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Comunità Pastorale

Uggiate
e Ronago
Diocesi di Como

XI SINODO DIOCESANO
TESTIMONI E ANNUNCIATORI
DELLA MISERICORDIA DI DIO

c
NOVEMBRE 2018

le ampane
di Uggiate e Ronago
Le Campane
di Uggiate e Ronago
Direttore responsabile: Maria Castelli
Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018
Stampato da: Tecnografica srl - via degli Artigiani, 4 - 22074 Lomazzo (CO)
Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1
Foto copertina: “PARADISO” - Jacopone di Cione (attr.) - 1385
Cappella di Santa Brigida al Paradiso - Firenze
immagine da: www.wikipedia.org

Comunità Pastorale di
Uggiate e Ronago
Segreteria Parrocchiale Caritas
da lunedì a Venerdì Orari apertura
ore 9.00 - 11.00 lunedì 9.30 - 11.30
tel. 031/94.87.21 venerdì 9.30 - 11.30

Le Campane
di Uggiate e Ronago
è anche sfogliabile online all’indirizzo:
www.oratorio-uggiate.it
Indirizzo e-mail della Redazione:
campane.uggiate_ronago@yahoo.it
Per ricevere via e-mail
l’Agenda della Settimana scrivi a:
vocechebussa@gmail.com
IN TE RIPOSO
Tu mi fosti vita e cibo e cammino. 
Per te ho vissuto, 
di te ho parlato, 
in te ho taciuto. 
E ora che l’ultima parola si spegne 
nel grande silenzio
del tempo che non passa, 
Tu sei il mio silenzio, 
Tu la parola eterna che non muore. 
Brucia la paglia, arde il fuco vivo  
del tuo amore: Tu resti. 
In te io riposo come seme nascosto nella terra. 
in te morendo io vivo, 
mia eredità e corona, 
ultimo approdo del mio cuore umile. 
In te, non essendo più, 
io sono. 

Bruno Forte
Intro
LA FESTA DI TUTTI I SANTI
In questo anno in cui papa Francesco ci ha regalato quella meravigliosa esortazione
apostolica sulla chiamata alla Santità dal titolo “Gaudete et Exultate”, siamo chiamati a
riscoprire la nostra vocazione battesimale che ha come punto di arrivo diventare Santi.
Spesso si rischia di coltivare una devozione un po’ superficiale, affidando ai Santi le
richieste più mirabolanti e vedendoli esclusivamente nel loro ruolo di intercessori. Ma
essi ci vengono proposti anzitutto come modelli, come esempi da imitare. E per far
questo occorrerebbe conoscerne la vita. Una volta si parlava spesso della lettura delle
vite dei Santi. Oggi mi sembra che questa buona abitudine sia andata in disuso. Ed è
un peccato trascurare la lettura della vita dei Santi perché non ci accorgiamo di quanto
siano moderni (anche quelli più antichi) e di quanto la loro esperienza sia simile alla
nostra.
Se leggessimo la vita, anche solo di quelli più famosi, scopriremmo che
sono uomini e donne che hanno avuto un grande coraggio nell’accetta-
re una sfida valida e difficile in ogni tempo: è possibile vivere il Vangelo sen-
za “se” e senza “ma”. E per viverlo occorrono costanza, pazienza e tanta umiltà.
Uomini e donne, i Santi, che hanno avuto “fiuto”, che hanno saputo riconosce-
re quello di cui la società e la Chiesa avevano bisogno in quel momento, che han-
no saputo fare scelte controcorrente con le mentalità del loro tempo, cogliendo
e vivendo l’essenza profonda del messaggio cristiano: l’Amore unito alla Verità.
Uomini e donne che hanno accettato di pagare di persona, con persecuzioni spesso
feroci, facendo i conti con i giudizi e le condanne previe dei benpensanti.
Un traguardo, questo, possibile anche per noi, che non diventeremo magari eroi della
carità, che non moriremo martiri e non fonderemo mai congregazioni religiose, però
riusciremmo a rendere presente il Signore Gesù nei piccoli gesti di ogni giorno, negli
incontri semplici e qualche volta banali con le persone che vivono attorno a noi. Alla
fine resta proprio l’Amore. Non fermiamoci davanti alle nostre debolezze e alle nostre
fragilità. E nemmeno davanti al nostro peccato. Sappiamo che Qualcuno ci Ama e ri-
pone tanta fiducia in noi e nella nostra capacità di bene. Possiamo essere santi anche
noi. Perché allora non iniziare a leggere qualche vita di Santi, magari cominciando da
quelli di cui portiamo il nome noi o i nostri famigliari? Potrebbe essere un bel modo per
celebrare coloro che vogliamo imitare.

don Sandro , parroco

4 - Intro
LA NOSTRA COMUNITÀ IN CAMMINO VERSO IL SINODO
La consultazione per il Sinodo è entrata nel vivo, nella nostra Comunità pastorale. Tutti sono
chiamati a dare risposta alle domande poste a ogni parrocchia dalla Commissione preparatoria
in vista della celebrazione, l’anno prossimo, del Sinodo Diocesano, assimilato a un Concilio, cioè
a un evento che indichi il cammino per la nostra Chiesa Comense nei prossimi anni.
“Testimoni e annunciatori della misericordia di Dio”: è il titolo del Sinodo, suddiviso in cinque
aree tematiche, la comunità cristiana, la famiglia, i giovani, i poveri, i presbiteri. Qual è la situ-
azione nelle nostre parrocchie in queste aree, quali sono i problemi e le aspettative, che cosa si
può fare dal punto di vista pastorale, come esercitare la misericordia nei cinque ambiti, a livello
personale e comunitario: è un esempio delle domande contenute nelle schede sottoposte ai
gruppi durante gli incontri sui temi del Sinodo.
Il Consiglio Pastorale della nostra Comunità, su proposta della Commissione Missionaria, ha in-
dicato le modalità per favorire la più ampia partecipazione del popolo di Dio agli incontri sinodali
e per il mese di ottobre, in coincidenza con le giornate della Carità, è stato scelta l’area tematica
“Misericordia e poveri”, analizzata in quattro serate, all’oratorio dei Mulini, al Centro Anziani di
Trevano, al Centro Diurno Disabili di Uggiate e all’oratorio di Ronago.
Fino a febbraio, ogni mese, sarà proposto un tema sinodale con le stesse modalità in cui si è
svolto il primo e alla fine, le schede saranno inviate alla segreteria del Sinodo. Anche il contributo
della nostra Comunità, le nostre riflessioni, le nostre iniziative e la nostra buona volontà entre-
ranno nel testo–base dei lavori del Sinodo propriamente detto. Dialogo, confronto, scambio di
esperienze e di proposte, sotto il segno della fraternità nell’ascolto e nella condivisione, mentre
il Vangelo, le parole del nostro Vescovo, Oscar Cantoni, del Papa e della Conferenza Episcopale
fanno da guida in un momento importante per la Chiesa e per tutti coloro che la costituiscono:
questi sono e saranno gli stili degli incontri.
“Il cammino delle nostre comunità è davvero sinodale se si situa in un contesto di relazioni di
comunione capace di coinvolgere tutti in un clima di partecipazione e di condivisione reale”: è
una delle indicazioni della Commissione preparatoria che insiste sul Sinodo “come occasione per
sperimentare forme di partecipazione e di confronto il più ampie possibile”.
Nella presentazione dello strumento per la consultazione, Padre Oscar, come ama essere chi-
amato il Vescovo, ha scritto: “esercitiamoci in un ascolto e in un dialogo reciproco, nell’umile
consapevolezza che ciascuno ha qualcosa da apprendere dagli altri. Ma, nello stesso tempo, ha
anche esperienze di vita e suggerimenti preziosi da offrire. Tutti insieme ci sentiamo, contempo-
raneamente, in religioso e attento ascolto dello Spirito Santo per conoscere ciò che Egli stesso
‘dice alle Chiese’ ( Ap. 2,7 ), attraverso la Parola di Dio che risuona nell’attualità ed interpretando
con gli occhi della fede i segni dei tempi”.

XI Sinodo Diocesano - 5
La parola del Papa
LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ:
LE BEATITUDINI E IL DISCERNIMENTO
Nei due precedenti numeri del Bollettino è stata presentata la terza Esortazione
Apostolica di Papa Francesco dal titolo «Gaudete et exsultate», e sono stati
illustrati i suoi primi due capitoli. Questo articolo intende infine approfondire gli
ultimi capitoli della Esortazione, esaminandone alcuni aspetti.
Il terzo capitolo illustra nel dettaglio le Beatitudini del Vangelo: «nonostante
le parole di Gesù possano sembrarci poetiche, tuttavia vanno molto
controcorrente rispetto a quanto è abituale, a quanto si fa nella società;
e, anche se questo messaggio di Gesù ci attrae, in realtà il mondo ci porta ver-
so un altro stile di vita. Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di
leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se
lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla de-
bolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio». Il Papa si sofferma su
alcuni aspetti talvolta tralasciati, e conclude con un’importante sollecitazione: «la
preghiera è preziosa se alimenta una donazione quotidiana d’amore. Il
nostro culto è gradito a Dio quando vi portiamo i propositi di vivere con
generosità e quando lasciamo che il dono di Dio che in esso riceviamo si
manifesti nella dedizione ai fratelli».
Nel quarto capitolo il Papa spiega poi «alcune caratteristiche della santità nel
mondo contemporaneo», ponendo l’accento sui tratti di mitezza, pazienza,
gioia, senso dell’umorismo, audacia, fervore, cammino comunitario e
preghiera costante che il cristiano dovrebbe sempre manifestare. «Que-
ste caratteristiche che voglio evidenziare non sono tutte quelle che possono co-
stituire un modello di santità, ma sono cinque grandi manifestazioni dell’a-
more per Dio e per il prossimo che considero di particolare importanza
a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi». Toccando gli aspetti
sopra citati, Papa Francesco dipinge l’immagine di un cristiano che sopporta le
difficoltà ma che mantiene una certa gioia, che sa sorridere e che non si arrende.
In particolare, il Papa pone l’accento sulla preghiera, non intesa come dialogo
singolo e isolato ma invece calato nella comunità.
Il quinto e ultimo capitolo, infine, presenta gli aspetti di lotta e discernimento che
hanno sempre caratterizzato la vita del buon cristiano nel suo cammino verso la
santità: «la vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono
forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il
Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta

6 - La Parola del Papa


che il Signore vince nella nostra vita».
Il Papa è in particolar modo preoccupato dalla corruzione spirituale, e dalla difficoltà
manifestata da molti nell’individuare il “vero”. Propone perciò come soluzione il discer-
nimento: «come sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo
spirito del mondo o dallo spirito del diavolo? L’unico modo è il discernimento,
che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un
dono che bisogna chiedere. Se lo chiediamo con fiducia allo Spirito Santo, e allo stesso
tempo ci sforziamo di coltivarlo con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon con-
siglio, sicuramente potremo crescere in questa capacità spirituale».
L’Esortazione si chiude con una bella frase, con cui il Pontefice si augura che «que-
ste pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della
santità. Chiediamo che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere
santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito. Così
condivideremo una felicità che il mondo non ci potrà togliere».
Ricordiamo che il documento in forma integrale è disponibile sul sito web ufficiale del
Vaticano (www.vatican.va) o in tutte le librerie cattoliche.

