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Direttore responsabile: Maria Castelli - Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018

Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1


Stampato da: Tecnografica srl - via degli Artigiani, 4 - 22074 Lomazzo (CO)

Comunità Pastorale di
Uggiate e Ronago
Segreteria Parrocchiale Caritas
da lunedì a Venerdì Orari apertura
ore 9.00 - 11.00 lunedì 9.30 - 11.30
tel. 031/94.87.21 venerdì 9.30 - 11.30
Le Campane
di Uggiate e Ronago
è anche sfogliabile online all’indirizzo:
www.oratorio-uggiate.it
Indirizzo e-mail della Redazione:
Le Campane
di Uggiate e Ronago

campane.uggiate_ronago@yahoo.it
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l’Agenda della Settimana scrivi a:
vocechebussa@gmail.com
Segreto d’amore
 
Donami, mio Dio,
di saperti portare
come segreto d’amore
che illumina tutta la vita.
 
Donami di saperti rivelare,
affinché tutte le creature
benedicano il tuo nome.
 
Tu sei il mio compagno di viaggio;
tu dai senso al mio cammino. 
Fa’ che sappia affidarmi
alla tua mano
mentre mi conduci nella notte,
verso il mattino di luce.
Tu sei grande, Signore,
e nulla trascuri della mia piccolezza,
non un gesto d’offerta,
non un soffio di preghiera;
e, mettendo in me il tuo mistero,
mi rendi per il mondo
segno luminoso della tua presenza di
salvezza.
 
P. Maior
La parola del Papa
QUERIDA AMAZONIA:
UN “SOGNO” PER UNO SVILUPPO INTEGRALE DI TUTTO IL MONDO
Una volta concluso il Sinodo
sull’Amazzonia, che si svolto
a Roma tra il 6 e il 27 ottobre,
Papa Francesco ha pubblica-
to una Esortazione aposto-
lica post sinodale, dal titolo
“Querida Amazonia”. Non ha
inteso esprimere un commen-
to completo ma solo “offrire
un breve quadro di riflessione
che incarni nella realtà amaz-
zonica una sintesi di alcune
grandi preoccupazioni che
ho già manifestato nei miei
documenti precedenti, affin-
ché possa aiutare e orientare loro:
verso un’armoniosa, creativa e frut- “Sogno un’Amazzonia che lotti per
tuosa ricezione dell’intero cammino i diritti dei più poveri, dei popoli
sinodale”. originari, degli ultimi, dove la loro
Infatti, “Tutto ciò che la Chiesa of- voce sia ascoltata e la loro dignità
fre, deve incarnarsi in maniera ori- sia promossa”. […] “Il nostro sogno
ginale in ciascun luogo del mondo, è quello di un’Amazzonia che inte-
così che la Sposa di Cristo assuma gri e promuova tutti i suoi abitan-
volti multiformi che manifestino ti perché possano consolidare un
meglio l’inesauribile ricchezza del- “buon vivere”. Ma c’è bisogno di un
la grazia. La predicazione deve in- grido profetico e di un arduo impe-
carnarsi, la spiritualità deve incarnar- gno per i più poveri. Infatti, benché
si, le strutture della Chiesa devono l’Amazzonia si trovi di fronte a un
incarnarsi. Per questo mi permetto disastro ecologico, va rilevato che
umilmente, in questa breve Esorta- «un vero approccio ecologico di-
zione, di formulare quattro grandi venta sempre un approccio socia-
sogni che l’Amazzonia mi ispira”. le, che deve integrare la giustizia
Questi sogni sono tutti collegati fra nelle discussioni sull’ambiente, per

4 - La parola del Papa


ascoltare tanto il grido della ter- ci cura dei nostri fratelli e sorelle e
ra quanto il grido dei poveri». Non dell’ambiente che ogni giorno Egli ci
ci serve un conservazionismo «che regala. Questa è la prima ecologia di
si preoccupa del bioma ma ignora i cui abbiamo bisogno”. […]
popoli amazzonici»”. […] “Sogno comunità cristiane capaci di
“Sogno un’Amazzonia che difenda la impegnarsi e di incarnarsi in Amazzo-
ricchezza culturale che la distingue, nia, fino al punto di donare alla Chie-
dove risplende in forme tanto varie la sa nuovi volti con tratti amazzonici”.
bellezza umana”. […] “Il tema è pro- […] “La Chiesa è chiamata a cammi-
muovere l’Amazzonia; ciò però non nare con i popoli dell’Amazzonia. In
significa colonizzarla culturalmente, America Latina questo cammino ha
bensì fare in modo che essa stessa avuto espressioni privilegiate […]. La
tragga da sé il meglio. Questo è il strada prosegue e il compito missio-
senso della migliore opera educa- nario, se vuole sviluppare una Chiesa
tiva: coltivare senza sradicare; far dal volto amazzonico, deve crescere
crescere senza indebolire l’identità; in una cultura dell’incontro verso
promuovere senza invadere. Come una «pluriforme armonia». Ma per-
ci sono potenzialità nella natura che ché sia possibile questa incarnazione
potrebbero andare perdute per sem- della Chiesa e del Vangelo deve risuo-
pre, lo stesso può succedere con cul- nare, sempre nuovamente, il grande
ture portatrici di un messaggio anco- annuncio missionario”.
ra non ascoltato e che oggi si trovano “La forza di ciò che unisce tutti i cri-
minacciate come non mai”. […] stiani ha un valore immenso. Prestia-
“Sogno un’Amazzonia che custodi- mo tanta attenzione a quello che ci
sca gelosamente l’irresistibile bel- divide che a volte non apprezziamo
lezza naturale che l’adorna, la vita e non valorizziamo quello che ci
traboccante che riempie i suoi fiumi e unisce. E quanto ci unisce è ciò che
le sue foreste”. […] “In una realtà cul- ci permette di essere nel mondo
turale come l’Amazzonia, dove esiste senza che ci divorino l’immanenza
una relazione così stretta dell’essere terrena, il vuoto spirituale, il como-
umano con la natura, l’esistenza quo- do egocentrismo, l’individualismo
tidiana è sempre cosmica. Liberare consumista e autodistruttivo”.
gli altri dalle loro schiavitù implica La lettura del documento integrale,
certamente prendersi cura dell’am- soprattutto in questi tempi d’isola-
biente e proteggerlo, ma ancor più mento forzato a causa del nuovo Co-
aiutare il cuore dell’uomo ad aprirsi ronavirus, potrà farci capire quanto
con fiducia a quel Dio che non solo questi temi ed esempi, se pur possa-
ha creato tutto ciò che esiste, ma ci no sembrare geograficamente lonta-
ha anche donato sé stesso in Gesù ni, riguardino invece tutti i cattolici e
Cristo. Il Signore, che per primo ha in generale tutte le persone che da
cura di noi, ci insegna a prender- Dio sono amate.

