quale descrissi ne' voi. XXIIl, p. 74 ^ 7^> LXXX, p. 327, avvertendo però, che fino dal 1754 Maria in si celebrano nella chiesa di s.
Vallicella (Se Filippini (F^.), coU'assisten-

rocchetto

accedono, in vece

di stare al-

la testa della

monastica comunità. Finalintervengono

za

(hi

ministri delle Cappelle prelatizie,

mente

i

patriarchi, arcivescovi e vescovi
a'

de' cantori pontificii e d'
pontifìcio.
i

Concistori (f^.) setni- pubblici, massime per la Canonizzazione de^ Santi (V.) in uno agli arcivescovi e vescovi non assistenti, per darvi il loro voto, invitali con ischeassistenti al soglio

un ceremoniere

I

patriarchi, gli arcivescovi,

vescovi al soglio pontificio assistenti, so(f^.) del

no Prelati Domestici
quale
titolo, e

Papa, col
atti

con quello di Assistente al

soglio pontificio, s'intitolano ne'loro
pubblici.

dula da' cursori
stesso

pontificii. Inoltre e collo

fjnl/blicipev la

mezzo sono invitali ai Concistori medesima canonizzazione, assistenliuni et non assisientium, nella persona del decani seu antiquoris de*
primi. Per
gli altri

Eccone due esempi. Frane. iMaria Barzellotti Dei et s. Aposiolicae Sedis gra tia Episcopus Snane nsis,Praclatus Domesticusj ss. Domini Nostri Gregorii

XFI,el

Pontificio Solio Assistens.

concistori pubblici so-

no soltanto

invitati gli assistenti al soglio,

ed anco in essi sorreggono al Papa il libro e la candela accesa. De' funerali de'
patriarchi, arcivescovi e vescovi assistenti
al soglio, coir

intervento del collegio, ra-

Aloysius Scalabrini mcrae Karmelitnrnni faniiliac vicarius jani gencralls. Dei et Aposiolicae sedis gratta Episcopus Nazarensi, Praesul Domesticus, et Pontificio solio Adstans. Essi godono diversi privilegi, e sino al 181 4 "^ gode-

gionai nel voi.

XXVllI,

p.

5(j,

Sq,
il

66
che

vano

assai di più, abrogali

dopo

quell'e-

e 67, pontificando imo di

loro,

fanno pure in
lo,

altri Funerali, cioè per que' personaggi dichiarati in tale artico-

poca da Pio VII. Trovo che Giulio lU col breve Ronianns PonlifeXt de'6 aprile

i55i, Bull. Roni.

l.

4,

pa^*- »i P-

^-79

-

e qualche volta con invilo del colle-

Indulta

et Privilegia

Pairiarcharum,

,

VES
Archlcpiscopornm^ et Eplscopornm in Captila Summì Romani Pontificis Assislenliuni. D' una parte de' privilegi ne diedi un cenno nel voi. LXVIII, p. '249' Nondimeno pel meglio, di tulli ne rifeii^

VES
dìccs ordinarios extra

175

Romanam Cuac eisdem

riam, creandi,

et ìnstituendì,

miiìtlbus solita equitum dcnuratoriim in-

signia concedi, ipsosque Notarios, et fabelliones de notarintiis, et labellionatiis,

gli

argomenti. vSulJa falcoità della

li>

et j'udicatus ofjiciis ìiiijusmodi

per

bera Collactioneni hencfLciorimi, a e indiiltorum de fruclihiis in absentia per-

pennam, etcalamare,
stiendi. Noterò,

ut moris est, inve-

necnon exemplìonwn a superiori tate et jiirisclictione eoritni Ordinario timi sili a Sede Apostolica, ante tamen concila Tridentini celehrationevi
cipienclisy
^

ro, dello Scriniario, e della

che parlando del NotaPenna, dissi di siffatta investitura. Di più nofer?), che ragionando de' Proionotari, de* Notari, de' Cavalieri della milizia aurata o Spe-

concessoriim. Nohililatisque drcus,
bili del

ciini

iisuinsigm'orum A/y^f'jdicliiarandoli no-

rone d* oro, non menade Conti dei Palazzo apostolico di La ter ano, ovvero
conti Palatini, in tulli questi articoli di

genere di Co/ili, e d' inqnarlare

ne' loro
liliiio in

slemmi

il

proprio pontifìcio geo-

tultociò feci parola; anzi nel
voi.

di essi

o

perpetuo. Exemptioneque a des.

cimisi ancoicliè imposte dalla
sotto

Seàe, e
di ga-

qualunque denominazione,

59, riprodussi la formola del diploma di conte palatino e cavaliere dello Sperone d' oro, sp<edito da un ve-

XVII,

p.

bella o pedaggio, ordinarie e straordina-

scovo assistente al soglio, datalo nel
fuori della porta Flaminia di lora dimorasse in tal città.
Il
t.

Fectigalaeque vini prò sex vegelibus, esenti da dazio, come godevano i prelati
rie.

i8o4 Roma, quaA^rw-

Parisi,

Ixeferendari di Segnatura (y.). Indul-

zioni

tum

et alia

vìsitandi Ecclesia s flit Monasteria, qiiaecumque Beneficia ecclesia-

4. P- ^ e seg. riporta le formule Ialine per conferire il

per la Segreteria,

titolo di conte palatino e di cavaliere della milizia

slica,

suarum

civitatum, et dioecesum.

aurata, e quello di profonola-

Dipoi rivocalo dal concilio di Trento.

Locandiqiie ad hiennium frucliis leneJlciorum^ redditns et fjroventus mensarum suarum, etiam anticipata solutio' ne, Jndultum disponendi de corum honis, immohilihus ne semove ntis jquanwis acquisi tis ex fructihus beneficiorum prò
scutis

da concedersi da* cardinali legali, sempre con data fuori di Roma, extra Por taniElaminiam, perchè quella porta
rio,

alle Legazioni. Indi dice,

che a suo temassi-

po (pubblicò

la

i.'^

edizione di sua opera

nel 1781, la 2.* nel
stenti al soglio,

I784)i vescovi
s.

per indulto della

Seca-

duobus mille etiam, adjavorem incapacium (hoc ullimuro revocavit Pius

de, concedevano
valierati dello
nali legati
rati.

4

protonotariati e
i

4

Speron d'oro, ed

cardi-

V
et

).

Indultiim

remissionis
et oninis

fructuum
infamìae

8 protonolariati

e 12 cavalie111. £.e-

male percepforum,

Si ritorni al breve di Giulio

censurae. Inhibitio con tra gabellarios, cantra praesentium tenorem, quo-

que modo molestare praesumant. Arrenationes prò dìcto biennio praejudi•cani successoribus,

Eorum

testanienla

gilimandique bastardns: n»a pochi anni tlopo rivocò quesl'indidlo Pio IV. Doctoresque c/t^rtA^rZ/; egualmente abrogalo da s. Pio V pochi anni appresso. Sacros ordines extra tempora conferendi: però si
doveva attendere al disposto dal concilio di Trento. Contea quoscumque criminO' SOS etjam exemptosinsua dioecesi procedendi. Eeclesias suarum dioecesum etiam exemptas visitandi. Causas quas-

valeant.

Pr aeterea quod palriarchis arcìiiepiscopis, et episcopis, ac eorum
cuilibet Milites, et Equites

octo,

de auratos ac ad instar sacri Palatii, et Aulac Lateranensis Comitum, quoscumqiie Nolarios^ el lahelliones pub licos, ac Ju-

cumque^eliam

criniinalcs, citra irregu-

76

VE

S

V

ES

laritatem cognoscendt. Indullum cir^ Cam resìgnaiiones et pcnimtationes benefìciorwìì. Anzi

godevanola gratuita

spe-

per quiaquenniuni a visitandis Liminibus Jpodizione de' benefizi. Iiidultuiìi

cuniqne bonìs, usque ad swnmant mille ducatoriun auri de Camera ad favoren\ liìc descriptoram^ sia per le spese pe'decenli funerali, sia per rimunerare i
loro famigliari,
i

parenti,

i

luoghi

pii.