La Parola del Papa - 7


Santi
del nostro tempo
SAN PAOLO VI: IL PAPA DELLA MODERNITÀ
Domenica 14 ottobre Papa Francesco ha canonizzato Paolo VI. Non è un mistero che tra gli
ispiratori di Papa Bergoglio ci sia proprio Papa Montini: «Nei confronti di questo grande
Papa», disse infatti Francesco, «di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apo-
stolo, davanti a Dio non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed im-
portante: grazie! Grazie nostro caro e amato papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica
testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa!”
È difficile riassumere la vita e le opere di questo importantissimo pontefice. Ma fu il primo
Papa dell’epoca moderna a compiere moltissime cose. Per esempio, fu il primo pontefice a
compiere numerosi viaggi apostolici in tutti i continenti, a partire dall’importantissimo viag-
gio in Terra Santa. Fu il primo Papa a tenere un discorso alle Nazioni Unite, il 4 ottobre 1965
con quel famosissimo “Mai più la guerra” in lingua francese che in molti ricordano. Fu anche
il primo Papa vittima di un attentato in diretta tv. Infine, ma non meno importante, fu il Papa
che concluse il Concilio Vaticano II. Paolo VI traghettò la Chiesa nella modernità, inauguran-
do la stagione del dialogo interreligioso, intercedendo per la liberazione di Aldo Moro con
un’accorata lettera rivolta ai terroristi. Papa Montini ebbe il coraggio di trasformare il nome
e regolamento del Santo Uffizio che diviene la Congregazione per la dottrina della fede e
di abolire l’Indice dei libri proibiti. Inoltre attuò la riforma liturgica prevista dal Concilio e
proclamò Dottori della Chiesa Santa Teresa di Gesù e Santa Caterina da Siena, le prime
donne a ottenere questa qualifica. Nonostante questo, dovette affrontare una crisi di auto-
rità all’interno della Chiesa e,
per la prima volta nella storia
moderna, le critiche alla sua
persona. In particolare ricor-
diamo le critiche mosse con-
tro la sua enciclica Humanae
vitae, nella quale parlava del
matrimonio cristiano e della
regolazione delle nascite,
proprio nel periodo in cui
l’Italia andava formulando
la legge sull’aborto. Giovan-
ni Battista Montini nacque a

8 - Santi del nostro tempo


Concesio in provincia di Brescia il 26 settembre 1897. Suo padre Giorgio fu un
esponente di primo piano del cattolicesimo sociale e politico italiano. Sua madre,
una donna pia e umile, gli trasmise il senso di raccoglimento della vita interiore,
della meditazione e della preghiera. Durante la sua giovinezza frequentò la con-
gregazione dell’oratorio di San Filippo Neri e la sua vocazione sacerdotale risale al
periodo 1913-1914. A partire dal 1916, Battista frequentò il Seminario Bresciano e
ricevette il 29 maggio 1920 l’ordinazione sacerdotale nel Duomo di Brescia.
Subito si trasferì a Roma per perfezionare gli studi in lettere e filosofia e successi-
vamente in diritto canonico e civile.
All’elezione del nuovo pontefice Pio XI ricevette diversi incarichi presso il Vatica-
no. Durante gli anni del Fascismo s’impegnò per contrastare le azioni di controllo
della gioventù da parte del regime, avvicinandosi in modo particolare alle realtà
studentesche ed universitarie. Il 1° novembre 1954 fu nominato arcivescovo di
Milano. Nel capoluogo lombardo Montini trovò una situazione socio-politica in
piena evoluzione, caratterizzata dalla ricostruzione civile e industriale post-bellica
e dalla massiccia emigrazione dal sud Italia. Molto attento alle vicissitudini del
mondo del lavoro, fu definito l’Arcivescovo dei lavoratori.
Eletto Papa il 21 giugno 1963 con il nome di Paolo VI decise di continuare i lavori
del Concilio Vaticano II, che aveva definito “l’ora di Dio”, e riuscì a portarlo a ter-
mine l’8 dicembre 1965.
Immediatamente dopo la sua morte avvenuta il 6 agosto 1978, si diffuse in tutto
il mondo la fama della sua santità. Nel 1993 la Santa Sede aprì la sua causa di
beatificazione e il 20 dicembre 2012 papa Benedetto XVI promulgò il decreto con
cui Paolo VI veniva dichiarato venerabile. La canonizzazione di Papa Montini è
dovuta alla miracolosa guarigione di due bambini ancora nel grembo materno.
Per entrambe le donne, una americana e l’altra italiana, si presentarono serie
difficoltà durante la gestazione che indussero i medici a consigliare fortemente
l’interruzione di gravidanza. Mamma e papà però in entrambi i casi non si arrese-
ro all’aborto ma invocarono l’intercessione di papa Paolo VI, che compì il miracolo
di far nascere in salute questi bambini.

San Paolo VI - 9
Riflessioni
IL FENOMENO DEGLI HATERS:
QUANTO ODIO CORRE SUL WEB
L’uso dei social network è diventato ormai un’azione estremamente comune per tutti
noi: quotidianamente usiamo il nostro computer o il nostro cellulare per connetterci al
mondo e condividere pensieri, fotografie, esperienze. Termini quali Facebook, Twitter
e Instagram fanno ormai parte del vocabolario comune di giovani e meno giovani. In
questo mondo virtuale, sta divenendo sempre più comune la presenza degli “haters”
(dall’inglese, coloro che odiano), ossia individui che scrivono messaggi carichi di odio
e risentimento verso gli altri.
Insultare, minacciare, persino augurare la morte a qualcuno: sono questi i “passatem-
pi” preferiti di chi vede il web come un luogo dove dare sfogo alla propria rabbia
repressa e alle proprie frustrazioni. Il fenomeno è in costante aumento e sta divenendo
una reale emergenza sociale che ha trasformato i social network in un luogo di odio,
piuttosto che di scambio di idee e contenuti.
I messaggi degli haters sono spesso rivolti a personaggi famosi, ma anche a persone
comuni; le vittime più frequenti sono donne, disabili, stranieri ed ebrei. La violenza
dei contenuti impressiona e sconvolge chiunque abbia un minimo di buon senso e
buona educazione: si ha l’idea di messaggi che sono stati scritti di getto, senza alcuna
operazione di filtro, per tirare fuori il peggio di ciò che si ha dentro. Al contrario, infatti,
scrivere qualcosa di sensato richiede più tempo, per ricercare le parole più adatte allo
scopo di esprimere un qualsiasi concetto.
Un aspetto fondamentale è quello dell’anonimato. Mentre per le normali discussioni
sulla strada occorre “metterci la faccia”, gli odiatori sui social network pensano di non
essere rintracciabili e visibili, per cui si sentono autorizzati a scrivere qualsiasi cattiveria,
portando poi altri soggetti a emularli e creando un circolo vizioso che si autoalimenta.
Sono solo parole? Forse sì, ma spesso il rischio di passare dagli insulti verbali a qual-
cos’altro è assai concreto. Fermo restando che, anche se si rimane nel campo delle
minacce verbali, la persona che le subisce può sentirsi molto ferita e sperimentare
sensazioni molto spiacevoli. Occorre, pertanto, una cultura della civiltà online che in-
segni il rispetto per il prossimo e la dignità delle persone che sono dall’altra parte
della tastiera, anche se non le vediamo fisicamente. Un’educazione civica legata al web,
insomma, della quale oggi si sente fortemente la mancanza.

Luca B.

10 - Riflessioni
TEMPI BUI
“Mala tempora currunt“ (Viviamo tempi bui) come dicevano i latini, se un quotidiano na-
zionale dal 20 ottobre scorso propone ai lettori, insieme con una copia del giornale, l’ac-
quisto con lo sconto di una pistola al peperoncino, riportandoci al tempo della clava di
preistorica memoria.
E’ il simbolo avvelenato di una società smarrita, ripiegata su se stessa, arroccata nella sua
difesa, afflitta dalla preoccupazione del presente e incapace di un progetto complessivo di
futuro. Frutto di un momento storico complicato, ancora tutto da decifrare, aggravato da
un’inadeguata risposta culturale ed educativa a vari livelli.
La lunga crisi economica, iniziata nel 2008 (giusto dieci anni fa), è stata preceduta e poi
si è sviluppata in una visione puramente economistica dell’uomo, consegnandoci una so-
cietà che esalta a dismisura l’esclusivo interesse personale o di gruppo.
Dunque, prima di tutto, una crisi etica e culturale, che ha colpevolmente trascurato che
“l’uomo non vive di solo pane” e che ha di fatto aumentato il divario tra ricchi e poveri,
dimenticando come sia miope pensare che la crescita economica non debba essere ac-
compagnata da un sano sviluppo sociale.
Servirebbe una rete ampia di soggetti, associazioni, istituzioni che, muovendosi in sinergia
tra loro, sappiano porsi come obiettivo l’attenzione alle persone non intese esclusivamen-
te come consumatori, che abbiano il coraggio di denunciare i pericoli in termini di danni
ambientali e che promuovano iniziative per ridurre le disparità sociali prodotte da questo
modello di sviluppo insensato.
Una nuova idea di vita e di società, che il sociologo comasco Mauro Magatti in un illumi-
nante articolo su “Avvenire” dello scorso 10 ottobre ha ben rappresentato definendola
“generatività sociale”: cioè la consapevolezza che “è solo facendo esistere altro e altri che
noi esistiamo, è nella misura in cui contribuiamo a far fiorire altro e altri che portiamo a
compimento l’altrui esistenza, che noi siamo”.
Modelli educativi e culturali seri, la difesa di uno sviluppo sostenibile, la riscoperta di una
dimensione comunitaria nell’affrontare le difficili sfide che ci attendono sono elementi
imprescindibili che possono aiutarci a dare il senso di un cambiamento di paradigma al
nostro tempo.
Così, forse, riusciremo anche a vivere con più speranza e più gioia, a essere meno incat-
tiviti e rivendicativi.
E chi, più degli uomini di buona volontà, dovrebbe sentirsi sollecitato a questo impegno
prima che si rischi davvero di ritornare, nei rapporti tra di noi, al tempo della clava?

