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NOVEMBRE

NOVEMBRE Diocesi di Como XI SINODO DIOCESANO TESTIMONI E ANNUNCIA TORI DELLA MISERICORDIA DI DIO le

Diocesi di Como

XI SINODO DIOCESANO

TESTIMONI E ANNUNCIA TORI DELLA MISERICORDIA DI DIO

NOVEMBRE Diocesi di Como XI SINODO DIOCESANO TESTIMONI E ANNUNCIA TORI DELLA MISERICORDIA DI DIO le

le c ampane

di Uggiate e Ronago

NOVEMBRE Diocesi di Como XI SINODO DIOCESANO TESTIMONI E ANNUNCIA TORI DELLA MISERICORDIA DI DIO le

Le Campane

di Uggiate e Ronago

Direttore responsabile: Maria Castelli Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018

Stampato da: Tecnografica srl - via degli Artigiani, 4 - 22074 Lomazzo (CO) Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1 Foto copertina: “PARADISO” - Jacopone di Cione (attr.) - 1385 Cappella di Santa Brigida al Paradiso - Firenze immagine da: www.wikipedia.org

Comunità Pastorale di Uggiate e Ronago

Segreteria Parrocchiale

Caritas

da lunedì a Venerdì ore 9.00 - 11.00 tel. 031/94.87.21

Orari apertura lunedì 9.30 - 11.30 venerdì 9.30 - 11.30

Le Campane

di Uggiate e Ronago

è anche sfogliabile online all’indirizzo:

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Per ricevere via e-mail l’Agenda della Settimana scrivi a:

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IN TE RIPOSO Tu mi fosti vita e cibo e cammino. Per te ho vissuto, di
IN TE RIPOSO
Tu mi fosti vita e cibo e cammino.
Per te ho vissuto,
di te ho parlato,
in te ho taciuto.
E ora che l’ultima parola si spegne
nel grande silenzio
del tempo che non passa,
Tu sei il mio silenzio,
Tu la parola eterna che non muore.
Brucia la paglia, arde il fuco vivo
del tuo amore: Tu resti.
In te io riposo come seme nascosto nella terra.
in te morendo io vivo,
mia eredità e corona,
ultimo approdo del mio cuore umile.
In te, non essendo più,
io sono.
Bruno Forte
Intro LA FESTA DI TUTTI I SANTI In questo anno in cui papa Francesco ci ha

Intro

LA FESTA DI TUTTI I SANTI

In questo anno in cui papa Francesco ci ha regalato quella meravigliosa esortazione apostolica sulla chiamata alla Santità dal titolo “Gaudete et Exultate”, siamo chiamati a riscoprire la nostra vocazione battesimale che ha come punto di arrivo diventare Santi.

Spesso si rischia di coltivare una devozione un po’ superficiale, affidando ai Santi le

richieste più mirabolanti e vedendoli esclusivamente nel loro ruolo di intercessori. Ma essi ci vengono proposti anzitutto come modelli, come esempi da imitare. E per far questo occorrerebbe conoscerne la vita. Una volta si parlava spesso della lettura delle vite dei Santi. Oggi mi sembra che questa buona abitudine sia andata in disuso. Ed è un peccato trascurare la lettura della vita dei Santi perché non ci accorgiamo di quanto siano moderni (anche quelli più antichi) e di quanto la loro esperienza sia simile alla nostra. Se leggessimo la vita, anche solo di quelli più famosi, scopriremmo che sono uomini e donne che hanno avuto un grande coraggio nell’accetta- re una sfida valida e difficile in ogni tempo: è possibile vivere il Vangelo sen- za “se” e senza “ma”. E per viverlo occorrono costanza, pazienza e tanta umiltà. Uomini e donne, i Santi, che hanno avuto “fiuto”, che hanno saputo riconosce- re quello di cui la società e la Chiesa avevano bisogno in quel momento, che han- no saputo fare scelte controcorrente con le mentalità del loro tempo, cogliendo

e vivendo l’essenza profonda del messaggio cristiano: l’Amore unito alla Verità.

Uomini e donne che hanno accettato di pagare di persona, con persecuzioni spesso feroci, facendo i conti con i giudizi e le condanne previe dei benpensanti. Un traguardo, questo, possibile anche per noi, che non diventeremo magari eroi della carità, che non moriremo martiri e non fonderemo mai congregazioni religiose, però riusciremmo a rendere presente il Signore Gesù nei piccoli gesti di ogni giorno, negli

incontri semplici e qualche volta banali con le persone che vivono attorno a noi. Alla fine resta proprio l’Amore. Non fermiamoci davanti alle nostre debolezze e alle nostre fragilità. E nemmeno davanti al nostro peccato. Sappiamo che Qualcuno ci Ama e ri- pone tanta fiducia in noi e nella nostra capacità di bene. Possiamo essere santi anche

noi. Perché allora non iniziare a leggere qualche vita di Santi, magari cominciando da quelli di cui portiamo il nome noi o i nostri famigliari? Potrebbe essere un bel modo per

celebrare coloro che vogliamo imitare.

4 - Intro

don Sandro , parroco

LA NOSTRA COMUNITÀ IN CAMMINO VERSO IL SINODO La consultazione per il Sinodo è entrata nel

LA NOSTRA COMUNITÀ IN CAMMINO VERSO IL SINODO

La consultazione per il Sinodo è entrata nel vivo, nella nostra Comunità pastorale. Tutti sono

chiamati a dare risposta alle domande poste a ogni parrocchia dalla Commissione preparatoria in vista della celebrazione, l’anno prossimo, del Sinodo Diocesano, assimilato a un Concilio, cioè a un evento che indichi il cammino per la nostra Chiesa Comense nei prossimi anni.

“Testimoni e annunciatori della misericordia di Dio”: è il titolo del Sinodo, suddiviso in cinque

aree tematiche, la comunità cristiana, la famiglia, i giovani, i poveri, i presbiteri. Qual è la situ- azione nelle nostre parrocchie in queste aree, quali sono i problemi e le aspettative, che cosa si

può fare dal punto di vista pastorale, come esercitare la misericordia nei cinque ambiti, a livello

personale e comunitario: è un esempio delle domande contenute nelle schede sottoposte ai

gruppi durante gli incontri sui temi del Sinodo. Il Consiglio Pastorale della nostra Comunità, su proposta della Commissione Missionaria, ha in- dicato le modalità per favorire la più ampia partecipazione del popolo di Dio agli incontri sinodali

e per il mese di ottobre, in coincidenza con le giornate della Carità, è stato scelta l’area tematica

“Misericordia e poveri”, analizzata in quattro serate, all’oratorio dei Mulini, al Centro Anziani di

Trevano, al Centro Diurno Disabili di Uggiate e all’oratorio di Ronago. Fino a febbraio, ogni mese, sarà proposto un tema sinodale con le stesse modalità in cui si è

svolto il primo e alla fine, le schede saranno inviate alla segreteria del Sinodo. Anche il contributo della nostra Comunità, le nostre riflessioni, le nostre iniziative e la nostra buona volontà entre- ranno nel testo–base dei lavori del Sinodo propriamente detto. Dialogo, confronto, scambio di esperienze e di proposte, sotto il segno della fraternità nell’ascolto e nella condivisione, mentre

il Vangelo, le parole del nostro Vescovo, Oscar Cantoni, del Papa e della Conferenza Episcopale fanno da guida in un momento importante per la Chiesa e per tutti coloro che la costituiscono:

questi sono e saranno gli stili degli incontri.

“Il cammino delle nostre comunità è davvero sinodale se si situa in un contesto di relazioni di

comunione capace di coinvolgere tutti in un clima di partecipazione e di condivisione reale”: è

una delle indicazioni della Commissione preparatoria che insiste sul Sinodo “come occasione per sperimentare forme di partecipazione e di confronto il più ampie possibile”.

Nella presentazione dello strumento per la consultazione, Padre Oscar, come ama essere chi- amato il Vescovo, ha scritto: “esercitiamoci in un ascolto e in un dialogo reciproco, nell’umile

consapevolezza che ciascuno ha qualcosa da apprendere dagli altri. Ma, nello stesso tempo, ha anche esperienze di vita e suggerimenti preziosi da offrire. Tutti insieme ci sentiamo, contempo- raneamente, in religioso e attento ascolto dello Spirito Santo per conoscere ciò che Egli stesso

‘dice alle Chiese’ ( Ap. 2,7 ), attraverso la Parola di Dio che risuona nell’attualità ed interpretando

con gli occhi della fede i segni dei tempi”.

La parola del Papa

LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ:

LE BEATITUDINI E IL DISCERNIMENTO

Nei due precedenti numeri del Bollettino è stata presentata la terza Esortazione

Apostolica di Papa Francesco dal titolo «Gaudete et exsultate», e sono stati illustrati i suoi primi due capitoli. Questo articolo intende infine approfondire gli

ultimi capitoli della Esortazione, esaminandone alcuni aspetti. Il terzo capitolo illustra nel dettaglio le Beatitudini del Vangelo: «nonostante

le parole di Gesù possano sembrarci poetiche, tuttavia vanno molto controcorrente rispetto a quanto è abituale, a quanto si fa nella società;

e, anche se questo messaggio di Gesù ci attrae, in realtà il mondo ci porta ver-

so un altro stile di vita. Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se

lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla de-

bolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio». Il Papa si sofferma su

alcuni aspetti talvolta tralasciati, e conclude con un’importante sollecitazione: «la

preghiera è preziosa se alimenta una donazione quotidiana d’amore. Il nostro culto è gradito a Dio quando vi portiamo i propositi di vivere con generosità e quando lasciamo che il dono di Dio che in esso riceviamo si manifesti nella dedizione ai fratelli».

Nel quarto capitolo il Papa spiega poi «alcune caratteristiche della santità nel mondo contemporaneo», ponendo l’accento sui tratti di mitezza, pazienza,

gioia, senso dell’umorismo, audacia, fervore, cammino comunitario e preghiera costante che il cristiano dovrebbe sempre manifestare. «Que-

ste caratteristiche che voglio evidenziare non sono tutte quelle che possono co-

stituire un modello di santità, ma sono cinque grandi manifestazioni dell’a- more per Dio e per il prossimo che considero di particolare importanza a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi». Toccando gli aspetti

sopra citati, Papa Francesco dipinge l’immagine di un cristiano che sopporta le difficoltà ma che mantiene una certa gioia, che sa sorridere e che non si arrende. In particolare, il Papa pone l’accento sulla preghiera, non intesa come dialogo

singolo e isolato ma invece calato nella comunità.

Il quinto e ultimo capitolo, infine, presenta gli aspetti di lotta e discernimento che

hanno sempre caratterizzato la vita del buon cristiano nel suo cammino verso la

santità: «la vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il

Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta

6 - La Parola del Papa

che il Signore vince nella nostra vita». Il Papa è in particolar modo preoccupato dalla corruzione

che il Signore vince nella nostra vita».