De-

stolonim. Declaralio circa confessionale. Termina il breve colia '.Forma aiiteni
juranìeniìj
et Jfidices

feclus super eisdeni disposilionibus, quos-

citmque suppleL InhibUio cantra niole^
slantes. Esecutori ne, Gregorio
di

TabeWones^ per diclos Patriarchas, ArNotarli,

quod

questa costituzioi

XV

deputò

cardinali veil

chiepiscopos, et

Episcopos^

ci

eoruni

scovi d' Ostia e di Porto, ed

prelato u*

quenilibet creandi praestabunl. Gregocol bi'eve Circumspecta Romani Pontiflcis^i\it 7 agosto i622^BiilL Rem. t. 5, par. 5: Privilegia et Indidla Patrìarcliaruniy Archìepiscoporum, et Episcoporuni in Cappella Sa nctitaiis Suae Assislentiiim. Praelatos domesticos Caprio
I

dilore generale della camera apostolica.
Il

XV

Dicci,

Notizia della fi miglia Boccafiorito

p^<^«//,p. 293, parlando di mg.' Francesco

Boccapaduli nunzio della Svizzera,
in quell'epoca, dice

che Urbano Vili con suo breve l'ornò del titolo di Vescovo assistente al soglio pontificio e

di

Conte,
carat-

peline

Papae Jssislenliiun, nohileseliunt de nobili Comilum genere creat eosqiie indultis, privilegiis eie. Exempiio a so-

concedendogli tra
di poter

le

altre Hicollà, quella
il

dare ad alcune persone

tere di pubblico notare, e di annoverare
dell' altre
all'

liiiione i'ectigalis vini prò sex vegetihus. Panisque portlonem diclini a Pala ilo Aposlolico habendani assignat. Questa parte di palazzo, deiia pane di onore, ó\

ordine de' cavalieri dello

cui riparlai nel voi. L, p. !2o5, però

la

go-

devano

se presenti in curiale se

aveano

registralo il breve di notnina nella Camera apostolica. Notarios creandi facultateni tribnilytresviros,e^oàen[ì\ privilegi

Sperou d'oro, il quale era tenuto in molto pregio, massime tra gli svizzeri ed oltre altre prerogative, l'esentò, dimorando in Roma, dalla solita gabella per 6 botti di vino, e come prelato domestico appartenente alla P^aniìgli a pontificia, gli accordò porzione del pane palatino; permet;

tendogli di poter disporre

liberamente
di

eiìam absqne delatione habitus indulgete
cioè
il

nel testamento, de' frutti de' benefizi
cui

rocchetto.

L' autorità di creare

godeva, e insieme

di

rassegnare delle
gli piacesse,
Il

8

cavalieri della milizia aurata, persone
i

sue pensioni a favore di chi più
persino alla
cellieri nelle

idonee, con indulto di godere

privilegi
et

somma
l,

di

scudi 5oo.
le

Caa-

e di usare torqueni a(irenm,ac enseni^
tas condendi, et immiilandi
ipsiiis Collegii.

sue opere ricorda

costitu-

aurata calcarla gestare. CollegiifaculSialutas

zioni di Giul ioli to
a*

GregorioX Ve Benedetaccordarono privilegi
al soglio, e di

XIV,

colle quali

celebrandi et audìendi Dlissani in Oraloriis domesiitis facieudis

InduUum

vescovi assistenti

quelli

accordali
oltre

cis vel destiaandis cani

declarationefapraeceplo andiendìMissani
circa resìgnaiiones, et

daDenedetloX 111 a' Prz/nV//x7ii, l'uso a questi della MozzcUa. lìenepoi
vi

delloXlV
lora

aggiunse a'palriarchi

la

in Ecclesiis, eccettuate le principali solennità.

facoltà di poter consagrare in

Roma,
la

(jua-

Indultum

un cardinal vescovo ancorché non
possa far

su-

pcrmutationesbeneficioruni adsumniani

burbicario non voglia

funzio-

quingentorum

diicatoriini aiirì de Camera excedentium. Deforma resignan-

ne della consagrazione, gli arcivescovi ed i vescovi; e per mancanza o impotenza ancora de'patriarchi, abilitò
vescovi assistenti
sistili

di beneficia, resignationesque publicandi habesconsl. clv Greg. XIII: Iluraa-

gli

arcivescovi e
as-

al soglio

ad eseguirla,

no

vix.

Faculias disponendl de quibus-

da due

alili

veàUovi.Frequeuli soao

VES
in
si

VES
{\ei*

Koma

le consagrazioni

Vescovi che

cappello con
p;»

fili

d* oro. Allorché

il

177 Pail

fauno da'carclinali, e talvolta eziandio

celebra

assiste alle sagVe funzioni, sì

dal Papa, sempre coli' assistenza de' vescovi assistenti al soglio e

essi

come

gli

arcivescovi e vescovi sopra
la

non

assistenti.

Bilevo da un ms. »
di

I

vescovi assistenti al

soglio erano esenti dalla gabella di 12 barili

vino ad arbitrio (questa restriziodegli ultimi tempi).

cappa di saia paonazza, e stanno tutti in un banco alla sinistra dei trono. Se poi il Papa solennemente celebra e fa pontificale, sono parimente tutrocchetto portano
ti

ne pare
lieri

Aveano

la

sul ripiano del soglio dall'uno all'al-

facoltà di creare 3 protonotari, e

8 cavaandi

tro lato con piviale e mitra di tela bianca. Nelle funzioni ordinarie,
gli

dello Speron d'oro

;

d'erigere l'ora-

uno

di essi

torio privato nelle loro abitazioni,

sostiene
poi

il

libro, e
i

un

altro la candela.

corché abitassero in

Roma

;

l'

indulto

Godono
nobiltà

patriarchi,

come

gli arci-

di trasferire le pensioni per la

somma

vescovi e vescovi assistenti al soglio

una

5oo ducali d' oro di camera, ossia scudi 875; e r indulto di poter disporre e testare per la somma di 1000 ducati d'o-.
ro di camera, ossia scudi 1750
".

come

avessero la

da genitori conti tratto loro origine. Possono celese

brare

la

messa ne' privati oratorii, senza

L'ab.

pregiudizio di quella degli indultatarii, e
farvela celebrare per loro
tro sacerdote in

Falaschi pubblicò nel 1828, La Gerarchia ecclesiastica, con figure colorate e illustrazioni. A p. 29 riporta quella d'un
patriarca in mozzelta e mantelletta, colla

comodo da alqualunque giorno, casa
gli

e diocesi, da valere per lutti e pe'Ioro famigliari.
sferire

abitanti

Hanno

facoltà di tra-

berretta in

mano,

e parla de'patriaral

ad

allri le loro

pensioni

annue

sui

clii,

arcivescovi e vescovi assistenti

so-

frutti, redditi,

proventi e distribuzioni

glio.

rarchia

Premette che il 1.° grado della gelo forma il Papa, il 2.°il Sagro
il

quotidiane di ciascun benefizio, compreso

ancora di

s.

Giovanni Gerosolimitano,

Collegio de* Cardinali,
chi, Arcivescovi e

3.°

i

Patriar-

eccettuate solo le pensioni su benefizi ritenuti da' cardinali secondo la bolla di

Vescovi assistenti al

soglio. «

I

patriarchi, che sono in

nume-

Urbano Vili,
non eccedere
di

di osservare nel trasferirle

io di 4> detti maggiori, cioè Costantinopolitano, Antiocheno, Alessandrino e Gerosolimitano, rappresentano
l'
i

la prassi stabilita

da Innocenzo XI, e di

in dette assegno la

somma

4

capi del-

Ordine Vescovile e
i

del Soglio. Essi, ol-

25o ducati d'oro di camera; non for* mando però questi l'intero, ma la metà

tre

seguenti privilegi

comuni

a'suddetti

arcivescovi e vescovi, possono in ogni città

e diocesi portare

la

mozzetta (questa, conunzi nelle

delle pensioni, le quali possono trasferire o tutte insieme ad una persona, o separatamente a più, purché si trovino in chi
le

me compimento

delle Vesti de' vescovi,
i

riceve

i

requisiti prescritti

nel breve
vi-

l'hanno ormai assunta anche

del sullodato

Leone XII. Finalmente

nunziature, per quanto rilevai nel voi. XC,
p.
zi

vendo o presso a morire, possono disporre del loro asse qualunque, eccettuatesolo quelle cose

e altrove ;di più noterò, che nunsiccome insigniti del titolo arcivescovile sono sempre assistenti al soglio) e il rocchetto scoperto, e in ogni luogo pre-

143

i

che diconsi dell'altare e

che servono

al diviu culto, sino alla

som-

ma

di ducati

1000

d'oro di camera, an".

cedono qualunque altro deh' ordine vescovile, benché questi sia nella propria giurisdizione. Clemente IX concesse loro
di poter far uso de' fiocchi a' cavalli,
il

che a favore de'propri parenti porterò il breve di Gregorio
glio mg.'