Maurizio R.

Riflessioni - 11
Anniversari di Matrimonio

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO: DUE TESTIMONIANZE

Domenica 7 ottobre, si è svolta l’annuale Festa degli Anniversari di Matrimonio. Più di cin-
quanta coppie di sposi si è ritrovata nella Chiesa Parrocchiale di Uggiate e hanno partecipato
alla Santa Messa, per ricordare il cammino fatto insieme e ringraziare il Signore per averli
accompagnati giorno dopo giorno. Un momento particolarmente significativo ed emozionante
è stato il rinnovo reciproco della promessa matrimoniale: “Io mi dono a te e mi impegno a
ricercare con te sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, il disegno che
Dio ha su di noi e a scoprire con te la beatitudine dell’amore in tutti i giorni della nostra vita”.
Con la mente e il cuore si è tornati a quel giorno speciale e unico, più o meno lontano, in cui
si è detto un sì importante, carico di amore, ma di cui allora forse non si conosceva bene il
significato e cosa avrebbe comportato. Quanti ricordi di quella festa! Per le molte coppie il
pensiero è sicuramente andato anche alle persone care, che quel giorno avevano condiviso
la loro gioia e che ora sono in Paradiso... È venuto poi alla mente il cammino insieme, fatto di
quotidianità, di lavoro, di momenti sereni e di giorni tristi e faticosi … Le letture, che per una
felice coincidenza erano quelle sul Matrimonio, e le parole di don Sandro hanno aiutato tutti
a riscoprire questo Sacramento come un dono grande e prezioso, pensato da Dio fin dalla
Creazione del mondo. Le parole del Vangelo sono semplici e chiare: “Dall’inizio della Creazione
li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua
moglie e i due diventeranno una carne sola …”.
“ Diventeranno …” al futuro … perché essere marito e moglie non è questione di un giorno, di
quel giorno bello e festoso. Si diventa marito e moglie condividendo un cammino quotidiano,

12 - Anniversari di matrimonio
10-15-20 anni

giorno dopo giorno, conoscendosi un po’ per volta e imparando accettarsi per ciò che si è, pensando
all’altro come a qualcuno che Dio ci ha affidato e ricordando, come ha detto una volta Papa Francesco, che
a due sposi capita di litigare, ma che è buona cosa fare pace prima che la giornata finisca. La festa è conti-
nuata all’Oratorio con il pranzo, un’occasione per chiacchierare serenamente con tante coppie conosciute,
ma anche per incontrare persone con le quali non c’era mai stata l’opportunità di parlare. È stata proprio
una bella giornata che ha rallegrato il cuore di tutti le coppie che hanno partecipato.
Anche quest’anno nella festa della Beata Vergine Maria del Rosario, si è celebrata la festa degli anniver-
sari di matrimonio (5-10-15-20-25-30-35-40-45-50 e oltre...). È stata una felice occasione per ricordare
la data del proprio matrimonio cristiano e rinnovare le promesse di fedeltà e di aiuto reciproco, che
solennemente abbiamo formulato il giorno del nostro sì. La celebrazione liturgica era tutta incentrata sul
tema della famiglia, per cui le letture ci hanno ricordato: la prima “non è bene che l’uomo sia solo” e Dio
ha dato ad Adamo una compagna a lui simile e nella quale il primo uomo si è riconosciuto e completato;
nella seconda San Paolo ci dice che Gesù è nostro fratello pronto a sostenerci; nel vangelo troviamo il
richiamo alla fedeltà reciproca e alla indissolubilità del matrimonio cristiano. Al termine della sua omelia
don Sandro ha avuto parole di conforto anche per chi non è più coppia con l’altro per vari motivi: vedo-
vanza, separazione, crisi della vita coniugale e ci raccomandato di pregare per tutti e di restare loro vicini.
Alla celebrazione eucaristica in oratorio ha fatto seguito un momento di convivialità dove abbiamo potuto
apprezzare un’ottima cucina e ha iniziato o rinfrancato liete amicizie. La domenica è stata felicemente
preceduta da una serata in sua preparazione. Una coppia di sposi ha portato la sua testimonianza di vita
familiare cristiana. Ha voluto sottolineare come a volte non sia facile “ passare all’altra riva”. Occorre saper
aspettare, rispettare, avere stima dell’altro per continuare sulla strada incominciata col nostro sì. Maria ci
sostenga nei momenti sereni e nelle difficoltà della nostra vita familiare.

Anniversari di matrimonio - 13
25 anni

30-35 anni

14 - Anniversari di matrimonio
40 anni

50 anni

oltre 50 anni

Anniversari di matrimonio - 15
SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI
E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
CELEBRAZIONI
Giovedì 1 novembre - TUTTI I SANTI
ore 7.30 S. Messa a Uggiate
ore 8.30 S. Messa a Trevano
ore 9.00 S. Messa ai Mulini
ore 10.00 S. Messa a Ronago
ore 10.30 S. Messa a Uggiate
ore 14.30 Vespri e processione al Cimitero di Ronago
ore 14.30 Vespri e processione al Cimitero di Uggiate
ore 18.00 S. Messa a Uggiate
Venerdì 2 novembre - COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
ore 9.00 S. Messa in chiesa parrocchiale a Uggiate
ore 10.00 S. Messa al Cimitero di Uggiate
ore 11.00 S. Messa in Casa Anziani a Uggiate
ore 15.00 S. Messa al Cimitero a Ronago
ore 20.00 S. Messa in chiesa parrocchiale a Ronago
ore 20.30 S. Messa in chiesa parrocchiale a Uggiate
CONFESSIONI:
A Uggiate Trevano
Lunedì 29 ottobre ore 9.30-11.30 e ore 15.30-18.00
Martedì 30 ottobre ore 9.30-11.30 e ore 15.00-18.00
Mercoledì 31 ottobre ore 9.30-11.30 e ore 15.00-18.00

A Ronago:
Mercoledì 31 ottobre ore 15.00-17.00
Anagrafe
della Comunità Pastorale

Per sempre con Dio nel suo Regno

Arnaldo Martinelli coniugato con Maria Pontiggia


di anni 89 – Via Marconi, 3 – Uggiate T. (11 settembre 2018)

Giovanni Lurati coniugato con Luigia Fasola


di anni 84 – Via XXV Aprile, 6 – Uggiate T. (11 settembre 2018)

Angelo Bricola coniugato con Silvana Baietti


di anni 81 – Via Roccolo, 23 – Uggiate T. (23 settembre 2018)

Alba Pozzi vedova di Pietro Armandola


di anni 98 – Ronago (5 ottobre 2018)

Uniti per sempre con la grazia del Matrimonio

Giovanni Peluso e Alessandra Quadranti – Uggiate T. (1 settembre 2018)

Davide Giacomazzi e Sandra Premoli – Uggiate T. (8 settembre 2018)

Christian Sternativo e Elisa Butta – Uggiate T. (15 settembre 2018)

Sieva Mazzullo e Antonella Clemente – Uggiate T. (6 ottobre 2018)

18 - Anagrafe
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Dario Giuseppe Casartelli di Davide e Miriam Donadini – Uggiate T. (2 settembre 2018)

Susanna Valentina Quarenghi di Lorenzo e Samia Tavasci – Uggiate T. (7 ottobre 2018)

Marta Maria Gambarini di Emanuele e Antonella Pucci – Uggiate T. (7 ottobre 2018)


Irene Parente di Giuseppe e Catalina Onu – Uggiate T. (7 ottobre 2018)
Vittoria Brendolini di Daniele e Simona Vecchiori – Uggiate T. (7 ottobre 2018)

Anagrafe - 19
Arianna Helen Franchetto di Claudio e Annalisa Gullotti – Ronago (21 ottobre 2018)

Giovanni Scarpellini di Nicola e Lucia Galli – Ronago (21 ottobre 2018)

20 - Anagrade
Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.

ENTRATE
Mese di agosto 2018
N.N. € 50; N.N. € 20; N.N. € 5000; N.N. € 100; N.N. € 100; N.N. € 100; N.N. € 100; N.N. € 300;
N.N. € 1000; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N. € 250; Ammalati e Anziani
€ 50.

Mese di settembre 2018


N.N. € 2500; N.N. € 150; N.N. € 300; N.N. € 200; N.N. € 100; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N.
€ 200; N.N. € 450; N.N. € 100; N.N. € 300; N.N. € 50; Ammalati € 90; Uso locali € 360; Uso
locali saletta Mulini € 240; Canestri Somazzo € 4190, Pesca Somazzo € 522; Canestri S. Michele
€ 2600.

USCITE
Mese di agosto 2018
A don Bolis € 250, Fatture E-ON € 228; Perin Ponteggi € 5370; 6^ rata Comune Uggiate (ra-
teizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50; DB per materiale liturgico € 158; Vrei per impianto
antincendio € 76; Tecnografica per bollettino € 1237; Salin per bollettino € 1640; Fatture Enel
€ 1161; Il Settimanale € 131; Periodici S. Paolo € 166

Mese di settembre 2018


Fatture E-ON € 90; Ecodry 2° acconto € 3000; Assicurazione Cattolica € 7781; Galli Antonello
€ 1140; Francobolli € 115; Infostrada € 78; Periodici S. Paolo € 61; Thyssenkrupp € 179; Saldo
Restauratrici € 8000; Fatture Enel € 515; Stop per derattizzazione € 659, Pandiani Consulting
€ 1680; 7^ rata Comune Uggiate (rateizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50.