La parola del Papa - 5


Riflessioni
TEMPO SOSPESO
Scrivo queste riflessioni nel mezzo dell’emergenza sanitaria provocata dal
coronavirus.
La sensazione prevalente è quella di uno straniamento, di un tempo sospe-
so, dell’insopportabile e innaturale distanza fisica tra le persone, di una pre-
sa di coscienza della nostra fragilità, nell’attesa fiduciosa di una novità che
possa farci ritornare alle rassicuranti abitudini quotidiane.
Sembra di vivere dentro le pagine del “Deserto dei tartari” di Dino Buzzati. Il
protagonista del racconto, il tenente Drogo, con i suoi soldati è in trepidante
attesa del nemico che verrà ad assaltare la fortezza Bastiani e che invece
non arriverà mai. Solo che il nemico stavolta è arrivato davvero: invisibile,
subdolo, insolente. E si è insinuato nelle nostre vite sconvolgendole, accer-
chiandoci, soffocando le relazioni sociali, i nostri affetti più cari.
Strade e piazze deserte, scuole chiuse, chiese vuote, i luoghi della socialità
abbandonati a un assordante e inquietante silenzio.
Paradossalmente, il processo di globalizzazione, che aveva ridotto le distan-
ze tra le persone e reso omogenei comportamenti e abitudini alle diverse
latitudini, in questa difficile contingenza ci costringe ad allontanarci gli uni
dagli altri, a renderci estranei e diffidenti.
Forse la pretesa che il progresso tecnico e scientifico ci avrebbe messo al ri-
paro da ogni incidente di percorso nella nostra vita o che comunque sarebbe
stato sempre in grado di controllarlo, ci ha fatto smarrire la consapevolezza
della fragilità dell’uomo. Ci ha illuso che nelle nostre moderne società svi-
luppate tutto si possa vendere e comprare e che si possa vivere senza una
dimensione spirituale.
Stiamo invece faticosamente imparando sulla nostra pelle che le sicurezze
e la condizione di benessere raggiunte possono essere messe a repentaglio
da un evento imprevedibile e sconvolgente. Basta pensare alle pesanti riper-
cussioni economiche e sociali che la comparsa e la diffusione di questo virus
stanno determinando.
Eppure, da questa triste esperienza dovremo trovare il coraggio di ripartire
con un rinnovato senso di appartenenza alla comunità, riscoprendo che la
solidarietà e l’aiuto reciproco possono sconfiggere anche il nemico più peri-
coloso e più inatteso.
E tornare a sorridere come prima, perché ognuno di noi ha diritto alla sua
porzione di stelle!
Maurizio R.

6 - Tempo sospeso
CIAO, CESARE
Già li vedi, Cesare: sono i legami d’amore che hai tessuto nella tua giovane
vita, bella e gentile. Tanti fili intrecciati che nemmeno tu immaginavi d’aver
creato e che dal tuo cuore oggi si diramano per infinite strade, come un ar-
cobaleno che si stende e getta ponti di luce.
Eri un bambino e venivi in chiesa alla domenica mattina. Dal banco dov’eri
seduto, ti guardavi intorno, timido e dolce quale eri. Ti piaceva osservare più
che parlare, conoscere e capire. In questo modo esprimevi la tua curiosità,
segno di uno sguardo intelligente e pensoso sulla vita. I tuoi occhioni brilla-
vano quando sentivi dire qualcosa d’interessante.
Andavi a scuola con passo leggero. In classe sapevi divertire i compagni con
la tua voce sempre un po’ bassa, con le tue facce buffe e i gesti nascosti. Sa-
pevi essere ironico e arguto. Apprezzavi i tuoi insegnanti quando dicevano
cose allegre e leggevano storie che permettevano alla tua fantasia di esplo-
rare mondi sconosciuti.
Da ragazzo passavi il tempo libero in Oratorio, al Grest, a organizzare giochi
e tornei. I bambini ti cercavano perché eri un animatore attento, affettuoso,
capace di intuire se qualcuno non era contento e aveva bisogno di stare un
po’ da solo. Ce la mettevi tutta per fare bene la tua parte, ti sentivi responsa-
bile della tua squadra e dei tuoi bambini. Li abbracciavi e li stringevi forte. Li
spronavi a giocare e a dare il meglio di sé.
Diventato più grande stavi volentieri con gli amici, passavi ore appoggiato
al muretto vicino alla chiesa a chiacchierare di tutto e ad ascoltare gli altri.
Tanti… Davvero tanti, Cesare, perché dalla tua amicizia non escludevi nessu-
no, piccolo o grande che fosse. Sapevi donare il tuo bene senza far rumore.
E senza far rumore ti abbiamo salutato un sabato di febbraio, che non di-
menticheremo mai. Ed è stato forse come sarebbe piaciuto a te. Ci siamo
raccolti attorno ai tuoi cari, nel calore di un abbraccio, nel silenzio di una la-
crima, nella fiducia di affidarti per sempre a Dio, Padre della Vita, la cui verità
tu hai sempre instancabilmente cercato.
Pensiamo a te, a dove sei adesso, e alla tua bella famiglia che ti cerca, ha
bisogno della tua presenza, ricorda ogni tuo gesto e ogni tua parola. Siamo
certi che ora sei un angelo nel loro cielo. Sappiamo che sei una stella a cui
tutti possiamo guardare nel firmamento della nostra fragile vita.
A presto, Cesare. Il Paradiso, da quando ci sei tu, non è così lontano.

Ciao, Cesare - 7
SORELLA ANNA GENNAI – Ancilla dell’Addolorata
Sorella Anna Gennai: una donna speciale, che ha sempre fatto dell’accoglien-
za e dell’amore la sua missione. In tantissimi ricordano così l’instancabile di-
rettrice della Piccola Opera di Traona, scomparsa il 15 febbraio di quest’anno
all’età di ottanta anni, dopo una lunga malattia. Milanese, classe 1939, la re-
ligiosa delle Minime Oblate del Cuore Immacolato di Maria ha combattuto
a lungo con un male che non è riuscito minimamente a scalfirne lo spirito.
Ha nascosto la malattia dietro al suo immancabile sorriso, e fino a soli pochi
giorni prima del suo ritorno alla Casa del Padre, appariva in forma e attiva.
Poi il male ha preso il sopravvento e sorella Anna ha dovuto arrendersi. Entrò
a 23 anni nell’Istituto Casa Mamma Rita di Monza per seguire la propria vo-
cazione. Fino al 1977 rimase a Monza per poi operare in una casa di esercizi
spirituali a San Giovanni Rotondo, in Puglia. Dal 1979 al 2002, sorella Anna
fu impegnata in provincia di Rimini, a Bellaria – Igea Marina, assumendo la
gestione di una struttura di accoglienza per minori con situazioni familiari
difficili. Era il 2002 quando fu inviata alla Piccola Opera di Traona, dove as-
sieme alle consorelle ha proseguito il suo impegno. I funerali si sono svolti a
Traona, celebrati dal vescovo, monsignor Oscar Cantoni. 
La morte di sorella Anna Gennai ha destato grande commozione in Valtelli-
na. Noi la conosciamo attraverso gli amici del Coro Batticuore, che da nume-
rosi anni sostiene le attività della Piccola Opera che nel quotidiano accoglie,
accompagna, ama, educa bambini, ragazzi e mamme. Il 13 gennaio sorella
Anna ricevette una telefonata inattesa dal Santo Padre che le disse “il grazie
della Chiesa per il servizio prezioso reso”. Ci uniamo a questo ringraziamento
e al dolore di chi l’ha conosciuta e ha goduto del suo amore. Sorella Anna è
stata una luce che intensamente ha illumina-
to la vita di molti.
Un amico di lei ha detto: “Se la carità, di
cui San Paolo scrive in modo splendido,
ha un volto, penso che sia quello di sorella
Anna. Cara suora, continui a pregare per noi
e a proteggerci in questo cammino terreno
perché ne abbiamo davvero tanto bisogno”. 

8 - Sorella Anna Gennai


Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.