Il Papa è in particolar modo preoccupato dalla corruzione spirituale, e dalla difficoltà

manifestata da molti nell’individuare il “vero”. Propone perciò come soluzione il discer-

nimento: «come sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo? L’unico modo è il discernimento,

che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un

dono che bisogna chiedere. Se lo chiediamo con fiducia allo Spirito Santo, e allo stesso

tempo ci sforziamo di coltivarlo con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon con- siglio, sicuramente potremo crescere in questa capacità spirituale». L’Esortazione si chiude con una bella frase, con cui il Pontefice si augura che «que- ste pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità. Chiediamo che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere

santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito. Così condivideremo una felicità che il mondo non ci potrà togliere».

Ricordiamo che il documento in forma integrale è disponibile sul sito web ufficiale del Vaticano (www.vatican.va) o in tutte le librerie cattoliche.

Santi del nostro tempo

SAN PAOLO VI: IL PAPA DELLA MODERNITÀ

Domenica 14 ottobre Papa Francesco ha canonizzato Paolo VI. Non è un mistero che tra gli ispiratori di Papa Bergoglio ci sia proprio Papa Montini: «Nei confronti di questo grande Papa», disse infatti Francesco, «di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apo- stolo, davanti a Dio non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed im-

portante: grazie! Grazie nostro caro e amato papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica

testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa!”

È difficile riassumere la vita e le opere di questo importantissimo pontefice. Ma fu il primo

Papa dell’epoca moderna a compiere moltissime cose. Per esempio, fu il primo pontefice a

compiere numerosi viaggi apostolici in tutti i continenti, a partire dall’importantissimo viag-

gio in Terra Santa. Fu il primo Papa a tenere un discorso alle Nazioni Unite, il 4 ottobre 1965

con quel famosissimo “Mai più la guerra” in lingua francese che in molti ricordano. Fu anche

il primo Papa vittima di un attentato in diretta tv. Infine, ma non meno importante, fu il Papa che concluse il Concilio Vaticano II. Paolo VI traghettò la Chiesa nella modernità, inauguran- do la stagione del dialogo interreligioso, intercedendo per la liberazione di Aldo Moro con un’accorata lettera rivolta ai terroristi. Papa Montini ebbe il coraggio di trasformare il nome e regolamento del Santo Uffizio che diviene la Congregazione per la dottrina della fede e

di abolire l’Indice dei libri proibiti. Inoltre attuò la riforma liturgica prevista dal Concilio e proclamò Dottori della Chiesa Santa Teresa di Gesù e Santa Caterina da Siena, le prime donne a ottenere questa qualifica. Nonostante questo, dovette affrontare una crisi di auto- rità all’interno della Chiesa e, per la prima volta nella storia moderna, le critiche alla sua persona. In particolare ricor- diamo le critiche mosse con- tro la sua enciclica Humanae vitae, nella quale parlava del matrimonio cristiano e della regolazione delle nascite, proprio nel periodo in cui l’Italia andava formulando la legge sull’aborto. Giovan-

Santi del nostro tempo SAN PAOLO VI: IL PAPA DELLA MODERNITÀ Domenica 14 ottobre Papa Francesco

ni Battista Montini nacque a

8 - Santi del nostro tempo

Concesio in provincia di Brescia il 26 settembre 1897. Suo padre Giorgio fu un esponente di

Concesio in provincia di Brescia il 26 settembre 1897. Suo padre Giorgio fu un

esponente di primo piano del cattolicesimo sociale e politico italiano. Sua madre, una donna pia e umile, gli trasmise il senso di raccoglimento della vita interiore, della meditazione e della preghiera. Durante la sua giovinezza frequentò la con-

gregazione dell’oratorio di San Filippo Neri e la sua vocazione sacerdotale risale al periodo 1913-1914. A partire dal 1916, Battista frequentò il Seminario Bresciano e ricevette il 29 maggio 1920 l’ordinazione sacerdotale nel Duomo di Brescia.

Subito si trasferì a Roma per perfezionare gli studi in lettere e filosofia e successi- vamente in diritto canonico e civile. All’elezione del nuovo pontefice Pio XI ricevette diversi incarichi presso il Vatica- no. Durante gli anni del Fascismo s’impegnò per contrastare le azioni di controllo della gioventù da parte del regime, avvicinandosi in modo particolare alle realtà

studentesche ed universitarie. Il 1° novembre 1954 fu nominato arcivescovo di Milano. Nel capoluogo lombardo Montini trovò una situazione socio-politica in

piena evoluzione, caratterizzata dalla ricostruzione civile e industriale post-bellica e dalla massiccia emigrazione dal sud Italia. Molto attento alle vicissitudini del

mondo del lavoro, fu definito l’Arcivescovo dei lavoratori. Eletto Papa il 21 giugno 1963 con il nome di Paolo VI decise di continuare i lavori

del Concilio Vaticano II, che aveva definito “l’ora di Dio”, e riuscì a portarlo a ter- mine l’8 dicembre 1965.

Immediatamente dopo la sua morte avvenuta il 6 agosto 1978, si diffuse in tutto il mondo la fama della sua santità. Nel 1993 la Santa Sede aprì la sua causa di beatificazione e il 20 dicembre 2012 papa Benedetto XVI promulgò il decreto con cui Paolo VI veniva dichiarato venerabile. La canonizzazione di Papa Montini è

dovuta alla miracolosa guarigione di due bambini ancora nel grembo materno.

Per entrambe le donne, una americana e l’altra italiana, si presentarono serie difficoltà durante la gestazione che indussero i medici a consigliare fortemente

l’interruzione di gravidanza. Mamma e papà però in entrambi i casi non si arrese-

ro all’aborto ma invocarono l’intercessione di papa Paolo VI, che compì il miracolo

di far nascere in salute questi bambini.

Riflessioni

IL FENOMENO DEGLI HATERS:

QUANTO ODIO CORRE SUL WEB

L’uso dei social network è diventato ormai un’azione estremamente comune per tutti

noi: quotidianamente usiamo il nostro computer o il nostro cellulare per connetterci al mondo e condividere pensieri, fotografie, esperienze. Termini quali Facebook, Twitter

e Instagram fanno ormai parte del vocabolario comune di giovani e meno giovani. In

questo mondo virtuale, sta divenendo sempre più comune la presenza degli “haters” (dall’inglese, coloro che odiano), ossia individui che scrivono messaggi carichi di odio e risentimento verso gli altri.

Insultare, minacciare, persino augurare la morte a qualcuno: sono questi i “passatem- pi” preferiti di chi vede il web come un luogo dove dare sfogo alla propria rabbia repressa e alle proprie frustrazioni. Il fenomeno è in costante aumento e sta divenendo una reale emergenza sociale che ha trasformato i social network in un luogo di odio, piuttosto che di scambio di idee e contenuti. I messaggi degli haters sono spesso rivolti a personaggi famosi, ma anche a persone comuni; le vittime più frequenti sono donne, disabili, stranieri ed ebrei. La violenza dei contenuti impressiona e sconvolge chiunque abbia un minimo di buon senso e

buona educazione: si ha l’idea di messaggi che sono stati scritti di getto, senza alcuna

operazione di filtro, per tirare fuori il peggio di ciò che si ha dentro. Al contrario, infatti,

scrivere qualcosa di sensato richiede più tempo, per ricercare le parole più adatte allo scopo di esprimere un qualsiasi concetto. Un aspetto fondamentale è quello dell’anonimato. Mentre per le normali discussioni sulla strada occorre “metterci la faccia”, gli odiatori sui social network pensano di non essere rintracciabili e visibili, per cui si sentono autorizzati a scrivere qualsiasi cattiveria, portando poi altri soggetti a emularli e creando un circolo vizioso che si autoalimenta.

Sono solo parole? Forse sì, ma spesso il rischio di passare dagli insulti verbali a qual- cos’altro è assai concreto. Fermo restando che, anche se si rimane nel campo delle minacce verbali, la persona che le subisce può sentirsi molto ferita e sperimentare sensazioni molto spiacevoli. Occorre, pertanto, una cultura della civiltà online che in- segni il rispetto per il prossimo e la dignità delle persone che sono dall’altra parte

della tastiera, anche se non le vediamo fisicamente. Un’educazione civica legata al web,

insomma, della quale oggi si sente fortemente la mancanza.

10 - Riflessioni

Luca B.

TEMPI BUI

“Mala tempora currunt“ (Viviamo tempi bui) come dicevano i latini, se un quotidiano na- zionale dal 20 ottobre scorso propone ai lettori, insieme con una copia del giornale, l’ac- quisto con lo sconto di una pistola al peperoncino, riportandoci al tempo della clava di

preistorica memoria. E’ il simbolo avvelenato di una società smarrita, ripiegata su se stessa, arroccata nella sua

difesa, afflitta dalla preoccupazione del presente e incapace di un progetto complessivo di

futuro. Frutto di un momento storico complicato, ancora tutto da decifrare, aggravato da un’inadeguata risposta culturale ed educativa a vari livelli.

La lunga crisi economica, iniziata nel 2008 (giusto dieci anni fa), è stata preceduta e poi

si è sviluppata in una visione puramente economistica dell’uomo, consegnandoci una so- cietà che esalta a dismisura l’esclusivo interesse personale o di gruppo. Dunque, prima di tutto, una crisi etica e culturale, che ha colpevolmente trascurato che

“l’uomo non vive di solo pane” e che ha di fatto aumentato il divario tra ricchi e poveri, dimenticando come sia miope pensare che la crescita economica non debba essere ac- compagnata da un sano sviluppo sociale. Servirebbe una rete ampia di soggetti, associazioni, istituzioni che, muovendosi in sinergia tra loro, sappiano porsi come obiettivo l’attenzione alle persone non intese esclusivamen- te come consumatori, che abbiano il coraggio di denunciare i pericoli in termini di danni ambientali e che promuovano iniziative per ridurre le disparità sociali prodotte da questo modello di sviluppo insensato. Una nuova idea di vita e di società, che il sociologo comasco Mauro Magatti in un illumi-

nante articolo su “Avvenire” dello scorso 10 ottobre ha ben rappresentato definendola “generatività sociale”: cioè la consapevolezza che “è solo facendo esistere altro e altri che

noi esistiamo, è nella misura in cui contribuiamo a far fiorire altro e altri che portiamo a

compimento l’altrui esistenza, che noi siamo”. Modelli educativi e culturali seri, la difesa di uno sviluppo sostenibile, la riscoperta di una

dimensione comunitaria nell’affrontare le difficili sfide che ci attendono sono elementi

imprescindibili che possono aiutarci a dare il senso di un cambiamento di paradigma al nostro tempo. Così, forse, riusciremo anche a vivere con più speranza e più gioia, a essere meno incat- tiviti e rivendicativi. E chi, più degli uomini di buona volontà, dovrebbe sentirsi sollecitato a questo impegno prima che si rischi davvero di ritornare, nei rapporti tra di noi, al tempo della clava?