Resoconto - 21
dal Mondo
PRIMAVERA DELLA CHIESA BENGALESE
Comunione e testimonianza - Questo il tema di tre giorni di incontri,
preghiere, discussioni e dibattiti della Chiesa Bengalese, nella capitale
Dhaka. Erano presenti, insieme al Cardinale Patrick, tutti i vescovi delle
otto Diocesi del Paese, insieme ai rappresentanti del clero, dei fratelli
consacrati, delle religiose e dei laici (duecento persone in tutto). L’incon-
tro avveniva dopo dieci anni dall’ultima Assemblea Pastorale Nazionale
e il suo obiettivo era la revisione del lavoro e della testimonianza della
Chiesa, con la programmazione per i prossimi dieci anni.
La visione dell’Assemblea era straordinaria e commovente, specialmente
per noi, missionari stranieri da quarantacinque anni in Bangladesh, che
da maggioranza ora siamo diventati una piccola minoranza nella Chie-
sa Bengalese (eravamo solo in due in quest’Assemblea) di fronte a una
Chiesa che è cresciuta e si è sviluppata con tante vocazioni religiose e tanti
laici impegnati nella testimonianza cristiana: negli ultimi quarant’anni le
Diocesi sono raddoppiate e le vocazioni triplicate. Ringraziamo il Signore!
Assemblea vivace, piena di discussioni appassionate e allietata anche
da canti e danze delle varie etnie di cui è composta la Chiesa Bengalese
(circa una quindicina). È una Chiesa piccola: trecentottantamila cattoli-
ci  (cinquecentomila cristiani in totale, comprendendo i Protestanti) su
una popolazione di centosessantamilioni di abitanti (90% mussulmani,
8% indù e altre minoranze animiste e buddiste). Una Chiesa apprezzata
per le sue scuole (da qualche anno abbiamo anche un’Università Cattoli-
ca), per i suoi ospedali e dispensari di villaggio, per le banche rurali, per
l’attenzione ai poveri e ai sofferenti. L’anno scorso in pochi mesi si sono
rifugiati in Bangladesh settecentomila Rohingya, fuggiti dalla Birmania,
dove hanno subito persecuzioni e massacri: e il Bangladesh è grande
meno di metà Italia!
È una chiesa giovane in maggioranza, con tutti i problemi che il progresso
e la modernità pone alle nuove generazioni e il pericolo della perdita dei
valori tradizionali. Infatti, una delle decisioni dell’Assemblea, come im-
pegno per i prossimi anni, è stata per la formazione dei giovani e la cura
delle famiglie, sempre più fragili e in difficoltà. La formazione cristiana a
una Fede profonda e convinta, piena di amore per il Signore e di carità
per i fratelli, è infatti la sfida che la Chiesa deve affrontare con tutte le sue

22 - dal mondo
forze, per non avere uno sviluppo sociale pieno di cose ma vuoto di
valori. E questo deve essere fatto insieme. Per questo l’insistenza sulla
Comunione e la Testimonianza cristiana, fatta in un Paese in maggio-
ranza non cristiano. Il dialogo di vita con le altre religioni è stato uno
degli obiettivi su cui puntare, per poter collaborare allo sviluppo del
Paese e al superamento delle sue difficoltà.  Anche Papa Francesco,
venuto l’anno scorso a novembre, è stato affascinato dalla gente del
Bangladesh, piena di gioia di vivere, nonostante i grandi problemi che
deve affrontare ogni giorno e ha invitato la Chiesa Bengalese a essere
coraggiosa testimone dell’Amore del Signore, ovunque e sempre. Ai
sacerdoti e alle persone consacrate ha detto: “Dobbiamo lavorare per il
Signore sempre con gioia!”
E così, pieni di speranza e fiducia, cantiamo anche noi l’Inno Nazionale
del Bangladesh, che tutti i bambini di tutte le scuole del Paese, cantano
ogni mattina prima di iniziare la scuola.

O mio Bengala dorato, io ti amo! Il tuo cielo e la tua aria


sempre fan risuonare il flauto, dentro il mio cuore.
In primavera, o Madre mia,
il profumo dei tuoi manghi mi fa impazzire.
Ahimè è tutto un delirio!
In autunno, o Madre mia,
nei tuoi campi pieni di messi, vedo dolci sorrisi.
Hai sparso luci ed ombre, affetti e nostalgie,
un tappeto sotto le piante e sulle rive dei fiumi...

padre Quirico

dal mondo - 23
G.A.M.
gruppo appoggio missionario
gam.ronago@gmail .com

UNA FINESTRA SU KALONGO - Continua


Dopo Francesca continua il mio racconto su Kalongo con Maurice.

Maurice Okao è un giovane medico non ancora trentenne responsabile della pediatria. Si
occupa dei piccoli pazienti a ogni ora del giorno e della notte e tratta ogni persona con infinito
garbo.

La Fondazione Ambrosoli ha stabilito per lui un’importante borsa di studio di specializzazione


con il patto che, per ricambiare, nei successivi tre anni Maurice resti a Kalongo. Lui,
sorprendendo tutti, ha detto che firmerà un accordo per cinque anni perché è questo che vale
il suo debito di riconoscenza. Poi aggiunge: “In realtà il contratto conta poco: il mio cuore è qui
tra questa gente che soffre. Qui combattiamo le malattie ma soprattutto l’ignoranza perché
spesso i bambini guariscono, ma dopo qualche giorno le madri li riportano in ospedale per non
aver rispettato le regole della convalescenza. Io sono nato altrove, ma ormai mi considero di
Kalongo. Mio padre e mia madre avevano un forte istinto umanitario ed io sono stato cresciuto
con questi valori. Volevo fare l’ingegnere, ma poi ho capito che era medicina la facoltà che mi
avrebbe permesso di essere al servizio degli altri. Il senso del mio lavoro l’ho trovato la prima
volta qui in presenza di un neonato giunto all’ospedale già in coma. Anche i parenti si erano
messi il cuore in pace … lo abbiamo curato e, contro ogni previsione, il bambino ha aperto gli
occhi. Da quel giorno ho capito di avere fatto la scelta giusta”.

24 - G.A.M.
LA LETTERA MAI SCRITTA
dal Lazzaretto del carcere militare di Merseburg

Nel centenario della Grande Guerra, Renato Arrighi, studioso di storia locale, nato a Camnago e resi-
dente nella nostra Comunità, ha ricostruito vita, vicende e personaggi di Uggiate Trevano nel quadro
del primo conflitto mondiale.
Alcune puntate sono già state pubblicate da “Le Campane di Uggiate e di Ronago” e, per questo numero
del Bollettino, Renato Arrighi ha recuperato la storia di uno dei tre fratelli Croci, soldati mai più tornati
a casa. Non solo ha scovato e consultato documenti, in Italia e all’estero, ma si è rivolto direttamente
al Ministero della Difesa, trovando risposta e all’Ufficio Cultura di Merseburg, in Germania, la cittadina
dove Mario Croci trovò la morte nel lazzaretto del campo di prigionia.
Renato Arrighi si è soffermato sulla famiglia Croci di Trevano posto che in Italia circa trecento famiglie
hanno pianto tre congiunti morti in guerra, una tragedia nella tragedia. E una di queste famiglie è
proprio nostra, è nostro il compianto per mamma Angela Ronchini, originaria di Gaggino, sposata a
Trevano con Pietro Croci.
Il brano qui pubblicato è inedito, frutto di annose ricerche storiche e della collaborazione del professor
Tino Papis, di origini uggiatesi, che ha messo a disposizione il suo copioso archivio.

Cara Mamma, non ho mai avuto motivo di raccontarti bugie, siamo persone semplici e diciamo
soltanto il necessario anche perché la nostra parlata è essenziale come l’arredo delle case e
tutto quanto accompagna il vivere. Nessun fronzolo, nulla da nascondere. Tanto meno bugie.
Dell’infanzia ho pochi ricordi perché, come tutti, anche voi eravate sempre piegati sui campi
ed io vi vedevo poco in viso. Adagiato sotto l’uno o l’altro dei gelsi che i signori Maderni di Riva
San Vitale volevano nei loro campi, ne osservavo le fronde e col vento scorgevo i colori del
cielo nelle diverse stagioni. Alla scuola ho appreso anche i doveri e, nel tempo libero, quando
non ero sul sagrato della Chiesa di San Michele, preparavo le fascine per il camino. Una vita
semplice e bella. Sono andato presto a lavorare come falegname e al rientro la sera vi aiutavo,
specialmente nella stalla, a governar la mucca, i due buoi e quando la Provvidenza voleva, i
vitelli; e la Domenica, dopo la Messa, ancora là sul sagrato della Chiesa con gli stessi amici, ma
ormai con le gambe giù, penzoloni da quel muro che nell’infanzia dava riparo al corpo e con la
gioventù libertà ai sogni. Ero diventato grande. La visita militare mi ha fatto scoprire di essere
alto un metro, sessantaquattro centimetri e mezzo con un torace di novantaquattro, denti sani,
occhi e capelli castani.

La lettera mai scritta - 25


Fu in quest’occasione che per tranquillizzarti ti dissi che il soldato zappatore, quale io
sono, significa chi pianta le patate per chi spara in trincea. Mamma, ti raccontai una bugia,
grossa come il carro del fieno, quello a quattro ruote. Volevo soltanto evitare di aggiungere
preoccupazione e altro dolore allo strazio che già provi con il papà Pietro per la morte dei miei
fratelli: Marco, già ferito alla sua mano da maçon nell’ottobre del 1915 per una fucilata e morto
a ventotto anni nell’ultimo giorno della quinta battaglia dell’Isonzo. Sul Monte San Michele, tra
la neve del Carso che si scioglieva e il fango delle doline che lo inzuppava oltre le caviglie senza
nemmeno il tepore della maglia, del passamontagna, dei guanti e le calze che con le altre
mamme del paese avevate cucito e ancora una volta inutilmente inviate l’8 di marzo. Lui morì il
15 di marzo. E Luigi, anche lui muratore, morto il 16 maggio, con gli anni di nostro Signore sulla
croce, soltanto due mesi dopo il primo; lui colpito da una granata durante le terribili settimane
del contrattacco austriaco a voi conosciuto col nome di Strafexpedition o spedizione punitiva,
pagando con la propria vita insieme a decine di migliaia di altri poveri disgraziati l’inerzia degli
alti comandi, che provocò la carneficina tra le nostre fanterie e la caduta del governo Salandra.
Ma anche l’altro mio fratello Angelo, dato per disperso con altri ottomila e più il 25 maggio del
‘17, nella disfatta del Flondar, a quota 146. Son sicuro sia vivo e soltanto prigioniero. Speriamo
vi sia nel frattempo già arrivata la buona notizia dalla Croce Rossa, come spero che il sacrificio
di questi miei fratelli abbia già dato i suoi frutti, anche se terribilmente amari, agli altri due miei
fratelli Carlo ed Emilio. Chi sarà stato tolto dal fronte e arretrato alla seconda o terza categoria?
Chi riformato ed esonerato per aiutarvi nei campi, come prevede la legge militare dopo tante
sofferte tragedie famigliari?