Mese di Gennaio 2020

Entrate
Dai Coscritti 1964 per campanile € 1200; N.N. € 1000; N.N. € 250; N.N. € 200;
N.N. € 50; N.N. € 200; N.N. € 50; N.N. € 250; N.N. € 100; N.N. € 150; N.N. €
50; Ammalati e anziani € 115; Triduo di S. Antonio € 560; Benedizioni auto €
1623; Cambio valuta € 82.

Uscite
Restauratrice (per Cappella S. Francesco Saverio) € 3502; Addobbi floreali
€ 25; Infostrada €42; Candele € 434; Ing. Baio per lavori casa parrocchiale
(geologo) € 2370; Periodici S. Paolo € 164; SAIE per luce cimitero € 26; Fran-
cobolli € 18; Vrei antincendi € 164; Pezzoli Petroli € 2562; Ditta Or.Me. per
lavori campanile € 16500; Canone Rai € 204.

Mese di Febbraio 2020

Entrate
Cambio valuta € 75; N.N. € 100; N.N. € 150; N.N. € 150; N.N. € 100; N.N. €
200; N.N. € 50; N.N. € 150; Uso locali € 140; Buste S. Agata € 825; Bollettini €
4470; Benedizione famiglie € 1920.

Uscite
Manutenzioni varie € 50; Eni luce € 1875; Immaginette benedizione case €
260; Infostrada € 39; Eni gas € 789; Rivista Il Settimanale € 191; D.B. per
lampade e kit batterie € 1537; Francobolli € 132; a don Remo per Quarantore
€ 300; Tecnografica per bollettini € 1047; R.I. Impianti (antincendio) € 232;
Candele € 3340; Galli elettricista (1 acconto) € 990; Copyland € 195.

Nel mese di gennaio sono raccolti e versati € 800 per la Giornata


dell’Infanzia Missionaria 2020.

Resoconto Economico Uggiate T. - 9


Santi del nostro tempo
SANTA AL QUADRATO
Anche se un po’ in sordina, anche quest’anno l’8 marzo si è celebrata la Festa
della Donna. Questa ricorrenza è stata istituita per ricordare le conquiste so-
ciali, economiche e politiche che con grandi sacrifici le donne di tutto il mon-
do sono riuscite pian piano a ottenere.
Pochi decenni dopo l’istituzione della Giornata internazionale della donna,
l’ONU ha dovuto istituire anche la Giornata Internazionale contro la violenza
sulle donne, che si celebra il 25 novembre.
La donna che conosciamo in questo numero è stata riconosciuta come la pri-
ma martire dello stalking; per questo motivo ci sembra bello presentarla nel
numero del nostro bollettino.
Il suo nome è già tutto un programma: Santa. Nasce il 6 febbraio 1968 a Bari.
La sua è una famiglia normale, unita da un forte legame di affetto e radicata
nella fede in Dio. Papà Piero è un poliziotto e mamma Angela è una casalinga.
Santa ha anche una sorella, Rosa Maria.
Da bambina e da ragazza Santa frequenta l’oratorio Salesiano del Santissimo
Redentore e qui sviluppa una forte devozione verso Maria Ausiliatrice. Dopo
la scuola, Santa si dedica a moltissime attività di volontariato aiutando ragaz-
zi poliomielitici e affetti da distrofia muscolare e anziani della Casa di Riposo.
Da adolescente partecipa
attivamente al movimen-
to Gen, ramo giovanile dei
Focolari, e viene colpita in
particolar modo dall’imma-
gine di “Gesù abbandona-
to”. Sua sorella Rosa Maria
ricorda come Santa avesse
una particolare predilezio-
ne per i più emarginati e
le persone in difficoltà: da
ragazzina portava sempre
a casa i compagni più biso-
gnosi di aiuto nello studio.
Conseguita la maturità clas-
sica si scrive prima a Medici-
na e poi a Pedagogia, pres-

10 - Santa Scorese
so l’Università di Bari. Il suo desiderio è aiutare gli altri. A partire dal 1988
però la sua vita si scontra con quella di un uomo fortemente disturbato,
che la nota per caso a Bari e da allora la perseguita in continuazione pro-
vando anche a violentarla. Tra le minacce e le pressioni che Santa riceve
dal suo persecutore c’è anche la folle richiesta di abbandonare la Fede
per vedere salva la vita. Per tre anni questa spaventatissima ragazza vive
giorni di angoscia e paura. È sempre accompagnata da qualcuno in ogni
suo spostamento. In un momento di particolare turbamento, la giovane
scrive queste parole a don Tonino Lucariello, suo confessore: “ Sappi che
qualunque cosa mi succederà, io ho scelto Dio.”
La sera del 15 marzo 1991 Santa sta rientrando a casa dopo aver visitato
una famiglia in difficoltà, che aiutava sia dal punto di vista materiale sia
dal punto di vista spirituale. Proprio quella sera rifiuta la compagnia dei
suoi amici che ogni volta la scortano a casa. Questa scelta si rivela letale.
Sotto casa l’aspetta il suo persecutore, che la uccide a coltellate. Il padre
poliziotto ancora non si dà pace per non essere riuscito a intervenire in
tempo. Ha stretto fra le braccia suo figlia morente e ha raccolto le sue
parole di perdono per l’assassino. All’epoca di Santa purtroppo non era
ancora riconosciuto il reato di stalking.
Rosa Maria descrive Santa come una ragazza “straordinariamente ordi-
naria”, provvista di grandi ideali e di un’umanità eccezionale radicata nel
Vangelo, Per questo il Sinodo dei Vescovi, celebratosi nel 2018 dedicato
a “ I giovani, la Fede e il discernimento vocazionale”, segnala tra i giovani
testimoni della fede la Serva di Dio Santa Scorese.

Santa al quadrato - 11
Anagrafe
della Comunità Pastorale
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo
Victoria Varsalona di Fiorenzo e Leticia Lucia Huwiler– Ronago (1 marzo 2020)

Arianna Castelnovo di Fabio e Emanuela Girola – Uggiate T. (8 marzo 2020)

Andrea Tridapalli di Fabio e Paola Borghi – Uggiate T. (8 marzo 2020)

12 - Anagrafe
Per sempre con Dio nel suo Regno
Pietro Talarico coniugato con Annina Sorrentino
di anni 69 – Uggiate T. (11 febbraio 2020)
Cesare Cocquio
di anni 27 – Uggiate T. (16 febbraio 2020)
Onorina Pastrello vedova di Giuseppe Nassi
di anni 98 – Uggiate T. (18 febbraio 2020)
Giuseppina Kranjc vedova di Luigi Vella
di anni 95 – Uggiate T. (19 febbraio 2020)
Enrico Tettamanti coniugato con Maria Rosaria Durante
di anni 58 – Uggiate T. (23 febbraio 2020)
Natalina Mazzucchi vedova di Cerillio Maffia
di anni 81 – Uggiate T. (28 febbraio 2020)
Emilio Mambrini coniugato con Angela Fioletti
di anni 77 – Ronago (7 marzo 2020)
Paola Bernasconi coniugata con Giovanni Moletta
di anni 56 anni – Ronago (12 marzo 2020)
Giuseppina Luppi
di anni 84 - Uggiate T. (14 marzo 2020)
Antonietta Caspani vedova di Giuseppe Regazzoni
di anni 89 – Uggiate T. (16 marzo 2020)
Ornello Romanò coniugato con Luisa Catelli
di anni 71 – Uggiate T. (16 marzo 2020)
Adele Fasola vedova di Giuseppe Bernasconi
di anni 94 – Uggiate T. (17 marzo 2020)
Rosangela Valli coniugata con Ercole Livio
di anni 80 - Ronago (21 marzo)
Marco Lurati coniugato con Luigina Zanini
di anni 90 - Uggiate T. (24 marzo)