Maurizio R.

Anniversari di Matrimonio

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO: DUE TESTIMONIANZE

Domenica 7 ottobre, si è svolta l’annuale Festa degli Anniversari di Matrimonio. Più di cin-

quanta coppie di sposi si è ritrovata nella Chiesa Parrocchiale di Uggiate e hanno partecipato

alla Santa Messa, per ricordare il cammino fatto insieme e ringraziare il Signore per averli

accompagnati giorno dopo giorno. Un momento particolarmente significativo ed emozionante è stato il rinnovo reciproco della promessa matrimoniale: “Io mi dono a te e mi impegno a

ricercare con te sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, il disegno che

Dio ha su di noi e a scoprire con te la beatitudine dell’amore in tutti i giorni della nostra vita”. Con la mente e il cuore si è tornati a quel giorno speciale e unico, più o meno lontano, in cui si è detto un sì importante, carico di amore, ma di cui allora forse non si conosceva bene il

significato e cosa avrebbe comportato. Quanti ricordi di quella festa! Per le molte coppie il

pensiero è sicuramente andato anche alle persone care, che quel giorno avevano condiviso

la loro gioia e che ora sono in Paradiso

...

È venuto poi alla mente il cammino insieme, fatto di

quotidianità, di lavoro, di momenti sereni e di giorni tristi e faticosi … Le letture, che per una

felice coincidenza erano quelle sul Matrimonio, e le parole di don Sandro hanno aiutato tutti

a riscoprire questo Sacramento come un dono grande e prezioso, pensato da Dio fin dalla Creazione del mondo. Le parole del Vangelo sono semplici e chiare: “Dall’inizio della Creazione

li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua

moglie e i due diventeranno una carne sola …”. “ Diventeranno …” al futuro … perché essere marito e moglie non è questione di un giorno, di quel giorno bello e festoso. Si diventa marito e moglie condividendo un cammino quotidiano,

12 - Anniversari di matrimonio

10-15-20 anni
10-15-20 anni

giorno dopo giorno, conoscendosi un po’ per volta e imparando accettarsi per ciò che si è, pensando all’altro come a qualcuno che Dio ci ha affidato e ricordando, come ha detto una volta Papa Francesco, che a due sposi capita di litigare, ma che è buona cosa fare pace prima che la giornata finisca. La festa è conti- nuata all’Oratorio con il pranzo, un’occasione per chiacchierare serenamente con tante coppie conosciute, ma anche per incontrare persone con le quali non c’era mai stata l’opportunità di parlare. È stata proprio una bella giornata che ha rallegrato il cuore di tutti le coppie che hanno partecipato. Anche quest’anno nella festa della Beata Vergine Maria del Rosario, si è celebrata la festa degli anniver-

sari di matrimonio (5-10-15-20-25-30-35-40-45-50 e oltre

...

).

È stata una felice occasione per ricordare

la data del proprio matrimonio cristiano e rinnovare le promesse di fedeltà e di aiuto reciproco, che solennemente abbiamo formulato il giorno del nostro sì. La celebrazione liturgica era tutta incentrata sul

tema della famiglia, per cui le letture ci hanno ricordato: la prima “non è bene che l’uomo sia solo” e Dio

ha dato ad Adamo una compagna a lui simile e nella quale il primo uomo si è riconosciuto e completato; nella seconda San Paolo ci dice che Gesù è nostro fratello pronto a sostenerci; nel vangelo troviamo il richiamo alla fedeltà reciproca e alla indissolubilità del matrimonio cristiano. Al termine della sua omelia don Sandro ha avuto parole di conforto anche per chi non è più coppia con l’altro per vari motivi: vedo- vanza, separazione, crisi della vita coniugale e ci raccomandato di pregare per tutti e di restare loro vicini.

Alla celebrazione eucaristica in oratorio ha fatto seguito un momento di convivialità dove abbiamo potuto apprezzare un’ottima cucina e ha iniziato o rinfrancato liete amicizie. La domenica è stata felicemente

preceduta da una serata in sua preparazione. Una coppia di sposi ha portato la sua testimonianza di vita

familiare cristiana. Ha voluto sottolineare come a volte non sia facile “ passare all’altra riva”. Occorre saper aspettare, rispettare, avere stima dell’altro per continuare sulla strada incominciata col nostro sì. Maria ci

sostenga nei momenti sereni e nelle difficoltà della nostra vita familiare.

25 anni
25 anni
30-35 anni
30-35 anni

14 - Anniversari di matrimonio

40 anni
40
anni
50 anni
50
anni
oltre 50 anni
oltre 50 anni

SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

CELEBRAZIONI Giovedì 1 novembre - TUTTI I SANTI

ore 7.30

S. Messa a Uggiate

ore 8.30

S. Messa a Trevano

ore 9.00

S. Messa ai Mulini

ore 10.00

S. Messa a Ronago

ore 10.30

S. Messa a Uggiate

ore 14.30

Vespri e processione al Cimitero di Ronago

ore 14.30

Vespri e processione al Cimitero di Uggiate

ore 18.00

S. Messa a Uggiate

Venerdì 2 novembre - COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

ore 9.00

S. Messa in chiesa parrocchiale a Uggiate

ore 10.00

S. Messa al Cimitero di Uggiate

ore 11.00

S. Messa in Casa Anziani a Uggiate

ore 15.00

S. Messa al Cimitero a Ronago

ore 20.00

S. Messa in chiesa parrocchiale a Ronago

ore 20.30

S. Messa in chiesa parrocchiale a Uggiate

CONFESSIONI:

A Uggiate Trevano

Lunedì 29 ottobre ore 9.30-11.30 e ore 15.30-18.00

Martedì 30 ottobre Mercoledì 31 ottobre

ore 9.30-11.30 e ore 15.00-18.00 ore 9.30-11.30 e ore 15.00-18.00

A Ronago:

Anagrafe

della Comunità Pastorale

Per sempre con Dio nel suo Regno

Arnaldo Martinelli coniugato con Maria Pontiggia

  • di anni 89 – Via Marconi, 3 – Uggiate T. (11 settembre 2018)

Giovanni Lurati coniugato con Luigia Fasola

  • di anni 84 – Via XXV Aprile, 6 – Uggiate T. (11 settembre 2018)

Angelo Bricola coniugato con Silvana Baietti

  • di anni 81 – Via Roccolo, 23 – Uggiate T. (23 settembre 2018)

Alba Pozzi vedova di Pietro Armandola

  • di anni 98 – Ronago (5 ottobre 2018)

Uniti per sempre con la grazia del Matrimonio

Giovanni Peluso e Alessandra Quadranti – Uggiate T. (1 settembre 2018)

Davide Giacomazzi e Sandra Premoli – Uggiate T. (8 settembre 2018)

Christian Sternativo e Elisa Butta – Uggiate T. (15 settembre 2018)

Sieva Mazzullo e Antonella Clemente – Uggiate T. (6 ottobre 2018)

18 - Anagrafe

Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Dario Giuseppe Casartelli di Davide e Miriam Donadini – Uggiate T. (2 settembre 2018)

Rinati in Cristo per il dono del Battesimo Dario Giuseppe Casartelli di Davide e Miriam Donadini

Susanna Valentina Quarenghi di Lorenzo e Samia Tavasci – Uggiate T. (7 ottobre 2018)

Marta Maria Gambarini di Emanuele e Antonella Pucci – Uggiate T. (7 ottobre 2018) Irene Parente di Giuseppe e Catalina Onu – Uggiate T. (7 ottobre 2018) Vittoria Brendolini di Daniele e Simona Vecchiori – Uggiate T. (7 ottobre 2018)

Rinati in Cristo per il dono del Battesimo Dario Giuseppe Casartelli di Davide e Miriam Donadini

Arianna Helen Franchetto di Claudio e Annalisa Gullotti – Ronago (21 ottobre 2018)

Arianna Helen Franchetto di Claudio e Annalisa Gullotti – Ronago (21 ottobre 2018) Giovanni Scarpellini di

Giovanni Scarpellini di Nicola e Lucia Galli – Ronago (21 ottobre 2018)

Arianna Helen Franchetto di Claudio e Annalisa Gullotti – Ronago (21 ottobre 2018) Giovanni Scarpellini di

20 - Anagrade

Resoconto economico

Parrocchia di Uggiate T.

ENTRATE

Mese di agosto 2018

N.N. € 50; N.N. € 20; N.N. € 5000; N.N. € 100; N.N. € 100; N.N. € 100; N.N. € 100; N.N. € 300;

N.N. € 1000; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N. € 250; Ammalati e Anziani € 50.

Mese di settembre 2018

N.N. € 2500; N.N. € 150; N.N. € 300; N.N. € 200; N.N. € 100; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N. € 200; N.N. € 450; N.N. € 100; N.N. € 300; N.N. € 50; Ammalati € 90; Uso locali € 360; Uso locali saletta Mulini € 240; Canestri Somazzo € 4190, Pesca Somazzo € 522; Canestri S. Michele

€ 2600.

USCITE

Mese di agosto 2018 A don Bolis € 250, Fatture E-ON € 228; Perin Ponteggi € 5370; 6^ rata Comune Uggiate (ra- teizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50; DB per materiale liturgico € 158; Vrei per impianto antincendio € 76; Tecnografica per bollettino € 1237; Salin per bollettino € 1640; Fatture Enel € 1161; Il Settimanale € 131; Periodici S. Paolo € 166

Mese di settembre 2018

Fatture E-ON € 90; Ecodry 2° acconto € 3000; Assicurazione Cattolica € 7781; Galli Antonello € 1140; Francobolli € 115; Infostrada € 78; Periodici S. Paolo € 61; Thyssenkrupp € 179; Saldo Restauratrici € 8000; Fatture Enel € 515; Stop per derattizzazione € 659, Pandiani Consulting € 1680; 7^ rata Comune Uggiate (rateizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50.

dal Mondo

PRIMAVERA DELLA CHIESA BENGALESE

Comunione e testimonianza - Questo il tema di tre giorni di incontri,

preghiere, discussioni e dibattiti della Chiesa Bengalese, nella capitale Dhaka. Erano presenti, insieme al Cardinale Patrick, tutti i vescovi delle otto Diocesi del Paese, insieme ai rappresentanti del clero, dei fratelli

consacrati, delle religiose e dei laici (duecento persone in tutto). L’incon-

tro avveniva dopo dieci anni dall’ultima Assemblea Pastorale Nazionale

e il suo obiettivo era la revisione del lavoro e della testimonianza della Chiesa, con la programmazione per i prossimi dieci anni.