Ora riXVI, col
al

quale dichiarò vescovo assistente

so-

ed

Paolo

d' Astros arcivescovo di

regnante

Sommo

Pontefice Leone XII
il

Tolosa (V.), poi cardinale, che ricavo
da A.

di poter intrecciare

fiocco

verde dei

Mana vii (autore eziandio
li.

delie

No-

VOL. cxv.

,78
lice

VES
sur la Vie
et le

VES
sit,nddamiis, fncullalera
libi

Pontifieni de Gregoire XVI)) Histoire des Chapelles Pa-pnles

ctiam
vel

faci-

mus
vatis

celebrandi Missam io Oratoriis pri-

par M,

le

chevalier

Moroni

pre-

ad calholicorum

domus

luae

,

mier aide de chambre de S.
re

S. Grcgoi-

vel alienae dioecesis, tametsi ibi
spitaveris, sine ulla

non ho,

XVT,

parlando de' privilegi
attuali

sto cospicuo collegio a p.

dranno

gli

di que437, da cui si veprivilegi che godono

dierum exceplione

dummodo tamen
stolico

oratoria ipsa ex apo-

i

patriarchi, gli arcivescovi e vescovi assi-

tempus
veril.

« Venerabili FratriPauloTheresiae-Davidi d'Astros, Archiepiscostenti al soglio.

, nec vero indultum concessum expiraQuod si iisdem in Oratoriis Mis-

indulto erecta fuerint
in

sam audire

potius

quam

celebrare

mamis-

po Tolosan. Gregorius PP. XVI. Velìerabilis Frater, Saluteoa et

luerisjcelebrare inibi facìendi

unam

apostolicam

sam per alium Sacerdolera
sentia jus libi

in tua prae-

benedictionem. Piomanorum Pontificum
imo$, atque institntum, utii,quas in

damus.

Quam unam

mis-

hanc

sam

tura etiam, quando,seu posteaquam

Apostolicam Sedem, Romanara scilicet s. Petri Cathedram, fides et observantia
vel

tu ibidem sacrificium obtuleris, celebrare per alium sacerdotem ferciendi (quo-

maximecommendat,

peculiaribus be-

neficiis et graliis

augeantur, decorentur-

que. Quocìrca propensuro illud sludi um,

quod

tu, Venerabilis Frater, in

eamdem

iìedeai ostendis, Nobis, qui ad praesens

niam maxime decet ut Episcopi post s^crum ab ipsis operalum, alteri assistant, et hoc jam fere apud omnes positum in more est ) libi licentiam permittimus. Tom vero per sacrificium, quod in iisdem
Oratoriis tu vel ofTeres, vel ofTerre facies,

meritis licet

imparibusCathedramipsam

tenemus, jamexploraturo, atque perspectum, simul cum ceteris illuslribus tuis, eximiisque virtutibus, quodammodo Nos
impellit, ut te perinde ac
si

nullum praejudicium
slolicis indulti ibi

alios,

qui ex apo-

celebrare missam, aut
,

celebrare facere possunt, pali volumus

semper

in

hac alma Urbe Nostra adesses praesens,

ne versa vice indulta apostolica , aliis concessa tibi io liane re praejudicium
faciant. In lui

nedum

inter Praelatos Noslros Domesti-

autem

ipsius, tuaeqtie di-

cos annumereoius honoribus

quoque E*
Assi-

gnitalisgratiam indulgemus pariler,
illos

fum

piscoporum Pontificio Solio Nostro

omnes, qui simul, famulatus eliam
illa

stentium lubenti animo afficiamus. Ideoque te a qùibusvis excoramunicalionis,
et interdicti, aliisque ecclesiastici» censuris, sententiis,

causa, in

domo

inhabitant in
te

quam

tu prò hujiisce privilegii usu

conferes,

tum

familiares luos, quos tecum duces,

et poenis

qnocumque mo-

in diebus festis salisfacere praecepto au-

do, vel

forte incurreris,

quacumquede causa latis, si quas harum dumtaxat rerum
Nobilem
te

diendi missam utique posse,

si

sacrifìcio,
,

quod

inibi tu ofFeres,

aut ofFerre facies

gratia absolvem, et absolutum fore censentes,

ipsi intersint.

Ad haec

singolari benigni-

dicimus atque crea-

tale nostra

veniam

libi

damus

transfe-

iDus, et in illorura nobilium

numero re-

rendi in alios pensiones annuas super fruclibus, reddilibus, provenlibus, et

ponimus, qui utroque parente de Comitum genere orlisunt; acproìndenon modo eorum titulis et insignibus honesta-

tionibus

,

obvenatque dislributionibus eliam
beneficii

quolidianis cujuscumque
majoris,

tum

mus
gulis

te,

verum

ut frui eliam possis sin-

tum minoris,
libi

vel saecularis, vel
s.

quibusque privilegiis et juribus, quibus uli iidem ipsi possunt, ac polelunt in futurum, libi pienissime conccdimus. Ut autem aliquid praelerea
,

regularis, etiam hospitalis

Joanni Hie-

rosolymilani,

jam

assignatas, aul in

pONlerum assignandas. Exceplas tamen volumus pensiones impositas super beneficiis,

quod

libi spirituali

gaudio, et vohiplati

quae per

S.

R. E. Cardinales obli-

,

VES
neri conllgeriJ, eo

VES
eas voliilt
vec.

179

modo, quo

cleniH Roraani

Pontifices praescripse-

exceplas Praedecessor noslcr
b.inos Vili in suis

fel.

lilteris aposlolicìs

Uvsub

runt. Ilaque ordinarios loci, ubi tu eos-

dem

perficere Iranslationes volueris, vel

pUimbo

i63i quarum inilium, Cani S. R. E. Cardia nales, et quod ad ceteras pensiones allinei, servali volumus oposlolicas iilteras
dulìs kalendas nprilis anni
ree.

aliquis

unus cathedralis Ecclesiae cano-

nicus, vel quilibet alius vir ecclesiastica

dignilate praedilus
ria,

lam

in

Romana Cu-

quara extram ad

id per te eligendus

me. Innocenlii

XI

,

eliam nostris

corani notarios publicos, ac testibus ido
neis pensiones annuas, seu

Praedecessoris super translalione pensione, data sub annulo Piscatoris die 7 februarii anni 1677, '" quibus non inte-

partem ìllam
Iransferre

earumdem pensionum, quam
sentis indulti cassabit

libitum, ac licilura libi fuerit, vi

prascas-

gras pensiones, sed dimidias
parles

earumdem
posse traii-

atque estinguei
,

solummodo

in

alios

deinde vero prò una parte

io
,

qua

sfeni ab bis, qui hanc ab apostolica Sq-

satae jani fuerint, et extinctae

alias si*

Alque ut

de veniam acceperint, constitutum est. liac in re moderalio servetur, illud etiani
libi si<;nifìcacDUS in istis

miles pensiones annuas uni aut pluribus
a te

tranbis

cedei.

sNnionibos baud posse te

summaca

centumquinquaginta ducatorunr» auri de

nominandis assignabit atque conUnus aulem, aut plures ilii bomines in quos tali solemni modo Iransla^ae pensiones illae fuerint, quamvisalia jam
,

Camera

excedere, prò bac enioi
libi

somma

fuissent ecclesiastica

beneficia

,

et alias

tantum facultalem
luntasest; quae

impertiri Iransfe-

pensiones adepti, utique, quoad vixerint
tara per se,

rendi pensiones nieus Nostra atque vo-

quam

per legitimos suos pro-

quidem summa non ad
,

curatores speciali
praedilos,
in

pensiones integras

sed ad dimidias eaparles referenda
sii.

mandalo hac super re easdem pensiones hujusoiodi,
fueris
et

rumdem pensionem
re libi permittilur
,

qua

tu, Venerabilis

Celerum iueos solum pensiones

transfer-

slationis

tempore

Fraler,sub Iraniidem ipsi cuoi
vero

qui clericali saltem

iisdem privilegiis

conditionibus omni,

tonsura insigniti, ac hujuscemodi pensio-

no subrogali
siones illae

esse censeantur: hi

num
sitas

capaces.