Anagrafe - 13
Sturiell Sota ‘l Munt da la Pianta
del Pepin da Roma

LA DIETA (Storia e personaggi inventati)

Ul Carlu Vìrgula e ul Maurizi Paréntesi inn düü cuscritt del ‘49 che tor-
nan indree insema adasi adasi dal cimiteri induè ànn cunpagnaa l’ami-
is Bertin par l’ültim salüüt. Dopu un silenzi che l’è düraa cinch o sées
minütt, ul Carlu al diss:

E inscì l’è bel’e naa anca ul Bertin! Pecaa... al pudeva restà chì anmò a
cüntà sö i sò ball.
Al pudeva... - cunferma ul Maurizi – se ‘l stava püsée atent al mangià,
ma lüü ‘l vureva migna scultà ul dutuur.
L’è migna facil, caro Maurizi, par vün che ‘l sa vantava in dal dì che ul sò
ventru l’eva un cimiteri de cazöla, de lüganiga, de buseca e de tütt quell
che sa cagna e sa beca.
Ta gh’eet resun, Carlu. A dagh a trà al dutuur sa duvaress sta a pan e
pesitt o a pan e scigoll, e cumè sa fà a véss a stecheta quand la televi-
siun la ta métt sota j’öcc un baslot de tentaziun.
L’è propi inscì, Maurizi. In tutti i canaal ta trövat cögh che inn dré a im-
pastà , mantegà, frigg, cöös, rustì primm piatt e pitanz che ta fann vegnì
vöja de mangià; dopu cumè sa fà a fa la dieta?
La dieta, la dieta... bisogna fala, caru ul mè Carlin, ma gh’è anca ul
sistema par trasgredì e ingussass cumè sa vöör cun

14 - I racconti Uruk
LA PACIADA UCULISTICA

Incöö l’è ul dì che mangi a crepapell:


cumenci cun pulenta e spezzatin,
mèzz poll rustii, tre fett da cudeghin,
düü péss e na brasciöla da purcell;

vu innanz cun na bisteca da videll


insema a na custada da barin,
furmagg da cabra, pruvulun, strachin,
pürè de pomm da tera cun la pell...

...(puntini)... che ‘l vöör dì oltri paroll


del mangià grass, güstuus e bell bundant,
senza stà lì a pensà al culesteroll.

L’è vera:sum a dieta... e stopi ul böcc


de la vöja... cul sogn d’un risturant
‘nduè fù na gran paciada... cunt j’öcc.

Ta gh’eet na bela fantasia, Maurizi. Ul Bertin, però, al faseva quela tre-


biadura migna cunt j’öcc, ma cunt i sò ganass. Ta gh’eet vöja dopu a
mandà indreé ul collo sterolo o culo sterolo, la zote mia o la zote tua, i
tri gliceridi o i quatar gliceridi e tüta quela sfilza da analisi che ta fann fà
par... mettat a pan e pesitt!...
Se sa vöör scampà pusée... Sem rivaa a Piazza degli Alpini: Se disat,
Carlu, sa fermum par un grapin?
No, no: sum a dieta anca par quela roba lì. Vöri pruvà ul tè al zenzero e
curcuma .
‘Se roba l’è?
Al su migna, l’ù sentüü dì da un quejvün al mercaa. Par che l’è un tuca-
sana.
Ma se, al provi anche me... e dopu a cà par una bela minestrina slava-
giada...
Slavagiada e fata, ma viva la vita!

I racconti Uruk - 15
LA PASQUA IN MUSICA
In occasione della Pasqua, ho scelto quattro canti della tradizione da
commentare e ascoltare nella playlist che troverete al link indicato in cal-
ce all’articolo.
Auguri di Buona Pasqua a tutti, Andrea Schiavio

Il Regina Coeli sostituisce l’Angelus durante il tempo di Pasqua. Quest’a-


mata preghiera è una delle quattro antifone in onore della Vergine Maria,
le altre tre antifone mariane sono: la Salve Regina, l’Alma Redemptoris
Mater e l’Ave Regina Coelorum. Esse vengono tradizionalmente cantate
al termine della compieta.
Scritta da un ignoto autore nel secolo XII e impregnata della gioia del
tempo di Pasqua. La struttura è semplice. Il corpo è formato da quattro
righe singole ed è seguito da un versetto e da una risposta, più una pre-
ghiera conclusiva presa dall’antifona d’ingresso della messa per il Comu-
ne della beata Vergine Maria durante il tempo di Pasqua.
Il Regina Coeli celebra la risurrezione di Cristo nonché la parte che in essa
ha avuto Maria. In tre diverse occasioni Gesù ha accennato alla propria
risurrezione dai morti. La mattina di Pasqua è risorto come aveva annun-
ciato. La risurrezione porta quindi alla gioia di ogni cristiano.
Alla musica originale, scritta nel VI modo e ricca di melismi, si affiancò
più tardi una versione sillabica rivestita di una melodia appartenente al
I modo. Numerose furono, a partire dal tardo medioevo, le composizio-
ni elaborate sulla celebre antifona, messe, mottetti e brani organistici.
Da non dimenticare Dante, nel canto XXIII del Paradiso, descrive il coro
dei diletti che si rivolgono alla Madonna con le parole del Regina Coeli: E
come fantolin che ‘nver’ la mamma tende le braccia, poi che ‘l latte prese,
per l’animo che ‘nfin di fuor s’infiamma; ciascun di quei candori in su si
stese con la sua cima, sì che l’alto affetto ch’elli avieno a Maria mi fu pa-
lese. Indi rimaser lì nel mio cospetto, “Regina celi” cantando sì dolce, che
mai da me non si partì ‘l diletto.

Alleluia, nella chiesa cristiana primitiva, acclamazione gioiosa di origine


ebraica formulata dall’assemblea dei fedeli in risposta al canto dei Sal-
mi, particolarmente nel periodo pasquale. Stabilizzatosi all’inizio dell’età
medievale come canto che precede la lettura del Vangelo all’interno della

16 - Pasqua in musica
celebrazione eucaristica, costi-
tuì un ricco repertorio di melo-
die in stile melismatico, dalle
quali prese origine più tardi la
sequenza.

Victimae paschali laudes,


sequenza nel I modo appar-
tenente al Proprio pasquale,
tramandataci dal manoscritto
336 della Biblioteca di Einsie-
deln con attribuzione a Wipo
di Solothurn, cappellano degli imperatori Corrado II ed Enrico III, il cui nu-
cleo centrale, costituito dal dialogo tra Maria, Maddalena e i fedeli, fornì lo
spunto a numerosi drammi liturgici medievali. Caratterizzata, sotto profilo
testuale, da strofe assonanzate di due o tre versi che si succedono secondo
uno schema musicale, attualmente è facoltativa anche per i giorni della set-
timana di Pasqua. Nel Rinascimento venne trattata polifonicamente da vari
compositori: una parafrasi tedesca della prima sezione è il Christ ist erstan-
den, fondamento di numerose elaborazioni organistiche e corali; si basano
inoltre sulla melodia della sequenza la messa omonima a quattro voci di A.
Brumel, il corale di Lutero Christ lag in Todesbanden e il Salmo 80 del Salte-
rio Ugonotto ( O Pasteur d’Israël, écoute).