La visione dell’Assemblea era straordinaria e commovente, specialmente per noi, missionari stranieri da quarantacinque anni in Bangladesh, che

da maggioranza ora siamo diventati una piccola minoranza nella Chie-

sa Bengalese (eravamo solo in due in quest’Assemblea) di fronte a una

Chiesa che è cresciuta e si è sviluppata con tante vocazioni religiose e tanti

laici impegnati nella testimonianza cristiana: negli ultimi quarant’anni le Diocesi sono raddoppiate e le vocazioni triplicate. Ringraziamo il Signore! Assemblea vivace, piena di discussioni appassionate e allietata anche da canti e danze delle varie etnie di cui è composta la Chiesa Bengalese (circa una quindicina). È una Chiesa piccola: trecentottantamila cattoli- ci (cinquecentomila cristiani in totale, comprendendo i Protestanti) su una popolazione di centosessantamilioni di abitanti (90% mussulmani, 8% indù e altre minoranze animiste e buddiste). Una Chiesa apprezzata

per le sue scuole (da qualche anno abbiamo anche un’Università Cattoli- ca), per i suoi ospedali e dispensari di villaggio, per le banche rurali, per

l’attenzione ai poveri e ai sofferenti. L’anno scorso in pochi mesi si sono rifugiati in Bangladesh settecentomila Rohingya, fuggiti dalla Birmania, dove hanno subito persecuzioni e massacri: e il Bangladesh è grande meno di metà Italia!

È una chiesa giovane in maggioranza, con tutti i problemi che il progresso e la modernità pone alle nuove generazioni e il pericolo della perdita dei valori tradizionali. Infatti, una delle decisioni dell’Assemblea, come im-

pegno per i prossimi anni, è stata per la formazione dei giovani e la cura

delle famiglie, sempre più fragili e in difficoltà. La formazione cristiana a

una Fede profonda e convinta, piena di amore per il Signore e di carità

per i fratelli, è infatti la sfida che la Chiesa deve affrontare con tutte le sue

22 - dal mondo

forze, per non avere uno sviluppo sociale pieno di cose ma vuoto di

valori. E questo deve essere fatto insieme. Per questo l’insistenza sulla Comunione e la Testimonianza cristiana, fatta in un Paese in maggio-

ranza non cristiano. Il dialogo di vita con le altre religioni è stato uno degli obiettivi su cui puntare, per poter collaborare allo sviluppo del

Paese e al superamento delle sue difficoltà. Anche Papa Francesco, venuto l’anno scorso a novembre, è stato affascinato dalla gente del Bangladesh, piena di gioia di vivere, nonostante i grandi problemi che

deve affrontare ogni giorno e ha invitato la Chiesa Bengalese a essere coraggiosa testimone dell’Amore del Signore, ovunque e sempre. Ai sacerdoti e alle persone consacrate ha detto: “Dobbiamo lavorare per il Signore sempre con gioia!”

E così, pieni di speranza e fiducia, cantiamo anche noi l’Inno Nazionale

del Bangladesh, che tutti i bambini di tutte le scuole del Paese, cantano

ogni mattina prima di iniziare la scuola.

O mio Bengala dorato, io ti amo! Il tuo cielo e la tua aria

sempre fan risuonare il flauto, dentro il mio cuore.

In primavera, o Madre mia, il profumo dei tuoi manghi mi fa impazzire. Ahimè è tutto un delirio! In autunno, o Madre mia, nei tuoi campi pieni di messi, vedo dolci sorrisi.

Hai sparso luci ed ombre, affetti e nostalgie, un tappeto sotto le piante e sulle rive dei fiumi ...

padre Quirico

G.A.M.

gruppo appoggio missionario gam.ronago@gmail .com

UNA FINESTRA SU KALONGO - Continua

Dopo Francesca continua il mio racconto su Kalongo con Maurice.

Maurice Okao è un giovane medico non ancora trentenne responsabile della pediatria. Si

occupa dei piccoli pazienti a ogni ora del giorno e della notte e tratta ogni persona con infinito

garbo.

G.A.M. gruppo appoggio missionario gam.ronago@gmail .com UNA FINESTRA SU KALONGO - Continua Dopo Francesca continua il

La Fondazione Ambrosoli ha stabilito per lui un’importante borsa di studio di specializzazione

con il patto che, per ricambiare, nei successivi tre anni Maurice resti a Kalongo. Lui,

sorprendendo tutti, ha detto che firmerà un accordo per cinque anni perché è questo che vale

il suo debito di riconoscenza. Poi aggiunge: “In realtà il contratto conta poco: il mio cuore è qui tra questa gente che soffre. Qui combattiamo le malattie ma soprattutto l’ignoranza perché

spesso i bambini guariscono, ma dopo qualche giorno le madri li riportano in ospedale per non aver rispettato le regole della convalescenza. Io sono nato altrove, ma ormai mi considero di Kalongo. Mio padre e mia madre avevano un forte istinto umanitario ed io sono stato cresciuto

con questi valori. Volevo fare l’ingegnere, ma poi ho capito che era medicina la facoltà che mi

avrebbe permesso di essere al servizio degli altri. Il senso del mio lavoro l’ho trovato la prima

volta qui in presenza di un neonato giunto all’ospedale già in coma. Anche i parenti si erano

messi il cuore in pace … lo abbiamo curato e, contro ogni previsione, il bambino ha aperto gli occhi. Da quel giorno ho capito di avere fatto la scelta giusta”.

24 - G.A.M.

LA LETTERA MAI SCRITTA

dal Lazzaretto del carcere militare di Merseburg

Nel centenario della Grande Guerra, Renato Arrighi, studioso di storia locale, nato a Camnago e resi- dente nella nostra Comunità, ha ricostruito vita, vicende e personaggi di Uggiate Trevano nel quadro

del primo conflitto mondiale.

Alcune puntate sono già state pubblicate da “Le Campane di Uggiate e di Ronago” e, per questo numero del Bollettino, Renato Arrighi ha recuperato la storia di uno dei tre fratelli Croci, soldati mai più tornati a casa. Non solo ha scovato e consultato documenti, in Italia e all’estero, ma si è rivolto direttamente

al Ministero della Difesa, trovando risposta e all’Ufficio Cultura di Merseburg, in Germania, la cittadina

dove Mario Croci trovò la morte nel lazzaretto del campo di prigionia.

Renato Arrighi si è soffermato sulla famiglia Croci di Trevano posto che in Italia circa trecento famiglie

hanno pianto tre congiunti morti in guerra, una tragedia nella tragedia. E una di queste famiglie è proprio nostra, è nostro il compianto per mamma Angela Ronchini, originaria di Gaggino, sposata a Trevano con Pietro Croci. Il brano qui pubblicato è inedito, frutto di annose ricerche storiche e della collaborazione del professor

Tino Papis, di origini uggiatesi, che ha messo a disposizione il suo copioso archivio.

Cara Mamma, non ho mai avuto motivo di raccontarti bugie, siamo persone semplici e diciamo soltanto il necessario anche perché la nostra parlata è essenziale come l’arredo delle case e

tutto quanto accompagna il vivere. Nessun fronzolo, nulla da nascondere. Tanto meno bugie.

Dell’infanzia ho pochi ricordi perché, come tutti, anche voi eravate sempre piegati sui campi

ed io vi vedevo poco in viso. Adagiato sotto l’uno o l’altro dei gelsi che i signori Maderni di Riva San Vitale volevano nei loro campi, ne osservavo le fronde e col vento scorgevo i colori del cielo nelle diverse stagioni. Alla scuola ho appreso anche i doveri e, nel tempo libero, quando

non ero sul sagrato della Chiesa di San Michele, preparavo le fascine per il camino. Una vita

semplice e bella. Sono andato presto a lavorare come falegname e al rientro la sera vi aiutavo,

specialmente nella stalla, a governar la mucca, i due buoi e quando la Provvidenza voleva, i

vitelli; e la Domenica, dopo la Messa, ancora là sul sagrato della Chiesa con gli stessi amici, ma

ormai con le gambe giù, penzoloni da quel muro che nell’infanzia dava riparo al corpo e con la gioventù libertà ai sogni. Ero diventato grande. La visita militare mi ha fatto scoprire di essere alto un metro, sessantaquattro centimetri e mezzo con un torace di novantaquattro, denti sani, occhi e capelli castani.

Fu in quest’occasione che per tranquillizzarti ti dissi che il soldato zappatore, quale io

sono, significa chi pianta le patate per chi spara in trincea. Mamma, ti raccontai una bugia, grossa come il carro del fieno, quello a quattro ruote. Volevo soltanto evitare di aggiungere preoccupazione e altro dolore allo strazio che già provi con il papà Pietro per la morte dei miei fratelli: Marco, già ferito alla sua mano da maçon nell’ottobre del 1915 per una fucilata e morto

a ventotto anni nell’ultimo giorno della quinta battaglia dell’Isonzo. Sul Monte San Michele, tra la neve del Carso che si scioglieva e il fango delle doline che lo inzuppava oltre le caviglie senza nemmeno il tepore della maglia, del passamontagna, dei guanti e le calze che con le altre

mamme del paese avevate cucito e ancora una volta inutilmente inviate l’8 di marzo. Lui morì il 15 di marzo. E Luigi, anche lui muratore, morto il 16 maggio, con gli anni di nostro Signore sulla croce, soltanto due mesi dopo il primo; lui colpito da una granata durante le terribili settimane del contrattacco austriaco a voi conosciuto col nome di Strafexpedition o spedizione punitiva, pagando con la propria vita insieme a decine di migliaia di altri poveri disgraziati l’inerzia degli

alti comandi, che provocò la carneficina tra le nostre fanterie e la caduta del governo Salandra. Ma anche l’altro mio fratello Angelo, dato per disperso con altri ottomila e più il 25 maggio del ‘17, nella disfatta del Flondar, a quota 146. Son sicuro sia vivo e soltanto prigioniero. Speriamo vi sia nel frattempo già arrivata la buona notizia dalla Croce Rossa, come spero che il sacrificio

di questi miei fratelli abbia già dato i suoi frutti, anche se terribilmente amari, agli altri due miei fratelli Carlo ed Emilio. Chi sarà stato tolto dal fronte e arretrato alla seconda o terza categoria?

Chi riformato ed esonerato per aiutarvi nei campi, come prevede la legge militare dopo tante

sofferte tragedie famigliari?