26 - La lettera mai scritta


Mamma, se sei in piedi, siediti. Meglio se lo fai là, nel fienile, dove nessun’altra sfortunata
madre di soldati ti potrà sentir piangere. Guarda che sia il Luigi che il Marco sono, come
si dice da noi, morti bene, cioè subito. L’ho capito qui, nel tritacarne della guerra.
Quando il signor Giovanni Fontana porta dal Comune l’atto di morte, significa che il
corpo era integro e comunque riconosciuto. È quando inviano la cartolina con scritto:
‘partecipazione di dispersione’ del soldato tal dei tali e dopo un mese la ripetono e
magari aggiungono: ‘se avete voi notizie del militare, comunicatecele’ allora sì che non
si sa come piangere perché i casi sono due: o è stato catturato dal nemico e inviato
tra fame e pidocchi in campo di prigionia oppure quel che rimane del corpo, straziato
e irriconoscibile, finisce in una fossa comune e definitivamente dato per disperso. In
questo modo, da chi lo aspettava sarà per sempre ricordato.

Dato che non so come andrà a finire questa storia, e dubito che riuscirò a rivedervi e
rivedere gli amici del sagrato, è meglio che ti dica la verità… tutta.
Già al 26° reggimento di fanteria ero inquadrato - fante zappatore -: scavavamo delle
buche che poi ricoprivamo, tiravamo fili di ferro che poi toglievamo, riavvolgendoli. Ma
si trattava di esercitazioni ed eravamo al sicuro, in caserma, dove mangiavamo due volte
al giorno.
Quando, però, mi hanno trasferito al 51° reggimento, dove i più sono conterranei di
San Francesco ma mentre lui le cantava, questi le suonano forte, e ci hanno inglobato
nella brigata Alpi, passata a far parte dell’ottava divisione del secondo corpo d’armata,
bé, li ho sentito un odore pesante molto più di quello che fa la mota del letame fuori
dalla stalla.
Eredi dei cacciatori delle Alpi, che hanno combattuto anche nella vicina San Fermo,
eravamo destinati in Francia. Qualcosa mi diceva che difficilmente sarei tornato a Uggiate

La lettera mai scritta - 27


per incontrare i miei coscritti del posto. Vivranno ancora Camillo, Carlo e Pierino? Da ragazzi
tiravano sassi a noi di Trevano e noi li tiravamo a quelli di Ronago, che stavano giù, ancora più
in basso di noi, ma non facevano male. E che ne è stato del mio coscritto Carlo di Ronago? Sarà
tornato a casa? Sarà prigioniero anche lui o morto? Vorrei tanto incontrarli tutti e sento che li
incontrerò presto.
Ci hanno mandati a combattere in Francia per ricompensa ai Francesi che erano venuti ad
aiutarci l’anno scorso, dopo la disfatta di Caporetto, e dovevamo dimostrare di essere meritevoli
di questo onore e riscattarci dal disonore di quel disastro, causato, credimi, non dai soldati, ma
da generali inefficienti e cinici. Ed io, io, altro che rincalzatore di patate, mamma!
Sapessi, lo zappatore ha il compito di scavare trincee, mettere il filo spinato, tagliare con cesoie
insufficienti il filo spinato delle trincee nemiche, correre avanti e scappare indietro… E tanto
altro ancora che ponga riparo ai nostri e rovina al nemico. Noi zappatori e i portaferiti siamo
le prede preferite dei cecchini come le lepri lo sono dei cacciatori, giù in Valle Mulini. Lì ho
capito perché barattiamo con gli altri soldati per avere più mutande. Ma non è finita perché,
dopo tutto questo, si va anche noi all’assalto ed ogni assalto è una discesa all’inferno. E, per
chi non muore, un nuovo calvario.

Mamma, mi dispiace, È successo che la notte tra il 14 e il 15 di luglio di questo 1918,


esattamente dieci minuti dopo la mezzanotte, i tedeschi hanno sferrato un attacco devastante
tutto attorno al monte di Bligny, che si chiama così ma è più basso del nostro monte Prato,
proprio nel bosco dell’Eclisses, dove eravamo noi. È stato quello il loro ultimo tentativo. Per
fortuna, infranto grazie anche al nostro sacrificio di sfondare le linee e arrivare dritti dritti,
in poche ore, fino a Parigi. Su di noi, proprio su di noi, ininterrottamente fino alle quattro
del mattino, hanno bombardato di tutto perfino con i gas e liquidi velenosi, che forse mi
avranno anche intossicato, dato che ho vomitato sangue e continuo a tossire. Un inferno. Non
lo immaginavo, ma mi trovavo nel pieno della seconda battaglia della Marna, decisiva per le
sorti della guerra sul fronte francese e non solo. Ci siamo difesi con coraggio fino allo stremo.
Del nostro reggimento son rimasti soltanto 493 soldati e 28 ufficiali. Non si vedeva niente a
pochi centimetri dal naso… altro che la nebbia delle Brughiere di quel mattino d’autunno del
1916, quando accompagnai il papà alla stazione di Albiolo, che con gli altri contadini portavano
i foraggi requisiti per il fronte. Siamo quindi ripiegati nel bosco di Courton e lì, inebetito, come
gli altri mi muovevo; due passi avanti e un passo indietro, un passo avanti e due indietro.
Tutto a un tratto ho sentito un’aria calda, come se fossi entrato in una fornace e un odore acre,
che ancora ho nel naso. Il nemico, scortato dai carri d’assalto, si faceva strada nel bosco con i
lanciafiamme. Era l’alba quando sentii delle voci, diverse dalle solite, che gridavano: Kamarad,
Kamarad e sgnifete e sgnafete. Cosa dicessero non so, ma chi non lasciava cadere il fucile e chi

28 - La lettera mai scritta


non alzava le mani veniva accoppato sul posto. La guerra è orribile e non ci sono buoni o
cattivi perché tutti, seguendo un ordine, siamo costretti fare le stesse cose, con uniformi
diverse. Morire subito o arrendersi e sopravvivere! Eravamo circondati. Prima a piedi,
qualche spintone, ma vivo, poi in vagone ferroviario e ancora a piedi. Siamo arrivati in
questo campo di prigionia a Merseburg, in Germania orientale, dove siamo oltre 26’000
prigionieri e i più sono francesi, poi russi e inglesi. I soldati francesi, quelli catturati
appena iniziata la guerra nel 1914, portano ancora le uniformi napoleoniche come quelle
che ci spiegava a scuola la cara maestra Clotilde Bernasconi: pantaloni rossi e un lungo
pastrano azzurro scuro. Una divisa simbolo di coraggio, sostengono loro, che aggiungono
di aver inventato l’assalto moderno alla baionetta. Durante una battaglia, il 22 agosto
1914, in sol giorno, in Francia, sulle Ardenne, ne sono morti 27’000 di questi matti che,
avanzando baldanzosi, urlavano e ancora urlando, ma di terrore, morivano annaffiati dal
piombo delle micidiali mitraglie tedesche. Successivamente i caporioni, pasciuti e a sicura
distanza dal fronte, modificarono questa tattica suicida con la guerra di trincea che logora
il corpo, la mente e l’anima e il più delle volte serve soltanto a ritardare l’appuntamento
con la morte. Ci chiamano macaronis questi cosi vestiti e sai perché questa, diffidenza,
nei nostri confronti? Perché anche da loro noi, già da decenni, siamo costretti a emigrare
accontentandoci di lavori umili e compensi miseri, pregiudicando il loro benessere.
La lettera mai scritta - 29
30 - La lettera mai scritta
Queste le voci che anche qui circolano su di noi italiani. Per fortuna gli altri soldati francesi,
quelli vestiti come noi, che come noi portano lo stesso elmetto, quelli che, sbalorditi, ci hanno
visto combattere, quelli catturati con noi il 15 di luglio nel bosco di Courton, ci rispettano e ci
offrono anche qualcosa quando possono. Almeno loro qualcosa ricevono dal loro Governo,
mentre noi per punirci di presunta vigliaccheria, per paura che ci strozzi di meno la nostalgia
e per timore che in prigionia si stia meno peggio che al fronte, secondo loro più facilmente ci
arrendiamo al nemico... Lasciamo perdere, mamma.
Noi siamo persone povere ma loro, loro sono povere persone e tra le due povertà vi è un abisso
incolmabile. È tale il loro disinteresse per noi prigionieri italiani che son sicuro tu nemmeno
sappia dove io sono. E chissà quando lo saprai.
Ti faranno sapere, e con ingiustificabile ritardo, che son morto di catarro bronchiale, che
fa sembrare più umana la sfortunata sorte, ma sarà la tubercolosi a prendermi, che qui ne
semina come si fa da noi col frumento.

Mamma, quante volte sarai morta di dolore tu, prima di sapere finalmente che anch’io sarò
morto?

Mario Giovanni Croci e tutti gli altri ragazzi, giovani e meno giovani
morti durante la Grande Guerra. E troppo in fretta dimenticati.

Trevano, 6 gennaio 1898


Merseburg, lazzaretto del campo di prigionia – 29 novembre 1918, ore una, del pomeriggio

La comunicazione di morte sarà spedita dalla sede di Perugia del comando 51° Fanteria il 15
agosto 1919 al Municipio di Trevano, nove mesi dopo la sua morte.

Renato Arrighi

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Giuseppe Ungaretti
Poesia scritta a luglio 1918
nel Bosco di Courton
La lettera mai scritta - 31
Detti e Proverbi

IL VANGELO IN DIALETTO COMASCO di Orazio Sala (Edizioni Famiglia Comasca)


a cura del Pepin da Roma

Questa volta voglio fare un intervento molto personale, sia per la scelta del passo evangelico
del maestro Orazio Sala, sia per la ricetta. Il fatto è che la mia dolce metà, Rosalba, ed io stiamo
ancora respirando i profumi d’affetto e di stima emanati dagli amici di Uggiate Trevano durante
l’incontro che hanno organizzato in Oratorio per festeggiare le nostre nozze d’oro.
Da queste pagine Rosalba ed io vogliamo dire ancora grazie, ma, cumè la diseva la mia pora
mamm: “L’è migna assée a dì dumà grazie!”