Imo

circa pensione?

impo-

qui beneficia obtinent, super quae pen-

periuntur
liujtis s.

super benefìciis, quae constituta re* in locis temporali IVostraejet
Sedis polestati subjectis graviter

jam fuerant imposilae, quemlibi

admodum
le,

anlea,

sic aliis
est»

postea a

ut supra praescriplura

nominan-

praecimus, ut in eos solos transfeiantur,
qui ex

eadem

ecclesiastica

dilione

,

vel

ex

illis regionibus originem ducunt in quibus horaines dominio Nostro subditi

admitti indiscriminatim

cum bominibus

hujusmodi pensiones solvere omnino sub iisdem censuris et poenis leneanlur; quia possint exceplionem opponere, vel quod prius non fuerit eorum consensus petitus, vel quod in ipsa pensionum trandi

earumdem
ecclesiastica

regionura luna ad beneficia

slalione litleraeaposlolicae,
rint confectae.

minime
,

fue-

tum ad similes pen Mones jam

Demura
libi

gratiis aliis prioillara

consuescunt: secus Iranslatio ipsa nulla omnino sii. Erit aulem in tua potestate

res gratias

aeraulare ciipienles

quoque polestalera

facimus, ut vel

omnes

prorsus, vel aliquas tantium pen-

testamento, vel alios quovis legitimo

mo-

siones, ac in

unum

solum,

vel

in plures

liomines, semel, aut diversis viribus at-

que

in morlis etiam articulo Iransferre. Porro Iranslationes islas non quomodo-

cumque, sed solemni ilio modo fieri jubemus, quetn bisce in rebus servari ha-

do tam causa mortis, quam inler vivos, possit usque ad summam mille ducatorum auri de Camera slatuere de bonis, acjuribus, ubicumqueea,elcujuscumque generis sint, quae ex Archiepiscopata Tolosan., queo» obtines, vel ex aliis Epi-

,

,

i8o

VES
le in

VES
quae sub plumbo datae sunt lendas septembris anni 1567
incipiunt,
tes
lerlio
,

scopalibus, aiilsque heneficiis ecclesiaslicis , quibuscumque turn saectilaribus ,

knquaeque
ree. Pii

lumregularibusa
qulsilis, ye\

lilulum,aul comjuia ac,

Romani

Pontifices. Inhaerenfel.

mendam, aul administralionem
postea acquirendis

autem

apostolicis lilleris

vel

ex.

penslonibus ecclesiaslicis libi assignalls, alque asslgnandis parla fuerinl; ut nempe de iisdem bonis, et juribus slaluere usque ad eam summam possisnon solus ad causas pias, alque in lui decentis honestique funeris sumplus , "veruro etiam
in

IV, etiam Praedecessoris Nostri, quarum inilium, Tn suprema^ sub plumbo dalis
septimo kalendasdecembris anni i564i
decerni mus
,

facultatem teslandi

,

sive

statuendi legilimo quoque
nis ac juribus supradictis,

modo de quam libi
,

boper

Nostras hasce litleras tribuitnns carere efleclu,
tia legibus,
si

omni

nec non

favorem consanguineorura,elaflinium, et familiarium luorum, caetero-

tu, violatis

de residen-

rumque. Atlamen solvendimi prius eril orane aes alienum, quo eadera forte bona, ac jura obligala inveniantur, et dedu-

ab Ecclesia, ubi debeas residere, absens decesseris. Confidimus porro virlutemque per Dei misericordiam tuam minime futurum,ut facultalis liu,

cenda prius omnia impendia, quae prò restauratione aedificiorum , et aliarum
reruna recuperalione ad Ecclesias
et

be-

neficia a te adepla spectantinm,facienda

jusmodi causa obliviscaris praeceplionum, monilionuroque , quae in concilio Tridentino, sess. 26,cap. i, de Reformatìone^ continentur. IMemoratis ergo piivilegiis te,

sunt;
ipsis

scilicel si tua

,

aut piocuratorum

Venerabilis Fralcr, liberaliler

tuorum culpa
,

sive negligenlia aedificiis

afiìcimus, decerneules has lilteras firmas

caeterisque rebus aliquod fuerit
illatum. lìs

semper

fore, ac libi

perpetuo sulTiagari,

damnum

autem

detractis,

de

sicque in praemissis per

quoscumqne

ju-

eo quod reliqui est, nec id totum quidem,sed ad praediclam usque summam
mille ducatorum auri de Camera, arbi-

dices etiam S. R. E. Car(linales,liorum-

que congregaliones,
esse

et legatos a lalere

,

ac nuncius judicari debere, irrilumque

trium tibipermissum edicimus. Dum vero de iisdem bonis ac juribus vel lesta-

mento

,

vel alios quovis legilimo

modo

quoquam si quid secus super bis a quavis auctoritale scienler, vel ignorauter conligeril allentari. Non obslanlibus
Nostris, et Cancelleriae aposlolicae regulis,

posse te slatuere indulgeraus, ne uliquam

derogare intendimus apostolicis litteris PraedecessìorumNoslrorum, vel JuliillI, dalis sub die 26 junii anni i55o vel Urbani Vili, dalis sub die 5apriiis anni 1628, super frucUbus non exactisrac proinde Kcslrarum praesenlium lillerarum vigore de bis fruclibus non erit libi inlegrura cavere. llemque eliamsi de bo,

aliisque apostolicis, et in conciliis e,

edilis conslitutioniliam oecumenicis et bus , nec non Canierae aposlolicae
,

praefatae Ecclesiae Archiepiscopalis Tolosan., aliarum Ecclesiarum, et

ordinem

regulariura ac mililariura, alque institu-

nis, ac juribus,

ubicumque

ea, et cujus*

torum, et congregalionum, et quorumlibet locorum legibus, consuetudinibus ac privilegiis juramenlo eliani, vel con-

cumque generis sint, menlionem fecimus inter ea tamen non compcehendi
,

quamfìrmatione apostolica roboralis quam prò illorum derogatione specialis
,

res,

et

quae dicuntur altaris, nimirum vasa, ornamenta, et aliara quamlibet sacrura suppelieclilem per te destinatam ad usum et cullum divinum declaramus juxta
Vìi

mentio facienda,aut

alia exquisita

for-

mula servanda esset, celerisque conlraalriis quibuscuDique.Volumusaulem que praecipimus, ut anlequam tu, Vene,

formam
V,

litterarum apostolicarum

s.

rabilis Frater,

bujusmodi

lilulo

et pri-

Nostri

quoque Praedecessoris

vilegiis perfruaris, praeseoles aposlolicae^


VES
litteiac;
si

VES
sibi

181
i

ne quibus

nemo

arrogare

di diversi

riti.

Suole pure accadere, che

audeat concessionem,
leferantui*.

in acta Collegii

E-

turchi tollerino in molli
triarchi
,

luoghi de* pa-

piscoporum Assislentium ^olio Pontificio Datum Romae apud s. PeIrum, sub annulo Piscatoris, xxvii novembiis mdcccxl, Poiilificatus Nostri anno decimo. A. Card. Lambruschini.

arcivescovi e vescovi ortodossi

ed eterodossi, e quindi la parte esclusa abbia prelati de* medesimi vescovati di semplice titolo, per conservare la ricor-

danza

dell' antica

gerarchia e nella spe-

Pi'aesentes

Litterae
Collegii

apostolicae

reiata

suut in
In

Ada

Episcoporuna Aslib.

ranza di futura restaurazione. Fra' vescovati in partibus che conferisce la s. Sede
a vescovi d'altri
ti.

sistentium Sulio Pontificio,

3, p,

g6.

quorum

fidem.