Fu in quest’occasione che per tranquillizzarti ti dissi che il soldato zappatore, quale io sono, significa

26 - La lettera mai scritta

Mamma, se sei in piedi, siediti. Meglio se lo fai là, nel fienile, dove nessun’altra sfortunata

madre di soldati ti potrà sentir piangere. Guarda che sia il Luigi che il Marco sono, come si dice da noi, morti bene, cioè subito. L’ho capito qui, nel tritacarne della guerra.

Quando il signor Giovanni Fontana porta dal Comune l’atto di morte, significa che il corpo era integro e comunque riconosciuto. È quando inviano la cartolina con scritto:

‘partecipazione di dispersione’ del soldato tal dei tali e dopo un mese la ripetono e

magari aggiungono: ‘se avete voi notizie del militare, comunicatecele’ allora sì che non si sa come piangere perché i casi sono due: o è stato catturato dal nemico e inviato

tra fame e pidocchi in campo di prigionia oppure quel che rimane del corpo, straziato

e irriconoscibile, finisce in una fossa comune e definitivamente dato per disperso. In

questo modo, da chi lo aspettava sarà per sempre ricordato.

Dato che non so come andrà a finire questa storia, e dubito che riuscirò a rivedervi e

rivedere gli amici del sagrato, è meglio che ti dica la verità… tutta.

Già al 26° reggimento di fanteria ero inquadrato - fante zappatore -: scavavamo delle

buche che poi ricoprivamo, tiravamo fili di ferro che poi toglievamo, riavvolgendoli. Ma

si trattava di esercitazioni ed eravamo al sicuro, in caserma, dove mangiavamo due volte al giorno. Quando, però, mi hanno trasferito al 51° reggimento, dove i più sono conterranei di

San Francesco ma mentre lui le cantava, questi le suonano forte, e ci hanno inglobato

nella brigata Alpi, passata a far parte dell’ottava divisione del secondo corpo d’armata,

bé, li ho sentito un odore pesante molto più di quello che fa la mota del letame fuori dalla stalla.

Eredi dei cacciatori delle Alpi, che hanno combattuto anche nella vicina San Fermo, eravamo destinati in Francia. Qualcosa mi diceva che difficilmente sarei tornato a Uggiate

Mamma, se sei in piedi, siediti. Meglio se lo fai là, nel fienile, dove nessun’altra sfortunata

per incontrare i miei coscritti del posto. Vivranno ancora Camillo, Carlo e Pierino? Da ragazzi

tiravano sassi a noi di Trevano e noi li tiravamo a quelli di Ronago, che stavano giù, ancora più in basso di noi, ma non facevano male. E che ne è stato del mio coscritto Carlo di Ronago? Sarà

tornato a casa? Sarà prigioniero anche lui o morto? Vorrei tanto incontrarli tutti e sento che li

incontrerò presto. Ci hanno mandati a combattere in Francia per ricompensa ai Francesi che erano venuti ad aiutarci l’anno scorso, dopo la disfatta di Caporetto, e dovevamo dimostrare di essere meritevoli di questo onore e riscattarci dal disonore di quel disastro, causato, credimi, non dai soldati, ma

da generali inefficienti e cinici. Ed io, io, altro che rincalzatore di patate, mamma! Sapessi, lo zappatore ha il compito di scavare trincee, mettere il filo spinato, tagliare con cesoie insufficienti il filo spinato delle trincee nemiche, correre avanti e scappare indietro… E tanto altro ancora che ponga riparo ai nostri e rovina al nemico. Noi zappatori e i portaferiti siamo

le prede preferite dei cecchini come le lepri lo sono dei cacciatori, giù in Valle Mulini. Lì ho capito perché barattiamo con gli altri soldati per avere più mutande. Ma non è finita perché,

dopo tutto questo, si va anche noi all’assalto ed ogni assalto è una discesa all’inferno. E, per chi non muore, un nuovo calvario.

Mamma, mi dispiace, È successo che la notte tra il 14 e il 15 di luglio di questo 1918,

esattamente dieci minuti dopo la mezzanotte, i tedeschi hanno sferrato un attacco devastante

tutto attorno al monte di Bligny, che si chiama così ma è più basso del nostro monte Prato,

proprio nel bosco dell’Eclisses, dove eravamo noi. È stato quello il loro ultimo tentativo. Per fortuna, infranto grazie anche al nostro sacrificio di sfondare le linee e arrivare dritti dritti,

in poche ore, fino a Parigi. Su di noi, proprio su di noi, ininterrottamente fino alle quattro del mattino, hanno bombardato di tutto perfino con i gas e liquidi velenosi, che forse mi avranno anche intossicato, dato che ho vomitato sangue e continuo a tossire. Un inferno. Non

lo immaginavo, ma mi trovavo nel pieno della seconda battaglia della Marna, decisiva per le

sorti della guerra sul fronte francese e non solo. Ci siamo difesi con coraggio fino allo stremo. Del nostro reggimento son rimasti soltanto 493 soldati e 28 ufficiali. Non si vedeva niente a pochi centimetri dal naso… altro che la nebbia delle Brughiere di quel mattino d’autunno del 1916, quando accompagnai il papà alla stazione di Albiolo, che con gli altri contadini portavano

i foraggi requisiti per il fronte. Siamo quindi ripiegati nel bosco di Courton e lì, inebetito, come gli altri mi muovevo; due passi avanti e un passo indietro, un passo avanti e due indietro. Tutto a un tratto ho sentito un’aria calda, come se fossi entrato in una fornace e un odore acre,

che ancora ho nel naso. Il nemico, scortato dai carri d’assalto, si faceva strada nel bosco con i

lanciafiamme. Era l’alba quando sentii delle voci, diverse dalle solite, che gridavano: Kamarad,

Kamarad e sgnifete e sgnafete. Cosa dicessero non so, ma chi non lasciava cadere il fucile e chi

28 - La lettera mai scritta

non alzava le mani veniva accoppato sul posto. La guerra è orribile e non ci sono

non alzava le mani veniva accoppato sul posto. La guerra è orribile e non ci sono buoni o cattivi perché tutti, seguendo un ordine, siamo costretti fare le stesse cose, con uniformi

diverse. Morire subito o arrendersi e sopravvivere! Eravamo circondati. Prima a piedi,

qualche spintone, ma vivo, poi in vagone ferroviario e ancora a piedi. Siamo arrivati in

questo campo di prigionia a Merseburg, in Germania orientale, dove siamo oltre 26’000

prigionieri e i più sono francesi, poi russi e inglesi. I soldati francesi, quelli catturati

appena iniziata la guerra nel 1914, portano ancora le uniformi napoleoniche come quelle che ci spiegava a scuola la cara maestra Clotilde Bernasconi: pantaloni rossi e un lungo

pastrano azzurro scuro. Una divisa simbolo di coraggio, sostengono loro, che aggiungono

di aver inventato l’assalto moderno alla baionetta. Durante una battaglia, il 22 agosto 1914, in sol giorno, in Francia, sulle Ardenne, ne sono morti 27’000 di questi matti che,

avanzando baldanzosi, urlavano e ancora urlando, ma di terrore, morivano annaffiati dal

piombo delle micidiali mitraglie tedesche. Successivamente i caporioni, pasciuti e a sicura

distanza dal fronte, modificarono questa tattica suicida con la guerra di trincea che logora

il corpo, la mente e l’anima e il più delle volte serve soltanto a ritardare l’appuntamento

con la morte. Ci chiamano macaronis questi cosi vestiti e sai perché questa, diffidenza,

nei nostri confronti? Perché anche da loro noi, già da decenni, siamo costretti a emigrare

accontentandoci di lavori umili e compensi miseri, pregiudicando il loro benessere.

La lettera mai scritta - 29

30 - La lettera mai scritta

30 - La lettera mai scritta

Queste le voci che anche qui circolano su di noi italiani. Per fortuna gli altri soldati francesi,

quelli vestiti come noi, che come noi portano lo stesso elmetto, quelli che, sbalorditi, ci hanno visto combattere, quelli catturati con noi il 15 di luglio nel bosco di Courton, ci rispettano e ci

offrono anche qualcosa quando possono. Almeno loro qualcosa ricevono dal loro Governo,

mentre noi per punirci di presunta vigliaccheria, per paura che ci strozzi di meno la nostalgia

e per timore che in prigionia si stia meno peggio che al fronte, secondo loro più facilmente ci

arrendiamo al nemico

...

Lasciamo perdere, mamma.

Noi siamo persone povere ma loro, loro sono povere persone e tra le due povertà vi è un abisso

incolmabile. È tale il loro disinteresse per noi prigionieri italiani che son sicuro tu nemmeno sappia dove io sono. E chissà quando lo saprai.

Ti faranno sapere, e con ingiustificabile ritardo, che son morto di catarro bronchiale, che

fa sembrare più umana la sfortunata sorte, ma sarà la tubercolosi a prendermi, che qui ne semina come si fa da noi col frumento.

Mamma, quante volte sarai morta di dolore tu, prima di sapere finalmente che anch’io sarò

morto?

Mario Giovanni Croci e tutti gli altri ragazzi, giovani e meno giovani morti durante la Grande Guerra. E troppo in fretta dimenticati.

Trevano, 6 gennaio 1898 Merseburg, lazzaretto del campo di prigionia – 29 novembre 1918, ore una, del pomeriggio

La comunicazione di morte sarà spedita dalla sede di Perugia del comando 51° Fanteria il 15 agosto 1919 al Municipio di Trevano, nove mesi dopo la sua morte.

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

Giuseppe Ungaretti

Renato Arrighi

Poesia scritta a luglio 1918

nel Bosco di Courton

Detti e Proverbi

IL VANGELO IN DIALETTO COMASCO di Orazio Sala (Edizioni Famiglia Comasca) a cura del Pepin da Roma

Questa volta voglio fare un intervento molto personale, sia per la scelta del passo evangelico

del maestro Orazio Sala, sia per la ricetta. Il fatto è che la mia dolce metà, Rosalba, ed io stiamo

ancora respirando i profumi d’affetto e di stima emanati dagli amici di Uggiate Trevano durante

l’incontro che hanno organizzato in Oratorio per festeggiare le nostre nozze d’oro.

Da queste pagine Rosalba ed io vogliamo dire ancora grazie, ma, cumè la diseva la mia pora mamm: “L’è migna assée a dì dumà grazie!”

A PRUPOSIT DE DIVORZI

(Mc, 10, 2-16)

I Farisei disevan che segund quel ch’eva dii ul Mosè, vün al pudeva

cambià la spusa, mett

cui cavèj biund

... cun vüna negra, se dumà ‘l vureva, che l’era assée scriiv ‘na dichiaraziun induè ‘l diseva che la ripüdiava par vé risolt ‘n un bott la sitüaziun e la miee la tueva sü e la nava.