Alleluia la Santa Pasqua - O Filii e Filiae


scritto da Jean Tisserand, OFM (morto nel 1494), inno molto popolare in
Francia, alterna il triplice Alleluia che funge da ritornello a dodici stanze che
raccontano la risurrezione di Gesù. Numerosi compositori e organisti hanno
utilizzato questo tema per diverse musiche.

Link da seguire per ascoltare

https://www.youtube.com/playlist?list=PLhlyechER07_dgR_Jn2C9g7hkKPBglE1f

Pasqua in musica - 17
U.S. MULINI
Con molto piacere accogliamo la richiesta di scrivere un articolo per
il bollettino “Le campane di Uggiate e Ronago”, che racconti la storia
della nostra società sportiva, proprio perché ci sentiamo da sempre
il gruppo calcistico dell’oratorio. Infatti, da più di quarant’anni parte-
cipiamo al campionato polisportivo del CSI. L’U.S. Mulini calcio si è
costituito nel 1977, quando un gruppo di giovani della valle s’iscrisse
al campionato “liberi” del CSI Como, ma questa avventura durò solo
pochi anni. Così il gruppo dirigente decise di dedicarsi ai bambini con
l’intento di unire le gare sportive con la formazione Cristiana. Il cam-
pionato polisportivo cui partecipiamo è principalmente basato sul cal-
cio, ma dà anche l’opportunità ai bambini di sperimentare la bellezza
di altri sport (campestre, ping-pong, gimkana …)
La storia dei piccoli del Mulini Calcio iniziò con il campionato del 1980/
81 con una sola squadra, formata dai bambini provenienti anche dai
comuni limitrofi. Da allora un susseguirsi di emozioni grazie anche
all’aiuto fondamentale dei genitori, molti si sono integrati nella società
ricoprendo ruoli di allenatori, dirigenti e arbitri. Negli anni l’U.S. Mulini
ha visto crescere più di seicento bambini (dai cinque agli undici anni)
e, nonostante i cambiamenti dirigenziali siano stati molti, l’obiettivo è
sempre rimasto quello di vivere lo sport sì come agonismo ma senza
tralasciare l’educazione, il rispetto e l’amicizia tra bambini e adulti e

18 - U.S.Mulini
non facendo mai mancare
un’attenzione particolare
verso gli atleti meno do-
tati. In questi ultimi anni
il numero dei bambini è
in costante crescita tanto
che ora si contano cento
atleti tesserati divisi in
quattro squadre: una è
l’Under 7, due di Under 10 e una Under 12. Anche se non è il nostro
primo obiettivo tuttavia siamo orgogliosi dei traguardi che abbia-
mo raggiunto come le vittorie di vari polisportivi provinciali pro-
mossi dalla squadra under 12 e under 10. In particolare ricordia-
mo lo scorso anno gli atleti del 2009, che sono usciti vittoriosi dal
torneo di Cesenatico, culmine dei grandi risultati ottenuti e che si
sono protratti con il primo posto al campionato regionale, termi-
nato con la conquista della seconda posizione alle finali nazionali
di Teramo. Tutto ciò è da sempre possibile grazie all’impegno gra-
tuito e volontario di molte persone che offrono il proprio tempo
e le capacità per il bene dei bambini. Un obiettivo fondamentale
è anche quello di avere un ambiente in cui i bambini si divertano
e fuori dal campo
si creino amicizie
e relazioni tra ge-
nitori. Cogliamo
l’occasione per
ringraziare la par-
rocchia che ci ha
sempre ospitato
e per lanciare un
appello a tutti
coloro (giovani e
non) che voglio-
no mettersi in
gioco, sostenen-
do questa realtà.

U.S.Mulini - 19
UNA VOCE CI HA AVVICINATI
Da oltre quattro anni, ogni domenica sera, arriva “La voce che bussa” a circa 300
indirizzi di posta elettronica della nostra Comunità, ma anche fuori. È una lettera
di diversi fogli: in copertina riporta il pensiero spirituale per aprire la settimana e
accompagnarla e, nelle pagine interne, raccoglie l’agenda degli appuntamenti nelle
parrocchie di Uggiate e di Ronago, le celebrazioni liturgiche, gli orari delle Messe e
le intenzioni, gli avvisi, sottolinea i momenti salienti della Comunità, rimanda ad ar-
ticoli tratti da giornali e riviste per condividere realtà e riflessioni. Una sorta, questa,
di rassegna–stampa, di selezione delle buone notizie e di contenuti culturali di alto
livello. Non da ultimi, il Vangelo del giorno e la Liturgia delle Ore.
“La voce che bussa” è uno strumento di comunicazione sorretto dalle nuove tec-
nologie che consentono di raggiungere chiunque, in tempo reale, superando ogni
distanza, collegando le persone alla parrocchia, informando e consolando. È voce
della Chiesa e voce umana: la ricevono fratelli vicini e lontani, nelle nostre parroc-
chie, in altre e all’estero e proprio in questi tempi di coronavirus, che hanno messo
in evidenza la fatica di comunità senza Messa, ha svolto una funzione supplementa-
re: è uscita con edizioni speciali per comunicare le direttive delle pubbliche autorità
che incidevano sulla vita pastorale. E, nel contempo, ha diffuso il messaggio del
Vescovo Oscar Cantoni sulla Quaresima e le iniziative di solidarietà. Come hanno
detto tanti Pastori, la Chiesa e il popolo di Dio hanno scoperto com’è possibile usare
bene e a fin di bene i nuovi mezzi di comunicazione, oltre ai giornali. Infatti, tele-
visioni e Facebook hanno trasmesso Messe in diretta; radio, Gruppi Social hanno
tenuto i contatti; lettere on-line come “La Voce che bussa” hanno fatto da tramite
tra informazione e formazione. Peraltro, la parola com-unicazione ha la stessa radi-
ce, com, di comunità, comunione, compagnia e le edizioni ordinarie e speciali della
“Voce che bussa” si sono proposte proprio di aiutare le persone a sentirsi “nella
Rete” di una Comunità, nel respiro del Vangelo, della spiritualità, della prossimità.
Ma c’è di più ed è il servizio volontario, appassionato e competente di una persona
che ogni settimana prepara, in collaborazione con la segreteria della Comunità, sia
l’Agenda, sia “La voce che bussa”. Un servizio intellettuale e grafico di ricerca, di
composizione, di elaborazione svolto nel silenzio e nell’umiltà. Non è difficile im-
maginare quanto costi in termini di tempo, di impegno e di creatività: basta sfoglia-
re i due strumenti per rendersi conto del valore del servizio, dai toni professionali.
La nostra Comunità è fatta da persone così: che Dio le benedica e trasformi il nostro
grazie in Grazia.