A PRUPOSIT DE DIVORZI  a ga dumandan: “Segund Ti, ‘mè l’è,


(Mc, 10, 2-16) se vün l’è stüff de stà cun la sua spusa,
l’è giüst a fà cumè l’à dii ‘l Mosè,
I Farisei disevan che segund spedila via e nà cu ‘n’altra tusa?”
quel ch’eva dii ul Mosè, vün al pudeva E Lüü ‘l rispund: “Gh’ii ìl cöör che l’è de sass;
cambià la spusa, mett... cui cavèj biund ma sa po’ minga fà cumè sa vöör,
cun vüna negra, se dumà ‘l vureva,
la diss la Bibia: se ta vöö spusass
che l’era assée scriiv ‘na dichiaraziun
dopu, te de stà insèmm fin che sa möör,
induè ‘l diseva che la ripüdiava
par vé risolt ‘n un bott la sitüaziun che l’omm al lassarà ul pà e la mamm
e la miee la tueva sü e la nava. e insema a la sua dona al narà via
E quand che ‘l Nost Signuur ‘l ga riva tiir e da quel dì, cumè ‘n corp sul sarann,
a fann i fürbi, fann ul saltafoss Diu j’à metüü insema e così sia.
e senza stà li tantu a girà ‘n giir Diu j’à unii par tütt l’eternità
(cumè se füssan luur dumà baloss) e l’omm a j’à po’ minga destacà.

32 - Detti e Proverbi
Le nostre ricette
LA RIZETA. Quela d’incöö l’è speciaal:  inn tanti i sentiment da mantegà.
I BINIIS DEL VIIV INSEMA Par fà restà ul fööch d’amuur bel pizz
e ‘l g’abia i fiamm alegar e cunt i rizz
Ingredient: sentiment mantegaa; püsèe ga n’è, püsée bisogna bufagh sura la pasiun
vegnan bun. cul mantas aziunaa da l’emuziun.
L’oltru l’è bèll e ‘l merita rispett
Par viiv insema dodas, tredas uur che j’öcc stan minga lì a guardà i difett.
l’è assée un zicch de sürugaa d’amuur.
Par viiv insema par l’eternità
I bej paroll fann divertì j’urecc
s’inn süssüraa cun grazia denta al lecc.
Boca e man inn mai stracch de fà moin
cumè fa na careza o dà un basin
I crépp che vegna föra scià e là
sa giüstan cun la bona volontà.
Pö gh’è ul sustegn recipruch, la pazienza,
la devuziun, i slanz (ma cun prüdenza),
la fantasia, la supurtaziun,
ul cöör, la fedeltà, la seduziun,
spartìss i cuntentezz e anca i duluur
e mai desmentegass che gh’è ul Signuur,
lasàss menà da j’und de l’armonia,
restà inamuraa e così sia...
Insoma, vuress ben, par vess preciis,
e pö impienì na gerla de biniss;
biniss che mandan, par restàv visin,
la Rosalba insema al sò Pepin.

Le nostre ricette - 33
Sentieri di fede
SAN MARTINO DI VIGGIÙ
Dopo essere andati in pellegrinaggio alla chiesa della Madonna Addolorata di Brissa-
go, continuiamo il nostro cammino. Attraversiamo il lago Maggiore, proseguiamo verso
il lago di Lugano poi arriviamo a Porto Ceresio, quindi a Besano, a Brenna d’Useria e,
infine, a Viggiù. Qui troviamo la chiesa di San Martino: la nostra meta. L’edificio sorge
su una piccola altura a meridione del centro abitato, un tempo quasi completamente
terrazzata e coltivata (oggi incolta verso Sud ed edificata verso Nord). Vi si accede me-
diante una piccola strada a “rizzada”, che si stacca dalla comunale Viggiù - Baraggia, il
cui ingresso è segnato da un arco settecentesco. Lungo la strada di accesso alla chiesa
sorgono le cappelle della via Crucis, con bassorilievi bronzei, opera novecentesca dello
scultore viggiutese Giacomo Buzzi Reschini. L’area in cui sorge la chiesa, secondo la
tradizione e le testimonianze archeologiche, è sempre stata un luogo di particolare
rilievo anche al tempo dei Romani, testimoniato dalla scoperta di monete romane e
dai  resti di un sarcofago tardo-romano, rinvenuto nei dintorni e visibile all’esterno
della chiesa. L’oratorio, attestato almeno dal X secolo, fu la prima chiesa parrocchiale
del paese fino allo spostamento del titolo alla più centrale: la chiesa di Santo Stefano,
costruita all’inizio del XVI secolo. Divenuta nella stessa epoca cappella privata della fa-
miglia Longhi, fu sottoposta a importanti lavori su progetto di Martino Longhi. Tra di
essi, il rifacimento della facciata, l’allungamento dell’edificio con una nuova abside e
importanti lavori di abbellimento all’interno. La configurazione strutturale della chie-
sa è composta di un’unica navata conclusa da un’abside rettangolare. È costruita con
pietra locale ben squadrata visibile all’esterno. La facciata, modificata dall’intervento
di epoca rinascimentale, è interamente intonacata e presenta un elegante portale in
pietra di Viggiù con timpano spezzato con stemma della famiglia Longhi, e in alto un
piccolo loculo. Il lungo abside rettangolare cinquecentesco è interamente percorso da
un grazioso cornicione e con un campaniletto a vela sul lato meridionale. Il lato set-
tentrionale dell’edificio non presenta aperture, mentre quello meridionale oltre a due
moderne finestre ogivali conserva, sopra l’accesso laterale, i resti di una monofora ro-
manica. Sulla stessa parete sono visibili le tracce di un’altra monofora completamente
murata. L’interno è ad aula semplice, le pareti senza alcuna decorazione, illuminate da
due finestre ogivali; mostra una pregevole pala d’altare cinquecentesca, raffigurante
una Crocifissione, con alla base il ritratto dello scultore papale Nicola Longhi. L’abside
è ornata dalle statue dei Santi Nicola e Martino. All’esterno la chiesa è circondata da un
piccolo prato e da boschi.
Si può andare a Viggiù anche a piedi, percorrendo il sentiero confinale ben segnalato,
passando da Bizzarone, Rodero, Cantello, Gaggiolo Baraggia, Viggiù (ore di percorrenza
4 - 4.30).

34 - Sentieri di fede
Sentieri di fede - 35
Notizie flash

FESTE DI FINE ESTATE


Protagonista delle nostre feste di fine estate la devozione a Maria Addolorata e all’Arcangelo
Michele, venerati rispettivamente nelle chiese di Somazzo e di Trevano. Complice il bel tempo
del mese di settembre, le cronache di un tempo avrebbero registrato “l’accorrere di un gran
numero di fedeli in occasione delle felici ricorrenze, sbocciate dal cuore dei nostri padri e
mantenute in vita da una sentita fede”. Seppur con parole ed espressioni più in linea con i
tempi attuali, anche noi vogliamo annotare la numerosa presenza di molte persone che han-
no condiviso i momenti di preghiera a Maria Santissima e ai Santi Arcangeli. Bello avviare
la giornata con la salita a Somazzo, il Rosario e la santa Messa, mentre le stelle lasciavano il
passo al sorgere del nuovo giorno. Altrettanto dolce, di sera, andare alla Madunina e sgranare
il Rosario pensando ai nostri Cari e al loro amore per la Parrocchia e la vita di fede. E così
pure andare al colle di Trevano per sostare nella chiesetta accompagnati dalle riflessioni del
sacerdote, dalle voci del coro e consolati dalla preghiera a san Michele così fortemente voluta
da papa Francesco e a noi tanto cara. Non è mancato a ciascuna festa il corollario di iniziative:
canestri, momenti di festa, gesti di solidarietà intrecciati con le note della Filarmonica, i colori
dei fuochi e i profumi intensi dell’autunno che arriva. Le nostre tradizioni continuano grazie al
cuore, all’impegno, alla volontà di molti, cui va sempre gratitudine e riconoscenza.

NOZZE D’ORO
L’occasione è ghiotta e molto bella: il 15 settembre di quest’anno il nostro corrispondente
dialettale Pepin da Roma ha ricordato il felice evento dei cinquant’anni di matrimonio con la
dolce moglie, la sorridente e sempre tanto cara Rosalba. Per la redazione del Bollettino è una
gioia unirsi al coro di auguri che ha raggiunto la coppia in questo periodo. Che dire? Ci vorreb-
be una pergamena, una rima o una poesiola per suggellare questa ricorrenza così singolare
e importante. Eh, sì… “Viva la coppia dei nostri grandi amici. Auguriamo loro d’esser felici, di
quella pura felicità che al giorno d’oggi è rarità. A Rosalba e a Peppino cinquanta potenti auguri
perché sian sereni insieme e sempre innamorati, oggi e negli anni futuri!”. Evviva!

36 - Norizie flash
FESTA CON GLI ANZIANI
Quest’anno la Festa dell’Anziano organizzata dalla Comunità Pastorale si è svolta a Uggia-
te. Con la Santa Messa delle 10.30, celebrata dal carissimo don Ernesto, è iniziata una
piacevole giornata trascorsa in un clima cordiale di amicizia e di serenità. Nell’omelia don
Ernesto ha avuto parole d’incoraggiamento per tutti, ricordando di essere stato chiamato
anche lui “nonno” da un piccolo bambino. Ci ha fatto capire quanto sia importante che i
nonni e le persone anziane sappiano trasmettere con le parole e con l’esempio di vita i va-
lori e i saperi che costituiscono le radici più genuine della famiglia e della vita comunitaria.
Il pranzo condiviso in oratorio è stato preparato con cura e delicatezza. La tombola con-
dotta come sempre in modo simpatico e allegro ci ha fatto gustare la bellezza di essere
parte di una comunità cristiana in cui ci si aiuta e ci si vuol bene. Un grande grazie ai nostri
don, a chi ha preparato questa festa, ai bravi cuochi, a tutti quelli che hanno donato il loro
tempo perché tutto riuscisse nel migliore dei modi

CANONIZZAZIONE DI DON FRANCESCO SPINELLI


Domenica 14 ottobre 2018, Città del Vaticano. In diretta TV c’è la Santa Messa per la
canonizzazione di sette nuovi santi: papa Paolo VI, Monsignor Oscar Romero, i sacerdoti
Francesco Spinelli e Vincenzo Romano, suor Maria Caterina Kasper e suor Nazaria Ignazia,
il giovane operaio abruzzese Nunzio Sulprizio. Nella folla, assiepata sotto un sole ancora
caldo, eccola… è lei! Inquadrata con il suo sorriso di giovane contenta, felice della sua
scelta di vita. Suor Mariagrazia Girola, è lì che dà il segno della pace e trasmette nello
sguardo la serenità per un evento importante che offre nuova vitalità e slancio alla fami-
glia delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda. Don Francesco
Spinelli, loro fondatore e padre, è proclamato Santo da papa Francesco. Una festa grande
cui vogliamo unirci anche tutti noi augurando a suor Mariagrazia e alle sue consorelle un
tempo fecondo, di bellezza e rinnovata carità.