E quand che ‘l Nost Signuur ‘l ga riva tiir

a fann i fürbi, fann ul saltafoss e senza stà li tantu a girà ‘n giir (cumè se füssan luur dumà baloss)

a ga dumandan: “Segund Ti, ‘mè l’è, se vün l’è stüff de stà cun la sua spusa,

l’è giüst a fà cumè l’à dii ‘l Mosè, spedila via e nà cu ‘n’altra tusa?”

E Lüü ‘l rispund: “Gh’ii ìl cöör che l’è de sass; ma sa po’ minga fà cumè sa vöör, la diss la Bibia: se ta vöö spusass dopu, te de stà insèmm fin che sa möör,

che l’omm al lassarà ul pà e la mamm e insema a la sua dona al narà via e da quel dì, cumè ‘n corp sul sarann, Diu j’à metüü insema e così sia. Diu j’à unii par tütt l’eternità e l’omm a j’à po’ minga destacà.

32 - Detti e Proverbi

Le nostre ricette LA RIZETA. Quela d’incöö l’è speciaal: I BINIIS DEL VIIV INSEMA Ingredient: sentiment

Le nostre ricette

LA RIZETA. Quela d’incöö l’è speciaal:

I BINIIS DEL VIIV INSEMA

Ingredient: sentiment mantegaa; püsèe ga n’è, püsée vegnan bun.

Par viiv insema dodas, tredas uur

l’è assée un zicch de sürugaa d’amuur.

Par viiv insema par l’eternità

Le nostre ricette LA RIZETA. Quela d’incöö l’è speciaal: I BINIIS DEL VIIV INSEMA Ingredient: sentiment

inn tanti i sentiment da mantegà.

Par fà restà ul fööch d’amuur bel pizz e ‘l g’abia i fiamm alegar e cunt i rizz

bisogna bufagh sura la pasiun cul mantas aziunaa da l’emuziun. L’oltru l’è bèll e ‘l merita rispett

che j’öcc stan minga lì a guardà i difett.

  • I bej paroll fann divertì j’urecc

s’inn süssüraa cun grazia denta al lecc.

Boca e man inn mai stracch de fà moin

cumè fa na careza o dà un basin

  • I crépp che vegna föra scià e là

sa giüstan cun la bona volontà.

Pö gh’è ul sustegn recipruch, la pazienza,

la devuziun, i slanz (ma cun prüdenza), la fantasia, la supurtaziun,

ul cöör, la fedeltà, la seduziun,

spartìss i cuntentezz e anca i duluur

e mai desmentegass che gh’è ul Signuur, lasàss menà da j’und de l’armonia, restà inamuraa e così sia ... Insoma, vuress ben, par vess preciis,

e pö impienì na gerla de biniss;

biniss che mandan, par restàv visin,

la Rosalba insema al sò Pepin.

Sentieri Sentieri di di fede fede

SAN MARTINO DI VIGGIÙ

Dopo essere andati in pellegrinaggio alla chiesa della Madonna Addolorata di Brissa-

go, continuiamo il nostro cammino. Attraversiamo il lago Maggiore, proseguiamo verso il lago di Lugano poi arriviamo a Porto Ceresio, quindi a Besano, a Brenna d’Useria e, infine, a Viggiù. Qui troviamo la chiesa di San Martino: la nostra meta. L’edificio sorge

su una piccola altura a meridione del centro abitato, un tempo quasi completamente

terrazzata e coltivata (oggi incolta verso Sud ed edificata verso Nord). Vi si accede me- diante una piccola strada a “rizzada”, che si stacca dalla comunale Viggiù - Baraggia, il

cui ingresso è segnato da un arco settecentesco. Lungo la strada di accesso alla chiesa sorgono le cappelle della via Crucis, con bassorilievi bronzei, opera novecentesca dello scultore viggiutese Giacomo Buzzi Reschini. L’area in cui sorge la chiesa, secondo la

tradizione e le testimonianze archeologiche, è sempre stata un luogo di particolare rilievo anche al tempo dei Romani, testimoniato dalla scoperta di monete romane e

dai resti di un sarcofago tardo-romano, rinvenuto nei dintorni e visibile all’esterno

della chiesa. L’oratorio, attestato almeno dal X secolo, fu la prima chiesa parrocchiale

del paese fino allo spostamento del titolo alla più centrale: la chiesa di Santo Stefano, costruita all’inizio del XVI secolo. Divenuta nella stessa epoca cappella privata della fa- miglia Longhi, fu sottoposta a importanti lavori su progetto di Martino Longhi. Tra di essi, il rifacimento della facciata, l’allungamento dell’edificio con una nuova abside e importanti lavori di abbellimento all’interno. La configurazione strutturale della chie- sa è composta di un’unica navata conclusa da un’abside rettangolare. È costruita con

pietra locale ben squadrata visibile all’esterno. La facciata, modificata dall’intervento

di epoca rinascimentale, è interamente intonacata e presenta un elegante portale in

pietra di Viggiù con timpano spezzato con stemma della famiglia Longhi, e in alto un

piccolo loculo. Il lungo abside rettangolare cinquecentesco è interamente percorso da un grazioso cornicione e con un campaniletto a vela sul lato meridionale. Il lato set-

tentrionale dell’edificio non presenta aperture, mentre quello meridionale oltre a due moderne finestre ogivali conserva, sopra l’accesso laterale, i resti di una monofora ro- manica. Sulla stessa parete sono visibili le tracce di un’altra monofora completamente

murata. L’interno è ad aula semplice, le pareti senza alcuna decorazione, illuminate da

due finestre ogivali; mostra una pregevole pala d’altare cinquecentesca, raffigurante una Crocifissione, con alla base il ritratto dello scultore papale Nicola Longhi. L’abside

è ornata dalle statue dei Santi Nicola e Martino. All’esterno la chiesa è circondata da un

piccolo prato e da boschi.

Si può andare a Viggiù anche a piedi, percorrendo il sentiero confinale ben segnalato,

passando da Bizzarone, Rodero, Cantello, Gaggiolo Baraggia, Viggiù (ore di percorrenza 4 - 4.30).

34 - Sentieri di fede

Sentieri di fede - 35
Sentieri di fede - 35

Notizie flash

FESTE DI FINE ESTATE

Protagonista delle nostre feste di fine estate la devozione a Maria Addolorata e all’Arcangelo

Michele, venerati rispettivamente nelle chiese di Somazzo e di Trevano. Complice il bel tempo del mese di settembre, le cronache di un tempo avrebbero registrato “l’accorrere di un gran

numero di fedeli in occasione delle felici ricorrenze, sbocciate dal cuore dei nostri padri e mantenute in vita da una sentita fede”. Seppur con parole ed espressioni più in linea con i tempi attuali, anche noi vogliamo annotare la numerosa presenza di molte persone che han-

no condiviso i momenti di preghiera a Maria Santissima e ai Santi Arcangeli. Bello avviare

la giornata con la salita a Somazzo, il Rosario e la santa Messa, mentre le stelle lasciavano il

passo al sorgere del nuovo giorno. Altrettanto dolce, di sera, andare alla Madunina e sgranare

il Rosario pensando ai nostri Cari e al loro amore per la Parrocchia e la vita di fede. E così pure andare al colle di Trevano per sostare nella chiesetta accompagnati dalle riflessioni del

sacerdote, dalle voci del coro e consolati dalla preghiera a san Michele così fortemente voluta

da papa Francesco e a noi tanto cara. Non è mancato a ciascuna festa il corollario di iniziative:

canestri, momenti di festa, gesti di solidarietà intrecciati con le note della Filarmonica, i colori dei fuochi e i profumi intensi dell’autunno che arriva. Le nostre tradizioni continuano grazie al cuore, all’impegno, alla volontà di molti, cui va sempre gratitudine e riconoscenza.

NOZZE D’ORO

L’occasione è ghiotta e molto bella: il 15 settembre di quest’anno il nostro corrispondente dialettale Pepin da Roma ha ricordato il felice evento dei cinquant’anni di matrimonio con la dolce moglie, la sorridente e sempre tanto cara Rosalba. Per la redazione del Bollettino è una

gioia unirsi al coro di auguri che ha raggiunto la coppia in questo periodo. Che dire? Ci vorreb- be una pergamena, una rima o una poesiola per suggellare questa ricorrenza così singolare

e importante. Eh, sì… “Viva la coppia dei nostri grandi amici. Auguriamo loro d’esser felici, di quella pura felicità che al giorno d’oggi è rarità. A Rosalba e a Peppino cinquanta potenti auguri perché sian sereni insieme e sempre innamorati, oggi e negli anni futuri!”. Evviva!

36 - Norizie flash

FESTA CON GLI ANZIANI

Quest’anno la Festa dell’Anziano organizzata dalla Comunità Pastorale si è svolta a Uggia- te. Con la Santa Messa delle 10.30, celebrata dal carissimo don Ernesto, è iniziata una

piacevole giornata trascorsa in un clima cordiale di amicizia e di serenità. Nell’omelia don

Ernesto ha avuto parole d’incoraggiamento per tutti, ricordando di essere stato chiamato anche lui “nonno” da un piccolo bambino. Ci ha fatto capire quanto sia importante che i nonni e le persone anziane sappiano trasmettere con le parole e con l’esempio di vita i va- lori e i saperi che costituiscono le radici più genuine della famiglia e della vita comunitaria. Il pranzo condiviso in oratorio è stato preparato con cura e delicatezza. La tombola con- dotta come sempre in modo simpatico e allegro ci ha fatto gustare la bellezza di essere parte di una comunità cristiana in cui ci si aiuta e ci si vuol bene. Un grande grazie ai nostri don, a chi ha preparato questa festa, ai bravi cuochi, a tutti quelli che hanno donato il loro tempo perché tutto riuscisse nel migliore dei modi

CANONIZZAZIONE DI DON FRANCESCO SPINELLI Domenica 14 ottobre 2018, Città del Vaticano. In diretta TV c’è la Santa Messa per la canonizzazione di sette nuovi santi: papa Paolo VI, Monsignor Oscar Romero, i sacerdoti Francesco Spinelli e Vincenzo Romano, suor Maria Caterina Kasper e suor Nazaria Ignazia, il giovane operaio abruzzese Nunzio Sulprizio. Nella folla, assiepata sotto un sole ancora caldo, eccola… è lei! Inquadrata con il suo sorriso di giovane contenta, felice della sua scelta di vita. Suor Mariagrazia Girola, è lì che dà il segno della pace e trasmette nello sguardo la serenità per un evento importante che offre nuova vitalità e slancio alla fami- glia delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda. Don Francesco

Spinelli, loro fondatore e padre, è proclamato Santo da papa Francesco. Una festa grande cui vogliamo unirci anche tutti noi augurando a suor Mariagrazia e alle sue consorelle un tempo fecondo, di bellezza e rinnovata carità.