PER RICEVERE “VOCE CHE BUSSA”, SCRIVERE A: vocechebussa@gmail.com

20 - Una Voce ci ha avvicinati


FESTA DI SAN GIUSEPPE
La festa di san Giuseppe quest’anno ha avuto un dono inatteso. Un dono
interiore, che ha toccato il cuore e ha colorato questo giorno con un ar-
cobaleno di gratitudine.
La santa messa, celebrata dal nostro parroco, ha portato una carezza di
consolazione e di coraggio nelle nostre famiglie. Ne avevamo bisogno,
impauriti come siamo da tante notizie che spaventano e da tanto dolore
che sembra divorare il mondo, la voglia di vivere, la sete di crescita dei
bambini e dei giovani, la fatica dei nostri anziani, le paure di noi adulti.
Non siamo saliti al santuario di Somazzo. San Giuseppe è sceso tra noi.
Questa volta è lui che ogni giorno ha compiuto la novena, entrando nel-
le nostre case e mettendoci accanto, tra le braccia, il “pargoletto” Gesù.
In quel momento ciascuno di noi ha potuto appoggiare il suo cuore a
quello di san Giuseppe e ne ha udito i palpiti. Anche lui ha avuto paura,
anche lui ha provato l’angoscia, ha provato il sapore amaro di giorni bui.
E questo momento ha ristorato la nostra anima perché abbiamo sentito
accanto a noi un uomo, che ha saputo amare nella semplicità, che ha
vissuto nel nascondimento e nella fiducia.
Il falegname di Nazareth lavorò, obbedì, tacque. Tre azioni che conno-
tano la vita di ciascuno, ma che a volte disperdiamo con le nostre grida,
il nostro niente, la futilità di mille scuse.
Durante la preghiera al nostro fortissimo protettore qualche lacrima è
scesa dagli occhi. Siamo stretti infatti dalla gran-
de tribolazione. Abbiamo bisogno di uno sguar-
do benigno, di qualcuno che ci riguardi e porti le
nostre intercessioni al Padre perché sappiamo
“virtuosamente vivere, piamente morire e con-
seguire l’eterna beatitudine in Cielo”.
Le note del canto “D’antica stirpe nobile…” han-
no concluso la celebrazione di cui l’Eucaristia è
stata il centro, la perla preziosa.
Ed è sembrato di vedere san Giuseppe un po’in
disparte, pronto a risalire al colle con il Figlio,
pronto a intercedere oggi e sempre per noi.

Grazie, i doni inattesi scaldano il cuore.

Festa di San Giuseppe - 21


ALLA VOSTRA GENEROSA OMBRA
Cari tigli, oggi scriviamo a voi, verdi inseparabili amici di numerose
generazioni di Uggiatesi. In tanti siamo cresciuti alla vostra generosa
e copiosa ombra. Siete stati i custodi silenti di numerosi giorni, mesi
e anni. Vicini di casa della nostra bella chiesa parrocchiale, dell’asilo
infantile prima e successivamente del municipio. Siete cresciuti al
suono delle campane, golosi di linfa e della luce del sole. E mentre il
tronco aumentava in larghezza e possenza, cambiavano i decenni, il
secolo e si arrivava a un nuovo millennio, la corteccia s’è fatta sempre
più dura e rugosa. Era bello accarezzarla quando da bambini giocava-
mo a nascondino e attendevamo di ‘topolare’. Era consolante sentirne
il profumo intenso nei giorni umidi di pioggia. Le foglie cadute a terra
diventavano cappellini e barchette, si tingevano dei colori dell’oro e
del bronzo.
Amici tigli, alti e forti come due giganti, come due sentinelle attente,
come due sapienti cui volgere lo sguardo e trovare un po’ di conforto.
Gagliardi nell’arrivo di tante primavere e provvidi di frescura nei nostri
autunni. Carichi di foglie opulente, ricchi di rami dritti e indirizzati al
cielo. Il vento forte riusciva a malapena a piegare le vostre fronde così
folte da sembrare chiome di donne eleganti pronte per una serata im-
portante. Ci avete accompagnati nell’arco della nostra vita. E quante
volte avete seguito i nostri passi verso la chiesa nei giorni di festa e

anni ‘60

22 - Alla vostra generosa ombra


nella quotidianità, nelle occasioni gioiose e in quelle difficili. Ci avete
visto sorridere e avete ascoltato le nostre risate, ci avete visto piange-
re e avete intuito il nostro dolore. Bastava guardarvi per sentirsi sicuri.
Bastava fermarsi accanto a voi per riprendere fiato ed energia. Chissà
quanti aneddoti potreste raccontare e quante canzoni sapreste canta-
re. In voi era celata la nostra storia.
La piazza della chiesa godeva d’una presenza che sapeva d’umano, di
un raffinato dono dalla natura, di una dolce certezza. La vostra forza
sembrava sconfiggere il tempo, le fatiche, le incertezze. E proprio in
questi giorni di timori, di paure e di affanni il destino ha voluto che an-
che voi lasciaste il vostro posto. Siete caduti un mercoledì pomeriggio.
Il tronco tagliato con cura e sezionato, appoggiato al suolo, emanava
una sottile essenza di bosco, di nidi, di bontà. I nostri giganti, malati
da tempo, hanno salutato la terra che da buona madre li aveva accolti,
nutriti e amati. Hanno dato il loro addio alla gente, la nostra gente,
con la dignità di chi è grande. E non si lamenta nemmeno nel morire.
Abbiamo potuto osservare com’eravate dentro: un legno pulito, quasi
arancione, come il cuore aperto di uomini che hanno dato tutto.
Alla vostra generosa ombra la vita è andata avanti e se, come diceva
don Virginio Sosio, ci sono giardini in Cielo... di sicuro vi ritroveremo e
qualcuno dei nostri, di quelli che sono andati avanti, già riposa accan-
to a voi.

anni 2000

Alla vostra generosa ombra - 23


Notizie Flash
SOGNI CLANDESTINI

Per vivere con maggior consapevolezza e con nuove suggestioni la ric-


chezza che offre il primo giorno dell’anno - Giornata della Pace -, e la
prima domenica di febbraio - Giornata per la Vita -, la Commissione
Missionaria della nostra Comunità Pastorale ha offerto la possibilità di
condividere un’interessante serata. Con la guida della compagnia te-
atrale “Ibuka amizero”, che ha presentato lo spettacolo “Sogni clan-
destini”, il pubblico ha seguito storie di migrazione, di migranti e della
loro difficoltà d’inserimento nella nostra società. Si parla di donne co-
raggiose, che non si sono fermate davanti alle difficoltà. “Da una vita
buona non scappa nessuno”, dichiara uno dei personaggi protagonisti.
Gli spettatori sono stati accompagnati nel viaggio che alcune donne
hanno intrapreso dai loro Paesi di origine fino all’Italia; ciascuna ha
raccontato il suo vissuto di povertà e violenze subite. Alla fine si sono
incontrate tutte su una panchina, in uno dei giardini pubblici delle no-
stre città, a comporre una moltitudine a noi così vicina, ma allo stesso
tempo così lontana e spesso difficile da accettare. Alla serata ha par-
tecipato un folto gruppo di adolescenti e giovani. Con la loro presen-
za attenta hanno offerto un’importante testimonianza ai pochi adulti
intervenuti.