Hac diei6decembris
:

riti, ricorderò seguenPio VII con attribuire all'abbate gei

a secretis ". Dice

1840. Caiolus Bedoni, praedicli collegii il titolo di il Manavit
pontificio
la

nerale prò tempore de' monaci armeni
mechitaristi di Venezia,
scovile di
il

titolo arcivei.°

assistente al trono

è

onorifi-

Siunia

(/^.), fu

il

esempio
in
d*

grande estiraazione che Gregorio XVI avea per la s. Chiesa di Francia , allora ne avea
centissimo in Francia, e per
fregiato

che

il

Papa concedesse un
il

i\\.o\o

par-

tibus per apostolico breve,
fatto

aver consueto processo e stampata la
,

dopo

6 arcivescovi

e

6
il

vescovi, a quelcollegio di

solita proposizione concistoriale

previa

r epoca componendosi
prelati, cioè nel

164

1846.

VESCOVI IN PARTIBUS INFIDELIUM o TITOLARI, Episcopi Titillares seu Episcopi in pariibiiSy seu Aniiulares y seu Nullatenscs. Titolo d'onore ^q' Patriarchi^ Arcivescovi e Vescovi[V.)
di rito latino,
ti,

abbate della professione di fede, secondo la particolare formola da Urbano Vili prescritta agli orientap.
li.

emissione del

Gregorio
"^

XVI

con suo breve nel 1837

dichiarò arcivescovo d'Irenopoli in parlibus

mg. Stefano Missir greco di Smirne
sagre ordinazioni e pe'pontificali in

per
rito

le

ed anco

di alcuni d'altri ri-

greco in Ptoaia;e Pio

IX

con suo bredi Sirace

loro conferito da'Sorami Pontefici in

ve
in

nel

1847 nominò arcivescovo

concistoro o per breve apostolico, di Patriarcatiy arcivescovati e Fescovali^f^j^
le cui diocesi e chiese sono miseramente occupate dagl' infedeli e precipuamente

partibus

m^J Y^{\QdLvàoWyii\x\{\i
di Costantinopoli,

tarista

armeno
in
il

mechiegualtitoli

mente pe'pontificali
rito

e sagre ordinazioni iu
i

armeno

Roma. Veramente

da Turchi

(^^.),

perciò s'intitolano Epi-

di vescovati,

cui territorio è occupato

scopi in parlibus infide liunij ed eziandio

occupate da
te
i

eretici

o scismatici, median-

loro patriarchi, arcivescovi, vescovi,

o Esarchiy Mafriani e sedicenti Cattolici (F.), nomi lutti di dignità nelle loro pseudo-gerarchie.
tali
I

patriarchi orien-

con giurisdizione, anch'essi nominaarcivescovi ed i vescovi in parlibuSy senza darne parte alla s. Sede. Li nominano pure mentovati patriarchi ed altri prelati eterodossi, o perchè realmente luoghi sono occupati dagl'infedeli, ov«ero per esservi al governo ecclesiastico prelati ortodossi. Così avviene che a un tempo portano il medesimotitolo inpar-

da scismatici o eretici, non si dicono giustamente in par tibus infideliuni^ ma semplicemente i/^o/czr/, come notai parlando d'AteuCj dopoché tolta a'tuichi, 1' occuparono greci scismatici. Inoltre dicesi Vescovo e Titolare (F.) quello che ha rinuuziata la sua chiesa, se non ha ricei

no

gli

vuto un

titolo in

partibus^ intitolandosi

per esempio JY.già vescovo di Terni^bea-

i

chèquesta città abbia poi avuto il proprio vescovo residenziale. A'vescovi senza chiesa determinala, sia per titolo d'onore, sia

i

per tener viva
altri,

la

chiese, occupate
il

memoria delle illustri come dissi da infedeli e
il

Papa gliene conferisce

titolo,

tibus de'prelali cultolici e degli acattolici

faccudo esprimere uella

Proposizione

i82
concisloriale
in concistoro;
la

VE
(^'.),

S
tali

V ES
bus, rilevai che ne ritennero
il

per preconizzarli

titolo pro-

dopo le parole dichiaraDti vacanza del Fcscovalo ( /^.): Ad diclani

mossi a chiese con giurisdizione, ancor-

ché cardinali, senza ledere

i

diritti

me,

Ecclcsìani proniOK>e:re. intendinnis venerabìlein

tropolitici delle loro chiese soggette
i

es-

fralrem N.N.

jam

Episcopiini

N.yCujus quulitates jani adprohalaefuerimi Clini primiim ad liluliun Episcopa-

lem N, in partibus infideliuni^ etposlea ad caihedralem ecclesiani N. evecius /a//. Rivolto il Papa a'cardinali, gl'interloga: Quidvohis videlurF Èi^]ìvo\aLiì{\o
i

sendo soltanto personali titoli di dignititoli tà maggiore; né tacendo quando patriarcali furono negali, perchè la s. Sede suole d'ordinario fregiarne personàgi

gi residenti in

Roma, per rendere più

de-

corose

le

sagre funzioni, onde sono sem-

pre E^escovi assistenti al soglio ponti fi'
aio [P".)
,

cardinali con alzarsi e scuoprirsi
il

il

capo,

absque vocaiionej
a'

distinta o-

Papa pronuncia

il

decreto. Auclorila-

norifìcenza compartita eziandio agli arci-

teomnipotentis Dei, ss. Apostolorimi Pe-

vescovi ed

vescovi

si

di giurisdizione,
altri

ac Nos tra, providenms pruefalae Ecclesiaede persona dicùN.^praeficientes eum in Archiepiscopuni et patri et Pauliy

che in partibus. Ecco

esempi. Nel

1494
tibiis.

^'^^'"^^"o 6''^^

un tempo arcivescoirt/^^ri

vo diCapua e patriarca d'Antiochia

storeni, cimi indulto

quod quamdiu

di-

eta Ecclesia

ab injidelibus

delinebitur,

ad Ulani

accedere, et

apud eani

reside-

Nel secolo passato vescovi Carolis di Sora, Anastasio di Sorrento, Micheli di Mileto, Leone di Melfi, xMassa di Rimini, Bussan di Malta, Galletti di Lipari erano contemporaneamente arcivescovi in partibus. A'soli vescovi residenziali

re minime teneatur, proni in decreto, et

schedala consistorialibus exprinietur. Laonde col titolo s'impone dal Papa l'obbligo, qualora il vescovato venisse sgombralo dagl' infedeli, di dovere recarsi a
risiedervi per governarlo.

è dato ritenere allfo

Vescovato

m

ti-

tolo, poiché
lo

come

avvertii in tale artico-

L' allegato eoianifesla per
ti-

due vescovati
i

di giurisdizione

non

si

sempio

di

3 traslazioni,

si

un

prelato,

che prima insignito d'un

accordano od un medesimo prelato, tianne casi di quelli che sono uniti aeque
principaliler,e di quelli aggiunti in

tolo \esco\'ì\e in partibus, prò mosso quin-

am-

un vescovato resideiiziale,per averlo poi rinunziato, venne elevato ad un arcivedi a^d

ministrazione temporanea o perpetua. Benedetto XIV concesse in perpetuo a' ve-

scovato 7>iy3^r//Z»w5.

Lo

ricavo dall'avve-

nulo

di fatto nell'illustre

odierno arcive-

scovo titolare d' Eliopoli, nel concistoro de' 17 dicembre 1840, secondo la riprodotta proposizione nel voi.