COMUNITÀ ‘68

Da venerdì 7 dicembre a domenica 9, nel salone dell’oratorio di Ronago, sarà aperta una

mostra speciale e non solo per l’allestimento artistico. Saranno esposti per la prima volta duecento numeri, foto e video storici di “C68” o Comunità ‘68, il bollettino parrocchiale

fondato esattamente cinquant’anni fa. Poi, a cominciare dal titolo di testata, subì qualche

trasformazione, ma rimase la voce della parrocchia di Ronago e nove anni fa, quando nacque

la Comunità Pastorale di Uggiate e di Ronago, si unì alle “Campane” che la raccontano e la

rappresentano, frutto della collaborazione di persone di buona volontà, uggiatesi e ronaghesi. La mostra su “Comunità ‘68” sfoglia pagine di vita comunitaria; è memoria di luoghi, persone, episodi, diario di una generazione, incisione di uno spirito, nero su bianco. E saranno alcuni fondatori di “Comunità ‘68” a parlare di quei fogli ciclostilati, riuniti in piccolo giornale distribuito a tutte le famiglie, dell’anima che volevano imprimervi e che ancora ne esce, insieme alla

passione religiosa e civile: la sera dell’8 dicembre, li presenteranno al pubblico con una tavola rotonda, dalle ore 20.30, all’oratorio.

Tutti sono invitati, all’incontro e alla mostra. Il senso di “Comunità ‘68” spicca sulla prima pagina

del primo numero, uscito nel marzo 1968: “Questo foglio nasce da un’idea di don Matteo

Censi e dall’impegno di un gruppo di giovani che quell’idea hanno accolto con entusiasmo. È nelle nostre intenzioni dare al foglio, che avrà frequenza pressoché mensile, un’impostazione giovane che, per essere tale, rispecchi una posizione aperta, coraggiosa, estremamente critica,

di fronte alla realtà sociale che ci circonda

...

Questo nostro interesse per gli altri è un motivo

tipicamente cristiano che risponde, d’altra parte, all’esigenza propria degli uomini di allacciare

rapporti sociali, di conoscerci sempre di più

nel tentativo di creare una comunità nel senso

... più genuinamente cristiano del termine”. Ed è solo un assaggio dei pensieri di allora e che

sono stati gelosamente conservati come parte di un patrimonio comune.

38 - Comunità ‘68

Segnalibro

Segnalibro L’ANNO DEI TRE PAPI Orazio La Rocca Edizioni SANPAOLO L’estate 1978 tra l’agosto e l’ottobre

L’ANNO DEI TRE PAPI

Orazio La Rocca Edizioni SANPAOLO

L’estate 1978 tra l’agosto e l’ottobre fu un momento cruciale per la vita della Chiesa. Tre Papi in tre mesi: Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II. Tre uomini, tre vescovi diversi fra loro ma uguali e uniti nella

stessa Fede nel Cristo: il Figlio di Dio. Il libro oltre che a ripercorrere le vicende di quell’estate, descrive la figura caratteriale e la Fede che ha

sorretto ciascuno dei tre papi che si sono succeduti in così poco tempo. Tale lettura, aiuta a entrare maggiormente in profondità per riscoprire la forza della fede come ricerca di senso dell’esistenza.

Paolo VI: il papa della modernità, sempre schierato a difesa della vita. Giovanni Paolo I: l’uomo che aveva il catechismo nel sangue, che con la

sua semplice umiltà in soli trentatré giorni riuscì a dare alla Chiesa una

nuova impronta e al mondo una nuova visione di Dio: “che è Padre, ma

anche madre

...

”.

E infine Giovanni Paolo II, il papa venuto da lontano,

colui che da quel tardo pomeriggio del 16 ottobre 1978 guidò la Chiesa

per 27 anni traghettandola nel terzo millennio. Tre uomini: tre Papi che

Segnalibro L’ANNO DEI TRE PAPI Orazio La Rocca Edizioni SANPAOLO L’estate 1978 tra l’agosto e l’ottobre

cambiarono il volto della Chiesa

...

per sempre.

AMICI E VICINI Storie di Santi a portata di mano

Alessandro Bellano Libreria Editrice Vaticana

Santi di ieri e di oggi: trentotto profili di uomini e donne che hanno

vissuto eroicamente la fede, la speranza e la carità e si impongono alla nostra ammirazione, invitandoci a seguirli sulla via della santità.

Il lettore troverà in queste pagine il resoconto della loro vita, il loro

profilo spirituale e la proposta di ampliare l’orizzonte della propria

esistenza e di incamminarci sulle loro orme.

PREGHIERA DEL MARE di Khaled Hosseini Sem “Mio caro Marwan ” ... È l’inizio della lettera

PREGHIERA DEL MARE

di Khaled Hosseini Sem

“Mio caro Marwan

...

È l’inizio della lettera che un padre scrive al suo

bambino, di notte, su una spiaggia buia, con persone che parlano “lin- gue che non conosciamo”. I ricordi di un passato fatto di semplici sicu- rezze, la fattoria dei nonni, i campi costellati di papaveri, le passeggiate

nelle strade di Homs si mescolano a un futuro incerto, alla ricerca di una nuova casa, dove “nessuno ci ha invitato”, dove chi la abita ci ha detto di “portare altrove le nostre disgrazie”. Un futuro di attesa e di terrore, che

comincerà al sorgere del sole, quando dovranno affrontare quel mare,

vasto e indifferente. Questa lettera è un grande atto d’amore e nelle pa- role che la compongono c’è la vita. Speranza e paura, felicità e dolore. Impossibile non riconoscersi, non pensare che al posto di quel padre e

quel bambino potremmo esserci noi. Impossibile non sapere che tutto questo, comunque, ci riguarda.

CUORI INQUIETI

Gianfranco Ravasi San Paolo Una galleria di giovani personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento schizzati con
Gianfranco Ravasi
San Paolo
Una galleria di giovani personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento
schizzati con mano rapida, felice, guidata da non comuni competenze
storiche e linguistiche. Figure che fanno parte dell’immaginario di tanti
lettori (dall’Isacco offerto in olocausto da Abramo al giovane discepolo
Giovanni, amato da Gesù), ma anche figure più appartate, nascoste nel-
le pieghe di un libro smisurato e complesso come la Bibbia; presenze
non per questo meno ricche di freschezza, di densità simbolica, di sug-
gestione poetica. Nel cuore del libro Ravasi apre uno spazio adeguato
alla giovinezza del personaggio cruciale del cristianesimo, il carpentiere
e poi rabbì itinerante originario di Nazaret. Una parola è dedicata agli

anni nascosti del Signore, alla sua famiglia, alla sua professione, alla sua conoscenza della scrittura e della lettura, alla cronologia della sua vita.

40 - Segnalibro

CATTOLICI IN GERMANIA: CHI NON PAGA È FUORI

Se qualcuno dovesse dirvi che per professare la vostra fede dovrete pagare una tassa altrimen- ti verrete scomunicati, come la prendereste? Ebbene, che ci crediate o no, questo meccanismo rappresenta la semplice realtà di ogni fedele cristiano residente in Germania.

Ma, andiamo con ordine.

Tutto si basa sulla “Kirchensteuer” (letteralmente: “Tassa delle chiese”), un’imposta che le tutte

le comunità religiose e filosofiche – quindi non solo quelle cristiane - raccolgono dai propri membri per finanziare le spese della comunità e offrire servizi religiosi come i sacramenti. Già presente nel sistema legislativo di numerosi stati germanici d’inizio ’800, la Kirchensteuer definisce le suddette comunità come enti pubblici aventi il diritto di imporre tasse. In concreto, la tassa è proporzionale allo stipendio e pari a una percentuale dell’imposta sul salario (tra l’8 e il 10%, a seconda che si viva in Baviera o in un altro stato federale tedesco). Differente- mente da quanto avviene in Italia con l’ “8 per mille”, la Kirchensteuer è obbligatoria per tutti i membri iscritti nei registri della comunità – nel caso delle chiese cristiane, fanno fede i registri dei battezzati – e, se si decide di non pagare, i soldi rimangono nelle tasche del contribuente.

Per un immigrato, l’obbligo al pagamento della tassa viene verificato da un funzionario comu- nale al momento della cosiddetta “Anmeldung” (ossia: la registrazione dell’ingresso in Ger- mania) attraverso una domanda ben precisa: «Sei credente?». Se si risponde di sì, occorre specificare la comunità religiosa o filosofica di appartenenza; se invece si risponde di no, la

tassa viene evitata. Se qualcuno di voi stesse considerando la scelta di mentire pur di evitare

l’imposta, ebbene, sappiate che le conseguenze cui andrete incontro potrebbe non piacervi, specialmente se siete cristiani e cattolici. In base al concordato tra la Germania e la Santa Sede

– stipulato nel 1933 a estensione di precedenti accordi tra il Vaticano e alcuni stati federali della Repubblica di Weimar come la Baviera (nel 1924), la Prussia (1929) e il Baden (nel 1932)

– la risposta data al funzionario comunale costituisce, infatti, una dichiarazione pubblica forni-

ta davanti a una competente autorità civile, cosicché una risposta menzognera fornita in sede

di Anmeldung viene considerata come una pubblica abiura della propria fede di cui, secondo quanto stabilito dal concordato, viene direttamente informata alla Santa Sede. Il Vaticano si

riserva quindi il diritto di verificare se la persona in questione risulti battezzata o meno e, nel

caso in cui lo sia, dare inizio alla pratica di cancellazione dal registro dei battezzati, con conseg-

uente negazione di quasi tutti i sacramenti (unica eccezione: l’unzione degli infermi ma solo in evidente pericolo di morte). Detto in altre parole: la rinuncia alla tassa porta dritto dritto verso una scomunica. Ad ogni modo, prima di incorrere in quello che gli italiani di Germania chia- mano “sbattezzo”, la Santa Sede offre comunque al reo una possibilità di redenzione: ritrattare la risposta fornita in sede di Anmeldung e, provvedere a pagare quanto dovuto. Quindi: o la

tassa o la scomunica, tertium non datur.