PARROCCHIA DI UGGIATE - SANTE QUARANTORE

Le Sante Quarantore sono un tempo di grazia affidato come dono alla


comunità cristiana. La loro origine remota è da ritrovarsi nella pratica
dei fedeli di commemorare, durante la Settimana Santa, le quaranta
ore in cui il Corpo di Gesù giacque nel sepolcro; durante quest’arco
di tempo i fedeli rimanevano in preghiera e facevano penitenza per
prepararsi degnamente alla grande solennità della Pasqua. Una volta,
così diffuse e così solenni, costituivano un tempo di rinnovamento spi-
rituale e sociale, di preghiera e di penitenza, di comunione tra il clero
e il popolo, tra ricchi e poveri. La storia dice che, durante i giorni della
solenne esposizione, le città cambiavano fisionomia: i negozi chiude-
vano, i lavori dei campi erano sospesi, le barriere sociali cadevano e la
fede rifioriva nel cuore della gente che imparava a pregare e a medita-

24 - Notizie Flash
re. L’adorazione coinvolgeva tutte le categorie di persone che, giorno
e notte, si avvicendavano in preghiera per quaranta ore davanti a Gesù
Eucaristia. Per tre giorni si stabiliva quasi una ‘tregua Dei’ perché «i
violenti diventavano mansueti, i ladri restituivano il maltolto, i falsari
diventavano onesti, i nemici si riconciliavano, la gioventù s’innamora-
va di Dio e i sacerdoti non si allontanavano dall’altare e dai confessio-
nali».  Oggi le cose sono cambiate ed è doveroso stare al passo con i
tempi. Tuttavia, è rimasta nelle nostre comunità la pratica delle Qua-
rantore secondo modalità nuove, consone al periodo storico che si sta
vivendo. Nella parrocchia di Uggiate la devozione delle Quarantore ha
cadenza annuale nei giorni che precedono il Mercoledì delle Ceneri. Le
giornate, che hanno potuto godere anche quest’anno della predica-
zione sapiente e illuminata di don Remo Orsini, sono iniziate giovedì
20 febbraio e hanno avuto il loro culmine domenica 23 con la solenne
Celebrazione Eucaristica e i Vespri.

ANNO 2019 – ANAGRAFE DELLA COMUNITÀ

In queste brevi righe viene dato il resoconto dell’anagrafe della nostra


Comunità Pastorale relativa all’anno solare 2019.
Parrocchia di Ronago: Battesimi 11, Prime Comunioni 20, Cresime 16,
Matrimoni 2, Funerali 16.
Parrocchia di Uggiate: Battesimi 20, Prime Comunioni 51, Cresime 56,
Matrimoni 7, Funerali 49.
La lettura di questi dati numerici permette di fare una sintesi sulla vita
della Comunità, riferita a nascite e decessi, amministrazione dei sacra-
menti. A ognuno la libertà di trarre conclusioni o di fare analisi relative
alla situazione così come riportata.

ERRATA CORRIGE

Nella rubrica Segnalibro del numero scorso è stato riportato erronea-


mente il nome dell’autrice del libro “C’era una volta un anello”. L’esatta
scrittura del nome è Giadette Madeleine Sent. Chiediamo scusa per
l’involontaria scorrettezza nella trascrizione.

Notizie Flash - 25
Sentieri di fede
SANTA RITA – BRUNATE
Correva l’anno 1940 e la guerra
stava incendiando il mondo. No-
nostante il conflitto fosse solo
all’inizio, le notizie che arrivava-
no dal fronte erano già tragiche
e parlavano di migliaia di caduti
tra i nostri soldati, primi tra tutti
gli Alpini, protagonisti di atti di
eroismo.
Dalla volontà di Don Giuseppe
Grassi, allora parroco di Bruna-
tellina, di fronte è un susseguirsi
te, in occasione della benedizio-
di cime culminanti nell’inconfon-
ne della nuova ala della capanna
dibile massiccio del Monte Rosa.
C.A.O. (Club Alpino Operaio),
Allungando lo sguardo verso
egli mise a disposizione il terre-
Sud, si nota la zona del Canturi-
no, proprietà della parrocchia, e
no, poi Milano e oltre, a ergersi
una cava nelle vicinanze da cui
dalla nebbia, l’Appennino. Basta
estrarre le pietre necessarie all’e-
dificazione di un luogo di culto. questo colpo d’occhio a mante-
Nacque così il Santuario di Santa nere ben viva la memoria di chi
Rita per il suffragio dei caduti nel- combatté e si sacrificò sulle mon-
la guerra e per elevare preghie- tagne per l’amata Patria e, assie-
re al cielo affinché gli scampati me a loro, rivivono nel cuore dei
tornassero presto a casa. Non si fedeli raccolti in preghiera anche
poteva fare meglio riguardo alla tutti gli ardimentosi che persero
scelta del luogo per la costruzio- la vita sulle montagne, non spin-
ne della chiesetta in cui ricordare ti dalla tragedia della guerra, ma
uomini legati alla montagna fino dal loro enorme amore per le vet-
a offrire il sacrificio estremo di sé, te alpine.
visto il panorama montuoso che Il 15 giugno del 1941, presenti
nelle belle giornate si può ammi- mons. Alessandro Macchi, ve-
rare da questo balcone naturale. scovo di Como, le autorità civili e
Infatti, rivolgendosi verso Nord lo molto pubblico, veniva posata la
sguardo corre lungo il lago fino a prima pietra della chiesetta, che
scorgere le prime cime della Val- fu costruita dall’impresa Clerici

26 - Sentieri di fede
e Seregni di Como su progetto rendere impossibile il ritorno di
offerto gratuitamente dall’arch. padri, mariti, fratelli, figli, chissà
Piero Clerici. Su le due colonne quanti furono i fedeli che invo-
dell’arco trionfale si trovano le carono l’intercessione di Rita, la
statue in legno della Val Garde- “Santa degli impossibili”, colei
na raffiguranti santa Rita e la
che fin dal giorno della sua morte
Madonna Assunta. La chiesetta,
ancora al rustico, fu benedetta il manifestò la propria santità at-
21 settembre dello stesso 1941, traverso miracoli tanto prodigiosi
mentre il 25 maggio seguente fu da sembrare impossibili e sempre
consacrata dal vescovo Macchi, a favore degli umili e dei malati.
che nella festa patronale del 22 D’altra parte come avrebbe potu-
maggio 1944 erigeva la chiesetta to la Santa, con il suo desiderio di
a dignità di santuario, il più pic- pace e la sua capacità di vivere la
colo d’Europa. Il 25 giugno 1988 sofferenza, non sentirsi partico-
il vescovo mons. Teresio Ferra-
larmente vicina ai nostri ragaz-
roni, accompagnato dal parroco
zi che combattevano al fronte?
di Brunate, don Giorgio Ratti, si
recò al santuario per inaugura- Come Dio volle la guerra volse al
re i restauri eseguiti dal gruppo termine e i sopravvissuti torna-
ANA locale. La dedicazione del rono alle loro dimore; da allora
Santuario a Santa Rita da Cascia il Santuario di Santa Rita è meta
appare appropriata; quando l’e- di pellegrini, di appassionati del-
stendersi del conflitto sembrò la montagna o di semplici turisti
della domenica, che non dimenti-
cano una breve sosta di preghiera
prima di mettersi in cammino. Il
Santuario durante l’anno è aper-
to raramente: il giorno della Pa-
trona, il 15 Agosto con una Santa
Messa a mezzogiorno, nel mese
di novembre con una santa mes-
sa organizzata dal C.A.O e il 24
dicembre, alle ore 20.00, viene
celebrata la messa della vigilia di
Natale.

Sentieri di fede - 27
RICORDANDO PADRE GIUSEPPE
Leggendo la rivista mensile dei missionari comboniani abbiamo trovato
un articolo su Padre Giuseppe che vorremmo condividere con la nostra
Comunità.