XV,

p. 2 2 3,

ove ancora ne offro tre per le loro particolarilà non senza interesse. Di frequente avviene che vescovi in partibus siai

Pavia (V.) il titolo arcivescovde Amasia in partibus j e Pio VI dichiarò vescovi di Malia (E.) arcivescovi //* partibus di Rodi; ambedue hanno l'uso del pallio. Que' prelati o cardinali, che sono provveduti d' una chiesa vescovile
scovi di
di
i

residenziale, se già arcivescovi in parti'

bus, per indulto apostolico s'intitolano

no

traslati a'vescovati residenziali,

masfu-

arcivescovi vescovi, senza portare l'anteriore titolo, e senza che la
acquisti
il

sime

se

n'erano Coadiutori [P^.) con

nuova chiesa

tura successione,© amministratori. TalTolta però furono coadiutori senza titolo
in

partibus: tale

fu l'arciduca

Rodolfo
alla

grado arcivescovile. Per le replicate istanze fatte dal re di Sardegna a Benedetto XIV, perché dasse il titolo dì
al

/?^«/t'ri d'Austria

dato da Pio VII

vescovo in partibus

cardinal delle

chiesa i^Olniiilz, di cui divenne arcive-

ze suo elemosiniere e cappellano
re nella regia cappella di

scovo e cardinale. Nel voi. LI, p. 299, nel 1 icordare vari prelati patriarchi in parti-

LanmaggioTorino, il Pa\i\

pa considerando che un cardinale per

VE
non
vi

S
tuttavia col

VES
tempo
s'introdusse, ed

i83
anche

sua promozione alla porpora, resta sciolto se vescovo dalla chiesa sua sposa , se
dispensa Tautoiilà pontificia; 2."

dignità episcopalecol cardinalato, ciò che

con
to

titoli

m/?^/'^iZ»«5.Esami nò questo puncolla costituzione

che anticauiente non vi erano vescovi altri cardinali fuori de Adescavi suburbicarii (e
il

BenedettoXIV
nobiSf

Cani

a

cardinal l^Filelkspach deli i63,

Del PrimicerOy p. 820, fu due vescovati, cioè l'arci vescovato diMagonza e il vescovato diSadice
il
I

il

Galletti,

.**

a possedere

biua,anzi
lica

si

crede che per dispensa apostoIl

avesse quello pure di Salisburgo.

Cardella ancora sostiene, che questo cardinale fu ih.°, che con nuovo, uè fin allora più veduto esempio, al detto di tutti

con profonda erudizione, della quale mi occorrerà riparlare, duetta al cardinal delle Lanze. Appoggiato dunque alla ragione, che mentre cardinali si fanno Arcipreti dtWe basiliche di Roma (de* quali riparlai a Titoli CARDINALIZI, anco pel loro possesso), molto più conviene farli vescovi in partìbus, potendo questi ei

sercitare la loro giurisdizione,

quando

i

popoli delle loro diocesi tornassero alla

gli scrittori,

tenesse

nel
la
il

tempo

stesso

più vescovati; laonde per

novità cagio-

nò grande ammirazione,

che poi passò

in costume, qualche volta abusivo, e tal-

volta coonestato da ragioni conformi allo
spirito della Chiesa, e col consenso
pi.

dePa-

Guevada Clemente VIII fatto vescovo titolare di Filippi, ad istanza del re di Spagna (perchè avendolo nominato ." inquisitore generale della Spagna, de'quali dà l'elenco il Salleles, e approvato dal Papa,
fede; e coH'esempio del cardinal
ra,
i

Avverte

poi,

che in seguilo altro car-

come

i

predecessori

bramò che

fosse or-

dinale avendo in
arcivescovati io
stato
re,
ili.**

Germania posseduto due un tempo, si disse essere

nato della dignità vescovile) e da lui cousagrato in s. Maria degli Angeli, col breycRoniaiii Pontificls^dtìV
1 1

ad ottenerli;

ma

devesi nota-

agosto 747»
1

che

la

distinzione cade,

non sopra

il

suo BullariOy

t.

2

,

const. 36, conferì al

possesso di più vescovati ritenuti dallo
stesso

medesimo cardinal
cante, che fino alla

delle

Lanze

l'arcive-

soggetto
il

,

ma

sibbene sopra due

scovato di Nicosia in partibuSy allora va-

arcivescovati,

za anteriore esempio,

che fu cosa nuova e sencome rimarcò altre-

morte conservò

pei'

molti anni, consagrandoio nella cappella

sì il Ciaccouio. Il Pagi disse di ìut: fuìC primus,qui s'meconlroversia exEpiscopOy Presbyteruni Cardiiialeni dicturn inve*

Paolina del Quirinale alla presenza del sagro collegio; dopo averlo trasferito dall'ordine de'diacoiii a quello de'preti, e dalla diaconia de'ss.

n'taniur.?\.'ì\e\ò'SQ\aeSyue\\aStorìadlLeO'

Cosma

e

ne X, aver quel Papa nel 1 5 1 8
naleAlberto
d'i

fatto cardi-

tolo di

s.

Sisto.

Clemente XIII
il

Damiano al tinel 1758

Brandeburgofi^Wo di quel-

preconizzò in concistoro arci vesco vo diCorinto inpartibus

l'elellore, arcivescovo di

Magdeburgo e

cardinalYork, ad istanIII

di

Magonza, per cui

fu ili." tra'principi

za di suo padre

Giacomo

re cattoli-

tedeschi ad avere per indulto pontificio

due
nia.

arcivescovati insieme nella

Germada

co d'Inghilterra, con l'allocuzione Postalavit a NobiSy de' 2 ottobre, Bull. Boni,
cont.
1.

Imperocché
1

il

cardinal Wilellespach

1, p.

45»

,

acciò quale arciprete

Va-

vuoisi propriamente, che essendo stalo

ticano potesse fare l'olio santo in feria

r

Federico

spogliato dell'arcivescovato di

majoris hebdoniadae, conferire

la cresi-

MagoQza, poscia fu fatto cardinale e indi vescovo di Sabina colla ritenzione dell'arcivescovato; ebbe poi quello di Salisburgo, e nel lasciarlo gli fu conferito il vescovato di Ratisbona), sembrando allora^ che uoo potesse stare congiunta la

ma
lo,

neirS.' della festa de'ss. Pietro e Paoe ordinare
il

il

clero della sua basilica

secondo
tuttociò

privilegio di questa, pel quale
farsi

può

da un vescovo deputa-

to dall'arciprete. Indi

modo

descritto a

Clemente XIII, al Vescovo § IV, lo con-

1

i84
oltie
stel
il

VES
Papa
Del
i

VES
gl'infedeli, colla coadiutoria della chiesa

sagrò nella basìlica de'ss. XII À posloii. In-

ySg
ì\

nella chiesa di

Ca-

vescoviledi

Macao

nella Cina, pel p.

fr.

Eu1

Gaudolfo coQsagrò
perchè
il

in arcivescovo di

genio Frigueiros agostiniano diLisbona.
p.

Kicea in parlìbus
scalchi
,

cardinal

Erba Odeemi-

Plettemberg,

i\^of/^/tìt

Congrega tioniini

lo fece

suo Sicario di

Roma^

quale per

l'esercizio dell*

inente carica dev' essere insignito del ca-

rattere vescovile.

Anche Leone XII nel 1823 dichiarò arcivescovo d'Edessa in
il

etTribiinaliuni Curiae Romanae, scrive parlando del concistoro e del Papa, e degli Episcopi in pariibus solo nutu promo' ventar.» Ad haec proponuntur, aut eliguntur in Consistoriis secretis Episcopi et

^fl!///Z>M5

cardinal Zurla, per averlo pro-

Archi-Episcopi, fiuntque provisione» Ec-

mosso a

vicario di

Roma,

e lo fece con-

clesiarum Palriarchaliura

,

Melropolila-

sagrare dal cardinal decano. Gregorio

narum

et

Cathedralium vacantium de

XVI

neli842

fece

abbate coramendatail

praelatis,seu pastoribus idoneis.Hac provisiones vel sunlEcclesiarumTitulariumi

rio di Subiaco nullius dioecesis,

car-

dinal Polidori, indi nel

1

844

'0

consagrò

in

s.