Se si considera che le due più grandi comunità religiose e filosofiche tedesche sono cristiane e

che più di un partito include ancor oggi l’aggettivo “Cristiano” all’interno del proprio nome, è facile comprendere come la rinuncia annuale alla Kirchensteuer da parte di migliaia di cristiani

(non solo cattolici ma anche evangelico-luterani, come mostra il grafico in calce al presente

articolo) e le conseguenze legate a questa decisione rappresentino una tema di prim’ordine

nel dibattito politico-sociale tedesco. Se da un lato fin dalla fine degli anni ’60 si registrano

periodiche proteste più o meno clamorose, cause giudiziarie e promesse politiche per una revisione della legge, d’altro canto numerose sono le voci a favore della Kirchensteuer, tanto

dentro quanto fuori dai palazzi della politica e dalle chiese. Del resto, nonostante la Conferenza Episcopale cattolica Tedesca abbia più volte ribadito come la tassa sia un atto giusto e dovuto, alcuni eminenti personalità tedesche del mondo cattolico si sono pubblicamente dichiarate

contrarie a questo sistema. A partire da Monsignor Georg Gänswein, storico segretario di papa Benedetto XVI e prefetto della Santa Sede, il quale in un’intervista al giornale “Schwäbischen

Zeitung” del 17 luglio 2016 non usa mezzi termini: «Il serio problema della Kirchensteuer è che

la chiesa cattolica tedesca reagisce alla rinuncia alla tassa con l’automatica esclusione dalla comunità ecclesiastica, ovvero con la scomunica. Questo è esagerato, incomprensibile. Tenete conto che oggigiorno nemmeno la messa in discussione di un dogma è ritenuto un fatto così grave da comportare l’automatica esclusione dalla Chiesa. Come può dunque il mancato paga- mento del Kirchensteuer essere un grosso crimine contro la fede? L’impressione che si genera

è tuttavia questa: finché viene messa in gioco la fede non è qualcosa di grave; ma non appena

entra in gioco il denaro, allora diventa un problema. Ecco perché la spada affilata della scomu-

42 - Cattolici in Germania

nica a causa della rinuncia alla Kirchensteuer è smisurata e necessita di una correzione».

A ben vedere, lo stesso Benedetto XVI ha più volte mostrato un atteggiamento critico nei confronti di questo sistema: se le sue dichiarazioni del 2011 durante un incontro con il

“Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi” affrontano la questione solo in maniera implicita («In Germania la Chiesa è organizzata in modo ottimo […] Sincera- mente dobbiamo però dire che c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito»),

un’intervista rilasciata al giornalista tedesco Peter Seewald dopo la rinuncia pontificia lascia poco spazio ad interpretazioni: «Ho grossi dubbi sulla correttezza del sistema così

com’è. Non intendo dire che non ci debba essere una tassa ecclesiastica, ma la scomu- nica automatica di coloro che non la pagano non è sostenibile».

Ad ogni modo, né questi autorevoli interventi né la moltitudine di cristiani che ogni anno preferiscono la scomunica alla tassa sono riusciti in alcun modo a mutare lo status quo:

in Germania, chi non paga è fuori.

nica a causa della rinuncia alla Kirchensteuer è smisurata e necessita di una correzione». A ben

Andamento nel tempo del numero di rinunce alla Kirchensteuer da parte dei cristiani

tedeschi, basato su dati forniti dalla Conferenza Episcopale Tedesca e dell’ Ufficio della

Chiesa Evangelica di Germania e liberamente consultabili al sito www.kirchenaustritt. de/statistik

SUPERIORI: DUE GIORNI IN BAITA

Il 29-30 settembre ventidue ragazzi delle Superiori con una dozzina di educatori hanno vissuto una due giorni di programmazione dell’anno in baita don Titino, all’interno del parco Spina Verde di Como, con annessa vista panoramica su Como e lago. Dopo una mezz’ora di cammi-

nata lungo una strada si arriva in un luogo particolare, dove sembra di essere in una valle di montagna. Il sabato abbiamo iniziato con la Messa all’aperto, la cena preparata dai nostri educatori, qual- che gioco serale e abbiamo terminato con la cottura dei mashmellows tutti radunati attorno

a un falò. È questa anche l’occasione per presentare ai ragazzi Alex, il nuovo seminarista che

resterà nella nostra comunità da quest’anno.

La domenica mattina invece è passata mettendo sul tavolo tutte le proposte per l’anno: sia le

proposte dei ragazzi sia quelle degli educatori. Tante tante idee

bisognerà capire cosa sia

... concretamente fattibile con il tempo che avremo a disposizione (che è sempre troppo poco),

ma soprattutto sarà necessario metterci tanto impegno e costanza…! Auguriamo buon lavoro, allora, ai nostri giovani e a tutta la nostra Comunità in questo nuovo anno!

Roberto

SUPERIORI: DUE GIORNI IN BAITA Il 29-30 settembre ventidue ragazzi delle Superiori con una dozzina di

44 - Due giorni in baita

LET’S GO! – GIOVANI IN CAMMINO

In pellegrinaggio da Chiavenna a Roma, passando per Tirano

“Un uomo non è niente se non accumula storie”.

Leggendo un libro prima del ritorno a scuola mi è saltata all’occhio questa frase, che ha

riportato la mia mente indietro fino al 5 agosto, al campo-cammino che abbiamo fatto con

altri duecento giovani provenienti da tutta la Diocesi di Como.

Cinque giorni di cammino fisico attraverso la Valchiavenna e la Valtellina ma anche cinque

giorni di cammino spirituale, grazie alle testimonianze, storie di vita e di fede sempre all’ordine del giorno. Come quella di Suor Laura Mainetti, che a Chiavenna ha saputo “lasciarsi disturbare dal

Vangelo” a tal punto da pagare con il sangue la sua missione di essere segno dell’amore

del Padre tra le giovani ragazze. Martire per causa del Vangelo come lo fu San Carpoforo, commemorato il 7 agosto all’interno della chiesa di Delebio, a lui dedicata. Testimonianze

luminose come quella di Gianluca Firetti, un giovane come noi che nella tragicità di un male incurabile ha trovato il coraggio di chiedere al Signore di “smezzargli la Croce” ed è

giunto alla conclusione che “il segreto della vita sta nel far spazio a Dio: se fai spazio a lui, poi ci stanno tutti!”.

Cinque giorni di incontri, non solo con i nostri compagni di viaggio ma anche con altre persone che hanno voluto raccontarci la loro esperienza nella Chiesa e la loro fede nella

vita. Come don Gigi Pini, fondatore del centro giovanile Tremenda XXL di Somaggia, che ci

ha spronato a non temere di andare in mezzo a “lupi” della nostra società quali alcolismo

e droga, “perché se non andiamo in mezzo ai lupi, non serve a nulla!”. O come Walter

Fumasoni dell’associazione Tutti dappertutto, che ci ha insegnato che “la cosa più bella che

possiamo fare per noi è fare qualcosa per gli altri”, come mettere a punto una carrozzina da

montagna che permetta ai disabili di compiere escursioni. O ancora, come Paolo Sormiani

de Il Variopinto, che al termine della sua testimonianza di missione in Rwanda ci ha ricordato

come alla domanda “Dopo quanti km incomincia la missione?” corrisponda una risposta molto

semplice: “A un metro da te!”.

Accumulare storie è stato facile e bello anche durante le infinite ore di cammino, soprattutto

per far passare il tempo conoscendo il/la ragazzo/a che avevi per caso al tuo fianco. Ognuno è

fatto di esperienze, e noi siamo stati contentissimi di essere fatti ognuno di un’esperienza così

unica ed emozionante. Siamo partiti con tanti dubbi, tante paure e ansie ma sono durate solo i primi attimi, perché nel

momento in cui ci siamo trovati con i nostri amici ci siamo sentiti rassicurati e alla fine siamo

stati solo felici di aver vissuto questo pellegrinaggio. Quest’esperienza è stata fantastica, abbia- mo conosciuto persone nuove, abbiamo ascoltato molte testimonianze bellissime che ci hanno

fatto pensare e abbiamo rafforzato tutte le nostre amicizie, sia vecchie che nuove. Abbiamo

trovato una Chiesa giovane, fatta di preti e giovani entusiasti che cantavano che “Gesù l’hanno

messo nel sepolcro e non l’han trovato più”, che si impegnano nelle loro parrocchie e che ani-

mano le messe con canti nuovi (di cui ci siamo innamorati) veramente commoventi. Abbiamo

scoperto la nostra religione, la nostra fede e ne siamo stati orgogliosi, pronti a testimoniarla

e a raccontarla a tutti con la gioia dei sogni tanto cara al Papa. Il cammino è stato faticoso, ma

appena abbiamo raggiunto la meta è stata un’emozione unica di felicità e soddisfazione. Un cammino di gioia, di fede e di sogni che ci porteremo sempre nel cuore: rifaremmo quest’e- sperienza senza pensarci due volte!

Francesca ed Emanuele

Fumasoni dell’associazione Tutti dappertutto, che ci ha insegnato che “la cosa più bella che possiamo fare

46 - Giovani in cammino

AUGURI, UGGIATESE CALCIO

“L’Uggiatese Calcio ha sempre cercato di dare un apporto alla crescita delle giovani generazioni

non solo sportiva, ma anche sociale”: sono parole del presidente, Raffaele Donadini, per i settant’anni del “vVugià”, sodalizio nato ufficialmente nel 1948 con l’affiliazione alla Federazione. Ma ci sono prove e memorie della sua esistenza almeno dal 1928. Una grande festa ha celebrato l’anniversario, presenti fisicamente e nel cuore tutti coloro che per decenni

“con passione, dedizione incondizionata ed impegno hanno dato tanto in termini di tempo e di risorse, per il solo bene del gruppo sportivo”, come ha detto il presidente nel suo discorso.

“Abbiamo anche la fortuna di avere ancora oggi un buon gruppo di persone, uomini e donne,

che ha dato ancora la propria disponibilità a dedicarsi all’Uggiatese. – ha proseguito - Ai vecchi

che da sempre operano, si sono recentemente aggiunti, con il loro entusiasmo, giovani ex

giocatori che ci danno la certezza e la forza di guardare con fiducia al futuro”. Non sono stati enumerati i successi, i goal segnati, le classifiche scalate e i momenti di gloria che pure hanno

punteggiato la storia. Ma è stato messo in evidenza lo spirito di squadra, tradizione e tra i

segni d’identità del paese ed è stata data la parola al futuro: simbolo, il torneo di “pulcini”

giocato per l’occasione. Hanno tirato a quel “balun” che, da anni lontani del secolo scorso, ha appassionato, fatto giocare e insegnato regole a intere generazioni di ragazzi uggiatesi.

AUGURI, UGGIATESE CALCIO “L’Uggiatese Calcio ha sempre cercato di dare un apporto alla crescita delle giovani
AUGURI, UGGIATESE CALCIO “L’Uggiatese Calcio ha sempre cercato di dare un apporto alla crescita delle giovani
AUGURI, UGGIATESE CALCIO “L’Uggiatese Calcio ha sempre cercato di dare un apporto alla crescita delle giovani
AUGURI, UGGIATESE CALCIO “L’Uggiatese Calcio ha sempre cercato di dare un apporto alla crescita delle giovani
21 ottobre: Castagnata
21 ottobre: Castagnata
21 ottobre: Castagnata
21 ottobre: Castagnata
21 ottobre: Castagnata
21 ottobre: Castagnata
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21 ottobre: Castagnata