Norizie flash - 37
COMUNITÀ ‘68
Da venerdì 7 dicembre a domenica 9, nel salone dell’oratorio di Ronago, sarà aperta una
mostra speciale e non solo per l’allestimento artistico. Saranno esposti per la prima volta
duecento numeri, foto e video storici di “C68” o Comunità ‘68, il bollettino parrocchiale
fondato esattamente cinquant’anni fa. Poi, a cominciare dal titolo di testata, subì qualche
trasformazione, ma rimase la voce della parrocchia di Ronago e nove anni fa, quando nacque
la Comunità Pastorale di Uggiate e di Ronago, si unì alle “Campane” che la raccontano e la
rappresentano, frutto della collaborazione di persone di buona volontà, uggiatesi e ronaghesi.
La mostra su “Comunità ‘68” sfoglia pagine di vita comunitaria; è memoria di luoghi, persone,
episodi, diario di una generazione, incisione di uno spirito, nero su bianco. E saranno alcuni
fondatori di “Comunità ‘68” a parlare di quei fogli ciclostilati, riuniti in piccolo giornale distribuito
a tutte le famiglie, dell’anima che volevano imprimervi e che ancora ne esce, insieme alla
passione religiosa e civile: la sera dell’8 dicembre, li presenteranno al pubblico con una tavola
rotonda, dalle ore 20.30, all’oratorio.

Tutti sono invitati, all’incontro e alla mostra. Il senso di “Comunità ‘68” spicca sulla prima pagina
del primo numero, uscito nel marzo 1968: “Questo foglio nasce da un’idea di don Matteo
Censi e dall’impegno di un gruppo di giovani che quell’idea hanno accolto con entusiasmo. È
nelle nostre intenzioni dare al foglio, che avrà frequenza pressoché mensile, un’impostazione
giovane che, per essere tale, rispecchi una posizione aperta, coraggiosa, estremamente critica,
di fronte alla realtà sociale che ci circonda... Questo nostro interesse per gli altri è un motivo
tipicamente cristiano che risponde, d’altra parte, all’esigenza propria degli uomini di allacciare
rapporti sociali, di conoscerci sempre di più... nel tentativo di creare una comunità nel senso
più genuinamente cristiano del termine”. Ed è solo un assaggio dei pensieri di allora e che
sono stati gelosamente conservati come parte di un patrimonio comune.

38 - Comunità ‘68
Segnalibro
L’ANNO DEI TRE PAPI
Orazio La Rocca
Edizioni SANPAOLO

L’estate 1978 tra l’agosto e l’ottobre fu un momento cruciale per la vita


della Chiesa. Tre Papi in tre mesi: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni
Paolo II. Tre uomini, tre vescovi diversi fra loro ma uguali e uniti nella
stessa Fede nel Cristo: il Figlio di Dio. Il libro oltre che a ripercorrere le
vicende di quell’estate, descrive la figura caratteriale e la Fede che ha
sorretto ciascuno dei tre papi che si sono succeduti in così poco tempo.
Tale lettura, aiuta a entrare maggiormente in profondità per riscoprire
la forza della fede come ricerca di senso dell’esistenza.
Paolo VI: il papa della modernità, sempre schierato a difesa della vita.
Giovanni Paolo I: l’uomo che aveva il catechismo nel sangue, che con la
sua semplice umiltà in soli trentatré giorni riuscì a dare alla Chiesa una
nuova impronta e al mondo una nuova visione di Dio: “che è Padre, ma
anche madre...”. E infine Giovanni Paolo II, il papa venuto da lontano,
colui che da quel tardo pomeriggio del 16 ottobre 1978 guidò la Chiesa
per 27 anni traghettandola nel terzo millennio. Tre uomini: tre Papi che
cambiarono il volto della Chiesa... per sempre.

AMICI E VICINI Storie di Santi a portata di mano


Alessandro Bellano
Libreria Editrice Vaticana

Santi di ieri e di oggi: trentotto profili di uomini e donne che hanno


vissuto eroicamente la fede, la speranza e la carità e si impongono
alla nostra ammirazione, invitandoci a seguirli sulla via della santità.
Il lettore troverà in queste pagine il resoconto della loro vita, il loro
profilo spirituale e la proposta di ampliare l’orizzonte della propria
esistenza e di incamminarci sulle loro orme.

Segnalibro - 39
PREGHIERA DEL MARE
di Khaled Hosseini
Sem

“Mio caro Marwan...” È l’inizio della lettera che un padre scrive al suo
bambino, di notte, su una spiaggia buia, con persone che parlano “lin-
gue che non conosciamo”. I ricordi di un passato fatto di semplici sicu-
rezze, la fattoria dei nonni, i campi costellati di papaveri, le passeggiate
nelle strade di Homs si mescolano a un futuro incerto, alla ricerca di una
nuova casa, dove “nessuno ci ha invitato”, dove chi la abita ci ha detto di
“portare altrove le nostre disgrazie”. Un futuro di attesa e di terrore, che
comincerà al sorgere del sole, quando dovranno affrontare quel mare,
vasto e indifferente. Questa lettera è un grande atto d’amore e nelle pa-
role che la compongono c’è la vita. Speranza e paura, felicità e dolore.
Impossibile non riconoscersi, non pensare che al posto di quel padre e
quel bambino potremmo esserci noi. Impossibile non sapere che tutto
questo, comunque, ci riguarda.

CUORI INQUIETI
Gianfranco Ravasi
San Paolo

Una galleria di giovani personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento


schizzati con mano rapida, felice, guidata da non comuni competenze
storiche e linguistiche. Figure che fanno parte dell’immaginario di tanti
lettori (dall’Isacco offerto in olocausto da Abramo al giovane discepolo
Giovanni, amato da Gesù), ma anche figure più appartate, nascoste nel-
le pieghe di un libro smisurato e complesso come la Bibbia; presenze
non per questo meno ricche di freschezza, di densità simbolica, di sug-
gestione poetica. Nel cuore del libro Ravasi apre uno spazio adeguato
alla giovinezza del personaggio cruciale del cristianesimo, il carpentiere
e poi rabbì itinerante originario di Nazaret. Una parola è dedicata agli
anni nascosti del Signore, alla sua famiglia, alla sua professione, alla sua
conoscenza della scrittura e della lettura, alla cronologia della sua vita.

40 - Segnalibro
CATTOLICI IN GERMANIA: CHI NON PAGA È FUORI
Se qualcuno dovesse dirvi che per professare la vostra fede dovrete pagare una tassa altrimen-
ti verrete scomunicati, come la prendereste? Ebbene, che ci crediate o no, questo meccanismo
rappresenta la semplice realtà di ogni fedele cristiano residente in Germania.

Ma, andiamo con ordine.

Tutto si basa sulla “Kirchensteuer” (letteralmente: “Tassa delle chiese”), un’imposta che le tutte
le comunità religiose e filosofiche – quindi non solo quelle cristiane - raccolgono dai propri
membri per finanziare le spese della comunità e offrire servizi religiosi come i sacramenti.
Già presente nel sistema legislativo di numerosi stati germanici d’inizio ’800, la Kirchensteuer
definisce le suddette comunità come enti pubblici aventi il diritto di imporre tasse. In concreto,
la tassa è proporzionale allo stipendio e pari a una percentuale dell’imposta sul salario (tra
l’8 e il 10%, a seconda che si viva in Baviera o in un altro stato federale tedesco). Differente-
mente da quanto avviene in Italia con l’ “8 per mille”, la Kirchensteuer è obbligatoria per tutti i
membri iscritti nei registri della comunità – nel caso delle chiese cristiane, fanno fede i registri
dei battezzati – e, se si decide di non pagare, i soldi rimangono nelle tasche del contribuente.

Per un immigrato, l’obbligo al pagamento della tassa viene verificato da un funzionario comu-
nale al momento della cosiddetta “Anmeldung” (ossia: la registrazione dell’ingresso in Ger-
mania) attraverso una domanda ben precisa: «Sei credente?». Se si risponde di sì, occorre
specificare la comunità religiosa o filosofica di appartenenza; se invece si risponde di no, la
tassa viene evitata. Se qualcuno di voi stesse considerando la scelta di mentire pur di evitare
l’imposta, ebbene, sappiate che le conseguenze cui andrete incontro potrebbe non piacervi,
specialmente se siete cristiani e cattolici. In base al concordato tra la Germania e la Santa Sede
– stipulato nel 1933 a estensione di precedenti accordi tra il Vaticano e alcuni stati federali
della Repubblica di Weimar come la Baviera (nel 1924), la Prussia (1929) e il Baden (nel 1932)
– la risposta data al funzionario comunale costituisce, infatti, una dichiarazione pubblica forni-

Cattolici in Germania - 41
ta davanti a una competente autorità civile, cosicché una risposta menzognera fornita in sede
di Anmeldung viene considerata come una pubblica abiura della propria fede di cui, secondo
quanto stabilito dal concordato, viene direttamente informata alla Santa Sede. Il Vaticano si
riserva quindi il diritto di verificare se la persona in questione risulti battezzata o meno e, nel
caso in cui lo sia, dare inizio alla pratica di cancellazione dal registro dei battezzati, con conseg-
uente negazione di quasi tutti i sacramenti (unica eccezione: l’unzione degli infermi ma solo in
evidente pericolo di morte). Detto in altre parole: la rinuncia alla tassa porta dritto dritto verso
una scomunica. Ad ogni modo, prima di incorrere in quello che gli italiani di Germania chia-
mano “sbattezzo”, la Santa Sede offre comunque al reo una possibilità di redenzione: ritrattare
la risposta fornita in sede di Anmeldung e, provvedere a pagare quanto dovuto. Quindi: o la
tassa o la scomunica, tertium non datur.