Pietro arcivescovo di Tarso in par-

tantum absque residentia et adminislratione, ut sunt earum,quae occupanturab
infidelibus
vel est
,

iibus Vìi febbraio, dal qual vincolo lo
sciolse poi nel concistoro

haerelicis

,

vel schismalicis;

de'aS

luglio: gli

Ecclesiarum habentium actualem
in

attribuì la dignità vescovile per l'eserciEÌo delle sagre ordinazioni e
pontificali

jurisdictionem et administralioneai
diocesi calholica". Pio

nella sua diocesi, e nella consagrazione è

sempre necessario o un titolo inpardbus o la provvisione d'un vescovato residenziale. Promovendosi al cardinalato il patriarca titolare dell'Indie occidentali, ne conserva il titolo. Il Papa, premessa la dispensa
delle proposizioni concistoriali,
i

VII colla bolla Assidua, qaain Ecclesiae universae ex divina institiitione dependimus, de'3i maggio 18 16, Bull. Rorn. cont. t.i4» p- 32: Consti tutio novae dioecesis Canariensis in insula Tenerife prò Episcopo in partibus inftdeliuni a sunimis prò tempore
Pontijicibus nominando, dice fra l'altre
cose. «

preconizza in Concistoro
arcivescovati,
i

patriarcali, gli

Dignam

profecto tanto Rege (fii-

vescovati in parlibas, per

quelliche vuole insignire delia dignità epi-

spaniarum), qiiem supra rerum teniporalium curam religiosaeprovidentiae famu-

scopale,acuiperrordinarioècongiuntala
condizione o di Sujfraganeo o aus'\Uave,o
di Coadiutore,

latum

divinis, et aeternis dispositionibus

perseveranlerirapendere graluiamur, pòstulatione nacti sumus,
licis
cilii

o di Sicario apostolico, ovvero amministratore d' a-lcuua chiesa

eamque aposlo-

constitulionibus, ac praeserlim cou-

residenziale; e anticamente

anche

tali

Lateranensis quinti statutis, aliisque

proposizioni facevano
cistoro,

i

cardinali in con-

de Tilularibus Episcopis, per Romanos
Pontificespraedecessores Nostros lalisde-

massime per la coadiutoria di qualche vescovato residenziale, quindi il
faceva
il

Papa

decreto, ora egli facendo

apprime consentaueam deprehendimus. Obsequentes itaque, ut Leonis I
cretis

J'una e l'altro. A darne un esempio, trovo nel n. 1 179 del Diario di Roma del 1725, che il cardinal Albani propose la
chiesa vescovile di Peila inpnrtibus, col

Magni

verbis u^amur, ac libenter assen-

tienlessanctis regiae pietalis supplicalio-

nibus ex certa
statis
sis

scientia, et

matura deiibe-

ralione Nostris, deque apostolicae pote-

sufFraganeato della chiesa vescovile di Leopoli nella Russia polacca pel cao, Giro-

plenitudmesulFcaganeatum dioecee-

Canariensis in insula Tenerife ab ejus
constituimus,
ut qui ad ca-

lamo Talowichi

polacco. Già

il

Papa Bela chie-

nomine nuncupandum harum tenore
rigimus
et
ita

nedetto XIII pel [."avea proposto

sa vescovile d'Urauopoli nelle parti de-

iholici regis

uomiualione Xitulu alicujus

VES
Episcopalìs Ecclesiae in parlibus infide-

VES
sisi,

i85

riano Falcinelli Antoniacci cassinese d'Agià vescovo di Forlì, inlernunzio aposlolico e invialo straordinario nel Brasile), di

lium a Nobis

et

Romanis Pontificibus suc-

cessoribus Nostris fuerit insignitus,acsuf-

ftaganeus utsupradepulalus,slaliraalque
consecralionis

cui

meglio riparlai nel

voi.

XXXI f,

munus suscepent
aliis

in

noe*

p.

inorala Tenerife insula continuo lesidele, ac in ea, in

9, che gode annui scudi yS, residuo di circa 200, frutto di lascila d'un arciI 1

quae sex
s.

circuiiajacen-

vescovo in parlibus d' Alene a vantaggio
de' suoi successori.
Il vescovato in parli' bus di Faniagosta (r.), la cui rendila fondata nello stalo veneto si esprime nel-

tibus minoribus insuiis,

una

videiicet

La-

guna, altera
s.

Crucis, alia Gariico, alia

Ciislophari
1
I

et Rialcio (lo slesso

Pio

VII

8 8 eresse poi in vescovato s. Cristoforo de Laguna, dismembrandola da Canarie), alia montis de Pico, acreliqua de
nel

la
tei
il

proposizione concistoriale, ed
nel citato articolo

io ripe-

vescovo

vi risieda,

(sembrerebbe che perchè si trova re-

Teyda nuncupalis,
ponlificalia

ea quae ordiniscba-

gistralo nelle Notizie di

raclerera postulant, ac omnia, et singola

vescovati residenziali, e dal 3 agosto
vi fu trasferito

munia

vice, ac

nomine,

et in

Roma^ anche tra' 85/ da Dana he in parlibus
i

auxiliuni pro-tempore existentis Episcopi Canariensis exercere teueatur, servatis

l'attuale vescovo
cia

mg." Carlo de'conti Cac-

Dorainioni di Milano.

Ma
:

nella pro-

tamen apostolicisconstitulionibus, sta-

posizione concistoriale leggo
lis

Episcopa-

tulis, et decretis circa jura, privilegia et

Ecclesiae Farnaugastan in parlibus

pertinentias in Episcopos Titulares suf-

infideliuni. E' ripetuta la rendita che pos-

fraganeos collata. Pro congruo vero hu-

jusmodi
iiiam

sufFraganeatus

ducalorum auri

annuam de Camera

suni-

mille

che fu deputato ausiliare di mg.' Bartolomeo Rouiilli arcivescovo di Milano, da ultimo defunto, con indulto di
siede,

seplingentoruni octodecim, et juliorum

ritenere in quella metropolitana

il

\)\'\~

duodecim cum tribus quarlis monetae romanae respondentem ducalis quinque millibus de Vellon nuncupalis monetae
bispaniae libere, et integre persolvendacu

micerato, ;7em fww2 indulto

ad memora-

tam Ecclesiani Famaugustan. minime
acctdendi, quousque ab infidelibus dtlinebitur. Per tulio questo non
si

doveva

super omnibus,etsingulisantediclaemensae Episcopalis Canariensis fructibus, ac

collocare nel catalogo de' vescovati residenziali).

Arroge poi che
:

io ricordi

un

re-

reddilibus perpetuo atlribuinaus et assi-

centissimo libro

Delle prerogative

ed

gnamus".
plici

E

qui dirò, che

vescovi in partibiis

semnon hanno rengli altri

insegne del capitolo maggiore metropolitano di Milano^ Documenti raccolti

dile,
la
i

ma

benefìzi ecclesiastici e uflìzi del-

ed

s.

Sede,

come
i

i

Nunzi

apostolici

(/^'.),

quali poi per tale dignità

hanno

speciali

facoltà

come Legati apostolici j dappoii

illustrati dal sacerdote Carlo Bevilacqua, con Appendice intorno a diritti d'un vescovo canonico, Milano i85g. Quello di Por/z'no(/^.)che suole conferirsi

ché

i

patriarcati, gli arcivescovati,

ve»

al

Sagrisladd Papa[f\), la
le

cui rendila

scovati in parlibus

non hanno mensa e-

per

vicende ile'tempiè ridotta ad annui

piscopale, essendo stale distratte le ren-

scudi

Tuttavolla qualche tenue rendita annua hanno alcuni vescovati in parlibus^ pe'fondi
dile ecclesiastiche dagli occupatori.

scudi

64 e bai. 60: deriva da un fondo di 6000 a Urbano Vili oderti dal tea-

tino p. d. Clemente del Pezzo , per assegno ad un vescovato in parlibus, ed il

altrove collocali, quali dotazioni a favo*
re di chi
to.

Papa
nelli
1

l'attribuì a questo (ora essendone
il sagrista rag." Francesco Marida Tolentino, sin da'i5 dicembre

prò tempore ne

fosse investi-

titolare

Tali sono Tarcivescovalo titolare d'/^-

lene (ora aveudolo

daliSSy m^.'

d.

Ma-

856).

li

greco caidiual Bessarione ebbe

i8G
in
l

VES
dore,

VE
{y.)y di cui

S

itolo patriarcale Cosfantiiiopoli^

po
cii

essere sUita occupala da'lurchi, cjuiuaccpiisiò

ne clero da dirigere; ma sono sottoposti al processo (\e\\' Uditore del Papd

alcune possessioni nell'isola di

anche

nel voi.

XV,

p.

23o,

Candia, chiamale Casali, le cui tendile furono da lui a^segnale a'suoi successori titolari nel patriarcato, a condizione che
dovessero alimentare 1 6 sacerdoti cattohci

1Z1 e a33, alla Professione di fede^ ed al Giuramento di fedellà al Papa e alla
s.