Scrivendo agli amici in occasione del Natale, mons. Giuseppe Franzelli, ve-
scovo emerito di Lira, scrive: “Il 28 novembre approvando ufficialmente il
miracolo avvenuto per sua intercessione, papa Francesco ha aperto la via
per la prossima beatificazione di padre Giuseppe Ambrosoli, comboniano
e medico, che ha operato per quasi trentun anni nell’ospedale di Kalongo
a servizio degli ammalati. Il giorno 30, nel cimitero della missione, ho par-
tecipato anch’io alla esumazione e ricognizione dei suoi resti. È stato un
momento molto significativo e intenso. Padre Ambrosoli è stato per me un
confratello e amico con cui ho condiviso alcuni tratti del mio cammino du-
rante la mia prima esperienza missionaria fra il popolo Acholi. Quando ero a
Patongo, ogni tanto andavo a confessarmi da lui, e qualche volta ho ascol-
tato la sua confessione. Di lui conservo molti ricordi, soprattutto la dolorosa
vicenda dell’ultimo viaggio quando, nel febbraio 1987, siamo stati costretti
dall’esercito del nuovo governo ad abbandonare le nostre missioni. Umile,
semplice e sempre disponibile, padre Giuseppe era uno che credeva davvero
– come è scritto sulla sua tomba – che “Dio è amore e io sono il suo servo per
la gente che soffre”. Per quanti lo avvicinavano, padre Giuseppe è davvero
stato un riflesso dell’amorevole cura di Dio per tutti i suoi figli, specialmente
i malati e sofferenti. La Chiesa ha riconosciuto ora l’eroicità della sua testi-
monianza e ce lo addita come modello. Il 22 di novembre 2020 celebreremo
con gioia la sua beatificazione. D’accordo con il nuovo vescovo, ho pensato
di dedicargli una finestra della catte-
drale, di fronte a quella di san Daniele
Comboni. Personalmente, mi consola e
incoraggia sapere che ora, lassù, ho un
compagno di viaggio a cui rivolgermi
perché mi accompagni e aiuti nel mio
ultimo tratto di strada!”

(Tratto da “Missionari Comboniani


Azione Missionaria” n. 1-2/2020)

28 -Ricordando Padre Giuseppe


G.A.M.
Carissimi Gamiti ed Amici del Gruppo missionario G.A.M.,
come ogni inizio anno arriviamo a voi presentandovi il resoconto dell’anno
trascorso, di quello che, con il vostro aiuto, siamo riusciti ad inviare ai nostri
missionari per sostenerli nelle loro necessità quotidiane.
Nel 2019 ci sono state due richieste particolari: da parte di Suor Amelia per
l’acquisto di una carrozzina speciale per Agnes e il riscatto del diploma di far-
macia di Rufina e da parte della Fondazione Ambrosoli per un’epidemia di
malaria che ha raggiunto anche l’ospedale di Kalongo.
Ancora una volta la vostra risposta agli appelli dei nostri missionari non si è
fatta attendere e tutti assieme siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi pre-
fissati.
Ai ringraziamenti di Suor Amelia, di Giovanna Ambrosoli a nome della Fon-
dazione e di padre Philip si uniscono anche i nostri. E’ per noi ogni volta una
grande gioia vedere come tanta gente continua ad affiancarci e sostenerci
nelle nostre iniziative con piccoli ma preziosi gesti e con un grande cuore che
ci permettono di “essere ponte” tra Ronago e l’Africa.
Affidiamo a Dio il cammino delle nostre famiglie e dei nostri missionari certi
che non ci farà mai mancare il Suo sostegno nell’essere “strumenti del suo
amore”.

Tabella 1

BILANCIO GAM 31/12/19

ENTRATE USCITE

Saldo iniziale 01.01.19 559,00 Per ospedale di Kalongo 2000,00

Vendita dolci S.Giuseppe 981,50 Per ospedale di Kalongo-Emergenza Malaria 3100,00

Adozioni Suor Amelia 200,00


Per Suor Amelia Ghielmetti 2000,00

Offerte per Sr. Amelia 182,00 Per Suor Amelia Ghielmetti-Rufina e Agnes 2500,00

Offerta per Rufina ed Agnes per Sr. Amelia 2500,00 Per Padre Egidio Tocalli 150,00

Offerte per G.A.M. 2250,00


Per Padre Philip Zema 2000,00

Da "fooc e fiam" 1000,00

Offerte per Padre Philip 950,00

Offerte per Ospedale kalongo 270,00

Banco vendita a dicembre e offerte emergenza malaria 3038,50

saldo in cassa 31.12.19 181,00

TOTALE 11931,00 TOTALE 11931,00

G.A.M. - 29
Segnalibro
LA PASQUA È TUTT’ALTRO
Andrea Schwarz
Queriniana

Un libro che incoraggia ad affrontare le oscurità


della vita. E aiuta ad aprirsi alla risurrezione e alla
vita nuova. Perché la Pasqua è davvero diversa: è
ricominciare. Celebrare la risurrezione non elimina
i momenti bui e cupi dalla nostra esistenza, ma fa
sentire che Dio sta camminando con noi, attraver-
sa con noi le tenebre della vita. E la risurrezione del
suo Figlio promette che la morte non ha l’ultima
parola: l’ultima parola spetta sempre all’amore.
Perché adorare una croce? Perché il vuoto del sa-
bato santo e il fuoco nuovo nella notte di Pasqua? E poi, un morto può
davvero rivivere? Andrea Schwarz ci accompagna in un viaggio attra-
verso i giorni della Quaresima e del Triduo. Mostrando che tutto questo
ci riguarda da vicino, ha a che fare con noi: è della nostra vita che parla.

PENTECOSTE TEMPO DELLO SPIRITO


Piero Buschini S.J.
Effatà Editrice

Attraverso il dono dello Spirito, Gesù risor-


to è veramente con noi come presenza nuo-
va, forza interiore, chiarezza misteriosa che
ci guida nelle scelte decisive della nostra vita.
Chi cammina secondo lo Spirito è capace di intuizio-
ne profetica, perché è in grado di percepire i nuovi
fermenti di giustizia e fraternità che annunciano la
nascita di una società nuova, quella che il vangelo
chiama «Regno di Dio». Gesù ha indicato più volte
questo compito dello Spirito: «Vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto».

30 - Segnalibro
QUEL CHE AFFIDIAMO AL VENTO
Laura Imai Messina
Piemme

Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Mon-


tagna della Balena, si spalanca un immenso
giardino chiamato Bell Gardia. In mezzo è
installata una cabina, al cui interno riposa un
telefono non collegato, che trasporta le voci
nel vento. Da tutto il Giappone vi convoglia-
no ogni anno migliaia di persone che hanno
perduto qualcuno, che alzano la cornetta
per parlare con chi è nell’aldilà. Quando su
quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano ac-
corre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita.
Si chiama Yui, ha trent’anni e una data separa quella che era da quella
che è: 11 marzo 2011.

RIVISTE MISSIONARIE - POPOLI E MISSIONE

La rivista, Popoli e Missione  nasce nel 1986


per conto delle Pontificie Opere Missionarie,
prefiggendosi di raccontare la Missione
attraverso la voce dei suoi protagonisti, i
missionari sparsi in tutto il mondo. Quale
mensile di informazione missionaria, Popoli
e Missione si rivolge in particolare agli adulti
e alle famiglie, ma anche a quanti operano
nei centri/uffici missionari diocesani, comu-
nità parrocchiali, religiose, e gruppi di ispira-
zione missionaria.
Padre Giulio Albanese, giornalista, è il diret-
tore responsabile.

Segnalibro - 31
Pagina per i bambini