Se si considera che le due più grandi comunità religiose e filosofiche tedesche sono cristiane e
che più di un partito include ancor oggi l’aggettivo “Cristiano” all’interno del proprio nome, è
facile comprendere come la rinuncia annuale alla Kirchensteuer da parte di migliaia di cristiani
(non solo cattolici ma anche evangelico-luterani, come mostra il grafico in calce al presente
articolo) e le conseguenze legate a questa decisione rappresentino una tema di prim’ordine
nel dibattito politico-sociale tedesco. Se da un lato fin dalla fine degli anni ’60 si registrano
periodiche proteste più o meno clamorose, cause giudiziarie e promesse politiche per una
revisione della legge, d’altro canto numerose sono le voci a favore della Kirchensteuer, tanto
dentro quanto fuori dai palazzi della politica e dalle chiese. Del resto, nonostante la Conferenza
Episcopale cattolica Tedesca abbia più volte ribadito come la tassa sia un atto giusto e dovuto,
alcuni eminenti personalità tedesche del mondo cattolico si sono pubblicamente dichiarate
contrarie a questo sistema. A partire da Monsignor Georg Gänswein, storico segretario di papa
Benedetto XVI e prefetto della Santa Sede, il quale in un’intervista al giornale “Schwäbischen
Zeitung” del 17 luglio 2016 non usa mezzi termini: «Il serio problema della Kirchensteuer è che
la chiesa cattolica tedesca reagisce alla rinuncia alla tassa con l’automatica esclusione dalla
comunità ecclesiastica, ovvero con la scomunica. Questo è esagerato, incomprensibile. Tenete
conto che oggigiorno nemmeno la messa in discussione di un dogma è ritenuto un fatto così
grave da comportare l’automatica esclusione dalla Chiesa. Come può dunque il mancato paga-
mento del Kirchensteuer essere un grosso crimine contro la fede? L’impressione che si genera
è tuttavia questa: finché viene messa in gioco la fede non è qualcosa di grave; ma non appena
entra in gioco il denaro, allora diventa un problema. Ecco perché la spada affilata della scomu-

42 - Cattolici in Germania
nica a causa della rinuncia alla Kirchensteuer è smisurata e necessita di una correzione».
A ben vedere, lo stesso Benedetto XVI ha più volte mostrato un atteggiamento critico nei
confronti di questo sistema: se le sue dichiarazioni del 2011 durante un incontro con il
“Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi” affrontano la questione solo in
maniera implicita («In Germania la Chiesa è organizzata in modo ottimo […] Sincera-
mente dobbiamo però dire che c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito»),
un’intervista rilasciata al giornalista tedesco Peter Seewald dopo la rinuncia pontificia
lascia poco spazio ad interpretazioni: «Ho grossi dubbi sulla correttezza del sistema così
com’è. Non intendo dire che non ci debba essere una tassa ecclesiastica, ma la scomu-
nica automatica di coloro che non la pagano non è sostenibile».

Ad ogni modo, né questi autorevoli interventi né la moltitudine di cristiani che ogni anno
preferiscono la scomunica alla tassa sono riusciti in alcun modo a mutare lo status quo:
in Germania, chi non paga è fuori.

Andamento nel tempo del numero di rinunce alla Kirchensteuer da parte dei cristiani
tedeschi, basato su dati forniti dalla Conferenza Episcopale Tedesca e dell’ Ufficio della
Chiesa Evangelica di Germania e liberamente consultabili al sito www.kirchenaustritt.
de/statistik

Cattolici in Germania - 43
SUPERIORI: DUE GIORNI IN BAITA
Il 29-30 settembre ventidue ragazzi delle Superiori con una dozzina di educatori hanno vissuto
una due giorni di programmazione dell’anno in baita don Titino, all’interno del parco Spina
Verde di Como, con annessa vista panoramica su Como e lago. Dopo una mezz’ora di cammi-
nata lungo una strada si arriva in un luogo particolare, dove sembra di essere in una valle di
montagna.
Il sabato abbiamo iniziato con la Messa all’aperto, la cena preparata dai nostri educatori, qual-
che gioco serale e abbiamo terminato con la cottura dei mashmellows tutti radunati attorno
a un falò. È questa anche l’occasione per presentare ai ragazzi Alex, il nuovo seminarista che
resterà nella nostra comunità da quest’anno.
La domenica mattina invece è passata mettendo sul tavolo tutte le proposte per l’anno: sia le
proposte dei ragazzi sia quelle degli educatori. Tante tante idee ... bisognerà capire cosa sia
concretamente fattibile con il tempo che avremo a disposizione (che è sempre troppo poco),
ma soprattutto sarà necessario metterci tanto impegno e costanza…!
Auguriamo buon lavoro, allora, ai nostri giovani e a tutta la nostra Comunità in questo nuovo
anno!

Roberto

44 - Due giorni in baita


LET’S GO! – GIOVANI IN CAMMINO
In pellegrinaggio da Chiavenna a Roma, passando per Tirano

“Un uomo non è niente se non accumula storie”.

Leggendo un libro prima del ritorno a scuola mi è saltata all’occhio questa frase, che ha
riportato la mia mente indietro fino al 5 agosto, al campo-cammino che abbiamo fatto con
altri duecento giovani provenienti da tutta la Diocesi di Como.

Cinque giorni di cammino fisico attraverso la Valchiavenna e la Valtellina ma anche cinque


giorni di cammino spirituale, grazie alle testimonianze, storie di vita e di fede sempre
all’ordine del giorno.
Come quella di Suor Laura Mainetti, che a Chiavenna ha saputo “lasciarsi disturbare dal
Vangelo” a tal punto da pagare con il sangue la sua missione di essere segno dell’amore
del Padre tra le giovani ragazze. Martire per causa del Vangelo come lo fu San Carpoforo,
commemorato il 7 agosto all’interno della chiesa di Delebio, a lui dedicata. Testimonianze
luminose come quella di Gianluca Firetti, un giovane come noi che nella tragicità di un
male incurabile ha trovato il coraggio di chiedere al Signore di “smezzargli la Croce” ed è
giunto alla conclusione che “il segreto della vita sta nel far spazio a Dio: se fai spazio a lui,
poi ci stanno tutti!”.

Cinque giorni di incontri, non solo con i nostri compagni di viaggio ma anche con altre
persone che hanno voluto raccontarci la loro esperienza nella Chiesa e la loro fede nella
vita. Come don Gigi Pini, fondatore del centro giovanile Tremenda XXL di Somaggia, che ci
ha spronato a non temere di andare in mezzo a “lupi” della nostra società quali alcolismo
e droga, “perché se non andiamo in mezzo ai lupi, non serve a nulla!”. O come Walter

Giovani in cammino - 45
Fumasoni dell’associazione Tutti dappertutto, che ci ha insegnato che “la cosa più bella che
possiamo fare per noi è fare qualcosa per gli altri”, come mettere a punto una carrozzina da
montagna che permetta ai disabili di compiere escursioni. O ancora, come Paolo Sormiani
de Il Variopinto, che al termine della sua testimonianza di missione in Rwanda ci ha ricordato
come alla domanda “Dopo quanti km incomincia la missione?” corrisponda una risposta molto
semplice: “A un metro da te!”.

Accumulare storie è stato facile e bello anche durante le infinite ore di cammino, soprattutto
per far passare il tempo conoscendo il/la ragazzo/a che avevi per caso al tuo fianco. Ognuno è
fatto di esperienze, e noi siamo stati contentissimi di essere fatti ognuno di un’esperienza così
unica ed emozionante.
Siamo partiti con tanti dubbi, tante paure e ansie ma sono durate solo i primi attimi, perché nel
momento in cui ci siamo trovati con i nostri amici ci siamo sentiti rassicurati e alla fine siamo
stati solo felici di aver vissuto questo pellegrinaggio. Quest’esperienza è stata fantastica, abbia-
mo conosciuto persone nuove, abbiamo ascoltato molte testimonianze bellissime che ci hanno
fatto pensare e abbiamo rafforzato tutte le nostre amicizie, sia vecchie che nuove. Abbiamo
trovato una Chiesa giovane, fatta di preti e giovani entusiasti che cantavano che “Gesù l’hanno
messo nel sepolcro e non l’han trovato più”, che si impegnano nelle loro parrocchie e che ani-
mano le messe con canti nuovi (di cui ci siamo innamorati) veramente commoventi. Abbiamo
scoperto la nostra religione, la nostra fede e ne siamo stati orgogliosi, pronti a testimoniarla
e a raccontarla a tutti con la gioia dei sogni tanto cara al Papa. Il cammino è stato faticoso, ma
appena abbiamo raggiunto la meta è stata un’emozione unica di felicità e soddisfazione. Un
cammino di gioia, di fede e di sogni che ci porteremo sempre nel cuore: rifaremmo quest’e-
sperienza senza pensarci due volte!
Francesca ed Emanuele

46 - Giovani in cammino
AUGURI, UGGIATESE CALCIO
“L’Uggiatese Calcio ha sempre cercato di dare un apporto alla crescita delle giovani generazioni
non solo sportiva, ma anche sociale”: sono parole del presidente, Raffaele Donadini,
per i settant’anni del “vVugià”, sodalizio nato ufficialmente nel 1948 con l’affiliazione alla
Federazione. Ma ci sono prove e memorie della sua esistenza almeno dal 1928. Una grande
festa ha celebrato l’anniversario, presenti fisicamente e nel cuore tutti coloro che per decenni
“con passione, dedizione incondizionata ed impegno hanno dato tanto in termini di tempo e
di risorse, per il solo bene del gruppo sportivo”, come ha detto il presidente nel suo discorso.
“Abbiamo anche la fortuna di avere ancora oggi un buon gruppo di persone, uomini e donne,
che ha dato ancora la propria disponibilità a dedicarsi all’Uggiatese. – ha proseguito - Ai vecchi
che da sempre operano, si sono recentemente aggiunti, con il loro entusiasmo, giovani ex
giocatori che ci danno la certezza e la forza di guardare con fiducia al futuro”. Non sono stati
enumerati i successi, i goal segnati, le classifiche scalate e i momenti di gloria che pure hanno
punteggiato la storia. Ma è stato messo in evidenza lo spirito di squadra, tradizione e tra i
segni d’identità del paese ed è stata data la parola al futuro: simbolo, il torneo di “pulcini”
giocato per l’occasione. Hanno tirato a quel “balun” che, da anni lontani del secolo scorso, ha
appassionato, fatto giocare e insegnato regole a intere generazioni di ragazzi uggiatesi.

Auguri, uggiatese calcio - 47


21 ottobre: Castagnata