Sede. Conviene notare, che spettando
detto prelato uditore
la

al

cuaipilazione
alla dignità
i

romani

di rito greco,

ed a questi im-

de* processi de*

promovendi

pose Tobbligo d'istruire ne'inisleri e verità della fede ortodossa que'di loro nazione, sia per confermarli se cattolici nella
li

vescovile pe' vescovati d'Italia,

titoli

in

parlibus^ essendo extra Italiani, talvolta fa
il

processo a'nominati anche

la

Con-

credenza, sia per illuminarli e convertirse prevaricando

gregazione concistoriale, perchè pure in
essa
la
vi.
i

dossi.

erano divenuti eteroPiobabilmenle da tali rendite i
latini di
1

si compenetrano le attribuzioni delCongregazione per l'esame devescO'

palriarchi
I

Costantinopoli
i

riti-

Ma

il

prelato uditore sostiene di fare
a' vescovi Ulo\aiv'i,jure

alisi in

Venezia, nel

63 rorn)arono Taaneh 63
i

processi

proprio.

imo assegno

pel loro sufFraganeo e vicaio

Sono pure
minati
e
si

soggetti al processo que' no-

rio patriarcale, stabilito

Co-

stantinopoli, con titolo vescovile in

pariihus conferito-dalia s. Sede, come ho riferito nel voi. LXXXl, p. 307. Appena Gregorio XVI nel concistoro de'27 aprile

ci,

a' titoli inpartibus d' oltremouli, compila da'rispellivi nunzi apostolio da altra persona delegata dal Papa,

la

quale ne riceve

la

professione di fede.

Nondimeno, benché
liani
,

essi

siano extra Ita*

j84o
fr.

fece

vescovo

di

Corico in parlidi

di molti trovo nelle
il

proposizioni

bus

Lorenzo Serafini

Camerata,

concistoriali

processo fatto dal prela-

cappuccìtìo e Predicatore apostolico [F.)j

to uditore. Parlando del Vescovo, e nel

ricordevole

il

virtuoso e dotto vescovo del

§ III ragionando de'processi, professione
di fede e

pontificio decreto: Supplicatur

prò ex-

peditionecuin indulto quodqnanidiu dieta Ecclesia Corycen
ìiebilur

esso

giuramento de'promovendi, ad mi riporto. Devono però subire l'ei

ab

infidelibusdeti-

same

vescovi in partibus coadiutori e

ad

Ulani accedere, et apiid eani
claiisuUs necessariis et opdi

suffragane!, e quelli che da'titoli

inpar-

personali ter residere minime teneaturj

tibus sono promossi a'vescovati residenziali.

nec noti

ciini

Quanto però

pe' vescovati in partii

portunis; de"ò 00 scudi annui
assegnatigli dal

pensione

Papa, annualmente ne
congregazione di prodella sua
I

bus, ove è permessa la residenza a'pastori che per la s. Sede sono sotto la dire-

consegnò 5o

alla

zione della Congregazione Cardinalizia

paganda

fide, per le missioni

diocesi in parlibus.

vescovati in parti-

di Propaganda fide [F.), Benedetto XIV col breve Gravissiniuni Aposlolicae, de* 18 gennaio lySy, suo Bull.,
t.

bus non sono
ra apostolica,

tassati ne' libri della

came-

4>

costi-

nondimeno

lessi ne'registri

tuzione 66: Praescribitur ratio construen-

concistoriali quello di

per 80

Lanipsaco tassalo Forseanticamente era tornato a risiedervi il vescovo, ed il registro alluderà a quel!' epoca. Per un semplice titolo in partibus, l'eletto vescovo non deve soggiacere 'a\V Esame [f .) de'requisiti
fiorini.
ili

di processus tura super statuEcclesiaruui in partibus infide lium exislentiuni,etpO' pulunijideleni habentìumt c/uarum pròvisiones in congregatione de propaganda

cui dev'tsser fornito ogni pastore, per

fide. Nella stessa costituzione sono riportati: Interrogatoria super slalu Ecclesiaruiii Albaniae, Macedoniae, Serviae,

essere la sua chiesa nella parie degl'uife-

Bulgariac, Persidis,et

A rmeniae: InterMa-

deli^quindi non u vere diocesani da islrui-

rogatoria super stata Ecclesiaruin

-

V ES
risAe^e'r. Interrogatoria super qualitàtibiis celli,

V E

S

87

proinoi'endi: Interrogatoria super

Afrk^a sacra j col Terzi, Siria sagraj col Gommanville, Histoire de tous
les

quali La teEpiscopi ad alter ani Ecclesiani transfercndi E quanto a P'icari aposloliciiF.)^ costituiti net carattere vescovile

Archeveschez et Eveschez de

l'

UnipaSe-

vers, e con altri scrittori della

Geograi

fia 5r/crrt, co Qì pi lai articoli di tutti
triarcali, arcivescovati e vescovati in

e insigniti di

titoli

m^tì5/7//;M5, dispose Be-

pars.

nedetto

XIV: Denique cunipro Ficariis
nullus processus conflciatur
siiti

tibus in/idelium^ oltre quelli di cui la
i ,

^postolicis titulo etcharactere Episcopalis insignìtis

super stata Ecclesiae; attanien

Ur-

de non suole conferirne titoli almeno secondo detti registri concistoriali. Laonde non è a meravigliare, se diversi titoli
i

bCy vel in Italia conintorentur^ sin auteni

in partibus ne'Ioro articoli
cai per tali,

non
al

li

qualifi-

extra Urbent

et

italiani existerint, ac

sebbene

di molti di quelli

die

duo

testes in Ut^be

reperiantur, qui

testi

ne furono
go,
lici
,

fregiati

ne parlai

loro luo-

moniuni fcrre possint, tuncjiatfrocessus super qualitate personae, processus vero in hac alma Urbe Noslraconflciendi oninini conficiantur corani Nostro^ et

massime
pel

se conferiti a'vicari aposto-

memoralo
il

disaccordo; oltreché

in quasi lutti gli articoli de'vescovati in

partibus riportai

nome
si

e

1'

epoca di

prò tempore existentis Romani Pontificis
Auditore.
sufficiens

molti di quelli a cui

conferirono, spe-

Quod si etiani
,

tesles deficiant,

cialmente agli ultimi. Anche qui avverto,

habeatur judiciuni ejusdeni quae illuni a Suninio congregationis
Pontifìce eligenduni consulet.
postolici
I

che siccome

i

vescovati,

antichi, per le loro diverse
ni e

massime gli denominazio-

vicari a-

nomenclature

latine derivate dalle

non
il

si

preconizzano in concisto-

greche, sono chiamati con più sinonimi,

io, poiché

titolo in partibus,

ad

istan-

non sempre

gli scrittori

furono uniformi;

za della congregazione di propaganda^il Papa mediante breve apostolico. Prima tali titoli erano stabiliti òdW Uditore del Papa (f^.), come fa

dcj loro l'assegna

per cui esisterà l'articolo, ma con altro vocabolo: io adottai più comuni. Eguali

mente
scovili
glio,

coi

registri concistoriali registrai
i

ne' patriarcati e arcivescovati

titoli

ve-

di tutti gli altri, ritenendone

il

registro

il

che ne dipendono, o per dir medi essi

Sostituto del Concistoro.

Non partecipanassegnati dalla

non esistendo su
essi

giurisdi-

dosi a tale prelato

i

titoli

zione de' titolari patriarchi e arcivescovi,

congregazione di propaganda, talvolta av-

ad

patriarcati

e arcivescovati

venne

lo

sconcio che

si

trovarono due vetre,

semplicemente

appartengono.
i

E

sicco-

icovi in partibus, ed

una volta anche
il

me,
re
i

ripeto, talvolta
d'

geografi sagri

noa

portare

lo slesso titolo,

che lamentai nel

furono sempre
vescovati

accordo

nello stabili-

citato articolo.

Ad

ovviare a tale inconNotizie di Roma

antichi, sotto

veniente,

si

è conaincialo saggiamente dal

politano o

patriarcato,

un metronon deve sorche veraprovincié

1859 a pubblicare dalle
vili

prendere
riali

se talvolta ne'registri concistotitoli

l'elenco delle Chiese arcivescovili e vescoin partibus injideliuni che soglionsi
s.

trovansi

vescovili, altre

mente appartennero ad
ecclesiastiche, delle quali

conferire dalla
si

Sede.

A

tale effetto

mi

richiesero gli elenchi, che avea ricava-

pure scrissi articoli. Ciò probabilmente avvenne da'geolicenza, o abbagli,
sì comuni comunque, consuetudo

to da'regi